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Appunti diritto costituzionale  

Anno accademico 2019/2020 

 
12/12/2019 
virginia franchi 
 
 
 

 
 

cap 1. L’ordinamento giuridico e il diritto 


costituzionale  
l’ordinamento giuridico è fondamentale per la comunità. Esso racchiude tutte le norme 
che disciplinano i rapporti interni allo stato e che regolano le relazioni giuridiche tra lo 
stato e i membri della collettività. il diritto detta ciò che la società dovrebbe essere 
raccogliendo gli auspici per un miglior’ futuro, ma le mere intenzioni sono rilegate ad 
una parte esigua dell’ordinamento che, a causa della sua natura normativa. Si compone 
per la sua maggior parte di regole che hanno la finalità di mantenere ed organizzare la 
società nel modo più pacifico ed organico possibile. il linguaggio tipico del diritto è quello 
prescrittivo​ e si differenzia da quello ​descrittivo ​della narrazione che invece ci da un 
quadro della realtà per come essa effettivamente è. 

ordinamenti e sistemi di diritto statale moderni si distinguono per il loro forte legame 
con l’evoluzione storico sociale della nazione a cui essi appartengono. Nel diritto arcaico, 
o comunque nelle società primitive, le prescrizioni si fondevano con le rivelazioni 
messianiche e religiose. Le norme, più che prodotte, andavano scoperte. Si fa risalire 
formalmente alla ​lex Ortensia del 287 A.C,​ il primo vero riconoscimento del diritto 
“umano” come vigente ed equiparabile a quello divino. 

il diritto costituzionale si occupa del diritto statale italiano, è importante tenere a mente 
che esistono comunque svariati livelli ed “ambiti” del diritto, facendo si che il diritto 
costituzionale dei singoli stati nazione conviva contemporaneamente con una 
moltitudine di ordinamenti giuridici: ​teoria della pluralità degli ordinamenti 
giuridici. 

Origine e sviluppo degli ordinamenti giuridici 


Definizione di ordinamento giuridico: ​L’ORDINAMENTO GIURIDICO E’ L’INSIEME DI 
VARI ELEMENTI GIURIDICAMENTE ORDINATI- PRESCRIZIONE,NORME, 
CONSUETUDINI- ACCOMUNATE DAL FATTO DI ESSERE ESPRESSIONE DI UNA 
DETERMINATA ORGANIZZAZIONE 

Sorge a questo punto una domanda: l’ordinamento giuridico è il prodotto di una 


determinata organizzazione o, viceversa, è l’organizzazione ad essere un effetto 
dell’ordinamento? 

 
 

A tal proposito vi sono 2 diverse scuole di pensiero: 

Teorie normativiste (hans kelsen)  Teorie istituzionaliste (Carl Schmitt,Santi 


Romano, Maurice Hauriou) 
l’ordinamento giuridico è visto come  l’ordinamento giuridico deve essere 
qualcosa a sé. Deve essere studiato  contestualizzato all’interno 
secondo la dottrina del “diritto puro” in  dell’organizzazione in cui esso sorge in 
quanto non collegabile all’insieme dei  quanto ne è di essa il prodotto. La 
fenomeni socio-politico-culturali  funzione del diritto non è quella creativa, 
dell’organizzazione.  ma organizativa e di reggenza 

vedono il diritto come un sistema a forma  la costituzione si trova a metà tra l’essere 
piramidale con al vertice la costituzione.  della società ed il dover essere del diritto, 
Essa è il principio presupposto, la norma  essa è costituita dalla decisione 
fondamentale dalla quale tutto il resto  fondamentale che determina attorno a 
delle norme viene derivato a cascata  quali valori andare a formare l’unità 
  politica di un ordinamento 
Costituzione in senso formale  Costituzione in senso materiale 
Costituzione  Ordinamento costituzionale 

la norma fondamentale è presupposta   


valida e può essere modificata o cambiata 
solo seguendo le regole in materia 
espresse nell’ordinamento stesso 

E’ difficile, soprattutto in paesi nei quali vige un sistema cosuetudinario, negare che le 
leggi siano direttamente riconducibili a determinati fatti normativi. Anche l’attività di 
interpretazione delle norme è direttamente ascrivibile al contesto nel quale l’addetto 
all’interpretazione si trova. Lo stesso si può dire anche dei sistemi di civil law, come ad 
esempio l’italia. L’ordinamento costituzionale italiano è frutto di tutti quegli eventi 
storici che iniziano con la destituzione di mussolini nel ‘43 e proseguono con la 
costituente. Allora sorge spontaneo interrogarsi su quegli ordinamenti e regimi che in 
passato hanno preso pieghe brutali, secondo Santi Romano anch’essi sono da 
considerarsi veri e propri ordinamenti in quanto frutto ed espressione di una realtà 
storico sociale. E’ proprio in risposta agli orrori della seconda guerra mondiale che 
tornano in voga le teorie filosofico-giuridiche del giusnaturalismo. (dichiarazione 
universale dei diritti umani) 

La scuola di hans kelsen ha portato molte rilevanti indicazioni riguardanti l’autonomia e 

 
 

la certezza del diritto. Non a caso essa viene annoverata fra le teorie positiviste. il 
giuspositivismo si sviluppò a partire dalla seconda metà dell’ ‘800 rimanendo in voga per 
tutto il ‘900 e di cui hans kelsen rappresenta sicuramente la filosofia più sofisticata e 
matura. questa corrente filosofica si propone di trattare il diritto al pari di tutte le altre 
scienze positive. la scienza giuridica si basa solo ed unicamente sul diritto positivo (da 
positum), cioè dal corpo normativo riconosciuto valido dall’organizzazione Ciò che 
manca a questa teoria è la possibilità di analizzare il motivo, il principio cardina al di 
sopra del quale si fonda l’organizzazione. 

Ordinamenti e sistematicità 
Premettendo che ogni ordinamento è un sistema, allora si presume che esso debba essere 
unitario, coerente e completo. ​E’ il prodotto consapevole del legislatore e degli 
interpreti designati. Essi devono avere bene in mente il progetto attorno al quale questo 
sistema va a crearsi e da cui ne trae fondamento. 

Legislatore  Interprete 
● disposizioni  ● norme che sono frutto di: 
○ interpretazione letterale 
○ interpretazione 
logico-sistemica 
○ interpretazione analogica 

Rapporto tra legislatore ed interprete e tra disposizione e norma 


Da una medesima disposizione si possono dedurre svariate norme fra di loro 
concordanti o non concordanti, sta all’interprete il compito di comprendere quale fra di 
esse sia ammissibile nel nostro ordinamento nel suo complesso.  

Possono esistere: 

● Disposizioni senza norme, ​come possono ad esempio essere le disposizioni 


contenute negli statuti regionali che rappresentano i valori culturali della regione 
stessa e vanno a ribadire i principi già presenti nell’ordinamento. 
● Norme senza disposizioni,​ come ad esempio le norme consuetudinarie 
interpretate per astrazione dal corpo sociale  
● Norme frutto di più disposizioni contenute in diversi ambiti legislativi 

 
 

La distinzione fra disposizione e norma è utile:


a. per distinguere l’«abrogazione espressa​»,​ disposta dal legislatore, dall’«abrogazione tacita​»,​
che invece discende da una antinomia (cioè un contrasto) fra norme che si succedono nel
tempo (v. ​cap. 5 par. 5​);
b. per verificare la legittimità costituzionale di «leggi di interpretazione autentica», consentite
solo ove la norma introdotta possa già ragionevolmente ritenersi uno dei possibili contenuti
della disposizione interpretata (v. ​cap. 5 par. 6​);
c. per disporre il «trasferimento del quesito» di un ​referendum abrogativo​ da una disposizione
abrogata a un’altra simile (v. ​cap. 10 par. 10​);
d. per classificare le decisioni della Corte costituzionale distinguendo fra «sentenze di
accoglimento», che incidono sulle disposizioni, e «sentenze interpretative», che incidono sulle
norme senza travolgere le disposizioni (v. ​cap. 17 par. 8​).

la costituzione e l’ordinamento costituzionale  


Affinché un ordinamento giuridico costituisca un sistema, esso deve avere alla base un 
progetto costituente ben definito. Nel caso dello stato, esso si identifica con la 
costituzione o, nei paesi di common law, nell’insieme di norme scritte e non che danno 
vita all’​ordinamento costituzionale​. 

I caratteri delle costituzioni: 

● Scritta e non scritta 


● lunga/corta 
○ sono considerate brevi le costituzioni che si limitano ad un enunciazione 
sintetica delle libertà fondamentali dei cittadini (costituzione americana 
solo in seguito integrata con la bill of rights). Sono considerate lunghe 
quelle costituzioni che trattano, oltre che dei rapporti tra le istituzioni, 
anche di diritti e libertà del cittadino 
● Ottriata/votata 
○ quando la costituzione è totalmente frutto di procedimenti di natura 
costituente interni agli ordinamenti interessati, è importante andare a 
valutare fino a che punto il popolo ha effettivamente partecipato al 
processo di stesura. I procedimenti monarchici prevedono la nascita di 
costituzioni cosiddette “ottriate” attraverso le quali il sovrano limia 
graziosamente i suoi poteri. E’ importante sottolineare la presenza di 
un’ipotesi intermedia rappresentata da documenti di natura pattizia fra il 

 
 

popolo ed il sovrano. I procedimenti puramente democratici sono 


espressione della sovranità popolare il cui contributo può essere 
estremamente vario. 
● rigida/flessibile 
○ la rigidità è determinata dalla serie più o meno stringente di limiti a cui le 
revisioni costituzionali vengono sottoposte prima di essere approvate o no. 
Ex adverso, le costituzioni flessibili si lasciano modificare facilmente 
● programma/bilancio 
○ le costituzioni presentano un insieme di valori, principi ed istituti per la 
maggior parte presenti soltanto a livello formale. essa è pertanto un 
programma da attuare. le costituzioni bilancio vanno invece a fotografare 
l’assetto sociale. 

Le prime costituzioni moderne sono sostanzialmente improntate sui principi liberali di 
cui esse sono figlie. A partire dal XVIII secolo con lo sviluppo del costituzionalismo 
moderno vediamo la nascita di importanti testi di avanguardia: La costituzione 
americana del 1776 e quella francese del 1791. 

Civil law​: detto anche sistema continentale ad origine romano-germanica, esso riconosce 
le legiferazioni dell’organo preposto come fonte principale. i giudici sono guidati dalla 
legge e si esprimono attenendosi alla normativa vigente 

Common law:​ si basa interamente sulle sentenze dei giudici, il caso concreto è il punto 
di riferimento ed la sentenza è vincolante per i casi successivi 

All’interno dell’ordinamento costituzionale vi sono leggi che non hanno una valenza 
incisiva sul sistema e la cui modificazione non comporterebbe nessun cambiamento 
radicale. Allo stesso modo si sono delineati ad esempio gli organi costituzionali e quelli di 
valenza costituzionale 

Organi costituzionali  Organi con valenza  Soggetti costituzionali 


istituzionale 
● Presidente della  ● CNEL  ● Popolo 
repubblica  ● Consiglio superiore  ● Organismi 
● Paramento  della magistratura  territoriali 
● Governo  ● Corte dei conti 
● Magistratura  ● Corte di cassazione 

 
 

  ● Consiglio della 
difesa  

Gli organi costituzionali a differenza degli altri due: 

● trovano la loro disciplina nella costituzione 


● sono coessenziali alla formazione dello stato come prefigurato nella costituzione 
● sono tra loro attori dei cosiddetti bilanciamenti costituzionali 
● autoregolazione interna 
● verifica dei poteri 
● autodichia 

Diritto pubblico   Diritto privato 


● Diritto costituzionale  ● Diritto Civile 
● Diritto parlamentare  ●  
● Diritto regionale 
● Diritto amministrativo 
● Diritto tributario 
● Dirittto ecclesiastico 
● Diritto penale 

Cap. 2 Lo stato come comunità politica sovrana 


lo stato come noi lo conosciamo oggi inizia a delinearsi già a partire dal XVI secolo 
tramite il raggruppamento di un gruppo vasto di persone attorno alla figura del 
princeps. Il processo di formazione di uno stato prevede due andamenti: 

● In Europa gli stati si delineano andando ad ​affermare la propria autonomia 


verso i due poteri che si contendevano l’universalità: il papato e l’impero. Ciò 
avviene in particolare con la pace di Vestfalia nel 1648 a seguito della fine della 
guerra dei trent’anni. 
● Si delineano ​affermando al loro interno la supremazia​ delle leggi 
dell’ordinamento giuridico al di sopra delle legge delle piccole organizzazioni 
interne 

caratteristiche dello stato moderno: 

● politicità: ​lo stato si incarica della cura di tutti gli interessi generali della propria 

 
 

collettività stanziata su un determinato territorio. Lo stato tende ad assorbire, a 


sottoporre alle proprie regole, tutti gli organi preposti a determinati interessi 
presenti sul proprio territorio. vi sono realtà parastatali in italia che si 
caratterizzano di politicità ma non si sovranità come ad esempio le regioni. 
● sovranità:​ lo stato è supremo rispetto ad ogni altro potere costituito al suo interno 
e autonomo rispetto alle potenze esterne. La sovranità è considerata potere 
costituente, non costituito 

lo stato si considera tale se riesce a sopravvivere senza spinte interne e viene accettato 
dalla comunità internazionale.​ “iubeo, ergo sum” (​ comando dunque sono), Cartesio. 
Inoltre, perchè uno stato possa essere considerato tale vi è bisogno di tre elementi: 

● Popolo 
● Territorio 
● Sovranità 

In Italia la sovranità appartiene al popolo, questo ci induce a sottolinare 2 aspetti 


fondamentali: 

● il popolo, o meglio ​il corpo elettorale​, è titolare del potere di sovranità 


● il popolo è ​fonte di legittimazione ​di ogni potere statale 

Gli stati si suddividono in base al rapporto tra potere statale ed enti territoriali: 

● stati accentrati,​ ispirati al modello napoleonico, il potere è totalmente incentrato 


nelle mani dello stato, la capillarità sul territorio è meramente burocratica 
● stati composti,​ sul territorio sono presenti delle entità con poteri di 
rappresentanza della specificità del territorio. tipici stati composti sono gli stati 
federali e quelli regionali 

vari tipi di stati composti: 

● lo stato federale​ rappresentato dal modello degli stati uniti o della svizzera, esso 
vede la presenza di una sovranità distribuita su due livelli, quello dello stato 
federale e quello degli stati federati. in realtà il processo che da vita ad uno stato 
federale crea di per sè uno stato nuovo, la cui costituzione diventa legittimazione 
di tutti gli altri apparati interni 
● La confederazione di stati​ che non da origine ad una gerarchia fra stato federale 
e stati federati, bensì crea dei legami di cooperazione tra gli stati consociati. 
● Lo stato regionale ​viene per la prima volta configurato attraverso la costituzione 
spagnola del 1931 per poi essere nel ‘48 adottato anche in italia. Ogni regione ha 

 
 

un proprio statuto approvato dallo stato. le regioni non hanno potere 


giurisdizionale. Esse possono adattare le leggi di loro competenza alla specificità 
del proprio territorio. 

Lo sviluppo teoretico dello stato e le sue riflessioni sulla realtà 


 

Costituzionalis Totalitarismo   Totalitarismo   Stato etico  Stato Marxista 


mo  Leviatano  statolatro 
john Locke  Thomas Hobbes  Hegel  fascismo,nazis comunismo 
mo, falangismo  bolscevico 

gli uomini per  la natura degli  lo stato è la  la concezione  Marx prende 
natura  uomini è  totalità che  statolatra unita  ispirazione da 
possiedono tre  brutale e  precede i  ad una  Hegel, egli crea 
diritti  violenta:​”hom singoli, non è  concezione  un sistema 
fondamentali:  o, homini  ne  etica. prevede  dove lo stato 
alla libertà,  lupus​”​.​ E’  riconducibile  una  conta meno dei 
alla vita ed  quindi  ad un contratto  ricomposizione  cittadini che a 
alla proprietà.  necessario che,  ne alla società.  organicistica  loro volta 
per proteggerli  attraverso un  E’ il popolo a  della società  contanosolo ed 
essi stipulano  patto  ricevere  ove ogni  unicamente nel 
un ​contratto  subjectionis​,  identità dallo  cittadino è  loro aspetto 
con l’autorità  un sovrano  stato che  incorporato in  sociale. 
statale per  concentri in se  rappresenta  organizzazione  L’individuo 
assicurarsi la  tutti i poteri  l’idea suprema  che  non ha valore 
difesa dei sui  senza garantire  della ragione.  permettono di  al di fuori della 
diritti  nulla alla  negare i  sua 
collettività.   conflitti sociali   collocazione di 
classe. 

alcuni di queste visioni filosofiche hanno influenzato i costituenti, ad esempio troviamo 


un forte rifiuto della teoria statolatra ed un accoglimento di quele 
liberalcontrattualistiche. Anche la teoria marxista è presente in costituzione, ad esempio 
nel comma 2 dell’art.3 

Le forme di stato moderne  


Determinare la forma di stato significa determinare il rapporto che intercorre tra 
l’apparato statale e la collettività che si colloca sul territorio su cui il soggetto statale 
impone la propria sovranità. 

 
 

● stato assoluto 

Lo stato assoluto nasce come continuazione storica del feudo, in epoca medievale 
il feudatario si trasforma lentamente in sovrano. ha le seguenti caratteristiche: 

■ legittimazione divina del sovrano  


■ potere assoluto accentrato totalmente nelle mani del sovrano 
■ suddivisione in rigide caste 
● stato liberale 

lo stato liberale nasce nel periodo che va dalla gloriosa rivoluzione inglese (1648), 
passa per quella americana (1776) e termina con la rivoluzione francese, 
teoricamente coincide con il periodo dell’illuminismo. E’ il culmine della vittoria 
del terzo stato sull’aristocrazia. Ha le seguenti caratteristiche: 

■ stato monoclasse, solo chi ha un determinato censo può votare 


■ riconosce a tutti i cittadini il diritto di proprietà e di libertà 
■ adempie ai tre doveri fondamentali  
● stato liberaldemocratico/ stato sociale europeo 

Lo stato liberaldemocratico nasce durante i primi del novecento quando iniziano 


ad ampliarsi le maglie del suffragio. 

■ stato pluriclasse  
■ tutela dei più deboli  
■ diritti civili, sociali e politici  
● stato fascista 
● stato socialista 
● stato confessionale 

Lo stato costituzionale  
lo stato costituzionale è da intendersi come lo sviluppo dello stato di diritto. Quest’ultimo 
si limitava a sottoporre alla legge gli organi statali mentre la sua evoluzione 
novecentesca sottopone anche il legislatore ad una legge: la costituzione. 

cap.3 La comunità degli stati e il diritto 


internazionale 
Secondo la teoria della pluralità degli ordinamenti giuridici, vi sono in competizioni vari 

 
 

ordinamenti che trovandosi alla pari rivendicano sovranità, è importante delineare una 
gerarchia: a questo serve il ​diritto internazionale. 

il diritto internazionale nasce in seguito alla pace di Vestfalia nel 1648. Le sue 
caratteristiche sono: 

● assenza di un organo che si ponga in posizione sovraordinata, l’ordinamento 


internazionale è detto ​anarchico 
● assenza di un organo legislativo  
● le norme sono di formazione consuetudinaria, i trattati e gli accordi (come 
previsto durante la conferenza di Vienne del 1969) sono stipulati tra due o più 
stati e valgono solo per essi 
● assenza di un organismo di risoluzione delle controversie, ​autotutela 

Diritto internazionale/ordinamento giuridico: visione dualistica, visione monistica  


 

Visione monistica  Visione dualistica 


tende a ridurre ad unità l’ordinamento  i due ordinamenti sono autonomi e 
internazionale e quello statale, di  separati. ciò che accade in uno può essere 
conseguenza considererà l’uno  considerato irrilevante nell’altro. Questa è 
dipendente dall’altro. Il primato  la posizione di gran lunga prevalente 
dell’ordinamento internazionale è ad   
esempio sostenuto da hans kelsen che 
vedeva quello statale come un ​derivato 

In che modo lo stato contrae obblighi internazionali? 


le norme internazionali possono avere origine consuetudinaria o pattizzia 

i trattati e gli accordi devono essere ratificati. La ​ratifica​ è un istituto attraverso il quale 
un soggetto fa proprio un negozio concluso con terzi da un proprio rappresentante. 

nel caso dell’italia, il ministro degli esteri è rappresentante e agisce secondo gli indirizzi 
del consiglio dei ministri. in seguito avverrà la ratifica del negozio presso ogni singolo 
stato (nel nostro caso è il presidente della repubblica con successiva pubblicazione sulla 
gazzetta ufficiale), in seguito avviene​ lo scambio​ o, nel caso di trattati multilaterali, il 
deposito. 

In alcuni casi la mera ratifica del presidente della repubblica non basta, a volte vi è 
bisogno dell’approvazione del parlamento: 

 
 

● variazione del territorio 


● oneri finanziari a carico dello stato 
● modificazione di leggi 
● trattati che hanno natura politica 
● trattati che prevedono una limitazione della sovranità 

Lo stato ed il diritto internazionale, adattamento  


lo stato opera su due piani distinti: come soggetto di diritto internazionale e come 
soggetto di diritto pubblico. una volta ratificato un trattato sarà compito dello stato 
andare ad adeguare le proprie leggi. la costituzione, all’art.10, riconosce il diritto 
internazionale come ​fonte fatto​ collocandola a metà tra la costituzione e le leggi. 
l’adattamento si può svolgere in questi tre modi: 

● ricorso a procedimenti ordinari 

il legislatore introdurrà nuove norme o apporterà modifiche alle norme 


preesistenti 

● ricorso a procedimenti speciali 

avviene attraverso l’ordine di esecuzione, gli obblighi del trattato risultano di 
conseguenza in vigore in virtù dell’ordine di esecuzione. Ci troviamo nel rango 
delle fonti primarie, solitamente l’ordine di esecuzione è contenuto nel testo 
presentato nel momento della ratifica, come previsto dall’art.80 della costituzione, 
con la firma di ratifica si procede anche all’approvazione dell’ordine di 
esecuzione. 

● adattamento in forma automatica 

è il più peculiare di tutti perchè non necessita l’approvazione statale. Ciò è 


previsto per quelle norme di diritto internazionale universalmente riconosciute. 
(art 10.1). Questo non è previsto per tutto il diritto internazionale in forma 
pattizia ma solo per quello consuetudinario. 

Consuetudini del diritto internazionale 


in seguito alla seconda guerra mondiale il diritto internazionale ha assistito ad un 
evoluzione enorme. Oltre ai consueti principi, già presenti anche precedentemente, come 
ad esempio: l’obbligatorietà dei patti (pacta sunt servanda), il riconoscimento delle acque 
territoriali, l’immunità diplomatica, l’anarchicità del sistema… sono stati introdotte 

 
 

nuove importanti considerazioni ed istituzioni. sicuramente quella più evidente riguarda 


il ritorno a teorie neo-giusnaturaliste che hanno portato al riconoscere di diritti umani 
inviolabili, presenti universalmente e la nascita di organismi e mezzi per poterli tutelare. 

sotto il profilo sostanziale la messa a disposizione di strumenti internazionali a favore di 


singoli e collettività ha favorito il superamento della concezione che vedeva il diritto 
internazionale come riguardante i meri rapporti tra stati facendo emergere le 
soggettività dei popoli e dei singoli. Numerose risoluzioni e trattati sono stati adottati, la 
più famosa è sicuramente la dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1948. 

sotto il profilo processuale, abbiamo assistito alla nascita di veri e propri tribunali 
sovranazionali nell’ambito di molte organizzazioni internazionali. Sulla falsa riga dei 
processi di norimberga e tokio, i tribunali penali internazionali nascono sulla base di 
risoluzioni adottate dal consiglio di sicurezza nel 1993/1994. Nel 1998, con il trattato di 
roma viene istituito ufficialmente e permanentemente ​la corte penale 
internazionale​.Essa esercita la sua giurisdizione su persone fisiche ed entra in gioco nel 
caso in cui i tribunali nazionali non vogliano o non possano procedere. 

Remarkable è la presenza in ambito Europeo della ​corte di Strasburg​o, organo istituito 


con la ​CEDU ​firmata a Roma negli anni ‘50​ ( convenzione europea per la salvaguardia 
dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali). 

L’ONU 
organizzazione delle nazioni unite, creata e retta dalla ​carta di san Francisco il 26 
giugno 1945. ​Nasce sulla falsariga della ​società delle nazioni del 1919.​ E’ costituita dai 
seguenti organi: 

● L'assemblea generale:​ composta da 193 stati membri. delibera a maggioranza 


semplice e per questioni prestabili a maggioranza dei ¾ 
● consiglio di sicurezza:​ composto da 15 membri di cui 5 permanenti (Francia, 
Regno Unito, USA,Russia e Cina) che hanno il potere di veto su qualsiasi decisione 
fatto salvo per quelle procedurali 
● segretariato generale:​ il segretario viene eletto dall’assemblea generale e rimane 
in carica per 5 anni, ha il potere di indicazione politica, è l’organo esecutivo 
dell’onu 
● consiglio economico e sociale:​ composto da 54 membri eletti dall’assemblea 
generale per 3 anni promuove e coordina le iniziative economiche dell’onu 
● corte internazionale di giustizia:​ 15 giudici di 15 stati membri eletti per 9 anni 
dall’assemblea e dal consiglio di sicurezza. coordina le vicissitudini legali fra gli 

 
 

stati membri e di consulenza interna. 

Alla base dell’onu vi è un’idea innovativa che risiede nella decisione di accentrare l’uso 
della forza nel consiglio di sicurezza e non sui singoli stati. “divieto dell’uso della forza” 
se non per autodifesa o in aiuto di uno stato attaccato, in ogni modo situazioni 
temporanee da utilizzare mentre il consiglio di sicurezza prende azione. 

Organizzazioni internazionali regionali 


concomitantemente all’onu esistono altre organizzazioni dette regionali perchè si 
prefiggono lo scopo di mantenere e tutelare rapporti pacifici in una ben determinata 
parte del mondo attraverso strumenti di autotutela a carattere collettivo. 

La NATO​ fondata nel 1949 con sede a bruxelles ha ad oggi 29 membri, di cui l’Italia è uno 
dei fondatori. come espresso nell’art. 5 della sua carta, la nato ha come scopo quello di 
assicurare a tutti i suoi membri l’appoggio militare difensivo in caso di attacco. gli stati 
uniti, oltre ad esserne stato fondatore mantengono un ruolo di leadership 
nell’organizzazione 

Il consiglio d’europa ​fondata anch’essa nel ‘49 ha sede a Strasburgo. Contiene 49 
membri che perseguono il fine ultimo di mantenere e tutelare i i principi democratici 
dello stato di diritto contenuti nella CEDU. 

Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa​ viene fondata nel 1975 


nell’ambito della conferenza di Helsinki, ha 57 membri. è conosciuta per le missioni di 
osservazione elettorale in paesi in via di democratizzazione e con democrazia già 
avviata. 

Vanno distinte dalle organizzazioni regionali le organizzazioni sovranazionali che 


invece hanno lo scopo di creare dei legami capaci di influenzare le politiche dello 
stato  

Cap 4. L’unione europea 


TIMELINE 
● 1941, ​ manifesto del movimento federalista europeo,​ Spinelli e Rossi 
● 1951, ​Trattato di Parigi​, nasce la ​CECA. ​ mette in comune le risorse energetiche 
più importanti (carbone ed acciaio). E’ simbolico perchè Francia e germania 
hanno pochi decenni prima combattuto per le aree di confine ricche delle 
suddette: la Rhur e l’Alsazia 

 
 

● 1957, ​trattato di Roma, ​nascono la ​CEE e l’EURATOM​.  

inizialmente si parlava di “comunità europee” perche non erano integrate tra loro 
se non per ​l’assemblea parlamentare​ e la ​corte di giustizia​. Gradualmente 
iniziò l’integrazione delle tre realtà fino ad arrivare la totale fusione degli organi 
nel 1965. 

● 1974, Nasce il consiglio europeo, organo di indirizzo politico 


● 1979, il parlamento diviene direttamente eletto 
● fra gli anni ‘70 ed ‘80 i membri si aggiungono fino ad arrivare ai 28 odierni 
● 1986, ​il trattato unico europeo​ si prefissa l’obiettivo di creare un mercato libero 
ed unico entro il 1993 
● 1992, ​il trattato di maastricht​ modifica nuovamente il trattato della CEE, 
l’europa non è più comunità ma unione, si pongono le basi della​ moneta unica 
● 1 Novembre 1993, ​nasce ufficialmente l’unione europea 
● 2007, ​trattato di Lisbona 
● 2009​, entrata in vigore del trattato di Lisbona 

TUE 
con il trattato di maastricht viene aggiunto il ​Trattato dell’unione europea ​ che dette 
vita ad un’organizzazione particolare definita a tre pilastri: 

● preesistenti comunità 
● politica estera e di sicurezza comune 
● cooperazione giudiziaria e di polizia comune  

tutto ciò che rientrava nella sfera del primo pilastro doveva essere gestito entro la 
normativa vigente in ambito europeo mentre tutto ciò che ineriva gli altri due poteva 
essere risolto tramite la cooperazione intergovernativa tra stati 

la struttura a tre pilastri venne superata con l’introduzione del trattato di Lisbona che , 
dopo aver tentato invano di trovare un soluzione costituzionale unica, si appoggia su due 
trattati: il TUE (modificato) ed il TFUE. Ad oggi, grazie al trattato di lisbona, l’ue è 
considerato un soggetto dotato di personalità giuridica internazionale. 

Trattato di Lisbona 
nel 2001, in previsione dell’allargamento ad est, l’allora unione europea necessitava di 
una profonda riformazione che potesse avvicinarla ai cittadini e renderla più 
trasparente. Venne istituita la ​commissione sul futuro dell’europa​ incaricata di 

 
 

presentare un progetto dettagliato dei possibili sbocchi della riforma. la proposta fu 
quella di dare una base costituzionale unica. Le decisioni, che avevano la forma delle 
modifiche dei trattati decisi da conferenza intergovernativa con necessità di ratifica, ma 
venne abbandonata quando, nel 2004, in seguito a due referendum consultivi in Francia 
e Paesi Bassi, la vittoria dei no fu schiacciante. Si passo perciò attraverso un’altra 
conferenza intergovernativa che diede vita al trattato di Lisbona nel 2007 

Organigramma 
il quadro istituzionale dell’UE si fonda sugli organi elencati nell’art. 13 TUE 

● consiglio europeo​, si riunisce a Bruxelles almeno due volte ogni sei mesi. è 
composto dai capi di stato dei paesi membri, dal presidente ed il presidente della 
commissione, partecipa anche l’altro commissario per gli affari esteri 

il presidente rimane in carica per due anni e mezzo e viene scelto dal consiglio 
stesso a maggioranza qualificata. rappresenta l’europa all’estero ed ha il compito 
di relazionare le sedute del consiglio al parlamento  

il consiglio europeo ha il potere di indirizzo politico, “dà l’impulso necessario allo 


sviluppo e dirige gli orientamenti e le priorità politiche”. vota per consenso e, solo 
su alcune materie, a maggioranza qualificata ​(Art 15 TUE) 

● consiglio​, da non confondere con il consiglio europeo, viene nella prassi definito 
consiglio dei ministri. E’ composto da un rappresentanto per nazione a livello di 
ministro, si riunisce in varie formazioni in base al tema discusso. 

un esempio ne è ​l’eurogruppo​ formato dai 19 ministri dell’economia degli stati 


membri dell’eurozona 

il consiglio è presidiato dall’​alto commissario per gli affari esteri e la politica di 
sicurezza​. le formazioni sono presidiate a turnazione semestrale dagli altri paesi 
membri. 

ha le seguenti funzioni: ​legislativa ​e di​ bilancio, definisce​ e ​coordina le 


politiche europee, coordinamento​ e ​sorveglianza delle politiche economiche, 
dell’estero dei singoli paesi e di sicurezza 

le decisioni avvengono per votazione a maggioranza ​qualificata ​(55% dei 


membri​) a patto che questa maggioranza rappresenti almeno il 65% della 
popolazione dell’unione. (questo serve a non creare minoranze di blocco).Se la 

 
 

proposta non è della commissione allora la maggioranza si sposta al 72%. il 


consiglio si esprime anche a maggioranza unitaria su alcune materie molto 
importanti. 

