Sei sulla pagina 1di 27

L'illuminazione ed errori simili (Karl Renz)

http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/vedanta/renz.htm

in quiete
Il Sito di Gianfranco Bertagni
Home Page Cerca nel Sito Iscrizione Newsletter SU DI ME Vita Pubblicazioni Corsi, seminari, conferenze Meditazione DISCIPLINE Prossimi eventii Filosofia antica Mistica Sufismo Taoismo Vedanta Buddhismo Zen Filosofia Comparata Musica / Mistica Filosofia Critica Meditazione Alchimia Psich AUTORI Mircea Eliade Raimon Panikkar S.Weil e C.Campo Ren Gunon, ecc. Elmire Zolla G.I.Gurdjieff Jiddu Krishnamurti Rudolf Steiner Pier Cesare Bori Silvano Agosti Alcuni maestri
LA MIA GUIDA SUPEREVA

"La conoscenza di Dio non si pu ottenere cercandola; tuttavia solo coloro che la cercano la trovano" (Bayazid al-Bistami)

Email

Aggiungi ai Preferiti

Stampa questa pagina

L'illuminazione ed errori simili (Karl Renz)

Karl Renz nacque nel 1953 in una famiglia di contadini nelle montagne attorno al fiume Weser in Germania. Ebbe una formazione agricola e poi artistica. Dal 1980 vive come musicista e pittore a Berlino e nelle isole Canarie. Alla fine degli anni 70 ebbe unesperienza di morte e la realizzazione dellimmortalit. In questo stato di coscienza seguirono poi anni di dolorose emicranie e di altri mutamenti nel fisico. "Leterno presente" si manifest in ogni sua cellula o strato della sua coscienza e lassenza di tempo divenne realt. Cos ne parla:"Una luce purissima inizi a sgorgare dalla parte posteriore della testa riempiendo tutto il campo della mia percezione. Nellassoluta accettazione di quello che era, il tempo si ferm. Solo rimase lassoluta certezza che quello che sono veramente prima del tempo." Karl Renz tiene i suoi "talks" o dialoghi in numerose citt dellEuropa, in America del Nord e del sud, in Australia, India e Israele. (Testi in inglese, tedesco e francese su www.karlrenz.com ) Di seguito alcuni capitoli di: LIlluminazione ed errori simili - Il libro di Karl Unica versione in italiano, traduzione di Isabella di Soragna isabellads@freesurf.ch Come ci riesce costui? No grazie. Mai piu Karl Renz! Dopo venti minuti questo mi era perfettamente chiaro. A quel tempo Christian Salvesen ed io facevamo visita a parecchi maestri di satsang per il nostro libro "Arrivano gli illuminati". Proprio alla fine del giro ci proposero Karl Renz. Dovevamo includerlo nel libro perch aveva avuto lesperienza del risveglio. Era penetrato in qualcosa che per noi era ancora impenetrabile. E poi aveva un pubblico fedele in varie citt. Che luomo non valesse gran che, a mio avviso, era chiaro. Parlava troppo. Non era silenzioso. Non prendeva il tempo di immergere a

1 di 27

09/03/13 12.23

L'illuminazione ed errori simili (Karl Renz)

http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/vedanta/renz.htm

lungo il suo sguardo negli occhi di un astante. Non creava alcuna atmosfera spirituale. Era l seduto come un conferenziere qualunque, senza fiori, senza candela, senza il ritratto di un saggio maestro, insomma senza il minimo segno di spiritualit. Avevo assistito a ben altri satsang! Maestri con unaura. Quelli che stanno allinizio a lungo con gli occhi chiusi, finch il silenzio si allarga in ogni angolo della sala. Maestri che vedono nel profondo dellanima del richiedente. Quasi santi, che rilasciano una parola quasi fosse una prelibatezza. Attorniati da musica, fiori, incenso ed icone di grandi maestri. Niente di tutto questo con Karl Renz. Nessuna veglia. Nessuna atmosfera. Nulla di meditativo. Peggio ancora, era perfino anti-meditativo! Avevo meditato per ventanni, ogni mattina ed ogni sera. Questa, mi disse Karl in poche parole,(kurzerhand) era una pratica assolutamente inutile! Un colpo di cancellino e via! Ogni cammino un errore, ogni sforzo senza scopo, ogni ricerca un caso senza speranza. Cos diceva lui. Gli altri astanti, verosimilmente una sorta di pubblico abbonato, rideva di cuore. Io invece, fui felice quando il dialogo si concluse. Ma poi mi senti "high", proprio subito dopo esser sceso in strada, mentre mincamminavo verso casa. Poi nel mio appartamento. E ancora il giorno dopo. Era come se durante il colloquio mi avessero propinato una droga proibita di felicit! Uniniezione di scacciapensieri. O una medicina rilassante. Incredibile. Doveva essere accaduto qualcosa al di fuori della chiacchierata. Per assicurarmene sono tornato. E ancora. E da allora non perdo nessun colloquio se egli viene nei paraggi. Certo, parla sempre un po troppo per me. Due ore alla volta, interrotte solo dalle domande degli uditori. Alla fine egli sembra fresco come una rosa e ha laria di voler continuare. Gli uditori invece sono sfiniti. Sfiniti perch tutto quello che pensavano o proponevano era gettato al vento. Ogni argomento sollevato scartato. (aushebeln) Karl Renz non d valore a nulla. Nessun sapere spirituale. Nessuna frase dorata di spiritualit. Nessuna conoscenza che provenga da profonde esperienze. Niente. Alla fine del colloquio non rimane pi niente. Niente resta, di quanto un bravuomo abbia potuto pensare o credere prima. Assolutamente nulla. E questo deprimente. Ma quanto ci si sente leggeri! Occasionalmente si vedono persone cadere in stato di shock, poi alla fine ne escono per non ritornare mai pi. Succede anche che in pieno dibattito, uno spettatore dallaspetto irato ma silenzioso o in aperta protesta lasci la sala. La maggior parte per sembra divertirsi un mondo tanto quanto pi a lungo procede il colloquio. Si scatenano delle risa contagiose come allasilo. Allinizio questo mi dava ai nervi. Se io mi preparo una domanda seria, mi spingo ad esprimerla e gli altri si sbudellano dalle risa, reagisco e mi irrito. Ed ancora adesso mi disturbano le buffonerie se ho la sensazione di non aver

2 di 27

09/03/13 12.23

L'illuminazione ed errori simili (Karl Renz)

http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/vedanta/renz.htm

capito il perch del ridicolo. Eppure proprio cos. Poich la vera storiella nei dialoghi di Karl Renz : colui che si sente imbarazzato sparisce. Colui che pu reagire ed irritarsi non c pi. Naturalmente lo spettatore ancora l seduto allo stesso posto. Per non lo si pu pi disturbare. Tutto quello che egli credeva di dover difendere si eclissato. Quello che la persona sembra o crede di fare, la cosiddetta identit, volteggia e se ne va durante le conversazioni. Dunque tutta la rete di credenze, esperienze, immagini di s. Sembrava complessa, ora semplicemente si scioglie. Le rappresentazioni di come deve essere il mondo, io stesso o gli altri, spariscono. Quello che avrebbe dovuto accadere per sentirmi felice, ma certo, che qualcosa comunque avrebbe dovuto succedere per soddisfarmi, perde significato. Alla fine resta quello che si suole nominare "presenza", una gaia chiarezza che non ha bisogno di nulla. Suona bene! Ma come ci riesce costui? Lui sosterr che non fa assolutamente niente. E in un senso vero. Il maestro che ha riconosciuto la sua "vera natura", che ha anche osservato di essere lo schermo e non il film che vi si proietta, che egli il cielo e non le nuvole che vi si rincorrono, che sa anche che egli silenzio - quello non fa nulla. Non vuole niente, non ha intenti, egli soltanto l. Ma la sua presenza produce qualcosa verosimilmente. Egli assorbe in s linquietudine. Qui valgono le parole di Paul Brunton su Ramana Maharshi: "Egli un vuoto in cui i pensieri degli altri cadono". Basta cos. Non serve pi nientaltro. Ma con Karl Renz c dellaltro. Questo spiega perch lo invitano in tanti paesi. Per questo si riempie la sala quando arriva in gennaio a Tiruvannamalai, la Mecca dellAdvaita. Li corrono americani, israeliani, australiani, inglesi e tedeschi e anche qualche indiano. E senza preoccuparsi troppo, nel suo inglese semplificato riesce a tener banco, come forse faceva da ragazzo quando stava nella rustica taverna dei suoi genitori contadini: un attore, una miniera di motti di spirito, un comico. Un comico, soprattutto con le parole ed il loro senso profondo. Egli le torce, le strappa, gioca a bandiera con esse, scopre un doppio e terzo senso ed arriva - a volte ne il primo a meravigliarsi - ad un significato che illumina. E il clown dellilluminazione. Se poi aggiungiamo che l sotto si nasconde un Socrate, questo d alla sua arte buffonesca un che di magico. Come il saggio filosofo greco, egli porta i coraggiosi ascoltatori che gli pongono domande fino all"Aporia". Questo lamichevole appellativo filosofico per denominare la strada senza uscita. Socrate dimostrava a chiunque credesse di sapere qualcosa, come in realt non sapesse nulla. Questo succede anche con Karl Renz. Chiunque si sieda ai suoi "talks" crede allinizio di sapere qualcosa, crede per lo meno di aver capito un pochino o di aver fatto qualche progresso nel sentiero dellilluminazione. Con spirito e senza mai cedere di una virgola, egli

