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Busoni Guerrini Compresso

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Lodi Luka
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"I LP E N T A G R A M M A , ,

COLLANA DI STUDI MUSICALI A CURA DI ENZO BORRELL1

GUIDO G U E R R I N I

FERRUCCIO BUSONI
LA V I T A . LA F I G U R A , L ' O P E R A

CASA EDITRICE M O N SALVATO


FIRENZE
GUIDO GUERRINI

FERRUCCIO BUSONI
LA V I T A , LA F I G U R A , L’O P E R A

CASA EDITRICE MONSALVATO


Ferruccio Busoni
FIRENZE
Al GIOVANI

PROPRIETÀ LETTERARIA RISERVATA


PREFAZIONE

Intorno alI’[Link] Ferruccio Busoni, poco si è scritto in Ita­


lia. Troppo poco in rapporto alla grandezza della sua figura e
alPeminenza del posto ch’egli occupò nel mondo musicale e che
occuperà nella Storia. Uniche pubblicazioni di qualche rilievo,
una scelta di suoi Scritti e pensieri sulla musica, a cura di Luigi
Dallapiccola e di Guido M. Gatti, e il numero della « Rassegna
Musicale » (gennaio 1940) interamente a Lui dedicato. Oltre a
ciò qualche leggero libercolo, qualche isolato studio, e articoli su
giornali e riviste. Nulla infine di organico. All’estero invece esi­
stono già, sull’argomento, varie pubblicazioni se non definitive,
importanti e serie: quella di Edward Dent, quella del Leichten-
tritt, quella di S. Nadel, la Raccolta delle lettere alla moglie con
la prefazione di Willi Schuh (già tradotta anche in inglese dal­
l’originale tedesco) e qualche altra minore.
È stato appunto il desiderio di colmare tale deplorevole
lacuna, che mi ha spinto a scrivere questo libro, che dedico ai
giovani musicisti italiani, non soltanto perché dei giovani Fer­
ruccio Busoni fu grande amico, ma anche nella speranza di poter
trasfondere in loro, attraverso questa amorosa rievocazione, quel
fervore, quell’entusiasmo, quella febbre di lavoro, che non po­
tevano non infiammare chi ebbe la fortuna di vivere accanto a
Lui. E un’altra virtù, ancor più importante, spero che i giovani
possano attingere dalla conoscenza del grande italiano: L’onestà
e l’integrità artistica. Virtù non comoda né facile, come tutte le
intransigenze imposte alla propria coscienza, ma la sola che di­
stingua il Vero dal Pseudo-Artista.

JÀ:
8 PREFAZIONE

Possano infine i giovani apprendere, dall’esempio che offre


la vita di Ferruccio Busoni, come luminosa, ineffabile, suprema
gioia dell’artista sia soltanto il durissimo lavoro che l’arte im­
pone.

* * *

Alla compilazione di questo librò mi sono stati preziosi


collaboratori, generosi di aiuto, notizie, documenti, foto­
grafie, ecc. : la Direzione Generale delle Arti, Gerda Busoni, i
fratelli Ing. Emilio e Dott. Augusto Anzoletti (e a quest’ultimo
debbo anche varie traduzioni dal tedesco di scritti del Maestro);
Gino Tagliapietra, Arrigo Serato, Alfredo Casella, Friedrich
Schnapp, Vaimore Gemignani, Felice Boghen, Pacalo Fragapane
( che già condivise con me la compilazione di una guida sul Dot­ LA V I T A
tor Fausti mia figlia Vittoria e Roberto Nardi, il quale ha re­
datto un elenco del repertorio pianistico busoniano, non per
autori, ma in ordine cronologico.
Ringrazio infine Enzo Borrelli, Direttore del « Pentagram­
ma », per avermi indotto a scrivere questo libro, che sarà, se
non altro, testimonianza di imperitura gratitudine verso il mio
Maestro.
G uido G uerrini

0
LA F A M I G L I A

Il padre. — La madre. — Nascita di Ferruccio. — Infanzia a Trieste. — Parigi.


— Separazione dei genitori.

Si ritiene che i Busoni discendano da ceppo di origine corsa.


Dalla Corsica, infatti, era emigrato in Italia quel ramo dei Bu­
soni, oggi ancora esistente a Spicchio, borgata a nord di Em­
poli. I Busoni di Spicchio furono, e sono tutt’oggi, barcaioli,
cioè possessori di barche da trasporto e da traghetto suH’Arno.
Con tale mestiere il capo-stipite della famiglia aveva accumu­
lato un discreto gruzzolo; ma avendo contratto un mal conta­
gioso e di tale infermità essendo morto, le autorità del luogo
ordinarono la distruzione delle case e la confisca degli averi,
così che la vedova e i tre figli, rimasti alla miseria, emigra­
rono ad Empoli ove si diedero alla fabbricazione di cappelli
4 di feltro. Il secondo dei tre fratelli, Giovan Battista, aveva
sposato un’Anna Bini e ne aveva avuto nove figli, sei maschi
e tre femmine, che lasciò orfani giovanissimi, essendo morto
nel I860, seguito dopo breve tempo dalla moglie. Il più vec­
chio dei figli di lui, Ferdinando, doveva essere poi il padre di
Ferruccio. Nato il 24 giugno 1834, Ferdinando era quel che si
dice « un tipo ». Bizzarro e un po’ romantico, perseguiva so­
gni di arte, disprezzava la vita provinciale, sdegnando il me­
stiere dei fratelli (che avevano continuato l’industria paterna)
e coltivando la lettura dei classici e lo studio del clarinetto.
Spirito estroso, carattere capriccioso, temperamento impaziente,
egli aveva sopratutte la passione pei cani e pei cavalli; e pur

%
FERRUCCIO BUSONI - LA VITA 13
12 GUIDO GUERRINI

non avendo seguito studi regolari, possedeva facilità innata per clarinettistiche erano giudicate fuor del comune per ragguarde­
le lettere. Anche per la musica sembra avesse inclinazione par­ voli possibilità tecniche e sopratutto per un ottimo stile di « bel
ticolare e forte passione; ma neanche in questa gli fu dato, per canto ».
le condizioni famigliari e locali, di compiere studi regolari. Fin Nel 1863 lo troviamo a Milano, nell’estate del ’64 a Bo­
da ragazzo cominciò a suonare il clarinetto, essendogli guida logna (dove venne eletto Membro onorario di quell’Accademia
un Gaetano Fabiani, maestro di banda a Empoli. Ma tanto col Filarmonica che doveva poi accogliere, e per ben altri meriti,
maestro quanto coi compagni musicanti erano continui i litigi, suo figlio); nell’aprile del ’65 a Trieste. E proprio qui egli avrà
così che a circa 20 anni lasciò Empoli per Livorno, scritturato compagna nel suo secondo concerto, quella pianista Anna Weiss,
nella banda cittadina di quella città. che diverrà sua moglie e madre di Ferruccio.
Era il tempo in cui gli strumenti a fiato, e specialmente Ferdinando possedeva una sua barbuta bellezza, romantica
quelli di legno, avevano molti cultori anche fra i dilettanti. Vi e un po’ teatrale, che gli valeva facili conquiste fra le dame
erano clarinettisti e flautisti che si dedicavano al Concerto, e dell’aristocrazia italiana. Non- gli riuscì quindi difficile conqui­
con successo. (I concerti di allora o, come si diceva, « le acca­ dere la ingenua pianista triestina, tanfo più che essa, già var­
demie », erano per lo più, zilbaldoni a cui partecipavano pa­ cata la trentina, non chiedeva che di essere liberata da un in­
recchi esecutori, cantanti e strumentisti, svolgendo programmi tollerabile stato famigliare.
lunghi ed eterocliti, che contenevano pezzi d’opera e di musica Il padre di lei, Giuseppe Ferdinando Weiss, era di ceppo
da camera, trascrizioni e « pot-pourri », musiche da sala e di bavarese, ma nato e cresciuto a Laibach (Lubiana); trasferitosi
bravura, fantasie d’opera, ecc.). poi a Trieste, vi si fece una solida posizione, tanto da poter
La letteratura per gli strumenti a fiato, anche se non scelta, impalmare una signorina di buona famiglia, Carolina de Can­
era abbondante e varia, composta in massima parte di trascri­ dido, oriunda del Friuli, da cui ebbe tre figli, un maschio e due
zioni e di fantasie, tratte dalle opere in voga. Fra i clarinettisti femmine. Di essi l’unica superstite fu Anna (che era nata il
primeggiava allora Ernesto Cavallini, capo-scuola e concertista 13 gennaio 1833), essendo la sorella morta tisica nel ’70, e il
conteso dalle Corti d’Europa; e il nostro Ferdinando dovette fratello morto pazzo in giovane età.
certo ascoltarlo, se pur non ricevette da lui lezioni o consigli, Anna fu allevata con molta severità, poiché il padre suo
perché il suo stile e il suo repertorio erano prettamente cavalli- aveva, già da molti anni, assimilato completamente gli usi ita­
niani. Il Busoni fu per breve tempo primo clarinetto della Banda liani. (In famiglia parlavano il dialetto triestino, che poi Fer­
Municipale di Novara ed anche insegnante nella Scuola Musi­
ruccio serberà fra i linguaggi a cui ricorrerà più spesso). Anna,
cale della stessa città. Ma dopo soli cinque mesi rassegnò le
che aveva ricevuta una notevole educazione letteraria, scriveva
dimissioni, per intraprendere la carriera del concertista. D ’altra
e parlava un italiano forbito e un po’ voluto; e conosceva bene
parte le sue lacunose cognizioni musicali non gli avrebbero per­
messo di aspirare a un buon posto d’orchestra, così come il il francese e il tedesco, seppur non parlasse quest’ultimo se non
suo carattere di attaccabrighe non gli permetteva in alcun luogo costretta e non lo scrivesse affatto. I Weiss, dunque, a parte il
permanenze prolungate. Asserisce suo figlio che egli era « un loro nome, erano divenuti italiani e vivevano esclusivamente fra
ben povero lettore a prima vista e che il suo senso ritmico era italiani. Anche le doti musicali di Anna, rivelatesi in giovane
molto discutibile », ma che, ciononostante, le sue interpretazioni età, furono coltivate seriamente. A 14 anni ebbe, come pianista.
GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA
14 15
il suo primo contatto col pubblico, in un saggio scolastico del 1866, partorisce dolorosamente un figliolo *, al quale ven­
del 1847. Studiava il pianoforte con un certo La Font e con­ gono imposti dal padre i toscanissimi e gloriosi nomi di Fer­
trappunto con un Maestro Scaramelli. Nello stesso anno, in ruccio Dante Michelangelo Benvenuto (dei quali poi, avuto
una seconda audizione, ella si produsse anche come composi­ l’uso della ragione, il nostro scelse soltanto il primo che, dei
trice, con un pezzo che sembra riscuotesse molta ammirazione. quattro, era senza dubbio il meno impegnativo).
Più tardi perfezionò il pianoforte sotto la guida dell’ungherese Non appena Anna fu in grado di rimettersi in viaggio, i
Lickl e la composizione con Luigi Ricci, napoletano, che era due coniugi ripresero le loro peregrinazioni artistiche, affidando
allora maestro di cappella al Duomo di Trieste; così che fu pos­ Ferruccio alle cure di una nutrice presso il nonno materno, a
sibile ad Anna far eseguire in quella Cattedrale un suo Sanctus Trieste (i nonni Busoni erano morti entrambi da vari anni),
per orchestra, la domenica di Pasqua del 1851. Ma Anna dove il piccolo fu allevato fra la tenerezza di una zia e di due
Weiss, pur con tutta la sua cultura e con la celebrità acquisita cugine.
nel suo piccolo centro, era destinata a rimanere una dilettante, La fama di Ferdinando si espandeva intanto anche fuor
in quanto il padre (mentalità corrente di allora) non le avrebbe dei confini, così che lo troviamo successivamente a Laibach, a
mai consentito di fare « la professionista ». Venezia, a Stuttgart e finalmente a Parigi, mèta di tutti i suoi
Esisteva allora, in Trieste, anche un’orchestra, accompa­ sogni.
gnata dalla quale Anna potè eseguire il concerto in do min. Il debutto nella capitale francese avviene in casa del si­
di Mozart e quello in re bem. di Weber. Nel 1855 diede tre gnor Kugelmann, proprietario del « Gaulois », ed è lusinghie­
concerti a Vienna, e le critiche furono assai lusinghiere e per­ rissimo. Il clarinettista si presenta ad un pubblico raffinato, in­
fino galanti verso le doti estetiche della giovane pianista. Ella sieme ai due famosi cantanti Nicolini e 'Tamberlik, riportando
infatti possedeva quella grazia aristocratica che doveva poi tra­ un successo fuor del comune (la Presse Musicale dice senz’altro
« ieri sera è nato al mondo un grande virtuoso ») e che gli vale
smettere al figliolo, ed era raffinata nei modi e nei gusti, come
subito altri concerti. La moglie non sempre gli è collaboratrice,
si può arguire da tutte le sue lettere. Raffinatezza che mancava
ma nei concerti cui Anna prende parte, i maggiori consensi
proprio a colui che doveva divenire suo marito; il quale, a
sono sempre per lei. La stampa parigina ha per la pianista
quanto dice il figlio, era semplicemente « un ricercatore di fa­
italiana elogi entusiastici, sia nei riguai di della tecnica, giudi­
cili glorie ». cata perfetta, sia per l’infallibile senso dello stile.
Dopo il matrimonio Ferdinando aggiunge al proprio il cogno­ I Weiss-Busoni divengono in breve « gli eroi della stagione
me della moglie, forse nella speranza che il binomio «Weiss- musicale », tanto che Ferdinando decide di stabilire la propria
Busoni » suoni pel pubblico più attraente, poiché egli intende dimora a Parigi, ove anche il figlio è spedito a raggiungerli.
intraprendere, insieme alla moglie, un giro di concerti.
Nel marzo del 1866 i due si trovano a Roma, dove Anna 1 Dal « Libro dei Battezzati (21) » nell’archivio dell’opera di Sant’Andrea.
suona dinnanzi a Liszt. Ma la sua avanzata gravidanza non le Mese di aprile 1866, n. 105 a dì 3 detto:
« Ferruccio Michelangelo di Ferdinando q. Giov. Battista Busoni, Professore
permette di continuare il giro e un mese dopo è già di ritorno di musica e di Anna Weiss di Ferdinando add. alle cure domestiche S.L.C. Nato
ad Empoli dove, in una casa prospiciente il cosidetto Campaccio ad ore 10,30 del 1° Aprile. Compare Gaetano di Niccola Fabriani, comare Raf­
faella q. Giov. Battista Busoni. Tutti di questa Cura e Comunità di Empoli.
(allora Foro Boario, ora Piazza Vittorio Emanuele), il 1° aprile E stato battezzato da me [Link] Giovac. Mazzarini, curato ».
i6- GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA
i7
Il piccolo ha tre anni e, a quanto scrive la madre in particola­ dono di separarsi. Ferdinando continua la randagia sua esistenza
reggiate lettere alle cugine di Trieste, è di carattere vivacissimo, (a cui lo obbliga anche la inflessibile caparbietà del suocero che
di intelligenza aperta, e, oltre all’italiano che parla con tutta nulla vuol avere a che fare con lui), mentre Anna ritorna presso
padronanza, si destreggia benino anche nel francese. il padre a Trieste, dove comincia una umile vita, dando lezioni
di pianoforte alle signorine di buona famiglia.
La situazione non è lieta: il vecchio Weiss rinfaccia con­
tinuamente alla figlia il suo matrimonio, m'entre una vecchia
L’ INFANZIA « serva-padrona », che già da vari anni regge la direzione della
casa (e forse anche quella del cuore del padrone), non tralascia
Primi studi musicali. — Ritorno a Trieste. — Riconciliazione dei genitori. — occasione per seminar zizzania. Esistenza triste, che non sfugge
Sotto la guida paterna. — Debutto di Ferruccio. — N u tr ie in famiglia. allo sguardo del precocissimo Ferruccio il quale, non appena in
grado di scrivere una lettera (non sappiamo se da solo o sotto
A 4 anni il piccolo Ferruccio è già stato iniziato dalla ma­ dettatura) se ne lamenta col padre. (Da queste lettere appren­
dre allo studio del pianoforte e da un maestro a quello del diamo anche come lo studio della musica sia divenuta la sua oc­
violino. « Egli è tutto musica », scrive Anna, « e quando ascolta cupazione principale, tanto che a sei anni ha già germinato il me­
una bella melodia danza e salta, fuor di sé dalla gioia ». todo della Czerny, pur studiando assiduamente anche il vio­
La prima infanzia di Busoni è nutrita dunque abbondante­ lino). La povera Anna invia essa pure lettere accorate al ma­
mente e direi quasi esclusivamente di musica; ma dai genitori rito, di cui appare tuttora innamorata. Ma il suo dovere di
gli viene inculcato anche il sentimento religioso, entrambi es­ madre l’obbliga a questa forzata separazione, poiché i pochi
sendo cattolici convinti ed un tantino bigotti. (Il padre, anzi, guadagni realizzabili coi concerti non basterebbero certo a man­
malato di dispepsia cronica, non usava ricorrere ad altri rimedi tenere in viaggio perenne la piccola famiglia. V’è inoltre da
che candele accese ad una miracolosa Madonna di Trieste). curare l’educazione di Ferruccio, e questa non potrà compiersi
decentemente se non restando fermi. Travagliata cosi tra do­
Nella primavera del ’70 la guerra induce i Busoni a lasciar
veri e dolori, Anna annaspa progetti su progetti, fino a sug­
Parigi; riconsegnato il piccolo ai parenti triestini, essi ripren­
gerire al marito di rivolgersi alla Principessa Margherita di
dono il loro vagabondaggio. Ma la madre si è ormai troppo
Savoia, allora a Firenze, perché voglia assumerla quale pianista
attaccata al figliolo e ad ogni poco corre da lui o lo fa venire di camera. « In questo caso sarei pronta a lasciare il mio paese
presso di lei. Parallelamente cresce e si riscalda l’affetto del figlio definitivamente e a non far più ritorno in questa mia casa dove
per la madre, che continua nell’educarlo al culto dell’arte, impar­ ho sofferto troppo ».
tendogli assiduamente lezioni di pianoforte. E Ferruccio fa tali Ferruccio vive frattanto senza amici. Unica sua compagna
progressi, che fin d’allora il padre intravvede nel figliolo « il la mamma, unico amico un cane. (E il culto quasi religioso per
vero genio della famiglia ». Purtroppo però il carattere di Fer­ la madre e la passione pei cani lo accompagneranno poi per tutta
dinando va minando anche la sua felicità coniugale. Nel 1871, la vita).
un po’ per questa incompatibilità, un po’ per ragioni famigliari Il padre si lascia vedere sempre più di rado; il Natale del
e finanziarie, i due sposi — seppure in via amichevole — deci- ’72 passa in triste solitudine; nemmeno il nonno li ha invitati

2. — Ferruccio Busoni.
i8 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA
IQ
a pranzo, contentandosi di mandare soltanto un po’ di danaro Il primo atto di autorità di Ferdinando è quello di strap­
al nipotino. pare la moglie « da quell’assassino di suo padre », come soleva
Nei primi mesi del 1873 (come rettifica il Dent, e non amabilmente chiamare il suocero, e di affittare un piccolo ap­
l’anno precedente, come scrisse il Busoni in un brano di me­ partamento in Via Geppa.
morie) il padre finalmente fa ritorno a Trieste. Val la pena di Ferdinando, senza domandarsi troppo se ne sia capace, e ri­
riportare l’episodio con le stesse parole di Busoni, poiché esse tenendo deboli e « materni » i metodi della moglie come mae­
ci danno vivo e quasi sensibile lo stato di mesta solitudine in stra, assume egli stesso l’educazione musicale del figliolo. Ecco,
cui vivevano questi due poveri esseri. in proposito, un altro quadretto colorito lasciatoci da Busoni
nello stesso frammento autobiografico:
Non dimenticherò mai una sera,... quando si viveva soli a Trieste,
mia madre ed io. In quella memorabile sera ella mi aveva accompagnato
Mio padre sapeva poco di pianoforte ed era poco preciso nel ritmo,
a un teatro meccanico, che era un po’ fuor della città, della Trieste
cosicché cercava di colmare queste sue deficenze con un indescrivibile im­
d’allora.... In questo teatro, o meglio baracca, erano state rappresentate
pasto di energia, severità e pedanteria. Per quattro ore al giorno egli
alcune scene da marionette che avevano neH’interno un meccanismo per
sedeva accanto a me al pianoforte, tenendo d’occhio ogni nota ed ogni
cui si muovevano senza bisogno di fili.... Dopo la rappresentazione si
dito. Né vi era sosta o riposo, se non per le esplosioni del suo caratte­
ritornava verso casa, quasi in silenzio. Non avevamo nulla da dirci e
raccio, violento all’estremo. Uno scapaccione seguito da copiose lacrime,
nulla di cui interessarci ; eravamo in quello stato di malinconica indiffe­ accompagnato da rimproveri, minacce e terribili profezie; dopo di che
renza che è abituale fra le famiglie povere italiane, specialmente dopo la scena terminava in una grande dimostrazione di paterna commozione,
che hanno goduto un inconsueto divertimento e i loro pensieri ritornano assicurazioni che tutto era pel mio bene, e così via fino alla riconciliazione
alla monotonia della vita di tutti i giorni. Avevamo percorso forse un finale. Salvo ricominciare l’indomani la stessa storia.
paio di chilometri quando improvvisamente un signore ci si parò din­
nanzi. Aveva un aspetto autoritario, una abbondante barba a due punte
e alti stivali che gli giungevano fino al ginocchio. Egli conduceva un ele­ Il 24 novembre 1873, Ferruccio, che ha circa sette anni e
gante e mansueto cane maltese, legato a una catena d’acciaio, come se si mezzo, fa il suo primo debutto pubblico (in un concerto a cui
trattasse di una belva, e tutto l’aspetto dell’uomo era quello di un partecipano anche i genitori) eseguendo il primo tempo della
domatore di leoni o di un padrone di circo equestre.
Sonata in do magg. di Mozart, Il povero orfanello e Marcia
Mia madre lo accolse con emozione ed imbarazzo insieme ; l’uomo mi
abbracciò, chiamandomi « Ferruccio » e ripetendo rapidamente il mio del soldato di Schumann, e la Quarta Sonatina di Clementi.
nome con voce rauca ed eccitata. Da ciò, e dal risvegliarsi in me di Il 26 marzo dell’anno successivo sostiene un concerto tutto
memorie, che ritratti e descrizioni avevano tenute vive, mi accorsi che da solo, interpretando due fughe di Händel, Knecht Ruprecht
quello era mio padre.... Era ritornato improvvisamente e la sorpresa mi di Schumann e il Tema con Variazioni di Hummel. (Programma
fece sperare ih ogni sorta di belle cose. Sul labbro di mia madre vi era assai impegnativo e che ci dimostra quanto solide fossero le
un sottile sorriso, fra di dubbio e di affetto; il mio cuore martellava
come per un piccolo uragano.... Da quella sera la mia vita ebbe un
fondamenta su cui la madre aveva edificato la cultura musicale
radicale mutamento. del bambino). Oltre al pianoforte, già fin da quegli anni Fer­
ruccio si diede allo studio della composizione, e scorrendo que­
sti suoi primi tentativi di bimbo, vi si scorgono già evidenti il
1 Comincia in B. la passione per le marionette, che dovrà poi avere così senso della costruzione ed una musicalità eccezionale. In essi
grande influenza su tutta la sua produzione teatrale, da Arlecchino al Dottor Faust. inoltre appare quella melodiosità un po’ ingenua ma spontanea
20 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA 21

che indubbiamente gli rimaneva negli orecchi ascoltando le mu­ In una lettera, dopo particolareggiate informazioni sui suoi
siche clarinettistiche del padre. Il quale ebbe comunque il gran studi (geografia, tedesco, storia naturale, ecc.) Ferruccio con­
merito di mettere Ferruccio a contatto con la musica di Bach, tinua :
e ciò ricorda Busoni nell’epilogo alla edizione completa delle
opere di Bach (1923) a titolo di riconoscenza: La prima volta che verrai a casa ti farò sentire, recitato a memoria,
un bellissimo poema di Zaiotti, il Presidente del Tribunale che ora è
morto. Il Poema è intitolato II ritorno del Crociato\. Quando verrai nuo­
Debbo essere grato a mio padre per avermi tenuto a stretto contatto vamente, parlami un poco più di Nanni [il cane] e ti prego di non
con lo studio di Bach nella mia fanciullezza, e ciò in un momento e in dirmi bugie, perché io gli voglio molto bene; e se l’hai dato via, dim­
un luogo ove il grande maestro era considerato poco più di un Carlo melo francamente, che io preferisco questo a che tu mi dica una cosa per
Czerny. Mio padre fu un semplice virtuoso di clarinetto, che amava un’altra. Addio tuo affezionato (unigenito) figlio Ferruccio.
eseguire fantasie sul Trovatore o sul Carnevale di Venezia; egli fu uomo
di incompleta educazione musicale, un « italiano » e quindi un cultore
del « bel canto ». Come potè, un tale uomo, nella sua ambizione per la Scritta da un ragazzo di otto anni, ci sembra che questa let­
carriera del figlio, riuscire a colpire proprio l’unica cosa che fosse giusta? tera meriti qualche considerazione. A parte il fatto che in essa
Posso pensare soltanto a una misteriosa rivelazione. Egli mi educò, si dà ragguaglio di studi che generalmente si compiono a mag­
in tal modo, ad essere un musicista « alla tedesca » e mi mostrò quella giore età (e questo conferma la precocità mentale del fan­
via che io poi mai più disertai interamente, pur non rinunciando mai, ciullo), è sùbito da notare l’amore per la poesia. « Quando ri­
nello stesso tempo, a quelle qualità latine che la natura mi aveva date.
tornerai ti farò sentire (perché voglio che tu ne goda con me)
un bellissimo Poema », ecc. Questo non solo prova che Ferruc­
La vita fra i coniugi non era certo serena. Ferdinando, irri­
cio ha, già a quell’età, sensibilità matura alla poesia, ma prova
tabile e permaloso, di irrefrenabile sensibilità sessuale, pur non
pure che l’intelligenza e la personalità paterna egli la tiene in
essendo fedele alla moglie, ne era geloso al punto da non per­
grande considerazione. La frase successiva ci avverte poi sù­
metterle nemmeno di recarsi a dar lezioni, se non accompagnata
bito come il figlio conosca assai bene anche i difetti del padre:
da qualcuna delle nipoti.
« E quando verrai parlami di Nanni, e non dire bugie ». Carat­
Scenate frequenti scoppiavano fra i coniugi, per terminare
tere franco, il suo, esige altrettanta franchezza. Da notare infine
poi sempre in un gettarsi del marito a’ ginocchi dinnanzi alla
quell’« unigenito », gettato d’un tratto in fondo ad una lettera
moglie, promettendo resipiscenza. E il perdono, la povera Anna,
seria e pensosa, come uno sprazzo di biricchineria. E questo vezzo
10 concedeva sempre. Fortunatamente, di tanto in tanto Ferdi­
di accender sprazzi di arguzia o di gettar motti di spirito nei
nando partiva pei suoi giri concertistici, lasciando dietro di sé
discorsi più seri e profondi, rimase poi una delle sue più per­
un gran senso di sollievo.
sonali caratteristiche.
Ferruccio, che fin dai sei anni aveva frequentato le scuole
pubbliche, a dieci affrontava contemporaneamente il tedesco e
11 latino, e dei suoi progressi in quest’ultima materia dà fre­
quenti ragguagli epistolari al padre.
Alcuni frammenti rimastici di questa corrispondenza ci rive­
lano interessanti aspetti dei rapporti fra padre e figlio e del
loro bizzarro reciproco attaccamento.
GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA
22 23
ambizione paterna. Comunque, il tono con cui Ferruccio trat­
terrà questo soggetto nei suoi frammenti autobiografici è chia­
ramente saturo di sarcasmo, e non sempre rispettoso. Eccone
BAMBINO PRODIGIO 1
un brano:
Incontro con Antonio Rubinstein. — L ’erario, punto debole.
.... Dopo due anni, egli mi considerò maturo e abbastanza « prodi­
gioso » per portarmi a Vienna come pianista, compositore e improvvisa­
L’ 8 gennaio del 1875 Ferruccio dà un altro concerto: Pre­ tore, sotto l’usbergo del sonoro nome di Ferruccio Benvenuto Weiss-
ludio e Fuga di Bach, Gavotta con Variazioni di Rameau, Busoni ; non dimenticando di prendere con sé anche il suo clarinetto, ma
d’altra parte coi denari appena indispensabili pel viaggio e senza sapere
Rondò Mignon di Hummel e (per la parte di pianoforte) il una parola di tedesco. Scendemmo all’Albergo « Erzherzog Carl », —
Trio in re magg. di Haydn. l’albergo dei Principi e delle celebrità — e fummo tanto fortunati da
Nel maggio dello stesso anno suona per la prima volta incontrarvi Rubinstein. Mio padre si diede subito d’attorno per presen­
con Forchestra, sotto la direzione del padre, eseguendo il Con­ tarmi a lui e « farmi sentire », come egli si compiaceva esprimersi. Ho
ancora negli orecchi quel terrificante « fagli sentire ». Egli non incontrava
certo in do min. di Mozart, « con precisione e delicatezza di det­ alcuno, al caffè o per la via, senza parlargli di « mio figlio ». E finiva
taglio », come ricorderà egli stesso più tardi. sempre per portare la nuova conoscenza all’albergo, dove irrompeva tra­
In autunno, dopo un concerto di addio, nel quale il fan­ scinandola con sé, per gridarmi quelle terribili parole: «fagli sentire».
ciullo eseguisce anche composizioni sue proprie, il padre pensa Il forestiero era sempre descritto da mio padre come un « distintissimo
sia giunto il momento di far conoscere questo suo prodigioso signore », fino a quando non entrava con lui in maggiore intimità.
Dopo di che l’amico diventava « quel pazzo » oppure « quel mascal­
rampollo a più vasti pubblici; lo porta dunque a Vienna, anche zone » e altre cose del genere. Se quegli invece accontentava poi mio
nell’intento di fargli proseguire gli studi in quel Conservatorio padre con un piccolo prestito di denaro, poteva anche tornare ad essere
di Musica. La madre intanto rimane a Trieste a sgobbare sulle « un ottimo uomo ». Perché lo stato dell’erario era allora, e sempre
lezioni per mandare avanti la baracca. fu poi, il punto debole dell’amministrazione di mio padre.
Ferruccio credè di scorgere in questo atto paterno quasi
uno sfruttamento delle sue qualità e aggiunse anche questa alle E il brano con cui s’interrompe l’autobiografìa (scritta vivo
ragioni di rancore contro il padre. Forse ne giudicò il movente ancora il padre), chiude con queste parole:
soltanto affaristico, mentre invece, come poi si è visto, Ferdi­
nando, più che da aspirazioni materiali, era spinto da legittima1 Per tutta la mia infanzia e per tutta la mia gioventù io dovetti pe­
nare in causa allo stato degli affari, e per quanto riguarda mio padre,
tutto ciò non finì mai, come infatti non è ancora finito.
11 Ecco quanto scrive W ilelhm Kienzl su Busoni fanciullo:
« B. a 12 anni non è un fanciullo prodigio nel senso tradizionale; è sol­
tanto un eccezionale talento musicale che ha dato prove sbalorditive del suo
valore. Il piccolo Maestro è costretto, da ragioni finanziarie, a suonare in pub­
blico. Egli compone fin dai 7 anni e, a quanto afferma il padre, ha già
scritto 130 pezzi. Io stesso mi sono convinto di questa verità, dando temi e
motivi al giovane da sviluppare all’improvviso. La sua capacità in ciò è mira­
colosa. B. compone già senza bisogno del pianoforte. Il suo senso di figurarsi
i suoni deve quindi essere educato in alto grado. Suona già a memoria le fughe
di Bach e alcune Sonate di Beethoven ».
24 GUIDO GUERRINI
FERRUCCIO BUSONI - LA VITA 25
Questi contatti però stimolano e risvegliano in lui ogni più
riposta facoltà creativa; egli compone infaticabilmente fughe,
A VIENNA
quartetti, ouvertures, sugli schemi degli autori preferiti. Ma lo
A l Conservatorio. — Primo concerto a Vienna. — Ritorno a Trieste. — Con­
studio della composizione procede senza maestri, perché il pa­
certo a Gmunden per gl’imperiali d ’Austria. — Ancora a Vienna. — In- dre giudica Ferruccio troppo giovane per essere iscritto alla
contro con Liszt. — Luigi Cimoso. — Malattia. — Concerti a Baden, Vöslau, classe di composizione del Conservatorio. E poi, verisimilmente,
Graz. (1878}. — Dichiarazione di Rubinstein. — Studi letterari e trionfi Ferdinando teme che in suo figlio l’amore pel comporre soffo­
musicali. — Klagenfurt. — Improvvisazioni. chi quello per l’interpretare, e questo padre ambizioso tiene
sopratutto a fare del figlio un grande virtuoso.
Il giovane pianista entra al Conservatorio con l’intento di Nondimeno Ferruccio lavora sodo; a giudizio di compe­
rimanervi almeno cinque anni. Ma egli si avvede ben presto tenti, ha già assoluta padronanza del mestiere ed è forte con­
che i professori hanno di lui poca cura e che, ove non vi fos­ trappuntista. Di tanto in tanto, poi, manda alla madre i suoi
sero le lezioni del padre, il progresso si muterebbe in regresso. lavori; quelli orchestrali glieli riduce per pianoforte a quattro
Fortunatamente Ferdinando è in buona salute e quindi in buon mani, così che ella possa prenderne diretta e viva conoscenza.
umore, e perciò tutto procede per il meglio.
Si viene poi formando una grande amicizia fra Ferruccio e * * *
la famiglia Gomperz, che in quel tempo rappresentava uno dei
più importanti centri intellettuali di Vienna. Il primo concerto a Vienna ha luogo nel febbraio del 1876.
Teodoro Gomperz è filosofo stimato, suo fratello Giulio rag­ In programma: un Rondò di Mozart, il Tema con Variazioni
guardevole uomo di lettere, e la moglie di questi, Carolina Bet- di Hummel e cinque pezzi di sua composizione. Il pianista ot­
telhéim, una famosa contralto dell’Opera. Vi sono poi altre tiene unanimità di voti favorevoli nel giudizio della stampa;
due sorelle, Giuseppina, sposata von Wertheimstein, e Sofia sul compositore invece i pareri sono discordi. Il pedante
sposata al barone Todesco, le quali prendono sotto la loro Hanslick trova che le sue composizioni appaiono, data l’età,
tutela il giovane pianista, sovvenendolo di consigli e di danaro, sorprendentemente serie; il dotto Ambros rileva che, pur aven­
guidandolo negli studi, riscaldandogli l’esistenza con attenzioni do molte e buone idee musicali, il giovane italiano non sa
e affetto. svilupparle. Comunque, e in pieno accordo, tutti affermano che
A Vienna i contatti intellettuali e la intensa vita musicale tanto come pianista quanto come compositore il ragazzo sarà ir­
offrono a Ferruccio esperienze utilissime, ne sviluppano la rimediabilmente rovinato se si continuerà a fargli fare la pro­
sensibilità, ne allargano la cultura. Si reca spesso all’Ope­ fessione di « bambino-prodigio ». Ma figurarsi se il padre, infa­
ra, spessissimo ai concerti; e fa conoscenza — oltre che con le tuato com’era, vuol seguire siffatto giudizio. Dà di pazzi a tutti
opere classiche di Mozart e di Cherubini (autori entrambi e continua come prima 1.
molto amati da lui, che « sentiva la musica da italiano », come
dice il Dent) — con le musiche di Bramhs e di altri autori al­ 1 Sibelius espresse un giorno a un allievo (il Dr. de Tome) la sua profonda
lora moderni. « La musica », scriveva alla madre, « è eseguita pietà per Ferruccio Busoni — suo grande amico — il quale, gettato bambino
nella carriera concertistica, non aveva goduto fanciullezza né avuto gioventù. (V on
qui a metraggio, proprio come i negozianti misurano la stoffa ». T ö rn e , Conversazioni con Sibelius, Casa ed. Monsalvato, Firenze).
26 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA 27
La intensa vita di Vienna, però, i concerti, i teatri, gli stu­ domani stesso del concerto Anna riceve un biglietto di Liszt
di, sfibrano talmente il ragazzo, ch’egli cade ammalato e deve che la prega di volergli condurre il figliolo. Si trovano così
essere ricondotto a Trieste dove, grazie alle cure materne, può ri­ l’uno di fronte all’altro, il primo al tramonto, all’alba il se­
mettersi in salute e continuare lo studio della composizione. condo, i due più formidabili pianisti che la storia abbia cono­
Durante l’estate la famiglia si reca a Gmunden, perché il sciuto. Disgraziatamente di tale incontro non ci rimane notizia.
riposo e l’aria libera ristabiliscano completamente il fanciullo. Si sa che una lunga e dettagliata relazione fu inviata da
Là egli può ricevere lezioni di contrappunto dai Maestro dei Ferdinando al pianista Luigi Cimoso, cugino di Anna e affe­
cori della Cattedrale, Habert, e consigli da Goldmark. Ma pur­ zionatissimo a Ferruccio; ma tutta quella corrispondenza è an­
troppo occorre pagar l’affitto della villeggiatura, né ci si può data malauguratamente perduta.
accontentare di passeggiate e compiti contrappuntistici. E poi­ Nell’inverno Ferruccio ammala nuovamente e in primavera
ché a Gmunden sono la Regina di Hannover e l’Arciduchessa subisce un violento attacco di difterite, che gli lascia poi per
Elisabetta, e poco distanti l’Imperatore e l’Imperatrice d’Au­ lungo tempo una penosa sensibilità alla gola. Questa volta nem­
stria, non si vuol perdere l’occasione di « far sentire » il pia­ meno le vacanze a Gmunden riescono a ridonargli completa
nista a così eccezionale uditorio. salute. Fino a che, dopo un faticoso concerto (in programma
la Fantasia Cromatica e Fuga di Bach), il medico impone che
* * * il giovane lasci Vienna. Ma dove andare? Non a Trieste; ché
non vi sarebbe gran cosa da fare. Cimoso suggerisce Monaco;
Quando nell’inverno il padre ricondusse a Vienna Ferruc­ Ferdinando propende per l’Italia, anche nella speranza di poter
cio, li accompagnò anche la madre e crediamo si dovesse alle « far sentire » il figlio alla Regina Margherita, la cui compren­
sagge insistenze di lei, se Ferdinando si persuase a non sfrut­ siva generosità per gli artisti è notissima, e ottenerne prote­
tare oltre il figlio « prodigio ». Fortunatamente, a questo fine, zione. Così, fra divergenze di pareri, consultazione di medici,
intervenne la generosità della signora Gomperz-Bettelheim e accensione di candele alla Madonna e dibattiti coi creditori
di sua cognata, che si sobbarcarono tutte le spese inerenti alla (poiché, secondo il solito, Ferdinando s’è ingolfato nei debiti),
educazione del ragazzo. in maggio la famiglia si trova ancora a Vienna. La direzione
Nel marzo del 1877 Ferruccio ascolta una esecuzione di dell’albergo in cui essa vive già da due anni, il lussuosissimo
Liszt, in occasione dei festeggiamenti per il cinquantesimo an­ Erzherzog (era fissazione paterna che ciò fosse indispensabile
niversario dalla morte di Beethoven, di cui il celebre unghe­ alla carriera del figlio) non li lasciava partire se non a conti
rese eseguisce il Concerto- in mi min. Ma, forse perché già vec­ saldati. I parenti di Trieste, già abbondantemente sfruttati, si
chio e da vari anni lontano dall’agone concertistico, forse per­ rifiutavano di dare altro danaro, né il povero Cimoso sapeva più
ché, ferito a una mano, è obbligato ad eseguire tutto il con­ dove attingerne; e Ferdinando se la prendeva con «quelle ca­
certo senza usare l’ indice della sinistra, fatto è che Ferruccio rogne di viennesi » incapaci a trarlo d’impaccio. È ancora
ne rimane piuttosto disilluso. Abituato alle focose interpreta­ una volta la baronessa Todesco a sborsare il necessario, così
zioni di Rubinstein, quella di Liszt gli sembra fredda e com­ che la famiglia, libera dai ceppi, può finalmente prendere la
passata. In questa occasione la signora Bettelheim trova il modo via di Baden (un concerto), di Vöslau (altro concerto) e final­
di interessare il vecchio pianista al suo giovane protetto, e l’in- mente giungere a Graz.
28 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA 29

* * * sua devota amicizia. Si stabilisce in tal modo un legame spiri­


tuale fra questi due giovani, che si scambiano consigli sui pro­
Ferdinando intanto si è andato procurando il maggior nu­ dotti del loro cervello (il Kapff è giornalista di professione ma
mero possibile di raccomandazioni pel figliolo. Soltanto Liszt poeta per vocazione), in una collaborazione intelligente e reci­
non vuol rilasciare alcuna dichiarazione, per cui Ferdinando, procamente devota. La loro corrispondenza si protrae a lungo,
col suo solito modo, gli scrive, a quanto si sa, una letteraccia. ricca di interessanti apprezzamenti artistici, di considerazioni
Alla quale l’ungherese dà risposta da Roma, molto dignitosa­ romantiche, e perfino di consigli daffari. È da credere che que­
mente : egli non ha mai emesso dubbi sul talento del giovane Bu­ sta amicizia non sia stata priva di influenza sul fanciullo artista,
soni, ma non intende comunque fare alcun passo per ottenere a quell’età in cui l’anima umana è tanto plasmabile.
al giovane una pensione o altro, né rilasciare dichiarazione A Graz Ferruccio viene iscritto ad una scuola regolare e
di sorta, questa essendo sua norma generale. Scrisse invece Ru­ vi continua gli studi di latino, fisica e chimica. Anche il suo
binstein; ma la sua lettera ci pare piuttosto un consiglio al pa­ tedesco progredisce assai bene, specialmente per la parte pra­
dre che una raccomandazione pel figlio: tica. Busoni vive quasi sempre solo, non avendo compagni della
sua età, ma soltanto l’amico d’età più avanzata, e la compagnia
Le jeune Ferruccio Busoni a un talent très remarquable autant pour
dei genitori. Dimostra cioè, fin da fanciullo, quell’indole inti­
l’execution que pour la composition — à mon avis il devrait travailler sé­
rieusement la musique, et avoir les moyens de ne pas devoir jouer en pu­ mamente solitaria contro la quale lotterà invano per tutta la
blique (sic) pour gagner de quoi vivre — une éducation intellectuelle vita. Ad aggravare il suo carattere meditativo, è in lui la co­
soignée et l’étude assidu de son art feront qu’un jour il fera honeur (sic) scienza delle proprie facoltà musicali, l’amore sviscerato per
à son pays corne (sic) illustre musicien. l’arte, e la precisa sensazione che gli affari, in famiglia, vanno
Viene (sic) le 6 febrier 1878. di male in peggio e che è suo dovere mettersi in grado di pro­
A n t . R u b in s t e i n . durre anziché pesare. Egli doveva un giorno dire di sé: «N on
ho mai avuta una fanciullezza ».
Questa lettera viene pubblicata sui giornali, così che quando Unico raggio di conforto gli venne, in quegli anni, da una
i Busoni giungono a Graz, in ottobre, Ferruccio vi è accolto fanciulla viennese, la pianista Paula Flamm. I genitori di lei
come una celebrità. Facilita l’organizzazione del concerto e rav­ amano Ferruccio come un figliolo ed ella gli scrive lungamente
viva l’interesse fra gli abitanti della piccola città intellettuale e assiduamente, ricevendone in risposta, il più delle volte, sol­
Guglielmo Kinzl — allora di 22 anni — che si è fitto in capo tanto qualche cartolina illustrata.
di voler seriamente provvedere alla completa educazione di
Ferruccio. E con l’aiuto anche del maggior critico musicale di * * *
Graz, il dottor von Hausegger, si riesce a creare nel pubblico
viva curiosità. I Busoni si fermarono a Graz per tutto il novembre; Fer­
I due concerti del novembre sollevano addirittura entusia­ ruccio potè quindi partecipare alla commemorazione del cin­
smo e procurano al giovane anche uno strano e prezioso amico, quantenario della morte di Schubert. Ma il clima non si confà
il prussiano Otto von Kapff, oriundo di Königsberg, il quale, alla sua salute, né Graz (aggiunge malignamente il Dent) alla
preso da una vera esaltazione per il piccolo artista, gli offre la borsa del padre. Ancora discussioni, quindi, sulla scelta di una
30 GUIDO GUERRINI
FERRUCCIO BUSONI - LA VITA
31
nuova residenza. Il Cimoso, interrogato come sempre, consiglia
cattolica » scriverà l’indomani : « Madre e figlio sembravano suo­
Napoli, specialmente per il clima, e comunque sconsiglia Trie­
nare con un’anima sola ».
ste, non solo per i torbidi politici che vi serpeggiano, ma anche
Anche gli affari sembrano soddisfare l’esigente Ferdinando,
perché, « come voi sapete bene » — scrive — « i triestini amano
se il suo umore è tale da suggerirgli questa claudicante quartina,
i concerti come i cani le bastonate ».
scritta il 1° aprile, giorno natalizio di Ferruccio:
* * * Aprii fiorisca a Te ghirlande e doni,
vanto glorioso dei Diversi Suoni.
Ai primi di dicembre troviamo la famigliola a Klagenfurt, Salute il ciel ti dia e freschi Allori,
dove Ferruccio dà due concerti in uno dei quali si presenta, per Denaro in quantità e Sommi Onori.
la prima volta, come improvvisatore, sviluppando ex abrupto
un tema offertogli pubblicamente. Ma il tema non essendo di * * *
suo gusto, il fanciullo improvvisa contro voglia e senza entu­
siasmo. Scrive al Kapff: Benessere transitorio. Ferruccio ha piena coscienza che la
situazione finanziaria non migliora e se ne sfoga con Kapff, de­
Mi furon dati tre temi.... uno più stupido dell’altro. Io scelsi il meno scrivendogli pittorescamente, ma non senza malinconia, il pa­
peggio e improvvisai malamente su quello. Sarebbe come se a te dessero
uno stupido soggetto per un poema e tu dovessi trarne una bella poesia.
dre sempre più immerso nei debiti e circondato di nemici; la
È impossibile. salute sua — di Ferruccio — sempre più precaria e incapace di
sopportare gli strapazzi di quel vagabondare, e nonostante ciò,
la perfetta coscienza che lui solo, il più giovane, possiede quel
po’ d’equilibrio che occorre a reggere il timone della barca.
VAGABONDAGGIO Con pensieri e propositi commoventi in un ragazzo di appena
13 anni, Ferruccio insiste col padre perché non abbia riguardi
(1879). Concerti con la madre. — Debiti. — « Des Sänger Fluch », (Ballata). per lui; non è da imputare alla fatica dei concerti, dice, se la
— « Stabat Mater ». — Il maestro Mayer. — Corso d i composizione.
— (1880) Quartetto in do min. (op. 56). — Preludio e Fuga per piana)orte
sua salute è cagionevole. A malgrado di tutti questi travagli,
(op. 57). — Salmo L X V ll per coro e orchestra. egli non tralascia lo studio della composizione, unica cosa, in
fondo, che gli stia veramente a cuore. Non la tralascia nem­
meno durante una malattia che gli vieta d’occuparsi del piano­
Dal dicembre del ’78 al marzo del ’79 la famiglia va er-
forte. In Tirolo compone una Messa nello stile palestriniano,
dando da Klagenfurt a Bolzano, da Trieste a Trento, ad Arco,
ed altre cose minori per pianoforte e per clarinetto. A Klagen­
a Rovereto, ovunque mietendo allori. A Trento tre concerti in
furt inizia anche la composizione di una Ballata su versi del-
una settimana e sempre a sala affollata. E in uno di questi il
l’Uhland (Des Sängers Fluch), per contralto e orchestra (e forse
giovane improvvisatore riceve finalmente un buon tema di Ros­
ripudiata in seguito, poiché il lavoro non è compreso nel cata­
sini, che egli tratta a variazioni, destando ammirazione entusia­ logo che il Busoni stesso redasse poco prima della morte).
stica. Insieme alla madre, poi, eseguisce le Variazioni a due pia­ Spigolando sempre dalla corrispondenza col Kapff, vediamo
noforti di Schumann, sulla interpretazione delle quali « La voce che il pensiero-perno intorno al quale roteano tutti gli altri
32 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA
33
pensieri di Ferruccio, è la propria educazione. Il suo supremo cittadina di origine romana, sulle colline di Marburg, dove Fer­
ideale è quello di poter perfezionare i suoi studi al Conserva- ruccio avrebbe dovuto rifarsi un po’ la salute. E questo avve­
torio di Lipsia, anche perché là, a quanto gli assicura l’amico, niva nel maggio del 1879.
potrà continuare gli studi di cultura generale, ai quali egli tiene
quasi quanto a quelli musicali. * * *
Il Kapff spera inoltre che Ferruccio, andando a Lipsia, possa
mettersi sotto la protezione di Elisa Poi ko, poetessa, romanziera L’estate del ’79 trascórre incolore. Il trio sostiene concerti
e critica musicale, che gode di grande autorità e larga influenza. nelle varie stazioni termali situate nei dintorni di Cilli e la
Ed ecco Ferruccio a preparare un « curriculum vitae » per situazione finanziaria, grazie anche alla costante generosità della
la signora Polko, con la nota dei concerti dati fin dall età di sei signora Wertheimstein, sembrò in parte risolta. Sorgono anche
anni, con l’elenco delle personalità più illustri da cui ha rice­ trattative per concerti in Germania e in Svezia, non-consentite
vuto incoraggiamento e lode, con la minuziosa informazione infine dallo stato di salute di Ferruccio. Il quale veniva intanto
degli studi compiuti, con la citazione di tutte le composizioni raffinando il suo tedesco (gli giova a tal fine l’esercizio a cui
fatte (circa 150 lavori!) delle quali «50 o 60 degne di pub­ l’obbliga la intensa corrispondenza con Kapff), tanto che, du­
blicazione », ecc. ecc. « Non vi dico tutto ciò per vanità, ma rante gli ozi di Cilli, egli abbozza anche un romanzo, in tedesco,
soltanto perché questa nota possa essere una completa bio­ che si ferma tuttavia all’introduzione e allo studio dei carat­
grafia ». teri. La scena avrebbe dovuto svolgersi appunto in Cilli, nel
In quel tempo il povero fanciullo è spesso costretto al letto, 1237, al tempo in cui « la gente era semplice e pia e vi era
ma ciò non gli impedisce di continuare a comporre, dedicando quella libertà da ogni freno che oggi, disgraziatamente, non
le intere mattinate alla strumentazione della nuova Cantata. E possiamo più godere ». Dai modelli classici, Ferruccio è intanto
deve intanto occuparsi anche di affari (la barca continuava a passato a quelli romantici, e dopo Uhland, vien musicando te­
far acqua da ogni parte), cercando di organizzar concerti, ma­ sti di Heine e di Chamisso. La necessità di far seguire al gio­
gari con altri « bambini prodigi » della sua età. Sopratutto, da vane studi regolari è ormai convinzione generale, poiché né il
vero artista, si dà d’attorno per combinare qualche concerto insie­ padre né la madre si sentono più in grado di farlo progredire.
me a un buon contralto, che possa interpretare e far conoscere Saltuariamente egli ha ricevuto qualche lezione da maestri del
Des Sänger Fluch ormai terminato. Per partire, anche questa luogo, anche buoni, ma sempre, dopo poche lezioni, il padre
volta la famiglia avrebbe dovuto, al solito, lasciare il bagaglio ha bisticciato col maestro e l’insegnamento è stato sospeso. E
« in pegno all’oste » di Graz, andare in giro a far un po’ di non sappiamo se questo succedesse per eccessiva intransigenza
soldi e ritornare poi a saldare i conti. Si preparò un programma artistica, o perché venisse meno il danaro per pagar le le­
per questo nuovo giro (il Quartetto di Schumann col pianoforte, zioni. Come Dio vuole, e anche questa volta non senza diffi­
le Variations sérieuses di Mendelssohn, una nuova composizione coltà, Cilli può essere lasciata nel novembre, per un ritorno a
di Ferruccio per due pianoforti, da eseguire insieme alla ma­ Graz. Qui il buon Kinzl ha preparato l’ambiente in favore del
dre e, per chiudere, il finale della W'aidstein Sonata); ma poi suo giovane protetto, con lunghi articoli sulla « Grazer Tage­
non se ne fece di nulla. Il generoso Kinzl, raccolto fra gli amici spost ». Così che il 23 novembre Ferruccio può eseguire, diretto
un po’ di danaro, consentì a Busoni di partire per Cilli, una da lui stesso, un suo Stabat Mater per soli, coro e orchestra di

3. — Ferruccio Busoni.
GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA 35
34
archi. Il lavoro non incontra eccessivo favore (specie per il Ma egli dovette avvedersi ben presto che Ferruccio era tut-
cattivo uso delle voci), ma consegue ugualmente il suo fine: t’altra cosa.
attirare l’attenzione sul giovane musicista, e mettere in vista la Fu meravigliato di trovar nel giovane una così vasta cono­
necessità di soccorrerlo. Si forma un Comitato per cercare aiuti scenza musicale, ma, da buon tedesco, volle rifar da capo tutto
a Ferruccio e lezioni di pianoforte per Anna. il corso, cominciando quasi dai primi elementi e seguendo via
A Graz si trova anche il maestro: il Dr. Wilhem Mayer- via l’armonia, il contrappunto, la composizione.
Rémy che, laureato in legge e diplomato in composizione, ha Dopo soli quindici mesi di lezioni, Busoni potè portarsi via
fatto il direttore d’orchestra, senza però raggiungervi una noto­ un quaderno di ben 430 pagine, diligentemente scritte in bella
rietà. Si è dato in seguito alla composizione, avvedendosi però calligrafia, e contenente un intero trattato di composizione, dai
da solo, come la sua personalità non sia di quelle che possono primi rudimenti della musica fino alla grande composizione.
conquistare le folle. Pago di scrivere « per sé e per pochi ami­ Moltissimi gli esempi d’ogni sorta, specialmente di strumenta­
ci », si è poi dedicato all’insegnamento, pel quale ha non sol­ zione; varie e costanti le nozioni di Storia della Musica, che
tanto grande passione, ma una speciale attitudine. E poiché a veniva insegnata contemporaneamente alla composizione e
Praga, ove era nato e cresciuto, non si sentiva a suo agio, è quindi come parte viva e integrante della letteratura musicale
venuto a stabilirsi a Graz, ove insegna la composizione con re­ stessa. Il contrappunto era basato sul Cherubini; la strumenta­
sultati notevolissimi. (Dalla sua scuola uscirono, oltre al Busoni, zione sul Berlioz; gli esempi musicali giungevano sino a Brahms
Felice Weingartner, Guglielmo Kinzl, E. N. von Reznicek, ed e Gounod. Wagner era quasi escluso o citato soltanto in esempi
altri). « da evitare ». A piè dell’indice, un motto dettato dal Maestro:
Ferruccio sentì subito gran simpatia per il nuovo maestro, « Möglichst vielseitige Bildung macht den Künstler » (la più
tanto più che nella sua abitazione vi erano moltissime copie di vasta cultura possibile fa l’artista).
quadri italiani1. Il Dent così riferisce questo primo incontro: Tutto ciò dice ben chiaro come il Mayer fosse un Maestro
nel vero senso della parola e in tutto degno dell’eccezionale di­
Meritre Ferruccio ammirava i quadri, il dottor Mayer, corpulento e scepolo \ Il quale fu da lui iniziato anche al culto di due divi­
sanguigno, ascoltava il fiume di chiacchiere di Ferdinando, e si chiedeva nità che rimarranno alla base di tutta l’arte sua : Mozart e Bach.
che cosa avrebbe potuto fare di quel ragazzo pallido, col ciuffo di capelli Pel salisburghese il Mayer aveva un’adorazione che rasentava
di un castano dorato, il naso lungo e la bocca larga ma stranamente riso­ l’idolatria. « Quando menzionava il nome di Mozart », scriveva
luta. Il solito fanciullo-prodigio — egli pensava — vestito da bambino Busoni, « il suo volto pensoso assumeva quasi un’espressione di
e che parla da uomo maturo. Conosceva il tipo : pieno di sé e senza vo­ paterna confidenza e di rapimento, mentre i suoi occhi pale­
lontà di lavorare seriamente. savano intimo stupore ». Ne svelava ogni più riposta bellezza e

1 Da uno scritto di Melania Mayer : « .... S’interessâva vivamente ad alcuni


quadri che si trovavano nel nostro appartamento, e non sapeva trattenersi dal- 1 Ancora da memorie di Melania Mayer : « Spesso ero presente alle lezioni,
l’osservarli dappresso. Erano copie di Maestri, molto ben fatte dal nonno. Sor­ durante le quali amavo osservare Busoni. Egli sedeva al pianoforte accanto al suo
prendente era il suo sicuro senso estetico, che gli permetteva di afferrare istan­ maestro, e con attenzione intensissima ne ascoltava i precetti. Talvolta il suo
taneamente i particolari caratteristici, le deficienze e le qualità di ogni dipinto. sguardo si approfondiva in modo insolito, facendosi tutto interiore. Sembrava
Più tardi mi disse che nella adolescenza si era sentito ugualmente attratto dalla assorbisse la nuova scienza, finché un gaio scintillìo degli occhi rivelava ch’egli
pittura e dalla musica e che era stato in forse fra le due attività.... ». l’aveva assimilata, per sempre ».
GUIDO GUERRINI
36 FERRUCCIO BUSONI - LA VITA 37
sapeva così efficacemente comunicare il proprio entusiasmo e
la propria commozione, che i suoi allievi ne ricevevano un’im­
pressione indelebile. Bach poi era il pilone maestro del suo in­
RITORNO IN PATRIA
segnamento; non si stancava di analizzare e valorizzare il Cla­
vicembalo e le altre grandi opere contrappuntistiche, per tutte Concerti a Milano, Bergamo, Bologna. — Accademico della Filarmonica di Bo­
trovando appropriate figurazioni visive, onde imprimerle mag­ logna (1882). — « Una festa di villaggio ». — « Il sabato del villag­
giormente nella mente del discepolo. Così, ad esempio, chia­ g io » (Cantata).
mava i primi quattro Preludi del Clavicembalo « i quattro ele­
menti: acqua, fuoco, terra e aria». E il tema della fuga in Nell’estate, mentre Ferdinando riprende il suo vagabondag­
do diesis magg. era « una farfalla che svolazza sopra un fiore, gio come clarinettista, Ferruccio e sua madre ritornano a Trie­
ne succhia un sorso di miele e fugge in un zig zag ». La grande ste, dal nonno. Il quale però si limita a dare loro ospitalità,
fuga in si bem. minore del II libro era paragonata alla Catte­ pretendendo l’affitto e la retta, cosicché la povera Anna è di
drale di Colonia; e via di seguito. nuovo costretta a dar lezioni, imponendosi ogni possibile pri­
Ferruccio' aveva pel maestro un’adorazione e questi mesi pas­ vazione, anche per mandare qualche soldo a Ferdinando, il
sati al suo fianco furono certamente i più lieti della sua giovi­ quale ben poco realizza coi suoi concerti. Ferruccio lavora al
nezza, nonostante la miseria in cui viveva la sua famiglia. Ave­ pianoforte, compone sempre (ora ha in ponte un Requiem),
vano affittato poche camere in un alberguccio di un suburbio di e, a tempo perso, disegna vedute architettoniche di Trieste. La
Graz e spesso Ferruccio doveva lavorare a letto per vincere il passione per la pittura è in lui innata, e, dagli schizzi rimasti,
freddo. Fortunatamente il Maestro gli dava continua ospita­ ci sembra poter arguire ch’egli avesse anche un certo talento.
lità, la signora Mayer gli faceva da seconda madre, e la figlia (Che forse gli proviene dal nonno decoratore e che dovrà poi
passare ai suoi due figli). Anche in quel tempo fra padre e figlio
Melania, di poco meno giovane di lui, gli si era affezionata
si svolge un’assidua corrispondenza; Ferruccio dà relazione dei
come sorella.
suoi lavori, fa interessanti digressioni estetiche, e, non potendo
L’annata passò senza vacanze, in continuo lavoro. Duran­ di più, invia al padre trascrizioni per clarinetto di lavori clas­
te l’unica settimana di riposo che ebbe dal Mayer nell’estate, sici (Schumann, Ernst, Gounod), tanto per elevare quel reper­
egli fu così caricato di compiti, che non gli rimase tempo nem­ torio d’infimo ordine che deve sembrare, a lui ormai così raffi­
meno per toccare il pianoforte. In quel periodo potè anche nato, una vergogna di famiglia. Dopo un concerto dato a Trieste
sentire, al Teatro di Graz, il Fidelio e il Guglielmo Teli. in ottobre, i due Busoni si recano in Italia, dove, in novembre
Alla fine del corso, nell’aprile del 1881, ottenuto dal Mae­ e dicembre, Ferruccio tiene due concerti a Milano.
stro un certificato dei più lusinghieri, Ferruccio diede un con­ Il successo non è quello sperato. In quel tempo il pubblico
certo d’addio (organizzato dal suo Comitato protettore), in cui italiano era quasi esclusivamente rivolto all’opera e la musica
eseguì il Concerto di Schumann, la 111 di Beethoven e, di sua da camera rappresentava un’ancor male accolta eccezione. Tan­
composizione, il Quartetto in do minore (op. 56), un Preludio e to più poi se si trattava di programmi rigidi e severi come
Fuga per pianoforte (op. 57), e il Salmo LXVII, su testo te­ quelli che presentò Busoni. Il pubblico fu scarso, la critica ar­
desco, per coro e orchestra. cigna. Questo fu il primo, e purtroppo non ultimo disgraziato
GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA 39
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contatto fra Busoni e i suoi connazionali. Un po’ meglio le cose della consegna, recarono il diploma alla dimora del neo-accade­
si svolsero in un concerto a Bergamo, ove Ferruccio esegui per mico. E il fanciullo, al cospetto di quei signori così gravi, in pa­
la prima volta la sua Suite La festa del villaggio, ripetuta poi in landrana e cilindro, fu preso da così irrefrenabile accesso di alle­
un terzo concerto a Milano. gria che, con grave scandalo della madre e degli astanti, si mise
Le sorti si risollevano assai a Bologna, ch’è la città più a far capriole.
musicale d’Italia e dove, per merito di Mariani, di Mancinelli, * * *
di Tofano e del famoso Quartetto Bolognese, il pubblico è già
stato allenato anche alla comprensione delle musiche più mo­ In aprile altri due concerti ad Empoli, con dono di medaglia
derne. d’oro al giovane e già illustre concittadino. In maggio un con­
A Bologna, nel marzo, Ferdinando si è riunito alla famiglia, certo a Pisa, poi, dopo breve riposo in una villa degli zii paterni
e Ferruccio vi sostiene, da solo e coi suoi, ben cinque concerti. nei dintorni di Empoli, Ferruccio si reca ad Arezzo dove, in
Il successo è tale che la R. Accademia Filarmonica, nella sua se­ occasione delle celebrazioni del millenario di Guido Monaco,
duta del 30 marzo, lo acclama Accademico pianista. In pari vi è una esposizione di strumenti musicali e il giovane pianista
tempo egli si sottopone alle prove per il Diploma di composi­ è stato incaricato di far sentire al pubblico i pianoforti esposti.
tore, che gli viene rilasciato con unanimità di suffragi. Il Maestro È in quella occasione ch’egli può avvicinare il Mancinelli al­
Federico Parisini, allora presidente dell’Accademia, accompagna lora Direttore del Liceo di Bologna, che, ammirato, gli procura
i due diplomi con una lettera di cui l’ultimo brano dice: altri concerti e gli dirige anche la Cantata II sabato del villaggio
(sul famoso testo del Leopardi), al Teatro Comunale di quella
Vi sovvenga, o giovinetto artista, che nella sala in cui voi avete città. Il lavoro riporta un discreto successo, ma la critica non
entusiasmato un eletto uditorio col vostro suono, e in cui avete composto
i pezzi per l’esame di maestro, ivi pure, in tenera età, diede il suo perdona al giovane maestro l’uso di spezzare i versi e di ripe­
esperimento l’immortale Mozart per ottenere in quest’Accademia il grado tere frasi e parole, per assecondare le esigenze della musica. I
stesso che voi pure avete conseguito. Ciò vi serva di sprone e di con­ musicisti invece sono entusiasti, primo fra tutti Arrigo Boito,
forto a proseguire nell’intrapresa carriera, che dovrà guidarvi alla cele­ che fin da Arezzo era stato fra i più ferventi ammiratori del
brità 1. giovane.
Il Busoni aveva allora 16 anni, due soltanto più di quanti
ne avesse Mozart quando fu accolto in seno alla stessa Acca­
demia. (E crediamo che da allora questi due musicisti siano CONCERTI IN AUSTRIA
rimasti, fino ad oggi, i compositori iscritti in più giovane età).
Il tema svolto da Busoni pel diploma di Maestro, fu una (1883). Laibach, Graz, Vienna. — « Suite » per orchestra — Prime amarezze del
fuga vocale a 4 voci, a due soggetti ; e gli esaminatori furono così compositore. — Romariìicismo. — Brahms. — Villeggiatura a Frohnleiten.
entusiasti dello svolgimento, che in Commissione, col Parisini — Ritorno a Vienna.
alla testa, nell’intento di conferire la massima solennità all’atto
Quando, nella primavera dell’ ’83, Busoni ritorna a Trieste,
vi è accolto come una illustrazione di cui la città si sente or­
1 Arch. R. Acc. Filarm. di Bologna. Busta corrispondenza dell’anno 1882.
Pr. N . 96, Tit. II. gogliosa.
/

40 GUIDO GUERRINI
FERRUCCIO BUSONI - LA VITA 41
Da questo momento si può dire iniziarsi veramente la sua .... Qua la musica è in ogni dove, anche troppa. Le guerriglie tra
grande carriera di virtuoso; ma egli è nell’età più scabrosa, in Wagneriani e anti-Wagneriani sono sempre in atto. Anche Brahms ha
quanto non gode più le simpatie del bambino-prodigio, e non il suo partito, e gli Slavi e i tedeschi combattono continuamente. Così
possiede ancora, a 17 anni, 1’ autorità indiscutibile dell’ artista il mondo cammina, come cani e gatti : eterna agitazione, senza di cui
il mondo non esisterebbe....
maturo.
Nell’autunno Busoni tiene concerti a Laibach, Graz, Vienna.
Qui, dove è già stato acclamato bambino, egli vuole affer­ Barcamenandosi tra gli scogli, nell’aspra navigazione vien­
marsi ora, specialmente come compositore. Munito di una com­ nese, Ferruccio riesce ad avere un’audizione da Rubinstein e, col
mendatizia dell’Hanslick, — che ha grande stima di lui — gli suo aiuto, tiene ancora un concerto, nel quale include una So­
riesce, non senza fatica, di ottenere un’udienza da Richter, il nata di Brahms1. Ma la critica non gli è benigna; Richter ri­
famoso direttore d’orchestra ai Concerti sinfonici della Filar­ manda all’inverno prossimo l’esecuzione della Suite, cosicché, fra
monica. Questi lo accoglie piuttosto freddamente, ma poi gli tante amarezze, al giovane non resta che prendersi un po’ di
permette, cosa insolita, di eseguire al pianoforte il Preludio vacanze.
In aprile lo troviamo a Trieste, per la morte di Luigi Ci­
della sua nuova Suite per orchestra, e ne è conquistato. Ascolta
moso, il suo più prezioso amico. In giugno, riunitosi al padre,
tutta la composizione e promette che, salvo l’approvazione del
passa qualche tempo a Frohnleiten, dove anche i Mayer villeg­
Comitato apposito, eseguirà il lavoro. Ferruccio si dà dunque
giano; fonte di gran sollievo per Ferruccio, amareggiato dal
a preparare le parti d’orchestra; e intanto lavora severamente al
carattere sempre più scontroso del padre, la cui salute peg­
pianoforte per affrontare con decisione il nuovo contatto col pub­
giora di giorno in giorno.
blico viennese. Riallaccia nel frattempo relazione coi musicisti e
Melania Mayer gli è fedele compagna, e il giovane amico
coi critici, e ascolta opere e concerti, di cui va dando relazione
le viene illustrando nella lingua originale: Boccaccio, Dante,
ai triestini, in corrispondenze sul giornale « L’indipendente ». La
Leopardi, Alfieri, Manzoni, Guerrazzi.
baronessa Todesco gli ha assegnato una sovvenzione di 100 fio­
In musica, dopo Mozart e Bach, egli viene studiando e ap­
rini al mese, così che tutto sembra procedere con serenità.
profondendo Beethoven, Schumann, Chopin, mentre per l’arte
Il primo concerto gli frutta 400 fiorini. Con esso Busoni ini­
di Lizt ha ancora qualche sospetto.
zia l’uso, in seguito mai più abbandonato, dei programmi for­
Il paesaggio circostante ridesta in Ferruccio anche un certo
midabili. Vi ha incluso la 111 di Beethoven, il Concerto Italiano
gusto al romantico; egli vi compone alcuni Lieders, sopra un
di Bach, gli Studi Sinfonici di Schumann, XAndante spianato e
poema di Neidhard von Reuenthal, che trattò nella forma della
Polonnese brillante di Chopin, la trascrizione dal Sogno di una
Suite di Danze e nello stile del contrappunto severo.
notte d’estate di Mendelssohn, oltre a tre sue composizioni : Va­
In settembre torna a Vienna solo. Ma il calvario ricomincia:
riazioni e scherzo, per pianoforte, violino e violoncello; Serenata
Richter rimanda di mese in mese l’esecuzione della Suite, incol­
per violoncello e pianoforte e due Studi per pianoforte solo.
pando il Comitato che cerca scuse ed appigli. Finalmente, il
Frattanto le prove della Suite essendo state rimandate al
gennaio (1884), poi ancora al febbraio, Ferruccio si prepara
per due altri concerti. Dà relazioni della sua vita viennese in 1 Atto suggerito forse più da opportunismo che da convinzione artistica,
poiché il B. aveva allora poca simpatia per la musica di Brahms, come non ne
brillanti e spiritose lettere agli amici. ebbe mai molta nemmeno in seguito.
GUIDO GUERRINI
42 FERRUCCIO BUSONI - LA VITA 43
4 ottobre il lavoro è messo in prova. I regolamenti della società
è destino che Vienna sia la sua dannazione. Nei due concerti
vietano al compositore (sembra inverosimile) di assistere alle ch’egli vi tiene in dicembre le sue esecuzioni vengono aspra­
prove, ma Ferruccio riesce a sgattaiolare non visto in galleria. mente criticate, e l’interpretazione dell’Appassionata addirittura
Il giorno dopo Richter gli loda assai la composizione, special-
condannata. Un critico giunge a intitolare la sua relazione:
mente per la forma e per lo strumentale, ma gli annuncia « Uno steeplechase Musicale ».
pure che l’orchestra (la quale ha diritto di voto sui programmi)
si rifiuta di eseguirla.
Tutto ciò getta il povero giovane in una triste amarezza.
Egli, che ha coltivata per mesi la speranza in questo suo lavoro
presentato ad un gran pubblico da una famosa orchestra e da
un celebre direttore, non sa rassegnarsi a questa rinuncia, di L OT T E
cui fra l’altro non riesce a comprendere le ragioni. Egli pensa
inoltre che questo rifiuto influenzerà sinistramente i suoi bene­ Lipsia (1883). — « Variazioni sul preludio in do min. di Chopin ». — Berlino.
fattori ed amici. Forse hanno preso tutti un abbaglio sulle sue — Melania Mayer. — Tentativi di melodramma. - — Critico musicale. —
doti musicali, e lui per primo? Come al solito ricorre al padre, « Sigune». — Difficoltà finanziarie.

il quale, alla fin fine, è sempre il più sicuro amico, quello che
mai ha dubitato e potrà dubitare del talento del figlio. Vincendo non lievi difficoltà, Ferruccio potè finalmente rea­
Pur essendo enormemente seccato [pel rifiuto della Suite], ho ten­ lizzare il suo sogno e partire per Lipsia.
tato di prender la cosa in calma e senza scoraggiarmi, ma fidando sul Lipsia era allora il centro musicale più attivo della Germania
mio talento e perseverando. Tutto ciò che era umanamente possibile e il giovane musicista vi trovò accoglienze cordiali. Brahms gli
fare per la buona riuscita dei miei piani l’ho fatto. Non ho nulla da aveva data una commendatizia per Reinecke; Enrico Petri e i
rimproverarmi : nulla fu negletto, nulla intentato. Ho lavorato dura­
mente, mi sono recato ovunque a fare anticamera. Fui il mio copista suoi compagni eseguirono il suo quartetto; furono presentate
e il mio facchino. Ebbi ad ogni modo una soddisfazione ascoltando al pubblico varie sue liriche. In un Concerto alla Singakademie,
il mio lavoro, con l’orchestra pronta alla perfezione, e fui specialmente eseguisce per la prima volta le sue Variazioni sul Preludio in
contento di accertarmi che non avevo fatto errori nei miei effetti orche­ do min. di Chopin. La critica rileva troppa vivacità di colori,
strali. Oggi e domani sarò completamente occupato a ritirare le parti
troppa libertà di tempi, troppa incuranza dello stile.
e la partitura, fare i miei bagagli e avere un breve colloquio col Wer-
theimstein. Partirò fra pochi giorni e vi farò sapere l’ora del mio arrivo. E questi sono gli appunti che lo accompagneranno ancora
L’unica cosa che vi chiedo è di ricevermi di buon animo e di essere per buona metà della sua carriera, fino a quando cioè ci si per­
allegri come se nulla fosse avvenuto. suaderà esser quelli i caratteri impressi ad ogni opera d’arte
dalla sua irrefrenabile personalità, dalla sua musicalità eccezio­
Sia pure di malavoglia, Ferruccio ritorna per breve tempo a
nale, dalla sua enorme cultura.
Frohnleiten, più che altro per compiacere il padre che lo tem­ Ma Ferruccio è ormai perfettamente sicuro delle proprie
pesta di lettere piene di minacce e di sospetti. Al suo ritorno
possibilità, e le critiche non fanno che spronarlo verso nuove
a Vienna, nel novembre successivo, il padre lo accompagna- e mète. Ha vent’anni e sa esattamente quale dovrà essere la sua
con lui « Mopsi » il nuovo cane succeduto a « Nanni ». Ma
strada.
GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA
44 45
tica, schizza le figure più eminenti del mondo musicale d’allora 1Il.
* * *
I frequenti contatti con Brahms, se pur non aumentano in lui
l’ammirazione musicale, fomentano in Busoni una grandissima
A metà di maggio dell’ ’85 Ferruccio e suo padre (che lo ha stima per l’uomo, benevolo e generoso coi giovani, prodigo e in­
accompagnato negli ultimi viaggi) fanno ritorno a Frohnleiten coraggiante. Anche per Rubinstein, di cui egli frequenta la casa
dove il giovane, nauseato dalle amarezze sofferte, rimane fino come di famiglia, ha un’ammirazione ed una gratitudine che ri­
al novembre dell’ ’86. Ha la compagnia di Melania Mayer, e torneranno spesso nei suoi scritti. Per Hanslick invece non pro­
nell’estate li raggiunge per qualche tempo anche Anna Busoni. va simpatia, ma dalla famosa opera « La bellezza in musica »,
La quale negli ultimi tempi è sempre rimasta a Trieste, sem­ il Busoni — come egli confessa in uno scritto su « L’indipen­
pre più difficile essendo divenuta per lei la convivenza col ma­ dente » — trae i fondamenti della sua nuova estetica.
rito. Sinceramente dedita alle pratiche religiose, Anna segue Nella botteguccia del libraio antiquario Kistner di Lipsia
la carriera del figlio con quell’ansia che tutte le madri hanno pei (già fin da allora Busoni aveva la passione del libro, passione
loro maschi, nell’età in cui essi passano dalla fanciullezza alla che andrà sempre consolidandosi e che farà di lui un appassio­
virilità. Ansia per lo stato fisico, per lo sviluppo morale, per nato bibliofilo) Ferruccio incontra un giorno un vecchio signore,
la evoluzione spirituale. Le sue lettere sono dense di consigli alto, tutto bianco di barba e di capelli, a cui il Kistner risponde
e di paure. Ma il figlio conosce bene i propri doveri, e lavo­ a gesti, come ad un sordo. È Robert Franz, l’ultimo grande al­
ra sodo affinché nulla manchi alla madre ormai cinquantenne. lievo di Bach, il successore di Schubert. E tanta è l’emozione
Farà lui ciò che non ha saputo far suo padre. del giovane musicista nel trovarsi dinanzi questo personaggio,
Questo periodo di campagna è quanto mai sereno per Fer­ che non sapendo meglio esprimere la sua ammirazione, gli si
ruccio, che trascorre le sue giornate conversando con la madre, inginocchia davanti baciandogli le mani. Il Kistner intanto ha
leggendo, esercitandosi al pianoforte, e sopratutto compo­ scritto su un foglio di carta il nome e gli attributi del Busoni,
nendo. Ha in animo di scrivere un’opera e ne cerca affanno­ e il vecchio, levando le braccia al cielo: «Siete italiano? Oh!
samente il soggetto. Passa in rassegna una Bisbetica domata Palestrina! Lotti! Scarlatti! ».... Ricordi, aneddoti, sensazioni,
di Goetz (sperando gliene curi il testo Widmann, il librettista
di Brahms), un Romeo e Giulietta di Keller, El Nino de la Boia
di Alarçon. E finalmente si decide per una fantastica storia tro­ 1 In una di tali corrispondenze, osservando come il pianista Pachmann abu­
sasse, suonando, di una eccessiva mobilità espressiva dei muscoli facciali, il Bu­
vata nel Das stille Dorf di Baumbach, che un giovane poeta ber­ soni proponeva che egli tenesse concerti ai sordo-muti per far loro comprendere
linese, il Soyaux, gli riduce a libretto col titolo di « Sigune ». la musica. Un altro episodio: Hans von Bülow diresse un concerto a Vienna.
Il critico del « Fremdenblatt » lo stroncò villanamente (e ingiustamente, asserisce
Ma, come vedremo, anche questo, all’atto pratico, si rivelerà ma­ il Busoni) per la sua interpretazione dell 'Ouverture dell ’Egmont. Al secondo Con
certo, il Biilow rimise nuovamente in programma l’Egmont ; però, giunto al mo­
ladatto alla scena, e la non poca musica già scritta verrà in parte mento di eseguirlo, si volse al pubblico e disse press’a poco : « Signori, io sono
rinnegata, in parte utilizzata per altre composizioni. un forestiero e come tale, per riguardo alla vostra città, mi sono sentito in dovere
di leggere il ‘ Fremdenblatt (e ne aveva una copia in mano). Così mi sono ac­
Fin dall’ ’84, Ferruccio inviava corrispondenze al giornale corto che il critico musicale di questo foglio è stato molto disturbato dalla mia
triestino « L’indipendente », e, sotto l’anagramma di Bruno interpretazione àtW'Egmont. Perciò, non volendo dargli altri dispiaceri, sostituirò
questo pezzo con l’Ouverture Accademica di Brahms ». La protesta fu generale
Fioresucci, descrive avvenimenti, sviluppa quesiti di critica este- e l'Egmont venne imposto dall’assemblea urlante.
46 GUIDO GUERRINI
FERRUCCIO BUSONI - LA VITA 47
tutto va accumulandosi nell’anima e nella mente del giovane, ne scrive alla madre, dicendole il suo dolore nell’abbandonare il
che ama tener nota scritta di quanto gli sia possibile. padre, e in quella situazione, ma spiegandole come non abbia
Anche quella estate è trascorsa a Frohnleiten con Anna. Ma, trovato altro mezzo che quello per sfuggire ad una prigionia
forse per ragioni religiose, fra madre e figlio sono sorte in quel che, oltre ad incepparlo nella sua carriera, gli impedisce di sov­
tempo serie divergenze. In agosto Anna ritorna a Trieste e per venire i genitori, com’è suo fermo proposito di fare.
fare il viaggio deve impegnare i suoi gioielli. Ferruccio si rende A Vienna trova nuovamente l’aiuto della baronessa Todesco
conto che la situazione finanziaria è nuovamente preoccupante,
e di sua sorella; e vi incontra pure la signora Giovannina Lucca
tanto che si pensa perfino di vendere il vecchio pianoforte della
(fondatrice e proprietaria della grande Casa editrice milanese,
madre. Questa volta accorre in aiuto il vecchio Weiss, il quale,
ora Ricordi), la quale, presa d’ammirazione e di simpatia per
dopo i successi del nipote, comincia a sentirsi orgoglioso di lui. il suo « caro Biisonetto », gli ordina una raccolta di pezzi per
Tornato a Trieste, fra l’ottobre e il novembre, Ferruccio può im­ pianoforte, anticipandogli 100 fiorini. (È opportuno ricordare
bastire quattro concerti. L’autunno e l’inverno passano triste­ qui come Giovannina Lucca fosse l’amica e la protettrice di
mente a Frohnleiten, dove Ferruccio lavora al « Sigune », con tutti i giovani musicisti italiani d’allora).
la poca serenità che gli lasciano le sempre crescenti ristrettezze Ferruccio scrive spesso alla madre per tranquillizzarne le
economiche. Il mensile assegnato dalla baronessa Todesco giun­ eterne ansie.
ge sempre più raramente; a Trieste il numero degli allievi pri­
vati di Anna diminuisce di mese in mese; il carattere e la salute Tengo a cuore i tuoi avvertimenti, ma sono giudizioso abbastanza
di Ferdinando peggiorano. Occorre prendere qualche risoluzione per non prendere una falsa strada. Quanto a religione, tu sai come la
radicale e definitiva. penso; per quel che riguarda le donne io valuto abbastanza il mio
talento per non sacrificarlo a futili ed effimeri piaceri. Perciò tieni il
cuore in pace.

Al padre poi scrive quasi ogni giorno, e, arrivato a Lipsia


LA FUGA alla fine di novembre, gli dà subito particolareggiata relazione
del suo stato finanziario. La baronessa gli aveva fatto dono di
Vienna. — Giovannina Lucca. — Lipsia. — Fantasia sul « Barbiere di Bagdag ». 200 fiorini: di questi, 30 ne ha spesi nel conto dell’albergo di
— Peters e Breitkopf. — Incontro con Grieg e con Delius. — Lotta per
l’esistenza. — Solitudine. — Concerti.
Vienna, 8 in mance, 40 in viaggio, 50 ne aveva mandati al
padre; gliene restano 72. E poiché dell’alloggio che ha trovato
a Lipsia deve pagare il mese anticipato, gli rimangono in ta­
Così Ferruccio decide di fuggire in cerca di fortuna. Lascian­ sca 10 marchi. I quali sfumano in brevi giorni. Ma la fortuna
do credere al padre che gli occorre fare una corsa a Vienna, e aiuta gli audaci : la stessa sera nella quale è stato speso l’ultimo
senza rivelargli le sue vere intenzioni, il 17 novembre parte. Ha marco, egli incontra certo Schwalm, socio della Casa Editrice
appena il danaro sufficiente pel viaggio, ma, una volta a Vien­ Kahnt, che gli offre 150 marchi per la composizione di una
na, cercherà in qualche modo di provvedersene. Scrive subito facile fantasia sul Barbiere di Bagdad di Cornelius. Affare con­
una lettera alla fedele Melania Mayer, spiegandole i suoi pro­ cluso; in una notte, senza pianoforte e senza nemmeno cono­
positi, e pregandola di dargli informazioni del padre. Ed una scere bene l’opera, la Fantasia è composta. Dei 150 marchi in:
GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA
48 . 49
cassati, 80 vengono inviati al padre, e 70 spesi in una bella di essergli utile, e oltre a dargli lezioni, ottiene anche per lui
copia del Vasari, come auto-regalo di Natale. un aiuto dalla Casa Peters. Il giovane, naturalmente, si ag­
La coscienza di bastare a sé stesso e di sovvenire i suoi giunge alla schiera dei suoi adoratori. E un allievo ancora (sem­
genitori, il senso della libertà, nuovo per lui che ha sempre pre gratuito) è un giovane dell’aristocrazia, di cui si fa un ami­
vissuto sotto la ferrea vigilanza paterna, il bisogno di combat­ co affezionato e sincero. Ma questi compagni non bastavano a
tere e di vincere la battaglia della propria esistenza, danno al colmare il vuoto che Ferruccio sente intorno a sé. La devozione
giovane ventiduenne una specie di ebbrezza che gli centuplica non gli basta; egli ha bisogno di comprensione, di stimolo, di
le energie. Come si sa, l’energia produce ottimismo, e l’ottimi­ appoggio. Luigi Cimoso ha lasciato nella sua vita un vuoto che
smo porta fortuna. Gli editori Peters e Breitkopf, fino allora altri non potrà colmare.
verso lui tanto scontrosi, gli aprono finalmente le porte; e Kahnt Scrive a Melania Mayer:
gli offre un vantaggioso contratto. Attraverso la Casa Peters,
Busoni fa la conoscenza di Grieg, che in quel tempo si è stabi­ Qui non riesco a farmi un solo amico che sia al mio proprio li­
lito a Lipsia; e Grieg a sua volta lo presenta a Federico Delius vello.... Questo è il guaio dei talenti precoci : non si può associarsi a
persone della nostra stessa età, mentre le persone più adulte non amano
con queste parole : — « Questo è un notevole pianista e forse associarsi con noi. Quindi il completo isolamento....
qualcosa di più ». — Ferruccio avvicina inoltre l’allora giovane
compositore Gustavo Mahler, di cui in seguito diverrà amico. Per colmare un poco questo vuoto, compra un cane,
Con la famiglia del violinista Enrico Petri poi, egli stabilisce una — Lesko —, col quale se ne va spesso in giro per le piazze e
vera intimità, e gode, da parte del figlio Egon, quella stessa de­ pei giardini, cercando così di sostituire quella villeggiatura che
vota adorazione ch’egli ha avuto pel Cimoso e che si protrarrà le attuali condizioni finanziarie non gli permettono. Nei giorni
per tutta la vita. (Il piccolo Petri divenne in seguito suo allievo, festivi poi, per isolarsi ancor più dal cerchio delle sue conoscenze,
e fu tra i migliori del Maestro, col quale collaboré anche alla si veste da popolano e in quell’arnese si mescola alla folla degli
revisione dell’opera di Bach). operai, spesso arringandoli anche, sulle nuove teorie marxiste,
che egli veniva apprendendo dalla lettura di Tolstoi e di Do­
* * * stoievsky. Fiammate di un giovane cervello entusiasta di ogni
evoluzione e delle quali egli, pel primo, nei suoi anni maturi,
Al fine di far danaro, nel suo fermo proposito di venire in riderà come di una follia.
aiuto ai genitori, Ferruccio fa di tutto. Compone fantasie per Il padre intanto, pur largamente sovvenzionato (soltanto
lavori teatrali, riduce per pianoforte partiture di opere, scrive nel mese di aprile Ferruccio gli aveva mandato 640 marchi),
articoli per giornali e riviste (e in ciò gli serve assai bene la non gli lasciava benavere. E ingolfato nei debiti sino al collo,
sua ormai sicura padronanza della lingua tedesca). Soltanto di e non può più muoversi da Frohnleiten, dove, come al solito,
dar lezioni non vuol sapere, a meno che non si tratti di inse­ lo trattengono i creditori. Il figlio gli scrive lettere severe (ora
gnare gratuitamente. È appunto in quel tempo ch’egli ha per " ha assunto verso il padre la maniera forte), e lo consiglia a
allievo (gratuito, s’intende) un povero giovane austriaco, -ch’è venire ad una transazione coi creditori, per potersi finalmente
in dissidio col padre e non ha i mezzi per tirare avanti. Ba­ sottrarre ad una posizione tanto indecorosa. Ma le sue parole
stano queste circostanze per suscitare in Ferruccio il desiderio non trovano nessuna eco nell’animo di Ferdinando; questi pre-

4. — Ferruccio Busoni.
GUIDO GUERRINI
50 FERRUCCIO BUSONI - LA VITA 51
tenderebbe che il figlio facesse dei debiti per lui. La situazione sua individualità ha dato rari e precoci segni di maturità e di chiaroveg­
è senza via d’uscita. genza; mi è sembrato che egli voglia scrollarsi di dosso quei precoci
In ottobre Ferruccio tiene due concerti ad Amburgo, con frutti, per metter fuori nuove gemme. Egli ha ammesso francamente
musiche di assoluto virtuosismo : « Toccata e Fuga » in re min. di aver lasciato, fino ad ora, alla ragione un’eccessiva influenza sul suo
di Bach, nella trascrizione di Tausig, — il valzer del « Faust » lavoro. Tutta la sua personalità sembra ora velarsi di gentilezza, la sua
precedente iperseverità e rudezza sono ammorbidite; ciò np ha fatto
di Gounod, nella trascrizione di Liszt, — la Fantasia sulla « Lu­
pensare alla misteriosa luce di quell’ora in cui le stelle già cominciano
crezia Borgia », un « Notturno » e una « Polacca » di Chopin, a impallidire e il sole non è ancora sorto.
qualche pezzo proprio, e, per finire, la Cavalcata delle Walchirie,
nella trascrizione di Tausig. Un tal programma, fatto quasi esclu­
sivamente di trascrizioni, ed eseguito con inconsueti effeti or­ LAVORO E AMAREZZE
chestrali, con esuberanza di colori e uso personalissimo del pe­
dale, non poteva non destare sorpresa e ammirazione nel pub­ Riemann. — Teodoro Stein way (1888). — Docente ad Helsingfors. — Attività
blico e nella critica di una città abituata a castigatissime e com­ virtuosistica. — Bagatelle per violino. — « Suite su temi popolari finnici ».
— Propositi verso V Italia.
passate esecuzioni di musiche tradizionali.
Nel gennaio dell’ ’88 Busoni suona a Lipsia, a Dresda e
* * *
ad Halle. La composizione di Sigune procede con soddisfazione
Rabberciata a stento la situazione del padre, che cedendo dell’autore, particolarmente contento del « duetto d’amore », che,
alle insistenze del figlio ha accettato un posto nell’orchestra di a suo dire, è la cosa migliore da lui scritta sino ad ora. (Strana
Bologna, pel Natale del 1887 Ferruccio si reca a Trieste e a contraddizione con l’affermazione fatta di poi, — e di cui si
Graz ove tiene due concerti, col seguente programma: Bach- riparlerà —, che nessuna cosa è più ridicola sulla scena che
Liszt, Fantasia e Fuga in sol min.\ op. I l i di Beethoven\ Va­ un « duetto d’amore »). Ha pure portato a termine un nuovo
riazioni e Fuga suoi propri sopra il Preludio in do min. di Quartetto 1, eseguito sulla fine di gennaio dal complesso Petri,
Chopin; Toccata di Schumann, Rondò e Giga di Mozart; Moto con gran successo di pubblico, ma acerbe critiche della stampa.
perpetuo di Weber, Man lebt nur einmal di Strauss-Tausig. Im­ Il 23 febbraio dovrebbe poi venire eseguita la disgraziata
provvisazione su tema dato: Tarantella di bravura (La muta Suite per orchestra; ma anche questa volta qualcosa sorge con­
di Portici) di Auber-Liszt. Come si vede, non più solo virtuo­ tro di essa. All’ultimo momento Re Alberto di Sassonia annuncia
sismo, ma già quel carattere di solidità e di tecnica che, epurato che presenzierà al concerto; e i dirigenti si credono in obbligo
dagli anni e dalla cultura, diverrà una peculiarità busoniana. di cambiare il programma e di togliere, come prima cosa, s’in­
Una interessante lettera di Melania Mayer, dopo questi con­ tende, la composizione moderna. Ferruccio, nuovamente ferito,
certi ai quali ella ha assistito, ci è prova, ad un tempo, della scrive una lettera al Re, facendogli presente il danno che da
intelligenza della giovane e della ammirazione ch’ella nutre per questa nuova esclusione gli deriva e pregandolo di volere in­
l’amico; mentre ci dà un quadro assai chiaro della evoluzione tervenire. Ma a quanto sembra, la cosa non interessa affatto
artistica di lui. sua Maestà e la Suite rimane ancora una volta cosa morta.
Egli sta per iniziare un nuovo capitolo della sua evoluzione. La
1 Secondo Quartetto in do min.
52 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA 53

