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ISAGGI DI LETTERATURA ITALIANA -:A c u r a d i UMBERTO BOSCO

XXXI

A L E SSA N D R A B R IG A N T I

IL PARLAMENTO NEL ROMANZO ITALIANO DEL SECONDO OTTOCENTO

CASA EDITRICE LE MONNIER - FIRENZE


1972

SAGGI DI LET TER AT UR A ITA L IA N A A C U R A DI U M B ^ E R T O B O S C O


V O LU M I P U B B L I C A T I ;
I. G a e t a n o M a r ia n i. I l Morgante e i cantari trecenteschi. I I . - G io r g io P e t r o c c h i. L a formazione letteraria di Gio

vanni Pascoli. Biografia duna sacerdotessa delle Grazie: Cornelia Rossi Martinelli. IV . - E t t o r e C a c c ia . Tommaseo critico e Dante. V. - A l f r e d o G r i l l i . Serra tra Pascoli e P am in i. V I. - U m b e rto B o s c o . Titanismo e piet in Giacomo Leopardi. V II. - F e r r u c c i o U liv i. Il primo Carducci. V i l i . - F u r i o F e lc i n i. Bibliografia della critica pascoliana. I X . - M a r c e l l o A u rigem m a. Saggio sul Passavanti. X . - G io r g io P e t r o c c h i. L a tecnica manzoniana del dialogo. X I . - A u r e l i a A ccam e B o b b io . L a crisi manzoniana del i8iy. X I I. - C a l o g e r o C o lic c h i. Il saggio di poesie del lyyg e la prim a poetica montiana. X I II . - E d o a r d o S a n g u in e t i. Tre studi danteschi. X IV . - G a e t a n o M a r ia n i. L a giovane narrativa italiana tra documento e poesia. J^V . - A u r e l i a A ccam e B o b b io . Storia dell'Adelchi. X V I. - V in c e n z o P a la d in o . L a revisione del romanzo riunzoniano e le postille del Visconti. X V II. - F r a n c e s c o T a t e o . Dialogo interiore e polemica ideo logica nel * Secreium del Petrarca. X V III. - C a lo g e r o C o lic c h i. I l Dialogo sopra la Nobilt e la polemica sociale di G. Parini. X I X . - N i c o la M an gin i. L a fortuna di Carlo Goldoni e altri saggi goldoniani X X . - M a rio P e t r u c c ia n i. Giovanni Pindemonte nella crisi della tragedia. XXT. - S i l v i o P a s q u a z i. Antimanzonismo del Carducci e altri saggi. X X I I . - D om en ico C o n s o li. Significato del Virgilio dantesco. X X I I I . - Emma P i s t e l l i R i n a l d i . L a musicalit di Dante. X X IV . - S i l v i o P a s q u a z i. L a poesia di Giacomo Zanella. \ X X V . - V a n d a M o n aco. L a Repubblica del Teatro. X X V I. - V in c e n zo P a l a d i n o . L'opera di Corrado Alvaro. X X V II. - P a s q u a l e V a n n u c c i. Saggi vari tra carducciani e pascoliani. X X V III. - A t t i l i o M o m ig lian o . Lettere scelte. X X I X . - B r u n o M o r e t t i . L a lingua di Francesco De Sanctis. X X X . - G a e t a n o M a r ia n i. I l primo Marinetti. X X X I . - A l e s s a n d r a B r i g a n i i . Il parlamento nel romavzo italiano del secondo Ottocento.
I I I . - G io v a n n i O r io li.

ALESSA N D RA B R IG A N T I

IL PARLAMENTO NEL ROMANZO ITALIANO DEL SECONDO OTTOCENTO

F E L IC E L E M O N N IER - FIR EN Z E 1972

Pubblicazioni dellistituto di Letteratura Italiana della Facolt di Magistero dellUniversit di Roma

1 9 7 2 BY F e l i c e L e

M o n n ie h - F ir e n z e

TIPOGRAFIA TAPPINI -

ZONA INDUSTRIALE

NORD -

CITT DI CASTELLO

1. - L a

nuova

figura d e l l ' In t e l l e t t u a l e .

La civilt il benessere; e in fondo ad esso, quand esclusivo come oggi, non ci troverete altro, se avete il coraggio e la buona fede di seguire la logica, che il godimento materiale. In tutta la seriet di cui siamo invasi, e nellantipatia per tutto ci che non positivo mettiamo pure larte scioperata non c infine che la tavola e la donna. Viviamo in unatmosfera di Banche e di Imprese industriali, e la febbre dei pia ceri la esuberanza di tal vita K Cos, nella prefazione al romanzo va, nel 1873,' Verga caratterizzava polemicamente la societ italiana uscita dal Risorgimento: benessere, godimento materia le, febbre dei piaceri rappresentavano per lo scrittore il polo negativo di una realt che identificando il proprio credo ideologico, il culto per il positivo, con il capitale finanziario e industriale, affossava senza scampo moda lit e valori del vecchio assetto sociale. Altri motivi conteneva implicitamente la rivolta moralistica dellintellettuale Verga contro una realt che lo scrittore an dava cogliendo proprio in quegli anni nella punta pivi

G. V erga , Prefazione a Eva, Milano, Brigola, 1873.

avanzata, la Milano degli anni 70, del proprio svilup po: il tradimento delle speranze risorgimentali in una renovatio etica imperniata sullestensione quantita tiva, a tutti gli strati sociali, dei valori tradizionali; la decadenza dellarte, ridotta da civilt a lusso da scioperati , e del suo prodotto, abbassato da opera a merce ^ Si trattava tuttavia di una problematica certa mente non inedita, che anzi tra la maggior parte degli intellettuali italiani, si accompagnava in quegli anni e si completava in una sorta di programma artistico e ci vile, non estraneo anche a certi momenti pi teorici dello stesso Verga. La contrapposizione tra passato e presente si compendiava simbolicamente nellopposizio ne campagna-citt, mentre lo scacco subito dallarte spingeva gli intellettuali a giustificare il loro estraniamento dalla nuova societ attraverso il rovesciamento del tradizionale rapporto con essa: Non accusate lar te, che ha il solo torto di aver pi cuore di voi, e di pian gere per voi i dolori dei vostri piaceri. Non predicate la moralit, voi che ne avete soltanto per chiudere gli occhi sullo spettacolo delle miserie che create, voi che vi meravigliate come altri possa lasciare il cuore e lonore l dove voi non lasciate che la borsa, voi che fate scricchiolare allegramente i vostri stivaloni in verniciati dove folleggiano ebbrezze amare, e gemono
^ Per non maledite larte eh la manifestazione dei vostri gusti. I Greci innamorati ci lasciarono la statua di Venere; noi la sceremo il cancan litografato sugli scatolini dei fiammiferi . (G. V erga , Prefazione a va, cit.).

dolori sconosciuti, che larte raccoglie e che vi getta in faccia sempre il Verga del 1873 che parla, un Verga ancora influenzato dalla scapigliatura e perci pi auto revole, in quanto interprete e portavoce di una visione non autonoma, ma di gruppo, dei rapporti arte-societ. A llasservimento utilitaristico, larte opponeva dunque il proprio diritto a giudicare, a mettere sotto accusa la societ; con lattribuirsi un compito di denuncia, essa rovesciava in teoria i termini romantico-risorgimentali del suo mandato sociale: il nesso arte-storia, cementato dalla comune tensione verso la realizzazione del pro cesso di unificazione nazionale, sembrava vanificarsi agli occhi degli intellettuali post-unitari, mentre si ma nifestava unopposizione netta tra arte e societ. Tut tavia nellarco di un cinquantennio, dal 1860 al 1910 circa, si assiste ad un continuo ribaltamento della scala di valori su cui gli intellettuali costruivano di momento in momento il loro giudizio sulla societ. Il processo di formazione dellintellettuale, nellaccezione moderna del termine, inizi infatti in Italia in ritardo rispetto a paesi come lInghilterra e la Francia, e si leg alle trasformazioni strutturali di una societ incamminata sulla via dellindustrializzazione. Non difficile ricono scere dal 1860 in poi le tappe di un progressivo sradi camento dellintellettuale dal ceto di provenienza. Ne gli anni immediatamente successivi allUnit lindirizzo
3 G . V erga, Prefazione a E va, cit.

impresso allo sviluppo economico del paese dalla classe dirigente minava i rapporti tradizionali tra le diverse classi provocando in alcuni ceti un profondo disagio economico. Nellambito della borghesia i gruppi pi colpiti furono i ceti medi, la piccola e media borghesia sia urbana che rurale, da cui proveniva tradizionalmente la maggior parte degli intellettuali nellItalia del XIX secolo. L origine di costoro era legata prevalentemente alla piccola borghesia rurale, un ceto di piccoli rentiers della terra, particolarmente numerosi in Italia ^ Pri ma dellUnit lintellettuale rimaneva profondamente legato al proprio strato sociale in cui trovava, grazie alla rendita, una soddisfacente base economica; in tal modo il lavoro intellettuale e il suo prodotto non si colloca vano in una prospettiva professionale ma rimanevano regolati dal libero giuoco dellimmaginazione. Dopo la Unit, con la decadenza economica del proprio ceto, l intellettuale doveva progressivamente staccarsene e im parava a riconoscere al tempo stesso la cultura come professione, il mercato letterario come espressione con creta del suo rapporto con la societ. Nel mito del Risor gimento tradito, motivo ricorrente di tutta la letteratura post-unitaria, si incanalavano cos il moto di ribellione ad un processo di depressione di ceti sociali e il disagio degli intellettuali come gruppo declassato, marginale, e pertanto ambiguamente alla ricerca della professione unita alla vocazione, di un mercato e insieme dellauto-

E. S e re n i, Il capitalismo nelle campagne (1860-1890), To Einaudi, 1968, p. 128.

V
nomia dalle sue ferree leggi. Negli anni del governo del la Destra tra il 1860 e il 1876, questi intellettuali d classs rimasero fortemente legati agli interessi del ceto di origine, di quei larghissimi strati della media e pic cola borghesia che pur avendo largamente partecipato al Risorgimento, si trovavano poi esclusi sostanzialmen te dal potere ed emarginati dal processo di trasforma zione delle strutture economiche del nuovo stato; essi si facevano cos indirettamente portavoce del disagio di altri ceti subalterni, contadini, artigiani, proletariato ur bano, analogamente travolti dallo sviluppo economico post-unitario e accomunati alla piccola borghesia da un medesimo obbiettivo polemico: lavversione per la clas- ' se al potere.
2. - U na nuo va is t it u z io n e : il P a r l a m e n t o .

Gli anni dal 1860 al 1885 circa segnarono cos un momento di acuto distacco degli intellettuali dai gruppi dirigenti e per lo pi di fuga dalla politica attiva. La critica della classe dirigente ebbe la sua espressione ti pica nella critica del parlamentarismo che appariva lo strumento attraverso cui un nuovo ceto di speculatori, la nuova aristocrazia capitalistica e affaristica mette va le mani sugli appalti della gran massa di lavori pub blici e sui finanziamenti deliberati dallo stato per la crea zione delle infrastrutture economiche. La critica dello affarismo , della greppia , alimentata dalleco de gli scandali finanziari che si successero dal 1864 in poi,
1. H d i c a n t i .

finiva per ricadere sugli istituti parlamentari, degenerati nelle mani di una classe politica avida e asservita ai nuovi gruppi dirigenti, quel ceto finanziario e impren ditoriale, misto di aristocrazia e alta borghesia, affer matosi con rUnit: In mezzo allentusiasmo universale per lemanci pazione politica vi fu in Italia una classe che si dedic a speculare su tutti gli atti e i fatti del Giovane Regno. La potenza assorbente dilapidatrice di tale stato di co se si misura dal numero di miliardi del debito pubblico che pesano sul bilancio dello Stato, il suo patriottismo e la sua moralit dal corso forzoso estorto alla nazione il giorno stesso in cui i nostri valorosi soldati cadevano sotto il piombo nemico nel campo di Custoza, la sua in fluenza dal risultato irrisorio di ogni nostra inchiesta . . . Dal 1866 ad oggi le grosse speculazioni sono state spe cialit delle banche, delle societ ferroviarie e di quelle di bonifica: dopo aver con questo mezzo estorto milioni alla nazione, si fatta bancarotta e si venuti ad ele mosinare allo Stato centinaia di milioni che sono stati accordati Cos si esprimeva, nel giugno 1879, il deputato Vin cenzo Cordova, pronunciando alla Camera un discorso profetico, se si pensa alle grandi crisi bancarie del 1885 e del 1893-94, che potrebbe appartenere ad uno qua lunque dei tanti protagonisti di quei romanzi fioriti nel-

5 Vedi S. F. Rom ano, Le classi sociali in Italia, Torino, Einau di, 1965, p, 192.

lItalia post-unitaria che hanno come sfondo la vita po litica parlamentare del tempo. L istituto della rappresentanza nazionale richiam immediatamente lattenzione degli scrittori; ma prima di assumere il valore simbolico che gli verr dalla succes siva trasfigurazione letteraria come incarnazione del con trasto individuo-societ, il parlamento italiano trov i suoi primi evocatori in cronisti brillanti, ma estremamente consapevoli dellinfluenza e del peso politico del la nuova istituzione nellItalia da poco riunificata. o I moribondi del palazzo Carignano, di Ferdinando Petruccelli della Gattina ebbe origine da alcune corri spondenze scritte da questa curiosa figura di deputatogiornalista per il quotidiano parigino La Presse; in se guito, tradotte e completate con una descrizione del Cen tro della Camera, vennero pubblicate in volume nel 1862 Il titolo scelto dallautore rifletteva puntualmen te lambivalenza del libro, la duplicit dellatteggia mento del Petruccelli di fronte al Parlamento. Da uomo del Risorgimento, esule, inviato come rappresentante del popolo alla prima assemblea italiana, egli costruiva limpalcatura ideologica della propria rappresentazione ricalcando schemi e valori dellet eroica. Cos la giu stificazione del lavoro intrapreso veniva indicata sia nel rivendicare alla Patria una dignit pari alle altre nazioni europee: Una nazione che si attesta cos altamente, che si
F. P e t r u c c e l l i d e l l a G a t t in a , I moribondi del Palazzo Carignano, Milano, Perelli, 1862.

alloga cos francamente in mezzo alle nazioni, rovescian do trattati, dinastie, vecchio dritto internazionale, bra vando minaccie e convenienze politiche . . . non pu es sere una nazione volgare e senza portata. Vi in essa qualche cosa di grande e di vivace che agisce e che crea. Ora una parte di questi elementi debbonsi naturalmente concentrarsi in questo foco dellenergia nazionale, che addimandasi Parlamento. Si deve trovare quivi il pen siero di questa nazione, il segreto del suo movimento, il meccanismo della sua vita. Ebbene, osservare questa nazione allopera, prendere quasi i lavoratori sul fatto, esaminare le molle interiori che li muovono, specificare, classificare, disegnare i differenti centri, i differenti ele menti di questa forza, vi sembra desso un proposito a negligere? ^ sia nellattribuire al libro un compito di educazione politica; . . . Io poi ho avuto cura, principalmente tratteg giando questi abbozzi, di mirare a due scopi; Indicare, cio, coloro che possono essere eliminati dalle novelle assemblee d Italia, senza il minimo incon veniente, anzi, forse con una incontestabile utilit; poi ho rivelato coloro i quali, in ogni tempo, faranno parte della rappresentanza italiana, di cui sono lonore, la glo ria, lingegno. La prima pubblicazione era indirizzata principalmen te allEuropa, onde insegnarle che nel primo Parlamen
^ F. P e t r u c c e l l i d e l l a G a t t i n a , cit., pp. 37-38.

to italiano eranvi degli uomini allaltezza di tutti gli altri Parlamenti. Con questa seconda pubblicazione, io voglio segnalare allItalia la portata de rappresentanti, affinch essa possa, nelle elezioni posteriori, avere un criterio alla sua scelta. Per lEuropa, io scrissi da Ita liano; per lItalia io scrivo da patriota *. Riapparivano, come si vede, tutti i canoni della nozione romantico-risorgimentale di scrittura, per esse re immediatamente corrosi dalluso indifferenziato di un umorismo che, minando scopi patriottici e finalit po litiche positive, scopriva le carte di un gusto, di una capacit di rappresentazione disincantata e smitizzante. Impresi il mio lavoro per distrarmi dalle noje delle sedute, ove non si trattano che affari da campanile. Il mestiere di deputato, a farlo con coscienza, un me stiere a rendere ebete luomo lo pi svegliato, a capo di tre anni! Se io avessi voluto rimuovere la belletta e squar ciare i veli, avrei forse messo pi brio e variet in que sta galleria, avrei avuto pi vena e fatto pi scanda lo avverte lautore Ed ei sarebbe davvero uno strano studio che presenterei al pubblico, se mi la sciassi sedurre e mettessi a nudo lo stato secreto della anima di ogni deputato . Lo scrittore conosceva il meccanismo, non coltivava
* F. P e t r u c c e l l i d e l l a G a t t in a , cit., pp, 30-31. 5 F. P e t r u c c e l l i d e l l a G a t t in a , cit., p. 31. 0 F. P e t r u c c e l l i d e l l a G a t t in a , cit., p. 27. 11 p P e t r u c c e l l i d e l l a G a t t in a , cit., p. 28.

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il mito del buongoverno, ma, legato moralisticamente allidea dellunit nazionale, preferiva non svelare per intero il retroscena: Ho preferito scrivere mettendomi in guanti di vel luto! Io non sono di que tristi augelli che infettano il proprio nido Sopprimete il Parlamento questo crogiuolo della vita italiana e lItalia scompare, ed il fantasma si dilegua. Finch questa sintesi di sette an tichi Stati sta in piedi, si presenta allavanguardia, va compatta, sta soda, confidente, concorde, si attesta, at testa i suoi diritti, tien testa ai rifiuti, alle minacce, alle negazioni, alla lotta, ed incede, ed avanza, e non si ar resta mai, e non trasmoda . . . lItalia non corre pericolo . . . Quindi mestier non colpire il presti gio che esercita ed ha il Parlamento Per il Petruccelli, repubblicano, la missione non era compiuta; cos, proprio e solo nel proclamare la ne cessit del compimento della redenzione della patria e nel deplorare la scarsa coscienza che la nazione aveva della propria forza, lo scrittore usciva dalla program matica posizione di osservatore obbiettivo. Per il resto egli teneva fede alla dichiarazione iniziale: Io credo poter giudicare gli uomini ed i partiti con imparzialit. Avendo abitato per 12 anni la Francia e lInghilterra, io sono straniero a molte passioni ed a tutte le rivalit. Essendo quasi il solo repubblicano del la Camera che non ha idolo n Mazzini, n Cavour,
2 F. P e t r u c c e l l i d e l l a G a t t in a , cit., p. 27. 13 p P e t r u c c e l l i d e l l a G a t t in a , cit., p. 200.

l i

ne Garibaldi che non ha alcun partito preso, come il mio amico Ferrari; non vedendo alcuna probabilit prossima al successo delle mie idee, io riguardo la lotta dei partiti con la pi grande calma, e giudico il Conte di Cavour, Mazzini, Garibaldi, Rattazzi, e perfino Antonelli, come se essi non appartenessero pi a questo mondo, come la posterit Cos dileguava il Petruc celli politico, si vanificavano le intenzioni patriottiche, dominavano le qualit di uno scrittore scettico e disin cantato, che non rifuggiva dal grottesco per completare la descrizione dellAssemblea: Noi abbiamo inoltre, sei balbuzienti, cinque sordi, tre zoppi, un gobbo, degli uomini ad occhiali, un gran numero di calvi quasi tutto . Non un sol muto! Ci che sventura. Imper ciocch, parlando tutti, ciascuno dimanda lora sua per farsi udire non fosse che per farsi leggere dai suoi elettori Ma dalla rappresentazione umoristica dei 400 di Palazzo Carignano nessuna delle tare che peseran no sulle future assemblee di Montecitorio era assente: la sostanziale uniformit dei diversi partiti, lo strapotere del Governo sul Parlamento, la sfrenata ambizione dei rappresentanti del popolo, gli stretti legami del gover no con gli interessi privati, il trasformismo: Noi ab biamo, come in tutti i Parlamenti, la distinzione di de stra, di centro, di sinistra. Ma questa distinzione non assoluta. Vi sono parecchi deputati che seggono alla si nistra e votano costantemente con la destra; altri che.
1 4 p P e t r u c c e l l i d e l l a G a t t in a , cit., pp. 38-39. '5 p, P e t r u c c e l l i d e l l a G a t t in a , cit., p. 40.

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anche sedendo alla destra, votano talvolta con la sini stra N era assente il topos del Risorgimento tra dito, rappresentato qui per con estrema concretezza, non ancora mito, ma realt effettiva in svolgimento; La destra componesi di uomini arrivati da tutti gli angoU d Italia, usciti da tutti i partiti che hanno animata ed agitata la Penisola da trentanni in qua. I transfughi della repubblica vi sono numerosi: vi sarebbe uno studio molto curioso a fare sui precedenti di questi uo mini, s convinti oggid, s compatti innanzi alla parola d ordine del Ministero, ed jeri atleti di libert, apostoli d indipendenza e di democrazia, verde o rossa poco importa . Ma non rinnoviamo delle ceneri di gi raf freddate, cui un nastro di Commendatore, una livrea di Consigliere di Stato coperse Risorgimento senza eroi dunque. Risorgimento tradito, ma dai suoi stessi artefici, da quei protagonisti che la narrativa di un de cennio dopo avrebbe contrapposti, cavalieri senza mac chia e senza paura, ai cavalieri d industria della gene razione post-risorgimentale

F. P e t r u c c e l l i d e l l a G a t t in a , cit., pp. 40-41. F. P e t r u c c e l l i d e l l a G a t t in a , cit., p. 41. 1* Il libro del Petruccelli ebbe una certa notoriet al punto che quasi contemporaneamente circol un opuscolo anonimo dal titolo evidentemente ricalcato sul primo, I morti del Palazzo Carignano ed i loro becchini. Per un diavolo. Inferno, pe tipi di Lucifero, 1862. Polemica grezza condotta spesso senza un filo logico, questa operetta contiene tutti i motivi presenti nei Moribondi c in piii uno sfogo senza mezzi termini contro i martiri che ora martirizpano il paese, contro la camorra dei martiri risorgimentali.

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3 . - L i d e o l o g i a d o p p o s i z i o n e d e g l i i n t e l l e t t u a
li

E lo sc h e m a d e l f u t u r o rom anzo p a r la

m en tare.

Dovr passare un decennio perch il tema della rap presentanza nazionale trascorra da materia di cronaca a motivo narrativo. Il primo testo che ci troviamo di fronte una novella, Mastro Domenico, pubblicata nel 1871, con lo pseudonimo di Paolo D Alfiano, da uno scrittore toscano, Narciso Feliciano Pelosini. Classicista ad oltranza, lautore si mostrava nei suoi scritti in per petua polemica con i tempi nuovi; ma nella pratica ci appare ben inserito a tutti i livelli (penalista di fama, candidato senza molti scrupoli alle elezioni, e infine se natore del Regno) nella vita del nuovo Stato. Nella novella, il vecchio Mastro Domenico compen diava simbolicamente \ valori semplici e modesti del pa terno granducato; al nuovo mondo violento, ingiusto e rapace che si andava affermando attraverso la conqui sta piemontese, lautore contrapponeva quella civilt preindustriale, contadina e artigiana incarnata nel pro tagonista. Erano buona gente que nostri vecchi della campagna Toscana. Avevano de pregiudizi e di molti; crescevano ed invecchiavano un po alla carlona: ma il cuore era buono, il costume severo, la vita semplice, tranquilla ed agiata. Non devinavano un ajfondatore, che da per s solo doveva distruggere tutto il naviglio dellAustria; n un esercito di generaloni splendidi d oro e d argento, come fossero foderati di lucciole vive; n

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una libert pi accomodata a fare scempio delle borse paesane, che de nemici stranieri Il motivo del par lamento appariva qui in scorcio attraverso quello, pure topico in un prossimo futuro, della campagna elettorale; S accostarono ad una ragunata, in mezzo alla quale parlava un singolarissimo oratore. Costui era lungo co me le ore della miseria e pallido come il digiuno. Pa reva una giraffa segata per il mezzo, tinta di bianco sul muso, e licenziata a camminare sulle gambe davanti. Se lunghezza di statura significasse grandezza d idee, costui avrebbe dovuto essere il pi granduomo degli anni domini. Dalle labbra pallide e senzombra di pelo usciva fuori un vocino, cos tra il bestiale e lumano, che non avresti saputo dire s era belato o parola L ispirazio ne amara e satirica, che lautore derivava da una tradi zione letteraria tipicamente toscana, riscattava a volte certe descrizioni che scadevano troppo facilmente in macchietta. Cos, anche se rigida e programmatica, que sta nuova educazione sentimentale di Mastro Domenico riesce in certo modo a spiegare una nostalgia non solo intellettuale ma viva anche nei pi umili ceti artigiani e rurali, strappati al lento ritmo di vita e alle consuetudini che il ricorrere di una lunga tradizione poteva riempire di contenuti; Mastro Domenico entrando in casa pen sava; a tempo mio, per fare il gonfaloniere o il caN. F. P e lo s in i, Mastro Domenico, in Narratori dellOtto cento e del primo Novecento, a c. di A. Borlenghi, tomo I, MilanoNapoli, Ricciardi, 1961, pp. 282-283. , 20 N. F. P e lo s in i, cit., p. 329. '

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marlongo della compagnia, s esponeva il Santissimo e si cantava il Yeni Creator allo Spirito Santo, affinch ci ispirasse per il meglio. E qui, per eleggere nullameno che i legislatori del popolo, si mandano a zonzo tutti que farabutti senzarte n parte, si tengono in piazza quelle bestiali adunanze . . . E poi quattrini? . . . mi nacele? . . . calunnie? . . . ^. Ci fu lelezione: degli elettori intervenne unotta va parte, e (com naturale) fu eletto il pi cinico e il pi tristo. Ci non ostante ci fu la sbandierata, e la banda suon fino alla mezzanotte in segno di gioia, in mezzo alle grida di Viva lItalia Un caso isolato questo Mastro Domenico, rispetto alla narrativa a venire, per la chiarezza con cui il motivo della critica del sistema rappresentativo veniva inserito episodicamente nella struttura generale del racconto, e cio come uno dei tanti elementi che concorrevano ad alimentare una critica ben pi radicale di una nuova realt da rifiutare in blocco. Il bersaglio polemico appa riva, semmai, il dogma positivista che indicava, coeren temente con le esigenze dellavvento dellindustrialismo, nell uomo pratico il modello umano ideale: Uomo pratico vuol dire uomo scettico, intrigan te, vigliacco, mutevole, pieno di cupidigia, studioso di soddisfarla. Una sberrettata alle plebi che passano con la gonfaionata; una predica indiavolata alla societ ope raia, ed un omaggio da gorilla alle Pompadour e alle
21 N. F. P e lo s in i, cit., p. 331, 332. ^ N. F. P e lo s in i, cit., p. 332.

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Dubarry dei grandi mecenati, quali che si siano; una fiera stretta di mano al tribuno che vocia rauco per l ac quavite . . . Gi con Francesco Domenico Guerrazzi, che proprio negli stessi anni andava scrivendo il suo ultimo roman zo, Il secolo che muore pubblicato postumo nel 1885 il motivo della vita parlamentare si avviava a divenire l elemento centrale della narrazione, acquistando un ruo lo nuovo rispetto a quello di comparsa, di motivo di contorno, che pure continuer a ricoprire in quasi tutti i romanzi dellultimo 800. Il secolo che muore era co struito secondo una struttura disgregata attraverso la dislocazione dei personaggi in una serie di autonome in cursioni nei diversi settori della vita nazionale post-unitaria (giornalismo, finanza, parlamento, magistratura), che rivelava lubbidienza ad un rigido schema ideolo gico: la corruzione della societ italiana uscita dal Ri sorgimento, la dissoluzione degli ideali di libert ed eguaglianza, la degradazione e limpotenza della classe politica. Riappariva il motivo del Risorgimento, tradito come nel Petruccelli, dai protagonisti stessi del movi mento: Coloro che un d congiurarono, adesso vituperano la congiura, allegando che la corporazione non il di ritto, e che non si deve cospirare quando la legge d
^ N. F. P e lo s in i, Ricordi, tradizioni e leggente dei monti pisani, in Narratori, cit., p. 284. 2'* Il secolo che muore venne pubblicato in parte su Epoca, nel 1875. Ne venne sospesa la pubblicazione dopo tre mesi e comparve quindi in volume, a cura di G. Chiarini, nel 1885,

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modo di conseguire il tuo scopo con argomenti civili; per ultimo conchiudono che chi non consente negli or dini odierni politici ha da uscire dal Parlamento . . . ma veniva, per la prima volta nella nostra narrativa, contrapposto polemicamente allassetto sociale dellIta lia post-risorgimentale attraverso lopposizione di due personaggi chiamati a incarnare schematicamente i due motivi: lautobiografico Orazio, probo e amante della patria, e il banchiere Omobono, spregiudicato e immi schiato in loschi traffici con Governo e Parlamento: Di qua, di l si traffica, si cambia e si merca, si sciolgono e stringono affari, si fa faccende, distinte vero, ma senza m anco volerlo, talvolta si avviticchiano alle gambe della gente dabbene, sicch dalla Banca sdruc ciolano nel Parlamento e dal Parlamento nella Banca Iniziava cos quella opposizione, che diverr topica, tra valori positivi, quelli di tutto un settore della societ, lo strato della piccola e media borghesia urbana e ru rale, tagliato fuori dalla ristrutturazione delleconomia nazionale, e quindi dalla gestione del potere, e i nuovi valori, connotati negativamente, di una classe dirigente legata allaristocrazia e allalta borghesia terriera, finan ziaria e industriale. Questa opposizione sfociava natu ralmente nella difesa degli istituti e del ritmo di vita di una civilt ancora agricola e contadina, e nellidea lizzazione dei suoi astratti valori. Integrit morale, unit
25 F. D. G u e r r a z z i, Il secolo che muore, Roma, Casa ed. Verdesi e C., 1885, voi. I, p. 28. F. D. G u e r r a z z i, cit., voi. I, p. 35.

