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Ludwig van Beethoven (1770 – 1827)

Biografia
Nasce a Bonn nel 1770 da una famiglia Fiamminga; il nonno fu Kapellmeister alla corte di Bonn e
il padre fu musicista di corte, ma con il passare degli anni cadde nell’alcolismo (suo padre – ovvero
il nonno di Beethoven – era molto duro con lui e il padre di Beethoven fece a sua volta lo stesso con
i suoi figli).
Il padre impose lo studio rigoroso della musica a Beethoven, sperando in una nuova figura di spicco
come quella di Mozart. Oltre alla musica, non dimostrava alcun talento.

Nel 1782 divenne organista aggiunto (non-stipendiato) alla corte di Bonn e nel 1783 divenne
maestro del cembalo.
Nel 1784 divenne organista aggiunto stipendiato.
Grazie alla figura di Neefe, Beethoven riceve una cultura e grazie a lui conobbe l’arte di diversi
musicisti.

Partito per Vienna (1787), dover ritornare subito a Bonn in seguito alla morte della madre, dove
rimarrà per prendersi cura della famiglia.

Nel 1792 divenne allievo di Haydn, lasciò Bonn per arrivare nuovamente a Vienna.

A Vienna, Beethoven, inizialmente si pose come pianista, godendo della protezione di diversi nobili,
con la volontà, però, di imporsi anche come compositore.
Non ha committenti, e cerca di entrare a servizio di qualcuno (per ottenere uno stipendio) non
riuscendovi.
Di seguito, fece una serie di concerti pubblici, con diversi altri musicisti (spesso ad esempio il
pianoforte era accompagnato dall’orchestra o vi erano esecuzioni da solista). Questi concerti
pubblici venivano organizzati dagli stessi musicisti che si facevano carico delle spese e che poi
dividevano i guadagni.
La sua fama, però era circoscritta a Vienna, e, pur detestandola, non la abbandonò.

Ebbe diversi contrasti con Haydn, che era suo maestro, poiché Beethoven non si lasciava
sottomettere come avrebbe voluto Haydn, pertanto, venne affidato ad un altro maestro,
Albrechtsberger. Neefe rimase il suo maestro principale, ma da Haydn apprese la sinfonia, da
Albrechtsberger apprese il contrappunto e con Salieri apprese la vocalità.

Stile
Ebbe una forte influenza da parte di Mozart e Haydn, ma portando un aggiornamento alla forma a
sonata, portando una nuova concezione del bitematismo.
Beethoven mira a rendere completamente opposti i due temi, creando cosi un confronto esasperato.
Ritroviamo l’utilizzo di tematiche aforistiche ed incisive, molto semplici (basate sui gradi della
triade) elaborati in maniera molto espansiva (al contrario di Mozart).
Elaborazione dei temi che riprende da Haydn, in quanto Haydn, pur usando un unico tema, aveva
una grande tecnica elaborativa.
Ritmo armonico, ovvero il movimento ritmico con il quale l’armonia muta, da un accordo ad un
altro.
Nelle prime opere, le sue armonie sono semplici (si basava sugli accordi di tonica e dominante, con
un ritmo armonico dilatato, ovvero accordi molto lunghi).
Fu il primo ad aver introdotto le indicazioni metronomiche.
Ritroviamo anche l’influenza Bachiana per quanto riguarda il contrappunto, influenzato anche da
Palestrina (attraverso lo studio della Missa Solemnis) ebbe modo di leggere anche 2 trattati del ‘500
che lo influenzarono: “Dodekachordon” di Glareano e “Istituzioni armoniche” di Zarlino.

Fasi Stilistiche
Ritroviamo tre fasi principali:

- 1780 – 1802 → Fase Viennese


- 1802 – 1814 → Grandi Sinfonie
- 1815 – 1827 → Quartetti e 9a Sinfonia

Le prime produzioni
Le prime produzioni risentono ancora di diverse influenze.
Risente ancora le influenze di Haydn e Mozart, della strumentazione e orchestrazione tipica di
Gluck, della cantabilità di Salieri, del contrappunto Bachiano e del pianismo di Clementi.

