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Bureau de Dpt: Bruxelles X

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Bimestrale ( sauf Juillet - Aot) di cultura, polica, informazione della diaspora siciliana - Anno XIV - n 4 - Seembre Oobre 2012 Ed. Resp.: Catania Francesco Paolo, Bld de Dixmude , 40/ bte 5 (B) 1000 Bruxelles - Tl & Fax: +32 (0) 2 2174831 - Gsm: +32 475 810756

I POTERI FORTI ALL'ATTACCO DELLO STATUTO DI AUTONOMIA - PAG. 3 TUTTI UNITI PER UN PROGETTO SICILIA - PAG. 4 I DODICI COMANDAMENTI DEL MANIFESTO AUTONOMISTA - PAGG. 5 & 6 LORA DI SPEZZARE LE CATENE - PAGG. 6 & 7 L'ATTACCO DI MINOSSE - PAG. 7 GIOVANI SICILIANI CRESCONO... - PAG. 8 PALERMO : 19 OTTOBRE 1944, CRONACA DI UNA STRAGE IMPUNITA - PAGG 9 & 10 SINDROME DI STOCCOLMA! - PAGG. 15 & 16 A.A.A.A.A... CERCASI SICILIANI CAPACI DI
LOTTARE PER LA LORO TERRA CON ABNEGAZIONE E DETERMINAZIONE - PAGG. 16 & 17

A TAVOLA CON LE RICETTE DI TANO LOLIO SICILIANO PAG. 20 & 22

PAG.

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SantAngelo Muxaro (Ag), la Necropoli

E se mi chiederanno perch amo La SICILIA, risponder... Guardala di noe, vivila di giorno, ascoltala d'estate e sognala d'inverno... Allora forse capirai !

Tempio di Giunone (AG) - Riccardo Vella Scala dei Turchi ( Realmonte - AG )

Pietraperzia (EN) - Maurizio Di Gloria

Da noi tuo ci ricorda di essere siciliani gli di una nazione per 600 anni e non di questa italiea...... Anche l'ETNA rivendica la sua appartenenza alla NAZIONE SICILIANA SCRIVENDOLO IN CIELO !!! ( Carlo Mangano )

Castello di Mussomeli

Tramonto su Cefal ( Foto di Rosa Cassata )

Macari (TP) - Roberto Cherubini

FORSE NON TUTTI SANNO CHE. Nel 1121 nel Regno di Sicilia veniva istituito il primo Parlamento del mondo ed era ripartito in tre bracci : aristocratico, ecclesiastico, demaniale.

I poteri forti all'attacco dello Statuto di Autonomia


di

Eugenio Preta
sulla capillare distribuzione clientelare di risorse pubbliche, impieghi e pensioni sia giunta pero' all'epilogo e perci debba concludersi. L'utilizzo disinvolto delle assunzioni pubbliche sotto forma di precariato, di braccianti forestali, di corsi e centri di formazione professionale fasulli ha creato soltanto un grande bacino elettorale assoldato e quindi sempre disponibile nel momento in cui, al contrario, si sarebbe dovuto girare pagina. Cos siamo arrivati al fondo non solo delle finanze, per colpa di una gestione clientelare della cosa pubblica, ma anche della nostra indipendenza istituzionale (vera o presunta), dal momento che l'iniziativa concentrica dei poteri forti chiede l'intervento e il controllo dello Stato negli affari siciliani e mette in causa l'Autonomia e l'addita come origine di tutte le disfunzioni e del malaffare imperante. Ricordiamo pero' a chi finge di dimenticare che c' un pezzo di societ siciliana, la Sicilia indignata dei Forconi, quella autonomista di Massimo Costa, la nostra e quella di tanti altri movimenti sicilianisti che oggi opera per il rinnovamento del mondo politico e chiede l'indipendenza e l'autonomia di quello economico, dopo 150 anni di colonizzazione, e mai permetter che lo Statuto "incompiuto", ora che finalmente sembra che i siciliani ne abbiano compreso il valore, possa venire attaccato, criticato o peggio messo in discussione.

ra chiaro che dopo gli sprechi infiniti sarebbe arrivato il momento del rendiconto. Gratta gratta, alla fine si sarebbe arrivati al fondo, e a niente possono valere oggi LALTRA SICILIA o lo stesso Massimo Costa, di fronte alla voragine di 5 miliardi e 4 milioni di euro nel bilancio della Regione Siciliana con la pro spetti va del definiti vo fallimento economico e che, verosimilmente, espone la "terra impareggiabile" alle critiche, alle discussioni e, alla fine, scatena, come sta avvenendo, i poteri forti e i partiti centralisti soprattutto l'UDC - che con le politiche di Cuffaro in Sicilia si era tenuta a galla nel naufragio generale dei partiti tradizionali - alla demolizione del nostro Statuto di Autonomia, tanto invidiato, auspicato ma effettivamente mai messo in applicazione. Monti (nella foto) ha preso carta e penna ed ha scritto a Lombardo, preoccupato per la situazione economica siciliana, sollecitando le sue dimissioni. E questo arriva dopo che il capo degli industriali siciliani, Lo Bello, ha attaccato sulle pagine del Corriere (sic, ndr) il governo Lombardo, nonostante l'assessore alle attivit produttive sia espressione proprio di Confindustria. Una manovra concentrica per attaccare il nostro Statuto di Autonomia. Tutto questo avviene nella beata incoscienza di una classe politica siciliana che, invece di affrontare la crisi, continua imperterrita nell'amministrazione spensierata della cosa pubblica, dimissionando un assessore al giorno, subito rimpiazzato da un amico pi fidato che cambia poi i vertici di aziende, societ, ospedali, consorzi, istituti ed enti partecipati dalla Regione, ricominciando cos il giro degli sprechi che ci ha condotti a questa crisi finanziaria e politica. A questo punto, il presidente Monti, senza curarsi delle prerogative dello Statuto, che pur esistono, si permette di interferire nelle vicende siciliane e, con un'intervento incostituzionale e illegittimo, di attaccare la nostra Autonomia, utilizzata in vero, fino ad oggi, soltanto per il tornaconto di una classe politica dipendente che si nasconde dietro a quelle prerogative, utilizzate a difesa della propria impunit. Esiste, ricordiamo a Monti, uno Statuto e intervenire nelle vicende siciliane da parte dello stato centrale non soltanto scorretto, non solo la gaffe istituzionale di un neofita, ma soprattutto un grave attentato alla Costituzione dell'Isola. Non indubbio che la lunga stagione della tragedia siciliana, basata esclusivamente

Eugenio Preta

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Tutti uniti per un Progetto Sicilia


di Ignazio Coppola

La Sicilia lasciata a s troverebbe il rimedio. Stanno a dimostrarlo mol fa parcolari e ce ne assicurano lintelligenza, lenergia dei siciliani e limmensa ricchezza delle loro risorse. Una rivoluzione sociale accadrebbe necessariamente, sia con il prudente concorso della classe agiata, sia per eeo di una violenta rivoluzione. Ma noi italiani delle altre province impediamo che ci avvenga. Abbiamo legalizzato loppressione esistente e assicuriamo limpunit alloppressore
traffico del territorio nazionale e della stessa Europa, una sana politica del credito funzionale allo sviluppo della economia siciliana e una seria e concreta, nei fatti e non a parole, lotta alla criminalit mafiosa credo siano i temi su cui le forze sicilianiste (autonomiste, indipendentiste, tradizionaliste e meridionaliste) sensibili agli appelli allunit che oggi da pi parti vengono fatti debbono ritrovarsi ed aggregarsi mettendo in campo, prendendo spunto da una questione meridionale mai risolta, un progetto comune: Il progetto Sicilia. I siciliani, come sostennero nel lontano 1876 Sonnino e Franchetti, debbono essere i protagonisti del proprio futuro e nella riscoperta della propria identit. Futuro e identit che i siciliani potranno ritrovare nel progetto di riunificazione di tutte e forze politiche, sociali e culturali realmente interessate alla rinascita della nostra Isola, liberandoci e affrancandoci finalmente da una classe politica servile ed ascara, piegata ai voleri e agli interessi centralisti e ancor pi della finanza e delleconomia settentrionale. Solo una crescita economica e sociale fondata sulla presa di coscienza delle proprie forze e sulla valorizzazione delle proprie autonome risorse potr consentire alla Sicilia di accorciare il profondo divario e latavica marginalizzazione economica in cui da sempre stata volutamente relegata, con lauspicato passaggio da economia assistita ad economia produttiva e in un contesto di visione geografica e strategica di Isola al centro del Mediterraneo. Isola di pace e di solidale accoglienza dei flussi migratori, ma soprattutto punto di riferimento e centro di politica di scambi commerciali con i Paesi rivieraschi del Mediterraneo e con gli stessi popoli recentemente protagonisti della primavera araba. Ed sul passaggio fondamentale da economia assistita ad economia produttiva, ed il come si realizza, che deve fortemente caratterizzarsi questo Progetto Sicilia, che pu e deve essere messo strategicamente in campo da quelle forze e da quei movimenti che oggi sono tanti che debbono trovarsi insieme, senza infingimenti, per il rilancio e per laffermazione di un solidale autonomismo fondato su valori certi, includibili ed ineludibili, per dare ai siciliani certezze sul piano della crescita, della stabilit del lavoro, della legalit, della libert dimpresa e della democrazia economica. Per dare voce e consequenzialit a tutto questo, come sostengono alcuni, senza porre tempo in mezzo, necessario un patto federativo tra tutte le forze sicilianiste, autonomiste, meridionaliste e tradizionaliste che dia vita ad un asse di emergenza, convocando gli Stati generali dellAutonomia siciliana, che, nel primario interesse delle Sicilia, conservando le loro identit e le loro peculiarit, siano in condizione di mettere in campo un soggetto in grado di redigere e sottoscrivere un manifesto dei siciliani: un Manifesto che possa avere unautorevole voce in capitolo nel dibattito politico regionale e nazionale e pi, specificatamente, in occasione delle prossime scadenze elettorali. Ignazio Coppola

