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Latino Cristiano

Lo studio del latino cristiano è cominciato nel XIX secolo ad opera del francese di origine italiana
Ozanam1 e del tedesco Koffman. In Olanda, nella scuola di Nimega, con Joseph Schrijnen e l'allieva
Christina Mohrmann, si sviluppò il concetto di latino cristiano come Sondersprache, “lingua
speciale”, ossia lingua parlata da un gruppo di persone posto in speciali condizioni. Ci si riferisce a
lingue speciali come a lingue tecniche, caratterizzate da due funzioni: 1) funzione caratterizzante
(di tipo sociale, professionale, cronologico); 2) funzione di coesione del gruppo. Anche la lingua
della comunità cristiana deve svolgere entrambe queste funzioni. Funzione caratterizzante: Il
messaggio religioso del cristianesimo richiede un cambio di vita radicale, che li separa dal resto
della comunità. Funzione di coesione del gruppo: Gli appartenenti a un gruppo sono portati a
formulare dei moduli comportamentali omogenei: nella comunità cristiana, per di più, la stessa
realtà delle persecuzioni conduceva allo sviluppo del senso di solidarietà.

Il latino usato dai Cristiani era parzialmente diverso da quello usato dagli altri, fatto dovuto al
rinnovamento sintattico e lessicale. Il testo sacro delle comunità cristiane, per esempio, provoca
presso i pagani un senso di ripulsa. Ma sono appunto le traduzioni bibliche quelle che
condizionano le caratteristiche del latino dei cristiani: l'influsso principale è greco, oppure ebraico,
mediato dal greco. Quindi le principali caratteristiche di questo latino sono le seguenti:

SINTASSI

1) Ebraismi (mediati dal greco)

• genitivo di qualita' al posto dell'aggettivo : odor suavitatis in luogo di odor suavis; opus
iniquitatis in luogo di opus iniquum; terra promissionis in luogo di terra promissa. Il costrutto si
trova in Apuleio.
• genitivo intensivo o elativo: saecula saeculorum; vanitas vanitatum; canticum canticorum.
• pleonasmi: praedixit dicens. Sono frequenti nella Bibbia.
• figure etimologiche: gaudens gaudebo; videntes videmus. Già presente nel genitivo intensivo la
figura etimologica era patrimonio del latino pagano, con l'accusativo dell'oggetto interno
(vivere vitam) e con l'ablativo interno (censu censere).
• quia con valore asseverativo: vivit Dominus quia dove quia = veramente.
• c o s t r u t t i d i t i p o p r e p o s i z i o n a l e : Si rientra nell'ambito del sermo vulgaris: il latino
parlato tendeva a rafforzare il significato con preposizioni secondo un uso di stampo greco su
base ebraica. Si può parlare in questo caso di coincidenza fra volgarismo e arcaismo.
♦ in + ablativo strumentale: glaudium sumere in manu (Cipriano); eicere demonia
in nomine Dei. Era un uso tipico del latino parlato e lo diventa anche nel latino tardo
quando la soppressione dei casi obbliga all'uso della preposizione; il latino avrebbe
usato l'ablativo semplice, tranne nel caso in cui vi era espressa l'idea di luogo: ad es.
laetor in o delector in.
♦ in + ablativo sociativo: venire in carne; venire in maiestate; venire in caritate.
♦ in + accusativo predicativo: lignum vobis erit in aescam; venire in servos. Indica
un processo di evoluzione.
♦ super + accusativo in funzione comparativa: desiderabilia super aurum. Anche

1 F. Ozanam, Comment la langue latine devint chrétienne, in Oeuvres complètes, II, Paris 1855.
dopo comparativo: dulciora super mel.
♦ super con verbi di sentimento: admirari super; irasci super.
♦ ab + ablativo di comparazione: maior ab angelis. Nella vetus latina si trova
anche dopo aggettivi di grado positivo: fulvi oculi a vino. L'ablativo come secondo
termine di paragone nasce come ablativo di separazione: possiede quindi una certa
predisposizione per il nuovo costrutto, anche sotto la spinta della forma greca con ἀπό.

