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ANALISI

SINFONIA N°102
F. J. HAYDN

Irene Giuliani

Primo anno Triennio

Conservatorio “Luca Marenzio”, Darfo

A.A. 2014/2015
Descrizione della Sinfonia n°102 di F. J. Haydn

Vero patriarca europeo e sovrano della musica viennese fu per lunghi anni Franz Joseph Haydn (1732-
1809). È considerato l’inventore della forma sonata e padre della sinfonia. Nato in umili condizioni a
Rohrau, nel 1740 venne a Vienna, già avviato alla musica. Terminata a diciassette anni la carriera di cantore
nel coro della cattedrale, conobbe anni di ristrettezze finanziarie e di duro lavoro. Ma riuscì a farsi luce:
conobbe Metastasio, Gluck, trovò numerose lezioni, poi qualche scrittura come musicista in case signorili,
finché nel 1761 fu assunto dal principe Paolo e poi (1762) da Nicola Esterházy come maestro di cappella.
A questa famiglia d’intelligenti amatori, che possedevano un’orchestra di 30 elementi, egli rimase legato
per quasi tutta la sua vita, risiedendo gran parte dell’anno nel loro castello magiaro di Eisenstadt (poi, dal
1776, a Esterhaz) e il resto a Vienna. Qui compose opere teatrali senza grande successo, e numerosissime
Sinfonie, Quartetti, Sonate, ecc. Nel 1781 conobbe Clementi a Vienna e si legò di grande amicizia con
Mozart. Nel 1787 rifiutò un invito del re Ferdinando IV di Napoli, ma nel 1790 morì il principe Nicola
Esterházy e Haydn si stabilì, con una pensione, a Vienna. L’impresario Salomon lo invitò a Londra, dove
Haydn rimase un anno (1791-1792), accolto con grandissimi onori e accettò di comporre e dirigere per la
sua società di concerti. Nel 1794 e 1795 fu di nuovo a Londra, dove scrisse e diresse alcune fra le sue più
belle Sinfonie. Furono due viaggi e due soggiorni (1791-1792 e 1794-1795) durante i quali egli scrisse e
presentò le ultime 12 sinfonie, conosciute come “sinfonie Londinesi”. Di ritorno a Vienna, si accinse alla
composizione del grande oratorio La creazione (1798), e poi, dell’altro oratorio Le stagioni (1801). Si dedicò
successivamente alla composizione di musiche sacre, messe monumentali, e i due oratori. Nel 1797 aveva
composto quello che divenne l’inno imperiale austriaco. Trascorse gli ultimi anni della sua vita infermo, ma
sollevato dalla venerazione affettuosa di tutta Vienna.

Haydn compose 104 sinfonie nell’arco di un quarantennio (1758-1795); quest’estesa produzione occupa
due delle sue tre fasi creative. Nel primo ventennio (1750-70) Haydn lavorò sul proprio stile tardo-barocco
e galante, e trasse grande ispirazione soprattutto dalla produzione italiana e viennese; frequenti scambi di
tecniche come l’uso dei fugati, delle progressioni e l’alternanza solo-tutti caratterizzano le sinfonie e i
concerti di questo periodo, ma verso la fine degli anni Sessanta H. aggiunse al suo linguaggio degli elementi
tipici dello Sturm und Drang.
Nella seconda fase (1770-1795) Haydn esplorò la forma-sonata, raggiungendo il culmine della produzione
sinfonica con il gruppo delle 12 sinfonie Londinesi: si lasciò alle spalle lo stile galante e sviluppò in modo più
complesso la pianificazione delle modulazioni. Lasciò poco tempo dopo, grazie all’ascesa di Mozart, il
melodramma, ma fu decisamente innovatore nel genere cameristico (Quartetti op.33, 1782). Sviluppò uno
stile plasmabile, sorprendente, articolato, con qualche inflessione popolaresca e diede maggior rilievo e
carattere ai temi e alla pianificazione delle modulazioni. Nelle sinfonie della maturità Haydn realizzò lo stile
classico strutturato in 4 tempi: I°, Allegro in forma sonata, a volte preceduto da un Adagio – II°, Andante in
forma di romanza o tema con variazioni, nel tono della sottodominante – III°, Minuetto, con trio e ripresa –
IV°, Allegro (o Presto, o Vivace) in forma-sonata, o in forma di rondò o rondò-sonata. Haydn sviluppò
soprattutto il movimento Finale, in una varietà di tipologie giocose. Nelle sinfonie parigine e londinesi è
pienamente realizzato lo stile sinfonico con l’individuazione della scrittura degli strumenti e il loro impiego
ora a solo, ora per famiglie, ora in particolari combinazioni timbriche.
L’ultima fase (1795-1809), segnata dal ritorno presso gli Esterházy, è quella dello stile tardo oratoriale,
caratterizzato dall’influenza mozartiana e in ambito espressivo strumentale quella rossiniana. Emergono
anche, a tratti, sentori romantici. Inoltre, l’impatto con gli oratori händeliani lo indirizzò alla composizione
di musiche sacre, messe, composte per la ricostruita cappella Esterházy, e i due oratori.
La Sinfonia n°102 in Si bemolle maggiore è la decima su dodici Sinfonie Londinesi. Fu composta nel febbraio
1794 a Londra e la sua prima esecuzione avvenne, sempre a Londra, nel King’s Theatre l’anno successivo.
Essa fa parte del secondo gruppo delle sei composte a Vienna, dopo il primo ritorno da Londra. Haydn
scrive con una gravità che si riflette più nell’orchestrazione e in un nuovo carattere dell’armonia, che
nell’invenzione dei temi: un’armonia che annuncia già quella del periodo romantico. Nei temi troviamo il
vigore e la vitalità tipici di Haydn con dei rimandi ad uno stile popolare, ma il carattere malinconico delle

