Sei sulla pagina 1di 7

2/1/2020 Roberto Di Letizia, L'argomento ontologico di Anselmo secondo Alvin Plantinga (Dialegesthai)

Roberto Di Letizia

L'argomento ontologico di Anselmo secondo Alvin


Plantinga

1. Premessa
2. L'argomento di Anselmo secondo Plantinga
3. Prima e seconda versione dell'argomento
4. Terza e quarta versione dell'argomento

1. Premessa
Alvin Plantinga è professor of philosophy presso la University of Notre Dame ed è uno dei più
importanti esponenti di quella corrente filosofica, tutta anglosassone, denominata "filosofia
analitica della religione".1 La sua opera più interessante è Nature of Necessity (1974), dove
raccoglie le conclusioni di anni di riflessioni pubblicate in vari articoli nei quali strutturò una
versione modale della prova ontologica di Anselmo d'Aosta, tentativo che gli valse l'appellativo di
"analytic theist".
Una delle idee più importanti sui cui Plantinga fonda la sua versione dell'argomento ontologico di
Anselmo è la seguente: la possibilità di comparare esseri esistenti con esseri non-esistenti.
Plantinga pensa che i membri di un dominio D non necessariamente debbano essere esistenti (per
es. possiamo considerare un dominio che abbia sia membri esistenti che membri mitologici). È
possibile che un membro del dominio abbia un esemplare esistente, ma l'esistenza di un
esemplare è contingente.
L'esistenza è infatti contingente. Dunque anche l'applicazione di un concetto ad un esemplare lo è:
un concetto esemplificato è esistenzialmente equivalente2 all'oggetto in modo contingente.
È contingente che il concetto "cavallo" abbia un esemplare, così come è contingente che il concetto
"unicorno" non lo abbia. La differenza tra un concetto esemplificato ed uno che non lo è, è che il
primo è applicato ad un esistente, il secondo no.
L'inesistenza di un essere, cioè il fatto che un essere non esista nel mondo attuale (per cui d'ora in
poi sarà denominato con "essere inattuale"), e l'esistenza di un altro, cioè di un essere che esiste
nel mondo attuale (quindi "essere attuale"), non preclude la possibilità della loro comparazione.
Se l'esistenza è contingente, allora l'esistenza contenuta da un concetto non implica un
cambiamento delle qualità essenziali dello stesso concetto. Se l'esistenza è contingente, allora la
non-esistenza contenuta da un concetto non implica un cambiamento delle qualità essenziali dello
stesso concetto. Es.: nel mondo attuale Superman non esiste (è personaggio di un fumetto) ma è
più forte di ogni uomo attuale. In un mondo possibile Superman può esistere (probabilmente non
sarebbe un personaggio di un fumetto) ma continuerebbe ad essere più forte di ogni uomo attuale.
In questo senso l'obiezione di Kant3 all'argomento ontologico di Anselmo, e cioè che "l'esistenza
non è un predicato", non è più stringente se ammettiamo che ci sono oggetti inattuali.4 L'esistenza
non aggiunge proprio nulla al concetto per questo motivo possiamo comparare un concetto
consistente di un esistente con un concetto consistente di un inesistente. D'altra parte questo non
esclude che vi possa essere un essere inattuale necessario.5
Perché questa importanza per la possibilità di comparare esseri inattuali ed esseri attuali? Se
accettiamo questo presupposto l'argomento ontologico di Anselmo può essere compreso meglio.

https://mondodomani.org/dialegesthai/rdl01.htm 1/7
2/1/2020 Roberto Di Letizia, L'argomento ontologico di Anselmo secondo Alvin Plantinga (Dialegesthai)

Per Plantinga infatti tale argomento prende le mosse dalla comparazione tra "differenti esseri".