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della famiglia, semplicit patriarcale, modestia diveni vano cos i caratteri distintivi di una societ che gli scrittori rappresenteranno attraverso personaggi di umi li eroi del Risorgimento. In questa prospettiva dunque va anche collocata la dedica del Maestro Domenico al Guerrazzi: laffinit di due scrittori, cos diversi per sto ria personale e posizioni politiche, era unaffinit ideo logica determinata dalla comune appartenenza ad uno strato sociale decaduto ed emarginato. Al contrario il culto del positivo, del benessere materiale, la disgrega zione della famiglia, la corruzione dei costumi, visti co me caratteri della civilt che si andava affermando, ver ranno rappresentati simbolicamente nel binomio BancheParlamento, attraverso le figure del banchiere e del par lamentare, talora riuniti nel medesimo personaggio, al trove strettamente legati nello svolgimento della trama da una colpevole complicit. Il ministro sgallina negli appalti, intinge nelle for niture, rosicchia nelle ferrovie e in simili altri nego zi . . . ^ notava il Guerrazzi, e tracciava, forse per pri mo, i tratti del personaggio del deputato ignorante e sciocco, ma abile nei brogli elettorali e nelle manovre di sottogoverno, fornito di una filosofia spicciola sui rap presentanti del popolo che ricorrer, quasi negli stessi termini, nei successivi romanzi parlamentari: Tu ti hai a figurare ch ei sono come la pasta di cui fanno il pane: parte di loro infornata e parte sta
F. D. G u e r r a z z i, cit., voi. I l i , p. 16.

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sulla pala; ora, se non da dubitarsi della prima, come quella che attende zitta e chiotta a godersi della beati tudine della biscottatura, molto meno si dovr della seconda, che arrangola di essere infornata per cocete; avanza laltra, che adesso il governo rimena, e questa giudico la pi sicura di tutte, perch chi ci tiene le mani dentro, a seconda del bisogno o del talento, ora di ton da la fa quadra, di gobba convessa, ovvero lallunga a coda, a mattarello, a maccheronaio, insomma come gli pare e piace Nel Secolo che muore troviamo, per la prima volta, un altro elemento che rimarr una co stante della futura narrativa parlamentare; cio unazio ne costruita intorno ad una vicenda di affarismo di sot togoverno, la concessione da parte del Parlamento di un finanziamento ad una societ privata per la costru zione di strade ferrate, e culminante nella rappresenta zione della seduta in cui il provvedimento deve essere discusso e votato: Ecco il giorno, ecco lora della discussione intor no alla legge della ferrovia. Alla Camera occorre ammannita ogni cosa; il presidente messo a sedere col campanello di un lato ed il cappello dallaltro, paraful mini entrambi delle procelle parlamentari: ecco lacqua e lo zucchero che si hanno a bere, ed ecco in pronto la eloquenza che egli ha da bere: al fianco del presidente il segretario legge, nel suono della pentola che leva il bollore, il processo verbale (una volta si chiamava relaF. D. G u e r r a z z i, cit., voi. I l i , p. 39.

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zione), il quale viene sempre approvato, per la buona ragione che di ordinario non c alcuno che lo possa disapprovare. Vedi allestita la stanza dove i deputati vanno a rifare, bevendo, la voce affranta dalle lotte della tribuna, nella stessa guisa che i cerusichi tengono in pronto lambulanza per medicare i soldati dalle ferite riportate in battaglia. Qui in bellordine disposti col telli, sarracchi, tanaglie, maddaleoni e fasce; l bocce, bicchieri e bicchierini e cantimplore, e arnesi altri sif fatti. Taluno afferma che i deputati che parlano meno sono quelli che bevono di pi, ma non gli date retta; codeste lingue le sono come la campana del bargello, sonano sempre a vituperio. E vi ha bevande adatte a tutti i partiti; per la de stra limone, acetose ed altre simili acidit-, pel centro sciroppo di tamarindi; qualcheduno propose aggiun gervi acqua del tettuccio, ma non attecch; per la sini stra rhum puro e anisetta, onde mantenerci il fuoco sacro. Egli negli angoli pi remoti di questa stanza che tu miri passeggiare un uomo con la destra sotto il mento e la sinistra dietro la vita verso il coccige dove alle bestie spunta la coda, con un foglio; uno degli oratori, che deve correre il palio nellarengo parlamen tario, il quale, ripassa la diceria, che fra poco andr a improvvisare ... . Il Guerrazzi pu dunque a buon diritto apparire
F. D. G u e r r a z z i, cit., voi. I l i , pp. 57-58.

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un iniziatore, nella misura in cui si riesce ad estrarre dalla mole massiccia del suo racconto gli elementi che serviranno alla costruzione di un diverso tipo di ro manzo. Ma il carattere ciclico del Secolo che muore, in tessuto di eventi e personaggi risorgenti dal tipo del romanzo preunitario con la sua ottica ristretta ai con fini di una regione, di un ambiente, vieta a questopera il passaggio diretto al genere di narrazione che stava uscendo in quegli anni dal compimento deUunificazione nazionale. Questo romanzo avr scarso rilievo artistico ma svilupper, nel solco di una sensibilit che il Guer razzi poteva solo presentire, quella capacit di rappre sentazione totale , quellidea dell affresco sociale che seppure non realizzata, era alla base della concezio ne guerrazziana del Secolo che muore. Un fallimento questo determinato, oltre che da una costruzione a epi sodi, anche dal perdurare di moduli letterari tradizio nali, dal piacere tipicamente toscano di una satira che si accanisce sul particolare, e che riesce a disperdere, come appare anche nel pezzo sulla seduta al Parlamento, la necessaria concentrazione sulle direttrici fondamentali della vicenda. Per 'alcuni anni ancora il motivo del Parlamento ri marr confinato nel racconto, facile pretesto per una superficiale critica di costume; oppure offrir materia inesauribile alle cronache e alle memorie. La visione comunque non mutava, e la critica si volgeva sempre agli uomini e non alle istituzioni: E tu, o mia Italia, da simile gente smidollata e
2. B
r ig a n t i.

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sfiancata, pi che matura, marcia, attendi la tua salute? Infelice! Non uomini sono, ma vizi. Forse, saranno i rap presentanti tuoi degni, ma intanto non isperare che chi non seppe bastare alla tutela di s, possa alla tua, che chi corruppe e s stesso abus, te risparmi, che si com muova agli insulti, cui il sangue non colora la pelle se non per coppette o per schiaffi. N Fabrizio n Cato non avan mariscae. Onest non abita seco e la onest la sola vera politica. Reggendoti essi il sentimento perduto, non havvi pi emulazione che nelle vilt; reg gendoti essi, la tua letteratura scritto pettegolezzo, chincaglia; la scienza una pomposa miseria, la musica un dotto frastuono che ha solo per scolo le orecchie. Sta tue e quadri si fan per le sale, non pi le sale per essi. Trionfano matematica e coreografia; matricida la prima della poesia, laltra una succursale ai postriboli. E vizi vecchi e vizi nuovamente scoperti girano sfacciatamen te col nome di qualche virt passata di moda. Titoli al tisonanti, nessun contenuto; onori a flagello, nullo lone re. Molta carta fallita, molti giornali: tua forza, laltrui debolezza; tua vita, loblio altrui o il disprezzo . . . . Cos si esprimeva nel 1873 Carlo Dossi, tratteggiando la figura del deputato-conte Guinigi, nei Kitratti umani; e come evidente il motivo del parlamentare serviva qui da semplice pretesto per una tirata di stampo ora torio classico in cui riaffioravano i temi noti: la merci3 C. D o s s i, Castit e onest, in Romanzi e racconti italiani dellOttocento, Dossi, a c. di C. Linati, Milano, Garzanti, 1944, p. 553.

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ficazione dellarte ridotta a chincaglia , la corruzione della classe dirigente, la degradazione della patria. Pi superficiale il motivo in un raccontino della Serao, La moglie di un granduomo, del 1879, in un bozzetto del 1878 di Girolamo Ragusa-Moleti dal titolo C era una volta^^, e in uno sconosciuto romanzo del 1874, L ele zione a deputato del Dr. Spranghetti^^ di Valerio Bosnelli. In tutti il tema del carrierismo politico, delle manovre elettorali, dellarrivismo, chiaramente solo di repertorio, ma ci d la misura della diffusione di que sto motivo che cominciava a toccare anche una produ zione decisamente di consumo.

4. -

I l c o n se n so b o r g h e se d e l D e S a n c t is .

Nel 1876 appariva invece in volume Un viaggio elettorale pubblicato precedentemente dal De Sanctis a puntate nellappendice della Gazzetta di Torino Il libro si riferiva alla recente esperienza di una contrastata lotta elettorale che il De Sanctis aveva affrontato nelle elezioni del novembre del 1874. Candidato in due Col legi, Sansevero e Lacedonia, era riuscito nel primo, ma
M. S e ra o , La moglie di un granduomo, in Dal vero, boz zetti, MOano, Perussia e Quadrio, 1879. 32 G. R a g u sa - M o le ti, C era una volta, in Aloe, Palermo, tip. ed. Vizz, 1878. V. B o s n e l li , L elezione a deputato del Dr. Spranghetti, Mi lano, Agenzia giornalistica di L. Milani, 1874. F. D e S a n c t is , Un viaggio elettorale, Napoli, Morano, 1876. 35 Venne pubblicato dal 1 febbiraio al 1 giugno 1875.

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nel secondo, suo collegio di nascita, si era avuta una complicata vicenda di ballottaggi e annullamenti arbi trari dei risultati. Allora, prima del secondo ballottaggio indetto per il 17 gennaio 1875, il De Sanctis si decise a compiere un viaggio elettorale nellTrpinia, viaggio che fornir poi la materia di questa cronaca. A dire il vero pi che di cronaca si dovrebbe parlare di racconto dal momento che il materiale viene coscientemente rielabo rato e inserito in uno schema narrativo. Per il De Sanctis quellesperienza trasferita sulla carta si configurava co me un concetto momentaneo, derivato da impressioni fuggevoli e appassionate, e alquanto idealizzate a modo di artista , che conferiva alla storia, sottratta dallan gustia d interessi e di caratteri personali , un valore pi alto e pi umano In questa premessa appariva gi implicito il tipo di operazione che lo scrittore si ac cingeva a compiere: egli poneva al centro della storia l io, che occupava lintera scena e dominava lazione, un personaggio unico la cui vicenda non aveva alcun rap porto con la realt scelta come fondale. I moti della sua coscienza, costruita sui moduli letterari delleroe roman tico, si sovrappongono continuamente alle cose, i per sonaggi, gli ambienti si muovono, parlano, agiscono, so lo quel tanto che consenta allio narrante un movimento e uno sviluppo. Qui insomma il motivo delle elezioni viene inserito in una tipica situazione romantica dove

F. De S a n c t is , Un viaggio elettorale, in F. De Sancti Opere, a c. di N. Gallo, Introduzione di N. Sapegno, Milano-Napoli, Ricciardi, 1961, p. 1178.

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lo straripare delleroe, solitario e incompreso, postula la presenza di un elemento di opposizione, che dia mo do cio allautore di articolarvi il contrasto, la lotta. Cosa luomo! Io ho l un nido riposante e sicu ro, l stimato da tutti, amato da molti, e debbo correre appresso alle ombre, cacciarmi tra monti e dirupi in paesi meno civili, dove pochi mi conoscono, e nessuno quasi mi comprende, e dove il mio nome trastullo delle loro piccole lotte e piccole passioni Per questo carattere, in fondo anacronistico, della struttura del racconto, il Viaggio elettorale di De Sanctis non rifletteva l ideologia d opposizione degli intellet tuali, ma semmai l ideologia di quella classe dirigente che essi accusavano di tradimento e di corruzione. La situazione veniva dunque completamente rovesciata; il malcostume politico, i brogli elettorali e le camorre, ve nivano riportati dal centro alla periferia: Ciascuno di questi centri ha qualche ricco sfon dato, qualche leguleio cavilloso, qualche camorrista, che anche in America ci sono i camorristi, un sopracci che comanda a bacchetta, e l la chiave La corruzione non era dunque una colpa della classe politica, ma al contrario un male cui essa doveva riparare, promuoven do lo sviluppo della regione; uno sviluppo che poi si compendiava principalmente in quello che era stato per anni un caposaldo della politica della Destra; lincreF. D e S a n c t is , cit., pp. 1182-83. 38 F. De S a n c t is , cit., pp. 1200-1201.

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mento delle vie di comunicazione, lespansione della re te ferroviaria. Tutto si trasforma, e qui la trasformazione lenta. Si animi Montecchio, venga la ferrovia, e in piccol nu mero d anni si far il lavoro di secoli Il risorgimentale De Sanctis presentava dunque una visione ottimistica della nuova Italia, riuscendo mira bilmente a comporre grazie ad una morale formale ogni contraddizione della realt. Addio, Bisaccia, dove vidi qualche strada netta, e dove non vidi nessun cencioso, nessuno che domandas se lemosina-. Avevi anche tu i tuoi cenci, le tue miserie e le tue discordie, ma le occultasti come in d di festa, e mi accogliesti leta e cortese Una stessa morale poi guidava il giudizio dello scrit tore sulla pulizia delle strade come sui rapporti di clas se esistenti in quei paesi: In questo entra un uffiziale e va diritto alla stanza assegnatagli, con un modesto riserbo che mi piacque molto. E cosa son venuti qui a fare i soldati? Doman dai a don Pietro. Ora tutto finito Erano i contadini che vo levano dividersi le terre del Formicoso C una quistione grossa qui sotto Quistioni cos fatte vanno risolute subito Se indugi, inveleniscono

35 F. D e S a n c t is , cit., p. 1201. F. D e S a n c t is , cit., p. 1215. i F. De S a n c t is , cit., p, 1212.

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Per un verso dunque questo Viaggio elettorale con teneva alcuni degli elementi gi classici nella narrativa di ambiente parlamentare, la corruzione, la pressione del potente sul debole, la vanit dellelettore: E in primis hai a sapere che ogni elettore sovra no, e se ne tiene, e vuol essere trattato col lustrissimo, e pi gi in quei tali gradini, e pi gli hai a fare la corte e te gli hai a professare umilissimo servitore Mancava totalmente invece al De Sanctis una qua lit indispensabile al narratore, una capacit di visione critica che consente di rappresentare gli eventi, gli og getti in un alone, di volta in volta, tragico o umoristico. L azione, nel costante riferimento alla coscienza del nar ratore, deformata e soffocata dal suo onnipresente giu dizio, scaricandosi cos di ogni espressivit, come avviene ad psempio macroscopicamente in questa descrizione di giornata elettorale paesana: I signori di Maria avevano diviso i contadini in varii gruppi, e ciascuno si era fatto capo di un gruppo. Il mattino di buonissima ora sotto una pioggia a seccliie eccoli intorno a riunire ciascuno il suo gruppo, e non ci fu ragione, n scusa, tutti dovettero marciare. Erano apparecchiate alcune carrozze, e i signori vi fic carono i contadini o troppo cagionevoli o troppo gravi d et, ed essi a cavallo, chiusi ne mantelli. Attraversa rono Guardia, acclamando, svegliando quella buona gente, e giunsero in Andretta a ora, fradici di acqua.
F. D e S a n c t is , cit., p. 1199.

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ma contenti, acclamando e acclamati. Il guaio era pe rimasti a piedi. E costoro, pigliando la via dritta e breve, si gettarono alla valle dellIsca, attraversarono i tor renti, scalarono le alture, dando il grido nelle cascine, raccogliendo per via elettori, e muli e asini, quanti po tevano, e giunsero anche a ora tra risa e applausi. La pioggia aveva messo l leguaglianza tra contadini e si gnori, anzi vedevi con rara abnegazione qualche signore a piedi e qualche contadino a cavallo

,5. - R i f l e s s i
c r o n is t i.

d e l l id e o l o g i a

d o p p o s i z i o n e

nei

Visione da reporter quella che offrivano hegli stessi anni Leone Fortis e Giovanni Faldella nelle loro corrispondenze alVlllustrazione italiana e alla Gazzetta Piemontese; una visione necessariamente scettica e di sincantata del Parlamento italiano, piena di humour e di brio, mai complice tuttavia, e perci implicitamente satura di carica critica e di potenzialit corrosive. Le cronache del Fortis, raccolte nel 1877 nel volu me Conversazioni^, pur scodellando le solite pietanze (i brogli elettorali, la corruzione, linesistenza dei par titi), cucinate con i consueti ingredienti (fino alla de scrizione di Montecitorio, la classificazione dei tipi di
F. D e S a n c t is , cit., pp. 1242-43. L. F o r t i s (Doctor Veritas), Conversazioni, Milano, Treves,
1877.

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candidato e il pisolino del deputato in aula), non man cavano in particolare di una carica polemica alimentata dalla visione della rappresentanza come un meccanismo ben regolato da pochi manovratori al di sopra del cit tadino. Levi dal paese un duemila persone che lhanno fatta, e che ora la manipolano, la stirano, la cucinano e la vendono, e poi la scena cambia Diceva il Fortis a proposito delle crisi di governo: Vuol dire che una crisi che non ha radici nel paese, perch non lui che l ha fatta, ma loro, cio quei signo ri di Montecitorio, i quali si credono tutto il paese . . . il vero pubblico e gran pubblico a tutto ci assiste, come ad uno spettacolo, e applaude o fischia non per convinzione ma per impressione, da artista, il piii delle volte, e spesso facendo l arte per larte La classe dirigente cos veniva messa sotto accusa come responsabile del distacco del cittadino dalla cosa pubblica: L indifferentismo politico, quando di malumore, della specie peggiore ha un carattere difficile, ner voso, bilioso brontolone, burbero, bisbetico si infastidisce di tutto, si anno]a di tutto. Interrogatelo, se vi basta lanimo, su quello che i politicanti chiamano la situazione. La crisi? Uno scan dalo, una rovina. Preferite che resti il Ministero? Dio guardi. Che cada? Bel gusto! Chi gli succeder? Che
L. F o r t i s , cit., p. 200. L. F o r t i s , cit., pp. 202-3.

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me ne importa? Peruzzi? Preferisco laltro. Depretis allora? No certo; quellaltro ancora. Sella? Ma no. Qua le dunque? Un altro, pur che sia. Quello che non c. Si. Appunto perch non c. E se insistete, si stringe nelle spalle e vi pianta in asso oppure vi dice netto e tondo: Non mi seccate con le vostre interrogazio ni non vo saperne non amo parlarne. Non c un partito politico in cui abbia fede non c un uomo di Stato che io preferisca ad un altro. Quello che va, per me, vale quello che viene. La sinistra vale la destra, e tutte due valgono i centri Lo sguardo del Fortis era dunque quello delluomo risorgimentale che non si riconosceva pi nella confusa realt post-unitaria, al punto che a volte, perduta la capacit di ironizzare e il distacco del cronista, si abbandonava ad amare sottolineature moralistiche che coinvolgevano nel giudizio negativo lintera societ del tempo: Le elezioni sono i baccanali della politica. Tutto vi permesso e il libito pi che il licito tutto vi sgangherato le promesse come le minaccie una orgia di parole e di frasi fatte, di declamazioni che ubriaca i pi sobri un caldo e pesante fumo di cra pula morale che offusca i cervelli pi sani una neb bia densa e palpabile che sforma gli oggetti, e attraverso alla quale tutto prende forme fantastiche uno stre pito immenso di urla senza senso, di ciance senza pen siero, di garriti, di guajti, di protesta, di violenze
L. F o r t i s , cit., p. 189.

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qualche cosa che tuttinsieme un miagolio, un latrato, un grugnito, un belato, un muggito, un ruggito . . . ma che della voce umana ha perduto il timbro e lac cento La visione del Faldella invece, corrispondente del la Gazzetta 'Piemontese ma poi deputato e senatore, non perdeva mai il suo distacco; nella tradizione dei Pe truccelli, ironici e disinvolti cronisti di una realt che rinunziano a modificare, lo scrittore riusciva a non de formare mai con una visione moralistica quel caleidosco pio di figure e cose, di ambienti e personaggi che co stituiva per lui una miniera inesauribile di stimoli e di impressioni. Sacrificate le sue migliori qualit di scrit tore nellesercizio di quel giornalismo che lo costrin geva a scrivere a suon di tamburo, a fischi di locomo tiva, a morsi di telegramma il Faldella conservava anche in questa cronaca la capacit di rompere una strut tura narrativa attraverso il continuo trasferimento del l osservazione sui pi diversi piani. In queste corrispon denze (quattro volumi raccolti nel 1882 sotto il titolo complessivo di Salita a Montecitorio) lo scrittore inten deva tracciare una cronaca del Parlamento negli anni 1878-1882, in un periodo, per dirla con lui, cos net tamente rifilato nella Storia, come in questo del trapas so dalla rappresentanza nazionale per suffragio ristretto ed uninominale a quella per suffragio allargato e scruti i* L. F o r t i s , cit., p. 453. G. F a l d e l l a (Cimbro), Salita a Montecitorio (1878-82), I paese di Montecitorio, Torino, Roux e Favaie, 1882, p. 21.

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nio di lista Ma la seriet dellintento veniva conti nuamente contraddetta dalla deformazione ironica di personaggi e ambienti, dalla concrescenza di episodi col laterali che ricostruivano una struttura narrativa entro quella pi vasta dellitinerario del protagonista Cimbro attraverso Montecitorio. Come avviene in questa descri zione di giornata elettorale in cui lattenzione dello scrit tore si sposta immediatamente dallevento politico allo spettacolo stravagante dei manifesti e delle scritte mu rali, che diventano pretesto per uno dei tanti scorci nar rativi che pullulano liberamente qua e l: Era un vespro cocente. Si vedevano gruppi caldi di signori eleganti con le tube lucenti che si erano posate sui seggi elettorali le muraglie erano impiastrate di manifesti, bottelli, strisele di carta portanti una predica, una raccomandazione, o semplicemente il nome di un candidato. Ce ne erano di tutti i colori, dal verde della speranza al rosso della concitazione, e presentavano tut ti gli effetti dal cartellone teatrale fino alla grida pre fettizia, dalla dolcezza aranciata delle scatole di con fetti allinvito economico della carta lucida e fiamman te che avvolge il caff di cicoria . Con linchiostro indelebile, come quello che serve a segnare la bianche ria, si erano stampacchiati, scarabocchiati i nomi dei candidati sul pavimento dei portici, sulle lastre dei mar ciapiedi, sui nitori pi recenti delle case, onde raccontavasi che se ne erano offesi i proprietari e avevano vo
50 G. F a l d e l l a , cit., pp. 3-4.

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tato contro il candidato che anner le loro tinte fre sche Cos continuando con variazioni sul tema, fi no alla felice divagazione dellepisodio del filosofo monello che attacca brandelli di manifesti politici al Cagnolino Grifone . Per il Faldella dunque il Parlamento, la vita poli tica della nuova Italia non era che un pretesto; le stesse disfunzioni, le magagne della rappresentanza, cos note ormai da apparire di repertorio, non turbavano il tono faceto del narrare; anzi su esse lo scetticismo dellautore poteva esercitare limpidamente le proprie capacit di deformazione, evitando il rischio di cadute nel patetico o nella retorica. Basta vedere come il noto motivo della dipendenza del deputato dallelettore diventava il mez zo per una inesauribile incursione, a dirla con lautore, in tutto il movimento sociale contemporaneo . A sentire i deputati piii risancioni, gli elettori si rivolgono loro per un posto da cantoniere stradale e per un posto d ambasciatore a Parigi; per una boccetta di acqua d odore e per una rehquia di santo; per laccon ciatura di una sposa e per un vestiario da ciociara da sfoggiare a un ballo di beneficenza in costume; per una provvista di liquore eucaliptico febbrifugo e per un mo saico rappresentante la Sacra Famiglia, da collocarsi sul laltare nuovo ( . . . ) Si domanda la fermata del Dui lio davanti al porto, per sollazzo ed istruzione degli sba razzini che fanno capriole sul molo; si domanda la fer
G . F a l d e l l a , cit., pp. 14-15.

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mata del treno reale davanti ad una stazione di ultima classe, acciocch la moglie del sindaco possa presentare un mazzo di fiori e mostrare la sua veste nuova alla Re gina ( . . . ) Fu un vecchio senatore . . . che raccontavami, come quando egli era deputato al Parlamento sub alpino, un parroco gli scrisse perch gli comperasse a Torino e poi gli portasse al paese un nuovo tricorno; e un elettore benestante una volta gli signific come avreb be gradito da lui qualche cartella al portatore, tanto per vedere come erano fatte Nella sua cronaca, come si detto, il Faldella riporta scrupolosamente tutte le magagne del sistema rappre sentativo, dalla corruzione elettorale a quella nel Par lamento e nel Governo: la registrazione cos umoristica e scettica implicava laccettazione di una realt immo dificabile e perci neppure criticabile. Perci in questo reportage il suo sguardo si spostava liberamente da uno spettacolo allaltro senza limpaccio di alcun mito; per sino il motivo dellet risorgimentale contrapposta al l epoca post-unitaria si dissolveva come topos polemico nella figurina del tipo, ormai classico, del patriota per seguitato, esule, poi deputato colto e integerrimo Quirico Filopanti, corrosa da un sottile humour dissacra torio; Oltre allacqua e al pane, ci ha il giubbone nero, un po roso, ma tuttavia pulito; ci ha il gran colletto bianco; ci ha le stelle in cielo, ci ha delle consolanti
52 G. F a l d e l l a , cit., pp. 40-42.

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aspirazioni in testa; ci ha lItalia a Roma; si tiene sicuro dellavvenire nel nome del popolo e di Dio, ed egli stoicamente felice. Quando veggo questi vecchi patrioti sapienti e virtuosi, benedico Iddio che li ha creati, e lo prego che sperda o per lo meno riduca di molto la schiera dei giovani che sono un ribrezzo e un raccapric cio in paragone dei vecchi; i giovani tarlati nei loro vizi elzeviriani; e peggiori i giovani che non compren dono neppure gli elzeviri e si occupano solo di teste di cavalli e dello scoscio delle ballerine Le scelte espressive erano dunque il veicolo attra verso cui passava il rifiuto del Faldella, un rifiuto tanto pi totale in quanto non articolato in una contrapposi zione passato-presente, virt-vizio, bene-male che co stituiva lo schema su cui era costruita nel complesso questa letteratura parlamentare. In un altro libretto del Faldella, Roma borghese del 1882, alla corrosione di uno dei pilastri ideologici della nuova Italia, il mito del la Terza Roma rinnovante i fasti della Roma imperiale, si univa la vanificazione ironica del mito propulsore della nuova civilt industriale e cio del mito del pro gresso: Mi si aggiunse lamico deputato Del Vecchio, pro de garibaldino nei giorni della lotta, ed ora pieno di buona volont ed ardente di rapido entusiasmo per ogni idea, e per ogni uomo, che accenni a far succedere al

53 G . F a l d e l l a , Il Paese di Montecitorio, cit., p. 159,

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sigillato periodo eroico della ricostituzione politica una epoca di pace e concordia, di floridezza morale, econo mica, industriale, commerciale, agricola. Quindi egli ad ogni telaio che si innalza, ad ogni spola che frulla, ad ogni senatore Torelli che pianta un eucalipto, ad ogni Trappista che fa saltare colla dinamite e treppica una zolla di agro romano, ad ogni commendatore Cirio che con nutrita fantasia vuole ampliare limpresa dei Cer tosini, e colle braccia dei galeotti ridurre tutto il deser to romano in un giardino di fragole e patate, e intanto con forza rinocerontesca spinge migliaia di vagoni ita liani per tutta lEuropa, e fino in Siberia, carichi di fiori, carichi di frutta, e preceduti da talagrammi come dice lui, ad ogni commemorazione di Nino Bixio, ad ogni riparlarsi del nostro dirizzone mercantile verso lIndoCina, Pietro Del Vecchio si agita, si sparpaglia, si vola tilizza: cerca allacciare un mondo di preziosi accordi, fondere un crogiuolo di egregie volont; e per lo meno scrive un opuscolo, una serie di corrispondenze, fa uno dei suoi viaggi circolari da domiciliato in ferrovia, mon ta scale, suona campanelli, e stringe e pizzica calorosa mente centinaia di mani Lx) stile faceva dunque del Faldella scrittore un ap partato, estraneo cos allesaltazione delle magnifiche sorti e progressive come alla proiezione nostalgica di valori positivi nellagonizzante civilt preindustriale. CoG. F a l d e l l a , Roma borghese, a c. di G . Mariani, Bologna, Cappelli, 1957, pp. 112-113, (la prima edizione Roma, 1882).

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s il motivo del Parlamento non costituiva, come per al tri scrittori, il perno di una visione fortemente ideo logizzata della storia, simbolo e chiave di un destino collettivo, ma appariva solo uno degli elementi costitu tivi di una realt che, scomposta e frantumata particel la per particella, con il bisturi dellironia, non restava in piedi altro che nel suo fragile involucro.
6 . - C iv il t VALORE
in d u s t r ia l e :

a r t ig ia n a l e

c iv il t

EM B LEM A T IC O

D EL

ROMANZO

PARLA

M ENTARE.

Il romanzo di Bersezio Corruttela, del 1877 rac coglieva, inseriti per la prima volta come elementi chia ve in una struttura narrativa, tutti i motivi dellideo logia di opposizione degli intellettuali nei termini gi fssati: laccusa ai nuovi valori di cui era portatrice una classe dirigente identificata con lalta borghesia finanzia ria; il maneggio della cosa pubblica al servizio degli in teressi di questa borghesia; lipostatizzazione dei vecchi valori della societ agricola preunitaria. L interesse mag giore di questo romanzo, ambientato nella Firenze ca pitale, stava nella decisione con cui lautore simboliz zava lopposizione della vecchia e della nuova civilt attraverso il contrasto tra il binomio campagna-virt, citt-vizio. Questo binomio, gi topico in un ampio set tore della narrativa preunitaria, nel romanzo rusticale.
55 V. B e r se z io , Corruttela, Milano, Tip. ed. Lombarda, 1877.

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3. B
r ig a n t i.

