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LOCKE 1.

L'empirismo inglese e il suo fondatore Locke considerato il fondatore del cosiddetto empirismo inglese, ossia di quella corrente della filosofia moderna che si sviluppa a cavallo tra Seicento e Settecento e che in parte si inscrive gi nell'atmosfera illuministica. L'empirismo si innesta sulla tradizione del pensiero inglese e rappresenta un punto di incontro di essa con il cartesianesimo e con la rivoluzione scientifica. L'empirismo caratterizzato dalla teoria della ragione come un insieme di poteri limitati dall'esperienza, intesa, quest'ultima: come fonte e origine del processo conoscitivo; come criterio di verit o strumento di certificazione delle tesi dell'intelletto. Mentre il primo aspetto riconnette l'empirismo a tutta la tradizione anti-innatistica della filosofia occidentale, il secondo aspetto, carattere pi originale e decisivo dell'empirismo moderno, viene fatto valere in tutta la sua forza e coerenza solo da Hume. Il richiamo costante all'esperienza fa s che l'empirismo, in antitesi al razionalismo, tenda ad assumere un atteggiamento limitativo o critico nei confronti delle possibilit conoscitive dell'uomo e a seguire un indirizzo anti-metafisico che respinge fuori dalla filosofia e da ogni ricerca legittima i problemi riguardanti realt che non sono accessibili agli strumenti mentali di cui l'uomo dispone. Dall'empirismo inglese, a cominciare da Locke, scaturisce quel concetto della filosofia come analisi del mondo umano, nei suoi vari campi, che sar proprio dell'Illuminismo. La filosofia di Locke , da un lato, la giustificazione dei procedimenti scientifici che avevano permesso a Newton le sue scoperte. Dall'altro lato rappresenta la rielaborazione originale dei nuovi ideali politici e religiosi scaturiti dalla Rivoluzione inglese. Nato il 29 agosto 1632 a Wrington, John Locke studi all'Universit di Oxford dove insegn nel 1658 quando consegu il grado di maestro delle arti. La maggiore influenza fu esercitata su di lui dalle opere di Cartesio, ma anche da Hobbes e Gassendi. Nel 1666 cominci a occuparsi di studi naturali e a studiare medicina. Dai 35 anni inizi a partecipare alla vita politica e nel 1683, caduto in sospetto, si rec in volontario esilio in Olanda dove prese parte attiva ai preparativi della spedizione di Guglielmo d'Orange del 1689. Tornato in Inghilterra nel 1689 divenne il rappresentante intellettuale e il difensore filosofico del nuovo regime liberale, e cominci il periodo pi intenso della sua attivit letteraria. Nel 1689 usciva anonima la sua Epistola sulla tolleranza. Anche anonimi uscivano nel 1690 i Due trattati sul governo. Nel 169 comparve finalmente il Saggio sull'intelletto umano, che ebbe subito un successo grandissimo. Negli anni seguenti attese ad altre opere filosofiche. Fin dal 1691 Locke aveva accettato l'ospitalit di Sir Francis Masham nel castello di Oates, dove fu circondato dalle amorose cure di Lady Masham e dove si spense il 28 ottobre del 1704. 2. Ragione ed esperienza Per Locke la ragione non , come dice Cartesio, unica o uguale in tutti gli uomini perch essi ne partecipano in misura diversa. Non infallibile perch spesso le idee di cui dispone sono in numero troppo limitato. Inoltre la ragione non si pu ricavare da s idee e principi: deve ricavarli dall'esperienza che ha sempre limiti e condizioni. Debole e imperfetta, la ragione l'unica guida efficace di cui l'uomo dispone e tutta l'opera di Locke diretta a estendere il campo della sua azione a tutto ci che interessa l'uomo, quindi alla morale, alla politica e alla religione. L'idea del Saggio sull'intelletto umano, nacque dal bisogno di affrontare problemi non strettamente filosofici. In una riunione tra alcuni amici si discuteva di argomenti estranei all'oggetto dell'opera, incontrando difficolt senza trovare una soluzione ai dubbi. Venne allora in mente a Locke che, prima di incamminarsi verso indagini di quella natura, era necessario esaminare le capacit proprie dell'uomo e vedere quali oggetti il suo intelletto fosse o non fosse capace di considerare. Da allora nata la prima indagine critica della filosofia moderna, diretta a stabilire le possibilit umane con il riconoscimento Contu Alessio IV F Liceo Scientifico G. Brotzu