A Ferruccio non resta altra soddisfazione che quella di inviare essere un pessimo marinaio. Il mal di mare fu tale ch’egli restò
al padre una caricatura del Re Prussiano sotto le spoglie del per più di una settimana senza voce1.
Re di Spade, con lui inginocchiato dinanzi, in atto di implo­ Durante la traversata ebbe i primi contatti col Conservato-
razione. rio, sotto la specie di un suo collega, il secondo maestro di pia­
Un altro protettore Busoni ha incontrato in questi ultimi noforte di Helsingfors. Ma poiché questi, durante tutto il viag­
tempi: Teodoro Steinway, il fondatore della Fabbrica americana gio, rimase immerso nella lettura di un libro che era allora la
di pianoforti. Questi prova subito grande simpatia ed alta stima gioia delle sartine e dei commessi di negozio, Busoni pensò bene
pel giovane pianista; lo fa lavorare in concerti, a scopo re­ di tagliare i ponti fin d’allora col suo nuovo collega.
clamistico, e gli offre anche il contratto per un giro in Ame­ Migliore impressione gli fece il Direttore, Martin Wegelius,
rica. Sarebbe questo, finalmente, il lancio nella grande carriera ch’era al porto ad aspettarlo e che lo portò subito con sé a
concertistica. Ma purtroppo il progettato giro viene rimandato; cena. Di carattere franco e allegro, pur avendo passata la qua­
così che alla morte improvvisa di Steinway nell’anno seguente, rantina, si trovava assai bene coi giovani. Aveva viaggiato molto
Ferruccio perde ad un tempo il protettore e l’impresario. e conosceva i musicisti di quasi tutta Europa. Ma, anche in lui,
Nell’aprile (1888), attraverso una raccomandazione di Ugo il livello della cultura musicale si palesò piuttosto basso, e bas­
Riemann, a Ferruccio si offre d’un tratto un posto di insegnante sissimo parve al Busoni quello di tutto il Conservatorio in ge­
di pianoforte nel Conservatorio di Helsingfors. Gli si assicura nerale, e della scuola di pianoforte in particolare. Clementi e
un sufficiente e decoroso stipendio e gli si dà un anno di prova, Cramer erano i soli autori adottati in pieno; poco Beethoven,
con inizio dal 15 settembre. Ferruccio, pur non conoscendo una pochissimo Bach (sì e no le Invenzioni) e niente Mozart. Egli
parola di finnico, e quasi nemmeno sapendo con esattezza dove doveva far quattro ore giornaliere di lezione, ma pur con tutto
Helsingfors si trovi, nella gran gioia di poter finalmente metter il suo sgobbare non riusciva a sollevare il tono della scuola.
i piedi sopra un terreno più solido, accetta senz’altro e scrive La scolaresca era formata per la maggior parte di donne, e i
subito alla madre perché si prepari a seguirlo nella sua nuova pochi uomini non si mostravano superiori alle loro colleghe.
sede. Ma la madre non comprende, o comprende male, e pro­ Scriveva Busoni all’amico Petri : « Mi par d’essere un pagliaccio
pone che, in vece sua, Ferruccio prenda con sé il padre. Paziente da circo equestre con una troupe di oche ammaestrate ». In Con­
e gentile, Ferruccio ritorna a scrivere spiegando la situazione e servatorio non vi era nemmeno un Quartetto costituito; il mae­
chiarendo la sua ferma intenzione di volere con sé la madre per stro di violino, un ungherese, suonava alla tzigana; quello di
offrirle finalmente una vita tranquilla. Anna pare aderire; ma violoncello era un ex commesso di commercio. Tutto ciò, ag­
poi, come sempre avviene ai vecchi quando debbono dare un giunto alla ignoranza della lingua, degli usi e dei costumi del
violento strappo alle loro abitudini, il coraggio le manca di in­ luogo, dava a Ferruccio un desolato senso di solitudine e di no­
traprendere il viaggio. Così Ferruccio, che nell’agosto ha parte­ stalgia, che sfogava in lunghe lettere con gli amici del con­
cipato al Festival di Bayreuth come rappresentante degli Stein­ tinente. Non esisteva nemmeno un teatro; c’era però un’orche-
way, ai primi di settembre parte per Helsingfors con la sola
compagnia del fido Lesko. Viaggio malinconico e disagevole, 1 II mal di mare rimase il gran nemico di questo eterno viaggiatore. Una
volta ch’era affetto da un forte mal di denti, ad un amico che gli chiese come
fatto per la maggior parte sopra un piccolo battello, dove per lo combattesse, egli rispose serenamente : « Penso che potrebbe essere, anziché
tre giorni e tre notti il povero giovane ha le prove più palesi di mal di denti, mal di mare ».
GUIDO GUERRINI
54 FERRUCCIO BUSONI - LA VITA 55
stra, i dirigenti della quale guardavano il Conservatorio come tatto della natura. Egli ama la campagna per le attrattive este­
cani i gatti, e viceversa. Ma Ferruccio, fatti i suoi conti, pensò tiche di essa, così come è entusiasta dei paesaggi finnici, che
che dall’orchestra avrebbe potuto trarre qualche vantaggio e si non si stanca di descrivere ai genitori e agli amici; ma il suo
fece amico del Direttore (Kajanus) e del Sovrintendente (Sitt, spirito ha fin d’allora, — come avrà sempre in seguito — ne­
fratello del compositore). Chissà, pensava, che questa non fosse cessità di contatti spirituali, bisogno di sentirsi uomo fra gli
la volta buona per eseguire finalmente la Suite e per suonare uomini, vivo fra i vivi, lottatore in mezzo alle lotte. Le grandi
qualche concerto con l’orchestra. città sono il suo elemento; ha bisogno di sentirsi attorno il pul­
Sorge poi anche la dorata seccatura delle lezioni private; sare e il ribollire di pubblici cosmopoliti i quali, se pur non
da molte parti si ricerca Busoni come maestro. E nonostante più sensibili, sono certo più larghi di comprensione, per cul­
la sua ripugnanza a questo mestiere e la ribellione a sottrarre tura e per tradizioni. Anche i successi riportati ad Helsingfors,
tempo alla composizione, gli conviene adattarvisi; è assillato sinceri e vivissimi, lo avviliscono. La sua arte è dunque di qualità
dallo spavento di incorrere in una situazione finanziaria simile così inferiore, se riesce a interessare un pubblico tanto arretrato?
a quella che ha perseguitato il padre e della quale egli ha tanto Si sente bestia rara, in Finlandia, e gli sembra « di stare sopra
sofferto. Conviene poi aiutare i genitori e contro a questo dovere una soglia da cui però nessuno lo invita ad entrare ». La stima
tutti gli altri argomenti perdono valore. Busoni ha in breve di cui si sente circondato egli la interpreta come il più sicuro
una dozzina di allievi, che fanno di tutto per aumentare il suo segno della sua mediocrità. Tutto ciò aggrava in lui la depres­
malcontento. Ma poi a poco a poco l’artista prende in breve tem­ sione nervosa che gli cagiona il paese nordico. Non per nulla
po il sopravvento sull’uomo, e il buon vento dell’entusiasmo cac­ egli era nato in un paese di sole.
cia le nebbie della nostalgia. Busoni prova il desiderio di dare a Scrive a sua madre:
questo Paese qualche luce di verità artistica, e di aggiornarlo
musicalmente, almeno per quanto riguarda gli autori più si­ Il tuo rifiuto a venir con me mi ha rattristato molto. Qui mi sento
gnificativi. Ai primi di ottobre dà un’audizione beethoveniana, solo. Vorrei che tu fossi con me, perché potessi seguire da vicino le
mie occupazioni e i miei progressi, tanto nella mia arte come nella
eseguendo la Sonata op. 2 (Fa min.?), VAppassionata, Yop. I l i , mia carriera. Godresti il buon cibo e ammireresti il meraviglioso pae­
l’Eroica, Variazioni e Fuga e YÉcossaises. A questo concerto saggio che mi sta dinnanzi. Questa solitudine, anche se interrotta da
vari altri ne seguono, con audizioni delle opere più importanti continue occupazioni, è terribile. A sera, quando ho terminato il mio
di Bach, Mozart, Scarlatti, Händel, per procedere poi gradata- lavoro, sono costretto a star una o due ore senza far nulla, dopo di che
mente verso i moderni, Brahms, Rubinstein, Liszt, Grieg, Sgam­ sento un penosissimo senso di vuoto. Spero di poterti avere con me
l’anno prossimo....
bati, e.... Busoni. A questa attività virtuosistica segue di pari passo
quella creativa, col procedere del Sigune, con alcune Bagatelle E dopo aver dato particolareggiato ragguaglio delle sue va­
per violino e una Suite su temi popolari finnici, per pianoforte rie occupazioni, prosegue:
a 4 mani. Pur con tutto questo lavoro, il senso della solitudine
è invincibile in Busoni e non meno spaventoso il terrore che .... Ciò che più importa è la volontà e lo sforzo di non trascurare
la composizione, il « tutto » della mia vita, il definitivo scopo della
questi anni di isolamento riescano a fossilizzare il suo estro mia esistenza, senza cui tutto ciò che ho realizzato fino ad ora sarebbe
creatore. Come vedremo anche in seguito, Busoni non amerà relativamente senza valore....
mai la solitudine, né il raccoglimento che offre la vita a con- Le condizioni musicali, qui, non soddisfano le mie esigenze; io ho
56 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA 57
bisogno di un Paese dove sia possibile sorpassare le più alte cime che
già siano state raggiunte, non di uno dove sia necessario fare ancor
tanto lavoro per mettersi al mediocre livello di altri luoghi. Come tu
sai, sarebbe per me una grande soddisfazione riformare ed educare il
SINDING E R. STRAUSS
gusto, e organizzare concerti orchestrali in un Paese retrogrado. Ma
questo è un dovere e una soddisfazione che io sento soltanto verso Ritorno a Lipsia. — Paladino della giovane scuola tedesca. — Prima trascrizione
l’Italia; e in seguito ho fermo proposito di dedicare gran parte della da Bach. — Concerto ad Hamburg.
mia vita a porre le fondamenta, unitamente ad altri, di una nuova
epoca nella vita musicale del mio Paese. Ecco! Mi sono lasciato sfug­ Terminato l’anno scolastico di prova, Busoni ritorna a Lipsia.
gire uno dei miei piani segreti.... Ha i nervi a pezzi e si sente spaesato, per aver perso i contatti
e troncate le amicizie. Perfino con Petri, e per un nonnulla, ha
Questa ultima parte di lettera ci sembra meriti qualche com­
degli screzi, in quanto nella sua foga giovanile non sa ammet­
mento. £ vero che può suonare offesa all’Italia musicale, quel
tere che un artista di tanti meriti e di così grande cultura, abbia
paragonarla alla Finlandia d’allora. Ma occorre tener presente,
per Reinecke e per Joachim, compositori, maggior rispetto e con­
— e avremo occasione di riparlare di ciò in seguito — che an­
siderazione che per Sinding e per Riccardo Strauss. Da ciò di­
che in Italia, in quei tempi, la vita musicale, se paragonata a
scussioni e perfino dissapori; Busoni si è eretto intransigente pa­
quella delle grandi Nazioni civili e specialmente della Ger­
ladino dei due colleghi. Il Sinding anzi lo vuole esecutore della
mania e della Francia, era assai mediocre. Mediocre almeno per
parte di pianoforte nel suo nuovo Quintetto, dopo avergliela
quel che riguarda la musica pura, da camera e sinfonica, poiché,
sentita leggere prodigiosamente a prima vista. E negli anni che
fatte poche eccezioni, l’attenzione e la tensione musicale del
seguirono e a malgrado dei diversi destini, i tre musicisti seppero
pubblico italiano di allora si rivolgeva esclusivamente all’opera.
poi sempre conservare quella giovanile amicizia. Due altri com­
Paese del bel canto, in Italia non si ammetteva che la musica
positori entrarono inoltre nella intimità di Busoni in quel pe­
vocale. S’iniziava in quel tempo, per merito di pochi, una fati­
riodo di Lipsia: Novafiek e Brodsky.
cosa ripresa di fervore musicale nelle Società di musica da ca­
mera o in piccole associazioni di appassionati; si tentava di ri­ * * *
portare nuovamente in Italia quella musica strumentale che in
Italia era nata, ma che dall’Italia era emigrata oltr’alpe onde Un giorno Ferruccio, insieme a Caterina Petri, entrò nella
trovarvi cultori e appassionati che la portassero a splendore so­ Chiesa di San Tommaso, a Lipsia. Un organista eseguiva il
lare. A noi sembra ammirevole questo giovane musicista il Preludio e Fuga in re magg. di Bach. Caterina Petri suggerì al­
quale, da un Paese nordico, freddo e apatico all’arte, rivela alla lora al Busoni di farne una trascrizione per pianoforte. Egli non
madre il proposito di dedicare, quando gli sia possibile, tutte aveva mai tentato qualcosa di simile; ma una settimana dopo
le sue forze per dare nuovamente al suo Paese l’autorità meno­ fece sentire all’amica il lavoro già ultimato. Era questa la sua
mata; e creargli una nuova vita musicale degna delle sue im­ prima trascrizione dall’opera organistica di Bach; e fu da lui
mense tradizioni. Proposito non mai più abbandonato dal Bu­ eseguita in un concerto pubblico ad Amburgo con enorme suc­
soni, che non si stancherà di battere e di lottare per scuotere le cesso, rivelando una delle facoltà sue più mirabili, quella forse
apatie, per infiammare gli animi, per purificare il gusto, per in­ che ha allargato più estesamente la sua notorietà e tien vivo
nalzare la coscienza artistica degli italiani. tutt’ora e ovunque il suo nome.
GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA
58 59
Questa virtù di trascrittore, che sembra ammirabile per la tato a Gerda Sjöstrand, figlia di uno scultore svedese che si è
prodigiosa imitazione dei registri organistici, deve essere attri­ stabilito a Helsingfors. Qualche giorno dopo il giovane si reca a
buita invece, e sopratutto, alla eccezionale conoscenza degli stili, visitare lo studio dello scultore; la folgore lo ha ormai colpito e
e non solo di quello bachiano. Perché, pur avendo il Busoni de­ dentro pochi giorni i due giovani sono fidanzati. Il padre di
dicato gran parte della sua attività alle trascrizioni da Bach, egli Gerda, che, scultore, sa conoscere gli uomini dal loro volto, dà
tuttavia non ha trascurato altre assimilazioni da autori i più di­ subito il suo consenso, nonostante Ferruccio gli abbia lealmente
sparati, e sempre con aderenza prodigiosa allo stile, e con per­ esposto il quadro finanziario suo e della sua famiglia.
fetta imitazione del carattere. Tanto che nella sua musica per Anche Ferdinando, cui Ferruccio ha scritto informandolo del
teatro, egli ha potuto raggiungere una così profonda assimila­ suo fidanzamento, dimostra accogliere la cosa col buon senso
zione di Mozart, di Pajsiello, di Bach e perfino di Verdi o di dell’uomo di mondo. Assai più difficili e scabrosi sono i con­
Donizetti, ch’essi ci appaiono soltanto e sempre del « Busoni ». trasti con la madre. Anna ha vissuto sempre e soltanto per que­
Dopo il Concerto di Hamburg, « l’angelico vecchio Teodoro sto figlio; lo considera ancora il suo « piccolo Ferruccio », e non
Stenway » propose a Busoni una corsa concertistica a Londra, sa rassegnarsi a condividere l’affetto di lui con altra donna. Fer­
per l’estate prossima, e Ferruccio ebbe la sicura sensazione che ruccio, da buon figlio italiano, a questa opposizione non si sco­
tutto ciò poteva essere principio di una nuova èra nella sua vita raggia; gode anzi di constatare ancora una volta quanto asso­
e che egli forse avrebbe potuto evitare di « andare a marcire » luto sia l’affetto di sua madre per lui. Tanto più che egli è ben
a Helsingfors. deciso a rimuovere qualsiasi ostacolo.
Però, in attesa che si realizzassero queste speranze, ed anche Piuttosto un altro dubbio, che molto lo turba, egli deve vin­
per sfuggire ad un laccio sentimentale che cominciava a farsi pe­ cere in sé stesso. Abituato alla vita femminile italiana d’al-
ricoloso, pensò fosse opportuno ritornare in Finlandia. Tanto lora, non può concepire la libertà assoluta che le donne nor­
più che la morte dello Stenway aveva mandato a monte, per ora diche godevano fin d’allora nella società. Non già ch’egli sia
almeno, il viaggio londinese. grettamente geloso di Gerda, ma è pur sempre un latino, anzi
un italiano, e il pensiero che la sua sposa sia cresciuta in un
ambiente ove alle giovani è consentito far vita comune con gli
G E R DA uomini (e nel caso di Gerda, la vita artistica del padre aggra­
vava la situazione) lo rende perplesso e a volte addirittura cat­
Ancora contrasti famigliari. — Conversione a Liszt. — Weimar. — In difesa
della felicità. — Ritorno a Helsingfors. — Concerti a Lipsia e Pietroburgo.
tivo. Gerda ha viaggiato molto, ha studiato a Parigi e abitato
— Docente al conservatorio di Mosca. — Il « Concertstück ». — Il ma­ lungamente a Berlino; ha compiuto un corso di pianoforte ed
trimonio (1890). è stata anche a Bayreuth, dove ha cantato fra « i fiori » del
Parsifal. Ha « un passato », insomma, sia pure innocentissimo, a
Nel marzo dunque, trovandosi a Helsingfors, depresso e solo, cui Ferruccio, mal si rassegna. Così, fra inquietudini e dubbi,
sconsolato per la meschinità della sua esistenza, Busoni è invi­ trascorrono due mesi, durante i quali però Gerda guadagna
tato ad una rappresentazione di « Quadri viventi » che alcune terreno giorno per giorno, mostrandosi compagna ideale, com­
signorine hanno organizzato a scopo di beneficenza. Pur contro- prensiva, incitatrice, di cui la libertà non ha intaccato e neppure
voglia ci va; e al pranzo che segue lo spettacolo viene presen- sfiorato la limpida freschezza.
6o GUIDO GUERRINI
FERRUCCIO BUSONI - LA VITA 6l
* * * 10 vorrei, non foss’altro che per toglierti una volta per sempre da quel
sudiciume giallo e nero...... Carissimo babbo, ti prego, ti scongiuro per
l’amor di Dio, non ricominciare un altro capitolo come quello di
Busoni tenne in maggio due concerti chopiniani, con l’ese­
Frohnleiten.
cuzione degli Studi e dei Preludi completi, le cinque Polacche,
due Ballate, la Berceuse, la Tarantella, quattro Notturni e la A metà di luglio Anna si mette in viaggio per raggiungere
Sonata in si min. Wegelius intanto veniva convertendo il gio­ 11 figlio a Weimar. Ferruccio va ad incontrarla a Lipsia e vi
vane pianista all’interesse per Liszt, così che egli si fece a poco trova anche il padre.
a poco paladino e difensore di questo autore allora così di­ Anna si mostra ostile alla futura nuora prima ancora di co­
versamente valutato. In giugno Busoni, dovendo recarsi a Wei­ noscerla. Ostile forse anche per ragioni religiose (Gerda è pro­
mar, chiede a Gerda di seguirlo. Ma la fanciulla rifiuta. Non testante) e di nazionalità, ma sopratutto ostile non a quella
per mancanza di fiducia in Ferruccio, ma essa ha coscienza che donna che ella non conosceva ancora se non in fotografia, ma
egli ha ancora bisogno di essere libero per meglio riflettere sulla alla donna che ha potuto carpirle il cuore del figlio. Tuttavia
sua risoluzione. Lascia partire solo il fidanzato, tenendo con sé, il consenso al fidanzamento è strappato, dopo di che Ferdinando
come pegno d’amore, « Lesko ». Si inizia allora (in tedesco, poi­ se ne ritorna ad Empoli, e, al principio di settembre, Ferruccio
ché Ferruccio non conosceva il finnico e Gerda non sapeva an­ e sua madre partono per Helsingfors. (La proposta di una cat­
cora l’italiano) quella corrispondenza che doveva in seguito le­ tedra al Conservatorio di Cincinnati, è stata in quel frattempo
gare giorno per giorno, ora per ora, due esistenze vissute più rifiutata da Ferruccio). Il viaggio è compiuto per terra, via Pie­
di trentanni Luna per l’altra. troburgo, avendo Anna rifiutato di affrontare una traversata.
Ma amarezze e contrarietà dovranno opporsi ancora alla rea­ Alla stazione è ad attenderli Gerda, la quale non tarda molto
lizzazione del sogno d’amore di Ferruccio e di Gerda. L’ostina­ ad accorgersi che la futura suocera le sarà implacabilmente
zione della madre di lui, le difficoltà finanziarie da cui Ferdinando ostile. Infatti, tutti gli sforzi che la giovane e suo padre com­
non riesce a districarsi, la incompatibilità di caratteri che divi­ piono per addolcirle il soggiorno e renderle piacevole il nuovo
deva i due vecchi Busoni, sono tutti intoppi di non facile ri­ Paese, ben poco possono sull’animo esacerbato di questa madre.
mozione. Ferruccio in gennaio fa ritorno a Helsingfors, e di là A ciò si aggiunge in lei la sofferenza dell’abitare un paese del
si oppone, in lettere virili, al progetto del padre di stabilirsi quale non conosce la lingua, non ama i cibi, non condivide la
tutti a Vienna. , religione.
Quegli che di tutto ciò soffre maggiormente è, s’intende,
Ho ferma intenzione di evitare l’Austria per parecchio tempo. De­ Ferruccio. Lavora, nondimeno; tanto che in quel tempo dà
testo l’Austria per tutte le amarezze e privazioni che mi ha procurate.... concerti a Lipsia e a Pietroburgo, dove eseguisce pure il suo
Io non vi tornerò fino a quando non vi sarò chiamato, cioè fino a che io nuovo Konzertstück per pianoforte e orchestra. Il compositore
sia divenuto tanto famoso che si sia costretti ad invitarmi a Vienna. lascia freddo l’uditorio, ma il pianista riscuote così calorosi suc­
Che terribili tempi, quando io non potevo muovermi in altri luoghi
che Trieste e Vienna, e sempre in condizioni disastrose! Benedetta la cessi che a Pietroburgo gli offrono un posto di insegnante al Com
mia decisione di fuggire a Lipsia. Da quel momento sono rinato, sono servatorio, ed uno gliel’offrono a Breslavia. Egli li rifiuta en­
divenuto un uomo, so ciò che voglio e ciò che faccio. Io vorrei tanto trambi.
invitarti a vivere con me, ma tu sai che questo non è possibile. Eppure La sua personalità di interprete va intanto affermandosi e
62 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA 63
confermandosi sempre più saldamente, anche per la padronanza
ogni giorno più sicura con la quale egli sa dominare i suoi nervi
dinnanzi al pubblico. Nessuna preoccupazione o patema d’animo MOSCA
riesce a vietargli ormai il pieno abbandono di sé quando siede
al pianoforte: la musica lo assorbe completamente. Alla fine Il Premio Rubinstein (1890). — Concerti a Mosca e in Germania.
di ogni pezzo, lo si vede restare ancora un poco assorto e sbat­
tere poi le ciglia, quasi si ridesti da un sogno. La vita di Mosca si era iniziata con un evento importante
L’arte gli è in quel tempo indispensabile conforto, sollievo per la carriera di Busoni. La vincita del « Premio Rubinstein »
a tutte le contrarietà ed amarezze che la madre, per un senso, per la composizione, col Konzertstück per pianoforte e orche­
e il padre per un altro (i soliti debiti) vanno procurandogli. stra. Anzi, a norma di giustizia, egli avrebbe dovuto ricevere
L’ostilità di Anna si è venuta esacerbando a tal punto che Ger­ anche il premio di pianista, senonché a ciò si era opposto Ru­
da, disperando ormài di potersene conquistare la simpatia, pro­ binstein stesso, facendo osservare alla Giuria come non fosse op­
pone a Ferruccio di rompere il fidanzamento. È a questo punto portuno assegnare due premi ad un italiano, e nessuno ad un
che Busoni prende la ferma risoluzione di scuotere il giogo ma­ russo, proprio la prima volta che il concorso veniva giudicato
terno, così come si era liberato da quello del padre. Ch’essi vi­ con assegnazione solenne a Pietroburgo. Così il Premio di pia­
vano insieme, come è loro dovere; egli penserà a mantenerli, ma noforte era stato conferito a Dubassov, e Busoni, che per Du-
non intende sacrificare la sua vita al loro egoismo. bassov aveva moltissima stima, ne era stato lieto pensando che
Un nuovo evento venne in aiuto dei due giovani. A Ferruccio
già il solo Premio per la composizione apriva una gran porta
fu offerto un posto di insegnante al Conservatorio di Mosca,
pel suo ingresso nella vita musicale russa 1. Ma se l’inizio fu
ed egli lo accettò, nella speranza che ciò costringesse anche i suoi
roseo, non fu altrettanto rosea l’impressione generale che gli
genitori ad una decisione. Anna, infatti, non sentendosi di intra­
fece Mosca, né lieta l’esistenza che ivi condusse. La miseria del
prendere un altro viaggio in Paese ancor più lontano e sco­
popolo, in penoso contrasto con l’ostentato lusso dell’aristocra­
nosciuto, acconsentì di riunirsi al marito che nel frattempo si
zia, la sporcizia che regnava in ogni dove, la mancanza assoluta
era stabilito a Gorizia. Ferruccio paga i nuovi debiti del padre
di amici, la ignoranza della lingua, tutto aumentava in Busoni
e appena giunto a Mosca scrive a Gerda, invitandola a raggiun­
la già grande malinconia del distacco da Gerda Sjöstrand. Non
gerlo immediatamente, per il matrimonio.
trovando camere ammobiliate sufficientemente proprie, fu co­
La mattina del 27 settembre 1890, accompagnata da alcuni
stretto ad affittare due stanze vuote e ammobiliarle da sé. La
amici, Gerda giunge a Mosca ove Ferruccio l’attende. Rag­
vita poi era carissima, così che le aumentate rendite venivano
giante egli le annuncia che occorre recarsi immediatamente
completamente assorbite dalle accresciute spese e diveniva sem-
alla chiesa, perché il sacerdote protestante che celebrerà le nozze
deve partire fra un’ora. E così la povera Gerda, che ha preso
Con sé un bell’abito nuovo da indossare per l’occasione, è co­ 1 Cinque anni dopo, alla seconda assegnazione del Premio Rubinstein, Bu­
stretta a sposarsi col suo vecchio vestito di maglia di lana. soni, che apparteneva alla giuria, doveva udire il Maestro Safonov, presidente
della Commissione, dichiarare in un discorso ufficiale : « Fra noi sta l’uomo che
l’altra volta avrebbe dovuto ricevere entrambi i .premi. Eccolo! ». E additò al
pubblico il pianista italiano.
64 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA
65
pre più difficile inviare aiuti ai genitori, i quali non cessavano un Direttore comprensivo gli aveva dato mano libera. Qui
di lamentarsi e di richiedere. invece gran parata di mezzi, a celare un fondo di vacuità com­
Fortunatamente il Conservatorio era organizzato assai bene, pleta. Secondo l’uso americano, gli alunni vengono ammessi al
e il corpo insegnante di primissimo ordine. La scolaresca nu­ Conservatorio anche se totalmente sprovvisti di talento musi­
merosissima obbligava Busoni a 35 ore di lezioni settimanali; cale. Quel che importa al Consiglio di Amministrazione è di
cosicché se gli restava poco tempo per pensare alle sue malin­ aver molti alunni che paghino delle buone tasse. Le lezioni ven­
conie, ne aveva meno ancora per accudire ai suoi lavori. Con gono impartite a quattro allievi all’ora, e l’uno deve troncare,
barrivo di Gerda l’orizzonte parve schiarirsi, anche finanziaria- magari a metà di un pezzo, per lasciare il posto al nuovo ve­
mente, poiché la saggezza della sposa seppe migliorare assai le nuto. Busoni vi resiste un anno, poi rassegna le dimissioni. Ora
condizioni dell’erario. è di nuovo sulla strada, in un Paese che non conosce. Di più
Ma l’ostilità dei musicisti russi contro l’intruso italiano cre­ ha sulle spalle un figlio, natogli a Boston: Benvenuto.
sceva di giorno in giorno, e Ferruccio già rimpiangeva i giorni Non resta che tentare la via di New York, dove le possi­
di Amburgo e di Lipsia. La esecuzione di un Concerto di Bee­ bilità per un virtuoso saranno forse maggiori. Infatti, specie nei
thoven gli procurò molti applausi ma nessun profitto materiale. primi tempi, e dopo i grandi successi riportati, piovono le scrit­
A Mosca, poi, egli si sentiva fuori d’Europa, quasi isolato in ture. Ma la curiosità si esaurisce presto e con essa le risorse.
altra parte del globo. Soltanto nelle vacanze di Natale gli fu Poi la vita americana sembra insopportabilmente arida al suo
consentita una corsa in Germania per qualche concerto; al suo animo assetato. Egli ha bisogno di civiltà solida, autentica.
ritorno si trovò ancor più isolato, malvoluto e incompreso.
Per fortuna, attraverso la Casa Stenway, gli viene offerto da In America — egli scriveva — la massa è meglio che altrove, ma
insieme con quella vi è molta più « massa » che altrove ; così che, a
Boston un posto di insegnante. Avrà lo stipendio triplicato e quanto posso giudicare, tutto sarà presto « massa ».
laggiù potrà trovare anche il suo caro Nikisch. L’occasione è
propizia per sciogliersi dai nuovi ceppi e Ferruccio accetta, get­
tandosi a studiare l’inglese.
RITORNO IN EUROPA

Berlino. — Il virtuoso. — Contrasti artistici. — La revisione dell’opera di G.


BOSTON (1891)
S. Bach. — Rivalorizzazione di Liszt.

Insegnante a Boston. — Nascita di Benvenuto (1892). — Concerti in America


— Incontro con Nikisch, Gruenberg, Novacek. Nella primavera del 1894 Busoni decide di rientrare in
Europa.
In agosto s’imbarca insieme alla moglie, sperando ancora Non ha piani precisi. Nessun posto di insegnante gli è stato
una volta di risolvere finalmente il problema dell’esistenza. Ma offerto, e d’altra parte le amare esperienze già fatte in questo
anche Boston in breve lo disillude. La vita musicale non vi è campo lo tengono lontano dal tentarne altre. Deve quindi con­
superiore a quella di Helsingfors e l’organizzazione del Con­ tare soltanto sulle sue risorse di virtuoso e gettarsi alla vita
servatorio si rivela anche più meschina. In Finlandia almeno, concertistica.

5. — Ferruccio Busoni.

v
66 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA 67
Il suo nome è già noto in tutta Europa e in buona parte piace anzi di programmi in massima parte virtuosistici quali,
del Nord America. Potrà contare sopra un’azione a largo-raggio. prima e dopo di lui, nessuno ha osato e oserà affrontare. Ma
Sceglie quindi per sede Berlino, geograficamente situata al centro quanto a stile e a serietà interpretativa egli è ancora in periodo
del suo agone. evolutivo. Ad ogni suo concerto, infatti, mentre il pubblico
L’America, d'altronde, non gli è stata avara di utili espe­ va in visibilio, la critica sferza a sangue, e (dicono i compe­
rienze e gli ha procurato preziose amicizie: Nikisch, Eugène tenti contemporanei) non sempre a torto. Si è ancora lontani
Gruenberg, Charles Martin Loeffler, e sopra tutti il compositore da quel pianismo che gli conosceremo noi, e che sarà sempre
violinista Rudolf Novà'cek, il quale, unitamente al fratello Ot­ e soltanto al servizio del pensiero musicale. D ’altronde, in quel
tokar, seguirà poi i Busoni a Berlino e diverrà intimo della loro tempo, il concerto era quasi esclusivamente subordinato al vir­
casa. tuosismo. Liszt, Thalberg, Rubinstein, Tausig, fra i pianisti, Ku­
belik, Sarasate, fra i violinisti, e Piatti violoncellista, e Botte-
* * * sini contrabbassista, fino a Cavallini clarinettista e a Kuhlau flau­
tista, tutto il mondo concertistico era soltanto rivolto alla tecnica.
Ma sarà proprio questa generazione ad iniziare l’ascesa dell’arte
Per vari anni Busoni svolse soltanto attività di esecutore. da un piano di puro virtuosismo alle cime della interpretazione
Ne ignoriamo le ragioni. Certo non fu mancanza di fiducia in stilistica; e Busoni sarà, di questo movimento, uno dei maggiori
sé stesso — poiché egli scriveva ad un amico « per ora na­ epigoni.
scondo (al pubblico) il compositore » — e nemmeno scoramento La sua formazione artistica, del resto, è venuta maturando
dovuto alle critiche sempre acerbissime contro i suoi lavori. più che altro a fianco di Rubinstein, poiché coi precedenti grandi
Non è carattere, quello di Busoni, da abbattersi pei contrari giu­ pianisti ha avuto brevi e fuggevoli contatti. A l l anni ha udito un
dizi della stampa, dai quali anzi sa trarre incitamento. Non Liszt vecchio e quasi finito. Con Biilow ha fatto una superficiale
resta quindi altra ipotesi, suffragata del resto dai fatti, che verso conoscenza. Soltanto Rubinstein ha veramente influito sulla for­
la trentina questo profondo pensatore e inesorabile autocritico mazione della sua personalità, essendogli rimasto di lui sopra­
abbia sentita necessaria una parentesi di meditazione. In quel pe­ tutto quel senso del « monumentale » che il russo amava confe­
riodo egli « cambierà maniera ». Quattro anni dunque di un rire a tutte le sue interpretazioni. Ed è proprio quel « monumen­
raccoglimento che maturerà in Busoni non solo il creatore ma tale » che, non ancor digerito e assimilato dal giovane Busoni,
anche l’interprete. Poiché anche il virtuoso, che pur possiede gli suggerisce le interpretazioni veementi e paradossali che tanto
qualità tecniche sbalorditive, è ancora ben lontano da quella indignano la critica del tempo. E ciò spiega anche la sua incom­
virile e profonda maturità stilistica che dovrà lasciare così sto­ prensione e, diciamolo pure, l’avversione per i musicisti di pen­
rico solco nella evoluzione interpretativa. siero che gli avviene di avvicinare in quegli anni, quali Brahms,
Il Busoni dei trent’anni ha già acquisita una tecnica trascen­ Joachim, Clara Schumann, ecc. e che egli evita piuttosto che
dentale atta a superare tutte le difficoltà della musica pianistica ricercare.
e tale da farlo paragonare a Franz Liszt e a Rubinstein (« con Già da vario tempo Busoni si sta occupando di studi su
la differenza » — disse un musicista bolognese di quei tempi — G. S. Bach, e accudisce a quella che dovrà essere la sua opera
« che Rubinstein sbaglia spesso le note e Busoni mai »). Si com- monumentale di revisore. Nel 1890 ha pubblicata la edi-
68 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA 69
zione delle « Invenzioni » e nel 1893 il primo volume del « Cla­
vicembalo ». La madre, a questo proposito, gli ha scritto una
nobile lettera nella quale, pur compiacendosi della fatica del
INFLUENZA GERMANICA
figlio, non sa perdonargli di avere fatta la pubblicazione in lin­
gua tedesca e inglese anzicché in italiano. E Ferruccio le ha Contenuto latino in forme tedesche. — Contrasti interiori e irresistibile richiamo
risposto condividendo il suo rammarico, ma spiegandole come nazionale. — Il « Clavicembalo ». — Trascrizione della « Rapsodia spa­
il lavoro sia stato ordinato da un editore tedesco per una pubbli­ gnola » di Liszt. — Trascriz. della « Ciaccona » di Bach. — Commemo­
cazione tedesca, mentre non gli era riuscito, pur dopo molti e razione di Rubinstein. — Concerti in Germania, Belgio, Finlandia.
laboriosi tentativi, di trovare un editore italiano che avesse vo­
luto pubblicarglielo. La residenza del Maestro a Vienna, Lipsia, Weimar, Graz,
Anche per Liszt, Busoni ha cominciato a nutrire viva sim­ ed ora a Berlino, faceva sì che a poco a poco anche la sua tecnica
patia, come vedemmo, fin dagli anni di Helsingfors. di compositore venisse formandosi sulla falsariga tedesca. Spe­
In seguito, una signora americana, ex-allieva di Liszt e in cialmente nei suoi giovani anni, egli non riuscì a sfuggire a
possesso di varie edizioni originali dell’opera sua, finisce di com­ questo influsso. La cultura tedesca, in quei tempi tanto in­
piere la conversione. vadente, cominciava a farsi strada anche in Italia, dove maestri
Ferruccio ne diviene un fervente studioso sino ad essere e scuole ne adottavano ciecamente i canoni. Il merito che si at­
considerato non solo il più autorevole revisore del famoso tribuisce a Martucci, a Enrico Bossi e a Sgambati, di avere ri­
pianista, ma uno dei raccoglitori più appassionati dei suoi la­ portato in Italia il culto della musica pura, sinfonica e da ca­
vori. (Durante la sua vita Busoni riuscì a riunirne un numero mera, non cancella tuttavia il loro torto nell’aver preso a mo­
enorme, così da formare la collezione quasi completa delle edi­ delli forme e caratteri di un’arte che non aveva più nulla a che
zioni, ch’egli poi postillò e annotò, volume per volume, con fare con quella italiana. Per più di trentanni la musica
quanto interesse ognuno può immaginare, se si pensa che du­ italiana restò inquinata da quegli esempi, e soltanto da pochi
rante la sua lunga vita, Liszt aveva sempre curate le ristampe decenni, e per merito della giovane scuola moderna italiana
dei suoi lavori, correggendoli, modificandoli, ampiandoli, ecc. (questo merito almeno glielo si riconosca), sta ritornando alle
E fa male al cuore il pensare che ora, per ragioni indipendenti sue vere fonti. Non v’è quindi da stupirsi se un giovane cre­
dalla volontà di alcuno, questa raccolta, dopo la morte di Bu­ sciuto ed educato nella Germania d’allora avesse assimilata e
soni, è stata dispersa, in una vendita all’asta, insieme a tutta adottata in pieno la tecnica tedesca.
la sua stupenda e rarissima biblioteca). Ma Busoni ricacciò sempre questa accusa, anche quando essa
era in qualche modo fondata, sostenendo che la sua personalità
era soltanto e prettamente italiana. La verità è che, seppur nella
forma l’arte busoniana aveva inevitabilmente attinto a quella
tedesca, nella sostanza essa fu, semmai, .più internazionale che
tedesca, cioè fatta di tutto un po’, ma caratterizzata e unificata
da una compatta personalità.
Busoni giovane, fu artista di carattere internazionale. Inter-
70 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA 71
nazionali erano in lui i gusti, le abitudini, i modi, il linguaggio. strica, tiene un concerto di musica da camera a Berlino e, im­
Italiano e figlio di italiani, egli era nato in paese di dominazione mediatamente dopo, uno con orchestra a Lipsia.
austriaca e quindi di cultura germanica ; aveva vissuto i suoi pri­ Vita estenuante, senza riposo e senza possibilità alcuna di
mi sei lustri un po’ in tutti i continenti, a tutte le latitudini, raccoglimento. La varietà e la ricchezza dei suoi programmi ob­
sotto tutte le bandiere, a contatto di tutte le culture. Come si bliga Busoni a passare al pianoforte, lavorando accanitamente,
poteva pretendere in lui il « purissimo italiano »? Il [Link] il pochissimo tempo che gli lasciano libero i viaggi e le prove.
quello di « sapere ritornare ad essere italiano » ; e questo lo pro­ Alla composizione, nemmeno il tempo di pensarci.
veremo a suo tempo. Fortunatamente il senso umoristico non gli viene mai meno.
Tutta l’estate del 1894 fu passata a Berlino, dove i Busoni Debbono essere di quei tempi i seguenti versi, che diamo in una
avevano affittato un appartamento nel tranquillo sobborgo di libera traduzione italiana:
Charlottenburg. Ferruccio lavora « come un cane » al secondo
volume del « Clavicembalo » e prepara intensamente i nuovi pro­ CARRIERA DI VIRTUOSO
grammi pei suoi concerti. I guadagni sono scarsi, derivanti in
gran parte dal suo lavoro di trascrittore e di revisore, e certo Dov’è l’orario? Come si arriva? Ecco:
Pagina centotré! vi è un solo treno.
insufficienti alle insaziabili esigenze del padre. In quell’estate
Si cambia. Arrischiare? Tre minuti di tempo.
poi, ad accrescergli amarezza, perde anche due carissime e be­ Niente carrozze letto. Inutile imprecare!
nefiche amiche: Giovannina Lucca e la signora Wertheimstein. L’indomani alle undici, mezzo addormentato
In autunno riprende i concerti. In ottobre uno ad Hamburg, e infreddolito, arrivo. Un uomo accorre.
con Mahler direttore d’orchestra e in programma il Konzert- « Fate presto ! Alla prova vi si aspetta ! Prendete
subito un taxi!». «N on ho ancora mangiato».
stìik di Weber e una sua propria trascrizione per pianoforte e Replica quello : « Mi duole, ma la prova è pubblica ».
orchestra della Rapsodia Spagnola di Liszt con l’aggiunta di Nulla da fare. Salteremo l’albergo.
una introduzione sul tema (pure usato da Liszt) delle Follie Dice agrodolce il magnate che presiede :
di Spagna. In novembre un altro alla Singakademie di Ber­ « Siete un poco in ritardo. Già da un’ora
lino, con gli stessi due lavori e inoltre il Concerto in la magg. la signorina ha cantato il suo numero ».
Cacciato al pianoforte, suono come posso,
di Liszt, la sua trascrizione per pianoforte della Ciaccona di in abito da viaggio, con le dita gelate....
Bach, e come bis, la Campanella. È bell’e fatta! To’! C’è il critico. È già vecchio.
Sempre nello stesso mese suona a Lipsia e altre due volte Non pretenderai mica ch’egli esca di notte!...
a Berlino, dove eseguisce ì'op. 106 di Beethoven. In dicembre Il concerto è un successo. Ma che conta?
suona 'a Liegi e a Pietroburgo (in quest’ultima città comme­ Il critico la prova ha recensito.
Bis ? Non c’è tempo. Afferro paletò e cappello,
mora Rubinstein, morto il 20 novembre 1894, interpretandone per la stazione c’è un tratto maledetto.
il Concerto per pianoforte e orchestra). Nel gennaio 1895, è Arrivo al treno che il fischietto sibila.
nuovamente a Berlino, scandalizzando la critica con la sua in­ Salgo che il convoglio è già in moto.
terpretazione (alla Rubinstein) della Sonata in si min. di Cho­ Via, verso una nuova meta, ancor digiuno.
pin. In febbraio è a Helsingfors e a Brusselle, in marzo a Cri­ E domattina la prova è alle dieci.
stiania, e quindi, dopo breve intervallo dovuto a febbre ga-
GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA
72 73
sua ricchezza è assai più apparente che sostanziale. Da queste
note vediamo anche come, spessissimo, metà del compenso dei
VIAGGI - CONCERTI suoi concerti prendono la via di Trieste prima ancora di toccare
Berlino.
Ancora amarezze dai genitori. — La fama si espande. — Passione di bibliofilo.
La sua fama di concertista va frattanto crescendo di giorno
— « Synphonisches Ton gedieht ».
in giorno, e gli onorari che gli si offrono aumentano in pro­
porzione. Dai 300 marchi (o franchi o rubli) dei primi tempi,
Per vari anni resistenza di Busoni trascorre così in continuo giungerà in breve tempo ad ottenere il doppio. Ma il suo istinto
movimento, fra viaggi, concerti, prove, studio. I pochi momenti di gran signore, le sue abitudini, i suoi gusti, la sua passione
che la carriera di concertista gli lascia liberi, li dedica alla fa­ pei libri, la sua liberalità, non gli consentiranno mai di far
miglia. Gerda è il suo angelo custode. Inalterabilmente serena gruzzolo.
dinanzi ad ogni evento, sempre amorosa, attenta, sicura del Dopo il concerto gli piace convitare gli amici. I librai anti­
talento di lui, ella ne segue l’attività e l’ascesa con intima gioia. quari di tutta Europa lo hanno per loro generoso cliente, ed
Né Ferruccio prende decisioni o compie atti importanti senza egli non lascia città senza aver acquistato qualche edizione rara.
il consiglio di lei. Il piccolo Benni aggiunge serenità alla vita Alla passione pei libri musicali si è aggiunta ora quella per le
della piccola famiglia col suo senso umoristico e la sua pas­ pubblicazioni letterarie cinque-seicentesche, specialmente ita­
sione al disegno. (Egli diverrà, come il fratello, ottimo pittore). liane, e in taluni viaggi egli è costretto far spedire addirit­
Da parte dei vecchi Busoni le cose non sono gran che mu­ tura in casse i libri acquistati. Vi sono poi le percentuali agli
tate. L’interesse che la madre prende alla carriera del figlio agenti, le spese per gli abbonamenti alle segnalazioni di stampa,
è sempre accompagnato, direi intorbidato, dalla gelosia per la i grandi alberghi, i treni di lusso, ecc. E sopratutto vi è quella
nuora. Il padre, a cui Ferruccio continua a dar frequenti rela­ assoluta noncuranza del denaro, che faceva di Busoni un li­
zioni di ogni suo passo importante, se ne compiace, sì, ma berale donatore, anche nei momenti in cui le sue tasche erano
mescolando la soddisfazione di padre col continuo rimprovero quasi vuote.
per l’insufficiente invio di denaro. Parlando di Busoni compositore, vedremo come, anche nel
In questo periodo, quindi, i rapporti tra figlio e genitori periodo di piena attività concertistica, egli riuscisse ad organiz­
sono più tristi che mai, tanto che Ferruccio si rannuvola sempre zare la sua vita in modo da non trascurare la composizione.
che veda su una busta i caratteri dei suoi, e indugia perfino ad Lavorava anche in viaggio, in albergo, in treno. Una certa va­
aprire le lettere. Egli sente di non meritare i rimproveri pater­ ligetta di cuoio, piena di lavori in corso, gli serviva da tavolo,
ni; la sua posizione finanziaria gli consente, ora, di inviare de­ ed anche nelle stanze d'albergo egli preferiva scrivere su quella,
naro sufficiente ai suoi vecchi. Ma Ferdinando si fa soverchie il­ appoggiata a due seggiole; la chiamava « il suo studio». Com­
lusioni sui guadagni di Ferruccio il quale di tanto in tanto (e pose così, oltre ai lavori che già abbiamo citato, la Synphonis­
questo ci dice la grande rettitudine di Busoni verso i suoi ge­ ches Tongedieht, scritta in America e molte delle sue più im­
nitori) gli manda resoconti finanziari particolareggiati, con le portanti trascrizioni.
cifre delle entrate e quelle delle uscite, allo scopo di persua­
derlo che, date le enormi spese dei viaggi e degli alberghi, la
GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA
74 75
Il padre sottopone la povera moglie ad ogni sorta di umilia­
zioni; Anna tratta la nuora abbastanza tepidamente; Gerda
IN ITALIA (1895) tollera questa situazione con discreta serenità ma con evidente
disagio; Ferruccio è il più imbarazzato. L’unico a suo agio è il
Verona, Parma, Milano. — La riscossa viennese. — Sosta malinconica a Trieste. piccolo Benni che si diverte un mondo coi pappagalli di cui « Re
— Berlino. — L « Ouverture di Commedia ».
Lear » (come Ferruccio chiamava suo padre) è sempre circon­
dato.
Nel dicembre del 1895 Busoni si reca in Italia per un giro
di concerti. È il suo secondo viaggio in patria ed egli ne prova Nell’estate del ’97 Busoni trascorre due mesi, solo, a Berlino,
grande emozione. Gli dà un piacere immenso, infantile, poter mentre sua moglie e suo figlio sono in villeggiatura. È questo
il principio di una abitudine che egli rispetterà poi sempre in
finalmente riparlare la propria lingua; si sente in Italia «come
seguito, riuscendo così a sfruttare il periodo di riposo dai con­
uno straniero che pur non è straniero ». Suona a Verona, a
certi per il suo lavoro di creazione.
Parma, a Milano, ovunque però accolto con diffidenza. Deve con­
La maggior parte dei suoi grandi lavori nasce così, nella
quistare i suoi pubblici con uno sforzo enorme. A Milano poi
pace estiva di Berlino. In quel periodo egli compone l'Ouverture
l’orchestra e il direttore lo riducono alla disperazione. A Parma
di Commedia, buttata giù in una notte, correnti calamo. È que­
l’accoglienza è più cordiale e il pubblico più comprensivo. Do­
sta la prima composizione in cui Busoni si volge allo stile mo­
vunque tuttavia Busoni trova un livello culturale, in fatto di
zartiano e italiano settecentesco. Evoluzione dovuta certamente
musica, avvilente. Si va sempre più concretando nel suo animo
all’impressione lasciatagli dal Falstaff di Verdi, che egli ha
il progetto di dedicare il meglio di sé alla restaurazione della
udito a Berlino nel ’94.
vita musicale italiana.
Da questo momento la maniera tedesca è abbandonata; ven­
Lo riconforta la bellezza delle città, di cui va gustando ogni
gono ripudiati i precedenti atteggiamenti romantici; ne nasce
particolare, e studiando la storia, l’arte, la letteratura. Né può
lo stile snello, spiritoso, dinamico, da cui avranno vita Arlec­
esimersi anche da una corsa a Trieste, per salutare i genitori.
chino e Turandot.
Sulla via del ritorno fa una tappa a Vienna, per ascoltarvi
D ’Albert, e in quella occasione viene proposto anche a lui di
fare un concerto. Sarà questa la riscossa viennese di Busoni dopo
le tante amarezze che la capitale austriaca gli ha procurato. LONDRA (1897)
Sono presenti al concerto tutte le autorità musicali di Vienna, Incontro con W illi Hess, Fernandez Arbòs, Arturo Friedheim. — Parigi. — Bu­
fra cui Brahms e Hansilch, il quale « seduto come una divinità dapest. — Ritorno a Berlino (1898). — I fratelli Anzoletti. — Nuovamente
egiziana, e pur ciondolando ogni poco dal sonno », non può fare a Londra (1898). — Incontro col pittore Sargent. — Concerti a Nottingham,
Glasgow e Manchester. — Svizzera, Belgio, Olanda. — Incontro con Fauré
a meno di dichiarare nella sua critica che Busoni è l’unico pia­
e Saint-Saëns.
nista da potersi paragonare a Rubinstein. #
Ai primi del 1897 Ferruccio conduce la sua famiglia a Trie­ Nell’autunno del 1897 Busoni compie il suo primo viaggio
ste per passare qualche giorno coi genitori che ancora non co­ a Londra. Grande città, gran centro concertistico; Busoni sente
noscono il nipotino. Come prevedibile, non sono giorni lieti. subito che la battaglia sarà ardua. I maggiori astri del pianismo
76 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA 77
hanno dovuto sostenere il debutto londinese con enormi diffi­ Wolff, il violoncellista Hollmann, e prende parte anche a un
coltà, e perfino Paderewsky e Rubinstein hanno suonato da concerto in cui canta la Melba. In quella occasione conosce
principio in sale vuote e dinanzi a critici arcigni. Ysaye, di cui in seguito diverrà amico. Fra le conoscenze londi­
Durante il suo soggiorno in Londra, Busoni fa varie ed utili nesi più care, Busoni annovera pure il pittore Sargent, che va­
amicizie fra le quali Willy Hess, Enrico Fernandez Arbòs, Ar­ gheggia di fargli un ritratto.
turo Friedheim. Quest’ultimo anzi gli offre vari suggerimenti In quella estate il Maestro dà concerti a Nottingham, Gla­
sulle interpretazioni di Liszt di cui egli è stato allievo. E un al­ sgow e Manchester, dove incontra Brodsky e William Dayas
tro allievo del grande ungherese, l’italiano Ducei, si rallegra con (americano quest’ultimo, e allievo di Liszt), che per merito di
Busoni, per essere riuscito a interpretare esattamente le opere Busoni dovrà succedergli nella cattedra di Helsingfors. Dayas
lisztiane, anche senza averne ricevuto diretti insegnamenti. anzi, dopo aver sentito suonare da Busoni la Fantasia sulla Nor­
Nonostante che il gusto musicale di Londra sia superficiale ma,, nella trascrizione di Liszt, con le braccia levate al cielo e gli
e borghese, dominato dall’influenza di Clara Schumann e di occhi spiritati, esclama: «Peccato che il Vecchio non vi abbia
Joachim, Busoni riporta successi enormi di pubblico e di cri­ sentito! Vi avrebbe benedetto e sarebbe morto felice! ».
tica, tanto da essere immediatamente scritturato per Parigi e Sempre in quella occasione, Dayas e Brodsky gli eseguiscono
per Budapest. per la prima volta la Sonata per violino e pianoforte.
Nella primavera successiva, tornato a Berlino, Busoni rian­ Nel giugno successivo altra visita a Londra, dove il Maestro
noda l’amicizia col vecchio Kapff, che non ha più rivisto dai eseguisce, fra l’altro, il Concerto di Ciaicowsky. (Una volta
tempi di Frohnleiten; e ne stringe una nuova col giovane Emilio e mai più! scriverà poi) x.
Anzoletti, che si trova a Berlino per studiarvi ingegneria. Questo Nell’intervallo fra queste due stagioni, Busoni ha dato con­
bergamasco di vivo ingegno e di nobilissimo cuore, conquista su­ certi in Isvizzera, in Belgio, in Olanda. A Brusselle ha cono­
bito l’animo di Ferruccio, e la loro amicizia, estesa poi anche al sciuto Fauré e Saint-Säens.
fratello Dottor Augusto, si manterrà fraterna e inalterata fino
alla morte del Maestro.
Ad ogni suo viaggio in Italia, Busoni farà sempre una tappa
a Bergamo, per godere qualche giorno l’ospitalità degli amici, ALLA SCUOLA SUPERIORE DI WEIMAR (1900)
e per riposarsi nella pace serena di quella città, che egli giu­
Nascita del secondo figlio, Raffaello. — Successore di Franz Liszt alla Scuola
dica una delle più affascinanti e riposanti della T erra1. Superiore di Weimar.
Nel giugno del 1898 Busoni si reca nuovamente a Londra
dove si trova sempre più a suo agio. Vi incontra Delius ed an­
Due avvenimenti degni di nota nel ’900. Primo: la nascita
che Richter che vi ha preso dimora. In quel tempo conosce la
del suo secondo figlio, a cui è imposto il nome di Raffaello.
violinista Teresa Tua, la pianista Teresa Carreno, il violinista
Secondo: l’offerta di una classe di perfezionamento di piano-
1 Oggi ancora i fratelli Emilio e Augusto Anzoletti sono legati di fraterna
amicizia con Gerda Busoni, e insieme a Lei custodiscono i ricordi e coltivano 1 E aggiungerà : « Mi sento (quando suono il Concerto di Ciaicowsky) come
la venerazione per la memoria dell’indimenticabile Ferruccio. Ad essi io debbo se avessi un paio di scarpe nuove; fanno un bell’effetto, ma non si vede l’ora
molte notizie preziose e inedite contenute in questo libro. di togliersele ».
78 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA 79
forte a Weimar, dove il Granduca Carlo Alessandro di Sasso- trici, chiamandosi fra loro con grida musicali, danzando magari
nia-Weimar intendeva fosse mantenuta la tradizione di Franz per la via, dinanzi allo stupore esterrefatto delle timorate dame.
Liszt. Sebbene, come dicemmo, la scuola e le lezioni in genere Ma si sapeva che tutto doveva essere tollerato, perché l’isti­
avessero già scottato sufficientemente Busoni per togliergli ogni tuzione era voluta e protetta dal Granduca, il quale spesso si
desiderio di riallacciare trattative di tal genere, in questo caso recava ad assistere alle lezioni, e qualche volta anche all’abita­
l’idea di avere una « classe superiore » ove egli potesse intratte­ zione del Maestro, quando questi suonava per i suoi allievi.
nersi soltanto su problemi stilistici, estetici e musicali, gli sorrise Egli anzi propose a Busoni di rimanere stabilmente a Weimar,
e accettò. Il Granduca, ch’era uomo bizzarro ma intelligente e ma il Maestro rifiutò, acconsentendo invece di riprendere le le­
colto, aveva fatto di Weimar uno dei centri musicali e intellet­ zioni nella estate successiva. Così, nel luglio ed agosto del 1901,
tuali più raffinati della Germania. Egli mise a disposizione di la Classe di perfezionamento fu continuata.
Busoni un pittoresco fabbricato (nel parco del suo palazzo), al
quale era stato dato il nome di « Tempelherrenhaus ». Di stile
neo-greco, aveva una gran sala centrale, con lunghi divani alle
pareti, le statue delle Muse all’ingiro, e, nel fondo, un finestrone LA GRANDE CARRIERA
che guardava sul parco. Una quindicina di allievi, già tutti ini­
ziati all’arrengo concertistico, si riunivano intorno al Maestro Concertista internazionale. — In Trio con Ysaye e Becker. — L’agitatore e il con­
dottiero (Berlino 1902 e segg.). — I concerti d i Musiche nuove.
un paio di volte la settimana. E mentre uno di essi sedeva al
pianoforte per eseguire il pezzo preparato, gli altri, unitamente
a qualche invitato, ascoltavano. La lezione si svolgeva di consueto Il nome e la fama di Ferruccio Busoni quale pianista, sono
(come abbiamo detto) su problemi estetici, o stilistici, o musicali tali, ormai, che le maggiori città di tutta Europa se lo conten­
in genere, e rarissimamente su questioni tecniche, in quanto il dono. I suoi concerti si fanno sempre più numerosi e in con­
Maestro presumeva che la tecnica fosse, in quella scolaresca, seguenza la sua esistenza sempre più faticata. Nonostante la
già completamente acquisita. Però, quando egli si sedeva al pia­ sua ribellione a tutto ciò che sia « mestiere », la sua attività
noforte per far sentire qualche interpretazione, allora gli allievi diviene sempre meno artistica. Grande virtuoso internazionale,
si rendevano conto che anche nel campo della tecnica rimaneva egli non ha più la facoltà di selezionare i suoi concerti né di
ancora un lungo cammino da compiere. scegliere le città dove darli, ma è costretto ad accettare tutto
Trascorsero così tre mesi lietissimi, di una vita vissuta quasi ciò che gli propongono gli agenti. D’altra parte le spese della
completamente in comune con gli allievi, i quali, se pur pren­ famiglia e le sempre maggiori esigenze del padre, richiedono
devano lezione soltanto due volte la settimana, vivevano il mag­ guadagni che soltanto così egli può realizzare. Il tener concerti
gior tempo possibile insieme al Maestro, o nella sua abitazione in provincia, in qualunque Nazione, è, e sarà sempre, per Bu­
(e Gerda era ospite cortese e ad un tempo affettuosa) o al- soni, un supplizio. Egli è un anti-provinciale per istinto, tanto
l’ Hotel Erbprinz, ove passavano serate rimaste memorabili che spesso, dovendo compiere un giro in una determinata pro­
negli annali della piccola città, che ne era piuttosto scandaliz­ vincia, egli fissa la sua dimora in un grande albergo del capo­
zata. Perché il gruppo di studenti, e spesso con loro anche il luogo, e preferisce viaggiare qualche ora di notte, finito il con­
Maestro, scorrazzavano per la città di Goethe in abiti eccen- certo nella piccola città, pur di trovarsi poco dopo in un grande
8o GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA 8l
centro. Delle città provinciali non soffre la mentalità, la scarsa nate sul suo cammino. È il tempo in cui in Germania non è
cultura, gli alberghi primitivi, la mancanza di vita per le vie. facile, specie ai giovani « non tedeschi », di farsi eseguire. La
Tutto questo lo avvilisce, gli dà una tristezza addirittura fisica. musica moderna trova pochissimo spazio nei programmi di con­
Immaginiamo dunque le sofferenze della sua attuale esisten­ certi sinfonici; e questo spazio è quasi esclusivamente riservato
za, ora che su tre concerti in grandi città, dieci almeno deve alla musica germanica o di scuola tedesca. Busoni tenta di col­
tenerne in città piccole o addirittura in paesi. mare tale lacuna presentando compositori di ogni nazione. Non
A Londra ha formato un trio con Ysaye e Becker, e anche occorre descrivere le difficoltà da lui superate per realizzare que­
con questo complesso compie vari giri. sto piano. i
Di tanto in tanto, però, depresso dalla vita di girovago e Egli inizia la serie di tali concerti nel novembre del 1902,
assetato di atmosfera spirituale, interrompe i concerti e si ritira a e la protrae fino al 1909, con programmi che contengono,
Berlino, ove si sa conosciuto ed amato, oltre che come virtuoso, fra l’altro: il Preludia e Vaddio degli Angeli dal Sogno di Ge­
anche come pensatore, creatore, agitatore di nuove idee. ronzio di Elgar; il Paris di Delius; il Rondò infinito di Sinding;
Non già che a Berlino egli possa contare sopra una vera En Saga, Pohjolas Pocht er e la II Sinfonia di Sibelius; XEtrange
popolarità o sopra unanimi consensi. Ha molti oppositori an­ e la Suite in re di D ’ Indy; U après-midi d’un Faune e Nuages
che là e una critica generalmente ostile ad ogni suo tentativo et Fêtes di Debussy; Les Djinns e Le chasseur maudit di Franck;
di cosa insolita. Le stesse sue interpretazioni pianistiche trovano la Syrische Tänze di Schenker, strumentata da Schömberg; la
numerosi censori; i suoi lavori son per lo più giudicati severa­ Sinfometta di Novàcek; lo Scherzo di Pfitzner; il Concerto per
mente dalla stampa e disapprovati dalla maggioranza del pub­ pianoforte e orchestra di Singer; il Frühling di Behm; la Sin­
blico, come sempre avviene a chi tenti di parlare linguaggio fonia in do magg. di Delune; la Suite Pelléas et Mélisande di
nuovo e inconsueto. Però, a Berlino può contare sopra un grup­ Fauré; il Said und David di Wagenaar; la Phantasiestück per
po di ammiratori e di amici, fedeli e devoti, che lo compren­ violino e orchestra di Kaun; il Baccanale dalla sinfonia di Er-
dono e lo sostengono con entusiasmo giovanile. Per essi vale tel; lo Scherzo dalla Suite di Béla Bartòk, oltre alle opere più
la pena di raccogliere il guanto di sfida dell’opinione pubblica, importanti dello stesso Busoni, quali: il Concerto per Piano­
in imprese che tentino di far procedere l’arte verso l’avvenire. forte, la Geharnischte Suite, la Suite della Turandot, la Ouver­
È in questo tempo che Busoni, aiutato dai suoi seguaci, può fon­ ture di Comedia, il Concerto per Violino, ecc. Si sono citati
dare una società di concerti nei quali vengono interpretate sol­ soltanto i lavori in prima esecuzione assoluta o almeno locale,
tanto musiche nuove o, se pur vecchie, poco note e poco ese­ e non occorre illustrare l’importanza di essi, la maggior parte
guite. Egli vi dirige anche l’orchestra, vi partecipa come esecu­ dei quali essendo oggi divenuta letteratura classica e già consa­
tore, ma sopratutto ne è l’anima; e a lui fanno capo i giovani crata alla Storia. Ma gli autori di quelle musiche erano allora
compositori più promettenti di tutta l’Europa. Egli ne accoglie tutti — per loro disgrazia — viventi e per lo più giovani, e le
i lavori e li eseguisce, sostenendoli poi dinnanzi alla critica e al loro opere incontravano le più accanite opposizioni. Lèggere le
pubblico, con l’autorità che ormai gli conferisce una fama in­ critiche mosse in quell’occasione a queste composizioni, per con­
ternazionale. vincersi di quanto miope sia sempre chi si arrischia a giudicare
Cerca, in tal modo, di risparmiare ai giovani una parte al­ di arte contemporanea, e per rendersi conto di quale lungimi­
meno di quelle tante amarezze e difficoltà che sono state semi- ranza fosse l’occhio artistico di Ferruccio Busoni.
6. — Ferruccio Busoni.
82 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA
83
Il « Berliner Neueste Nachrichten », scrive dopo il primo
concerto, che « dato l’enorme fiasco » di questo tentativo, l’an­
nunciarne un secondo « era proprio una bestemmia ». Il « Ger­ IL CENACOLO (1902)
mania » complimentava Busoni, dicendo che se egli sapeva di­
rigere « tali stupidaggini », doveva essere davvero un bravo Londra. — Torino. — Firenze. — Trieste. — Parigi. — « La sonata per violino
direttore d’orchestra. E dopo l’esecuzione dello Scherzo di Bar- e pianoforte ». — «7/ concerto per pianoforte e orchestra ». — Giro di con­
tòck, un critico scrisse: certi con Ysaye e Harrison.

È un oltraggio al buon gusto di cui egli (il Busoni) ha fatto la La primavera del ’902 trascorre in giro pel mondo. Da Lon­
sua specialità. dra a Torino, da Firenze a Trieste. In maggio di nuovo a Londra
È un insulto eseguire tale musica in una sala ove si venera il Sacro e a Parigi, dove Ysaye e Pugno gli eseguiscono la Sonata per
nome di Beethoven.
violino e pianoforte. Quindi il Maestro può ritirarsi final­
mente a Berlino per dar vita ai tanti progetti che si sono venuti
Inutile dire che in queste opposizioni Ferruccio Busoni tro­ accumulando nel suo cervello durante gli interminabili viag­
vava soltanto stimolo a proseguire con sempre maggior acca­ gi. Gerda è in villeggiatura. A Berlino sono rimasti pochi amici,
nimento, tanto più che si sentiva seguito, poiché il pubblico fra i quali, fedelissimi, Emilio Anzoletti e qualche ex-allievo di
aumentava di concerto in concerto. Weimar, di Vienna, di Basilea. Si ricrea così intorno al Mae­
£ difficile assegnare un primato fra le tante attività musicali stro il cenacolo spirituale.
di Ferruccio Busoni. Ma questa comprensione per l’arte signi­ Su queste riunioni mi piace lasciare la parola a Bruno Goetz,
ficativa dei suoi contemporanei, unita ad una instancabile opera assiduo frequentatore del circolo busoniano.
di divulgazione, è certamente fra le più notevoli e meritorie.
Attraverso i concerti di musica moderna il Maestro si mette Per quanti questo cenacolo fu un rifugio! Per quanti esso rappre­
in contatto coi più interessanti cervelli del suo tempo e si sentò un’isola santa in mezzo alla marea in tempesta di quei tempi!
procura la devozione ammirata di una numerosa schiera di gio­ Quanti argomenti decisivi, profondi, consolanti vi si sono trattati, e
anche quante risa e quali scherzi ! In quella piccola sala tutti si sentivano
vani. La sua arte creativa comincia già ad annoverare dei lontani dal mondo e ne uscivano come rinnovati. Chi entrava in questo
seguaci; il suo talento interpretativo ha già conquistato un con­ circolo si sentiva liberare dalle strettoie della vita ed era incitato a fare,
tinente. Col principio del secolo nuovo egli si rende conto che a creare. Era come vivere in un vortice di fiamma che tutte le energie
ormai la sua attività creativa sta per uscire dal cerchio ristretto sfruttava al massimo.... Tutti si sentivano dominati e sorretti da quel
degl’intimi, e si allarga in cerchi sempre più vasti. Egli è ormai viso di « scultura in legno da chiesa gotica ».
divenuto il condottiero di una nuova colonna di pionieri.
Nelle prime ore del pomeriggio, dopo che il Maestro aveva
dedicata l’intera mattinata al lavoro, la casa si apriva agli amici,
che vi si trattenevano generalmente fino alle cinque; poi il Mae­
stro si rimetteva al lavoro, che non abbandonava più fino al­
l’ora del pranzo. Questo veniva consumato in uno dei tariti
ristoranti italiani e di preferenza in quello di Bertolini — un
GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA 85
84
fiorentino, pazzo per la musica — dove si riunivano pittori, Rinuncia ad un concerto a Londra per non interrompersi
artisti, giornalisti, poeti. La sera, o talvolta il pomeriggio prima e lavorare « con la regolarità di uno Zola ». Resultato: in breve
del pranzo, il Maestro soleva fare una solitaria passeggiata il primo tempo è terminato; il secondo (a cui viene adattata
nelle arterie eccentriche di Berlino, ove trovava riposo e spesso parte della musica del Sigune e di uno Studio per pianoforte non
felici ispirazioni. pubblicato) procede alacremente. Anche la Tarantella, pure es­
In quei mesi tutta la sua mente era rivolta esclusivamente sendo « la più dura nocciola da schiacciare », alla fine di ago­
al lavoro. Anche quando gli amici gli invadevano la casa, sto è finita ed è abbozzato interamente anche il Cantico finale.
e il tono delle discussioni saliva al cielo, si vedeva ogni tanto L’opera è ormai completamente concepita, e non resterà poi
il Maestro isolarsi per un momento in sé stesso, o chinarsi sulle che rifinirla e strumentarla. Il lavoro di partitura, continuato
carte sparse sul tavolo per segnare appunti, o far correzioni, per tutto settembre 1, deve poi venire nuovamente interrotto
completamente dimentico di chi gli era intorno. ai primi d’ottobre, per la solita ripresa del giro concertistico.
Nacque in quel tempo il Concerto per pianoforte e orchestra. (Notare che Busoni, pur lavorando alla composizione in modo
L’idea era venuta a Busoni nel febbraio, mentre viaggiava per così indefesso, non trascurava, né poteva trascurare, lo studio
concerti insieme a Ysaye e al tenore Harrison. Il Poema Alar del pianoforte, dovendo prepararsi ai nuovi cimenti concerti­
dim* di Oehlenschläger gli aveva suggerito la possibilità di un stici).
lavoro teatrale, costituito da un misto di dramma, musica, danza,
coreografia. « Oltre a ciò — scriveva — ho in progetto altri
sei lavori per l’estate, primo fra essi il Concerto per piano­
SECONDO VIAGGIO IN AMERICA (1904)
forte ».
Il Concerto maturò e crebbe in una costante operosità, di cui
Concerti in Inghilterra e in Francia. — Il « Concerto per pianoforte » è termi­
il Maestro dava quotidiana relazione alla moglie. E se dob­ nato. — Sua prima esecuzione. — Continua l’ostilità del pubblico.
biamo giudicare dal tono delle lettere, sempre ilare, umoristico,
aerato, dobbiamo arguire che egli ne fosse assai contento. La
composizione era stata concepita « all’italiana » ; in cinque tem­ Inghilterra, Parigi, e un numeroso ciclo di concerti in Ame­
pi, ciascuno dei quali avrebbe dovuto ispirarsi a qualche forma rica gli prendono tutto l’inverno e parte della primavera del
caratteristica del nostro Paese. La realizzazione trasformò in 1904. La sua antipatia per l’America non si attenua con que­
seguito il primitivo schema, e fuse in una le due idee originali. sto secondo viaggio, ed egli sfoga i suoi malumori in lettere
Così al Concerto fu aggiunto un ultimo tempo, Cantico finale, a Gerda e all’amico Anzoletti. Gli fa dispetto sopratutto l’igno­
con un coro d’uomini, su testo, appunto, di Oehlenschläger. rante alterigia delle donne, e il disprezzo degli americani in
Ma la composizione, di vastissime proporzioni, era ancora, genere per tutto ciò che non sia del loro Paese. « Realmente i
al sopraggiungere dell’autunno, allo stato di abbozzo. Ricomin­ miei poveri disprezzati concittadini di Empoli sono dei geni, al
ciava la stagione dei Concerti; ogni attività creativa do­ confronto ».
veva essere sospesa e rimandata all’estate seguente. È soltanto
nel luglio del 1903 che il Maestro può rimettersi all’opera con 1 Quel settembre rimase poi memorabile nella vita di B., pel suo primo
inalterato fervore. incontro con Arnold Schönberg.
86 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA 87
in gran parte da allieve ed ex-allieve del Maestro, e capeggiata
* * *
dal pianista ungherese Joseph Weiss, tentava di provocare la
reazione con frenetici applausi.
Finalmente, tomato al lavoro, il 3 agosto del 1904, egli può
segnare la parola « fine » alla partitura del Concerto. Esaminere­ La serata si chiuse in un baccano infernale. Anche la stam­
mo in altra parte questa importantissima opera. Ora vogliamo pa, fatte poche eccezioni, fu ostilissima. Ecco, ad esempio, la
notare soltanto due cose: 1) Che il Concerto, pure trattato con breve ma tagliente recensione della serata, nel « Tägliche
tecnica brahmsiana e lisztiana, si vale di temi « italiani », e perciò Rundschau » :
assume un certo carattere italiano. 2) Che la parte di pianoforte, Durante i cinque tempi, fummo sommersi da un fiotto di cacofonie :
pur contenendo tremende difficoltà e creando e risolvendo nuovi Un Pezzo giocoso descriveva le gioie di barbare orgie guerresche; e la
problemi di tecnica, non è mai trattata nel modo « solistico », Tarantella descriveva tripudi di bevitori di assenzio e di bagasce; final­
ma è sempre parte integrante nel complesso orchestrale. Un’altra mente il Cantico ci dimostrò, con nostro orrore, che un compositore può
prendere sul serio le spiritosaggini di una società corale maschile. Una
osservazione si potrebbe far qui, ed è che l’ultimo tempo, pur cosa spaventosa!
essendo di largo respiro musicale e melodicamente concepito
« all’italiana », sconcerta per quell7»«o in lode di Allah, che Come si vede il tono era quello del partito preso, e di una
con l’Italia non si vede proprio che cosa abbia a che fare. Ma a idiota e totale incomprensione.
Busoni riusciva opportuno un testo che gli consentisse una linea Soltanto Leo Kestenberg dettò un articolo di entusiastica
melodica-corale a grande arco; la trovò in questi versi del poeta lode sul « Neues Montagsblatt », paragonando il Concerto di
olandese, e se ne valse. L’adozione del coro nell’ultimo tempo Busoni ai diversi stadi della Creazione del mondo.
del Concerto, poi, egli la intese soltanto come immissione di Evidentemente e Luna e l’altra parte esageravano.
una nuova fonte sonora, più che una vera e propria espres­
sione vocale. Egli raccomanda infatti che « il coro sia lasciato
internamente e non visibile », appunto per non dare al Concerto
la falsa apparenza di Oratorio. BUSONI PALADINO DI LISZT (1904)
Il lavoro fu eseguito a Berlino nel novembre del 1904, di­
retto da Muck, al pianoforte l’autore (che si presentava al pub­ I tre concerti lisztiani a Berlino. — Il creatore dell’interpretazione moderna di
Liszt. — Concerti in Spagna e Portogallo. — Concerti con Kreisler. — « Suite
blico per la prima volta senza barba) L della Turandot ».
Il Concerto, ancor più delle altre precedenti sue composi­
zioni, fu accolto con violenta ostilità. La maggioranza del pub­
blico insorse protestando, mentre una lieve minoranza, costituita1 Dopo una breve corsa a Manchester, Busoni ritorna a Ber­
lino ove, nel dicembre, tiene tre concerti interamente dedicati
a Liszt. Avvenimento artistico di grande importanza e che ci
1 Per la verità, B. si era già tolta la barba un anno prima, ma aveva do­ prova come l’evoluzione nei riguardi dell’Ungherese sia ormai
vuto lasciarsela nuovamente crescere perché un suo impresario d’America si ri­ compiuta nell’animo del Maestro. Egli, che in giovinezza ha
fiutava di riconoscergli valido il contratto se il Maestro non poteva presentarsi
al pubblico « come il pubblico se lo aspettava » e come le réclames lo prean­ provata una vera repulsione per l’Uomo-Liszt (a cui non per­
nunciavano ( ! ). donava l’eccentricità estetica, né le eccessività romantiche) e una
88 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA 89
assoluta incomprensione per il compositore (che egli allora giu­ soni comprese ciò, riuscendo anche a « rendere » il « modo »
dicava pletorico, iper-romantico, farraginoso e di gusto discu­ lisztiano di interpretare le sue fantasie d’opere, modo che con­
tibile), era poi stato iniziato, come si ricorderà, alla compren­ sisteva (e doveva consistere) nel dare assoluto risalto alla linea
sione dell’arte lisztiana dal Wegelius; e a poco a poco la sua del canto, mettendo in secondo piano gli arabeschi di bravura.
ammirazione è divenuta così potente che ora egli se ne fa cam­ Ma per far ciò occorreva una tecnica formidabile ed una sensi­
pione e banditore. Non solo comprende ed ammira le compo­ bilità alla melodia quale soltanto un italiano può possedere.
sizioni originali (così ricche di risorse armoniche, ritmiche e Lessmann nota giustamente che alle trascrizioni di Liszt occorre
melodiche da indurre più volte in peccato di furto il genero dare l’impronta di improvvisazioni, e più che tutto quella foga
Riccardo Wagner), ma anche penetra e adora le trascrizioni, ed elasticità che, soltanto improvvisando, si possono mantenere.
di cui diviene il più forte interprete. I tre concerti lisztiani
dati a Berlino comprendono infatti: Gli Studi Trascendentali La melodia è la cosa principale; un pianista che dimostra di suo­
e gli Studi da Paganini, pel primo; le composizioni originali, nare [queste trascrizioni] per amore dei passaggi di virtuosità che ne
arabescano i temi, non potrà mai trarne l’effetto giusto, quell’effetto
nel secondo: le trascrizioni, nel terzo. Una così insolita com­ che lo stesso Liszt produceva. Busoni ne comprese lo stile e per questa
pilazione di programmi, specialmente da parte di quello stesso ragione le sue interpretazioni suscitarono un entusiasmo raramente rag­
musicista che ha diretto e fatto eseguire le più ardite musiche del giunto nelle sale da concerto di Berlino.
suo tempo, non possono non sollevare, nella critica ostile, le
più rigide riserve. Specialmente sull’ultimo concerto, quello Nel maggio 1905 si celebra in Ispagna il terzo centenario
dedicato interamente alle trascrizioni, si pronostica lo scandalo. dalla prima pubblicazione del Don Chisciotte del Cervantes.
Ma l’esecuzione è così mirabile, lo stile così perfetto, le facoltà Busoni, che fin da ragazzo ha avuto per questo autore e per
comunicative così trascinanti, che il pubblico, dimentico di ogni quest’opera un’ammirazione senza confini 1} si reca con Gerda
prevenzione avanzata dalla critica, ne è affascinato e rapito. a Madrid 12. In questa occasione egli tiene concerti a Madrid,
E proprio all’ultimo concerto, dalle logge prospicienti il palco- Lisbona ed Oporto, proseguendo poi in un giro insieme al vio­
scenico, cade sul palco una pioggia di fiori che ricoprono l’arti­ linista Kreisler.
sta. La critica deve inchinarsi dinanzi al fatto compiuto. Anche Nasce in quel tempo la Turandot - Suite, in forma di pezzo
alle trascrizioni! sinfonico, ispirato, appunto, alla , favola del Gozzi. Già Weber
Il trionfo di Busoni comprese meglio d’ogni altro Ottone ha tentato qualcosa di simile, componendo musiche di scena per
Lessmann, al quale lo stesso Liszt aveva spiegato l’origine e il la commedia che lo Schiller ha tratto dal lavoro gozziano, adat­
perché delle sue trascrizioni. Con esse egli aveva inteso sosti­ tandovi anche musiche di pseudo carattere cinese. Il che ha fatto
tuire quelle « improvvisazioni su tema dato », che allora erano dire a Busoni che Weber e Schiller hanno rovinato il capolavoro
di prammatica in ogni concerto e che costituivano una inde­
corosa esibizione, il più delle volte di pessimo gusto. Liszt aveva
1 II Doti Chisciotte era una delle opere più largamente presenti nella bi­
inteso, con le sue trascrizioni, di « fissare » un tipo di musica blioteca di B. il quale aveva raccolto di essa 52 edizioni rare, in ogni lingua.
che avesse ancora il fascino dell’improvvisazione e ne serbasse 2 Dietro le insistenze di Gerda egli acconsentì, sia pure contro voglia, a
recarsi ad una Corrida di tori. Fu uno spettacolo per lui tanto disgustoso, che
il carattere (specialmente per il modo e per il genere di temi dopo il primo dei sette tori che dovevano essere uccisi, fuggì inorridito, gri­
trattati), ma con dignità di forma e di sviluppo. Pel primo Bu- dando : «E per gente come questa io debbo suonare il pianoforte!».
90 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA QI
del poeta veneziano. Crediamo però che, allora, Busoni non nella realizzazione del grande sogno busoniano di riabilitazione
avesse alcuna intenzione di sviluppare la Suite Sinfonica in musicale italiana.
opera teatrale. Questa idea gli venne assai più tardi; come Una lettera indirizzata all’amico Anzoletti e che contiene
vedremo. detto piano, ammette anche che questo possa essere, per il mo­
mento, un sogno; ma riafferma il proposito di non abbandonarlo
fino a che esso divenga realtà.
CONSACRAZIONE BOLOGNESE

L’esecuzione del « Concerto » e della « Turandot - Suite ». — Progetti per un’orche­ NASCITA DI DIE BRAU TW AH L
stra stabile. (« La sposa sorteggiata »)

Nel marzo 1906 troviamo Busoni a Trieste per un concerto. A Londra, concerto con la Patti. — Incontro con Pachmann. — Alla ricerca di
Il rivedere i suoi genitori nel loro povero ambiente, il rivivere nei un libretto. — Battaglie d’arte. — Concerti in Inghilterra. — Sarasate.

ricordi la sua triste gioventù, l’essere costretto a volgersi « in­


dietro », egli che ama guardare sempre e soltanto « in avanti »; Giunto alla piena maturità, 40 anni, Busoni rivolge la sua
tutto di questo viaggio lascia nell’animo del Maestro una pro­ mente ad una composizione di vaste proporzioni e di carattere
fonda malinconia. giocoso. L’impressione lasciata sul suo animo dal Falstaff, l’am­
A risollevargli il morale segue, poco dopo, un avvenimento mirazione per tutta l’opera teatrale di Mozart, e in particolar
assai importante per l’arte di Busoni : Bruno Mugellini lo invita modo per i lavori ispirati dall’opera comica settecentesca ita­
a partecipare ad uno dei Concerti del Teatro Comunale di Bo­ liana, fanno sorgere nella mente del Maestro il desiderio di
logna, eseguendovi il Concerto per pianoforte e orchestra e la misurarsi con un’opera di questo genere. Nasce così Die Braut-
Turandot - Suite. wahl (La sposa sorteggiata), che occuperà sei anni della atti­
Il Concerto viene diretto dal Mugellini e la parte pianistica vità di Busoni, e precisamente dal 1906 al 1912, anno in cui
è sostenuta dallo stesso Busoni, il quale a sua volta dirige la l’opera verrà eseguita per la prima volta ad Amburgo.
Turandot - Suite. Il concerto riporta un tale successo che si sa­ Di questo lavoro parleremo dettagliatamente nell’esame com­
rebbe tentati di ripeterlo, se le spese per l’esecuzione non risul­ plessivo dell’opera. Per ora ci basti dire che il Maestro vi ac­
tassero tanto gravose (specialmente per le masse corale e orche­ cudì intensamente (era anche autore del libretto), e che tutta
strale). ! la corrispondenza di quegli anni ‘è accesa di entusiasmo per
È in questa occasione che Busoni, avuta una ulteriore prova questa creazione. Vi lavorò con inalterata passione, anche fra
della civiltà musicale dei bolognesi, formula un progetto di « or­ concerti e lezioni, nei ritagli di tempo che gli lasciavano i viaggi
chestra sinfonica stabile » (che dovrebb’essere la prima in Italia), e i lavori di revisione e di trascrizione.
con un piano di concerti orchestrali da svolgersi anche nelle pro- Nel giugno egli si reca a Londra per un « Concerto-Patti »
vincie limitrofe: Lombardia, Toscana, Veneto. Questo piano, all’Albert Hall, sala « più adatta a Corride di Tori » (era an­
organico e preciso in ogni particolare, rappresenta il primo passo cora sotto l’impressione spagnola) « che a Concerti ». La rela-
GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA 93
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zione che il Maestro dà di questo « Concerto-Patti » è ben concerti -una fonte utilissima di irradiazione intellettuale. Essi
curiosa. Basti dire che vi prendeva parte la Patti, di 63 anni, poi giovarono sopratutto a dissetare, in una polla d’arte viva,
Santley di 72, una violinista prodigio di 11 \ e Ben Davies che la gran sete di bello e di nuovo, resa sempre più intollerabile in
pesava 100 chili. E non riesce facile immaginare un Busoni Busoni dal « mestiere » del concertista.
in siffatta compagnia. Nei concerti di Berlino egli sembrava quasi cercar libera­
Fu in quell’occasione che egli ascoltò per la prima volta i zione alla usualità dei programmi cui era costretto nei Concerti
pianisti Hambourg e Pachmann, molto divertito dal vezzo che d’altre città, e trovare, in questa sfida alla critica, un’intima sod­
ha quest’ultimo di parlare al pubblico, fra un pezzo e l’altro, disfazione e quasi uno sfogo fisico.
per raccontare fatterelli e aneddoti, o fare considerazioni sulle Alla fine dell’ anno, eccolo di nuovo in Inghilterra per
proprie esecuzioni. un lungo giro: Manchester, Edinburgh, Aberdeen, Glasgow,
Nell’estate, mentre la famiglia è a villeggiare in Austria, Bradford, ecc. Non ha più come collaboratore l’amico Ysaye,
Busoni si prende l’insolito lusso di compiere un viaggio di che deve sostituire con Sarasate. E la diversità mentale dei due
diporto. Scopo di esso, cercare un soggetto per una nuova opera. artisti rende questa collaborazione estremamente penosa per Bu­
Non sappiamo bene perché, si reca ad Innsbruck, Bolzano e soni, irritato sopratutto dall’« olimpico egoismo » del violinista
Trento. Se pure questi luoghi gli offrono possibilità di utili spagnolo L
meditazioni, essi nondimeno lasciano nel suo animo una pro­
fonda malinconia e, comunque, non offrono alcun utile spunto
pel desiderato « libretto ».
ALLA SCUOLA SUPERIORE DI VIENNA (1907)
L’autunno trascorre a Berlino dove il Maestro, sempre più
nauseato dalla vita errabonda del concertista, cerca riposo nel
Concerti a Marsiglia, Napoli, Monaco, Firenze. — Dischi. — Inizia la revisione
suo lavoro di creazione e nell’ insegnamento. Alla già nume­ delle opere di Liszt. — Lotte e polemiche. — «Rigoletto ». — Anelito al­
rosissima schiera di allievi che accorrono a lui da ogni parte l’opera italiana.
del globo, si aggiungono ora due giovani che dovranno poi
onorare il Maestro e continuarne la Scuola: Gino Tagliapetra Alla fine del ’906 viene offerta al Busoni, dal Conservatorio
e O’Neil Philips. Con l’andar degli anni cresce sempre in Bu­ di Vienna, ancora una Scuola Superiore di pianoforte. Ma se da
soni il bisogno di vivere in mezzo ai giovani, e il desiderio di un lato il lieto ricordo di Weimar e la rinata passione all’inse­
farli partecipi della sua illimitata esperienza e della vastissima gnamento lo attraggono, dall’altro le cattive memorie di Vienna
sua cultura. tengono sospeso l’animo del Maestro. Chiede consiglio all’amico
In mezzo a questa pattuglia piena d’entusiasmo e di fede, Bösendorfer, in una lettera assai interessante, in cui gli palesa
egli continua anche la divulgazione di musiche moderne. Le le proprie esigenze, la propria incapacità di sottoporsi a diret-1
polemiche sui giornali, le discussioni nei salotti intellettuali,
le lettere aperte in Riviste Musicali, l’antagonismo fra i partiti
dei conservatori e quello dei pionieri, tutto ciò fece di questi 1 Un aneddoto: Busoni, che in quel tempo si interessava intensamente alla
musica di Franck, sapendo che Sarasate l’aveva conosciuto personalmente, gliene
chiese le sue impressioni. Ma Sarasate altro non seppe rispondergli se non
1 Forse Vivien Chartres. che Franck era un pessimo accompagnatore.
GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA 95
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tive altrui, la necessità di avere lunghi periodi liberi per l’eser­ vatorio ritiene scisso il contratto per inadempienza di clausole
cizio della sua professione di concertista, l’assoluto bisogno da una delle parti. La stampa si impossessa subito di questa co­
di piena libertà nei metodi e nella linea di condotta da tenersi municazione e la rende pubblica insieme alla notizia che il posto
in classe, ecc. Condizioni difficilmente accettabili, specialmente del Busoni verrà assunto da Godowsky, e ciò anche prima
quella di assoluta indipendenza dall’autorità del Direttore. Non che il Maestro abbia avuto il tempo di ricevere la lettera uffi­
di meno, sia pel desiderio di arricchire di un tal nome il Con­ ciale. La notizia è poi pubblicata l’indomani anche dai giornali
servatorio di Vienna, sia per le insistenze e gli amichevoli uffici di Berlino, che inviano un corrispondente dal Maestro per avere
del Segretario Dottor Botsiber, tutte le condizioni poste vengono ragguagli. Busoni pubblica allora una lettera aperta, in cui chia­
accettate e le lezioni intraprese nel febbraio del 1907. risce lo stato delle cose, insistendo specialmente sul fatto che
All’attività della scuola, che ne richiede assai, il Maestro non si tratta di scissione di contratto, in quanto l’assunzione alla
alterna quella del concertista, del compositore, del revisore. Cattedra è stata fatta, per accordo bilaterale, « in prova per un
Nella primavera tiene concerti a Marsiglia, a Napoli, a Monaco, anno » ; e il fatto avviene appunto allo scadere del termine pre­
a Firenze. Incide dischi a Friburgo e inizia la revisione del­ stabilito.
l’opera intera di Liszt. A questo scopo è sorto in Weimar Intanto, in Conservatorio, altri episodi aggravano la situa­
un Comitato. L’opera pianistica dovrebbe uscire in circa venti zione. Il Direttore, profittando dell’assenza di Busoni, si è per­
volumi. E i collaboratori del Maestro sono sbalorditi della pro­ messo di interpellare gli allievi della Classe sulla partecipazione
fonda e vastissima conoscenza che egli possiede in materia; già ad un Saggio pubblico. Una parte dei giovani ha accettato di
da più di 15 anni egli è venuto studiando, annotando, meditando suonare, senza nemmeno un nulla osta del Maestro, mentre l’al­
e postillando la ricchissima raccolta di opere lisztiane che ha tra parte è insorta a difesa. Si forma una coalizione a cui, in
formato nella sua biblioteca con passione e competenza mi­ fine, aderiscono tutti gli allievi in massa, e che pone un ultima­
rabili. I j I i : 1 !J i tum alla Direzione del Conservatorio: o il Maestro viene richia­
Le lezioni alla Classe Superiore viennese vengono interrotte mato o l’intera Classe si recherà a Berlino a completare gli studi
di tanto in tanto, per giri di concerti. Ma se la scolaresca, entu­ presso Busoni. Si tratta di una scolaresca un po’ eccezionale,
siasta com’è del Maestro, sopporta lietamente queste assenze, (per la maggior parte sono pianisti già diplomati e di belle
non così le tollera il Direttore, il quale già fin dall’inizio ha speranze), e costituita di giovani venuti a Vienna da diverse
mal trangugiato le condizioni imposte dal Busoni. Un primo Nazioni e da vari Continenti, per studiare con Busoni e non
attrito è avvenuto fra i due, durante un Consiglio dei Pro­ con altri. Trattative laboriose. Proposte e controproposte. Ma
fessori, sull’opportunità o meno di permettere l’auditorato nella la Direzione non cede, e allora il Maestro, per non danneg­
Classe di Busoni (il quale è favorevole, mentre il Direttore è giare gli allievi e non obbligarli a spese per cambiamento di
contrario); e disgraziatamente la maggioranza dei Professori si residenza, continua il corso a Vienna, nell’abitazione di una
schiera a lato del collega. Nel febbraio dell’anno seguente — nipote della baronessa Todesco, la quale ha continuate le tra­
(1908) — Busoni, dovendo far fronte ad impegni concertistici dizioni di amicizia della zia verso il Maestro. Così il corso è
preventivamente presi, è costretto far sapere per lettera al Con­ portato alla sua conclusione. Ed è questo l’ultimo tentativo di­
servatorio che ancora una volta ritarderà le lezioni. E il Diret­ dattico del Busoni. Il quale (come abbiamo visto e come vedre­
tore coglie l’occasione per comunicargli senz’altro che il Conser- mo anche pel caso della Direzione del Liceo Musicale di Bolo-
96 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA
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gna) non sa e non può sottostare alle costrizioni che sempre esige ficoltà sta nel « libretto ». Avevo pensato a Boito e a una divertente
l’appartenere ad una comunità. Non intendiamo, con ciò, dare novella italiana, ma è più saggio prendere una figura già fatta per la
scena, come Falstaff. Goldoni non si presta.... Gozzi difficilmente....
ragione al Direttore del Conservatorio di Vienna e torto a Bu­
soni, tanto più ritenendo che in tutte le divergenze torto e Con questo sogno in cuore, che con Turandot si muterà
ragione sono difficilmente scindibili; ma crediamo di non of­ poi tra breve in realtà, il Maestro lascia definitivamente Vienna
fendere la memoria del Maestro, asserendo che per la sua e fa ritorno a Berlino, dove l’attende l’inesauribile gioia del
forvia mentis, per le sue abitudini, per la sua sete di libertà, lavoro di creazione.
per il suo stesso carattere, e più che altro per la strapotente
sua personalità, egli non era uomo da poter « condividere »
mansioni d’arte. Aveva bisogno d’essere solo, libero, senza con­
trolli. Ché questa, in fine, è l’aspirazione massima di tutti i veri EVOLUZIONE
artisti.
/ quattro idoli: Bach, Mozart, Liszt, Verdi.
Comunque, anche in questo caso, l’esperienza viennese non
fu vana, e più che a lui fu vantaggiosa agli alunni suoi, alcuni Una lettera dell’agosto 1917 alla moglie, ci apre un’interes­
dei quali, come Louis Closson, Leo Sirota e Teodoro Gruen- sante visione dell’evoluzione artistica che il Maestro sente avve­
berg, raggiunsero poi una bella notorietà. Quella che non ci nuta in lui. Eccola:
guadagnò affatto, nella opinione del Maestro, fu la città di Vien­
na, la cui aria gli sembrò ancor più irrespirabile. .... Questa estate ho notato uno dei passi più decisivi nella mia
evoluzione. Come tu sai, nei miei gusti musicali cominciai a sorpassare
Oh questa città! Se non sapessi che Beethoven vi ha scritto capo­ Schumann e Mendelsohn; fraintesi Liszt, poi lo adorai, passando quindi
lavori, penserei che qui non si può far nulla ! Ma forse gli elementi che ad una più pacata ammirazione. Fui ostile a Wagner, poi lo guardai
compongono l’aria di Vienna si sono logorati o diluiti, a giudicare dalla con stupore, infine, come latino, gli fui di nuovo contrario. Mi lasciai
sopraffare [uberriimpeln] da Berlioz e, cosa più difficile, imparai a di­
scala discendente di B E E T H O V E N , BRAHMS, UGO w o l f .
stinguere tra il buono e il cattivo Beethoven. Più tardi scoprii da solo
i francesi più moderni e quando essi mi sembrarono divenuti troppo
Un avvenimento che avrà notevole ripercussione sull’arte di popolari, li abbandonai; infine penetrai a fondo gli antichi operisti
Busoni è, in quel periodo, l’audizione del Rigoletto, nella rap­ italiani. Queste metamorfosi mi hanno preso vent’anni. E durante ven­
presentazione fattane da una Compagnia italiana. Egli, che non tanni restò inalterata nella mia stima, come faro in un mare in tem­
pesta, la partitura di Figaro. Però, riprendendola una settimana fa, vi
ha ancora udita quest’opera, pur avendola sentita decantare dal scorsi per la prima volta segni di debolezza umana e la mia anima
Padre, e della quale conosce il « canovaccio » nella versione vibrò di gioia scoprendo che io non sono più tanto al di sotto di
purgata che la madre gli ha raccontato quand’era fanciullo, essa. Benché questa scoperta rappresenti una autentica perdita, essa
riporta da essa impressione così profonda, che da quel momento prova tuttavia la caducità dell’opera umana. E quanto più caduca dovrà
non abbandonerà più il sogno di scrivere un’opera « italiana ». essere la mia!... (Norderney, 2 agosto 1907).

