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Cap 1 Le organizzazioni internazionali Le organizzazioni internazionali presentano 4 caratteristiche essenziali: -costituiscono entit formali create da un accordo tra i governi

degli stati membri; -i firmatari dell'accordo costitutivo sono 3 o pi stati; -ciascuna organizzazione ha 1 o pi obbiettivi comuni sanciti dall'accordo costitutivo; -ciascuna organizzazione possiede una struttura permanente,es. Segretariato. Questa definizione esclude le organizzazioni non governative che sono composte da individui o associazioni di individui,e le conferenze ad hoc, come il G20,che non possiedono un segretariato permanente. La parola organizzazione fa riferimento all'esistenza formale e fisica delle organizzazioni stesse,che comprende sedi,simboli e attivit. Con istituzione s'intende un insieme di regole,formali e informali,che assegnano ruoli agli attori,determinano i comportamenti accettabili. Un regime un insieme di principi,norme,regole e procedure decisionali volte a raggiungere e implementare scelte collettive. I regimi internazionali rispondono ai bisogni di coordinamento degli stati attraverso accordi su una serie di norme di comportamento e di procedure di implementazione di tali norme. Le organizzazioni internazionali sono create dagli stati membri tramite un trattato che ne fissa le finalit,gli strumenti a disposizione per raggiungere gli obbiettivi scelti,e i metodi operativi. Sulla base degli obbiettivi funzionali che perseguono e dei fini e valori che promuovono,si possono distinguere 5 tipi fondamentali di organizzazioni internazionali: -organizzazioni economiche; -organizzazioni tecniche; -organizzazioni per la promozione della cultura e della ricerca scientifica; -organizzazioni sociali e umanitarie; -organizzazioni militari. Le organizzazioni internazionali possono poi essere classificate in base ad un criterio geografico:regionale,transregionali o universali. L'Europa dispone delle pi complesse,articolate e sovranazionali organizzazioni regionali esistenti al mondo. L'UE la pi importante e complessa tra queste organizzazioni. Le organizzazioni transregionali coinvolgono stati situati in regioni differenti anche molto distanti tra loro. La NATO venne istituita nel 1949 con la partecipazione sia di stati europei sia degli USA e del Canada, mentre l'Opec fu creata nel 1960 da paesi sia mediorientali sia latinoamericani per coordinare le proprie politiche petrolifere. Le organizzazioni universali quali l'ONU sono meno frequenti rispetto alle organizzazioni regionali e transregionali. La grande maggioranza delle organizzazioni internazionali presenta una struttura istituzionale che comprende un organo plenario,un consiglio esecutivo,un segretariato e un organo giurisdizionale incaricato di risolvere le dispute tra i membri. L'organo plenario l'espressione istituzionale del principio di sovranit e sulla base di esso ogni stato membro gode di rappresentanza. il principale centro decisionale dell'organizzazione. Il consiglio esecutivo l'organo ristretto che funge da governo dell'organizzazione e che ha la responsabilit di implementare le decisioni adottate dall'assemblea plenaria. Lo staff amministrativo esprime il carattere sovranazionale delle organizzazioni

internazionali. I funzionari non rappresentano gli stati e in linea di principio operano senza seguire le istruzioni dei paesi di appartenenza e pi in generale senza appiattirsi sulle richieste provenienti dagli stati che compongono l'organizzazione. Gli organi giurisdizionali giudicano eventuali dispute tra gli stati membri oppure tra questi ultimi e gli organi dell'organizzazione. Alcune organizzazioni internazionali possiedono un'assemblea parlamentare che raccoglie i rappresentanti dei cittadini e non degli stati. L'UE ha un parlamento europeo democraticamente scelto dai cittadini dell'unione. La maggior parte degli studiosi concorda su un punto:le organizzazioni internazionali tendono a sostenere e rafforzare un processo di democratizzazione interna degli stati membri. Tra gli effetti positivi va citato il fatto che la partecipazione degli stati alle organizzazioni internazionali correlata in maniera statisticamente significativa con una minore possibilit di conflitto armato tra gli stati stessi. Le organizzazioni internazionali possono essere considerate come sistemi politici che producono politiche pubbliche in risposta a input provenienti da una variet di attori esterni e interni. L'interpretazione delle organizzazioni internazionali come strumento strettamente associata alla visione del sistema politico internazionale basato sull'istituzione fondamentale