In questo periodo, la sua produzione si concentra sulla produzione di sonate per pianoforte, quartetti
per archi, musica da camera e sinfonie.

Le Sonate
Nel primo periodo ne scrive 12 (dal 1792 al 1802).
Le prime risalgono al 1796, con le tre Sonate op. 2 dedicate ad Haydn, nelle quali troviamo
elementi tecnici Clementini (ottave spezzate, trilli doppi, note doppie, arpeggi che conferiscono un
forte senso di atletismo).
Risente molto della struttura della forma sonata di Haydn e di Mozart, anche se nella 3a sonata op. 2
troviamo la presenza di un terzo tema. Mentre, ad esempio, ritroviamo caratteristiche di Mozart
quando, nella 2a sonata op. 2, Beethoven da un senso orchestrale esplorando tutte le zone del
pianoforte, partendo dal grave e arrivando all’acuto, con forti effetti dinamici.

La sonata più importante risale al 1799, ed è “La Patetica” (Sonata op. 13)
Con esse si preannuncia il Beethoven maturo.
La sonata è in Do min, tonalità tragica, drammatica, cara a Beethoven, caratterizzata da una nuova
struttura. La sonata si apre con un Grave (con carattere introduttivo), caratterizzato da accordi
massicci e un contrasto tra forte e piano).

Segue un Allegro con accordi staccati che si sviluppano lungo tutta l’estensione del pianoforte.
Il secondo tema, non viene presentato in tonalità di Mib Maggiore, bensì in Mib Minore, ed è
caratterizzato da un inciso al grave con una risposta all’acuto (eseguito dalla stessa mano).
Particolare è il ritorno di un frammento del primo tema, che spezza l’Allegro prima dello sviluppo e
prima della conclusione (caratteristica che si ritrova anche in altre sonate).
Viene eliminato lo scherzo/minuetto per rimanere pienamente in un clima drammatico.

L’Adagio (in Lab maggiore), è a tre parti, dove la mano sinistra svolge la funzione di basso, mentre
la mano destra, nella tessitura media ha un accompagnamento arpeggiato e il tema nella parte
superiore. Successivamente troviamo una visione quartettistica del tutto, dove vi è un raddoppio
della parte centrale, quindi dell’accompagnamento.
Il Rondò finale è ricco di tensione per via di sforzati, contrasti dinamici e contrattempi.

I Quartetti
I quartetti iniziali sono i 6 quartetti op. 18 (1798 – 1800), successivamente, tra 1805/06 troviamo 3
quartetti op. 59, scritti per l’ambasciatore russo a Vienna.
Nel 1809/10 scrive l’op. 74 e l’op. 96
Del 1822 sono invece l’op: 127, 130, 131, 132, 133, 135 (secondo l’ordine di pubblicazione e non
di composizione).
La più celebre è l’op. 18 in 4 movimenti e risente molto degli influssi di Haydn. In Do minore, e il
movimento lento c’è un Andante scherzoso; tutti i movimenti sono veloci (come nella sinfonia n°8).
Inizia ad eliminarsi quella concezione dialogante tra i vari strumenti, passando ad una concezione
orchestrale.

Tutti i quartetti erano soliti essere eseguiti in forma privata nei salotti dei palazzi nobiliari (nascita
del quartetto Ignaz Schuppanzigh).

I Concerti
Tra le prime produzioni ricordiamo i concerti pianistici, principalmente l’op. 19 e l’op. 15.
In essi ritroviamo particolarmente gli influssi Mozartiani per ciò che concerne l’orchestrazione.

Solo nel Concerto per pianoforte n° 3 op. 37 in Do min troviamo l’apogeo del pianismo mozartiano,
in quanto si ha ancora come modello Mozart, ma si ritrova il punto di partenza del concerto
romantico per via delle ampie dimensioni e della contrapposizione tra pianoforte e orchestra.

Le Sinfonie
Dal 1799 al 1812 troviamo le su prime 8 Sinfonie.
La Nona sarà di dieci anni più tardi (1822).