Per molti giorni sono stato perseguitato dall’idea, più forte che mai Tale evoluzione è dovuta, crediamo, all’influenza predomi­
altra prima, che dopo la Brautwhahl.... io debbo scrivere un’opera italiana ! nante di quattro musicisti : Bach, Mozart, Liszt, Verdi.
Sento che soltanto così il mio stile può sbocciare in pieno fiore. La dif- Del primo già da vario tempo si scorge nell’opera busoniana
7. — Ferruccio Busoni.
98 GUIDO GUERRINI
FERRUCCIO BUSONI - LA VITA
99
T assimilazione. Fin dalla giovinezza F autore delle Passioni di Pellegrinaggio, il Valse Oubliée, il Mephisto Valtzer e, in
fu per Busoni un idolo, e lo stile polifonico e l’architettura un secondo tempo, i Poemi sinfonici.
bachiana restarono poi per molto tempo i modelli su cui si Le possibilità pianistiche del Busoni (allora fra i pochissi­
plasmò l’arte dell’empolese. La revisione del Clavicembalo, lo mi che potessero affrontare tutte le difficoltà lisztiane) gli per­
studio profondo delle Passioni e delle Cantate, le trascrizioni misero anzi di entusiasmare il pubblico; e non sappiamo anzi se
della Ciaccona e di tante opere organistiche, non fecero che tali entusiasmi fossero dovuti alle musiche o alle strabilianti
accrescere l’ammirazione di Busoni e quindi approfondire l’in­ interpretazioni.
fluenza di Bach sull’arte sua. Tanto che si giunge nel ’911 Una cosa è certa: che attraverso l’opera divulgatrice di
alla Fantasia Contrappuntistica, che è certamente l’opera più Busoni, Liszt apparve per la prima volta agli studiosi e agli
ammirevole, profonda e complessa che la musica moderna abbia amatori non più soltanto come un innovatore della tecnica pia­
nello stile contrappuntistico. L’influenza bachiana si farà poi an­ nistica, ma come un genialissimo creatore, che doveva lasciare
cora più evidente nelle opere successive, sino al Dottor Faust radici profonde, specialmente attraverso l’opera di Riccardo
che è, per la parte corale, quasi tutto costruito nello stile Wagner; il quale ne aveva ammirato e assimilato lo stile, e in
polifonico. non pochi casi si era appropriato addirittura di formule e di at­
L’influenza di Mozart fece più lenta presa nell’animo di teggiamenti.
Busoni, anche se l’adorazione per questo genio nacque in lui Nell’arte busoniana, però, di Liszt non è rimasta traccia. Si
negli anni della gioventù. Doveva passare parecchio tempo direbbe quasi che, toltosi dalla tastiera, Busoni dimenticasse o
prima che il Maestro sapesse liberarsi da quel linguaggio com­ ignorasse l’esistenza di questo suo idolo. Non troviamo assi­
plesso e complicato proprio a tutti i giovani che hanno potenza milazioni di lui nei lavori da camera, come non ne troviamo
d’ingegno. Si dovrà arrivare alFOuverture di Commedia, per in quelli sinfonici e teatrali, se non in uno spirito irrequieto
trovare nell’arte busoniana quella levità, trasparenza e scorre­ di ricerche foniche, che però ci sembra debbano la loro origine
volezza, che sono le peculiarità del salisburghese. Quest’influen­ più a Berlioz che a Liszt. Qualche lieve reminiscenza, semmai,
za però, se pur giunta in ritardo, si mantenne accesa fino alla rinveniamo qua e là nelle composizioni pianistiche, dove le dita
fine, tanto che in tutte le opere della maturità, compreso il prendono a volte il sopravvento sul cervello e si valgono di
Faust, di tanto in tanto essa fa capolino, sebbene assimilata e quel tipo di formula pianistica che è base di tutta l’arte lisz-
vulcanizzata dalla potente personalità del Maestro. tiana. Il « Concerto » di Busoni, ad esempio, di queste formule
Di Liszt Busoni fu, come egli stesso dichiara, ammiratore è denso; con la differenza, però, che mentre in Liszt il pianofor­
e propagatore, e ciò in un momento in cui la maggioranza dei te, nei concerti con orchestra, è sempre « il solista » dominante e
musicisti non aveva né compreso né conosciuto l’ungherese, che signore, in Busoni la parte pianistica del concerto si addentra e
dal pubblico era quasi completamente ignorato. Fatta eccezione si impasta alle parti orchestrali, quasi a formarne parte inte­
per le Rapsodie ungheresi e pei Liebestraum, i pianisti del suo grante.
tempo non eseguivano quasi nulla, né i musicisti si interessa­ L’ammirazione di Busoni per Verdi è fenomeno degno di
vano alle opere sinfoniche. Fu proprio Ferruccio Busoni che, grande attenzione, perché è forse quella che più profondo solco
da prima attratto come pianista, poi a poco a poco ammirato ha lasciato nella sua produzione e non soltanto teatrale. Come
dal talento del creatore, fece conoscere le Leggende, le Annate abbiamo già visto, Verdi fu, per lunghi anni, incompreso dal
GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA IOI
100

Maestro. Fu incompreso cioè fino a quando, con Falstaff, gli tecnica dell’ opera, ma che non seppe o non volle ammetterla
venne ad un tratto, e abbagliante, la rivelazione. E si spiega per la parte psicologica e passionale. Questo, d’altra parte, co­
facilmente come questo capolavoro dovesse colpire la fantasia stituisce una peculiarità dell’arte teatrale busoniana, e dirà la
di Busoni, se si pensa alla sua costante ammirazione per Mozart storia se essa sia stata positiva o negativa.
e quindi per tutto quel genere d’arte pura e fredda, che meglio
sembra resistere alla corruzione e alla caducità. Ma poi, com­
preso e ammirato il Verdi del Falstaff, Busoni, quasi avesse
IL T E A T R O
trovata la chiave comune di tutto l’edificio verdiano, entrò di
colpo nella concezione del bussétano e ne divenne idolatra. Capì
« Die Brautwahl ». — In difesa dell’opera comica. — L’« Estetica della Musica ».
sopratutto come la facoltà della sintesi fosse nel teatro di Verdi — Canovacci e libretti. — L « Elegia » per pianof. — Suite de « La sposa
fonte miracolosa di efficacia drammatica, e che il « taglio sce­ sorteggiata». — « Recueillement ». — Prima rappresentazione di « Die
nico » verdiano era il solo vero, degno d’essere imitato e se­ Brautwahl» (Amburgo 1912). — «Leonardo ». — Inghilterra, Austria,
guito. Comprese inoltre che l’uso della voce come espressione Francia, Italia. — « Procediamo e restiamo italiani ». — Roma. — Morte
dei genitori.
massima e centrale di tutto il dramma, seppur presentava diffi­
coltà immense nella realizzazione, poteva dare resultati che né Già da molto tempo il teatro aveva gettato nell’animo del
il sinfonismo wagneriano, né l’espressionismo francese avreb­ Maestro una diabolica tentazione. La sua passione per la lette­
bero mai saputo conseguire. Compì in tal modo un cammino ratura, la sua ammirazione per Mozart operista e per Verdi,
a ritroso, conquistando una ad una tutte le opere di Verdi, dalle il fascino che egli sempre trovava nella fantasia rappresenta­
ultime alle intermedie, e su su fino alle primissime, in tutte tiva di Hoffmann, di Poe, di Cervantes e di tutti i novellisti
scoprendo qualche gemma. Da ciò la sua musica si liberò a del nostro Rinascimento, avevano fatto sorgere in lui quasi un
poco a poco dalle inutili superstrutture, divenne più essenziale, bisogno di misurarsi con un lavoro teatrale. E già fin dal 1906
sintetica, diretta; la voce, nelle opere, si fece largo e si librò
troviamo nelle sue lettere un indagare, un braccare alla ricerca
fra la orchestralità ; la stesura delle scene fu più rapida e de­
di un soggetto, un misurare le proprie forze in rapporto alla
cisa; i ritmi più evidenti ed efficaci; i vari brani costruiti più
nuova prova che egli intende affrontare. La prima idea è sen­
all’italiana. Il taglio, infine, fu verdiano e verdiano fu spesso
z’altro per un’opera comica. Questo forse gli era suggerito dalla
anche l’uso dichiarato e preciso delle sonorità strumentali. sua indole scanzonata di toscano sempre pronto al sarcasmo e
Quello che invece il Busoni non riuscì mai ad assimilare (o forse al motto di spirito, ma anche dal suo grande amore per l’opera
non lo volle) fu l’andamento delle voci. La vocalità, che in comica del settecento italiano e quindi di Mozart. E che il li­
Verdi ebbe una potenza estrema, tutta dovuta alla chiarezza bretto dovesse trarre la sua vita da un soggetto italiano, sem­
melodica, in Busoni rimase incrostata di stile tedesco, con salti
brava pure cosa pacifica. Infatti egli aveva passato in rassegna
più armonici che melodici, e con andamenti taglienti e scor­
un Arlecchino (che troverà poi in seguito la sua realizzazione),
butici che, seppure servono all’espressione di qualche passo let­
mentre varie volte la sua mente viene attratta dalla grande figura
terario, non sempre si adeguano alle situazioni psicologiche ri­
di Leonardo da Vinci, quale eroe di una grande opera italiana.
chieste dal libretto. Ci sembra si possa affermare che il Busoni
Ma, come vedremo, quest’ultima aspirazione andrà poi evol-
giunse alla comprensione verdiana per la parte costruttiva e
102 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA 103
vendosi e cangiandosi, fino a sboccare, a piena maturità, nel l’uomo adatto per un genere altissimo di opera comica. Aforisticamente :
Dottor Faust. Per il momento, conscio anche della sua poca L’humor è la linfa per l’albero della serietà.... Pertanto lo scrivere
esperienza di teatro, il Maestro si ferma sopra un Racconto di un’opera comica è una faccenda molto ma molto seria a.
Hoffmann — Die Brautwahl (La sposa sorteggiata) — di cui Tanta foga di entusiasmo era in Busoni durante il lavoro
già troviamo tracce in lettere del giugno 1906, dalle quali ap­ della Sposa sorteggiata, che non poteva trattenersi dal pensare
prendiamo che il Maestro sta lavorando al libretto, da lui stesso già ad altra opera. Fu anzi in questo periodo che, in seguito
composto. Nel marzo 1907 il poema è terminato e la parte mu­ ad una sua visita in Italia in cerca di ambiente per l’opera che
sicale iniziata. Sembra, a quanto si rileva dalle lettere, che la stava scrivendo (e che in un primo tempo sembrava dovesse
passione per questo lavoro, nuovo eppur da così lungo tempo svolgersi in Italia)» pensò ad un grande lavoro teatrale su sog­
accarezzato, entusiasmasse il Maestro, il quale vi lavorava senza getto italiano, col quale poter dare alla sua patria ciò che W a­
tregua e con inalterata passione. La pratica pianistica, i viaggi, gner aveva dato, coi Nibelungi, alla Germania.
la revisione dell’opera di Liszt, interrompono di tanto in tanto £ pure di quest’epoca (e quindi causa essa pure d’interru­
la fatica creativa, ma non rallentano l’entusiasmo né l’intensa zione alla fatica per Die Brautwahl) quell’Aesthetik der Tonkunst
meditazione. Ad una lunga interruzione viene obbligato il Mae­ (« Estetica della Musica »), che, pur non essendo e non volendo
stro in occasione della sua nomina a Professore della Scuola Su­ essere un Trattato di estetica, contiene pensieri, considerazioni,
periore di Vienna (1908), ma nell’estate riprende la fatica con consigli, meditazioni sull’arte in genere e sulla musica in parti­
rinnovata lena e nel luglio del 1909 la parte creativa è ter­ colare, che formano certamente una delle più preziose gemme
minata. che il Maestro abbia lasciato in eredità ai posteri.
La creazione gli è stata facile e gioiosa, l’opera gli ha col­ La tentazione del teatro, « il microbo della scena », aveva
mato l’anima di lietezza. A una signora che si era meravigliata intanto fatto presa nell’animo del Maestro, che si diede subito
che lui, così serio, stesse componendo un’opera comica, scri­ a cercare e ad abbozzare altri canovacci. Nel ’905 troviamo
veva : ! I un Mächtige Zauberer (Il Potente incantatore), da una novella
La vostra osservazione che io sia uomo troppo serio per scrivere di Gobineau; nel 1909 altro piccante libretto per Commedia
un’opera comica mi ha dato da pensare.... Debbo attribuirlo però alla Musicale, Frau Potiphar (La signora Putifarre), di cui non co­
nostra diversa concezione della « serietà ». Io sento assai più serietà nosciamo l’origine, ma che il Maestro giudica « molto inde­
nell’« Humor » che nella tragedia.... Per me 1 Maestri Cantori è opera cente ». Della stessa epoca è la trama per un Balletto e di
più seria che Cavalleria, Figaro più serio del Profeta; Leporello è crea­
zione di una mente più seria che non quella di Fides ; Don Chisciotte poco dopo il canovaccio, interessantissimo, per un « dramma
è più profondo che non la Kampf um Rom a. La mancanza di humor psicologico », evidentemente derivato, come nocciolo, dalla se­
in un poeta è difetto non minore che l’esagerazione nel patetico, come conda parte del Faust di Goethe. (Come si vede l’idea del Faust
in Victor Hugo. Soltanto la tragedia psicologica si addice a Beethoven; da molti anni germogliava nel cervello di Busoni). Val la pena
una situazione tragica egli la tratta in modo assai pesante. La situazione
di raccontare la originalissima concezione, che potrà essere ri­
tragica richiede conflitto fra almeno due persone, mentre una situazione
psicologica si concentra in un solo individuo. Beethoven sarebbe stato presa da qualche compositore moderno. Un Tizio vende l’anima
al Diavolo in cambio di tre esistenze: l’una di artista, la se-
1 Romanzo di Felix Dahn. 1 Questa lettera, come spesso faceva il Maestro, non fu mai spedita.
104 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA 105
conda di amatore, la terza di grande industriale. Nella prima del Calvario, per ottenerne la rappresentazione. Dapprima sperò
vita l’artista costruisce una città perfetta, guadagnandosi la ri- che questa potesse avvenire al Teatro « Alla Scala » di Milano,
conoscenza dei viventi e dei posteri; nella seconda il Don Gio­ intermediario Arrigo Boito che avrebbe dovuto anzi farne la tra­
vanni riesce a donare alle sue amanti tale una ricchezza di espe­ duzione italiana (la quale fu invece opera di Augusto Anzoletti).
rienze, di gioie e di eletta prole, che la sua memoria rimane Ma la Casa Ricordi non accolse l’opera e ogni trattativa cadde.
benedetta dalle madri, dalla discendenza e dalle generazioni Nel 1910 trattò col Teatro di Amburgo, e si sarebbe raggiunto
future; nella terza vita infine il ricchissimo industriale riesce qualcosa di concreto, se non vi fossero stati la partitura da ter­
ad organizzare così genialmente la nuova città costruita, inven­ minare, il suo autore in giro pel mondo a suonare il pianoforte
tando macchine atte ad eliminare ogni fatica, e assicurando la e Richter 1 poco entusiasta dell’opera. Nell’anno successivo an­
pace universale con la compera di tutte quelle terre che pote­ cora trattative, e questa volta in America, dove Arturo Tosca­
vano costituire oggetto di cupidigia fra i popoli, che per tante nini sembrava aver preso a cuore il lavoro. Sarebbe stata cosa
benemerenze la sua anima viene salvata e il Diavolo perde la insolita il rappresentare prima che in Europa negli Stati Uniti
scommessa. Epilogo: apoteosi dell’arte, intesa nel senso di be­ l’opera di un italiano. Ma anche in questo caso non se ne fece
neficio sociale; apoteosi dell’amore inteso come dono di espe­ nulla, e sempre per la stessa ragione: il terzo atto non era
rienze e di vita nuova; apoteosi dell’umano benessere portato compiuto.
dal denaro e dal lavoro genialmente impiegati. La fine fu raggiunta soltanto nell’ottobre del 1911, e il
Sono pure di questo fertilissimo scorcio di tempo alcuni 13 aprile del 1912 La sposa sorteggiata ebbe la sua prima rea­
lavori musicali di non vasta mole, ma che ci sembrano assai si­ lizzazione al Teatro di Amburgo, in una edizione approssima­
gnificativi per l’evoluzione dell’arte busoniana. 'L'Elegia per pia­ tiva. Successo di stima, tre rappresentazioni, e una ripresa
noforte (1907), la Suite dalla Sposa sorteggiata (preceduta da a Mannheim nell’anno successivo, pure di poche recite e con
un frammento intitolato Nach der Wendung [« Verso l’evolu­ scarso interesse. Più tardi, nel ’28, una breve serie di recite a Ber­
zione »] - Recueillement), ci dimostrano palesemente come il lino non migliorarono la quotazione dell’opera. Ne sopravvive
Maestro abbia abbandonato 1’ ’800 per entrare in pieno se­ la bellissima Suite, che, seppur raramente eseguita, resta una
colo XX. delle creazioni più suggestive del Maestro empolese. L’opera è,
Dalla musica che viveva di forma e di formule esteriori, nella concezione librettistica, troppo fuor del comune per poter
Busoni entra in quella sua nuova estetica, per la quale tutta essere compresa dai nostri pubblici. Ma anch’essa maturerà (o
l’essenza dell’arte deve essere soltanto espressione di interiorità. meglio matureranno i pubblici) e ritornerà alla luce.
Da questo momento la musica di Busoni diverrà ogni giorno Abbiamo visto come l’idea di una grande opera nazionale
più meditativa, più intima, più immateriale; e questo carattere italiana germogliasse nell’irrequieto cervello di Ferruccio Bu­
serberà sino alla fine. soni e come un nome facesse perno a quest’idea: Leonardo.
* * * Non sappiamo esattamente se il progetto di un Leonardo na­
scesse dalla lettura del famoso romanzo di Merejkovsky o
La sposa sorteggiata fu terminata nel 1909; richiese quindi da contemplazioni di ambienti italiani. Le lettere che egli scri-1
sei anni di lavoro, non compresavi però la partitura del terzo
atto, ancora da elaborare. Il Maestro cominciò tuttavia la salita 1 Hans Richter, il famoso direttore d’orchestra, che avrebbe dovuto dirigerla.
io6 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA IO7

veva allora su questo soggetto, ci autorizzano anzi a pensare che è la solita e a Busoni non resta che pagare ancora una volta
nella sua mente Busoni maturasse contemporaneamente la rea­ i debiti e ripartire. Ha impegni concertistici a Bordeaux, a Lion,
lizzazione della Brautwahl e quella del Leonardo. a Milano e in varie altre città d’ Italia.
Il viaggio in patria, se è fertile di impressioni per il Leo­
Lo sfondo storico degli Sforza è stupendo, e in esso si può mettere nardo, non è meno amaro dei precedenti pei rapporti del Mae­
Leonardo a figura centrale d’azione, come Hans Sachs nei Maestri Can­ stro coi suoi connazionali. Persiste fra essi un’inconciliabile in­
tori, ed anche più attraente. L’episodio in cui egli immagina le grandi
feste della Corte sforzesca e ne inventa i meravigliosi congegni, ci ri­ compatibilità o forse una irriducibile incomprensione artistica. Le
chiama alla mente la parte di Faust alla Corte del Duca di Mantova quali cose, infine, logorano talmente i nervi di Busoni, ch’egli
nella rappresentazione delle marionette, che lo stesso Goethe sviluppò diviene spesso ingiusto anche nei suoi giudizi. In quell’occasione
nella seconda parte del Faust1....... Ma ciò verrà dopo ; prima deve gli pare perfino insopportabile Venezia, che giudica « indicibil­
esser finita La sposa sorteggiata. mente deprimente, come se fosse immaginata da un Edgardo
È evidente come in Busoni l’idea di Faust sia sempre pre­ Poe ». Unico rifugio sicuro, in Italia, Bergamo e l’amicizia dei
sente e diremmo quasi sopraffacente. Anche Leonardo sembra fratelli Anzoletti.
Pur con tutto ciò, F Italia e Y arte italiana sono alla cima
essere dominato da Faust, e in ogni caso il personaggio goe-
di ogni suo pensiero, di ogni suo progetto, di ogni sua idea­
thiano getta su ogni altro protagonista la sua ombra. Anche
lità. A Roma, abbozzando una Prefazione alla edizione italiana
in questo caso, come sempre quando il Maestro medita la con­
dell’Estetica, prende spunto dal celebre motto verdiano : « Tor­
cezione di un lavoro nuovo, la sua mente ne è completamente
niamo all’antico e sarà un progresso », e scrive:
assorbita. Nei viaggi, fra i concerti, nella solitudine degli al­
berghi, insieme ai festevoli amici, dovunque egli persegue il suo Questo è un pacifista grido di guerra. A quale « antico » dobbiamo
lavoro. Ed è in questi momenti che più penoso sente il sacri­ tornare? Palestrina? Cimarosa? Donizetti? Dobbiamo rimettere nuo­
ficio di non poter chiudersi nel suo studio. vamente sull’altare Monteverdi e Caccini? Un tale esperimento avrebbe
certamente grande valore. Non dobbiamo cioè tornare all’antico, ma
Le sue lettere di questo periodo, dall’ Inghilterra, dall’Au­ trarre ispirazione dalle antiche fonti per un’arte che sia nuova e nello
stria, dalla Francia, dall’ Italia, dov’egli passa di trionfo in stesso tempo italiana. Il motto che ci occorre è quello di cui sempre
trionfo, non parlano che del suo sogno d’arte. E mentre il pub­ abbiamo avuto bisogno : « Procediamo e restiamo italiani ».
blico ignaro lo giudica ambizioso perché ricusa inviti e onori,
A Roma Busoni ebbe ancora una tentazione librettistica
i veri amici si allontanano a poco a poco da lui, quasi in punta
dalla lettura delle novelle del Casti, e ancora una volta di
di piedi, per non turbarne le fertili meditazioni.
carattere « comico ». Vi si trattava del vecchio spunto sulla schia­
Nel 1909, in occasione di un suo viaggio a Vienna, fa una
vitù della donna italiana che tanti canovacci d’opera comica
corsa a Trieste per vedere i genitori, entrambi assai malati. Vi
aveva ispirati. E Busoni, che contro questi retrogradi princìpi
si ferma pochi giorni e se ne parte poi angosciato e irritato.
Il padre è assai grave e in penose condizioni psichiche (« cat­ dei suoi connazionali aveva un chiodo fisso, in quanto giudi­
tivo come un bimbo di tre anni »). La situazione finanziaria cava che in tal modo si rendesse di vedute grette e meschine
anche la donna intelligente, pensò forse di trarne un’opera casti-
gatrice e morale. Ma poi, anche di questo progetto, non rima­
1 Come si vedrà a suo tempo, Busoni si servì, per la trama del suo Dottor
Faust, dello stesso canovaccio ascoltato in un teatro di marionette. sero che appunti.
I0 8 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA IO9
Trovandosi in Italia il Maestro fa un’altra visita ai genitori léans, Atlanta, Dayton, Toledo. Trentacinque concerti nel giro
che trova in condizioni press’a poco stazionarie. Anna, presaga di pochi mesi. Ma il fisico del Maestro è in piena forma, ed
della sua prossima fine, benedice il figliolo con la solenne for­ egli può non soltanto adempiere da Principe il suo compito di
mula delle madri italiane: «T i benedico per tutte le gioie e virtuoso, ma occuparsi anche della sua arte con rinnovato fer­
l’aiuto che hai dato a tua madre; Dio ti compenserà di tutto vore e fertilità inaudita. A Chicago incontra Bernardo Ziehn,
e in ogni cosa sarai felice ». il quale suggerisce al Busoni la prima idea di completare la Fuga
Il 12 maggio Ferdinando muore, e il 3 ottobre successivo incompiuta dell 'Arte della Fuga di G. S. Bach. Il Maestro, già
lo segue Anna 1. Alla memoria del padre Ferruccio dedicò la agguerritissimo in materia e profondissimo conoscitore di Bach,
Fantasia su Bach (che Anna potè ascoltare eseguitale da Gino si getta a capofitto nell’impresa e dedicando ad essa ogni attimo
Tagliapietra); alla memoria della madre la serie intitolata « Alla libero, porta a termine in breve tempo la Fantasia Contrappun­
gioventù », e precisamente la Prima Sonatina e la Berceuse Êle- tistica. Su questo appassionante lavoro egli, da ogni città, invia
giaque. Sul diario di Busoni, alla data del 4 ottobre, giorno in a Gerda lettere incandescenti, nelle quali le descrive via via il
cui registrò la morte della madre, si trova scritto : « Nostra piano generale dell’opera, riferendole quindi ogni singolo pro­
Signora dei Sospiri » (forse dall’immagine cristiana della « Ma- gresso, ogni variante, ogni difficoltà, ogni conquista. Egli sente
ter Suspirorum »). che questo lavoro lo classificherà un giorno fra i più grandi con­
Nell’agosto altra breve corsa in Italia per concerti a Milano trappuntisti di tutti i tempi.
e a Firenze, dove anzi cerca una villa con l’intento di andarvisi Da notare poi che in quel tempo, e contemporaneamente,
a stabilire. E questo desiderio non lo abbandonerà più sino alla egli lavora a terminare la partitura della Brautwähl e racco­
morte. 1 i ■ i glie inoltre materiale tematico per il Diario indiano. E sì che
In ottobre partecipa, come grande ospite, al Festival Musi­ i programmi con cui si presenta ai pubblici statunitensi sono
cale di New Castle, dirigendovi il Concerto per pianoforte, dei più poderosi: Op. 53 di Beethoven; Variazioni su Paga-
eseguito dal suo discepolo Egon Petri. nini di Brahms, la Sonata in si min. di Chopin, e quasi tutto
Liszt.
Unico riposo, fertile di meditazioni e di progetti, qualche
TERZO VIAGGIO IN AMERICA (1910)
giorno a Colorado Spring, per passarvi il suo 44° compleanno
La Fuga incompiuta dell'« Arte della Fuga » di Bach. — « Fantasia contrappunti­
e fare il solito bilancio spirituale. Tutto solo dinanzi alla gran­
stica; ». — Il materiale per il « Diario indiano ». — Quarantaquattresimo diosità del luogo, ne descrive il fascino in lunghe lettere alla
compleanno a Colorado. moglie e agli Anzoletti, paragonando il paesaggio ai quadri
del Segantini, e ricordando le amate Alpi dell’Engadina. Con­
Nel gennaio del ’910 Busoni si reca nuovamente nell’Ame­ tento del suo lavoro, della sua salute, dei progetti che gli riem­
rica del Nord per una serie tremendamente faticosa di concerti: piono il cuore, conclude:
New York, Chicago, Boston, Cincinnati, Louisville, New Or-
Nessun anno della mia vita è stato così denso come quest’ultimo,
1 II 2 febbraio 1920, cioè a distanza di undici anni, B. scrive ad Arrigo Se­ né più ricco di lavoro, di esperienze, di imprese. E sento che progredirò
rata : « ....N o n ho mai vinta il dolore che provai alla perdita di mia M adre».
ancora. Iddio, cara Gerda, è con noi.
FERRUCCIO BUSONI - LA VITA III
no GUIDO GUERRINI

sare come meteora attraverso città e pubblici di tutte le razze e


di così disparata sensibilità, mette il Maestro a contatto con
spiriti e cervelli che gli danno sensazioni nuove ed utili. Boston
CLASSE DI PERFEZIONAMENTO A BASILEA
poi, forse per la tradizionale sua pseudo-intellettualità o più
« Alla gioventù » (Suite).
probabilmente per i ricordi che il Busoni da giovane vi ha semi­
nati, lo attira sopra ogni altra metropoli americana.
Nel maggio, ritornato in Europa, assume una Cattedra supe­ Se gli artisti europei boicottassero l’America, l’America diverrebbe
riore di pianoforte a Basilea, ed è appunto là che compone la come una grande Sala in cui fosse improvvisamente mancata la luce;
Suite Alla gioventù, lavoro rivolto ai giovani non già perché ci si dovrebbe cercare la strada a furia di fiammiferi e ci si brucerebbero
facile o di facile comprensione, ma anzi, perché in esso vi si le dita.
parla un linguaggio nuovo e ardito, quello che solo i giovani Boston gli richiama alla mente Vienna, ma senza le tradi­
(non solo d’anni, ma anche di spirito) possono far proprio. zioni ed il fascino della capitale viennese.
Già da allora il Maestro, che pur aveva dedicato tanta parte È appunto a Boston che egli ascolta la sua Suite sulla Tu-
della propria attività a valorizzare l’opera dei Grandi del passato, randot e, nella stessa occasione, conosce il Don Chisciotte di
cercava in sé stesso nuovi mezzi espressivi e nuovi atteggia­ Riccardo Strauss. Qualche considerazione su questi due lavori
menti d’arte, sempre più convinto che non vi possa essere vera troviamo in una lettera del tempo.
« arte » se non dove siano nuovi problemi da affrontare e da
risolvere. Scriveva a Louis Gruenberg: [Il Don Chisciotte] è lavoro di grandi qualità: volgare nella parte
lirica, notevolmente stimolante nel grottesco, esso è un misto di pesante
Un compositore che sappia di non aver nulla di nuovo da dire, ingenuità e di esagerata cultura...... Nel complesso è la più interessante
non ha alcuna ragione per scrivere musica. composizione dei nostri giorni ed una delle più ricche invenzioni, forse
la migliore, di Strauss.... Ammetto francamente che Turandot è stata
tracciata sulla falsa riga di esso....

Egli del resto ha per Strauss stima e simpatia profonde,


QUARTO VIAGGIO IN AMERICA (1911)
tanto da affermare che, dopo Toscanini, lo ritiene il più intel­
Incontro con Toscanini e con Mahler. — Supplizio di nomade. ligente musicista da lui incontrato. E Arturo Toscanini è ap­
punto fra le maggiori attrattive di New York. È in questa
Sul principio del 1911 altro viaggio in America, ancor più occasione che il famoso direttore d’orchestra ascolta la Ber­
estenuante del precedente. L’agente dei concerti di Busoni fa ceuse Êlégiaque diretta da Mahler. « Il pezzo non è piaciuto
ottimi affari e non ha riguardi per « la macchina umana » che al pubblico, ma piace a me », scrive Busoni. Ed era piaciuto
produce quattrini con tanta facilità. molto anche a Toscanini, che gli promise anzi di eseguirglielo
Come al solito il Maestro, viaggiando, si sdoppia: e il vir­ in edizione migliore. (Né sappiamo se la promessa sia stata
tuoso non dà tregua al creatore. Pur nella sua caoticità este­ mantenuta).
nuante, l’America è sempre assai stimolante per Busoni, così Il giro attraverso il West è un supplizio. Malato di febbri
come lo è per tutti gli uomini di grandi possibilità. Questo pas- contratte chi sa come e dove, il povero Maestro deve trasci-
112 GUIDO GUERRINI
FERRUCCIO BUSONI - LA VITA US
narsi da una città all’altra, senza soste, attraverso immense lande
una commedia rappresentata dalla Compagnia di Armando De
deserte, in interminabili viaggi che lo prostrano fisicamente e
Rossi, che si proponeva di far rivivere il repertorio della Com­
moralmente. Durante questo periodo egli decide di utilizzare
media dell’arte del ’500 francese. La Compagnia si chiamava
i temi indiani raccolti in parte da Miss Curtis e in parte da lui
appunto « delle Maschere », e la commedia rappresentata aveva
stesso. Ma, a differenza di altri compositori, che avevano con­
per titolo « L’Inutile precauzione ». In questa, la parte di Arlec­
cepito grandi opere su canti popolari, elaborandoli come veri
chino era sostenuta dall’attore Emilio Picello 1, con tanta arte
e propri temi classici (Dvorak aveva scritto addirittura una
e con sì caratteristico brio, che Busoni ne rimase colpito. « Un
Sinfonia), Busoni trova più artistico costruire una Suite di pic­
Arlecchino tale », — scrisse — « che teneva del monumentale »,
coli pezzi, sopra schemi musicali quasi primitivi, così da serbare
e che gli fece pensare ad una incisione del Callot. Ma il Mae­
alle musiche il loro originale profumo.
stro è occupato, al momento, da potenti attrazioni: Faust e
In marzo lo- troviamo a Los Angeles, con un diavolo per Don Giovanni. (Leonardo è stato messo da parte). Entrambe
capello e una voglia matta di mandare a quel paese l’America, queste figure però presentano, agli occhi di Busoni, lo stesso pe­
i concerti e il suo impresario. Ma questi, impassibile, trova ricolo: il confronto. Come rivaleggiare con Goethe? E come
sempre nuovi mezzi per irretire l’ingenuo Maestro. « Ë un in­ con Mozart? Un amico inglese gli fa conoscere il Faust di Mar­
cubo! Mi fanno viaggiare come un baule, malato e senza no­ lowe, che lo sospinge ancor più verso la già irresistibile attra­
tizie! ». Eppure ancora una volta la vince l’imprésario e il viag­ zione. , j I
gio si allunga sino ad Honolulu.
Finalmente, verso l’aprile, il tormento volge alla fine. Il Questo mi incoraggerà ad affrontare il problema di Faust e forse
a realizzare quello che sarà il mio lavoro principale. Frattanto i miei
giorno del suo compleanno egli scrive a Gerda: pensieri stanno torneando intorno a un’altra opera, alla quale vorrei ac­
cingermi nella estate prossima.
È con immensa gioia che penso al mio ritorno. Sento che sta comin­
ciando il mio più importante periodo, quello che sarà il definitivo. Quale l’opera a cui accenna il Maestro? Non sappiamo con
esattezza. Sappiamo però che nel gennaio del T3 Busoni traccia
appunti per un canovaccio di libretto, — « Il segreto » — tratto
da Villiers de lTsle-Adam. Ma, veramente mefistofelica, la ten­
NASCITA DI ARLECCHINO (1912) tazione di Faust si riaffaccia da un’altra finestra, sotto forma
di un invito a comporre intermezzi musicali per la commedia
Tentazioni' « Faust », « Don G iovanni» e « Il segreto ». — «Franziska ». di Frank Wedekind, Franziska, che è per l’appunto una pa­
rodia del Faust di Goethe. Dopo qualche dubbio l’offerta è de­
Certamente era questo, per Busoni, un momento di intensa clinata, ma l’idea del Faust germina sempre e continuerà a ger­
attività creativa, o per lo meno di fervidissimo travaglio d’arte. minare per molti anni ancora.
I progetti, i dubbi, le indecisioni, si alternavano e si agitavano Frattanto, come le nubi si incrociano e si sovrappongono
nell’animo suo, come sempre avviene nel vero artista alla vi­ in un cielo tempestoso, nel cervello di Busoni passano, si rin-
gilia di grandi creazioni.
A Bologna, dove si era recato nell’aprile del 1912, assisté ad 1 Emilio Picello, attore veneziano reputatissimo, ancora vivente, e al quale
chi scrive segnalò, a grande distanza di tempo, l’elogio del Maestro.

8. — Ferruccio Busovi.
II4 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA US
corrono e ritornano idee, entusiasmi, abbattimenti. Improvvisa­
mente riemerge il progetto su Leonardo e forse, legato a questo,
il desiderio di una collaborazione poetica di D ’Annunzio. SECONDO VIAGGIO IN RUSSIA

Cesare Cui. — La memoria di Toscanini. — Glazunof, N ikis eh, Bloch, Hofmann,


INCONTRO CON D ’ANNUNZIO Rachmaninoff, Scriabin.

Nell’agosto, infatti, il Maestro e il Poeta s’incontrano a Pa­ Un viaggio in Russia, compiuto nel novembre, gli procura
rigi, tramite lo scrittore Vollmöller. È il primo contatto tra i nuove sensazioni e nuovi trionfi. Dopo vari anni di assenza, è
due grandi uomini costantemente attratti l’uno dall’altro, co­ accolto laggiù « come un principe ». Mosca lo affascina ancora
stantemente divisi da idealità artistiche in assoluta opposizione. una volta con le sue italianissime architetture. Riga risveglia
Sull’incontro, lasciamo la parola al Maestro: in lui antichi ricordi di Helsingfors.
La sera sul tardi ci recammo all’Hotel Meurice, Rue de Rivoli, un
albergo sontuoso. L’accoglienza di D ’Annunzio fu calorosa; le sue ma­ Qualche volta mi piacciono queste piccole città coi loro quieti sa­
niere furono quelle di un uomo di mondo. Era in abito da sera e scarpette grati, i sentieri contorti e i vecchi fabbricati. Ma poi vengo a una strana
e lo trovammo in compagnia di due signori e due dame. Una di esse, conclusione: tutte queste cose le preferisco nel ricordo. La memoria
bellissima donna italiana, piena di naturale affabilità, aveva un nome è una grande artista, per la sua facoltà di trascurare i meschini det­
che inebriava D ’Annunzio; si chiamava: Donna Beatrice di Toledo, tagli....
Marchesa di Casafuerte; e certamente questo suonava come tutta una
commedia di Calderon. I quattro se n’andarono subito, dopo i soliti Nel suo giro incontra ovunque vecchi amici, ne fa di nuovi.
complimenti. Rimanemmo noi tre soli.... D ’Annunzio è simpatico, di Un gruppo di ammiratori lo segue, lo circonda, lo importuna.
mente alerte e vivace, narratore divertente. Un po’ « profumato » e È ossequiato da musicisti d’ogni calibro e dai maggiori salutato,
affettato, è nel contempo qualche volta timido e confuso. Egli ci parlò da pari a pari. Cesare Cui, vecchio di 78 anni, lo ascolta e si
del suo nuovo lavoro che scriveva espressamente per M .lle Rubinstein.
.... Parlando spiegava tale profusione di quadri e di colori, che davvero congratula con lui. Il grande critico Robert Freund scrive con
ci «’incantava ad ascoltarlo. (Benché, alla fine, ci si doveva confessare entusiasmo sulle composizioni busoniane. Con Hermann Wetzler
ch’egli aveva infilato soltanto una serie di disegni, costumi e coreografie). (il direttore d’orchestra) parlano di Toscanini e della sua me­
Egli insisteva perché io ne scrivessi le musiche.... Ma Vollmöller mi moria. Wetzler pensa che in questo caso si tratti di memoria
disse dopo che sarebbe stato tempo perso. Egli non credeva in D ’An­ visiva. Cioè a dire che Toscanini ritenga la fotografia della par­
nunzio come commediografo. (D ’Annunzio, è molto attaccato all’idea
del successo, da ciò il suo incommensurabile rispetto per Wagner ed titura, come essa è stampata. Un fotografo nel cervello....1.
anche per Puccini!). D ’Annunzio ed io ci separammo molto affettuosa­ Glazunof, Nikisch, Bloch, Hofmann, Rachmaninof, Scria­
mente, con vari piani in gestazione. Questo incontro fu per me molto bin lo vanno a visitare. Il numero dei concerti aumenta per via.
piacevole. Così ho compiuto la mia piccola missione e posso ritornare Deve suonare perfino per gli alunni del Conservatorio di Pie­
senza fretta verso casa....1. troburgo.
1 In un colloquio che D ’Annunzio ebbe con Vittorio Gui nel 1937, il
Poeta narrò che Busoni andava spesso a visitarlo a Marina di Pisa, durante il 1 Secondo B. vi è poi un’altra specie di memoria, « la memoria delle dita »,
tempo in cui D ’Annunzio scriveva Le Laudi; e che in una di tali visite il Maestro le quali corrono per la ben nota via come fa il cane; e ci si accorge di sbagliare
scoppiò in pianto sulla tastiera, perché si sentiva tragicamente solo e incompreso. soltanto quando il pensiero ritorna cosciente ».
GUIDO GUERRINI
FERRUCCIO BUSONI - LA VITA 117
i i 6
nello stile del varietà. E poiché certe volte vi era poca musica, per le
Ma, pur nella faticosa sua vita di « astro », il Maestro non esigenze del regista, venivano intercalati, fra la mia musica, pezzi di
dimentica mai di ammirare le bellezze che si offrono al suo St. Säens e di Rimsky-Korsakow! ....Potevo io oppormi all’esecuzione?
sguardo e di considerarle da pensatore. Trova, ad esempio, che Il produttore disse che aveva pagato, ed ebbe ragione. Rivolgermi alla
il Cremlino, nella sua parte esterna, è costruito secondo lo stile legge? Contro chi?... Prima che la causa fosse portata a termine, la sta­
gione sarebbe finita. Che cosa penseresti di una Turandot come opera,
architettonico italiano, essendo stato, per la verità, innalzato da in italiano, dal Gozzi?
architetti italiani, come del resto la maggior parte delle grandi Addio, Gerda. Il tuo Ferruccio che sta attraversando un momento di
costruzioni russe. grande incertezza.
Sono venuto alla conclusione — deduce il Maestro — che mentre
il popolo Russo ha un suo proprio stile che influisce sull’arte, l’arte di E in altra lettera, scoraggiato dalle traversie per l’esecu­
per sé stessa non ne ha alcuno. Per esempio, la canzone veneziana (usata zione di Turandot:
a Venezia e a Napoli) è divenuta una canzone popolare russa, perché *
vi sono stati operai italiani che l’hanno trasportata colà. Ho scritto un aforisma: le composizioni pel teatro dovrebbero es­
sere scritte, ma non rappresentate.
E in altra lettera, su argomento analogo:
Da autentico artista, il Maestro, anche questa volta, si con­
Le sole civiltà in esistenza sono quelle sul nascere o sul finire. Sol­ sola delle amarezze che gli procura l’Arte, dedicandovisi ancor
tanto un piccolissimo spazio, in Europa, può vantare una completa civiltà.
Sulla carta esso appare come una punta di spillo.... Anche in America più intensamente. Sta lavorando al Notturno sinfonico e ne è
la civiltà venne dall’Europa e produsse uomini come Franklin, Lin­ soddisfatto.
coln, Poe. Ma la sud salute non sempre regge alle fatiche che gli im­
Così era quest’uomo: nella stessa lettera in cui si lamentava pongono i concerti e l’inflessibile norma di lavoro. Si concede
pei disagi che gli venivano dai troppo grandi onori, si perdeva un breve riposo nei dintorni di Londra, e ingiunge al suo agente
in speculazioni estetiche, di carattere astratto, in purissima atmo­ di tenerne segreto l’indirizzo. Ciò è causa di un non lieve inci­
sfera spirituale. dente con la Società Filarmonica; la quale aveva offerto al Mae­
stro l’esecuzione di qualche suo lavoro. E il Maestro aveva pro­
posto la Fantasia Contrappuntistica. Come è detto ben chiaro
nella edizione di questo lavoro, Busoni scrisse la Fantasia Con­
NASCITA DI TURANDOT (1913) trappuntistica come composizione astratta, cioè all’ infuori di
ogni proposito strumentale o coloristico. Musica fine a sé stessa,
Momento di incertezza. — Il « Notturno sinfonico ». — Mancata esecuzione della
senza alcuna considerazione esecutiva. La prima stesura, quasi
« Fantasia contrappuntistica ».
ineseguibile, fu scritta per pianoforte, e la seconda, redatta in
seguito dal Maestro per due pianoforti, rimane una delle opere
A Londra, al Teatro San Giacomo, nel gennaio del 1913,
fu eseguita la commedia Turandoti con musiche di scena di più significative e poderose del genere contrappuntistico. Mid-
Busoni. Esecuzione infame. delschulte ne fece una trascrizione per organo, e lo Stock di
Chicago finalmente l’orchestrò. Ma il direttore della Filarmo­
Una orchestra di una ventina di esecutori, che sonavano da cani; nica non sapeva nulla di tutto ciò, né Busoni aveva creduto op-
parti ripetute 4-5 volte di seguito; altre tagliate via; il tutto eseguito
i i 8 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA 119
portuno di informarlo. Alle prove d’orchestra l’autore, che non io non possa arricchire continuamente il mio dizionario musicale). Con­
aveva ancora avuto tempo e modo di esaminare la partitura dello siderando la mia età e il mio sviluppo musicale, penso che potrei, senza
Stock, accorgendosi che in vari punti l’orchestra non risultava esitazione, intraprendere il mio lavoro « principale e monumentale »
verso cui tutti i miei lavori precedenti hanno mirato. Vorrei però in­
a dovere, cominciò a proporre modificazioni, a chiedere corre­ dirizzare il mio torrente verso la sua vera foce, tentando che la mia
zioni, a suggerire cambiamenti, proprio come se si trattasse del­ opera principale sia importante anche per l’ Italia. Ma occorre che il
l’opera di un altro. I presenti non riuscivano a spiegarsi tutto potere di presa sia molto evidente, se si vuol raggiungere cervelli e
ciò, ignorando che il Maestro non era l’autore della partitura. cuori con un unico strale! Questo è ciò che Wagner intese fare coi
Busoni invece, con quella sua particolarissima ingenuità di fan­ Nibelungi, opera però relativamente estranea al popolo tedesco......L’Ita­
lia ha Dante, che è ugualmente apprezzato da tutti ed è popolare no­
ciullo, aveva proposta l’esecuzione della Fantasia proprio per nostante la sua grandezza; anche fuori d’Italia. Il cinema mi diede l’idea,
« provarla » e sentirne l’effetto, tanto più conoscendo per prova vedendovi « L’Inferno di Dante ».... Ma io non mi fermerei all’ Inferno,
l’abilità di quella orchestra. A queste peripezie si aggiunga an­ come pure non azzarderei il Paradiso, ma giungerei soltanto all’incontro
cora che, in causa del celato indirizzo, il direttore d’orchestra con Beatrice. Piazza della Signoria, con Dante seduto sul gradino su cui
aveva ricevuta la partitura all’ultimo istante, così da essergli egli suol abbandonarsi ai suoi sogni; scena caratteristica dell’ambiente
e dell’epoca e, forse, con Beatrice che passa. Poi, circa sei quadri coi
mancata la possibilità di esaminarla e studiarla. All’atto pra­ più salienti episodi : Ugolino, Paolo e Francesca, un paio di scene con
tico, un po’ per le ragioni dette, un po’ per l’impossibilità ma­ masse, e finalmente l’ascensione con Beatrice. E, beninteso, in italiano....
teriale di apportare alle parti d’orchestra tutte le modificazioni
richieste, ma sopratutto per la eccessiva lunghezza e difficoltà Un mese dopo, da Cassel:
del lavoro, si dovè rinunciare all’esecuzione. Né il Maestro ac­ Vedrò s’è il caso di scrivere a D ’Annunzio. Penso che forse l’idea
consentì a sostituire quella composizione con altra, come gli era di un Leonardo sarebbe migliore che quella di un Dante. Ma tu hai
stato proposto. Aveva voluto « sentire » la Fantasia, e lo scopo ragione : Moi, je raisonne trop. Credo, dopo tutto, che queste interru­
era stato raggiunto, anche se negativamente. zioni di lavoro servano a maturarmi e a chiarirmi a me stesso....

In attesa che gli eventi lo maturino, e più che altro per te­
nere il cervello in esercizio, il Maestro schizza uno Scenario
ANCORA D ANTE E LEONARDO (1913) per Balletto, di cui il titolo sembra dover essere La Danza della
vita e della Morte. Il canovaccio, tracciato in ogni particolare e
Sogna la grande opera nazionale italiana. — Lo scenario per « La danza della pieno di scene affascinanti, avrebbe poi dovuto essere, nella mag­
vita e della Morte ». — Altri colloqui con D ’Annunzio. — Incontro col fu ­
gior parte, rivestito di musiche già esistenti e adattate per l’oc­
turismo italiano a Parigi. (Marinetti, Boccioni).
casione L
Londra, 25 gennaio 1913. D ’Annunzio, intanto, risponde con telegramma alla lettera
(Busoni a Gerda). di Busoni, invitandolo ad un incontro.
E questo avviene il 22 giugno a Parigi, nell’abitazione del
Questa lettera sarà un piccolo documento circa un’idea che può es­ Poeta, Via Bassano, 11. Il Maestro ce ne offre i particolari in1
sere, per me, molto importante. Al presente mi sembra di poter affer­
mare che col « Notturno Romantico », la lista dei miei lavori preparatori
è completa (il che non significa che col mio « quotidiano progresso » 1 Questo canovaccio è contenuto nelle sue linee maestre in una lettera
del 6 marzo alla moglie.
120 GUIDO GUERRINI
FERRUCCIO BUSONI - LA VITA 121
una spassosissima lettera. D ’Annunzio, pallido e assorto, drap­ Sempre a Parigi, il Maestro incontra Marinetti e Boccioni
peggiato in un kimono giapponese, appare a Busoni come « Me- da cui riceve la spiegazione di quella che era l’arte futurista di
fistofele che riceve lo scolaro ». E gli annuncia che sta proprio allora e in particolar modo la « scultura futurista ».
scrivendo un libro intitolato « L’uomo che rubò la Gioconda ». E sembra che il Maestro non solo sappia penetrare la nuova
Gli confida quindi, con tutta serietà e con abbondanza di par­ teoria, ma la condivida in parte, divenendo poi uno dei più
ticolari, che il quadro della Gioconda (rubato giorni prima al ferventi ammiratori del Boccioni1. A conclusione delle sue im­
Museo del Louvre) è in suo possesso; lo stesso ladro glie l’ha pressioni di quei giorni, scrive : .« Paragonato con 4questa ’ arte
consegnato nella sua Villa d’Arcachon. Così egli ha vissuto per e con l’incarnazione di Monna Lisa amante di D ’Annunzio, il
ben quattro giorni con Gioconda; la quale però, e non sa Pierrot Lunaire di Schönberg è un’insipida limonata ».
spiegare per qual misterioso incantamento, al quinto giorno è
svanita, così che sulla tela è rimasto soltanto lo sfondo. « E nello
sfondo il sorriso di lei »....
Questo d’annunzianissimo racconto aveva forse lo scopo di LA FANTASIA IN D IA N A
« abbagliare » il musicista o di farlo trasecolare? Ma Busoni era
empolese, cioè due volte toscano. Il racconto lo divertì immen­ Prevalenza del mezzo armonico su quello contrappuntistico. — Purificazione dello
samente; ma gli fece anche comprendere, una volta di più, come stile. — Su « La melodia ». — Le basi estetiche dell’arte contemporanea.
gli ideali d’arte suoi e del Poeta fossero inconciliabili in
un’opera d’arte quale Busoni sognava il Leonardo>. Né d’altra
Segue un periodo di intenso lavoro creativo e meditativo.
parte sembrò che D’Annunzio approvasse nemmeno il soggetto,
Come tutti i veri artisti, Busoni sente, negli anni della piena ma­
poiché durante il colloquio ebbe a dire: « Né a Gesù né a Leo­
turità, che soltanto l’essenzialità ha un autentico valore e che
nardo oserei prestare le mie parole ».
ogni inutile ciarpame, formale o interiore che sia, appesantisce
Il Poeta si opponeva a questo dramma sopra tutto per la
e immiserisce l’opera d’arte. L’aver dedicato tanta parte della
mancanza di passione e di sentimento in Leonardo. « £ un cer­
propria attività spirituale allo studio di Bach non lo ha fuor­
vello nato da uno scheletro, come una luce accesa dentro una
viato. Egli anzi si allontana gradualmente da ogni forma contrap­
lanterna ». Ma quando Busoni gli espresse l’idea di fare di puntistica o polivoca per immergersi sempre più a fondo nell’ar­
Leonardo un Faust italiano, egli cominciò a intravvederne la
monia, intesa come sostegno di una grande melodia. Anche in
possibilità. « Non un Leonardo storico, ma simbolico. Il Mistico
questi anni, pur lavorando al II volume del « Clavicembalo ben
deve aleggiare su tutto. Una serie di quadri senza connessione temperato » (del quale darà infine una interpretazione quasi di­
drammatica ».
remmo « divinatoria », indicando allo studioso ciò che dell’opera
A questo colloquio ne segue un altro. Ma da quanto ce ne
vi è « al di là » della nota scritta), si allontana ancor più dallo1
riporta il Maestro, possiamo dedurre che i due cervelli, seppure
entrambi ottimi conduttori d’elettricità, messi a contatto non
davan scintilla. 1 II B. fu uno dei primi a comprare opere del Boccioni. La più importante
La relazione di questo incontro una sola cosa ci conferma: di esse — La città moderna (?) — e il ritratto del Maestro furono acquistati or
non è molto dal Ministero della Educazione Nazionale per la Galleria d’Arte Mo­
che il chiodo fisso di Busoni era pur sempre uno solo: Faust. derna di Roma.
122 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA I 23

stile bachiano. Attraverso la Berceuse e il Notturno sinfonico, Questa concezione, fissata nel 1912, quando cioè una parte
già ci offre la visione della sua nuova maniera. Ora poi, con dei più raffinati musicisti conducevano una vera crociata contro
la Fantasia indiana, questa nuova estetica si afferma e si fa più la melodia, in esclusivo favore del sinfonismo e dell’espressioni­
palese. L’italiano, con la sua necessità di esprimersi orizzontal­ smo, ci conferma sulla precocissima visione busoniana di quello
mente e non verticalmente, con nel sangue la tradizione della che, a distanza di trent’anni, doveva divenire canone fondamen­
melodia armonica, urge in lui sempre più imperioso. La Fan­ tale dell’estetica musicale. In una parola, Busoni seppe preve­
tasia indiana non si serve, è vero, di melodie all’italiana, ma di dere, predire e realizzare, anticipandole di sei lustri almeno,
temi indiani; pure se ne serve alla maniera nostra: voce che le basi della musica a noi contemporanea.
canta, sopra un sostegno puramente armonico. Il lavoro procede
faticosamente, perché i temi da trattare sono di scarso rendi­
mento musicale e spesso di corto respiro. Occorre « lavorarli » BOLOGNA (1913)
e manipolarli liberamente, sia pure togliendo ad essi una parte
del loro sapore esotico. Ma intanto la partitura cresce limpida Glorie musicali bolognesi. — Progetti di restaurazione. — Disillusioni. —
e tersa, quasi sempre trattata a strumenti puri, cioè escludendo I concerti sinfonici. — Giro di concerti sinfonici nella penisola. — Terzo
viaggio in Russia. — L’edizione dell’opera pianistica di Bach. — Il conflitto
impasti ed amalgami. Musica, in somma, fine a sé stessa.
europeo.
Le pesantezze della partitura wagneriana, allora modello al
novanta per cento dei musicisti, gli fanno orrore. Levigatezza, Nella primavera del 1912 Busoni si reca ancora una volta
trasparenza, eleganza sono base della sua nuova maniera. La sua in Italia per un giro di concerti e vi ottiene, finalmente, una col­
mente si rivolge, come abbiamo detto, alla melodia anziché al lana di trionfi che portano il suo nome alla popolarità, procu­
contrappunto, ma « la melodia » è già intesa da lui in modo randogli, fra i musicisti italiani e specialmente fra i giovani,
nuovo e moderno. un folto gruppo di seguaci entusiasti. Il Maestro sente final­
mente che anche l’Italia musicale può avere una sua resipi­
Sto di nuovo fissando qualche pensiero sulla melodia.... Melodia scenza, riscattandosi da quella esclusiva passione pel melodram­
assoluta: una sequenza di intervalli ascendenti o discendenti, che siano ma che, agli occhi degli intellettuali di allora, costituiva la
organizzati e muovano ritmicamente. Essa contiene in sé un’armonia grande colpa degli italiani1; vede diminuita la distanza che lo
latente, riflette una maniera di sentire. E tutto ciò può esistere senza di­
pendere da un testo a cui chiedere espressione e senza accompagna­ aveva separato fino allora dai suoi connazionali, e risorge in lui
mento di voci. All’atto della realizzazione, la scelta del tono e dell’istru- la speranza di poter ritornare fra essi a compiere opera di ele­
mento non porta alterazione alcuna alla natura del suo essere. La me­ vazione spirituale. Proprio in quei giorni il Maestro Marco En­
lodia, da prima indipendente, si unì successivamente all’armonia accom­ rico Bossi aveva lasciata la Direzione del Liceo Musicale di
pagnante e più tardi si mescolò con essa inseparabilmente. Recentemente Bologna, perché chiamato alla Direzione del Liceo di Santa Ce­
lo scopo della musica polifonica (che è sempre in progresso), fu quello
di liberarsi da questa unità. In contradizione alle convinzioni profon­
cilia a Roma, cosicché il posto era rimasto vacante.
damente radicate, deve esser mantenuta nella polifonia quella melodia Per Bologna il Liceo Musicale è, insieme al Teatro Comunale
che si espande continuamente, che cresce in vastità e capacità d’espres­
sione e che alla fine deve divenire il più potente elemento della compo­ 1 Oggi questa passione viene già interpretata più come legittimo attacca­
sizione. mento alla tradizione che come deficienza.
GUIDO GUERRINI
124 FERRUCCIO BUSONI - LA VITA 125
e all’Università degli Studi, ricca fonte di legittimo orgoglio. allarma dover trasferire il proprio campo d’azione in Italia, dove
Fondato dal famoso Padre Martini, che per mezzo secolo do­ abitudini, preparazione, sensibilità, tradizioni, sono così diverse
minò con indiscussa autorità tutta l’Europa musicale erudita; dall’ambiente nel quale ha vissuto e operato finora; lo addolora
ne sono stati direttori musicisti di vasta rinomanza, dal Padre infine di dover lasciare, almeno per lunga parte dell’anno, la
Mattei al Mancinelli, dal Martucci al Bossi. Fra gli insegnanti sua bella casa di Berlino, con la ricca biblioteca, e la raccolta
vi sono stati nomi importanti ; il Comune 1 cercava di accen­ bizzarra ed eteroclita di oggetti e mobili d’arte, il bel salone
trare quanto vi fosse di meglio in Italia, per mantenere alte le da musica ove riunire amici e discepoli; le tipiche trattorie,
grandi tradizioni dell’Istituto. Era stata famosa la Scuola di le istituzioni culturali, ecc. D ’altra parte lo attrae di Bologna
Canto di Leonida Busi ; famosissimi poi i quattro maestri d’arco 12 quell’aura di mistica intellettualità che ha dato alla città l’appel­
e celebre il Quartetto da essi formato e in nome del quale era lativo di « dotta », coll’antichissimo e glorioso Studio, ove an­
stata fondata dal Martucci quella « Società del Quartetto » che, cora sono fari di civiltà i luminari delle lettere, delle scienze,
fra le primissime in Italia, aveva iniziato la divulgazione della della medicina. Lo attira la visione di una villetta sui ridenti
musica classica da camera. colli bolognesi (finalmente la possibilità di godere il sole della
L’Antonelli prima e il Codivilla poi, con le loro famose sua terra); ma sopratutto lo seduce il miraggio di poter final­
Bande, avevano compiuto opera di attiva propaganda fra il po­ mente intraprendere quell’opera di elevazione spirituale italiana
polo, mentre Mancinelli e Martucci, dal podio direttoriale del che da tanti anni è l’oggetto dei suoi sogni. Chiede ed ottiene
Teatro Comunale, avevano iniziato il pubblico bolognese ai mi­ condizioni di ampia libertà per attendere agli impegni della
steri dell’arte dotta, guidando una delle più perfette orchestre sua arte, ed infine accetta. Siamo all’inizio dell’anno scolastico
del tempo. 1913-14.
La nomina di ogni nuovo Direttore rappresenta quindi per Anche l’esperimento bolognese non riuscì. Busoni aveva
i bolognesi una specie di grossa responsabilità di fronte al sperato di poter finalmente superare ed abbattere la barriera che
mondo. Discussioni senza fine fra i Consiglieri comunali, fra sempre si era posta fra lui e i suoi connazionali. Era giunto a
i musicisti, fra gli appassionati, nei salotti e nei ritrovi. Bologna col cervello traboccante progetti: riformare il Liceo,
È durante l’interregno di Luigi Torchi alla direzione lasciata modernizzandone l’attrezzatura spirituale e materiale; organiz­
vacante dal Bossi, che hanno luogo i concerti pianistici di Bu­ zare concerti che elevassero e allargassero la cultura del pub­
soni. Questi, come abbiamo detto, a Bologna fanatizzano addi­ blico italiano; fondare un’orchestra stabile che, avendo a perno
rittura. Busoni stesso sente in questa dotta e sensibilissima città Bologna, svolgesse la propria attività anche nelle maggiori città
possibilità di sviluppi musicali quali in nessun’altra italiana. delle regioni limitrofe. Le battaglie wagneriane, la riscossa del
I bolognesi, da parte loro, simpatizzano con Busoni. Così è of­ Mefistofele dopo il fiasco della Scala, la piena adesione data
ferta a lui la Direzione del Liceo Musicale. dai cittadini ai concerti sinfonici del Mancinelli e del Martucci,
Dubbi e perplessità tengono sospeso per vari mesi l’animo erano altrettante prove di possibilità spirituali avvenire. Lo stesso
del Maestro. Lo spaventano i grattacapi e le responsabilità; lo Busoni pianista aveva trovato nella città « dotta » accoglienza
e comprensione che gli erano mancate in centri anche maggiori,
1 II presente capitolo fu scritto prima che l’Istituto bolognese passasse alle
dipendenze del Ministero dell’Educazione Nazionale. tanto che la schiera dei suoi ammiratori e seguaci si accresceva
2 Federico Sarti, Angelo Consolini, Rodolfo Massarenti, Francesco Serato. di anno in anno, più a Bologna che altrove. E gli amici erano
126 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA I27

in numero anche maggiore di quanto lo stesso Maestro sospet­ Ora, ad essere sinceri, si può anche convenire che nell’im-
tasse. In ogni città v’era un capo gruppo (a Parma Brugnoli, mediato anteguerra (e qui ci riferiamo, s’intende, alla guerra
a Venezia Tagliapietra, a Firenze Boghen, a Napoli Longo, a 1915-18) le condizioni spirituali non fossero, in Italia, molto di­
Bergamo gli Anzoletti) che faceva propaganda di ammirazione verse da quelle che il Busoni denuncia. La vita intellettuale era
e seminava entusiasmo sul cammino del grande pianista. Ma Bo­ riservata a pochi ed anche questi non peccavano per eccessiva
logna, fra tutte, era la città ove più numerosi si contavano gli larghezza di vedute. La musica classica aveva rari amatori, più
ammiratori e gli amici: da Arrigo Serato a Ottorino Respighi, appassionati che colti; poche erano le Società di Concerti da
da Francesco Vatielli a Luigi Torchi, da Cesare Paglia a Mario Camera e coltivavano più l’ammirazione al virtuosismo che la
Corti, da Antonio Certani a Guido Guerrini. fede nel valore dell’arte. Vi era una sola orchestra sinfonica,
Questa volta però, giunto Busoni a Bologna, i primi con­ quella di Roma, che restava in attività pochi mesi dell’anno.
tatti sono tutt’altro che invitanti. Egli si accorge che anche i Tutto il resto dell’attenzione e della tensione musicale era ri­
bolognesi, come tutti gli italiani d’allora, hanno, nella maggio­ volto al Teatro d’opera. Però, se è vero che gli italiani ebbero
ranza, più istinto che sapere. Lo irrita poi enormemente la pro­ per Busoni incomprensione, per non dire ostilità, è anche vero
vincialità delle abitudini, la riservatezza - quasi monacale delle (e questo ci faceva osservare un uomo al di sopra di ogni so­
donne, la meschinità delle consuetudini sociali (specialmente spetto: Augusto Anzoletti) che Busoni ebbe verso gli italiani
per ciò che si riferiva ai rapporti fra uomo e donna), le preven­ un imperdonabile torto: pretenderli diversi da quello che sono.
zioni, le scontrosità, ecc. Il Busoni, insomma, che pure aveva così marcati tutti i caratteri
Scrive a Egon Petri: positivi e negativi dell’italiano, non seppe tollerare nei suoi con­
nazionali proprio quei difetti che fan matrice alle loro stesse
Vi è [in Italia] altissima intelligenza e cultura fra le persone della
élite, ma una proporzione di imbecilli, di indifferenza e di ignoranza
virtù: provincialità, istintività, impetuosità, scontrosità. E per
terrificante. Vi è inoltre un americanismo nel mondo degli affari e dello quel che riguarda la musica, potremmo anche aggiungere (ma
sport da cui gli ottimisti si aspettano il sorgere di nuove energie......E un questa è opinione personale di chi scrive) che se in Italia si
malanno ancora è apparso: le periodiche visite di direttori d’orchestra fosse continuato a coltivare più particolarmente il Teatro, anzi­
stranieri di second’ordine nelle Sale dei Concerti sinfonici. Gli italiani ché disperdere e annacquare le nostre energie nella musica da
stanno educandosi e conseguentemente scocciandosi, come le donne che
si avventurano nella conversazione intellettuale. Il grand’uomo Tosca­
camera e sinfonica, si sarebbero forse potuti mantenere più in­
nini passa i suoi inverni nel Nord e nel Sud-America. Se egli compisse tegri i caratteri della « nostra » arte, e avremmo evitato quel­
il suo dannato dovere e stesse a casa propria, la gente gli metterebbe l’imbastardimento che inquinò la musica italiana per più di
chissà quali bastoni fra le ruote. Poiché nel sangue degli italiani (e lo trentanni.
si deve alle ristrettezze delle loro città) è l’eredità di un passato troppo A Bologna l’accoglienza al Maestro fu degna di lui, e la
ricco di tradimenti.
deferenza grandissima. I primi attriti si ebbero, dopo pochi gior­
E sullo stesso argomento alla moglie, ancor più crudo: ni, fra il nuovo Direttore e i rappresentanti del Consiglio Co­
munale, più che per colpa loro, per ragioni di bilancio. Busoni
Sono venuto nella mostruosa conclusione che gli italiani d’oggi non
hanno senso d’arte. Essi leggono, ascoltano e guardano male; costrui­
intendeva svolgere il rinnovamento tanto sul piano artistico
scono in cattivo stile e ammobigliano le loro case senza gusto...... Essi quanto su quello organizzativo ed esteriore. Da un lato tonifi­
innalzano una grossa barriera fra ciò che è storico e il presente.... care la parte didattica con l’istituire nuove scuole e nominare
GUIDO GUERRINI
128 FERRUCCIO BUSONI - LA VITA 129
nuovi professori, dall’altro acquistare strumenti, abbellire e ri­ un Concerto per pianoforte e orchestra di Saint-Säens [pianista
mettere in luce d’arte il bellissimo monastero che ospita l’Isti­ Egon Petri], e in più qualche composizione moderna fra cui la
tuto, impiantare la luce elettrica (si andava ancora a gas e a Suite della Sposa sorteggiata). Di consueto soltanto la VII di
candele) e il riscaldamento centrale, riordinare la ricchissima Beethoven.
Biblioteca, rinnovare i vecchi servizi igienici, ecc. ecc. Durante Da ciò appare chiaro che Ferruccio Busoni, nel compilare
le precedenti trattative — lunghe e complicate — fra il Maestro i programmi, seguiva un suo piano ben preciso, logico e
e il Comune, questo aveva fatte molte promesse e date molte ponderato, che aveva per iscopo « una graduale preparazione »
assicurazioni che poi, a contatto di bilanci, ci si avvede di non del suo pubblico, e presupponeva un ulteriore e razionale svol­
poter mantenere se non in parte. A peggiorare la situazione gimento, con cui condurre poco a poco gli ascoltatori alla com­
capita inoltre, con l’avvento al potere dei socialisti, un cambia­ prensione e quindi alla passione della musica contemporanea.
mento di Amministrazione Comunale, e i nuovi padroni han Per la verità, la musica moderna non era allora, come non
ben altro pel capo che le cose dello spirito. 10 è ora, né pei bolognesi, né per i pubblici di tutto il resto
Avviene così che il Maestro, giunto a Bologna col sogno dell’universo, pietanza molto ricercata. Nessuna meraviglia dun­
di una miracolosa trasformazione del Liceo Martini in Istituto que se la Suite della Sposa sorteggiata, che rappresenta anche
Modello, dopo vari mesi deve accontentarsi di un solo rin­ ora una delle più ardite concezioni della musica contemporanea,
novamento: quello dei servizi igienici. restò un po’ indigesta al pubblico bolognese, che nondimeno
Per farsi perdonare dal Maestro le involontarie delusioni l’accolse con deferenza, in un successo di stima.
inflittegli nel campo materiale, Bologna gli affida il compito Più arcigna fu l’ostilità a Busoni come direttore d’orchestra.
di riorganizzare la città musicale; lo si nomina membro del Co­ Due cause e tutte e due apparenti, furono contro di lui: l’essere
mitato per il Teatro, gli si conferisce la Presidenza della Società egli un famosissimo pianista, e il non possedere quella che si
del Quartetto, e gli si offre anche la direzione artistica di un chiama l’estetica direttoriale.
ciclo di concerti sinfonici da tenere ogni anno al « Comunale ». Noi siamo certi che se Busoni fosse giunto al podio come
È questo, per Busoni, il primo passo verso la realizzazione del uno sconosciuto qualunque, il pubblico, pur senza andare in de­
suo progetto di orchestra stabile; e vi si getta anima e corpo. lirio, lo avrebbe tollerato e forse anche apprezzato. Ma egli era
Nella primavera del 1914, infatti, si hanno i primi concerti or­ quel Ferruccio Busoni che alla tastiera trascinava il mondo,
chestrali, che il Maestro stesso dirige, e coi quali si compie poi era il pianista affascinante, il virtuoso-tipo. E un raffronto fra
un giro per varie città d’Italia. 11 risultato dei due mezzi d’espressione era inevitabile. Ascol­
Ma anche qui altro cozzo, e questa volta bicornuto. I pro­ tandone le interpretazioni orchestrali, il pubblico non poteva dis­
grammi compilati da Busoni sono giudicati ostici e indigesti; e sociare il pensiero da quelle pianistiche; vedendolo sul podio
l’impressione che Busoni produce come direttore d’orchestra è direttoriale, aveva l’impressione di essere defraudato di qual­
poco meno che disastrosa. cosa che gli spettava. Era frequente il caso che, alla fine di una
Per quanto si riferisce al primo appunto, va detto che i esecuzione sinfonica, varie voci del pubblico reclamassero il Mae­
bolognesi ebbero torto. È vero che i programmi erano formati stro « al pianoforte! ». E nessuna offesa era più atroce per Bu­
di musiche poco note, e in parte anche moderne e modernissime. soni, il quale ad essere buon direttore d’orchestra teneva molto
(L'Aroldo in Italia di Berlioz, alcuni Poemi Sinfonici di Liszt, di più che ad essere, com’era, il più grande pianista del mondo
9. — Ferruccio Busoni.
I3O GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA I3I
L’altra deficienza direttoriale era, come abbiamo detto, quella le spese, e non vi è che un mezzo: quello dei Concerti. Suonare
« estetica ». Anche Busoni aveva il gesto parco, timido, schivo il pianoforte qualche mese all’anno, per lavorare poi in pace
da ogni teatralità, quasi pudibondo, che hanno in genere tutti il resto del tempo.
i compositori, da Strauss a Strawinsky, da Sibelius a Respighi, È venuta a tentare nuovamente il Maestro la proposta di
da Pizzetti a Zandonai. E questa è, per il pubblico, deficienza un giro in Russia e di uno in America. Egli, sapendo già troppo
imperdonabile. Ben pochi riconoscevano in lui lo stilista e l’in­ bene che cosa significhi l’America, terminato il giro di Concerti
terprete di grandissima classe. in Italia, parte per la Russia, ritornando a Bologna per presen­
Fra gli altri progetti ideati da Busoni per la riforma di Bo­ ziare agli esami. Alla fine di giugno riparte per Berlino a tra­
logna musicale, fu anche la trasformazione in Sala da Concerti scorrervi le vacanze.
di quella palestra di ginnastica che ha sede nella chiesa di Santa Frattanto è stata dichiarata la guerra e, seppur l’Italia sia
Lucia, in via Castiglione. Progetto che avrebbe potuto dare final­ rimasta neutrale, il suo atteggiamento politico lascia facil­
mente a Bologna una Sala degna delle sue tradizioni, ma che, mente prevedere una partecipazione al conflitto a fianco delle
fatti piani, disegni, riunioni, sopraluoghi, preventivi, rimase allo potenze alleate. Busoni cerca di dimenticare la bufera, lavorando
stato embrionale. Tutto considerato, il Maestro ebbe l’impres­ accanitamente, insieme a Egon Petri, alla edizione di tutta l’ope­
sione di perdere il suo tempo. La vita del Liceo poi, lo irritava ra pianistica di G. S. Bach. Tuttavia l’abitare in quel tempo e
per le tante meschinità che troppo spesso s’inframmettono ine­ in quel frangente a Berlino, diviene in breve, per lui italiano,
sorabilmente in tutte le idealità artistiche. Molti professori, insopportabile disagio.
abituati alla serietà, austerità, solennità dei precedenti Diret­ L’America può rappresentare una via d’uscita. Chiede dun­
tori, trovandosene fra mani uno che aveva in dispregio ogni que a Bologna un anno d’aspettativa (com’era nei patti) e firma
formalismo ed esteriorità, gli divennero ostili. Così, anche fra il contratto.
gli alunni, i più, non sapendo discernere l’oro dall’orpello, si
schierarono coi loro insegnanti. Gli rimase fedele solo una esi­
gua minoranza di professori, di musicisti e di allievi; ma que­
sti gli si diedero con entusiasmo e fede garibaldini, cercando, IL LIBRETTO DEL DOTTOR FAUST
(24-31 G en n a io 1914)
sia pure invano, di lenire i disagi e far meno aspri gli attriti.
Non occorre dire che le opposizioni, difficoltà e vischiosità
di cui si è detto, frenarono a poco a poco in Busoni ogni im­ Prima di salpare, però, e proprio in quegli otto giorni fra
peto d’entusiasmo. Inoltre, lo stipendio percepito per la sua ca­ Natale e Capo d’Anno del 1914, l’idea originale, quella che do­
rica, pure essendo altissimo nei confronti di quelli assegnati ai veva essere « tutt’altra cosa » da quella di Goethe, sorse d’un
suoi predecessori, ben poco basta alla liberale esistenza del Mae­ tratto nella mente del Maestro, e il libretto del Dottor Faust fu
stro, che ha gusti e abitudini da gran signore della Rinascenza. scritto di getto. Egli poteva partire per il Nuovo Mondo con
Egli conserva il suo bell’appartamento di Berlino, dove si reca un’opera di più sul telaio, l’opera che dovè essere la sua ultima
di frequente per veder la famiglia, e una villa ha affittata sui e la sua maggiore.
colli di Bologna, continuando però ad abitare in un grande al­
bergo di città. Bisogna dunque controbilanciare in qualche modo
GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA 133
132

contare sul suo posto di Bologna, perché nel frattempo fra lui
e l’Amministrazione Comunale è avvenuta completa rottura. Bu­
soni ha chiesto ai bolognesi una collaborazione « materiale » che
QUINTO VIAGGIO IN AMERICA (1915)
è al di là delle loro possibilità finanzairie; l’amministrazione a
Eterno conflitto con la mentalità americana. — Il più grande mercato pianìstico sua volta ha preteso da Busoni un’assistenza e una presenza che la
del mondo. — « La fantasia Indiana ». — Il « Rondò Arlecchinesco ». — sua fama e la sua posizione di concertista non gli consentiranno
L’Italia in guerra. — Ritorno in Europa. mai. Così, dopo vari « ultimatum », egli è stato sostituito.
Il Maestro spera di ricevere da qualche altra città italiana
Il 20 gennaio giunge a New York insieme a Gerda e ai l’invito che gli consenta una decorosa sistemazione. Ma unica of­
due figlioli. ferta è quella di una misera classe di pianoforte al Liceo Santa
Il pensiero della guerra lo assilla e lo tormenta. Scrive a Egon Cecilia in Roma. Se ne sente avvilito ed offeso, e cerca ri­
Petri: fugio altrove.
N A Bologna però, — deve essere detto — rimane un gruppo
C h e cosa ci asp etterà anco ra? Q uesto, stato d ’incertezza, d o p o dieci di fedeli. Sono quegli stessi che dalla sua morte non cessano
an n i d ’in in te rro tto e co stru ttiv o lav o ro al clim a d ella m ia p iù v itale
energia, è il p iù d u ro co lp o d a so p p o rtare.
di operare perché in Italia sia divulgata l’opera di Lui L

L’America fa al Maestro accoglienze grandiose, ma queste


non bastano a riconciliarlo con gli americani, « Anche in guerra,
l’Europa è di gran lunga migliore! ». Immaginarsi poi la de­ IN TERRA NEUTRALE
pressione morale durante i Concerti nel West, che si protrag­
Un nuovo cenacolo. — Direttore dei concerti di Zurigo. — D i Beethoven. —
gono per più di due mesi! E al suo ritorno a New York trova Quattro concerti pianistici dedicati a Bach, Beethoven, Chopin, Liszt. — D i­
le cose ancora peggiorate. Vi sono colà più di venti grandi pia­ rige un concerto all’Augusteo. — Boccioni fa un ritratto a Busoni. —
nisti (fra cui Bauer, Friedberg, Grainger, Hambourg, Hofmann, Calunnie internazionali.
Joseffy e persino Saint-Saëns), col resultato che « nessuno va
più a sentir concerti di pianoforte ». Non avendo trovato possibilità di sistemazione in Patria,
Nonostante le fatiche e le preoccupazioni, il Maestro ha por­ e d’altra parte repugnando a lui italiano di continuare a vivere
tato a fine il Clavicembalo, le Goldberg Variations e, di proprio, in Germania, Busoni non vide altra via di scampo che rifugiarsi
La Fantasia indiana e il Rondò arlecchinesco. in terra neutrale; e fra i pochi Paesi ancora estranei al conflitto,
Nel maggio, anche l’Italia essendo entrata in guerra, Busoni scelse la Svizzera, come quella che gli offriva più probabili la
decide di rientrare in Europa. Lo trattengono ancora per qualche tranquillità e il lavoro. Non già che il Maestro sentisse at­
mese insistenze di amici (che gli fanno sperare fra l’altro in trazione per le bellezze naturali di quel Paese (il Busoni non1
una esecuzione dell 'Arlecchino al Metropolitan) e lusinghe di
impresari. A fine settembre, lasciato in America il figlio Ben­ 1 Per ciò che riguarda il soggiorno di F. B. a Bologna, il lettore può
venuto (che, nato a Boston, aveva diritto di cittadinanza ame­ prendere visione anche di un articolo: G. G uerrini, F. B. nei ricordi bolognesi
di un discepolo, pubblicato nella « Rassegna dell’Istruzione Artistica », gennaio-
ricana), riparte con Gerda e Lello per l’Europa. Non può più marzo 1934, Roma.
GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA I35
134
ha mai sentito la poesia dei campi e quella elvetica sarebbe stata, Liszt. Essendo poi l’Andreae richiamato alle armi, volle che fosse
semmai, troppo oleografica per i suoi gusti), ma optò per la il Busoni a sostituirlo nella direzione dei concerti d’abbonamento.
Svizzera soltanto perché lassù sperava di trovare quell’isola­ Così che il Maestro si trovò nuovamente a capo di una grande
mento spirituale di cui « gli sembrava » di aver tanto bisogno. orchestra e di una importante istituzione di concerti.
E diciamo « gli sembrava », perché poi, in fondo in fondo, la Nel febbraio inizia il suo lavoro direttoriale con un concerto
vera attrazione della Svizzera era invece costituita per lui dal dedicato interamente a composizioni sinfoniche di Liszt: i Pre­
fatto che essa era divenuta un affollatissimo centro internazio­ ludi, il Concerto in la min. (esecutore Egon Petri), il Paust.
nale. E Busoni si sente a suo agio soltanto se a contatto con Meno divertenti per lui i concerti che seguirono (i programmi
uomini di lingua, di abitudini, di latitudini diverse. Il conver­ erano stati fissati in precedenza), dovendo dirigere il Concerto
sare in quattro o cinque lingue, su argomenti che trattino sol­ per violino di Ciaikowsky (che non gli era simpatico), XAddio
tanto di cose dello spirito, senza barriere di confine, senza li­ di Wotan («O h questi eroi, come dice Heine, che hanno il
mitazioni o restrizioni, ha sempre costituito per Busoni il più coraggio di cento leoni e il cervello di due scimmie »), la Sin­
profondo godimento. fonia Italiana di Mendelssohn (una delle poche composizioni
In Isvizzera il suo nome è ben conosciuto. Ma egli non spera romantiche rimaste ancora nella simpatia del Maestro), il Rondò
di trovarvi né amici né ammiratori. Giunto invece a Zurigo verso arlecchinesco, l’Eroica, ecc.
la fine di ottobre, vi è accolto con ogni deferenza e anche là (Fra parentesi. A proposito dell 'Eroica troviamo una strana
gli si forma presto d’intorno una piccola corte di seguaci, in lettera a Egon Petri, la quale ci rivela come, dopo tanto scon­
massima parte giovani. Affitta una villetta sulla collina in vista finato amore pel grande di Bonn, sorgesse ora sulla sua opera
del Lago e vi si ritira per annegare nel lavoro il disgusto accu­ qualche punta di dubbio. Eccola:
mulato durante il soggiorno statunitense, e soverchiare il disagio L ’atteg g iam en to latin o risp etto a ll’arte, con la su a fre d d a serenità
morale che gli danno il forzato esilio e gii orrori della guerra. e la sua insistenza sul risp etto d ella form a, m i rinfresca. F u soltanto
Lavora alla partitura di Arlecchino e all’edizione di Bach : « Che con B eethoven che la m usica acquistò q u e ll’espressione b ro n to lo n a e ac­
cig liata ch e era sì abbastanza n atu rale alla sua persona, m a che forse
cosa può sopravivere alla guerra, se non l’arte? ». avrebbe do v u to rim anere n e ll’o rb ita della sua so litu d in e. [— P erché
Fra i pochi amici, fedelissimo e devoto gli fu in quel tempo siete di così pessim o u m o re? — vien fatto spesso di chiedergli, special-
il Dottor Volkmar Andreae, direttore dell’orchestra Municipale m en te n el secondo p e rio d o ]).
di Zurigo, il quale, figlio di madre italiana ma di cultura so­
Dopo i concerti orchestrali, il Maestro tenne quattro concerti
lidamente germanica, poteva come pochi comprendere ed amare pianistici, dedicati rispettivamente a Bach, Beethoven, Chopin,
il Maestro, che gli ricambiava amicizia e stima. Andreae, uomo Liszt, ribadendo in tal modo la norma di dedicare le sue virtù
di elettissimo spirito e dispregiatore di ogni meschina vanità d’interprete all’arte e alla cultura, e non più al vano virtuo­
personale, aveva dedicato tutto sé stesso all’elevazione spiri­ sismo.
tuale del suo Paese. Nel maggio, una corsa in Italia, per dirigere un concerto
Egli offrì subito al Maestro piena collaborazione, sì che in all’Augusteo, riapre le antiche piaghe. — « Soltanto due giorni
gennaio Busoni potè tenere il suo primo concerto con l’orche­ fa mi pervenne il resoconto della ‘ Tribuna’ sul Concerto di­
stra, diretta dallo stesso Andreae, eseguendovi il Concerto in retto da me all’Augusteo. Esso rivela ben poca benevolenza; e
mi hem. di Beethoven, la Fantasia indiana e la Todtentanz di
I36 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA
I37
se anche volessi consolarmi con l’ignoranza evidente che traspa­ avesse presa la cittadinanza elvetica. Pochi mesi dopo, uno scritto
re dall’articolo, pure ciò non varrebbe a cancellare l’ovvia mala del Direttore del Teatro de la Monaie di Brussell dava la falsa
intenzione di chi lo scrisse.... È ingiusto il maltrattarmi così! » — notizia, sul « Journal de Genève », che Busoni aveva tenuto un
(Lettera ad A. Serato, 12 maggio 1916). Concerto a Brusselle per desiderio dell’autorità tedesca. L’amico
A ritemprarsi e a rasserenarsi, nell’estate, dal giugno in poi, Da Motta smentiva la cosa, in lettera aperta sullo stesso gior­
il Maestro fu ospite, a San Remigio di Pallanza, del marchese nale, ma ormai la calunnia aveva preso il vento e raggiungeva
Silvio della Valle di Casanova, [Link] bella cultura che si i giornali italiani. Busoni, pur non degnando di intervenire per­
era avvicinato al Maestro attraverso certi manoscritti inediti di sonalmente in tale ignobile fangaio, scrisse a Émile Blanchet di
Liszt che erano in suo possesso. Era pure ospite di San Remigio Losanna una lettera in cui non solo l’amarezza è mal contenuta,
Umberto Boccioni; così che una più calda e aperta amicizia si ma da cui trasuda un giustificato sdegno.
riaccese fra i due artisti, che passarono in intimità spirituale
quasi un mese, durante il quale il Boccioni fece il ritratto al
T u tto il m o n d o è paese. O v u n q u e si tro v an o d ifetti, o v u n q u e si
Maestro 1. tro v a n o — v o lendo — qualità. T u tte le N azio n i, p rese in m assa, sono
Questa gioia però ebbe breve luce, ché il pittore, richiamato an tip atich e (sì, tu tte!), m a ciascuna p ro d u ce p erso n a lità « d ’eccezione ».
alle armi nel luglio, morì nell’agosto al fronte, cadendo da ca­ P e r q u esta sola e im p o rtan tissim a rag io n e m i sem brerebbe m iserevole
vallo. E mentre i giornali italiani e svizzeri parlarono di lui, cosa cam biare la nazionalità, dacché n o n è ancora stato pro v ato che q u a l­
cu n a (tu tte com prese) sia m eg lio d elle altre. P e r ciò io « n o n » m i sono
esaltando più l’eroe che l’artista (del quale ben pochi avevano fa tto svizzero e voi p o te te fa re questa sm en tita a P arig i, se la g en te d à
compreso il genio), Busoni, nel suo profondo dolore, tessè nella a ciò così g ra n d e im portanza. È g ià abbastanza esser nati con u n a nazio ­
Neue Zürcher Zeitung l’elogio funebre dell’amico scomparso, n a lità appiccicata sulla schiena!
rendendo di pubblica ragione una delle sue ultime letterè dal
P enso p erò — scrive al P h ilip p — ch e la m ia arte si sia affinata e
fronte. che essa esprim a tu tto ciò ch e « di buono » rim an e d e n tro di m e.
Posso so ltan to rin g ra z ia rti p e r averm i d ato il co rag g io di so p p o r­
ta re questa sp aventevole esistenza........D o p o u n a ta le prova, io te rrò in
to ta le disprezzo tu tto ciò ch e n o n sia la m ia arte. N u lla è p iù te rrib ile
Tutto questo episodio, malignamente gonfiato, deformato,
che l’arte. T u tto ciò ch e io sto facen d o o ra è n u lla al c o n fro n to di u n a falsato, e la lettera riportata, acuirono le accuse di antitalianità
g iu sta p en n ellata, 0 d i u n ’arm o n io sa lin e a d i versi, o d i u n a p p ro p riato che già in precedenza erano state mosse a Busoni.
accordo.... Dedicheremo alla « Italianità di Busoni » un capitolo di que­
sto libro, e diranno le sue stesse parole di quale amore egli
Come si vede, al disopra dell’eroe era in Boccioni l’artista,
amasse la sua Patria. Qui ci basti accennare di sfuggita. Av­
e Taverne trascurato l’essenziale aspetto aveva indignato il Mae­
venne a Busoni ciò che troppo spesso avviene ad uomini di
stro, che detestava le impertinenze e le ipocrisie della stampa.
grande intelletto, i quali vedono interpretato come atto ostile
Egli stesso, del resto, da qualche tempo ne era vittima. Non
verso la propria Terra il dolore di scorgere nei propri conna­
appena giunto in Isvizzera, si cominciò a vociferare che egli
zionali, oltre alle virtù, anche le deficienze e di denunciarle aper­
tamente. L’amore per la Patria è come l’amore per la donna:
1 II ritratto è stato recentemente acquistato dal Ministero dell’Educazione guai all’uomo che, innamorandosi, dall’amore rimane accecato.
Nazionale per la Galleria d’Arte Moderna di Roma.
GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA
138 I39
dell’arte » sono ispirati, come forma, spirito e andamento, an­
che i due libretti, opera dello stesso Busoni. La prima rappresen­
TURANDOT (1916) tazione ha luogo ITI maggio 1917.
L’accoglienza fu calorosa e le due opere ebbero poi molte
« Arlecchino » è terminato. — La fiaba del Gozzi diviene opera teatrale. — La riprese sui teatri tedeschi, vivo e morto l’autore. Dovevano però
prima esecuzione di « Arlecchino » e di « Turandot » al Teatro dell’Opera di
Zurigo (11 maggio 1917). — La guerra pesa sugli animi.
trascorrere ancora 24 anni perché esse fossero eseguite in Italia.
Ed è proprio ad Arlecchino e a Turandot che si deve se il nome
di Ferruccio Busoni, circoscritto finora al solo ambito della let­
In agosto Arlecchino è finito e se ne progetta l’esecuzione
teratura pianistica, va, anche nella sua Patria, conquistandosi,
al Teatro dell’Opera di Zurigo. Ma questo Capriccio in un solo
gradino per gradino, un’alta cima di dominio.
atto non basta a far serata e occorre abbinarlo con altra opera.
L’esistenza statica e monotona di Zurigo diviene intanto ogni
Il Maestro allora, per risparmiare al pubblico l’ambiguità di giorno più deleteria per l’animo del grande giramondo. Il
uno spettacolo con la musica di due autori diversi e a sé il 1° aprile 1916, suo cinquantesimo anniversario, facendo come al
disagio inevitabile in certi accostamenti, pensa di sviluppare la solito il bilancio dell’opera compiuta e di quella da compiere,
musica di Turandot e trarre, dalla Suite, un’opera di teatro. Di sembra al Maestro che la sua vita sia stata gettata inutilmente e
tutta la produzione di Ferruccio Busoni, questa fu certo l’opera che ormai sia troppo tardi per compiere la grande massa di lavo­
che gli costò minor fatica e gli procurò più lieta gioia di crea­ ro che ancora gli lievita dentro. Sebbene circondato da buoni
tore. In cento giorni le trecento pagine della partitura furono amici, il Maestro si sente solo perché isolamento gli sembra il
compiute, e la fantasiosa vicenda gozziana ne uscì rivestita di non vivere in grandi metropoli. Si sente inutile, seppure in fer­
musica fresca, scorrevole, vivace, italianissima. E il fenomeno più vida attività, perché il vivere gli appare vano quando non sia in
strano è che quest’opera, composta in esilio, durante l’incubo perpetua comunione spirituale con fluttuanti moltitudini. — « Ho
della guerra e nel periodo forse più nero di tutta l’esistenza nostalgia delle grandi città! » — scrive al Philipp. Gli sono of­
del Maestro, rechi invece i segni di una giocondità e serenità ferte lezioni; gli viene proposta ancora una Classe superiore di
mai prima apparse nell’arte sua, nemmeno nei momenti della pianoforte, ma egli non regge ormai più a guidare i giovani
sua più felice esistenza. lungo quello spinoso cammino ch’egli stesso ha dovuto così fa­
Il che ci prova come il cervello dell’artista sia un congegno ticosamente percorrere. Perfino assidersi dinanzi al pianoforte
imperscrutabile dal quale nascono, si formano e prendono vita perché le mani non arrugginiscano, gli costa indicibile sforzo;
e anima fantasmi e giochi che nessun rapporto hanno col mondo e i suoi concerti si fanno sempre più rari.
esteriore; e come non sia possibile giudicare dall’opera lo stato La guerra gli pesa sull’animo e gli rende penoso anche il
d’animo del creatore. lavoro 1.
* * *
L’insieme di questi due lavori forma una specie di « Com­
1 Dalla fotografìa di quel tempo è evidente il suo deperimento generale,
media dell’arte », in cui la fantasia si alterna alla realtà, la pel quale egli stesso, scrivendo alla moglie, diceva : « Vedi come tre anni di
umanità alla caricatura, la fiaba alla satira. E dalla « Commedia guerra hanno consumato un uomo ».
GUIDO GUERRINI
140
FERRUCCIO BUSONI - LA VITA I4I

si riunisce agli amici e ai discepoli per stordire, magari con un bic­


IL CENACOLO DI ZURIGO (1917) chier di vino, la debilitante nostalgia.
Lavora al Faust1, ma, come già per le altre opere, alterna
Filippo Jarnach. — Sviluppo del « Dottor Faust». — « Die Klavierubung ». — la grande concezione con lavori di minor mole, che gli danno
« Sonatina in dient nativatatis Christi ». — Isolamento e malinconia. — A r­
mistizio. riposo e respiro. Compone così quella deliziosa raccolta di eser­
cizi e studi per pianoforte, pubblicata sotto il titolo di « Klavie­
Al principio del 1917, Da Motta è chiamato a dirigere il rübung ». Gemmata collana di ingegnose combinazioni piani­
Conservatorio di Lisbona, così Busoni perde l’amico e tenta di stiche, nate certamente sotto le dita e per le dita, ma densa di
colmare il vuoto circondandosi ancora una volta di giovani. La trovate armoniche e ritmiche, che rendono quest’operetta inte­
sua modesta casa, come già l’appartamento> di Berlino, diviene ressante anche ai non virtuosi e che, specialmente con certi studi,
a poco a poco cenacolo di discepoli intorno al Maestro. Fra ì offre la chiave di volta per la comprensione di alcune delle più
più devoti è Filippo Jarnach, figlio di un pittore spagnolo ma ardite conquiste armoniche di composizioni maggiori. Dello
di scuola francese, che Busoni chiama il proprio « famulus » e stesso carattere e periodo (fine del 1917) è pure quel gioiello
che diverrà poi allievo, collaboratore e continuatore dell’opera della Sonatina in diem nativitatis Christi, che vorremmo più co­
del Maestro 1. nosciuta e maggiormente eseguita, non foss’altro a riconosci­
Jarnach vive al suo fianco, riduce per canto e pianoforte le mento dei meriti di pioniere che Ferruccio Busoni ebbe nelle
partiture dell 'Arlecchino e di Turandoti segue passo passo il conquiste della musica contemporanea.
nascere e lo svilupparsi del Dottor Faust. Ma un altro fedelis­
simo compagno è inseparabile del Maestro: Giotto, un superbo * * *
San Bernardo. I due formano un caratteristico gruppo che tutti
i zurighesi ormai conoscono, e che percorre ogni sera, verso il Anche il 1918 trascorre così pel Maestro in una malinconia
tramonto, la Bahnhofstrasse che conduce alla Stazione ferro­ sempre più profonda, che nemmeno il lavoro riesce ad alle­
viaria. viare. Si sente solo. Possibile che perfino gli amici lo abbiano
La Stazione è divenuta meta quotidiana del Maestro; spesso abbandonato ? Le sue lettere di quel tempo sono pesanti e tristi ;
vi rimane ore intere ad osservare, assorto e accigliato, arrivi e l’animo, in passato così fanciullesco e primaverile, è ora som­
partenze di treni12. Spesso, allo stesso Ristorante della Stazione, merso da un cupo pessimismo. Il corrispondere con gli amici,
che faceva prima il suo più lieto ristoro, gli è divenuto pe­
noso, perché lo irrita il pensiero che un’altra persona, quella
1 Sarà Filippo Jarnach a terminare il Dottor Faust, lasciato incompiuto da
Busoni. dell’ignoto censore, si frapponga fra il suo pensiero e quello
2 Per la verità, la passione delle locomotive, delle macchine ferroviarie e dell’interlocutore. Tiene rari concerti nelle principali città della
delle stazioni in genere, Busoni l’aveva sempre avuta fin dal tempo della sua
giovinezza triestina; e spesso, anche in altre epoche, aveva fatto meta delle sue
passeggiate e di lunghe soste le Stazioni Ferroviarie, ammirando delle locomo­
tive congegni e innovazioni. Simile in questo, e non soltanto in questo, a Luigi
1 II 29 settembre 1917 B. scrive a Gerda: «Proprio in questo momento,
Torchi (pure Maestro amatissimo di chi scrive), il quale soleva dire che nessuna appena terminata la colazione, ho scritto l’ultima battuta della prima scena della
gioia era per lui più completa che quella di ammirare un bel paio di buoi, mia quarta Opera (Dottor Faust). Ora però debbo rivolgere la mia mente a
un bel cavallo o una possente locomotiva. qualcos’altro, che più urge in questo momento ».
GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA
142 I43

Svizzera, e cerca nel lavoro alla partitura di Faust qualche tre­ Dottor.... per essere rassicurato sulla mia salute. Egli mi scan­
gua all’incubo della guerra. dagliò con ogni cura e decise che tutto in me era a posto ». —
L’armistizio (novembre 1918) dà al mondo un momento di Ma a questo benessere materiale quale travaglio spirituale fa
sollievo. Ogni petto sembra risollevarsi finalmente nel respiro riscontro, quale fermento di idee, di progetti, di dubbi, di aspi­
profondo, così lungamente rattenuto. Ferruccio Busoni, con lun­ razioni! Egli passa dall’uno all’altro lavoro, quasi assillato dal
gimiranza acutissima, già prevede (lettera al marchese Casanova) bisogno di fissare quanto più può delle tante cose che urgono
che la disfatta militare tedesca sarà il segnale per la resurre­ in lui. Faust lo pone continuamente di fronte a nuovi, tremendi
zione della Germania; la rivoluzione renderà finalmente libere problemi. L’angoscia per la lontananza del figlio Benni gli si
quelle anime già troppo a lungo condannate al silenzio. muta ora in orgasmo nella speranza di un prossimo ritorno. S’in­
teressa poi del figlio Lello e delle sue prime affermazioni pub­
bliche come pittore. Ma sempre e sopratutto lo incatena l’arte.
A Gerda:
SI RIAPRONO LE BARRIERE .... H o rig u ard ato la p a rtitu ra di Faust e n e sono so d d is fa tto ; spero che
u n a b u o n a p ro ssim a isp irazio n e m i sp in g a u n bel pezzo avanti. Q u alch e
Lavora al « Faust ». — Riprende il vagabondaggio. — Londra. — Dischi. — La b ran o p o rta la d ata del 1917. M a ogni cosa deve esser resa p iù p e rfe tta
critica comincia a convertirsi. — Incontro con Bernard Shaw. — Parigi. — p ossibile. Q u an d o u n lavoro g iu n g e a fine, l ’au to re h a fatto nel f ra t­
Dimenticato. — Sempre più fiera nostalgia d’ Italia. — Natale a Zurigo tem p o tali progressi che, am m esso che egli pro g red isca in in te rro tta ­
(1919). — Ancora una visita all’Italia. — Busoni compositore in Inghilterra. m ente, il lavoro stesso risu lta superato. Q uesto ci o b b lig a a com inciarne
u n altro e in tal m odo il p rogresso avviene senza ch e m ai si sia d etto
tu tto . (P ro v a n e siano M ichelangelo, G o eth e e V erd i) 1.
Con la conclusione della pace si riaprono le porte del car­
cere. Come addio alla Svizzera ospitale, Busoni tiene a Zurigo, La vita del girovago continua tuttavia ad attrarlo. Spera di
nell’aprile del 1919, cinque esecuzioni pianistiche per illustrare poter abbandonare definitivamente la Svizzera per stabilirsi a Pa­
la storia del Concerto. Parte quindi per Parigi e Londra. rigi, non vedendo ormai più possibile un ritorno in Italia. Ma
Guardando indietro ai tre anni trascorsi, ha la sensazione l’amico Philipp, pur senza entrare apertamente in argomento, sa
di essere stato davvero in una oscura prigione dove tutte le fargli intendere ch’è contrario a tale progetto.
sue energie spirituali si siano fossilizzate. Del resto a Parigi Busoni si sente ancor più solo e isolato
che a Zurigo. Scrive di là: «Penso a Giotto, e mi commuove
P enso p erò — scrive al P h ilip p — che la m ia arte si sia affinata e
che essa esp rim a tu tto ciò che di b u o n o rim an e d e n tro di m e.
vedere un cane! ». A Londra è confortato dalla presenza di
vecchi amici e dal fascino della città, dall’intenso movimento
Da questo momento l’esistenza di Ferruccio Busoni sembra che gli dà tanta gioia, dopo così lungo periodo di forzata soli­
tendersi spasmodicamente verso una meta estrema. Il corpo è tudine. Ma, se il pubblico londinese fa ai suoi concerti acco­
ancora resistente ed integro, con in più, anzi, quel senso di si­ glienze più calorose e intelligenti che nell’anteguerra, immutato
curezza fisica che molto sovente si rivela nell’uomo di sana
anzianità e che a lui è mancato in giovinezza. — « Sto bene, gra­
1 Significativo e degno di meditazione l’accostamento di questi tre nomi,
zie a D io». — (Lettera a Gerda, 19 aprile ’19) «Ieri fui dal specialmente nei riguardi del terzo.
GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI — LA VITA 145
144
appare il livello intellettuale della provincia e Busoni si sente modo il pubblico potrà valutarlo in tutta la sua capacità di
nuovamente accasciato dall’umiliazione. creatore \
Questi riconoscimenti riaccendono la sua fede in sé stesso;
Il ricom inciare q u esta esistenza d a saltim banco, alla m ia età, e n ella
fase artistica e m o rale d a m e rag g iu n te, è cosa in so p p o rta b ile . E p p u re
ritorna imperioso il desiderio di lavorare, mentre cresce la nau­
n o n vedo com e ciò possa fin ire! (L e tte ra a P h ilip p ). sea pel mestiere di virtuoso.
» Dopo aver trascorso a Londra qualche tempo, ospite di Maud
A Londra egli incide anche vari dischi grammofonici, con Allan, il Maestro parte con lei per Parigi, per rientrare poi in
la pena che bene esprime la lettera seguente: Isvizzera. A Parigi la devota amica prepara un incontro fra Bu­
soni e il Direttore dell’Opéra Comique, nell’intento di fargli ese­
.... L a m ia sofferenza p e l trav ag lio d ’in cid er dischi è te rm in a ta ieri, guire qualcuna delle sue opere. Ma il Direttore, che si spezza le
d o p o aver su o n ato p er tre ore e m ezzo di seguito. O g g i m i sento sfi­
nito, m a orm ai è fa tta ! F in d al p rim o g io rn o m i sono se n tito depresso,
reni in ossequio alla diva, rimane indifferente al nome di Busoni,
com e in attesa di u n ’o p era zio n e....... Ecco u n esem pio d i ciò che seguì : come chi non lo abbia .mai sentito ricordare. È un’altra ferita;
V olevano incid ere il V alz er d e l Faust (ch e d u ra dieci b u o n i m in u ti), m a una prova ben chiara che durante la parentesi di Zurigo il suo
esso « doveva o ccuparne so ltan to q u a ttro ! » . C iò significava tag liare, im ­ nome è stato quasi completamente dimenticato. E se in oblio sta­
pasticciare, im provvisare, in m o d o ch e rim anesse ancora alla c o m p o ­ va cadendo quel nome, che pur rappresentava ancora il più gran­
sizione qualch e logica. D o v ev o in o ltre stare a tte n to al pedale, perch é
de pianista vivente, in quale remota dimenticanza era mai pro­
suona m ale ; dovevo p en sare ch e ce rte n o te sono o tro p p o fo rti o tro p p o
d eboli p er com piacere q u esta d iab o lica m a cc h in a; n o n potev o lasciarm i fondato il suo lavoro di compositore? Occorreva dunque rifarsi
andare, p er te m a d elle n o te false, ed essere se m p re conscio ch e o g n i n o ta da capo? Ma se al pianista, coi suoi mezzi, sarebbe stato rapido
sarebbe rim asta lì p e r l’etern ità . C om e si p u ò p a rla re di ispirazione, di € facile riconquistare il primato (a cui Busoni, del resto, tiene
elasticità, d i slancio, di p o esia?... sempre meno), come riconquistare il suo rango di compositore?
Ha ormai 53 anni; da quasi quaranta crea, da più di trenta è
Oltre all’interprete, si sta valorizzando, in Inghilterra, anche entrato nell’agone internazionale dei compositori; ed ecco, è ba­
il creatore. Il Dent, sull’« Athaeneum », dedica a « Busoni com­ stata una breve parentesi, una fuggevole sosta nella quotidiana
positore » un ammirato articolo. Galsworthy gli scrive un’inci- lotta, perché perfino il Direttore di un grande Teatro ne ignori
tante lettera e lo ringrazia perché, dopo aver ascoltato i suoi con­ il nome. Egli che ha sognato di divenire il nocchiero di una
certi, egli può ritornare al lavoro « rinfrescato e ispirato ». rinnovata vita musicale in Italia, egli che il nome d’Italia ha
Un’altra simpatica lettera gli scrive Bernard Shaw, che ha per portato in ogni contrada, egli che ha sempre guardato a sé
Busoni rara ammirazione. stesso come a un predestinato strumento di redenzione, per
quell’arte che ha servita con tanta lealtà e devozione, ecco che
.... È in c re d ib ile ch e u n uom o possa fare b en e p iù d i u n a cosa. Q u a n ­
do vi ascoltai suonare, dissi : E im p o ssib ile ch’e g li sa p p ia com porre ;
ora si vede ricacciato indietro, nel tempo; si trova ad essere
n o n vi è p o sto abbastanza, in u n a sola vita, p e r p iù d i u n a eccellenza. quasi un sorpassato. Ha forse sognato mète superiori alle sue
forze? La vanità gli ha forse fatto credere in possibilità che poi
Ma le composizioni del Busoni lo hanno persuaso che tale
norma può avere eccezioni; consiglia anzi al Maestro ad as­
1 Un anno dopo, Maud Allan combinerà un incontro fra i due uomini, ma
sumere, come compositore, un pseudonimo, poiché solo in tal Busoni subirà una nuova disillusione.
10. —Ferruccio Busoni.
GUIDO GUERRINI
FERRUCCIO BUSONI — LA VITA 147
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gli sono mancate? L’orgoglio lo ha forse fatto sopravalutare cesso tiepido, che riconferma al Maestro la scarsa sensibilità ar­
sé stesso? Egli sa bene di poter rispondere negativamente a tutti tistica dei britanni. Lo interessano i fenomeni politici e civili di
questi interrogativi, ma sente che anche a lui, come a tutti gli questo popolo, ne studia i caratteri, medita e commenta con acu­
uomini della sua generazione, la guerra ha spezzata la vita in tezza caustica i risultati della guerra, ma sempre più si convince
due. Pei più giovani può esservi possibilità di ripresa; ma per che sarebbe vano, anche a Londra, il tentativo di una riscossa
chi, come lui, è già alle soglie della senilità, non vi è che una artistica. « Varia inglese è assai poco adatta a lavori di crea­
speranza: il riconoscimento postumo. zione ». Quasi, dopo tanto maledire l’angusta clausura svizzera,
Questo sente Busoni; e da qual momento tutta la sua esi­ dopo così lungo anelare alle grandi metropoli, ora Busoni rim­
stenza sarà tesa in un più inesorabile sforzo di lavoro, per po­ piange la serena tranquillità di Zurigo.
ter almeno consegnare ai posteri, completa, l’opera che coroni
tutto il suo precedente lavoro, e segni l’ultima, se non la su­
prema, tappa raggiunta. RITORNO A BERLINO
Il Natale (1919) riunisce nuovamente a Zurigo tutta la fa­
Titolare di una classe superiore di composizione all’Accademia delle Arti. —-
miglia, compreso Bermi, tornato dall’America. Busoni trascorre Dottore « honoris causa » dell’Università di Zurigo.
giorni di pura intimità, dedicandosi alla cura dei due ragazzi e
specialmente del rimpatriato che, egli pure, rivela già virtù pit­ Intanto Leo Kestenberg, ex-allievo del Maestro, dai moti
toriche fuor del comune \ rivoluzionari tedeschi sollevato ad un posto di comando nel
Una breve visita all’Italia, nei primi giorni del 1920, non lo Ministero germanico dell’Educazione, fa offrire a Busoni la Di­
incoraggia a ritentare approcci con la sua Terra. Il livello cul­ rezione di una classe superiore di Composizione, all’Accademia
turale gli sembra ancora abbassato durante gli oscuri anni della Statale di Arti e Scienze in Berlino. Contemporaneamente il Tea­
guerra. Il diminuito interesse alie cose d’arte lo persuade a non tro di Stato della stessa città sta preparando l’esecuzione di Ar­
cercare, in patria, atmosfera pel suo lavoro. Non migliore aria, lecchino e di Turandot. Tutto dunque richiama li Maestro in
del resto, trova in marzo a Parigi, dove si reca per sei concerti, Germania ; la quale palesa assai maggior riconoscimento dei suoi
tre da camera e tre con orchestra. L’accoglienza del pubblico pa­ meriti e si mostra assai più orgogliosa di lui, di quanto non
rigino è calda è cordiale e i successi tributatigli riaccendono in avessero fatto tutti gli altri Stati Europei, Italia compresa.
lui qualche po’ di fede. Ma anche colà la guerra ha devastato,
come dovunque, il mondo intellettuale, dominio ormai di pochi F in o ra, p e r diverse ragioni, l’avevo neg letta [la G e rm a n ia ], p er n o n
superstiti. La stessa impressione riporta in Inghilterra dove si d ire ev itata — scrive a Serato. — N o n v o g lio ted iarti con l’en u m e­
reca in giugno, e questa volta più come direttore d’orchestra rare le ta n te fo rm e di sim patia, d ’im pazienza, di rim provero, di fiducia
e compositore che come pianista. Oltre al Faust di Liszt vi di­ con le q uali m i si esorta a rivenire. E non ci si ferm a a p a ro le ; m i si
offre la scelta di q u alu n q e posizione o in trap resa ch’io p ro p o n g a o d e ­
rige la Suite della Sposa sorteggiata e la Fantasia indiana. Suc-1
sideri. In p rim o luogo u n posto a ll’A ccadem ia dello Stato, p er la su p re ­
m a classe di C om posizione : posizione di p rim a autorità, in d ip e n d en te
da q u a lu n q u e superiore e da o g n i prescrizione. Se una cosa sim ile fosse
1 Entrambi i figli di B. seguirono infatti la carriera di pittori, con notevoli avvenuta a R om a, n o n avrei in d u g iato un secondo a deciderm i... (L o n ­
risultati, ed oggi ancora, l'uno a Berlino e l’altro in America, esercitano tale
dra, 2 7 g iu g n o 1920). %
professione.
148 GUIDO GUERR1NI
FERRUCCIO BUSONI — LA VITA 149

