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Filosofia del Linguaggio aa 2010/2011

1. La teoria ideazionale di J. Locke

[Cfr. W. Lycan, Filosofia del Linguaggio, cap. 5, pp. 92-97]

Una delle domande fondamentali della filosofia del linguaggio, forse la domanda fondamentale della filosofia del linguaggio, che cosa il significato. In questa e nella prossima dispensa prenderemo in considerazione due teorie, ovvero la teoria ideazionale di J. Locke e la teoria referenziale pura nella versione di W. Lycan, che rappresentano altrettanti tentativi di rispondere a tale domanda. La teoria i deazionale appartiene a quellinsieme di posizioni teoriche che vanno sotto il nome di mentalismo, il quale riconduce il significato delle espressioni linguistiche a enti e processi mentali. La teoria referenziale pura, invece, identifica il significato delle espressioni con oggetti, propriet e relazioni esistenti nel mondo esterno. Ora, da una parte, il mentalismo alla Locke o teoria ideazionale stato criticato e superato da tempo; dallaltra parte, la teoria referenziale pura cos come ce la presenta Lycan non sostenuta, di fatto, da nessuno: un esempio, semplice, di risposta alla domanda sul significato che Lycan usa nel suo manuale per avviare la discussione. A dispetto di ci, la scelta di partire da queste due teorie si giustifica sulla base del fatto che: a) sono entrambe teorie altamente intuitive: la maggior parte di noi risponderebbe alla domanda sul significato elaborando qualcosa come la teoria ideazionale, o la teoria referenziale pura; b) i problemi che, a dispetto delliniziale plausibilit intuitiva di tali teorie, sorgono in connessione ad esse non appena le si esamini un po pi a fondo sono rappresentativi del genere di problemi che la filosofia del linguaggio deve affrontare; c) semplificando un po, potremmo dire che le due teorie rappresentano i due poli opposti di risposta alla domanda sul significato entro cui la filosofia del linguaggio ancora oggi si muove.

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1. La teoria ideazionale: le otto tesi di Locke


Uno dei quattro libri del Saggio sullIntelligenza Umana di Locke dedicato al linguaggio. I punti fondamentali della concezione che Locke ha del linguaggio sono condensati nel brano seguente, tratto dal capitolo II del III libro del Saggio: Bench luomo abbia una grande variet di pensieri, e tali che da essi potrebbero trarre profitto e diletto altri come anche lui stesso, essi stanno tuttavia dentro il suo petto, invisibili e nascosti agli altri, n si potrebbe ottenere che di per se stessi apparissero. E poich non si potrebbero avere i piaceri e i vantaggi della societ senza comunicazione dei pensieri, fu necessario che luomo scoprisse qualche segno sensibile esterno, mediante il quale quelle idee invisibili, di cui son costruiti i suoi pensieri, potessero venir rese note ad altri. Nulla era pi adatto a tale scopo, sia per abbondanza sia per rapidit, di quei suoni articolati che in modo cos facile e vario luomo si trov ad essere capace di produrre. In tal modo possiamo concepire come le parole, che di natura loro erano cos adattate a quello scopo, venissero ad essere impiegate dagli uomini come segni delle loro idee: non per alcuna connessione naturale che vi sia tra particolari suoni articolati e certe idee, poich in tal caso non ci sarebbe tra gli uomini un solo linguaggio, ma per imposizione volontaria, mediante la quale una data parola viene assunta arbitrariamente a contrassegno di una tale idea. Perci, lo scopo delle parole di essere segni sensibili delle idee; e le idee per le quali esse stanno sono il loro significato proprio e immediato. Da questo brano possibile ricavare le otto tesi principali che Locke si impegna a sostenere riguardo al linguaggio. In primo luogo, Locke sembra pensare che il linguaggio sia una sorta di artefatto, la cui natura definita attraverso il tipo di compito che esso svolge, ovvero attraverso la sua funzione. Possiamo isolare questa prima tesi, che nel testo citato distribuita nelle righe 3-8, nel modo seguente: T1 La natura del linguaggio definita dalla sua funzione Locke chiaro su quale sia la funzione del linguaggio (vd. ad esempio riga 5): T2 La funzione del linguaggio quella di comunicare e anche su che cosa il linguaggio serva a comunicare (ad esempio, riga 5): T3 Quel che il linguaggio serve a comunicare il pensiero Quindi, per Locke, la natura del linguaggio da ricercarsi nella funzione che esso ha nella vita degli uomini: tale funzione quella di permettere la comunicazione, e pi in particolare la comunicazione dei propri pensieri. Per Locke, inoltre, senza comunicazione dei propri pensieri non ci pu essere 2

