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Bimestriel ( sauf Juillet - Aot ) di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno XIV - n 1 - Gennaio - Febbraio 2012

Ed. Resp.: Catania Francesco Paolo, Bld de Dixmude , 40/ bte 5 (B) 1000 Bruxelles - Tl & Fax: +32 (0) 2 2174831 - Gsm: +32 475 810756
Nel tempo dell'inganno universale dire la verit un atto rivoluzionario.
[ George Orwell ]
Belgique - Belgi
P.P. - P.B.
1099 BRU X
1/1605
P912772
Bureau de Dpt:
Bruxelles X
Non sono i popoli a dover aver paura dei
propri governi, ma i governi che devono aver
paura dei propri popoli. [ Thomas Jefferson ]
La lezione siciliana
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.
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Bimestrale (sauf juillet - aout) di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno X!v - n 1 - (Gennaio - Febbraio) 2012

Lignoto marinaio
Eugenio Preta
I
l 23 gennaio nella chiesa del sacro cuore di Sant'Agata di
Militello, quell'ignoto marinaio ha trovato finalmente la sua
Isola e, nel silenzio di candelabri e fiori dipinti, si acquietato
il suo errabondo andare per piazze e contrade, quella sua voglia
di girare e rigirare l'Isola ogni volta come quando da Milano vi
ritornava per una parentesi di serenit, un ritorno alle origini:
Sant'Agata Militello, il suo mare, il passio e lo sconforto dei
giovani dopo lo smog e le nebbie di un Nord parsimonioso e
frenetico, ma lontano.
E nel nostro bimestrale L'ISOLA, braccio culturale de L'ALTRA
SICILIA, a cui anni fa venne a mancare l'abbecedario salesiano di
don Rizzo, maestro di infinite letture e classici greci e latini e
divieti e tanto affetto nelle spire di un'adolescenza lenta da
venire e veloce poi ad andarsene, con la scomparsa dei
riferimenti che il tempo cancellava lasciandoci disarmati e soli
davanti allo scorrere della vita, oggi si vede privata di un altro
punto polare di riferimento culturale, un maestro di vocaboli e
parole, ricercatore e forgiatore di una lingua siciliana vera, non
artefatta n fasulla come quella di tanti inventori di storie che
oggi hanno scoperto nel dialetto neanche poi universale dei paesi
inventati, la fortuna dei loro scritti.
Con Vincenzo Consolo scorrevano sulle pietre vive del quotidiano
le acque scarse e forse inquinate dei torrenti delle piane siciliane
sotto sbalze fino ai muri a secco, nella sperimentazione linguistica
che trovava in termini mutuati dai classici, antichi, aulici e
barocchi, l'origine di un linguaggio poetico forgiato nella
modernit delle rivolte contadine prima e nei gas di scarico dei
forconi oggi, certamente nuovo e di una belt trascendente il
tempo e lo spazio e le mode.
Tanti scritti, per noi sempre pochi pero', ormai chiusi nella scansia
dei ricordi, nei ripiani di una biblioteca che si piegano oggi sotto il
peso di voluminose raccolte di parole, molte superflue ma alcune
preziose e irrinunciabili come quelle di Pirandello, Bufalino,
Consolo, D'Arrigo, D'Anna, Tomasi di Lampedusa, Lucio Piccolo e
per la formazione di una coscienza critica e di una accennata
conoscenza linguistica sperimentale.
E' strano, oggi che il carro funebre del maestro di retablo
attraversa autostrade e trazzere alla fine per ritornare a casa
Consolo, che si sia interrotto quel blocco dei Tir che ha lasciato
immaginare il risveglio delle coscienze e che quei "forconi"
indispensabili si siano trasferiti verso il nord, quasi in controsenso
a questo viaggio del maestro, quasi a non voler imbarbarire con le
accezioni del quotidiano quel cammino finale verso il sacro e
l'incondizionato
Restano perci, in un piano pi in basso, le proteste e le
rivendicazioni della gente, fuori posto nella tristezza di un giorno
particolare che ci riporta a ripensare ad una lingua che vorremmo
anche noi possedere e forgiare come ha fatto Vincenzo Consolo,
al barone Piraino, alla sua Mandralisca, allo spasimo di Palermo,
all'ulivo e l'olivastro, a retablo, alle pietre di pantalica, a
nottetempo casa per casa, alle descrizioni dello stretto pi nitide
delle foto di Ferdinando Scianna e rivive per un attimo anche
Gesualdo Bufalino e quella vita che, diceva, sentiva forte tra le
dita, per malconcia che fosse, ma che lentamente scivolava via.
La nostra Isola, oggi, si ferma un attimo, mentre bruciano le
candele di quella cerimonia finale.
Nel continuo girare e rigirare i luoghi della nostra terra, come
diceva Vincenzo Consolo, e nella voglia e nella smania che non ci
lascia mai stare fermi in un posto, restiamo trepidi e spaventati
mentre sospettiamo sia questo una sorta di addio, una specie di
tenzone finale, un voler vedere e toccare prima che uno dei due
sparisca.
V|ncenzo 6onso|o
e uro de| ragg|or| rarralor| |la||ar|
corlerporare|. E ur aulore su|
gerer|s percr ror scr|ve ver| e
propr| rorarz|, corv|rlo cor'e cre
ror s| possoro scr|vere rorarz|
percr |rgarraro || |ellore, ra
pred|||ge ura rarraz|ore or|erlala
verso |a poes|a.
Nalo a 3arl'Agala d| V|||le||o (Vess|ra) || 18 leoora|o 1933, dopo |e
scuo|e super|or|, s| |scr|ve a||a laco|la d| 0|ur|spruderza de||'ur|vers|la
Callo||ca d| V||aro, ra s| |aurea, cor ura les| |r l||osol|a de| d|r|llo,
a||'ur|vers|la d| Vess|ra, dopo aver asso|lo || serv|z|o r|||lare.
Corc|us| g|| slud| ur|vers|lar|, r|lorra |r 3|c|||a, dove s| ded|ca
a||'|rsegrarerlo re||e scuo|e agrar|e. Ne| 193 esord|sce cor || suo
pr|ro rorarzo, La ler|la de||'apr||e, squarc|o su||a v|la d| ur paese
s|c|||aro rov|rerlalo da||e |olle po||l|cre de| pr|r| arr| de| dopoguerra. l
suo| r|ler|rerl| urar| e |ellerar|, |r que||a slag|ore, soro |o scr|llore
Leorardo 3c|asc|a e || poela Luc|o P|cco|o. Ne| 198, averdo v|rlo ur
corcorso a||a Ra|, s| lrasler|sce a V||aro, dove lullora v|ve e |avora,
svo|gerdo ur'|rlersa all|v|la g|orra||sl|ca, cor |urgr| sogg|orr| re| paese
d'or|g|re.
La vera r|ve|az|ore arr|va re| 19Z, cor l| sorr|so de||'|grolo rar|ra|o,
s|rgo|are r|coslruz|ore d| a|cur| everl| svo|l|s| re| rord de||a 3|c|||a a|
passagg|o da| reg|re ooroor|co a que||o ur|lar|o e cu|r|ral| re||a
sargu|rosa r|vo|la corlad|ra d| A|cara L| Fus| re| ragg|o 180. ur arro
dopo, re| 19ZZ, Corso|o d|v|ere corsu|erle ed|lor|a|e de||a E|raud| per
|a rarral|va |la||ara, |rs|ere, lra g|| a|lr|, a lla|o Ca|v|ro e Nala||a
0|rzourg.
Tra |e a|lre sue opere pr|rc|pa||: Relao|o (198Z), Nollelerpo, casa per
casa (1992), L'o||vo e |'o||vaslro (1991), Lo spas|ro d| Pa|erro (1998),
0| qua da| laro (2001). Tra | raccorl|: Le p|elre d| Parla||ca (1988), Per
ur po' d'eroa a| ||r|l| de| leudo (|r Narralor| d| 3|c|||a a cura d| L. 3c|asc|a
e 3. 0ug||e|r|ro, 19Z), ur g|orro core g|| a|lr| (|r Raccorl| |la||ar| de|
Novecerlo a cura d| E. 3|c|||aro, 1983), || raccorlo lealra|e Lurar|a
(1985), Calars| (1989).
l suo| ||or| soro lradoll| |r lrarcese, |rg|ese, ledesco, spagro|o,
porlogrese, o|ardese, rurero, cala|aro.
lrs|ere a var| prer| r|cevul| re| corso deg|| arr|, ra v|rlo re| 1992, cor
Nollelerpo, casa per casa, || presl|g|oso Prer|o 3lrega e re| 1991 ||
Prer|o lrlerraz|ora|e ur|ore Lal|ra per |'|rs|ere de||a sua opera.
lo ror so cre vog||a s|a quesla, ogr| vo|la cre lorro |r 3|c|||a, d|
vo|er|a g|rare e g|rare, d| percorrere ogr| |alo, ogr| capo de||a cosla,
|ro|lrarr| a||'|rlerro, soslare |r c|lla e paes|, |r v|||agg| e |uogr|
sperdul|, r|vedere veccr|e persore, coroscerre ruove. ura vog||a,
ura srar|a cre ror r| |asc|a slar lerro |r ur poslo. Nor so. Va
sospello s|a queslo ura sorla d| add|o, ur vo|er|a vedere e loccare
pr|ra cre uro de| due spar|sca.
( v|rcerzo Corso|o, Le p|elre d| Parla||ca, 1988 )
Bimestrale (sauf juillet - aout) di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno X!v - n 1 - (Gennaio - Febbraio) 2012

P
allavicino Trivulzio immediatamente, lotto ottobre, vieta e
fa chiudere quelli gi esistenti associazione, club e circolo
di qualsiasi genere. Nello stesso tempo indice il plebiscito
con il proclama: Il popolo delle province continentali dell'Italia
meridionale sar convocato il giorno 21 del corrente mese di
ottobre in comizi, per accettare o rigettare il seguente plebiscito:
"Il popolo vuole l'Italia una e indivisibile, con Vittorio Emanuele,
re costituzionale, e suoi legittimi discendenti". Il voto sar
espresso per s o per no, per mezzo di un bollettino stampato.
Sono chiamati a dare il voto tutti i cittadini, che abbiano compiuto
gli anni ventuno".
Per capire bene lopera del Pallavicino Trivulzio basta leggere la
commemorazione di Federico Paolo Sclopis
(16)
al Senato: () N,
lanno appresso, furono punto da meno gli entusiasmi e gli aiuti di
lui alla portentosa spedizione dei Mille. Chiamato a Napoli dal
Garibaldi, vi assunse lufficio di Prodittatore. Trov divisi gli spiriti.
Altri bolliva di voglie repubblicane: altri di regi amori. Altri
portendeva la unit dellintera nazione: altri il federalismo. E
questi oravano per la proroga dei poteri del dittatore: e quelli per
la convocazione di una Costituente: e molti per la immediata
designazione di un Principe. E chi al Principe eletto avrebbe dato
la Corona: e chi la sola Reggenza. Era urgente pigliare un partito
terminativo. A ci la formula del plebiscito, indetto dal
Prodittatore pel 21 ottobre: Il popolo vuole lItalia una e
indivisibile con Vittorio Emanuele Re costituzionale e suoi legittimi
discendenti? La pi meravigliosa maggioranza di voti, da un
capo allaltro dellex-Reame, ha affermato la formula. Da quel d
si potuto annunziare al mondo civile che lItalia risorta.
Issofatto il conte di Cavour scriveva per telegramma al Pallavicino
LItalia esulta per lo splendido risultato del plebiscito, che al suo
senno, alla sua fermezza, e al suo patriottismo in gran parte
dovuto. Ella si acquistato cos nuovi e gloriosi titoli alla
riconoscenza della nazione
(17)
. E il Re gli ha conferito, massimo
degli onori, il Collare dellAnnunziata. Nella primavera del 1862,
pregato da Urbano Rattazzi, il Pallavicino and Prefetto a
Palermo, dove gli antichi autonomisti ponevano ogni giorno a
pericolo la pace pubblica. Niuno meglio di lui, apostolo
efficacissimo della unit, potea bastare ad infrenar i riottosi: e
poich a tale intento occorreva, innanzi ogni cosa, sinceramente e
saldamente attuare le libert statutarie, a tuttuomo esi ingegn
di incarnarle in ogni membro, in ogni ramo della
Amministrazione.()
(18)
Basta andare a ritroso nel 1857 per
trovarlo insieme a La Farina e Daniele Manin a Torino dove
fondarono la Societ nazionale italiana
(19)
, una associazione
avente lobiettivo di orientare lopinione nazionale verso il
Piemonte di Cavour
(20)
.
Andiamo ancora dietro con il tempo per trovare Garibaldi che
incontra gli autori di un programma ben definito gi in origine,
soprattutto con Cavour: Nel 1854 ha molti e proficui incontri con
gli affiliati di varie Officine Londinesi, fra cui la Loggia
PHILADELPHES di Londra, che raccolgono molti esuli europei,
tutti esponenti della democrazia e del libero pensiero. Garibaldi
frequentando questi fratelli si convince della necessit di
collaborare con tutti i massoni in genere e con i moderati in
particolare per la realizzazione del Programma Italiano. Ed il
fratello Felice Foresti a combinare lincontro tra Garibaldi e
Camillo Cavour, Gran Maestro in pectore della risorgente
Massoneria Italiana, con il presidente della Societ Nazionale
Giorgio Pallavicino Trivulzio
(21)
, carbonaro e Massone a sua volta
e con Costantino NIGRA, cui il Grande Oriente Italiano ha affidato
la carica di Gran Maestro
(22)
.
(23)

Ecco lapporto chiarificatore da parte della Loggia Grande Oriente
dItalia - Massoneria Universale Comunione dItalia sul ruolo
della Societ Nazionale: Ci che non si poteva realizzare
politicamente con la Societ Nazionale si poteva tentare grazie
alla mediazione della massoneria, e cio unificare sotto un unico
progetto formazioni e partiti programmaticamente distanti ma
uniti da una comune aspirazione all'indipendenza nazionale e
all'emancipazione del popolo italiano.
Esisteva un forte parallelismo tra il processo di unificazione del
Paese e lo sviluppo della massoneria italiana nel periodo
compreso tra la met del 1859, quando l'Italia era considerata
solo un'entit geografica composta da sette stati sovrani e la
liberamuratoria era praticamente inesistente, e la fine del 1861,
quando Vittorio Emanuele II regnava su uno stato ormai unificato
e le officine torinesi organizzavano la prima costituente
massonica, cui presero parte i rappresentanti di 21 logge
italiane.
(24)

