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ISTITUZIONI DI DIRITTO PUBBLICO

CAP. 1L'ORDINAMENTO GIURIDICO E IL DIRITTO COSTITUZIONALE


Qualunque organizzazione sociale costituisce un ordinamento giuridico, un'organizzazione infatti
per essere tale e sopravvivere ha bisogno di un complesso di regole che ne disciplinino la vita e
l'attività. Tali regole costituiscono il DIRITTO di una determinata organizzazione: considerate nel
loro insieme formano un ORDINAMENTO GIURIDICO. La separazione fra l'ambito religioso e
quello giuridico appartiene alla fase repubblicana del diritto romano. Ciò che distingue questi due
ambiti è che le regole giuridiche sono inerenti ad una certa organizzazione sociale e sono finalizzate
alla sopravvivenza e allo sviluppo di essa. Mentre le regole e i precetti religiosi sono volti a
perseguire la perfezione individuale.
Ogni organizzazione produce diritto ed è prodotta dal diritto. Secondo la TEORIA DELLA
PLURALITÀ DEGLI ORDINAMENTI GIURIDICI il diritto non è un monopolio di alcuna
organizzazione ma appartiene a qualunque organizzazione. Ma qual'è il rapporto fra il diritto e
l'organizzazione sociale? È il diritto che fonda l'organizzazione oppure viceversa? 2 risposte a
riguardo:
 TEORIE NORMATIVISTE: l'ordinamento è costituito dalle norme vigenti in un determinato
spazio territoriale. Un esempio sono i paesi anglosassoni dove è presente la cosidetta “civil law”
ovvero dove le norme scritte sono deliberate dagli organi a ciò deputati.
 TEORIE ISTITUZIONALISTE: sono le prescrizioni normative che scaturiscono da
un'organizzazione sociale e non viceversa le regole a dar luogo ad essa. Un esempio di questo
genere è la “common law” dei paesi anglosassoni ovvero paesi dove la gran parte delle regole e
delle norme è stabilita per via CONSUETUDINARIA in base alla regolarità dei comportamenti
prevalenti.
Per gli istituzionalisti la società organizzata E' un ordinamento. Per i normativisti HA un
ordinamento.
ORDINAMENTO GIURIDCO
Definizione di ordinamento giuridico: “ l'insieme di più elementi – precetti, fatti normativi,
consuetudini – accomunati dal fatto di essere tutti espressione di una determinata
organizzazione sociale e coordinati fra loro da criteri sistematici ”. Gli ordinamenti giuridici
non sono ancorati per forza a una gerarchia di valori, le associazioni malavitose costituiscono un
ordinamento giuridico che si contrappone a quello dello stato. Ogni ordinamento è un sistema e e in
quanto tale esso presume se stesso come COMPLETO (non ci sono vuoti normativi), COERENTE
(non ci sono contraddizioni fra norme) e ORDINATO (ha un principio ordinatore che ne assicura
l'unità).
DISPOSIZIONE VS NORMA: La disposizione è una mera formulazione linguistica suscettibile di
diverse interpretazioni mentre la norma è il risultato dell'interpretazione. Da una disposizione si
possono trarre più norme e poi si dovrà giungere a sceglierne una sola in base ai principi che
reggono l'ordinamento.
ORDINAMENTO COSTITUZIONALE
I 3 fattori che caratterizzano l'ordinamento giuridico: coerenza, completezza, ordine devono essere
assicurati da un progetto fondante che sta alla base e che contiene i principi e i valori ispiratori.
Negli ordinamenti statali il progetto fondante si chiama COSTITUZIONE e può essere scritta e non
scritta, rigida o flessibile. Ogni ordinamento statale ha un suo assetto costituzionale ma non c'è un
solo costituzionalismo o un solo tipo di costituzioni. Anche dove non vi è stata una costituzione
(come in Gran Bretagna) vi è stato però un diritto costituzionale. Definizione di ordinamento
costituzionale: “il complesso delle norme fondamentali scritte e non scritte che danno forma a
ciascun ordinamento e che rappresentano il codice genetico che determina l'identità
dell'ordinamento giuridico stesso”. E' il nucleo della cellula. Tutti hanno un ordinamento
costituzionale ma non tutti hanno una costituzione scritta. Normativisti e istituzionalisti dibattono
anche intorno al tema della costituzione, per i primi essa è l'atto fondante della produzione del
diritto, è il vertice di una sorta di piramide della produzione del diritto. Per i secondi invece essa è la
“decisione fondamentale” con cui il potere costituente determina la forma dell'unità politica di un
ordinamento, essi pensano infatti che ogni fonte del diritto è già essa stessa regolata dal diritto e
considerano la risposta dei normativisti come tautologica. COSTANTINO MORATI distingue fra
COSTITUZIONE IN SENSO MATERIALE (i fini e i valori su cui convergono le forze politiche
prevalenti) E IN SENSO FORMALE (si poggi sulla costituzione in senso materiale e ne costituisce
il “precipitato”). Comunque per evitare di considerare la costituzione formale come “quella di
carta” e attribuirgli meno importanza è bene limitarsi a distinguere solo fra ORDINAMENTO
COSTITUZIONALE E COSTITUZIONE.