delle sovranit statale. Questa visione suggerisce che le organizzazioni internazionali costituiscano uno strumento a disposizione degli stati membri per il raggiungimento dei propri obbiettivi di politica estera. Da questa prospettiva le azioni che l'organizzazione persegue cos come le priorit a essa assegnate sono il risultato di un processo di negoziazione tra gli stati membri oppure il risultato delle pressioni esercitate da parte degli stati pi influenti. Gli stati utilizzano pi comunemente le organizzazioni internazionali con funzioni di riciclaggio. Alcune attivit che sarebbero considerate inaccettabili se praticate autonomamente dagli stati diventano pulite quando svolte sotto l'egida di un'organizzazione internazionale. Concepire le organizzazioni internazionali significa riconoscere loro solo una modesta autonomia. L'idea di strumento suggerisce che le organizzazioni internazionali servano gli interessi degli stati in particolare di quelli pi influenti non in ogni singola istanza,ma piuttosto nel corso del tempo. Le organizzazioni internazionali possono essere concepite anche come arene per lo svolgimento delle attivit diplomatiche. Le organizzazioni costituiscono uno spazio fisico per gli stati membri al fine di riunirsi discutere e scontrarsi. Nel caso delle moderne organizzazioni internazionali la presenza stessa di organi assembleari all'interno di esse favorisce il dibattito e il confronto. Le organizzazioni internazionali forniscono non solo il luogo fisico per questi incontri ma anche una serie di servizi tra i quali la preparazione dell'agenda la formulazione di proposte si soluzione ai problemi da affrontare e la determinazione delle regole che disciplinano i lavori. Le organizzazioni spesso producono dati preliminari per favorire la discussione sostengono la negoziazione tra le parti monitorano gli accordi raggiunti e periodicamente producono rapporti di ricerca per fornire informazioni aggiornate e libere da pregiudizi nazionali sull'argomento. Le organizzazioni internazionali possono essere concepite come attori veri e propri nello svolgimento di varie attivit a livello internazionale. Se l'idea di strumento suggerisce la mancanza di autonomia rispetto agli stati che compongono l'organizzazione stessa, quella

di attore segnala un livello superiore d'indipendenza sia programmatica sia operativa. Il fatto che il diritto internazionale riconosca alle organizzazioni uno status legale indipendente da quello degli stati che lo compongono conferma l'esistenza di un'autonomia pi elevata di quanto le immagini di strumento e arena concedano. Le organizzazioni internazionali si avvalgono nello svolgimento delle proprie attivit di un servizio civile internazionale. Quando si parla delle organizzazioni internazionali come attori,si fa riferimento ai membri del segretariato che spesso svolgono importanti compiti nel sollecitare gli stati ad agire coordinare gli sforzi dei vari gruppi,migliorare l'efficienza dei programmi e proporre soluzioni operative. Tra tutte le organizzazioni internazionali,l'Unione Europea possiede il funzionariato pi autonomo dagli stati membri. La Commissione europea nominata dal parlamento europeo dopo una consultazione tra il presidente designato e i governi degli stati membri e i commissari non possono essere dimissionati n dal consiglio europeo n dagli stati stessi. Anche le organizzazioni internazionali possono decidere di non agire quando lo ritengono pi opportuno. I tre ruoli che le organizzazioni internazionali possono svolgerestrumento,arena,attore-non si escludono a vicenda. Per quanto riguarda le Nazioni Unite,il loro carattere di strumento stato prevalente negli anni '40 e nei primi anni '50;successivamente ha accentuato il carattere di attore dell'organizzazione stessa,mentre dagli anni '60 in avanti il costante aumento della membership dell'organizzazione ha stimolato la funzione di arena. Va ricordato che ogni organizzazione pu svolgere pi di una funzione simultaneamente. Cap 2 Le organizzazioni internazionali e le relazioni internazionali Realisti ed esponente della teoria critica condividono la visione della politica internazionale come strumento nelle mani delle grandi potenze. Da questa tesi deriva la lettura minimalista della capacit delle organizzazioni internazionali di far fronte alla competizione e di ridurre le asimmetrie nelle relazioni di potere tra stati. Un tratto comune degli stufi che si ispirano alla teoria realista l'assunto secondo cui gli stati sovrani sono i principali attori nelle relazioni internazionali. Le decisioni degli stati sono fortemente influenzate dalla natura anarchica delle relazioni internazionali:gli