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Fisiologia Umana

Sistema circolatorio
Le arterie e le vene formano
un sistema di distribuzione
interna a circuito chiuso.
Pertanto lintera quantit di
sangue pompata dal cuore
viene a distribuirsi
attraverso le varie sezioni
del sistema circolatorio

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Sistema circolatorio
Sia il circolo polmonare che quello
sistemico partono dal cuore
attraverso tronchi arteriosi di
grosso calibro che si
ramificano ripetutamente
Man mano che la ramificazione
procede le dimensioni delle
arterie si riducono
gradualmente fino a diventare
arteriole, queste sono i vasi pi
piccoli del sistema arterioso e
attraverso essi il sangue entra
nella rete capillare dei vari
tessuti

Sistema circolatorio
Il sangue che defluisce dalla
rete capillare entra prima
nelle venule che sono i vasi
pi piccoli del sistema
venoso. Le venule poi si
riuniscono in vene di
maggior calibro fino a
raggiungere le vene cave,
nel circolo sistemico, e le
vene polmonari, nel circolo
polmonare

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Sistema circolatorio
I capillari sono i vasi le cui pareti
permettono gli scambi tra il
sangue e il liquido interstiziale.
A tale scopo le pareti sono
sottili, e il flusso ematico nei
capillari relativamente lento
cos che processi come la
diffusione o il trasporto attivo
dei materiali attraverso le loro
pareti, possano attuarsi. I
capillari non funzionano come
entit autonome ma come parte
di una rete interconnessa
detta letto capillare.

Sistema circolatorio
Per raggiungere la propria
destinazione unarteriola
generalmente d origine a
dozzine di capillari che poi si
raccolgono in numerose venule
attraverso le anastomosi
arterovenose. Lingresso di
ogni capillare controllato da
un manicotto di muscolatura
liscia, lo sfintere precapillare,
la cui contrazione riduce il
diametro dellingresso del
capillare e quindi anche il
flusso.

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Sistema circolatorio
Il rilasciamento dello sfintere
dilata lapertura e il sangue
entra pi rapidamente nel
capillare. Ogni sfintere ha
unattivit ciclica di
contrazioni e rilassamenti
che nellinsieme chiamato
vasomotilit, per cui risulta
che il flusso in un capillare
avviene in maniera
propulsiva.

Sistema circolatorio
Nei grossi vasi il sangue
scorre quasi senza
incontrare resistenza, ma
lo stesso non accade nelle
arteriole e nei capillari,
dove questo incontra una
notevole resistenza. Perch
il sangue possa scorrere
lungo questi piccoli vasi a
resistenza, il cuore deve
pompare nelle arterie con
una pressione elevata.

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Emodinamica
Studia le relazioni esistenti
tra la pressione del sangue,
il flusso e la resistenza dei
vasi.

Diamo, prima, unillustrazione


del sangue ed alcune
definizioni

Sangue
Il sangue un liquido viscoso
costituito da cellule e
plasma. Pi del 99% delle
cellule sono globuli rossi, il
che significa che i leucociti
quasi non partecipano a
determinare le propriet
fisiche del sangue.

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Plasma
Il plasma fa parte dei liquidi
extracellulari dellorganismo,
pressoch identico al
liquido intercellulare con la
sostanziale differenza che
esso contiene 7 gr% di
proteine, mentre il liquido
interstiziale ne contiene 2.
Tale differenza dovuta al
fatto che la filtrazione di
proteine plasmatiche dai
capillari negli spazi
intercellulari molto scarsa.

Albumina
Le proteine del plasma sono
costituite da albumina (4,5
gr%), globuline (2,5 gr%) e
fibrinogeno (0,3 gr%).
La principale funzione
dellalbumina quella di
sviluppare una pressione
osmotica, anche detta
pressione colloidosmotica,
che ostacola la fuoriuscita
del liquido plasmatico dai
capillari ai liquidi
interstiziali.

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Proteine del sangue


Le albumine rappresentano circa il 60% di tutte le proteine
plasmatiche e contribuiscono grandemente alla determinazione
della pressione osmotica.
Le globuline sono circa il 33% delle proteine plasmatiche ed
includono le immunoglobuline, o anticorpi che attaccano le
proteine estranee e gli agenti patogeni, le proteine vettrici, che
trasportano piccoli ioni, ormoni composti, e le metalloproteine
che legano ioni metallici.
Sia le albumine che le globuline possono portare trigliceridi, acidi
grassi e colesterolo insolubili in acqua.
Il fibrinogeno interviene nella coagulazione formando maglie di
fibrina larghe e insolubili che forniscono lintelaiatura di base del
coagulo.

Globuline plasmatiche
Le globuline si distinguono in:
-, -, e -globuline. Le
prime due esplicano, in
circolo, diverse funzioni
quali il trasporto di
sostanze con le quali si
combinano, agiscono come
substrati capaci di reagire
con altre sostanza e
trasportano da una parte
allaltra dellorganismo
anche molecole proteiche.

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Globuline plasmatiche
Le -globuline sono importanti
nei processi di difesa
contro le infezioni, esse
infatti costituiscono gli
anticorpi determinando
limmunit. Il fibrinogeno
di fondamentale
importanza per la
coagulazione del sangue.

Cellule ematiche
Le componenti cellulari del
sangue o ELEMENTI
FIGURATI sono:
eritrociti o globuli rossi;
leucociti o globuli bianchi, che
comprendono i linfociti, i
monociti, i neutrofili, gli
eosinofili e i basofili;
piastrine, anucleate.

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Siero
Tutto ci che rimane del plasma
dopo aver sottratto i fattori
della coagulazione costituisce il
siero.
La maggior parte delle proteine del
plasma vengono sintetizzate nel
fegato, solo le immunoglobuline e
gli ormoni peptidici vengono
sintetizzati altrove. Le une sono
prodotte dalle plasmacellule del
sistema immunitario, gli altri
dagli organi endocrini.

Ematocrito
Il volume percentuale
occupato dalle cellule del
sangue, rispetto al plasma,
costituisce lematocrito.
Nel maschio esso vale 42 (il
che significa che, dopo
centrifugazione, il 42% del
volume di 100 ml di sangue
occupato da cellule), nella
femmina vale 38.

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Ematocrito
Tanto maggiore la percentuale di
cellule nel sangue, dunque pi
alto lematocrito, tanto pi
grande lattrito fra i deversi
strati del sangue, tale attrito
ne determina la viscosit.
Perci la viscosit del sangue
aumenta allaumentare
dellematocrito.
Se la viscosit dellacqua pari a 1,
quella del sangue in toto 3-4,
quella del plasma 1,5.
La quantit e la variet delle
proteine del plasma influiscono
sulla sua viscosit e dunque su
quella del sangue in toto

Composizione del sangue

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Eritrociti
Sono tra le cellule pi
specializzate del corpo e la loro
funzione quella di
trasportare ossigeno e anidride
carbonica.
Ciascun eritrocita presenta una
zona centrale assottigliata e
uno spesso margine periferico
che conferisce loro una
superficie piuttosto ampia
adatta alla rapida diffusione
delle sostanze tra citoplasma e
plasma circostante.

Eritrociti
La forma appiattita permette
loro di impilarsi a formare i
rouleaux anche allinterno
dei capillari pi piccoli,
inoltre il sottile profilo
conferisce agli eritrociti
una notevole flessibilit
per cui possono piegarsi e
flettersi con facilit.

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Eritrociti
Gli eritrociti circolanti sono
privi degli organuli
citoplasmatici, mitocondri
compresi.
Utilizzando il glucosio del
plasma circostante, gli
eritrociti ottengono
energia solo dalla glicolisi
anaerobia, in tal modo non
sottraggono ossigeno che
viene trasportato
interamente ai tessuti.

Eritrociti
Sono privi di nucleo e ribosomi
pertanto gli enzimi e le
proteine strutturali
invecchiate non vengono
rimpiazzate.
Inoltre gli eritrociti sono
sottoposti a forte
logoramento durante il loro
passaggio attraverso il
sistema circolatorio, che si
completa in meno di 30 sec.

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Eritrociti
Per questo motivo, una volta
invecchiati, dopo circa 120
gg vengono eliminati dalle
cellule fagocitarie.
La continua eliminazione degli
eritrociti viene rimpiazzata
dalla continua produzione di
nuovi eritrociti

Eritrociti
Leritrocita maturo, dunque,
costituito di una membrana
circondata da una massa
compatta di proteine di
trasporto e di un
citoplasma contenente
acqua per il 66% e proteine
per il 33%.
LEMOGLOBINA costituisce il
95% di tutte le proteine
eritrocitarie.

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Emoglobina
Lemoglobina formata da
quattro subunit proteiche
globulari combinate in una
struttura quaternaria a
formare una singola molecola
di emoglobina.
Ciascuna subunit contiene una
molecola di EME, si tratta di
una porfirina che lega ioni
metallo. Ciascun eme contiene
una molecola di Fe ciascuno dei
quali interagisce con una
molecola di O2

Emoglobina
Dato che il legame Fe-O2
molto debole, la quota di
ossigeno contenuta in
ciascun eritrocita dipende
dalle condizioni del plasma
circostante.
Quando lossigeno
abbondante nel plasma, le
molecole di emoglobina
guadagnano O2 fino a che
tutte le molecole di eme
sono occupate.

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Emoglobina
Quando i livelli di O2 plasmatico
scendono, come accade a livello
dei tessuti, le molecole di
emoglobina rilasciano O2
immagazzinato. In questi
distretti, si registra anche un
maggior livello plasmatico di CO2
che si lega, almeno in parte
allemoglobina. Anche il legame
dellanidride carbonica alla globina
di tipo reversibile per cui quando
la concentrazione di CO2
plasmatica diminuisce, come
avviene a livello polmonare, essa
sar rilasciata.

Emoglobina
Lemoglobina lavora
efficacemente solo
allinterno degli eritrociti in
cui si trova impacchetta
insieme ad altri enzimi
essenziali. Se un eritrocita
danneggiato o invecchiato
si rompe, lemoglobina viene
demolita nelle sue subunit
pi piccole e filtrata
attraverso i reni e escreta
con le urine.

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Emoglobina
In effetti, per solo pochi
eritrociti vivono
abbastanza a lungo da
rompersi ed emolizzare in
circolo. Le cellule
fagocitarie del fegato,
della milza e del midollo
osseo hanno funzione di
controllo sugli eritrociti
circolanti e riconoscono e
fagocitano quelli
danneggiati prima che
emolizzino.

Emoglobina
In tal caso ciascun
componente della molecola
di emoglobina segue destini
differenti:
- le proteine globulari vengono
scomposte nelle loro
componenti aa. Gli aa
vengono metabolizzati dalle
cellule o rilasciati per
essere utilizzati da altre
cellule

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Emoglobina
- leme viene privato del Fe e
convertito in bilirubina, che
le cellule fagocitarie
rilasciano in circolo, gli
epatociti lassorbono e la
usano per sintetizzare la
bilirubina coniugata o
bilirubina diretta, che viene
escreta nella bile. Una
piccola quota rimane in
circolo ed eliminata dai reni
per mezzo dellurina

Emoglobina
- il Fe estratto dalle molecole di
eme pu essere immagazzinato
allinterno delle cellule
fagocitarie o rilasciato in circolo
dove si lega alla proteina
plasmatica transferrina.
Gli eritrociti che si vanno formando
nel midollo osseo, insieme agli aa
e alla transferrina vengono
utilizzati per sintetizzare nuove
molecole di emoglobina. La
transferrina in eccesso viene
rimossa dal fegato e dal midollo e
il Fe viene immagazzinato in due
particolari complessi Fe-proteici
- la ferritina e lemosiderina.

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Gruppi sanguigni
Il gruppo sanguigno di un soggetto determinato dalla
presenza o assenza di agglutinogeni, o anticorpi, sulla
parete esterna della membrana cellulare degli eritrociti.
Si tratta di diverse glicoproteine integrali o glicolipidi di
membrana tre dei quali sono stati chiamati : A, B ed Rh.

Gruppi sanguigni
Da cui risulta che il sangue di
gruppo A possiede
lagglutinogeno A, il gruppo
B ha lagglutinogeno B, il
gruppo AB li ha entrambi e
il gruppo O non ne possiede
nessuno.
Il fattore Rh viene indicato
come positivo se presente
o negativo se assente.

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Gruppi sanguigni
Nel plasma sono presenti delle
immunoglobuline dette
agglutinine che attaccano gli
agglutinogeni estranei
mentre ignorano quelli propri.
Nel plasma di gruppo A sono
contenute le agglutinine antiB, al contrario nel plasma di
gruppo B, mentre nel plasma
di gruppo O contiene
entrambi le agglutinine antiA e anti-B, il plasma di
gruppo A-B ne privo.

Gruppi sanguigni
Al contrario, un individuo Rh-negativo non contiene
agglutinine anti-Rh, anche se pu venire sensibilizzato
accidentalmente con una trasfusione o durante il parto
di un feto Rh-positivo da una madre Rh-negativa.

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Agglutinazione
Quando una agglutinina incontra il
suo specifico agglutinogeno
avviene una reazione crociata il
cui effetto dato
dallaggregazione degli eritrociti
con un processo detto di
agglutinazione cui segue
lemolisi.
Sia gli aggregati che i frammenti di
eritrociti formano dei
microemboli che possono
occludere i piccoli vasi renali,
polmonari, cardiaci o cerebrali
danneggiando e distruggendo i
tessuti.

Compatibilit
Per tale motivo i gruppi
sanguigni del donatore e del
ricevente devono essere
compatibili.
Le prove di compatibilit
vengono fatte:
attraverso la determinazione
dei gruppi sanguigni, e
attraverso una reazione
crociata.

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Leucociti
Distribuiti ovunque nei tessuti
periferici, aiutano a
difendere lorganismo dai
patogeni e rimuovono
tossine, sostanze di scarto,
cellule anormali o
danneggiate.
Bassi valori di leucociti
determina leucopenia, al
contrario valori eccessivi di
leucociti viene definita
leucocitosi.

Leucociti
Sono attirati da specifici
stimoli chimici,
chemiotassi, e possono
attraversare lendotelio
capillare passando tra le
cellule endoteliali
adiancenti stesse,
diapedesi.
Non rimangono a lungo in
circolo perch la corrente
sanguigna li trasporta
rapidamente sullarea
dinvasione o di lesione.

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Leucociti
Si dividono in due classi fondamentali:
Leucociti granulari o granulociti, nel
citoplasma dei quali sono presenti grosse
inclusioni granulari, e comprendono:
- Neutrofili, o polimorfonucleati, ad
attivit fagocitaria (microfagi)
- Eosinofili, ad attivit fagocitaria
(microfagi)
- Basofili;
Leucociti agranulari, o agranulociti, che
comprendono:
- Monociti,
- Linfociti.

Piastrine
Il midollo osseo contiene
cellule molto grandi con
grandi nuclei dette
megacariociti.
Si tratta di cellule molto
attive che producono
proteine, enzimi e
membrane in continuazione.
Queste cellule si
frammentano dando origine
alle piastrine.

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Piastrine
Le piastrine, pertanto
constano di piccoli dischi
appiattiti di 10-20 gg di
vita .
Si indica con trombocitopenia
una distruzione eccessiva o
una produzione inadeguata
di piastrine che spesso
provoca emorragia lungo il
tratto GI, nella cute e
occasionalmente nel SNC

Piastrine
Nella trombocitosi invece si
ha un numero esagerato di
piastrine risultante in
genere dalla rapida
formazione di piastrine in
risposta ad infezione,
infiammazione o alla
presenza di un tumore.

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Piastrine
Le funzioni svolte dalle piastrine sono:
trasporto di sostanze chimiche nel processo di coagulazione,
formazione di una placca temporanea nella parete dei vasi
danneggiati. Nella sede di lesione le piastrine si aggregano a
formare il tappo piastrinico che rallenta la velocit di perdita
di sangue intanto che si verifica la coagulazione,
contrazione attiva dopo che si verificata la formazione del
coagulo. In effetti, le piastrine contengono filamenti di
actina e miosina, dopo la formazione del coagulo, la
contrazione delle piastrine provoca la retrazione del coagulo
e riduce la grandezza della lesione nella parete vasale.

Emostasi
La coagulazione o emostasi il
processo che impedisce la
perdita di sangue
attraverso la parete dei
vasi danneggiati.

Comprende diverse fasi:

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Fase vascolare
Fase vascolare: la lesione
della parete vasale provoca
la contrazione della
muscolatura liscia della
parete stessa.
Ci produce uno spasmo
vascolare locale che riduce
il diametro del vaso
rallentando o addirittura
arrestando la perdita di
sangue (x 30 min).

Fase piastrinica
Fase piastrinica: durante la fase vascolare, la membrana delle cellule
endoteliali nella sede di lesione diventano appiccicose per cui
possono aderire le une alle altre e bloccare anche completamente
il vaso se questo piccolo.
Nei grossi vasi, sono le piastrine che aderiscono alla superficie
endoteliale esposte e man mano che arrivano aderiscono anche tra
loro formando una massa che pu chiudere la lesione se questa non
troppo vasta.

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Fase della coagulazione


Fase della coagulazione: nel plasma sono presenti tutti i fattori
della coagulazione che comprendono gli ioni Ca (fattore IV) e
undici proteine diverse, da I a XIII, di cui la VI non pi
utilizzata.
Eccetto la III e lVIII, le altre proteine sono dei proenzimi
sintetizzati e rilasciati dal fegato.

Coagulazione
Durante la coagulazione i
proenzimi reagiscono tra di
loro con la conversione di
un proenzima in un enzima
che a sua volta attiva un
altro proenzima e cos via
in una reazione a catena.
Nel processo coagulativo si
riconoscono:
una via ESTRINSECA,
una via INTRINSECA, ed
una via COMUNE.

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Via estrinseca
La via estrinseca inizia con il
rilascio del fattore tessutale
da parte delle cellule
endoteliali o dai tessuti
periferici danneggiati. Quanto
pi grande la lesione, tanto
pi fattore tessutale verr
rilasciato tanto pi
rapidamente avverr la
coagulazione.
Il fattore tessutale si combina
con uno ione Ca ed il fattore
VII (proconvertina) a formare
lenzima tromboplastina
tessutale.

Via intrinseca
Nella via intrinseca, le
piastrine in via di
aggregazione rilasciano dei
fattori piastrinici che
insieme agli ioni Ca e ai
fattori della coagulazione
VIII, IX, X, XI e XII,
formano la tromboplastina
piastrinica.

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Via comune
La trasformazione della
protrombina in trombina a
sua volta converte il
fibrinogeno in fibrina che
forma lintelaiatura del
coagulo

Retrazione del coagulo


Una volta comparso il reticolo di
fibrina, le piastrine e gli
eritrociti aderiscono ai filamenti
di fibrina, le piastrine si
contraggono e lintero coagulo
comincia a retrarsi: sineresi.
La retrazione stabilizza la sede di
lesione, riducendo la dimensione
dellarea danneggiata in modo
che i fibroblasti (cellule
muscolari lisce) e le cellule
endoteliali facciano meno fatica
ad effettuare le riparazioni
necessarie.

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Fibrinolisi
Man mano che le riparazioni
procedono, il coagulo si
scioglie gradualmente.
Inizialmente lattivatore
tessutale del plasminogeno,
t-PA, attiva il plasminogeno
che produce la plasmina che
digerisce i filamenti di
fibrina ed erode la base del
coagulo.

Emodinamica

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Resistenza al flusso
La resistenza maggiore del
sistema circolatorio si
riscontra a livello dei vasi pi
piccoli.
Sono tre i fattori che
influiscono sulla viscosit del
sangue nei piccoli vasi
- effetto Faharaeus-Lindquist
- diminuzione della velocit di
flusso
- pareti endoteliali

Effetto Faharaeus-Lindquist
Consiste nel fatto che il flusso ematico
presenta nei vasi molto piccoli una
viscosit di gran lunga meno marcata
che nei grossi vasi.
Tale effetto inizia a manifestarsi
quando il diametro della sezione
vasale scende al di sotto di 1,5 m.
E dovuto allallineamento dei globuli
rossi che scorrono nei vasi. Gli
eritrociti cio invece di muoversi
disordinatamente si impilano luno
sullaltro e procedono allinterno del
vaso come un filetto unico
eliminando cos la resistenza viscosa
intrinseca del sangue.

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Diminuzione della velocit di flusso


Con il diminuire della velocit di
flusso la viscosit del sangue
aumenta drasticamente.
In effetti, dato che la velocit
del flusso ematico nei piccoli
vasi pu essere inferiore a
1mm/sec, la viscosit del
sangue pu salire di 10 volte.
Tale effetto pu essere dovuto
alladesione delle emazie fra
di loro e con le pareti dei
vasi.

Pareti endoteliali
Soprattutto nei capillari, dove
i nuclei cellulari delle
cellule endoteliali
protrudono nel lume vasale,
le cellule ematiche spesso
si intasano, fino anche al
totale blocco del flusso per
qualche frazione di sec o
pi, determinando cos un
effetto apparente di
viscosit molto elevata.

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Flusso ematico
Per flusso ematico si intende la
quantit di sangue che passa
per un dato punto del letto
circolatorio in un determinato
periodo di tempo, ed espresso
in ml o l/min, o ml/sec.
Il flusso ematico complessivo di un
soggetto adulto a riposo di
5000 ml/min, pertanto pari
alla gittata cardiaca, ovvero
alla quantit di sangue che
ciascuno dei ventricoli pompa
nellunit di tempo.

Flusso laminare
Si verifica quando il sangue scorre,
con flusso costante, attraverso un
vaso a pareti levigate, per cui la
velocit del flusso al centro del
vaso molto pi elevato che in
periferia.
Il meccanismo risiede nel fatto che
lo strato di molecole di fluido,
immediatamente a contatto con la
parete, quasi non si muove, a causa
delladerenza con la parete
stessa, mentre il successivo strato
di molecole scivola sul primo, il
terzo sul secondo e cos via

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Flusso laminare
In tal modo risulta che il
liquido che si trova pi
allinterno, verso il centro
del vaso, si muove pi
rapidamente perch tra il
centro e la parete vasale
esistono molti strati di
molecole, tutti in grado di
scivolare luno sullaltro,
mentre lo strato pi
prossimo alla parete
risente pi direttamente
dellinerzia al movimento.

Flusso turbolento
Si determina quando il sangue
scorre nella direzione del
diametro oltre che nella
direzione dellasse del vaso, di
solito formando delle spire che
caratterizzano le cosiddette
correnti vorticose del sangue.
Quando si instaurano correnti
vorticose il flusso incontra una
resistenza molto pi elevata
rispetto al flusso laminare in
quanto i vortici fanno aumentare
enormemente lattrito
complessivo.

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Numero di Reynold
Ebbene la tendenza alla
turbolenza espresso dal
numero di Reynold, Re,
aumenta in modo direttamente
proporzionale alla velocit di
flusso ematico (v), in modo
direttamente proporzionale al
valore del raggio (r) del vaso
ed in modo inversamente
proporzionale alla viscosit ()
del sangue divisa per la sua
densit ():
Re = v r / /

Velocit del sangue

Questa stessa propriet, secondo cui se la sezione del


condotto si allarga, la velocit diminuisce mentre
avviene lopposto se la sezione si restringe,
applicabile al sistema vascolare perch i vasi che lo
compongono formano un condotto continuo dove la
sezione cambia continuamente lungo il percorso

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Velocit del sangue


A livello dellaorta, la velocit
molto elevata (circa 50cm/s).
A livello dei capillari, la cui sezione
1000X pi grande, la velocit
crolla quasi a zero, permettendo
ai gas, ai nutrienti e ai
metaboliti, di equilibrarsi con le
cellule circostanti.
A livello delle vene la velocit
aumenta nuovamente man mano
che le sezione complessiva del
condotto diminuisce fino a
raggiungere la vena cava e
latrio destro

Flusso e Pressione
Il sangue pu fluire attraverso un
condotto quando, ai suoi
estremi, esiste una differenza
di pressione.
Tale che
Q P
Nel sistema circolatorio la P
generata dal cuore che sviluppa
una pressione arteriosa media di
90mmHg nel ventricolo sn,
mentre la pressione vale circa
0mmHg nellatrio ds.

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Resistenza al flusso

Flusso ematico
Il flusso (Q) determinato
da:
la differenza di pressione
(P) che d la spinta al sangue
lungo i vasi,
e dalla resistenza (R) cio
lostacolo che i vasi oppongono
al flusso del sangue.
Infatti, dalla legge di
Poiseuille risulta che

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Legge di Poiseuille

lentit di flusso ematico (Q) direttamente proporzionale


alla quarta potenza del raggio del vaso:
Q = P r4/8l
dove l la lunghezza del vaso e R = 8l/ r4
Ovvero, la resistenza di un vaso direttamente proporzionale
alla viscosit del sangue ed alla lunghezza del vaso, ed
inversamente proporzionale alla quarta potenza del raggio

Flusso ematico

Q = P/R
Semplificando, si ricava la misura di resistenza, in URP
(valore non misurabile direttamente).
1 URP (unit di resistenza periferica) il valore di
resistenza esercitata quando la differenza di pressione
fra due punti del vaso di 1 mm Hg ed il flusso di 1
ml/sec.

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Pressione

La pressione del
sangue esprime la
forza esercitata
dal sangue contro
una qualsiasi unit
di superficie della
parete vasale.
Poich tutti i vasi sanguigni sono distensibili, un aumento di pressione
al loro interno vi determina anche un aumento dei diametri, il che, a
sua volta, fa diminuire la resistenza dei vasi.
Al contrario, la diminuzione della pressione nei vasi provoca un
aumento della resistenza.

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Pressione critica di chiusura


In conseguenza alla diminuzione
di pressione in una piccola
arteria, inizialmente il flusso
arterioso si ridurr piuttosto
rapidamente come
conseguenza sia della
diminuzione della pressione sia
della diminuzione del diametro
vasale.
Con lulteriore abbassamento di
pressione la diminuzione del
flusso si fa meno marcata,
finch intorno ai 20 mmHg, il
flusso ematico cessa del tutto.

Pressione critica di chiusura


La pressione alla quale il flusso ematico si
arresta, viene detta pressione critica
di chiusura.
Il meccanismo risiede nel fatto che il tono
vasomotore delle arteriole tende
continuamente a restringere questi
vasi, al contrario della pressione
endovasale che si contrappone a questa
tendenza facendole dilatare.
Ebbene, la progressiva diminuzione della
pressione giunger ad uno stadio in cui
essa non sar pi sufficiente a tenere
aperto il vaso contrapponendosi al tono
vasomotore.

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Legge di Laplace
La legge di LAPLACE spiega la chiusura dei vasi ad un preciso
livello pressorio critico.
Essa indica che la forza (F) che dilata, e tende ad allungare le
fibre muscolari della parete vasale, proporzionale al
prodotto del diametro (D) vasale per la pressione (P), tale
che
F = D P
Pertanto con labbassarsi della pressione endovasale, e quindi
con il restringimento del diametro del vaso, la forza che
tende a mantenere distesa la parete vascolare diminuisce in
modo assai pi rapido di quanto non si possa spiegare sulla
base della sola caduta pressoria.

Distensibilit
Nei vasi sanguigni, essendo
distensibili, il diametro aumenta
se la pressione interna si eleva.
Le pareti arteriose sono molto pi
robuste di quelle venose,
pertanto le vene risultano 6-10
volte pi distensibili delle
arterie.
Ne consegue che, per un dato
incremento pressorio, nella vena
risulter un contenuto ematico
6-10 volte maggiore rispetto ad
unarteria di calibro
corrispondente.

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Complianza
La quantit totale di sangue
che pu essere contenuta
in un dato settore del
circolo, per ogni mmHg di
aumento pressorio
definito come complianza, o
capacitanza, a significare
laumento di capacit che si
produce per effetto di un
dato aumento pressorio.

Complianza
La complianza (C) uguale al prodotto della
distensibilit (d) per il volume (v):
C=dv
Pertanto, un vaso altamente distensibile che abbia
un piccolo volume pu avere una complianza assai
minore rispetto ad un vaso poco distensibile ma di
volume maggiore.
Ebbene

TMFlorio

Complianza

arterioso

venoso

La complianza delle vene


circa 24 volte maggiore di
quella delle arterie di
uguale calibro.
Le vene, infatti, sono in media
8 volte pi distensibili delle
arterie ed hanno un volume
triplo (C=83=24).
Per questo motivo, in risposta
a piccoli incrementi di
pressione possono
adattarsi ad elevati
incrementi di volume. Sono
pertanto definite serbatoi
di volume

Relazione pressione-volume

arterioso

TMFlorio

Dalla relazione pressionevolume si vede che il


sistema arterioso,
comprendente le grosse
arterie, le piccole arterie e
le arteriole, contiene circa
750 ml di sangue quando la
venoso
pressione media arteriosa
di 100 mmHg, e ne contiene
500 ml quando la pressione
cade a zero.

Relazione pressione-volume

arterioso

venoso

Il volume di sangue di tutto


lalbero venoso , normalmente,
di circa 2500 ml, ma basta
anche una lieve variazione della
pressione per far variare
enormemente tale volume.
La variazione di 1 mmHg della
pressione fa aumentare di molto
il volume venoso, ma solo di poco
quello arterioso.
Per questo possibile che anche
1/2L di sangue possa essere
trasfuso in pochi min , senza
alterare la funzione circolatoria

Relazione pressione-volume

arterioso

TMFlorio

venoso

Pertanto, la complianza del


sistema venoso di gran lunga
(24 volte, appunto) superiore
alla complianza delle arterie.
Questa differenza molto
importante perch sta a
significare che grandi
quantit di sangue possono
essere accumulati nelle vene,
solo con una lieve variazione di
pressione.
Per questo le vene sono definite
aree di deposito della
circolazione

Relazione pressione-volume
In seguito allaggiunta di un volume di
sangue il vaso mostra un aumento
della pressione da 5 a 12 mmHg che
successivamente tende a scendere
fino a 9 mmHg.
Limmediata distensione elastica della
parete del vaso che lingresso di
sangue produce sulla parete vasale
viene seguita dal fenomeno di
stress-rilasciamento che permette
il fenomeno di complianza ritardata
come meccanismo di compensazione
pressoria della variazione di volume

Pressione circolatoria
La compliance dellalbero arterioso
attenua le pulsazioni pressorie
rendendo il flusso continuo.
La sistole ventricolare sinistra
genera un gradiente di pressione
tra aorta e atrio destro, detto
pressione circolatoria, in grado di
determinare il flusso ematico.
A sua volta, la pressione arteriosa,
PA, responsabile della spinta
del sangue nei letti capillari
periferici.

TMFlorio

RP
Affinch il flusso ematico sia
preservato, necessario che
la PA sia maggiore del
resistenze periferiche, RP,
ovvero delle resistenze
arteriose. Ed infatti, il flusso
ematico direttamente
proporzionale alla PA, ed
inversamente proporzionale
alla RP.
La RP dipende dal calibro delle
arteriole che, a sua volta, pu
variare in risposta a stimoli
ormonali, nervosi o locali.

Flusso venoso
Quando il sangue procede dallaorta
verso i capillari, aumentano le
resistenze e la pressione scende.
Poich il flusso proporzionale alla
pressione (Q = P/R), anche il
flusso scende.
Quando il sangue entra nei capillari
si muove molto lentamente e a
bassa pressione.
La pressione venosa in uscita dai
capillari continua a scendere ma
aumentando il diametro dei vasi si
riduce la resistenza ed aumenta il
flusso.

TMFlorio

Circolazione
La circolazione sistemica
accoglie l'84% del sangue
totale, di questa
percentuale, il 64% si trova
nelle vene, il 13% nelle
arterie e il 7% nelle
arteriole e nei capillari.

Circolazione
La superficie di sezione delle vene
, in media, 4 x superiore
rispetto a quella delle arterie
corrispondenti. Poich in tutti i
distretti della circolazione
passa lo stesso vol/min, e dato
che la velocit del flusso
ematico/settore
inversamente proporzionale
all'area totale della sua sezione
trasversa, ne consegue che la
velocit del sangue nell'aorta
di 30-50 cm/sec, mentre nei
capillari di 0,3 mm/sec.

TMFlorio

Circolazione
Ma: dato che i capillari hanno una lunghezza di 0,3-1 mm, ogni
unit di sangue (pur con una velocit inferiore) sosta nei
capillari per 1-3 sec. E' in questo breve intervallo di tempo
che attraverso la parete capillare avvengono tutti i processi di
scambio.

Scambi capillari
La pressione arteriosa non solo spinge il sangue attraverso il
sistema circolatorio ma lo spinge anche verso lesterno
contro le pareti dei vasi. Anche allinterno dei capillari la
pressione del sangue preme contro le pareti ma qui le pareti
sono sottili e permeabili e sono possibili gli scambi

TMFlorio

Scambi capillari
Le forze che permettono il
movimento di liquidi
attraverso le pareti
capillari sono
- la pressione idrostatica, PI,
- la pressione osmotica, PO,
del sangue
Luna si oppone allaltra. La PI
tende a spingere liquidi
fuori dai capillari, mentre
la PO la richiama allinterno.

Scambi capillari
La PI vigente allorigine del
capillare sufficientemente
forte da promuovere lo
scambio di acqua verso il
liquido interstiziale.
Man mano che si procede
verso la venula , invece,
si riduce la PI,
il sangue diventa sempre pi
concentrato man mano che
lacqua, allontanandosi, si
lascia dietro le proteine
plasmatiche.

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Scambi capillari
Per cui al ridursi della PI aumenta la PO. Tale che nel centro
dinamico PI = PO,
al contrario, verso lestremit arteriosa: PI>PO,
mentre verso lestremit venosa: PO>PI

Scambi capillari
Nei capillari, il centro dinamico si pone poco oltre il
punto di mezzo e le arteriole portano pi liquido ai
capillari di quanto ne allontanino le venule.
Lacqua e i materiali disciolti che lasciano il plasma
entrano nei vasi linfatici.

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Forze
Pi specificatamente, le
forze principali
responsabili del movimento
di liquidi attraverso la
membrana capillare sono
La pressione capillare, Pc,
che tende a spingere
liquido all'esterno della
membrana capillare. Essa
vale 17 mmHg.

Forze
La pressione del liquido
interstiziale, Pli, tende a
trasferire liquido all'interno
della membrana capillare, se
essa positiva, o all'esterno,
se essa negativa
(conseguenza dell'attivit di
pompa del linfatico). In
genere inferiore alla
pressione atmosferica e vale
-1, -3 mmHg. Negli organi
capsulati, come l'encefalo, i
reni e i muscoli, invece,
positiva e vale 6-10 mmHg.

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Forze
La pressione colloidosmotica del plasma,
p, tende a provocare osmosi di liquido
verso l'interno delle membrana
capillare ed determinata dalla
presenza di proteine nel plasma quali
l'albumina, e le globuline, meno il
fibrinogeno. Vale 28 mmHg, per 19 dei
quali sono responsabili le proteine in s
e 9 mmHg per EFFETTO DONNAN,
cio per effetto del fatto che le
proteine in quanto anioni portano con s
un gran numero di ioni positivi,
soprattutto Na, e questi si aggiungono
al numero di particelle osmoticamente
attive e fanno aumentare la p totale.

Forze
La pressione
colloidosmotica del
liquido interstiziale,
li, tende a provocare
osmosi di liquidi
all'esterno della
membrana capillare.
E' causata dalla presenza
di una piccola quantit
di proteine nei liquidi
interstiziali che
produce una pressione
di 8 mmHg.

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Scambi
La pressione all'estremo
arteriolare del capillare
di circa 20 mmHg pi alta
rispetto all'estremo
venulare. Perci una certa
quantit di liquido filtra
fuori dal capillare
all'estremit arteriolare e
viene poi riassorbito
all'interno all'estremit
venulare.

Scambi
In tal modo una piccola
quantit di liquido fluisce
dall'estremo arteriolare a
quello venulare del capillare
passando attraverso i
tessuti.

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Pressione di filtrazione
Infatti, se si sommano tutte le forze che spingono il liquido verso
l'esterno e quelle che lo spingono verso l'interno, all'estremit
arteriolare troviamo una forza risultante di 13 mmHg detta
pressione di filtrazione, che tende a spingere liquido dall'interno
del capillare verso gli spazi interstiziali.

