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LISOLA - Bimestrale di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno XI - n 2 (Marzo - Aprile) 2009

Belgique - Belgi1 P.P. 1000 Bruxelles 1 1/1605

Bureau de Dpt AfgifteKantoor 1000 Bruxelles 1

Chi dugnu chi sugnu!

Bimestrale di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno XI - n 2 - (Marzo - Aprile) 2009
Ed. Responsabile: Francesco Paolo Catania - Bvd. De Dixmude 40/bte 5 - (B) 1000 Bruxelles - Tel/Fax: 0032 2 2174831 - 0032 475810756

Nel tempo dell'inganno universale dire la verit un atto rivoluzionario. [George Orwell]
Lettera del 14.03.2009 inviata al Sindaco del Comune di Adrano e al Presidente della Regione Siciliana
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A quanti non lo abbiano ancora capito...


Altra Sicilia vive un momento di profonda delusione perch ci accorgiamo, prima ancora di cominciare, di rischiare una strumentalizzazione: quella di astuti politicanti che, blandendoci, cercano di toglierci quella autenticit e quella carica ideale che la nostra forza e il loro cruccio maggiore. Diciamo che avevamo voluto riporre la nostra fiducia in quanti sembravano parlare la nostra stessa lingua.

Vieni in Sicilia...

L'

CASTELLO U CANNUNI

Pagine 4 & 5

CASTELLO DI FALCONARA

Sembrava per, perch a conti fatti - vista la massa di "ricercanti" che si sono imbarcati in quel treno, identificate le mire di potere insite in quel progetto riteniamo di dover fare marcia indietro e smarcarci definitivamente. Al contrario di quelli che introdussero il cavallo di legno dentro le loro mura, L'Altra Sicilia lascia il cavallo fuori anzi lo spinge nel mare, con fierezza. Ricordiamo che, contrariamente ad altre associazioni che sono state capaci di accedere a fondi ed avere sovvenzioni per fare attivit, la nostra organizzazione ha sempre vissuto di volontariato, degli spazi che ciascuno di noi riesce a ritagliarsi sacrificandoli ad una passeggiata con i figli, una cena romantica o una pellicola distratta. L'Altra Sicilia, anche a costo di vedersi ridurre le sue possibilit, non accetta oggi di sacrificare alla necessit la sua libert. Non riceviamo sovvenzioni, non abbiamo soldi a disposizione, tutto quello che facciamo lo facciamo a spese nostre. Come L'Isola - periodico che tra mille difficolt riusciamo a ideare, scrivere e ad inviare a tutti gratuitamente (tranne pochi abbonati) - che continua e, anzi, vede il suo consenso aumentare di volta in volta. Questo pu bastarci. C'eravamo impegnati nella celebrazione del 63 Anniversario dello Statuto di Autonomia, avevamo creato un consenso che ci era apparso, sulle prime, autentico. Oggi vediamo ostacoli su ostacoli sovrapporsi all'organizzazione di una manifestazione che aveva raccolto consensi e adesioni eccellenti. Pi si avvicina la data della manifestazione, pi notiamo difficolt emergere. Purtroppo da qualche tempo ormai registriamo troppe voci che parlano di Sicilia e di siciliani. (Segue a pagina 2)

...te ne innamorerai !
Miti e leggende di Sicilia... Pagina 6

DAL GOVERNO DEI DUE CARLETTI ALL'OPERAZIONE MILAZZO Pagine 10, 11 & 12

DOSSIER
Aeroporti Siciliani: Vista panoramica

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Certo, siamo del parere che chi interviene per portare avanti le istanze e le aspirazioni della Sicilia e della sua gente non pu fare altro che inorgoglirci ed invitarci a continuare, ma oggi che ci vediamo pi chiaro, mostriamo una certa preoccupazione quando il nostro nome viene utilizzato da quanti si sono serviti per anni dell'emigrazione, dell'Autonomia e si sono spacciati come rappresentanti della nostra organizzazione a scopo meramente personale, senza averne titolo. Molti intervengono a nome nostro, possiamo anche ringraziarli, ma certamente vorremmo mettere i paletti: non abbiamo autorizzato n autorizzeremo chicchessia ad intervenire a nome nostro. Possiamo ancora farlo da noi stessi, ci siamo... "pagati questo lusso". Forse gli appetiti elettorali, l'approssimarsi delle elezioni potrebbe aver fatto aguzzare l'ingegno ai soliti noti. A costoro l'Altra Sicilia dice: NO! Non accettiamo di militare sotto alcuna bandiera. Abbiamo la nostra che abbiamo fatto sventolare per primi su tutti i municipi dell'Isola. Tutto il nostro operare un atto d'amore verso la Sicilia; uno struggente messaggio di devozione e di resa a dispetto di quanti non riescono ancora a comprendere, di quanti ci rimproverano sommessamente o con forza tacciandoci di eccessivo patetismo noi ribadiamo: devozione e resa. Devozione ai luoghi che ci sono rimasti lontani nella distanza, resa alla memoria che ce li avvicina nel tempo e nell'anima. Prerogative queste che non si acquistano ma che si hanno dentro, nel profondo. A quanti questo non lo abbiano ancora capito Ufficio Stampa L'ALTRA SICILIA

Letteradel 14.03.2009 inviata al Sindaco del Comune di Adrano ed al Presidente della Regione Siciliana
Trapani, 14 marzo 2009 Preg. mo sig. Sindaco/Presidente, in relazione alla manifestazione prevista ad Adrano per la celebrazione del 63 Anniversario della firma dello Statuto Siciliano, il prossimo mese di maggio, nel ringraziarla per l'attenzione che ci ha voluto dimostrare, siamo spiacenti di dover comunicare che L'Altra Sicilia ha deciso di ritirarsi dal progetto da lei stessa ideato e proposto alla vostra Amministrazione. Da alcuni giorni mi trovo in Sicilia per meglio organizzare l'evento e debbo, purtroppo, informarla che alcuni episodi stanno mettendo in luce pressioni da ambienti non noti che avrebbero tutto l'interesse a far fallire l'appuntamento di Adrano. In molti, dopo una iniziale disponibilit, hanno cominciato a defilarsi. E che qualcosa non torna, sarebbe dimostrato dal fatto che mi impossibile contattare alcuni di loro, quasi che non volessero dare alcuna spiegazione di queste improvvise rinunce. Comprender che quando si organizza una manifestazione si mette nel conto qualche rinuncia ma in questo caso le rinunce cominciano ad essere troppe e questo sembra un segnale molto chiaro che qualcuno si stia muovendo per far fallire questo importante appuntamento a cui lei ha voluto dare ospitalit. Per le motivazioni di cui sopra e non volendo causare all'amministrazione di Adrano un danno di immagine dopo la squisita ospitalit accordata alla nostra associazione, sono mio malgrado costretto a comunicarle che il Consiglio Direttivo dell'Associazione ha deciso di posticipare sine die l'evento che, considerate le premesse, potrebbe creare anche problemi di carattere economico-legale. Certi di poter collaborare in una prossima occasione, inviamo le nostre scuse e i nostri saluti cordiali. Francesco Paolo Catania Presidente L'Altra Sicilia

ARTICOLO 15 dello Statuto Siciliano


1. Le circoscrizioni provinciali e gli organi ed enti pubblici che ne derivano sono soppressi nell'ambito della Regione siciliana. 2. L'ordinamento degli enti locali si basa nella Regione stessa sui Comuni e sui liberi Consorzi comunali, dotati della pi ampia autonomia amministrativa e finanziaria. 3. Nel quadro di tali principi generali spetta alla Regione la legislazione esclusiva e l'esecuzione diretta in materia di circoscrizione, ordinamento e controllo degli enti locali.

Provinciae Delendae Sunt


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L'ALTRA SICILIA comunica con amarezza di aver rinunciato all'organizzazione dell'evento. Tutti i sostenitori verranno rimborsati della quota inviata, baster farne richiesta attraverso la sezione contatti del nostro sito www.anniversariostatutosiciliano.org * Rimborsato - ** Lascia la quota versata come contributo per l'Associazione
Michele Talluto - 25 * Se la goccia d'acqua dicesse: non una goccia d'acqua che pu fare un fiume ... non ci sarebbe l'oceano. Anna Thonus - 10 * Con l'augurio che questa volta tutte le istituzioni comprendano il valore della manifestazione. Marcella Dalpiaz - 50 * Dal nord un piccolo contributo per la vs festa nella speranza che i siciliani ne capiscano l'importanza. Pietrina Augugliaro - 10 * JMCO International - 20 www.ilconsiglio.blogspot.com 200 Salvatore Agostino - 10 Salvatore Mauceri - 10 Anonimo - 100 * "In Sicilia non importa far male o far bene:il peccato che noi siciliani non perdoniamo semplicemente quello di fare" Tomasi di Lampedusa Luciano Bove - 10 Salvatore Vullo - 10 * Giuseppe Nicotra - 15 * Rosanna Vutera - 25 * Epifanio Guarneri - 20 Con le vostre battaglie avete dato un passato a chi credeva di non averne uno. Alberta Talluto - 10 * Pina Allegra - 20 Francesco Butera - 5 Maria Talluto - 10 * Roberto Strano - 5 Cicciu Sinagra - 40 * * I am proud to be a sicilian. Thanks for all. Francesco Di Dio - 10 * Associazione Vors Zancle - 30 www.voraszancle.org Roberta Indelicato - 10 * Antonio Falzone - 10 * Maria Passalacqua - 10 * Roberto Ingrassia - 5 * Maria Giuliano - 15 * Antonio Cilona - 10 Giovanni Piazza - 100 Roberto Mirisola - 10 Carmelo Lo Re - 50 Rosario Brancato - 100 Frank Cannonito - 100 * * L'Altra Sicilia - USA Rocco Di Perri - 10 Giuseppe Santamaria - 5 Csar Chuffart - 10 Pietro Lauricella - 10 Massimo Costa - 70 Maria Gabriella Sorrentino - 30 Figlio del Caos - 50 * * Roberto Finocchiaro - 10 * Francesco Messina - 10 * Mario Cosentino - 5 * Salvatore Cal - 10 * Filippo Bonanno - 5 * Antonio Castorina - 10 * Famiglia Fascianella - 200 Giovanni Cappello - 30 Perch la Sicilia uno stato d'animo. Francesca Tribastone - 10 Stefano Cappello - 10 Elisa Cappello - 10 Giuseppe Cappello - 10 Gaspare "il Maestro" - 10 Carmela Mantione - 10 Gino Scala - 20 Anonimo - 5 Roberto Giannella - 20 * * Famiglia Rizza - 50 * * Francesco Simone - 20 Anonimo - 20 Genevive Catania - 20 * * Massimiliano Di Domenico - 25 Andrea Lanza - 15 Giuseppe Girlando - 30 Giuseppe Dimora - 10 Filippina Scalici - 10 Cecile Clement - 25 Roberto Intelisano - 10 Mario Miceli - 10 Antonio Alessi - 10 Piero Di Domenico - 25 Gino Santoro - 10 Siciliano libero - 20 * * Silvio Antonio Sedita - 20 Giovanni Morreale - 50 Rosaria Bonaccorso - 10 Salvatore Macaluso - 10 Antonio La Valva - 10 M. Della Cava - 10 Alfonso Genchi - 20 Cinzia Peloso - 20 Maria Di Trapani - 10 * * Antonino Maisano - 10 * * Jacques Maes - 10 Roberta Saporito - 10 Franois Collignon - 10 Francesca Milioto - 10 Antonio Lo Cascio - 30 Stefano Vullo - 10 Salvatore Aiera - 10 Sal Ferrigno - 50 Dall'America per l'Autonomia Isidoro Caravella - 120 * * Salvatore Siracusa - 10 Giovanni Pennisi - 10 Giuseppe La Rosa - 10 Calogero Carmina - 20 Anonimo - 20 Di Benedetto Bulla - 20