● il parlamento europeo ​ è composto da 751 membri scelti in modo 


degressivamente proporzionale in base alla popolazione degli stati, si va da un 
minimo di 6 rappresentanti ad un massimo di 96. I membri sono eletti dai 
cittadini e sono in carica per 5 anni 

il parlamento europeo è costruito sul modello delle assemblee rappresentative, i 


suoi membri sono divisi in gruppi politici composti da non meno di 25 deputati. 
essi lavorano suddivisi in 20 commissioni. le votazioni sono espresse e a 
maggioranza semplice. La sua attività si divide tra Straburgo, Bruxelles e 
lussemburgo. 

il parlamento ha le seguenti funzioni: ​legislative​ congiuntamente al consiglio, 


funzioni di controllo politico ​e ​funzioni consultive, elegge il mediatore 
europeo 

● la commissione ​ha sede a bruxelles a palazzo berlaymont, è composta da un 


membro per ogni stato più il presidente e l’alto rappresentante per gli affari esteri 
e la politica di sicurezza. rimane in carica 5 anni 

il presidente, tenendo conto dei risultati delle elezioni viene scelto dal consiglio e 
verrà poi approvato dal parlamento. i membri vengono invece scelti dal 
presidente in intesa con il consiglio europeo. la commissione è responsabile di 
fronte al parlamento che con una votazione maggiore ai ⅔ può approvare una 
mozione di censura che costringerà la commissione a dimettersi 

le funzioni della commissione sono indipendenti dai governi, è compito di ogni 


membro quello di lavorare per l’interesse dell’unione e non per quello del proprio 
stato: 

funzione di iniziativa legislativa ​che spetta alla commissione e a nessun’altro, 


presenta il programma legislativo annuale  

presentazione del progetto annuale di bilancio 

vigila sull’applicazione del diritto dell’unione ​può avviare una procedura di 
infrazione tramite la corte di giustizia nel caso in cui uno stato membro non 
adepisse ai suoi obblighi 

 
 

coordina le politiche economiche ​ ed ha il potere di avvertire gli stati membri 


nel caso in cui il loro bilancio non rientri nei parametri ​(art.17 TUE) 

● la corte di giustizia ​composta da un giudice appuntato da ogni stato e 11 avvocati 


di coadiuvazione. rimangono in carica 6 anni ed hanno sede a strasburgo. la corte 
ha un proprio statuto ed è indipendente. 

la funzione della corte è quella di garantire il rispetto del diritto comunitario 


nell’interpretazione e nell’adempimento dei patti. risolve controversi tra stati 
membri, fra l’unione e uno stato membro, fra le istituzioni dell’unione e fra 
cittadini e l’unione. 

importantissima è la ​funzione pregiudiziale​ della corte, l’organo si esprime 


infatti prima che le norme si tramutino in un processo, per problemi di 
interpretazione dei trattati e degli atti. Questo meccanismo è stato intradotto per 
permettere una più unificata interpretazione del diritto. La corte può essere 
paragonata alla nostra corte di cassazione. 

● il tribunle ​ ha invece il compito di analizzare e sentenziare sulle azioni legali 


intrapese dall’unione verso i suoi funzionari o da persone fisiche o giuridiche. E’ 
composta da due giudici per stato 
● La BCE ​è dotata di personalità giuridica e si caraterrizza di una marcata 
indipendenza da tutti gli organi e stati. 

La BCE ha un ruolo fondamentale nella politica monetaria perchè è l’unica a poter 


autorizzare l’emissione di denaro in euro. La BCE e le banche centrali formano lo 
SEBC e l’eurosistema in cooperazione con le banche dei solo paesi che fanno parte 
dell’eurozona 

● la corte dei conti ​analizza e tiene sotto controllo le entrate e le uscite dell’unione. 
E’ formata da un rappresentante per ogni stato che rimane in carica per 6 anni. 
Importante è citare l’organismo antifrode europeo (Olaf) che fa capo alla corte 

 
 

Il sistema delle fonti dell’UE 


il sistema si fonda su trattati conclusi a durata illimitata che costituiscono le ​fonti 
originarie​ del diritto comunitario sulle quali è stato poi costituito un complesso di 
norme che sono le ​forti derivate​ che devono essere compatibili con i trattati sia da un 
punto di vista formale che da un punto di vista sostanziale 

Fonti primarie dell’UE 


 

TUE  TFUE 
55 articoli  358 articoli 

6 titoli  7 parti suddivise in 34 titoli  

PRINCIPI ESPRESSI NEI TRATTATI: 

● art 2. TUE ​rispetto della dignità umana 


● art 3. TUE prefigurazione dello spazio libero europeo  
● art 4. TUE eguaglianza dei membri 
● art 5. TUE principi di attribuzione, di sussidiarietà e di proporzionalità 

 
 

● art 6. TUE riconoscimento dei diritti sanciti dalla carta dei diritti 
● art 9. TUE cittadinanza europea 
● art 10-12. TUE democrazia rappresentativa 

il ​punto uno​ è un requisito indispensabile per entrare a fare parte dell’unione, come 
previsto dall’art 7. TUE 

la cittadinanza europea non annulla ma si aggiunge a quella originaria e da il diritto di 


movimento nell’area schengen, nonché quello di entrare a fare parte dell’elettorato 
attivo e passivo europeo nello stato in cui si risiede. L’art 1. TUE prevede l’iniziativa dei 
cittadini europei che può essere presentata a fronte di almeno un milione di firme di 
almeno ¼ degli stati. 

Alle fonti originarie va aggiunto la carte dei diritti fondamentali dell’essere umano 
(nizza, 2000) contiene 54 articoli ed un ampio catalogo di diritti 

Le competenze delineate dalle fonti originarie 


secondo l’​art 2. TFUE, ​ le competenze sono di tre tipi: 

● competenze esclusive​ nei settori elencati all’art 3 TFUE 


● competenze concorrenti 
● competenze di sostegno, coordinamento e completamento 

l’unione esercita le sue funzioni seguendo i​ principi di sussidiarietà e di 


proporzionalità. ​ciò significa che in materie condivise interverrà se e solo se sarà 
necessario ed, in ogni modo, in maniera proporzionale rispetto al reale bisogno. inoltre 
essa manca del potere principale di decidere su quali materie essa stessa abbia potere o 
meno: i​l principio di attribuzione 

il TFUE si occupa di ciò che l’unione fa e del modo in cui lo fa. nella parte terza ad 
esempio troviamo le politiche dell’unione a cui fa eccezione la politica estera e di 
sicurezza che si riferisce invece al TUE. 

vi è la possibilità di avviare una cooperazione rafforzata fra stati, non meno di 9, che 
avvieranno un processo di integrazione maggiore in quegli ambiti di non esclusiva 
competenza dell’unione 

la revisione dei trattati 


può avvenire attraverso processo aggravato o processo semplice. 

 
 

processo ordinario  processo semplificato 


l’​iniziativa ​spetta a parlamento e  l’iniziativa spetta a parlamento e 
commissione   commissione 

da ​presentare ​al consiglio che a sua volta  si può evitare la convenzione e la 
la presenta a consiglio europeo, che si  conferenza intergovernativa, ma il 
pronuncia a maggioranza semplice dopo  consiglio deve esprimersi all’unanimità e 
aver convocato una convenzione non  gli stati devono ratificare 
votante. le modifiche entrano in vigore   
dopo ratifica degli stati membri 
 

Fonti ordinarie 
gli atti giuridici utilizzati in ambito comunitario sono disciplinati nel ​titolo I della parte 
sesta del TFUE. 

gli atti giuridici elencati nell’art. 288 sono: 

● i regolamenti ​ vere e proprie leggi,​ atti normativi di portata generale, 


direttamente applicabili ed obbligatori in tutti i loro elementi 
● le direttive,​ vincolano uno o più stati ad obiettivi che dovranno raggiungere in un 
lasso preaccordato di tempo. lo stato si assume l’obbligo di adattare il proprio 
ordinamento proprio come avviene con il diritto internazionale  
● le decisioni​ ineriscono persone o soggetti giuridici ben specificati in una 
situazione particolare 
● pareri e raccomandazioni ​hanno la valenza di indirizzo politico 

gli atti giuridici possono essere sotto forma: 

● atti legislativi ​tutto ciò che viene adottato per via legislativa 
● atti delegati ​sono atti possono essere delegati legislativamente alla commissione 
per modificare o delegare propri elementi non essenziali 
● atti di esecuzione​ processo legislativo che viene adottato nel caso in cui il bisogno 
di uniformità suggerisca che non siano gli stati, ma bensì la commissione ad 
adottare tutte le misure necessarie 

il processo di formazione del diritto derivato  


 

 
 

Procedura legislativa ordinaria  Procedura legislativa speciale 


art 294 TFUE  indicate e trattate via via nei trattati  

presentazione della proposta da parte  nella maggior parte dei casi si prevede 
della commissione  l’adozione dal consiglio previa 
consultazione con il parlamento  

prima lettura del parlamento    

prima lettura del consiglio con   


approvazione nel caso di emendamenti 
riconsegna al parlamento 

seconda lettura del parlamento se con   


approvazione l’atto è adottato. in caso di 
emendamenti si rimanda al consiglio. in 
caso di respingimento l’atto si interrompe  

eventuale seconda lettura degli   


emendamenti con approvazione e 
adozione in caso di voti favorevoli a 
maggioranza qualificata. se non viene 
approvato si passa alla convocazione di 
un comitato di conciliazione  

tutti gli atti legislativi sono firmati dal presidente del parlamento europeo e dal 
presidente del consiglio, per poi venire pubblicati nella gazzetta ufficiale dell’unione 
europea nelle 24 lingue dell’unione. esse entrano in vigore dopo un periodo di vacatio 
legis di 20 giorni. 

cap.5 le fonti del diritto  


le fonti del diritto sono quegli ​atti ​o ​fatti​ a cui l’ordinamento giuridico abilita a produrre 
norme giuridiche. 

caratteristiche delle fonti: 

● generalità 
● astrattezza 

la teoria delle fonti analizza le regole che individuano a quali fatti o atti l’ordinamento 
attribuisce la capacità di produrre imperativi riconosciuti (​fonti di produzione​) e le 
regole che disciplinano i modi di produzione del diritto oggettivo, che ne individua i 
soggetti titolare di potere normativo, i procedimenti… (​fonti sulla produzione​). di 

 
 

questa categoria fanno parte anche le ​fonti di cognizione​ che servono a portare a 
conoscenza i destinatari delle norme prodotte 

le fonti possono essere: 

● fonti fatto ​non vengono seguite procedure particolari, le norme sono frutto di 
una espressa e chiara volontà del corpo sociale 
● fonti atto ​la norma è prodotta seguendo un iter legislativo ben definito da un 
organo titolare di potere normativo 

le fonti nello stato a matrice liberaldemocatica 


per spiegare la gerarchia delle fonti nello stato a matrice liberaldemocratica bisogna 
aver ben presente il ​criterio della competenza 

la costituzione è la fonte sulle fonti​ nel senso che individua le fonti del diritto e 
disciplina i processi normativi. essa prevede i processi di produzioni normativa di tipo: 

● produzione di norme di rango costituzionale (art 138 cost) 


● produzione di norme di rango primario (artt. 76 e 77 cost, art 64 cost, art 123 
cost, artt 117 e 121 cost) 

il sistema delle fonti del diritto di rango primario è da considerarsi chiuso nel senso che: 

● non sono configurabili altri atti fonte primari oltre a quelli previsti dalla 
costituzione. 
● ciascun atto normativo non può disporre di una forza maggiore rispetto a quella 
che la costituzione gli conferisce 

Agli atti normativi (diversi dalle leggi ordinarie) di ordine primario si riconosce, come 
espresso negli artt. 77 riguardante il governo e 134 cost riguardante la corte 
costituzionale, la ​forza di legge. ​la forza formale data a tali atti comprende due profili: 

● profilo attivo,​ la capacità di innovare, abrogando o modificando, atti fonte 


equiparati o subordinati 
● profilo passivo, ​la capacità di resistere alla modificazione ed abrogazione da 
parte di atti fonte non aventi la stessa forza 

il sistema di forza di legge attiva e passiva implica la gerarchicità del sistema delle fonti 

 
 

I criteri per ordinare le fonti giuridiche 


i criteri possono essere tratti dalla costituzione e dalle disposizioni contenute nelle 
preleggi del codice civile del 1942. Attraverso esse, è possibile trovare una ​risoluzione 
alle antinomie normative. ​ i criteri sono: 

● criterio cronologico 

si utilizza in caso di antinomie fra fonti aventi il medesimo rango gerarchico. MA 
lex posterior generalis non derogat priori speciali. ​nonostante nel nostro 
ordinamento viga il principio di ​non retroattività della legge, ​vi sono casi, detti 
pendenti , cioè suscettibili di essere ancora regolati, per i quali può essere fatta 
valere la legge retroattivamente se stabilito. il divietò assoluto di retroattività vige, 
invece, in materia di leggi penali come stabilito dall’art 25.2 cost. 

l’abrogazione della norma precedente può avvenire ​in maniera espressa​, cioè 
disposta direttamente dal legislatore nel testo della nuova legge; ​per 
incompatibilità​ che non viene espressamente dichiarata ma è tacita, nel senso 

 
 

che viene accertata in via applicativa; o per ​nuova disciplina dell’intera materia 
quando la nuova disciplina si sostituisce in toto a quella precedente 

● criterio gerarchico 

quando l’antinomia concerne due norme non equiparabili deve applicarsi il 
principio di gerarchia, prevale la norma posta dalla fonte ​sovraordinata​. la 
norma che si trova in disaccordo con quella di una fonte sovraordinata non è 
considerata abrogata , ma invalida, si procede perciò al suo annullamento da 
parte dell’organo preposto 

● criterio della competenza 

si utilizza quando è la costituzione stessa a prevedere un ordinazione secondo 


competenza riferita al territorio o all’ambito nel quale la norma è destinata ad 
operare. la norma non competente è considerata nulla 

Cap. 6 analisi delle singole fonti 


Le leggi a valenza costituzionale 
(art.138 cost) ​sono previste 2 tipi di leggi di rango costituzionale, differiscono per 
contenuti. esse sono: 

● Leggi di revisione costituzionale ​dal 1948 ad oggi sono state approvate 15 
modifiche costituzionali 
● leggi costituzionali ​ si tratta di quelle espressamente richiamate in costituzione, 
quelle che si caratterizzano della riserva di legge costituzionale e quelle che per la 
loro importanza vengono approvate attraverso procedimento aggravato dal 
parlamento e vanno ad affiancare il testo della costituzione 

esistono limiti alla modificazione costituzionale. nell’art.139 è espressamente vietata la 


modificazione dell’assetto repubblicano, inoltre, anche modificare i principi supremi 
dell’ordinamento risulterebbe in un sovvertimento dell’ordine costituito dalla 
costituzione ed è quindi vietato. un limite logico potrebbe vedersi anche nella 
modificazione dell’art 138, ma in realtà il procedimento di cui esposto in esso è già stato 
modificato 2 volte senza alterarne la rigidità. 

Procedimento aggravato 
1. prima lettura di entrambe le camere 
2. seconda lettura, entro 3 mesi, con approvazione a maggioranza ​qualificata​. se si 

 
 

superano i ⅔ di voti favorevoli allora la legge di rango costituzionale è approvata e 


non si richiede il referendum 
3. se durante la seconda lettura si raggiungono le maggioranze ​assolute,​ allora la 
legge viene pubblicata in gazzetta a scopo notiziale per 3 mesi. se in questo lasso 
di tempo viene richiesto un referendum costituzionale ( ⅕ dei componenti delle 
camere, 5 consigli comunali, 500.000 cittadini), allora si andrà alle urne. nel caso 
in cui il tempo spirasse senza nessuna eventuale richiesta si procederà con la 
promulgazione e pubblicazione della legge 

esitono anche dei procedimenti, come espresso nell’art 132.1, che differiscono da quelli 
del art 138 e che creano leggi costituzionali rinforzate. esse ineriscono alla fusione delle 
regioni e la creazione di una nuova regione. devono essere richieste da un insieme di 
consigli comunali che rappresentino almeno ⅓ dei cittadini del territorio preso in 
considerazione, e dopo una consultazione con il consiglio regionale, si procederà ad un 
referendum 

le fonti dell’UE 
come è possibile, tenuto conto che la costituzione prevede un numero chiuso di fonti e 
che i trattati dell’unione sono entrati a fare parte del nostro ordinamento tramite leggi 
ordinarie, che venga considerato il primato delle fonti europee sulle leggi ordinarie? 

come affermato dalla corte costituzionale, l’art 11 cost è da considerarsi sufficiente a 


permettere la ratificazione di trattati che portino ad una limitazione della sovranità. il 
costituente sicuramente non ha previsto questo articolo nella prospettiva di una sempre 
più forte integrazione europea, ma è parso sufficiente per una copertura costituzionale. 
Solo nel 2001 con una​ modificazione del titolo V ​si è potuto provvedere ad una 
riformulazione del art. 117 che ha introdotto il riferimento ai vincoli del diritto 
comunitario 

tutto ciò che è stato detto in precedenza vale per le ​regolamenti, ma non per le 
direttive​ che dovendo essere recepite tramite atto normativo interno (legge ordinaria) 
esse avranno il valore dell’atto normativo stesso. La costituzione prevede la possibilità 
che le regioni provvedano alla diretta applicazione in modo che non sia lo stato a 
doverne rispondere  

LA FATTISPECIE 

il processo di integrazione politica e giuridica trova compimeto in un lungo dialogo tra 


corte costituzionale e corte di giustizia di Lussemburgo. le tappe di questo colloquio 

 
 

possono essere stabilite in 3 momenti: 

● il primo, ​a ridosso della sentenza van gend and loos del 5 febbraio 1963, ​in cui 
il giudice stabilì la diretta applicabilità delle norme europee è fatta risalire alla 
pronuncia n 14 del 1964. in tale decisione​ la corte costituzionale sancì la 
pariordinazione dei regolamenti europei alle fonti nazionali di primo rango 
individuando nel criterio cronologico il giusto modo di interpretazione. 
● con una sentenza della cosrte constituzionale del 1973 e, in seguito, del 1975, 
venne riconosciuto il primato del diritto sovranazionale e della forza e del 
valore di legge ai regolamenti comunitari, riconosciuti direttamente 
applicabili e fatti oggetto di divieto di riproduzione normativa interna. ​la 
violazione del diritto comunitario viene configurata come una violazione dell’art 
11 della costituzione, ne consegue la competenza della corte alla contestazioned di 
anticostituzionalità di tutte le norme interne che non fossero in armonia con 
quelle dei regolamenti dell’ UE. non vale invece l’incontrario, non è infatti 
competenza di un giudice interno quella di sindacare i regolamenti 
sovranazionali, eccezione fatta per quelle norme che si trovano in contrasto con i 
nostri principi fondamentali o contrarie al rispetto dei diritti inviolabili. in questo 
caso però l’lincostituzionalità potrebbe avere ad oggetto solo le leggi che hanno 
dato esecuzione ai trattati. esempio di ciò è sicuramente la ​vicenda Taricco. 
● la svolta nella giurisprudenza costituzionale si ha nel terzo momento con la 
sentenza la pergola​ con cui la corte rispose alla decisione del marzo 1978 della 
corte di giustizia riguardante ​il caso simmenthal. punto fermo nella 
costituzione giurisprudenziale è la configurazione di due sistemi autonomi e 
distinti, ancorché coordinati. ma, la posizione precedente, quella riguardante 
l’incostituzionalità delle norme in contrapposizione con i regolamenti 
europee in nome dell’art 11, andava riveduta.​ la pronuncia in oggetto sviluppa 
3 passaggi per la propria argomentazione: 
1) è dovere-potere del giudice quello di fare un sidacato di conformità 
del diritto interno incompatibile ai trattati e alle altre norme 
comunitarie 
2) si definiscono le conseguenze di tale sindacato, in quanto l’effetto 
connesso alla diretta applicabilità dei regolamenti, non è quello di 
caducare le norme interne incompatibili, bensì quello di di impedire 
che tale norma assunga rilievo nella definizione della controversia. 
3) la corte finisce per smarcarsi dalla ricostruzione della corte di 
lussemburgo per la quale la fonte normativa della comunità e quella 
del singolo stato costituiscono in un solo sistema, ribadendo la sua 

 
 

residua competenza in tema di diritto interno e comunitario.  

il diritto vivente è dunque per l’applicazione necessaria della norma europea anche in 
ipotesi di contrasto con norme di diritto nazionale. nel caso della sentenza n170/1984, il 
giudice a quo aveva ritenuto non applicabile un direttiva europea poichè prevedeva una 
responsabilità penale non contemplata nell’ordinamento italiano. ciò nonostante la corte 
ammise l’utilizzabilità della norma comunitaria non autoapplicativa come parametro di 
legittimità di una norma di legge.  

rispetto alla regola della necessaria applicazione del diritto comunitario da parte di 
ciascun giudice in qualsiasi giudizio e della pubblica amministrazione, costituisce un 
eccezione ​il giudizio in via d’azione di competenza della corte costituzinale nel 
quale viene in rilievo di il sindato su leggi regionali o statali che ritenute in 
contrasto con il diritto comunitario, siano imppugnate dalla regione o dallo stato. 
questa controversia ha trovato risoluzione dopo la revisione del titolo V della 
costituzione: l’art 117.1 stabilisce che la legge dello stato e della regione devono 
rispettare i vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario. Aù 

àSòù 

àòSSùàò 

la legge ordinaria 
le leggi ordinarie sono leggi a competenza generale, possono disciplinare qualsiasi 
oggetto, fatto salvo che per quanto è disciplinato nella costituzione stessa e per quegli 
ambiti che la costituzione attribuisce ad altre fonti.​ L’art 117​ disciplina quali sono gli 
ambiti legislativi statali e quali quelli regionali​. ​alle fonti di produzione ordinarie, la 
costituzione affida la riserva di legge su importanti materie. Tale istituto delinea, tramite 
le prescrizioni della costituzione, la legge come unica disciplina di determinate materie 
sottraendola a atti fonte ad essa subordinata. si distinguono due tipi di riserva: 

● riserva assoluta ​l’intera disciplina è esclusivamente riservata alla legge, fatto 


salvo per i ​regolamenti di stretta esecuzione 
● riserva relativa ​ solo le linee guida della materia sono affidate alla legge in modo 
che essa circoscriva adeguatamente la discrezionalità dell’esecutivo nel dettare 
tramite regolamento i particolari 

le leggi sono ​generali ed astratte​, vi sono però degli atti normativi che, pur prendendo il 

 
 

nome di legge, dissociano la forma dal contenuto. In questo caso si parla di leggi solo in 
senso formale. un esempio ne è la legge di bilancio. 

frequente è anche il caso di leggi dette provvedimento, che non vanno perciò a 
prevedere possibili scenari futuri, e che mancano perciò dell’astrattezza. Queste sono da 
considerarsi vere e proprie leggi anche se servono per amministrare e “provvedere” in 
quanto la riserva di amministrazione non spetta al solo esecutivo 

Atti normativi del governo equiparati a legge 


il governo ha potestà normativa, ma ​non ordinaria e non autonoma. ​l’esecutivo può 
produrre due tipi di atti: 

● il decreto legislativo ​possono essere prodotti solo sotto delegazione del 


parlamento. è detto ​procedimento duale ​in quanto spetta al parlamento 
approvare tramite legge la delega ed all’esecutivo approvare, sulla base di quella 
legge, il decreto. la legge delega trasmette al governo il potere di approvare atti 
aventi forza di legge. la delegazione deve: 
○ individuare gli oggetti che devono essere chiaramente definiti 
○ stabilire i principi ed i criteri direttivi 
○ stabilire il termine entro il quale il governo può esercitare la forza di 
legge su tale materia 

in generale il governo dovrebbe avviare una consultazione delle commissioni 


esperte in materia per acquisire il ​parere parlamentare 

● il decreto legge ​in casi straordinari il governo può attuare, previa deliberazione 
da parte del consiglio dei ministri ed emanazione del pdr, decreti provvisori 
aventi forza di legge. questi atti hanno lo scopo di delineare misure concrete ed 
immediatamente attuabili. I limiti, previsti dall’art 77 della Costituzione, sono 
ampi: 
○ devono essere adottati in caso ​di estrema urgenza 
○ devono essere ​presentati alle camere il giorno stesso​ della loro 
attuazione, le camere provvederanno a riunirsi nel giro di 5 giorni 
○ dura solo 60 giorni, se ​non viene riconvertito decade ex tunc 

nel caso di mancata convergenza in legge, il parlamento può adottare una legge 
regolatrice dei rapporti pendenti.  

l’abuso della decretazione d’urgenza portò a casi nei quali un decreto non 
riconvertito veniva riproposto immediatamente dopo la scadenza di quello 

 
 

precedente. la reiterazione dei decreti è stata di fatto vietata dalla corte 


costituzionale nel 1996. 

fonti atipiche 
Fra le fonti specializzate rientrano i seguenti atti legislativi: 

● le leggi di esecuzione dei Patti Lateranensi che disciplinano i rapporti fra lo Stato 
e la Chiesa cattolica, la cui modificazione, se non accettata dalle due parti, richiede 
procedimento di revisione costituzionale (​art. 7 Cost.​); 

● le leggi che disciplinano i rapporti fra lo Stato e le altre confessioni religiose, 


approvate sulla base di intese stipulate dal governo con le rappresentanze di 
ciascuna confessione (​art. 8 Cost.​); 

● le leggi di amnistia (che estingue il reato) e indulto (che condona la pena o una 
parte di essa), deliberate a maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna 
camera non solo nella votazione finale ma anche in ogni articolo (​art. 79 Cost.​, 
come modificato nel 1992: prima della revisione costituzionale amnistia e indulto 
erano concessi dal presidente della Repubblica su legge di delegazione delle 
Camere); 

● le leggi che staccano una provincia o un comune da una regione per aggregarli a 
un’altra, approvate sulla base di un referendum conclusosi con il voto favorevole 
della maggioranza delle popolazioni interessate (​art. 132.2 Cost.​); 

● le leggi che attribuiscono «ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia» 


alle regioni ordinarie, approvate dalle Camere a maggioranza assoluta dei 
componenti sulla base di un’intesa fra lo Stato e la regione interessata (​art. 116.3 
Cost.​); 

● i decreti legislativi di attuazione degli statuti delle regioni speciali, adottati dal 
governo sulla base di disposizioni contenute negli statuti stessi, previo parere 
(obbligatorio sempre, e anche vincolante nel caso della Regione Sicilia) di una 
commissione paritetica formata da 3 esperti designati dal governo e tre dalla 
regione interessata (essi non presuppongono una legge di delegazione, ma sono 
espressione di un potere normativo di carattere permanente); 

● le leggi di attuazione del principio dell’equilibrio di bilancio, approvate a 


maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna camera, nel rispetto dei principi 

 
 

definiti con legge costituzionale (​art. 81.6 Cost.​ e ​art. 5 l. cost. 1/2012​, che ha 
modificato lo stesso ​art. 81​). 

le fonti espressione di autonomia degli organi costituzionali 


● i regolamenti parlamentari 

i regolamenti sono atti fonte di rango primario, in quanto vengono previsti 


direttamente in costituzione, ed hanno una competenza ristretta alle 
funzionamento ed alla organizzazione delle camere ed i rapporti con altri organi e 
soggetti. Vengono approvati a ​maggioranza assoluta. ​è prevista sempre a 
maggioranza assoluta l’approvazione di r​egolamenti parlamentari speciali ​che 
disciplinano l’organizzazione di particolari organi del parlamento. Altro esempio 
da mantenere ben distinto è sicuramente il r​egolamento di organizzazione​ che 
si occupa dell’ambito amministrativo dei due rami del parlamento. essi sono 
invecedi rango subordinato ai regolamenti dell’assemblea 

nonostante siano atti di rango primario i regolamenti mantengono una posizione 


particolare in quanto come espresso dalla corte costituzionale la loro 
costituzionalità è insindacabile e non sono riconducibili agli atti aventi forza di 
legge. essi non sono menzionati nel art. 134, rappresentano però l’autonomia delle 
camere 

● i regolamenti interni alla corte costituzionale  

la legge 87/1953 prevede la possibilità di approvare regolamenti interni 


riguardanti l’ambito amministrativo. La potesta regolamentare della corte può 
essere individuata nella legittimazione costituzionale dell’organo stesso, tale da 
equipararla all’art 64 

● i regolamenti interni alla presidenza della repubblica 

hanno anch’essi la finalità di regolamentare l’apparato amministrativo 


riguardante la presidenta. la corte costituzionale ha però evidenziato l’implicito 
fondamento costituzionale dei regolamenti presidenziali, paragonandoli a tutti gli 
effetti a quelli parlamentari. 

● NON SONO CONSIDERATI FONTE PRIMARIA ​i regolamenti governativi​ ciò in 


luce della riserva di legge dei regolamenti interni all’esecutivo. eccezione è fatta 
per l’autonomia organizzativa della presidenza del consiglio dei ministri. 

 
 

le fonti regolamentari 
nonostante i regolamenti governativi, ministeriali, di autorità indipendenti, nonché, 
delle regioni abbiano lo stesso ​nomen iuris ​dei regolamenti dell’UE e di quelli 
parlamentari, i primi sono considerate fonti secondarie. 

la costituzione riserva, nell’art 87.5 e nell’art 117, la potesta regolamentare tra stato, 
organi e regioni varie. è ben specificato in cost. che i regolamenti si caratterizzano da 
riserva di legge. le fonti secondarie non costituiscono un sistema chiuso come quello 
delle fonti primarie, le potestà regolamentare deve trovare fondamento nella legge per 
essere considerata valida e per seguire il principio di legalità. 

i regolamenti del governo 


nell’art 17 della legge 400/1988 viene posta una differenza tra regolamenti del governo e 
regolamenti ministeriali ed interministeriali, i primi non necessitano di 
un’autorizzazione legislativa 

i regolamenti governativi sono approvati dal consiglio dei ministri che deve sentirsi con 
il consiglio di stato che si pronuncerà entro 90 giorni dalla richiesta, il tutto viene 
emanato sotto forma di decreto dal presidente della repubblica. 