Pressione di riassorbimento
Al contrario il basso livello pressorio che vige all'estremit
venulare fa aumentare il bilancio delle forze in favore del
riassorbimento, risultando una pressione di riassorbimento
pari a 7 mmHg che spinge liquido verso l'interno del capillare.

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Scambi
La pressione di riassorbimento
inferiore alla pressione di
filtrazione ma i capillari
venosi sono pi numerosi e pi
permeabili di quelli arteriosi
ed per questo motivo che
necessaria una pressione
inferiore per provocare il
movimento di liquido verso
l'interno.
In questo modo vengono
riassorbiti i 9/10 del volume
filtrato, mentre il rimanente
1/10 prende la via dei vasi
linfatici.

Diffusione - filtrazione
Il processo di filtrazione
diverso dal processo di
diffusione.
La diffusione si attua in
entrambe le direzioni.
La filtrazione il passaggio
effettivo di liquido all'esterno
del capillare a livello del suo
estremo arteriolare e vale 16
ml/min.

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Edema
Se la Pc si eleva, la pressione di
filtrazione aumenta portando
ad un aumento del volume di
liquido che passa nello spazio
interstiziale. A ci dovrebbe
far seguito un afflusso nel
sistema linfatico del volume in
eccesso, ma se la quantit di
volume filtrato molto grande,
il linfatico non riesce a smaltire
e sopravviene l'EDEMA. Al
contrario, se la Pc diminuisce si
ha riassorbimento netto con
aumento del volume di sangue.

Edema
Una riduzione del volume di
sangue, per emorragia o
disidratazione, provocher
una caduta della PA, e nel
secondo caso anche un
aumento della pressione
osmotica del sangue, perch
nel perdere lacqua, il sangue
si concentra.

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Edema
In entrambi i casi, il centro
dinamico si sposta verso
lestremit arteriosa del
capillare, per cui anzich un
movimento netto dacqua in
uscita dal sangue, vi un
movimento netto di acqua
verso il torrente ematico,
la volemia aumenta a spese
dei liquidi extracellulari e
si ha un richiamo di liquidi

Edema
In caso di contusione la
lesione delle pareti dei
capillari consente il
passaggio di proteine
plasmatiche nel liquido
interstiziale, il che fa
diminuire la PO del sangue
aumentando quella
tessutale, il centro
dinamico si sposta verso
lestremit venosa del
capillare e lacqua va verso i
tessuti.

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Edema
Nel digiuno, il fegato non pu
sintetizzare proteine in
quantit sufficienti a
mantenere una normale
proteinemia, dunque la
pressione osmotica del sangue
si riduce rispetto a quella
tissutale ed in tutto il corpo i
liquidi iniziano a muoversi dal
sangue verso i tessuti
periferici.
Nei bambini il liquido si accumula
nella cavit addominopelvica,
provocando i tipici addomi
rigonfi

Ritorno venoso
Sebbene allorigine del
sistema venoso la pressione
sia piuttosto bassa (1/10 di
quella arteriosa), le vene
offrono scarsa resistenza,
inoltre laumento graduale
del calibro dei vasi venosi,
riduce ancor di pi la
resistenza ed il flusso
aumenta.

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Ritorno venoso
Tuttavia, questa pressione non
sarebbe sufficiente a far
superare la forza di gravit
al sangue che risale la vena
cava inferiore se non
intervenissero altri fattori
come:
la presenza di valvole, che
nelle vene di piccolo e
medio calibro assicurano
che il sangue scorra in una
sola direzione

Ritorno venoso
pompe muscolari,
ovvero le
contrazioni dei
muscoli
scheletrici che,
comprimendo le
vene, concorrono
a spingere il
sangue verso il
cuore,

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Ritorno venoso
la pompa toraco-addominale,
la quale, durante
linspirazione, in seguito alla
riduzione della pressione nella
cavit toracica che richiama
aria nei polmoni, spinge anche
il sangue nelle vene cave e
negli atri, aumentando il
ritorno venoso.
Espirando, al contrario,
laumentata pressione che
spinge laria fuori dai polmoni,
comprime le vene cave,
riducendo il ritorno venoso.

Ritorno venoso
scarsa resistenza per
laumento graduale del
calibro dei vasi venosi

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Pressioni nei distretti circolatori


Poich l'azione del cuore di
tipo intermittente, la
pressione nell'aorta oscilla
tra un livello sistolico di
120 mmHg ed uno diastolico
di 80 mmHg.
Quando il sangue torna
all'atrio dx, la sua
pressione quasi uguale a 0
mmHg.

Pressioni nei distretti circolatori


Come detto, nei capillari la pressione compresa tra 35
mmHg, all'estremit arteriolare, e 10 mmHg, all'estremit
venulare.
Si considera allora una pressione capillare media funzionale,
nella maggior parte dei territori capillari, pari a 17 mmHg.
Questo valore di pressione capillare abbastanza bassa da
lasciar sfuggire dal lume capillare solo pochissimo liquido
plasmatico, e
lasciar diffondere dai capillari alle cellule dei tessuti una
grande quantit di sostanze nutritive.

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Pressioni nei distretti circolatori


Anche nell'arteria polmonare
la pressione oscilla da un
livello sistolico di 25
mmHg, ad uno diastolico di
8 mmHg, con una pressione
arteriosa polmonare media
di 16 mmHg.

Pressioni nei distretti circolatori


La pressione media nei capillari
polmonari vale 7 mmHg, ma il
flusso totale di sangue
attraverso i polmoni/min
uguale a quello della
circolazione sistemica.
Perci, il basso regime pressorio
del circolo polmonare in
accordo con la breve distanza
che il sangue deve percorrere
attraverso i polmoni per
tornare al cuore e con la
funzione respiratoria dei
polmoni

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Flussi nei distretti circolatori


Questa tendenza
generalizzabile, nel senso
che
1) Il flusso ematico, per ogni
distretto corporeo,
regolato in relazione alle
esigenze di quel distretto.
Ossia, la microcircolazione di
ciascun tessuto
continuamente condizionata
dalle necessit di questo.

Gittata cardiaca
2) La gittata cardiaca
regolata principalmente
dal flusso ematico locale
dei tessuti.
Ad un aumento del flusso
ematico tessutale,
corrisponde un aumento
del ritorno venoso al cuore
che pompa, rispondendo
alla legge di F-S, tutto il
sangue che ha ricevuto
dalle vene nelle arterie.

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Pressione arteriosa
3) La pressione arteriosa
indipendente sia dal flusso
sanguigno locale che dalla gittata
cardiaca.
Infatti, esistono dei meccanismi di
controllo della pressione che
impediscono che variazioni del
flusso sanguigno a livello di uno dei
territori corporei abbiano una
significativa influenza sul flusso di
altri territori. Tali meccanismi
agiscono opponendosi a forti
modificazioni della spinta
pressoria all'origine comune
(cuore) per tutti i diversi
territori.

Controllo della PA
Tali meccanismi comprendono, una serie
di riflessi nervosi, tali che se, ad
esempio, la pressione cade al di sotto dei
100 mmHg, si ha immediatamente:
un aumento della forza propulsiva del
cuore,
una diminuzione della capacit dei grandi
serbatoi venosi, che, quindi, far affluire
al cuore una maggiore quantit di sangue,
vasocostrizione della maggior parte
delle arteriole, cos da aumentare le
resistenze al deflusso di sangue dalle
arterie.

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Controllo della PA
Successivamente a queste
risposte immediate, si ha
unimportante risposta da
parte dei reni, che
partecipano al controllo
della pressione:
sia con la secrezione di
fattori ormonali, attivi sul
sistema circolatorio,
sia mediante la regolazione
del volume di sangue.

Controllo locale del flusso ematico


Ogni territorio tessutale pu
regolare il proprio flusso
sanguigno in proporzione alle
sue necessit, come:
apporto di ossigeno, glucosio
e acidi grassi,
rimozione dell'anidride
carbonica,
trasporto di ormoni.
Questo tipo di controllo si pu
attuare in 2 fasi:

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Controllo acuto
Un CONTROLLO ACUTO, che
si realizza con rapide
variazioni del grado di
costrizione locale delle
arteriole. A questo
riguardo particolare
importanza sembra
rivestire la concentrazione
di ossigeno e sono state
ventilate due possibilit
- la teoria vasodilatatoria,
- teoria della richiesta di O2

Teoria vasodilatatoria
Secondo la teoria vasodilatatoria, sono le stesse sostanze
cataboliche come l'anidride carbonica, l'acido lattico,
l'istamina ... ad esercitare un effetto vasodilatorio locale
sulle arteriole

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Teoria della richiesta di O2


Questa teoria sostiene che dato che la muscolatura liscia
richiede ossigeno per la contrazione, allora la frequenza
di contrazione degli sfinteri precapillari aumenti quando
aumenta la concentrazione di ossigeno.
In tal modo, quando la concentrazione di ossigeno
maggiore, gli sfinteri precapillari e le metarteriole si
chiudono e rimangono chiusi fino a quando le cellule del
tessuto non hanno consumato l'eccesso di ossigeno.
Quando la concentrazione di ossigeno diminuisce, gli
sfinteri si aprono e inizia un nuovo ciclo di
VASOMOZIONE

Controllo a lungo termine


Nella II fase di controllo a
lungo termine, il flusso
sanguigno locale viene
determinato dallaumento o
dalla diminuzione della
grandezza e del numero dei
vasi sanguigni che irrorano
il tessuto, ovvero per
ANGIOGENESI.

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Controllo a lungo termine


Esistono dei fattori angiogenetici,
come ECGF, FGF e angiogenina
(che si ritrovano nei tessuti ad
alto tasso di crescita e ad
elevato metabolismo oltre che
nell'ischemia) che promuovono
lo sviluppo di nuovi vasi, per
GEMMAZIONE dalle piccole
venule.
Gli ormoni steroidei, al contrario,
hanno effetto opposto con
dissoluzione delle cellule
vascolari e scomparsa dei vasi.

Regolazione nervosa della circolazione


Oltre alla regolazione locale del
flusso sanguigno, un potente
controllo delle funzioni
circolatorie viene esercitato
da SN, che per non riguarda
gli aggiustamenti locali ma
agisce ridistribuendo il flusso
sanguigno tra differenti
territori del corpo,
potenziando l'attivit di
pompa del cuore e
soprattutto assicurando una
regolazione molto rapida
della pressione arteriosa.

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Regolazione nervosa della circolazione


La parte del SNA pi importante nel controllo della circolazione
la sezione SIMPATICA, mentre quella parasimpatica pi
importante nella funzione cardiaca.

Regolazione nervosa della circolazione


I nervi simpatici hanno sia
fibre vasocostrittrici che
fibre vasodilatatrici.
Nella sostanza reticolare del
bulbo e del ponte si trova il
CENTRO VASOMOTORE, che
attraverso il midollo invia
impulsi vasocostrittori a tutti
i vasi sanguigni del corpo e in
modo particolare ai reni,
intestino, milza e cute.

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Regolazione nervosa della circolazione


Il centro vasomotore costituito di:
un'AREA VASOCOSTRITTRICE, i cui
neuroni sono NA, e
un'AREA VASODILATATRICE, i cui
neuroni proiettano all'area
vasocostrittrice inibendone l'attivit e
provocando cos vasodilatazione,
un'AREA SENSITIVA, che provvede
al controllo "riflesso" di molte attivit
funzionali del sistema circolatorio,
come il riflesso barocettivo per la
regolazione della pressione arteriosa.

Regolazione nervosa della circolazione


In condizioni normali, l'area
vasocostrittrice invia
continuamente segnali a
bassa frequenza mantenendo
cos uno stato di parziale
contrazione delle pareti dei
vasi detto: TONO
VASOMOTORE. Infatti, le
fibre nervose vasocostrittrici
secernono NA che agendo sui
recettori della muscolatura
liscia vasale provoca
vasocostrizione.

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Regolazione nervosa della circolazione


Simultaneamente, all'invio di
impulsi a tutti i vasi
sanguigni, il simpatico
trasmette impulsi alla
midollare del surrene
promuovendone la secrezione
di NA e ADR in circolo.
Questi due ormoni vengono
trasportati dal sangue in
tutti i distretti corporei e
agiscono direttamente sui
vasi sanguigni provocando
vasocostrizione
generalizzata.

Regolazione nervosa della circolazione


In alcuni casi per, l'ADR, per
il suo potente effetto
stimolante sui recettori ,
determina vasodilatazione.
Speciale importanza riveste la
capacit di tali dispotivi di
provocare con estrema
rapidit un aumento della
pressione arteriosa.

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Regolazione nervosa della


circolazione
A tale scopo, il sistema
simpatico attiva
contemporaneament
e i meccanismi
vasocostrittivi e
cardioacceleratori
con inibizione
reciproca del tono
parasimpatico
cardioinibitore,
cosicch si ha:

Regolazione nervosa della


circolazione
COSTRIZIONE di
quasi tutte le
arteriole, con
aumento della
resistenza
periferica totale
ed impedimento al
deflusso del
sangue dalle
arterie, per cui la
pressione
arteriosa sale,

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Regolazione nervosa della circolazione


COSTRIZIONE delle vene,
con dislocamento di una
maggiore quantit di
sangue dal circolo
periferico al cuore, quindi
aumento del ritorno
venoso, che, di
conseguenza, riempiendosi
maggiormente, induce
l'aumento della forza di
contrazione e della
quantit di sangue che
viene pompato nelle
arterie, con aumento della
pressione.

Regolazione nervosa della circolazione


STIMOLAZIONE
diretta del cuore,
con aumento della
frequenza e della
forza di
contrazione
cardiache da cui
risulta un aumento
della gittata
cardiaca.

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Regolazione nervosa della circolazione


Altri meccanismi nervosi
operano per mantenere la
pressione arteriosa al suo
livello normale, come il:
RIFLESSO BAROCETTIVO,
ad opera dei recettori da
stiramento o barocettori, con
terminazioni a efflorescenza,
che si trovano nelle pareti
delle grosse arterie.

Regolazione nervosa della circolazione


Un aumento della
pressione provoca
stiramento dei
barocettori che cos
vengono eccitati e
inviano segnali al SNC. A
livello del bulbo, tali
segnali inibiscono il
centro vasomotore ed
eccitano il centro vagale
con:
vasodilatazione delle
vene e delle arterie, e

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Regolazione nervosa della circolazione


diminuzione della
frequenza cardiaca e
della forza di
contrazione, in tal
modo, riducendosi la
resistenza periferica
e la gittata cardiaca
si ottiene la
riduzione della
pressione arteriosa.

Regolazione nervosa della circolazione


La capacit dei barocettori di
mantenere pressoch
costante la pressione
arteriosa molto
importante in alcuni
cambiamenti di posizione
del corpo.

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Controllo renale a lungo termine della PA


Se il volume di LEC diventa
eccessivo, la pressione
arteriosa aumenta ed
agisce sui reni che
eliminando con le urine il
liquido in eccesso fa
tornare la pressione a livelli
normali.
Nell'uomo un aumento di
pressione di pochi mmHg fa
raddoppiare l'eliminazione
di acqua e di cloruro di
sodio = DIURESI DA
PRESSIONE

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Diuresi da pressione
Curva di eliminazione renale o
Curva della funzione renale
(grafico):
per: P=50 mmHg...l'eliminazione
= 0,
per: P=100
mmHg...l'eliminazione normale,
per: P=200
mmHg...l'eliminazione 8x
P=Gitt. x Res.Perif.Tot
Ma: Se R>...anche P>...ma
reni=diuresi...e P=normale.

Sistema renina-angiotensina
La renina viene sintetizzata e
immagazzinata come
prorenina nelle cellule
iuxtaglomerulari dei reni.
Si tratta di cellule
muscolari liscie modificate
localizzate nelle pareti
delle arteriole afferenti
nelle immediate vicinanze
dei glomeruli.

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Sistema renina-angiotensina
Quando la pressione arteriosa
scende, la prorenina viene
scissa in renina che passa
nel sangue, dove agisce
sull'angiotensinogeno
plasmatico, liberando
angiotensina I.

Sistema renina-angiotensina
Questa sostanza ha propriet
vasocostrittrici modeste, ma da essa, a
livello dei vasi polmonari, dove si trova
l'enzima catalizzatore, ACE: enzima
convertitore langiotensina, per
scissione di 2 aa si forma angiotensina
II, un vasocostrittore molto potente
che per resta in circolo per soli 2'
prima di essere inattivato
dall'angiotensinasi.
Durante la sua permanenza in circolo,
l'angiotensina II esercita due effetti
capaci di aumentare la pressione:

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Sistema renina-angiotensina
1.

induce una forte


vasocostrizione delle
arteriole, con conseguente
aumento della resistenza
periferica e quindi della
pressione arteriosa, oltre
ad indurre una modica
costrizione venosa che, a
sua volta, fa aumentare il
ritorno venoso al cuore con
conseguente aumento
dell'attivit cardiaca che fa
fronte all'aumento della
pressione arteriosa.

Sistema renina-angiotensina
2. diminuisce l'escrezione di
NaCL e di acqua da parte
dei reni con conseguente
aumento del volume di LEC
che si traduce in un
aumento della pressione
arteriosa.

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Sistema renina-angiotensina
Quest'ultimo effetto
dell'angiotensina sulla
ritenzione di sali e acqua
avviene con due modalit:
per azione diretta sui reni,
ossia: per costrizione dei vasi
renali che riducendo il Q
attraverso i reni induce una
diminuzione della quantit di
liquidi filtrati nei tubuli, anzi ne
permette il riassorbimento
osmotico con diminuzione della
quantit di urina escreta,

Sistema renina-angiotensina
per stimolazione della
corteccia surrenalica a
secernere aldosterone che,
a sua volta, provoca un
aumentato riassorbimento
di sale e acqua da parte dei
tubuli renali con aumento
del volume di LEC e
aumento della pressione
arteriosa.

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Sistema renina-angiotensina
Il sistema renina-angiotensina
estremamente
importante nell'evitare che
grandi variazioni del volume
di LEC o della pressione
arteriosa susseguano a
grosse variazioni
nell'ingestione di cloruro di
sodio

NaCl e PA
Infatti:
> della quantit di sale
ingerita...
> del volume di LEC...
> pressione arteriosa...
> Q sanguigno attraverso i
reni...
< la secrezione di renina...
< la ritenzione renale di
cloruro di sodio e acqua...
< il volume del LEC...
< pressione arteriosa.

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Effetti simili, ma di segno


opposto, si hanno in caso di
difetto di ingestione di sale.
Tale sistema cos efficiente
che se si aumenta di 50 x la
quantit di sale ingerita, la
pressione arteriosa aumenta
di soli 4-6 mmHg, se il sistema
non funziona la pressione sale
di 50-60 mmHg.

Sommario
La regolazione della pressione arteriosa non sotto il controllo di
un unico sistema ma di pi sistemi correlati, ciascuno con la
propria funzione specifica che possono essere distinti in 3
gruppi:
1) Meccanismi ad azione RAPIDA, della durata di sec o min. Sono
quasi esclusivamente rappresentati da risposte nervose di
natura riflessa e sono: il meccanismo barocettivo, il meccanismo
ischemico del SNC e il meccanismo chemocettivo. La loro
risposta rapida e potente, per cui dopo una caduta improvvisa
della pressione arteriosa, come dopo un'emorragia, la risposta
combinata dei meccanismi nervosi determina:
costrizione venosa che fa affluire maggior sangue al cuore,
aumento della frequenza e della forza di contrazione del cuore,
costrizione arteriolare che ostacola l'efflusso di sangue dalle
arterie.

Sommario
2) Meccanismi a MEDIO termine, che compaiono dopo alcuni
minuti e sono costituiti da:
il meccanismo vasocostrittore renina-angiotensina,
il meccanismo di stress-rilasciamento dei vasi,
il dislocamento dei volumi di liquidi attraverso le pareti
capillari, dal sangue ai tessuti, e viceversa, al fine di
riequilibrare il volume ematico a seconda delle necessit.
Nel meccanismo di stress-rilasciamento avviene che quando
la pressione vasale aumenta, le pareti dei medesimi vengono
stirati e si mantengono in tensione per min o ore. In tal
modo essi fungono da tampone a medio termine della
pressione

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Sommario

Nel meccanismo del dislocamento dei liquidi attraverso i


capillari si ha che ogni volta che la pressione capillare scende
a livelli molto bassi, il liquido viene riassorbito per osmosi
dagli spazi tessutali e reimmesso nel circolo sanguigno
facendo cos aumentare il volume ematico e dunque anche la
pressione. Se, invece, la pressione capillare risulta troppo
alta, liquido viene perduto dai capillari per passare negli spazi
tessutali inducendo una diminuzione del volume ematico e
quindi della pressione.

Sommario
Questi meccanismi si attivano nel giro di 30 min fino ad alcune
ore, ma il loro effetto perdura anche per gg. Durante questo
lasso di tempo, infatti, i meccanismi nervosi ad azione rapida
vanno incontro ad affaticamento, diventano sempre meno
efficienti e da ci si pu comprendere quale sia l'importanza
dei meccanismi a medio termine.

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Sommario
3) Meccanismi a LUNGO termine anche se impiegano ore ad
attuarsi, il loro "guadagno" per infinito. Cos ad esempio il
meccanismo reni-volume di sangue, anche se tardivo, infine
riporta la pressione arteriosa ai livelli fisiologici che
assicurano una normale eliminazione di sale e acqua da parte
dei reni.

Sommario
In definitiva, il controllo della pressione arteriosa va dalle
misure salvavita, messe in atto dai meccanismi nervosi di
regolazione, si continua con l'intervento di sostegno della
pressione operato dai meccanismi a medio termine fino a
stabilizzare il livello pressorio attraverso l'intervento dei
meccanismi a lungo termine come quello renina-liquidi
corporei. Quest'ultimo, a sua volta, ha molteplici interazioni
con il sistema renina-angiotensina-aldosterone, col SN e con
diversi altri fattori che provvedono ad assicurare speciali
capacit di regolazione per particolari finalit.

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Fisiologia Umana

Sistema respiratorio
La funzione del sistema
respiratorio quella di
permettere lo scambio di O2 e
di CO2 tra l'ambiente e le
cellule dell'organismo.
Durante la fase inspiratoria del
ciclo respiratorio, aria fresca
viene introdotta nei polmoni,
tra l'aria inspirata e il sangue
dei capillari polmonari si
verifica lo scambio di ossigeno
e anidride carbonica, quindi
l'aria viene espirata.

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Vie Aeree
Il sistema respiratorio include i
polmoni e una serie di vie
aeree che connettono i
polmoni con l'ambiente
esterno. I componenti del
sistema respiratorio vengono
suddivisi in una zona di
conduzione, o vie aeree di
conduzione, che trasportano
aria dentro e fuori dai
polmoni, e una zona
respiratoria, a livello della
quale, attraverso gli alveoli,
avviene lo scambio dei gas.

Zona di conduzione
Include il naso, il rinofaringe, la
laringe, la trachea, i bronchi, i
bronchioli e i bronchioli
terminali. Queste strutture
servono a condurre l'aria alle o
dalle zone respiratorie, oltre
che a riscaldare, unidificare e
filtrare l'aria, prima che
questa raggiunga le regioni
critiche sede degli scambi
gassosi

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Zona di conduzione
La trachea la principale via
aerea di conduzione. Essa si
divide in due bronchi,
ciascuno diretto al rispettivo
polmone, all'interno dei quali
si dividono, ciascuno, in due
bronchi pi piccoli, che, a loro
volta, si dividono ancora. Al
termine si saranno verificate
23 suddivisioni in vie aeree
progressivamente pi piccole.

Zona di conduzione
Le vie aeree di conduzione
sono rivestite da cellule
ciliate a secrezione mucosa
la cui funzione quella di
rimuovere le particelle
inalate.
Le pareti delle vie aeree di
conduzione contengono
muscolatura liscia,
provvista dell'innervazione
sia simpatica che
parasimpatica.

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Zona di conduzione
L'azione di questi due sistemi
hanno effetti opposti sul
diametro delle vie aeree:
i neuroni simpatici adrenergici,
attivando i recettori 2 posti sui
muscoli lisci bronchiali, rilassano
e quindi dilatano le vie aeree,
i neuroni colinergici
parasimpatici, attivando i
recettori muscarinici, fanno
contrarre e quindi costringere le
vie eree

Zona di conduzione
Le variazione del diametro delle
vie aeree di conduzione,
facendo variare la resistenza
da loro offerta, fanno variare
anche il flusso d'aria che esse
veicolano. A questo riguardo,
l'effetto pi vistoso quello
esercitato dagli agonisti 2adrenergici (come
l'epinefrina, l'isoproterenolo
e l'albuterolo) che vengono
impiegati proprio per dilatare
le vie aeree nel trattamento
dell'asma.

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Zona respiratoria
Include le strutture prossime
agli alveoli che, quindi,
partecipano allo scambio
gassoso, e sono: i bronchioli
respiratori, i dotti alveolari
e le sacche alveolari.
I bronchioli respiratori sono
strutture di transizione.
Analogamente alle vie
aeree di conduzione, sono
provvisti di cilia e
muscolatura liscia.

Zona respiratoria
I dotti alveolari sono rivestiti
di alveoli, non sono provvisti
di cilia e presentano una
modesta muscolatura liscia.
I dotti alveolari terminano
nelle sacche alveolari, a
loro volta tappezzate di
alveoli. Gli alveoli sono
invaginazioni sacciformi
della parete dei bronchioli
respiratori, dei dotti
alveolari e delle sacche
alveolari.

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Zona respiratoria
Ciascun polmone possiede circa
300 milioni di alveoli. Il
diametro di ciascuno di essi
di circa 200 um. Lo scambio di
ossigeno e di anidride
carbonica, tra gas alveolare e
sangue dei capillari polmonari,
pu avvenire rapidamente e in
maniera molto efficiente
grazie all'esiguit dello
spessore della parete
alveolare e all'enorme area di
superficie disponibile per la
diffusione.

Zona respiratoria
Le pareti alveolari sono
bordate di fibre elastiche
e rivestiti di cellule
epiteliali, chiamate
pneumociti (o cellule
alveolari) di tipo I e II.
Gli pneumociti di tipo II
sintetizzano il surfactante
polmonare (necessario per
ridurre la tensione
superficiale degli alveoli)
ed hanno capacit
rigenerativa.

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Zona respiratoria
Gli alveoli contengono cellule
fagocitiche dette macrofagi
alveolari, che mantengono gli
alveoli liberi da polveri e
detriti visto che essi non
sono provvisiti di cilia che
servano a questo scopo. I
macrofagi si riempiono di
detriti per poi migrare nei
bronchioli, dove il battito
ciliare trasporta i detriti
verso le vie aeree superiori
fino alla laringe dove possono
essere espettorati

Flusso ematico polmonare


Il flusso ematico polmonare
equivale alla gittata
cardiaca del cuore destro.
Il sangue eiettato dal
ventricolo destro raggiunge
i polmoni attraverso
larteria polmonare che si
ramifica in arterie
progressivamente pi
piccole, che viaggiano con i
bronchi verso le zone
respiratorie.

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Flusso ematico polmonare


Le arterie pi piccole si dividono
in arteriole fino ai capillari
polmonari che formano densi
reticoli intorno agli alveoli. Il
flusso sanguigno polmonare non
omogeneamente distribuito
allinterno dei polmoni a causa
degli effetti gravitazionali.
Nella posizione eretta, il
flusso inferiore agli apici dei
polmoni e maggiore alle basi.
Nella posizione supina, invece,
questi effetti gravitazionali
spariscono

Flusso ematico polmonare


La regolazione del flusso
sanguigno polmonare si
realizza variando la resistenza
offerta dalle arteriole
polmonari che, a sua volta,
modulata da fattori locali come
lossigeno. La circolazione
bronchiale costituita dal
sangue che irrora le vie aeree
di conduzione (e che non
partecipa allo scambio gassoso)
ed una frazione molto piccola
del flusso sanguigno polmonare
totale.

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Volumi polmonari
I volumi statici dei polmoni
vengono misurati con lo
spirometro. Generalmente,
il soggetto seduto e
respira dentro e fuori uno
spirometro determinando lo
spostamento di una
campana. Il volume
spostato viene riportato su
carta millimetrata.
Allinizio, al soggetto viene
richiesto di respirare
tranquillamente.

Volumi polmonari
La normale respirazione tranquilla
comprende una inspirazione e
una espirazione che
costituiscono il volume
corrente (Vc), vale 500 ml e
rappresenta il volume daria
che riempie gli alveoli pi il
volume che riempie le vie
aeree.
Successivamente, al soggetto
viene richiesta una
inspirazione massimale seguita
da una espirazione massimale.

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Volumi polmonari
Con queste manovre si
quantificano i volumi
polmonari addizionali. Il
volume addizionale che pu
essere inspirato oltre il
volume corrente il volume
di riserva inspiratoria e
vale approssimativamente
3000 ml.

Volumi polmonari
Il volume addizionale che pu
essere espirato oltre il volume
corrente costituisce il volume
di riserva espiratoria e vale
allincirca 1200 ml.
Il volume di gas che rimane nei
polmoni dopo una espirazione
massimale forzata il volume
residuo (Vr) che vale circa
1200 ml e non pu essere
misurato dallo spirometro.

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Capacit polmonari
Le capacit polmonari che
includono uno o pi volumi
polmonari.
La capacit inspiratoria (CI)
data dal volume corrente pi il
volume di riserva inspiratorio e
vale approssimativamente
3500 ml.
La capacit funzionale residua
(CFR) data dal volume di
riserva espiratorio pi il
volume residuo e vale 2400 ml.

Capacit polmonari
La capacit funzionale residua
il volume daria che
rimane nei polmoni dopo la
normale espirazione di un
volume corrente, lo si pu
pensare come il volume di
equilibrio dei polmoni.
La capacit vitale (CV)
composta dalla capacit
inspiratoria pi il volume di
riserva espiratoria, e vale
4700 ml.

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Capacit polmonari
La capacit vitale il volume che
pu essere espirato dopo
uninspirazione massimale. Il
suo valore aumenta con la taglia
corporea, con le condizioni
fisiche ed maggiore nei
maschi, mentre diminuisce con
let.
Infine, la capacit polmonare
totale (CPT) include tutti i
volumi polmonari ed dato
dalla capacit vitale pi il
volume residuo, pari a 5900 ml.

Volume minuto respiratorio


E la quantit totale di aria
ventilata nelle vie respiratorie
ad ogni minuto ed dato da:
VMR = VC X FR
500 ml x 12 atti resp./min = 6 l

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Ventilazione alveolare
E la quantit d'aria che viene
sostituita, ad ogni minuto,
da nuova aria atmosferica
nelle aree polmonari a
livello delle quali hanno
luogo gli scambi. Ovvero
negli alveoli, nei sacchi
alveolari, nei dotti
alveolari, nei bronchioli
respiratori.
Questa quantit d'aria viene
indica la VENTILAZIONE
ALVEOLARE.

Spazio morto
Nella normale respirazione
tranquilla, l'aria del volume
corrente arriva solo fino ai
bronchioli terminali, perci
l'aria nuova supera le
rimanenti distanze per
DIFFUSIONE.
Le aree polmonari dove non
avviene scambio gassoso col
sangue detto SPAZIO
MORTO.

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Spazio morto
Pertanto, durante l'espirazione,
perch l'aria degli alveoli possa
essere eliminata nell'atmosfera,
prima deve essere emessa l'aria
dello spazio morto.
Il volume dello spazio morto
ammonta a 150 ml.
Per cui la VENTILAZIONE
ALVEOLARE, Va, al min data
da:
Va = F(VC - Vsp.morto) =
4200 ml/min prima

Respirazione
Si compone di 4 fasi:
VENTILAZIONE POLMONARE: immissione di aria
atmosferica negli alveoli ed emissione in senso inverso,
SCAMBIO, per diffusione, di OSSIGENO e ANIDRIDE
CARBONICA, tra alveoli e sangue,
TRASPORTO nel sangue e nel liquido interstiziale di
anidride carbonica e ossigeno da e verso le cellule,
REGOLAZIONE della ventilazione.

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Respirazione tranquilla
I polmoni si possono
ESPANDERE e RETRARRE
grazie a:
lo spostamento verso il basso
o verso l'alto del
DIAFRAMMA, che fa cos
aumentare o diminuire
l'altezza della gabbia toracica.
La normale respirazione
tranquilla si compie ad opera
di questo meccanismo.

Respirazione tranquilla
Durante l'inspirazione il
diaframma si contrae,
abbassandosi fa espandere
verso il basso anche i
polmoni. Nell'espirazione, il
diaframma si rilascia e i
polmoni, che si erano
espansi, si retraggono in
virt delle loro propriet
elastiche oltre al ritorno
elastico delle pareti
toraciche e delle strutture
addominali

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Respirazione forzata
Nella respirazione forzata, le
forze elastiche non sono
sufficienti a provocare, la
necessaria rapidit di
espirazione per cui si
aggiunge la contrazione dei
muscoli addominali che
premono verso l'alto i
visceri contro la superficie
inferiore del diaframma.

Respirazione forzata
Inoltre, i polmoni si possono
ESPANDERE e RETRARRE
grazie a:
lelevazione o abbassamento
delle COSTOLE che fa
aumentare o diminuire il
diametro antero-posteriore
del torace.
In condizioni di riposo, le coste
sono inclinate verso il basso e
lo sterno assume una
posizione pi abbassata e
indietreggiata verso la
colonna vertebrale.

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Respirazione forzata
Quando le coste si sollevano,
esse si proiettano in avanti
e anche lo sterno si sposta
in avanti e in alto
allontanandosi dalla colonna
vertebrale, cos che, nella
massima inspirazione, il
diametro antero-posteriore
della gabbia toracica il
20% superiore che
nell'espirazione

Muscoli respiratori
Si distinguono i
MUSCOLI INSPIRATORI:
i muscoli che sollevano la
gabbia toracica.
MUSCOLI ESPIRATORI:
quelli che l'abbassano.

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Polmoni
Il polmone una struttura
elastica che, in assenza di forze
che lo tengano espanso,
collassa. Non ha punti di
ancoraggio alle pareti toraciche
ed sospeso per mezzo dell'ilo
al mediastino, esso, perci,
fluttua nella cavit toracica.
E' circondato da un sottile
strato di LIQUIDO PLEURICO
che agisce da lubrificante.

Polmoni
La continua rimozione di tale
liquido ad opera del sistema
linfatico, determina una
leggera ASPIRAZIONE tra
la superficie della pleura
viscerale, che riveste il
polmone, e quella parietale,
che riveste la parete
toracica.

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Polmoni
Pertanto, i polmoni risultano
adesi alla parete toracica
come se vi fossero
attaccati sebbene durante
l'espansione e la retrazione
del torace le superfici
polmonari e quella toracica,
lubrificate dal liquido
pleurico, scivolano
liberamente l'una sull'altra

Pressione pleurica
E la pressione esistente tra la
pleura viscerale e quella
parietale. Per effetto della
continua aspirazione linfatica,
questa pressione assume un
valore negativo pari a -5
cmacqua. Tale valore, durante
l'inspirazione, a causa
dell'espansione toracica, arriva
a -7,5 cmacqua (e viceversa: da
-5 a -7,5 cmacqua, durante
l'espirazione)

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Pressione alveolare
E la pressione esistente
all'interno degli alveoli
polmonari. Quando non si sta
respirando e la glottide
aperta la pressione alveolare
= alla pressione atmosferica
e vale 0 cmacqua. Durante
l'inspirazione, perch l'aria
possa affluire ai polmoni, la
pressione alveolare
dev'essere leggermente
inferiore a quella
atmosferica, ed in effetti
vale -1 cmacqua.