2. L'argomento di Anselmo secondo Plantinga


L'argomento ontologico di Anselmo si svolge nei cap. II-IV del Proslogion. Nel cap. II, Dio esiste
veramente, Anselmo scrive:

E davvero noi crediamo che tu sia qualcosa di cui non si possa pensare il più grande (aliquid quo nihil
maius cogitari possit). O forse non vi è una tale natura, perché "disse l'insipiente in cuor suo: Dio non
esiste"? Ma certamente quel medesimo insipiente, quando ascolta ciò che dico, cioè "qualcosa di cui non si
può pensare nulla di più grande", comprende ciò che ode, e ciò che comprende è nel suo intelletto (in eius
intellectu est), anche se egli non intende che quella cosa esista. [...]. Ma, certamente, ciò di cui non si può
pensare qualcosa di più grande non può essere nel solo intelletto (non potest esse in solo intellectu). Se
infatti è almeno nel solo intelletto, si può pensare che esista anche nella realtà (esse in re), il che è
maggiore (quod maius est). Se dunque ciò di cui non si possa pensare il maggiore è nel solo intelletto,
quello stesso di cui non si può pensare il maggiore è ciò di cui si può pensare il maggiore. Ma
evidentemente questo non può essere. Dunque ciò di cui non si può pensare il maggiore esiste, senza
dubbio, sia nell'intelletto sia nella realtà.6

Le versioni dell'argomento di Anselmo proposte da Plantinga sono distinguibili almeno in quattro


parti, la cui complessità aumenta gradualmente con lo svolgersi della dimostrazione. Occorre dire
che quella di Plantinga è un'unica grande dimostrazione che si perfeziona e complica in modo
proporzionale alle obiezioni che incontra.
Si parte dalla prima che muove dalla classica reductio ad absurdum (1-8). L'obiezione che è mossa
principalmente è la seguente: cosa s'intende con l'asserzione che "ciò che è reale è maggiore di ciò
che è solo nel pensiero" e se è possibile comparare un essere inattuale (cioè che viene assunto per
premessa solo esistente in intellectu) e un essere attuale (in re).
Si giunge così alla seconda (9-19) che invece viene esplicata attraverso la logica modale dei mondi
possibili -- prendendo le mosse da un presupposto fondamentale: è possibile comparare gli essere
inattuali con quelli attuali. In questo caso, dice Plantinga, raggiungiamo la conclusione che vi è un
mondo possibile W in cui Dio raggiunge il massimo grado di perfezione. Ma questo ovviamente
non ci fa andare avanti nella discussione né è giustificata l'asserzione che afferma che questo
mondo W sia quello attuale.
La terza (20-31) parte proprio dal presupposto che c'è un essere la cui grandezza è insuperabile
almeno in un mondo possibile. Anche in questo caso però incontriamo uno scoglio molto serio:
dimostrato che vi è un oggetto x che possiede la proprietà P (cioè, quella proprietà dell'"essere
insuperabile" e che, essendo universale, non ammette un complementare ¬P) in un mondo W, non
è ancora detto che questo mondo possibile W sia il mondo attuale. Bisogna cioè dimostrare
che Px sia in ogni mondo possibile compreso quello attuale.
Infine la quarta versione (32-41) è sicuramente quella decisiva. Ricordando Malcom, Plantinga
sostiene che un essere, la cui esistenza è necessaria, non può che esistere in ogni mondo possibile:
essendo Dio insuperabile ("ciò di cui non si può pensare il maggiore"), allora è necessario.
L'esistenza necessaria è poi una perfezione poiché tale proprietà non dipende dalle proprietà
inscritte all'oggetto x in W, ma è presente in tutti i mondi possibili (proprietà universale). Resta
però la questione nella quale risiede tutto il senso dell'argomento di Anselmo: il mondo possibile
in cui Dio è insuperabile è il mondo attuale? Plantinga cerca di rispondere a questo quesito
asserendo che se Dio è adeguato alla condizione di perfezione (necessità) allora deve implicare
un'essenza E che contiene la perfezione morale, l'onniscienza e l'onnipotenza, detta "eccellenza
massima" (maximal excellence). Se P implica E ed E è esemplificata nel mondo attuale, allora E è
esemplificata in ogni mondo possibile poiché implicata in P. Se P è in ogni mondo possibile, allora
anche E lo è, ma E è esemplificata nel mondo attuale: dunque Dio è esemplificato in ogni mondo
possibile.