stati agiscono come attori razionali,seguendo un calcolo di costi-benefici rispetto alle conseguenze di ciascuna azione. I loro interessi sono tendenzialmente stabili in quanto principalmente orientati al perseguimento della sicurezza nazionale e del potere,e determinati da fattori esterni in particolare dalla distribuzione delle risorse materiali nelle relazioni internazionali. Secondo i realisti gli stati tendono ad avere un atteggiamento utilitarista verso le organizzazioni internazionali. Queste ultime fungono da strumento nelle mani degli stati e nelle mani degli stati pi potenti. Secondo i realisti il timore di perdere potere relativo ostacola la cooperazione internazionale anche nei casi in cui la cooperazione sarebbe nell'interesse di tutti. I realisti riconoscono che le organizzazioni internazionali possono portare vantaggi a tutti gli stati membri ma sottolineano che questi vantaggi non sono uniformemente distribuiti. Secondo questa visione minimalista della cooperazione internazionale,sono gli stati

dominanti a forgiare le organizzazioni internazionali costruendo istituzioni in cui proiettare la propria politica di potenza. Le organizzazioni internazionali tenderanno a perseguire gli interessi degli stati pi forti. La teoria realista della stabilit egemonica sostiene che l'esistenza stessa di un'organizzazione internazionale subordinata alla presenza di un egemone interessato a costruirla e preservarla. Secondo i realisti le organizzazioni internazionali hanno scarsa autonomia dagli stati membri. Per essere efficace,secondo i realisti,un'organizzazione internazionale deve avere gli strumenti per incidere sul calcolo di costi e benefici degli stati membri. Gli assunti del realismo suggeriscono che uno stato si adeguer alle decisioni delle organizzazioni internazionali a condizione che tali decisioni non abbiano implicazioni negative sulla sua potenza nelle relazioni internazionali. Uno stato accetter di sottoporsi alle decisioni di un accordo internazionale quando i costi della violazione dell'accordo si rivelano superiori ai benefici. Per assicurarsi che le decisioni delle organizzazioni internazionali vengano implementate efficacemente queste organizzazioni devono dotarsi di strumenti che aumentino i costi della violazione dell'accordo. Sono gli stati pi potenti che usano le organizzazioni internazionali per legittimare le politiche pubbliche internazionali. Nell'architettura istituzionale delle organizzazioni internazionali prevale inevitabilmente una concezione della legittimit che finisce per rafforzare l'asimmetria nelle relazioni di potere tra gli stati membri. Secondo l'accezione del rendiconto detta responsveness, un'organizzazione legittima se fornisce benefici ai suoi membri anche se garantisce vantaggi superiori agli stati pi potenti. Gli studiosi che si riconoscono nella teoria critica condividono con i realisti la rappresentazione delle organizzazioni internazionali come strumento nelle mani degli stati pi potenti. Si distinguono per una maggior attenzione al ruolo degli attori non statali quali le multinazionali e delle idee nell'influenzare le preferenze degli attori internazionali. Alla base di questi studi l'assunto secondo il quale la struttura economica determina la gerarchia di potere alla base delle relazioni internazionali. Gli studiosi della teoria critica sostengono che la diffusione del modo di produzione capitalista favorita dalla globalizzazione si tradotta nel rafforzamento delle disuguaglianze tra classi sociali e dell'asimmetria nelle relazioni di potere tra stati. Nella politica internazionale contemporanea il potere nelle mani della classe capitalista che costituita principalmente dalle corporazioni internazionali e dalle istituzioni finanziarie privare che detengono i principali mezzi di produzione a livello globale. Gli studiosi della teoria critica ritengono che uno dei risultati della costruzione delle organizzazioni internazionali dopo la seconda guerra mondiale sia stato il consolidamento dell'egemonia americana. Cox sostiene che alla base dell'ideologia capitalista vi siano due immagini costruite dai leader delle organizzazioni internazionali ovvero l'uguaglianza sovrana tra stati e l'anarchia come natura delle relazioni internazionali. Gli studiosi della teoria critica sostengono che le decisioni delle organizzazioni internazionali riflettendo le idee dominanti e gli interesso di una coalizione composta dalle classi sociali e dagli stati pi potenti riducono sensibilmente l'autonomia degli stati pi deboli. Imponendo decisioni prese principalmente dai paesi pi ricchi,esse limitano la sovranit dei paesi pi poveri e la capacit di adottare politiche sociali congruente con le rispettive specificit culturali ed economiche. Su questa tesi si sono sviluppati gli studi della teoria della dipendenza secondo i quali il capitalismo mantiene i paesi in via di sviluppo in una posizione di subordinazione rispetto