Il contratto che gli si propone è dei più lusinghieri : a capo


del suo studio, della sua libreria, abbandonati da cinque anni,
di una grande Scuola, in una posizione eminente della nuova
gli dà il senso di una resurrezione. Le sue lettere vibrano tutte
Germania, avrà un lauto stipendio e sei mesi liberi pei suoi viag­
di questa intima contentezza come di un’insperata conquista.
gi. Berlino potrà divenire il perno della sua nuova esistenza,
Forse durante gli anni di guerra egli si era a poco a poco
tutta Europa il suo teatro d’azione. (L’America no, non lo
convinto (come un po’ tutti, del resto) che non sarebbe stato
avrebbe mai più riveduto!).
più possibile riprendere una normale vita di lavoro. Partendo
Rimane qualche tempo perplesso, incerto fra le incognite di
da Berlino, aveva presa con sé la chiave della sua libreria, e per
questa nuova esistenza e la serenità laboriosa che lo attende a
cinque anni l’aveva sempre tenuta in tasca, come una reliquia.
Zurigo. Berlino non gli dà il senso di « casa propria » che egli Ora può finalmente riaprire quella porta, rientrare fra i suoi
ha provato, per esempio, a Bergamo, a Parigi, in Isvezzera e per­ libri, e lo fa con una trepidazione commovente.
fino ad Helsingfors. Ora, per la sua età, egli ha bisogno di racco­
glimento e di meditazione; deve tirare le reti. Il suo stesso Sono n ella m ia libreria — la cité des livres, com e dice A. France
carattere si è fatto, negli anni di guerra, più chiuso e malinco­ — dove o g n i volum e, a q uel che posso vedere, è al suo posto. C arta,
nico; le sue famose risate, esplodenti e vibranti, suonano ora inchiostro, penne, tu tto è p ro n to p e r lavorare! E ro tre p id a n te d ’en tra re
in q u esta cam era, e m i sono deciso a farlo so ltan to questa m attina....
artificiose. In Isvizzera egli conta su amici provati e sicuri e su
così vasta stima, che la stessa Università di Zurigo lo ha eletto
La sua casa gli sembra una reggia, dove tutto è confortevole,
Dottore « honoris causa » in filosofia.
tutto lo accoglie e lo invita al lavoro. Perfino il portinaio lo
È dunque in una vera e nobile competizione che Germania e
commuove, col suo « paterno saluto ». Per molti giorni esce di
Svizzera si misurano per onorare il Maestro, per attrarlo nella
casa appena un poco, verso sera, per non turbare questo incanto.
loro orbita Ma si sa che il campo della lotta rimane pur sempre
Non vuol veder nessuno, nemmeno i più fedeli amici, per re­
quello che più irresistibilmente attrae l’artista e fuor del quale
stare in incognito, per bisogno di ritrovar sé stesso, quasi a rial­
gli sembra non poter vivere. Così Busoni decide il ritorno a
lacciarsi spiritualmente con quel Busoni che era partito cinque
Berlino. « A 54 anni sto incamminandomi di nuovo verso lo
anni prima.
ignoto! ».
H o b isogno di ritro v are m e stesso. — Sento che p otrei lavorare,
so ltan to che m i si lasciasse in pace!
RICOMINCIA LA VITA
E al lavoro si dedica senza perdere un attimo. In pochi giorni
La libreria. — La «Toccata ». — «Tanzwalzer ». — Concerti a Berlino, avve­ termina la Toccata per pianoforte, iniziata a Zurigo, e compone
nimento storico. — Generosità di Maestro.
quel piacevolissimo Tanzwalzer, per orchestra, che gli è sorto
nella fantasia ascoltando, attraverso le vetrate di un Caffè-Con­
Busoni fa il suo reingresso in Germania verso la fine di set­ certo, un valzer di Giovanni Strauss e che riteniamo costituisse
tembre (1920), con un’ansia e un orgasmo che rare volte ab­ uno studio per le Danze del Faust.
biamo trovato in lui. È solo (Gerda è rimasta a Zurigo per Ma se tra le mura della sua casa tutto gli sorride e lo con­
preparare il trasloco), e il rientrare in possesso della sua casa, forta, quale mondo lo attenderà al di fuori? La guerra, e peggio
FERRUCCIO BUSONI — LA VITA 151
150 GUIDO GUERR1NI

ancora la sconfitta, quali incognite hanno creato in Germania? nimento storico; si proclama e si riconferma il Maestro come
Il Maestro, seppur ne tace con Gerda, non si perita di confidare il più grande dei pianisti viventi, forse il maggiore che mai sia
i suoi timori all’amico Philipp. esistito. Busoni rientra così da trionfatore nella vita berlinese.
La nuova esistenza a Berlino lo intimorisce e lo interessa
Sì, è penoso. Io sono qualcosa fra il D o n C h iscio tte e l ’E breo E r­ ad un tempo. Tutto un moto di rinnovamento intellettuale sta
rante. H o ricevuto u n a carto lin a d a L ello, entusiasta di P arig i. A ver producendosi, in quel duro dopo-guerra; azioni e reazioni si
v en t’anni ed essere a P arig i è certam en te p iù piacevole che... l’opposto. sovrappongono e si alternano, rendendo assai difficile ogni ob­
M a h ! La v ita n o n è d iv e rten te ! P erch é m i teneste lo n ta n o d a P a rig i?
biettivo giudizio. Busoni osserva con tesa attenzione ogni nuo­
N o n avrei fatto del m ale a n essu n o !... U n a riflessione p o litico -so ciale:
S u ppongo che sia p iu tto sto pericoloso m a ltra tta re u n can e affam ato. vo tentativo e specialmente segue da presso, quanto e più di
prima, il travaglio dei giovani. Una sua lettera di quei giorni
Sopratutto preoccupa il Maestro la sua posizione di appar­ ad Andreae, su questo argomento, ci rivela un Busoni piuttosto
tenente ad un popolo ex-nemico nei riguardi della Germania, scettico.
dove già in passato la stampa gli ha dato noie. Potrà trovare
quella assoluta libertà d’azione che gli è indispensabile, dopo P rim a d ella g u erra era difficile pei giovani e giovanissim i o tten ere
riconoscim ento o anche so ltan to esser eascoltati. O ra n o n è p iù p ossi­
così lunga stasi? Forse anche i suoi nervi sono esausti. Ë in­
b ile tenerli tran q u illi. V i è u n a g ra n d e « esplosione » di m usica m essa
cupito, malinconico, silenzioso, tanto che se ne preoccupano se­ insiem e e raffazzonata alla m aniera di Strauss o di Schönberg, senza a l­
riamente i pochi amici, riusciti a forzare la clausura. cuna ab ilità o perizia, e il pub b lico se ne interessa. Io riesam ino i lavori
Ma i fatti smentiscono le apprensioni e i timori. Berlino si g io v an ili di Strauss e di Schönberg, ed anche i m iei e sento v ergogna
mostra ospitalissima al Maestro, offrendogli due concerti di pia­ p e r il tem po presente.

noforte nella Sala Filarmonica e preparandone tre orchestrali


di tutta musica sua. Intanto Londra lo attende pel febbraio, Questo giudizio, certamente scaturito da un impeto di rea­
Roma per l’aprile. Busoni s’immerge nel lavoro, col proposito zione contro un’assoluta mancanza di discernimento estetico, fu
di riconquistare parte almeno del tempo perduto. modificato in seguito; Busoni continuò a dare aiuto a tutti i
I due concerti di Berlino sono un trionfo. I tremila posti giovani di valore, elargendolo sotto forma di consiglio, di ap­
della Sala non riescono a contenere il pubblico accorso che, con poggio, di segnalazioni a direttori d’orchestra e ad interpreti;
grande scandalo dei tradizionalisti, scoppia di continuo in fre­ e più volte anche in concreta forma materiale. Ma pei suoi nervi
netici applausi, magari interrompendo l’esecuzione dei singoli già scossi da un’esistenza di intensissimo lavoro e logorati dal-
pezzi. (Oh! — si dice — l’educazione di questi nuovi ricchi!). l’incubo della guerra, la faciloneria imperante in quegli anni
L’entusiasmo è tale che si vorrebbero bissati tutti i numeri \ non poteva non essere esasperante.
I concerti lasciano un’impressione indelebile: si parla di avve-1 Il suo stato fisico, d’altra parte, va peggiorando di giorno in
giorno; si accumula ora sul suo corpo il peso di tutte le fatiche,
le lotte, le emozioni, l’immane lavoro di quasi quarant’anni.
1 Fu in uno di questi concerti che, richiesto insistentemente di bissare La
Campanella, B. ritornò al podio, sedette al pianoforte, attese il più assoluto
silenzio poi, fatta una sarcastica smorfia, suonò le due ultime note della com­
posizione; quindi, fatto un inchino, rientrò. Lo scherzo sembrò offendere gli ascol­
tatori, che rimasero per qualche attimo disorientati. Ma così caldo era l’entusia­
smo che gli perdonarono sen’altro, continuando le acclamazioni.
152 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI — LA VITA 153

lavoro. La composizione rende ben poco e del danaro guada­


gnato in passato troppo n’è andato disperso. Al Maestro rimane
dunque il solo e solito modo di provvedere ai bisogni della
CONCERTI DI MUSICHE BUSONIANE (1921)
vita: girare il mondo a dar spettacolo di virtuosismo.
In difesa del suo lavoro. — Inghilterra 1921. — L’abisso fra la sua arte e i t
Per difendere il lavoro, Busoni rinuncia ai concerti che non
pubblico si fa più profondo — Interpretazioni « ricreative ». siano indispensabili e di suo assoluto gradimento (rinuncia per­
fino a quelli di Parigi), ma non può rifiutare quelli d’Inghil­
A risollevarlo vengono i tre concerti dedicati a musiche sue terra.
e organizzati dal periodico musicale « Der Anbruch », i quali In febbraio, infatti, si reca colà e vi trova un livello intel­
hanno grande risonanza, se non fra il grosso pubblico, fra i mu­ lettuale scoraggiante, che muta quel giro di concerti in un vero
sicisti e i critici. Ecco i programmi: tormento. Fortunatamente a Londra c’è Sibelius, a Manchester
I. Concerto (7 gennaio 1921): Ouverture di Commedia, i coniugi Brodsky, a Bradford Hamilton Harty, che gli dirige
op. 38; Berceuse Flégiaque, op. 42; Notturno Sinfonico, Ron­ un’intelligente interpretazione della Fantasia indiana.
dò Arlecchinesco, op. 46; Concerto per violino, op. 35; Suite Il concerto di Londra, pesantissimo come programma, con­
della Sposa Sorteggiata. - Diretotre d’orchestra: l’autore. tiene anche la sua Toccata e la Sonatina sulla Carmen. Lo stato
II. Concerto (13 gennaio 1921): Suite dalla Turandot, di salute del Maestro deve tuttavia essere allarmante se un gio­
Concerto per clarinetto, op. 48 ; Gesang vom Reigen der Geister vane, presente a quel concerto, riferisce che tutta la sala ebbe
(Canto della Danza degli Spiriti) dal « Diario Indiano », op. 47 un trasalimento all’apparire di Busoni che « pareva un cada­
(prima esecuzione); Sarabanda e Corteo; Divertimento per vere » \ Il concerto gli riesce anche più faticoso, il Governo
flauto. - Direttore d’orchestra: l’autore. inglese avendo vietato che egli suoni sul proprio Bechstein, né
III. Concerto (27 gennaio 1921): Konzertstück per piano­ su qualsiasi altro strumento tedesco.
forte e orchestra, op. 31; Fantasia indiana, op. 44; Concerto per L’impressione che sul pubblico inglese producono quelle
pianoforte e orchestra. - Direttore: G. Brecher; al pianoforte: audizioni è sconcertante. Busoni è entrato ormai in quella che si
l’autore. potrebbe chiamare la sua terza ed ultima fase: una sfera di
Non occorre dire che il terzo concerto richiama il maggior arte così superiore alla corrente, che le sue interpretazioni pos­
pubblico, attratto da Busoni pianista; nondimeno tutte e tre le sono dirsi rivelazioni di un ignoto mondo trascendentale. Esse
audizioni assumono carattere di avvenimenti d’arte, e la critica sono rivolte, più che alle maggioranze, a pochi iniziati. Cosicché
e i rappresentanti dell’alta musicalità berlinese ascoltano ed ap­ coloro che si recano ai concerti con la prevenzione di ascoltare
provano. Al Maestro resta da fare, tuttavia, l’umiliante con­ i soliti autori classici, interpretati nel modo consueto, ne escono
statazione che, pur avendo dedicato alla composizione poca disorientati, disillusi, qualche volt aaddirittura indignati. Per­
meno che trentanni, raggiungendovi un livello d’arte assai al di­ ché il Busoni (e di ciò tratteremo più particolarmente in altra1
sopra del comune, in una produzione ingente, pure, per vivere,
gli conviene, ancora e sempre, fare il virtuoso. La sua età, la sua 1 E di questo tempo una lettera da Londra : « La città non ha cambiato,
autorità, la sua produzione, perfino la sua scossa salute, nulla ma io sono un altro. Io osservo che non aspetto più nulla dall’esterno, mentre
prima tutto ne aspettavo. Ciò non mi rende affatto infelice, ma più silenzioso
valgono affinché egli possa finalmente dedicarsi soltanto al suo e più solo ».
154 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI — LA VITA 155

parte del presente studio) era riuscito a trasformare il piano­ due concerti con orchestra, mentre assiste, sempre nella prima­
forte in uno strumento nuovo, con nuove risorse, con inusitate vera, alle prove di Arlecchino e di Turandot al Teatro di Stato,
sonorità. Di consgeuenza la letteratura pianistica assumeva, che si svolgono sotto la direzione di Leo Blech. La Sovrintenden­
sotto le sue dita, aspetti inattesi e sorprendenti. Avveniva che za del Teatro pone ogni più scrupolosa cura nella realizzazione
certe opere, già da lui interpretate secondo lo stile tradizionale, dei lavori e dimostra devota sottomissione al Maestro per asse­
fossero poi ripresentate a distanza di tempo, in maniera affatto condarne tutti i desideri. Così il 19 maggio, quando si giunge
opposta alla precedente, e quasi rivoluzionaria. Perciò, specie alla esecuzione, le due opere sono presentate in edizione per­
negli ultimi tempi, i concerti di Busoni rappresentavano, oltre fetta e in veste scenica sontuosa. Il successo è cordialissimo, da
che un godimento spirituale eccitatissimo, anche un interessante parte del pubblico e da parte della stampa; e Busoni, ricono­
studio sull’evoluzione dell’interpretazione pianistica. scendo che gran parte del buon esito è dovuto alla eccezionale
Purtroppo ci rimangono di lui pochi dischi (e abbiamo già esecuzione, vuole tributare un pubblico ringraziamento a tutti i
visto come a Busoni ripugnasse l’incidere, per la sua quasi im­ suoi collaboratori, in una divertente lettera aperta, pubblicata
possibilità di abbandonarsi all’estro interpretativo dinanzi alla sul « Vossische Zeitung ».
macchina d’incisione) ; ma potendo aver sotto mano la riprodu­
zione di tutte le opere capitali del suo immenso repertorio, esse Il pubblico — dice tra l ’altro la le ttera — accoglie le cure p iù
costituirebbero il più importante documento della Storia e della com plicate [d i u n o sp ettaco lo ] com e cosa naturale, m en tre poi giudica
Letteratura del pianoforte; una specie di Monumentimi dell’arte con fre d d a severità og n i più trascurabile deficienza. I nostri benevoli
g iudici — stran e figure am m an tate di gio rn ali e nascoste da m aschere
pianistica.
d i in ch iostro tipografico — h an n o il p otere di d istru g g e re la fatica co­
Il 1921 segna il culmine di questa sua esasperata ricerca stru ttiv a di anni con u n a sola frase.
estetico-interpretativa. Ancora e sempre Busoni guarda soltanto
innanzi a sé. Dopo il successo del Dittico, già si progetta, al Teatro di
Stato, l’esecuzione del Dottor Faust, come si trattasse di opera
compiuta. Soltanto Busoni sa quanto grande lavoro gli resti an­
VERSO IL TRAMONTO LA LUCE SI FA PIÜ ACCESA
cora per portare a termine questa sua immane concezione, che
Commendatore della Corona d’ Italia. — Concerti a Berlino. — « Arlecchino » e gli si ingigantisce fra le mani, quasi suo malgrado.
« Tur andò t » a Berlino. — Il mondo attende il « Dottor Faust ». — Trascri­
zione a due pianoforti della « Fantasia Contrappuntistica » — Completa il O g n i com pim ento di un p ro g etto — (lettera a P h ilip p , d o p o la ra p ­
« Conzertstuck ». — In difesa di C. Monteverdi. — Lezioni di composizione. p resen tazione del Dittico) — è u na specie di piccola m orte, così com e
o g n i in izio di nuovo lavoro è u na specie di rinascita. Io m i sento sem ­
Da Londra Busoni passa a Roma dove consegue nuovi trion­ p re depresso q u an d o ho com piuto qualcosa. La speranza, che è m olla
p rin cip ale del m eccanism o m entale, si scarica e cessa di fu n z io n a re ;
fali successi in seguito ai quali viene insignito della Commenda
biso g n a sem pre ricaricarla con nuovi sforzi. A l lavoro!
della Corona d’Italia '. Ritornato a Berlino vi tiene, in maggio,1
Con la sua singolare capacità di far procedere simultanea­
1 Busoni era assai fiero di questa onorificenza, tanto che, scrivendo il suo
nome sulle buste da lettera, vi anteponeva quasi sempre questo titolo cavalle­
mente più lavori, Busoni compie, durante l’estate, la trascrizione
resco. Soleva dire che gli sembrava di essere il Commendatore del Don Giovanni. per due pianoforti della Fantasia contrappuntistica; compone un
156 GUIDO GU errimi FERRUCCIO BUSONI — LA VITA 157

nuovo tempo da aggiungere a quel K onzertstück per pianoforte


e orchestra col quale aveva vinto il Premio Rubinstein nei suoi
giovani anni; scrive due piccole composizioni da unirsi ad un PRIMI ASSALTI DEL MALE
vecchio Albumblatt; crea infine una nuova cadenza per il Con­
certo in fa cji Mozart. A cercare riposo, fra lavoro e lavoro, Coscienza del suo stato. — Dirige e suona. — Rinuncia a tutto in difesa del
studia i Madrigali di Claudio Monteverdi, che sono per lui una lavoro. — Sei Concerti di Mozart in due serate.
luminosa rivelazione. È tale l’entusiasmo suscitato in lui dai
madrigali ch’egli non può fare a meno di scrivere al Ministro Il suo benessere fisico, però, è più apparente che reale. Un
dell’Istruzione Pubblica d’Italia, dimostrando quale immenso si­ prima attacco di malattia si manifesta in autunno, obbligandolo
gnificato avrebbe un’edizione di Stato di tutta l’opera del Cre­ al riposo e costringendolo a una rigorosa cura. Vuole, ciò no­
monese. nostante, dirigere un concerto nel quale il suo allievo Eduard
Il Faust intanto, sia pure lentamente, progredisce; l’entusia­ Weiss eseguisce la Fantasia indiana, come pure non rinuncia a
smo di Busoni è ardentissimo. Le poche lettere che di lui ci suonare a due pianoforti, in altro concerto, con Egon Petri.
rimangono di questo periodo non parlano quasi d’altro: Egli non parla a nessuno del suo stato di salute. Soltanto
all’amico Philipp confida segretamente la verità, proponendosi
C om e un fium e so tterran eo , che si o d e e n o n si vede, la m usica del di nascondere la gravità del suo stato, specialmente per non
Faust scorre e fluisce in in terro ttam en te , quasi a d isp e tto d ella m ia stessa creare ansietà in Gerda. La quale invece, coscientissima della si­
isp irazione; e g ià com incio a v ed ere il m o m en to in cui esso so rtirà alla tuazione reale, si finge a sua volta ignara per non allarmare il ma­
superfìcie.
rito. Il Maestro si sottrae a poco a poco ad ogni fatica super-
La p a rtitu ra [d el Doctor Faust] cam m ina d a so la ; essa m i trascina
in n an zi, anziché tratten e rm i, p ro p rio com e fa G io tto ! \ fla, rinunciando perfino al piacere della corrispondenza con gli
H o te rm in ato in q u esto m o m en to di stru m e n tare la scena d eg li stu ­ amici, pur di continuare il lavoro dell’opera. E sa trovar in sé
denti. Essa è forse, tecnicam ente, il b ran o p iù p e rfe tto che io abbia stesso tanta energia da eseguire, in due serate, sei Concerti di
com posto p er te a tro ........ La m ia m en te è nel m ig lio r stato possibile, Mozart, che portano il pubblico berlinese a un vero delirio.
grazie a D io (tocca le g n o !) e sono m p azien te di d are u n nuo v o as­
La malattia sembra avergli concesso una tregua e la spe­
salto al lib retto ...
ranza torna a sorridergli. Può abbandonarsi nuovamente al la­
voro (Faust per cinque sesti è ormai compiuto), e dedicarsi con
Sole parentesi al suo lavoro sono le lezioni di composi­ maggior cura all’insegnamento. Per la prossima primavera già
zioni a vari giovani, lezioni che da qualche tempo il Maestro fioriscono nella sua mente nuovi progetti, nuovi sogni, nuove
tiene in casa propria anziché all’Accademia, per risparmiare il mète: Roma, Londra, Parigi..., sempre che il medico voglia con­
tempo di far la strada. Anche alla consueta passeggiata serale cedere il « nulla osta ».
egli ha quasi completamente rinunciato, e la sua vita si svolge
in modo esclusivamente spirituale.1

1 II San Bernardo di Busoni.


158 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI — LA VITA 159

Maestro eseguì quasi ad intima commemorazione dell’autore,


morto nel dciembre precedente.
LONDRA - PARIGI - ROMA (1922) (Una parentesi: mentre comprendiamo perfettamente l’am­
mirazione che Busoni nutriva per Mendelssohn, musicista di clas­
Maestro. — Mecenate. — Londra, Glaskow, Manchester, Bradford. — I trionfi se, di stile aristocratico, di fortissima tecnica e di gusto squisito,
di Parigi. — Parentesi su Mendelssohn. — Memoria e dignità d’artista« riusciamo con difficoltà a giustificare la passione del Maestro
— « Jamais! ». — « Il commesso viaggiatore della ’ Campanella ’ ». — Roma, per l’arte di Saint-Säens che, fatte rare eccezioni nella sua pro­
ciclo di sei concerti rimasti storici. — Esecuzione di « Sarabanda e corteo ». duzione, manca quasi assolutamente di quello spirito di ricerca,
— Il « Concertino » a Berlino.
di quell’auto-controllo stilistico, di quella originalità, che co­
stituiscono i canoni fondamentali di tutta l’arte busoniana. Ma,
E il « nulla osta » fu dato. Nel gennaio Busoni si recò a a parte il peso che in ciò poteva avere una personale amicizia
Londra, anche per provvedere un poco di danaro che non fosse [e il Busoni sentiva in modo eccezionale i vincoli dell’ami­
quello svalutatissimo dall’inflazione tedesca. Altro scopo del viag­ cizia], il Dent crede di poter spiegare il fenomeno col fatto
gio era quello di presentare al suo fianco, in concerti a due pia­ che Busoni vedeva, nella triade Gounod - Bizet - Saint-Säens, i
noforti, l’allievo Egon Petri, a cui il Maestro si era proposto di tre diretti discendenti di Rossini - Cherubini - Mendelssohn i
aprire le porte della grande carriera. Lo fece quindi suonare quali, alla loro volta, sarebbero derivati, più o meno direttamente,
insieme a lui, e solo, tanto a Parigi quanto a Londra, trovando da Mozart. Non sappiamo se questa tesi sia propria del Dent
commovente godimento nel mettere a disposizione del disce­ o se dello stesso Busoni; tuttavia, se possiamo ammettere qual­
polo la sua ricchissima esperienza. Ora che gli si annunzia il che analogia fra Gounod e Rossini, fra Saint-Säens e Mendel­
tramonto e che anche la professione del concertista gli sta ve­ ssohn, molto più arduo ci sembra poter sostenere una parentela
nendo in uggia, trova piacevole continuare la lotta in favore di artistica fra Cherubini e Bizet. Sappiamo ad ogni modo che in
un giovane a cui egli ha trasmesso la miglior parte di sé. Saint-Säens Busoni ammirava sopratutto la padronanza tecnica,
Dopo Londra, dove il Maestro incide anche altri dischi gram­ tanto da vedere in lui « le grand seigneur de la technique ».
mofonici, egli tiene concerti a Glaskow, Manchester, Bradford, E in ciò aveva pienamente ragione).
e quindi a Parigi, dove il Maestro ottiene forse i più formida­ Di questo periodo sono alcuni episodi, narrati dal Philipp,
bili successi di tutta la sua carriera, con ovazioni che si protrae­ e che ci sembrano degni di essere riferiti. Il primo ci dà prova
vano per decine di minuti consecutivi '. della eccezionale memoria del Maestro il quale, invitato a suo­
A Parigi Busoni potè anche presentare al pubblico due com­ nare con l’orchestra il Concerto di Mendelssohn, che egli non
posizioni che gli erano particolarmente care. Il Concerto in sol eseguiva da venticinque anni, se ne fece prestare una copia da
min. di Mendelssohn e quello in re bem. di Saint-Saëns, che il Philipp, tanto per rinfrescarsi la memoria sulle entrate, e, dopo
soli tre giorni, lo eseguì in pubblico e, s’intende, senza musica.
1 Nemmeno tali successi, però, riuscivano ad accecare il Maestro che, pur (Questo spiega come egli potesse avere a memoria un repertorio
adorando Parigi, sapeva giudicare i parigini : « È terribile — scriveva a Gerda — che comprendeva quasi tutta la più importante letteratura piani­
i! constatare come ci si senta sempre stranieri in questo Paese; come questa gente
sappia automaticamente accettare tutto senza dare in cambio nulla.... Quale stica e come, assistendo a concorsi internazionali o dando le­
grande potere vi è in questa attitudine difensiva! ». zioni a concertisti di tutti i Paesi, potesse eseguire a memoria
160 GUIDO GUERRINI
FERRUCCIO BUSONI - LA VITA 161
ogni composizione presentata da candidati o da allievi, e sempre l’incerto avvenire. Busoni rifiutò secco, con queste parole:
discutendone nelle varie lingue degli interessati). « Forse m’avete preso pel commesso viaggiatore della 4Campa­
In altra occasione, parlando con Philipp di pezzi da eseguirsi nella ’ »? 1.
in caso di bis, Busoni gli suonò lo Scherzo in do diesis minore Dopo Parigi, Roma. Quivi Busoni tiene un ciclo di sei con­
di Chopin. Ma lo eseguì alla meglio, come la memoria glielo certi, che rimangono storici e dei quali uno è tenuto per gli
suggeriva dopo decenni che non lo aveva più avuto sottomano. studenti Universitari in un’Aula dello Studio Romano 12.
Più che una esecuzione, ne uscì una specie di improvvisazione, Nel viaggio di ritorno, Busoni dà un concerto ad Amburgo,
di ricostruzione, con la quale il Busoni riesprimeva a sé stesso città che egli ama particolarmente, ove Werner Wolff gli ese­
la composizione chopiniana. Ebbene: il Philipp, che pure non
guisce, in un concerto dato in onore del Maestro, Sarabanda e
aveva mai approvato il modo con cui Busoni interpretava Cho­
Corteo, già presentati anche a Parigi durante il suo ultimo sog­
pin, afferma di essere rimasto, quella volta, affascinato dalla
giorno.
poesia e dalla profondità di pensiero trasfusi dal Maestro in
Giunto a Berlino, Busoni dirige il suo ultimo concerto, in cui
quell’opera ch’egli ricordava appena. Ma conclude però: quan­
Frieda Kwast suona il Konzertstück con la nuova appendice (Ro­
do, dopo alcuni giorni, il pezzo fu dal Busoni eseguito in con­
manza e Scherzoso), dedicata ad Alfredo Casella. Il lavoro, pre­
certo, dopo essere stato ristudiato e messo a punto, « la magica
impressione era sfumata; la composizione appariva contraffatta sentato col nuovo titolo di Concertino, appare disuguale, poiché
e distorta dalla super-intellettualizzazione. Egli ci aveva pen­ mentre la prima parte, di trentanni più giovane, ha carattere
sato su ». brahmsiano, la seconda, appartenendo all’ultima maniera, è leg­
Altri due episodi — avvenuti sempre in quel soggiorno a gera, fine, fluida, e melodicamente italiana.
Parigi — ci dicono della dignità artistica del Maestro e del suo Il viaggio e questi ultimi concerti hanno stancato enorme­
disprezzo pel denaro. mente il Maestro, che porta seco gli strascichi di un’influenza
Un alto diplomatico francese, ricchissimo ed entusiasta di londinese. Glie n e rimasto un malessere come « un basso con­
Busoni, lo invitò a voler suonare in casa sua. Chiedesse lui il tinuo e ostinanto con qualche variazione ». Il riprendere il lavoro
compenso, stabilisse lui il numero degli invitati, dei quali pre­ di composizione, il « far ripartire la macchina », dopo così lunga
ventivamente gli sarebbe stata sottoposta la nota per l’appro­ parentesi e in così scadenti condizioni fisiche, richiede eccezio­
vazione. Proprio come ad un Principe. Busoni rispose con una nale forza di volontà. Fortunatamente il suo spirito è rimasto
sola parola, quella così cara ai francesi: «Jamais! ». alerte e fiducioso (e lo rimarrà fino all’ultimo), così che il la­
Rifiutò pure l’invito, fattogli dall’ambasciatore dell’Argen­ voro ridiviene il suo grande conforto, il suo ultimo rifugio.
tina, di recarsi in Sud-America per un giro di concerti. Sarebbe
stato ospite dello stesso Ambasciatore per tutta la sua perma­
1 Un’altra ragione, pur essa nobilissima, trattenne il Maestro dal viaggio
nenza e arbitro assoluto sulla scelta delle città, sui programmi, nel Sud-America : finire il Faust. E questa egli la confidò soltanto a Gerda :
sugli itinerari, sulla durata del viaggio, ecc. Oltre a tutte le spe­ « Lasciami terminare Faust e dopo andremo anche in Sud-America ».
2 Ci si riferisce che in quella occasione fu offerta al Maestro la direzione
se per sé e per la moglie, avrebbe potuto realizzare, in pochi nel R. Conservatorio di Firenze. Nessun documento abbiamo potuto rintracciare
mesi, un guadagno di parecchi milioni, il che gli avrebbe per­ su queste interessanti trattative che, con ogni probabilità, si svolsero verbalmente
durante quel soggiorno romano di F. B.
messo di sistemare definitivamente la sua famiglia, anche per
1 1 . — Ferruccio Buswni.
GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA 163
IÓ 2

sua m usica p ro stitu ita, p ro fa n ata , volgarizzata. E gli è d iv en u to com e


u n a piccola isola in to rn o alla quale le acque salgono sem pre p iù, fino
IL NUOVO STILE a c h e so ltan to d u e o tre cim e n e em ergono : g li Studi, i P re lu d i e, forse,
le B allate. V o rrei sapere ch e cosa scegliere p e l m io nuovo rep erto rio .
Evoluzione. — Sgomento del pùbblico e della critica. — L’ultimo concerto.
Philipp suggerisce Alkan e Scriabin. Ma Busoni ha già sof­
Le risorse dei pianoforti francesi, — che Busoni ha usato per ferta e superata, a suo tempo, la crisi alkaniana e, quanto a
la prima volta a Parigi, perché costrettovi, — con le loro doti Scriabin — ch’egli conosce assai bene fin dai tempi di Mosca
di leggerezza, di fluidità, di gentilezza, hanno suggerito al Mae­ — lo giudica « un’indigestione di Chopin ».
stro nuove possibilità pianistiche. E poiché ogni occasione gli Questi dubbi e queste incertezze non fanno che allontanarlo
fa intrawedere nuove risorse per la sua arte, riprende il mai sempre più dal pianoforte, che del resto non dovrà più suonare
dimesso proposito di creare un « nuovo stile pianistico ». in pubblico. Quella della Filarmonica è stata l’ultima appari­
Per avviare la macchina si dedica alla composizione di pic­ zione del più grande pianista che. mai sia esistito.
cole cose: uno Studio per il Klavierübung (composto, pur pre­
vedendo lo scandalo, su temi del Faust di Gounod), e varie ca­
denze pei Concerti di Mozart, dei quali ha in animo di curare,
L’ULTIMA BATTAGLIA
quando gli sia possibile, un’edizione completa, come ha fatto
per Liszt e per Bach. In difesa della sanità dell’arte.
In maggio, assillato dalle insistenze dei dirigenti l’Accade­
mia Filarmonica di Berlino, vi eseguisce il Concerto in mi be­
Riprende il Faust e si dedica, nel contempo, ai suoi disce­
molle di Beethoven. Ma questa sua interpretazione solleva, fra
poli di composizione. È il tempo in cui il Maestro sente quanto
la critica, discussioni a non finire, tanto essa appare arbitraria
grande danno derivi ai giovani dalla nuova musica francese,
e anti-tradizionale. Il Maestro rimane sorpreso di tutto ciò, non
e dedica ogni sforzo per allontanarli dal contagio dello stile
essendosi reso il minimo conto della sua strana metamorfosi
impressionistico. È questa la sua ultima, accanita, disperata bat­
estetica. Ne sorte sbigottito e quasi avvilito, e con la rivelazione
taglia in difesa della grande arte, che egli vede compromessa e
che il pianoforte non lo interessa più, se non come mezzo per
deturpata ogni giorno più da un’insensata frenesia di ricerche
esprimere il suo io artistico attraverso la musica, sua o altrui.
cerebrali ed eccentriche. Alchimia, non più arte.
Da ciò una specie di crisi di coscienza. Domanda consiglio
Rifiorisce in lui, sempre più ardente, il culto per la musica
a Philipp:
pura, essenziale, lineare, quella infine che è nata nella sua Terra
F orse m i sono d ed icato tro p p o a Bach, a M o zart, a Liszt. V o rrei o ra
e che ora, in matura coscienza d’artista, egli giudica la sola
em anciparm i d a essi. S ch u m an n o rm ai n o n m i serve p iù , B eethoven so l­ vera, la sola grande ed incorruttibile, l’unica che abbia ancora
ta n to con u n o sfo rzo e attrav erso u n a severa selezione. C h o p in m i h a il potere di risollevare i travagliati spiriti di quel torbido e
attratto e resp in to d u ra n te tu tta la v ita ; h o ascoltato tro p p o spesso la turbinoso dopo-guerra.
\
GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA 165
164
a Donaueschingen. Non potendo intervenirvi personalmente, vi
manda la moglie perché lo rappresenti e gliene riferisca. Si
VERSO IL RIPOSO propone intanto di collaborare all’attività dell’Associazione,
non appena guarito, come pianista o come direttore o come
Sereno pensiero della morte. — Coi giovani, per i giovani. — Nostalgie e ri­
membro di Giuria, in qualunque modo infine possa rendersi
membranze. — Trascrizione del « Tanzwalzer » a due pianoforti. — Polemica
coi musicisti italiani. utile ai giovani. Ancora e sempre, dunque, pur diffidandone e
rimproverandoli, egli parteggia pei giovani, lotta per essi, si
Col ritorno del freddo un nuovo attacco del male riassale schiera in loro difesa.
Busoni, che si persuade finalmente ad invocare un medico. Da Impaziente di poter udire realizzato qualche brano del Faust,
medici e da medicine egli è sempre rifuggito, come da cose spa­ e conscio ormai che l’opera intera non potrà vederla rappre­
ventosissime. Mai nella vita ha voluto sottoporsi a visite o a sentata, si mette in trattative con l’Andreae per Un’esecuzione
cure, preferendo a volte sofferenze lunghe e gravi. Unica ecce­ di qualche frammento a Zurigo. Ma poi, dopo che l’Andreae
zione, la visita fattagli da un medico di Zurigo nel 1918, il cui ha aderito con la solita entusiastica devozione, egli stesso vi
ottimistico verdetto risultò poi fatalmente errato. rinuncia. « Non sono abbastanza quotato » dice « per correre
Ma ora che il male sta rivelandosi in tutta la sua gravità, un rischio di questo genere ». (L’accoglienza ostile che aveva
il Maestro vince ogni repulsione e si sottomette, docilmente, ricevuto a Berlino con Sarabanda e Corteo, diretti dal Furtwän­
ad una rigida cura; diviene, anzi, amico fiduciosissimo del pro­ gler, era stato un provvidenziale avvertimento). Trascorrono così
prio medico. Forse egli spera ancora che il male possa essere altri cinque mesi senza che il Faust proceda di un passo, ché
vinto; né d'altra parte il pensiero della morte lo spaventa. Già quel lavoro è ormai troppo pesante per le esauste energie del
da vari anni va posandovi il pensiero, con serena fierezza, da Maestro. Quale doloroso sacrificio! «La pazienza e la rassegna­
buon combattente. Fin dal 1919, ad un amico che, vedendolo zione sono per me le medicine più repellenti ». Soltanto la spe­
così deperito, gli proponeva di prendersi un riposo, rispondeva ranza di poter riprendere il lavoro dell’opera gli dà rassegna­
con un cosciente sorriso : « Eh, sì, non dubitare che presto il zione.
riposo dovrò prendermelo, e lungo! ». Pel momento si accontenta di preparare la completa edi­
Di sospendere completamente il lavoro, però, non vuole sen­ zione dei Concerti per pianoforte di Mozart, che intende curare
tirne parlare; e d’altra parte il suo medico lo conosce troppo in collaborazione con Egon Petri. L’edizione dovrebbe essere
bene per imporgli un sacrificio che sarebbe certamente più dan­ impostata su tre doppi pentagrammi: nel primo l’originale di
noso che utile. Si viene così ad una transazione: il Maestro potrà Mozart (nella parte solistica); nel secondo ancora la parte so­
occuparsi, ma con moderazione, così da non perdere il contatto listica, ma nella revisione di Busoni; e nel terzo la parte or­
con la propria arte, ch’è tutta la sua vita. Si dedica in quel tem­ chestrale, ridotta per un secondo pianoforte da Petri. Purtroppo
po a piccoli lavori, a revisioni, ad abbozzi, a progetti. E moltis­ anche questo progetto rimase ineseguito, come tanti altri. (E
simo si dedica alla lettura, sempre scegliendo autori originali, varrebbe la pena che qualche altro musicista lo riprendesse).
che l’amico Philipp da Parigi gli invia continuamente. Dovette pure rinunciare a un giro di concerti in Inghilterra,
.Nell’autunno del 1922 vuole occuparsi anche del Festival già fissato pel febbraio 1923. E non fu lieve sacrificio pel Mae­
che la Società Intemazionale di Musica Contemporanea tiene stro che vedeva sempre più precaria la situazione finanziaria
166 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA 167
della famiglia. Anche le cose della Germania lo impensierivano: che per cose di poco conto. Una fra le più acerbe l'ebbe con
la vita sempre più difficile, lo stato della finanza disastroso, tutto Alfredo Casella, che si era rivolto a lui come autorevolissimo
un complesso per cui il Paese veniva staccandosi gradatamente italiano, perché difendesse la posizione dei suoi connazionali,
dal resto del continente, e non solo nel campo materiale, ma assai trascurati nella Rassegna Internazionale di Musica Con­
anche in quello spirituale. temporanea che si doveva svolgere a Salzburg. Casella però
Busoni pensa ancora una volta di cambiar residenza; ma aveva avuto il torto di scrivergli in tedesco; in tedesco proprio
dove andare, se l’ Italia gli ha chiuse le porte, e la Francia a Busoni, così fiero della sua toscanità e che manteneva sempre
dimostra verso lui tanta diffidenza? In Inghilterra? Non è la propria lingua lucida e forbita nello studio costante di tutti
quello il Paese anti-artistico per eccellenza, « un pays contre i classici, da Dante a Manzoni! Ma Casella lo aveva fatto sol­
l’art »? E come affrontare in quel momento le ingenti spese e i tanto per rispetto alla forma, in quanto si rivolgeva a Busoni
disagi di un mutamento di residenza a così grande distanza? come al Presidente della Sezione Tedesca della Società. Con­
A primavera, dopo un notevole miglioramento, spera di po­ temporaneamente, e privatamente, gli aveva scritto in italiano 1.
ter fare una corsa a Parigi, non per tenervi concerti, ma per Ciò non di meno l’effetto fu disastroso e la reazione violenta.
salutare gli amici e riprendere contatto con quell’ambiente che Busoni rispose, in pieno italiano, che prima di accusare i musi­
tanto sa incitarlo ed eccitarlo. Ma il medico non permette, e cisti esteri pensassero gli italiani alle loro colpe. E avessero
anche questa volta egli deve rinunciare. Scrive in quel tempo fra loro maggior senso di solidarietà, anziché « dire l’ira di
tre Studietti per pianoforte, nello stile polifonico, da inserire Dio l’uno dell’altro ». « D ’altra parte » proseguiva « una vera
in appendice al Klavierübung, di cui sta già rivedendo le prove scuola musicale italiana, al momento presente, non esiste. Uno
di stampa. Inizia pure la trascrizione a due pianoforti del Tanz- imita Strauss, un altro Debussy, un terzo si gingilla con Stra­
ivalzer. winsky, e Wagner rimane il Dalai Lama. Naturalmente gli
Tutto ciò, s’intende, soltanto per ingannare il tempo e at­ altri Paesi preferiscono gli originali a queste sbiadite copie ».
tenuare il disagio morale che gli viene dal non poter riprendere In seguito, a chi aveva risposto protestando pel modo sprezzante
il Faust. Vuole pur mascherare a sé e agli altri la demoraliz­ col quale il Maestro trattava i suoi conterranei, egli replicò che ciò
zazione entro cui si sente immergere. Anche lo stato dei suoi provava ancor più i suoi sentimenti nazionali, e che il suo amor
nervi diviene sempre più penoso; e se pur riesce a dominarsi
proprio di italiano era maggiormente ferito da una simile falsa
nel contatto quotidiano col mondo esterno, ha con la moglie
situazione. Alceo Toni ne scrisse sul « Popolo d’Italia », Casella
e con qualche intimo scoppi di disperazione.
ribattè, poi tutto si chiarì e pacificò. Le parole del Maestro sem­
Si apparta sempre più, si isola, si chiude in sé stesso, conti­
nuando tuttavia ad anelare alla vita. brarono allora dettare soltanto da astio o da incomprensione (e
non è escluso che un fondo di risentimento potesse esservi). Og­
Sono stato co stre tto a d iv e n ire u n erem ita — scrive alla baronessa
O p p en h e im e r — p e r q u an to io sen ta u n a p o te n te attrazio n e verso la
gi, tuttavia, a vent’anni di distanza, si deve pur riconoscere che il
vita, u n irresistib ile im p u lso a p arte cip a re alla v ita e al lavoro d eg li giudizio era giusto, anche se espresso crudamente; e si può an­
altri.... che pensare che quelle parole, allora cocenti, abbiano poi ser-
Questo suo stato di nervi esacerbò in Busoni la passione alla
polemica. E polemiche ingaggiò con nemici e con amici, e an- 1 Questo chiarimento mi è stato fornito cortesemente dallo stesso Casella.
i6 8 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA 169
vito, insieme ad altri moti convergenti allo stesso fine, a risve­ mese cessando immediatamente e in modo assoluto l’uso del vino
gliare nei compositori italiani la coscienza nazionale, in quel e del tabacco, ma non vi è speranza alcuna che la sua fibra, or­
momento tanto tiepida. mai logorata dal male e dalle fatiche, possa riprendersi.
Il Maestro comprende perfettamente la verità, — che forse
egli ha già, e prima d’altri, intuita — e quasi a gareggiar in
GLI ULTIMI VIAGGI velocità con la morte, si dà più intensamente al lavoro, non tra­
scurando nemmeno lo studio del pianoforte. Ma in questa pra­
Convegno musicale di Weimar. — Strawinsky. — Parigi. — Sentenza funesta. — tica si avvede a un tratto di andar perdendo ogni facoltà tattile
Terminare il « Faust » ! Raggiungere l’Italia! nei polpastrelli delle dita. È la fine.
Costretto a rinunciare a qualsiasi impegno professionale
Nell’estate, avendo la clemente stagione rinvigorito ancora (aveva già progettato' nuovi programmi per un giro di concerti
un poco la salute del Maestro, gli viene concesso di recarsi in Inghilterra, con l’inclusione delle Romanze senza parole di
per qualche giorno a Weimar, onde assistere ad un convegno Mendelssohn e coi Notturni di Field), insofferente al pensiero
musicale. È là che Busoni ascolta per la prima, e crediamo per di dover far ritorno a Berlino, impedito al lavoro, gli sembra
l’ultima volta, {'Histoire du Soldat di Strawinsky. Quel genere allora di lottare contro una schiera di demoni che lo stringano
di musica non può non entusiasmare il Maestro che, come ab­ sempre più inesorabili. Lo stato dei suoi nervi si aggrava, la sua
biamo visto, sta proprio allora lottando contro ogni enfasi, con­ ipersensibilità diviene quasi esasperazione di tutti i sensi. Unico
tro ogni pletoricità, contro ogni atteggiamento espressionistico o sollievo l’assistenza di Gerda, sempre serena, dolce, fiduciosa,
impressionistico, per riportare l’arte ad essenziale purezza. anche nella tragica avversità che la colpisce. In lui, sovrastanti
Nel sentire l'Histoire du soldat «m i sentivo ritornare fan­ sugli altri, due pensieri: terminare il Faust; raggiungere l’Italia
ciullo. Si dimentica musica e letteratura, per essere soltanto per andarvi a morire. Quest’ultimo pensiero, anzi, gli diviene
commossi. Vi è qualcosa che raggiunge il suo scopo. Guai però assillo. A mano a mano che vede accorciarsi il termine di esi­
imitarlo! ». stenza assegnatagli, egli si sente più irresistibilmente risospinto
Busoni non perde mai per un minuto il suo grande equi­ verso la sua Terra. Rivede in sé stesso, ora, suo padre degli ul­
librio artistico. Egli sa bene che l’ammirazione deve saper rispet­ timi anni, con le stesse insofferenze, con le stesse irrequietezze,
tare i confini della imitazione. ma anche con lo stesso fanatismo per tutto ciò che è italiano.
Sempre più affascinante gli sembra la sua Patria lontana e oblio­
* * * sa di lui; sempre più attraente l’arte in essa fiorita; sempre più
commoventi le melodie sbocciate laggiù. Potervi ritornare a go­
In ottobre il Maestro può trascorrere con la moglie qualche dere ancora un po’ di sole, ad ammirare ancora i dolci tramonti
giorno a Parigi. Egli vuol visitare gli amici, Gerda desidera far sui colli toscani! Laggiù certamente egli potrebbe anche termi­
visitare da un medico il marito. Impresa, come già sappiamo, non nare il Faust. E gli risovviene Leonardo, e « lo scheletro con una
facile e per la quale la signora ha a sostegno prezioso Philipp. torcia accesa in luogo del teschio ». « Io penso che anche un
Purtroppo lo specialista consultato confida a Philipp che Busoni corpo morto può ancora gettare luce verso l’alto ». (Sono le
è condannato. Potrebbe forse prolungare la sua vita di qualche parole dell’ultima lettera che il Maestro scrive).
170 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA VITA

effervescente conversazione, possono aver fatto credere a volte


ch’egli avesse varcato i limiti della sobrietà, mentre forse non
LA MALATTIA aveva nemmeno bevuto per intero il bicchiere della convenienza.
Avveniva pure che qualche volta, nell’intervallo del Con­
Chiarimento a molte malignità.
certo, se eccessivamente stanco o prostrato, si facesse portare una
bottiglia di Champagne, di cui però beveva sì e no mezza cop­
Sulla malattia che doveva condurre a morte Ferruccio Bu­ pa. E questo era bastato a far dire ch’egli non poteva suonare
soni si fecero infinite induzioni, supposizioni e chiacchiere, nella se non ebbro. Spesso, recandosi a cena dopo il concerto (Busoni
maggior parte false e calunniose. Si parlò di « delirium tre­ non suonava se non digiuno), era seguito da un gruppo di amici
mens », di alcoolismo cronico, di intossicazione da nicotina, di e ammiratori a cui egli offriva, prodigalmente, vini prelibati.
ricovero in un Reparto di intossicati, ecc. E i giornali d’ Italia E molte volte gli amici, a fine della riunione, schieravano per
non furono in questa faccenda i meno pettegoli. Tutte queste celia le bottiglie vuote dinanzi al Maestro, per far credere, a chi
calunnie non avevano alcun fondamento di verità. Sulla testi­ osservasse di lontano, ch’egli le avesse vuotate da solo.
monianza del medico curante, Dottor Hans Meyer di Berlino, Da ciò le leggende cui abbiamo accennato.
possiamo asserire che della malattia di Busoni non furono cause Busoni teneva in troppa considerazione il proprio cervello,
dirette né Falcool né la nicotina. per lasciarselo ottenebrare dall’alcole, anche soltanto per un
Egli era affetto da un’infiammazione cronica di entrambi i attimo. Egli anzi, da grande lavoratore, sostenne sempre la ne­
reni e dei muscoli del cuore. Affezioni che risalivano certamente cessità della temperanza, e la predicò agli amici e ai discepoli e
a molto tempo addietro, secondo che affermano i medici, e, ne diede esempio. Una corrispondenza fra Max Reger e lui, ci
molto probabilmente, erano dovute a qualche lesione giovanile. prova che Busoni tentò con ogni argomento di distogliere il com­
L’avversione di Busoni a farsi visitare da medici aveva fatto sì positore tedesco dall’abitudine del bere; e non avrebbe certo po­
che la malattia fosse divenuta a poco a poco cronica e quindi tuto farlo, se egli stesso si fosse sentito accusabile dello stesso
incurabile e letale. peccato.
Del resto, chi abbia conosciuto da vicino Busoni sa bene Quanto al fumo, sì, Busoni fu forte fumatore, seppure non
che egli non fu mai un bevitore. Come italiano amava pasteg­ eccezionale. Con questo a suo vantaggio: ch’egli non fumò mai
giare col vino, che considerava naturale bevanda, e di vino sigarette, ma soltanto sigari dolci e sopraffini.
era fine intenditore. Amava i vini prelibati, pel gusto dell’aro­ Le analisi fatte durante la malattia non rivelarono, del re­
ma, pel piacere del bel colore, e si compiaceva più di poterne sto, tracce alcune di avvelenamento per alcole, e minimissime
offrire che di berne egli stesso. di nicotinizzazione. Niente dunque « delirium tremens », niente
La sua eccentricità contribuì certo a far credere ch’egli amasse « casa di salute per intossicati ». La sua fine fu anzi serena e
il vino più del necessario, in quanto aveva carissimo, e lo faceva quasi dolce 1.
spesso, sedersi ad un tavolo di ristorante insieme ad un gruppo
di amici, per offrir loro qualche bottiglia di Champagne o di 1 Sulla propria malattia F. B. scriveva a Wassermann, dopo l’angoscioso
vino del Reno, 0, se in Italia, un fiasco di Chianti. Il suo carat­ periodo della grande guerra : « Non sono più abbastanza forte per resistere né
tere esuberante ed espansivo, le sue fragorose risate, la sua abbastanza giovane per sopportare. Questo stato.... ha segnato una cattiva linea
attraverso la mia vita.... Per la massima parte questa è la storia della mia
GUIDO GUERRINI
172 FERRUCCIO BUSONI - LA VITA 173
manti; le perdite di coscienza divengono più frequenti e pro­
lungate; ogni risveglio lo trova più esausto, ma anche sempre
LA FINE (27 luglio 1924)
più dolce e rassegnato.
Durante uno di questi « intervalli di morte », egli prende
Pur costretto al letto per periodi sempre più lunghi, egli una mano alla sua compagna e le sussurra : « Cara Gerda, gra­
vuole, fino a che la mano gli regge, dedicarsi al lavoro, nella zie per ogni giorno che siamo stati insieme ». Ed è l’ultimo dei
speranza di poter terminare l’opera a cui manca ormai soltanto ringraziamenti ch’egli ha fatto ogni sera alla sua Donna, du­
l’ultima scena. Il Teatro di Dresda attende la partitura per rante tutta la loro vita.
mettere in prova il lavoro, ed egli non sogna che di poterlo Da un deliquio passò al sonno eterno, un poco prima del­
vedere rappresentato. Esso è come il suo testamento spirituale, l’alba del 27 luglio 1924.
la somma di tutte le sue esperienze, il corollario di tutto il suo L’Accademia delle Arti di Berlino gli eresse un monumento
gran lavorare. Egli ha coscienza che quell’opera contiene valori al Cimitero. Un gruppo di ammiratori e di amici, capeggiati da
di innovazione e di solidità che assegneranno finalmente al suo Paderewsky e da Strawinsky, fece scolpire un busto che fu posto
nome il posto meritato nell’arengo dei grandi compositori. nel grande corridoio del Liceo Musicale di Bologna 1; una la­
Ma la malattia va ghermendolo ogni giorno più tenacemente, pide fu apposta sulla facciata della casa di Empoli ove il Mae­
sì che il suo fisico a poco a poco crolla. Pure debolissimo, colto stro era nato12; Firenze dedicò una via al suo nome.
spesso da deliqui che gli tolgono coscienza per lunghe ore, E fu tutto 3*io. Per lui che aveva onorato e tenuto altissimo,
egli mantiene serenità di spirito e calma assoluta. Col medico in tutti i Paesi del mondo, il nome d’Italia.
e coi pochi amici che vengono a tenergli compagnia (e sono Ora le sue opere stanno ravvivando intorno al suo nome
per lo più i suoi ragazzi), ha ancora conversazione vivace e quella fiamma che gli uomini, lui vivo, nemmeno seppero ac­
motti arguti, come un tempo. cendere.
Man mano che la malattia progredisce e che dilaga per
Berlino la voce di una fine imminente, aumentano le visite di 1 II busto è opera dello scultore fiorentino Vaimore Gemignani.
curiosi che a stento la signora Gerda riesce ad allontanare. E ab­ 2 Eccone il testo : Ferruccio Benvenuto Busoni - Nato in questa casa
il 1° Aprile MDCCCLXVI - Musicista insigne - principe dei pianisti moderni
bondano specialmente le ammiratrici, quella strana specie di - soggiogò commosse stupì - con la grande arte sua - le genti di tutto il
infatuate che l’hanno seguito e preceduto e circondato durante mondo civile - recando gloriosamente dovunque - il nome d’ Italia.
3 Da una lettera del 15 ottobre 1924, indirizzata a Felice Boghen dall’Am­
tutta la vita. Tanto che un giorno, dopo una di tali visite col­ basciatore d’Italia a Berlino, Conte Bosdari, apprendiamo che « il cadavere del
lettive, il Maestro dice a Gerda, fra la celia e l’amaro: «T u compianto Maestro fu cremato e le ceneri debbono trovarsi nel deposito mor­
tuario di Berlino ». In quel tempo fu anche tentato, da un gruppo di amici
puoi vedere dal mio 4enturage ’ quanto io sia caduto in basso » italiani, di ottenere la traslazione delle ceneri in Italia. La lettera infatti con­
Alla fine di giugno le condizioni del Maestro si fanno allar- tinua : « Approvo il suo divisamente di promuovere il trasporto delle ceneri
in Italia ed io la seconderò volentieri ove possibile ». Non se ne fece poi nulla,
fors’anche perché era stato subito eretto un monumento al Cimitero di Berlino.
Sempre nella stessa lettera si accenna infine all’intenzione del Governo Italiano
malattia ». Anche la signora Gerda, interrogata da chi scrive sulle vere cause di acquistare la biblioteca del Maestro : « Quanto all’acquisto della biblioteca
della morte del Maestro, rispose : « Il cuore. Ma sopratutto l’angoscia sofferta del compianto Maestro da parte del Regio Governo, io ne farò volentieri la
durante la guerra». Noi pensiamo invece che anche in Busoni, come in tutti proposta se la famiglia lo richiede (sic) e se essa m’invierà un catalogo da cui
i grandi lavoratori, il fisico abbia prematuramente ceduto all’eccesso di fatica e io possa formarmi un’idea dell’importanza dell’acquisto ». Purtroppo anche quel­
di emozioni.
l’iniziativa naufragò e la preziosa raccolta fu venduta all’asta.
LA F I G U R A
L ’U O M O

Dualità interiori. — Il romantico. — Il fascino di B. — Amore per Gerda. —


«Supernazionale ». — L’onestà morale. — Ambizione. — « Guardare in­
nanzi ». — Il monello. — Disprezzo pel denaro. — L’umanista. — Gli
ultimi versi.

In Busoni troviamo quasi costantemente due tendenze in


contrasto, che gli creano una doppia personalità: quella istin­
tiva e quella volitiva. E poiché l’istinto è in lui possente quanto
la volontà, gli riesce quasi impossibile il comporre questo in­
teriore dissidio.
All’istintivo ed innato romanticismo, che gli è derivato dal
sangue, dalla educazione, dalla cultura e dall’epoca stessa della
sua formazione psicologica, egli va poi ribellandosi man mano
che la cultura e il bisogno di evoluzione gli fanno intravvedere
quanto di caduco sia nella culturalità romantica. Si oppone così
alla sua natura e al suo istinto con tutto il peso di una volontà
formidabile. Non riuscendo pur tuttavia a debellarli (poiché gli
istinti non si sopprimono), egli tenta di occultarli, facendosene
schermo con atteggiamenti violentemente antiromantici, primo
fra tutti quello modernistico e cosmopolita ad oltranza. Ma il
romanticismo permane e prevale. Cresciuto da madre di edu­
cazione romantica, da padre romantico e italiano per giunta,
in una città ch’era allora sotto dominio culturale tedesco, nutrito
esclusivamente di succhi dell’arte romantica, il vero « fondo » di
Ferruccio Busoni non poteva essere altro che quello di un pretto
romantico.
12. — Ferruccio Butoni.
178 GUIDO GUERRINI
FERRUCCIO BUSONI - LA FIGURA I79
Nelle espressioni dominanti della sua personalità, infatti, .... O g g i era u n a g io rn ata neu tra.... e ne h o speso g ra n p a rte a
la vera natura di Busoni si svela sempre, e tanto più esplode riep ilo g are la m ia v ita e a tira rn e le som m e. Così facendo h o pensato
quanto più è stata repressa e contenuta. Negli affetti, nei gusti, ta n to a te e a tu tte le b u o n e cose che ti debbo. H o pensato a ll’in ­
nella rispettosa devozione per la Donna, nel piacere dell’ami­ v aria b ile letizia che m ostrasti anche d u ra n te i m o m en ti d ’incertezza dei
cizia, nel bisogno di fissare in parole scritte l’esuberanza dei pen­ q u ali facem m o insiem e esp erien za; al tu o incorag g iam en to e alla fidu­
sieri e dei sentimenti, nelle eccentricità, egli si mostra a noi cia ch e m ostrasti in m e e a tu tte le neb b ie ch e il tu o sole seppe d ile ­
sempre e sopratutto un romantico. Lo fu persino nel vestire. guare. S ento l ’o b b ligo di scriverti tu tto questo e d i rin g ra ziarten e a n ­
cora u n a volta. (V ero n a, settem b re 1908).
Con cappelloni a tese larghe e di fogge strane, con panciotti
colorati e accollatissimi da cui uscivano grossi nodi o nastri
capricciosi, con pastrani amplissimi e ricchi, sempre aperti e Non sappiamo se l’auto-opposizione all’innato romanticismo
svolazzanti a far da sfondo mobile alla figura, e giubbe di influisse poi dalla vita sull’arte, o viceversa. Il fatto è che per
velluto e pantaloni attillati. Romantici anche i capelli, castani l’una e per l’altra egli seppe crearsi quasi una seconda natura,
e finissimi, non mai ridotti a disciplina. da sovrapporre alla reale.
Il suo stesso matrimonio, con queU’ardente e imperioso voler Forse il viaggiare, il vedere popoli e cose del mondo, rav­
sua la donna appena conosciuta in Paese straniero, e con quella vicinare uomini d’ogni razza e mentalità, di molti studiando la
cerimonia nuziale improvvisata nella remota chiesetta di una storia e possedendo la lingua; forse il dover metter la propria
città russa, ci dicono una mentalità che godeva del fantastico anima a contatto con moltitudini di altre anime perché vibras­
e del sognante. E nostalgie prettamente romantiche egli confessa sero all’unisono con la sua; forse il doversi servire, per esprimer
sovente negli abbandoni epistolari. sé stesso, di quel misterioso linguaggio ch’è la musica, o tutte
Romantica fu ancora, a giudicarla nel suo giusto valore, queste cose insieme, crearono in Busoni quel disprezzo per le
la particolare sensibilità ch’ebbe Busoni per l’amicizia fra uomo barriere nazionali, e più ancora culturali, che poi divenne vero
e donna. bisogno di vita internazionale. Si formò così, a poco a poco,
un apparente Busoni spregiudicato, dispregiatore di sentimenta­
Il fascino della sua arte, la potenza della sua personalità,
lismi, negatore di contemplatività, sferzatore di provincialismi.
la sua travolgente simpatia, la sua rara bellezza, svilupparono
E diciamo apparente, perché, anche sotto questo aspetto, cre­
incendi in molti cuori femminili. Parecchi dei quali, se pure
diamo che la volontà non sia mai bastata ad annullare la vera
accesi alla casta fiamma dell’arte, finirono poi per consumarsi
natura. Tanto che nei momenti decisivi, nelle azioni importanti
al fuoco struggente di vere passioni. Ma questo non lusingò della vita, torna poi sempre fuori l’animo puro dell’empolese,
mai, in Busoni, l’amor proprio del maschio e tanto meno quello con le sue nostalgie di paesaggi pittoreschi e tranquilli, col de­
dell’artista. Al centro di tanto fuoco, egli seppe soltanto ri­ siderio di una casa fra il verde, lontana dal mondo.
scaldarsi, schivando ogni scottatura, protetto in ciò dal rigido Italianissima poi rimane sempre in Busoni l’ipersensibilità
impegno verso l’arte sua, ch’egli servì innanzi e sopratutto, e agli affetti famigliari, la emotività a tutto ciò che tocchi l’animo
dall’amore per Gerda, che adorò in ogni giorno della sua esi­ umano, e sopratutto l’amore alla meditazione.
stenza. Ne sta a prova tutto l’epistolario, ed in particolar modo Crediamo che, sull’atteggiamento internazionalistico di Bu­
la lettera seguente: soni, abbia visto giusto Willi Schuh.
J go . GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA FIGURA l8 l
B usoni n o n p oteva sentirsi circoscritto in u n a società in tern azio n ale, verso sé stesso » (Schuh). Qualche volta soltanto incertezze o
m a avrebbe av u to bisogno di u n a Società « su p e rn a zio n a le ».
N é l ’Italia, ch e p u r se m p re lo attraev a.... n é la G erm an ia, con cui
scoramenti d’artista gli sottraevano lena; ma eran soste brevi
sentiva q u alche affinità di p ensiero, n é la Svizzera, d o v ’egli trascorse e che fortificavano, nel tormento, la sua personalità creativa.
il p erio d o d ella g u erra, riu sciro n o a tratten e rlo . Certamente lo spronò, oltre che una sovrumana passione per
B usoni n o n stava fra le N az io n i, m a, p e r p rin cip io , « so p ra le N a ­ l’arte sua, anche una tenace volontà di riuscire, di affermarsi,
zioni » a.
di emergere. Quella che gli uomini chiamano, spregevolmente,
E ancora lo Schuh precisa e conferma le cause del composito ambizione. E sia pure. Ma non si dimentichi che questa volontà
carattere del Maestro: orgogliosa è l’unico antidoto contro i sacrifici, le fatiche, le
amarezze, le disillusioni di cui è cosparsa la via dell’arte. Per
L a div ersità fra la n a tu ra ro m an a e q u ella tedesca, h a fa tto sì che fortuna dell’umanità, l’ambizione dell’uomo di pensiero (e del
il co n tatto d i questi d u e p o p o li creasse in lui u n o sp irito fra classico e creatore in specie) non è albagia, presunzione o aspirazione
rom antico e, al ricco q u ad ro d ella sua p erso n alità, desse carattere vivo
al potere; ma è soltanto bisogno, imperioso bisogno («ambi­
ed esplosivo 12.
zione », dal verbo « ambire ») di far gli altri partecipi delle
A completare questa diagnosi psicologica resta a dire che proprie sensazioni, delle proprie visioni, delle proprie creazioni.
il proposito di correggere o di nascondere la sua vera natura, In una parola, bisogno di donare agli altri ciò che nasce dalla
processo che avveniva per certo incoscientemente, diede resultati propria sofferenza. E tanto più imperiosa dovrà essere questa
non sempre positivi. Poiché il romanticismo, represso, anziché aspirazione, quanto più siano audaci e nuovi i princìpi che in­
scomparire, diveniva in Busoni artista e uomo, esasperazione ro­ formano l’arte del creatore. Ecco perché l’ambizione del Busoni
mantica. Mentre, d’altra parte, il provincialismo (e dò a questa fu sopratutto coscienza del proprio valore e spirito di difesa
parola il più laudativo e autentico significato) schermato di co­ delle posizioni conquistate.
smopolitismo, creò quel Busoni amaro e cinico, che trasse tante Per lui la polemica non fu, come per tanti innovatori,
volte in inganno chi gli fu vicino e lo giudicò per quel che un’arma. Vi ricorse raramente, soltanto se costretto e sempre con
non era. moderazione, con educazione, con umiltà.
Busoni fu insomma un classicista con un imperioso animo A divulgare le proprie teorie si servì invece del suo ascen­
romantico, un cosmopolita con l’eterna nostalgia del provin­ dente sui giovani, i quali si facevano, al suo contatto, incan­
ciale, un reazionario con atteggiamenti tradizionalisti. descenti e plasmabili, e da discepoli si convertivano in apostoli.
L’onestà morale di Busoni uomo fu, come la sua onestà ar­ Egli ebbe verso i giovani una generosità istintiva, una simpatia
tistica, intransigente. Come tutti gli uomini impegnati in un da lui stesso spiegata così:
compito di lavoro alla cui realizzazione non può bastare un’in­
tera esistenza, anche Busoni si votò tutto alla sua arte, senza C om e artista e com e uom o p referisco g u a rd a re inn an zi p iu tto sto che
in d ietro . D a ciò la m ia p referen z a p e r la co m p ag n ia dei giovani.
concedersi tregue né riposi e « aumentando sempre le pretese
Come sentì, altissimo, il compito del docente, così ebbe fer­
1 W il li S chuh. Prefazione al volume delle lettere alla moglie. (Busoni- vidissimo il culto dell’amicizia. Centinaia di fili spirituali lo ten­
Briefe an seine Frau-Rotapfer-Verlag-Leipzig).
2 Id. id.
nero legato a uomini di ogni Paese. E per una decina di essi.
IÖ 2 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA FIGURA 183

gli eletti, egli ebbe amicizia piena, generosa, fraterna. La let­ delicatezze d’anima, era, insomma, un misto di fanciullo e di
tera di un amico bastava a portare il sereno anche in momenti cinico, di filosofo e di artista, di timido e di scanzonato.
di tempesta. La perdita di certi amici inferse al suo cuore ferite Amava Leccentricità, ma non la ostentava. E molte volte
gravi e a lungo decorso. furono giudicati eccentrici, gesti o stravaganze ch’erano invece
Nell’uomo Busoni il pensiero profondo e il sensibile cuore istintive espressioni della sua singolarissima personalità. Di­
furono alleggeriti e aereati da un animo di fanciullo. In certi remmo anzi ch’egli diveniva eccentrico per eccessivo amore di
casi, anzi,- di monello 1. naturalezza e di indipendenza.
Lo spirito argutissimo e pronto del toscano si addolciva in
una ingenuità puerile. Assorto a volte ad ascoltare le parole di L a m ancanza d i n atu ralezza — scriveva — è spesso desiderio di
un ragazzo; interessato, stupito o divertito a cose da nulla, era im itare u n d eterm in ato ideale, il ch e d eriva d alla scarsità d i carattere
p ro p rio .......Io credo che so ltan to chi è v eram ente solo possa essere « del
non di rado indifferente a racconti o episodi gravi. tu t t o » n atu rale. M a chi m ai si tro v a in ta le ideale co n d izio n e?...
Del monello toscano aveva anche il vezzo di non poter
tacere ciò che gli passava per la mente, tanto più divertendosi La verità è ch’egli era insofferente di consuetudini, di orari,
quanto più metteva in imbarazzo interlocutori ed astanti 12. di convenzioni. Una disciplina sola conosceva, quella del suo
Era insofferente di ogni cosa che ferisse il suo senso estetico lavoro, pel quale era inflessibile, metodico, intransigente, quasi
e, quando non gli riusciva di evitare questa sofferenza, doveva abitudinario.
almeno accusarla, « coram populo », senza riguardo per chi ne Fu generoso dispensatore e dispregiatore di denaro, che amava
fosse la causa. guadagnare soltanto pel piacere di elargirlo.
Capace tuttavia di toccanti comprensioni e di commoventi A molti giovani egli fece interi corsi di lezioni gratuite,
prestando loro anche libri e testi. Parecchi dei più dotati e bi­
sognosi ebbero da lui anche il danaro per lunghi soggiorni nelle
1 In una lettera del luglio 1907 alla moglie, esaminati gli innumerevoli
impegni che lo sovrastano, ringrazia Dio « che il polso della vita batta così città dove egli viveva.
rapido; esso sprona assai più che la tranquillità. Sono sano e lieto, senza però Amava circondarsi di cose belle, che acquistava anche per
essere in high spirits. £ forse questo, il periodo della piena maturità? Ma un
poco di fanciullezza rimane in me, che io non posso dominare.... ». incoraggiare ed aiutare giovani artisti, pittori o scultori. Non
2 Ad un esame di pianoforte, una candidata, evidentemente ebrea, per nome seppe mai rendersi conto esatto del reale valore del denaro
e per fattezze, eseguisce un pezzo. Appena tolto l’ultimo accordo, Busoni le
chiede, gentile: «M a lei non è ebrea? ». E ad un cenno affermativo della signo­ (che spesso andava perdendo dalle tasche, senza farci caso), e
rina, egli ribatte, con finta ingenuità : « Strano, perché generalmente gli ebrei della sua necessità pratica 1.
sono intelligenti! ». (L’esame fu sospeso). U n’altra volta, sempre in sede d’esami,
un candidato eseguisce una Rapsodia di Liszt, autore specialmente prediletto
al Maestro. Finito il pezzo, Busoni chiede: « Le piace questa Rapsodia? ». L’altro,
incerto e confuso, scuote il capo a negare, e Busoni : « Ha ragione. Eseguita 1 « .... Appena dò a qualcosa uno scopo d’interesse, dal momento in cui il
farla comincia a portarmi un vantaggio pratico, qualcosa in me comincia a san­
così non piace neanche a m e!» . Ancora: aveva finito l’esame di pianoforte
guinare, una specie di inabilitazione mi prende ed è soltanto con pena e fatica
un giovane, allievo privato di un professore dell’ Istituto, il quale però, con­
trariamente ai regolamenti, non lo aveva denunciato come proprio scolaro ed era che riesco a portare a termine ciò che in caso diverso realizzerei facilmente, feli­
rimasto, illegalmente, a far parte della Commissione esaminatrice. Ma figurarsi cemente e assai meglio. (Tu sai che io so essere abile ed energico). Un senso
se questo poteva sfuggire all’occhio espertissimo di Busoni, il quale, appena analogo s’impossessa di me quando vedo altri comportarsi e pensare in modo
uscito il candidato, esclama : « Vorrei proprio sapere chi sia stato quell’asino utilitario nelle cose dell’arte (ed anche al di fuori dell’arte); mi prende una
di maestro che l’ha preparato!». (Poi, tutto compunto): «C he il maestro sia vera nausea. Se suono pensando alla ricompensa, suono sempre male, peggio dei
un asino lo possiamo dire senza timore, tanto siamo sicuri che non è fra noi ! ». pianisti più mediocri. E inoltre mi vergogno mentre suono e anche dopo. Com’è
triste tutto ciò!...». (Lettera a Gerda).
184 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA FIGURA 185
Così avvenne spesse volte ch’egli si servisse, per un acquisto Molti uomini fecero lunghi viaggi per vederlo o rivederlo.
capriccioso (quadri, o libri), dell’ultimo denaro destinato alle Molti giovani lo seguivano, a costo di sacrifici, nelle sue pere­
immediate e più impellenti necessità della famiglia. Ma tanta grinazioni. I suoi più intimi ancora oggi si commuovono rie­
contentezza raggiava sul suo volto per l’acquisto fatto o per vocandolo.
l’aiuto dato, che la buona Gerda doveva senz’altro partecipare Come abbiamo visto, egli ebbe ammiratori fra gli uomini
alla gioia del marito, salvo poi a dover rimediare, a sua insaputa, più eminenti della sua epoca: da Schaw a D ’Annunzio, da Si­
al vuoto di cassa. belius a Toscanini, da Boito a Schönberg, da D ’Indy a Bela
Busoni non fu un dominatore. Avrebbe potuto esserlo per Bartòk, da Rimsky-Korsakow a Martucci, da Sargent a Puc­
qualità intellettuali, culturali e volitive, ma gli mancarono la este­ cini, da Saint-Säens a Strauss. Molti ebbero per lui amicizia
riore consistenza e l’intransigente rigidità del carattere; doti in­ profonda, qualcuno affetto fraterno. Il suo cuore emanava la
dispensabili al dominio, rarissime nell’artista. Troppo egli amava bontà.
abbandonarsi al capriccioso estro della fantasia; troppo si com­
piaceva ribellarsi alle formalità sociali, pur di soddisfare curiosità, Non conosceva l’invidia. Era una sua frase corrente : « non è la per­
istinti, impulsi interiori. Diremmo di più: ad essere dominatore sona che conta, ma la cosa ».
S’egli avesse dovuto tirare le somme della sua vita, avrebbe dovuto
d’uomini non ci tenne forse mai, sentendo quanto gli fosse facile dire di sé le parole umili ed orgogliose di Poussin davanti alla morte :
dominarli e trascinarli con la sua potenza di interprete. Je n’ai rien negligé. Ma egli guardò sempre dinanzi a sé, anche di
Fu invece un fascinatore, e del suo fascino seppe servirsi. fronte alla morte 1.
Il fascino è in certo modo indipendente da ingegno, da spirito,
da cultura, da personalità; in massima parte esso è dovuto sol­ Anche l’ultima volta che il Maestro tentò di fare il perio­
tanto a quell’imponderabile « quid » che distingue gli uomini dico bilancio fra il lavoro compiuto e ciò che ancora restava
emergenti da quelli sommergenti. Attraevano irresistibilmente da compiere, trovò sempre più pesante il piatto della bilancia
in Busoni la facilità e la facondia della conversazione, lo spirito che conteneva il futuro. Fu allora ch’egli scrisse questi versi,
acuto e prontissimo, la versatilità e vastità del sapere, la pa­ amari e contorti:
dronanza delle lingue vive e morte (« la sua conversazione » Da qualsiasi lontananza ci si rivolga 'indietro alla propria vita, più grave
— scrive lo Schuh — « non era meno interessante delle sue ese­ [e maggiore sembra ciò che ancora sta davanti a noi.
cuzioni »); ma ancor di più attraeva di lui qualcosa che ema­ Che sono a me, di contro all’inesplorato avvenire, i cinquantanni
nava dal suo stesso fisico : quel sorriso luminoso che sembrava [vissuti?
Tutto s’affolla, dilata, avvantaggia la mente, e lo spirito usurpa, nella
dar luce a tutto il suo essere, la bellezza spirituale del volto, [conseguita calma, la parte che indulse al senso.
e una certa patina di malinconia dietro cui, a volte, si astraeva (Mancano gli ultimi tre versi, incomprensibili) 12.
d’improvviso e che gli velava di lontananze lo sguardo.
Certo è che dov’egli comparisse, immediatamente diveniva La sua morte gettò prostrazione fra gli amici d’ogni Terra.
centro e fuoco d’ogni attenzione. Ogni sua parola assumeva, La stampa invece, e specie quella italiana, annunciò questa scia-
per gli ascoltatori, valore eccezionale; tutti si sentivano attratti
subitamente nell’orbita della sua personalità. Il vivergli accanto
1 W . S chuh, O p. cit.
era una festa; l’ascoltarlo un godimento incomparabile. 2 Traduz. letterale del dottor Augusto Anzoletti.
i8 6 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA FIGURA 187
gura come avvenimento di modesta portata. A quel tempo si Già lui vivo, era apparso atto riprovevole d’italiano lo sce­
pensava ancora che con Ferruccio Busoni si fosse spento soltanto gliere a propria dimora la capitale della Germania e, durante
un grande pianista o comunque un artista che poco aveva a la guerra, una città svizzera. Ma nessuno (e tanto meno il
che fare con l’Italia. Dent) si è preso l’incomodo di render di pubblica ragione che
Si credeva ancora all’anti-italianità di Busoni. Busoni era addivenuto a queste determinazioni contro cuore e
quasi disperatamente, spinto soltanto dal fatto che in Italia
nessuno gli aveva offerta degna sistemazione.
Fino a pochi anni or sono (e oggi ancora, fra i dilettanti)
L ’I T A L I A N O
Busoni era considerato tra noi soltanto come un celebre piani­
Chiarimenti. — L’esule. — Italiano incompreso in Italia. — Sogni pel Suo
sta; ed anche sull’interprete si facevano riserve. Il grande mu­
Paese. — Il conoscitore delle bellezze italiane. — « Ferruccio Busoni da Em­ sicista, il compositore, l’operista, rinnovatore, il teorico, il pen­
p o li». — « Busoni soffrì per l’Italia, ma l’amò tanto! ». — « Debbo scri­ satore, lo scrittore, l’esteta, vi erano, fatte rare eccezioni, com­
vere un’opera italiana! ». — « O Italia, Italia mia ». — Lettere ad amici pletamente ignorati.
italiani in difesa dell’arte italiana. — Morire in Italia! Le sue composizioni originali, all’estero, e specialmente in
Germania, frequentemente eseguite, rimasero da noi assoluta-
A rafforzare e divulgare la calunnia dell’anti-italianità di mente ignorate fino a un buon decennio dopo la sua morte.
Busoni, che già lui vivo serpeggiava fra le città italiane, con­ Non parliamo delle sue opere teatrali che già eseguite lui vivo
tribuì notevolmente, dopo la sua morte, il libro che su di Lui su tutti i principali palcoscenici della Germania, convenne aspet­
scrisse Edward Dent. Il quale si compiacque accentuare, ingi­ tare quasi cinque lustri, dopo la sua scomparsa, per vederle
gantire o addirittura falsare parte degli episodi che potevan get­ rappresentate sui nostri teatri.
tare qualche ombra sull’amor di patria di Busoni e per contro Chi scrive era allora al suo fianco e ricorda anche troppo
velando, sottacendo o addirittura omettendo tutti quei dati e quali accoglienze si facessero in Italia a quei suoi lavori che egli
fatti che provavano l’italianità del Maestro. E non è tutto; col stesso diresse nei concerti sinfonici bolognesi. Perfino come pia­
proposito evidente di travisare la realtà, il Dent mostra quasi nista Busoni trovò in Italia osteggiatori ostinati e feroci critici!
sempre una sola faccia delle cose, quella che depone contro ì’ita- Si dovette arrivare al dopo-guerra per accordargli quel riconosci­
lofilia del Busoni, e non l’altra che spiegherebbe e chiarirebbe mento pieno e assoluto che già da vent’anni gli veniva tributato
certi atteggiamenti « apparentemente » antipatriottici. altrove.
Di lettere che mal discorrono degli italiani, ad esempio, il Né gli editori italiani seppero accogliere la sua opera con
Dent ne riporta in buon numero, compiacendosi di veder messi quella globale fiducia ch’egli invece trovò presso gli stampatori
a fuoco, dall’empolese, i più palesi difetti che Dio concesse agli tedeschi. Nonostante tutto questo, Ferruccio Busoni pensò sem­
italiani a compensare le loro troppe virtù. Ma è raro che egli dia pre e soltanto all’Italia, ognora più amareggiato di doverne vi­
spiegazioni esaurienti delle cause che avevano indotto Busoni a ver lontano.
lanciare quelle accuse. E la causa principale era, per Busoni, In occasione della nomina di Alfredo Casella a Maestro di
quasi sempre una sola: il rammarico, quasi l’esasperazione di pianoforte al Liceo Musicale Santa Cecilia di Roma, egli scri­
vedere le cose d’Italia diverse da come egli le avrebbe volute. veva, fra l’altro:
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C onfesso che, anche te n e n d o co n to d elle d isillu sio n i alle q u ali il
C asella forzata m e n te si tro v erà di fro n te cam m in facendo, p u re m i a d ­ * * *
d o lo ra di esser te n u to lo n ta n o da u n m o v im en to di cui, p e r le m ie m as­
sim e m usicali, dovrei tro v arm i alla te sta ; m i a d d o lo ra di v ed e r a b b re­
viarsi di ora in o ra il te m p o che la vita m i lascia a disp o sizio n e p e r u n Dell’ Italia egli conosceva la Storia e la letteratura come
tal com pito e tem o che si faccia tard i. M i a d d o lo ra e m i inacerbisce di pochissimi. Musei, pinacoteche, templi, palazzi, piazze, vie; di
assistere da m o lti an n i al g o v ern o m usicale degli stran ieri n ella capitale ogni città italiana egli conosceva le gemme. La sua biblioteca
d ’Italia e di a p p re n d e re n u o v am en te che u n d ec rep ito cosacco sarà p re ­
era ricca di edizioni rare dei nostri maggiori, dai trecentisti ai
ferito .... ad u n bravo italian o .... (Z u rig o , 17 o tto b re 1915) 1.
classici dell’Ottocento. Del Rinascimento italiano conosceva anche
Visse anzi per l’ Italia. Sognò di poterne innalzare la cultura i nomi minori, fossero pittori o scultori, poeti o architetti, e
musicale a quel livello ch’egli ben sapeva possibile. Sognò di dei più sapeva citare opere e passi, divertendosi anzi a cogliere
divenire lui stesso il condottiero di questo movimento di re­ le lacune culturali degli amici italiani, e colmandole poi una
denzione spirituale, né lasciò occasione per formulare proposte ad una.
e progetti. Sognò di potere, lui stesso, proseguire la grande Il suo italiano era purissimo; spontaneo e disinvolto, ma' nu­
tradizione melodrammatica italiana e di fissare in qualche gran­ tritissimo, vi appariva esatta la scelta dei vocaboli con qualche
de opera i caratteri di nostra gente. tocco di toscanità a ravvivarne i toni. Di tanto in tanto una
frase in dialetto veneto' rivelava il ricordo dei suoi primi anni
F u sem pre il m io so g n o di p o te r alla fine d e p o rre i fru tti d el m io triestini e dei nonni materni che parlavano appunto quell’idioma.
lavoro ai piedi del m io Paese. — .... O g g i, in tu tti i lu o g h i che si cu­ Perfino nelle lettere scritte in lingua straniera Busoni so­
ra n o di m usica e à’o'nestà, io g o d o il p riv ileg io di esser considerato u n o
dei caratteri p iù m arcati e risp ettati fra i M usicisti. A g u e rra term in ata,
leva inserire frequenti infiorettature italiane, quasi a orgoglioso
d o p o aver raccolto u n p o ’ di d an a ro in In g h ilte rra , il m io p rim o passo ricordo della sua origine.
fu d i recarm i a M ilan o . L ’accoglienza fu tale che n e feci u n a m alattia, Sulla copertina del suo Concerto per pianoforte e orchestra
n o n p e r v an ità offesa, m a p e r d o lo re intim issim o. A P arig i poi, ricevuto è stampato, a evitare equivoci: «Ferruccio Busoni da Empoli ».
con g li o n o ri d ovuti a u n P rin cip e, .... m i accorsi m ag g io rm en te della In Italia veniva di frequente, sempre con la speranza di
differenza.... (L o n d ra , 27 g iu g n o 1 9 2 0 ) 2.
trovar finalmente comprensione e corrispondenza. Quasi sempre
Quasi tutti i libretti delle sue opere sono di soggetto e di doveva ritornarsene disilluso.
carattere italiano. Dalla gozziana Turandot al bergamasco Ar­ Scriveva ad Arrigo Serato:
lecchino ì dalla Sposa sorteggiata che termina in un’appassio­
V errò volen tieri a R om a a rite n tare uh in te n d im e n to tra g li italiani
nata invocazione di nostalgia per l’Italia, ai due grandi lavori
e la m ia A rte ; [essi] se n e av v edranno tro p p o ta rd i (p e r m e) di aver
(progettati e pur troppo non realizzati), l’uno ispirato alla Di­ passato inosservatam ente il lo ro m ig lio r m usicista contem poraneo. Q u e ­
vina Commedia, l’altro intessuto sulla vita di Leonardo. Perfino sto lo dico a te in in tim ità, p erch é og n i altro m i rid ereb b e d ie tro le
nel Dottor Faust egli volle assegnare il maggior fuoco alla scena sp alle a sen tirm i p arla re così. (P allanza, 10 g iu g n o 1916).
che si svolge in Italia, alla Corte di Parma.
Anche resperimento di Bologna (che fu il più lungo e quello
1 Lettera ad Arrigo Serato. su cui Busoni aveva puntato con maggior fiducia), fu tentato
2 Lettera ad Arrigo Serato. con la speranza di poter finalmente e definitivamente rista-
igo GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA FIGURA I9I

bilirsi in patria. Aveva scelto Bologna come la città ch’egli sa­ menti il Melodramma vedrà presto la sua fine! ». (Parole che
peva più adatta ai suoi fini, perché più sensibile e ricca di tra­ già ora sono divenute profezia).
dizioni. Sognava di trasformarla in un « faro musicale » che Ai suoi allievi poi egli parlava quasi soltanto di arte ita­
gettasse luce, come già-nel passato, sul mondo civile. liana e con una sofferenza e un’amarezza quasi di amante tra­
Abbiamo visto com’egli vi giungesse con l’animo ricolmo dito. Dice a ragione lo Schuh : « Busoni soffrì per l’ Italia, ma
di speranze ed il cervello pieno di progetti, ma la realtà gli si l’amò tanto! » 1.
rivelò inesorabilmente ostile. Busoni dovette convincersi, e non Chi scrive ebbe la fortuna di vivergli a lato per più mesi,
senza angoscia, che fra lui e il pubblicò italiano vi era ancora, di viaggiare con lui, di visitare insieme a lui quasi tutta l’Italia,
e vi sarebbe rimasta chissà per quanto tempo ancora, una spe­ e lo sentì infinite volte sospirare pel suo Paese, e lo ascoltò
cie di muraglia cinese. E quando la guerra venne a dare l’ultimo in mille occasioni esaltare di noi l’arte, la razza, l’ingegno,
crollo e il Maestro dovette ancora una volta partirsene dal suo la storia. Chi scrive può testimoniare con fermezza e fierezza
Paese, ebbe la certezza d’essere ormai condannato ad un esilio che nell’accusare Busoni di anti-italianità si confuse ancora una
perpetuo. volta la critica con la maldicenza.
Furono questi vani tentativi, queste supreme e irrealizzate Egli sferzava per amore. E le sue sferzate, brucianti sulla
aspirazioni, a farlo tanto severo verso gli italiani? Nelle sue pelle di molti, si ritorcevano poi contro di lui sotto forma di
lettere si abbandona spesso ad una intransigenza eccessiva, mai calunnie.
scevra però da un fondo di amaro rimpianto. Lo faceva vee­ .... L ’anim osità co n tro d i m e, in Italia, è sem plicem ente la solita
mente una specie di ribellione a questa incompatibilità; ancor che fiorisce nel n o stro P aese; le ragioni che la v o g lio n o spiegare sono
più lo esasperavi d’ Italia la cultura, tanto inferiore per quan­ p retesti ag g iu n ti p o sterio rm en te a ll’azione. È in im m ag in ab ile che delle
tità e qualità a quella ch’egli aveva sognato per essa. Sopratutto p erso n e che n o n si curano affatto d e ll’arte m ia, siano ta n to interessate
ed in fo rm ate in to rn o ai m iei fatti priv ati.... — P e r q u ello che rig u ard a
lo irritava che gli italiani non sentissero più all’italiana. Que­ l ’Italia in risp etto alla m ia persona, al m io am ore e alle speranze che vi
sto era ciò che più spesso gli suggeriva frasi cocenti e parole avevo collocate e che dovevano rap p resen tare la coronazione d i tu tti i
aspre nei riguardi dei suoi connazionali. (Parole e frasi inter­ m iei sforzi, i fatti n o n stanno « in m e », m a « d a ll’altra p a rte ».... (L o n ­
pretate in seguito, proprio quelle, come espressioni di anti-ita- dra, 20 g iu g n o 1920) 12.
lianità).
Non bisogna dimenticare inoltre che, a quell’epoca, la mu­
* * * sica in Italia era così divisa: musica salottaia, che andava da
Tirindelli a Tosti; musica accademica e ufficiale, ispirata ai
Come Maestro, l’italianità dell’arte fu sempre il suo domi­ modelli d’oltr’Alpe, con assoluta trascuranza delle genuine fonti
nante ideale. In classe, esempi, citazioni, dimostrazioni, eran della nostra arte. Trionfava in Italia il gusto del falso wagne-
tolti, per lo più, da autori nostri: Palestrina, Monteverdi, Cima- rismo, del brahmsismo e del debussysmo di seconda mano, del­
rosa, Bellini, Rossini, Verdi. l’architettura floreale e della filosofia alla Nietzche e alla Scho-
Per il teatro poi egli proclamava addirittura come esem­
plari i libretti del Piave, del Romani, del Cammarano. « Biso­ 1 Op. cit.
gna ritornare al taglio teatrale di Verdi » soleva dire « altri- 2 Lettera ad Arrigo Serato.
192 GUIDO GUERRINI
FERRUCCIO BUSONI - LA FIGURA 193
penauer. E di questo imbastardimento intellettuale Busoni sof­ Si potrebbero versare lacrime sulle condizioni di questo Paese.... La
friva come di una sottomissione al nemico. gente non ha nulla da fare, nulla a cui pensare, ed esamina e critica,
Sempre, in qualsiasi Paese si trovasse, egli rivendicava la curiosa e maligna, il forestiero che passa. Il popolo dorme sui gradini
sua origine. Ad un giornalista italiano, residente a San Fran­ dei bei palazzi. I negozi sono chiusi per gran parte del giorno, con porte
e vetrine sprangate. Le donne, senza cultura e senza gusto, non guar­
cisco di California, diceva nel 1911: dano né a destra né a sinistra, dando prova con ciò soltanto della loro
Mi si vuol nato fuori d’Italia e mi si fa figlio di madre tedesca. mancanza d’ingenuità....
Niente affatto! Sono italiano e toscano puro sangue, di Empoli, come O Italia, Italia mia,
mio padre. Mia madre poi era italianissima, anzi doppiamente italiana, O fossi tu men bella
perché nata a Trieste da genitori veneti. O almen più forte!...1.
Anche dall’esilio non si stancava di ammonire allievi ed Quadro eccessivamente pessimistico, ma quanto efficace! Ci
amici, perché si spogliassero dei falsi orpelli e si riallaccias­ sembra che difficilmente si potrebbe cogliere ed esprimere con
sero alle dirette fonti della musica italiana. E più avanzava più evidenza l’assetto e il carattere di una nostra città di provin­
negli anni, più questa aspirazione ad un’Italia « com’egli voleva cia di 50 anni fa. E come dolorosa quell’ultima invocazione leo­
che fosse » si faceva più insofferente e spasmodica. pardiana!
Scrive da Vienna, il 9 maggio 1904: Ma ecco una terza lettera:
Da due giorni sono perseguitato da un’idea più forte di tutte le Credo, e l’idea è buona, che, come nella musica il valore non è dato
precedenti : e cioè che, come risultato di ben quindici anni di sviluppo, dal « tema », ma dalla fusione armonica di tutti gli elementi nello spi­
io « debbo » scrivere un’opera italiana ! Mi sembra la cosa più giusta rito del compositore, così il fascino dell’Italia stia in un’infinità di cir­
e, se fosse possibile realizzarla, rinuncierei per essa, con gioia, a tutti costanze concomitanti.
i Meyring, Shaw e Gobineau1. Sento che il mio stile sboccerà e fio­ E questo fascino esiste. Se si esce di sera (come ho fatto oggi) da
rirà in essa pienamente per la prima volta ed io raggiungerò il posto un teatro, e dopo l’illuminazione fittizia della scena, si trova fuori il
« che già dovrei avere ». La questione del libretto è difficile. Ho pen­ cielo « eternamente bello » ; le case sono illuminate in basso da lanterne
sato a Boito e alle più argute novelle italiane, ma sarebbe più sicuro rossastre; dalle cantonate sbucano improvvisamente ombre che si per­
prendere una figura teatrale già compiuta.... Goldoni non serve, Gozzi dono subito dietro angoli misteriosi; la luna sta in trionfo sopra i tetti
forse, ma.... Anche qui c’è molto da riflettere.... 2. dalle forme fantastiche; il canto sonoro di poco prima ci rende consci,
ora, del silenzio. È nulla, eppure di più che altrove. Cara Gerda, questa
Ci sembra assai significativo che questo musicista, già ag­ sera sorge in me una grande idea. Vorrei dare a questa Italia un’opera
guerrito e sicuro della propria tecnica, pensi che soltanto scri­ nazionale, come Wagner l’ha data alla Germania e che qui non esiste
vendo un’opera italiana egli potrà far « fiorire e sbocciare il suo ancora.
stile ». Egli dunque ha piena coscienza che soltanto attraverso Sento che lo posso e che ciò diverrà compito della mia vita.... 2.
la propria lingua gli riuscirà di esprimere integralmente sé stesso. (Verona, 9 settembre 1908).
A questa aspirazione, così pura e assoluta, ecco far seguito (Fu allora che nacque l’idea del Leonardo prima, del Dan­
una pagina depressa : te poi).

