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Appunti di Fisiologia

Compartimenti idrici dell'organismo


Nell'organismo a seconda dell'et vi una percentuale di acqua differente che va dal 90% nel feto sino al 55% negli
anziani. Nell'individuo adulto la percentuale di acqua va a costituire circa il 60% del peso corporeo, che leggermente
variabile in base alla percentuale di tessuto adiposo. Il contenuto corporeo di acqua distribuito in un compartimento
intracellulare ed uno extracellulare.
Quello intracellulare quello pi voluminoso, e contiene all'incirca 2/3 della quantit di acqua totale, mentre il restante
1/3 relativo al compartimento extracellulare.
Supponendo un individuo del peso di 70kg, potremmo dunque dedurre che il quantitativo di acqua in esso contenuto
corrisponde a circa 42 kili di acqua, dunque a 42 litri di acqua per equivalenza. Di tali 42 litri, circa 14 di questi fanno
parte del liquido extracellulare (ECF o LEC) e i restanti 24 fanno parte del liquido intracellulare (ICF o LIC).
Il liquido intracellulare ed il liquido extracellulare sono separati fra loro tramite la membrana cellulare, che permette
anche gli scambi di sostanze. Il compartimento del liquido extracellulare si divide a sua volta in liquido interstiziale
(come quello del connettivo e del liquido cefalorachidiano, 10,5 litri) e plasma (3 litri). Il liquido interstiziale, dunque,
va a costituire i dell'intera componente del LEC. In condizioni patologiche possiamo avere anche accumuli di liquido
a costituire il cosiddetto terzo spazio che fa comunque parte del LEC.
Composizione dei compartimenti liquidi corporei
La composizione del LEC e del LIC mantenuta costante da specifiche pompe, fra le quali citiamo la pompa Na/K
come la pi importante. Plasma e liquido interstiziale hanno una composizione molto simile, perch sono separate solo
dall'endotelio capillare che molto permeabile agli ioni e alle piccole molecole.
La principale differenza di componenti pu essere riscontrata in un confronto fra liquido extracellulare e liquido
intracellulare. In quello extracellulare vi una concentrazione notevolmente maggiore di Na (circa 145 mM, a fronte del
15 mM del liquido intracellulare) e una quasi assenza di proteine (a fronte del circa 4mM nel liquido intracellulare).
Poich il sodio la componente fondamentale del liquido extracellulare, questo particolare ione che va a definire
l'osmolalit del liquido extracellulare.
La membrana cellulare organizzata in maniera precisa che permette il mantenimento di uno stato stazionario e di
suddetta differenza di composizioni fra i liquidi extra ed intracellulare.
Il componente fondamentale dei liquidi dell'organismo l'acqua, il solvente principale e possiede determinate
caratteristiche che lo rendono cosi efficiente, fra le quali abbiamo un elevato calore specifico (4,18j), un elevato calore
di di evaporazione (2270j) ed un elevato calore di fusione.
L'acqua, inoltre, possiede un'elevata tensione superficiale ed in grado di formare legami a idrogeno con altre sostanze.
Infine l'acqua, come ben sappiano, un ottimo solvente per composti polari.
Lo spostamento dell'acqua all'interno dei vari compartimenti corporei avviene grazie al cosiddetto trasporto convettivo
o meccanismo di convezione.
In linea generale la convezione sta ad indicare uno spostamento di molecole, e pu essere distinta una:

convezione naturale o diffusione, descritta dal moto costante di agitazione termica (o moto browniano)
determinato dalla temperatura del sistema

convezione forzata o avvezione, uno spostamento generato da correnti. Tali correnti possono originarsi grazie
ad una pressione idrostatica (come ad esempio il pompaggio del cuore dal centro alla periferia) o ad una pressione
osmotica.
Diffusione
Tutti i soluti che entrano o lasciano il corpo, lo fanno attraverso il liquido extracellulare. L'organismo impone delle
differenze di pressione trascinando il contenuto dei liquidi stessi, dunque spostamenti di liquidi sono determinati da
variazioni nella pressione osmotica di LEC e LIC.
Supponiamo l'esistenza di un unico compartimento privo di alcune membrane all'interno di esso, e supponiamo che vi
sia un accumulo di molecole in una porzione di quest'ultimo. Dopo un po' di tempo sar possibile osservare come le
molecole di soluto diffondano uniformemente nel sistema generando la stessa concentrazione di soluto in tutti i punti
del sistema. I processi di diffusione sono moti non lineari, di conseguenza ogni singola molecola di soluto si muove in
maniera casuale per raggiungere la sua destinazione.
Il processo della diffusione descritto dalla prima legge di Fick:
J = -DA dC/dX, dove J il flusso di diffusione per unit di tempo, D il coefficiente di diffusione, A l'area attraverso
la quale avviene la diffusione, dC la differenza di concentrazione della sostanza, e dX la distanza percorsa dal soluto.
Quanto detto poc'anzi sta a significare che la diffusione di un soluto dipende sia dalla superficie da attraversare che
dalla concentrazione del soluto stesso.
La velocit di diffusione, inoltre, anche direttamente proporzionale alla temperatura e inversamente proporzionale alla
viscosit del mezzo attraversato.
L'unit di misura del coefficiente di diffusione metri quadri al secondo (D = m^2/s). Il segno negativo, nell'equazione
sta a significare che il gradiente di concentrazione viene in un certo senso consumato, ovvero esso si abbassa man
mano che il soluto procede dalla porzione dove pi concentrato a quella dove meno concentrato.

Dall'equazione di Fick, inoltre, si pu anche dedurre che il tempo sia dato dal rapporto fra la distanza percorsa dal
soluto (al quadrato) fratto il coefficiente di diffusione. Di conseguenza il tempo necessario per permettere il processo di
diffusione aumenta in base al quadrato della distanza.
Non a caso le dimensioni delle cellule sono notevolmente ristrette, e rimangono di tali dimensioni anche in specie
viventi che complessivamente hanno dimensioni notevoli (vedi l'elefante). In questo modo, infatti, viene resa minima la
distanza necessaria da percorrere per le molecoli pi importanti del nostro metabolismo (es. l'ossigeno). Difatti, pi
breve lo spazio da percorrere, pi veloce sar il passaggio di tale molecola dallo spazio extracellulare alla cellula (o
nel caso particolare dell'ossigeno, dal citosol cellulare al mitocondrio).
L'equazione di Fick pu essere applicata anche se nel compartimento presente una membrana cellulare che divide lo
spazio in una porzione con concentrazione maggiore ed una con concentrazione minore (come avviene, ad esempio,fra
il LEC e il LIC). Ci permesso a patto che persista un dato gradiente di concentrazione.
Supponendo l'esistenza di una barriera, tuttavia, il gradiente di diffusione risulta essere pi basso rispetto a quello in
presenza di una membrana ideale.
Per far si che il gradiente di concentrazione venga preservato e per permettere che il soluto continui a penetrare
all'interno della cellula, necessario che tale soluto portato all'interno della cellula venga costantemente
sottratto/consumato.
Supponendo che S1 sia la concentrazione di una data sostanza all'infuori della cellula, e che S2 sia la concentrazione
della medesima sostanza all'interno della cellula, S1-S2 deve essere mantenuto costante.
In generale qualsiasi uscita od ingresso di fluidi definita flusso e pu procedere in ambo i sensi attraverso una
membrana. Tuttavia, da un punto di vista statistico, pi probabile che il flusso si diriga dalla porzione con
concentrazione maggiore a quella con concentrazione minore, tuttavia pu benissimo avvenire anche in senso contrario.
Quindi possiamo avere un flusso x0 che va dall'esterno verso l'interno, ed uno x1 che va dall'interno verso l'esterno, ma
quello che ci interessa veramente il flusso netto di sostanza. Esso dato dalla differenza fra i due flussi, con verso e
direzione uguali al vettore che fra i due possiede valore assoluto maggiore.
Quando il flusso netto zero, ci troviamo in una condizione di equilibrio.
La convenzione vuole che nel definire un flusso, il segno meno vada ad indicare un flusso dall'interno verso l'esterno.
Membrane
I lipidi tendono ad aggregarsi formando una conformazione stabile. Fra queste conformazioni stabili possiamo ricordare
le micelle, oppure i doppi strati. Il doppio strato comunemente riscontrabile a livello delle membrane cellulare, dove
assume uno spessore di circa 5nm. In tale membrana cellulare possiamo trovare anche diverse proteine ancorate pi o
meno strettamente al bilayer. Poich sia i lipidi che le proteine sono in grado di muoversi all'interno dello stesso bilayer,
il doppio strato fosfolipidico definito come mosaico fluido. I principali lipidi della membrana cellulare sono i
fosfolipidi. Essi sono costituiti da una molecola di glicerolo esterificata con due catene di acidi grassi e legata anche ad
un gruppo fosfato a sua volta legato ad un alcole che pu variare. I pi comuni alcoli che si legano al fosfolipide sono
l'etanolammina, la colina, l'inositolo, la serina etc..
Un altro tipo di fosfolipide detto invece sfingolipide poich in sostituzione del glicerolo abbiamo un'amino-alcole
detto sfingosina.
I fosfolipidi di membrana possono variare tantissimo fra la membrana esterna e quella interna del bilayer. Pi
frequentemente infatti, nella membrana esterna possiamo trovare i glicolipidi. Tali glicolipidi, come suggerisce il nome
stesso, contengono due catene aciliche legate a teste polari costituite anche da carboidrati.
Tali carboidrati possono trovarsi legati anche alle proteine di membrana, la glicosilazione delle proteine permette il
corretto ripiegamento di quest'ultime e inoltre, molto spesso, quando una proteina viene glicosilata, questa pronta per
essere esportate nelle varie sedi di destinazione.
La fluidit della membrana legata non solo alla temperatura ma anche grazie alla presenza di catene insature negli
acidi grassi. Difatti l'insaturazione va a determinare una sorta di attorcigliamento che impedisce un compatto
impacchettamento delle code di fosfolipidi. Ci, in particolare, avviene solo nel caso in cui l'insaturazione sia dovuta ad
un doppio legame in posizione cis. Doppi legami trans determinano un attorcigliamento ma non provocano una
modificazione nell'andamento della coda acilica.
All'interno delle membrane cellulari, fra le componenti lipidiche, possiamo trovare anche molecole particolari come ad
esempio il colesterolo. Il colesterolo una molecole molto piccola rispetto ai fosfolipidi e pu trovarsi in ambo i
foglietti del bilayer. Ha come funzione di stabilizzare la membrana ed importante nel determinarne la fluidit.
I fosfolipidi di membrana sono in grado di muoversi di tre tipologie di movimenti diversi:
- flip flop; - diffusione laterale (specie nello strato esterno del bilayer); - rotazione in sito su se stesso
Per quanto riguarda la componente proteica delle membrane cellulare, possiamo ben osservare come le proteine
possano raggiungere sino il 50% degli elementi costitutivi della membrana.
Tali proteine possono suddividersi in proteine integrali di membrana o periferiche.
Le proteine integrali di membrana sono immerse nel doppio strato fosfolipidico. Esse possiedono sia residui idrofobici
(solitamente posti nella porzione centrale che ne permette l'assesto nella membrana) sia residui idrofilici che oscillano
su entrambi i lati della membrana. Le proteine transmembrana sono in grado di attraversarla pi volte. Le proteine
periferiche, invece, possono essere associate alla membrana tramite ancore lipidiche di diverso tipo: -ancora aciliche

attraverso il dominio N-terminale; -ancore preniliche attraverso il dominio C-terminale -ancore a GPI (fosfolipideinositolo-oligosaccaride-etanolammina-proteina)
Le proteine di membrana possono anche in un certo senso essere fermate in posizione ad esempio generando rapporti
con la matrice extracellulare, formando un'interazione con la cellula adiacente oppure formando legami con elementi
del citoscheletro.
Il caso dei rapporti intracellulari riguarda specialmente le cellule epiteliali.
Epiteli
Gli epiteli sono disposti in lamine e costituiscono l'interfaccia con l'ambiente esterno e il liquido extracellulare del
corpo. Sono importantissimi per i meccanismi di trasporto di sostanza e soprattutto per preservare le concentrazioni
all'interno dell'organismo.
In un epitelio possiamo distinguere diverse porzioni. La superficie libera dell'epitelio detta membrana apicale. E' a
contatto con l'ambiente esterno (che pu essere l'aria negli alveoli o il lume intestinale nell'apparato digerente, oppure
con il liquido extracellulare).
La porzione basale (o meglio, basolaterale), invece, poggia su una membrana basale che nel caso degli epiteli secreta
dalle cellule stesse e le lega al tessuto connettivale sottostante.
Complessivamente la porzione basolaterale pu possedere invaginazioni che aumentano la superficie di assorbimento.
I legami fra le cellule stesse e i tessuti sottostanti sono sanciti da diverse tipologie di giunzioni.
Le cellule adiacenti sono legate fra loro tramite giunzioni aderenti, desmosomi, gap junction e tight junction. In
particolare le gap junction permettono le connessioni intercellulari tramite unit denominate connessoni (costituite da
sei connessine organizzate fra loro). Le tight junction, invece, sono composte da particolari proteine appartenenti alla
famiglie delle claudine e delle occludine.
Le tight junction hanno tre principali funzioni:
1)
Sono barriere che separano un compartimento dall'altro. In alcune cellule epiteliali, come ad esempio quelle del
tubulo renale ascendente, le tight juction formano una barriera impenetrabile che blocca completamente il passaggio di
ioni e di acqua fra le cellule.
2)
Possono agire da canali selettivi, per cui permettono il passaggio di acqua o determinati soluti pi facilmente
rispetto ad altri. Alcuni esempi sono quelli del tubulo renale prossimale. Tali capacit possono essere regolate in base a
determinati stimoli e dipendono dalla tipologia di claudine coinvolte nella formazione della giunzione. Questa
denominata come via paracellulare ed considerata come appartenente alle vie di trasporto passivo.
3)
Fungono da parete divisoria nelle cellule epiteliali, che come sappiamo sono polarizzate. Dunque
suddividono la singola cellula in una porzione apicale ed una basolaterale. Questo importante perch vi sono presenti
diverse popolazioni di proteine e lipidi in ciascuno dei due domini, che sono fondamentali nel trasporto di fluidi e soluti.
La via transcellulare infatti, regolata dalle proteine regolata dalle proteine presenti nella porzione apicale della
cellula.
Trasporto di acqua
Il trasporto di acqua attraverso le membrane biologiche sempre un passaggio passivo. La permeabilit di una
membrana all'acqua dipende anche dalla percentuale di acidi grassi polinsaturi contenuta in essa, tuttavia esistono canali
specializzati nel permettere il passaggio di acqua come ad esempio le acquaporine.
Le acquaporine sono canali transmembrana di forma tetramerica. La sintesi di acquaporine da parte della cellula
stimolata dal legame fra un ormone (come ad esempio l'ormone antidiuretico) ad un recettore di membrana (solitamente
di tipo G a serpentina) che determinano l'attivazione di un secondo messaggero (come ad esempio l'adenilato ciclasi,
che stimola l'aumento del cAmp cellulare) e che determina un'induzione all'esocitosi sulla membrana apicale di
vescicole contenenti acquaporine. Il segnale generato dal legame dell'ormone col recettore notevolmente amplificato
grazie alla presenza del secondo messaggero. Le acquaporine possono essere nuovamente internalizzate nella cellula
tramite endocitosi. Zamboni ci tiene a precisare che chi ha scoperto che il secondo messaggero la rappresentazione del
messaggio extracellulare in maniera intracellulare ha vinto il nobel.
Osmosi
Un caso particolare di diffusione del solvente detto osmosi, che avviene sia tramite la via transcellulare che in quella
paracellulare. L'osmosi presuppone il passaggio di solventi da un compartimento all'altro tramite una membrana
permeabile al solvente ma non ai soluti. La forza che spinge l'acqua al movimento la differenza di pressione osmotica
tra i due lati della membrana cellulare.
Supponiamo infatti di avere due compartimenti, uno contenente solvente puro e l'altro contenente acqua + soluto.
Essendo l'acqua pi concentrata nel compartimento 1, esso transita in direzione del compartimento 2. Il flusso netto, una
volta raggiunto l'equilibrio sar zero, tuttavia vi saranno comunque molecole d'acqua che si spostano da un
compartimento all'altro in senso opposto.
La pressione osmotica la pressione che devo applicare alla soluzione per evitare il trasferimento del solvente.
Nelle particolari circostanze del fenomeno osmotico l'eccesso di soluto in un compartimento separato tende ad attirare
acqua col fine di ripristinare un equilibrio fra le concentrazioni. A condizioni di equilibrio, ovvero quando l'acqua sar
fluita per diffusione nel compartimento a maggior concentrazione di soluto, si potr constatare un aumento di volume

nel compartimento che inizialmente era a maggior concentrazione di soluto, tale dislivello di pressione idrostatica
costituisce la pressione osmotica della soluzione.
L'equilibrio non sarebbe mai raggiunto se non si stabilisse una differenza di pressione idrostatica tra i due
compartimenti.
Tale dislivello di pressione idrostatica va a definire dunque una prima definizione di pressione osmotica, ovvero la
pressione che bisogna esercitare per evitare il trasferimento di solvente.
Nel calcolo della pressione osmotica importante tenere in considerazione il numero di particelle coinvolte, e non la
loro qualit o la specie chimica alla quale queste appartengono. Difatti la pressione osmotica una spinta che agisce
contro le pareti del recipiente, generando una pressione proporzionale al numero di molecole che spingono contro la
parete.
Per questo motivo viene utilizzata per l'appunto la legge di van't Hoff, dove la pressione osmotica viene calcolata come:
= nCRT
dove n il numero di particelle in cui il soluto si scinde quando inserito nel solvente
C la concentrazione del soluto
R la costante universale dei gas
T la temperatura in gradi Kelvin
Partendo dalla pressione osmotica si possono introdurre i concetti di osmole e osmolarit.
Losmole lunit di misura del numero di particelle osmoticamente attive che contribuiscono alla pressione osmotica
di una soluzione. Una osmole contiene un numero di Avogadro di particelle osmoticamente attive.
Losmolarit definita come il numero di osmoli per litro di soluzione: osM = n. osmoli/1L.
Per le sostanze che non si dissolvono in soluzione acquosa, il numero di osmoli corrisponde al numero di moli, mentre
per quelle che si dissociano il numero di osmoli pari a quello delle moli della sostanza indissociata moltiplicato per il
numero di particelle generato dalla dissociazione.
Vi inoltre un altro valore, rappresentato dall'osmolalit, che invece definisce il numero di osmoli per kilogrammo di
solvente. La misura dell'osmolarit dipende dalla temperatura, perch il volume del solvente varia con essa (il volume
maggiore a temperature pi alte). Al contrario l'osmolalit indipendente dalla temperatura.
Quando la temperatura pu essere trascurata utilizzo l'osmolarit.
La pressione osmotica viene normalmente fornita come osmoli per chilo di solvente perch una misura indipendente
dalla temperatura. L'osmolalit viene definita in laboratorio misurando l'abbassamento del punto di congelamento o
l'innalzamento del calore di evaporazione della soluzione in esame (sono propriet colligative).
Tonicit
Quando si vuole paragonare la situazione osmotica di una soluzione rispetto ad un'altra da cui separata tramite una
membrana semipermeabile, si fa uso della tonicit. Essa viene utilizzata per paragonare l'ambiente intracellulare con
quello extracellulare. Rispetto ad una soluzione di riferimento (come pu essere ad esempio il citoplasma cellulare) una
soluzione pu essere:

isotonica se non modifica il volume della cellula

ipotonica se causa un incremento di volumetrico

ipertonica se causa una diminuzione di volume


Queste particolari definizioni voglio esprimere una sostanziale differenza che persiste fra il concetto di isotonicit e
quello di isosmoticit.
Infatti la tonicit s legata all'osmolalit, ma tiene anche conto della capacit delle molecole prese in considerazione di
attraversare la membrana semipermeabile.
Supponiamo infatti di avere un globulo rosso che possiede un'osmolalit nel suo citoplasma pari 300 mOsm/Kg, e due
soluzioni rispettivamente di saccarosio ed urea entrambe con osmolalit di 300 mOsm/Kg.
Inseriamo un globulo rosso all'interno di ciascuna soluzione e osserviamo il risultato.
Il citoplasma e le due soluzioni sono tutte e tre isosmotiche, ma si comporteranno in maniera diversa nei confronti del
globulo rosso.
Infatti la soluzione contenente saccarosio sar ipotonica, il globulo rosso infatti manterr il suo volume originale.
La soluzione contenente urea invece risulter ipotonica, il globulo rosso si gonfiato. Come mai? I diversi effetti
sull'eritrocita dipendono dalla permeabilit di membrana di quest'ultimo. La membrana dell'eritrocita infatti contiene
uniporti per l'urea, ma non per il saccarosio. Di conseguenza l'urea penetra nel globulo rosso per diffusione andando ad
innalzare la pressione osmotica di questo compartimento, di conseguenza l'acqua penetra per bilanciare la pressione fra i
due compartimenti ed abbassare la pressione osmotica.
Poich la membrana del globulo rosso impermeabile al saccarosio, esso esercita una pressione osmotica sulla
membrana pari a quella esercitata dai soluti del citoplasma dell'eritrocita dall'altro lato della membrana.
Il saccarosio quindi un osmole efficace mentre l'urea no.
Dal punto di vista clinico, una soluzione ipotonica normalmente utilizzata la soluzione fisiologica a 0,9% di NaCl
(ovvero 9gr di NaCl per litro di soluzione).
Osmosi inversa

Per evitare il processo di osmosi e l'equilibrio che ne consegue, possibile generare una pressione nel compartimento
contenente maggiore soluto. In questo modo spingo nel primo compartimento acqua pura.
Questo processo definito osmosi inversa.
Filtrazione e scambi idrici nei capillari
Innanzitutto necessario ricordare come fra il liquido extracellulare e quello intracellulare vi siano delle differenze
nella presenza e nella concentrazione dei soluti. Il liquido extracellulare ha una concentrazione di sodio maggiore
rispetto alla cellula. Questa maggiore concentrazione all'esterno vede nella sua controparte intracellulare una maggiore
concentrazione di potassio. Anche il calcio maggiore all'esterno della cellula e ha la funzione di secondo messaggero
intracellulare.
Per quanto riguarda le proteine, si trovano in concentrazione di circa 7g/dl nel plasma, 1g/dl nel liquido interstiziale e
circa 30g/dl all'interno della cellula.
Le proteine non possono transitare liberamente da un compartimento all'altro, per questo motivo generano una certa
pressione osmotica. Fra le proteine che generano pressione osmotica non includiamo, ovviamente, le proteine legate alla
membrana ma solo quelle libere nel citosol.
Tale tipologia di pressione osmotica generata dalle proteine denominata pressione oncotica.
La pressione oncotica non segue esattamente la legge di van't Hoff, molto probabilmente per via della loro struttura
intrinseca. La legge di van't Hoff, infatti, si mostra pi accurata nei confronti di soluti molecolari di forma tondeggiante.
Le differenze di pressione idrostatica costituiscono una importante forza motrice nello spingere i fluidi all'esterno,
attraversando le pareti dei capillari. I piccoli soluti attraversano liberamente la maggiorparte dei capillari. Per questo
motivo, differenze di pressione osmotica risultanti da piccoli soluti non esercitano notevoli forze in grado di muovere
l'acqua attraverso i capillari.
La situazione abbastanza differente, invece, per le proteine plasmatiche, che sono troppo grandi per attraversare la
parete capillare. Di conseguenza, la presenza di una elevata concentrazione di proteine plasmatiche nel compartimento
intravascolare piuttosto che nel liquido interstiziale va a determinare una differenza di pressione osmotica che tende a
riportare il fluido all'interno del capillare. Questa , appunto, la pressione osmotica colloidale, detta anche oncotica.
L'acqua all'equilibrio attraverso la parete capillare quando le differenze di pressione colloidosmotiche di e quelle
idrostatiche sono uguali. Quando la differenza di pressione idrostatica supera la differenza di pressioni
colloidosmotiche, abbiamo come risultato un flusso di acqua all'esterno del capillare che detta filtrazione.
Struttura dei capillari
Nella maggiorparte del tessuti, il flusso capillare ha come scopo quello di sopperire ai bisogni nutrizionali delle cellule.
Tuttavia, in alcuni tessuti, una larga porzione del flusso capillare non nutrizionale, definito anche cortocituitato. In
questo caso, infatti, il flusso ematico passa dal versante arterioso a quello venoso.
Le componenti principali di una ideale microcircolazione comprendono un'arteriola ed una venula, fra i quali si estende
un network di capillari veri e propri. Pu capitare che il capillare non origini direttamente dall'arteriola, ma tramite
quella che viene denominata metarteriola. Sia l'arteriola che la venula contengono uno strato di tessuto muscolare liscio.
I cosiddetti sfinteri precapillari (situati nel punto di transizione fra il capillare e l'arteriola) controllano l'accesso del
sangue in particolari tratti della rete capillare. Tali sfinteri precapillari sono regolati da un meccanismo on/off grazie alla
muscolatura liscia che, determinando piccole differenze di pressione, modulano la direzione del flusso ematico.
I capillari sono costituiti da un singolo strato di cellule endoteliali sorrette da una membrana basale. Le singole cellule
endoteliali sono legate fra loro da giunzioni denominate giunzioni interendoteliali. Alcune cellule endoteliali
possiedono dei condotti, o finestre, che attraversano completamente la cellula, dal lume del capillare sino allo spazio
interstiziale. Tali finestre hanno dimensioni che vanno dai 50 agli 80 nm di diametro e si trovano soprattutto in tessuto
che vedono un massiccio flusso di liquidi e soluti attraverso le pareti capillari (come ad esempio nell'intestino, nel
plesso corioideo, nelle ghiandole esocrine e nei glomeruli renali).
L'endotelio dei capillari sinusoidali, invece, possiedono larghe finestre fra i 100 e i 1000 nm fra cellule adiacenti.
Si trovano soprattutto a livello di fegato, midollo osseo e milza.
I capillari possono essere classificati in tre categorie in base al loro livello di permeabilit:

capillari continui: la tipologia pi comune di capillari, con giunzioni interendoteliali fra i 10 e i 15 nm. Si
trovano soprattutto a livello di pelle, polmone e cuore. A livello della barriera ematoencefalica, inoltre, non sono in
alcun modo presenti fenestrazioni.

capillari fenestrati: in questi capillari le cellule endoteliali sono sono sottili e perforate da finestre. Questi
capillari spesso si trovano a livello di ghiandole endocrine ed esocrine, di mucose e dei glomeruli

capillari discontinui o sinusoidali: questi capillari hanno larghe perforazioni e sono localizzati a livello dei
sinusoidi (come nel fegato e nella milza).
Nella loro porzione distale i capillari si continuano nelle venule che convogliano il sangue nelle vene riportandolo al
cuore.
Trasferimento capillare di acqua
Mentre il metodo principale per il trasferimento di soluti e gas quello della diffusione, il trasferimento netto di fluidi
attraverso la membrana capillare la convezione forzata. Le due principali forze che regolano la convezione di un

fluido attraverso la parete capillare sono la differenza di pressione idrostatica e la effettiva differenza di pressione
osmotica (detta anche differenza di pressione oncotica).
La differenza di pressione idrostatica attraverso la parete capillare data dalla differenza fra la pressione intravascolare
(Pc) e quella extravascolare (o meglio relativa al liquido interstiziale) (Pis).
Il termine idrostatico, in questo caso, include tutte le fonti di pressione intravascolare ovviamente, e non solo quelle
determinate dalla forza di gravit.
La differenza di pressione osmotica, invece, determinata dalla differenza fra la pressione oncotica delle proteine
plasmatiche (pigreco c) e la pressione colloidosmotica extravascolare (pigreco is) causata dalle proteine interstiziali e
dai proteoglicani.
Un delta P positivo comporter l'uscita dell'acqua dal lume del capillare, cos come un d pigreco positivo attrarr acqua
all'interno del capillare.
Per descrivere il flusso attraverso un capillare possiamo partire dalla prima legge di Fick:
Jv= Lp A P
Lp il coefficiente di permeabilit idraulica, mentre A determina l'ampiezza del capillare (di difficile misurazione).
Per questo motivo si scelto di includere in un unico coefficiente sia Lp che A, andando in questo modo a definire Kf.
Kf prende adesso il nome di coefficiente di filtrazione e riguarda l'intera parete capillare.
Adesso otterr quanto segue:
Jv = Kf P
Dove al posto di P andr a inserire i valori delle varie pressioni, sia quelle idrostatiche che quelle osmotiche.
Infatti l'ipotesi di Starling di descrivere il volume del flusso (Jv) di un fluido attraverso la parete capillare descritta
nella seguente equazione:

dove Jv il flusso del fluido attraverso la parete capillare


Kf il coefficiente di filtrazione originato dal prodotto fra area superficiale di capillarit e conduttanza idraulica di
capillarit.
sigma il coefficiente di correzione o di riflessione
L'equazione scritta in modo tale che un risultato positivo indichi la fuoriuscita di fluido dal capillare mentre un valore
negativo indica che il fluido sta entrando nel capillare.
Dal momento che le pareti capillari escludono le proteine in maniera imperfetta, la differenza di pressione osmotica
molto pi bassa rispetto a quella ideale. Il rapporto fra la delta pigreco reale e quella ideale va a costituire il coefficiente
di riflessione, che descrive come una barriera semipermeabile escluda o rifletta tot soluto quando l'acqua si sposta
attraverso la barriera. Il valore di sigma pu variare da 0 a 1. Quando sigma uguale a zero, l'acqua trasporta con se il
soluto che attraversa con essa la membrana poich tale soluto non esercita minimamente alcuna pressione osmotica.
Quando sigma supera lo zero, la membrana filtra via il soluto. Sigma per le proteine vale circa 1.
Dal momento che piccoli soluti come il sodio e il cloro attraversano liberamente l'endotelio, la loro sigma vale zero e
non sono compresi nell'equazione di Starling. Di conseguenza cambiamenti nelle loro concentrazioni non determinano
variazioni nella pressione osmotica.
La pressione capillare anche detta pressione idrostatica, per distinguerla dalla pressione colloidale. La pressione
riscontrata a livello dei capillari arteriosi di circa 35 mmHg e di circa 15 nei capillari venosi.
La differenza di pressione osmotica attraverso l'endotelio capillare dovuta esclusivamente alle proteine plasmatiche,
come l'albumina, il fibrinogeno e la globulina.
La pressione idrostatica interstiziale considerata prossima allo zero.
La concentrazione delle proteine plasmatica approssimativamente di 7gr/dL, che corrisponde ad una concentrazione di
circa 1,5 mM. Utilizzando la legge di van't Hoff, questre proteine eserciterebbero una pressione osmotica di circa 28
mmHg se riflettessero perfettamente contro la parete capillare (quindi se sigma fosse uguale a 1). Tutta via sigma
prossimo ad 1, di conseguenza la effettiva pressione osmotica colloidale si attesta a 25 mmHg sia per i capillari venosi
che per quelli arteriosi.
La pressione colloidosmotica dell'interstizio, invece, si attesta a circa 1 mmHg.
Utilizzando l'equazione di Starling otterreno che a livello del capillare arterioso il flusso pari a circa 10 mmHg. Poich
il valore positivo, ci indica che la pressione spinge il fluido all'infuori del capillare.
Jv = (35 0) (26 1) = 10 mmHg
A livello del capillare venoso invece, ho una pressioe idrostatica di 16 mmHg ed una pressione colloidale di 25 mmHg.
Considerando sempre la pressione colloidosmotica dell'interstizio pari a 1 mmHg e quella idrostatica dell'interstizio
trascurabile, ottengo una pressione pari a -9 mmHg. I liquidi vengono perci richiamati all'interno del vaso.
Jv = (16 0) - (25 1) = -9 mmHg.
Parte dei liquidi vengono rilasciati nell'interstizio, e vengono riassorbiti dal sistema linfatico.
Trascinamento di sostanze negli scambi idrici capillari

Il flusso netto di un soluto attraverso la parete capillare (Js totale) determinato sia dal moto diffuso (Js-capillare) sia
dal moto convettivo (di trascinamento del solvente, Js-trascinamento).
Quindi Js totale = Js-capillare + Js-trascinamento
Il moto diffusivo pu essere espresso a partire dall'equazione di Fick.
Ricordiamo che l'equazione di Fick Js-capillare = DA (dC/dX).
Possiamo ovviamente scriverla anche come Js-capillare = D dC (A/dX)
Assumiamo A/dX come costante e consideriamolo come un fattore di correzione di D (che il coefficiente di diffusione
della sostanza). Essendo che anche D costante per la sostanza, allora D a/dX diventa un coefficiente che esprime la
permeabilit della membrana capillare.
Chiamiamo questo prodotto Sp, che sta per coefficiente di permeabilit capillare.
Adesso avremo, dunque, che Js-capillare = Sp x dC
Per quanto riguarda il moto del soluto dovuto al trascinamento, questo viene espresso dalla seguente formula:
Js-trascinamento = [Jv (1 - ) (conc media della sostanza)]
In questo caso sigma il coefficiente di riflessione non delle proteine plasmatiche, ma della sostanza della quale si
vuole indagare la permeabilit.
Jv si ricava dall'equazione di Starling.
Adesso sommiamo le due formule sovracitate e otteniamo Js-totale:
Js-totale =[Jv (1 - ) (conc media della sostanza)] + (Sp c)
Filtrazione vs diffusione
La diffusione un moto puramente passivo, mentre la filtrazione data da un moto di convezione forzata.
La diffusione un passaggio di soli soluti, la filtrazione un passaggio di solo solvente ed eventualmente possono venir
trascinati dei soluti.
La diffusione avviene contemporaneamente in tutte le cellule dell'organismo, e il volume di liquido scambiato (perch
anche l'acqua pu passare per diffusione raga) di circa 8x10 4 litri al giorno ( un volume che fondamentalmente
rimane all'interno del nostro organismo). La filtrazione interessa un volume di liquido di circa 20 litri filtrati sul
versante arterioso e 18 riassorbiti in quello venoso.
La diffusione un movimento bidirezionale per tutta la lunghezza del capillare e dipende dai gradienti di
concentrazione e dal moto browniano; nella filtrazione il flusso unidirezionale (verso l'interno assorbimento, verso
l'esterno filtrazione) ed determinato dai gradienti di pressione osmotica e idrostatica.
Nel caso in cui la membrana capillare sia poco o per niente permeabile alle proteine si ha un processo chiamato
ultrafiltrazione.
La filtrazione molto importante per il trasporto di acqua ma trascurabile per il trasporto di soluto, tranne che per il
rene dove vengono filtrati circa 180 litri di acqua al giorno.
E' importante anche per mantenere la quantit di fluidi all'interno dell'organismo.
Diffusione e trasporto di soluti
I trasporti transcellulari possono essere attivi o passivi. Quelli passivi possono essere facilitati da intermediari proteici,
in questo caso parliamo di diffusione facilitata. I processi diffusivi necessitano di un gradiente di concentrazione
favorevole. Quando non vi la presenza di tale gradiente, si va a determinare la necessit di utilizzare trasporti di tipo
attivo, che si suddividono in trasporti attivi primari e secondari.
La maggiorparte degli ioni e dei soluti idrofilici non riesce ad attraversare tramite semplice diffusione passiva la
membrana. Dunque, a meno che non ci troviamo dinnanzi a trasporti accoppiati con altre sostanze, possiamo riscontrare
sulla membrana dei pathway alternativi che permettono a tali sostanze di attraversare il bilayer.
Tutti questi pathways sono permessi dalla presenza di proteine integrali di membrana.
Sono tre le tipologie di trasporti transmembrana mediati da proteine:

La proteina di membrana forma un poro che sempre aperto. Esempi fisiologici di pori sono quelli che si
trovano nella membrana esterna del mitocondrio, oppure le acquaporine. Quindi se vogliamo spiegarlo terra terra
immaginiamoci un tubo dello scottex, se ci guardi dentro potrai sempre vedere la luce che lo attraversa da parte a parte.