Il plebiscito in Sicilia aveva i connotati di una festa, o di una farsa,
dove vi era stata sfarzosit di tricolori e di SI come ha ben
illustrato De Roberto, quella era latmosfera, inutile negarlo.
Cos: Gi i s colossali erano tracciati sui muri, sugli usci, per
terra; al portone del palazzo il duca ne aveva fatto scrivere uno
gigantesco, col gesso; e il domani, in citt, nelle campagne, frotte
di persone li portavano al cappello, stampati su cartellini di ogni
grandezza e d'ogni colore.
(25)
Cos scrive Ippolito Nievo da Palermo il 16 ottobre alla madre
Adele Marin Nievo: () -oggi lannessione proclamata doversi
fare col plebiscito per s o per no- tutta Palermo pieno di s -
()
(26)
.
Il 23 ottobre del 1860 scrive alla cugina Bice Melzi Gobio: () Qui
siamo in mezzo al gran frastuono dei s. LItalia una e indivisibile
ha travolto le teste di questi buoni Palermitani, i quali non fanno
altro che correre gridando s s che paiono dannati. In 32000
votanti non abbiamo che 20 no, figurati!
(27)
La spiegazione di questa manifestazione di giubileo per il s la
troviamo in quello che scrive da Palermo il 5 Dicembre del 1860
ad Andrea Cassa, in una lettera rimasta nel cassetto: () Ora il
Re venuto a darci un po di vacanza e a toglierci il perpetuo
noioso ronzio delle mosche Siciliane che lasciano per la speranza
dun piatto pi dolce il solito pane quotidiano. Che gente, Andrea,
che gente! E proprio vero che le cose vanno vedute alla lontana
per farsene una giusta idea - ed io che essendo in Lombardia dava
tanto su i corni ai nostri materialisti Lombardacci, qui trovo invece
che meritano uno per uno la corona civica. Sar forse colpa del
Borbone o del diavolo ma non si pu campare un giorno in Sicilia
senza mandar a quel paese la razza umana e chi le somiglia!
Miracolo e fortuna che tanto senno rimase loro da grattarsi la
LA FARSA TRAGICA
DEL PLEBISCITO
e la sicilosincrasia (2)
Bimestrale (sauf juillet - aout) di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno X!v - n 1 - (Gennaio - Febbraio) 2012
5
rogna peggiore e aiutar noi che venivamo a guarirla! Cos spero che
miglioreranno, e quel lucido intervallo passato ci deve dare qualche
lusinga di crederlo. Imposte e leva, leva ed imposte - questo il miglior
mezzo deducazione; e ce lo (la lettera, che non venne spedita, si
interrompe qui.)
(28)

Ecco chi ha promosso il plebiscito: le mosche siciliane sono li cutrara,
coloro che fingendo un interesse ideologico in realt nascondevano un
fine di vile interesse economico.
Gi ho scritto su questo argomento: La storia del Popolo Siciliano ha una
delle pagine pi terribili e pi ignobili, mai scritte, conosciuta come La
rivolta contro i cutrara
(29)
.
E una delle tante manifestazioni di sofferenza della neo colonizzazione
piemontese ai danni del Popolo Siciliano, il quale subito ha avvertito il
giogo e subito si ribellato. Castellammare del Golfo sicuramente aveva
degli uomini che si definivano liberali e appoggiavano la causa della
liberazione delloppressione borbonica. ()
Il Popolo di Castellammare del Golfo rispose positivamente allesortazione
garibaldina, ha creduto alla liberazione, al cambiamento, ha creduto alla
rivoluzione. Le aspettative furono subito deluse e chi ha parlato di libert
e di nobili principi in realt aveva degli interessi personali di
arricchimento, tradendo la propria Terra e il proprio Popolo.
Nasce cos, subito, quella classe politica che serv al potere piemontese
per colonizzare la Sicilia, in cambio di vantaggi per se per i loro parenti e
amici. Ancora oggi con nuove e vecchie etichette, ma vecchie maschere,
blaterano parole di giustizia, libert per poi farsi gli interessi propri.
Questi sono i cutrara!
I cutrara sono i politici che hanno esortato il popolo alla rivolta e poi lo
hanno tradito. Pertanto la rivolta contro i cutrara non una
manifestazione di una classe sociale contro unaltra, come alcuni storici
tentano di fare passare, ma di sofferenza politica alla neocolonizzazione
italiana, come ve ne furono in altre parte della Sicilia, fino alla rivolta del
Sette e Mezzo di Palermo. Tutte soffocate con estrema ferocia dalle
truppe garibaldine e sabaude.
(30)
( 2 - Continua )

Alphonse Doria

16. Federico Paolo Sclopis, conte di Salerano nato a Torino, 10 gennaio 1798,
dove mor l8 marzo 1878, stato un giurista e politico italiano. Come giurista
ebbe un ruolo di rilievo nella redazione dello Statuto Albertino.
17. Isaia Ghiron I benemeriti della unit e della indipendenza dItalia. Milano, Ed.
Battezati, 1877, pag. 61.
18. Senato del Regno, Atti parlamentari. Discussioni, 4 febbraio 1879.
19. LAssociazione fu ideata e pilotata totalmente da Cavour e il Garibaldi ne era il
vicepresidente onorario. Il partito d'azione mazziniano, era completamente in
calo dando spazio alla Societ nazionale si clandestinamente nella maggior
parte degli stati preunitari italiani mutando di fatto il movimento
risorgimentale confederale traviandolo in quello unitario alla luce del sole nel
Regno di Sardegna. Organizz e forn supporto per la Spedizione dei mille.
Raggiunto lo scopo: l'unit d'Italia l'associazione declin lentamente, le sue
mansioni passate al governo italiano, cos nel 1862 l'associazione venne sciolta
definitivamente.
20. Rivista del Grande Oriente dItalia n 1/2011 Hiram 2011 direttore Gustavo
Raffi.(http://www.montesion.it)
21. Assunse la carica dopo la morte del Manin, nel dicembre 1857.
22. Dal 3 ottobre 861 al 31 gennaio 1862
23. Giuseppe Garibaldi Libero Muratore 1807 1882 Roma, 31 gennaio 2007 E.V.
A G D G A D U GRAN LOGGIA DITALIA DEGLI ANTICHI LIBERI
ACCETTATI MURATORI MASSONERIA UNIVERSALE DI RITO SCOZZESE ANTICO
ED ACCETTATO OBBEDIENZA DI PIAZZA DEL GESU PALAZZO VITELLESCHI
SEDENTE IN ROMA R L Giuseppe PAPINI N 1396 OR di ROMA Pagina
3
24. 1860-1885 - La Rinascita della Massoneria nell'Italia unita (presa visione il 4
agosto 2011 ore 19,28 www.grandeoriente.it)
25. IL CICLO DEGLI UZEDA: LIllusione, I Vicer, LImperio - A cura di
SergioCampailla edizione 1994 I MAMMUT della Newton Compton editori s.r.l.
Roma - Pagina 423
26. Impressioni di Sicilia di Ippolito Nievo Ibis Como Pavia 1992 Pagina 58
27. Ibidem Pagina 60
28. Ibidem Pagine 75 e 76.
29. Giorni 1, 2 e 3 del gennaio 1862
30. CUTRA pubblicato su LISOLA Editore Francesco Paolo Catania Bruxelles
(Belgique) Bimestrale anno XIII - n 2 - ( Marzo / Aprile ) 2011. Pagina 6.
In Sicilia perch gli asini
si chiamano scecchi ?






C
orreva lanno 827 d.C, gli arabi, avevano gi
conquistato la Spagna con lAndalusia ed avendo
ancora sete di conquiste si gettarono a capofitto nel
Tirreno portando la loro guerra santa in Sicilia (e non
solo).
Quando gli arabi iniziarono la conquista della Sicilia i
bizantini non ne furono molto entusiasti ma alla fine
dovettero cedere.
Inizialmente, avendo trucidato un bel po di persone, i
siciliani erano molto diffidenti nei loro confronti, ma pian
pianino gli arabi si dimostrarono come una popolazione di
grande tolleranza religiosa e civile.

Ma iniziamo la nostra leggenda.

N
on avendo molta fiducia nei musulmani, i siciliani si
guardavano bene dallosannare i nuovi conquistatori.
Lostilit era cos tanta che il re arabo Miramolino doveva
fare qualcosa per evitare scontri. Uno dei suoi pi grandi
consiglieri era la figlia Nevara la quale era convinta che
con la forza non si sarebbe ottenuto nulla poich si
prendono pi api con un ramoscello fiorito che con una
grossa botte di aceto. (Che donna!)
In realt la principessina dava questi consigli al padre
perch era innamorata di un giovane nobile siciliano
(ovviamente bello. Tranne Polifemo e i ciclopi poi sono
tutti belli nelle nostre storie), quindi la signorina voleva
portare la pace e la saggezza per un doppio scopo.
Miramolino, ascoltando il consiglio della figlia, permise
agli isolani di continuare a lavorare la terra e di
commerciare, ma, per fare capire loro che gli arabi erano
sempre quelli che avevano il potere proib di portare armi
e non potevano essere pi alti di loro. Per questo motivo
non volle che la popolazione siciliana montasse a cavallo.
Vada per le armi, che volendo, si possono anche
nascondere, ma a cavallo ci si deve andare
N noi, n loro!
Una bella notte, offesi per laffronto, i siciliani
avvelenarono gli abbeveratoi e in pochissimo tempo
morirono tutti i cavalli dellisola.
Miramolino chiese quindi di fare arrivare delle navi piene
di cavalli dal nord africa ma il destino volle che durante
una tempesta le navi affondarono tranne una piena di
asini. A quel punto gli arabi furono costretti a cavalcare gli
asini e limmagine era talmente ridicola che i siciliani
iniziarono a prenderli in giro. Gli sceicchi sui somarelli...da
qual momento in poi in dialetto gli asini vennero chiamati
scecchi.
Re Miramolino dopo la figuraccia permise nuovamente ai
siciliani di poter montare a cavallo e di poter suonare le
loro campane. Da questo momento in poi inizi la pacifica
convivenza tra i due popoli.
Alessandra Cancar
Bimestrale (sauf juillet - aout) di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno X!v - n 1 - (Gennaio - Febbraio) 2012


affaire acqua nella provincia pi
assetata dItalia, quella di Agrigento,
si consuma allombra dei Templi, ma
soprattutto delle pubbliche istituzioni, a partire
dal dicembre 2007. E precisamente da quando
lavvocato Gaetano Armao, attuale assessore
regionale allEconomia, viene chiamato ad
esprimere un parere legale sulla controversa
aggiudicazione del servizio idrico integrato nei
43 Comuni della provincia di Agrigento ad una
societ per azioni, denominata Girgenti Acque.
Acque, fogne ed impianti di depurazione
nellAgrigentino, da quel dannato momento,
dovevano diventare il business del secolo. Il
valore dellaffare, in termini di guadagni netti,
da realizzare ai danni dei cittadini agrigentini,
stimato in non meno di un miliardo di euro!
Lazienda che stata creata alloccorrenza per
pilotare questa operazione era un mix, un
miscuglio cio, di aziende private e di enti
pubblici. Ne fanno parte anche alcuni Comuni,
come Agrigento, Favara, Aragona, Raffadali ed
altri Comuni del consorzio pubblico Voltano,
oltre che una societ catanese denominata
Acoset, anchessa, con al suo interno, enti
pubblici e privati. Insomma, si tratta di una
societ mista, peraltro squattrinata, senza la
necessaria solidit economica, per affrontare la
grande sfida: la gestione, per un terzo di secolo,
di tutti i servizi idrici dellAgrigentino.
Girgenti Acque si sarebbe dovuta occupare
della captazione e distribuzione dell acqua
potabile, della gestione e del rifacimento delle
reti idriche e fognarie, della costruzione dei
depuratori per le acque reflue e della messa in
funzione di quelli esistenti.
In quattro anni nulla di tutto quanto previsto
nel contratto di gestione, sottoscritto dallAto
idrico di Agrigento e Girgenti Acque stato
realizzato. Anzi, nelle case, spesso, arriva
acqua inquinata, mentre il mare di San Leone,
la localit balneare della citt dei Templi, tra
i pi inquinati dItalia, a causa della mancata
depurazione delle acque. Un disastro. Tant
vero che sorto una grande movimento
pubblico, denominato il Comitato degli
Inquinati Agrigentini, per perorare la causa
dellattivazione del depuratore di Agrigento.
Tale movimento, pi o meno inspiegabilmente,
incontra delle comiche e paradossali resistenze
di un noto ambientalista agrigentino, il
consigliere comunale di Agrigento e
componente della direzione nazionale di
Legambiente, Giuseppe Arnone. Questultimo
difende lindifendibile: e cio Girgenti Acque
che, da quattro anni, continua ad inquinare il
litorale agrigentino ed a distribuire acqua
inquinata dentro le case. Le bollette,
nellAgrigentino, sono tra le pi care dItalia. Le
reti idriche continuano a perdere pi del 50 per
cento dellacqua che esce dai serbatoi, con
gravi carenze nella distribuzione. Su tali reti,
per il loro rifacimento, come previsto da
contratto, non stato speso un solo centesimo.
Nulla si visto dei 120 milioni di euro relativi ai
finanziamenti europei, gi previsti dal
programma denominato Agenda 2000
(Programmazione 2000-2007).
A questi finanziamenti, Girgenti Acque, avrebbe
dovuto sommare, come da contratto, una sua
compartecipazione del 30 per cento, cosa che
puntualmente, dopo quattro anni non
avvenuta. Insomma, alle gravi inadempienze
contrattuali di Girgenti Acque, vanno sommati
anche i disastri ambientali causati nelle coste
agrigentine, con gravissimo nocumento per la
salute dei bagnanti.
Sul mare inquinato di San Leone, gi da qualche
anno, le polemiche si sprecano. Spesso capita
che, in maniera scorretta, non viene
ufficialmente comunicato che il mare, a seguito
delle analisi effettuate, non solo inquinato,
ma rappresenta una seria minaccia per la salute
pubblica. Ed stato proprio linsigne avvocato
Armao, a dare il l, nel dicembre del 2007, alla
stipula di quel tanto contrastato contratto
firmato per conto, dellAto idrico di Agrigento,
dallallora presidente della Provincia, lattuale
deputato nazionale del Pdl, Enzo Fontana
(vicinissimo allex ministro Angelino Alfano) e
da Giuseppe Giuffrida, amministratore delegato
di Girgenti Acque e dellaltra societ, la gi
citata Acoset.

Il conflitto di interessi

In questa storia non manca il conflitto
dinteresse. Sono oltre venti i sindaci
agrigentini che presentano ricorso contro la
stipula di un contratto capestro per trentanni
che consente uninsolita aggiudicazione di un
servizio pubblico. In altri termini, alcuni Comuni
se la cantano e se la suonano in pieno conflitto
dinteressi! Tra questi, il comune capoluogo
Agrigento e gli altri enti locali facenti parte del
consorzio pubblico Voltano che, a sua volta, fa
parte di Girgenti Acque. Mentre tutti quanti
assieme fanno parte dellAto idrico, cio della
struttura organizzativa che ha indetto la gara
dappalto. Un sistema di scatole cinesi che ha
consentito alla citt di Agrigento ed ai Comuni
del Voltano di auto aggiudicarsi, in pieno
conflitto dinteressi, una gara che loro stessi
avevano indetto, in quanto componenti
dellAto stesso! E come se, oggi, lavvocato
Armao firmasse, proprio a seguito di un suo
parere, una delibera di aggiudicazione alla
met della giunta regionale di cui egli fa parte
di un servizio pubblico del valore di qualche
miliardo di euro la cui gara dappalto stata
indetta dalla stessa giunta regionale!

e volarono via 300 mila euro

Giuseppe Giuffrida lamministratore delegato
di Acoset e di Girgenti Acque (della quale fa
parte la stessa Acoset). Il Giuffrida,
candidamente, ebbe a dirci, nel 2008 che, per
chiudere loperazione, avrebbe sborsato, per
conto delle societ che rappresentava,
qualcosa come 300 mila euro. Possibile? E nelle
tasche di chi sarebbero finiti questi soldi? Per
pagare chi? Va detto che in, quegli anni, in
Sicilia non mancavano certo avvocati
amministrativisti che incassavano certe mega
parcelle con la benedizione della politica.
In questi quattro anni di gestione dellacqua,
andata in scena senza la concessione regionale
per prelevare lacqua dalle fonti di
approvvigionamento, Girgenti Acque ha dovuto
rifornirsi presso due altri consorzi pubblici:
Sicilacque (altra societ dove la Regione
siciliana ha una partecipazione di minoranza)
ed il consorzio Tre Sorgenti di Canicatt,
questultimo costituito interamente da sette
Comuni. Entrambe titolari di regolare
concessione, sia Sicilacque che il consorzio Tre
Sorgenti, devono ancora ricevere da Girgenti
Acque qualcosa come 30 milioni di euro, al
punto che hanno dovuto fare ricorso ai Giudici
Civili che, con tanto di emissione di decreti
ingiuntivi, ha riconosciuto tale gravissima
situazione debitoria di Girgenti Acque!
C di pi. Girgenti Acque ha avuto al proprio
interno anche due societ, una campana ed
una sarda, alle quali stato negato il rilascio
della necessaria certificazione antimafia.
Addirittura si scoperto che il titolare della
societ sarda era figlio del titolare della societ
campana. Societ, questultima, caldeggiate da
un alto funzionario dello Stato che,
inizialmente, aveva assunto posizioni critiche
nei confronti dellaggiudicazione della gestione
dei servizi idrici integrati in provincia di
Agrigento, perch, come dicevamo, avvenuta in
pieno conflitto dinteresse. Poi, per, pi o
Lex sindaco di Racalmuto finito sotto processo Lex sindaco di Racalmuto finito sotto processo Lex sindaco di Racalmuto finito sotto processo
per aver scoperchiato le verit su Girgenti Acque. per aver scoperchiato le verit su Girgenti Acque. per aver scoperchiato le verit su Girgenti Acque.
Storia di un'ingiustizia Storia di un'ingiustizia Storia di un'ingiustizia
L amaro prezzo delle mie denunce L amaro prezzo delle mie denunce L amaro prezzo delle mie denunce
Uno scandalo enorme!!!