Pressione alveolare
Questo valore basta a far
affluire 0,5 l d'aria ai
polmoni. Nell'espirazione
avviene il contrario, la
pressione alveolare assume
un valore di +1 cmacqua,
questo valore fa uscire 0,5
l d'aria dai polmoni

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Pressione transpolmonare
E la differenza di pressione
esistente tra la pressione
alveolare e quella pleurica.
Esprime la differenza di
pressione esistente tra gli
alveoli e la superficie
esterna dei polmoni, e, in
realt, misura la forza
elastica polmonare che
tende a far collassare i
polmoni ad ogni grado della
loro espansione

Tensione superficiale
All'interfaccia acqua-aria, le
molecole di acqua che si
trovano sulla superficie del
liquido sono sottoposte ad
una forza di attrazione
reciproca, per cui la
superficie dell'acqua tende
continuamente a contrarsi.
(E' la stessa forza che in
una goccia d'acqua fa
assumere a questa la
minima superficie a parit
di volume).

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Tensione superficiale
Anche sulla superficie interna
degli alveoli, e degli altri spazi
polmonari, la superficie libera
del liquido che li riveste tende
continuamente a contrarsi.
Questa forza tende a far
collassare gli alveoli e a
spingere l'aria all'esterno.
Dato che ci si verifica per
l'intero ambito polmonare, si
genera in totale una FORZA
ELASTICA DI TENSIONE
SUPERFICIALE che interessa
tutto il polmone

Tensioattivo alveolare
Un agente tensioattivo una
sostanza che immessa in un
liquido tende a disporsi sulla
sua superficie riducendone la
tensione superficiale. Nel
liquido che umetta gli alveoli
presente un tensioattivo
alveolare secreto dagli
pneumociti di tipo II. Si tratta
di una miscela di fosfolipidi,
proteine e ioni. Il fosfolipide
pi importante nella riduzione
della tensione superficiale la
DIPALMITOIL-LECITINA.

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Tensioattivo alveolare
Questa, all'interfaccia acquaaria, si dispone sull'acqua
attraverso la sua porzione
idrofila, e verso l'aria
attraverso la propria
porzione lipidica. In questo
modo, a livello della
superficie del liquido, la
tensione superficiale si
riduce da 70 dine/cmacqua
a 5-30 dine/cmacqua.

Tensioattivo alveolare
L'importanza delle proteine e
degli ioni Ca sta nel fatto
che, in loro assenza, la
dipalmitoil-lecitina si
distribuisce cos
lentamente sulla superficie
del liquido da non svolgere
efficacemente la propria
funzione.

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Tensioattivo alveolare
Se le vie aeree che fanno comunicare le cavit
alveolari con l'esterno vengono occluse, la
tensione superficiale che tende a far
collassare queste cavit, dar origine ad una
pressione positiva negli alveoli, data da:
P = 2 x Tens.Superf./ raggio
Di qui l'importanza della tensione superficiale,
e come mai nei bambini prematuri, di et
inferiore ai 6 mesi di gestazione, la capacit
respiratoria sia cos particolarmente
compromessa (<<<raggio = >>>P).

Ventilazione polmonare
E il movimento fisico dellaria
verso linterno e lesterno
dellalbero respiratorio, il
suo scopo quello di
mantenere una adeguata
ventilazione alveolare, in
modo da prevenire
laccumulo di anidride
carbonica negli alveoli ed
assicurare un continuo
apporto di ossigeno ai
capillari

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Ventilazione polmonare
Bench inconsapevoli, il corpo
sottoposto alla pressione
atmosferica ed equivale a 760 mmHg
Laria tende a muoversi da unarea di
pressione pi alta ad una a pressione
pi bassa. In un singolo ciclo
respiratorio, che costituito da
inalazione o inspirazione, ed
esalazione o espirazione, i movimenti
correlati con ciascuno di queste fasi
generano delle differenze di
pressione che spingono laria
allinterno o allesterno dei polmoni

Ventilazione polmonare
Quando, durante linspirazione, la
gabbia toracica si espande il
suo volume aumenta, la
pressione al suo interno
diminuisce (legge di Boyle)
fino a scendere al di sotto dei
livelli atmosferici. A questo
punto laria atmosferica
affluisce nel polmone finch la
gabbia toracica smette di
espandersi, la pressione
interna eguaglia quella esterna
e il volume cessa di aumentare.

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Ventilazione polmonare
Quando, durante lespirazione,
la gabbia toracica si
comprime, il volume
diminuisce e la pressione
interna si innalza spingendo
laria allesterno.

Ventilazione polmonare
Il volume dei polmoni dipende
dai volumi delle cavit
pleuriche.
Quando il diaframma e i
muscoli intercostali esterni
si contraggono, il volume
della cavit toracica
aumenta e le cavit
pleuriche si espandono a
riempire lo spazio
aggiuntivo.

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Ventilazione polmonare
Questa espansione abbassa la
pressione esistente allinterno
delle cavit pleuriche e i polmoni
si espandono. La loro espansione
riduce la pressione allinterno dei
polmoni e laria accede alle vie
aree respiratorie. Alla fine
dellinspirazione le cavit
pleuriche e i polmoni cessano di
espandersi e il movimento daria
si arresta quando la pressione
allinterno dei polmoni uguale a
quella atmosferica.

Ventilazione polmonare
Durante lespirazione le cavit
pleuriche diminuiscono di
volume, la pressione
aumenta e i polmoni sono
compressi. Siccome la
pressione a livello
polmonare ora supera quella
atmosferica, laria esce dal
sistema respiratorio. Alla
fine dellespirazione il
movimento di aria cessa di
nuovo quando la differenza
di pressione annullata.

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Ventilazione polmonare
La pressione intrapolmonare, o
pressione alveolare la P
misurata allinterno del
tratto respiratorio, il
rapporto tra la P intrapolm
e la P atmosf determina la
direzione del flusso daria.
La P intrapleurica la P
misurata nel sottile spazio
tra le pleure viscerale e
parietale

Ventilazione polmonare
La pleura viscerale e quella
parietale sono separate solo da
un sottile film di liquido pleurico
e anche se le due membrane
possono scivolare luna rispetto
allaltra, esse sono tenute
insieme dalla sottile pellicola di
fluido esistente tra i due
foglietti pleurici (esercitando lo
stesso effetto del film dacqua
che fa aderire il fondo di un
bicchiere bagnato su una
superficie liscia, effetto
conosciuto come legame fluido).

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Ventilazione polmonare
Durante linspirazione, lespansione
della cavit toracica esercita una
trazione sulla pleura parietale che
tenderebbe a distaccare i due
foglietti ma grazie al legame fluido
esistente tra i due foglietti
pleurici, tale trazione si traduce in
un abbassamento della P
intrapleurica, che si traduce in una
trazione sul foglietto viscerale, che
si traduce in una trazione sul
polmone che aumenta il volume e,
diminuendo la pressione, fa entrare
aria (Pompa Toracoaddominale).

Ventilazione polmonare
In caso di pneumotorace il
legame fluido tra le pleure
rotto, le fibre polmonari
elastiche contraendosi
determinano il collasso
polmonare.
Per ripristinare la normale
funzionalit polmonare si
deve rimuovere laria
introdottasi nello spazio
pleurico, prima di
richiudere lapertura.

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Respirazione esterna
E data dallo scambio dei gas
tra laria alveolare e il
sangue.
Laria che respiriamo
formato da una miscela di
gas:
N2=78,6%,
O2=20,8%,
H2O e CO2= 0,5%.

Respirazione esterna
La LEGGE DI DALTON
stabilisce che ogni gas
contribuisce alla pressione
totale in proporzione alla sua
relativa abbondanza.
La pressione dovuta ad un singolo
gas definita come la sua
pressione parziale. Per cui per
laria atmosferica risulta che:
pN2+pO2+pH2Op+CO2=760mmHg

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Respirazione esterna
Laria che giunge agli alveoli
diversa da quella
atmosferica e solo una
porzione dellaria inspirata
raggiunge le superfici
alveolari di scambio. Il
sangue proveniente dalle
arterie polmonari ha una
pi elevata pCO2 e una pi
bassa pO2 rispetto allaria
alveolare.

Respirazione esterna
La diffusione tra la miscela
alveolare e i capillari
polmonari quindi eleva la
pO2 del sangue mentre
riduce la pCO2. Dal
momento in cui il sangue
entra nelle venule,
raggiunge lequilibrio con
laria alveolare cos che
esso lascia gli alveoli con
una pO2=100mmHg, e una
pCO2=40mmHg.

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Respirazione esterna
Quando entra nelle vene polmonari,
il sangue ossigenato si mescola
col sangue refluo dei capillari
localizzati intorno alle vie aree di
passaggio che trasporta
relativamente poco O2. Pertanto,
la pO2 nelle vene polmonari
scende a 95 mmHg, e fino ai
capillari periferici non si
verificano ulteriori cambiamenti
nella concentrazione dei gas. A
questo livello si verifica lo
scambio con i circostanti fluidi
interstiziali

Respirazione interna
LO2 e la CO2 hanno una
solubilit limitata nel plasma
sanguigno e i tessuti
periferici necessitano di pi
O2 e generano pi CO2 di
quanto il plasma ne possa
assorbire e trasportare.
Pertanto, lO2 e la CO2
diffondono allinterno degli
eritrociti e qui vengono
legate a composti solubili per
mezzo di legami reversibili.

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Trasporto O2
In effetti solo il 2% dellO2
contenuto nel sangue
arterioso costituito da O2
in soluzione. Il rimanente
legato allHb o per meglio
dire agli atomi di Fe
contenuti nelleme. Alla
normale pressione alveolare
di 100 mmHg, la
percentuale di saturazione
dellHb molto alta.

Saturazione Hb
LHb ha una forte attrazione
per lO2 e alla concentrazione
di O2 alveolare si trova
saturata per il 97,5%.
Quando il sangue raggiunge i
capillari periferici, la pO2
molto bassa e ci modifica
lequilibrio di saturazione per
cui lHb cede lO2
La curva di saturazione dellHb
riflette la particolare
affinit che essa ha per lO2.

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Saturazione Hb
A causa delle modalit con cui
le subunit di Hb
interagiscono, laffinit per
lO2 dellHb aumenta ogni
volta che una molecola di
O2 legata ad una unit
eme. Ovvero, il legame della
prima molecola di O2 rende
pi facile il legame della
seconda che rende ancora
pi facile il legame con la
terza e cos via.

Saturazione Hb
Per questo motivo, la curva di
saturazione presenta una
pendenza ripida allinizio
della curva dove la
percentuale di saturazione
aumenta rapidamente. In
questo tratto, in effetti,
una riduzione molto piccola
della pO2 del plasma d
origine ad un notevole
cambiamento nella quantit
di O2 legata o liberata dalla
Hb

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Saturazione Hb
Ci assicura una rapida
captazione di O2 a livello
polmonare e unefficiente
liberazione a livello dei
tessuti periferici. A livello
periferico i tessuti inattivi
hanno basse richieste di
O2 e la pO2 locale pu
salire a 50 mmHg. In
queste condizioni lHb non
liberer molto O2.

Saturazione Hb
I tessuti attivi consumano O2
in quantit superiori e la
pO2 pu raggiungere 20
mmHg.
Questo automaticamente fa
aumentare la quantit di O2
liberata dalle molecole di
Hb passando per i capillari
locali.

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Saturazione Hb
E da notare che ad una pO2 di
40 mmHg, lHb contiene
ancora il 75% delle sue
riserve di O2. Di
conseguenza il sangue
contiene una riserva di O2
abbastanza grande che pu
essere rapidamente
utilizzata in caso di
emergenza.

Trasporto di CO2
La CO2 generata dal
metabolismo aerobio nei
tessuti periferici, dopo
essere penetrata nel
torrente circolatorio essa
pu seguire destini
differenti: 1) pu
disciogliersi nel plasma, 2)
pu essere legata alla
molecola di Hb degli
eritrociti, 3) pu essere
trasformata in una
molecola di acido carbonico.
Tutti i passaggi sono
reversibili.

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Trasporto di CO2
Trasporto plasmatico.
Poich il plasma si satura
abbastanza rapidamente,
solo il 7% della CO2
assorbita dai capillari
periferici viene trasportata
in forma molecolare, il
rimanente diffonde
allinterno degli eritrociti.

Trasporto di CO2
Legame con lHb.
Una volta allinterno degli
eritrociti, le molecole di CO2
vengono legati ai gruppi
azotati delle subunit
dellHb e si forma
carbossiHb.
Alla pCO2 dei capillari periferici
il 23% circa della CO2 viene
trasportata in questa forma
e allarrivo nei capillari
polmonari viene liberata
poich la pCO2 in tale sede
inferiore.

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Trasporto di CO2
Formazione di ac carbonico
allinterno degli eritrociti.
Il 70% delle molecole di CO2
vengono trasformate in ac
carbonico (H2CO3) per
azione della anidrasi
carbonica a partire da H2O e
CO2, lac carbonico
immediatamente si dissocia
in H+ e HCO3-. Nei capillari
periferici questa reazione
procede intensamente,
interessando un gran numero
di molecole di CO2.

Trasporto di CO2
La reazione spostata da ds a sn
perch la CO2 viene
continuamente prodotta e
diffonde nei liquidi
interstiziali, e gli ioni H+ e
HCO3- vengono continuamente
rimossi. In effetti la maggior
parte di H+ rimossi vengono
legati dallHb (EFFETTO
BOHR), mentre gli ioni
bicarbonato diffondono nel
plasma circostante dove si
associano col Na a formare
carbonato di Na (NaHCO3).

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Trasporto di CO2
Ogni volta che uno ione
bicarbonato diffonde
attraverso la membrana
cellulare eritrocitaria, uno
ione Cl- diffonde
nelleritrocita. Per cui, a
livello dei capillari
periferici, dato che la
concentrazione di CO2
alta, si ha un flusso di ioni
Cl- verso linterno degli
eritrociti

Trasporto di CO2
Tale evento detto:
spostamento del cloro, ed
un esempio di
controtrasporto attraverso
una membrana ed un
processo passivo a carico
delle proteine di membrana.

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Trasporto di CO2
Quando il sangue venoso
raggiunge gli alveoli, la
pCO2 diminuisce, la CO2
diffonde al di fuori degli
eritrociti e tutte le
reazioni sopra indicate
avvengono nella direzione
opposta: gli ioni H lasciano
le molecole di Hb, gli ioni
bicarbonato diffondono nel
citoplasma degli eritrociti e
gli ioni Cl tornano al plasma

Effetto Bohr
I tessuti in attivit generano
sostanze acide che
abbassano il pH dei fluidi
interstiziali. Quando ioni H
supplementari compaiono
nel sangue, la pendenza
della curva di saturazione
dellHb cambia, una
variazione del pH da 7,4 a
7,2 fa s che le molecole di
Hb liberino le loro riserve
di O2 pi rapidamente,
questo leffetto Bohr.

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Effetto Bohr
Il composto
principale che
determina
leffetto Bohr la
CO2, perch lac
carbonico che ne
deriva come tutti
gli acidi, si
dissocia in H+ e
ione bicarbonato
HCO3-, lo ione H
libero reagisce
con lO2 di una
delle unit eme

Effetto temperatura
Anche le variazioni di
temperatura modificano la
pendenza della curva di
saturazione dellHb,
allaumentare della
temperatura infatti la curva
si sposta verso ds e lHb
libera pi O2.
Tutti questi fattori, la pO2,
leffetto Bohr e la
temperatura sono
importanti durante i periodi
di esercizio fisico
massimale.

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Effetto temperatura
Quando un muscolo scheletrico lavora duramente, la
temperatura si innalza, la pO2 locale diminuisce, la
pCO2 cresce e lac lattico affluisce nei fluidi
interstiziali.

Controllo respirazione
Tutte le reazioni biochimiche
finora esposte consentono un
certo grado di regolazione
omeostatica, sufficiente a
fronteggiare cambiamenti
localizzati nelle richieste
periferiche di O2.
In caso di aumenti sostanziali della
richiesta di O2, gli adattamenti
omeostatici riguardano risposte
a pi ampio spettro, cio
risposte cardiovascolari e
respiratorie i cui centri
regolatori si trovano nel ponte e
nel bulbo.

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Controllo respirazione
Il centro del ritmo
respiratorio del
bulbo dorsale
regola gli atti
inspiratori, quello
del bulbo ventrale
gli atti espiratori.
Il centro disposto
nel ponte
stabilisce la
frequenza e la
profondit di base
respiratoria.

Controllo respirazione
In condizioni di riposo, durante la
respirazione, il centro
inspiratorio, che riceve
informazioni dai chemocettori
periferici, dai barocettori e
altri recettori periferici,
aumenta gradualmente la
stimolazione dei muscoli
inspiratori per 2 sec per poi
divenire silente nei successivi
3 sec. Durante la fase di
silenzio i muscoli respiratori si
rilasciano in modo del tutto
passivo.

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Controllo respirazione
In condizioni di riposo il centro
espiratorio resta inattivo, entra
in funzione solo quando i
movimenti inspiratori sono
ampliati, per cui laumentata
attivit del centro inspiratorio
(per effetto del mancato
effetto inibitorio del centro
pontino) attiva anche il centro
espiratorio e, a questo punto
anche lespirazione diventa un
processo attivo.

Controllo respirazione
Tre differenti riflessi sono
interessati nella regolazione
della respirazione
riflessi meccanocettivi, che
rispondono a cambiamenti nel
volume dei polmoni o a
modificazioni nella pressione del
sangue arterioso,

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Controllo respirazione
riflessi chemocettivi, che
sono sensibili a
modificazioni della pO2 e
pCO2 del sangue e del LCS,
riflessi protettivi, che
rispondono a danni fisici o
irritazioni del tratto
respiratorio.

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Fisiologia Umana

Funzioni dei reni


I reni svolgono la duplice
FUNZIONE di:
ELIMINAZIONE della maggior
parte dei prodotti terminali del
metabolismo corporeo, come
urea (derivante dal metabolismo
degli aa), creatinina (dalla
creatina muscolare), ac.urico
(dagli ac.nucleici) e urati, i
prodotti finali della
degradazione dell'emoglobina
(bilirubina) e i metaboliti di vari
ormoni

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Funzioni dei reni


REGOLAZIONE del volume
e della concentrazione dei
liquidi dell'organismo. Il
bilancio tra l'assunzione di
acqua ed elettroliti
corporei (dovuta
all'ingestione o a processi
metabolici) e la loro
eliminazione (dovuta
all'escrezione o al consumo
metabolico) mantenuto in
equilibrio dal rene.

Funzioni dei reni


Le altre funzioni svolte dai reni
sono:
Regolazione dell'equilibrio
idrico ed elettrolitico,
Regolazione dell'osmolalit
dei liquidi corporei e della
concentrazione di elettroliti,
Regolazione dell'equilibrio
acido-base,
Escrezione dei prodotti di
scarto del metabolismo e di
sostanze estranee.

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Regolazione dell'equilibrio idrico ed


elettrolitico
Consta principalmente di:
FILTRAZIONE +
RIASSORBIMENTO
SELETTIVO. Attraverso questi
meccanismi la maggior parte del
plasma viene prima filtrato nel
glomerulo e poi, mentre il filtrato
passa lungo i tubuli, le sostanze
utili come l'acqua e gli elettroliti,
vengono riassorbite nel plasma dei
capillari peritubulari. Le sostanze
di rifiuto, invece, restano nel lume
tubulare.

Regolazione dell'equilibrio idrico ed


elettrolitico
SECREZIONE, attraverso
cui alcune sostanze
vengono, appunto, secrete
dal plasma direttamente
nel liquido peritubulare
passando attraverso le
cellule epiteliali dei tubuli
stessi.
Il prodotto finale, l'URINA,
perci costituita dalle
SOSTANZE FILTRATE +
SOSTANZE SECRETE

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Reni
I reni sono costituiti da
1.000.000 di NEFRONI, in
ciascuno dei quali si forma
URINA.
Il nefrone costituito da:
GLOMERULO che filtra i
liquidi, e
TUBULI dove il liquido
filtrato diventa urina.

Reni
Nei reni si possono riconoscere:
- la CORTICALE, dove sono
dislocati sia i GLOMERULI
che i TUBULI
PROSSIMALI. Il glomerulo
costituito da circa 50
capillari disposti in parallelo
che si ramificano ed
anastomizzano tra loro. Tali
capillari sono ricoperti dalla
CAPSULA DI BOWMAN, che
ha la funzione di raccogliere
il liquido filtrato dai capillari
glomerulari.

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Reni
- la MIDOLLARE, dove sono
presenti le ANSE DI
HENLE. Queste sono
formate da un RAMO
DISCENDENTE, a pareti
sottili anche detto
segmento sottile, cui segue
la parte inferiore del
RAMO ASCENDENTE le
cui pareti sono pi spesse,
per questo anche detto
segmento spesso del ramo
ascendente.

Reni
La parte superiore del ramo
ascendente rientra nella
corticale e si prosegue col
TUBULO DISTALE. L'unione
di 8 tubuli distali formano un
DOTTO COLLETTORE che
dalla corticale passa nella
midollare parallelamente alle
anse di Henle.
I dotti collettori scaricano il loro
contenuto nella PELVI
RENALE attraverso le
PAPILLE RENALI che
protrudono nei CALICI
RENALI.

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Nefroni
I nefroni possono essere distinti
a seconda della profondit alla
quale essi giacciono all'interno
della massa renale, perci si
riconoscono:
NEFRONI CORTICALI, i cui
glomeruli si trovano in
prossimit della superficie
renale. Hanno segmenti sottili
delle anse di Henle molto CORTI
e penetrano per un tratto molto
breve nella zona ESTERNA della
midollare.

Nefroni
NEFRONI
IUXTAMIDOLLARI, che
ammontano a circa 1/3-1/5
della totalit dei nefroni, i
loro glomeruli giacciono
profondamente nella
corticale in VICINANZA
della midollare. Hanno anse
di Henle molto LUNGHE e
segmenti sottili molto lunghi
che penetrano
profondamente all'interno
della midollare, molti di essi
giungendo anche alla punta
delle papille renali.

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Filtrazione renale
Il sangue entra nel glomerulo
attraverso l'ARTERIOLA
AFFERENTE e ne esce
attraverso l'ARTERIOLA
EFFERENTE.
Il sangue, all'interno del
glomerulo viene filtrato,
l'ultrafiltrato viene
raccolto nella capsula di
Bowman e poi passa nel
tubulo prossimale.

Filtrazione renale
Il liquido filtrato, attraverso il
tubulo prossimale, che si trova
nella corticale, passa nell'ansa
di Henle, attraverso il ramo
discendente il liquido passa
nella midollare e poi,
attraverso il ramo ascendente
torna su nella corticale. Di qui
passa al tubulo distale, che si
trova nella corticale, e poi al
dotto collettore corticale che
si prosegue col dotto
collettore midollare.

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Filtrazione renale
L'unione di pi dotti collettori
midollari formano i dotti
collettori pi grandi che
attraversano la midollare
parallelamente alle anse di
Henle per svuotarsi del
proprio contenuto,
attraverso le papille renali,
che altro non sono che
proiezioni coniche della
midollare che protrudono
nei calici renali che sono
dei recessi della pelvi
renale.

Rete capillare renale


Attorno al sistema dei tubuli
si distribuisce una fitta
rete di capillari detta:
RETE CAPILLARE
PERITUBULARE che per la
maggior parte si trova,
come i tubuli, nella porzione
corticale decorrendo lungo
i tubuli prossimali, i tubuli
distali e i dotti collettori
corticali.

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Rete capillare renale


In parte, per, la rete capillare
peritubulare si estende in
basso nella midollare, per
mezzo di anse capillari
ramificate: i VASA RECTA,
che decorrono fianco a
fianco, parallelamente alle
anse di Henle dei nefroni
iuxtamidollari, spingendosi in
profondit nella midollare
fino alle papille renali. Come
le anse di Henle, i vasa recta
poi risalgono verso la
corticale e si svuotano nelle
VENE CORTICALI

Flusso renale
Il Q attraverso i reni di un
uomo di 70 Kg vale
1200ml/min. Questa quantit,
rispetto ad una PORTATA
CARDIACA di 5.600 ml/min,
esprime una
FRAZIONE RENALE = 21%,
e pu variare tra un minimo
del 12 %, ad un massimo del
30%.

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Flusso renale
Il nefrone presenta un doppio letto capillare:
i CAPILLARI GLOMERULARI, alimentati dall'arteriola
afferente, e
i CAPILLARI PERITUBULARI, alimentati dall'arteriola
efferente.

Flusso renale
Ne risulta che il sangue,
dall'arteriola
afferente passa nei
glomeruli e di qui,
attraverso l'arteriola
efferente, ai capillari
peritubulari.
Ebbene:
l'arteriola efferente
oppone una grande
resistenza al flusso
ematico.

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Flusso renale
Di conseguenza:
il letto dei capillari
glomerulari lavora ad
alte pressioni (60
mmHg = filtrazione),
mentre
il letto dei capillari
peritubulari lavora a
basse pressioni (13
mmHg =
riassorbimento).

Flusso renale
Tenendo conto di questa
situazione pressoria
possiamo paragonare il
letto glomerulare, ad
alta pressione, con
l'estremit arteriolare
dei capillari tessutali
della
microcircolazione, e il
letto peritubulare, a
bassa pressione, con
l'estremit venulare
dei capillari tessutali.

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Flusso renale
Di conseguenza si
avr:
una continua
FILTRAZIONE di
plasma dai capillari
glomerulari nello
spazio capsulare, e
un continuo
RIASSORBIMENTO
di ultrafiltrato dal
lume dei tubuli ai
capillari peritubulari.

Flusso renale
I vasa recta, invece,
hanno la speciale funzione
di: CONCENTRARE
L'URINA.
Solo l'1-2% del Q
ematico renale (pari a
1200ml/min = 21%) passa
attraverso i vasa recta,
infatti:
il Q ematico midollare
LENTO, mentre
il Q ematico corticale
VELOCE.

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Pressioni renali
ARTERIA ARCIFORME:
P = 100 mmHg
ARTERIOLA AFFERENTE +
GLOMERULO:
P = 60 mmHg
ARTERIOLA EFFERENTE:
P = 47 mmHg
CAPILLARI PERITUBULARI: P =
13 mmHg
L'arteriola afferente e quella
efferente costituiscono le zone
che offrono la maggior resistenza
al flusso ematico renale

Pressioni renali
Pertanto,
il letto glomerulare opera a
pressioni di 60 mmHg, valore di
pressione ottimale per il
processo di filtrazione del
liquido, mentre
il letto peritubulare opera a
valori di pressione di 13 mmHg,
per cui si ha il rapido
riassorbimento di liquido per
effetto dell'elevata pressione
osmotica del plasma.

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Pressioni renali
I glomeruli filtrano 180 l/g
di liquido, che, a parte gli
1-1,5 l che vengono
escreti come urina,
vengono riassorbiti dai
capillari peritubulari.
Questa quantit circa
4x quella che viene
riassorbita dalle
estremit venulari di
TUTTI gli altri capillari
dell'organismo.

Pressioni renali
In effetti, i capillari
peritubulari sono
MOLTO PIU' POROSI
di quelli degli altri
tessuti. Questo,
associato al fatto che il
trasferimento osmotico
di liquido assai rapido
(perch promosso dalla
pressione
colloidosmotica del
plasma) rende
l'assorbimento assai
rapido.

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Filtrato glomerulare
Il liquido che, attraverso il
glomerulo, filtra nella capsula
di Bowman detto
FILTRATO GLOMERULARE
La membrana dei capillari del
glomerulo detta
MEMBRANA GLOMERULARE

Membrana glomerulare
La membrana glomerulare
costituita da:
strato endoteliale, le cui
cellule endoteliali sono
FENESTRATE, dalla
membrana basale, composta
da un reticolo di fibre di
COLLAGENO e
PROTEOGLICANO con ampi
spazi attraverso cui filtra il
liquido, e da uno

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Membrana glomerulare
strato di cellule epiteliali,
che per non si dispongono a
formare uno strato continuo
ma emettono delle proiezioni
digitiformi, i podociti e i
pedicelli, che presentano
delle fessurazioni attraverso
cui si attua la filtrazione.
Pertanto, malgrado il numero di
strati, la membrana
glomerulare 100-500 x pi
permeabile di quella degli
altri capillari.

Permeabilit
Nonostante l'alto grado di
permeabilit, la membrana
glomerulare ha una CAPACITA'
SELETTIVA molto elevata nei
confronti delle dimensioni
molecolari delle sostanze che
l'attraversano.
In effetti, la PERMEABILITA'
della membrana glomerulare
tale da far passare pi o meno
agevolmente tutte le sostanze
con PM < 69.000, mentre le
sostanze con PM superiore non
passano.

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Permeabilit
E' da notare che la pi
piccola proteina
plasmatica, l'albumina,
ha un PM precisamente
di 69.000. Ne consegue
che la membrana
glomerulare
pressoch
completamente
impermeabile alle
proteine plasmatiche
mentre permeabile
alle altre sostanze.

Permeabilit
Sono due le ragioni alla base di
questa selettivit:
le DIMENSIONI dei PORI,
abbastanza larghi da
permettere il passaggio di
molecole di 80 angstrom di
diametro, e
il RIVESTIMENTO di
PROTEOGLICANI con cariche
NEGATIVE molto forti.

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Permeabilit
Dato che anche le
proteine
plasmatiche sono
cariche
negativamente, di
fatto la repulsione
elettrostatica che le
pareti dei pori
esercitano,
impedisce alle
proteine ad alto PM
di passare.

Filtrato glomerulare
Il filtrato glomerulare ha
una composizione del
tutto simile al liquido
interstiziale che filtra
dall'estremit
arteriolare dei capillari
tessutali.
Infatti risulta
assenza di eritrociti,
le proteine sono presenti
nella misura dello 0,03%,
cio 1/240 del contenuto
proteico plasmatico,

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Filtrato glomerulare
la concentrazione degli ioni
con carica positiva
inferiore del 5% rispetto al
plasma, per effetto
DONNAN. Ovvero, dato che
nel filtrato sono presenti
pochissimi ioni proteici a
carica negativa ne risulta che
anche il relativo richiamo di
cariche positive molto
basso,
la concentrazione degli ioni
Cl e HCO3 superiore del
5% rispetto al plasma

Velocit di filtrazione
La quantit di filtrato che
si forma in 1 min in
entrambi i reni vale 125
ml, ovvero la
VELOCITA' DI
FILTRAZIONE
GLOMERULARE =
125ml/min
di cui il 99% viene
riassorbito, mentre
l'1% passa nell'urina.

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Frazione di filtrazione
La frazione del Q plasmatico
renale che diventa filtrato
glomerulare detta:
FRAZIONE DI
FILTRAZIONE
Dato che il Q plasmatico
normale attraverso i due
reni di 650 ml/min,
segue che: 125/650 = 19%
ed esprime la
FRAZIONE DI
FILTRAZIONE MEDIA

Filtrazione glomerulare
Si compie grazie allazione
delle stesse forze che
sono responsabili della
filtrazione di liquido
attraverso qualsiasi altro
capillare tessutale .
Infatti si possono
distinguere
Pg, PRESSIONE
GLOMERULARE, che vale
60 mmHg, essa promuove
la filtrazione attraverso
la membrana glomerulare
(Pc).

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Filtrazione glomerulare
Pb, PRESSIONE della
capsula di BOWMAN, del
valore di 18 mmHg,
all'esterno dei capillari,
che si oppone alla
filtrazione (Pli).
p, PRESSIONE
COLLOIDOSMOTICA
esercitata dalle proteine
plasmatiche, del valore di
32 mmHg.

Filtrazione glomerulare
In effetti, dato che 1/5 del plasma
dei capillari filtra nella capsula, nel
passaggio del sangue da
un'estremit all'altra dei capillari,
la concentrazione plasmatica delle
proteine aumenta del 20%. Perci
se la pressione colloidosmotica del
sangue in ingresso nei capillari di
28 mmHg, quando il sangue
raggiunge l'estremo terminale dei
capillari, la sua pressione
colloidosmotica di 36 mmHg.
Perci la pressione
colloiodosmotica media sar di 32
mmHg e si oppone alla filtrazione.

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Filtrazione glomerulare
C, infine, la
b, PRESSIONE
COLLOIDOSMOTICA delle
proteine nella capsula di
Bowman, che promuove la
filtrazione. Ma: la quota di
proteine che passa nel
filtrato cos piccola che
tale fattore non ha alcun
significativo effetto e
perci = 0 mmHg.

Filtrazione glomerulare
Facendo la somma di tutte le
forze in gioco si ottiene la
risultante
PRESSIONE DI
FILTRAZIONE, Pf
tale per cui
Pf = Pg - (p + Pb) = 60 (32 + 18) = 10 mmHg

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Filtrazione glomerulare
Il prodotto delle Pf per il
coefficiente di filtrazione Kf
definisce la
VELOCITA' DI
FILTRAZIONE
GLOMERULARE, Vfg
tale che
Vfg = Pf x Kf

Filtrazione glomerulare
Dato che per ogni mmHg di Pf,
il Kf = 12,5 ml/min,
se Pf = 10mmHg, si ha che:
Vfg = 125 ml/min
Poich la Vfg proporzionale
alla Pf, e dato che la Pf, a sua
volta, dipende dalla Pg, p e
dalla Pb

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Filtrazione glomerulare
ne consegue che:
1. se il Q ematico renale
aumenta, allora aumenta
anche la Pg e quindi
aumenta la Vfg. Inoltre,
quando il Q ematico renale
aumenta, la p diminuisce
(perch quando nel
glomerulo entra pi plasma
l'aumento percentuale della
concentrazione proteica
inferiore) e la Vfg aumenta
ancor pi,

Filtrazione glomerulare
2. una vasocostrizione
dell'arteriola afferente
produce una diminuzione
del Q ematico nei
glomeruli, quindi una
diminuzione della Pf e
quindi un calo della Vfg.
Invece, una
vasodilatazione
dell'arteriola afferente,
facendo aumentare il Qg,
produce un aumento della
Pf e quindi un aumento
della Vfg,

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Filtrazione glomerulare
3. una vasocostrizione
dell'arteriola efferente,
traducendosi in un
aumento della resistenza
al deflusso di sangue dal
glomerulo, fa aumentare la
Pf e quindi aumentare
anche la Vfg.

Filtrazione glomerulare
Per, un aumento eccessivo
della resistenza
glomerulare fa diminuire il
Q ematico in modo che il
plasma resta abbastanza a
lungo nel glomerulo da far
s che una quantit
maggiore di sangue filtri
attraverso di esso con
aumento della p, che si
traduce in una forte
diminuzione della Vfg.

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Meccanismi di controllo

MECCANISMI DI CONTROLLO DELLA VELOCITA' DI


FILTRAZIONE GLOMERULARE
E DEL FLUSSO EMATICO RENALE

Meccanismi di controllo
Generalmente, la Vfg si
mantiene costante nel
tempo, anche per variazioni
della pressione arteriosa
comprese tra 75 e 160
mmHg, grazie
all'AUTOREGOLAZIONE
DELLA Vfg.

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Meccanismi di controllo
In effetti, se la Vfg non si mantenesse costante, potrebbe
accadere che:
se la Vfg troppo bassa: il filtrato passerebbe attraverso i
tubuli cos lentamente che verrebbe completamente riassorbito.
In questa situazione il rene non potrebbe pi assolvere alla sua
funzione di allontanare le sostanze da eliminare con l'urina,
se la Vfg troppo alta: il filtrato passerebbe cos rapidamente
attraverso i tubuli che questi non potrebbero riassorbire
neppure quelle sostanze che devono essere trattenute
dall'organismo.

Meccanismi di controllo
Perci, un valore di
Vfg=125 ml/min
esattamente il valore OTTIMALE perch il nefrone
possa efficacemente adempiere la propria funzione. Un
tale valore di Vfg il risultato di due speciali
meccanismi a feedback:
il MECCANISMO VASODILATATORE dell'arteriola
Afferente, e
il MECCANISMO VASOCOSTRITTORE dell'arteriola
Efferente.

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Meccanismi di controllo
Sulla base dei caratteri del
liquido tubulare rilevati a
livello del tubulo distale,
appropriati segnali vengono
trasmessi alle arteriole
afferente ed efferente in
modo da aumentare o
diminuire la Vfg a seconda
delle necessit.