Le proteine di membrana formano dei canali, che possono essere aperti o chiusi perch sono dotati di un gate o
di una barriera. Esempi fisiologici includono tutti i canali ionici, come ad esempio quelli che permettono al sodio, cloro,
potassio e calcio di attraversare la membrana. Il processo di apertura e di chiusura della membrana definito gating ed
controllato da precisi stimoli. Terra terra ci possiamo immaginare un tubo dello scottex con una porzione chiusa da un
cartoncino che pu sollevarsi, la luce che lo attraversa da parte a parte si vede solo in determinati momenti.

Le proteine di membrana formano un carrier che circonda un condotto che non offre mai un continuo e
costante passaggio transmembrana. Questo perch dotato di almeno due cancelli che non sono mai aperti nello stesso
momento. Fra i due cancelli c' un compartimento che contiene uno o piu siti di legame per il soluto (tot particelle di
soluto in un numero finito, ovviamente). Se i due cancelli sono entrambi chiusi, le particelle di soluto sono imprigionate
nel compartimento. Esempi fisiologici di carrier includono le proteine trasportatrici per il glucosio. Terra terra possiamo

immaginare di avere un tubo con due cartoncini che lo chiudono da ambo le parti: non potrai mai vedere la luce che lo
attraversa da parte a parte perch i due cartoncini non sono mai sollevati contemporaneamente.
Ma soffermiamoci un attimino sulla cinetica di tali meccanismi di trasporto passivo: nel caso della diffusione semplice
abbiamo una relazione lineare fra la concentrazione di soluto e la velocit con la quale questo accede nella cellula.
Invece per quanto riguarda il numero di carriers, questi sono disponibili sulla membrana cellulare in un numero limitato,
e ciascun carrier ha un limite di velocit per i passaggi che esegue. Inoltre, se un soluto extracellulare X aumenta in
concentrazione, questo andr a saturare tutti i carrier e la loro velocit di trasporto delle sostanze raggiunger un valore
limite che non potr essere superato. Di conseguenza un aumento del gradiente di concentrazione per un soluto potr
influire sulla velocit di trasporto del medesimo soluto solo fino ad un certo punto. Per aumentare l'accesso, anzich
aumentare la concentrazione del soluto, dovrei aumentare il numero dei carrier.
Comunque avere proteine che mediano il passaggio dei soluto molto vantaggioso visto che tali proteine sono sensibili
a stimoli diversi e possono essere regolate. Tali stimoli possono essere di diverso tipo: voltaggio dipendenti, meccanici,
chimici etc...
I trasporti attivi possono essere di diverso tipo: abbiamo i trasporti attivi primari che sono mediati da proteine che
cambiano di conformazione utilizzando direttamente l'atp e quindi possiedono un sito catalitico ed un sito atpasico.
Abbiamo inoltre i trasporti attivi secondari che sfruttano il gradiente di concentrazione di una seconda sostanza per
permettere l'accesso ad una molecola che normalmente non potrebbe entrare nella cellula perch non possiede un
gradiente di concentrazione favorevole. Questa seconda sostanza pu essere sfruttata per antiporto oppure per simporto.
Viene sfruttata dunque l'energia potenziale della molecola facilitatore.
Si conoscono quattro tipi di proteine integrali di membrana che attuano il trasporto attivo primario:

pompe P che trasportano soprattutto ioni, ad esempio la pompa sodio/potassio, quella del calcio ed alcuni tipi
di pompe protoniche

pompe V : sono situate specie negli organelli intracellulari come i lisosomi, gli endosomi, le vescicole
secretore e nell'apparato del Golgi. Queste pompe prendono gli H+ dal citoplasma e li trasportano all'interno degli
organelli.

Pompe F: un trasportatore di protoni, e la pi nota atpasi di tipo F la atp sintasi nella membrana interna dei
mitocondri che catalizza la fase finale della sintesi di atp.

Pompe ABC (atp binding cassette): sono responsabili del trasporto non solo di ioni ma di piccole molecole. Di
queste fanno parte le MDR (multidrug resistance transporters) e le CFTR.
Le MDR sono trasportatori che espellono farmaci e metaboliti dalle cellule. Sono largamente espresse a livello di fegato
e reni e sono clinicamente importanti in quanto possiedono un ruolo antagonista soprattutto nelle terapie anticancro.
Difatti sono in grado di rendere le cellule resistenti a tali farmaci.
In generale si pu dire che i trasportatori MDR espellono gli xenobioti.
Le CFTR sono una tipologia di trasportatori che risulta mutata nel caso della fibrosi cistica. Difatti regolano la
fuoriuscita del cloro che, essendo uno ione osmoticamente attivo attira acqua. Un errato ripiegamento nelle proteine che
costituiscono tale trasportatore non permette la secrezione di cloro e quindi il richiamo di acqua, che ha la funzione nei
polmoni di rendere meno dense le secrezioni ghiandolari e di facilitarne l'espulsione. Tali secrezioni densificano e sono
terreno fertile per la formazione di batteri. Molto spesso i pazienti muoiono di infezioni polmonari.
La pompa sodio potassio
La pompa sodio potassio una atpasi di tipo P che accoppia l'esclusione di tre ioni Na+ all'acquisizione di due ioni K+
grazie all'idrolisi di una molecola di ATP. Se non vi fosse l'idrolisi dell'ATP, il trasportatore andrebbe a facilitare
l'accesso del sodio nella cellula e la fuoriuscita di potassio. La pompa sodio potassio si trova esclusivamente nella
porzione basolaterale della cellula. Il ciclo della pompa sodio potassio prevede innanzitutto l'esposizione del sito di
legame verso il versante citoplasmatico, che possiede elevata affinit per il sodio. Avviene inoltre il legame con una
molecola di ATP . Dopo che tre ioni sodio si sono legati, l'ATP precedentemente legato alla pompa va a fosforilarla a
livello di un residuo di aspartato. Tale modificazione covalente comporta l'apertura della pompa sul versante
extracellulare e la diminuzione dell'affinit della pompa per gli ioni sodio. Gli ioni sodio vengono dunque rilasciati
nell'ambiente extracellulare e vengono legati due ioni potassio. Il fosfato dell'aspartato viene rimosso e la pompa viene a
chiudersi su ambo i versanti. Il legame con una nuova molecola di atp sul versante intracellulare riapre la pompa sul
versante intracellulare e fa diminuire l'affinit di questa verso il potassio, che viene liberato nel citosol.
Poich ciascun ciclo vede l'esclusione di tre cariche positive ma l'immissione di soltanto due cariche positive, allora
possiamo dire che la pompa sodio potassio una pompa elettrogenica.
Inoltre, un'altra importantissima funzione della pompa sodio potassio, che riguarda specialmente le cellule che non
fanno parte del tessuto nervoso, la sua capacit di preservare il volume cellulare.
La pompa sodio potassio pu essere inibita da una classe di composti noti come cardiocinetici, di cui vi fa parte la
ouabaina. Essi competono con il sito di legame per il potassio.

Tale pompa, estrudendo il sodio dalla cellula, andr a determinare un accumulo di sodio a livello della porzione
basolaterale. Andandosi dunque a generare un accumulo di soluto, l'acqua tender ad uscire per osmosi con lo scopo di
diluire il sodio e riequilibrare la situazione.
La membrana cellulare, infatti, molto poco permeabile al sodio e ci impedisce che l'acqua rientri nella cellula.
Altri esempi di ATPasi di tipo P
La pompa H+/K+, invece, una pompa non elettrogenica in quanto tira fuori ed immette la stessa quantit di ioni della
medesima carica. Tale pompa solitamente posizionata nella porzione apicale delle cellule, soprattutto a livello delle
cellule della parete gastrica.
Lo ione H+ coinvolto in tale pompa derivante dall'anidride carbonica che, combinandosi con l'acqua tramite una
reazione catalizzata dall'enzima anidrasi carbonica, da origine all'acido carbonico. L'acido carbonico, successivamente,
si dissocia in uno ione H+ e uno ione bicarbonato.
Lo ione bicarbonato viene espulso e scambiato con il cloro, tramite uno scambiaore che funziona per antiporto.
La pompa per il calcio una ATPasi molto importante dal momento che il calcio utilizzato all'interno della cellula
come messaggero intracellulare, di conseguenza ne deve essere controllata la concentrazione intracellulare.
Il calcio viene normalmente stipato nell'ambiente extracellulare, oppure all'interno di organuli quali il reticolo
endoplasmatico (e in minima parte in mitocondri e apparato del Golgi).
La SERCA in particolare una specifica pompa per il calcio situata nel reticolo endoplasmatico delle cellule muscolari
(sarcoplasmatico, per questo motivo). Esse trasportano 2 ioni H+ e due ioni Ca2+ per ogni molecola di ATP che viene
idrolizzata.
L'endocitosi e l'esocitosi mediata da vescicole
L'ultima tipologia di trasporto attivo di sostanze all'interno delle cellule quello mediato da vescicole.
L'endocitosi una tipologia di trasporto attivo molto importante per la cellula per differenti motivi:

l'endocitosi permette l'ingresso di sostanze che sarebbero troppo grandi per passare dal fluido extracellulare al
citoplasma tramite i carrier

essa va a concludere i processi scaturiti da numerosi ormoni

si occupa del rinnovamento della membrana cellulare, difatti in un intervallo di tempo fra i 30 e i 90 minuti la
cellula pu compiere un intero rinnovamento dell'intera superficie di membrana.

proteine e patogeni che si sono agganciati alla membrana cellulare sono portati all'interno della cellula tramite
endocitosi e degradati dai lisosomi.
Inizialmente abbiamo il prelevamento di sostanze dal fluido extracellulare e l'assemblamento di diverse clatrine sul
versante citoplasmatico della membrana. La formazione dell'intera gabbia di clatrine determina la chiusura della
vescicola e il distacco di questa dalla membrana cellulare. Successivamente al distacco l'ingabbiatura di clatrine viene
persa e tali proteine vengono riciclate.
I processi di endocitosi possono suddividersi in tre tipologie differenti:

endocitosi clatrina dipendente: dopo che avvenuto il legame fra ligando e recettori di membrana, viene
inviato un segnale attraverso alla membrana che determina la formazione di un'invaginazione. I recettori ed i loro
ligandi sono quindi opsonizzati ( opsonina: ciascuna molecola che facilita la fagocitosi) all'interno di vescicole
coperte di clatrina. Una volta opsonizzate le vescicole di clatrine si spogliano delle clatrine e ciascuna vescicola va a
formare un endosoma primitivo. Dal momento che i recettori vengono internalizzati assieme al ligando, l'endocitosi di
nuove molecole sar interrotto sino a che i recettori non verrano ripristinati sulla membrana.

endocitosi caveolina dipendente: abbiamo proteine quali le caveoline che sono integrali di membrana e sono
esposte verso il citosol. Vanno a formare le caveole che sono situate soprattutto a livello delle cellule endoteliali dei
vasi sanguigni e sono particolarmente ricche di sfingomielina e colesterolo.

Endocitosi indipendente sia da clatrina che da caveolina il cui funzionamento ancora un mistero misterioso
Recentemente stato scoperto che alcune di queste vescicole transitano attraverso la cellula senza motivo e senza
rilasciare sostanze all'interno di essa. Inoltre una serie di vescicole possono incolonnarsi e fondersi fra loro andando a
formare un canale vescicolo-vacuolare. Questo canale vescicolo-vacuolare rientra nei trasporti transcellulari di
macromolecole e mette in contatto l'ambiente extracellulare con quello intracellulare.
Le sostanze endocitate seguono destini diversi a seconda del contenuto di quest'ultime: alcune possono essere dirottate
verso i lisosomi per essere degradate, altre possono terminare nell'apparato di Golgi per essere sottoposte a
modificazioni strutturali.
Per quanto riguarda i processi di esocitosi, possiamo distinguere una via costitutiva ed una regolata.
La via costitutiva effettuata da tutte le cellule in maniera costante e continua, e determina il rilascio di sostanze nella
matrice extracellulare oppure sfruttata per inserire nella membrana i prodotti sintetizzati.
La via regolata consentita a partire da uno stimolo esterno, come ad esempio quelli determinati dai neurotrasmettitori.
Il movimento delle vescicole contenenti sostanze regolato da specifiche proteine che rivestono le vescicole in
superficie.

Le proteine COP-II rivestono solo le vescicole che gemmano dal Reticolo Endoplasmatico. Le proteine COP-I , invece,
rivestano tutte le proteine che gemmano dalle cisterne golgiane, sia quelle del flusso vescicolare anterogrado sia quelle
del flusso vescicolare retrogado.
Elettroneutralit
Con il termine elettroneutralit intendiamo il fatto che non ci sia alcun eccesso di cariche da nessun lato della membrana
cellulare. Quindi anche se persiste un potenziale elettrico attraverso la membrana (dovuto alla separazione di cariche),
non c' una misurabile differenza nella concentrazione globale di cariche negative e positive attraverso la membrana.
Questo sta a significare che non c' un misurabile eccesso di cariche da nessun lato. Questo avviene perch l'effetto di
una carica nel potenziale elettrochimico molto pi grande rispetto all'effetto della concentrazione, di conseguenza un
insignificamente cambiamento nella concentrazione genera un grande cambiamento nel potenziale elettrico.
Complessivamente possiamo dire che tutti i soluti devono rispettare il principio di neutralit, per cui il numero di
cariche positive nella soluzione deve essere pari al numero di cariche negative.
Se, ad esempio, andiamo ad analizzare le concentrazioni dei pi importanti cationi ed anioni del citosol, possiamo
osservare che la somma delle concentrazioni di sodio e potassio supera notevolmente la somma delle concentrazioni di
cloro e bicarbonato. Questo eccesso di cariche positive espresso da questa differenza bilanciato dalle cariche negative
situate sulle macromolecole intracellulari (come ad esempio le proteine, o i gruppi fosfati).
Effetto delle proteine sulla distribuzione di soluti nel plasma
La sostanziale differenza che persiste fra il plasma e il liquido interstiziale, la completa assenza di proteine
plasmatiche nell'interstizio. Tali proteine plasmatiche, dal momento che non possono equilibrarsi attraverso le pareti dei
capillari, sono le responsabili della lieve differenza nella concentrazione dei piccoli soluti che persiste fra plasma e
liquido interstiziale. Le proteine plasmatiche influenza la distribuzione dei soluti principalmente in due maniere
differenti: 1) a causa del volume che occupano 2) a causa della carica elettrica che possiedono
Le proteine plasmatiche hanno una concentrazione di 7gr per 100ml. Esercitano una pressione colloidosmotica e
determinano uno spostamento passivo di solvente. Questa forza pu trasportare soluti ed una forza che si unisce alla
pressione idrostatica capillare e determina il processo di filtrazione, in particolare il riassorbimento di liquidi a livello
dell'estremit venosa del capillare. Il fluido in eccesso viene allontanato dai vasi linfatici. L'accumulo netto di liquido
prende il nome di edema ed molto pericoloso quando avviene a livello di determinati organi come ad esempio i
polmoni pu essere anche mortale perch va ad ostacolare gli scambi respiratori.
La molarit delle proteine relativamente piccola e si aggira attorno a 1mM.
Le proteine plasmatiche non sono una classe omogenea.
Possono essere separate tramite elettroforesi: se vengono separate dal sangue e vengono inserite in una soluzione
alcalina dove assumono cariche negative e poi introdotte in un campo elettrico, esse migrano verso il polo positivo
(meno velocemente quelle pi grandi, pi velocemente quelle pi piccole).
La maggiorparte delle proteine tissutali sono prodotte dal fegato e fra queste sono importantissime le albumine dal
punto di vista colloidosmotico. Esse sono in grado, infatti, di trattenere nel plasma circa 18/20ml di acqua per grammo.
Se si riduce la concentrazione delle albumine vengono a generarsi edemi, poich manca uno degli elementi che si
oppone alla filtrazione di acqua. Problemi al fegato determinano problemi nella sintesi delle albumine ( cirrosi).
La barriera capillare possiede una permeabilit molto scarsa alle albumine, di conseguenza la loro sigma prossima a
uno.
Effetto Donnan
Possiamo sfruttare l'estrema non permeabilit delle albumine per spiegare l'effetto Donnan.
Allora, ci troviamo ad osservare due compartimenti: il fluido interstiziale e il plasma.
A livello del fluido interstiziale abbiamo una elevata concentrazione di cloruro di sodio, che in soluzione acquosa si
dissocia completamente in ioni Cl- e ioni Na+. Entrambi gli ioni saranno portati a muoversi seguendo il loro gradiente
di concentrazione, tuttavia adesso doveroso tenere in considerazione anche il gradiente elettrochimico.
Infatti i flussi di ioni sono determinati anche dalle forze attrattive e repulsive fra cariche elettriche.
Ricordiamo che entrambi i compartimenti sono elettroneutrali, e che vi sono presenti specie cariche in grado di
oltrepassare la membrana (quali ad esempio il sodio e il cloro) e specie che invece non possono attraversarle
(macromolecole quali appunto le proteine, nella fattispecie situate nel plasma).
Pur preservando l'elettroneutralit, andr a generarsi una differenza di potenziale elettrochimico per le specie chimiche
permeanti, come mai?
Ci determinato dal fatto che nel plasma persiste una generosa concentrazione di proteine non permeabili (come
appunto le suddette albumine) che, dotate di cariche negative, andranno ad attrarre ioni positivi come ad esempio il
sodio di cui abbiamo parlato poc'anzi.
La presenza di uno ione indiffusibile, in questo caso carico negativamente come le proteine, va ad aumentarmi la
concentrazione nell'interstizio di alcuni ioni diffusibili (in questo caso carichi positivamente), andando a diminuire al
contempo la concentrazione di ioni diffusibili carichi negativamente. Tuttavia il prodotto fra le concentrazioni degli ioni
rimane costante.

L'equilibrio di Donnan, in generale, va a descrivere quella condizione di equilibrio che va ad instaurarsi fra due
compartimenti che presentano soluti in qualche modo carichi ma di cui solo una parte di essi in grado di attraversare la
membrana cellulare. Gli ioni non diffusibili (in questo caso gli anioni proteici) fanno regredire dal loro lato la
concentrazione degli ioni diffusibili dello stesso segno (Cl-) e fanno aumentare la concentrazione degli di segno opposto
(Na+). Come vuole l'equilibrio di Donnan, inoltre, Na+ nel plasma pi concentrato nello stesso modo in cui Cl- nel
fluido interstiziale pi concentrato. Questa ineguale distribuzione va a determinare la formazione di un potenziale (il
discorso dell'equilibrio Donnan, infatti, non solo applicabile alle differenze di soluti fra plasma e interstizio, ma anche
fra interno ed esterno della cellula).
Tuttavia, comunque, il prodotto delle concentrazioni delle specie ioniche diffusibili rimane uguale nonostante le
concentrazioni dei singoli ioni non lo saranno.
C' tuttavia una piccola constatazione da fare quando parliamo dell'effetto Donnan applicato al plasma e al liquido
interstiziale. Nel senso che se andiamo a prendere esattamente un litro ed un litro di soluzioni otterremo dei risultati
leggermente sfalsati.
Infatti, precedentemente, abbiamo detto spesso e volentieri i liquidi biologici sono talmente diluiti che l'osmolalit e
l'osmolarit possono essere utilizzate senza alcuna differenza (quindi un litro di soluzione viene considerato pari ad un
kilo di soluzione). Tuttavia, se andiamo a vedere la concentrazione di proteine all'interno del plasma, potremmo notare
come esse giungano a concentrazioni pari a 7gr/dL, il che pari a 70 grammi per litro di soluzione. Per cui tali proteine
plasmatiche andranno ad occupare un considerevole spazio all'interno della soluzione (ben il 7%) che mi andr a
diminuire la quantit di solvente (acqua). La misura deve essere quindi corretta.
Seguendo questo ragionamento, un litro di solvente del plasma non corrisponde ad un kilo di solvente del plasma, bensi
a 930 grammi. Le concentrazioni effettive di soluti in un chilo di solvente sono dunque pari a:

Se andiamo adesso ad analizzare le differenze nelle concentrazioni di ioni fra plasma libero di proteine e liquido
interstiziale, sar apprezzabile una asimmetria nella concentrazione degli ioni pari al 5% della loro concentrazione.
Il potenziale elettrochimico
Quando esiste un passaggio per il trasferimento di una sostanza attraverso la membrana, tale membrana, come
sappiamo, detta permeabile a tot sostanza. La forza motrice che determina il passaggio passivo di soluti attraverso la
membrana il gradiente elettrochimico, detto anche differenza di potenziale elettrochimico che agisce sui soluti fra i
due compartimenti. Questa differenza di potenziale elettrochimico comprende il contributo determinato dal gradiente di
concentrazione del soluto (da qui la differenza di energia potenziale chimica) sia il contributo determinato dalla
differenza di potenziale elettrico.
Quando non vi una forza motrice che agisce su tot soluto, possiamo dire che questo soluto all'equilibrio attraverso
alla membrana e che non vi trasporto netto di questo attraverso la membrana. Ad ogni modo, anche quando questo
soluto all'equilibrio possono esserci pari e opposti movimenti del soluto attraverso la membrana. Il trasporto netto
avviene solo quando quando la forza motrice che agisce sul soluto rimossa dalla sua condizione di equilibrio, e il

trasporto procede nella direzione di ripristino dell'equilibrio per tale soluto. Una cellula in grado di preservare una
condizione di non equilibrio con l'ausilio di elementi, come ad esempio pompe, che compensano il movimento passivo
di uno soluto ed evitano che le concentrazioni dei soluti dentro e fuori la membrana varino col tempo.
Il potenziale elettrochimico descritto dalla seguente formula:
dove z rappresenta la valenza dello ione, T la temperatura assoluta, R la costante dei gas ed F la costante di
Faraday. Il primo termine nel secondo membro dell'equazione rappresenta la differenza di potenziale chimico se
consideriamo X un soluto privo di carica, mentre il secondo termine descrive la variazione di energia che avviene
quando X si muove attraverso la membrana. Vm corrisponde al potenziale di membrana.
Assumendo per definizione che X all'equilibrio, ci sta a significare che il potenziale elettrochimico uguale a zero
( X = 0 ). Per cui avremo che:

Da questo possiamo capire che quando X non carico (quindi z = 0), l'equilibrio si verifica solo quando X a pari
concentrazioni ai due lati di membrana. Quando X carico, come per il sodio, ma la differenza di potenziale uguale a
zero, l'equilibrio si verifica solo quando X uguale in ambo i lati della membrana. Quando n il potenziale chimico n
quello elettrico sono uguali a zero, l'equilibrio si verifica solo quando i due termini sono uguali in valore ma opposti di
segno. Quindi che X = 0 una condizione necessaria per stabilire una situazione di equilibrio.
Dalla formula per determinare il potenziale elettrochimico, se eguagliandolo a zero, potremmo ottenere l'equazione di
Nernst che descrive le condizioni di uno ione all'equilibrio attraverso la membrana.
Date le concentrazioni del soluto all'interno e all'esterno della membrana, X all'equilibrio solo quando la differenza di
potenziale della membrana equivale il valore di equilibrio potenziale (Ex) dello ione.
Per dirla in parole povere, Ex corrisponde al valore che la membrana dovrebbe avere per far si che X sia all'equilibrio.
A temperatura corporea (37) il coefficiente RT equivale a circa 61,5 mV anzich 60mV riscontrabili a circa 29.
A 20 invece esso equivale a circa 58,1 mV.
Per calcolare il valore di uno ione a tale temperatura, useremo dunque questa formula:
Ex (o Vm) =
N.B. Abbiamo sostituito il logaritmo naturale con il logaritmo in base dieci.
Rimando all'equilibrio di Donnan: Se io vado ad eguagliare le due equazioni di Nernst per specifici ioni (come ad
esempio il sodio ed il cloro, e posso farlo perch essendo allequilibrio attraverso la membrana le loro singole equazioni
di Nernst saranno uguali a Vm), otterr che:

che si pu scrivere anche come:

Potenziale di membrana
Prima di parlare del potenziale di membrana dobbiamo inanzitutto parlare delle convenzioni che descrivono il moto
delle cariche. Difatti noi abbiamo tot convenzione che dice che l'energia elettrica trasportata da cariche positive.
Tuttavia l'energia trasportata anche da cariche negative.
Ora possiamo esordire dicendo che tutte le cellule dell'organismo possiedono una differenza di potenziale con l'interno
che negativo rispetto all'esterno. Ma attenzione, sia l'ambiente intracellulare che quello extracellulare sono
complessivamente elettroneutrali. Infatti questo concetto si deve interpretare innanzitutto come l'ambiente interno che
complessivamente pi negativo rispetto a quello esterno. E inoltre il punto di discontinuit fra questi due ambienti,
che costituito dalla membrana cellulare possiede una lieve asimmetria nella distribuzione delle cariche. Infatti sulla
membrana si accumulano cariche negative all'interno, mentre sulla faccia esterna c' uno straterello di cariche positive.
Le cellule muscolari e quelle nervose sono in grado di utilizzare questa differenza di segnale elettrico per generare
segnali specifici. Infatti, quando il corpo di un neurone elettricamente stimolato, i metodi di indagine del potenziale
elettrico riscontrano una risposta identica nell'assone. Quando la cellula non sottoposta ad alcuno stimolo, Vm rimane
ad un valore stabile chiamato potenziale di riposo. Tale potenziale di riposo ammonta a circa -85mV per le cellule
muscolari e -60mV per la cellula nervosa.
Noi sappiamo che alcune proteine integrali di membrana sono trasportatori elettrogenici nel senso che generano una
corrente elettrica che determina un potenziale elettrico attraverso la membrana.
Una tipologia di questi trasportatori comprende le pompe ioniche ATPasiche. Queste proteine utilizzano l'idrolisi
dell'ATP per produrre e mantenere i gradienti di concentrazione degli ioni attraverso la membrana.

