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Filosofia del Linguaggio

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2.
La teoria referenziale pura


[Cfr. W. Lycan, Filosofia del Linguaggio, cap. 1, pp. 1-9]

Nella precedente dispensa abbiamo delineato i tratti fondamentali della teoria ideazionale di
Locke, e abbiamo visto come tale teoria sia soggetta ad una obiezione fondamentale: se il
significato delle parole sono idee, cio immagini mentali, la comunicazione risulta impossibile
conclusione tanto pi grave in quanto, per Locke, la natura del linguaggio definita dalla sua
funzione, che dovrebbe essere, appunto, quella di consentire la comunicazione.
Abbiamo anche visto vari tentativi di riforma della teoria ideazionale. Lultimo tentativo
equivale, in realt, ad un rifiuto della teoria ideazionale a favore di una teoria referenziale. In questa
dispensa ci occupiamo di questultima: pi nello specifico, prendiamo in esame la versione che di
essa d W. Lycan nel manuale Filosofia del Linguaggio (cap. 1.), ovvero la teoria referenziale
pura. Vediamo allora cosa dice questa teoria, quali sono i vantaggi che essa offre rispetto alla teoria
ideazionale, e quali sono i problemi, se ce ne sono, a cui va incontro.
1. La teoria referenziale pura
La teoria referenziale pura sostiene che il significato delle parole consiste nel loro
riferimento: il significato delle parole consiste, cio, in ci per cui esse stanno, ovvero oggetti,
propriet (quindi anche relazioni), e fatti (stati di cose) del mondo. Le parole quindi hanno il
significato che hanno perch stanno per oggetti, propriet, e fatti: le parole sono come etichette. Ad
esempio,

- Il gatto sedeva sullo zerbino si riferisce al (significa il) fatto che il gatto sedeva sullo
zerbino
- il gatto si riferisce a (significa) un oggetto, quel gatto
- lo zerbino si riferisce a (significa) un oggetto, quello zerbino
- sedeva si riferisce a (significa) una propriet, o pi precisamente una relazione, ovvero la
relazione di sedersi su (x sedeva su y)
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Come si pu notare dallesempio, sono gli enunciati a riferirsi tipicamente a stati di cose sussistenti
nel mondo, ovvero a fatti; i nomi, come il gatto, Socrate, ecc. si riferiscono ad oggetti; i
predicati, come sedeva, simpatico, corre ecc. si riferiscono a propriet e relazioni.
La teoria referenziale pura sembra avere un certo grado di potere esplicativo. Tra le altre, la
filosofia del linguaggio vorrebbe rispondere alle seguenti domande: primo, come si spiega il fatto
che certe sequenze di suoni o di segni sono dotate di significato? Pi in particolare, come si spiega
che certe sequenze di suoni o segni abbiano proprio il significato che hanno, e non un altro? E
secondo, come possibile che gli esseri umani producano/comprendano senza sforzo enunciati
dotati di significato anche se non li hanno mai prodotti/uditi prima? La teoria referenziale risponde
a tali domande in questo modo: alla prima domanda, affermando che le espressioni linguistiche
hanno il significato che hanno perch sono state convenzionalmente associate ad oggetti, propriet,
fatti esistenti nel mondo; alla seconda, affermando che gli esseri umani producono/comprendono gli
enunciati perch sanno a cosa si riferiscono le parole che li compongono: comprendiamo cosa
significhi (= a quale fatto si riferisca) lenunciato Il gatto sedeva sullo zerbino perch conosciamo
il significato delle (= sappiamo a quali oggetti e propriet si riferiscano le) parole che lo
compongono, ovvero de il gatto, lo zerbino, sedeva su.
2. Vantaggi della teoria referenziale pura sulla teoria ideazionale
La teoria referenziale pura sembra avere anche un certo grado di intuitivit. In questo non
diversa dalla teoria ideazionale. Sembra per che segni un notevole vantaggio rispetto a
questultima: riesce ad evitare il problema che invece mina alla base la teoria ideazionale, ovvero il
problema di rendere impossibile la comunicazione. In effetti, eravamo arrivati, nella dispensa
precedente, a formulare la teoria referenziale proprio nel tentativo di rispondere a questa obiezione
fondamentale alla teoria ideazionale.
Ricordate in cosa consisteva lobiezione alla teoria ideazionale? Per comodit riportiamo,
abbreviato, il ragionamento che avevamo fatto (vd. Par. 2 della dispensa precedente):

(1) Per Locke, sapere ci che un parlante vuole dire equivale a sapere quali idee le sue
parole significano, ovvero quali immagini mentali corrispondano, nella sua testa, alle sue
parole;
(2) Per, per T8, le parole non sono intrinsecamente dotate di significato;
(3) Daltra parte, per T6, le idee non possono essere percepite;
(4) Quindi, lunico modo in cui possiamo sapere quali idee le parole del parlante significano,
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conoscere qualcosa della relazione tra le parole e le idee nella testa del parlante: ci deve
essere cio un modo sistematico ed affidabile attraverso cui inferire, dal fatto che un
parlante proferisce una certa parola, il fatto che una certa idea (una certa immagine
mentale) sia presente nella sua testa;
(5) Ma, per T7, la relazione tra le parole e le idee che esse significano arbitraria: quindi,
non c alcun modo di inferire la presenza di una certa idea nella testa del parlante dal
solo fatto che egli ha pronunciato una certa parola;
(6) Ma allora, non sapremo mai cosa significano le parole del parlante___
(7) Ma se cos, la comunicazione risulta impossibile.