uesta era la lucida conclusione, ed ancora oggi attuale, dellinchiesta che i toscani Sidney Sonnino e Leopoldo Franchetti, nel lontano 1876, fecero sulle condizioni della Sicilia appena 15 anni dopo la proclamazione dellUnit dItalia. Una condanna pi esplicita non si sarebbe potuta avere nei confronti dello Stato italiano che, con metodi repressivi ed autoritari, aveva frenato il processo di crescita e di autodeterminazione del popolo siciliano. Ebbene, a distanza di 150 anni e quello che sta accadendo in questi giorni di richiesta da pi parti al governo Monti di un anticostituzionale commissariamento della Sicilia va esattamente in questa direzione con lineluttabile conseguenza che da sempre nulla cambiato nel travagliato rapporto Sicilia-Italia. E per questo faccio anche mio il recente e accorato appello, di quegli uomini di cultura di intellettuali e di economisti di vari schieramenti ed appartenenze, di chiamata a raccolta di tutte le forze autenticamente sicilianiste ed autonomiste a salvaguardia di quelle prerogative sancite nello Statuto della Regione siciliana e per troppo tempo disattese. Prerogative di un Istituto Autonomistico che addirittura da molti e tra gli altri purtroppo da alcuni siciliani (leggi la recente intervista sul Corriere della Sera di Ivan Lo Bello) si intende definitivamente cancellare . Un appello, rivolto a quelle forze e quegli uomini autenticamente meridionalisti e sicilianisti che, trasversalmente, al di fuori di appartenenze e di schieramenti dellessere di destra o di sinistra, hanno a cuore il bene comune della nostra Isola e la salvaguardia dellidentit del popolo siciliano, e che opportunamente, in questo senso, pone lesigenza di un rilancio dellIstituto Autonomistico regionale. Un appello fondato sui valori della solidariet, della tolleranza, della democrazia economica e dello sviluppo della Sicilia in termini produttivi e di valorizzazione delle enormi risorse e potenzialit che la nostra regione possiede. Le ricchezze di questa terra sono enormi, rimaste per troppo tempo inespresse e mortificate da una classe politica ascara e servile, funzionale agli interessi economici del Nord e del potere centrale che ha condannato, assegnando loro un ruolo marginale sul piano delleconomia, il Sud e la Sicilia al pi deprimente ed umiliante assistenzialismo e clientelismo. Lo sviluppo del turismo e la valorizzazione dei beni culturali, un patrimonio immenso che tutto il mondo ci invidia, la razionalizzazione e la trasformazione dellagricoltura, lo sfruttamento delle risorse del sottosuolo, la valorizzazione delle nostre tradizioni del mondo delle professioni e della cultura, lo sviluppo della piccola e media impresa produttiva, da sempre struttura portante delleconomia isolana, la razionalizzazione e la modernizzazione dellattuale apparato industriale, la valorizzazione e la salvaguardia del nostro patrimonio ittico e il sostegno e la tutela delle marinerie siciliane tra le pi significative del nostro Paese, una puntuale politica del trasporto, essendo la Sicilia, a seconda dei casi, il punto terminale o di partenza dei bacini di

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I dodici comandamenti del manifesto autonomista


di Massimo Costa
tutti coloro che hanno sinora votato o militato nei partiti politici tradizionali, vedendo sistematicamente mortificate le loro istanze per il bene della Sicilia. A tutti coloro che credono nella Costituzione della Repubblica italiana, compresa quella parte di essa mai attuata che lo Statuto della Regione Siciliana, A tutti coloro che pensano che i mercati siano fatti per luomo e non luomo per i mercati, e che pensano che i lavoratori, gli imprenditori, i cittadini tutti siano soprattutto i destinatari dei frutti del lavoro e non solo oggetto o fattore della produzione ridotto a merce, A tutti coloro che ancora sognano per la nostra Terra un futuro normale, in cui ogni persona possa realizzare se stessa, costruire la propria vita, senza sentire pi mortificanti litanie sul sottosviluppo, la colonizzazione, la disoccupazione, lemigrazione, il degrado, la corruzione, il malaffare, in una parola il lento annientamento di una delle terre pi belle e ricche che ci siano al mondo, A tutti coloro che vogliono tornare ad essere orgogliosi di essere e dirsi Siciliani, in Italia, in Europa e nel Mondo. Ci sono momenti storici in cui non si pu restare a guardare gli altri che fanno politica. Gli altri siamo noi. Mai, come adesso, i Siciliani hanno lopportunit e anche il potere di prendere di nuovo in mano il loro destino. Ma, per fare questo, dobbiamo uscire dalla visione di cortile che ci ammorba: sei di destra? di sinistra? mi devo alleare con quello? ma c anche quellaltro e allora non ci sto! e chi c dietro? Basta! Sono tutte divisioni ipocrite. Lunica discriminante sulla quale bisognerebbe confrontarsi quella della difesa della Sicilia e dei suoi interessi vitali. Da un lato c chi intende perpetuare, dietro le contese politiche di maniera, leterno colonialismo che affoga la Sicilia, e con esso il feudalesimo dei grandi e piccoli potenti, con le loro immonde clientele. Dallaltro c chi ha finalmente capito che quellepoca finita e non resta altro che una vera e propria rivoluzione di popolo, in cui i Siciliani si riprendono il loro paese, e cominciano ad essere autonomi dentro, prima ancora che esserlo solo da un punto di vista formale, dipendendo poi in tutto e per tutto da fuori. Non solo una questione identitaria, anche se lidentit del Popolo Siciliano, la sua storia, i suoi peculiari interessi, giustificano di per s questa presa di coscienza e questa ripresa in mano della propria storia dopo tanto sonno o semiveglia. Non per solo questo; anche una questione di semplice sopravvivenza. La Sicilia non ce la fa pi, schiacciata da duecento anni circa di subalternit politica alla Penisola, da centocinquantanni di colonialismo interno, e ora soggetta pure allo strozzinaggio dei poteri forti della globalizzazione e di unEuropa che, se non rifondata dalla base, ci appare fallita e senza pi alcun futuro. Non il tempo delle mediazioni, del politichese. Qui, se

continuiamo ad essere troppo educati, ci tolgono il pane, ci tolgono tutto, il presente come il futuro. E in pi il sistema politico ufficiale a un passo dal collasso. Basta uno strattone e viene gi tutto. Ma saremo capaci di raccogliere questa eredit con una classe dirigente completamente Massimo Costa rinnovata? Secondo me s, ma dobbiamo anche con intelligenza mutuare una parte, la meno peggiore, di quella attuale. Il settarismo purista e la pura testimonianza non servono nei momenti rivoluzionari quale quello che stiamo vivendo. Noi oggi POSSIAMO incidere e DOBBIAMO incidere. E per questo che mi risolvo ad uscire dal mio isolamento di studioso e a rivolgere un appello che, se adeguatamente raccolto, pu stroncare sul nascere tanto i desideri di continuare come se nulla fosse il mnage attuale, quanto quelli di progettare una vera e propria restaurazione dei partiti italiani in Sicilia, proprio gli stessi che ci hanno condotto al collasso e alla disperazione. Dobbiamo scardinare questo progetto e lo possiamo fare soltanto unendo le forze, creando un grande blocco sociale e politico che sia unito su poche cose importanti e che decida democraticamente sulle altre. Ebbene s, alla fine ci vuole una macchina politica. Chiamatela partito, chiamatela movimento, chiamatela come vi pare, ma ci vuole. Se non si costituir, magari per ora come costituente, ma meglio sarebbe ancora se sapr poi organizzarsi in maniera democratica ma unitaria, allora non ci sar alcuno spazio per la riscossa e saremo sconfitti ad uno ad uno, nella nostra debolezza e nella nostra solitudine. Per questo lancio un appello, che anche una sfida, a tutte le formazioni politiche non subalterne agli interessi dei partiti nazionali, a tutti i circoli, a tutti i movimenti, ma soprattutto ai Siciliani. Se siete daccordo su un programma, perch andate divisi? Ambizioni? Personalismi? La Sicilia vi giudicher per questo. Timore di contare poco nella nuova formazione? Conter chi avr pi consenso. Si chiama democrazia! Chi si tirer fuori rester isolato, e non conter nulla. Qual dunque il programma minimo che questa forza politica dovrebbe proporre ai Siciliani? Provo a mettere alcuni punti essenziali, tralasciandone altri, in cui credo, ma che potrebbero creare divisioni. Credo che il discrimine, tra chi vorrebbe dirsi di nuovo orgoglioso di essere Siciliano e tagliare completamente i ponti con decenni di pratiche impresentabili e chi servo dentro, dovrebbe essere almeno il seguente:

Applicazione integrale e radicale dello Statuto della Regione Siciliana: Completa autonomia finanziaria e tributaria della Regione che potr creare un proprio ordinamento tributario e una propria fiscalit di vantaggio e si vedr attribuire la totalit delle entrate pubbliche