Nelle cellule animali, la pompa sodio potassio e la pompa per il calcio sono responsabili per il mantenimento dei
gradienti di sodio potassio e calcio. Per esempio, il turnover enzimatico della pompa sodio-potassio determina la
traslocazione di tre ioni sodio fuori dalla cellula e due ioni potassio all'interno, con un movimento netto di una carica
positiva fuori dalla cellula. Addizionatamente alle pompe elettrogeniche, le cellule possono esprimere trasportatori attivi
secondari che sono comunque elettrogenici, come la il traportatore Na/glucosio.
Tuttavia il potenziale di riposo delle cellule, soprattutto di quelle pi grandi, mantenuto costante per un lungo periodo
anche se vengono utilizzate sostanze che bloccano tali pompe elettrogeniche. Questa scoperta dimostra che le pompe
ATP-dipendenti non sono la fonte primaria di determinazione del potenziale di membrana.
A ulteriore testimonianza di ci, se prendiamo l'assone gigante di un calamaro, esso ha normalmente un potenziale di
riposo di -60mV. Quando la pompa sodio-potassio viene inibita dalla ouabaina il potenziale di membrana si innalza solo
di 1,4 mV. Quindi comunque la diretta contribuzione della pompa sodio potassio nel potenziale di riposo minima.
Molti esperimenti hanno dimostrato che il potenziale della membrana cellulare dipende dai gradienti di concentrazione
ionica. Essi sono la fonte di energia immediata per determinare il potenziale di membrana.
Il potenziale di membrana, infatti, preservato nei gradienti di concentrazione ionici stessi. Ovviamente sono le pompe
ioniche (e i trasportatori secondari) che sono responsabili per la generazione ed il mantenimento di tali gradienti ionici.
Supponiamo di avere una membrana cellulare che separa l'ambiente intracellulare da quello extracellulare.
Nell'ambiente extracellulare troviamo (immaginiamo di trovare, nda) 4mM di cloruro di potassio e 155 mM
nell'ambiente intracellulare. Per eliminare la pressione osmotica aggiungiamo nell'ambiente extracellulare anche un
soluto non elettrolitico qualsiasi. Rendiamo la membrana selettivamente permeabile inserendo canali per il potassio.
Il potassio diffonde dalla porzione a concentrazione maggiore (Esterno) verso quella a concentrazione minore (interno).
Il compartimento cellulare interno diventa quindi improvvisamente carico negativamente. Comunque mentre una carica
negativa si sviluppa all'interno del compartimento interno, tale negativit si oppone ad ulteriori fuoriuscite di potassio
da esso. A questo punto il sistema all'equilibrio e il voltaggio della membrana raggiunge il valore dello ione
permeante (in questo caso il potassio).
Nelle membrane cellulari, tuttavia, nonostante siano pressocch impermeabili al sodio, riescono a far passare alcuni ioni
sodio che rendono l'ambiente intracellulare un po' meno negativo rispetto a prima.
Il potenziale di membrana, quindi, dovuto ad un bilancio fra le concentrazioni e le fuoriscite di sodio e potassio e tali
valori sono mantenuti costanti dalla pompa sodio-potassio.
L'ipotesi dell'equilibrio di Donnan come motivo determinante la differenza di potenziale della membrana va ad
escludersi dal momento che sia all'interno che all'esterno della cellula trovo soluti non permeanti.

Per un singolo ione posso calcolarne il potenziale di diffusione.


Innanzitutto partiamo dalla definizione di gradiente elettrochimico che dato dalla seguente formula:

Pongo tale equazione uguale a zero, perch suppongo che questa sostanza sia all'equilibrio:

Adesso isolo Vm:

Questa la ben nota equazione di Nernst, in grado di predire il potenziale di equilibrio di membrana per qualsiasi
gradiente di concentrazione di un particolare ione. Molto spesso, in questi casi, si parla direttamente di potenziale di
Nernst. Possiamo osservare come tale equazione di Nernst sia in grado di determinare delle costanti quali quella di
Faraday (che corrisponde alla quantit di carica elettrica trasportata da una mole di ioni, 96485C per mole di ione
monovalente). Da ci possiamo capire come il potenziale di membrana venga determinato da una piccolissima quantit
di ioni, che sono quelli affacciati sulla membrana stessa.
A determinate temperature posso permettermi di semplificare l'equazione di Nernst sostituendo a
specifici valori
variabili in base alle condizioni termiche, e utilizzando il logaritmo decimale.
Per cui sar che a 20C = -58,1; a 37C = - 61; a 29,5C = - 60
Inoltre dobbiamo specificare il significato del segno meno davanti all'equazione di Nernst.
Prendiamo in esame il sodio: esso pi concentrato all'esterno che all'interno della cellulare, quindi con le dovute
sostituzioni otter un logaritmo negativo e complessivamente un Vm positivo. Tale segno positivo, dal momento che io
sto osservando la situazione dall'interno della cellula, sta a significare che il sodio ha una tendenza ad entrare all'interno
della cellula. Se prendo invece in esame il potassio ed applico la medesima formula, otterr un logaritmo con valore
positivo ed un Vm complessivamente negativo. Dal momento che il mio punto di vista continua ad essere quello di un
osservare all'interno della cellula, tale segno negativo mi descrive il fatto che io sto dissipando il gradiente di
concentrazione del potassio e quindi questo ha una tendenza ad uscire dalla cellula.

Questo quanto succede se prendo in esame ioni con carica positiva, ma cosa succede se invece considero, ad esempio,
Cl-?
In questo particolare caso devo invertire, devo invertire il rapporto delle concentrazioni, dunque la formula a 37 gradi
centigradi diventerebbe:

Effettuando le dovute sostituzioni, se il cloro pi concentrato all'esterno, otterr un logaritmo positivo e


conseguentemente un Vm minore di zero. Quindi applicando quanto abbiamo visto prima, dovremmo avere una
fuoriuscita di cloro, ma non cosi. Perch?
Ci determinato dal fatto che per convenzione, come abbiamo specificato un po' pi sopra, l'energia viene considerata
come trasportata da esclusive cariche positive. Di conseguenza l'accesso di una carica negativa all'interno della cellula,
equivale alla condizione nella quale faccio uscire una carica positiva da quest'ultima. Infatti se andiamo a vedere il caso
precedente, osserviamo come nell'uscita di una carica positiva dalla cellula abbiamo un segno negativo di Vm.
Tuttavia un altro modo per ottenere il potenziale di un determinato ione carico negativamente come il cloro, anzich
invertire le concentrazione posso anche semplicemente inserire un + davanti alla formula anzich un -, questo
perch z= -1.
Cellula muscolare scheletrica
Nella cellula muscolare scheletrica, il potenziale di membrana equivale a -85mV. Il potenziale di membrana dovuto al
sodio, invece, equivale a +67mV, mentre quello del potassio pari a -95mV.
Il sodio quindi possiede una energia potenziale nei confronti della cellula pari a ben 152mV ( perch 67 - (-85)).
Quindi se la membrana non fosse praticamente impermeabile al sodio, esso entrerebbe a morte nella cellula.
Se il sodio entrasse nella cellula, il potenziale di membrana si innalzerebbe per avvicinarsi a quello del sodio stesso,
raggiungendo in tal modo lo zero. Questo determinerebbe lo scaturirsi di un segnale elettrico.
Il potenziale del potassio, come abbiam detto, di -95mV e tende ad uscire dalla cellula secondo gradiente di
concentrazione. La differenza fra il potenziale di membrana e quello del potassio , come intuiamo, di circa 10mV.
Il cloro invece, possiede un potenziale di -89mV. Seguendo il ragionamento che uno ione tende a portare il potenziale
della membrana il pi vicino possibile al proprio, il cloro entra nella cellula (anche perch uno ione negativo entrante
equivale teoricamente alla fuoriuscita di uno ione positivo).
Il potenziale di membrana di una cellula muscolare scheletrica, determinato principalmente dal potassio e dal cloro, in
quanto maggiormente permeabili ad essa.
Cellula nervosa
Nella cellula nervosa il potenziale del cloro pi alto del potenziale di membrana, quindi tende ad uscire dalla cellula.
Il potenziale di membrana infatti qui di -60mV e quello del cloro di -47mV. La cellula nervosa non permeabile al
cloro quindi il suo potenziale dipende quasi esclusivamente dal potassio. Quindi il potenziale di membrana dovuto
esclusivamente al fatto che c' un'asimmetria di distribuzione degli ioni per cui avremo pi potassio all'interno e pi
sodio all'esterno. In condizioni di riposo la membrana pi permeabile al potassio che al sodio, dunque a condizioni di
riposo ho pi pori che mi favoriscono l'uscita del potassio piuttosto che l'entrata del sodio. Quindi l'ambiente interno
(contro la membrana) comunque mantenuto negativo.
La fuoriuscita di potassio dalla cellula pu essere immaginata come accompagnata da diversi ioni di carattere
negativo che, essendo impermeabili alla membrana non possono fuoriuscire mentre il potassio si. L'eccessiva
fuoriuscita di ioni potassio ostacolata anche dall'accumulo di cariche negative sul versante citoplasmatico della
membrana cellulare. Tale accumulo di cariche negative pu essere dovuto anche alle proteine intracellulari che, come
abbiamo visto in passato, hanno carica negativa ed inoltre esercitano un ingombro sterico.
Abbiamo visto prima che per calcolare il potenziale di ciascuno ione possiamo utilizzare la formula dell'equazione di
Nernst. Ma adesso come possiamo fare per calcolare il potenziale di membrana sfruttando le conoscenze che abbiamo
sugli ioni presenti nell'ambiente intracellulare ed extracellulare?
Anni prima che i canali proteici venissero scoperti, i fisiologi hanno concepito un metodo semplice ma geniale per
prevedere il potenziale di membrana, anche se diversi tipi di ioni permeabili sono presenti nello stesso momento. Il
primo passo, che discuteremo adesso, quello di calcolare il flusso di corrente ionica, che il movimento di ciascuna
specie ionica attraverso la membrana. Il secondo passo, che quello che discuteremo pi in l, quello di ottenere Vm
sommando le cariche trasportate da ciascuna specie ionica presente, assumento che ogni tipo di ione si muove
indipendentemente dagli altri. Il processo di permeazione degli ioni attraverso la membrana detta elettrodiffusione,
perch sia il gradiente elettrico che quello di concentrazione sono responsabili di tale movimento. Si potuto notare che
la permeazione di ioni attraverso le proteine canale si comporta come se il flusso seguisse il modello della teoria
elettrodiffusiva di Nernst. Questa teoria ci conduce ad una importante equazione nella fisiologia medica, chiamata
equazione di campo costante che prevede in che modo Vm varia in base a variazioni nella concentrazione degli ioni o
nella permeabilit della membrana.
Ma prima di introdurre questa magica equazione, dobbiamo necessariamente prima considerare alcuni assunti
importanti. Assumiamo che il movimento degli ioni attraverso la membrana dipenda dalle concentrazioni interne ed

esterne di tot ione (Xesterno ed Xinterno), dal voltaggio della membrana (Vm) e dalla permeabilit della membrana a
tot ione. Inoltre abbiamo altri ben quattro assunti da tenere in considerazione, che riguardano come suddetto ione si
comporta nella membrana: innanzituttto diciamo che la membrana un mezzo omogeneo con uno spessore a costante;
poi diciamo che il campo elettrico costante lungo tutto lo spesso della membrana e la differenza di potenziale fra i due
lati della membrana varia linearmente con la distanza (da qui la denominazione di campo costante); poi diciamo pure
che il movimento di uno ione attraverso la membrana indipendente dal movimento di qualsiasi altro ione (assunto
chiamato principio di indipendenza). Per terminare dobbiamo inoltre assumere che il coefficiente di permeabilit Px
costante in ogni punto della membrana e non varia (Px infatti il valore che descrive la capacit di uno ione di
diffondere attraverso la membrana).
Con questi assunti possiamo calcolare l'intensit di corrente di un singolo ione attraverso la membrana grazie alla
quazione di Goldman-Hodgkin-Katz (GHK):

Se impostiamo Ix= 0 e risolviamo l'equazione per Vm, otteniamo che l'equazione si riduce a quella di Nernst per un
determinato ione. Questo perch se Ix = 0 allora lo ione in una condizione di equilibrio elettrochimico.
Quindi abbiamo capito che con l'equazione di GHK possiamo calcolarci l'intensit di corrente di un singolo ione che
attraversa la membrana. Ricordandoci quanto abbiamo detto all'inizio, ovvero che quei genialoidi di fisiologici hanno
detto che la corrente ionica totale determinata dalla somma delle singole correnti, arriviamo a dire che:
Itotale= INa + IK + ICl
(Prendiamo in considerazione solo sodio, potassio e cloro in quanto questi sono gli ioni coinvolti nella elettrofisiologia
nervosa).
A condizioni di riposo abbiamo che la corrente ionica totale uguale a zero (Itotale = 0) perch ci troviamo in una
situazione di equilibrio. Quindi risolvendo l'equazione di prima apponendo la corrente ionica totale uguale a zero e
risolvendo per Vm, otteniamo una espressione definita equazione di campo costante:

Da questa equazione possiamo notare come il potenziale di membrana dipenda dalla concentrazione degli ioni
fondamentali e dalla loro costante di permeabilit alla membrana.
Ma possiamo anche semplificare questa equazione e renderla come l'equazione di Nernst.
Allora, siccome il cloro praticamente impermeabile alla membrana lo possiamo tranquillamente debellare dall'elenco
degli ioni all'interno dell'equazione qui sopra. Fatto? Fatto.
Ci rimangono sodio e potassio, fra questi due quello pi permeabile alla membrana il potassio, che possiede una
costante di permeabilit di circa venti volte maggiore rispetto a quella del sodio. Se immaginiamo la membrana come
impermeabile al sodio, questo significher che la sua P sar uguale a zero.
Quindi se sfruttiamo quanto abbiamo appena dedotto otterremo:

Semplifichiamo Pk e avremo l'equazione di Nernst per lo ione potassio.

N.B. Altrove ho letto che per giungere alla medesima conclusione possiamo dividere per il coefficiente di permeabilit
del potassio sia il numeratore che il denominatore dell'equazione di Goldman contenente le sole concentrazioni di sodio
e potassio. Assumiamo Pna/PK come costanti e chiamiamola bQuando b uguale a zero questo sta a significare che la
membrana impermeabile al sodio. Quindi l'equazione si riduce nuovamente all'equazione di Nernst per il potassio, e il
grafico di Vm per il potassio lineare. Aumentando progressivamente la permeabilit della membrana al sodio,
noteremo come questo grafico diventer sempre piu pendente e sempre pi vicino al potenziale del sodio.
Quindi questo dimostra come l'equazione di campo costante descriva Vm e come questo dipenda dalle concentrazioni di
tutti gli ioni permeanti.
Modello elettrico della membrana cellulare
La membrana cellulare possiede alcune caratteristiche che ne permettono di trovare delle analogie con un circuito
elettrico.
Innanzitutto parliamo della forza elettromotrice (emf). Sappiamo che ciascuno ione contribuisce alle propriet elettriche
della membrana, e che ciascuno di esso conserva in s una forma di energia elettrica come una batteria. In fisica il
voltaggio di tale batteria definita forza elettromotrice, e il potenziale di equilibrio di un dato ione pu essere
considerato come la forza elettromotrice per quello ione. Ciascuna di queste batterie determina una corrente ionica

attraverso la membrana, e la somma di queste singole correnti ioniche detta corrente ionica totale. Seguendo la prima
legge di Ohm, otteniamo che il voltaggio o forza elettromotrice (V) data dal prodotto fra la corrente (I) e la resistenza
del sistema ( R). V = RI
Tuttavia, parlando della membrana cellulare, preferibile utilizzare il termine di conduttanza anzich quello della
resistenza, dal momento che tutti i nostri discorsi sin'ora disquisivano sulle abilit degli ioni di attraversare la
membrana.
La conduttanza esattamente l'inverso della resistenza, per la prima legge di Ohm qui sopra potr anche essere scritta
come:
Dopo aver chiarito questo primo punto possiamo continuare a descrivere quali altre strutture tipiche dei circuiti elettrici
possiamo riscontrare nella membrana cellulare.
Sappiamo che i flussi ionici generalmente avvengono attraverso la membrana seguendo sentieri ben distinti fra loro.
Stiamo parlando delle proteine che costituiscono i canali ionici. La corrente ionica di ciascuno ione scorre attraversando
un ramo a se stante del circuito che quello determinato dal canale transmembrana. Ciascuno di questi un resistore
e rappresenta la conduttanza riservata nella membrana a ciascuna tipologia di ione.
Ci manca solo un ultimo elemento per completare il nostro modello della membrana come circuito elettrico.
Questo misterioso oggetto il condensatore. Il condensatore quella cosina che in grado di immagazzinare cariche
separate. Dal momento che il bilayer fosfolipido in grado di determinare questa separazione di carica nel suo spesso,
esso pu essere realmente considerato come un condensatore. In fisica un condensatore formato da due lamite
parallele lievemente distanti fra loro; in fisiologia possiamo invece dire che le due lamine sono costituite dall'ambiente
extracellulare e quello intracellulare, e che la distanza interlaminare data dallo spessore della membrana stessa.
Quando il condensatore carico, una delle lamine trasporta le cariche positive mentre l'altro carico negativamente, e
questa differenza di potenziale mantenuta tale.
La capacit di un condensatore data dalla quantit di carica trasportata per singola unit di differenza di potenziale:
Ah e si misura in Farad.
La capacit di un condensatore pu essere calcolata con la seguente formula:
Tuttavia l'area della membrana difficile calcolo, quindi conviene la capacit del condensatore come indipendente
dall'area coinvolta. Per questo motivo viene, invece, utilizzata la capacit specifica che definita come la capacit per
unit di superficie:
Considerando che epsilon per le membrane biologiche stimata attorno a 5, mentre lo spessore di membrana si calcola
sia sui 4,4nm, allora tale capacit specifica di circa un microfarad per centimetro quadro (
)
Sappiamo che la corrente ionica che trasporta uno ione uguale a zero quando il potenziale di membrana (Vm) equivale
il potenziale dell ione (Ex). Quando Vm pi negativo di Ex, la corrente entrante, mentre quando Vm pi positivo
di Ex la corrente positiva o uscente. Quindi la corrente ionica dipende dalla differenza fra il potenziale di membrana
ed Ex. Difatti l'adattamento della prima di legge di Ohm a questo :
Quindi la corrente ionica di tale ione direttamente proporzionale alla differenza Vm Ex e alla conduttanza Gx.
Facciamo un esempio: abbiamo una cellula con potenziale di membrana di -80mV (quindi simile a quella di una cellula
muscolare). Il sodio possiede come potenziale di equilibrio +67mV. Utilizzando la suddetta formula otterremo che la
corrente ionica del sodio di ben -147mV. Quindi il sodio distante dal potenziale di membrana ben 147mV in valore
assoluto, e possiede questa enorme quantit di energia potenziale per entrare.
Il segno negativo di -147mV indica che tale ione portato ad entrare all'interno della cellula.
Osserviamo un po cosa succede col potassio: Ix = Gx(-80 + 95) = +15mV. Segno positivo, quindi ione che tende ad
uscire dalla cellula.
N.B. Gx non lo stiamo tenendo in considerazione perch stiamo guardando solo la forza motrice netta, rappresentata da
Vm Ex.
Ricordiamo che abbiamo la convenzione che in un flusso di corrente, non sono le cariche negative a muoversi bens
quelle positive. Dunque supponendo che io abbia una carica negativa che va da A a B, la dovr scrivere come una
carica positiva che va da B ad A.
Tornando a noi, l'entrata del sodio andrebbe ovviamente a variare il potenziale di membrana, facendolo salire e
portandolo prossimo al suo potenziale di equilibrio. Questo fenomeno si chiama depolarizzazione.
Se invece abbiamo il potassio che si impadronisce della membrana, esso porter la membrana ad avvicinarsi alla sua di
carica. Di conseguenza la membrana si iperpolarizzerebbe. Quando la membrana si iperpolarizza avviene che la cellula
si riduce di volume perch perde particelle osmoticamente attive. Ma io posso comunque scaturire delle correnti
elettriche senza destabilizzare il volume della cellula, dal momento che una singola mole di ione monovalente ha
96mila coulomb e determina quindi una notevole risposta elettrica.
Anche il calcio ha una notevole energia potenziale per entrare, quindi basta pochissimo calcio per riuscire a modificare
significativamente il potenziale di membrana (non per niente il calcio utilizzato come messaggero intracellulare).
Il cloro invece ha due situazioni:


nelle cellule nervose e in quasi tutte le altre ha un potenziale di -47mV. Ergo il cloro ha Vm Ecl = -80 + 47 =
-33mV. Dunque tenderebbe a portare il potenziale di membrana verso i -47mV di conseguenza tender ad uscire.

nelle cellule muscolari scheletriche ha un potenziale di -89mV, quindi Vm Ecl = 9mV. Dunque tender ad
entrare.
Potenziale di azione
L'ingresso di ioni positivi o l'uscita di ioni negativi (che concettualmente la stessa cosa) determina la depolarizzazione
della membrana, mentre l'uscita di ioni positivi e l'ingresso di quelli negativi determina la iperpolarizzzione della
membrana. Rappresentando l'ingresso e l'uscita di ioni della cellula, posso dire che l'uscita di cariche positive
rappresentata da una curva che piega verso l'alto. Analogamente le cariche positive entranti sono rappresentate da una
curva che piega verso il basso. Questa roba, applicato al cloro funziona esattamente al contrario, dal momento che
dobbiamo tenere in considerazione la diavolo di convenzione. Quindi l'ingresso del cloro sar equivalente
concettualmente all'uscita di cariche positive:

I canali ionici nella generazione di potenziali d'azione


La permeabilit della membrana cellulare agli ioni mediata dai canali ionici. Lo stimolo principale che determina
modificazioni in tali canali sono modificazioni di voltaggio, per questo motivo alcuni canali sono denominati canali
voltaggio dipendenti. L'apertura dei canali mette la cellula in collegamento con l'esterno e consente agli ioni di
utilizzare la loro potenza elettromotrice netta. Come abbiamo gi nominato precedentemente, le cellule nervose e le
cellule muscolari hanno ideato un metodo per generare sempre dei segnali che prendono il nome di potenziale di azione.
La comunicazione cellulare nel sistema nervoso basata su segnali chimici ed elettrici mediati da canali ionici. Alcuni
tipi di cellule, compresi i neuroni e i miociti hanno una caratteristica peculiare chiamata eccitabilit elettrica. In tali
cellule la depolarizzazione della membrana oltre un certo limite soglia innesca una risposta chiamata potenziale di
azione. Questo potenziale di azione un impulso che porta il potenziale di membrana a raggiungere picchi con un
potenziale di circa 100 mV maggiori rispetto a quello di equilibrio. Questi picchi possono propagarsi per lunghe
distanze lungo un nervo o una fibra muscolare. La conduzione dei potenziali di azione permette alle informazioni degli
organi sensoriali di essere trasmessi attraverso i nervi afferenti che conducono al cervello. Al contrario, il cervello pu
esercitare un controllo volontario o involotnario sui muscoli ed altri organi effettori grazie ai nervi che provengono da
esso. In una membrana eccitabile, uno stimolo che supera il potenziale di soglia induce un potenziale di azione, mentre
stimoli minori o depolarizzazioni sottosoglia non solleciteranno alcun potenziale d'azione. Neanche le
iperpolarizzazioni, assieme alle depolarizzazioni sottosoglia, non inducono mai di per s un potenziale di azione ma
solo lievi perturbazioni.
Quando il potenziale di membrana diventa progressivamente pi positivo a causa di uno stimolo esterno, viene attivata
l'apertura di alcune tipologie di canali voltaggio dipendenti. Quando Vm supera il valore soglia, l'apertura di questi
canali voltaggio dipendenti determina l'ondata di depolarizzazione che caratterizza la fase iniziale del potenziale di
azione. L'apertura improvvisa dei canali permette l'entrata del sodio all'interno della cellula. Ricordandoci che tale ione
possiede una forza elettromotrice di circa 120mV, facilmente comprensibile come questo si fiondi all'interno della
cellula modificandone il potenziale di membrana e portandolo prossimo al proprio. Tuttavia il sodio non riesce a far
raggiungere alla membrana il proprio potenziale di equilibrio perch i canali si chiudono quasi immediatamente. Poich
stato turbato il potenziale di membrana, la cellula di rimando aumenta la sua conduttanza al potassio facendolo uscire.
Una notevole caratteristica delle cellule eccitabili la loro capacit di innescare potenziali di azione ripetutamente.
Appena viene scaturito un potenziale di azione, dopo quanto tempo sar possibile innescarne un altro?
Quando viene scatenato un potenziale di azione, deve passare un tot di tempo prima di poterne avviare un secondo. Il
tempo prima dell'inizio di un potenziale di azione quando impossibile o difficoltoso scatenare un secondo picco di
potenziale detto periodo refrattario. Il periodo refrattario assoluto va dall'inizio del potenziale di azione sino al punto

in cui la ripolarizzazione quasi completa. Durante questo tempo, un secondo potenziale di azione non pu essere
sollecitato, a prescindere dalla sua intensit o durata. E inoltre i potenziali d'azione non si possono sommare fra di loro.
Dopo questo periodo, un secondo potenziale di azione pu essere evocato durante il periodo refrattario relativo, ma lo
stimolo minimo necessario per la sua attivazione pi potente e pi lungo rispetto a quello del primo potenziale di
azione. Le due fasi del periodo refrattario sono determinate dalle propriet dei canali ionici di sodio e potassio e dal
sovrapporsi delle loro correnti. Infatti il periodo di inattivit del canale del sodio coincide con il periodo refrattario
assoluto.
I canali del sodio infatti hanno un iter che il seguente: chiusi aperti inattivi chiusi aperti etc.. Essi hanno una
porzione transmembrana di cui una alfa elica sensibile alle variazioni di concentrazione degli ioni. Poi possiedono una
sequenza amminoacidica di forma globulare che si immette nel canale e ne guida l'inattivazione.
Nelle cellule nervose il potenziale di azione si scaturisce a partire dalla radice dell'assone (monticolo assonico) in
quanto privo di guaina mielinica e ricco di canali del sodio.
Ciclo di Hodgkin
Il ciclo di Hodgkin descrive l'inizio esplosivo del processo di depolarizzazione della membrana. Esso avviene durante la
fase ascendente dello stimolo. Il ciclo di Hodgkin un esempio di feedback positivo: l'aumento della conduttanza al
sodio determina una depolarizzazione che a sua volte aumenta la conduttanza al sodio e cosi via.
La conduzione del potenziale di azione lungo la membrana non una conduzione decrementale, vale a dire che il
potenziale generato nel monticolo assonico rimane lo stesso a valle.
Qualsiasi perturbazione elettrica prende il nome di elettrotono.
Propagazione del potenziale di azione
I soli canali ionici non sono in grado da soli di propagare il potenziale di azione. La depolarizzazione e la
iperpolarizzazione di piccole porzioni di membrana determina dei piccoli circuiti locali.

Come illustra la figura, i cambiamenti nel voltaggio che avvengono quando viene generato un potenziale di azione
determinano un flusso di corrente locale. Il citosol della porzione attiva (dove la membrana si depolarizzata, per
capirci) ha un po pi cariche positive rispetto alle porzioni adiacenti. Questo sbilanciamento di cariche determina delle
correnti ioniche che fluiscono dalla porzione eccitata a quelle circostanti. Dal momento che la corrente in un circuito
scorre in ambo le direzioni, non vedo perch non debba accadere anche qui. E infatti la corrente si muove
longitudinalmente dalle porzioni positive a quelle negative. Questo determina una crescente depolarizzazione della
membrana che genera un potenziale di azione superando la soglia. Comunque, se un potenziale di azione generato alla
fine di una fibra nervosa, questa viagger ovviamente solo verso il capo opposto perch il periodo refrattario non
permetter il ritorno indietro dell'impulso. Anche le depolarizzazioni sottosoglia si muovono equamente in ambo le
direzioni. Se il potenziale di azione origina nel monticolo assonico esso si propagher sia verso il soma che verso la
valle del neurone. La propagazione dell'impulso detta punto a punto (non lo sapevate eh? HA!) e anche per questo il
valore del potenziale viene preservato. Mi sembra anche doveroso chiarire che il flusso di depolarizzazione viene
definito unidirezionale perch una volta che comincia a scorrere (sia a destra che a sinistra dal punto in cui avviene la
prima depolarizzazione) esso continua a proseguire SOLO a destra e SOLO a sinistra, e non torna indietro. Infatti, nel
punto a sinistra dell'inizio della propagazione tale impulso proverebbe anche lui a seguire le orme della prima
depolarizzazione, cercando di dirigersi sia alla sua propria destra che alla sua sinistra, solo che recandosi a destra
troverebbe la porzione nello stadio refrattario e quindi inerte ad ulteriori stimoli.
Dal momento che l'inversione di polarit riguarda sia il lato esterno alla membrana che quello interno alla membrana,
potr registrare l'andamento del potenziale sia all'esterno che all'interno della membrana. Ovviamente saranno uguali in
valore assoluto ma opposti in cariche.
Assoni con e senza rivestimento mielinico
Il flusso di corrente elettrica lungo un assone stato spesso paragonato al flusso elettrico attraverso un cavo messo
sott'acqua (si, sott'acqua). Un cavo sott'acqua in grado di trasportare correnti elettriche per lunghe distanze perdendo
proprio il minimo della sua corrente. Al contrario l'assone di un nervo ha una resistenza molto maggiore rispetto ad un
filo di rame, e la membrana dei nervi tende a perdere via una parte della corrente a causa dei canali ionici. Quindi nelle
membrane biologiche la corrente viene passivamente persa nel mezzo circostante e l'ampiezza si dissipa dopo un tot di
spazio percorso. Il sistema nervoso degli animali utilizza praticamente due strategie per migliorare la sua conduzione: 1)
aumenta il diametro dell'assone, diminuendo cosi la resistenza interna del cavo; 2) utilizza un rivestimento mielinico,
che aumenta l'isolamento della fibra.