Feedback tubuloglomerulare
La combinazione dei due
meccanismi conosciuta
con
FEEDBACK
TUBULOGLOMERULARE
ed il processo ha luogo
nell'APPARATO
IUXTAGLOMERULARE

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Feedback tubuloglomerulare
La porzione iniziale del
tubulo distale, subito
dopo l'estremo
superiore del segmento
spesso del ramo
ascendente dell'ansa di
Henle, decorre
nell'angolo compreso tra
l'arteria afferente e
quella efferente,
mettendosi in rapporto
diretto con entrambi.

Feedback tubuloglomerulare
Le cellule dell'epitelio tubulare in
contatto con le arteriole sono pi
DENSE e secernono sostanze in
direzione delle arteriole e nel
complesso costituiscono la
MACULA DENSA.
Le cellule muscolari lisce delle
arteriole che sono in rapporto
con la macula densa sono
chiamate: CELLULE
IUXTAGLOMERULARI e
contengono RENINA inattivata.
La macula densa e le cellule
iuxtaglomerulari compongono
l'apparato iuxtaglomerulare.

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Meccanismo vasodilatatorio
dell'arteriola afferente
Se la Vfg troppo bassa, si ha
un aumento del riassorbimento
di Na e di Cl nel ramo
ascendente dell'ansa di Henle,
per cui, quando il filtrato
raggiunge la macula densa,
questa diminuzione della
concentrazione di cloruro di
sodio produce un segnale che
dilata l'arteriola afferente
che si traduce in un aumento
del Q ematico nel glomerulo e
quindi della Pf e della Vfg.

Meccanismo vasocostrittivo
dell'arteriola efferente
Se la Vfg troppo bassa,
l'eccessivo riassorbimento di
NaCl dal filtrato induce la
liberazione di renina dalle cellule
iuxtaglomerulari. La renina
induce la formazione di
angiotensina II che, a sua volta,
induce la vasocostrizione, quasi
esclusiva, dell'arteriola
efferente. Quest'ultima, infatti,
pi sensibile dell'arteriola
afferente all'angiotensina II.
Ne consegue che la Pf aumenta e
dunque aumenta la Vfg.

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Autoregolazione del Q ematico


renale
In effetti, quando questi
meccanismi operano
insieme, la Vfg si modifica
solo di pochi punti % anche
in presenza di notevoli
variazioni della pressione
arteriosa.

Autoregolazione del Q ematico


renale
Il fatto che il Q ematico
renale si mantenga intorno
a valori piuttosto costanti
malgrado le forti variazioni
della pressione arteriosa
soprattutto dovuto al
meccanismo vasodilatatore
dell'arteria afferente.
Infatti,

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Autoregolazione del Q ematico


renale
se il Q ematico renale
troppo basso, dapprima la
Vfg diminuisce ma questo, a
sua volta, provoca la
vasodilatazione
dell'arteriola afferente
con aumento dell'afflusso
di sangue al glomerulo
cosicch il Q ematico
renale e la Vfg tornano
subito ai loro valori normali.

Autoregolazione del Q ematico


renale
Si detto che un
aumento della pressione
arteriosa tra 75 e 160
mmHg ha solo lievi
effetti sul Q ematico
renale e sulla Vfg.
Tuttavia, queste piccole
variazioni a carico della
filtrazione sono
sufficienti a causare un
forte:
aumento della
DIURESI

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Diuresi da pressione
In grafico
una < della pressione
arteriosa da 100 a 50
mmHg determina
cessazione della diuresi.
Un > della pressione
arteriosa da 100 a 200
mmHg determina un >
della diuresi di 7-8 x
Ovvero, si determina
leffetto conosciuto come
DIURESI DA
PRESSIONE

Stimolazione simpatica
Le fibre simpatiche innervano
sia l'arteriola afferente che
quella efferente, e anche
alcuni tubuli. In tal modo,
una stimolazione lieve del
simpatico non ha praticamente
effetti sul Q ematico renale e
sulla Vfg, probabilmente
perch i meccanismi di
autoregolazione bilanciano di
per s la stimolazione,

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Stimolazione simpatica
una stimolazione acuta del
simpatico, invece, pu
produrre una costrizione
cos intensa delle arteriole
da ridurre
temporaneamente il Q
ematico renale del 10-30%
rispetto al normale e
portare la diuresi a 0,

Stimolazione simpatica
se tale stimolazione acuta
si protrae, il Q ematico
renale, la filtrazione
glomerulare e la diuresi
tornano a livelli normali in
20-30'.
Questo recupero dipende
dalla diminuita liberazione
di neurotrasmettitore
simpatico.

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Riassorbimento peritubulare
Attraverso il sistema dei
tubuli renali viene
riassorbito pi del 99% del
contenuto in acqua,
elettroliti e altre sostanze
dal filtrato glomerulare.
L'acqua e i soluti
riassorbiti passano prima
nell'interstizio e poi nei
CAPILLARI
PERITUBULARI, tornando
cos al sangue.

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Riassorbimento peritubulare
I valori di pressioni vigenti
sono rappresentati da
la Pcap.perit. = 13 mmHg,
la Pliq.interst.ren. = 6
mmHg,
pertanto, esiste una
differenza di pressione, P,
di 7 mmHg che si oppone al
riassorbimento di liquido.
MA....:
p = -32 mmHg, mentre
interst. = -15 mmHg

Riassorbimento peritubulare
Ne consegue che esiste una
differenza di pressione
colloidosmotica, , di - 17 mmHg
diretta a far riassorbire il liquido
interstiziale nel sangue capillare.
Sommando le due forze, P e , si
ha:
Passorb. = (7-17) = -10 mmHg
che causa un continuo
riassorbimento da parte dei capillari
peritubulari delle grandi quantit di
liquido che dai tubuli renali entrano
nell'interstizio.

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Riassorbimento del Na

Riassorbimento del Na
Attraverso l'orletto a
spazzola dell'epitelio
del TUBULO
PROSSIMALE avviene
il TRASPORTO
FACILITATO di ioni
Na, che poi viene
ATTIVAMENTE
trasportato dall'interno
della cellula epiteliale
verso lo spazio
interstiziale per mezzo
della POMPA Na-KATPasi

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Riassorbimento del Na
Il K, successivamente, libero
di tornare verso lo spazio
interstiziale, perch la
porzione basale delle
cellule epiteliali si viene a
trovare a -70 mV, valore
che favorisce il rientro di
Na dalla faccia luminale
dell'epitelio

Cotrasporto
Il trasporto facilitato avviene
per mezzo di proteine di
trasporto che spesso
effettuano un
COTRASPORTO di glu e
aa.
Altre sostanze vengono
cotrasportate dalle cellule
del segmento spesso, come
il Cl, mentre altri ioni come
fosfato, Ca, Mg e H da
altre porzioni dei tubuli.

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Controtrasporto del K
Dall'interno delle cellule il glu
e gli aa vengono poi
trasportati verso il liquido
interstiziale per mezzo di
un'altra proteina
trasportatrice.
In alcuni casi alla diffusione
facilitata di Na si
accompagna il
CONTROTRASPORTO di
alcune sostanze come H, K
e urati che cos vengono
SECRETI in direzione
opposta.

Secrezione di H

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Trasporto mediante endocitosi

Gradiente osmotico
In questo modo, la
concentrazione totale
dei diversi soluti si
riduce all'interno del
lume tubulare per
aumentare nel liquido
interstiziale.
Ci crea una differenza di
concentrazione che
provoca OSMOSI di
acqua nella stessa
direzione in cui sono
stati trasportati i
soluti.

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Gradiente osmotico
A livello dei tubuli prossimali,
l'osmosi ha luogo
attraverso le GIUNZIONI
SERRATE, o zone
occludens, poste tra le
cellule epiteliali. Giunzioni
che, tuttavia, consentono
una rapida diffusione di
acqua e piccoli ioni.
Nelle zone pi distali dei
tubuli, le giunzioni serrate
sono a tenuta maggiore e
quindi meno permeabili.

Formazione urina
Il 65% del riassorbimento
e della secrezione di H
avviene nei TUBULI
PROSSIMALI (orletto
a spazzola).
A livello della porzione
DISCENDENTE del
SEGMENTO SOTTILE
si ha diffusione di acqua
(urea).

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Formazione urina
La porzione ASCENDENTE
del SEGMENTO
SOTTILE, meno
permeabile all'acqua,
sede del MECCANISMO
DI CONTROCORRENTE,
per la concentrazione di
urina.
Il SEGMENTO SPESSO
importante nei
meccanismi di diluizione o
concentrazione dell'urina.

Formazione urina
Nella sua porzione terminale,
TUBULO DISTALE
TERMINALE, insieme al
DOTTO COLLETTORE
CORTICALE, prende parte
al riassorbimento di Na e
all'escrezione di K (eventi
mediati dall'aldosterone)
oltre che alla secrezione
attiva I di H (1000:1), e a
seconda che sia presente o
assente ADH diventano,
rispettivamente, permeabili
o impermeabili all'acqua.

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Regolazione Osmolarit
Una delle funzioni principali dei reni
quella di controllare l'OSMOLALITA'
dei liquidi corporei. Ossia:
se i liquidi sono troppo DILUITI, i
meccanismi nervosi e ormonali fanno s
da emettere un'urina pi diluita (per cui
allontanando pi acqua dall'organismo, i
soluti si concentrano facendo tornare
l'osmolalit ai valori normali),
se i soluti sono troppo CONCENTRATI,
i reni eliminano i soluti in eccesso
emettendo un'urina molto concentrata.

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Ciclo urea
Il segnale per emettere
un'urina pi diluita o
pi concentrata viene
dato dall'ADH, o
vasopressina, ormone
secreto dall'ipofisi
posteriore.
Unurina pi diluita
viene prodotta
aumentando
lassorbimento di
soluti rispetto al
riassorbimento di
acqua.

Concentrazione urina
In assenza di ADH il tubulo
distale terminale, il dotto
collettore corticale e il dotto
collettore diventano
impermeabili all'acqua
determinando il mancato
riassorbimento di acqua.
Pertanto,
NO ADH = no riassorbimento
acqua,
ma s riassorbimento dei sali
= urina diluita.

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Meccanismo controcorrente
Avviene nelle anse di Henle dei
nefroni iuxtamidollari e nei
vasa recta.
Nella Midollare c una
concentrazione osmolare pari a
1200 OSM/l. Questo per
effetto di 3 meccanismi:
1.trasporto attivo di ioni Na
dall'interno all'esterno del
segmento spesso dell'ansa di
Henle, per cui nel liquido
interstiziale la concentrazione
di Na molto alta;

Meccanismo controcorrente
2. trasporto attivo di Na e assorbimento
passivo di Cl nel dotto collettore;
3. quando nel sangue aumenta la concentrazione
di ADH si ha un forte riassorbimento di urea
che passa nel liquido interstiziale della
midollare. Infatti, in presenza di ADH, la
porzione midollare del dotto collettore
diventa pi permeabile all'urea e all'acqua,
con conseguente riassorbimento di acqua
mentre la concentrazione dell'urea nel tubulo
aumenta, tale aumento di concentrazione di
urea nel tubulo determina la diffusione della
stessa urea nel liquido interstiziale della
midollare.

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Presenza di ADH
Sulla membrana basolaterale
delle cellule epiteliali
tubulari, si attiva
l'ADENILCICLASI con
produzione di AMPc che
diffonde sul lato luminale
dove provoca, in pochi min,
lo sviluppo di STRUTTURE
VESCICOLARI
ALLUNGATE e la loro
fusione con la membrana
luminale

Presenza di ADH
In questo modo si formano dei
CANALI molto grandi che
possono far passare acqua
verso il liquido interstiziale
con conseguente aumento
del riassorbimento di
acqua.

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Assenza di ADH
le vescicole si distaccano dalla
membrana luminale e le
pareti dei tubuli tornano ad
essere impermeabili
all'acqua.

Concentrazione urina

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Fisiologia Umana
La fisiologia umana si occupa
dello studio delle funzioni
vitali del corpo umano e dei
meccanismi di controllo
dellambiente interno.

Fisiologia Umana
Il corpo umano costituito di
molteplici apparati, organi e
tessuti, funzionalmente
correlati.
Ogni apparato formato da organi
diversi che lavorano in stretta
cooperazione. Ogni organo
costituito da diversi tipi di
tessuto. I tessuti infine sono
formati da cellule dello stesso
tipo.
I tessuti, pertanto, costituiscono le
unit funzionali del corpo e sono
formati da gruppi cellulari
specializzati

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Fisiologia Umana
La cellula costituisce lunit
fondamentale
dell'organismo ed in s
stessa un organismo
vivente.

Ambiente interno
Le cellule, i tessuti, gli organi
e gli apparati del corpo
umano vivono in uno stesso
ambiente interno, sono cio
a contatto con dei fluidi
(liquidi) che bagnano
costantemente lesterno
delle cellule.

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Ambiente interno
La composizione di questi
fluidi NON pu variare se
non di pochissimo.
Qualsiasi variazione nella
composizione di tali fluidi si
ripercuoter sulle cellule
producendo effetti
potenzialmente distruttivi
per i tessuti, gli organi, gli
apparati e, in definitiva,
per lessere vivente

Omeostasi

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Regolazione omeostatica

Regolazione omeostatica

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Autoregolazione omeostatica
Il controllo della temperatura
corporea, la coagulazione
del sangue, l equilibrio
idrico ed elettrolitico,
lequilibrio acido-base
costituiscono esempi di

autoregolazione
omeostatica

Feedback negativo
La temperatura corporea, ad
esempio, regolata da un
centro di controllo cerebrale
che funziona attraverso un
feedback negativo che
bilancia la produzione interna
di calore rispetto alla perdita
di calore attraverso la
superficie corporea, in modo
che il suo valore non discosti
molto dal normale range di
variazione che compreso
tra 36,7 e 37,2C.

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Regolazione estrinseca
Qualora i meccanismi di
autoregolazione non siano
sufficienti a mantenere
lomeostasi, intervengono i
meccanismi di regolazione
estrinseca in grado di
generare modificazioni pi
intense ed efficaci.
Questo meccanismo viene
esercitato attraverso
lazione del sistema nervoso,
del sistema immunitario e
del sistema endocrino

Regolazione estrinseca
Il sistema nervoso agisce
coordinando una risposta
rapida (sec) e specifica.
Il sistema endocrino agisce
per mezzo degli ormoni in
tempi prolungati ma quando
gli effetti compaiono
persistono per giorni e
settimane (regolazione del
volume e della composizione
del sangue )

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Omeostasi
La dinamica degli scambi fra i
vari liquidi corporei e fra il
corpo e lambiente esterno,
la conservazione del volume
normale e la composizione
dei liquidi extra ed
intracellulari
rappresentano un processo
importantissimo, in cui sono
coinvolti molti tipi di
omeostasi

Acqua
Il liquido extracellulare (LEC)
composto per pi del 99% di
acqua.
Lacqua un fattore
fondamentale anche del
citoplasma.
Tutte le attivit della cellula
fanno riferimento allacqua
come mezzo di diffusione dei
gas, dei nutrienti e della
produzione di scorie.

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Elettroliti
La concentrazione ionica ed il pH
dellacqua sono importanti
quanto la quantit assoluta.
Se la concentrazione ionica del
calcio o del potassio del LEC
diminuiscono, si generano
aritmie cardiache e scariche
nervose disordinate in tutto il
corpo
La deficienza extracellulare di
calcio, infatti, determina un
aumento della permeabilit e
diffusione eccessiva di altri
ioni, che generano le scariche
tetaniche.

pH
La riduzione del pH, ad es.,
induce laumento degli ioni
idrogeno i quali
interagiscono indebolendo i
legami chimici, modificando
le strutture molecolari
complesse, lesionando le
membrane cellulari
impedendo, pertanto, le
svolgimento delle funzioni
vitali

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Sistemi fisiologici
Pertanto, i sistemi fisiologici si devono trovare in:
Equilibrio idrico, ovvero, la quantit di acqua
introdotta ogni giorno devessere pari a quella
dispersa,
Equilibrio elettrolitico, non deve instaurarsi n
perdita n guadagno netto di ioni nei liquidi corporei
Equilibrio acido-base, la produzione di ioni H+ deve
controbilanciare le perdite e il pH dei liquidi corporei
devessere mantenuto a pH: 7,4

Liquidi corporei
Consideriamo i meccanismi che
governano la composizione
dei liquidi intra ed
extracellulari e le
dinamiche degli scambi che
tra questi compartimenti
avvengono.

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Liquidi corporei
I 2/3 dellacqua corporea
totale si trova come parte
liquida del liquido
intracellulare (LIC).
Il LEC contiene la rimanente
parte e viene suddiviso in:
-Liquido tissutale, o liquido
interstiziale nei tessuti
periferici, e
-Plasma del sangue circolante

Liquidi corporei
Le componenti minori del LEC
comprendono la linfa, il
liquido cerebrospinale
(CSF), il liquido sinoviale
(articolazioni), i liquidi
prodotti dalle sierose
(pleurico, pericardico,
peritoneale), lumore
acqueo (occhio), la perilinfa
e lendolinfa (orecchio
interno).

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Scambi nel LEC


Gli scambi tra questi
compartimenti del LEC
avvengono soprattutto
attraverso lendotelio
capillare (e linfatico).
Se i liquidi extracellulari non
venissero continuamente
rimescolati, il metabolismo
cellulare sottrarrebbe le
sostanze nutritizie ai liquidi
immediatamente
circostanti, accumulandovi
le sostanze di scarto

Scambi nel LEC


Due sono i meccanismi che
provvedono al continuo
mescolamento e movimento del
LEC in tutto il corpo:
la circolazione del sangue, e
la diffusione

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Sistema circolatorio
Il sistema circolatorio assicura
il trasporto a lungo raggio.
Il sangue, infatti, assume O2 nei
polmoni e le sostanze
nutritizie nel tratto
gastrointestinale (GI) e li
trasporta a tutte le altre
parti del corpo.
A livello dei tessuti il sangue
assume CO2, urea ed altre
scorie e le trasporta ai
polmoni e ai reni dove
vengono eliminate.

Diffusione
Il principio base della
diffusione risiede nel fatto
che tutte le molecole di un
liquido, lacqua e le sostanze
in essa disciolte, per le
propriet cinetiche di cui
sono dotate, si muovono
continuamente luna rispetto
allaltra. Questo movimento
permette una mescolanza
continua di tutte le sostanze
presenti nel sangue e nel
liquido interstiziale.

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Diffusione
La presenza di un gran numero
di pori nei capillari, fa s
che le molecole si muovono
continuamente tra il sangue
dei capillari e il liquido
interstiziale. Poich il
sangue scorre
continuamente attraverso
tutte le parti del corpo ne
risulta che ogni parte del
LEC si mescola con tutto
laltro LEC almeno una volta
ogni 10-30 min.

Diffusione
I fattori che influenzano la
percentuale di diffusione
comprendono:
la distanza, maggiore la
distanza maggiore il tempo
di eliminazione, nel corpo
umano queste sono in genere
brevi. In effetti, poche cellule
si trovano ad oltre 125 m da
un vaso ematico.

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Diffusione
il gradiente, maggiore la
concentrazione pi
velocemente procede la
diffusione, quando le cellule
diventano pi attive ed
assorbono pi ossigeno e
nutrienti, la percentuale di
diffusione dal sangue
aumenta

Diffusione
dimensione delle molecole,
temperatura, pi elevata
la temperatura pi aumenta
il grado di diffusione, la
temperatura corporea di
37C e la diffusione
procede pi rapidamente di
quanto non farebbe a
temperatura ambiente.

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Differenze tra plasma e liquidi


interstiziali
La differenza principale tra
questi due compartimenti
extracellulari risiede nella
presenza di proteine, come
lalbumina, nel sangue. Le
proteine plasmatiche non
attraversano rapidamente
le pareti dei capillari a
causa del loro alto PM, per
cui restano escluse dal
liquido interstiziale.

Differenze tra plasma e liquidi


interstiziali
Questa segregazione causa
conseguenze secondarie, ad
esempio, le cariche
negative portate dalle
proteine plasmatiche
causano una ridistribuzione
di piccoli anioni e cationi
attraverso le pareti dei
capillari noto come
equilibrio Gibbs-Donnan.

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Differenze tra plasma e liquidi


interstiziali
Pertanto, la presenza di
proteine impermeabili e
cariche negativamente nel
plasma, per il principio
dellelettroneutralit,
determina una bassa
concentrazione di piccoli
anioni, come il Cl-, ed una
pi alta concentrazione di
piccoli cationi, come il Na+ e
il K+, rispetto al liquido
interstiziale.

Composizione LEC e LIC


Il LEC e il LIC hanno una
composizione molto
differente. Entrambi
questi liquidi contengono
discrete quantit di
sostanze nutritizie come:
glucosio, aminoacidi,
colesterolo, fosfolipidi e
grassi neutri, ossigeno,
anidre carbonica e ioni
idrogeno.

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Composizione LEC e LIC


Altri ioni invece hanno
distribuzione del
tutto differente .
I principali ioni del LEC
sono:
- Na (142mEq vs 10
LIC),
- Cl (103mEq vs 4 LIC)
- HCO3-

Composizione LEC e LIC


Il LIC invece contiene:
- K (141 vs 5 LEC),
- Mg (58 vs 3LEC),
- P
- Proteine a carica
negativa

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Scambi tra LEC e LIC

Permeabilit
La permeabilit di membrana,
determina lefficacia della
membrana stessa di
funzionare da barriera.
Le membrane cellulari sono
selettivamente permeabili,
cio consentono il passaggio
di alcuni materiali limitando
il passaggio di altri in base
alle dimensioni, carica
elettrica, struttura
molecolare e solubilit della
sostanza stessa.

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Passaggio passivo e attivo


Il passaggio attraverso la
membrana cellulare pu essere:
PASSIVO, ovvero senza
dispendio di energia da parte della
cellula, e comprende il meccanismo
della diffusione, dellosmosi, della
filtrazione e della filtrazione
facilitata.
ATTIVO, che richiede dispendio
di energia, e comprende il
trasporto attivo e il processo di
endocitosi

Passaggio passivo
La diffusione semplice
permette agli ioni o alle
molecole di attraversare la
membrana cellulare, o per
diffusione attraverso uno
dei canali di membrana, o
per diffusione attraverso
la porzione lipidica della
membrana.

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Diffusione 1
La velocit di diffusione di una
sostanza attraverso la matrice
lipidica della membrana cellulare
data dalla sua solubilit per i
lipidi (liposolubilit).
Lalcool, gli acidi grassi e gli
steroidi possono entrare
allinterno della cellula passando
facilmente attraverso la
porzione lipidica della
membrana,
Similmente, lossigeno e lanidride
carbonica entrano ed escono
dalle cellule per diffusione
attraverso la componente
lipidica.

Diffusione 2
Lacqua, e anche lurea e lo ione
Cl, possono attraversare la
membrana plasmatica
attraverso i canali di
membrana.
Si tratta di piccoli pori di 8 di
diametro formati da una
lipoproteina di struttura che
percorre lintero strato
fosfolipidico della membrana
creando una galleria
attraverso la quale piccole
sostanze idrosolubili (acqua,
urea, cloro) possono passare.

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Diffusione 2
Lungo la superficie del poro sono
presenti cariche positive,
appartenenti alla stessa
proteina transmembrana, e ioni
adsorbiti (Ca), che rendono
impossibile il passaggio alle
molecole sia pur abbastanza
piccole da passarci ma cariche
anchesse positivamente come il
Na e il K.
Al contrario gli ioni a carica
negativa passano attraverso i
canali di membrana di questo
tipo molto pi facilmente.

Permeabilit
La permeabilit di membrana
dipende, per, anche dal
diametro effettivo dello
ione, cio dal suo stato
idratato.
In effetti lo ione Na non riesce
a passare attraverso tali pori
non solo perch esso stesso
carico positivamente, ma
anche perch lo ione Na, in
soluzione, si trova in una
forma idratata che ne
aumenta notevolmente le
dimensioni

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Permeabilit
La permeabilit dei pori
dipende anche da diverse
condizioni tra le quali: la
concentrazione di ioni Ca.
Un eccesso di ioni Ca nel LEC,
riduce la permeabilit,
mentre una bassa
concentrazione la esalta.
In effetti, una deficienza di
ioni Ca nel LEC provoca
aumento del diametro dei
pori con diffusione di ioni
che induce scariche nervose
in tutto l'organismo

Diffusione
Le sostanze possono diffondere sia in una direzione quanto in quella
opposta.
Il VALORE NETTO della quantit che diffonde verso l'interno o
verso l'esterno della cellula, oltre che dalla PERMEABILITA' della
membrana per quella data sostanza, dipende anche da:
differenza di concentrazione della sostanza tra i due lati della
membrana,
dalla differenza di potenziale elettrico,
dalla differenza di pressione.

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Diffusione per C
La velocit con cui una sostanza diffonde da un compartimento
ad alta concentrazione verso uno a pi bassa concentrazione
dipende proprio dall'entit di tale differenza di concentrazione.
Infatti, maggiore tale differenza, maggiore sar il numero di
molecole presenti nel compartimento a concentrazione
superiore, nell'unit di tempo, che andando ad urtare contro i
pori riescono ad attraversarli. In effetti:
DIFFUSIONE NETTA PERMEABILITA' (C1 - C2)
dove C1 la concentrazione del compartimento 1 (+ conc), e C2
quella del compartimento 2 (- conc)

Diffusione per E
Differenza di potenziale
elettrico: se si crea una
differenza di potenziale
elettrico tra le due facce
della membrana, gli ioni
cominceranno ad
attraversarla per effetto
della loro carica elettrica e
questo anche se non esiste
alcuna differenza di
concentrazione che ne
provochi la diffusione

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Diffusione per E
L'aggiunta di cariche positive
da una sola parte della
membrana inizialmente
all'equilibrio, e di cariche
negative dal lato opposto,
crea un GRADIENTE
ELETTRICO attraverso la
membrana, per cui: ioni
negativi vengono attratti
verso il lato positivo
mentre vengono respinti dal
lato negativo.

Diffusione per E
Si avr perci una netta
prevalenza di ioni negativi
in movimento dal lato
negativo a quello positivo.
Dopo un certo tempo, lo
spostamento di ioni negativi
promosso dalla differenza
di potenziale elettrico avr
instaurato una differenza
di concentrazione, o
gradiente di
concentrazione, di segno
opposto a quello del
gradiente elettrico

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Diffusione per E
Ad un certo punto, la differenza di concentrazione sar tale da
bilanciare l'effetto dell'opposto gradiente elettrico.
All'equilibrio l'EQUAZIONE DI NERNST ci d:
FEM = 61 log C1/C2
che la FORZA ELETTROMOTRICE esistente ai due lati della
membrana.
La POLARIT sar positiva per gli ioni negativi, e negativa per
gli ioni positivi.
Questo meccanismo molto importante nella trasmissione
dell'impulso nervoso.

Diffusione per P
Per pressione si intende la somma di tutte le forze che le
diverse molecole esercitano, urtandola, su una unit di
superficie, ad un determinato istante.
Pertanto, quando la pressione aumenta su di un lato della
membrana, ne consegue che la somma di tutte le forze
molecolari che urtano contro i pori di quel lato
superiore a quella dell'altro lato.
Ci pu dipendere dal fatto che maggiore il numero di
molecole che colpiscono l'unit di membrana, o che le
molecole che colpiscono l'unit di membrana sono dotate
di maggiore energia cinetica.

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Osmosi
La membrana cellulare liberamente permeabile allacqua.
Normalmente, la quantit di acqua che diffonde in una
direzione e nella direzione opposta identica, per cui
non c' alcuna diffusione netta di acqua e il volume
cellulare rimane costante.
In talune condizioni, per, attraverso la membrana si pu
instaurare una differenza di concentrazione per l'acqua
che provoca diffusione netta di acqua attraverso la
membrana, facendo rigonfiare o raggrinzire la cellula a
seconde della direzione della diffusione netta.
Tale processo di diffusione netta di acqua per effetto di
una differenza di concentrazione detta OSMOSI.

Osmosi
Ogni qualvolta esiste un gradiente di
concentrazione per un soluto, le
molecole di acqua diffondono
rapidamente attraverso la membrana
finch il gradiente non viene eliminato.
Questo movimento, che ha leffetto di
eliminare le differenze di
concentrazione dei soluti si genera in
effetti per una differenza di
concentrazione dellacqua. Le molecole di
soluto disciolte, infatti, occupano uno
spazio che dovrebbe essere preso
dallacqua, pertanto maggiore la
concentrazione di soluto, minore la
concentrazione dellacqua.

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Osmosi
Di conseguenza le molecole
dacqua tendono a
diffondere attraverso la
membrana verso la
soluzione contenente una
maggiore concentrazione di
soluto. Questa diffusione
di acqua in risposta a
differenze di
concentrazione chiamata:
osmosi, in contrapposizione
alla diffusione che invece si
riferisce ai movimenti dei
soluti

Osmosi
Pertanto:
losmosi la diffusione delle
molecole dacqua attraverso la
membrana,
losmosi si verifica attraverso
una membrana selettivamente
permeabile che liberamente
permeabile allacqua ma non ai
soluti,
in osmosi lacqua scorrer
attraverso una membrana
verso la soluzione che ha la pi
elevata concentrazione di
soluti poich nella stessa sede
la concentrazione dellacqua
pi bassa

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Pressione osmotica
La forza determinata dal
movimento dacqua in risposta
allosmosi detta pressione
osmotica.
Lammontare della pressione
richiesta per arrestare il
flusso osmotico d una misura
della pressione osmotica
La concentrazione totale dei
soluti in una soluzione si chiama
concentrazione osmotica o
osmolarit.

Pressione osmotica
La pressione osmotica () della
soluzione I dipende da due
fattori:
- dalla concentrazione delle
particelle osmoticamente
attive, e
- dalla permanenza del soluto
nella sola soluzione I (ossia
dalla capacit del soluto di
attraversare la membrana o
meno).

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Tonicit
Leffetto delle varie soluzioni
osmotiche sulle cellule
rappresenta la tonicit
Pertanto, viene definita
isotonica una soluzione che
presenta la stessa
concentrazione di soluti del
citoplasma per cui non
causa un movimento netto
dacqua allinterno o
allesterno della cellula.

Tonicit
Viene definita, ipotonica la
soluzione la cui
concentrazione di soluti pi
bassa di quella del
citoplasma, e ipertonica una
soluzione a concentrazione di
soluti maggiore rispetto a
quella del citoplasma.

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Osmosi e diffusione
L'osmosi di acqua avviene sempre pi rapidamente rispetto alla
diffusione di acqua.
L'osmosi di acqua attraverso una membrana causata da una
differenza di pressione osmotica (la spinta, la forza
motrice costituita da una differenza di pressione).
Il flusso d'acqua dipendente da una differenza di pressione
risponde alla legge di Poiseuille, che stabilisce che il flusso
proporzionale alla 4 potenza del raggio del vaso (r4).
Nell'osmosi, il "vaso", in effetti, rappresentato dai pori
della membrana cellulare attraverso cui l'acqua fluisce.

Osmosi e diffusione
Al contrario, la diffusione di acqua attraverso la membrana
causata da una differenza di concentrazione per l'acqua
stessa (la forza propulsiva rappresentata da una differenza
di concentrazione).
La diffusione (dell'acqua) proporzionale alla superficie
dell'area (area = r2). Per cui, la diffusione dell'acqua
proporzionale al quadrato del raggio dei pori.
Per questo motivo l'osmosi un processo pi veloce della
diffusione.

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Diffusione facilitata
E il meccanismo attraverso il
quale talune sostanze, pur
essendo del tutto insolubili
nei lipidi, riescono per a
passare attraverso i lipidi
di membrana. Questo il
caso del glucosio e si avvale
di una PROTEINA
TRASPORTATRICE che ha
l'effetto di rendere
solubile il glucosio nella
membrana.

Diffusione facilitata
La VELOCITA' con cui una
sostanza passa attraverso la
membrana per mezzo della
diffusione facilitata dipende da:
differenza di concentrazione
della sostanza esistente tra i
due lati della membrana,
quantit di trasportatore
disponibile,
rapidit con la quale si svolgono
le reazioni chimiche.

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Diffusione facilitata
La diffusione facilitata va
incontro al Fenomeno delle
Saturazione per cui, anche
aumentando il gradiente di
concentrazione esistente
tra i due compartimenti, la
velocit di diffusione non
aumenta. Il fattore
limitante essendo
costituito dalla quantit di
trasportatore disponibile e
dei siti disponibili per il
trasporto

Trasporto attivo
A differenza dei meccanismi esposti finora, il
trasporto attivo consente lo spostamento di
sostanze attraverso la membrana CONTRO
un gradiente di concentrazione.
Nel caso dello ione K, ad esempio, esso
presente nel LEC solo in piccolissime
concentrazioni, mentre se ne richiede una
concentrazione elevata nel LIC.
Al contrario altre sostanze pervengono
all'interno della cellula e devono essere
eliminate anche se la loro concentrazione
interna di molto inferiore a quella esterna,
come il Na.

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Trasporto attivo I
Il trasporto di molecole "in salita",
ossia CONTRO GRADIENTE (di
concentrazione, elettrico o
pressorio) avviene per
TRASPORTO ATTIVO e si attua
per il trasporto di: Na, K, Ca, Fe,
H, I2, Cl, urati, zuccheri e aa.
Dato che per muovere un soluto
contro gradiente di
concentrazione occorre lavoro,
necessaria energia metabolica
che viene fornita sotto forma di
ATP

Trasporto attivo I
Tale meccanismo dipende
dall'attivit di
TRASPORTATORI SPECIFICI
per le diverse sostanze e dalla
disponibilit di ATP.
Nei sistemi fisiologici ci sono tre
esempi principali di trasporto
attivo I, la Na+-K+ ATPasi,
presente sulle membrane di tutte
le cellule, la Ca2+ ATPasi,
presente sul reticolo
sarcoplasmatico e la H+-K+
ATPasi, presente sulle cellule
gastriche parietali.

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Trasporto attivo I
Il meccanismo di trasporto
meglio conosciuto quello
della pompa Na+-K+, o Na+-K+
ATPasi, che trasporta Na+
dal LIC al LEC e K+ dal LEC al
LIC.
Ciascuno ione si muove contro il
proprio gradiente
elettrochimico.
Generalmente, per ogni 3 ioni
Na pompati all'esterno, due
ioni K vengono pompati
all'interno della cellula.

Trasporto attivo I

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Trasporto attivo I
I glicosidi cardiaci come l'ouabaina o
il digitale sono sostanze che
inibiscono la Na+-K+ ATPasi.
Il trattamento con questi tipi di
sostanze provoca, all'interno della
cellula, l'innalzamento della
concentrazione di Na+ e
l'abbassamento della
concentrazione di K+.
Interrompendo il ciclo di
fosforilazione-defosforilazione
della pompa, queste sostanze
sconvolgono l'intero ciclo
enzimatico e le sue funzioni di
trasporto

Trasporto attivo I
In maniera simile la
concentrazione di Ca2+
allinterno del LIC
mantenuta a livelli inferiori
rispetto al LEC per mezzo
di una pompa del Ca2+ che,
spendendo energia sotto
forma di ATP, trasporta lo
ione contro il proprio
gradiente elettrochimico.

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Trasporto attivo I
La Ca2+-ATPasi, o pompa del Ca2+, si trova sulle membrane del
reticolo sarcoplasmatico, sulle membrane mitocondriali e
sulle membrane di molte cellule. Essa pompa Ca2+ contro il
suo gradiente di potenziale elettrochimico ed
responsabile della bassa concentrazione di Ca2+ esistente
all'interno delle cellule.
Un ciclo di fosforilazione-defosforilazione, attraverso una
variazione conformazionale della proteina, determina il
legame del Ca2+ dal lato intracellulare della membrana, la
rotazione e il rilascio dello ione nel LEC. Per ogni ATP
idrolizzato possono venir trasportati da uno a due ioni Ca2+,
tale proporzione dipende dai differenti tipi cellulari

Trasporto attivo I
La H+-K+-ATPasi, o pompa H+-K+, si trova nelle
cellule parietali della mucosa gastrica.
Essa pompa ioni H+ dal LIC delle cellule parietali nel
lume gastrico dove acidifica i contenuti.
L'omeprazolo, un inibitore della pompa, viene
usato nella terapia di alcune ulcere per ridurre la
secrezione di H+.