dei limiti che sono propri dell'uomo, i quali sono tali perch propri della sua ragione poich essa deve fare i conti con l'esperienza, che le fornisce il materiale che essa adopera. Le idee semplici sono gli elementi di ogni sapere umano. La ragione pu combinare e ordinare questo materiale a suo modo, formando idee complesse e ragionamenti, pur sempre controllata dall'esperienza, altrimenti le sue costruzioni sono arbitrarie o fantastiche. La ragione controllata dall'esperienza impedisce all'uomo di trattare problemi al si l delle sue capacit e consente all'uomo di intendere i fondamenti della morale e della politica, nonch l'essenza della religione. 3. Le idee semplici e la passivit della mente Locke desume da Cartesio il punto di partenza della sua indagine: l'oggetto della nostra conoscenza l'idea. Per Locke le idee derivano esclusivamente dall'esperienza e distingue le idee di sensazione, quelle che derivano dal senso esterno e quindi dalla realt esterna (le cose naturali) perci tutte le qualit che attribuiamo alle cose, dalle idee di riflessione, quelle che derivano dal senso interno e quindi dalla realt interna (lo spirito) perci tutte le idee che si riferiscono a operazioni del nostro spirito. Avere un'idea significa percepirla, cio esserne cosciente, giacch, per l'idea, esiste significa essere pensata. Le idee innate dovrebbero esistere in tutti gli uomini, quindi anche nei bambini, negli idioti e nei selvaggi; ma poich da queste persone non sono pensate, esse non esistono in loro, perci non possono considerarsi innate. Si dice che i bambini giungono alla coscienza di esse nell'et della ragione; quando per si giunge anche a conoscenze che non sono ritenute innate: nulla vieta che si possa giungere anche a quelle che si ritengono tali. Locke adduce come esempio di principio innato il principio di non-contraddizione. Se tutta la nostra conoscenza risulta di idee e se le idee derivano dall'esperienza, l'analisi della nostra capacit conoscitiva dovr in primo luogo fornire una classificazione di tutte le idee che l'esperienza ci fornisce, ossia le idee semplici, le idee complesse sono prodotte dal nostro spirito mediante la riunione di varie idee semplici, dalla cui riunione, tipica dell'intelletto, ne deriva la conoscenza umana. Ma neppure l'intelletto pi potente pu inventare o creare un'idea semplice nuova, cio non derivante dall'esperienza, o distruggere qualcuna di quelle che l'esperienza fornisce. Per ci che riguarda le idee di sensazione, Locke distingue la sensazione stessa dalla qualit della cosa che la produce in noi. Non ogni idea o sensazione la copia o immagine di una qualit oggettiva. Locke riprende la distinzione tra qualit oggettive e soggettive chiamando qualit primarie quelle oggettive, qualit secondarie le altre. 4. L'attivit della mente e le idee Nel ricevere le idee semplici lo spirito puramente passivo: diventa attivo nel riunire e organizzare in vario modo le idee semplici, il ch pu dar luogo a idee complesse che si dividono: modi: idee non considerate sussistenti di per s, ma solo come manifestazioni di una sostanza (es.: triangolo); sostanze: idee che vengono considerate come esistenti di per s (es.: uomo); relazioni: idee che scaturiscono dal mettere a confronto pi idee, istituendo tra esse un rapporto. Delle idee complesse Locke considera le forme principali. Nella sua analisi critica dell'idea di sostanza, considerando che varie idee semplici sono unite tra loro, la nostra mente portata a considerarle come un'unica idea semplice; e poich non arriva a immaginare come un'idea semplice possa sussistere di per