La Nestl una multinazionale Francese
che ci ruba lacqua di Santo Stefano di
Quisquina e ce la rivende ad un prezzo
mille volte superiore dentro alle bottiglie
che recano letichetta, Acqua Vera che,
tutti quanti conosciamo. E per costringerci
a comprare acqua in bottiglia, la nostra
stessa acqua, imbottigliata dai Francesi, la
societ di gestione Girgenti Acque, in tutti
i comuni della provincia di Agrigento, ci
rifornisce o ci vorrebbe rifornire di acqua
inquinata!
Girgenti Acque ci rifornisce di acqua non
potabile, per costringerci a compare
lacqua della Nestl, la nostra stessa
acqua che ci rivendono, in provincia di
Agrigento, ad un prezzo mille volte
superiore alla normale acqua potabile
che ci viene negata da Girgenti Acque!
Bimestrale (sauf juillet - aout) di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno X!v - n 1 - (Gennaio - Febbraio) 2012

Basta con le teorie
Gattopardiane sui Siciliani !


a relalora cre |a 3|c|||a e | 3|c|||ar| ror caro|aro o ror
vog||oro r|g||orare, |a cos|ddella leor|a 0allopard|ara cre
d|p|rge || s|c|||aro core qua|curo cre ror vuo|e allallo
caro|are., orra| e so|o ur escarolage soslerulo da cr| |rlerde
usare arcora quesle dela|||arce, per | propr| l|r|.
E |o d|roslraro |e u|l|re rar|leslaz|or| d| p|azza (ra| r|prese da||a lv
reg|ora|e a so|do d| ura po||l|ca raz|ora|e); |o ev|derz|aro |e |r|z|al|ve
allua|rerle |r carl|ere e | lraguard| ragg|url| |r quesl| u|l|r| lerp| da
lull| que| Vov|rerl|, Assoc|az|or|, Cor|lal| var| e parle de||o slesso
0overro Reg|ora|e, cre s| slarro oallerdo per coslru|re ura Nuova
Cosc|erza Popo|are 3|c|||ara l
Lo d|roslra || corruo|o s||erz|oso |r allo lra |rle||ellua||, docerl|,
proless|or|sl|, arl|g|ar|, g|ovar| dolal| d| ur'|rle|||gerza slraord|rar|a e
arcre d| uor|r| de||e lsl|luz|or|, d| quesla rerav|g||osa lso|a.
Lo d|roslra |a rea||zzaz|ore d| ur Tg or-||re |r ||rgua s|c|||ara,
rl l p: / / WWW. youl uoe. cor/ Wal cr?v=oJ0l _rs5Wuo&r| d=502
r l l p : / / W W W . y o u l u o e . c o r / W a l c r ? v = | T J 1 0 L 0 g c 3 A
aulol|rarz|alo, soslerulo da vo|orlar| cre rarro || so|o scopo d|
sv||uppare ura d|versa Cu|lura 3|c|||ara. (ur Tg cre ra r|cevulo
dec|re d| r|g||a d| v|sua||zzaz|or|, su||e pr|re pag|re d| Teslale
Naz|ora||).
lrsorra, ror s| puo p|u orellere d| d|re cre es|sle d| lallo ura parle
de||a 3|c|||a e de| 3|c|||ar| cre slarro |ollardo per r|corqu|slare || suo
g|uslo poslo re||a 3lor|a l
Nor s| puo p|u occu|lare cre c'e ura 3|c|||a e de| 3|c|||ar| cre s|
slarro oallerdo per lare app||care |o 3lalulo 3pec|a|e de||a Reg|ore
3|c|||ara; ra soprallullo ror s| puo p|u rascordere cre es|sloro
slraord|rar|e |rle|||gerze g|ovar|||, luor| da so||l| Parl|l| e luor| da|
r|l|ellor|, cre slarro lerlardo d| r|coslru|re |'arl|ca 0|gr|la de| popo|o
3|c|||aro l
0urque, oasla d| roslrare arcora re||e F|cl|or le|ev|s|ve, 3|c|||ar| cor
ura voce e deg|| allegg|arerl| cre ror rarro ressur r|scorlro re||a
rea|la s|c|||ara d| ogg| l
8asla d| raccorlare serpre ura 3|c|||a v|o|erla e vo|gare, |rsers|o||e
ed arrelrala l
lrsorra, percr ror s| prerdoro a carp|ore lulle que||e cose d|
pos|l|vo cre parlor|scoro | 3|c|||ar| core per eserp|o, || docurerlo
slor|co cre ra corsegralo recerlererle || popo|o s|c|||aro a|
Pres|derle de||a Repuoo||ca Napo||laro ?
Core |'|red|la e slor|ca co||aooraz|ore lra parle de||e lsl|luz|or|
Reg|ora|| e a|cur| Cor|lal| d| c|llad|r| ?
Percr, ror s| par|a de||a 0erurc|a cre ra lorr|lo |a sceregg|alura d|
' 8erverul| a| 3ud, ur l||r cor C|aud|o 8|s|o o ror s| ev|derz|a |a
grarde sers|o|||la s|c|||ara roslrala da||o spellaco|are 'Nuovo C|rera
Parad|so d| Torralore ?
3oro corv|rlo cre ro|le persore caro|ereooero op|r|ore se
avessero asco|lalo |a slraord|rar|a Corlererza 'da P|lagora a||e 3c|e
Cr|r|cre svo|las| recerlererle a Pa|azzo de||e Aqu||e, d| Pa|erro l
3oro corv|rlo cre ro|l|ss|re persore caro|ereooero parere se
coroscessero ror |a grardezza., ra || roo||e l|re deg|| slud| su|
8eressere deg|| lrd|v|du|, cordoll| da| rolo Pa|err|laro doll. F.sco
0||v|er|l E po|, || sacr|l|c|o d| Fa|core e 8orse|||ro e larl| a|lr|
|||uslr|ss|r| uor|r| 3|c|||ar|, ror soro oaslal| a d|roslrare cre ||
popo|o 3|c|||aro vuo|e a lull| cosl| d| r|scallare |a propr|a |rrag|re d|
|ega||la l?
0rdurque, l|r|aro|a d| olluscare |'|rrag|re d| queslo arl|co popo|o;
d| d|rerl|care corl|ruarerle lull| | lrulluos| rala|| cre ra lorr|lo a|
rordo, quesla lso|a l
0rra| e arc|rolo cre |a Reg|a o |a rerle d| que||a rarova|arza cre
ra der|gralo |'|rrag|re de||a 3|c|||a e de| 3|c|||ar| re| rordo, ror era
d| or|g|re s|c|||ara l 8asla ardare su |rlerrel, su laceooo|, su youluoe
o su d|vers| relWor|..; oasla dare ur'occr|ala a lulle que||e
r|coslruz|or| slor|cre pro|ellale re| l||r (ra| ardalo |r orda re||a lv
puoo||ca) 'L| Cr|araroro 8r|garl|; oasla asco|lare |e d|cr|araz|or| d|
aulerl|c| slor|c| core P|ro Apr||e o Pao|o V|e|| e larl| a|lr| core |oro,
per scopr|re cre |a 3|c|||a e | 3|c|||ar|, ra arcre lullo || reslo de| 3ud,
ror soro que||| cre s| vog||oro lare appar|re re||'|rrag|rar|o
ull|c|a|e., ra de| popo|| oer d|vers| l 0e| Popo|| capac| d| corlr|ou|re
a||a r|coslruz|ore d| queslo o d| a|lr| lulur| paes| l
Anton|o H||azzo
meno inspiegabilmente, tale alto funzionario, non pi operante ad Agrigento,
cambia idea. Come gi accennato, 30 milioni di euro di debiti sono stati
riconosciuti dai Giudici Civili al Consorzio Tre Sorgenti di Canicatt ed a
Sicilacque. Riguardo alla mancata consegna degli impianti e del patrimonio,
sempre da parte del Consorzio idrico Tre Sorgenti di Canicatt, il Tar ha
riconosciuto tale scelta del tutto legittima. Recentemente, anche allultimo
commissario regionale inviato dalla Regione siciliana per consegnare gli
impianti di propriet del Consorzio Tre Sorgenti di Canicatt a Girgenti Acque,
larchitetto Giuseppe Taverna, stato impedito lingresso negli uffici consortili,
e quindi il suo insediamento, attraverso un sit-in di protesta.
Tutti i sindaci si sono presentati a quel sit-in, con in mano un ulteriore ricorso,
contro questa illegittima eventuale consegna degli impianti e del patrimonio
del Consorzio. Sempre nel corso del sit in sono stati esibiti i decreti ingiuntivi
per oltre 8 milioni di euro, riconosciuti dai giudici al consorzio Tre Sorgenti di
Canicatt, ed i ricorsi vinti dallo stesso consorzio contro la tentata
espropriazione da parte di Girgenti Acque. Siamo al paradosso: Girgenti Acque
anzich pagare le ingenti somme dovute ai Comuni interessati, a seguito dei
pronunciamenti dei Giudici Civili, avrebbe voluto andare oltre, violando
anche quanto previsto dalle recenti normative, in materia di pubblicizzazione
dellacqua, a seguito del plebiscitario risultato ottenuto nel recente
referendum a favore dellacqua pubblica. Resta da capire, in questa storia,
quel il ruolo svolto dallattuale governo regionale.

Il vero volto di Girgenti Acque

Ecco, allora, il vero volto di Girgenti Acque: una societ che non ha i requisiti
previsti dalla legislazione antimafia e debitrice di oltre 30 milioni di euro nei
confronti di numerosi enti pubblici. Una societ che si aggiudicata, in pieno
conflitto dinteresse ed avvalendosi, nelle maniera che abbiamo spiegato, di un
contorto e controverso parere legale rilasciato dallavvocato Gaetano Armao,
attuale assessore regionale in Sicilia. Una societ rappresentata attualmente da
un amministratore delegato raggiunto da una condanna definitiva per reati
contro la pubblica amministrazione. Una societ, insomma, che si
caratterizzata per disservizi gestionali, per i mancati investimenti previsti, per
violazioni contrattuali e per la presenza, al proprio interno, di societ che
violano la legislazione antimafia. Per non parlare, poi, della grave situazione
debitoria.
Il Giuffrida, in maniera maldestra, ha tentato, avvalendosi di intercettazioni
ambientali, di bloccare lazione di chi lo aveva denunciato, nel 2008, in tutte
le sedi civili, amministrative e penali. Ha tentato anche di fare materialmente
arrestare coloro i quali lo avevano denunciato. Tutto ci si evince dal
pronunciamento del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di
Agrigento, Alberto DAvico.
Paradossalmente, in maniera assai chiara ed evidente, proprio nelle stesse
intercettazioni prodotte dal Giuffrida, ci sono chiare e lampanti prove dei suoi
tentativi di corruzione, posti in essere nei confronti degli amministratori
pubblici che lo avevano denunciato. Questo soggetto ha teso pi di un tranello,
cercando di mettere in difficolt alcuni sindaci e lallora presidente del
Consorzio Tre Sorgenti di Canicatt, lavvocato Calogero Mattina, i quali lo
avevano denunciato in sede penale, civile ed amministrativa.
Per consumare la sua vendetta e sviare il corso delle indagini, al fine di
difendere i suoi illegittimi interessi, economici e non solo, cos come
sentenziato da pi di un giudice, Giuffrida, nel 2008, presenta una denuncia
contro due sindaci, quello di Licata e quello di Racalmuto (cio contro lautore
di questo articolo) e lallora presidente del Consorzio Tre Sorgenti, lavvocato
Calogero Mattina. Il risultato che il 18 gennaio del 2012, cio tra qualche
settimana, verr emessa una prima sentenza dal Tribunale di Agrigento, nel
corso di unudienza, davanti ad un Giudice Monocratico. In quel giorno ed in
quella sede si dovr stabilire lesatto profilo di questo personaggio, ovvero
Giuseppe Giuffrida, venuto da Catania ad Agrigento per consumare laffaire del
secolo, quello dellAcqua, proprio nella provincia pi assetata dItalia. Affare
che ad oggi sembra solo un vistoso ed intricato imbroglio pirandelliano, ordito
da un uomo che, in un batter docchio, nel giro di poco pi di un anno, stato
defenestrato dalle societ di gestione dei servizi idrici di Catania e da quella di
Agrigento. Forse non pochi sono stati i demeriti di questuomo, che dallEst
allOvest, avrebbe voluto conquistare lintera Sicilia! Facendo leva sulla sete,
non solo dacqua, ma di denaro e di posti di lavoro, ha agito a colpi di
illegittimit amministrative, di denunce temerarie e di violazioni della
legislazione antimafia. Ora Giuffrida pur sempre difeso, chiss perch, dal
presidente di Confindustria Agrigento, Giuseppe Catanzaro, proprietario della
pi grossa discarica di rifiuti solidi urbani che c in Sicilia. Discarica, lo
ricordiamo, strappata al Comune di Siculiana. Una brutta storia fatta di
denunce poi rivelatesi palesemente calunniose a seguito di una irrevocabile
sentenza della Magistratura. Ma questa unaltra storia.

Salvatore Petrotto
Bimestrale (sauf juillet - aout) di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno X!v - n 1 - (Gennaio - Febbraio) 2012

Adverbes, Conjugaison, Lapostrophe

En 8|c|||en nous avons des adverbes:
0e ||eux: stta (sous/au-dessous / er-dessous), spra
(sur/ dessus / er-dessus), cca (|c|), dda (|a), nn| (ou)...


0e temps: dppu (apres), ora (ra|rlerarl), aer| (r|er),
o|/gg| (aujourd'ru|), duman| (dera|r), quannu (quard),
ma| (jara|s), elc.
0e quant|t: abbastanza (assez / sull|sarrerl), p|cca
(pel|l / peu), assa| (oeaucoup), menu (ro|rs), cch|
(p|us), tantu (larl / le||ererl), elc.
0e man|ere: cmu (corre), ben| (o|er), accuss|
(a|rs|), nt||| (|rul||ererl), ammucc|n| (secrelererl),
elc.