Dove agisce la teoria referenziale per bloccare tale obiezione alla teoria ideazionale? Per la teoria
referenziale vale che (riprendiamo la numerazione delle tesi e delle loro revisioni usata in
precedenza):
T3* Ci che il linguaggio serve a comunicare sono i fatti
T4 Le parole significano le parti componenti di ci che il linguaggio serve a comunicare
T5** Le parti componenti dei fatti sono oggetti e propriet

Sulla base di ci la teoria referenziale sostiene, a differenza della teoria ideazionale, che le parole
significano oggetti e propriet (e gli enunciati significano fatti). Quindi, la teoria referenziale blocca
lobiezione

- a livello della premessa (3): se le idee infatti non possono essere percepite, fatti e oggetti
del mondo lo possono

- a livello delle premesse (4) e (5): la relazione tra parole e oggetti ecc. ancora arbitraria;
per una volta deciso che letichetta sedeva su si riferisce alla relazione di sedersi su, che
letichetta cane si riferisce ai cani, e cos via, la parola entra nel sistema linguistico con
quel significato e cos viene appresa dai membri della comunit linguistica.

Quindi, sappiamo a cosa si riferiscono, cio cosa significano, le parole del nostro interlocutore; e
quindi, la comunicazione possibile.
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3. Le obiezioni alla teoria referenziale pura
Verrebbe quindi da pensare che la teoria referenziale sia da preferire alla teoria ideazionale.
In realt, essa soffre di problemi non meno seri. Vediamone alcuni:

A. Le parole che effettivamente stanno per oggetti e propriet sono relativamente poche. In
particolare, la teoria referenziale non in grado di spiegare in che modo le seguenti classi di
espressioni possano avere significato:

(a) Nomi vuoti. Pegaso non si riferisce ad alcun oggetto, non c nella realt nessun
cavallo alato; Babbo Natale non si riferisce ad alcun oggetto, non c nella realt
nessun individuo che vive al Polo Nord vestito di rosso ecc.

(b) Pronomi quantificazionali. Non ho visto nessuno: a cosa si riferisce, per cosa sta il
pronome nessuno?

(c) Copula. Negli enunciati, la copula sembra servire da collante: qualcosa che mette in
relazione il soggetto al predicato. Ma la teoria referenziale costretta a cercare un
riferimento anche per la copula. Allora chiediamoci: a cosa si riferisce la copula , ad
esempio, in Ralph grasso? Potremmo dire che si riferisce ad una relazione, la
relazione che in questo caso intercorre tra Ralph e la propriet della grassezza. Cos
facendo, per, otterremmo tre nomi: Ralph si riferisce ad un oggetto, Ralph (Ralph
quindi nome di Ralph); si riferisce ad una relazione, quella tra Ralph e la grassezza
( quindi nome di quella relazione); grasso si riferisce ad una propriet, la
propriet della grassezza (grasso quindi nome di quella propriet). E questo un
problema: avremmo infatti tre riferimenti, ma nulla che li tenga insieme: avremmo
bisogno di qualcosa che leghi Ralph con la relazione denotata da , e questultima con
la propriet della grassezza. Se anche trovassimo questa relazione ulteriore, per, il
problema di tenerla assieme a Ralph, alla relazione cui si riferisce ecc. si
riproporrebbe; e cos via allinfinito (regresso di Bradley).

(d) Altre parti del discorso come: preposizioni, ad es. di, a, sul ecc.; connettivi, ad es.
e, o, se, ecc.; interiezioni, ad es. ehi!, o saluti, ad es. ciao; e molte altre: s,
no, molto, poco ecc.

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B. Come abbiamo accennato al punto (c) di A., se le parole stanno per oggetti e propriet,
allora esse non sono altro che nomi di oggetti e propriet (sono etichette, abbiamo anche detto). Ma
allora, per la Teoria referenziale un enunciato non che una lista di nomi. Ma una lista di nomi non
dice nulla. In altri termini, la teoria referenziale non riesce a spiegare dove sta la differenza tra una
mera, effettiva, lista di nomi come
Fred Martha Irving Phyllis,
un espressione non grammaticale come
Ralph grassezza,
e un enunciato come
Ralph grasso

C. Se il significato di unespressione il suo riferimento, allora se due espressioni hanno lo
stesso riferimento (ovvero, se due espressioni sono coreferenziali) avranno lo stesso significato.
Quando si hanno due espressioni aventi lo stesso significato, possibile sostituirle luna allaltra
nella medesima espressione complessa, senza che questultima cambi il proprio significato. Eppure,
la teoria referenziale costretta a negare questultimo punto, il che implausibile. Consideriamo, ad
esempio, il seguente enunciato:
Ratzinger il Papa
Attualmente, Ratzinger e il Papa hanno lo stesso riferimento, e quindi lo stesso significato.
Quindi, dovremmo poterli sostituire luno allaltro nellenunciato senza che questo cambi il suo
significato. Sostituiamo ad esempio Il Papa con Ratzinger, ottenendo:
Ratzinger Ratzinger
Intuitivamente, per, non sembra affatto che Ratzinger il Papa e Ratzinger Ratzinger
abbiano lo stesso significato. Quindi, o stiamo con la teoria referenziale e neghiamo che quando si
hanno due espressioni aventi lo stesso significato, possibile sostituirle luna allaltra nella
medesima espressione complessa senza che questultima cambi il proprio significato cosa difficile
da sostenere o neghiamo che la teoria referenziale sia corretta conclusione cui portavano anche i
precedenti gruppi di obiezioni.