● regolamento di esecuzione ​per rendere più veloce l’applicazione di decreti legge 


e di decreti legislativi e di regolamenti dell’unione europea 
● regolamenti di introduzione ed integrazione ​per introdurre od integrare norme 
di principio 
● regolamenti indipendenti ​per disciplinare materie che presentano un vuoto 
legislativo, purchè esse non facciano parte di materie riservate alla legge 
● regolamenti di organizzazione ​ per organizzare e disciplinare ambiti 
amministrativi pubblici 
● Regolamenti di delegificazione ​che riducono l’area di materie disciplinate 
strettamente dalla legge per snellire e razionalizzare i processi di produzione del 
diritto. la loro adozione avviene secondo il seguente procedimento​: 
○ deliberazione della legge di autorizzazione da parte dell’organismo 
regolamentare che determina anche le norme regolatrici  
○ emanazione del decreto di delegificazione, previa consultazione del 
parlamento 
○ abrogazione delle norme legislative vigenti, in realtà la vera e propria 
abrogazione avverrà nel momento dell’entrata in vigore del regolamento 

 
 

che disciplina ex novo la materia 

decreti ministeriali ed interministeriali 


necessitano di un’apposita disposizione legislativa che autorizzi l’esercizio del potere 
regolamentare. entrambi sono subordinati ai regolamenti ministeriali e devono avere 
l’approvazione del presidente del consiglio prima della loro emanazione  

le fonti del diritto regionale 


sono fonti regionali  

● gli statuti regionali ordinari 

contenuto ​necessario​ dello statuto regionale sono ​la forma di governo, i principi 
fondamentali di organizzazione della regione,l’esercizio del diritto popolare, 
i referendum, le modalità di pubblicazione di leggi e regolamenti 

gli statuti redatti in seguito alla riforma del 1999 prevedono un elenco di principi, 
valori e diritti che però, tramite una sentenza della corte costituzionale, sono stati 
relegati a mere enunciazioni di carattere politico-culturale. le competenze affidate 
alle regioni rimangono strettamente legate a quelle enunciate nell’​art. 123 cost. 

sempre nel sopracitato articolo è determinato il procedimento attraverso il quale 


lo statuto viene approvato. Esso deve essere approvato dal consiglio regionale con 
voto a maggioranza assoluta dei componenti in due deliberazioni diverse l’una a 
distanza di almeno 2 mesi dall’altra. il governo può impugnarlo entro 30 giorni 
dalla pubblicazione. allo stesso modo ⅕ dei consiglieri regionali o 1/50 della 
popolazione della regione può chiedere un referendum entro 3 mesi. 

l’art 123 cost pone come unico limite quello di trovarsi “in armonia con la 
costituzione” che indica non solo il rispetto di ogni singola norma costituzionale 
ma l’importanza dell’unità politica della Repubblica. inoltre, la costituzione pone 
dei vincoli entro cui la la decisione legata alla scelta di forma di governo deve 
muoversi. ogni regione deve avere i seguenti organi le cui funzioni sono 
disciplinate all’art 121 cost: 

○ un consiglio regionale ​potere legislativo 


○ una giunta​ potere esecutivo, organo collegiale con vertice monocratico 
○ presidente della giunta ​vertice dell’esecutivo che viene eletto a suffragio 
universale diretto. la carica è ​incompatibile​ con quella di assessore o 

 
 

consigliere ed ​ineleggibile​ dopo due mandati consecutivi 


○ consiglio delle autonomie locali 

alcuni dei limiti entro i quali la regione può muoversi sono ad esempio la scelta di 
una procedura di elezione del presidente standard (suffragio universale) o in 
deroga (eletto dal consiglio). è anche competente in materia elettorale 

● le leggi regionali 

è approvata nelle forme e nei modi previsti nei singoli statuti, incontra comunque 
gli stessi limiti imposti dall’art. 117.1 Cost che riguardano anche le leggi ordinarie. 

sempre nell’art 117 vengono divise le materie a competenza esclusivamente 


statale e quelle a competenza concorrente tra stato e regione. 

● i regolamenti regionali 

prima della riforma delle regioni del 1999, il consiglio regionale era titolare, oltre 
che delle facoltà legislative, anche di quelle regolamentari.in seguito alla modifica 
degli artt. 121 e 4 Cost. il detentore di questa facoltà è divenuta del presidente. 
resta comunque facoltà dello statuto quella di scegliere a chi dare questo potere 

regioni a statuto speciale 


l’art ​116.1 Cost ​disciplina la presenza di 5 regioni a statuto speciale: friuli, sardegna, 
sicilia, trentino e valle d’aosta. queste regioni dispongono di maggiore autonomia ed i 
loro statuti sono equiparabili a fonti statali di rango costituzionale. il procedimento di 
approvazione è disciplinato dall’ art 138 Cost ma, con due condizioni molto importanti: 

● quando la revisione dello statuto è d’iniziativa del governo o del parlamento, il 
progetto di legge deve essere presentato all’assemblea regionale che ha 2 mesi per 
esprimersi 
● in ogni caso non è previsto il referendum 

le fonti degli enti locali  


sono fonti degli enti locali: 

● statuti  

costituisce l’atto fondamentale per l’organizzazione degli enti locali. lo statuto è 


approvato con maggioranza di ⅔ del consiglio comunale. se non supera questa 
maggioranza non viene accantonato ma può essere approvato entro 30 giorni con 

 
 

due sedute che hanno dato responso favorevole a maggioranza assoluta dei 
componenti  

● regolamenti 

ogni ente locale possiede, secondo l’art 117.6 cost, la potestà regolamentare in 
ordine alla disciplina dell’organizzazione e delle funzioni. tale competenza verte 
sul consiglio, fatto salvo per determinati ambiti come ad esempio l’org. degli uffici 
che invece viene disciplinata dalla giunta 

le fonti espressione di autonomia collettiva 


fra le fonti sono annoverate anche quelle facente capo all’autonomia collettiva dei 
privati. esse devono: 

● essere ​generali ed astratte 


● essere abilitate a produrre effetti ​erga omnes 
● siano ​assistite ​da apparati dello stato 
● abbiano il trattamento proprio delle ​fonti del diritto 

esempio ne sono i c​ontratti collettivi di lavoro​, previsti dall’art. 39 cost, che affida la 
riserva di competenza per i contratti stipulati da sindacati aventi personalità giuridica. 
ciò avviene comunque nei limiti delle fonti legislative. in realtà l’art 39 non è stata data 
attuazione sia a causa di trasformazioni sociali che a causa della ostilità incontrata dai 
piccoli sindacati. il vuoto è stato colmato dai c​ontratti collettivi di diritto comune, 
stipulati secondo il diritto civile, che permettono l’invalidamento di talune clausole di 
contratti individuali difformi da quelli comuni. la giurisprudenza ha esteso tali contratti 
anche a soggetti non implicati introducendo una soglia minima di retribuzione. questi 
non sono comunque da considerarsi vere e proprie fonti del diritto 

potrebbero essere, invece, considerati fonti i contratti collettivi per la disciplina del 
lavoro nelle amministrazioni pubbliche: le procedure della contrattazione sono 
disciplinate dalla legge, sono vincolanti per tutti le amministrazioni ed i dipendenti 
pubblici, sono pubblicati in gazzetta ed è permesso il ricorso in cassazione 

le fonti esterne riconosciute 


secondo il ​criterio di collegamento ​fra l’ordinamento interno ed altri ordinamenti, si 
può attribuire a fonti esterne l’idoneità di produrre norme giuridiche interne. ciò è 
possibile solo quando l’ordinamento interno le riconosce. esistono varie forme di rinvio: 

 
 

● rinvio fisso ​quando il rinvio avviene verso una disciplina storica individuabile e 
tutte le modificazioni di tale disciplina nel tempo non vengono poi prese in 
considerazione. ne è un esempio l’​ordine di esecuzione 
● rinvio mobile ​che si rifà al caso specifico del ​diritto internazionale​ e prevede 
l’adattamento automatico dell’ordinamento interno ai mutamenti 
dell’ordinamento internazionale. ciò è previsto dall’art 10.1 cost 

peraltro, vengono invocati i controlimiti derivanti dai principi supremi dell’ordinamento 


costituzionale e dai diritti inalienabili della persona: si tratta di limiti all’ingresso 
nell’ordinamento interno tanto delle norme internazionali generalmente riconosciute 
richiamate dall’​art. 10.1​, quanto delle norme contenute in trattati istitutivi di 
organizzazioni internazionali aventi gli scopi indicati dall’​art. 11 Cost.​ o derivanti da tali 
organizzazioni (come si è visto nel ​par. 2​ per i trattati e il diritto derivato dell’Unione 
europea; diversamente, per le norme Cedu v. il ​par. 4 del cap. 7​). Ad essi si è rifatta la 
Corte costituzionale nella ​sentenza n. 238 del 2014​, forse la più citata e commentata della 
sua storia. In questa decisione la Corte ha affermato che l’accesso alla giustizia per 
chiedere un risarcimento da parte delle vittime di crimini di guerra e contro l’umanità 
(nel caso specifico, quelli commessi dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale) è un 
diritto che non può essere del tutto sacrificato. Pertanto, la consuetudine internazionale 
sull’immunità dalla giurisdizione civile degli stati stranieri, anche in caso di gravi 
violazioni del diritto internazionale umanitario, la cui esistenza era stata affermata dalla 
Corte internazionale di giustizia dell’Onu (su ricorso della Germania), non può 
considerarsi entrata nell’ordinamento italiano. Non opera, rispetto a tali violazioni, il 
rinvio dell’​art. 10.1​: vi si oppone infatti, come controlimite, il principio della tutela 
giurisdizionale dei diritti inviolabili ex ​artt. 2​ e ​24 Cost.​ Conseguentemente la ​sent. 
238/2014​ ha dichiarato l’illegittimità della legge di esecuzione della Carta delle Nazioni 
Unite nella misura in cui, obbligando l’Italia a conformarsi alle decisioni della Corte 
internazionale di giustizia, imponeva al giudice italiano di negare la propria 
giurisdizione nelle cause per i danni subiti dalle vittime di quei crimini. 

norme sulla produzione sono considerate anche quelle del ​diritto internazionale 
privato​ che in casi specifici mettono in relazione l’ordinamento italiano con quello 
straniero 

le fonti fatto 
fonte fatto per eccellenza è la consuetudine la quale consta di due elementi necessari: 

● un comportamento ripetuto nel tempo ​(elemento materiale) 

 
 

● la convinzione del corpo sociale che tale comportamento sia giuridicamente 


dovuto ​(elemento soggettivo) 

i limiti alle consuetudini sono legati alla legalità delle stesse. esse devono essere conformi 
all’ordinamento e, ​nei rapporti di diritto privato​, sono subordinate alle fonti atto. 
possono essere ammesse anche in materia costituzionale, ​consuetudini costituzionali, 
se in armonia con l’ordinamento. queste ultime riguardano solo l’organizzazione degli 
organi costituzionali e le loro posizioni. fra le fonti atto vengono annoverate anche ​le 
convenzioni costituzionali ​e le​ norme di correttezza costituzionale. 

La Corte costituzionale ha fatto riferimento a specifiche consuetudini costituzionali in 


cinque occasioni: 

● nella ​sentenza 231/1975​ ha constatato la presenza «per lunga tradizione» della 


regola dell’immunità delle sedi parlamentari, regola «valevole anche per gli altri 
supremi organi dello Stato»; 

● nella ​sentenza 134/1976​ ha individuato, fin dallo Statuto Albertino, l’affermarsi 


dell’istituto «tradizionale» della grazia condizionata; 

● nella ​sentenza 129/1981​ ha respinto la pretesa della Corte dei conti di sottoporre 
alla propria giurisdizione contabile i tesorieri della Camera dei deputati, del 
Senato e della presidenza della Repubblica, richiamandosi a un principio non 
scritto «rinsaldato da una lunga tradizione e radicato nell’autonomia spettante 
agli organi stessi»; 

● nella ​sentenza 7/1996​, a proposito della sfiducia parlamentare al singolo ministro, 


ha respinto il conflitto di attribuzione sollevato dal ministro sfiduciato, 
legittimando una prassi delle Camere consolidatasi attraverso comportamenti 
costanti e uniformi «nella forma di vere e proprie consuetudini costituzionali»; 

● nella ​sentenza 262/2017​ ha affermato che l’autodichia delle Camere, cioè la 
potestà di decidere attraverso organi interni le controversie instaurate dai propri 
dipendenti, costituisce, sulla base di «un’antica tradizione interpretativa», 
manifestazione dell’autonomia loro riconosciuta che ne giustifica la sottrazione 
alla giurisdizione comune. 

le fonti di cognizione 

 
 

sono considerate fonti di cognizione tutti quegli atti che, a differenza delle fonti di 
produzione, non hanno forza di legge, ma sono comunque rilevanti nell’ordinamento 
allo scopo di portare il corpo sociale a conoscenza del diritto oggettivo. La gazzetta 
ufficiale e una di queste. 

ciò avviene, per legge attraverso ​la pubblicazione​. ciò è previsto dall’art 10 delle 
preleggi e dall’ art 73 cost. gli atti normativi statali nella gazzetta ufficiale, quelli 
regionali nel bollettino ufficiale e quelli locali nell’albo pretorio. 

testo unico di cui al ​d.p.r. 1092/1985​. 

Il medesimo testo unico disciplina la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (serie 


generale), curata dal ministro della giustizia in qualità di «guardasigilli» (così chiamato 
perché è il custode del sigillo di stato che appone col proprio visto sugli originali degli atti 
prima che siano pubblicati). Il ministro cura inoltre l’inserimento degli stessi atti, nonché 
degli accordi internazionali e dei dispositivi delle sentenze della Corte costituzionale che 
dichiarano l’illegittimità di norme legislative, nella Raccolta ufficiale degli atti normativi 
della Repubblica italiana. 

L’atto normativo espressione della funzione legislativa attribuita alle Camere è 


promulgato col nome di legge dal presidente della Repubblica e pubblicato come tale; lo 
stesso vale per le leggi costituzionali. Invece gli atti normativi del governo (deliberati dal 
Consiglio dei ministri), quale che sia la loro natura, sono emanati sempre dal presidente 
della Repubblica, ma vengono poi indicati e pubblicati con nomi diversi che 
corrispondono alla loro diversa natura: decreto legislativo, decreto legge e, nel caso dei 
regolamenti, decreto del presidente della Repubblica. Se si tratta invece di regolamenti 
non deliberati collegialmente dal Consiglio dei ministri, essi assumono veste diversa a 
seconda del soggetto che li adotta: decreto del presidente del Consiglio dei ministri (se 
adottato da questi), decreto ministeriale (se adottato dal singolo ministro), decreto 
interministeriale (se adottato insieme da più ministri). Il decreto legislativo e il decreto 
legge riportano nel preambolo l’indicazione, rispettivamente, della legge di delegazione 
sulla base della quale è stato adottato e delle circostanze straordinarie di necessità e 
urgenza che ne giustificano l’adozione (​artt. 14​ e ​15 l. 400/1988​). 

 
 

i testi unici 
possono essere considerate vere e proprie fonti di produzione i testi unici. essi hanno 
come scopo quello di raggruppare ed evitare la disseminazione delle norme vigente su 
una determinata materia, in modo da facilitare il compito dell’interpretazione. bisogna 
fare una distinzione tra: 

● testi unici compilativi ​testi di natura amministrativa hanno come scopo quello di 
facilitare la consultazione del diritto oggettivo 
● testi unici normativi ​provvedono ad armonizzare la disciplina vigente su una 
determinata materia, innovandola ed abrogando gli atti preesistenti. dal momento 
della sua entrata in vigore è da considerarsi come l’unica fonte sulla materia 
presa in considerazione. vengono ​deliberati dal governo​ sulla base di ​una legge 
delega 

Cap. 7 la tutela dei diritti 


TIMELINE 
● 1628 petition of right 
● 1648 bill of rights 
● 1791 primi dieci emendamenti della bill of rights americana 
● 1789 dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino inserita in 
costituzione il 3 settembre 1791 

sono tutte espressioni nate in seno alla corrente filosofico-giuridica del giusnaturalismo 
che ha trovato la sua più alta espressione nel periodo dell’illuminismo  

 
 

4 generazioni di diritti  
● i diritti di prima generazione: DIRITTI CIVILI ​libertà fondate sulla concezione 
di una sfera individuale inalienabile ed autonoma dal potere statale. (libertà 
personale, libertà di domicilio, libertà economiche, proprietà privata) 
● i diritti di seconda generazione: DIRITTI POLITICI ​a partire dalla seonda metà 
dell’800, con le rivendicazioni proletarie si rafforzarono le rivendicazioni di 
libertà nel partecipare politicamente alla vita dello stato. ciò segnò il passaggio 
dallo stato liberale allo stato liberaldemocratico 
● i diritti di terza generazione: DIRITTI SOCIALI ​dopo la grande depressione 
furono sempre più forti le spinte verso gli interventi statli a favore delle classi 
sociali più deboli. la rivendicazione di equità si è tradotta nei diritti sociali 
attraverso lo stato (diritto alla salute, diritto all’istruzione) 
● i diritti di quarta generazione: NUOVI DIRITTI ​con il prograsso culturale, 
sociale e tecnologico della seconda metà del ‘900 sempre più diritti sono nati negli 
ambiti più disparati come la tecnologia, la bioetica 

la tutela dei diritti fondamentali  


esistono delle istituzioni per la garanzia delle libertà, esse sono dette ​garanti​. è però 
molto difficile stabilire fino a quando un diritto può essere detto tale e quali limiti 
vengono posti alle libertà.  

Sono soggetti di diritto coloro che godono della capacità giuridica, coincidente con 
l’attitudine a essere titolari di situazioni giuridiche (destinatari di norme giuridiche). Il 
nostro ordinamento riconosce come soggetti di diritto sia le persone fisiche (gli individui 
singolarmente presi) sia le persone giuridiche (che raccolgono una pluralità di individui, 
o di beni, unitariamente riconosciute come titolari di situazioni giuridiche e assimilate 
dall’ordinamento alle persone fisiche: associazioni, fondazioni, società). 

In base agli ​artt. 1​ e ​2 del codice civile​, la capacità giuridica si acquista, per quanto 
concerne le persone fisiche, al momento della nascita (mentre la capacità di agire, cioè di 
esercitare effettivamente i diritti di cui si è titolari o di assumere obblighi, si acquista di 
norma con la maggiore età e si può perdere al verificarsi di certe condizioni fissate dal 
codice, ad es. l’interdizione). 

Le situazioni giuridiche possono essere: 

● Situazioni giuridiche favorevoli, come diritti poteri, interessi legittimi) 


● Situazioni giuridiche non favorevoli (obblighi, doveri, soggezioni). 

 
 

Fra le prime, i​l potere giuridico ​consiste nella possibilità di ottenere determinati effetti 
giuridici (es. il potere di accedere alle cariche elettive, art. 51 Cost.). 

Il diritto soggettivo ​è una situazione attuale e concreta, che si determina quando 


l’ordinamento giuridico tutela l’interesse di un soggetto in via diretta e immediata. Al 
titolare è riconosciuta la facoltà e la pretesa di condizionare il comportamento di altri 
soggetti (possibilità di escludere altri soggetti dal godimento di un bene di tua proprietà). 

I diritti possono essere: 

● Assoluti​: i diritti che obbligano tutti i soggetti dell’ordinamento a non 


intralciarne il godimento (come i diritti fondamentali della persona). 
● Relativi​: il diritto la cui soddisfazione dipende da un comportamento prescritto a 
un soggetto determinato (diritti derivanti da contratto e risolvibili attraverso una 
certa prestazione). L’interesse legittimo è una situazione giuridica in cui il titolare 
gode di poteri strumentali in vista del soddisfacimento di un proprio interesse, ma 
ha bisogno che coincida con uno specifico interesse pubblico: il diritto di x che 
dalla graduatoria di un concorso a cui partecipa siano esclusi coloro che non 
corrispondono ai criteri di qualifica è tale, perché è nell’interesse della collettività 
che i concorsi pubblici si svolgano secondo i criteri previsti dalla legge. 

La differenza tra diritto soggettivo e interesse legittimo (art. 24 e 133 Cost). 

Le situazioni giuridiche non favorevoli sono: 

● Obblighi: comportamenti che il soggetto deve tenere per rispettare un diritto 


altrui. 
● Doveri: comportamenti dovuti indipendentemente dall’esistenza di un 
corrispettivo diritto altrui; fra i quali quelli Costituzionali. 
● Soggezioni: la situazione di chi è soggetto a un potere giuridico. Le situazioni 
giuridiche favorevoli e quelle sfavorevoli non sono esaustive. Vi sono anche 
pretese da esercitare nell’interesse altrui. 

condizione giuridica del cittadino  


con la rivoluzione francese, il concetto di cittadinanza assume una nuova valenza: è 
considerato cittadine chiunque, in seguito all’abolizione della nobiltà, possegga i diritti 
civili e politici, oltre che i doveri. il cittadino è l’unità basilare per lo stato, il concetto di 
popolo assume così valenza politica.  

 
 

si può entrare a fare parte del popolo in due modi: 

tradizionale preferenza accordata al criterio della discendenza per determinare la 


cittadinanza di un individuo (lo ​ius sanguinis​) risponde proprio alla volontà di tutelare 
la coesione etnico-culturale di una nazione. Riconoscere invece la titolarità della 
cittadinanza, tendenzialmente, a coloro che nascono sul territorio di uno stato (lo ​ius 
soli​) risponde a una vocazione a fondare la coesione della comunità su valori condivisi e 
ad accogliere e includere nel corpo sociale gli immigrati dall’estero (è il caso degli Stati 
Uniti). 

la legge che disciplina il diritto alla cittadinanza italiana è la ​l.5 febbraio 1992, n. 91: 

● cittadinanza per nascita 


● cittadinanza per trasmissione, quando il minore viene riconosciuto come figlio da 
un cittadino italiano  
● il coniuge del cittadino che risieda in Italia per almeno 2 anni dopo il matrimonio 
● cittadinanza perconcessione, può diventare cittadino italiano, se lo richiede, lo 
straniero che dispone di determinati requisiti (è legalmente residente da almeno 
10 anni; è cittadino dell’Unione europea ed è residente da almeno 4 anni; è apolide 
o rifugiato ed è residente da almeno 5 anni; è discendente di chi è stato cittadino 
italiano ed è residente in Italia da 3 anni). In tali casi la cittadinanza è attribuita su 
domanda, tramite decreto del presidente della Repubblica, sentito il Consiglio di 
stato, previo giuramento di essere fedeli alla Repubblica e di osservare la 
Costituzione e le leggi. 

sempre la legge 91/1992 stabilisce che: 

● è sempre prevista la doppia cittadinanza 


● la cittadinanza si perde per espressa rinuncia o dopo aver rifiutato di 
interrompere le relazioni di lavoro con stato straniero nonostante le sollecitazioni 
dello stato italiano 
● vi sono procedimenti agevolati rispetto a quelli per concessione per chi, avendo 
rinunciato alla cittadinanza italiana, volesse riacquistarla 

la costituzione a sua volta stabilisce che: 

● la cittadinanza non può essere tolta per motivi politici 


● il cittadino italiano può essere estradato solo nelle ipotesi riconosciute dal diritto 
internazionale. a ciò viene posto un limite dalla corte costituzionale che vieta 
l’estradizione per reati per i quali è prevista la pena capitale. 

 
 

condizione giuridica dello straniero 


ex adverso, è cittadino straniero chiunque non rientri nei parametri sopra riportati e 
nella categoria degli apolidi. secondo l’art 10.2 Cost la condizione giuridica dello 
straniero è disciplinata dalla legge in conformità con norme e trattati internazionali. La 
disciplina dell’ingresso, del soggiorno e dell’espulsione dello straniero (apolide 
compreso) si uniforma alla politica dell’Unione europea in materia, sulla base della 
Convenzione di applicazione (1990) dell’Accordo di Schengen (1985)​ relativo 
all’abolizione dei controlli alle frontiere interne. si riconosce allo straniero: 

● indipendentemente dalla regolarità della sua presenza, ​i diritti fondamentali 


della persona umana 
● allo straniero regolarmente soggiornante; ​i diritti civili riconosciuti a tutti i 
cittadini, ​nonché il diritto di partecipare alla vita pubblica locale 
● a tutti i lavoratori stranieri regolarmente soggiornanti, ​parità di trattamento e di 
diritti lavorativi 

Vai a vedere esempi pag 170 

lo straniero che lascia il proprio paese per motivi legati alla mancata libertà ha, secondo 
il comma 3 dell’art. 10, il diritto all’ asilo. mentre chi invece scappa da persecuzioni e 
discriminazioni può concorrere allo status di rifugiato sulla base della convenzione di 
ginevra del 1957 e dei protocolli di Newyork del 1967.Le norme che disciplinano 
l’attribuzione della qualifica di rifugiato, o «beneficiario di protezione internazionale», si 
trovano nel ​d.lgs. 251/2007​ e nel ​d.lgs. 25/2008​, che attuano le direttive europee in 
materia, specificando e ampliando alcune disposizioni della Convenzione di Ginevra. 
Gode della protezione internazionale anche lo straniero che, pur non possedendo i 
requisiti per essere riconosciuto come rifugiato, correrebbe «un rischio effettivo di 
subire un grave danno» alla sua persona o alla sua incolumità in caso di rientro nel 
paese di origine (protezione sussidiaria). Qualora la richiesta di protezione 
internazionale sia negata, rimane comunque la possibilità prevista dal testo unico 
sull’immigrazione di ottenere il permesso di soggiorno per motivi umanitari che 
rappresenta la situazione può comune. 

collaborazione fra gli Stati in materia di reati si concretizza in alcune pratiche: 

● - Estradizione, tranne che per reati politici (escluso il genocidio). 


● - Espulsione: allontanamento dal territorio italiano. Questa accade: 
○ In presenza di ingresso o soggiorno illegale o a causa della pericolosità 

 
 

dell’individuo. viene disposta dal prefetto ed è immediatamente esecutivo, 


l’espulsione viene eseguita dal questore previa approvazione del giudice di 
pace e difensore. fisicamente, l’allontanamento avviene da parte delle 
forze armate che accompagnano lo straniero alla frontiera. 
○ A titolo di misura di sicurezza e a titolo di sanzione sostitutiva, su ordine 
del giudice. 
○ Per motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello Stato, disposta dal 
ministro dell’interno. 

la tutela internazionale dei diritti e l’ordinamento italiano 


durante il novecento abbiamo assistito all’internazionalizzazione dei diritti fondamentali 
cio ha portato ad una loro ​positivizzazione e
​ ​ giurisdizionalizzazione. ​quali sono stati i 
riflessi di questo processo sull’ordinamento italiano? 

Alle convenzioni sui diritti umani si collegano due discusse problematiche: 

● l’azionabilità dei diritti in esse previsti nell’ordinamento interno; 


● la posizione delle norme da esse derivanti nel sistema delle fonti. 

Ci si chiede in primo luogo se tali convenzioni siano vigenti solo sul piano internazionale, 
e quindi attivabili solo nei rapporti fra stati per far valere eventuali inadempimenti, o se 
debbano ritenersi direttamente efficaci, e quindi suscettibili di tutela giurisdizionale, 
anche nell’ordinamento interno. Possono cioè essere riconosciuti nuovi diritti 
nell’ordinamento italiano sulla base delle convenzioni internazionali? La Corte di 
cassazione ha assunto in merito un atteggiamento oscillante: in alcune decisioni ha 
escluso radicalmente ogni operatività interna, mentre in altre ha distinto fra norme di 
tipo precettivo, azionabili sul piano interno, e norme più generiche, a ciò inidonee.  

Sul secondo punto, le convenzioni internazionali sui diritti umani, essendo recepite 
nell’ordinamento interno con leggi di esecuzione, hanno formalmente il rango di una 
legge ordinaria, per cui in applicazione del criterio cronologico sarebbero abrogabili da 
leggi successive che dispongano diversamente. Questa è stata la posizione tradizionale 
della Corte costituzionale, ribadita in più occasioni (v. per tutte la ​sent. 323/1989​). Parte 
della dottrina, invece, ha cercato di sostenerne la «copertura costituzionale», 
richiamando gli ​artt. 2​, ​10​ e ​11 Cost.​ Anche la giurisprudenza costituzionale sembrava 
aver mutato orientamento. Nella ​sent. 10/1993​ la Corte affermò che la legge di esecuzione 
di una convenzione sui diritti umani è «fonte riconducibile a una competenza atipica», 
dotata cioè di una particolare forza passiva: le norme internazionali introdotte 
nell’ordinamento italiano con la legge di esecuzione sarebbero perciò «insuscettibili di 

 
 

abrogazione o di modificazione da parte di disposizioni di legge ordinaria». Ciò venne 


implicitamente confermato dalla ​sent. 388/1999​, in cui la Corte affermò che le 
convenzioni internazionali integrano il catalogo costituzionale dei diritti in virtù del 
collegamento con l’​art. 2 della Costituzione​. 

Questo problema ha trovato soluzione nell’​art. 117.1 Cost.​ (riformulato nel 2001). Esso 
dispone che la potestà legislativa dello Stato e delle regioni deve essere esercitata nel 
rispetto dei «vincoli derivanti dagli obblighi internazionali». Si tratta quindi di capire in 
che modo possano tradursi questi vincoli. 

Sulla questione sono intervenute le ​sentenze 348​ e ​349/2007​ della Corte costituzionale 
con riferimento alla ​Cedu​: queste hanno stabilito che, in virtù dell’​art. 117.1​, le norme 
convenzionali, purché considerate compatibili con le norme della nostra Costituzione, si 
impongono alla legislazione nazionale. La conseguenza è che, in caso di contrasto fra 
una norma interna e una norma convenzionale, non risolvibile dal giudice comune per 
via interpretativa (ossia interpretando la legge in senso conforme alla Cedu), si pone una 
questione di legittimità costituzionale. Il giudice non può disapplicare la norma interna, 
ma deve denunciare il presunto contrasto alla Corte costituzionale. Le norme della Cedu 
funzionano così come norme interposte, grazie al rinvio (rinvio mobile, secondo la Corte) 
ad esse rivolto dal primo comma dell’​art. 117​. 

La Corte costituzionale ha chiarito anche il modo come il giudice comune deve utilizzare 
la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo: nella ​sent. 49/2015​ viene 
formulato un perentorio invito ai giudici italiani a non applicare pedissequamente e 
acriticamente le decisioni del giudice europeo, ma ad applicarle solo previa accurata 
analisi di ciascuna decisione sulla base di specifici elementi. Ne consegue – afferma la 
Corte costituzionale – che il giudice italiano può allontanarsi dalla linea interpretativa 
della Corte europea quando non vi sia un consolidato orientamento della sua 
giurisprudenza. 

il sistema europeo di tutela dei diritti  


fonte fondamentale è la ​CEDU, convenzione europea sui diritti dell’uomo e le libertà 
fondamentali.​ l’elemento più rilevante è sicuramente l’istituzione di un organo 
giurisprudenziale come la corte europea dei diritti dell’uomo. Istituita nel 1959, i suoi 
poteri sono stati ridisegnati dal ​protocollo n. 11​, entrato in vigore il 1​o​ novembre 1998, e 

 
 

dal ​protocollo n. 14​, entrato in vigore il 1​o​ giugno 2010. In base ad essi, la Corte può 
essere adita non soltanto dagli stati ma anche tramite ricorsi individuali, attivabili 
direttamente da persone fisiche, organizzazioni non governative o gruppi di privati 
contro uno stato contraente. Tali ricorsi, però, possono essere presentati solo dopo che si 
siano esauriti tutti i rimedi interni allo stato contro il quale si agisce. 

i diritti fondamentali sono oggetto anche della carta dei diritti fondamentali dell’unione 
europea che, dopo il trattato di lisbona, ha acquistato lo stesso valore dei trattati. Il 
richiamo nell’​art. 6 Tue​ ai diritti garantiti dalla Cedu e risultanti dalle tradizioni 
costituzionali comuni agli stati membri risale invece al Trattato di Maastricht, che a sua 
volta fece propria la giurisprudenza sviluppata dalla Corte di giustizia. Anche se i trattati 
istitutivi delle Comunità europee non contenevano alcun riferimento alla tutela dei 
diritti, la Corte di giustizia (a partire dalle ​sentenze Stauder, causa 29/69, del 1969​, 
Internationale Handelsgesellschaft, causa 11/70, del 1970​ e ​Nold, causa 4/73, del 1974​) si 
era assunta il compito di consolidare e ampliare i principi generali del diritto 
comunitario, ricomprendendovi appunto i diritti fondamentali ricavati dalle tradizioni 
costituzionali degli stati membri e dai trattati internazionali, in particolare la Cedu. 

la Corte di giustizia dell’Unione europea e la Corte europea dei diritti dell’uomo hanno 
instaurato – con le loro sentenze – un dialogo, in nome del richiamo a un patrimonio 
costituzionale comune; nondimeno è possibile (e qualche volta è accaduto) che le 
decisioni delle due Corti si pongano in contrasto. Dopo il Trattato di Lisbona l’​art. 6 Tue 
prevede che l’Unione aderisca alla Cedu: ciò spingerebbe sempre più la Corte del 
Lussemburgo a trattare la Convenzione come parte dell’ordinamento giuridico 
dell’Unione europea, e di conseguenza a ritenersi vincolata alle decisioni della Corte di 
Strasburgo. Tuttavia l’adesione non è ancora avvenuta. 

cap 8. i diritti fondamentali 


come disciplinato dall’ art.2 cost. la costituzione riconosce e garantisce i diritti inviolabili 
dell’uomo sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove egli esprime la propria 
personalità. i diritti inviolabili hanno le seguenti caratteristiche: 

● assolutezza ​possono essere fatti valere nei confronti di tutti 


● inalienabilità ed indisponibilità ​non possono essere trasferiti per atto di volontà 
di chi ne è titolare 
● imprescrittibilità ​non sono soggetti a prescrizione 
● irrinunciabilità 

 
 

i diritti inviolabili sono riconosciuti a tutti gli uomini in quanto tali, alcuni anche ai 
nascituri. 