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maturate nel territorio della Regione, acque territoriali incluse, salve le poche transazioni tra Sicilia e Italia espressamente previste dallo Statuto, Passaggio totale di funzioni dallo Stato alla Regione, con la sola eccezione degli esteri e della difesa e costituzione dellamministrazione statale nellisola, per le sole materie soggette a legislazione esclusiva statale, in Ministero della Repubblica posto alle dipendenze del Presidente della Regione, Integrazione dei Trattati europei con un protocollo in cui siano garantiti i diritti costituzionali della Sicilia; Moneta complementare regionale, emessa da Banca Centrale Regionale pubblica, la quale svolga nellIsola anche le funzioni di Banca Centrale e come tale partecipi allemissione di euro; richiesta di ridefinire le condizioni di partecipazione dellItalia allEuro (superamento delle logiche neo-liberiste del pareggio di bilancio e creazione di trasferimenti fiscali intracomunitari perequativi) come condizione per restare nellUnione Monetaria; Fissazione di diritti minimi del contribuente, fra i quali una aliquota massima di reddito oltre la quale non possibile tassare, un reddito minimo intassabile, revisione dei criteri di riscossione per renderli pi sopportabili, impignorabilit della casa di prima abitazione che non sia di lusso, aliquota massima da porre anche su IVA e accise petrolifere; Pubblica amministrazione: cura dimagrante con labolizione di tutti gli enti e commissioni pubbliche inutili e di tutti i livelli intermedi di sottogoverno parassitari; ridefinizione razionale degli organici ma anche riqualificazione delle risorse pubbliche con adeguamento dei livelli retributivi generali a soglie dignitose e premi di produttivit basati su criteri oggettivi; superamento progressivo del dramma del precariato con inquadramento di tutti gli esuberi in un ruolo unico e, se necessario, accordo finanziario a termine con lo Stato per rientrare, a tappe forzate, nellarco di un decennio da tutti gli esuberi: chi sar regolarizzato, chi accompagnato alla pensione, chi sostenuto da interventi assistenziali, differenziando le posizioni ma senza alcuna macelleria sociale; Politica industriale a sostegno del settore agricolo, della pesca e dellagro-alimentare: controlli sulla qualit dei prodotti importati, realizzazione di infrastrutture e favore per la formazione di consorzi di settore che aumentino il potere contrattuale delle imprese, favore per la filiera corta e per le esportazioni di beni qualitativamente eccellenti; revisione delle politiche comunitarie improntate alla globalizzazione; Energia da fonti rinnovabili diffusa nella produzione e nella distribuzione; controllo pubblico regionale sulle grandi fonti di energia e sulla trasmissione; politiche selettive di esportazione di energia finalizzate al mantenimento di un basso costo di approvvigionamento locale e di redditi e tributi per la comunit siciliana nel suo complesso; Propriet pubblica inalienabile sui beni indisponibili (con eventuale gestione lucrativa privata sotto controllo pubblico) e mantenimento di centralit del ruolo pubblico nei campi dellistruzione, della sanit, della previdenza e dei servizi a rete (raccolta e smaltimento rifiuti, acqua, energia, ); Difesa del credito e del risparmio siciliano con una presenza attiva della Regione e incentivo alle banche che mantengono in Sicilia i loro centri decisionali e le loro sedi legali; Difesa militare del patrimonio ecologico, naturale, ambientale e culturale della Sicilia da ogni tipo di svendita o speculazione; Investimento privilegiato delle risorse pubbliche in cultura, istruzione, ricerca e infrastrutture produttive, in particolare per il trasporto interno allisola ed esterno/internazionale; Politica culturale identitaria a difesa della Sicilianit: costituzione di un servizio pubblico di informazione siciliano e introduzione OBBLIGATORIA della storia, lingua e cultura siciliana nelle scuole, con riconoscimento del Siciliano quale lingua regionale tutelata ai sensi della Carta Europea delle lingue regionali e minoritarie; Requisiti minimi di onorabilit e preparazione fissati per i candidati a tutte le consultazioni.

Questo il programma di massima. Chiunque lo voglia realizzare, senza compromessi e nella misura in cui avr il sostegno dei Siciliani, sar considerato amico dei siciliani stessi. Da alcuni contatti avuti in questi giorni il sostegno e lentusiasmo sono diffusi e generali. Altri contatti seguiranno nei prossimi giorni. Se non si dovesse raggiungere la massa critica, pazienza. Lasceremo che la politica siciliana vada verso il proprio destino. Potremo dire di averci provato. Ma se come sembra la scelta venisse raccolta da pi parti, senza veti e senza condizioni, allora organizzeremo una grande Assemblea dei Siciliani, possibilmente in un luogo simbolicamente importante, per lanciare in grande stile la costituente per un nuovo soggetto politico Siciliano che potr cambiare il destino della nostra Terra. il nostro momento, il momento di un nuovo Vespro. Forse, alla fine di tutto ci, consegneremo a noi e ai nostri figli una Sicilia libera, ricca e finalmente rispettata nel mondo.

W la Sicilia! Massimo Costa


sollecitare le dimissioni del Presidente della Regione Siciliana. Sar anche un fine economista, sar anche ammirato e coccolato da certe lobbies internazionali, anche se alla fine dopo otto mesi di governo dei tecnici, si fa per dire, voluto da Giorgio Napolitano e messo su con una sorta di golpe in bianco digerito in fretta da senatori e deputati preoccupati di dover tornare a casa , ha soltanto impoverito gli italiani e distrutto uneconomia, ma dimostra di non sapere nulla di Costituzione e diritti costituzionali e regionali. La sortita di Monti, che tutti qui in Sicilia ritengono suggerita da Casini, orfano della poderosa macchina elettorale che rispondeva al nome di Tot Cuffaro, lattivismo di certa casta politica regionale al soldo di Roma, che in questi ultimi tempi si accentuato, d la netta sensazione che il risveglio del movimento autonomista siciliano fa

Lora di spezzare le catene


incredibile sortita del prof. Monti, detto super Mario, chiamato al capezzale della politica incoerente, incapace e assolutista divenuta nel tempo peggio della monarchia sabauda, e zavorra per il popolo, dimostra come i giochi di potere che lo hanno portato a Palazzo Chigi, abbiano come unico scopo quello di garantire la sopravvivenza della casta politicante che da oltre sessanta anni sta dissanguando lItalia. Monti longas manu di Casini, suo principale sponsor, sbanda paurosamente impattando contro i pi elementari principi Costituzionali, intervendo, con una nota ufficiale, a

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L'attacco di Minosse
el rispondere allappello del Prof. Massimo Costa apparso sulle pagine di w w w . l al trasi ci l i a. o rg fo rse necessario chiedersi se sia prudente in questi giorni parlare di Sicilia nei termini proposti dal docente (ed amico) dell'Universit di Palermo. Ogni volta che la parola Sicilia pronunciata in quei termini l, non si fa altro che scagliare una picconata pi o meno efficace alledificio statale italiano. Ma cos facendo, stiamo forse portando in pasto i pezzi man mano disgregati (inclusa quindi quelli della nostra isola) nelle fauci di un Minotauro ancora pi temibile nascosto tra i labirintici corridoi burocratici della Comunit Europea? E importante chiarire bene questo punto perch altrimenti appariremmo ingenui nel far finta di non aver visto come i signori di Bruxelles abbiano a suo tempo soffiato sul fuoco regionalista, da Barcellona a Pontida, in vista dei loro fini di omogenizzazione continentale. Poco importa se oggi, in piena crisi economica globale, quei mantici sembrano essersi zittiti. La funzione di scalzamento dal basso una leva che potrebbe tornare utile a lor signori pi avanti. E veramente questo il giusto momento politico e soprattutto storico per lappello di Massimo? Se il 22 ottobre 1805 la Spagna o la Francia avessero proposto allInghilterra la partecipazione ad un grandioso progetto di unificazione europea volto a scongiurare i rischi di ulteriori futuri conflitti non sarebbe difficile immaginare quale sarebbe stata la risposta di Londra. Il giorno prima la flotta iberica, posta sotto il comando dellammiraglio palermitano Federico Carlo Gravina, era stata sconfitta insieme a quella francese da Lord Nelson nella battaglia di Trafalgar (i due ammiragli morirono per le ferite riportate, a dimostrazione del valore di entrambi). Quella sconfitta segn la definitiva e totale sottomissione del Mediterraneo agli interessi atlantici: di l a poco anche la sua conformazione politica sarebbe stata ridisegnata per asservire quegli interessi prima con la vittoria sulla Russia nella Guerra di Crimea e poi con la conseguente unificazione italiana. Perch mai la Corona Britannica avrebbe dovuto prendere accordi con gli sconfitti, autolimitando la propria capacit di paura. Si torna al 1945. Solo che allora lEVIS combatt con le armi, oggi improponibile una rivoluzione cruenta. Oggi, dopo che i siciliani finalmente di sono svegliati ed accorti di essere stati merce di scambio per combine politiche, perennemente ostaggio di capi feudali che per decenni hanno vissuto grazie allassenza dello stato ed ora, finalmente, si scopre, grazie anche alla commistione tra stato e mafia, la rivoluzione, nel nome dellEVIS, va fatta democraticamente. Sul foglio di Ferrara, il giornalista Pietrangelo Buttafuoco il 17 luglio afferma che : la cosa pi urgente sarebbe quella di sospendere la democrazia in Sicilia. Ci vorrebbe una dittatura tecnica. Oggi, dopo venti anni dalla stagione delle stragi, pur con Tot Riina e Binnu Provenzano in carcere, la Sicilia solo la fogna del potere. E se la Sicilia cos, evidentemente, Riina e

controllo su quello che era oramai a tutti gli effetti un lago inglese? Questa ipotetica situazione si stranamente ribaltata nella realt allindomani del crollo del duopolio orwelliano USAURSS che per tre quarti di secolo aveva bloccato in una morsa ferrea quella fascia strategica che va dallAsia centrale al Mediterraneo. Invece di proseguire il suo viaggio unilaterale verso la conquista finale dellintero globo, ecco che lasse atlantico si precipita a forzare le tappe dellunione europea a colpi di mani pulite e di quantaltro avrebbe portato alle stragi di Palermo con lobiettivo dichiarato di scongiurare ulteriori futuri conflitti in Europa (vale la pena qui ricordare come lInghilterra, dietro una titubanza di facciata, abbia sposato appieno il progetto UE e detenga oggi tramite la sua banca centrale il 15% circa delle azioni della BCE, una quota inferiore solo a quella tedesca). Perch tanta fretta? A guardar bene, quello che successo dopo il varo della moneta unica, dalla rinascita della Russia di Putin alla sostanziale sconfitta occidentale in Iraq ed in Afghanistan, suggerisce che la storia non ha ancora raggiunto il suo apocalittico punto di arrivo: la richiesta di un armistizio da parte di chi apparentemente tiene il coltello dalla parte del manico appare dunque perlomeno singolare. Come appare singolare che tra le nazioni che in Europa stanno subendo gli attacchi pi duri da parte della finanza speculativa anglosassone ci siano proprio quelle con le pi profonde radici mediterranee, dalla Grecia, alla Spagna alla stessa Italia. Ed alla Sicilia, negli ultimi giorni accerchiata nel tentativo di pilotarne linsolvenza, quasi fosse gi una nazione a se stante. Sotto questa luce ora possiamo meglio focalizzare una delle funzioni principali di questa Unione Europea: quella di continuare a tenere il Mediterraneo, le cui energie si stanno ora tornando a liberare, sotto il controllo atlantico. Ebbene: se al di l dei meri propositi, la Sicilia di cui parla Massimo Costa proiettata a sfuggire alle maglie di questa rete, allora non esiste momento migliore per pronunciarne il nome. Se la Sicilia progettata in quei dodici punti potr essere il filo dArianna che liberer il mondo mediterraneo dai sacrifici disumani imposti ai suoi popoli da un nuovo Minosse e se quella Sicilia collaborer realmente a dare il colpo di grazia non solo allItalia per come stata unita sino ad ora, ma anche a questa Europa gi di per s in via di dissoluzione, allora questo il momento per gli argonauti di agire. Tutti insieme e senza guardarsi indietro.