CAP.2 LO STATO
Lo stato moderno è caratterizzato da due elementi importanti:
 POLITICITÀ: l'ordinamento statale assume fra le proprie finalità la cura di tutti gli interessi
generali che riguardano una determinata collettività stanziata su un determinato territorio. In
forza di questo lo stato tende a sottoporre alle proprie regole tutti i diversi ordinamenti preposti
alla cura di interessi particolari.
 SOVRANITÀ: è la supremazia dello stato rispetto a ogni altro potere costituito al suo interno e
la sua indipendenza rispetto a quelli esterni.
Altri enti posso essere definiti politici (comuni e le regioni) ma non sovrani. Definizione di Stato “
si ha uno stato quando una popolazione sottomettendosi a un potere politico da vita a un
ordinamento in grado si soddisfare i suoi interessi generali ” in questo modo una popolazione
diviene un popolo ovvero un insieme di persone legate dal fatto di condividere una uguale
cittadinanza (intesa come uguaglianza di diritti e doveri di fronte al governo sovrano). Per avere uno
stato naturalmente ci vogliono 3 elementi base: un popolo, un territorio un governo sovrano. Solo
gli stati sovrani possono darsi una costituzione. Il modo in cui si atteggiano gli elmenti della
politicità e della sovranità stanno alla base delle diverse dottrine dello stato che hanno influenzato le
varie forme di stato. Secondo il costituzionalismo di matrice liberale gli uomini per natura
possiedono 3 diritti: alla vita, alla libertà e alla proprietà privata, allo scopo di salvaguardare tali
diritti hanno anche il diritto a difendersi e a offendere. Per farlo in modo più efficace essi
trasferiscono per contratto tali diritti ad un autorità sovrana: queste sono DOTTRINE
CONTRATTUALISTICHE. Tale trasferimento può essere sempre revocato. Lo stato ha una
funzione strumentale in questo caso. Hegel ha una visione opposta a quella delle dottrine
contrattualistiche e vede lo stato come una realtà spirituale. Per lui sono gli individui che ricevono
identità dallo stato e senza stato il popolo è solo una moltitudine informe. Da Hegel hanno preso
campo le cosiddette DOTTRINE STATOLATRE.
FORME DI STATO MODERNE
Le forme di governo riguardano il modo in cui si distribuisce il potere politico fra i vari organi dello
stato, le forme di stato riguardano invece “il modo in cui si atteggia il rapporto fra cittadini e potere
politico nonché i fini che si pone l'ordinamento”.
STATO ASSOLUTO: la legittimazione del sovrano viene direttamente da Dio, il potere è tutto
concentrato nelle mani del sovrano, c'è una rigida divisione in classi sociali e il riconoscimento
dell'aristocrazia.
STATO LIBERALE: è il frutto della vittoria della borghesia contro l'aristocrazia e il clero. Ha una
base sociale ristretta perchè il diritto di voto è riservato solo a cloro che posseggono un determinato
censo ma riconosce a tutti i cittadini il diritto di proprietà e libertà.
STATO LIBERALDEMOCRATICO: i diritti politici vengono riconosciuti a tutti i cittadini, sono
rappresentati e tutelati tutti i ceti grazie ai partiti e ai sindacati quindi diventa uno stato
PLURICLASSE. E' uno stato sociale in quanto sono garantite importanti prestazioni sociali. Tale
forma di stato viene anche chiamata STATO COSTITUZIONALE perchè si supera il mero stato di
diritto ma si fissa in costituzioni rigide la tutela dei diritti civili e sociali.
Infine vi sono gli stati fascisti (desta hegeliana) quelli socialisti (sinistra hegeliana) e lo stato
confessionale in cui la sfera religiosa non è disgiunta da quella politica.
CAP.3 LO STATO E GLI ALTRI ORDINAMENTI. L'ORDINAMENTOINTERNAZIONALE
Il diritto intenrazionale è l'ordinamento della “comunità degli stati”. Il trattato di Vestfalia del 1648
è tradizionalmente considerato la data di nascita del diritto internazionale. L'oridnamento
internazionale è diverso da quelli giuridici statuali:
 non c'è un ente che si ponga in posizione sovraordinata
 non ci è un organo legislativo che produca norme
 le norme di diritto internazionale sono prodotti di FONTI FATTO sono cioè di formazione
consuetudinaria o spontanea
 manca un meccanismo di risoluzione delle controversie che insorgano fra i soggetti
dell'ordinamento
Riguardo ai rapporti fra ordinamento internazionale e ordinamento statale secondo le
CONCEZIONI MONISTE vi è unità fra ordinamento statale e internazionale indicando quale dei
due si considera derivato rispetto all'altro. Quello che si considera originario gode del primato e
dunque dell'ultima parola. Per le CONCEZIONI DUALISTE O PLURALISTE invece siamo di
fronte ad ordinamenti indipendenti e separati ciascuno dei quali compie autonomamente le proprie
valutazioni giuridiche. Attualmente il diritto interno si adatta a quello internazionale con obblighi
che possono essere di natura pattizia o consuetudinaria. Nel d.i. la RATIFICA è “l'istituto giuridico
mediante il quale un soggetto fa propri gli effetti di un negozio concluso con terzi dal proprio
rappresentante”. Nell'ordinamento italiano la ratifica è un atto presidenziale che in lacuni casi deve
essere autorizzato con legge dal Parlamento. Lo stato dunque opera su due piani di natura separata e
distinta, come soggetto di diritto internazionale esso si obbliga nei confronti degli altri stati a
introdurre una certa normativa interna, come soggetto di diritto pubblico resta padrone all'interno
del proprio ordinamento e resta anche padrone di introdurre le disposizioni necessarie per
conformarsi ala regolamento oppure no.
ADATTAMENTO AL DIRITTO INTERNAZIONALE
Avviene secondo 3 modalità:
 PROCEDIMENTI ORDINARI DI PRODUZIONE GIURIDICA: sono fatte LEGGI contenenti
le disposizioni volte a realizzare l'adattamento
 LEGGE AD HOC: la legge autorizza la ratifica del trattato e ordina il consequenziale
adattamento dell'ordinamento interno. Il testo del trattato è allegato alla legge.
 NON VI È NECESSITÀ DI NESSUN APPOSITO ATTO STATALE: l'adattamento viene
disposto in forma automatica.
Si sono istituite procedure destinate ad assicurare l'osservanza da parte degli stati dei precetti
riguardanti la tutela dei diritti umani che sono universalmente riconosciuti anche a quegli stati che
non sono firmatari di accordi o trattati. Questa è una tendenza innovativa perchè fa emergere la
soggettività dei cittadini e dei popoli. Gli accordi di Parigi del 1945 portarono all'istituzione dei
tribunali di Norimberga e di Tokyo. Nel 1993 e 1994 due tribunali internazionali penali per la ex
Jugoslavia e per il Ruanda. Queste esperienze hanno condotto all'istituzione della Corte Penale
Internazionale prevista dallo Statuto di Roma. Essa è un tribunale permanente che esercita la sua
giurisdizione sulle persone fisiche che si siano macchiate dei più gravi crimini di portata
internazionale. La sua giurisdizione è complementare alle giurisdizioni nazionali, agisce solo
quando queste ultime non possono o non vogliono procedere.
CAP.4
L'UNIONE EUROPEA nasce il 1° Novembre 1993 a seguito dell'entrata in vigore del
TRATTATO DI MAASTRICHT. Il processo di formazione della UE è durato oltre 40 anni.
1951: col TRATTATO DI PARIGI si forma la CECA (Comunità Europea Carbone e Acciaio) fra i
6 paesi fondatori (Italia, Belgio, Pesi Bassi, Lussemburgo, Francia e Germania).
1957: col TRATTATO DI ROMA si forma L'EURATOM (per costruire insieme l'industria
nucleare come risorsa strategica). Col TRATTATO DELLA COMUNITÀ EUROPEA (TCE) si
forma la CEE (Comunità Economica Europea) che puntava alla costruzione di un'area di libero
scambio con tariffe doganali comuni, la creazione di un Fondo Sociale Europeo e di un Banca
d'Europa, una Corte di Giustizia e e un Assemblea Parlamentare. Queste erano vere e proprie
istituzioni dotate di potere legislativo.
1965: gli organi istituzionali delle 3 comunità si fondono e nascerà un vero e proprio organo di
indirizzo politico: il Consiglio Europeo.
1986: viene firmato l'ATTO UNICO EUROPEO che detta l'obiettivo di un mercato unico interno
entro il 1993 e rafforza il ruolo del Parlamento Europeo.
1993: con il TUE (quello di Maastricht) fonda una struttura organizzativa a 3 pilastri: 1)quello
costituito dalle preesistenti 3 comunità 2)politica estera e di sicurezza comune 3)cooperazione di
polizia e giudiziaria in materia penale. Pone inoltre le basi per la moneta unica europea. Dato che
molti paesi non erano daccordo sul 2 e 3 pilastro si decise che essi sarebbero stati gestiti secondo il
METODO INTERGOVERNATIVO (diritto internazionale) mentre tutto ciò che atteneva il vecchio
TCE sarebbe stato gestito secondo le norme del diritto comunitario.
ORGANIZZAZIONE UE
CONSIGLIO EUROPEO: è un organo intergovernativo (non comunitario e decide al'unanimità)
formato dai rispettivi capi di stato o di governo assistiti dai ministri degli esteri e dal presidente
della Commissione. Si riunisce 2 volte l'anno sotto la presidenza del capo di Stato dello stato
membro che ha la presidenza ed è il vero ORGANO DI INDIRIZZO POLITICO DELLA UE, ne
fornisce gli orientamenti generali.
CONSIGLIO: composto da un rappresentante per ogni stato membro a livello di ministro
autorizzato a impegnare il proprio governo. Attua le politiche di relazioni esterne, sicurezza,
economia e sviluppo. Opera come istituzione comunitaria e può decidere: all'unanimità, a
maggioranza semplice , a maggioranza qualificata. Si riunisce ogni mese in composizione diversa a
seconda dei temi che deve affrontare (ministri dell'ambiente se il tema è l'ambiente).
PARLAMENTO EUROPEO: 732 componenti che rappresentano i popoli degli stati membri e sono
direttamente eletti per 5 anni. I suoi membri come nelle moderne assemblee rappresentative si
riuniscono in gruppi parlamentari che corrispondono alle grandi famiglie politiche e lavorano
suddivisi in 20 commissioni. Esso approva i trattati di adesione dei nuovi stati, gli accordi
internazionali che comportano spese, gli atti che portano a sanzioni contro stati membri, ha il potere
di funzione legislativa sia come iniziativa che come decisione. Partecipa al bilancio e ha il potere di
controllo sulla Commisione approvando la designazione del Presidente e su proposta di questi dei
membri, può approvare la sfiducia (detta mozione di censura)., svolge interrogazioni
COMMISSIONE: composta da 25 commissari (uno per stato), è l'rogano esecutivo che agisce in
indipendenza. Dura 5 anni salvo sfiducia da parte del Parlamento a maggioranza di 2/3. I governi
designano il presidente della Commissione che deve essere approvato dal Parlamento. Essa è un
organo comunitario e vigila sulla applicazione del TCE. Ha il potere di iniziativa, di vigilanza
sull'attuazione del diritto comunitario, gestisce il bilancio.
CORTE DI GIUSTIZIA e TRIBUNALE DI PRIMO GRADO: la prima è formata da 25 giudici
assititi da 8 avvocati generali. Essa giudica le controversie fra stati membru, fra comunità e stati
membri, fra istituzioni comunitarie tra persone fisiche e la Comunità. Ha anche la funzione di
RINVIO IN VIA PREGIUDIZIALE: un tribunale nazionale se è giudice in ultima istanza DEVE
rivolgersi alla Corte. Il tribunale di 1° grado invece regola le controversie fra la Comunità e i propri
funzionari. Il suo ruolo è più limitato
BANCA CENTRALE EUROPEA: ha il diritto esclusivo di autorizzare l'emissione di banconote
all'interno della comunità.
COMITATO REGIONI: composto dai rappresentanti di enti regionali e locali
ORDINAMENTO UE
Questo si fonda prima di tutto sui trattati (TUE E TCE) che hanno durata illimitata e costituiscono
le FONTI ORIGINARIE o primarie del diritto comunitario. Ci sono poi le fonti DERIVATE che
sono le norme adottate in base ai trattati. Per quanto riguarda le prime i principi sono la trasparenza
nelle decisioni collettive, la sussidiarietà , l'individuazione di alcuni obiettivi generali come uno
sviluppo equilibrato e sostenibile, eliminazione di ostacoli alla circolazione merci e persone,
politica estera comune, mantenimento acquis comunitario, mantenimento della pace,, rispetto dei
diritti umani. Questi sono garantiti anche a coloro che non fanno parte della UE. La cittadinanza
europea non sostituisce ma integra quella nazionale La CARTA DEI DIRITTI FONDAMENTALI
(NIZZA 2000) è una sorta di costituzione europea che unifica i principi dei trattati e tende ad
orientare la Corte di Giustizia.
Per le fonti derivate ci sono i REGOLAMENTI che sono vere e proprie leggi direttamente
applicabili in tutti gli stati membri. Le DIRETTIVE che sono atti che vincolano uno o più stati
membri in vista del raggiungimento di un risultato. Le DECISIONI sono atti obbligatori solo per i
destinatari (persone fisiche o giuridiche) indicati e servono a disciplinare fatti concreti. Infine le
RACCOMANDAZIONI O PARERI sono atti non vincolanti che non fanno sorgere nei destinatari
obblighi. Per la formazione del diritto comunitario derivato ci sono 3 tipi di procedure.
 CODECISIONE: la proposta parte dalla Commissione e devono concorrere al testo si a il
Parlamento sia il Consiglio.
 COOPERAZIONE: gli attori principali sono il Consiglio e la Commisione ed è limitata a pochi
ambiti
 CONSULTAZIONE: applicata agli ambiti più delicati che toccano interessi sensibili degli stati
membri, il Consiglio sente il Parlamento il cui parere non è vincolante.