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societ alcuna; e senza societ (righe 4-5), non ci potrebbero essere per luomo tutti quei vantaggi e piaceri che la societ soltanto gli pu procurare (sicurezza, assistenza reciproca, progresso delle conoscenze, conforto ecc.). Si pu anche dire, quindi, che per Locke il bene ultimo che il linguaggio offre alluomo consentire la formazione della societ. La concezione funzionale del linguaggio alla base anche delle altre tesi che Locke sostiene; in particolare, alla base della concezione che Locke ha del significato delle parole. Tale concezione pu essere espressa cos: T4 Le parole significano le parti componenti di ci che il linguaggio serve a comunicare T4 ha bisogno di qualche commento supplementare, dovuto allintroduzione del termine significare; ma procediamo per un attimo dando per assunto che Locke accetterebbe T4 cos come labbiamo formulata. T4 ricavata da Locke dalla tesi successiva (assieme ad unulteriore premessa), la quinta: T5 Le parti componenti del pensiero sono le idee Che Locke sostenga T5 emerge chiaramente alle righe 6-7 del brano citato: [] quelle idee invisibili, di cui son costruiti i suoi pensieri []. Ma cosa sono le idee per Locke? In modo forse un po grossolano, ma adeguato ai nostri scopi, possiamo dire che le idee lockiane sono immagini mentali: lidea di cane sar, per Locke, un immagine mentale, cio una raffigurazione mentale, del cane. Ad esempio, possiamo pensare allidea di cane come allimmagine mentale di un cane prototipico: una raffigurazione mentale che deriva da una sorta di astrazione di tutte le mie esperienze sensibili di cane. Come dicevamo, Locke ricava T4 da T5. Il ragionamento che lo porta a concludere T4 sulla base di T5 sembra essere il seguente: se il linguaggio serve a comunicare i pensieri, allora le parole, che sono le parti componenti del linguaggio, significheranno le parti componenti dei pensieri, ovvero le idee. Tale ragionamento pu essere ricostruito pi esplicitamente come segue (ricordate che la linea che separa (3) da (4) segnala il passaggio dalle premesse alla conclusione):

(1) Le parti componenti del pensiero sono le idee (2) Le parti componenti del linguaggio sono le parole (3) Il linguaggio serve a comunicare il pensiero (4) Il significato delle parole sono le idee

[T5] [assunzione plausibile] [T3]

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Dalle premesse T5 e T3 unitamente allassunzione, plausibile, che il linguaggio sia composto da parole, Locke conclude che il significato delle parole sono le idee. E corretto tale ragionamento? Non sembra proprio. Infatti, che il pensiero sia composto da idee, che il linguaggio sia composto da parole e che il linguaggio serva a comunicare il pensiero non sembrano essere ragioni sufficienti a garantire che il significato delle parole siano le idee al massimo, ci che potremmo concludere dalle medesime premesse che le parole comunicano le idee. Si potrebbe sostenere a difesa della teoria lockiana - che tale difficolt nasca da un errata interpretazione del testo lockiano, argomentando che a) i termini che Locke usa per indicare il rapporto tra parole e idee sono to signify e signification: non affatto chiaro che tali termini abbiano il medesimo significato, rispettivamente, di significare e significato, che traducono, piuttosto, to mean e meaning; b) in ogni caso, Locke dice soltanto che le idee sono il significato proprio e immediato delle parole. C spazio, quindi, per una diversa interpretazione del pensiero di Locke, la seguente. In quanto immagini mentali, le idee sono immagini di: ad esempio, la mia idea di oro unimmagine delloro, mi rappresenta quel metallo, loro. Quindi, c un qualche senso in cui possiamo dire che la parola oro significa il metallo oro: - oro significa lidea delloro in modo proprio e immediato, cio in modo diretto; - oro significa il metallo oro in modo mediato, cio in modo indiretto. Sulla base di ci, potremmo anche dire, compiendo un ulteriore passo, che oro significa non lidea delloro, ma il metallo, loro: pi in particolare, potremmo dire che la parola oro significa il metallo oro, ma esprime, comunica lidea di oro. In realt, sembra difficile negare che Locke pensasse che le parole significhino (nel senso di to mean) le idee. Locke non dice soltanto che le parole significano (signify) le idee: dice che significare le idee ci per cui le parole sono state create (concezione funzionale del linguaggio). In ogni caso, anche se non si daccordo con questa linea interpretativa, e anche se Locke avesse sostenuto che le idee sono solo una parte (quella propria e immediata) del significato delle parole, o che le parole non significano, ma esprimono soltanto le idee, la teoria ideazionale ancora non sarebbe al riparo da quella che vedremo essere lobiezione fo ndamentale a cui essa va incontro (vd. Par. seguente). Concludiamo con le ultime tre tesi lockiane sul linguaggio. Quale che sia la corretta interpretazione del pensiero di Locke riguardo la natura delle idee, e la loro relazione con le parole, certo che egli pensava che (righe 2-4, 6-7): T6 Le idee di una persona non possono essere percepite da unaltra persona 4