https://mondodomani.org/dialegesthai/rdl01.htm 2/7
2/1/2020 Roberto Di Letizia, L'argomento ontologico di Anselmo secondo Alvin Plantinga (Dialegesthai)

3. Prima e seconda versione dell'argomento


Plantinga ha più volte sostenuto che il miglior modo per comprendere l'argomento è concentrarsi
sulla reductio ad absurdum.7 Quindi supponiamo che "Dio" sia "ciò di cui nulla si può pensare il
maggiore" (definizione di "Dio"):

1. Dio esiste nel pensiero ma non nella realtà;


2. l'esistenza nella realtà è più grande della sola esistenza nel pensiero;
3. l'esistenza di Dio nella realtà è pensabile.
i. È possibile che Dio esista nella realtà;
4. se Dio esiste nella realtà, allora sarebbe più grande di ciò che è (Cfr. 1-2);
5. È pensabile che ci sia un essere più grande di Dio (Cfr. 3-4);
6. È pensabile che ci sia un essere più grande dell'essere di cui non si può pensare il maggiore
[5-definizione di "Dio"].

Dunque:

7. È falso che sia pensabile un essere più grande di ciò di cui non si può pensare il maggiore.
i. È falso che è possibile che c'è un essere più grande dell'essere di cui non si può pensare
il maggiore;
8. È falso che Dio esiste nel pensiero ma non nella realtà.

Ora, ciò che rende problematica tutta la prova è l'asserzione che l'esistenza nella realtà è più
grande della sola esistenza nel pensiero. Se supponiamo che ciò che non esiste è minore di ciò che
esiste, e che ciò che esiste è maggiore a ciò che non esiste -- e questo è possibile solo se
ammettiamo la possibilità della comparazione tra due essere differenti8 -- possiamo rendere
l'argomento ontologico in questo modo: supponiamo che

9. Dio non esiste nel mondo attuale;


i. Non c'è un essere massimamente grande;
10. per ogni mondo W e W' e oggetto x, se x esiste in W e x non esiste in W', allora la grandezza
di x in W supera la grandezza di x in W';
i. per ogni mondo W e oggetto x, se x non esiste in W, allora c'è un mondo W' tale che la
grandezza di x in W' supera la grandezza di x in W;
11. è possibile che Dio esista;
i. c'è un mondo in cui esiste un essere massimamente grande;
12. allora c'è un mondo possibile W tale che Dio esiste in W (Cfr. 11);
i. c'è un mondo possibile W tale che l'essere la cui grande è insuperabile, esiste in W;
13. Dio esiste in W e Dio non esiste nel mondo attuale (Cfr. 9 e 12);
14. se Dio esiste in W e Dio non esiste nel mondo attuale, allora la grandezza di Dio in Wsupera
la grandezza di Dio nel mondo attuale (Cfr. 10);
15. quindi la grandezza di Dio in W supera la grandezza di Dio nel mondo attuale (Cfr. 13-14);
16. quindi c'è un essere possibile x e un mondo W tali che la grandezza di x in W supera la
grandezza di Dio nell'attualità (Cfr. 15);
17. quindi è possibile che ci sia un essere che è più grande di Dio (Cfr. 16);
18. allora è possibile che ci sia un essere più grande di quel essere di cui nulla si può pensare il
più grande (Cfr. 17 e definizione di "Dio");
i. c'è un mondo possibile W e un essere possibile x tale che la grandezza di x in W supera
la grandezza di Dio nel mondo attuale;
19. è possibile che ci sia un essere più grande di quel essere di cui nulla si può pensare il più
grande.
i. Non c'è nessun mondo possibile W' e un essere x tali che la grandezza di x in W' supera
la grandezza di Dio in W.
ii. Non c'è un mondo possibile W e un essere x tali che la grandezza di W supera la
grandezza di Dio nel mondo attuale (?).
https://mondodomani.org/dialegesthai/rdl01.htm 3/7
2/1/2020 Roberto Di Letizia, L'argomento ontologico di Anselmo secondo Alvin Plantinga (Dialegesthai)