Sono così affermati due dei principi fondamentali della Costituzione: il ​principio 
personalista​, in base al quale esiste una sfera della personalità fisica e morale di ogni 
uomo che non può essere lesa da alcuno, e ​il principio pluralista​, che tutela l’homme 
situé, ossia l’uomo nelle relazioni sociali, e garantisce alle formazioni sociali i medesimi 
diritti degli individui.  

l’articolo n.2 come clausola a fattispecie aperta 


In ordine all’​art. 2​ ci si è chiesti se siamo di fronte a un testo che intende riassumere le 
libertà poi elencate dagli ​artt. 13 e seguenti della Costituzione​, oppure a una clausola 
generale di tutela dei diritti al di là di quelli espressamente previsti. La Corte 
costituzionale, dopo un iniziale rifiuto, ha fatto propria la seconda tesi (a partire dalla 
sent. 561 del 1987​): per cui considera quella contenuta nell’​art. 2​ una disposizione a 
fattispecie aperta che assicura tutela costituzionale a nuovi diritti considerati come 
inviolabili dal corpo sociale, e perciò riconosciuti dal legislatore o dalla giurisprudenza o 
da convenzioni internazionali. Questa lettura dell’​art. 2​ (talvolta in correlazione con altri 
articoli) ha permesso alla Corte di ritenere costituzionalmente protetti: il diritto alla vita 
(​sent. 223/1996​), il diritto alla libertà sessuale (​sent. 561/1987​), il diritto del minore a 
essere inserito in una famiglia (​sent. 183/1988​), il diritto alla privacy (​sent. 139/1990​), il 
diritto all’identità personale (​sent. 13/1994​), il diritto ad abbandonare il proprio paese 
(​sent. 278/1992​), il diritto alla libertà sociale (ossia il diritto a svolgere liberamente 
un’attività senza finalità di lucro: ​sent. 50/1998​); il diritto a costituire un’unione 
omosessuale (​sent. 138/2010​); il diritto del figlio a conoscere le proprie origini biologiche 
(​sent. 278/2013​). 

il diritto alla vita e all’integrità fisica 


non è specificatamente previsto dalla costituzione ma è sicuramente il più eminente di 
tutti i diritti fondamentali. esso è tutelato in ambito penale che punisce i crimini contro 
la vita e contro l’incolumità individuale. dalle leggi civili è tutelata l’integrità fisica, non 
si può disporre di un proprio organo cagionando una diminuzione permanente della 
salute. il diritto alla vita si può implicitamente trarre anche dall’art 27 cost che vieta la 
pena di morte. 

la CDFUE art 3 vieta inoltre tutte quelle pratiche eugenetiche, che attraverso il 
selezionamento genetico, comporterebbe un mutamento della società. 

 
 

tema molto importante in merito è quello dell’ aborto. vi è una controversia riguardante 
la titolarità e la garanzia del diritto alla vita. anche il nascituro ha questo diritto, che 
viene tutelato tramite l’introduzione di determinate tempistiche e limiti entro i quali è 
possibile avvalersi della scelta. 

il diritto all’onore e all’identità personale 


la tutela dell’integrità della persona, del decoro, del prestigio, della reputazione, anche 
indipendentemente dalla veridicità dei comportamenti attribuiti al soggetto sono 
garantiti penalmente. la corte costituzionale ha definito come inviolabili tutti gli esempi 
sopra riportati. distinti da questi vi è il ​diritto all’identità personale, ​inteso come diritto 
ad essere se stesso sia come individuo sia nella rappresentazione che si da di se 
all’esterno. l’identità costituisce di per se un diritto da rispettare, ad ognuno è 
riconosciuto il diritto che la sua identità venga preservata 

Il diritto all’identità personale trova il primo formale riconoscimento in una sentenza 


della Corte di cassazione del 1985 che chiuse una vicenda processuale legata ad alcune 
dichiarazioni dell’oncologo Umberto Veronesi. In un’intervista resa alla stampa Veronesi 
aveva illustrato, in termini scientifici e statistici, la relazione fra il fumo di sigarette e 
l’insorgere di patologie tumorali. A specifica domanda del giornalista l’oncologo rilevava 
come, a parità di sigarette fumate, vi fosse un rischio minore per la salute dell’individuo 
in caso di consumo di sigarette «leggere». Qualche tempo dopo una nota marca di 
sigarette, in un inserto di pubblicità redazionale, riportava fuori contesto e in termini 
apologetici il concetto espresso dal medico, in modo da trasmettere l’idea che le sigarette 
leggere riducessero della metà il rischio di cancro. A seguito dell’azione civile per 
risarcimento danni intentata da Veronesi per lesione del diritto al nome, la Corte di 
cassazione accoglieva la pretesa risarcitoria del ricorrente, ma sulla base di 
considerazioni del tutto diverse in punto di diritto. A parere dei giudici, infatti, il 
messaggio in questione violava il diritto alla sua identità personale, da intendersi come 
«formula sintetica per contraddistinguere il soggetto da un punto di vista globale nella 
molteplicità delle sue specifiche caratteristiche e manifestazioni (morali, sociali, 
politiche, intellettuali, professionali, ecc.)», che ne realizzano la personalità individuale 
nell’ambito della vita di relazione (cass. civ., sez. I, 22 giugno 1985, n. 3769). 

Il diritto all’identità personale ha un contenuto differente rispetto al diritto alla 


riservatezza: mentre il secondo mira a evitare che vengano rappresentate all’esterno le 
proprie vicende personali «non aventi un interesse socialmente apprezzabile», il primo 
assicura per un verso «la fedele rappresentazione della propria proiezione sociale» e, per 

 
 

un altro, la pretesa di essere percepito dagli altri per ciò che si ambisce a essere. 

In tal modo anche la tradizionale funzione del cognome quale segno identificativo della 
discendenza familiare si arricchisce di una distinta tutela, in quanto «strumento 
identificativo della persona» e dunque «parte essenziale e irrinunciabile della 
personalità». Elemento costitutivo del diritto all’identità personale è il diritto del figlio a 
uno status filiationis. Esso implica il diritto di agire per il riconoscimento della paternità 
e maternità e di assumere il nome della propria discendenza familiare 

Il diritto all’identità personale comprende anche il diritto alla ricerca delle proprie 
origini familiari da parte del figlio adottivo, che deve però essere bilanciato con il diritto 
all’anonimato eventualmente esercitato dalla madre naturale. La Corte costituzionale ha 
pertanto dichiarato illegittima una disposizione della legge sull’adozione, nella parte in 
cui non consentiva alla persona adottata l’accesso alle informazioni relative alle sue 
origini senza una previa verifica giudiziale della persistenza della volontà della madre 
biologica a non essere nominata 

è inoltre previsto il diritto di rettifica, chiunque venga rappresentato nella maniera 


sbagliata sulla stampa ha il diritto di chiedere una correzione delle informazioni non 
veritiere sul proprio conto. 

diritto alla libertà sessuale 


è definito un diritto soggettivo assoluto che va ricompreso tra le posizioni soggettive 
tutelate dalla costituzione ed inquadrato tra i diritti inviolabili che l’arte 2 impone di 
garantire 

Del riconoscimento di questo diritto è altresì espressione la ​legge 66/1996​ che ha 
rubricato fra i delitti contro la libertà personale gli atti di violenza sessuale prima 
ricompresi nei delitti contro la moralità pubblica. Essa ha modificato anche la norma che 
considerava reato la congiunzione carnale con un minorato psichico, richiedendo per 
integrare la fattispecie penale l’«abuso delle condizioni di inferiorità». Si è aperto così 
uno spazio all’affettività sessuale di chi è psichicamente minorato 

Collegato al diritto alla libertà sessuale è il diritto al libero orientamento sessuale, che si 
aggancia all’obiettivo del «pieno sviluppo della persona umana» (​art. 3 Cost.​) ed è 
riconosciuto dalla Cdfue.La Corte costituzionale, con la ​sentenza n. 138 del 2010​, ha 
respinto le questioni di costituzionalità contro quegli articoli del codice civile che, ai fini 
della celebrazione del matrimonio, presuppongono la diversità di genere dei coniugi, 
affermando che l’istituto del matrimonio richiamato dall’​art. 29 Cost.​ è quello legato alla 

 
 

nozione tradizionale, cioè alla formazione di una famiglia imperniata su figure di sesso 
diverso. Tuttavia, nella stessa decisione la Corte ha chiarito che la Costituzione permette 
al legislatore di disciplinare le unioni fra persone dello stesso sesso in forme diverse dal 
matrimonio. L’unione omosessuale viene fatta rientrare nel concetto di formazione 
sociale ai sensi dell’​art. 2 Cost.​: da intendersi come «stabile convivenza fra due persone 
dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente. con la legge 
86/2016 vengono introdotte le unioni civili. 

anche il diritto all’identità di genere fa parte di quelli della sfera sessuale. la legge 
164/1982 disciplina la rettifica del genere biologico e nel 2017 la corte costituzionale ha 
utilizzato una sentenza dove si disciplinava che non vi è la necessità del previo 
intervento chirurgico 

diritto alla riservatezza 


il diritto alla segretezza della vita privata rappresenta un punto dolente della società 
ipertecnologica in cui viviamo. la costituzione non disciplina esplicitamente tale diritto 
ma viene legittimato tramite il riconoscimento e la garanzia dei diritti fondamentali, 
nonché attraverso il riconoscimento del diritto di inviolabilità del domicilio e delle 
comunicazioni. 

in seguito ad una direttiva della comunità europea, nel 1996 è stato istituito il garante 
alla privacy. questo concetto, formulato per la prima volta negli stati uniti, è sempre più 
minacciato dal progresso tecnologico. per questo si parla anche di ​diritto 
all’autodeterminazione informativa: ​il diritto al controllo della circolazione di dati 
personali. il ​25 maggio 2018​ è entrato in vigore nell’ambito europeo un nuovo 
regolamento sulla privacy, è nato anche a causa di vicende clamorose come il caso 
cambridge analytica. il regolamento tutela il diritto all’oblio ed alla profilazione dei dati 
sensibili 

la libertà personale  
l’art 13.1 cost dichiara inviolabile la libertà personale dell’individuo. l’espressione libertà 
personale è alquanto generica essa va letta nella chiave di lettura legata a tutto ciò che è 
vietato nello stesso articolo:​ la detenzione, l’ispezione e la perquisizione personale. ​il 
concetto deve comuque essere integrato con elementi extratestuali. la libertà personale 
non ammette: 

● coercizione fisica 
● degradazione giuridica ​misure che si ritengono lesive della libertà personale 

 
 

perchè incidono negativamente sulla persona degradando la dignità e la 


personalità morale del soggetto ( es. misure di sorveglianza speciale). 

la libertà personale non include la libertà morale perchè, affermare una libertà morale 
dell’individuo rispetto allo stato, non si concilierebbe con il potere statale di imporre 
determinati comportamenti sotto minaccia di sanzione. 

la costituzione ​ammette restrizioni della libertà personale ​ma nei soli casi e modi 
previsti dalla legge. il richiamo ai​ modi ed ai mezzi ​fa ritenere si tratti di una ​riserva di 
legge assoluta​. alla riserva di legge, si aggiunge come seconda garanzia delle libertà 
personali, quella della ​riserva giurisdizionale.  

la costituzione individua dei limiti alla penalizzazione per rinforzare la riserva di legge 
assoluta: 

● principio di tassatività e determinatezza del precetto penale ​il diritto alla 


determinatezza e chiarezza ( sotteso nel art 25.2)si lega al diritto alla difesa 
garantito dall’art 24  
● personalità della responsabilità penale ​(art 27)  
● principio di colpevolezza 
● principio di offensività o lesività del reato ​il ricorso alla sanzione penale può 
colpire beni protetti dalla costituzione, per costiture reato il fatto deve, a sua volta, 
pregiudicae un bene o un interesse costituzionalmente tutelato 

i casi ammessi di restrizione della libertà personale 


è tuttavia ammessa in casi di estrema necessità ed urgenza che essa possa essere 
competenza dell’autorità di pubblica sicurezza. sono le ipotesi dell’arresto in ​flagranza 
di reato ​ e del ​ fermo di indiziati di reato ​da comunicare entro 48 ore all’autorità 
giudiziaria. altra cosa sono invece ​le misure di prevenzione ​(sorveglianza speciale, 
obbligo di dimora in un determinato comune) volte a prevenire i reati ma, prescindono 
da un precedente reato. queste misure facevano parte del codice penale del 1930 e sono 
state giudicate legittime dalla corte costituzionale in quanto il normale svolgimento dei 
rapporti sociali deve essere tutelato. altre misure restrittive sono previste per chi fa parte 
di frange estremiste del tifo sportivo (daspo) e a carico di chi detenga sostanze 
stupefacenti (ritiro della patente). 

 
 

un altra forma di restrizione della libertà personale è la ​custodia cautelare, ​che prevede 
la carcerazione prima che la responsabilità penale venga accertata. tale pratica è 
prevista dall’art 13.5, è bene ricordare ch​e vige il principio di non colpevolezza​. questa 
misura viene presa in tre casi: 

● possibile inquinamento delle prove 


● rischio di reiterazione  
● pericolo di fuga 

nella scelta delle misure applicabili sopra riportate, il giudice deve osservare i 
principi di adeguatezza e proporzionalità della pena  

il trattamento del detenuto 


l’art 13 vieta qualsiasi forma di violenza fisica o morale sul detenuto ed esclude che le 
pene possano consistere in azioni contrarie al senso di umanità (art 27.3). il nostro paese 
è un firmatario della ​convenzione contro la tortura o altre pene disumane ,​ nonostante ciò 
il reato è stato introdotto solo nel 2017. la pena ha uno scopo di ​prevenzione generale​, 
deve perciò persuadere tutti i consociati a non commettere quel determinato reato. 
Sempre nell’art.27 si specifica la ​tendenza alla rieducazione con il fine ultimo del suo 
reinserimento in società 

la libertà di circolazione e soggiorno 


l’art 16 riconosce ad ogni cittadino la libertà di muoversi sul territorio italiano e di 
fissare in qualunque parte di esso la propria dimora o la propria residenza. la libertà di 
soggiorno e dimora non riguarda solo i cittadini, ma per chi non ha cittadinanza italiana 
vi sono delle restrizioni, restrizioni particolari sono previste in certi casi anche per i 
cittadini stessi. questa libertà è garantita dall’art 16 con una ​riserva di legge rinforzata 
le limitazioni previste dalla legge possono riguardare solo casi estremi di pericolo 
sanitario o di sicurezza (es. cordoni sanitari). questo diritto non era previsto dallo 
statuto, è per questo che nell’art 13 troviamo varie specificazioni particolari che fanno 
riferimento agli accadimenti storici del ventennio. è vietato il ​confino per motivi 
politici​ e la costrizione di residenza per motivi economici. 

viene riconosciuto​ la libertà​ ​all’espatrio. il rilascio del passaporto è un diritto 


soggettivo.​ vicina alla libertà di espatrio vi è la libertà di emigrazione che si differenzia 
dalla libertà presentata prima per e motivazioni la corte costituzionale ha riconosciuto il 
diritto a lasciare il proprio paese come un diritto inviolabile ​allineandosi all’art. 13 
della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo 

 
 

la libertà di domicilio  
l’art. 14 tutela la libertà di domicilio come​ proiezione spaziale della persona, ​è così 
tanto legato alla libertà personale che gli sono state estese le tutele previste dall’art 13, 
prescrivendo la ​riserva di legge assoluta ​sulle limitazioni che possono avvenire solo 
previo atto motivato dall’autorità giudiziaria 

punto chiave è il significato dato al termine ​domicilio,​ l’art 14 utilizza la nozione penale 
di domicilio descritta nell’art 64 C.P quale ​privata dimora.​  

per tutelare gli​ costituzionalmente preminenti ​interessi della collettività come la salute 
o la pubblica sicurezza, l’art 14 prevede deroghe alle garanzie costituzionali. rimane 
comunque la riserva di legge, può venire meno la necessità di un’autorizzazione 
giudiziaria (ispezioni di polizia tributaria, prelievo di campioni su alimenti, ispezioni) 

libertà di corrispondenza 
l’art 15 della costituzione garantisce la libertà di comunicare tramite corrispondenza con 
uno o più soggetti determinati, escludendo gli altri. !(chi parla ad una collettività di 
soggetti non determinati è tutelato dall’art 21)! accanto alla tutela della corrispondenza si 
aggiunge la tutela alla ​segretezza  

le limitazioni alla libertà di corrispondenza e di segretezza sono sottoposte a doppia 


riserva ​di legge e di giurisdizione,​ qualunque intervento dell’autorità di pubblica 
sicurezza, anche se straordinario o urgente, è vietato. la libertà di comunicazione privata 
è maggiormente tutelata perché è difficile teorizzare ipotesi di urgenza simili a quelli 
dell’art 13 e 14, ed in più nasce l’esigenza di tutelare la corrispondenza del soggetto terzo 
che si ritrova indirettamente coinvolto in un indagine.  

la legislazione vigente in materia di ​intercettazioni ​o ​sequestro di corrispondenza 


prevede che sia il giudice delle indagine preliminari su richiesta del pubblico ministero 
ad avviare tale pratica. tali azioni sono previste solo per reati gravi per i quali esistano 
indizi importanti e che siano essenziali per il proseguo dell’indagine. una disciplina 
particolare per prevenire reati di entità gravissima, come possibili attacchi terroristici, 
prevede la possibilità di intercettazioni anche ambientali e può essere disposta dal solo 
procuratore della repubblica. diverso è il trattamento dei ​tabulati ​che possono essere 
acquisiti previo decreto motivato del pubblico ministero. 

essendo l’art 15 una clausola aperta, esso si applica anche a quella sfera delle 
comunicazioni che oggi si svolge per via di reto informatiche, ma in questo caso diviene 

 
 

più difficile determinare che tipo do corrispondenza si abbia di fronte. caso particolare 
sono ad esempio i social network. in ogni modo, ogni rete ha delle linee guida che hanno 
il compito di controllare la riservatezza degli utenti. 

diritto di espressione  
lo sviluppo storico del diritto di espressione trova le sue radici nella dichiarazioni dei 
diritti dell’uomo del 1789 dove, all’art 11 viene definito uno dei più preziosi dell’uomo, è 
poi divenuto uno dei principi dello stato liberal democratico. è il sunto dello sviluppo del 
pensiero razionalistico sviluppatosi tra il XVII e il XVIII secolo: se ogni individuo è 
diverso, diversa sarà la sua percezione della realtà. 

nell’art 21 della costituzione viene riconosciuta la libertà di comunicazione 


congiuntamente a quella di informazione nel mezzo desiderato. è inoltre riconosciuto il 
diritto al silenzio 

i limiti alla libertà di manifestazione del pensiero 


nell’art. 21 è riportato un solo ​limite esplicito: il buon costume. p
​ ossono comunque 
essere dedotti una serie di ​limiti impliciti​ derivanti dal rispetto di altre libertà 
costituzionalmente rilevanti. 

il concetto di buon costume è derivato dal codice penale ed intende il ​comune senso di 
pudore e pubblica decenza secondo il sentimento medio della comunità.​ non 
dipende perciò dall’atto in sé bensì dall’offesa che questo reca nel contesto. la libertà di 
pensiero deve bilanciarsi anche con i seguenti limiti impliciti: 

● rispetto del diritti di personalità​ (ingiuria, diffamazione diritto all'onorabilità 


ed alla reputazione) 
● rispetto del diritto d’autore e delle opere d’ingegno 
● divieto di pubblica apologia di reato 
● divieto di vilipendio ​della repubblica, della bandiera, dell’inno e degli organi e 
delle istituzioni previste dalla costituzione  

la disciplina della messa in atto delle limitazioni varia dal mezzo preso in 
considerazione: 

● è vietata la censura della ​stampa ​ma solo la possibilità di sequestro in seguito alla 
pubblicazione  
● stabilisce controlli preventivi sui​ film ​per il nulla osta alla proiezione con 
eventuale divieto per fascia d’età (​visto censura) 

 
 

libertà religiosa e di coscienza 


lalibertà religiosa è proclamata contemporaneamente da tutti i trattati concernenti le 
libertà fondamentali in quanto principio cardine in tutte le società democratiche. la 
costituzione dedica alla libertà di fede e di pratica religiosa l’art 19. anche qui la libertà 
implica anche il rispetto del sup aspetto negativo: ​la libertà di coscienza dei non 
credenti. ​questo diritto è al centro di molti dibattiti legati agli aspetti pratici delle 
nazioni sempre più multireligiose. (es. costruzione di nuovi luoghi di culto, giorni di 
astensione dal lavoro). 

libertà della ricerca scientifica 


la costituzione afferma (art.33) la ​libertà della scienza e
​ ne promuove (art9.1) lo 
sviluppo tecnico e la ricerca.  

per dare sostanza ai contorni di questo diritto bisogna rifarsi ad altri principi 
costituzionalente protetti: il principio personalista e la dignità ed integrità umana; il 
principio pluralista ed il divieto del pensiero “ufficiale”. problematiche moderne sono 
sorte ad esempio con lo sviluppo delle ​biotecnologie​ capaci di influenzare e selezionare 
il genoma umano, vegetale o animale. si tratta di strumenti capaci di porre nelle mani 
dll’uomo aspetti fino ad ora controllati dalla natura. fa parte di queste tecniche la 
procreazione assistita​ che scinde la procreazione dall’atto sessuale o da legami genetici. 
in materia vi sono stati molti dibattiti, fino ad arrivare ad una limitazione molto 
stringente che via via si è andata “rilassando”. problemi etici e giuridici sorgono anche 
sulla ​clonazione​ intesa come riproduttiva o terapeutica (cellule staminali). con 
riferimento alla tutela dell’ambiente sorgono dubbi rigurdanti le applicazioni 
biomediche legate all’impiego di OGM 

rimando al libro pag 213 

la libertà di ricerca storica  


in molti paesi, in seguito alla seconda guerra mondiale, sono stati introdotti reati ad hoc 
per sanzionale il negazionismo. questa scelta è stata avvallata dalla corte che tende ad 
escludere questo tipo di manifestazioni dal libero pensieroapplicando l’art 17 della CEDU 
che non qualifica come diritto quegli atti che miranno alla soppressione delle libertà 
tutelate dalla convenzione. tuttavia, con la sentenza Perincek del 2015 la corte europea 
ha fatto una distinzione. in questa fattispecie un poizziotto turco era stato condannato 
dalle autorità elvetiche che sono state poi ritenute responsabili di una violazione dell.art 
10 cedu perchè non contestuallizzato al contesto storico geografico. alcuni casi 

 
 

dimostrano come queste fattispecie non siano pacificamente legittime. in francia ad 
esempio, nonostante l’introduzione della pena per il negazionismo di qualsiasi genocidio, 
è stato dichiarata l’llegittimità, da parte del consiglio costituzionale, la classificazione da 
parte del legislatore degli eventi storici. la distinzione fra ​giudizi di fatto e giudizi di 
valore resta incerta​.  

diritto alla’istruzione e allo studio  


l’art 33 della costituzione, oltre a garantire la libertà dell’arte e della scienza ne 
garantisce il libero insegnamento. la libertà di insegnamento gode di una tutela 
superiore e specifica rispetto alla libertà di manifestazione del pensier: oltre al limite del 
buon costume, il suo eserecizio deve tenere conto di alti valori costituzionalmente 
tutelati.l’attività del docente è discrezionale nelle modalità ma deve attenersi agli 
obiettivi dettati dal legislatore.la costituzione affida allo stato il ​compito​ di istituire 
scuole pubbliche di ogni ordine e grado, il diritto di istituire scuole e istituti di istruzione 
è parimenti riconosciuto ad enti privati. 

accanto alla libertà ​nella s​ cola è risconosciuta la libertà ​della ​scuola, l’alunno è libero di 
scegliere se frequentare scuole pubbliche o scuole private, la cui esistenza è tutelata. nel 
creare la scuola pubblica lo stato segue le caratteristiche dettate dall’art 34. esse devono 
essere: 

● aperte a tutti 
● obbligatorie per almeno otto anni ​poi diventati 10 
● gratuite 

nell’ambito del diritto all’istruzione la costituente riconosce il ​diritto allo studio​, lo stato 
deve perciò garantire i mezzi finanziari per rendere effettivo questo diritto 

le università​ hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi, nei limiti stabiliti dalle 
leggi dello stato, per tutelare la libertà di espressione e la ricerca indipendene.la riserva 
di legge è stata più volte violata fino a giungere, con la l.n240/2010 ed i successivi dereti 
legislativi (legge gelmini) ad una complessiva riforma. 

libertà di riunione  
la libertà di riunione è garantita dall’art 17 ai soli ​cittadini​. la ratio di questa limitazione 
è da ricercarsi nel legame storico tra il riconoscimento del diritto di riunione e la tutela 
del diritto di esercitare legittime pressioni sui poteri pubblici. 

per riunione si inende ​il radunarsi volontario in luogo e tempo predeterminato di 

 
 

una pluralità di persone che perseguono uno scopo comune prestabilito. ​sono anche 
previsti dei limiti come ​il divieto di uno svolgersi in maniera non pacifica, il divieto 
di partecipazione di persone armate, il divieto di caschi protettivi o di qualunque 
altro mezzo attuo a rendee difficile il riconoscimento. 

nei due commi successivi si adotta la tradizionale distinzione tra riunioni che si 
svolgono in luogo privato e riunioni in luogo aperto al pubblico e riunioni in luogo 
pubblico. i primi due luoghi sono equiparati per quanto concerne la disciplina, nel caso 
della riunione in luogo pubblico è necessario, almeno 3 giorni prima del suo 
svolgimento, comunicarne la data al questore. questi ha la facoltà di negarla per 
comprovati motivi di sicurezza ed incolumità: 

● la motivazione delle autorità deve essere specifica al fatto in specie 


● la necessarietà specifica rigurda solo singole riunione 
● devono sussistere concrete possibilità di turbamento dell’ordine pubblico  

il preavviso​ non è condizione di legittimità, non è perciò previsto lo scioglimento della 


riunione nel caso della sua omissione. è però fonte di responsabilità giuridicamente 
sanzionabile per i promotori. 

un regime particolare è previsto per le ​riunioni elettorali​ per le quali non è previsto 
l’obbligo di preavviso. il lorosvolgimento è garantito dalla norma penale che punisce 
l’impedimento o la turbativa di riunioni di propaganda elettorale 

la libertà di associazione  
per associazione si intende ​un pluralità di individui che si radunano perseguendo un 
fine comune e la cui associazione è tutelata da vincoli di natura giuridica. ​in base 
all’art 18 è riconosciuta ai cittadini: 

● libertà di associazione 
● libertà delle associazioni 
● libertà negativa di associazione, nessuno deve essere costretto a prenderne parte 

Quanto ai limiti, l’​art. 18.1​ vieta l’esercizio della libertà di associazione per il 
perseguimento di fini vietati ai singoli dalla legge penale, garantendo implicitamente che 
non possono esistere per le associazioni limiti di scopo non previsti anche per 
l’individuo: sono quindi ammesse tutte le associazioni, purché non aventi fini vietati ai 
singoli dalla legge penale. Sono ammesse anche le associazioni che si pongano in 
contrasto con i valori costituzionali, in forza dell’​art. 21​ che consente di manifestare 
qualsiasi opinione. il codice penale vieta però le associazioni penali che abbiano come 

 
 

scopo quello della violenza a fini terroristici o eversione dello stato di democrazia. 

inoltre sono limitate le associazioni: 

● segrete, ​ tramite la legge del 1982 che portò allo scioglimento della P2. la ratio 
della norma è quella di evitare l’insorgere di poteri occulti alternativi a quello 
statale. 
● di carattere militare, ​come esplicitato dal decreto legislativo del 1948 che le 
definisce come quelle associazioni avente una peculiare formazione gerarchica 
anche se non necessariamente improntata all’uso delle armi 

le formazioni sociali a rilevanza costituzionale  


la famiglia 
la costituzione considera la famiglia come ​società naturale fondata sul matrimonio 
(art 29). ​come la legislazione precedente, dimostra un favor per la famiglia legittima e 
non sulla convivenza di fatto. per matrimonio deve intendersi ​sia quello religioso, 
introdotto da una legge del 1929, ​che quello civile​. ma la costituzione prende in 
considerazione anche le situazioni di fatto nell’art 30 imponendo alla legge di assicurare 
ai figli nati fuori dal matrimonio le stesse tutele di quelli legittimi, l’art 31 garantisce la 
tutela della maternità, dell’infanzia e della gioventù. la legge 219/2012 ed il decreto 
legislativo 154/2013 hanno eliminato la distinzione tra figlio legittimo e naturale 
introducendo lo stato unico di filiazione.a queste disposizioni si aggiunge la tutela 
generale dell’art 2 alle “formazioni sociali ove l’individuo svolge la propria personalità, 
fra le quali rientrano certamente anche le convivenze di fatto,comprese quelle 
omosessuali. 

ulteriore principio in materia di famiglia è ​l’eguaglianza morale e giuridica dei 


coniugi, ​art 29, che ha trovato la sua attuazione con la riforma del diritto di famiglia del 
1975. la corte costituzionale ha inoltre invitato alla revisione della norma che attribuisce 
automaticamente il solo nome del padre, ribadendo con una sentenza del 2016 
l’illegittimità di tale norma nella parte che non consente ai genitori, anche se entrambe 
concordi, di attribuire al figlio anche il cognome materno. tale caso è ora ammesso. 

rimando all’evoluzione del diritto di famiglia pag 221 

le minoranze linguistiche 
le minoranze linguistiche sono tutelate dall’art 6 della costituzione che sancisce un 
principio generale, la sua attuazione si ha avuto solo nel 1999 con le norme in materia di 

 
 

tutela delle minoranze linguistiche storiche.in essa vengono elencati i destinatari della 
normativa demandando alla regioni di competenza la delimitazione degli ambiti 
territoriali di applicazione della disciplina: 

● uso della lingua come oggetto di apprendimento 


● uso della lingua per l’attività degli organi comunali, nelle pubbliche 
amministrazioni, nei procedimenti davanti al giudice di pace 
● la toponomastica 
● ripristino di nome e cognome nella lingua originaria 

Le comunità religiose 
la costituzione disciplina i rapporti con la comunità cattolica (art 7) e tutte le altre 
comunità religiose (art.8) 

In base all’​art. 7​: 

● la Chiesa cattolica è riconosciuta come ordinamento giuridico originario, non 


istituito cioè nell’ambito di un altro ordinamento ma nato per forza propria, che 
trae da sé la propria validità; con ciò la Costituzione pone lo Stato e la Chiesa sullo 
stesso piano («ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani»); 

● i rapporti istituzionali fra i due ordinamenti sono disciplinati dai ​Patti Lateranensi 
(stipulati l’11 febbraio 1929)​; il richiamo ai Patti non implica una loro 
costituzionalizzazione, bensì la necessità di una legge rinforzata per modificarli 
(richiedendo il previo accordo fra lo Stato e la Santa Sede). 

l’​art. 8​ prevede: 

● l’autonomia organizzativa delle confessioni nel rispetto dell’ordinamento 


giuridico italiano; 

● la definizione dei rapporti istituzionali fra le confessioni e lo Stato mediante 


intese, che sono recepite con legge. 

l’art 8 contiene inoltre la disposizione di eguale libertà davanti alla legge. le intese tra 
stato e confessione, diversa da quella cattolica, non sono pregiudicanti la libertà delle 
stesse, l’intesa non è perciò imposta dallo stato.Il principio di eguale libertà di tutte le 
confessioni è stato invece oggetto di un’interpretazione fortemente discriminatoria: la 
Corte costituzionale legittimò in passato una tutela penale rinforzata della religione 
cattolica, che si traduceva di fatto in una limitazione della libertà religiosa delle altre 

 
 

confessioni. Ciò avveniva applicando il criterio quantitativo: tale disparità sarebbe stata 
cioè giustificata dal fatto che la religione cattolica fosse professata dalla maggioranza dei 
cittadini. Ma dopo l’​Accordo del 1984​, che ha definitivamente abrogato il principio della 
religione cattolica come religione di Stato, la giurisprudenza costituzionale ha mutato 
orientamento sulla base del principio di laicità, considerato un principio supremo del 
nostro ordinamento, da intendersi come equidistanza da tutte le religioni non come 
indifferenza verso il fenomeno religioso. 