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acquistava ora connotati del tutto diversi, perdendo la impostazione pedagogica e il carattere manzoniano di cristiana riproposizione del mondo degli umili. Esso di veniva invece lo schema entro cui si svolgeva litinera rio spirituale delleroe borghese: la campagna non veni va pi utilizzata sociologicamente, come contesto di un umile strato sociale da riscattare, ma simbolicamente, come punto' di partenza di un viaggio tra due dimensio ni temporali. La civilt madre rurale, tradizionale, era la dimensione del passato da cui il protagonista tendeva a staccarsi nella misura in cui formulava un progetto. Questo infatti nasceva da una tensione verso il futuro, simbolizzato dalla civilt urbana, e solo la realizzazione del progetto poteva implicare una possibilit di integra zione nel presente da parte delleroe borghese. La ripro posizione del binomio campagna-citt nella nuova situa zione dellItalia unificata non era dunque casuale, ma si legava profondamente alla difficolt degli intellettuali ad integrarsi in questa realt. Sradicati dalla vecchia so ciet e insieme privi di un nesso organico con la nuova, essi proiettavano in uno schermo ingigantito il dramma del loro ceto e del loro gruppo. Perci la storia, pi vol te ripetuta, di questo itinerario, non poteva essere che la storia di una sconfitta, cio della impossibilit di at tingere al presente. Nella duplice modalit in cui si pre sentava, il protagonista che si integra nella nuova civil t, o il protagonista che, dopo aver sperimentato, fa ritorno alla matrice, il finale di questa storia implicava sempre il fallimento. Nel romanzo del Bersezio si aveva

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lesemplificazione di ambedue le modalit: dei tre per sonaggi che vanno dalla campagna alla citt in un tenta tivo di realizzare il proprio destino nellambito dei nuo vi valori, due dovranno recuperare una possibilit di integrazione sociale al livello tradizionale, con il ritor no alla comunit rurale prima rifiutata. Il terzo potr s attingere ad un pi alto livello sociale, ma pagando il prezzo della rinunzia ad ogni valore. Il dramma stava dunque nella perdita della totalit: da un lato il rag giungimento della meta implicava laccettazione di una vita spogliata dei valori, un prezzo tale da vanificare il progetto rivelandolo come illusorio; dallaltro la rinun zia al progetto comportava il recupero dei vecchi valori e la perdita della storia. In ogni caso la sconfitta del l eroe si identificava con limpossibilit di vivere il pre sente, di recuperare cio una dimensione vitale totale in cui si realizzasse la coesistenza del passato, presente e futuro. Il Parlamento, la carriera politica si prestava nel mi glior modo a simbolizzare il progetto delleroe borghese, riuscendo a sintetizzare potere e corruzione, fasto e mi seria morale; esso rappresentava una meta adeguata al lambizione e alla sete di successo della giovent post unitaria stigmatizzata da questi scrittori, e insieme era la scena su cui si muoveva e agiva quella classe dirigen te che era, come si visto, il bersaglio polemico dei ceti medi emarginati. Cos gi in Corruttela progetto del per sonaggio e politica si mescolano; infatti la fortuna del personaggio inurbato verr costruita con la complicit

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del banchiere De Conti che vedr la scalata al potere politico in funzione dei propri interessi finanziari. Del resto gi nel 1878, nello schema che il Verga tracciava per il suo ciclo, lambizione politica appariva come una delle forme della fantasmagoria della lotta per la vita incarnata nellOnorevole Scipioni, frutto degli amori illeciti della Duchessa di Lejra col cugino La Gurna, l uomo dallingegno e dalla volont robusta, il quale si sente la forza di dominare gli altri uomini, di prendersi da s quella parte di considerazione pubblica che il pregiudizio sociale gli nega per la sua nascita il legale, di fare la legge, lui nato fuori della legge Non a caso dunque l On. Scipioni veniva progettato dal Verga come un vinto colle stimmate del suo peccato, che avrebbero dovuto essere lo sfolgorare della sua vir t consunto dal congegno della sua passione. La visione verghiana della societ contemporanea andava ben oltre il livello di consapevolezza di altri scrittori che rappresenteranno un analogo dramma; il fallimento dei suoi eroi coinvolgeva il rifiuto dellideologia del pro gresso, tipica dellindustrialismo, implicando una impos sibilit strutturale di inserimento nel presente, e non si limitava dunque alla polemica verso una specifica classe dirigente ed i suoi costumi.

^ G. V e rg a , Lettera a Salvatore Paola Verdura, 21 aprile 1878, in R. Bertacchini, Documenti e prefazioni del romanzo italiano dell'Ottocento, Roma, Studium, 1969, p. 230. 57 G. V e rga, Prefazione ai Malavoglia, Milano, Mondadori, 1939. 5* G. V e rga, Prefazione ai Malavoglia, cit.

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Se la matrice del tipo di narrativa post-unitaria ri siedeva, come si detto, in un pi vasto processo so ciale che stava dando origine alla figura dellintellettuale moderno sradicato e declassato, non si deve dimenticare che lo schema del viaggio dalla campagna alla citt, con il connesso fallimento del protagonista, derivava ai no stri scrittori dal romanzo francese dellSOO. Da decenni questo aveva popolato la letteratura di schiere di giovani eroi alla ricerca del successo nella Parigi della politica e del giornalismo, nella metropoli immensa che schiac ciava ciecamente ambizioni e illusioni. I romanzi fran cesi, di Balzac, di Daudet, di Maupassant e in partico lare di Zola, influenzeranno largamente i minori narra tori italiani nella costruzione di intrecci, nelle situazioni e persino nella descrizione di ambienti. Cos, la vita par lamentare e il mondo del giornalismo, ricalcati negli ele menti pi vistosi e superficiali dal romanzo francese, si prestavano assai spesso a fornire uno sfondo contempo raneo alla fiacca ripetizione di trame e personaggi de sunti da una vieta tipologia tardo-romantica ancora uti lizzata nella pi banale narrativa di consumo. L avvento sulle scene letterarie del romanzo di costumi contem poranei imponeva anche qui una coloritura moderna capace di creare nel lettore lillusione del vero, limpres sione che la storia narrata portasse alla ribalta modalit di vita e problemi del momento. Perci la vita politica post-unitaria non solo ispirava alcuni tra i pi signifi cativi romanzi degli anni tra Ottocento e Novecento, nei quali era simbolicamente utilizzata come immagine

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della sconfitta delleroe borghese; ma era presente, come motivo di repertorio, in gran parte della narrativa di consumo del tempo, in funzione di immobile scenario ad una stracca trama d appendice oppure, pi limitatamen te, in rapidi commenti dellautore o nei dialoghi, ovvero incarnata in qualche personaggio di secondo piano. Questo avveniva ad esempio neWEredit Ferramonti, dove Gaetano Carlo Chelli dava della societ in cui viveva unimmagine caotica e convulsa, colta attra verso la Roma della febbre edilizia e delle speculazioni bancarie, quella Roma bizantina che in seguito ver r scelta frequentemente come sfondo di questi romanzi parlamentari. Si pu dire anzi che non di rado limma gine di questa Roma da Basso Impero veniva utilizzata come simbolo di tutto un polo dellideologia di oppo sizione degli intellettuali. In essa si compendiava infatti l idea del Risorgimento tradito: Impronta Italia domandava Roma Bisanzio essi le han dato . . . come esclamava il Carducci, tuonando contro il tra dimento del mito di Roma, idea forza nel risorgimento italiano, perpetrato da quella classe dirigente che aveva trasformato la citt eterna in una nuova Bisanzio; una classe dirigente che nel 1872 il poeta stesso aveva identificato con gli affaristi della finanza e gli avidi ap paltatori di lavori pubblici:

G. C . C h e l l i , L eredit Verramonti, Roma, Sommaruga, 1884 G. C a r d u c c i , Ver il quinto anniversario della battaglia di Mentana, in Giambi ed Epodi, a c. di E. Palmieri, Bologna, Zani chelli, 1959.

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Ma i cavalier d industria che a la citt di Gracco trasser le pance nitide e linclita vilt Dicon se il tempo brontola, finiam d empire il sacco; poi venga anche il diluvio sar quel che sar . Questa immagine, inoltre, veniva egualmente uti lizzata da scrittori di tendenza verista, o comunque in storie di impianto realistico, come da scrittori percorsi da inquietudini decadenti, in trame dominate da ana lisi di ambigue psicologie. Il topos di questa Roma tra dita si incarner allora in due varianti, non molto di verse, della medesima immagine: una citt convulsa, avida, dominata balzachianamente da una frenetica sete d oro e di potere, la Roma mossa e dinamica degli scrit tori veristi; mentre appariva opulenta immobile e cor rotta, fin quasi al disfacimento, la Roma della sensi bilit decadente. In ogni caso essa rappresentava una potente incarnazione di simboli, un coagulo di ideolo gia al punto che la sua parlante presenza sostituiva ap pieno le parti discorsive o gli interventi diretti dellau tore. Cos nel romanzo del CheUi, dominato veristica mente da una Roma di speculatori e affaristi, la presen za dellautore si riduceva a qualche brevissima interfe renza nei dialoghi, come in questo dove riappaiono le solite accuse alla corruzione del Parlamento: Che cosa cera dunque di stabile nella baracca?

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Quandanche nessuno avesse voluto prendersi lincomo do di buttarla giii, ci pensavano da s i mangioni del Parlamento, rovinando tutti gli interessi, facendo a chi le commette pivi marchiane . Roma faceva da sfondo anche ad un romanzetto alla francese di L. A. Vassallo, Diana ricattatrice ma si trattava di una Roma con venzionale, tra aristocrazia e giornalismo, priva di con notati reali, uno sfondo di comodo ad una frusta storia di avventuriera dai tratti fatali . Al parlamento solo un cenno, visione ancora una volta negativa ma distrat ta, da giornalista che ripete la propria noia delle sedute di Montecitorio: Se invece, lo stesso lettore avesse potuto assistere alla medesima seduta, da una tribuna di Montecitorio, avrebbe visto un omino arrochito parlare tra la noia, gli sbadigli, le ciarle d una cinquantina di colleghi; avrebbe udito, alla fine del discorso, due o tre amici personali o politici mormorare un bene, se non d appro vazione, almeno d ironica gratitudine In un romanzo di Giuseppe Marcotti, Il trionfo di Gardenia*^, l ambiente politico e giornalistico serviva invece come gratuito pretesto ad una trama centrata sul consunto personaggio della signora del demi-monde al suo patetico e generoso tramonto. Per rappresentare
G. C. C h e l l i , cit., pp. 81-82. L. A. V a s s a l l o , Diana ricattatrice, Milano, Treves, 1886. L. A. V a s s a l l o , Diana ricattatrice, Milano, Treves, 1916, p. 217. ^ G. M a r g o tt i, Il trionfo di Gardenia, Roma, Sommaruga, 1884.

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l inconsapevole carnefice delleroina, lautore delineava una poco credibile figura di giornalista-deputato che an ticipava rozzamente, con le sue vicende, il Pascal piran delliano. La vita politica, come si detto, era utilizzata qui solo come motivo di repertorio, e ritornavano dun que tutti i temi gi noti: la corruzione elettorale, le ma nipolazioni di voti, le pressioni e le minacce governative sugli elettori, il trasformismo dei deputati, i retroscena poco chiari del giornalismo, il nesso Banche-vita politica.
7 . - P r e s e n t im e n t i d i u n a n u o v a c r it ic a s o c ia l e .

Motivi questi tutti presenti anche in Fidelia un romanzo dappendice di Arturo Colautti, costruito con qualche ambizione letteraria. Anche qui lo sfondo par lamentare e la competizione elettorale rappresentavano un motivo di repertorio esterno alla storia, imperniata su moduli tardo-romantici, la tisi e la morte delleroina Fidelia, complicati da echi scapigliati, lo scatenarsi di una smaniosa sensualit nellammalata. L autore contrap poneva polemicamente Fidelia al protagonista, il dottor Paolo Speraldi, schematico rappresentante del credo po sitivista: ma la sconfitta di questo, la dimostrazione del l insufficienza delle leggi scientifiche di fronte alla va riet e alla ricchezza della vita, si realizzava a sua volta positivisticamente. Sar infatti il bisturi che, con la sco perta della maggiore complessit del reale, dar per al
A. C o l a u t t i , Fidelia, Milano, Galli, 1884.

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dottor Speraldi la prova della deterministica validit del la scienza. Fidelia, il cui cadavere veniva descritto dal lautore con naturalistica spietatezza, moriva uccisa ap punto da quellamore che la medicina le aveva vietato. Le digressioni elettorali non si integravano dunque nel la vicenda centrale, ma rimanevano, come esteriore espe diente, a collocare la storia in un clima contemporaneo. La presenza di tutti i motivi gi noti, corruzione, bro gli, trasformismo, connivenza del governo con industria e finanza, non si sistemava per interamente nel qua dro consueto: allaccusa contro la classe dirigente, si univa per la prima volta, un orientamento contrario al sistema rappresentativo in quanto tale. Anche in quellaere purissimo nuotava un miasma: la febbre della rappresentanza. Tutti volevano essere membri di qualche cosa o presidenti di qualcheduno. La deputazione era lideale di 8521 elettori rivaccinati e quasi tutti analfabeti. Quel paese, cos bello e cos povero, altro non era, in fondo, che una vittima di pi del sistema costituzionale. Il Governo, che lo sapeva, ne aveva fatto uno dei suoi ovili, una delle sue incu batrici Questi accenti antiparlamentari non si inquadravano ancora, come avverr tra breve, in una corrente ideolo gica antidemocratica, in una visione ostile alle masse; la loro radice stava in una concezione elitaria che si ri chiamava ancora al modello del Risorgimento:
^ A. C o l a u t t i , Fidelia, Milano, Barion, 1919, p. 76,

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Spirito democratico, ma dittatorio, un po alla ma niera di Garibaldi, non aveva mai compreso la neces sit delle urne. Il sistema rappresentativo co suoi mec canismi complicati e costosi, era per lui uno splendido nonsenso. Spendere un anno a discutere in cinquecento quanto un sol uomo d ingegno potrebbe fare in un gior no; ecco, per esempio, un metodo che non gli andava gi. Il perch di quelle perenni logomachie, che lascia vano tutti del parere di prima, gli sfuggiva interamente. L idea di parte era superiore alla sua intelligenza aperta soltanto allidea di patria L obbiettivo polemico tuttavia si andava gi modi ficando: appariva il termine borghesia , connotato negativamente non pi perch corrotta e avida, ma per ch vile, meschina, materialista quale apparir fra qual che anno nella polemica degli esteti, degli egoarchi, dei nazionalisti: Ah! questItalia borghese, felice de suoi monu mentini, delle sue festicciuole, delle sue esposizioncelle, tutta intenta a suoi piccoli affari e a suoi piccoli scan dali, vivente giorno per giorno di pettegolezzi e d intrigucci, di chiassetti e spassetti ", come non avesse n una storia, n un avvenire, somigliava mediocremente quella Donna guerriera da lui traveduta tra il fumo bianco delle battaglie, nellepiche visioni del bivacco. Non era, a sentirlo, una grande potenza: era una grande

A. CoLAUTTI, cit., p. 92.

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massaia, che pensava a suoi bachi affetti dalla dissen teria, alle sue vigne fillosserate, ai suoi ulivi infestati dalla mosca olearia, ai suoi raccolti compromessi dagli scioperi a grari. . . E con il tema della meschinit della borghesia, co minciava ad affacciarsi anche lo spettro del socialismo, la vilt dei nobili e dei possidenti davanti alla gran de paura , e persino il motivo della strumentalizzazio ne delle masse da parte dei suoi capi socialisti: Oh! quella maledetta lotta di classe , contro la quale i proprietari conterrieri cercavano di premu nirsi a tempo, sia aumentando lievemente i salari, sia mutando radicalmente le coltivazioni, gli toglieva il son no, se non lappetito . . . L audizione involontaria di quel terribile Inno dei lavoratori, cantato una notte da voci alquanto vinose sotto la sua finestra, lo aveva sor preso; lincendio non accidentale di un fienile lo scosse; il taglio altrettanto doloso di un migliaio di ceppi di vite lo determin. Per salvare il resto, egli propose adun que, o accett, di rappresentare a Montecitorio quel pro letariato, che moriva di fame e di pellagra sulla sudata superficie delle sue terre. Quella inverosimile candida tura feudo-rivoluzionaria e pseudo-collettivista, era, in somma, figlia della paura ben pi che dellambizione Nel romanzo del Colautti si avvertiva laprirsi pres so gli intellettuali di una problematica nuova legata ad

A. C o l a u t t i , cit., p. 42. A. C o l a u t t i , cit., pp. 211-212.

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una modificazione dei rapporti tra questo gruppo e i ceti dirigenti, favorita dallevolversi della situazione eco nomica e politica del paese. Il fallimento delle aspetta tive riposte nella rivoluzione parlamentare del 1876 da parte dei ceti medi, il rafforzarsi dei gruppi finanziari, la grave crisi economica che si protrarr fino al 1896, i grandi movimenti di massa che agiteranno la vita sociale italiana nellultimo ventennio del secolo, determinavano una situazione in cui le diverse posizioni cominciavano a radicalizzarsi, favorendo, in alcuni settori dei gruppi dirigenti, laffacciarsi della soluzione antidemocratica, poi temporaneamente sconfitta dagli avvenimenti del 1898-99. La nuova atmosfera si rifletteva presso gli intellettuali, determinando tra loro una spaccatura oriz zontale: su un substrato culturale dominato dalla gene razione preunitaria, cominciavano ad aver voce le nuo ve tendenze dei nati intorno al 60. I giovani intellet tuali si muoveranno d ora in avanti in un milieu forte mente ideologizzato, staccandosi, a differenza del vec chio intellettuale, dal ceto d origine e subendo forte mente il richiamo dei ceti dominanti. Di fronte ai moti sociali di fine secolo e al progressivo processo di mer cificazione dellarte imputato allavvento delle masse sulla scena della storia, si sostituiva cos, alla critica con tro lavidit e l affarismo della classe al potere, linvet tiva contro una borghesia che, nella corsa al benessere, dimenticava i propri diritti al comando, mostrandosi debole indecisa, restia ad affermare con la forza il proprio dominio sulle masse.

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8. -

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Cos accanto a moduli letterari gi noli, alni co minciavano ad affacciarsi contribuendo a siioslaiv in direzione decadente alcune soluzioni espressive tlclla migliore narrativa di fine secolo. Il tema di-Hinerzia della volont, dellimpotenza ad agire e il lopos della volgarit della vita quotidiana, riuscivano a liiuliirre simbolicamente lideologia dei giovani intellelliiiili, an che se spesso si mescolavano a temi pi fnisii a l ete rogenei. NVUltimo borghese di Enrico Onufrio ul cscinpio, era netta la prevalenza quantitativa di moduli veri sti, scapigliati e persino rusticali; ma lelemciiio unifi cante di una trama altrimenti sparsa e disgregala, stava appunto nella personalit del protagonista Luciano linmbaldi. La sconfitta delleroe, in questo romanzo, gi definitiva prima che la vicenda abbia inizio, ct)siccli i casi successivi serviranno solo a confermare un destino di cui lo stesso protagonista possiede piena coscienza. L autore dava allo scacco del suo eroe, connotilii insie me storici e metastorici: da un lato infatti linerzia di Luciano iniziava con la delusione del 1866, con In sco perta dellimpossibilit ad agire gesti eroici in una so E. O n u f r io , L ultimo borghese, in Giornale di Sicilia, 4 gen naio-1 marzo 1885.

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ciet dominata dallaspirazione al benessere. Si trattava dunque dello schema gi noto, il progetto delleroe, il viaggio attraverso la nuova societ, la sconfitta; ma L ul timo borghese dava questo schema come presupposto, e la storia di Luciano iniziava l dove finiva quella di al tri protagonisti. La narrazione dunque trovava il suo sviluppo in una direzione inedita; per Luciano non vi sar n ritorno, lo sprofondamento nel passato rappre sentato dai valori tradizionali, n integrazione, il baratto dei valori con il successo. Egli potr tuttavia recuperare il presente allunico livello possibile: lautocontemplazione, lauscultazione della propria malattia morale. Alle altre due soluzioni, topiche nelleroe del romanzo di tipo realistico, si aggiungeva ora questa terza attraverso cui leroe decadente recuperava il presente restringendo la realt alla propria realt, ponendo se stesso come og getto di contemplazione. Perci la storia di Luciano Rambaldi non poteva iniziare che dopo lo scacco, e do veva articolarsi in una serie di esperimenti in cui il protagonista, assumendo ruoli diversi ai quali il suo io era sostanzialmente estraneo, poteva divenire loggetto della propria osservazione: In lui, in questo giovine dalla faccia pallida e dal torbido intelletto, i sensi erano cos raffinati che vibra vano fino alla sentimentalit; le simpatie, le aspirazioni, i desideri cos strani e cos volubili da agitarlo con moto perenne; la conoscenza del vizio cos vasta e profonda che nulla ormai lo sgomentava. E con la sua mente sa gace egli indovinava tutto questo, poich leggeva nel

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suo cuore, rendevasi conto di tutto ci che avveniva in lui, di tutte le irrequietezze e le infermit del suo spi rito, di tutte le insane volutt che abbisognavano ai suoi sensi; esaminavasi come un ammalato pel quale ogni farmaco vano Cos per Luciano la candidatura alle elezioni non rappresentava lestremo tentativo di salvezza ma un en nesimo esperimento su di s, dopo quello dellamore casto, dellamore-passione, e poi del sacrificio dellamore stesso nel matrimonio. Tutta la sua vicenda elettorale e poi il breve contatto con la Camera, si svolgeranno al l insegna di quellaltro fondamentale topos decadente, la nausea delleroe consapevole della propria superio rit per la volgarit del mondo circostante; Luciano era costretto a star in mezzo a tutta que sta societ varia e promiscua, che faceva ressa nelle sue sale, insudiciava i suoi tappeti e sputacchiava sui suoi mobili; era costretto a star sempre col sorriso sulle lab bra, a scambiare strette di mano, a promettere spacci di tabacchi, permessi d armi, licenze liceali, pensioni di garanzia, brevetti d invenzione, sussidi governativi; ad ascoltare discorsi stupidi, raccomandazioni sciocche, sol lecitazioni moleste . . . Ritornavano cos tutti i motivi gi noti della pole mica antiparlamentare: ma questa prassi politica, immu tata, si svolgeva ora in un alone di meschinit, di volE . O n u f r io , L'ultimo borghese, a c. di S. Comes, Milano, RizzoH, 1 9 6 9 , p p . 1 2 1 -1 2 2 . E. O n u f r i o , cit., p . 1 9 1 .

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garita perdendo anche quellambigua grandezza della corruzione che la circondava nel romanzo di tipo realista. Spesso egU passava le giornate alla Camera, e col assisteva a tutto quellagitarsi e scalmanarsi di gente gretta, volgare, senza idee, senza coltura, senza carat tere, a tutto quellirrompere di vanit, di ambizioni, di cupidigie, a quellurto continuo e violento di inte ressi, a quella pompa sfacciata di ciarlatanerie, di men zogne, di falsit. Egli si sentiva soffocare da quellaria impura che respiravasi col. Ma pi che tutto lo nau seava la vista di quei deputati, uomini nulli, che se guono come pecore luno o laltro partito, luno o lal tro gruppo, e che nonostante non si rassegnano mode stamente al loro ufficio di pecore, cio di belare, di bru care, di ruminare . . . Alla grandezza nella corruzio ne, che presupponeva un vasto affresco sociale in cui poter collocare lazione delleroe, si sostituiva cos la grandezza nel disfacimento: il dissolversi completo del la personalit delleroe postulava come unico sfondo possibile la citt estenuata e crollante, la nuova Bisan zio, la terza Roma dove si univano un mondo sepolto che commuove , un mondo barcollante che impen sierisce , e un mondo nuovo che umilia . E sar proprio a Roma, e nella sua platea pi vasta, a Monteci torio, che lautore scioglier il simbolo, restituendo a Luciano un rigido ruolo di schema ideologico: leroe pronunciando lepicedio della borghesia si porr come
E. O n u f r i o , cit., p. 245.
4 . B r ig a n t i.

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paradigma di una classe al tramonto. Nel discorso pro nunciato da Luciano alla Camera comparivano nuova mente alcuni motivi classici dellideologia di opposizio ne degli intellettuali: lopposizione campagna-citt, che qui si traduceva direttamente in termini di classe, con trapponendo contadini e operai, la polemica contro il lusso e laffarismo della classe dirigente, il rifiuto dello scientismo e del culto del positivo, il recupero dei va lori della vecchia societ: Noi cilludiamo troppo intorno a noi stessi, cil ludiamo perch abbiamo il denaro, i libri, le armi, le leggi, lelettricit, il vapore, ma non riflettiamo sulle nostre infelici condizioni: non crediamo in Dio, non abbiamo fede in un ideale qualsiasi, leggiamo troppo, pensiamo troppo, siamo travagliati dal mal di nervi, rosi dalla scrofola, fiaccati dalla spinite, consunti dalla tisi, abbiamo troppo fosforo nel cervello, e poco san gue nelle vene, scuotiamo le basi della famiglia, rifug giamo dal matrimonio, irridiamo agli affetti piii sacri, diamo vita ad una generazione piii fiacca e piii cinica di noi Ma la presenza delle vecchie costanti ideologiche non riusciva a spostare allindietro nel tempo il discor so di Luciano, che muoveva in sostanza, come faranno molti intellettuali nati intorno al 60, un vibrato atto d accusa alla borghesia vile ed inerte: Noi siamo i morituri che ci lasciamo cadere igno
E. O n u f r i o , d i., pp. 253-4.

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bilmente sullarena senza lottare, senza nemmeno imi tare il gladiatore antico che moriva salutando, e il cui cadavere serbava una posa statuaria su quel gran letto di morte e di gloria. Noi ce ne andiamo ignobilmente. Almeno gli aristocratici, prima di scomparire, fecero fuoco a Jemmapes! Noi, quando verr la nostra volta, correremo a nasconderci fra le gonne delle ballerine. Oh! una ben turpe fine! N squilli di trombe, n sventolar di bandiere, n nitriti di cavalli; nulla che su sciti un fremito di battaglia nelle anime stanche. Non una morte; un dissolvimento Dissolvimento delleroe, dissolvimento della citt eterna, dissolvimento di una intera classe: un preciso sistema di corrispondenze attorno cui veniva articolata troppo scopertamente la costruzione del romanzo. In questa luce la profezia dellavvento dei contadini sulla scena della storia, come classe dellavvenire, non si si tuava in una prospettiva progressiva ma riprendeva, condotto alle estreme conseguenze, il mito della civilt preindustriale non pi dialetticamente operante nel lambito della sola classe borghese ma simboleggiato ormai nella contrapposizione gigantesca di due classi. Non era infatti la sola borghesia ad essere consunta e tarata dalle nuove strutture produttive, ma anche il quarto stato, gli operai, coinvolto con i suoi padroni in un medesimo corrompimento fisico e morale. Ritornava insistentemente cos il motivo della citt come dimen E. O n u f r i o , cit., p p . 251-52.

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sione disumana del vivere, trasparente metafora dellin calzante ritmo produttivo della civilt industriale, gi da tempo presente nella precedente narrativa rusticale: mio fermo convincimento che lavvenire non appartenga agli operai: essi respirano laria viziata e malsana delle grandi citt; essi non credono in Dio; essi si abbrutiscono coi liquori, bastonano le loro mogli e leggono le appendici dei giornali Come si vede lOnufrio, nel momento in cui si met teva a teorizzare riproponeva alcune linee del vecchio schema: la classe dellawenire non sarebbe stata por tatrice di futuro, ma di passato, avrebbe raccolto i va lori lasciati cadere dalla borghesia, restaurando una astratta societ preindustriale;ma in questa prefigura zione, in cui lidillio si mescolava al culto di una sanit barbarica, gi si affacciava il nuovo mito del capo, di colui che deve venire: Qualcuno sorger in mezzo al gran popolo degli agricoltori e parler loro in nome di un Dio, in nome di un diritto, in nome di una legge . . . Coloro ci mostre ranno i volti floridi e sani delle loro spose e delle loro figliuole, e dai loro forti petti proromperanno i canti della mietitura, le odi della pastorizia, glinni della ven demmia Il topos del Parlamento riappariva come motivo risolutore nellitinerario delleroe, e anzi linterruzione del discorso di Luciano a causa di uno sbocco di sangue
E. O n u f r i o , cit., p. 253. E. O n u f r i o , cit., p. 254.

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inaugurava un altro elemento ricorrente nei successivi romanzi parlamentari. Ma ora lAssemblea stava a sim boleggiare non pi la sola classe dominante, il settore corrotto della borghesia, identificato con il capitale finan ziario e industriale, ma lintera classe borghese, e ne incarnava i vizi, la vilt, il culto del positivo, loblio delle mete eroiche. In questo senso solamente una si mile tribuna poteva suggellare il significativo fallimento delleroe, decretando limpossibilit di uscire dallauto contemplazione con il recupero del presente attraverso una qualsiasi forma di azione. L eroe riconosceva nella borghesia la sua bandiera, ma al tempo stesso dichia rava con la morte la vanit di ogni gesto, di qualunque tentativo di azione. La storia del viaggio di Francesco Sangiorgio dalla Basilicata alla Conquista di Roma nel romanzo omo nimo di Matilde Serao ripeteva, ridotto allessenziale, litinerario delleroe borghese dalla campagna alla citt, e la sua sconfitta, la caduta senza ribellione nella para lisi dellazione, nel nirvana. Anche la Serao come Onufrio si serviva di un flash back iniziale, per tracciare rapidamente la strada gi compiuta dal suo eroe, in una situazione che diverr an che essa topica nei romanzi parlamentari successivi, il viaggio notturno nello scompartimento riservato. Qui l oscillazione tra memoria e angoscia aveva leffetto di ampliare parossisticamente la risonanza della coscienza
M. S erao , La conquista di Roma, Firenze, Barbera, 1885

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delleroe; lo sradicamento, la perdita dei valori, veni vano improvvisamente riconosciuti dal protagonista: Dieci anni di battaglie, tenendo Roma nel cuore, lo aveano trasformato. Una diffidenza, nascosta, degli altri e una soverchia stima di s: un raccoglimento continuo, talvolta dannoso; uno studio incessante di freddezza, mentre, dentro, lanima gli ribolliva; un disprezzo pro fondo di tutte le altre forze umane, che non fossero l ambizione; uno squilibrio crescente fra il desiderio e l realt; segreta, ma acutissima la conseguente delu sione; l amore del successo, niente altro che " il sue79 cesso . La violenza di questa improvvisa presa di coscienza cominciava a fiaccare lenergia che spingeva leroe, la forza dellambizione, la tensione al successo, la molla dellazione di quella generazione che, come Francesco Sangiorgio, era nata troppo tardi per poter fare la patria : r . . gli parve d essere solo, irrimediabilmen te, abbandonato, perduto, nella debolezza della solitu dine. Si pent di avere per orgoglio richiesto un compar timento riservato, desider la compagnia di un uomo, quella di una persona qualunque, un suo simile, il pi umile. Si sent smarrito e pauroso come un bimbo, in quella gabbia donde non poteva uscire, che la macchina portava via, quella macchina che egli era impotente a fermare nella sua corsa: era spaventato come una miseM. S erao , La conquista di Roma, in Romanzi e racconti ita liani dellOttocento, Serao, a c. di P. Pancrazi, voi. II , Milano, Gar zanti, 1946, pp. 283-4.