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armonie smentisce spesso ciò che i temi sembrano dire. La Sinfonia n°102 fu il lavoro con cui Haydn prese
congedo dal suo pubblico londinese.
L’organico si arricchisce rispetto a quello della Sinfonia n°39 (organico di inizio classicismo) ed è presente
dunque l’aggiunta di clarini e dei timpani. La scrittura orchestrale è consueta e fondata sulla dinamica a
terrazze (archi/tutti, solo/tutti, f/p). L’orchestra degli ultimi decenni del ‘700 è dominata dagli strumenti ad
arco: i violini primi suonano generalmente la melodia, i violini secondi e le viole hanno funzione di
riempitivo armonico, violoncelli e contrabbassi eseguono la parte di sostegno. Gli strumenti a fiato (flauti,
oboi, clarinetti, corni, fagotti e trombe) hanno un ruolo subordinato, raddoppiano per lo più le parti degli
archi per rafforzarne il volume o rilevarne determinati passaggi. I fiati, però, cominciano gradualmente ad
avere funzioni più indipendenti e a prendere parte in prima persona al discorso melodico. Il fagotto è
presente anche come solista e conduce la melodia, come nel caso del Trio. Nel II movimento viene aggiunto
il violoncello solo.
La sinfonia si articola in quattro movimenti: Vivace, preceduto da un Largo, Adagio, Minuetto col Trio e
Presto - e, a differenza della Sinfonia n°39 (dove i quattro movimenti erano equilibrati), la n°102 presenta il
I movimento come il più lungo, il II e il III hanno durata simile, mentre il IV è il più breve. Come nella n°39 il I
mov. ed il IV sono i movimenti principali e hanno funzione simmetrica: nel I si viene a creare un clima
gioioso e frizzante, poi ripreso nel IV. I due movimenti intermedi invece hanno una funzione di equilibrare
la tensione presente in quelli estremi: l’Adagio, che sembra non avere molto in comune con il primo
movimento, porta un momento di calma, riposo e un pizzico di malinconia, mentre le melodie del Minuetto
e del Trio presentano una riconoscibile somiglianza con l'introduzione della sinfonia: il Minuetto è austero e
deciso, mentre il Trio, la cui melodia viene condotta dall'oboe e dal fagotto, allude al secondo movimento
con la sua lentezza ed è più dolce, malinconico e languido soprattutto per le scale cromatiche presenti nella
seconda parte. Il Finale presenta un andamento più rapido dei tempi precedenti in forma di rondò
simmetrico (tripartito), privo delle irregolarità e variabilità strutturali dei rondò barocchi. È inoltre
caratterizzato dall’umorismo haydniano, divertente e al tempo stesso strutturalmente significativo per tutta
la sinfonia: contiene una sezione suonata in fortissimo, poi riproposta in piano che induce quasi
l’ascoltatore a ripensare all’introduzione della Sinfonia. Al contrario della Sinfonia n°39, dove la forma-
sonata veniva utilizzata per ben tre movimenti (I,II,IV), nella n°102 essa viene impiegata solo per il I. (il IV è
in forma rondò sonata e il II qui è realizzato come Adagio con tema con variazioni).
La planimetria tonale complessiva prevede: SIb (I movimento, con sol come tonalità contrastante); FA (II
movimento, stranamente non nel tono della sottodominante), SIb (III movimento, sia Minuetto che Trio),
SIb (IV movimento).
I forti contrasti dinamici e di texture, le variazioni della densità ritmica e la discontinuità del contrappunto
sono dei rimandi a quel clima sturmish presente nella Sinfonia n°39, anche se nella n°102 l’atmosfera si
presenta meno drammatica, dunque più festosa. Possiamo osservare inoltre una maggiore consistenza del
linguaggio, a cui gli ottoni apportano un contributo essenziale. Forte è la presenza di quello che viene
chiamato “umorismo haydniano”: egli cerca di sorprendere l’ascoltatore inserendo pause improvvise, passi
parodistici come ad esempio gli interventi rapidi di flauti e fagotti nel IV movimento subito dopo
l’esposizione del tema.