CAP.5 LE FONTI DEL DIRITTO


Si chiamano FONTI DEL DIRITTO “gli atti o i fatti che l'ordinamento giuridico abilita a produrre
norme giuridiche”. I requisiti delle norme giuridiche sono l'ASTRATTEZZA (la regola è ripetibile
nel tempo a prescindere dal caso concreto) e la GENERALITÀ (l'essere riferite a una pluralità
indistinta di soggetti). Le fonti DI produzione sono quei fatti o atti ai quali l'ordinamento attribuisce
la capacità di produrre leggi. Le fonti SULLA produzione sono quelle norme che disciplinano i
modi di produzione del diritto oggettivo. Esse devono individuare i soggetti abilitati a stabilire
norme, le procedure da seguire, i modi mediante i quali le norme possono essere portate a
conoscenza de destinatari (fonti di COGNIZIONE). La Costituzione è la massima FONTE SULLE
FONTI, essa cioè legittima tutti i processi di produzione del diritto. Essa non li stabilisce tutti ma si
limita a determinare quali sono quelli più importanti ovvero quelli che permettono di adottare gli
ATTI FONTE PRIMARI. Gli atti primari fondamentali ad esempio sono le leggi di revisione
costituzionale e le leggi costituzionali, quelle di rango costituzionale, la legge ordinaria dello stato.
Essi non possono assumere forza normativa maggiore di quella prevista dalla Costituzione
(SISTEMA CHIUSO). Il sistema delle fonti secondarie è invece APERTO, la definizione delle leggi
secondarie è lasciata alla disponibilità dei soggetti titolari di potestà normative.
I CRITERI PER ODRINARE LE FONTI DEL DIRITTO
La risoluzione delle antinomie è un'operazione pratica svolta in sede di applicazione più che di
produzione. I criteri sono:
 CRITERIO CRONOLOGICO: in caso di contrasto tra disposizioni stabilite da fonti aventi lo
stesso rango (fonti equiparate) prevale la disposizione posta successivamente nel tempo. La
disposizione precedente nel tempo è abrogata da quella successiva. L'atto abrogativo non
elimina la norma precedente nel tempo ma ne “circoscrive nel tempo l'efficacia” (il suo
contrario e la deroga dove una norma si mantiene ma se ne circoscrive l'efficacia nel tempo o
nei destinatari). L'abrogazione può essere ESPRESSA (stabilita dal legislatore), PER
INCOMPATIBILITÀ (stabilita dal giudice o l'interprete), PER NUOVA DISCIPLINA
DELL'INTERA MATERIA (quando una nuova legge si sostituisce a una precedente). Le
CLAUSOLE DIABROGAZIONE ESPRESSA rovesciano il criterio cronologico in quanto la
legge prevede che la disciplina da essa dettata non possa essere abrogata se non in certi punti.
Gli atti normativi valgono solo per il futuro e di regola non hanno efficacia retroattiva. Essa
quando viene disposta non è mai assoluta ma riguarda solo i “rapporti pendenti” cioè che non
sono stati ancora regolati. Il divieto di retroattività è assoluto per le leggi in materia penale.
 CRITERIO GERARCHICO: prevale la norma posta dalla fonte superiore. La norma sotto
ordinata viene definita INVALIDA cioè viziata per non aver rispettato l'ordine gerarchico e
come tale essa deve essere eliminata.
 CRITERIO DELLA COMPETENZA: l'antinomia deve essere risolta applicando la norma posta
dalla fonte competente in quel determinato ambito.
INTERPRETAZIONI DEL DIRITTO:
Stabilita dall'art. 12 delle preleggi:
 INTERPRETAZIONE TESTUALE: secondo il significato delle parole
 INTERPRETAZIONE TELOLOGICA: secondo il fine o l'intenzione dle legislatore
 INTERPRETAZIONE SISTEMATICA: atto considerato nel contesto dell'ordinamento
complessivo
 INTERPRETAZIONE AUTENTICA: effettuata con legge direttamente dal legislatore
Le lacune si riempiono con lo strumento della ANALOGIA LEGIS, ovvero per colmare la lacuna si
rinvia a un caso simile.
TIPOLOGIA FONTI DEL DIRITTO:
LA COSTITUZIONE E LE LEGGI COSTITUZIONALI
La costituzione italiana è RIGIDA ed è posta dal potere costituente, di fronte ad essa tutti gli atti
fonte sono subordinati e posti da poteri costituiti cioè previsti e disciplinati dalla costituzione. La
rigidità è una garanzia contro le modificazioni (procedimento di revisione costituzionale aggravato).
LEGGI DI REVISIONE COSTITUZIONALE: modificazione mediante aggiunta o soppressione di
parti del testo della costituzione
LEGGI COSTITUZIONALI: sono sia quelle richiamate espressamente da singole disposizioni della
costituzione sia quelle che, tenuto conto dell'importanza della materia, il parlamento delibera
secondo le forme dell'art. 138. Il procedimento aggravato prevede duplice lettura da parte di
ciascuna camera. , se il progetto viene approvato a maggioranza assoluta dai componenti di
ciascuna camera esso viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale a titolo notiziale senza essere
promulgato dal Presidente della Repubblica. Dal giorno della pubblicazione passano 3 mesi durante
i quali un quinto dei componenti della camera o 500000 elettori possono richiedere che la legge sia
sottoposta a referendum costituzionale. Se il progetto è stato approvato a maggioranza di due terzi
non è consentito richiedere referendum e la legge viene promulgata.
LA LEGGE ORDINARIA DELLO STATO
Può essere definita come “l'atto fonte abilitato a produrre norme primarie e dotato di forza di
legge”. Le RISERVE DI LEGGE attribuiscono la disciplina di una determinata materia alla sola
legge. Ha due aspetti uno NEGATIVO (il divieto di interventi da parte di atti diversi dalla legge) e
uno POSITIVO (l'obbligo della legge di intervenire nella materia riservata, la legge non può
spogliarsi di tale compito a favore di altri atti fonte). Vi sono poi le LEGGI IN SENSO FORMALE,
le leggi in genere dovrebbero avere carattere e norme generali e astratte, ci sono dei casi dove si
realizza una dissociazione fra la forma (legge) e i suoi contenuti (è il caso della legge di bilancio).
Le LEGGI PROVVEDIMENTO sono leggi dove il contenuto anziché norme generali ed astratte
sono atti amministrativi, in pratica provvedono alla cura di un determinato interesse.
ATTI NORMATIVI DEL GOVERNO EQUIPARATI A LEGGE
La potestà del governo non è ne autonoma ne ordinaria in quanto la costituzione prevede
l'intervento del parlamento in funzione di garanzia del legittimo esercizio del potere governativo.
DECRETI LEGISLATIVI: il Parlamento può conferire tramite una legge di delegazione al governo
il potere normativo di adottare leggi. La legge di delegazione deve contenere l'individuazione
dell'oggetto della delega chiaramente definito e deve stabilire principi e criteri direttivi e deve
indicare il termine entro il quale la delega può essere esercitata. Esistono limiti alle materie che il
Parlamento può delegare al governo, sono esclusi dalle leggi delega tutti quegli atti che
presuppongono l'ALTERITÀ POLITICA ovvero la separazione dei ruoli tra governo e parlamento.
Nella prassi l'iniziativa è sempre governativa poi il parlamento valuta e discute la legge di
delegazione e poi il governo delibera accogliendo in larga misura le indicazioni parlamentari.
DECRETI LEGGE: l'art. 77 della costituzione consente al governo di adottare decreti legge. Tali
atti sono provvedimenti provvisori con forza equiparata alla legge ordinaria del parlamento. Essi
non dovrebbero recare norme astratte e generali ma misure concrete immediatamente applicabili,
nella prassi però hanno i piu svariati contenuti. Esso può essere adottato solo in condizioni di
necessità e urgenza (questo viene in genere interpretato in senso ampio), inoltre devono essere
presentati alle camere per la conversione il giorno stesso, la loro efficacia dura solo 60 giorni e se
non sono convertiti in legge la perdono. Appena adottato il decreto diventa oggetto di un disegno di
legge di conversione, tramite questo atto il parlamento si riappropria della funzione legislativa.
L'abuso della decretazione d'urgenza ha portato alla reiterazione dei decreti legge. Cosi la corte
costituzionale ha stabilito che i decreti sono reiterabili solo se fondati su presupposti nuovi o se
caratterizzati da disciplina diversa.
FONTI LEGISLATIVE SPECIALIZZATE: sono fonti di categorie diverse che nulla hanno in
comune se non l'atipicità rispetto a tutte le altre fonti. Alcuni esempi sono i PATTI
LATERANENSI , LEGGI CHE DISCIPLINANO I RAPPORTI FRA STATO E ALTRE
CONFESSIONE RELIGIOSE, LEGGI CHE STACCANO UNA PROVINCIA O UN COMUNE
PER AGGREGARLO AD UN ALTRA, LEGGI STATALI CHE STABILISCONO FORME E
CONDIZIONI PARTICOLARI DI AUTONOMIA.
REGOLAMENTI PARLAMENTARI: l'art.64 della costituzione stabilisce che ciascuna camera
adotta il proprio regolamento a maggioranza assoluta dei suoi componenti. Essi sono atti fonte di
rango primario a competenza riservata e regolano i rapporti delle camere con altri organi
costituzionali e non.
FONTI SECONDARIE
Le fonti secondarie sono subordinate a quelle primarie sono i REGOLAMENTI che nonostante
abbiano lo stesso nome sono cosa diversa da quelli parlamentari o comunitari.
REGOLAMENTI DELL'ESECUTIVO: si dividono in regolamenti GOVERNATIVI e
INTERMINISTERIALI. I governativi sono approvati dal consiglio dei ministri, devono poi essere
sottoposti al visto della corte dei conti. I regolamenti interministeriali sono adottati in materie di
competenza di più ministri mentre quelli MINISTERIALI nelle materie di competenza di un
ministro solo, entrambi i regolamenti sono subordinati ai regolamenti del governo e devono essere
comunicati al presidente del consiglio prima della loro emanazione.
FONTI DIRITTO REGIONALE: essi sono:
 STATUTI delle regioni ordinarie: il loro procedimento di approvazione consta in 2 fasi una
necessaria che riguarda l'approvazione dello statuto da parte del consiglio regionale ed avviene
con due deliberazioni in ognuna delle quali il testo deve essere approvato a maggioranza
assoluta dai componenti; l'altra eventuale riguarda il possibile intervento del corpo elettorale
tramite referendum
 le LEGGI REGIONALI: è approvata nei modi previsti da ciascun statuto regionale e incontra i
limiti posti dalla legge statale. Vi è la POTESTA LEGISLATIVA CONCORRENTE che
delimita gli ambiti di competenza fra legge statale e legge regionale dicendo che lo stato si
riserva solo il diritto di determinare i principi fondamentali. Mentre per la POTESTÀ
LEGISLATIVA RESIDUALE dove la potestà legislativa sembra essere assoluta in seguito alla
riforma del titolo V della costituzione.
 REGOLAMENTI REGIONALI a questi atti si aggiungono gli STATUTI DELLE REGIONI
SPECIALI: la potestà regolamentare in materia di legislazione esclusiva spetta allo stato mentre
per il resto alle regioni. Il friuli venezia giulia, la sardegna, la valle d'aosta, la sicilia e il trentino
dispongono di forme e condizioni particolari di autonomia.
FONTI DEGLI ENTI LOCALI:
 STATUTI: sono l'atto fondamentale dell'organizzazione dell'ente locale
 REGOLAMENTI: ogni ente locale per l'esercizio delle proprie funzioni dispone di potestà
regolamentare , essa spetta al consiglio dell'ente locale.
Fra le fonti del diritto sono da annoverare anche fonti che sono espressione dei privati ma
legittimate dalla costituzione (FONTI ESPRESSIONE DI AUTONOMIA COLLETTIVA). Esse
devono produrre norme generali ed astratte anche se riferite a determinate categorie sociali,
producano efficacia erga omnes, vi sia la possibilità di ricorrere a un giudice. Fra queste fonti vi
sarebbero i contratti collettivi di lavoro.
Costituiscono fonti del diritto nell'ordinamento italiano anche le fonti appartenenti ad un altro
ordinamento a cui il nostro faccia RINVIO.
FONTI FATTO: la fonte fatto per eccellenza è la CONSUETUDINE che consta in un
comportamento ripetuto nel tempo e la convinzione da parte del corpo sociale che ripetere quel
comportamento sia giuridicamente dovuto. Se questa convinzione non vi fosse saremmo di fronte a
una prassi ovvero un comportamento ripetuto ma senza che venga considerato vincolante e dunque
derogabile in qualsiasi momento. Le consuetudini per essere valide devono essere subordinate alla
legge, il nostro valore delle consuetudini è molto inferiore rispetto alle common law (il nostro è
civil law). FONTI DI COGNIZIONE: sono gli atti scritti non aventi forza normativa volte
esclusivamente a rendere conoscibile il diritto oggettivo. Ci sono gli atti che hanno valore legale che
sono quelli pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale oppure quelli che hanno valore meramente notiziale.
Vi sono poi i TESTI UNICI che posso essere fonti di cognizione oppure essere fonti di produzione.
Essi sono testi che raccolgono atti normativi preesistenti sebbene posti in tempi diversi e
disciplinano la stessa materia allo scopo di unificare e coordinare le norme giuridiche da essi
prodotte. Essi servono per riordinare la legislazione vigente. Ci sono quelli di MERA
COMPILAZIONE e quelli NORMATIVI a seconda che si produca o no una legge in materia
trattata nel testo unico e la si alleghi ad esso, la legge servirà ad armonizzare la legislazione.