2) Grecismi

• genitivo di comparazione: maior illo o maior quam ille diventa maior illius. Si trova anche prima
degli scrittori cristiani; è legato quindi al sermo vulgaris.
• genitivo con verbi di percezione: audio alicuius, su modello greco.
• genitivo con verbi di comando: anche qui c'è l'influsso del modello greco.
• si + interrogativa indiretta: il latino classico usava num, an, utrum, etc., il latino cristiano si con
l'indicativo. Nella vetus: “Videmus si venit”. Il costrutto è presente anche in Plauto. San
Gerolamo corregge questa forma e scrive: “Videmus an veniat”.
• ut consecutivo + infinito: ita ut sedere, corretto da Gerolamo in “ita ut sederet”.
• proposizione dipendente da verba dicendi: dico quod, dico quia, dico quoniam + verbo di
modo finito. Il costrutto regolare analitico richiede il congiuntivo: in seguito si afferma
l'indicativo. Il latino classico aveva dei casi in cui si poteva scegliere tra il costrutto infinitivo e
quello analitico, con i verba sentiendi: laetor te vicisse o laetor quod vicisti. Il costrutto analitico
risale a Plauto: “scio iam filius quod amet maeretricem” (Asinaria).
• infinito finale: non introdotto da nulla; existis comprehendere me. Il latino classico avrebbe
usato ut + congiuntivo o ad + gerundivo. Anche qui il modello è greco.
• genitivo assoluto: cogitantium omnium nella vetus, corretto nella vulgata in cogitantibus
omnibus. In ambito pagano la forma è anche attestata.
• indicativo nelle interrogative indirette : nella bibbia: “Non legitis quid fecit
David?”. Gerolamo corresse in fecerit.

3) Volgarismi

• singolare collettivo: gentilis, ereticus, manichaeus, opus= opere di misericordia.


Nel latino era solitamente legato alle lingue speciali, per esempio al linguaggio militare.
• verba dicendi con ad + accusativo: al posto di dicere alicui si trova dicere ad aliquem. Potrebbe
esserci influsso greco, ma in realtà il costrutto ha premesse autonome nel latino: è
particolarmente frequente nel latino biblico dove l'indeclinabilità dei nomi ebraici avrebbe reso
impossibile l'intelligenza del testo con il costrutto tradizionale: “Abraham dicit Isaac”.
• benedicere + accusativo: il costrutto deriva dal neologismo semasiologico del verbo.
• genitivo brachilogico: erit enim eius de cuius instrui concupisci. Manca doctrinis per ellissi
intenzionale.
• nominativo e accusativo assoluto
• aggettivo al posto del genitivo : passio dominica per passio domini, apostolica verba, divina
praecepta. Il costrutto è tipico della lingua popolare.
• pronome dimostativo con valore di articolo
• habere + infinito con valore di futuro: habeo dicere per dicam.
• ablativo del gerundio al posto del participio: transit benefacendo et sanando.
• ut + infinito con valore finale: si trova nel giurista Gaio.
• utor e fungor con accusativo: anche in Plauto.
LESSICO

La lingua viene innovata attraverso l’adattamento di vocaboli greci od ebraici (prestiti), il


cambiamento di significato di parole latine già esistenti (calchi), l’invenzione di parole nuove
(neologismi).

a) Prestiti

Si tratta soprattutto di grecismi. Si erano già diffusi in età arcaica. I grecismi furono scelti dai
cristiani per connotare entità concrete. Più rari sono gli ebraismi.