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rabile creatura che veglia, solitaria, in una casa dove tutti dormono Cos lo schema del viaggio e della sconfitta anche qui si trovava fissato sin dallinizio nella misura in cui il protagonista consumava, gi prima di intraprendere il viaggio, la rottura con lordine antico, con i valori tra dizionali, optando per lisolamento sulla comunit. Il flash-back iniziale serviva perci a tracciare le linee di unoscillazione tra possibilit e volont su cui si sarebbe costruito lintero romanzo: da un lato la meta vicina, a portata di mano, Roma in attesa di essere conqui stata; dallaltro la paralisi della volont, limpotenza delleroe. Una sconfitta che scaturiva dalla inadeguatezza di questo ad accettare una perdita di valori assoluta, dal l incapacit a pagare successo con alienazione. Il mito di Roma, che nella tensione del desiderio inappagato ingigantiva da lontano come un vasto archetipo mater no, si vanificava nella vicinanza della meta raggiunta: Gli Omnibus degli alberghi voltavano per andar sene. Tre o quattro carrozze restavano, per indolenza dei cocchieri, che fumavano, aspettando ancora. A drit ta, un carosello deserto, sbarrato e sopra un grande muro grezzo, unaccecante rclame del Popolo Romano. Su tutto questo unaria bassa e molle, una nebbiazza penetrante, un lieve sentore cattivo, laspetto nauseato e nauseante di una citt che appena si sveglia, nella

80 M . S e r a o , cit., p p . 281-82.

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gravezza flaccida delle mattinate d autunno, con quel fiato di febbre che pare aliti dalle case Per il protagonista, incapace di accettare la metro poli invaditrice, divoratrice , larrivo rappresentava al tempo stesso il primo gradino della sconfitta :j_ anda va per le strade sempre con quel sintomo di oppressione morale, un peso sul petto, sulle spalle, sul capo, che non arrivava a scuotere dal giorno in cui era in Roma; e nelle vie s incontrava con gente che aveva anche la medesima espressione di accasciamento J L autrice dunque ci presentava Sangiorgio gi preda della malattia segreta delleroe decadente, di cui il ro manzo era la storia. La coscienza di Sangiorgio passer successivamente attraverso stati d animo apparentemen te articolati: disorientamento iniziale, ravvivarsi della tensione verso la meta limitata, perdita di contatto con il reale nella ricerca della meta trascendente, naufragio finale. In realt invece litinerario di Sangiorgio appa riva essenzialmente statico, essendo ogni possibile svi luppo dinamico limitato allalternativa iniziale tra pas sato e presente, di cui le successive avventure non erano che le diverse modalit di realizzazione possibili. Cos lopposizione Roma classica-Montecitorio simbolizzava nelleroe, gi al livello cosciente, questo contrasto: il rischio paralizzante della memoria, il desiderio malato dellordine antico, in quanto ricostituzione dellunit

** M . S e r a o , 82 M . S e r a o ,

cit., p . 2 8 8 . cit., p p . 3 1 5 -1 6 ,

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tra io e mondo da un lato; lascetismo dellazione, con l accettazione dellisolamento per la conquista, dal l altro: ' Che gli facevano a lui tutte le memorie del pas s a i , tutti quei ricordi ingombranti? Chi se ne curava del passato? Egli apparteneva al presente, molto mo derno, innamorato del suo tempo, innamorato della vita, che deve giungere, non di quella che fuggita, capace di lotta quotidiana, capace dei pi forti sforzi per conquistare lavvenire. Egli non s indeboliva coi rimpianti, non trovava che le cose andassero meglio pri ma: egli amava la sua epoca, e la vedeva grande, ecco tutto, pi pensierosa, pi attiva, pi individuale. In quel crepuscolo che saliva al cielo torbido di nuvole, egli si sentiva rimpicciolito, perduto dalla pericolosa, snervante contemplazione del passato; unoppressione profonda gli scendeva sul petto, nellanima . . . ^ Riapparivano anche nella Conquista di Roma i con sueti motivi "di critica al parlamento (le crisi fittizie, linfluenza dei salotti negli equilibri dellassemblea, il mito risorgimentale, lambizione del portafoglio) come ritornava, con un taglio tipico da cronista mondana, la rappresentazione dei momenti cruciali della vita di Mon tecitorio (linaugurazione della legislatura, il giuramen to dei deputati, il primo discorso del neo-eletto, la se duta della crisi, la sala d aspetto della Camera gremita di postulanti, e persino lepisodio del parlamentare
^

M.

S e r a o , dt.,

p.

298,

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morto mentre pronuncia il discorso). Topica era anche la riproposizione della miseria contadina, aggravata dal nuovo assetto politico unitario, verghianamente raffigu rato nellimmagine della metropoli: Le grandi citt sono invaditrici, divoratrici, e han no necessit di vivere della esistenza altrui, e sfruttano forse, e affogano lamenti, e danno alluomo che ci vive una tal febbre, che lo fa dimentico di qualunque altro interesse umano Ma un elemento nuovo cominciava ad affacciarsi anche in questo romanzo dove la critica del Parlamento era un motivo del tutto esteriore, essenzialmente estra neo agli interessi della narratrice; e si trattava di un elemento che spostava la critica dalluso allistituzione, dalla classe dirigente al sistema politico. L istituzione rappresentativa appariva livellatrice e perci volgare; la categoria della volgarit, che si affaccer sempre pi frequentemente in questa narrativa per indicare tutto ci che proveniva dalla nuova struttura della societ, cominciava cos a precisare il proprio obbiettivo pole mico. L intellettuale cominciava a ribellarsi al preva lere di una anonima collettivit sullindividuo nel cam po dei rapporti interpersonali; e alla sostituzione del lunicit delloggetto artigianale con lidentit molte plice delloggetto industriale, nel campo dei rapporti delluomo con le cose ^Perci Montecitorio era parago nato a un caldaione affogato tra le case , ad un forM . S e r a o , cit., p. 350.

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no di cartapesta la cui tinta volgare assorbivi e smorzava tutte le altre, avvolgeva tutti i colori in una gradazione scialba e monotona Cos avveniva, affacciandosi da una tribuna, quel tale fenomeno ottico, che la prima delusione di chi visita il Parlamento italiano: tutte le facce avevano un uguale colorito, si assomigliavano, non si potevano ri conoscere le persone: era un insieme monotono, senza disegno, senza rilievo, che stancava la vista; per cui uno si tirava indietro, ristucco. Ma questo ambiente che unificava tanti vizi, tante et, tante condizioni e tante acconciature diverse, questa specie di livello che le pi ribelli teste subivano, questa impronta comune cui niuno, entrato nellaula, poteva sfuggire, produceva una impressione immensa: laula sembrava un grande luogo sacro che annientava lindividuo, un recinto che domava lintelligenza, le volont e i caratteri, in cui per rialzarsi, per essere uno, bisognava avere il profon do e fervido ardore mistico o laudacia del sacrilego che rovescia laltare Ma al di l di queste indicazioni implicite il Parla mento, come si detto, assumeva nel viaggio di Fran cesco Sangiorgio un valore puramente paradigmatico dellinadeguatezza del mondo moderno alleroe deca dente: era l che si consumava infatti una tappa fondamentale della disillusione, il riconoscimento dellimpos-

M. S er ao , cit., p, 308. M. S er ao , cit., p. 308.

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sibilit dellazione eroica (lindiiferenza, e la vanit del duello in difesa della Camera). Cos, la sparizione di quel mondo dalla coscienza di Sangiorgio, riassorbito attraverso la disillusione e la conseguente illusione amo rosa, nella propria interiorit, implicava anche un di stacco totale dalla realt. Ed ecco un altro motivo deca dente che si inseriva cos nella struttura di questo ro manzo concepita sulla scia del naturalismo francese co me un vasto affresco della vita politica in una metropoli moderna di dimensioni ridotte: lisolamento del prota gonista nel chiuso di una dimora arredata con cura mi nuziosa, nellambiente morbido e raffinato costruito per illanguidire la volont eccitando la sensibilit. Il recu pero del presente avveniva cos, come per Rambaldi, nellautocontemplazione : ' Sentiva egli questo ghiaccio che gli si formava intorno, questo abbandono del pubblico, questo uscire dalla vita pubblica: aveva il senso di questo dissidio fra il suo spirito e la politica: intendeva che ogni gior no di assorbimento nel nuovo ideale consumatore lo allontanava, per migliaia di miglia, dai vecchi ideali: tutto intendeva . Anzi, pi il suo amore gli toglieva, pi cresceva il suo ardore: maggiore il desiderio del sa crificio. Cos, una specie di lugubre, dolorosa volutt lo colpiva, quando al mattino soleggiato egli abbando nava le vie piene di gente e il lavoro e il movimento e la vita, per andare a rinchiudersi in una stanzetta, ad aspettare. Come il fanatico adoratore di Buddha, egli saliva e discendeva tutti i cerchi dellannichilimento.

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sino allastrazione completa, amarissima, sino al nir vana pieno di dolore Nella Conquista di Roma tuttavia la rottura radi cale con il mondo non appariva possibile. Il reale (le convenzioni, le leggi di autoconservazione delle comu nit) rie n tra v a violentemente, esiliando leroe dallul timo rifugio, estraniandolo da s medesimo; la forza ostile della nuova societ, simboleggiata nella metropoli fatale, mandava in pezzi persino quellunilaterale dimen sione interiore che l eroe edificava nella contemplazione del proprio solitario disfacimento. Analoga la struttura dellaltro romanzo Vita e Av venture di Riccardo Joanna costruito dalla Serao, con ambizioni di grande affresco sociale, sui modelli del maggiore naturalismo francese. Lo sfondo su cui si svolgeva questa nuova vicenda era il mondo del gior nalismo, che veniva assai spesso rappresentato in questi romanzi accanto alla vita parlamentare, con connota zioni non meno negative di quelle che venivano impie gate nella descrizione del mondo politico. Ambiente parlamentare, economico, in particolare finanziario, e giornalismo, intrinsecamente connessi nella realt (ba sta pensare alle modalit con cui era sorto nellSOO il grande quotidiano moderno), si riflettevano infatti, nel romanzo postunitario di tendenza realistica, nellintrec cio strettissimo delle reciproche relazioni. Ma anche nel
M. S e r a o , cit., p . 4 8 7 . M. S e r a o , Vita e avventure di Riccardo Joanna, Milano, Galli, 1886.
87

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Riccardo Joanna il protagonista prevaleva suUambiente, e con la concentrazione della narrazione sulla storia in teriore, lo sfondo si scoloriva, dileguava in una generica caratterizzazione di repertorio. La Serao tracciava anche qui, ma pi stancamente che nel precedente romanzo, lo schema del viaggio delleroe dallordine antico (il divie to paterno del giornalismo) al mondo disgregato e senza norma (simboleggiato appunto dallambiente della stam pa e del parlamento). In pi appariva anche il tema del reiterarsi della sconftta, attraverso il succedersi di tre destini: il padre, Riccardo, e infine la giovane controfigura, pronta a prendere il posto delleroe declinante nella vana lotta per il successo. Del nuovo protagonista tuttavia la Serao metteva a fuoco immediatamente la malattia morale, ne costruiva univocamente, senza oscil lazioni tra forza e debolezza, volont e impotenza, il carattere di eroe decadente: Le sue collere erano vane, poich non producevano n una risoluzione forte, n una reazione di serenit. Come tutti i temperamenti fantastici e morbidi, alacre era la vita interna del suo spirito, e impacciata, infecon da, nulla la sua vita d azione Solo in apparenza litinerario di questo eroe si svol geva secondo modalit opposte a quelle di Francesco Sangiorgio, rimanendo essenzialmente formale linte grazione di Joanna nel nuovo mondo. L acquisizione di
M. Serao, Vita e avventure i Riccardo Joanna, in Roman zi e racconti italiani deWOttocento, Serao, cit., p. 582.

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una certa capacit di movimento nella societ affaristica e senza norma, infatti, non comportava adattamento ma era finalizzata nella coscienza delleroe ad un ideale (il giornale da 100.000 copie) inadeguato alla realt. Ritornava poi nella struttura di questa personalit, com e elemento dominante, il rifiuto della volgarit come categoria, che qui assumeva una diretta connotazione politica contro lavvento della sinistra, degli uomini nuo vi, al potere; E il momento era strano. Un grande soffio di im popolarit cominciava a circondare gli uomini di pen siero che avevano condotto sino allora le cose pubbli che; il paese si stancava di dover chiamare giusti tant A ristidi; gli uomini volgari, arsi dalla sete del potere si ostinavano sempre, si moltiplicavano, creavano inte ressi, si organizzavano con la potenza degli esseri medio cri. Quelli che pensavano, sentivano gi la solitudine m a alcuni contemplavano serenamente il sopravvegnen te infortunio politico della loro parte; altri, gi stanchi lo desideravano, per riposo. I volgari facevano la voce grossa, nei caff, nei circoli parlamentari, nelle piazze nelle trattorie, e il combattimento si andava allargando Riccardo era con quelli che scendevano, naturalmente per delicatezza di spirito, per spontaneo sentimento di nobilt Veniva riproposto cos il mito del Risorgimento; un m ito che gi assumeva contorni piii generali converten* M, S erao , Vita e avventure di Riccardo Joanna, cit., p. 564.

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dosi in quello di unet eroica, di un mondo che garan tiva la pienezza della vita, lunit dellio con la realt rendendo possibile lazione, il gesto significativo. La nuova epoca, che gi diveniva let della sinistra al po tere, precludeva alleroe questo gesto (Joanna infatti non riusciva a darsi la morte) condannandolo, come Francesco Sangiorgio, allinebetita contemplazione del proprio dissolvimento: Questa la mia catastrofe. Non gi la bella ca tastrofe, violenta, grande, una tempesta che tutto ab batte, un buon colpo di spada attraverso il polmone, una buona palla di pistola dentro il cranio, la morte dei forti, la morte che attira lammirazione, e d unaureola di grandezza. No. La catastrofe piccola, minuta, volgare, quotidiana. Il pudore si sgretola, lamor proprio si an nulla. Si soffre assai, prima: poi, viene latonia della coscienza, quellorribile stato, in cui si perduta la mi sura del possibile e dellimpossibile, la misura del giu sto, latonia della coscienza in cui ogni concetto della realt finito, in cui si pu far tutto, capite, far tutto! Nei due romanzi della Serao cominciava ad appa rire, nellitinerario delleroe, un nuovo elemento che avr un peso notevole nella letteratura tra 800 e 900: si trattava della figura della donna, incombente pi co me archetipo aHintetnG avila coscienza delleroe, che

M. S e r a o , Vita e avventure di Riccardo Joanna, cit., p. 739.

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come invincibile potere esterno. La donna insomma co minciava ad essere vista negativamente, come fattore di immobilit, come ostacolo tra leroe e lazione; ma il suo potere era riposto in una speci di preesistenza del la sua figura originaria nellanimo delleroe, di cui la donna-individuo, quella occasionale, in carne ed ossa, risvegliava una struggente, paralizzante nostalgia. Mo tivi antifemministi erano presenti come si detto gi nella Serao che rappresentava la donna come la creatura che tutto prende senza dare, olimpica, indifferente forza distruttiva; e nello stesso tempo essere frivolo e vano, superficiale e capriccioso: Vide tutta la sua immensa, inguaribile vanit; e ne analizz tutta la vacuit. Poich queste donne che come Dalila congiuravano serenamente, inconsciamente, a togliergli la forza, in realt, egli non le amava; nes suna di esse glispirava una di quelle ardenti passioni che tutto devastano: e il sentimento per cui tutto egli sacrificava non aveva n altezza, n nobilt . . . Per lo ro come per lui, quella compagnia, quella conversazione, quellessere insieme, era una piccola soddisfazione di vanit, sopra tutto, quel largo odore d incenso che il poeta tributava loro nella sua prosa e nei suoi versi. Ma niente altro: e a nessuna di esse veniva in cuore di amarlo, di entrare nella sua vita, di portarvi la dolcezza ed il coraggio; egli sentiva la grande indifferenza fem minile che sa ammantarsi di cortesia, ma che pi oltre non sa andare, sentiva la grande frivolezza muliebre, la
5 . B r ig a n t i.

70

forma pi seducente di un egoismo ponderato e tran quillo . . . I

9. - In t e l l e t t u a l i

c la sse

a n t id e m o c r a t ic i

SIMBOLO DI UNALLEANZA.

d ir ig e n t e :

accen ti

Il motivo antifemminista assumeva nel Daniele Cortis^^ di Fogazzaro un ruolo decisivo nellitinerario del protagonista. Cortis infatti era essenzialmente un eroe nuovo in cui i motivi del decadentismo morbido, la scis sione tra coscienza e realt, si mescolavano con predo minanti elementi superuomistici che miravano ad una forma di recupero della possibilit di agire. In primo luogo la visione del protagonista veniva proiettata in una prospettiva dialettica tra presente e avvenire: il passato cio, elemento dialettico rispetto al presente nei romanzi precedenti, cessava di essere operante nel lanimo delleroe il quale recuperava nella sua epoca una dimensione titanica. Il presente insomma appariva sempre volgare, oscuro, vile e materialista, aduggiato dal positivo senso del pratico; eppure alleroe restava la possibilit di preparare un diverso avvenire, e di af fermare, pur nel totale isolamento, la propria superio rit. Il destino fatale dellincomprensione non piegava
M. S er a o , Vita e avventure di Riccardo Joanna, cit., pagi ne 635-36. A. F ogazzaro , Daniele Cortis, Milano, Baldini e Castoldi, 1885.

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in Cortis, nelleroe nato non pi troppo tardi ma trop po presto , la volont di autorealizzazione: Ma che lavoro ingrato su questo floscio buon sen so italiano che domanda a tutte le audacie il bilancio preventivo e ha tanta paura di passar per poco pratico, e, sopra tutto, di perder lora del pranzo e la pace della digestione! Siamo, in fondo, un popolo di droghieri. Riuscir malgrado tutto, ma mi ci vuole una energia e una certa perseveranza. Mi fischieranno; che importa? Nessuna mano mi getter fiori; sia! Se avessi uno stem ma vorrei questo motto Contro i pi Analogamente la visione negativa del parlamento come istituzione si andava precisando in un programma aristocratico di tipo esplicitamente bismarkiano che ave va come pilastri una monarchia forte e la pace religiosa come unica garanzia di pace sociale. Irredentismo, cio lidea di una patria agguerrita ma ancora in direzione risorgimentale, moderate riforme sociali e il motivo del luomo forte che deve venire, completavano il program ma che Cortis tracciava per il partito dellavvenire. Vo cazione antiparlamentare, e disprezzo della maggioran za, non implicavano in Cortis, come avverr in tanti eroi dannunziani a lui simili, labbandono della lotta, il rifugio nella Bellezza: Io considero una grande umiliazione questa che per entrare con forza nella vita pubblica bisogna stri sciare sotto una porta cos bassa: il patriottismo e la
^ A . F o g .^ z z a r o ,

Daniele Cortis, Milano, Mondadori, 1 9 6 9 , pa

gine 164 -1 6 6 .

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sapienza politica degli elettori . Non credo che la religione costituzionale-inglese ci convenga; non credo ai benefizi del vostro dispotismo parlamentare, qualun que sia il colore della maggioranza. La rapida metamor fosi che fu imposta al paese si pu molto bene giustifi care con'O vidio; ma sarebbe un compito pi duro di giustificarla con lesperienza e con la teoria Cos la dimensione del decadentismo estetizzante non rappresenter per Cortis la conclusione del viaggio ma solo una tappa, una vertigine momentanea, inti mamente legata al tema dellamore, della donna vista implicitamente come ostacolo allazione, al raggiungi mento della meta. Il motivo topico del discorso alla Camera interrotto dallimprovviso manifestarsi di una malattia, non rap presenter tuttavia per il protagonista il crollo defini tivo, la sconfitta, poich la successiva scelta ascetica, la rinuncia drastica e definitiva alla donna, allamore, ga rantiranno alleroe una possibilit di agire: Il sacrificio era stato liberamente voluto, per il bene; e la debole natura sera sfogata abbastanza. Di pi non voleva concederle. Si alz risolutamente e di scese, pensando a Roma, al suo giornale, al febbrile la voro di cui sentiva bisogno. Ebbe, scendendo fra gli abeti e i pini, la visione dellavvenire. Lotte con la pen na, lotte con la parola, nella stampa, nella camera, nelle riunioni, per le sue idee di governo, contro la indiffe*'5 A.
F ogazzaro,

cit., pp. 39-42.

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ri-nza pubblica; prime vittorie, ossia abbandono di ami ci, sarcasmi di sedicenti liberali, villanie di sedicenti cat tolici; pertinacia indomita, favore di Dio nel suo spi rito, negli eventi; paurose crisi, giorni d angoscia, im provvise chiome, nel suo pugno, della fortuna, giorni di potenza; In definitiva, nonostante i residui della vecchia poIc-mica antiparlamentare (la corruzione di certi deputati, la critica dellaffarismo ecc.) il Fogazzaro si muoveva in un clima decisamente mutato, lungo le linee di una ideo logia che ribaltava decisamente i termini della questione, riversando sullistituto della rappresentanza, sul siste ma democratico di importazione straniera, gli strali pri ma riservati alla classe dirigente che di quellistituzione si serviva per garantire i propri affari. Cortis appariva dunque la prima coerente incarnazione dellideologia di opposizione di quel settore di intellettuali che, abban donando il mito del Risorgimento tradito e del buon governo, tendevano a far fronte comune con la classe dirigente contro il minaccioso affacciarsi delle masse sulla scena della storia. Nel Daniele Cortis il motivo della folla, vista nella duplice modalit di fattore di li vellamento e di minacciosa forza distruttrice, implicava infatti il rifiuto del sistema democratico e l attesa del leroe che verr. D altra parte si trattava dei motivi pi tliifusi di una polemica ben diversamente articolata in ciucile zone dellEuropa che gi da decenni avevano vi
A. F o g a z z a r o , cit., p. 341.

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sto il disagio degli intellettuali nel sistema sociale nato dalla Rivoluzione industriale: sembra inutile ricordare che in Inghilterra ad esempio, sin dai tempi di Cobbett, l industrialismo veniva esplicitamente riconosciuto co me causa del disordine e dellinnaturalit delle nuove modalit di vita. In Italia invece, ancora alle prime fasi del processo di industrializzazione, la base strutturale della modificazione dellordine antico non veniva indi viduata e la polemica si appuntava sullincipiente civilt di massa. La folla, questa collettivit anonima e indif ferenziata, suscitava insieme disprezzo e paura; oppo nendo la forza livellatrice del numero alla volont di autoaifermazione dellindividuo essa attentava, agli oc chi di questi intellettuali, alla libera creativit dellarti sta sottoponendolo alle quotazioni del mercato. Alla Bel lezza dellarte, allopera unica, si sostituiva come valore la volgarit della merce, lopera riproducibile in molte plici copie. Come si detto questa tematica si affacciava in Italia ben pi confusamente rispetto al complesso si stema polemico che avevano espresso paesi come lIn ghilterra e la Francia; come non era difficile riconoscere in gran parte dellideologia di opposizione dei nostri giovani intellettuali tra 800 e 900 la suggestione di quelle polemiche importate dallestero e interpretate poi frammentariamente e riduttivamente. Il Cortis ad esem pio conteneva un esplicito riferimento a Carlyle; e nel lambiente del nostro estetismo di fine secolo era assai diffuso, come noto, il richiamo a Ruskin e ai pre raffaelliti. Tuttavia il divario strutturale tra le due na-

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zioni faceva s che di tutto larticolato sistema di pen siero costruito dalla clerisy inglese durante l800 i no stri intellettuali recepissero solo le scorie meno signi ficative. Nella narrativa italiana tra 800 e 900 questa nuova ideologia degli intellettuali avr come riflesso la nascita, accanto al vigoroso persistere del vecchio tipo, di un romanzo politico non parlamentare, in cui cio la vicenda delleroe si svolger tutta fuori dellA s semblea rappresentativa, disprezzata e respinta in quan to basata sulla forza del numero. Ripeteva invece pedissequamente lo schema del viag gio dalla campagna alla citt, con linevitabile sconfitta delleroe, un romanzo dellex-garibaldino Ettore Socci I misteri di Montecitorio , che si apriva con una specie di rassegna dei casi e delle magagne dei metodi eletto rali in uso: Promesse menzognere, intrighi volgari, ignobili tranelli, espedienti degni di Corte d Assise, tutto insom ma l apparato scenico e le maligne risorse che costitui scono il nauseante spettacolo di una lotta elet torale . . . Il romanzo proseguiva poi come un centone, co struito con tutti i motivi topici del romanzo di ambiente parlamentare, schematizzati al massimo: non mancava la descrizione dellapertura della Camera, laccusa di corruzione ai deputati, il trasformismo, linfluenza dei
E. S o c c i , I misteri di Montecitorio, Citt di Castello, tip. dello Stabilimento S. Lapi, 1887. E. Socci, cit., p. 12.

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salotti e delle signore del demi-monde sul funzionamen to dellAssemblea, lo scandalo degli appalti dei lavori pubblici, il potere delle Banche, del giornalismo, e infine il mito del Risorgimento tradito incarnato nella figura del deputato-patriota povero e integro che morir di stenti. Non dissimili le critiche ai metodi elettorali con tenute in un racconto di Pasquale de Luca, L Onorevole Zucchini ^ dove per si assisteva, una volta tanto, al trionfo degli onesti sui corrotti. Gerolamo Rovetta invece ne Le lagrime del pros simo inseriva il motivo del Parlamento in una trama assai pi complessa, costruita sulle scorie del vecchio romanzo storico risorgimentale e del patetismo tardo romantico della narrativa di consumo. Due elementi tut tavia attenuavano la banalit di questa storia: da un lato il motivo di un Risorgimento tradito gi nel suo farsi (la fortuna delleroe costruita sulla delazione e sulle forniture di guerra avariate) e quindi smitizzato, reinserito quasi nel normale corso storico, dove la vit toria e il successo apparivano preda dei forti. E inoltre la figura delleroe, Pompeo Barbar, un eroe negativo se si vuole, ma appunto per questo vittorioso; mutava cos lo schema dellitinerario delleroe borghese nella societ del suo tempo con laffacciarsi di una sua nuo-

P. D e L u c a , L Onorevole Zucchini, Milano, Tip. ed. Ver ri, 1890. G. R o v e t t a , Le lagrime del prossimo {I Barbar), Milano, Treves, 1888.

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vissima incarnazione, il tipo del cavaliere d industria, del self-made-man allamericana. Per questo eroe, ne cessariamente cittadino (e la storia infatti non a caso si svolgeva a Milano), litinerario non si svolger pi dalla campagna, l ordine antico, alla citt, il caos della civilt industriale. La metropoli moderna, tessuta di Banche e Industrie, incalzata dal ri.tmo incessante della fabbrica e degli affari, abitata da unanonima colletti vit, vietava allindividuo ogni possibilit di autoafiermazione allinfuori del successo. Nellanarchia della ci vilt industriale, nel dileguarsi di ogni norma, come unica legge, unico valore, unico potere si affermava il danaro, il capitale. Qui dunque il viaggio delleroe si svolger da un mondo vuoto di valori (la miseria nella metropoli) alla conquista del solo valore, il capitale, che la societ moderna poteva offrire. Non a caso infatti lo schema della storia era costruito su quattro motivi (le quattro parti in cui era diviso il romanzo) che riprodu cevano il meccanismo di formazione del capitale e il cursus honorum inaugurato dalla societ industriale; I denari G li affari Gli onori L Amore. Cos il Parlamento, per questo eroe del capitale, non sar che il tocco finale della costruzione; un Parlamento ovvia mente corrotto secondo le modalit ormai consacrate dalla recente tradizione narrativa. Nel romanzo, come in quasi tutte le opere di Rovetta, appariva anche sullo sfondo la massa, questa marea montante che si af facciava per solo come motivo di repertorio, e spostan dosi, coerentemente con lambiente cittadino da cui il

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romanzo nasceva, dalla metropoli (la massa indifferen ziata del proletariato moderno), alla campagna (la grandpeur della jacquerie contadina). Con Un Re umorista di Alberto Cantoni la cri tica dellistituto parlamentare si trasformava in un iro nico disegno tracciato secondo unispirazione fondamen talmente moralistica. L autore seguiva quasi cartesiana mente un procedimento per cui le sue figure riuscivano a riprodurre una certa complessit del reale pur con servando laspetto di concetti chiari e distinti. I pro blemi sociali e politici del tempo si riflettevano, spenta la loro contemporaneit e anzi ridotti a puri schemi, nel diario di un ipotetico re-filosofo, una figura di sag gio eroe problematico alle prese con una realt che era suo destino governare, ma intrinsecamente ingoverna bile. Questa volta il motivo del Parlamento appariva da un punto di vista assolutamente inedito, cio dalla parte dellesecutivo, nei suoi rapporti con il re: il giu dizio sullistituzione non cambiava, ma veniva fuori, come scontato, dallo scetticismo un po amaro di un commento che non vedeva alternative possibili; Vi lascio dunque a tutti, se la volete, la mia ferma persuasione che la umanit non si sia mai trovata come ora a cos mal passi, perch si vede assai pi che in altri tempi quel che le manca, e non s mai visto cos poco dove abbia a riuscire. Almeno la prima mattina dello

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A. C a nto ni , Un Re umorista, Firenze, Barbera, 1891.

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anno 1000 bastava che uno si svegHasse vivo per gon golare di giocondit La novit stava nella trasparente allegoria che coin volgeva l istituto monarchico, tenuto finora costantemente fuori da ogni polemica, nel processo di costruzio ne di un costume e di una volont politica: Come re, non mi parso vero pi volte di scari care il mio fardello sopra i miei troppi vicer (in pil lole attenuate ed elettive), ma se fossi stato suddito an zich, come dicono, sovrano oh quante volte non avrei preferito una buona mano di despotismo illuminato allaer cieco della mia incomposta Assemblea! Basta, prendiamola come . Sapete i miei vecchi metodi per tastare il polso alle crisi di gabinetto. Li ho mandati a farsi benedire, per iscrutare ogni volta non gi la oppor tunit di ogni crisi, s bene la sua correttezza, pur di persuadermi, avanti di venirne ad una, che il gabinetto soccombente non fosse disceso fino a farsi dare la pe data apposta da qualche compare segreto, per riappa rire a miglior tempo ed a migliore occasione . . . Ma verr giorno che saremo messi in burletta tutti, e quan do i comici, di qui a pochi secoli, non sapranno pi do ve dar di capo per tenere allegro il genere umano, vi assi curo io che ricorreranno alle scene parlamentari dei tem pi nostri, ed allarguta fregola contemporanea di voler fa-

A. C a nto ni , Un Re umorista, in Romanzi e racconti italiani dellOttocento, Cantoni, a c. di R. Bacchelli, Milano, Garzanti, 1953, p. 453.