CAP.7 L'ORGANIZZAZIONE E L'ESERCIZIO DEL POTERE POLITICO


La forma di governo “attiene al modo come fra gli organi di una comunità politica organizzata si
distribuisce il potere di indirizzo politico, cioè il potere di reindirizzarla verso determinati fini
generali (fini politici)”. La tipologia tradizionale delle forme di governo prevede:
 GOVERNO PRESIDENZIALE: capo dello stato elettivo che è titolare del potere esecutivo in
regime di rigida separazione rispetto al legislativo che non lo può sfiduciare ne può essere
sciolto da lui
 GOVERNO DITTATORIALE: capo dello stato che è anche titolare del potere esecutivo, è
eletto dal legislativo ma resta in carica a vita perchè il legislativo non può sfiduciarlo
 GOVERNO PARLAMENTARE: capo dello stato con funzioni limitate ed esecutivo che si
poggia sul rapporto di fiducia col legislativo
 GOVERNO SEMIPRESIDENZIALE: capo dello stato con funzioni rilevanti fra cui l'indirizzo
politico ma compresenza di un esecutivo legato al legislativo da un rapporto fiduciario, il
legislativo può essere sciolto dal presidente.
FORME DI GOVERNO A DIREZIONE MONOCRATICA: la maggior parte delle forme di
governo attuali sono caratterizzate dall'emergere di un vertice monocratico (cioè non collegiale) che
assume la direzione politica del governo, dettando le scelte di fondo e scegliendo i ministri.
L'investitura del vertice dell'esecutivo può avvenire nei seguenti modi:
 VERICE DIRETTAMENTE ELETTO ciò avviene nel governo PRESIDENZIALE (modello
americano) ma può venir eletto anche il primo ministro come avviene in Israele (governo con
PREMIER ELETTIVO).
 VERTICE NON DIRETTAMENTE ELETTO governo parlamentare secondo il modello inglese
. L'investitura del premier non è diretta ma rigorosamente determinata dal voto popolare , il
parlamento può in ogni momento sfiduciare il primo ministro e far cadere il governo. Il
parlamento può essere sciolto con decisione rimessa allo stesso primo ministro. Ruolo
monocratico del primo ministro
FORMA DI GOVERNO A DIREZIONE DUALE: il caso modello è quello semi presidenziale nel
quale convivono sia un presidente anche con potere di indirizzo e un capo di governo vertice
dell'esecutivo.
FORMA DI GOVERNO A DIREZIONE COLLEGIALE: la forma di governo monocratica non è
prevista dalla costituzione. La collegialità non conosce gerarchizzazione e le scelte principali e tutte
e le deliberazioni sono affidate all'organo collegiale. È il caso del governo direttoriale presente in
Svizzera dove la posizione dei ministri è talmente paritaria che essi si alternano un anno ciascuno
alla presidenza dell'organo.

CAP. 8 LA SVORANITÀ POPOLARE


Il principio della sovranità popolare è affermato in maniera netta nel secondo comma dell'art.1 della
costituzione. Dunque il popolo costituisce la fonte di legittimazione di ogni potere costituito. Il
suffragio è universale e non più quello diretto che si era affermato nell 800 e che coinvolgeva solo
la borghesia. Il POPOLO in senso giuridico è “l'insieme di tutti coloro che sono legati
all'odinamento giuridico da un vincolo particolare che si chiama cittadinanza”. L'insieme dei
cittadini costituisce il popolo. Invece la POPOLAZIONE è formata da tutti coloro che si trovano
entro il territorio nazionale. Il popolo dunque è parte della popolazione. Il vincolo di cittadinanza
determina un vero e proprio status giuridico. Del diritto al voto del popolo tratta l'art 48 della
costituzione stabilendo 4 principi fondamentali:
 sono elettori tutti i cittadini che hanno la maggiore età
 limitazioni al voto possono essere poste dalla legge per reati in materia penale
 il voto è circondato da una serie di garanzie ed è definito un dovere civico
 l'esercizio del diritto di voto per chi risiede all'estero è disciplinato da forme specifiche
Il voto deve essere PERSONALE (deve essere espresso da ciascun cittadino di persona), UGUALE
(non è legittimo il voto plurimo) LIBERO (esente da qualsiasi forma di costrizione) SEGRETO.
Nel nostro ordinamento il corpo elettorale elegge:
 630 deputati che compongono la Camera dei deputati
 315 senatori elettivi che insieme a quelli a vita compongono il Senato
 i presidenti delle regioni
 i sindaci e i consiglieri comunali
 i presidenti delle province e i consiglieri provinciali
 i consiglieri circoscrizionali
 78 componenti italiani del Parlamento europeo
SISTEMA ELETTORALE (aggiornare)
ELEZIONI PARALMENTARI (aggiornare)

ELEZIONI REGIONALI
La competenza in materia di sistema elettorale spetta alla legge regionale si pure nei limiti posti
dallo stato. La vigente legislazione regionale transitoria si basa sull'elezione diretta del presidente
della regione cui per legge consegue l'attribuzione della maggioranza consiliare alle forze politiche
che lo hanno candidato. La lista regionale è costituita dal capolista che è il candidato alla presidenza
della regione e da un numero di candidati pari a 1/5 dei componenti del consiglio e ad essa si fa
ricorso per attribuire alle forze che esprimono il presidente della regione un premio di maggioranza.
Caratteri essenziali della formula:
 si vota su una scheda sola e in un unico turno
 i candidati a presidente sono necessariamente collegati ad una o più liste provinciali oltre a
capeggiare la propria lista regionale
 l'elettore può votare: IL CANDIDATO PRESIDENTE DA SOLO – IL CANDIDATO E UNA
DELLE LISTE PROVINCIALI a cui è collegato – IL CANDIDATO E UNA DELLE LISTE A
CUI NON È COLLEGATO (voto disgiunto) – UNA LISTA PROVINCIALE DA SOLA (con
implicito voto per il candidato cui è collegata)
 il candidato presidente che ottiene più voti è eletto e con lui NON MENO DEL 55% dei
consiglieri delle liste a lui collegate. Nel caso in cui le liste collegate abbiano ottenuto meno
della metà dei seggi l'intera lista regionale viene eletta.
Caratteristica di questa formula è che combinando l'elezione del presidente e la composizione del
consiglio dovrebbe garantirne la governabilità.
ELEZIONI COMUNALI
La legislazione elettorale degli enti locali, comuni e provincie è materia di competenza statale
esclusiva. Ci sono 3 formule diverse per i COMUNI MAGGIORI (oltre 15.000 abitanti) COMUNI
MINORI (fino a 15.000 abitanti) PROVINCE. Per i comuni maggiori gli elementi esenziali sono:
 scheda unica per eleggere sindaco e consiglio; è divisa in 2 parti a sinistra i candidati a sindaco e
a destra le liste cui ogni candidato è obbligatoriamente collegato
 l'elettore può votare solo per il sindaco, solo per la lista (il voto ricade sul candidato ad essa
collegato), per un sindaco e una lista non collegata ad esso.
 se la maggioranza assoluta dei voti validi non viene raggiunta si ricorre ad un SECONDO
TURNO DI BALLOTTAGGIO fra i due candidati più votati al primo
 il candidato garantisce alle liste a lui collegate una sicura maggioranza del 60% mentre il resto
dei seggi va alle minoranze.
ELEZIONI EUROPEE
La legge elettorale italiana per il parlamento europeo si può definire come PROPORZIONALE
PURA, essa infatti premia comparativamente le liste minori assai più di quelle che raccolgono più
voti. Non c'è sogli di sbarramento. I seggi sono ripartiti in 5 grandi circoscrizioni pluriregionali, si
applica la formula del quoziente naturale e più alti resti, la formula non è applicata per
circoscrizione ma al complesso dei voti ottenuti dalle varie liste, sono previste le preferenze plurime
(3 e non 1 sola).
REFERENDUM COSTITUZIONALE: può essere promosso entro 3 mesi dalla pubblicazione (a
fini notiziali) di una legge costituzionale, nel caso in cui essa non sia stata approvata nella seconda
votazione dalla maggioranza di 2/3 dei componenti di ciascuna camera. Lo possono richiedere:
 500000 elettori
 5 consigli regionali
 1/5 dei componenti di ciascuna delle 2 camere
Quando ciò accade entra in gioco L'UFFICIO CENTRALE PER IL REFERENDUM costituito
presso la Corte di Cassazione che decide sulla legittimità della richiesta. Successivamente il
presidente della repubblica indice il referendum in una data fra il 50° e il 70° giorno dal decreto di
indizione. NON E' PREVISTO UN QUORUM strutturale perchè qui si tratta di prendere una
decisione e non di incidere su una normativa vigente. Se ci è la maggioranza assoluta dei si, il
presidente della repubblica promulga, se prevalgono i no la legge è come se non fosse mai stata
approvata.
REFERENDUM ABROGATIVO: consiste nel sottoporre al corpo elettorale la domanda “volete che
sia abrogata la legge ovvero anche parti di essa?”. Lo possono richiedere:
 500000 elettori
 5 consigli regionali
C'è un meccanismo di verifica dell'ammissibilità dei quesiti presentati che è affidato alla Corte
Costituzionale. Non sono ammesse leggi al referendum aventi oggetto materie: tributarie, di
bilancio, di amnistia e indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali. Vi sono anche
limiti ulteriori come quelli impliciti che non intacchino lo spirito della costituzione. Quindi non
posso essere sottoposte a referendum anche:
 la costituzione e le leggi formalmente costituzionalismo
 leggi a contenuto costituzionalmente vincolato, ovvero le leggi per le quali la costituzione detta
l'unica disciplina possibile senza margini di scelta al legislatore
 leggi a contenuto “comunitariamente” vincolato, vincolate dal diritto comunitario
 atti legislativi ordinari aventi forza passiva rinforzata: ossia quelle che hanno una particolare
competena
 leggi obbligatorie o necessarie
La formulazione del quesito referendario deve essere chiara e ammissibile al fine di garantire la
libera e consapevole espressione del voto da parte del cittadino elettore. La richiesta deve essere
OMOGENEA, CHIARA E UNIVOCA. Perchè prevalga il si devono aver votato la metà più uno
degli aventi diritto. Il risultato viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e dal giorno dopo della
pubblicazione l'abrogazione ha effetto. Se vincono i no non si può proporre un referendum sulle
medesime disposizioni prima che siano passati 5 anni.
I PARTITI
L'art. 49 della costituzione ha come destinatari i cittadini e riconosce ad essi il diritto di associarsi
liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.
Dunque secondo la carta non sono i partiti a determinare la politica nazionale ma i cittadini e deve
avvenire con metodo democratico. Tutti erano d'accordo sul ruolo del partito ma non sul sottoporlo
a vincoli e verifiche al suo interno. Il “metodo democratico” a cui ci si riferisce nella carta è legato
alla competizione fra partiti e non alla loro struttura interna. Gli inerna corporis sono stati sempre
tutelati e con esse anche le forme DI FINANZIAMENTO DELL'ATTIVITÀ DEI PARTITI.