Il procedimento dell’​art. 8 Cost.​ si articola in due fasi: la prima riguarda la stipula 


dell’intesa fra il governo e i rappresentanti della confessione religiosa; la seconda 
riguarda l’approvazione dell’intesa. Spetta al Parlamento approvare con legge l’intesa, 
senza possibilità di modificarne i contenuti. In questo senso le leggi di approvazione 
delle intese si avvicinano alle leggi di autorizzazione alla ratifica di trattati 
internazionali. A conferma della sostanziale inemendabilità delle intese, si ricorda che in 
uno dei pochi casi in cui emendamenti presentati alle Camere sono stati ritenuti 
ammissibili, in occasione dell’approvazione dell’intesa con la Comunità ebraica nel 1989, 
la presentazione dello stesso emendamento, che serviva a correggere un errore 
materiale nel nome della confessione. Accanto alle norme che definiscono una sorta di 
«diritto comune» delle intese si trovano poi disposizioni specifiche riguardanti ciascuna 
confessione: per esempio, il riconoscimento del riposo sabbatico per ebrei e avventisti e 
delle festività ortodosse oppure la facoltà di ricorrere alla macellazione kosher. 

Al momento non esiste un’intesa con la comunità musulmana, sebbene da tempo siano 
in corso dei tentativi per avviare una trattativa, rallentati però sia dalla difficoltà di 
individuare una rappresentanza unitaria sia dalle problematiche legate al contrasto fra i 
precetti coranici e i principi dell’ordinamento giuridico italiano. 

la proprietà privata  
L’​art. 42 Cost.​ rappresenta una delle norme fondamentali della costituzione economica, 
ossia di quell’insieme di norme, comprese nel titolo III della parte I, dedicate alla 
disciplina dei rapporti economici. Esse concernono il lavoro: ​artt. 35-38​; l’organizzazione 
sindacale e lo sciopero: ​artt. 39-40​; l’impresa e la proprietà: ​artt. 41-44​. 

la proprietà privata è di fondante rilievo storico-giuridico per i sistemi liberali ed i 


sistemi civilistici conseguenti, superando concezioni feudali e riconcigliandosi con il 
passato romanita. 

nella costituzione la proprietà privata non ha più lo stesso carattere di assolutezza che 
aveva nelle costituzioni liberali del XIX secolo. Il primo comma dell’​art. 42​ afferma che 

 
 

«la proprietà è pubblica o privata», senza ulteriori specificazioni circa l’intensità della 
sua tutela. Il secondo comma afferma poi che «la proprietà privata è riconosciuta e 
garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo 
scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti». Secondo parte 
della dottrina, con quest’ultima disposizione il costituente avrebbe inteso devolvere al 
legislatore ordinario la determinazione dell’intera disciplina riguardante la proprietà, al 
punto tale da poterla limitare a sua totale discrezione. Tale interpretazione, tuttavia, non 
tiene in debito conto quanto emerge dall’analisi complessiva del testo costituzionale. In 
primo luogo non valorizza a sufficienza il contenuto dello stesso articolo (la proprietà 
privata deve essere comunque «riconosciuta e garantita dalla legge»). In secondo luogo 
bisogna considerare le altre disposizioni costituzionali che garantiscono e disciplinano 
diverse forme di proprietà privata: le imprese e le aziende di cui parlano gli ​artt. 43​ e ​46​, 
la proprietà terriera (​art. 44.1​), la proprietà diretta coltivatrice e la proprietà 
dell’abitazione (​art. 47.2​). 

vincoli alla proprietà privata 


Il canone interpretativo utilizzato dalla Corte costituzionale è quello della «funzione 
sociale» della proprietà privata, intesa come clausola dalla doppia natura limitativa. 
Infatti, da un lato essa serve a legittimare le limitazioni della proprietà privata ove sia 
necessario garantire altri diritti o valori costituzionali; dall’altro, serve a vincolare il 
legislatore, il quale può imporre limitazioni alla proprietà privata solo se stabilite allo 
scopo appunto di assicurarne la funzione sociale (v. ​sent. 167/1999​). 

con riferimento al terzo comma dell’​art. 42​, in base al quale «la proprietà privata può 
essere, nei casi previsti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi di 
interesse generale». Si tratta di uno dei temi di politica legislativa più delicati e sensibili, 
visti gli interessi in gioco. Per espropriazione si intende quel provvedimento 
amministrativo mediante il quale il titolare di un diritto di proprietà su di un bene viene 
privato delle facoltà che gli competono a favore di un diverso soggetto, solitamente (ma 
non esclusivamente) pubblico. La Corte costituzionale ha inoltre fatto rientrare 
nell’ambito applicativo dell’​art. 42.3​ altri provvedimenti in grado di «diminuire» in modo 
sensibile il diritto di proprietà, stabilendo che anch’essi impongono indennizzo 

vedi focus 8.10 

l’iniziativa economica privata 


L’​art. 41 Cost.​ tutela l’iniziativa economica privata o libertà di impresa, che trova nel 
diritto di proprietà un presupposto logico, e contemporaneamente la sottopone a limiti. 

 
 

Dalla lettura di questo articolo si trae che il costituente ha voluto delineare un sistema 
economico in cui l’iniziativa non è né soltanto pubblica, né soltanto privata. In tal senso è 
chiara la statuizione del terzo comma, dove si afferma che la legge può indirizzare e 
coordinare «a fini sociali» tanto l’«attività economica pubblica» quanto quella «privata», 
le quali vengono così a porsi in posizione di pari subordinazione all’attività regolativa 
pubblica 

L’​art. 43 Cost.​ stabilisce che «a fini di utilità generale la legge può riservare 
originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, a 
enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti, determinate imprese o categorie di 
imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni 
di monopolio e abbiano carattere di preminente interesse generale».Le collettivizzazioni 
costituiscono una soluzione per casi particolari, comunque sottoposta a riserva di legge 
rinforzata, alla luce dei requisiti che la legge stessa deve rispettare. Tuttavia, nella storia 
della Repubblica si sono avuti solo due casi di ricorso all’​art. 43​, con la riserva in 
esclusiva all’Eni della ricerca e coltivazione degli idrocarburi nella pianura padana (​l. 
6/1957​) e con il trasferimento alla mano pubblica, cosiddetta nazionalizzazione, di tutte 
le imprese produttrici di energia elettrica e l’istituzione dell’Enel (​l. 1643/1962​) 

L’interpretazione costituzionale della libertà di iniziativa economica privata deve tenere 


conto della disciplina a livello di Unione europea, fondata sul «principio di un’economia 
di mercato aperta e in libera concorrenza» (​art. 119 Tfue​). Essa è caratterizzata da regole 
comuni: 

● libertà di circolazione delle merci, divieto di imposizione di dazi doganali fra stati 
membri 
● libera circolazione dei lavoratori, di servizi e dei capitali 
● concorrenza fra le imprese all’interno del mercato unico 

la libertà sindacale ed il diritto di sciopero 


In linea con la previsione generale dell’​art. 18 Cost.​, una disciplina specifica è prevista 
per i sindacati, chiamati a svolgere compiti di tutela degli interessi professionali di 
categoria degli associati. Sorti all’inizio del secolo scorso, inizialmente per la tutela dei 
lavoratori, oggi associano in distinte organizzazioni sia i lavoratori sia i datori di lavoro. 
L’​art. 39.1 Cost.​ tutela la libertà di organizzazione sindacale e ne garantisce la pluralità. 
esso prevede: 

● che l’unico obbligo per i sindacati sia quello di registrarsi presso uffici locali o 
centrali 

 
 

● che l’unico limite imposto sia quello di avere un ordinamento interno 


democratico 

in capo ai sindacati è riconosciuta la facoltà di: 

● tutelare gli interessi professionali di categoria 


● possono stipulare contratti collettivi 

legata alla libertà sindacale ci è il tema degli ​scioperi ​che in costituzione, nell’art 40, 
viene prefissato come diritto. diversa è la ​serrata​ che consiste nella chiusura totale o 
parziale da parte dell’imprenditore che non è considerata propriamente un diritto.  

sono prestabiliti, con la legge di abrogazione degli art.333 e 334 c.p, delle ​limitazione di 
sciopero nei servizi pubblici essenziali​ in quanto questi settori si ricollegano a diritti 
costituzionalmente tutelati. si deve percio: 

● informare in anticipo dello sciopero 


● garantire la prestazione fondamentale 

i diritti sociali 
l’introduzione dei diritti sociali segna il passaggio da stato liberale a stato 
liberaldemocratico nella forma dello stato sociale. i diritti sociali hanno una valenza 
fondamentale nell’assetto repubblicano come dimostrato dall’art 1  

il diritto al lavoro 
il diritto al lavoro trova riconferma nei diritti fondamentali, art 4. come tutte le norme 
costituzionali anche questa ha valore precettivo, ma necessita di un insieme di norme 
promozionali che ne garantiscano reale effettività. 

un diritto ​al​ posto di lavoro, inteso come diritto soggettivo, non è configurabile nel nostro 
ordinamento. la costituzione garantisce la libera scelta del lavoro e l’iniziativa 
economica privata. inoltre vi sono due norme di tipo precetivo che si possono cogliere: 

● diritto ad un lavoro commisurato alle proprie abilità, diritto a non dover subire 
limitazioni irrazionali nell’accesso al lavoro 
● diritto a non essere licenziato arbitrariamente, in assenza di una giusta causa o di 
un giusto motivo è prevista la reintegrazione nelle aziente sotto i 15 dipendenti. 
nonostante ciò, con il decreto jobs act del 2014 è stato introdotto il contratto a 
tutele crescenti in relazione all’anzianità 

 
 

altri articoli riguardanti i diritti sociali legati al lavoro: 

● art 36, diritto alla giusta retribuzione, proporzionata alla qualità ed alla quantità 
del lavoro e comunque sufficiente a garantire una vita dignitosa 

● l costituente all’​art. 35.1​ ha affermato che «la Repubblica tutela il lavoro in tutte le 
sue forme e applicazioni»: sicuramente aveva in mente, accanto al lavoro 
autonomo, il lavoro dipendente tradizionale. Ma l’espressione è felice e si presta a 
coprire le nuove forme di prestazioni lavorative sviluppatesi in anni recenti, 
caratterizzate da elevata flessibilità (contratti a termine, a progetto, part time, 
lavoro interinale e altre tipologie). Tali contratti sono stati disciplinati 
organicamente dalla ​l. 30/2003​ (legge Biagi), considerati favorevolmente per la 
capacità di rispondere alle esigenze delle imprese e nel contempo di creare più 
occupazione. Essi si fondano però su una limitata stabilità che si accompagna a 
tutele previdenziali altrettanto limitate (si parla di forme di lavoro precario). 

● art. 38.2 Cost.​ per assicurare il diritto di chi lavora ai mezzi necessari in caso di 
infortunio, malattia, invalidità, vecchiaia e anche disoccupazione involontaria. 

nel tentativo di conciliare la flessibilità del mercato del lavoro con la sicurezza sociale del 
lavoratore (flexicurity), è stato ridisegnato il modello delle politiche del lavoro, affidando 
alla neoistituita Agenzia nazionale per le politiche attive il coordinamento dei servizi per 
l’impiego, che svolgono la funzione di formare il lavoratore aiutandone la ricollocazione 
sul mercato (v. ​d.lgs. 150/2015​). 

il diritto all’assistenza e alla previdenza 


L’​art. 38 Cost.​ garantisce l’assistenza e la previdenza sociale. Il primo comma prevede 
che «ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto di mezzi necessari per vivere» abbia 
diritto al mantenimento e all’assistenza sociale; il secondo comma prevede che ai 
lavoratori siano garantiti «mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, 
malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria», abbiano cioè diritto alla 
previdenza sociale attraverso l’erogazione di pensioni, assegni o assicurazioni. 

● l’assistenza ​viene erogata sulla base di condizioni personali del beneficiario 


valutate dalla pubblica amministrazione 
● la previdenza​ viene erogata da predisposti organi ed istituti statali in riferimento 
all’età anagrafica, all’appartenenza a determinate categorie, agli anni di 
contribuzione 

 
 

La giurisprudenza costituzionale (v. ​sentt. 22/1969​ e ​160/1974​) considera norme 


precettive tanto il primo quanto il secondo comma dell’​art. 38​, i quali attribuiscono 
diritti soggettivi perfetti, giudizialmente azionabili. 

a partire dagli anni Novanta, proprio per esigenze di bilancio, il sistema pensionistico è 
stato riformato più volte (da ultimo con la riforma Fornero contenuta nel ​d.l. 201/2011​, 
che ha alzato sensibilmente l’età pensionabile). Queste riforme, in particolare, hanno 
introdotto la disciplina delle pensioni complementari e integrative, che possono essere 
sottoscritte dall’interessato in modo da affiancarle alle tradizionali forme di previdenza 
obbligatoria, e modificato il metodo di calcolo della pensione passando dal sistema 
retributivo (importo pensionistico calcolato secondo una percentuale delle ultime 
retribuzioni) a quello contributivo (ammontare della pensione rapportato ai contributi 
che il lavoratore ha effettivamente versato nell’arco dell’intera vita professionale). 

il diritto alla salute 


Il diritto alla salute è tutelato dall’​art. 32 Cost.​ che lo definisce «fondamentale diritto 
dell’individuo» e anche «interesse della collettività». Pur essendo un tipico diritto sociale, 
ha una natura assimilabile a quella dei diritti di libertà, poiché presuppone la titolarità di 
uno status personale e naturale – la salute – che non può essere messo a repentaglio né 
dai singoli né dai poteri pubblici né da altri soggetti privati. esso non ricomprende 
soltanto il diritto alle cure ma anche il diritto a condizioni di vita e condizioni lavorative 
che non cagionino la salute.a partire dagli anni Settanta la giurisprudenza ordinaria e 
costituzionale, riconoscendo la precettività dell’​art. 32​, affermò che la tutela della salute 
rappresenta un diritto primario e assoluto della persona dalla cui lesione scaturisce il 
diritto al risarcimento di eventuali danni (v. cass. civ., sez. un., 21 marzo 1973, n. 796, poi 
ripresa dalla ​sent. 88/1979​). È stata quindi affermata anche la risarcibilità del danno 
biologico (il danno non valutabile rispetto al patrimonio del danneggiato, vale a dire la 
lesione alla salute fisica e psichica dell’attore: v. ​sent, 184/1986​). 

il legislatore ha, con la legge del 1978, istituito il servizio sanitario 


nazionale.Oltrepassando la stessa lettera del primo comma dell’​art. 32​ (che circoscrive la 
gratuità delle cure ai soli indigenti), ha proclamato la necessità di garantire il 
mantenimento e il recupero della salute fisica e psichica di tutta la popolazione «senza 
distinzione di condizioni individuali o sociali», e costruito così un servizio di tipo 
universale. questo diritto deve essere comunque sottoposto al bilanciamento con le 
finanze pubbliche, è dunque ammissibile il pagamento del ticket. 

il diritto a ricevere i trattamenti sanitari​, che è desumibile da tre specifiche statuizioni 

 
 

contenute nell’​art. 32​: a) in primo luogo, il diritto alla salute, implicando le attività 
terapeutiche miranti a prevenire e curare la malattia, presuppone appunto il diritto a 
ricevere i trattamenti sanitari necessari; b) secondariamente, è previsto il diritto degli 
indigenti a «cure gratuite»; c) infine, nel disporre il divieto di trattamenti sanitari 
obbligatori «se non per disposizione di legge» e nel «rispetto della persona umana», ne 
discende la libertà del singolo di scegliere se ricevere o meno le cure (e quindi l’obbligo 
per il medico di acquisire il «consenso informato» del paziente). Solo in casi eccezionali, 
tassativamente indicati dalla legge, possono essere previsti trattamenti sanitari 
obbligatori a tutela della collettività (vaccinazioni o forme di isolamento per combattere 
malattie epidemiche). 

il diritto all’abitazione  
il diritto all’abitazione è riconosciuto dalla dichiarazione universale dei diritti dell’uomo 
(art 25)e dal patto internazionale dei diritti economici, sociali e culturali (art 11). il diritto 
all’abitazione non è sempre riconosciuto come un vero diritto.L’​art. 47.2 Cost.​, infatti, 
non può essere richiamato per individuare un diritto all’abitazione distinto dal diritto di 
«proprietà dell’abitazione» (v. ​sent. 252/1983​). Esso costituisce piuttosto un interesse 
preminente di rilevanza costituzionale, rivolto a soddisfare un’esigenza di carattere 
primario, che impegna tutti i pubblici poteri alla sua tutela attraverso un’adeguata 
politica economica e finanziaria 

il carattere dicotomico dei diritti  


La Costituzione riconosce e garantisce, come si è visto, una pluralità di diritti, i quali 
tuttavia possono entrare in conflitto fra loro. I conflitti possono essere di due tipi: 

● conflitti fra diritti fondamentali (ad es. fra diritto di cronaca e diritto alla 
riservatezza); 

● conflitti fra diritti e beni collettivi (ad es. fra libertà di iniziativa economica e 
tutela dell’ambiente o fra libertà di riunione e tutela dell’incolumità pubblica). 

la prima sentenza della Corte costituzionale (la ​1/1956​) ad affermare che «il concetto di 
limite è insito nel concetto di diritto... nell’ambito dell’ordinamento le varie sfere 
giuridiche devono di necessità limitarsi reciprocamente, perché possano coesistere 
nell’ordinata convivenza civile». Perciò, i diritti e i beni collettivi in conflitto devono 
essere bilanciati innanzitutto dal legislatore, nel dettare una determinata disciplina 
giuridica, nonché, nell’esercizio del controllo di costituzionalità sulle leggi, dal giudice 
costituzionale. 

 
 

come avviene il bilanciamento? 

● deve riguardare i diritti ed i beni aventi il medesimo rango costituzionale 


● devono avvenire in modo che il sacrificio di un diritto sia ragionevole e 
proporzionato 
● deve essere tale da conservare il contenuto essenziale del diritto deve essere 
sacrificato in misura minima senza violarlo 

nessun diritto ha una posizione di supremazia sugli altri ​rimando al caso ilva 

i doveri costituzionali 
il nostro ordinamento costituzionale non accetta né la primazia dei diritti sui doveri, né 
quella dei doveri sui diritti. Si spiega dunque perché l’intera prima parte della 
Costituzione si intitoli «diritti e doveri dei cittadini» e perché, pur in misura assai più 
ridotta rispetto ai diritti, siano numerosi i richiami a quelli che chiamiamo nel loro 
complesso doveri costituzionali. Si tratta in alcuni casi di principi generali di ordine 
prima di tutto morale, in altri di precisi doveri giuridici, in altri ancora di obblighi di 
prestazione che è legittimo imporre ora ai cittadini ora a tutti senza distinzione. 

questi sono gli articoli dove vengono citati i doveri costituzionali 

● art 2 Il primo si ritrova nell’​art. 2​, il quale è costituito da un comma unico: come si 
è visto nel ​paragrafo 1​, esso afferma che la Repubblica (cioè l’ordinamento nella 
sua interezza e in tutte le sue componenti istituzionali) «riconosce e garantisce i 
diritti inviolabili dell’uomo» e contestualmente I doveri inderogabili nell’art. 2 
«richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica 
e sociale». 

● art. 4​: la logica di questa disposizione costituzionale è analoga alla precedente. Se 
il primo comma dell’​art. 4​ parla di diritto al lavoro che viene riconosciuto a tutti i 
cittadini con un preciso mandato a promuoverne l’effettività, il secondo comma 
afferma il dovere di ciascun cittadino di «svolgere, secondo le proprie possibilità e 
la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o 
spirituale della società», cioè molto semplicemente fare qualcosa di utile. 

● art. 30.1​ afferma il dovere (e diritto) dei genitori di mantenere, istruire ed educare 
i propri figli (indipendentemente se siano nati all’interno o al di fuori del 
matrimonio: specificazione oggi del tutto superata, ma che alla fine degli anni 
Quaranta del secolo scorso aveva ancora un significato pregnante). 

 
 

● art. 48 dovere di voto 

● art.52 dovere di difendere la patria 

● art. 53 dovere di concorrere alle spese pubbliche nella misura e nella capacità 
contributiva di ciascun soggetto 

● art. 54 dovere di essere fedele alla repubblica e di rispettarne la costituzione e le 


leggi 

principio di eguaglianza  
La Costituzione, all’​art. 3​, stabilisce due principi fondamentali: 

● «tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza 
distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di 
condizioni personali e sociali»  
● «è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, 
che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno 
sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori 
all’organizzazione politica, economica e sociale del paese» (principio di 
eguaglianza sostanziale). 

si mette alla fine del capitolo l’art 3 in quanto i due principi in esso riportati 
rappresentano l’intera unione dell’esperienza del costituzionalismo, a partire da quello 
liberale fino ad approdare alla liberaldemocrazia. il secondo comma riguarda più la 
visione socialista dell’eguaglianza nei risultati 

Il primo aspetto su cui bisogna riflettere è il rapporto che corre fra eguaglianza e libertà. 
In astratto, libertà ed eguaglianza costituiscono due valori antitetici, in quanto il 
massimo di libertà vuol dire anche il massimo di diversità, mentre la ricerca a tutti i costi 
dell’eguaglianza può portare alla limitazione delle libertà individuali. La libertà rimanda 
a una situazione relativa a un soggetto, l’eguaglianza a una relazione fra più soggetti: si è 
liberi in quanto si ha il potere di compiere determinate azioni; si è eguali non in sé ma 
rispetto a qualcun altro. Nei moderni stati liberaldemocratici la carica antinomica dei 
due concetti è risolta conciliandoli dialetticamente (né identità né opposizione, ma 
reciproco sostegno), essendo entrambi indispensabili al pieno sviluppo della persona 
umana. Nella Costituzione italiana la tensione fra i principi di libertà e di eguaglianza è 
risolta negli artt. ​2​ e ​3 

 
 

Dall’​art. 3.1 Cost.​ è possibile ricavare differenti significati del principio di eguaglianza, 
che possiamo così elencare: 

● eguaglianza davanti alla legge (riguarda l’efficacia della legge);   

Il principio fu esaurientemente formulato nel preambolo della Costituzione 


francese del 3 settembre 1791, dove si affermava che nel nuovo ordinamento “non 
c’è più nobiltà, né paria, né distinzioni ereditarie, né distinzioni per ordini, né 
regime feudale, né giustizie patrimoniali, né alcuno dei titoli, denominazioni, 
prerogative che ne derivano, né alcun ordine di cavalleria…” sancisce il ​principio 
di generalità della legge, imparzialità della pubblica amministrazione, 
terzietà del giudice 

● eguaglianza come divieto di discriminazione (riguarda il contenuto della legge); 


oltre che l’efficacia riguarda il contenuto della legge 

● eguaglianza come divieto di distinzioni o parificazioni irragionevoli (riguarda la 


ragionevolezza della legge). 

il giudizio di costituzionalità diretto ad accertare la violazione del principio di 


eguaglianza, a differenza della struttura binaria propria di tutti i giudizi di 
legittimità costituzionale, ha carattere triangolare, ossia poggia su tre elementi 
necessari: a) la norma impugnata per violazione del principio di eguaglianza 
(norma oggetto), b) la norma parametro (cioè l’​art. 3 Cost.​), c) la norma che fa da 
termine di paragone (tertium comparationis). Se la Corte costituzionale individua 
nell’ordinamento una ragione che giustifica il diverso trattamento, la violazione 
del principio di eguaglianza è esclusa; se, invece, ritiene che nessuna ragione 
sussista per distinguere la situazione disciplinata dalla norma oggetto di 
impugnazione, la Corte la dichiara illegittima. 

verso l’eguaglianza 
La struttura logica della disposizione, frutto del compromesso fra le forze politiche 
presenti nell’Assemblea costituente, è molto complessa. Essa individua:  

● un compito, spettante alla «Repubblica», che consiste nella rimozione degli 


«ostacoli di ordine economico e sociale» che di fatto limitano la libertà e 
l’eguaglianza; 

● un fine, che consiste nel «pieno sviluppo della persona umana» e nella «effettiva 

 
 

partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale 


del paese». 

la disposizione riassume le specifiche previsioni costituzionali a favore delle categorie e 


dei soggetti meno protetti: i figli nati fuori del matrimonio (​art. 30​), le famiglie numerose 
(​art. 31​), gli studenti capaci e meritevoli ma privi dei mezzi per raggiungere i più alti 
gradi degli studi (​art. 34​), i lavoratori subordinati (​art. 36​), la donna lavoratrice (​art. 37​), 
gli inabili al lavoro e i minorati (​art. 38​), la piccola e media proprietà coltivatrice (​art. 44​), 
gli artigiani (​art. 45​). 

cap 9 le forme di governo 


Secondo i canoni del costituzionalismo moderno, la funzione di individuare i fini politici 
e tradurli in comandi generali e astratti (leggi), la funzione di eseguire tali comandi, in 
via amministrativa, e infine la funzione di garantirne l’applicazione in caso di 
controversie o contestazioni, in via giurisdizionale, è opportuno siano attribuite a organi 
diversi, allo scopo di evitare quell’eccessiva concentrazione di potere che aveva 
tipicamente caratterizzato lo stato assoluto. È questo il senso della classica separazione 
dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario teorizzata da Locke e Montesquieu. Nel 
tempo, tuttavia, si è compreso che una netta distinzione è davvero opportuna e possibile 
solo per la funzione giurisdizionale, la cui caratteristica sta proprio nella terzietà dei 
soggetti che la esercitano: senza terzietà non ci possono essere né indipendenza né 
imparzialità e mancano i presupposti stessi perché si rinunci a farsi giustizia da sé (su 
questo v. ​cap. 16​). Così non è, invece, per le altre due funzioni, legislativa ed 
esecutiva-amministrativa. E se anche a una netta distinzione si può puntare, negli 
ordinamenti storicamente affermatisi non si hanno esempi di separazione integrale fra 
gli organi che di esse sono (almeno in prevalenza) titolari 

guidare una comunità politica verso dei fini generali. imprimendogli un determinato 
indirizzo politico​, comporta poter incidere sui comandi normativi e sulla loro 
successiva esecuzione. questo è ciò che fanno i ​governi. 

la forma di governo attiene al modo come fra gli organi di una comunità politica 
organizzata si distribuisce il potere di indirizzarla verso determinati fini generali (fini 
politici). La teoria delle forme di governo costituisce pertanto il tentativo di classificare i 
diversi ordinamenti, secondo tipologie che nascono dall’osservazione, in base alla 
ripartizione del potere d’indirizzo politico fra gli organi costituzionali (capo dello stato, 
governo, parlamento). 

 
 

analisi diacronica delle forme di governo 


l’approccio storico è in ogni caso indispensabile perché le istituzioni di oggi sono figlie di 
quelle di ieri, e anche le tipologie e gli stessi termini oggi in uso sono l’evoluzione di 
concetti che, pur superati dai fatti, vengono dal passato. La moderna classificazione delle 
forme di governo si è sviluppata nella cornice dello stato ottocentesco, liberale e 
nazionale. 

● monarchia costituzionale 

il modello primigenio è quello della monarchia inglese che fra Sei e Settecento, a 
seguito della ​Gloriosa Rivoluzione​, da assoluta quale anch’essa era, si fa 
monarchia costituzionale. Sappiamo che l’Inghilterra non aveva e tuttora non ha 
una costituzione scritta. Nondimeno essa si è data nel corso dei secoli un 
ordinamento costituzionale, che si andò caratterizzando per​ il progressivo 
affermarsi della supremazia del parlamento​: sia come limite all’esercizio 
arbitrario del potere regio sia come fonte di legittimazione della stessa dinastia (fu 

 
 

un atto del parlamento a stabilire in caso di trono vacante chi dovesse regnare).​ In 
questa fase i poteri dello stato erano concepiti come separati: nel senso che 
nel luogo della rappresentanza elettiva (la Camera dei Comuni) si facevano 
sentire interessi diversi e contrapposti rispetto a quelli della corona e della 
grande nobiltà fondiaria di cui era espressione la camera alta ​(la Camera dei 
Lord, ereditaria); il potere di governo, invece, spettava al re che agiva attraverso i 
suoi consiglieri (ministri) 

● governo presidenziale 

L’idea dei poteri separati di Locke e Montesquieu avrebbe avuto successo nella 
Francia rivoluzionaria della fase monarchica e in tutta l’Europa continentale della 
Restaurazione. Ancor prima, sarebbe stata seguita dagli uomini che a Filadelfia 
stesero nel ​1787 la più antica costituzione scritta in vigore,​ quella americana. 
Un re gli americani non lo avevano e non intendevano certamente darselo dopo 
essersi liberati dalla «tirannia» del re britannico: così pensarono di eleggere un 
presidente. Inoltre, dal momento che essi, non avendo potuto cogliere l’evoluzione 
in corso in Inghilterra, credevano, sbagliando, che il governo di sua maestà fosse 
del tutto separato dal parlamento,​ delinearono in termini di separazione anche 
i rapporti fra quel presidente (nel quale l’esecutivo si identificava) e il 
Congresso (il loro parlamento bicamerale).​ Così vollero che in nessun caso il 
presidente potesse mandare a casa il Congresso e che questo non potesse liberarsi 
del presidente, salvo l’ipotesi di messa in stato d’accusa (impeachment). Tutto ciò, 
per la prima volta, scrissero in un documento solenne, la Costituzione degli Stati 
Uniti, modificabile solo secondo un procedimento assai complesso (dunque 
rigida). Anche per questo la separazione dei poteri è rimasta fino ai giorni nostri 
caratteristica distintiva del governo presidenziale 

● governo parlamentare 

la monarchia costituzionale già nella seconda metà del Settecento e più ancora 
nell’Ottocento, specie dopo la riforma elettorale del 1832, si era evoluta verso 
quello che sarebbe stato chiamato governo parlamentare nella sua versione 
monista, cioè quello nel quale l’indirizzo politico dipendeva ormai solo dal 
rapporto fra governo e parlamento. Il governo parlamentare nella versione 
dualista era invece quello delle origini, nel quale l’indirizzo politico era 
determinato anche dal capo dello stato, cioè dalla corona almeno fino al XX secolo. 
nasce la figura del primo ministro che in epoca vittoriana diviene l’espressione 
del potere politico, anche al di sopra della regina. 

 
 

vedi pag 265 per lo sviluppo storico 

In Europa continentale un’evoluzione simile si verificò attraverso un percorso assai più 


lungo e accidentato nel quale il ruolo delle costituzioni scritte fu decisivo. Il riferimento 
rimase sempre l’ordinamento del Regno Unito quale si credeva di conoscere. Infatti, 
dopo gli sconvolgimenti provocati dalla Rivoluzione francese, l’epoca della Restaurazione 
portò al tentativo di importare la costituzione inglese. Si guardò però ancora alla 
versione monarchico-costituzionale: governo del re separato dalle assemblee 
parlamentari; bicameralismo con una camera di nomina regia; potere legislativo in 
condominio fra corona e parlamento. Ma la borghesia, nel suo sforzo di portare nelle 
istituzioni il primato che ormai stava conquistando nella società, usò la camera elettiva 
per influire anche sul governo di sua maestà, costretto sempre di più a rispondere 
politicamente ad essa. 

● assetto monarchico orleanista 

caratterizzato da un marcato dualismo: nel senso che il governo rispondeva sia al 
re sia al parlamento. Fu un equilibrio, relativamente instabile, che caratterizzò 
altri ordinamenti (fra cui, come vedremo, anche quello italiano), in una fase in cui 
la rappresentanza parlamentare non aveva ancora dietro di sé la forza del 
suffragio universale. A lungo, fino oltre la Prima guerra mondiale, si protrasse la 
convinzione che il vero parlamentarismo fosse necessariamente dualista, cioè 
fondato su due pilastri: la rappresentanza (il luogo dove gli interessi sociali 
contrapposti trovavano chi se ne facesse interprete) da un lato, la corona (simbolo 
dell’unità nazionale e garante degli interessi supremi dello stato) dall’altro. cosi 
rimase per oltre ​mezzo secolo​. 