1 Progetti di opere.
2 Lettere alla moglie. 1 Alla moglie.
2 Alla moglie.

13. — Ferruccio Bufoni.


GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA FIGURA
194 195
Inoltrandosi nella maturità, egli sente sempre più impel­ Oh! Come vorremmo che le teorie qui esposte [Link]
lente il bisogno di restituire l’ Italia musicale alle sue più pure base deU’insegnamento in tutte le nostre scuole di Composi­
tradizioni. Le parole gli si fanno più dure man mano che più zione!
bruciante diviene la ferita al suo cuore italiano. Ancora sullo stesso tema:

L ’invio d ella p a rtitu ra di u n m io ex-scolaro b o lo g n ese m i fo rn ì .... Dei miei sette volumi intorno alle composizioni di Bach uno solo
l’occasione d i u n benevolo serm one, ram m en ta n d o g li i n o stri d overi è dedicato alle « trascrizioni ». Ed è quésto volume, questa settima par­
verso la trad iz io n e italian a. I l qui pro quo è g raz io so ; m i d a n n o d e l te, che considero la meno importante, quasi importuna. Ella si mera­
tedesco m en tre « io se n o l ’ita lia n o a ll’estero » e loro sono « i tedeschi viglia! Eh! Caro Maestro, se in Italia mi si conoscesse, di varie cose ci
in Italia ». Così il m alin te so d u ra p e r tu tta la m ia vita. E in questo si meraviglierebbe!
sono d ’accordo con M u sso lin i, ché an c h ’io v o rrei so m m in istra re varie Io sono un avversario delle aspirazioni nazionali in musica, e sempre
p o rzio n i d ’olio d i ricin o a chi di d o vere.... V o rre i restitu ire l ’A u g u steo
le ho combattute. Però faccio un’eccezione per la nostra amatissima Ita­
lia, c h e .— in musica — troppo si è allontanata dalla sorgente, per at­
alla sua vera d estinazione, in a u g u ra n d o lo con u n a so len n e esecuzione
tingere a fonti remote che le guastano il sangue. È fatale cosa il voler
d i m usiche d el P a le strin a e d el M o n te v e r d i1. propagare contro l’istinto innato, legittimo, sincero.
Creda, Bach e Wagner non fanno per « noi ». Beethoven, eviden­
L’ex-scolaro bolognese a cui allude il Maestro nella lettera temente, non riesce ad essere « popolare ». Le son cose giustificabili,
surriferita, era l’autore di queste pagine. Il « benevolo sermo­ anzi giustissime, ma la ragione, — da noi (se ragione si può chiamare)
— si ribella contro il buon senso e la natura, che furono sempre la
ne » questo :
nostra forza.... (Zurigo, 5 agosto 1920) L
C aro G u e rrin i, ricevo co n p iacere la p a rtitu ra , co n g ra ta sim p atia la
sua lettera. S on p resto dieci an n i d a q u a n d o lasciai B o lo g n a e le i; v en n e E insiste, in altra lettera:
la g u erra, rito rn ò la pace, s’in v e n taro n o di nu o v i im b ro g li, ed anche la
m usica si risen tì d elle oscillazioni, dei can g iam en ti. I nostri italiani, soggiogati da quel benedetto Wagner, impararono
.... L a com p o sizio n e ch e h o so tt’occhio è ante-bellicosa, p ro g ra m m a ­ ad ammirare là dove si annoiavano. Fu un’infezione. Cominciarono
tica, riflette lo stu d io d i Strauss, e ciò che m i convince m eno, « è poco (e continuano) a scritturare delle mediocrità tedesche (delle notorietà
ita lia n a ». D i ta li in fez io n i, in Italia, risanerem o. S o rm o n tato il com odo di provincia), per addormentarsi ai suoni della Passione di Bach (gran­
e ristretto « espressionism o », rip re n d e re m o lo stu d io d e ll’in e sau rib ile e d’opera, ma contraria alla nostra razza ed ai nostri gusti cattolici) e si
in co m p arab ile M o n te v erd i (n ei suoi Mottetti), attin g e re m o con fe d e e inoltrarono su questa via fino ad entusiasmarsi dei poveri ritmi a crome
zelo rin g io v a n iti alle n o stre so rg en ti, p e r a rriv are a u n nuo v o apice sincopate del Brahms. Qui si perdettero. Ignorano il nostro genio Mon­
d ’arte italian a, sig n o ra d el m o n d o m usicale. L in e a im p a llid ita , m a m ai teverdi e sorridono negligentemente di quell’altro genio semi-latino :
co m p letam en te in te rro tta , com e d im o stra n o tu tt’o ra u n V e rd i ( l ’ita lia­ Mozart. Se non imitano Schönberg, imitano certamente lo Strauss; e
nissim o, « sincerissim o » V erd i) ed an ch e (p iù relativ am en te) il P u c­ della scimmiaggine del Debussy ne conviene Ella stessa. Questi son fatti
cini. T e n g o in g ra n c o n to l ’in d isp en sa b ile sin cerità n e ll’arte, e d a essa storici e non mie interpretazioni.
tem o ci siam o scostati. Se n e sono scostati q u elli ch e creano n o n m en o Io mi sento più italiano di loro e non mi stanco di combattere per
che qu elli ch e ascoltano, a n o stro p ro b lem atic o v an tag g io . R iflettiam o la « nostra » causa. Se accuso i miei compatriotti è perché soffro del loro
e lavoriam o d u n q u e ! (B erlin o , 14 g e n n a io 1 9 2 3 ) 12. atteggiamento. (Berlino, 18 giugno 1923)2.

1 Lettera a Felice Boghen. 1 Lettera a Felice Boghen.


2 Lettera a Guido Guerrini. 2 Lettera a Guido M. Gatti.
196 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA FIGURA I97

Varie lettere di Giuseppe Verdi sostengono la stessa tesi importanti della nostra Storia rimangono loro inaccessibili?... Già trop­
po a lungo nutrimmo gli allievi con altra stoffa, ed anche al dì presente
e usano degli stessi argomenti. Esse ci sembrano valorizzare in essi spensieratamente si gettano sulle produzioni modernissime senza sa­
pieno le teorie di Busoni, anche se a lettura superficiale possano per, fra queste, discernere le buone dalle pessime.... (Pallanza, San Re­
sembrare paradossali. Ci sembra, se l’ammirazione non ci fa migio, 5 giugno 1916)1.
velo, che da queste parole non soltanto emerga l’autentico ita­
liano, ma venga anzi prendendo corpo la figura di uno dei Sullo stesso argomento:
primissimi audaci rivendicatori della nostra tradizione musicale, .... Peccato che Alessandro Scarlatti non sia pubblicato (almeno una
epigone forse primo di quel movimento di rinascita nazionale buona scelta); ma così è il nostro benedetto Paese.... A Lipsia c’è il Pa­
che attraverso un abbondante ventennio ci ha salvato dall’asser- lestrina completo, e il Berlioz completo (in partitura), visto che né l’Italia
né la Francia hanno saputo occuparsene ! 2.
vimento straniero nel quale eravamo caduti.
Dunque il Marcello non solo è « Benvenuto », ma anche « Bene­
Più accorata e profetica, la lettera che segue: detto ». (7 settembre 1922)3.
Eccomi finalmente fuor di Berlino, che mi fu doppia prigione; e Ed ecco un accenno fugace, ma accoratissimo, all’inconside­
per la malattia che mi tenne recluso e per le circostanze del Paese, che razione italiana per Busoni compositore ed un grido di dispe­
opprimono il morale....1.
Gli italiani hanno pure una robusta coscienza; altrimenti si avve­ rata nostalgia:
drebbero dello sbaglio commesso, quando mi chiusero le porte davanti
.... L'Arlecchino fu dato fino ad ora in dodici città della Germania,
al naso. Ciò che è curioso è che non hanno mai compreso che io, in con ottimo successo. (In Italia non ancora).
fatto di musica, sento più italianamente di loro: anzi (all’occasione) mi
La nostalgia del mio Paese assume un’importanza quasi eroica nella
tacciano di rinnegato. (Gli stessi che si prostrano dinanzi a Debussy, mia tarda esistenza.... 4.
Strawinsky, Strauss....)...... Se ne accorgeranno forse quando, con la mia
esistenza fisica, cesserà il pericolo morale, che per loro sta nella mia one­ A Berlino, pochi mesi prima di morire, ad un’amica che era
stà e severità artistica.... (Parigi, 3 ottobre 1923) 12.
andata a congedarsi da lui perché in partenza per l’ Italia, il
Sul bisogno di conoscere meglio e più la musica italiana Maestro disse:
in Italia: Come t’invidio! Anzi, ti dò un incarico: se ti stabilisci a Firenze,
cercavi una casa per me. Una casa con stanze spaziose e fresche e che
Attraverso le riflessioni di un Musicografo inglese ( ! ) 3 imparai a ci sia un giardino ombreggiato da grandi piante. Mi occorre molta om­
conoscere il significato di alcuni frammenti delle opere teatrali di Ales­ bra e che si possa accedere direttamente dalla Biblioteca al giardino....
sandro Scarlatti, che mi colpirono per la perfetta maestria che in esse
si palesa. Come si spiega che gli editori italiani non si sono curati della Purtroppo il sogno rimase sogno, e Busoni dovette chiudere .
pubblicazione di simili capolavori? gli occhi in terra straniera.
Lessi vari articoli sull’ Jommelli.... a proposito del bicentenario. Ed
anche lì subii l’impressione d’una possente personalità. Come si fa a Questa, Tanti-italianità di Ferruccio Busoni.
educare la gioventù italiana ad uno stile musicale nazionale, se i lavori
1 Lettera a Felice Boghen.
2 Anche questa lacuna il Governo italiano va rapidamente colmando.
1 Era il periodo nebuloso del dopoguerra. 3 Lettera a Felice Boghen.
2 Lettera a Felice Boghen. 4 Lettera a Felice Boghen.
• Riteniamo trattarsi di Edward Dent.
GUIDO GUERRINI
I 98 FERRUCCIO BUSONI - LA FIGURA I99
E nel contempo una dolcezza di tocco, una morbidezza, un
velluto, una fluidità, una leggerezza, che trasformavano il pia­
IL PIANISTA noforte volta a volta in clavicembalo, in voce angelica, in arpa,
in flauti. Queste due possibilità contrastanti, la potenza e la
Il Virtuoso. — Interpretazioni. — Il trascrittore. — L ’interprete di Mozart e dolcezza, avevano fatto di Busoni il più famoso interprete di
di Liszt. — « Busoni-Liszt ». — La carriera. — L’arte di interpretare. —
due autori in assoluta antitesi tra loro: Liszt e Mozart.
Il repertorio. — La memoria. — Come studiare. — Regole per lo studio
del pianoforte,
Non occorre dire quale risorsa rappresentasse per lui l’al­
ternare queste due opposte risorse e il giocare con esse. Era
Busoni, come pianista, deve essere assegnato al reparto « fe­ nelle sue esecuzioni il fascino continuo dell’inatteso, dell’impre­
nomeni ». Chi ebbe la fortuna di ascoltarlo non lo ha più di­ visto, del chiaro-scuro impensato. Tempesta e sereno, tumulto
menticato e, al suo confronto, tutti gli altri pianisti, anche se e preghiera, grido e sussurro, epica e lirica, si alternavano in­
cessantemente,. offrendo vicendevole risalto alle varie fasi della
grandissimi, gli saranno apparsi meschini1.
composizione.
La sua tecnica, formidabile sotto ogni aspetto, gli permet­
Il gioco del pedale poi era singolarissimo, sempre condotto
teva di signoreggiare lo strumento e di far sembrare facili e
con estrema accortezza ed anch’esso utilizzato come mezzo di
semplici le più aspre difficoltà. Certamente fu questa porten­
varietà sonora. Nelle sue esecuzioni i brani adamantini si al­
tosa maestria che gli conquistò l’entusiasmo dei grandi pub­
ternavano ad altri circonfusi di risonanze e di echi. Era quasi
blici e la sua vastissima fama. Tecnica acquisita in lunghi anni
una serie di paesaggi, nitidi e precisi alcuni sotto una luce
di lavoro tenace, iniziato a 5-6 anni e mai rallentato fino alla
fredda, avvolti altri in nebbie luminose o sfocanti. Ma quali
piena maturità. Da ciò il raggiungimento di possibilità mecca­
sfocature, quali aloni di colore, qual fascino di risonanze! Solo
niche che nessun pianista dei nostri tempi ha posseduto. La
un musicista profondo e cosciente come Busoni poteva permet­
maggiore delle sue virtù fu « l’infallibilità ». (Chi abbia seguito
tersi tale rischio, che avrebbe condotto qualunque altro o alla
anche un’intera serie di suoi concerti, non ricorderà una nota
confusione o al grottesco. (Infatti, i pianisti che tentarono di
falsa, un’incertezza di memoria, un accordo sbagliato). Seconda
imitar Busoni nel pericoloso gioco del pedale, chi più chi meno,
virtù: una forza muscolare e nervosa che gli permetteva di
naufragarono tutti). Queste risorse di tocco, di colore e di pe­
trarre dal pianoforte sonorità potenti, orchestrali, epiche, so­
dale costituivano, come abbiamo detto, il suo più irresistibile
norità che afferravano l’ascoltatore, anche fisicamente. Più volte,
fascino; ma offrivano inoltre a Busoni la facoltà di rinnovarsi
ai suoi concerti, durante qualche progressivo aumento di sono­
continuamente; egli era sempre «un altro», a seconda dello
rità, si vedeva il pubblico levarsi a poco a poco e, inavvertita­
strumento che gli veniva sottoposto.
mente, tutta la sala trovarsi in piedi, quasi sollevata dall’elevarsi
E quando lo strumento era scadente — come tante volte gli
stesso del suono 12.
avvenne, specialmente in America — egli si compiaceva di trarre
dagli stessi difetti di esso tutte le risorse possibili, divertendosi
1 Diceva Philipp : « D i buoni pianisti ce ne sono tanti e tutti suonano e a volte sorprendendosi egli stesso agli effetti inattesi.
bene.... ma poi, lassù lassù, c’è Busoni ». Un altro dono, e certamente il più raro, di Busoni con­
2 Questo fenomeno era costante durante il famoso crescendo della Polacca
in la bem. (op. 53) di Chopin. certista, fu la facoltà di comunicare, immediatamente e ininter-
GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA FIGURA 201
200

rottamente, col pubblico; quella virtù cioè, che non sai se sia negli ultimi tempi, il pubblico dei concerti busoniani era co­
fascino personale o forza ipnotica, potenza dominatrice o ener­ stituito in gran parte da musicisti), vi erano quelli che potevano
gia elettro-magnetica. Fin dal suo apparire sul palco — ed en­ notare le libertà di interpretazione, gli arbitri contro la conven­
trava sempre in atteggiamento quasi sacerdotale, il capo chino, zione, le « offese allo stile », e che volevano pure ribellarsi,
10 sguardo basso, le mani intrecciate all’altezza del petto — pas­ protestare, opporsi in qualche modo al generale consenso. I più
sava sul pubblico un brivido; e un attimo di magico silenzio erano pianisti (e come tali giudicavano soggettivamente), altri
precedeva, come un’estasi, lo scoppio irrefrenabile degli applausi. erano i soliti miopi in perpetua opposizione a tutto ciò ch’è
Ovazioni che si protraevano per decine di minuti (specialmente insolito; né capivano che quegli arbitri e quelle libertà costi­
dove egli teneva una serie di concerti), ma che non riuscivano a tuivano proprio una delle maggiori, se non la prima, attrat­
distrarre il Maestro il quale, sempre nella sua posa concentrata tiva dell’arte di Busoni.
e assorta, sedeva al pianoforte ed attendeva il silenzio 1.
Il suo volto, bellissimo sempre, dinanzi alla tastiera rag­ * * *
giava di luce interiore. Il profilo, fine e nobilissimo, si faceva
pura espressione. Dagli occhi, socchiusi, trasparivano di tanto È vero: Busoni aveva a volte atteggiamenti interpretativi
in tanto sprazzi di azzurro purissimo. Sedeva un po’ discosto che non potevano non offendere i « ben pensanti », i tradizio­
dal pianoforte, così da dominarlo completamente anche con lo nalisti, i cultori dell’ordine e dell’abitudine.
sguardo, e le mani, più che posate, sembravano afferrate alla Specialmente in Chopin (ch’egli da giovane aveva sentito
tastiera. eseguire da Antonio Rubinstein) si compiaceva di grandio­
Il pubblico era immediatamente in suo potere; durante tutto sità, di virilità, di atteggiamenti drammatici, che ferivano gli
11 concerto esso non possedeva più alcuna libertà di azione. adoratori dello Chopin effeminato e tisico. Busoni dava all’arte
Soggiogato da rivelazioni sempre nuove (ogni musica anche co­ del polacco un carattere maschio ed epico e le opere ne usci­
nosciutissima diveniva, nelle interpretazioni busoniane, cosa mai vano in blocchi, scandite e scolpite, con le melodie cantate quasi
udita), sorpreso da sonorità sempre varie, ipnotizzato da una coralmente. Nel Trio della Marcia Funebre della Sonata in si
miracolosa facoltà di « costruire la composizione », a blocchi bem. min., ad esempio, egli si compiaceva dare alla melodia
massicci su basi architettoniche; ora dominato dal titano, ora — che tutti interpretano come un pianto' accorato — il tono di un
attratto dal giocoliere, il pubblico non aveva più possibilità di canto quasi guerresco, come un « assolo » di tromba.
ripresa se non a esecuzione finita. Allora poteva finalmente ria­ Per questo suo modo d’intendere Chopin, si spiega come
versi, ridestarsi come da un’ipnosi, ritrovar sé stesso, esprimersi egli suonasse di preferenza le cose di maggior mole (gli Studi,
in uno scoppio di entusiasmo. i Preludi, le Sonate), e poco e raramente le composizioni mi­
Qualche volta vi era anche reazione. Fra il pubblico (specie nori: Valzer, Mazurke, Notturni.
Anche con Beethoven si permetteva libertà non indifferenti.
Più che altro in esso amava opporsi al convenzionale, al ma­
1 II bisogno di concentrarsi e di immergersi nell’atmosfera dell’opera d’arte
che andava a interpretare, si palesava già nel camerino. Negli intervalli il Mae­ nierato, allo scolastico. Rendeva generalmente la composizione
stro amava ricevere amici e ammiratori, svolgendo con essi una conversazione sotto veste strumentale, possedendo come nessuno la facoltà di
vivace e spiritosa, quasi sempre polilingue. Ma una decina di minuti prima
di uscire, pregava di esser lasciato solo. trasformare il pianoforte in una orchestra. Ma chi non ha sen-
202 GUIDO GUERRINI
FERRUCCIO BUSONI - LA FIGURA 2O3

tito la potenza drammatica della Sonata op. 57, la grandiosità


della tìammerklaviersonate, l’irruenza della Patetica, la distri­ * * *
buzione sonora delle diverse parti nella fuga della « 106 », non
può immaginare di quale immaterializzazione, di quale spiritua­ Anche della tradizione pianistica mozartiana possiamo con­
lizzazione fosse passibile uno strumento meccanico, sotto il do­ siderare Busoni come un vero e proprio rinnovatore. Rinnova­
minio di Ferruccio Busoni. tore in quanto, con ogni mezzo a sua disposizione, divulgò la
Di Bach egli fu il più profondo conoscitore; lo dimostrano grandezza del genio di Salzburg, in un tempo in cui essa era
la sua edizione del Clavicembalo e le infinite revisioni e tra­ in decadenza; ed anche perché dimostrò per primo il vero modo
scrizioni fatte su questo autore. Nelle esecuzioni di musica ba- di interpretarne le musiche. Lo studio di questo autore gli costò
chiana, la sua polifonia era miracolosa, a volte quasi paurosa. forse maggior fatica di quanto non gliene fosse costato quello
Le parti avevano, sotto le sue dita, il rilievo che, non corde, di Liszt, e la fatica non ebbe sosta fino alla morte. Ma attra­
ma voci soltanto possono dare. Il gioco polivocale ne usciva verso questa egli potè rivelare il vero Mozart, purificato da
tutto chiaro, evidente; ogni entrata, più che udibile, era «vi­ ogni barocchismo, umano e severo, a volte drammatico e sem­
sibile », come se ad ogni voce nuova si spalancasse una porta pre profondo, nella sua stupenda e purissima solidità.
e un nuovo personaggio entrasse e con tale autorità da offu­ Così pure si deve a Busoni la riabilitazione di Franz Liszt,
scare tutti gli altri. ch’egli difese e sostenne con costanza e maestria tali da costrin­
L’architettura della composizione assumeva così chiara evi­ gere all’ammirazione anche per quelle composizioni che mai,
denza, che se ne sentiva, attraverso l’audizione, quasi il peso senza la sua magica abilità, sarebbero state riesumate. Per rag­
della mole, coi suoi volumi, spazi, ombre ed aggetti. giungerne la piena valorizzazione, egli diede a Liszt quel carat­
tere lirico, fra italiano e ungherese, che forma la sua più sa­
* * * liente peculiarità; lo deterse da tutte quelle incrostazioni ro­
mantico-cerebrali che si erano venute formando sull’arte lisz-
tiana durante tutto l’Ottocento; in una parola lo ricollocò sul
Delle trascrizioni dall’organo egli è stato, ci sembra, il crea­ trono. E anche ciò facendo vide chiaro e da artista: oggi la
tore. Non già perché prima di lui altri non ne avesse fatte quotazione della musica lisztiana è, per suo merito, assai più
(Liszt, Tausig, Thalberg si erano già misurati in ciò e con elevata di quel che non fosse per il passato.
somma perizia), ma perché Busoni, anziché trarre dalle compo­ Si sono fatti alcuni paralleli fra Busoni e Liszt. Noi non
sizioni per organo dei pretesti di virtuosismo pianistico, come avemmo la fortuna di udir suonare il grande ungherese e non
avevano fatto i predecessori, aveva affrontato e risolto il pro­ possiamo giudicare. Ci sembra però che, per certi riguardi, il
blema di riprodurre al pianoforte le sonorità dell’organo e di paragone sia inevitabile: poderosità interpretativa, virtuosismo,
serbare alle composizioni bachiane quello stile gotico-tedesco trascendenza, grandiosità sonora, orchestralità, magnetismo per­
ch’è il loro più caratteristico segno. Ma per giungere a questo sonale, ecc.
occorreva la conoscenza contrappuntistica di Busoni; quella co­ Busoni però, non amava questo confronto o, semmai, gli
noscenza che egli affermerà, come prova massima, nella Fantasia piacque precisare : « Liszt ed io siamo due piloni dello stesso
contrappuntistica. ponte». In altra occasione affermò che la mèta di Liszt fu:
2O 4 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA FIGURA 205
« ascesa, liberazione, nobilitazione ». E, non aggiungendo al­ Trovo grottesco il fatto di dovermi vestir bene, per suonare tra poco
tro, lasciò intendere che quella era anche la sua stessa mèta. due vecchi pezzi.... È un ricominciare sempre daccapo, con vecchi truc­
Infine soleva dire — e questo ci sembra davvero importante — chi.... (Londra, 1908).
che mentre Liszt era partito dall’italiano per andare verso il .... è un imperdonabile e irreparabile spreco d’energia, tempo e pen­
tedesco, egli, Busoni, aveva fatto il contrario. E ciò è perfet­ siero, per l’effetto di un breve momento e di nessuna importanza su di
un’accolta di persone insignificanti. (Les Moines, 1910).
tamente vero.
I
* * * Non potendo più rinunciare ai concerti — a cui lo obbliga
ormai la fama sempre più vasta di pianista — sorge in lui
La carriera di virtuoso' viene divisa dal Busoni stesso in tre il bisogno di farsi interprete eccezionale, per esprimere la pro­
periodi (quei tre periodi che per fatalità sembrano incassellare pria personalità d’arte, sia pure attraverso musiche d’altri. Da
tutta l’attività degli uomini superiori). Fra il 1890 e il 1900 ciò la inevitabilità di esecuzioni rivoluzionarie e antitradizionali.
egli fece soltanto il virtuoso, percorrendo (sempre ad occhi Creare dunque una nuova tradizione stilistica? Non sappiamo se
apertissimi) metà del globo. Dalle lettere di quel tempo, ric­ il proposito sia stato proprio quello ; ma, in parte almeno, quello
chissime di osservazioni d’ogni genere, intuiamo il lievitare di ne è il risultato. Molte interpretazioni del Busoni, che allora
una personalità che non tarderà a rivelarsi. Nel decennio suo facevano scandalo, oggi sono state accettate e codificate. E per
cessivo, dal 1900 al 1910, egli stesso confessa di aver trascorso Bach, Mozart, Liszt, possiamo dire che la tradizione busoniana
un periodo in cui tentò di abbracciare tutto senza però riuscire faccia oggi testo definitivo.
a stringere nulla. Furono dunque in realtà venti anni di ricerca Lo infastidivano e urtavano in generale le iperboli elogia­
di sé stesso. Durante il primo decennio lo sorresse il giovanile tive — fossero per lui o per altri — della critica. Specialmente
entusiasmo, che trovava risorse nelle soddisfazioni personali, negli gli dava sui nervi l’attributo di « genio pianistico » che allora
applausi, nei successi, ecc.; mentre durante il secondo decennio si elargiva a qualsiasi promettente giovane. Per lui geni pia­
raggiunge una maturità spirituale per cui si rende conto che il nistici dovevano essere considerati soltanto i Beethoven, gli Cho­
virtuosismo in sé e per sé non può bastargli. Comincia a sentire pin, i Liszt, che:
l’avvilimento di essere soltanto un esecutore (sia pure eccel­
trovarono nuovi mezzi, effetti misteriosi, crearono difficoltà invero­
lente); quasi prova vergogna dei suoi successi. Cerca quindi di simili, scrissero una propria letteratura.... È certo sorprendente (a prima
affermarsi in qualcosa di meno effimero. Anela a uno stile d’in­ vista!) che un altro riesca in ciò che prima riusciva uno solo; ma non
terprete sempre più elevato e originale. Scrive in quel tempo: appena esistono schiere di « altri », il tutto si riduce a un fenomeno di
« Ora io non suono più con le mani ». Ecco la grande mèta, darwinismo. Colui che al suo apparire è solo e trova subito dopo imi­
la suprema! «N on suonar più con le mani», ma col cervello. tatori, colui che costringe i costruttori di pianoforte a nuovi principi e
crea una letteratura nella quale pianisti di carriera non si ritrovano alla
Scrive ancora : « Si deve avere la ferma volontà di superare
prima, a questi soltanto spetta il titolo di « genio pianistico ». Ma in
il virtuosismo.... ma per superare il virtuosismo si deve essere tal caso non gli vien dato.
stati virtuosi ».
Il dar concerti lo infastidisce e non. soltanto per il tempo Sull’arte di interpretare, Busoni ci ha lasciato norme e pen­
che il pianoforte gli sottrae alla composizione. sieri stupendi.
206 GUIDO GUERRINI
FERRUCCIO BUSONI - LA FIGURA 20 7
Il modo di eseguire partecipa di quella eccelsa libertà dalla quale
discese l’arte della musica. Dove questa minacci di farsi terrena, esso la esistenti ; questo seppe crearne di sempre nuove, qualunque fosse
deve risollevare, aiutandola a ritrovare il suo primitivo stato di eterea il campo in cui intendeva creare. Busoni dunque ci sembra un
indipendenza. La notazione, la scrittura della musica è sopratutto un fenomeno a sé. Ed è bene classificarlo come tale.
ingegnoso espediente per fissare un’improvvisazione allo scopo di farla Il repertorio pianistico di Busoni fu incredibilmente vasto
rivivere in un secondo tempo. Ma questa sta a quella come il ritratto e non sembra verosimile che un solo cervello potesse contenerlo.
al modello vivente. L’esecutore deve nuovamente sciogliere la rigidezza
dei segni e ridar loro il movimento. Tanta parte della letteratura pianistica fu eseguita nei suoi con­
Ora i legislatori pretendono che l’esecutore riproduca questa rigidità certi, che sarebbe forse più agevole e sbrigativo elencare le opere
di segni e stimano la riproduzione tanto più perfetta quanto più si at­ che ne mancano.
tiene ai segni. Egli suonò l’opera completa di Liszt e quasi tutto Bach,
Quello che l’ispirazione del compositore perde necessariamente per compresovi il Clavicembalo, quindici grandi trascrizioni Bach-
esser fissata coi segni, l’esecutore deve ricreare con la propria intui­ Busoni, più la Fantasia e Fuga di Bach-Liszt e la Toccata e
zione....
Fuga di Bach-Tausig. (Non amava eseguire le Partite e le Sui­
tes). Di Beethoven ebbe in repertorio 13 Sonate, quattro dei
Questo brano ci sembra smentire in modo perentorio l’af­ cinque Concerti, le Variazioni in do minore, quelle in mi bem.,
fermazione, già fatta da diversi musicologhi, secondo la quale quelle sul Valzer di Diabelli, più varie altre composizioni mi­
Busoni è stato un continuatore della tradizionale linea dei com­ nori, comprese le Bagatelle. Di Chopin, come si è detto, suonò
positori-pianisti italiani: Sgambati, Martucci, M. E. Bossi, ecc. moltissimo ma non tutto, e di preferenza ne interpretò le opere
Se per Scuola tradizionale pianistica si vuole intendere una suc­ grandiose, con assoluta preferenza per gli Studi, le Polacche,
cessione qualsiasi di pianisti compositori, il Busoni può farne le Ballate, le Sonate. Suonò pure il Concerto e buon numero
parte e benissimo; ma se con questa definizione si intende di di Improvvisi e Notturni, ma pochissimi valzer e mazurke. Il
mettere su uno stesso piano il carattere dell’arte busoniana con resto del repertorio contiene gli autori più disparati; da Scar­
quello degli altri suoi predecessori e contemporanei, allora l’af- latti a Schubert, da Schumann a Brahms, da Mendelssohn a Saint-
fermazione è errata. Sgambati, Martucci e M. E. Bossi, (e se ne Säens, da Mozart (di cui eseguì, fra l’altro, undici Concerti) a
potrebbero aggiungere anche altri, di quel tempo), furono ri­ Weber, da Ciaicowsky ad Alkan, a Hummel, Field, Goldmark,
gidi custodi della tradizione pianistica, mentre Busoni ne fu in­ Golinelli, Fumagalli, ecc. ecc. oltre ad una moltitudine di
vece un rivoluzionatore. Quelli furono compositori di imita­ trascrizioni, non escluse, nei primi tempi, anche quelle da
zione straniera (fatta appena eccezione per Martucci, nell’arte opere.
del quale troviamo nondimeno evidenti derivazioni brahmsiane); Di sue composizioni ne eseguì più di cinquanta. Strano però
questo, pur partendo anch’egli da Brahms, sviluppò una perso­ a constatarsi come Busoni, banditore costante del nuovo e so­
nalità assolutamente nuova. Quelli furono sopratutto com­ stenitore della musica contemporanea, non eseguisse nessun la­
positori-pianisti, cioè compositori-sul-pianoforte e pel-pianoforte voro moderno (tranne i propri), fatta eccezione per le due opere
(anche il Martucci delle Sinfonie, sotto vari aspetti, ci sembra pianistiche più importanti di Franck.
tale), mentre questo preferì comporre musica quasi come arte A questo bagaglio si aggiungano le più importanti raccolte
astratta, né fu mai esclusivamente pianistico, nemmeno quando di Studi pedagogici e didattici, da Czerny a Cramer, da Clementi
scrisse pel pianoforte. Quelli si servirono sempre di formule già a Cesi, studi che egli amava far sentire agli allievi, eseguiti in
GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI — LA FIGURA 209
208

modo superlativo. E questa enorme mole di lavori fu tutta ese­ stesso suo modo di studiare il pianoforte, specie negli ultimi
guita in pubblico e « sempre a memoria ». anni, ci dice la misura della razionalità raggiunta. Studiava poco
Abbiamo già avuto occasione di constatare come la memoria ma con una meticolosità tutta particolare \ Prendeva un fram­
di Busoni fosse sbalorditiva. Tale che gli permetteva non soltanto mento (tre o quattro battute), e lo passava più volte al rallen­
di apprendere, e in brevissimo tempo, qualunque musica, ma che tatore, quasi a rendersi un conto anatomico della costruzione
gli consentì anche di farsi una cultura letteraria, filosofica, sto­ musicale e del gioco muscolare delie sue mani. Poi a poco a
rica, filologica, bibliografica, enciclopedica infine, quale a pochi poco lo accelerava fino a raggiungere la velocità voluta. Nien-
uomini fu dato raggiungere. Quella stessa memoria gli aveva t’altro. Passava così da un frammento di Liszt a uno di Beetho­
pure consentito di parlare e scrivere correntemente e letteraria- ven, da uno di Bach a uno di Schumann, da uno di Mozart a
riamente, cinque lingue 1. uno di Scarlatti, intercalando spesso con brani di musiche sue.
Sul « suonare a memoria » ecco il suo pensiero : E una volta che gli chiedemmo come potesse eseguirli, e in
quella maniera, senza studiare i lavori per intero, ci guardò
.... Io, vecchio concertista militante, sono arrivato alla convinzione
che il suonare a memoria permetta in modo indiscutibile una maggior
meravigliato e protestò : « Ma io li studio e come, per intero !
« libertà » di esecuzione...... Si deve conoscere a memoria il pezzo se si ma li studio nel mio cervello che, per fortuna dei miei vicini,
vuol realizzare, nell’esecuzione, la giusta condotta delle parti. Ancora non fa rumore ».
— e ogni pianista finito ve lo potrà confermare — una composizione Ma questo sistema, ripetiamo, era quello adottato nella ma­
di qualche importanza si imprime più presto nella memoria che nelle turità, e cioè quando già la sua tecnica era stata raggiunta e
dita o nello spirito. Le eccezioni son molto rare....
Il nervosismo, cui più o meno ognuno ' soggiace, spesso o di rado consolidata in pieno, attraverso un lavoro che ben rivelavano
agisce sulla sicurezza della memoria; non la memoria sul nervosismo. le sue mani : sviluppatissime, tutte muscoli e solcate da robusti
Se incomincia il nervosismo, la testa si confonde, la memoria vacilla; cordoni di nervi e da grosse vene. Mani scavate, macerate nel
ma se si prende in aiuto la carta, il nervosismo si manifesta subito in lavoro, eppure spiritualissime; poderose come strumenti da offi­
altro modo : note false, mancanza di ritmo, acceleramento di tempi, ecc....
Così arrivo alla conclusione: per chi ha la vocazione di suonare in
cina, eppur sensibili come antenne di insetti, animate di intel­
pubblico la memoria è tanto poco d’intralcio quanto, per esempio, il ligenza. Le stupende mani di Busoni furono forse la più esatta
pubblico stesso. Ma colui pel quale il suonare a memoria è una barriera, sintesi di tutto il suo Essere.
sarà esitante anche in tutto il resto. Il primo presenta la letteratura mu­
sicale degli altri, il secondo sceglie alcuni pezzi per presentare sé stesso. * * *
Così la questione deve venire impostata in modo diverso : dove è il li­
mite dal quale incomincia il diritto di suonare in pubblico? (Berlino,
1898 ). Ed ecco un dodecalogo dettato dal Maestro ai suoi allievi
e che si vorrebbe appeso alle pareti di ogni classe di pianoforte :
Attraverso un’esperienza concertistica e didattica vastissima,
filtrata dal suo ingegno, Busoni era arrivato a conclusioni pe­ 1) Provate il passo con la diteggiatura più difficile; quando ne sa­
dagogiche di altissimo interesse e di massimo rendimento. Lo rete in possesso, suonatelo con la più facile.
2) Se un passo offre particolari difficoltà tecniche, provate tutti i
1 Busoni aveva una memoria ragionante, che riteneva cioè per intelligenza;
non una memoria grafica. 1 Questo noi potemmo ascoltare, giovani, dalla stanza attigua al suo studio
nella Direzione del Liceo Musicale di Bologna.
14. — Ferruccio Busoni.
210 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI — LA FIGURA 211

passi consimili, che ricordate in altri pezzi. In tal modo renderete siste­ solo nelle dita o nelle articolazioni o nella forza e nella resistenza. La
matico questo particolare modo di suonare. più grande tecnica ha sede nel cervello e si compone di geometria, va­
3) Unite sempre l’esercizio tecnico allo studio dell’interpretazione. lutazione delle distanze e ordine sapiente. Ma anche con ciò siamo ap­
Spesso la difficoltà non consiste nelle note, ma nella varietà dinamica pena al principio, perché alla vera tecnica appartiene anche il tocco e
necessaria. sopratutto l’uso del pedale.
4) Non lasciatevi mai trasportare dal temperamento, poiché ciò Al grande artista inoltre occorre un’intelligenza non comune, cultura,
dissipa la forza e creerà sempre lacune, come una macchia di sudicio una vasta educazione in tutte le discipline musicali e letterarie, e nelle
indelebile. questioni della vita. L’artista deve avere anche carattere. Se manca una
5) Non vi fissate a superare difficoltà in pezzi che non hanno di queste qualità, la lacuna si manifesta in ogni frase che egli eseguisce.
avuto esito felice perché li avevate studiati male. In generale è cosà inu­ Si aggiungano ancora : sentimento, temperamento, fantasia, poesia e in­
tile. Ma se nel frattempo avete cambiato modo di suonare, allora rico­ fine quel magnetismo personale che alle volte rende capaci di portare
minciate lo studio del vecchio pezzo dal principio, come se non lo allo stesso stato d’animo quattromila persone estranee, riunite dal caso....
conosceste. Ma prima di tutto si tenga presente [la necessità di] una qualità
6) Studiate tutto come se nulla vi fosse di più difficile. Cercate di essenziale : colui per la cui anima non è passata una vita, non domi­
interpretare studi per ragazzi dal punto di vista del virtuoso. Vi stu­ nerà mai il linguaggio dell’arte.
pirà trovar tanto difficile un Czerny, un Cramer e perfino un Clementi.
7) Bach è la base del pianismo; Liszt ne è la cima. I due ren­
dono possibile Beethoven. Pur con tutta la sua grande passione pel pianoforte e tutta
8) Partite dal presupposto che tutto è possibile sul pianoforte an­ la. sua fama e tutti gli onori che il mondo intero gli tributò,
che quando vi sembra impossibile o lo sia realmente. negli ultimi suoi anni il più grande virtuoso del pianoforte,
9) Curate il vostro apparato tecnico in modo da essere sempre avendo già raggiunta la possibilità di comunicare col mondo
preparati e armati per ogni evento ; cosicché, quando studierete un pezzo esteriore attraverso la sua arte di creatore, guardava dall’alto
nuovo, potrete dedicare tutta la vostra energia al contenuto spirituale,
né sarete trattenuti da problemi tecnici. la meschinità della sua gloriosa carriera concertistica e ne sen­
10) Non suonate mai senza impegno, neppure quando nessuno vi tiva quasi vergogna.
ascolta o l’occasione sembra poco importante.
11) Non tralasciate mai di ripetere un passo che non vi è venuto
bene. Se non potete farlo in presenza di altri, fatelo subito dopo.
12) Per quanto sia possibile, non lasciate passar giorno senza toc­ L ’A R T I S T A
care il pianoforte.

Sempre sullo studio del pianoforte scrisse poi un capitoletto « Anelo allo sconosciuto ». — Il «Nuove/ classicismo ».
che riguarda precisamente le doti che si richiedono al pianista.
Ne trascriviamo i passi principali. Ferruccio Busoni fu artista dalla testa ai piedi. Artista per
nascita, per « forma mentis », per bisogno di creare il bello in­
No ! La tecnica non è e non sarà mai l’alfa e l’omega dell’arte pia­ torno a sé e profonderlo poi a piene mani. Artista per genero­
nistica, e nemmeno delle altre arti. Tuttavia prèdico naturalmente ai sità d’animo, ricchezza di fantasia, fresca ingenuità, profondità
miei scolari : fatevi una tecnica e che sia ben solida......Una tecnica per­
fetta in sé e per sé la troviamo in tante pianole ben costruite. Eppure
di pensiero e di cultura. Artista nel più profondo senso, come
un grande pianista deve essere prima di tutto un forte tecnico. Ma la creatore non meno che come interprete, come letterato e come
tecnica, che è, in fondo, soltanto una parte dell’arte pianistica, non sta pensatore, come filosofo e come poeta. L’arte gli circolava nel
212 GUIDO GUERRINI
FERRUCCIO BUSONI — LA FIGURA 213

sangue, e tutto ciò ch’egli facesse, scrivesse o dicesse ne era ri­ Aveva scelto per proprio motto una frase d’uno dei suoi li­
scaldato e illuminato. bretti (« Mächtigenzauberer » « Il Mago possente»): «Anelo
Egli soleva dire, celiando, che sapeva riconoscere un artista allo sconosciuto ».
anche dal modo di legarsi le scarpe. Ma in verità non vi era Da ciò l’evoluzione incessante e rapidissima di tutta la sua
gesto, atteggiamento, espressione, portamento, che non de­ arte che, partendo dai classici dell’ ’800, lo converte verso i 30
nunciassero inequivocabilmente in lui l’essere eccezionalmente anni ad un esaltato romanticismo per poi ricondurlo, dopo una
dotato. sosta meditativa di più che cinque anni, ad uno stile rinnovato
La bellezza, di qualsiasi specie, gli dava uno stato d’incon­ e purificato, che si vale dello schema dei classici (Mozart e Bach
tenibile euforia. Dinanzi ad un’opera d’arte o ad una espres­ sopra tutti), ma con un contenuto modernissimo, audace e rude,
sione superiore del Creato, egli si esaltava come per ebbrezza. e di costante carattere italiano \
A Parigi, al Palais Royal, si entusiasmò a tal punto per la bel­ Non lo intaccò il wagnerismo, mai, né a 20 né a 50 anni112;
lezza del luogo, che trascinò un amico ad un giro di frenetica non lo sfiorò l’espressionismo, nel quale seppe immediatamente
danza per lo stupendo cortile, fra lo stupore degli astanti. scorgere i germi della decadenza; non lo scosse il futurismo
Di problemi d’arte o di estetica si occupava quasi esclusiva- che egli giudicò « un movimento che appartiene al passato » ;
mente il suo pensiero. Anche la sua intensa passione letteraria ma si attenne alla solidità costruttiva, architettonica dei clas­
era rivolta di preferenza alla poesia, o all’estetica o alla osser­ sici, con decisa preferenza pei nostri cinque-seicentisti.
vazione dell’uomo. Dopo l’arte, arte essa stessa, l’umanità era Un travaglio spirituale incessante lo portò alla enunciazione
il fenomeno che maggiormente lo affascinava, pur insistendo del suo « nuovo classicismo » (« Junge klassicität », termine che
egli nell’affermare che per mantenere l’arte esente da caducità, egli usò pel primo e che poi fu definitivamente adottato nel
occorre purificarla da ogni germe umano. senso di « neo-classicismo »). Ne riportiamo i canoni fonda-
Il perseguire il nuovo, il noncomune, l’inatteso, il mai-detto, mentali :
costituiva per lui un bisogno quasi fisico. Diceva a Gerda : « Ad
ogni anno una nuova mèta ». Salzberger, allievo-compagno dei Non vale abbattere qualcosa di vecchio che esiste, ma occorre creare
tempi di Zurigo, in occasione della morte del Maestro scri­ qualcosa di nuovo che « può esistere ». È necessaria una nuova arte
veva: «La sua mèta era nella brama, nella brama era il suo classica. Classico = Bello, ben costruite, prezioso, duraturo, semplice,
efficace. Tutti gli esperimenti fatti nel XX secolo debbono essere sfrut­
progredire ». tati, ma a questi occorre aggiungere nel futuro ' qualcosa di definitivo.

La fede e la volontà nel futuro — ha detto di lui lo Schuh — sono E questo definitivo egli immagina : « aristocratico e riserva­
come la chiave spirituale per comprendere la personalità di Busoni.... to ». «Una barriera insormontabile fra artista e pubblico; una
Egli era sempre felice di ritrovare in sé un senso di rinnovamento e
di giovinezza. A 50 anni invocava chi gli desse ancora una vita \
1 « Busoni non ha detto due volte la stessa cosa. Da ciò l’accusa che gli
si rivolse di fare esperienza coi vari stili. E questo rimprovero non è del
tutto senza ragione ». (W . S c h u h , Op. cit).
1 S c h u h , Op. cit. Atteggiamento tutto faustiano, cui fa riscontro altro motto,
2 A Graz B. ricevette da Karl Muck, il Direttore d’orchestra, una foto­
la Busoniana « Dedica a Faust » : « Was ich besitze seh ich wie im weiten —
grafia con la dedica: « A F. B. che ha 20 anni e non è ancora wagneriano».
und was verschewand, wird mir zu W irklichkeiten». (« C iò che possiedo vedo
Ma wagneriano B. non divenne mai. Non permetteva però ai giovani di parlare
in lontananza — ciò che ho perduto mi diviene realtà »).
di Wagner <*on disprezzo.
214 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI — LA FIGURA 215

nobilissima reazione » Questo complesso e inesorabile biso­ di questo suo inquieto spirito, in pagine di musica, di prosa,
gno di esprimere attraverso così acute analisi tutto ciò che gli di poesia '.
nasceva nell’animo, non sempre fu a suo vantaggio. Al biografo e al critico resta quindi compito assai diffìcile
Non sempre gli riuscì agevole lo sceverare la materia in­ esporre ordinatamente i risultati di così densa e vulcanica at­
candescente che dentro gli si fondeva al fuoco dell’irrequieta tività, né sarebbe consigliabile racchiuderla in quadri delimitati.
fantasia, dalle pesanti teorie più o meno metafisiche. Tanto po­ Afferma giustamente Paolo Fragapane:
liedrica e composita fu l’attività di Busoni, che non puoi, trac­
ciare i termini fra l’opera del filosofo e quella del poeta, fra Prima condizione per una piena valutazione della figura busoniana
è di saper cogliere in una figura d’insieme i vari aspetti di essa, non se­
quella del creatore e quella del teorico; né sai distinguere i con­ parando il creatore dall’interprete, il poeta dal pensatore, il maestro
fini che dividono arte e speculazione, dove domini l’esteta, dove dall’uomo, ma risalendo all’unità dello spirito busoniano per valutarne
il pensatore.’ interamente la capacità, la forza e la straordinaria ricchezza. Ricchezza
Intransigente oppositore del « nuovo per il nuovo » (come che in quello spirito spesso nasce dall’incontro e qualche volta dal con­
egli si esprime in un’acuta lettera su « Melos » del 1922), pure, flitto tra le due potenze, alle quali effettivamente partecipò, di classico
e di romantico2.
dai primissimi anni alle ultime ore della sua esistenza mortale,
Busoni scavò dentro sé stesso e si sforzò di fissare le esaltazioni1 Il concetto che Busoni ha dell’arte sua è sempre assai al di
sopra della sfera terrestre. La musica è per lui una specie di re­
1 Vogliamo che il lettore conosca anche il seguente Epilogo alla nuova ligione ch’egli umilmente serve e propaga, come un sacerdote.
estetica, a cui B. dà il sottotitolo : Il regno della musica: « Venite con me nel
regno della musica. Ecco la cinta di ferro che separa il terrestre dall’eterno. Vi
siete liberati dai vostri ceppi? O ra venite. Già non è più come prima, quando La musica è la più misteriosa delle arti. Intorno ad essa dovrebbe
ri parve entrare in terra straniera; presto imparammo a conoscere tutto di essa aleggiare qualcosa di solenne e di festivo. L’accesso ad essa dovrebbe
e nulla più ci sorprese. Qui lo stupore non ha fine, eppure fin dal principio avere le formalità e il mistero di un rito.... L’ingresso in una sala da
tutto ci è famigliare. Per ora non si ode nulla, perché tutto ha un suono; ma concerto dovrebbe promettere le cose più impensate e condurre grada­
già si comincia a percepire qualche differenza. Ascoltate: ogni stella ha il suo
ritmo e ogni mondo il suotempo. Su ciascuna stella e su ciascun mondo il cuore tamente dalla vita profana a quella interiore. Passo passo, lo spettatore
di ogni singolo essere umano batte diversamente. E tutti i palpiti si accordano, dovrebbe venir condotto nello straordinario 3.
staccati l’uno dall’altro eppure fusi in un tutto. L orecchio interiore si fa più acuto.
Sentite le profondità e le altezze? Sono incalcolabili come lo spazio e infinite
come i numeri. Scale impensate si tendono come legami da un mondo all’altro; E ancora egli afferma:
fissi eppure eternamente in moto. Ogni tono è il centro di innumerevoli cerchi.
Ed ecco che il ’ suono ’ si è rivelato ! Infinite sono le sue voci. Al suo confron­ Non la musica è la « messaggera del cielo» come dice il poeta;
to il murmure dell’arpa è uno strepito che stordisce e il tuono di mille trombe
un cinguettio. Tutte, tutte le melodie, già udite o mai prima udite risuonano
ma sono messaggeri del cielo quegli eletti cui spetta l’alta missione di
complete e simultanee, vi trasportano, si impossessano di voi o passano sfioran­ recarci qualche raggio della luce eterna attraverso gli spazzi infiniti4.
dovi appena. Melodie d’amore o di passione, di primavera o d’inverno, di ma­
linconia o d’ilarità. Esse sono le anime di milioni di esseri in milioni di epo­
che. Concentrando l’attenzione su una di esse la vedrete connessa con tutte le 1 « Il compito dell’artista creatore consiste... nel dettare e non nel seguire
altre, innestata a tutti i ritmi, colorita di ogni specie di suoni, accompagnata leggi. Chi segue leggi già esistenti cessa di essere un creatore ». (Da Relazione
da tutte le armonie, giù fino alle profondità inscandagliabili e su fino alle volte sui terzi di tono, Berlino, giugno 1922). Scritti e pensieri sulla musica, op. cit.
celesti. Ora comprenderete come i pianeti e le anime si fondano, e che non. vi 2 G. G uerrini-P. Fragapane, Il Dottor Faust di F. B. Ed. Monsalvato,
può essere fine odostacolo; che l’infinito vive completo e indivisibile nello Firenze.
spirito di tutti gli esseri; che ogni essere è ad un tempo illimitatamente grande 2 Fino a quando? A bordo dell'« Oceanie », 23 dicembre 1910. (F. B., Pen­
e illimitatamente piccolo (la più vasta espansione è simile a un punto); e che sieri e scritti sulla musica, Op. cit.).
luce, suono, moto e potenza sono identici, separati ed uniti. Essi sono la vita ». 4 Dell’essenza della musica, « Il Pianoforte», novembre 1924, Op. cit.
216 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI — LA FIGURA 217

stallina chiarezza d’idee, per cui egli potè risolvere i più ardui
problemi stilistici e tecnici, attraverso sempre rinnovate espe­
IL MUSICISTA rienze.

Classicismo e romanticismo. — Irresistibile attrazione verso l’arte italiana. — D el Ed ecco l’aspetto classico, il più solido e il più interessante, il più
« Creare ». — Del « Sentimento ». — La « Nuova estetica ». — Ancora attuale e profetico della personalità busoniana. La sua formazione e la
sul « Nuovo classicismo ». — // precursore. sua estetica: due facce di un’identica necessità spirituale, di uno stesso
divenire artistico. Busoni nel campo della musica sondò il sondabile,
conobbe il conoscibile... Ma cosa dovette essere per lui il suo incontro
Quale sia stata la posizione di Busoni nell’agitato periodo con la personalità di un Bach o di un Mozart? « Davanti a Mozart egli
musicale in cui egli operò, ancora oggi non è facile definire. si sente beato e disarmato » \ « cessa di esistere la sua coscienza del
Volere o no, il procedimento evolutivo iniziatosi neH’immediato peso2. Trascrivendo Bach ha l’impressione di continuare l’arte di lui,
dopo-guerra è ancora in atto. Tre cose si possono però fin d’ora quasi di prestare allo spirito di Bach una voce nuova, ricca di due se­
coli di esperienza.... Infine, documento vivo ed eloquente di questo in­
affermare: 1) L’arte di Busoni precorse di mezzo secolo il suo
contro, ci rimane la formidabile Fantasia contrappuntistica: uno « stu­
tempo e perciò, lui vvio, essa fu assolutamente incompresa nel dio » come lo chiama l’autore, scritto a complemento della bachiana
suo vero valore e non compresa totalmente è ancora oggi. Arte della fuga e autentico prodotto del genio contrappuntistico di
2) Egli previde, e con la sua arte indicò, una evoluzione mu­ Busoni *.
sicale che doveva poi realizzarsi, e non ancora compiutamente,
più che vent’anni dopo la sua morte. 3) Egli non si arrestò mai Procedendo nella maturità, agli idoli citati altri ne aggiunge
alle posizioni conquistate, inseguendo ininterrottamente e senza il Maestro: Palestrina, Monteverdi e, ancor più avanti, i nostri
pace un ideale di elevazione che sembrava spostare la propria seicentisti, gli operisti napoletani, Donizetti, Bellini; e infine,
linea di orizzonte man mano che il suo sguardo indagatore pro­ dopo la rivelazione del Falstaff, si converte definitivamente al­
cedeva. Da ciò l’affermazione del Fragapane: l’ammirazione per Verdi.
Anche in questa evoluzione dunque, c’è un fondo di no­
.... la musica di Busoni non toccherà mai forse, per volgere di anni, stalgia di patria, il sangue che reclama la Terra Madre, il pen­
la popolarità. Schiva di troppo facili accostamenti, genuino prodotto di siero che lo riattira verso i Padri Spirituali del Paese nativo.
un intellettualismo severo e raffinato, pregno di storicità e di cultura, Ma questi amori non diverranno mai idolatrie. L’adorazione
essa non rivela spesso il suo segreto che a un’indagine minuziosa e at­ non si cangerà mai in imitazione.
tenta. E il risultato di quest’indagine, non mai vano, appare talvolta Non per nulla egli aveva detto : « Il modello è grande in
veramente rivelatore di arditezza e originalità insospettate \
quanto si allontana da ciò che l’ha preceduto ».
Il suo irresistibile impulso verso il futuro, il suo fremente
Ma tutte queste teorie, tutte queste idealità, tutte queste aspi­
anelito verso il nuovo, fanno sì che per lui il passato vero, quello
razioni, ben poco avrebbero pesato sull’arte di Busoni, se non
che costituisce la tradizione, altro non sia se non un seguito123
fossero state sorrette da una potentissima personalità, da una
formidabile padronanza del linguaggio musicale e da una cri-1
1 Aforismi mozartiani « Lokal-Anzeiger », gennaio 1926. Op. cit.
2 Fino a quando? A bordo dell’« Oceanie », 23 dicembre 1910. Op. cit.
1 G. G u e rrin i-P . F ra g a p a n e , Op. cit. 3 G. G u e rrin i-P . F ra g a p a n e , Op. cit.
218 GUIDO [Link] FERRUCCIO BUSONI — LA FIGURA 219

di scoperte : « Somma eredità di esperienze sempre nuove, di il sentimento caldo e profondo, e per quel che riguarda lo stile, esso
’ principi senza principio ’ ». appartiene al campo artistico. Quel che rimane è un « sentimento im­
Egli ad una sola mèta anela: maginario », che deve venir designato come piagnucolosità ed enfasi.
E sopratutto si pretende che sia ben visibile! Deve venir sottolineato,
affinché ognuno se ne accorga, lo veda e lo senta......Infatti anche nella
A ttin g e re qualche cosa a ll’infinito che circonda l’u m an ità e rid o n are
vita si usano, per lo più, le espressioni del sentimento in gesti e pa­
questo q ualche cosa in fo rm a ben definita.... Il creatore tende, in fo ndo,
role : più raro e più genuino è quel sentimento che agisce senza par­
solo alla perfezio n e. E m en tre eg li cerca di arm onizzarla con la p ro p ria
lare, e il più prezioso è un sentimento che si nasconde. Per sentimento
in d iv id u alità, sorge in v o lo n tariam en te una nuova legge. N e l concetto
s’intende comunemente delicatezza, intenerimento, ed esuberanza. Che
del « creare » è co n ten u to q u ello di « nuo v o » ; p er questo la creazione
cosa poi non racchiude in sé questo fiore meraviglioso?! Riservatezza e
differisce d a ll’im itaz io n e.......Il creatore vuole « l’ig n o to ». E p p u re l ’ig n o ­
indulgenza, senso di sacrificio, forza, attività, pazienza, generosità, gio­
to esiste. Si tratta solo di afferrarlo. N o n esiste vecchio e nuovo. Esiste
condità e quella intelligenza che tutto regge, dalla quale veramente ha
solo ciò ch ’è no to e ciò che n o n lo è ancora. D i questi d u e m i sem bra
origine il sentimento.
che il n o to form i di g ra n lu n g a la p a rte m in o re.... '.
Non altrimenti nell’arte che rispecchia la vita, e ancora più pro-
nunziatamente nella musica, che ripete le sensazioni della vita; nell’arte
Quest’ansia della scoperta, questo agguato sempre teso per però debbono aggiungersi, come ho affermato, il gusto e lo stile; lo
strappare all’ignoto qualcosa di occulto, diviene in Busoni come stile che differenzia l’arte dalla vita....
una seconda matrice d’arte, uno stato d’animo permanente, che Il laico, il semi-artista, il pubblico (e purtroppo anche la critica),
scambiano il sentimento, nel giusto senso della parola, per mancanza di
dà a tutto ciò che gli esce dal cervello un eccezionale calore. sensibilità; perché essi tutti non sono capaci di sentire « tratti vasti come
parti di un tutto più vasto ancora ». Dunque sentimento è anche « eco­
N e i suoi scritti critici n o n lesina il suo trib u to di am m irazio n e a nomia ».
q u an ti, in og n i cam po, lasciarono la fo lla e p ro ced ettero soli, te n tan d o Di conseguenza distinguo : sentimento come « gusto », come « sti­
vie nuove. Posizione n a tu ra lm e n te scom oda, che lo costrinse a m olte le », come « economia ». Ognuno un tutto e ognuno un terzo del tutto.
« revisioni » . . . . 2. In essi e sopra di essi regna una trinità soggettiva : il temperamento,
l’intelligenza e l’istinto dell’equilibrio. Questi sei elementi si muovono
Alcune sue « precisazioni » appaiono ancora oggi veramente con un ordine estremamente sottile, e si avvicinano e si allontanano, si
incantevoli e preziose, come quella contenuta in una « Lettera attraggono e si respingono, compaiono in primo piano e si ritirano
nello sfondo, si muovono e si arrestano.... Non è immaginabile un
aperta » del 1909, di cui riportiamo i passi salienti. gioco più ingegnoso di questo \

S entim ento è una q u estio n e d ’o n o re — com e lo è l’o n està — u na


Abbiamo riportato gran parte di questa « lettera aperta »,
q u alità che nessuno p erm e tte g li sia negata, che vale n ella vita com e
n e ll’arte. M a, se n ella vita si p erd o n a, ancora, la sostituzione del se n ti­ perché riteniamo che le teorie in essa esposte siano la chiave
m en to con una q u alità del carattere p iù b rilla n te — come, p e r esem pio, per la esatta comprensione dell’arte di Busoni (quello dell’ul­
coraggio o rig id o senso di giustizia — esso è considerato in arte com e tima maniera, almeno) e per penetrare i canoni della sua
la più alta q u alità m orale. «Nuova estetica». In una lettera a Paul Bekker egli espone,
S entim ento, p erò (in m usica), esige d elle q u a lità co m p lem en tari :
in efficacissima sintesi, che cosa egli intenda per « nuovo clas.
gusto e stile. O ra nella vita s’in co n tra a ltre tta n te di rado il g u sto q u an to
sicismo ».
1 Auto-recensione, « Pan », febbraio 19.12. Op. cit.
■ G. G u e rrin i-P . Fragapanf.. Op. cit. Lettera aperta, « Signale », gennaio 1909- Op. cit.
220 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI — LA FIGURA 221

In ogni tempo ci furono — ci dovettero essere — artisti che si ag­


grappavano all’ultima tradizione, e altri che cercavano di liberarsene. C o n to anche com e elem en to del « nuovo classicism o » il « distacco
Questo stato crepuscolare mi sembra essere stabile; aurora e piena luce defin itivo del tem atism o » e il « rin novato im piego d ella m elodia » (n o n
diurna sono considerazioni prospettiche di storici che amano fare rias­ n el senso di m otivo orecchiabile) q u ale d om inatrice d i tu tte le voci, di
sunti e arrivare presto a fatti importanti. Anche l’apparire di singoli tu tti g li im pulsi, supposto d e ll’idea e gen itrice d e ll’arm onia, in breve :
esperimenti che sfociano nella caricatura è un segno che sempre accom­ d ella p o lifo n ia svilu p p ata (n o n com plicata) al m assim o.
pagna le evoluzioni : bizzarra scimmiottatura di atteggiamenti vistosi di U n terzo elem ento n o n m eno im p o rta n te è il rin n eg am en to della
coloro che valgono qualche cosa; protervia o ribellione, satira o stol­ « sen sualità » e la rinuncia al « soggettivism o » (la via verso l’o ggetti-
tezza. Negli ultimi quindici anni abbiamo avuto una maggior frequenza v ità — il ritrovarsi d e ll’au to re di fro n te a ll’o p era — u n a via di p u rifi­
di questi fenomeni ; e ciò fa tanto più specie dopo la sosta avuta tra cazione, un cam m ino d u ro , u na prova d e ll’acqua e del fuoco), la ricon­
l’ottanta e il novanta. (Fenomeno isolato nella storia dell’arte, che pur­ q u ista d ella serenità ( serenitas) : n o n la sm orfia di B eethoven e n ep p u re
troppo coincise proprio col periodo della mia giovinezza). Ma l’esa­ il « riso lib erato re » di Z arath u stra, m a il sorriso del saggio, della d i­
gerazione diventa generale: il principiante debutta oggi con esagera­ v in ità : m usica « a s s o lu ta » . N o n p ro fo n d ità e sen tim en to e m etafisica;
zioni, e ciò indica « la chiusura » di un periodo. E il prossimo passo, m a m usica solam ente, distillata, m ai nascosta sotto la m aschera di figure
che lo spirito d’opposizione deve incoraggiare e arrecare, è quello che e concetti che sono presi a prestito da altri cam pi. « S entire » um ano,
porta al « nuovo classicismo ». m a n o n « vicende » um ane, e anche questo « sentire » espresso n e ll’am ­
Per nuovo classicismo intendo il dominio, il vagììo e lo sfrutta­ b ito d e ll’arte. A m bito d e ll’arte n o n si riferisce solo alle pro p o rzio n i, ai
mento di tutte le conquiste di esperimenti precedenti : il racchiuderle lim iti della bellezza, alla conservazione del gusto, esso significa an z i­
in forme solide e belle. Certamente la prima molla per questa realiz­ tu tto : n o n assegnare a u n ’arte com piti estranei alla sua n atu ra (p e r
zazione dovrà essere il fervore. e se m p io : la descrizione). Q u esto è quel ch’io p e n s o 11....
Questa arte sarà allo stesso tempo vecchia e nuova, in un primo
momento. Noi ci dirigiamo verso di essa, fortunatamente, coscienti o La teoria della musica « assoluta », del « classicismo puro »,
incoscienti, di nostra volontà o trascinati dalla corrente. della negazione di soggettività e di sensualità è, evidentemente,
Per sorgere pura nella sua novità, per essere agli occhi dello storico un’aperta battaglia ai canoni fondamentali del romanticismo \
un fatto veramente importante, quest’arte però deve fondarsi su parec­
Ora, poiché Busoni, come dicemmo, fu allattato e per molti
chi presupposti che oggi non sono ancora del tutto riconosciuti. Sento
come una delle più importanti di queste verità ancora misconosciute il anni nutrito di sola musica romantica, e il romanticismo gli era
concetto dell 'unità della musica. Intendo dire l’idea che musica è in sé rimasto nel sangue; nonostante tutte le volontarie ribellioni, ed
e per sé musica e null’altro, e che essa non si divide in sottospecie di­ anzi per cause di esse, avvenne in lui una specie di conflitto
verse; se non quando titoli, situazioni, interpretazioni che sono trasfuse interiore (cosciente o incosciente, non sappiamo) per cui la vo­
in essa dall’esterno, la decompongono apparentemente in vari generi. lontà contrastava un procedimento che la natura imponeva. Il
Non esiste una musica « di chiesa » in sé e per sé, ma nient’altro che
musica basata su un testo chiesastico o eseguita in chiesa. Variate il te­ ragionamento, generato e maturato attraverso lo studio dei clas­
sto e varierà apparentemente anche la musica. Togliete il testo del tutto sici (primi fra tutti Bach e Mozart), reclamava l’uccisione di
e rimarrà — illusoriamente — un brano sinfonico. Aggiungete parole ogni sentimento, l’abolizione di ogni « soggettività », l’annul-
a un brano per quartetto d’archi e ne risulterà una scena d’opera. Suo­
nate il primo tempo dell 'Eroica come accompagnamento a un film che sono affatte «sacre». Troppa musica pura (sinfonica e da camera) è invece
si svolga nel Far West e la musica vi apparirà cambiata sino ad es­ suggerita da quella teatrale e quindi di carattere «scenico». Troppa musica
sere irriconoscibile '. di teatro non è, infine, che musica sinfonica con parole sovrapposte, e quindi
fuor di luogo sulla scena.
1 Lettera a Paul Bekker, Pensieri e scritti sulla musica. Op. cit.
1 L’autore di questo libro tiene a dichiarare di non condividere quest’ul- a In apparente contrasto con la precedente teoria busoniana per cui « è
tima affermazione. Troppe musiche eseguite in chiesa con parole religiose non necessario ad ogni costo realizzare sé stessi nell’arte, anche umanamente ».
222 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI — LA FIGURA 223-

lamento di ogni esibizione dell’« io»; ma d’altra parte la na­


tura e l’istinto, che in Bùsoni erano strapotenti, s’imponevano
spesso alla volontà e, intransigenti, dettavano le loro leggi. IL TECNICO
Troviamo così, anche nell’arte del nostro, come spesso la volontà
indicasse una via che poi il temperamento istintivo seguiva sol­ Influssi schönberghiani. — « Mestiere ».
tanto in parte. Varie volte, dentro la « forma » classica, rigida,
quadrata, obbiettiva, dettata dai nuovi canoni estetici del Mae­ Deve essere indicata agli studiosi della personalità busonia-
stro, veniva poi immesso un contenuto tutto guizzi di fuoco, na un’altra peculiarità che troppo spesso i suoi seguaci trascu­
tutto fermenti di soggettività, tutto strappi di sensualità. La vo­ rano di imitare. Le sue arditezza armoniche (spesso di evidente
lontà ha potuto imporre la scelta dell’involucro, ma non è stata derivazione schönberghiana), i suoi moti contrappuntistici spesso
sufficiente a cangiare la qualità della sostanza. È vero che nel pluritonali, il suo genialissimo gioco modulatorio, il raffinato, e
cammino ascensionale artistico di Busoni si riscontra evidente sempre fantasioso suo strumentale, tutto è reso assimilabile e ac­
e costante un progresso di perfezionamento nell’auto-imposi- cettabile da una mano portentosa che sa piegare a suo volere
zione, ma è anche vero che molto spesso lo sforzo volitivo è il duro acciaio sonoro. Egli non ha più bisogno di scindere, nel
palese e la contenutezza appare forzata. E quanto più l’opera suo esame, gli aspetti armonici da quelli contrappuntistici, o
è potente, profonda e impegnativa, tanto più questo dualismo quelli estetici da quelli formali; la sua arte è ormai compieta-
si fa evidente. Ben celato nelle cose leggere, come ad esempio mente fusa in ogni mezzo espressivo ed egli può dominarla da
nz\YArlecchino o in Turandot, il conflitto interiore si scopre e signore e padrone.
si denuncia in molti passi del Concerto per pianoforte e del Di questo suo possesso tecnico — che egli chiama « me­
Dottor Faust. A volte anzi la imposta compressione dell’« io » stiere » — Busoni conosce i vantaggi, ma non si nasconde i
istintivo dà un resultato opposto a quello perseguito: certi im­ pericoli.
peti romantici, raffrenati e repressi, si trasformano addirittura
in spasimi dolorosi, ipersentimentali. Si apprezza molto il mestiere e spesso lo si esige. Nella professione
musicale esso è la primissima condizione. Si deve stare in guardia però
Forse tutta l’arte di Ferruccio Busoni, non esclusa quella
che aver mestiere non significa altro che essere in grado di dominare
interpretativa, fu appannata dal tormento di un’inesorabile auto­ alcuni « modi di dire » musicali e adoperarli.... in tutti i casi che si
critica e di un implacabile cerebralismo. Quante volte sentiamo presentano. Stando a ciò ci dovrebbe essere nella musica un sorpren­
nella sua musica che l’istinto sta per sollevarlo verso eccelse dente numero di casi analoghi.
sfere, mentre il ragionamento lo radica alla terra. Se Busoni si
fosse abbandonato con maggior fiducia al proprio ricchissimo Ma ecco rinnovatore ergersi a difesa:
istinto, senza eccessivi freni di controllo, senza l’assillo di quella
tormentosa introspezione, avrebbe forse lasciata un’arte meno Invece io credo che, in musica, ogni caso debba essere un caso nuo­
vo, un’eccezione. Ora, nel suo ambito, ogni problema, una volta risolto,
eletta, ma certo più efficace, suadente e immediata. non dovrebbe essere sottoposto a ulteriori tentativi di risoluzione. Uno
Comunque così egli fu; e le sue teorie hanno segnato il spettacolo di sorprese e di trovate e che pur sembri spontaneo. E tutto
cammino all’arte musicale di tutta la generazione che gli suc­ ciò sorto dal respiro di una profonda umanità e ridonato alla grande
cedette. atmosfera, da cui sale verso gli uomini.
224 GUIDO GUERRINI
FERRUCCIO BUSONI - LA FIGURA 225

Il mestiere trasforma il tempio in una fabbrica. Esso distrugge tutto venire è della melodia » *, egli scrisse, ed aveva un concetto assai
ciò che è creativo. Infatti creare significa « formare dal nulla » ! Me­ preciso e personale di ciò che si debba intendere per melodia 12.
stiere è l’officina che produce milioni d’esemplari : la poesia in ordi­ Concetti eminentemente italiani, come italianissimi sono in
nazione.
....Si è tentati d’esclamare: evitate il mestiere! Fate che tutto sia
Busoni il taglio scenico dei libretti d’opera a blocchi ben costruiti
principio! Non sappiate niente, ma pensate a sentire e imparate così a e per lo più autonomi, la simmetria strofica di buona parte delle
« creare »*.... sue composizioni, la tecnica « corale », specie in molte parti del
Faust.
« Teoricamente » quindi l’arte del Busoni parte sempre da
In questa paradossale esortazione, è tutto il paradossale Bu­ principi d’italianità ed a questi è rivolta.
soni. Pur possedendo compiutamente il mestiere egli sa non Per la verità, però, occorre dire che non sempre, anche in
farsi mai prendere la mano dalla tecnica, che pone soltanto a questo campo, gli riuscì di mantenersi sulla linea impostasi.
servizio della sua fantasia. E a scostamelo fu sopratutto, a nostro avviso, la scelta di una

1 Vedi: Scritti e pensieri sulla musica, Op. cit., pag. 61 e lettera a pag. 115
del presente volume.
CARATTERI DELL’ARTE DI BUSONI 2 Su La melodia appartiene al futuro, B. scrisse pure un’interessantissima
lettera a Gerda, di cui riportiamo i passi essenziali :
« Si può affermare — e contraddica chi può — che Wagner fu il primo
a riconoscere nella melodia la legge suprema, e non solo teoricamente. In com­
<( L’avvenire è della melodia ». — Istinti italiani e tecnica tedesca. — lper-auto­ plesso, l’arte del comporre, prima di lui, soffre di negligenza melodica ».
critica. .... « Le larghe pennellate che si trovano nelle composizioni sinfoniche suc­
cessive, mancano alla musica pre-wagneriana. Là regnava suprema la ‘frase di
otto battute ' che al nostro sentire pare di corto respiro. Anche la qualità della
musica racchiusa in queste otto battute è più primitiva di quella della musica
A un altro dualismo ci conviene ora far cenno : quello creato sinfonica.......Vorrei ripetere — e mi si contraddica pure ancora una volta —
in Busoni da un istinto melodico-vocale, derivatogli direttamente che nel primo periodo di Beethoven il sentimento ha il sopravvento sulla defi­
cienza tecnica; mentre nel terzo, il sentimento sta al disopra della acquisita mae­
dalla razza, e da una cerebralità costruttiva, dovuta all’educa­ stria. Ma nel secondo periodo il sentimento è dissimulato dal respiro sinfonico,
zione mentale « di tipo tedesco ». dalla vivacità sinfonica. Beethoven, nel secondo periodo, sfrutta le possenti idee
che il primo contiene »....
Abbiamo già avuto più volte occasione di rilevare come « È uno storico luogo comune.......che all’apparire di ogni nuova compo­
sizione essa sia accusata di mancanza di melodia. Ho letto accuse di questo
i Santi Padri dell’empolese fossero, oltre a Bach e a Mozart, i genere nelle critiche che seguirono le rappresentazioni del Don Giovanni di Mo­
nostri polifonisti del Rinascimento, da Palestrina a Monteverdi, zart, del Concerto per violino di Beethoven, delle opere di Wagner. Ed è sem­
pre considerato ovvio che l’aumentare delle complicazioni tecniche sia la ra­
e molti dei maggiori operisti italiani, dai settecentisti napoletani gione della decrescente inventiva melodica. Sembra quasi che la padronanza
a Giuseppe Verdi compreso. della tecnica faccia effetto perché insolita, mentre la melodia è riconosciuta tale
soltanto quando si veste di modi famiglia« e comuni.
Le sue stesse teorie puntano quasi sempre sulla necessità che « Ma è un fatto che Mozart, come creatore di melodie, era più ricco che
la melodia debba prevalere su tutti gli altri elementi. « L’av- non i suoi predecessori, Beethoven più vasto, più ingegnoso di Mozart, Wagner
più voluttuoso di Beethoven....
« Beethoven stesso, nel suo terzo periodo — talvolta nei Quartetti ad arco
— scioglie il rigido meccanismo sinfonico in melodia e.... psicologia. Wagner
era più materiale; ed è a tale materialismo che alcuni compositori viventi cer­
1 Berlino, agosto -911 (Scritti e pensieri, Op. cit.). cano di reagire. Immateriale è la vera essenza della musica ».

15. — Ferruccio Bustmi.


226 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA FIGURA 227

vocalità, a sbalzi e a salti dissonanti, che è assai lontana dalla


« vocalità italiana ». In molte pagine dei suoi lavori più impor­
tanti e di quelli teatrali in ispecie, è evidentissima, nell’orchestra,
una condotta perfettamente « italiana » : svolgimenti regolari L ’O P E R I S T A
e disinvolti, gioco modulativo sempre logico e chiaro, anche
L’oggettivismo. — « Unità e assolutismo ». — Concetti sull’opera. — La scelta
se ardito e nuovo; ritmica prettamente latina; strumentazione
del testo. — La collaborazione del pubblico. — Pezzi chiusi e duetti d’amore.
levigata, piani ben costruiti; discorsività mai complicata o far­ — « Soltanto chi guarda innanzi ha lo sguardo lieto. ».
raginosa e, in genere, non eccessivamente contrappuntistica, ma
di preferenza melodico-armonica. Ma su questo substrato orche­
Il Teatro fu per Busoni — ed anche in questo egli ci si
strale così tipicamente « all’italiana » raramente le voci si ada­
rivela tipicamente « italiano » — la passione prevalente. Fin da
giano, raramente vi si inseriscono; quasi sempre vi si sovrap­
ragazzo aveva scritto drammi pel teatro di prosa; appena se ne
pongono faticose e scorbutiche, in registri avocali, con ritmiche
sentì in grado si dedicò al melodramma, sognando anche, come
antimelodiche ed andamenti angolosi e taglienti, che finiscono si è visto, di dare alla Patria un melodramma nazionale.
per toglier loro ogni parvenza melodica e diminuire il valore Sull’opera come su tutto, egli aveva concetti ben precisi e
della stessa parte strumentale. originali. In uno « Schizzo per una introduzione alla partitura
Da ciò un ibridismo che diminuisce, in molte pagine di del Dottor Faust » \ Busoni espone alcune teorie fondamentali
Busoni, l’unità di stile e l’uniformità estetica. che chiariscono in gran parte la sua opera di teatro. Anche
» Anche ciò è dovuto, senza dubbio, al bisogno di creare una qui egli parte dal principio, già enunciato per il « nuovo clas­
melodia che non fosse la melodia usata fino ai suoi giorni; è sicismo », che la vera musica « in qualsiasi forma o luogo com­
dovuto all’agitata e implacabile auto-critica che condannava a paia, rimane esclusivamente e nient’altro che musica ». Quindi,
priori ogni riallacciarsi al passato, al già detto, al trascorso. oggettivismo assoluto. Una sola concessione : « il contenuto e la
Questo ansioso anelito verso l’avvenire dà carattere a tutta qualità differenziano la musica in sé stessa. Invenzioni e stati
l’arte di Busoni; ma lo allontana da una larga comunione col
d’animo costituiscono il contenuto; forme e configurazioni co­
mondo circostante. Fino ad oggi, almeno; poiché già vediamo,
stituiscono la qualità ».
a soli vent’anni di distanza, divenire comprensibile e chiaro ciò
Affermato così il concetto di « unità » e di « assolutismo »
che prima d’ora riusciva astruso. Moltissime pagine di Arlec­
nella musica, Busoni si mette in grado di sostenere con ogni
chino e di Turandot, se non proprio popolari, potranno esser fra
logica la eguaglianza dell’opera teatrale a tutte le altre forme
breve alla portata di un vasto pubblico.1
di musica pura.

Non soltanto l’opera non deve rappresentare un genere inferiore


nella musica; essa acquista non solo diritti pari a quelli degli altri ge­
neri musicali (e con ciò la sua classe verrebbe elevata sì, ma si confer-

1 Berlino, agosto 1921 ( Pensieri e scritti), Op. cit.


GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA FIGURA 229
228

merebbe la divisione in classi); ma.... io credo che l’opera in futuro mento di vicende sensazionali che lo eccitano psichicamente e a cui esso
sarà la forma più alta, e precisamente la forma unica e universale del­ vorrebbe partecipare senza pericoli, ....dal suo posto di platea1.
l’espressione e del contenuto musicale.... .... Bisognerebbe farla finita col tradizionale mestiere dell’uomo di
Gli avvenimenti esteriori si svolgono dinanzi ai nostri occhi, quelli teatro. Bisognerebbe prescindere dagli interessi economici e dalle con­
interiori vengono percepiti dal nostro orecchio; l’elemento visibile e venzioni sociali. Riallacciandosi all’antico Mistero, l’opera dovrebbe pren­
quello udibile si completano vicendevolmente, si sorreggono e si chia­ dere l’aspetto di una cerimonia al di fuori della vita quotidiana, semi­
rificano l’un l’altro se la mano dell’artista che li dispone sa tenerli di­ religiosa, elevata; allo stesso tempo dovrebbe essere animatrice e diver­
visi e uniti al tempo stesso. Però ciò che ha valore decisivo per la mia tente. Come il servizio divino di tanti popoli antichi, i più diversi, si
conclusione è il fatto che l’opera accoglie nel suo seno, ammette e pro­ esprimeva nella danza; come ancora la chiesa cattolica conferisce quasi
muove tutti i mezzi e tutte le forme che non possono essere adoperate il carattere di spettacolo all’adorazione della divinità....
se non una per volta nell’altra musica....
Segue quindi un raffronto tra la concezione teatrale classica­
Ma, a conseguire un tal fine, non basta perseguire un as­ tedesca (Goethe-Mozart), e quella italiana moderna. (Raffronto
sunto estetico e formale, ma è indispensabile un ideale d’arte. che però ci permettiamo di trovare non equo, in quanto vi si
pongono sullo stesso piano espressioni d’epoche diverse e, s’in­
La partitura d’un’opera, pur adattandosi completamente all’azione, tende, a tutto svantaggio dell’epoca a noi più prossima, che è la
dovrebbe costituire un quadro musicale completo anche separata da meno vagliata). Busoni può essere tuttavia nel vero quando af­
questa, paragonabile a un’armatura che. destinata a ricoprire il corpo ferma :
umano, costituisce — anche presa a sé — un pezzo di valore, un’imma­
gine soddisfacente per materiale, forma ed esecuzione artistica.... Se i latini avessero nel sangue il « misticismo » come hanno il senso
del teatro, sarebbero anche in futuro operisti irraggiungibili12.
Passate quindi in rassegna tutte le esigenze e tutte le pos­
sibilità tecniche richieste e consentite dall’opera teatrale in con­ In difesa dell’opera in forma di pezzi chiusi, Busoni pone
fronto alle altre forme musicali, Busoni enuncia le sue teorie sul tappeto l’esempio dell 'Otello di Verdi di cui l’istinto
sulla scelta del libretto.
trova modo di aiutarsi innestandovi [nell’Otello) e sfruttando accorta-
La scelta del testo è della più alta importanza. Mentre per il Dram­ mente dei pezzi di musica: un brindisi, un concerto di mandolini, una
ma in prosa esiste una scelta quasi illimitata d’argomenti, si osserva che preghiera serale, una romanza (quella del Salce)......Un espediente dello
per l’opera si prestano solo quei soggetti che «senza l’aiuto della mu­ stesso genere, per non rimanere privi dell’elemento lirico-musicale, è il
sica » non sussistono e non potrebbero raggiungere la loro piena com­ « duetto d’amore » dell’opera italiana, che io però condanno senza re­
piutezza.... missione.......Ognuno che sia stato, come terzo, in compagnia di una

Ma a tale elevazione dello spettacolo non basta la dedizione


1 E scrisse, altrove : « Perché questo pubblico non sa e non vuol sapere
del compositore; occorre la collaborazione del pubblico. che, se vuol esser toccato da un’opera d’arte, metà del lavoro deve compierlo
lo spettatore stesso» («Vossische Z eitung», Berlino, marzo 1913), Pensieri e
scritti, Op. cit.
Per raggiungere il nostro scopo è necessario che il pubblico, il quale 2 Resta a dimostrare soltanto quali operisti « non latini », avendo nel san­
partecipa allo spettacolo, venga educato e si lasci educare.... gue il misticismo, abbiano raggiunto e superato gli operisti italiani. Wagner,
Esso dovrebbe liberarsi dal concetto di un divertimento a buon mer­ forse? Non ci sembra che il misticismo di Parsifal sia quello asensuale che
cato e così pure dall’aspettativa e dalla pretesa di assistere allo svolgi- Busoni invoca.
FERRUCCIO BUSONI - LA FIGURA 23I
23O GUIDO GUERRINI

coppia d’innamorati, si sarà sentito a disagio. Di fronte a un duetto


d’amore tutto il pubblico si trova in una condizione simile.
IL MAESTRO
(Per la verità il « duetto d’amore » non è soltanto dell’opera
italiana, ma esso è un portato dell’opera moderna, in genere;
Ricordi e riconoscenza di un discepolo. — Maestro d’arte e di umanità. — L’edu­
i francesi ne hanno almeno un paio per ogni melodramma; i catore. — Amore dell’originalità. — Consigli sull’istrumentazione. — Educare
tedeschi non meno. Il Tristano è tutto una serie di « duetti senza tema di ferire. — Su « la gioventù ». — Attestazioni di discepoli oggi
d’amore »). Ma questo, il Busoni, in definitiva, lo ammette : maestri. — « E il grande e il bello fioriscono ».

Nell’opera antica non esisteva duetto d’amore. Infatti gli antichi


avevano ancora buon gusto, come avevano ancora senso della misura e Vi sono fili invisibili e infrangibili che legano fra loro, in­
delle proporzioni e sapevano fermarsi al momento giusto. Questo equi­ dissolubilmente, gli individui più lontani e disparati. Fra questi
librio che noi ammiriamo in Cimarosa, in Mozart e in Rossini.... deri­ legami uno dei più duraturi e saldi avvince fra loro i disce­
vava in parte dal carattere e dalla forma del libretto. Un poema teatrale poli di un vero Maestro. Le varie personalità, col maturare
destinato all’opera veniva impostato in modo fondamentalmente diverso degli anni, si compiono e si affermano, le vie perseguite si
da un dramma parlato. All’azione che il « recitativo » (indifferente, dal
punto di vista musicale) aveva il compito di svolgere, venivano concesse staccano e divergono, le idealità si elevano o cadono, ma un
delle soste destinate alla musica .(scopo primo della rappresentazione), poco di quel mondo che il Maestro rivelò e creò in noi, perché
dei punti di riposo in cui essa riassumeva la situazione drammatica e la nostra giovane anima potesse aprirsi alla vita dello spirito,
poteva espandersi nelle « arie » e nei « pezzi d’insieme ». rimane sempre, in fondo a noi, intatto, vivo e vibrante.
Ferruccio Busoni fu, fra i grandi Maestri, uno dei più po­
Genialissime le considerazioni che seguono, sulla potenza tenti plasmatori di anime, uno dei più generosi dispensatori di
della musica a dar vita all’azione, e sulla necessità di episodi sé stesso, uno degli spiriti più affascinanti e inobliabili. Noi che
rapidi e densi dai quali scaturisca una serie di pezzi brevi e
lo avemmo Maestro (e non fummo moltissimi), lo ricordiamo
delimitati.
ancora con la stessa commossa adorazione che ci legava a lui
Busoni chiude questo acuto studio, che in gran parte trova
tant’anni or sono. Ancora oggi, fra i suoi ex-allievi, ci si cerca,
realizzazione nelle sue opere teatrali, con un ammonimento ai
ci si scppre, ci si trova, quasi a ricercar l’un nell’altro qualcosa
giovani.
di lui. E ad ogni incontro la sua figura ritorna fra noi come
Costruite! Ma non accontentatevi più oltre di esperimenti fatui, né un tempo, i suoi occhi celesti ci guardano ancora limpidi e tristi,
della gloria derivante da un breve e facile successo di stagione. Invece riudiamo la sua voce calda e suasiva, e per un momento l’il­
dedicatevi con serietà e con gioia al perfezionamento dell’opera vostra. lusione di poterci abbandonare ancora a quella strapotente per­
Soltanto chi guarda innanzi ha lo sguardo lieto ! 1. sonalità, ci ridà un senso di giovane baldanza.
Degli allievi di lui — e oggi i più hanno, se pur li hanno,
i capelli bianchi — tutti conservano il marchio della sua scuola.
Se pianisti: l’amore per Mozart, l’ammirazione per Liszt, l’ado­
1 Questo scritto apparve nel primo numero della rivista « Faust », Berlino, razione per Bach, il gusto dei programmi insoliti e solidi. Se
agosto 1 9 2 1 (Op. cit.).

l
232 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA FIGURA 233
compositori : la logica della costruzione, la esperienza e il gusto altre Nazioni, le lettere erano, s’intende, scritte nelle rispettive
contrappuntistico, la ricerca armonica e timbrica. lingue).
Egli aveva la divina facoltà di rendere « incandescente » Durante i due anni di scuola, prendemmo lezione da lui
tutto ciò che passava attraverso il suo spirito. I problemi più un po’ dovunque .e sempre in modo particolarissimo. Qualche
ardui o i soggetti anche puramente tecnici, trattati da lui, di­ volta anche in classe. Ma assai di più in treno, per via, a tavola,
venivano cosa viva e affascinante. ovunque infine vi fosse l’opportunità di ascoltare la parola o
Perfino le regole di contrappunto severo (e Busoni è stato di ammirare l’attività del Maestro. In Busoni, l’opera del Mae­
l’ultimo formidabile contrappuntista del nostro tempo) dive­ stro si svolgeva in un campo vastissimo e mai limitato alla
nivano, in mano sua, saporito lievito di grande arte. Anzi: uno musica. Lo Schuh, che pure gli fu discepolo, ricorda : « Nei suoi
dei lati più interessanti del suo cervello era appunto questa fa­ corsi d’insegnamento egli non curava soltanto lo strumento o
coltà di affrontare e risolvere i problemi tecnici più aridi, per la musica, ma mirava sempre alla totalità dell’arte e dell’uma­
rinverdirli, e farli ingemmare e fiorire. E tanto più meccanico nità ». Perciò le lezioni si svolgevano un po’ in tutti i settori:
appariva il gioco armonico o contrappuntistico che ci si pro­ da quello letterario 1 a quello filosofico, da quello estetico a
poneva, tanto più egli, e noi con lui, si ostinava a trasformarlo quello morale-sociale. E più ancora che con la parola detta, egli
in cosa d’arte. amò propagare il suo sapere e consigliare e guidare attraverso
S’intende che le sue non erano, e non potevano essere, le­ corrispondenze epistolari, che sono spesso dei veri piccoli Trat­
zioni nel senso pedagogico della parola. (Si parla qui di le­ tati di pedagogia.
zioni di composizione, ché non sappiamo come le cose si svol­ Prima condizione imposta dal Maestro ai discepoli, era
gessero nel campo del pianoforte). Chi si rivolgeva a lui per quella di portare a lezione una certa quantità di lavoro. Egli
apprendere, doveva aver superato tutta la parte puramente mec­ non ammetteva (lo ricordino gli studenti di composizione di
canica della composizione. oggi) che ci si recasse a scuola col fogliolino delle otto e sedici
Chi scrive fu allievo di Ferruccio Busoni per quasi due anni, battute. Si andasse a lezione magari una volta al mese, ma con
e dopo, per corrispondenza, fino alla sua morte, poiché Egli, un lavoro finito, fosse un Tempo di Sonata, o un pezzo sinfonico
fino agli ultimi giorni, gli fece dono del suo consiglio e del o una scena d’opera. Perché la lezione consisteva, « doveva con­
suo affetto. Perché, pei suoi discepoli, Busoni continuava ad sistere » sopratutto in una discussione estetica fra Maestro e di-
essere il Maestro anche a studi compiuti. Seguiva la loro‘attività
e la loro evoluzione con vigilanza affettuosa ed inflessibile. Per 1 Per dare un’idea' del senso educativo di Busoni anche nel campo delle
ogni lavoro che gli si mandasse (la prima copia era sempre lettere, riportiamo il seguente brano di una lettera a Gerda : « Per quanto ri­
guarda Benni (il figlio) Lenau non è per lui, è veleno, come Schopenhauer e altri
per lui) egli ci scriveva subito una lunga lettera, con giudizi piacevoli disperati. Deve leggere soltanto cose che possano spronarlo; non debili­
precisi, consigli, appunti. Né mancava mai quel tanto di com­ tarlo. Continui a leggere Shakespeare, ottimo per il senso della forma e della
fantasia, e autentica letteratura. In complesso, legga cose che non siano pessi­
piacimento o di lode che servisse a rendere meglio accette le mistiche ed erotiche, ma sopratutto quello che è ‘ artisticamente ’ bello. Don
immancabili critiche. Lettere colme di sentenze estetiche, di pro­ Chisciotte, la poesia di Goethe, Kleist, Gottfried Keller, le 1001 notte (ero­
tiche, certo, ma lo si nota appena, tra le tante meraviglie), la Vita di Benvenuto,
fezie che hanno trovato piena ragione nel tempo. Ma tutto Dickens, Edgar Poe, il primo Ibsen e i romantici tedeschi; ma non gli autori
espresso con semplicità, con dolcezza, e sempre in uno stile let­ neri, i pessimisti, i suicidi : niente Lenau, Schopenhauer, Werther, Leopardi,
* il Club dei suicidi ’ della letteratura ».... (Lettere alla moglie, Roma, marzo
terario accuratissimo e in un italiano perfetto. (Agli allievi di 1909).
GUIDO GUERRINI
234 FERRUCCIO BUSONI - LA FIGURA 235
scepolo. Anzi il Maestro partiva quasi sempre dal proponimento
(Non è difficile comprendere come questa fortissima ten­
di non voler entrare in questioni tecniche, poiché — diceva lui —
denza e ammirazione pel nuovo e per l’originale, portata in
« il risultato estetico può giustificar l’impiego di tutti i mezzi
iscuola, rappresentasse anche un pericolo, specie pei giovani di
tecnici ». Pel contrappunto, non occorre dirlo, la pietra di tutti i
scarsa personalità. Ma di quelli, a dire il vero, il Maestro pen­
paragoni era Giov. Sebastiano Bach.
sava non fosse il caso di preoccuparsi eccessivamente).
Tutto Bach, dimostrato da lui, diveniva arte universale e
Dinanzi alla partitura Busoni sapeva sempre mettersi nei
moderna, dalle Invenzioni a due voci alle grandi composizioni
panni dell’allievo. Egli sperava ogni volta che l’alunno avesse
organistiche, dalle Cantate alle Passioni. Di ogni opera bachiana
visto e realizzato qualcosa che a lui sfuggiva. Affacciava magari
egli sapeva svelare qualche parte « inespressa ma esistente » che
qualche dubbio, ma sempre ripromettendosi la prova pratica,
la avvicinava allo spirito di tutti i tempi. (Molte di queste
la quale, il più delle volte, avvalorava il suo dubbio. E in tal
parti « inespresse », sono state da lui rivelate e fissate nella caso era sempre con grande malinconia, ch’egli esclamava:
sua revisione del Clavicembalo e in moltissime delle sue tra­ «Avevo visto giusto! Assolutamente non suona\ ». E nella sua
scrizioni da Corali o da composizioni organistiche). Oltre, a
voce era l’amarezza di una disillusione.
Bach, amava e portava ad esempio i polifonisti italiani del Sulla orchestrazione Busoni ci ha lasciato preziosissimi ap­
Cinque e Seicento, con predilezione pel Monteverdi dei Ma­ punti, in uno scritto pubblicato nel 1922 a Berlino, presso l’edi­
drigali.
tore Hesse, e che fa parte di una collana raccolta sotto il titolo
Armonicamente era di un’arditezza inaudita, ma ferreamente Von der Einheit der Musik (Dell’unità nella musica). Ecco al­
logica. E a noi, che allora ci reputavamo progrediti per aver cune delle geniali regole:
assimilato l’armonistica di Strauss e di Debussy, egli rivelò pel
primo le teorie dello Schönberg, dimostrandoci anche le loro Prima di tutto bisognerebbe insistere sul fatto, e imprimerlo nella
derivazioni e sviluppi e possibilità. In parecchie occasioni ci mente dell’allievo, che esistono due specie di orchestrazione : « l’orche­
parlò anche di musica a terzi di tono, ch’egli appunto in quel strazione assoluta », richiesta e prescritta dal pensiero musicale, e la
tempo stava tentando di realizzare. E non occorre dire che noi « strumentazione » di una frase in origine solo astrattamente musicale
o pensata per un altro strumento. La prima è la sola autentica; la se­
pure dedicammo non poche notti a tali studi che poi, sia for­
conda fa parte degli « arrangiamenti »....
tuna o sia disgrazia, non portarono a nulla. .... bisogna mettere l’allievo in grado di abbozzare tutto il lavoro,
Un altro aspetto della musica lo interessava particolarmente : in tutti i suoi particolari, nel senso della « orchestrazione assoluta ».
la strumentazione. Anche per questa, come per tutto il resto,
egli amava ed ammirava sopratutto la ricerca del nuovo. Non
poteva sopportare la « cosa solita ». Fosse pure pazzesco, un povero giovane, avendo confessato con tutto pandore trattarsi soltanto di un
pezzo scritto per la banda del suo paese, perse non soltanto la stima del Maestro,
tentativo di far cosa originale e inedita lo attraeva sempre 1. ma addirittura il Diploma di Composizione.
Di originalità, Busoni si compiaceva sempre, anche nel modo di esprimersi.
Avendogli un giorno chiesto Arturo Bonucci se nell’interpretazione di un Tempo
1 Ho narrato altrove (F. B. nei ricordi bolognesi di un discepolo, «Rasse­ di Sonata di cui il primo tema differisse fortemente, per carattere, dal secondo,
gna dell’Istruzione Artistica », gennaio-febbraio-marzo 1935) di un tal giovane fosse proprio indispensabile mantenere sempre lo stesso tempo, o se non fosse
che si era conquistata l’ammirazione del Maestro con un lavoro scritto per consentita una lieve differenza fra lo stacco di tempo del primo tema e quello
« un’orchestra senz’archi ». L’idea parve così originale al Maestro che volle su­ del secondo, rispose : « Sì. Una differenza è possibile ed anche consigliabile,
bito conoscere il candidato e aver da lui rivelazione di tale arditezza. Ma il ma.... non più del 10 % ». (E la risata che ne seguì lasciò per lungo tempo
incerto il giovane violoncellista sulla serietà della argutissima risposta).
236 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - LA FIGURA 237
E questi momenti sono sempre gli stessi : note tenute dei comi, tremoli poi, nella vita. In generale la gioventù del suo tempo non lo
dei timpani, squilli di tromba; le «malattie d’infanzia dello strumen­
comprese o gli fu avversa, in parte proprio perché intollerante
tatore »....
dei suoi rudi mezzi educativi.
.... una- regola, che non ho trovata ancora citata da alcuno, e che Egli stesso, del resto, ha ben chiarito la sua posizione ri­
pure ho trovato sempre confermata dalle partiture di Mozart e di W a­ spetto ai giovani.
gner è che ogni strumento, sia che entri solo o in gruppi, « deve co­
minciare e portare sino alla fine la sua frase », così che questa formi In tutti i tempi esiste la gioventù ed è sempre la stessa: dapprima
sempre un’immagine chiusa. Ciò non solo è più bello, ma suona meglio. credente, entusiasta, generosa ed ubbidiente; poi superiore, egocentrica,
sprezzante e allontanante, finché una nuova gioventù non ne prenda il
Bisogna insegnare quella necessaria disposizione che nell’orchestra posto. Alla gioventù va il mio amore e così sarà anche in futuro. I suoi
assume la funzione del « pedale » nel pianoforte. A volte si suona il piani irrealizzabili, le sue domande ardite, le sue obbiezioni disarmanti,
pianoforte senza pedale, ma per lo più il piede destro accorre continua- le sue fiere contraddizioni, i suoi cuori che pulsano veloci, scavano la
mente in aiuto, riempiendo, legando; per tacere degli effetti speciali del terra e vi spargono nuove sementi.
pedale. Questo « piede destro » è indispensabile anche nell’orchestra. Coloro che guidano la gioventù, si dovrebbero sentire come il suolo,
A questo bisognerebbe dedicare un capitolo a parte1. che accoglie senza volontà il nuovo seme, produce con forza e matura
piante rigogliose. Il mio rispetto va alla gioventù e a lei la mia grati­
Una buona partitura deve essere fatta in modo da comprendere in tudine. Molto bello, ma purtroppo ottimistico. La gioventù è per lo più
sé, senza speciali aggiunte da parte dell’esecutore, le gradazioni di suono. conservativa e le sue promesse sono fallaci. La vecchiaia è limitata, be­
La voce centrale da « mettere in rilievo » deve essere « strumentata », nevola 0 mordace. I « buoni » sono soli ad ogni età. Sentito così il 3 ago­
non suonata più forte. Il « crescendo » deve risultare dall’ordinamento sto 1909 L (Quaderno Busoniano dell’« Anbruch », 1921).
degli strumenti, il « tema » deve illuminarsi da sé.
Da questi pensieri esce chiara la generosa dedizione del
Ci si renda conto infine che la musica orchestrale è decisamente « mu­ Maestro ai discepoli; ma anche il suo freddo modo di analiz­
sica destinata a vasti pubblici » e che i suoi effetti devono essere calco­
lati tenendo conto di ciò. Come la musica da camera è destinata a effetti
zare l’animo loro e non sempre ottimisticamente.
intimi, la musica virtuosistica alla sala grande o piccola, la musica co­ Non era facile penetrare nell’animo di lui, sempre un po’
rale alle associazioni, feste e solennità, la banda alle strade e piazze, chiuso e scontroso. Perciò pochi, fra gli allievi, lo compresero.
così la musica orchestrale porta il sigillo della grande sala pubblica, Ma questi pochi non poterono fare a meno di adorarlo e gli
senza la quale non può esistere.... (« Die Musik », Berlino, nov. 1905). rimasero poi fedeli, ciecamente e devotamente, anche dopo la
morte.
* * * Uno fra i più intimi, Filippo Jarnach, in occasione di quello
che sarebbe stato il 60° compleanno del Maestro, scrisse di lui,
L’amore di Busoni per i giovani fu il vero amore di Maestro, sul « Berliner Börsen » del 1° aprile 1926:
quello cioè che per educare non teme di ferire. La critica più
spietata era in lui il maggior segno di considerazione e di af­ Ferruccio Busoni compirebbe oggi sessanta anni. Il mondo artistico
fetto. Per questo, soltanto pochi dei suoi discepoli lo seguirono, si rende conto ora di quanto si è perduto con la scomparsa di questo

1 Sullo stesso argomento vedi un capitoletto interessante in Bengt von TöR- 1 Questo capitoletto giustifichi e chiarisca la ragion della dedica del pre­
ne, Conversazioni con Sibelius (Casa ed. Monsalvato, Firenze) pag. 28 e segg. sente volume.
238 GUIDO GUERRINI
FERRUCCIO BUSONI - LA FIGURA 239
uomo straordinario. Il mondo sa, ora, quanto ancora da lui si poteva
sperare, da lui che doveva andarsene proprio al momento della sua mi­
gliore realizzazione. Questo vivificatore dei misteri musicali del passato,
questo annunciatore di nuove e più chiare espressioni musicali del pre­
sente, ha lasciato una mole di lavoro di cui l’importanza si va scoprendo
a poco a poco. Quali umiliazioni dovette sopportare da vivo, quali torti
gli furono fatti da una confederazione di pedanti, è capitolo che rimane
affidato ai biografi. Egli però soffrì assai meno d’essere stato miscono­
sciuto che per essergli stata menomata — dalla mancata comprensione Per terminare, alcune elevatissime norme d’arte e di vita
dell’opera sua — la possibilità di ulteriori sviluppi della sua arte.... che i giovani potranno meditare a tutto loro profitto:
Il suo senso di indipendenza e la sua coscienza artistica, che non
accettavano nulla a metà, diedero spesso impressione di superbia e di
durezza. Ma nel fondo della sua anima egli era pieno di umiltà, in co­ Se facciamo qualcosa contro la nostra convinzione, ci riesce a metà
spetto di tutto ciò che fosse grande e « vero ». o non ci riesce affatto. (Lettere alla moglie, Zurigo, 1935).