CAP.9 IL PARLAMENTO
L'evento che trasformò le riunioni di notabili in qualcosa di simili ai nostri parlamenti fu la Gloriosa
rivoluzione inglese. Quando il parlamento inglese conquistò il potere di ordine di successione al
trono allora nacque il parlamentarismo moderno. Esso era diviso in 2 camere quella dei LORDS
(conti, vescovi, baroni) e quella dei COMMONS (la borghesia). Con l'allargamento del suffragio
universale alla nazione si ebbe l'aumento della capacità rappresentativa della camera bassa
(commons) che ridimensionò il ruolo della camera alta (lords). Il parlamento italiano è erede diretto
del Parlamento dell'Italia monarchica che era quello concesso dal sovrano con lo Statuto albertino.
Esso era bicamerale con una camera sede della rappresentanza nazionale (suffragio particolarmente
ristretto equivalente al 2% della popolazione) e di una camera tutta di nomina regia. Fino alla prima
guerra mondiale i parlamenti furono tutti bicamerali. Quello statutario era un BICAMERALISMO
DIFFERENZIATO nel quale i due rami avessero funzioni diversificate ma era anche PARITARIO
cioè nessuno prevaleva sull'altro ramo. Però era sempre alla camera dei deputati che il governo si
rivolgeva per guadagnarsi appoggio e sostegno politico e fu dunque con essa sola che si instaurò un
rapporto fiduciario e si applicò la regola secondo la quale “il senato non fa crisi”. Nei fatti quello
statutario fini per essere DISEGUALE E NON PARITARIO. Alla costituente si era incerti se
scegliere un parlamento monocamerale o bicamerale. Nel bicamerale c'erano alcuni che volevano
una forma di rappresentanza simili a quella delle corporazioni e altri sulla base del territorio
regionale. Il compromesso fu raggiunto dando ragione ai bicameralisti ma tacitando i timori dei
monocameralisti rendendole tutte e 2 espressione della sovranità popolare dandogli identità di
attribuzioni. Questo spiega la natura paritaria e indifferenziata del nostro parlamento.
Ciascuna delle 2 camere dura 5 anni quella dei DEPUTATI è composta da 630 componenti, quella
del SENATO è composta da 315 senatori eletti dai cittadini che abbiano compiuto 25 anni. Piu i
senatori a vita. L'elezione avviene a suffragio universale e diretto. Possono essere eletti tutti i
cittadini che abbiano compiuto piu di 25 anni e i 40 per il senato e che siano elettori. Per quanto
riguarda i senatori a vita è stato interpretato che devono essere in tutto 5 e non che ciascun
presidente ne può eleggere 5. 12 deputati e 6 senatori sono eletti dalle circoscrizioni estero e
rappresentano i cittadini che non risiedono in italia. Le camere durano 5 anni e non possono essere
prorogate se non in caso di stato di guerra (esso deve essere stato dichiarato dalle camere, quindi per
ottenere la proroga non è necessario un semplice intervento armato come quelle nel quandro delle
Nazioni Unite). I poteri delle camere sono prorogati fino al momento in cui non si riuniscono le
nuove camere (ciò deve avvenire entro 20 giorni dal voto) questo per far si che sia garantita la
continuità nell'esercizio delle funzioni parlamentari (si chiama PROROGATIO).
Il parlamento in seduta comune si riunisce per tradizione nell'aula della Camera dei deputati. In
seduta comune i suoi scopi sono unicamente elettivi. In seduta comune:
 elegge il presidente della repubblica, assiste al suo giuramento, lo può mettere in stato d'accusa
 elegge un terzo dei componenti del consiglio superiore della magistratura
 elegge un terzo dei componenti della Corte costituzionale
In seduta comune è presieduto dal presidente della Camera, il supplente del Presidente della
Repubblica è il presidente del Senato.
L'organizzazione e il funzionamento delle due camere sono disciplinate dal DIRITTO
PARLAMENTARE. Le assemblee rappresentative hanno il potere di darsi in autonomia le regole
del proprio funzionamento ma devono dettarne le norme fondamentali che sono:
 ciascuna camera elegge fra i suoi componenti PRESIDENTE e UFFICIO DI PRESIDENZA
 ciascuna camera adotta il proprio regolamento e lo fa a maggioranza assoluta
 le sedute sono sempre pubbliche a meno che non sia deliberata la seduta segreta che è rarissima,
per ogni seduta vengono redatti resoconti in forma integrale e sintetica
 le decisioni sono accolte con il QUORUM FUNZIONALE cioè la maggioranza dei presenti
purchè sia presente la maggioranza dei componenti di ciascuna assemblea (QUORUM
STRUTTURALE). Alla camera gli astenuti vengono considerati solo nel quorum strutturale ma
non in quello funzionale, mentre al senato in tutti e 2, con il risultato che astenersi è come votare
contro. Quindi i senatori che volendosi astenere non vogliono influenzare il voto devono
necessariamente assentarsi dall'aula.
 non si può appartenere ad entrambe le camere
 i parlamentari rappresentano l'intera nazione e non ci devono essere vincoli di mandato
 i parlmentari godono di una serie di immunità volte a garantire il libero esercizio delle funzioni:
INSINDACABILITA': non possono essere chiamati a rispondere per ciò che dicono
nell'esercizio delle proprie funzioni INVIOLABILITA': non possono subire alcuna forma di
limitazione della libertà personale a meno che la camera di appartenenza non la autorizzi
ORGANIZZAZIONE DELLE CAMERE: il PRESIDENTE dell'assemblea ha il compito di
rappresentare all'esterno la camera e di assicurare il buon andamento dei lavori sia
l'amministrazione interna, fa osservare il regolamento e dirige le sedute. La presidenza è stata
interpretata come magistratura imparziale (Crispi fece cancellare il proprio nome dall'elenco dei
deputati per la chiama delle votazioni). L'UFFICIO DI PRESIDENZA ha compiti attinenti alla
disciplina interna e compiti organizzativi. La CONFERENZA DEI CAPIGRUPPO assite il
presidente per tutto ciò che riguarda lo svolgimento dei lavori in aula. Decide in ordine al
PROGRAMMA, ORDINE DEL GIORNO E CALENDARIO. La GIUNTA del REGOLAMENTO
da pareri al presidente quando si tratta di interpretare il regolamento, la GIUNTA DELLE
ELEZIONI svolge lavoro in seguito a contestazioni sulla regolarità delle elezioni. Vi sono poi 14
COMMISSIONI PERMANENTI suddivise in base all'oggetto della loro competenza. La
composizione di esser rispecchia la proporzione dei gruppi. Ciascuna camera può sempre istituire
commissioni ad hoc, ci sono anche commissioni bicamerali cioè miste
I GRUPPI PARLAMENTARI: nascono nel parlamento italiano nel 1920 in seguito all'introduzione
della legge proporzionale e sono espressamente richiamati in Costituzione. Costituiscono lo
strumento tipico di organizzazione della presenza dei partiti politici all'interno delle camere. Gli
eletti dopo la prima seduta della camera di appartenenza devono dichiarare a quale gruppo
appartengono se non lo fanno o se non sono accettati in nessun gruppo confluiscono nel gruppo
misto. Fino all'inizio degli anni 90 ognuno dei partiti aveva in corrispondenza un gruppo
parlamentare. Dalla riforma elettorale del 93 si sono formati gruppi composti da eletti di partiti
diversi ma sempre della stessa coalizione.
Il Parlamento ha FUNZIONE DI INDIRIZZO, DI CONTROLLO, DI INFORMAZIONE e
FUNZIONE LEGISLATIVA.
IL PROCEDIMENTO LEGISLATIVO: esso consta di 3 fasi:
 INIZIATIVA: titolari di questo potere sono il governo, i consigli regionali, 500000 elettori, il
Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro e ciascun membro del parlamento.
 ISTRUTTORIA (o preparatoria) ogni progetto di legge viene affidato dal presidente ad una
delle commissioni a seconda delle rispettive competenze in materia (altre commissioni possono
essere chiamate ad esprimere pareri che fungono da filtro)
 DELIBERATIVA che si svolge in 3 procedure diverse: PROCEDIMENTO ORDINARIO IN
SEDE REFERENTE: attribuisce alla commissione un compito esclusivamente istruttorio, in
vista del seguito in aula. La commissione discute il progetto in via generale, poi lo esamina
articolo per articolo e poi da compito al relatore di riferire sulla base di una relazione in
assemblea. PROCEDIMENTO MISTO IN SEDE REDIGENTE: alla commissione viene
chiesto di formulare un testo semidefinitivo che l'aula voterà come tale senza possibilità di
proporre o discutere o votare modifiche (prendere o lasciare). PROCEDIMENTO IN SEDE
LEGISLATIVA O DELIBERANTE: se non vi si oppongono il governo, oppure 1/10 dei
componenti della camera o 1/5 della commissione competente progetti di legge che non
riguardino materie particolari possono essere approvati in commissione seguendo le stesse
modalità dell'esame in assemblea.
 PROMULGAZIONE affidata al presidente della repubblica
 PUBBLICAZIONE
Le prime 3 fasi sono quelle propriamente parlamentari. Una volta votato in aula il testo di legge
viene trasmesso con apposito messaggio all'altra camera che dovrà approvare il testo nella stessa
identica formulazione, qualsiasi modificazione comporta il ritorno nell'altra camera, questo su e giù
non può essere interrotto e si chiama dal francese NAVETTE.
Le camere concorrono a determinare la funzione di indirizzo politico in forme svariate, questa
funzione consiste nell'indicare sopratutto alla pubblica amministrazione cosa si deve fare e
sopratutto a quale fine e nel rispetto di quali valori privilegiando quali interessi. Ogni decisione
parlamentare corrisponde a un certo indirizzo. Gli strumenti utilizzati dalle camere per integrare
all'indirizzo politico generale sono:
MOZIONI: sono strumenti che servono a provocare una deliberazione su un qualsiasi argomento.
Sono esaminate con procedimenti del tutto simili a quelli dei processi di legge. Va da sé che quando
due camere approvano due mozioni uguali o dal contenuto analogo queste assumono una forza
politica particolarmente forte. L'inottemperanza del governo nei confronti di una mozione si traduce
nell'occasione politica per attivare altri e più stringenti strumenti paralmentari (come la mozione di
sfiducia)
RISOLUZIONE: ha le stesse finalità della mozione ma cambiano le circostanze in cui può essere
presentata. Può essere presentata come atto di indirizzo che conclude un dibattito.
ORDINI DEL GIORNO DI ISTRUZIONE AL GOVERNO: sono presentati nel corso dell'esame di
un progetto di legge o anche di una mozione e costituiscono l'atto di indirizzo più blando.
BILANCIO: anche esso è considerato strumento di indirizzo politico perchè è la decisione
fondamentale riguardo l'allocazione delle risorse pubbliche in base ai diversi fini da perseguire.
Viene approvato sotto forma di LEGGE (formale). Per questo si ricorre alla legge FINANZIARIA
che ha invece contenuto sostanziale (aumento o riduzioni di spesa o di entrata) nel rispetto degli
obiettivi fissati.
PROCEDURE DI CONTROLLO E DI INFORMAZIONE:
INTERROGAZIONI e INTERPELLANZE: entrambe rivolte al governo. Le interrogazioni
consistono in una domanda rivolta al governo per chiedere informazioni o conferma di
informazioni già note. Il governo risponde subito (interrogazioni a risposta immediata).
L'interrogante deve limitarsi a dire o no se è soddisfatto della risposta e il perchè in pochi minuti.
Non si apre dibattito. Le interpellanze invece sono domande per sapere perchè il governo s è
comportato in un certo modo e cosa intende fare rispetto a un determinato problema. Qui si può
aprire un dibattito
PROGRAMMAZIONE DEI LAVORI: sina dal 1971 i lavori parlamentari sono improntati al
metodo della programmazione nel senso che si cerca di cadenzarli secondo criteri concordati dalla
conferenza dei capigruppo. Di recente è stato inserito il CONTINGENTAMENTO DEI TEMPI
secondo il quale tutti i procedimenti in assemblea devono concludersi entro una data prefissata, la
modalità di votazione avviene a scrutinio palese dal 1988, ciò ha ridimensionato sia la Camera che
il Senato. Ciò rende impossibili improvvisi attacchi al governo da parte di componenti della sua
stessa maggioranza e obbliga i singoli gruppi ad assumersi la loro responsabilità. Bisogna poi dire
che chi è all'opposizione tende a fare spesso ricorso all'OSTRUZIONISMO, cioè all'utilizzo
esasperato di tutte le facoltà previste dal regolamento allo scopo di ritardare o impedire che
l'assemblea deliberi.
QUESTIONE DI FIDUCIA: “consiste nell'annuncio formale fatto dal governo nell'imminenza di
una qualsiasi votazione parlamentare, che esso la considera tanto rilevante ai fini del proprio
indirizzo che si dimetterà nel caso in cui l'assemblea si pronunci in modo difforme rispetto alle
proprie indicazioni”.