I – Largo, Allegro Vivace

 Il Largo è impiantato in SIb maggiore e precede l’Allegro Vivace. Un tutti solenne dell'orchestra al completo
con un rullo di timpani annuncia il suo tema che sembra poco definito nella sua direzione: la melodia
prevede sei battute suonate dai soli violini con un motivo ascendente per quarte (questo tema avrà grande
importanza perché è da qui che deriveranno i due temi principali dell’Allegro Vivace successivo). Le nuances
nell’accordo all’unisono, la ripetizione delle prime 2 bb. (b.6), il graduale crescendo e di seguito un
diminuendo, la melodia caratterizzata da cromatismi (b.7) e le sincopi effettuate dai primi violini rendono la
caratteristica principale di questo Largo dunque la mancanza di definizione: se questa parte fosse netta e
precisa rischierebbe di sembrare il vero inizio della composizione. Si alterna serenità a una struggente
armonia romantica (la tensione sale grazie alle scale ascendenti) che si dissolve con l'arpeggio del flauto
(b.22 settima di dominante che introduce la modulazione in SIb) prima che la melodia esploda in un Allegro
Vivace esuberante.
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 Il Vivace, impiantato sempre in Sib maggiore, realizza una forma-sonata. Sul piano tecnico il culmine
avviene con il canone a tre voci verso la metà dello sviluppo, mentre a livello espressivo lo troviamo nel
rullo dei timpani che precede l’iroso ritorno del tema all’inizio della ripresa. Da notare il contrasto forte/
piano (realizzato non solo dinamicamente, ma anche dall’alternarsi del tutti e del solo), l’uso del
contrappunto. La melodia è gioiosa ed emerge un motivo ben scandito udito per la prima volta nella parte
dei primi violini. Il secondo tema non si presenta nella forma abituale come distesa lirica, ma sotto un
aspetto austero. È inoltre completamente indipendente dal primo, piuttosto che essere una sua variazione.
Lo sviluppo è drammatico, con una sorta di rincorsa dei due temi. La ripresa termina con una coda
tempestosa. I due temi sono fortemente interrelati, a scandire gli snodi della forma. La figura persistente
che ha aperto la sinfonia, è collegata alla seconda idea sia nell’esposizione che nella ripresa ma compare
anche nello sviluppo in veste di note sforzate all’interno del tessuto orchestrale generale (es. b.156 e bb.
194-208).