Ritroviamo l’influenza di Haydn per la strumentazione (orchestra):


- la 3° sinfonia ha un orchestrazione con tre corni (ne viene aggiunto uno).
- la 5° sintonia troviamo controfagotto, ottavino, trombone.
- la 6° sinfonia troviamo 3 tromboni e ottavini.
- la 9° sinfonia troviamo il coro, piatti, grancassa, controfagotto, 4 corni e 3 tromboni.

Con queste nuove amalgame si perde quel suono del ‘700, e si vanno a creare nuove timbriche.

La Maturità (1802 – 1812/15)


Questi furono gli anni più proficui dell’attività Beethoveniana.
Periodo che inizia, però, con una crisi in seguito alla malattia e alla depressione. Su consiglio del
medico, si trasferì in campagna e qui stese un testamento. Si circonda di amici e allievi per un aiuto
(assistenza).
Con una serie di problemi economici si vede, nel 1809, offrire il posto di Kapellmeister alla corte di
Westfalia, convinto ad accettare in seguito all’offerta di tre nobili viennesi di una pensione annua
purché rimanesse a Vienna.
In seguito alla conquista di Vienna da parte di Napoleone, vi fu una profonda crisi sociale ed
economica. Sono in seguito al Congresso di Vienna, la città ritornò alla normalità. Ed è grazie a
questo congresso che Beethoven avette modo di entrare in contatto con i massimi vertici Europei.

Di questo periodo sono:


- dalla 3° alla 8° sinfonia
- Concerti per pianoforte n° 4 e n° 5
- Concerto per viola
- Concerto triplo
- Quartetti op. 59
- Fidelio
- Sonata “Al chiaro di Luna” “All’Aurora” “Appassionata”.

Caratteristiche
La forma a sonata approda ad una dimensione sinfonica, come tutte le sue produzioni (anche
quartetti e nelle sonate pianistiche), approdando ad una visione orchestrale dell’organico.
I 2 temi della forma a sonata si trasformano in una forma espressiva nella quale Beethoven pone,
nel primo tema, un senso fortemente drammatico, che si risolve attraverso il secondo tema, più
lirico.

Sonate
La sonata n° 12 op. 26 (1800 – 1801) è strutturata in tre movimenti:
- 1° Andante in forma a sonata
- 2° Scherzo (Allegro)
- 3° Marcia Funebre (Maestoso) → per la prima volta in una sonata

Nel op. 27 n° 2 (Al chiaro di luna) troviamo una dimensione esasperata dell’orchestra, e in questa
sonata viene distrutta quella che era la caratteristica della forma a sonata, in quanto, troviamo:
- 1° movimento un Adagio
- 2° movimenti Allegretto
- 3° movimento Scherzo (un presto in continuo accelerando)

Il primo movimento è caratterizzato dal pianoforte che svolge un arpeggio di terzine tra l’acuto e il
grave. Questo passaggio viene riproposto, più veloce, nell’ultimo movimento.

Una delle altre caratteristiche di quest’opera sta nel fatto che i movimenti sembrano uno
conseguenza dell’altro.

Nel op. 31 n° 2 (La tempesta) si può notare il senso orchestrale che Beethoven conferisce, poiché
nel primo movimento troviamo il tema che rimbalza dalla sezione grave a quella acuta, come se
fosse un dialogo tra strumenti.

Tra le più celebri troviamo:

L’op. 53 n° 21 in Do maggiore (l’Aurora)


L’op. 57 n° 23 in Fa minore (l’Appassionata)

In entrambe troviamo l’amplificazione del 1° e 4° movimento, con i movimenti centrali che


svolgono principalmente una funzione di collegamento (quindi più brevi).
Caratterizzate da contrasti dinamici e forti violenti; temi in forte contrasto che vengono associati ad
un travaglio interiore di Beethoven.

1° Movimento presentano temi incisivi e fortemente ritmici, caratterizzati da contrasti drammatici.


2° Movimento sviluppa una dimensione lirica e malinconica in contrasto con il primo movimento,
ma con alcuni suoi spunti tematici.
4° Movimento pone in campo la novità, la vittoria dell’uomo sulla natura, rappresentato attraverso
la solennità e la radiosità del movimento.