CAP.10 IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA


Viene eletto dal parlamento in seduta comune integrato da 58 delegati regionali, cosi dice l'art.83
della Costituzione. Per eleggerlo ci vuole una maggioranza QUALIFICATA ovvero 2/3 del collegio
nel prima votazione, la maggioranza assoluta dalla 4°. l'unico requisito è che si tratti di un citttadino
che abbia compiuto i 50 anni di età e che goda di diritti politici e civili. La durata della carica è di 7
anni. Questo affinchè esso sia svincolato da legami politici immediati con l'organo che lo elegge. In
caso si indisponibilità momentanea la supplenza viene tenuta dal presidente del senato che dovrà
limitarsi a svolgere un interpretazione misurata al proprio ruolo. Il presidente che cessa la sua carica
diventa di diritto senatore a vita, titolo che può sempre rifiutare se si volesse ricandidare a cariche
elettive. Il presidente della repubblica è il capo dello stato e RAPPRESENTA L'UNITÀ
NAZIONALE, non ha funzioni di indirizzo politico bensì di GARANZIA, di arbitro fra le parti. La
costituzione è abbastanza povera riguardo i ruoli del presidente e il suo ruolo si è costruito con la
prassi. Gli atti del presidente non sono riconosciuti come validi se non sono firmati da un
componente del governo, questo rappresenta l'antico principio di INVIOLABILITÀ del sovrano,
infatti il ministro controfirmando il foglio assumeva su di se ogni responsabilità politica. Non è
chiaro nella costituzione se la controfirma deve essere posta dal ministro PROPONENTE (il potere
grava piu sul governo, gli atti non sono propri del presidente) o dal ministro COMPETENTE. I
poteri del presidente della repubblica sono:
RAPPRESENTANZA ESTERNA: riceve i rappresentanti diplomatici, dichiara lo stato di guerra,
effettua visite all'esterno accompagnato dal ministro degli esteri.
FUNZIONI PARALMENTARI: nomina fino a 5 senatori a vita, può convocare le camere in seduta
straordianria, indice le elezioni, può inviare messaggi alle camere, può SCIOGLIERE le camere o
una di esse.
FUNZIONE LEGISLATIVA: promulga le leggi approvate dal parlamento e può rinviarle alle
Camere motivandone la scelta.
FUNZIONE ESECUTIVA-INDIRIZZO: NOMINA il presidente del Consiglio e su proposta di
questo i ministri, accoglie il giuramento del governo e ne accetta le dimissioni, ha il comando delle
forze armate.
INDICE LE ELEZIONI E I REFERENDUM
NOMINA 1/3 DEI GIUDICI DELLA CORTE COSTITUZIONALE , concede la grazie e può
commutare le pene, presiede il consiglio superiore della magistratura. Il presidente può effettuare
delle ESTERNAZIONI che sono delle dichiarazioni informali in situazioni pubbliche senza
impegnare le istituzioni che rappresenta, ciò comunque non le rende irrilevanti data l'inevitabile
influenza di qualsiasi pronuncia che provenga da un autorità così alta. Esiste un organo chiamato
SEGRETARIATO DELLA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA che ai fini dell'esercizio delle
attribuzioni del presidente e lo aiuta a svolgere il suo compito. Il presidente è IRRESPONSABILE
per tutti gil atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni a meno che non si sia macchiato dei reati
di ALTR TRADIMENTO e ATTENTATO ALLA COSTITUZIONE. Nella prima ipotesi si
identifica una collusione con forze straniere la seconda le violazioni che mettano a repentaglio i
caratteri essenziali dell'ordinamento. Il parlamento in seduta comune e la Corte costituzionale
rappresentano l'unico giudice di eventuali reati. Il procedimento per far valere le responsabilità del
presidente è fatto da:
 MESSA IN STATO D'ACCUSA: da parte del parlamento in seduta comune con voto a
maggioranza assoluta
 GIUDIZIO DELLA CORTE COSTITUZIONALE integrata da 16 componenti estratti
dall'elenco di 45 comilato dallo stesso parlamento ogni 9 anni.
Il procedimento di accusa parlamentare si articola a sua volta in sue fasi, l'ISTRUTTORIA che è
condotta dal Comitato Parlamentare per i procedimenti di accusa, tale attività si può concludere con
un procedimento di archiviazione per “manifesta infondatezza” o con una relazione da presentare al
parlmaento contenente le conclusioni a cui è giunto il comitato favorevoli o contrarie all'accusa.
Dopo l'atto d'accusa vi è la DECISIONE della corte costituzionale.