3 di 27

09/03/13 12.23

L'illuminazione ed errori simili (Karl Renz)

http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/vedanta/renz.htm

macina e sbriciola qualsiasi concetto al riguardo. Qualunque domanda un astante ponga e in qualunque controversia egli si trovi, quelluomo un videogioco che vince sempre. Alla fine linterrogante - e la persona che la pensava come lui - cede, quasi alleggerito. Ma la vittoria delluno e la sconfitta dellaltro sono la stessa cosa. L ci si ritrova. Ecco la sensazione di leggerezza. Consiste nella constatazione liberatoria che la mente stessa a porsi dei problemi e che poi si affanna a tentare di risolverli. E che la verit, lessenza, il S si trova "prima" della mente. Allora la mente potr pur continuare a girare in tondo come nella ruota del porcellino dIndia, il S non se ne preoccupa. Che questo S sia indiviso, che sia lo stesso nella persona dellascoltatore come nella persona del maestro, lo conferma Karl: "Parlo solo a me stesso". In inglese nomina i suoi interventi "Self talks" ossia "dialoghi del S" o "il S parla". E naturalmente il S ascolta anche. Infatti le differenze che si fanno sono solo differenze nel pensiero. Questa lessenza del pensiero indiano Advaita ("a-dualistico", "non-dualistico") al quale si ricollega Karl Renz: la separazione solo unillusione, mantenuta solo dalla mente. Non appena i pensieri si riposano, ecco sparire la separazione. Sparisce anche il desiderio di volere qualcosa. La paura sparisce. "Gli altri sono linferno" diceva Jean Paul Sartre. Karl Renz fa una variante:"Finch credi che vi siano altri, vivi in inferno." Inferno forse unesagerazione. Lo stress basta gi. Ma se c qualcosa che annulla questinferno, che pone fine allo stress, allora sono proprio questi dialoghi. Dialoghi con un insegnante che sa che linferno non esiste, che non esiste separazione. Naturalmente soprattutto la presenza vivente di un insegnante a rigenerarci. Ma anche la sua presenza sulla carta stampata ha i suoi vantaggi. Prima di tutto non ci sono quelle pause quasi vuote che avvengono in ogni talk: l abbiamo accorciato. In secondo luogo non dobbiamo sederci su dure sedie o perseverare scomodi accoccolati per terra. Terzo, possiamo interrompere quando vogliamo il fiume di parole di questo commediante e riprenderlo a tempo debito. E non necessario pagare ogni volta 10 euro per lentrata! Il carosello Benvenuti! Benvenuti al mercato annuale! Come posso vedere sei gi entrato nel carosello! Guidi alla grande! Hai unauto coup elegante. Hai un acceleratore e un freno, ma soprattutto un volante. Con questo puoi prendere ottime curve e cos stai facendo. Strano per che lauto giri sempre in tondo. Ti dirigi verso destra poi a sinistra, freni, acceleri, ma in fondo vai sempre in una sola direzione. E cos che guida il tuo Io. Il cosiddetto ego. Si dirige verso destra, verso sinistra e non mai troppo contento del risultato."Adesso guardo come fanno gli altri" pensa. "Come guidano loro? Quello l in fondo come si mette in fila? Quello l si butta pi deciso nella

4 di 27

09/03/13 12.23

L'illuminazione ed errori simili (Karl Renz)

http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/vedanta/renz.htm

curva..." Allora anche tu lo imiti. E la corsa continua. Ogni tanto tutto il carosello si ferma. Una pausa breve. I tibetani lo chiamano "Bardo". Allora ti scegli un'altra vettura. "Stavolta prendo il cavallo perch ho voglia di cavalcare". Sei furbo. Oppure veramente saggio: prendi solo il piccolo monopattino perch, dopo tanti giri faticosi, ora sei pieno di modestia ed umilt. Certo, il tuo Io dopo tanti giri di manovella maturato un sacco. E se per caso ti trovi a seguire la stessa direzione del carosello puoi dire trionfante: "Guarda come sono stato bravo! Adesso ho capito lantifona!" Adesso hai capito come funziona tutto il gioco."Guardate, ora ho tutto sotto controllo!" Sei in armonia con il cosmo, in sintonia con la creazione. Un Io in simile accordo prende esattamente la direzione del carosello. "Guardate come dirigo bene il mio veicolo! Tutto il carosello si muove perch lo dirigo io talmente bene! Ma guardate, gu-ar-date!" Quando hai fatto abbastanza pratica e sei abile in quellarte puoi anche dire agli altri come devono guidare:"Su, fate cos come faccio io"! Orai sei un autista completamente sveglio. Un paio di persone entusiaste dicono:"Andiamogli dietro!" Tanto vale prendere un mezzo di trasporto pi capiente:"Salite tutti sul mio autobus e sedetevi dietro di me! Io sono in sintonia con il carosello!" Allora diventi un guru. Se vuoi agire ancora meglio in silenzio, puoi assumerti anche altri compiti, puoi anche prendere lauto dei pompieri o lambulanza. Oppure segui solo lambulanza per sicurezza. Lunica cosa importante che tu mantenga la vigilanza. Che al momento giusto tu acceleri e freni al momento giusto. E soprattutto che tu guidi con grande destrezza. Questo aiuta tutti gli altri. In tal modo riesci non solo a mantenere la tua vettura perfettamente in strada, ma porti con te sulla via lintero carosello! Se soltanto tutti guidassero come te! Hai tutto in pugno. Finch una volta per caso, lasci andare il volante. Ma no!? Adesso s che ti meravigli. Ma guarda, sa dirigersi anche da solo! Questattrezzo si muove anche da s. Il S guida. Non hai bisogno di sforzarti. Puoi rilassarti e godertela. Comunque finisce sempre direttamente nella felicit.

LIlluminazione ed errori simili - Il libro di Karl Renz 1. Che cosa ci porta qui dopo tutto? Perch ti siedi l davanti? Domanda: Che cosa stabilisce che tu sieda qui davanti e io qui dietro? Karl: Quello che ti ha seduto l, quello che mi ha fatto sedere qui. Ma che cosa sia, non lo so. Non un agente. Non ha direzione. E lassenza di volont che si mostra senza volont in due aspetti

5 di 27

09/03/13 12.23

L'illuminazione ed errori simili (Karl Renz)

http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/vedanta/renz.htm

diversi. D.: Allora potremmo fare a cambio. K.: Naturalmente. Anche questo farebbe parte della sceneggiatura. La coscienza assume tutti questi ruoli: mondo, spazio, tempo. Ogni figura che qui siede recitata dalla coscienza. Quello che qui parla quello che qui ascolta. Tutta coscienza, nessuna separazione. D.:Tutta un uguale coscienza. K.: Non uguale, ma la stessa. Qui non c nulla di separato. D.: Ma qui la coscienza assume il ruolo di un illuminato. K.: No, una tazza che recita. Qui non c un illuminato. E altrove nemmeno. Una tazza non potr mai illuminarsi. E solo una forma. Io sono come una tazza e altrettanto impotente riguardo allilluminazione come tutti quelli che sono seduti qui. Siamo senza possibilit daiuto. D.: Allora promette di essere una serata divertente. Non si spiega niente qui? K.: No. Non hai dunque bisogno di sforzarti. Non c nulla da prendere con te, niente da portare via. Se noti che ti stai sforzando, significa che vuoi portarti via qualcosa. Vuoi depurare invano, come un impianto di depurazione surriscaldato che tenta di filtrare ci che gi assolutamente pulito. D.: Ma proibito aspettarsi qualcosa come un aiuto per il quotidiano? K.: Assolutamente no. E sai qual laiuto in assoluto? Il riconoscere che non esiste il quotidiano. Solo leterno ora. Quello che sei. Qui non viene niente e non se ne va niente. D.: Con questo non posso farci niente. K.: Non ne hai bisogno. Non puoi. Perch tutto viene fatto con te. Attraverso di te e con te. Tu sei la sorgente e quello che sorge da essa. Tu sei quello. Che cosa c ancora qui di quotidiano? Tutto leterno ora della tua assoluta esistenza. D.: Assoluto, totale, niente e adesso. Ci sono tuttavia anche conoscenze pi piccole che danno un po di respiro! K.: Lo spazio ampio che si crea pu anche restringersi. Chi riceve aiuto nuovamente senza aiuto. Quello che pu svegliarsi pu anche riaddormentarsi. Dovresti continuamente occupartene. Ma tu non hai bisogno di preoccupartene. Non la Realt. Quello che la Realt non conosce n andare n venire. Non sottomesso al tempo. Per questo tu non devi fare nulla. Sii quello che sei, prima di quello che o non . D.: Lo far senzaltro. Una descrizione davvero mirabilmente utile! K.: Non era una descrizione. E tu non puoi farci niente. D.: Appunto quello che volevo dire. K.: E solo un indicazione di qualcosa che non si lascia descrivere. Si descrive da s in tutto e in niente. Non fa differenza dove punto il dito, indico comunque e sempre me stesso. Sempre quello che . Non mi sbaglio mai. Posso solo indicare me stesso. Non c direzione in