Le sonate che seguono diventano più interiori:


Op. 78 (Therese), soli due movimenti, meditativi e malinconici.
Op. 81a (Les adieux) ha carattere programmatico in quanto scritta per dare l’addio all’arciduca
Rodolfo (suo amico) nel 1809, quando dovette abbandonare Vienna con le sue truppe.

Sinfonie
N° 3 op. 55 in Mib Maggiore (Eroica)
Si articola in 4 movimenti:
Allegro, Marcia Funebre, Scherzo, Allegro.

Dedicata a inizialmente a Napoleone, ma successivamente la dedica venne cancellata, poiché


infuriato dalla sete di potere di Napoleone, e dedicata ad al nobile Lobkowitz (il quale gli aveva
promesso una somma di denaro).

Usa come primo tempo un Allegro (e non un Adagio), nella quale abbiamo una fase di sviluppo
lunga e in generale, il movimento è di grandi dimensioni.
Il tema iniziale viene esposto dai violoncelli (Mib Maggiore) seguito dalla ripresa dello stesso tema
da parte del corno e di tutta l’orchestra, nella quale la melodia esplode.

Il secondo movimento, è una Marcia funebre in Do minore, che conferisce una profonda
drammaticità al movimento. Si sviluppa secondo lo schema : A B A1.
Tema (A) inizialmente esposto dagli strumenti sul grave, poi ripreso dagli strumenti sull’acuto.
Segue un parte in maggiore (B), che conferisce un senso di sollievo che sfocia nel ritorno al primo
tema (A1) che si sviluppa secondo un fugato nel quale tutte le voci si intersecano.

Quest’ultima parte entra in contrasto con il terzo movimento, uno Scherzo (un Vivace ritmato).

Nel quarto movimento abbiamo un Allegro, in forma di tema con variazioni e la continua tendenza
ad accelerare. L’uso dei timpani conferisce un impasto sonoro differente.

N° 5 op. 67 in Do Minore
Sinfonia che si divide in 4 movimenti:
Allegro, Andante, Scherzoso (Allegro), Allegro.

Semplici note ribattute e un intervallo di 3a minore discendente vanno a formare un inciso che andrà
a pervadere tutta la sinfonia (non solo nel primo movimento) ed esso sta a raffigurare il destino che
bussa alla porta.
Questo inciso viene riproposto anche all’inizio del secondo tema (Primo tema Do minore, secondo
tema Mib maggiore).
Il secondo tema del primo movimento sarà successivamente ripreso nel 3° movimento (lo Scherzo),
composto da uno schema: A B A1. Nel passaggio (B) troviamo un Trio, nel quale abbiamo un
passaggio solistico dei contrabbassi.

Il 3° e 4° movimento sono collegati tra di loro, non vi è nessuna cesura, questo per via di un pedale
di 50 battute che accresce la tensione e preannuncia il tema del 4° movimento.
Tema solenne ed eroico in Do maggiore (e basato su tale triade), che gli conferisce un senso
positivo e annuncia la vittoria dell’artista sulla materia.

La tecnica che Beethoven usa per accumulare tensione sta nell’aggiunta progressiva delle sezioni,
partendo dai registri gravi degli archi passando ai violini, poi ai fiati ed in fine al tutti.

N° 6 op. 68 in Fa Maggiore (La Pastorale)


La tonalità di Fa maggiore viene considerata una tonalità bucolica.

Sinfonia divisa in 5 movimenti, in cui 4° e 5° sono collegati:


Allegro, Andante, Allegro, Allegro, Allegretto.

In essa non vi è la volontà (come alcuni credevano) di descrivere la natura, ma bensì di descrivere i
sentimenti dell’autore mentre si trova in campagna (attraverso la musica).
Utilizza flauti e ottavini che ricordano l’ambiente campestre.
Beethoven descrive alcuni momenti attraverso i suoni, ad esempio descrive la tempesta attraverso i
timpani (tuono) e l’ottavino (fulmine).
È una sinfonia di notevoli dimensioni nella quale, non vi è un unico inciso che viene sviluppato ma
molti spunti melodici.