 Il primo tema è affidato ai violini primi ma marcati sono anche i tre accordi iniziali dei fiati che
caratterizzano il tema rendendolo energico e deciso. Esso (a) viene proposto due volte: prima in forte (tutti)
e poi in piano (aggiunta flauto solo). La melodia è caratterizzata dal levare e dall’alternanza di legati e
staccati come nel Largo, ciò rende il ritmo denso. La musica risulta violenta ed energica come ai tempi dello
Sturm und Drang: gli ottoni (corni e trombe) con i timpani risaltano il tono trionfale.
 Nella transizione troviamo del materiale simile a P e la medesima alternanza staccato/legato. È un
passaggio modulante (b.49 inizia a modulare verso la tonalità di Fa maggiore), e risaltano i forti accenti
ritmici che i fiati eseguono a bb. 42-44. Il contrappunto è molto evidente da b.60 a b.65 nelle quali si odono
i quarti staccati dei violini primi e durante la pausa di questi ultimi cadono gli accordi dei fiati.
 Il secondo tema ha una struttura inusuale: annunciato da pause, da un unisono di tutti su un fortissimo
accordo di Fa maggiore in primo rivolto, segue la melodia in piano. A b.92 inizia un ribattuto. Di grande
importanza è il rullo dei timpani da bb. 100-104 che incalza il ritmo per portarci al clima denso delle
codette.
 Nelle codette sono presenti solo i violini e si presenta una melodia (c) ribattuta e staccata in piano.
L’esposizione termina in Fa maggiore.
Lo sviluppo si articola in tre sezioni modulanti.  La prima sezione presenta materiale preso da b e da a.
L’inizio è in fortissimo e poi immediatamente piano, ritorna forte alla ripresa della testa del primo tema per
poi continuare tutto con uno sforzato. Si toccano le tonalità di do minore e Mi bemolle maggiore. A b.118
inizia un ribattuto martellante di ottavi (si ritorna in do minore) eseguito sia dai flauti, sia alternato tra i
violini primi e il basso, che dà allo sviluppo un ritmo denso e veloce.
 La seconda sezione inizia in Lab maggiore, viene eseguita quasi interamente solo dagli archi, il materiale
è lavorato su b, la melodia affidata al fagotto solo per tre battute (bb. 132-134), la melodia viene poi
realizzata con note da un quarto e staccate degli archi soli. A b.147 si aggiungono gli oboi che introducono
una melodia nuova ed eseguono un controcanto con gli archi e inizia una progressione.
 Nella terza parte l’organico è al completo con l’assenza dei timpani. Il materiale è simile a b e inizia in do
minore. A b.161 inizia un rinforzo della melodia da parte di fiati e archi, facendo iniziare un canone a tre
voci (prima voce: flauti, fagotti e violini primi, seconda voce: violini secondi, e terza: il basso). Con il solo del
flauto (b.185 in DO maggiore) vi è un’apparente ripresa del tema, con energiche catene di ottavi ripetute in
fortissimo. Le modulazioni e i cambiamenti vengono annunciati coi rulli dei timpani (bb. 220-226) che
preparano l’atmosfera per la ripresa, successivamente viene ripetuta la testa del primo tema. A partire da
b. 204 vi è ancora un’idea di progressione (successione di dominanti).
La ripresa è strutturata in modo simile all’esposizione, ma accorciata: per esempio non si ripeterà il primo
tema interamente, TR prende materiale della transizione dell’esposizione, ma lo ordina diversamente
inserendo anche materiale nuovo (bb. 234-235), SR inizia uguale poi muta da b.271.
 Il gruppo finale della coda è espanso: dopo l’esecuzione di a da parte del flauto e del primo violino
seguito da una corona, la coda prende un tono forte e deciso e un ritmo incalzante per il finale. Possiede
materiale di a1 e c.

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I – Largo. Vivace. (Sib : T)

sez. Introduzione Esposizione


bb. 1 22 30 38 49 81 105 110
s. sez P T S K
mot. a a1 a b c
ton. T(SIb) T SIb mod FA T FA

sez. Sviluppo
bb. 111 113 1162 118 124 132 154 157 168 184
s. sez l ll lll
mot. b a K b b a
ton. SIb do MIb do LAb do re sol do/DO

Ripresa
bb. 2262 234 263 286

s. sez P T S coda
mot. a b c/a1
ton. SIb SIb/re- SIb

II – Adagio

Il secondo movimento, un Adagio in tre quarti, è in Fa maggiore, ed è (con alcune varianti) la trasposizione
del Trio per pianoforte in Fa diesis op. XV n°26 dello stesso Haydn. La forma è un tema con variazioni
A-A1-A'-A'' (A1 non è una variazione di A, ma è rinforzato nella strumentazione e possiede delle dinamiche
leggermente diverse) su un tema esposto dai violini su un sottofondo di archi. Non vi è scoppio di passione,
né un’intera parte in minore, il dramma è appena accennato in improvvisi mutamenti dinamici su sestine
scandite. Particolarità del movimento è data dal suono orchestrale ottenuto da corni e trombe (clarini) con
sordina e l’utilizzo del violoncello solista, (non presente nel primo movimento) che si presenta quasi sempre
con terzine, all’interno dell’impasto omogeneo degli archi. L’Adagio presenta una melodia caratterizzata
dallo staccato, da scale cromatiche ascendenti e discendenti e dalle appoggiature. Il movimento si chiude,
eccezionalmente, con la dinamica sempre più piano.