1) Grecismi
♦ agape, non indica il concetto astratto greco (per indicare “amore” si usò dilectio,
neologismo lessicologico, o caritas, neologismo semantico), ma il “banchetto”.
♦ anathema
♦ angelus preferito a nuntius, termine compromesso con la realtà pagana.
♦ apostata in luogo di transfuga e transgressor, termini mancanti di specificità.
♦ apostolus in luogo di missus.
♦ baptisma
♦ catechumenus, invece di auditor.
♦ clerus invece di ordo.
♦ diaconus
♦ episcopus, invece di antistes.
♦ evangelium
♦ martyr, in luogo di testis.
♦ paradisus
♦ psalmus
♦ presbiter
♦ epifania è un prestito della seconda ora. S. Agostino usa anche manifestatio.
♦ monacus
♦ monasterium
♦ orthodoxus

2) Ebraismi
♦ gheena “inferno”
♦ satanas
♦ pasca, gr. πάσχα

b) Calchi

1) Parole singole
♦ adversarius e advorsarius indica il diavolo.
♦ benedicere diventa transitivo con il significato di “benedire”, “consacrare”, “invocare il
favore divino” su qualcuno; di qui benedictio, gr. εὐλογία.
♦ caritas “amore” in senso cristiano gr. ἀγάπη.
♦ caro, carnis “carne” in contrapposizione allo spirito.
♦ confiteor “confessare” il peccato (confiteor peccata). Confessio indicava anche il luogo del
martirio. Confiteor acquista anche il significato di “lodare”.
♦ consubstantialis, gr. ὁμοούσιος.
♦ credo neologismo anche sintattico “credo in”.
♦ creo “creare dal nulla”.
♦ dominus “il Signore”.
♦ fides da “credere in qualcosa” a “credere all'annuncio”.
♦ gentes, gentiles da “popoli” a “pagani”. Anche il ambito pagano, contrapposte al
populus Romanus, le gentes erano i barbari.
♦ gratia da “favore”, “comprensione” a “benevolenza di Dio”, “forza salvifica”.
♦ lavacrum da “bagno” a “battesimo”
♦ oratio da “discorso” a “preghiera”. Il termine precatio era proprio del culto pagano.
♦ paenitentia da “pentimento” finisce per indicare il sentimento o il sacramento.
♦ praedicatio, gr. κήρυγμα.
♦ redimo, redemptio da “pagare il riscatto” a “riscattare dal peccato”.
♦ regeneratio da regenero, gr. παλιγγένεσις.
♦ resurrectio da resurgo, gr. ἀνάστασις.
♦ revelare “togliere il velo alla verità divina” da cui il neologismo lessicologico revelatio.
♦ revelatio da revelo, gr. ἀποκαλύπτω.
♦ sacramentum contrapposto al grecismo mysterium.
♦ salus “salvezza” spirituale, non solo salute fisica.
♦ scriptura “testo sacro”.
♦ verbum e sermo vengono usati per rendere il greco λόγος, anche se ratio sarebbe stato il
termine più consono. In area italica prevale verbum, altrove sermo. Tertulliano preferisce
sermo; Cipriano, nelle sue opere, usa esclusivamente sermo, ma quando cita passi biblici
trascrive verbum.

2) Nessi di due parole


♦ ignis aeternus indica il fuoco infernale.
♦ catholica fides
♦ secunda nativitas “la rinascita” cristiana.
♦ dies iudici “giorno del giudizio (universale)”; precedentemente (vedi Cicerone) indicava
il giorno di discussione di una causa in tribunale.
♦ Spiritus sanctus

c) Neologismi

Per i termini astratti non si ricorre al grecismo, ma si stimola il latino a produrre parole nuove.
Comunque il greco fornisce sempre il modello.

♦ apostolatus neologismo creato sul modello greco con l'aggiunta del suffisso latino. Altri
esempi: episcopatus, blasfemator.
♦ carnalis, carnalitas, carnaliter. Sul modello di σαρκικός da σάρξ.
♦ incarnor, incarnatio
♦ dilectio da diligo nel senso di “amare” cristianamente.
♦ peccator
♦ salvator autonomo nei confronti di servator.
♦ spiritualis da spiritus, sul modello del greco πνευματικός da πνεῦμα.

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