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Trasporto attivo
Si distingue il trasporto attivo
attraverso gli strati cellulari,
come quello che si verifica
nell'epitelio intestinale, in
quello dei tubuli renali e di
tutte le ghiandole esocrine,
nelle membrane e nei plessi
corioidei del cervello.
In questi siti, le sostanze
vengono trasportate non solo
attraverso la membrana
cellulare ma attraverso un
intero strato cellulare.

Trasporto attivo
Il meccanismo il seguente: le
cellule poste sulla faccia
luminale, sono dotate di un
ORLETTO A SPAZZOLA,
molto permeabile all'acqua
e ai soluti che, quindi,
diffondono all'interno della
cellula. Da qui, alcuni soluti,
vengono poi attivamente
trasportati nello spazio
intercellulare.

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Trasporto attivo
Tale spazio, in prossimit dell'orletto chiuso, mentre aperto
verso la base delle cellule che poggiano sulla membrana basale.
La membrana basale molto permeabile, le sostanze perci
scorrono verso il tessuto connettivo. Il Na, ad esempio, segue la
seguente via.
Quando esso passa nello spazio intercellulare,
la sua carica positiva attira il Cl,
per cui aumentano le loro concentrazioni,
ci produce osmosi di acqua dalla cellula
nello spazio intercellulare e, in tal modo,
Na, Cl e acqua scorrono nel connettivo
al di sotto della membrana basale e poi
diffondono all'interno dei capillari.

Trasporto attivo II
E il processo in cui vengono accoppiati il trasporto di due o pi
soluti. Uno dei due soluti in genere rappresentato dallo ione
Na+, che si muove secondo il proprio gradiente di
elettrochimico mentre l'altro soluto si muove contro il
proprio gradiente. Il movimento in discesa del Na fornisce
l'energia necessaria per il movimento in salita dell'altro
soluto. Perci, l'energia metabolica fornita dall'idrolisi
dell'ATP, non viene usata direttamente, ma indirettamente,
stabilendo un gradiente di concentrazione del Na attraverso
la membrana.
Il termine trasporto attivo secondario si riferisce all'uso
indiretto, in questo caso conseguente, che si fa dell'ATP.

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Trasporto attivo II
In base alla direzione del
movimento di soluto si
distinguono due tipi di
trasporto attivo secondario.
Se il soluto si muove nella
stessa direzione del sodio, il
trasporto si definisce
cotrasporto o simporto.
Se il soluto si muove in
direzione opposta, il
trasporto detto
controtrasporto o antiporto
o scambio

Trasporto attivo II
Nel cotrasporto, attraverso la
membrana cellulare tutti i
soluti vengono mossi nella
stessa direzione.
Il Na+ si muove, per mezzo del
trasportatore, verso
l'interno della cellula,
seguendo il proprio
gradiente elettrochimico, il
soluto, cotrasportato col
sodio, si muove anch'esso
verso l'interno della cellula.

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Trasporto attivo II
Ne costituiscono esempi il cotrasporto Na+-glucosio e il
cotrasporto Na+-aa a livello delle membrane luminali delle
cellule epiteliali del piccolo intestino e dei tubuli renali
prossimali, rispettivamente; oppure il cotrasporto Na+-K+-2Clche avviene a livello delle membrane luminali delle cellule
epiteliali del ramo ascendente sottile dei tubuli renali.

In ciascun caso, il gradiente del sodio generato dalla pompa Na+-K+


serve a cotrasportare glucosio, aa o cloruri contro un forte
gradiente elettrochimico.

Trasporto attivo II
La proteina cotrasportatrice
provvista di due siti di
riconoscimento, uno per il
Na+, l'altro per il glucosio.
Quando nel lume intestinale
sono presenti entrambi le
molecole, essi si legano al
trasportatore e ne fanno
variare la conformazione.
La rotazione della proteina
che ne consegue permette
il rilascio sia di Na+ che di
glucosio all'interno della
cellula.

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Trasporto attivo II
Successivamente, entrambi i soluti
vengono trasportati all'esterno
della cellula attraverso la
membrana basolaterale: il Na+ per
mezzo della Na+-K+ ATPasi, e il
glucosio per diffusione facilitata.
Se nel lume intestinale mancano o il
Na+, o il glucosio, il
cotrasportatore non in grado di
ruotare, per cui, perch si
verifichi cotrasporto necessaria
la presenza contemporanea di
entrambe le specie, in caso
contrario nessuna di esse potr
essere trasportata

Trasporto attivo II
Nel controtrasporto, i soluti
vengono mossi in direzione
opposta attraverso la
membrana cellulare.
Il Na+, infatti, si muove verso
l'interno della cellula,
seguendo il proprio
gradiente elettrochimico, i
soluti che vengono
controtrasportati o
scambiati col Na+, invece, si
muovono verso l'esterno
della cellula.

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Trasporto attivo II
Il controtrasporto ben illustrato dallo scambio Ca2+-Na+ e Na+-H+.
Come nel caso del cotrasporto anche nel controtrasporto il
gradiente di concentrazione del Na+, generato dalla pompa Na-K,
viene utilizzato come fonte di energia, con il risultato che il
movimento del Na+ secondo il proprio gradiente elettrochimico,
determina il movimento degli ioni Ca2+ e H+ contro i rispettivi
gradienti.
Lo scambio Ca2+-Na+, insieme alla Ca2+ ATPasi, rappresenta uno dei
meccanismi che permettono di mantenere la concentrazione di
calcio intracellulare a livelli molto bassi (10-7 M). In generale,
tuttavia, per ciascuno ione Ca2+ che esce dalla cellula, 3 ioni Na+
entrano all'interno. Il che significa che per ciascuno scambio, 3
cariche positive si muovono verso l'interno e 2 si muovono verso
l'esterno, tale scambiatore, perci ha propriet elettrogeniche

Trasporto attivo
In tal modo, le diverse specie
ioniche possono distribuirsi
secondo gradienti di
concentrazione,
completamente differenti
tra l LEC e il LIC.
Tali differenze di
composizione tra LEC e LIC
rivestono unimportanza
fisiologica fondamentale.

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Trasporto attivo
Il potenziale di riposo delle fibre nervose e muscolari dipende
da una differenza di concentrazione per lo ione K+ attraverso
le membrane cellulari. I
l potenziale a punta del potenziale dazione di queste stesse
cellule dipende da una differenza di concentrazione dello
ione Na+.
Laccoppiamento eccitazione-contrazione delle cellule muscolari
dipende da una differenza di concentrazione degli ioni Ca2+
attraverso la membrana cellulare e la membrana del reticolo
sarcoplasmatico.

Canali a cancello
Oltre ai canali di membrana
che, aperti, permettono il
passaggio di alcuni ioni in
base alla grandezza del
canale e alle cariche che lo
rivestono esistono anche
canali cosiddetti a
cancello perch, a seconda
della posizione di questi
cancelli, i canali possono
essere aperti o chiusi

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Canali a cancello

Canali a cancello
L'apertura o la chiusura dei canali ionici controllata da due
tipi di cancelli.
I canali voltaggio dipendenti si aprono e si chiudono in risposta a
variazioni del potenziale di membrana.

I canali ligando dipendenti si aprono e si chiudono in risposta al


legame con un ligando come gli ormoni, i neurotrasmettitori o
i secondi messaggeri

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Canali voltaggio dipendenti


Sono dotati di porte
controllate da variazioni
del potenziale di membrana.
Ad esempio, la porta di
attivazione del canale Na
nervoso viene aperto dalla
depolarizzazione della
membrana della cellula
nervosa, l'apertura di
questo canale
responsabile del potenziale
a punta del potenziale
d'azione

Canali voltaggio dipendenti


Un altro cancello di questo
stesso canale, la porta di
inattivazione, viene chiuso
dalla depolarizzazione.
Per, dato che la porta di
attivazione risponde alla
depolarizzazione pi
rapidamente di quanto non
faccia la porta di
inattivazione, il canale Na
prima risulta aperto e poi
chiuso

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Canali voltaggio dipendenti


Questa differenza nei tempi
di risposta da parte delle
due porte rende conto della
forma e del decorso
temporale del potenziale
d'azione

Canali ligando dipendenti


Sono dotati di porte
controllate dagli ormoni,
dai neurotrasmettitori e
dai secondi messaggeri.
Ad esempio, il recettore
nicotinico della placca
motrice un canale che si
apre quando si lega con
lACh, una volta aperto esso
permeabile agli ioni Na, K
e Ca.

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Potenziali

Potenziale di diffusione
Il potenziale di diffusione
quella differenza di
potenziale che si genera
attraverso la membrana
quando un soluto portatore
di una carica, uno ione,
diffonde seguendo un
gradiente di
concentrazione.
Chiaramente, un potenziale di
diffusione pu essere
generato solo se la
membrana permeabile a
quello ione

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Potenziale di diffusione
L'intensit di un potenziale di
diffusione, misurata in mV,
dipende dalla grandezza del
gradiente di concentrazione
(ovvero dalla forza motrice).
Il segno del potenziale di
diffusione dipende dalla carica
dello ione che diffonde.
Infine, da sottolineare che i
potenziali di diffusione sono
creati dal movimento di solo
pochi ioni e non causano
variazione della concentrazione
ionica totale della soluzione.

Potenziale di equilibrio
Se, attraverso una membrana, esiste una differenza di
concentrazione ionica, e se la membrana permeabile a
quello ione, allora si crea una differenza di potenziale.
Eventualmente, la diffusione netta dello ione rallenter per poi
cessare del tutto a causa della differenza di potenziale.
In altri termini, se un catione diffonde seguendo il proprio
gradiente di concentrazione, esso porter con s una carica
positiva attraverso la membrana che ritarder, o
eventualmente metter termine, all'ulteriore diffusione del
catione.
Lo stesso ragionamento varr per un anione

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Potenziale di equilibrio

Ebbene, il potenziale di equilibrio il potenziale di diffusione


che bilancia esattamente, o si oppone alla tendenza di
diffondere per effetto della differenza di concentrazione.
All'equilibrio elettrochimico, la forza motrice elettrica e la
forza motrice chimica che agiscono su uno ione sono uguali ed
opposte per cui non si verifica ulteriore diffusione netta.

Potenziale di equilibrio per il Na


Due soluzioni siano separate da un'ipotetica membrana
permeabile al Na ma non al Cl.
La soluzione 1 contiene una miscela pi concentrata di NaCl
rispetto alla soluzione 2. Lo ione permeante, Na,
seguendo il proprio gradiente di concentrazione
diffonder dalla soluzione 1 alla 2, mentre l'altro ione,
il Cl, impermeabile, non lo accompagner. Come
conseguenza del movimento netto di cariche positive
verso la soluzione 2, si svilupper un potenziale di
diffusione dello ione Na e la soluzione 2 diventer
carica positivamente rispetto alla soluzione 1.

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Potenziale di equilibrio per il Na


La positivit della soluzione 2 si opporr all'ulteriore
diffusione di ioni Na fino a farla cessare. La differenza di
potenziale che bilancia esattamente la tendenza del Na a
diffondere seguendo il proprio gradiente di concentrazione
costituisce il potenziale di equilibrio del Na.
Quando la forza motrice chimica e quella elettrica del Na sono
uguali ed opposte, si dice che il Na si trova all'equilibrio
elettrochimico. La diffusione di pochi ioni Na sufficiente a
creare il potenziale di diffusione, ma non produce variazioni
della concentrazione di Na nelle soluzioni madri

Potenziale di equilibrio per il Cl


Stesse soluzioni precedenti con
la differenza che ora
l'ipotetica membrana
permeabile agli ioni Cl e non al
Na. Anche in tal caso lo ione Cl
diffonder dalla soluzione 1
alla soluzione 2 seguendo il
proprio gradiente di
concentrazione ma lo ione Na
non lo accompagner. Si
stabilir un potenziale di
diffusione e la soluzione 2
diventer negativa rispetto
alla soluzione 1.

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Potenziale di equilibrio per il Cl


La differenza di potenziale che bilancia
esattamente la tendenza del Cl a
diffondere seguendo il suo gradiente
di concentrazione costituisce il
potenziale di equilibrio del Cl.
Quando la forza motrice chimica e
quella elettrica del Cl sono uguali ed
opposte, allora il Cl si trova
all'equilibrio elettrochimico.
Nuovamente, la diffusione di pochi ioni
Cl non cambier la sua
concentrazione nelle soluzioni madri

Equazione di Nernst

E = potenziale di equilibrio (mV)


2,3 RT/zF = costante che, a 37C,
vale 60 mV
z = carica dello ione (+1 per il Na, +2 per il
Ca, -1 per il Cl)
Ci = concentrazione intracellulare (mM/l)
Ce = concentrazione extracellulare (mM/l)

Permette di calcolare il potenziale di equilibrio di un dato ione che


si trovi ad una certa differenza di concentrazione attraverso la
membrana, assumendo che la membrana sia permeabile per quello
ione.

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Equazione di Nernst
In altri termini, l'equazione di Nernst
converte una differenza di
concentrazione ionica in un voltaggio.
Per convenzione, il potenziale di

membrana viene espresso come il


potenziale intracellulare rispetto a
quello extracellulare. Perci, una

differenza di potenziale
transmembrana di -70 mV indica che
l'interno della cellula 70 mV pi
negativo dell'esterno

Potenziale transmembrana
In definitiva, bench le membrane
cellulari mantengano stabile la
concentrazione degli ioni del
citoplasma, esse non mantengono
una eguale distribuzione delle
cariche.
In condizioni normali una membrana
cellulare presenta un eccesso di
cariche positive allesterno e un
eccesso di cariche negative
allinterno.
La separazione delle cariche genera
il potenziale transmembrana

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Potenziale transmembrana
Il potenziale transmembrana viene creato e mantenuto da due
fattori principali:
-un fattore passivo dato dal fatto che la permeabilit di
membrana per il Na ed il K piuttosto differente.
Gli ioni K possono diffondere al di fuori dalla cellula, attraverso i
canali passivi per il K, pi velocemente di quanto gli ioni Na
possono entrare dentro la cellula, attraverso i canali passivi per
il Na. Quindi, la cellula perde cariche positive pi velocemente di
quante ne guadagni.
Inoltre la presenza delle proteine cellulari, quasi tutte cariche
negativamente, e troppo grandi per passare attraverso la
membrana, contribuiscono a far sviluppare un eccesso di cariche
negative allinterno della cellula.

Potenziale transmembrana
- un fattore attivo dato dalla presenza della pompa ionica Na-K
sulla membrana che non opera in un rapporto di 1:1, dato che 3
ioni Na fuoriescono per ogni 2 ioni K che entrano.
Ad un potenziale transmembrana di 0 mV, la maggiore permeabilit
della membrana per gli ioni potassio determina una perdita netta
di cariche positive. Man mano che linterno della cellula diventa
pi negativo, sia gli ioni Na che quelli K vengono ad essere attratti
allinterno della membrana cellulare
A questo punto, nel caso degli ioni Na, laggiunta di unattrazione
elettrica al gradiente di concentrazione gi esistente causa un
incremento della velocit di entrata del Na. Nel caso degli ioni K,
lattrazione elettrica contrasta il gradiente di concentrazione e la
percentuale di potassio perduta diminuisce

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Potenziale di riposo
Ad un potenziale di
transmembrana di 70mV,
tre ioni Na entrano
allinterno della cellula per
ogni due ioni K che
fuoriescono. Questa
proporzione esattamente
quella che lattivit della
pompa Na-K controbilancia,
per cui il potenziale
transmembrana
stabilizzato a questo
valore, anche detto, infatti
Potenziale di Riposo.

Potenziale di membrana
Il potenziale di membrana
quindi caratteristico di
tutte le cellule viventi
risultando dalle propriet
attive e passive delle loro
membrane cellulari. Ciascun
tipo di cellula ha un
caratteristico potenziale di
riposo compreso tra 10 e
100 mV, (adipociti: -40,
cellule tiroidee:-50, le
cellule muscolari striate:85, le cellule muscolari
cardiache:- 90).

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Cellule eccitabili
In tutte le cellule
dell'organismo si generano
dei potenziali elettrici di
membrana.
Alcune cellule per sono
ECCITABILI, sono, cio,
capaci di generare impulsi
elettrochimici e di
trasmetterli.

Potenziale dazione
Il potenziale d'azione un
fenomeno caratteristico delle
cellule eccitabili, come quelle
nervose e muscolari, e
consiste di una rapida
depolarizzazione (potenziale a
punta) seguito dalla
ripolarizzazione del
potenziale di membrana.
I potenziali d'azione
rappresentano il meccanismo
principale per la trasmissione
dell'informazione nel SNC e in
tutti i tipi di muscoli.

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Potenziale dazione
In esso si possono riconoscere
varie fasi:
STADIO DI RIPOSO, durante il
quale vige il potenziale di riposo
instauratosi per azione della
pompa Na-K e per la maggiore
permeabilit che la membrana, in
condizioni di riposo, ha verso gli
ioni K (attraverso i canali passivi
Na-K).
Dunque le membrane cellulari,
anche durante la fase di riposo,
sono POLARIZZATE

Potenziale dazione
STADIO DI
DEPOLARIZZAZIONE,
durante la quale la membrana
diventa bruscamente
permeabile agli ioni Na per
apertura di particolari canali
ionici, i CANALI Na
VOLTAGGIO DIPENDENTI,
che permettono l'ingresso di
un gran numero di ioni Na.

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Potenziale dazione
In tal modo il potenziale, dal
valore di riposo di -90 mV,
passa a valori sempre meno
negativi (depolarizzaione),
fino anche ad invertire il
valore del potenziale a +
20-30 mV = inversione del
potenziale.

Potenziale dazione
STADIO DI
RIPOLARIZZAZIONE,
durante il quale i canali Na
voltaggio dipendenti si
richiudono, o inattivano, e,
contemporaneamente, inizia
una rapida diffusione di ioni K
verso l'esterno della
membrana cellulare per
apertura dei canali K voltaggio
dipendenti. Questa fuga di ioni
positivi, rappresentati dal K,
ripristina velocemente il
normale potenziale di riposo =
ripolarizzazione.

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Potenziale dazione
I canali Na-voltaggio
dipendenti si possono trovare
in tre differenti stati:
stato di riposo, con la porta
di attivazione, esterna, chiusa
e quella di inattivazione,
interna, aperta. In questo
stato il potenziale di
membrana vale -90 mV,

Potenziale dazione
stato attivato, con
entrambe le porte, di
attivazione e di
inattivazione, aperte. In
questo stadio il potenziale
di membrana passa da -90 a
+35 mV,

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Potenziale dazione
stato inattivato, con la
porta di inattivazione
chiusa e inb questo stato
rimarr finch il potenziale
di membrana non sar
tornato, o quasi, ai suoi
valori di riposo.
Quest'ultimo stadio, quindi
un evento RITARDATO.

Potenziale dazione
Anche i canali K-voltaggio
dipendenti si possono trovare
in stati differenti:
stato di riposo, con l'unica
porta intena chiusa,
stato di attivazione, con la
porta aperta. Evento per che
avviene con un certo ritardo,
si tratta dunque di
un'attivazione lenta.

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Potenziale dazione
Quando il potenziale di membrana dallo stato di riposo, di -90
mV, sale verso valori meno negativi e raggiunge un voltaggio
che in genere compreso tra -70 e -50 mV, valore SOGLIA,
si ha un'improvvisa modificazione conformazionale della
porta di attivazione, che, aprendosi, passa dallo stato
inattivato a quello attivato, e attraverso questo canale gli
ioni Na si riversano all'interno della cellula. Grazie a questo
canale, la membrana acquisisce, improvvisamente, una
PERMEABILITA' al Na 500-5000 x superiore rispetto allo
stadio di riposo.

Potenziale dazione
Lo stesso aumento di voltaggio che
provoca l'apertura della porta di
attivazione, provoca, anche, la
chiusura della porta di
inattivazione. Questo evento,
per, avviene con qualche decimo
di msec di ritardo, , cio, un
evento pi lento rispetto a quello
di apertura della porta di
attivazione. In tal modo, gli ioni
Na non possono pi riversarsi
all'interno della membrana, il
potenziale non "cresce" pi e
inizia la fase di ripolarizzazione.

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Potenziale dazione
E da notare che la porta di
inattivazione non sar pi in
grado di aprirsi finch il
potenziale di membrana non
sar tornato, o quasi, al suo
valore di riposo, questo
identifica il PERIODO
REFRATTARIO
ASSOLUTO

Potenziale dazione
Contemporaneamente, quando la
membrana ancora nello
stadio di riposo, la porta del
canale K-voltaggio dipendente
chiusa. Quando il potenziale
di membrana dal valore di -90
mV sale in direzione dello o
mV, si ha una variazione
conformazionale della proteina
costituente il canale che
produce una LENTA apertura
del canale con conseguente
diffusione di ioni K all'sterno
della cellula.

TMFlorio

Potenziale dazione
A causa di questa lentezza, i canali
K-voltaggio dipendenti si aprono
nello stesso momento in cui i canali
Na-voltaggio dipendenti diventano
inattivi e dunque si stanno
chiudendo.
La diminuzione dell'ingresso di ioni
Na e il contemporaneo aumento
dell'uscita degli ioni K, accelerano il
processo di ripolarizzazione, che in
pochi decimi di msec riporta il
potenziale di membrana ai valori di
riposo.

Potenziale dazione
POTENZIALE POSTUMO
POSITIVO =
IPERPOLARIZZAZIONE: per
pochi msec dalla fine del
potenziale d'azione, il potenziale
di membrana diventa ancora pi
negativo rispetto al valore di
riposo. La causa risiede nel fatto
che i canali K restano aperti per
qualche msec ancora dopo il
processo di ripolarizzazione della
membrana, il che permette la
diffusione di ioni K in eccesso
verso l'esterno della fibra
nervosa

TMFlorio

Potenziale dazione
Un secondo potenziale d'azione
non pu aver luogo fintanto
che la cellula rimane
depolarizzata per effetto di
un precedente potenziale
d'azione. Infatti, quando i
canali Na-voltaggio
dipendenti vengono
inattivati, essi sono incapaci
di aprirsi finch il potenziale
di membrana non torna, o
quasi, ai livelli di riposo,
PERIODO REFRATTARIO
ASSOLUTO .

Potenziale dazione
Il PERIODO REFRATTARIO ASSOLUTO dura circa 1/2500
sec per cui, una tale fibra pu condurre al massimo 2500
imp/sec. A questo periodo segue il PERIODO
REFRATTARIO RELATIVO, in cui possibile rieccitare la
fibra, ma con stimoli di intensit superiori alla norma.
Infatti, in questo periodo, alcuni canali Na-voltaggio dipendenti
non sono ancora usciti dal loro stato di inattivazione e i
canali K-voltaggio dipendenti sono ancora aperti e provocano
lo stato di iperpolarizzazione che rende pi diffiile eccitare
la fibra essendo pi elettronegativa, cio pi lontana dalla
soglia.

TMFlorio

TMFlorio

TMFlorio

TMFlorio

Fisiologia Umana

Potenziale di diffusione
Il potenziale di diffusione
quella differenza di
potenziale che si genera
attraverso la membrana
quando un soluto portatore
di una carica, uno ione,
diffonde seguendo un
gradiente di
concentrazione.
Chiaramente, un potenziale di
diffusione pu essere
generato solo se la
membrana permeabile a
quello ione

TMFlorio

Potenziale di diffusione
L'intensit di un potenziale di
diffusione, misurata in mV,
dipende dalla grandezza del
gradiente di concentrazione
(ovvero dalla forza motrice).
Il segno del potenziale di
diffusione dipende dalla carica
dello ione che diffonde.
Infine, da sottolineare che i
potenziali di diffusione sono
creati dal movimento di solo
pochi ioni e non causano
variazione della concentrazione
ionica totale della soluzione.

Potenziale di equilibrio
Se, attraverso una membrana, esiste una differenza di
concentrazione ionica, e se la membrana permeabile a
quello ione, allora si crea una differenza di potenziale.
Eventualmente, la diffusione netta dello ione rallenter per poi
cessare del tutto a causa della differenza di potenziale.
In altri termini, se un catione diffonde seguendo il proprio
gradiente di concentrazione, esso porter con s una carica
positiva attraverso la membrana che ritarder, o
eventualmente metter termine, all'ulteriore diffusione del
catione.
Lo stesso ragionamento varr per un anione

TMFlorio

Potenziale di equilibrio

Ebbene, il potenziale di equilibrio il potenziale di diffusione


che bilancia esattamente, o si oppone alla tendenza di
diffondere per effetto della differenza di concentrazione.
All'equilibrio elettrochimico, la forza motrice elettrica e la
forza motrice chimica che agiscono su uno ione sono uguali ed
opposte per cui non si verifica ulteriore diffusione netta.

Potenziale di equilibrio per il Na


Due soluzioni siano separate da un'ipotetica membrana
permeabile al Na ma non al Cl.
La soluzione 1 contiene una miscela pi concentrata di NaCl
rispetto alla soluzione 2. Lo ione permeante, Na,
seguendo il proprio gradiente di concentrazione
diffonder dalla soluzione 1 alla 2, mentre l'altro ione,
il Cl, impermeabile, non lo accompagner. Come
conseguenza del movimento netto di cariche positive
verso la soluzione 2, si svilupper un potenziale di
diffusione dello ione Na e la soluzione 2 diventer
carica positivamente rispetto alla soluzione 1.

TMFlorio

Potenziale di equilibrio per il Na


La positivit della soluzione 2 si opporr all'ulteriore
diffusione di ioni Na fino a farla cessare. La differenza di
potenziale che bilancia esattamente la tendenza del Na a
diffondere seguendo il proprio gradiente di concentrazione
costituisce il potenziale di equilibrio del Na.
Quando la forza motrice chimica e quella elettrica del Na sono
uguali ed opposte, si dice che il Na si trova all'equilibrio
elettrochimico. La diffusione di pochi ioni Na sufficiente a
creare il potenziale di diffusione, ma non produce variazioni
della concentrazione di Na nelle soluzioni madri

Potenziale di equilibrio per il Cl


Stesse soluzioni precedenti con
la differenza che ora
l'ipotetica membrana
permeabile agli ioni Cl e non al
Na. Anche in tal caso lo ione Cl
diffonder dalla soluzione 1
alla soluzione 2 seguendo il
proprio gradiente di
concentrazione ma lo ione Na
non lo accompagner. Si
stabilir un potenziale di
diffusione e la soluzione 2
diventer negativa rispetto
alla soluzione 1.

TMFlorio

Potenziale di equilibrio per il Cl


La differenza di potenziale che bilancia
esattamente la tendenza del Cl a
diffondere seguendo il suo gradiente
di concentrazione costituisce il
potenziale di equilibrio del Cl.
Quando la forza motrice chimica e
quella elettrica del Cl sono uguali ed
opposte, allora il Cl si trova
all'equilibrio elettrochimico.
Nuovamente, la diffusione di pochi ioni
Cl non cambier la sua
concentrazione nelle soluzioni madri

Equazione di Nernst

E = potenziale di equilibrio (mV)


2,3 RT/zF = costante che, a 37C,
vale 60 mV
z = carica dello ione (+1 per il Na, +2 per il
Ca, -1 per il Cl)
Ci = concentrazione intracellulare (mM/l)
Ce = concentrazione extracellulare (mM/l)

Permette di calcolare il potenziale di equilibrio di un dato ione che


si trovi ad una certa differenza di concentrazione attraverso la
membrana, assumendo che la membrana sia permeabile per quello
ione.

TMFlorio

Equazione di Nernst
In altri termini, l'equazione di Nernst
converte una differenza di
concentrazione ionica in un voltaggio.
Per convenzione, il potenziale di

membrana viene espresso dal


potenziale intracellulare rispetto a
quello extracellulare.

Perci, una differenza di potenziale


transmembrana di -70 mV indica che
l'interno della cellula 70 mV pi
negativo dell'esterno

Potenziale transmembrana
In definitiva, bench le membrane
cellulari mantengano stabile la
concentrazione degli ioni del
citoplasma, esse non mantengono
una eguale distribuzione delle
cariche.
In condizioni normali una membrana
cellulare presenta un eccesso di
cariche positive allesterno e un
eccesso di cariche negative
allinterno.
La separazione delle cariche genera
il potenziale transmembrana

TMFlorio

Potenziale transmembrana
Il potenziale transmembrana viene creato e mantenuto da due
fattori principali:
-un fattore passivo dato dal fatto che la permeabilit di
membrana per il Na ed il K piuttosto differente.
Gli ioni K possono diffondere al di fuori dalla cellula, attraverso i
canali passivi per il K, pi velocemente di quanto gli ioni Na
possono entrare dentro la cellula, attraverso i canali passivi per
il Na. Quindi, la cellula perde cariche positive pi velocemente di
quante ne guadagni.
Inoltre, la presenza delle proteine cellulari, quasi tutte cariche
negativamente, e troppo grandi per passare attraverso la
membrana, contribuiscono a far sviluppare un eccesso di cariche
negative allinterno della cellula.

Potenziale transmembrana
- un fattore attivo dato dalla presenza della pompa ionica Na-K
sulla membrana che non opera in un rapporto di 1:1, dato che 3
ioni Na fuoriescono per ogni 2 ioni K che entrano.
Ad un potenziale transmembrana di 0 mV, la maggiore permeabilit
della membrana per gli ioni K determina una perdita netta di
cariche positive. Man mano che linterno della cellula diventa pi
negativo, sia gli ioni Na che quelli K vengono ad essere attratti
allinterno della membrana cellulare
A questo punto, nel caso degli ioni Na, laggiunta di unattrazione
elettrica al gradiente di concentrazione gi esistente causa un
incremento della velocit di entrata del Na. Nel caso degli ioni K,
lattrazione elettrica contrasta il gradiente di concentrazione e la
percentuale di potassio perduta diminuisce

TMFlorio

Potenziale di riposo
Ad un potenziale transmembrana
di 70mV, tre ioni Na entrano
allinterno della cellula per
ogni due ioni K che
fuoriescono. Questa
proporzione esattamente
quella che lattivit della
pompa Na-K controbilancia,
per cui il potenziale
transmembrana stabilizzato
a questo valore, anche detto,
per lappunto,
Potenziale di Riposo

Potenziale di membrana
Il potenziale di membrana quindi
caratteristico di tutte le
cellule viventi risultando dalle
propriet attive e passive delle
loro membrane cellulari.
Ciascun tipo di cellula ha un
caratteristico potenziale di
riposo compreso tra 10 e 100
mV, (adipociti: -40, cellule
tiroidee: -50, le cellule
muscolari striate: -85, le
cellule muscolari cardiache: 90).

TMFlorio

Cellule eccitabili
In tutte le cellule
dell'organismo si generano
dei potenziali elettrici di
membrana.
Alcune cellule per sono
ECCITABILI, sono, cio,
capaci di generare impulsi
elettrochimici e di
trasmetterli.

Potenziale dazione
Il potenziale d'azione un
fenomeno caratteristico delle
cellule eccitabili, come quelle
nervose e muscolari, e
consiste di una rapida
depolarizzazione (potenziale a
punta) seguito dalla
ripolarizzazione del
potenziale di membrana.
I potenziali d'azione
rappresentano il meccanismo
principale per la trasmissione
dell'informazione nel SNC e in
tutti i tipi di muscoli.

TMFlorio

Potenziale dazione
In esso si possono riconoscere
varie fasi:
STADIO DI RIPOSO, durante il
quale vige il potenziale di riposo
instauratosi per azione della
pompa Na-K e per la maggiore
permeabilit che la membrana, in
condizioni di riposo, ha verso gli
ioni K (attraverso i canali passivi
Na-K).
Dunque le membrane cellulari,
anche durante la fase di riposo,
sono POLARIZZATE

Potenziale dazione
STADIO DI
DEPOLARIZZAZIONE,
durante la quale la membrana
diventa bruscamente
permeabile agli ioni Na per
apertura di particolari canali
ionici, i CANALI Na
VOLTAGGIO DIPENDENTI,
che permettono l'ingresso di
un gran numero di ioni Na.

TMFlorio

Potenziale dazione
In tal modo il potenziale, dal
valore di riposo di -90 mV,
passa a valori sempre meno
negativi (depolarizzaione),
fino anche ad invertire il
valore del potenziale a +
20-30 mV = inversione del
potenziale.

Potenziale dazione
STADIO DI
RIPOLARIZZAZIONE,
durante il quale i canali Na
voltaggio dipendenti si
richiudono, o inattivano, e,
contemporaneamente, inizia
una rapida diffusione di ioni K
verso l'esterno della
membrana cellulare per
apertura dei canali K voltaggio
dipendenti. Questa fuga di ioni
positivi, rappresentati dal K,
ripristina velocemente il
normale potenziale di riposo =
ripolarizzazione.

TMFlorio

Potenziale dazione
I canali Na-voltaggio
dipendenti si possono trovare
in tre differenti stati:
stato di riposo, con la porta
di attivazione, esterna, chiusa
e quella di inattivazione,
interna, aperta. In questo
stato il potenziale di
membrana vale -90 mV,

Potenziale dazione
stato attivato, con
entrambe le porte, di
attivazione e di
inattivazione, aperte. In
questo stadio il potenziale
di membrana passa da -90 a
+35 mV,

TMFlorio

Potenziale dazione
stato inattivato, con la
porta di inattivazione
chiusa e inb questo stato
rimarr finch il potenziale
di membrana non sar
tornato, o quasi, ai suoi
valori di riposo.
Quest'ultimo stadio, quindi
un evento RITARDATO.

Potenziale dazione
Anche i canali K-voltaggio
dipendenti si possono trovare
in stati differenti:
stato di riposo, con l'unica
porta intena chiusa,
stato di attivazione, con la
porta aperta. Evento per che
avviene con un certo ritardo,
si tratta dunque di
un'attivazione lenta.

TMFlorio

Potenziale dazione
Quando il potenziale di membrana dallo stato di riposo, di -90
mV, sale verso valori meno negativi e raggiunge un voltaggio
che in genere compreso tra -70 e -50 mV, valore SOGLIA,
si ha un'improvvisa modificazione conformazionale della
porta di attivazione, che, aprendosi, passa dallo stato
inattivato a quello attivato, e attraverso questo canale gli
ioni Na si riversano all'interno della cellula. Grazie a questo
canale, la membrana acquisisce, improvvisamente, una
PERMEABILITA' al Na 500-5000 x superiore rispetto allo
stadio di riposo.

Potenziale dazione
Lo stesso aumento di voltaggio che
provoca l'apertura della porta di
attivazione, provoca, anche, la
chiusura della porta di
inattivazione. Questo evento,
per, avviene con qualche decimo
di msec di ritardo, , cio, un
evento pi lento rispetto a quello
di apertura della porta di
attivazione. In tal modo, gli ioni
Na non possono pi riversarsi
all'interno della membrana, il
potenziale non "cresce" pi e
inizia la fase di ripolarizzazione.

TMFlorio

Potenziale dazione
E da notare che la porta di
inattivazione non sar pi in
grado di aprirsi finch il
potenziale di membrana non
sar tornato, o quasi, al suo
valore di riposo, questo
identifica il PERIODO
REFRATTARIO
ASSOLUTO

Potenziale dazione
Contemporaneamente, quando la
membrana ancora nello
stadio di riposo, la porta del
canale K-voltaggio dipendente
chiusa. Quando il potenziale
di membrana dal valore di -90
mV sale in direzione dello o
mV, si ha una variazione
conformazionale della proteina
costituente il canale che
produce una LENTA apertura
del canale con conseguente
diffusione di ioni K all'sterno
della cellula.

TMFlorio

Potenziale dazione
A causa di questa lentezza, i canali
K-voltaggio dipendenti si aprono
nello stesso momento in cui i canali
Na-voltaggio dipendenti diventano
inattivi e dunque si stanno
chiudendo.
La diminuzione dell'ingresso di ioni
Na e il contemporaneo aumento
dell'uscita degli ioni K, accelerano il
processo di ripolarizzazione, che in
pochi decimi di msec riporta il
potenziale di membrana ai valori di
riposo.