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re glinglesi ovunque. Quasich le patate barbicassero da per tutto come nel Regno Unito! 10.

- L a n a r c h ia c o m e e s t r e m o r i f i u t o .

In Decadenza Luigi Gualdo riprendeva invece lo schema dellitinerario e della sconfitta delleroe mo derno nel mondo borghese. Riappariva il motivo del Parlamento come viaggio alla metropoli e come simbolo di successo, di promozione sociale; e inoltre la struttura del romanzo era ancora una volta edificata su una serie di oscillazioni della coscienza delleroe tra una volont, che comportava rinuncia e ascetismo, e limpotenza, lo abbandono alla fatalit. Ma nonostante le somiglianze, questo romanzo si differenziava notevolmente da altre storie precedenti per una intrinseca ambiguit che ne ampliava sensibilmente le possibilit simboliche. In pri mo luogo era del tutto assente nel romanzo ogni mo-< tivo di critica del parlamento, che appariva solo una tappa dellascesa sociale di Paolo Renaldi, alla pari con tutti gli altri simboli del successo (denaro, matrimonio, professione, inserimento nellalta societ) di cui il pro tagonista si andava progressivamente impossessando. Inoltre litinerario di questo eroe non andava dal passato al futuro: il mondo preindustriale, la civilt ru rale, l ordine antico, erano del tutto assenti in DecaA. C a n t o n i , cit., pp. 443-444. L. G u a l d o , Decadenza, Milano, Treves, 1 8 9 2 .

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(lenza, cancellati da una esperienza pi largamente eu ropea dellautore (un milanese-parigino, caratterizzato da una dimensione accentuatamente cosmopolita e da una incomoda condizione di bilingue). Insomma per Renaldi non si poneva un problema di rifiuto dellordi ne antico; l eroe, cittadino, nasceva gi inserito nel mec canismo della societ borghese. La condizione di par tenza, la posizione di piccolo-borghese emarginato, con dizionava inevitabilmente lassunzione febbrile ed acri tica della strategia del successo come unica norma im posta da unepoca in cui il processo di frammentazione sociale cominciava a manifestarsi spietatamente. Cos in Paolo Renaldi ritroveremo molti dei caratteri tipici di protagonisti del romanzo francese dell800 a cominciare d a Stendhal: laccettazione acritica del conformismo, del l ipocrisia imposta dalla societ e analogamente lassun zione della logica strumentalizzatrice della propria epo ca. Tutto ci sostenuto dal continuo appello ad una vo lont, minata a tratti da un eccesso di sensibilit mor bosa, e strutturalmente da una febbrile esaltazione, da un sovrappi di tensione. E proprio questo eccesso, questo fattore di disturbo del ritmo regolare e dei tempi im posti dalla civilt industriale, sconvolger litinerario d elleroe vanificandone astuzie, rinunzie, calcoli. Per Re naldi infatti, sin dallinizio del suo itinerario, il simbolo concreto del successo sar rappresentato dallinserimen to in una vita moderna e dunque pi ampia, pi inten sa. Cos ad esempio passando da Milano a Roma il pro tagonista:

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Vedeva dinanzi a s fatta vera una sua giovanile nostalgica visione di grande citt e di vita larga ed in tensa e la realt gli appariva piti completa della sua visione . Sentiva che calcava con gioia il palcosce nico adatto a lui Tra questa realt, questo mondo esterno e la coscienza delleroe appariva uno stacco, un divario superabile attraverso un pi completo processo d identificazione: Fisicamente perfino sera mutato, e cominciava a rassomigliare per qualche punto a questo o a quello tra li uomini in vista, a prendere unapparenza tipica avendo gli stessi modi, la stessa maturit precoce, lo stesso aspetto, lo stesso metodo di vestire Mentre il meccanismo della nuova societ integrava l eroe assorbendone individualit ed istinti, gli comu nicava al tempo stesso linsoddisfazione necessaria a farlo agire, a muoverlo incessantemente come rotella dellenorme ingranaggio della civilt industriale: Pi saliva e pi voleva salire; lambizione inco minciava a fargli provare le terribili ebbrezze del giuo co. Nulla di ci che otteneva lo accontentava; guardava sempre avanti Allora baster una piccola interruzione del ritmo, perch quelleccesso di tensione, quel difetto di costru-

L. G u a l d o , Romanzi e novelle, a c. di C. Bo, Firenze, San soni, 1959, p. 1010. 10* L. G u a l d o , cit., p. 1012. >07 L. G u a l d o , cit., p . 1 0 2 3 .

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zione del pezzo della gran macchina sociale, determini nelleroe la percezione della ristrettezza della sua realt quotidiana e insieme lavvertimento di un mondo pi vasto, pi aperto: Nuovi orizzonti si aprivano dinnanzi a lui, che lo turbavano e gli spiacevano; vedeva spostato il valore delle cose e delle persone; tutto stimato con dei criteri a lui sconosciuti; allo stesso tempo si risvegliava un po co dalla lunga apatia in cui era cascato, assorto dalla sua ambizione, e che lo aveva reso indifferente a tutto ci che non fosse il lavoro . . . intravvedeva che v era dellaltro a questo mondo; . . . Cos leroe moderno riconosceva infine al termine del viaggio la limitatezza del mondo esterno rispetto alla propria anima; e dunque appariva lo spleen, la noia degli angusti confini, del ritmo monotono e program mato della vita nella civilt industriale: E cominci una esistenza di noia, di una noia che non avrebbe mai creduto, prima, possibile, che sorpas sava quanto avrebbe saputo immaginare. Ogni giorno scendeva un gradino di pi nella scala della decadenza. Le lunghe giornate passavano interminabili ad una ad una, nella vuota lentezza delle ore, rapide nel succe dersi, nellaccavallarsi della loro deserta malinconia. Se ne stava in casa senza muoversi, in una pesante inazione, incapace di tutto fuorch di rivoltare sempre nella men te stanca i suoi sterili, poco definiti pensieri. Poi usciva,
>8 LT G u a ld o , a i . , pp. 1036-1046.

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trovava la strada odiosa, la vita comune cui non par tecipava pi, insoffribile a contemplare, la noia mag giore e di nuovo si rintanava . In questo romanzo dunque la sconfitta delleroe nel suo tentativo di integrazione nel mondo moderno era totale e definitiva; coerentemente con le proprie pre messe infatti l organismo sociale espeller il Renaldi divenuto inutilizzabile, non pi funzionale. Ma la no vit stava nellindividuazione di un processo di ricerca il cui punto d approdo non era il ritrovamento della nor ma, di un ordine (nuovo o perduto che fosse), ma si poneva anzi, fuggendo lingranaggio, fuori da ogni co munit, nellanarchia, nel disordine. Un approdo forse simile ad un naufragio in cui la libert era solitudine, e il futuro un indefinito perpetuo attendere: Talvolta, in quel clima dolcissimo, in quella vasta carezza di sole, in quellaria satura di profumi che con servava come una blandizie di velluto, era preso da una suprema indifferenza, la quale contrastava nel massimo modo con tutta l antica sua vita di prima. Allora gU pa reva che potendo vivere in quel posto egli non senti rebbe pi bisogno di nulla, e che, raffinatamente epicu reo come lo era diventato sempre pi, mentre prima, per tanto tempo, non lo era punto gli sarebbe ba stato quello stato di contemplazione nella quale si as sorbiva tutto intiero . . .
109 L. G u a ld o , cit., p. 1115. io L. G u a ld o , cit., p. 1129.

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II.E s t e t is m o
e nuovo rom anzo p o l it ic o

: dal

P ia c e r e a l l e V e r g in i d e l l e R o c c e .

A quel tipo di romanzo politico non parlamentare iiiinunciato dal Daniele Cortis ci riconducono invece i romanzi di D Annunzio, dal Piacere al Fuoco: in queste storie riapparivano, sistemate per la prima volta in un contesto omogeneo, le varie componenti dellideologia di opposizione dei nuovi intellettuali, i nati dopo il 60, che ribaltava i termini dellideologia del vecchio establishment, il mito del buongoverno portato avanti da questo per oltre un ventennio. Come si detto le sug gestioni delle correnti ottocentesche del pensiero anglosassone costituivano un nucleo rilevante della critica so ciale di questi giovani, che si esprimeva, tuttavia, soprat tutto attraverso un sistema di simboli, di miti in parte nuovi, in parte rinnovati, caricati cos di nuovi signifi cati. Il mito di Venezia, dellantica Roma, lidea della Bellezza, simboli utilizzati anche dagli uomini della De stra storica nellambito della tradizione umanistica, co minciavano specie con il governo Crispi ad assumere un valore pratico e attivistico. Si gi accennato al mito di colui che deve venire, al mito della donna come osta colo allazione delleroe, e infine al tema della folla li vellatrice, fattore di disgregazione dei diritti dellindi viduo, e causa della mercificazione dellArte. Nei ro manzi di D Annunzio tutti questi motivi si unificavano, esasperandosi, nel mito del Superuomo, che si arricchiva di connotazioni primitive, barbariche (gli istinti sangui6 . B r t o a n t i.

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nari, il vagheggiamento della strage) e costituivano in fine, un coerente sistema di idee che oltrepassava, gi con Le Vergini delle Rocce, la fase estetizzante. Questi romanzi segnavano inoltre una rottura totale e consa pevole con la forma del romanzo realistico, gi messa in crisi dallambiguo connubio con uno psicologismo di marca francese che come si visto aveva dato origine al tipo delleroe decadente dei romanzi della Serao e di Onufrio. Se infatti in quelle storie lattenzione del nar ratore era polarizzata sul protagonista, pure questo si muoveva su uno sfondo sociale in qualche modo carat terizzato; mentre i romanzi di D Annunzio erano co scientemente costruiti, come un ininterrotto primo pia no, su una dilatata e minuziosa analisi della gran quan tit di elementi di origine opposta che muovevano la coscienza delleroe moderno, del gran flutto d idee, di sensazioni e di sentimenti nuovi che si agitavano alla soglia del nuovo mondo Perci in una pro gressiva messa a fuoco dei propri intendimenti artistici, lautore andava dalla scelta della terza persona del Pia cere allio narrante delle Vergini delle Rocce; e dallo scenario univoco e stilizzato ma a suo modo vario nel primo romanzo, alla rarefatta concentrazione dellantico palazzo di Trigento nelle Vergini. Analogamente il viag gio di questi eroi non muoveva dal mondo rurale e artigianale di un recente passato alla moderna civilt inG . D A n n u n z io , La morale di Emilio Zola, in Pagine di sperse, - Cronache mondane - Letteratura - Arte, a c. d i A . C astelli, Roma, B. Lux, 1933.

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I11isifiale, ma appariva come una sconfinata ricerca nel N-mpo; essi si affacciavano dalla profondit dei secoli (' iiltraversavano come smarriti il presente, diretti verso un imprecisabile futuro. In realt poi gi in questo, nel riionoscimento cio da parte delleroe della direzione dii seguire, era implicitamente contenuto un superameniti dellestetismo: in questi protagonisti la negazione del presente non implicava n il ritorno al passato preiniliistriale, n la fuga nellanarchia dellasocialit, e nem meno il recupero del presente attraverso lautocontempliizione. L eroe dannunziano, come il Cortis di FogazZiii'o, non cesser mai di esercitare la propria volont in un progetto, implicante necessariamente il futuro; cos la sua asocialit era soltanto apparente, perch por tava perennemente con s la prefigurazione di una col lettivit ordinata secondo principi ben precisi che ope ravano un connubio tra il recupero di valori preindu striali e lintegrazione nelle strutture della nuova civilt intlustriale. Evidentemente tra Andrea Sperelli e Stelio Effrena la differenza non era poca. Nel Piacere in fatti l itinerario delleroe era costruito sulla consueta oscillazione tra ricorso alla volont e malattia della volont: Nel tumulto delle inclinazioni contraddittorie egli aveva smarrito ogni volont ed ogni moralit. La volon t, abdicando, aveva ceduto lo scettro agli istinti; il sen so estetico aveva sostituito il senso morale. Ma codesto
G. D A n n u n z io , Il Piacere, Milano, Treves, 1889.

senso estetico appunto, sottilissimo e potentissimo e sempre attivo, gli manteneva nello spirito un certo equi librio; cos che si poteva dire che la sua vita fosse una continua lotta di forze contrarie chiusa ne limiti d un certo equilibrio. Gli uomini d intelletto, educati al culto della Bellezza, conservano sempre, anche nelle peggiori depravazioni una specie di ordine Cos se da un lato gli ostacoli allautorealizzazione delleroe venivano individuati nei motivi ormai topici, la memoria, il rimpianto, la donna, essi tuttavia non erano presentati come insuperabili; un progetto era sempre possibile, leroe poteva nellArte, nella Bellezza, affermare la propria suprema individualit. L Arte! L Arte! Ecco lAmante fedele, sempre gio vine, immortale; ecco la Fonte della gioia pura, vietata alle moltitudini, concessa agli eletti; ecco il prezioso alimento che fa luomo simile a un dio Come per Cortis anche qui la meta, l ideale, era realizzabile, ma solo attraverso lascetismo, la rinunzia al successo vol gare e allamore. La mercificazione dellarte veniva re spinta come negazione della possibilit stessa di creare Bellezza. Alla domanda di Elena Muti sul perch egli rimanga cos lontano dal Gran pubblico , Andrea risponder rifiutando la facile notoriet del confettiere Tizio od il profumiere Caio : Anzi il mio sogno 1 Esemplare Unico da of-

1 13 G. D A n n u n z io , Il Piacere, Milano, Mondadori, 1966, p. 43. Il'* G, D A n n u n z io , Il Piacere, cit., p. 144.

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frire alla Donna Unica In una societ democratica com la nostra, lartefice di prosa o di verso deve rinun ziare ad ogni beneficio che non sia di amore. Il lettor vero non gi chi mi compra ma chi mi ama Mentre poi ritornava la minaccia insidiosa dellamo re, il potere sfibrante della donna che spegneva la vo lont delleroe appagandolo: Gran dolcezza devessere per la vanit della don na il poter dire: In ciascuna lettera chegli mi scrive forse la pi pura fiamma del suo intelletto a cui mi riscalder io sola; in ciascuna carezza egli perde una par te della sua volont e della sua forza; e i suoi pi alti sogni di gloria cadono nelle pieghe della mia veste, ne cerchi che segna il mio respiro! Insomma come altri prima di lui leroe del Piacere verr sconfitto e cadr nellabisso dellautocontem plazione: Talvolta, in qualche stanca ora di solitudine, egli si sentiva salire dalle profonde viscere lamarezza, come una nausea improvvisa; e rimaneva l ad assaporarla, torpidamente, senza aver la forza di cacciarla fuori, con una specie di rassegnazione cupa, come un malato che abbia perduta ogni fiducia di guarire e sia disposto a vivere del suo proprio male, a raccogliersi nella sua sofferenza, a profondarsi nella sua miseria morale N evidentemente lautore poneva questa crisi del"5

G. D A n n u n z io , Il Piacere, c it., p . 5 8 . G. D A n n u n z io , Il Piacere, c it ., p . 1 0 6 . '7 G. D A n n u n z io , Il Piacere, c it ., p . 2 5 3 .

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la volont in un clima metastorico, ma anzi chiamava esplicitamente in causa le istituzioni democratiche, il grigio diluvio democratico odierno, che molte belle cose e rare sommerge miseramente e venava lo stato d animo del suo eroe delloscuro presentimento di una minaccia sociale: Le nuvole del tramonto, la forma del Tritone cu pa in un cerchio di fanali smorti, quella discesa barba rica d uomini bestiali e di giumenti enormi, quelle gri da, quelle canzoni, quelle bestemmie esasperavano la sua Tristezza, gli suscitavano nel cuore un timor vago, non so che presentimento tragico Tuttavia nel Piacere la sconfitta non appariva, come per Onufrio o la Serao, inevitabile destino storico, fer rea necessit; anche ad Andrea Sperelli, il pi estetiz zante degli eroi dannunziani, si offriva una possibilit di scelta. Insomma con D Annunzio lestetismo si cari cava, gi negli anni del Piacere, di segni attivistici: nel 1888 d altra parte egli gi aveva respinto, dalle pagine della Tribuna, ogni limitazione della propria sfera di attivit alla pura poesia. La possibilit di agire si accen tuava, seppure ambiguamente, nel Trionfo della mor te Qui lautore, estremizzando la situazione eroe-mondo fino ad un punto di rottura, riaffermava comunque l esistenza di una modalit di autoaffermazione, la scelta
8 G. D A n n u n z io , Il Piacere, cit., p. 38. G. D A n n u n z io , Il Piacere, cit., p. 83-84. 20 G. D A n n u n z io , Il trionfo della Morte, Milano, Treves, 1894.

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della morte come gesto limite, e al tempo stesso liqui dava definitivamente il tema delleroe impotente, della volont debole. Il romanzo era concentrato sulla storia del viaggio interiore del protagonista alla ricerca di una via di autorealizzazione nel mondo moderno; ancora una volta questa era rappresentata dallascesi, e quando la donna, la lussuria, si manifestava come ostacolo, come invincibile Nemica, alleroe rimaneva la possibilit di attingere allascesi nella morte. Intanto nella prefazione l autore contrapponeva al destino delleroe decadente che si spegneva ne suoi brandelli di porpora straniero ed esule e prigione come una razza al proprio tra monto, la vocazione attiva dellartista, intento alla rea lizzazione di un prossimo futuro. Combinando le suggestioni del pensiero anglosasso ne con una lettura deformata e riduttiva di Nietzsche, la figura dellatteso si calava in quella del Superuomo, e il rifiuto della civilt di massa, abbandonata la dispe rata passivit simboleggiata dai primi eroi decadenti, vagheggiava l attivismo. Il programma, anzich da Nietzsche, appariva ispirato al pensiero di Carlyle e di Ruskin, dominato come era dallidea della gerarchia; d altra parte anche le nuove teorie sociologiche avevano sostituito allidea di uno sviluppo storico, procedente dalla collaborazione tra le classi, la rivelazione della storia come violenza, e della divisione sociale come struttura permanente di ogni societ. Gi nelle teorie
*21 G. D A n n u n z io , Il trionfo della morte, I romanzi della rosa, Roma, Per L Oleandro, 1933, p. XV.

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esposte da Gaetano Mosca in quegli anni, tra la classe politica , gruppi finanziari, agrari, industriali, e la classe dei governati , appariva un terzo gruppo, la -/ classe intellettuale , alla quale veniva assegnato un ruolo di protagonista in una prossima fase dello svilup po sociale, una funzione preminente tra le opposte for ze della ricchezza e del lavoro. Cos la visione della so ciet moderna che appariva, nelle Vergini delle Rocce tripartita fra plebi , poeti e patrizi , recupe rava frammenti di varie correnti di pensiero coagulate in un corpo unitario che diveniva la base dellideologia di opposizione di gruppi ormai individuabili di intellettuali raccolti principalmente attorno al Convito, al Marzocco, e ad alcune riviste milanesi dellultimo decennio dello 800. Nelle Vergini D Annunzio compiva, attraverso il protagonista, unanalisi globale della societ del suo tem po, non pi per accenni frammentari, ma attraverso la esposizione organizzata di una visione politica in cui prevaleva leredit ruskiniana, con lappello per una ri scossa degli intellettuali e dellaristocrazia. L obbiettivo polemico in ambedue i casi appariva la democrazia bor ghese, rappresentata dallistituto parlamentare: Chie devano intanto i poeti, scoraggiati e smarriti . . . : Qual pu essere oggi il nostro officio? Dobbiamo noi esal tare in senarii doppi il suffragio universale? Dobbiamo noi affrettar con lansia dei decasillabi la caduta dei Re, lavvento delle Repubbliche, laccesso delle plebi al poG. D A n n u n z io , Le Vergini delle rocce, Milano, Treves,
1896.

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tere? Non in Roma, come gi fu in Atene, un qualche demagogo Cleofonte fabbricante di lire? Noi potremmo, per modesta mercede, con i suoi stessi strumenti accorda ti da lui, persuadere gli increduli che nel gregge la for za, il diritto, il pensiero, la saggezza, la luce . . . . 0 E i patrizii, spogliati d autorit in nome dellugua glianza, considerati come ombre dun mondo scomparso per sempre, infedeli i pi alla loro stirpe e ignari o immemori delle arti di dominio professate dai loro avi, anche chiedevano: Qual pu essere oggi il nostro offi cio? Dobbiamo noi ingannare il tempo e noi stessi cer cando di alimentare tra le memorie appassite qualche gracile speranza, sotto le volte istoriate di sanguigna mitologia, troppo ampie pel nostro diminuito respi ro? O dobbiamo noi riconoscere il gran dogma dellOttantanove, aprire i portici dei nostri cortili allaura po polare, coronar di lumi i nostri balconi di travertino nelle feste dello Stato, diventar soci dei banchieri ebrei, esercitar la nostra piccola parte di sovranit riempiendo la scheda del voto coi nomi dei nostri mezzani, dei no stri sarti, dei nostri cappellai, dei nostri calzolai, dei nostri usurai e dei nostri avvocati Con la democrazia rappresentativa, lautore colpiva la vilt della classe dirigente e il vecchio establishment intellettuale che si era piegato alla mercificazione del l arte. Cos nelle Vergini, lassenza di qualunque inten'23 G. D A n n u n z io , Le Vergini delle rocce, I romanzi del gi glio, Roma, Per l Oleandro, 1934, p. 45. >2'' G. D A n n u n z io , Le Vergini delle rocce, cit., pp. 47-48.

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zione rappresentativa dello sfondo su cui agiva leroe, corrispondeva alla volont di esporre direttamente e polemicamente le caratteristiche dominanti dellepoca contemporanea. La scelta di uno strumento narrativo pi stilizzato ed astratto, che potrebbe anticipare in qualche modo, specie per la prima parte, il tipo del ro manzo saggistico, rispondeva ad una esigenza di incidere concretamente nella realt, ad un impegno attivo che procedeva allesplorazione sistematica della civilt di massa. Perci potevano riaffacciarsi anche elementi di cri tica sociale pi tradizionali, come il mito del Risorgi mento tradito e il disprezzo per laffarismo della nuova classe politica ; qui vista per come borghesia arric chita, usurpatrice dellaristocratico diritto al dominio: Ma quegli stessi uomini, i quali da lungi erano apparsi fiamme nel cielo eroico della patria non ancor libera, ora diventavano carboni sordidi, buoni soltanto a segnare su i muri una turpe figura o una parola scon cia , secondo latroce immagine di un retore indignato. S industriavano anchessi a vendere, a barattare, a legi ferare e a tender trappole, nessuno pi facendo allusione allarco micidiale. E non pareva probabile, in verit, che a spaventarli si levasse d improvviso il grido: O Proci, divoratori della sostanza altrui, badate, Ulisse gi approdato in Itaca! Le Vergini delle Rocce segnavano, attraverso questa critica sociale nu
25 G.
D A n n u n z io ,

Le Vergini delle rocce, cit., p. 70.

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trita di attivismo, latto di morte di tutto il repertorio gestuale e simbolico delleroe decadente; il poeta bol lava come inutile la ricerca della morte quale estremo rimedio alla frustrazione della necessit di agire; e come vile e morboso quel cupio dissolvi, lannientamento che aveva sugellato la sconfitta di tanti eroi nel mondo borghese: Cui bono? ripeteva intanto da lungi e da presso uno stuolo crepuscolare con voci non dissimili a quelle degli eunuchi. Quale il senso, quale il pregio della vita? Perch vivere? Perch affaticarsi? Tutti gli sforzi sono inutili, tutto vanit e dolore Noi dobbiamo uccidere le nostre passioni luna dopo l altra e intendere ad estirpar dalle radici la speranza e il desiderio che sono la causa della vita La rinun cia, la piena incoscienza, il dissolvimento di tutti i so gni, lannientamento assoluto: ecco la liberazione finale! Claudio Cantelmo si poneva cos come il prototipo del nuovo eroe, dalla volont incrollabile, gelosamente chiuso nella necessit di agire il proprio triplice com pito: la realizzazione di se stesso come ideale tipo la tino; la creazione della suprema ed unica opera d artej la generazione dellatteso, del dominatore, di colui che sottometter la Folla. Tuttavia lo squilibrio tra il pri mo libro, in cui prevaleva il taglio saggistico, e le altre parti del romanzo pi affidate alla rappresentazione, sepG. D A n n u n z io , Le Vergini delle rocce, cit., p . 43.

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pure concentrata nello sguardo di un io narrante, con feriva anche al nuovo eroe unambiguit che finiva per dissolvere lapparente concretezza dellazione e della meta. L itinerario di Claudio Cantelmo infatti sfiorava la societ moderna ma solo quel tanto necessario a com piere una rapida educazione sentimentale ; il prota gonista poi, dopo i necessari tumulti della giovinez za , fuggiva il presente e attuava, come i primi eroi borghesi, un ritorno al passato. vero che il viaggio del nuovo eroe si svolgeva secondo modalit diverse, poich il passaggio dal presente al passato aveva come meta il futuro; e inoltre questo passato assumeva con notati inediti, abbandonava il culto dei valori medio e piccolo-borghesi della civilt preindustriale, per il mito aristocratico della forza e del dominio. Tuttavia, la vi cenda di Claudio Cantelmo paradossalmente finiva per riproporre il tema della sconfitta come motivo condut tore dellitinerario delleroe moderno, e il dissidio tra reale e ideale come ineliminabile retaggio della societ industriale. Quel passato, visto da lontano come cu stode di intatte energie, si presentava poi, agli occhi del visitatore, sotto il segno distruttore della Follia e della Morte: Che facevo io medesimo in quel luogo se non una commemorazione della morte? Tutto si offuscava in torno a simiglianza delle pareti, sembrava retrocedere in un passato lontano; tutto assumeva un aspetto antiqua to e stinto, sembrava quasi coprirsi di polvere. I due ser vi, con le livree azzurre e le lunghe calze bianche, lenti

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e disattenti, avevano laria d esser venuti fuori da una guardaroba del secolo scorso, tristi avanzi d un lusso abolito. Quando si ritraevano in disparte, parevano di leguare come ombre nella lontananza illusoria degli spec chi, rientrare nel loro mondo inanimato La spaccatura tra reale e ideale si riproduceva cosi anche a livello artistico, allinterno dellopera in cui cu riosamente la figura di un eroe invitto si sovrapponeva alla rappresentazione di un mondo in sfacelo. Ripercorrevano a distanza di anni, sia pure in tono minore, litinerario dei protagonisti dannunziani due personaggi di Enrico Annibaie Butti. Attilio Valda in L Automa ripeteva fedelmente il tipo delleroe deca dente in fuga dal proprio tempo materialista e volgare; al termine del suo itinerario anche il Valda, paralizzato dallimpotenza della volont, incapace di sanare nella azione il dissidio tra reale e ideale, trover la sconftta nelloscuro potere della donna. Caratteri superuomistici avr invece Aurelio Imberido, il protagonista de L Incantesimo Questo roman zo era costruito, un p come Le Vergini dannunziane, su due piani, uno saggistico, lesposizione pi o meno organica delle idee politiche di un pubblicista del tem po, Alberto Sormani, e uno narrativo, in cui si ripropo neva la oscillazione delleroe tra attivismo ed estetismo. La critica sociale di Aurelio ripeteva lo scherna ormai
G. D A n n u n z io , Le Vergini delle rocce, c it ., p p , 1 3 4 -1 3 5 . '2* E. A . B u t t i , L Automa, Milano, Galli, 1 8 9 2 . >29 E. A. B u t t i , L Incantesimo, Milano, Treves, 1897.
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noto dellideologia di opposizione dei giovani intellet tuali, arricchito da suggestioni positivistiche di origine spenceriana: la necessit delle gerarchie, il tema della riscossa aristocratica, lo spirito eversivo del sistema rap presentativo, il motivo dellatteso, il rifiuto della merci ficazione dellarte, la critica della civilt di massa, lesal tazione dellindividuo. Come nel Trionfo della morte poi lostacolo allautorealizzazione delleroe era rappre sentato dalla donna; tuttavia la sconfitta di Aurelio solo apparentemente verr dal misterioso potere femminile. Infatti loscillazione tra certezza della meta e sensibilit morbosa appariva fin dallinizio una componente strut turale della personalit di questo eroe tipicamente de cadente; cos come la fuga nellamore come evasione sar determinata in lui dal traumatico contatto con la folla, non pi astratto concetto ma palpabile realt di struttrice: Il giovine ristette un poco su langolo, osservando quella massa confusa, che sembrava immobile, avvitic chiata con le radici alla terra: non vi si distingueva una figura, non si percepiva il senso d una parola. La Folla appariva una, compatta, indivisibile, informe come un organismo elementare, pigiata e fusa come una colonia di crostacei su uno scoglio marino. E , aggregazione di migliaja e migliaja d individui, essa era un solo corpo, aveva una sola voce, un sentimento unico, una unica volont, oscura e invincibile pi d un istinto
E. A. B u t t i, L Incantesimo, Bologna, Cappelli, 1968, pa gina 520.

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'^dVIncantesimo si verificava per la prima volta lo incontro diretto delleroe borghese con la Folla; non mancava neppure qui l accenno polemico alle istituzioni rappresentative, al sistema democratico, ma solo questa spaventosa immagine della civilt di massa riusciva a comunicare allImberido la percezione della vanit di ogni lotta. La Folla era sovrana; correva, travolgeva, calpe stava, annientava ogni ostacolo sul suo passaggio. L Idra vorace e scatenata stava per inghiottire nelle sue fauci innumerevoli ogni cosa grande e nobile e bella, ogni idealit, ogni tradizione, ogni fede. E nessuno, nessuno al mondo era in grado di contenderglielo, poich nes suno, che non fosse un Dio, poteva rimetterle le catene e rigettarla vinta e umiliata nella sua gabbia. Che valeva ormai lindividuo di fronte alla massa? Egli era un vo to, contro mille e mille voti; era una voce, contro mille e mille voci; era ununit contro una pluralit senza nu mero. Due di quei malviventi, pur che sapessero scom biccherare il loro nome, pesavano pi di lui su la bilancia della Democrazia. Uno di quei fanatici, senza ingegno e senza cuore, poteva con poche parole insensate sollevare la moltitudine e dirigerla a suo mal talento; egli con tutta la sua eloquenza, con tutta la sua dottrina non sarebbe riuscito a convincerne una minima parte, ad arrestarla per un solo attimo nel suo cammino. O esal tare i diritti sconfinati del nuovo Despota, o cadere ir remissibilmente sotto la sua condanna
>3' E. A. B u tti, L'Incantesimo, cit., pp. 524-525.