Oggi una nuova generazione di artisti ha saputo ricevere l’eredità Bisogna nascondere le difficoltà perché il filo musicale, di cui il mu­
di Busoni. Il quale non fu un Maestro, nel ristretto senso della parola, sicista tiene un capo e il pubblico l’altro, rimanga teso. (Lettere alla
mancandogli ogni gretto senso didattico, né possedendo la virtù, essen­ moglie, Vienna, 21 ottobre 1907).
ziale per un pedagogo, dell’obbiettività. Egli, che era passato da una
scuola teorica assai complicata, non credeva a sistemi d’insegnamento.
Le qualità caduche costituiscono l’elemento « moderno » di un’opera
Egli pensava che soltanto uno spirito indipendente può penetrare nel
profondo dell’artigianato e mutarlo in arte e non in « mestiere ». d’arte; le qualità immutabili la preservano dal divenire «antiquata».
.... Il suo stesso esempio di dare nuova vita a schemi di Bach e di Nel « moderno » come nel « vecchio » c’è del buono e del cattivo, del
Mozart è stato di grande impulso ai giovani. genuino e del falso. (« Harmonia », Roma, 1931).

Non si distrugga, si costruisca ! Il tempo s’incarica di eliminare auto­


maticamente gli errori e il superfluo. Automaticamente esso accoglie il
buono e tutto ciò che ha possibilità di sviluppo, e lo conserva. « E il
grande e il bello fioriscono ». (Pensieri e scritti, op. cit.).
L ’O P E R A

16. — Ferruccio Busoni.


Della vastissima produzione di Ferruccio Busoni esamineremo qui
soltanto i lavori di importanza fondamentale, e precisamente : la Fan­
tasia contrappuntistica, la Fantasia indiana, il Concerto per pianoforte e
orchestra op. 39 e le opere teatrali Die Brautwahl (La sposa' sorteg­
giata), Arlecchino, Turandot, Dottor Faust.
Alla genesi dei vari lavori, al loro nascere, alle vicende della loro
gestazione, ecc. abbiamo già fatto menzione nella parte biografica. Nella
rassegna che segue daremo perciò soltanto i principali dati informativi,
citeremo date e fatti più importanti nei riguardi dell’opera esaminata,
narreremo un sunto della vicenda, ove esiste, e faremo della musica
un’analisi quanto più sintetica possibile, più rivolta all’estetica e allo
stile che alla tecnica.
Citando passi e pagine, ci riferiremo sempre all’Edizione Breitkopf
e Hartel, che ha pubblicato tutti i lavori in esame.

CONCERTO PER PIANOFORTE E ORCHESTRA


(Op. 39).

Notizia. — Caratteri. — Esame dell’opera.

Sul frontespizio dell’Edizione Breitkopf si legge:


Concerto - per un pianoforte principale e diversi strumenti a fiato
e a percussione - aggiuntovi un coro finale per voci d’uomini a sei parti
- le parole allemanne del poeta Oehlenschläger danese - la musica di
Ferruccio Busoni da Empoli - Anno MCMIV - opera XXXIX.
Prima menzione del Concerto si ha nell’estate 1902. «H o
in progetto altri lavori per l’estate, primo fra essi il Concerto
per pianoforte »....
GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - L’OPERA
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L’idea del Maestro, per quest’opera, fu di scrivere una com­ furono presi dalla strumentazione e rifinitura del lavoro, che il
posizione « all’italiana », i quattro tempi della quale avrebbero Maestro dovette trascinare fra altre occupazioni d’ogni sorta
dovuto ispirarsi a qualche forma caratteristica del nostro Paese. e durante lunghi viaggi di concerti in Europa e in America.
Abbiamo usato il condizionale perché, strada facendo, il primo
progetto subì delle variazioni, fino ad essere aggravato di un * * *
ultimo tempo — Cantico finale, — con un coro di voci virili e su
testo del poeta olandese Oehlenschäger, tolto, crediamo, dal Il Concerto fu eseguito per la prima volta il 17 novembre
Poema Aladino. 1904 a Berlino, pianista l’autore, direttore d’orchestra il Dr.
Al Concerto Busoni lavorò — con molte interruzioni — Muck. In Italia se ne ebbe la prima esecuzione a Bologna, nel
per tutta la seconda metà del 1902, tutto il 1903 e per metà 1906, pianista l’autore e direttore Bruno Mugellini. Altra me­
del 1904. La parola « fine » fu segnata sulla partitura il 3 morabile esecuzione italiana (e crediamo sia la seconda) fu fatta
agosto. da Vittorio Gui, durante il primo « Maggio Musicale Fiorentino,
Quest’opera fu scritta in un momento di singolare facilità. 1913 », col pianista Baumgartner.
Il primo tempo fu abbozzato in tre giorni; una settimana costò Il Concerto è edito dalla Casa Breitkopf e Hartel. La ridu­
l’abbozzo del secondo; l’adagio, pel quale fu usato, in parte, zione a due pianoforti è opera di Egon Petri.
materiale già destinato all’opera Sigune e musiche appartenenti
ad un vecchio Studio inedito, procédé pure speditamente, occu­ * * *
pando un paio di settimane. Maggior fatica costò la Tarantella
che il Maestro volle comporre « all’italiana », servendosi di canti Busoni immaginò la struttura formale e concettuale del
folcloristici romani e napoletani e perfino di due canzoni dei Concerto sotto forma « visiva-pittorico-classica ». (In seguito,
nostri Bersaglieri. L’una: come vedremo, farà lo stesso per la Fantasia contrappuntistica
E sì, e sì, e sì che la porteremo e per altri lavori). Ecco una lettera a Gerda (21-22 luglio 1902,
la piuma sul cappello, da Berlino), nella quale è anche schizzata una sintesi simbo­
avanti al colonnello lica di ciò che il Maestro immagina nell’architettura del Con­
giuriam la fedeltà. certo. A vederlo così, quel disegno, sembra un Rebus da rivista
L’altra: illustrata, ma eccone la spiegazione:
La dis, la dis, la dis che l’è malata, ecc.
L’accluso disegno è crudo e goffo, ma non ridicolo. Ho un certo
Anche l’ultimo tempo fu tirato giù in pochi giorni, tanto debole per esso. È l’idea del mio Concerto per pianoforte sotto aspetto
che a metà d’agosto l’opera era interamente abbozzata, come di architettura, paesaggio e simboli. I tre edifici sono il primo, terzo e
risulta da un « Secondo abbozzo in esteso », datato 18 agosto quinto Tempo. Fra di essi vi sono i due « vivaci » (Scherzo e Taran­
1903, e che si trova, insieme ad un primo, fra le carte del tella); il primo, rappresentato da un fiore e da un uccello miraco­
Maestro 1. Tutto il resto del tempo, cioè ancora 18 mesi circa, losi, capricci della natura; il secondo dal Vesuvio e da alcuni cipressi.
Il sole sorge al di sopra dell’« Entrata » ; la porta dell’ultimo edificio
è sigillata. La creatura alata, nel fondo, è presa dal Coro di Oehlenschlä-
1 Ora tutte in possesso della Biblioteca di Stato di Berlino. ger e rappresenta il misticismo della natura....
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Il Concerto, infatti, è costituito da 5 tempi, ampiamente da temi di carattere italiano, è rimasto, nella profonda sostanza,
sviluppati, e così disposti: 1) Prologo e introito; 2) Pezzo più tedesco che nostro. Il bisogno di contrappuntare, di sovrac­
giocoso ; 3) Pezzo serioso ; 4) All'italiana; 5) Cantico. Titoli e caricare, di sviluppare, di approfondire, ecc. arricchisce, è vero,
caratteri italiani, dunque, e italiane e originali le indicazioni ma appesantisce anche la materia plastica, togliendo agli stessi
interpretative : « Allegro dolce e solenne » ; « Sempre pateti­ temi quella semplicità, linearità e chiarità che sono base di
co»; « Giovanescamente giocoso e forte » ; « Scherzando senza tutta l’arte mediterranea.
allegrezza » ; « Andando maestosamente » ; « Senza irrequietu­ 4) Ad annullare poi gran parte del fascino di « italianità »
dine alcuna » ; « Non senza grazia » ; « Irrompendo con strepi­ che il Concerto avrebbe potuto emanare, ha contribuito non
to »; «A passo accelerato » ecc. (Varrebbe la pena di dedicare poco l’inclusione di quell’ultimo Cantico su versi « alemanni »
un capitolo alla personalissima inventiva di Busoni nelle sue di un poeta olandese, che disorienta e crea un irrimediabile
didascalie). dirottamento stilistico. Non si riesce, infine, a mettere d’accor­
Dei caratteri di questo lavoro, importantissimo per sostanza, do fra loro, in una stessa opera, una canzone dei Bersaglieri
per fattura e per mole, abbiamo già fatto precedentemente cenno. di Lamarmora, una Tarantella napoletana e un Inno ad Allah.
Possiamo ora precisare, sviluppando, alcuni dati di fatto: A queste incoerenze, che tolgono unità di stile e abbassano
1) Il Concerto, pur contenendo una parte pianistica di gran­ l’idealità del lavoro, vanno contrapposti pregi e virtù di com­
dissimo rilievo, non ha i veri e propri attributi della composi­ positore, d’inventore, di poeta, di tecnico, di contrappuntista
zione virtuosistica. Il pianoforte, fatte rare eccezioni, è parte e persino di folclorista, che fanno di questa opera una delle
integrante della compagine sinfonica; partecipa cioè dell’orche­ tappe migliori nella storia del Concerto, e un documento di raro
stra, spesse volte prestandole colori e sonorità nuovissime e in­ interesse per la letteratura e per la storia del pianoforte.
teressanti, ma quasi mai godendo di una sua vita autonoma. Nel 1912 — in un articolo intitolato Auto-recensione —
(Tanto è vero che rarissimamente al pianoforte sono affidati i apparso a Berlino sulla Rivista « Pan », Busoni ne dava questo
temi). interessante giudizio retrospettivo:
2) Il pianismo, tecnicamente parlando, parte, è vero, dal Il Concerto per pianoforte, orchestra e coro d’uomini.... è un’opera
virtuosismo lisztiano, ma poi e in più esso pone e risolve con­ che tenta di riassumere i risultati del periodo della mia prima maturità
tinuamente problemi meccanici di sommo interesse. Questo e che rappresenta la sua conclusione. Come ogni opera che sorge in
Concerto rappresenta anzi l’apice virtuosistico di Busoni autore quest’epoca dello sviluppo, è matura per esperienza personale e si basa
ed esecutore, il quale si è compiaciuto fissare in esso un’infiAità sulla tradizione. Non indica certo il futuro, ma rappresenta il momento
della sua nascita. Le proporzioni e i contrasti sono distribuiti con cura
di combinazioni tecniche, nate magari da formule già esistenti, e, per il fatto che il piano era stabilito definitivamente prima che ne
ma portate a conseguenze estreme. incominciassi l’esecuzione, non v’è nulla in essa dovuto al caso a.
(Il precedente Konzertstück era più attaccato alla virtuo­ k ld k e ■
sistica normale, meno vigoroso e sopratutto meno ricco di lin­ P ro lo g o e in t r o it o . - A l l e g r o d o lc e e s o l e n n e .
guaggio personale. La successiva Fantasia indiana sarà più raf­ I tre aggettivi che indicano l’interpretazione, ci danno an­
finata, più tersa, più leggera e ancor più personale e ricercata, che il carattere di questo primo tempo, che ha un bel primo1
ma, tecnicamente, assai meno importante).
3) Il lavoro, pur prendendo spunto, per tre tempi almeno, 1 Pensieri e Scritti, Op. cit.
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tema chiaro, solido, sostanzioso, di derivazione brahmsiana e IL - P e z z o g io io s o .


nel quale s’inserisce un inciso di tre battute, di carattere quasi
epico. Esposizione sintetica del materiale tematico che porta quasi Ha carattere d’intermezzo o di Scherzo. La tematica è vivida
subito al « solo ». L’entrata del pianoforte è prettamente lisz- e italiana.
tiana. Sotto un movimento di accordi del pianoforte, l’orchestra Meno italiane sono l’armonistica e la ritmica. Una specie
presenta il tema allargato. Un breve passo di bravura, a modo d’introduzione, su ritmo d’accordi fissi, porta in breve al « Gio-
di cadenza, ci porta a un secondo tema, più lirico del primo e vanescamente giocoso e forte », in 6/8, con un bel tema
di maggior respiro, presentato sempre dall’orchestra, e sul quale maschio e quasi rude, presentato dall’orchestra ed alternato ad
il pianoforte gioca virtuosisticamente. arabeschi pianistici. Segue una pagina di colore, affidata al pia­
Con gli sviluppi, anche la ritmica tematica si riscalda e si noforte e in ritmo quasi di danza (diabolicamente difficile);
agita (n. 10) L I temi, uniti fra loro da un passo di crome poi l’orchestra irrompe risoluta nel tema in 6/8, allargandolo
puntate e semicrome, passano ai bassi, accrescendo drammati­ e sviluppandolo, alternativamente al pianoforte. Il primo tema
cità. L’agitazione aumenta anche nel pianoforte. Trombe e corni si diffonde e si distende in espressione lirica (« Più appassionato
scandiscono, a tratti, la testa del II tema; poi, con passaggio e agitato» pag. 51), con atteggiamento quasi languoroso, men­
quasi repentino, il pianoforte diviene lieve e trasparente, affinché tre il pianoforte ondeggia arpeggiando.
un oboe e un flauto, in orchestra, possano alternarsi a cantare te­ L’orchestra scandisce ora un ritmo d’accompagnamento su
nuissimamente il primo tema, a cui fanno eco gli archi pizzicati, cui il pianoforte adagia il II tema, che altro non è che lo spunto
con lo stesso tema spezzato. Tutta questa parte centrale è deli­ di una canzone popolare napoletana « Fenesta ca lucive », ma
cata, morbida e lirica, nonostante i temi siano cantati dall’or­ presentata a timidi frammenti, come se qualcuno la canticchiasse
chestra e spesso affidati agli strumenti gravi. nel ricordo. Il tema s’integra, dialogando fra orchestra e pia­
(Assai toccante, a pag. 34, l’acclamazione orchestrale sulla noforte. Una breve cadenza solistica, poi si ritorna allo scher­
testa del primo tema). Ancora un passo virtuosistico a cadenza, zando iniziale. La ripresa del I tema nella sua prima veste, è pre­
ancora un’acclamazione orchestrale, poi, sull’insistenza di ac­ sentata ora in possente disputa col pianoforte.
cordi trillati, risorge il frammento epico udito al principio Da questo momento il pezzo assume deciso aspetto virtuo­
(5a battuta del n. 14), che, con tutta naturalezza, s’innesta nel sistico (per la parte pianistica almeno), mentre l’orchestra si
primo tema. Questo verrà a sua volta liberamente cantato — giova del I tema, ma contraffatto e a ritmi sempre più vivaci.
a moto contrario — dai clarinetti e dai flauti, finché i tre fram­ Bellissimo il « giocoso con strepito » (n. 28) dove il pianoforte,
menti (testa del I tema, spunto eroico e II tema) chiuderanno solo, ha una sonorità assolutamente orchestrale. In orchestra di
il pezzo. (Da notare : in tutto questo tempo « mai una volta » nuovo il primo tema liricizzato; poi, dopo una corona (quasi
al pianoforte è affidata una parte tematica; esso ha sempre e un estatico silenzio), il pianoforte dà finalmente il II tema in­
soltanto funzione decorativa).1 tegrale, ma nei suoni gravi, sottovoce, sognando. « Fenesta ca
lucive », e lievemente, come da lungi, fa eco l’orchestra. Poi il
canto si contorce, si deforma, quasi si dissolve. E la chiusa ri­
torna a « scherzo », agilissima, frizzante, effervescente.
1 Edizione B. e H. Riduzione a due pianoforti di E. Petri. Il tempo, cominciato in do, termina in re.
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III. - P e z z o s e r io s o . che sembra un’imitazione (o una satira?) di Chopin nei Pre­


ludi. L’orchestra riprende quindi il II tema, sopra un movi­
Questo è certamente, o vuol essere, il più importante dei mento più agitato dei bassi, il quale sotto un mareggiar del
cinque tempi, quello intorno a cui gli altri quattro roteano come pianoforte, si stempera e si diluisce, dolce e lirico, sempre su
satelliti. Pezzo quadrato, solido, ampio, con temi sontuosi e pedale di re bem. (Anche questa tonalità dominante aiuta
distesi. Ingegnosissimo negli sviluppi tematici e nelle stesure forse a richiamar certi atteggiamenti chopiniani). Al piano­
armoniche; suggestivo nelle parti liriche. Ma, a nostro avviso, forte ancora il II tema, ma bene adagiato su larghe armonie
assai lontano dallo stile su cui è contesto il rimanente del­ orchestrali e, attraverso una ascesa ed una discesa sonora, siamo
l’opera. Si sente, infine, che in questo tempo furono mescolate all’Altera pars. Tonalità, do magg. Movimento d’ansia negli
delle musiche che appartenevano alla maniera giovanile del Mae­ accordi ripetuti e gravi, e sopra, un tema quasi guerresco (cer­
stro. Abbiamo visto com’egli si sia servito, per questo « ada­ tamente tedesco), con cui fa la sua entrata il pianoforte. Segue
gio », di musiche già destinate all’opera Sigune o appartenute ad (n. 39) una parte più stanca che trae risorsa quasi esclusiva-
un vecchio « Studio » per pianoforte. Ha un bell’esser sottile mente dal virtuosismo, sotto cui nasce un canto orchestrale de­
l’abilità del compositore; ma ridurre alla stessa pasta musiche sunto in parte dall’Introduzione, in parte dalla coda dell’ultimo
di epoche diverse non è facile. E non c’è riuscito, qui,* nem­ tema udito, in parte di nuovo conio. E si protrae così fino ad
meno Busoni. Crediamo che questo sia l’unico esempio di una bella entrata orchestrale del I tema (quello dell’Introdu­
un Busoni quasi wagneriano, o più precisamente derivato da zione), di carattere assolutamente wagneriano.
quel Liszt che Wagner seppe così abilmente truffare. Perciò Dobbiamo arrivare all’entrata del tema cromatico (3/4 di
diventa realmente difficile inquadrare questo « importantissimo » pag. 95), affidato ai suoni gravi del pianoforte, per sentire risol­
pezzo nell’estetica del Maestro. Comunque, esso è quel che è levato l’interesse, che poggia sopratutto sulla saporosa armoniz­
e com’è lo analizzeremo: zazione e sull’ingegnosissimo gioco pianistico.
Il Tempo è diviso in quattro quadri: Introduzione ; Prima Al n. 49 il tema cromatico si ripresenta in orchestra con
pars; Altera pars; Ultima pars. Tono dominante: re bem. aspetto epico, e ci porta a\Y Ultima pars.
L’Introduzione, in massima parte affidata all’orchestra, enun­ In questa viene ancor più esteso, con carattere tragico, il
cia il I tema a cui si giunge attraverso un « quasi recitativo tema dell’« Andando maestosamente ». È questo il vertice del
drammatico ». (È difficile in questo tempo enumerare dei temi, pezzo, da cui ci si avvia all’epilogo. Una rievocazione generale
ché si tratta più che tutto di trasformazioni, ma tenteremo dei temi, e poi, su un lungo, troppo lungo pedale di re bem.,
di farci intendere ugualmente). Questo I Tema, cromatico di­ il tempo chiude.
scendente, è bello ed espansivo e reso ancor più drammatico
dall’austero andamento dei bassi. Dopo una breve divagazione IV. - A l l ’ I t a l ia n a {Tarantella).
più tenue del pianoforte, l’orchestra annuncia, a larghi fram­
menti, il II tema (n. 33), che si rivelerà poi completo, affidato Sappiamo come questo vivacissimo tempo dovesse essere, in
al pianoforte, nella Pars prima, « Andante quasi adagio », e si origine, il vero tempo di chiusa del Concerto. Giustificano que­
svolgerà, piano e dolce, su un pedale di re bem., sino all’entrata sta interpretazione (oltre ai documenti di cui si è già detto)
di un III tema (4 battute prima del n. 35), sempre in re bem., il carattere e la condotta del pezzo e la cadenza che vi è inserita
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verso la fine. (Sappiamo, d’altra parte, esistere anche una ver­ V. - Cantico.
sione del Concerto senza il coro finale).
Il tempo si svolge, assai brillantemente, sul ritmo 6/8 della Non ha una tonalità decisa e questo è il suo maggior fa­
Tarantella e sullo spunto della canzone napoletana già udita scino. S’inizia, in mi min., con lo stesso tema con cui comincia il
(« Fenesta ca lucive ») trasformata a ritmo di canzone a ballo. Di Pezzo serioso, ma in 3/4. Subito dopo, altri spunti già uditi si
veri e propri temi non si può parlare nemmeno in questo tempo, ripresentano elaborati in sapienti contraffazioni, formando una
in quanto la musica vi è più che altro come ritmo e colore. specie di rievocazione. Il coro entra in mi magg., sopra una se­
Molto originale e caratteristico lo spunto (n. 59) che si quenza di scale melodiche ascendenti, e con carattere di Corale.
svilupperà e trasformerà in seguito. Il ritmo si fa via via più Al n. 89 le voci prendono un atteggiamento più decisa­
vivace, senza perdere peraltro leggerezza e scorrevolezza, fino a mente melodico, con un largo tema piuttosto teutonico, mentre
giungere al «Tumultuoso» di pag. 125 in un bel do magg. in orchestra continua la sequenza di scale or nei bassi or negli
aperto, franco e veramente mediterraneo. Un secondo tema a ca­ acuti.
rattere lirico nasce all’« Un poco gravemente » di pag. 127 e cre­ Il crescendo è ottenuto — e ciò è da musicista vero — più
diamo di ravvisare anche in esso lo spunto di una canzone popo­ dall’intensità «musicale» che dall’aumento di sonorità; finché
lare italiana. (O non potrebbe essere una trasformazione, per in orchestra (n. 90), nasce un canto contenuto, ma nobilissimo,
allargamento e contorsione, del solito « Fenesta ca lucive » ?). affidato ai violoncelli, che s’innalza in perfetta parabola per
Ma è parentesi breve. La Tarantella riprende, sempre più ani­ ridiscendere poi e illanguidire. Siamo così al « Molto solen­
mata. In essa si inserisce, d’improvviso, uno spunto binario, assai ne » di pag. 170. Il coro intona ora, sempre sui versi del-
vivo, di origine (crediamo) bersaglieresca. E così, continuando i l’Oehlenschläger, il tema dell’Altera pars (del Pezzo serioso), e
due temi e i due ritmi a sovrapporsi, giungiamo al mi magg. crea un momento di vero, profondo pathos.
(n. 70), ove l’orchestra, quasi sguaiatamente, intona la già ricor­ Un finale virtuosistico (o diciamolo pure, effettistico) chiude
data canzone popolare La dis, la dis, la dis che l’è malata, per l’opera.
svilupparla poi in una vera e propria ridda, fino allo « stretto »
in uno. A questo segue, dopo una brevissima sosta ritmica (che
dà lena anche all’ascoltatore), la « stretta » in do magg. « a passo FANTASIA CONTRAPPUNTISTICA
a passo infuriando », in cui ballo e canzoni si rincorrono come
in un’orgia, fino alla Cadenza. (Di cadenze, oltre a quella in­ Notizia. — Esame dell’opera.
serita nell’edizione, n’è stata composta dal Maestro una seconda,
più sviluppata, pubblicata a parte). Dopo la Cadenza, con un
La Fantasia contrappuntistica fu scritta in America, nel
« Prestissimo » siamo alla chiusa. 1910, durante un giro di concerti e in un periodo in cui il
Tempo sgargiante, pieno di sole, quasi orgiastico e di dia­
Maestro aveva ripreso a studiare a fondo i problemi contrap­
bolica difficoltà pianistica.
puntistici, cercando di vitalizzarli con quella originalità ch’egli
metteva in tutte le sue imprese. A Chicago aveva incontrato
Bernardo Ziehn e il suo allievo Middelschulte, entrambi appas-
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sionati di studi contrappuntistici, e furono essi appunto a sug­ La terza: Preludio al Corale e Fuga sopra un frammento di
gerirgli l’idea di completare la fuga a 3 soggetti lasciata incom­ Bach. (Ediz. minore della Fantasia contrappuntistica). Breitkopf
piuta da Bach nell 'Arte della Fuga. La cosa appassionò subito e Hartel, 1912.
il Maestro che, da ogni città che toccava, inviava a Gerda no­ La quarta: Riduzione a due pianoforti. (Ediz. Breitkopf e
tizie sul lavoro, molte volte illustrandole con schizzi, parecchi Hartel).
dei quali furono poi pubblicati nel volume « Su l’unità della Quest’ultima è formata da: Variazioni sul Corale « Allein
musica ». (Era il tempo in cui Busoni amava raffigurare le com­ Gott in der Flöhe sei Ehr », seguita da una quadruplice fuga su
posizioni musicali sotto l’aspetto di costruzioni architettoniche. frammenti incompiuti di G. S. Bach. Piano e disegno architet­
Anche per la Fantasia contrappuntistica egli immaginò, come tonico dell’opera di Ferruccio Busoni.
vedremo, una vera e propria architettura). Come si vede, le due versioni che contano sono la II e la
Durante quel viaggio, e nonostante il peso di ciclopici pro­ IV, l’una essendo stata ritenuta dall’autore, per vari anni al­
grammi, egli lavorò contemporaneamente alla Fantasia contrap­ meno, «edizione definitiva»; l’altra essendo assai più completa
puntistica e alla Sposa sorteggiata, oltre a cose di minor mole. e complessa delle precedenti, e avendo servito poi anche alle
Una lettera a Gerda, da Dayton (3 marzo 1910) dice: trascrizioni fattene per organo dal Middelschulte e per orche­
stra dallo Stock.
« La fuga » è il mio lavoro pianistico di maggiore importanza (ec­
cettuato il Concerto). Mi mancano due giorni per ricopiarla. Essa con­
siste di : Prima fuga, Seconda fuga, Terza fuga (tutte da elaborare). In­ * * *
termezzo - I. Variazione - II. Variazione - III. Variazione - Cadenza -
Quarta fuga - Coda. Come vedi il piano non è comune. E ogni nota
« sta ». Fra il piano della II versione e quello della IV (la terza
fu un’edizione « minore » e senza importanza), vi sono molte
Da questa lettera desumiamo che il primo titolo pensato da e sostanziali varianti, che vai la pena di rilevare. Nella IV il
Busoni per questo lavoro non fosse Fantasia contrappuntistica, primo Corale è molto più sviluppato, e armonizzato in modo
ma semplicemente Fuga, e che il piano originale fosse assai assai diverso; inoltre, prima di giungere alla variazione in sol
più semplice di quello che poi venne realizzato. min. (quella che nella edizione a due pianoforti è a pag. 14)
Della Fantasia contrappuntistica furono fatte quattro ver­ vi è aggiunta un’intera variazione nella forma di Preludio. An­
sioni : che 1’« Allegro » di pag. 17 (IV versione), che precede 1’« An­
La prima: Grande fuga, Fantasia contrappuntistica su fram­ dantino » è stato aggiunto. L’« Alla breve », invece, e più svi­
menti incompiuti di G. S. Bach. Ed. Schirmer, New York, 1910. luppato nella II versione e assai diverse sono le battute che
(Edizione numerata). (Questa versione non comprende il Pre­ precedono la I fuga. Questa è a sua volta, nella IV stesura,
ludio al Corale). elaborata in modo affatto diverso, pur rimanendo eguale
La seconda: Fantasia contrappuntistica, Preludio al Corale o press’a poco l’entrata dei soggetti. Della II fuga resta quasi
« Gloria al Signore nei Cieli » e Fuga a quattro soggetti obbli­ immutata l’esposizione, ma sono assai diversi gli sviluppi.
gati sopra un frammento di G. S. Bach. Ediz. definitiva, giu­ La III fuga, col tema sul nome B.A.C.H. (che sarebbe il
gno 1910, Breitkopf e Hartel. III dei soggetti della fuga a 3 soggetti di Bach), ha l’ossatura
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uguale nelle due versioni, ma molti particolari sono stati, nel­
Corale, l’ Intermezzo, la Cadenza, il secondo Corale e la Stretta,
l’ultima edizione, aggiunti, variati o sviluppati.
sono immaginati come mezzi di collegamento, fra gli episodi
L'Intermezzo è stato soltanto arricchito di note, ma è ri­
principali, e quindi raffigurati, nel disegno, come facenti parte
masto formalmente inalterato, salvo un’aggiunta di 4 battute
della fabbrica secondaria.
avanti la I variazione.
Anche le tre variazioni, a parte l’accresciuta ricchezza stru­ * * *
mentale, sono rimaste di sostanza immutate, salvo due battute
aggiunte prima della Cadenza. La quale, a sua volta, ha subito Non è sede questa per un minuzioso esame analitico. Ma,
soltanto qualche sviluppo imposto dalla nuova intavolatura stru­ data l’importanza veramente eccezionale del lavoro, specialmente
mentale. se considerato come opera contrappuntistica, non sappiamo ri­
La IV fuga è stata mantenuta nella sua primitiva stesura, nunciare a darne un sintetico ragguaglio.
allungata però di otto battute alla fine. (La versione a due Resta inteso che quei lettori che non abbiano dimestichezza
pianoforti è stupenda per ingegnosità strumentale). L’ultimo coi termini contrappuntistici o con le forme tecniche musicali
Corale è immutato, salvo un’aggiunta, in chiusa, di 4 battute. in genere possono saltare senz’altro al capitolo seguente.
La versione a due pianoforti fu fatta da Busoni nell’estate del
1921 a Berlino. * * *
La II versione fu dedicata a Wilhelm Middelschulte, l’ul­ Come è noto, G. S. Bach lasciò, nell’Arte della Fuga, anche
tima a James Kwast e a Frieda Kwast Hoddap, i quali l’ese­ un esempio, bellissimo, di Fuga a tre soggetti. Ne fece la tri­
guirono per la prima volta a Salzburg, nel 1923, in occasione plice esposizione, presentando successivamente i tre soggetti;
del Festival Internazionale di musica. in un divertimento combinò anche la simultaneità del I e del
II soggetto, ma poi — chissà perché — troncò l’interessantis­
* * *
simo esempio, proprio nel momento in cui i tre soggetti avreb­
bero dovuto muoversi insieme.
Noi esamineremo l’ultima versione.
Data la ricchezza dei temi, valeva la pena di tentare l’in­
Il piano della Fantasia contrappuntistica è il seguente:
tegrazione del lavoro. E solo Busoni, per la sua conoscenza di
1) Corale - Variazioni. (Introduzione, Corale e Variazioni,
Bach e per la sua eccezionale preparazione contrappuntistica,
Ponte). 2) Fuga prima. 3) Fuga seconda. 4) Fuga terza. 5) In­
poteva arrischiarsi a tale cimento.
termezzo. 6) I Variatio. 7) II Variatio. 8) III Variatio. 9) Ca­
Dobbiamo dire subito ch’egli ha oltrepassato di assai la mèta
denza. 10) Fuga quarta. Il) Corale. 12) Stretta.
che si era prefissa, poiché non solo gli è riuscito di mettere
Nel disegno architettonico, Busoni immagina tre alti corpi
insieme i tre soggetti, ma di essi si è servito in tutti i modi,
di fabbrica, simmetrici e di dimensioni press’a poco eguali, ap­
tanto nelle quattro Fughe, quanto nelle tre Variazioni, costruen­
poggiati ad una costruzione più bassa, che li comprende, li
riunisce e li mette in comunicazione fra loro. I tre corpi prin­ do un monumento di mole, solidità e unità di stile assoluta-
mente fuor del comune.
cipali rappresentano: il primo le tre fughe; il secondo le tre
variazioni; il terzo la quarta fuga. Le altre parti, cioè: il primo Allo scopo di innalzare poi i due piloni estremi della co­
struzione, Busoni si è servito, oltre che dei tre soggetti, anche
17. — Ferruccio Bufoni.
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di un Tema di Corale luterano, e precisamente di quello Ehre Dopo poche battute di Introduzione solenne, su un movi­
sei Gott in der Höhe (Gloria al Signore nei Cieli), per aprire mento cromatico dei bassi, si annuncia subito un frammento
e chiudere la composizione. del Corale, che sarà esposto per esteso poche battute dopo,
Abbiamo così quattro temi, e precisamente: in accordi acuti e potenti del I pianoforte. Segue un Allegro
1) Il tema del Corale (in ritmo ternario, di otto battute). (pagg. 8-9) di carattere clavicembalistico e nella forma del Pre­
2) Il I soggetto della Fuga a tre soggetti di Bach (grave, ludio, sul movimento del quale spunteranno, quasi inavvertita­
solenne, diatonico, modale, e che, per intenderci, distingueremo mente, frammenti del soggetto C. Poi la musica si fa più densa
con la lettera A). e drammatica e, sotto una sequenza di trilli del I pianoforte,
3) Il II soggetto della stessa fuga di Bach (a movimento il II presenta nuovamente il Corale, ad accordi gravi e nella
di crome, tonale, e che distingueremo con la lettera B.). stesura completa.
4) Il III soggetto della stessa fuga di Bach (cromatico Segue ora uno sviluppato divertimento su frammenti del
molto espressivo, modale, e che distingueremo con la lettera C). tema del Corale (pagg. 14-15) che guida a una specie di Ca­
Materiale dunque di ricchezza inesauribile ma, proprio per denza arpeggiata. E quando gli arpeggi si calmano e si rasse­
questo, anche spaventosa. renano, distendendosi in sestine di crome, sotto di esse il II
Sia chiaro che Busoni, accingendosi a quest’opera, non ha pianoforte canta ancora una volta, dolcemente, il Corale, che
inteso fare opera d’integrazione e tanto meno d’imitazione da sarà poi ripreso a frammenti alternati fra i due pianoforti (pa­
Bach, ma ha voluto riesprimere « con espressione del suo tem­ gine 20-21), fino a un punto coronato di sospensione. Qui il
po » una materia che, per la sua purezza, non teme gli af­ II pianoforte annuncia, nei gravissimi, la testa del tema A, men­
fronti del tempo. tre il I, giocando su un movimento nato dalla testa dello stesso
Il contrappunto di Busoni, perciò, non è quello scolastico tema rovesciato, porta alla:
o classico che potrebbe aver lasciato un contrappuntista del ’700,
ma quello ardito, molte volte pluritonale, quasi sempre ato­ F uga I:
nale, che potremmo immaginare composto da un Bach « vis­
suto ai giorni nostri ». Questa non s’inizia col soggetto, ma appunto con quel mo­
Busoni, nella Fantasia contrappuntistica, non ha nemmeno vimento di crome, trascinatovi dal brano precedente. Il sog­
inteso di fare del pianismo o deH’istrumentismo, ma ha piut­ getto A entrerà, solennissimo, sotto quello, e farà completa la
tosto considerato questo lavoro come cosa musicale astratta. Lo sua esposizione, conservando anche il controsoggetto lasciato
chiarisce egli stesso in un brano di quell’« Auto-recensione » di da Bach. Subito dopo si avrà un’enunciazione del sogg. A rove­
cui abbiamo già avuto occasione di parlare. sciato (al I pianoforte) e una (al II), dello stesso soggetto, re­
golare, al quale vien assegnato, quale controsoggetto, la testa del
La Fantasìa Contrappu?itistica non è pensata né per pianoforte, né
per organo, né per orchestra. Essa è musica. I mezzi sonori che comu­
soggetto C. Si procede così ad una specie di contro-esposizione
nicano questa musica all’ascoltatore sono di secondaria importanza. nella quale, alla proposta del tema A regolare, segue una
(« P an » , Berlino 1912) 1. risposta dello stesso tema rovesciato. Né manca, verso la fine,
uno « stretto », fatto col tema A regolare e con lo stesso, con­
1 Pensieri e Scritti, Op. cit. tratto. Una breve Cadenza ci conduce alla
GUIDO GUERRINI
FERRUCCIO BUSONI - L’OPERA 261
2Ó0
quattro entrate del soggetto A, ed assegnando ad esse, come con­
F uga II: trosoggetto, il tema B, integrale.
Un ampio sviluppo, ancora sulla testa del soggetto A, ci
La quale è costruita sul soggetto B (identico a quello ba- porta all’
chiano anche per tonalità) e sullo stesso controsoggetto lasciato
da Bach. Ma già sul finire dell’esposizione, sul soggetto B ap­ In t e r m e z z o :
pare la testa del soggetto A, rovesciato e contratto, che poi Breve, ma pieno di poesia. Necessaria oasi di riposo dopo
apparirà, integrale e solenne, in do diesis min., sotto il sog­ tanta tensione costruttiva. Il pezzo è per intero costruito sul
getto B. Si ha così una riesposizione dei due soggetti, A e B, soggetto C, sviluppato melodicamente. E serve di ponte per
simultanei, mentre un contrappunto libero annuncia anche la passare alla
testa del soggetto C. E si procede alternando il soggetto B a
quello A (regolare e rovesciato), fino alla V a r ia t i o I :

La quale gioca sul soggetto A (regolare, rovesciato e va­


F uga III:
riato) a cui fa da sfondo contrappuntistico un movimento nato
Questa s’inizia col soggetto C come Bach l’ha dettato, con­ dal soggetto B. Poi, verso la fine, sorge anche il soggetto C
servandogli anche il controsoggetto originale e facendo una per preparare la
regolare esposizione. A questa segue una quasi normale con- V a r ia t i o I I :
troesposizione ed anche uno « stretto » assai ingegnoso. Ma già
sotto il soggetto C cominciano a nascere frammenti del sog­ Questa (musicalmente una delle più belle pagine della com­
getto B, che verrà poi riannunciato, alternativamente e quasi in­ posizione) si vale infatti di una deformazione del capo del
tegralmente, insieme alla testa del soggetto A. Da questo punto soggetto C, reso drammatico da spezzature e contrazioni, a cui
la Fuga procede a tre soggetti sovrapposti simultanei e presentati fa da sfondo melodico un mareggiar di terzine. Anche la
tutti e tre integrali. V a r ia t i o I I I :
Anche dopo l’esposizione, i tre soggetti vengono ripresentati,
alternati o sovrapposti, integrali o a frammenti, a moto retto parte dallo stesso punto, ma poi lo sviluppa, lo drammatiz­
o a contrario, regolari o rovesciati, con maestria e fantasia stra­ za, lo appesantisce, lo esaspera e con bel crescendo lo porta
bilianti e con un rendimento artistico elevatissimo. L’ascoltatore alla
è come preso dall’incubo di questi tre soggetti, che sente sor­ C adenza :
gere or dall’alto or dal basso, ora reali ora contraffatti, ora gravi
ora giocondi, ora col solo capo ora col solo corpo, come in una In questa apparirà ancora, ma più riposato, largo e quasi li­
ridda diabolica. rico, il soggetto C, sotto cui un drammatico movimento dei
Dopo questo « sviluppo », il compositore, non ancora pago, bassi (crome e semicrome) non è altro che il soggetto A con­
si caccia negli « stretti » e ne combina qualche coppia, belli e tratto nei suoi valori.
singolarissimi, fra il soggetto A e quello B, fra il C per moto Sarà appunto questo movimento che caratterizzerà tutta la
retto e il C per moto contrario, e perfino ponendo vicinissime prima parte della
2Ó2
GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - L’OPERA 263

F uga IV:
LA FANTASIA INDIANA
e su di esso si stenderà il soggetto A, ma non più nel suo
(Op. 44).
aspetto primitivo, ma lievemente variato, e precisamente come
Bach lo usa nel 6° Contrappunto dell’a rte della Fuga 1. Notizia. — Caratteri. — Analisi.
Così questo soggetto A gioca ora su sé stesso, presentan­
dosi simultaneamente in valori reali (ma a volte regolare e a
I temi di Pellirosse Americani, raccolti dalla Signorina Na­
volte rovesciato), e in valori diminuiti.
talia Curtis, ex-allieva newyorkese di Busoni, offrirono larga
Dopo l’esposizione ci troviamo nuovamente di fronte ai tre
messe di lavoro al Maestro. Il quale, su di essi, compose un
soggetti simultanei, o più precisamente: al soggetto A e al sog­
primo Libro di Quattro Studi per pianoforte, col titolo Diario
getto B integrali e alla deformazione del soggetto C, come nella
indiano ; un secondo libro, sempre sotto lo stesso titolo e col
II Variazione. (E anche questa volta la combinazione è riusci­
sottotitolo Gesang vom Reigen der Geister ( Canto della Danza
tissima, e non soltanto come gioco contrappuntistico, ma come
degli Spiriti), che contiene uno studio per piccola orchestrale
cosa d’arte).
finalmente la Fantasia indiana per pianoforte e orchestra. Il la­
Ancora un paio di presentazioni del soggetto A e siamo al
voro fu iniziato nel 1913 e terminato in America nel 1915.
(Tre anni, dunque, di lavoro, ma non dedicati a quest’opera
C orale : soltanto). I I : j ,
La Fantasia indiana fu eseguita per la prima volta a Zu­
che è appunto quello del principio, sopra una specie di pe­ rigo, nel gennaio 1916, diretta dall’Andreae e interpretata, nella
dale mosso e cromatico. Questo movimento, nato esso pure dal parte pianistica, dall’autore. Una seconda esecuzione, di cui la
capo del soggetto C, si paleserà più evidente alla « Stretta » e stampa europea si occupò con qualche riguardo, ebbe luogo
porterà, in crescendo, a una grande sonorità (2a battuta di pa­ a Londra nel giugno 1920, sempre interprete pianistico il Bu­
gina 66), in cui il soggetto A, rovesciato e a frammenti, as­ soni. Una sola volta l’autore la diresse, essendo al pianoforte
sumerà un singolare senso drammatico ed eroico. E si manterrà Egon Petri; e fu a Berlino nell’ottobre 1921.
nello stesso clima anche il soggetto, inciso da marcatissimi ac­ La composizione, dedicata a Natalia Curtis, è pubblicata
cordi, sopra un possente martellar di crome. dalla Casa Breitkopf e Hartel.
Un’ultima apparizione del soggetto A, prima negli acuti in
re magg. poi nei gravi in minore, dà alla chiusa degna so­ * * *
lennità.
Ci duole non conoscere i Temi originali ricevuti dal Mae­
stro, per non poter constatare quale ne sia stata la elaborazione
e la trasfigurazione. Ma non è diffìcile arguire ugualmente che
Busoni, profittando del fatto che la musica pellirosse ha, se pur
1 II sogg. A è quello stesso che serve a Bach per la maggior parte degli
esempi nell’« Arte della Fuga ». li ha, sistemi armonici, tonali e melodici assolutamente diversi
264 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - L’OPERA 265
dai nostri, si deve essere sbizzarrito capricciosamente a rivestire, più sovente vi troviamo raffinatissime sonorità, deliziose ricerche
rinverniciare, lustrare, contorcere, sfigurare, riscaldare, svilup­ timbriche e una grande ricchezza di atteggiamenti spirituali. La
pare questi temi, fino a farli divenire cosa prettamente buso- ritmica poi vi è trattata con «esultanza» panica, e con varietà
niana, e fra le più azzardate. che non lascia riposo.
Questo lavoro « indiano » (che nacque nel momento della Di sommo interesse la parte pianistica. Tutte le esperienze
massima influenza schönberghiana) fu compiuto in uno dei più di tastiera accumulate in lunghi anni di durissimo travaglio, tutte
fertili periodi creativi del Maestro. Busoni è nella sua piena le eredità pianistiche, da Scarlatti a Bach, da Mozart a Liszt,
maturità e sente il bisogno di ridurre la propria ?rte a sintesi sono qui filtrate attraverso la nuova personalità del Maestro,
massima. Anche lo stile contrappuntistico (pur tanto amato e e quindi presentate sempre sotto nuovi aspetti. La base della
sfruttato) gli si rivela ora poco adatto alla realizzazione dei tecnica — nel senso meccanico della parola — ci sembra essere
suoi nuovi ideali estetici ed egli lo abbandona per forme più ancora quella lisztiana, ma con in più un’iridescenza dovuta
asciutte, nervose e sintetiche, delle quali armonia, melodia e sopratutto alle trovate armoniche. Certo è che, pianisticamente,
ritmo siano gli unici elementi costitutivi. Già nel Noi fumo Sin­ questo lavoro segna un grande progresso sulla tecnica del Con­
fonico e nella Berceuse (che sono contemporanei alla Fantasia certo, non foss’altro per la chiarificazione del linguaggio e per
indiana), egli ci dà saggi interessanti di questa sua nuova ma­ l’equilibrio, sempre raggiunto, fra pianoforte e orchestra.
niera, che nella Fantasia indiana si palesa ancor più compiu­ Una cosa ancora resta a dire: che anche questa Fantasia
tamente. Ritmi di Danza si alternano a nenie nostalgiche, bei indiana come e più di tutti gli altri lavori originali del Busoni,
temi larghi seguono a spunti di carattere barbaro, ma il sistema richiede non solo una virtuosità pianistica eccezionale, ma ancor
dominante non cambia: è quasi sempre una voce che domina e più una cultura musicale senza di cui non sarebbe possibile pene­
le altre che la servono. trare e nemmeno decifrare una tal musica.
La partitura è cesellata e purissima, sempre trasparente e
scintillante, e trattata, per gran parte, a strumenti semplici, di­ * * *
retti, a parti reali. Amalgami e impasti, così cari al Busoni an­
tecedente, ne sono quasi totalmente esclusi. La Nuova estetica Non è facile fissare in schema una composizione che si pro­
passa dalla fase teorica alla fase pratica. pone l’assoluta libertà della Fantasia. Ma la musica dei veri
È evidente in questo lavoro una ricerca armonica ancor più Musicisti, anche se d’apparenza arbitraria e bizzarra, segue sem­
raffinata del solito. I temi sono vivificati da una armonizzazione pre una sua logica costruttiva, eh e il primo e infallibile segno
sempre originalissima ; frequente è la sovrapposizione tonale; dell’autenticità dell’arte.
sempre personale e insolito il collegamento e l’ufficio degli ac­ Anche questa Fantasia è, formalmente, meno fantastica di
cordi. Riteniamo che, armonicamente, la Fantasia indiana sia quanto non sembri. L’introduzione « Andante con moto - Quasi
il lavoro più degno di studio, in quanto realizza una vera « nuo­ marcia » è costituita soltanto da un pedale mosso (a Marcia)
va teoria », che potrebbe essere facilmente rilevata e codificata. e da un frammento di due battute, assai caratteristico. Il pia­
Il procedimento non è mai casuale o cervellotico, ma segue noforte « solo », inizia subito la Fantasia (All.° n. 3). Sono
costantemente una logica, intransigente e ragionatissima. A volte cinque pagine stravaganti e pittoriche che, partendo da una
vi s’incontrano durezze, scabrosità quasi repellenti, ma assai specie di « nembo di polvere » arrivano, per crescendo, ad un
266 GUIDO GUERRINI
FERRUCCIO BUSONI - L’OPERA 267
tema sincopato e selvaggio. Un breve « Adagio fantastico »
pure melodico e molto caratteristico, mentre il pianoforte vi
(pag. 7). presenta un nuovo tema, di quattro note, che ha il
traccia sopra gruppi di accordi cromatici ascendenti, creandone
colore di un richiamo attraverso lo spazio, commentato da pe­
10 sfondo. (Particolarmente ammirevole il gioco pianistico).
santi accordi.
Meno interessante 1’« Allegro sostenuto » di pag. 29, che
Un richiamo e un colore, dunque, dipingono questa pagina,
serve soltanto di ponte per portare all’« Andantino maestoso »
ardita e significativa. Di carattere contrastante e non sappiamo
(n. 27). Questo episodio è assai ben costruito, sempre sul tema
quanto « indiano » è 1’« Allegretto affettuoso, un poco agitato »
apparso al n. 23, affidato all’orchestra, sotto un arpeggiar del
(pag. 9). La pagina è tuttavia soave (aggettivo poco gradito
pianoforte. Ma perde carattere e colore al confronto degli epi­
all’autore), la melodia armonizzata con amore e passata in or­
sodi precedenti. L’interesse riafferra al n. 31 dove, su pedale
chestra poeticamente. Al n. 4 un canto, derivato dal tema, passa
di mi bem., il pianoforte crea un’atmosfera armonica e psico­
agli strumenti gravi dell’orchestra e si raddolcisce poi nei le­
logica alta e nobile. Questa volta, assai più saporito, il solito
gni. Quindi, sopra un movimento sempre orchestrale di semi­
tema è affidato all’orchestra in tonalità estranea all’ambiente
crome, il soggetto si allarga e si distende per lasciar campo ad
armonico (il quale è in mi bem., mentre il tema viene sovrap­
un nuovo tema, più alerte, ma sempre lirico, annunciato dal pia­
posto in re), poi, con breve cadenza di sapore lisztiano, siamo
noforte (n. 8).
al « Lento » n. 33.
Al « Più mosso » (n. 10) un altro bel tema, di 7 battute
A un nuovo tema di due battute (anch’esso a colore « spa­
(di cui le prime tre rafforzate nel capo da una terzina), ma­
ziale ») si alternano il bel soggetto dell’« Andante quasi lento »
schio e guerresco, si sviluppa con crescente foga, e riapparirà
ed un nuovo spunto (n. 34) assai originale, costituito da tre
poi sotto un martellar d’ottave al pianoforte. Al n. 15, muta
note e con carattere di « corno da caccia ». Episodio ricco di
il tema ma non il carattere, che si mantiene epico e orientale.
suggestività da cui, improvviso, irrompe il « Più vivamente »
(Il tema, veramente, sa più di russo che di indiano, anche pel (n. 37). Sopra un caratteristico ritmo di danza barbara, un tema
modo mussorgskyano con cui è trattato; il brano è nondimeno
incisivo si ripete e si arricchisce in crescendo (un po’ alla ma­
efficace e forte, anche per un’indovinatissima combinazione stru­ niera delle Danze Norvegesi di Grieg) fino al « Deciso » (n. 41).
mentale (pianoforte e orchestra) che dà sonorità nuovissime. 11 tema, già presentato grave e solenne al n. 15, si fa ora vivo
La coda del tema del n. 10 diviene ora frammento lirico in or­
e alerte (sul tipo russo), squillato bravamente dai corni e poi
chestra e con rapido passaggio porta alla Cadenza.
ripreso da tutti i fiati, su cui il pianoforte scandisce accordi
Questa è costituita da una specie di fuoco d’artifizio (a modo pieni e densi. A questo tema altri se ne aggiungono (sempre
d’introduzione) e poi dallo sviluppo del tema (contraffatto, s’in­ in trasfigurazione di temi già presentati), ma senza mai allentare
tende) dell’« Allegretto affettuoso ».
la foga del ritmo di danza barbara. All’« Animato » di pag. 48,
Quindi il pianoforte solo annuncia un bel canto in sol magg.
un effetto prettamente lisztiano (il Liszt delle Rapsodie) ci mo­
(« Andante quasi lento », pag. 24), di forma quadrata e clas­
stra un’interessante riespressione strumentale attraverso il tem­
sica e di modo (chissà per quali incognite infiltrazioni) quasi po. I vari temi si intrecciano e si rincorrono, sempre su ritmo
gregoriano. È il punto lirico, l’oasi della composizione.
selvaggio; figurazioni ternarie e binarie si susseguono; il piano­
Il bel canto si sviluppa, alternandosi fra pianoforte e orche­
forte ha scopo virtuosistico e ornamentale. Ancor più slancio
stra, finché, al n. 23, nasce in orchestra ancora un nuovo tema,
all’« Allegrissimo » che alterna una battuta di 3/4 ad una di
268 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - L’OPERA 269
4/4, con tema deciso e insistente; crome martellate scandiscono In una così sensibile fantasia, Hoffmann non poteva non
il ritmo nel pianoforte e in orchestra; un crescendo finale ci fare breccia. Questo scrittore (1776-1822), musicista di facile
porta vertiginosamente alla chiusa. vena, nella sua randagia ed eccentrica esistenza aveva fatto un
La composizione, che non ha una vera e propria tonalità, po’ di tutto: il direttore d’orchestra e lo scenografo, il carica-
comincia e termina in do magg. turista e l’avvocato, il critico musicale e il romanziere. Si può
dunque asserire che la sua vita fu poco meno fantasiosa dei suoi
racconti. E quésto attraeva irresistibilmente Busoni, specialmente
DIE BRAUTWAHL per quel misto di umoristico e di misterioso, di occultistico e di
( L a s p o s a s o r t e g g ia t a ). grottesco che non era estraneo alla base psichica dell’empolese.
Un’altra attrattiva esercitava poi Hoffmann su Busoni: il
Notizia. — Il libretto. — La musica.
grande amore per Mozart. Così grande nello scrittore, che si
La prima menzione di quest’opera la troviamo in una let­ fece mutare il nome — in onore del salisburghese — da Gu­
tera a Gerda, da Trieste,# del giugno 1906. A quell’epoca il glielmo in Amedeo.
Maestro aveva già finito il II atto del libretto, che veniva sten­ La sposa sorteggiata, come abbiamo accennato in altra parte
dendo egli stesso in versi, e in lingua tedesca. Il libretto, in­ del libro, fu scritta contemporaneamente ad altri lavori, e oc­
fatti, è datato: « giugno 1906». cupò più che sei anni di lavoro; lavoro faticoso e pesante che
La « Nuova estetica » è del 1905 e da essa s’inizia quel pe­ qualche volta si fa sentire nella stessa musica.
riodo dell’arte busoniana che possiamo chiamare « letterario ». * * *
Die Brautwahl, quindi, rientra in questa nuova maniera. Non
più influenze mozartiane (o almeno assai attenuate), come nella L’opera fu completamente terminata nel 1911, ma già prima
Suite di Comedia, ma, semmai, un’evidente influenza dal Fal­ corsero varie trattative per la rappresentazione. Avrebbe dovuto
staff verdiano. (E ci piace sottolineare questo fatto, in quanto farne la traduzione italiana Arrigo Boito; ma le trattative cad­
ci mostra come il Busoni avesse saputo intrawedere e compren­ dero in seguito alla rinuncia di Ricordi ad accettare l’opera 1.
dere nell’ultima opera del bussetano, quelle miracolose inven­
zioni che dovevano dare all’opera comica una svolta decisiva e glio (fra cui, al solito, molti libri antichi acquistati colà), Ysaye andò a fargli
la serenata con una «pochette» (piccolo violino tascabile ad uso dei maestri
per ora insuperata; e ciò in un tempo in cui nessuno, nemmeno di ballo del ’700) trovata nella collezione di un amico. Appostatosi presso la
i musicisti, l’aveva pienamente compresa). porta della stanza del Busoni, il violinista si mise a suonare la Ciaccona di Bach
su questo strumento che emetteva mugolìi e sibili e ronzìi veramente diabolici.
Al tempo della « Nuova estetica », Busoni era infatuato di Busoni credette da prima trattarsi di un’allucinazione auditiva, poi di una ma­
tutte le letterature fantastiche: dal Cervantes al Poe, dal De lattia mentale, infine fu preso da vero spavento, tanto più che uscito nel corri­
doio lo trovò oscuro e deserto, pur continuando a giungergli il misterioso suono.
Quincey all’Ariosto. Dall’Hoffmann era addirittura ossessionato. (Ysaye s’era abilmente nascosto in un angolo). Busoni pensò allora trat­
Gli attribuiva perfino certi episodi della sua vita, pensando di tarsi dello spirito di Paganini inviatogli da quello di Hoffmann e, preso da
terrore, si diede alla fuga e si trovò poi preso fra le risate degli amici. Ma
essere perseguitato dallo spirito di lui 1. l’impressione fu tale che anche molti anni dopo egli ricordava l’episodio come
La danza della morte di Ysaye.
1 Una bellissima traduzione, ancora, purtroppo inedita, fu poi fatta, vari
1 Gli attribuì anche uno scherzo combinatogli da Ysaye. Questo : una notte, anni dopo, dal dottor Augusto Anzoletti. Ci auguriamo di vederla presto pub­
a Birmingham, mentre B. stava nella sua stanza d’albergo a preparare il baga- blicata in occasione di una prossima esecuzione italiana.
270 GUIDO GUERRINI
FERRUCCIO BUSONI - L’OPERA 27I
Interpellato il direttore d’orchestra Richter a Londra, que­ fiana), l’originalità dell’uso orchestrale e dei procedimenti ar­
sti rispose: «N on si rappresentano opere di questo genere! ». monici, fanno di questa partitura forse una delle cose più in­
Nel 19IO furono allacciate trattative con Amburgo, ma teressanti del Maestro.
il Maestro essendo in America, anche quelle naufragarono. Oggi però si comprende benissimo come al tempo della
A New York s’interessò della cosa lo stesso Toscanini, ma prima rappresentazione quest’opera debba avere, se non scan­
l’opera era ancora incompiuta. dalizzato, disorientato. Oggi, chi scrive n’è convinto, La sposa
La prima esecuzione ebbe luogo al Teatro d’Amburgo, 1’ 8 sorteggiata potrebbe avere anche in Italia una felice ripresa,
aprile 1912. Direttore d’orchestra Gustav Brecher (a cui l’opera poiché essa è animata, in gran parte, proprio da quello spirito
è dedicata); Willi Birrenkowen, nella parte di Thusman; Von cinico, beffardo, umoristico e satirico che ispirò in seguito le più
Scheidt (Leonardo); Lohfing (Manasse); Lichtenstein (Bench); vivaci pagine di Arlecchino e di Turandoti le opere più amate
Wiedermann (Voswinkel); Frau Puritz (Albertina); Marak — fra tutta la produzione busoniana — dal pubblico italiano.
(Edmondo). Scene e costumi di Jelenko. Ci sembrano sopratutto riusciti i caratteri di Thusman (il
Successo di stima (anzi, la cronaca registra anche parecchi vacuo e tronfio funzionario di Stato che tanto Busoni detestava
fischi); tre rappresentazioni. L’opera fu ridata a Mannheim nel anche nella vita); e l’ebreo Manasse, ch’è tratteggiato brava­
1913 e poi nel 1928 a Berlino. Esecuzioni assai migliori della mente, con tutti gli attributi giudaici, sul tipo di Shylock. An­
prima. Esito non molto più lusinghiero. che Leonardo ha un suo carattere potente e vivo, che trove­
remo poi, sviluppato, nel Faust. (E non è escluso che il
* * * Busoni raffigurasse sé stesso in questo bonario negromante).
Da tutta l’opera traspare un assoluto disprezzo per il pub­
Crediamo di scorgere il maggior difetto del lavoro nella poca blico. Esaminandola abbiamo pensato spesso al paradosso bu-
teatralità del libretto che, come il lettore potrà constatare, è soniano: « L ’artista esiste solo per gli artisti; il pubblico, i cri­
eminentemente statico. Troppe parole e troppe idee filosofiche tici, le scuole, i teatri non sono altro che stupidi e dannosi pa­
lo infarciscono e lo appesanti scono. L’azione procede per cose rassiti ».
« dette » anziché per « fatti » e questa è pur sempre una fa­ L’opera è pubblicata dagli editori Breitkopf e Hartel, di
tale deficienza scenica. Si aggiunga che, seguendo la moda di Lipsia.
allora, l’opera fu impostata sopra una grande orchestra, e per­
ciò la vicenda ne esce spesso sopraffatta dalla magniloquenza
L a v ic e n d a :
orchestrale.
Musicalmente, però, l’opera ha cose di grandissimo pregio Luogo : Berlino. Epoca : principio dell’ ’800.
e sopratutto un’abbondanza di trovate armoniche, di ricerche Il banchiere Voswinkel e la sua bella figliola Albertina
timbriche, di novità ritmiche, di bellezze strumentali, che ancora stanno prendendo il caffè in una trattoria nei dintorni di Ber­
oggi, alla distanza di più che trent’anni, sorprendono e affa­ lino ove incontrano il pittore Edmondo Lehsen 1 il quale, natu-
scinano. La maestria del compositore appare già ricchissima e
assolutamente fuor del comune. La condotta delle parti, l’uso
delle voci (ed in esse si sente, in molti passi, l’influenza falstaf- 1 Questo Lehsen — anagramma di Hensel — è stato ispirato a Hoffmann
dal pittore Hensel, cognato di Mendelssohn.
GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - L’OPERA 273
272
Talmente, resta fulminato d’amore per la bella ereditiera. (Que­ liana1 ove si vede Edmondo intento a copiare un antico
sto Edmondo gode della protezione di un misterioso personag­ affresco.
gio, — conosciuto per l’orefice Leonardo — che sembra aver L’opera termina col saluto di Albertina e di Voswinkel
vissuto molti secoli ed essere in possesso di poteri occulti e al pittore: «A Roma va’! ». E il coro ripete, come invocazione
magici). Ma Albertina era già stata promessa, a sua insaputa, interiore dell’autore: «A Roma va’! ».
dal padre al Consigliere di Stato Thusman, anzianotto, pedante
e borioso. La stessa sera appunto, Leonardo, incontrato il L a m u s ic a .
Consigliere di Stato nei pressi di una vecchia Torre disabitata,
gli annuncia che in quella notte equinoziale, alle undici precise, Atto I. - Parte 1.
apparirà ai suoi sguardi la ragazza che avrà il più felice fidan­
L’opera s’inizia con un brevissimo e vivace preludio, su pe­
zamento entro l’anno.
dale, con movimento ascensionale di semicrome e, nei bassi,
Quando l’orologio scocca le undici, infatti, alla finestra
l’enunciazione di un I tema che farà poi qualche altra appari­
della vecchia Torre appare la visione di Albertina. Stupore e
zione. Un secondo temetto a crome, saltellante e rossiniano,
felicità di Thusman, che viene poi trascinato da Leonardo in una
si sviluppa brevemente, e tre rapide scalette discendenti chiu­
vicina osteria e là, con la complicità dell’ebreo Manasse, fatto
dono il pezzo, che predispone assai bene.
assistere ai più strani fenomeni di magia, tanto da ridestarsi
Quattro battute d’introduzione ed eccoci alla I Scena : Il
in una piazza, a cavalcioni di un monumento equestre. Caffè.
Edmondo intanto, entrato nella simpatia del vecchio ban­ Una Banda sulla scena suona la Marcia del Mosè di Ros­
chiere è incaricato di eseguire i ritratti del padre e della sini. Su di essa si svolge il duettino Voswinkel-Edmondo. L’or­
figlia. Durante una posa (una scena d’amore), Thusman sor­ chestra s’inserisce gradatamente nella musica rossiniana, defor­
prende i due giovani che si baciano e li denuncia al genitore. mandone volutamente il procedere armonico e introducendovi
Ma i giovani tanto bene sanno far valere le loro ragioni di un piccolo tema, brioso, che riapparirà poi essenziale. Tutto
cuore, che il Consigliere di Stato viene messo alla porta, bef­ questo primo brano è delizioso e teatralissimo. Il pezzo che se­
feggiato e sfigurato in volto, per giunta, coi colori del pittore. gue, più caricaturale che buffo* ha un’evidente derivazione
Disperato, egli minaccia il suicidio. Frattanto un altro aspirante falstaffiana. È un breve dialogo, argutamente punteggiato dal­
alla mano di Albertina si è presentato nella persona del bel­ l’orchestra, che ci porta a una specie di Ballata di Voswinkel
limbusto ebreo viennese Bensch, sedicente nipote di Manasse. (pag. 15) 2 chiara, sana, vocalmente efficace, di taglio e di sapor
Ma Leonardo persuade Woswinkel di affidarsi alla sorte per rossiniani.
decidere fra i tre contendenti, e combina un sorteggio pel quale, Alla seconda scena, l’entrata di Albertina, cambia lo stile. Il
inutile dirlo, la buona sorte toccherà a Edmondo. Leonardo però
non permette al pittore di sposar subito Albertina, ma soltanto 1 Nel giugno 1906 B. si era recato a Trento, appunto per cercare ispira­
dopo ch’egli sarà stato a Roma ad affinare la sua arte al con­ zione architettonica per questa scena. La visione della chiesa italiana fu quella
che gli stette più a cuore e che abbozzò per prima, e forse fu il movente prin­
tatto con le grandi opere italiane. Prima del sorteggio, anzi, cipale della scelta del soggetto.
2 Le pagine si riferiscono allo spartito canto e piano dell’edizione Breitkopf.
Leonardo evoca per Albertina la visione di una cattedrale ita-
18. — Ferruccio Busoni.
GUIDO GUERRINI
274 FERRUCCIO BUSONI - , L’OPERA 275
musicista raffinato si svela, l’arguzia e la satira lasciano il posto Il mutamento di scena, con l’apparizione della Torre, è in­
alla « lirica ». Ritmi e armonie si fanno poetici e la melodia vi dovinato e strumentato con somma originalità. Il duetto che
si stende sopra. (Melodia, s’intende, sempre.... busoniana). Ma segue, fra Leonardo e Thusman, è una fra le più indovinate
è per poco. Dopo la presentazione, i due giovani s’intendono pagine dell’opera. Anche in questa è palese l’influenza di Fal­
subito e la musica ritorna scorrevole, elegante e leggermente staff; palese nella fattura, nei colori, nella strumentazione, nella
gaia. Ed ecco, altra piacevole sorpresa, il concertino sulla scena vocalità. La comicità, sempre contenuta e controllata, è più sar­
che suona un Minuetto delle Danze tedesche di Mozart. Questo donica che buffonesca. La figura di Thusman assume una cari-
ritorno alla semplicità settecentesca dà riposo e lena. Il terzet- caturalità veramente geniale. Variano continuamente ritmi e at­
tino, sulla musica mozartiana, si snoda facile e piano. Poi, anche teggiamenti, ma si mantiene coerentissimo lo stile. Né troppo
questa volta, l’orchestra busoniana vi s’insinua; i procedimenti se ne discosta all’« apparizione » di Albertina alla finestra della
si fanno arditi, pur rimanendo ligi alla ritmica del Minuetto; Torre, per la quale il musicista sa mantenere una pseudo-serietà
i passaggi armonici divengono preziosi, la musica si stacca a che non distacca l’animo dal sorriso. La parentesi, d’altra parte,
poco a poco dallo stile settecentesco per cercare autonomia pro­ è brevissima e lo stupore del maturo spasimante assume toni di
pria nello stile modernissimo. irresistibile comicità. C’è, nella musica che accompagna Thu­
Ad accogliere gli approcci dei due amorosi, il movimento sman, il borioso, il tronfio, il pavone funzionario borghese, così
ternario si allarga e si amplifica. Anche lo stile muta nuova­ che il carattere ne esce scolpitissimo. La chiusa del quadro poi,
mente: a quello italiano o classicheggiante, subentra inavvertito che su un vivo movimento di crome parte da un fortissimo per
il «L ied» tedesco. Il 6/8 dà nel primitivo romanticismo; le svanire in un soffio, senza per altro diminuire la gaiezza ritmica,
voci, che avevano fino ad ora proceduto « all’italiana », si fanno è genialissima.
« tedesche ». Salti di terze, di seste, di ottave, quasi mai proce­
dimenti graduali. Continue « arsis » danno qualche affannosità
al discorso, sia pure amoroso. Anche l’armonia si fa spuria e Atto I. - Parte IL
leggermente intorbidata. « Andante sostenuto in modo giudaico ». Una nenia ebraica
Il ritorno di Voswinkel rimette le cose a posto. I ritmi si ch’è un vero ritratto di Shylock. L’ebreo Manasse è in scena.
riaccendono e vivificano, lo stile ritorna quello sano di partenza. Questa pagina (ch’è fra le più personali, e che fu poi trasferita
Una trovata, poi, la ripresa, nei « gravissimi », del tema della nella Suite) è costruita nella forma del basso ostinato e
Marcia del Mosè, canticchiata dall’euforico banchiere; ' e su gioca su un tema cromatico, piagnucoloso e petulante, e su una
quello un lieve e fugace accenno al tema d’amore, che chiude melodia orientaleggiante che ne forma lo scheletro lirico.
la scena in maniera deliziosa. Al levarsi del sipario, e all’entrata di Thusman e di Leo­
L’entrata di Leonardo (pag. 42) suggerisce ora, e non sap­ nardo, la musica si schiarisce e si anima, ma il primo tema
piamo quanto opportunamente, un procedimento wagneriano. ebraico non si perde. La prima parte di questo terzetto si tra­
(È dei pochissimi, che poi si faranno sempre più rari nella scina un po’ artificiosa, seppur scorrevole. Riprende di nuovo
produzione del Maestro, ed è anche più di forma che di so­ vita quando Thusman annuncia di voler prender moglie e gli
stanza). Se ne libera poco dopo (all’« Allegro sostenuto » di altri due lo motteggiano. Il tema ebraico passa ai bassi, effica­
pag. 45) e la comicità ritorna, chiara e settecentesca. cissimo, mentre sopra si susseguono scale cromatiche ascendenti
276 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - L’OPERA 277
alternate ad accordi cromatici, fino a che si sbocca nell’« Allegro patico il movimento che commenta il soliloquio di Voswinkel,
a cappella » già udito, chiaro e riposante. Più volùto il 6/8 borioso e soddisfatto, che incide ancor più a fondo il perso­
seguente, ma sempre elaborato con mano abilissima. E ancor naggio.
più stanco 1’« Allegretto ponderato » (quasi di Minuetto). Ri­ All’entrata di Thusman i movimenti s’intensificano (e non
torna gaiezza al « Molto moderato, ma scherzando » (pag. 90) diremmo che si arricchiscono), rendendo abbastanza bene l’af­
nella scena in cui Thusman legge il brano del Thomasius, pezzo fanno. « L’inverosimile racconto di Thusman » che segue (pag.
scorrevole e alerte, che prepara assai bene il contrasto con la 141), è costituito da un Valzer fra due Marcie. Pezzo quindi
«Raccapricciante storia del falsario ebreo Lippoldo ». Questa, chiuso, a carattere sinfonico con la voce evidentemente so­
che parte ancora una volta dal tema ebraico, ci porta poi a vrapposta. Il tema della prima Marcia, affidato ai bassi, è
poco a poco in un’atmosfera magica e oscura, strumentalmente muscoloso e pachidermico; più banaluccio e bizzoso il Valzer,
suggestivissima, per ravvivarsi in movimento e in luce sinistra che già avevamo ascoltato nel Preludietto dell’atto II, ma che
al 6/4. Il crescendo psicologico è ben dosato e teso, e l’effetto rende bene la « vorticosità » delle vicende narrate. La seconda
musicale raggiunto. Scenicamente il brano ci sembra un po’ Marcia (anche quella già udita), agghiaccia un po’ e non ne
statico come tutto ciò che in teatro si basa sulla parola e non vediamo una giustificazione scenica. La tirata di Voswinkel
sull’azione. (pag. 157 e segg.) è anch’essa più costruita che sentita e le
La timida parentesi di Thusman (che vuol pur sapere chi nuoce quel ritorno finale al movimento di Valzer, di cui tutto
fosse la donna dell’apparizione) è riposante, anche se di scarso il quadro è sovraccarico. Dove la scena si rialza veramente, per
significato. Il finale invece, con belle sonorità sgargianti, con tono e per fattura, è all’entrata di Manasse. Senza dubbio Busoni
ritmi franchi, con solide armonie e con un vitalissimo gioco « ha sentito » questo personaggio e lo ha reso vivo. Anche que­
contrappuntistico, è luminoso e piacevole. A un certo punto sta volta Manasse è accompagnato dal suo tema, staccato e fram­
(pag. I l i ) si ripresenta il tema della Marcia del Mosè (in la mentato, che riproduce efficacemente l’untuosità dell’ebreo e pre­
bem. min.) ad accordi secchi e a frammenti, spassosissimo. para magnificamente il racconto che (specie dal 3/8 in avanti,
Felice pure la ripresa del tema del Preludio (pag. 115) e la pag. 166 e segg.) è divertentissimo, chiaro, spiritoso, italiano.
scena di magia fra Leonardo e Manasse (pag. 117, n. 181) che Al 6 /4 poi (pag. 169), il brano assume un tono elevatissimo
portano, con travolgente foga, alla chiusa dell’atto. e, musicalmente, è fra le più belle pagine dell’opera.
La fine della scena è costruita sopra una ripresa del valze­
Atto IL - Parte I. ruccio.

Il Preludietto è costituito da uno strampalato valzer (che Atto IL - Parte IL


ci ricorda, e forse prepara, il bellissimo Tanzwalzer, op. 53)
e da un tema di Marcia. (Li risentiremo tutti e due durante Breve introduzione di carattere lirico, sopra un arpeggiato
il racconto di Thusman). del Clavicembalo 1 che Albertina suona in scena. Presentazione
Il carattere dominante di questo atto (e lo denuncia ap­
punto il Valzer) è quello viennese. Cosicché lo stile contrasta,
1 L’idea del clavicembalo fu suggerita a B. in America dal noto collezio­
non senza nocumento estetico, con quello del primo atto. Sim- nista e studioso di strumenti antichi Arnold Dolmetsch.
278 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - L’OPERA 279
di quello che chiameremo, con buona pace di Busoni, tema echeggia ancora il Cornetto del Postiglione. Il lamento di
d’amore. La prima parte del duettino è tutta lirica, di un li­ Thusman, che medita il suicidio, ci ricorda,, non per remini­
rismo composto e non mieloso, con armonizzazione ricercata e scenze musicali, ma per analogia psicologica, il soliloquio di
non tenera. All’« Allegro moderato » (pag. 182) ritorna l’alle­ Falstaff ripescato dal Tamigi. Al suo risovvenirsi dei negro­
gria, col tema della Marcia del Mosè, molto' spiritosamente con­ manti giudei («Allegro con spirito», pag. 251) anche la mu­
traffatto nel ritmo. Qualche incoerenza di stile sfugge, data la sica si indispettisce, con un temettino penetrante e pettegolo
brevità del brano. Efficace l’entrata di Thusman e la sua tirata assai ben giocato. Ancora una volta si risente in orchestra il
morale ai giovani. Il terzettino che segue è pesantuccio e « co­ Corno del Postiglione. Il gracidìo delle rane sembra deridere
struito ». Ci si risolleva all’entrata di Voswinkel (pag. 200), il dolore del Consigliere Segreto. Teatralissima la scenetta dei
fatta con piglio « falstaffiano » di molto rilievo. La difesa di tentativi poco coraggiosi di suicidio, interrotti dall’entrata di
Albertina e di Edmondo (ancora un tempo di Valzer) è fiacca Leonardo.
e poco conveniente alla freschezza psicologica che la situazione L’« Allegro ritenuto » (pag. 257) che l’accompagna ha vi­
richiederebbe. vacità rossiniana. Caricaturalissimo poi lo spunto di Marcia
Ancora una volta è Leonardo che salva la situazione. Questo Funebre (pag. 259) su cui Thusman invoca la morte, e grazioso,
« Deus ex-machina » ha veramente un suo carattere che non si nella sua semplicità (finalmente un po’ di trasparenza !), 1’« Al­
smentisce mai. Originale il «Sostenuto» 6/4; spigliato il 3/4 legro a cappella » che segue. La ripulitura del viso di Thu­
« Allegro », che portano con naturalezza al Quintettino. Il quale, sman, per magico potere di Leonardo, è di bell’efficacia teatrale
nel suo genere, è pagina assai riuscita. Il contrappuntista si sente e da questa si salta, con gusto, nel « Tempo di Polacca », con
nel suo elemento e se ne compiace. Il brano è scorrevole, vocal­ la quale Thusman manifesta la sua gioia. Di questa Polacca lo
mente scritto con somma perizia, formalmente squadrato da spunto è indovinato, ma poi nello sviluppo l’interesse si affloscia.
Maestro. La tensione cade di nuovo all’entrata di Bensch (fatta Spiritoso e vivacissimo 1’« Alla Breve » di pag. 268, con un
eccezione per il 2/2 di pag. 220, ch’è una trovata teatrale), e piccolo tema mozartiano, ilare e quadrato, ch’è un gioiello. Meno
non si risolleva più sino all’invettiva di Manasse che è forte e efficace la li ripresa del Tempo di Polacca e più stanco ancora
caratteristica. Dopo, dall’« Allegro » di pag. 138 alla fin del­ il « Molto tranquillo » che segue. La chiusa della scena è sal­
l’atto non vi è, di notevole, che l’uso del coro virile interno (a vata dalla ripresa, abilissima, del tema del Cornetto di Posti­
scopo puramente fonico), e l’ultimo valzer lento, che ha uno glione.
spunto felice.
Atto III. - Parte II.
Atto III. - Parte I.
Tutta la scena che segue è pesantuccia e torbida. Il duetto
Il Preludietto, tutto intessuto sul suono di un « Cornetto da fra Voswinkel e Leonardo (nel quale duetto il negromante pa­
Postiglione », è ben fatto e suggestivo. Bello, ben sviluppato lesa al banchiere i pericoli che lo minacciano s’egli rifiuterà
e giocato in orchestra il tema del Cornetto. i tre pretendenti della figlia, e suggerisce poi il trucco del sor­
Al levarsi del sipario siamo in riva al laghetto del Tier­ teggio alla « Shylock ») è forse eccessivamente verboso e statico.
garten e se ne sente in orchestra il torbido rigurgito. Nell’aria Il breve preludio, di carattere pianistico, è già insipidello.
28o GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - L’OPERA 281

Un lungo recitativo di Voswinkel (graditissimo riposo) pre­ plicità armonica, dall’evidenza ritmica, in una parola dall’es­
para l’entrata di Leonardo, sulla musica stessa del preludio. Il senzialità espressiva che, dopo tanta densità e aggroviglio, dà
dialogo si trascina così, con rare schiarite. Una, efficace, al- riposo di oasi e prepara bene la scena del Sogno. Questa ci
T« Andantino» 3/8, di pag. 285, qu^si a Minuetto, durante la ricorda, per colore, movimento e situazione, la « Visione di Mar­
quale Leonardo palesa il primo pericolo (il Pittore). gherita » nel Faust di Gounod. (Analogia psicologica più che
Lo spunto del « Più andante » (pag. 288), ha il piglio sim­ musicale, e non più di quella che può esservi fra opere distanti
patico del Donizetti di Don Pasquale, ma poi s’aggroviglia fra loro un buon secolo).
e s’arruffa subito, perdendo il fascino della semplicità. A distoglierci dalla troppa consimiglianza aiuta, in Busoni,
Altro simpatico, ma troppo breve spunto, quello dell’« Al­ l’uso del coro interno, che egli adopera parcamente, con moti
legro moderato (pag. 292) e divertente il movimento orche­ qua e là gregorianeggianti o a scopo soltanto fonico. Anche la
strale del « Moderato assai » (pag. 294), su cui Leonardo narra chiusa dell’atto è tagliata sulla stessa stoffa lirica del finale
del tentativo di suicidio di Thusman (il secondo pericolo). atto III del Faust di Gounod. Comunque la pagina è bella e
Troppo denso ed elaborato il « Moderatamente agitato » pel suggestiva, anche se un po’ troppo fuor del carattere e dello
racconto del terzo pericolo (Bensch); né molto più divertente stile dell’opera. Può darsi anzi che Busoni abbia scritto La sposa
il commiato fra i due. sorteggiata proprio per questa pagina. Son cose che succedono!
La 17a scena che segue, è la scena madre e matrice del­
l’opera. Sia perché Busoni ne avesse scritta per prima la musica Epilogo.
(che perciò è di parecchi anni precedente a quella delle altre
scene), sia perché egli abbia sentito in modo diverso questo Gli epiloghi hanno sempre portato poca fortuna ai dramma­
« momento scenico », la verità è che qui si entra in un nuovo turghi. Quel « nodo che sta per sciogliersi », quel sistematico
mondo estetico. Subito, dall’« Agitato », ci sentiamo in pieno e inevitabile « metter le cose a posto », danno sempre un’aria di
melodramma italiano e diremmo meglio verdiano. Verdiano per inutilità e di fretta che toglie interesse. Ma, infine, qui l’Epi­
la foga drammatica, pel movimento, per l’armonizzazione, per logo ci voleva, c’è, ed eccolo:
la strofìcità melodica. Né si stacca da questo carattere il « Viel Il breve preludio è vivace. Nulla più. L’entrata successiva dei
ruhiger» (più tranquillo) di pag. 313. Se ne allontana invece tre aspiranti al matrimonio è fatta con sapienza, ma è soltanto
lo «Scorrevole» (Flissend) di pag. 315, con quel ritmo di musica di scena, e non potrebbe essere altro. Durante la spie­
Valzer lento; ma è cosa di breve momento, ché al n. 103 si gazione di Voswinkel sul come verrà decisa dalla sorte la scelta
inizia la pagina più importante della Sposa sorteggiata. degli aspiranti, riudiamo in orchestra temi e spunti già noti,
Se il racconto autobiografico di Leonardo, durante il sonno ben assimilati e confezionati. Dobbiamo però giungere alla scena
di Albertina, è fuori luogo e perciò appesantisce la scena, musi­ del Sorteggio perché l’interesse risalga. Il terzetto dei preten­
calmente non pertanto esso è elevatissimo e molto sentito. Pec­ denti è gustosissimo e reso ancor più divertente dall’esser essi
cato, ripetiamo, che una tal musica sia stata assegnata a un tutti e tre tenori. Il tema è ricco di comicità, condotto sobria­
episodio teatralmente superfluo, come tutte le tirate filosofiche mente e stringato, di sicura teatralità e tutto ben teso e sostenuto.
e metafisiche di cui, purtroppo, abbonda il testo busoniano. Dopo un breve recitativo di Voswinkel, vi è un altro spunto
L’efficacia maggiore di questo momento è resa dalla sem- indovinato nell’« Andante mistico» (pag. 375), per la carica-
GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - L’OPERA 283
2Ö2

turale invocazione di Thusman alla Dea Fortuna. Peccato quella cauzione, protagonista Arlecchino. Il seme della nuova opera
ripresa di valzer che, se aggiunge vivacità, toglie spirito. Il co- è gettato, anche se poi dovrà riposare nel cervello del Maestro
retto che dietro la scena annuncia il resultato del sorteggio non per vari anni, in attesa della miracolosa fecondazione.
è gran che. (Da notare invece, sia pur tra parentesi e in sede Da molti anni Busoni aveva in animo di scrivere un’opera
librettistica, la gioia di Thusman, il quale ha avuto, per virtù comica italiana. La sposa sorteggiata ritardò forse o deviò la
di magia, la facoltà di possedere qualunque libro egli desideri. realizzazione di questo intento, almeno per ciò che riguarda
Soltanto la passione di bibliofilo dell’autore poteva suggerire l’italianità del soggetto.
questo strattagemma che, fra l’altro, ha il potere di risollevare Non sappiamo se il libretto abbia trovato spunto dalla Com­
anche la quotazione morale del personaggio). media ascoltata a Bologna, o se sia derivato da altra fonte.
Più sbrigativa l’operazione di sorteggio di Bensch, che del Dal carattere del lavoro però, crediamo non andar lontani dalla
resto è sempre figura di secondo piano. Anche il 3/4 che segue verità desumendo che esso sia di pura invenzione del compo­
è materiale corrente. sitore. Il quale stese da solo anche i versi, in lingua tedesca,
Il piano estetico si eleva notevolmente all’annuncio della facendone cosa letterariamente assai fine.
vittoria di Edmondo (pag. 400) e diventa pregevolissimo al Anche per quest’opera egli volle misurare « prima » le pro­
Concertato finale. prie forze, scrivendo una composizione sinfonica sullo stesso
Il coro vi è trattato in maniera molto originale. (Chi voglia personaggio: il Rondò arlecchinesco. La stessa cosa farà ancora
esaminarlo tecnicamente, vedrà come la parte polifonico-corale per Turandot (con la Turandot - Suite), per la Fantasia indiana
abbia una sua vita indipendente e autarchica, pur appoggiandosi (coi Diari indiani), per Faust (con Sarabanda e Corteo).
sull’orchestra che la integra e arricchisce armonicamente. E un Tanto il Rondò arlecchinesco quanto il libretto dt\\'Arlec­
procedimento caratteristico, in Busoni, e che vedremo sviluppa­ chino furono scritti in America, nei primi mesi del 1915. E là
tissimo in Faust). gli fu proposta un’esecuzione al « Metropolitan » di New York,
C’interessa meno il « Vivace a quattro ». Ma esso non rap­ proposta che Busoni rifiutò, ben sapendo che Arlecchino non
presenta che una specie di commiato d’opera comica. Per finire era opera adatta a quel teatro né a quel pubblico.
allegramente. Ritornato a Berlino, il Maestro dedicò il rimanente dell’an­
no alla composizione della nuova opera, procedendo contempo­
raneamente alla Edizione di Bach. (E davvero non sappiamo
ARLECCHINO ovvero LE FINESTRE immaginare due lavori più distanti fra loro e perciò più reci­
procamente riposanti nei riguardi dell’autore).
Notizia. — Caratteri. — Il libretto. — L’opera musicale. Questo « Capriccio teatrale », come l’autore lo definisce, in
un atto e quattro quadri, è concepito sullo schema dell’antica
Sulla origine di Arlecchino il lettore può vedere quanto già « Commedia dell’arte » italiana. Esso mira sopratutto a lanciare
si è detto in altra parte del presente volume. strali satirici contro i convenzionalismi del melodramma, contro
Riassumendo : la guerra, contro la morale, contro l’umana natura in genere.
Nel 1912 Busoni ascolta a Bologna, recitata dalla Compagnia
di Armando De Rossi, una Commedia intitolata L’ inutile pre-
GUIDO GUERRINI
284 FERRUCCIO BUSONI - L’OPERA 285

* * * di Vittorio Gui che fu, insieme a noi, fra i pochi italiani che
vollero la valorizzazione nazionale di Ferruccio Busoni:
Busoni lavorò all’Arlecchino con gioiosa lena, cosicché l’ope­
ra gli uscì dalle mani facile e leggera e quasi senza peso di Questo uomo di altiero ingegno e di complessa psicologia, trae il
fatica. sapore ironico della vita, che può anche a volte rasentare l’amaro e stem­
prare in fuggevoli baleni di tenerezza malinconica il substrato della sua
Letterariamente e filosoficamente poi ci sembra scorgere in ispirazione. Ma il riso di questo burattinaio.... non è il riso dell’uomo
essa una delle espressioni più busoniane di tutto Busoni. che sa la felicità....; una costante velata malinconia accompagna ogni
Il libretto, denso com’è di allusioni e di sferzate satiriche, suo accento, come avviene in uno dei più grandi Maestri ch’egli adorò....
richiede nell’ascoltatore un’immediatezza di percezione che non senza riserve: Mozart. Elementi di cultura risalienti dal profondo della
coscienza, dove si erano radicati per lungo studio, per forza di eredita­
tutti i pubblici possiedono. Questa forse la ragione per cui rietà lontana, per profonda assimilazione, riaffiorano spesso, arricchendo
l’opera non ha raggiunta ancora la popolarità che meriterebbe. in modo regale tutta la costruzione sonora della sua opera di creazione,
Arlecchino, terminato nell’agosto del 1916, fu rappresen­ e anche di questo « capriccio » così rappresentativo della sua personalità
tato la prima volta (insieme a Turandoti con cui forma un com­ letteraria e musicale; una maestria stupefacente che mescola, stringe in­
piuto «Dittico»), la sera dell’l l maggio 1917 al Teatro del­ sieme e fonde in unità assoluta elementi di lontana e diversa origine,
da Mozart a Bach, da Cimarosa a Pergolesi.... Scherzare così è assai più
l’Opera di Zurigo. Ne fu protagonista l’attore Moissi, poiché che far sul serio; è lo scherzo di un gigante.... dove il sapore arcaico
Arlecchino, anziché cantare, recita. col caricaturale, il faceto col triste, il sentimentale col grottesco si fon­
In Italia l’opera fu rappresentata per la prima volta alla dono in modo sorprendente, lasciando l’impressione di una profonda
Fenice di Venezia il 21 gennaio 1940, Direttore Vittorio Gui, serietà e di un grande stile. Stile è la cosa che trionfa in queste pagine
protagonista Nerio Bernardi. più che tutto, e su tutto. Stile è l’uomo1.
È sottotitolo dell’opera « Le finestre » perché in due momenti
della vicenda esse, come vedremo, divengono quasi protagoniste. Se dalla musica puramente considerata, e all’ infuori di ogni
analogia di personaggi, possono scaturire espressioni psicolo­
giche e filosofiche, ci sembra che la musica di Arlecchino possa
* * * essere interpretata come fedelissimo auto-ritratto.
Di molta varietà è fonte il recitativo « parlato », usato con
Anche quest’opera, come Turandot e come in parte La sposa grande abbondanza da tutti i personaggi, misto a recitativi mu­
sorteggiata, segue la nuova estetica di Busoni. Pezzi chiusi, ab­ sicali. Così che l’opera sta fra la Commedia Musicale, l’Opera
bandono quasi totale della polifonia (fatte rare eccezioni, dove, Comica Italiana e l’Opera Mozartiana. Però, come si è detto,
tuttavia, lo stile non è mai bachiano, ma piuttosto risente della lo stile uniforma il carattere del lavoro, dandogli unità e com­
polifonia italiana), trasparenza sonora, bando alle amalgame or­ pattezza.
chestrali, scorrevolezza ritmica, forma strofica della frase. Gioco L’opera è dedicata ad Arturo Bodanzky e pubblicata da
armonico e melodia sempre ricercati e preziosi. Perfino dove Breitkopf e Hartel. La partitura fu ridotta a spartito per Canto
l’autore fa della parodia, vi mescola fermentazioni che mutano e Pianoforte da Filippo Jarnach.
qualche volta la caricatura in sogghigno.
Su Arlecchino ci piace riportare la seguente sintesi estetica 1 Vittorio G ui, Arlecchino, « La Rassegna Musicale », gennaio 1940.
FERRUCCIO BUSONI - L’OPERA 287
286 GUIDO GUERRINI