Nessuno pi schiavo di colui che si ritiene libero senza esserlo [ GOETHE ]


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SICILIA, UN GIOIELLO SENZA PARI

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Se mai nella tua giovent sognasti d'un paese nel quale per tutto l'anno regnano la primavera e l'estate, dove nell'inverno i monti sono smaltati di fiori fragranti, ... ; d'un paese che ha l'aspetto di un regno favoloso, ravvivato da una costiera dirupata alta e illuminata dal sole con gli scogli coronati di castelli su precipizi profondi, silenziosi e oscuri, ... ; se mai sognasti di un tal paese ... tale paese ti si dischiuso dinanzi agli occhi qui nella Sicilia, un gioiello senza pari, ... , la pi ricca di storia e di fati ..." Augusto Schneegans

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CASTELLO U'CANNUNI o CASTELVECCHIO

Vieni in Sicilia...

Storia: Su tutte le mappe, il Castello di Mazzarino definito Castelvecchio. Anzi, in qualcuna, con superflua e sgradevole ripetizione, Castello Castelvecchio. A tutti i Mazzarinesi, per, il Castello noto come "U CANNUNI", con l'unica torre cilindrica, quasi "cannone", che si erge impettita verso il cielo. Sorge a nord dell'abitato e, tuttavia, tanto vicino a questo da dare l'illusione di poterlo toccare, allungando la mano dallo spiazzale dell'Immacolata. E' rimasto ancora ad esso l'aspetto di nobile decaduto e continua a dominare la cittadina, in posa di sfida e di protezione. Il Castello stato e continua ad essere il cordone ombelicale che lega i Mazzarinesi al proprio paese: Poco importa che sia definita incerta la sua data di nascita. Una cosa certa "Mazzarino e il suo Castello" furono acquistati da Stefano Branciforti tra il 1282 e il 1292. Da ci si pu dedurre che esisteva prima di questa data e serviva da residenza a Signori e a Conti di Mazzarino. Nel corso della storia, un Branciforti prese la decisione di costruire il proprio Palazzo e vi si trasfer ed abbandon il Castello al suo rapido ed inesorabile destino. Con una "Patente", cio con un decreto, il Principe di Butera e Conte di Mazzarino, Salvatore Branciforti, il 18 maggio 1790, nomina un non meglio precisato Don Pietro Accardi, bench in et minorile, "Castellano di codesto Castello di Mazzarino, che trovasi vacante". Delle sue "quattro torri cilindriche merlate", oggi troneggia una, spettrale, spettacolare, dalla quale si ha la suggestiva veduta di uno scorcio del paese. In due di esse, praticabili, erano ricavate le stanze per l'abitazione, mentre le altre due avevano funzioni, sicuramente, difensive. All'interno delle sue mura una vasta corte, intorno alla quale si aprivano i numerosi locali adibiti a stalle, magazzini, dispense etc. Purtroppo, di quello che doveva essere un fortilizio ed una residenza

...te ne innamorerai !
principesca, il tempo ha risparmiato e tramandato soltanto i pochi ruderi che oggi si possono ammirare. Ristrutturato e restaurato nel XIV sec. e nel secolo successivo, oggi si mostra in tutta la sua imponenza distesa al sole, perch i posteri sappiano. Al fine di garantirne la fruizione e, di conseguenza, la conservazione, all'esterno del "maniero", nella parte a sud est, stato costruito un teatro che, mentre guarda il Castello, ha come scenario un vasto panorama sul quale l'occhio scivola fino all'Etna. L'ambiente ha riguadagnato il primitivo decoro. In questo teatro, risalente agli anni '80, si sono gi esibite diverse compagnie teatrali, con spettacoli che hanno reso meno lunga l'estate e riscosso il consenso non solo dei Mazzarinesi, accorsi numerosi, ma anche di persone venute dai paesi limitrofi. Per l'accesso al Castello, stata rifatta la strada omonima, con pietre bianche di Comiso e pietra lavica di Catania. E' stato, altres, ricostruito il muro di sostegno in pietra locale da intaglio proveniente dal monte Gibli. (icastelli.it)

Comune: Mazzarino - Indirizzo: localit Castelvecchio - Provincia: Caltanissetta - Propriet: Comune - Condizioni: Ruderi

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CASTELLO DI FALCONARA

Langolo della poesia

Catini
Lu solu ca carpisu m'pastatu di sangu. Lu sangu di la patria mia. 'Ntisi sulu ora lu s chiantu, ca curri ppi trazzeri arrivannu puru cc, 'tra 'sti palazzi signurili. Iu non sinteva lu scrusciu di catini pirch ammenzu ddi catini ci nascivi. Non lu sapeva prigiuneru pirch di libert non 'ntisi mai parrari. Ma sugnu figghia t, Sicilia mia, lu gridu ccu'sta vucca e ccu 'stu cori. E vidiri 'sta matri riddutta malamenti, li manu mei e lu cori mettu avanti contru li priputenti. M'addinocchiu cc, matruzza mia, dumannannu pirdunu su prima iu non 'ntisi lu gridu to strazianti: lu gridu di la Santa Libirt. Sabina Pellegrino
Sabina Pellegrino ha pubblicato il volume di poesie " Pagine ingiallite " nel 1981. Dopo essere stata in diverse "Radio Private" curando diversi programmi di poesie, si ritirata a vita privata. Con il volume " Pagine Ingiallite " Sabina ha dato tutta se stessa all'amore, con grande spontaneit e gran dedizione.

Storia: Nel territorio di Butera, su un promontorio circondato dal verde, si erge il castello di Falconara, l'unico tra i manieri della provincia di Caltanissetta ad affacciarsi sul mare. Risalente al XIV secolo, ampliato e rafforzato nel corso del tempo, mantenne la sua funzione di vigilanza contro le incursioni dei pirati fino a tutto il XVIII secolo. Passato dai Santapau ai Branciforti, ai Bordonaro, a met dell'800 gli fu aggiunto un nuovo corpo di fabbrica e fu ristrutturato come elegante residenza nobiliare, conservando l'antica struttura aragonese e l'originaria organizzazione spaziale. Il nucleo originario, costituito dalla vecchia torre quadrata, detta " della Falconara" per l'allevamento dei falconi che i signori vi tenevano in epoca non precisata, stato manipolato e ampliato dai diversi proprietari succedutisi nei secoli. (icastelli.it)
Comune: Butera - Provincia: Caltanissetta Come si raggiunge: Percorrendo la strada statale 115, si incontra il castello al km 245 Propriet: Privata - Condizioni: Discrete - Visitabile: Si

ATTO DI NASCITA DI UNA ... NAZIONE

LISOLA
Bimestrale di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana Bvd. de Dixmude 40 / bte 5 - (B) 1000 Bruxelles Cell: 0032 475 810756 - fpcatania@yahoo.it
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Miti e leggende di Sicilia...


La storia di Mata e Grifone
Messina viveva una bella ragazza dalla grande fede cristiana, figlia di re Cosimo II da Casteluccio; il suo nome Marta in dialetto si trasforma in Matta o Mata. Verso il 970 dopo Cristo il gigante moro Hassan Ibn-Hammar sbarc a Messina, con i suoi compagni pirati e incominci a depredare nelle terre in cui passava. Un giorno il moro vide la bella fanciulla e se ne innamora, la chiede in sposa ma ottiene un rifiuto. Ci provoc l'ira del pirata che uccise e saccheggi pi di prima. I genitori, preoccupati, nascosero Marta, ma il moro riusc a rapirla con la speranza di convincerla a sposarlo. Marta non ricambiava il suo amore trovando nella preghiera la forza a sopportare le pressioni del moro. Alla fine, il moro si converte al cristianesimo e cambia il suo nome in Grifone. Marta apprezza il gesto e decide di sposarlo. La tradizione ci tramanda che furono loro a fondare Messina.