Mano a mano che il diametro dell'assone aumenta, la velocit di conduzione del potenziale di azione aumenta perch la
resistenza interna inversamente proporzionale all'ampiezza della sezione. Gli assoni non mielinici nel calamaro
gigante (che sono spessi quasi un millimetro, quindi mille micrometri) sono un ottimo esempio del primo tipo di
adattamento. Questi assoni possono propagare potenziali di azione ad una velocit di circa 25 metri al secondo.
Nei vertebrati la mielinazione di assoni di diametro minore (di circa 1-5 micrometri) aumenta l'efficienza della
propagazione dell'impulso, specie in lunghi tratti che devono essere percorsi (vedi tipo fra cervello e le estremit). Gli
assoni sono letteralmente avvolti dalla mielina, in particolare l'avvolgimento consiste da pi strati concentrici
determinati dalle cellule gliali. Lo spessore dello strato mielinico pu aumentare sino al 40% il diametro della fibra
nervosa, e possiamo avere anche 300 diversi strati di mielina. Le cellule gliali che producono mielina sono le cellule di
Schwann nel sistema nervoso periferico, e gli oligodendrociti nel sistema nervoso centrale. Nel sistema nervoso
periferico possiamo avere sia guaine che accolgono un solo assone, sia guaine che accolgono pi di un assone. Questo
avvolgimento di mielina aumenta notevolmente la resistenza della fibra nervosa, diminuendo assai la perdit di corrente
lungo l'assone. Nei nervi periferici mielinati, lo strato di mielina interrotto a intervalli regolari formando piccoli tratti
(un micrometro) di regioni non coperte chiamate nodi di Ranvier. Gli assoni mielinati in tal modo propagano l'impulso
in maniera saltatoria. Questo sta a significare che la corrente inizia a livello di uno di questi nodi che viene eccitato
(mmmh) e scorre direttamente nel nodo adiacente. In parole povere, la elevata resistenza della membrana nei tratti
mielinati costringe la corrente a viaggiare da nodo a nodo.
I principali componenti della mielina nei mammiferi sono lipidi e proteine. Per quanto riguarda i lipidi abbiamo
soprattutto colesterolo, fosfolipidi, glicolipidi (galattolipidi). La composizione lipida del SNC molto simile a quella
del SNP.
Per le proteine nel SNC la proteina protelipidica (PLP) e le proteine basiche della mielina (MBP). Nel SNP abbiamo la
glicoproteina P0, le proteine basiche MBP (ma in minore concentrazione rispetto a quelle del SNC).
Gli assoni si classificano in base al loro diametro e alla loro velocit di trasmissione degli impulsi:

La membrana stessa rappresentata da diversi elementi, tutti con una resistenza di membrana Rm connessi in parallelo.
In pi abbiamo anche una resistenza interna all'assone che prende il nome di Ri. Facciamo finta di inserire della
corrente stazionaria all'interno di un assone con un microelettrode per produrre un potenziale Vo in un punto definito
x=0. Questa iniezione di corrente si propagher in ambo le direzioni dell'assone a partire da x=0. Il potenziale V in
diversi punti lungo l'assone decadr esponenzialmente a partire dal punto di iniezione dello stimolo.
Per calcolare il valore del potenziale ad una distanza x dal punto di insorgenza di Vo usiamo sta formula:
Il parametro lambda misura una distanza e viene chiamata costante di spazio. Lambda corrisponde alla distanza sull'asse
delle ascisse a partire da x=0 fino al punto in cui il potenziale V uguale ad 1/e. V = 1/e indica un valore che il 37%

rispetto al valore iniziale di V0. Nei mammiferi lambda ha un valore che va da circa 0,5 mm per gli assoni amielinici
fino a 1-3 millimetri per quelli mielinici.
Anche lambda possiede una sua propria formula per essere calcolato:
La costante di spazio serve a determinare fino a che distanza riesco a depolarizzare la membrana e a
influenzare il potenziale delle regioni limitrofe della membrana. Pi grande la costante di spazio, pi lontano riuscir
ad arrivare e a depolarizzare la membrana.
Utilizziamo la formula di prima, quella che ci permetteva di calcolare il potenziale Vx nelle relative distanze a partire
dal punto di origine dello stimolo.
Imponiamo Vx = 15 mV perch almeno tale deve essere la depolarizzazione per far s che la membrana raggiunga il
valore soglia.
Per un assone mielinico di grandi dimensioni lambda sar uguale a circa 3 millimetri.
Quindi:

Tenendo conto che la distanza fra due nodi di Ranvier di circa 2 millimetri, e che noi raggiungiamo quasi i sei
millimetri di spazio, ci sar possibile determinare la depolarizzazione non solo del nodo di Ranvier successivo, ma
anche di quello dopo e di quello dopo ancora! Questa capacit garantisce al neurone la possibilit di propagare l'impulso
anche se dovessero esserci problemi nei canali voltaggio dipendenti del sodio in uno dei nodi di Ranvier prossimi a
quello in cui si scatenato l'impulso.
Tau
Abbiamo gi visto come la membrana cellulare sia sostanzialmente costituita dai canali ionici che assumono la parte di
resistori, e dalla membrana cellulare che si comporta da condensatore.
La corrente degli ioni inorganici scorre attraverso i canali ionici seguendo i principi di elettrodiffusione e la legge di
Ohm. Tuttavia coinvolta nelle variazioni nel potenziale Vm anche un'altra corrente dovuta al condensatore che la
membrana cellulare.
Quando della corrente passa nel circuito, il potenziale del condensatore varia, ed aumenta o diminuisce. Questo
movimento di carica e scarica del condesatore genera una corrente elettrica.
In sintesi possiamo dire che variazioni nel potenziale di membrane siano dovute al comportamento di entrambi i
resistori e del condensatore. Quando io applico una corrente elettrica al circuito, la resistenza modifica la sua differenza
di potenziale seguendo pari pari l'andamento della corrente elettrica.
Quindi avremo una cosa del genere:

Nel condensatore, invece, io ho un caricamento graduale di quest'ultimo, quindi se volessimo rappresentarlo con grafico
otterremo una cosa simile:

Questo dovuto al fatto che il condensatore tende ad accumulare cariche, quindi man man che le cariche elettriche
raggiungono tale condensatore esse si fermano l.
Se volessimo considerare la somma di queste due variazioni di differenze di potenziale (perch questa la effettiva
situazione delle membrane cellulari, dal momento che non abbiamo singole resistenze e singoli condensatori),
otterremmo un grafico con un andamento esponenziale che somiglia a questo:

Questo comportamento della membrana ce la fa immaginare come costituita da un condensatore ed una resistenza
connessi in parallelo fra loro, perch un circuito simile possiede un andamento di tal tipo.
Il grafico qui sopra descritto dalla seguente formula:
Mano a mano che il condensatore si scarica, il potenziale di membrana decade. Suddetta formula permette di analizzare
il potenziale di membrana al variare di t (che il tempo, obviously). Da tale formula possiamo anche comprendere
come esso dipenda dal valore massimo raggiunto e dalla costante di tempo .
La costante di tempo rappresenta il tempo impiegato dal potenziale di membrana per decadere del 37% rispetto al suo
valore iniziale. Possiamo anche scrivere che tau rappresenta il tempo impiegato dal potenziale di membrana per per
assumere un valore del 37% inferiore a Vmax, oppure il tempo necessario affinch il potenziale incrementi del 63%
rispetto al suo valore iniziale.
Praticamente da quanto ho capito si tratta dell'equivalente in termini di tempo di lambda.
Tra l'altro, tau un valore che si calcola come prodotto della resistenza della membrana per la sua capacit:
La velocit di decadimento per la ripolarizzazione pi lenta per valori alti della costante di tempo, perch laumento
della resistenza di membrana e/o della capacit fanno scaricare pi lentamente la membrana.
Abbiamo detto prima che la corrente che attraversa la membrana cellulare possiede una componente capacitiva che
deriva dal condensatore, ed una resistiva dove la corrente generata dal potenziale di membrana attraversa le resistenze.
Quando avvengono delle depolarizzazioni sottosoglia, che non modificano di conseguenza la conduttanza della
membrana a sodio e potassio, io posso osservare come queste perturbazioni possano modificare la distribuzione di
carica del condensatore, dando origine ad una corrente capacitiva diretta verso l'esterno della cellula che si oppone alla
depolarizzazione causata dallo stimolo.
In parole povere quando ho fenomeni di perturbazione sottosoglia, il condensatore che la membrana reagisce
inviando una corrente diretta verso l'esterno che per convenzione iperpolarizzante (e quindi bilancia quella
depolarizzante che sta avvenendo).
Quando avviene una depolarizzazione che supera il valore soglia, ho un ingresso di ioni sodio nella cellula che mi
determina la corrente resistiva. A questa il potenziale del condensatore non in grado di opporsi.
Teoria del cavo

Continuando a sfruttare l'analogia della fibra nervosa che viene vista come un cavo sott'acqua, la teoria del cavo
permette di capire in che modo la corrente scorra nelle membrane biologiche.
La membrana cellulare rappresentata da elementi separati fra loro, ciascuno dei quali possiede una resistenza (Rm) ed
un condensatore con una determinata capacit (Cm) connessi in parallelo. I singoli elementi della membrana sono
connessi fra loro da resistenze separate. Tali resistenze che abbiamo citato per ultime rappresentano la resistenza del
mezzo esterno (r0, che per pu essere ignorata) e quella del mezzo esterno (ri).
Inoltre sappiamo anche la velocit di propagazione dell'impulso dipende dal diametro dell'assone stesso (l'abbiamo visto
prima prima parlando degli assoni).
Tutte queste grandezze (resistenze, capacit, diametro etc..) sono grandezze che nei due paragrafi precedenti abbiamo
utilizzato per calcolarci la costante di tempo e la costante di spazio.
Quindi, per transitivit, costante di tempo e costante di spazio sono due valori che influenzano grandemente la velocit
di conduzione del segnale.
Tale velocit direttamente proporzionale alla costante di spazio, mentre inversamente proporzionale alla costante di
tempo (pi elevata, piu tempo ci vuole per superare il valore soglia):
(MANCA IMMAGINE)
Negli assoni mielinici abbiamo la sola costante di spazio ad influenzare la velocit di conduzione del segnale, perch la
mielina un notevole isolante che va ad alimentare notevolmente la resistenza e a diminuire la conducibilit della
membrana. La costante di tempo rimane invariata lungo tutto il tratto.
Voltage clamp e patch clamp
Il voltage clamp una tecnica utilizzata in elettrofisiologia che, tramite elettrodi (esistono diversi metodi, e con un
numero variabile di elettrodi usati) permetteva di indagare singolarmente sulle correnti ioniche (o resistive) tralasciando
la corrente capacitiva (questo perch l'ausilio degli elettrodi permetteva di mantenere forzatamente un determinato
potenziale all'interno della cellula). Questo permetteva di studiare il comportamento della membrana quando insorgeva
il potenziale di azione e anche come si comportano i diversi canali ionici a seconda dei diversi valori di potenziale che
venivano indotti nella cellula.
Il patch clamp un'altra tecnica elettrofisiologica che, tramite diverse metodiche, permette di studiare anche il
comportamento di un singolo canale ionico. Tale pipetta viene fatta aderire ad una porzione di membrana e, contenendo
una soluzione salina, si pu far passare attraverso la membrana una corrente elettrica oppure si possono immettere
sostanze che possono modificare il comportamento dei canali compresi nel piccolo patch di membrana che stato
catturato dalla pipetta.
I canali voltaggio dipendenti
I canali voltaggio dipendenti sono particolari canali sensibili alle variazioni del potenziale di membrana.
Tali canali possono essere suddivisi in due gruppi a seconda della tipologia di ione a cui sono permeabili, avremo
quindi canali cationici e canali anionici.
I canali voltaggio dipendenti meglio conosciuti sono quelli di sodio, potassio e calcio (tutti canali cationici).

Canali del sodio: modificano il potenziale di membrana, depolarizzano le cellule e generano potenziali
d'azione.

Canali del calcio: fanno la stessa cosa dei suddetti canali del sodio perch anche il calcio tende a depolarizzare
la membrana. Tuttavia tale particolare funzione del calcio ristretta ad alcuni gruppi cellulari, infatti pi comunemente
esso funziona da secondo messaggero intracellulare.

Canali del potassio: agiscono come regolatori dell'eccitabilit cellulare, e fanno riequilibrare la variazione di
potenziale che si verificata a seguito dell'ingresso del sodio nella cellula.
Tutti i canali voltaggio dipendenti per permettere il passaggio degli ioni dall'esterno della cellula all'interno o viceversa,
devono necessariamente interagire con le molecole di solvatazione che circondano tali soluti polari, e in tal modo
spogliarli di queste molecole. La selettivit dei canali voltaggio dipendenti per cationi piuttosto che per anioni pare
che sia anche correlata ai legami che tali canali intraprendono con le molecole di solvatazione.
Canali per il sodio
Detti anche Nav sono formati da una singola catena polipeptidica costituita da quattro domini, ciascuno dei quali
possiede sei segmenti transmembrana. In ciascuno dei quattro domini il quarto segmento possiede residui carichi
positivamente di lisina ed arginina. Quando tali canali vengono stimolati da modificazioni nel gradiente di membrana, il
segmento 4 si muove verso il versante extracellulare della membrana permettendo al canale di diventare permeabile agli
ioni. Questi ioni si muovono attraverso un poro centrale, che parzialmente costituito dai segmenti 5 e 6 di ciascun
dominio. La regione che lega il dominio 3 al dominio 4 della catena polipeptidica quella che possiede una sorta di
tappo proteico che chiude il canale a seguito di una prolungata attivazione di questo. Questo affare di quattro domini
prende il nome di subunit alfa, ed associato ad esso possono esserci anche altre singole proteine transmembrana che
sono dette subunit beta.
Gli esseri umani hanno almeno dieci geni omologhi che codificano per subunit alfa dei canali del sodio. Queste
isoforme sono espresse in tessuti eccitabili diversi fra loro e possono essere parzialmente discriminate sulla base della

loro sensibilit al TTX (TTX-sensibili o TTX-resistenti). In particolare l'isoforma non sensibile alla TTX pu essere
trovata nel tessuto cardiaco.
La tetrodotossina si lega al canale del sodio e l'azione del potenziale lungo la membrana nervosa cessa.
Anche anestetici locali come la lidocaina e la procaina agiscono inibendo i canali del sodio nei neuroni sensitivi.
La batracotossina un'altra tossina, prodotta dalle rane dorate che se viene in contatto con la pelle umana uccide.
Nel sistema nervoso periferico questa tossina provoca l'apertura costante dei canali del sodio, che si depolarizzano
permanentemente e di conseguenza non sono piu in grado di inviare potenziali d'azione. Tale tossina interferisce anche
con la conduzione dei potenziali di azione nei cuore.
Hanno potuto osservare che questa tossina prodotta dalle rane perch queste si nutrono di specifici scarafaggi che ne
determinano la sintesi.
Canali per il calcio
Anche questi sono costituiti da un'unica catena polipeptidica transmembrana con quattro domini di 6 segmenti ciascuno.
Anche qui il segmento quattro quello sensibile alle variazioni di potenziale, e anche qui i segmenti 5 e 6 sono quelli
che costituiscono i margini del poro centrale.
I canali del calcio interagiscono con altre proteine di membrana che hanno funzione regolatrice: un complesso
alfa2delta, una subunit intracellulare beta ed eventualmente una subunit gamma transmembrana. Abbiamo tutta
questa abbondanza di porzioni regolatrici perch importante che i canali del calcio siano finemente controllati.
Se entrano cariche positive nella cellula (e ricordiamo che il calcio ne ha ben due, mica i froci), la cellula si depolarizza
e pu produrre anche un potenziale di azione.
Vedremo con maggiori dettagli in seguito che il potenziale d'azione del calcio differente da quello prodotto dal sodio,
ed infatti pi lungo perch i suoi canali sono pi lenti.
(questa porzione qui sotto pi approfondita di quanto dovrebbe ma io personalmente non ci avevo capito un cazzo
all'inizio quindi ho preferito scrivere un sacco di roba)
Nonostante il segnale intracellulare che determina la contrazione sia di cellule muscolari striate, cardiache o lisce sia
comunque determinato da un aumento di calcio intracellulare, le dinamiche della depolarizzazione della membrana
sarcolemmatiche sono leggermente diverse fra loro.
Il calcio pu entrare nel citoplasma sia dallo spazio extracellulare attraverso i canali voltaggio dipendenti, sia dalle
riserve di calcio intracellulare a livello del reticolo sarcoplasmatico. Quindi entrambe le fonti possono contribuire ad
aumentare la concentrazione di calcio intracellulare. L'importanza di queste due fonti di calcio varia a seconda del tipo
di cellula muscolare con la quale abbiamo a che fare. Il potenziale di azione che origine sulla membrana delle cellule
muscolari scheletriche e cardiache si propagano all'interno della cellula attraverso specifiche invaginazioni della
membrana cellulare. Nelle tipologie di cellule muscolari che abbiamo appena citato queste invaginzioni hanno una
forma tubuolare e prendono il nome di tubuli trasversi o tubuli T. I tubuli T penetrano nella fibra muscolare e
circondano le miofibrille. Lungo la loro estensione, il tubulo associato a due cisterne, che sono regioni specializzate
del reticolo sarcoplasmatico. Il reticolo sarcoplasmatico delle cellule muscolari una versione specializzata del reticolo
endoplasmatico delle cellule normali e funge da ripostiglio intracellulare per il calcio. La combinazione del tubulo T e
delle adiacenti cisterne prende il nome di triade. Questa struttura gioca un ruolo fondamentale nell'accoppiare il
processo di eccitazione e contrazione nelle cellule muscolari scheletriche e cardiache. Le cellule muscolari lisce, invece,
hanno delle invaginazioni piu rudimentali che si chiamano caveole. La propagazione del potenziale di azione all'interno
dei tubuli T depolarizza la triade, attivando i canali per il calcio di tipo L. Questi canali voltaggio dipendenti si trovano
in gruppi di quattro e hanno un ruolo fondamentale nel percepire le variazioni di voltaggio nel processo di
eccitazione/contrazione muscolare.
I canali per il calcio di tipo L sono anche chiamati recettori DHP perch sono inibiti da una classe di farmaci
antiipertensivi e antiaritmici chiamate diidropiridine. La depolarizzazione della membrana del tubulo T determina
modificazioni conformazionali in ciascuno dei quattro canali di tipo L della tetrade, generando due effetti. Per prima
cosa queste modificazioni permetto al calcio di entrare attraverso i quattro pori dei quattro canali sovracitati. E inoltre
(cosa molto importante delle cellule muscolari scheletriche), questa modificazione nei quattro canali L induce una
modificazione conformazione in ciascuna delle quattro subunit di un altra tipologia di canale per il calcio: i Ca2+
release channels, che sono posizionati nella membrana del reticolo sarcoplasmatico.
I Ca2+ release channels hanno una struttura omotetramerica piuttosto differente dai canali di tipo L, che invece
costituiscono i sensori per i cambiamenti di potenziale.
I Ca2+ release channels nel reticolo sarcoplasmatico vengono anche detti recettori per la rianodina, perch sono inibiti
da una famiglia di farmaci che comprendono, appunto, la rianodina e la caffeina. Questi recettori sono raggruppati nella
porzione di RS che si affaccia sui tubuli T. Ciascuna delle quattro subunit di questi canali ha una larga estensione (che
viene chiamata anche piede). Ciascuna delle quattro subunit dei Ca2+ release channels complementare alla
proiezione citoplasmatica del canale di tipo L.
I Ca2+ release channels possono essere di due tipi a seconda del tessuto preso in considerazione. Nel tessuto
muscolare scheletrico abbiamo questi canali che sono regolati dallinterazione fra essi e i canali di tipo L del tubulo T.
Nel tessuto cardiaco lattivazione dei Ca2+ release channels pu incorrere anche grazie al calcio intracellulare. Il
processo di attivazione dei Ca2+ release channels del reticolo grazie al calcio intracellulare un processo noto come
CICR Ca2+induced Ca2+ release. La fonte dellelevata concentrazione del calcio per il CICR il calcio rilasciato

dal reticolo sarcoplasmatico oppure il calcio che entra nella cellula tramite i canali di tipo L durante i potenziali
dazione. Ad ogni modo, questo influsso di calcio esterno dal lume dei tubuli T non necessario per la contrazione del
muscolo scheletrico. Infatti la contrazione del muscolo scheletrico persiste anche quando il calcio assente dal fluido
extracellulare alla fibra muscolare.
Parlando del tessuto muscolare, la prossimit fisica di queste due proteine di membrana (canali L e release channels),
assieme alla capacit di entrambi di bloccare la contrazione muscolare, suggerisce che l'interazione fra questi due
diversi tipi di canali per il calcio alla base dellaccoppiamento fra leccitazione e la contrazione del muscolo. Lesatto
meccanismo di interazione fra questi due tipi di proteine non stato completamente compreso, tuttavia si sa che non
esclusivamente elettrico allo stesso modo in cui la conduttanza dei Ca2+ release channels non solo una questione
voltaggio dipendente. Una notevole estroflessione citoplasmatica della sub unit alfa 1 dei canali di tipo L sembra
essere necessaria per permettere linterazione fra i canali del calcio del tubulo T e quelli delle membrane del reticolo
sarcoplasmatico (che si affacciano luna sullaltra). Dopo la depolarizzazione dei canali di tipo L sul tubulo T e
lattivazione meccanica dei Ca2+ release channels nel reticolo sarcoplasmatico, il calcio stipato nel reticolo si libera
attraverso i Ca2+ release channels. Laumento della concentrazione di calcio attiva la troponina C, che permette la
sovrapposizione dei mio filamenti, come verr descritto in seguito. La contrazione del muscolo scheletrico, quindi,
include lintero processo che abbiamo appena descritto, partendo dalla depolarizzazione del tubulo T fino al ciclo di
contrazione.
Dopo che il potenziale di azione del muscolo scheletrico bello che finito, il calcio deve essere rimosso dal citoplasma
per far si che la contrazione cessi e per permettere il rilassamento. La rimozione del calcio dal reticolo sarcoplasmatico
avviene tramite due meccanismi. Il calcio pu essere estruso attraverso la membrana citoplasmatica oppure sequestrato
in compartimenti intracellulari.
Lestrusione del calcio pu avvenire tramite lantiporto fra sodio e calcio (trasporto attivo secondario), oppure la pompa
per il calcio a livello della membrana citoplasmatica. Tuttavia lestrusione attraverso la membrana cellulare andrebbe a
depletare le riserve di calcio della cellula, per questo motivo lestrusione dalla cellula un metodo poco utilizzato.
Invece la ricaptazione del calcio nel reticolo sarcoplasmatico il meccanismo pi importante che la cellula sfrutta per
far tornare le concentrazioni di calcio a quelle di riposo. La ricaptazione del calcio mediata da ATPasi di tipo SERCA.
Elevate concentrazioni di calcio nel lume del reticolo inibiscono lattivit delle SERCA. Questa inibizione pu essere
aggirata da specifiche proteine che legano il calcio allinterno del reticolo. Queste proteine leganti calcio mascherano
laumento della concentrazione del calcio nel reticolo durante la ricaptazione del calcio e quindi aumentano
sensibilmente la capacit del reticolo per il calcio. Esempi sono la calsequestrina e la calreticolina.
Muscolo liscio
Come avviene nel muscolo scheletrico, il muscolo liscio riceve un input dal sistema nervoso. Tuttavia linput sinaptico
al muscolo liscio differisce da quello scheletrico in due modi. Innanzitutto i neuroni fanno parte del sistema nervoso
autonomo piuttosto che di quello somatico. Secondariamente, il neurone effettua diversi contatti con una cellula
muscolare liscia. Ad ogni punto di contatto con la cellula, il diametro dellassone si espande sino a formare una serie di
rigonfiamenti chiamati varicosit che contengono i componenti per il rilascio del neurotrasmettitore.
La cellula muscolare liscia pu ricevere un input da pi di un neurone, inoltre vi scarso accoppiamento fra le singole
cellule muscolari lisce dovuto allesiguo numero di gap junctions. Come risultato, ogni cellula muscolare liscia pu
contrarsi indipendentemente dalle circostanti. Grazie a questo comportamento, per cui un unico tessuto si comporta
come costituito da molteplici unit indipendenti, il tessuto muscolare liscio anche detto multi unitario. Lappellativo
multi si riferisce alle fibre muscolari che si comportano indipendentemente le une dalle altre come singole unit. I
muscoli lisci multi unitari sono capaci di un controllo pi raffinato. Il muscolo liscio multinitario si trova a livello
delliride, dei muscoli erettori del pelo e di alcuni vasi.
In contrasto col muscolo liscio multiunitario, il tessuto muscolare della maggiorparte degli organi ha numerose comunicazioni intercellulari. In questa tipologia di muscolo liscio, le gap junctions permettono la comunicazione elettrica
fra cellule adiacenti. Questa comunicazione permette la contrazione coordinata di molteplici cellule. Dal momento che
queste cellule si contraggono come una singola unit, questa tipologia di muscolo liscio detta muscolo liscio unitario.
Il muscolo liscio unitario la forma predominante di muscolo liscio contenuto a livello delle pareti di organi viscerali
come il tratto gastrointestinale, lutero e la maggior parte dei vasi sanguigni. Per questo motivo questa tipologia di muscolo liscio detta anche muscolo liscio viscerale. Fra i vari muscoli lisci unitari, variazione nella resistenza
dellaccoppiamento intercellulare conduce ad una variazione nellestensione della singola unit. Ad esempio, nella vescica, un massiccio accoppiamento fra cellule va a descrivere unit funzionali di notevole dimensioni, che consentono
alle pareti muscolari della vescicola di contrarsi in sincronia.
Nel muscolo liscio i sarcomeri non sono unidirezionali e infatti la cellula muscolare liscia in grado di allungarsi in tutte le direzioni. Tali sarcomeri sono legati a corpi densi che sono lequivalente della linea Z nella cellula muscolare scheletrica.
I potenziali dazione delle cellule lisce possono essere brevi o prolungati
Mentre sia il muscolo scheletrico che quello cardiaco producono potenziali dazione che iniziano una contrazione, il
muscolo liscio produce un vasto range di variazioni nel potenziale di membrana che possono sia iniziare che modulare
una contrazione. I potenziali di azione che sono simili a quelli del muscolo scheletrico sono osservati nel muscolo liscio

unitario. Come avviene nei cardiomiociti, alcune cellule muscolari lisce mostrano potenziali dazione prolungati caratterizzati da plateau proeminenti. In queste cellule il potenziale di membrana varia in maniera graduale piuttosto che in
una maniera tutto o niente. I potenziali di azione sono visibili nel tessuto muscolare liscio unitario (o viscerale). Questi potenziali di azione mostrano un innalzamento pi lento ed una durata maggiore rispetto al muscolo scheletrico. Il
potenziale di azione in una cellula muscolare liscia pu avere un singolo picco, un picco seguito da un plateau, una serie
di picchi in cima a lente variazioni del potenziale. In qualsiasi caso, la fase di depolarizzazione riflette lapertura dei canali voltaggio dipendenti per il calcio. La corrente diretta verso linterno del calcio permette lulteriore depolarizzazione
della cellula e quindi spinge ulteriori canali per il calcio ad aprirsi. A questo punto, le cellule muscolari lisce possono
essere sottoposte allo stesso tipo di rigenerazione del potenziale del muscolo scheletrico. Come vale anche per il processo di depolarizzazione, anche la ripolarizzazione delle cellule muscolari lisce avviene molto lentamente. Due spiegazioni a questo possono essere le seguenti: 1) per prima cosa i canali per il calcio voltaggio dipendenti sono responsabili per
la fase di depolarizzazione della membrana e vengono inattivati lentamente. 2) La ripolarizzazione della membrana riflette la ritardata attivazione dei canali per il potassio voltaggio dipendenti. In alcuni tipi di muscolo liscio unitario, la
ripolarizzazione talmente ritardata che il potenziale di azione descrive un plateau proeminente. Questi plateau del potenziale possono durare anche centinaia di millisecondi. I plateau sono tipici del tratto urogenitale, inclusi uretere, vescicae utero. Questi notevoli plateau permettono lingresso del calcio per un lungo periodo di tempo permettendo di
mantenere le concentrazioni di queste elevate, e permettendo il mantenimento della contrazione.
Alcune cellule del tessuto muscolare liscio sono in grado di depolarizzarsi autonomamente.
Muscolo cardiaco
Il muscolo cardiaco e i suoi miociti hanno caratteristiche morfologiche differenti rispetto al muscolo scheletrico e le sue
cellule. I cardiomiociti sono piu corti, ramificati e interconnessi fra loro grazie a strutture dette dischi intercalari, che
possono essere osservati al microscopio come linee scure. I dischi intercalari che connettono le porzioni terminali di
ciascun cardiomiocita contengono desmosomi che collegano le cellule adiacenti da un punto di vista meccanico, e gap
junctions che legano le cellule da un punto di vista elettrico. Il muscolo cardiaco quindi si comporta come un sincizio
meccanico ed elettrico di cellule accoppiate, non come il muscolo scheletrico le cui fibre sono cellule separate unite fra
loro da tessuto connettivo. Come il tessuto scheletrico muscolare, il muscolo cardiaco striato e i suoi sarcomeri contengono un allineamento simile di filamenti spessi/sottili. La contrazione del muscolo cardiaco non iniziata dai neuroni come invece avviene nel muscolo scheletrico, ma da una eccitazione che origina dal pacemaker proprio del cuore, il
nodo seno atriale che genera spontanei e periodici potenziali dazione. Quando viene iniziato un potenziale di azione,
la corrente scorre tramite le gap junctions e depolarizza le cellule circostanti. Se la depolarizzazione innalza il potenziale di membrana oltre il valore soglia, un potenziale viene a generarsi anche nelle cellule adiacenti. I cardiomiociti ricevono linput da neuroni autonomi, ma il sistema nervoso simpatico e parasimpatico usano delle sinapsi per modulare la
contrazione del muscolo cardiaco piuttosto che per iniziare la stimolazione.
Mentre laccoppiamento elettromeccanico nel muscolo scheletrico non necessita dellingresso del calcio attraverso i canali L per il calcio, la contrazione del muscolo cardiaco ha assolutamente bisogno che il calcio fluisca attraverso questi
canali durante il potenziale dazione. Questo perch il lume del tubulo T una estensione dello spazio extracellulare, e
facilita la diffusione del calcio dallambiente extracellulare (che ne saturo di calcio) fino al sito di posizionamento di
questi canali L sulla membrana del tubulo stesso. In questo modo il calcio pu raggiungere simultaneamente sia le aree
pi superficiali che quelle pi profonde del muscolo. Tuttavia laumento delle concentrazioni di calcio risultante
dallinflusso del calcio non comunque sufficiente a iniziare la contrazione. Piuttosto, laumento delle concentrazioni
di calcio prodotte dai canali di tipo L largamente amplificato dai Ca2+ induced Ca2+ release del reticolo sarcoplasmatico attraverso i Ca2+ release channels. Infatti dal momento che i Ca2+ release channels rimangono aperti per un periodo di tempo pi lungo rispetto ai canali di tipo L, il contributo dei CICR allaumento delle concentrazioni del calcio
maggiore rispetto al contributo del flusso dei canali L dei tubuli T.
Sembra che ciascun canale di tipo L controlli solo un canale re leasing channel del tubulo T. quindi anche se il calcio
diffonde nel citosol, il rilascio di citosol da un sito non va ad indurre lapertura di canali per il calcio adiacenti. Quindi
gli eventi di rilascio del calcio non vengono propagati a livello del cardiomiocita. Infatti i Ca2+ release channels non
rispondono a generalizzati aumenti nelle concentrazioni di calcio citoplasmatico. Contrazioni muscolari cardiache avvengono come risultato di somme spaziali e temporali di singoli eventi correlati ai CICR.
Il potenziale di azione dei cardiomiociti origina a livello di un gruppo di cellule chiamato nodo seno atriale localizzato
nellatrio destro. Queste cellule si depolarizzano spontaneamente e innescano potenziali dazione a intervalli regolari. Il
numero varia fra le 60 e le 100 volte per minuto in un individuo a riposo. Sia il sistema simpatico che quello parasimpatico modulano lattivit (detto anche lautomatismo) di questo pacemaker intrinseco.
Dal momento che le cellule cardiache sono accoppiate elettricamente tramite gap junctions, il potenziale dazione si
propaga da cellula a cellula allo stesso modo in cui il potenziale dazione si propaga in lunghezza a livello di un assone.
Un potenziale dazione spontaneo originatosi dal nodo seno atriale si condurr tramite le singole cellule per tutto latrio
destro e raggiunger anche latrio sinistro. Circa un decimo di secondo dopo la sua origine, il segnale raggiunge il nodo
atrioventricolare. Limpulso non si allarga direttamente dallaltro al ventricolo a causa di un anello fibroso atrioventri-

colare. Invece, lunico pathway disponibile per limpulso quello tramite il fascio di His-Purkinje, un network di cellule conduttrici che trasmettono il segnale ai muscoli dei ventricoli.
Nel muscolo scheletrico il potenziale dazione dura qualche millisecondo e il fenomeno elettrico avviene leggermente
prima del fenomeno meccanico di contrazione. Nel muscolo cardiaco il potenziale inizia come il potenziale dazione del
muscolo scheletrico, quindi vi il sodio che entra. Ma poi abbiamo lingresso del calico che mantiene il potenziale molto alto per decine di millisecondi ( periodo refrattario molto lungo). Durante questo periodo refrattario assoluto la fibra
non pu essere nuovamente stimolata, quindi considerato un meccanismo di protezione ad ulteriori stimoli per tutta la
durata della sua contrazione. Inoltre nel muscolo cardiaco la contrazione muscolare si verifica contemporaneamente alla
depolarizzazione della membrana e non subito dopo come invece avviene nel muscolo scheletrico.
Linfluenza di una cellula cardiaca sullaltra dipende dalla differenza di voltaggio fra cellule e dalla resistenza della gap
junction che intercorre fra queste. Una gap junction una sinapsi elettrica che permette alla corrente di passare da una
cellula a quelle adiacenti. Secondo la legge di Ohm, la corrente che scorre dalla cellula A a quella B proporzionale alla
differenza di potenziale fra le due cellule, ma inversamente proporzione alla resistenza fra esse. Quando la resistenza fra
cellule molto bassa, queste sono strettamente accoppiate fra loro e le gap junction diventano una barriera davvero minima al passaggio della corrente depolarizzatrice.
La fase di inizio, la forma e la durata del potenziale dazione sono caratteristici delle diverse parti del cuore, e riflettono
le loro differenti funzioni. Queste distinzioni insorgono perch i miociti di ogni regione hanno caratteristiche anatomiche differenti e un determinato set di canali. Nel determinare il potenziale dazione sono coinvolte quattro diverse correnti:
La corrente del sodio, che responsabile della rapida depolarizzazione nel muscolo atriale e ventricolare e nelle fibre del Purkinje.
La corrente del calcio che resposabile della rapida depolarizzazione a livello del nodo seno atriale e atrioventricolare, e inoltre innesca la contrazione in tutti i miociti.
La corrente del potassio che la responsabile della ripolarizzazione dei cardiomiociti.
La corrente del pacemaker (If) che responsabile, in parte, per lattivit da pacemaker nel nodo seno atriale,
atrioventricolare e nelle fibre del Purkinje.
Allinfuori di queste quattro correnti, i canali trasportano numerose altre correnti nel muscolo cardiaco. Infatti, esistono
due trasportatori elettrogenici che trasportano corrente attraverso le membrane citoplasmatiche: lo scambiatore sodio
calcio e la pompa sodio potassio. Tradizionalmente i cambiamenti nel potenziale di membrana durante il potenziale
dazione a livello cardiaco si distinguono in due fasi distinte: quelli del nodo seno atriale e quelli del muscolo ventricolare.