Né per Dèi né per fanciulli è quest’azione,


sol si rivolge al cuore che l’intende;
I l l ib r e t t o : non ha bisogno d’una spiegazione
però che il meglio vi si sottintende.
Arlecchino è una specie di « storico della satira », in quanto I personaggi della tradizione
l’autore se ne serve sopratutto per esprimere molti pensieri suoi rivedrete con lor virtù e lor mende
in un vivace progredir di scene
propri, in prevalenza satirici. Arlecchino appare sotto quattro
all’antica tagliate e spesso amene.
aspetti: di furfante, di soldato, di marito, di conquistatore. Un uom tradito di sua sorte ignaro,
Altro personaggio di sottil carattere è il sarto Matteo del rivali in lotta per un bel visino,
Sarto, amante delle lettere (suo Vangelo è la Divina Comme­ un duello cruento ed un somaro
dia, ch’egli legge costantemente pur senza capirla troppo) e che salva poi baracca e burattino,
parole argute e qualche detto amaro,
filosofo. Nella sua olimpica serenità, egli emette giudizi pieni l’astuzia e la baldanza d’Arlecchino:
di saggezza, e a volte non scevri d’amaro. del picciol mondo è qui dipinto il volto.
Due figure di secondo piano, ma degne di rilievo, sono il Voi mi direte se l’ho bene colto.
Dottor Bompasto e l’Abbate Cospiquo; la scienza e la religione, Maestro.... (al Direttore d’orchestra).
sempre uniti eppure in perpetuo dissidio. Egoisti, ghiottoni,
. fannulloni, ubriaconi, anche di essi l’autore si serve per lan­ Al levarsi del sipario, ser Matteo seduto dinanzi alla porta
ciare i suoi strali. della sua casa, sta leggendo Dante; ed è così assorto da non
Leandro è la caricatura del conquistatore di professione, la avvedersi che Arlecchino, alle spalle, gli sta insidiando la mo­
parodia del « divo » di palcoscenico, il « tenore » per antono­ glie. (Divertente e originale la sovrapposizione della visione
masia. Contro di esso, e a suo mezzo, la satira è feroce ma poetica, rievocata dal canto di Paolo e Francesca, e di quella
spassosissima. Colombina rappresenta, come sempre, la volu­ reale, rappresentata dai due amanti alla finestra). Arlecchino,
bilità e la civetteria femminile. Né manca un asino, « asinus per allontanare l’incomodo marito, fa credere a ser Matteo che
providentialis », che sbuca non si sa di dove, per dare agli i barbari sono alle porte della città, così che quello, spaventato,
uomini esempio di carità. (E anche questa è chiara satira). si ritira in casa, lasciando nelle mani di Arlecchino la chiave
La vicenda si svolge nel Settecento a Bergamo, in una soli­ di casa e il mantello che stava cucendo. Così Arlecchino può
taria piazzetta su cui guardano le finestre di molte case (e da rinchiudere nella sua casa Matteo, e andarsene orgoglioso:
ciò il sottotitolo), dalle quali un mondo invisibile, o visibile a
intermittenze, partecipa all’azione. Una specie di « coro », muto Vittoria, bottino e un prigioniero.
ed eloquente, invisibile ma attivo.
L’azione è divisa in quattro momenti che rappresentano ap­ Entrano ora l’Abate e il Dottore, cordialmente disputando.
punto Arlecchino nei suoi quattro aspetti. Il fatto, questo: L’Abate, ringrazia il medico di mandare all’altro mondo tanta
Arlecchino dice il seguente Prologo: 1 gente; il medico deride l’abate per non aver ancora ottenuta la
porpora, se non sul suo volto congestionato. Ma poi si trovano
d’accordo nell’inneggiare al vin di Chianti e alla Toscana.
1 Tutte le citazioni sono tolte dalla versione italiana di Bruno Bruni, Casa E l’autore ne trae pretesto per rievocare la sua Terra :
Editrice Giuliana, Trieste.
288 GUIDO GUERRINI
FERRUCCIO BUSONI - L’OPERA 289
Toscana! - Qual virtù, - qual vigore infonde - quel vino portentoso.
- Ride la terra, canta un inno - la natura. - Mi par di rinascer - più de­ commenta il sarto. Poi, rassegnato e tutto coperto d’armi ridi­
gno, più felice. Credete a me : - in questo vino io sento - la presenza cole, si pone agli ordini di Arlecchino, domandando soltanto
del Signore! di poter prendere con sé il suo Dante. Arlecchino accondiscende :
Ma ecco ser Matteo che, dalla finestra, spegne ogni gioia Non sarà detto mai che un capitano
annunciando ai due l’arrivo dei barbari: all’arte mosse guerra.
Segui questi intrepidi
I barbari.... i barbari dove ti guidano.
circondan la città! Io vigilo intanto la casa.
Via!
fra poche ore Sul ritmo caricaturale di una Marcia Funebre, il guerriero
come valanga
piomberanno qua.
si allontana scortato dai tre sbirri.
Per me si va nella città dolente,
Han sul capo corna torte, per me si va fra la perduta gente. *
hanno il ghigno della morte
si trovano alle porte. Mentre Arlecchino tenta di aprire la porta di Matteo ed entrare
in casa da padrone, lo sorprende Colombina, sua moglie che,
Portan lutto e pestilenza, non riconoscendolo sotto le spoglie militaresche, ne invoca
l’aiuto come moglie tradita. Ma poi, scortolo in volto, gli fa
alle donne fan violenza. una scenataccia, della quale approfitta Arlecchino per snoccio­
I tre già pensano alle loro figliole e le vedon perdute e le lare i suoi paradossi:
invocano per nome; disperati si sollecitano reciprocamente a Madama, la fedeltà è la frattura della gamba al primo passo, l’in­
far testamento. Ser Matteo frattanto si ritira e gli altri due, giustizia al danno di terzi, l’arco che scocca una sola freccia, la nave
vedendo la porta dell’osteria, dimenticano i pericoli e vi en­ che si àncora a un solo porto, il sole che illumina un solo pianeta....
trano di pieno accordo: Poi, seccato dalle rampogne della moglie, la invita a mirare
Diamo un esempio fecondo una stella e ne approfitta per svignarsela.
di concordia perfetta Si ode intanto la canzone di Leandro:
alle discorde genti.
Con il liuto e con la spada
va solingo il trovatore.
Nel secondo Quadro, Arlecchino giunge, travestito da Ca­
Gli rischiara la sua strada
pitano, alla testa di un plotone di.... tre soldati. Viene ad ar­ il sorriso dell’amore.
ruolare ser Matteo per.... la guerra contro i barbari. Che si pre­
pari « con schioppi, cannoni, spade, cavalli, muli, elefanti ». Tre Colombina a questo canto si commuove, tanto che non sarà
minuti di tempo. poi difficile al bel Leandro conquistarne il cuore. Il duetto
d’amore che segue (Colombina-Leandro) è una feroce satira ai
Ora comincian le dolenti note convenzionalismi del melodramma ottocentesco. (Leandro, an-
19. — Ferruccio Busoni.
29O GUIDO GUERRINI
FERRUCCIO BUSONI - L’OPERA 291
che nel testo originale, è il solo personaggio che parla italiano). Colombina lancia un grido e si getta sul corpo dell’amato, che
La scena è una parodia del « pezzo d’opera » ed anche il testo non dà segno di vita. Tutte le finestre, frattanto, varino schiu­
è caricaturale: dendosi e popolandosi di facce curiose, mentre il Dottore e
Contro l’empio traditore l’Abate sono indecisi sul da farsi. Colombina annuncia:
la vendetta compierò!
Gioia mia per il tuo amore, Non è morto quest’uomo!
il malvagio truciderò.
Dopo breve disputa, viene deciso che il morto non è morto e
Ma l’idillio viene interrotto dall’improvvisa entrata di Arlec­ che occorre chiedere aiuto. Bussano alla casa di Matteo, ma nes­
chino il quale, fingendosi offeso nella sua veste di marito, con­ suno risponde; chiedono aiuto, una ad una, alle persone che
duce galantemente la moglie nella Locanda, poi sfida Leandro sono affacciate alle finestre, ma le teste una ad una si ritraggono,
a singoiar tenzone. Le spade di legno s’incrociano, Leandro le persiane si richiudono.
cade. Arlecchino, gridando « aiuto! », fugge e si nasconde nella Decisamente l’uomo
casa di ser Matteo. propende ad occultare
Escono dall’osteria il Dottore e l’Abate. Piuttosto brilli, si la sua innata bontà.
sostengono a vicenda. Li segue poco dopo anche Colombina, Ma in suo difetto
richiamata dal grido lanciato da Arlecchino, e i due ne appro­ v’è la provvidenza.
Ed ecco ch’essa arriva
fittano per appendersi al suo braccio e meglio trovare in lei il in forma d’un asino.
compromesso equilibrio. t
Dalla svolta della via compare infatti un somaro, con carretto
Doit. S’annuncia un cataclisma,
la terra oscilla. e carrettiere. Ma al momento in cui si tenta di caricarvi sopra
Date il braccio, il ferito, questi rinviene, si leva e partecipa senz’altro al Quar­
così ci vedrò meglio. tetto, per riprendere poi il suo ruolo di moribondo, appena ter­
minato il pezzo. Caricatolo infine sul carretto, e seguito da Co­
Ab. Il naviglio abbandona il porto, lombina, dall’Abate e dal Dottore, il Corteo si allontana sul
io sono il lume di prua, ritmo di una Marcia Funebre.
e la graziosa damina
sarà la stella mattutina.
Arlecchino, che dall’abbaino della casa di Matteo ha osser­
vato la scena, augura cinicamente ai due amanti:
Dott. Ah! i barbari!... Buon viaggio, felici nozze e figli maschi!
Nel vino han messo un tossico!... «
Per questo.... quindi, allargando le braccia come per abbracciare il mondo:
Così filosofeggiando i tre si muovono e più volte si avvici­ Il mondo è mio,
nano al corpo giacente di Leandro, ma senza scorgerlo. Finché è giovane la terra,
il Dottore, ïnciampicatovisi, vi cade sopra. l’amore è libero!
(poi con disprezzo)
Quest’uomo è morto! Voi, Arlecchini!
FERRUCCIO BUSONI - L’OPERA
292 GUIDO GUERRINI 293

Scivola agilmente a terra per la grondaia, apre la porta della Quando, dopo l’applauso, si riapre il siparietto, si vede ser
casa di Matteo, dà il braccio alla sua bella che l’attende e con Matteo, sempre assiso al suo deschetto, che cuce, legge e at­
lei s’allontana. tende....
Rientra ora Matteo. La guerra è finita ed egli, ritornato alla * * *
sua casa, può deporre le armi. Ma nel suo cervello la situazione
è confusa. Ci siamo dilungati nei particolari di questa vicenda, perché
Ora non so proprio più che dire. Mi sembra di errar nella dantesca
il lettore potesse valutarne il contenuto filosofico-satirico e ren­
selva. Fortuna che ho in casa il capitano che mi vuol bene. Gli altri due dersi conto di quanto del suo intimo pensiero Busoni si sia
se ne sono andati. Dove? Lo sa Iddio. Questa Bergamo è vasta assai! compiaciuto esprimere attraverso le parole dei suoi personaggi.
(57 guarda attorno nella strada deserta e tranquilla) Ho l’impressione
che la pace sia tornata.
La m u s ic a :
Ma in casa trova una lettera della moglie che gli dice di essersi Quattro battute di tromba, puntute, frizzanti, brillanti, pre­
assentata per recarsi ai Vespri. Nell’attesa il sarto rimette fuori sentano Arlecchino, il quale poi dice il Prologo.
il suo banchetto da lavoro, vi apre sopra la Divina Commedia, La vivacissima « Introduzione » che segue, s’inizia con le
e vi si siede dinanzi, come al solito. 4 battute d’Arlecchino e procede spedita, giocando spesso con
È il quinto canto.... Qui.... ritmi di tre contro due, ma conservando costante il suo carat­
Galeotto fu; il libro e chi lo scrisse.... tere fra mozartiano e cimarosiano (a parte la modernità armo­
Cala ora un siparietto dinanzi al quale sfilano tutti i perso­ nica).
naggi della Commedia, inchinandosi ciascuno al pubblico. Ul­ Anche la prima scena è preceduta da una breve « Introdu­
timi a sfilare sono Arlecchino e Colombina. zione », tranquilla e calma, che ritrae assai bene il vecchio an­
Arlecchino dice: golo bergamasco, scena alla vicenda. Un primo tema dì questa
« Introduzione » servirà poi di sfondo al monologo di Matteo c
Signori e signore, ho il grande piacere di presentarvi la mia nuova alle sue letture dantesche. Divertentissimo il commento del Sarto
sposa che finora, come moglie del sarto, non aveva avuto il modo di
spiegare innanzi a voi i suoi fascini. Ammiratela ora in tutta la sua bel­
al Canto di Paolo e Francesca; spassoso il commento musicale
lezza.... La sposa di prima mano ha ora contratto, a dovuta distanza, al commento letterario:
una nuova unione. Dice Matteo a un certo punto : « Leggendo questi versi -
.... Ed ora lascio alle signore di stillarne la morale......Non si ripete mi par d’udir - la melodia d’un’opera ». Ed ecco dall’orche­
tutto nel giro eterno ed immutabile della vita? Chi vince? Chi soc­ stra zampillare fresca una gaia musica del « Don Giovanni »
combe? Chi sa farsi valere alla fine? Solo colui che con le proprie forze,
seguendo i suggerimenti del cuore e con vigile mente sceglie la via di­ di Mozart, sulla quale si distende il canto di Matteo: La bocca
ritta; chi si accontenta di restare fedele a sé stesso; chi anche in vesti mi baciò tutto tremante. Alle sue spalle intanto, su alle finestre,
rattoppate serba la sua interezza e non si inchina a nessuno, come ho sua moglie Annunziata sta frascheggiando con Arlecchino; e i
potuto farne esperienza io stesso. due piani dell’azione, quello evocato dal sarto con la lettura
Lascio ora agli uomini di estrarre la radice della verità, e special- del canto dantesco e quello mimato dagli amanti, sono sovrap­
mente ai critici, miei benevoli giudici.
Signori e signore, buona notte. posti assai ingegnosamente e teatrali.
GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - L’OPERA
294 295
Ma ecco Arlecchino annunziare a Matteo l’arrivo dei bar­ i tre compari suggestionarsi l’un l’altro, immaginando le atro­
bari. La musica ha carattere quasi esclusivamente ritmico. Dap­ cità che i barbari commetteranno. La musica si serve dello stesso
prima a pause lunghe, che aumentano e sottolineano il cre­ spunto con cui Arlecchino annunciò a ser Matteo l’arrivo dei
scente spavento del sarto. Non appena Matteo è stato rinchiuso Barbari, ma il tema, con forzata caricaturalità, diviene melo-
e Arlecchino è uscito vittorioso e libero, l’orchestra si lancia drammatico (4a battuta del n. 48). Ad ogni annunzio tragico
in un temetto gioioso e saltellante che rende con molta efficacia che Matteo riferisce, gli altri due fanno eco con dilagante ter­
il carattere della maschera bergamasca. rore, e l’aumentar del panico è reso ridicolissimo dalla pro­
All’ingresso dell’Abate e del Dottore la musica assume un gressione musicale, finché si giunge alla previsione di ciò che i
andamento pacato e cattedratico. Il tema, di due battute, ha nemici faranno delle donne. Qui il frammento drammatico del
sapore donizettiano e ci fa pensare al Don Pasquale. . Tutto tema passa ai bassi e si fa quasi accorato. I tre uomini già ve­
il dialogo si svolge su questa musica piana ma saporita, che dono violentate le loro figliole e, quasi lacrimando, le invo­
colorisce e dà risalto a frasi e pensieri. Soltanto all’evocazione cano: «Rosina, Lucilla, Mariettina, Agnese, Beatrice, Concet-
della Toscana la tavolozza si arricchisce e riscalda, l’espressività tina, Francesca, Vittorina, Virginia, Serafina.... ». La parentesi
si intensifica, la lirica si distende, creando un canto che dice sentimentale è però breve, ché subito, alla reazione dei tre, il
assai bene l’animo dell’autore verso la sua Terra. tema riprende il suo ruolo primitivo.
Ma poi, riaccendendosi la disputa filosofica, anche la musica Poche battute ancora, sostenute e solenni, commentano l’in­
riprende la sua vivacità, punteggiandosi di crome e ornandosi di vocazione dell’Abate a Dio (n. 54), poi di nuovo il 3/4 vivace
svolazzi, sotto cui però si risente ancora, a tratti (e specie e leggero, ma questa volta in registro grave, commenta il piano
quando i due parlano del fascino femminile) il tema della To­ che i tre architettano per fronteggiare la situazione. Quindi an­
scana, quasi a nostalgico ricordo. cora il frammento « sostenuto », e su una frase quasi languida
Dopo un frammento (n. 42) che si potrebbe dire di «Reci­ (la vista dell’Osteria) il Terzetto si chiude brillantemente.
tativo figurato » (il Dottore e l’Abate spiano nella casa di Mat­ La Seconda Parte s’inizia con una Marcia caricaturale. Que­
teo, subodorando un mistero) allorquando ser Matteo si affaccia
ste Marcette, di carattere marionettistico e di sapore burlesco,
alla finestra, ritorna il tema iniziale del Duettino, per passare
sono una specialità di Busoni. (Anche in Turandot ve n’è un
poi subito al Terzetto. Questa, una delle pagine più originali
paio deliziose). Quella di cui si parla trae il suo ridicolo da un
e vivaci dell’opera, ci prova l’ammirazione che Busoni aveva
tema formato per metà — arsis e tesi — da due note gravissime,
per Rossini. La spigliatezza degli andamenti, la varietà ritmica,
il gioco vocale sono, infatti, più rossiniani che mozartiani. Con e per l’altra metà da tre terze acute e stridule. Conferiscono al
scaltrezza d’operista, il compositore assegna alla musica un com­ brano un senso di falso militarismo le trombe che scandiscono
pito soltanto coloristico e ritmico, orditura trasparente su cui un deciso ritmo in assoluta dissonanza.
ricama l’agile giòco delle voci. Come Rossini si servì più volte Dopo il Recitativo con cui Arlecchino annuncia a Matteo
di una parola per carattèrizzare un pezzo (famoso, per questo, l’ordine di arruolamento, la Marcia riprende col primitivo vi­
il Terzetto dei « Pappataci » nell! tallana in Algeri), così Bu­ gore e calore, e su questa, più stonato che mai, il verso dan­
soni si serve qui della parola « i barbari » per dar carattere tesco :
a questo brano. Passata la prima fase dello spavento, ecco
ora cominciar! le dolenti note.
296 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - L’OPERA 297
Molto saporosa, anche per il contrasto, è poi la coda (che già pronti ad obbedire a un vostro cenno.
sarà sfruttata altrove), fatta anch’essa su un ritmo di Marcia,
ma fra il funebre e il trionfale. È durante questa che Matteo Lo giuro
sulla tomba dell’ava
domanda il permesso di poter prendere con sé il suo Dante e, che morì assassinata.
ottenutolo, si allontana fra gli sbirri, comicamente declamando:
Gli attori stessi, quasi a voler uscire dalla finzione, spes­
Per me si va nella città dolente....
so rivolgono parole al pubblico, commentando cinicamente
L’entrata di Colombina avviene su un Tempo di minuetto l’azione cui essi stessi partecipano. (Forma di comicità difficilis­
sostenuto, di semplicità cimarosiana. Su questo Minuetto (che sima che, dieci anni più tardi, doveva divenire caratteristica del­
si svilupperà poi alla fine e di cui conosceremo anche l’origi­ l’arte di Ettore Petrolini).
ne), si svolge il primo dialogo fra Colombina e Arlecchino. Ma Dice a un certo momento Colombina:
poi, non appena Colombina riconosce il marito, la musica, pur
Gaglioffa assai
conservando movimento e tema, si fa stizzosa e acre. diventa questa arietta.
L’opera volge al suo punto focale. Già alle prime note
della Canzone di Leandro si sente sapor di satira. Satira nel E Leandro incalza:
carattere della musica, fatta ad imitazione della tradizio­ Ora viene la stretta
nale Serenata trovadorica da melodramma; satira nel modo di col do finale.
cadenzare, nel fraseggio, nella distribuzione delle parole. Sol­
tanto all’inizio del Duetto la musica ridiviene più leggera e La musica, passata attraverso l’imitazione di tutti gli stili
briosa, di piglio settecentesco, ma per ritornare quasi subito me­ melodrammatici (imitazione rivissuta e riespressa sempre mo­
lodrammatica, quando Colombina confida a Leandro che il ma­ dernissimamente), dal verdiano al mozartiano, dal donizet-
rito la tradisce. Il moto ritmico s’intensifica e drammatizza, i tiano al bellininiano, con puntature, corone, cadenze, ecc.,
frammenti tematici si fanno brevi e concisi, le voci concitate; si fa ora più incalzante, come si conviene appunto alla « Stretta
finché, alla ridicola minaccia di Leandro finale » del tradizionale duetto, fino a terminare con l’acuto del
tenore, spezzato in una « stecca » dall’entrata di Arlecchino 1.
Contro l’empio traditore Un « Moderato tragico » (pag. 76) fa da sfondo melodram­
la vendetta compierò! (sic)
matico alle parole di Leandro:
l’orchestra assume un andamento di accompagnamento verdia­
no, mentre la voce imita perfettamente la cabaletta del melo­ Chi osa portare la dissonanza
nell’amoroso accordo?
dramma ottocentesco italiano.
Tutto il duetto conserva questo tono spinto di caricatura, Ma, sul tema dell’« Andantino » che aveva servito al duetto
richiesta anche dal testo. Il tenore canta infatti: precedente, Arlecchino conduce con ipocrita galanteria Colom­
Avrai le gemme che portavan le mie ave ! bina alla Locanda, per poi sfidare a duello il rivale.

Nell’antisala i servi, 1 Altra originale e divertente trovata comica: nei momenti più dramma­
nelle scuderie i valletti tici, Leandro tocca il liuto per trarne l’intonazione.
298 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - L’OPERA 299
Ancora una volta il simbolico liuto fa le spese della ilarità stre e al muto partecipare del popolo al fattaccio.
e della caricatura. Ad ogni ingiunzione che Arlecchino gli fa di Poi l’ansia musicale si acqueta. Un « solo » di Timpani rie­
sfoderare la spada, Leandro lancia frasi snobistiche, intercalate voca il tema di Marcia già udita; quindi si entra nello spiri­
da strimpellamenti di liuto, finché, ad una più perentoria minac­ tosissimo 2/2 (pag. 84) che, con un semplice mezzo ritmico e
cia, il bellimbusto getta lontano lo strumento ed impugna il ferro. una indovinata sincronia delle due voci (Abate e Dottore) ci
Il duello si svolge senza musica, in « parlato ». Pochi colpi e danno evidentissimo il senso dell’imbarazzo nel tragico fran­
Leandro è in terra. gente.
Il 4° Quadro è intitolato dall’autore: «Scena, Quartetto e
Or che fare? Chiamar gente?
Melodramma » ed è la gemma dell’opera.
Sopra un frammento ritmico a ripetizione, leggermente La musica cambia metro e colore all’annuncio di Colombina
claudicante, fanno la loro uscita dall’osteria il Dottore e l’Abate.
La loro conversazione, piuttosto annebbiata dal vino, è soste­ Non è morto quest’uomo!
nuta da un breve tema affidato ai bassi, sempre sul ritmo ini­
ziale; e su questi due elementi musicali si svolgerà tutta la pri­ Il bisticcio fra i tre è reso da un serrato gioco contrappunti­
ma parte del terzettino (Abate, Dottore, Colombina). Unica stico e da un susseguirsi di veloci scale discendenti, sopra un
variante (caratteristico modo busoniano di crear parentesi gravi movimento melodico dei bassi. A questo punto entrano in azione
nel contesto di brani vivaci), un tema disteso e sostenuto in — pur sempre senza voce — « le finestre ». In tempo di Marcia
ottave, nato dalla contrazione tematica della « Marcia Funebre » Funebre (ed è la terza), su passaggi cromatici, alternati ad ac­
sul cui ritmo Matteo partì soldato, che commenta una disqui­ cordi di attesa e di interrogazione, l’Abate chiede aiuto, uno
sizione filosofica dell’Abate. ad uno, agli abitanti delle varie case. Ma i volti si ritraggono,
Subito dopo, il ritmo claudicante riprende, aggravato ora da tutte le imposte vengono richiuse. Il tema già udito nel pre­
accordi tenuti e da movimenti melodici, per sboccare in un cedente Terzetto si affloscia ora e si allenta.
lieto e chiaro 4/4, a movimento di crome. Su questo ritmo i •
Decisamente l’uomo
due compari si prendono la donna in mezzo e, galantemente propende ad occultare
cianciando, si mettono in moto. la sua innata pietà!
Un altro tema (due battute prima del n. 8) si svolge ora in
orchestra, fresco, luminoso e rossiniano, per guidare il terzetto Ma ecco, su tema quasi di Valzer lento (« Allegretto soste­
nel breve giro ch’esso compie intorno al corpo giacente. E la nuto » di pag. 91), spuntar l’asino provvidenziale. Anche il
gaiezza musicale accresce efficacia al contrasto che nascerà quan­ morto ora è in piedi. S’inizia il Quartetto. Musicalmente il brano
do il Dottore, incespicando nel corpo di Leandro, vi cadrà sopra. è pressoché inanalizzabile. Vi sono due temi principali: uno
I tremolati degli archi sopra il greve movimento dei bassi, nuovo, l’altro già udito, che si alternano e si susseguono. Ma
poi il grido isterico di Colombina che si getta sul corpo del­ questi poco pesano nel contesto generale del pezzo, il quale è
l’amato, e quindi il singhiozzare angosciato dei violini su un caratterizzato sopratutto da una genialissima distribuzione delle
pedale di mi bem., danno alla scena uno spassosissimo senso di parti, sia vocali che strumentali, e da un equilibrio perfetto fra
parodia e fanno efficace commento all’aprirsi cauto delle fine- le varie sonorità. Qui la raffinata perizia contrappuntistica del
300 GUIDO GUERRINI
\
FERRUCCIO BUSONI - L’OPERA 3OI
compositore si rivela in pieno; si ha evidente la prova della con­ ritorno. Soltanto che il tema si trasferisce ora nella gamma so­
sumata conoscenza dei classici in genere e di Bach in particolare. vracuta, e quindi da triste ch’era diviene ilare e giocondo.
Lo schema del pezzo è italiano, cioè costruito in forma Il periodare, ben legato e modulato, ci dà evidente il senso di
chiusa, solidamente inquadrato, con ritmica di carattere assolu­ gioia che prova l’uomo tornando alla sua casa e alla tranquilla
tamente « nostro ». Il contenuto armonico invece, e più ancora
pace del luogo. Soltanto dopo la lettura della lettera lasciatagli
quello melodico, appaiono più tedeschi che latini. Non vi è
dalla moglie fedifraga, la musica si intorbida e si aggroviglia.
abuso di stile imitativo (raramente usato, anzi), quasi assente
La serenità si appanna infatti anche nell’animo di Matteo.
la frase strofica, eppure e ciononostante, il pezzo sta in piedi
saldo e cammina scorrevole, giocondo, divertente. Non credia­ Ora non capisco proprio più niente!
mo di emettere giudizio temerario asserendo che questo « Quar­
tetto » è la cosa più geniale dell’empolese, e forse una delle Ma la consuetudine porta serenità. Il suo desco da lavoro,
più significative dell’arte contemporanea. il suo Dante, bastano alla felicità di Matteo. La musica si fa di
All’« Amen », che chiude il Quartetto, s’innesta il primo nuovo vivace e trasparente. Il ritmo (n. 43) è quasi di danza
tema con cui il pezzo si era iniziato, ma più lento, a carattere e ancora una volta esso serve da stonatissimo sfondo ai versi
marziale, e su questo il Corteo s’allontana. della Divina Commedia. Poi la giocondità si fa più calma e se­
rena; su pochi degradanti accordi cala il siparietto e si presen­
* * * tano alla ribalta i valletti trombettieri che attaccano un ritmo
di Polacca, la quale serve d’introduzione all’ultima parte del-
l’.opera: Processione e Danza. Si sviluppa ora quel Tempo di Mi­
Un rullo di tamburo e tre accordi a salti di quarte discen­
nuetto Sostenuto che già udimmo accennato al principio del
denti, ci mostrano Arlecchino affacciato all’abbaino della casa
Duetto fra Arlecchino e Colombina e che non è altro che l’ul­
di Matteo che osserva i partenti e lancia loro il suo cinico:
timo tempo (la « Polacca » appunto) della « Sonatina ad usum
Buon viaggio, felici nozze e figli maschi ! infantis », per pianoforte, trasferita nell’opera con poche va­
rianti. Pagina saporita e arguta, dove la classica forma della
Ma poi anche la musica, allargando il suo respiro lirico, divien Danza settecentesca assume sapore modernissimo dall’ardito
più ardente. Arlecchino sente la gioia della riconquistata libertà e procedere delle successioni armoniche.
il disprezzo pel mondo. Terminato il Minuetto, poche vivaci battute, derivate dal
Voi, Arlecchini! Tema arlecchiniano, servono a preparare l’ultima chiacchierata
del protagonista. Dopo la quale 30 battute di « Presto » chiu­
Sopra un leggero svolazzar di quartine, egli scivola per la dono l’opera.
grondaia, prende a braccetto Annunziata che l’attende sulla
porta di casa e, su una scala cromatica ascendente, se ne fugge
con lei sgambettando.
Il monologo di Matteo. Il tema di Marcia Funebre, già udito
alla partenza di Matteo per la guerra, serve ora anche pel suo
FERRUCCIO BUSONI - L’OPERA
302
GUIDO GUERRINI 303
dito), ma per l’equilibrio, per il controllatissimo stile, per la
briosità, per la fantasia, che fanno di Turandot un gioiello.
Aderenza costante e perfetta al testo, acutissimo il senso sce­
TURANDOT nico e psicologico, varietà incessante di atteggiamenti, concisio­
FIABA C IN ESE - DA GOZ^I - IN DUE ATTI ne, essenzialità, evidenza della parola, preciso commento del­
l’azione e del gesto, tutto in Turandot prova il musicista che co­
Notizia. — Caratteri. — L ’opera. nobbe, amò e assimilò, con aristocratico gusto, il miglior teatro
italiano, e seppe trasformarlo in una nuova espressione d’arte.
Fin dal 1904 Busoni aveva composta una Suite sulla Tti­ E si badi che Turandot, come soggetto, era tutt’altro che age­
rando t del Gozzi, lavoro chiaro, scorrevole, piacevolissimo. vole da affrontare. Facile sarebbe stato cadere nel verboso, nel
Come già il lettore sa, nel 1913-14 Busoni aveva composto Ar­ retorico, nel pletorico, nell’enfatico, mentre si presentava* arduo
lecchino, un atto burlesco-satirico, col quale il Maestro tentava mantenere la Commedia nella sua cornice originale. Ed è pro­
di riportare l’opera italiana alla forma di Commedia dell’Arte. prio quel misto di fiabesco e di burlesco, di « fuor del tempo »
Arlecchino si doveva eseguire a Zurigo. Ma poiché quest’atto e di contemporaneo, di manieristico e di popolaresco, che dà il
unico non bastava a riempire la serata, e d’altra parte il Mae­ piccante alla vicenda e le mantiene il suo tono settecentesco.
stro non amava, e a ragione, essere abbinato con altro autore, Lo stesso Puccini, consumatissimo uomo di teatro, non sempre
decise di sviluppare la Suite sulla Turandoti trasformandola seppe evitare quegli scogli, e qua e là cadde in deficienze esteti­
in opera 1. E in cento giorni di gioioso lavoro (Turandot fu che, umanizzando ciò che doveva rimanere nella statica rigidità
terminata ai primi di marzo del 1917) completò le trecento pa­ fiabesca, melodrammizzando quel che doveva mantenersi nei li­
gine di partitura di cui l’opera si compone. Turandot fu rap­ miti della commedia, e sopratutto sopprimendo le Maschere ita­
presentata insieme ad Arlecchino al Teatro di Zurigo la sera liane, che creano invece così efficace contrasto con la cineseria
dell’11 maggio 1917. barocca e danno tanta vivacità alla vicenda 1.
In Italia si ebbe una prima esecuzione alla Radio, diretta da Ferruccio Busoni, meno uomo di teatro del Puccini, ma più
Fernando Previtali, ed una teatrale, durante il « IV Maggio Mu­ dotato di aristocratica sensibilità estetica, ha sentito questo fa­
sicale Fiorentino» (1940), sempre*diretta dal Previtali. L’opera scino e si è sforzato di mantenere alla fiaba il suo colore origi­
è dedicata ad Arturo Toscanini e pubblicata dalla Casa Breitkopf nale. Come già aveva fatto per Arlecchino, anche a Turandot
e Hartel. La riduzione pianistica è di Filippo Jarnach. La tra­ volle dare leggerezza e superficialità da Commedia dell’Arte. Con­
duzione italiana del libretto è dovuta ad Oriana Previtali-Gui. densò la vicenda in due soli atti di due quadri ciascuno, e vi
Quest’opera è, a nostro avviso, il capolavoro del Maestro. mantenne le Maschere, col loro parlar lepido e saggio e il loro
Non per la mole (che molti lavori le sono superiori), non per tono popolaresco, come le aveva concepite il Gozzi. Spesso al
l’audacia (ché in molte composizioni Busoni fu assai più ar- « recitativo musicale » sostituisce il « parlato », che dà all’ascol­
tatore illusione di un’improvvisazione; e condisce le scene più
1 Forse quest’idea gli nacque dall’aver assistito a Londra, al Teatro San Gia­
como, a una Turandot (commedia con musica), che lo fece fuggire inorridito.
Però scrisse subito a Gerda: «C he cosa ne penseresti di una Turandot come 1 Sulla « Turandot » di Puccini e quella di Busoni, vedi articolo di G. Guer-
opera italiana?». rini sulla « Illustrazione Toscana », maggio 1940.
GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - L’OPERA
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drammatiche con lazzi e lepidezze, così da racchiudere la com­ di ritmi, ricca varietà di temi, e mantiene, pure nella crudezza
media nella sua cornice originale quasi marionettistica. Il li­ stridente di andamenti pluritonali e politonali, una chiarezza di
bretto, scritto in tedesco, è stringato, rapido e vivace e i com­ eloquio tale da farci pensare ad un Mozart del ’900.
petenti lo giudicano anche un ottimo lavoro letterario. Il parlato alternato al cantato, il commento spiritoso delle
Tutto poi, nell’opera busoniana, appare stilizzato e come Maschere sempre punteggiato di brillanti frammenti ritmici, il
astratto. Le varie situazioni, anche le più serie e forti, come senso di satira musicale al decadente romanticismo, la forma
quella degli enigmi, ad esempio, o come quella del secondo atto chiusa come schema prediletto, lo strumentale sempre alerte
nella stanza di Turandot, non cadono mai nel retorico o nel e personalissimo, l’oculata scelta dei temi, danno a questa opera
drammatico. Soltanto qualche volta sfiorano, ma appena e per d’arte una signorile singolarità.
brevi istanti, il sognante e il fantasioso, riportate poi subito alla
realtà dall’intervento delle Maschere. L’ O p e ra . ; \
Tutti i personaggi Busoni ha saputo disegnare con caratteri
precisi. Amore e virilità squillano nel bel tema di Calaf, e ad La partitura contiene una specie di « Prologo » parlato,
esso fa grottesco contrasto il personaggio di Truffaldino, capo detto da Altoum, e preso dal Festzug di Goethe.
degli eunuchi. Altezzosa e sprezzante la musica che accompagna Eccolo :
Turandot, nobile e severa quella del vecchio imperatore Al- Dal lontano Oriente, dalle più lontane lontananze, giunge Altoum,
toum. I temi dei vari personaggi, però, non sono ad essi indis­ un Re della scena. La favola lo ha posto su un trono e Io ha dotato di
solubilmente legati alla maniera wagneriana, ma servono sol­ molto sfarzo e signorilità. Ma, ancor più pomposa di qualsiasi corona
tanto come presentazione e distinzione di essi. Non appena la o scetro, splende al suo fianco la figlia Turandot. Si dice che il bel
composizione musicale lo esige, ogni personaggio vive musical- coro delle fanciulle abbia i cuori un po’ misteriosi, ma questa ha uno
spirito altamente sottile e in capo tanti indovinelli, che vari pretendenti
mente di vita propria. Brano per brano, a seconda delle si­ se ne dovettero morire.
tuazioni, Busoni crea il pezzo a sé, ponendosi e risolvendo volta
a volta i problemi estetici che gli si affacciano. (Ch’è poi il me­ Dopo una breve e brillantissima « Introduzione » s’inizia il
todo usato da tutti gli operisti del passato, da Pergolesi a Verdi, primo quadro che si svolge sotto le mura di Pechino. Giunge
non esclusi nemmeno Mozart e Beethoven del Fid elio). Calaf che apprende da Barak, suo antico aio, la tremenda de­
Troppo universalmente nota è la fiaba di Carlo Gozzi perché cisione della terribile Principessa. Incredulo di tanta ferocia, se
sia necessario spendervi parole. ne convince assistendo alla scena di dolore della Regina di Sa­
La commedia è deliziosa sopratutto per quel miscuglio di marcanda che, sempre per colpa di Turandot, ha perso il figliolo.
fiabesco, di popolare e di orientale, di antichissimo e « di tutti Alla leggerezza, e quasi diremmo alla superficialità della
i tempi », che caratterizza tanta parte del teatro settecentesco. prima scena, fa ottimo contrasto l’entrata di questa Regina, una
Ferruccio Busoni seguì, anche nelle musiche, l’estetica adot­ negra ornata di penne di struzzo, che giunge in portantina, cir­
tata per la compilazione del libretto. Mantenne un’espressione condata dalle lamentatrici. Il lamento si svolge sopra un tema
musicale vivace, leggera, ilare, piccante e in certi momenti addi­ in antico modo cinese, mentre la negra, con grida disperate,
rittura grottesca. Tagliata in uno stile prettamente italiano (ita­ maledice e impreca. Quindi, nuovo contrasto, il rapimento di
liano alla maniera settecentesca) l’opera ha vivacità scintillante Calaf alla vista del ritratto di Turandot. Preso dall’incanto di

20. — Ferruccio Busoni.


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tanta bellezza e come smemorato, non valgono a distoglierlo faldino, dagli eunuchi e dalle ancelle, appare al sommo dello
né le amorose parole di Barak, né la visione del carnefice che
scalone Turandot. Altezzosa e superba ella predice sicura morte
viene ad aggiungere alle altre l’ultima testa recisa. Anch’egli
a Calaf. A tal predizione fa efficace commento il coretto delle
andrà a tentare la prova.
ancelle, le quali ad ogni minaccia ammoniscono : « Guai ! Guai !
Il secondo quadro ci presenta Truffaldino il quale, dopo
Guai! ».
aver impartito gli ordini ai suoi eunuchi, fa alcune spiritose dis­
Ma Truffaldino suona tre volte il campanello e s’inizia la
sertazioni sui gusti anti-matrimoniali di Turandot, gusti che egli,
scena degli Enigmi.
da buon eunuco, condivide.
A questa Busoni ha saputo mantenere leggerezza fiabesca,
La musica ritmata, armonizzata e strumentata in modo ri­
dando alla musica un tono quasi indifferente e intercalando con
dicolo e quasi burattinesco, rende con efficace evidenza il ca­ frequenti motti arguti delle Maschere e dei Dottori lo svolgersi
rattere pettegolo, presuntuoso e vano della Maschera. della gara. Così che intorno ai due personaggi che si cimen­
Si passa quindi improvvisamente ad una Marcia Solenne, tano, si formano due fazioni: l’una degli eunuchi, che parteg­
ampollosa e tronfia, che accompagna l’entrata dei Dottori e del­ giano per Turandot, l’altra dell’Imperatore e dei suoi ministri
l’Imperatore, a cui tutti fanno salamelecchi comici e grotteschi. che parteggiano per il Principe. Trovata gustosissima che, pur
Segue poi uno spiritoso « parlato » fra Altoum, Pantalone e non togliendo efficacia alla essenzialità della scena, la mantiene
Tartaglia, e una breve preghiera dell’Imperatore a Confucio fresca, gaia e perfettamente nel carattere di commedia.
perché lo liberi dal giogo della capricciosissima figliola. La musica, che durante la esposizione e la spiegazione del­
Ma ecco viene introdotto Calaf, e dopo poche battute di l’ultimo enigma è venuta facendosi sempre più seria e conci­
dialogo, nel quale l’Imperatore concede al Principe di serbare tata, alla felice soluzione del Principe diviene ilare e allegra,
l’incognito, s’inizia il quartetto « Calaf-Altoum-Pantalone-Tar- poiché tutti esultano al pensiero che finalmente sarà finito l’inu­
taglia », ch’è una delle pagine più ammirevoli e piacevoli del­ tile macello. Ma non ne esulta Turandot che, furente per lo
l’opera. Il brano è costituito da due espressioni musicali in an­ scacco subito, estrae un pugnale e sta per conficcarselo in seno.
titesi: quella con cui l’Imperatore e i suoi ministri tentano, coi Ma viene disarmata e Calaf, generosamente, le propone che sia
più validi argomenti, di distogliere il Principe dalla sua pazze­ lei a risolvere a sua volta un indovinello posto da lui: sveli
sca impresa, e quella con cui Calaf proclama con cocciuta fer­
prima dell’alba il suo nome e il suo casato.
mezza: «M orte o Turandot, o l’una e l’altra io voglio! ».
A questa nuova proposta ogni allegrezza si spegne; gli ani­
I due nuclei tematici, pur rimanendo fìssi, vengono presen­
mi sono rigettati nell’ansia. E come se dalla generale perples­
tati sempre sotto vario aspetto, man mano che le esortazioni dei
sità sorgessero armonie piene di enigmatico senso di attesa,
tre saggi si fanno più incalzanti e persuasive; mentre sempre
l’atto si chiude in estatico atteggiamento interrogativo.
fissa, ma sempre più acuta e vigorosa e scolpita, si fa la nega­
zione del Principe. * * *
Pagina musicale questa ove non sai se più ammirare la ge­
nialità inventiva o la perizia contrappuntistica, né ti è dato scor­ Il secondo atto s’inizia con un breve Preludietto quasi pasto­
gere dove l’una lasci il posto all’altra. rale. Quando il sipario si leva mostrando la stanza di Turandot,
Sul ritmo di una breve Marcia Trionfale, preceduta da Truf- alcune danzatrici svolgono dinanzi a lei una danza di colore
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pseudo-orientale. Poi, rimasta sola, la Principessa si abbandona
a scoraggianti riflessioni. Teme di soccombere nella lotta e, quel
ch’è peggio, ha paura di essersi innamorata.
A distoglierla dai suoi tristi pensieri, ecco Truffaldino, ac­ IL DOTTOR FAUST 1
compagnato dalla sua solita Marcetta, che viene a riferirle non
Notizia. — Caratteri. — Lopera.
essere valse a nulla le sue astuzie per carpire al Principe il suo
nome. Entra quindi Altoum che tenta inutilmente di dissuadere
Giunto a 44 anni di età, Ferruccio Busoni sentì ch’era ve­
la figliola dal suo insano proposito. E finalmente Turandot ri­
nuto il tempo di incidere, in un’opera grandiosa e definitiva, i
mane sola con la schiava Adelma, la quale le confida di cono­
caratteri peculiari della sua arte. Osservando il panorama musi­
scere il nome dell’ignoto Principe (che aveva conosciuto quando
cale contemporaneo, forse il Maestro sperò che dal destino fosse
era ancora libera), ma di consentire a rivelarlo soltanto a con­
commesso proprio a lui, al nomade, all’esiliato, di proclamare
dizione di riavere la propria libertà. In verità ella ama Calaf
il verbo da cui potesse trovar nuova vita il decadente melo­
e spera di toglierlo a Turandot, per serbarlo a sé stessa. E la
dramma italiano.
Principessa cade nel tranello. (Questo duettino è cosa deliziosa
Aveva in proposito, come il lettore ha visto, idee ben nette,
e finissima, per levità, gentilezza ed evidenza di sentimenti).
in gran parte già felicemente collaudate al vaglio di esperienze
Un breve « Intermezzo » ci porta di nuovo nella Sala del
pratiche e attraverso le molte e varie opere realizzate. Idee ar­
Trono, ove la Corte è già disposta secondo il rito. Sul lugubre
dite ma solide e coerenti, modernissima ma non sovvertitrici,
ritmo di una Marcia Funebre, Turandot fa il suo ingresso. Il
originali ma non fuori della realtà.
suo atteggiamento sconsolato e umiliato di persona vinta trae
Oltre ai canoni estetici che già il lettore conosce, altre idee
tutti in inganno. Ma ella nasconde una più sottile perfidia. Fis­
erano sorte e si erano consolidate nel cervello del Maestro, at­
sando il Principe in atto di sfida, grida il suo nome : « Calaf,
traverso le meditazioni dei più maturi anni : 1’ opera dovere
figlio di Timur! ». Sorpresa, costernazione, avvilimento gene­
svolgersi rigorosamente nell’ambito musicale, abbandonando
rale. Calaf dichiara che vuol partire per la guerra. L’Imperatore
quei drammi che, buoni o cattivi, nella loro forma originaria
è disperato. I "ministri non sanno più dove dar del capo; ma
bastano a sé stessi e non hanno bisogno di chiedere alla musica
Turandot ha in serbo un’ultima sorpresa e stavolta lieta: è in­
il soccorso delle sue proprietà magiche, trasfiguratrici della
namorata di Calaf e dichiara di volerlo sposare. Gioia gene­
realtà. Al contrario la musica dover preferire quei soggetti che
rale. Adelma, in disparte, si consola con un filosofico : « Pazienza,
senza il suo aiuto non potrebbero sussistere o non potrebbero
me ne troverò un altro! » (quale diversità d’interpretazione psi­
raggiungere la loro compiutezza. Se la parola cantata è e ri­
cologica, dal suicidio della povera Liù pucciniana!). Con un marrà sempre, dal punto di vista della veridicità, un assurdo,
elettrizzante finale Busoni pensa che tutto lo spettacolo teatrale debba evadere il
più possibile dalla realtà e trasferirsi tutto sul piano dell’incre­
Le nozze son vicine
dibile, dell’irreale, dell’inverosimile.
amore e gioia ci porti il nuovo dì!
1 Molte parti del presente capitolo sono state tolte dal fascicolo 11 Dottor
si chiude gaiamente l’opera. Faust di F. B. di Guerrini e Fragapane, Ed. Monsalvato, Firenze.
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E ancora afferma: A meno di non fare cosa completamente diversa....
L’opera dovrebbe impossessarsi del sovrannaturale e del non-naturale, E la cosa « completamente diversa » sorse come un lampo
come del campo dei fenomeni e dei sentimenti che solo naturalmente nel cervello del Maestro, assistendo a una rappresentazione di
le compete, e creare così un mondo apparente che rifletta la vita in uno Faust in un teatro di marionette. Un Faust (come ancora oggi
specchio magico o in uno specchio esilarante; un mondo che vuol dare
consciamente ciò che non si trova nella vita reale1. si recita in Germania in tali spettacoli popolareschi) di pretto
carattere leggendario e completamente derivato dalla fantasia
Riassumendo, Busoni concepisce ora l’opera come una spe­ folcloristica. Da questa rappresentazione Busoni ebbe imme­
cie di cerimonia semi-religiosa al di fuori della vita quotidiana, diata la visione del « suo libretto », che in sette giorni, da
formata di elementi che tengono un po’ dell’educativo e un po’ Natale a Capodanno (1914), stese in abbozzo, che poi sviluppò
dello spettacolare, un po’ del sacrale e un po’ del divertente. in magnifici versi e in lingua tedesca, facendone un Poema ancor
Il tutto unificato e dominato dalla musica 2. 1 oggi assai considerato nella letteratura operistica germanica.
Infine Busoni vede ora l’opera in musica come la più alta
prova che un musicista possa affrontare, e nella quale esso ha * * *
il dovere di versare il meglio di sé stesso e delle sue esperienze
Povero Maestro! Il Faust fu il sogno degli ultimi dieci anni
« come nella forma unica e universale dell’espressione musica­
della sua vita. Ogni più elevato pensiero fu dedicato a que­
le ». Egli crede fermamente — da uomo e da artista morale
st’opera. Ad essa furono rivolte ogni sua attività, ogni sua vi­
quale è — che il musicista non debba trasformarsi in « uomo
brazione; il suo diario e le sue lettere ne traboccano. È come
di teatro », e non debba scendere a compromessi con la scena.
un delirio di felicità e di fede. Egli vi lavorò con immutata
« L’opera si basa sui motivi più profondi e più morali per
passione, con immutato ardore, fino a quando la mano potè reg­
evocare a sé questo diritto ». gere la penna. (E forse non soltanto le forze fisiche lo obbliga­
Il lettore conosce già l’origine del Dottor Faust, e sa come rono ad abbandonare il lavoro, ma anche il preciso presentimento
il Maestro pensasse di fare, di questo suo lavoro « principale che, insieme alla fine di Faust, in cui egli aveva immesso tanti
e monumentale », un’opera importante anche per l’ Italia. (Let­ tratti dell’anima sua, egli avrebbe decretata la sua stessa fine.
tera a Gerda, gennaio 1913). Non dimenticava, il Maestro, che anche Goethe sopravvisse di
Come primo soggetto, dunque, per questa sua opera defi­ poco al compimento delia sua grande opera).
nitiva e grandiosa, egli pensa a un Dante. Poi, spaventato dalla Fino agli ultimi giorni vagheggiò soltanto di poter compiere
immensità dell’argomento, lo abbandona per un Leonardo. E in l’opera e di vederla realizzata:
seguito, proprio rovistando tra le sue carte alla ricerca di ap­
punti per Leonardo, il Maestro trova vari spunti musicali com­ — Oh! Potessi assistere al levar della tela!
posti per un Faust. Faust è dunque un antico sogno, sempre La morte non glielo concesse. La mano gli cadde proprio alle
ricacciato dal terrore di un confronto col capolavoro goethiano. parole di Faust:
Oh! Pregare.... Pregare!... Ma come trovare le parole?...1.
1 Scritti e pensieri, Op. cit.
2 Queste caratteristiche B. riconosce nel Flauto Magico di Mozart: « u n
esempio che si avvicina moltissimo al mio ideale ». 1 Pag. 309 del testo per canto e pianoforte. Breitkopf e Hartel.
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tita da Busoni, il quale porse non poche volte a Faust le sue


* * *
parole, e in Faust, nel suo spirito insonne, nella sua ansia di
comprendere, nella sua volontà di operare, nella sua eterna gio­
La partitura fu portata a termine dal fedelissimo suo disce­ vinezza, sembrò riconoscere sé stesso. Giustamente perciò nota
polo Filippo Jarnach, il quale, avendo seguito tutto lo svolgersi Alfred Barisel:
del lavoro, potè assimilarne profondamente lo stile e servirsi
anche del materiale tematico esistente. Il Faust di Busoni si trova alle soglie del nuovo orientamento del
Ma.... come avrebbe terminato il Maestro? melodramma; e l’autore vide la figura di Faust quasi come un suo
proprio ritratto. Cioè l’uomo che cerca, che eternamente cerca....
* * * E che — si potrebbe aggiungere — arrivato alla fine della
sua vita, lascia alle generazioni venture un sublime retaggio di
Doktor Faust fu rappresentato nel maggior Teatro di Dre­
ideali.
sda il 21 maggio 1925, precisamente a soli dieci mesi dalla
Altrettanto originale e profonda è la musica che riveste il
morte dell’Autore. L’opera destò un interesse di così vasta ri­
Poema. Non più la mozartiana levità di Turandot, né la sot­
sonanza da valerle la rappresentazione in quasi tutti i maggiori
tile e briosa ironia di Arlecchino, ma una possanza polifonica
teatri tedeschi.
muscolosa e forte che sviluppa una capacità drammatica in­
In Italia 11 Dottor Faust fu rappresentato, per la prima volta,
sospettata. In questo Faust l’Empolese si dimostra un eccezio­
a Firenze, durante 1’ « V ili Maggio Musicale », nella versione
nale dominatore dell’arte dei suoni e un costruttore come non
italiana fatta da Oriana Previtali Gui. Direttore d’orchestra ne
se ne vede altri sino ad oggi nell’arengo della musica moderna;
fu Fernando Previtali, che deve considerarsi un benemerito della
così che non appare esagerato affermare che proprio nella logica
rivalorizzazione italiana dell’arte di Busoni. L’opera non reca
sonora della costruzione, in questa « suprema ratio » busoniana,
dedica. Ma noi amiamo pensare che, se al Maestro fosse stato
dove ogni residuo di realtà e di sensualità viene consumato,
consentito di porre la parola « fine » a questa sua amatissima
— spiritualissima astrazione, raggiungimento dell’ « illimitato
creatura, su tutte le altre prediletta, l’avrebbe dedicata a Gerda,
nella espressione musicale », come lo stesso Busoni precisò — va
così come a lei dedicò il suo ultimo pensiero, l’ultimo palpito
ravvisata la parte migliore, la più interessante e significativa,
cosciente del suo gran cuore.
della personalità busoniana.
Quale armonista poi, Busoni sembra, in quest’opera, voler
L’ O pera . tendere fino allo spasimo le corde di tutte le più ardite possi­
bilità, tanto che ancora oggi Faust, esaminato dal punto di vista
Una vicenda, quella del Dottor Faust, ricca, fantastica, pro­ tecnico, rivela un’arditezza e un'originalità addirittura sbalor­
fonda, originale, che abbandona ogni convenzionalità melo- ditive.
drammatica, per seguire quasi esclusivamente una successione Di vivide bellezze rifulgono in esso i cori, altrettanti « mo­
di quadri e di situazioni di potente suggestività, di densa signi­ menti » ai quali più schiettamente aderisce la sensibilità buso­
ficazione, raffinatamente vari fra loro, così che l’uno si alterna niana: il mistico, il parodistico, il meraviglioso. Il canto, —
all’altro come l’ombra alla luce. Una vicenda intensamente sen- un « quid » medio tra la melodia e la declamazione e in molti
GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - L’OPERA
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punti liricamente disteso — aderisce con mirabile incisività e Alla Sinfonia segue una specie di « premessa » : Il poeta
spesso con potente efficacia espressiva alla parola. L’orchestra, agli spettatori. Eccola 1:
naturalmente, non accompagna e neppure svolge compiti che
Sempre, fin da bambino, sono stato attratto irresistibilmente da ogni
definiremo wagneriani, anche in questo Busoni rimanendo fe­ fiaba nella quale avesse parte il diavolo; ciò che nel fanciullo è pre­
dele alla non piai abbastanza lodata maniera italiana di far sentimento, diviene sapere nell’adulto, ma a nulla varrebbe il sapere
servire ogni motivo musicale a un solo, determinato momento se non si mutasse in azione; se l’emozione non sfociasse nella conoscenza
dell’azione scenica. e questa, a sua volta, non divenisse convinzione. Esiste latente nel bam­
La partitura orchestrale — stupenda partitura, originale e bino, come le forze racchiuse nel giovane germoglio, tutto l’impulso alle
future creazioni dell’uomo.
interessante — generalmente assai folta, ma chiara nell’indi­ La scena ci mostra riflesso il volto della vita, ma l’artificio è impresso
vidualità espressiva degli strumenti, sembra alcuni momenti tra­ sulla sua fronte : non da specchio deformante, essa deve agire, ma da
scolorare in sonorità irreali e immateriali, veramente magiche, puro e terso specchio magico. Nel riprodurre il vero non riuscirebbe
alla cui realizzazione non è estraneo anche l’elemento virtuo­ che ad avvilirlo, mentre si presta perfettamente all’inverosimile. E se,
sistico. Ma poco giova, del resto, la distinzione dei mezzi ado­ in quanto a realtà, può sembrare ridicola, finisce per affascinare sul serio
se considerata puramente come finzione.
perati, in quanto la musica del Dottor Faust è un fascio di linee Solo in questa forma lo spettacolo richiede l’ausilio dei suoni; la
sonore che tutte concorrono a determinare un particolare « con­ musica rifugge da tutto ciò che è volgare; la musica è fatta d’aria, il
tenuto espressivo », una particolare « configurazione musicale ». suo risuonare è ardore e anelito, esso si libra al di sopra di noi.... e il
meraviglioso è sua patria. Ecco perché, guardandomi attorno, ho posato
Una musica nella quale vocalità e timbri si compongono sostanzial­ io sguardo solo su quelle immagini che erano strettamente connesse col
mente; la quale, s’è determinata dalla concezione del poema, ne deter­ mondo delle meraviglie: buone o malvage, dannate o sante, tutte mi
mina a sua volta l’emozione e lo comenta in profondità. La musica attirano con potere irresistibile. Dei tre personaggi diabolici che io co­
è sempre al primo piano, classicamente sicura; non aderisce all’azione, nosco, uno è generato dal Maligno stesso che travolge la vergine come
perdendo in questa adesione autonomia di stile, ma essa stessa l’azione un turbine di tempesta; dal suo grembo sorge quindi Merlino; più tardi
assorbe sì che il poema si manifesta quale un’azione essenzialmente e egli sfugge alle potenze infernali quando s’inchina dinanzi all’Altissimo ;
primamente fatta di musica11. e l’onniscienza che ha ricevuto dal padre egli la usa per una vita di
santità.
Nel secondo personaggio non esiste contraddizione; egli è là; è un
* * * uomo, e unico e solo il suo ardire si eleva fino al prodigioso e mille
arti egli dedica al sesso. Dov’è la forza a cui cederebbe Don Giovanni?
L’opera s’inizia con una Sinfonia, abbastanza sviluppata, che Questi mi sarebbe piaciuto come Eroe, ma a Maestro Wolfang è troppo
l’autore chiama « Vespero di Pasqua e germogli di Primavera »; ben riuscito. Per sempre egli ha cantato questo canto2.
Il terzo della mia serie non è inferiore agli altri. Spirito audace,
Sinfonia soffusa tutta di mistica dolcezza e di delicato senso singolare anch’egli : un profondo erudito, un violatore dei segreti in­
pastorale e che si chiude con la parola « Pax » intonata da un fernali; ambiguo spesso, ma più spesso un debole uomo, che i dubbi
coro interno in un’atmosfera di poetica solennità, intima e calda, trascinano qua e là; e ciò malgrado un forte lottatore, un signore del
cui fa luminoso sfondo il tocco delle campane. pensiero, servo dell’istinto, che nella profonda conoscenza delle cose non

1 G u id o P a n n a in , Il Dottor Faust, « Rassegna Musicale », gennaio 1940. 1 Ci serviamo sempre della versione italiana di Oriana Previtali-Gui.
Vedi pure, del medesimo: Ferruccio Busoni, «Rassegna M usicale», giugno 1928. 2 Allusione al Don Giovanni di Wolfango Mozart.
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FERRUCCIO BUSONI - L’OPERA
SI?
riesce a trovare alcuna soluzione. La sua fine è terrore, ma il suo nome
rimane, serbato dalla cronaca, trasformato dalla leggenda; la poesia
libro, il secondo una chiave, il terzo un foglio. E prima che
l’accompagna, l’immortalità lo circonda. Senza fine si susseguono abbel­ Faust abbia il tempo di ringraziare, i tre studenti spariscono
limenti e imitazioni. Lo spettacolo di burattini di Faust seguita attraverso misteriosamente.
i tempi a destare stupore e commozione.
A Francoforte, un giorno, dinanzi alle porte della città, si trovò
Preludio 11:
fra il popolo un mago che risolutamente afferrò le figure dello spetta­
colo e questo svanì come fosse nebbia o miraggio. Poco dopo, e se­
guendo da principio le antiche orme, egli inspirò a loro il senso della
Stessa scena, a mezzanotte. Faust inizia la sua magica evoca­
vita; ed esse crebbero in quell’atmosfera mistica, ora scagliate verso zione. Toltasi la cintura e fattane un cerchio sul pavimento, vi en­
l’alto, ora sprofondate nell’abisso. E con le ultime parole, egli le lascia tra tenendo alta in mano la chiave che comincia a brillare. Un in­
e si allontana. visibile coro domanda a Faust quali siano i suoi desideri. Faust
Questa magica costruzione che da ogni parte attira a sé gli spiriti, chiede che gli vengano inviati i servi di Lucifero. Sei lingue di
presenta ogni figura nel suo aspetto definitivo; ed è la forma perfetta
per il suo contenuto. -
fuoco si librano nello spazio. Faust, inorridito e sgomento, chiede
Che poteva dunque un maestro di musica in paragone di un Mago? chi esse siano. Esse sono : « Gravis », tardo come sabbia nella
Il canto umano svanisce di fronte a quello divino. In tal guisa ammo­ clessidra; « Levis », leggero come foglia che cade; « Asmodus »
nito, riconobbi qual’era la mia mèta e mi rivolsi nuovamente.... al teatro che corre come ruscello ; « Belzebù », veloce come palla d’ar­
di burattini. chibugio; «Megäros », che eguaglia l’uragano. Ma nessuno rie­
Osservai da presso le immagini rozzamente disegnate che appariva­
no più belle ora, a causa della grave età. Rinverniciai, restaurai ciò che
sce a soddisfare le esigenze di Faust, ed egli congeda una ad
il tempo aveva guastato, ravvivando qualche colore, attenuandone qual­ una « le vane luci », ricacciandole agli Inferi. Rimane la sesta
che altro, finché dalla larva spiegò il volo una farfalla. Nell’antico tes­ fiamma, la più splendente e alta, che è « rapida come il pen­
suto ho intrecciato nuove maglie. La vecchia fiaba dimenticata vi sor­ siero umano ». Faust, uscendo dal cerchio, domanda ad essa
prenderà ? di rivelarsi e in luogo della fiamma appare Mefistofele. Faust
Così la mia commedia si presenta ben viva, ma resta palese la sua
origine dal teatro di marionette1.
gli chiede l’adempimento di ogni suo voto.
Trascorrere vo’ la terra, l’oriente, l’occidente
E lo spettacolo incomincia; che mi chiama, m’attrae;
fa’ ch’io le azioni uman tutte comprenda,
Preludio I: la lor grandezza accresca.
Il genio dammi e pure le sue pene.
A Wittemberg. Faust è nel suo studio, intento allo svol­ Da’ il genio a me, sì ch’io felice sia
gersi di un processo chimico. Wagner, il suo famulo, entra più ch’ogni altro! Libero io sia!1.
ad annunziargli che tre studenti di Cracovia desiderano offrirgli
un libro raro e curioso, la Clavis Astartis magica. Faust accon­ Mefistofele chiede in cambio la sottomissione di Faust nel­
sente con entusiasmo; e il primo studente gli offre infatti il l’altra vita. Faust si ribella e non vorrebbe adire al patto. Ma

1 Lass mich die W elt umfassen den Osten, und den Süden die mich rufen
1 Di questo Prologo esiste anche una bellissima versione in versi di Emilio o lass mich : lass mich des Menschen Tun vollauf begreifen und ungeahnt er­
Anzoietti. Noi abbiamo preferito questa, letterale, dovuta a Oriana Previtali- weitern; gib mir Genie, un gib mir auch sein Leiden, gib sein Leiden m ir:
Gui, perché riteniamo possa essere di maggiore utilità allo studioso. auf dass ich glücklich, glücklich werde wie kein Andrer.
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fuori i creditori picchiano alla porta, il fratello della ragazza Nel secondo « Preludio » tutta la scena della evocazione de­
eh egli ha sedotta è pure lì per ucciderlo, i preti stanno in gli spiriti va citata come una delle più felici dell’opera. *
agguato per mandarlo al rogo. Faust, chiuso ormai nella dia­ Il « Preludio » s’inizia con un motivo della viola
bolica morsa, non vede altra salvezza che in Mefistofele e gli
II Es.
si arrende, mentre dalla Cattedrale giunge il canto del Credo.
Una disperata angoscia coglie Faust:
Non v’è redenzione, non v’è carità, non v’è castigo;
Né cielo, né gli orrori dell’inferno! L’eterno sfido!1

Poi tremante sottoscrive il patto e cade svenuto. Mefistofele


scompare. È iì lunedì di Pasqua. I raggi del sole mattutino,
penetrando vivamente dalle finestre, inondano di luce la stanza.
Le campane suonano a distesa, mentre il coro inneggia : « Glo­
ria in excelsis Deo et in terra Pax. Alleluia ».
Lo straordinario interesse di questi due « Preludi », che in­
sieme formano una specie di Prologo all’azione vera e propria,
risulta evidente anche dal breve riassunto dato. Seguire la mu­
sica passo passo, nel continuo svolgersi e rinnovarsi dei suoi
lineamenti espressivi, sarebbe impresa presso che impossibile. che riudremo più tardi, quando Faust vedrà quasi fallire la sua
Basterà dire che musica, parole e azione si presentano come un diabolica esperienza. Motivi cupi, stridenti, guizzanti, sorgono
tutto inscindibile, a tal segno che un riferimento melodico iso­ via via dall’orchestra, in un’atmosfera sonora notturna, dilatata
lato è immancabilmente destinato a perdere gran parte del suo e misteriosa. Alla musica è affidato il compito di alimentare
significato. l’interesse dell’episodio, caratterizzando in maniera appropriata
Nel primo « Preludio » l’azione si svolge rapida, serrata, e sempre nuova il manifestarsi di ciascuno spirito; così che l’epi­
in un’atmosfera carica di eventi. Da notarsi il tema della « Cla­ sodio, lungi dal riuscire monotono, si risolve in una progres­
vis Astartis Magica », coi suoi aspri intervalli, che resterà nel­ sione di drammaticità e d’interesse.
l’opera come espressione dello spirito infernale. La musica è ancora in primo piano quando Faust, svanite
già cinque fiamme, esita a interrogare la sesta, non osando di­
I Es.
struggere l’ultima speranza e paventando il vuoto nauseante che
Wajn er dovrà seguirne (mir bangt vor der ek’len Leere, die folgen
ì - - ■“ n
07-*TT~i- I 1 U _ _ _" __ ____ __ __ __ «—_ - - - 1- - - irU-
y u r — P1 r r r- - ^- 4f- -- -prr - —; J 1r- j an wr , 1_ _ _ _ 1_ — J -—- - li» muss). Allora, nel silenzio, il violino intona il tema dell’intro­
1 =1 U - 1h s f i - - - - duzione (esempio secondo) esprimendo l’intima angoscia di
C la _ v is A _ s t a r _ - - t . 's * Ä a - g i - c a
Faust. Poi egli sogna d’immergersi nel lavoro come in onda ri­
sanatrice. Ed ecco il motivo squisitamente lirico', che riudremo
1 Es gibt kein Erbarmen, es gibt keine Seligkeit, Keine Vergeltung, der
Himmel nicht und nicht die Hollenschrecken: den Jenseits trotz’ich!
più tardi nella più bella pagina dell’opera: la «Sarabanda».
GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - L’OPERA 321
320
III Es. rete; culmina nella scena finale, sfarzosamente concepita, dove
il mistico canto del Credo, la cinica volontà di Mefistofele, la
disperazione di Faust, messe a contrasto, mantengono alla mu­
sica, e quindi alla rappresentazione, una tensione drammatica
veramente impressionante. In questa parte, quando la scena co­
mincia a rischiararsi ai raggi del nuovo sole, riappare il motivo
pastorale della Sinfonia, ma variato e reso ancor più diafano.
Infine, il « Preludio » si chiude alla luminosa coralità del
« Gloria ».

Intermezzo:

Antica cappella gotica nella cattedrale. Un soldato, com­


pletamente chiuso in un’armatura, è inginocchiato e prega.
Prega Dio di fargli ritrovare colui (Faust) che ingannò sua
sorella. Entrano Faust e Mefistofele. Questi si offre di uccidere
il soldato, ma « per conto » di Faust, il quale, dopo breve esi­
tazione, acconsente, pur che le sue mani non si lordino di san­
Infine, tutto l’episodio del patto, che si inizia in un’atmo­ gue. I due si ritirano e poco dopo Mefistofele rientra vestito da
sfera di calda liricità sulle parole di Faust anelante al sapere, frate. Egli chiede al soldato se desidera confessarsi, ma il sol­
all’azione, al genio, alla libertà (l’aspetto «buono» di Faust: dato rifiuta seccamente. Allora, fra terribile strepito, irrompe
i momenti di più schietto fervore lirico dell’opera);
nella chiesa un gruppo di armati che si gettano sul soldato, cre­
IV Es. dendolo l’assassino del loro capo, e dopo breve lotta l’uccidono.
Mefistofele ha in tal modo conseguito una triplice vittoria: la
B e n so ste n . Ar
chiesa è profanata; il soldato è morto dannato meditando un
---------- S Ì . ... I s * __ iS \%
delitto; Faust ha sulla coscienza il peso di due peccati. Nella
Tromb- s'- ' Sottovoce, Trbi___ ^------------------------- chiesa un raggio di luna cade freddo sul cadavere del soldato.
Scuter^/----- - wm-gS
T t-S p p L’intermezzo — breve — è inquadrato su uno sfondo di
■7 4 . Lj = . 3 .......* -----3— — - organo, che accompagna, solo o con l’orchestra, la maggior
y - d i
parte dell’azione, dando ad essa un colore austero e quasi di
lontananza. Il motivo dell’organo, specie di « corale figurato »,
si svolge con crescente animazione, in un brillantissimo tempo riappare nell’ultimo quadro, quando Faust si volge di nuovo
di « scherzo » (che s’inizia col tema della « Clavis Magica »), alla chiesa, ma con ben altro animo.
quando Mefistofele va stringendo le maglie della sua diabolica
21. — Ferruccio Busoni.
322 GUIDO GUERRINI
FERRUCCIO BUSONI - L’OPERA 323
V Es.
(Sansone col volto di Faust, Dalila col volto della Grandu­
.Allegro chessa); Giovanni e Salomè (e sempre la stessa illusione visiva).
In quest’ultimo quadro poi appare anche il carnefice, che ha
le sembianze del Granduca. Faust propone di fare eseguire la
decapitazione, ma la Granduchessa si tradisce gridando : « No !
non deve morire!». («Dunque, amami!» le sussurra Faust).
La Granduchessa è già vinta dal magico fascino di Faust, quan­
do il Granduca, non riuscendo a contenere la sua gelosia e la
sua collera, ordina di cessare lo spettacolo. Con malcelata ira,
il Granduca ringrazia Faust e lo invita alla sua mensa; quindi,
porgendo il braccio alla sposa, si ritira col séguito.
Mefistofele rivela a Faust che i cibi saranno avvelenati e lo
consiglia a fuggire. Ma Faust dichiara che fuggirà soltanto con
la Granduchessa. I due escono. In un’atmosfera crepuscolare, si
Un grande fragore di trombe, di tamburi, di timpani accom­ vede la Granduchessa avanzare come in sogno, con le braccia
pagna invece l’irrompere degli armati in chiesa e la breve lotta tese. I :t
che ne segue col soldato. Mi chiama.... m’attrae....
Si passa quindi allo « spettacolo principale », costituito di Mi chiama come con mille voci,
tre quadri. con mille braccia a sé m’attira,
in un istante mille istanti io vivo
ed ogni istante sol di lui mi parla1.
Quadro I:
Poi, come attratta da una forza ipnotica, traversa la scena per
Il parco granducale a Parma, nel giorno delle nozze del seguire Faust. Si fa giorno di nuovo. Il Granduca entra insieme
Granduca. Corteggi, danze, grande fervore di feste. col Cappellano (sotto le cui spoglie si cela Mefistofele), il quale
Il Maestro delle cerimonie comunica, fra la curiosità e il racconta al suo Signore la fuga di Faust con la Granduchessa.
giubilo generale, di avere invitato alla festa il Dottor Faust, Nessun inseguimento è possibile, i due amanti cavalcando per
il quale terrà spettacolo di magìa. Ed ecco un araldo (Mefisto- le vie del cielo su cavalli alati. Il Cappellano consiglia quindi
fele) annunciare l’entrata di Faust; il quale avanza come prin­ il Granduca a non disperarsi e a sposarsi di nuovo con una prin­
cipe, circondato da un séguito fantastico. cipessa di Ferrara, che gli recherà anche vantaggi politici.
Egli chiede alla Granduchessa di esprimere un desiderio, e («E poi Venezia li inghiotte entrambi», commenta cinica­
questa domanda che siano rievocati antichi regnanti. La scena mente Mefistofele fra sé).
si trasforma, per incanto, in una notte stellata e, fra lo stupore Commosso dagli affettuosi consigli, il Granduca si china a
di tutti, appaiono il re Salomone e la regina di Saba. (Ma Saio-
mone ha i lineamenti di Faust e la regina di Saba quelli della 1 Er ruft mich wie mit tausend Stimmen, zieht mich wie mit tausend Armen,
Granduchessa). Seguono altre apparizioni: Sansone e Dalila ich fühl in einem tausend Augenblicke und jeder einzelne verkündet ihn.
GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - L'OPERA 325
324
baciare la mano al Cappellano, il quale leva l’altra in atto be­
nedicente: ma il pugno si adunca in artiglio.
* * *
Ai due « Preludi » e all’« Intermezzo » di colore cupo e
drammatico, fa contrasto il primo quadro chiaro e festoso, ricco
di un suo profondo palpito lirico. Si inizia con un « Corteo »,
che è, tra le pagine sinfoniche di Busoni, una delle più citate,
cui seguono vari altri episodi sinfonico-corali, che accompagnano
l’entrata di contadini, zampognari, cacciatori, paggi, damigelle.
La musica si svolge animatissima, in un festoso rigoglio di
sonorità e di ritmi. Il « Corteo » — in carattere di una Polacca
— un coro di contadini, che si rimandano allegre voci, l’entrata Segue la scena dei sortilegi, dove la musica riesce ancora
dei cacciatori al suono dei corni e quindi il caratteristico coro dei una volta ad assorbire l’azione, attingendo veramente al favo­
cacciatori, l’entrata dei paggi e delle damigelle al ritmo di un loso quadro il senso dell’« illimitato » nell’espressione musicale.
valzer, sono altrettanti elementi che contribuiscono ad accre­ L’episodio della fuga della [Link] inizia in un’at­
scere vivacità e ricchezza al quadro sonoro. mosfera di sogno. Sopra un armonioso arpeggiare, la voce di
Ed ecco l’entrata di Faust. La musica ne accompagna l’ince­ un violino (interno) sembra far da richiamo e guidare i passi
dere con un tema misterioso e solenne, intonato inizialmente della fuggitiva. Quindi il clarinetto intona un tema dolorante
dal trombone e dal contrabbasso e in séguito dal clarinetto basso, nella sua dolcezza.
fagotto e contrabbasso insieme, sopra un pedale ritmato del cor­ V II Es.
no, contrafagotto e timpano, che acuisce il senso drammatico
di aspettazione. Siamo a una delle più belle pagine dell’opera.
Il coro s’è fatto immobile e circonda l’entrata di Faust con un’at­
mosfera di trepida ammirazione e di stupore. (Da notarsi il bel­
lissimo effetto e la sorprendente efficacia del « sottovoce »).
Ei vien. Con lui stupore e mistero
ansia, timor, tremar ci fanno.
Intorno ascosi genietti stanno
e d’illusione si vela il vero....
Un’ombra par che sfiori pallida il sole già,
sì che l’attesa muti e tremanti ci t a a.1
La Granduchessa inizia il suo canto con frasi interrotte, poi
1 Mit ihm das Wunderbare. W ir werden staunen und erschauern. Ringsum con sempre maggior calore, raggiunge un’enfasi passionale che
verborgene Geister lauern, umrauken trügerisch das Wahre.... das lässt uns
ahnen wie die Nächtliche zu Tage tritt, so dass wir stumm geworden sind, ünd si manifesta in curve melodiche di accentuata ampiezza.
zittern. La scena del Granduca col Cappellano è condensata in po-
326 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - L’OPERA 327
che pagine finali. (Da notarsi il tema della « Clavis Magica » (« Ballata ») dell’avventura di Faust con la Granduchessa. Poi,
alle parole del Cappellano « La forza del male non va disprez­ per tranquillizzarli completamente, solleva da terra il corpicino,
zata »). mostrando non essere altro che un fantoccio di paglia, che getta
nel fuoco.
Intermezzo Sinfonico (Sarabanda) :
Ecco, io brucio tutto ciò che fu,
La più bella pagina dell’opera, che il Pannain giudica « una in fumo muto ciò che più non è 1.
delle più belle e dense della musica contemporanea » L I due
motivi fondamentali di Faust (esempi terzo e quarto), isolati Un essere più bello, aggiunge Mefistofele, sorgerà a con­
e accostati in un profondo nesso ideale2, vivono di intensa forto di Faust. La colonna di fumo che esce dal fantoccio si
vita lirica arricchendosi di nuovo, più ampio significato. Altri condensa infatti in figura umana, mentre inavvertitamente la
elementi della Sarabanda appariranno alla fine del Quadro IL scena si trasforma in paesaggio greco. Gli studenti sgusciano
via, e anche Mefistofele si ritira. Faust invoca Elena, che ap­
pare tra i canti di un invisibile coro. Ma quando egli, inebriato,
Quadro II: le si avvicina e fa per toccarla, essa scompare e con lei il pae­
saggio.
In una taverna a Wittemberg, studenti discutono sulle teorie Faust è di nuovo solo e rassegnato.
di Platone. Fra essi è Faust, al quale gli studenti chiedono di
voler essere loro giudice. Ma egli risponde che nulla può es­ Non puoi, uomo, raggiungere la bellezza.
sere provato poiché una sola cosa è certa: che noi veniamo e Secondo le tue forze crea ed agisci
che noi andiamo. La discussione degenera in diverbio sulla re­ in questa vita tua, come all’uomo è dato.
Fui prodigo, fui pazzo, fui leggero!
ligione, fra studenti protestanti e cattolici. Questi intonano il
La vita mia oggi ha principio : fanciullo nuovamente
« Te Deum », mentre quelli, cantando il corale luterano « Ein mi sento. Guardo innanzi a me;
feste Burg », escono furiosi. I rimasti chiedono a Faust di nar­ chiare distese e solitari colli, splendide terre
rare le sue avventure amorose, e questi racconta che la più bella guidano a nuove mète. Come serena ride
donna che lo abbia amato era una Granduchessa italiana fug­ la vita nel ridestarsi di un radioso giorno 2.
gita con lui il giorno delle nozze. Ciò avvenne appena un anno
fa, ma tutto sembra estremamente lontano. Si ricorderà ella di Faust è a questi pensieri quando si trova tre figure al fianco.
lui? Sotto le spoglie di un corriere polveroso, Mefistofele viene Sono quelle della prima scena (gli studenti di Cracovia) che gli12
ad annunziare che la Granduchessa di Parma è morta lasciando
un ricordo per Faust. Eccolo : e gli getta ai piedi il cadavere di 1 Also verbrenne ich das was gewesen ist, zu Asche wandl’ich was nicht
un neonato. Orrore e raccapriccio degli studenti, che vorrebbero mehr lebt. Ein Schöneres soll D ir zum Trost erstehen.
2 Er strebe denn nach seinem eigenen Masse und streue Gutes aus, wie es
gettarsi su Mefistofele. Ma questi li placa col brioso racconto ihm gegeben. Ich weiser Narr, ich Saümer, ich Verschwender! Nichts ist getan,
alles zu beginnen der kindheit fühl ich wieder mich genähert. W eithin schaut auf
mein Blick : Junges Gelände, dort unbebaute Hügel, schwelendes Erdreich, fuhren
1 Vedi articoli citati. zu neuem Aufstieg. W ie verheissend lächelt das Leben im erwachenden sonnelicht­
2 Ma anche letterale. I bassi del tema n. 3 si possono infatti far derivare en Tag!
dal tema n. 4.
328 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - L’OPERA
329
domandano la restituzione del libro, della chiave e della carta. è dissolto nel nulla e Faust si ritrova solo con sé stesso, allora
Faust dichiara di aver distrutto ogni cosa. I tre gli annunziano veramente sembra avere inizio la sua vita di uomo. C’è, nelle
che il termine è scaduto e che a mezzanotte egli rientrerà nel sue finali considerazioni sul limite delle possibilità umane e
nulla. Quindi si dissolvono in nebbia. nella sua visione rivelatrice del Bene, un respiro lirico nuovo,
Faust, liberato, esclama: accorato e augusto, che fa pensare agli accenti più umani del
V ili Es.
P a rtiti alfine! sg o m b ra è la via.
Vivace
Sentiero del mio tramonto, benvenuto tu sei per me x.

Una musica briosa, vivace, spiritosissima, fa del lungo epi­


sodio della disputa studentesca, nella taverna, uno dei più diver­
tenti dell’opera. Busoni appare qui impareggiabile nel senso e
nel gusto della caricatura. La scena è un susseguirsi di trovate
umoristiche genialmente risolte in musica. Dalla discussione
sulla dottrina platonica, alle pompose sentenze degli scienziati,
dagli allegri motteggi degli studenti sino alla disputa religiosa,
culminante in quel comico « Te Deum » profanamente intonato
da due gruppi di studenti cattolici, e nel quale la musica riesce a
una gustosa caricatura dello stile imitato. I due gruppi di stu­
denti cattolici ripetono senza prender fiato le lodi a Dio « crea­
tore del vino e della donna », accentando comicamente le pa­
role latine (e si pensa allo spirito degli antichi Goliardi), men­
tre gli studenti protestanti contrappongono, urlando, il loro
« Ein feste Burg », aizzati da poderosi sforzati dei corni e dei
tromboni.
Ed ecco il frastuono placarsi, e Faust narrare la sua vicenda
amorosa. L’orchestra rievoca i motivi del « Corteo » (« Po­
lacca ») e il tema d’amore della Granduchessa (esempio setti­
mo) e in questa atmosfera di poetica lontananza la narrazione
si svolge. Con l’arrivo di Mefistofele la musica si rianima, cul­
minando nella caratteristica « Ballata ». Una nuova atmosfera
di stupore circonda l’apparizione di Elena; ma quando tutto si1 Wotan wagneriano. Quando appaiono i tre studenti di Craco­
via, la musica riprende un motivo ansioso già apparso nella
« Sarabanda » ; e sull’ inciso finale della stessa sarabanda, in
1 Vorbei, endlich vorbei ! Frei liegt der Weg, wilkommen Du meines Abends un’atmosfera sonora purificata, Faust canta il benvenuto al
letzter Gang, wilkommen bist Du!
« sentiero del suo tramonto ».
330 GUIDO GUERRINI FERRUCCIO BUSONI - L’OPERA 331
e di castigo. Svanita anche questa apparizione, Faust si trascina
Ultimo Quadro: col bimbo in braccio fin sui gradini del Crocifisso:
Pregare! Pregare! Ma dove le parole?
Strada sotto la neve a Wittemberg. A destra quella che era
Parole di scongiuro ho solo in mente. Come
stata la casa di Faust; a sinistra uno degli ingressi della Catte­ una volta guardare io voglio a te....
drale. All’angolo dello stesso muro, un Crocifisso a grandezza
naturale. La voce del Guardiano notturno annuncia la deci­ Fa per sollevare lo sguardo sul Crocifisso, ma il Guardiano not­
ma ora. turno (Mefistofele), che gli è giunto improvvisamente alle spal­
Uno dopo l’altro, vari gruppi di studenti vengono a porsi le, proietta la luce della sua lanterna sul volto del Crocifisso,
davanti all’ingresso della casa. Giunge Wagner, ex famulo di che si trasforma così nel volto di Elena. Faust tenta ancora di
Faust ed ora Rettore Magnifico, circondato dai suoi turiferari. ribellarsi al maligno potere. Poi, in preda alla disperazione, com­
Questi lodano in Wagner il vero successore di Faust, ma pie il suo ultimo esorcismo. Depone il bimbo in terra, lo rico­
Wagner respinge la lode, affermando che Faust era « come pre col suo mantello, poi, fatto il cerchio magico con la cin­
scienziato, incompleto: una mente fantastica». tura, vi entra. Al sangue del suo sangue egli trasfonderà la vita,
Gli studenti accordano gli strumenti e intonano una « Sere­ in esso volendo egli continuare a vivere.
nata », ma vengono interrotti dal Guardiano notturno che an­ A te mio sangue, a te mia carne, puro
nunzia l’undecima ora. Gli studenti scappano cantando: «Fu­ ancora, non ridesto e fuor del tempo ancora
gami Fugami ». e pure tanto vicino a me, lego a te la mia
vita. E giunga dalle più misteriose radici
La scena è vuota e buia. Faust entra. Egli riconosce la sua di quest’ora fuggente sino al chiaro nuovo
casa e sa chi è il « pedante » che siede al suo seggio. Ma egli fiorire dell’esistere tuo. Così io opero in te
ha ormai superato tutte le amarezze. e tu crea per me; fa’ più profondo il solco
Dalla chiesa giunge un coro sommesso che ricorda ai tristi ch’io già tracciai, ancora e sempre in eterno.
Ciò che ho segnato devi eseguire, ciò che ho
la condanna eterna. (È la voce della coscienza che parla in negletto compilo tu. Così mi pongo sopra
Faust). Faust tenta allora di riscattarsi compiendo qualche opera la legge, comprendo in uno tutti i tempi,
pia, come, fanciullo, gli insegnava la madre. Scorge allora, ac­ e mi unisco alle ultime generazioni, io Faust,
coccolata sui gradini della chiesa, una mendica con un bimbo in volontà eterna ! 1
braccio. Mentre sta per offrirle i suoi ultimi averi, riconosce in La voce del Guardiano notturno annuncia la mezzanotte.
lei la Granduchessa, che gli porge il figliolo, esortandolo a com­ Faust cade morto, ma dal luogo ove era deposto il cadavere del
piere il suo dovere prima della mezzanotte. Poi sparisce, la­
sciando a Faust il bimbo. Faust crede tutto ciò opera di spiriti
1 Blut meines Blutes, Glied meines Gliedes, Ungeweckter, Geistigreiner,
maligni, e vuole entrare nella chiesa che a un tratto si è illu­ noch ausserhalb aller Kreise und mir in diesem innigst verwandt, dir vermach ich
minata. Ma sulla soglia, il Soldato (il fratello della ragazza mein Leben. Es schreite von der erdeingebissenen Wurzel meiner scheidenden
Zeit in die luftig Knospende Blüte deines werdenden Seins. So wirk ich weiter
ch’egli ingannò) gli vieta il passo con la spada levata. Dall’in­ in dir, und du zeuge fort und grabe tiefer und tiefer die Spur meines Wesen bis
terno della chiesa il coro ripete la preghiera del Soldato al Dio an das Ende des Triebes. Was ich verbaute, richte du grade, was ich versäumte,
schöpfe du nach; so stell ich mich über die Regel, umfass in einem die Epochen
che non è sempre Dio di misericordia ma anche Dio di vendetta und vermenge mich den letzten Geschlechtern, ich, Faust, ein ewiger W ille!
FERRUCCIO BUSONI - L’OPERA
332 GUIDO GUERRINI 333
bimbo, un giovane adolescente si leva nudo tenendo nella de­ Dalla chiesa giunge un coro di voci maschili accompagnate
stra un ramo fiorito. Egli incede, con le braccia levate, nella dall’organo.
notte verso la città.... Faust scorge la mendicante assisa sui gradini della chiesa.
Entra il. Guardiano notturno (Mefistofele) che illuminando Dall’orchestra, agitata da un movimento drammatico dei bassi,
con la sua lanterna il corpo di Faust, dice semplicemente: sorge il canto d’amore della Granduchessa. La voce del clari­
netto, dolorante (esempio settimo), fa eco alla voce della Gran-
Che mai è accaduto a questo poveruomo? 1. duchessa, che scongiura Faust a « compiere l’opera » prima di
mezzanotte. L’apparizione è appena cessata che l’orchestra ri­
prende il tema del « corale figurato » dell’ Intermezzo. L’invi­
* * *
sibile coro ripete la preghiera del Soldato, « imitata » dai trom­
boni e accompagnata, questa volta, da un violento rullare di tim­
Il sipario si apre dopo una breve introduzione orchestrale, pani. Il senso drammatico di queste reminiscenze, già acuito dai
la quale, esaurendosi a poco a poco, introduce un disegno me­ precedenti annunzi del Guardiano notturno e dall’imminenza
lodico, caratteristico dei bassi, derivato dal tema dell’« ideale dell’ora, è naturalmente impressionante. L’atmosfera musicale si
fallito » (esempio terzo), che serve ad accompagnare la voce fa sempre più agitata. Faust si trascina ai piedi del Crocifisso
del Guardiano notturno, riprodotta internamente da un corno, per pregare.
prima ch’egli appaia sulla scena ad annunziare l’ora decima.
Il colore notturno dell’episodio viene poco dopo ravvivato dal­
l’entrata degli studenti, che rendono omaggio al Rettore Ma­ A questo punto, come s’è detto, la morte colse il Maestro.
gnifico, riempiendo la scena di voci e di canti. Particolarmente
riuscita, per la sua grazia appena sfiorata da un vago senso di * * *
umorismo, la « serenata » che uno studente canta, in tempo di
minuetto, accompagnato dal coro. Il finale, compiuto da Jarnach, appare ben degno dell’opera
Di nuovo la voce del Guardiano notturno risuona cupamente e supera degnamente il delicatissimo momento in cui l’Autore
annunziando l’ora undecima. Gli studenti si sparpagliano, men­ la lasciò. Jarnach ha mantenuto alla musica la sua progressione
tre gli ultimi echi della « serenata » si perdono nella notte. Ri­ drammatica e la sua fisonomia, impiegando in gran parte il ma­
torna la solitudine e il silenzio. Faust appare. Riconosce la sua teriale tematico esistente, sviluppandolo e intessendo con esso
casa dove altri ora abita. Lo stesso basso che è servito ad ac­ abbondantemente la partitura. In misura — ci sia lecito pensare
compagnare la voce del Guardiano notturno, ma ostinatamente — anche maggiore di quanto Busoni avrebbe fatto, e dando
ripetuto, quasi a significare una fatale decisione, accompagna il quindi al finale un carattere in certo qual modo wagneriano.
canto di Faust: una melodia intensa, accorata e stanca, ma no­ Ma dal punto di vista della fedeltà, il lavoro dell’ Jarnach è
bile e severa, che sembra veramente racchiudere il dramma di lodevolissimo. Egli ha dato alla chiusa respiro ampio e com­
Faust e portare il peso delle sue esperienze. mosso, volgendo in lirica gli alti concetti contenutivi.
(Ma il dubbio si riaffaccia: l’avrebbe concepita così, il Mae­
1 Solfe dieser Mann verunglückt sein ?
stro, questa chiusa? E se no, come?).
GUIDO GUERRINI
334 T av . XVI.

AUTOGRAFO MUSICALE

* * *

Così finisce quest’opera straordinaria, dove palpita l’anima


di Faust, e in cui rivive l’anima di Ferruccio Busoni, coi suoi
slanci, le sue aspirazioni, la sua ansia di rigenerazione, il suo
amore per l’impossibile e, anche, con la malinconia delle sue
ombre, col terrore delle sue cadute.
Non meno mago di Faust, Busoni ha soffiato la vita alle sue
marionette, facendole vivere fra gli uomini. Come Faust, egli
si è unito — volontà eterna — alle ultime generazioni.

Convento di Montesenario, 24 luglio 1942.

Firenze, 30 gennaio 1943.