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e che (righe 11-14): T7 La relazione tra le parole e le idee che significano arbitraria Non c, cio, alcun accesso diretto e immediato ai pensieri di unaltra persona (T6). E non c, per Locke, alcuna connessione naturale tra parole e idee (T7): che una certa parola significhi una certa idea e non unaltra un fatto arbitrario. Infine, Locke sembra enfatizzare laspetto puramente fisico delle parole: queste ultime sono suoni articolati, segni sensibili (delle idee); unitamente a T7, ci porta a concludere che per Locke: T8 Le parole non sono intrinsecamente dotate di significato In altri termini, sembra che per Locke le parole siano individuate semplicemente sulla base delle loro propriet fisiche (in particolare, acustiche).

2. Lobiezione fondamentale alla teoria ideazionale


Lobiezione fondamentale che possibile muovere alla teoria ideazionale di Locke la seguente. La visione che Locke ha del linguaggio sembra rendere impossibile proprio ci a cui il linguaggio serve, ovvero la comunicazione. La comunicazione richiede che vi sia comprensione tra un parlante e il suo interlocutore: linterlocutore deve comprendere ci che il pa rlante dice. A sua volta, ci richiede che linterlocutore conosca il significato delle parole e degli enunciati proferiti dal parlante. E questo, nella teoria ideazionale, risulta essere impossibile. Vediamo perch. Una larga parte del problema rappresentata dalla concezione lockiana delle idee. Se le idee sono i significati delle parole, e se le idee sono immagini mentali, allora possibile che io attribuisca alla medesima parola un significato diverso da quello che le attribuiscono Mario, Luca, Lucia, Napoleone Se le idee sono immagini mentali, infatti, ognuno di noi avr la propria: ad esempio, lidea, cio limmagine mentale che Mario ha del cane sar diversa da quella che ha Luca, e queste a loro volta potranno essere diverse da quelle di Lucia, ecc. Ma se le idee sono anche il significato delle parole, allora la teoria ideazionale costretta ad ammettere che, proseguendo col medesimo esempio, la parola cane avr per Mario un significato diverso da quello che essa ha per Luca, Lucia, Napoleone ecc: ciascuno di noi, cio, attribuisce un significato diverso alla medesima parola. Tenendo a mente ci, il ragionamento alla base dellobiezione pu essere esplicitato in questo modo:

(1) Per Locke, sapere ci che un parlante vuole dire equivale a sapere quali idee le sue 5

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parole significano, ovvero quali immagini mentali corrispondano, nella sua testa, alle sue parole; (2) Per, per T8, le parole non sono intrinsecamente dotate di significato (non c alcun modo naturale di inferire, dal mero suono articolato, il significato che gli corrisponde, cos come faremmo ad esempio nel caso della presenza di fumo, da cui naturalmente inferiremmo la presenza di fuoco); (3) Daltra parte, per T6, le idee non possono essere percepite; (4) Quindi, lunico modo in cui possiamo sapere quali idee le parole del parlante significano, conoscere qualcosa della relazione tra le parole e le idee nella testa del parlante: ci deve essere cio un modo sistematico ed affidabile attraverso cui inferire, dal fatto che un parlante proferisce una certa parola, il fatto che una certa idea (una certa immagine mentale) sia presente nella sua testa; (5) Ma, per T7, la relazione tra le parole e le idee che esse significano arbitraria: quindi, non c alcun modo di inferire la presenza di una certa idea n ella testa del parlante dal solo fatto che egli ha pronunciato una certa parola; (6) Ma allora, non sapremo mai cosa significano le parole del parlante (non abbiamo un modo sistematico di compiere lassociazione parola proferita - idea nella testa del parlante);______________________________________________________ (7) Ma se cos, la comunicazione risulta impossibile.