Fra la Prima e la Seconda guerra mondiale il costituzionalismo conobbe una fase di 
grande fervore: il crollo degli imperi centrali (Germania, Austria-Ungheria) e dell’impero 
russo aveva portato alla nascita di nuovi stati nazionali, i quali si dettero tutti 
costituzioni nuove di zecca. Fu la stagione della ​razionalizzazione del 
parlamentarismo. 

● governo semipresidenziale 

vi furono anche costituzioni che rilanciarono il dualismo: per esempio, dualista fu la 
Costituzione tedesca di Weimar del 1919, e così anche quella finlandese (1919) e, in 
misura più limitata, quella austriaca (con le modifiche del 1929 al testo del 1920). Esse 
erano caratterizzate dal fatto di avere sia i caratteri del governo parlamentare (cioè il 

 
 

rapporto fiduciario governo-parlamento) sia un capo dello stato direttamente elettivo, 


dotato di attribuzioni giuridiche rilevanti, in grado di influire a sua volta sulle scelte 
politiche fondamentali. 

dalla Quarta Repubblica francese alla Quinta Repubblica (dal 1958): vista a tanti anni di 
distanza, fu quasi un ripensamento rispetto alle soluzioni del 1946. Queste erano state 
nel segno di un parlamentarismo monista fondato sulla prevalenza dell’assemblea 
rappresentativa e sul ruolo dominante dei partiti, e non sulla prevalenza del circuito 
corpo elettorale-primo ministro (come nel parlamentarismo monista inglese). Così la 
Quarta Repubblica aveva riprodotto lo schema proprio della Terza che l’aveva preceduta 
fino all’invasione tedesca (1875-1940). Invece la soluzione voluta dal generale Charles de 
Gaulle, dodici anni dopo, fu marcatamente dualista: al vertice dell’esecutivo si stabiliva 
una ripartizione d’influenza fra presidente della Repubblica e primo ministro. Fu 
proprio guardando ad essa che si cominciò a parlare di governo semi-presidenziale, 
sottolineando il forte ruolo del presidente (oltretutto, dal 1962 eletto direttamente dal 
popolo). 

Successivamente si è assistito, soprattutto in Europa orientale, a un ritorno a soluzioni 


dualiste, con un ruolo incisivo e politicamente rilevante affidato al capo dello stato 

le forme di governo 
da un punto di vista 
giuridico la forma 
di governo dipende 
dagli organi 
costituzionali, dai 
loro rapporti e dal 
potere che la 
costituzione e le 
leggi affidano loro. 
l’attenzione si è 
rivolta 
principalmente 
verso gli aspetti 
strutturali e 
formali. vi è da dire 
che nel loro 
effettivo operare le 

 
 

forme di governo sono fortemente condizionate dal sistema partitico e dalla cultura 
politica del paese, risultando concretamente in qualcosa di molto diverso da quello che 
formalmente dovrebbe essere. 

pag 272, 273 per descrizioni e approfondimenti dei sistemi europei 

profili storici delle forme di governo in italia 


● monarchia costituzionale​ l’ordinamento del regno di Sardegna nacque nel 1948 
con lo statuto albertino che presentava i tratti giuridici della monarchia 
costituzionale. i presidenti del consiglio di nomina regia si avvalsero dell’appoggio 
delle assemblee per contrastare le intromissioni regie. dall’altra parte si resero 
conto che un appoggio della monarchia poteva garantire protezione e stabilità da 
quelle fazioni parlamentari frazionate e disturbanti. nei momenti di crisi la 
corona scelse presidenti tra i suoi fedelissimi (pelloux, badoglio) e spesso di rango 
militare, quindi a loro subordinati. il re ebbe sempre l’ultima parola sulla 
designazione dei ministri e sulle politiche estere e militari. fino all’avvento del 
fascismo, il governo fu di tipo parlamentare dualista. 

● governo parlamentare monista/dualista? ​Questa visione dualista riemerse 


anche in Assemblea costituente nel 1946-47. Qui vi furono forze politiche, 
maggioritarie, convinte che la forma di governo dovesse orientarsi in senso 
marcatamente monista (con i partiti come fattore trainante e unificante del 
rapporto governo-parlamento); ma anche altre che volevano fare del presidente 
della Repubblica la figura di riferimento in grado di sopperire, ove necessario, alle 
temute carenze del sistema partitico. Le seconde, pur minoritarie, pensavano a un 
dualismo ancora più accentuato e ottennero che al capo dello stato fossero 
attribuiti importanti poteri. Siccome peraltro la controfirma ministeriale sarebbe 
stata prevista per tutti gli atti presidenziali, si crearono le premesse di 
un’ambiguità di fondo L’esperienza avrebbe insegnato, col tempo, che non si 
trattava comunque di poteri trascurabili: in particolare, per quel che interessa 
qui, il potere di nomina del presidente del Consiglio e il potere di sciogliere le 
Camere, entrambi in grado di condizionare struttura e funzionamento del 
governo parlamentare. Come si vedrà, essi possono essere esercitati in modo più o 
meno incisivo a seconda del contesto politico e dello stato dei rapporti fra i partiti. 
Quando questi rapporti sono particolarmente difficili, il ruolo del presidente della 
Repubblica si allarga a dismisura, svelando le potenzialità dualiste implicite nel 
sistema. la frammentazione politica degli anni 60-70 (​rimando a pagg. 276/277) 
portarono alla creazione di un​ governo a direzione plurima dissociata. 

 
 

● nella seconda metà degli anni 70, avvertendo la presenza di una crisi della forma 
di governo, si tentò di invertire la sua tendenza degenerativa attraverso 
appropriate riforme.Governabilità e stabilità cominciarono a essere percepite 
come condizioni indispensabili di sviluppo, difficilmente compatibili con il 
governo a direzione plurima dissociata di cui s’è parlato. Nella dimostrata 
indisponibilità dei partiti dell’epoca a innovare le istituzioni, si avviò un tentativo 
di riforma fondato sugli strumenti giuridici che si potevano rinvenire in 
Costituzione, usati per così dire ai limiti delle loro potenzialità. Si fece così ricorso 
alla strategia dei referendum popolari per costringere il parlamento dei partiti a 
cambiare, partendo dalla regola base della politica nelle democrazie 
rappresentative, tanto più se parlamentari: il sistema elettorale. Trasformando in 
maggioritario il sistema proporzionale su cui quella forma di governo si era 
fondata.La logica della competizione politica è così diventata decisamente 
bipolare, sia pure fra resistenze mai del tutto superate.Una somma di ulteriori 
fattori, alcuni già delineatisi in precedenza, hanno concorso nel contempo a 
rafforzare la figura del presidente del Consiglio come mai era avvenuto prima: a) 
il costante raffronto con gli altri ordinamenti simili al nostro; b) l’esigenza di dare 
all’azione di governo la necessaria continuità e stabilità d’indirizzo; c) la 
legislazione sulla presidenza del Consiglio (la ​l. 400/1988​); d) il ruolo cruciale del 
presidente del Consiglio in sede europea; e) l’accentuarsi della personalizzazione 
delle campagne elettorali, culminata prima con l’inserimento dei nomi dei 
candidati a presidente del Consiglio nei simboli delle coalizioni sulle schede 
(Berlusconi-Rutelli nel 2001), poi nell’indicazione formalmente prevista dalla ​l. 
270/2005​ del «capo della coalizione» (Prodi-Berlusconi nel 2006, 
Berlusconi-Veltroni nel 2008); f ) l’affermarsi alle elezioni, per ben tre volte (1994, 
2001, 2008), di maggioranze guidate da un leader particolarmente influente, Silvio 
Berlusconi, riconosciuto quale capo indiscusso del suo partito e della coalizione. si 
delinearono perciò dei governi di legislatura a direzione monocratica messi in 
crisi dal 2011 in poi dalla caduta di berlusconi. Bocciata dagli elettori la riforma 
costituzionale del 2016 che avrebbe limitato il rapporto fiduciario alla sola 
Camera dei deputati, si è tornati a un sistema elettorale prevalentemente 
proporzionale. Tale sistema, insieme alla conferma nelle elezioni del 2018 
dell’assetto tripolare già emerso cinque anni prima, ha riproposto la difficoltà di 
dar vita a una maggioranza. Si addiveniva infatti alla formazione del primo 
governo della legislatura dopo uno stallo durato 89 giorni. 

 
 
 

cap.10 la sovranità popolare 


Il 2° comma dell'ART. 1 recita che la sovranità appartiene al popolo, il termine 
“appartiene”è molto importante e significa che : 

● il popolo è titolare in senso giuridico della sovranità 

● il popolo mantiene il possesso della sovranità 

● il popolo NON può trasferire la sovranità ad un singolo 

il popolo costituisce la fonte di legittima​zione di ogni potere costituito. Alcuni poteri 


riconosciuti dalla costituzione sono affidati a quella parte di popolo cui viene 
riconosciuto il diritto di voto. 

COSA SI INTENDE PER POPOLO 


il popolo è l'insieme di persone accomunate dalla CITTADINANZA. La popolazione è 
invece è l'insieme di tutte le persone che si ritrovano in un determinato momen​to entro i 
confini territoriali di una NAZIONE. Il VINCOLO di CITTADINANZA garantisce uno status 
giuridico da cui derivano diritti e Doveri politici (ART. 48-54). Si ritiene invece che gli art 
13-47 possano applicarsi a tutta la popolazione 

IL VOTO 
del diritto di voto tratta l'art. 4 8, il quale stabilisce: 

● possono votare i maggiorenni (dal 1975 è 18 anni) 

● per il senato l'elettorato attivo è a 25 anni 

● specifiche limitazioni al diritto di voto possono essere disposte per "indegnità 


morale" o "incapacità civile" 

● il voto è dovere civico tutelato da una serie di garanzie fondame​ntali 

● l'esercizio del voto all'estero è disciplinato informe speciali 

VEDI PAGG 284,285, 286,287

LE GARANZIE DEL VOTO 


Il voto è: 

 
 

● PERSONALE 

● UGUALE 

● LIBERO 

● SEGRETO

IL POPOLO ELEGGE 
La democrazia prevista dalla costituzione è rappresentativa. Il corpo elettorale esprime 
le proprie preferenze tramite l'elezione dei suoi rappresentan​ti. Nel nostro ordinamento 
avviene l'elezione di:

● membri del parlamento europeo


● deputati e senatori
● presidenti delle regioni e consiglieri regionali
● sindaci e consiglieri comune

100. 000 cariche elettive 5 livelli di governo


Il complesso normativo che si occupa delle elezioni dalla A alla Z è detto LEGISLAZIONE
ELETTORALE, della quale il sistema elettorale è solo una piccola parte [pag 2883

SISTEMI ELETTORALI, concetti GENERALI 


la FORMULA ELETTORALE consiste nel meccanismo utilizzato per tradurre in seggi il 
moto del corpo elettorale 

● elezione di ORGANI MONOCRATICI 

○ maggioranza relativa (first past the post) utilizzato per i comuni sotto i 
15.000 abitanti 

○ maggioranza assoluta presenza di un quorum 

○ esito comunque maggioritario  

● ELEZIONE di organi COLLEGIALI 

○ formule maggioritarie​ a) ​plurality​, il seggio è vinto da chi ottiene più 


voti in ciascun collegio uninominale (37 % dei deputati e sen) b) ​majority, 
a doppio turno, accede al secondo turno chi nel collegio ottiene la metà più 

 
 

uno dei voti. Se nessuno lo raggiunge si consegue un ballottaggio tra i 


primi, per passare poi alla seconda fase di elezione  

○ formule proporzionali, ripartiscono i seggi da assegnare in proporzione ai 


voti ottenuti da ciascun partito. le formule matematiche per ripartire i 
seggi sono diverse come anche lo sono i risultati. Per eliminare la 
frammentazione si può stabilire una soglia di sbarramento 

rimando a libro delle superiori 

LE ELEZIONI PARLAMENTARI  
La costituzione non prevede la formula elettorale da utilizzare, che è lasciata alla gavotta 
del legislatore. Questa è la cronologia delle formule elettorali Italiane dal 1948 ad oggi: 

● 1948, due formule proporzionali 

● 1953, introduzione del premio di maggioranza per per la coalizione della camera 
rhe avreste ottenuto la metà + 1 dei voti 

● dal 1958 al 1992, ritorno alla formula originaria 

● 1993 , %, dei seggi ripartiti in altrettanti collegi uninominali. per formula 


maggioritaria, il restante per formula proporzionale la soglia di sbarramento era 
fissata al 4% 

● 2005, introduzione di una legge proporzionale con premio considerata illegittima 


dalla corte , quindi sostituita 

● 2015 introduzione di una nuova legge per la camera, mai applicata 6' per la 
camera, 4' per il senato) 

Vedi pdf file​:///C:/Users/asus/Downloads/LEGGI-ELETTORALI.pdf  

la legge del 2005 


non esiste un modello di sistema elettorale imposto dalla Costituzione: il Parlamento può 
scegliere il sistema che ritiene più idoneo. Essa ritenne tuttavia che dall’ordinamento 
costituzionale si dovessero ricavare alcuni principi che vincolerebbero la discrezionalità 
legislativa in questa materia. la corte dichiarò inconstituzionale: 

● il premio di maggioranz​a, a causa dell’assenza di una soglia minima di voti per 


competere alla sua assegnazione. Secondo la Corte, un siffatto meccanismo era 
«tale da produrre un’alterazione profonda della composizione della 
rappresentanza democratica»: se il legislatore decide per un sistema a base 

 
 

proporzionale non può poi tradire le legittime aspettative degli elettori con 
meccanismi che ne snaturino la logica di funzionamento. 

● l’individuazione dei candidati tramite lunghe liste bloccate,​ viene così 


reintrodotto il voto di preferenza per l’ultima volto usato alla camera nel 93, e mai 
utilizzato al senato 
○ Per  liste  bloccate  si  intende  ​una  modalità  di  voto  e  di  scelta  dei  candidati  basata  su  liste, 
appunto,  bloccate.  La  lista  che  si  presenta  all’elettore  si  definisce  bloccata  poiché  non 
prevede  un  voto  di  preferenza.  Le  posizioni  all’interno  di  ciascuna  lista  vengono  stabilite 
dai  partiti  e  l’elettore  esprime  la  sua  scelta  verso  un  partito  (o  lista)  e non verso un singolo 
candidato.  I voti espressi dagli elettori vengono ripartiti proporzionalmente all’interno della 
lista  stessa.  Per  chiarire  è  utile  fare  un  esempio:  se  in  una  circoscrizione  vengono  eletti  10 
candidati  per  la  lista  A questi verranno selezionati in base alla posizione in cui sono inseriti 
nella  lista,  partendo dal numero 1 fino al numero 10. Ragion per cui, è molto probabile che i 
partiti  inseriranno  nelle  prime  posizioni  i  candidati  più  forti  elettoralmente  (per  attrarre 
voti)  o  quelli  a cui deve essere assicurato un posto in Parlamento. Tramite la lista bloccata il 
potere  di  scelta  dell’elettore,  nella  selezione  dei  candidati,  si  riduce  a  vantaggio  di  quello 
delle  segreterie  di  partito  che  decidono  le  posizioni  in  lista.  Naturalmente,  più  è  lunga  la 
lista  minore  è  la  possibilità  per  l’elettore  di  riconoscere  i  candidati.  Per  intenderci,  con  le 
liste  bloccate  il  voto  viene  dato  ad  una  lista  di  partito  e  non  ad  un  candidato.  A​ll’opposto 
delle  liste  bloccate  troviamo  i  collegi  uninominali.  In  questo caso a differenza delle liste 
troviamo  i  singoli  candidati.  Infatti,  per  collegio  uninominale  si  intende  un  collegio  in  cui 
ogni  partito  (o  lista)  presenta  un  candidato  (per  questo  uninominale a differenza delle liste 
che  sono  plurinominali).  Al  di  là  della  maggioranza  necessaria  per  vincere  un  collegio 
(relativa  o  assoluta),  è  importante  focalizzarci  sulla  modalità  di  scelta  in  mano  all’elettore 
che  non  vota  più  una  lista  di  candidati  ma  una  persona.  Il  potere  di  selezione  dei partiti si 
riduce  a  vantaggio  dell’elettore,  poiché  sarà premura delle segreterie dei partiti inserire nei 
collegi  dei  candidati  credibili  e legati al territorio (saranno i candidati che ci “metteranno la 
faccia”).  Un  problema  legato  ai  collegi  uninominali  può  risiedere  nella  formazione  degli 
stessi.  Infatti,  nel  ritagliare i collegi si deve evitare la pratica del Gerrymandering (dal nome 
del  governatore  del  Massachussets,  Gerry,  che  nel  1812  disegnò  un  collegio  su  misura  per 
includere  i  suoi elettori e disperdere quelli dei suoi avversari), ovvero la creazione di collegi 
ad  hoc  disegnati  per  favorire  una  forza  politica  a  discapito  di  un’altra.  Infine,  ci  sono  le 
preferenze.  Anche  in  questo  caso  siamo  di  fronte  ad  una  lista  di  candidati selezionati 
dai  partiti. A differenza della lista bloccata viene data all’elettore la possibilità di esprimere 
preferenze  multiple  (verso  più  di  un  candidato)  o  una  preferenza  unica  (verso  un  solo 
candidato).  Nel  contesto  italiano  l’uso  delle  preferenze  multiple  ha  assunto  delle  forme 
degenerate,  basti  pensare  all’utilizzo  che  ne  hanno  fatto  le  organizzazioni  criminali  per 
spostare  e  controllare  interi  pacchetti  di  voti  su  candidati  da  loro  prescelti,  l’uso  che  ne 
hanno  fatto  i  partiti  per  controllare  i  votanti  (nella  cd.  Prima  Repubblica,  le  preferenze 
potevano  essere  espresse  anche  con  il  numero  d’ordine  del  candidato  nella  lista  e  le  varie 
combinazioni  dei  numeri che venivano espresse servivano ai partiti per certificare il voto) e 
le  lotte  intrapartitiche  che  si  sono scatenate tra le diverse correnti (soprattutto nella DC). Le 
preferenze,  insomma,  da  strumento  di  scelta  in  mano  all’elettore  si  sono rivelate un mezzo 

 
 

per  generare  correnti  e  malaffare.  Anche  per  questo  nel  1991,  tramite  referendum,  si  è 
cercato di limitarne l’uso (o l’abuso), introducendo la preferenza unica. 

la legge elettorale del 2015 

la legge elettorale del 2015 era una legge proporzionale di tipo majority assouring. Essa 
riguardava solo la camera, nella prospettiva di una modificazione del bicameralismo 
perfetto poi bocciato dal referendum del 2016. viene introdotto un quorum per i premi di 
maggioranza (40%) con possibile acesso ad esso tramite ballottaggio, vengono vietate le 
liste di coalizione. la corte ha dichiarato anche questa sentenza parzialmente illegittima 
perchè: 

● è illegittimo l’accesso al premio tramite il ballottaggio 


● non si può permettere al capolista, candidato bloccato, eventualmente eletto in 
più collegi di scegliere liberamente il proprio collegio di elezione 

la legge elettorale del 2017 

al 2017, erano rimasti in piedi 2 diversi sistemi elettorali, quello previsto dalla legge del 
2005 per il senato e quello del 2015 per la camera meno le parti eliminate dalla corte. la 
legge 165/2017 ha introdotto un sistema omogeneo per le due camere a parte che per la 
prerogativa del senato di essere a base regionale. 

la formula è prevalentemente proporzionale e per la restante parte maggioritaria. è 


detta ​mista. 

● i seggi sono suddivisi su base di circoscrizioni territoriali. 28 per la camera, 20 


(corrispondenti alle regioni) per il senato. la ripartizione avviene in base agli 
abitanti, sono comunque garantiti 7 senatori. 
● ciascuna circoscrizione è a sua volta divisa in collegi uninominali e collegi 
plurinominali. il numero di collegi uninominali è fissato dalla legge: 116 per il 
senato e 232 per la camera. i collegi plurinominali sono collegi uninominali 
contigui a cui vengono assegnati fra i ⅔ agli 8 seggi. 
● ciascuna forza politica può presentare un suo candidato nei collegi uninominali o 
una lista di candidati nei collegi plurinominali. può congiungersi con altre forze 
politiche formando una coalizione. le liste collegate devono presentare lo stesso 
candidato nei collegi uninominali 
● le liste nei collegi plurinominali sono formate da un minimo di 2 ad un massimo 

 
 

di 4 candidati. si può essere candidati in un massimo di 5 diverse liste. non si può 


essere candidati a più di un collegio uninominale. ci si può candidare in un 
collegio uninominale e contestualmente in uno o più collegi plurinominali. 
● sulla scheda è riportato il nome del candidato nel collegio uninominale e al di 
sotto il suo simbolo o i suoi simboli, se in coalizione,  

pag 299 per approfondimento  

elezioni regionali 
in base all’art 122 la competenza in materia di elezioni regionali spetta alle singole 
regioni. la legge statale di principio prescrive: 

● la formazione di una formula che agevoli la formazione e la stabilizzazione di una 


maggioranza assicurando la rappresentanza delle minoranze 
● contestualità delle elezioni del presidente del consiglio e della giunta regionale 

mentre si lavorava alle singole forme elettorali, è stata applicata il sistema elettorale 
previsto dalla legge statale transitoria. essa prevedeva: 

● elezione diretta del presidente della giunta in un solo turno 


● assegnazione della maggioranza dei seggi del consiglio alle forze politiche che lo 
appoggiavano 

le leggi ad oggi in vigore possono essere considerate di tipo majority assouring 

Le elezioni comunali
La registrazione degli enti locali è materia esclusiva dello stato (ART. 1171 L'ELEZIONE 
DIRETTA DEL SINDACO viene introdot​ta nel 1993, le norme si trovano nel TUEL. 2 
possibili procedimenti: 

● COMUNI CON PIÙ di 15000 abitanti 

○ scheda unica per eleggere sindaco e consiglieri. la scheda è divisa in 2 


parti, una per il sindaco ed una per la lista. Sindaco e lista sono collegati. È 
permesso il voto disgiunto. 

○ per essere eletto sindaco devi raggiungere la maggiora​nza assoluta, se ciò 


non accade si passa al SECONDO TURNO di BALLOTTAGGIO fra i 2 
candidati più votati. 

○ il sindaco eletto garantisce almeno il 60 % dei seggi consiliari , il restante va 


alle minoranze (si utilizza LA FORMULA DEL DIVISORE D'HONTE) la voglia 

 
 

di sbarramento è al 3% 

● Nei COMUNI CON MENO di 15.000 ABITANTI 

○ ogni candidato è collegato ad una sola lista, non è permesso il voto 


disgiunto. vince chi prende più noti, al primo turno 

elezioni europee 
è l’elezione che più si avvicina ad una formula rappresentativa pura, consentendo fino al 
2009 di ottenere un seggio anche chi ricevesse meno dell’ 1% 

● i seggi sono 76 da ripartire in 5 grandi giurisdizioni pluriregionali 


● in ciascuna circoscrizione i candidati di un sesso non possono superare il 50% e i 
primi due devono essere di sesso diverso 
● si applica la formula ​del quoziente più alto e dei più alti resti ​a livello nazionale 
con soglia di sbarramento al 4% 
● l’elettore può esprimere fino a 3 preferenze per candidati di sesso diverso 

legislazione elettorale di contorno 


tutto ciò che non attiene alla legge elettorale in sè, ma che è comunque rilevante al fine 
delle votazioni 

● la presentazione delle liste ha l’obbligo di sottoscrizione da parte di una 


percentuale minima di popolazione rapportata al corpo elettorale della 
circoscrizione. le maglie sono state così tanto allargate da essere necessaria solo la 
prima volta che una lista si presenta 
● la responsabilità delle diverse fasi del procedimento elettorale sono affidate in 
parte al ministero degli interni, in parte ai comuni, in parte a organi istituiti per le 
elezioni 
● qualora si disputi di diritti (elettorato attivo, elettorato passivo) è competenza del 
giudice ordinario. in ordine ad eventuali contestazioni riguardanti il 
procedimento elettorale occorre distinguere tra elezioni politiche ed altri tipi di 
elezioni. se riguardano la prima, per salvaguardare l’autonomia delle camere, la 
competenza è affidata al parlamento. se concerne l’esclusione di una lista o di 
candidati, allora ci si rifà alla corte di cassazione. per le altre elezioni ci si affida al 
giudice amministrativo 
● la propaganda elettorale è disciplinata dalle leggi del 1956 e del 1963.prevede 
norme che regolano la propaganda attraverso tutti i mezzi di comunicazione. è 
prevista un’equa ripartizione delle affissione dei manifesti. regola anche il 

 
 

silenzio elettorale nella giornata precedente e nel giorno stesso delle elezioni 
● una legge del 2000 disciplina la parità di accesso ai mezzi di informazione. essa 
limita fortemente gli spot in tv 

va specificato che in particolare la parte concernente la propaganda è tarata sui mezzi di 
informazione di massa e non prende in considerazione internet. 

leggi focus su par condicio 

il referendum  
il referendum istituzionale ha dato vita alla repubblica come la conosciamo oggi, sono 
stati presi in considerazione vari tipi di referendum nell’ambito della costituente. il 
referendum costituisce un quesito presentato al corpo elettorale in forme varie e risultati 
diversi.possono essere consultivi o deliberativi. la caratteristica dei referendum è di 
essere un ​gioco a somma zero 

referendum  referendum abrogativo  referendum relativi  referendum 


costituzionale  a modificazioni  regionali o  altro 
territoriali  locali  referendum 

confermativo  legislativo  legislativo    di indirizzo 

può essere  consiste nel sottoporre  ● se il risultato  provvedimenti  fu considerato 


richiesto entro  al corpo elettorale una  è favorevole  relativi  una tantum. 
tre mesi dalla  legge che verrà, in caso  alla fusione  all’amministra venne indetto 
pubblicazione  di risposta positiva,  di più  zione della  nel 1989 per 
di una legge  abrogata nel suo intero  regioni esso  regione sono  conferire al 
costituzionale  o nelle parti  si traduce in  materia  parlamento 
nel caso in cui  specificate. ai sensi  una ​legge  esclusiva  europeo il 
essa non abbia  dell’art 75 sono  costituziona dell’amministr mandato 
raggiunto la  inammissibili i  le  azione locale.  costituente 
maggioranza  referendum avente  ● se il risultato  è possibile un 
dei ⅔ ma solo  materia:  è positivo al  referendum 
quella della  ● leggi tributarie  distaccament confermativo 
metà più 1 dei  ● leggi di bilancio  o di una  per gli statuti 
componenti  ● leggi di amnistia  provincia da  delle regioni 
o indulto  una regione  ordinarie 
● leggi di  per 
autorizzazione  agganciarsi 
di ratifica ai  ad un altra 
trattati  esso si 
internazionali   traduce in 

 
 

● le leggi  legge 
costituzionali o  ordinaria 
formalmente 
costituzionali 
● le leggi a 
contenuto 
costituzionalme
nte vincolato 
● le leggi con 
contenuto 
comunitariame
nte vincolato 
● gli atti legislativi 
ordinari aventi 
forza passiva 
rinforzata 
● le leggi collegate 
strettamente a 
quelle escluse 
dall’art 75.2 
● le leggi 
obbligatorie o 
necessarie in 
generale 

● ⅕ dei  ● 500.000 elettori       


compone ● 5 consigli 
nti della  regionali 
camera o  perchè l’esito sia 
del  positivo è previsto un 
senato  quorum strutturale 
● 500.000  della metà +1 
elettori 
● 5 consigli 
regionali 

leggi pag 308  310+316...+​https://www.pandoracampus.it/doi/10.978.8815/353009/_32_339   

 
 

il popolo che partecipa 


l’art 49 è dedicato all’associazionismo a fini politici. il partito moderno sorse alla fine 
dell’800 e si affermò come partito di massa nel 900. il primo modello di partito fu quello 
socialdemocratico tedesco. la fine del fascismo segnò l’affermazione della pluralità 
partitica sulla quale si fondò la nostra costituzione. 

la natura giuridica dei partiti nel nostro ordinamento è sicuramente quella della 
formazione sociale tutelata dall’art 2, pur essendo di fatto delle semplici associazioni, 
esse ricoprono un ruolo rilevante ai fini della funzionalità stessa dell’ordinamento 
costituzionale. 

l’art 49 ha come destinatari i ​cittadini​, bisogna sottolineare 2 aspetti: 

● non sono i partiti che concorrono a determinare la politica nazionale, sono bensì i 
cittadini che prendono parte a questa funzione sovrana di indirizzo. 
● il concorso alla determinazione della politica nazionale deve avvenire in maniera 
democratica 

la “maniera democratica è stata ampiamente discussa in quanto non è chiaro cosa 


significhi. seguendo la discussione dei costituenti si comprende che ciò he si vuole 

 
 

tutelare, non sono tanto le organizzazioni interne, quanto i rapporti esterni tra partiti. 
nel caso in cui il legislatore o la magistratura fossero stati legittimati a questionare le 
scelte interne del partito si sarebbe parlato di “​democrazia protetta”. ​es pag 320. unica 
eccezione è la riorganizzazione del partito fascista. alcuni controlli di natura meramente 
finanziaria sono stati introdotti per controllare i ​finanziamenti pubblici delle attività 
dei partiti. ​nonostante l’esito negativo del referendum del 1993 riguardante tali 
finanziamenti, varie leggi avrebbero poi contribuito ad aumentare tali finanziamenti 
denominati ​rimborsi​ ma che di rimborsi ben poco hanno. alcune inchieste giudiziarie 
hanno portato ad una generale riforma dei finanziamenti alla politica fino ad abolirli del 
tutto nel 2017. 

in base al d.l 149/2013, i partiti si finanziano: 

● attraverso contribuzioni volontarie fiscalmente agevolate, non si possono donare 


più di 100.000 euro l’anno 
● attraverso contribuzioni indirette sulla base delle scelte dei cittadini, 2x1000 

dopo il 2012 il controllo e la rendicontazione sono diventati sostanziali affidandoli ad 


una commissione di 5 magistrati con sede alla camera dei deputati (3 della corte dei 
conti, 1 della corte di cassazione e 1 del consiglio di stato). ​commissione per la garanzia 
degli statuti e la trasparenza e i controlli dei rendiconti dei partiti politici. 

focus 10.4 

altri istituti di partecipazione politica 


la petizione​ è uno degli istituti più antichi di rapporto tra cittadini/sudditi e stato, è stata 
mantenuta nell’art 50 della costituzione. si parla di petizioni per chiedere provvedimenti 
legislativi o esporre comuni necessità.  

l’iniziativa legislativa popolare ​è prevista dall’art 71.2 della costituzione. il 


procedimento è disciplinato dalla legge sui referendum che prevede un periodo di 6 mesi 
per la raccolta delle firme degli elettori 

cap 11 il parlamento 
la nascita del parlamento moderno risale al 1701, anno in cui il parlamento britannico 
conquistò il potere di decidere chi sarebbe successo al trono. il parlamento diventa 
sovrano. già da 3 secoli si era affermato il bicameralismo. nel corso del settecento acquisì 
il potere di influenzare la scelta del primo ministro sottraendo progressivamente poteri 
alla corona. l’allargamento nell’800/900 all’universalità del suffragio mutò anche il grado 

 
 

di rappresentatività della società che prima era fortemente limitata. il parliament act del 
1911 ridimensionò l’importanza della camera dei lord e sancì la rilevanza della camera 
dei comuni… 

la composizione del parlamento italiano  


incolla schema 

l’elezione 
avviene tramite i sistemi elettorali descritti nel cap. precedente, tranne che per 2 
eccezioni: 

● i senatori a vita  

sono gli ex presidenti più 5 a nomina presidenziale, è previsto che essi siano in 
tutto 5, non che ogni presidente ne possa eleggere 5 (art 59 cost) 