( segue a pag. 336)


segue: Tav. XVI. segue : Tav. XVI.
CATALOGO DELLE OPERE

Poco prima di morire Busoni preparò un catalogo dei suoi lavori,


che egli considerava definitivo e che fu stampato dagli editori Breitkopf
e Härtel, subito dopo la morte, insieme ad un altro catalogo delle opere
busoniane, fatto dagli stessi editori, ma con diversa classificazione. Né
l’uno né l’altro dei due cataloghi è senza errori. Quello di Busoni, in­
teressante come auto-valutazione dei suoi layori, reca le inevitabili lacune
di un elenco fatto a memoria. Noi diamo qui un catalogo il più com­
pleto possibile, servendoci anche di quello pubblicato nell’opera del Dent,
e che fu curato dal dottor Friedrich Schnapp.
Nell’elenco seguente sono compresi tutti i lavori contenuti nel Ca­
talogo di Busoni, ma vi sono aggiunte anche tutte le composizioni che
furono pubblicate da altri editori, e per ciascuna composizione daremo
il nome dell’editore originale, anche se poi qualcuna di tali pubblicazioni
passarono successivamente ad altro editore. (Come ad esempio quelle
pubblicate dalla Lucca e passate a Ricordi verso il 1888).
Daremo tutti i titoli nella lingua originale, facendoli però seguire,
fin dov’è possibile, dalla traduzione italiana. Le dediche sono segnate col
solo cognome del dedicatario.
Anche per ciò che riguarda il numero d’opera assegnato da Busoni,
vi è confusione parecchia. Da ragazzo egli numerava tutte le composi­
zioni che scriveva, fossero o non fossero pubblicate. Dopo aver raggiunto
l’op. 40, all’età di circa 17 anni, assegnò poi a nuovi lavori i |numeri
già assegnati alle composizioni giovanili non pubblicate. Più tardi partì
di nuovo dall’op. 30, aggiungendo un « a » alle opere da 30 a 36. Il
Concerto per pianoforte lo numerò, servendosi dei numeri romani, come
op. XXXIX. Dall’op. 41 in avanti la numerazione procede regolarmente,
salvo qualche lavoro che non reca numero d’opera.
CATALOGO DELLE OPERE CATALOGO DELLE OPERE
340 341
Op. 46. Rondò Arlecchinesco per orch. Ded. F. A. Stock. Comp. 1915. Ed. B.
OPERE TEATRALI e H., 1916.
Op. 47. Indianisches Tagebuch (Diario Indiano). II libro. Gesang vom Reigen
Die Brautwahl (La sposa sorteggiata). Commedia-Fantasia musicale da Erzählung der Geister (Canto della Danza degli spiriti). Studio per piccola orchestra.
di E. T. A. Hoffmann. Opera in 3 atti. Libretto di F. Busoni. Ded. a Ded. Ch. M. Loeffler. Comp. 1915. Ed. B. e H., 1916.
Gustav Brecher. Comp. 1908-11. Partitura pubblicata da Harmonie-Verlag, Op. 51. Sarabande et Cortège, due studi pel Dottor Faust, per orch. Ded. V.
1914, Berlino. Canto e piano Breitkopf e Hartel. 1914. 1* esecuz. Hamburg, Andreae. Comp. 1918-19. Ed. B. e H., 1922.
12 aprile 1912. Op. 53. Tanzwalzer (Valzer) per orch. Ded. alla memoria di J. Strauss. Comp.
Turandot, fiaba cinese. Opera in 2 atti. Libretto di F. Busoni da C. Gozzi. Ded. 1920. Ed. B. e H., 1922 (Trascr. per pianof. da M. von Zadora).
ad Arturo Toscanini. Comp. 1917. Editore B. e H. 1919. 1* rappr. Zurigo,
11 maggio 1917. Per pianoforte e orchestra.
Arlecchino o Le finestre. Capriccio teatrale in un atto. Libr. di F. B. Ded. ad
Arturo Bodansky. Comp. 1914-16. Ed. B. e H. 1918. 1* rappr. Zurigo, Op. 31 a. Konzertstück (Introduzione e Allegro) per Pf. e orch. Ded. A. Rubin­
11 maggio 1917. stein. Comp. 1890. Vincitore del Premio Rubinstein per la composiz., 1890.
Doktor Faust. Libr. di F. B., comp. 1916-24. Lasciato incompiuto per la morte di Ed. B. e H. 1892.
B. e terminato da Filippo Jarnach. Canto e piano, ed. B. e H. 1926. Op. 39. Concerto per pianoforte e orchestra, con un coro virile, su testo di Oeh-
Partitura ms. 1* rappresentazione: Dresda, 21 maggio 1925. lenschlaeger; 1) Prologo e introito; 2) Pezzo giocoso; 3) Pezzo serioso;
4) A ll’italiana; 5) Cantico. Comp. 1903-4. Ed. B. e H. 1904 (partitura) e
COMPOSIZIONI ORCHESTRALI 1909 riduz. a due pianof. di E. Petri. Aggiunta una cadenza più estesa
al IV movimento, 1909. Versione senza coro finale, Ms.
Op. 25. Symphonische Suite, per orch. : Präludium, Gavotte, Gigue, Langsames, Op. 44. Indianische fantasie (Fantasia indiana) per pianof. e orch. su temi degli
Intermezzo, Alla breve (Allegro fugato). Ded. Hans Richter. Ed. C. F. Indiani del Nord-America. Fantasia-Canzone-FinaLe. Ded. N. Curtis. Ed.
Kahnt, Lipsia, 1888. B. e H., 1915.
Op. 32. Poema sinfonico per orchestra (scritta come Fantasia di Concerto per pia­ Op. 54. Romanza e scherzoso per Pf. e orch. Ded. A. Casella. Comp. 1921. Ed.
noforte e orch. 1888-89, riveduto come composiz. orchestrale nel 1893. B. e H. 1 9 2 2 . Unita al Konzertstück, sotto il titolo di Concertino.
Op. 34. Zweite Orchester - Suite ( Geharnischte Suite) (Suite in armatura)-.
Vorspiel (Preludio) (ded. a J. Sibelius); Kriegstanz (Danza di guerra (ded. Per altri strumenti solisti e orchestra.
A. Paul); Grabdenkmal (Monumento sepolcrale) Ded. A. Järnefelt; A n ­
sturm (Tempesta) Ded. E. Järnefelt. Comp. 1895, riveduto nel 1903 e Op. 35 a. Konzert D-dur (re magg.) per violino. Ded. Henri Petri. Comp. 1896-7,
ded. ai « quattro amici di Lesko a Helsingfors ». Ed. B. e H., 1905. ed. B. e H., 1899.
Op. 38. Lüstspielouverture (Ouverture di Commedia), per orchestra. Ded. a W . Op. 48. Concertino per clarinetto e piccola orch. Ded. E. Allegra. Ed. B. e H.,
Gericke. Comp. 1897. Riveduto 1904. Ed. B. e H. 1919.
Op. 41. Orchester-Suite aus der musik zu Gozzis Turandot. (Suit sulla Turandot)-. Op. 52. Divertimento per flauto e orch. Ded. Ph. Gaubert. Comp. 1920, ed. B.
1) Die Hinrichtung, das Stadttor, der Abschied (Esecuzione! capitale, la e H., 1922.
Porta della città, Congedo) dalla musica del 1° atto; 2) Truffaldino (Intro­
duzione e Marcia grottesca); 3) Altoum (Marcia); 4) Turandot (Marcia);
5) Das Frauengemach (Lavori donneschi) Introduzione al III atto; 6) Tanz O pere vocali con orchestra.
und Gesang (Danza e canzone); 7) Nächtlicher Walzer (Valzer notturno)
dalla musica del IV atto ; 8) In modo di Marcia funebre e finale alla turca Op. 35. A ve Maria, per barit. e orch. Ded. N. Bezzi. Ed. Lucca, 1882.
Op. 4. Primavera, Estate, Autunno, Inverno {Le quattro stagioni), 4 poemi su te­
(dal V atto). Ded. a C. Muck. Comp. 1904. Ed. B. e H., 1906. 1* appen­
dice: Verzweiflung und Ergebung (Disperazione e sottomissione); 2* ap­ sto di D all’Ongaro per voci virili e coro, con orch. Ded. P. Bini. Ed.
pendice: Altoums Warnung (Avvertimento di Altoum). Comp. 1911. Ed. Lucca, 1882.
Op. 49. Zw ei Gesang (Due liriche) per baritono con piccola orch. 1) Preghiera di
B. e H. 1911.
Op. 42. Berceuse élégiaque. Des Mannes Wiegenlied am Sarge seiner Mutter Altoum (Turandot); 2) Mephistofeles’Song (Romanza di Mefistofele) dal
(Ninnananna dell’uomo sulla bara della madre). Poema per orch. In me- Faust di Goethe. N. 2 comp. 1918. Ed. B. e H., 1919-
moriam di Anna Busoni nata Weiss, 3 ottobre 1909, ed. B. e H. Unter den U nden (Sotto i tigli). Romanza per sopr. e orch.; testo di W . von der
Op. 43. Nocturne Symphonique, per orch. Ded. O. Fried. Comp. 1912. Ed. B. Vogelweide. Ded. A. Nikisch. Partit. Ms-Rid. C. e Pf. Kistner e Siegel,
e H., 1914. 1885. Riduzione per orch. 1893.
Op. 45. Suite-sinfonica « Die Brautw ahl» (La sposa sorteggiata); Spukhaftes Il sabato del villaggio. Cantata per soli, coro e orch. (da Leopardi). D . L. Man-
(spettrali); Lyrisches (Liriche); Mystisches (Mistiche); Hebräisches (Ebrai­ cinelli. Comp. 1882. Ined.
che); Heiteres (Serenità). Ded. C. Sobernheim. Ed. B. e H. 1917. Op. 55. IL Zigeunerlied (Canzone zingara) (da Goethe), per barit. e orch. Comp.
1 9 2 3 . Ed. B. e H. 1924 (non esiste Top. 55, I).
CATALOGO DELLE OPERE CATALOGO DELLE OPERE 343
342
Grausige Geschichte vom Münzjuden Lippold (La orribile storia del falso mone­ Op. 25. Gavotta per pianof. Ded. P. Flamm. Comp. 1878. Ed. Lucca, 1880.
tario ebreo Lippold), da La sposa sorteggiata, trascritta per esecuzione di Op. 30. 1) Kontrapunktisches Tanzstück. (Danza contrappuntistica); 2) Kleine
concerto nel 1923. Ined. Ballettszene III (3* piccola scena di ballo). (Premio Rubinstein per com-
posiz. 1890). Ed. B. e H. (esaurito).
T rascrizioni e arrangiamenti per pianoforte e orchestra. Zw ei Tanzstücke (Due Danze) per Pf. (Rivedute nel 1914 come op. 30, a), l) Waf*
fentanz (Danza bellica); 2) Friedenstanz (Danza di pace). Ed. D. Rahter.
J. S. Bach. Concerto in do min. per Pf. e orch. d’archi, libera trascriz. di F. B. Hamburg, 1914.
Ded. V. Bendix, 1899. Op. 32. Marcia di paesani e contadine (in aggiunta a Una festa di villaggio). Ed.
F. Liszt. Rapsodia spagnola trascritta come pezzo di concerto per Pf. e orch. da Lucca, 1883.
F. B. Ded. A. Friedheim. Ed. C. F. W., Siegel, 1894. Op. 33. Vierte Ballettszene (in forma di un Valzer da Concerto). Ded. C. Stasny.
W . A. Mozart. Rondò Concertante, dal Finale del Concerto per Pf. in mi bem.
Pubbl. 1894 (esaurito). Riveduto nel 1913 come op. 33 a. Vierte Ballett
magg. (K. 482) per pianoforte e orch. Comp. 1919. Ed. B. e H. 1922.
Scene, Walzer und Galopp. Ed. B. e H., 1913.
Op. 33b. Stücke für pianoforte. Serie I: 1) Schwermuth (Malinconia); 2) Froh­
Per pianoforte.
sinn (giocondità); 3) Scherzino. Ded. Max Reger. Serie II: 4) Fantasia in
Op. 3. Cinque pezzi per pianof.: Preludio, Minuetto, Gavotta, Studio e Giga. modo antico; 5) Finnische Ballade (Ballata finnica); 6) Exeunt omnes.
Comp. 1877. Ed. Spina, Vienna, 1877 (esaurito). Ded. I. S. Gardner. Boston. Ed. Peters, 1896.
Opp. 4, 5, 6. Tre pezzi: Scherzo, Preludio e fuga, Scena di Ballo. Ded. [Link] de Op. 36. Preludio e fuga. Ded. Alfredo Catalani. Ed. Lucca, 1882.
Preleuthner. Ed. E. Wetzler, Vienna, 1884 (esaurito). Op. 37. 24 préludes. Ded. L. Cimoso. Comp. 1879-80. Ed. Lucca, 1882.
Op. 8. Scherzo (dalla Sonata op. 8 in mi magg.). Ded. F. Filippi. Comp. 1877. Op. 61. Minuetto capriccioso (pubblic. insieme con l’op. 70, in un volume). Ded.
Ed. Lucca, 1880. J. von Wertheimstein. Comp. 1879. Ed. Spina, Vienna, 1880.
Op. 9. Una festa di villaggio, sei pezzi caratteristici. 1) Preparazione alla festa-, Op. 70. Gavotta. Ded. Baronessa Sophie von Todesco. Comp. 1880. Ed. Kranz,
2) Marcia trionfale-, 3) In Chiesa; 4) La Fiera-, 5) Danza; 6) Notte. Ded. A. 1880 (v. op. 61).
e F. Speckel. Ed. Lucca, 1892. Elegien. 6 neue Klavierstücke (sei nuovi pezzi per Pf.). 1) Nach der Wendung
Op. 10. Tre pezzi nello stile antico. Minuetto, Sonatina e Giga. Ded. rispettiv. (Meditazione). Ded. G. Galston; 2) A ll’Italia (in modo napoletano). Ded. E.
E. Colombani, G. Gaiani, A. Busi. Ed. Lucca, 1882. Petri; 3) Meine Seele bangt und hofft zu dir (Preludio-Corale). Ded. G.
Op. 11. Danze antiche. Minuetto, Gavotta, Giga, Bourrée. (Questi pezzi portano Beklemischeff; 4) Turandots Frauengemach (Intermezzo). Ded. Michael
« op. 10» sulla copertina, e « op. 11 » in prima pag.). Ded. rispettiv. R. von Zadora; 5) D ie Nächtlichen (Valzer). Ded. O ’ Neil Philips; 6) Er­
Eckhel, G. Fumagalli, G. Sinico, A. Zampieri. Ed. Lucca, 1882. scheinung (notturno). Ded. Leo Kestemberg; 7) Berceuse. (Riduz. dalla
Op. 12. Racconti fantastici. 3 pezzi caratteristici. Ded. S. Golinelli. 1) Duello; Berceuse élegiaque). Ded. J. Wysman. Comp. 1907. II n. 7 fu pubblic. se­
2) Klein Zaches (v. omonima novella fantastica di Hoffmann); 3) La ca­ paratamente e quindi unito alle Elegie). Ed. B. e H., 1908-9.
verna di Steenfoll (v. il racconto fantastico di G. Hauff). Comp. 1878. Ed.
An die Jugend (Alla gioventù). Collana di pezzi per Pf. 1) Preludio, fughetta
Trebbi, Bologna, 1822.
Op. 13. Danza notturna. Ed. Trebbi, Bologna, 1882. ed esercizio, ded. J. Turczinski; 2) Preludio, Fuga e Fuga figurata (studio
Macchiette medioevali. 1) Dama; 2) Cavaliere; 3) Pàggio; 4) Guerriero; 5) Astro­ da Bach). Ded. L. Th. Gruemberg; 3) Giga, Bolero e Variazione (studio
logo; 6) Trovatore. Ed. Trebbi, 1883. da Mozart). Ded. Leo Sirota; 4) Introduzione e Capriccio (paganinesco).
Op. 14. Minuetto. Ded. P. Flamm. Comp. 1878. Ed. Lucca, 1880. Ded. L. Closson. Epilogo. Ded. E. R. Blanchet. Comp. 1909- Ed. B. e
Op. 16. Sei studi. Ded. J. Brahms. Ed. A. J. Gutmann. Vienna, 1883. H., 1916.
Étude 15, in forma di Adagio di Sonata (in re bem.). Comp. (probabilm.) 1883. N u it de Noël. Esquisse. Ded. Fr. Kindler. Ed. Durand, Paris, 1909.
(Contiene il tema dell’Adagio del Concerto, op. 39- Ined.). Indianisches Tagebuch (Diario Indiano). Libro 1° : 4 studi per Pf. su motivi dei
Altri due Studi presumibilmente appartenenti all’op. 16 esistono ms. Étude 16. Pellirosse del Nord-America. Ded. Helen L. Birch. Comp. 1915. Ed. B.
Nocturne in si bem. min. Studio 18, in fa min. Comp. 1883. e H., 1916.
Sonata in fa min. Ded. A. Rubinstein. Comp. 1883. Ined. Drei Albumblätter (3 pagine d’album). 1) Zurigo (Ded. A. Biolley); 2) Roma
Op. 17. Studio in forma di variazioni. Ded. J. Brahms. Comp.? Ed. A. J. Gut­ (Ded. Fr. Ticciati); 3) Berlino (nello stile di un Preludio a Corale). Ded.
mann, 1884. F. Boghen. Ed. B e H., 1921.
Op. 20. Zweite Ballettszene (Seconda scena di ballo) in fa magg. Ded. A. Weiss- Toccata: Preludio, Fantasia, Ciaccona. Ded. I. Philipp. Pubblicata prima dalla
Busoni. Ed. B. e H., 1885. Universal Edition, 1921, quindi B. e H., 1922.
Op. 21. Preludio e fuga in stile libero, in do min. Ded. L. F. Casamorata. Comp. Dieci Variazioni sul Preludio in do min. di Chopin. Ded. G. Tagliapietra.
1878. Ed. Lucca, 1880. . (Versione riveduta dell’op. 22). Ed. B. e H., 1922.
Op. 22. Variazioni e fuga in forma libera, sopra il tema del Preludio in do min.
Fünf kurze Stücke zur Pflege des polyphonen Spiels. (Cinque piccoli pezzi per lo
di Chopin (op. 28, n. 20). Ded. C. Reinecke. Comp. 1884. Ed. 1885 (vedi
Klavierübung). studio della polifonia). Ded. Edwin Fischer. Ed. B. e H., 1923-
CATALOGO DELLE OPERE CATALOGO DELLE OPERE 345
344

Sei sonatine. M usica da camera.


\
Sonatina (prima). Ded. R. Ganz. Comp. 1910. Ed. Zimmermann. Lipsia, 1910. Op. 19. Quartetto d’archi, in Do magg. Ded. J. Heller. Comp. 1880-81. Ed. Kist­
Sonatina (seconda). Ded. M. Hambourg. Comp. 1912. Ed. B. e H., 1912. ner e Siegel, 1886.
Sonatina (terza) ad usum infantis pro clavicembalo composita. Ded. Madeline M. Op. 23. Kleine Suite, per violoncello e Pf. Ded. A. Schröder. Ed. B. e H., 1886.
Ed. B. e H., 1916. Op. 26. Secondo quartetto d’archi, in do min. Ded. Henri Petri. Ed. B. e H.,
Sonatina (quarta) in diem Nativitatis Christi M CM XV1I. Ded. Benvenuto (Bu­ 1889.
soni). Comp. 1917. Ed. B. e H., 1918. Op. 28. Bagatelles, per violino e Pf. (Pezzi facili per Egon Petri all’età di sette
Sonatina (quinta) brevis, ln Signo Joannis Sebastiani Magni, Libera trascriz. anni). Ed. Peters, 1888.
dalla piccola Fantasia e Fuga in re min. di Bach. Ded. Ph. Jarnach. Ed. Op. 29. (Prima) Sonata per violino e Pf. (Premio Rubinstein per la composi­
B. e H., 1919. zione, 1890). Ded. A. Brodsky. Ed. D. Rahter, Hamburg, 1891.
Sonatina (sesta) super Carmen (Fantasia sopra la Carmen di Bizet). Ded. L. Tau­ Op. 34. Serenata, per violoncello e Pf. Ded. Fr. Serato. Ed. Lucca, 1882.
ber. Comp. 1 9 2 0 . Ed. B. e H., 1921. Op. 36 a. Seconda sonata, per violino e Pf. in re min. Ded. Ot. Novàcek. Comp.
1898. Ed. B. e H., 1901.
K lavierübung (Esercizi per pianoforte). Kultaselle: dieci variazioni su una Canzone popolare finnica per violoncello e Pf.
Prima Edizione, in 5 libri. 1) Sei esercizi e Preludi. Comp. 1917. Pubbl. 1918; Ded. Alfred von Glehn. Ed. Dietrich, Lipsia, 1891 (?). (Lo stesso tema
2) Tre esercizi e Preludi. Comp. 1917-18. Pubbl. 1919; 3) Lo staccato. è trattato nell’op. 33 b.).
Comp. 1 9 2 0 . Pubbl. 1 9 2 1 ; 4) Otto Studi da Cramer; 5) Dieci Variazioni so­ Foglio d’album, per flauto (o violino con sordina) e Pf. Ded. A. Biollçfy. Ed.
pra un Preludio di Chopin. Perpetuum Mobile. Comp. 1922. Pubbl. 1922. B. e H., 1917. (La versione originale era per Pf. solo).
Seconda edizione, in dieci libri. 1) Scale; 2) Delle scale e forme derivate; 3) Ac­ Elegia, per clarinetto e Pf. Ded. E. Allegra. Ed. B. e H., 1921.
cordi; 4) A trois mains-, 5) T rilli; 6) Lo staccato; 7) Otto studi da Cramer;
8) Variazioni e varianti su Chopin; 9) Sei piccoli Studi per lo studio della Liriche con pianoforte.
polifonia; 10) Studi da Paganini-Liszt. Ed. B. e H., 1925.
Op. 1. Ave Maria. Ded. Angelo M asini1. Comp. 1877. Ed. Cranz, 1878.
Lavori per pianoforte da J. S. Bach. Op. 2. Ave Maria, per contralto. Ded. Principessa Maria Stcherbatoff. Comp. 1878.
Ed. Cranz, 1879.
Fantasia da J. S. Bach. « Alla memoria di mio padre Ferdinando Busoni morto il
Op. 15. Due liriche (Byron). 1) Ich sah die Frane (T i vidi piangere); 2) An Ba­
12 maggio 1 9 0 9 ». Ed. B. e H., 1909. bylons Wassern (Sulle acque di Babele). Ded. C. Gomperz-Bettelheim. Ed.
Fantasia contrappuntistica. (Vedi capitolo dedicato a quest’opera).
J. Gutmann, 1884. (La seconda lirica fu poi trascritta per voce d’uomo,
Zw ei Kontrapunkt-Studien (D ue studi contrappuntistici) per Pf. da Bach. 1) Fan­
tasia e fuga in la min.; 2) Variazioni canoniche e fuga sul tema di Fede­ nel 1910.
Op. 18. Z w ei altdeutsche Lieder (D ue canzoni della vecchia Germania): 1) W ohl­
rico il Grande. Ed. B. e H., 1917.
auf! Der Kühle Winter ist vergangen (Neidhard von Reuenthal); 2) Unter
den Linden (W alter von der Vogelweide). Ded. Pia von Sicherer. Ed.
Per pianoforte a quattro mani.
Kistner e Siegel, 1885.
Op. 27. Finnländische Volksweisen (Temi popolari finnici). Ded. A. Lindelöf. Op. 24. Due liriche per voce bassa: 1) Canto del Monmouth. Es zieht sich eine
Ed. Peters, 1889. blufge Spur (Th. Fontane); 2) Es ist bestimmt in Gottes Rath (E. von
Feuchtensieben) ded. M. Mayer. Comp. 1879. Ed. Kahnt, 1886.
P er due pianoforti. (Quattro mani). Senza op. Due liriche : 1) W er hat das erste D ed erdacht ? (V. Blüthgen). Comp.
1880; 2) Bin ein fahrender Gesell (R. Baumbach.). Ed. Vicentini, Trie­
Improvvisazione sul Corale di Bach : W ie wohl ist mir, o Freund der Seele. Ded. ste, 1884.
S. Della Valle di Casanova. Comp. 1916. Ed. B. e H., 1917. Op. 30. Album vocale: 1) Il fiore del pensiero (Ferd. Busoni); 2) L’ultimo sonno
W. A. Mozart. Duettino concertante dal Finale del Concerto per Pf. in fa magg. (Michele Busoni). Comp. 1879; 3) Un organetto suona per la via (Stec­
(K. 459). Comp. 1919- Ed. B. e H., 1921. chetti); 4) Ballatella, Luna fedel ti chiamo (A. Boito). Ed. Schmidl, Trie­
Fantasia Contrappuntistica. (V. capitolo dedicato a quest’opera in altra parte del ste, 1884.
volume). Op. 38. D ed der Klage (Lamento). (O. von Kapff) per contralto. Ded. E. Polko.
Comp. 1878. Ed. Spina (Cranz), 1879.
P er organo. Op. 39. Des Sängers Fluch (I cantori maledetti) (Uhland). Ballata per contr. e
Pf. Ded. A. von Vogel. Comp. 1879- Pubblicata a spese dell’autore, 1879-
Op. 7. Preludio (su un basso ostinato) e Fuga (doppia fuga e un corale). Ded.
a W. Mayer, Ed. Cranz, 1881. Fu pubblicato originariamente a spese del­
l’autore, come op. 76. (Proprietà del compositore).
1 Celebre tenore forlivese.
346 CATALOGO DELLE OPERE CATALOGO DELLE OPERE 347
Due poemi di Goethe, per barit. e Pf. 1) Lied des Unmuts : Keinen Reimer wird Vol. III. Uebertragungen : Preludio e iuga per organo in re magg. Preludio
man finden ; 2) Lied des Mephistopheles : Es war einmal ein König. Ded. e fuga per org. in mi bem. magg. Toccata per org. in re min. Toccata per
A. Milner. E. B. e H., 1919. org. in do magg. 10 preludi Corali per org. Ciaccona per violino solo.
Lirica: Die Bekehrte (La convertita) (Goethe) per mezzosoprano. Ded. Fri. Artôt Vol. IV. Compositionen und Nachdichtungen : Fantasia alla memoria di
de Padilla. Comp. 1921. Ms. mio padre. Preludio, fuga e fuga figurata. Capriccio sopra la lontananza del
Lirica: Schlechter Trost (Triste conforto) (Goethe). Comp. 1924, Pubbl. 1924 in fratello dilettissimo. Fantasia, Adagio e Fuga. Fantasia contrappuntistica
Navigare necesse est, Festschrift per A. Jppenberg, Insel-Verlag, Lipsia. (ed. min.). Fantasia contrappuntistica (seconda versione).
Vol. V. Das Wohltemperierte Klavier. Libro I. Preludio e fuga per org.
in mi min.
LAVORI LETTERARI Vol. VI. Das Wohltemperierte Klavier. Libro IL
Voi. VII. Nachtraege zu Band I-IV, Bearbeitungen: Toccate in mi min.,
Entwurf einer neuen Aesthetik der Tonkunst (Abbozzo per una nuova estetica della sol min. sol magg. Fantasia e fuga in la min. Fantasia, Fuga, Andante e.
musica). l a Ed. Schmidl, Trieste, 1907. Scherzo. Trascrizioni : Fantasia cromatica e Fuga (trascriz. per violoncello e
Der mächtige Zauberer (Il Mago potente). Libretto, da una novella di Gobineau. pianof.). Improvvisazione sul Corale W ie wohl ist mir (per due pianof.).
Ded. a Gerda (Busoni). Scritto nel 1905. Ed. Schmidl, Trieste. Variazioni canoniche e fuga sul tema di Federico il Grande (dal Musik­
Die Brautwahl (La sposa sorteggiata). Libretto da E. T. A. Hoffmann. Ed. alisches Opfer). Sonatina brevis in signo Johannis Sebastiani Magni. Versuch
Schmidl, 1907. einer organischen Klavier-Notenschrift.
Turandot. Libretto da Gozzi. Ed. B. e H., 1919- La Busoni-Aus gäbe ( l’Edizione Busoni) delle opere pianistiche di Bach,
Arlecchino. Libretto. Ed. B. e H., 1919. in 25 voli., a cura di Busoni, Petri e Mugellini, oltre ai lavori contenuti
Der Arlecchineide Fortsetzung und Ende (Continuazione e fine dell’Arlecchineide). nella edizione Bach-Busoni, contiene i seguenti lavori, editi da Busoni :
Libretto, ined. Vol. XVI. Sarabande con Partite in do magg. ; Aria variata alla maniera
Doktor Faust. Libretto. Ed. G. Kiepenheuer, 1920. (Attualmente B. e H.). italiana in la min.
Das Geheimnis (Il segreto). Libretto da Villier de l’Isle-Adam. Ed. Blätter der
Staatsoper, Berlino, novembre 1924.
Die Götterbraut (La sposa degli Dei). Libretto scritto per L. T. Gruenberg. ALTRE TRASCRIZIONI ED ELABORAZIONI
Das Wandbild (La pittura murale). Libretto. Ded. a Ph. Jarnach. Per la musica
di Ot. Schoeck. Ed. B. e H., 1920. Beethoven : Benedictus dalla Messa in do ma»». Trascr. per violino e orch. Ed.
Gesammelte Aufsätze. Von der Einheit der Musik. (Pagine sparse: Su l’unità B. e H., 1916.
della musica). Ed. Max Hesse, 1922. Écossaises elaborate per esecuzione da concerto. Ed. B. e H., 1889-
Lehre von der Übertragung von Orgelwerken auf das Klavier (Metodo per tra­ Tre cadenze per il Concerto per Violino, op. 61, per viol, solo, archi e
scrivere lavori organistici per pianoforte). Appendice al W . K., Libro 1°. timpani (1914).
Versuch einer organischen Klavier-Notenschrift (Tentativo di un’organica nota­ Cadenze per i Concerti per pianoforte in do magg., do min., sol magg.
zione per il Pf.). Ed. B. e H., 1910. Ed. Heinrichschofen, Magdeburgo, 1901.
Due cadenze per il Concerto per pianof. in sol magg. (Premio Rubinstein
per la Composizione, 1890). Ed. Rather, 1891.
ELABORAZIONI E TRASCRIZIONI PER PIANOFORTE SOLO Analisi della Fuga della Sonata op. 106. (Append, al W . K., Libro I).
Bizet: Sonatina super Carmen.
J. S. Bach : Vi sono due collezioni diverse dei lavori di Bach in edizione Busoni : Brahms: Sei Preludi Corali per organo, op. 122, trascr. per Pf. Ed. B. e H., 1902.
la Busoni-Aus gäbe (l’edizione Busoni) dei lavori per pianoforte, in 25 voli., Cadenza per il Concerto per Violino, op. 77. Ed. Simrock, 1914.
edita da Busoni in collaborazione con E. Petri e B. Mugellini ; e la Bach- Chopin : Polacca in la bem. magg. op. 53, Ed. Schmidl., Trieste, 1909.
Busoni gesammelte Ausgabe (Raccolta di Bach-Busoni) che comprende i Variazioni e varianti sopra Chopin (vedi prima).
due volumi del Clavicembalo ben temperato e altri cinque volumi che rac­ Cornelius : Fantasia per Pf. su temi del Barbiere di Bagdad. Ed. Kahnt, 1886.
colgono trascrizioni, elaborazioni, e anche libere composizioni di Busoni J. B. Cramer: Otto Studi, a cura di F. B. Ed. Schlesinger, 1897 (vedi prima).
da Bach. N . W . Gade: Novellette, elaborate per 2 Pff. Pubbl. 1889.
La Bach-Busoni Ausgabe (B. e H.) comprende sette voli, che hanno il se­ Goldmark : Merlin, brani vocali a cui F. B. creò l’accompagn. per Pf. Trascrizione
guente contenuto: di Concerto sopra motivi dell’opera Merlin. Ed. Lucca, 1888.
Vol. I. Bearbeitungen. I. Lehrstücke: Widmung (sul tema Bach con quello Liszt: Gli studi, completi, in tre voli, a cura di F. B. Ed. B. e H., 1910-11.
della prima fuga del I Libro del Clavicembalo). 18 brevi Preludi e Fu­ Scelta di opere a cura di F. B. : Harmonies du Soir, La Campanella, Ronde
ghetta. Invenzioni a due voci. Invenzioni a 3 voci. Quattro duetti. Preludio, des Lutins, Étude de Concert in re bem. magg., Murmures du Bois. Ed. B.
Fuga e All. in mi bem. magg. e H., 1917.
Voi. IL Bearbeitungen. IL Meisterstüke : Fantasia cromatica. Concerto in Sei studi Paganini-Liszt, a cura di F. B. Ed. B. e H., 1912.
re min. - Variazioni Goldberg. Sei studi Paganini-Liszt, trascritti come studi da concerto.
348 CATALOGO DELLE OPERE CATALOGO DELLE OPERE
349
Fantasia e fuga per org. sul corale A d nos, ad salutarem undam. Trascr. per Schubert: Riduzione per pianof. di: Ouverture Der Teufel als Hidraulicus ; Ouver­
Pf. da F. B. Ed. B. e H., 1897. ture in do magg.; Ouverture in si bem. magg.; 5 Minuetti con 6 Trii e
Fantasia su due motivi del Figaro di Mozart. Completato da F. B. Ed. 1912. Minuetti; 5 Deutsche e 6 Trii. Ed. B. e H., 1888.
Reminiscenze del Don Giovanni, a cura di F. B. (Ediz. critica). Ed. B. e Riduzione per Pf. di : Ouverture in do magg. ; Ouverture in mi min. ;
H., 1918. Ouverture in do magg. nello stile italiano, op. 170. Ed. B. e H., 1889.
Heroischer Marsch in ungarischem Styl. A cura di F. B. Ed. Schlessinger, Schumann : Riduzione per due pianof. dell’Allegro di Concerto, con Introduzione
1905. in do min., op. 134. Ed. B. e H., 1888.
Rapsodia Ungherese n. 19, liberamente elaborata per concerto. B. e H., W agner: Riduzione per pianof. della Marcia funebre di Sigfrido, nel Crepuscolo
1920. degli Dei. Ed. Lucca, 1883.
Rapsodia Ungherese n. 20. (D a una copia di Liszt nel Museo di W ei­ W eber: Revisione, elaborazione e cadenza del Concerto per Clarinetto. Comp.
mar). Ms., 1900.
1920. Ined.
Mephisto-Walzer nuovamente elaborato per Pf. dalla partitura d’orch. Ed.
Schirmer, New York, 1904.
Polacca n. 2, in mi magg., con cadenza finale di F. B. Ed. Schimrock, 1909.
Légendes. Nuova edizione redatta e commentata da F. B. Ined., 1910.
Con orchestra:

Rapsodia Spagnola (vedi sopra).


Totentanz, per Pf. e orch., versione originale dall’autogr. Ms. Ed. B. e
H., 1919-
Pace non trovo. (Sonetto 104 del Petrarca). Trascr. per orch. di F. B. Ed.
Schirmer. New York.
Valse oubliée, trascritto per violoncello e Pf. B. e H., 1917.
Mozart: Cadenze per i concerti per pianoforte: Mi bem. magg. (K 271). Sol magg.
(K 453). Fa magg. (K 459). Re min. (K 466) (due versioni). Do magg.
(K 467). Mi bem. magg. (K 482). La magg. (K 488). Do min. (K 491).
Do magg. (K 503).
Elaborazione per pianoforte delle sinfonie: Do mage. (K 202). Sol magg.
(K 444). Sol magg. (K 318), 1888.
Libera elaborazione, con cadenza, deli' Andantino del Concerto per Pf. in mi
bem. magg. Ed. B e H., 1914.
Elaborazione per 2 Pff. della Fantasia in fa min. per organo meccanico
(K 608). Ed. B. e H. 1923.
Elaboraz. a due pianof. dell’Ouverture del Flauto magico. Ed. B. e H., 1923.
Revisione e cadenza della Sonata per due pianof. Comp. 1921, ined.
Finale di Concerto alla Ouverture del Don Giovanni. Ed. Schirmer, 1911.
Finale di Concerto e revisione dell’Ouverture del Ratto al serraglio. B.
e H., 1904.
Elaborazione per orch. dall'Idomeneo, in forma di Suite: Ouverture, Scena
del sacrificio, Marcia festiva. Ed. B. e H., 1919-
Revisione e Cadenza dell’Adagio del Concerto per Clarinetto e orch. B.
e H., 1922.
Revisione e Cadenza strumentata dell’Adagio del Concerto per Flauto in
sol magg. (K 313). Comp. 1919. Ined.
Revisione e Cadenza strumentata dell’Adagio del. Concerto per Flauto in
re magg. (K 314). Comp. 1919. Ined.
Ouverture del Flauto magico elaborato per pianola. (Ined.).
Novacek: Elaborazione per Pf. dello Scherzo del 1° Quartetto ad archi. Ed. E.
W . Fritzsch., Lipsia, 1893.
Schönberg: Interpretazione da concerto del Pezzo op. 11, n. 2 Ed. Universal
Edition, 1910.
IL REPERTORIO PIANISTICO

Anziché dare qui il « Repertorio pianistico » di Busoni, nel consueto


sistema « per autori », preferiamo presentarlo « per ordine cronologico »,
ponendo, a fianco di ciascun pezzo, il luogo ove esso venne eseguito per
la prima volta. Questo mezzo (suggeritoci dal giovanetto Roberto Nardi),
offre la possibilità di seguire lo sviluppo artistico di Busoni e di osser­
varne l’ascensione stilistica. Il lettore potrà osservare a quali età egli
accogliesse e interpretasse i vari autori; quale fosse il tempo del vir­
tuosismo, quale quello del romanticismo, quale quello del classicismo.
Sarà facile poi registrare l’evoluzione estetica del Maestro e raffinarsi
del può gusto.
La rassegna ci indicherà inoltre gli itinerari artistici di questo famoso
pianista e potremo osservare anche : da un lato la progressiva espansione
della sua fama nel mondo; dall’altro — e la cosa non è senza inte­
resse — quale valutazione artistica e di sensibilità egli facesse dei pub­
blici dei vari Continenti, Nazioni e Città.

REPERTORIO PIANISTICO D I FERRUCCIO BUSONI


NELL’ ORDINE CRONOLOGICO DELLE PRIME ESECUZIONI

1873. Clementi: Sonatina in fa n. 4. Trieste.


Mozart: Sonatina in do ( l ” tempo). Trieste.
Schumann: Armes Weisen Kind. Soldatenmarsch, op. 68. Trieste.
1874. Händel : Due fughe in do. Trieste.
* Hummel : Tema con variazioni. Trieste.
Schumann: Knecht Ruprecht, op. 68. Trieste.
1875. Bach: Preludio e fuga. Trieste.
— Preludio in fa. Venezia.
— Fuga in do. Venezia.
Mozart: Rondò in la min. Trieste.
— Concerto in do min. (K 491). Trieste.
Porpora: Fuga in si bem. magg. Trieste.
IL REPERTORIO PIANISTICO IL REPERTORIO PIANISTICO
352 353
Rameau : Gavotta variata in la min. Trieste. — Preludi in sol magg. e mi min., op. 37. Milano.
D. Scarlatti: Preludio in sol. Trieste. — Minuetto in do, op. 61. Milano.
Hummel : Rondò mignon. Trieste. — Preludi in la min. e si magg., op. 37. Milano.
— Bagatella in si bem. min. Trieste. 1882. Sgambati: Giga. Bologna.
Mendelssohn: Presto in mi min. (Op. 16, n. 2). Trieste. Beethoven: Sònata, op. 57. Bologna.
1876. Bach : Fuga, minuetto. Gmunden. Schumann: Studi sinfonici. Bologna.
— Fuga, Invenzione in do min. Ischi. Chopin: Valse in la bem. Bologna.
1877. — Fuga in la min. Gmunden. — Polacca brillante, op. 22. Bologna.
1878. — Fantasia cromatica e fuga. Baden. Mendelssohn-Liszt : Marcia nuziale e Danza. Bergamo.
— Fuga in la min. Preambolo in sol. Baden. t Paganini-Liszt : Studi in mi magg. e mi bem. magg. Bologna.
— Sarabanda in la min. Rondò in do min. Giga in sol. Baden. Golinelli : Studio in do. Bologna.
— Preludio e fuga in la min. Sarabanda in si min. Graz. Fumagalli : Souvenir-Melodia. Milano.
D. Scarlatti: Capriccio in la magg. Trento. — Carnevale di Venezia. Empoli.
Chopin: Fantasia improvviso, op. 66. Trento. Busoni: Una festa di villaggio, op. 9. Bergamo.
Mendelssohn: Rondò capriccioso, op. 16. Baden. — Preludi in re Bem. magg. - mi bem. min. - si bem. magg. Bologna.
Schumann: Andante e Variazioni, op. 46 per due pianof. (con Anna — Preludio e fuga, op. 36. Bologna.
Weiss). Graz. — Tre pezzi nello stile antico, op. 10. Bologna.
— Pezzi fantastici, op. 12, nn. 2-4-6. Vienna. — Danza notturna, op. 13. Bologna.
Schubert: Momento musicale in fa min., op. 78. Graz. 1883- Bach: Gavotta in sol min. Bologna.
— Improvviso, op. 90, n. 2 in mi bem. Graz. Beethoven: 32 variazioni in do min. Bologna.
Schubert-Liszt: Valse Capriccio. Trento. Schubert : Valzer. Bologna.
Busoni : Cinque pezzi, op. 3. Vienna-Baden. Chopin : Andante spianato, op. 22. Modena.
— Fuga in do min., op. 21. Baden. — Polacca ( ?) (vedi nota). Modena.
— Gavotta in fa magg., op. 25. Vöslau. — Preludio, op. 28, n. 24. Bologna.
1879- Bach: Preludio e fuga in do min. Cilli. Chopin-Liszt: Canti polacchi, nn. 1-3-4-5. Bologna.
— Preludio e fuga in sol magg. Neuhaus. Golinelli: Allegria e tempo di Valzer. Bologna.
Händel : 11 fabbro armonioso. Gmunden. Schumann: 5 studi sinfonici (opera postuma). Bologna.
Beethoven: Sonata, op. 53. Bolzano. — Novelletta - Toccata, op. 7. Bologna.
Schumann: Pezzi fantastici, op. 12, n. 8. Graz. — Scherzino (dal Carnevale, op. 26). Graz.
— Novelletta in re magg., op. 21. Cilli. Mendelssohn : Presto in fa diesis min. - Romanza senza parole. Bologna.
Schumann-Liszt : W idmung. Cilli. Liszt : Venezia e Napoli - Marcia ungherese. Bologna.
Chopin: Valzer in do min., op. 34, n. 2. Cilli. Busoni: Preludio in do magg., op. 5. Bologna.
— Tarantella - Polacca. Neuhaus. — Racconti fantastici, op. 10. Bologna.
— Ballata in la bem., op. 47. Graz. — Macchiette medioevali. Bologna.
1880. Bach: Preludio e fuga sul nome « B ach». Graz. — Marcia di paesani e contadine, op. 32. Bologna.
Beethoven: Sonata, op. 31, n. 2. Graz. 1884. D. Scarlatti: Pastorale - Sonata di concerto. Trieste.
Händel : Gavotta variata. Graz. Mozart-Liszt: Reminiscenze di Don Giovanni. Trieste.
D. Scarlatti: Allegro in sol maee. Graz. Schumann : Kreisleriana, op. 16. Vienna.
Mendelssohn: Variations serieuses. Klagenfurt. W eber: Sonata in la bem. magg., op. 39. Trieste.
Mendelssohn: Spinnerlied. Cilli. Liszt: Melodie ungheresi, n. 1. Trieste.
— Minuetto della Sonata, op. 6. Neuhaus. Wagner-Liszt: Marcia del Tannhäuser. Trieste.
— Volkslied, op. 53, n. 5. Neuhaus. Wagner-Tausig : Cavalcata delle W alkirie. Vienna.
Busoni: Preludio in la min., op. 37, n. 2. Graz. Wagner-Busoni : Marcia Funebre dal Crepuscolo deeli Dei. Trieste.
— Giga in do min., op. 10. Graz. Chopin : Studi : do diesis min. la min., op. 25. Trieste.
1881. D. Scarlatti : Presto in sol magg. Trieste. — Notturno in do min., op. 48, n. 1. Trieste.
Beethoven : Sonata, op. 111. Graz. — Polacca in la bem., op. 53. Trieste.
Schumann : Concerto, op. 54. Graz. — Polacca in si bem., op. 71, n. 2. Trieste.
Liszt: Eroica. Trieste. Rubinstein: Studio in fa magg., op. 23, n. 1. Trieste.
Gordigiani : Preghiera alla Madonna. Trieste. Brahms: Variazioni sopra un Tema di Händel. Vienna.
Fumagalli: Reverie, op. 100. Graz. — Sonata in fa min., op. 5. Vienna.
Busoni: Gavotta in fa min., op. 70. Trieste. Goldmark: Preludio e fuga, op. 29. Vienna.
— Preludio e fuga in do, op. 21. Milano.
23. — Ferruccio Busoni.
IL REPERTORIO PIANISTICO
IL REPERTORIO PIANISTICO 355
354
Schumann: Variazioni sul nome « Abegg », op. 1. Boston.
— Scène de Ballet, op. 6. Vienna. Chopin: Improvviso, n. 2. Boston.
— Preludio e fuga, op. 5. Vienna. Paganini-Liszt : Sei capricci. Boston.
— Studio in forma di variazioni, op. 17. Vienna. Busoni : Pezzo da concerto con orchestra. New York.
— Preludio in do diesis min., op. 37. Trieste. 1893. Bach-Busoni: Ciaccona. Boston.
— Studio in si min., op. 16. Trieste. Beethoven: Rondò, op. 129. Boston.
— Seconda Scène de Ballet. Gorizia. Schubert-Liszt : Wanderer - Fantasie (op. 15). Boston.
— Bourrée, op. 11, n. 4. Vienna. Liszt: Fantasia e fuga sul nome «B ach». Boston.
— Sei studi, op. 16. Vienna. — Due leggende. Boston.
1885. Bach-Tausig: Toccata e fuga in re min. Trieste. Schlosser : Studio da concerto. Boston.
Pergolesi-Thalberg : Aria. Vienna. 1894. W eber: Pezzo da concerto. Amburgo.
Beethoven : Sonata, op. 2, n. 1. Trieste. Listz: II Concerto in la magg. Berlino.
Chopin: Sonata, op. 35. Trieste. Liszt-Busoni. Rapsodia spagnola. Amburgo.
— Ballata, op. 52. Trieste. Bellini-Liszt : Fantasia sulla Norma. Berlino.
— Polacca Fantasia, op. 61. Trieste. Verdi-Liszt: Parafrasi del Rigoletto. Boston.
Donizetti-Liszt : Reminiscenze della Lucrezia Borgia. Trieste. 1895. Beethoven: Variazioni sopra un tema di Diabelli. Berlino.
Schubert-Liszt : Il Re degli Alni. Trieste. Liszt : Exameron. Berlino.
Busoni : Variazioni e fuga sul Preludio do min., op. 22 di Chopin. Vienna. — Rapsodia ungherese, n. 12. Berlino.
— Piccola Danza, op. 30. Frohnleiten. — Variazioni sopra un Corale di Bach. Berlino.
1887. Bach-Liszt: Fantasia e fuga in sol min. Amburgo. — Benedizione di Dio nella solitudine. Helsingfors.
Mozart: Rondò alla Turca - Giga (K 574). Amburgo. Wagner-Liszt: Ouverture del Tannhäuser. Berlino.
Haydn : Variazioni dalla Sonata in re magg. Amburgo. 1896. Beethoven: Fantasia con cori. op. 80. Diisseldorf.
W eber: Rondò brillante, op. 62. Gmunden. Chopin: Studi, op. 25 (completi). Berlino.
Chopin: Notturno in re bem. magg., op. 27, n. 2. Amburgo. Liszt : Sonata dopo una lettura di Dante. Berlino.
Liszt-Auber : Tarantella dalla Muta di Portici. Amburgo. Rubinstein: Concerto in mi bem., op. 94. Vienna.
Strauss-Tausig : Valzer Nachtfalter. Amburgo. Grieg: Concerto, op. 16. Copenhagen.
1888. Bach: Preludi e fughe dal Clavicembalo. Helsingfors. Novacek : Concerto. Copenhagen.
Bach-Busoni : Preludio e fuga in re magg. Lipsia. — Toccata. Copenhagen.
Beethoven: Variazioni sopra un tema dell’Eroica, op. 35. Helsingfors. 1897. Beethoven : Sonata, op. 78. Londra.
Strauss : Valzer Man lebt nur einmal. Graz. — Sonata, op. 81. Trieste.
1889. Chopin: Polacca, op. 26, n. 1. Helsingfors. Schubert: Improvviso, op. 90, n. 4. Londra.
— Notturno in fa diesis magg., op. 15, n. 2. Helsingfors. — Serenata viennese. Berlino.
— Notturno, op. 27, n. 1. Helsingfors. W eber: Sonata in do magg. Berlino.
Rubinstein : Concerto in re min. Helsingfors. Chopin: Notturno in mi bem. magg. Londra.
1890. Bach-Busoni: Preludio e fuga in mi bem. Helsingfors. Brahms : Concerto in re min. Vienna.
Beethoven: Concerto, op. 73. Lipsia. 1898. Bach : Concerto in re min. Helsingfors.
— Concerto, op. 58. Boston. Mozart: Concerto in la magg. (K 488). Berlino.
— Sonata, op. 109. Helsingfors. Hummel : Concerto in si min., op. 89. Berlino.
Liszt: Seconda Polacca in mi magg. Helsingfors. Henselt: Concerto in fa min., op. 16. Berlino.
Paganini-Liszt : La campanella. Pietroburgo. Schubert-Liszt : Wanderer Fantasie (con orchestra). Londra.
Busoni : Fantasia con orchestra. Lipsia. — Der Lindenbaum. Vienna.
— Preludi in do magg. - fa diesis min., op. 37. Helsingfors. Chopin: Concerto, op. 11. Berlino.
1891. Beethoven-Liszt: Rovine d’Atene. Helsingfors. Mendelssohn : Concerto, op. 25. Berlino.
Chopin : Barcarola. Helsingfors. 1899. Bach-Busoni: Toccata Adagio e fuga in do magg. Manchester.
Liszt: Mormorio della foresta. Helsingfors. Beethoven: Sei bagatelle, op. 126. Londra.
— Mefisto - Valzer. Helsingfors. — Sonata, op. 27, n. 2. Londra.
— I preludi (a due pianoforti). Helsingfors. Schubert-Liszt: A u f dem Wasser zu singen. Manchester.
Saint-Säens : Variazioni sopra un tema di Beethoven (a 2 pianoforti). Hel­ Meyerbeer-Liszt : Reminiscenze del Roberto il Diavolo. Berlino.
singfors. Donizetti-Liszt: Valse Capriccio su Lucia e Parisina. Trieste.
Busoni : III Scena di ballo. Helsingfors. Liszt: Mazeppa. Berlino.
— Danza contrappuntistica. Helsingfors. — Polacca, n. 1, do min. Londra.
1892. Beethoven: Sonata, op. 106. Boston. Chopin: Quattro Ballate. Londra.
Schubert: Marcia ungherese. Boston.
IL REPERTORIO PIANISTICO
356 IL REPERTORIO PIANISTICO 357
Beethoven-Liszt : Busslied. Berlino.
1900. Beethoven-Liszt: IX Sinfonia (a due pianoforti). Weimar. Chopin: 24 Preludi. Zurigo.
Chopin : Polacca in fa diesis min., op. 44 Berlino. — Notturno, op. 55, n. 2. Zurigo.
Liszt: Sonata in si min. Berlino. 1908. Mozart: Concerto in re min. (K 466). Losanna.
— Sinfonia del Faust (a due pianoforti). Weimar. Mozart-Liszt: Reminiscenze di Don Giovanni (per due pianoforti). Berlino.
Rubinstein : Variazioni, op. 88. BrusselLe. Liszt: Venezia e Napoli (prima versione inedita). Berlino.
Brahms-Paganini : Variazioni, op. 35. Berlino. — Rapsodia ungherese, n. 20 (inedita). Berlino.
Ciaicovski: Concerto in si bem. min. Londra. Alkan : Fantasia per la mano sinistra. Berlino.
1 9 01. Bach-Busoni : Toccata e fuga in re min. Berlino.
Franck : Preludio, Aria e finale. Berlino.
— Preludi - Corali - IVachet auf - ln D ir ist Freude. Londra. Busoni : Sei elegie. Berlino.
Beethoven : Sonata, op. 26. Berlino.
1 9 0 9 . Bach-Busoni: Preludio e fuga - Fuga figurata. Londra.
Liszt-Busoni : Mefisto-Valzer. Berlino. Mozart-Busoni : Giga-Bolero-Variazioni. Londra.
Liszt : Fuochi fatui. Berlino. Busoni : Fantasia su un corale di Bach. Londra.
— Armonie della sera. Berlino. 1 9 1 0 . Gounod-Liszt-Busoni : Walzer del Faust. New York.
— Rhapsodie Héroide-Élégiaque. Berlino.
Busoni : Fantasia contrappuntistica. Basilea.
— Rapsodia, n. 6. Berlino.
Sonatina, n. 1. Basilea.
— Rapsodia, n. 13. Berlino.
— Danza dei gnomi. Londra. 1911- Mozart-Liszt-Busoni : Fantasia sulle nozze di Figaro. Berlino.
Verdi-Liszt: Fantasia sul Trovatore. Berlino.
— Concerto in mi bem. Londra.
Rossini-Liszt : La serenata e l’orgia. Berlino. Liszt: Valse oubliée. Berlino.
Rubinstein: Studio in sol magg. Londra. — Die Zelle in Nonnenwerth. Berlino.
Weber : Sonata in re min., op. 49. Weimar. — Galop chromatique. Berlino.
Alkan: Studio in sol magg., op. 35. Berlino. Schubert-Liszt: D ie Forelle. Berlino.
1 9 1 2 . Chopin: Scherzo in do diesis min., op. 39. Eastbourne.
— Studio Allegro barbaro, op. 35. Berlino.
— Étude en rythme molossique, op. 35. Berlino. Liapunov: Concerto (data incerta).
1 9 1 3 . Bach-Busoni: Adagio e fuga in do magg. Londra.
— Le tambour bat aux champs, op. 50. Berlino.
1902. Bach-Busoni : Fantasia cromatica e Fuga. Londra. Mozart-Busoni: Andantino del Concerto in mi bem. (K 271). Liverpool.
— Preludi - Corali per organo: Ich ruf zu D ir e N un freut euch. Liszt: Valse oubliée, n. 2. Milano.
Berlino. Busoni: Sonatina seconda. Milano.
A lkan: Due studi, op. 25 (re magg. - mi magg.). Berlino. — Berceuse. Milano.
— Cantico dei Cantici, op. 31. Berlino. — IV Scena di ballo. Milano.
Saint-Saëns: Concerto in fa, op. 103. Hannover. 1914. Bach-Busoni: Capriccio sopra la lontananza del fratello dilettissimo. Berlino.
Franck: Preludio, Corale e fuga. Berlino. — Preludio e fuga e Allegro in mi bem. magg. Berlino.
1 9 0 3 . Beethoven: Sonata in do min., op. 13. Berlino.
— Variazioni Goldberg. Berlino.
— Sonata in la bem. magg., op. 110. Berlino. Liszt: Rapsodia ungherese, n. 19. Berlino.
Schubert: Quattro Improvvisi, op. 90. Berlino. Busoni : Fantasia indiana (con orchestra). Berlino.
Liszt: Todtentanz. Aachen. — Due Tanzstücke. Berlino.
— Au bord d’une source. Berlino. 1916. Bach: Sei preludi dal Clavicembalo (nn. 3-13-22/1; 5-3-20/II). Zurigo.
— Vallée d’Obermann. Berlino. 1 9 1 7 . Mozart: Sonata in re magg. (per due pianoforti) (K 488). Zurigo.

— Le mal du pays. Berlino. Busoni : Diario Indiano. Zurigo.


— Les feux d’eau à la ville d ’Este. Berlino. — Sonatina « ad usum infantis ». Zurigo.
Alkan : Capriccio alla soldatesca, op. 50. Berlino. — Improvvisazione (per due pianoforti). Zurigo.
Brahms-Busoni : 4 capricci-corali, op. 122. Berlino. Saint-Säens: Scherzo (per due pianoforti). Zurigo.
1904. Beethoven-Liszt: Adelaide. Manchester. 1918. Bach-Busoni : Corale Komm Gott Schöpfer. Zurigo.
Busoni : Concerto, op. 39- Berlino. Liszt: Der Weihnachtsbaum. Basilea.
1905. Chopin: Notturno in fa magg., op. 15, n. 1. Londra. Bellini-Liszt: Reminiscenze della Norma (per due pianoforti). Basilea.
— Polacca in la bem. magg., op. 40, n. 1. Londra. 1 9 1 9 . Bach-Busoni : Concerto in re min. Zurigo.

Bellini-Liszt : Grande Fantasia sulla Sonnambula. Berlino. Beethoven: Concerto in do magg., op. 15. Zurigo.
Liszt: Apparitions, n. 1. Berlino. Liszt: Todtentanz (prima versione). Zurigo.
— Ballata, n. 2. Berlino. 1 9 2 0 . Busoni: Sonatina «super Carmen». Londra.
— Valse Capriccio, n. 2. Berlino. 1 9 2 1 . Mozart: Concerto in mi bem. magg. (K 271). Liverpool.
— Concerto patetico (per due pianoforti). Amsterdam. — Concerto in mi bem. magg. (K 481). Berlino.
1906. Beethoven: Concerto in do min., op. 37. Berlino. — Concerto in sol magg. (K 453). Berlino.
358 IL REPERTORIO PIANISTICO

— Concerto in do magg. (K 467). Berlino.


— Concerto in do magg. (K 503). Berlino.
Mozart-Busoni : Duettino concertante (per due pianoforti). Berlino.
Busoni : Fantasia contrappuntistica (per due pianoforti). Berlino.
1922. Mozart-Busoni : Fantasia per organo meccanico (per due pianoforti). Londra.
Busoni : Tre Album Blätter. Londra.
— Concertino, op. 54 (con orchestra). Parigi.

Nota: Molte composizioni di Chopin (Polacche, Mazurke, Improvvisi, N ot­


turni, Scherzi, ecc.) appaiono sui programmi di Busoni, almeno fino al 1920,
senza indicazioni di tono o di numero d’opera. E ciò è dovuto al fatto che egli BIBLIOGRAFIA
aveva l’abitudine di scegliere certi pezzi del programma all’ultimo momento, e
qualche volta la sera stessa del concerto.

Edward D ent, Ferruccio Busoni. « A biography ». Londra, Oxford University


Press, 1933.
H ugo Leichtentritt, F. B. Busoni. Lipsia, 1916.
Siegfried F. N adel, F. B. Lipsia, 1913.
Gisella Selden-Goth, F. B. Vienna, 1922.
Arnolfo Santelli, Busoni. Roma, 1939. (Biografia di carattere divulgativo).
G uido Pannain, Saggio su F. B. «Rassegna Musicale», Torino, giugno, 1921.
«Rassegna Musicale», gennaio 1940. Numero interamente dedicato a F. B. con
articoli di Bontempelli, Casella, Pannain, Gui, Gerrini, Previtali, Corti,
Daliapiccola, Tagliapietra, Jarnach, Schnapp, Sulzberger.
«Rassegna Musicale», 15 giugno 1921. Numero interamente dedicato a F. B. con
scritti di Leichtentritt, Dent, Brugnoli, Casella, ed altri.
G. G uerrini-P. Fragapane, Il Dottor Faust. Casa editrice Monsalvato, Firenze,
1942.
Ferruccio Busoni da Empoli. Ricco fascicolo pubblicato a cura del Comitato
empolese per le onoranze (Stab. Lito-Tipografico Noccioli, Empoli) con
scritti di Cordara, Mantovani, Boghen, Gaianus (Paglia), ecc.
F. Boghen, L’Italianità di F. B. Atti dell’Accademia del R. Conservatorio di Mu­
sica « L. Cherubini», Firenze, anno LX (1938).
Per la conoscenza del pensiero e dell’arte busoniana sono da consultare:
La raccolta di lettere del Maestro alla moglie. (Briefe an seine frau). (Rotapfel-
Verlag, Lipsia). A cura di F. Schnapp e con una esauriente Prefazione di
W illi Schuh.
Scritti e pensieri sulla musica, a cura di L. Dallapiccola e G. M. Gatti con un’in­
troduzione di M. Bontempelli. (Le Monnier, Firenze, 1941).
Altre lettere sono state pubblicate da: G. Selden Goth ( « Fünfundzwanzig Bu-
soni-Briefe »), Vienna 1937; da: E. Refardt ( « Briefe Busonis an Hans
Huber »).
Sono da segnalare inoltre vari scritti :
J. W assermann, In memoriam Ferruccio Busoni (Berlino, 1925).
G. G uerrini, F. B. nei ricordi bolognesi di un discepolo (« Rassegna dell’Istru­
zione Artistica », anno XIII, 1935, nn. 1-2-3).
G. G uerrini, Intorno al Dottor Faust d i F. B. ( « I l Musicista», Roma, set­
tembre 1941).
3Ó 0 BIBLIOGRAFIA

G. G uerrini, La Turandot di F. Busoni. « Il Musicista», Roma, anno VII, 1940,


marzo-aprile.
G. G uerrini, La Turandot di G. Puccini e quella di F. Busoni. « Illustrazione
Toscana e dell’Etruria », aprile 1940, V ili.
P. Bekker, B., in « Neue Musile », 1919.
I. Ponnelle, F. B., in « Pianoforte », 1920.
I. Ponnelle, F. B., in « A Munich », 1920.
E. D ent., F. B. e il pianoforte, in « The Athenaeum », 1919.
«M usikblätter des A nbruch». Numero interamente dedicato a F. B. (1-15 gen­
naio 1221).
B. Goetz, F. B. « Das Nationaltheater », Buhnenvolksbundverlag, Berlino, gen­
naio 1931.
Ph . J arnach, F. B. «Beilage des Berliner Börsen», n. 153.
M elanie Mayer Prelinger. Erinnerungen.
DEI NOMI, LUOGHI E OPERE CITATE

A B

Aberdeen 93. Bach (G. S.) 20, 22, 27, 35, 40, 41,
Aesthetik der Tonkunst 103. 45, 48, 50, 53, 54, 57, 58, 68, 70,
Alarçon 44. 97, 109, 131, 134, 135, 162, 195,
Alberto (Re) di Sassonia 51. 202, 205, 207, 217, 224, 234, 238,
Alfieri (V.) 41. 254, 265, 269, 285.
Alighieri (D.) 41, 119, 167, 193. Baden 27.
Alkan (C. V.) 163, 207. Bagatelle (per viol.) di F. B. 54.
Allan (Maud) 145. Barbiere di Bagdad (di P. Cornelius)
Ambros (A. W.) 25. Al.
Amburgo 50, 57, 58, 70, 91, 105, 270, Barisel (Alfred) 313.
Andreae (Volkmar) 134, 151, 165. Basilea 110.
Antonelli (Aless.) 124. Bauer (Harold) 132.
Anzoletti Augusto 8, 76, 105, 107, 109, Baumbach 44.
126, 127, 185, 269. Baumgartner (pianista) 245.
Anzoletti Emilio 8, 76, 83, 91, 126, Bayreuth 52.
316. Becher (Ugo) 80.
Arbòs (Enrico Fernandez) 76. Beethoven (L. van) 22, 26, 32, 36, 40,
Arco 30. 41, 50, 53, 64, 70, 96, 97, 102, 109,
Arezzo 39- 135, 162, 195, 201, 207, 210, 225,
Ariosto (L.) 268. 304.
Arlecchino 101, 134, 138, 139, 140, Behm (Eduard) 81.
197, 222, 282 e segg. Bekker (Paul) 221, 360.
Aroldo in Italia di Berlioz 128. Béla Bartòk 81, 82, 185.
Arte ( L ) della Fuga (di Bach) 257. Bellini (V.) 190, 217.
Atlanta 109- Berceuse Élegiaque di F. B. 108.
Auber-Liszt (La muta di Portici) 50. Bergamo 38, 76, 107, 148.
3Ó2 INDICE DEI NOMI, LUOGHI E OPERE CITATE
INDICE DEI NOMI, LUOGHI E OPERE CITATE 363
Berlino 66, 69, 70, 71, 75, 76, 80, 83, Busoni Anna, nata Bini (nonna paterna)
11, 15. Cimoso (Luigi) 27, 30, 41, 48, 49. Die Brautwahl (La sposa sorteggiata)
86, 87, 92, 93, 97, 105, 140, 147
Busoni Anna, nata Weiss (madre) 13 Cincinnati 61, 108. (di F. B.) 91, 102, 103, 104, 106,
e segg., 153, 161, 196, 263, 270, 283.
e segg., 20, 34, 37, 44, 46, 52, 61, Clementi (Muzio) 19, 53, 207, 210. 109, 268 e segg.
Berlioz (Hector) 35, 97, 197.
62, 72, 75, 108. Closson (Xouis) 96. D ’Indy (Vincent) 81, 185.
Bernardi (Nerio) 284.
Birmingham 268. Busoni Benvenuto (Benni) (figlio pri­ Codivilla (Filippo) 124. Donaveschingen 165.
Birren Kowen (W illi) 270. mogenito) 65, 72, 74, 132, 143, 146. Colonia 36. Don Chisciotte (di R. Strauss) 111.
Bisbetica domata (La) di Goetz 44. Busoni Ferdinando (il padre) 11, 12, Colorado Spring 109. Don Giovanni (di R. Strauss) 113.
Bizet (G.) 159. 13, 14, 15, 16, 19, 20, 23, 24, 25, Concerto per pf. e orch. di F. B. 84, Donizetti (Gaet.) 58, 107, 217.
Blanchet (Émile) 137. 27, 28, 31, 37, 38, 46, 49, 59, 61, 90, 222, 243 e segg. Don Pasquale (di Donizetti) 280, 294.
Blech (Leo) 155. 72, 74, 108. Concertino per pf. e orch. di F. B. 161. Dostoievsky (Fiodor) 49.
Bloch (Ernest) 115. Busoni Gerda (nata Sjöstrand) 8, 59, Consolini (Angelo) 124. Dottor Faust di F. B. 98, 102, 106, 131,
Boccacci (Giov.) 41. 60, 61, 62, 63, 64, 72, 74, 76, 78, 140, 155, 222, 309 e segg.
Cordara (Carlo) 359.
Boccioni (Umberto) 121, 136. 83, 85, 109, 132, 148, 157, 168, 172, Dresda 51, 312.
Cornelius (Pietro) 47.
Bodansky (Artur) 285. 173, 178, 184. Dubassov 63.
Corti (Mario) 126.
Boghen (Felice) 8, 126, 194, 195, 196, Busoni Giov, Batt. (nonno paterno) 11, Ducei ( ?) 76.
Cramer (J. B.) 53, 207, 210.
15.
197, 359. Cristiania 70. Due Studi per pf. di F. B. 40.
Busoni Raffaella (zia paterna) 15.
Boito (Arrigo) 97, 105, 185, 192, 269- Cui (Cesare) 115. Dvorak (Anton) 112.
Busoni Raffaello (Lello) (figlio secon­
Bologna 13, 38, 50, 90, 112, 123 e Curtis (Natalie) 112, 163.
dogenito) 77, 132, 143, 150.
segg., 189, 245. Czerny (Carlo) 17, 20, 207, 210. E
Bolzano 30, 92.
Bonucci (Arturo) 235. c D Edinburgh 93-
Bontempelli (Massimo) 359- Egmont (di Beethoven) 45.
Bordeaux 107. Caccini (Giulio) 107. D ’Albert (Eugenio) 74. Elegia di F. B. 104.
Borrelli (Enzo) 8. Calderon (Ventura Garcia) 114. Daliapiccola (Luigi) 7, 359- Elisabetta (Arciduchessa) 26.
Bosdari (conte Filippo) 173. Callot (Giacomo) 113. D ’Annunzio (Gabr.) 114, 119, 120, Elgar (Edward) 81.
Bösendorfer (Ludwig von) 93. Cammarano (Salvatore) 190. 121, 185. El Nino de la Boia di Alarçon 44.
Bossi (M. E.) 69, 123, 124, 206. Carreno (Teresa) 76. Danza (La) della vita e della morte di Empoli 12, 14, 15, 39, 61, 85, 173.
Boston 64, 108, 111. O sella (Alfredo) 8, 161, 167, 187, F. B. 119. Ernst (H . W.) 37.
Botsiber (H.) 94. 188. Davies (Ben) 92. Ertel (Paul) 81.
Bottesini (Giov.) 67. Cassel 119- Dayas (Guglielmo) 77.
Bradford 93, 153, 158. Casti (G. B.) 107. Dayton 109. F
Brahms (Johannes) 24, 35, 41, 43, 44, Cavalleria Rusticana di P. Mascagni 102. Debussy (Claudio) 81, 167, 195, 234.
45, 54, 67, 74, 96, 109, 195, 206, Cavallini (Ernesto) 12, 67. De Candido Carolina nata Weiss (non­ Fabiani (Gaetano) 12, 15.
207. Cellini (Benvenuto) 233. na materna) 13. Falstaff (di Verdi) 75, 217.
Brecher (Gustav) 152, 270; Certani (Antonio) 126. Delius (Fed.) 48, 76, 81. Fantasia contrappuntistica di F. B. 109,
Breslavia 61. Cervantes (D e Salazar Francisco) 89, Della Valle (di) Casanova marchese 117, 153, 217, 245, 253 e segg.
Brodsky (Adolfo) 57, 77, 153. 101, 268 . Silvio 136, 142. Fantasia indiana di F. B. 122, 146, 132,
Brugnoli (Attilio) 126. Cesi (Beniamino) 207. Delune (Luigi F.) 81. 134, 153, 157, 263 e segg.
Bruni (Bruno) 286. Cherubini (Luigi) 24, 35, 159. Dent (Edward) 7, 18, 24, 29, 34, 144, Fantasia su Bach di F. B. 108.
Bruno Fioresucci (anagramma di F. B.) Chopin (Fed.) 40, 41, 50, 60, 70, 109, 186, 196, 197, 359, 360. Fauré (Gabriele) 77, 81.
44. 135, 160, 162, 198, 201, 207. Der Anbruch (periodico musicale) 152. Faust di Goethe, 103.
Brusselle 70, 77, 137. Ciajcowsky (Pietro) 77, 135, 207. De Rossi (Armando) 113, 282. Faust di Gounod, 281.
Budapest 76. Cicago 108. Des Sängers Fluch (Ballata di F. B.) Faust di Liszt 146.
Biilow (Hans von) 45, 67. Cilli 32, 33. 31, 32. Fidelio di Beethoven 36.
Busi (Leonida) 124. Cimarosa (Dom.) 107, 190, 230, 285. Diario indiano (di F. B.) 109- Figaro (Le nozze di) di Mozart 97
Dickens (Carlo) 233. Field (John) 169, 207.
IN D IC E D E I N O M I, L U O G H I E O P E R E C IT A T E INDICE DEI NOMI, LUOGHI E OPERE CITATE 365
364

Firenze 17, 83, 94, 173, 197, 312. Grainger (Percy) 132. J Lichtenstein (Alfred) 270.
Flauto magico di Mozart 310. Graz 27, 28, 29, 32, 34, 36, 40, 50, 69- Lickl (Ferdinan. Carlo) 14.
Flamm (Paula) 29- Grieg (Edward) 48, 54, 267. Jarnach (Filippo) 140, 237, 285, 302, Liegi 70.
Fraga pane (Paolo) 8, 215, 216, 309, Gruenberg (Luigi Teodoro) 66, 96. 312, 360. Lincoln (Àbramo) 116.
359. Guerrazzi (Frane.) 41. Jelenko 270. Lion 107.
France (A.) 149- Guerrini (Guido) 126, 133, 194, 303, Joachim (Gius.) 57, 67, 76. Lipsia 32, 43, 45, 47, 51, 57, 60, 61,
Franck (Cesare) 81, 93, 207. 309, 359. Jommelli (Nicolò) 196. 69, 70, 71.
Franklin (Ben.) 116. Guerrini (Vittoria) 8. Joseffy (Raphael) 132. Lisbona 89, 140.
Franz (Robert) 45. Guglielmo Teli di Rossini 36. Jungé K l assi citât ( nuovo classicismo) Liszt (Fr.) 14, 26, 27, 28, 41, 50, 54,
Frau Potipbar 103. Gui (Vittorio) 114, 245, 284, 285. 213. 60, 67, 68, 70, 76, 77, 78, 87, 88,
Fremdenblatt 45. Guido Monaco (di Arezzo) 39. 89, 94, 97, 98, 99, 102, 109, 135,
Freund (Robert) 115. K 162, 199, 202, 203, 205, 207, 210,
Friburgo 94. 265, 267.
Friedberg (Carl) 132. H Kahnt (Casa Ed.) 47, 48. Livorno 12.
Friedheim (Arturo) 76. Kajanus (Robert) 54. Loeffler (Carlo Martino) 66.
Frohnleiten 41, 42, 44, 46, 49, 61, 76. Habert (Giov. Ev.) 26. Kampf um Rom di F. Dahn 102. Lohfing 270.
Fumagalli (Adolfo) 207. Halle 51. Kapff (von) Otto 28, 30, 31, 32, 33, 76. Longo (Aless.) 126.
Furtwängler (Wilhelm) 165. Hambourg (Mark) 92, 132. Kaun (Ugo) 81. Londra ,8 , 75, 76, 77, 80, 83, 91, 142,
Händel 19, 54. Keller (Gottfried) 44, 233. 143, 145, 147, 150, 153, 154, 157,
Hannover (Regina di) 26. Kestenberg (Leo) 87, 147. 158.
Hanslich (Edoardo) 25, 40, 45, 74. Kinzl (Guglielmo) 22, 28, 32, 34. Los Angeles 112.
G Kistner (C. F.) 45.
Harrison (Giov.) 84. Losanna 137.
Harty (Hamilton) 153. Klagenfurt 30, 31. Lotti (Ant.) -45.
Galsworthy (John) 144. Hausegger (von) 28. Klavierübung di F. B. 162. Louisville 108.
Gatti (Guido M.) 7, 195, 359- Haydn (Gius.) 22. Kleist (von) Heinrich 233. Lucca (Giovannina) 47, 70.
Gemignani (Vaimore) 8, 173. Heine (Enrico) 33. Konzerstück per pf. di F. B. 61, 62.
Giotto (cane) 140, 143, 156. Helsingfors 52, 53, 54, 58, 60, 61, 68, Kreisler (Fritz) 89.
M
Glasgow 77, 93, 158. 70, 77, 148. Kubelik (Jan) 67.
Glazunof (AlexanderCostantinovic) 115. Hess (W illi) 76. Kugelmann (del Golois) 15. Mächtige Zaubever 103, 213.
Gmunden 26, 27. Histoire du soldat di Strawinsky 168. Kuhlau (Feder.) 67. Madrid 89.
Gobineau (Arturo) 103, 192. Hoffmann (E. T. A.) 101, 268. Kwast (Hoddap) Frieda 161, 256. Maestri Cantori (di Wagner) 102, 106.
Godowsky (Leopoldo) 95. Hofmann (Joseph) 115, 132. Kwast James 256. Mahler (Gustavo) 48, 70, 111.
Goethe (J. W.) 78, 103, 106, 113, 143. Hollmann (Gius.) 77. Manchester 77, 87, 153, 158.
233, 305, 311. Honolulu 112. L Mancinelli (Luigi) 38, 39, 124, 125.
Goetz (Bruno) 83, 360. Hugo (Victor) 102. Mannheim 105, 270.
Goetz (Hermann) 44. Hummel (J. N.) 19, 22, 25, 207. La Campanella di Paganini-Liszt 150. Mantovani 359.
Goldmark (Carlo) 26, 207. La Festa del villaggio (di F. B.) 38. Manzoni (Aless.) 41, 167.
Goldoni (Carlo) 97, 192. La Font 14. Marak 270.
Golinelli (Stef.) 207. I Laibach (Lubiana) 13, 15, 40. Marcello (Benedetto) 197.
Gomperz Carolina (nata Bettelheim) 26. La sposa sorteggiata v. Die Brautwahl. Margherita di Savoia 17, 27.
Gomperz Giulio 24. Ibsen (Enrico) 233. Leichtentritt (Hugo) 7, 359- Mariani (Angelo) 38.
Gomperz Teodoro 24. Il sabato del villaggio di F. B. 39. Lenau (Nicola) 233. Marina di Pisa 114.
Gorizia 62. Imperatore e Imperatrice d'Austria 26. Leonardo 101, 105, 106, 114, 120, 193. Marinetti (F. T.) 121.
Gounod (Carlo) 35, 37, 50, 159, 162. Indipendente ( L ) (quotidiano) 40, 44. Leopardi (Giacomo) 39, 41, 233. Marlowe (Cristof.) 113.
Gozzi (Carlo) 89, 97, 117, 192, 302, Italiana in Algeri di Rossini 294. Les ko (cane) 49, 52, 60. Marsiglia 94.
304. Innsbruch 92. Lessmann (Otto) 88, 89. Martini (Padre G. Batt.) 124.
366 INDICE DEI NOMI, LUOGHI E OPERE CITATE INDICE DEI NOMI, LUOGHI E OPERE CITATE 367
Martucci (Gius.) 69, 124, 125, 185, Nicolini (Ernesto) 15. Piave (Fr. Maria) 190. Rondò arlecchinesco di F. B. 132, 135,
206. Nietzsche (Friedrich) 191. Pietroburgo 61, 63, 70. 283.
Massarenti (Rodolfo) 124. Nikisch (Arturo) 64, 66, 115. Pisa 39. Rossini (Giovacch.) 30, 159, 190, 230.
Mattei (Padre Stanislao) 124. Nottingham 77. Pizzetti (Ildebrando) 130. Rovereto 30.
Mayer (Hans) 170. Notturno sinfonico di F. B. 117. Poe (Edgard Allan) 101, 107, 116, Rubinstein (Ant.) 23, 26, 28, 41, 45,
Mayer- (Prelinger) Melania 34, 36, 41, Naväcek (Ottokar) 57, 66, 81. 233, 268. 54, 63, 67, 70, 74, 76, 201.
44, 46, 49, 50, 360. Navâcek (Rodolfo) 66. Poi ko (Elisa) 32. Rubinstein (Ida) 114.
Mayer-Rémy (Wilhem) 34, 35, 41. Novara 12. Ponnelle (J.) 360:
Mazzarini (canonico Giovacch.) 15. Preludio e Fuga op. 57 di F. B. 36.
Melba (Nellie) - (Helen Porter Arm­ • S
strong) 77.
O Previtali (Fernando) 302, 312.
Previtali-Gui (Oriana) 302, 312, 315, Safonov (Vassili) 63.
Mendelssohn Bartholdy (Felix) 32, 40, Oehlenschläger (Adam) 84, 245. Saint-Saëns (Camillo) 77, 117, 129,
316 .
97, 125, 158, 159, 169, 207. Oporto 89- Puccini (Giac.) 114, 185, 194. 132, 158, 159, 185, 207.
Merejkovsky (Dmitri Sergejevic) 105. Oppenheimer (Jella) 166. Pugno (Raoul) 83. Salmo L X V II di F. B. 36.
Meyerink (Gustavo) 192. Otello di Verdi 229. Puritz (signora?) 270. Salzberger 212.
Michelangelo (Buonarroti) 143. Ouverture Accademica di Brahms 45. Salzburg 167, 256.
Middelschulte (Wilhelm) 253, 256. Ouverture di Comedia di F. B. 75, 98. Santelli (Arnolfo) 359-
Milano 13, 37, 38, 74, 107, 188. Q Santley (Carlo) 92.
Moissi (Aless.) 284. P Quartetto Bolognese 38. Sarabanda e Corteo di F. B. 161, 165.
Monaco 94. Quartetto (//) in do min. di F. B., 36, Sarasate (Pablo) 67, 93.
Monsalvato (Casa Editr.) 25. Pachmann (Vladimir de) 45, 92. 51. Sargent (J. S.) 77, 185.
Monteverdi (Claudio) 107, 190, 194, Paderewsky (I. J.) 76, 173. Quincey (De) Thomas 268. Sarti (Fed.) 124.
217, 224, 234. Paglia Cesare (Gajanus) 126, 359. Sassonia-Weimar (Granduca di) (Carlo
Mopsi (cane) 42. Paisiello (Giov.) 58. Aless.) 78, 79-
Mosca 62, 63, 64, 115. Palestrina (Pier Luigi da) 45, 107, 190, R Scaramelli 14.
Motta (José Vianna da) 137, 140. 194, 197, 217, 224. Rachmaninof (Sergei Costantinovich) Scarlatti (Aless.) 45, 196, 197.
Mozart (W . A.) 14, 19, 22, 24, 25, Pallanza 136. 115. Scarlatti (Dom.) 54, 207, 265.
35, 38, 41, 50, 53, 54, 58, 113, 157, Pannain (Guido) 314, 359. Rameau (J. Ph.) 22. Scheidt (von) 270.
162, 165, 195, 199, 203, 205, 207, Parigi 15, 16, 76, 83, 114, 119, 142, Recuillement di F. B. 104. Schenker (Enrico) 81.
217, 224, 225, 230, 236, 238, 265, 143, 145, 148, 157, 158, 161, 168. Refardt (E.) 359. Schiller (Fr. von) 89.
Parisini (Federico) 38. Reinecke (Carlo) 43, 57. Schizzo per un’introduzione del Dottor
274, 285, 304.
Muck (Carlo) 86, 213, 245. Parma 74. Reger (Max) 171. Faust di F. B. 227.
Pergolesi (G. B.) 285, 304. Requiem di F. B. 37. Schnapp (Friedrich) 8.
Mugellini • (Bruno) 90, 245.
Peters e Breitkopf (Editori) 48, 49. Respighi (Ottorino) 126, 130. Schönberg (Arnold) 85, 121, 151, 185,
Mussolini (Benito) 194.
Petrolini (Ettore) 297. Reznicek (E. N. von) 34. 195, 234.
Ricci (Luigi) 14. Schopenauer (Arthur) 191, 233.
Petri (Caterina) 57.
N Petri Egon 48, 108, 1 2 6 , 129, 131, 132, Richter (Hans) 40, 41, 42, 76, 105, Schubert (Fr.) 29, 45, 207.
270. Schuh (W illi) 7, 179, 180, 185, 191,
Nadel (Sigfried F.) 7. 135, 157, 158, 165, 245, 263.
Ricordi (Casa Ed.) 47, 105, 269- 212, 359.
Napoli 94. Petri Enrico 43, 48, 53, 57.
Riemann (Ugo) 52. Schumann Clara 67, 76.
Nach der Wendung di F. B. 104. Picello (Emilio) 113.
Riga 115. Schumann Rob. 19, 30, 32, 36, 37, 40,
Nanni (cane) 21, 42. Pfitzner (Hans) 81.
Rigoletto di Verdi 96. 41, 50, 97, 162, 207.
Nardi (Roberto) 8. Philipp (Isidor) 137, 139, 142, 143,
Rimsky-Korsakow (Andrei) 117, 185. Schwalm (della Casa Ed. Kahnt) 47.
New Castle 108. 144, 150, 155, 157, 159, 160, 162,
Roma 107, 123, 150, 153, 157, 189- Scriabin (Alex.) 115, 163.
New Orléans 108. 168, 198. Segantini (Giov.) 109.
Romani (Felice) 190.
New York 65, 108, 111, 132, 270. Philips O ’ Neil 92. Selden-Goth (Gisella) 359.
Romeo e Giulietta di Keller 44.
Neidhard (von Reuenthal) 41. Piatti (Alfredo) 67.
INDICE DEI NOMI, LUOGHI E OPERE CITATE
368 INDICE DEI NOMI, LUOGHI E OPERE CITATE 369
Von der Einheit der Musik (D ell’unità Wertheimstein Giuseppina (nata Gom­
Serato Arrigo 8, 108, 126, 136, 147. Tirindelli (Pier Adolfo) 191.
della Musica) 235. perz) 24, 33, 42, 70.
Serato Frane. 124. Todesco Sofia (nata Gomperz) 24, 27,
Vöslau 27. Wetzler (Hermann) 115.
Serenata per violoncello e pianoforte di 40, 46, 47, 95.
Widmann (J. V.) 44.
F. B. 40. Tofano (Gustavo) 38.
Widermann (Wihlelm) 270.
Sgambati (Giov.) 54, 69, 206. Toledo 109. W W olf (Ugo) 96.
Shakespeare (W .) 233. Toledo (di) Beatrice, marchesa di Ca-
Shaw (Bernard) 144, 181, 192. Wagenaar (Giov.) 81. W olff (Giov.) 77.
safuerte 114.
Sibelius (Giov.) 25, 81, 130, 153, 185, Wagner (R.) 35, 50, 88, 97, 99, 114,
Tolstoi (Leone) 49.
236. Toni (Alceo) 167. 119, 167, 193, 195, 213, 225, 229,
236. Y
Sigune di F. B. 44, 46, 51, 54, 244. Torchi (Luigi) 124, 126, 140.
Sinding (Cristiano) 57, 81. Torino 83. Wassermann (J.) 171, 359. Ysaye (Eugenio) 77, 80, 83, 84, 93,
Singer (Otto) 81. Weber (C. M. von) 14, 50, 70, 89, 207.
Tome (von) Bengt 25, 236. 268, 269.
Sirota (Leo) 96. Toscanini (Art.) 105, 111, 115, 185, Wede-Kind (Frank) 113.
Sitt (fratello di Hans) 54. 270, 302. Wegelius (Martin) 53, 60, 88.
Sjöstrand (Carlo Enea) 59- Tosti (Fr. Paolo) 191. Weimar 60, 61, 69, 77, 78, 79, 168. z
Sonatina in diem nativitatis Christi di Trento 30, 92, 273. Weingartner (Felix) 34.
F. B. 141. Weiss (Eduard) 157. Zaiotti, 21.
Trieste 13, 14, 15, 16, 17, 18, 22, 26,
Sonatina (Prima) di F. B. 108. Weiss (Gius. Ferdinando) (nonno ma­ Zandonai (Ricc.) 130.
27, 30, 37, 39; 41, 46, 50, 60, 74,
Sonatina sulla Carmen di F. B. 153- 83, 90. terno) 13, 17, 46. Ziehn (Bernardo) 109, 253.
Soyaux 44. Weiss (Joseph) 87. Zurigo 134 e segg., 139, 142, 146, 148,
Tua (Teresa) 76.
Spicchio (Borgata presso Empoli) 11. Turandot di F. B. 116, 117, 138, 139, Werner Wolff 161. 284.
Stabat Mater di F. B. 33. 140, 222, 302 e segg.
Steinway (Teodoro) 52, 58. Turandot di Puccini 303.
Stock (F. A.) 118. Turandot-Suite di F. B. 89, 90.
Strauss (Giov.) 50.
Struss Riccardo 57, 111, 130, 151, 185,
234.
U
Strawinsky (Igor) 130, 167, 168, 173. Uhland (Ludwig) 31, 33.
Stuttgart 15.
Suite per orch. di F. B. 40, 51, 54. V
Suite della sposa sorteggiata per orch.
di F. B. 104, 146. Variazioni e scherzo per violoncello di
Suite sulla Tur andò t per orch. di F. B. F. B. 40.
111. Variazioni sul Preludio in do min. di
Suite su temi popolari finnici per pf. Chopin di F. B. 43.
di F. B. 54. Vasari (Giorgio) 48.
Synphonisches Tongedicht di F. B. 73- Vatielli (Frane.) 126.
Venezia 15, 107, 284.
Verdi (Gius.) 58, 97, 99, 143, 190,
T 194, 196, 217, 224, 304.
Tagliapietra (Gino) 8, 92, 108, 126. Verona 74, 193. \
Tamberlik (Enrico) 15. Vienna 14, 22, 23, 24, 25, 26, 27, 40,
Tanzivalzer per orch. di F. B. 149, 166. 41, 42, 43, 45, 46, 47, 60, 69, 74,
Tausig (Karl) 50, 67, 202. 93, 97, 102, 106.
Toccata per pf. di F. B. 149, 153. Villiers de l’Isle-Adam 113.
Thalberg (Sigism.) 67, 202. Vollmöller (Karl) 114.
%
24. — Ferruccio Bueoni.
I ND I C E - S OMMAR I O
/


P refazione P- 7

LA VITA
La famiglia ........................................................................................................p. 11
Il padre. — La madre. — Nascita di Ferruccio. — Infanzia a Trieste. — Parigi.
— Separazione dei genitori.
L'i n f a n z i a ............................................................................................................. p. 16
Primi studi musicali. — Ritorno a Trieste. — Riconciliazione dei genitori. —
Sotto la guida paterna. — Debutto di Ferruccio. — Nuvole in famiglia.
Bambino-p r o d ig io ...................................................................................................p. 22
Incontro con Antonio Rubinstein. — L’erario, punto debole.
A V ie n n a ...................................................................................................................p. 24
A l Conservatorio. — Primo concerto a Vienna. — Ritorno a Trieste. — Con.
certo a Gmunden per gl’imperiali d ’Austria. — Ancora a Vienna. — In­
contro con Liszt. — Luigi Cimoso. — Malattia. — Concerti a Baden, Vöslau,
Graz. (1878). — Dichiarazione di Rubinstein. — Studi letterari e trionfi
musicali. — Klagenfurt. — Improvvisazioni.
î V agabondaggio ........................................................................................................p. 30
(1879). Concerti con la madre. — Debiti. — « Des Sänger Fluch », (Ballata).
— « Stabat Mater ». — Il maestro Mayer. — Corso di composizione.
— (1880). Quartetto in do min. (op. 56). — Preludio e Fuga per pianof.
(op. 57). — Salmo L X V II per coro e orchestra.
Ritorno in p a t r ia .................................................................................................. p. 37
Concerti a Milano,Bergamo, Bologna. — Accademico della Filarmonica di Bo­
logna. (1882). — « Una festa di villaggio». — « Il sabato del villag­
gio » ( Cantata).
Concerti in A u s t r i a ........................................................................................ p. 39
(1883). Laibach, Graz, Vienna. — « S u ite » per orchestra — Prime amarezze del
compositore. — Romanticismo. — Brahms. — Villeggiatura a Frohnleiten.
— Ritorno a Vienna.
INDICE
376 INDICE
377
Lo t t e .................................................................................................................. p. 43 Londra ( 1 8 9 7 ) ........................................................................................................ P- 75
Lipsia (1885). — « Variazioni sul preludio in do min. di Chopin ». — Berlino. Incontro con W illi Hess, Fernandez Arbòs, Arturo Friedheim. — Parigi. — Bu­
— Melania Mayer. — Tentativi di melodramma. — Critico musicale. — dapest. — Ritorno a Berlino (1898). — I fratelli Anzoletti. — Nuovamente
« Sigune ». — Difficoltà finanziarie. a Londra (1898). — Incontro col pittore Sargent. — Concerti a Nottingham,
Glasgow e Manchester. — Svizzera, Belgio, Olanda. — Incontro con Fauré
La fuga ............................................................................................................. p. 46
e Saint-Saëns.
Vienna. — Giovannina Lucca. — Lipsia. — Fantasia sul « Barbiere di Bagdag ».
— Peters e Breitkopf. — Incontro con Grieg e con Delius. — Lotta per A lla Scuola Superiore di W eimar ( 1 9 0 0 ) ......................................... p. 77
l’esistenza. — Solitudine. — Concerti. Nascita del secondo figlio, Raffaello. — Successore di Franz Liszt alla Scuola
Lavoro e a m arezze ........................................................................................ p. 51 Superiore dì Weimar.

Riemann. — Teodoro Steinway (1888). — Docente ad Helsingfors. — Attività La grande c a r r ie r a ............................................................................................. p. 79


virtuosistica. — Bagatelle per violino. — « Suite su temi popolari finnici». Concertista internazionale. — In Trio can Y saye e Becker. — L’agitatore e il con­
— Propositi verso l’ Italia. dottiero (Berlino 1902 e segg.). — I concerti d i Musiche nuove.
Sinding e R. St r a u s s .................................................................... •. . . p. 57 I l cenacolo ( 1 9 0 2 ) ............................................................................... p.83
Ritorno a Lipsia. — Paladino della giovane scuola tedesca. — Prima trascrizione Londra. — Torino. — Firenze. — Trieste. — Parigi. — « La sonata per violino
da Bach. — Concerto ad Hamburg. e pianoforte ». — « Il concerto per pianoforte e orch.». — Giro di con­
certi con Ysaye e Harrison.
G e r d a .................................................................................................................. p. 58
Ancora contrasti famigliari. — Conversione a Liszt. — Weimar. — In difesa Secondo viaggio in A merica ( 1 9 0 4 ) .............................................................. p. 85
della felicità. — Ritorno a Helsingfors. — Concerti a Lipsia e Pietroburgo. Concerti in Inghilterra e in Francia. — Il « Concerto per pianoforte » è termi­
— Docente al conservatorio di Mosca. — Il « Concertstiick ». — Il ma­ nato. — Sua prima esecuzione. — Continua l’ostilità del pubblico.
trimonio (1890).
B usoni paladino di Liszt ( 1 9 0 4 ) ................................................................... p. 87
Mo s c a .............................................................................. p.63
I tre concerti lisztiani a Berlino. — Il creatore dell’interpretazione moderna di
Il Premio Rubinstein (1890). — Concerti a Mosca e in Germania. Liszt. — Concerti in Spagna e Portogallo. — Concerti con Kreisler. — « Suite
della Turandot ».
Boston (1 8 9 1 ).................................................................................................. p. 64
Insegnante a Boston. — Nascita di Benvenuto (1892). — Concerti in America. Consacrazione Bo log nese ................................................................................... p. 90
— Incontro con Nikisch, Gruemberg, Novàcek. L’esecuzione del « Concerto » e della « Turandot-Suite». — Progetti per un’orche­
stra stabile.
Ritorno in Europa( 1 8 9 4 ) ............................................................................. p. 65
N ascita di « D ie B rautw ahl »(« L a sposa sorteggiata») . . . . . p. 91
Berlino. — Il virtuoso. — Contrasti artistici. — La revisione dell’opera di G. *
S. Bach. — Rivalorizzazione di Liszt. A Londra, concerto con la Patti. — Incontro con Pachmann. — Alla ricerca di
un libretto. — Battaglie d’arte. — Concerti in Inghilterra. — Sarasate.
I nfluenza G e r m a n ic a .................................................................................... p. 69
Contenuto latino in forme tedesche. — Contrasti interiori e irresistibile richiamo A lla Scuola superiore di V ienna( 1 9 0 7 ) ....................................................... p. 93
nazionale. — Il « Clavicembalo ». — Trascrizione della « Rapsodia spa­ Concerti a Marsiglia, Napoli, Monaco, Firenze. — Dischi. — Inizia la revisione
gnola » di Liszt. — Trascriz. della « Ciaccona » di Bach. — Commemo­ delle opere di Liszt. — Lotte e polemiche. — « Rigoletto ». — Anelito al­
razione di Rubinstein. — Concerti in Germania, Belgio, Finlandia. l’opera italiana.
Viaggi - Co n c e r t i ..............................................................................................p. 72 Ev o l u z io n e ..............................................................................................................p. 97
Ancora amarezze dai genitori. — La fama si espande. — Passione di bibliofilo. I quattro idoli: Bach, Mozart, Ltszt, Verdi.
— « Synphonisches Tongedicht».
I I t e a t r o ................................................................................................................... p: 101
In I talia ( 1 8 9 5 ) .............................................................................................. p. 74 « Die Brautwahl ». — In difesa dell’opera comica. — L’« Estetica della Musica ».
Verona, Parma, Milano. — La riscossa viennese. — Sosta malinconica a Trieste. — Canovacci e libretti. — L’« Elegia » per pianof. — Suite de « La sposa
— Berlino. — L'« Ouverture d ì Commedia ». sorteggiata». — « Recueillement ». — Prima rappresentazione di « Die
INDICE
37 « INDICE
379
Brautwahl» (Amburgo 1912). — « Leonardo ». — Inghilterra, Austria, In t e r r a n e u tr a le p. 133
Francia, Italia. — « Procediamo e restiamo italiani ». — Roma. — Morte
dei genitori. Un nuovo cenacolo. — Direttore dei concerti di Zurigo. — D i Beethoven. —
Quattro concerti pianistici dedicati a Bach, Beethoven, Chopin, Liszt. — D i­
T erzo viaggio in A merica ( 1 9 1 0 ) ......................................................... ! . p. 108 lige un concerto all’Augusteo. — Boccioni fa un ritratto a Busoni. —
Calunnie internazionali.
La Fuga incompiuta dell’« Arte della Fuga » di Bach. — « Fantasia contrappunti­
stica; ». — Il materiale per il « Diario indiano ». — Quarantaquattresimo « T urandot» ( 1 9 1 6 ) ....................................................................................... p. 138
compleanno a Colorado.
« Arlecchino » è terminato. — La fiaba del Gozzi diviene opera teatrale. — La
C lasse di perfezionamento a Ba s il e a ......................................................... p. 110 prima esecuzione di «Arlecchino » e di « Turandot » al Teatro dell’Opera di
Zurigo (11 maggio 1917). — La guerra pesa sugli animi.
« Alla gioventù » (Suite).
Il cenacolo di Z urigo ( 1 9 1 7 ) ..................................................................... p. 140
Q uarto viaggio in A merica ( 1 9 1 1 ) ................................................................. p. 110
Filippo Jornach. — Sviluppo del « Dottor Faust». — « Die Klavierubung ». —
Incontro con Toscanini e con Mahler. — Supplizio di nomade. «Sonatina in diem nativitatis Christi». — Isolamento e malinconia. — A r­
mistizio.
N ascita di « A rlecchino » ( 1 9 1 2 ) ..................... p. 112
Tentazioni: « Faust», « Don G iovanni» e « I l segreto». « Franziska». Si riaprono le barriere (1 9 1 8 )................................................. . . . p. 142
Lavora al « Faust ». — Riprende il vagabondaggio. — Londra. — Dischi. — La
I ncontro con d’An n u n z io ....................................................................................p. 114 critica comincia a convertirsi. — Incontro con Bernard Shaw. — Parigi. —
Secondo viaggio in Ru s s i a ..............................................................................p. 115 Dimenticato. — Sempre più fiera nostalgia d’ Italia. — Natale a Zurigo
(1919). — Ancora una visita all’Italia. — Busoni compositore in Inghilterra.
Cesare Cui. — La memoria di Toscanini. — Glazunof, N ikis eh, Bloch, Hofmann,
Rachmaninoff, Scriabin. Ritorno a Berlino .............................................................................................. p. 147
Titolare di una classe superiore di composizione all’Accademia delle Arti. —
N ascita di « T urandot » (1913)............................................... ..... . . . p. i i 6
Dottore « honoris causa » dell’Università di Zurigo.
Momento di incertezza. — Il « Notturno sinfonico ». — Mancata esecuzione della
« Fantasia contrappuntistica ». Ricomincia la v i t a ......................................................................................... p. 148
La libreria. — La «Toccata ». — «Tanzwalzer ». — Concerti a Berlino, avve­
A ncora « D a n t e » e « L eonardo» ( 1 9 1 3 ) .................................................. p. 118 nimento storico. — Generosità di Maestro.
Sogna la grande opera nazionale italiana. — Lo scenario per « La danza della
vita e della Morte ». — A ltri colloqui con D ’Annunzio. — Incontro col fu ­ Concerti di musiche Busoniane (1 9 2 1 ) ..................................................... p. 152
turismo italiano a Parigi. (Marinetti, Boccioni). In difesa del suo lavoro. — Inghilterra 1921. — L’abisso fra la sua arte e il

pubblico si fa più profondo. — Interpretazioni « ri-creative ».
La « fantasia I ndiana » .....................................................................................p. 121
V erso il tramonto la luce si fa più accesa ....................................... p. 154
Prevalenza del mezzo armonico su quello contrappuntistico. — Purificazione dello
stile. — Su «L a melodia ». — Le basi estetiche dell’arte contemporanea. Commendatore della Corona d ’Italia. — Concerti a Berlino. — « Arlecchino » e
}• '**rTy\ « Turandot » a Berlino. — Il mondo attende il « Dottor Faust ». — Trascri­
Bologna (1 9 1 3 )........................................................................................................ p. 123 zione a due pianoforti della « Fantasia contrappuntistica ». — Completa il
« Concertstùch ». — In difesa di C. Monteverdi. — Lezioni di composizione.
Glorie musicali bolognesi. — Progetti di restaurazione. — Disillusioni. —
I concerti sinfonici. — Giro di concerti sinfonici nella penisola. — Terzo Primi assalti del m a l e .................................................................................... p. 157
viaggio in Russia. — L ’edizione dell’opera pianistica di Bach. — Il conflitto Coscienza del suo stato. — Dirige e suona. — Rinuncia a tutto in difesa del
europeo.
lavoro. — Sei concerti di Mozart in due serate.
I l libretto del « D ottorFa u s t »(24-31 Gennaio 1 9 1 4 )..............................p. 131 \
Londra - Parigi - Roma (1 9 2 2 ).......................................................................... p. 158
Q uinto viaggio in A merica( 1 9 1 5 ) .................................. p. 132 Maestro. — Mecenate. — Londra, Glaskow, Manchester, Bradford. — I trionfi
di Parigi. — Parentesi su Mendelssohn. — Memoria e dignità d’artista.
Eterno conflitto con la mentalità americana. — Il più grande mercato pianistico — « Jamais! ». — « Il commesso viaggiatore della * Campanella ’ ». — Roma,
del mondo. — «La fantasia Indiana». — Il « Rondò Arlecchinesco ». — ciclo di sei concerti rimasti storici. — Esecuzione di « Sarabanda e corteo ».
L’Italia in guerra. — Ritorno in Europa. — Il « Concertino » a Berlino.
38o INDICE INDICE 381

I l nuovo s t i l e ..................................................................... p. 162 I l t e c n i c o ......................................................................................................... p. 223


Evoluzione. — Sgomento del pubblico e della critica. — L’ultimo concerto. Influssi schömberghiani. — « Mestiere ».

L’ultima ba tta g lia ......................................................................................... p. 163 Caratteri dell ’arte di B u s o n i ...................................................................p. 224
In difesa' della sanità dell’arte. « L’avvenire è della melodia ». — Istinti italiani e tecnica tedesca. — Iper-auto-
critica.
Verso i l rip o s o ................................................................................................... p. 164
L’o p e r i s t a .................................................... .................................................... p. 227
Sereno pensiero della morte. — Coi giovani, per i giovani. — Nostalgie e ri­
Loggettivismo. — « Unità e assolutismo ». — Concetti sull’opera. — La scelta
membranze. — Trascrizione del « Tanzwalzer » a due pianoforti. — Polemica
coi musicisti italiani. del testo. — La collaborazione del pubblico. — Pezzi chiusi e duetti d’amore.
— « Soltanto chi guarda innanzi ha lo sguardo lieto ».
G li ultimi v i a g g i ......................................................................................... p. 168
I l m a e s t r o ......................................................................................................... p. 231
Convegno musicale di Weimar. — Strawinsky. — Parigi. — Sentenza funesta. — Ricordi e riconoscenza di un discepolo. — Maestro d ’arte e di umanità. — L’edu­
Terminare il « Faust »! Raggiungere l’Italia!
catore. — Amore dell’originalità. — Consigli sull’istrumentazione. — Educare
La malattia ........................................................................................................ p. 170 senza tema di ferire. — Su « la gioventù ». — Attestazioni di discepoli oggi
maestri. — « E il grande e il bello fioriscono ».
Chiarimento a molte malignità.
La fin e (27 Luglio 1 9 2 4 )................................................................................... p. 172 L' OPERA
L’o p e r a .............................................................................................................. p- 243
LA FIGURA
I l concerto per pianoforte, op. 3 9 ..........................................................P- 243
L’u o m o ........................................ p. 177 Notizia. — Caratteri. — Esame dell’opera.
Dualità interiori. — Il romantico. — Il fascino di B. — Amore per Gerda. — La « Fantasia contrappuntistica » ..........................................................p. 253
« Supernazionale ». — L’onestà morale. — Ambizione. — « Guardare in­
n a n zi». — Il monello. — Disprezzo pel denaro. — L’umanista. — Gli Notìzia. — Esame dell’opera.
ultimi versi.
La « Fantasia indiana », op. 4 4 ....................................................................p. 263
L’i t a l i a n o ............................................................................................. p. 186 Notizia. — Caratteri. — Analisi.
Chiarimenti. — L’esule. — Italiano incompreso in Italia. — Sogni pel Suo
« D ie Brautw ahl » («L a sposa so rteg g iata» ).......................................... p. 268
Paese. — Il conoscitore delle bellezze italiane. — « Ferruccio Busoni da Em­
p o li». — « Busoni soffrì per l’Italia, ma l’amò tanto!». — «Debbo scri­ Notizia. — Il libretto. — La musica.
vere un’opera italiana! ». — « O Italia,- Italia mia ». — Lettere ad amici
italiani in difesa dell’arte italiana ». — Morire in Italia! « A rle c c h in o » ovv. « Le f i n e s tr e » ..........................................................p. 282
Notizia. — Caratteri. — Il libretto. — L’opera musicale.
Il p ia n i s t a ............................................................................................. p. 198
« T u ra n d o t » ....................................................................................................p. 302
Il Virtuoso. — Interpretazioni. — Il trascrittore. — L ’interprete di Mozart e
di Liszt. — « Busoni-Liszt ». — La carriera. — L’arte di interpretare. — Notizia. — Caratteri. — L’opera.
Il repertorio. — La memoria. — Come studiare. — Regole per lo studio
del pianoforte. I l « D ottor Fa u s t » ......................................................................................... p. 309
Notizia. — Caratteri. — L’opera.
L’a r t i s t a .................................................................................................. p. 211
« Anelo allo sconosciuto ». — Il «N uovo classicismo ». Catalogo delle o p e r e ......................................................................................... P- 339
I l m u s i c i s t a .........................................................................................p. 216 Il repertorio p ianistico......................................................................................... P- 351
B ib lio g r a f ia .........................................................................................................P- 359
Classicismo e romanticismo. — Irresistibile attrazione verso l’arte italiana. — Del
« Creare ». — Del «Sentimento ». — La «N uova estetica». — Ancora Indice dei nomi, luoghi e opere c i t a t e .......................................................... p. 361
sul «N uovo classicismo ». — Il precursore. Elenco delle illustrazioni....................................................................................P- 371

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