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Nel romanzo del Butti la polemica, pur riflettendo tutti i motivi dellideologia di opposizione dei giovani intellettuali, diveniva pi diretta, rinunciava quasi del tutto allambiguit dei simboli: il protagonista parlava assai poco della Bellezza e polemizzava invece con il Socialismo cercando concretamente alleanze, tra le per sone colte e facoltose, tra gli uomini di scienza, tra i filosofi, tra gli artisti . Un programma che rifletteva evidentemente lo schema della societ tracciato dal Mo sca, come anche linsistenza dellImberido sulla funzione delle aristocrazie intellettuali risentiva pi della socio logia positivista che del pensiero anglosassone. Il tema dellinsufficienza del positivismo, individuato come sim bolo della societ industriale, ricorreva in ambedue i romanzi del Butti, ed era ambiguamente presente anche nella La Disfatta di Alfredo Oriani. Qui lo scienti smo, respinto al livello teorico, prendeva la sua rivin cita al livello narrativo, dove lo scioglimento dellazione era affidato allapplicazione meccanica delle leggi della ereditariet. La Disfatta riproponeva lo schema della sconftta delleroe al termine di un solitario viaggio nel la moderna societ borghese. Nel romanzo dellOriani, accanto a molta parte dellideologia di opposizione dei giovani intellettuali, ricorrevano alcuni motivi della vec chia polemica: il mito del Risorgimento tradito, la de cadenza dellistituto parlamentare, il disprezzo per la classe dirigente equivoca e mercantile . L oscillazione
A. O r ia n i , La Disfatta, Milano, Treves, 1896.

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degli eroi di D Annunzio, di Butti e di Oriani tra atti vismo ed estetismo, annunziava una diversa fase dei rap porti tra intellettuali, borghesia e proletariato, quale si verr precisando agli inizi del 900.

1 2 . - O s c il l a z io n i t r a c o n se n so e d is s e n s o ROMANZO DI c o n s u m o .

nel

Intanto il tema del parlamento continuava a servire da pretesto narrativo ad alcuni scrittori che riflettevano ancora, del tutto o in parte, la vecchia ideologia dei ceti di origine. In questi scrittori il recupero dellambiente parlamentare come sfondo della vicenda, implicava an che una meccanica riproposizione dello schema narra tivo e dei personaggi inventati o almeno resi funzionali dal romanzo post-risorgimentale. Si ebbe cos una pas siva ripetizione di motivi, di situazioni, di particolari che trasformarono il romanzo parlamentare in un tipo di narrativa di consumo priva per lo pivi anche di un interesse documentario. In genere questi romanzi ri flettevano i gusti e lideologia dei ceti medi tra ultimo 800 e primo 900, legati a vecchi schemi moralistici ma al tempo stesso sensibili a certe trasformazioni strut turali che, pur mantenendoli ai margini come gruppo sociale, finivano per coinvolgerli nel generale processo di assestamento della nuova societ. Cos sparivano i toni di cupa minaccia, il senso di fine incombente che aveva dominato in parte la precedente narrativa parla7 . B r ig a n t i,

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mentare conducendola persino a sfiorare il decadenti smo; in genere la vittoria del bene era invece assicurata, si diffondeva un tono essenzialmente ottimistico, lim possibilit di agire diveniva solo relativa, e la buona volont era sempre pi spesso chiamata in causa per assicurare la vittoria finale. Questo romanzo poi giun geva in certi casi a sfiorare il tipo del romanzo storico, quando metteva sulla scena eventi e personaggi della vita politica degli anni precedenti, direttamente, oppure indirettamente sotto trasparenti allegorie. Il periodo da Depretis a Crispi, lepoca del trasformismo, e le lotte tra gruppi finanziari culminate negli scandali delle ban che di emissione, costituiranno cos lo sfondo pi co mune di questi romanzi, nei quali lintreccio prevale or mai sul personaggio, gli elementi collettivi su quelli individuali, il costume e lideologia dei ceti piccolo-bor ghesi sulla situazione dello scrittore come intellettuale. Anche a questo livello di letteratura di consumo, la polemica si svolgeva ormai allinterno della civilt in dustriale, i cui principi fondamentali non venivano or mai pi messi in discussione. Riportava sulla scena tutti i vecchi motivi dellideologia di opposizione del vecchio establisment post-risorgimentale, Achille Bizzoni nel ro manzo L Onorevole Riappariva intatto lo schema del litinerario delleroe dalla vecchia alla nuova societ, e della sconfitta connessa alla perdita dei valori tradizio nali; e la struttura del romanzo ancora una volta era
A. B iz z o n i , L'Onorevole, Milano, Sonzogno, 1895.

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costruita sullopposizione tra epoca eroica ed epoca po sitiva, rappresentate simbolicamente dal contrasto di valori tra leroe giovane, dalla volont debole, e leroe vecchio, onesto, integro, guidato da norme incrollabili. Ritornavano, con lantica vis polemica, tutti i temi del primo romanzo parlamentare: la corruzione del sistema elettorale, le manipolazioni governative compiute attra verso i prefetti, la descrizione del Parlamento, linau gurazione della Camera con la seduta reale, il losco con nubio tra Banche, deputati e Governo, linfluenza delle donne e dei salotti sulla vita politica, il trasformismo, i difficili rapporti tra eletti ed elettori, il giornalismo co me quarto potere: In quella breve lotta, lotta dellultima ora, erano rimasti sul terreno, col candidato Bertari, quattro sindaci, tre consigli comunali al completo; in compenso erano state largite 50 croci di cavaliere della corona d Italia, fu decretata l arginatura tanto invocata dai miraltesi, ed una benefica pioggia di biglietti di banca aveva confortato molte miserie e rallegrato tutti gli osti del collegio. Qualche coltellata la sera precedente lele zione ma neppure un morto. Pochi vetri rotti, pochi poich lintervento de carabinieri fu pronto ed energico. Non un arrestato fautore del candidato del Governo; la legge uguale per tutti, specialmente nel periodo elettorale Anche l itinerario del giovane eroe si compiva atA. B iz z o n i, cit., p . 25.

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traverso le tappe ormai canonizzate: la perdita delle norme tradizionali gi prima di iniziare il cammino, il motivo topico del viaggio del neo-eletto nello scompar timento riservato, con lincubo notturno ed il manife starsi del conflitto di valori nella coscienza del protago nista, il contrasto tra ambizione e impotenza della vo lont, la vittoria del potere della donna, il tema, anche esso topico, della febbre cerebrale che colpisce leroe durante la seduta alla Camera. Tuttavia la problematica dellaltro protagonista, luomo del risorgimento, appa riva meno ingenua e limitata, manifestava insieme al rimpianto del passato, una visione consapevole del pre sente, lasciava posto accanto allirredentismo e allanti clericalismo di matrice risorgimentale, anche a problemi come il distacco delle masse dalla vita politica e lemi grazione. Non a caso qui la rappresentazione della se duta reale si collocava, a differenza di quanto avveniva in altri romanzi precedenti, fuori da ogni mitizzazione dellistituto monarchico. Questa pi accentuata radicalizzazione della polemica contro il sistema politico uscito dallunificazione, che del resto rappresentava la proie zione delle idee del Bizzoni garibaldino e repubblicano, non modificava tuttavia in modo rilevante la visione complessiva che restava legata alla vecchia ideologia di opposizione. Cos non a caso la vicenda rimaneva do minata dai motivi classici della vecchia critica politica, il trasformismo degli uomini politici e gli scandali bancari. Una polemica, forse ancora pi attardata, contro

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l indirizzo economico dello stato unitario, era presente nel 'Diamante nero di Anton Giulio Barrili. Anche qui due personaggi che incarnavano i vizi e le virtii dei due periodi, quello eroico e quello piccino dei nuovi tempi. Come sempre il Parlamento rappre sentava la meta delleroe borghese, che anche qui com piva il suo viaggio dalla campagna alla citt, mosso dalla spinta dellambizione; mentre laltro eroe, artista e co smopolita, come al solito estraneo alla rappresentanza nazionale, rivestiva rigidamente il ruolo di contraltare, legato ai valori della vecchia civilt rurale. In questo romanzo si rifletteva dunque tardivamente lideologia dei ceti medi preunitari legati alla rendita fondiaria, quellideologia che si era espressa al livello letterario tra il 1850 e il 1870 nel romanzo rusticale; e riappariva cos la polemica contro il processo di industrializzazione, che indicava negli appalti di lavori pubblici, ferrovie in particolare, il tramite di un rafforzamento del capitale mobile: E che baldoria, infatti! Si ampliavano i porti, si fondavano arsenali, si premiavano industrie, si concede vano tronchi di strade ferrate. Cento kilometri a te, 75 a voi, 57 a lui; stazioni nuove, binarli doppi, linee postali marittime, lavoro alle officine nazionali, sgravio di tasse, ce n per tutti. E a tutti si dava, e a cui non si dava si prometteva L alternativa veniva individuata, come al solito, nel
A. G. B a r r i l i , Diamante nero, Milano, Treves, 1897. A. G. B a r r i l i , cit., p p . 1 3 0 -1 3 1 .

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ritorno alla terra, abbandonata dai proprietari, borghesi o aristocratici, inurbati e dai contadini costretti alla emigrazione che per l Au tore andavano a perdere al trove lenergia, la vita e il nome italiano . Lo stesso mito di Roma, respinti i topos retorici della Terza Roma e della razza latina , veniva riproposto sub specie rurale: . . . qui vengono uomini e partiti a riconoscere che non pi tempo di pazze discordie e di volgari cu pidigie; che al popolo italiano si dee provvedere dando ogni cura alla terra Saturnia, dondesso e noi siamo nati, dondesso e noi prendiamo il nutrimento; ma esso prendendo il necessario e restituendolo collopera assi dua, delle braccia e degli animi, non prendendo il su perfluo e gittandolo in oziose vanit, di cui tuttaltr gode e si rinfranca, fuorch la povera terra Saturnia Riappariva cos il cauto interclassismo dei romanzi campagnoli come fattore di pace sociale, quasi per nulla turbato, tranne che per brevi accenni, dai conflitti che proprio in quegli anni si scatenavano pi violentemente: . . . comporre dissidii morali, economici e politici, per avviare tutte le nostre forze vive ad un fine di rico stituzione sociale, favorire una borghesia intelligente, aperta a tutte le giuste speranze dei lavoratori, avviata a tutte le oneste ambizioni di coloro che il lavoro avesse ricompensati; stabilire su basi pi salde una nobilt, territoriale e politica, giustificata dallo adempimento di
A. G. B a r r i l i , cit., pp. 96-97.

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una nuova ed en:iinente funzione, una nobilt richiamata al lavoro, nei suoi uiEzi di vigilanza e d indirizzo effi cace, meglio collegata alla terra, donde avesse a prender forza, e titolo, e diritto di concorrere al governo del paese La vita politica veniva rappresentata secondo i con sueti moduli polemici; anche qui brogli elettorali, mal costume giornalistico, corruzione dei deputati, sciogli mento delle camere, indifferentismo politico: Il paese sempre dolcemente lusingato nella sua dignit, quando gli dicono che a lui deferito il giudi zio in appello. Il paese si leva allora come un sol uomo, indossa la toga; si calza in testa il tocco gallonato, e giudica e manda secondo che avvinghi; cio, dobbiamo correggerci, secondo che si trovi avvinghiato, mandando ordinariamente alla Camera gli stessi onorevoli di pri ma. Poi, fatta quella enorme fatica, butta la toga sulla poltrona, e si ritrova in camicia; ottima occasione per deporre il tocco gallonato, calzare in sua vece un ber retto di cotone e andarsene a schiacciare un altro sonno di due o tre anni, quanti ne durer la nuova legi slatura Le elezioni apparivano anche sullo sfondo di una vicenda tra veristico e tardo-romantica in un romanzo di Domenico Ciampoli, Il barone di San Giorgio
138 A. G. B a r r i l i , cit., p. 136. >39 A. G. B a r r i l i , cit., p. 317. D. C i a m p o l i , Il barone di San Giorgio, Milano, Treves, 1897.

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dove il protagonista compiva rapidamente la propria ascesa sociale anche a prezzo del delitto, e vedeva infine nellelezione la salvezza dalla galera e, insieme, con il viaggio a Roma, il coronamento dei propri ambiziosi progetti. La rappresentazione della lotta elettorale pas sava attraverso i consueti motivi polemici, un quadro di squallida corruzione provinciale che tuttavia aveva nel romanzo un ruolo assolutamente secondario rispetto al tema del primitivismo passionale trattato dallautore con rozzi strumenti culturali tra folklore e nero tardo-romantico. Di livello assai scadente era anche L Onorevole Grigioni di Deigrosso, nel quale riappariva la con trapposizione tra le due epoche, pre e post-risorgimentale, incarnate da due personaggi appartenenti alle due diverse generazioni. I tipi erano descritti schematica mente anche in funzione di una polemica interna alla classe dirigente, in cui la borghesia industriale, at tiva e operosa, veniva contrapposta allaristocrazia, cor rotta, inetta, dissipatrice. Cos entrava in gioco anche il modello americano, la glorificazione borghese dellinizia tiva individuale attraverso il tipo del self-made-man, promotore dello sviluppo delleconomia e rigido custode dei valori tradizionali. Come si vede lo schema dei rap porti fra le classi si andava lentamente ribaltando; la civilt industriale, che era stata vista come distruttrice della tradizione, diveniva ora il baluardo dei valori del-

G. A. D e l g r o s s o , L'Onorevole Grigioni, Torino, Roux, Frassati e C., s. d., (ma 1897).

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la famiglia, della patria, dellordine sociale. Come in molti altri di questi romanzi attardati su vecchie posi zioni, la presenza dei tempi nuovi si manifestava attra verso la paura di fermenti sociali, la polemica contro le associazioni operaie e i loro dirigenti, polemica che avrebbe trovato dopo pochi anni un ampio sviluppo nelle analisi di sociologi come Pareto e Michels e che sarebbe penetrata nelle ideologie attivistiche come mo tivo polemico di primo piano contro il socialismo: Serbando dellaristocrazia unicamente la boria, propria di coloro che in essa valgono meno, Riccardo si era affigliato a parecchie di quelle societ che osano intitolarsi democratiche e, mentre danno ad intendere alloperaio di tutelarne gli interessi, si prefggono in realt lo scopo di intorbidarne le acque per pescarvi dentro, e sono ricetto naturale degli spostati, degli im-^ broglioni l L istituzione rappresentativa appariva tarata dalle solite magagne, non respinta in s, ma gravemente com promessa dal malcostume imperante: La Deputazione, dai pi, considerata come scala ad alti e lucrosi impieghi, da molti ambita esclusivamente allo scopo di esercitare una influenza nociva e dispensare favori. Uomini inetti ad aprirsi altrimenti la strada vantano, gli uni principi che non professano, servizi che non sognarono mai di aver reso al paese, martirii non sopportati, altri si valgono del nome illu'*2 G. A. D e l g r o s s o ,

cit., p. 38.

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stre, patriottico, popolare che portano, del quale non hanno saputo conservare lo splendore, precisamente co me tu, ovvero si giovano del prestigio del censo. Tutti poi ricorrono allintrigo e carpiscono i voti ingannando la buona fede degli elettori. Transigono colla coscienza e collonore, e deturpano cos la pi grande istituzione sociale, paralizzano il bene che la nazione ha diritto di pretenderne, fanno cadere sopra di essa il ridicolo ed il disprezzo della gente onesta Ritornava cos il Risorgimento tradito, il connubio Banche-Parlamento, il peso del clero sulla stessa forma zione dei governi, la corruzione del giornalismo, lin fluenza delle donne nella vita politica. In un romanzo di Enrico Castelnuovo, L Onorevole Paolo Leon far te i due mondi, quello eroico e idea lista del Risorgimento, e quello affarista e positivo del Regno d Italia, tornavano a contrapporsi nettamente at traverso due personaggi-tipo, lOnorevole Corimbo e l Onorevole Leonforte. Questa vicenda aveva come sfon do la vita politica post-unitaria, descritta attraverso i motivi polemici ormai noti contro i corrotti sistemi elet torali e le disfunzioni del Parlamento manovrato da torme di speculatori e condizionato da interessate cam pagne di stampa. La sconftta dellOnorevole Corimbo veniva consapevolmente presentata dallautore come la fine di unepoca; stava a rappresentare, simbolicamente
G. A. D e l g r o s s o , cit., pp. 12-13. E. C a s t e l n u o v o , L'Onorevole Paolo Leonforte, Milano, Bal dini e Castoldi, 1894.

Ili

racchiusa in un destino individuale, la delusione sto rica , il tramonto degli ideali, la decadenza economica di uno strato sociale, la media e piccola borghesia fon diaria. Di fronte a questa materia tuttavia lautore assu meva un atteggiamento ambiguo, in cui il rimpianto del tempo eroico lasciava ampio spazio al riconoscimento della necessit della prosa dopo la poesia . In defi nitiva nel Castelnuovo la valutazione del positivo, del lattivit incessante della civilt industriale, non appa riva interamente legata agli schemi tradizionali, e lepoca preindustriale era vista s come onesta e bella, ma pro blematicamente, gravata cio dal dubbio che lideali smo non rappresentasse ormai, con i nuovi tempi, che un inutile residuo di astrattezza. Allo stesso modo, il prototipo del nuovo eroe borghese raffigurato da Paolo Leonforte, appariva non meno ambiguo. Freddo, cal colatore, spregiudicato questo eroe compiva il suo iti nerario, dalla societ preindustriale, cui apparteneva co me nobile decaduto, alla civilt urbana e industriale nella quale si integrava percorrendo senza esitazioni tutte le tappe del moderno cursus honorum, guidato dallunica legge dettata dal suo tempo, la legge del denaro. Riapparivano, nelle teorie utilizzate da Leonforte durante la sua ascesa sociale, le idee attivistiche di una riscossa aristocratica: Ai vecchi patrizi impoveriti e abbattuti, ai queruli possidenti bersagliati dallinclemenza delle stagioni e dallavidit del fisco, egli predicava la trasformazione

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della propriet immobiliare in propriet mobiliare, la necessit di slanciarsi con audacia nelle correnti del mon do moderno e di sottrarre la Banca al monopolio bor ghese. Non cera altro mezzo, egli ripeteva sempre, per laristocrazia, di salvarsi dalla progrediente decadenza . Bisogna essere del proprio tempo e imparare a ma neggiare larma del proprio tempo, il danaro . La cosa a cui si deve mirare lo spostamento della ricchez za. Si deve cercar chessa non resti nelle mani di pochi avventurieri, senza scrupoli, senza patria, senza tradi zioni, ma passi in quelle di chi la nobiliti con la dignit del nome e con la gentilezza di costumi e di maniere che i risaliti non avranno mai . . . '^ Tuttavia questo eroe, modellato dal Castelnuovo sul tipo del moderno capitano d industria, metteva lideo logia dei giovani intellettuali al servizio del capitale, e non della Bellezza, se ne serviva per fondare Banche, per trasformare laristocratica e improduttiva propriet fondiaria in capitale finanziario. Il culto del positivo, lindividuazione della concretezza come asse portante della nuova societ, conduceva questo moderno tipo di eroe a formulare un diverso concetto del potere, di cui la politica costituiva solamente un epifenomeno e che appariva invece, come per gli eroi di Rovetta, salda mente fondato sul denaro e sugli affari: In realt egli non mirava tantalto. Le grandi re sponsabilit del potere non lo seducevano. Per lui la
^5 E. C a s t e l n u o v o , gin e 41-42.

L Onorevole Paolo Leonforte, cit., p a

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politica era mezzo, non scopo; mezzo per acquistare in fluenza e quattrini, per nobilitare gli affari e i piaceri . Anche questo viaggio tuttavia si concludeva nella sconfitta, determinata ancora una volta dallincapacit delleroe ad accettare, con la scissione tra interiorit e mondo, la perdita di una qualunque forma di totalit. Il disaccordo tra realt e finzione (le ferree e spregiu dicate leggi del capitale da un lato, le ipocrite norme della morale borghese dallaltro) segner anche per Leonforte, incapace di adeguarvisi, lo scacco finale. Il tentativo di ricostituire nuovamente lunit tra azione e mondo implicava infatti per l eroe lidentificazione con il progetto (la trasformazione della natura attraverso le nuove strutture industriali) e con le sue leggi: cos, con il fallimento di Leonforte, il divario tra mondo e anima appariva ancora una volta incolmabile: O rm ai. . . attaccava in massa i suoi nemici palesi ed occulti, i nemici del progetto concepito da lui, attac cava i pusillanimi che ogni ardimento impaura, attaccava i puritani sempre alla ricerca di corruttori e di corrotti . Se si fosse badato a costoro . . . nessuna delle imprese colossali che onorano il secolo sarebbe stata compiuta. I vapori che solcano i mari, le strade ferrate che traver sano i continenti, glimmensi opifici che impiegano mi gliaia di braccia non sarebbero sorti senza questa specu
14A

E. C a s t e l n u o v o , gine 198-199.

L Onorevole Paolo Leonforte, cit., p a

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lazione abborrita che i microcefali denigrano e vitupe rano. Avr anchessa i suoi inconvenienti, i suoi pericoli, i suoi vizi, le sue colpe; ma che cosa sono a fronte dei risultati ottenuti? Chi oser rinfacciare ai promotori del Canale di Suez il danaro distribuito a qualche giornalista famelico, le partecipazioni accordate a qualche uomo po litico influente? . I grandi affari somigliano ai grandi fiumi; guardate alle navi che portano, alla civilt di cui sono il veicolo; non alle poche immondizie che galleg giano sulle loro acque La figura del protagonista appariva perci in un alo ne quasi positivo, avvolta, anche nel fallimento finale, da una certa atmosfera di grandezza; e persino sul piano etico la morale di Leonforte trionfava idealmente, per coerenza, sullipocrisia tradizionale. Prendeva corpo cos una modalit nuova, aggior nata, di quella vecchia ideologia d opposizione dei ceti medi che avevano sviluppato, attraverso la critica del parlamentarismo, la loro polemica contro la classe diri gente, esprimendo in tal modo il proprio distacco da essa. A llinterno della nuova formulazione di questa ideologia, i valori tradizionali perdevano peso di fronte alla possibilit per i ceti medi di una integrazione in una societ apparentemente aperta alliniziativa indivi duale. Il fascino del modello americano, del tipo del self-made-man, cominciava a diffondersi, coagulando le
E. C a s t e l n u o v o , gin e 323-324. L Onorevole Paolo Leonforte, cit., p a

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aspirazioni di un ceto depresso dallunificazione, ma speranzoso di reinserirsi nelle nuove strutture economi che della moderna societ. D altra parte le modalit di sviluppo delle forze economiche nellItalia tra 1880 e 1910, offrivano al Castelnuovo, intellettuale sui generis, esperto del mondo della finanza, non pochi modelli con creti di intraprendenti aristocratici, fondatori di Banche e di industrie, come la Edison e la stessa Fiat, destinate ad un prospero avvenire. Vincitore invece ma a prezzo della perdita dei valori tradizionali e dunque della totalit risultava il protago nista di un altro romanzo parlamentare del Castelnuovo; I Coniugi Varedo Freddo, efficiente, calcolatore ap pariva anche questo eroe il cui cursus honorum si svol geva per secondo modalit mediocri e tradizionali, pas sando non pi per lavventuroso mondo della finanza e degli affari, ma attraverso quello grigio e burocratico dellaccademia e del Parlamento. Il romanzo era costrui to sulla stanca ripetizione dei consueti motivi del ro manzo di ambiente parlamentare: la lotta elettorale, il primo discorso del neo-eletto, lattesa della crisi, la cor ruzione dellAssemblea rappresentativa, la descrizione della seduta alla Camera, il trasformismo dei deputati. Tuttavia il mutare dei tempi era avvertibile anche in queste descrizioni che non nascevano ormai da intenzioni polemiche, ma solo dalla necessit di costruire dietro la

E. C a s t e l n u o v o , / Coniugi Varedo, Milano, Baldini e Ca stoldi, 1899.

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trama uno sfondo contemporaneo. Allo stesso modo si andava trasformando il mito del Risorgimento tradito, riproposto con uno scetticismo che appariva linevitabile prodotto di una fase storica contrassegnata dagli scan dali politico-finanziari. L ideologia dei ceti medi insom ma non si richiamava pi al Risorgimento come sim bolo di valori metastorici e di un mitico e perfetto as setto sociale; anzi, nella misura in cui la piccola e me dia borghesia si rendeva disponibile ad una integrazione nella civilt industriale, la sua ideologia procedeva ad una smitizzazione dellet eroica vista come partecipe delle stesse tare della nuova societ. Tutto costruito sulla spaccatura tra reale e ideale, tra storia e mito dellet risorgimentale era anche un altro romanzo di Gerolamo Rovetta, La Baraonda il cui protagonista, figura di avventuroso cavaliere d in dustria, giornalista, affarista, truffatore, riedificava con tinuamente le proprie traballanti fortune sfruttando la risorgimentale retorica patriottarda. I sette colli, la Ter za Roma, lItalia di Dante e di Galileo divenivano slo gans pubblicitari di una societ di speculatori, la Navi gazione Cisalpina, costituita con la consueta connivenza di Governo e Parlamento, e coperta dal lustro patriot tico di uno dei soci il principe di Casalbara, fratello di un eroe del risorgimento. Per amor di polemica lautore calcava la mano e attribuiva anche la fortuna di questo

G. R o v e t t a , La Baraonda, Milano, Treves, 1894.

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aristocratico infrollito allo sfruttamento del martirio fraterno: Da quel giorno, il solo, il vero martire fu lui, e dal proprio martirio ebbe, in quel periodo di baldorie nazionali, tutte le soddisfazioni, tutti i vantaggi, anche quello di un forte compenso per i beni del fratello stati incamerati dallAustria, e la concessione di una lotteria che, affidata a mani esperte, gli frutt un milioncino netto, senza che lui nemmeno se ne fosse accorto Manovre elettorali, trasformismo, corruzione parla mentare, erano i motivi che ancora una volta si muove vano sullo sfondo di una vicenda costruita con un mosai co di elementi tardo-romantici, derivati dal romanzo di appendice e dalla pi banale narrativa di consumo. Ac canto allitinerario del nuovo eroe della civilt industria le, capace grazie alla sua duttilit di trasformare in vit toria ogni sconftta, riappariva poi in un altro personag gio il vecchio schema del viaggio dal mondo preindu striale alla nuova societ, e della sconfitta fatale dei va lori tradizionali. Nella congerie di motivi affastellati dal lautore quasi per ricostruire cronachisticamente il volto di unet, appariva ancora una volta, ma ora violente mente operante, lo spettro della classe operaia colta nellatto di una sanguinosa sommossa contro i padroni. L asse della vita politica nella sensibilit degli intellet tuali si andava dunque spostando dal Parlamento alla concretezza della vita sociale, allinterno dei rapporti
>50 G. R o v e t t a , La Baraonda, cit., p. 112.

8 . B r ig a n t i.

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di lavoro di cui ormai si coglieva chiaramente la natura dinamica.


13. - A n t is t o r ic is m o c o m e r if iu t o d e l l a c iv il t IN D U ST R IA LE.

Nei Vicer di Federico De Roberto la rappresen tazione della vita politica, elezioni e prassi parlamentare, assumeva nella struttura del romanzo una funzione che ne ribaltava la consueta utilizzazione nei precedenti ro manzi di ambiente politico. La presenza di questo sfon do, come si detto, rispondeva infatti ad una scelta espressiva fondamentalmente realistica che postulava la contemporaneit della vicenda narrata, teorizzando un romanzo di costumi contemporanei in grado di ri durre a materia d arte la vita italiana, ritraendola di rettamente dal vero . Cos, sia nel caso del romanzo di consumo che sovrapponeva lo scenario parlamentare ad una consunta trama tardo-romantica, come nel caso dei romanzi pi vicini ad una sensibilit decadente, la rappresentazione della vita politica della nuova Italia veniva utilizzata come elemento di localizzazione storica. La crisi delleroe borghese appariva in ogni caso crisi storica, determinata da una svolta recente della civilt occidentale rifiutata dalla coscienza dellautore. Nei Vicer invece, costruito apparentemente come un romanzo storico secondo la formula del vasto affresco
F. D e R o b e r t o , I Vicer, Milano, Chiesa e Guindani, 1894.