SICILIA LALTRO IERI

La controversia Liparitana
Nel 1713, con il trattato di Utrecht termina in Sicilia il dominio spagnolo. Con questo trattato Sua Maest Cattolica il re di Spagna perde il regno di Sicilia che viene assegnato, soprattutto per insistenza degli inglesi che vedevano di mal'occhio sia Borbone che Austriaci, a Vittorio Amedeo duca di Savoja. Il governo sabaudo non lasci un buon ricordo per il suo fiscalismo esagerato; ancora oggi, di fronte ad uno spettacolo disastroso la gente del popolo esclama: "pari ca ci pass casa Savoia!" Appena insediato infatti Vittorio Amedeo oltre alle tasse ordinarie, fece pagare alla Sicilia un "donativo" straordinario per i bisogni del regno ed un altro per la lista civile del re, e in ricompensa, affid tutti gli incarichi di governo a Piemontesi, abbandonando la Sicilia dopo neppure un anno di permanenza, il 3 dicembre 1714 e lasciando a Palermo come vicer il piemontese Annibale Maffei. Non solo, ma priv il regno di Sicilia, chiamandoli in Piemonte, parecchi tra i migliori ingegni del tempo tra cui l'architetto messinese Filippo Juvara che arricch Torino di splendidi monumenti quali la Basilica di Superga ed il castello di caccia di Stupinigi; il Conte salernitano Francesco d'Aguirre, che nel 1719 riform l'universit di Torino europeizzandola; il giurista palermitano Nicol Pensabene e tanti altri. Ad aggravare la gi pesante situazione si aggiunse in questo periodo una controversia giurisdizionale tra il Regno di Sicilia e la Santa Sede, da sempre desiderosa di abolire la prerogativa dell' "apostolica legatia". Era questo un privilegio concesso da Papa Urbano II nel lontano 1097 a Ruggero, che riconosceva al re e a tutti i suoi successori giurisdizione su tutte le faccende ecclesiastiche purch non si infrangesse il dogma di fede o la salute dell'anima e per la quale tutti i vescovi siciliani (tranne quello di Lipari) erano direttamente nominati dal Re di Sicilia. Gi durante la guerra dei novant'anni (1282 - 1372, durante il periodo aragonese) i Papi avevano tentato di abolire questo privilegio siciliano senza riuscirvi ma l'occasione si ripresent il 22 gennaio del 1711, ancora in periodo spagnolo, per un incidente probabilmente voluto dalla curia pontificia, che accadde a Lipari, unica diocesi siciliana appunto che dipendeva direttamente da Roma. Il vescovo di Lipari, monsignor Tedesco, aveva dato da vendere ad un bottegaio una partita di ceci, frutto di decime, ma due guardie di annona esigettero da costui l'imposta dovuta, "un rotolo" di ceci (circa 800 gr). Il vescovo di Lipari ravvisandovi una violazione dei privilegi ecclesiastici commin contro gli ufficiali regi la "scomunica maggiore" per violazione della bolla pontificia "In coena domini" ma siccome, secondo il privilegio della "Apostolica legatia", in Sicilia per lanciare una scomunica occorreva l'approvazione regia, il vicer spagnolo, Marchese di Balbases, ne dispose l'annullamento. Non domo, il vescovo di Lipari ricorse al Papa Clemente XI il quale conferm l' operato vescovile ed il 18 luglio 1712 invi una lettera a tutti i vescovi della Sicilia, ingiungendo loro di rendere pubblica la decisione. Ma neanche un ordine di questo genere si poteva eseguire nell'Isola, senza la regia approvazione; pertanto il vicer Balbases destitu i vescovi che avevano obbedito al Papa e quest'ultimo in risposta, emise l' "interdetto" sulla Sicilia. Era nata cos per un pugno di ceci "la controversia liparitana" che continu per tutto il dominio sabaudo a colpi di scomuniche e controscomuniche con grave danno per l'economia del Regno e si concluse solo nel 1729. Un canto popolare ricorda questo periodo: Lu Santu Patri ni livau la missa, lu Re conza la furca a li parrini, la Sicilia fatta carni di sasizza, cca c' la liggi di li saracini. Divenuto generale il malcontento antisabaudo, nel 1718 l'isola fu facilmente riconquistata dagli spagnoli, ma in seguito al trattato dell'Aja che pose fine alla guerra della Quadruplice Alleanza, pass agli austriaci. Anche costoro tuttavia pretesero "donativi" straordinari dissanguando ancor pi la Sicilia e non lasciarono un buon ricordo tanto che ancora oggi per dire "scroccone" a qualcuno si dice "lapardero" , da hellebardier (soldato con l'alabarda). Razziarono anche l'argento che si estraeva dalle miniere in provincia di Messina. L'unico punto a favore della dominazione austriaca fu la conclusione della "controversia liparitana", in quanto Papa Benedetto XIII riconobbe finalmente il diritto dei siciliani all' "apostolica legatia" e abol l'interdetto. http://www.ilportaledelsud.org/liparitana.htm

La leggenda del cavallo senza testa


asce nella Catania del 700. Leggenda ambientata nella Via Crociferi ed inpassato residenza di nobili che vi tenevano i loro notturni incontri o intrighi amorosi che dovevano esser tenuti nascosti. Quindi, essi fecero circolare la voce che di notte vagasse un cavallo senza testa, voce che intimor la cittadinanza ed impediva alle persone di uscire di casa una volta calate le tenebre. Soltanto un giovane scommise con i suoi amici che ci sarebbe andato nel cuore della notte, e, per provarlo, avrebbe piantato un grosso chiodo sotto lArco delle Monache Benedettine. Gli amici accettarono la scommessa ed il giovane si rec a mezzanotte sotto larco delle monache, e vi piant il chiodo ma non si accorse di avere attaccato al muro anche un lembo del suo mantello, quindi, quando volle scendere dalla scala, fu impedito nei movimenti e, credendo desser stato afferrato dal cavallo senza testa, mor. Pur vincendo la scommessa, la leggenda fu confermata.

Il ratto di Proserpina
erere, sorella di Giove e dea che aveva insegnato agli uomini come coltivare i campi, era la madre della bella Proserpina, amante dei fiori. La leggenda mitologica ricorda che un giorno di primavera il Dio Plutone rimase colpito dalla vista della giovane Proserpina, se ne innamora e la rapisce portandosela negli inferi. Plutone era il pi odiato fra gli dei, perch il suo regno era quello delle ombre. Proserpina era morta con lui e tutto ci era avvenuto con il consenso di Giove. Plutone, in onore della sposa, aveva creato la fonte azzurra Ciana.Il ratto fu cos improvviso che nessuno seppe informare bene la madre della ragazza, Cerere che per tre giorni e tre notti la cerc ininterrottamente per tre giorni e tre notti. La verit le fu rivelata da Elios, il dio Sole, che le confess anche il consenso di Giove agli eventi. Alla fine, Cerere si adir e cominci a far soffrire gli uomini provocando siccit, carestie e pestilenze. Gli uomini, privati dellaiuto della Madre Terra, chiesero aiuto a Giove. Ma Proserpina aveva gustato il melograno, simbolo d'amore, donatole da Plutone e quindi a tuttii gli effetti sua sposa, e non poteva pi tornare definitivamente da sua madre. Giove, commosso dal dolore della sorella, risolse il problema decidendo che Proserpina stesse per otto mesi, da gennaio ad agosto, sulla terra assieme alla madre; e per quattro mesi da settembre a dicembre, sotto terra col marito Plutone, creando cos lalternanza di due stagioni nel clima della Sicilia.La leggenda spiega che Proserpina risalga alla terra in primavera per portare allisola labbondanza e per poi scompare ai primi freddi invernali.

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DOSSIER

Aeroporti Siciliani: Vista panoramica

2 - Aeroporto Trapani Birgi

Il

sistema aeroportuale siciliano composto da quattro scali internazionali (Palermo Puntaraisi, Trapani Birgi, Comiso Magliocco, Catania Fontanarossa) e da due scali minori situati nelle isole di Lampedusa e Pantelleria.Anche se la cattiva politica sia regionale che nazionale ne ha impedito il corretto sviluppo socio-economico e strutturale, tale sistema potenzialmente servirebbe in modo capillare e senza inutili sovrapposizioni tutta la Sicilia: in qualunque punto del territorio ci si trovi, in circa un'ora si dovrebbe essere capaci di raggiungere uno scalo. Le uniche aree a trovarsi a distanza superiore sono quelle eoliana e nebroidea. Per la prima la soluzione pi logica dovrebbe essere quella di un moderno idroscalo nelle vicinanze del porto di Lipari raggiungibile anche da Napoli e che permetterebbe di arrivare nell'arcipelago da qualunque area del Mediterraneo con un solo scalo intermedio in Sicilia o nel sud Italia. Un sistema usato con enorme profitto alle Maldive.

osto a soli 13 km da Trapani nelle immediate vicinanze della costa in un'area a fortissima vocazione agricola e turistica. Destinato a servire, oltre l'area trapanese, anche quella agrigentina e parte di quella nissena per i flussi turistici e per l'esportazione dei prodotti agricoli (vini pregiati).

Per quanto riguarda l'area nebroidea, pi che in un aeroporto locale la soluzione del problema dovrebbe risiedere nei collegamenti ferroviari con Termini Imerese e con Punta Raisi (il trasporto su gomma comunque destinato al declino). Come per il versante jonico della provincia messinese, anche per quello tirrenico si dovrebbe puntare ad un tempo di percorrenza non superiore ad un'ora per i paesi costieri pi distanti. Su questo sistema gi estremamente sviluppato, anche se per vari motivi deficitario nei collegamenti intermodali, dovrebbe innestarsi uno scalo di tipo hub capace di fungere da centro di smistamento per i voli intercontinentali per l'intero bacino mediterraneo. Diamo ora una sguardo a questo sistema dall'alto, grazie alle immagini satellitari di Google Earth.

Solo l'integrazione nel polo Punta Raisi Termini Imerese (e quindi Palermo-Catania-Siracusa) tramite collegamento ferroviario veloce permetter di sfruttarne al massimo le potenzialit. E' dotato di una pista di 2695 metri di lunghezza, che potrebbe essere allungata senza problemi (la linea bianca in figura misura 5 km). La sua posizione defilata rispetto all'asse Augusta Termini Imerese non lo rende ideale per la funzione di hub.

3 - Aeroporto Comiso

1 - Aeroporto Palermo Punta Raisi

tessa funzione dell'aeroporto di Birgi per un territorio con le stesse vocazioni. Anche la pista realizzata (2546 metri, quella militare ancora visibile nella foto ne misurava 1740) ha dimensioni simili dovendo accogliere la stessa tipologia di traffico. Servir principalmente il ragusano ed alcune aree del siracusano, del calatino e nel nisseno. La gara d'appalto per la gestione stata vinta dalla SAC (Societ Aeroporto Catania), cosa che permetter l'integrazione e la razionalizzazione con Fontanarossa (il discorso gestionale che dovrebbe essere fatto anche per Birgi e Punta Raisi). La comica inaugurazione della pista del 30 aprile 2007 (I Pagliacci - pag 9) ha, come previsto, lasciato il campo a ritardi (leggi nota a pagina 8) di ogni tipo. Ovviamente, la data di inaugurazione definitiva dell'impianto non stata rispettata. 3 - Aeroporto Fontanarossa

'aeroporto della capitale , tra tutti gli aeroporti siciliani, quello in posizione meno felice essendo a ridosso del mare per tre lati e con l'ostacolo delle montagne dal quarto lato. La sua pista, malgrado non sia ulteriormente allungabile, misura 3326 metri, abbastanza per poter effettuare collegamenti intercontinentali, ma non per permettere la funzione di hub. Il vergognoso stato del collegamento ferroviario con il centro cittadino (gestito dalle ferrovie di stato) dovrebbe da solo essere causa di rivolta: Punta Raisi dovrebbe essere un gioiello, la vera porta della Sicilia servito da una compagnia di bandiera con collegamenti diretti con le principali capitali mondiali.

ontanarossa il primo scalo della Sicilia ed il terzo-quarto in Italia . In effetti a pensarci bene rimane un mistero come un aeroporto dotato di una singola pista della lunghezza di appena 2435 metri (!!), una delle pi corte d'Italia, possa smistare pi passeggeri di una struttura molto pi adeguata quale quella Segue a pagina 8)

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palermitana. Ma i movimenti geopolitici che stanno portando alla creazione del blocc o infrastrutturale Augusta-Interporto di BicoccaFontanarossa-Termini Imerese sono iniziati gi da almeno un paio di decenni. E chi tali movimenti voleva impedire sembra non essere stato con le mani in mano. Ed ha agito proprio su Fontanarossa, l'aeroporto che dovrebbe

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Ora invece sembra che, grazie a quei pianificatori sin troppo attenti, non potremo fare altro che andare a distruggere la fertile Piana per costruirci questo hub voluto un po' da tutti, americani, cinesi, russi.