Abate Vella
Provenzano erano solo una parte del problema e non il problema. Il vero guaio siamo noi siciliani. E vero, il vero problema sono i siciliani, abulici, poco propensi al sociale, e opportunisti. Ma lo sono diventati spinti dalla necessit di sopravvivere in un sistema marcio importato e foraggiato dallItalia sin dallo sbarco degli americani in Sicilia. Ma forse, grazie a Monti Casini, ora pi che mai i siciliani hanno compreso che giunta lora di spezzare le catene. E giunta lora di dimostrare al mondo che la Sicilia, culla della letteratura e delle arti, operosa e onesta, esiste e nello spirito del Vespro e dellEvis, sapr far rinascere lorgoglio di un popolo. Ufficio Stampa - LALTRA SICILIA - Antudo

Bimestrale (sauf juillet - aot) di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno XIV - n 4 - Settembre - Ottobre 2012

Giovani siciliani crescono...

empi duri, crisi, difficolt oggettive, voglia di riscatto, voglia di rinascita, purtroppo il popolo sovrano, ahim, rester per sempre pura utopia e soprattutto pura menzogna. Nellepoca delle nuove frontiere economiche ci si accorge, finalmente, della disfatta del tanto sognato e pubblicizzato modello Europeo. Nata con lintento di rendere possibile uno sviluppo equo nel continente, dietro le difficolt della crisi economica, sembra essere finita la farsa comunitarista europea. Dopo aver fatto annusare ai popoli il suo pseudo progetto dunione popolare lEuropa si risveglia dal suo lungo letargo e si accorge che le falle del sistema promosso sono talmente profonde da non riuscire pi a trovare lultimo appiglio per non precipitare nellassoluto caos. Il progetto iniziale, va detto, stato importante per uneffettiva crescita a livello socio-economico per il continente ma purtroppo i padri fondatori si sono dimenticati di stabilire una durata al loro progetto . Lasciando ai posteri larduo compito di rigenerare obiettivi e con il solo scopo di tenere a galla la nave di carta creata per affermarsi in un mondo che non sospettavano cosi globalizzato. Ci hanno inculcato ed insegnato termini astratti come democrazia e libert. E noi come popolo abbiamo creduto in loro dandogli fiducia ed effettivamente anche registrando una rinascita dopo periodi post bellici tuttaltro che semplici da affrontare. Oggi il popolo si scandalizza e lotta per la democrazia e per la libert, urlando e radunandosi in piazza a lottare contro quella che oggi riconosciuta come casta. LItalia , il bel paese: Prima si lancia la pietra poi si scappa come vigliacchi dando la colpa al vicino. LItalia nasce come stato nazione attraverso le eroiche battaglie condotte dai famosi 1000 ladroni che per un qualche motivo, (Savoia, massoneria e ladrocinio), decisero di invadere lintera penisola per restituirla per intero, al popolo. Come per lUnione Europea le intenzioni iniziali sono state delle pi ardue ed importanti ma come per quanto riguarda lUE i mille si sono dimenticati stranamente di dire al popolo che tale nuova nazione sarebbe comunque stata regalata agli uomini pi influenti, amici (e non solo amici) degli uomini che avrebbero avuto il compito di lottare per creare la nazione italiana con il grande maestro della massoneria, Garibaldi. Dopo gli eroici combattimenti dei Garibaldini e dopo tanti anni di pseudo-cambiamenti politici, ancora una volta, il popolo si accorto che lerba del vicino sempre pi verde dando forza e partecipando in modo attivo alla creazione di quella che oggi viene chiamata casta. Una regione a statuto autonomo come quella siciliana avrebbe dovuto cominciare ad imporsi allinterno del parlamento italiano, affermando la sua autonomia e manifestando il dissenso alle scelte dettate dai potenti politicanti romani devoti ai loro portafogli ed ai loro affari. E invece no! il popoletto siciliano si fatto velocemente sottomettere dalla volont dei potenti restando di volta in volta in disparte nelle fatidiche scelte di governo. La politica conosce una grave crisi addirittura pi importante di quella economica ed quindi venuto il momento di dire basta! Non dobbiamo pi essere schiavi del parlamento italiano, non bisogna pi ascoltare ed obbedire chinandosi sulle ginocchia ai ladri e truffatori che ci governano in modo spudoratamente ANTIdemocratico e per ultimo ma non meno importante, dobbiamo

smettere di dare ascolto ad improbabili Stefano Preta politicanti Siciliani che prendono esempio dai loro colleghi italiani e pretendono voti solo per riempire i loro portafogli. La casta stata creata dal popolo, la casta non altro che lo specchio delle scelte del popolo che in tempi di elezioni accetta la bustina con il nome del candidato in cambio per di un NON FUTURO. Non bisogna rinnegare e distruggere tutto quello che c di buono (ed esiste chi ha cercato di dare un futuro alla nostra isola) ma bisogna rivendicare la nostra tradizione che nel nostro statuto di Autonomia; venuto il momento di concentrarsi su tutto quello che questa bellissima isola pu dare alla sua gente e far capire allitalia che siamo e resteremo uno stato autonomo, indipendente e libero di prendere delle scelte condivise. Per fare questo per serve un cambiamento di rotta, serve la voglia di riscatto e serve lavoro. Dobbiamo smettere di copiare i modelli di vita inventati dalle televisioni e dai film, perch un popolo che ha dominato il mediterraneo non pu e non deve dimenticarsi di quello che capace di fare. Dobbiamo smetterla di cercare di vivere solo di turismo e dobbiamo smetterla di comprare i limoni spagnoli nei nostri supermercati, dobbiamo smetterla di sognare le spiagge caraibiche e le star del grande fratello. Adesso o mai pi abbiamo unultima possibilit di essere siciliani, abbiamo lultima occasione di imporci non solo economicamente ma anche culturalmente. I viaggi di popoli importanti come arabi, greci, romani, bizantini, normanni, anche angioini e aragonesi e gli stessi borbone hanno dato la vita al nostre essere Siciliani. Ma oggi molti siamo scappati dalla nostra regione in cerca di lavoro e di vita migliore. Oggi dobbiamo riunirci e che giunto il momento di creare il nostro demos e la nostra propria democrazia. Oggi dobbiamo ricordarci chi siamo stati e lamentarci per quello che saremmo potuti essere, consapevoli che si pu ricostruire un futuro rimembrando il passato ma aprendo gli occhi adesso, sul presente.

Stefano Preta In ricordo di Giuseppe Gat., morto tre anni fa in circostanze ancora rimaste misteriose. Per non dimenticare mai .. il coraggio, la fierezza e la forza delle sue idee.

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SICILIA LALTRO IERI

Palermo: 68 anni fa una della pagine pi tristi dellimmediato dopoguerra

19 ottobre 1944, cronaca di una strage impunita


Anniversario della strage del pane di via Maqueda. Circa 200 palermitani, molti ragazzi e bambini, falciati dai soldati della Brigata Sabaudia
di

Nunzio Lauretta

alermo via Maqueda, gioved 19 ottobre 1944, verso mezzogiorno. Gli impiegati comunali della capitale siciliana, da alcuni giorni erano in stato di agitazione, chiedevano la concessione di unindennit di carovita, analoga a quella concessa ai dipendenti dello Stato, per tentare di far fronte al continuo aumento dei prezzi di tutti i generi di prima necessit, provocato dallinflazione e, soprattutto, dagli speculatori. Fenomeno odioso, quello del mercato nero, che nemmeno gli angloamericani, nonostante la propaganda, erano riusciti ad eliminare. Lo sciopero indetto per il 18 ottobre 1944 era stato sospeso nellattesa che una delegazione di comunali venisse ricevuta dal Commissario prefettizio del comune, il barone Merlo. Questi, affermando che il Comune non aveva soldi chiuse ogni possibile trattativa. Cos, lindomani, una folla di circa 400 dipendenti comunali mosse da piazza Pretoria per raggiungere palazzo Comitini, dove aveva sede la Prefettura e lAlto Commissariato per la Sicilia. I manifestanti ebbero a verificare che non erano a Palermo n il prefetto Paolo DAntoni, n lAlto Commissario Salvatore Aldisio. In sede cera solo il vice prefetto Giuseppe Pampilonia. La folla di manifestanti, via via ingrossata da ragazzi, donne e giovani dei quartieri pi poveri, fin di essere una manifestazione di categoria per trasformarsi in una vera e propria protesta di popolo, stanco dei bombardamenti che aveva subito fino alla vigilia dello sbarco alleato e della situazione alimentare non pi tollerabile. Lincapacit di gestire la protesta da parte del Pampilonia presto divent panico e fu il disastro. In risposta a dei manifestanti che al pi brandivano dei randelli e dei pezzi di legno e che a gran voce, chiedevano salari adeguati, ma soprattutto pane e pasta per tutti, il vice prefetto seppe solo chiamare il Comando Militare della Sicilia, chiedendo linvio di militari per difendere la prefettura, che nessuno aveva tentato di assaltare. Dalla Caserma Ciro Scianna partirono una sessantina di soldati, stipati su due camion, quasi tutti sardi, del 139 Reggimento di Fanteria della Brigata Sabaudia (al comando della quale cera il ben noto generale Giuseppe Castellano, quello che aveva firmato larmistizio di Cassibile), sotto il comando del sottotenente Calogero Lo Sardo, un giovanissimo ufficiale nativo di Canicatt. Tutti i militari erano armati del moschetto 91, trentacinque di loro erano stati dotati di due caricatori; ventuno, invece, di caricatori ne ebbero solo uno, assieme a due bombe a mano. Quando furono ai Quattro Canti, il giovane ufficiale ordin di caricare le armi. Al momento in cui il primo automezzo sinoltr in mezzo alla folla, volarono sassi e alcune latte contro i militari, subito, per, si ud unesplosione vicino al camion, forse qualche giovane soldato perse la testa, comunque nessuna inchiesta riusc a stabilire chi avesse sparato per primo. Dopo si scaten un inferno di fuoco contro i dimostranti che stazionavano presso la sede della prefettura. Di certo c che tutte le fonti confermano che nessuno dei dimostranti era armato. La folla si disperse nelle stradine circostanti e negli androni dei

palazzi vicini, sul selciato rimasero a decine i morti e i feriti. Gli scioperanti si diedero da fare adagiando i morti ed i feriti su tavole, scale, carrettini a mano ed altri mezzi di fortuna per trasportare i feriti negli ospedali e nei posti di pronto soccorso. Le autorit, subito dopo il massacro compiuto, si affrettarono a disporre luso degli idranti, per cancellare con forti getti dacqua le tracce di sangue che testimoniavano la strage commessa dai soldati della Sabaudia. Fra le prime vittime accertate spiccarono i nomi, pubblicati dal Giornale di Sicilia il giorno successivo, di Francesco Frannotta di anni 10, di un ragazzo non identificato dellet apparente di anni 10, di Domenico Cordone di anni 15, di Michele Damiani di anni 12, di Andrea Di Gregorio di anni 15, di un bambino non identificato dellet apparente di anni 7, di Gaetano Balistreri di anni