(con la Sesta si chiude il trienni 1805 – 1808 di cui fanno parte quelle sovra esposte)

Dello stesso periodo (1811 – 1812) sono la n° 7 e la n° 8 (pubblicate rispettivamente nel ‘16 e ‘17)

N° 7 op. 92 in La Maggiore
Composta da 4 movimenti:
Vivace, Allegretto, Scherzo, Allegro

Nel primo movimento troviamo un intreccio tematico, nel quale i temi si susseguono l’uno dopo
l’altro.
Nel secondo movimento ritroviamo una somiglianza alla Marcia funebre della Terza sinfonia, per
via della sua drammaticità.
Usa la stessa tecnica esposta precedentemente per creare tensione (archi gravi, violini, tutti)
(vedi pag. 582-83 per più analisi).

N° 8 op. 93 in Fa Maggiore (Eroica)


In 4 movimenti:
Allegro, Allegretto, Minuetto, Allegro

Sinfonia dal suono tipicamente settecentesco, prevalentemente archi, nella quale regna l’eleganza.
Quartetti
Tra 1805 e 1806 vengono scritti i tre quartetti op. 59, dedicati al conte Rasumowsky.
Rispetto al op. 18, essi risultano più ampi, presentano lo stile sinfonico e, dato il destinatario russo,
si rifà a temi russi.

Tra il 1809 – 1810 scrive i quartetti op. 74 e op. 95, importanti poiché con esse Beethoven si
distacca dal la dimensione sinfonica per approdare ad un tono più cameristico.

Op. 74 è detto “Quartetto delle Arpe” per via del violino primo che viene accompagnato da un
pizzicato continuo degli altri (che ricorda il suono dell’arpa).

L’op. 47 “Sonata a Kreutzer” del 1803 è l’apice di Beethoven per quanto riguarda il duo piano-
violino.

L’op. 97 “Trio dell’Arciduca” (dedicato a Rodolfo d’Asburgo) del 1811 e pubblicata nel 16.
È un opera di grandi dimensioni, della quale va analizzato il finale, un Andante con moto, nel quale
Beethoven adotta, come precursore, la variazione integrale, ovvero il tema subisce uno
stravolgimento (sotto l’aspetto ritmico, armonico, timbrico ecc.)

Concerti
In questa fase compone:
2 Concerti per pianoforte e orchestra (op 58 n. 4 e op. 73 n. 5)
1 Concerto per Violino e orchestra (op. 61)
1 Concerto Triplo (piano, violino e violoncello op. 56)

Il concerto n. 4 op. 58 per pianoforte e orchestra, diverso da ciò che veniva scritto in tale periodo,
poiché riduceva l’orchestra ad un aspetto secondario conferendo al pianoforte una accettazione
virtuosistica; marcavano molto il ritmo, rendendo quasi tempo di marcia.
Beethoven introduce l’attacco del piano solista e rende il tutto molto cantabile.

Il concerto n. 5 op. 73 (“Imperatore” → Napoleone probabilmente e si riferisce probabilmente ad


una battaglia. Fu suonato al Congresso di Vienna), attacca con una lunga cadenza del pianoforte,
assai virtuosistica e ricca di artifici tecnici, con un ritmo di marcia.

L’Op. 56 è un Concerto triplo, per Pianoforte, violino e violoncello. Dedicato a Lobkowitz ed


eseguito nel suo palazzo.
Stile brillante e semplice, con lo spicco del Violoncello (suonato la prima volta da Anton Kraft
grande virtuoso).

L’Op. 61 in Re maggiore per Violino, diverso da quelli per pianoforte; nel primo movimento
introduzione dell’orchestra e successivamente il violino che dialoga con essa. Caratterizzato
interamente dalla cantabilità, ad eccezione del Rondò, unico movimento che lascia spazio al
virtuosismo.