6 di 27

09/03/13 12.23

L'illuminazione ed errori simili (Karl Renz)

http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/vedanta/renz.htm

cui il S non sia. D.: Anchio sono forse il S? K.: Certo. Per cui puoi sederti ora qui davanti. Cosa succede qui in fondo? D.:Qui succede qualcosa tuttavia. Qualcosa viene distribuito con le parole o senza parole. Qualcosa si attacca e rimane. K.: Per un po sparisce il panzer difensore. Il filtro delle tue rappresentazioni. Questa solo lignoranza. La nudit da qualunque definizione, quello che sei. Si riconosce da s. In essa non pu sussistere alcunidea. Esse vibrano con le parole. Esse spengono le tue rappresentazioni almeno per un po, finch ritornano. E dopo qualche tempo pu succedere che tu riconosca le idee per quello che sono, idee. D.: E questo riconoscerlo serve a qualcosa? K.: No, se rimane colui che riconosce. D.: Certo. Chi lo riconosce sono io - sono io che vorrei che servisse a qualcosa. K:. Contro questo non c nulla da fare. Chi lo riconosce cade gi solo quando deve cadere. Lo si chiama grazia. Chi lo riconosce cade con un piccolo Ah! nel rendersi conto che non mai successo niente a colui che veramente. D.: Mai successo niente - ma nudit non significa anche essere vulnerabili? K.: Si. Non c pi il panzer difensore. Conoscersi significa completa vulnerabilit. Essere indifesi. Tutto quello che affiora nella tua percezione, lo senti. Non puoi pi dire di no. A niente. Sei completamente quello che osservi. Sei totalmente quello che c nella tua percezione. Non c separazione tra il percipiente ed il percepito. D.: Mi sembra qualcosa di travolgente. K.: Molti che lo sperimentano e che non sanno cosa significhi, finiscono in manicomio. Non c pi filtro chiamato Io. Tutte le informazioni del mondo esterno arrivano senza filtri, come un fiume in piena. E qui ne parliamo in caso dovesse succedere. Perch nessuno possa flippare. D.: O perch almeno posiamo sapere la ragione del nostro flippare. K.: Posso solo indicare quanto sia stupido difendersi da questo. Nel panzer difensore del pensiero Io c il concetto che esista qualcosaltro che te. Che ci sia qualcuno a cui possa succedere qualcosa. Ma tu sei quello che non ha secondo. E tutto quello che ti tocca, tutto quello che sperimenti sei tu stesso. Questa conoscenza di s. D.:Ed solo il panzer difensore che lo impedisce? K.: Non posso togliertelo. Allora significherebbe che c qualcosa di sbagliato in te. Ma non c nulla di sbagliato ad avere un panzer finch c. Un giorno o laltro cade da s. Al pi tardi alla morte. Anche adesso potrebbe cadere. Allora vedresti che non puoi pi

7 di 27

09/03/13 12.23

L'illuminazione ed errori simili (Karl Renz)

http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/vedanta/renz.htm

difenderti. D.: A volte lo vedo. K.: Per esempio quando ti innamori. Non puoi decidere se innamorarti o non innamorarti. Semplicemente succede. Sei senza difese. Il sentimento dellinnamoramento totale e quello di essere indifeso il tuo stato naturale. D.: Questo per uno stato che posso sperimentare chiaramente. K.: E se cos deve essere, potrai sperimentarlo non in modo relativo ma assoluto. Questo significa che non c pi nessuno che sperimenta uno stato. Nessuno potrebbe sopportarlo. Questo sentimento che tutto affluisce in te - nellesperienza e nel tuo mondo emozionale - non sopportabile per un Io. Per il S completamente naturale. D.: Sembra faticoso. K.: Quando la grazia affiora, si verifica il vuoto nel quale non pu pi sussistere la persona. Con la consapevolezza, affiora il fuoco dellinferno nel quale il piccolo Io non pu esistere. D.: Hai detto fuoco dellinferno? K.: Puoi chiamarla grazia o fuoco dellinferno. Nessuno pu impedirlo n affrettarlo. La grazia un mistero e agisce in una sfera mistica. In- condizionabile, incontrollabile. D.: Tuttavia nel satsang la Presenza pu farla sorgere vero? K.: Oppure no. La Presenza non una condizione. Satsang non una condizione. Non ci sono condizioni. C sempre la possibilit. D.: Mi accorgo solo che da quando vengo pi spesso al satsang ho problemi di sonno. K.: Altri mi considerano un sonnifero. Ma se cos devessere, che grazie allinsonnia tu possa sapere chi sei - e tu sei la stessa insonnia - allora cos succeder. Quello che sei non dorme e non veglia. Il sonno e la veglia appaiono solo come stati. Ma quello che sei non consoce il sonno. "Awareness" in inglese veglia. Una veglia che non dorme mai e che esiste anche nel sonno profondo. Veglia insonnia se cos devessere e questa la tua strada, fantastico! D.: Ma mi viene il mal di testa... K.: Perch dovresti cavartela meglio di me? Cinque anni di emicrania, sempre uno sprofondare in quel tuono di luce e solo raramente uscirne. Quando lenergia si scatena pu succedere. D.: Pare molto seducente. K.: Insonnia, scariche elettriche, la testa una campana che suona forte, immagini da circo equestre, dolori come tempeste. La coscienza pura energia e si sveglia in ogni cellula, nella testa ed in tutto il corpo. Questo il fuoco dellinferno, Il mondo del pensiero spazzato via, il corpo nel tritacarne. Tutto deve sparire. Lassoluta intelligenza si sveglia in te e lenergia non pu sonnecchiare. A causa delle apparizioni di luce lhanno chiamata illuminazione. Materia ed antimateria si fondono e poi sono percepibili. Ci sono reazioni nucleari come sul sole. Tu sei un reattore nucleare!

8 di 27

09/03/13 12.23

L'illuminazione ed errori simili (Karl Renz)

http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/vedanta/renz.htm

D.: Prima ero contro la forza atomica. K.: E adesso puoi star tranquillo perch sai cosa significano questi sintomi. Sono solo effetti secondari. La pace ed il silenzio sono sempre presenti. Il silenzio la sorgente. D.: Allora posso semplicemente stare in silenzio? K.: Pi sei silenzioso pi il mondo fenomenale si energizza. D.:Non puoi sfuggire. K.: Non al tuo proprio reattore. D.:Hai detto che non ha guscio protettore? K.: Quando succede, non ha pi nessuno che lo gestisce. Vorrei ottenere lilluminazione D.: Anche se sembra antiquato, vorrei ottenere lilluminazione. K.: Allora posso solo augurarti buona fortuna. D.: Cosa vuol dire questo? Questo desiderio una stupidaggine? K.: No, non una stupidaggine, solo un po di magia immaginativa. D.: Penso sia qualcosa di pi. K.: Illuminazione e non -illuminazione sono idee. Lilluminazione in fondo un concetto nellinfinita sfilza di concetti di evoluzione personale o di ricerca ella felicit. D.: E cosa c di sbagliato? K.: Einutile. Poich per nessuno mai esistita la necessit dilluminazione. D.: Ho qualche dubbio su questo. K.: Chi vuole lilluminazione? D.: Come ti ho detto: io. K.: Allora lIo che vuole luccicare. D.: Naturalmente. E forse proibito? K.: Dal punto di vista della sicurezza elettrica, senza dubbio. D.: Come, scusa? K.: Nutro un dubbio atroce che un Io possa sopportare questa energia. Questenergia che porta a far luce. In questassoluta energia dellessere brucia lIo. Scoppia. E i resti evaporano. Se simmettono diecimila volt in una lampadina, come se la cava la lampadina? D.: Ha un orgasmo. K.: Che essa non nota neppure. D.:Questo vuol dire forse che sono una lampadina debole? K.: Cosa vuoi dire con `Io? D.: La mia personalit. Me. Quello che sta seduto davanti a te. Quello che sono. K.: Quello che sei non ha bisogno di illuminazione. Non mai stato oscurato. D.: Bene, allora lasciamo largomento illuminazione. Chiamiamolo risveglio. K.: Non ha bisogno nemmeno del risveglio. Perch quello che tu sei non ha mai dormito. Non conosce n sonno n veglia. La veglia ed il sonno emergono in esso. Non esiste nemmeno un dormiente n un risvegliato. Nessuno illuminato o qualcuno che ha bisogno

9 di 27

09/03/13 12.23

L'illuminazione ed errori simili (Karl Renz)

http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/vedanta/renz.htm

dellilluminazione. Sono solo idee. Esse emergono e poi spariscono in quello che tu sei. D.:Ma per poterlo vedere o per lo meno comprendere, dovrei sperimentare una sorta di risveglio. K.: Non te. Non lIo. Nel momento che tu sei quello che sei, la lampadina non ha pi posto. E bruciata, evaporata, sparita. Come se non fosse mai esistita. E questo lo scherzo: essa non mai esistita effettivamente. Poich dove c quello che , non esiste altro che quello che . D.: Quello dove...quello... quello che... insomma dove rimango Io? K.: Tu sei bruciato, evaporato, sparito. In apparenza. In realt non ceri mai stato prima. E non ci sarai mai in futuro. D.: LIo deve dunque sparire? K.: Come pu sparire ci che non mai esistito? D.: Ma ci sono pure io qui. Eccomi qui seduto. La domanda tuttal pi: per quanto tempo? (suona un cellulare) K.: Rispondi pure. Il tuo elettricista sapr se deve fornire la corrente. Nessuno pu essere illuminato D.: Una volta che si illuminati, c rischio di perdere questo stato? K.: Continuamente. D.: Non succede invece una volta per tutte? K.: No. Finch c un illuminato, egli esce di nuovo da quello stato. Devessere invece quellAha! che realizzi che il S, lEssere gi da sempre realizzato. E questo riconoscere non accade a nessuna persona. Il S non ha bisogno di nessuna entit fenomenica che realizzi quello che sia lEssere. D.: No, il S non ne ha bisogno. Ma io ho bisogno della realizzazione. O del risveglio. K.: Non ne hai bisogno. Non potrai mai esistere come illuminato. E non sei mai esistito come non-illuminato. Lascia perdere il programma Illuminazione o Risveglio. D.: Non si tratta invece di esserne per lo meno una volta sfiorati? K.: Chi o cosa dovrebbe esserne sfiorato? Che cosa si dovrebbe cambiare per questo? Tutto quello che ti tocca, poi sparisce. Ogni esperienza di contatto fuggevole. D.: Ma come maestro... K.: Sono totalmente privo daiuto. Sono la stessa impossibilit daiuto. Non posso far diventare qualcuno quello che lui gi da tanto tempo. D.: Allora aiutami ad essere quello che sono. K.: Tutto quello che potrei tentare, renderebbe in te fissa lidea che non sei gi quello che sei. D.: Ma non puoi almeno tentarlo lo stesso? K.: Non c in fondo nessuno qui che possa essere migliorato. D.: Credo proprio che nessuno potrebbe mai migliorarti. Ma io... K.: Anche tu non puoi essere migliorato.