Invece guardate che bella struttura che hanno a Sigonella. Ah! come sarebbe facile piazzarvi una o due piste di 5 km: essere trasformato in hub. Ecco come si presenta oggi Fontanarossa, ingessato da un lato dal mare e dall'altro dalla linea ferroviaria CataniaSiracusa, dall'asse attrezzato, e dalla tangenziale in serrata sequenza: grazie a questa attenta pianificazione non possibile allo stato attuale allungare la pista di un solo metro. Guardando bene l'immagine vediamo un prolungamento della pista sino ai 5km (linea gialla), cio la lunghezza necessaria per il proposto hub, finirebbe esattamente in corrispondenza della tangenziale. Allargando lo sguardo un pochino (figura sotto) vediamo che il tracciato autostradale (linea rossa) sembra deviare verso oriente dalla sua naturale prosecuzione proprio in corrispondenza dell'aeroporto. Ed anche il posizionamento dell'asse attrezzato (linea blu) non sembra razionale, visto che il prolungamento dell'autostrada Catania-Palermo (linea gialla) va a finire praticamente nello stesso punto. Non sarebbe stato pi logico costruire l'asse I dati sulla lunghezza delle piste provengono dal sito dell'ENAC (www.enac-italia.it). Per visualizzare le immagini degli aeroporti da satellite in modo nitido, scaricare il programma Google Earth (www.earth. google.it) e digitare nella barra delle destinazioni a sinistra i nomi delle strutture come indicati nel post. ( ilconsiglio - marzo 2009 )

I ritardi dell'aeroporto di Comiso


aeroporto "Pio La Torre" di Comiso, linfrastruttura la cui inaugurazione era prevista per il 30 aprile scorso, non sar operativo prima dellinizio del 2009. La notizia, gi anticipata da Dedalonews, stata confermata a Il Sole 24 Ore Sud da Orlando Lombardi, il presidente della Soaco che gestir lo scalo per 40 anni. Il ritardo dovuto allo slittamento della consegna dellinfrastruttura da parte dellazienda realizzatrice; questa aveva chiesto una proroga di 180 giorni rispetto al termine previsto al 20 aprile scorso, la stazione appaltante ne ha accordati poi 143; linsistenza di un elettrodotto dellENEL e la necessit di acquisire un ulteriore terreno sono le motivazioni addotte per il ritardo, la consegna quindi prevista al momento per il 10 settembre prossimo. Sarebbero in corso contatti tra la Soaco e compagnie con lo scopo di definire il piano industriale dellaeroporto che comprenderebbe inizialmente collegamenti con le Roma e Milano e charter turistici.
http://www.dedalonews.it/it/index.php/06/2008/i-ritardi-dellaeroporto-di-comiso/

attrezzato in modo da congiungersi alla CT-PA all'altezza della tangenziale? Le cose sono due: o non stati capaci di pianificare, o si pianificato sin troppo bene... chi ha orecchie per intendere intenda. D'altronde senza quegli intoppi (in ogni caso facilmente aggirabili dal punto di vista ingegneristico) i Siciliani si sarebbero potuti mettere strane idee in testa, tipo quella di avere un sistema radar autonomo. E la cosa oltre Atlantico avrebbe dato fastidio (leggi "Pronti al decollo").

Il mondo quel disastro che vedete, non tanto per i guai combinati dai malfattori, ma per l'inerzia dei giusti che se ne accorgono e stanno l a guardare. [A. Einstein]

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I Pagliacci
a famosa opera del musicista napoletano Ruggero Leoncavallo tratta di una rappresentazione teatrale alla quale degli spettatori assistono ignari che quella che vedono non una finzione scenica, ma fatti reali, vero sangue e vero dolore. I siciliani nelle scorse settimane hanno potuto assistere ad una nuova versione dell'opera lirica nella quale gli spettatori, i siciliani appunto, vedevano svolgersi dei fatti reali ignari che quello che vedevano era in realt frutto di una finzione scenica. Lo scorso 30 aprile veniva inaugurato in pompa magna il nuovo aeroporto di Comiso, intitolato a Pio la Torre (per la gioia di pacifisti e professoroni dell'antimafia), con un volo proveniente da Roma carico di pezzi grossi venuti a fare la passerella in vista delle elezioni. D'Alema, il finto calabrese Bianchi, l'ascaro D'Antoni, tutti ad indossare i clowneschi abiti tipici delle occasioni come queste, le occasioni cio delle finte inaugurazioni in vista di una tornata elettorale. A Comiso infatti non c' niente, se non una lama d'asfalto stesa per l'occasione, tanto e vero che la dizione ufficiale dell'evento inaugurazione della pista, e non dell'aeroporto! I primi VERI passeggeri non potranno dire di essere atterrati al Pio La Torre per almeno altri 10 mesi. Dieci mesi secondo programma, perch, statene certi, subito dopo le elezioni cominceranno i sabotaggi. Pochi giorni dopo negli stessi territori del barocco, ma poco pi a nord, la pagliacciata aveva un risultato opposto: a poche ore dall'inaugurazione la Provincia di Siracusa ed i Comuni interessati scoprivano infatti che il tratto di autostrada Siracusa Rosolini non sarebbe stato inaugurato per almeno altri 10 mesi. Il motivo: manca l'illuminazione negli svincoli, in puro stile da sabotatore professionale. E cos si va avanti al cinque maggio, giorno in cui teoricamente si inaugurato ufficialmente il nuovo aeroporto di Catania Vincenzo Bellini (stranamente per nei giorni seguenti sugli aerei l'aeroporto era ancora chiamato Fontanarossa, visto che l'iter di intitolazione non si ancora completato). Ed qui che l'opera ha raggiunto il suo culmine, con i soliti noti che, dopo avere fatto di tutto per bloccarne la realizzazione, sbarcano da Roma con il loro codazzo di di portaborse, novella orda di garibaldini, in una surreale atmosfera di latitanza (preannunciata) delle autorit locali (provincia e regione), le quali hanno poi fatto marcia indietro e si sono presentate compatte con il dono di un carretto siciliano per il ministro pseudo-calabrese Bianchi. L'ironica protesta non pu che essere salutata con simpatia da tutti noi. Rimane per da vedere se anch'essa non faccia parte della pagliacciata, visto che sia Cuffaro che il leader dell'MPA sono dei grandissimi oratori, ma sino ad ora di lottare seriamente per l'applicazione dello Statuto non ne hanno voluto sapere. E per quanto riguarda i siciliani, non si neanche certi se siano stati veramente illusi da questa rappresentazione e dai suoi contorni (come la donchisciottesca protesta sull'intitolazione a Bellini inscenata dall'indegna vedova di Angelo D'Arrigo e da uno schizofrenico ex-ministro) visto che sono avvezzi da almeno 50 anni a questi festival di fuochi d'artificio senza sostanza. Valga da esempio l'indimenticabile inaugurazione dell'autostrada Palermo Messina di qualche anno fa: cambiano gli attori ma l'esito della commedia, fini conoscitori dell'opera lirica, lo abbiamo oramai imparato a memoria. (Il consiglio - maggio 2007)

Pronti al decollo

DOSSIER

'idea circolava gi da qualche mese, ma adesso i manager cinesi ci credono davvero e nei prossimi giorni verranno in Sicilia per mettere mano al progetto di realizzare un aeroporto a Enna, precisamente a Centuripe, come quello di Malpensa. (Sette cinesi a Centuripe sognando Malpensa MilanoFinanza, 17 febbraio) Malpensa? I cinesi sanno cosa sia e dove sia Malpensa? Ho i miei dubbi. O forse a sognare Malpensa sarebbero i Siciliani? Direi piuttosto che un po' tutti gli italiani pensando ai soldi buttati in quell'avventura hanno gli incubi. Al contrario i milanesi che durante le loro vacanze sono capitati dalle parti di Centuripe, si ricordano ancora di quelle aspre colline e di quelle vallate con dolce nostalgia nelle loro serate autunnali. Vogliamo veramente distruggere i dolci ricordi dei nostri ospiti? L'idea dellaeroporto internazionale piazzato nell'ennese non circola da qualche mese, ma da almeno un decennio. Il primo politico a proporre qualcosa del genere fu l'allora Presidente della Provincia Regionale (ahinoi...) di Catania, Nello Musumeci che nel 2002 dichiarava: I presidenti delle Province si sono soffermati, inoltre, sulla sempre pi evidente necessit di dotare la Sicilia orientale di un grande aeroporto intercontinentale che potrebbe essere localizzato nella Piana di Catania, quasi al confine con Enna. "Gi tre anni fa abbiamo illustrato lo studio commissionato ad una societ specializzata - ha spiegato Musumeci -. Lo scalo di Fontanarossa "ingessato", non pu estendersi e , quindi, tra pochi anni sar nell'impossibilit di accogliere un numero maggiore di transiti. Fra l'altro, questa emergenza cenere ha dimostrato che bisogna fronteggiare nuovi scenari e la localizzazione dell'aeroporto nella Piana consentirebbe di limitarne la chiusura a casi veramente eccezionali". Ma sentite cosa diceva a Salvatore Parlagreco l'economista Edward Luttwak, americano di origine rumena ben ammanicato a Washington e con le mani in pasta un po' ovunque (La Sicilia di Luttwak, Euromediterraneo del marzo 2000): Affidarsi alle scelte della compagnia di bandiera, l'Alitalia, sbagliato ed oggi non pi possibile.Come per i trasporti marittimi, e ancora di pi, una concessione internazionale darebbe frutti immensi, senza richiedere alcun investimento. Un aeroporto hub & spoke, centro di smistamento a raggiera, per il Mediterraneo: ecco che cosa va fatto e subito in Sicilia. Niente a che vedere con la Malpensa, che una specie di scherzo del destino. Tutti i voli che partono dal Nord Europa o dall'Est e devono attraversare una vasta area del Mediterraneo possono essere smistati in Sicilia, in un grande scalo internazionale, appunto hub & spoke. Si tratta di utilizzare l'autonomia regionale nell'ambito delle regole europee, in modo da soddisfare una domanda altissima di traffico aereo mediterraneo: dalla Spagna, il Portogallo, il Regno Unito verso il Medio Oriente, la Turchia, Israele, il Libano. Nel frattempo che a MilanoFinanza escono dalla preistoria e vengono in Sicilia a sentire profumo di futuro, spingiamo il naso un po' pi avanti degli altri e cominciamo a capire il vero motivo per cui si insiste con questa localizzazione in provincia di Enna [*]. Musumeci nel suo discorso di motivi ne indica gi due: la ingessatura di Fontanarossa e la cenere vulcanica. La cenere un non-motivo. Durante le ultime crisi vulcaniche la follia (Segue a pagina 13)

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LA STORIA CHE POTREBBE RIPETERSI ...