 Il tema (A) è in Fa maggiore. Una melodia galante e dall’espressività sensibile caratterizza gli eventi della
prima metà di A. Nella seconda parte, forte impronta drammatica viene data dal passaggio improvviso da
piano a forte delle terzine dei flauti e violini primi dominata da un tema in minore di terzine di sedicesimi,
che era stato precedentemente accennato nel violoncello solo. In tutto il primo tema i corni, i clarini e i
timpani non suonano e inaspettato è l’accordo in forte a b. 11 in cui suona tutto l’organico. Ruolo
fondamentale è quello delle pause finali che creano suspense prima dell’arrivo della ripetizione del tema.
Piccolo gruppo finale di terzine che vanno alla dominante.
 A1 non è una variazione vera e propria, bensì una ripetizione del tema arricchito di abbellimenti e
appoggiature che danno un senso di leggerezza e serenità. I violini primi e i flauti ripropongono il tema A
uguale, ma i flauti lo suonano nell’ottava superiore con trombe e timpani in sordina che rendono la trama
ritmica più densa. Da notare, a differenza di A, l’utilizzo a b.24 dei corni come richiamo. Altro particolare
aggiunto ad A sono le terzine a b.26 di oboi, fagotti, clarini e timpani. Grande contrasto piano/forte e
presenza di sforzati (non presenti in A) ed un grande diminuendo a b.27 e crescendo a b.29 per poi
ritornare e finire in piano e poi pianissimo. Grande pedale di dominante a b.30.
 Nella prima variazione (A’), a differenza di A e A1, i flauti non raddoppiano i violini, ma vi è un
controcanto tra fiati e archi da bb.36 a 43. Molto evidente il tutti in forte a bb.43-44. Le stesse note
ribattute nelle bb. seguenti scendono di ottava sempre più piano, ed è presente un passaggio cromatico
che porta all’entrata della seconda variazione. Contrasto piano e forte con presenza di sforzati come in A1.
 Nella seconda variazione (A’’) l’organico torna completo. La trama s’inspessisce da b.54 con il ribattuto
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dei timpani e con le sestine di tutti gli archi, dei fagotti e dei corni e il clima, pacato fino ad allora, diventa
inaspettatamente burrascoso: questo accadde grazie alle dinamiche, ai contrasti f/p ed allo scoppio
inaspettato con il tutti in un fortissimo a bb54 (da rilevare sono i corni a bb. 55 che eseguono la nota lunga
tenuta fino alla fine) per approdare ad un improvviso piano a b.56 che ci condurrà lentamente al pianissimo
della fine.

II – Adagio. (FA : D) tema con variazioni


sez. Tema Seconda parte Prima variazione Seconda variazione
bb. 1 16 17 21 25 33 38 40 44
s. sez A A1 A’2 A’’3
mot. a a1 a a
ton. T V T SIb do LAb re do T

III – Minuetto col Trio


Sia il Minuetto che il Trio sono impiantati in Sib maggiore (nella Sinfonia n°39 invece erano rispettivamente
in sol minore e Sib maggiore). L’inizio riprende quasi esattamente la testa del tema principale del secondo
movimento e dunque il nesso melodico tra Adagio e Minuetto è molto netto grazie al tipico abbellimento
(appoggiatura) che viene usato per i temi di entrambi i movimenti: tale abbellimento nell’Adagio aveva
tradotto un clima lirico soave tipico del sinfonismo classico mentre nel Minuetto è usato per rendere il
clima forte e autoritario. Tale irruenza della melodia trasforma questo Minuetto in un complesso di
sentimenti e passioni travolgenti. Generalmente i flauti raddoppiano i violini. Nello sviluppo la melodia
rimane solo ai violini e i fiati eseguono diversi accordi, a b.34 inizia la ripresa nella quale la melodia è
raddoppiata dagli oboi all’ottava superiore. Al contrario, nel Trio, sono presenti oboe e fagotto solisti, la
melodia è cantabile, il timbro è caldo e il pezzo è caratterizzato da una romantica malinconia.