10 di 27

09/03/13 12.23

L'illuminazione ed errori simili (Karl Renz)

http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/vedanta/renz.htm

Il mio Io vuole sparire D.:Perch sono nato? K.: Perch no? Il S perfettamente daccordo che tu sia. Come sei. Perfetto. Non ha bisogno di un senso. La domanda del senso si pone solo con lidea dellIo. D.: Bene, ma io la pongo questa domanda. K.: LIo un concetto. Ha bisogno di conferme. Pone una domanda che sar soddisfatta da una risposta e che possa portare una soluzione. Per subito dopo ne emerge unaltra. In fondo sempre la stessa domanda: perch ci sono? L si aggancia lIo. Per poter avere lautorizzazione ad esistere. Deve mostrare che ha diritto di vita. Ha sempre bisogno di prove. Deve costantemente provare a se stesso che esiste. Per cui ha sempre una nuova domanda. Per questo, nessuna risposta potr bastare. Per questo non ha affatto importanza se la domanda ottiene una risposta o meno. C una sola risposta alla domanda "Perch?" ed : perch no? D.: Lio non ha dunque nessun valore? K.: Che abbia valore o non ne abbia, esso d la prova di se stesso anche nel mostrarsi inferiore. Io povero piccolo essere! Limportante che possa credere alla sua esistenza. Se emerge come prova il senso dinferiorit, allora volentieri si mostra anche povero, piccolo e inferiore. LIo conosce tutti i trucchi del mondo per mantenersi in vita. E un misirizzi? Puoi schiacciarlo gi mille volte, si rialza sempre. Anche quando steso persiste ancora. Lillusione dellIo che continuamente emerge in una domanda, imbattibile. D.: La vita deve essere bella se questa domanda risolta una volta per tutte! K.: Credi che il S abbia bisogno di assenza di domande per essere pi felice? Oppure altrettanto felice nella domanda come nellassenza di domanda? Se solo non andasse via questo o quello, se potessi liberarmi di questaltro - sono tutte idee dellIo. Il S non pu essere disturbato. Non ha bisogno di esser liberato. Ma un bel giorno lidea dellIo si percepisce come un disturbo e allora cerca di eliminare tutti i disturbi compreso s stessa. D.: Certo, cos mi succede. K.: LIo ti inganna con la falsa promessa che dovr sparire. D.: Proprio cos. K.: Ma proprio perch lo credi, pu tranquillamente continuare a vivere indisturbato. Sei in una trama di follia D.: Sono qui perch non vorrei rinascere unaltra volta. K.: E proprio perch non vorresti rinascere, succeder. D.: Come, scusa? K.: Il desiderio di evitare qualcosa, sempre un ordine che debba succedere. D.: Allora dimmi come posso liberarmi da questo desiderio. K.: Affatto. Non puoi liberartene.

11 di 27

09/03/13 12.23

L'illuminazione ed errori simili (Karl Renz)

http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/vedanta/renz.htm

D.: Oppure come ne possa venir fuori. K.: Non ne esci. Ma a quello devi abbandonarti: al fatto che non te ne liberi e che tu non ne esca. Questa conoscenza di s. La conoscenza di s la comprensione dellimpossibilit di una via duscita. Spingi allindietro lo schienale e goditelo. Non ci sar nessun altro che lo goda. D.: Se potessi godermi la vita non sarei qui. K.: Tu sei qui, perch non hai scelta. Perch non puoi fare nientaltro. Tu sei la libert che non ha scelta in che modo si manifesti. Se avesse una scelta non sarebbe libert. Godi questassenza di scelta, questimpossibilit di cambiare la tua esistenza. Questo godimento: che non puoi affatto cambiare nulla di quello che sei. D.: Per me piuttosto il contrario del godimento. K.: Posso solo dirti: quello che sei, gode ogni momento ed il contrario di ogni momento. Gode completamente. E quello che pensa che non pu godersela, fa parte del godimento. D.: Il fatto che io faccia parte del godimento non mi porta nulla. Voglio essere colui che gode. K.: Quello che sei, gode anche del non-godimento. D.:E una trama complicata che sa di follia. K.: Hai ragione. E una vera trama. D.: Grazie. K.: Ma il ragno che la tesse sei tu. Tu tessi questa rete di pensieri cosmici e di forme. E poi viene un attimo in cui pensi: "Cosa significa questa tela? E chi tesse in fondo qui dentro? Credo proprio che sono io!?" Cos . Al momento del tuo risveglio cominciata la trama. Tu sei la sorgente di questinfinita rete di guerre e di paci, di tutta la rete della creazione, tu sei il tessitore dogni pensiero o forma. Nellimmediato riconoscere che tu lo sei, tutta la rete si ritrae. E quando la rete ritornata ad essere completamente quello che sei, allora non esiste pi n mondo n tela. D.: Ti aspetti che io segua? K.: Affatto. Non sono seduto qui perch tu capisca. D.: Invece? K.: Sono seduto qui affinch colui che pensa di poter capire, sparisca nellincomprensione. D.: Prima di sparire vorrei trovare un paio di soluzioni a problemi concreti. K.: Non trovo soluzioni. Al contrario, creo nodi. D.: Si, si. Me ne accorgo. K.: Non sono qui per trovare soluzioni. Io creo invece i nodi. Anzi ti faccio cos tanti nodi nel cervello, affinch tu riconosca ad un tratto limpossibilit di poterli mai sciogliere. Allora smetti di provarci e te ne stai semplicemente tranquillo. E se sei completamente tranquillo, chi si preoccupa se mai siano esistiti universi o rinascite, ragnatele, nodi o soluzioni?

12 di 27

09/03/13 12.23

L'illuminazione ed errori simili (Karl Renz)

http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/vedanta/renz.htm

Tu parli troppo D.:Durante tutti gli insegnamenti-satsang ci sono fasi di silenzio. Tu parli in continuazione. K.: Qui c solo silenzio. D.: Un silenzio piuttosto chiacchierone! K.: Un silenzio che parla e ascolta. D.: Un silenzio che chiude la bocca malvolentieri. K.: Al silenzio non importa affatto quel che esce dal silenzio. Non ha nessuna intenzione. Non fa differenza tra il giusto ed il falso. E anche per chi ascolta non fa differenza. D.: Vuoi dire che il contenuto di quel che detto indifferente? K.: Tutto quello che so che qui il silenzio parla e ascolta. D.: Significa forse che qui in fondo, non succede niente? K.: Si. Eppure rimane sempre un qualcosa. D.: E quello... K.: E silenzio.

2. A che cosa serve un maestro? Non fidarti di nessun maestro morto D.: Tu hai per qualcosa che noi non abbiamo. Cos mi sembra per lo meno. E poi tu siedi l davanti e noi qui. Come trovi tu questo? Siamo noi gli stupidi? K.: Se io mi considerassi un saggio illuminato, qui davanti ci sarebbero solo stupidi non illuminati. Ci sarebbe separazione. Ci sarebbe la vecchia illusione: che qui sta uno che sa qualcosa e che l siede un altro che non sa. Ma io parlo del sapere che assoluto. Qui assoluto e l altrettanto assoluto. Non c nulla di nuovo per te. Per questo non nemmeno qualcosa che tu possa ottenere. Non niente da scoprire. Non affatto un luogo dove tu possa arrivare. E gi completamente qui. Parlo di quello che non mai stato nascosto. Che non richiede nessun raggiungimento. Ogni sforzo porta solo ad un sapere relativo. D.: Si dice per: ogni maestro ha qualcosa da imparare. K.: Si, finch c un maestro, egli ha ancora qualcosa da imparare. D.: E allora? Sei pur un maestro tu, no? K.: Questo impossibile. Non posso insegnarti nulla. D.: Ma per questo che sono qui. K.: Non posso insegnarti quello che sei. Non posso darti nulla. D.: Allora se cos... K.: A dire il vero non posso toglierti nulla. E chiunque affermi che ti pu dare o togliere qualcosa o procurarti unesperienza dilluminazione, un bugiardo. D.: Allora Budda un bugiardo. K.: Si. Non fidarti di un maestro morto. D.: No, non poi cos facile. Budda ha senza dubbio un