da "MA CHI E' QUESTO MILAZZO" (1959) di Felice Chilanti

DAL GOVERNO DEI DUE CARLETTI ALL'OPERAZIONE MILAZZO


HE COSA era accaduto, nel corso di 12 anni, fra il 1946 ed il secondo semestre del 1958, quali nodi erano venuti al pettine, e perch un uomo tranquillo, moderatore degli animi accesi e non certo suscitatore di pubbliche eccitazioni qual Silvio Milazzo, grid d'un tratto: La casa brucia! I fatti siciliani del secondo semestre 1958 sono a tutti noti, nelle grandi linee del loro svolgimento esteriore. Era caduto nell'ottobre il gover no d ell' onore vole Giuseppe La Loggia che si trovava in carica dal novembre 1956 quando era succeduto ad un governo Alessi. La caduta del governo La Loggia avvenne in modo del tutto particolare, alla fine di un lungo processo di logoramento. La Loggia fu costretto a dimettersi subito dopo l'approvazione dei bilanci della Regione. I bilanci presentati dal suo governo furono cio approvati ma egli dovette andarsene, con tutti i suoi assessori. Fu come se l'Assemblea avesse detto a Giuseppe La Loggia: Io approvo i tuoi piani di governo, quello cio che hai scritto nei bilanci, ma ti mando via perch non ho fiducia in te e nei tuoi collaboratori; non ho fiducia che tu rispetteresti le tue stesse leggi, so che mancheresti alle tue promesse, non terresti fede alla parola data . Fu dunque una strana e grave crisi politica e morale che investiva tutto un settore della classe dirigente siciliana. E la crisi era cos profonda che la martellante critica dell'opposizione, la chiara e perenne denuncia della stampa vanno qui ricordate le note politiche di Vittorio Nistic, direttore del quotidiano L'Ora e le inchieste da quel giornale promosse e coraggiosamente condotte avevano ripercussioni profonde non soltanto nella pubblica opinione dell'Isola, ma anche all'interno del partito democristiano, fra i dirigenti di esso. In realt quel governo era ormai uno strumento di interessi estranei alla Sicilia e talvolta avversi alla Sicilia; ed era una forma di degenerazione dell'autonomia, e quindi un elemento di oppressione non pi di liberazione delle energie siciliane. Il processo degenerativo si era sviluppato lentamente attorno al perno della dottrina e della politica democristiana dell'integralismo. E proprio in Sicilia, nell'ambiente ristretto d'una regione, nel contatto quotidiano e diretto del governo con gli uomini e gli interessi, nell'esercizio della amministrazione ravvicinata alla realt, quella teoria e politica hanno svelato la loro vera natura, il loro contenuto pi profondo, che appunto un modo antidemocratico, illiberale, monopolistico di esercitare il potere. Il gruppo politico di Giuseppe La Loggia era "fanfaniano"; meglio per dire che si trattava di una corrente politica cattolica che aveva, nell'Isola, fino all'ottobre, diretto il partito da sola, imponendo la sua volont alle altre correnti. Teoria generale di tale gruppo era ed l'esercizio integrale del potere; con quali mezzi? Con tutti i mezzi possibili. A quale fine? A Roma, naturalmente, i capi, predicano l'avvento d'un ordine cristiano integrale, realizzato con l'impegno sociale dei cattolici; e queste sono le parole, che contengono anch'esse gravi pericoli per il paese, la sua storia, la sua cultura, la sua libert.

A Palermo limpegno cristiano dell'integralismo prendeva le forme delle peggiori realt isolane: e con la fredda determinazione di controllare tutto il potere, ad ogni costo, ecco gli esponenti della occasione fanfaniana, andare spavaldamente e spregiudicatamente incontro alle alleanze pi deplorevoli, alle collusioni pi spericolate, associarsi ad ogni uomo e ad ogni gruppo sociale " utile ", in qualsiasi forma, all'integrale esercizio del potere politico ed al monopolio dell'amministrazione pubblica. Naturalmente questa corrente democristiana era del tutto estranea ai reali interessi della Sicilia, e la pi lontana dagli ideali dell'autonomia. Il disegno perseguito dagli integralisti si svolgeva sul perno di una forte centralizzazione per cui tutto doveva " venire da Roma ", e tutto " a Roma ritornare ". L'integralismo era di per se stesso un pericolo per l'autonomia e nel suo contenuto dottrinario era anzi inconciliabile col principio autonomistico. Quel gruppo dirigente democristiano aveva infatti ridotto il governo regionale a strumento dell'integralismo, di un pi vasto disegno, cio, del tutto estraneo alla Sicilia:una causa storicamente sbagliata e perduta. E perseguendo la fredda finalit di controllare tutto il potere i fanfaniani di Sicilia non esitarono ad associarsi ai vecchi arnesi, ai residuati della classe politica agraria dei baroni, corrotta e degenerata: si allearono, nell'intento di servirsene con gli avanzi mafiosi del feudalesimo, quelli rimasti nella campagna e gli altri, pi pericolosi, trasferitisi in citt. Si verific dunque un massiccio intervento dall'esterno sul cammino dell'autonomia, che pur fra gravi difficolt ed insufficienze, stava formando e maturando una sua nuova classe politica democratica ed illuminata. Gli integralisti tutto travolsero, escludendo ogni collaborazione che non fosse di fazione,adottando sistemi di governo e di amministrazione arbitrari ed autoritari. Nel 1957 ed ancora nel primo semestre del '58 l'autonomia dei Milazzo, con i suoi ideali ed il suo contenuto democratico, parve in liquidazione; era stata ridotta una voce sempre pi debole, un respiro affannoso che stava per spegnersi. I "fanfaniani" s'erano alleati infatti, da qualche anno, segretamente, con i grandi monopoli del nord, da loro considerati la pi solida garanzia di stabilit del potere. Il gioco era diventato grosso, e quasi disperata pareva allora la causa della "rivoluzione borghese" della Sicilia, cui le masse popolari avevano dato un cosi potente contributo. In fondo era calata sull'isola una nuova occupazione, che ebbe tutti gli aspetti di una congiura contro l'autonomia. Eretto un muro claustrale fra opposizione e governo, l'anticomunismo divenne il pretesto, l'arma, lo scudo dell'integralismo cattolico. Fu il solo argomento rivelato, pubblico, di quella congiura: in nome dell'anticomunismo si chiedevano i voti agli elettori, ed anche ai deputati in Assemblea; col pretesto "di non fare il gioco dei comunisti" si tacevano gli scandali, si tolleravano la malversazione e l'affarismo pi immorale, ci si arricchiva illecitamente, si vendeva la Sicilia al monopolio, ci si alleava coi mafiosi: e sorgeva a Roma e giganteggiava nell'Isola la figura del ladro autorizzato, il ladro di Stato! Ogni buona norma di convivenza civile e democratica veniva rinnegata; ed ecco la discriminazione accecante nella scelta degli uomini, ecco leggi giuste e giusti emendamenti respinti solo perch proposti dall'opposizione bandita; ecco il veto, l'anatema colpire gli uomini stessi del partito cattolico non associati nel disegno integralista, per cui proprio Silvio Milazzo, eletto a grande maggioranza presidente della Regione nel 1955, dovette sottostare al divieto di Fanfani e dei suoi fiduciari in Sicilia e respingere la " chiamata " dell'Assemblea. Era l'anno della grande calata nell'Isola dei monopoli del nord. La fredda volont di potere gener fenomeni mostruosi. La collusione della classe dirigente con le cosche mafiose, che era sempre stata un

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vergognoso segreto, talvolta una amara, inevitabile condanna, divenne costume di governo. I capi della mafia si aggiravano indisturbati per gli uffici del governo regionale, assistevano alle sedute dell' Assemblea quando occorreva intimidire un deputato e strapparne il voto. E la mafia non era pi la segreta consorteria chiusa nelle sue cosche, nei suoi tribunali, nel suo sottomondo: no, era diventata "una forza pubblica", perch alcuni dirigenti democristiani, per liquidare la fazione interna avversaria o per strappare un comune alle sinistre, facevano posto ai capimafa negli organi direttivi del partito. Posti di fronte alla necessit di scegliere fra la cosca mafiosa ed il partito di sinistra, e talvolta fra la cosca mafiosa ed altra corrente democristiana, gli integralisti non avevano esitazioni, perch essi volevano, esclusivamente, "tutto il potere" nelle proprie mani. Nell'estate del 1957 fu assassinato a Corleone i! medico capomafia Michele Navarra: egli era iscritto alla D.C., era ispettore della Coltivatori diretti di Bonomi, era presidente della Mutua dei coltivatori diretti. Chi scrive queste pagine ha condotto nell'autunno del 1958 una indagine sulla penetrazione della mafia in taluni organismi economici della Sicilia occidentale: ed ha scoperto e denunciato la presenza di intere cosche mafiose nei consigli d'amministrazione dei consorzi di bonifica e complicit in fatti di sangue di taluni membri di quei consigli d'amministrazione, tutti democristiani. Quella inchiesta sulla mafia fu pubblicata dall'Ora di Palermo e dal Paese sera di Roma. E proprio dopo un articolo che svelava queste cose, la mafia ha compiuto un atto terroristico contro il giornale L'Ora facendo scoppiare presso la rotativa una bomba di quattro chili di tritolo. Silvio Milazzo, che aveva nel 1948 convocato una conferenza stampa, di notte, per denunciare pubblicamente atti terroristici di mafia, proprio l dove quegli atti erano stati compiuti, assisteva amareggiato, e in silenzio, a questo sconvolgimento della fragile, delicata struttura della autonomia. Egli era stato relegato a mansioni marginali, escluso comunque, anche partecipando al governo, dai " grossi affari " di quella politica. E tutto cadeva ormai dall'alto; la vita democratica era paralizzata, gli enti e gli istituti della Regione trasformati in centrali del potere di gruppo, in greppie per i nuovi mangiatari incontrollati ed incontrollabili. Tutto veniva da Roma ed a Roma tutto ritornava! La borghesia siciliana che s'era finalmente affacciata al potere contro i baroni del '66, contro i funzionari romani ed alti commissari, nei primi anni dell'autonomia conquistata, era stata nuovamente messa in disparte e tradita. Ed il tradimento pi grave fu la congiura ordita dagli integralisti coi monopoli del nord. La tormentata storia della industrializzazione della Sicilia rivela con drammatica evidenza il travaglio attraversato dalla classe dirigente e dal popolo siciliano tutto, dall'industriale al tecnico, all'operaio, al giovane bracciante desideroso di lavorare in fabbrica. Per lunghi anni l'industrializzazione fu, in Sicilia, quasi un ideale la cui affermazione era resa difficoltosa da innumerevoli ostacoli, contrastata, insidiata da intese segrete non confessabili, vere e proprie congiure. Sono sorte grandi fabbriche nella Sicilia orientale, negli ultimi anni. Ma noi abbiamo visto anche enormi complessi industriali impiantati sull'altipiano della Nigeria, pozzi petroliferi nella foresta di Port Harcourt, giganteschi stabilimenti nel Kenia e sulla Costa d'Oro. Attorno a quegli impianti si aggiravano popolazioni primitive abbandonate alla loro secolare inferiorit e dipendenza. E grandi ricchezze prendevano la via del mare, sotto gli occhi di quei popoli. Non certo il caso della Sicilia, di un popolo cio di antica civilt, di grande cultura, maggiore indubbiamente nelle tradizioni civili dei fondatori stessi dei grandi impianti industriali. Ma il nostro riferimento ai colossi dell'industria gi veduti nel cuore dell'Africa nera, vuole rammentare a quei colleghi giornalisti, agli uomini politici ed anche agli studiosi sostenitori della teoria della grande fabbrica, che non questa o almeno soltanto questa la via del progresso di una societ. Anche uomini intelligenti come Montanelli hanno scritto che pretendere fabbriche che diano lavoro agli operai e guardare al problema dell'automazione con perplessit e preoccupazioni, significa essere arretrati, ostili al progresso, provinciali. Ma la questione della grande fabbrica automatizzata non preoccupa soltanto i Milazzo ed i La Caver