0'autres adverbes: ntnnu (aulour), s|ccmu
(pu|sque), d|ntra (er / dars / dedars), dnca (dorc),
macar| (s| seu|ererl / el correrl), avant| (avarl /
devarl), mentr| (lard|s que), v|c|nu (pres / procre),
pr|m|s| (avarl loul), mmenzu (au royer de / a lorce de),
versu (vers), nvec| (par corlre), a||atu (aupres), nz|nu
(jusque), elc.
Les prpos|l|ors corposes sorl lorres d'ur adveroe
el d'ure prpos|l|or:
Les conjonct|ons
Les corjorcl|ors lorl parl|e de |a |argue par|e qu|
allacrerl ersero|e deux prpos|l|ors, deux sujels ou
deux parl|es d'ure prpos|l|or: e (el), pru (auss|), spart|
(pres de), per (ra|s), mancu (rre pas), ancra
(ercore / loujours), ma (ra|s), p|rch| (pourquo| / parce
que), s|ppru (quard o|er rre), nvec| (par corlre),
elc.

L'apostrophe

L'aposlropre esl ur s|gre grapr|que qu| s'ul|||se |orsque
deux voye||es se rercorlrerl:
LINGUA E DIALETTU
Un populu
mittitilu a catina
spughiatilu
attuppatici a vucca
ancora libiru.
Livatici u travagghiu
u passaportu
a tavula unnu mancia
u lettu unnu dormi,
ancora riccu.
Un populu
diventa poviru e servu
quannu ci arrubbanu
a lingua
addutata di patri:
persu pi sempri.
Diventa poviru e servu
quannu i paroli non
figghianu paroli
e si mancianu tra diddi.
Mi nnaddugnu ora,
mentri accordu la chitarra
du dialettu
ca perdi na corda lu jornu.
Mentre arripezzu
a tila camuluta
ca tissiru i nostri avi
cu lana di pecuri siciliani.
E sugnu poviru:
haiu i dinari
e non li pozzu spnniri;
i giuelli
e non li pozzu rigalari;
u cantu
nta gaggia
cu lali tagghiati.
Un poviru
caddatta nte minni strippi
da matri putativa,
chi u chiama figghiu
pi nciuria.
Nutri lavevamu a matri,
nni larrubbaru;
aveva i minni a funtana
di latti
e ci vppiru tutti,
ora ci sputanu.
Nni rist a vuci didda,
a cadenza,
a nota vascia
du sonu e du lamentu:
chissi non nni ponnu rubari.
Non nni ponnu rubari,
ma ristamu poviri
e orfani u stissu.

Ignazio Buttitta
J^uj, ]J ,IJI[IJ! J^uj, ]J ,IJI[IJ! J^uj, ]J ,IJI[IJ! J^uj, ]J ,IJI[IJ! J^uj, ]J ,IJI[IJ! J^uj, ]J ,IJI[IJ! J^uj, ]J ,IJI[IJ! J^uj, ]J ,IJI[IJ! J^uj, ]J ,IJI[IJ! J^uj, ]J ,IJI[IJ! J^uj, ]J ,IJI[IJ! J^uj, ]J ,IJI[IJ!
A|u picca sord|, rur r|
rcu|lar|
J'a| peu d'argerl, re
r'erole pas

rlurru a aulour de
sulla d| au dessous de
arrucc|ur| d| er secrel de
v|ciru a pres de / procre de
doppu d| apres
supra d| au dessus de
rziru a jusqu'a
p| rrerzu d| au royer de / a lorce de
d|versarerl| d| d|llrerrerl de
a||alu a aupres de
ccr|u picca d| ro|rs de / ro|rs que
reru d| ro|rs de / ro|rs que
a lavur| d| er laveur de
3ord| rr'av|a ccr|u picca d|
s palr|
l| a ro|rs d'argerl que sor
pere
Era v|ciru a s rarru l| la|l procre de sor
grard pere
lddu |u lic| a lavur| d| s
ralr|
l| |e l|l er laveur de sa
rere
0|versarerl| d| cr|slu ru s|
pul|a lar|
l| re pouva|l pas la|re
d|llrerrerl de a
P| rarcarza d| lerpu
rarcu rarc|a|
Par rarque de lerps, ||
re rargea rre pas
1mxxm 1<1I1mrw
rwr 'm11xwrmx1 t
V| ris|ru sulla |u porl| l|s re r|rerl sous |e porl
lu dda rur c| |ava Vo|, |a, je r'y a||a|s pas
V| rarraru urr| c'era
p|ricu|u
l|s r'ervoyererl ou c'la|l
dargereux
lu cc| iv| doppu d'iddu J'y su|s a|| apres |u|
V soru arriva durar| Va soeur arr|vera dera|r
lddu virr| ora d| |a casa l| v|erl ra|rlerarl de |a
ra|sor
La casa e g|a pu|ila La ra|sor esl dja propre
Tu lravaggr|av|
arrucc|ur|, p|ccri ?
Tu lrava|||a|s er secrel,
pourquo|?
Fa coru lazzu |u Fa|s corre je la|s ro|
voggr|u cr| |u la| accussi Je veux que lu lasses a|rs|
C| l|rr|ava rlurru coru ra
|apa
l| lourra aulour corre
ure aoe|||e
Era a||alu |'arou|u l| la|l aupres de |'arore
T'accurpagru rziru a |a
casa
Je l'accorpagre jusqu'a |a
ra|sor
Verlr| sugru cca cc| vegru
puru
Pu|sque je su|s |c|, je v|ers
auss|
lu e lu ro| el lo| (lo| el ro|)
3| c| va| lu c| va|u puru |u 3| lu y vas j'y va|s ro|
auss|
lddu virr| pero idda ro l| v|rl ra|s pas e||e
3| rur cc| va| lu rarcu cc|
va|u |u
3| lu r'y vas pas je r'y
va|s pas ror p|us
|'areddu |'arreau
|'azzaru |'ac|er
Bimestrale (sauf juillet - aout) di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno X!v - n 1 - (Gennaio - Febbraio) 2012

Apparl|reva lullu soru Toul apparlera|l a ure soeur
Tull| || vesl| eraru liggr|a Tous |es vlererls
apparlera|erl a ure l|||e
3| sc|arr|avaru su|u zia l|s se d|spula|erl seu|ererl
avec ure larle
Cr| s| po' lar| ralr|? 0ue peul or la|re pour ure
rere?

0ars |e cas des ||r|ral|ors ralure||es d'ure voye||e qu| se lrouve au
doul d'ur rol, |'usage de |'aposlropre r'esl pas rcessa|re parce que,
d'apres 0. P|cc|llu, rre sars |'aposlropre |e rol se corprerd pare|| el
or |'er|eve; quard or peul, or rel|re lous ces s|gres dars |a |argue
cr|le. Pour |a rre ra|sor, loujours d'apres 0. P|cc|llu, |'aposlropre re
s'ul|||se jara|s dars |a corlracl|or ror p|us de |'arl|c|e |rdl|r| el de |a
prpos|l|or, car |e sers esl c|a|r:
0ars |es rols qu| corrercerl par ur |, ou |es rols perderl |eur |,
corre exp||qu c|-dessus, |'aposlropre re s'ul|||se pas pour rorlrer |a
perle de |a voye||e:
A|ors, rous pouvors d|re que |es arl|c|es |a, |u, || (|a / |e / |es) el |es
prorors |a, |u, || (|a / |u| / |e / |es) prerrerl |'aposlropre a|rs| que |es
adjecl|ls drorslral|ls ddu, dda (ce / cel / celle), dd| (ces), slu (ce /
cel), sl| (ces), ssa, ssu (celle / ce / cel), ss| (ceux |a). Les prorors
persorre|s l| (le), rr| (rous), v| (vous), el |e rl|cr| s| (se) e cc|
(y) peuverl prerdre auss| |'aposlropre:
3| cc| se lrouve devarl a, o ou u || re prerd pas |'aposlropre:
Toulelo|s ||s sorl prororcs le||ererl serrs qu'||s dorrerl |'|rpress|or
de |a prserce d'ure aposlropre.
0'aulres prrases ou |'or peul ul|||ser |'aposlropre:

0ars cerla|rs cas ou |e rol correrce par ur |, or r'ul|||se pas
|'aposlropre:
Va|s ces prrases prerrerl |'aposlropre:

uru (rascu||r) el ura (lr|r|r) orl ul|||ss corre rurros card|raux
|'eooreu |'roreux
|'|dia |'|de
|'occr|u |'oe||
|'ugru |'org|e
Crislu e |'agreddu d| Pasqua Cec| esl |'agreau de Pques
L'occr|u du palrur| rgrassa |u
cavaddu
L'oe|| du palror ergra|sse |e creva|
Cc| laggr|ava |'ugra a s liggr|u l| coupa |es org|es de sor l||s
ra ar
ru a
r |r
0ura ra raru a l lral| 0orre ur coup de ra|r a lor
lrere
V ralr| era cu ru ziu riu Va rere la|l avec ur de res
orc|es
lddu s| rr'iu r 3|c|||a l| s'er a||a er 3|c||e
rpurlarl| |rporlarl
rruccerl| |rrocerl
rz|grarl| erse|grarl
rcr|rar| (se) percrer
rc|grusu |rgr|eux
rz|valu
rlallu lous (= lous |es gers)
rluppar| slopper / lerrer
rlisu erlerdu
rparar| apprerdre
rp|cc|calu co||
3la carzura rarcu |'a|u rlisu Je r'a| jara|s erlerdu celle
crarsor
Erarcal|ralu a |'arou|u l| la|l ercrair a |'arore
Arcr|red| lu r'oru rc|grusu Arcr| rede l ul ur rorre
|rgr|eux
lddu rur |'aooruc|o Je re |'a| pas oru|
Cr|ara a dd'aooal| Appe||e cel aoo
Piggr|al| ss'aoo|lu Prerds cel rao|l
3l'aooisu e |a|du Cel av|s esl rauva|s
T'a|u a dar| ra raru Je do|s le dorrer ur coup de
ra|r
v'a|u a pu||zz|ar| |a casa Je veux relloyer volre ra|sor
Nr'al| a dar| || sord| Tu do|s rous dorrer |'argerl
3'|rraruro d'idda l| loroa aroureux d'e||e
Cc'era s ralr| l| y ava|l sa rere
lddu |'avia ra rur diss| rerl| l| |'ava|l ra|s re d|l r|er
ldda cc| avia |ulu a sco|a E||e la|l a||e a |'co|e
Cc| urlo |'oggr|u rla carrisa J'a| lacr |a crer|se d'ru||e
C'aver'a lar|? = Cr| averu a lar|? 0ue pouvors rous la|re?
C'aver'a dir|? = Cr| averu a dir|? 0ue pouvors rous d|re?
C'aver'a lar| s| rur vo|| ver|r|? 0ue pouvors rous la|re s'|| re
veul pas ver|r?
C'aver'a dir| s| |a ralr| rur vo||? 0ue pouvors rous d|re s| sa
rere re veul pas?
Nur |u voggr|u lar| ddu |ocu Je re veux pas la|re ce jeu
3la |era e |a|da Celle ryere esl rauva|se
3sa |dia rur r| p|ac| Celle |de re re p|a|l pas
3su |ardiru e oeddu c|urulu Ce jard|r esl o|er l|eur|
0du |acirlu e veru oeddu Celle jac|rlre esl vra|rerl oe||e
0du |ercu e grossu Ce laureau esl gros
3| rr'iu = 3| rr| iu l| / E||e esl parl|(e)
Cc'iu = Cc| iu l| / E||e y esl parl|(e)
3 lral| s| rr'iu r c|la 3or lrere esl parl| er v|||e
A casa cc'iu cu s palr| l| esl parl| a |a ra|sor avec sor
pere
lu vill| |'ecc|iss| Je v|s |'c||pse
0uarlu car| c'eraru? uru Coro|er de cr|ers y ava|erl-||s ?
ur
0uarlu lirr|r| arr|slaru? 3u|u ura Coro|er de lerres arrlererl-
||s?. 3eu|ererl ure
Bimestrale (sauf juillet - aout) di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno X!v - n 1 - (Gennaio - Febbraio) 2012

Storie Siciliane:
leggende, curiosit, miti...

Il VICERE E LA BARONESSA
V
erso la fine del XVI secolo divenne vicer, don Marcantonio
Colonna. Quando giunse a Palermo era gi anziano; ma si
innamor perdutamente della nobildonna Eufrosina Valdaura
moglie del nobile Calcerano Corbera e baronessa del Miserendino.
Il marito e il suocero se la presero a morte con il vicer e durante
un ricevimento pronunciarono minacce nei suoi confronti. Fu uno
sbaglio.
Il vicer temendo per la sua vita, non volle correre rischi e prese i
suoi provvedimenti. Anzitutto fece arrestare il suocero della
baronessa per debiti non pagati, che, detenuto nel carcere della
Vicaria, mor in breve tempo. Restava ancora il marito. Un bel
giorno fu invitato per una gita di piacere che si fece su di una
galera del vicer e fece scalo a Malta.
Un bel mattino il Corbera fu trovato ucciso.
Dopo un breve periodo di lutto la baronessa celebr i suoi amori
con il vicer, che fece arredare alcune stanze su porta Nuova per i
loro incontri amorosi e, per manifestare il suo amore, regal al
popolo una grande fontana nei pressi di piazza Marina, adorna di
sirene, putti e creature marine dove spiccava limmagine di una
sirena bellissima che dai seni stillava acqua per gli assettati. In
quella sirena tutti riconobbero leffige della baronessa Eufrosina
del Miserendino.



SUOR CECILIA
R
acalmuto (AG) ha dato i natali ad una nobilissima figura di
unautentica eroina del nostro tempo, suor Cecilia Basarocco.
Le tremende giornate dell11 e del 12 luglio del 1943 - i giorni
dello sbarco anglo-americano sullIsola - la sorpresero come unica
guida dellospedale di Niscemi presso Gela, dove era sbarcata la
VII armata americana.
Tutto il personale dellospedale si era dato alla fuga, e suor Cecilia
era rimasta sola, a curare i feriti ed ad accudire i soldati siciliani, e
a dodici soldati tedeschi, che si erano rifugiati anchessi
nellospedale di Niscemi. Quando, poche ore dopo, le avanguardie
americane raggiunsero lospedale di Niscemi, suor Cecilia ottenne
che i militari siciliani potessero raggiungere le loro case; ma le
cose si aggravarono per i militari tedeschi, che considerati delle
spie, furono condannati allimmediata fucilazione.
Gli sventurati furono schierati al muro dellospedale, col plotone
desecuzione pronto a far fuoco. In quel momento accade
qualcosa dincredibile; lintrepida suora si pose con le braccia
aperte, dinanzi ai dodici condannati, e grid agli americani:
"Sparate, sparate anche su di me, e che Iddio vi perdoni!".
Nessuno degli americani ebbe il coraggio di far fuoco; e i soldati
tedeschi, salvati dalleroismo di questa nostra coraggiosa suora,
furono avviati al campo di prigionia.