CAP.11 IL GOVERNO
IL governo rappresenta il potere esecutivo. La funzione esecutiva si chiama così perchè consiste nel
porre in essere attività concrete ed effettive in attuazione di scelte più generali e di indirizzo. Potere
esecutivo vuol dire anche amministrazione del vertice dello stato. La funzione esecutiva dunque
comprende una serie di attività riconducibili alle scelte di fondo espresse sia in forma legislativa che
non legislativa. Il governo è composto da un organo collegiale e da una pluralità di organi
individuali: presidente del consiglio dei ministri, ministri, consiglio dei ministri. La costituzione
dedica al governo solo 5 articoli che lo riguardano e costituiscono una delle parti meno felici della
nostra carta fondamentale. Il presidente del consiglio ha il compito di DIREZIONE della politica
generale del governo della quale porta la personale responsabilità politica. In particolare ha il
compito di :
 mantenere l'unità dell'indirizzo politico ed amministrativo, può promuovere e coordinare
l'attività dei ministri (manca come si vede una qualsiasi forma di supremazia), il suo potere
giuridico chiave è la proposta al Presidente dei nomi dei ministri, è l'unico a poter porre la
questione di fiducia al consiglio, presenta alle camere i disegni di legge di iniziativa
governativa. Coordina l'azione del governo in materia di rapporti con il sistema delle autonomie
La PRESIDENZA DEL CONSIGLIO è presso palazzo Chigi dopo essersi trasferita dal Viminale e
gode di atunomia di bilancio e contabile. Il consiglio dei ministri del quale nulla si dice nella
costituzione assume tutte le deliberazioni relative alla funzione di indirizzo politico, determina la
politica generale del governo. Decide su proposta del presidente del consiglio di porre la questione
di fiducia, delibera sulla presentazione dei disegni di legge e su tutti gli atti normativi, decide sulle
nomine al vertice di enti, istituti e aziende di carattere nazionale o di amminstrazione dello stato. I
singoli ministri costituiscono il vertice delle singole amministrazioni a cui sono preposti. I ministeri
sono 14. tuttavia all'atto della formazione del governo possono essere nominati in numero non
limitato ministri i quali NON SIANO A CAPO DI ALCUN DICASTERO ma esercito funzioni
delegate dal presidente del consiglio che ne resta il titolare. Questi sono i ministri “senza
portafoglio” i quali siedono a pieno titolo nel consiglio dei ministri. La legislazione vigente prevede
una serie di altri organi NON COSTITUZIONALMENTE NECESSARI che integrano il governo.
Fra questi vi sono “comitati di mistri” che è facolta del presidente del consiglio istituire con compiti
istruttori, fra questi il CONSIGLIO DI GABINETTO (organo di supporto politico al presidente del
consiglio). Vi sono poi i VICEPRESIDENTI DEL CONSIGLIO che esercita la supplenza in caso
di assenza, i SOTTOSEGRETARI DI STATO che coaudiuvano il ministro. Infine vi sono i
viceministri che possono partecipare al consiglio ma senza diritto di voto per riferire su argomenti
di loro competenza. Vi sono anche i COMMISSARI STRAORDINARI DI GOVERNO ai quali
sono affidati specifici progetti o particolari funzioni di coordinamento.
Il governo si costituisce per NOMINA DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, su questo la
costituzione è stringata e infatti questo costituisce uno dei maggiori poteri del presidente della
repubblica. Il governo deve disporre della fiducia di entrambe le camere, questa fiducia non è
presunta ma deve essere ottenuta dal governo nominato che si deve presentare alle camere entro 10
giorni dal giuramento. CIO CARATTERIZZA IL NOSTRO MODELLO PARLAMENTARE E
OBBLIGA IL PRESIDENTE A NOMINARE UNA PERSONALITÀ POLITICA IN GRADO DI
CONSEGUIRE LA FIDUCIA ALLA CAMERE. Le CONSULTAZIONI PRESIDENZIALI
precedenti la formazione del governo servono al capo dello stato per consultare le forze politiche e i
presidenti dei gruppi paralmentari al fine di trarne gli orientamenti. La prassi è che il presidente
della repubblia finite le consultazioni non nomini subito il presidente del consiglio ma affidi
l'incarico a formare il governo alla personalità prescerlta. Il capo dello stato procede alla nomina
formale solo alal presentazione della lista dei ministri. Il governo è il vertice del potere esecutivo e
per questo realizza le POLITICHE PUBBLICHE che sono “i programmi di azione che un'autorità
pubblica progetta e cerca di realizzare per perseguire i fini che essa stessa o altra autorità ha
selzionato”. Il governo è anche l'organo che detiene la facoltà in ultima analisi di far ricorso alla
forza coercitiva legale. Per quanto riguarda la responsabilità il govenro risponde del suo operato a
vario titolo, prima di tutto esso è legato ovviamente da un rapporto di RESPONSABILITà
POLITICA con il parlamento. Inoltre ciò che viene fatto viene sottoposta anche alla
RESPONSABILITA' POLITICA DIFFUSA ovvero è sottoposto a giudizio del'opinione pubblica.
Per la RESPONSABILITÀ PENALE ci sono i reati commessi nell'esercizio delle proprie funzioni
( i reati commessi in quanto ministri avvalendosi dei poteri di ministri) e tutti gli altri reati: per i
primi è prevista una disicplina diversa da quella ordinaria e per i secondi il ministro è giudicato
come ogni altro cittadino. Il governo cessa le sue funzioni nel momento in cui un nuovo governo
giura nelle mani del capo dello stato. Tuttavia nel momento in cui esso entra in crisi si deve limitare
all cosidetta ORDINARIA AMMINISTRAZIONE cioè quel complesso di attività che devono
comquneu essere garantite giorno per giorno per evitare un irreparabile pregiudizio degli interessi
collettivi. La crisi di governo è conseguenza delle dimissioni del governo e in particolare del
presidente del consiglio. Il governo può porre la QUESTIONE DI FIDUCIA in occasione di una
qualsiasi deliberazione parlamentare, il voto contrario in questo caso equivale ad approvare una
Mozione di sfiducia e dunque determina l'obbligo delle dimissioni. I governi in genere presentano le
dimissioni per ragioni di natura politica o perchè inizia una nuova legislatura. I governi in carica
hanno sempre presentato le loro dimissioni all'indomani del voto: ciò è un dovere di correttezza
istituzionale nel caso in cui NON sia mutata la maggioranza, un vero e proprio OBBLIGO
GIURIDICO nel caso in cui questo sia accaduto.

CAP. 13 LE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI


In ogni ordinamento moderno sono previste strutture formate da pubblici impiegati con specifiche
competenze professionali il cui compito è quello di coadiuvare le istituzioni pubbliche, statali,
regionali o locali nell'azione di governo. Curano specifici interessi pubblici dando attuazione
all'indirizzo politico espresso dagli organi di governo. Producono beni e servizi a favore delle
collettività amministrate. Questa è ATTIVITÀ AMMINISTRATIVA e si distingue dal'attività
normativa in questo: la prima consiste nel PROVVEDERE con atti specifici alla cura di determintai
interessi pubblici mentre la seconda (sia primaria che secondaria) consiste nel PREVEDERE casi e
situazioni cui applicare norme generali e astratte. L'atto amministrativo si esaurisce nel momentod
ella sua esecuzione. Nell'esercizio di queste attività le pubbliche amministrazioni operano come
AUTORITÀ AMMINISTRATIVE cioè come soggetti erogatori di servizi pubblici. Esse utilizzano
gli strumenti del diritto amministrativo ovvero un insieme di regole speciali volte a garantire
immediatamente il perseguimento di un pubblico interesse. Fra le regole speciali hanno particolare
rilevanza le PROCEDURE D'APPALTO, attraverso di esse l'amministrazione stipula un contratto
con un imprenditore privato per la realizzazione di determinate infrastrutture o per la fornitura di
beni e servizi. La legge può lasciare all'autorità amministrativa la DISCREZIONALITÀ di scegliere
fra diritto comune e diritto amministrativo.
ATTIVITÀ DISCREZIONALE: si ha nei casi in cui la legge lascia alla pubblica amministrazione
un margine di scelta circa le modalità di esercizio del potere (ad es quando un comune nel disporre
un piano regolatore vieta alcune attività in certe zone della città). La discrezionalità non impedisce
che l'attività sia sindacabile in sede giurisdizionale.
ATTIVITÀ VINCOLATA: si ha nei casi in cui l'amministrazione deve necessariamente adottare una
decisione.
La funzione amministrativa può essere svolta attraverso l'AMMINISTRAZIONE DIRETTA: ad es.
nella scuola attraverso il ministero dell'istruzione o con AMMINISTRAZIONE PER ENTI: ad es.
nella sanità attraverso le ASL. Attraverso l'AMMINISTRAZIONE PER REGOLE cioè con la
regolazione di soggetti privati che operano sul mercato. Con la crescita del welfare state (fine prima
guerra mondiale) si sono notevolmente allargate le attività delle pubbliche amministrazioni, dagli
anni 70 in poi invece c'è stata la tendenza a rivolgersi al mercato predisponendo regole per la
produzione di beni o servizi da parte di privati e la loro acquisizione a vantaggio della collettività.
Le pubbliche amministrazioni possono svolgere ATTIVITÀ NORMATIVA nelle forme e nei modi
previsti dalla elgge, per regolare l'accesso e gli usi di determinati servizi.
L'unità organizzativa dell'amministrazione centrale è rappresentata dal ministero. Il tutto si basa sul
concetto di IMMEDESIMAZIONE ORGANICA tra il soggetto che agisce per l'amministrazione e
l'amministrazione stessa. Questo modello è stato progressivamente ridimensionato ma non
soppiantato dalle riforme che si sono succedute negli anni attraverso:
 il decentramento: progressivamente ha trasferito funzioni e risorse dal centro agli enti regionali
e locali
 costituzione e riorganizzazione di enti pubblici dotati di autonoma personalità giuridica
 privatizzazioni: che hanno investito il settore delle partecipazioni statali che hanno investito il
settore dei piu importanti enti pubblici economici.
All'interno dei ministeri sono previsti numerosi ORGANI CONSULTIVI o di controllo. Assumo
importanza particolare due organi ausiliari previsti dalla costituzione che sono IL CONSIGLIO DI
STATO e la CORTE DEI CONTI.
CONSIGLIO DI STATO: è un organo di consulenza giuridico amministrativa del governo, in sede
consultiva può esprimersi attraverso pareri facoltativi o pareri obbligatori, in ogni caso il governo è
libero di uniformarsi o meno alle indicazioni del consiglio
CORTE DEI CONTI: esercita il controllo preventivo di legittimità sugli atti del governo e il
controllo sulla gestione del bilancio dello stato.
CONSIGLIO NAZIONALE DELL'ECONOMIA E DEL LAVORO (CNEL)
Le autorità indipendenti sono collocate in posizione autonoma rispetto al governo e formate da
personalità scelte con criteri che dovrebbero garantire autonomia e indipendenza di giudizio rispetto
ai ministeri. Nell'esercizio della loro attività si COLLEGANO DIRETTAMENTE ALLA
COSTITUZIONE saltando la mediazione parlamentare e ministeriale. Un esempio di autorità
indipendente antesignana è la BANCA D'ITALIA il cui governatore nominato senza vincoli di
durata gode di garanzie di autonomia. Essa svolge il servizio di tesoreria dello stato.
Le pubbliche amministrazioni devono essere organizzate in base alla costituzione secondo i
seguenti principi:
PRINCIPIO DELL'AUTONOMIA: l'amministrazione è affidata agli enti locali e regionali
tendenzialmente più vicini agli interessi da soddisfare secondo il principio di sussidiarietà (scelta
del livello territoriale più adeguato)
PRINCIPIO DEL DECENTRAMENTO: le funzioni amministrative svolte da organi dello stato non
conferite alle regioni o agli enti locali devono essere decentrate nel territorio nazionale o a livello
burocratico (attraverso funzionari dipendenti dagli apparati centrali ma collocati in sedi locali) o a
livello isittuzionale (attraverso enti autonomi)
RISERVA DI LEGGE PER L'ORGANIZZAZIONE: la legge non è tenuta a disegnare l'intera
organizzazione delle pubbliche amministrazioni ma solo a fissare i criteri di legge
PRINCIPIO DI LEGALITÀ: l'attivita delle p.a deve mantenersi sui binari stabili dalla legge o da
altre fonti normative abilitate. È un limite esterno ma anche interno all'attività amministrativa
PRINCIPIO DEL GIUSTO PROCEDIMENTO: garantisce alcune forme di pubblicità e trasparenza
osservando determinate procedure
PRINCIPIO DEL BUON ANDAMENTO: impone efficacia, efficienza ed economicità.
PRINCIPIO DI IMPARZIALITÀ: il perseguimento dell'interesse pubblico sacrificando quello
privato
PRINCIPIO DI RESPONSABILITÀ DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI E DEI
FUNZIONARI: i funzionari e i dipendenti pubblici dello stato sono direttamente responsabili degli
atti compiuti in violazione di diritti
PRINCIPIO DI ACCESSO MEDIANTE CONCORSO ALI IMPIEGATI NELLE PUBBLICHE
AMMINISTRAZIONI
Le p.a producono atti amministrativi. Essi sono emanati seguendo determinate procedure
amministrative e sono detti “perfetti” allorchè emanati a conclusione di un procedimento e quindi
diventano efficaci se non sono sottoposti a termini o condizioni. Essi posso comunque essere nulli
ad esempio per mancanza di un elemento essenziale oppure se è stato emanato in violazione dei
principi che regolano l'attività delle pubbliche amministrazioni (atto illegittimo). Il pricnipio di
legalità prevede che contro gli atti della p.a è sempre ammessa la tutela giurisidzionale dei diritti e
degli interessi legittimi, a tutti cioè è data la possibilità di ricorso presso gli organi della giustizia
amministrativa. La competenza di tali atti è divisa fra il giudice ordinario e quello amministrativo.