13 di 27

09/03/13 12.23

L'illuminazione ed errori simili (Karl Renz)

http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/vedanta/renz.htm

insegnamento. Che suona per dirla in breve cos:-Tutta la vita sofferenza. Ogni sofferenza viene dal desiderio. Esiste un sentiero per sfuggire al desiderio. Questo lottuplice sentiero.K.: Nel Sutra del Diamante egli dice:- Non mai esistito un Budda che abbia camminato sulla terra e mai ce ne sar uno che vi camminer. Egli dice: - Per quarantanni ho predicato e non ho mai detto qualcosa. Nessuno ha detto qualcosa, nessuno ha parlato e nessuno ha mai ascoltato. D.: Ma esiste lottuplice sentiero. Esiste linsegnamento. Esiste il Dharma. K.: Ci sono delle persone che insegnano e se possibile ripetono sempre le medesime parole. Sono i guardiani del Dharma. I conservatori della miseria. Tutti gli insegnamenti che affermano che vi sia una via duscita alla miseria, mantengono la miseria. I guardiani del Dharma, (Darm = in tedesco Intestino) sono quelli che mantengono la ...stitichezza ben salda. D.: Prendiamo un altro esempio. Krishna insegna ad Arjuna. Tutta la Bhagavad Gita consiste solo in questo insegnamento. K.: Krishna, Budda, Ges o Socrate - sono tutte apparizioni. Ti appaiono come un espediente. Ognuno ti appare come un quadro che ti mostra un bel traguardo o per lo meno un buco nel muro: di l puoi passare. Hai solo bisogno di sforzarti di saltare abbastanza in alto. Allora puoi attraversare. Devi costringerti. Allora ci passi. Alla fine devi trovare solo il coraggio di fare lultimo salto nellabisso. D.: C qualcosa che non va in questo? K.: Non ce la fai a saltare tanto in alto. E lultimo passo non pu farlo nessuno. Questo passo nellabisso dellessere, in te stesso, pu farlo solo il S. E il S non ha bisogno di fare questo passo, perch.. labisso! Il S lAbisso Assoluto. Lassoluto nulla. D.: Allora questo vuol dire che non mi puoi aiutare? K.: Infatti. D.:Ma non esiste questo! K.: Nel relativo tutto esiste. Nella Realt nulla. D.:Non importa. Io mi trovo bene seduto qui. K.: Ho detto: qui non siede nessuno che dica qualcosa e l non siede nessuno che ascolti qualcosa. Quello che parla e quello che ascolta sono una cosa sola. Non c separazione. Se la parola proviene da questo corpo e lascolto avviene in quellaltro corpo, non ha importanza. Colui che parla qui e colui che ascolta solo uno. D.: Di tutto questo non mi rendo conto. Eppure sento un sostegno qui. Mi ricorda qualcosa. K.: Probabilmente te stesso. D.: Si, si tratta forse di questo. K.: Sei rigettato verso te stesso. Non ti d niente. Ti rimando indietro tutto quanto. Dammelo, dallo a te, dammi a me stesso. D.:Te a te? K.: Giochiamo ad acchiapparella con noi stessi.

14 di 27

09/03/13 12.23

L'illuminazione ed errori simili (Karl Renz)

http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/vedanta/renz.htm

D.: E per questo ho meditato tutti questi anni! K.: Proprio per questo. Tutto quello che successo prima o non successo. Ti ha preparato a questo. Perch questo possa succedere in questo modo. Non c nulla di sbagliato. E sempre giusto. Succede sempre al momento giusto. Adesso. D.: Per cui: non fidarti di nessun maestro morto. K.: Non fidarti di nessun maestro morto. Non ce ne sono nemmeno vivi. Cosa pu fare un maestro? D.: Che cosa fa diventare qualcuno un maestro e qualcuno invece un discepolo? K.: Il fatto che ci sia uno che pensi di dover imparare qualcosa - e un altro che pensi che deve insegnare qualcosa. Un discepolo pensa di dover sapere qualcosa per avvicinarsi ad un traguardo. Un maestro pensa che pu procuraglielo. Nella vita relativa succede. Chi vuol imparare a guidare ha bisogno di un insegnante. Uno sa come si fa, laltro impara come si fa. D.: Non cos nella vita spirituale? Il maestro vede che tutto uno, il discepolo no. In tal modo il maestro porge un aiuto. In molte tradizioni esiste questa relazione da millenni. K.: Si, la relazione maestro-discepolo ha una lunga tradizione. E se cos deve accadere, anche quella giusta. Tuttavia: non a causa, ma malgrado un discepolo ed un maestro succeder quello di cui parliamo qui: che il S diventi consapevole di se stesso. Non importa lapparenza esteriore del concetto di maestro e di discepolo. D.: Nella tradizione si dice chiaramente che senza Maestro impossibile. Si riesce solo grazie ad un Maestro! K.: Si riesce solo grazie al S. Il S pu presentarsi anche sotto la forma di un Maestro. Per pu essere anche un libro o qualcosaltro. D.: La tradizione dice che il Maestro deve essere vivente, cio in un corpo. Solo cos pu aiutare il discepolo a riconoscere il garbuglio della propria mente. K.: Un Maestro pu aiutare il discepolo a raggiungere la coscienza cosmica. Un insegnante che arrivato alla coscienza cosmica, aiuta la coscienza personale ad entrare nel senza forma. Per andare dalluno allaltro vi sono vari modi di guida. Per esempio il "neti neti" o "tu non sei il corpo" - tutte indicazioni di quello che non sei. Tutte le domande di "Chi sono io?" sono spiegate in modo che la coscienza individuale si ricongiunga con quella cosmica. D.: Non vuoi ammettere che succede attraverso questo? K.: Non succede mai attraverso qualcosaltro, succede solo attraverso la Sorgente. E per questo tutto quello che succede spontaneo, sempre naturale. Non mai condizionato. Il patto che esiste in una relazione maestro-discepolo un finzione. In verit c solo la Sorgente. Da lei sorge tutto e a lei tutto ritorna. In questo sogno ci sono incontri mastro-discepolo. Ma esse non hanno effetto: quello che agisce efficacemente la Sorgente.

15 di 27

09/03/13 12.23

L'illuminazione ed errori simili (Karl Renz)

http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/vedanta/renz.htm

D.: Ma la Sorgente agisce attraverso il Maestro. Attraverso lui agisce meglio che attraverso altre persone. K.: No. La Sorgente agisce nelle cose in modo uguale ed unico. Non ha bisogno di specialit. Tutto quello che succede, anche il risveglio dalla coscienza individuale a quella cosmica, succede non per una qualunque causa, ma perch accade, semplicemente. D.: In che rapporto si trova con la dedizione? Essa ha un ruolo importante nella tradizione! K.: Che cosa ti appartiene che tu possa abbandonare? E a chi potresti darlo? Tu hai lillusione di essere un possidente al quale appartiene qualcosa. E lillusione che tu possa poi rendere la tua propriet. Chi ha bisogno che avvenga una cosa simile? E a chi succede? Se tu passi dalla coscienza individuale a quella cosmica questo solo un passaggio di condizione. Vai da A a B. Ma chi che fa questo passo? E chi ne ha un vantaggio? Esiste qualcuno che ne abbia uno svantaggio? Questo significherebbe che il S ha solo il suo stato naturale nella coscienza cosmica. La coscienza individuale sarebbe allora qualcosa di falso e transitorio. Ma entrambi sono coscienza. Anche alla morte la coscienza individuale ha una fine. Si immette nel senza forma per poi ritornare alla prossima occasione nella forma. Entrambe sono coscienza. Una volta nel tempo, una volta nel senzatempo. Nientaltro. LAssoluto non condizionato da nessuno stato. D.: E tu come lo sai? K.: Nessuno lo sa. Tutto quello che dico un concetto. Lunica cosa senza alcun dubbio che io sono prima di qualunque concetto. So solo che non sono un concetto. E che sono. Qualunque cosa io possa essere. Questo solo quanto io so veramente. Devo esserci soprattutto per poter parlare di un concetto. Per questo devo essere prima del concetto. Questo la sola cosa indubitabile. Ma ogni concetto di cui parlo rimane dubbio. D.: Allora perch siamo seduti qui? K.: Si tratta di riconoscere tutto come un concetto che provenga dalla tua idea dellIo. Non pu toccare quello che sei. Puoi far apparire tutto e poi farlo sparire. Rimane sempre qualcosa. Qualcosa di cui non puoi parlare. Qualcosa che prima durante e dopo tutti i concetti. Questo fondo originario dellessere, che non puoi n imparare n riconoscere. Quello che sei. Per quello non hai bisogno di fare nulla. Non hai bisogno di affaticarti, non devi lasciarti cadere, non hai bisogno di lasciar andare. Ogni idea, ogni sforzo di dover fare qualcosa o di lasciare qualcosa, non pu trasformarti in quello che gi sei. D.: Ho frequentato molti maestri. La relazione maestro-discepolo stata per me sempre molto importante. Sono cascato in un concetto? K.: Il concetto sparisce. Affinch rimanga lunica cosa che , tutto scompare. Anche lidea di valore, di qualit e di distinzione. Questa la sola possibilit, perch possa apparire questa pace che consiste