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11, di Oreste Bisanti di anni 11, di Pietro Coppola di anni 11, di Esposito Bartolomeo di anni 16, di Simone Romano di anni 12, di Giuseppe Ciamba di anni 10, di N. Pierano di anni 8, di Luigi Reina di anni 11, di Salvatore Nuccio di anni 18, di Dorotea Rotondi di anni 10, di Gioacchino Morici di anni 13, e cos via. Non si pu certo parlare di manifestanti pericolosi per lordine pubblico contro cui i soldati della Sabaudia spararono ad altezza duomo. Consideriamo, ora, il numero di colpi a disposizione della truppa: 91 caricatori da 6 colpi comportano la disponibilit di 546 colpi. Se, come sembra molto probabile, nessuno o quasi nessuno dei 35 militari dotati di doppio caricatore ebbe il tempo di usare il secondo, anche perch la folla si dilegu, se ne desume che furono esplosi circa 300 colpi o poco pi. Il risultato ufficiale di 30 morti e 150 feriti che ci hanno consegnato le cronache quindi indicativo di una sparatoria ravvicinata e mirata a colpire, come peraltro era prescritto dalla circolare Roatta del 26 luglio 1943, riconfermata integralmente il 31 agosto 1944 dal generale Taddeo Orlando. Ma di questo, come era ovvio, nessuno fece mai parola. In effetti il numero dei morti fu enormemente pi alto, vuoi perch parecchi dei feriti pi gravi non ce la fecero, vuoi perch tanti rimasti feriti non vollero ricorrere alle cure pubbliche per non dover declinare le proprie generalit. Il balletto delle accuse incrociate cominci subito: da Roma, Aldisio accus i manifestanti di avere assalito dei camion di farina che attraversavano la citt, cosa che nessuna fonte riporta; il Comitato di Liberazione Nazionale di Palermo accus i separatisti e gli ex fascisti e chiedevano laccelerazione dei processi di epurazione; i repubblicani accusavano i monarchici; lAvanti chiedeva di colpire spietatamente i separatisti [] che armavano la mano dei sicari per provocare repressioni sanguinose; il giornale La Voce Socialista se la prese con i lavoratori in sciopero che gridavano e occupavano le strade, accusandoli di incoscienza e mancata organizzazione; i separatisti, attaccati da tutti, non potevano che prendersela con tutti. Se per si vanno a leggere alcune lettere censurate del periodo, c da tremare, come nel caso di quella della signora Teresa Morvillo, che cos scriveva a Franca Morello, il 21 ottobre: noi dalle finestre dellufficio abbiamo assistito ad una fase di esso se tu avessi visto! La maggior parte era costituita da bambini dai 10 ai 12 anni! Cerano giovanotti imberbi, qualcuno pi grande gridando si sono messi a fare gran baccano dovunque: insomma sciopero. Ma nessun bastone o arma era nelle loro mani il gruppo pi grosso si trovava a reclamare pane e pasta dinnanzi il Palazzo della Prefettura, nientaltro che questo faceva. Quando meno se laspettava ha visto arrivare un camion con un gruppo di badogliani, sardignoli, i quali, non si sa perch, appena giunti in mezzo ai dimostranti hanno buttato bombe a mano e sparato con fucili mitragliatori. Hanno fatto circa duecento tra morti e feriti, la maggior parte bambini, giovanottini e, come sempre, altre vittime innocenti che non prendevano parte alla dimostrazione ma o guardavano o si trovavano l vicino!!! Ci ha prodotto la generale indignazione e lindomani mattina sono apparsi manifestini con scrittovi che la cittadinanza era a lutto per le vittime del piombo sabaudo. La Commissione dinchiesta insediata gi il giorno successivo dal governo romano e presieduta dallIspettore generale di P.S. Michele Iantaffi e dal dott. Pasquale Cortese (DC), dal prof. Giuseppe Drago (PSI) e dal prof. Giuseppe Montalbano (PCI), fu un fallimento, gi il 4 novembre i componenti avevano ritirato la loro adesione e la relazione finale, a firma del solo Presidente, escluse ogni responsabilit dei militari, lasciando intravedere la provocazione da parte dei manifestanti. Dal punto di vista giudiziario, intanto, il sottotenente, i tre sottufficiali e i 21 soldati che avevano avuto in dotazione le bombe a mano furono deferiti al tribunale militare, con laccusa di strage ed omicidio plurimo. Il processo, per legittima suspicione, fu trasferito a Taranto, si ebbe la sentenza dopo circa tre anni, nel febbraio 1947, e fu scandalosa: le imputazioni erano

state derubricate ad eccesso colposo di legittima difesa. Nessuno fu condannato. Ma, nessun colpevole significa tutti colpevoli. Politicamente, il massacro del 19 ottobre 1944, rappresenta lincipit di tutto ci che accadr fra la fine del 1944 ed il 1945: dai Moti del non si parte e la fondazione di ben quattro repubbliche, segnacolo di un assoluto distacco tra le popolazioni siciliane ed i governi badogliani, prima, e bonomiani, dopo. La verit che la Sicilia, tra folle affamate, indipendentisti, banditi, mafiosi e servizi segreti italiani e stranieri, era una vera e propria polveriera sul punto di esplodere. E, qua e l, alcune "esplosioni" si verificarono. Basti pensare al fenomeno del Non si parte che port alla creazione delle cosiddette "repubbliche", proclamate a Comiso, a Palazzo Adriano, a Piana dei Greci e a Giarratana fra i mesi di gennaio e febbraio del 1945. Furono delle vere e proprie rivolte, il cui confuso e velleitario obiettivo era quello di affermare una sorta di "potere popolare", che andrebbero studiate accuratamente e con lausilio di tutta la documentazione oggi disponibile, al di l dei vieti pregiudizi connessi alladozione della categoria interpretativa della "spontaneit", come ha sostenuto anche il prof. Carlo Marino nella sua Storia del separatismo siciliano del 1979. Infatti, intere popolazioni, stremate dalla fame, dal "mercato nero" e dallammasso obbligatorio del grano, si ribellarono allautorit statale, specie quando a tanti giovani arrivarono le "cartoline verdi" di richiamo alle armi. Non furono pochi i casi in cui folle inferocite si riunivano nelle piazze dei paesi per ammucchiare le cartoline e farci i fal. E non furono pochi i giovani siciliani che, al richiamo alle armi e al rischio di morire nelle trincee del Nord, preferirono la latitanza sulle montagne, aggregandosi alle bande che l scorazzavano. Infine, non va trascurato il fatto che appena quattro giorni dopo i fatti di Palermo, esattamente il 23 ottobre, Andrea Finocchiaro Aprile incontr a Catania Antonio Canepa, da poco rientrato dalla Toscana, dove aveva guidato una formazione partigiana, secondo alcuni a sinistra del PCI, e lo incaric di organizzare lEVIS (Esercito Volontario per lIndipendenza della Sicilia), dando cos il via alla composizione di unaltra pagina dolorosa della storia della nostra terra, che continu per anni, anche dopo la morte del Canepa stesso, ucciso mesi dopo in un agguato. Forse non fin del tutto nemmeno con la morte di Salvatore Giuliano. Ma questa, come si dice, unaltra storia. Nunzio Lauretta
erto che la strage sar ricordata, come ha scritto lo storico Francesco Renda, come la prima grande tragedia dellItalia liberata. Sulla rivolta non ci sono fotografie e corpi di reato, soltanto alcune carte dello scarno fascicolo processuale e la sentenza. Superfluo dire che manca qualsiasi accenno nei libri di storia per le scuole. Siamo, forse, condannati a vivere in un paese che non conoscendo la propria storia destinato a ripeterne gli errori? Auguriamoci di no, auspicando al contempo che qualcuno si prenda la briga, dopo 68 anni e a tutela della memoria, di aprire archivi e cassetti per consentire di ristabilire la verit storica. Dopo anni di silenzi omertosi, rimozioni, coperture ed omissioni, appare quasi un atto dovuto. ( Lino Buscemi )

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Il Duomo di Catania

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Sindrome di Stoccolma!