Potenziale dazione
POTENZIALE POSTUMO
POSITIVO =
IPERPOLARIZZAZIONE: per
pochi msec dalla fine del
potenziale d'azione, il potenziale
di membrana diventa ancora pi
negativo rispetto al valore di
riposo. La causa risiede nel fatto
che i canali K restano aperti per
qualche msec ancora dopo il
processo di ripolarizzazione della
membrana, il che permette la
diffusione di ioni K in eccesso
verso l'esterno della fibra
nervosa

TMFlorio

Potenziale dazione
Un secondo potenziale d'azione
non pu aver luogo fintanto
che la cellula rimane
depolarizzata per effetto di
un precedente potenziale
d'azione. Infatti, quando i
canali Na-voltaggio
dipendenti vengono
inattivati, essi sono incapaci
di aprirsi finch il potenziale
di membrana non torna, o
quasi, ai livelli di riposo,
PERIODO REFRATTARIO
ASSOLUTO .

Potenziale dazione
Il PERIODO REFRATTARIO ASSOLUTO dura circa 1/2500
sec per cui, una tale fibra pu condurre al massimo 2500
imp/sec. A questo periodo segue il PERIODO
REFRATTARIO RELATIVO, in cui possibile rieccitare la
fibra, ma con stimoli di intensit superiori alla norma.
Infatti, in questo periodo, alcuni canali Na-voltaggio dipendenti
non sono ancora usciti dal loro stato di inattivazione e i
canali K-voltaggio dipendenti sono ancora aperti e provocano
lo stato di iperpolarizzazione che rende pi diffiile eccitare
la fibra essendo pi elettronegativa, cio pi lontana dalla
soglia.

TMFlorio

Fenomeno di accomodazione
Se il potenziale aumenta molto
lentamente (anzich in decimi
di msec in molti sec), la lenta
porta di inattivazione dei
canali Na-voltaggio
dipendenti avranno tutto il
tempo di chiudersi nello
stesso tempo in cui le porte
di attivazione iniziano ad
aprirsi, il che non permetter
alcun influsso di ioni Na e
quindi mancata insorgenza del
potenziale d'azione.

Conduzione dellimpulso
In qualsiasi punto della
membrana insorga un
potenziale d'azione, esso
in grado di eccitare le zone
adiacenti della membrana
col risultato che il
potenziale si propaga lungo
lintera superficie di
membrana.

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Conduzione dellimpulso
In effetti, nella zona di
membrana in cui
improvvisamente insorto un
potenziale d'azione si
genera un CIRCUITO
LOCALE, con generazione
di un flusso di corrente
che, dalla zona di
depolarizzazione procede
verso le aree adiacenti
ancora in condizioni di
riposo.

Conduzione dellimpulso
Le cariche elettriche positive veicolate dagli
ioni Na che diffondono all'interno della
membrana, fluiscono, sia orizzontalmente,
all'interno della membrana, che
perpendicolarmente verso l'asse centrale
dell'assone, depolarizzando la membrana
stessa, ossia aumentandone il voltaggio
interno e quindi portandola pi vicino alla
soglia di depolarizzazione, raggiunta la
quale i canali Na voltaggio dipendenti si
aprono e il processo esplosivo del potenziale
d'azione si rinnova e si propaga.

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Conduzione dellimpulso
Il processo di
depolarizzazione che si
propaga lungo una fibra
nervosa o muscolare detto
IMPULSO NERVOSO O
MUSCOLARE.
La direzione di propagazione,
in genere, va nell'un senso
quanto nell'altro.

Principio del tutto o nulla


Una volta che il potenziale
d'azione sia insorto in un punto
qualsiasi della membrana, il
processo di depolarizzazione si
propagher per tutta
l'estensione della membrana,
oppure non si propagher
affatto.
Ovvero, superata la soglia, il
potenziale sar generato in
tutta la sua ampiezza e durata.

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Conduzione dellimpulso
Ogni volta che lungo una fibra
viene trasmesso un impulso,
la concentrazione degli ioni
Na e K, tra interno ed
esterno della membrana,
diminuisce. Ma perch tale
riduzione sia tale da
compromettere o far
cessare la conduzione
dell'impulso, le fibre possono
trasmettere da 100.000 a
500.000 impulsi.

Conduzione dellimpulso
Il ripristino delle concentrazioni
ioniche avviene ad opera della
pompa Na-K, la cui attivit
fortemente stimolata dalla
presenza di un eccesso di ioni Na
all'interno della membrana.
In effetti, la sua attivit aumenta in
proporzione alla 3 potenza
della concentrazione di Na. Cos
se il Na aumenta da 10 a 20
mEq/l, l'attivit della pompa non
raddoppia ma ottuplica.

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Conduzione continua
Quella appena descritta la CONDUZIONE CONTINUA.
Il potenziale dazione procede sempre allontanandosi dal
punto iniziale di stimolazione. Non pu tornare indietro
perch quando esso si sta verificando in una porzione
adiacente, la sezione da cui ha preso origine il potenziale
dazione in propagazione ancora nel suo periodo
refrattario. Quando tale porzione si ripolarizza il
potenziale dazione gi troppo lontano.
La conduzione continua si verifica lungo gli assoni amielinici
ad una velocit di circa 1m/s.

Velocit di conduzione
Per velocit di conduzione si intende la rapidit con la quale i
potenziali d'azione si propagano lungo la fibra nervosa o
muscolare. Questa propriet determina la rapidit con la
quale l'informazione viene trasmessa al SN.
Sono due i meccanismi attraverso i quali possibile aumentare
la velocit di conduzione di un nervo:
aumentando il calibro della fibra nervosa o
mielinizzandolo

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Velocit di conduzione
Aumentando le dimensioni della
fibra, diminuisce la resistenza
interna alla diffusione degli ioni,
pertanto, pi grande la fibra,
maggiore la velocit di
conduzione.
Questo meccanismo, chiaramente
soggetto a dei limiti anatomici.
Il meccanismo alternativo per
aumentare la velocit di
conduzione la mielinizzazione

Conduzione saltatoria
Avviene in tutte le fibre ricoperte
dalla guaina mielinica.
Si tratta della stratificazione di
sfingomielina che le cellule di
Schwann depositano,
avvolgendosi pi volte, intorno
allassone ricoprendolo quasi
totalmente. Ogni 1-3 mm, il
rivestimento mielinico si
interrompe, lasciando un piccolo
segmento di assone nudo, di 2-3
um, che costituisce il NODO DI
RANVIER.

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Conduzione saltatoria
Attraverso questo tratto di assone gli
ioni possono fluire molto facilmente,
cosa che non pu accadere nei tratti
ricoperti da mielina che funge da
ottimo isolante.
I potenziali d'azione, perci, possono
insorgere solo a livello dei nodi e
vengono condotti soltanto da nodo a
nodo. Siccome i nodi sono distanziati
ogni 1-2 mm, il potenziale dazione
sembra saltare da un nodo allaltro
Per questo motivo si parla di conduzione
saltatoria

Conduzione saltatoria
I flussi di corrente infatti, si
trasmettono attraverso il
circostante liquido
extracellulare e attraverso
l'assoplasma da nodo a nodo
eccitando i nodi successi l'uno
dopo l'altro.
Tale conduzione saltatoria
offre 2 vantaggi:
aumenta la velocit di
conduzione da 5 a 50 x, e
permette un notevole risparmio
di energia.

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Classificazione fibre
In base al diametro, alla
mielinizzazione e alla velocit di
conduzione si classificano 3 tipi
di fibre:
-tipo A: assoni con diametro di 420 micron, mielinizzati,
conducono a 140m/s (482Km/h),
-tipo B: assoni con diametro di 24 micron, mielinizzati, conducono
a 18m/s (64Km/h),
-tipo C: assoni con diametro
inferiore a 2 micron, amielinici,
conducono a 1m/s (3,2Km/h).

Autoritmicit
Si tratta di scariche spontanee,
automatiche, prodotte con
una certa regolarit
temporale, e che sono
caratteristiche di alcune
popolazioni nervose, della
maggior parte dei muscoli
lisci e di alcune cellule del
muscolo cardiaco. La
frequenza respiratoria, la
peristalsi e la frequenza
cardiaca si basano sul
fenomeno dellautoritmicit.

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Autoritmicit
La membrana delle cellule autoritmiche possiede una propria
permeabilit per gli ioni Na (o Ca-Na), tale da consentire la
depolarizzazione automatica della membrana stessa. In effetti, il
loro potenziale di riposo abbastanza elevato, -60 mV. Questo
valore non costituisce un grado di negativit sufficiente a mantenere
chiusi i canali Na e i canali Ca-Na. Di conseguenza, gli ioni Na e Ca
entrano all'interno della fibra causando un ulteriore aumento della
permeabilit di membrana nei confronti di questi ioni. Ci comporta
l'ingresso di un numero sempre maggiore di ioni e cos via,
innescando, in tal modo, il meccanismo di insorgenza del potenziale
d'azione.

Autoritmicit
Al termine del potenziale d'azione, la membrana si ripolarizza,
ma, immediatamente il processo di depolarizzazione spontanea
riprende fino all'insorgenza di un altro potenziale d'azione.
La frequenza di scarica dei potenziali spontanei di circa 1
imp/sec ed determinato dal fatto che, alla fine di ciascun
potenziale d'azione, la membrana diviene eccessivamente
permeabile agli ioni K per cui si iperpolarizza
momentaneamente. Gradualmente, poi, l'eccessiva permeabilit
al K regredisce, il potenziale di membrana aumenta fino alla
soglia dell'eccitazione e cos via.

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Sinapsi

Sinapsi

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Sinapsi elettriche
Le sinapsi elettriche
consentono il flusso passivo
di corrente elettrica da un
neurone allaltro. La
corrente passa attraverso
le giunzioni comunicanti,
ovvero canali specializzati
di membrana, che mettono
in collegamento le due
cellule.

Sinapsi elettriche
In questo tipo di sinapsi le
membrane dei due neuroni in
comunicazione sono molto vicine
luna allaltra e sono collegate da
uno speciale contatto
intercellulare chiamato:
giunzione comunicante, o gap
junction. Queste giunzioni
comunicanti contengono canali
esattamente allineati, a coppie,
nella membrana di ciascun
neurone, in modo tale che
ciascuna coppia di canali forma
un poro.

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Sinapsi elettriche
Le sinapsi elettriche operano in
modo tale da consentire alla
corrente degli ioni di fluire
passivamente da un neurone
allaltro passando attraverso i
pori della giunzione comunicante.
La fonte di corrente data dalla
differenza di potenziale
generata localmente dal
potenziale dazione.
Il neurone a monte, fonte di
corrente, viene indicato come
presinaptico, quello a valle,
verso il quale tale corrente
fluisce, come postsinaptico.

Sinapsi elettriche
Una di queste costituita dal
fatto che la trasmissione
sinaptica bidirezionale, la
corrente, cio, pu fluire in
entrambe le direzioni
attraverso la giunzione
comunicante, a seconda di
quale, dei due canali,
quello che viene invaso dal
potenziale dazione.

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Sinapsi elettriche
Laltra data dal fatto che in
questo caso la trasmissione
sinaptica estremamente
rapida, dato che il flusso
passivo di corrente che
attraversa la giunzione
comunicante pressoch
istantaneo, la
comunicazione pu avere
luogo a notevole velocit.

Sinapsi elettriche
Una funzione pi generale delle
sinapsi elettriche quella di
sincronizzare lattivit
elettrica tra varie popolazioni
di neuroni.
In realt, poich i pori della
giunzione sono abbastanza
grandi da permettere a
molecole come lATP e i secondi
messaggeri di diffondere a
livello intercellulare, si ha che
le sinapsi elettriche coordinano,
oltre la comunicazione, anche il
metabolismo endocellulare di
coppie di neuroni.

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Sinapsi chimiche
Nelle sinapsi chimiche non
esiste continuit
intercellulare, in quanto il
neurone presinaptico e
quello postisinaptico sono
separati da una fessura
sinaptica o spazio
sinaptico.

Sinapsi chimiche
Nelle sinapsi chimiche la
trasmissione si basa sulla
successione della seguente serie
di eventi:
1.larrivo di un potenziale dazione
sul terminale presinaptico ne
modifica il potenziale di
membrana,
2.la variazione di potenziale
causa lapertura, sempre a livello
del terminale presinaptico, di
canali Ca voltaggio dipendenti,

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Sinapsi chimiche
3. dato che la concentrazione
interna di ioni Ca circa
10.000x inferiore rispetto a
quella esterna, lapertura di
questi canali determina un
rapido ingresso di ioni Ca,
4. lingresso e il conseguente
aumento della concentrazione
di Ca del citoplasma della
terminazione determina la
fusione delle vescicole
sinaptiche

Sinapsi chimiche
5. la fusione determina la
liberazione del contenuto
delle vescicole nella
fessura sinaptica per
esocitosi
6. i neurotrasmettitori,
pertanto, diffondono
attraverso la fessura fino a
raggiungere la membrana
postsinaptica dove si
trovano specifici recettori
ai quali essi si legano in
maniera specifica,

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Sinapsi chimiche
7. il legame neurotrasmettitorerecettore determina
lapertura, o la chiusura, di dei
canali posti sulla membrana
postisinaptica,
8. il risultante flusso di corrente
altera il potenziale di
membrana del neurone
postsinaptico, PPSE o PPSI,
facendo aumentare o
diminuire la probabilit che il
neurone postsinaptico generi,
a sua volta, un potenziale
dazione.

Sinapsi chimica
Leffetto sulla membrana
postsinaptica , PPSE o
PPSI, dipende dalle
caratteristiche del
recettore e non dalle
caratteristiche del
neurotrasmettitore.

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Sinapsi chimica
Il PPSE (I) perdura
fintanto che il
neurotrasmettitor
e resta presente
nella fessura
sinaptica

Neuromodulatori
Si tratta di neuropeptidi che
influenzano le risposte delle cellule
postisnaptiche al neurotrasmettitore.
In genere:
hanno effetti prolungati, lenti a
manifestarsi,
producono risposte che coinvolgono
recettori e secondi messaggeri,
possono influire sulla membrana pre o
postsinaptica o su entrambi,
possono essere rilasciati da soli o con
i neurotrasmettitori

TMFlorio

Integrazione sinaptica
Le sinapsi, in genere, si
verificano a livello dei
dendriti e dei somi
postsinaptici che
contengono solo canali
regolati chimicamente e
non canali voltaggio
dipendenti.
Di conseguenza la membrana
postsinaptica, pur
depolarizzandosi anche fino
a 0 mV, non manifesta
potenziali dazione.

Integrazione sinaptica
Tuttavia, la stimolazione di pi
sedi, producendo
cambiamenti graduali di
potenziale che si
diffondono fino al cono di
emergenza, possono
portare questo tratto
specializzato di neurone
alla soglia (-60 mV) e quindi
allinsorgenza del
potenziale dazione nel
segmento iniziale

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Integrazione sinaptica
Poich il potenziale
transmembrana a livello del
cono di emergenza
dellassone determina la
velocit di generazione del
potenziale dazione, il cono
di emergenza dellassone
rappresenta la sede del
processo di integrazione
dellinformazione.

Integrazione sinaptica

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Integrazione sinaptica

Integrazione sinaptica

TMFlorio

Integrazione sinaptica

Classificazione funzionale dei


neuroni
Neuroni sensitivi:
costituiscono la parte
afferente del SNP, i loro
corpi cellulari si trovano nei
gangli periferici, sono pseudo
unipolari e i loro processi si
estendono tra un recettore
sensoriale ed il midollo o il
cervello.

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Classificazione funzionale dei


neuroni
I neuroni sensitivi SOMATICI
raccolgono le informazioni
sullambiente esterno, e sono
detti esterocettori, il caso della
vista, olfatto, udito e tatto.
I propriocettori ricevono
informazioni sulla posizione dei
muscoli scheletrici e delle
articolazioni.
Gli enterocettori o neuroni sensitivi
viscerali, raccolgono informazioni
dai visceri degli apparati
digerente, respiratorio,
cardiovascolare, urinario e
riproduttivo

Classificazione funzionale dei


neuroni

TMFlorio

Classificazione funzionale dei


neuroni

Classificazione funzionale dei


neuroni
Gli interneuroni o neuroni di
associazione, possono
essere localizzati tra i
neuroni sensitivi e quelli
motori e si trovano nel
cervello e nel midollo.
Sono responsabili dellanalisi
delle informazioni sensitive
in arrivo e della
coordinazione degli ordini
motori e possono essere
eccitatori o inibitori.

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TMFlorio

Fisiologia Umana

Giunzione neuromuscolare
Si tratta della sinapsi tra un
motoneurone e una fibra
muscolare. I muscoli
scheletrici, infatti, sono
innervati da grosse fibre
mieliniche che originano dai
grandi motoneuroni delle corna
anteriori del midollo spinale.
La terminazione nervosa del
motoneurone forma, con la
fibra muscolare che innerva,
una giunzione detta:
GIUNZIONE
NEUROMUSCOLARE.

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Giunzione neuromuscolare
A questo livello, la
terminazione si ramifica in
tanti terminali nervosi che
si invaginano nelle fibre
muscolari rimanendo, per,
sempre all'esterno della
membrana plasmatica della
fibra muscolare. Questa
la PLACCA MOTRICE, che
comunque isolata dai
liquidi circostanti in quanto
ricoperta dalle cellule di
Schwann

Placca motrice
Nella placca motrice si distinguono:
il TERMINALE NERVOSO, dove si
accumulano molti mitocondri, molte vescicole
contenenti l'ACh (ad ogni impulso si liberano
all'incirca 300 vescicole), e le zone attive
(esocitosi) dove ci sono i canali Ca voltaggio
dipendenti,
lo SPAZIO SINAPTICO, dove si trova la
lamina basale ricca di AChE,
la DOCCIA SINAPTICA, dove si
riconoscono le PLICHE GIUNZIONALI e gli
SPAZI SUBNEURALI, ricchi di recettori
ionotropi per l'ACh.

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Recettore nicotinico
Il recettore ACh nicotinico
costituito da una proteina
strutturale che, quando
lega due molecole di ACh, si
apre. Allo stato aperto
questo canale abbastanza
grande da far passare ioni
Na, K e Ca.

Potenziale di placca
In realt, per, solo gli ioni Na
passano in quantit perch
all'apertura del canale il
potenziale di membrana,
all'interno, ancora molto
negativo, -90 mV, e attira gli
ioni Na dall'esterno mentre,
contemporaneamente,
impedisce l'efflusso degli ioni
K.
Si origina in tal modo un
POTENZIALE LOCALE detto
POTENZIALE DI PLACCA .

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Eccitazione-Contrazione
Il potenziale di placca
sposter il potenziale di
membrana verso la soglia
dando il via ad un
potenziale d'azione che,
propagandosi lungo la
membrana della fibra
muscolare, ne provocher la
contrazione

AChE
Il potenziale di placca ha
termine quando lACh viene
degradata in colina ed
acetato ad opera
dellacetilcolinesterasi
(AChE) .
Circa il 50% della colina torna
allinterno dei terminali
presinaptici ad opera del
cotrasporto Na-colina, per
essere riutilizzata nella
sintesi di nuova ACh.

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Tossina botulinica
La Tossina Botulinica blocca il
rilascio di ACh da parte dei
terminali presinaptici,
causando il blocco totale
della trasmissione
neuromuscolare, con
paralisi dei muscoli
scheletrici e morte per
insufficienza respiratoria.

Curaro
Il curaro compete con lACh sui recettori
nicotinici della placca motrice, diminuendo
la grandezza dei potenziali di placca. Se
somministrato in dosi massicce, il curaro
causa paralisi e morte.
La D-tubocurarina, una forma di curaro,
viene utilizzata, a fini terapeutici, per
indurre il rilassamento dei muscoli
scheletrici durante lanestesia.
Lutilizzo di -bungarotossina radioattiva,
sostanza mimetica che lega
irreversibilmente i recettori ACh, ha reso
possibile la misurazione della densit dei
recettori colinergici sulla placca motrice.

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Anticolinesterasici
Gli inibitori dellAchE
(anticolinesterasici), come la
neostigmina, inibiscono la
degradazione dellACh nello
spazio sinaptico, prolungando e
aumentando lazione dellACh sulla
placca motrice.
Queste sostanze possono essere
utilizzate nel trattamento della
miastenia gravis, una patologia
caratterizzata da flaccidit
muscolare e faticabilit nella
quale i recettori sono bloccati da
anticorpi.

Emicolina
Lemicolinium blocca la
ricaptazione della colina da
parte dei terminali
presinaptici, inducendo
lsaurimento delle quantit
di colina dai terminali che
porta alla diminuita sintesi
di ACh.

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Contrazione muscolare
Il processo di contrazione del
muscolo scheletrico sotto
il controllo volontario.
Ciascuna cellula muscolare
scheletrica innervata dal
ramo di un motoneurone il
cui potenziale dazione, per
mezzo della placca motrice,
porta alla genesi di un
potenziale dazione sulla
fibra muscolare

Accoppiamento eccitazionecontrazione
Gli eventi che intercorrono
tra la generazione del
potenziale dazione a livello
della fibra muscolare e
quelli che inducono la sua
contrazione costituiscono
laccoppiamento
eccitazione-contrazione.

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Filamenti muscolari
Le fibre muscolari contengono le
miofibrille.
Queste ultime sono circondate
dal reticolo sarcoplasmatico e
sono invaginate dai tubuli
traversi (tubuli T).
Ciascuna miofibrilla contiene dei
filamenti spessi e sottili
interdigitanti, arrangiati,
longitudinalmente e in sezione,
in sarcomeri.
Il ripetersi dei sarcomeri d al
muscolo striato (scheletrico e
cardiaco) il caratteristico
aspetto a bande.

Filamenti spessi
I filamenti spessi sono formati
da una proteina di alto PM
detta miosina.
Essa costituita da sei catene
polipeptidiche, a loro volta
formate da un paio di catene
leggere e due paia di catene
pesanti.
Le catene pesanti della miosina
hanno una struttura ad elica, in cui le due catene si
attorcigliano luna sullaltra a
formare la coda della molecola
di miosina.

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Filamenti spessi
Le quattro catene leggere e le
porzioni N-terminali di
ciascuna catena pesante
sono associate a formare
due teste globulari della
molecola di miosina.
Queste teste globulari hanno
un sito di legame per
lactina, necessario per la
formazione dei ponti
trasversali, oltre che un
sito di legame e di idrolisi
per lATP (miosin ATPasi).

Filamenti sottili
I filamenti sottili sono composti
da tre protine: lactina, la
tropomiosina e la troponina.
Lactina una proteina globulare
detta G-actina polimerizzata in
due catene avvolte ad -elica a
formare lactina filamentosa o Factina.
Lactina possiede un sito di
legame per la miosina. Quando il
muscolo a riposo questi siti sono
occupati dalla tropomiosina, in tal
modo lactina e la miosina non
possono interagire.

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Filamenti sottili
La tropomiosina una proteina
filamentosa interposta nelle
docce di avvolgimento delle
due catene di F-actina.
A riposo, essa blocca i siti di
legame per la miosina posti
sulle catene di actina.
Durante la contrazione, la
tropomiosina si sposta in modo
da rendere possibile
linterazione tra la miosina e
lactina.

Filamenti sottili
La troponina un complesso di
tre proteine globulari, la
troponina T, la troponina I e la
troponina C, localizzate ad
intervalli regolari lungo il
filamento di tropomiosina.
La troponina I (=inibizione),
insieme alla tropomiosina,
inibisce linterazione tra actina
e miosina coprendo i siti di
legame per la miosina posti
sullactina.

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Filamenti sottili
La troponina C (=Ca) una
proteina che lega il Ca e riveste
un ruolo molto importante
nellavvio della contrazione.
Quando la concentrazione
intracellulare di Ca aumenta, gli
ioni Ca si legano alla troponina C
producendo una variazione
conformazionale del complesso
troponinico. Tale variazione fa
muovere la troponina
permettendo il legame
dellactina con le teste di
miosina.

Sarcomeri
Il sarcomero lunit contrattile del
muscolo ed delimitato da due
linee Z. Ciascun sarcomero
contiene una banda A al centro e
due met bande I ai lati.
Le bande A si trovano al centro del
sarcomero e contengono i
filamenti spessi di miosina, che,
alla luce polarizzata, appaiono
scure.
Nella banda A i filamenti spessi e
quelli sottili possono sovrapporsi e
queste aree di sovrapposizione
sono i siti di formazione dei ponti
trasversali.

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Sarcomeri
Le bande I si trovano ai lati delle
bande A centrali e, alla luce
polarizzata, risultano chiare.
Esse contengono i filamenti sottili di
actina, proteine filamentose
intermedie e le linee Z. In esse non
sono presenti i filamenti spessi.
Le linee Z sono strutture a
colorazione molto scura che
percorrono la linea mediana di
ciascuna banda I e delimitano gli
estremi di ciascun sarcomero.

Sarcomeri
La zona H localizzata al centro di
ciascun sarcomero. Al suo interno
non sono contenuti filamenti sottili,
per cui non ci pu essere
sovrapposizione tra filamenti spessi
e sottili, o formazione dei ponti
trasversali in tale regione.
La linea M divide la zona H a met e
contiene proteine a colorazione scura
che legano la porzione centrale dei
filamenti spessi insieme.

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Tubuli trasversi
I tubuli traversi, o tubuli T, sono
costituiti da unestesa rete di
membrana cellulare, che nelle
fibre muscolari detta
membrana sarcolemmale, che si
in vagina in profondit
allinterno delle fibre muscolari.
I tubuli T sono responsabili del
trasferimento della
depolarizzazione dai potenziali
dazione che si propagano sulla
superficie della cellula
muscolare allinterno della
fibra.

Reticolo sarcoplasmatico
I tubuli T prendono contatto
con le cisterne terminali
del reticolo
sarcoplasmatico e contiene
un recettore voltaggio
dipendente (bloccato dalla
diidropiridina)

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Reticolo sarcoplasmatico
Il reticolo sarcoplasmatico il
sito di immagazzinamento e
rilascio degli ioni Ca coinvolti
nel meccanismo di
accoppiamento-eccitazione.
Le cisterne terminali del reticolo
sarcoplasmatico prendono
contatto con i tubuli T per
mezzo di un arrangiamento
triadico.
Il reticolo sarcoplasmatico
contiene dei canali Ca (attivati
dalla rianodina).

Reticolo sarcoplasmatico
Il Ca viene accumulato nel
reticolo sarcoplasmatico
per azione di una Ca-ATPasi
posta sulla membrana del
reticolo. La Ca-ATPasi
pompa ioni Ca dal LIC della
fibra muscolare allinterno
del reticolo
sarcoplasmatico,
mantenendo la
concentrazione
intracellulare di Ca, a
riposo, a livelli molto bassi.

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Reticolo sarcoplasmatico
Allinterno del reticolo gli ioni
Ca si trovano legati alla
calsequestrina, una proteina
che lega il Ca con una
capacit di 43 ioni per
molecola.
La calsequestrina, legando il Ca,
contribuisce a mantenere
bassa la concentrazione di
tale ione, allinterno del
reticolo, riducendo, cos il
lavoro speso dalla pompa CaATPasi.

Accoppiamento eccitazionecontrazione
Laccoppiamento eccitazionecontrazione il meccanismo
atto a trasformare il potenziale
dazione muscolare in
produzione di tensione.
Il potenziale dazione si propaga
ai tubuli T per diffusione delle
correnti locali. Attraverso i
tubuli T, che si trovano in
continuit con la membrana
sarcolemmale, la
depolarizzazione dalla
superficie della fibra
muscolare viene trasportata al
suo interno.

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Accoppiamento eccitazionecontrazione
La depolarizzazione dei tubuli
T causa una variazione
conformazionale a livello
dei suoi recettori
diidropiridinici voltaggiodipendenti che apre i canali
Ca (recettori riadinici) del
reticolo sarcoplasmatico
adiacente.

Accoppiamento eccitazionecontrazione
Allapertura dei canali Ca, gli
ioni Ca vengono rilasciati
dai siti di
immagazzinamento del
reticolo sarcoplasmatico al
liquido intracellulare della
fibra muscolare, con
conseguente aumento della
concentrazione
intracellulare di Ca.

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Accoppiamento eccitazionecontrazione

Accoppiamento eccitazionecontrazione
La variazione conformazionale
della troponina C
determina il movimento
della tropomiosina, che non
impedendo pi linterazione
tra miosina e actina, d
lavvio alla formazione dei
ponti trasversali. Infatti,
col movimento della
tropomiosina i siti di
legame per la miosina posti
sullactina adesso diventano
esposti.

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Accoppiamento eccitazionecontrazione
Lactina e la miosina
interagiscono attraverso la
formazione dei ponti
trasversali. Quando i
filamenti si legano, le teste
di miosina si muovono
facendo perno sui ponti
trasversali, tale movimento
causa lo slittamento dei
filamenti spessi e dei
filamenti sottili gli uni sugli
altri con produzione di
tensione.
Levento meccanico detto
contrazione.

Accoppiamento eccitazionecontrazione
La tensione sviluppata nella fibra
muscolare detta tensione di
contrazione, ed proporzionale al
numero di ponti trasversali formati.
Il legame tra actina e miosina attiva
anche lATPasi miosinica e, durante
questa fase, lATP viene idrolizzato
in ADP e Pi.
Quando i ponti trasversali si staccano,
una nuova molecola di ATP si lega alla
testa di miosina e inizia un nuovo
ciclo.
Lavvicendarsi del ciclo dei ponti
trasversali perdurer fin quando ioni
Ca si troveranno legati alla troponina
C.

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Accoppiamento eccitazionecontrazione
Il rilassamento avverr
quando gli ioni Ca verranno
riaccumulati allinterno del
reticolo sarcoplasmatico
dalla pompa Ca-ATPasi
posta sulla sua membrana.
Quando la concentrazione
intracellulare di Ca
diminuisce a valori inferiori
a 10-7 M, non c Ca
sufficiente a legare la
troponina.

Accoppiamento eccitazionecontrazione
Le variazioni conformazionali
si invertono e i siti di
legame per la miosina posti
sullactina tornano ad
essere coperti. Per effetto
dellattivit della pompa CaATPasi, anche durante la
fase di rilassamento si ha
idrolisi di ATP.

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Tetano
Un singolo potenziale dazione si
traduce nel rilascio di una
quantit fissa di ioni Ca da
parte del reticolo
sarcoplasmatico, che
produce una singola
contrazione, o scossa
muscolare. La contrazione
termina, e sopraggiunge il
rilassamento, quando il
reticolo sarcoplasmatico
accumula nuovamente la
quantit di Ca
precedentemente rilasciata.

Tetano
Tuttavia, se il muscolo viene
stimolato ripetutamente, il
tempo intercorrente tra una
contrazione e laltra non
abbastanza lungo da
permettere al reticolo di
accumulare tutto il Ca
precedentemente rilasciato,
e la concentrazione
intracellulare di Ca non
torna ai bassi valori
necessari alla fase di
rilassamento

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Tetano
Gli alti livelli di Ca che, quindi,
permangono nel liquido
intracellulare, si traducono
nella possibilit da parte di
questi ioni di interagire
continuamente con le molecole
di troponina C e quindi nella
formazione continua dei ponti
trasversali.
In questo stato si ha una
contrazione sostenuta e
perdurante detta tetano,
anzich una singola
contrazione

Relazione lunghezza-tensione
La relazione lunghezza-tensione di
un muscolo si riferisce
alleffetto che la lunghezza della
fibra muscolare ha sulla quantit
di tensione che la fibra stessa
pu generare
La quantit di tensione sviluppata
da un muscolo viene determinata
facendolo contrarre in condizioni
isometriche.
Nella contrazione isometrica il
muscolo si contrae, quindi
sviluppa tensione, senza che gli
sia permesso di accorciarsi

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Relazione lunghezza-tensione
In condizioni di contrazione
isometrica si possono
misurare:
- la tensione passiva,
- la tensione totale,
- la tensione attiva

Relazione lunghezza-tensione
Tensione passiva, la
tensione sviluppata quando
il muscolo viene allungato a
differenti lunghezze

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Relazione lunghezza-tensione
Tensione totale, la tensione
sviluppata quando un
muscolo viene stimolato a
contrarsi sotto differenti
precarichi.
E dato dalla somma della
tensione attiva sviluppata
dagli elementi contrattili
del sarcomero pi la
tensione passiva causata
dallallungamento del
muscolo

Relazione lunghezza-tensione
Tensione attiva, determinata
dalla sottrazione della
tensione passiva dalla
tensione totale.
Rappresenta la forza attiva
sviluppata quando il muscolo
si contrae.

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Relazione lunghezza-tensione
La particolare relazione
esistente tra tensione
attiva e lunghezza
muscolare costituisce, per
lappunto, la relazione
lunghezza-tensione e pu
essere spiegata ricorrendo
al meccanismo del ciclo dei
ponti trasversali.

Relazione lunghezza-tensione
La tensione attiva sviluppata

proporzionale al numero dei


ponti trasversali formati.
Di conseguenza, la tensione
attiva massima quando c
la massima sovrapposizione
possibile tra filamenti
sottili e spessi e quindi il
massimo numero di ponti
trasversali.

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Relazione lunghezza-tensione
Quando il muscolo viene
allungato, il numero di
possibili ponti si riduce e la
tensione attiva decresce.
Analogamente, quando la
lunghezza muscolare
diminuisce, i filamenti
sottili collidono gli uni con
gli altri al centro del
sarcomero, il numero dei
ponti trasversali possibili
diminuisce e diminuisce
anche la tensione attiva

Relazione forza-velocit
La relazione forza-velocit
descrive la velocit di
accorciamento del muscolo
quando ad esso sia applicata
una forza, variabile, che ne
contrasta laccorciamento.
Viene determinata permettendo
al muscolo di accorciarsi
durante lapplicazione di una
forza fissa.
Questo tipo di contrazione viene
definita contrazione
isotonica

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Relazione forza-velocit
La velocit di accorciamento riflette la
rapidit di avvicendamento dei cicli
di formazione dei ponti trasversali.
E chiaro che la velocit di
accorciamento sar massima quando
al muscolo viene applicato un carico
zero.
Aumentando il carico, la velocit andr
diminuendo, perch i cicli di
formazione dei ponti trasversali
potranno avvicendarsi meno
rapidamente dovendo attuarsi
contro una resistenza sempre
maggiore. Al massimo carico la
velocit di accorciamento sar pari a
zero

Tipi di muscoli
I muscoli si distinguono, in
base al tipo di fibre di cui
costituito, in:
FIBRE RAPIDE, piuttosto
grandi, sviluppano grandi
forze di contrazione, sono
provvisti di un grande reticolo
sarcoplasmatico, e di molti
enzimi proteolitici

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Tipi di muscoli
Le FIBRE LENTE sono pi
piccole ma pi
vascolarizzate, dispongono
di pi ossigeno, >hanno
molti mitocondri, >un alto
contenuto di
MIOGLOBINA, che
combinata con l'ossigeno
costituisce una riserva di
ossigeno all'interno della
fibra.

Tipi di muscoli
I muscoli rapidi sono anche
conosciuti come muscoli
bianchi, al contrario dei
muscoli lenti, o muscoli
rossi che devono il loro
colore proprio per le levate
quantit di miogobina cui
dispongono.
Generalmente i uscoli sono
formati da varie
proporzioni di queste fibre.