 Il Minuetto è tripartito e tipico per questa sezione è l'attacco in levare che lo caratterizza. Austero e deciso,
presenta una dinamica prevalentemente forte ed un clima di danza festosa, trionfale.  Nell’esposizione
spiccano molto gli accordi di corni, clarini. Caratteristico è l’alternanza di registro che avviene tra battuta
12-20 tra i flauti e i violini ed i rimanenti legni vl. secondi, viole e celli con le semiminime in un registro
basso con ribattuto e in staccato. Nello stesso passaggio sono presenti anche un evidente contrasto p/f,
sforzati e improvvisi piano (b. 12). Nella ripetizione della frase si percepisce una vera e propria spinta
ritmica.  Nello sviluppo la trama è leggermente più fitta data dalla presenza degli accordi dei fiati e delle
quartine eseguite non solo dai violini primi, ma anche dalla viola. Vi è una modulazione verso do-. Inizio in
levare con solo il basso, la viola, i violini secondi in piano staccato e note da un quarto. Un improvviso forte
con quasi tutto l’organico viene presentato con accordi nei fiati e con le sestine nei violini. Si termina in
piano come visto all’inizio con i soli di flauto, fagotto e oboe (bb. 31-32 introducono la ripresa).
 La ripresa è melodicamente diversa con qualche variazione (la seconda parte è spostata una terza sopra)
e la trama è leggermente più fitta poiché nella seconda parte vengono introdotti i clarini, i corni e i timpani
che nella parte precedente non erano presenti. È in levare e la melodia ha un carattere forte e deciso dato
dagli sforzati e dall’alternanza f/ff (nell’esposizione vi era un contrasto p/f). Il finale è presentato in forte
con note lunghe alternate da pause. A b.59 viene utilizzato un frammento dello sviluppo (VII di FA con
quarta alzata).
 Il Trio è bipartito (forma arcaica), è dominato dalle intime sonorità dell’oboe e del fagotto, mentre gli archi
hanno una funzione di accompagnamento. È ricco di cromatismi, l’atmosfera è calma, dolce e cullante
grazie anche alla guida parallela di un’ottava di oboe e fagotto (b.92). L’andamento è più malinconico (il
flauto che compare a tratti, inaspettatamente, appare come un ricordo lontano). Nella prima parte l’inizio è
in levare e sono presenti i soli delicati di fagotto e oboe in piano con sotto i violini primi che raddoppiano la
melodia degli strumenti solisti seguendo lo stesso ritmo, ma con moto contrario. Spiccano le scale
discendenti dei due soli durante le pause degli archi prima del solo del flauto che con il suo intervallo di
terza discendente caratterizza il Trio. Durante il solo del flauto l’oboe e il fagotto eseguono parti di una
scala ascendente. La seconda parte inizia con un breve solo dell’oboe ripreso e imitato prima dai vl. I e in
seguito dagli altri strumenti. I timpani sono presenti di rado.

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III – Menuet (SIb : T / SIb)
Minuetto Trio
sez. Esposizione Sviluppo Ripresa l parte ll parte
bb. 1 21 342 66 83 902
s. sez aa b a
mot.
ton. T D T T D T
(mod verso do-)

IV – Finale. Presto

Il quarto movimento è in Si bemolle maggiore. La forma di questo movimento è riconducibile ad un rondò


sonata ABACAB. Il clima è pieno di humour in contrasto con il tono generale della sinfonia per la quale ci si
poteva aspettare una conclusione diversa (tono più solenne e meno giocoso e leggero). Haydn non resiste
alla tentazione di far sorridere inserendo passi parodistici, come l’accennare il tema per poi non svilupparlo
subito, (ripetendo due volte l’incipit) ingannando così l’ascoltatore, oppure l’uso brillante di flauti e fagotti.
Vi sono spesso dei ritorni del tema principale del rondò e secondo alcuni autori (Hadow, Robbis Landon) la
melodia del finale deriva da una marcia nuziale croata.