Prima di continuare occorre fare alcune osservazioni. La (10') asserisce solo che in due
mondi We W' tali che x esiste in W e x non esiste in W', x in W è maggiore di x in W'. Essa dice
ovviamente che un essere una cosa non raggiunge la sua più grande grandezza in un mondo in cui
non esiste. Ma noi stiamo parlando di un essere che possiede il massimo grado di grandezza e che
è quindi insuperabile da ogni essere in ogni mondo.
In quale mondo questo essere possiede il grado di grandezza in questione? Per ora ci limitiamo a
dire che vi è un qualche mondo (some world or other) nel quale questo essere ha tale grandezza.
In questo senso è giustificata la (12'). La (18') asserisce che c'è un mondo W in cui Dio raggiunge il
massimo grado di grandezza, ma questo porta alla contraddizione (19). Per questo aggiungiamo la
(19') la quale non è incompatibile con la (18') che dice che la grandezza del Dio del
mondo attuale è superata in un mondo W nel quale la grandezza di Dio è insuperabile. Difatti non
abbiamo motivi per dire che W sia il mondo attuale: la verità di (19') non contribuisce ad avanzare
nell'argomento. La (19'') servirebbe a stabilire che il mondo attuale è quel mondo in cui la
grandezza di x non è superabile dalla grandezza di x in W; ciò tuttavia contraddirebbe la (18') ed
inoltre non abbiamo motivo di assumerla come vera.

4. Terza e quarta versione dell'argomento


Essendo ogni mondo possibilmente attuale è possibile che W sia il mondo attuale e ovviamente
sono quei mondi in cui Dio raggiunge la sua grandezza massima. Si può quindi usare questa
considerazione per rivedere l'argomento. Supponiamo che con la parola "Dio" abbreviamo la frase
"l'essere la cui grandezza è insuperabile in qualche mondo":

20. c'è un solo possibile essere la cui grandezza in qualche mondo W non è superabile dalla
grandezza di ogni essere in ogni mondo;
21. se un essere x possibile non esiste in un mondo W, allora c'è un essere y possibile e un
mondo W' tale che la grandezza di y in W' supera la grandezza di x in W;
22. si dà W (che assumiamo come il mondo che contiene il massimo grado di grandezza Dio);
23. W è il mondo attuale.

La grandezza di Dio in W è insuperabile, quindi la grandezza di Dio nel mondo attuale è


insuperabile. Pertanto: per ogni oggetto x e mondo W, la grandezza di Dio nel mondo attuale sarà
uguale o superiore alla grandezza di x in W. Chiamiamo P quella proprietà che un oggetto
possibile ha se non c'è nessun mondo in cui la sua grandezza supera quella che Dio possiede nel
mondo attuale.

24. Ogni essere possibile ha P;


25. è possibile che si dia W;
26. è possibile che ogni essere possibile abbia P;

Questa proprietà P ha la peculiarità di essere universale, e cioè:

a. Una proprietà P è una proprietà universale se e solo se è impossibile che ci sia un oggetto che
ha P in un mondo e ¬P in un altro;
b. P è una proprietà universale se e solo se P è instanziata (instantiated) o in ogni mondo o
in nessun mondo.

La proprietà di Dio di essere insuperabile nel mondo attuale è una proprietà universale, infatti: se
in un dato mondo W, è vero di x che in nessuno mondo la sua grandezza supera quella di Dio nel
mondo attuale, allora non ci sarà alcun mondo in cui x ha la proprietà di essere tale che in qualche
mondo la sua grandezza supera quella di Dio nel mondo attuale.

27. P è una proprietà universale;


28. se c'è almeno un mondo in cui tutto ha P, allora in nessun mondo c'è qualcosa che ha ¬P;
29. in nessun mondo c'è qualcosa che ha ¬P (dunque, neanche nel mondo attuale);
https://mondodomani.org/dialegesthai/rdl01.htm 4/7
2/1/2020 Roberto Di Letizia, L'argomento ontologico di Anselmo secondo Alvin Plantinga (Dialegesthai)

30. se Dio non esiste nel mondo attuale, allora c'è un essere possibile x e un mondo W tali che la
grandezza di x in W supera la grandezza di Dio nel mondo attuale.