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agosto 1973, un gioved. Jan-Erik Olsson, per gli amici Calamia, disabile, analfabeta, 70 anni, Antonino Corona, disabile, 70 Janne, entra nella sede della Kreditbanken di anni e la capobanda, Angela Romano, 9 anni! Norrmalmstorg, una piazza al centro di Stoccolma e, dopo Abbiamo avuto le migliaia di vittime, troppo a lungo negate, della una raffica indirizzata al soffitto, la festa comincia, tutti rivoluzione cosiddetta del sette e mezzo, ovvero, in tempi pi recenti, le gi per terra ! Quattro dipendenti della banca vengono presi in ostaggio. decine di vittime dellaltrettanto a lungo celata strage del pane di Via Non si trattava di una normale rapina, egli chiedeva s 3 milioni di corone Maqueda! svedesi, rivalutati ad oggi, pi o meno 4 milioni di euro , ma anche la Con quellannessione, furono sottratte alle banche, alle chiese, ai musei, liberazione di un compagno di malavita, Clark Olofsson, detenuto in un alle case private, enormi ricchezze che servirono a ripianare le disastrate carcere di massima sicurezza. casse piemontesi ed a lanciare la neonata industria settentrionale, a tutto discapito della Sei giorni dopo, il 28 agosto, Janne venne fiorente economia meridionale e siciliana! arrestato. Eppure , eppure accade che Si imparato ad ignorare che la storia della Con enorme stupore degli inquirenti, gli tan, troppi quasi si vergognino Sicilia fatta anche di 686 anni di ostaggi appena liberati presero le sue difese, di essere siciliani, della loro indipendenza, dal 1130 al 1816, e che il suo testimoniando in suo favore e chiedendo stessa lingua, non dialeo, parlamento risale al 1129! Si messo in clemenza alle autorit. Kristin Ehnmark LINGUA, come sancito dalla secondo piano come la costituzione del 1812 sostenne di essersi trovata bene e di aver stessa Carta Europea delle Lingue sia stata lunica, vera costituzione di uno stato avuto paura soltanto dei metodi violenti della Regionali o minoritarie, approvata il 25 preunitario e come quella del 1848, forse polizia e dellinsensibilit del primo ministro giugno 1992, entrata in vigore il 1 marzo perch allarticolo 2 recita La Sicilia sar Olof Palme! 1998, rmata dallo stato italiano il 27 giugno sempre Stato indipendente? , sia portata Se piaci a qualcuno non ti uccider. La 2000 ma lha racata solamente nel ad esempio di costituzione per lepoca colpa degli ostaggi. Facevano tutto quello marzo di questanno e il siciliano non stato progressista e liberale! che dicevo. Hanno fatto in modo che ucciderli incluso. Si sono cancellati i meriti sociali e culturali fosse difficile. Lunica cosa da fare era della Sicilia, il primo cimitero in Europa conoscersi afferm lo stesso Jan-Erik senza distinzione tra classi sociali, i primi Janne Olsson! orfanotrofi, ospizi, collegi, conservatori, strutture di assistenza e Fu cos che Nils Bejerot, il criminologo e psicologo che aveva affiancato la formazione, il primo piroscafo ad effettuare la traversata dal polizia svedese, coni il termine Sindrome di Stoccolma, ad indicare, oltre alla condizione psicologica specifica di quel caso, per la quale chi vittima Mediterraneo verso lAmerica, il tasso di mortalit infantile tra i pi bassi, di un sequestro pu arrivare a nutrire trasporto, simpatia, addirittura a lassenza di emigrazione! parteggiare, in una sorta di dipendenza emotiva, per il proprio Si evita di citare, persino o a maggior ragione nelle ricorrenze ufficiali, quel sequestratore, anche quella pi generale che attesti il legame speciale che Pactum tra i rappresentanti del popolo siciliano in armi ed il governo pu instaurarsi tra chi subisce abusi ed il suo profittatore, il suo carnefice, il italiano, che fu alla base della concessione dello Statuto speciale di autonomia! suo aguzzino. Pare che dipenda dal grado di dipendenza che la vittima avverte nei Da quellannessione, poi, la Sicilia divenuta una sorta di terra di conquista confronti dellaltro, generando un meccanismo di totale attaccamento nei e di sfruttamento, dai poli petrolchimici, che hanno distrutto suoi confronti, che poi altro non se non espressione dellumano istinto di sopravvivenza. E pi passa il tempo, pi questo senso di dipendenza, questo attaccamento totale, quasi morboso, questistinto di sopravvivenza si amplifica e si radicalizza. Il 21 ottobre 1860, un plebiscito che, in molti, ancora oggi, considerano farlocco, sanc lannessione dellex Regno delle Due Sicilie al Piemonte! In Sicilia, vot meno di un quinto della popolazione, con una maggioranza bulgara a favore dellannessione, poco meno del 99,85 per cento! Le solite malelingue osarono parlare di brogli, di intimidazioni, di voto non segreto! Da quellannessione, abbiamo conosciuto le eroiche gesta di Gerolamo Nino Bixio, che seppe spezzare le reni a quei quattro o cinque, indisponenti rivoltosi di Bronte, Nicol Lombardo, acclamato sindaco dalla popolazione e ritenuto a capo della rivolta stessa, Nunzio Ciraldo Fraiunco, demente, a cui nessuno del plotone desecuzione ebbe il coraggio di sparare, Nunzio Longi Longhitano, Nunzio Nunno Spitaleri, Nunzio Samperi! Ancora, fu smantellata la cellula terroristica di Castellammare del Golfo, Mariana Crociata, cieca, analfabeta, 30 anni, Marco Randisi, bracciante agricolo, storpio, analfabeta, 45 anni, Benedetto Palermo, sacerdote, 46 anni, Angela Catalano, contadina, zoppa, analfabeta, 50 anni, Angela

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AAAAA... Cercasi Siciliani


capaci di lottare per la loro terra con abnegazione e determinazione

uesto un messaggio annunciato: nella crisi dietro i veli di Universit, agenzie di rating, esclusivi circoli politica di un momento particolare, nelle spire di massonici, Aspen institut e istituti religiosi, le sorti di questo un anelito identitario e nelle voglie di mettersi maledetto Paese. all'opera per ridare fiducia e possibilit di futuro ai Se Berlusconi aveva avviato lo scempio della politica, tanti amici che ci hanno seguito nel tempo e ci Napolitano, con Monti e compagnia, questo scempio lo hanno comunicato le loro aspettative e le loro necessit. porter a termine apportando la scusa del mercato, del Questo messaggio avviene mentre la politica si sta debito e della credibilit della Nazione. apparecchiando nuovamente la tavola del potere L'ALTRA SICILIA si preparata da tempo a questo momento, richiamando le vecchie cariatidi e i servi dei poteri forti - ma si trova ancora nella difficolt di poter fare fronte ad una banche, confindustria e istituzioni - sempre gli stessi, a campagna elettorale che avverr, sempre se Berlusconi e, a dipanare la matassa di un vuoto creato da un vecchio signore questo punto anche Bossi, non verranno trafitti dal fuoco che, dopo aver acceso tante illusioni, stato costretto a amico e da nuovi traditori venduti e prezzolati che voteranno, lasciare. con la speranza di potersi sedere tra i nuovi duci, contro la Avevamo pensato che fosse arrivata una nuova stagione richiesta urgente di nuove elezioni. politica, ma abbiamo capito subito di essere rimasti ancora Noi chiediamo con forza nuove elezioni per poter cambiare una volta fuori dai giochi, noi, finalmente il destino del Paese come associazione di volontari e specialmente delle nostre della politica, voi, costretti a comunit all'estero. Cos agli ralasciando gli imbrogli che fare gli spettatori, traditi, di uno italiani all'estero, ricordando il immancabilmente, siamo sicuri, spettacolo che ricominciato falso senatore Di Girolamo, potremmo gi essere in grado di con lABC (Alfano, Bersani e raccomandiamo quei richiedenti anciparvi, tanto sono sempre gli stessi, Casini) della politica politicante voti che, dopo essere rimasti vorremmo vedere come si potr, ora che guidata per ricominciare con assenti, alla faccia degli italiani Monti, dove lo metti sta, Casini, ques signori, nella salvaguardia dei nostri che li hanno eletti, ora hanno belloccio resuscitato, Fini ripreso a girare per assoldare interessi (sic!), sono riusci a fare cancellare sempre inaffidabile banderuola truppe cammellate per poter quasi tu i consola rendendo non solo pi e tutti quelli che voi ben continuare ad assicurare la loro dicile ma impossibile cos, se non foraggia conoscete e che hanno dato "determinante" presenza a da un fondo che solo i par che hanno chiara prova di quello che favore delle comunit emigrate oenuto i rimborsi eleorali per le passate sanno, e si accingono, a fare nel Parlamento italiano, dove li con la scusa di un governo di elezioni possiedono, raccogliere rme per ha portati una legge mal emergenza, in verit studiata, inutile e soprattutto depositare liste e candidature e fronteggiare cinicamente per non perdere la mal congegnata nelle cos le armate di approatori che caleranno poltrona e i vantaggi che estrinsecazioni del voto e negli all'estero per gabbare, per l'ennesima volta, i comporta, perch sanno bene imbrogli impuniti. nostri connazionali. che nel caso di nuove elezioni, Tralasciando gli imbrogli che avrebbero tanti problemi a immancabilmente, siamo sicuri, ripresentare i loro vecchi faccioni. Non solo il tradimento potremmo gi essere in grado di anticiparvi, tanto sono nel DNA di questi signori, ma cosa pi grave, il rimangiarsi sempre gli stessi, vorremmo vedere come si potr, ora che quello che avevano detto e la loro incapacit politica. questi signori, nella salvaguardia dei nostri interessi (sic!), Adesso fatta: Napolitano, lo stesso che chiede la sono riusciti a fare cancellare quasi tutti i consolati rendendo rispettabilit della classe politica ed ancora circolano sul web non solo pi difficile ma impossibile cos, se non foraggiati da immagini del parlamento europeo nel 2004 che lo vedono un fondo che solo i partiti che hanno ottenuto i rimborsi protagonista della cresta ai rimborsi viaggi, non credeva elettorali per le passate elezioni possiedono, raccogliere firme possibile di essersi cos sbarazzato di Berlusconi e poter per depositare liste e candidature e fronteggiare cos le affidare ad una ben conosciuta cerchia di affaristi, nascosti armate di approfittatori che caleranno all'estero per gabbare,

La Sicilia ha bisogno di uomini forti di quel pensiero politico che fa della politica lo strumento dello sviluppo economico e sociale. ( Francesco Paolo Catania )

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Presentate le vostre candidature con L'ALTRA SICILIA, adoperatevi per poter raccogliere le rme necessarie alla presentazione di nostre liste, in tu i paesi dove bae un cuore ancora siciliano; parlatene a paren e simpazzan, costuiamo comita spontanei di candidatura e di supporto alle liste che riusciremo a presentare, dimostriamo di esserci e di essere capaci di vincere e almeno di poter dare fasdio scombussolando i giochi dei soli no.
per l'ennesima volta, i nostri connazionali. L'ALTRA SICILIA, presente per ben due volte (2006 - 2008) e in povert di mezzi, ma con risultati lusinghieri che ci fanno onore, alle elezioni nella circoscrizione estero (Ripartizione Europa), ora che siamo diventati pi grandi, pi pragmatici e, purtroppo, meno idealisti, vediamo che non ce la possiamo fare da soli e per questo ci siamo convinti a lanciare il presente appello. Presentate le vostre candidature con L'ALTRA SICILIA, adoperatevi per poter raccogliere le firme necessarie alla presentazione di nostre liste, in tutti i paesi dove batte un cuore ancora siciliano; parlatene a parenti e simpatizzanti, costituiamo comitati spontanei di candidatura e di supporto alle liste che riusciremo a presentare, dimostriamo di esserci e di essere capaci di vincere e almeno di poter dare fastidio scombussolando i giochi dei soliti noti. Da parte nostra la sicurezza di non lasciarci comprare, di non accettare compromessi, di operare per la Sicilia e solo per la Sicilia e al servizio delle comunit siciliane nel mondo da