 Il primo tema dell’esposizione è caratterizzato dal levare e il tema viene proposto in piano, poi viene
ripetuto con un crescendo. Le sezioni suonano alternandosi tra loro (prima solo archi, botta e risposta fra
archi e fiati, ed infine aggiunta dei soli del flauto nella ripetizione).  La transizione presenta un inizio in
forte con tutti e i flauti raddoppiano la melodia dei violini primi. A differenza di P la dinamica è forte, sono
presenti molti sforzati che caratterizzano tutta la transizione, il tono è più violento e meno spensierato di P.
Impiantata nella tonica parallela (sol-), si presenta un tema nuovo caratterizzato da serie di biscrome sia nei
flauti che nei violini (b.45) e l’accento del battere è dato maggiormente dagli accordi di fagotti, oboi, corni e
clarini. Picchi di note alte e tenute (bb54-56 fino ad arrivare con la b.59 al fa acuto al quale segue una
melodia in discesa). T termina con la ripetizione della testa del tema di a in Fa maggiore eseguita solo dai
violini primi con gli archi che segnano il battere.
 Il secondo tema in Fa maggiore con sotto pedale di dom. presenta una dinamica a terrazze, la melodia è
decisa e ben scandita, all’inizio determinata da un accordo in forte (quarto con punto in sforzato seguito da
quartine staccate in diminuendo. A b.109 H. ripropone un elemento già visto nel primo movimento, ovvero
il battere e il levare sono affidati a strumenti diversi.  Viene riproposto P in maniera integrale, la sola
differenza con P è che a non è ritornellato.
 Lo sviluppo inizia in forte e sforzato (tutti), il basso è in ribattuto (pedale che a b.172 come V di re
minore). Dal punto di vista espressivo e melodico l’inizio è drammatico e cupo (inaspettato dato
dall’espressività gioiosa che caratterizza tutto il movimento). Abbiamo materiale nuovo (f,g). All’udito
spiccano le scale ascendenti date dai violini in contrapposizione alle note tenute dei fiati. E d’impatto sono i
forti rulli di timpani da bb. 174-177 Come suo solito Haydn smorza l’atmosfera togliendo poco alla volta
degli strumenti dall’organico lasciando la stessa traccia melodica, prima eseguita da tutti, progressivamente
a meno sezioni, dando un’idea di sfumato (bb.182-186). Nella seconda parte (g) vi è una contrapposizione
tra il flauto solo (contrap. anche fra le modulazioni, re minore diventa maggiore come dominante di sol-, b.
187, e va verso Fa maggiore b.196) che esegue una melodia malinconica con slanci di luce (come nella
Sinfonia n°39, luce/ombre) mentre i violini ne eseguono un’altra. Importanti sono i forti accordi di clarini
supportati da corni nel 199-201.  PR è abbreviata (solo a), rilevante è l’assenza totale di fagotti, corni,
clarini e timpani, e molto caratteristica è l’aggiunta di materiale nuovo (h) che comprende scale discendenti
cromatiche di flauti e oboi (bb. 223-229 serie di settime diminuite portano alla tonalità di Fa maggiore)
alternate dall’accenno di semicrome e crome dei violini (che si alternano tra primi e secondi).  SR rimane
simile all’esp. tranne che per l’aggiunta del raddoppio della nota con punto che prima era solo eseguita dai
violini, ma ora anche dai flauti.  K è nella tonalità d’impianto e H. accenna l’incipit melodico di a per tre
volte di fila, ma affidando la parte a tre soli diversi (fagotto,oboe, flauto), per poi ripeterlo prima di
proseguire, ed è presente un’aumentazione (bb.274-281) in quanto la cellula ritmica dell’elemento finale
del tema si spezza, rendendo il valore ritmico sempre più ampio e dando così l’impressione di rallentando.
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Poi, mentre i fiati eseguono una melodia ascendente, gli archi ne eseguono una discendente, ciò viene
ripetuto due volte: la prima in forte e la seconda in piano. Nella seconda parte della coda il ritmo si incalza,
e tutti gli archi iniziano una serie concitata di quartine di semicrome con il rinforzo dinamico e armonico dei
ribattuti dei timpani e della nota acuta dei flauti. Il ritmo sembra placarsi, ma solo poiché le semicrome
sono alternate e scompaiono le quartine negli archi rimanendo solo come ribattuto nella viola e nel basso.
Caratteristica importante per la resa della conclusione della Sinfonia è il rullo dei timpani e l’improvviso
rallentando che era stato udito in precedenza viene travolto da pieni accordi dell’orchestra che conducono
il Finale verso una fine serena e positiva.

IV – Presto (SIb : T) rondò-sonata


Esposizione
sez. A B A
bb. 1 13 282 38 56 672 78 90 108 128 1402 1562

s. sez P T S P
mot. a a1 a b a c d e a a1 a
ton. T sol FA re FA SIB

Sviluppo Ripresa
C A B A
bb. 166 187 199 2142 222 234 246 265 286 298

s. sez P S K
mot. f g a h c i a abbr l m
ton. ped SIb SIb mod FA SIB