Fase 0: la rapida ascesa del potenziale dazione. Se il picco dovuto solo alla corrente del calcio, esso sar lento. Se il
picco dovuto sia alla corrente del calcio che a quella del sodio, esso sar rapido.
Fase 1: E la rapida ripolarizzazione del potenziale di azione (quando si verifica). Questa fase determinata quasi esclusivamente alla inattivazione della corrente del sodio e del calcio, e pu anche dipendere minormente da una mobilizzazione di una corrente del potassio chiamata I omega (che indica una corrente temporanea diretta verso lesterno).
Fase2: E la fase del plateau del potenziale dazione, che proeminente nel muscolo ventricolare. Dipende dalla continua entrata di ioni calcio e sodio tramite i rispettivi canali. La depolarizzazione condotta dalla corrente per il sodio non
solo attiva lingresso del sodio nelle cellule circostanti, ma stimola anche le correnti per sodio e potassio allinterno della cellula stessa.
Fase 3: E la ripolarizzazione del potenziale dazione, dipende dalla corrente del potassio.
Fase 4: costituisce la fase diastolica del potenziale dazione. Il potenziale di membrana in questa fase definito potenziale diastolico. Nel nodo seno atriale e atrio ventricolare, cambiamenti relativi alla corrente del potassio, del calcio e
della corrente funny producono lattivit di pacemaker durante la fase quattro. Le fibre del Purkinje mostrano anchesse
unattivit da pacemaker ma solo grazie alla corrente funny. Il muscolo di atrio e ventricolo non possiedono una corrente tempo dipendente.
La corrente del potassio
Il potenziale dazione cardiaco dura molto di piu rispetto al potenziale del muscolo scheletrico, a causa della corrente
ripolarizzatrice del potassio che molto lenta e inoltre, a livello dei miociti atriali, delle fibre del Purkinje e dei miociti
ventricolari, essa si verifica con notevole ritardo. La corrente ripolarizzatrice del potassio trovata in tutte le cellule
cardiache ed responsabile della ripolarizzazione della membrana alla fine di un potenziale dazione. Due correnti
stanno al di sotto della corrente del potassio: una componente relativamente rapida nota come IKa ed una relativamente
lenta nota come IKs. La corrente del potassio contribuisce allattivit della cellule pacemaker disattivando il potenziale
diastolico. Oltre la corrente del potassio sono presenti nel tessuto cardiaco anche altre correnti correlate agli ioni potassio.
La corrente funny
Le cellule pacemaker non possiedono una fase 1. Qui abbiamo la depolarizzazione spontanea della membrana, dovuta
alla sua instabilit e che avviene a ritmo costante. Quando arriviamo alla soglia abbiamo lapertura dei canali del calcio
che determinano un potenziale lento. Poi abbiamo il potassio che ripolarizza la membrana ed in seguito una nuova fase
4. La depolarizzazione della membrana determinata (quella spontanea ovviamente) da una fantomatica corrente funny.
La corrente del pacemaker, o corrente funny, riscontrabile nel nodo seno atriale e atrio ventricolare e nelle fibre del
Purkinje. I canali che determinano questa corrente sono canali cationi non specifici chiamati HCN (hyperpolarization
activated, cyclic nucleotide gated), che sono correlati ai canali sottoposti a regolazione da parte di nucleotidi ciclici. I
canali HCN possono lasciar passare anche il sodio oltre che il potassio. A parit di permeabilit il sodio entrer maggiormente rispetto al potassio, dal momento che il suo potenziale elettrochimico molto maggiore (120mV). Le cariche
positive entrano e generano una depolarizzazione della membrana. Sono costituiti da sei segmenti trans membrana e
lintero sistema sensibile a modificazioni nel potenziale. Essi si chiamano funny perch non si attivano quando il potenziale diventa positivo, bens essi diventano funzionanti nelle circostanze di iperpolarizzazione (ovvero a fine fase 3).
Lattivazione di questi molto lenta (100 millisecondi) e la corrente non viene inattivata. La corrente funny produce
una corrente diretta verso linterno di carattere depolarizzante ed come se costringesse la cellula pacemaker a depolarizzarsi nuovamente. Come abbiamo detto prima questi canali sono modulati dallamp ciclico. Il legame dellamp ciclico con la proteina induce in essa delle modificazioni conformazionali aumentando le probabilit che tale canale sia aperto durante liperpolarizzazione. Questo legame allosterico durante lo status aperto del canale utile a stabilizzarne la
conformazione.
Canali rettificatori
Sono particolari canali che fanno passare gli ioni in un modo preferenziale, in una direzione particolare. Essi sono costituiti da due segmenti trans membrana anzich 6. La loro funzione quella di permettere lingresso del potassio. Essi lo
fanno entrare di pi quando i potenziali di membrana sono abbastanza negativi. Io, a livello del muscolo cardiaco, devo
evitare che la ripolarizzazione della membrana (dovuta alluscita del potassio) mi vada a determinare un eccessivo abbassamento del potenziale di membrana. Per questo motivo utilizzo tali canali che frenano la sua uscita ed evitano che il
potenziale diventi troppo negativo. Di conseguenza regolano leccitabilit del miocardio, perch fanno si che il potenziale torni alla sua normalit pi velocemente e permettono linizio di un nuovo stimolo.
Canali anionici
Alcuni esempi di canali anionici sono i canali per il cloro, come ad esempio il CFTR e i canali per il cloro voltaggio dipendenti. I canali voltaggio dipendenti per il cloro sono particolarmente diffusi a livello del tessuto muscolare scheletrico, e sono costituiti da 18 segmenti parzialmente trans membrana.
I CFTR a livello dei polmoni permettono lestrusione di cloro che, essendo osmoticamente attivo, va a fluidificare le
secrezioni mucose per facilitarne lespulsione.

Abbiamo anche i canali GABA dipendenti e quelli glicina dipendenti: sono canali mediatori legati a proteine canale che
fanno entrare cloro al loro legame col rispettivo ligando. Facendo entrare cloro aggiungo cariche negative (quindi
lequivalente del fare uscire cariche positive dalla cellula): la cellula si iperpolarizza e la allontano dal valore soglia che
fa generare il potenziale di azione. Di conseguenza ho unazione inibitoria alla formazione di un potenziale di azione. I
neurotrasmettitori inibitori funzionano praticamente cosi.
Anche le gap junctions possono essere sottoposte a regolazione, non bisogna quindi immaginarle come tubi inerti che
collegano le cellule fra loro.

Trasmissione sinaptica
Le sinapsi chimiche usano molecole diffusibili per comunicare messaggi fra due cellule. La prima sinapsi chimica che
vene studiata nel dettaglio era quella della giunzione neuromuscolare. Ora sappiamo che tutte le sinapsi possiedono
alcune caratteristiche comuni fra loro dal punto di vista dei meccanismi biochimici e fisiologici.
E utile per ripassare quali siano i meccanismi comuni a tutte le sinapsi chimiche.
1) Il neurotrasmettitore contenuto in vescicole membranose concentrate e stivate a livello del terminale
presinaptico.
2) La membrana presinaptica si depolarizza come risultato di un potenziale dazione
3) La depolarizzazione stimola i canali voltaggio dipendenti per il calcio ad aprirsi, permettendo al calcio di fluire
allinterno del terminale
4) Laumento del calcio intracellulare determina la fusione delle vescicole con la membrana presinaptica, La
fusione calcio dipendente pu anche essere determinata da una specifica proteina chiamata sinaptotagmina. Gli
eventi di fusione sono incredibilmente veloci, ogni singola esocitosi necessita di una frazione di millisecondo
per essere portata a termine.
5) Il trasmettitore rilasciato nello spazio intracellulare in specifiche concentrazione e diffonde passivamente
nella fessura sinaptica.
6) Parte del neurotrasmettitore si lega ai recettori posti nella membrana postsinaptica, e i recettori cosi attivati
stimolano linsorgenza di eventi post sinaptici, solitamente questi prevedono lapertura di canali ionici o
lattivazione di secondi messaggeri a partire da proteine G attive.
7) Le molecole del neurotrasmettitore diffondono via dai recettori postsinaptici e sono eventualmente degradati
da enzimi o recuperati dalle cellule da un processo di ricaptazione attivo. Inoltre il terminale presinaptico
recupera le membrane delle vescicole esocitate tramite endocitosi.
Le sinapsi riassumono diversi criteri fondamentali quali:
-connettivit: secondo cui le cellule nervose tendono a compattarsi a formare sinapsi
-direzionalit: gli impulsi nervosi hanno una direzione e linformazione passa attraverso le sinapsi dal centro verso la
periferia (segnale efferente) o viceversa (afferente).
-aggregazione: le cellule nervose tendono ad aggregarsi in gruppi sia per quanto riguarda i nuclei che per quanto
riguarda gli assoni. Laggregazione di nuclei nel SNC prende il nome di nuclei, nel SNP prende invece il nome di
gangli. Laggregazione degli assoni prende il nome di vie nervose nel SNC e di nervi nel SNP.
-reciprocit: le vie di connessione fra due cellule sono generalmente replicabili anche in senso contrario.
-topografia: le cellule nervose dei nuclei del SNC e dei gangli del SNP si suddividono in sottogruppi che inviano i loro
neuriti a zone corrispondentemente ristrette dellorganismo.
La trasmissione sinaptica avviene per lo pi mediante la traduzione di un segnale elettrico in un segnale chimico. Vi di
conseguenza una proporzionalit fra il segnale elettrico e quello chimico. Esistono anche delle sinapsi elettriche, che
sono particolari. Un esempio di queste riscontrabile a livello del tessuto muscolare liscio o di quello cardiaco, dove le
singole cellule sono collegate fra loro mediante gap junction. La sinapsi elettrica un passaggio non mediato da
intermedi chimici. Sono sinapsi pi rare e si verificano soprattutto negli invertebrati e nei vertebrati inferiori. Nel nostro
organismo prevalgono le sinapsi chimiche.
Recettori per i neurotrasmettitori
I recettori per i neurotrasmettitori trasducono le informazioni tramite due meccanismi molecolari che sono i canali
ionici attivati da ligandi e i recettori accoppiati alle proteine G. Numerose molecole di neurotrasmettitori, come ad
esempio il glutammato e lacetilcolina, possiedono recettori di entrambi i tipi sovra citati. I recettori possono quindi
distinguersi in recettori ionotropici e recettori metabotropici. Lattivazione di un recettore ionotropo determina la
rapida apertura di canali ionici. Questa attivazione dei canali va a determinare una depolarizzazione o
iperpolarizzazione della membrana postsinaptica, ovviamente a seconda della selettivit del canale. Lattivazione di
recettori metabotropici va a determinare lattivazione delle subunit alfa beta e gamma della proteina G che possono
quindi avere un vasto range di eventi da far verificare. Possono interagire con canali ionici o proteine effettrici o

secondi messaggeri. Per loro natura, i recettori ionotropici mediano risposte sinaptiche che avvengono nellarco di un
millisecondo, mentre i recettori metabotropici mediano risposte pi lente che hanno tempistiche che vanno da pochi
secondi a qualche minuto. I neurotrasmettitori che sfruttano i secondi messaggeri provocano unamplificazione del
segnale, per cui gli effetti della sostanza permangono anche dopo che questa si distaccata dal recettore. Leffetto dei
recettori metabotropici generalmente complesso, infatti non solo determinano modificazioni nella trascrizione di geni
ma influenzano anche i canali ionici. Possono infatti determinare la fosforilazione dei canali.
Un esempio di ligando che possiede recettori di ambo i tipi dato dallacetilcolina.
I recettori ionotropici sono chiamati recettori nicotinici mentre quelli metabotropici sono detti muscarinici. I suddetti
nomi sono stati dati in base ad una classificazione farmacologica.
Per quanto riguarda i recettori ionotropici, questi vanno ad aumentare la permeabilit della membrana a sodio e
potassio, provocando una breve depolarizzazione che attiva la fibra muscolare. Nel caso dei recettori muscarinici, essi
vanno ad aprire un canale rettificatore per il potassio, detto anche GIRK, determinando una iperpolarizzazione della
membrana e provocando una inibizione delleccitazione cardiaca. Questi meccanismi distinti sono le basi molecolari
dellapparente conflitto per cui lacetilcolina attiva il muscolo scheletrico ma inibisce il muscolo cardiaco.
Tipi di neuroni
Nel sistema nervoso centrale conosciamo tre tipi di neuroni:
- Neuroni sensitivi o afferenti: il cui nucleo non si trova nel SNC ma nei gangli. Trasportano le informazioni
dagli organi sensoriali al sistema nervoso centrale.
- Interneuroni: determinano le connessioni intermedie, sono neuroni corti e grassocci con dendriti simili al
neurite e raccolgono i messaggi e li distribuiscono.
- Motoneuroni o neuroni efferenti: emanano impulsi dal sistema nervoso centrale alla periferia
Nel sistema nervoso esiste anche il popolo della glia in numero nettamente superiore rispetto a quello delle cellule
nervose.
Abbiamo gli oligodendrociti (che avvolgono di mielina molteplici assoni nel SNC), la microglia (che difendono e
puliscono), gli astrociti (che rivestono le sinapsi e i vasi sanguigni e fanno da ponte fra luno e laltro).
Sinapsi
Le sinapsi possono distinguersi in diverse tipologie a seconda dei terminali coinvolti in essa:
- Sinapsi assoassoniche
- Sinapsi assodendritiche
- Sinapsi assosomatiche
Neurotrasmettitori
Esiste un ingente numero di neurotrasmettitori, al momento se ne conoscono circa una cinquantina. Essi sono localizzati
a livello dei terminali nervosi e sono liberati a seguito della depolarizzazione del terminale. Sono riscontrabili recettori
per tot neurotrasmettitori nel neurone post sinaptico.
I neurotrasmettitori possono essere classificati da un punto di vista chimico o funzionale.
Classificazione chimica dei neurotrasmettitori
Questa classificazione indipendente dallorganizzazione post sinaptica, e fra queste riconosciamo lacetilcolina, le
ammine biogene, gli amminoacidi, i peptidi, e i nuovi messaggeri (praticamente tutto quello che non ci aspettavamo
fossero neurotrasmettitori e invece lo sono).
Questi neurotrasmettitori possono essere a loro volta organizzati in:
- Neurotrasmettitori classici: di cui fanno parte lacetilcolina, le ammine biogene (catelcolammine come
dopamina e adrenalina, triptammine come la serotonina), gli amminoacidi (gaba, glicina)
- Neurotrasmettitori non classici: di cui fanno parte i neuropeptidi (peptide P, oppiacei endogeni come le
endorfine) e i nuovi messaggeri (ossido nitrico).
Classificazione funzionale dei neurotrasmettitori
Dal punto di vista funzionale i neurotrasmettitori possono essere catalogati in base alla loro attivit. Questa
classificazione dipendente dallorganizzazione post sinaptica.
Abbiamo i neurotrasmettitori eccitatori che causano una depolarizzazione della membrana (perch influenzano i canali
del sodio), e i neurotrasmettitori inibitori che invece iperpolarizzeranno la membrana (agendo sui canali del potassio e
del cloro).
Sempre fra le classificazioni di tipo funzionale avremo anche la distinzione in recettori per neurotrasmettitori che sono
ionotropici o metabotropici.

Trasporto assonale
I neurotrasmettitori a basso peso molecolare vengono trasferiti dal soma al terminale tramite un tarsporto anterogrado
assonale lento. Nel caso di peptidi neurotrasmettitori, questi vengono sintetizzati come preproteine e la vescicola
contenente essa va ad unirsi al terminale rilasciando il prodotto. E un trasporto, invece, rapido.
Negli assoni dei neuroni esistono dei microtubuli che veicolano lesocitosi dei neurotrasmettitori. I tubuli sono strutture
dinamiche che polimerizzano e depolimerizzano. Il terminale plus quello dove avviene il processo di catastrofe, quella
meno quella dove avviene la sintesi. Mentre i microtubuli sono formati da tubuline, i microfilamenti sono costituiti da
actina. I microtubuli sono dinamicamente instabili e sono soggetti ad un fenomeno chiamato catastrofe. Mentre nelle
cellule normali il terminale plus dei microtubuli esposto sempre verso la periferia, nei neuroni questa circostanza varia
a seconda che stiamo parlando dellassone oppure dei dendriti. Nei dendriti, infatti, i tubuli espongono il plus sia in
periferia che verso il soma, mentre lassone espone verso la periferia solo i terminali plus.
Le proteine che mediano il trasporto di vescicole dalla porzione meno a quella plus sono chiamate kinesine (trasporto
anterogrado), mentre quelle che mediano il trasporto dalla porzione plus a quella meno sono dette dineine (trasporto
retrogrado).
Trasporto anterogrado veloce pony express LOL
Organelli membranosi, tra i quali riconosciamo le vescicole e i mitocondri, sono il carico principale del trasporto
anterogrado veloce. Le proteine, i lipidi e i polisaccaridi che si muovono velocemente negli assoni sono capaci di fare
ci perch si fanno un giro allinterno o al di sopra di un organello membranoso. Gli organelli e le vescicole, con i loro
carichi di macromolecole biologiche, si muovono lungo microtubuli con laiuto di proteine motrici chiamate chinesine.
Le chinesine sfruttano ATP per muovere il loro carico sui microtubuli. Questo sistema pu muovere vescicole ad una
velocit di circa 400 mm/giorno. Le chinesine si muovono sempre verso la parte plus del microtubulo
Trasporto veloce retrogrado
Questa tipologia di trasporto permewsa da una tipologia differente di proteine che si chiamano dineine. Analogamente
alle chinesine, le dineine si muovono sui microtubuli sfruttando lATP. Le dineine per si muovono nella direzione
opposta rispetto alle chinesine. Il trasporto retrogrado un meccanismo che permette il trasporto di sostanze come
fattori di crescita (come il NGF, nerve growth factor) e consente loro di raggiungere in nucleo del neurone
influenzandone la sua sopravvivenza. Si osservato che la perdita della sintesi di ATP va a creare problemi a livello sia
del trasporto anterogrado che quello retrogrado.
Trasporto anterogrado lento snail mail LOLOL
Gli assoni necessitano di molte proteine, in primis necessitano delle proteine del citoscheletro e degli enzimi
(soprattutto quelli coinvolti nella sintesi di neurotrasmettitori). Queste proteine raggiungono la loro destinazione tramite
un meccanismo di trasporto anterogrado lento, che provoca lo spostamento di materiali con una velocit di circa 0,2-8
mm/giorno. Le proteine che vengono trasportate con la maggior lentezza sono le subunit dei neurofilamenti e dei
microtubuli. Il meccanismo del trasporto lento anterogrado non stato perfettamente compreso, ma si pensa che anche
qui siano coinvolti dei motori cellulari. Infatti le differenze fra trasporto lento e veloce riguardano principalmente il
numero di interruzioni riscontrabili lungo il viaggio che porta la molecola da trasportare dal suo sito di origine alla sua
meta.
Le vescicole contenenti neurotrasmettitori possono distinguersi in base alla dimensione ed al colore.
I neurotrasmettitori classici sono sintetizzati nel terminale presinaptico e sono visibili al microscopio come piccole
vescicole a centro chiaro. I neurotrasmettitori non classici sono sintetizzati nel soma e raggiungono il terminale
presinaptico allinterno di piccole vescicole dal centro scuro.
A volte nel terminale presinaptico possono trovarsi entrambe le tipologie di vescicole, e la selezione delle vescicole da
esocitare determinata in base alla frequenza di scarica che raggiunge il terminale presinaptico. Il potenziale di scarica
di un neurone il numero di potenziali di azione che esso riesce a determinare nellunit di tempo. Quando ce ne sono
pochi vengono rilasciate le vescicole chiare. Quando invece aumenta la frequenza si mettono in moto le vescicole scure.
Come fa il neurotrasmettitore ad entrare dentro la vescicola?
Solitamente per permettere lo stivaggio dei neurotrasmettitori allinterno di vescicole vengono sfruttate delle ATPasi di
tipo V che costringeranno protoni ad entrare allinterno delle vescicole. Verr quindi a generarsi una data
concentrazione di protoni con un gradiente elettrochimico che tender a farli uscire dalla vescicola. Lefflusso di protoni
dalla vescicola andr a determinare la liberazione di energia sufficiente a far entrare il neurotrasmettitore allinterno
della vescicola per antiporto (quindi un trasporto attivo primario e poi un trasporto attivo secondario).
Distribuzione delle vescicole nel terminale presinaptico ed esocitosi
Nel terminale presinaptico abbiamo tre aggregati di vescicole: una piccola parte (1%) quella vicinissima alla
membrana ed gi attiva e funzionante. Poi abbiamo le vescicole riciclate che costituiscono circa il 10% delle vescicole
nel terminale, e dietro abbiamo il pool di riserva che costituisce fino al 90% delle vescicole.
Le vescicole del pool di riserva vengono mobilitate da una proteina chiamata sinapsina II.

La sinaptobrevina una proteina vescicolare con un segmento transmembrana. Essa fa parte della famiglia delle VSnare e forma un complesso con altre due proteine che sono invece situate sul terminale presinaptico. Sostanze come il
botulino o il tetano digeriscono la sinaptobrevina e sono inibitori della esocitosi dei neurotrasmettitori. La
sinaptotagmina percepisce innalzamenti nelle concentrazioni del calcio e stimola lesocitosi delle vescicole.
Le sinapsine sono un gruppo di proteine vescicolari che normalmente mediano lattacco delle vescicole al citoscheletro.
Con laumento delle concentrazioni di calcio, le sinapsine si staccano e permettono alle vescicole di muoversi verso le
porzioni attive della membrana presinaptica. La sinstassina ancorata alla membrana presinaptica tramite un segmento.
Anche SNAP 25 legato alla membrana presinaptica. Sia la sintassina che SNAP 25 sono T snares. La sinaptobrevina,
la sinstassina e SNAP 25 cominciano ad avvolgersi vicendevolmente. Il risultato un complesso ternario di alfa eliche.
In questa maniera la membrana della vescicola viene avvicinata alla membrana presinaptica. Il calcio entra tramite i
suoi canali voltaggio dipendenti provocando lesocitosi finale. Si ritiene che la sinaptotagmina sia un sensore
dellaumento delle concentrazioni di calcio. La sinaptobrevina distaccatasi viene probabilmente riendocitata, mentre la
sintassina e SNAP 25 che invece sono sulla membrana presinaptica restano l e si preparano alla prossima esocitosi.
Kiss and run
E un tipo di fusione vescicolare nella quale la vescicola in questione si apre e si chiude in maniera temporanea. In
questa particolare forma di esocitosi la vescicola si lega e si fonde temporaneamente alla membrana presinaptica, con lo
scopo di rilasciare il suo neurotrasmettitore. Subito dopo la vescicola viene riciclata. Lapertura della vescicola avviene
solitamente a livello dei punti di ingresso del calcio.
Il kiss and run differisce dalla piena fusione delle vescicole nella membrana presinaptica, dove, in questo caso, le
vescicole vengono successivamente recuperate tramite processi mediati da clatrina. Nel kiss and run si ritiene che
vengano sfruttate proteine appartenenti alle SNARE invece.
Sintesi di ossido nitrico
Lossido nitrico viene sintetizzato grazie ad un enzima che si chiama ossido nitrico sinettasi (o NOS). Esso proviene
dallarginina, la quale, tramite conversione in citrullina, determina il rilascio di ossido nitrico. Una parte di tale ossido
nitrico viene utilizzata per la conversione di GTP in cGMP, che a sua volta regolatore di alcune proteine chinasi G.
Lossido nitrico venne scoperto inizialmente a livello degli endoteli, in quanto ne favoriva il rilassamento la
vasodilatazione. La ossidonitrico sintasi stata riscontrata anche nei neuroni.
Ma il NO un gas, e non possiede direzionalit come invece gli altri neurotrasmettitori, quindi como se fa?
Esso infatti quando si libera dalla sua vescicola se ne va in tutte le direzioni. Il NO infatti pu essere utilizzato dal
neurone post sinaptico per invertire la direzione della sinapsi. Per questo motivo lossido nitrico possiede un ruolo come
messaggero retrogrado.
Struttura di alcuni neurotrasmettitori classici
Sappiamo che il cloro aggiunge cariche negative alla cellula. Neurotrasmettitori che modificano la permeabilit della
membrana al cloro sono ad esempio quelli per il GABA e per la glicina, che portano ad una iperpolarizzazione della
cellula. Le benzodiazepine aumentano la sensibilit del canale al GABA, che un neurotrasmettitore dal carattere
inibitorio. Questa combinazione permettere di mantenere il canale per il cloro maggiormente aperto e di farne entrare in
quantit maggiori nella cellula. Di conseguenza viene ridotta leccitazione. Anche i barbiturici hanno questo effetto ma
possono uccidere se presi in gradi dosi, cosa praticamente impossibile con le benzodiazepine. Il recettore per il gaba B
un recettore metabotropo a serpentina, costituito da sette segmenti transmembrana. Il recettore per il GABA A invece
un recettore ionotropico.
Anche lacetilcolina possiede recettori ionotropi (nicotinici) e metabotropici (muscarinici). Lo stesso discorso vale
anche per i recettori dellacido glutammico: quelli ionotropi sono canali che permettono il passaggio di sodio e calcio.
Quelli metabotropici inviano invece secondi messaggeri intracellulari.
Trasmissione neuromuscolare
Nella trasmissione neuromuscolare abbiamo i neurotrasmettitori classici come lacetilcolina, che vengono liberati e si
legano ai recettori. Lacetilcolina viene inattivata dallacetilcolina esterasi, presente nello spazio sinaptico, che la
idrolizza. La colina derivante dallidrolisi causata da questo enzima viene recuperata. Lintervento di questo enzima
garantisce che il neurotrasmettitore non stia troppo tempo legato al recettore.
La sinapsi neuromuscolare fu il primo tipo di sinapsi mai studiata, ed classificata fra le sinapsi periferiche.
I moto neuroni che possiedono il soma nel midollo spinale hanno lunghi assoni che si estendono sino al punto di
contatto con un dato muscolo. Ciascuna diramazione di un assone innerva una fibra separata del muscolo scheletrico.
Tutte le fibre muscolari che risultano innervate da un dato assone (e le sue diramazioni) prende il nome di unit
motoria. Solitamente un assone possiede un unico punto di contatto sinaptico con la fibra muscolare, e questa regione
prende il nome di giunzione neuromuscolare o placca motrice. Una placca motrice vede la presenza di arborizzazioni
di un nervo non mielinizzato. Le terminazioni che prendono contatto con la fibra muscolare sono detti bottoni. Le
cellule di Schwann sono associate con il terminale nervoso e formano una copertura. La membrana postsinaptica della
fibra muscolare che giace al di sotto del terminale nervoso caratterizzata dalla presenza di estese invaginazioni note
come pieghe. Questi invaginamenti aumentano la superficie esposta nella regione postsinaptica. Lo spazio sinaptico

colmato da un intreccio di proteine e proteoglicani che fanno parte della matrice extracellulare. Una regione particolare
della membrana basale del muscolo contiene diverse proteine che mediano ladesione della giunzione neuromuscolare e
giocano un importante ruolo nello sviluppo e nella rigenerazione della sinapsi. La membrana basale qui contiene anche
elevate concentrazioni di un enzima noto come acetilcolina esterasi.
Le vescicole vengono sintetizzate a livello del soma e tramite il trasporto assonale veloce vengono traslocati al
terminale nervoso. Ogni vescicola contiene da 6mila a 10mila molecole di acetilcolina. Lacetilcolina viene sintetizzata
nel terminale sinaptico, e fuori dalla vescicola a partire da acetilCoA e colina.
La sinapsi neuromuscolare si chiama sinapsi uno a uno perch quando il potenziale di azione del neurone invade il
terminale, viene liberato del neurotrasmettitore per far si che la fibra muscolare si contragga. Quindi quando viene
attivato il neurone, si attiva anche la fibra muscolare innervata da questo.
Quando avviene il rilascio di neurotrasmettitore, sula placca muscolare vedo recettori ionotropi per lacetilcolina. Nelle
zone limitrofe alla placca muscolare osservo la presenza di canali voltaggio dipendenti per il sodio e per il potassio, che
permettono linsorgenza del potenziale dazione. La liberazione di acetilcolina fa depolarizzare la membrana della
placca, e questo segnale cosi ampio che mi porta a soglia anche le porzioni di membrana che circondano la placca
muscolare. Il segnale non nasce esattamente nella placca muscolare, ma nelle zone limitrofe ad essa perch l che sono
localizzati i canali per il sodio e per il potassio. Nella porzione della placca si concentra lacetilcolina esterasi. Essa un
enzima che sta fuori dalla cellula attaccata alla membrana tramite residui lipidici o proteici ( unancora a GPI,
glicosilfosfatidilinositolo). Tale enzima ripulendo lo spazio sinaptico dallacetilcolina permette la formazione di un
nuovo impulso successivamente al precedente. Ogni tanto pu verificarsi il rilascio casuale di vescicole di acetilcolina.
Ogni vescicola di acetilcolina considerata come un quanto di neurotrasmettitore. La placca motrice molto
importante per permettere il funzionamento dei muscoli scheletrici.
Agonisti e antagonisti nei recettori nicotinici
Esistono sostanze in grado di interferire o mediare la trasmissione neuromuscolare: un esempio la nicotina (che si
chiama cosi perch quando fu portata dagli spagnoli alla corte di spagna, lambasciatore francese Jean Nicot ne fece
portare alla corte di francia). Fra quelli che invece fanno interferenza abbiamo la tubocurarina che un antagonista
dellacetilcolina. Il curaro in particolare un veleno che fu scoperto in amazzonia e che veniva utilizzato per uccidere
gli animali durante la caccia, un bloccante non depolarizzante che appunto blocca la placca motrice perch ne blocca
i recettori. Il curaro pu essere mangiato perch non attraversa la barriera ematoencefalica n tantomeno viene
assimilato con la digestione. Il curaro veniva anche utilizzato come anestesia perch induceva il rilassamento
muscolare. Per eliminare il curaro veniva inibita lacetilcolina esterasi, un modo tale che venisse rilasciata una maggiore
quantit di acetilcolina che combatte con il curaro per il legame con il recettore. Fra gli antagonisti con attivit
depolarizzante abbiamo invece la succinilcolina, che simile allacetilcolina, arriva sul recettore e invece di bloccarlo
lo fa funzionare ma non viene inibita dallacetilcolina esterasi ovviamente. Tale sostanza mantiene la placca
depolarizzata costantemente non facendole determinare pi potenziali dazione.
Quindi i metodi per blcocare la placca motrice sono due: o blocco i canali evitando la depolarizzazione oppure
mantengo la placca costantemente depolarizzata.
Inibizione dellacetilcolina esterasi
Una variet di inibitori per lacetilcolina esterasi sono stati utili nel definire il contibuto dellacetilcolina esterasi alle
risposte muscolari. Linibizione dellacetilcolina esterasi generalmente aumenta lampiezza e prolunga la durata della
risposta postsinaptca allacetilcolina. Quindi lenzima gioca un ruolo importante nel limitare lazione eccitatoria
dellacetilcolina nelle condizioni fisiologiche normali. La fisostigmina un esempio di inibitore dellacetilcolina
esterasi. Questa sostanza produce una forma carbammilata dellacetilcolina esterasi che risulta inattiva. Unaltra classe
di inibitore questa volta sintetici sono i composti organofosfati che sono inibitori irreversibili. Queste sostanze
reagiscono il residuo di serina dellacetilcolina esterasi e formano una modificazione covalente praticamente
irreversibile. Sono letali. Provocano paralisi flaccida ai muscoli respiratory. Il gas nervino una forma volatile di queste
sostanze. Farmaci che vengono somministrati per questi casi sono la atropina e la pralidossina, questultima che
defosforila lacetilcolina esterasi.
Per saggiare la gravit dellavvelenamento da organofosfati basta determinare la quantit di acetilcolina esterasi nei
globuli rossi. I recettori muscarinici risultano anchessi iperattivati se viene inibita la acetilcolina esterasi. Per riuscire a
salvare un individuo avvelenato, che ha una paralisi da depolarizzazione eccessiva di tutte le membrane, in casi di
emergenza devo per prima cosa tenere vivo il paziente e quindi devo inibirei sintomi da eccesso di depolarizzazione.
Dopodich uso la pralidossina che rigenera acetilcolina esterasi e mi riporta il sistema alla norma.
Tetano e botulino
Le tossine tetaniche e botuliniche sono tossine molto pericolose e sono proteine che si legano ai componenti delle
membrane sinaptiche quali i gangliosidi (che sono glicolipidi di membrana) e se ne stanno l. Quando le vescicole si
aprono per liberare acetilcolina, essi si legano ai terminali colinergici (-> terminale il cui neurotrasmettitore lACh) e
si legano alle proteine delle vescicole come la SV2, sinaptobrevina e SNAP 25 nellesatto momento in cui queste
vescicole si stanno aprendo. In questo modo quando la cellula recupera la vescicola, la tossina entra nella cellula e si
mangia le proteine vescicolari. I neuroni infatti tendono ad assimilare delle proteine quando riassorbono le vescicole,
come ad esempio il NGF o nerve growth factor. Tali tossine paralizzano le sinapsi a cui si legano. Le tossine tetaniche