16 di 27

09/03/13 12.23

L'illuminazione ed errori simili (Karl Renz)

http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/vedanta/renz.htm

nellassenza di qualunque concetto. Questo vale anche per una qualsiasi idea di una relazione maestro-discepolo. E altrettanto fittizia come lidea che sei vivo. Solo con lidea di un Io appare anche lidea di un maestro. Se tu avessi veramente rispetto per il tuo maestro, lo lasceresti semplicemente sparire. Riconosceresti i maestri come quello che sei tu. Sarebbe rispetto per quello che . Con questo renderesti felice tutti i maestri del mondo. Non mai esistito un maestro che abbia detto "Sollevatemi fino al cielo e costruitemi una chiesa." Tutti hanno detto:"Dimenticatemi, appena sono partito. Se volete onorarmi, dimenticatemi." Nessuno lha preso per vero. Anzi al contrario, sono state costruite religioni. Ges non ha mai detto: "Fondate una religione." Ha detto:"Lasciate che i morti seppelliscano i morti." D.: Riesci a presentarmi i maestri come se fossero bacati! K.: Tutto quello che fai evitare il vuoto. Per questo esistono diverse tecniche. Prendi la relazione maestro-discepolo. Eun tentativo di riempire il vuoto. E il tuo tentativo di dare a quello che lIo un confronto, un traguardo. D.: Soltanto per trovare qualcosa di importante. K.: E assolutamente non pertinente. Lio solo unidea, unidea di separazione. Questidea ha bisogno di un confronto e quindi di un traguardo. Qualunque traguardo utile, anche quello di non avere un traguardo. Anche con questo si pu riempire il vuoto. LIo pieno di trucchi. Non puoi sfuggirgli. Si nasconde anche dietro il non-nascondersi. Chi agisce si nasconde dietro a colui che non agisce. D.: Allora cosa posso fare? K.: Quello che non puoi fare. Che cosa completamente in tutte le circostanze quello che ? Che cosa non conosce alcun cambiamento? Che cos la cosa pi solida che esista? Che cos questo fondamento originale che deve sempre esserci, perch ci possa essere dopo tutto un conoscitore ed un conosciuto? Che cos questessenza che sempre silenziosa e non si muove mai? Nella quale appaiono solo informazioni che poi svaniscono? Dimmi: per diventare ci che sei, il permanente, che mai non viene n va - deve per questo succedere qualcosa? Devi forse fare qualcosa? Riconoscere qualcosa? Oppure c con o senza questa conoscenza? D.: Probabilmente. Se incontri un altro maestro che ha intuito questo, non avete niente da raccontarvi. K.: Allora succede la stessa cosa, come ora. Perch sto parlando proprio con lui. Dal tuo punto di vista sembra che qui ci sia uno che parla e l qualcuno che ascolta. Ma c solo un unico Essere. In questo momento si esperimenta come sperimentatore, esperienza e sperimentato. Che vi sia separazione solo una finzione. Tutte le altre finzioni provengono dal fatto che questa finzione sia considerata reale. Anche la domanda di un senso o di non-senso le

17 di 27

09/03/13 12.23

L'illuminazione ed errori simili (Karl Renz)

http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/vedanta/renz.htm

appartiene. La sorgente, lEssere, non ha bisogno di questo senso. D.: Questa la sepoltura del maestro. K.: Quanto pi la riconosci come sola Realt, tanto pi puoi seppellire. Tutto quello che non sei, viene sepolto. Sempre pi cade nelleterno avello del non pertinente. Cadono le credenze una dopo laltra. Capisci dunque che tutto quello che devi o puoi credere non pu essere il S. D.: Ma il maestro mi aiuta a riconoscere questo! K.: Tu credi che lui possieda la carota che hai inseguito tutta la vita. E quando sarai maturo egli te la servir. E quando poi lavrai mangiata, potrai rilassarti perch allora sarai illuminato. Tutto questo fa parte della finzione. Il risveglio dalla coscienza individuale a quella cosmica fa parte della finzione. Quando pensi: "Ecco, questa la realt ed io sono quella" - questa pura finzione. D.: Ma se a questo risveglio collegato un terrore esistenziale? K.: Tutto questo fa parte del sogno. Anche chi spaventato. Quello che sei non sar n toccato n cambiato da tutto questo. Era ed sempre quello che . D.: La paura se ne va solo quando ho scoperto questo? K.: Allora non esiste pi colui che pu spaventarsi. D.: E questo allora va bene? K.: Questo non va n bene n male, ma semplicemente tutto rimane come sempre stato. Non c nulla di nuovo. E se qualcuno ti chiede: "Come stai?" dirai: "Come sempre." E allora il maestro ti dar un colpetto sulla spalla e un dieci e lode. Il vuoto come maestro D.: A volte si dice che il vuoto il vero maestro. Cosa c di vero in questo? K.: Il vero maestro siede sempre tra una sedia e laltra. E l che si trova pi comodo. Non qui su questa sedia e neppure su quella vicina, ma nello spazio intermedio. Il vero maestro siede tra un momento e laltro. Tra due pensieri. La breccia la percezione. D.: Allora devo ascoltare piuttosto quello che si trova negli spazi tra le tue parole? K.: Se puoi. La mente ha dei problemi con questo. La mente non vuole spazi intermedi. Nella metropolitana a Londra sta scritto: "Mind the gap". "Attenzione allinterstizio". La mente non pu esistere nellintervallo. Nello spazio vuoto non c mente. Per questo si dice "Mind the gap!" "Mente, attenzione allo spazio vuoto!" Altrimenti non ci sei pi. L non puoi esistere. Il vuoto il maestro che soffia via la mente. Nel vuoto la ragione - pfffff - vola via. Ma nello spazio vuoto c quello che sei. L stai bene. L non esiste una dimensione prescritta. Sei il pi grande ed il pi piccolo, tutto quello che possibile ed impossibile, lesistenza stessa. L c spazio infinito e nessuno spazio. D.: Ho frequentato una volta un corso di tamburo. Dovevo sempre mantener lintervallo, lo spazio vuoto. Non riuscivo bene. I piedi

18 di 27

09/03/13 12.23

L'illuminazione ed errori simili (Karl Renz)

http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/vedanta/renz.htm

volevano continuare. K.: Nessuno pu sopportare lo spazio intermedio. Il vuoto il maestro dellIo. Non fa niente. E soltanto vuoto. Ecco tutto. Non c nessun Io, eppure c quello che sei, interamente. Proprio come c adesso. Non se ne va mai. Non va n viene. E qui ora e sempre, nelleterno ora. Nel tempo c solo un accenno a quello che non ha tempo. Solo un accenno a quello che non ha n andare n venire, nessuna nascita e morte. Il S non appare mai e non tramonta mai. E tutto quello che appare, tramonta perch non mai stato vero. D.: Eppure riempie lo spazio intermedio! Forse questo rende lo spazio vuoto cos pesante che non lo si sopporta. K.: Il vuoto cos leggero da essere insopportabile. Ecco perch ti arrabatti e combatti: per riempirlo. D.: Cosa succederebbe se smettessi di dimenarmi? K.: Lascia stare! Ti mostro come meraviglioso stare nel vuoto. Com leggero. Diventa pesante solo se vi resisti. Diventa pesante se cerchi di riempire questo vuoto. Esso stesso perfettamente leggero. Esso il tuo posto. D.: Dove mi sento a casa. K.: Dove non c "a casa". D.: E questo sarebbe il raggiungimento supremo? K.: No, queste sono solo promesse vuote. D.: Insomma non ti posso mai afferrare! Ti sottrai a qualunque affermazione. Come un serpente! K.: Ma il serpente dice: "Assaggia una volta! Vieni! Vai dentro in quello che non puoi essere. Vieni qui nello spazio intermedio. Mordi la mela!" D.:E l trovi il verme. K.: Si, proprio l dentro, nel foro fatto dal verme! Come nel film Star Trek. Lo conosci no? Entri nel foro del verme e gi sei altrove. Lo spazio vuoto lincentivo. E questo vero. Lo spazio ti attira totalmente dentro di s. D.: Per favore non... (suona un campanello) K.: Ancora un colpo di fortuna. D.: Arriva ancora qualcuno. K.: Un tappabuchi. Il maestro irrilevante D.: E vero che un maestro pu portare un discepolo allunit della coscienza? K.: Questo non rilevante. Dove tu puoi entrare puoi anche uscirne. Pu essere che per un certo tempo lidea di dualit sia assente. Allora c unit. Ma da questunit si ritorna di nuovo alla dualit. D.: Trovo solo interessante che attraverso lesercizio o un maestro si possa fare questa esperienza. K.: Malgrado quello che ti possano arrecare tutti gli sforzi, le tecniche o i maestri, tu ricaschi fuori di nuovo.