Ma: (29) ci dice che non c'è un tale essere possibile e mondo W. Ne segue che Dio esiste nel mondo
attuale. Dunque:

31. non c'è nulla che superi la grandezza di Dio nel mondo attuale.

E tuttavia il salto da (22) a (23) è ingiustificato: non è detto che il mondo che si ottiene (22) sia il
mondo attuale. Così non possiamo inferire (24) poiché non è detto che P sia contenuta anche nel
mondo attuale (detto "α"). Tutta la prova dunque verrebbe meno.
Ora possiamo dire che l'esistenza necessaria è un qualità perfetta -- come la considera lo stesso
Anselmo, ed è pertanto una di quelle proprietà che devono essere considerate se si vuole
comparare un paio di esseri rispetto alla grandezza. Possiamo dire che: un essere possibile ha il
massimo grado di grandezza in un dato mondo se esiste in quel mondo ed esiste in ogni altro
mondo possibile. È un punto cruciale perché: se esiste almeno in un mondo un essere che ha il
massimo grado di perfezione allora è necessario, e dunque esiste in ogni mondo
possibile.9Possiamo rendere questa ultima asserzione così:

32. c'è un mondo W in cui esiste un essere con la grandezza massima;


33. un essere ha la grandezza massima in un mondo solo se esiste in ogni mondo.

Dunque: c'è un essenza E, esemplificata in W, che implica la proprietà "esiste in ogni mondo".
L'argomento però è ancora traballante perché sostiene questo: se c'è un oggetto x che ha la
grandezza massima (cioè è necessario) nel mondo possibile W, allora esiste necessariamente in
tutti i mondi possibili. Dovremmo però dimostrare che il mondo possibile in cui esiste
l'oggetto x con la grandezza massima (in cui cioè è necessario) sia il mondo attuale? .
Inoltre: l'esistenza necessaria e l'esistenza non sono per se stesse delle perfezioni, ma condizioni
necessarie di perfezione. Quindi: Dio non deve essere solo necessario, ma avere necessariamente
le medesime proprietà di perfezione (onniscienza, onnipotenza e perfezione morale = eccellenza
massima) in ogni mondo possibile dato che ci potrebbe essere un mondo possibile in cui Dio
difetterebbe, per esempio, di potenza o moralità.10 Possiamo dunque asserire che:

34. la proprietà "ha una grandezza massima" implica che la proprietà "ha una massima
eccellenza in ogni mondo possibile";11
35. la "massima eccellenza" implica onniscienza, onnipotenza e perfezione morale;
36. la "massima eccellenza" è esemplificata;
37. c'è un mondo W e un essere E tali che E è esemplificata in W ed E implica "ha la grandezza
massima in W".

Se W è il mondo attuale ed E è esemplificato da un oggetto che ha la grandezza massima (34)


allora ha l'eccellenza massima in ogni mondo possibile.

38. Per ogni oggetto x, se x esemplifica E, allora x esemplifica la proprietà "ha l'eccellenza
massimale in ogni mondo possibile";
39. e implica la proprietà "ha l'eccellenza massima in ogni mondo possibile".

Ma: un oggetto ha una proprietà in un mondo W solo se esiste in quel mondo. E implica la
proprietà "esiste in ogni mondo possibile". E è esemplificato in W; allora se W è il mondo
attuale, E esemplifica qualcosa che esiste e che è esemplificato in ogni mondo possibile:

40. se W è il mondo attuale, è impossibile che E non sia esemplificato;


41. esiste un essere che ha l'eccellenza massima in tutti i mondi.

https://mondodomani.org/dialegesthai/rdl01.htm 5/7
2/1/2020 Roberto Di Letizia, L'argomento ontologico di Anselmo secondo Alvin Plantinga (Dialegesthai)