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sociale in cui le vicende storiche si intrecciano strettamente alla vita dei personaggi e ne condizionano i ge sti, la raiEgurazione della vita politica diveniva il perno attorno cui si depositava, si stratificava a poco a poco la dimensione antistoricistica della narrazione. Attra verso lidentificazione del moderno sistema rappresenta tivo con ogni altro meccanismo del potere apparso nel corso dei secoli, veniva negato il concetto di progresso, religione e mito essenziale della civilt industriale; crol lava implicitamente la costruzione dellidea di storia co me processo lineare, come teleologia positiva. La storia appariva invece un cerchio vano chiuso nella ripetizione fatale di gesti dettati da una logica immutabile, la legge del pi forte: La storia una monotona ripetizione; gli uomini sono stati, sono e saranno sempre gli stessi. Le condi zioni esteriori mutano; certo, tra la Sicilia di prima del Sessanta, ancora quasi feudale, e questa d oggi pare ci sia un abisso; ma la differenza tutta esteriore. Il pri mo eletto col suffragio quasi universale non un popo lano, n un borghese, n un democratico: sono io, per ch mi chiamo principe di Francalanza. Il prestigio del la nobilt non e non pu essere spento ( . . . ) . Prima, ad esser nobile, uno godeva grandi prerogative, privile gi, immunit, esenzioni di molta importanza. Adesso, se tutto ci finito, se la nobilt una cosa puramente ideale e nondimeno tutti la cercano, non vuol forse dire che il suo valore e il suo prestigio sono cresciuti? . . . In politica. Vostra Eccellenza ha serbato fede ai Bor-

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boni, e questo suo sentimento certo rispettabilissimo, considerandoli come i sovrani legittimi . . . Ma la legit timit loro da che dipende? Dal fatto che sono stati sul trono per pii di cento a nni . . . Di qui a ottantanni Vo stra Eccellenza riconoscerebbe dunque come legittimi anche i Savoia . . . Certo, la monarchia assoluta tutelava meglio glinteressi della nostra casta; ma una forza su periore, una corrente irresistibile lha travolta . . . Dob biamo farci mettere il piede sul collo anche noi? Il no stro dovere, invece di sprezzare le nuove leggi, mi pare quello di servircene! . . . ' . Attraverso la scelta di un meccanismo narrativo mi sto, la tecnica figurativa alternata alla concentrazione drammatica, lautore riusciva a capovolgere negandolo il senso di una cos massiccia presenza della storia nel racconto. Perci la rappresentazione generale del mec canismo della societ nel suo insieme veniva ampliata e completata dal periodico restringersi del campo visuale attraverso lalternarsi dello sguardo dei vri personaggi. Esemplari delle pi diverse modalit di autorealizzazione dellindividuo, nessuno di essi veniva proposto come modello, come polo positivo; rifiutando lespediente del l identificazione lautore garantiva cos la distanza neces saria per non ricadere nella trappola della storia. Anche la fuga, la ribellione, levasione, erano viste come solu zioni individuali, la risoluzione dellangoscia nella follia

52 F. D e R o b e r t o , I Vicer, Milano, G a la n ti, 1970, pagi ne 652-653.

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e nel suicidio non coinvolgevano lautore, non lo rende vano complice, e al tempo stesso, sfuggendo ad una troppo facile connotazione storicistica, erano poste co me modalit metastoriche dellesistenza. Nella stessa prospettiva si collocava la presenza in questo libro di tutti i temi utilizzati nel romanzo parlamentare. Il De Roberto abbandonava infatti la consueta contrapposizio ne di due fasi storiche attraverso il motivo della vita politica, e questo elemento, visto prima come rottura, interruzione, diveniva esso stesso simbolo di continuit. La smitizzazione del sistema rappresentativo avveniva qui paradossalmente attraverso una ricostruzione della atmosfera storica ben pi precisa ed acuta che nei roman zi precedenti; tuttavia la rappresentazione della vita politica non appariva pi polemica, critica, guidata cio da modelli positivi, ma anzi implicitamente era proprio la possibilit di tali modelli ad essere negata. Cos, men tre prima il sistema parlamentare era visto come tradi mento e corruzione, ora, in De Roberto esso appariva unennesima incarnazione del meccanismo del potere, la riconferma della presenza nella storia della so praffazione come condizione metastorica: Un tempo la potenza della nostra famiglia veniva dai Re; ora viene dal popolo . . . La differenza pi di nome che di fatto . . . Certo, dipendere dalla canaglia non piacevole; ma neppure molti di quei sovrani era no stinchi di santo. E un uomo solo che tiene nelle pro prie mani le redini del mondo e si considera investito d un potere divino e d ogni suo capriccio fa legge

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pi difficile da guadagnare e da serbar propizio che non il gregge umano, numeroso ma per natura servile . . . E poi, e poi il mutamento pi apparente che reale. Anche i Vicer d un tempo dovevano propiziarsi la folla; se no, erano ambasciatori che andavano a reclamare a Madrid, che ne ottenevano dalla Corte il richiamo . . . o anche la testa! . . . Le avranno detto che unelezione adesso costa quattrini; ma si rammenti quel che dice Mugns del Vicer Lopez Ximenes, che dovette offrire trentamila scudi al Re Ferdinando per restare al pro prio posto . . . e ci rimise i quattrini! In verit aveva ragione Salomone quando diceva che non c niente di nuovo sotto il sole! Tutti si lagnano della corruzione presente e negano fiducia al sistema elettorale, perch i voti si comprano. Ma sa Vostra Eccellenza che cosa narra Svetonio, celebre scrittore dellantichit? Narra che Augusto, nei giorni dei comizi, distribuiva mille se sterzi a testa alle trib di cui faceva parte, perch non prendessero nulla dai candidati! . . . Le implicazioni eversive del modello ideologico bor ghese, e cio la negazione della storia come progresso, scaturivano dunque dal metodo di costruzione del ro manzo, da quella distanza tra autore e vicenda narrata che consentiva un vero e proprio rovesciamento di si gnificato dei diversi pezzi utilizzati, ormai consunti dal l uso reiterato. Cos De Roberto poteva riprendere il tema del viaggio delleroe moderno dalla campagna alla citt, dalla vecchia alla nuova struttura economica; e
1 F. D e R o b e r t o , I Vicer, cit,, pp. 651-652.

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poteva addirittura rappresentare, nel Duca d Oragua e in Consalvo, due differenti modalit di questo viaggio, due diversi tentativi di integrazione nella nuova societ; poteva riportare sulla scena i brogli elettorali, la cor ruzione parlamentare, il Risorgimento tradito. L assen za dellautore dalla narrazione sia come commentatore che come personaggio, bastava a collocare in una luce diversa tutti questi vecchi motivi che venivano cos riu tilizzati in funzione negatrice di quella visione della sto ria che la narrativa precedente proprio attraverso essi aveva avallato. In questa direzione perci la novit dei Vicer non stava solo nel portare sulla scena la societ meridionale fino ad allora assente dal romanzo di am biente parlamentare, ma nel superare i confini della vi sione dominante limitati dallottica storicistica del mito del Risorgimento tradito. Sparivano cos dai Vicer i termini della vecchia polemica che, con il rifiuto dei metodi della classe dirigente, o anche dello stesso siste ma rappresentativo, riproponeva gli ottimistici schemi della civilt industriale: la critica infatti implicando la idea di una positivit da opporre come modello al nega tivo, finiva per recuperare il concetto di una infinita perfettibilit sociale. Questa distanza dalla vicenda narrata alla quale si affidava la capacit espressiva dei Vicer, si perdeva in vece nel romanzo incompiuto di De Roberto, L Impe rio e lasciava il posto ad una passionale identificazio'54 F. D e R o b e r t o , L Imperio, Milano, Mondadori, 1929.

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ne dellautore con uno dei due protagonisti. Anche in questo romanzo, attraverso litinerario di due eroi dalla vecchia alla nuova societ, venivano rappresentati due differenti progetti, due modalit di integrazione nella civilt moderna. In Consalvo Uzeda infatti ritornava il tipo di eroe disposto a rinnegare i valori tradizionali per il successo; Federico Ranaldi invece appariva leroe pe rennemente in cerca della totalit, continuamente volto a colmare il divario tra azione e mondo, tra interiorit e realt. Per ambedue, provinciali inurbati, la metropoli moderna rappresenter la meta e nello stesso tempo se gner la sconfitta. Il romanzo era ambientato quasi per intero nel mondo politico della capitale, Parlamento e giornalismo, dove si svolgeva leducazione sentimen tale dei due protagonisti: ritornavano perci ancora una volta i temi gi noti del trasformismo, delloppor tunismo dei deputati e le artificiose alchimie politiche. Ma il quadro contemporaneo, di una precisione qua si cronachistica, era occupato prevalentemente dalla rap presentazione delle due opposte correnti ideologiche che serpeggiavano nella societ italiana dellultimo decennio deirOttocento: lattivistico risveglio delle forze conser vatrici e linizio della fase organizzativa del movimento operaio. Cos a differenza dei Vicer questa vicenda si si tuava in una precisa dimensione storica, si legava indis solubilmente alla crisi della societ italiana dopo lUnit: il viaggio e poi la sconfitta dei due eroi apparivano

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il frutto di un momento storico che determinava, con la rivoluzione provocata nelle strutture economiche, una mobilit sociale senza precedenti. L ambizione di Con salvo non appariva pi, come nei Vicer, lennesima in carnazione del ruolo secolare della sua casta, ma laspi razione tutta moderna ad autorealizzarsi come indivi duo, distinguendosi dalla massa; mentre nellinurbamen to di Federico si compendiava il destino post-risorgi mentale di tutto uno strato sociale, i piccoli proprietari rovinati dallo sviluppo economico e politico successivo allunificazione. Nella figura di Federico cos si ripeteva il tipo del personaggio-incarnazione del mito del Risor-^ gimento tradito; la sua vicenda urbana rimandava sin dallinizio a quella spaccatura tra reale e ideale, sim boleggiata dal Parlamento e dalla vita politica postuni taria: . . . gli onorevoli affollati ai piedi del settore ave vano tutti il collo teso e gli sguardi rivolti al collega; la meccanica uniformit di quellattitudine faceva un po co sorridere Ranaldi ( . . . ) e tutte quelle facce umane raggruppate sotto di lui, immobili, attonite e vuote di espressione gli erano per lui una vista quasi comica. Forse contribuiva a questeffetto unaltra impressione non ancora ben definita, un disinganno simile a quello provato nellattraversare loscura e meschina parte di Montecitorio che dava accesso alla tribuna della stampa, nel sentire che le svelte colonne non erano di marmo ma di cartone. Il senso di delusione chegli adesso pr-

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vava era simile, ma d ordine diverso, tutto mo rale . . . Ricalcando precedenti modelli di romanzo parlamen tare, Fautore affidava dunque alla vita politica un ruolo determinante nella sconfitta dei due eroi; tuttavia il Parlamento non era pi rappresentato alla luce di una delle incarnazioni dellideologia d opposizione degli in tellettuali elaborate dopo lunit. La critica di De Ro berto, che si esprimeva sia pure confusamente nellulti ma parte del romanzo, attraverso il personaggio sempre pi autobiografico di Federico Ranaldi, coinvolgeva a volte direttamente i cardini ideologici della nuova so ciet, e come nei Vicer, metteva in crisi, con il con cetto di Progresso, lidea di storia come processo lineare: Mentre i piroscafi solcavano il golfo sporcando il cielo di fumo, i treni strisciavano le valli e i monti, en travano nei trafori ruttando anchessi, fischiando, rumo reggiando. Due glorie della scienza, due trionfi della ci vilt! Che importava arrivare un poco pi presto o un poco pi tardi? In che cosa lo stato umano sera avvan taggiato dellinvenzione di quelle macchine? ( . . . ) Ai vantaggi corrispondevano i rischi; n quelle macchine andavano sole: cerano uomini nelle loro viscere, di nanzi alle fornaci ardenti ed alle bollenti caldaie, al po sto della pena e del pericolo! ( . . . ) La scienza non aveva nulla creato: a furia di penose ricerche, a costo di er
>55 F . D e R o b e r t o ,

L Imperio, cit., p p . 28-29.

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rori madornali, aiutata principalmente dal caso, non aveva fatto altro che adattare in pochi modi qualcuna delle cose esistenti. ( . . . ) Ma le condizioni della vita umana restavano inalterate ( . . . ) Il progresso era tutto apparenza, illusione e presunzione In Federico si rivelava cos una duplice natura. Il personaggio appariva interamente costruito secondo lo schema ormai consolidato dellitinerario di un io tra le due societ, contadina e urbana; di questo schema lau tore ricalcava anche la soluzione, lequazione tra pessi mismo e delusione storica e lipotesi di una possibilit di ricostruzione dellunit interiore con il recupero dei valori tradizionali: Tutti i suoi torbidi pensieri, tutta la sua nera disperazione, tutto lodio suo mortale derivavano dalla esperienza dolorosa dal veleno distillato in ventanni di pandemonio politico, di galera giornalistica, di amori malsani. Se egli avesse vissuto in un altro mondo, in quel mondo, non sarebbe venuto a quelle conclusioni spaventose. Aveva visto lo spettacolo del male, la petu lanza della menzogna, le tortuosit dellipocrisia, la fe rocia degli egoismi, la mordacit della calunnia, la cupi dit degli appetiti, la presunzione dellignoranza, linso lenza della vanit, la sfrenatezza di tutte le peggiori passioni, ma non si era soffermato dinanzi al bene, non ne aveva cercate e raccolte le prove. Aveva commesso il male egli stesso, ingolfandosi nella battaglia, senza
'5 F . D e R o b e r t o ,

L Imperio, cit., 7-3T4.

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voltarsi indietro, senza ritirarsi di tanto in tanto, senza ritemprarsi sotto il tetto paterno, negli affetti semplici e sani Mentre poi le farneticazioni di questo personaggio dopo la fuga dalla citt smentivano, con la loro visione negatrice della vita stessa come valore, ogni speranza di salvezza. L umanit appariva ormai profeticamente preda di una volont di autodistruzione; lannientamen to dellintera razza umana sembrava dunque moderna mente rappresentare lunico polo positivo dellinelutta bile fallimento della storia: E non la sola vita umana questi mistici vorranno distruggere, ma tutte le sue opere vane e tutte le altre effmere vite. Come gli anarchici d oggi, essi si chiude ranno in luoghi remoti e segreti, a preparare, coi pi potenti mezzi della chimica futura, strumenti che, in piccolo volume, racchiuderanno una forza tremenda, e che rovineranno dalle fondamenta tutto un edifizio, che ridurranno in polvere tutto un quartiere di citt, che non lasceranno un solo ferito, e neanche un solo cada vere intatto, ma faranno sparire tutti i corpi viventi come con una pedata si fa sparire un insetto. ( . . . ) Co storo non abbomineranno la sola vita, ma la stessa esi stenza delle cose che sono o sembrano inerti. Non po tranno annientarle, ma romperle s, scioglierle, ridurle a uno stato sempre pi incoerente. A pezzo a pezzo, coi loro formidabili arnesi, vorranno isterilire, rovinare,
'57 F. De R o b e r t o , L Imperio, cit., pp. 416-17.

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frantumare e polverizzare tutto ci che sta in un angolo del mondo, la stessa materia del mondo
14. - I l m o t i v o d e l P a r l a m e n t o n e i r o m a n z i d e l PRIM O 9 0 0 : f i n e d e l l a p o l e m i c a .

La capacit di sviluppare una visione generale del meccanismo della societ servendosi di un tema usura to come quello della vita politica postunitaria, rimarr uneccezione limitata ai Vicer. Il motivo del Parlamen to infatti ispirer nei primi anni del Novecento alcuni romanzi i quali tuttavia appaiono riconducibili in di versi modi ai precedenti modelli. In quasi tutti il pe riodo politico rappresentato non apparteneva pili al pre sente ma per lo pivi si ripetevano le vicende dellepoca di Crispi che, con gli scandali bancari, la crisi econo mica, la sconfitta coloniale, la minaccia di soluzine au toritaria, colpiva gli intellettuali come il momento piti acutamente critico dello stato liberale e della societ italiana uscita dallunificazione. Un elemento nuovo, pre sente in quasi tutti questi romanzi era il riferimento al mondo clericale, al problema dei cattolici, visti spes so come oscura minaccia al potere civile, come uno sta to nello stato la cui influenza si estendeva capillarmente nel mondo politico ed economico del giovane regno. Apostolo di Remigio Zena lambiente della
58 F. D e R o b e r t o , L Imperio, cit., p. 414. 59 R. Z e n a , L Apostolo, Milano, Treves, 1901.

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Roma parlamentare faceva ancora una volta da sfondo ai fogazzariani tormenti del protagonista Marco Cybo in bilico tra passato e presente. La citt rappresentava di nuovo il tramite dell educazione sentimentale di un eroe alla ricerca dellunit interiore; e come sempre i poli della nuova societ passavano simbolicamente at traverso lamore e la vita politica. Il contatto con la civilt moderna veniva immediatamente avvertito dal leroe come lacerazione. Lo spettacolo del caos e della corruzione, presenti nel mondo civile, il Parlamento, i salotti, la politica, come in quello ecclesiastico, le gerar chie e il Vaticano, corrodeva la rigida volont di auto realizzazione del protagonista in una duplice direzione: mettendo in crisi cio la sua fede nei valori tradizionali, e insieme corrompendo la sua volont, assorbendolo nel cerchio di una societ spoglia di valori. Il rifiuto finale dellamore da parte di Marco, implicando incapacit e paura di porre a confronto la vecchia con la nuova so ciet, ripeteva lo schema della sconfitta e del rifugio nel passato. Lo sfondo della vicenda era costruito su tutti i motivi topici del romanzo parlamentare, presen tati tuttavia come esistenti nellambiente politico del nuovo stato come nella cerchia clericale: il distacco tra popolo e gerarchie, il trasformismo, le artificiose crisi di governo, la corruzione, i loschi rapporti tra Parla mento e Banche. Non mancava lo spettacolo dellaper tura della Camera con la seduta reale, divenuta ormai automatico rituale di un ristretto gruppo dirigente, di pezzi grossi onnipotenti, che il pubblico conosce ap

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pena di nome, e da una parte tirano i fili, dallaltra tirano l acqua al mulino, stando sempre nascosti tra le quinte *. Ritornavano allora stancamente eWAposto lo i motivi dellideologia d opposizione degli intellettuali postunitari, la critica alla classe dirigente colta soprat tutto nel suo distacco dal paese reale; ma in questo, come anche negli altri romanzi di ambiente parlamen tare scritti in quegli anni, la polemica aveva perso il mordente, e la scelta del mondo politico come sfondo si rivelava un semplice espediente narrativo. Cos in La moglie di Sua Eccellenza Gerolamo Rovetta metteva direttamente in scena, per la prima volta nei suoi romanzi, il mondo politico romano, oscu rato anche qui dal trasformismo e dalla corruzione. Il Rovetta, abbandonato il tipo di eroe integrato nella nuova societ, il Barbaro delle Lagrime del pros simo o il Cantasirena della Baraonda, riprendeva lo schema dellitinerario della vecchia alla nuova civilt, e del fatale fallimento del progetto legato ai valori tra dizionali. Il protagonista Giacomo d Orea rispondeva al tipo ideale dellimprenditore medio-borghese, pro prietario terriero abile e dotato di spirito d iniziativa. Nella contrapposizione tra il programma di Giacomo le gato al rinnovamento delleconomia agricola, e la prassi economica della nuova societ guidata dallaffarismo, riapparivano i termini della polemica anti-industriale
R . Z e n a , L Apostolo, c it ., p . 1 2 3 . G. R o v e t t a , La moglie di Sua Eccellenza,

e Castoldi, 1904.

Milano, Baldini

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del vecchio gruppo intellettuale. L autore riproponeva dunque in questo romanzo il tema della scissione tra interiorit, l eroe guidato dalla norma tradizionale, e modo, vuoto di valori: Senza spiccate predilezioni per la politica, ha per dovuto dedicarvisi. Onestamente liberale in tempi in cui molti lo sono disonestamente, presto eletto depu tato e dopo un paio di legislature, in uno degli ultimi ministeri della destra rosea, il portafoglio della finanza gli inflitto come un dovere verso il partito e verso il paese. ( . . . ) Alla mancanza di sincerit e di probit politica egli non ha voluto, n saputo piegare. Dopo pochi mesi di governo, mentre tutto infervorato in un piano di riforme nel quale vede un rinnovamento eco nomico del paese, si trova di fronte alla necessit poli tica di tergiversare, di rinunciare al meglio delle sue idee per manipolare una delle solite esposizioni finan ziarie a base di transazioni, di lustre, di ipocrisie e di falsit. preso da un impeto di sdegno. Tutto il suo orgoglio di galantuomo si ribella alle pretese dellaiiarismo e dellarrivismo che gli si stringono d attorno ed infischiandosene della crisi e dello scandalo, lascia il go verno per tornare ai suoi stabilimenti industriali Ancora una volta limpossibilit dellautorealizzazio ne dellindividuo nella nuova societ passava attraverso la scissione tra azione delleroe e mondo, simboleggiato dalla vita politica. Parlamento, giornalismo e Governo,
G. R o v e t t a , La moglie di Sua Eccellenza, cit., pp. 47-48,

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in cui si compendiava lassenza di valori della civilt moderna. Ci che differenziava questi epigoni dal vec chio tipo di eroe post-risorgimentale espulso dalla ci vilt rurale e teso alla conquista della civilt urbana, era la sicurezza con cui i valori tradizionali venivano elevati a modello. La vicenda di questi eroi. Marco Cybo o Giacomo d Orea ad esempio, non rappresen tava pi la storia di una ricerca, la ricerca di nuovi va lori da sostituire agli antichi, ma piuttosto il tentativo di agire nella nuova societ secondo la vecchia norma. Questo eroe, partendo per il suo viaggio non ripudiava il passato ma pretendeva di agirlo nel presente; e la sua sconftta nasceva dalla inadeguatezza del presente al passato. In definitiva in questi romanzi veniva meno anche lintenzione polemica; il discredito del sistema parlamentare, tema diffuso da oltre un quarantennio di narrativa, di teatro, di pubblicistica, non costituiva pi motivo di critica sociale. Ad essa si sostituiva invece una dimensione moralistica piccolo-borghese, lindica zione di un nucleo positivo di valori metastorici, una funzione direttamente o indirettamente didascalica che soddisfaceva i gusti del grosso pubblico. Cos avveniva in un romanzo di Carlo Del Balzo, Le Ostriche una specie di romanzo storico sul p riodo del governo Crispi, scelto come il momento in cu pi acutamente si erano manifestate le contraddizion derivanti dal tradimento degli ideali risorgimentali. Il
'*3 C. D e l B a l z o , Le Ostriche, Milano, Aliprandi, 1901.
9, B r i g a n t i ,

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mito del Risorgimento tradito dominava infatti la sto ria, incarnandosi nella figura di Paolo Barnaba, traspo sizione letteraria dello stesso Crispi di cui ripeteva pun tualmente le idee e le vicende. Il Parlamento appariva in questo romanzo la principale fonte di corruzione del la vita politica del paese; causa remota era il trasformi smo inaugurato da Depretis, causa prossima la prassi di governo di Paolo Barnaba in cui le motivazioni poli tiche si mescolavano continuamente a quelle della sfera privata: Le sue smodate voglie lo avevano obbligato a ri correre a clandestine somministrazioni delle Banche o a protettorati colpevoli. E , cos, egli spingeva la patria in quello sfacelo morale, che gi era incominciato sotto la lunga presidenza del defunto Depretis, a causa del suo trasformismo. ( . . . ) E cos il Parlamento emanazione ( . . . ) di un popolo in gran parte indifferente o corrot to ( . . . ) e delle falsificazioni governative, tranne poche eccezioni si curvava al presidente Barnaba, quasi fatto dittatore, come si era fatto manovrare dalle lunghe ma ni scarne del defunto Depretis La rappresentazione minuziosa, quasi cronachistica della vita parlamentare faceva riferimento ai motivi to pici di questa narrativa, resi ancora pi cupi dalla scelta, come sfondo della vicenda, del periodo degli scandali bancari: corruzione, arrivismo, brogli elettorali, viola zioni della legge, apparivano la prassi usuale di un perC. D e l B a l z o , Le Ostriche, cit., pp. 22-23.

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sonale politico che, pur avendo partecipato alle lotte unitarie, calpestava ormai senza pudore tutti i valori dellepoca risorgimentale. Ma anche in questo libro, a parte il tono oratorio, lo sdegno moralistico e il conti nuo riferimento al Risorgimento tradito, finiva per es sere assente ogni reale accenno di critica sociale: la sto ria diventava storia personale, quasi aneddoto, lotta di interessi contro ideali, di Barnaba-Crispi contro Leonida-Cavallotti. Cos la polemica talvolta acuta contro la prassi politica di precise forze sociali, individuate dai vecchi intellettuali postunitari dietro il personale poli tico del loro tempo, si volgeva ora solo contro questo ultimo, contro luso che del Parlamento avevano fatto due personaggi, Depretis e Crispi, che si avviavano a diventare ormai vere e proprie bandiere di moderne battaglie ideologiche. Infatti i giovani intellettuali inclini allestetismo e allattivismo, recuperavano la figura di Depretis, bollata gi precedentemente dal Carducci, in funzione antiparla mentare ed esaltavano la figura di Crispi come precur sore dellideologia antidemocratica, precoce incarnazione del mito del capo e vittima del sistema rappresentativo. Anche nelle Ostriche, dove pure non si tacevano le colpe delluomo e del politico, la figura di Paolo Bar naba era circondata da un alone di grandezza, di ecce zionalit che superuomisticamente quasi lo riscattava: In qualche momento si passava le palme sul cra nio lucido, rosso, con unimpressione di profondo di sgusto. Non si trovava tra uomini politici, ma tra men

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dicanti. I prefetti, a voce o per iscritto, chiedevano roba da chiodi. A secondarli, a secondare le richieste fatte direttamente dalle reclute ministeriali, cera da appic care una croce sul petto di tutti, eccettuati gli uomini onesti; da sciogliere tutte le buone amministrazioni mu nicipali, cio tutte quelle che avevano il coraggio di resistere alle pressioni, avendo le mani pulite. In quale cloaca avevano fatto cadere un paese che aveva, per cinquantanni dato ogni esempio di battaglie feconde, per il bene dellumanit e per riunirsi in nazione! Egli pure aveva peccato, tollerando le brutture delle ban che, bisognoso di attingervi danaro per il lusso di sua moglie, ma sentiva, nonostante la tempesta che gli rug giva intorno, di essere pi fiero di tanti che si proclama vano vasi di elezione. ( . . . ) In che mare di vilt, di diserzioni e di apostasie doveva navigare! Se avesse avu to danaro, avrebbe potuto comprare tre quarti della nuova Italia La stessa vicenda, trasferita tra poli tica e giornalismo, ritornava in un altro romanzo di Car lo Del Balzo, I soldati della penna il cui protagonista, Numa Santelmo, era stato lentamente assorbito dalla nuova societ, perdendo, come Paolo Barnaba, i valori dellepoca risorgimentale. Grande nella corruzione, co me laltro protagonista, appariva anche questo eroe il cui itinerario si concludeva per con la totale sconfitta. Ancora una volta il periodo degli scandali bancari e della crisi edilizia faceva da sfondo ad una vicenda che
C. D e l B a l z o , Le Ostriche, cit., 224-25. C. D e l B a l z o , I soldati della penna, Roma, Voghera, 1908,

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appariva poi stancamente esemplata su modelli francesi. A p arte la coincidenza tra il nome del protagonista e quello del personaggio di Daudet, la descrizione dello ambiente giornalistico, e litinerario compiuto da un eroe minore, il giovane provinciale inurbato che si inte gra nella nuova societ, ricalcavano infatti, seppure del tutto esteriormente, le vicende del balzachiano Luden de Rubempr. L a critica del Parlamento si svolgeva sui consueti binari, anche se qui appariva in primo piano la polemica contro l uso del giornalismo come arma di ricatto e di pressione politica, e le connivenze governative nella questione delle Banche di emissione. I l periodo della febbre edilizia faceva anche da sfon do ad un romanzo di Cesare Castelli, La Terza Roma in cui le vicende di quella crisi, che serv a riassestare su b a si pi razionali il capitale finanziario del giovane stato, erano puntualmente rappresentate attraverso per sonaggi esemplari delle forze sociali coinvolte nel giuoco. D ietro lesile trama si poteva cos individuare un pre valente interesse cronachistico, guidato da intenzioni po lemiche che poggiavano, come nel caso di Del Balzo, pi sugli effetti retorici, sdegno moralistico e vuota ver bosit, che sulla rappresentazione, attraverso le vicende e i personaggi. Cos di nuovo il nucleo della critica con tro l affarismo e il Parlamento, era dato dal mito del Risorgimento tradito incarnato dalla solita figura di vec1

C.

C a ste lli,

La terza Roma, Roma, Casa ed. B. Lux, 1900,

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el'in patriota incorrotto; mentre poi si accentuava, co me in tutti questi romanzi di ambiente politico pubbli cati nel primo Novecento, il motivo anticlericale, il so spetto verso i rapporti tra gerarchia ecclesiastica e vita politica ed economica della nazione. 15.
- R a d ic a l is m o e i n t e r c l a s s is m o .

Questi stessi motivi, che si coagulavano in una vi sione politica un po vaga ispirata ad una tradizione ga ribaldina ma ostile al socialismo, riapparivano in una serie di romanzi in cui il pretesto narrativo cedeva quasi sempre il posto allinvettiva, alle tirate retoriche, alla rievocazione di fatti storici appena travestiti sub specie fantastica. Libelli pi che romanzi questi scritti riflet tevano il disagio economico della piccola borghesia espulsa dal processo produttivo: essi recuperavano cos i residui della vecchia ideologia d opposizione degli in tellettuali postunitari e, accentuandone retoricamente il moralismo, lo innestavano su un radicalismo velleitario e di maniera incline alla collaborazione di classe. Il fal limento del Risorgimento appariva cos determinato non solo dalla corruzione della classe dirigente, ma so prattutto dallabbandono degli ideali risorgimentali pi avanzati, Garibaldi e Pisacane oppure Mazzini. In que sto modo la prospettiva indicata pi o meno chiaramente da questi scrittori si muoveva nel solco di un anacroni stico mazzianinesimo, che opponeva al socialismo, allor ganizzazione della classe operaia, una forma di collabo

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razione tra le classi, cio tra piccola borghesia, artigiani e operai. Comune a tutti questi romanzi la sfiducia verso il sistema rappresentativo; la conclusione infatti si svol geva secondo due modalit che rappresentavano le due facce della stessa medaglia: la sconfitta delleroe e la sua fuga nel passato, oppure labbandono del terreno parlamentare per un attivistico ricorso alle masse. Con la sconfitta delleroe finiva II tribuno di Monte citorio di Luigi Marrocco Diprima, autore anche di un altro romanzo ambientato nel mondo politico, Clelia DellArco; la moglie del Ministro in cui lautore met teva in scena come protagonista un ministro della Pub blica Istruzione, corrotto, libertino e addirittura omici da. Nel Tribuno di Montecitorio il tono libellistico con tro la decadenza delle istituzioni rappresentative, si ac compagnava ad un programma di rinnovamento della nazione caratterizzato da una diversa composizione del Parlamento e da una accentuazione del momento auto ritario, secondo una linea che potrebbe far pensare ad una sostanziale adesione alle idee espresse da Sonnino nel famoso Quid agendum? Sconfitto finiva anche il protagonista di L Assalto a Montecitorio di Ettore Socci, quasi a rappresentare

L. M a r r o c c o D i p r i m a , Il tribuno di Montecitorio, Cata nia, Giannetta, 1900. L. M a r r o c c o D i p r i m a , Clelia Dell'Arco: la moglie del Mi nistro, Palermo, Reber, 1902. E. Socci, L'Assalto a Montecitorio, Pitigliano, Paggi, 1900.

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l impossibilit di opporsi al sistema politico descritto attraverso i soliti motivi in tutta la sua decadenza e corruzione. Il tono di una cronaca qua e l romanzata aveva un altro libro di Cesare Castelli, I conquistatori di Ro ma in cui corruzione, arrivismo, mene clericali nel seno del nuovo stato, brogli elettorali, scandali bancari, costituivano il caotico sfondo di una trama convenziona le, i cui protagonisti, come nel Secolo che muore del Guerrazzi, finiranno per emigrare negli Stati Uniti alla ricerca di una mitica sanit morale. Rievocava ancora puntualmente lo scandalo della Banca Romana portando sulla scena, sotto trasparenti pseudonimi, i maggiori personaggi coinvolti, I corsari della breccia romanzo di un altro garibaldino. Filan dro Colacito. Nella figura del Barone Ribera, probabile incarnazione romanzesca di Crispi, lo scrittore simbo leggiava il Risorgimento tradito dai suoi stessi autori: Ombre venerate, io v intendo. Non la colpa del le cambiali chio sconto, ma io devo scontare un mio fallo pi remoto e pi grave. Voi eravate la leva, la potenza di unidea, per cui dal Vesuvio allEtna io non avevo che a battere il piede per suscitare il fuoco dei vulcani e la gloria degli eroi, con la bandiera di Sapri, che non ammetteva transazioni. In fondo al cammino
C . C a s t e l l i , I conquistatori di Roma (dal 1870 a l . . . ) , Torino, Societ tipografica editrice nazionale, 1907. > ^ 2 F i l a n d r o C o l a c i t o , I corsari della breccia, Roma, Casa editrice M. Carra e C., s. d., (ma del 1909?).