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Unit motoria
Ogni MOTONEURONE che
origina dal midollo innerva
un certo NUMERO di
FIBRE MUSCOLARI.
Linsieme del motoneurone e di
tutte le fibre muscolari che
esso innerva costituisce
lUNITA' MOTORIA

Reclutamento unit motorie


Il reclutamento di pi unit
motorie pu avvenire per
sommazione spaziale, per
mezzo della contrazione
simultanea di molteplici
unit motorie; oppure per
sommazione temporale,
ovvero per mezzo del
meccanismo del tetano,
aumentando la frequenza di
attivazione delle singole
unit motorie

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Muscolo liscio
Il muscolo liscio costituito
da fibre molto pi piccole
rispetto al muscolo
scheletrico, e la loro
organizzazione molto
differente.
Essi si differenziano in:
- multiunitario, e
- monounitario

Muscolo liscio
Il muscolo multiunitario costituito
da fibre muscolari ben distinte,
ciascuna fibra opera in modo
indipendente rispetto alle altre e
spesso innervato da una singola
terminazione nervosa.
Sottoposte al controllo dei segnali
nervosi, ciascuna si pu contrarre
indipendentemente dalle altre.
Ne costituiscono esempi, le fibre
del muscolo ciliare, del muscolo
delliride, e quelli erettori del
pelo

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Muscolo liscio
Il muscolo monounitario
organizzato in un gran
numero di fibre muscolari
che si contraggono insieme
come una sola unit.
Le fibre si trovano aggregate
in lamine o fasci e le loro
membrane cellulari
aderiscono l'una all'altra in
molti punti, per cui la forza
generata in una fibra pu
trasmettersi facilmente a
quella vicina

Muscolo liscio
Le membrane sono unite da
GIUNZIONI DISCONTINUE
attraverso cui gli ioni possono
passare liberamente da una
fibra a quella adiacente.
In tal modo i potenziali d'azione
si propagano liberamente da
una fibra all'altra e fanno
contrarre insieme tutte le
fibre muscolari, come un
muscolo liscio sinciziale.
Ne sono esempi le pareti
intestinali, i dotti biliari,
ureteri, utero e molti vasi

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Muscolo liscio
Il muscolo liscio non contiene
troponina, per cui il controllo
della contrazione si
diversifica molto da quello
del muscolo scheletrico.
I filamenti di actina si trovano
legati ai CORPI DENSI,
alcuni dei quali sono a loro
volta fissati alla membrana
cellulare, mentre altri sono
sparsi all'interno della fibra,
ancorati ad un'impalcatura di
proteine strutturali

Muscolo liscio
Alcuni corpi densi di membrane
di fibrocellule adiacenti
sono collegati tra loro da
ponti proteici intercellulari,
attraverso i quali la forza di
contrazione viene trasmessa
da una fibrocellula a quella
adiacente.
In mezzo ai molti filamenti di
actina ci sono alcuni
filamenti di miosina che,
per, hanno un diametro
doppio di quello dell'actina.

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Muscolo liscio
Numerosi filamenti di actina si
irradiano da due corpi densi
e si sovrappongono ad un
unico filamento di miosina
formando unUNITA'
CONTRATTILE.
Se la contrazione del muscolo
scheletrico rapida, quella
del muscolo liscio
protratta, TONICA, e pu
durare per ore e giorni.

Muscolo liscio
Infatti, l'evoluzione del ciclo dei ponti
trasversali della miosina (aggancio
all'actina, sganciamento e nuovo
aggancio per il ciclo successivo) nel
muscolo liscio MOLTO pi LENTA
che nel muscolo scheletrico.
Uno dei motivi di tale lentezza sta nel
fatto che le teste di miosina hanno
un'attivit ATPasica molto inferiore
che nel muscolo scheletrico, per cui la
degradazione dell'ATP, che fornisce
l'energia per i movimenti della testa,
molto ridotta e la velocit del ciclo
rallentata. Consentendo con ci un
ovvio risparmio denergia

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Muscolo liscio
Il tempo totale di contrazione
di un muscolo liscio circa 30
x superiore (1-3 sec) rispetto
a quello di un muscolo
scheletrico, ma la forza
massima di contrazione
spesso superiore (4-6
Kg/cm2) rispetto al muscolo
scheletrico (3-4 Kg/cm2) e
probabilmente proprio
dovuto al prolungato attacco
dei ponti trasversali ai
filamenti di actina.

Muscolo liscio
Il muscolo liscio ha la capacit
di accorciarsi mantenendo
costante la forza di
contrazione, molto superiore
rispetto al muscolo
scheletrico. Infatti, il
muscolo scheletrico si pu
accorciare di 1/3 rispetto
alla sua lunghezza di
stiramento, mentre il
muscolo liscio si accorcia,
con piena efficienza, per pi
di 2/3 di tale lunghezza

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Muscolo liscio
Ci dipende dal fatto che i
filamenti contrattili non
essendo disposti "in registro",
come avviene nel muscolo
scheletrico, si possono
accorciare maggiormente,
inoltre i filamenti di actina nel
muscolo liscio sono pi lunghi,
per cui durante la contrazione,
tirati dal filamento di miosina,
si possono sovrapporre per una
distanza maggiore.

Muscolo liscio
Tale propriet molto
importante nei visceri cavi,
in quanto permette
all'intestino, ad esempio,
alla vescica, ai vasi
sanguigni e ad altre
strutture interne, di
variare il loro lume da
valori assai elevati a valori
prossimi allo zero

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Muscolo liscio
Un'altra importante
caratteristica del muscolo
liscio, in particolare dei
muscoli viscerali, la
capacit di tornare alla
forza di contrazione
originaria, o quasi, alcuni
sec o min dopo che si
allungato o accorciato.

Muscolo liscio
Un improvviso aumento del volume di
liquido nella vescica determina un
immediato, forte aumento della
pressione intravescicale. In 15-60 sec,
malgrado lo stiramento della parete
vescicale persista, la pressione torna
quasi esattamente al livello originario
(ugualmente se il volume di urina
diminuisce). Questo effetto di
STRESS-RILASCIAMENTO, permette
ad un organo cavo di mantenere
approssimativamente lo stesso grado di
pressione all'interno del suo lume,
indipendentemente dalla lunghezza della
fibra muscolare.

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Muscolo liscio
Infatti, quando il muscolo
viene stirato, il lento
distacco-attacco della
testa di miosina un p pi in
l sul filamento di actina
permette di modificare la
lunghezza del muscolo
mentre la sua tensione
torna al valore originario:
infatti, il numero dei ponti
trasversali di miosina, che
determina la forza
contrattile, quasi lo
stesso di prima.

Muscolo liscio
Mentre il muscolo scheletrico
viene attivato esclusivamente
dal SISTEMA NERVOSO, il
muscolo liscio pu contrarsi
in risposta a vari segnali sia
nervosi sia ormonali. Ci
perch la membrana del
muscolo liscio contiene molti
tipi di recettori, alcuni dei
quali addirittura inibiscono la
contrazione, cosa che nel
muscolo scheletrico non si
verifica mai.

TMFlorio

SNA
Il muscolo liscio innervato dal
SISTEMA NERVOSO
AUTONOMO, le cui fibre
nervose formano delle
GIUNZIONI DIFFUSE,
dove i terminali nervosi non
prendono contatto diretto
con le fibre muscolari liscie,
ma secernono la loro
sostanza
neurotrasmettitrice nel
liquido interstiziale, a breve
distanza dalle cellule
muscolari, e da qui diffonde
verso la cellula

SNA
Laddove esistono molti strati
di cellule muscolari, le fibre
nervose innervano solo lo
strato esterno e
l'eccitazione del muscolo si
propaga da questo agli
strati interni per
CONDUZIONE DIRETTA
del potenziale d'azione o
per DIFFUSIONE del
neurotrasmettitore.

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SNA
Gli assoni del SNA non formano una
struttura come quella costituita dalla
placca motrice, ma presentano delle
VARICOSITA' multiple sui loro
terminali, a livello delle quali la guaina
mielinica interrotta e il
trasmettitore pu essere secreto
all'esterno attraverso le pareti della
varicosit. All'interno delle
varicosit si trovano le vescicole
contenenti il neurotrasmettitore, ma,
a differenza del muscolo scheletrico,
dove queste contengono sempre ACh,
nel muscolo liscio esse possono
contenere ACh o NA.

Autoeccitabilit
Alcuni muscoli lisci sono
AUTOECCITABILI.
I potenziali d'azione insorgono
nel muscolo stesso senza
stimolazione estrinseca. Il
fenomeno associato ad un
RITMO BASALE AD
ONDE LENTE del
potenziale di membrana,
generate da oscillazioni
della pompa Na-K, oppure
da variazioni ritmiche della
permeabilit di membrana

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Muscolo liscio
Anche lo stiramento, nel muscolo
monounitario, pu dar luogo a
potenziali d'azione. In questo
caso ai normali potenziali ad
onda lenta si aggiunge una
diminuzione del potenziale di
membrana dovuta allo
stiramento stesso che porta il
potenziale alla soglia di
insorgenza del potenziale
d'azione. Questo meccanismo
consente ad un organo cavo di
contrarsi automaticamente
quando venga sottoposto ad
una distensione eccessiva

Muscolo liscio
Gran parte della contrazione
della muscolatura liscia non
viene attivata da potenziali
d'azione ma da fattori
stimolanti che agiscono
direttamente sul
meccanismo contrattile.
Tali fattori sono sia
fattori tissutali locali, sia
sostanze ormonali

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Fattori locali
Fattori tessutali locali, ad esempio, le
arteriole, le meta-arteriole e gli
sfinteri precapillari, che non
ricevono praticamente nessuna
innervazione, rispondono:
all'abbassamento della
concentrazione di ossigeno,
all'innalzamento della
concentrazione di anidride
carbonica, all'aumento di ioni H,
all'acido lattico, all'aumento di ioni
K, alla diminuzione degli ioni Ca,
all'abbassamento della
temperatura, con un rilasciamento
della muscolatura e quindi
vasodilatazione.

Ormoni
Come NA, A, ACh,
angiotensina, vasopressina,
ossitocina, serotonina e
istamina.
L'ormone produrr
contrazione se le fibre
muscolari posseggono un
recettore eccitatorio per
quell'ormone, oppure
inibizione della contrazione
se il recettore inibitorio.

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TMFlorio

Fisiologia Umana

Sistema nervoso
Il sistema nervoso dona allorganismo unampia
flessibilit nelle risposte alle stimolazioni ambientali.
I comportamenti prodotti dalle sollecitazioni
ambientali presentano livelli pi o meno elevati di
complessit: ad un estremo ci risposte molto semplici,
eseguite quasi automaticamente, come quelle di
allontanamento da uno stimolo doloroso. Allaltro
estremo si trovano risposte articolate e raffinate, in
cui la strategia comportamentale in risposta ad uno
stimolo ambientale complesso viene scelta tra diverse
opzioni possibili sulla base sia di informazioni
sensoriali, sia di considerazioni astratte, etiche e
sociali, sulla liceit e la convenienza di un
determinato comportamento.

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Sistema nervoso
L'attivit del SN prende inizio dalle
esperienze sensoriali generate a
livello dei recettori sensoriali, siano
essi visivi, uditivi, tattili...
Il SNC riceve milioni di informazioni,
di stimoli, dagli organi di senso, li
integra e determina quale risposta
dovr essere data dall'organismo.
I sistemi sensoriali somatici, ad
esempio, inviano le informazioni
provenienti dai recettori posti
sull'intera superficie del corpo e in
alcune strutture profonde

Sistema nervoso
Tali informazioni entrano nel
SNC attraverso i nervi
periferici e vengono condotte
attraverso:
tutti i livelli del midollo,
la formazione reticolare del
bulbo, ponte e mesencefalo,
il cervelletto,
il talamo, fino alle
cortecce somestesiche.

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Sistema nervoso
Tuttavia, non tutte le
informazioni sensitive che
giungono al cervello
determinano una risposta, di
fatto pi del 99% di queste
vengono scartate come
irrilevanti e non importanti.
La SINAPSI rappresenta il
punto di controllo della
trasmissione del segnale,
determinando la DIREZIONE
di propagazione dei segnali
nel SN.

Integrazione
Le sinapsi svolgono cio una
FUNZIONE SELETTIVA:
bloccando i segnali deboli per far
passare quelli forti,
amplificando i segnali deboli,
incanalando i segnali in pi
direzioni.
Pertanto, solo l'informazione
IMPORTANTE viene
SELEZIONATA e incanalata verso
regioni motorie appropriate per
determinare la risposta adeguata.
In ci consiste la FUNZIONE
INTEGRATIVA del SN.

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Memoria
Le esperienze sensoriali
importanti possono provocare:
una risposta IMMEDIATA,
oppure il loro RICORDO pu
essere immagazzinato nel
cervello per minuti, giorni o
anni e determinare, in seguito,
le risposte.
In effetti, solo una parte
dell'informazione sensitiva
importante evoca una risposta
motoria immediata, la maggior
parte viene immagazzinata per
essere utilizzata in futuro.

Memoria
L'immagazzinamento
dell'informazione, ovvero la
MEMORIA, viene attuato
in massima parte nella
corteccia, ma anche
nellencefalo basale, per
mezzzo di un processo di
FACILITAZIONE delle
sinapsi

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Facilitazione sinaptica
Ogni volta che certi segnali sensitivi sono
passati molte volte attraverso una certa
sequenza di sinapsi, queste acquistano un tale
grado di facilitazione, cio una aumentata
capacit di trasmettere detto segnale in una
successiva occasione, da permettere che
anche segnali generati all'interno
dell'encefalo, in assenza dello stimolo
esterno, possano dar luogo alla trasmissione
degli impulsi attraverso la stessa sequenza di
sinapsi, anche se i canali sensitivi di entrata
non sono stati eccitati, restituendo cos
all'individuo la percezione sensitiva
originaria, malgrado si tratti solo di tracce
mnemoniche di quella esperienza.

Sistema nervoso
In tal modo, le nuove
esperienze sensoriali
possono essere confrontate
con le memorie esistenti al
fine di selezionare le nuove
informazioni importanti, e
produrre strategie motorie
congrue.

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Sistema motorio
La risposta motoria del SNC
consiste, in ultima analisi,
nell'elaborazione e nell'invio di
una serie di impulsi che
determinano la contrazione di
determinati muscoli scheletrici, o
della muscolatura liscia dei visceri
e la secrezione ghiandolare.
Se queste ultime due attivit sono
coordinate dall'attivit del SNA,
il controllo sulla muscolatura
scheletrica viene effettuato dal
SISTEMA MOTORIO

Sistema motorio
Il SISTEMA MOTORIO comprende:
il midollo spinale,
la formazione reticolare del bulbo, ponte e
mesencefalo,
i Nuclei della Base,
il cervelletto,
la corteccia Motoria
Ciascuno di questi livelli svolge un ruolo
specifico nel controllo dei movimenti
corporei, infatti: i livelli inferiori sono
implicati, soprattutto, nelle risposte
automatiche e istantanee, mentre i livelli
pi elevati sono interessati nei movimenti
volontari controllati dai processi mentali.

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Sistema motorio
In effetti, nel SNC si possono
riconoscere tre livelli ciascuno
con specifici compiti
funzionali:
LIVELLO SPINALE,
comprendente: i circuiti
neuronali per il movimento di
deambulazione, e i circuiti dei
riflessi spinali

Sistema motorio
LIVELLO ENCEFALICO
INFERIORE, sede delle
attivit subconsce quali: il
controllo della
respirazione, il controllo
della pressione arteriosa, il
controllo dell'equilibrio, il
riflesso di assunzione di
cibo, il controllo salivatorio,
i quadri emozionali;

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Sistema motorio
LIVELLO ENCEFALICO
SUPERIORE, sede delle
funzioni superiori quali:
l'integrazione, la coscienza,
la memoria e
l'adattamento.

Anatomia funzionale del sistema


nervoso
Il Sistema Nervoso convenzionalmente
suddiviso in Sistema Nervoso
Centrale (SNC), che comprende le
porzioni di sistema nervoso racchiuse
nella scatola cranica e nel canale
vertebrale, e Sistema Nervoso
Periferico (SNP), che connette il
SNC con il resto dellorganismo; il
SNP costituito dai nervi, che
fuoriescono dalla base cranica e dal
canale vertebrale, e dai gangli ad essi
associati, che contengono i corpi
cellulari di neuroni e cellule di
sostegno.

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Sistema Nervoso Centrale


Il SNC formato da midollo
spinale, contenuto nel
canale vertebrale, ed
encefalo, contenuto nella
scatola cranica. Lencefalo
a sua volta suddiviso in
tronco dellencefalo,
cervelletto, diencefalo e
telencefalo (costituito dai
due emisferi cerebrali).

Sistema Nervoso Centrale


Il midollo spinale la struttura
nervosa che media le risposte
comportamentali pi semplici,
come riflessi ed attivit motorie
ritmiche che si svolgono in
maniera semi-automatica, quali
ad esempio la locomozione. Il
tronco dellencefalo contiene sia
centri importanti per il controllo
delle funzioni viscerali, sia
centri implicati nel controllo
della postura, dei movimenti
finalizzati degli arti e dei
movimenti degli occhi e del capo

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Sistema Nervoso Centrale


Insieme ai centri ipotalamici
(diencefalo), opera per il
mantenimento dellomeostasi. In
particolare lipotalamo controlla le
attivit connesse allassunzione di
liquidi e cibo (mantenimento del
bilancio energetico ed idricosalino) e al mantenimento di
unadeguata temperatura corporea
(termoregolazione). Lattivit
integrativa ipotalamica fa s che
ogni comportamento finalizzato al
mantenimento dellomeostasi sia
accompagnato da una opportuna
risposta viscerale ed ormonale.

Sistema Nervoso Centrale


Le strutture telencefaliche, infine,
rappresentano il substrato della
vita di relazione e sostengono un
ricco repertorio comportamentale:
a questo livello tra lingresso delle
informazioni sensoriali e luscita
delle risposte motorie vengono
eseguiti processi mentali che
comprendono linterpretazione delle
informazioni sensoriali e
lassociazione delle percezioni che
ne conseguono con il ricordo di
esperienze simili vissute in passato,
insieme alle emozioni che le hanno
allora accompagnate.

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Sistema Nervoso Centrale


Il SNC di un adulto pesa 1400-1500 g, nelle
donne pesa circa 100 g in meno. Il tessuto
nervoso di cui composto formato di
sostanza grigia, formata dai corpi cellulari
dei neuroni, e sostanza bianca, formata dai
prolungamenti assonali dei neuroni. Quando
la sostanza grigia disposta sulla superficie
del tessuto nervoso, prende il nome di
corteccia; gli emisferi cerebrali e il
cervelletto sono ricoperti, rispettivamente,
dalla corteccia cerebrale e dalla corteccia
cerebellare. Gli ammassi di cellule nervose
localizzati allinterno del tessuto nervoso
prendono invece il nome di nuclei.

Midollo spinale
Il midollo spinale la porzione di
SNC contenuta nel canale
vertebrale. In un maschio adulto
pesa allincirca 30 g, lungo in
media 45 cm ed il diametro
massimo non supera, in genere, i
10 mm. Il confine tra midollo
spinale e bulbo rappresentato
dalla decussazione delle
piramidi, una sporgenza che
corrisponde al punto in cui fasci
piramidali, provenienti dalla
corteccia cerebrale e diretti ai
motoneuroni del midollo spinale,
incrociano la linea mediana

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Midollo spinale
Il limite superiore del midollo spinale raggiunge
il margine superiore della prima vertebra
cervicale (detta atlante). Allestremit
caudale il midollo spinale si assottiglia
progressivamente a formare il cono
terminale, che ne rappresenta il limite
inferiore ed situato a livello del margine
inferiore della prima vertebra lombare. Il
cono terminale d origine al filo terminale,
un sottile cordone connettivale che scende
fino al coccige. Il midollo spinale non occupa
quindi tutto il canale vertebrale, ma solo la
sua porzione pi rostrale, corrispondente alle
vertebre cervicali, toraciche e alle prime
vertebre lombari.

Midollo spinale
La superficie anteriore del
midollo spinale percorsa
dalla fessura mediana
anteriore, e la superficie
posteriore dal solco mediano
posteriore. Questi
permettono di suddividere il
midollo spinale in due met
simmetriche, destra e
sinistra, unite da una
porzione di tessuto nervoso
attraversata dal canale
ependimale che percorre il
midollo spinale per tutta la
sua lunghezza.

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Midollo spinale
Il midollo diviso in 31 segmenti, da
C1 a S5, ciascun segmento
collegato ad un paio di gangli
delle radici dorsali che
contengono i corpi cellulari dei
neuroni sensitivi. Le radici
dorsali contengono gli assoni di
tali neuroni e portano le
informazioni sensitive al midollo.
Le radici ventrali contengono gli
assoni dei neuroni motori
somatici e viscerali. Le due radici
si uniscono al di fuori del canale
vertebrale a formare le 31 paia
di nervi spinali misti.

Encefalo
Il cervello contiene circa 35
miliardi di neuroni ognuno dei
quali pu ricevere informazioni
attraverso pi di 100.000 sinapsi
contemporaneamente. I neuroni
sono organizzati in circuiti
interconnessi per mezzo di
interazioni eccitatorie o
inibitorie che permettono di
variare le risposte date ad un
certo stimolo, cio di
ADATTARSI.

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Encefalo
Lencefalo costituito da:
TELENCEFALO, ovvero gli
emisferi cerebrali, ed la
sede del pensiero cosciente,
sensazioni, funzioni
intellettive, fissazione e
rievocazione della memoria e
schemi motori complessi.
In tale sede le informazioni
somato-sensoriali raggiungono
la soglia della coscienza. Da
qui viene esercitato il
controllo volontario sui
motoneuroni somatici.

Encefalo
Il telencefalo formato da:
SOSTANZA BIANCA, in cui
viaggiano le fibre afferenti
ed efferenti e si trovano al
di sotto della cx e intorno ai
nuclei cerebrali.
SOSTANZA GRIGIA,
disposta in uno strato
superficiale di cx cerebrale a
livello della quale si
distinguono diverse aree: la
cx motoria, la cx sensitiva e
la cx associativa.

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Encefalo
Il CERVELLETTO, regola le
attivit motorie volontarie
e involontarie sulla base
dellinformazione sensitiva
e della memoria dei
movimenti appresi.

Encefalo
DIENCEFALO, costituito da vari centri di distribuzione e
integrazione che completano le vie sensitiva e motoria conscia ed
inconscia e comprende:
EPITALAMO: che contiene il plesso corioideo che produce il liquido
cefalorachidiano,
GH. PINEALE: che secerne melatonina che sopprime la produzione di
melanina nella pelle,
TALAMO: centro dintegrazione finale delle informazioni sensitive
destinate alla cx sensitiva I. Opera da filtro e coordina le attivit del
sistema piramidale e del sistema extrapiramidale,
IPOTALAMO: contiene i centri deputati allelaborazione delle
emozioni, delle funzioni autonome e produzione di ormoni,
IPOFISI: punto dunione tra il sistema nervoso e il sistema endocrino
in quanto deputato al rilascio di ormoni ipotalamici e alla secrezione
di ormoni che regolano tutta lattivit endocrina (che sotto controllo
ipotalamico).

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Encefalo
Il SITEMA LIMBICO
comprende molti nuclei e
fasci al limite tra
telencefalo e diencefalo e
controllano gli stati emotivi
e le reazioni
comportamentali.

Encefalo
Il TRONCO DELLENCEFALO composto da:
MESENCEFALO, dove sono presenti i centri di elaborazione
dellinformazione visiva e uditiva e attraverso la formazione
reticolare, il mantenimento dello stato di veglia.
PONTE, per mezzo di fasci e centri di trasmissione unisce il
cervelletto al resto del tronco encefalico e trasmette le
informazioni sensitive al cervelletto e al talamo. Contiene i n.
sensitivi e motori dei n. cranici che innervano i muscoli
dellocchio e gli organi di senso dellorecchio interno. Contiene i
n. per il controllo involontario della respirazione: il centro
apneustico, e il centro pneumotassico che modificano lattivit
del centro della ritmicit respiratoria che si trova nel bulbo.

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BULBO, similmente al midollo contiene molti fasci ascendenti e


discendenti che uniscono il cervello al midollo. Trasmette le
informazioni sensitive al talamo, contiene i n. sensitivi e
motori dei n. cranici che innervano i muscoli della faringe,
collo e dorso e i visceri delle cavit toracica e peritoneale. La
Formazione Reticolare del bulbo contiene i centri
cardiovascolari che regolano la frequenza cardiaca, la forza
della contrazione cardiaca e il flusso di sangue attraverso i
tessuti periferici, il centro della ritmicit respiratoria che
stabilisce il ritmo basale dei movimenti respiratori.

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Fisiologia Umana

Sistema circolatorio
Le cellule viventi dipendono,
per lapporto di ossigeno, di
sostanze nutritizie e per
leliminazione delle scorie,
dal liquido interstiziale la
cui composizione viene
mantenuta stabile dai
continui scambi tra i
tessuti periferici ed il
sangue circolante.
Lattivit cardiaca
finalizzata alla circolazione
del sangue.

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Sistema circolatorio
Il sistema circolatorio
suddiviso in un circolo
polmonare, che porta
sangue a e dai polmoni,
ed un circolo sistemico
che trasporta il sangue
al resto del corpo e
viceversa.

Sistema circolatorio
Le arterie, vasi efferenti,
allontanano il sangue dal
cuore, le vene, o vasi
afferenti, riportano il sangue
al cuore.
I capillari sono piccoli vasi con
parete sottile posti tra le
arterie e le vene pi piccole.
Il sangue di ritorno al cuore
attraverso le vene sistemiche
attraversa il circolo polmonare
prima di tornare nelle arterie
sistemiche

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Cuore
Il cuore contiene 4 camere
muscolari, 2 per ogni circolo.
Latrio destro riceve sangue
dal circolo sistemico, ed il
ventricolo destro lo scarica
nel circolo polmonare. Latrio
sinistro raccoglie sangue dal
circolo polmonare e il
ventricolo sinistro lo immette
nel circolo sistemico. Quando
il cuore batte i due ventricoli
si contraggono
contemporaneamente ed
eiettano un uguale volume di
sangue

Cuore
I due atri sono separati dal
setto interatriale mentre il
setto interventricolare
divide i due ventricoli. Ogni
atrio comunica col
ventricolo dello stesso lato
per mezzo di valvole
conformate in modo da
assicurare un flusso di
sangue unidirezionale dagli
atri ai ventricoli,
prevenendo il reflusso.

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Cuore
Latrio destro riceve sangue
dal circolo sistemico
attraverso:
la vena cava inferiore, e
la vena cava superiore.
La vena cava superiore
raccoglie sangue dalla testa,
collo, arti superiori e torace.
La vena cava inferiore
trasporta sangue proveniente
dal resto del tronco, dai
visceri e arti inferiori.

Cuore
Tra atrio e ventricolo destri
posta la valvola tricuspide,
cos detta perch
formata da tre lembi di
tessuto fibroso a forma di
cuspidi. Ciascuna cuspide
sostenuta da fibre
tendinee, le corde
tendinee, connesse a
speciali muscoli papillari
posti sulla superficie
interna del ventricolo
destro.

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Cuore
Il sangue lascia il ventricolo
destro attraverso il tronco
polmonare che al suo imbocco
provvisto della valvola
semilunare.
Dal tronco polmonare il sangue
passa nellarteria polmonare
destra e nellarteria
polmonare sinistra. Allinterno
del polmone questi vasi si
ramificano ripetutamente
capillarizzando in modo da
rendere possibile lo scambio
gassoso

Cuore
Dai capillari polmonari il
sangue si raccoglie nelle
quattro vene polmonari,
due di destra e due di
sinistra, che terminano
nellatrio sinistro.

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Cuore
Latrio sinistro comunica col
ventricolo sinistro per mezzo
della valvola bicuspide,
formata da due lembi a forma
di cuspidi che attraverso le
corde tendinee si collegano ai
muscoli papillari, anche
detta valvola mitrale.
Il sangue lascia il ventricolo
sinistro passando attraverso
la valvola semilunare aortica
e passa al circolo sistemico
attraverso laorta ascendente

Cuore
La funzione di un atrio quella
di raccogliere il sangue di
ritorno al cuore e
trasferirlo al ventricolo.
La richiesta funzionale sui due
atri pressoch la stessa e
la loro conformazione
uguale.
Al contrario, la richiesta a
carico dei due ventricoli
molto differente e diverse
sono le loro caratteristiche
anatomiche.

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Cuore
I polmoni si trovano molto
vicino al cuore, e le vene e
le arterie polmonari sono
relativamente brevi ed
ampie per questo motivo il
ventricolo destro
normalmente non deve
contrarsi eccessivamente
per spingere il sangue
attraverso il circolo
polmonare

Cuore
Quando il ventricolo destro si
contrae agisce come una
pompa, comprimendo il
sangue contro il ventricolo
sinistro. Questo
meccanismo fa muovere il
sangue molto
efficacemente e con il
minimo sforzo, sviluppando
pressioni relativamente
basse (15-28 mmHg).

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Cuore
Per spingere il sangue nel
circolo sistemico occorrono
pressioni 6-7 volte
superiori. In effetti il
ventricolo sinistro ha una
parete molto spessa e
quando si contrae si
riducono sia la distanza
apice-base, sia il diametro.
Le forze generate aprono
la valvola semilunare e
spingono il sangue nellaorta
ascendente.

Cuore
Quando il ventricolo sinistro si
contrae esso sporge nella
cavit del ventricolo
destro, aumentando
lefficacia della contrazione

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Cuore
Il pericardio riveste la cavit
pericardica.
Epicardio
Miocardio
Endocardio.
Il miocardio la parte
muscolare della parete
cardiaca ed formato dai
miocardiociti.

Miocardio
Il cuore costituito da 3 tipi
di miocardio:
Muscolatura ATRIALE,
Muscolatura
VENTRICOLARE,
Tessuto muscolare
SPECIFICO, per eccitabilit e
conduzione.
Le fibre muscolari contengono
miofibrille ben organizzate
con i sarcomeri allineati che
gli conferiscono laspetto
striato

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Miocardio
Ogni fibra muscolare cardiaca
entra in contatto con molte altre
fibre grazie ai DISCHI
INTERCALARI, dove:
le membrane sono tenute
insieme da giunzioni serrate,
in tal modo due miocardiociti si
possono contrarre insieme con la
stessa efficacia,
sono presenti giunzioni
occludenti che permettono agli
ioni e alle piccole molecole di
muoversi da una cellula allaltra,
creando un continuum elettrico.

Miocardio
In questo modo un potenziale
dazione pu viaggiare
muovendosi rapidamente da
una cellula allaltra.
Pertanto, il tessuto miocardico si
comporta come un sincizio
funzionale, nel quale il
potenziale dazione si propaga
diffondendo di cellula in
cellula, anche lateralmente,
grazie al fatto che le stesse
fibrocellule emettono
collaterali in modo da
realizzare, complessivamente
una struttura reticolare.

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Miocardio
Il cuore formato da due
distinti sincizi funzionali:
il sincizio ATRIALE, e
il sincizio VENTRICOLARE,
Essi sono collegati tra di loro
da un particolare sistema di
conduzione:
il FASCIO ATRIOVENTRICOLARE che
trasmette gli impulsi dal
muscolo atriale a quello
ventricolare.

Sistema di conduzione
A causa della natura sinciziale della muscolatura cardiaca la stimolazione
di una qualsiasi fibra atriale, e similmente la stimolazione di una
qualsiasi fibra ventricolare, promuove leccitazione dellintera
muscolatura ventricolare.
MA...il potenziale d'azione pu propagarsi dal sincizio atriale a quello
ventricolare attraverso un sistema di conduzione specifico
il FASCIO ATRIO-VENTRICOLARE
Questa organizzazione permette che gli atri si contraggano un
TEMPUSCOLO prima dei ventricoli

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PA cardiaco
Il Potenziale di riposo del
MIOCARDIO di -80-85 mV
Il Potenziale di riposo delle
FIBRE di PURKINJE di -90100 mV
Il Potenziale dazione
complessivo di 105 mV,
essendovi uninversione di
potenziale che va fino a +20
mV.

PA cardiaco
Il potenziale dazione della
muscolatura cardiaca ha
caratteristiche particolari:
dopo la spike iniziale, la membrana
resta depolarizzata per circa 0,150,3 sec, mostra cio un plateau,
alla fine del quale si ha una rapida
ripolarizzazione.
E la presenza di tale plateau che
rende il potenziale cardiaco 20-50
volte pi duraturo di quello
scheletrico. Il che comporta un
corrispondente prolungamento del
periodo di contrazione.

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Eccitazione-contrazione
Una fibra muscolare cardiaca invece
di ripolarizzarsi immediatamente
mantiene il potenziale
transmembrana intorno a 0 mV
per circa 200 ms.
Pertanto, se il periodo refrattario di
una fibra muscolare di circa 10
ms e quindi una sua stimolazione
ripetuta produrr una
contrazione ripetuta, nella fibra
muscolare cardiaca il periodo
refrattario pi lungo ed essa
entra nella fase di rilasciamento
prima che sia stata completata la
fase di ripolarizzazione.

Eccitazione-contrazione
Per questo motivo un
potenziale dazione produce
una singola contrazione.
La contrazione precoce non
d luogo a sommazione,
come invece accade nel
muscolo scheletrico.

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Eccitazione-contrazione
La causa del plateau sta nel
fatto che il potenziale
dazione inizialmente
determina lapertura di
canali Ca voltaggiodipendenti di membrana
con conseguente aumento
della concentrazione di Ca
nel sarcoplasma
determinando la
contrazione.

PA cardiaco
Successivamente, la
concentrazione di ioni Ca
permane alta perch il RS
continua a rilasciarne, anzi
lingresso di Ca attraverso i
canali di membrana
promuove in qualche modo il
rilascio delle riserve di Ca
presenti nel RS, quindi il Ca
extracellulare contribuisce
allattivazione dei
sarcomeri

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PA cardiaco
Inoltre, la forte riduzione
della concentrazione di Ca
allesterno della membrana
cellulare, responsabile
della diminuzione di
permeabilit della
membrana per il K,
ostacolando perci
limmediato ripristino del
potenziale di riposo dopo il
processo di
depolarizzazione.

PA cardiaco
Verso la fine del plateau,
tuttavia, una sufficiente
quantit di ioni Ca riesce a
diffondere dai liquidi
extracellulari nella zona di
deplezione, restaurando
cos la normale
permeabilit della
membrana per cui viene
riavviato il normale
processo di
ripolarizzazione

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Conduzione del miocardio


La VELOCITA DI
CONDUZIONE DEL
MIOCARDIO di circa
0,3-0,4 m/sec (1/300 delle
fibre nervose; 1/10 di
quelle scheletriche).
La muscolatura cardiaca
refrattaria ad una seconda
stimolazione che cada
durante levoluzione di un
precedente potenziale
dazione.

Periodi refrattari
Il periodo refrattario del
cuore definito come:
PERIODO REFRATTARIO
FUNZIONALE o
ASSOLUTO, ed
costituito da un intervallo
di tempo durante il quale un
potenziale dazione
proveniente da unaltra
regione del cuore non
riesce a rieccitare una zona
di muscolatura cardiaca gi
eccitata.

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Periodi refrattari
Il periodo refrattario
funzionale VENTRICOLARE
di: 0,25 sec, il periodo
refrattario relativo di:
0,005sec.
Il periodo refrattario
funzionale ATRIALE di: 0,15
sec, il periodo refrattario
relativo di: 0,03 sec.

Durata della contrazione cardiaca


Il muscolo cardiaco inizia la
sua contrazione pochi msec
dopo linizio del potenziale
dazione e si protrae ancora
per alcuni msec dopo la
cessazione del potenziale
stesso. Di conseguenza, la
durata della contrazione
del muscolo cardiaco,
FUNZIONE della durata
del potenziale dazione
(0,15 sec per la
muscolatura atriale, 0,3 per
quella ventricolare).

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Forza della contrazione cardiaca


Quanto pi elevato il voltaggio, e
quanto maggiore la durata del
potenziale dazione, tanto pi
grande il lavoro prodotto dalla
contrazione del miocardio.
Il motivo di ci sta nel fatto che
sia lincremento di voltaggio sia
laumento di durata del
potenziale dazione determinano
la liberazione di una maggiore
quantit di ioni Ca++ allinterno
delle fibre muscolari e ci esalta
a sua volta le reazioni chimiche
che stanno alla base del
processo contrattile.

Frequenza cardiaca
Allaumentare della frequenza (f)
del battito cardiaco
corrisponde una diminuzione
della durata di ciascun ciclo. La
durata del potenziale dazione
ed il periodo di contrazione
diminuiscono anchessi, ma non
in proporzione allintero
periodo del ciclo.
Pertanto il rapporto tra il tempo
di contrazione (tc) e il tempo di
rilasciamento (tr) aumenta con
laumentare della frequenza
cardiaca.