● gli eletti nelle circoscrizioni estere 

sono sottratti dai 630 deputati e 315 senatori, 12 dep e 6 sen i cui seggi verrano 
affidati secondo i voti degli italiani all’estero. 

il parlamento in seduta comune 


il parlamento si riunisce in seduta comune nell’aula della camera dei deputati peri 
seguenti motivi previsti dalla costituzione: 

● elezione del presidente della repubblica​ in concorso con i delegati regionali (art 
83) assiste al suo giuramento (art 91) e lo può mettere in stato di accusa (art 90) 
● elezione di ⅓ dei componenti del consiglio superiore della magistratura (​art 
104) 
● elegge ⅓ dei componenti della corte costituzionale ​(art 135) 

organizzazione e funzionamento delle 2 camere 


sono disciplinate da fonti costituzionali e da fonti di autonomia parlamentare. il 
complesso di tali disposizioni e delle consuetudini formano quello che viene chiamato 
“Diritto parlamentare” 

le regole fondamentali del diritto parlamentare possono essere ritrovate in costituzione: 

● art 63, ciascuna camera elegge il suo presidente e ufficio di presidenza 


● art 64, ciascuna camera adotta il proprio regolamento a maggioranza assoluta dei 

 
 

componenti. organizzazione e funzionamento sono sotto ​riserva di regolamento 


parlamentare, ​in modo da garantire l’indipendenza dall’altra camera 
● art 64, le sedute ​sono sempre pubbliche tranne per quelle per cui è stata 
deliberata la seduta segreta​. per ogni seduta vengono redatti i resoconti in 
forma sintetica e in forma integrale. 
● art 64, le decisioni sono di norma assunte con quorum funzionale della 
maggioranza dei presenti (​maggioranza semplice)​ che deve comunque 
raggiungere il quorum strutturale della metà +1 

lo status del parlamentare  


caratteristiche  

● incompatibilità ​come previsto dall’art 65, la legge vieta di mantenere 2 cariche 


contemporaneamente. le cariche incompatibili sono contenuti nella legge del 
1953, alcune sono elencate nella costituzione stessa. chi incorre nella situazione di 
incompatibilità è tenuto ad optare per una delle 2 cariche 
● ineleggibilità ​come previsto sempre dall’art 65, vieta, in ragione della carica o 
dell’ufficio ricoperto o che è stato ricoperto entro i termini di legge dalla persona 
di candidarsi. l’elenco delle cariche ineleggibili è stabilito da un decreto 
presidenziale 
● incandidabilità, ​non prevista dalla costituzione ma introdotta inizialmente nel 
1990 per le elezioni regionali e provinciali, poi estesa anche a quelle parlamentari 
dalla legge severino. l’incandidabilità non può essere rimossa dal candidato e 
deriva dalla legge. vi incorre chiunque abbia ricevuto condanna definitiva ad una 
pena di almeno 2 anni per reati di particolare allarme sociale o per delitti non 
colposi per i quali sia previsto il minimo edittale di 4 anni. l’incandidabilità dura 
almeno 6 anni ed è aumentata ad 8 se riguarda reati connessi al mandato 
elettivo​. se decorre durante una carica già in atto spetta decidere alle camere se 
dichiarare decaduto il parlamentare ​(verifica dei poteri, art 66 cost).  

status giuridico 

● il divieto di vincolo di mandato (art 67) ​il parlamentare rappresenta l’intera 


nazione e non risponde ad altro che alla propria coscienza  
● l’indennità​ la costituzione, all’art 69, riconosce il professionismo politico e 
garantisce un’indennità commisurata dall’ufficio di presidenza di ciascuna 
camera entro un tetto stabilito per legge. ad esso si aggiungono svariati benefici 
● le immunità, ​art 68, sono state pensate per tutelare la figura del parlamentare dal 

 
 

potere regio. oggi garantiscono la libera professione del parlamentare e limitano 


le ingerenze del sistema giudiziario: 
○ insindacabilità art 68​ per come votano e per ciò che dicono nell’esercizio 
delle loro funzioni i parlamentari non possono essere chiamati a 
rispondere. ove sorga contestazione durante un processo, il giudice ha 
l’obbligo di rifarsi alla camera di appartenenza. 
○ inviolabilità art 68 ​i parlamentari non possono subire alcuna forma di 
limitazione della libertà personale, di domicilio e di comunicazione a meno 
che la camera di appartenenza non lo autorizzi. a ciò sono poste delle 
eccezioni: 
■ il parlamentare è colto in flagranza di un reato per il quale è 
previsto l’arresto 
■ il caso in cui abbia subito una condanna detentiva passata in 
giudicato  

gli organi delle camere 


le due camere si compongono in modi analoghi seppur sulla base dei propri autonomi 
regolamenti 

● il presidente 

rappresenta la camera all’esterno e assicura il corretto ed ordinato 


svolgimento dei suoi lavori e dell’amministrazione. è coadiuvato da alcuni 
vicepresidenti e per le questioni amministrative dai questori. viene eletto a 
maggioranza qualificata. pag 346!. ​la sua investitura non instaura alcun 
rapporto fiduciario tant’è vero che non esiste nessuno strumento per 
poterne chiedere le dimissioni 

● ufficio di presidenza, consiglio di presidenza (senato) 

composto in modo da rappresentare tutti i gruppi parlamentari, svolge 


compiti amministrativi, compiti attinenti alla disciplina del 
comportamento in aula e compiti di natura politico organizzativa. ha poteri 
normativi per i regolamenti minori 

● conferenza dei capigruppo 

assiste il presidente nell’organizzare i lavori dell’assemblea (programmi, 


odg e calendario delle sedute). delibera all’​unanimità al senato, a 
maggioranza dei ¾ alla camera 

 
 

● le giunte 

sono organi collegiali che svolgono funzioni specifiche. posso essere: 


giunta per il regolamento, giunta delle elezioni, giunta 
dell’autorizzazione a procedere​. le giunte sono presiedute da un 
esponente della minoranza, fatta eccezione per ​il comitato per la 
legislazione, ​presente solo alla camera e composto per la metà di membri 
della minoranza con presidenza a turnazione 

● le commissioni permanenti  

le commissioni sono attualmente 14 per camera suddivise in base 


all’oggetto della loro competenza. come espresso dall’art 72 esse svolgono 
funzioni essenziali e costituzionalmente rilevanti. il loro compito 
principale è quello della stesura del testo base della legge nella fase 
istruttoria ma può anche legiferare, espletando autonomamente l’intero 
processo di formazione della legge. 

● commissioni speciali 

istruisce progetti particolarmenti difficili, a partire dal 2001 in entrambe le 


camere è stata istituita una commissione speciale per l’esame degli atti di 
governo rimasti in carica, con la funzione di espletare le funzioni delle 
commissioni permanenti che vengono formate dopo il voto di fiducia. 

possono essere istituite ​commissioni d’inchiesta art 82 

● commissioni bicamerali  

composte in egual numero da deputati e senatori per svolgere funzioni che 


spettano ad entrambi i rami del parlamento evitando duplicazioni e 
dualismi. due di queste sono previste dall’art 126 cost: ​il comitato per i 
procedimenti di accusa, la commissione per le questioni regionali. 

le altre commissioni sono istituite per legge ed hanno carattere sia 


permanente che temporaneo 

● i gruppi parlamentari 

nati nel parlamento italiano nel 1920 sono espressamente richiamati in 
costituzione. i gruppi organizzano la presenza dei partiti politici nelle 

 
 

camere e possono essere descritti come associazioni di parlamentari. 


ciascun eletto deve, entro un paio di giorni, dichiarare a quale gruppo 
appartiene. al senato la corrispondenza gruppo-partito è obbligatoria, 
unica eccezione è la fusione di gruppi già esistenti. 

il processo legislativo  

  

 
 

le fasi: 

● fase dell’iniziativa 
● fase istruttoria 
● fase deliberativa che si svolge in 3 modi 
● fase della promulgazione 
● fase della pubblicazione 

i 3 processi deliberativi: 

● in sede referente o procedimento normale 

la commissione ha funzione meramente istruttoria, si procede in aula. in 


ambito della commissione vengono valutati tutti gli aspetti del progetto di 
legge, e del progetto tecnico, passando anche attraverso il filtro delle altre 
commissioni. tramite questa discussione si perviene al testo che verrà poi 
inviato all’assemblea alla quale il relatore riferirà del lavoro svolto in 
commissione. 

● discussione generale 
● esame articolo per articolo con votazione e proposta di 
emendamento 
● dichiarazione di voto dei gruppi 
● voto finale 
● procedimento in sede redigente 

la commissione può avere il compito di formulare un testo semidefinitivo, 


che l’aula potrà approvare o no, senza possibilità di modifica 

● procedimento in sede deliberante 

in attuazione di quanto previsto dall’art 72.2 i progetti di legge possono 


essere esaminati e approvati nella commissione stessa. lo stesso articolo 
limita le materie per le quali questo procedimento è applicabile. 

● procedimenti speciali per 


○ trasformazione in legge dei decreti legge 
○ esame dei progetti di legge costituzionale 
○ esame del disegno di legge di bilancio 
○ esame del disegno di legge europea 

 
 

ciclo annuale di bilancio 


la rivoluzione americana fu condotta per rivendicare il principio ​no taxation without 
representation​. il bilancio è ancora una funzione essenziale di tutte le assemblee 
rappresentative che votano il bilancio di previsione (documento di natura contabile 
presentato dal governo che prevede le uscite e le entrate finanziarie del anno successivo) 

l’art 81, riformato nel 2012, detta le disposizioni in materia di bilancio. esso stabilisce 
l’equilibrio tra entrate ed uscite e punta al pareggio di bilancio​, limita perciò il 
ricorso all’indebitamento. è previsto che in ogni legge che prevede un aumento degli 
oneri venga specificatamente motivato il mezzo finanziario utilizzato per farvi fronte. 
nel caso in cui il bilancio non sia approvato entro il 31 dicembre, il parlamento può 
concedere per non oltre 4 mesi l’​esercizio provvisorio​.  

il ciclo annuale di bilancio è disciplinato dalla legge 163/2016 che è andata ad adeguare 
l’ordinamento alle sempre più stringenti richieste dell’unione europea. fra le normative 
dell’unione vanno richiamati i regolamenti n.1175/2011 e n.472/2013: il primo ha istituito 
il semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche ed il secondo il 
calendario di bilancio comune. è perciò sorto un vero e proprio ciclo di bilancio 
coordinato tra italia ed ue.  

● fra gennaio e marzo il bilancio si delinea, dall’unione vengono decise le priorità 


strategiche e gli orientamenti dell’unione 
● entro il 10 aprile il governo sottopone alle camere il DEF su cui ciascuna camera si 
esprime 
● il governo invia il documento entro aprile 
● il governo prepara il rendiconto e presenta il disegno di legge d’assestamento 
entro giugno 
● entro luglio il consiglio dell’unione si si pronuncia sul DEF con possibili 
raccomandazioni e correzioni 
● entro il 27 settembre il governo presenta il nuovo Def che fissa i nuovi obiettivi, 
avendo recepito le raccomandazioni 
● entro il 20 ottobre il governo presenta il disegno legge di bilancio recante la 
manovra di finanza pubblica 
● da fine ottobre a fine dicembre ciascuna camera dedica una seduta per la 
discussione e votazione della legge di bilancio  

 
 

la legge di bilancio si compone di : 

● la prima sezione che riprende i contenuti della ​legge di stabilità​. interviene sulle 
norme che prevedono entrate o uscite o prevedono nuovi interventi, fissa i fondi 
speciali per nuovi interventi legislativi di spesa, calcola la i fondi per il rinnovo 
dei contratti dei pubblici dipendenti. ​contiene tutte quelle disposizioni volte a 
far si che il bilancio corrisponda al DEF aggiornato 
● la seconda sezione contiene il ​bilancio di previsione ​che è pluriennale e 
fotografa la previsione di entrate ed uscite 

https://www.pandoracampus.it/doi/10.978.8815/353009/_36___tab2_12 

la legge di delegazione europea 


con la sentenza la pergola del 1989 è stato istituito un apposito strumento legislativo con 
cui viene assicurato il periodico adeguamento del diritto interno a quello dell’unione. 
tale strumento, simile per certi versi al modello della legge di bilancio, che operava 
annualmente. ciò risultava particolarmente lento. perciò con la legge 234/2012 vengono 
istituiti: 

● Disegno di legge di delegazione europea 


○ deleghe legislative che autorizzano il governo ad attuare le direttive 
○ disposizioni che autorizzano il governo a recepire le direttive in via 
regolamentare per quelle materie senza riserva di legge assoluta 
○ disposizioni che individuano i principi fondamentali nel rispetto delle quali 
le regioni esercitano la propria competenza normativa 
● disegno di legge europea 
○ modifica o abrogazione di leggi dell’ordinamento in contrasto con quelle 
comunitarie a seguito dell’avvio di procedure di infrazione o di sentenze 
della corte di giustizia 

il governo li presenta entro febbraio e di nuovo entro luglio per quel che concerne il 
secondo semestre. 

la procedura di indirizzo 
accanto agli indirizzi espressi dalla legge, le camere concoronno all’indirizzo generale 
attraverso svariati strumenti: 

● quelli che riguardano i rapporti fiduciari ​mozioni di fiducia, di sfiducia e 

 
 

questioni di fiducia 

i documenti o strumenti utilizzati sono: 

● mozioni ​che provocano una deliberazione su qualsiasi oggetto indicando la 


direzione da seguire al governo. quando entrambe le camere giungono alla stessa 
mozione questa assume un valore politico molto forte 
● la risoluzione ​che ha le stesse finalità della mozione ma sorge alla conclusione di 
un dibattito. questo dibattito può nascere ad esempio da comunicazione del 
governo oppure come atto di indirizzo presentato e votato in commissione 
● gli ordini del giorno ad indirizzo del governo​ sono lo strumento di indirizzo più 
blando 

procedimenti di controllo ed informazioni 


● interrogazioni​ consistono in una domanda per iscritto posta al ministro 
interessato al quali il governo risponderà oralmente o per iscritto. il parlamentare 
ha la facoltà di ritenersi soddisfatto o no, argomentando la motivazione. (question 
time) 
● le interpellanze ​servono per venire a conoscenza del perchè il governo ha 
assunto una particolare posizione. possono innescare un dibattito 
● le audizioni​ sono uno strumento in mano conoscitivo in mano alle commissioni. 
richiedono che i ministri vengano a riferire su qualsiasi questione politica o 
amministrativa 
● commissioni d’inchiesta​ previste dall’art 82 che stabilisce che esse debbano 
avere ad oggetto materie di pubblico interesse, siano composte 
proporzionalmente, dispongano degli stessi poteri ed abbiano le stesse tutele 
dell’autorità giudiziaria 

 
 
 
 
 
 
 

 
 

rapporto governo parlamento 

cap 12. il presidente della repubblica 


il presidente della repubblica è la figura che rappresenta l’ordinamento statale nella sua 
interezza, sia all’esterno che all’interno. le funzioni di capo dello stato si sono identificate 
con quelle del sovrano. ad oggi in europa 7 stati sono monarchia i cui eredi però hanno 

 
 

perso ogni forma sostanziale di potere sulla vita politica 

elezione e durata in carica 


il pdr viene eletto dalle camere in seduta comune integrate da 58 delegati regionali (in 
modo da aumentare la rappresentatività della figura come disposto dall’art 87) , così 
dispone l’art 83 cost, il quale richiede tra l’altro una maggioranza qualificata: 

● nelle prime 3 votazioni di ⅔ del collegio 


● dalla 4a in poi la maggioranza assoluta 

i requisiti per essere presidente della repubblica 

● i 50 anni di età 
● diritti politici e civili 
● compatibilità della carica (art 84) 
● nessun limite ai mandati precedenti 

la durata della carica è di 7 anni come espresso dall’art 85, in modo da svincolare il 
presidente dalle assemblee che lo hanno eletto. 

il presidente gode: 

● di un ​assegno ​personale  
● un apparato amministrativo autonomo detto ​segretariato generale della 
presidenza della repubblica 
○ segretario 
○ struttura organizzata di uffici e servizi 

la presidenza per poter amministrare la propria organizzazione interna ha potere 


regolamentare 

nel caso in cui il presidente non possa supplire alle sue funzioni esse passano, attraverso 
l’istituto della ​supplenza​, al presidente del senato della repubblica (art 86). sempre in 
tale articolo è previsto ​l’impedimento permanente​ a causa di malattia o di grave 
impedimento che comporta il ricongiungimento delle camere per una nuova elezione. 
solo 3 volte è intervenuto il caso delle dimissioni, il presidente dimesso diventa 
comunque senatore a vita, a meno che a porvi fine sia stata la corte costituzionale. 

attribuzioni e funzioni del presidente della repubblica 


come disciplinato dall’art 87, il presidente della repubblica ha funzioni di rappresentante 

 
 

dell’unità dello stato. ha perciò funzione di ​garanzia. ​nessuna altra definizione si trova 
nella costituzione, la figura va perciò ricostruita in base alle pratiche che gli sono state 
riconosciute e dalla prassi che si è andata affermando dal 1948 ad oggi. 

al presidente sono affidati poteri importantissimi, ma corollati dall’istituto della 


controfirma ministeriale​ senza la quale gli atti del presidente sono invalidi, art 89. 
come espresso dalla corte nella sentenza 200/2006 la controfirma assume valore diverso 
in base del tipo di atto di cui rappresenta il completamento. ciò giustifica il fatto che 
ciascuno degli 11 presidenti succedutisi dal 1948 abbia intrapreso il mandato con 
maggiore o minore attivismo. oggi è difficile non osservare come il presidente si sia 
affermato in un ​contropotere di influenza​ il quale opera come soggetto autonomo, 
potere politico tra i poteri politici anche se non soggetto pratico ne titolare di un proprio 
indipendente indirizzo 

leggi pagg 392-396 per le prassi dei singoli presidenti 

ecco i poteri che la costituzione da al presidente: 

● rappresentanza esterna, ​il presidente riceve ed ​accredita ​i diplomatici, ​ratifica 


i trattati, ​dichiara ​lo stato di guerra congiuntamente con le camere, effettua visite 
ufficiali all’estero 
● esercizio delle funzioni parlamentari​ ​ ​il presidente nomina fino a 5 senatori a 
vita (art 59) può convocare le camere in via straordinaria (62), indice le elezioni e 
fissa la prima data di riunione delle camere, può inviare messaggi alle camere, 
puo​ sciogliere le camere 
■ per scioglierle deve consultare i due presidenti delle camere il 
cui parere non è vincolante, deve rispettare il semestre bianco. 
vige comunque il principio secondo il quale gli atti del 
presidente devono essere controfirmati per essere validi. 
● funzione legislativa ​il presidente p
​ romulga ​le leggi approvate in parlamento, 
autorizza​ la presentazione alle camere del disegno di legge del governo, ​emana 
gli atti governativi aventi forza di legge 
● funzione esecutiva e di governo nomina ​il presidente del consiglio, accoglie il 
giuramento del governo e ne accetta le dimissioni, ​emana ​gli atti governativi 
aventi forza di legge, ​ha il comando ​delle forze armate e ​presiede ​il consiglio 
supremo di difesa, dispone lo scioglimento dei consigli regionali e le dimissioni dei 
presidenti della regione. 
● esercizio della sovranità popolare​ il presidente indice elezioni e referendum 
● esercizio della giurisdizione costituzionale,ordinaria e amministrativa​ il 

 
 

presidente ​nomina ​un terzo dei giudici della corte costituzionale, ​presiede ​ il 
consiglio superiore della magistratura, ​concede la grazia.  

vi è una palese ambiguità costituzionale, le attribuzioni presidenziali possono avere 


natura estremamente diversa ​vedi pag 386 

lo status del presidente della repubblica 


il presidente, come disciplinto dall’art 90, gode di determinate prerogative. la più 
rilevante è sicuramente ​l’irresponsabilità ​per tutti gli atti compiuti durante lo 
svolgimento delle proprie funzioni, fatta eccezione per 3 reati: 

● alto tradimento​ il presidente si è macchiato di collusione con potenze straniere  


● attentato alla costituzione ​violazione della costituzione tale da mettere a 
repentaglio i caratteri essenziali dell’assetto costituzionale 

il parlamento in sedua comune e la corte rappresentano gli unici giudici degli atti o fatti 
ascrivibili al presidente. il procedimento per far valere la responsabilità del presidente si 
articola in 2 fasi: 

● la prima è intrinsecamente politica e consiste nella ​messa in stato di accusa​ da 


parte del parlamento in seduta comune con voto a maggioranza assoluta 
○ fase istruttoria​ condotta dal comitato parlamentare per l’accusa, organo 
bicamerale cui spetta la prima serie di indagini.  
○ fase della decisione ​tale fase si può concludere con un’​archiviazione per 
manifesta infondatezza ​o con una relazione al parlamento che può essere 
favorevole o contrario all’accusa. la corte può scegliere la ​sospensione 
cautelare​ del presidente dalla sua carica 
● la seconda di caraterre giurisdizionale consiste nel giudizio della corte 
costituzionale integrata da 16 componenti estratti da un elenco di 45 redatto dal 
parlamento 
○ fase istruttoria 
○ fase del dibattimento 
○ decisione 

la sentenza è definitiva e non può essere impugnata, comporta sanzioni civili, 


amministrative e costituzionali; in aggiunta a quelle penali fino alla massima misura 
prevista dalla legislazione vigente.  

 
 

cap 12 il governo  
con il governo si parla spesso di esecutivo. il potere esecutivo riassume tutte le varie 
funzioni del governo che consistono nel porre in essere attività concrete ed effettive in 
attuazione di scelte più generali e di indirizzo. potere esecutivo significa anche 
amministrazione, il governo è al vertice di quella statale. ​amministrare significa 
tradurre continuativamente in decisioni puntuali aventi ben individuati destinatari 
le scelte, che generalmente sono generali ed astratte, del legislatore.​ l’esecuzione 
riconprende perciò un’ampia pluralità di azioni riconducibili alle scelte politiche di 
fondo espresse per via legislativa e non. 

pagg 402 per la storia dello sviluppo del governo moderno 

l’organizzazione del governo 


secondo l’art 92 il governo è composto da un organo collegiale e da una pluralità di 
organi individuali 

● consiglio dei ministri 


● presidente del consiglio leggi pag 405 
● ministri 

la disciplina del governo si trova al titolo III della part II. la costituzione, a parte i 
numerosi articoli che riguardano i rapporti tra il governo e gli altri organi dedidaca 
all’esecuti soltanto 5 articoli. 

l’articolo cruciale è il 95 da leggere insieme alla legislazione sul governo e che 


disciplina i suoi organi: 

● il presidente del consiglio  


○ mantiene l’unità dell’indirizzo politico e amministrativo 
○ promuove e coordina l’attività dei ministri 
○ come predisposto dall’art 92, il suo ​potere giuridico chiave è quello di 
proporre al presidente della repubblica i nomi dei ministri da 
nominare 
○ solo su sua iniziativa può essere posta la questione di fidicia alle camere 
○ controfirma ogni atto deliberato dal consiglio e presenta alle camere i 
disegni di legge d’iniziativa governativa 
○ ha l’alta direzione e la responsabilità dell’informazione e della sicurezza, 
appone il segreto di stato nomina i direttori dei servizi di intelligence 

 
 

○ promuove e coordina l’azione del governo nell’ue ed è responsabile 


dell’attuazione degli impegni  

la ​presidenza del consiglio ​gode di un migliaio di collaboratori , di autonomia contabile 


e di bilancio e di autonomia organizzativa. dal ‘61 ha sede a ​palazzo Chigi 

● il consiglio dei ministri 


○ determina la politica generale del governo 
○ assume tutte le deliberazioni di indirizzo politico 
○ decide: 
■ sugli indirizzi di politica internazionale ed europea 
■ sulla presentazione dei disegni di legge e di tutti gli atti governativi 
■ sulle nomine al vertice delle organizzazioni dell’amministrazione 
statale 
■ sui ricorsi alla corte costituzionale contro una legge regionale o sui 
conflitti di attribuzione delle fonti statali/regionali 
■ sull’annullamento straordinario di atti amministrativi illegittimi 

un regolamento adottato con decreto dal presidente del consiglio disciplina tutto 
ciò che riguarda il consiglio 

● i singoli ministri 
○ costituiscono il vertice del settore amministrativo cui sono preposti 

al momento i ministeri sono 13, ma al momento della formazione del governo 


possono essere nominati altri ministri detti ​senza portafoglio​ a cui vengono 
delegate funzioni normalmente attribuite al presidente del consiglio. hanno il 
diritto di partecipare al consiglio dei ministri. 

● altri organi previsti dalla legge 400/1988 


○ vicepresidenti del consiglio 
○ i sottosegretari di stato del presidente o dei ministri che coadiuvano e ai 
quali possono essere delegate determinate funzioni 
○ segretario del consiglio che verbalizza le sedute del consiglio ed è l’unico 
sottosegretario ammesso 
○ viceministri, individuati dal consiglio dei ministri tra 10 sottosegretari a 
loro viene delegato un intero settore di competenza del ministero 

attualmente il numero massimo di componenti del governo è di 65. 

 
 

formazione e durata in carica del governo 


il governo non ha carica fissa, ma è prassi costante che la possibilità di rinnovo 
dell’esecutivo venga data ogni qual’ volta le camere si sciolgono 

articoli fondamentali per la disciplina della nomina dell’esecutivo sono il 92 ed il 94, 


attualmente è previsto che : 

● consultazioni presidenziali, ​prassi consolidata seppur non presente in alcuna 


forma scritta 
● affidamento dell’incarico alla persona prescelta che accetta l’incarico con 
riserva 
● il presidente incarica il presidente del consiglio dopo che egli ha sciolto la 
riserva ​viene nominato prima della fiducia del parlamento, su proposta 
dell’ultimo il pdr nomina i ministri.è il presidente entrante a controfirmare il 
decreto di nomina 
● giuramento (art 93) 
● il parlamento giudica attraverso una mozione di fiducia tutti gli elementi del 
governo che deve ottenere la maggioranza semplice dei voti+ 

la responsabilità del governo 


il governo è responsabile politicamente difronte al parlamento, ciascuna delle due 
camere può sfiduziarlo proponendo una mozione ad hoc come previsto dall’art 94. le 
camere possono sfiduciare anche un singolo ministro.  

la ​responsabilità civile o amministrativa, ​i componenti del governo rispondono alla 


stregua di coloro che sono preposti a pubblici uffici 

respinsabilità penale ​occore distinguere tra reati commessi dal presidente consiglio o 
dai ministri nell’esercizio delle loro funzioni. questi reati sono detti ministeriali e in base 
all’art 96 è prevista una disciplina speciale. secondotale disciplina: 

● le indagini preliminari sono svolte da un collegio di 3 giudici detto ​tribunale 


ministeriale​, estratti a sorte ogni due anni fra tutti quelli del distretto territoriale 
competente e con almeno 15 anni di anzianità 
● ove il collegio non disponga l’archiviazione ci si rifà alle camere per 
l’autorizzazione a procedere 
● l’autorizzazione può essere negata solo se l’assemblea reputi a ​maggioranza 
assoluta ​che il ministro ha agito per interesse dello stato perseguento l’interesse 

 
 

pubblico 
● ove l’autorizzazione venga concessa, il tribunale del capoluogo del distretto 
competente per territorio è giudice naturale di primo grado 

per quanto riguarda i reati extrafunzionali rimando a pag 417 

come il governo cessa le funzioni 


le funzioni del governo cessano nel momento stesso del giuramento del governo 
successivo. nel caso in cui il governo entri in crisi ​norme di correttezza costituzionale 
impongono che le attività di normale amministrazione continuino ad essere svolte onde 
evitare un irreparabile pregiudizio degli interessi collettivi 

la crisi di governo​ è conseguenza delle dimissioni del presidente del consiglio. si usa 
chiamare ​rimpasto ​la semplice sostituzione di uno o più ministri dimissionari. in 
generale, non è consentita la revoca di uno dei ministri da parte del presidente del 
consiglio ma, ​è consentita la mozione di sfiducia individuale​ da parte delle camere 
anche se è stata utilizzata una sola volta nel 1995 

● crisi parlamentare ​ Solo in caso di approvazione di una ​mozione di sfiducia,​ il 


governo è obbligato a dimettersi. il governo può porre una ​questione di fiducia 
durante una qualsiasi seduta parlamentare. è successo solo due volte a Prodi, per 
il resto la caduta del governo è stata data da dimissione. 
● crisi extraparlamentare​ crisi di governo innescata da fattori esterni e che non 
riguardano il rapporto di fiducia con il parlamento. può essere legata ai rapporti 
con la maggioranza, alla sconfitta subita dal partito di maggioranza in elezioni 
regionali o locali (letta renzi) 
● crisi extrapolitica​ avviene quando la fine di un governo è determinata dalla fine 
della legislatura. le dimissioni in seguito al voto sono da ritenersi una correttezza 
costituzionale anche nel caso la maggioranza non sia variata 

cap.14 governi regionali e locali 


 

la prima legislazione provinciale e locale fu quella del 1865, modificata dal testo unico 
del 1915. la successiva fu quella del 1935, sotto il controllo fascista l’accentramento 
raggiunse i massimi livelli. i sindaci elettivi vennero sostituiti dai podestà, gli enti locali 
divennero gli enti autarchici. nella costituzione viene dedicato il titolo V della parte II 
alle autonomie territoriali. del testo costituzionale si configura uno ​stato regionale, ​che 

 
 

si pone a metà fra uno stato accentrato ed uno stato federale. l’art 5 diventa espressione 
fondamentale di questo incontro tra stato ed autonomie dichiarando l’italia una ed 
indivisibile nel rispetto delle autonomie 

le scelte dei costituenti e la lenta attuazione dell’ordinamento regionale 


le autonomie vennero organizzate in regioni province e comuni (art 114). nel titolo V 
troviamo disciplinate, prima le regioni (115-127) poi le province ed i comuni (128-133). 
alle prime viene affidata competenza legislativa ed la sua disciplina viene fissata in 
costituzione. le tre autonomie vengono poste su posizioni diverse. 

la competenza delle ​regioni ordinarie ​è concorrente e limitata ad un numero ristretto di 


materie elencate all’art 117. le leggi dello stato formano le l​eggi cornici ​entro le quali la 
regione può muoversi autonomamente 

sulle leggi regionali vengono svolti controlli tramite il ​visto governativo​ preventivo su 
ogni legge regionale che verrà poi rinviata al consiglio regionale che la approverà a 
maggioranza assoluta. in materia di ​amministrazione ​erano affidate alle regioni quelle 
materie sulle quali aveva anche competenza legislativa. dalla costituzione era previsto: 

● le regioni avrebbero dovuto esercitare le proprie funzioni amministrative 


delegandole a province e comuni 
● alle regioni veniva riconosciuta autonomia finanziaria nei limiti previsti da leggi 
della repubblica 
● fu fatto espresso divieto alle regioni di ostacolare la libera circolazione dei 
cittadini 
● fu riconosciuta a ciascuna regione autonomia statutaria da approvarsi attraverso 
legge ordinaria (art 121-123) 
● fu istituito un commissario di governo per fare da ponte fra stato e regione 
● gli atti amministrativi della regione furono sottoposti a controlli di legittimità da 
parte dello stato  
● furono previsti una serie di casi in cui il consiglio regionale poteva essere sciolto 
dal pdr 

di fatto, nonostante esse fossero previste in costituzione, come anche le province e gli 
enti locali (art 128) avremmo dovuto aspettare fino al 1970 per la loro attuazione. si 
dovette aspettare fino al 1977 per il concreto trasferimento di funzioni amministrative 
dallo stato alle regioni 

 
 

riforme delle autonomie 


nel 1999 venne varata una sostanziale riforma del titolo V della costituzione riguardante 
le autonomie, venne rafforzata l’autonomia statutaria delle regioni e si introdusse 
l’elezione diretta del presidente. ciò venne esteso nel 2001 alle regioni a statuto speciale. 
la seconda, sempre nel 2001, si avventurò verso una prospettiva federalista: le 
competenze legislative regionali vennero rafforzate e si posero le base per una concreta 
autonomia finanziaria. in pratica però il federalismo finanziario non si attuò mai perchè 
proprio nel momento in cui venne approvata una legge, nel 2009. scoppiò la crisi 
finanziaria. in ultimo, nel 2014, venne approvata una legge particolarmente organica e 
che apportò sostanziali modifiche: 