Non solo il tradimento nel DNA di questi signori, ma cosa pi grave, il rimangiarsi quello che avevano detto e la loro incapacit politica. anni, e lo attestano anni di battaglie, di campagne per l'identit e per la verit. Restiamo perci attenti allo svolgersi degli avvenimenti e, se per il 2012 vincer la vergogna di quanti accetteranno Monti e i servi dei poteri forti, iniziamo sin da ora, a preparare il nostro riscatto e la nostra vittoria alla scadenza del 2013. Che il coraggio possa essere (sia) ancora il nostro signore. Francesco Paolo Catania

Sindrome di Stoccolma!
(Suite de la page 15)

rant Reustau

r - Traiteu

aree un tempo paesaggisticamente splendide, in cambio di abnormi tassi di malattie tumorali e di malformazioni neonatali, alla benzina che, da noi, costa mediamente pi che nel resto dItalia, per quanto se ne raffini oltre il 40 per cento, dalla grande distribuzione e dai prodotti delle industrie del nord che la fanno da padrona, allo schiacciamento della nostra economia, e via discorrendo! Eppure , eppure accade che tanti, troppi quasi si vergognino di essere siciliani, della loro stessa lingua, non dialetto, LINGUA, come sancito dalla stessa Carta Europea delle Lingue Regionali o minoritarie, approvata il 25 giugno 1992, entrata in vigore il 1 marzo 1998, firmata dallo stato italiano il 27 giugno 2000 ma lha ratificata solamente nel marzo di questanno e il siciliano non stato incluso. Quando il carnefice ti toglie tutto, lunico punto di riferimento che ti rimane il carnefice, scriveva Pino Aprile in Terroni! Incuriosito da questa Sindrome di Stoccolma, la sento nominare spesso a Pippo Scian , mi sono documentato sulla rete, giusto per sapere se vi fossero eventuali cure o rimedi. Ed in proposito, lasciando perdere le per me troppo dotte argomentazioni psicologiche o psicoterapeutiche, un lettore, o lettrice, ha detto la sua, in maniera certamente ingenua, ma che credo si adatti bene a tutte le forme o manifestazioni della sindrome con il cercare di essere indipendenti !!! Arturo Frasca

Boulevard Lambermont 330 - 1030 Schaerbeek

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Il romanzo di Cagliostro
di Giuseppe Quatriglio
Il mistero di Cagliostro secondo Quatriglio
Il palermitano Giuseppe Balsamo, autoproclamatosi Conte Alessandro Cagliostro, l'unico avventuriero della seconda met del Settecento di cui si continua a scrivere negli anni del Duemila. Tengono vivo il mito dell'inquietante personaggio frequenti programmi televisivi e anche manifestazioni esoteriche a sfondo turistico che periodicamente si svolgono nel castello di San Leo, luogo di detenzione del mago, e anche nella vicina citt di Rimini, sempre con larga partecipazione di pubblico. Giuseppe Quatriglio, che da molti anni si occupa dell'avventuriero e della sua proiezione nel mondo contemporaneo, ha scritto un agile saggio nel quale Cagliostro, per la prima volta, viene messo a confronto, in singoli capitoli, con le personalit europee con le quali ebbe a che fare, o che si occuparono di lui: Casanova, Goethe, Caterina II di Russia, Pio VI. Come risultato di nuove ricerche viene evidenziato che Cagliostro non fece ritorno a Roma per aderire alle pressanti richieste della moglie, ma perch credeva di avere una missione da compiere nella citt del Papa. In una ampia carrellata sono elencate le espressioni di pensiero che dal finire del Settecento fino ai nostri giorni sono state stimolate dalla presenza del Cagliostro, e viene anche annotato come limmaginario di artisti sia stato sollecitato proprio dal personaggio pi controverso del secolo dei Lumi : nelle arti figurative, nella musica, nel cinema, nella letteratura. Viene illustrata anche la sorprendente collezione di ventagli dipinti, con le immagini del mago e della sua compagna, che circolavano nei salotti bene della capitale francese, tra gli alti specchi e i cavalieri in parrucca. I ventagli, custoditi in un museo della capitale francese, costituiscono il document rivelatore di una societ frivol ache non avvertiva lapprosimarsi della Rivoluzione. Vengono ancora pubblicate, in una sequenza che va dal 1785 al 2012, le frasi pi significative di libri pubblicati su Cagliostro. Lappendice ripercorre la vita dellavventuriero attraverso le testimonianze scritte, i verbali , gli incartamenti e i documenti prodotti sulla figura di Cagliostro, materiale, questo, che offre la misura della dimensione del personaggio e dellinteresse che suscitavano i comportamenti pubblici del mago nella societ del suo tempo. Caratteristiche: Numero di pagine 160 Editore : Rubbettino Dimensioni : octavo edition (da 20 a 28 cm) Disponibilit in commercio Prezzo 12.00 Bimestrale (sauf juillet - aot) di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno XIV - n 4 - Settembre - Ottobre 2012

Questa la traduzione in italiano di un volantino distribuito dalla polizia texana. Dopo gli ultimi, ma non unici, avvenimenti locali che vedono coinvolti adolescenti sarebbe bene farlo conoscere.

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TAGLIOLINI ALLA TRABUCCARA


Ingredienti:
350 g di tagliolini al nero di seppia, 300 g di Gallinella, 200 g di Scorfano, 250 g di pomodori (circa 4 pomodori tipo costoluto fiorentino o Pachino Siciliano), 1 spicchio daglio, 1 cucchiaio di prezzemolo tritato, olio extra vergine doliva, sale e pepe

COZZE ALLA PIZZAIOLA


Ingredienti: Per 4 persone: 1kg di cozze con
guscio 300 g di pomodori maturi, 100 g di pane casereccio raffermo (meglio se integrale), 1/2 bicchiere di vino bianco, 1/2 bicchiere di olio extravergine di oliva (10 cucchiai), 2 spicchi daglio, 1 pizzico dorigano, 3 foglie fresche di basilico, sale qb, pepe qb.

Preparazione:
In una padella capiente mettere 3 cucchiai dolio e soffriggere laglio tritato finemente. Aggiungere i pesci ben puliti ed eviscerati, versare mezzo bicchiere dacqua, coprire e cuocere per circa 15 minuti. Quando i pesci sono cotti toglierli dalla padella, adagiarli su un vassoio e pazientemente levare tutte le polpe. Riprendere la padella dove stato cotto il pesce, con il brodo che si formato in cottura, unire i pomodori tagliati grossolanamente e cuocere per qualche minuto. Unire le polpe dei pesci (facendo attenzione alle lische, ci vuole un lavoro certosino per toglierle tutte), cuocere per un paio di minuti ancora. Spengere il fuoco, unire il prezzemolo e condire i tagliolini cotti al dente

Preparazione:
Lavate le cozze sotto lacqua corrente, raschiatele con un coltello, sistematele in una pentola e spruzzatele con il vino. Sistemate il recipiente sul fuoco e lasciate che le valve dei molluschi si aprano. Conservate 12 bicchiere del liquido di cottura. Eliminate le cozze che non si sono aperte e selezionate la met delle valve con il mollusco. Tritate laglio e tagliate il pane a tocchetti, metteteli nel mixer, aggiungete 3 cucchiai dolio e un pizzico di origano. Sminuzzate le foglie di basilico e frullatele insieme agli altri ingredienti fino a ottenere un composto consistente. Insaporire il composto con il liquido di cottura delle cozze. Lavate i pomodori, privateli dei semi e tagliateli a pezzetti. Coprite le cozze con limpasto al basilico e i pezzetti di pomodoro. Sistemate i molluschi su una teglia da forno, irrorateli con lolio doliva rimasto e metteteli in forno preriscaldato a 180 per 5 minuti.A cottura ultimata, togliete dal forno e servite caldi.

BUSIATE CON MELANZANE E PESCE SPADA


Ingredienti:
300 g di pesce spada, 200 g di ciliegino, due denti d'aglio, una cipolla tagliata sottile, menta fresca, peperoncino fresco, olio d'oliva, 1 melanzana grande, un cucchiaio di pinoli, sale, 1/2 bicchiere di vino bianco secco, pasta 300 g se secca, 450 se fresca come le busiate. In alternativa potete usare le penne rigate.

RICCI DI MANDORLA SICILIANI


Ingredienti:
400 g di farina di mandorle, 350 g di zucchero, 1 bustina di vanillina, 1 scorza di limone grattugiata, 2/3 albumi, un po di grappa o liquore secco marsala (facoltativo)

Preparazione:
Tagliate la melanzana a dadini, salatela e lasciate scolare l'amaro mettendo un peso sopra. Preparate in un tegame l'aglio soffritto in olio evo insieme alla cipolla tagliata sottile e il peperoncino, aggiungete il ciliegino tagliato a cubetti e i pinoli, cuocete a fiamma veloce. Eliminate la pelle del pesce spada e tagliatelo a dadini, all'intingolo sul fuoco, aggiungete il vino e finite di cuocere velocemente,per ultimo la menta fresca. Scolate la melanzana, asciugatela e friggete in olio evo caldissimo. Cuocere la pasta corta e conditela con il sugo ottenuto e le melanzane fritte.

