Sei sulla pagina 1di 2

LE SONATE PER PIANOFORTE DI BEETHOVEN.

Il blocco delle 32 sonate di Beethoven mostra l'influenza delle sonate di Clementi, che si
contraddistiguono per l'esplorazione della tastiera e l'uso del virtuosismo.
La forma sonata non fu definita nel periodo in cui fu in uso.
Beethoven faceva uso di 3 modelli nel comporre le sue sonate
Per l'esposizione vi erano 2 modelli entrambi seguiti da Beethoven:

1- una forma bipartita usata per l'esposizione,caratterizzata da una semicadenza prima della seconda
parte, alla dominante, caratterizzata da temi nuovi e cadenza

2- una forma tripartita sempre utilizzata per l'esposizione: Tonica, dominante, tema cadenzale.

Per quanto riguarda lo sviluppo, il suo inizio seguiva diversi modelli:


Poichè alla fine dell'esposizione ci sposta alla dominante, a volte per ridurre la tensione ci si
spostava verso la tonica o verso la sottodominante.
Per concludere lo sviluppo c'erano 2 modelli:

1-cadenza nella tonalità minore relativa seguita da un ritorno alla tonica


2spostamento dalla tonica minore alla tonalità relativa maggiore

per la ripresa c'erano 2 modelli conclusivi:

1-accordo di sottodominante

2-la sottodominante compare prima della ripresa oppure il tema principale al quarto grado precede

Beethoven usa la prima soluzione

Aspetti riguardanti il fraseggio:

LE LEGATURE

Nel diciottesimo secolo la regola per eseguire le legature era enfatizzare leggermente la prima nota
posta sotto la legatura e suonare più delicatamente l'ultima nota.
La differenza di scrittura crea cambiamenti nel significato della melodia,ad esempio nella sonata
“Patetica” op.13 all'inizio della seconda battuta del tema la legatura non termina sulla nota
scritta,ma sull'ultima nota della battuta precedente creando quindi un enfasi sulla nota sul battere
della seconda battuta.

GLI ACCENTI E IL RUBATO

Nel diciottesimo secolo fino al diciannovesimo secolo inoltrato c'era un'ambiguità tra nota
accentata e nota staccata.
Per quanto riguarda il clavicembalo e l'organo, che non hanno dinamiche, lo staccato era utile per la
differenziazione delle note.
Nel pianoforte si potevano ottenere più dinamiche staccando la nota fino ad arrivare ad accentarla.
A volte nel settecento si utilizzavano trattini verticali per indicare lo sforzato e punti per indicare lo
staccato.
Nei manoscritti beethoveniani questa differenza è impossibile da rilevare, a causa della grafia ;
i punti e i trattini sono indistinguibili.
Quando si scriveva staccato con legatura sopra si indicava il rubato; ad esempio nel secondo tempo
della sonata di Beethoven op.90 la seconda battuta presenta 2 note staccate con legature, che vanno
suonate con un leggerissimo ritardando.