Questo significa: esiste attualmente un essere che ha l'eccellenza massima. Questo essere è Dio. Se
infatti le proprietà dell'essere insuperabile (proprietà universale P) sono presenti almeno in un
mondo, allora lo sono in tutti i mondi possibili (b).
Alla fine di questa argomentazione riformulata cosa ha voluto dimostrare Plantinga? La risposta è
nelle sue stesse parole:

Hence our verdict on these reformulated versions of St. Anselm's argument must be as follows. They
cannot, perhaps, be said to prove or establish their conclusion. But since it is rational to accept their
central premises, they do show that it is rational to accept that conclusion. And perhaps that is all that can
be expected of any such argument.12

Copyright © 2006 Roberto Di Letizia

Roberto Di Letizia. «L'argomento ontologico di Anselmo secondo Alvin Plantinga». Dialegesthai. Rivista
telematica di filosofia [in linea], anno 8 (2006) [inserito il 15 dicembre 2006], disponibile su World Wide
Web: <https://mondodomani.org/dialegesthai/>, [32 KB], ISSN 1128-5478.

Note
1. Se si desidera approfondire le linee di ricerca della filosofia analitica della religione si veda M.
Micheletti, Filosofia analitica della religione. Un'introduzione storica, Morcelliana, Brescia 2002.
2. Esistenzialmente equivalente significa che il concetto intero è esemplificato interamente da un oggetto
esistente.
3. I. Kant, Critica della ragion pura, a cura di G. Colli, Adelphi, Milano 1995, p. 623-624: "Essere non è
un predicato reale, ossia non è un concetto di un qualcosa che possa aggiungersi al concetto di una
cosa. Essere è semplicemente la posizione di una cosa [...]. Se io penso dunque una cosa -- con qualsiasi
predicato, con un qualsiasi numero di predicati e persino nella determinazione completa -- in tal caso,
quando io aggiunga ancora: questa cosa è, in realtà non aggiungerò proprio nulla alla cosa. Se così non
fosse, infatti, non esisterebbe la medesima cosa ce io avevo pensato nel concetto, ma esisterebbe
qualcosa di più, e io non potrei dire che esiste proprio l'oggetto del mio concetto".
4. Cfr. A. Plantinga, Kant's objection on the ontological argument in "The Journal of Philosophy", 63
(1966), pp. 537-546.
5. Cfr. A. N. Prior, Is necessary existence possible? in "Philosophy and Phenomenical Research" 15
(1955), pp. 545-547. Prior sostiene che la credenza secondo cui "l'esistenza non è un predicato" non è
incompatibile con quella di "esistenza necessaria". Distingue gli esseri non esistenti contingenti
(l'unicorno) da quelli non esistenti necessari (Dio). Sembrerebbe che gli esseri non esistenti necessari
abbiano necessità di una esemplificazione, ma questo sarebbe possibile solo se avessero una qualche
speciale proprietà che richieda categoricamente l'esemplificazione. Non essendoci prove né pro né
contro per tale proprietà allora il concetto di "esistenza necessaria" non è incompatibile con quello che
non capisce l'esistenza come predicato. In parole povere: qualcosa esiste necessariamente anche se
priva di esemplificazione.
6. S. Anselmo, Proslogio, a cura di I. Sciuto, Bompiani, 2002, pp. 303-361
7. A. Plantinga, The nature of necessity, Oxford University Press, Oxford 1974, cap. X, pp. 196-221.
8. A. Plantinga, op. cit., p. 201: "I believed that St. Anselm's fundamental idea involved a comparison
of different beings, one of them existent and the other not". Un'ampia letteratura ha individuato questa
differenza ontologica sia in nella prospettiva ermeneutico-storica che in quella analitico-critica. La
differenza potrebbe vertere sull'ontologia di Anselmo che, nella tradizione neoplatonica-agostiniana,
vede gli essere inseriti di una scala graduale dal meno perfetto al più perfetto. In questo senso molti
critici interpretano il "sic vere est" come "ciò che è veramente", e nella scala dell'essere neoplatonica
qualcosa è "il più vero" di ogni altra cosa quando è incorruttibile, immutabile, eterno: "Porro unum est
necessarium" [Pros. XXIII]. Ora essendo innegabile l'esistenza dell'id quo nihil maius cogitari possit,
la sua stessa esistenza è assolutamente necessaria, dunque non contingente. Così Anselmo parla di Dio
in questi termini: "Ma tutto ciò che in qualche modo è racchiuso nello spazio o nel tempo è minore di
ciò che nessuna legge di spazio e di tempo costringe. Poiché dunque nulla è maggiore di te, nessun
https://mondodomani.org/dialegesthai/rdl01.htm 6/7
2/1/2020 Roberto Di Letizia, L'argomento ontologico di Anselmo secondo Alvin Plantinga (Dialegesthai)