sono piu pericolose perch vengono trasportate per trasporto retrogrado, raggiungono il midollo spinale e l inibisce i
neuroni inibitori. Quindi la tossina tetanica d una paralisi spastica (che differisce dalla paralisi flaccida perch quella
flaccida provoca una perdita del tono muscolare, mentre nella paralisi spastica il tono muscolare aumenta notevolmente
e quindi vi una notevole resistenza al movimento passivo di un arto).
Il tetano agisce inibendo il rilascio di neurotrasmettitori da parte dei neuroni inibitori, provoca quindi paralisi spastica.
Il botulino agisce inibendo il rilascio di acetilcolina da parte dei motoneuroni e comporta la paralisi flaccida. La tossina
del botulino usata anche in cosmesi ed in medicina, in questultimo caso utilizzata nel caso degli strabici che non
riescono a mettere a fuoco un dato oggetto a causa dellelevata tensione di alcuni muscoli oculari. Lutilizzo del
botulino permette a questi soggetti di fare questo perch va a determinare il rilassamento dei suddetti muscoli.
La paralisi flaccida viene a determinarsi conseguentemente ad una depolarizzazione costante del muscolo, e della
ricaptazione del calcio allinterno degli organuli intracellulari. Il calcio viene quindi rimosso dallambiente
intracellulare determinando il rilassamento e dal momento che la fibra permane in uno stato di depolarizzazione non
potr depolarizzarsi ulteriormente e non permetter il rilascio del calcio.
Sommazione temporale e spaziale
Diversi dendriti convergono in un unico corpo centrale, dal quale un singolo assone emerge e si ramifica molteplici
volte. Ogni ramo termina con un terminale presinaptico che trae contatti con unaltra cellula. Per la maggiorparte dei
neuroni i dendriti sono il principale siti per linput sinaptico, anche se le sinapsi possono avvenire anche a livello del
soma o del monticolo assonico, o anche direttamente sullassone. Ma a prescindere dalla loro origine, i segnali scorrono
dal dendrite al soma allassone per terminare a livello delle sinapsi nel successivo set di cellule. Input di carattere
eccitatorio generalmente determinano un flusso diretto verso linterno di cariche positive attraverso la membrana
dendritica. Dal momento che il versante interno della membrana di un neurone a riposo polarizzato negativamente
rispetto al versante esterno, questa corrente diretta verso linterno rende lambiente meno negativo e quindi depolarizza
la cellula. Viceversa, un input inibitorio in un neurone solitamente genera una corrente in uscita e iperpolarizza la
membrana. Se il neurone riceve un input da una cellula adiacente tramite una sinapsi chimica, il neurotrasmettitore
stimola le correnti attivando canali ionici. Se la cellula un neurone sensitivo, gli stimoli ambientali attivano i canali
ionici e producono un flusso di corrente. Cambiamenti nel potenziale della membrana in un neurone determinati dal
flusso di cariche che si verificano conseguentemente ad una sinapsi vengono chiamati potenziali postsinaptici (PSP).
Viene chiamato invece potenziale recettore se generato nella porzione terminale di un nervo sensitivo (dendrite) a
partire da uno stimolo esterno. Nel caso della trasmissione sinaptica, variazioni nel potenziale postsinaptico possono
essere sia in positivo che in negativo. Se il neurotrasmettitore di tipo eccitatorio, produce un potenziale postsinaptico
eccitatorio (EPSP). Viceversa se il neurotrasmettitore inibitorio, determiner un potenziale postsinaptico inibitorio
(IPSP). In entrambi i casi lo stimolo determina un cambiamento nel potenziale di membrana che pu essere piccolo o
grande, a seconda della potenza e del numero di stimoli. Stimoli sensoriali dintensit maggiore generano potenziali di
recettore maggiore; allo stesso modo pi sinapsi attivate insieme generano potenziali postsinaptici maggiori. Una
risposta graduata una forma di codifica neuronale per cui la grandezza e la durata dellinput sono codificati con
variazioni di durata e grandezza nel potenziale dendritico. I potenziali sinaptici che si generano alla fine di un dendrite
vengono comunicati al soma. Tuttavia durante la trasmissione del segnale questo subisce una certa attenuazione.
Quando un potenziale eccitatorio raggiunge il soma pu combinarsi anche con potenziali eccitatori provenienti da altri
dendriti. Questo comportamento denominato sommazione spaziale e pu determinare la formazione di potenziali
eccitatori notevolmente pi ampi rispetto a quelli che originerebbero da una singola sinapsi. La sommazione temporale
invece, si verifica quando i potenziali eccitatori arrivano rapidamente in successione: quando il primo potenziale
eccitatorio non si ancora completamente dissipato, un secondo potenziale eccitatorio aggiunge la sua ampiezza al
residuo del precedente.
Il neurone che riceve lo stimolo integra le informazioni ricevute dalla sommazione spaziale e temporale. La
sommazione temporale e spaziale ovviamente non coinvolge solamente i segnali eccitatori, ma pu riguardare anche
sommazioni fra segnali inibitori ed eccitatori fra loro. Un segnale eccitatorio, quindi, pu essere abbassato da una
sinapsi inibitoria che non gli permette di raggiungere la soglia anche se la sola stimolazione eccitatoria suddetta ci
sarebbe riuscita. Analogamente vale per la sommazione spaziale.
Neural coding
Il ruolo del neurone quello di ricevere e trasmettere informazioni. I neuroni ricevono informazioni tramite il dendrite,
e tale dendrite riceve informazioni grazie ad una giunzione con un altro neurone chiamata sinapsi. Il dendrite per pu
differenziarsi come recettore sensitivo per rilevare stimoli sensoriali specifici di tipo chimico per il gusto e lolfatto, o di
pressione/calore, oppure ancora fluttuazioni luminose per la vista. Se il dendrite un recettore sensoriale esso risponde
allintensit dello stimolo sensoriale, oppure al calore o alla pressione sulla pelle. Per la visione esso risponde alla
luminosit della luce. Lintensit dello stimolo produce una depolarizzazione elettrica proporzionale ad essa. Questa
depolarizzazione graduale detta potenziale del recettore. Se lintensit dello stimolo troppo debole, il potenziale del
recettore si smorza e muore prima di raggiungere il monticolo assonico, e quindi il neurone non trasmette nessuna
informazione a riguardo dello stimolo. Comunque sia, se lo stimolo sufficientemente intenso da generare un
potenziale di recettore in grado di raggiungere il monticolo assonico, esso generer un potenziale dazione nellassone. I
potenziali dazione sono risposte del tipo tutto o niente, quindi non sono proporzionali allintensit dello stimolo. Pi

sar intenso lo stimolo, pi risulter grande il potenziale di recettore nel dendrite e pi sar elevata la frequenza di
scarica di potenziali dazione a livello dellassone. Uno stimolo di bassa intensit causer un debole potenziale di
recettore e una debole frequenza di scarica. Uno stimolo moderato causer un potenziale di recettore pi forte e una
frequenza di scarica pi elevata. Infine uno stimolo notevole produrr un grande potenziale di recettore e una elevata
frequenza di scarica di potenziali nellassone.
In conclusione possiamo dedurre che unaumento dellampiezza nella depolarizzazione corrisponder ad un
proporzionale aumento nella frequenza di scarica a livello del neurone postsinaptico. Il superamento della soglia potr
essere indotto da sommazione spaziale o temporale, ovviamente.
Ma come si fa ad aumentare la frequenza di scarica di un assone? Non abbiamo forse detto che esiste un periodo
refrattario relativo (PRR) che bisogna attendere che venga portato a termine per far si che possa essere scaturito il
secondo potenziale dazione? E perch ad un elevato potenziale dazione corrisponde unelevata frequenza di scarica?
Sappiamo che una nuova depolarizzazione della membrana pu verificarsi solo quando viene a concludersi il periodo
refrattario relativo. Tuttavia il periodo refrattario relativo determinato dal corrente iperpolarizzante outward del
potassio. Quindi per poter vincere questo periodo refrattario relativo sar necessario imprimere una corrente
depolarizzante inward pi forte di questa iperpolarizzante. Se questa opposizione alla corrente outward risulter efficace
allora sar possibile portare la membrana a soglia anche se ci troviamo in vicinanza del PRR. E grazie a questo
meccanismo di di riduzione dellintervallo di tempo che sar possibile per gli EPSP di ampiezza di generare potenziali
dazione con una elevata frequenza di scarica.
Inibizione presinaptica
Linibizione presinaptica una tipologia di inibizione che si verifica a livello del terminale presinaptico, dove abbiamo
un assone che inibisce il rilascio di neurotrasmettitore da parte di un secondo assone. Questo meccanismo funziona
tramite inibizione dei canali per il calcio. Linibizione presinaptica pu avvenire sfruttando recettori ionotropici o anche
metabotropici. Solitamente il neurotrasmettitore coinvolto nel processo di inibizione il GABA.
I recettori ionotropici sono in grado di iperpolarizzare o depolarizzare la membrana la membrana presinaptica. Si ritiene
che una depolarizzazione sottosoglia della membrana presinaptica sia in grado di inattivare sia i canali del sodio che
quelli del calcio, andando a ridurre lampiezza del potenziale dazione che invade il terminale e quindi anche lingresso
di calcio. Una iperpolarizzazione pu ridurre il potenziale dazione o ridurre la sua ampiezza. Quando vengono
coinvolti i recettori metabotropici, questi si ritiene che inibiscano il rilascio di calcio tramite delle proteine G o tramite
fosforilazione mediata da un secondo messaggero (una proteina chinasi). Siccome il rilascio di calcio essenziale per la
liberazione del neurotrasmettitore, questa inibizione riduce lefficacia delle sinapsi eccitatorie che convergono su tot
neurone postsinaptico.
Recettori sensoriali
I sistemi sensorali rispondono a modificazioni nellambiente circostante tramite recettori sensoriali. Uno stimolo induce
una modificazione nel potenziale di membrana che prende il nome di potenziale di recettore.
Il potenziale di recettore non un potenziale dazione, ma un evento elettrotonico graduale che pu modulare lattivit
dei canali o scaturire un potenziale dazione in diverse porzioni della stessa cellula. Molto spesso i potenziali di
recettore regolano il flusso del calcio allinterno della cellula e quindi controllano il rilascio del neurotrasmettitore su di
un neurone sensitivo afferente. I potenziali di recettore inoltre determinano la frequenza di scarica in un neurone
sensitivo. La frequenza di scarica il segnale che viene comunicato al sistema nervoso centrale. Informazioni utili al
sistema nervoso centrale sono infatti codificati in questo linguaggio della frequenza di scarica, come ad esempio
lintensit dello stimolo, la sua periodicit etc...
Classificazione dei recettori in base alla loro struttura
- Recettori di tipo 1: recettori semplici con terminazioni nervose libere. Possono avere assoni mielinizzati o
meno. Non sono associati a cellule e sono dispersi nella compagine tissutale.
- Recettori di tipo 2: in questo caso abbiamo terminazioni nervose del neurone sensitivo primario avvolte in
capsule di tessuto connettivale. Un esempio dato dal corpuscolo di Pacini. Questi avvolgimenti connettivali
vanno ad amplificare la sensibilit del recettore.
- Recettori di tipo 3: comprendono la maggiorparte dei recettori nei sensi speciali. Sono cellule che rilasciano
neurotrasmettitori su neuroni sensoriali, scaturendo un potenziale dazione. Un esempio dato dalle cellule
cigliate dellorecchio. Avviene quindi un contatto sinaptico fra cellula e neurone afferente che viene informato
in tal modo di quello che succede nellambiente circostante.
Dove si scatenano i potenziali dazione in un neurone sensitivo?
Nelle fibre mieliniche il potenziale dazione si genera nel primo nodo di Ranvier pi vicino al terminale periferico.
Per quanto riguarda le fibre mieliniche si ritiene che il potenziale dazione per queste origini a livello della porzione
periferica.

I neuroni sensitivi primari sono neuroni pseudounipolari (o a T) dove a partire dal monticolo assonico abbiamo uno
sdoppiamento del neurite in due: uno si dirige verso il centro e laltro si dirige verso la periferia. Nonostante la funzione
del neurite periferico di portare informazioni dalla periferia al centro, non bisogna confonderlo con un dendrite.
Adattamento dei recettori
Se tutti gli stimoli vengono convertiti in potenziali dazione nei neuroni sensitivi e se tutti i potenziali dazione sono
identici, come fa il SNC a distinguere fra, ad esempio, calore e pressione oppure un pizzicotto al ditone del piede
oppure alla mano? Gli attributi di uno stimolo devono in qualche modo essere preservati una volta che lo stimolo accede
al sistema nervoso per il processamento. Questo significa che il SNC deve distinguere 4 caratteristiche di uno stimolo:
1) la sua natura, o modalit 2) il suo posizionamento 3) la sua intensit 4) la sua durata
La modalit di uno stimolo indicata da quali neuroni sensitivi sono attivati e dove tali neuroni terminano quando
raggiungono il cervello. Ogni tipo di recettore piu sensibile ad una determinata tipologia di stimolo. Lassociazione
uno a uno del recettore con la data sensazione chiamata line coding. La stimolazione di un recettore per il freddo
sempre percepita come freddo anche se il recettore magari non stato veramente esposto al freddo ma era una
depolarizzazione artificiale. La localizzazione di uno stimolo codificata a seconda di quali stimoli recettivi siano stati
attivati. Le regioni sensoriali del cervello sono altamente organizzate e ogni stimolo corrisponde ad una precisa area
della corteccia cerebrale. Questo discorso non vale nella percezione dei suoni: il cervello per percepire da dove proviene
un suono si basa sul tempo impiegato da tot suono per raggiungere un orecchio piuttosto che un altro.
Linibizione laterale, che aumenta il contrasto fra campi recettivi attivati e quelli adiacenti inattivi, costituisce
unaltra via per isolare il posizionamento di uno stimolo. Se io spingo un ago sulla pelle attivo, diciamo, 3 neuroni
sensitivi primari, ciascuno dei quali rilascia tot neurotrasmettitore sul suo neurone sensitivo secondario. Ma comunque
ciascuno dei tre neuroni sensitivi secondari non rispondono alla stessa maniera: il neurone sensitivo secondario pi
vicino allo stimolo sopprime la risposta dei neuroni sensitivi secondari laterali allo stimolo (che sarebbero quelli dove lo
stimolo sopraggiungo in maniera pi debole). Simultaneamente esso permette al suo stimolo di procedere senza
interferenze. Linibizione dei neuroni che sono pi distanti dallo stimolo aumenta il contrasto che intercorre fra il centro
e i lati del campo ricettivo, rendendo la sensazione pi facilmente localizzabile. Nel senso della vista, linibizione
laterale ci permette di visualizzare i bordi delle cose.
Lintensit di uno stimolo non pu essere direttamente determinata dal potenziale dazione di un singolo neurone
sensitivo perch un singolo potenziale dazione del tipo tutto o nulla. Invece lintensit di uno stimolo codificato
da due tipologie di informazioni: il numero di recettori attivati e la frequenza dei potenziali dazione provenienti da
questi recettori. La codifica per lintensit si verifica perch la soglia non la stessa per tutti i recettori. Solo i recettori
pi sensibili (quelli col valore soglia pi basso) rispondono a stimoli di bassa intensit. Quando uno stimolo si accresce
in intensit, vengono attivati anche recettori addizionali. Il sistema nervoso centrale a questo punto traduce il numero di
recettori attivati in una misura dellintensit dello stimolo. Per neuroni sensitivi individuali, la discriminazione
dellintensit ha inizio a livello del recettore. Se uno stimolo sotto soglia, il neurone sensitivo primario non risponde.
Una volta che lintensit dello stimolo supera la soglia, il neurone sensitivo primario inizia a scatenare potenziali
dazione. Quando lintensit dello stimolo si accresce, lampiezza del potenziale di recettore aumenta in proporzione e
la frequenza dei potenziali dazione nel neurone sensitivo primario aumenta.
Analogamente la durata di uno stimolo codificata con la durata del potenziale dazione in un neurone sensitivo. In
generale uno stimolo prolungato genera una serie pi lunga di potenziali dazione nel neurone sensitivo primario. Se lo
stimolo persiste alcuni recettori si adattano o cessano di rispondere. I recettori si classificano in due categoria, a
seconda di come si adattano ad una continua stimolazione.
I recettori tonici si adattano lentamente e si scaturiscono potenziali rapidamente quando vengono attivati (picco
iniziale), per poi rallentare e mantenere la loro frequenza di scarica fino a che persiste lo stimolo. Fanno parte di questa
categoria i recettori sensibili alla pressione, alcuni recettori tattili e i propriocettori. In generale gli stimoli che attivano i
recettori tonici sono stimoli che devono essere costantemente controllati dallorganismo.
In contrasto vi sono i recettori fasici che sono recettori che si adattano velocemente che scatenano potenziali quando
ricevono lo stimolo ma smettono di inviare segnali se lintensit dello stimolo rimane costante. Una volta che lo stimolo
raggiunge unintensit costante, i recettori fasici si adattano a questo e si spengono. Questo tipo di risposta permette al
corpo di ignorare informazioni che sono gi state analizzate e che risultano non essere compromettenti lomeostasi
dellorganismo. Il senso dellolfatto un esempio di senso che sfrutta recettori fasici. Per esempio se ti accoppi il
profumo la mattina, dopo un po di tempo non lo senti pi perch i tuoi recettori non sono pi stimolati dalle molecole di
profumo, ma lodore persiste comunque anche se tu non lo senti. Lo stesso vale per le scorregge.
Ladattamento dei recettori fasici ci permette di filtrare le informazioni estranee e di concentrarci sulle cose nuove. In
generale, dopo che avvenuto ladattamento di un recettore di tipo fasico, lunico modo di generare un nuovo segnale
quello di aumentare lintensit dello stimolo eccitatorio o di rimuovere completamente tale stimolo per far si che il
recettore si resetti. Il meccanismo molecolare per ladattamento dei recettori sensitivi dipende dalla tipologia di
recettore. In alcuni recettori i canali del potassio vengono aperti, provoncando la ripolarizzazione della membrana e
linterruzione del segnale. In altri recettori vengono inattivati, invece, i canali del sodio.
In sintesi quindi abbiamo che:
1) Ogni recettore sensibile ad un particolare tipo di stimolo

2) Uno stimolo che supera il valore soglia inizia un potenziale dazione in un neurone sensitivo che lo proietta al
SNC
3) Lintensit dello stimolo e la durata di questo sono codificati in un pattern di potenziali dazione che
raggiungono il sistema nervoso centrale.
4) La posizione dello stimolo e la sua modalit/tipologia sono codificati valutando quali recettori vengono attivati
e (nel caso degli stimoli uditivi) quando lo stimolo viene percepito.
5) Ciascuna via sensitiva si proietta in una specifica regione della corteccia cerebrale dedicata ad uno specifico
campo ricettivo. Il cervello pu dedurre lorigine di ciascun segnale.
Esiste anche una terza categoria di recettori che non sono sottoposti ad adattamento e sono i recettori dolorifici.
Campi ricettivi
I neuroni per la sensitivit somatica sono attivati da stimoli che ricadono allinterno di specifiche aree note col nome di
campi recettivi. Per esempio, un neurone sensitivo per il tatto sulla pelle risponde alla pressione che viene impressa
allinterno del suo campo recettivo. Nel caso pi semplice, un campo recettivo associato con un neurone sensitivo
(neurone sensitivo primario) che a sua volta effettua una sinapsi con un neurone del SNC (neurone sensitivo secondario). (N.B. Neuroni sensitivi primari e secondari sono chiamati anche rispettivamente di primo e secondo ordine).
I campi ricettivi fra cellule adiacenti possono sovrapporsi fra di loro.
Alcuni neuroni sensitivi di campi recettivi prossimi fra loro possono convergere e determinare un unico input nel neurone sensitivo secondario. Quando molteplici neuroni sensitivi primari convengono in un unico neurone sensitivo secondario, i loro campi recettivi individuali si fondono in un unico campo recettivo formando un grosso unico campo recettivo secondario.
La grandezza del campo recettivo secondario determina quanto quella data area sia sensibile ad uno stimolo. Per esempio, la sensibilit al tocco viene dimostrata tramite un test definito della soglia di discriminazione dei due punti. In
alcune regioni della pelle, come ad esempio quella delle braccia e delle gambe, due spilli piazzati entro i 20 mm di distanza sono interpretati dal cervello come la sensazione data da un unico spillo. In queste zone molti neuroni sensitivi
primari convergono in un singolo neurone sensitivo secondario, quindi il campo ricettivo secondario molto grande. In
contrasto con ci, le aree pi sensibili del corpo, come la punta delle dita, hanno campi recettivi molto pi piccolo, con
una relazione quasi 1:1 fra neuroni sensitivi primari e secondari. In queste regioni due spilli separati anche da soli 2 millimetri sono percepiti come separati.
Il grado di discernimento delle caratteristiche fondamentali di uno stimolo, fra i quali anche sta roba della discriminazione di due punti, detta acuit.
Come abbiamo detto precedentemente, il circuito di inibizione laterale contribuisce a rendere pi precisa linformazione
che concerne la grandezza e la posizione di uno stimolo. Questo meccanismo fa si che le zone che sono stimolate abbiano scariche pi precise e nette delle porzioni meno stimolate.
Il neurone sensitivo secondario raggiunge il talamo, da cui origina il neurone sensitivo terziario che raggiunge la corteccia cerebrale.
Questo significa che nelle vie ascendenti sensitive ci sono delle stazioni intermedie, dove ci sono delle sinapsi. Questo
vuol dire che linformazione viene man mano elaborata, o meglio, integrata. Il neurone sensitivo secondario trasforma
la stimolazione in un linguaggio di frequenze di scariche.
Esistono delle cellule corticali il cui campo recettivo permette di comprendere la direzionalit dei movimenti di, ad esempio, un oggetto che si sposta sulla cute o della sua posizione statica. Questo permesso grazie allelaborazione dello
stimolo. Queste cellule corticali rispondono in maniera completamente diversa a seconda della posizione o degli spostamenti di tot oggetto (mano di scimmia).
Varie classificazioni dei recettori
1) Complessit del recettore criterio strutturale:
- Tipo I: terminazioni nervose libere, dendriti i cui terminali hanno poca o nulla specializzazione
- Tipo II: terminazioni nervose incapsulate, dendriti i cui terminali sono incapsulati in tessuto connettivale
- Tipo III: Organi di senso (occhi, orecche) sono costituiti da neuroni sensitivi con recettori per i sensi speciali
uniti a tessuto connettivale, epiteliale o di altro tipo.
2) Posizione criterio topografico:
- Esterorecettori o telerecettori: si trovano in prossimit della superficie epiteliale e sono sensibili a stimoli che
avvengono allesterno o sulla superficie del corpo. Questi recettori comprendono quelli per le sensazioni tattili
come il tocco, il dolore e la temperatura, cosi come anche quelli per la visione, ludito, il gusto e il tatto. In alcune classificazioni, i recettori che riguardano la vista, ludito e lolfatto sono chiamati telerecettori, dal momento che lo stimolo viene da una fonte distante.
- Enterorecettori o viscerorecettori: rispondono a stimoli provenienti allinterno del corpo da organi e vasi sanguigni. Questi recettori sono associati con il sistema nervoso autonomo.

Propriocettori: rispondono a stimoli che riguardano i muscoli scheletrici, i tendini, i legamenti e le articolazioni. Questi recettori raccolgono informazioni che riguardano la posizione del corpo e le condizioni fisiche di
queste cose che abbiamo appena elencato.
3) Tipo di stimolo percepito criterio modale:
- Meccanorecettori: rispondono alla pressione e allestensione
- Fotorecettori: rispondono alla luce
- Termorecettori: rispondono ai cambiamenti di temperatura
- Chemorecettori: rispondono alle sostanze chimiche dissolte nella percezione del gusto e dellolfatto e ai cambiamenti interni come ad esempio quelli relativi a variazioni delle concentrazioni di ossigeno, anidride carbonica, H+ nel sangue.
- Nocicettori: rispondono ad una variet di stimoli associati al danno tissutale. Il cervello interpreta poi il dolore.
4) Andamento del potenziale del recettore criterio funzionale
- Recettori fasici, che si adattano velocemente
- Recettori tonici, che si adattano lentamente
- Recettori che non si adattano.

Recettori della sensibilit generale e dei sensi specifici


Recettori della sensibilit generale o somatica
Nella recezione tattile possiamo distinguere una sensibilit somatica (o somestesia) esterorecettiva (ovvero riguardante
la sensibilit tattile, termica e dolorifica) e una sensibilit propriocettiva (riguardante la sensibilit al movimento, detta
anche cinestesica).
Il tatto uno dei sensi speciali che si sviluppa gi nellembrione di 8 settimane. La percezione tattile distingue tre sensazioni particolari: la pressione, la vibrazione e la consistenza (nel senso della grana di un oggetto).
Meccanorecettori
Le terminazioni sensoriali nella pelle possiedono numerose forme differenti fra loro, e la maggiorparte di esse prendono
il loro nome da famosi istologi del XIX secolo.
I meccanorecettori forse meglio studiati sono i corpuscoli di Pacini, della lunghezza di circa 2 millimetri e con il diametro di 1 millimetro. I corpuscoli di Pacini solo localizzati a livello dello strato sottocutaneo sia della pelle glabra che
di quella ricoperta di pelo. Possiede una capsula di forma ovoidale con circa 20/70 strati concentrici di tessuto connettivo che lo fanno rassomigliare ad una cipolla (seziona di cipolla rosa!). Centralmente disposta una terminazione nervosa. La capsula la responsabile delladattamento rapido delle risposte di tale corpuscolo. Essi sono sensibili alle sensazioni di pressione e di vibrazione. Quando la capsula compressa, lenergia viene trasferita al terminale nervoso, la
membrana si deforma, i canali meccanosensitivi si aprono. La corrente che scorre attraverso i canali genera un potenziale di recettore depolarizzante che, se sufficientemente grande, determina lo scaturirsi di un potenziale a livello
dellassone. Quando la pressione si abbassa, il terminale si depolarizza nuovamente. Questo perch i corpuscolo di Pacini sono specializzati in modo tale da non rispondere alla pressione costante. E stato scoperto che la capsula connettivale gioca un ruolo fondamentale nella percezione, difatti stato scoperto che la fibra nuda molto pi sensibile alla
pressione costante e quasi nulla alle sensazioni di vibrazione. Il corpuscolo di Pacini un esempio di recettore a rapido adattamento o fasico. La fibra decapsulata invece un esempio di recettore a lento adattamento.
Altri tipi di meccanorecettori incapsulati sono localizzati a livello del derma, ma nessuno di questi stato studiato bene
a morte come i corpuscoli di Pacini.
I corpuscoli di Meissner sono localizzati nello strato superficiale del derma e sono grandi circa un decimo rispetto ai
corpuscoli di Pacini. Sono recettori a rapido adattamento anche se meno rispetto ai corpuscoli di Pacini.
Sono recettori che vengono deformati dalla pressione e percepiscono, appunto, la pressione e la sensazione di scivolamento.
I corpuscoli di Ruffini sono localizzati nella porzione subcutanea. Sono recettori a lento adattamento. Sono sensibili
alle sensazioni di stiramento della cute e della percezioni di oggetti che strisciano sulla pelle. Sono costituiti da ramificazioni incapsulate.
I dischi di Merkel sono recettori a lento adattamento costituiti da cellule epiteliali appiattite che effettuano sinapsi con
le terminazioni nervose. Sono quelli che permettono di sentire la grana di un oggetto.
I peli sono dotati di un plesso nervoso per cui il loro spostamento permette la percezione di una sensazione tattile. Si
distinguono in peli di guardia con funzione di copertura, e sottopelo (che sono i peli coprenti e corti). I follicoli piliferi
sono recettori a rapido adattamento.
I campi recettivi dei diversi tipi di recettori variano notevolmente nelle dimensioni. I corpuscoli di Pacini hanno campi
recettivi estremamente ampi, mentre quelli di Meissner e di Merkel sono molto piccoli. Questi ultimi due sembrano essere responsabili dellabilit nella punta delle dita di effettuare fini discriminazioni. I campi recettivi piccoli sono un fattore molto importante, infatti, per ottenere una grande risoluzione dei dettagli.
Tutti questi recettori sono caratterizzati da fibre nervose mieliniche di tipo A; vi sono per recettori tattili con fibre amieliniche di tipo C, che per sono attivati solo da stimoli molti intensi.