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Frequenza cardiaca
Ad una normale f=72 batt/min,
il tc=40% dellintero ciclo,
mentre con una f tre volte
superiore, il tc=65%.
Il che significa che il cuore in
determinate condizioni non
rimane rilasciato abbastanza
a lungo da consentire il
completo riempimento delle
sue cavit prima della
successiva contrazione.

Sistema di eccitazione e conduzione


Il muscolo cardiaco si contrae
autonomamente essendo
dotato di autoritmicit,
sebbene gli stimoli nervosi
o ormonali possono
modificarne la frequenza

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Sistema di eccitazione e conduzione


Ogni contrazione segue una
precisa sequenza
-prima si contraggono gli atri e
poi i ventricoli.
Le contrazioni sono coordinate da
miocardiociti specializzati,
incapaci di contrarsi
le cellule nodali, responsabili
della frequenza di contrazione, e
le fibre di conduzione, che
distribuiscono lo stimolo
contrattile al miocardio

Sistema di eccitazione e conduzione


Le membrane cellulari delle
cellule nodali si depolarizzano
spontaneamente grazie ad una
graduale riduzione
(prepotenziale) della
permeabilit di membrana agli
ioni K. Questa riduzione
modifica il bilancio tra la
quantit di K che esce e quella
di Na che entra, e siccome le
cellule in queste condizioni
guadagnano ioni Na pi
rapidamente di quanto non
perdano ioni K, si verifica la
depolarizzazione

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Sistema di eccitazione e conduzione


La frequenza con cui si
generano questi potenziali
dazione determinata sia dal
potenziale di riposo delle
membrane, che dalla
frequenza della
depolarizzazione spontanea.

Sistema di eccitazione e conduzione


In tal modo in seguito a
stimolazione del
parasimpatico, che rilascia
ACh, le cellule nodali si
iperpolarizzano e viene
ridotta la frequenza delle
depolarizzazioni spontanee,
riducendo quindi la
frequenza cardiaca.

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Sistema di eccitazione e conduzione


La stimolazione
dellortosimpatico che
rilascia NA, depolarizza le
cellule nodali ed accelera la
frequenza delle
depolarizzazioni spontanee,
aumentando la frequenza
cardiaca.

Pacemaker
Le cellule nodali oltre ad
essere elettricamente
accoppiate tra loro, lo sono
anche con le fibre di
conduzione e con i normali
miocardiociti, per cui
quando un potenziale
dazione compare in una
cellula nodale, esso
attraversa il sistema di
conduzione raggiungendo
tutto il tessuto muscolare
cardiaco e provocando una
contrazione.

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Pacemaker
Non tutte le cellule nodali si
depolarizzano con la stessa
frequenza e la normale
frequenza di contrazione
dettata dalle cellule nodali che
raggiungono per prime il livello
soglia.
Queste cellule anche dette
pacemaker, si trovano nella
parete posteriore dellatrio
destro in prossimit dello
sbocco della VCS e formano il
NODO SENOATRIALE.

Pacemaker
Sebbene lo stimolo venga
generato nel nodo SA,
successivamente devessere
distribuito in modo che:
gli atri si contraggano
insieme e prima dei ventricoli,
e
i ventricoli si contraggano
insieme seguendo unonda che
inizia dallapice e si porta alla
base del cuore.

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Pacemaker
La presenza delle fibre di
conduzione rende possibile
queste condizioni.
Le membrane delle fibre di
conduzione, infatti,
distribuiscono i potenziali
dazione pi rapidamente delle
altre membrane dei
miocardiociti, creando un
rapido sistema di transito che
trasferisce lo stimolo lontano
dal punto dorigine in un tempo
inferiore a quello necessario
passando da una cellula
allaltra.

Pacemaker
Poich tra gli atri e i ventricoli
esiste uno scheletro
fibroso che blocca la
conduzione, le fibre di
conduzione formano il solo
collegamento elettrico tra
atri e ventricoli. La velocit
di conduzione non
costante tra le varie parti
del sistema, ci concorre a
coordinare il processo di
contrazione.

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Pacemaker
Nel pavimento dellatrio destro si
trovano altre cellule nodali che
formano il NODO
ATRIOVENTRICOLARE, anche
queste si depolarizzano
spontaneamente ma in ritardo
rispetto a quelle del nodo SA,
per cui in condizioni normali il
nodo SA che stimola il nodo AV,
se ci non accade diventa esso
stesso il pacemaker del cuore.
Anche le fibre di Purkinje sono
dotate di propriet
autoritmiche.

Pacemaker
Il potenziale dazione
generato nel nodo SA e
trasmesso al nodo AV
viaggia poi attraverso il
FASCIO DI HIS, o fascio
AV, che decorre lungo il
setto interventricolare
prima di dividersi nelle due
branche che si
distribuiscono alla
superficie interna dei
ventricoli.

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Pacemaker
A questo punto limpulso viene
condotto alle cellule
contrattili dei ventricoli
passando per le CELLULE
DI PURKINJE, fibre di
grosso diametro, che
ritrasmettono rapidamente
limpulso ai miocardiociti
ventricolari attraverso i
dischi intercalari.

Pacemaker
Il potenziale di riposo della
membrana delle fibre SA
di soli 55-60 mV (contro gli
80-90 mV delle altre fibre
miocardiche). Ci perch la
membrana di queste fibre ha
una conduttanza al Na
piuttosto elevata. Pertanto,
ogni volta che il potenziale di
riposo viene ristabilito, esso
ricomincia gradualmente a
cadere finch raggiunge il
valore soglia per
lautoeccitazione.

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Pacemaker
A questo punto esplode il
potenziale dazione, che dura
0,15 sec. Appena cessato il
potenziale la conduttanza
della membrana per il K
aumenta notevolmente, la
rapida diffusione di
questultimo trascina cariche
positive allesterno della
fibra, per cui allinterno della
fibra la negativit aumenta
via via determinando a fase
di iperpolarizzazione

Pacemaker
Finch perdura laumentata
conduttanza al K, il potenziale
trans-membrana resta
inferiore alla soglia di autoeccitazione. Gradualmente
per, la conduttanza al K
decresce mentre viene
consentito un certo ingresso
di ioni Na, fino a determinare
di nuovo leccitamento della
fibra. Ripetendosi in
continuazione, tale processo
determina leccitazione
ritmica del cuore.

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Conduzione
Il sistema di conduzione
organizzato in modo che
limpulso cardiaco non possa
propagarsi troppo
rapidamente dagli atri ai
ventricoli, ci lascia agli atri
il tempo di vuotare il loro
contenuto nei ventricoli,
prima che abbia inizio la
contrazione ventricolare.
Il ritardo dovuto
principalmente al nodo AV ed
alle fibre di conduzione ad
esso connesse.

Conduzione
Limpulso dopo aver percorso la
muscolatura atriale,
raggiunge il nodo AV circa
0,04 sec dopo la sua origine
nel nodo SA. Da questo
momento a quando limpulso
emerge nel fascio AV
trascorrono altri 0,11 sec.
Ci perch tra le comuni
fibre atriali e le fibre
nodali vere e proprie ci sono
le fibre giunzionali che
hanno una velocit di
conduzione estremamente
bassa

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Conduzione
Anche le fibre nodali hanno
una velocit di conduzione
piuttosto bassa, sicch la
propagazione dellimpulso a
livello del nodo AV avviene
con un ulteriore ritardo.
Tra il nodo AV e il fascio
AV ci sono le fibre
transizionali.

Conduzione
Le fibre di Purkinje che
conducono limpulso dal nodo
AV, lungo i fasci AV, fino ai
ventricoli hanno invece
caratteristiche elettriche
opposte. Si tratta di fibre
molto grosse che
trasmettono impulsi ad una
velocit di 1,5-2,5 m/sec, il
che consente una
trasmissione quasi istantanea
dellimpulso cardiaco
allintero sistema
ventricolare.

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Conduzione
Dal momento in cui limpulso
cardiaco entra nel fascio
AV a quello in cui esso
giunge alle terminazioni
delle fibre di Purkinje,
decorrono
complessivamente 0.03 sec.

Conduzione
Una volta che limpulso ha
raggiunto le terminazioni
delle fibre di Purkinje, esso
viene trasmesso a tutta la
muscolatura ventricolare.
La muscolatura cardiaca
ordinata in spirali, divise tra
loro da setti fibrosi; pertanto
limpulso cardiaco non
attraversa la muscolatura
trasversalmente ma segue un
andamento obbliquo
determinato
dallorganizzazione a spirali.

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SNA
I nervi parasimpatici si
distribuiscono
principalmente nei nodi SA
e AV, un poco meno nella
muscolatura degli atri e
quasi affatto in quella
ventricolare.
I nervi simpatici si
distribuiscono a queste
stesse aree ma con maggior
prevalenza sulla
muscolatura ventricolare.

SNA
Il parasimpatico, attraverso il n.
vago (ACh) ha due importanti
effetti sul cuore
- diminuisce la frequenza del
ritmo del nodo SA, e
- abbassa leccitabilit delle fibre
giunzionali, rallentando la
trasmissione dellimpulso
cardiaco ai ventricoli. Una forte
stimolazione vagale pu
arrestare completamente la
contrattilit del nodo SA.
Oppure bloccare la trasmissione
dellimpulso attraverso il nodo
AV.

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Fuga dal vago


In entrambi i casi gli impulsi
non vengono pi trasmessi
ai ventricoli, che perci
cessano di pulsare per 4-10
sec, ma successivamente in
qualche punto delle fibre di
Purkinje, in genere nel
fascio AV, insorge un ritmo
autonomo che provoca
contrazioni ventricolari con
una frequenza di 15-40
battiti/min.

Fuga dal vago


LACh liberata dalle
terminazioni vagali aumenta
considerevolmente la
permeabilit della
membrana per il K e ci
porta ad una rapida
iperpolarizzazione delle
fibre la cui eccitabilit si
riduce notevolmente

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Stimolazione simpatica
La stimolazione simpatica
provoca effetti
sostanzialmente opposti
esalta la frequenza della
scarica del nodo SA,
esalta leccitabilit di tutte le
parti del cuore, ed infine
incrementa notevolmente la
forza di contrazione di
tutta la muscolatura
cardiaca, sia atriale che
ventricolare

Stimolazione simpatica
La liberazione di NA da parte
dei terminali simpatici fa
aumentare la permeabilit
della membrana per il Na, il
che nel nodo SA favorisce la
tendenza che il potenziale di
membrana a riposo ha di
scendere sotto la soglia di
autoeccetazione, cos
anticipando linsorgenza del
potenziale e determinando
dunque un aumento della
frequenza cardiaca.

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Stimolazione simpatica
Nel nodo AV, la liberazione di
NA induce un aumento della
permeabilit al Na che
facilita la propagazione
delleccitazione da una
fibra a quella successiva.
Sicch, le fibre giunzionali
possono pi agevolmente
eccitare le fibre nodali,
abbreviando quindi il tempo
di conduzione dagli atri ai
ventricoli.

Ciclo cardiaco
Per ciclo cardiaco
sintende
- il periodo
intercorrente tra
linizio di un battito
cardiaco e linizio del
successivo, ossia tra
la fine di una
contrazione e la fine
di quella successiva.

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Ciclo cardiaco
Ogni ciclo ha inizio con la
generazione spontanea di
un potenziale dazione nel
nodo SA, che si propaga
rapidamente lungo
entrambi gli atri e poi,
attraverso il nodo AV, fino
ai ventricoli. Tuttavia, il
ritardo di oltre 1/10 di sec
esistente tra la
propagazione dellimpulso
negli atri e la sua
diffusione nei ventricoli

Ciclo cardiaco
fa s che gli atri si
contraggono in anticipo
rispetto ai ventricoli,
pompando perci il sangue in
questi ultimi prima che si
verifichi la sistole
ventricolare.
Pertanto gli atri funzionano
come pompe primarie per i
ventricoli e sono questi ultimi
che costituiscono la
principale fonte di energia
per la spinta del sangue lungo
il sistema vascolare.

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Ciclo cardiaco
Il ciclo cardiaco pu essere
suddiviso in:
sistole, fase di contrazione, e
diastole, fase di rilassamento.
I cicli di contrazione e
rilassamento, seguiti dallaumento
e dalla riduzione alternata della
pressione allinterno delle sue
cavit permettono al cuore di
svolgere la sua funzione di pompa.
Le valvole presenti tra le sue
cavit assicurano che il flusso si
realizzi nella direzione voluta.

Sistole atriale
Il ciclo inizia con una
sistole atriale, sicch,
appena gli atri si
contraggono, le
elevate pressioni che
qui si instaurano
spingono il sangue nei
ventricoli che,
essendo gi pieni per
il 70% della loro
capacit, finiscono
per riempirsi del
rimanente 30%.

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Sistole atriale
Normalmente il sangue scorre ininterrottamente dalle grosse
vene agli atri, e di solito il 70% di esso passa direttamente
nei ventricoli prima che gli atri si contraggano.
Questeffetto conosciuto come
- effetto pompa dei ventricoli

Riempimento ventricolare rapido


Alla fine della sistole ventricolare
precedente, essendosi
accumulati negli atri grandi
quantit di sangue, la pressione
atriale divenuta molto elevata.
Pertanto, non appena la sistole
terminata (diastole
ventricolare) e le pressioni
ventricolari cadono verso i loro
bassi valori diastolici,
immediatamente, le pi alte
pressioni degli atri fanno aprire
le valvole AV permettendo al
sangue di fluire rapidamente nei
ventricoli.

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Riempimento ventricolare rapido


Le pressioni atriali
cadono quasi al livello
delle pressioni
ventricolari, poich le
valvole AV sono cos
aperte da non opporre
quasi alcuna
resistenza al flusso
sanguigno.
Il periodo di
riempimento rapido
ventricolare cessa
entro il primo terzo
della diastole

Riempimento ventricolare lento


Nel secondo terzo
affluisce ai ventricoli
soltanto una piccola
quantit di sangue,
proveniente
direttamente dalle
vene attraverso gli
atri.
In questa fase si ha un
notevole
rallentamento
dellafflusso di
sangue ai ventricoli
(anche detta diastasi)

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Funzione di pompa degli atri


Nellultimo terzo della sistole, gli atri si contraggono
imprimendo una spinta addizionale del flusso verso i
ventricoli. La contrazione atriale determina lulteriore
riempimento ventricolare del rimanente 30%, sicch latrio
aumenta del 40-50% lefficienza della pompa ventricolare

Sistole ventricolare
Conclusa la sistole atriale
inizia quella ventricolare.
Immediatamente dopo linizio
della contrazione
ventricolare, le pressioni
interne ai ventricoli
salgono rapidamente e
superano quelle atriali
determinando la chiusura
delle valvole AV, ma il
sangue non inizia a
muoversi nei tronchi
arteriosi se prima le
pressioni ventricolari non
superano quelle arteriose

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Contrazione isometrica
Occorrono circa 0,02-0,03
sec perch i ventricoli
sviluppino una pressione
sufficiente a spingere le
valvole semilunari (aortiche
e polmonari) ad aprirsi,
vincendo le pressioni
vigenti rispettivamente
nellaorta e nellarteria
polmonare.
Pertanto, durante tale
periodo, pur avendosi la
contrazione dei ventricoli,
questi non si svuotano

Contrazione isometrica
Pertanto, nella contrazione isometrica vi un aumento della
tensione nel muscolo, senza per che vi sia nessun
accorciamento delle fibre muscolari

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Periodo di eiezione
Non appena la pressione
ventricolare sinistra
supera gli 80 mmHg e
quella ventricolare destra
gli 8 mmHg, le valvole
semilunari si aprono e il
sangue fluisce nei tronchi
aortico e polmonare
Lo svuotamento dei
ventricoli avviene per
met circa durante il
primo quarto della sistole,
mentre nei due quarti
successivi viene svuotata
laltra met

Protodiastole
Durante lultimo quarto della
sistole ventricolare, la
quantit di sangue che fluisce
dai ventricoli alle grandi
arterie pressoch nulla,
mentre la muscolatura
ventricolare ancora
contratta.
Durante questo periodo la
pressione arteriosa cade
perch la quantit di sangue
che entra nelle arterie quasi
nulla, mentre dalle stesse
arterie una grande quantit di
sangue scorre verso i vasi
periferici.

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Protodiastole
Durante la protodiastole, la
pressione ventricolare cade a
valori inferiori a quella
dellaorta, nonostante che
piccole quantit di sangue
restino presenti nei ventricoli.
Ci dipende dal fatto che il
sangue che proviene dai
ventricoli possiede una certa
energia cinetica la quale, nelle
grosse arterie, viene
convertita in energia
pressoria, allorch la spinta
ventricolare viene a cessare

Diastole ventricolare
Alla fine della sistole, quando
inizia la diastole
ventricolare, le pressioni
ventricolari scendono
rapidamente ed arrivate ad
un valore appena al di sotto
di quella presente nei vasi
efferenti, il sangue
refluisce verso i ventricoli
provocando la chiusura
della valvole semilunari
aortica e polmonare.

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Rilasciamento isometrico
La muscolatura ventricolare
continua a rilasciarsi per
altri 0,03-0,06 sec e le
pressioni intraventricolari
ridiscendono rapidamente ai
loro bassi valori diastolici.
Quando la pressione
ventricolare scende al di
sotto di quella atriale, le
valvole AV si aprono e il
sangue fluisce dagli atri ai
ventricoli.

Ciclo cardiaco
A questo punto sia gli atri che
i ventricoli sono in diastole,
ma gli atri essendo stati in
diastole per un periodo
superiore sono gi
parzialmente pieni di
sangue, i ventricoli sono
ancora vuoti e le loro
pressioni sono molto basse.

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Ciclo cardiaco
Lelasticit dello scheletro
fibroso che aiuta a
riespandere i ventricoli
rilasciati fanno scendere
ulteriormente le pressioni
ventricolari che richiamano
sangue dalle grosse vene
attraverso gli atri, quando
la sistole atriale inizia un
altro ciclo cardiaco, i
ventricoli sono gi pieni per
i

Ciclo cardiaco
Dunque il contributo della
sistole atriale sul volume
ventricolare
relativamente limitato, per
questo motivo
uninsufficienza atriale non
particolarmente dannosa
mentre uninsufficienza
ventricolare anche detta
insufficienza cardiaca non
permette al cuore di
mantenere unadeguata
gittata cardiaca.

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Valvole
Le corde tendinee ed i muscoli
papillari giocano un ruolo
importante nella normale
funzione delle valvole AV.
Quando un ventricolo si
riempie di sangue i muscoli
sono rilassati e le valvole
non offrono resistenza al
flusso di sangue dallatrio al
ventricolo.

Valvole
Quando il ventricolo inizia a
contrarsi, il sangue torna
verso latrio spingendo
insieme le cuspidi e chiude
la valvola, i muscoli papillari
e le corde tendinee si
tendono e trattengono le
cuspidi evitando che si
ribaltino nellatrio

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Valvole
Le valvole semilunari non
necessitano di questo freno
muscolare perch le pareti
arteriose non si
contraggono e le
reciproche posizioni delle
cuspidi sono stabili, quando
le valvole sono chiuse,
ognuna delle cuspidi,
simmetriche, sostiene le
altre.

Valvole
Tutte le valvole si aprono e si
chiudono passivamente.
Ovvero, si chiudono quando si
instaura un gradiente di
pressione tendente a spingere
il sangue a refluire indietro e
si aprono quando il gradiente
di pressione forza il sangue a
fluire in avanti.

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ECG
E la registrazione degli eventi
elettrici che si verificano nel
cuore.
Durante ogni ciclo cardiaco
attraverso gli atri si irradia
unonda di depolarizzazione
che raggiunge il nodo A-V,
viaggia lungo il setto fino
allapice e qui, invertita la
direzione, percorre il
miocardio ventricolare
dirigendosi verso la base.
Tale attivit elettrica pu
essere monitorata attraverso
la superficie corporea

ECG
Si riconoscono
- londa P che accompagna
la depolarizzazione degli
atri, che dura 0,15 sec.
Dopo 0,16 sec appare il
- complesso QRS come
manifestazione della
depolarizzazione
ventricolare. E pi
intenso perch la massa
muscolare ventricolare
pi grande

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ECG
- londa T corrisponde alla
fase di ripolarizzazione
ventricolare e coincide con
il momento in cui il
miocardio ventricolare
comincia a rilasciarsi.
- la ripolarizzazione atriale
non visibile perch,
avvenendo durante la
depolarizzazione
ventricolare, essa
mascherata dal complesso
QRS.

Curva della pressione aortica


Allapertura della valvola aortica,
lingresso di sangue nellarteria
determina lo stiramento delle
loro pareti e linnalzamento
della pressione nel sistema
arterioso.
Successivamente, alla fine della
sistole, quando il ventricolo ha
smesso di emettere sangue, le
distensione delle pareti
arteriose mantiene alta la
pressione sanguigna nelle
arterie, mentre la pressione
ventricolare cade

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Curva della pressione aortica


Questo gradiente di pressione
retrogrado fa chiudere la
valvola aortica, che, nella
curva della pressione
aortica si manifesta come
una incisura.
Questa determinata dal
flusso retrogrado del
sangue che si verifica per
un breve tempuscolo, prima
della chiusura della valvola
aortica

Curva della pressione aortica


Una volta chiusa la valvola, la
pressione aortica scende
lentamente per tutta la
durata della diastole
perch il sangue accumulato
nelle arterie elastiche
distese scorre
continuamente verso i vasi
periferici e le vene.

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Curva della pressione aortica


Nel momento in cui il ventricolo
sta per contrarsi di nuovo, la
pressione aortica sar scesa
fino a circa 80 mmHg
(pressione diastolica), valore
che circa due terzi della
pressione massima di 120
mmHg (pressione sistolica) che
si sviluppa nellaorta durante la
fase di espulsione ventricolare.
La curva della pressione
nellarteria polmonare simile
a quella aortica solo che le
pressioni raggiunte sono molto
pi basse

Curva del volume ventricolare


Durante la diastole, il
riempimento ventricolare
fa aumentare il volume di
ciascun ventricolo fino a
120-130 ml, ovvero
Volume Diastolico Finale

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Curva del volume ventricolare


Durante la sistole si ha
lespulsione da parte di
ognuno dei ventricoli di
circa 70 ml di sangue che
costituiscono la GITTATA
SISTOLICA.
Ci che rimane, circa 50-60 ml
per ogni ventricolo, il
Volume sistolico finale

Curva del volume ventricolare


Pertanto, il volume della gittata
sistolica:
- la quantit di sangue
pompata da ciascun ventricolo
per ogni battito cardiaco, e,
normalmente di 70 ml.
In determinate condizioni pu
diminuire fino a pochi ml per
battito, come pu aumentare
fino anche a 200 ml per
battito come nel caso di un
cuore eccezionalmente
ipertrofico (atleta).

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Curva del volume ventricolare


Quando il cuore si contrae
energicamente il volume
sistolico finale pu ridursi
fino a 10-30 ml. Daltra
parte, quando durante la
diastole, grandi quantit di
sangue fluiscono nei
ventricoli, il loro volume
diastolico finale pu salire
fino a 200-250 ml.

Curva del volume ventricolare


In tal modo, con laumento del
volume diastolico finale e la
diminuzione di quello
sistolico finale, la gittata
sistolica pu risultare pi
che raddoppiata.

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Dinamica cardiaca
Si occupa dei movimenti e
delle forze generate
durante le contrazioni
cardiache.
Ad ogni battito, i due
ventricoli espellono la
stessa quantit di sangue.
Il volume sistolico ,
appunto, la quantit di
sangue espulsa da un
ventricolo durante un
singolo battito.

GC
Questa quantit pu variare
da battito a battito per cui
ci si riferisce alla gittata
cardiaca, ovvero alla
quantit di sangue che il
cuore pompa ogni minuto, e
fornisce informazioni
sullefficienza ventricolare.
A riposo il cuore pompa 4-6
l/min.
Durante l'attivit muscolare
intensa la gittata pu salire
di 4-7 x

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GC
La gittata cardiaca pu essere
calcolata moltiplicando il volume
sistolico per la frequenza
cardiaca:
GC (ml/min) = VS (ml) x FC (bpm)
Al variare del volume sistolico
e/o della frequenza cardiaca,
varier la gittata cardiaca

Regolazione GC
La regolazione della funzione
cardiaca avviene
principalmente attraverso due
meccanismi:
la legge del cuore di FrankStarling, e
l'innervazione del SNA

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Legge di Frank-Starling
Legge del cuore di FRANKSTARLING
Entro limiti fisiologici, il cuore
pompa tutto il sangue che
giunge ad esso (RITORNO
VENOSO), evitando ogni
eccessivo ristagno di sangue
nelle vene. Ovvero, quanto pi
il cuore viene riempito
durante la diastole, tanto
maggiore sar la quantit di
sangue pompata nelle arterie
durante la sistole

Legge di Frank-Starling
Infatti, se durante la diastole le
fibre miocardiche vengono
stirate fino ad assumere una
lunghezza superiore, i filamenti
di actina e di miosina si portano
ad un grado di interdigitazione
ottimale e, durante la
contrazione si generer una
forza maggiore
In tal modo, il ventricolo,
aumentando la propria forza
propulsiva, automaticamente
pompa nelle arterie la quantit
extra di sangue ricevuta dalle
vene

TMFlorio

Legge di Frank-Starling
In aggiunta, la distensione
della parete dell'atrio dx
influenza direttamente la
frequenza cardiaca,
aumentandola del 10-20%.

Controllo della FC
La FC sotto stretto
controllo. Il ritmo cardiaco
fondamentale stabilito
dalle cellule pacemaker del
nodo SA, ma esso pu
essere modificato dal SNA.
Sia lorto che il
parasimpatico innervano il
cuore attraverso il plesso
cardiaco.
Entrambe le sezioni innervano
sia il nodo SA che quello AV
e le fibre muscolari

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Controllo della FC
L'innervazione SIMPATICA del
miocardio diretta a tutte le
parti del cuore con innervazione
prevalente sui ventricoli.
La stimolazione simpatica esalta
l'attivit cardiaca complessiva
aumentando:
la FREQUENZA,
la VELOCITA' di
CONDUZIONE,
l'ECCITABILITA' e
la FORZA di CONTRAZIONE
sia atriale che ventricolare

Controllo della FC
La liberazione di NA dai
terminali simpatici, infatti,
induce un aumento della
permeabilit di membrana
per gli ioni Na e per gli ioni
Ca
nel NODO S-A, dove il
potenziale di riposo meno
negativo, fa aumentare la
velocit con cui le fibre
raggiungono la soglia di
autoeccitazione

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Controllo della GC
nel NODO A-V facilita la
propagazione del
potenziale da una fibra
transizionale all'altra,
riduncendo cos il ritardo, e
nel MIOCARDIO, in
generale, l'aumento della
permeabilit agli ioni Ca, fa
aumentare la forza di
contrazione.
In tal modo si determina un
aumento della GC di 2-3X

Controllo GC
Al contrario, una inibizione
simpatica non provoca una
drastica caduta della gittata,
ma solo una moderata
diminuzione dell'attivit
cardiaca. Infatti: in condizioni
normali, il simpatico scarica
continuamente impulsi a bassa
frequenza sul cuore con
l'effetto di mantenere
l'attivit cardiaca su un livello
del 30% superiore a quello
che si avrebbe in assenza di
stimolazione simpatica.

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Controllo GC
Di conseguenza, se il simpatico
viene inibito, viene
semplicemente meno questa
attivit tonica basale, per
cui la frequenza e la forza
di contrazione cardiache
vengono meno ma solo in
misura del 30%.

Controllo GC
L'innervazione
PARASIMPATICA si
distribuisce prevalentemente
ai nodi S-A e A-V. Si attua
per mezzo del n.vago, le cui
terminazioni liberano ACh che:
nel NODO S-A, fa diminuire
la frequenza cardiaca, e
nel NODO A-V, fa diminuire
l'eccitabilit delle fibre
transizionali

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Controllo GC
Una forte stimolazione vagale
pu arrestare l'eccitazione
ritmica del cuore nel nodo SA,
o bloccare la trasmissione nel
nodo AV. In entrambi i casi
non giungono pi impulsi ai
ventricoli che smettono
momentaneamente di pulsare.
Dopo 4-10 sec, nella porzione
settale del fascio A-V insorge
un ritmo autonomo che imprime
la contrazione ventricolare sia
pure ad una frequenza di 1540 batt/min = FUGA DAL
VAGO

Controllo GC
Una forte stimolazione
parasimpatica, inoltre riduce la
forza di contrazione cardiaca ma
solo del 20-30%.
Le fibre vagali, infatti, si
distribuiscono prevalentemente
agli atri e poco ai ventricoli dove si
sviluppa la forza di contrazione
La diminuzione della frequenza,
associata alla diminuzione della
forza, provoca una riduzione
dell'attivit della pompa
ventricolare del 50%.
Infatti, sia la frequenza che la
forza influenzano la gittata
cardiaca.

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Controllo GC
Generalmente quanto pi
frequenti sono i battiti del
cuore, tanto maggiore la
quantit di sangue che esso
pompa per minuto.
Esistono delle limitazioni: per
esempio, quando la
frequenza cardiaca sale ad
un livello critico, diminuisce
la forza del cuore,
probabilmente a causa di un
eccessivo consumo dei
substrati metabolici.

Controllo GC
Peraltro, il periodo diastolico tra
una contrazione e laltra viene ad
essere cos ridotto che il sangue
non ha il tempo di affluire in
quantit adeguata dagli atri ai
ventricoli. Per questo il cuore
presenta la sua massima capacit
di pompare sangue ad una
frequenza pari a 150 battiti/min.
Se per la frequenza viene fatta
aumentare mediante
stimolazione del simpatico, la
capacit massima di pompaggio si
verifica a 200 battiti/min

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Controllo simpatico
Questa differenza dovuta al
fatto che la stimolazione
simpatica non solo esalta la
frequenza del cuore ma ne
incrementa anche la forza (ed
entrambi influenzano la
gittata cardiaca). I due atri
sono innervati da un grande
numero di fibre nervose, sia
simpatiche che
parasimpatiche, mentre nei
ventricoli ci sono quasi
esclusivamente fibre
simpatiche.

Controllo simpatico
Per questo lazione del sistema
nervoso autonomo sulla
forza cardiaca mediata
quasi esclusivamente dai
nervi simpatici.
Generalmente la stimolazione
del simpatico accresce la
forza della contrazione
muscolare, mentre quella
del parasimpatico la fa
diminuire.

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Controllo simpatico
Di norma le fibre nervose
simpatiche dirette al cuore vi
scaricano continuamente
impulsi a bassa frequenza,
sufficienti ad elevare la forza
di contrazione di un 30%
rispetto alla potenza che esso
avrebbe in assenza di tale
innervazione simpatica. Perci il
sistema nervoso pu deprimere
la forza della contrazione
ventricolare semplicemente
riducendo la frequenza degli
impulsi simpatici al cuore o
sospendendoli.

Controllo parasimpatico
Daltra parte, una stimolazione
massimale del simpatico pu
quasi raddoppiare la forza
della contrazione ventricolare.
La stimolazione massimale del
parasimpatico pu deprimere
la forza della contrazione
ventricolare solo del 10-30%,
per cui a differenza
dellinnervazione simpatica
quella parasimpatica
pressoch irrilevante.

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Controllo del volume sistolico


Quando il ventricolo si
contrae, esso non pompa
fuori tutto il sangue che
contiene. Allinizio del ciclo
cardiaco il ventricolo
sinistro contiene circa 130
ml di sangue, che
costituiscono il volume
telediastolico, VTD

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Controllo del volume sistolico


Quando la sistole ventricolare
termina il ventricolo
sinistro contiene ancora 50
ml di sangue circa, che
costituiscono il volume
telesistolico, VTS.
La differenza tra VTD e VTS
rappresenta il VS

Controllo del volume sistolico


Due fattori determinano il
VTD:
il tempo di riempimento, che
corrisponde alla durata della
diastole ventricolare, ed il
tempo durante il quale il
sangue pu fluire nei
ventricoli, e dipende dalla
frequenza cardiaca (maggiore
la frequenza minore il
tempo di riempimento), ed

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Controllo del volume sistolico


il ritorno venoso, che
corrisponde alla quantit di
sangue che entra nei
ventricoli nello stesso
periodo di tempo, varia in
risposta alle modificazioni
della gittata cardiaca, della
circolazione periferica e
dalla quantit di sangue che
scorre nelle vene cave

Controllo dellattivit cardiaca


Esistono due meccanismi
fondamentali per regolare
lattivit cardiaca:
lautoregolazione intrinseca, in
risposta alle modificazioni di
volume di sangue che affluisce
al cuore,
il controllo riflesso del cuore
da parte del sistema nervoso
autonomo.

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Ritorno venoso
Uno dei principali fattori che
regolano la quantit di sangue
pompata dal cuore ad ogni minuto
la quantit di sangue che dalle
vene affluisce al cuore, ossia il
ritorno venoso.
Ovvero, ogni tessuto periferico
dellorganismo controlla il
proprio flusso sanguigno e
qualunque sia la quantit di
sangue che scorre attraverso i
tessuti periferici, essa ritorna
lungo le vene allatrio destro.

F-S
Il cuore a sua volta pompa
automaticamente nelle
grosse arterie sistemiche
tutto questo sangue, che
cos ritorna di nuovo in
circolo. In tal modo accade
che il cuore si deve
adattare momento per
momento ad immissioni di
quantit largamene variabili
di sangue, che possono
andare dai 2-3 l/min, fino a
25 l/min (legge di F-S)

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Autoregolazione eterometrica
La propriet del cuore di
contrarsi con maggiore
forza quando la sua
muscolatura viene messa in
tensione anche detta:
autoregolazione
eterometrica del cuore.
Vi sono almeno altri due fattori
che intervengono per
esaltare lefficienza della
pompa cardiaca quando
aumenta il volume del cuore.

Stiramento atrio destro


Il primo rappresentato dallo stiramento delle pareti dellatrio
destro che provoca un aumento del 10-15% sulla frequenza
cardiaca, questo di per s fa aumentare la quantit di sangue
pompata al minuto.
Il secondo costituito da variazioni del metabolismo cardiaco
che si verificano quando le fibre miocardiche vengono
sottoposte a stiramento e che comporta anchesso un
ulteriore incremento della forza di contrazione.

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Autoregolazione omeometrica
Questo effetto si manifesta
in 30 sec e viene definito:
autoregolazione
omeometrica, perch si
attua senza unulteriore
stiramento delle fibre
miocardiche.

Regolazione intrinseca
Le modificazioni della gittata
cardiaca sono dovute anche
a fattori che interessano
direttamente il muscolo
cardiaco, come variazioni
delle concentrazioni ioniche
extracellulari, della
temperatura e del tempo di
riempimento e del ritorno
venoso, questa la
regolazione intrinseca.

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Regolazione intrinseca - K
Un eccesso di K nei liquidi
extracellulari determina una
notevole dilatazione del
miocardio, flaccidit e
diminuzione della frequenza.
Un eccesso molto forte pu
anche bloccare la conduzione
dellimpulso nel fascio AV. Ci
probabilmente perch
leccesso di K nel liquido
extracellulare determina una
riduzione del potenziale di
riposo della membrana
cellulare

Regolazione intrinseca - K
la diminuzione del potenziale
riduce lintensit del
potenziale stesso per cui la
contrazione cardiaca si fa
pi debole, dacch
dallampiezza del potenziale
dipende la forza della
contrazione.

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Regolazione intrinseca - Ca
Un eccesso di ioni Ca
determina effetti opposti a
quelli prodotti dalleccesso
degli ioni K, per cui il cuore
indotto a contrarsi
spasmodicamente. Ci per
lazione eccitatoria diretta
che gli ioni Ca esercitano
sul processo della
contrazione cardiaca. Una
deficienza di ioni Ca invece
provoca flaccidit del
miocardio.

Regolazione intrinseca - Na
Un eccesso di ioni Na deprime
la funzione cardiaca. Gli
ioni Na competono con
quelli Ca in alcuni punti del
processo di contrazione, in
modo che quanto pi alta
la concentrazione degli ioni
Na nei liquidi extracellulari
tanto minore lefficacia
degli ioni Ca nel provocare
la contrazione allarrivo
dellimpulso

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