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ed i sindacati ed i partiti operai della Sicilia: anche nella grande America del Nord esistono queste preoccupazioni e scioperi di centinaia di migliaia di operai sono scaturiti dal problema dell'automazione, dalla preoccupazione del lavoro e del salario. Forse superficiale e provinciale la disinvoltura con la quale si tende ad eludere questo problema, che molto complesso e va studiato profondamente. La societ siciliana, per una serie di circostanze storiche e di forza maggiore, non ha compiuto il suo progresso nel mondo moderno col ritmo e le forme della societ europea, in generale. Non ha vissuto il complesso travaglio che ha portato dall'artigianato alla piccola industria, all'investimento nelle fabbriche dei capitali ricavati da agricolture fiorenti, alla officina importante; attorno a questo processo si sono sviluppate le societ progredite, articolate nei loro ceti e nelle loro istituzioni: operai, scuole, insegnanti, tecnici, case migliori, un benessere crescente e sempre pi vasto. Tutto ci accaduto prima della venuta di questa nostra epoca delle grandi fabbriche automatizzate. Ed evidente che l'automazione assume aspetti e pone problemi differenti nelle zone depresse e nelle zone sviluppate. I governanti di Roma e taluni dirigenti regionali siciliani prendendo la decisione di partire dal punto di arrivo e cio dall'impianto di grandi fabbriche automatizzate, si sono addossati una responsabilit pesante e sicuramente, prima di adottare la loro decisione, non avevano studiato abbastanza seriamente questi problemi del mondo moderno. La Sicilia in realt ha dovuto aprire le sue porte e consegnare le immense ricchezze del suo sottosuolo a giganteschi gruppi finanziari del nord e stranieri, frettolosamente, senza dibattito, senza neppure porre condizioni ai monopoli. Il bilancio di questa politica non positivo. In questi ultimi anni l'istituto regionale per il finanziamento delle industrie siciliane (IRFIS) ha concesso finanziamenti di favore, al basso interesse previsto dalla legge, alla Edison, alla Montecatini, all'Italcementi, per un totale di 22 miliardi di lire su 47 miliardi complessivamente investiti nell'isola dai tre monopoli. Il finanziamento complessivo alla Edison stato di 15 miliardi, su 31 miliardi investiti; alla Montecatini sono stati dati cinque miliardi e mezzo su 12 miliardi investiti, all'Italcementi oltre un miliardo su tre miliardi investiti. Il 21 aprile 1959, in vista della campagna elettorale regionale, si voluto annunciare un altro finanziamento dell'IRFIS alla sola Edison, per 22 miliardi di lire sui progetti di costruzione ed ampliamento dei complessi Sincat e Celene di Augusta. Si tratta della costruzione di uno dei pi importanti complessi chimici d'Europa in parte gi sorto, non lontano dai pozzi petroliferi e dove esistono lo zolfo ed i sali potassici: il complesso Celene di propriet della Edison per il 50 per cento e per l'altra met della Union Carbide Co. americana. A questo finanziamento di 22 miliardi concorrono la Banca Internazionale e la ancora sconosciuta Banca Europea, questa ultima con sede a Bruxelles. Ai fondi della Banca Europea concorre anche il contribuente italiano che, in base al trattato del mercato comune, finanzier l'istituto di credito della comunit con un versamento complessivo di 148 miliardi. Negli uffici dell'IRFIS si parla con entusiasmo dei grandi complessi industriali gi sorti e in corso di costruzione: prodigi dell'automazione, produzione di materie plastiche, trasformazione di millenari banchi di minerali, ieri ignorati, in fertilizzanti per l'agricoltura. Risuonano nuove parole in quegli uffici e con fierezza si afferma che la Sicilia non pi soltanto la terra dei capperi, degli agrumi e del vino, ma divenuta la terra della prodigiosa politena, dell'elettronica, dei procedimenti industriali pi avanzati d'Europa. Negli uffici dell'IRFIS si afferma che i 42 miliardi di finanziamento ai monopoli del nord furono un buon affare ed insieme una necessit perch la Banca internazionale non avrebbe investito capitali senza le necessarie garanzie e gi aveva stabilito di concedere finanziamenti soltanto ai privati escludendo gli enti statali o regionali. Vi sono impianti della Montecatini; della Edison e della Italcementi che invecchiano nelle valli lombarde e piemontesi - dicono all'IRFIS - e che forse non saranno rinnovati. Se verr una crisi si verificheranno chiusure e smobilitazioni al nord, non in Sicilia perch le industrie gi sorte o nascenti nell'isola producono al costo pi basso, secondo la tecnica del futuro.

Felice Chilanti - (1 . Continua)

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La posta dei lettori


Caro Signor Catania, seguo "L'Altra Sicilia" da qualche tempo e ne sono convinto elettore, specie da quando vivo stabilmente in Olanda. Le scrivo per dirle che ritengo lodevole il suo impegno e gli articoli presenti sul sito sono interessanti. La Sicilia deve essere valorizzata meglio e certi diritti non vanno calpestati o semplicemente dimenticati come purtroppo succede. Io sono siciliano di Grammichele, cittadina del comprensorio calatino in provincia di Catania. La citt famosa per essere esagonale, ricostruita dopo il terremoto del 1693 prendendo come modello Palmanova (Udine). Figlio di emigrati, sono tornato all'estero dopo la Laurea visto che le condizioni di vita e di lavoro male si confacevano alle mie aspirazioni. Qui invece ho trovato cio' che cercavo. Mi piacerebbe poter fare qualcosa, anche se da lontano, per la nostra isola ma le difficolt ci sono, eccome. Girando ad es. per negozi e bar nei pressi di Amsterdam, trovo ogni tanto qualche prodotto nostrano (olio, vino, cannoli) ma poca roba rispetto alle cose buone che produciamo ed io ne so qualcosa avendo fatto esperienza per decenni tra agrumi, vigneti e molto altro. I nostri prodotti non hanno eguali, lo sappiamo ma ho l'impressione che nessuno si prenda seriamente la briga di sviluppare pubblicit e commercio. La saluto, sperando di non averla infastidita. Cordialmente, Giuseppe Guzzanti (03 Mar 2009 - posta elettronica) Viivo ad Agrigento dal 1981 e da allora ad oggi il popolo agrigentino patisce la mancanza d'acqua. Speravamo che il cambiamento politico portasse nelle case agrigentine almeno l'acqua,bene prezioso per la vita dell'essere umano. Che fare ? dateci una mano!!!!!!! Aldo mucci

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autolesionista italiota si spinta sino a chiudere l'aeroporto di Reggio Calabria. La provincia di Enna molto pi vicina. Comunque, per risolvere il problema basta aggiungere all'ottima rete di monitoraggio vulcanico una piccola stazione meteorologica (su questo argomento leggi "Fontanarossa, il ponte aereo dei Siciliani"). Per quanto riguarda l'ingessatura, il termine si riferisce alla strategica presenza della linea ferroviaria proprio in testata di pista, seguita poco pi ad ovest dall'asse attrezzato e dalla tangenziale. Certamente il problema sussiste, ma anche in questo caso si tratta di problematiche gi affrontate e risolte anche altrove (vedi il post "Fontanarossa e l'aeroporto dei balocchi"). Si posto anche un problema politico: la provincia di Enna sarebbe pi gradita a Palermo. Se crediamo di dover decidere il nostro futuro in base alle coordinate provincialistiche tipiche del pi becero risorgimentalismo, stiamo freschi: meglio ammettere di non essere capaci di autogovernarsi. I terreni della Piana di Catania hanno un valore agricolo incalcolabile. Una bella colata di cemento ed asfalto che in definitiva non serve alla nostra agricoltura ed alla nostra industria (per quelle abbiamo gi 4 aeroporti internazionali in Sicilia...) a copertura di una delle zone pi fertili DEL MONDO per risparmiare 10 minuti di treno, non mi sembra un buon modo di fare politica. Ma allora qual' il vero motivo per cui viene con insistenza proposto l'allontanamento dall'area di Fontanarossa? Azzardiamo la nostra risposta sulla base di un articolo apparso qualche anno fa su Il Manifesto (Basi Usa in Italia, il caso Sigonella, 6 luglio 2004): L'ostacolo, benche' noto [ma a quanti?], va ricordato e si chiama radar. (...) A 150 chilometri da Sigonella gli aerei civili escono dalla rete di radar nazionale ed entrano in quella militare (americana) che li accompagna, quando non ci sono emergenze militari, fino a due chilometri dall'aeroporto; per questi due ultimi o piu' delicati chilometri il volo va a vista e se il pilota non e' sicuro, per comprensibile e ragionevole prudenza non atterra a Fontanarossa, ma a Punta Raisi o altrove. Se poi il pilota e' audace cresce il rischio... dei passeggeri. Manca il radar! E non solo: gli aerei vanno persino a vista! Si pu mai pensare di costruire un hub internazionale in queste condizioni? E siccome viviamo in una nazione di pavidi, nessuno si azzarda a dire niente ed invece di lottare per i nostri diritti continuiamo a piegarci ignobilmente. Anche perch al popolo colonizzato il cervello stato lavato per bene, e per la maggior parte anche solo immaginare la chiusura di Sigonella sembra un'eresia.

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Il mondo per gira per tutti. Oggi capita anche che una piccola nazione come il Kyrgykistan possa decidere di chiudere il sipario sull'occupazione americana: Il Parlamento del Kyrgyzstan ha approvato oggi la chiusura della base militare americana sul proprio territorio. Con 78 voti a favore ed uno solo contrario [?] Se solo a Sala D'Ercole... E pensare che non avrebbero neppure bisogno di forzare tanto la mano. Basterebbe ristabilire la legalit ed applicare gli articoli 49 e 50 del trattato di pace di Parigi (1947): In Sicilia e Sardegna tutte le installazioni permanenti e il materiale per la manutenzione e il magazzinaggio delle torpedini, delle mine marine e delle bombe saranno o demolite o trasferite nell'Italia continentale entro un anno dall'entrata in vigore del presente Trattato. Non sar permesso alcun miglioramento o alcuna ricostruzione o estensione delle installazioni esistenti o delle fortificazioni permanenti della Sicilia e della Sardegna; In Sicilia e Sardegna vietato all'Italia di costruire alcuna installazione o fortificazione navale, militare o per l'aeronautica militare, fatta eccezione per quelle opere destinate agli alloggiamenti di quelle forze di sicurezza, che fossero necessarie per compiti d'ordine interno; Il linguaggio antiquato ma il senso chiarissimo [**]. La partita oggi si gioca tutta intorno ai famigerati sistemi di sorveglianza MUOS ed AGS (quest'ultimo illegalmente annunciato recentemente dal "siciliano" La Russa [***]), disperato tentativo italo-americano di tenere la Sicilia sotto le luride grinfie. Se si impedir la loro costruzione, Sigonella torner ai Siciliani. Ed l che vedremo sorgere il nuovo aeroporto. ( ilconsiglio - febbraio 2009 ) [*] Per avere senso logistico e per attirare capitali stranieri l'hub deve sorgere sulla direttiva Augusta-Termini Imerese. Questo esclude Birgi (TP) e, vista l'impossibilit di allungare la pista di Punta Raisi, l'unica possibilit rimane la Piana di Catania, estesa da Fontanarossa (CT) sino al territorio di Catenanuova e Centuripe (EN). [**] Per un commento completo agli articoli in questione vedi Lettera aperta ai candidati alla Presidenza della Regione sulla smilitarizzazione della Sicilia, L'Altra Sicilia 7 aprile 2008. [***] Il sistema AGS gi stato approvato (ripeto, illegalmente) dal ministero della difesa italiano. Cosa che non ci preoccupa minimamente: oggi le decisioni del governo italiano valgono quanto il due di coppe con la briscola a mazze. (permettetemi il termine...) della attuale classe politica, gramigna che infesta ed intossica oramai infiltratasi ovunque nei nostri spazi vitali. I segni di reazione sono evidenti nel malato, ma gli attacchi del virus si fanno sempre pi veementi e sconsiderati. Se questi son dovuti a malafede o al semplice esplicitarsi di un destino genetico scritto tra le eliche del DNA ed al quale i nostri conterranei votati al tradimento ed al saccheggio, oramai divorati dal morbo, non sanno pi sottrarsi non si pu dire. Abbiamo pi volte ripetuto (e su questo tutti i siciliani sono d'accordo) come uno dei piloni fondamentali sui cui basare lo sviluppo e l'affrancamento del Popolo Siciliano fosse quello delle infrastrutture. Su quali infrastrutture non tutti sono d'accordo (vedi questione ponte), ma nessuno si sognerebbe di escludere da queste gli (Segue a pagina 16)

Aeroporti: la Regione Siciliana all'attacco di se stessa


Le malattie definite autoimmunitarie sono quelle nelle quali per qualche strana piega del codice genetico il sistema immunitario di un organismo inspiegabilmente incomincia ad attaccare se stesso scambiandosi per un nemico da annientare e consegnandosi ad una lunga e lenta degenerazione. La Sicilia soffre di uno di questi mali da circa 60 anni, dal momento cio in cui, vinta la battaglia per l'Autonomia, lasci che questa si cominciasse a corrompere dal di dentro portando a quel decadimento generale in cui oggi noi vaghiamo. Il processo non ancora giunto agli stadi terminali, e non sar fermato se non si agir in modo drastico estirpando la mala pianta alle radici. Il che non vuol dire l'eliminazione del malato (il Popolo Siciliano e le sue istituzioni), ma l'evirazione

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Fontanarossa: il ponte aereo dei siciliani. Ma guardiamoci bene le spalle.


a nuova aerostazione di Fontanarossa pronta: l'opera sulla quale basare il nostro futuro, la pietra angolare sulla quale impostare il nuovo sistema Sicilia e la rinascita dei siciliani. Molto pi di un ponte che vuole a tutti costi unirci al passato tenendoci appiedati ai capricci ed alle bugie di uno stato oramai allo sbando. Molto di pi di un'Europa ancora senza identit: noi l'identit l'abbiamo ed il Mediterraneo anche, e non possiamo stare a perdere tempo con chi non ha il coraggio di guardare in faccia la realt. Oggi il futuro non corre pi sui binari della "Freccia del sud" o del "Peloritano" o sulle strette corsie dell'Autosole. Oggi il futuro lo si raggiunge volando: e volando lo si pu anche riportare a casa. Oggi il futuro lo si raggiunge volando: e volare costa poco, pi o meno quanto prendere l'autobus. Fontanarossa la prima pietra di quel sistema costituito dai porti di Augusta e di Termini Imerese, dalle ferrovie ad alta velocit tra Augusta, Catania, Messina, Termini Imerese, Palermo e Trapani, dall'aeroporto di Comiso. Quel sistema cio che consegner la truffa dei plebisciti ottocenteschi all'immondezzaio della storia. Per bisogna lottare e vigilare, ch ascari e sabotatori di ogni sorta sono dietro l'angolo, pronti a sgambettarci ad ogni bivio ed a metterci sotto con i loro dati falsificati, con le loro sciatte indagini degne solo delle becere fiction con le quali continuano ad insultarci tutte le sere. Ecco perch credo sia giusto ora essere lieti per un importante obbiettivo raggiunto (il completamento dell'aerostazione ed il riassetto della SAC), ma anche rimanere calmi e passare subito all'azione. E tra queste righe passeremo all'azione con delle semplici considerazioni: 1. La torre degli uffici di Fontanarossa: la progettazione di un aeroporto non una cosa semplice. I controlli sull'operato di progettisti e ditte esecutrici sono molteplici. Eppure qualcosa in questo caso andato storto, e nessuno si accorto che la torre degli uffici superava in altezza la torre di controllo ostruendone di fatto il campo visivo. Non siamo pi negli anni 80. Il progettista non era il cognato di qualche noto politico locale. Qui si parla di ditte internazionali con decenni di esperienza. Non si stava realizzando un modellino per aggeggi telecomandati. Qui si tratta di uno scalo internazionale, il terzo polo aereo d'Italia. Smettiamola di nasconderci dietro un dito: questo sabotaggio. Punto. I mandanti non saprei. I motivi sono ovvi: Fontanarossa fa paura a Roma come a Milano, e questa paura innestata sulle beghe politiche locali ha fatto il resto. 2. Il finto problema della cenere vulcanica: qualcuno vuole ancora farci credere che un'aeroporto vicino ad un vulcano non pu stare. Siciliani, date uno sguardo al mondo invece di viaggiare ad occhi chiusi. Siete mai stati in Messico? In Giappone? Alle Filippine? Gli hub aerei in zone vulcaniche sono la norma, come sono la norma le piogge di cenere in concomitanza di eruzioni ed esplosioni. Eventi tali da traformare gli sfoghi dell'Etna in poco pi di un folkloristico sbuffo. Il problema cos sentito e conosciuto che L'Organizzazione Internazionale per l'Aviazione Civile ha preparato un documento di circa 150 pagine (Doc 9691) a tal proposito. Leggendolo ci si rende conto di come la chiusura dell'aeroporto non sia quasi mai contemplata, se non in situazioni catastrofiche. Nel documento si

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raccomanda pi che altro il monitoraggio atmosferico: la cenere infatti cammina con i venti e non 'a come gli gira quella sera'. Ed ovviamente la scusa della vicinanza del vulcano pu valere per Catania, ma non per un aeroporto situato in Calabria, chiuso per giunta a tempo indeterminato: la cenere viaggia alla velocit del vento, non a quella della luce. Ah... un'ultima cosa: il promesso radar per la cenere non esiste. Si sta sperimentando un'apparecchiatura del genere in Messico, ma quanto questa sia efficace nessuno ancora lo sa. 3. L'asta per la gestione di Comiso: la SAC per alcuni ritardi non sarebbe in grado di partecipare all'asta per Comiso. Si annuncia ricorso. Da Ragusa rispondono che essendo Comiso una aerostazione privata non si pu fare ricorso. Ma allora, se privata, perch istituire un bando cos rigoroso e non cercare di entrare direttamente in sinergia con Fontanarossa? Dalle dichiarazioni lette sui giornali sembra trapelare il sospetto che Comiso sia stato completato in cos poco tempo proprio per dare fastidio a Fontanarossa. Non sarebbe una sorpresa clamorosa: lo straniero ci invade anche grazie agli ascari locali. 4. Il prolungamento della pista di Fontanarossa: un nuovo scalo al centro della piana serve solo a distruggere gli aranceti. La pista pu essere allungata facilmente con molti meno soldi interrando ferrovia, asse attrezzato e, se serve, la tangenziale. In larghezza parte della decadente area industriale sarebbe meglio se fosse sepolta sotto l'asfalto di una seconda pista. Forse ora sarebbe il caso di chiudere l'aeroporto... Certo per ognuno di questo punti ci sarebbe parecchio altro da scrivere. Ma iniziamo a riflettere da qui. E soprattutto teniamo gli occhi aperti. (ilconsiglio - gennaio 2008)

Fontanarossa e laeroporto dei balocchi


Un modello per lo sviluppo della Sicilia
'estate scorsa, seduto sotto il pergolato di un Dammuso a Pantelleria, osservavo il canale di Sicilia ed il profilo della costa africana appena accennato dal rosso del tramonto. I miei pensieri venivano a tratti interrotti da dei lontani passaggi lineari che mi attiravano verso il filo di un discorso ben diverso dai dolci pensieri di quei giorni di vacanza. Ognuno di quei passaggi, ognuna di quelle navi mi portava ad interrogarmi sul loro percorso fino a quando, messa da parte la (scarsa) licenza poetica, mi sono reso conto che quel loro percorso era sempre lo stesso: provenivano tutte da est (cio il canale di Suez o lo stretto dei Dardanelli) e si dirigevano ad ovest (cio l'Atlantico o il nord del Mediterraneo). Gli stessi percorsi di duemila anni fa, gli stessi percorsi che hanno portato alla Sicilia la ricchezza, materiale e di civilt, di cui ha sempre goduto nei millenni: niente cambiato intorno a noi, niente si spostato. E' la Sicilia, siamo noi che ci siamo ritirati. Allora mi sono reso conto che oggi la vera ricchezza della Sicilia non quel sole o quelle uve zibbibbo che si stendevano intorno a me, ma semplicemente la stessa che ci ha arricchito in tutti i secoli passati: la sua posizione. Semplicementi sono cambiati i tempi, le tecnologie, le energie e noi non ci siamo adattati, non siamo stati al passo coi tempi... o pi semplicemente abbiamo abdicato ad altri il controllo della pi importante delle nostre risorse naturali. Basterebbe intercettare appena quel flusso di container a senso unico per riappropriarci della ricchezza che ci siamo fatti soffiare oper non aver pi avuto il coraggio di prenderci le nostre responsabilit. Bisogna allora partire da questa semplice considerazione per proporre e diffondere un concetto di ri-sviluppo della nostra isola relaistico e

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duraturo.

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LIsola senza porti

a rotta commerciale est-ovest passa da casa nostra. E lungo le rotte commerciali, lungo le moderne vie della seta, devono sorgere delle statio, delle fermate nei punti strategici, degli snodi, o per usare un termine moderno degli hub. Ora, guardando una mappa del globo eurocentrica non possiamo non notare che il fulcro di tutte le rotte est ovest o nord sud costituito proprio dal mediterraneo, ed il fulcro del Mediterraneo, il punto di snodo cruciale, l'hub per eccellenza la Sicilia. I porti, siamo un isola senza porti. Non ci hanno permesso di costruirli, non lo abbiamo chiesto, non lo abbiamo preteso, non abbiamo combattuto per i porti. E non lo stiamo facendo nemmeno ora. Ogni isola vive grazie al suo porto, anzi diventa ricca grazie al suo porto. Non noi. Quanto tempo risparmierebbero le grosse navi container se nell'andare da oriente ad occidente non dovessero risalire tutto il Mediterraneo per scaricare o caricare prima di riprendere la via della Colonne d'Ercole? Il tempo risparmiato si misurerebbe in giorni. Un flusso incalcolabile di ricchezza. Per noi e per chiunque si servisse del porto. Vediamo un po' di numeri. Oggi il porto itlaiano che movimenta il maggior numero di container Gioia Tauro (3.160.981 Teu) circa il doppio rispetto al secondo (Genova). E questo malgrado il maggior costo del trasporto ferroviario rispetto a quello marittimo, che sembrerebbe dover favorire proprio Genova, e la mancanza a Gioia Tauro dell'alta velocit, cosa che non ha praticamente influenza alcuna. Il motivo proprio il tempo di navigazione: dalla Cina ad Amburgo ci sono 21,4 giorni di navigazione, che diventano 16,3 per Gioia Tauro, uno in meno circa di Genova, senza contare il ritorno. Questi numeri indicano chiaramente che la funzione che le grosse compagnie di navigazione cercano quella di hub mediterraneo da dove i container possano essere smistati per gli altri porti e per i mercati interni. Dell'alta velocit non vi cos tanta richiesta. E mentre nel mondo le uniche opere che non sono mai entrate in crisi sono i canali artificiali, da noi tutto quello che si riesce a pensare un ponte. Le opere pi fallimentari mai progettate, per giunta a favore dei mezzi di trasporto pi antieconomici che esistano (cio quelli via terra) sono i ponti. E mentre nel mondo le uniche opere che non sono mai entrate in crisi sono i canali di navigazione artificiali, da noi tutto quello che si riesce a pensare un ponte. Ma quali ponti ha Dubai, isolata da un mare di deserto? Intanto ha uno dei porti pi importanti al mondo. Ma quali ponti ha Singapore? Guardate il suo porto. Ed i suoi grattacieli. Apriamo gli occhi. E smettiamola di guardare a nord. Non da li che viene la ricchezza. Non pi.

arabica, in Russia, nell'est asiatico DOSSIER (Giappone, Cina), negli Stati Uniti. Con buona pace del ponte.Gli europei preferiscono la cacca proveniente dalla Spagna o dal Marocco. I Padani tra qualche anno saranno pi straccioni di noi. Una cosa va detta per: nella situazione politica italiana attuale dire semplicemente no al ponte sarebbe un suicidio economico. Bisogna agitare l'arma populista del ricatto con i mentecatti di Roma. Basta che il ponte rimanga quello: un arma da minacciare e da non usare mai, come una bomba atomica. Un pegno da scambiare con qualcosa di pi solido: un porto ed un aeroporto. Un aeroporto vero per!

Il ponte di distruzione di massa

e opere pi fallimentari mai progettate, per giunta a favore dei mezzi di trasporto pi antieconomici che esistano (cio quelli via terra) sono i ponti. Ed ancora: mentre l'umanit ha faticato immensamente per tagliare in due le Americhe, per separare l'Asia dall'Africa, noi decidiamo di unire Sicilia e Calabria? Abbiamo unito l'Europa all'Asia ad Istambul: le merci continuano a passare sotto quel ponte indisturbate. Niente attraversa quel ponte. Abbiamo unito l'Inghilterra al continente con un tunnel: ma le merci continuano a passarci di sopra. Quali merci dovrebbero transitarci sopra? Le merci arriveranno a noi via mare e se ne andranno via mare. Le persone che viaggiano per affari effettivamente potranno scegliere tra un'oretta di volo per Milano e 12 15 ore di alta velocit (e se devi andare a Francoforte?). Cosa sceglieranno mai? Poi i turisti: a parte il costo dei biglietti d'aereo al giorno d'oggi... Ma una regione che ha da offrire la Villa del Casale, I templi di Agrigento o l'Etna (tanto per citare a caso) potr mai scoraggiare qualcuno per la mancanza di un ponte? O incoraggiarlo per venire a vedere una tale opera faraonica?. Ma siamo seri. Infine, l'ultimo bastione di carta velina dei pro-ponte: il trasporto della nostra produzione agricola. Che poi qui si parla solo dei prodotti delle serre del ragusano e di qualche arancia, che tutto il resto (olio, vino, frumento, formaggi etc) non ha di questi problemi. Anche qui ci si nasconde dietro un ago. I migliori mercati di oggi sono nella penisola

bbiamo gi parlato di Dubai, di Singapore e dei loro porti: in realt, fermo restando la mancanza di ponti, la loro fortuna dovuta ad una struttura ben pi complessa del porto. Cio alla sua convivenza con due degli aeroporti pi importanti nel mondo. Dubai e Singapore sono Interporti, parola che qui in Italia usiamo per indicare quelle che attualmente sembrerebbero pi delle fermate di tram in confronto alle strutture delle due citt stato: Genova, Livorno. Il vero balzo in avanti, il passare dalla provincia alla ribalta globale data dall'accoppiamento di un porto ad un hub aereo internazionale. E noi tutto questo lo avremmo gi, anzi ne avremmo due: uno a Catania ed uno a Termini ImeresePalermo. Ma stiamo lottando per loro? Per rendere l'aeroporto di Fontanarossa un vero hub? Ed ora cosa ti va a pensare la piccola mente malata dei nostri politici, che non riesce ad andare oltre l'impresa di costruzioni? Per fare un hub bisogna scegliere un'altra localit, vicino ed Enna, che Fontanarossa non va bene. E perch Fontanarossa non va bene? Udite udite: perch li vicino passa l'asse attrezzato e poco pi in l la tangenziale. A Malpensa ed a Fiumicino possono dormire sonni tranquilli. Certo, pi logico spostare un intero aeroporto piuttosto che creare dei sottopassaggi lungo le arterie di comunicazione stradale (come hanno fatto in decine di altri aeroporti). E poi cos prendiamo diversi piccioni con una fava: distruggiamo completamente la piana e la sua agricoltura, allontaniamo l'aeroporto dal porto in modo da far aumentare tempi e costi di movimentazione, ci allontaniamo dalla citt, cos da non avere le strutture turistiche ad un paio di fermate di metropolitana. Poche citt al mondo hanno una posizione pi fortunata di Catania: oltre alla sua posizione in seno al Mediterraneo, troviamo porto, aeroporto, ferrovia, vie di comunicazione principali, area industriale, area turistica (playa) tutte nel giro di poche centinaia di metri. Ed andiamo a piazzare l'aeroporto a Gerbini o addirittura ad Enna. Anche in questo caso la Sicilia diventerebbe l'hub aereo per eccellenza. Non c' un interporto-hub nel Mediterraneo, perch se ci fosse dovrebbe necessariamente sorgere in Sicilia. Altrimenti non sarebbe un hub. Altro che Fiumicino o Malpensa. Ovviamente ci sono anche i contro, che poi sarebbero solo la cenere vulcanica, che la nebbia alla Piana c' anche a Gerbini. A tal proposito dovrebbe farsi una piccola verifica di quanti giorni l'aeroporto di Fontanarossa stato chiuso per cenere vulcanica negli ultimi 10 anni per vedere se ci realmente significativo. E poi: siamo sicuri che questa cenere vulcanica sia un problema? Sono stati fatti degli studi? Ed ancora: lo spazio in Sicilia per avere una pista alternativa dalle dimensioni giuste c'. A Trapani basta ristrutturare anche l'aeroporto di Birgi. E poi? Da Birgi a Catania? Come ci andiamo? In treno? Ci vorrebbero 2 giorni!
(ilconsiglio - giugno 2006)

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hub portuali ed aeroportuali. In questo senso una grande battaglia stata vinta di recente con il completamento della nuova aerostazione di Catania, l'assegnazione della sua gestione alla SAC e l'aggiudicarsi di quest'ultima della gara per la gestione di Comiso allontanando i potenziali tentativi di sabotaggio inevitabilmente collegati ad una gestione "nordica". Catania e Comiso faranno sistema, con Comiso specializzato principalmente nel traffico cargo e Catania in quello passeggeri. Sulla stessa scia si prevede di integrare i porti di Catania ed Augusta e quelli di Palermo e Termini Imerese. Sulla stessa scia dovrebbero integrarsi gli aeroporti di Trapani e Palermo (fatto questo ovvio, ma di cui ancora nessuno parla) e si dovrebbero poi collegare i due poli tra di loro e con Messina tramite linee ferroviarie veloci e moderne (anche pi moderne della TAV da 4 lire della fallimentare impresa italiana). I vari distretti turistici e produttivi dovrebbero basare il loro sviluppo sui collegamenti con queste opere, mantenendo il loro territorio intatto o anzi risanandolo e dedicando spazio ad altre attivit che creino quel valore aggiunto che attualmente latita nella nostra economia. Ed invece cosa ti va a fare la Regione Siciliana, chiss per interesse di chi? Invece di finanziare le opere di collegamento

dedica 35 milioni di euro all'aeroporto di Agrigento, inutilissima opera che dovr sorgere nell'area di Racalmuto, ennesimo sfregio ad un territorio (quello siciliano) gi calpestato in ogni modo possibile ed immaginabile dal morbo autoimmune da cui siamo infetti. E come se non bastasse dobbiamo ancora difenderci dal ritorno di pazzie come l'aeroporto di Gela (che credo debba servire un paio di jet privati dell'ENI), quello delle Eolie (che non si capisce bene dove dovrebbero farlo entrare) e dalla folle idea di un mega aeroporto al centro della piana, una lama d'asfalto per risolvere il problema delle arance siciliane tagliandolo alla radice. Quanti aerei dovrebbero atterrare in Sicilia ogni giorno? Dov' lo spazio aereo per permettere cos tante rotte? O l'obiettivo solo quello di togliere spazio aereo agli altri? La guerra ancora lunga e le battaglie da superare innumerevoli. Ma niente sar risolto sino a quando il morbo non verr reciso con un colpo netto e sicuro.

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