s, si abitua a supporre un qualche substratum che ne sia la base. Locke afferma il carattere arbitrario di questo sostrato in quanto esso supera la testimonianza dell'esperienza. Ci vale sia per la sostanza corporea, sia per la sostanza spirituale: la prima il substrato sconosciuto delle qualit sensibili, la seconda il substrato altrettanto sconosciuto delle operazioni dello spirito. L'attivit dello spirito si manifesta anche nel porre o nel riconoscere le relazioni. L'intelletto non si limita mai alla considerazione di una cosa nel suo isolamento, ma procede sempre al di l di essa per riconoscere i rapporti in cui essa sta con le altre, dei quali i fondamentali sono quelle di causa ed Contu Alessio IV F Liceo Scientifico G. Brotzu

effetto, e di identit e diversit; e a proposito di queste ultime, Locke affronta il problema dell'identit della persona, identit che scorge nella coscienza che accompagna gli stati o i pensieri che si succedono nel senso interno. L'uomo non solo percepisce, ma percepisce di percepire: a tutte le sue sensazioni e percezioni si accompagna la coscienza che il suo io a sentirle o a percepirle. Questa coscienza fa in modo che le varie sensazioni o percezioni costituiscano un unico io, ed perci il fondamento dell'unit della persona. L'attivit dello spirito si manifesta nella formazione di idee generali, le quali non indicano alcuna realt, ma soni soltanto segni di un gruppo di cose particolari, tra le quali possibile riconoscere una certa somiglianza. Alle idee generali non corrisponde quindi una realt generale, ma soltanto un certo rapporto di somiglianza tra le cose particolari. Non c' una realt universale uomo; il nome, l'idea generale di uomo sono segni di quegli esseri ai quali, dati i loro comuni caratteri, noi appunto riferiamo il termine uomo. 5. La conoscenza e le sue forme L'esperienza fornisce il materiale della conoscenza, ma non la conoscenza stessa, la quale ha a che fare con le idee, ma non si riduce alle idee perch consiste nella percezione di un accordo o di un disaccordo delle idee tra di loro. La conoscenza intuitiva quando l'accordo o il disaccordo tra due idee visto immediatamente senza l'intervento di altre idee (es.: il bianco non nero). Questa la conoscenza pi chiara e pi certa che l'uomo possa raggiungere ed quindi il fondamento della certezza e dell'evidenza di ogni altra conoscenza. dimostrativa quando l'accoro o il disaccordo tra due idee non percepito immediatamente ma viene reso evidente mediante l'uso di idee intermedie che si chiamano prove. Tale conoscenza consiste in una catena di conoscenze intuitive, ma, specie nelle lunghe dimostrazioni, quando le prove sono molto numerose, l'errore diventa possibile, perci la conoscenza dimostrativa assai meno sicura di quella intuitiva. Inoltre vi la conoscenza delle cose esistenti al di fuori delle idee. Poich lo spirito non ha da fare se non con idee e poich la conoscenza consiste nel percepire l'accordo o il disaccordo tra le idee risulta strano poter giungere a conoscere una realt diversa dalle idee. certo che la conoscenza vera solo se c' una conformit tra le idee e le cose reali. Inoltre ci sono tre ordini di realt: l'io, del quale abbiamo la conoscenza dell'esistenza tramite l'intuizione. Per l'esistenza dell'io Locke richiama il procedimento cartesiano: io penso, ragiono, dubito e con ci intuisco la mia esistenza; Dio, di cui conosco l'esistenza mediante la dimostrazione. Per l'esistenza di Dio, Locke rielabora la prova causale della tradizione: il nulla non pu produrre nulla; se qualcosa c', vuol dire che stata prodotta da un'altra cosa, e non potendosi risalire all'infinito, si deve ammettere un essere esterno che ha prodotto ogni cosa, che Dio. le cose, di cui conosciamo l'esistenza attraverso la sensazione. Si tratta di una sensazione attuale: non c' alcun rapporto necessario tra l'idea e la cosa a cui essa si riferisce: l'idea potrebbe esserci anche se non ci