● le province vennero riordinate e divennero enti non elettivi 


● vennero istituite le città metropolitane  
● venne promossa la fusione dei piccoli comuni 

potestà statutaria 
rimando a pag 32 di questa sintesi 

ripartizione delle competenze legislative 


la fonte per la ripartizione delle competenze legislative è l’art 117. dopo la riforma del 
2001 è previsto che: 

● vi sono materie di competenza statale dette,​materie di legislazione esclusiva 


● vi sono materie di competenza delle regioni definite, ​materie di legislazione 
concorrente, ​spetta alla regione legiferare ma restano disciplinate dalle linee 
guida delle leggi cornice statali 
● le materie di legislazione residuale​ cioè tutte quelle che non vengono 
espressamente affidate allo stato sono di competenza della regione 

l’art 116 prevede un ulteriore ampliamento, se concordato dalle camere a maggioranza 


assoluta, dell’autonomia delle regioni, ampliando la di loro competenza anche a materie 
di competenza esclusiva 

https://www.pandoracampus.it/doi/10.978.8815/353009/_41___tab1_6 

è molto difficile determinare dove collocare determinate materie. il diritto regionale è 


molto attivo, ruolo principale lo ha la corte costituzionale che valuta dove collocare le 
materie e di conseguenza a chi affidare la competenza.vi sono infatti ​materie 

 
 

trasversali ​concernenti materie statali e regionali​ ​creando di fatto una sovrapposizione 


di competenze distinte sullo stesso corpo normativo. la corte ha inoltre coniato il termine 
concorrenza di competenze ​per descrivere quei corpi normativi nelle quali non era 
possibile distinguere i limiti delle competenze statali da quelli delle competenze 
concorrenti. in tali casi si fa ricorso ai seguenti criteri: 

● criterio di prevalenza 

principio di sussidiarietà ​lo stato può assumere o disciplinare con legge funzioni 
amministrative ricadenti sulle competenze della regione, ogniqualvolta si tratti di 
realizzare esigenze di carattere unitario. per non ledere all’autonomia della regione è 
importante che lo stato rispetti i criteri d​i ragionevolezza, di proporzionalità e di leale 
collaborazione​, principio ampiamente richiamato nella giurisprudenza della corte. 

la potestà regolamentare 
spetta a: 

● stato ​nelle materie di legislazione statale esclusiva  


● alle regioni​ in qualsiasi altra materia tranne l’organizzazione e lo svolgimento 
degli enti locali 

è difficile per certe materie di particolare rilevanza nazionale su cui le singole regioni 
avrebbero potestà regolamentare il potersi effettivamente prestare ad una disciplina 
diversa regione per regione. sono perciò nati degli ​atti anomali​ che si autodefiniscono 
aventi natura NON regolamentare ​che di fatto permette un potere regolamentare allo 
stato che va ben oltre i limiti imposti dall’art 117. 

 
aspetti generali e funzioni degli enti locali  
gli enti locali sono: 

● 8000 comuni ​i comuni sono considerati enti a fini generali, ci sono funzioni di cui 
devono obbligatoriamente occuparsi a cui possono essere affiancate tutti quei 
provvedimenti che sono considerati utili per il bene della comunità  
● 14 città metropolitane ​sono considerati enti territoriali di area vasta e si 
attengono a ciò che è previsto dalla legge senza andare oltre 
● 89 province ​“””””””” 

anch’essi come le regioni sono enti autonomi con statuti propri nonostante a differenza 

 
 

di queste ultime non abbiano potestà legislativa. l’art 114 prevede la ​potestà statutaria 
degli enti locali ​l’art 117 prevede ​la potestà regolamentare. ​secondo l’art 119 agli enti 
locali è garantita autonomia ​impositiva e finanziaria. l’art 118 affida loro 
l’amministrazione, ​salvo che per assicurare l’esercizio unitario essa sia affidata alla 
regione o allo stato. (principio di sussidiarietà verticale) 

l’ordinamento attuale degli enti locali è contenuto nel TUEL che viene affiancato da una 
serie di leggi venute dopo, l’ultima è del 2014 

https://www.pandoracampus.it/doi/10.978.8815/353009/_41___tab2_12 

i comuni  
organi: 

● sindaco  

eletto a suffragio universale diretto dalla maggioranza assoluta dei voti validi se 
questa non si consegue si passa al ballottaggio. per i comuni con meno di 15,000 
abitanti basta la maggioranza relativa. resta in carica 5 anni e non può essere 
immediatamente rieletto dopo due mandati consecutivi. il sindaco nomina e 
revoca gli assessori che con lui ​formano la giunta. ​nei comuni con più di 15.000 
abitanti è prevista l’​incompatibilità fra la carica di consigliere e di assessore. 

● consiglio 

definito dall’art 42 TUEL come ​organo di indirizzo e di controllo politico 


amministrativo. ​esso ha la competenza di approvare gli atti fondamentali 
dell’ente e a formulare indirizzi su come consiglio e giunta devono agire, controlla 
come sindaco e giunta adempiscono le funzioni esecutive 

● giunta 

collabora con il sindaco nel governo del comune ha competenza generale 

il sindaco, e con lui la giunta, cessano la carica in caso di mozione di sfiducia da parte del 
consiglio da approvarsi a maggioranza assoluta dei componenti con appello nominale. lo 
scioglimento avviene anche quando si ricevano le dimissioni di metà più uno dei 
consiglieri. ​aut simul stabunt aut simul cadent 

province ed aree metropolitane 


il territorio è suddiviso in enti territoriali di area vasta: 

 
 

● le città metropolitane, 14 


● le province, 89 
● province montane di confine  

gli organi non sono elettivi. ​il sindaco metropolitano o il presidente della provincia 
rappresentano l’ente, convocano e presiedono l’assemblea dei sindaci o il conferenza 
metropolitana, il consiglio metropolitano ed il consiglio provinciale. solitamente è 
sindaco della città metropolitana il sindaco del capoluogo, mentre presidente 
provinciale il sindaco di uno dei comuni eletto dai sindaci e dai consiglieri con voto 
ponderato 

l’unione di comuni 
ente locale costituito di due o più comuni, dotata di potestà statutaria. l’unione è 
finalizzata allo svolgimento in forma associata di funzioni o servizi. è un’alternativa 
pratica all’unione dei comuni. le unioni possono essere volontarie o obbligatorie (per gli 
enti con meno di 5.000 ab) 

la fusione di comuni 
la fusione da vita ad un nuovo comune, essa viene disposta da una legge regionale sentite 
le popolazioni interessate nelle maniere previste dallo statuto delle regioni stesse. lo 
statuto del comune nato può anche scegliere di istituire dei municipi per dare una 
rilevanza amministrativa alla comunità di origine  

convenzioni di comuni 
le convenzioni sono accordi o contratti fra due o più comuni i quali definiscono ciò che si 
intende fare assieme, i reciproci obblighi ed i relativi rapporti finanziari 

le funzioni amministrative ed il principio di sussidiarietà 


le funzioni amministrative sono regolate dal ​principio di sussidiarietà verticale 
introdotto con la riforma del titolo V del 2001. ​questo principio prevede che le funzioni 
amministrative spettino all’ente più vicino al cittadino, l’intervento degli enti 
superiori è meramente sussidiario. ​a questo principio vengono affiancati quelli di 
adeguatezza e differenziazione . ​l’art 118 prevede anche ​il principio di sussidiarietà 
orizzontale, ​ tutti gli enti territoriali che costituiscono la repubblica sono tenuti a 
favorire l’autonoma iniziativa dei cittadini per lo svolgimento di attività di interesse 
generale. 

 
 

autonomia finanziaria e fiscale degli enti  


all’autonomia finanziaria di regioni ed enti locali è dedicato l’art 119, interamente 
riscritto dalla riforma del 2001. gli enti costitutivi della repubblica hanno ​autonomia 
finanziaria nei limiti del pareggio di bialancio​. possono indebitarsi per intraprendere 
spese straordinarie di particolare rilevanza ma, la garanzia dello stato è esclusa. 

le origini delle risorse finanziarie di enti locali e regioni: 

● tributi ed entrate proprie  


● compartecipazione al gettito di tributi erariali ​quote di gettito derivanti dalle 
principali imposte fiscali 
● quote derivanti da un fondo ​perequativo​, istituito con legge statale per garantire 
una distribuzione di risorse a vantaggio di quei territori dove la capacità fiscale 
pro-capite è più bassa 

queste entrate devono assicurare per intero il finanziamento delle funzioni assegnate. 
sono previste altresì ​risorse aggiuntive e interventi speciali dello stato, ​i fondi hanno 
di solito vincolo di destinazione. 

è stato dato corpo alle disposizioni contenute nell’art 119 solo con l’approvazione della 
legge delega sul federalismo fiscale nel 2009. 

i poteri di controllo dello stato 


con la riforma del 2001 sono venuti meno i controlli statali sugli atti amministrativi delle 
regioni, il controllo regionale su quelli delle province e degli enti locali ed il visto 
preventivo del governo sulla legislazione regionale. quando la regione approva una legge 
avviene la pubblicazione sul bollettino ed il governo ha 60 giorni per promuovere la 
questione di legittimità dinanzi alla corte. 

sono stati affidati allo stato ​poteri sostitutivi​ sulle attività delle regioni e degli enti locali, 
è attribuito al ​governo​ dall’art 120 nei casi sottoriportati: 

● mancato rispetto delle norme e dei trattati internazionali 


● pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica 
● tutela dell’unità politica ed economica della repubblica, con riferimento al 
mantenimento di livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e 
sociali (art 5. ed art 3) 

il controllo statale sugli enti regionali è previsto dall’art 126 , che consente come 

 
 

extrema ratio ​lo scioglimento del consiglio e la rimozione del presidente  

● nel caso in cui il presidente abbia compiuto atti contrari alla costituzione o gravi 
violazioni di legge  
● quando lo impongano ragioni di sicurezza nazionale 

sono disposti con decreto dal presidente della repubblica previa delibera del consiglio 
dei ministri, sentita la commissione per gli affari regionali  

il controllo statale sugli organi degli enti locali è previsto dagli artt 141-143 TUEL. lo 
scioglimento dei consigli comunali e provinciali può essere determinato: 

● dal compimento di atti contrari alla costituzione, gravi violazioni della legge, gravi 
motivi di ordine pubblico 
● dalla non approvazione del bilancio nei termini previsti dalla legge 
● dalla mancata adozione degli strumenti urbanistici generali  
● da fenomeni di infiltramento o condizionamento di tipo mafioso 

è inoltre importante sottolineare gli effetti positivi del ​controllo interno ​(controllo di 
gestione). il ​controllo esterno ​ della gestione finanziaria regionale e degli enti locali è 
effettuato dalla corte dei conti. 

le regioni a statuto speciale 


l’art 116 riguarda le 6 regioni a statuto speciale. a queste regioni sono attribuite forme 
più ampie di autonomia, sulla base di statuti detti speciali 

gli statuti vengono adottati con ​legge costituzionale ​che va a definire il grado di 
autonomia delle singole regioni. gli statuti tengono ben saldi i principi fondamentali , ma 
sono giuridicamente abilitati a derogare al quadro generale della costituzione 

pur nella varietà degli statuti, si può dire che: 

● le regioni a statuto speciale hanno una potestà legislativa più ampia 


● hanno​ competenza esclusiva​ su alcune materie nei limiti dell’armonia con la 
costituzione, degli obblighi internazionali, degli interessi nazionali, e dei principi 
generali dell’ordinamento giuridico e ​competenza attuativa-integrativa ​delle 
leggi dello stato 
● ​ampia autonomia finanziaria, anche impositiva​ fermo restando il divieto di 
indebitamento per spese diverse da quelle di investimento 

 
 
 

cap 14.le pubbliche amministrazioni 


in ogni ordinamento statale moderno sono previste strutture burocratiche formate da 
pubblici impiegati il cui compito è quello di: 

● coadiuvare le istituzioni politiche, statali, regionali o locali nell’azione di governo 


● curare gli interessi pubblici dando attuazione all’indirizzo politico espresso dagli 
organi di governo a tutti i livelli territoriali  
● produrre beni o servizi a favore delle collettività amministrate 

l’​attività amministrativa, ​legis executio​, si distingue da quella legislativa perchè 


consiste nel provvedere con atti tipici alla cura concreta di determinati interessi 
pubblici. l’atto amministrativo si esaurisce nel momento esatto della sua esecuzione. si 
differenzia da quella giurisdizionale perchè si mette in atto anche senza il bisogno di una 
controversia 

le pubbliche amministrazioni operano come autorità amministrative oppure come 


soggetti erogatori di servizi pubblici 

● come autorità​ operano in posizione di supremazia avvalendosi del diritto 


amministrativo che contiene un insieme di regole speciali volte a garantire un 
pubblico interesse nell’immediato 
○ attività discrezionale: ​la legge lascia alla PA un margine di scelta circa le 
modalità di esercizio del potere. la discrezionalità va motivata ed è 
sindacabile in ambito giurisdizionale, quello che non è sindacabile è invece 
il merito amministrativo 
○ attività vincolata​ la PA davanti a determinati presupposti deve 
necessariamente prendere certi provvedimenti  
○ attività normativa ​le PA possono svolgere tale attività nei limiti e nelle 
forma imposte dalla legge. i regolamenti governativi, o degli enti locali. la 
distinzione tra atti amministrativi e atti normativi non è sempre agevole 
● come soggetti erogatori ​le pubbliche amministrazioni si avvalgono del diritto 
comune ponendosi sullo stesso piano dei soggetti con cui vengono in rapporto 
○ contratti pubblici​: procedure attraverso le quali l’amministrazione 
seleziona il soggetto con cui stipulare un contratto. prima 
dell’aggiudicazione si svolge un procedimento amministrativo che prevede 
una gara pubblica. 

l’erogazione di pubblici servizi funziona per: 

 
 

● amministrazione diretta 
● amministrazione per enti, ​istituzione di appositi enti 
● amministrazione per regole, ​regolazione di soggetti privati 

l’ordinamento dei lavoratori nelle pubbliche amministrazioni è passato negli anni 90 dal 
regime speciale proprio del pubblico impiego a quello dei privati lavoratori 

l’organizzazione per ministeri ed enti 


l’amministrazione centrale è rappresentata dai ministeri cui è preposto un ministro 
considerato come cerniera tra governo ed amministrazione 

 
 

 
 

https://www.pandoracampus.it/doi/10.978.8815/353009/_34_60​ per esempio 


organigramma di un ministero 

importanza particolare nella gestione del vasto sistema capillare dell’amministrazione 


sono:  

● il consiglio di stato​ che è organo di consulenza giuridico amministrativa del 


governo e insieme svolge anche funzioni giurisdizionali esso si esprime attraverso 
pareri facoltativi​, richiesti dal governo, ​pareri obbligatori ​, sui regolamenti 
governativi. il governo è generalmente libero di disattendere i pareri del consiglio 
● la corte dei conti ​esercita il controllo preventivo di legittimità degli atti del 
governo ed il controllo successivo sui bilanci di stato. più in generale essa 
controlla la gestione del bilancio e del patrimonio delle amministrazioni 
pubbliche, partecipa altresi al controllo sulla gestione finanziaria degli enti cui lo 
stato eroga fondi  

l’organizzazione per autorità indipendenti 


le autorità indipendenti sono poste in una posizione di autonomia rispetto al governo, 
realizzano un sistema che rompe il carattere monolitico della pubblica amministrazione 
mettendo in discussione il tradizionale circuito dell’indirizzo politico. ​nell’esercizio 
delle loro attività si ricollegano direttamente alla costituzione e alla legge saltando 
la mediazione ministeriale. ​sono affidati a settori particolarmente delicati per la 
necessaria imparzialità riguardo gli interessi coinvolti  

sono autorità indipendenti: 

 
 

● la commissione nazionale per le società e la borsa 


● la commissione di garanzia per lo sciopero nei servizi pubblici findamentali 
● l’autorità garante della concorrenza e del mercato  
● l’autorità di regolazione per energia, reti e ambienti 
● garante per la protezione dei dati personali 
● autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza 
● autorità nazionale anticorruzione 

https://www.pandoracampus.it/doi/10.978.8815/353009/_34___tab1_4 

i principi costituzionali dell’amministrazione pubblica 


● principio dell’autonomia ​art 5, l’amministrazione si distribuisce tra stato ed enti 
regionali e locali. esso è stato valorizzato dalla riforma del 2001 fino ad indicare i 
comuni come gli enti più vicini ai cittadini e dunque quelli tendenzialmente 
migliori nel soddisfare i di loro interessi---> ​principio di sussidiarietà verticale 
● principio del decentramento ​anch’esso contenuto nell’art 5 disciplina che le 
funzioni amministrative siano conferite allo stato, e che lo svolgimento avvenga in 
sedi locali da esso dipendenti o attraverso enti autonomi (​decentrati 
istituzionalmente) 
● la riserva di legge relativa, ​lo stato decide la normativa generale entro la quale i 
pubblici uffici possono svolgere in dettaglio la necessaria attività organizzativa 
● principio di legalità, ​si ricollega alla riserva di legge relativa, la PA deve attenersi 
a quanto stabilito dalla legge. ​insight legalità sostanziale e legalità formale 
● principio di buon andamento​ previsto dall’art 97 impone ​efficacia, economicità 
ed efficienza ​dell’intervento delle PA. per fare ciò è stata istituita la conferenza dei 
servizi per riunire e coordinare in un unica sede diverse amministrazioni 
interessate 
● principio di imparzialità ​previsto dall’art 97 richiede la ponderazione e la 
composizione degli interessi pubblici da soddisfare con gli interessi privati da 
sacrificare. i doveri dei dipendenti pubblici sono oggetto di un codice di 
comportamento adottato dal governo. corollario a tale principio è ​la trasparenza 
dell’amministrazione ​che prevede la pubblicazione volti ad assicurare il diritto 
alla conoscibilità. 

legato a questo principio vi è anche la ​distinzione tra attività di governo ed 


attività di amministrazione. ​il compito di indirizzo e di controllo politico 
amministrativo è affidato al governo, la gestione amministrativa, compresa 

 
 

l’adozione di atti, è della dirigenza, organo cui spetta la realizzazione di 


programmi ed obiettivi. i vertici dell’amministrazione vengono solitamente 
cambiati decorsi 90 giorni dalla mozione di fiducia del parlamento per il nuovo 
governo 

● per ciascuna amministrazione vige l’obbligo di assicurare ​l’equilibrio di bilanci e 


la sostenibilità del debito pubblico  
● principio di accesso attraverso concorsi  

il procedimento amministrativo 
atti fra loro conessi , di competenza di una o più amministrazioni , volti al 
raggiungimento del fine perseguito attraverso l’adozione di un provvedimento finale 

● fase dell’iniziativa 
● fase istruttoria 
● fase costitutiva 
● fase integrativa dell’efficacia 

segue il principio del giusto procedimento 

gli atti amministrativi 


sono atti tipici perchè: 

● vengono emanati seguendo determinate procedure amministrative. sono ​perfetti 


una volta emanati, sono comunque soggetti a invalidità e dunque nulli o 
annullabili. i casi sono disciplinati dalla legge sul procedimento amministrativo 
● sono sottoposti a controlli preventivi sulla loro legittimità e sul merito 
● sono atti imperativi e informati all’autotutela 
● sono atti giustiziabili, ciò significa che come previsto dall’art 113, è sempre 
ammessa la tutela giurisdizionale dei diritti e degli interessi legittimi. a tutti è data 
la possibilità di ricorso agli organi amministrativi. in italia vige ​un sistema 
dualistico di giustizia amministrativa ​, la tutela dei cittadini è affidata o al 
giudice ordinario o a quello amministrativo in base alla controversia. accanto ai 
rimedi giurisdizionali esistono anche quelli ​paragiurisdizionali ​ricorrendo 
all’amministrazione stessa che ha emanato. caso particolare è quello dell’​atto 
politico ​perchè in quanto espressione stessa dell’indirizzo politico del governo è 
insindacabile. 

ordinanze di necessità 

 
 

ordinanze volte a fronteggiare in maniera tempestiva , al di fuori delle normali 


procedure, situazioni di emergenza di vario tipo che coinvolgono la collettività. l’autorità 
amministrativa ha un’elevata discrezionalità. il potere di ordinanza si spinge sino alla 
possibilità di derogare a norme legislative es. ordinanze di necessità e urgenza adottate 
dal prefetto per la tutela dell’ordine pubblico, la corte ha perciò voluto sottolineare il 
carattere amministrativo di tali atti, mettendo in luce la temporaneità, la limitatezza 
locale ed il vincolo ai presupposti generali dell’ordinamento, non possono porsi in 
contrasto con prescrizioni costituzionali. 

cap 16. il sistema giudiziario 


la funzione giurisdizionale 
la funzione giurisdizionale è diretta all’applicazione delle leggi, attivata su ​impulso delle 
parti​, per risolvere un conflitto o una controversia, esercitata ad opera di un soggetto 
terzo vincolato solo alla legge, nel rispetto del principio del principio del contraddittorio 
tra le parti, della pubblicità del procedimento e della motivazione delle decisioni  

● processo civile: ​attore e convenuto 


● processo penale: ​pubblico ministero ed imputato 
● processo amministrativo: ​ricorrente e resistente (​pubblica amministrazione) 

tipica espressione della funzione giurisdizionale è la ​sentenza. ​si chiamano ​ordinanza o 


decreto​ gli atti del giudice che non definiscono il processo ma ne regolano lo sviluppo. 

l’organizzazione giudiziaria 
secondo l’art 102 la funzione giurisdizionale è svolta da magistrati ordinari istituiti e 
regolati dalle norme sull’ordinamento giudiziario. ad oggi i giudici ordinari sono circa 
6.7000 su 8.900, l’organizzazione della giustizia ordinaria è orizzontale, distribuita su 
tutto il territorio italiano, ma verticale al suo interno: giudici di primo o secondo grado. 
al vertice è posta la ​corte di cassazione ​con sede a roma. 

la giurisdizione ordinaria si articola in​ 26 distretti 

per le cause in materia civile sono previsti: 

● giudice di pace 
● tribunale, ​a seconda dei casi è a composizione monocratica o collegiale (3). 

 
 

● corte d’appello, ​giudice collegiale di secondo grado 

per le cause in materia penale sono previsti: 

● giudice di pace 
● tribunale  
● corte d’appello 
● corte d’assise ​composta da due giudici in carriera e 6 giudici popolari 
● corte d’assise d’appello “”””””” 

la distribuzione dei lavori fra giudici avviene secondo il criterio di competenza. il ricorso 
in cassazione avviene solo per le sentenze d’appello di cui si discute la legittimità, tutto 
ciò che attiene al rispetto della legge ed al procedimento, non alla fattispecie in se. la 
corte di cassazione ha infatti la funzione nomofilattica, ​decide nel caso specifico la 
legittimità dell’applicazione della legge. può predisporre l’annullamento ed il rinvio a 
nuovo giudice. 

accanto ai magistrati con ​funzioni giudicanti, ​vi sono quelli co​n funzioni requirenti. 
sono i magistrati del pubblico ministero concentrati presso ogni ufficio giudicante. 
ogni tribunale ha un ​procuratore della repubblica, ​ ogni corte d’appello ha ​un 
procuratore generale della repubblica, ​infine la procura generale in sede di corte di 
cassazione. con funzioni specializzate è istituita ​la direzione antimafia e 
antiterrorismo, ​cui fa capo il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, in ogni 
distretto di corte d’appello è istituita ​la direzione distrettuale antimafia. 

secondo l’art 112, i PM hanno il compito di ​esercitare l’azione penale ​e di svolgere le 
indagini sulle notizie del reato via ​polizia giudiziaria. ​essi rappresentano la pubblica 
accusa e devono perseguire l’interesse generale della giustizia 

le giurisdizioni speciali 
l’art 102 vieta la creazione di tribunali speciali, anche in nome della eguaglianza formale 
richiamata dall’art 3. nonostante ciò, è la stessa costituzione ad aver previsto 
giurisdizione speciali: 

● giurisdizione amministrativa, ​controversie che vedono coinvolte la PA. come 


previsto dall’art 103 sono a tutela degli interessi della pubblica amministrazione 
ed in alcuni casi anche di diritti soggettivi. è la legge a determinare la ripartizione 
delle materie tra giudici amministrativi e giudici ordinari. 

per quanto riguarda l’organizzazione territoriale, sono previsti i ​tribunali 

 
 

amministrativi territoriali, ​il tar è un organo collegiale le cui sentenze sono 


impugnabili di fronte al ​consiglio di stato. ​quest’ultimo è l’organo principale 
della giurisdizione amministrativa   

● giurisdizione contabile, ​secondo l’art 103 hanno giurisdizione nelle materie di 
contabilità pubblica ed altre specificate dalla legge. oltre a svolgere funzioni di 
controllo essi giudicano la responsabilità amministrativa di amministratori, 
dipendenti e tesorieri. si esprimono anche in materia di pensioni. la ​corte dei 
conti ​si articola in sezioni giurisdizionali regionali le cui decisioni possono essere 
impugnate nella sede centrale di appello 
● giurisdizione militare, ​l’art 103 stabilisce che abbiano in tempo di guerra la 
giurisdizione stabilita dalla legge, ed in tempo di pace hanno giurisdizione 
soltanto su i reati militari commessi dagli appartenenti alle forze armate  

autonomia ed indipendenza della magistratura 


● indipendenza esterna ​l’art 104 stabilisce che la magistratura costituisce un 
ordine autonomo ed indipendente, i giudici sono soggetti soltanto alla legge art 
102. i magistrati sono terzi ed inamovibili. la possibile dispensa può provenire 
solo dal CSM, art 107, questa garanzia esula l’esecutivo da qualsiasi possibile 
intrusione. al ministro della giustizia è data la facoltà di promuovere l’azione 
disciplinare il procuratore della repubblica è il titolare esclusivo dell’azione 
penale. tutti i magistrati requirenti hanno l’obbligarietà dell’azione penale. 
particolari garanzie di autonomia sono inoltre garantite ai magistrati delle 
giurisdizioni speciali a causa della loro vicinanza al potere esecutivo 
● indipendenza interna ​i magistrati raggiungono il massimo del trattamento 
economico e in grado di carriera attraverso l’anzianità. il pubblico ministero gode, 
secondo l’art 107, gode di particolari garanzie.  

in base all’art 98, i magistrati è una di quelle categorie per le quali può essere stabilita 
con legge una limitazione all’iscrizione a partiti politici 

il consiglio superiore della magistratura 


il CSM è l’organo cui spettano, come indicato dall’art 105, ​le assunzioni,le assegnazioni, 
i trasferimenti, le promozioni e le sanzioni disciplinari ​nei confronti dei magistrati 
ordinari. il CSM si compone di: 

● tre componenti di diritto: ​il presidente della repubblica, il primo presidente ed il 
procuratore generale della corte di cassazione 

 
 

● componenti elettivi; ​2/3 del consiglio, sono i membri togati eletti dai giudici 
ordinari 
● componenti elettivi: ​1/3 del consiglio, sono i membri laici eletti dal parlamento in 
seduta comune tra professori di materie giuridiche e avvocati con almeno 15 anni 
di anzianità a maggioranza qualificata 

è la legge a stabilire il numero di membri elettivi, attualmente sono 24. è inoltre stabilita 
dalla legge la durata in carica di 4 anni, il sistema elettorale. 

il csm elegge tra i membri eletti dal parlamento un ​vicepresidente​ al quale vengono 
solitamente delegate la maggior parte delle funzioni del presidente. il CSM opera per 
commissioni 

al CSM sono attribuite dalla costituzione la gestione della carriera e dello stato giuridico 
dei magistrati. gli sono attribuiti i compiti di disciplinare ​le assunzioni,le assegnazioni, 
i trasferimenti, le promozioni e le sanzioni disciplinari, ​da concordarsi con il 
ministro della giustizia competente in materia di funzionamento del sistemaa 
giudiziario. il ministro detiene un potere di richiesta al csm nelle materie riguardanti 
carriera e stato giuridico dei magistrati, ma la competenza nell’adozione dei relativi 
provvedimenti spetta esclusivamente al csm.le nomine dei dirigenti degli uffici sono 
l’unico caso in cui il Ministro della Giustizia interviene nel procedimento, esprimendo il 
“concerto”, una sorta di parere necessario sul magistrato individuato dal Consiglio. Ciò si 
giustifica perché, secondo l’art. 110 Cost., il Ministro della Giustizia è competente per 
l’organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia. Pertanto, poiché i 
dirigenti degli uffici giudiziari hanno notevoli poteri in materia organizzativa, è coerente 
che il Ministro della Giustizia possa esprimere la propria valutazione. il concerto è 
comunque un vincolo di metodo, non di risultato. il csm dà inoltre pareri al ministro 
riguardo ai disegni di legge in materia di giustizia, la sua ingerenza non deve essere 
troppo marcata, non spetta a questo organo il giudizio di costituzionalità 

cap 17. giustizia costituzionale 


la giustizia costituzionale ha la funzione di garantire la supremazia della costituzione. 
essa assicura il rispetto delle sue norme attraverso la risoluzione per via giurisdizionale 
delle controversie relative alla legittimità costituzionale degli atti legislativi e alle 
attribuzione degli organi e soggetti costituzionali 

un precedente storico si trova nella giurisprudenza del giudice inglese edward Coke, il 
quale sostenne nel caso Bonham che quando un atto del parlamento è contrario al diritto 

 
 

o alla ragione comune, o ripugnante, o di impossibile attuazione, ​la common law lo 
controllerà e potrà giudicarlo nullo o privo di efficacia. 

la summa divisio tra modelli di controlli costituzionale è: 

● sistema diffuso, ​il controllo è affidato a tutti gli organi giudiziari, i quali, in caso 
di contrasto con la costituzione, disapplicano la legge. è diffuso nel sistema 
giuridico america che ha la classica forma gerarchica piramidale 
● sistema accentrato​ il controllo è affidato ad un unico tribunale costituzionale 
istituito ad hoc che decide in via definitiva con sentenza a valenza erga omnes 

quanto ai modi di attivazione della giustizia costituzionale, si può distinguere tra: 

● controllo preventivo e controllo successivo ​a seconda che la pronuncia 


intervenga prima dell’entrata in vigore dell’atto la cui legittimità è messa in 
discussione. o dopo la sua entrata in vigore 
● controllo in via d’azione o in via incidentale ​a seconda che sia consentito agli 
organi preposti impugnare l’atto direttamente o solo in determinati ambiti e 
condizioni 

corte costituzionale funzioni e organigramma 


funzioni e organizzazione della corte sono stabiliti in parte dalla costituzione stessa, artt 
134-137, in parte da leggi costituzionali, in parte da fonti regolamentari approvate dalla 
corte costituzionale stessa 

la corte è composta da 15 giudici nominati da: 

● ⅓ dal ​pdr 
● ⅓ dal ​parlamento in seduta comune ​con maggioranza di ⅔ per le prime tre 
elezioni e di ⅗ per le successive 
● ⅓ dalle ​supreme magistrature ordinarie e amministrative (1 consiglio di stato, 
1 corte dei conti, 3 corte di cassazione) 

il mandato dura 9 anni e non è previsto l’istituto della prorogatio, non è prevista la 
rielezione. il presidente della corte è eletto dai componenti stessi e rimane in carica per 3 
anni.  

lo ​status di giudice costituzionale​ prevede l’incompatibilità con la carica parlamentare, 


quella di consigliere regionale e con la pratica forense. sono garantite ​indipendenza ed 
immunità, ​anche ​l’insindacabilità. 

 
 

la corte costituzionale è competente nel giudizio di: 

● questione di legittimità delle leggi o degli atti aventi forza di legge 


● conflitti di attribuzione tra i poteri dello stato 
● accuse contro il presidente della repubblica mosse dal parlamento in seduta 
comune 
● ammissibilità delle richieste di referendum abrogativo 

parte speciale, la giustizia costituzionale