Recettori termici
Alcune terminazioni libere di fibre di tipo C rispondono ai cambiamenti termini.
I recettori per il freddo risultano attivi a temperature fra i 20 e i 30 gradi, a temperature estremamente basse diventano
silenti e il freddo funge da anestetico locale. I recettori per il caldo rispondono meglio a temperature che vanno verso i
40C.
Recettori per il dolore
La sensazione di dolore superficiale definita dolore somatico. Quella di dolore viscerale chiamata invece dolore viscerale. Esistono due tipologie di fibre nervose afferenti dolorifiche (o afferenti nocicettive primarie):
- Fibre amieliniche di tipo C: costituiscono circa il 90% dei veiscoli della sensazione dolorifica. Veicolano le
sensazioni dolorifiche legate al tipo chimico, al tipo termico e al tipo meccanico. Quindi una singola fibra di
tipo C in grado di depolarizzarsi per tutte e tre questi stimoli. Per questo motivo le fibre C sono dette anche
fibre polimodali. Mediano maggiormente le sensazioni di dolore persistente, e di bruciore.
- Fibre mieliniche di tipo A-delta: mediano le sensazioni di dolore acuto e intenso.
Le vie nocicettive afferenti primarie sono costituite da fibre nervose che possiedono i loro somi a livello dei gangli delle
radici dorsali, oppure a livello dei nervi cranici (trigemino). Sono costituite prevalentemente da fibre di tipo C, mentre
solo il 10% di esse costituita da fibre di tipo A-delta.
Esiste anche una classe di nocicettori definiti silenti e corrispondono a quelli localizzati a livello delle articolazioni.
Questa tipologia di recettori non risulta sensibile a stimoli meccanici e viene ad attivarsi solo nelle circostanze di
infiammazioni a carico di queste zone.
Il dolore pu essere classificato da un punto di vista topografico (somatico o viscerale) oppure da un punto di vista
temporale (rapido detto anche primo dolore, o lento detto anche secondo dolore).
Come abbiamo illustrato prima, le fibre A-delta sono le responsabili del primo dolore, mentre quelle C si occupano del
dolore lento.
Conseguentemente ad una ferita, le terminazioni nocicettrici di tipo C possono secernere la sostanza P (SP) e il peptide
legato al gene per la calcitonina (CGRP) tramite attivazione antidromica (ovvero nella direzione che va dallassone
al soma, quindi al contrario rispetto alla normalit). Queste due sostanze promuovono la vasodilatazione e la migrazione
dei leucociti al di fuori del circolo ematico. Inoltre la ferit promuove lattivazione dei mastociti e il rilascio di istamina
partecipando al processo infiammatorio.
Quando si verifica un trauma o uninfiammazione la soglia di risposta dei nocicettori pu abbassarsi determinando una
sensibilizzazione della zona in questione. Massaggiare la zona lenita pu essere daiuto in quanto vengono attivati degli
interneuroni inibitori che attutiscono il dolore.
Recettori TRP
Sono recettori costituiti da 6 segmenti transmembrana che mediano diverse sensazioni fra le quali abbiamo quelle di
dolore, prurito, pressione e caldo/freddo. Sono canali cationici non selettivi per sodio, potassio o calcio. Sono
raggruppati in 6 sottofamiglie. Questi canali sono quelli responsabili di stimolare sensazioni di freddo quando viene
mangiato il wasabi o la menta (mentolo), e di caldo quando invece viene mangiato il peperoncino (capsaicina). Sono
innervati da fibre di tipo C e data la variet di stimoli dai quali sono attivati probabilmente spiegano la polimodalit
delle fibre C.
Sensibilit cinestesica
Con il termine cinestesia ci si riferisce al movimento e alla sensazione della posizione del nostro corpo. La
propriocezione somatica data dai fusi neuromuscolari, dagli organi tendinei di Golgi.

Esistono anche dei recettori localizzati a livello delle articolazioni che sono i propriocettori articolari, che sono
classificabili in diverse categorie e permettono la segnalazione del movimento e alcuni di essi (quelli silenti) si attivano
in relazione a processi infiammatori.
Sensibilit visiva

Locchio dei vertebrati costituito da una porzione ottica che raccoglie la luce per formare unimmagine, ed una parte
neuronale che converte limmagine in un codice neuronale.
La retina un sottilissimo stralcio di tessuto che si trova sul fondo dellocchio e che contiene fotorecettori sensibili alla
luce. Questi fotorecettori catturano i fotoni, convertono la loro energia luminosa in energia chimica e generano un
segnale. La retina fa parte istologicamente ed embriologicamente del sistema nervoso centrale, infatti non solo traduce
la luce in segnali neuronali ma effettua anche processi complessi prima di trasferire tali informazioni alle altre regioni
del cervello. Oltre ai fotorecettori, la retina possiede anche altre quattro tipologie di neuroni che formano un circuito
ordinato ed intricato.
Una tipologia di questi sono le cellule gangliari che sono quelle che generano loutput che origina dalla retina e che
inviano il loro assone al talamo tramite il nervo ottico. Sono le cellule sensitive primarie.
La retina una struttura laminata. I fotorecettori sono situati sulla faccia esterna della retina, che sarebbe la faccia
lontana dallumor vitreo e dalla luce. Quindi, per raggiungere le cellule che effettuano la trasduzione, la luce deve
prima passare attraverso tutti i neuroni della retina. I fotorecettori sono sottoposti ad un continuo processo di
rinnovamento e necessitano anche di notevoli quantit di energia. I fotorecettori inoltre sono posizionati in prossimit
dellepitelio pigmentato (che aiuta il processo di rinnovamento) e dei vasi (che alimentano la retina). Inoltre lepitelio
pigmentato assorbe i fotoni che non vengono catturati dai fotorecettori, prima che questi vengano riflessi e degradino
limmagine visualizzata.
Ciascun occhio umano possiede pi di 100 x 10^6 fotorecettori ma solo 1 x 10^6 cellule gangliari, questo sta a significare che vi un elevato tasso di convergenza di informazioni man mano che si va dalle cellule trasducenti a quelle che
generano loutput. Parte di questa convergenza mediata da un set di interneuroni (cellule che hanno connessioni sinaptiche solo allinterno della retina) chiamate cellule bipolari (sono praticamente interneuroni). Queste cellule si connettono con i fotorecettori e le cellule gangliari.
Le due rimanenti tipologie di neuroni della retina sono le cellule orizzontali e le cellule amacrine, che sono interneuroni che principalmente si sviluppano in maniera orizzontale. Le cellule orizzontali effettuano sinapsi a livello dello
strato esterno della retina e, tramite esse, avviene la connessione fra fotorecettori e cellule bipolari.
Le cellule amacrine effettuano sinapsi a livello dello strato interno della retina ed interconnette le cellule bipolari e
quelle gangliari. Ciascuno di queste quattro tipologie di neuroni descritta a sua volta pu suddividersi in almeno 10/20
sottocategorie.
Esistono anche le celluel di Muller che sono cellule gliali che fungono da impalcatura.
Queste quattro categorie di cellule permettono la distinzione di due circuiti: un circuito orizzontale (dato dalle cellule
amacrine, quelle orizzontali) ed un circuito longitudinale (che traduce in potenziali le connessioni fra cellule bipolari,
gangliari e fotorecettori).

Esistono due tipologie di fotorecettori: i coni e i bastoncelli. Questa denominazione deriva dalle loro forme caratteristiche. La retina umana possiede un solo tipo di bastoncello, che responsabile delladattamento al buio, e tre tipologie di
coni, che sono responsabili della visione a colori che sperimentiamo negli ambienti illuminati.
I bastoncelli superano in numero i coni in un rapporto di circa 16:1.
Nellarea centrale della retina c una piccola depressione chiamata fovea che raccimola la luce. I neurone dello strano
interno della retina sono disposti lateralmente a lato della fovea per minimizzare la dispersione della luce lungo la sua
via per i recettori. Inoltre allinterno della fovea la maggiorparte dei recettori effettua sinapsi con una sola cellula bipolare che a sua volta effettua sinapsi con una sola cellula gangliare. In altre parole, il campo ricettuvo di una cellula gangliare della fovea molto piccolo e questo consente una buona risoluzione nella percezione delle cose. Nella periferia il
numero di recettori per cellule gangliare molto elevato, quindi, ciascuna cellula gangliare ha un campo recettivo molto
pi largo. I campi ricettivi pi larghi riducono la risoluzione ma aumentano la sensibilit perch pi recettori raccolgono
informazioni per una singola cellula gangliare. La visione a livello della fovea quasi esclusivamente mediata dai coni
che risultano qui impacchettati con una notevole densit. La densit dei coni diminuisce notevolmente allinfuori della
fovea, mentre aumenta la densit dei bastoncelli. La visione periferica, ovvero quella non della fovea (che corrisponde
alla visione ad angoli maggiori di 10 gradi rispetto al centro della fovea e quindi maggiori di 10 gradi rispetto al centro
di messa a fuoco) sono mediati sia dai coni che dai bastoncelli.
I fotorecettori sono cellule allungate con terminali sinaptici, un segmento interno ed un segmento esterno.
Il terminale sinaptico si connette al segmento interno tramite un piccolo assone. Il segmento interno contiene il nucleo e
gli organelli metabolici: esso sintetizza i fotopigmenti e ha una elevata concentrazione di mitocondri. Un piccolo stelo
ciliato connette poi il segmento interno a quello esterno. Il segmento esterno il sito di trasduzione, anche se lultimo
tratto della cellula che vede la luce.
Ogni segmento esterno dei bastoncelli costituito da migliaia di dischi membranosi appiattiti che sono fisicamente separati dalla membrana cellulare (che li avvolge). Anche i coni possiedono numerosi dischi appiattiti, solo che questi sono in continuit con la membrana del fotorecettore. Le membrane di questi dischi contengono dei fotopigmenti (in particolare la rodopsina nei coni).
La fototrasduzione coinvolge una cascata di eventi chimici ed elettrici. Il potenziale di recettore dei bastoncelli un potenziale di iperpolarizzazione. La luce infatti rende il potenziale di membrana pi negativo rispetto al potenziale di riposo che viene mantenuto a condizioni di buio. Liperpolarizzazione regola la quantit di neurotrasmettitore che viene
rilasciato dal fotorecettore al suo neurone postisinaptico. La convenzione di questa sinapsi che abbiamo un rilascio
maggiore di glutammato quando il terminale presinaptico depolarizzato, ed una concentrazione minore di glutammato
quando questo iperpolarizzato. Quindi un lampo di luce genera la diminuzione nel rilascio di neurotrasmettitore, e
quindi nei vertebrati tale fotorecettore pi attivo in condizioni di buio.
A condizioni di buio ciascun fotorecettore produce una corrente ionica che fluisce costantemente nel segmento esterno e
fuori da quello interno. Questa corrente al buio determinata principalmente da ioni sodio (e in minima parte dagli ioni
calcio) che entrano nel segmento esterno e da ioni potassio che escono nel segmento interno. Il potenziale di membrana
al buio di circa -40mV. Una pompa sodio potassio rimuove il sodio dallinterno e importa il potassio.
Lassorbimento di fotoni determina la chiusura dei canali cationici nel segmento esterno. Dal momento che i canali del
potassio nel segmento interno rimangono aperti, il potassio continua a fuoriuscire dalla cellula iperpolarizzando la
membrana. Il numero di canali cationici che si chiudono dipende dal numero di fotoni che vengono assorbiti.
Il processo di iperpolarizzazione della membrana mediato dalla trasducina, una proteina G attivata dalla metarodopsina II che va ad attivare una fosfodiesterasi che idrolizzando il cGMP va a chiudere i canali del sodio.
Ciascuna cellula gangliare riceve informazioni da una precisa area della retina. Queste aree, note come campi visivi, sono simili ai campi ricettivi del sistema somatico sensoriale. Il campo visivo di una cellula gangliare vicina alla fovea
piuttosto piccolo. Solo pochi fotorecettori sono associati ciascuno con una singola cellula gangliare, e quindi lacuit
della vita maggiore solo in queste aree. Ai margini della retina, numerosi fotorecettori convergono in una singola cellula gangliare, con il risultato di una visione non proprio nitida.
Un analogia a questa organizzazione data dai pixels dello schermo del computer. Facciamo finta di avere due schermi
con lo stesso numero di fotorecettori, che in questo caso corrisponder alla risoluzione dello schermo (1280x1024).
Se lo schermo A possiede ciascun fotorecettore collegato ad una cellula gangliare, limmagine risulter molto nitida.
Per se nello schermo B abbiamo che otto recettori (otto pixels) convergono in una singola cellula gangliare, allora
leffettiva risoluzione dello schermo diventer di 160x18, dando immagini sfocate di conseguenza. I campi visivi delle
cellule gangliari sono pressoch di forma circolare (a differenza dei campi ricettivi sensoriali che invece hanno forme
irregolari) e sono suddivisi in due porzioni: un centro di forma circolare ed un contorno a forma di ciambella.
Questa organizzazione permette a ciascuna cellula gangliare di effettuare un contrasto fra il centro ed il suo contorno
con lo scopo di interpretare le informazioni visive. Un notevole contrasto fra il centro e il contorno va a stimolare una
risposta eccitatoria molto forte (una serie di potenziali dazione) o una rispsota inibitoria molto forte (nessun potenziale
dazione) dalla cellula gangliare. Un contrasto debole fra il centro e il contorno determina risposte intermedie.
Ci sono due tipi di campi visivi per le cellule gangliari. In un campo visivo con centro-on/periferia-off la cellula gangliare ad esso associata risponde meglio quando la luce pi forte al centro del campo visivo. Se la luce risulta pi forte

a livello della periferia, la cellula gangliare inibita e smette di emettere potenziali dazione. Il contrario invece avviene
coi campi visivi a centro-off/periferia-on.
Cosa succede quando la luce uniforme attraverso un campo visivo? In questo caso la cellula risponde debolmente. Infatti la retina sfrutta il contrasto piuttosto che lintensit della luce per riconoscere gli oggetti in un ambiente. Un vantaggio dellutilizzare il contrasto che questo permette meglio il rilevamento degli stimoli deboli.

Come possiamo osservare dallimmagine, i bastoncelli che vanno a determinare il centro ON sono quelli legati tramite
cellule bipolari alla cellula gangliare. Quando la luce colpisce il centro verr generata una depolarizzazione di
membrana ed una scarica di potenziali dazione.
La periferia off invece sar data da fotorecettori legati alla cellula gangliare sia tramite cellule bipolari che tramite
cellule orizzontali. Quando la luce colpisce questa zona verr generata una iperpolarizzazione della membrana ed una
inibizione della frequenza di scarica. Questo dovuto al fatto che le cellule orizzontali sono cellule che rilasciano
GABA e quindi effettuano una inibizione laterale. Quando avviene linibizione la scarica di potenziali si interrompe a
livello della iperpolarizzazione, per poi riprendere quando la membrana viene riportata a polarit normale (post
inhibitory rebound).
Sensibilit uditiva

Le cellule cigliate sono meccanorecettori che sono specializzati nel percepire anche il pi piccolo movimento lungo un
asse. Le cellule cigliate sono cellule epiteliali con cigli che si proiettano dalla porzione apicale, mentre le sinapsi
avvengono nella porzione basale. Le cellule cigliate differiscono a seconda che ci troviamo nel sistema vestibolare o in
quello uditivo.
Illustreremo i concetti maggiormente relativamente alle cellule cigliate vestibolari.
Essi si classificano in due sottocategorie, quelle di tipo I che hanno una area basale bulbosa circondata da un nervo
afferente a forma di calice, e quelle di tipo II che sono pi cilindriche e hanno molteplici nervi afferenti a forma di
bottone. Anche le cellule cigliate uditive sono classificabili in due tipologie: le cellule cigliate interne e quelle esterne.
In ogni caso comunque tutte ste cellule si muovono allo stesso modo.
Le cellule cigliate vestibolari possiedono un grosso chinociglio, che il vero e proprio ciglio. Nei mammiferi le cellule
cigliate uditive perdono il chinociglio durante il processo di maturazione. Sia le cellule vestibolari che quelle uditive
possiedono da 50 a 150 stereovilli che sono costituiti da actina e molto simili ai microvilli. Gli stereovilli, spesso
chiamati stereociglia. Nel sistema vestibolare il chinociglio quello pi lungo ed disposto lateralmente mentre le
stereociglia si dispongono a fianco ad esso. Lepitelio al quale le cellule cigliate si legano separa la perilinfa
dallendolinfa. La perilinfa bagna la porzione basolaterale delle cellule cigliate. La perilinfa dal punto di vista della
composizione costituita da relativamente basse concentrazioni di potassio ed elevate di sodio. Il suo voltaggio
uguale a zero. Il potenziale delle cellule cigliate vestibolari e uditive invece di circa -40mV. Lendolinfa invece bagna
le stereocigliae ha una composizione molto particolare: possiede elevate concentrazioni di potassio (150mM) e basse di

sodio (1mM), ed per questo molto pi simile al citoplasma delle cellule piuttosto che al liquido extracellulare.
Possiede inoltre anche elevate concentrazioni di HCO3 (30mM). Il voltaggio della endolinfa pi negativo rispetto alla
perilinfa. Esiste una notevole forza che spinge il potassio a passare attraverso la membrana apicale delle cellule cigliate.
Dopo vedremo che questa forza motrice ancora pi forte a livello del sistema uditivo.
Quando le stereociglia si piegano verso il chinociglio avviene una depolarizzazione e quindi la formazione di un
potenziale di recettore. Quando le stereociglia si piegano allontanandosi dal chinociglio avviene invece un fenomeno
di iperpolarizzazione.
La trasduzione meccanica a livello delle cellule cigliate si verifica tramite il legame diretto fra movimento delle
stereociglia e lapertura di canali cationici sensibili a stimoli meccanici. Quando la cellula in condizioni di riposo, con
le ciglia dritte, vi comunque un minimo ingresso di potassio attraverso la cellula. Questo minimo ingresso di potassio
nella cellula consente alla cellula di rispondere flessioni delle stereociglia, in qualsiasi direzione queste avvengano.
Infatti una flessione positiva verso il chinociglio va ad aprire ulteriormente i canali apicali, determinando un ingresso
del potassio ed una depolarizzazione. Il potassio successivamente lascia la cellula attraverso canali per il potassio
posizionati nella porzione basolaterale, sfruttando un gradiente elettrochimico favorevole.
Una flessione negativa delle stereociglia chiude i canali apicali determinando una iperpolarizzazione.
I canali sensibili a stimoli meccanici nelle cellule cigliati fanno parte della superfamiglia di recettori chiamati TRP che
abbiamo gi visto a livello della lingua.
Mi sembra ovvio dire che una cellula cigliata non un neurone, quindi ovviamente non ha assoni n tantomeno genera
potenziali dazione. Tuttavia la membrana vicina alla sinapsi, che sarebbe la porzione basolaterale, possiede canali per il
calcio voltaggio dipendenti che sono attivi a condizioni di riposo e ancora pi attivi durante la depolarizzazione causata
dai fenomeni meccanici che abbiamo descritto sopra. Il calcio che entra nelle cellule cigliate tramite questi canali
stimola il rilascio di glutammato o di aspartato. Questi neurotrasmettitori eccitatori stimolano il terminare postsinaptico
del neurone sensitivo a trasmettere linformazione al cervello. Pi neurotrasmettitore viene rilasciato maggiore sar la
scarica di potenziali nellassone postsinaptico. Nei mammiferi tutte le cellule cigliate , che siano parte del sistema
vestibolare o quello uditivo, sono contenute allinterno di tubi e camere che prendono il nome di labirinto membranoso.
La porzione vestibolare possiede cinque strutture sensoriali: due organi otolitici (che percepiscono la gravit, quindi la
posizione della testa, e i movimenti lineari della testa), e tre canali semicircolari (che percepiscono la rotazione del
capo).
La porzione uditiva del labirinto la coclea (chiocciola),che percepisce le vibrazioni sonore trasmesse dallaria
circostante.
Gli organi otolitici sono due camere il sacculo e lutricolo vicini al centro del labirinto. Questi organi otolitici, cosi
come i canali semicircolari, sono circondate da cellule epiteliali, riempite da endolinfa, circondate da perilinfa e
posizionate nellosso temporale. Allinterno dellepitelio, cellule specializzate vestibolari secernono potassio e sono
responsabili dellelevata concentrazione di ptoassio nellendolinfa. Il meccanismo della secrezione del potassio simile
a quello della stria vascolare nel sistema uditivo (che vedremo in seguito).
Sia il sacculo che lutricolo possiedono un epitelio sensitivo chiamato macula che contiene al suo interno cellule
cigliate che giacciono in un letto di cellule di sostegno. Le stereociglia sono proiettate nella membrana otolitica, una
massa di mucopolisaccaridi contenente otoliti. Gli otoliti sono cristalli di carbonato di calcio che donano alla membrana
otolitica una maggiore densit rispetto allendolinfa circostante. Con i movimenti angolari del capo oppure con una
accelerazione lineare, linerzia degli otoliti fa muovere la membrana otolitica flettendo le stereociglia.
La macula orientata verticalmente (sul piano sagittale) allinterno del sacculo, e orizzontalmente allinterno
dellutricolo (quando la testa piegata in basso di circa 25 gradi, come avviene camminando ad esempio). Nel sacculo,
il chinociglio sono puntate lontano da una linea curva (striola) che suddivide la macula in due regioni. Nellutricolo il
chinociglio punta verso tale linea. Sacculo e utricolo rispondono ai cambiamenti nella torsione del capo e
allaccelerazione (tipo quella di quando parte un ascensore). Ovviamente la testa pu piegarsi o sperimentare
laccelerazione in diverse direzioni, infatti lorientamento delle cellule cigliate del sacculo e dellutricolo coprono un
intero range di direzioni. Qualsiasi piegamento della testa o accelerazione lineare stimoler alcune cellule cigliate e
ridurr la stimolazione di altre.
Ciascuna cellula cigliata effettua sinapsi con le terminazioni assoniche di un nervo sensoriale primario, parte del nervo
vestibolare, che a sua volta ramo del nervo vestibolococleare. Il corpo delle cellule di questi neuroni sensoriali posto
nel ganglio di Scarpa a livello dellosso temporale. Dal momento che sacculo e utricolo sono strutture pari e
simmetriche ai lati della testa, il SNC pu simultaneamente sfruttare le informazioni codificate dallintera popolazione
di cellule cigliate otolitiche e interpretare qualsiasi angolo di piegamento della testa e qualsiasi accelerazione lineare.
Anche i canali semicircolari percepiscono laccelerazione, ma non laccelerazione lineare percepita dagli organi
otolitici. Laccelerazione angolare generata dallimprovvisa rotazione del capo lo stimolo primario per quanto
riguarda i canali semicircolari. Muovi la testa da un lato allaltro oppure annuisci. Ciascuna rotazione della tua testa
andr ad eccitare dei canali e ad inibirne degli altri. I canali semicircolari stimolano le loro cellule cigliate in maniera
differente rispetto agli organi otolitici. In ciascun canale le cellule cigliate sono ammassate allinterno di un epitelio
sensitivo (crista ampullaris) che localizzata in un rigonfiamento lungo il canale chiamato ampolla. La serie di ciglia

tutte disposte col medesimo orientamento si proiettano in una struttura gelatinosa chiamata cupola che abbraccia
lintero lume dellampolla. Questa cupola non contiene otoliti e i suoi mucopolisaccaridi hanno la stessa densit
dellendolinfa circostante. Quindi la cupola non sensibili allaccelerazione lineare. Tuttavia con un improvvisa
rotazione del canale, lendolinfa tende a rimanere indietro per via della sua inerzia. Lendolinfa stagnante esercita una
forza sulla cupola, come fa il vento su una vela. Questa forza va a piegare la cupola, che a sua volta piega le ciglie e, a
seconda della direzione di rotazione, va ad eccitare o a sopprimere il rialscio di neurotrasmettitore dalla cellule cigliate a
livello degli assoni sensoriali del nervo vestibolare. Questa organizzazione rende i canali semicircolari molto sensibili
alle accelerazioni angolari del capo.
Se la rotazione del capo mantenuta ad una velocit costante, la frizione dellendolinfa con le pareti del canale far
estinguere la deformazione della cupola nel giro di pochi secondi. Quando la rotazione viene interrotta, linerzia
delendolinfa causer il piegamento della cupola nella direzione opposta e dar al soggetto una temporanea sensazione
di rotazione nel senso opposto. (giro girotondo)
Ciascun lato della testa possiede tre canali semicircolari che giacciono approssimativamente su piani ortogonali. Il
canale anteriore piegato di circa 41 gradi anterolateralmente rispetto al piano sagittale, il canale posteriore piegato
di circa 56 gradi posterolateralmente rispetto al piano sagittale, ed il canale laterale piegato di circa 25 gradi indietro
rispetto al piano orizzontale. Dal momento che ciascun canale percepisce meglio la rotazione a seconda in un
particolare asse, tutti e tre questi canali percepiscono tutte le possibili rotazioni in tutte le possibili angolazioni.
Questa percezione cosi completa ulteriormente permessa anche dal fatto che tali canali si trovano da ambo i lati della
testa. Quindi avremo un paio di canali per ciascun asse di rotazione, e quindi quando la rotazione andr ad eccitare le
cellule cigliate da un lato, essa andr ad inibire le cellule cigliate controlaterali. Questo sistema alimenta la percezione
della rotazione.
Il suono un fenomeno che viene prodotto da onde periodiche longitudinali che propagano nellaria alla velocit di
circa 330/340 m/s. Lintensit del suono definita in Pascal e si calcola rapportando lintensit del suono da valutare ad
un suono di riferimento. Tale suono di riferimento corrisponde a circa 20 Pa, che un valore prossimo al valore soglia
percepibile dallorecchio umano. La scala usata una scala logaritmica.
Le onde sono variano in frequenza, ampiezza e direzione; il nostro sistema uditivo specializzato nel discriminarli tutti
e tre. La codifica della frequenza del suono e della sua ampiezza ha inizio a livello della coclea, seguita da ulteriori
analisi effettuate a livello del SNC. Per distinguere la direzione di un suono, il cervello paragona i segnali provenienti
da entrambe le orecchie. Tuttele orecchie sono suddivise in orecchio esterno, orecchio medio ed orecchio interno. Noi
discuteremo adesso lorecchio esterno e lorecchio medio. Lorecchio interno costituito dal labirinto membranoso, con
entrambe componenti vestibolari ed uditive.
Lorecchio esterno costituito costituito dalla parte pi visibile quale il padiglione auricolare, uno sputo di
cartilagine chiamato trago ed il canale uditivo esterno. Queste strutture, che costituiscono lorecchio esterno, indirizzano
i suoni verso la membrana timpanica.
La camera daria contenuta fra la membrana timpanica e la finestra ovale chiamata orecchio medio. La tuba di
Eustachio connette lorecchio medio alla naso faringe e rende possibile leguagliamento delle pressioni fra i due
versanti della membrana timpanica. La tromba di Eustachio pu anche essere una via daccesso alle infezioni laringee
per invadere lorecchio medio, andando a determinare lotite media. La funzione primaria dellorecchio medio quella
di trasferire le vibrazioni della membrana timpanica alla finestra ovale.
Ma come facciamo a fare tot cosa? La chiave di tutto determinata da una catena di ossicini quali il martello,
lincudine e la staffa. Questi ossicini sono i pi piccoli del corpo umano. Il trasferimento delle vibrazioni non cosi
semplice come pu sembrare, perch il suono origina come una serie di onde che diffondono nellaria e terminano come
onde di pressioni a livello del fluido della chiocciola nellorecchio interno. E noi sappiamo benissimo che aria e acqua
possiedono impedenze acustiche molto differenti fra loro. Limpedenza acustica consiste nella tendenza di ciascun
mezzo di opporsi al movimento impresso da unonda. Questa differenza mi va a significare che il suono che viaggia
attraverso laria non possiede una pressione sufficiente a muovermi le molecole dacqua del fluido nellorecchio
interno. Infatti pi del 97% dellenergia sonora verrebbe riflessa una volta che incontra la superficie liquida. Lorecchio
medio ha come funzione esattamente quella di adattare limpedenza e di salvare gran parte dellenergia
sovramenzionata.
Innanzitutto la membrana timpanica possiede unampiezza notevolmente maggiore rispetto alla finestra ovale, per cui la
pressione proveniente dallaria viene amplificata via via che viene trasferita nellaltro versante (verso la staffa).
Inoltre il martello e lincudine si comportano come un sistema di leve, anche in questo caso andando ad amplificare la
pressione dellonda. In questo modo piuttosto che venire riflessa, la maggiorparte dellenergia viene trasferita ai liquidi
nellorecchio interno. Due piccoli muscoli dellorecchio medio, il tensore del timpano e lo stapedio, si inseriscono sul
martello e lincudine. Questi muscoli esercitano del controllo sulla flessibilit della catena di ossicini, e la loro
contrazione serve ad affievolire il trasferimento del suono allorecchio interno. Tali muscoli si attivano quando i livelli
sonori diventano molto elevati, e per questo motivo si ritiene che fungano da meccanismo di difesa e inoltre vanno a
sopprimere i suoni prodotti dallindividuo stesso (ad esempio il rimbombo quando si parla o si mastica).
La porzione uditiva dellorecchio interno costituita principalmente dalla chiocciola. Essa una struttura tubulare lunga
circa 35 millimetri e che si avvolge su se stessa 2,5 volte. Tenendo in considerazione anche gli stereovilli, la chiocciola

possiede milioni di parti che si muovono, rendendola in questo modo lapparato pi complesso esistente nel corpo
umano.

Se noi tagliamo trasversalmente la chiocciola come illustrato in figura, potremo osservare la presenza di cinque sezioni
nella spirale. E possiamo vedere che in ciascuna delle cinque sezioni vi sono due membrane che dividono la chioccola
in tre compartimenti contenenti fluidi. Da un lato abbiamo un compartimento denominato scala vestibolare, che
possiede la sua porzione pi larga in prossimit della finestra ovale (dove le vibrazioni entrano nellorecchio interno).
La membrana di Reissner separa la scala vestibolare dal compartimento medio, la scala media. Laltro margine della
scala media definito dalla membrana basilare, sulla quale posizionato lorgano del Corti e le sue cellule cigliate.
Al di sotto della membrana basilare c la scala timpanica, che termina con la sua porzione pi estesa a livello della
finestra rotonda. Sia la finestra ovale che la finestra rotonda si affacciano sullorecchio medio.
Sia la scala vestibolare che quella timpanica sono delimitate da una rete di fibrociti e riempite da perilinfa. Come la
sua controparte nel sistema vestibolare, la perilinfa simile al liquido cerebrospinale e quindi possiede basse
concentrazioni di potassio e elevate concentrazioni di sodio. Per tutta la lunghezza della scala vestibolare e di quella
timpanica, le due perilinfe comunicano fra loro attraverso gli interstizi fra i fibrociti. Allapice della chiocciola le due
perilinfe comunicano fra loro tramite una piccola apertura chiamata elicotrema. La perilinfa della chioccola comunica
con la perilinfa vestibolare attraverso un largo passaggio posto alla base della scala vestibolare, e comunica pure con il
liquido cerebrospinale attraverso lacquedotto cocleare.
La scala media riempita da endolinfa. Come la sua controparte vestibolare con la quale comunica attraverso il
doctus reuniens lendolinfa uditiva estremamente ricca di potassio. Ma a differenza della endolinfa del sistema
vestibolare, che possiede lo stesso voltaggio della perilinfa, lendolinfa del sistema uditivo possiede un voltaggio di
circa +80mV rispetto alla perilinfa. Questo potenziale endococleare la principale forza motrice che permette la
trasduzione dello stimolo sia nelle cellule cigliate esterne che in quelle interne. Inoltre, la perdita di questo potenziale
una causa frequenta della perdita delludito.