LA LEGGENDA DELLA BELLA ANGELINA

P
er spiegare il toponimo del comune di Francavilla di Sicilia
(ME), una leggenda popolare racconta di una nobile fanciulla
francavillese, Angelina, di cui si era innamorato il delfino di
Francia; il quale, durante il Vespro, venne a rapirla nottetempo,
per questo Angelina raccomandava alla sua fedele ancella Franca
di vegliare (Franca, vigghia!), per essere pronte al momento
dellatteso segnale di partenza.
La leggenda, in realt, non che un tentativo di spiegare
etimologicamente il toponimo di Francavilla, che in siciliano suona
appunto Francavigghia.
LE ESILARANTI STORIE DI GIUFA

Giuf e la luna

iuf una notte, passando vicino ad un pozzo, vide la luna riflessa
nell'acqua. Pensando che fosse caduta dentro decise di salvarla.
Prese un secchio lo leg ad una corda e lo butt nel pozzo.
Quando l'acqua fu ferma e vide la luna riflessa nel secchio cominci a
tirare con tutta la sua forza.
Il secchio, salendo rimase, per, impigliato nelle parete del pozzo.
Allora Giuf si mise a tirare ancora con pi forza e tirando, tirando
spezz la corda e fin a gambe all'aria e cadde a terra.
Alzando gli occhi verso l'alto, per cercare un appiglio per rialzarsi, vide
nel cielo la luna.
La sua soddisfazione fu grande e disse a se stesso ad alta voce:
Sono caduto per terra e mi sono un p ammaccato, ma, in
compenso, ho salvato la luna dall'annegamento!

Giuf e la marmitta

U
n giorno, Giuf chiese in prestito una marmitta ad un vicino,
perch aveva degli invitati.
All'indomani Giuf restitu la marmitta insieme ad una piccola
pentola. Il vicino, stupito, domand: - Perch mi dai, pure, una
pentolina che non ti ho prestato?
Giuf, con fare misterioso, disse: - La marmitta ha figliato!
Il vicino di casa, cerc di approfittare dell'occasione e si prese le due
pentole.
Dopo qualche settimana, Giuf and dal vicino per chiedere
nuovamente la marmitta. Il vicino gliela prest e gi pensava alla
convenienza di ricevere indietro marmitta e pentola, come in
precedenza. Questa volta, per, Giuf non si fece vedere per molti
giorni, tanto che il vicino decise di rifarsi dare la pentola: - Giuf,
dammi la marmitta! Ne ho bisogno subito!
Giuf, con molta calma rispose: - Povera marmitta! Mi dispiace
dirtelo, ma la tua pentola morta! Ti ho voluto risparmiare un
dolore!
Il vicino ribad: - Dimmi, Giuf, in che modo una marmitta pu morire!
Giuf disse: - Nello stesso modo in cui pu figliare! (messana.org)

Giuf e i due briganti

U
n giorno due briganti, armati fino ai denti, sbarrarono la strada a
Giuf e, brandendo un lungo coltello, lo minacciarono: - O la
borsa o la vita!
A Giuf, impaurito da morire, tremarono le gambe. Si sedette e chiese
da bere. Ma, i due briganti lo minacciarono con pi forza e uno di loro
disse con voce tremenda: - Tira fuori i soldi, che acqua a te non ne
diamo!
Giuf cerc, allora di giocare d'astuzia. Si calm e disse: - Siete
proprio fortunati. Ho un sacco di soldi con me. Ma, lo voglio dare
solo ad uno di voi. Perci, mettetevi d'accordo e ditemi a chi devo
dare il denaro.
Un brigante disse: - I soldi toccano a me! Io ti ho visto per primo
L'altro bandito precis: - Ma, sono stato io a dire che l'uomo giusto a
cui rubare potevi essere tu!!
Su questa affermazione i due briganti cominciarono a litigare, ognuno
presentando il proprio punto di vista I due briganti cominciarono a
discutere fra loro e gridare sempre pi forte. Giuf colse al balzo
l'occasione e disse: - Visto che non vi mettete d'accordo, dar i
denari a quello che pi forte fra voi due!
Un brigante minacci dicendo: - Se voglio posso stendere per terra il
mio compagno con un solo pugno!
L'altro, punto sul vivo, alz la voce e disse: - Potrei spaccargli la testa
con un solo pugno, perch sono il pi forte.
Dalle parole, i due briganti passarono ai fatti e se le diedero di santa
ragione. Alla fine, i due briganti strapiombarono a terra morti stanchi
e insanguinati. Giuf approfitt della situazione e, mentre si curavano
le ferite, scapp via a gambe levate.
Scapp talmente lontano che non lo trovarono pi. (messana.org)
Vieni in Sicilia... Vieni in Sicilia...
UMAGGlU A 5AN CA1ALbU : Panerama
... ...te ne innamorerai !
Questi prodotti sono il risultato di una lavorazione
assolutamente artigianale che impiegano agrumi di Sicilia
senza alcun utilizzo di conservanti. Il gusto e la fragranza dei
nostri agrumi con tutte le propriet benefiche sono racchiuse
qui come in uno scrigno.
Bimestrale (sauf juillet - aout) di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno X!v - n 1 - (Gennaio - Febbraio) 2012

Politica siciliana attenti al ladro !

C
he la si possa pensare allo
stesso modo, o diversamente,
strettamente soggettivo!
Non strettamente soggettivo,
invece, anzi, direi che
deci samente oggetti vo, i l
riconoscere, un p dappertutto in
Italia, il risveglio (semmai si fosse
realmente sopito!), lo sviluppo, la
pulsazione di uno spirito
indipendentista, secessionista,
a u t o n o mi s t a , l o c a l me n t e
individualista, egoista, anche
razzista se del caso, ma questo
dipende esclusivamente dalle persone, dai luoghi, ne rappresenta di
fondo lelemento nuovamente soggettivo !
Che piaccia o meno, comunque la si possa pensare, un dato di
fatto, non pu essere negato n celato. Daltra parte, se lo stesso
presidente Napolitano ha ritenuto di dover intervenire cos
veementemente sulla questione
Non ha importanza come la si possa pensare, lho detto, lho ripetuto e
lo ribadisco!
Semplicemente non mi interessa, come a nessuno dovrebbe
interessare!
Ognuno di noi sacrosantamente libero di pensarla come vuole, di
avere, di difendere e di portare avanti le idee in cui crede o che pi gli
aggradano, nella misura in cui non leda e non offenda le altrui di idee.
Guai, se qualcun altro immaginasse o, peggio, tentasse di
impedirglielo! Guai!
Non si e non si diventa una persona migliore o peggiore per le idee
che, sacrosantamente e liberamente, riteniamo di avere, di difendere,
di portare avanti! Men che meno se si tratta di politica, la politica
sar anche importante, ma sar sempre la pi importante tra le
cose meno importanti! Almeno per me!
Solo una cosa o, meglio, sarebbe davvero importante in politica,
avere delle idee pure, non legate al tornaconto personale!
Checch possiamo dire o per quanto possiamo lamentarci, i siciliani
siamo un popolo (perch un Popolo lo siamo davvero, anche se in molti
non lo credono!), i siciliani siamo un popolo di babbi, siamo
sempre stati capaci di sceglierci una classe politica, quella classe
politica che dovrebbe rappresentarci, che dovrebbe difendere e
portare avanti, in ogni sede, le nostre istanze ed i nostri bisogni, in una
parola che dovrebbe averci a cuore, siamo capaci di sceglierci,
dicevo, una classe politica (o, meglio, sarebbe dire di politicanti!) che in
molti casi sa rappresentare, difendere e portare avanti solo i propri, di
interessi. Una classe politica che ama apparire e parlare, parlare,
parlare, descrivendo come qualcosa di grandioso il nulla che fa,
spacciandolo per il tanto che, invece, non riesce o non ha interesse a
fare! Ladri di voti!
E la cosa pi grave ca cci criremu !
Se quello spirito indipendentista e secessionista, o anche solo
autonomista, che anche in Sicilia esiste e cova, in gran parte, ancora e
fortunatamente, allo stato puro, se questo spirito dovesse, per
assurdo, crescere ulteriormente, sarei pronto a scommettere, sarei
disposto a mettere sul piatto le palle, sarei certo che tanti politici e
politicanti nostrani, molti dei quali magari colpevoli dello sfacelo in cui
ci siamo ridotti, tanti politici e politicanti nostrani abbraccerebbero
lindipendentismo, il secessionismo, lautonomismo
A sentirli, sono certo che direbbero di essere sempre stati, nel
profondo del loro cuore, indipendentisti, secessionisti, autonomisti E
tanti babbasunazzi tra noi applaudirebbero e, cosa ben pi grave,
sarebbero disposti a firmar loro nuove cambiali in bianco
Se magari, per una volta, riuscissimo a scegliere !
Arturo Frasca
|| mu|o, || bardotto, || fravo|ato!

|
r o|o|og|a, || ||ve||o lassoror|carerle lordarerla|e, re||a
c|ass|l|caz|ore deg|| orgar|sr| v|verl|, e que||o d| 'spec|e,
oss|a que||'|rs|ere d| |rd|v|du| cre, |rcroc|ardos| lra |oro,
gereraro ura pro|e ||||r|lalarerle lecorda.
lr lerp| passal|, || cava||o e |'as|ro sararro prooao||rerle
apparlerul| ad ura slessa spec|e. 0gg| ror p|u, |a |oro pro|e N0N
e, |rlall|, ||||r|lalarerle lecorda. 0a||'|rcroc|o lra ur as|ro ed ura
cava||a v|ere luor| ur |or|do, || ru|o, r|gorosarerle sler||e. 3o|o |e
lerr|re, occas|ora|rerle, possoro essere lerl|||. Ad ogr| rodo,
esler|orrerle || ru|o . e lullo rarr|ra, |a cava||a, . ra rag||a
core papal
Arcre || oardollo assor|g||a a||a rarra, slavo|la |'as|ra, . ra
par|a core papa, r|lrerdol
C'e po| || Fravo|alo, . ra e ur |or|do d| lull'a|lra spec|el
Cor queslo rore ur coroscerle ra oallezzalo ur v|ro de||a sua
produz|ore, ur |rcroc|o d| Nero d'Avo|a e Frappalol
3oslarz|a|rerle, qu|rd|, qua|cosa d| ro|lo s|r||e a| Cerasuo|o d|
v|llor|a, . ur c|rquarla, sellarla percerlo d| Nero d'Avo|a e, per
|a r|rarerle parle, Frappalol
3u La 3|c|||a de||'u|l|ro de||'arro, a pag|ra 8, ro |ello
ur'|rleressarle ed |slrull|va |rlerv|sla a| pres|derle d| lrpreg||o,
|'|rpresa cre, |r corparlec|paz|ore, dovreooe rea||zzare || porle
su||o 3lrello d| Vess|ra.
lo || cord|z|ora|e, 'dovreooe, r| |rleslard|sco ad ul|||zzar|o,
seooere eg|| appa|a ro|lo p|u s|curo de| lall| suo|, . |o slesso
l|lo|o de| pezzo, a l|rra Tory Zerro, rec|la 'Porle su||o 3lrello,
ressuro c| lerral
. ra| core |r queslo rorerlo sareooe || segro de||a r|scossa.
. ror lare adesso || Porle sareooe ur segro pesarle d|
arrelrarerlo. Tra |'a|lro |'auloslrada 3a|erro - Regg|o Ca|aor|a
lra ur pa|o d'arr| sara prorla e, se ror c| losse |a prospell|va de|
Porle, r|su|lereooe rorcal
'3egro de||a r|scossa per cr|? Per ro| s|c|||ar|? .
Po|, |a 3a|erro - Regg|o Ca|aor|a avreooe serso so|o se
'corl|ruasse co| porle? E per qua|e rol|vo?
Forse cre ur'auloslrada per c|rco|are reg||o arcre so|o |r
Ca|aor|a sareooe uro scarda|o?
Forse cre ca|aores| e rer|d|ora|| |r gerere ror aoo|aro d|r|llo,
l|ra|rerle, a v|e d| corur|caz|ore degre d| ur paese c|v||e? 0|a,
. d| ur paese c|v||e .
. ogg| corv|ere d| p|u |rvesl|re su| Porle |r caro|o de|
pedagg| per 30 arr| percr cerlarerle re| lerpo dararro ur
redd|lo s|curo. 3erza corlare cre s|a parlec|pare a||a
rea||zzaz|ore s|a corlr|ou|re a||'|rvesl|rerlo rappreserla ur
rarcr|o d| qua||la rord|a|el
l pedagg| per 30 arr| dararro ur redd|lo s|curol lo perso a spese
de| s|c|||ar|, soprallullol Per quarlo corcerre ||
Bimestrale (sauf juillet - aout) di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno X!v - n 1 - (Gennaio - Febbraio) 2012
16
'rarcr|o d| qua||la rord|a|e, a cr| g|overeooe?
A||a dorarda su| l|rarz|arerlo de||'opera, parle polreooe arr|vare da
|rvesl|lor| pr|val|, . ad eserp|o, |'Aras adesso e ura soc|ela pr|vala.
Arcre lrpreg||o, cre ra |avoralo su||a 3a|erro - Regg|o Ca|aor|a, puo
rellerc| ura quola. E po| c| soro 8arca lrlesa, Auloslrade,
Ass|curaz|or| 0erera||. l poss|o||| |rvesl|lor| ror rarcaro. E' cr|aro cre
|| Porle sara a pedagg|o .l TuTTE az|erde r|gorosarerle s|c|||are e
rer|d|ora||, r| pare d| cap|re .lll
E' ovv|o, . || porle sara a pedagg|o .lll
E po|, arcora, . | c|res| soro lorral| a||a car|ca, percr per |oro
queslo grarde progello sareooe || segro d| essere erlral| |r Europa re|
c|rco|o de| 0rard|l
P|ppo 3c|aro soro arr| cre ur|a corlro || r|scr|o d| ur lessulo
ecoror|co s|c|||aro, o d| que| cre re resla, |r raro a||e grard| oarcre
ed |rprese c|res|, ra pare . cre ur|| a| verlo .l
0opo |'approvaz|ore de| C|pe a |ug||o 2012 || progello puo parl|re. 3|
cor|rcera cor g|| espropr|, cre soro slal| g|a |derl|l|cal|, e qu|rd|
r|lergo cre erlro l|re 2012 s| polrarro apr|re | carl|er|. Tra |'a|lro, |r ur
per|odo d| d|soccupaz|ore avere r|g||a|a e r|g||a|a d| lecr|c| e opera| a|
|avoro sareooe ur grosso slogol
. 'espopr|? . 'apr|re | carl|er|?
0e||a ser|e . a casa voslra [d| ro| s|c|||ar||, corard|aro ro| [|oro| .l
3erza rerrero preoccupars| d| sapere qua|e s|a |'op|r|ore, || vo|ere
de||a gerle cre, |r que| posl|, c| v|ve e vuo| corl|ruare a v|verc|l
lr rer|lo a||e 'r|g||a|a e r|g||a|a d| posl| d| |avoro, . N0N e queslo
cre c| serve, posl| d| |avoro A TEVP0 per sverlrare e rov|rare PER
3EVPRE |a roslra lerral
No| ard|aro avarl| percr ressuro c| sla lerrardo, e ror perso cre
|o lararro percr sareooe oullare a| verlo cerl|ra|a d| r|||or| e |a
prospell|va d| grarde sv||uppo de| lerr|lor| rer|d|ora||l
0u| devo dar|e rag|ore, . ressuro v| sla lerrardo |rrarz|lullo per
co|pa roslra, s|aro ro| s|c|||ar| cre sceg||aro cr| c| rappreserla .lll
3e |o, ora, loss| persora da| g|ud|z|o lac||e, lrello|oso ed avverlalo,
polre| persare ad ur |or|do, ur po' core ur ru|o o ur oardollol
ur |or|do lra |a grard|os|la e |a presurla ul|||la, per s|c|||ar| e rer|d|ora||
lull|, d| ur'opera co|ossa|e, |rd|spersao||e quas|, per quarlo dag|| |rpall|
lrererd|, . ed |rleress| cre |o vedo d|vers|, cerlarerle N0N a
soslegro de| s|c|||ar| o de| rer|d|ora|| .l0vv|arerle, . se |o loss|
persora da| g|ud|z|o lac||e, lrello|oso ed avverlalo .