19 di 27

09/03/13 12.23

L'illuminazione ed errori simili (Karl Renz)

http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/vedanta/renz.htm

D.: Il mio maestro spirituale ha detto: "Puoi sperimentare adesso la stessa unit della coscienza che si prova dopo la morte." K.: Quello che forse vuol dire : quello che avviene dopo la morte gi quello che provi durante la vita, cio lunit che sempre riappare. Alla morte il corpo si disgrega e la coscienza del corpo torna allunit della coscienza. E tutto quello che succede nella coscienza non pu farti diventare quello che gi sei. Le esperienze dunit o di consapevolezza sono sempre esperienze. Possono in ogni modo mostrarti che sei quello che sperimenta. E che quello che sperimenta non lo si potr mai sperimentare. Tutte le esperienze, anche la morte e la vita sono effimere. Vanno e vengono. Quello che sei non va e non viene. Sei la Sorgente. Tutta la vita fenomenale uno specchio. D.: Questo, mi pare, lho gi vissuto una volta. K.: Questo non lo si pu sperimentare. Locchio non pu vedere se stesso. La percezione non pu percepire se stessa. Tutto quello che percepibile non quello che la percezione. D.: Ma una volta questo succedeva anche a te. C stata unimprovvisa presa di coscienza. K.: E stato solo un Aha! D.: Gi appunto. K.: Un Aha! - che quello che viene percepito non pu essere quello che percepisce. E che anche colui che percepisce, il Carletto, era solo una parte di ci che percepito. Ma prima di Carletto vi quello che veramente - e questo non sperimentabile. Limpenetrabile, lincomprensibile, la totale assenza dellego e lassenza di desideri sempre presente, qualunque cosa succeda ed quello che sei. Tutto quello che sorge davanti a te il riflesso della tua esistenza. Quello che sei lessenza in tutto. Ma non sperimentabile. D.: Allora questo non offre niente. Voglio dire che qualcosa che non si sperimenta non pu arrecare soddisfazione. K.: Viene a mancare qualunque attrazione per il fenomenale. D.: Si, lo vedo. Come un appendice, unaggiunta. Linteresse per fenomeni superficiali diminuisce, probabilmente una sorta di condizione preliminare allAha. K.: No, questo non ha condizioni preliminari. E la stessa assenza di condizioni. D.: Nessuna premessa? K.: E senza alcuna premessa. D.: Allora non ho nemmeno bisogno di un maestro. K.: Allora chi non ha bisogno di un maestro? D.: Come, scusa? K.: Chi resta allora che non ha bisogno di un maestro? D.: Chi? Cosa? K.: Tu non puoi fare niente. Nel sogno possono emergere un maestro ed uno scolaro. Forse lo scolaro crede di aver imparato qualcosa. Ma tutto quello che pu accadere in questa relazione svanisce, perch entrambi sono aboliti. Maestro e scolaro spariscono. Quel che rimane

20 di 27

09/03/13 12.23

L'illuminazione ed errori simili (Karl Renz)

http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/vedanta/renz.htm

la vita e la verit in s. Essere assoluto. D.: Certo, ma che tipo di maestro quello che sparisce? K.: Pu essere un maestro personale. D.: Ma quello solo qui per sparire. K.: E tutta la vita il maestro. D.: Ma nel realizzare quellAha! sparisce anche quello? K.: Sparisce tutto quello che non esiste. D.: Ultimamente ho detto ad un maestro che il mio maestro era la vita. Lui ha risposto: - No, questo significa sfuggire, tu hai bisogno di un maestro personale. Tu hai bisogno di me.K.: Nei Veda sta scritto: - Finch c un maestro che pensa di dover insegnare qualcosa, significa che egli deve ancora imparare qualcosa.D.: Si, gli ho detto qualcosa di simile anchio! E allora il maestro si arrabbiato molto! K.: Posso solo dirti:- Spero di essere cos irrilevante come lo sono sempre. D.: Allora inutile? K.: Inutile e irrilevante. D.: Questo sarebbe per cos dire la tua essenza? K.: Si, assolutamente irrilevante. D.: Pazzo!

3. Che cosa posso fare da solo? Preparazione allIlluminazione D.: Un maestro zen di nome Bankei nel 17mo secolo loda lo spirito di Budda. Che si trova al di l dellunit. Cosa significa? K.: Quello che prima di Budda. Para-Budda. Quello che sta prima di tutto. Che non conosce dualit. E che non conosce unit. Non n uno n due. Non n questo n quello. Non definibile. Ha tutti i nomi o nessun nome. Non potrai mai comprendere se stesso. D.: Ecco perch Bankei dice che non ha senso sforzarsi per raggiungerlo. Per questo dice allincirca cos ai suoi discepoli: Smettetela una buona volta!K.: Lassoluta rassegnazione a capire se stessi, non potersi mai conoscere, questa lassoluta quiete. Dove non esiste pi nessun desiderio di conoscere se stessi. Questa la vera conoscenza di se stessi. Che non potr mai sfuggirmi e che non potr mai afferrarmi. Perch sono quello che e questo infinito. Non-nato, immortale. Per questo non serve nulla che avvenga nel tempo. Per esserlo non servono sforzi. Qualunque sforzo per esserlo non produttivo. D.: Bankei dice:- Una via di gran lunga pi breve dello sforzo di diventare un Budda, sta nel fatto di essere semplicemente un Budda.K.: Certo, allora smettila con Bankei. D.: Ma il Budda si sforzato per anni. Soltanto in seguito giunto

21 di 27

09/03/13 12.23

L'illuminazione ed errori simili (Karl Renz)

http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/vedanta/renz.htm

alla comprensione. Avrebbe forse raggiunto lilluminazione anche senza sforzi? Oppure gli sembrato cos in seguito? K.: Secondo te da dove proveniva lo sforzo? D.: Dalla sua decisione di non continuare a vivere cos. K.: E da dove proveniva la sua decisione? D.: Vuoi continuare ancora allinfinito a farmi simili domande? K.: Se c libero arbitrio, dice Wittgenstein, chi potrebbe averlo? D.: Per esempio un Budda. K.: Quale Budda si mai sforzato a diventare un Budda? D.: Chi soffre si adopera per diventare un Budda. Colui che si diverte, non ha probabilmente niente in contrario a reincarnarsi ancora molte volte. K.: Vuoi dire: - Fintantoch la relativit si diverte, rimane volentieri relativa.- Solo quando si sente disturbata, esce dalla relativit. Come se il S potesse sentirsi disturbato da se stesso. D.: Non parlo di un s astratto, ma di un uomo ordinario. K.: Parli della coscienza, che sembra trovarsi in un certo stato che a volte trova piacevole a volte no. D.: No, parlo di un uomo che cerca a fatica. Non affatto evidente per me che qualsiasi sforzo sia del tutto inutile. I mistici hanno percorso tutti una lunga via. Anche Ramana Maharshi, la grande star, ha combattuto per anni per trovare chi era o che cosera lIo-sono. K.: Per quanto ne so, gli bastato un solo pomeriggio per riconoscerlo. Cos scritto su una lavagna a Tiruvannamalai. Una sensazione di morte lo ha sopraffatto. Si sdraiato per terra e si concesso totalmente a questesperienza. D.: Pu essere. Ma questo fu solo linizio di un lungo cammino. K.: Era linizio e la fine. Da allora, disse, non successe pi nulla. D.: A parte il fatto che si ritirato in una caverna per meditare indisturbato. K.: Da quel momento, cos raccontava, cap che quello che lui era veramente, il S, non poteva mai essere disturbato da qualcosa, n mai avrebbe potuto esserlo. Questa fu lesperienza fondamentale. D.: Sar stata lesperienza fondamentale, ma ci fu poi ancora una sorta di rifinitura. K.:Vuoi dire, come ad un seminario alluniversit? Prima ti prepari, poi vivi lesperienza, poi ci lavori su in seguito. In modo che rimanga impresso in modo durevole. D.: Si, questo non poi tanto fuori luogo esprimerlo cos. Ramana in quel momento ebbe lesperienza di non essere il corpo. Ma non cap ancora in quel momento, quello che era in verit. K.: Hai ragione. D.: Infatti. Per quello ha poi... K.: Non lha sperimentato perch non sperimentabile! D.: Come no? K.: Per sperimentare sono necessarie due cose: uno che sperimenta e

22 di 27

09/03/13 12.23

L'illuminazione ed errori simili (Karl Renz)

http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/vedanta/renz.htm

qualcosa che sperimentato. D.: E allora? K.: Il resto non pi esperienza. E solo Essere in essenza. E questo gi completamente qui adesso. Per cui non ci vuole niente di speciale, n preparazione, n perfezionamenti. E solo riconoscere di essere. Come dice Meister Eckhart, il Fondamento Originario stesso. La pura Consapevolezza. D.: Eppure c qualcosa di speciale. Poich quello che evidente in questi maestri, lintensit della loro emanazione. Questa infinita bont, questa quiete imperturbabile. Chi ha meditato con Ramana sprofondato in samadhi, nellesperienza della coscienza cosmica. K.: La coscienza cosmica non nulla di speciale. E unesperienza. Qui si tratta del s. La quiete di cui tu parli non ha niente a che fare con il fatto che uno sia seduto tranquillo o che sia esternamente o internamente tranquillo. Questa quiete non conosce pensieri. Questa quiete non ha esperienze: quiete in s. D.: La gente che ha incontrato Ramana o qualche altro mistico, hanno provato questo silenzio. L hanno assaporata. E hanno voluto mantenere per sempre questo sapore. Poi si sono seduti e hanno meditato. Non penso sia indifferente se uno si sforzi o meno. Tu presenti la cosa come se non si possa n fare qualcosa per ottenerla n il contrario. In un qualunque momento ti coglie di sorpresa. K.: No, non sorprende nessuno. Questo silenzio, questa percezione fondamentale, non condizionata da nulla. Tutto quello che succede nel tempo non pu influenzarlo. E se succede, o quando e come succede assolutamente indipendente da quanto si verifica sul piano temporale. Ecco perch ogni azione, ogni attivit, ogni comprensione o non-comprensione senza scopo. Non ha alcun significato per questo piccolo "Aha!", per la percezione dellAssoluto. D.: Ha sicuramente un grosso significato per la vita personale. K.: Tu speri in un vantaggio. Qui non c vantaggio. Speri di sfuggire a te stesso. Non possibile. Vorresti trovare una via duscita. Non ce n. Quello che qui non ha bisogno di vie duscita e non ne avr mai. Perch quello che sta qui adesso ed eterno. Infinito. Non puoi affrettarti a raggiungerlo n puoi allontanarti da quello. D.: Ma un po di lavoro o di preparazione ti rende tuttavia pronto a questesperienza o per conto mio non-esperienza. Per esempio il solo fatto di poter ammettere quello che dici. Questo poter accettare non esiste sin dallinizio. K.: Questaccettazione non proviene da quello che credi di essere, ma dalla Sorgente stessa come la non-accettazione. Che tu possa accettare o non accettare non nelle tue mani. Puoi avere il sentimento che lhai guadagnato lavorandoci sopra. D.: Gi. K.: Eppure so con assoluta certezza che non sei stato tu a guadagnartelo col tuo lavoro. Laccettazione unapparizione