Un tessuto altamente vascolarizzato, chiamato appunto stria vascolare, secerne potassio nella scala media, e il gradiente
di potassio fra endolinfa e perilinfa genera il potenziale endococleare. La stria vascolare un epitelio a due strati. Le

cellule marginali separano lendolinfa da un piccolo compartimento allinterno di questa stria, mentre le cellule basali
separano questo compartimento dal fluido interstiziale contiguo con la perilinfa.
Gap junction connettono un versante delle cellule basali con quelle intermedie, e laltro versante con i fibrociti del
legamento a spirale. Questa organizzazione essenziale per la generazione del potenziale endococleare.
I fibrociti sono dotati di meccanismi di assorbimento del potassio che mantengono elevate concentrazioni di potassio
nelle cellule intermedie. Il potenziale di equilibrio per il potassio di queste cellule estremamente negativo a causa della
combinazione fra le elevate concentrazioni di potassio allinterno dei fibrociti rispetto alle basse concentrazioni di
questo nel fluido intrastriale. Le cellule marginali mantengono il potenziale endococleare prelevando il potassio dalla
porzione intrastriale (cosicch si mantenga basso) e buttandolo nellendolinfa tramite dei canali.
Le cellule cigliate interne trasducono il suono, mentre i movimenti attivi delle cellule cigliate esterne amplificano il
segnale
La porzione funzionale della chiocciola lorgano del Corti, ovvero la porzione della membrana basilare che contiene
le cellule cigliate. Lorgano del Corti si estende per tutta la lunghezza della membrana basilare e possiede quattro file di
cellule cigliate: una fila di circa 3500 cellule cigliate interne e tre file per un totale di 16mila cellule cigliate esterne. Nel
sistema uditivo questa organizzazione delle stereociglia abbastanza regolare. Le cellule cigliate giacciono allinterno
di una matrice di cellule di sostegno, esponendo le loro porzioni apicali verso lendolinfa della scala media. Le
stereociglia delle cellule cigliate interne sono particolari perch si muovono liberamente nellendolinfa. Le stereociglia
delle cellule cigliate esterne si proiettano nella membrana tettoria (di consistenza gelatinosa e contenente collagene).
La membrana tettoria fermamente attaccata solo lungo un margine, tramite una specie di cardine, in modo tale da
potersi muovere liberamente in alto ed in basso.
Ma come fanno le onde sono a stimolare le cellule cigliate uditive? Il movimento della staffa contro la finestra ovale
genera onde pressorie allinterno dei fluidi della chiocciola.

Adesso osserviamo passo passo cosa succede quando unonda arriva nellorecchio esterno.
1) La staffa si muove in avanti. Di conseguenza la finestra ovale si muove anchessa in avanti, determinando un
abbassamento nella pressione della scala vestibolare. Dal momento che la perilinfa che riempie la scala
vestibolare e la scala timpanica un liquido incomprimibile e la chiocciola posizionata in un osso, la finestra
rotonda si muove verso linterno.
2) La pressione della scala vestibolare si abbassa e diventa minore di quella della scala timpanica.
3) La membrana basilare si piega verso lalto. Poich la membrana di Reissner molto sottile e pieghevole, la
bassa pressione a livello della scala vestibolare fa innalzare la scala media (incomprimibile), che a sua volta fa
si che la membrana basilare (e lorgano del Corti) si pieghi verso lalto.
4) Lorgano del corti si deforma andando verso il cardine della membrana tettoria. Il piegamento verso lalto della
membrana basilare genera una forza fra linsieme di ciglia delle cellule cigliate esterne e la membrana tettoria.
5) Le ciglia delle cellule cigliate esterne si muovono verso il loro stereociglio pi lungo.
6) I canali si aprono a livello delle cellule cigliate esterne. Dato che il potassio lo ione presente in
concentrazioni maggiori, il risultato la depolarizzazione delle cellule cigliate esterne (un meccanismo di
trasformazione di un impulso meccanico in un impulso elettrico). Le variazioni nel potenziale di membrana
indotte dallingresso del potassio prendono il nome di potenziali di recettore. Il meccanismo molecolare alla
base delle variazioni di potenziale lo stesso delle cellule vestibolari.
7) LA depolarizzazione determina una modificazione conformazionale a livello di una proteina chiamata prestina.
Le cellule cigliate esterne esprimono elevate concentrazioni di prestina (il cui nome deriva dalla
denominazione musicale presto). La contrazione di migliaia di molecole di prestina, ciascuna legata ad altre
molecole di prestina adiacenti, fa contrarre la cellula cigliata esterna. Viceversa liperpolarizzazione (nei

movimenti rivolti verso il basso della membrana basilare) fa allungare le cellule cigliate esterne. Cambiamenti
nel potenziale della membrana fa cambiare dimensioni alla cellula sino al 5% della sua grandezza. I
cambiamenti nelle dimensioni sono veloci. La risposta meccanica della cellula cigliata esterna
ATPdipendente.
8) La contrazione delle cellule cigliate esterne accentua il movimento verso lalto della membrana basilare
esterna. Viceversa, lallungamento delle cellule (durante i movimenti verso il basso della membrana basilare)
accentuano ulteriormente tali movimenti verso il basso della membrana basilare. Le cellule cigliate esterne si
comportano come amplificatori, percependo e subito dopo accentuando i movimenti della membrana basilare.
Lelettromotilit delle cellule cigliate esterne un prerequisito per la sensibilit uditiva e, come vedremo in
seguito, permette anche di discriminare le varie frequenze. In assenza di prestina, questo sistema di
amplificazione smette di funzionare e gli animali diventano sordi.
9) Lendolinfa si muove al di sotto della membrana tettoria, fuori dal solco spirale interno. Il movimento verso
lalto della membrana basilare accentuato quindi dallamplificatore della chiocciola spinge lendolinfa a
scorrere fuori dal solco spirale interno, al di sotto della membrana tettoria, verso il suo apice.
10) Le cellule cigliate interne si piegano a questo punto verso il chinociglio.
11) I canali per la trasduzione del segnale si aprono nelle cellule cigliate interne. Cosi come avviene per le cellule
cigliate esterne, il fatto si conclude con una depolarizzazione.
12) La depolarizzazione apre i canali voltaggio dipendenti per il calcio, facendo aumentare le concentrazioni di
calcio nelle cellule cigliate interne.
13) Le vescicole sinaptiche si fondono, rilasciando glutammato. Il neurotrasmettitore innesca dei potenziali
dazione nei neuroni afferenti, trasmettendo segnali uditivi al tronco cerebrale. E da tenere in considerazione
che la risposta alla depolarizzazione differisce a seconda del tipo di cellula cigliata con la quale abbiamo a che
fare. Le cellule cigliate esterne si contraggono e successivamente amplificano il movimento della membrana
basilare. Le cellule cigliate interne invece rilasciano il neurotrasmettitore.
Quando la staffa cambia direzione e si muove verso avanti (verso linterno) , anche tutti questi processi
avvengono nel senso opposto. La membrana basilare si piega in basso. Nelle cellule cigliate esterne i canali
trasduttori si chiudono determinando liperpolarizzazione e lallungamento delle cellule. Il movimento
accentuato verso il basso della membrana basilare fa si che lendolinfa si sposti allinterno del solco spirale
interno. Nelle cellule cigliate interne i canali trasduttori si chiudono, causando una iperpolarizzazione e un
ridotto rilascio del neurotrasmettitore.
Una curiosit a riguardo dellamplificatore posto allinterno della chiocciola data dal fatto che lorecchio non solo
riceve suoni, ma li genera pure. I corpi dei neuroni sensitivi del nervo cocleare giacciono allinterno del ganglio spirale,
che si avvolge attorno allasse della chiocciola. I dendriti di questi neuroni sono in contatto con le cellule cigliate
adiacenti, e gli assoni si proiettano nel nucleo nella chiocciola a livello del tronco cerebrale. Il 95% dei circa 30mila
neuroni sensitivi di ciascun nervo cocleare innervano le cellule cigliate interne, che sono quelle che si occupano
veramente della sensibilit uditiva. Il restante 5% dei neuroni del ganglio spirale (di tipo II) innerva le cellule cigliate
esterne.

La sensibilit alla frequenza delle cellule cigliate uditive dipende dalla loro distribuzione sulla membrana basilare della
chiocciola. Gli umani possono sentire suoni con frequenze che fanno dai 20 ai 20mila Hertz. Questo range di
unampiezza modesta rispetto agli standard della maggiorparte dei mammiferi.
Un suono puro produce unonda che viaggia lungo la membrana basilare. Un aumento nellampiezza del suono genera
un aumento nella frequenza di potenziali dazione nei neuroni sensitivi. La frequenza del suono determina a quale
altezza della chiocciola la sua membrana vibrer maggiormente. Alte frequenze vibrano maggiormente ad una estremit
e basse frequenze vibrano maggiormente nellaltra estremit. Questo quindi va a stimolare alcune cellule cigliate

piuttosto che altre. Questa selettivit alla base di un codice posizionale nel sistema uditivo, per cui la posizione di una
cellula cigliata ne determiner la selettivit per alcune frequenze piuttosto che per altre.
La chiocciola analizza i suoni complessi frammentando ciascun suono nei suoni toni puri che vanno a stimolare
ciascuno una specifica regione della chiocciola.
Le basse frequenze generano la loro massima ampiezza a livello dellapice della chiocciola. Via via che la frequenza del
suono aumenta, vengono interessate le porzioni prossime al tratto basale (ovvero nelle vicinanze della finestra rotonda).
Due caratteristiche della membrana basilare sottolineano questa organizzazione della chiocciola: il restringimento e la
rigidit. Se noi fossimo in grado di sbrogliare la chiocciola e metterla dritta per dritta, potremo osservare che si restringe
proseguendo dalla base verso lapice. La membrana basilare invece si restringe nel senso opposto (ovvero pi larga
allapice ed pi stretta alla base della chiocciola). Inoltre la parte basale della membrana basilare molto pi rigida
rispetto alla parte pi larga apicale. Verso la base quindi, possiede corde corte che vibrano ad elevate frequenze. Verso
lapice invece vi sono delle corde pi lunghe e sciolte che vibrano a basse frequenze.
Il muscolo scheletrico
Lunit contrattile del muscolo scheletrico la fibra muscolare. Un insieme di fibre muscolari danno origine ad un
fascio. A sua volta molteplici fasci danno origine ad un muscolo. Lintero muscolo contenuto allinterno di una guaina
che si estende sino al tendine e prende il nome di epimisio. Anche i vari fasci contenuto nel muscolo sono avvolti da
una guaina chiamat per perimisio. Ogni singola fibra muscolare, infine, avvolta dallendomisio. La struttura
altamente organizzata del muscolo scheletrico gli permette di generare una notevole forza meccanica. Al di sotto
dellendomisio, a circondare ciascuna cellula, vi la membrana plasmatica che prende il nome di sarcolemma.
Ciascuna cellula muscolare contiene elementi cilindrici chiamati miofibrille. Ciascuna miofibrilla un insieme di unit
che si ripetono fra loro: i sarcomeri. Ciascun sarcomero costituito da miofilamenti.
Lassone di un nervo motore si connette con ciascuna fibra muscolare a formare una sinapsi al centro della fibra
chiamata giunzione neuromuscolare. La porzione sarcolemmatica prossima al terminale presinaptico chiamato placca
motrice. Anche se le fibre muscolari scheletriche possono essere eccitate artificialmente tramite stimolazione elettrica
diretta, leccitazione fisiologia coinvolge sempre il rilascio di acetilcolina dal terminale del nervo motore. Il legame
dellacetilcolina con il recettore nicotico da avvio ad una depolarizzazione graduale a livello della placca motrice. Un
potenziale della placca sufficientemente grande va a determinare un potenziale dazione nel sarcolemma adiacente alla
placca facendole oltrepassare il valore soglia.
Tutti i muscoli scheletrici sottoposti a controllo volontario sono controllati dai motoneuroni. I motoneuroni somatici
sono neuroni efferenti che vedono i loro corpi cellulari localizzati nel sistema nervoso centrale. Una singola cellula
muscolare risponde ad un singolo motoneurone, il cui corpo cellulare (ad eccezione dei nervi cranici) risiede nelle corna
ventrali del midollo spinale. Lassone di un motoneurone solitamente si ramifica in prossimit della sua terminazione e
innerva una o pi cellule muscolari. Linsieme delle fibre muscolari innervate dai rami collaterali di un singolo
motoneurone prendono il nome di unit motoria.
Linnervation ratio di un muscolo scheletrico definito come il numero di fibre muscolari innervate da un singolo
neurone motore. I muscoli che possiedono un valore di innervation ratio molto piccolo regolano i movimenti fini e
precisi e che coinvolgono forze di intensit ridotte. Per esempio, i movimenti dei muscoli extraoculari che controllano la
posizione degli occhi dipendono da nervi che innervano circa 3 fibre muscolari ciascuno. Viceversa i muscoli con un
innervation ratio molto grande controllano i movimenti che necessitano di forze notevoli. Il controllo posturale
effettuato dal muscolo soleo vede un innervation ratio di circa 200 fibre muscolari per neurone. Il gastrocnemio, che
capace di sviluppare forze notevoli nelle attivit atletiche come il salto in alto, ha una innervation ratio che varia da 100
a 1000 fibre per neurone.
I potenziali dazione si propagano dal sarcolemma allinterno della fibra muscolare attraverso il sistema del tubulo
trasverso
Anche se il segnale intracellulare ultimo che determina la contrazione del muscolo (di qualsiasi tipo esso sia) dato
dallaumento del calcio, i tre tipi di fibra muscolare differiscono sostanzialmente nel meccanismo di depolarizzazione
del sarcolemma che fa poi entrare il calcio nel citosol. Il calcio penetra nel citoplasma dallambiente extracellulare
attraverso i canali voltaggio dipendenti, oppure viene rilasciato dal reticolo sarcoplasmatico. Quindi sia lambiente
extracellulare che quello intracellulare cointribuiscono allaumento delle concentrazioni di calcio. Tuttavia limportanza
di queste due fonti del calcio varia a seconda del tipo di fibra muscolare con la quale abbiamo a che fare.
Il processo per cui leccitazione elettrica della membrana cellula genera un aumento nelle concentrazioni di calcio
detto accoppiamento elettromeccanico.
I potenziali dazione che originano sulla membrana delle fibre muscolari scheletriche e cardiache si propagano
allinterno della cellula tramite particolari e caratteristiche invaginazioni. Nei due tipi di fibre sovracitate queste
invaginazioni assumono la forma di tubi chiamati tubuli trasversi o tubuli T. Il tubulo T penetra la fibra muscolare e
circonda le miofibrille in due specifici punti in ciascun sarcomero: nella giunzione fra la banda A e quella I.
Lungo il suo percorso il tubulo trae contatti con due cisterne, che sono specifiche regioni del reticolo sarcoplasmatico. Il
reticolo sarcoplasmatico delle cellule muscolare una versione specializzata del reticolo endoplasmatico delle cellule
non contrattili e funge da organulo di riserva per il calcio intracellulare. La combinazione fra la membrana del tubulo T

e le sue due cisterne adiacente prende il nome di triade. Questa struttura gioca un ruolo cruciale nellaccoppiamento
elettromeccanico sia nel muscolo scheletrico che il quello cardiaco.
Il muscolo liscio invece possiede delle invaginazioni rudimentali chiamate caveole.
Le striature delle fibre muscolari scheletriche corrispondono ad un allineamento di filamenti spessi e sottili allinterno
delle miofibrille. Esistono due tipologie di miofilamenti: quelli spessi sono costituiti principalmente da una proteina
chiamata miosina mentre quelli sottili sono costituiti da actina. Il sarcomero definito come lunit compresa fra due
linee Z che si ripete sempre uguale a se stessa. Una miofibrilla quindi un allineamento ordinato di sarcomeri legati
culo a culo. Questa organizzazione a sarcomero va a definire laspetto striato delle fibre muscolari scheletriche e
cardiache. Quindi sia il muscolo scheletrico che quello cardiaco vengono definiti muscoli striati. Il muscolo liscio
non possiede tali striature per lactina e la miosina hanno un pattern meno regolare in questi miociti. Nel muscolo
striato, i filamenti sottili sono legati assieme nella loro estremit finale, e si proiettano allinfuori a partire da un disco
denso noto come disco o linea Z. Il disco zeta orientato perpendicolarmente allasse della miofibrilla e ha il diametro
della miofibrilla stessa. I filamenti sottili si proiettano da ambo le facce del disco Z. Non solo i dischi Z legano i
filamenti sottili di una singola miofibrilla assieme, ma le connessioni fra i dischi Z legano le singole miofibrille fra loro
e determinano lallineamento dei sarcomeri. I filamenti spessi possiedono un diametro di circa 10 nanometri. Giacciono
fra i filamenti sottili e sono parzialmente interdigitati con i filamenti sottili. Questa parziale sovrapposizione va a
determinare un pattern a bande chiare e scure lungo lasse della miofibrilla. Le bande chiare, che rappresentano le
porzioni di filamenti sottili che non si sovrappongono con i filamenti spessi, sono noti come bande I. I dischi Z sono
visibili come linee scure perpendicolari al centro della banda I. Le bande scure, infine, rappresentano i filamenti di
miosina e formano la banda A. Durante la contrazione le bande A permangono della stessa lunghezza, mentre le bande
I si accorciano.
I filamenti sono assemblamenti sovramolecolari di subunit proteiche. Per quanto riguarda i filamenti sottili, possiamo
dire che la struttura portante di questi filamenti sono doppi filamenti ad alfa-elica di actina. Ciascun filamento di actina
associato a due altre importanti proteine regolatrici: la tropomiosina e la troponina.
Anche la tropomiosina costituita da due alfa eliche idente che si avvolgono fra loro e si appoggiano sui solchi formati
dai superavvlgimenti di actina. Il ruolo della tropomiosina quello di regolare il legame delle teste di miosina allactina.
La troponina una proteina eterotrimerica: la porzione T si lega alla tropomiosina, quella C si lega al Calcio, e quella I
quella che si lega allactina e inibisce la contrazione. La troponina C strettamente legata alla calmodulina.
Ciascun filamento spesso un assemblamento bipolare di molecole di miosina II. Ciascuna molecola di miosina I un
esamero costituito da due catene pesanti, due catene leggere e due catene leggere regolatorie. Le due catene pesanti
hanno tre regioni: un corpo, un cardine ed una testa. Il corpo formato da alfa eliche che si avvolgono fra loro. A livello
del cardine abbiamo che la molecola si apre a formare due teste globulari che vanno a formare i ponti fra filamenti
sottili e spessi allinterno del sarcomero. Le teste dei filamenti pesanti possiedono un sito di legame per lactina cosi
come un sito per il legame e lidrolisi dellATP. La porzione della testa delle catene pesanti forma anche un complesso
con due catene leggere, di cui una regolatoria. La titina una proteina che posizionata lungo i filamenti spessi del
muscolo scheletrico e si lega alla linea M posta al centro della banda A per raggiungere la linea Z pi vicina. La linea M
serve anche come sito di attacco per i vari filamenti spessi. La titina sembra coinvolta nei mantenimento dellelasticit
del muscolo.
Laumento del calcio intracellulare stimola la contrazione rimuovendo linibizione alla formazione del ponte
actina/miosina
Lenergia per il ciclo di contrazione viene dallidrolisi dellATP. Tuttavia, se non regolato, il ciclo continuerebbe finch
il miocita non viene depletato delle sue scorte di ATP. Quindi non ci dobbiamo stupire se i meccanismi di formazione
dei ponti actinomiosinici sono strettamente regolati. In tutte e tre le tipologie di cellule muscolari, un aumento del calcio
da il via e consente la formazione del ponte. La diminuzione nelle concentrazioni del calcio il segnale di cessazione e
determina il rilassamento del muscolo. La diminuzione del calcio ottenuta tramite processi di trasporto che rimuovono
il calcio dal sarcoplasma. A prescindere dal tipo di muscolo, il calcio esercita i suoi effetti legandosi alle proteine
regolatorie piuttosto che interagendo direttamente con le proteine contrattili. In assenza del calcio queste proteine
cooperano nellinibizione delle interazioni fra actina e miosina. Quando il calcio si lega ad una o piu di queste proteine,
una modificazione conformazionale ha luogo nel complesso regolatorio con lo scopo di rimuovere linibizione.
Nel muscolo scheletrico la troponina C possiede due siti di legame per il calcio. Il legame di questo induce
modificazioni conformazionali al complesso della troponina determinando due effetti: come prima cosa la troponina I si
sposta dal filamento di actina/tropomiosina, permettendo alla molecola di tropomiosina di spostarsi. Il secondo effetto
consiste nel fatto che, tramite la subunit T della troponina, la tropomiosina viene spostata via dal sito di legame per la
miosina situato sullactina.

Il processo di formazione del ponte avviene in cinque fasi. Inizialmente la testa della miosina legata al filamento dia
ctina. In assenza di ATP il sistema pu rimanere bloccato nella conformazione rigida di actomiosina per un periodo di
tempo indefinitivamente lungo che viene messo a termine solo dalla decomposizione delle proteine. Questo stato di
estrema rigidit muscolare prende il nome di rigor mortis e si sviluppa nel cadavere subito dopo la morte a causa della
mancanza di ATP per cessazione del metabolismo. In questo stato rigido, la testa della miosina fissa ad un angolo di
circa 45 gradi rispetto al filamento di actina.
1) Avviene il legame dellATP con la catena pesante della testa della miosina. Questo riduce laffinit della
miosina per lactina, provocando il distacco della testa della miosina dal filamento di actina. Se tutti i ponti nel
muscolo fossero in questo stato, il muscolo sarebbe in uno stato completamente rilassato.
2) Lidrolisi dellATP ad ADP e fosfato inorganico avviene a livello della testa della miosina. I prodotti
dellidrolisi sono conservati sulla miosina. Come risultato dellirolisi, la testa della miosina ruota attorno al
cardine in un angolo di 90 gradi. Questa rotazione fa si che la testa della miosina si muova lungo il filamento
di actina di circa 11 nanometri. Quindi adesso il filamento di miosina si trova pi avanti di una distanza
equivalente a circa due monomeri di actina.
3) La testa della miosina a questo punto si lega di nuovo al filamento di actina. Questo legame riflette laumentata
affinit della miosina-ADPPi per lactina
4) La dissociazione del fosfato dalla testa della miosina stimola una modificazione nellorientamento della testa
della miosina, per cui questa si piega di 45 gradi e spinge il filamento di actina di circa 11 nanometri verso la
coda della miosina. Queste modificazioni conformazioni fanno si che il filamento di actina venga spostato
lungo il filamento di miosina.
5) La dissociazione dellADP dalla miosina completa il ciclo, e il complesso dellactomiosina lasciato in uno
stato rigido. La testa della miosina rimane nella stessa posizione (a 45 gradi). La miosina rimane legata
allactina finch unaltra molecola di ATP non si lega ed inizia un nuovo ciclo.
La miosina libera dallADP tende a legarsi subito ad unaltra molecola di ATP alle normali concentrazioni di
ATP riscontrabili nella cellula. Se non controllata, la formazione dei ponti continuerebbe fino a che non
vengono depletate tutte le risorse di ATP. Quando questo accade il muscolo rimane nella sua forma contratta
perch il rilascio del ponte actina/miosina necessita del legame dellATP alla miosina.
Da quanto sopra illustrato possiamo comprendere come non siano le concentrazioni di ATP a regolare la formazione dei
ponti. Il muscolo scheletrico e quello cardiaco controllano il ciclo di contrazione a livello della fase 3, ovvero evitando
lo spostamento della tropomiosina in risposta ad un aumento delle concentrazioni di calcio.
La forza totale generata da un muscolo la somma delle forze generate dai singoli individuali cicli di actina/miosina. Il
numero ponti simultanei dipende sostanzialmente dalla lunghezza iniziale della fibra muscolare e dalla frequenza di
stimolazione della fibra muscolare. Quando il muscolo viene stimolato alla contrazione, esso esercita una forza che
spinge i suoi punti di attacco ad avvicinarsi fra di loro. Questa forza definita tensione. Due sistemi possono essere

sfruttati per studiare la contrazione muscolare. In uno, abbiamo i siti di aggancio che sono immobili, fissando la
lunghezza del muscolo. In questo caso la stimolazione genera un aumento nella tensione ma non genera accorciamento
nel muscolo. Dal momento che queste contrazioni avvengono preservando la lunghezza in maniera costante, queste
sono denominate contrazioni isometriche. Nel secondo sistema, uno dei due punti di attacco mobile, e la forza (o il
carico) tendono a spingere questo punto mobile lontano dallestremit fissata. Qui la stimolazione genera un
accorciamento, a patto che la tensione sviluppata dal muscolo sia maggiore rispetto al carico da sollevare. Queste sono
denominate contrazioni isotoniche. Nelle contrazioni isotoniche il tono rimane appunto costante.
Qualsiasi contrazione che genera una forza e muove un peso una contrazione isotonica. Quando pieghi le braccia a
livello del gomito e porti un peso sino all spalle, i bicipiti si accorciano. Adesso stendi il braccio, resistendo alla forza
gravitazionale che tenta di spingere il peso in basso. Anche in questo caso i bicipiti si attivano, ma ora stai eseguendo
una contrazione eccentrica. Se tu tieni un peso immobile davanti a te, i muscoli stanno generando una tensione per
sorreggere il peso ma non stanno effettuando alcun movimento. Le contrazioni che generano forza senza movimento
sono contrazioni isometriche (o statiche). Un altro esempio di contrazione isometrica quando ti dico di stringere le
chiappe.
Le contrazioni isotoniche a loro volta possono suddividersi in contrazioni eccentriche o concentriche. Le contrazioni
concentriche sono quelle dove il tono rimane costante, la forza muscolare superiore al carico (alla resistenza) e il
muscolo si accorcia. Le contrazioni eccentriche sono quelle dove il tono rimane costante, la forza muscolare inferiore
alla resistenza e di conseguenza il muscolo si allunga.
Ma come fanno le contrazioni isometriche a generare una forza se la lunghezza del muscolo rimane invariata? La
risposta a questo quesito data dagli elementi elastici del muscolo. Tutti i muscoli contengono fibre elastiche nei
tendini e nel tessuto connettivo che attaccano il muscolo allosso. Tali fibre sono contenute anche a livello del tessuto
connettivo posto fra le fibre muscolari. Nelle fibre le proteine elastiche del citoscheletro sono posizionate fra le
miofibrille come parte del sarcomero. Tutte queste componenti elastiche lavorano tutte assieme come se fossero
connesse in serie (una dopo laltra) agli elementi contrattili del muscolo. Vengono chiamati elementi della serie
elastica. Quando i sarcomeri si accorciano nella contrazione isometrica, gli elementi elastici si allungano.
Lallungamento di questi elementi elastici permette alle fibre di mantenere una lunghezza costante anche se i sarcomeri
si stanno accorciando e stanno creando una tensione. Una volta che gli elementi elastici si sono allungati e la forza
generata dai sarcomeri va ad equivalere il carico, il muscolo si accorcia in una contrazione isotonica che solleva il peso.
La lunghezza del muscolo influenza la tensione in quanto determina il grado di accavallamento che insorge fra i
filamenti di actina e miosina
La forza di contrazione isometrica dipende dalla lunghezza iniziale della fibra muscolare. Un muscolo a condizioni di
riposo (quindi non stimolato) pu essere allungato applicandovi una tensione. La tensione misurata prima della
contrazione muscolare chiamata tensione passiva. Dal momento che il muscolo si irrigidisce durante la distensione,
necessaria una quantit di tensione passiva sempre maggiore per allungare la cellula muscolare. Se ad una lunghezza
stabilita (condizioni di isometria) il muscolo viene stimolato a contrarsi, una tensione attiva addizionale si verr a
sviluppare a causa della formazione dei ponti actomiosinici. La tensione totale sar quindi data dalla somma fra le
tensioni attive e passive. Questa tensione attiva risultante (data dalla differenza fra tensione passiva e tensione attiva
totale) sar abbastanza piccola quando il muscolo a meno del 70% della sua lunghezza di riposo. Via via che la
lunghezza del muscolo si avvicina alla sua lunghezza normale, la tensione attiva aumenta. La tensione attiva massima
ad una lunghezza prossima alla normale lunghezza del muscolo. La tensione attiva diminuisce se il muscolo viene
allungato oltre la sua normalit, e torna di valori bassi quando il muscolo stirato del 150% rispetto alla sua lunghezza
standard.
Questa relazione fra lunghezza e tensione un risultato dellorganizzazione dei filamenti sottili e spessi allinterno del
sarcomero. Via via che la lunghezza del muscolo aumenta, le estremit terminali dei filamenti di actina che spuntano
dai dischi Z vengono tirati. Quando la lunghezza subera il 150% della lunghezza di riposo del sarcomero, le estremit
dei filamenti di actina vengono tirati oltre le estremit dei filamenti di miosina. In questa condizione non si verificano
itnerazioni fra i filamenti di actina e di miosina, quindi non si sviluppa una tensione attiva. Quando la lunghezza del
muscolo si accorcia (a partire dalla condizione descritta prima), i filamenti di actina e miosina cominciano ad
accavallarsi e si sviluppa tensione attiva. La quantit di tensione sviluppatasi corrisponde al grado di accavallamento fra
actina e miosina. Se il muscolo si accorcia ulteriormente, i filamenti di actina opposti (controlaterali) si accavallano
luno sullaltro e le estremit dei filamenti di miosina (quando laccorciamento una frega grosso) vanno a toccare le
linee Z opposte. In queste condizioni, la relazione spaziale fra actina e miosina distorta, e la tensione attiva
diminuisce. Il massimo grado di accavallamento regolare fra actina e miosina, e quindi il massimo grado di tensione
attiva, corrisponde ad un sarcomero che si trova nelle sue condizioni normali (quindi nella sua lunghezza fisiologica).

In condizioni isotoniche, la velocit di accorciamento diminuisce se la resistenza applicata alla contrazione della fibra
muscolare aumenta. Questo ovvio: chiunque solleva una patatine pi velocemente di un sacco di patate. La relazione
fra la velocit di contrazione la resistenza iperbolica. Quindi pi piccolo il carico applicato al muscolo, maggiore
la sua velocit di accorciarsi. Viceversa, maggiore la resistenza, minore sar la velocit. La relazione fra resistenza e
velocit forse maggiormente comprensibile se consideriamo un carico massimo in un muscolo a condizioni di riposo
(isometrico). Questa situazione rappresentata dalla linea blu pi in alto. In qualsiasi momento, tutti i ponti disponibili
sono sfruttati per opporsi alla forza contraria. Nessuno di questi viene sfruttato per accorciare il muscolo. Se il numero
di ponti diminuisce, il muscolo si allunga. Ad un carico leggermente minore, ma alla stessa lunghezza isotonica del
muscolo, vengono sfruttati meno ponti per resistere alla forza contraria. A carichi molto bassi, solo pochi monomeri di
actina dovranno interagire con la miosina per sconfiggere la resistenza. Nelle condizioni di pesi infinitamente piccoli,
la velocit con la quale i filamenti spessi e quelli sottili si accavallano fra di loro limitata solo dal tempo necessario nel
completare il ciclo di formazione del ponte e di consumo di ATP. Con laumentare della velocit, la probabilit di
formazione di ponti di actina miosina si abbassa. Quindi meno ponti sono simultaneamente attivi a velocit di
contrazione elevate, e meno tensione viene a generarsi. E da notare che la curva blu pi in alto riguarda la lunghezza di
riposo del muscolo. Sappiamo gi che la tensione isometrica totale (la resistenza massima che il muscolo riesce a
sostenere a velocit zero) aumenta in base alla lunghezza iniziale del muscolo. Questo principio confermato dal
grafico qua sopra: pi lungo il muscolo, maggiore potr essere la resistenza a velocit zero (le tre linee blu sul
grafico). Al contrario della resistenza massima tollerata, che dipende soprattutto dalla lunghezza del muscolo, la
velocit invece indipendente dalla lunghezza, come invece viene mostrato dal punto di intersezione delle linee blu con
lasse delle ordinate. La spiegazione di questo effetto, come abbiamo gi notato, che la massima velocit (a resistenza
zero) dipende dal grande numero di TURNOVER (quindi di avvicendamento) nei ponti actinomiosinici.
La curva di velocit/resistenza rivela uninteressante relazione fra la potenza muscolare e il peso applicato. Il muscolo
effettua un lavoro meccanico solo quando sposta un carico. Questo lavoro meccanico il prodotto della resistenza F e
dello spostamento. La potenza la velocit con il quale il lavoro viene eseguito, detto anche lavoro per unit di tempo.