Preparazione:
Mettere la farina di mandorle in una ciotola capiente. Aggiungere zucchero, miele, uno ad uno gli albumi (non montati) e tutti gli altri ingredienti. Mettere tutto in una sac a poche e fare tipo tante ESSE . Infornare a 180 per 15/20 minuti. "PIZZINA - LE RICETTE DI TANO "

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L'OLIO SICILIANO

'olio extravergine d'oliva uno dei componenti essenziali della dieta mediterranea grazie al fatto che esso si ricava dal frutto e non dal seme, particolarit che gli consente di racchiudere varie ed importanti qualit organolettiche e nutrizionali. I miti raccontano che gli ulivi crescono con il tronco doppio in quanto ci costituisce un premio divino alla devozione di due umili sposi che lodarono l'albero quando un dio scese dall'Olimpo e li interrog sulle loro condizioni di vita. Essi dissero: "Con l'ulivo abbiamo quanto ci serve: l'ombra per l'estate, la legna per l'inverno, i frutti per nutrirci, l'olio per condire i cibi e per fare luce". Sempre in tema mitologico si racconta che Cecrope fu il fondatore di Atene e il primo re dell'Attica. Fu sotto il suo regno che si svolse la mitica contesa tra Athena e Poseidone per il predominio sulla citt. I due stabilirono che essa sarebbe toccata a chi di loro avesse fatto il dono pi utile agli Ateniesi. Poseidone (dio del mare) batt il suolo con il tridente e ne balz fuori una polla d'acqua marina, in tal modo offr agli Ateniesi il dominio sul mare. Athena invece colp con la lancia la roccia e ne nacque un albero d'ulivo. Poich fu riconosciuto pubblicamente che questo era di maggiore utilit il predominio fu affidato alla dea. Da allora sull'Acropoli venne coltivato un uliveto, nato da quel primo ulivo, che era ritenuto da tutti sacro. Solamente da quelle piante sacre si ricavavano l'olio e le fronde che venivano offerte ai vincitori dei giochi panatenaici, fatti in onore di Athena. Su precisa disposizione del re Solone nel VI sec. a.C. l'olio d'oliva fu l'unico genere alimentare esportato dai Greci. E' da ricordare infine che il talamo nuziale di Ulisse era stato ricavato da un tronco di ulivo. L'ulivo in Sicilia divenne, assieme al fico, l'immagine stessa dell'Isola. Ad esso i Greci di Sicilia tributavano grande importanza tanto che sradicare anche un solo albero comportava la pena dell'esilio! I giochi panatenaici, introdotti dagli stessi e consistenti in gare ippiche (corse di carri, corse di cavalli, acrobati che saltavano dai cavalli in corsa) e in prove ginniche (corsa, lotta, pugilato, salto, lancio del disco), si concludevano sempre con un premio ai vincitori costituito da una corona di fronde d'ulivo e da un'anfora colma di olio sacro. il caso di ricordare la credenza che sulla tomba di Adamo, sepolto sul Monte Tabor, germogliava un ulivo il cui seme proveniva direttamente dal paradiso terrestre. Terminato il diluvio universale, una colomba port a No un ramoscello d'ulivo per indicargli che la terra era emersa dalle acque diventando cos simbolo di pace, simbolo che perdura ai nostri giorni. Il crisma, l'olio che fa brillare il volto, appartiene alla cultura ebraica: con esso si ungevano i sacerdoti, i profeti e i re (ricordiamo il re Davide). Il popolo di Gerusalemme accolse Ges Cristo agitando ramoscelli di ulivo. Prima di morire questi preg nell'Orto degli Ulivi e ancora oggi in quella citt c' il Monte degli Ulivi. L'olio viene usato in parecchi riti religiosi, specie cristiani (battesimo, cresima, estrema unzione). Non vi rito sacro di antica tradizione pervenuto sino al nostro tempo, che non preveda l'uso dell'olio o la presenza di fronde d'ulivo. Il Borz ritenne l'olivastro pianta assai comune nel paesaggio botanico preellenico. Nella Sicilia ellenica quest'albero grandemente rappresentato. Si narra infatti che gli Agrigentini furono sconfitti in battaglia dall'esercito cartaginese e costretti a pagare un fortissimo tributo. Al comandante cartaginese, rimasto grandemente sorpreso dalla quantit di ori e di gioielli presenti nella citt, mostrarono un assai piccolo ed umile seme di ulivo come origine di tante ricchezze. Il consumo di olio e di vino, quali doni di Minerva e di Bacco, distingueva i Romani dai Barbari, forti consumatori di burro e di birra. Fin dall'antichit erano note le propriet terapeutiche dell'olivo: si

ricordano i principi attivi ad azione antielmintica, emolliente e lassativa contenuti nelle foglie, nella corteccia e nella resina (utilizzata per i colliri); l'olio poi era utilizzato, da solo o associato ad altre sostanze, per preparare molti medicamenti (Plinio ne descriveva 48); veniva inoltre usato per curare le ferite, per combattere le febbri, quale antidoto per alcuni veleni, per massaggiare il corpo onde rendere i muscoli pi elastici. Viceversa, l'olio vecchio veniva utilizzato per scaldare il corpo e provocarne il sudore ed anche per dissipare la letargia e le convulsioni da tetano. Nelle abbazie il monacus infrmorum, medico e speziale, preparava una mistura a base di olio, vino e bianco d'uovo, il cosiddetto balsamo del Samaritano, che ancora oggi costituisce un valido rimedio contro le scottature e i gonfiori. All'olio vengono riconosciute propriet nella cura delle cardiopatie. E' ipotensivo, febbrifugo, antidiabetico, emolliente e diuretico. Viene usato per massaggiare i bambini rachitici, per cospargere le gengive colpite da piorrea, per le nevriti, per le distorsioni e per la caduta dei capelli. Anche l'uso cosmetico dell'olio antichissimo: bacche di cipresso, grani d'incenso, latte e olio di oliva costituiscono la ricetta di un preparato per la bellezza femminile contenuta in un papiro egiziano. Con l'olio si preparavano balsami e profumi. I Romani usavano l'olio anche per conservare i denti bianchi. Lucio Giunio Moderato Columella, scrittore latino del I sec. d. C., nel suo "De re rustica" ricorda che in Sicilia era d'uso preparare una pietanza a base di pasta d'olive, "la sampsa", in pratica un pesto di olive aromatizzato e salato. Il termine "sampsa", corrotto lungo i secoli, ha finito poi per indicare i residui solidi della spremitura dell'olio, cio la sansa. Scrisse Plinio che "due sono i liquidi pi graditi al corpo umano: all'interno il vino, all'esterno l'olio". Anticamente l'olio veniva usato per l'illuminazione (si ricorda che anche il vangelo ne parla nella parabola delle vergini). Le prime lucerne (conformate in vario modo, in genere a coppa o a scodella, e costruite in terracotta, bronzo, rame, ferro e ottone) furono diffuse dai Fenici e dai Greci in tutto il bacino del Mediterraneo; successivamente vennero anche costruite in oro o argento e adoperate per adornare cattedrali e palazzi, ma sempre alimentate con olio. Ci fino alla scoperta del petrolio che fin per soppiantarlo del tutto. Inutile sottolineare che per alimentare le lucerne veniva usato l'olio peggiore, quello lampante. La conservazione delle olive era un rito tutto siciliano: le olive venivano schiacciate, deamarizzate in acqua, quindi condite con olio, aceto ed origano e consumate fresche oppure venivano trattate a secco con sale o in salamoia e conservate per lunghi periodi. Le variet di olivo ancora oggi vengono chiamate con nomi femminili alquanto vezzosi quali: nuciddara, bianculidda, passilunara, calamignara, oglialora, ecc. LA PIANTA : L'albero dell'ulivo citato nei testi di Omero, rappresentato nei graffiti e affreschi delle tombe in Egitto, nominato nella Bibbia e nei testi arabi. La cristianit fin dalle sue origini ricca di riferimenti all'olivo e all'olio. Fu pianta sacra anche per i Sicelioti, i greci di Sicilia - a cui si deve la sua diffusione nell'isola - che punivano con l'esilio chi sdraricava gli ulivi. La tradizione vuole che l'ateniese Aristeo, insegn agli antichi siciliani come estrarre l'olio, inventando "u trappitu" (tradizionale oleificio a pressione), e per questo fu onorato con un tempio in suo onore a Siracusa. Ma, fu con la dominazione araba che la coltivazione dell'ulivo si diffuse maggiormente in Sicilia. Tutt'oggi vengono adoperati nel dialetto locale alcuni termini di derivazione araba: Giarra, tipico recipiente d'argilla specifico per tenervi
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SICILIANA
LA MIA VERA NATURA

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Inviataci da Natale Lo Gao: Tema - Gita domenicale


Laltra duminica abbiamo andato a Tintari (vedi foto) io, mio pap, la mia mamma, mia sorella schea, mia sorella maritata senza gli e mio cognato e ci siamo mangia al ristorante. Poi abbiamo andato a la Madona a pregare che ci dava un bambino a mia sorella maritata. Ma, sar o abbiamo pregato male o che la Madona non ci ha capito, il bambino la avuto mia sorella schea. Mia mamma dice che la Madonna non si cunfunnuta, si cunfunnutu mio cognato.

Santuario di Tindari ( ME ) - ( Foto di Pietro Frassica ) LOLIO SICILIANO


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l'olio; Burnia, vaso di argilla cotta per riporvi le olive; Coffa, corda intrecciata atta a contenere la pasta, da porre sotto il torchio; Tumminu, misura di capacit per le olive. In epoca successiva, i monaci Benedettini e Cistercensi divulgarono tecniche agronomiche e di coltivazione razionali e favorirono la diffusione dei frantoi. LE OLIVE : Il patrimonio varietale costituito in gran parte dalle cultivar: Tonda Iblea o Cetrale, Moresca o Janculidda, Nocellara Etnea o Virdisi, ma si trovano anche la Biancolilla, la Zaituna etc. Gli oliveti tradizionali sono interessati da una pratica agricola limitata; la concimazione, normalmente viene effettuata in funzione della coltura consociata, erbai, cereali e mandorli. L'irrigazione, tranne che nei nuovi impianti, si pratica solo come intervento di soccorso. La potatura si esegue dopo la raccolta, in genere ad anni alterni, accentuando cos il fenomeno dell'alternanza di produzione. La lotta antiparassitaria poco o per nulla praticata, poich scarsa l'incidenza delle emergenze fitosanitarie. La raccolta, viene fatta prevalentemente a mano e precocemente, a partire dal mese di settembre fino a gennaio, differenziata in base all'altitudine. In alcune aziende si va diffondendo la raccolta agevolata con l'ausilio di scuotitori meccanici. OLIVICOLTURA : L'olio, nel territorio siciliano una delle piante arboree pi rappresentative, e il paesaggio agrario caratterizzato da un'olivicoltura di tipo tradizionale e secolare, con piante che hanno pi di 100 anni. Olivi sparsi nei seminativi delle aree collinari, olivi insieme a mandorli e carrubi ed in alcune zone con la vite e gli ortaggi, mentre nelle aree agrumentate, sono posti ai margini degli agrumi. Gli oliveti specializzati ed irrigui sono di recente costituzione. Questa singolare e tipica olivicoltura una ricchezza per il territorio, per le molteplici funzioni cui adempie: caratterizza l'ambiente, esplica un'azione di protezione del paesaggio e soprattutto sostiene il reddito delle numerose e piccole aziende agricole. (fonte: siciliano.it)

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