CAP.15 LA GIUSTIZIA COSTITUZIONALE


Le forme di garanzia delle costituzione sono:
 procedimento di revisione costituzionale
 giustizia costituzionale
Il concetto di giustizia costituzionale individua “la funzione volta ad assicurare il rispetto dele
norme della costituzione attraverso la risoluzione in forma giurisdizionale delle controversie
relative alla legittimità costituzionale degli atti legislativi o relative alle attribuzioni di organi e
soggetti costituzionali”. Ci sono 2 tipi di sistema di CONTROLLO GIURIDISZIONALE DELLA
COSTITUZIONALITÀ:
 SISTEMA DIFFUSO: il controllo è affidato a tutti gli organi giudiziari. L'esempio è quello
degli USA
 SISTEMA ACCENTRATO: il controllo è affidato ad un unico tribunale costituzionale che
decide in via definitiva.
Per quanto riguarda i modi di controllo invece vi è il CONTROLLO PREVENTIVO e o
SUCCESSIVO a seconda che la pronuncia avvenga prima dell'entrata in vigore dell'atto in
discussione o dopo (come in Italia). Vi è poi il CONTROLLO IN VIA DIRETTA o INDIRETTA a
seconda che sia consentito agli organi preposti impugnare l'atto direttamente (senza filtri) o
indirettamente (solo in certi ambiti o condizioni).
La corte è composta da 15 giudici che sono nimnati per un terzo dal Paralmento in seduta comune,
per un terzo dal capo dello stato e per un altro terzo dalle supreme magistrature ordinarie e
amministrative. Il mandato dei giudici costituzionali dura 9 anni dalla data del giuramento e cessa
senza proroghe. Il presidente della corte è eletto ogni 3 anni dai suoi componenti. La carica di
giudize costituzionale è incompatibile con la carica di parlamentare, consigliere regionale e con la
professione forense. La corte costituzionale giudica:
 sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti aventi forza di
legge dello stato
 sui conflitti di attribuzione fra i poteri dello stato e quelli delle regioni
 sulle accuse promosse dal parlamento in seduta comune verso il presidente della repubblica
 sull'ammissibilità di richiesta del referendum abrogativo
Vi sono 2 modi di accesso al giudizio di legittimità costituzionale: c'è l'ACCESSO DIRETTO (in
via d'azione) da parte dello stato contro leggi regionali e l'ACCESSO INDIRETTO (in via
incidentale)che si ha quando la questione di legittimità costituzionale sorge nel corso di un giudizio.
Nel nostro sistema sono sottoposti al controllo della corte costituzionale esclusivamente gli ATTI
NORMATIVI PRIMARI erscludendo le consuetudini e gli atti normativi secondari (regolamenti). Il
costituente volle infatti che il controllo avesse come oggetto un atto fonte.
ATTI NORMATIVI PRIMARI SOTTOPOSTI A CONTROLLO DELLA CORTE:
 leggi costituzionali e leggi di revisione costituzionale
 leggi ordinarie dello stato, leggi regionali e delle provincie autonome di trento e bolzano
 decreti legge e decreti legislativi
 i regolamenti parlamentari NON sono sindacabili dalla corte e anche i regolamenti comunitari
I VIZI SINDACABILI
Si parla di illegittimità costituzionale dell'atto con riferimento a
 vizi formali: attengono all'atto in quanto tale e si hanno quando un atto legislativo non rispetta le
regola che ne disicplinano il procedimento di formazione
 vizi sostanziali: attengono al contenuto dell'atto indipendentemente da come è stato formato. Un
atto può essere incostituzionale per vizio sostanziale quando il suo contenuto lede la disciplina
desumibile da una o più norme costituzionali. Oppure quando il suo oggetto non rispetta
l'ambito materiale di competenza assegnato all'atto legislativo da una o più norme costituzionali.
 Vizio di irragionevolezza della legge
I GIUDIZI SULLE LEGGI
GIUDIZIO IN VIA INCIDENTALE: si ha quando la questione di legittimità costituzionale sorge
nel “corso di un giudizio”. In questo caso si presuppone l'esistenza di un giudizio pendente
chiamato GIUDIZIO PRINCIPALE detto cosi perchè da esso proviene la questione di legittimità
costituzionel. Si distingue dal GIUDIZIO INCIDENTALE che si svolgerà davanti al giudice
costituzionale. Il giudice “a quo” ovvero quegli organi che possono sollevare la quesitone di
costituzionalità alla corte sono tutti i giudici ordinari e amministrativi ma anche altri organi come la
CORTE DEI CONTI, CSM. I requisit per il giudizio in via incidentale sono l'esistenza di un giudice
a quo e l'esistenza di una sede in cui venga esercitata la funzione giurisdizionale. In alcuni casi i
criteri vengono utilizzati in maniera alternativa, in altri si presentano entrambe. Per quanto riguarda
CHI solleva la questione essa può essere sollevata da una delle parti in giudizio o d'ufficio rilevata
dallo stesso giudice. Affinchè la questione approdi alla corte il giudice a quo deve verificarne
l'esistenza di 2 condizioni di ammissibilità : che la questione SIA RILEVANTE E NON
MANIFESTAMENTE INFONDATA. Dopodichè il giudice a quo sospende il giudizio per rimettere
la questione alla corte costituzionale. Il giudice a quo se esistono i presupposti DEVE (non “può”)
rivolgersi alla corte. L'ordinanza che solleva la quesitone di costituzionalità è pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale.
IL GIUDIZIO IN VIA D'AZIONE:questo si apre direttamente mediante il ricorso dello stato contro
leggi regionali o il ricorso della regione contro leggi e atti aventi forza di legge dello stato o contro
leggi di altre regioni. Esso ha carattere di procedimento astratto nel senso che le disposizioni
impugnate vengono valutate a prescindere dallo loro concreta applicazione. Fino alla riforma tel
titolo V della costituzione vi era una importante differenza fra il ricorso dello stato contro la regione
e viceversa. Il primo aveva carattere preventivo, il secondo successivo. Oggi hanno entrambe
carattere successivo nel senso che riguardano disposizioni già in vigore.
TIPOLOGIA DI SENTENZE: nel caso di ricorso sia in via incidentale che in via d'azione il
giudizio di costituzionalità si chiude con una sentenza. Le decisioni della corte a seconda del
contenuto possono distinguersi in DECISIONI PROCESSUALI e DECISIONI DI MERITO: nel
primo caso il giudizio lascia impregiudicata la questione di costituzionalità, nel secondo caso entra
nel merito della questione e la risolve. Le sentenze di mertio possono essere classificate in base
all'esito de giudizio. Possono essere di ACCOGLIMENTO o di RIGETTO. Oppure possono essere
classificate in base al percorso seguito.
SENTENZA INTERPRETATIVA DI ACCOGLIMENTO: la corte giudica fondata la questione e
dichiara l'illegittimità costituzionale della disposizione impugnata, dato che tra le norme considerate
una di esse è in contrasto col parametro costituzionale evocato.
SENTENZA INTERPRETATIVA DI RIGETTO: la corte non ritiene fondata la questione di
legittimità dato che non la norma A ma la norma B risolve il dubbio di costituzionalità.
SENTENZE MANIPOLATIVE: sono sentenze di accoglimento ma producono vere e proprie
innovazioni nel sistema normativo, la corte trasforma, adegua e intergra a disposizione. Questo
suscita perplessità tra gli studiosi e causa difficoltà nei rapporti con il parlamento perchè la corte qui
funge da supplente del legislatore. Le manopolative possono essere PARZIALI cioè quelle dove il
dubbio consiste in una norma che viene elimiata e il testo manipolato di conseguenza e possono
essere SOSTITUTIVE dove una norma viene sostituita con un altra norma legittima che è
individuata nella sentenza. Possono infine essere ADDITIVE dove una norma necessaria per
rispettare la costituzione viene aggiunta al testo e ADDITIVE DI PRINCIPIO dove si individua il
principio generale in base al quale una certa materia va disciplinata.
La corte costituzionale regola anche i CONFLITTI DI ATTRIBUZIONE tra i poteri dello stato e
quelli delle regioni.