fosse la cosa. Ma il fatto che noi riceviamo attualmente l'idea dall'esterno ci fa conoscere che qualcosa esiste in questo momento fuori di noi e produce in non l'idea. Non ammissibile che le nostre facolt ci ingannino a tal punto; una fiducia nelle nostre facolt indispensabile, non potendo conoscere tali facolt se non adoperandole. La certezza che la sensazione attuale ci d dell'esistenza delle cose esterne, pur non essendo assoluta, sufficiente per tutti gli scopi umani, e per Locke confermata da ragioni supplementari: le idee vengono a mancarci quando ci manca l'organo di senso adeguato; le idee sono prodotte nel nostro spirito senza che noi le possiamo evitare; molte idee sono prodotte in noi con piacere o con dolore, quando sono solo ricordate non sono pi accompagnate da piacere o da dolore; i sensi si fanno testimonianza reciproca: il tatto e la vista confermano l'esistenza di una cosa. Tuttavia, quando l'oggetto non pi testimoniato dai sensi, la certezza della sua esistenza sparisce ed sostituita da una semplice probabilit. Perci Locke ammette il dominio della conoscenza probabile, ossia quella nella quale si afferma la verit o la falsit di una proposizione, non gi per la sua evidenza (che manca), ma per la sua conformit con l'esperienza o con la testimonianza di altri Contu Alessio IV F Liceo Scientifico G. Brotzu

uomini (o per analogia). La conoscenza certa e quella probabile costituiscono il dominio della ragione. Dalla ragione si distingue la fede, che fondata soltanto sulla rivelazione. La ragione rimane tuttavia il criterio della fede, perci la fede non pu n turbare n negare la ragione. 6. La politica IL DIRITTO NATURALE Sulla morale sappiamo dal Saggio che egli affermava il carattere razionale o dimostrativo dell'etica, poich non si pu proporre alcuna regola morale di cui non si debba dar ragione; che la ragione di tali regole la loro utilit per la conservazione della societ e per la felicit pubblica; che, pertanto, nella disparit delle regole morali occorrerebbe isolare e raccomandare quelle che si rivelano veramente efficienti a questo scopo. Nel dominio del pensiero politico e religioso Locke ci ha lasciato contributi fondamentali. L'Epistola sulla tolleranza, i Due trattati sul governo, la Ragionevolezza del cristianesimo, fanno di Locke uno dei primi e pi efficaci difensori delle libert dei cittadini, della tolleranza religiosa e della libert delle Chiese: ideali che a lui appaiono teoremi, dimostrati e dimostrabili a opera della ragione finita. Il primo dei Due trattati destinato a confutare le tesi contenute nel Patriarca o la potenza naturale dei Re di Filmer, secondo cui il potere dei re deriva da Adamo al quale furono conferiti da Dio l'autorit su tutti i suoi discendenti e il dominio del mondo. Il secondo dei Due trattati afferma l'esistenza di una legge di natura che la ragione stessa in quanto ha per oggetto i rapporti tra gli uomini. Locke connette tale legge di reciprocit con quella dell'uguaglianza originaria degli uomini, ritenendo che questa regola limiti il diritto naturale di ciascuno con il pari diritto degli altri. Questa legge di natura vale per tutti gli uomini in quanto uomini, e nello stato di natura la sola legge valida, sicch la libert degli uomini in questo stato consiste nel non sottostare ad alcuna volont o autorit altrui ma nel rispettare soltanto la norma naturale. Neanche in questo stato, quindi, la libert consiste per ciascuno nel vivere come gli piace. Il diritto naturale dell'uomo limitato alla propria persona ed quindi diritto alla vita, alla libert e alla propriet in quanto prodotta dal proprio lavoro. Tale diritto implica anche quello di punire l'offensore e di essere l'esecutore della legge di natura; ma non implica l'uso di una forza assoluta o arbitraria, ma solo quella reazione che la ragione indica come proporzionata alla trasgressione. STATO E LIBERT Lo stato di natura non necessariamente uno stato di