luogo e nessun tempo ti contengono, ma tu sei ovunque e sempre. E poiché questo si può dire di te
solo, tu solo sei illimitato ed eterno" [Pros. XIII]. L'essere più vero è quello più necessario, non potendo
essere assolutamente negato, esso non è possibile come gli esistenti finiti. Si tratta pertanto di due
concezioni differenti di esistenza. La svista di Kant -- che d'altra parte non criticò direttamente
l'argomento di Anselmo -- è stata pertanto quella di credere che l'esistenza di Dio fosse come quella
degli altri esistenti. In tal senso J. N. Findley (Can God's existence be disproved? in Mind, 57 1948) ha
ragione nel sostenere che l'esistenza necessaria è impossibile in quanto l'esistenza è contingente,
qualcosa viene all'esistenza perché o accade o è causato: se Dio esistesse sarebbe contingente, ma
questo sarebbe contraddittorio visto la premessa (Dio è necessario). Tuttavia Findley non tiene conto
della differenza ontologica presente nel testo anselmiano. Differenza che non è sfuggita invece a N.
Malcom (Anselm's Ontological Argument, Philosophical Review, 69 1960), il quale afferma che Dio
non può esistere come gli altri esistenti, poiché questo significherebbe l'essere causato da qualcos'altro
o l'essere accaduto, contraddicendo così la premessa ("ciò di cui non si può pensare il maggiore"):
l'esistenza contingente non è quindi una perfezione, quindi Dio può essere o necessario o impossibile.
Ma non è contraddittorio dunque non è impossibile: Dio esiste necessariamente. Per ulteriori
informazioni riguardo la versione dell'argomento ontologico di N. Malcom si veda R. Di
Letizia, L'argomento ontologico. Una prospettiva analitica, in Giornale di filosofia della religione,
[supplementa, 8], http://www.aifr.it/supplementa/contents/supplementa_8.pdf.
9. Cfr. N. Malcom, op cit. vedi Nota 7. Plantinga si chiede perché l'esistenza necessaria dovrebbe essere
assunta come perfezione: "Why, after all, should we think that necessary existence is a perfection or
great-making quality? Because the greatness of a being in a world W depends not merely upon the
qualities it has in W; what is like in other worlds is also relevant" (ivi, p. 213).
10. Qui Plantinga non fa altro che riprendere la struttura dell'argomento di Anselmo, il quale, una volta
aver dimostrato l'esistenza necessaria di Dio e dunque la sua condizione di perfezione, mostra quali
sono positivamente le perfezioni che implica tal perfezione, cioè l'essenza implicata nella condizione di
perfezione [Pros. V-XII]
11. Infatti: una proprietà P implica una proprietà Q se non c'è un mondo in cui esiste un oggetto x che
ha P ma non ha Q. Questo significa che se un oggetto x ha la proprietà P, allora deve avere anche Q.
12. Plantinga, op cit., p. 221

Copyright © Dialegesthai 2006 (ISSN 1128-5478) | filosofia@mondodomani.org | Direzione e redazione

Editoriale | Indice cronologico | Indice degli autori | Contatti | Collegamenti | Collana

https://mondodomani.org/dialegesthai/rdl01.htm 7/7