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Beethoven

Beethoven nacque a Bonn nel 1770, il padre era cantore nella cappella del
principe elettore Maximilian Franz. Il piccolo mostrò precocemente le sue
doti musicali tanto che nel 1784 venne chiamato a lavorare come organista e
cembalista nello stesso complesso in cui il padre era stipendiato. La sua
vita famigliare infantile fu però difficile a causa delle non brillanti
condizioni economiche e a causa del fatto che, dopo la morte della madre nel
1787, il giovane Ludwing fu costretto ad assumere il peso del mantenimento
della famiglia (il padre conobbe il vizio del bere).
La responsabilità della sua educazione musicale (e non solo) si deve
principalmente all’organista di corte Christian Gottlob Neefe che mise
Beethoven in contatto con gli ambienti aristocratici e con la vita
intellettuale della città di Bonn. Per personale curiosità Ludwing si
appassionò alla letteratura, fra gli autori da lui venerati vi furono Goethe
e Schelling.
Da un punto di vista strettamente ideologico e politico si può dire che egli
ebbe generiche simpatie per la rivoluzione francese anche se non ne
condivise le conseguenze. I suoi ideali politici, che si possono dedurre,
erano quelli di una fedeltà ideale nei confronti del regnante buono che
sostituisce il tiranno, esso così riesce a portare la libertà individuale e
la morale.
Il segreto della personalità di Beethoven e la molla più profonda della sua
dialettica musicale consiste nella contraddittoria dialettica, nella
difficile convivenza fra gli impeti dirompenti di un codice morale di natura
laica vissuto e assunto con determinazione sacrale. Egli affidava una
funzione morale alla su musica, ed è proprio questo che lo distingue dagli
altri compositori dell’epoca (come Mozart per esempio).
Nei primi ventidue anni di vita Beethoven risiede, lavora e studia a Bonn,
ma nel 1792 chiede e ottiene dall’elettore Franz il permesso di un soggiorno
a Vienna. Lì si trovò sotto la guida di Haydn. Contemporaneamente cominciava
a farsi conoscere negli ambienti della nobiltà come pianista brillante e
improvvisatore di talento senza precedenti. Non si mosse più da Vienna, se
non per viaggi occasionali. Non poté inoltre tornare a Bonn poiché Napoleone
aveva invaso il piccolo regno del principe elettore.
Nel 1808 venne invitato da Girolamo Bonaparte a Kassel come maestro di
cappella della sua corte. Egli però rimase a Vienna viste le offerte di 4000
fiorini di rendita annua da parte di tre nobiluomini viennesi. Purtroppo
gradualmente Beethoven dovette rinunciare a causa di una grave infermità
all’udito che si presentò per la prima volta del 1795 e che andò sempre più
acutizzandosi. Negli ultimi dieci anni di vita infatti il compositore
divenne completamente sordo e si ridusse a comunicare per iscritto con i
suoi interlocutori.
Morì a Vienna il 26 Marzo del 1827.

Beethoven: Sonata Op.2 N.1 per pianoforte, I movimento


L’opera analizzata si trova fra le composizione del ≪primo periodo≫ scritte
nell’ultimo decennio del XVIII secolo. In quel periodo Beethoven compose
undici tra le trentadue Sinfonie per pianoforte, i sei Quartetti dell’Op. 18,
la prima Sinfonia, i primi tre Concerti per pianoforte e orchestra e le
prime quattro Sonate per violino e pianoforte. Già in queste prime
composizioni emerge lo stile caratteristico di Ludwing. Anzitutto si tratta
della qualità dell’invenzione tematica; i temi di fatti tendono a concentrare
la loro personalità in piccoli passaggi fondamentali. Lo schema costruttivo
utilizzato è quello classico della Forma-Sonata, ma le contrapposizioni
emergono con estrema chiarezza e in qualche caso a delineare i contrasti tra
un primo tema di carattere più affermativo e un secondo tema di natura più
‘sognante. Lo stesso schema utilizzato tende a caricare episodi di sviluppo
di nuovi significati. Le novità di queste proposte stilistiche furono subito
notate dal pubblico e dalla critica dell’epoca che le intesero come
≪stranezze≫ in alcuni casi e che le trasformarono in mode in altri.

Forma-Sonata (classica)
⦿Esposizione
L’esposizione si sviluppa dalla battuta n.1 alla battuta n.48. In questa
esposizione possiamo trovare un primo tema (n.1-8) dove la tonalità è quella
di fa minore , successivamente abbiamo un ponte modulante che si conclude a
battuta n.20 per poi passare al secondo tema (n.21-41) in La bemolle
maggiore(relativo maggiore di fa minore); infine troviamo la coda (n.42-48)
che ha lo scopo di confermare la tonalità del secondo tema.
Primo tema: questo tema è caratterizzato da un inizio anacrusico e si
sviluppa seguendo l’idea fondamentale rappresentata nelle prime due battute
dell’arpeggio ascendente di tonica e della figura della terzina.
Armonicamente il primo tema è tutto costruito sugli accordi di tonica e
dominante. Alla fine di questo (n.5-6) vengono utilizzate le acciaccature
per aumentare l’elemento dinamico e per aggiungere tensione.

Ponte modulante: questo riprende il motivo arpeggiato di apertura del primo


tema trasportato nella tonalità di Do minore, viene interrotto il rapporto
con la tonalità di Fa minore precedente. Viene inoltre avviato un processo
imitativo per raggiungere gradualmente il secondo tema. Da battuta n.15
inizia una seconda parte del ponte modulante che porta a una discesa
melodica costruita.

˧Secondo tema: questo è costruito su un pedale di dominante. Il tema è


presentato analogamente al primo poiché anche questo è strutturato
sull’arpeggio dell’accordo (in questo caso discendente). Delle differenze che
notiamo rispetto al primo tema esposto sono il fatto che è invertita la
direzione melodica degli intervalli, che il tema è costruito su un accordo
di nona di dominante e che la melodia di questo è arricchita dall’aggiunta di
una nota che non appartiene alla tonalità (il Fa bemolle).

Coda: la coda ha il compito di confermare la tonalità del secondo tema ed è


strutturata da una cadenza composta. Da notare l’appoggiatura nella battuta
conclusiva.

⦿Sviluppo
Esso viene presentato tra le battute n.49-100. In una prima parte (n.49-81)
viene ripresentato il primo tema ma nella tonalità di La bemolle maggiore.

Successivamente il discorso armonico si sviluppa attraverso un accordo di


sesta eccedente per infine sfociare a battuta n.55 nella ripresa del secondo
tema.

Vi è infine una seconda parte dello sviluppo (n.82-100) che viene sviluppata
attraverso un pedale di dominante di Fa minore che ha anche lo scopo di
preparare alla ripresa del movimento.

⦿Ripresa
Composta dalla ripresa del primo tema nella tonalità di Fa minore (n.101-
108), un ponte modulante leggermente più corto di quello presentato
nell’esposizione (n.109-119), un secondo tema che riprende la tonalità
d’impianto del primo tema (n.120-142) e infine la coda che si conclude nella
tonalità di Fa minore.

Di seguito riporto l’analisi armonica del primo movimento: