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Bureau de Dpt: Bruxelles X

PP-PB / B - 01605
Belgi (N) - Belgique

P912772

Chi dugnu Chi sugnu !


Tanssimi potrebbero imparare dai propri errori se non fossero cos occupa a negarli. (Ignoto)
Bimestrale (sauf Juillet - Aot) di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno XVII - n 2 - Marzo/Aprile 2015
Ed. Resp.: Catania Francesco Paolo, Bld de Dixmude , 40 bte 5 B - 1000 Bruxelles - Tl & Fax: +32 2 2174831 - Gsm: +32 475 810756

Appello al Presidente MaAarella: apra gli archivi sulla


strage di Portella della Ginestra
pagg. 7 & 8

Correva lanno 2003: Chi voleva la morte del bandito


Giuliano? - Intervista a Giuseppe Sciorno Giuliano
pagg. 18 & 20
LEDITORIALE - SIAMO ALLA FRUTTA

LeAera aperta
di un nazionalista
siciliano
al primo siciliano
Capo dello Stato italiano

pagg. 4 & 5

- pagg. 1 & 2
Si spento Salvatore Riggio Scaduto
Magistrato di Cassazione in
pensione - pag. 2
N terroni, n meridionali, n altro,
ma Siciliani ! - pag. 9
"COSA VOGLIONO DALLA SICILIA ? "
- pagg. 9 & 10
Un conquisteremo Roma del X
secolo nella storia della Sicilia
Musulmana - pagg. 17 & 18

Siamo alla fruAa


di Eugenio Preta
alvini, il nuovo leader della Lega, vive un momento di grande
spolvero. Invitato in tutti i talk show, ne approfitta per veicolare
limmagine del contestatore critico delle malefatte di questo
governo, fustiga leggi improvvide, aborrisce misure
inappropriate per affrontare la lunga crisi che ci attanaglia,
denunzia larrivo continuo di immigrati, sembra veramente che si posizioni
dalla parte della gente, parli a nome della gente, dimenticando che il suo
partito ha fatto parte, e contribuito, in maniera determinante allo sfascio
oggi in atto (vi dice niente il porcellum del Calderoli?).
Per lo lasciano fare, conduttori compiacenti come Paragone, o in vena di
magnanimit come lo zerbinotto Floris o nella sua accidia verso qualcosa,

come Formigli, e il tipo recupera nei sondaggi, scrollando la testa alle


asserzioni di impantanati e immarcescibili giornalisti, politicanti o vecchie
zitelle assurte a fustigatrici. Interpretando televisivamente linsofferenza
dei cittadini, riuscito a risollevare la Lega del Trota dai prefissi telefonici
cui era caduta e lha portata oggi, se i sondaggi sono veritieri, poco dietro
o davanti Forza Italia.
Niente male se Salvini servisse per davvero a bilanciare una situazione
politica troppo traballante, pure a sinistra, ora che la destra si diluita
mostrando la sua vera natura, dopo gli accordi intessuti col suo omonimo
spirituale da Berlusconi.
Niente male, dicevamo, si tratterebbe di dinamiche elettorali,
normalissime se non fosse per il grosso patema che ci assale, noi
siciliani, quando sentiamo che le mire del lombardo si sono dirette verso il
sud la Sicilia. Tentativi maldestri e contro una tradizione che,
ricordiamo, faceva il tifo per lEtna quando era sconvolto da eruzioni, che
diceva che i napoletani puzzano, che lItalia si sarebbe dovuta fermare
allArno, mano a mano che un timido successo elettorale spostava verso il
meridione i voti della Lega.
Niente male, avevamo anticipato, senza per aver tenuto conto dei
siciliani.

Certo, illusi e disillusi, circuiti e abbandonati, i siciliani hanno drizzato le


orecchie ed hanno intravisto nel prevedibile vento filo- salvini, le briciole di
pollicino, il tracciato cio, il cammino da seguire per trovare opportunit
elettorali, per uscire dal labirinto creato dai partiti centralisti che hanno
sempre impedito alla Sicilia di decidere il suo proprio avvenire.
Nella fiaba del corvo e della volpe, ovvero delladulazione furbesca, la
volpe ruffiana riesce a circuire talmente lorgoglio del corvo da privarlo di
quel pezzo di formaggio che lui teneva saldamente nel becco.
Cos, nella calata al sud del lanzichenecco volpino, ci preoccupa la tenuta
del corvo siciliano incapace di memoria e disponibile anche a farsi
strappare il formaggio dalla bocca, quindi il voto nellurna. Sar pure
disperazione, fatto sta che ladulatore vive a carico di chi lo adula. Non
sappiamo e la vicenda di Salvini al sud ci lascia tante perplessit. Sar
cosa giusta? Visti i prodromi gi accennati, un popolo fiero ricorderebbe e
non banalizzerebbe le antiche elucubrazioni leghiste, non consentirebbe
spazi. Purtroppo, ripetiamo, suonano le sirene di una candidatura a favore
dei sondaggi e sentiamo di rincorse pazzesche per salire sul carro
leghista. Sappiamo di discutibili
proconsoli incaricati di arruolare le
truppe come lex democristiano
Attaguile, (oggi nel gruppo misto delle
autonomie, chiave passe-partout, e in
cerca di agibilit da guadagnarsi a
dispetto dei siciliani) abilitati a
dispensare patenti leghiste al di qu
del faro e, ripensando al silenzio
sospettoso che osservano oggi, Tosi,
Zaia o Calderoli, restiamo molto
preoccupati.
La nostra Terra si consegnata
sempre fiduciosa allo straniero,
affascinata da modi di essere che
venivano da fuori, abbagliata da
Angelo Attaguile
mode effimere ma non indigene, la
Sicilia vive una grande ambascia e nel momento di disperazione generale
si consegna al nuovo che avanza senza effettivamente aver considerato
dove potrebbe portarci questa nuova avventura e senza censurare
antiche bolle. Sappiamo di amici che si annusano, in questo stesso
momento, col proconsole incaricato per sentire che odore soffia, come
cani girano intorno alla disperazione di un osso abbandonato aspettando
la prima mossa. Peccato, ci diciamo, se dovessero mettere al servizio di
nuovi padroni stranieri il loro bagaglio di esperienze e conoscenze nella
foia di obbedire alla necessit di far uscire lIsola dal pantano di un
governo che ha chiuso gli interventi economici e strutturali del Paese sulla
linea ideale tra Napoli e Bari.
Intanto non solo Salvini accende i suoi motori, nella pervicace
insofferenza del governo centralista, assistiamo ad altri tentativi di
aggregazione per salvare la Sicilia.

La nostra Terra si consegnata sempre duciosa allo straniero, aascinata da modi di essere
che venivano da fuori, abbagliata da mode emere ma non indigene, la Sicilia vive una grande
ambascia e nel momento di disperazione generale si consegna al nuovo che avanza senza
eeIvamente aver considerato dove potrebbe portarci questa nuova avventura e senza
censurare anche bolle.
Bimestrale (sauf Juillet - Aot) di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno XVII - n 2 - Marzo/Aprile 2015

Si spento Salvatore Riggio Scaduto Magistrato di Cassazione in pensione


i improvvisamente spento allet di
83 anni, Salvatore Riggio Scaduto,
Magistrato di Cassazione in pensione.
Nella sua lunga carriera fu Consigliere
Pretore Dirigente di Caltanisse a e per qualche
anno di Gela; riut la scorta per lincolumit
della sua persona asserendo che il carcere
des)nato ai soli delinquen).
Na)vo di Salemi, di cara ere riservato, amava
molto rie ere. Condusse una vita so otono
uscendone in punta di piedi.
Ca olico convinto, amava molto le tradizioni
cultuali e culturali. Veramente innamorato
della Sicilia, rifulgendo dal casso del coro dei
pennaioli, lui amava denirsi una voce stonata e nei suoi scriI
cerc di fare chiarezza negli stereopi storico-culturali prodoI
dallucialit.
Di par)colare interesse la sua raccolta Can) della nostra Terra
che ha avuto ben tre edizioni, ed ancora Una Storia di Salemi, la
guida dellAbbazia Santo Spirito di Caltanisse a, Gli scri0
ere)cali, Il contributo di sangue di Salemi allinu)le
strage (diario di guerra 1915-18 di Francesco Paolo Scaduto),
Verit in mane e (con altri), In memoria della Chiesa madre di
Salemi, distru a dagli uomini e non dal terremoto, e poi
numerose collaborazioni tra le quali sono u)li ricordare I
Biangardi, la vita, lepoca, le opere, Roxasas, Carmelo Giunta,
pi ore ritra0sta nella Caltanisse a dellO o-Novecento, etc.


 

 

Salvatore
Riggio
Scaduto, gi Magistrato a
Caltanissetta, gi apprezzato per il suo autentico
Sicilianismo, fu un impegnato studioso di storia e di
etnologia. Noi de LALTRA SICILIA lo vogliamo ricordare
con una lettera inviataci in data 2003.
Caro amico Francesco Paolo Catania,
Ho ricevuto la Carta Politica delle rivendicazioni del Popolo
Siciliano che condivido pienamente. Ritengo, per, che la
compilazione di una tale carta, anche se poi affiancata e
La scorsa settimana col nostro amico Carlo Mangano
abbiamo scambiato le nostre perplessit sulla conferenza tenuta da Sicilia
Nazione, un nome affascinante e che farebbe sognare, se soltanto non si
presentassero poi sul pulpito personalit che hanno dato, nel tempo, prova
comprovata di aver perduto lattimo fuggente e non aver saputo catturare il
tempo del coinvolgimento popolare ed hanno continuato ad obbedire a
padroni forestieri. Piscitello, Armao hanno soavemente dichiarato che loro,
allindipendenza e allautodeterminazione della Sicilia non ci avevano mai
pensato ma che ora finalmente hanno capito. Peccato non lo abbiano fatto
quando occupavano posizioni istituzionali che avrebbero potuto dare
risalto alla spinta autonomista e che lo facciano ora, sospettosamente
purtroppo in periodo pre-elettorale.
Cos restiamo spettatori delle rincorse di Attaguile ed Armao, a loro stesso
dire apertissimi ad un accordo elettorale e di governo; ci piacerebbe
lanciare lennesimo urlo di adunata dei veri autonomisti, ma, onestamente
siamo sfiduciati, ci verrebbe di incrociare le braccia e osservare. Ma la
nostra Terra impareggiabile tracima verso il fango e non possiamo pi
assecondare, come il giunco, la piena. 

supportata da una capillare diffusione, potr


solo portare ad una generica e parolaia
condivisione senza alcuna conseguenza
pratica.
La prova di questa mia affermazione e
convinzione si ha nel fatto che pur
sussistendo nella legislazione italiana la
legge costituzionale dello Statuto Siciliano,
tutto rimasto come prima con laggravante
di avere svuotato di ogni serio contenuto
tale legge fondamentale, travisandone la
lettera e lo spirito e ci con il beneplacito e
senza alcuna rimostranza degli ascari di
destra, di sinistra e di centro, che da sempre hanno gestito
lautonomia.
Purtroppo il Popolo Siciliano dal 1946 ad oggi non riuscito
ad esprimere un VERO raggruppamento politico sicilianista,
che avesse rappresentanti nellassemblea regionale, nel
parlamento nazionale romano e meno che mai nel
parlamento europeo, per far sentire la voce di questo nostro
popolo e reclamare lattenzione dei nostri diritti e delle nostre
prerogative proclamati e sanciti solennemente nella legge
costituzionale anzidetta.
In compenso abbiamo avuto ed abbiamo una marea di sigle,
di associazioni e di partitini capitanati da generali senza
soldati, con la conseguenza che nessuno riesce a varcare
nemmeno la soglia di un qualsiasi consiglio comunale
siciliano e meno che mai dei parlamenti anzidetti dove si
potrebbe e si dovrebbe far sentire la nostra voce.
Il Nord Italia, invece, almeno in questi ultimi tempi, ha fatto
quello che noi non abbiamo saputo fare. Bene o male la
Padania fa sentire la sua voce pi o meno stonata, ma
sempre grintosa e viva attraverso un partito ed un capo aventi
voce in capitolo nel governo del Paese.
A noi, purtroppo, manca un capo carismatico che sappia
coagulare intorno a s e ad un partito le nostre istanze.
La via da seguire a mio giudizio quella della ricerca del
consenso politico dei Siciliani attraverso lorganizzazione
unitaria di tutti i gruppuscoli sicilianisti in un soggetto politico
credibile, attivo, dinamico e battagliero. Tutto il resto (carte,
proclami, memorandum, appelli ecc.) si risolve in un parlare
tra di noi, per come i fatti del passato ci confermano.
Mi rendo conto che il problema non di facile soluzione, ma
certamente non impossibile: basta volerlo.
Do atto della meritoria azione della vostra rivista, che
senzaltro contribuisce alla formazione delle coscienze e la
ringrazio per la pubblicazione dei miei articoli che ha fatto e
che vorr fare.
Tanti cordiali saluti con laugurio che le nostri comuni
aspirazioni possano avere presto successo.
Salvatore Riggio Scaduto

Bimestrale (sauf Juillet - Aot) di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno XVII - n 2 - Marzo/Aprile 2015

Lettera aperta di un nazionalista


siciliano al primo siciliano
Capo dello Stato italiano
Massimo Costa
Signor Presidente,
in ques) giorni ricever solo complimen) e
auguri: alcuni sinceri, altri interessa).
Assis)amo gi alle celebrazioni un po
provinciali per il conterraneo importante
che diventato Presidente della Republica,
come se questo di per s cos)tuisse chiss
quale vantaggio per la Sicilia in quanto tale.
Questa le era diversa, garbata, rispe osa
del ruolo che ricopre, ma diversa: ferma,
innanzitu o, e con questa vogliamo
ricordarle che oggi, pi che ieri, Lei
chiamato ad assolvere un obbligo in pi
nella Terra che le ha dato i Natali e che
anche la Nostra.
Il dodicesimo Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella
Diciamo subito, per onest intelle uale, che
chi Le scrive , opinione legi0ma in uno stato libero, convinto che Passiamo di sopra al fa o che il suo nome sia stato caldeggiato e
la Sicilia sia una Nazione a s e che se fosse uno Stato proposto da chi, da Capo dello Stato prima di Lei, o da Presidente
indipendente oggi non sarebbe cos avvilita come lhanno rido a del Consiglio, si dimostrato indierente, anzi dannoso, agli
circa duecento anni di forzata unione poli)ca con la Penisola. Tale interessi della Repubblica, prima ancora che della Sicilia,
convinzione, tale riscoperta della nostra pi vera iden)t e dei svendendola ai poteri for) dEuropa e a quelli nanziari globali. Si
nostri interessi, non solo di chi le scrive, ma sempre pi diusa dice dimmi con chi vai. e il fa o che Lei sia il Presidente voluto,
oggi in una Sicilia che, forse spinta dal bisogno estremo in cui ben voluto, da Napolitano, da Renzi, e da tu0 i poteri for) depone
stata ge ata, sta riscoprendo se stessa, al punto che i tan) molto male. Ma, passiamoci sopra.
servitori dellItalia, con tu o il rispe o, sono per noi Passiamo di sopra al fa o che Lei lennesimo Presidente di
retroguardie culturali, inu)li freni a mano )ra) per unintramontabile prima repubblica, di unintramontabile
lemancipazone della Sicilia.
democrazia cris)ana, che nessuno di noi ha mo)vo di rimpiangere
E comunque, a prescindere dalle convinzioni personali, oggi di se non perch ci che venuto dopo stato ancora peggiore.
tu a evidenza come i governi europeo e italiano s)ano Passiamo di sopra al fa o che il suo nome non legato ad alcuna
le eralmente strangolando una Sicilia che le eralmente MUORE ba aglia per la Sicilia, che non ha a memoria duomo mo)vo di
DI FAME! Dove le eralmente ai nostri giovani vietato trovare ricordarsi di lei, e che invece sia ricordato per una legge ele orale
lavoro
(il Ma arellum) che riuscita ad unire la limitazione della
De o questo, tu avia, il riconoscimento formale e legi0mo della democrazia unita alla formula per la sicura ingovernabilit
sovranit italiana sulla Sicilia da parte nostra, seppure carpito nel (vogliamo ricordare il famigerato scorporo che ridava nel
tempo con la forza, linganno, il bisogno, la disinformazione proporzionale i seggi alla coalizione scon a nel maggioritario?).
sistema)ca e il collaborazionismo delle classi dirigen) isolane, non Passiamo di sopra al fa o che, da poli)co, non abbia mai mostrato
pu mai venir meno senza cadere in uneversione che sarebbe comprensione alcuna per le al)ssime ragioni storiche che
solo controproducente. Ed per questo che oggi le scriviamo.
impongono alla Sicilia la necessit di un autogoverno: da privato
Noi eravamo e siamo in linea di principio rela)vamente ci adino aveva tu o il diri o di pensarla come voleva.
indieren) riguardo alla persona che gli italiani si vogliono Ma oggi Lei il Capo dello Stato. Oggi Lei unis)tuzione e in
scegliere come Capo dello Stato. Nulla cambier per noi, si diceva, quanto tale ha dei doveri verso gli italiani tu0, e in par)colare, da
ma questa volta, per la prima volta nella storia, un Siciliano capo Siciliano, verso i Siciliani tu0.
dello Stato che ci opprime, che tradisce tu0 i pa0 che so oscrive Lei chiamato prima di ogni altra cosa a far rispe are la
con noi, che con i suoi mezzi di informazione ci fa ogge o di una Cos)tuzione della Repubblica Italiana. Una Cos)tuzione sempre
con)nua campagna di linciaggio e di diamazione, e che deruba le pi calpestata, da so o, di lato e da sopra. Da so o e di lato per le
nostre risorse, le nostre speranze e il nostro futuro.
bordate autoritarie che, so o il pretesto della governabilit,
No, con un Siciliano al Quirinale, non pi lo stesso, e non riducono gli spazi di partecipazione per i ci adini italiani e per gli
possiamo tacere.
interessi priva) che svuotano, poco a poco, quella prima parte
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della Cos)tuzione che, dai rappor) economici a quelli economicosociali, rappresenta tu ora un monumento del diri o, anche per
lequilibrio mirabile che si stabilito tra una cornice liberale e
contenu) sociali, di ispirazione tanto solidaris)co-cris)ana quanto
socialista democra)ca.
Ma non dimen)chi, sopra u o, che di quella Cos)tuzione parte
integrante e inseparabile lo STATUTO DELLA REGIONE SICILIANA,
vilmente aggredito, vilipeso, oeso, disa eso, con danno
incalcolabile per questo pezzo di Repubblica italiana, che anche
la nostra Patria, che anche la Sua.
Le ricordiamo i termini della Ques)one, perch Lei, ranato
cos)tuzionalista, capisce benissimo cosa vogliamo dire.
I padri cos)tuen), con legge cos)tuzionale n. 2 del 1948
recepirono INTEGRALMENTE, cio senza alcuna riserva, lo Statuto
della Regione Siciliana che gi so o la monarchia era stato
conquistato, al termine di una guerra civile, e acce ato da
Umberto II. La Repubblica, alla sua nascita, non is)tu la
Regione, ma semplicemente la riconobbe per come gi era.
LAlta Corte della Regione Siciliana, con la sua storica sentenza n.
4, stabil che nessuna modica dello Statuto poteva essere
disposta per mezzo di leggi ordinarie, ma che il suo ordinamento,
ormai pienamente vigente, poteva essere modicato solo per
mezzo di leggi di revisione cos)tuzionale.
Lei sa benissimo che cos non stato. La Corte Cos)tuzionale si
macchiata, a par)re dal 1956, del crimine gravissimo di avere
a ribuito alla giurisprudenza, e non alla legge, il compito di
modicare lo Statuto, lasciando la Sicilia nella totale incertezza del
diri o, e quindi esposta allarbitrio dello Stato italiano, venendo
meno ai pi elementari obblighi di lealt is)tuzionale tra organi
dello Stato.
LAlta Corte, illegi0mamente, stata soppressa. Il Presidente
Gronchi, suo predecessore, ha semplicemente invitato il
Parlamento a rinviare la nomina dei componen) mancan), non
a seppellirla. Lei, purtroppo, probabilmente estensore dellul)ma
sentenza della Corte con la quale stato soppresso il Commissario
dello Stato, e con esso pra)camente tu o il )tolo III dello Statuto,
da giudice cos)tuzionale si conformato a questo solco di
illegi0mit. Ma, privata della legalit cos)tuzionale, la Sicilia non
avr mai alcuna legalit.
Oggi lo Stato per usare una espressione del suo compianto
fratello a non avere le carte in regola con la Sicilia. Ora, da
Presidente, ha il compito di riprendere le la di un discorso
interro o ormai da mezzo secolo.
In questo mezzo secolo abbondante non solo saltata la Corte
Cos)tuzionale speciale competente per la Regione, la cui
competenza, proprio perch speciale, non coniggeva
minimamente con quella della Corte Cos)tuzionale della
Repubblica, non pi di quanto, certamente, la giurisprudenza
europea non faccia oggi, prevalendo sulla medesima e vanicando
quindi il supposto principio della assoluta unicit di giurisprudenza
cos)tuzionale, peraltro non scri o da alcuna parte se non nella
stessa interpretazione della Corte Cos)tuzionale. Ma i giudici
recita la Cos)tuzione sono cos)tui) per legge, giammai per
sentenza! Altrimen) ogni giudice potrebbe autocos)tuirsi
competente. Questa una mostruosit giuridica alla quale porre
urgentemente riparo.
Ma, come dicevamo, non solo lAlta Corte ad essere saltata in
ques) sessantanni circa: saltata con essa, poco a poco, tu a
lAutonomia Siciliana, ma anche le sue nanze, e nanche

leconomia e la societ siciliana, oggi asservite ad una ignobile


dominazione coloniale italiana.
Non abbiamo pi nanze autonome, non abbiamo pi legislazione
autonoma, non abbiamo amministrazione realmente autonoma,
anzi siamo al di so o delle regioni a statuto ordinario. E, quindi,
non abbiamo pi n perequazione infrastru urale, n con)nuit
territoriale. La Sicilia oggi in realt una regione dierenziata al
contrario, allo sbando, derubata delle sue risorse, sogge a alle
peggiori condizioni economiche e scali, priva di servizi pubblici
degni di un paese civile. E tu o questo ha un responsabile preciso:
lo Stato italiano, inadempiente, sleale, patrigno pi che padre,
vera potenza nemica occupante.
Violato il Pa o, violato il debito di fedelt della Sicilia allItalia. La
Sicilia, annessa illegi0mamente nel 1860, da stato sovrano,
rinunci con lo Statuto alla propria indipendenza plurisecolare.
Oggi nessuno sogni di poter liquidare cos la Ques)one Siciliana. Di
fronte alla protervia dello Stato italiano, la Sicilia avrebbe tu o il
diri o di chiedere la piena indipendenza. Non dimen)chiamolo!
A Lei, per evitare ogni peggiore fra ura, e pi che ad un
Presidente qualsivoglia, spe a il dovere morale di ristabilire
quellAutonomia confederale che vollero i padri cos)tuen) per la
Sicilia, conforme ad una storia plurisecolare di Nazione a s che ha
la Sicilia. AllItalia spe a riparare, per i danni coloniali infer) alla
Sicilia, ovvero andarsene.
Noi non possiamo fare nta di niente quando un Siciliano abita al
Quirinale e quando, per di pi, un altro Sicilano il suo sos)tuto
naturale.
A questo punto sta a Lei, con gli a0 concre) con cui vorr segnare
la Sua presidenza, decidere se essere ricordato come il primo dei
benemeri) o il primo dei traditori della Sicilia. Sappiamo che di
tradizione democris)ana, e quindi per denizione moderato, c
chi ha de o lul)mo moroteo. Ma questa stagione dramma)ca
non pi quella delle mezze misure. Si impongono scelte for).
Sappia che gli occhi dei Siciliani sono su di lei.
Per ora buon lavoro.
Massimo Costa

IO NON SONO MATTARELLA - Potenza dei media! La


passeggiata domenicale, la visita alle Ardeatine, la giornata di
lavoro (pure di domenica.. a Palazzo dei Marescialli, un uomo mite
tutto casa (pagata) e lavoro (consulta). Hanno costruito un
personaggio mitico partendo da un semplice uomo grigio baciato
sempre da nomine e fortuna. Mi ritorna in mente l'articolo di
Sciascia sui Professionisti dell'Antimafia, gente che ha speculato su
banditi e pentiti e ne ha fatto la propria fortuna. Ma non neanche il
caso del nuovo presidente ?? Certo che nel magma di Palermo il
discrimine appare sempre sottile e i nomi si accavallano, con le
accuse mai provate o mai indagate a sufficienza. La famiglia
Mattarella non rappresenta uno spaccato delle famiglie siciliane,
stata sempre famiglia di potere... e l'equazione, per dirla con
Sciascia appare evidente. Ha gestito potere e vissuto di potere e
sospetti di mafia. Gaspare Pisciotta accus Bernardo Mattarella,
padre di Sergio, gi importante notabile DC in Sicilia - uno dei
manovratori della mafia per facilitare lo sbarco degli americani in
Sicilia - di essere addirittura mandante della strage di Portella della
Ginestra, per riuscire a screditare Turiddu Giuliano e domare le
aspirazioni separatiste, sempre in favore degli interessi italioti in
Sicilia.... IO NON SONO MATTARELLA.
Eppi

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Un Presidente siciliano ma chi semu priati


amma mia che euforia in Sicilia per lelezione di Sergio
MaAarella alla Presidenza della Repubblica.
E chi fu? S)amo calmi, cribbio! (non fateci caso se vi
viene in mente Berlusconi, non era mia intenzione).
Sempre a lasciarvi trasportare dallemo)vit me endo da
parte la ragione, che alla ne aora qualche tempo dopo.
Cerchiamo di ragionare, quindi
Ma arella siciliano, ma non siciliano.
Vi cunfunnistu? Mi spiego meglio.
Sergio MaAarella un siciliano perch in Sicilia vi nato e
perch ci ha vissuto e, comunque, ci vive ancora impegni
polico-istuzionali permeAendo. Ma non siciliano di
cultura, non lo policamente, cio non vede la Sicilia come
una Nazione.
Il ne polico di MaAarella , cos come quello di ogni siciliano
allinterno di par italiani, non il benessere della Sicilia,
ma dellItalia.
Voi direte: ma la Sicilia fa parte dellItalia, quindi il benessere
dellItalia anche quello della Sicilia.
NO! vi dico io, aggiungendo pure grandissime teste di
brioscia. Il benessere dellItalia si fonda sullarretratezza della
Sicilia.
Una Sicilia ricca farebbe concorrenza allItalia (che non altro
che il nord). E poi senza il disagio economico dallo Stato
italiano indo o come si potrebbe tenere il popolo siciliano

incantenato con il voto di scambio?


La crisi in Sicilia esiste da molto tempo prima del 2009
almeno 150 anni gi solo questo dovrebbe far capire quale
sia il nostro problema e anche la ovvia e consequenziale
soluzione.
Ma poi perch mai il Parlamento dello Stato che ci schiavizza,
che ci ha impoveri), che ci ha costre0 allemigrazione,
dovrebbe mai eleggere a Presidente uno che potrebbe fare gli
interessi della colonia?
Se lo hanno ele o vuol dire che sono sicuri della sua fedelt,
mica sunnu babbi iddi.
I babbi, inveci, semu nuutri chi ammuccamu comu tan)
baccal!
Voluntas Siculorum

Giuramento MaAarella: per coerenza avrebbe dovuto sciogliere Camere e dimeAersi


GIURAMENTO MATTARELLA - Cari italiani e care italiane,
sono stato scelto da un Parlamento eleAo con una legge
eleAorale incostuzionale. Io stesso, in quanto membro
della Corte Costuzionale, ho contribuito a bocciare la
legge Calderoli. Per questo scioglier le Camere e meAer
sul tavolo le mie irrevocabili dimissioni. Sar possibile
votare con laAuale legge eleAorale, derivata dalla
sentenza della Consulta, o riprisnare immediatamente la
legge che porta il mio nome: il prossimo Parlamento,
eleAo nel rispeAo della Costuzione, sar pienamente
legiImato a votare un nuovo presidente della
Repubblica.
Questo il discorso che avrei voluto ascoltare dal nuovo
presidente della Repubblica Sergio MaAarella, in occasione del
suo giuramento. Sarebbe stato uno straordinario esempio di
coerenza e amore per il popolo italiano (sempre pi dicile da
amare, me ne rendo conto, ma quello a cui apparteniamo e non
ci resta che emigrare o farcene una ragione).
Ma arella ha invece recitato un discorso, per cos dire, fuori dal
tempo: retorico, ovvio, scontato, ada o a tu e le stagioni. Certo,
era prevedibile, cos come era prevedibile che tu0 i presen) si
spellassero le mani in modo insis)to, irritante, gro esco.
Riconosco a Ma arella soltanto di aver so olineato la gravit

della situazione italiana. Del resto sarebbe stato dicile evitarlo.


Tu avia, la prova del fuoco arriver pres)ssimo, al momento di
rmare le leggi in arrivo: se Ma arella riterr Italicum e riforme
cos)tuzionali indegni della sua rma, chieder venia per queste
qua ro righe e gli augurer di concluderne anche due di
se enna).
Ma sarebbe uningenuit aspe arselo, considerata la s)ma
reciproca che corre fra Ma arella e il suo predecessore Giorgio
rmotu o Napolitano.
Francesco Manna

Bimestrale (sauf Juillet - Aot) di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno XVII - n 2 - Marzo/Aprile 2015

Appello al Presidente MaAarella: apra gli


archivi sulla strage di Portella della Ginestra
Richiesta al nuovo presidente della Repubblica Sergio MaAarella: aprire gli archivi segre che
custodiscono i documen relavi alla strage di Portella della Ginestra del 1 maggio 1947 in
Sicilia. C ancora molto da chiarire sulla banda di Salvatore Giuliano, i leader comunis, i
fascis, la maa, gli americani Ecco a proposito cosa ha scoperto lo storico Giuseppe
Casarrubea negli archivi USA
ra che si sono conclusi i festeggiamen) per lelezione di
Sergio Ma arella vorremmo lanciare una proposta,
rivolta proprio al nuovo capo dello Stato italiano:
egregio Presidente della Repubblica, che ne direbbe di
aprire gli archivi segre) che custodiscono i documen) rela)vi alla
strage di Portella della Ginestra dell1 maggio 1947?
Tu o il nostro Paese aspe a questo momento da lunghi decenni.
Nel 1996, quando la sinistra andata al potere, sembrava cosa
fa a. Ma proprio la sinistra ministro degli Interni venne
nominato un certo Giorgio Napolitano ha preferito tenere ben
chiusi ques) archivi, in perfe o s)le democris)ano. Chi scrive,
proprio in forza della sua elezione alla massima carica dello Stato
italiano, pensa che sia arrivato il momento di raccontare agli
italiani la verit sulla strage di Portella.
Egregio Presidente, lei in poli)ca dal 1983. Ed persona
ammirevolmente pacata. Chi scrive si occupa di poli)ca per
mes)ere. Da cronista poli)co ricordo che una sola volta Lei ha
risposto per le rime. E lha fa o replicando a un suo collega che,
tanto per cambiare, ha )rato in ballo la storia di suo padre,
onorevole Bernardo MaAarella pi volte parlamentare
nazionale ele o in Sicilia e pi volte ministro della Repubblica dal
secondo dopoguerra sino alla ne degli anni 60 del secolo passato
chiamato in causa per la strage di Portella della Ginestra. Ricordo
ancora la sua replica, quando ha ricordato che suo padre sempre
stato avversario degli agrari.
Bene. Adesso potrebbe essere arrivato il momento della verit.
Non faccia come il suo predecessore, il gi citato Giorgio
Napolitano, che da ministro degli Interni e da Presidente della
Repubblica ha tenuto gli archivi sui fa0 di Portella prote0
dallassoluto segreto di Stato. Facendo ci ha solo avvalorato la
tesi che la sinistra siciliana di quegli anni (con riferimento ad alcuni
dirigen) del Pci e del Psi) sulla strage di Portella la sapeva lunga.
Su questo argomento torneremo pi avan). Ora proveremo a
chiarire il perch lapertura degli archivi segre) sui fa0 di Portella
della Ginestra sarebbe un fa o posi)vo.
In questo viaggio alla ricerca
della verit sulla prima strage
di Stato la strage dell1
maggio
1947
che
ha
baAezzato la Repubblica
italiana senza verit, per dirla
con Leonardo Sciascia ci
facciamo aiutare da Giuseppe
Casarrubea, uno storico che,
a proprie spese, negli anni
Lo storico siciliano
passa), si recato negli Sta)
Giuseppe Casarrubea
Uni) dAmerica dove ha preso
2

Portella della Ginestra: su una pietra, scolpita una scritta in


ricordo dei morti del 1 maggio 1947
visione di documen) che sono sta) resi pubblici. LAmerica un
Paese democra)co. E, come tu e le democrazie, non teme di
confrontarsi con la propria storia. LItalia non un Paese
veramente democraco. Al contrario, un Paese dove la polica
nasconde la propria storia, forse perch faAa di vergogne e di
deliI che debbono restare perfeI. Da Portella no alle stragi
del 1992.
A Casarrubea ricordiamo il 1996, lanno di Napolitano, primo
esponente della sinistra ministro degli Interni. Ricordo benissimo
gli archivi di Portella rimas) chiusi nel 1996 ci dice Casarrubea -.
E anche dopo. E ricordo inoltre che quando qualche tempo fa
Napolitano stato invitato a parlare di maa dal pubblico
ministero Nino Di MaAeo, ha de o che non aveva molto da dire.
mai possibile che non gli risultasse nulla? Ricordo quando ha
premiato Placido RizzoAo. E tu e le altre vi0me della maa? Cos
si oende la memoria. Onore a Placido Rizzo o, sindacalista
ucciso dalla maa negli anni del secondo dopoguerra. Ma, oltre a
lui, ci sono sta) tan) altri mor) per mano maosa, negli anni 50 e
dopo. Perch ricordare solo lui? Mistero!
Chiediamo a Casarrubea cosa potrebbe venire fuori dallapertura
degli archivi sui fa0 di Portella che lo Stato italiano si riuta di
rendere no). Mol documen ci dice sono in America. Dove
sono gi a disposizione degli storici. E mol sono nel nostro
Paese. Fascicoli e buste. Ques documen non dovrebbero solo
essere resi pubblici. Bisognerebbe anche meAere gli studiosi in
condizioni di poterli consultare. Penso, ad esempio, ad una
sezione dedicata ai faI di Portella. Consultando e leggendo i
documen che gli americani hanno messo a disposizione degli
storici ho scoperto cose inaudite. E cose ancora pi incredibili
verrebbero fuori leggendo la documentazione che lo Stato
italiano ene ancora oggi segreta.
Ovviamente, non possiamo, in un ar)colo, farci

Bimestrale (sauf Juillet - Aot) di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno XVII - n 2 - Marzo/Aprile 2015

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raccontare le cose inaudite scoperte da Giuseppe
Casarrubea leggendo i documen) che gli archivi americani hanno
messo a disposizione degli studiosi. Lui, su tale argomento, ha
scri o vari libri: Tango Connec
on, ambientato nellAmerica
la)na, Lupara nera e, ancora, unantologia sul come nata la
Repubblica italiana e via con)nuando. Tra le tante cose che ho
appurato ci dice sempre Casarrubea che gi nel 1944 alcuni
personaggi che poi ritroveremo nella banda di Salvatore Giuliano
venivano addestra) nella scuola di sabotaggio di Campo o di
Verona. Gli istru ori erano tedeschi nazis). Poi sos)tui) da
fascis) italiani. A Par)nico, per esempio, operava un nucleo della
decima Mas di Junio Valerio Borghese.
La X Mas stata ununit speciale della Regia Marina italiana. Il
suo nome legato varie imprese di guerra. Con larmis)zio dell8
se embre 1943 la X Mas, rimasta al comando di Junio Valerio
Borghese, stata riorganizzata in corpo franco e poi entrata a far
parte della Marina della Repubblica italiana. Ma il nome della X
Salvatore Giuliano
Mas, nella cosidde a Prima Repubblica, legato anche a fa0
eversivi di stampo fascista. Qui il racconto di Casarrubea si fa
interessante. Perch lo studioso ha scoperto legami impensabili dirigente del Pci di quegli anni, polemizz con TogliaI. Al
tra la banda Giuliano e il fascismo eversivo che operava nel nostro processo di Viterbo mol) tes)moni dissero che, quella ma0na,
sulla strada che li portava a Portella, qualcuno sussurrava la
Paese nei primi anni della Repubblica italiana.
Nella strage di Portella si sa che un ruolo a0vo lo ebbe la maa di seguente frase in diale o siciliano: Purta
vi a maola cu u
Monreale al comando della famiglia Miceli. Casarrubea ha spirito (portatevi dietro il cotone con lo spirito per medicarvi le
appurato che, dietro i mor) della ma0na dell1 maggio 1947, ferite ndr). Altri ricordavano unaltra frase: Ma non lo sapete che
cerano anche i servizi segre) americani e alcuni gruppi fascis) oggi gli americani bueranno le caramelle?. Insomma, qualcosa
(qualche fascista addestrato, come gi ricordato, si era inltrato nellaria cera.
Allora si parl anche di un memoriale scri o da Giuliano. Anche, in
nella stessa banda Giuliano).
Nel 1997 intervistammo Casarrubea, che ci diede una versione dei realt, di memoriali del bandito di Montelepre, sopra u o dopo
fa0 di Portella sulla base degli a0 del processo di Viterbo. Oggi lo la sua misteriosa morte, avvenuta nel 1950, di memoriali ne
scenario mutato, proprio grazie allapprofondimento che lo circolavano tan), alcuni messi in giro da personaggi, forse dei
studioso ha ee uato sui documen) americani. Allora si servizi segre), allo scopo di depistare le indagini. Il vero
memoriale ci dice Casarrubea potrebbe
ipo)zzava che la banda Giuliano fosse stata
Oggi

conclude
Casarrubea

essere nito in America, portato l dal


mandata
a
Portella
per
coprire
importante lappello al nuovo cognato di Giuliano, Pasquale Pino Sciorno
unoperazione stragista. Invece non cos
Presidente della Repubblica. Per nel giugno del 1947. Questo memoriale
ci dice Casarrubea la banda Giuliano
aprire gli archivi sui faI di sparito. Penso ci sia stato un bara o.
partecip a0vamente alla strage di Portella
Portella
ancora
segre
e A questo punto lo studioso ci racconta un
della Ginestra. I colpi par)rono da almeno
tre direzioni. Con una notevole variet di chiudere tuAe le vicende ancora episodio molto par)colare. Nel 1952 lFbi,
armi. Fucili calibro nove e mitragliatrici aperte. Penso a Danilo Dolci, che ovviamente negli Sta) Uni) dAmerica
Breda. Armi importan), che potevano indagava non perch ce laveva con cercano Salvatore Giuliano, che pensano sia
sparare da tre chilometri di distanza. Furono Bernardo MaAarella, ma perch, da ancora vivo e vegeto. Ma trovano un
spara) oltre mille colpi. Si contarono undici sociologo, raccoglieva le tesmonianza personaggio che ritroveremo negli anni
successivi nella maa a cavallo tra la Sicilia e
mor) e trentacinque feri). Spararono anche girando porta a porta.
lAmerica: Gaetano Badalamen, de o
i componen) della banda Giuliano.
Tano
ba aglia. Quando lo prendono ci
Di quegli anni si ricordano le donne che andavano a trovare
Giuliano tra i mon) che circondano Montelepre. Non erano l per racconta sempre Casarrubea Badalamen) dice: sappiate che io
caso o per ques)oni roman)che ci dice ancora Casarrubea -. sono stato un componente della banda Giuliano.
Cerano Maria Ciljakas e Serena Corbellini. Due fasciste che Qui ci dobbiamo fermare. An)cipandovi che Giuseppe Casarrubea
avrebbero dovuto organizzare una rivolta contro lo Stato convinto che Giuliano non sia stato ucciso nel cor)le Di Maria di
repubblicano nascente. Lo studioso ci racconta anche che Castelvetrano. Lo studioso pensa che quello trovato morto sia
Giuliano viaggiava molto, anche fuori dalla Sicilia. A Roma era di stato un sosia. mentre Giuliano era gi scappato negli Usa. Ma
casa in un bar dalle par) del Traforo, dove si incontrava con Nino questa unaltra storia.
BuAazzoni, braccio destro di Junio Valerio Borghese. Nel 1945 il Oggi conclude Casarrubea importante lappello al nuovo
giornalista Igor Man lo intervista su un treno. E lui, Giuliano, gli Presidente della Repubblica. Per aprire gli archivi sui fa0 di
racconta tu o quello che, ovviamente, gli poteva raccontare. Per Portella ancora segre) e chiudere tu e le vicende ancora aperte.
Penso a Danilo Dolci, che indagava non perch ce laveva con
esempio, quan) uomini aveva a disposizione.
Bernardo
Ma arella, ma perch, da sociologo, raccoglieva le
Andiamo alla ritrosit della sinistra italiana nel fare luce sui fa0 di
Portella. La sinistra del nostro Paese non vuole che vengano aper) tes)monianza girando porta a porta. Un uomo, Dolci, che un
gli archivi. Tu o deve restare segreto. Perch? Si racconta che nei giorno rischi anche di morire, salvato da Franco Alasi, un operaio
giorni preceden) l1 maggio 1947 tan) dirigen) del Pci e del Psi di Sesto san Giovanni che visse in Sicilia accanto a lui per
sapevano che a Portella sarebbe successo qualcosa. E vero? Pu ventanni. E penso anche allo scri ore Alo Caruso.
Giulio AmbroseI
anche darsi risponde Casarrubea -. Giuseppe Montalbano, un
Bimestrale (sauf Juillet - Aot) di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno XVII - n 2 - Marzo/Aprile 2015

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LE OPINIONI

N terroni, n meridionali, n altro, ma Siciliani !


ontro la venuta di Salvini in Sicilia stata organizata una
manifestazione chiamata orgoglio terrone con tanto di
bandiere siciliane sventolan).
Ma che orgoglio sarebbe, scusate?
Questa moda di denirsi terroni nasce a seguito
delluscita del libro di Pino Aprile, ma questo libro non parla della
Sicilia se non indire amente ma della parte meridionale della
penisiola italica. E infa0 meridionalis) e neoborbonici che
cercano al pari degli unitaris) italiani di manipolare, per i lori ni
poli)ci, la storia della Sicilia ne hanno approfo0tato facendo
molta propaganda.
I siciliani non sono n terroni, n meridionali, ne altro, sono
semplicemente siciliani, e la Sicilia non sud italia, n meridione,
n altro, semplicemente Sicilia.
Tu0 quegli epite) e appella)vi servono solamente a disintegrare
lo spirito nazionale siciliano. Non ne abbiamo bisogno, noi
sappiamo cosa siamo e non abbiamo il problema diden)t
presente nella parte meridionale della penisiola italica. Problema
che si evince proprio dalluso quei nomi sud, meridione, ecc.
che negano lesistenza di una nazione, denendo quel territorio
solo come espressioni geograche e legato a un qualcosa di pi
ampio.
Questo problema, nel sud italia,
sempre esis)to, anche so o il
Regno di Napoli. La ci
partenopea non riusciva a
rappresentare
le
varie
popolazioni che abitavano quei
luoghi e anche per questo i
sovrani
napoletani
pretendevano di con)nuare a
chiamare il loro Stato, Regno di
Sicilia (citra Farum, cio al di
qua del Faro),
volendo
riconquistare la Sicilia.
I Borbone ci riuscirono nel 1816 e chiamarono il nuovo Stato
(creato a tavolino), Regno delle due Sicilie. Si richiamarono,

dunque, sempre alla Sicilia per cercare di creare un legame


iden)tario, un qualcosa in cui riconoscersi e che Napoli non
riusciva a garan)re alle popolazioni della parte con)nentale del
Regno.
Il Regno di Napoli, come il Regno delle due Sicilie (e anche lo Stato
italiano) erano Sta), ma non Nazioni. Lo si evince anche dal fa o
che i siciliani sono sempre sta) per lindipendenza della Sicilia (un
conce o universale e senza tempo), nel sud italia invece ci sono i
neoborbonici, cio gente che vive nel passato richiamandosi a
gure e is)tuzioni ormai fuori tempo.
La Sicilia, dunque, era, ed tu ora, una Nazione. E questa sua
grani)ca forza le ha permesso di esistere per millenni nonostante
lincontro con altre culture, facendo s che gli abitan) dellisola di
Sicilia non si snaturassero ma che da quegli incontri/scontri
nascessero dei nuovi siciliani, diversi da quelli preceden) ma
sempre siciliani.
Se un giorno non dovesse pi esistere litalia, cosa sarebbe il
sarebbe il sud italia? Boh, non si sa. Noi, qualsiasi cosa succeda,
rimarremo sempre siciliani.
Marcello Russo

" COSA VOGLIONO DALLA SICILIA ? "


rover a spiegarlo in poche parole: smantellare la Regione
Siciliana e farla diventare Regione Sicilia. Se pensate che sia
la stessa cosa, allora dovete sapere che si chiama Regione
Siciliana perch riconosciuta dallo Stato Italiano al pari di una
piccola nazione indipendente. Non
a caso ha un Parlamento tu o suo
(unica regione in Italia) e uno
Statuto di Autonomia nato prima
della
Repubblica
Italiana
e
conver)to in legge cos)tuzionale.
Ma cosa prevede lo Statuto della
Regione Siciliana? Esclusivamente il
bene della Sicilia. Per esempio,
lart.14 consen)rebbe al suo
Tony Troja
Parlamento di legiferare quasi in

ogni se ore, lart.36 perme erebbe alla Regione di decidere quali


tasse e a quali aliquote farle pagare ai siciliani, lart.37
consen)rebbe di tra enere tu e le tasse maturate e riscosse in
Sicilia, U)lizzo il condizionale perch, al contrario di mol) (per
ignoranza o per malafede), ques) ar)coli, cos come tu0 gli altri
dello Statuto, non sono mai sta) applica). Lunica cosa che stata
applicata lequiparazione degli s)pendi dei deputa) regionali a
quelli nazionali. E in mol) oggi pensano che, per questo mo)vo e
per le pessime amministrazioni regionali, andrebbe ge ato via il
bambino con lacqua sporca.
Ma perch non stato mai applicato lo Statuto? Perch con la sua
applicazione la Sicilia diverrebbe una delle Regioni pi ricche
dEuropa, perch ogni siciliano diverrebbe, non dico ricco ma
economicamente indipendente. E cosa succede se i siciliani
diventano tu0 economicamente indipenden)? Il voto di

Bimestrale (sauf Juillet - Aot) di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno XVII - n 2 - Marzo/Aprile 2015

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" Chi non conosce il proprio passato non avr alcun futuro davanti a s ". Cicerone
scambio e il clientelismo (che sono la base della
malapoli)ca e di tu o ci che ne deriva) spariscono. Non vorrei
oendere alcun poli)co, ma sono sta) proprio le classi dirigen)
siciliane a trasformare lAutonomia in un problema, proprio per
con)nuare con il clientelismo e il voto di scambio. Gli unici che
hanno fa o dellapplicazione dello Statuto la propria bandiera
sono sta) Croce a e il M5S durante le regionali del 2012, salvo
non parlarne pi una volta sedu) sulle poltrone.
Anzi, proprio il Presidente Croce a uno degli arteci dellinizio
della distruzione dello Statuto di Autonomia, ri)rando tu0 i
contenziosi della Regione Siciliana contro lo Stato, in cambio di
500 milioni di euro una tantum (che, per chi non lo sapesse, non
signica una volta ogni tanto ma una volta sola). Voi direte
che 500 milioni sono una bella cifra. S, ee0vamente s. Ma se io
vi dicessi che ogni anno il nostro bilancio supera di gran lunga i
500 milioni? Non mi invento nulla: dal nostro (intendo siciliano)
ge0to scale, dalle royal)es per lestrazione di minerali e fon) di
energia, dalle concessioni per lu)lizzo del suolo pubblico, dai 0
per immobili di propriet pubblica e da) in locazione, dai dividendi
per imprese a partecipazione regionale entrano ogni anno pi di
sei miliardi di euro. E dove vanno a nire tu0 ques) soldi? Di
sicuro non nelle tasche dei ci adini siciliani.

E perch i siciliani non si ribellano? Perch non sanno


cosa sia lo Statuto Speciale, complice anche un
sistema di informazione (spesso manipolato dalla
stessa polica) che ha sempre dipinto lo scenario di
una Sicilia allo sfascio per colpa dellAutonomia,
quando in realt questa condizione data dalla non
applicazione dello Statuto. Purtroppo anche illustri
siciliani remano contro lAutonomia. Stendo un velo
pietoso sulla dichiarazione di Pif (Se fossi Presidente
della Regione farei subito un referendum per abolire
lAutonomia) ma non sulla richiesta di Leoluca
Orlando a MaAeo Renzi di commissariare la Sicilia. E
Renzi non ha perso tempo imponendo la presenza di

Alessandro Baccei (scelto da Delrio) che dopo pochi


giorni ha gi sentenziato Nessuna speranza per la
Sicilia.
Ora Renzi commissaria la Sicilia per quel che riguarda i depuratori.
In realt le manovre di Renzi sono chiare: intanto basta parlare
con un qualsiasi esponente del PD (siciliano o nazionale) per capire
che il par)to contro lapplicazione dello Statuto. Da qui, il
disegno di Renzi: commissariare la Sicilia un po alla volta per
arrivare alla modica della Cos)tuzione sulle Regioni a Statuto
Speciale, in modo da des)nare legalmente i soldi della Regione
Siciliana allo Stato Italiano. Se pensate che non si possa fare, vi
ricordo che in Sicilia avevamo lAlta Corte, spazzata via di fa o e
non di diri o dalla Corte Cos)tuzionale.
E Salvini? Vorrei tanto non parlarne, perch uno che ha sempre
oeso il Sud non meriterebbe assolutamente alcuna a enzione.
Ma visto che mol) siciliani (e mol) palermitani) si faranno
innocchiare, meglio spiegare una buona volta cosa voglia il leader
leghista. Qualche se0mana fa, ho avuto modo di ascoltare le
parole di Angelo A aguile, il delno di Salvini in Sicilia e ho capito
che i nuovi leghis), oltre a non avere assolutamente un
programma per la Sicilia, ne sparano davvero grosse. Una su tu e
la realizzazione del Ponte sullo Stre o. A aguile e Salvini sanno
che il Ponte farebbe perdere linsularit alla Sicilia e tu0 i vantaggi
(se applica)) che ne derivano. Allora cosa vuole Salvini? Vuole che
la Lombardia diven) come la Regione Siciliana (un sano
federalismo scale). E per far ci disposto ad elemosinare vo) al
Sud prome endo lapplicazione dello Statuto (che non verrebbe
comunque a uato) creando cos una forza ele orale imponente e
tu a al suo servizio.
Ovviamente, a parte la veridicit dei da) sullapplicazione dello
Statuto Speciale, le mie sono solo tesi poli)che. Spero tanto di
sbagliarmi. Ma nora, almeno poli)camente, purtroppo le ho
azzeccate tu e (compresa la dbcle ferrandelliana del 2012). E se
davvero il nuovo Presidente della Repubblica, il siciliano
Ma arella, un difensore della Cos)tuzione, allora deve
cominciare proprio dalla Sicilia. Ma se a proporlo stato Renzi la
Tony Troja
vedo dura. Ma spero di sbagliarmi anche qui 

a mia rabbia va alla mia Terra, sempre stanca e addormentata, Piccola Patria senza arci o alchimie,
Piccola Patria e vero Stato Nazione, con un popolo di 6 milioni al di qu e 10 milioni al di l del faro,
con un territorio, la terra impareggiabile, con una vera lingua e questo basterebbe per abilitarci alla
richiesta di indipendenza, ma sopraAuAo con uno Statuto di Autonomia tradito, oltraggiato disaAeso
dallo Stato centrale certo, ma anche dagli stessi siciliani che si sono ada a schiavi ed approAatori vanicando
la loAa che aveva portato all'Autonomia tradita. Pensate alle competenze che lo Statuto, la nostra Costuzione,
aveva adato alla Sicilia, scalit, sanit, traspor eccetera e che la nostra Assemblea Regionale siciliana aveva
subito rigirato allo Stato centrale, pensate alla cancellazione da parte di quest'ulmo dell'Alta Corte... e guardate
cosa stanno facendo i popoli eri e orgogliosi delle loro origini". Eugenio Preta
Bimestrale (sauf Juillet - Aot) di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno XVII - n 2 - Marzo/Aprile 2015

Vieni in Sicilia ... te ne innamorerai !!


Butera (Cl): Il Castello della Falconara
n territorio di Butera, su un promontorio roccioso a picco sul
mare, aancato da un bellissimo ed eso)co palmeto, sorge il
Castello della Falconara che l'unico maniero della provincia
di Caltanisse a ad aacciarsi sul mare. Leggenda vuole che un
lunghissimo tunnel so erraneo colleghi il Castello di Falconara con
quello di Butera. Il castello, che sorge a pochi metri dalla spiaggia,
fu edicato in diverse epoche a orno al nucleo centrale
rappresentato da una vecchia torre quadrata de a appunto della
Falconara perch inizialmente i proprietari la u)lizzavano per
l'allevamento del falcone da caccia, sport molto amato in periodo
svevo-normanno. Di preciso dunque, non si sa quando fu costruita
la torre ma sappiamo che il castello esisteva gi nell854, quando
lemiro Alaba divenne signore di Butera. Ampliato e raorzato, nel
corso del tempo, il maniero mantenne comunque, la sua funzione
di vigilanza contro le incursioni dei pira) che no al XVIII secolo
saccheggiavano le coste. Della primi)va stru ura oggi si conserva
soltanto la grande torre quadrata alta 36 metri, abbellita da bifore
di s)le catalano con esili pilastrini e capitelli. L'edicio nel corso
dei secoli ha cambiato diversi proprietari, dai Santapau ai
Branciforte ed inne ai Bordonaro, i quali a turno rimaneggiarono
la stru ura e gli ambien). A met dell'800 il maniero fu arricchito
di una nuova ala e ristru urato come elegante residenza nobiliare.
L'ala o ocentesca, sviluppata verso il mare, comprende un ampio
terrazzo aacciato dire amente sul litorale an)stante, ospita un
vasto salone un loggiato laterale ed collegata mediante un
scalone alla torre. Tu o l'edicio inoltre, parzialmente
circondato da una cinta muraria merlata, di recente fa ura,
a raversando la quale si accede ad un baglio sul quale si
aacciano i vari corpi che compongono il complesso.
Nei saloni interni sono sistemate collezioni di ceramiche,
maioliche, una ricca pinacoteca e diversi trofei di caccia. Il castello
ospita inoltre, un An)quarium di archeologia con i reper) ritrova)
in tu o il territorio di Butera dopo gli scavi ee ua) negli anni '50.

Dalla seconda met del 1500, dopo il matrimonio di Ponzio


Santapau con Isabella Brancifor di Mazzarino, il maniero divenne
propriet dei Brancifor). Falconara, dal XVI secolo fece parte di
quella corona di torri che circond la Sicilia al ne di rendere sicuri
i territori cos)eri sogge0 alle improvvise e devastan) incursioni
dei Turchi, che infestarono il Mediterraneo dal 1500 al 1700.
Probabilmente fu proprio in quel periodo che la vecchia stru ura
della torre stata ampliata, raorzata con muraglie merlate,
feritoie, fossa), tali da conferirle laspe o severo di for)no
inaccessibile, sia da terra, sia dal mare, sul quale si aaccia con
uno strapiombo. Quando la pirateria ebbe ne nel secolo XIX,
ledicio fu trasformato in residenza padronale e arricchito con
scaloni, colonna), fregi, capitelli, lesene, intonaci e circondato da
giardini ornamentali adorni di fontane e sedili di marmo.
Nel 1800 il castello fu acquisito dal conte Giorgio Welling, uciale
tedesco che lo ebbe come dote della moglie Caterina Brancifor,
glia dell'ul)mo principe di Butera. Fu proprio lei ad arricchirlo di
un'altra ala verso sud con grande terrazza sul mare e a
ristru urarlo come elegante residenza nobiliare, conservando
lan)ca stru ura aragonese e loriginaria organizzazione spaziale.
Dopo il crollo del muro ovest, avvenuto agli inizi del 1900, in
seguito ai lavori di sbancamento del piano so ostante, fu
ristru urato nel 1935 e adibito a carcere no agli anni 60. Inne,
restaurato nel 1997, oggi accessibile al pubblico.
Chiaramonte Bordonaro, dopo aver acquistato il castello da
Welling, fece edicare un nuovo corpo di fabbrica, staccato e
parallelo al mare con vari ambien) des)na) ad a0vit produ0ve
a piano terra e ad abitazioni nel piano superiore.
Guida Sicilia.it

Nel cor)le interno invece, possibile ammirare, scavate nella


roccia, profonde fosse e cisterne, che dovevano servire a
conservare viveri per consen)re di resistere a lungo agli assedi dei
nemici.

Pillole di storia - Come abbiamo gi de o, di preciso non si sa


quando fu costruita la vecchia torre, ma sicuramente il castello
esisteva nell854, quando lemiro Alaba divenne signore di Butera.
Fu ampliato successivamente dai Normanni (XII secolo) e
appartenne a Ugone di Santapau, discendente della nobile
famiglia di Adamara, che lo riceve e in dono dal re Marno
d'Aragona come ricompensa per averlo appoggiato contro le
fazioni a lui avverse.

Castello di Butera

- MERAVIGLIE DI SICILIA - MERAVIGLIE DI SICILIA - MERAVIGLI


La Kolyimbetra, il giardino degli Dei

uten)co gioiello archeologico e agricolo della Valle dei Templi, riserva idrica del V sec. a.C. dellan)ca Akragas, di cui ancora si po
canali, gli Acquedo0 Feaci, che alimentavano lan)ca piscina (Kolymbetra). Luogo intriso di molteplici valori, di una storia fa a di u
giardino duro lavoro, fa)ca, ma sopra u o una grande cultura materiale recuperata grazie allopera del FAI, Fondo per lAmbiente Ita

Foto di Angelo Nocera per

Scicli, Palazzo Beneventano

Modica, Duomo di San G

E DI SICILIA - MERAVIGLIE DI SICILIA - MERAVIGLIE DI SICILIA Piazza Pretoria - Palermo - Foto di Carlo Greco

ossono osservare ipogei, vasche e


uomini e donne che hanno dato al
aliano. 

Visit Agrigento - Visitagrigento.it

Giorgio - parcolare

Una lunga tradizione


storiograca idenca
Gangi quale erede della
mica ciAadina di Engyon.
Narrano le fon
leggendarie che, intorno al
1200 A.C., i Cretesi di
Minosse fondarono una
ciA nellentroterra della
Sicilia e che dalla fonte che
vi scorreva allinterno
chiamarono Engyon. Dopo
la distruzione di Engyion,
una nuova ciAadina fu
edicata sullaAuale sito ,il
Monte Marone, prendendo
prima il nome di Engio in
seguito di Gangi .

Teatro greco di Catania

Panorama di Gangi (PA) - Paesino delle Madonie, Gioiello di Sicilia.

15
Archeologia siciliana. Divulghiamo il nostro patrimonio storico e culturale
Saro danzante - Mazara del Vallo (TP)
Statua in bronzo di epoca greca classica-ellenis)ca (IV-III secolo
a.C.)

Himera. Tetradracma d'argento: D. La ninfa Himera che guida una


quadriga, sormontata da una Nike alata in volo e, so o, gallo sulla
legenda IMERAION. R. La ninfa Himera in piedi che )ene con la
mano destra una patera davan) ad un altare; alla sua sinistra,
sa)ro che si bagna a una fontana con sorgente congurata a testa
di leone. Ul)mo terzo V secolo a.C.

Mozia. Tetradracma d'argento ispirata a modelli akragan)ni: D.


Aquila con legenda punica "mtv'"; R. Granchio. 405-397 a.C.

Siracusa. Litra in ele ro del Regno di Agatocle. D. Testa laureata di


giovane Apollo; R. Tripode con piedi leonini. 310-306 a.C.

Elmo etrusco con iscrizione in alfabeto siracusano conservato


presso il Bri)sh Museum di Londra. Il prezioso ogge o faceva
parte del bo0no di guerra siracusano dopo la ba aglia vinta
contro gli Etruschi a Cuma, nel 474 a.C., con la quale Siracusa
impose il suo potere su un'ampia fe a del Mediterraneo. Per
ringraziare gli dei per la vi oria, il sovrano Ierone mand questo
ogge o di bronzo, con un'iscrizione dedicatoria, al santuario di
Olimpia. L'iscrizione in le ere incise ancora leggibile e recita:
"Ierone, glio di Deinomenes e i Siracusani (dedicano) a Zeus, dal
bo0no di guerra fa o sugli Etruschi a Cuma". Si tra a di uno dei
tre elmi contenen) la stessa iscrizione rinvenu) tra i res) del
tempio di Zeus ad Olimpia. (Archeologia delle Madonie )

Noi riteniamo che larcheologia


costituisca una fonte primaria di
conoscenze, e quindi di cultura:
essa riguarda lUomo in tutte le
sue manifestazioni e quindi, come
tale, rappresenta un mezzo insostituibile
per la conoscenza di chi ci ha preceduto,
cio di noi stessi . Vincenzo Tusa

Bimestrale (sauf Juillet - Aot) di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno XVII - n 2 - Marzo/Aprile 2015

16
Miti e Leggende di Sicilia

La leggenda delle monete doro


urante il regno di Guglielmo I, passato alla storia con il sopranome di Malo, non si
ebbe un periodo orido in poli)ca scale, tanto che la leggenda che grava sul
monarca quella che egli avrebbe fa o ri)rare dalla circolazione tu e le monete
d'oro e d'argento facendole sos)tuire con delle monete in cuoio.
La leggenda narra che per controllare se tu e le monete fossero state ri)rate mand a
vendere in piazza, per una sola moneta d'oro, il suo cavallo pi bello, che valeva mille
volte tanto. Un giovane principe palermitano vedendo il bellissimo cavallo, arse dal
desiderio di averlo e non sapendo come fare dal momento che non era in possesso di
nessuna moneta d'oro. Un suo vecchio servitore gli disse che c'era il modo di procurarsi
la moneta d'oro; gli ricordo che quando era morto il principe padre gli avevano messo in
bocca una moneta d'oro. Il giovane
principe senza alcuna )tubanza fece
riesumare il cadavere del padre, gli tolse
la moneta d'oro dalla bocca e compro il
cavallo. Il re si stup che ancora
circolassero monte d'oro e subito fece
chiamare il giovane principe per punirlo;
ma quando venne a sapere di come il
Moneta aurea- quarto di denaro o tar
principe si fosse procurata la moneta
di Guglielmo I
d'oro, lo lasci andare. (latrinakria.it)

La leggenda del Duomo di Monreale


iversamente da Guglielmo I Guglielmo II passato alla storia con il soprannome il Buonofama
che fu cos)tuita dalla meravigliosa costruzione archite onica del duomo di Monreale. La
leggenda narra che re Guglielmo II era devo)ssimo alla Madonna e che la Madonna gli volle
fare un miracolo. Infa0 un girono mentre era a caccia a Monreale stanco dalle fa)che della caccia si
addorment so o un albero di carrubo. Nel sonno gli apparve la Madonna che gli disse: "Nello stesso
posto dove tu stai dormendo c' nascosto un grande tesoro: scava e quando lo trovi costruisci in
questo stesso luogo un tempio"; de o questo la Madonna scomparve.
Il buon re svegliatosi, ed impressionato dal sogno, chiam i suoi uomini e ordin di sradicare il
carrubo e di scavare so o. Fa a una buca profonda apparve veramente il tesoro, tanto che il re
stesso rimase sbalordito.
Re Guglielmo fece chiamare i migliori archite0, i pi esper) muratori e i pi bravi mosaicis) "i mastri
di l'oru" e subito si diede inizio ai lavori realizzando cos una meraviglia archite onica il duomo di
Monreale. I Siciliani furono entusias) dell'eccezionale bellezza del duomo di Monreale, tanto da
promuovere ad "imperatore" il buon re Guglielmo. (latrinakria.it)

Cos recitano alcuni versi popolari


Binidiu lu mastru chi la ci,
lu 'mperaturi chi la ci fari!
Di quantu riccu 'un si cunta e 'un sidici,
non c' oru, n argentu, n dinari.
Maria, ch' di li celi 'mperatrici,
dissi: "Lu tronu meu mi vogghiu fari".
L'angili amanna a fari la Matrici
E rmare lu volu a Murriali.

Il tesoro della caAedrale conserva il sarcofago in pordo di Guglielmo I, morto


nel 1166, e quello marmoreo di Guglielmo II il Buono. Sul lato sinistro, dentro
tombe oAocentesche, si trovano le spoglie di Margherita di Navarra e di Sicilia,
moglie di Guglielmo I, e dei gli Ruggero ed Enrico.

"Benede o il maestro che ha fa o questa chiesa


l'imperatore che la fa a costruire!
Non si pu dire quanto sia ricca
non c' oro, n argento, n denari (che si possono
pagare)
Maria, che l'imperatrice dei cieli disse: "Mi
voglio costruire il mio trono"
Mand gli angeli a innalzare la chiesa madre
Ed essi fermarono il volo a Monreale.

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Un conquisteremo Roma del X secolo


nella storia della Sicilia Musulmana
Nel X secolo, un esercito musulmano si mise in marcia dalla Sicilia per conquistare Roma,
secondo un progetto che lIslam seguiva dal suo sorgere e non ha ancora abbandonato
di

Piero Gazzara

In ques) giorni gira nel mondo globale dellinformazione un an)co


monito, un leitmo)v che ricorre in tu e le guerre scatenate nel
Medioevo contro il Cris)anesimo, promosse dallIslam sin dal suo
apparire sullo scenario storico: Conquisteremo Roma e il
Mondo. A lanciarlo, oggi, lo Sceicco Ibrahim, al secolo, al
Baghdadi, leader di uno Stato Islamico (IS), fondato su gran parte
dei territori dellEst della Siria e dellOvest dellIraq e
autoproclamatosi Calio dei Musulmani nonch capo delle milizie
Jadiste. Ed in questo, colui che gi deniscono il Calio Nero,
non troppo dissimile da tan) condo0eri islamici che nella storia,
travagliata e, insieme, gloriosa dellImpero Islamico, hanno
proclamato la lo a lungo il sen)ero tracciato da Dio contro i
nemici dellIslam. Uno dei tan) ghd (gihad) fu proclamato sullo
spirare del 900 dopo Cristo da Ibraim-ibn-Ahmed, signore di
Kairouan (ci tunisina posta a poca distanza dalla costa
orientale) e governatore, per conto del caliato Abbaside di
Baghdad, dellAfrica del Nord (lIfriqiyyah musulmana).
Furono gli stessi storici arabi del Medioevo a dipingerlo come uno
dei pi sanguinari e temibili capi musulmani per la spietatezza
u)lizzata nel reprimere i suoi avversari sia interni che esterni.
Scri0 raccol) e trado0 dal grande studioso Michele Amari (18061889) nella monumentale opera, Storia dei Musulmani di Sicilia in
tre volumi, edi) a par)re dal 1854.
Fu proprio nel reprimere una delle tante rivolte del Magreb
berbero che Ibraim si macchi di colpe gravi nei confron) dei suoi
stessi correligionari: massacr intere famiglie musulmane di
oppositori oltre a rendere schiave le donne, anchesse di fede
islamica. Ci comport lintervento dire o del Calio di Baghdad
che, dopo i numerosi richiami verbali cadu) nel vuoto, pass alle

vie di fa o in)mando ad Ibraim di abdicare in favore del glio


maggiore e di recarsi immediatamente a Baghdad per rispondere
delle accuse. Il signore di Kairouan, per tu a risposta, indoss
povere ves) e and in pellegrinaggio a Susa, ci santa del
Maghreb islamico, e qui inizi a predicare la guerra santa contro
gli infedeli. Dando fondo alle sue immense ricchezze private,
Ibraim in pochi mesi raccolse ed arm un imponente esercito e
prima di salpare per la Sicilia invi una missiva uciale al Calio
Abbaside con la quale lo informava che avrebbe ubbidito agli
ordini. Infa0, lasci la carica di governatore al glio maggiore che
era anche a capo dellEmirato Siciliano. Si sarebbe recato pure a
Baghdad, ma prima desiderava raccogliersi in preghiera sui luoghi
san) della Mecca e per giungervi non avrebbe seguito la via
normale e pi breve che a raversava lEgi o, bens avrebbe
intrapreso la via di terra pi lunga: quella della Sicilia passando da
Roma. Cos riporta lAmari le parole del jaista: [] maspeI
Roma, la ciA del vecchierello Pietro con i suoi mercenari
germanici e franchi; e poi verr lora di Costannopoli []. La
conquista di Roma, sede del Papato, e di Costan)nopoli, capitale
dellImpero Cris)ano di Bisanzio erano gli obie0vi sbandiera)
dallintrepido Ibraim.
Pass in Sicilia con lesercito e, dopo essersi proclamato Emiro
dellisola e aver ingrossato le proprie schiere con le milizie
siciliane, si scagli sugli ul)mi centri abita) che nellisola
resistevano da quasi cento anni alla conquista musulmana,
Taormina, Mico (?), Rmata (Rome a) e Demenna (?). Taormina
fu la prima ad essere inves)ta dalloensiva araba. E nonostante
la guarnigione bizan)na, con coraggio, fosse uscita fuori dalle
mura ad arontare larmata nemica, Ibraim riport

La conquista di Taormina, miniatura tratta dal Codex Skylitzes Matritensis del XII secolo, Biblioteca Nacional de Espaa, Madrid (Spagna)
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Un conquisteremo Roma del X secolo
nella storia della Sicilia Musulmana
una vi oria schiacciante costringendo
i Taorminesi a rifugiarsi nellimprendibile rocca
di Castel Mola, duciosi in possibili aiu) da
parte dellImpero Romano dOriente.
Limpresa non poteva aspe are. Il condo0ero
musulmano ordin alle sue fedeli guardie
personali di trovare una via per espugnare la
fortezza nemica altrimen) avrebbero perso le
proprie teste. In una no e, gli ardi) solda)
riuscirono a scalare una delle pi scoscese
pare) rocciose di Castelmola, proprio quella da
dove i difensori non si aspe avano a acchi. Fu
la ne.
Tra i prigionieri di Ibraim, anche il Vescovo di
Taormina, Procopio, al quale lo stesso principe
dellIslam propose labiura della fede cris)ana
con la successiva nomina ad alto dignitario con
poteri eccezionali, tali da risultare secondo solo
allo stesso Ibraim. Lanziano Vescovo riut e fu
ucciso. Sul suo corpo, ad uno ad uno, furono
decapita) tu0 gli abitan) supers)): [...] fece
trucidare con gli uomini da portar armi, anco le
donne, i bambini, i chierici, cui la legge
musulmana perdona la vita; fece porre fuoco
alla ci ; dar la caccia ai fuggen) per le foreste
di quei mon) ed entro le caverne []. Gli altri
centri abita) cris)ani della Val Demona, caduta
Taormina, furono costre0 alla resa divenendo
tributari dellEmirato di Sicilia. Condizione che si
protrarr sino al 962, quando Taormina e
Rmata (oggi Rome a) rige eranno i pa0 di
so omissione impugnando le armi della rivolta.
E questa volta, Taormina assediata da un nuovo
esercito musulmano, capitoler senza resistere
nel dicembre dello stesso anno, mentre
Rome a resister, dopo due anni di assedio,
sino al maggio del 965, quando gli ul)mi
difensori ormai allo stremo, dopo aver fa o
uscire dalle mura donne e bambini che saranno
accol) nel campo islamico, cadranno con le
armi in pugno ba endosi sino allul)mo uomo
pur di non so ome ersi.
Il 3 se embre del 902, Ibraim, dopo aver rido o
allobbedienza gli ul)mi focolai di resistenza
cris)ana di Sicilia, a ravers lo Stre o di
Messina e, travolgendo nella sua avanzata verso
Roma ogni resistenza delle ci calabre, giunse
a Cosenza, la quale coraggiosamente resiste e
ai primi tenta)vi di assalto dellarmata
musulmana. Qui, il condo0ero arabo ponendo
lassedio, ribad i suoi obie0vi di conquistare
Roma e Costan)nopoli. Ma successe
linevitabile. So o le mura di Cosenza, il
temibile e ambizioso Ibraim fu colto da
unimprovvisa febbre che allet di 53 anni lo
condusse alla tomba. Il suo vice, che assunse il
comando dellarmata islamica, pi realista,
reput opportuno ri)rarsi in Sicilia, carico di
bo0no e di prigionieri, che con)nuare oltre
lambiziosa impresa di Ibraim-ibn-Ahmed. 

CORREVA LANNO 2003

Chi voleva la morte del bandito Giuliano?


Intervista a Giuseppe Sciorno Giuliano di Dimitri Bua
l 5 luglio del 1950 mani tu ora ignote
uccisero in un luogo imprecisato della
Sicilia occidentale colui che tu o il
mondo conosceva come il bandito
Salvatore Giuliano. Il cadavere venne poi
trasportato nel cor)le dellavvocato
Gregorio de Maria e l venne inscenata la
sparatoria con il capitano dei carabinieri
Perenze. Oggi, a pi di mezzo secolo da
quel giorno, sembra valido pi che mai
lindimen)cabile a acco dellar)colo di
Giuseppe Sciortino Giuliano
Tommaso Besozzi sul se0manale
lEuropeo dellepoca: di sicuro c
solo che morto. Naturalmente i soli) padri della patria giornalis)ci )po Giorgio
Bocca credono di potere sapere tu o rileggendosi verit di repertorio come quelle
desecretate lanno scorso dalla Commissione an)maa e che poi si sostanziano
negli a0 del famigerato processo di Viterbo tenutosi negli anni 50 e conclusosi
con la condanna allergastolo di tu0 i presun) partecipan) alla strage di Portella
delle Ginestre. LAltra Sicilia riuscita invece a parlare con uno dei rari tes)moni
ancora in vita di quei giorni, Giuseppe Scior)no Giuliano, glio della sorella di
Giuliano, Marianna e di quel Pasquale Scior)no, condannato anche lui allergastolo
per la strage di Portella delle Ginestre, ma, a dire del glio, innocente e
inconsapevole come tu0 gli altri.

Potrebbe giurare sullinnocenza di suo padre e degli altri condanna per


Portella delle Ginestre al processo di Viterbo?
Credo proprio di s: dopo tan) anni alcune verit sono venute fuori dai raccon)
della gente in carcere. Mio padre per esempio non fu ucciso da Piscio a nel sonno,
come ancora oggi credono lAn)maa e il signor Giorgio Bocca. Probabilmente la
storia di Piscio a traditore unaltra leggenda che si doveva tenere insieme a
quella di Giuliano uccisore dei comunis) a Portella.

E come andarono allora le cose?


La gente che usciva dal carcere allinizio degli anni 70, dopo avere scontato dai 20
ai 30 anni di reclusione per la strage di Portella, raccontava altre cose: Giuliano fu
ucciso probabilmente da quel Nunzio Badalamen) che poi mor in carcere
torturato dal rimorso, almeno secondo i tes)moni dellepoca. A volere morto mio
zio, che non dimen)chiamolo fu un Robin Hood della Sicilia e un lo atore
par)giano per lindipenden)smo, e che a lui oggi la Sicilia deve lapprovazione del
proprio inapplicato statuto regionale, fu proprio la maa in combu a con lo stato
di Scelba. E quella di Portella delle Ginestre fu senzaltro la prima strage di stato
la cui responsabilit stata fa a abilmente ricadere su Giuliano e i suoi piccio0.

Che prove ha delle sue aermazioni?


Negli anni 80 trovai per caso, tra gli a0 del processo di Viterbo una perizia
balis)ca sui proie0li ritrova) quel malede o primo maggio a Portella: era divisa in
due e cerano da una parte i bossoli spara) da Giuliano e i suoi in aria da oltre 500
metri di distanza con armi calibro 6,35, compresa la mitragliatrice di Giuseppe
Passatempo, allo scopo di in)midire i comizian) e di interromperli, e dallaltra i
bossoli calibro 9, pistole in dotazione alle forze dellordine italiane, spara) da pi in
basso a pochi metri dalla folla dalle mani maose armate dallispe orato di
pubblica sicurezza bene che ci si ricordi che gli 11 mor) avevano addosso solo
proie0li calibro 9 o schegge di granate, che non potevano davvero essere state
)rate da oltre 500 metri di distanza. Ancora sono in vita due persone che

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Conoscere la Sicilia

Costumi di Sicilia: gli abi tradizionali per luomo e per la donna


e c qualcosa che rende )pico un Paese, una tradizione,
una cultura sicuramente il costume. Ormai dei costumi
tradizionali siciliani rimasto quasi soltanto un ricordo,
mentre per i paesi pi piccoli dellentroterra ancora
realt.
Oggi i costumi tradizionali vengono sopra u o indossa) durante
celebrazioni par)colari, feste religiose, e durante quegli even)
vol) a portare alla ribalta una parte di cultura; a rievocare un
episodio della storia.
In Sicilia i costumi tradizionali an)chi erano piu osto semplici,
variega) e in alcuni casi anche ricchi. Oggi, alcuni di ques) capi
non vengono pi indossa) nemmeno in varian) moderne, come
ad esempio il fazzole o sulla testa o il grembiule sulla gonna.
Labbigliamento tradizionale della donna e delluomo siciliano
erano dunquecompos) di diversi capi realizza) con diverse fogge
e fa ure, e spesso e volen)eri anche i colori variavano; gli abi) dei
giorni quo)diani inoltre, erano dis)n) da quelli della festa.
Labito )pico femminile siciliano sicuramente quello cos)tuito da
una semplice gonna di lino, cotone o lam che veniva chiamata
fadedda. Lungo no ai piedi, questo capo aveva lunico scopo di
essere pra)co.Veniva fermato in vita con una cintura ed
inequivocabilmente abbinato ad una so oveste e ad uno jippuni,
ovvero una blusa pesante dello stesso tessuto.
A ravvivare labito ci pensava un fazzole o colorato posto sulle
spalle e fermato con uno spillone in pe o. Alla gonna veniva
inoltre abbinato un semplice grembiule e inne il completo
terminava con calze azzurre, classiche scarpe nere e un panno
sulla testa.
Spesso e volen)eri, le donne in uscita completavano il loro
oubit con una mantellina da porre sulle spalle. Era un capo
universale, che andava bene per ogni ora del giorno e della no e e
per ogni stagione. Veniva indossata dalle donne siciliane per
andare in al mercato oppure in ci , a sbrigare le commissioni per
la casa.
Quando invece bisognava presenziare in chiesa, ad esempio
durante le processioni, le donne solevano abbinare ai propri capi
di tu0 i giorni una faddigghia, ovvero un pezzo pi ranato, che
veniva infa0 dedicato alle grandi occasioni. Era una sorta di
soprabito di seta nera che dalla vita scendeva no ai piedi. A
seconda dei luoghi, non era dicile incontrare invece donne con il
ca)vellu o lamuscinu, ovvero un fazzole o di seta nera che
copriva il capo e ricadeva, come una mantella, n oltre il
ginocchio.
Il manto era il capo pi )pico del
costume siciliano, forse anche
perch aveva in un certo senso
una funzione sociale. A Messina,
chiamavano il manto orate frates
perch alloccorrenza consen)va
alle ragazze di scoprirsi per
me ere in evidenza il collo e il
seno avvolto in un bus)er bianco.
In altri luoghi dellIsola invece, la
mantella aveva il compito di
dis)nguere le donne di buona
famiglia da quelle appartenen) ai
ce) meno abbien).
Era uso infa0 presso i ricchi, darlo

a noleggio per qualche spicciolo lora alle popolane che non


potevano perme erselo, le quali lo chiamavano anche
cummoghia-miserii, in quanto era un o0mo nascondiglio per gli
abi) sdruci) e malmessi di chi poco pu spendere.
Il manto era dunque un vanto, ma anche un possedimento per una
donna dellepoca.
La qualit della stoa u)lizzata per realizzarlo, variava a seconda
delle condizioni economiche della famiglia della ragazza, e in linea
di massima anche in corrispondenza del passare delle stagioni. Il
manto veniva anche indossato dalle ragazze che si erano da poco
sposate o che stavano per sposarsi, per dis)nguerle dalle altre,
ancora sole.
Sposarsi era infa0 una volta indice di status sociale, ma anche uno
dei traguardi pi importan) per le donne, che a 25 anni venivano
gi considerate fuori mercato.
Rigorosamente nera, qualsiasi fosse il periodo dellanno o
loccasione scelta per indossarla, la mantella era per le donne
operaie, un semplice scialle che completava labito paesano.
Anche gli abi) maschili si potevano dividere in abi) per le a0vit
quo)diane e per le occasioni speciali, ma a dierenza delle
rappresentan) del gen)l sesso, per luomo si tra ava di un vero e
proprio cambiamento nello s)le.
Una prima dierenza si ha invariabilmente con il passaggio da un
ceto allaltro. Labito pi semplice era quello dei pastori, cos)tuito
dai vrachi e dalla giubba in pelle di capra: resisten) ed
impermeabili al ca0vo tempo. Stesso discorso anche

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Chi voleva la morte del bandito Giuliano?
Intervista a Giuseppe Scior)no Giuliano di Dimitri Bua

portano addosso i

proie0li o le schegge di quella

strage.

E allora?
Questa perizia venne poi fa a sparire e al suo posto ne venne
presa in considerazione unaltra che non faceva pi dis)nzioni tra
i due )pi di bossoli, come se fossero tu0 sta) spara) dagli uomini
di Giuliano.

Perch Giuliano voleva fare quellaAo di dimostrazione il 1


maggio 1947?
Aveva sdato il comunista Girolamo Li Causi a venire a parlare per
il comizio del primo maggio per spiegare ai siciliani perch il Pci,
allul)mo momento aveva tradito la gente che voleva
lindipendenza dallItalia. Li Causi non si present, ma in
compenso vennero inltra) uomini della maa, da sempre os)li a
Giuliano, per fare una strage che sarebbe dovuta essere a ribuita
a lui. Li Causi conosceva anche i nomi di costoro e li fece
pubblicamente: erano uomini di San Giuseppe Jato, daltronde ci
fu anche una denuncia par)colareggiata di un tes)mone oculare
che non venne mai presa in considerazione. Inu)le dire che ques)
a0 non entrarono mai n nelle carte dellan)maa n in quelle
del processo di Viterbo.

Lei ha la certezza morale che suo zio e suo padre non


furono autori della strage di Portella delle Ginestre?
Anche quella matema)ca. Mio padre, dopo 21 anni di carcere sa
che mi chiese non appena liberato? Di andare a farsi una bella gita
a Portella delle Ginestre.. io gli chiesi se era diventato ma o e lui
mi rispose in siciliano: gghiu, dopo trenta anni di carcere, )
devo dire che mi sono incuriosito assai di sapere dove minchia si
trova questo luogo perch io in vita mia mai cero stato. Giuliano
poi non poteva sparare sulla folla perch sapeva bene che tra i
contadini della Piana degli Albanesi che avrebbero partecipato a
quel comizio del primo maggio 1947 cerano anche i paren) di
mio padre che erano di San Cipirrello. Poteva mio zio sparare o far
aprire il fuoco sui propri paren) acquisi)?

Ma il processo di Viterbo si bas sulle confessioni di quel


Francesco Caglio
Poverino, morto pochi anni f. Si fece 31 anni di carcere
innocente, lo costrinsero a confessare con le torture, gli fecero
persino esplodere un tes)colo durante il tra amento e poi non
Costumi di Sicilia: gli abi tradizionali per luomo e per la donna
per le calzature (le scarpe di pilu) che venivano
u)lizzate allo stesso modo dai contadini per tenere al riparo e al
caldo i piedi impegna) in tante ore di lavoro alladdiaccio, presso i
campi o al pascolo.
I contadini si ves)vano invece con dei pra)ci causi, ovvero dei
pantaloni in velluto stre0 con delle bbie al livello del ginocchio e
senza apertura davan) bens sui anchi, ai quali veniva poi
abbinata una cintura in vita di colore verde o azzurro, che
solitamente era una fascia in tessuto, e una panzera, ovvero un
pancio o della stessa stoa della cintura, con bo oni in o one.
Spesso la panzera veniva associata anche ad una casacca (il
jippuni) di velluto scuro, che era corredata da numerose tasche
interne ed esterne, u)li per il lavoro. In esse infa0 il contadino
poteva riporre alcuni piccoli a rezzi per la pausa, come i coltellini
che servivano a creare i piccoli strumen) a ato del folclore
musicale, oppure il pranzo.

venne creduto nella propria ritra azione davan) ai magistra)


inquiren) e al processo. Quando lo incontravo a Montelepre no
a poco prima della sua morte ancora si me eva a piangere
ricordando quei giorni e il fa o che non riusc a resistere alle
torture. Mi diceva: glio mio, guarda come mi hanno rido o, sono
un uomo che si vergogna di esistere.

Pensa che si sapr mai la verit sulla morte di suo zio e


sulla strage di Portella?
Oramai non ci credo pi. Anche se nel 2016 venisse davvero
levato il segreto di stato su quei documen), che stanno al
Viminale e che certamente comproverebbero chi e perch uccise
mio zio e gli 11 innocen) di Portella, tu o per quel giorno sar
stato fa o sparire. Lindipenden)smo siciliano era una cosa seria,
mica come la secessione dei padani. Per stroncarlo si dovu)
ricorrere a ogni forma di infamia e allassassinio. Giuliano doveva
morire perch sapeva troppe cose: aveva tra ato con uomini
delle is)tuzioni, con i capi delle tre armi di pubblica sicurezza, con
gli americani. Ma mio zio ancora oggi in Sicilia e in America viene
ricordato come un eroe. E a me questo basta.

Dimitri Bua, 27/06/2003


Completava loubit maschile, il berre o in panno marrone che per
i marinai era invece di colore azzurro.
In seguito, con il passare delle epoche, labito maschile sub una
serie di trasformazioni: i calzoni si allungarono e iniziarono a
perdere quei cara eris)ci sbu ai la) e sul davan) che prima
avevano; le giacche si accomodarono al corpo, e stoa e colore
iniziarono ad essere associa) allappartenenza sociale.
Ai contadini rimanevano sempre i colori scuri, mentre quelli chiari
erano presidio degli aristocra)ci.
Il capo che ha fa o la sua comparsa in tempi pi recen),
nellabbigliamentomaschile tradizionale siciliano, sicuramente il
palt.
Si va dalla )stera con cappuccio allo scappularu, che copriva
anche braccia e mani. Fino agli esemplari che giungono no alle
gambe, presidio degli operai; anche in questo caso, colori e stoa
erano un indicatore delle condizioni economiche di chi lo
indossava.
Enrica BartaloAa (Fonte: Siciliafan.it)

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con la rubrica culinaria "Le riceAe di Tano"


ANTIPASTO - PURPETTA DI
BROCCULI MFURNATI
(POLPETTE CON CAVOLFIORE AL FORNO)
Ingredien: 1 grosso cavolore, 1 uovo, 2 patate, parmigiano
gra ugiato, pangra ato, olio, sale
Preparazione: Lessate il cavolore e le due patate (o se ne avete la
possibilit cuoceteli a vapore, restano pi sapori)). Una volta )epidi,
passateli e poneteli in una terrina con l'uovo, una bella manciata di
parmigiano, il sale e impastate, aggiungendo eventualmente del
pangra ato per far prendere consistenza al composto. Dopo di ch
formate delle polpe0ne pia e e impanatele passandole prima
nell'olio e poi nel pangra ato, e ponetele in una teglia foderata di
carta da forno. Infornate a 200 gradi per circa 10 minu), o quando
risultano croccan), e servite )epide.

PRIMO - PASTA CHI "CICIRI" (PASTA CON I CECI)


Ingredien: 500 gr, ceci, 100 gr pance a, 2 cipolline, salvia,
rosmarino, peperoncino, sale, pepe, olio extra vergine doliva
Preparazione: Me ere i ceci secchi in acqua gi la sera prima.
Lindomani, bollire i ceci in acqua salata abbondante. Nel fra empo,
in un bel tegame di coccio, rosolare con poco olio della pance a
tagliata a dadini, con una foglia di salvia, un mazze o di foglie di
rosmarino, due cipolline fresche tritate, un peperoncino a pezze0.
Quasi a ne co ura dei ceci, calarvi anche la pasta, i ditali,
possibilmente quelli grossi, e, quando la pasta al dente, spegnere il
fuoco, togliere un po dacqua di co ura se dovesse risultare eccessiva
e condire con il sori o del tegame. Alla ne potete anche aggiungere
altro peperoncino se volete.

SECONDO - POLLU ALLA SICULA


Ingredien: 1 pollo (pe o di pollo), 1 peperone rosso, 1 peperone
giallo, 1 pacche o di olive nere denocciolate, capperi q.b., 1
pacche o di mandorle intere pelate, 1/2 bicchiere di aceto, 1/3
bicchiere di zucchero, farina.
Preparazione: Tagliate il pollo a cube0 e infarinatelo. Scaldate un po'
d'olio in una padella e dorate i pezzi di pollo, poi trasferiteli in un
recipiente. Nella stessa padella cuocete i peperoni fa0 a pezze0,
aggiungete un po' d'acqua se necessaria alla co ura. Aggiungete i
capperi scola) e le olive tagliate a rotelline. Successivamente
aggiungete il pollo e le mandorle tagliate a pezze0. Bagnate il tu o
con agrodolce (aceto e zucchero) e salate q.b. Fate cuocere
controllando che la salsa non si addensi troppo, in tal caso aggiungere
un p d'acqua. Servite il pia o caldo e freddo a vostro piacere.

DOLCI - I RICCI (BISCOTTI)


La preparazione dei bisco0 ricci non complicata basta u)lizzare dei
semplici strumen) che si possono trovare comunemente nelle nostre
cucine come, ad esempio, un tritacarne dotato degli apposi) accessori
per tritare le mandorle e tralare i bisco0. Si possono usare gli spicchi
di mandorla vendu) gi pela) oppure si sgusciano le mandorle, si
sco ano in acqua bollente per pochi minu) e si sbucciano.
Successivamente gli spicchi, de0 "ntrita" in diale o siciliano, vengono
fa0 asciugare naturalmente al sole per qualche giorno o in forno in
modo da perdere l'acqua assorbita e quindi vengono trita),
preferibilmente a mano, o enendo una farina di mandorle di media
granulometria. La farina di mandorle, lo zucchero semolato, le uova
intere, la buccia gra ugiata di un limone e gli aromi vengono
impasta) a mano no a o enere una pasta di media consistenza.
L'impasto cos o enuto viene passato a raverso uno strumento a
forma di stella che conferisce ai bisco0 delle scanalature e i ricci. I
bisco0 vengono messi in una teglia foderata con carta forno e
spolvera) con zucchero semolato. Dopo pochi minu) di co ura i
bisco0 ricci sono pron) per deliziare il nostro palato. 
Bimestrale (sauf Juillet - Aot) di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno XVII - n 2 - Marzo/Aprile 2015

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SICULOPEDIA
Lu to ciauru si sen) di luntanu,
e di luntanu sapprizza lu to vinu.
Lu mari ca t'abbrazza, riccu e funnu,
nvidiato viramen) di lu munnu.
Par)i di luntanu cummannatu di la sor)
ma 'nto me cori lu disideriu for).
Passari 'nzoccu arresta da me vita,
ntra li to brazza Sicilia terra mia
Gianni Farruggio

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Bimestrale (sauf Juillet - Aot) di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno XVII - n 2 - Marzo/Aprile 2015

ella zona della Sicilia Occidentale si trova la pi


conngente colvazione di uva.
I piccoli paesi, con occasionalmente una casa di
campagna fra le colline colvate a vite sono le
aArazioni pi interessan.
Salaparuta uno di ques paesi, situato in un territorio
collinoso ad unaltezza di 385 m sul livello del mare. E' un
centro agricolo nel quale vengono prodoAe olive, limoni, e
altri fruAe, ma il prodoAo pi colvato la vite. Di recente,
inoltre, la zona di Salaparuta ha oAenuto il riconoscimento D.O.C.
La famiglia Ippolito per ben 4 generazioni colva vigne ed ogni
generazione ha introdoAo una passione nuova e diversi metodi di
colvazione della vite e della produzione del vino.
La famiglia ha un rispeAo sacrale per la terra e per i fruI che a loro
concede.
Il vigneto della famiglia
Ippolito si estende su pi di
10 eAari di terreno ed situato fra le colline di Salaparuta e Poggioreale.
Il suolo ricco ed benedeAo da un clima soleggiato e con poca pioggia.
Le vi resistono in modo egregio alle numerose malaIe alle quali sono
soggeAe. Questa combinazione rende la produzione delluva eccellente
viste anche le condizioni ambientali ideali.