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mi volsi alla Sirena, ed ammaliato, illuso, io lasciai che cadesse la bandiera consegnata ed affidata a me Come il Paolo Barnaba delle Ostriche anche questa ultima reincarnazione di Crispi non era priva di un alone di grandezza che ne riscattava e giustificava le gesta; e anche qui lautore rappresentava nella figura di un antagonista il polo positivo di questa fumosa ideo logia garibaldino-radicale. Sia il capopopolo Amilcare Cipriani, rivoluzionario mazziniano, sia il deputato M af feo Riccardo Imperiali, nel quale i valori risorgimentali si erano mantenuti incorrotti, rifiuteranno il Parlamento come campo di battaglia per volgersi direttamente al paese. La stessa polemica contro il socialismo si muo veva sui binari dellantiparlamentarismo: Indarno Carlo Marx aveva detto: lemancipazione dei lavoratori devessere l opera degli stessi lavoratori. Avvocati, politicanti, individui senza lavoro e senza me stiere dominavano, nelle adunanze dei proletari, sempre sgabello a salir sublime degli armeggiatoti Cos, prescindendo dalle retoriche dichiarazioni di apertura sociale, possibile individuare anche in questa confusa ideologia due componenti che erano alla base della versione novecentesca dellattivismo antidemocra tico della nuova generazione di intellettuali. Infatti la_ntiparlamentarismo come sfiducia nelle istituzioni rap presentative, e il rinvio ad un generico appello alle mas se, come anche la polemica contro il socialismo accu'73 F i l a n d r o C o i . a c i t o , I corsari della breccia, c it., p . 256. F i l a n d r o C o l a c i t o , I corsari della breccia, c it., p . 32,

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sato di burocratismo, rappresentavano le innovazioni apportate da questi intellettuali alla vecchia ideologia d opposizione dellestablisment post-unitario. N alla lo ro polemica erano estranee venature nazionaliste che costituivano un ulteriore capo d accusa contro linterna zionalismo socialista.

16.

- D a l l 'e s t e t i s m o a l l 'a t t i v i s m o : l a v it t o r i a
d ella c iv il t in d u s t r ia l e .

Le posizioni di questi democratici finivano dun que per sfiorare gli esiti pi recenti dellideologia d op posizione dei giovani intellettuali, in cui, gi negli ulti mi anni del secolo l elemento attivistico aveva comincia to a prevalere staccandosi da quello estetizzante. Con il Novecento anzi iniziava la critica del pessimismo e del la finalizzazione estetica dellattivit intellettuale: larte non appariva pi lo scopo ma il mezzo; ad un modello di arte decadente si andava contrapponendo lidea di unarte eroica, oratoria, che ai temi della delusione, del la sconfitta, della morte sostituiva i nuovi miti della na zione, della stirpe, della guerra e della macchina. Si capovolgeva dunque la posizione di questi intellettuali nei confronti della civilt industriale: la ricostituita al leanza con la classe dirigente, decisamente avviata sulla strada dellindustrializzazione, implicavano infatti lac cettazione delle nuove strutture del mondo moderno, di cui gli intellettuali italiani da allora in avanti si sareb

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bero fatti in gran parte apologeti. Cos parallelamente ad una diversa rappresentazione della situazione delluo mo inserito nel sistema industriale, si affermava una nuova visione della funzione delle masse nella vita mo derna. A llopposizione si sostituiva lidea di una colla borazione; alla concezione della folla come nemico quel la della moltitudine come strumento di dominio. Per questa via lidea del capo, delluomo forte, che aveva percorso gran parte della letteratura europea del secolo XIX, recuperava una dimensione concreta; e la polemica contro il socialismo mascherava il contenuto antidemo cratico sotto la critica della struttura oligarchica delle organizzazioni della classe operaia. Questo motivo della demistificazione dei dirigenti socialisti come nuova lite storica, ampiamente diffuso dalle teorie di Mosca, Par teo e Michels, e gi presente come si visto anche in molta narrativa di ambiente parlamentare, implicava dunque agli inizi del Novecento la ricerca di un accordo interclassista. In questa prospettiva le masse ricoprivano un ruolo di supporto allazione del capo, delleroe, men tre allarte era assegnato un compito di mediatrice. Que sti intellettuali procedevano cos ad una completa ri strutturazione dei loro rapporti con la civilt industriale, e riproponendo una versione aggiornata della visione ottocentesca dellarte come impegno, definivano il pro prio ruolo in qualit di managers dellopinione pubblica. L accettazione delle nuove strutture produttive implica va cio l inserimento nellindustria culturale, cio lassuzione del compito subordinato assegnato dalla societ

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industrale allintellettuale, e del concetto di arte fun zionale. Cos infatti si esprimeva nel 1903 Mario Morasso, uno dei primi teorici della fase attivistica di que sta ideologia: A llarte non resta che una duplice manifestazione; o fornire un mezzo di pi alla realizzazione del domi nio, e cio porgendo rappresentazioni e visioni atte a celebrare il dominatore e le virt che in lui si adunano, a incitare, ad ammaestrare, ad afforzare la volont, a magnificare la forza e la vita, a persuadere alla dominazionef )valere come dilettazione e sollievo ai dominanti dopo le ardue fatiche della conquista Ma gi nel 1900 un medesimo nietzschianesimo, deformato in una direzione apologetica dellindustriali smo, ispirava a D Annunzio la figura di Stelio Effrena, protagonista del Fuoco In questo romanzo, mentre tornava nel protagonista il motivo della scissione tra anima e mondo, il presente come novissima barbarie , appariva poi per la prima volta labbozzo di un mandato sociale della rtista ,/ con il progetto di unarte nuova, in grado di colmare il solco tra azione ed eroe. Cos, a distanza di pochi anni dalle Vergini delle Rocce, il D Annunzio mostrava di ripudiare integralmente la poetica decadente che era al la base della costruzione dei suoi precedenti romanzi: Io non comprendo perch oggi i poeti si sdegnino
M . M o r a s s o , L Imperialismo artistico, Torino, Bocca, 1903, p. 337. 7 G. D A n n u n z io , Il Fuoco, Milano, Treves, 1900,

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contro la volgarit dellepoca presente e si rammarichino d esser nati troppo tardi o troppo presto. Io penso che ogni uomo d intelletto possa, oggi come sempre, nella vita creare la propria favola bella Rifiutata lautocontemplazione e il culto solitario della Bellezza, leroe era guidato da un sogno di domi nio sulla folla per mezzo di unarte nuova; La fortuna d Italia inseparabile dalle sorti della Bellezza, cui ella madre. ( . . . ) Dai ruderi inondati di tanto sangue eroico non doveva levarsi robusta di radici e di rami larte nuova? Non doveva essa riassumere in s tutte le forze latenti nella sostanza ereditaria della nazione, divenire una potenza determinante e costrut tiva nella terza Roma, indicare agli uomini partecipi del Governo le verit originarie da porre a norma de gli statuti nuovi? Tuttavia nel D Annunzio permaneva evidentemente unambiguit di fondo tale da condizionare in maniera rilevante anche questo romanzo-manifesto di unarte nuova, esemplata sul modello ideale della tragedia greca, attraverso il tramite di una giustapposizione WagnerNietzsche. Cos i motivi della folla, dellarte nuova, del ruolo dellintellettuale, risultavano, al di l della teo rizzazione, estremamente ambivalenti: la Folla appariva nello stesso tempo come la preda preferibile e come una smisurata chimera occhiuta , capace di generare nelleroe volont di potenza o pauroso smarrimento.
i '"

G. D A n n u n z io , Il Fuoco, Milano, Mondadori, 1967, p . 20. G. D A n n u n z io , Il Fuoco, cit., p . 101.

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Analogamente, mentre si accettava e si teorizzava il nuovo ruolo mediatore dellintellettuale, si respingeva il processo di mercificazione dellarte: Io comprendo che la parola scritta sia adoperata a creare una pura forma di bellezza che il libro intonso contiene e chiude come un tabernacolo a cui non si accede se non per elezione con quella stessa determinata volont che necessaria ad infrangere un sugello; ma mi sembra che la parola orale, rivolta in modo diretto a una moltitudine, non debba aver per fine se non lazio ne, e sia pure unazione violenta. A questo solo patto uno spirito un po fiero pu, senza diminuirsi, comuni care con la folla per le virt sensuali della voce e del gesto. In ogni caso il suo giuoco di natura istrionica. Per ci io mi pento amaramente d aver accettato questo ufficio di oratore ornativo e dilettoso. Ciascuno di voi consideri quel che v di umiliante, per me, nellono ranza di cui son fatto segno e consideri linutilit del mio prossimo sforzo. Tutta questa gente estranea, tolta per una sera alle sue occupazioni mediocri o alle sue predilette ricreazioni, viene ad ascoltarmi con la stessa curiosit futile e stupida con cui andrebbe ad ascoltare un qualunque virtuoso Cos lidea di unarte impegnata, se per un verso poteva essere messa al servizio di unideologia interclas sista, per un altro verso implicava laspirazione a rico struire una forma di rapporto immediato tra artista e
G. D A n n u n z io , Il Fuoco, cit., pp. 31-32.

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pubblico, frantumatosi con lavvento dellindustrialismo, a recuperare la funzione profetica dellarte in oppo sizione al suo moderno ruolo di merce. Di nuovo in somma si riproponeva, e questa volta attraverso larte, il problema di sanare il dissidio tra anima e mondo, di recuperare una possibilit di agire nella nuova societ:' Nella comunione tra la sua anima e lanima della folla un mistero era sopravvenuto, quasi divino; qual che cosa di pi grande e di pi forte erasi aggiunto al sentimento che egli aveva della sua persona consueto; un ignoto potere era parso convergere in lui abolendo i confini della persona particolare e conferendo alla vo ce solitaria la concordia d un coro. V era dunque nella moltitudine una bellezza riposta, donde il poeta e leroe soltanto potevano trarre baleni. Quando quella bellezza si rivelava per limprovviso clamore alzato nel teatro o su la piazza pubblica o nella trincea, allora un torrente di gioia gonfiava il cuore di colui che aveva saputo su scitarla, col verso, con larringa, col segno della spada. La parola del poeta comunicata alla folla era dunque un atto, come il gesto delleroe La parabola completa, dallestetismo allattivismo nazionalista, dal distacco allalleanza con la classe diri gente, era evidente nei romanzi di Enrico Corradini. In Santamaura La Gioia e La Verginit scritti
*0 G . D A n n u n z i o , I l Fuoco, cit., pp. 99-100. *** E. C o r r a d in i , Santamaura, Firenze, Paggi, 1896. *2 E. C o r r a d in i , La Gioia, Firenze, Paggi, 1897. >*5 E. C o r r a d in i , La Verginit, Firenze, Marzocco, 1898.

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tra il 1896 e il 1898, ritornavano rozzamente i motivi della sconfitta, della volgarit del presente, del potere corruttore della donna; in particolare Santamaura ap pariva un libello contro l interclassismo, contro i cedi menti della borghesia alla classe operaia, descritta come violenta, bestiale e corrotta dallopera di agitazione dei sovversivi. Nella Gioia poi, leroe. Vittore Rodia, ab bandonava il caos della moderna societ industriale evadendo verso un paese in cui le cose non fossero ancora corrotte dalluso degli uomini . In questi pri mi romanzi lazione dei personaggi mancava quasi total mente di uno sfondo: il presente, la vita politica, veni vano rifiutati a priori, come volgari e materialisti. Non diversa a distanza di anni appariva in Corradini la visione della classe politica vile ed inetta, ma nei romanzi successivi lo scrittore la metteva in scena facen dola agire e rappresentandola come il nemico da battere. In realt La Patria lontana e La guerra lontana scritti negli anni 1910-11, apparivano veri e propri manifesti politici del Corradini ormai esponente del na zionalismo italiano. L obbiettivo polemico, in particolare riferimento alla prassi di governo giolittiana, rimaneva il sistema democratico, utilizzato da una classe politica materialista e pavida nella direzione di un cedimento ai socialisti; tuttavia non si trattava di una ripresa del l ideologia d opposizione degli intellettuali post-unitari.

E. C o r r a d i n i , La Patria lontana, Milano, Treves, 1910. E. C o r r a d i n i , La guerra lontana, Milano, Treves, 1911.

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cio di una scissione dalla classe dirigente in quanto tale. La nuova formulazione dellattivismo antidemocra tico implicava qui invece laccettazione completa della nuova struttura economica, con lalleanza tra questi gruppi intellettuali legati al nazionalismo e i gruppi im prenditoriali e industriali. Cos Corradini riutilizzava lo schema dellitinerario delleroe nella societ moderna, insieme al motivo della donna come ostacolo allazione, ma lo rovesciava; il fallimento cio appariva non pi fatale condizione uma na nel mondo moderno, ma conseguenza di un cedi mento, di scarso vigore morale, di assenza di fede ideale. Perci tutti i motivi ricorrenti nella narrativa dellul timo Ottocento, la rappresentazione dei salotti, la vita morbida e lussuosa della capitale, la descrizione minu ziosa degli interni e degli arredamenti, ritornavano in questi romanzi ma connotati negativamente, come sim boli di unepoca corrotta e decadente, vuota di ideali collettivi. Qui stava infatti il punto centrale della pole mica di questi intellettuali che coinvolgeva allo stesso m^odo la classe politica nel suo insieme (Governo, Parla mento e partiti d opposizione) e la cultura dellultimo Ottocento, tacciata di decadentismo e di dilettantismo estetico . Questa volta era proprio lindividualismo,^ vittima della ^ i l t industriale e nucleo d e lT o p ^ iz io ne degli intellettuali post^nitari, ad essere messo sotto ac cusa: ora i giovani intllettli si facevano~aTtempo stesso apologeti dellindustrialismo e della civilt di mas sa. Alla figura delleroe die compie il suo itinerario in10. B r i g a n t i .

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dividuale verso lautorealizzazione, si sostituiva ora lo eroe che pu cessare dessere individuo e diventare coscienza di nazione che cio colma il divario tra azione e mondo annullandosi nella collettivit. E una simile meta si proponeva anche alle masse: sostituendo allideale della lotta di classe lidea di nazione, le molti tudini divise avrebbero potuto realizzarsi come un solo corpo collettivo: Non avevano pi ciascuno la sua anima chiusa, ma come intorno a loro si moveva la medesima aria fra cielo e mare, cos dentro di loro una sola medesima anima La visione della civilt di massa appariva cos non pi come angosciosa minaccia ma come la meta ideale, in cui le volont individuali unificate in un ideale col lettivo si sarebbero docilmente sottomesse allautoma tismo del ritmo della produzione industriale: Giacomo parl delle unioni dei lavoratori nei sin dacati, parl dei lavoratori che producono la ricchezza del mondo, energici e disciplinati come le macchine di ferro e di fuoco che trattano Il programma di riconciliazione di classe passava nella Patria lontana attraverso lalleanza tra il sindacali smo rivoluzionario rappresentato da Giacomo Rummo e il nazionalismo, incarnato da Filippo Buondelmonti; e si realizzava proiettandosi non a caso in quel momento
1*^ E. C o r r a d in i , La Patria lontana, cit., p. 24. >87 E. C o r r a d in i , La Patria lontana, cit., p. 242. 1 8 E. C o r r a d in i , La Patria lontana, cit., p. 192.

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topico della narratila d ambiente politico-parlamentare rappresentato dagli ultimi anni del XIX secolo, gli anni di Crispi e di Adua. La storia di questo periodo, defor mata nazionalisticamente, riappariva nella Guerra lonta na in cui il Corradini metteva in scena sotto trasparenti pseudonimi le figure ormai mitiche di Carducci, Oriani e di Crispi, rappresentato al solito, questultimo, come la prefigurazione del capo, incompreso dalla volgarit della sua epoca. In questo romanzo la descrizione della vita parlamentare si ripresentava gravata dalle tare ormai note, il Parlamento appariva unaccozzaglia di politi canti, d inetti ambiziosi, di demagoghi , espressione di una borghesia vile, materialista ed inetta. La scelta del la guerra di Abissinia e di Adua in particolare, come sfondo alle vicende dei due romanzi non era casuale: Adua infatti era venuta rapidamente assumendo, negli anni tra Ottocento e Novecento, un valore emblematico presso i giovani intellettuali, proprio in funzione pole mica contro quel blocco moderato riformista, simboleg giato dalla borghesia democratico-parlamentare respon sabile della sconfitta. Cos il Parlamento tornava a rappreseniare non pi il cadimento alla piazza, la delega di potere dalla borghesia al popolo, come nellesteti smo di fine Otiocento, ma al contrario, una classe poli tica staccata sia dal settore positivo della classe dirigen te, cio la borghesia industriale, come dalle masse. Non molto diverso era lo schema utilizzato da G iu lio Bechi nei due romanzi, Lo spettro rosso e I SemiG. B e c h i, Lo spettro rosso, Milano, Treves, 1909.

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natovi in cui la condanna della vecchia Italia chiusa e incrostata nelle idee e nei privilegi del passato pas sava di nuovo attraverso l emblema del Parlamento, rappresentato con tutte le tare gi note: Ormai la poesia della Patria, per lo scempio fat tone da tutta la racca alta e bassa imperversava sulla Terza Roma, su questo bel sogno garibaldino divenuto la cuccagna di ogni cupidigia d uomini di governo, di uomini di banca, d uomini d arte, di tutti i trafficanti miserabili, di tutti gli straccioni morali e materiali che, declamando e sbandierando, s erano innalzati, aveano brigato, arraffato, sguisciando fra le macerie, il sub buglio e la calca in mezzo a cui si costruiva il nuovo edifizio nazionale Accanto alla condanna della classe politica vile ed inetta era presente anche in questi romanzi la stessa polemica contro i capi socialisti, borghesi sradicati in cerca di integrazione, passata dai sociologi a questi grup pi di intellettuali attivisti e nazionalisti. E allo stesso modo ritornavano nei due romanzi i motivi ormai to pici di questa narrativa fortemente ideologizzata: il mi to di Adua, la condanna dellemigrazione, il Risorgi mento tradito, la figura del capo sconfitto dalla logica della democrazia parlamentare, il disprezzo della buro crazia, lidea della guerra come forza di coesione inter classista. Anche in questi romanzi dunque il livello ideologico-politico prevaleva sul livello narrativo: lauG. B e c h i , Seminatori, Milano, Treves, 1914. G. B e c h i , L o spettro rosso, cit., p. 314.

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tore riprendeva infatti lo schema dellitinerario di un eroe nella societ moderna ma ne faceva il pretesto di un programma di azione centrato anche qui sulla ne cessit di conquistare alla classe dirigente, la borghesia industriale, un consenso di massa. In questo senso il Bechi affermava, pi esplicitamente di Corradini, la vali dit della funzione dei gruppi intellettuali, sulla scia di una problematica sviluppata proprio in quegli anni sulle riviste fiorentine; mancava quindi in questo autore, pi vicino alle posizioni di un Prezzolini o di un Papini, la radicalizzazione del programma corradiniano con lal leanza tra nazionalismo e sindacalismo rivoluzionario, non priva di impulsi ambiguamente eversivi. In Bechi lesorcizzazione del socialismo appariva pi evidente, pi aperta la paura della violenza di classe; in definitiva il consenso auspicato nei due romanzi era quello della piccola-borghesia e delle masse contadine del Sud, assai pi che quello della classe operaia. Comunque il polo positivo della societ moderna veniva rappresentato, da Bechi come da Corradini, nella nuova Italia che pen sa, tenta, fatica, produce , nella civilt industriale di cui anche questo scrittore si faceva apologeta: Lao rimase ammirato da quello spettacolo di magiiilca alacrit che gli fece per un momento scordare le sue ansie, dandogli limpressione e il brivido di una potenza presente e invisibile che avesse coscienza e vo lont e unanima irresistibile, sommata dellanima di quelle mille macchine. Quel sottile odore d acciaio ri scaldato che gli saliva alla testa, quel tumulto che lo

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stordiva e lo inebriava come un poema di forza vitto riosa, tutto quel mondo che parlava, gridava, ansava, tonava, quel digrignare di denti d acciaio, quel vampeg giare di lingue di fuoco, quel protendersi di braccia ferree, quellagitarsi di potenze terribili e disciplinate che si sprigionavano da tutto quel caos ferreo e igneo gli parvero, nella sua esaltazione poetica, il propulsore che sospingeva sicuramente la nuova Italia verso un cammino di prosperit e di grandezza Ancora una volta il viaggio delleroe vedeva rove sciata la meta; il cammino per lautorealizzazione non passava piii attraverso lindividuo ma attraverso la ci vilt di massa, laccettazione e l aspirazione aUannullamento dellindividuo nella collettivit: Poteva finalmente abbandonarsi, confondersi nel l ondata di passione che lo avvolgeva, divenir semplice gregario l dovera stato capitano Nel mito della nazione e della guerra, capace di rias sorbire la lacerazione delle coscienze cos come la lotta di classe, si consumava dunque lopposizione degli intel lettuali italiani alla civilt industriale; con il ripudio del ribelle egotismo decadente si bruciava anche la sua estre ma incarnazione: il mito del capo, la dannunziana vo lont di dominio, si capovolgevano, in questo nuovo eroe, nella figura del gregario, nellansia di confondersi in una informe anima collettiva.

92 G. B e c h i , Lo spettro rosso, cit., p. 291. 193 G, B e c h i , I Seminatori, cit., p. 280,

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17. -

T ra m o r a l is m o e a l ie n a z io n e :
g io v a n i

vecchi e i

L accettazione della civilt industriale appariva dun que, nel primo decennio del Novecento, lelemento nuo vo comune ai gruppi di giovani intellettuali; e dava vita come si visto, nellambito del romanzo a sfondo politico, al tipo di romanzo-manifesto fortemente ideo logizzato in cui sfumava e si esauriva, come motivo ispiratore, la vitalit del tema del parlamento. Questo motivo tuttavia servir ancora come sfondo ad un ro manzo di Luigi Pirandello, I vecchi e i giovani in cui la riutilizzazione degli elementi topici della vecchia nar rativa di ambiente parlamentare, consentiva allautore di esprimere, in una rappresentazione schematicamente simbolica, la sua opposizione radicale alla nuova societ. Riprendendo infatti il mito del Risorgimento tradito e moltiplicandolo in pi personaggi emblematici delle di verse modalit di autorealizzazione (il vecchio ministro, il deputato compromesso con le Banche, lavvocato fal lito, il garibaldino) lautore distruggeva ogni ipotesi di salvezza individuale: un identico, inevitabile fallimento coinvolgeva il puro ed il corrotto, lintegrato e lo sradi cato nella nuova societ. Compiendo unanaloga opera zione di recupero e di articolazione molteplice dello schema del viaggio delleroe post-risorgimentale nella civilt moderna, Pirandello saldava la mitica frattura
L. P i r a n d e l l o , I vecchi e i giovani, Milano, Treves, 1913.

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tra le due epoche, rovesciando in tal modo la visione tradizionale che proiettava nellet eroica ogni possibi lit di autoreaUzzazione: Una sola cosa triste, cari miei: aver capito il giuoco! Dico il giuoco di questo demoniaccio beffardo che ciascuno di noi ha dentro e che si spassa a rappresen tarci di fuori, come realt, ci che poco dopo egli stesso ci scopre come una nostra illusione, deridendoci degli affanni che per essa ci siamo dati, e deridendoci anche, come avviene a me, del non averci saputo illudere, poi ch fuori di queste illusioni non c pi altra realt . . . E dunque non vi lagnate! Affannatevi e tormentatevi, senza pensare che tutto questo non conclude. Se non conclude, segno che non deve concludere, e che vano dunque cercare una conclusione. Bisogna vivere, cio illudersi; lasciar giocare in noi il demoniaccio bef fardo, finch non si sar stancato; e pensare che tutto questo passer . . . passer . . . Appariva dunque, al fondo della revisione pirandel liana della pi recente storia italiana, la consapevolezza di una crisi ben pi vasta di quella che poteva sembrare determinata dal fallimento delle speranze risorgimentali. Eppure nella rappresentazione del tormento per lina zione sofferto dalleroe giovane, smarrito in unepoca vuota di valori, permaneva a contraddire quella visione

95 L. P i r a n d e l l o , I vecchi e i giovani, Milano, Mondadori, 1967, p. 440.

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anarchica e metastorica, la traccia di uneredit po lemica: La giovent? Che poteva la giovent, se lavara paurosa prepotente gelosia dei vecchi la schiacciava cos, col peso della pi vile prudenza e di tante umiliazioni e vergogne? Se toccava a lei lespiazione rabbiosa, nel silenzio, di tutti gli errori e le transazioni indegne, la macerazione d ogni orgoglio e lo spettacolo di tante brutture? Ecco come lopera dei vecchi qua, ora nel bel mezzo d Italia, a Roma, sprofondava in una cloaca, men tre su nel settentrione, sirretiva in una coalizione spu dorata di loschi interessi; e gi, nella bassa Italia, nelle isole, vaneggiava apposta sospesa, perch durassero la inerzia, la miseria e l ignoranza e ne venisse al Parla mento il branco dei deputati a formar le maggioranze anonime e supine! Con i Vecchi e i giovani Pirandello riprendeva la forma del romanzo storico con ambizioni di vasto affre sco sociale, come veicolo di una visione antistoricistica della realt. Il periodo scelto come sfondo della vicenda era infatti quello topico degli anni degli scandali ban cari e dei Fasci siciliani, i personaggi incarnavano i di versi strati sociali, la rappresentazione implicava il rie same di tutta la problematica relativa al nuovo stato: Risorgimento, unit nazionale, socialismo, mezzogiorno. Il tentativo era dunque quello di proiettare in unespe rienza collettiva quella spaccatura tra anima e mondo,
196 L. P i r a n d e l l o , cit., p. 365.

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tra illusione e realt, rappresentata precedentemente nellindividuo Mattia Pascal. Tuttavia la struttura finiva per condizionare lautore imponendogli luso di stru menti espressivi gi usurati, consunti e dunque irrigi diti in una univoca significativit: la ripresa del tema della corruzione della classe dirigente post-risorgimentale implicava cos inevitabilmente una visione in chiave moralistica, nel solco della vecchia ideologia d opposi zione degli intellettuali dopo lunit: Tutte le sere, tutte le mattine, i rivenditori di giornali vociavano per le vie di Roma il nome di questo o di quel deputato al Parlamento nazionale accompa gnandolo con lo squarciato bando ora di una truffa ora di uno scrocco a danno di questa o di quella Banca ( . . . ) Ma s, ma s, dai cieli d Italia, in quei giorni, pioveva fango, ecco, e a palle di fango si giocava; e il fango si appiastrava da per tutto, su le facce pallide e violente degli assaliti e degli assalitori, su le medaglie gi gua dagnate sui campi di battaglia (che avrebbero dovuto almeno queste, perdio! essere sacre) e su le croci e le commende e su le marsine gallonate e su le insegne dei pubblici uffici e delle redazioni dei giornali. Dilu viava il fango; e pareva che tutte le cloache della citt si fossero scaricate e che la nuova vita nazionale della Terza Roma dovesse affogare in quella torbida fetida alluvione di melma, su cui svolazzavano stridendo, neri uccellacci, il sospetto e la calunnia Allo stesso mo
L.
P ira n d e llo ,

cit., p p . 237-238.

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do, nel ricalcare lo schema del viaggio di un eroe bor ghese, nel mondo moderno (nelle due modalit: dello smarrimento dei valori tradizionali negli uomini del Ri sorgimento, e dellitinerario del giovane eroe alla ricerca della totalit attraverso lazione) Pirandello si rinchiu deva di nuovo in una visione carica di valori che finiva per disperdere al livello strutturale, la rappresentazione di una drammatica e fatale assenza di alternative. Il motivo della vita politica, la rappresentazione del sistema democratico, esauriva cos, nella letteratura del primo decennio del nuovo secolo, la sua vitalit; fissato nel suo ruolo, emblematico della societ uscita dal Risor gimento, della civilt industriale al suo inizio, verificava ormai proprio al livello strutturale la propria impotenza espressiva. La condizione alienata dellindividuo nella civilt del Novecento, la rottura della visione unitaria della realt, postulavano nella narrativa la distruzione del personaggio e la dispersione della trama e dello sfon do corposo e molteplice del romanzo realistico. Ricon dotto allinterno della coscienza individuale il fallimen to del viaggio alla riconquista della totalit, la presenza di uno scenario carico di simboli e valori univoci non rappresentava ormai che un equivoco in grado di com promettere, come nei Vecchi e i giovani, lunit strut turale dellopera insieme alla possibilit di rappresentare la condizione delluomo inserito nella civilt industriale.

INDICE 1. - La nuova figura dell Intellettuale . Pag. 2. - Una nuova istituzione: il Parlamento . 3. - L ideologia dopposizione degli intellet tuali e lo schema del futuro romanzo par lamentare ............................................. 4. - Il consenso borghese del De Sanctis . 5. - Riflessi dellideologia dopposizione nei c r o n i s t i .................................................... 6. - Civilt artigianale e civilt industriale: valore emblematico del romanzo parla mentare ..................................................... 7. - Presentimenti di una nuova critica sociale La ribellione dellinteUettuale: autocon templazione e rifiuto della civilt indu striale .................................................... 9. - Intellettuali e classe dirigente: accenti antidemocratici simbolo di unalleanza 10 . - L Anarchia come estremo rifiuto I L - Estetismo e nuovo romanzo politico: dal Piacere a Le Vergini delle rocce 12 . - Oscillazioni tra consenso e dissenso nel romanzo di consumo . 13. - Antistoricismo come rifiuto della civilit industriale . . . . 14. - Il motivo del Parlamento nei romanzi del primo 900: fine della polemica . 15. - Radicalismo e interclassismo . 16. - Dallestetismo allattivismo: la vittoria della civilt industriale 17. - Tra moralismo e alienazione: I vecchi
e 1 giovani
In d ic e dei nom i

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