terra di meraviglie la Sicilia, terra di vulcani
e di storia, di cultura e di natura; di paesaggi
unici e di colori magici. terra di sogni terra
di odori e di vita, unica nella sua variet infinita.
C' tutto in Sicilia: fiumi, laghi, coste rocciose e
spiagge sabbiose, pianure e colline. una terra
circondata dal mare ed altre isole, ciascuna unica e
irripetibile. Basterebbe solo questo per vivere bene
di turismo; turismo intelligente che non assale l'lsola
solo due mesi I'anno ma la visita anche in inverno,
per fare rinascere una economia concreta e
rispettosa del territorio. Eppure non si capisce e si
continua a distruggere e a volere distruggere la
splendida Sicilia. [Anna Giordano]

AD AUTOSTRADE, AD AUTOSTRADE, AD AUTOSTRADE, AD AUTOSTRADE,
PORTI, AEROPORTI PORTI, AEROPORTI PORTI, AEROPORTI PORTI, AEROPORTI
E FERROVIE E FERROVIE E FERROVIE E FERROVIE
L'asino che vola
L
'italiano facile da governare, basta dargli in pasto una
categoria sociale al giorno e la sua fame si sazia. E' la
strategi a del l a
disattenzione. Gli
gridi "Guarda un
asino che vola!" e
lui punta il naso
verso il cielo. Nonti
ha, giustamente,
detto che "Le mani
in tasca agli italiani
le mettono gli
evasori". Non ha spiegato pero chi ha generato il debito
pubblico di 1.900 miliardi di euro e a cosa sono serviti quei
denari. Ce lo dica Nonti! Ci dica chi e come ha messo le
mani sulla ricchezza dell'!talia per mantenere la partitocrazia
e le lobby e ci spieghi anche dov'era lui in questi lunghi
vent'anni di silenzio. Ci vuole un pubblico processo per
questa gentaglia che ha rovinato l'!talia. Rigor Nontis non ha
ritenuto di ricordare i 98 miliardi di euro di presunto danno
erariale da parte delle concessionarie di slot machine. E
neppure perch i contribuenti hanno sul groppone un
miliardo di euro dato come finanziamento ai partiti
nonostante un referendum, e non ha menzionato gli evasori
totali condonati con lo Scudo Fiscale con un 5. Chi sono
questi signori? ! contribuenti onesti vorrebbero saperlo,
hanno il diritto di saperlo. FUOR! ! NON!!
Le grandi manovre sulle piste da sci e nei bar di Cortina sono
l'asino che vola. Come se non fosse sufficiente, ad esempio,
incrociare i dati dei contribuenti con quelli della proprieta di
un Suv al computer senza trasformare i finanzieri in uomini
delle nevi. Na chi volete prendere per il culo? !l gioco
palese. Nettere le categorie sociali una contro l'altra. ! ricchi
contro i poveri, i giovani contro i pensionati, i disoccupati
contro i dipendenti statali. E mentre gli italiani guardano le
nuvole, gli imprenditori e gli operai si suicidano in silenzio. A
cosa sono serviti i soldi versati all'!NPS? Dove sono finiti i
versamenti degli italiani che in pensione non ci andranno
mai? A coprire le perdite della Fiat attraverso la cassa
integrazione? !l boccalone italiano si deve dimenticare dei
politici, dei partiti, delle loro ruberie (ricordo che i condannati
in via definitiva sono ANCORA in Parlamento a percepire un
grosso stipendio), della corruzione, delle mafie che
controllano meta del Paese, del pesce che puzza dalla testa.
E di banche non parla nessuno, sono gigli di campo, non
hanno responsabilita dello sfascio, di decine di migliaia di
investitori sul lastrico. Neglio accanirsi sull'albergatore e sul
barista. ! concessionari di beni pubblici, come Benetton per
le autostrade, vengono invece lodati e ingrassati con gli
aumenti di Capodanno a spese di chi lavora. Le concessioni
statali, tutte le concessioni, devono tornare a essere gestite
dallo Stato, a produrre utili per i cittadini italiani che le hanno
strapagate in decenni di tasse, non vanno regalate ai privati.
Na Nonti, questo, come Alice, non lo sa.
Ehi! "Guardate l'asino che vola", non disturbate il
manovratore. E conservate lo scontrino all'uscita del bar e il
pagamento del bollo dell'auto di dieci anni fa, con le mani
bene in tasca, mi raccomando! (fonte: beppe grillo)
foto da L!FE

Bimestrale (sauf juillet - aout) di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno X!v - n 1 - (Gennaio - Febbraio) 2012
17
Q
uesta volta lo giuro non
elegger la Sicilia ad oggetto
principale dei miei interventi. Mi
voglio sforzare a parlare dItalia, questo
medio-grande stato di cui, nel bene e nel
male, facciamo parte da 150 anni e passa.
Sulla prima ho gi detto abbastanza e
torner nel prossimo futuro: ho detto e
ripeto che la sua Autonomia, prima che
nella Costituzione, nel suo diritto
naturale, e che va difesa davanti a tutti e
con coraggio, anche davanti al tab
dellUnione Europea. Ma di questo,
appunto, oggi non parliamo.
Parliamo di Europa in quanto tale, quindi, e
parliamone a viso aperto, senza la coltre di
fumosa retorica che avvolge da sempre
questo termine, al quale il nostro Capo dello
Stato, da molti ritenuto un gentiluomo puro,
estremo difensore delle istituzioni
repubblicane nate dalla Resistenza, sembra
sin troppo affezionato. Confesso subito di
avere cambiato idea in questi dieci anni di
euro. Ebbene s, in questo almeno mi sento
un pentito. Dieci anni fa salutai
ingenuamente lavvento della moneta unica
come di quelle istituzioni europee che ci
avrebbero potuto salvare tanto dal
malaffare o dal centralismo italico, quanto
ancorarci ad istituzioni di grande civilt
giuridica e solidit economica. Mi sbagliavo,
lo ammetto, o credo sinceramente di
essermi sbagliato, esattamente come si
continuano a sbagliare anche tanti amici che
conosco e che ancora sono prigionieri di
questa ingenuit. Del resto si dice che solo
gli stupidi non cambiano mai idea, e non
vorrei trovarmi in questa infelice
compagnia.
A dieci anni di distanza, possiamo dire che
nessuno degli auspici con i quali fu salutato lavvio della moneta
unica si avverato, anzi che stiamo assistendo ad un vero e
proprio incubo.
LEuropa in s, pur con alcuni limiti strutturali, sarebbe una
grande risorsa. Una grande area del globo ha avuto (non so se ha
ancora) la possibilit di creare una nuova superpotenza,
sufficientemente autonoma da tutte le altre, che contribuisca a
costruire un mondo equilibrato e multipolare. Credo per che le
scelte fatte in questi ultimi decenni dalle lite al potere abbiano
vanificato per sempre questa possibilit. E di questo non resta
che prendere atto e seppellire un cadavere ormai in stato
avanzato di decomposizione.
I motivi del dissenso o dello scetticismo nei confronti delle
dodici stelle sono innumerevoli. Si potrebbe fare un articolo per
ognuno di essi. Qui vorrei limitarmi, si fa per dire, a quello che
viene riconosciuto come il principale risultato tangibile
dellUnione Europea: leuro. Ebbene, cos come stato pensato,
non solo non pu funzionare, ma destinato, prima di morire, di
portare con s alla morte la maggior parte
delle economie europee, a partire
ovviamente dalle pi deboli.
Perch leuro delendum est? Non un
bene che lEuropa disponga di una valuta
unica e forte? In astratto non esiste un
vantaggio, sempre e comunque, dallunione
monetaria di due o pi territori fra di loro.
Si pu anche affermare quanto segue: se un
sistema economico omogeneo, con
facilit di spostamento al suo interno dei
fattori della produzione (essenzialmente
capitale e lavoro), allora la divisione
monetaria un male, che rallenta
inutilmente le transazioni interne e non fa
sfruttare le economie di scala; se invece un
sistema economico disomogeneo, con aree
dotate di maggiore e minore produttivit
degli investimenti, e con difficolt nello
spostamento dei fattori, la moneta unica
consente soltanto una pi rapida
accumulazione di redditi e capitali nella
parte pi ricca del sistema, a detrimento di
quella povera, che diventa ancora pi
povera.
Se ci pensiamo ci che successo con
lunit dItalia. Non cera una Questione
Meridionale prima del 1860, ma soltanto un
processo di industrializzazione che nel
Mezzogiorno era partito in ritardo rispetto
ad alcune zone del Centro-Nord
(essenzialmente la sola Lombardia) e che si
alimentava della differenza istituzionale e
monetaria per finanziare la propria crescita.
Allindomani dellUnit larea del Centro-
Nord, abbattendo le frontiere interne,
divenne unarea omogenea e pi ampia
rispetto a quella meridionale, con un
vantaggio, in termini di rappresentanza
politica, che presto si tradusse in termini
anche economici. Laddove sarebbe servito un lungo periodo di
armonizzazione delle economie si introdussero di colpo le
legislazioni piemontesi, furono abbattute le dogane interne e fu
estesa la circolazione della lira (il cui valore aureo intrinseco era
pi modesto di quello del Ducato napoletano) alle regioni
meridionali.
Lunione monetaria per il Mezzogiorno fu lo strumento principale
della creazione e del consolidamento della Questione
meridionale. La moneta unica, in quel caso, cre un paese
polarizzato, dal quale, in sostanza, non siamo potuti pi uscire. La
definitiva scomparsa degli istituti pubblici di emissione
meridionale del Paese, circa cinquantanni dopo, dopo una lunga
storia di soggezione che comunque ne aveva progressivamente
ridimensionato loriginario primato, avrebbe completato lopera.
Abbiamo quindi sotto gli occhi la dimostrazione scientifica,
lesperimento galileiano, che dimostra come lunione monetaria
tra sistemi economici disomogenei non crea sviluppo ma
consente soltanto unaccumulazione polarizzata di
Unit, divisione monetaria o cosa?
Ma a che serve l'Europa?
Confesso subito di avere cambiato
idea in questi dieci anni di euro.
Ebbene s, in questo almeno mi
sento un pentito. Dieci anni fa
salutai ingenuamente lavvento della
moneta unica come di quelle
istituzioni europee che ci avrebbero
potuto salvare tanto dal malaffare o
dal centralismo italico, quanto
ancorarci ad istituzioni di grande
civilt giuridica e solidit economica.
Mi sbagliavo, lo ammetto, o credo
sinceramente di essermi sbagliato,
esattamente come si continuano a
sbagliare anche tanti amici che
conosco e che ancora sono
prigionieri di questa ingenuit. Del
resto si dice che solo gli stupidi non
cambiano mai idea, e non vorrei
trovarmi in questa infelice
compagnia.

capitale di alcune regioni a discapito di altre.
Perch dovrebbe essere diverso con lEuropa?
Eppure con lunione monetaria europea ancor peggio. Infatti
lItalietta nordista e razzista ha cooptato a s le classi parassitarie
e collaborazioniste del Mezzogiorno (salvo poi usarle come
capro espiatorio presso gli stessi meridionali, vedasi lultima
uscita di Mieli, vecchia di 150 anni almeno, sulla necessit di
commissariare il Sud, col plauso di tanti siculi e meridionali
beoti).
Questa cooptazione ha, per cos dire, limitato i danni. LItalia,
nonostante tutti i propri difetti genetici, stata costretta, almeno
in piccola parte, a redistribuire un po di redditi attraverso
stipendi pubblici, commesse, e in genere una finanza
centralizzata, la quale, sebbene finalizzata strutturalmente al
semicolonialismo settentrionale, doveva, almeno nella facciata,
trattare tutti i cittadini come aventi pari dignit. La
redistribuzione di elemosine da un lato, unitamente agli sprechi
garantiti a favore delle pagliette locali, e la relativa facilit di
spostamento dei lavoratori (in fondo, dal Quattrocento circa, la
lingua ufficiale del Regno di Napoli era litaliano) consentivano al
sistema di tenere, sia pure al prezzo di un lento e continuo
degrado del Mezzogiorno, depauperato poco per volta di ogni
risorsa sociale, umana, naturale, finanche culturale.
Tutto questo in Europa non neanche possibile. Abbiamo una
moneta unica, s, ma sistemi fiscali a compartimenti stagni. Non
esistono, in pratica, trasferimenti tributari degni di nota che
consentano perequazioni dagli stati o regioni pi ricche a quelle
pi povere. E i pi ricchi, tedeschi in testa, non vogliono saperne
neanche lontanamente di una qualche riforma federale in tal
senso. Attenzione! Si parla di unione fiscale in queste settimane,
ma nel senso sbagliato di uniformare le aliquote e gli ordinamenti
(mossa inutile in presenza di sistemi economici diversi) e di punire
gli abusi, ma nessuno affronta il problema di una vera unione
federale che raccolga almeno un tipo di tributi in tutta Europa per
distribuirlo in funzione dei bisogni come si farebbe in una vera
nazione unica.
Nessuno ne parla, anzi si va nel verso opposto anche allinterno
degli stati. Il federalismo consiste, almeno nel passato approccio
leghista, nel tenersi ognuno le proprie risorse, e quindi nellacuire
le differenze regionali anzich ridurle. Se avessero ragionato cos
in Germania dopo il 1990, adesso si troverebbero ad affrontare
una gigantesca Questione Orientale, paragonabile alla nostra
Questione Meridionale. Ma l, almeno quando parlano di
Germania, per fortuna loro hanno avuto un approccio
completamente diverso.
Tenere la moneta unica con le finanze separate in sistemi
economici disomogenei una cosa che NON SI PUO FARE! Vorrei
pregare i miei amici e colleghi macroeconomisti a intervenire
pubblicamente per dire ancor pi chiaramente che le cose stanno
in questi termini. E che lomogeneizzazione fiscale, in queste
condizioni, cio senza introdurre i vasi comunicanti allinterno
dellUnione, non fa che esasperare il disagio e le differenze.
Ma c di pi. La moneta, infatti, non solo errato che sia unica
se non unico il sistema economico e se non ci sono
trasferimenti fiscali compensativi. anche errato che sia affidata
allemissione dei privati, anzich del pubblico. Non voglio fare il
nazionalista: sia anche la BCE ad emettere la nuova moneta da
immettere periodicamente nel sistema. Ma la immetta la BCE,
non una banca commerciale qualunque! Oggi, con i vari accordi di
Basilea, lEurosistema (cio il concerto della BCE con le altre
banche centrali) decidono (forse) il quantum di moneta da
immettere nel sistema, ma poi lo fanno immettere dalle banche
private.
La recente vicenda dellimmissione di liquidit alle banche (all1 %
di interesse) affinch queste lo prestino poi agli stati al 7, 8, 9 %,
la dice lunga sul costo sociale e sulla sostenibilit di questa
struttura. A parte il fatto che il sistema cos malato che,
neanche cos le banche immettono nuovo denaro nel sistema,
perch a quanto pare, una volta ottenuto il prestito dalla BCE, lo
hanno depositato quasi tutto infruttuoso nella BCE stessa. Ma,
per quel poco che immettono, dove mai c scritto che le banche,
anzich prestare il denaro che ricevono in deposito, lo creano
direttamente dal nulla, peraltro poi investendolo in rovinose
avventure speculative?
La rovinosa dittatura della speculazione nel linguaggio europeo,
politicamente corretto, diventa chiss come sinonimo di
democrazia, di indipendenza delle autorit monetarie. Parole
ormai completamente prive di senso. LUngheria oggi sotto i
bombardamenti NATO (bombardamenti finanziari, sintende, fa
sempre parte del club del primo mondo, mica una Libia
qualsiasi), non perch fascistoide. Lha detto chiaramente al TG
Mentana laltra sera: lindipendenza della Banca Centrale che ha
fatto saltare sulla sedia tutto il mondo occidentale.
Qual il crimine commesso dal Governo ungherese? Avere posto,
nientepopodimeno, la banca centrale sotto il controllo del
governo. Ma che fa scherziamo? Ma chi c. crede di essere
questo governo che gode della fiducia dei due terzi degli
ungheresi? Le banche centrali, attraverso tante partecipazioni
incrociate ai pi sconosciute, devono essere indipendenti, s, dai
poteri politici, ma assolutamente dipendenti, tutte, dalla Federal
Reserve, e, dietro di essa, dalla ristrettissima cerchia di una
ventina di famiglie plurimiliardarie che controllano le principali
banche daffari globali, nonch le agenzie di rating famigerate, e
per mezzo di queste i famosi mercati, che tanto anonimi non
sembrano poi cos tanto. Ahinoi! Questa fine ha fatto lEuropa!
Questa lEuropa che dovremmo difendere. E come sono
cambiati i tempi. Nel 1936 Mussolini pubblicizz (in gran parte) la
Banca dItalia, pagando fior di miliardi agli eredi del Conte
Bombrini ed altri accoliti che fecero lUnit dItalia (altro che
Mazzini e Garibaldi) a suon di milioni, per farli uscire dal capitale
dellistituto di emissione. Ma quella era una dittatura. vero. Ma
anche vero che lItalia uscita dalla Resistenza neanche si
sognava di riprivatizzare lIstituto di Emissione. E negli stessi
anni, almeno nella facciata, i laburisti in Inghilterra facevano la
stessa cosa che Orban ha fatto oggi in Ungheria. Ma erano altri
tempi.
Dai primi anni Ottanta la Banca dItalia non pu pi finanziare il
debito pubblico (perch lo Stato si deve consegnare
direttamente, incaprettato mani e piedi, allo strozzinaggio
internazionale) e dai primi anni 90, silenziosamente, la Banca
dItalia tornata con un capitale a maggioranza privato. Ma in
Ungheria non lo sanno che dal 1990/92 nel mondo comandano
ormai soltanto le banche, e che lUnione Europea uno dei loro
pi docili strumenti?
Ecco, mi fermo qua. Questa Europa, fatta cos non mi piace. Non
mi pare n eticamente, n economicamente sostenibile. E quelli
che la rappresentano stanno tradendo lItalia, il patto
fatto in decenni di politica con imprenditori e
lavoratori, per onorare invece fino allultimo
centesimo i bond fittizi creati a beneficio degli
speculatori e usurai internazionali. Non Alto
Tradimento questo?
Bimestrale (sauf juillet - aout) di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno X!v - n 1 - (Gennaio - Febbraio) 2012