Fidelio
Unica opera teatrale (piece à sauvetage) scritta da Beethoven.
Il testo di Boully, ispirato a un fatto realmente accaduto, è un singspiel (alternanza di recitato e
cantato).
Beethoven travasa in quest’opera tutti i suoi ideali (giustizia, fedeltà coniugale, libertà).
In essa troviamo l’esaltazione della figura femminile (idea di eroina femminile che verrà ripresa nel
Romanticismo da Bellini e Puccini).

Una prima stesura (Fidelio e l’amore coniugale) è del 1805 andò in scena al Theater an der Wien,
ma non fu un successo (per via delle conseguenze dell’invasione francese), in quanto ci furono solo
tre repliche.

Viene ridotto da 3 atti a 2 e viene cambiato il titolo (Leonora e il trionfo dell’amor coniugale) ma
anche questa versione del 1806 risulta un fiasco.

Nel 1814 in seguito a nuove modifiche (cambia librettista), ebbe un grande successo.
Di quest’opera abbiamo 4 ouverture diverse:

- Leonore I op. 138 (pubblicazione postuma), scritta nel 1805, non fu eseguita con la prima
rappresentazione.
- Leonore II op. 72a eseguita nel 1805 (1a Versione)
- Leonore III op. 72a eseguita nel 1806 (2a Versione)
- Fidelio op. 72b, versione del 1814.
(spesso alla fine dell’opera o alla fine del primo atto viene eseguito Leonore III)

L’importanza del Fidelio risiede nel fatto che esso sancisca il punto di partenza per l’opera tedesca
dell’ottocento (Weber).
In essa troviamo un forma equilibrata e precisa, con una grande quantità di scene corali e viene data
molta importanza ai concertati, concertati che sono molto dinamici e riescono a portare avanti
l’azione. Non vi è la vocalità italiana.

Melodrama (si con una m!)/Melogo → una recitazione con sottofondo musicale (ideato da Rosseau)
ripresa da Beethoven.

L’ultimo coro è l’esaltazione della fedeltà coniugale, della libertà e della giustizia.

Ultimo Stile
L’ultimo periodo Beethoveniano introduce l’innovazione, probabilmente per via della sordità (1816
– 1827), le sue produzioni di questo periodo verranno apprezzate soltanto dalla fine del terdo
romanticismo.

Le novità che introduce:


- Riutilizzo del contrappunto (Bachiano e di Palestrina): intreccio delle parti che con passaggi
inusuali dava vita a forti tensioni armoniche.
- Temi e melodie semplici che vengono frammentati e continuamente elaborati.
- La sonata è un involucro vuoto dove si può fare ciò che si vuole: nessuna contrapposizione tra
primo e secondo tema, usa anche solo un tema o più temi che si accavallano senza pause. Una
grande variazione del tema già dalle prime battute determinando quasi l’inesistenza di un
esposizione,
- Temi violenti, dinamiche sforzate, trilli che diventano caratteristiche strutturali del tema (e non più
solo abbellimento) o con funzione di prolungare un suono.
La Nona in Re minore op. 125
Scritta tra 1822 e 1824 (forse originariamente due distinte ma poi fuse in una), si sviluppa in
4 movimenti:
Allegro, Scherzo, Adagio, Allegro.

Importante per via dell'introduzione del coro (successivamente fatto da altri).

Il primo movimento (Allegro), non presenta ritornelli espositivi, per via della gia lunga esposizione.
Entrano in contrasto 2 temi conferendo drammaticità a questo primo movimento.

Il secondo movimento (Scherzo) è anche esse di grandi dimensioni, nel quale il tema è basato su un
inciso a cui risponde il timpano (elemento molto importante). All’interno di questo movimento vi è
in oltre un Trio, su temi russi.

Il terzo movimento (Adagio) cantabile, è strutturato secondo tema e variazioni: A B A1 B1 A2.

Il quarto movimento (Allegro) si apre con un recitativo strumentale, e per la prima volta troviamo
una sinfonia ciclica → i temi dei movimenti precedenti vengono riproposti. Interruzione che lascia
spazio al recitativo del baritono che precede la vera sezione tematica, nella quale il tema viene
variato 6 volte, nella quale un tema dialoga in maniera contrappuntistica con un altro tema.