Qualcuno potrebbe anche voler accettare la conclusione che la comunicazione, o almeno una comunicazione autentica, sia impossibile. Non un lockiano, per: se il linguaggio definito nei termini della sua funzione, e tale funzione quella di comunicare, accettare che la comunicazione sia impossibile equivarrebbe a cercare di spiegare cos il linguaggio nei termini del lavoro che il linguaggio fa, anche se si pensa che per il linguaggio impossibile fare quel lavoro, il che assurdo. Di fatto, che la comunicazione sia impossibile una conclusione difficile da accettare per chiunque. Basta chiedersi, infatti: perch, quando vogliamo dire qualcosa, usiamo proprio certe parole e non altre? E ancora: come conosciamo il significato di quelle parole? La risposta immediata alla prima domanda che noi conosciamo il significato delle parole che usiamo, e che il loro significato appropriato a ci che vogliamo dire; la risposta, altrettanto immediata, alla seconda domanda che conosciamo il significato di quelle parole perch labbiamo appreso dai nostri genitori, e dalle altre persone che appartengono alla nostra stessa comunit linguistica. Tali 6

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domande e risposte, per, gi contengono implicita lassunzione che sia possibile per una persona conoscere il significato delle parole che unaltra persona usa (e che, quindi, sia possibile la comunicazione autentica). Ancora, qualcuno potrebbe insistere nel voler sostenere che anche se la comunicazione , di fatto, possibile, rimane comunque una certa dimensione di incomunicabilit. Potrebbe dire: daccordo, in qualche modo noi tutti conosciamo il significato delle parole che gli altri usano, e quindi, in qualche modo, comunichiamo; rimane per vero che c qualcosa, del significato delle parole che io uso, che nessun altro pu conoscere: nessuno pu conoscere, ad esempio, tutte quelle particolari associazioni mentali tra le parole che uso e le mie idee, sensazioni, sentimenti. Quindi, c comunque una dimensione del significato che non pubblicamente accessibile. La risposta che si pu dare a questultimo ragionamento molto simile ad una delle argomentazioni che, come vedremo, Frege produrr contro il mentalismo. Eccola, passaggio per passaggio:

(1) Assumiamo, come vuole il nostro obiettore, che sia vero che vi sia qualcosa di incomunicabile, ovvero le nostre personali associazioni mentali parola idee, sentimenti ecc. (2) Assumiamo, come vuole il nostro obiettore, che la comunicazione sia di fatto possibile: nel parlare scegliamo certe parole e non altre perch quelle hanno il significato appropriato a ci che vogliamo dire, impariamo il significato delle parole che usiamo dalla comunit in cui viviamo ecc. _________________________________________ (3) Ma allora, e questo tutto ci che possiamo concludere da (1) e (2), la comunicazione e il significato linguistico non hanno nulla a che fare con le nostre particolari associazioni mentali.

Quel che possiamo concludere, cio, che il significato di una parola indipendente dalle particolari idee, sensazioni e sentimenti che ciascun parlante associa alle parole che usa. Rimane il fatto che, partendo dalle premesse (cio dalle otto tesi) della teoria ideazionale, ci che dobbiamo concludere che la comunicazione impossibile. Dato che tale conclusione inaccettabile, ci deve essere qualcosa che non va nelle premesse di partenza, ovvero, in sostanza, qualcosa di sbagliato nella teoria ideazionale.

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3. Tentativi di salvataggio della teoria ideazionale


Al fine di rendere possibile la comunicazione allinterno di una cornice teorica quale quella di Locke, al fine cio di evitare lobiezione fondamentale alla teoria ideazionale, si potrebbe tentare di apportare qualche correzione alle tesi 1-8. Vediamo allora qualche esempio di revisione possibile delle tesi lockiane.

Primo tentativo. Potremmo cambiare la T6, la tesi secondo cui le idee non possono essere percepite. Ma per Locke le idee sono immagini mentali: dovremmo trovare allora un modo per sostenere che una persona pu percepire le immagini mentali di unaltra, il che sembra improponibile.