Perch non ch|ed|amo a ruxe||es |'agg|unta d| un protoco||o a| Trattat| per r|spettare |o 8tatuto
spec|a|e de||a 8|c|||a |n omagg|o a||'art. 174 de| Trattato su| funz|onamento de||'Un|one che autor|zza
norme part|co|ar| per |e reg|on| |nsu|ar| e transfronta||ere.
Bimestrale (sauf juillet - aout) di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno X!v - n 1 - (Gennaio - Febbraio) 2012
19
Le assurde pretese del Nord trovano nei partiti
estremi di Sicilia gli ausiliari pi velenosi.

D
a una parte, socialisti, comunisti, azionisti, hanno fatto
sempre la propaganda pi clamorosa sulla povert della
Sicilia, sulla impossibilit di essa a vivere senza la ricchezza del
Nord, senza l'aiuto del Nord, poi, quando non si possono pi
nascondere i fatti, quando la realt non pu essere pi celata,
allora essi cambiano subito le carte del giuoco! Certo la ricchezza
del Nord esiste solo in funzione dello sfruttamento del Sud e della
Sicilia specialmente.
E' un fatto che emerge oggi incontenibile.
Gli estremisti che lo hanno sempre negato, sono costretti ad
ammetterlo, appena si profilata la tenue speranza che lo
sfruttamento del Nord venga meno e questo sia lasciato alle sole
sue possibilit economiche. Allora gli estremisti sono ridotti
all'ultima trincea e non rimane ad essi che l'affermazione pi
impensabile, che, cio, la povera Sicilia ha il dovere di continuare
a consentire a spogliarsi per far s che la ricchezza del Nord non
venga meno. Proprio cos !
Tutti sappiamo quanto sia irrisorio il progetto di autonomia per la
Sicilia, varato dalla consulta regionale a Palermo. Un
parlamentino di 90 frati zoccolanti e questuanti, che potranno
sottomettere al governo italiano le loro suppliche! Libert
doganale? Niente! Moneta propria ? niente! Zona franca ? niente.
I Borboni erano meno avari !
Una cosa sola ha valore in pro' della Sicilia nel sullodato progetto:
l'accantonamento presso il Banco di Sicilia, delle valute estere,
provenienti dalle esportazioni, dalle rimesse dei nostri emi-grati,
dal turismo nell'Isola, e dai noli di navi siciliane, onde la Sicilia
possa far fronte con queste valute ai propri bisogni .
Chi contrast questo articolo, in seno alla Consulta di Palermo ? Il
ragioniere comunista Li Causi, che si dichiar contrario a che si
crei un privilegio per i siciliani, i quali hanno una possibilit
maggiore di ricevere valute estere che non gli abitanti delle altre
regioni d'Italia , e concluse che i siciliani hanno il dovere di
contribuire, almeno in questo (!!), al risanamento della finanza
italiana !
E' necessario dunque che i siciliani non ricevano se non
cartastraccia! Ricevere moneta buona, in cambio dei loro buoni
prodotti, sarebbe un privilegio, e, perch no?, un delitto !
L'articolo del progetto un solo privilegio mirava ad eliminare: il
privilegio del Nord che, impadronendosi della valuta estera
spettante alla Sicilia, mantiene le proprie industrie, acquistando
le materie ad esse necessarie, mentre la Sicilia, restando priva di
buona moneta, nell'impossibilit di acquistare merci estere e
deve rassegnarsi a rivolgersi a Torino, a Milano, col disastro che
ognuno ha subto !
Ma i comunisti siciliani vogliono che questo sfruttamento
continui.
Nemici della plutocrazia, a chiacchiere, difendono con le unghie e
coi denti la plutocrazia settentrionale.
I comunisti, in tutti i loro giornali, in tutti i loro discorsi non
avevano assordato il mondo con la eterna litana che la Sicilia
povera ? che ha bisogno dell'aiuto del Nord ?, della generosit del
Nord ?
Per bocca di Li Causi, essi confessano che erano fandonie!
Quando si viene ai fatti, quando si entra nella pratica, Li Causi
costretto a riconoscere che la Sicilia ha maggiore possibilit di
ricevere valute estere , e fa toccare con mano che la Sicilia
meno povera nel Nord, che ad essa il Nord deve possibilit di vita
per le proprie strutture parassitarie, e Li Causi si batte affinch
l'Isola resti nel suo attuale servaggio economico!
Certo, il governo italiano, espressione delle cricche nordiche, la
Costituente, essenza quinta dell'affarismo milanese, e dipendente
da esso attraverso mille strade e carrobi, faranno in modo che
l'articolo in parola non sia mai approvato, o che, comunque,
venga sempre eluso: ma, ad ogni modo, il comunista Li Causi ha
mostrato anche ai ciechi ci che da lui e dai suoi seguaci pu
attendere la Sicilia.
Mglio di cos la Sicilia non potrebbe essere difesa ! I terroni sono
ben sostenuti! Cos la corda sostiene l'impiccato! "


tratto da "QUEL CHE SI PENSA IN SICILIA" di LUCA COSMERIO (pubbl. 1947)
Correva l'anno 1947
La Lezione Siciliana

| d| |a de||e var|e d|alr|oe o corlrovers|e a||'|rlerro de| Vov|rerlo 'Forza d'urlo o de| Forcor|, |r quesl|
g|orr| |a 3|c|||a e | 3|c|||ar| rarro corlerralo || corcello cre |a rea|la supera |a larlas|a l
0vvero, quesla lerra, quesla slorlurala lso|a, ao|lala secordo ro|l| slrar|er|, da |grorarl|, da gerle
povera e rud| agr|co|lor|, sla dardo v|la ror so|o ad ura prolesla d| ralura po||l|ca-ecoror|ca ra ad ur
Caro|arerlo d| or|g|re Cu|lura|e, 3p|r|lua|e ed uraro cre d|ll|c||rerle polra essere arreslalo l
ur caro|arerlo cosi d|rorperle cre arcre se | so||l| ascar| o verdul| a| Polere d| serpre slarro lerlardo
d| r|sl|l|carre || serso o || l|re , |a |ez|ore.. orra| sla |rvaderdo lulla |' lla||a l
lrlall|. core s| puo osservare da larl|ss|re lesl|ror|arze su lrlerrel; core s| puo osservare da||a
so||dar|ela d| larl|ss|ra gerle d| ogr| ord|re e grado; core s| puo osservare da||'ades|ore d| larl| a|lre
calegor|e d| |avoralor|, |rprerd|lor|, arl|g|ar| e c|llad|r| var| d| lullo |o 3l|va|e, |a 3|c|||a e 3|c|||ar| slarro
dardo ura |ez|ore d| v|la po||l|ca, ror so|o a se sless| ra a lulla |'lla||a l
0urque, arcora ura vo|la, dopo larl|ss|r| arr| d| sorro prolordo, dopo larl|ss|r| arr| d| s||erz|o vo|ulo da
ur Co|or|a||sro carullalo d| ur|la, roroslarle |a press|ore e |a lracolarza de| Poler| occu|l| prooao||rerle
Rorar|, |a 3|c|||a e | 3|c|||ar| rarro de|eg|ll|ralo | s|rdacal|, rarro reso |rul||| | parl|l| po||l|c|, rarro
r|sveg||alo || serso d| Popo|o, rarro crealo ura Forza, de||e ldee e deg|| uor|r| |r cu| credere., ra
soprallullo rarro r|susc|lalo que| va|or| urar| e que||'Ar|ra cre ogr| popo|o cre ror vuo|e p|u rerl|re a|
r|cr|aro de||a propr|a Cosc|erza slor|ca, poss|ede derlro l
0ra spella ad ogruro d| ro|, s|a 3|c|||aro cre c|llad|ro de| rordo, |eggere, lradurre ed everlua|rerle
ag|re., ag|re core |'|rlu|lo, |'|rle|||gerza, |a |og|ca e |a 3ers|o|||la urara |rd|caro.
Antonio Milazzo
Bimestrale (sauf juillet - aout) di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno X!v - n 1 - (Gennaio - Febbraio) 2012