23 di 27

09/03/13 12.23

L'illuminazione ed errori simili (Karl Renz)

http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/vedanta/renz.htm

spontanea. D.: Pu essere. Ma forse si pu favorire questapparizione spontanea. K.: Nessuno sforzo aiuta. Non c nessuna preparazione e nessun lavoro a posteriori. D.: Il deep sharing (= lett. profonda compartecipazione) di Paul Lowe mi stato tuttavia di grande utilit. K.: Bene. Suona bene. D.: E uno scambio di sentimenti in profondit. K.: Questo sheep sharing? (= lett. `pecore che si tosano) D.: No, deep sharing! K.: Sheep sharing significa tosare le pecore vero? D.: No, no, deep sharing. Deep sharing significa con-dividere la profondit. K.: Con-dividere la profondit? Con un coltello, in modo da farne due profondit? D.: Non significa dividere, ma anzi con-dividere i sentimenti degli altri, tutti i sentimenti, anche quelli che fanno male. K.: Si tosano corto. D.: Si aperti e sinceri, senza fretta e non si trascura nulla. K.: Allora le si affrontano lentamente, per poi allontanarsene, come se avessi un coltello non affilato. Perch faccia male, strappando i peli lentamente. E questo il deep sharing? E giusto quello che descrivo? D.: Assolutamente no. K.: Un sheep sharing (tosatura) normale la si fa con un coltello ben affilato per fare in fretta. D.: Allora c bisogno di una preparazione significativa! Laffilatura del coltello! K.: Alla fine non ci sono pi peli. Sei nudo. Non c pi niente. D.: Grazie alla buona preparazione. K.: Mi hai sconfitto. Ci sono ancora domande a cui non so rispondere? Che cosa posso fare da solo? D.: Ramana dice che non esiste il karma. E nemmeno la rinascita. Eppure nella coscienza dellego questo c. K.: Finch esiste il concetto dell Io, c tutto. Ci sono i desideri e la necessit della purificazione e lidea della sporcizia e della qualit, c tutto quello di cui puoi parlare nel quadro dei concetti. Ma tutti questi concetti emergono solo quando lIo emerge. Quando lIo preso per reale. D.: Allora non esiste una preparazione? K.: Per cosa? Per uno stato celestiale? Un paradiso? Un traguardo meraviglioso? Solamente lidea che abbiamo perso qualcosa o che dobbiamo raggiungere uno scopo, d origine allinferno. Crea la convinzione che abbiamo un libero arbitrio, per mezzo del quale possiamo tendere verso una meta, ma sempre con grande fatica.

24 di 27

09/03/13 12.23

L'illuminazione ed errori simili (Karl Renz)

http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/vedanta/renz.htm

Viene dallidea di un Io. Il pensiero dellIo lorigine dellimmaginaria separazione. E la credenza di essere separati, linferno. Con il pensiero dellIo, ecco subito linferno. Questo il sistema diabolico. Dia significa due. Dia-volo colui che crea la dualit. D.: Esiste il diavolo? K.: Certo. Lio il diavolo. Solo che lIo...non esiste. E solo unidea. Allora come posso far sparire questo Io che non esiste nemmeno? Cosa posso fare Io? Cosa pu fare unidea contro unidea, un concetto contro un concetto, unillusione contro unillusione? D.: Apparentemente non molto. K.: Devo in fondo oppormi in qualche maniera? D:: Si, almeno una presina di attivit propria, per favore! K.: Devo solo essere quello che sono. D.: Era quello che temevo. K.: Voglio dire essere prima del tempo, prima del diavolo, prima di Dio, prima di qualunque idea di esistenza. E questo lo sono in tutti i modi. Non posso `farlo. Questo prima di qualunque agire. Prima di qualunque esperienza. Questo silenzio. E questo silenzio prima del tempo, prima del movimento e del non-movimento. Qui non c pi nessuno. C solo lessere. D.: O.K. Se qui non c pi nessuno, allora nessuno deve fare pi nulla. Ma qui c qualcuno! K.: Tu siedi qui per incontrare te stesso. Per fare questesperienza. D.: E proprio quello che voglio dire. E per fare unaltra esperienza ho meditato. K.: Le meditazioni, gli sforzi i metodi sono tutte cose meravigliose. Ramana dice: - Ogni passo che stato fatto vi ha condotto a me.- Ed aveva ragione. D.: Bene! Allora qui non mi sbaglio poi cos tanto? K.: Ci sono solo passi giusti. Solo sforzi giusti. Il S sa al cento per cento quello di cui ha bisogno, per trovare se stesso. In qualunque momento lo sa, al cento per cento e fa sempre il passo giusto verso se stesso. D.: Lo credo volentieri. Ma perch sono seduto qui adesso? K.: Perch il S ti ha fatto sedere qui. Non puoi mai sbagliarti D.: A volte ho la sensazione: adesso c la breccia, eccola finalmente! K.: "Non ci sono mai stato cos vicino come ieri sera!" D.: Qualcosa del genere. K.: E allora vuoi trattenere se possibile questa immersione o vicinanza. Questo voler trattenere la distrugge di nuovo. E quel che rimane il desiderio. D.: Si, e poi sono deluso. K.: De-lusione sarebbe la fine dellillusione. E quello che cerchi in fondo: lassoluta delusione che ti fa rassegnare completamente alla ricerca. Ma finch siedi qui, sei ancora deluso.

25 di 27

09/03/13 12.23

L'illuminazione ed errori simili (Karl Renz)

http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/vedanta/renz.htm

D.: Sono seduto qui per accelerare un po la cosa. K.: Chiunque pensi che qui egli trovi se stesso prima di qualche altro posto, si sbaglia. D.: Allora non ho bisogno di venire qui! Allora posso fare tutto quello che voglio. K.: Tu non puoi mai fare quello che vuoi. D.: In questa faccenda ho esperienze diverse. K.: Perch sei un personaggio recitato. Sei la mancanza daiuto e limpotenza. Non c un secondo di cui disporre. Non esiste un essere che possa esercitare potere su un altro essere. Lonnipotenza di Dio totale impotenza. Onnipotenza significa essere quello che . D.: Allora posso sedermi a casa e non far pi niente. K.: Ottimo. Per poi torna una volta o laltra a raccontarmi com andata. E soprattutto se ce lhai fatta. D.: A dire il vero lho gi tentato. Ma difficile. K.: Tutti lo provano ma nessuno ci riesce. D.: Non si pu non fare niente? K.: Si pu solo non fare niente. Tu non fai mai niente. Tutto si fa da s! D.: Allora posso anche non fare qualcosa di sbagliato. K.: Tutto quello che fai proprio giusto. Non puoi far qualcosa di erroneo, perch non hai mai fatto qualcosa, n avresti potuto farlo. Ecco la libert! La libert da un agente, da una persona che abbia mai fatto qualcosa o che avrebbe potuto fare qualcosa. D.: Allora chi fa la guerra? K.: Tu! E chi altro? D.: Come? K.: Tu sei responsabile. D.: Ma hai appena detto... K.:C la guerra e la pace perch ci sei tu. Sei la Sorgente di entrambe. Sei responsabile di tutto quello che esiste. D.: Responsabile di tutto? K.: Perch tu sei quello che . D.: Scusa, ma a chi parli adesso? K.: Parlo a me stesso. D.: Meno male! K.: Come sempre. Parlo sempre a quello che intende, mai a quello che non intende. Non forse qualcosa che sintende da s? D.: No. K.: Tutto quello che c sempre il S. Quello che parla, ascolta, sta zitto... D.: Allora mi sto ascoltando da solo anche adesso? K.: Puoi solo ascoltare te stesso. Solo il S parla e solo il S pu ascoltarsi. D.: E che cosa dovrebbe portarci tutto questo? K.: La conoscenza di s. Che decisioni posso prendere?

26 di 27

09/03/13 12.23

L'illuminazione ed errori simili (Karl Renz)

http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/vedanta/renz.htm

D.:Posso decidermi per la consapevolezza? K.: Questa non una decisione. E semplicemente un risveglio. Come ti svegli la mattina nel tuo letto. Non puoi decidere se ti svegli o meno. Nel momento del risveglio si decide. Da: http://www.riflessioni.it/testi/karl_renz.htm
TORNA SU

Home Page
www.gianfrancobertagni.it

Cerca nel Sito

Iscrizione Newsletter

Email

Aggiungi ai Preferiti

Stampa questa pagina

www.gianfrancobertagni.it

"Chi non cerca addormentato, chi cerca un accattone" (Yun Men)

27 di 27

09/03/13 12.23