Secondo tentativo. Potremmo cambiare la T5, la tesi secondo cui le parti componenti del pensiero sono le idee, in questo modo: T5* Le parti componenti del pensiero sono i concetti dove per concetti intendiamo entit non puramente psicologiche. In tal senso, il concetto di cane non il modo particolare in cui io penso, o mi rappresento, i cani. E qualcosa di pubblicamen te accessibile. Come vedremo, Frege andr proprio in questa direzione nel mettere a punto la nozione di Senso. Allinterno di una teoria come quella di Locke, per, questa operazione equivarrebbe ad uno stravolgimento: per Locke sono le idee a comporre i pensieri, e le idee sono immagini mentali, possesso privato di ciascun individuo. Terzo tentativo. E la soluzione pi radicale, quella che ci porta a ribaltare la teoria ideazionale in direzione di una teoria referenziale pura. Potremmo pensare, infatti, di cambiare la T3, la tesi secondo cui ci che il linguaggio serve a comunicare il pensiero, con la tesi T3* Ci che il linguaggio serve a comunicare sono i fatti dove fatto si riferisce al sussistere di stati di cose nel mondo. Che io ora indossi un a maglia verde un fatto; che la capitale dellItalia sia Roma un altro fatto, e cos via. Prima di procedere oltre, fermiamoci un attimo a riflettere sul tipo di cambiamento che ladottare T3* al posto di T3 apporterebbe alla nostra visione del lingua ggio. T3 una tesi che deriva da quella che potremmo chiamare una concezione individualistica del linguaggio: ogni 8

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uomo un individuo autonomo in mezzo ad altri individui autonomi; ogni uomo per laltro uomo un potenziale rivale, un potenziale aiuto, u n potenziale oggetto daffezione. In tale scenario, lo scopo fondamentale della comunicazione quello di scoprire, decifrare cosa gli altri individui pensino: solo in questo modo, infatti, possiamo anticipare le azioni dei nostri rivali, pianificare azioni con i nostri compagni, scoprire come stanno le cose per le persone a cui teniamo. Ma unaltra concezione del linguaggio possibile: secondo una concezione che potremmo chiamare collaborativa del linguaggio, scopo della comunicazione non scoprire cosa gli altri pensino, ma informarli su come stanno le cose nel mondo. T3* segnala proprio questo cambiamento di prospettiva da una concezione individualistica ad una collaborativa del linguaggio. Come accennato sopra, un tale cambiamento sarebbe radicale; lorientamento del linguaggio a cambiare radicalmente. Locke ha una concezione individualistica del linguaggio: il significato delle parole (idee, ovvero immagini mentali) non ricevuto da una comunit linguistica, ma assegnato da ciascuno per proprio conto. Ciascun essere umano creatore del linguaggio, e lo scopo della comunicazione diviene quello di scoprire cosa gli altri pensino. Il linguaggio riguarda ci che sta nella mente delle persone . Se adottiamo T3*, invece, ci volgiamo ad una concezione collaborativa del linguaggio: il significato delle parole (che, come vedremo meglio sotto, saranno fatti e oggetti del mondo) sar qualcosa che riceviamo dalla comunit linguistica, qualcosa di indipendente dalle nostre immagini o associazioni mentali. Ciascun essere umano non pi creatore, ma utente del linguaggio, e lo scopo della comunicazione diviene quello di informare gli altri su cosa accade nel mondo. Il linguaggio riguarda cose e fatti del mondo. Se noi accettiamo tale visione collaborativa del linguaggio, allora, possiamo cambiare T3 con T3*. Come potremmo sviluppare tale teoria? Della teoria ideazionale potremmo ancora accettare T4, la tesi secondo cui le parole significano le parti componenti di ci che il linguaggio serve a comunicare, ma ovviamente dovremmo modificare T5, la tesi per cui le componenti del pensiero sono le idee (non abbiamo pi a che fare col pensiero). Si potrebbe cambiare T5 con T5** Le parti componenti dei fatti sono oggetti e propriet E infatti plausibile pensare che i fatti siano entit composte da oggetti e propriet: ad esempio, il fatto che io ora indossi una maglia verde un fatto composto da due oggetti (me stessa, la maglia), una propriet (lessere verde della maglia), e una relazione, x indossa y (le relazion i sono tipi di propriet). Da T4 e T5** seguir allora che le parole significano oggetti e propriet: ad esempio, oro significher non la nostra immagine mentale delloro, ma la sostanza oro; Socrate significher non la nostra immagine mentale di Socrate, ma Socrate stesso, quel Socrate; 9

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simpatico significher non la nostra immagine mentale della simpatia, ma una propriet, la propriet di essere simpatico. E chiaro che se accettassimo di rivedere la teoria lockiana nella direzione appena indicata quel che staremmo facendo sarebbe in realt rifiutare la teoria ideazionale, e costruirne una completamente diversa. In effetti, nelle sue linee principali quella che abbiamo descritto una teoria di tipo referenziale, a cui ci dedicheremo pi in dettaglio nella prossima dispensa.

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