guerra, ma pu diventarlo quando una o pi persone ricorrono alla forza per ottenere ci che la norma naturale vieterebbe, cio un controllo sulla libert, sulla vita e sui beni degli altri. Per evitare questo stato di guerra, gli uomini si pongono in societ e abbandonano lo stato di natura: perch un potere cui si possa fare appello per ottenere soccorso esclude la permanenza indefinita nello stato di guerra. La costituzione di un potere civile non toglie agli uomini i diritti di cui godevano nello stato di natura, tranne quello di farsi giustizia da s. Se la libert naturale consiste per l'uomo nell'essere limitato solo dalla legge di natura (la ragione), la libert dell'uomo nella societ consiste nel non sottostare ad altro potere legislativo che a quello stabilito per consenso. Ossia il consenso dei cittadini da cui si origina il potere civile fa di questo potere un potere scelto dai cittadini e quindi un atto e una garanzia di libert dei cittadini. La legge di natura esclude che il contratto che d origine a una comunit civile formi un potere assoluto o illimitato. L'uomo, che non possiede alcun potere sulla propria vita, non pu, con un contratto, rendersi schiavo di un altro e porre se stesso sotto un potere assoluto che disponga della vita di lui come gli piace. Soltanto il consenso di coloro che partecipano a una comunit stabilisce il diritto di questa comunit sui suoi membri, ma questo consenso, essendo un atto di libert, diretto a mantenere o garantire questa libert stessa e non pu convalidare l'assoggettamento dell'uomo all'incostante, incerta e arbitraria volont di un altro uomo. 7. Tolleranza e religione Contu Alessio IV F Liceo Scientifico G. Brotzu

L'Epistola sulla tolleranza uno dei pi solidi monumenti elevati alla libert di coscienza, con argomenti a favore della libert religiosa e del non intervento dello Stato in materia religiosa, e fu il solo scritto nel quale egli espresse le proprie convinzioni mature e definitive. Locke mette a confronto lo Stato e la Chiesa, individuando nel concetto di tolleranza il punto d'incontro tra i compiti e gli interessi delle due istituzioni. Lo Stato per Locke una societ di uomini costituita per conservare e promuovere soltanto i beni civili. Questo compito dello Stato stabilisce i limiti della sua sovranit, dai quali esclusa la salvezza dell'anima. L'unico strumento di cui il magistrato civile dispone la costrizione, la quale incapace di condurre alla salvezza, perch nessuno pu essere salvato suo malgrado. La salvezza dipende dalla fede e la fede non pu essere indotta negli animi con la forza. Dall'altro lato, n i cittadini n la Chiesa possono chiedere l'intervento del magistrato in materia religiosa. Come societ libera e volontaria, la Chiesa non fa nulla n pu far nulla che concerna la propriet dei beni civili o terreni, n pu far ricorso alla forza per alcun motivo. La forza, anche se esercitata dalla Chiesa, inutile e dannosa allo scopo di promuovere la salvezza. Certamente la Chiesa ha il diritto di espellere coloro le cui credenze ritiene incompatibili con i propri principi. Ma la scomunica non deve trasformarsi in una diminuzione dei diritti civili del condannato. Dall'altro lato Locke non intende negare o sminuire il valore della religione, riducendolo alla pura fede nel senso in cui la fede si contrappone alla ragione. Gli scrittori libertini mostravano la tendenza a confinare nel dominio della fede le credenze ripugnanti o assurde per la ragione. Locke afferma e difende tuttavia la possibilit del carattere razionale della religione e riconosce nel cristianesimo una religione razionale. La Ragionevolezza del cristianesimo intesa a scorgere nel cristianesimo quel nucleo essenziale e spoglio di superstizioni che lo rende accettabile dalla ragione e ne fa l'alleato migliore della ragione stessa per ci che riguarda la vita morale del genere umano.

Contu Alessio IV F

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