l Pecorino 8iciliano l Pecorino 8iciliano l Pecorino 8iciliano l Pecorino 8iciliano
I
| Pecor|no 8|c|||ano - U p|cur|nu (arcre dello Tumazzu) pare
cre s|a || p|u arl|co lorragg|o d| 3|c|||a e s|r da| Xlv seco|o e slalo
oggello d| ur l|orerle correrc|o o|lre | corl|r| de| Regro d| 3|c|||a.
Ne| 199 ra r|cevulo |a deror|raz|ore d| or|g|re prolella,
Rego|arerlo CEE r. 110Z de| 12 g|ugro 199. l| Pecor|no $|c|||ano
v|ere arcora prodollo cor lecr|cre lrad|z|ora||. l| |alle coagu|a |r ura
l|rozza d| |egro a 31-35C cor cag||o |r pasla d| agre||o |r c|rca 15'.
Posla |a cag||ala re| carallesl|c| careslr| d| g|urco,"lasceooe,
parl|co|ar| per |a rode||alura cre corlers|scoro a| lorragg|o, v|ere
lalla spurgare cor |e rar|.
3collala per c|rca 1 ore cor scolla ca|da, v|ere posla su ur lavo||ere
d| |egro ed || g|orro dopo avv|ere |a sa|alura e |a success|va
slag|oralura, de||a durala d| 1 res| c|rca. E' ur lorragg|o a pasla
dura, prodollo cor o serza oaccre d| pepe rero allogale re||a pasla
a||'allo de||'|rcareslralura; propr|o graz|e a||a lrad|z|ora|e lecro|og|ca
d| case|l|caz|ore || Pecor|no 8|c|||ano s| d|vers|l|ca e s| ev|derz|a
re||a gerera|e lerderza a||'app|all|rerlo de| gusl|.
Per a|lro || Pecor|no $|c|||ano v|ere correrc|a||zzalo |r var|e las| de||a
sua raluraz|ore e prerde d|vers| ror| a secorda de||a sa|alura o
de||a slag|oralura: Tuma, Pr|mo e $econoo $a|e e per u|l|ro
$rag|onaro.3| preserla re||a c|ass|ca lorra c|||rdr|ca a lacce p|are o
||evererle corcave; ura crosla soll||e, d|
co|ore g|a||o p|u o rero |rlerso, lerderle
a||'aroralo re| prodollo p|u slag|oralo,
rerlre |a pasla e pag||er|ra, corpalla e
serza occr|alura; |'odore purgerle e
gradevo|e, || sapore p|ccarle e sap|do. 3|
puo ul|||zzare core lorragg|o da lavo|a o
da grallug|a. 3| puo rarg|are s|a core
arl|paslo o per sluzz|care accorpagralo
da ur ouor v|ro rosso.
|| Pecor|ro 3|c|||aro e uro de| lorragg| p|u arl|cr| lra que||| prodoll| |r
lla||a, e slalo r|corosc|ulo a deror|raz|ore d| or|g|re re| 1955, re|
199 ra r|cevulo |a deror|raz|ore d| or|g|re prolella.
T|P0L0C|A : lorragg|o a pasla dura prodollo cor |alle crudo ov|ro
AREA 0| PR00UZ|0NE : |'|rlera reg|ore s|c|||ara, ra soprallullo
re||e prov|rce d| Agr|gerlo, Ca|lar|ssella, Erra, Trapar| e Pa|erro.
0R|C|NE 0EL N0HE : l| rore 'Pecor|ro da| |al|ro pecus cre
s|gr|l|ca pecora, r|corduce a| |alle ov|ro, da cu| der|va || lorragg|o. E'
s|curarerle || lorragg|o p|u arl|co: |a sua cu||a d'or|g|re sareooe |a
Vesopolar|a ove casua|rerle ur paslore 3urero re |rverlo |a
lecr|ca d| produz|ore. Arcre 0rero re||'0d|ssea, c|la | careslral| d|
g|urco qua|| corler|lor| d| lorragg| s|c|||ar| a pasla corpalla.
6ARATTER|8T|6hE 0EL PR000TT0
Forma : C|||rdr|ca a lacce p|are o ||evererle corcave, |a crosla
rugosa, dovula a| segr| |asc|al| da| careslralo d| g|urgo, co|ore g|a||o
p|u o rero |rlerso a secordo de||a slag|oralura; |a pasla corpalla,
cor occr|alura scarsa, e d| co|ore o|arco o pag||er|ro.
Peso : var|a da 1 a 15 |g cor uro sca|zo d| 10-18 cr e ur d|arelro
d| 15 cr.
Pecu||ar|ta organo|ett|che : Aror| d| lresco, l|orea|e e spez|alo,
guslo dec|so, lrullalo e p|ccarle, soprallullo se slag|oralo. A| raso
r|su|la |'odore |rlerso de| |alle d| pecora e d| l|ero. A| guslo e lr|ao||e e
graru|oso cor sapore dec|sarerle p|ccarle.
60HE 8| TACL|A : a sp|ccr| verl|ca||, da||o
sca|zo (lacc|a super|ore) a| p|allo (lacc|a
|rler|ore).
V|N| |N A|NAHENT0 : s| accorpagra
ro|lo oere cor v|r| ross| corpos| l|p|c| s|c|||ar|.
Tecn|che e amb|ent| d| produz|one : La
produz|ore avv|ere da olloore a g|ugro. Per
ollerere |a dop deve slag|orare a|rero 1
res|. l s|sler| d| case|l|caz|ore prevedoro |'uso d| allrezzalure
lrad|z|ora||. La sa|alura, a secco, e rarua|e e v|ere ellelluala || g|orro
success|vo a||a produz|ore, su||'|rlera superl|c|e de||a lorra.
Allua|rerle a|cur| casar| ellelluaro, a vo|le, |a sa|alura |r sa|aro|a
corcerlrala per 21 ore. La slag|oralura avv|ere |r aro|erl| ralura|| su
scalla|| d| |egro dove |e lorre suo|scoro r|pelul| r|vo|larerl|.
PR|H0 : 8PAChETT| A| R|66|
|ngred|ent| per 4 persone : 250 gr d| uova d| r|cc|; c|ull| d|
prezzero|o; sa|e; o||o exlra-verg|re d'o||va; peperorc|ro; 350
gr d| spagrell|.
Preparaz|one : Preparare ura pade||a arl|adererle e versare ur ve|o d'o||o. Far
surr|sca|dare agg|urgere |'ag||o scr|acc|alo || prezzero|o lr|lalo, || peperorc|ro.
0opo due r|rul| lullare |e uova e spegrere |a l|arra. R|resco|are e versare
sug|| spagrell| a| derle coll| |r acqua sa|ala g|a sco|al|. Le uova d| r|cc| soro
oll|re arcre |rrorale d| succo d| ||rore spa|rale su| pare caserecc|o.
8E60N00 : ZUPPA 0| 60ZZE
|ngred|ent| : 2,300 Kg d| cozze rere; succo d| ur ||rore;
prezzero|o; 350 gr. d| po|pa d| porodoro; or|garo; o||o d'o||va;
rezzo o|ccr|ere d| acelo rosso; peperorc|ro; sa|e e pepe q.o.
Preparaz|one : Lavare |e cozze sollo |'acqua correrle, pr|var|e de| o|sso e r|por|e
|r ura casseruo|a. Fare cuocere a luoco v|vo cor || copercr|o l|ro a quardo ror s|
sararro aperle. Tog||ere ur po' d| ||qu|do d| collura ed agg|urgere || succo de|
||rore, ur po' d| acelo, o||o, pepe, porodoro or|garo e || prezzero|o lresco
appera lr|lalo. Far cuocere per a|lr| 10 r|rul| e serv|re.
00L6E : 6R08TATA F|6h| E L|H0N|
|ngred|ent| : l|cr| sod| Z00 gr; pasla lro||a 200 gr; 2 ||ror| ror
lrallal|; ur cuccr|a|ro d| ser| d| l|roccr|o; ura roce d| ourro.
Preparaz|one : lrourrale ura lorl|era, loderale|a cor |a pasla
lro||a e oucrere||ale|a su| lordo. Lavale | l|cr|, asc|ugale||, lag||ale|| a rela e
d|slr|ou|le|| su||a pasla, cor || |alo lag||alo verso |'a|lo e oer v|c|r| |'uro a||'a|lro.
Lavale | ||ror|, soucc|ale||, e||r|rale da||a scorza |a parle o|arca e po| lag||ale|a a
||slare||e. Pe|ale a v|vo g|| sp|ccr| e d|slr|ou|le|| lra | l|cr|. 380LLENTATE per ur
r|rulo |e scorze, sgocc|o|ale|e, asc|ugale|e e d|slr|ou|le|e su| l|cr|. Cospargele |a
superl|c|e cor | ser| d| l|roccr|o e cuocele |a croslala |r lorro prer|sca|dalo a
180 per 10 r|rul|. Lasc|ale|a rallreddare e serv|le|a.
ANT|PA8T0 : 'NZALATA 0| PURP| E PATAT|
|ngred|ent| per 4 persone : 1,300 Kg d| po|p| lrescr|; ura
c|po||a veccr|a; 5 palale grosse; rezzo o|ccr|ere d| v|ro rosso;
sa|e; o||o exlra-verg|re d'o||va; pepe.
Preparaz|one : Lavare | po|p| sollo |'acqua correrle, pr|vare
de||e parl| dure, g|| occr| ecc. e lag||are a pezzell|. Allellare |a c|po||a e lar
r|sca|dare |r ur legare de||'o||o d'o||va. Appera |'o||o e oer ca|do ur|re |a c|po||a
l|r quardo dora. ur|re | po|p| e |e palale. Copr|re suo|lo cor || copercr|o e lar
cuocere a luoco roderalo. 3e || sugrello s| dovesse asc|ugare ur|re ur o|ccr|ere
d'acqua oo||erle. Corl|ruare |a collura l|ro a quardo |e palale s| sararro colle.
3ara p|u serp||ce corprerder|o |rl||rzardo|e cor ura lorcrella.. A l|re collura,
poco pr|ra d| spegrere || luoco, versare ur po' d| v|ro per prolurare.
Le ricette di Gaetano Costanza
Bimestrale (sauf juillet - aout) di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno X!v - n 1 - (Gennaio - Febbraio) 2012
21
POTETE STRAPPARE UN SICILIANO DALLA SICILIA, MA NON
STRAPPERETE MAI LA SICILIA DAL CUORE DI UN SICILIANO!
C
aro Roberto sto seguendo questi
avvenimenti , "! Forconi" e la
Rivolta popolare, o "! Nuovi
vespri Sciliani" attraverso internet,
prima, e le pubblicazioni dei giornali e
notiziari nazionali e internazionali. !l
motivo che... mi spinge a farlo sono
l'amore per la Sicilia e i Siciliani, tanto
da farne una "mission" principale nella
mia attivita di Cominicazione e
Narketing !nternazionale. Sono piu di
dieci anni che mi dedico a uno studio
approfondito e "trasversale" della
Storia e della Cultura Siciliana.
A parte le mie esperienze personali di vita a Palermo, in Sicilia, ho
avuto modo di confrontarmi e incontrarmi con moltissime realta e
personalita: dal mondo agreste a quello industriale, piuttosto che
quello intellettuale e culturale di ogni schieramento.
!n America, dove mi trovo, ho avuto modo di vivere direttamente
in contatto con le persone e le comunita dei Siciliani
emigranti di diverse generazioni ed estrazione
culturale. !n breve, ho imparato che: ascoltare e
confrontarsi anche chi la pensa diversamente da me
un principio fondamentale della "democratica
convivenza"; l'obiettivo comune di tutti noi Siciliani
dovrebbe essere proprio di cambiare il nostro
destino, quasi sempre calato dall'alto per favorire
l'interesse di altri, siano esse nazioni, gruppi di
interesse particolari, grandi corporazioni, gruppi
politici etc. etc.
La Sicilia e i Siciliani sono stati rabboniti sempre con
la "pratica" del "favore" invece che il "Diritto".
Costretti a "mangiarci sta minestra" o andarcene o
nei casi piu "generosi e valorosi" morire ammazzati.
Se parliamo di storia, bisognerebbe leggerla e rileggerla sotto tutti i
punti di vista e da diverse angolazioni. Ritengo non si possa ridurre
la storia moderna della voglia di indipendentismo e cambiamento
Siciliano in Salvatore Giuliano, la mafia e la DC.
Dietro questo movimento, che esisteva gia da molto prima, c'erano
anche diverse anime di diverso pensiero politico. La stessa
Costituzione !taliana, dopo la Seconda Guerra Nondiale, nasce con
lo Statuto Autonomo, mai attuato. Una cosa certa che dall'unita
d'!talia la Sicilia e i Siciliani, come il
Neridione, continuano ad essere l'!talia
minore, se non Terroni o Africani,
Nafiosi, Camorristi, etc. etc. Questa
discrimanzione la viviamo sulla nostra
pelle a "casa" quando frustrati
cerchiamo di ottenere qualcosa che da
Roma in su normale, e quando siamo
"fuori" di scriminati e dobbi amo
dimostrare che non siamo quello che gli
altri pensano. Danni ??? Quanti danni
ha provocato e continuano a provocare
le scelte politiche scellerate ?
Danni Ambientali, Economici, Sociali,
Culturali che tramanderemo ai nostri nipoti e generazioni future.
Questa rivolta sicuramente, al di la degli interessi di chi vorra
cavalcare l'onda nasce da "antichi" malcontenti e la rabbia
dell'immobilismo.
L'Agricoltura Siciliana sicuramente la spina portante e il fiore
all'occhiello del sistema produttivo Siciliano: credimi
al collasso! E se fallisce l'agricoltura, che a pieno
titolo fa parte della nostra "cultura" cosa ci rimarra ?
Sono al momento lontano e non posso fare una
lettura completa e piu accurata della rivolta: ma
perch dopo avere ignorato queste manifestazioni,
tutti i mezzi di comunicazione, compresa Repubblica,
si sono subito premurati a denunciare la presenza
della "Nafia" tra i manifestanti come anche l'estrema
destra, seguendo un copione gia letto e scontato.
Ti chiedo allora: cosa ne pensano la Sinistra, il
Centro e i Noderati della situazione ?
Bisogna stare buoni ?
Dobbiamo aspettare le indicazioni dall'alto ?
Dobbiamo aspettare di vedere il cadavere che passi
trasportato dalla piena del fiume ?
Non abbiamo certo bisogno di un uomo forte ma di donne e uomini
che consapevolmente e per un un'interesse comune e come popolo
si metta a lavorare con i dovuti sacrifici per cambiare questo stato
di cose indubbiamente non piu sopportabili per tutti e soprattutto
per le categorie piu deboli.
Buon lavoro, Roberto.
Sotiris
Lettera a un giornalista Siciliano Lettera a un giornalista Siciliano Lettera a un giornalista Siciliano
da un Siciliano in America da un Siciliano in America da un Siciliano in America
La Sicilia e i Siciliani
sono stati rabboniti
sempre con la
"pratica" del "favore"
invece che il "Diritto".
Costretti a "mangiarci
sta minestra" o
andarcene o nei casi
pi "generosi e
valorosi" morire
ammazzati.
Noi siamo i figli di coloro
che, in un supremo anelito
di libert e di amore, per
primi cacciarono i tiranni
e ci ribellammo alla miseria
e con fede generosa
credemmo nell'ingenuo
mito di un'Italia Madre,
per trovare invece frode,
tradimento, nuovi tiranni
e peggiori servit
e miserie.

[Attilio Castrogiovanni]
Per farci conoscere il vostro parere indirizzate le vostre lettere a:
LISOLA - Bld. de Dixmude, 40 / bte 5 B - 1000 Bruxelles
Bimestrale (sauf juillet - aout) di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno X!v - n 1 - (Gennaio - Febbraio) 2012
Caro Amico, dopo che mi hai letto, non mi buttare... Dimostra il tuo alto senso di civismo...
Regalami a qualche amico o parente. Aiuterai cos la mia diffusione. Grazie.

Fimmina annammurata

Ti taliu, mentri dormi e li biddizzi toi vaiu taliannu,
Annammurata sugnu di li to carni, di li to capiddi rizzi,
la to ucca ca mi vulissi manciari di vasuni
Iu nun sacciu comu aiu a fari: tu o nord ti nni voi iri !!

Tu nascisti in Sicilia, nun poi lassari la to terra
Semu tutti dui siciliani, dintra lu nostru corpu,
`u focu di lEtna avemu, `u focu e la terra semu.

Semu genti caudda e appassiunata,
E `a nostra terra china di suli amamu,
Ora voi partiri e mi lassi abbannunata?
Comu poi fari chistu, doppu tantu amuri chi taiu datu !

Pi tia maiu cunsumatu !
Tu si la me vita, la me gioia elu me ciautu,
E a tia nun tinteressa chiu di mia ?
Comu pozzu `a solitudini suppurtari ?

Mi nni cercu nautru ? Ma nenti ci pozzu dari !!
Tu, tuttu di mia ti pigghisti...
Picchi lamuri dura finu ca c passione,
Damuri na vota si muria, e si mori ancora oi...
Ti nni voi iri luntanu ?
Vattinni, iu restu a ramazzari i cocci !!

Iu taiu datu tuttu lamuri chi putia,
E mai taiu dimustratu le me gilusia !
Si ritorni, nun mi circari chi, ca tu nun si omu dignu,
Di `na fimmina comu a mia.

Vittoria Toscano
Awans (Lige)
Un grido di dolore e rabbia !!!

I
n molti pensano che una Sicilia pi autonoma, pi indipendente
sarebbe donata in pasto alla mafia. Altri pensano che noi
Siciliani siamo incapaci di governarci e che lautonomia non
labbiamo saputa sviluppare, come lhanno fatto in Valle DAosta,
Friuli o Trentino Alto Adige. Altri dicono che la rovina della Sicilia
sono i Siciliani.
Io piango, perch sono un Siciliano che purtroppo non vive in
Sicilia e vede come i Siciliani si arrendono, fanno i vigliacchi,
preferiscono emigrare a studiare, lavorare o vivere fuori dalla
propria terra e se ne fregano della Sicilia.
Io non mi arrendo, io sono Siciliano ed i miei antenati non si
arresero davanti ai francesi, si ribellarono e formarono il primo
parlamento del mondo. Io non mi arrendo, perch sono Siciliano e i
miei antenati si ribellarono per 4 volte alla tirannia borbonica. Io
non mi arrendo, perch sono Siciliano e i miei antenati lottarono
per avere una autonomia. E io non mi arrendo, perch sono
Siciliano, e se i miei antenati non si arresero davanti i francesi, i
borbonici e gli italiani, dopo 65 anni di incompiuta autonomia io
non mi arrendo.
Io non voglio che gli studenti, ricercatori, professori, dottorise ne
vadano al Nord Italia o allEstero. Io come Siciliano non mi arrendo
e se ci deve essere un Siciliano che deve emigrare e il Siciliano
ladro, mafioso. In una Sicilia governata da Siciliani orgogliosi di
essere Siciliani, governata da Siciliani che si sono ribellati davanti
chi li opprimeva, la mafia mai potr approfittarsi dei siciliani,
perch la mafia sar rispedita al remittente! il mafioso sar
lemigrante non il Siciliano lavoratore.
Io vi chiamo vigliacchi a voi Siciliani che non avete fiducia nella
vostra famiglia, nel vostro popolo, vi chiamo ignoranti, perch
non avete mai voluto studiare la vostra propia storia, vi chiamo
ascari perch ci avete tradito.
Parlare di quello che potr essere la Sicilia se ha lindipendenza o
lAutonomia non attuata da 65 anni sognare per un mondo
migliore per i Siciliani, negare di sognare in un domani migliore
accettare il nostro presente, presente che tutti voi conoscete, un
presente dove la mafia fa i suoi interessi, un presente dove i
siciliani che vogliono lavorare se ne vanno via, un presente in cui
le nostre tradizioni, lingua e coltura si perdono perch pensiamo
che sono non utili.
Non volete una Sicilia migliore? non volete sognare di avere un
futuro migliore? e che minchia di comportamento questo!
sempre facendoci pestare dal resto, e assumendo che niente si pu
fare. Per rispetto dei vostri antenati che hanno lottato per una
Sicilia migliore, non vi dico di ribellarci, ma di avere fede in noi
stessi.

Michelangelo La Spina


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