ai paesi ricchi. Per gli studiosi della teoria critica le potenzialit delle organizzazioni internazionali di influenzare la politica interna degli stati membri dipendono dalla capacit delle stesse di creare consenso attorno alle idee dominante al loro interno. il liberalismo propone una lettura per molti versi antitetica a quella realista e della teoria critica delle relazioni internazionali. La differenza costituita dalla definizione delle organizzazioni internazionali come arene per le relazioni diplomatiche tra stati piuttosto che come strumento nelle mani dei governi pi forti. Secondo gli studiosi liberali la natura delle relazioni internazionali anarchica e gli stati perseguono interesso fissi e determinati principalmente da fattori esterni. I liberali condividono con i realisti la prospettiva razionalista secondo cui le decisioni degli stati si basano sulla logica delle conseguenze attese. Mentre i realisti individuano nella distribuzione del potere tra stati il fattore principale di ordine e stabilit nelle relazioni internazionali,i liberali argomentano che le regole e le norme internazionali contribuiscono a creare cooperazione e stabilit. Si ritiene che le organizzazioni internazionali che riflettono e promuovono tali regole e norme internazionali svolgano un ruolo crescente nel definire le relazioni tra stati. L'assunto di base del liberalismo la tesi secondo cui in un mondo sempre pi interdipendente gli interessi degli stati sono sempre pi condivisi. L'interdipendenza complessa che caratterizza le relazioni internazionali nell'ambito economico sociale e ambientale incide sugli obiettivi degli stati rendendo l'uso della forza militare sempre meno centrale nelle relazioni internazionali. Le organizzazioni internazionali forniscono un'arena dove gli stati possono scambiarsi informazioni discutere e negoziare. Secondo la prospettiva liberale i vantaggi che si possono trarre dalla cooperazione non sono solo relativi ma possono essere anche assoluti. Secondo i liberali il gioco nelle relazioni internazionali non sempre a somma zero ma pu essere anche a somma positiva. Le organizzazioni internazionali offrono una soluzione al dilemma del prigioniero tipicamente utilizzato nella teoria dei giochi per dimostrare come due attori possono decidere di non cooperare anche se questa scelta si rivela dannosa per entrambi. Il comportamento razionale da un punto di vista individuale porter a un risultato irrazionale o meno che ottimale da un punto di vista collettivo. Applicato alle relazioni internazionali il dilemma mette in luce come due stati che si trovano in una condizione di interdipendenza strategica ma sono impossibilitati a conoscere le intenzioni della controparte tendono a optare per la defezione come previsto dai realisti con risultati sub ottimali per entrambi. I liberali sostengono che le organizzazioni internazionali offrono le condizioni per risolvere il dilemma. Le organizzazioni internazionali hanno anche la funzione di favorire il collegamento tra temi diversi nel corso del tempo. Quest'ultimo meccanismo detto issue linkage spinge i governi a cooperare con altri stati in un determinato settore facendo concessioni per ottenere in cambio altre a proprio favore in altri settori. Le organizzazioni internazionali hanno la funzione di ridurre i costi di transizione. Secondo il modelli del principale-agente che pu essere ricondotto al filone degli studi liberali gli stati(principali) delegano alle organizzazioni(agenti) poteri decisionali e dotano tali istituzioni di una certa autonomia di decisione. Tale autonomia contribuisce a ridurre i costi di transazione associati al problema da risolvere. Le istituzioni hanno la capacit di contenere ma anche di regolare il potere. La NATO ha avuto il duplice effetto di preservare l'egemonia americana sull'occidente e di fornire un

contributo rilevante al mantenimento della pace in Europa dopo la seconda guerra mondiale dimostrando la credibilit degli impegni degli stati uniti e facilitando l'incremento delle capacit militari degli alleati all'interno della NATO. La legittimit un tema rilevante per gli studiosi liberali. Secondo loro la legittimit delle organizzazioni internazionali si fonda in primo luogo sulla capacit delle stesse di risolvere i conflitti. In secondo luogo dato il grado di autonomia delle organizzazioni internazionali dagli stati membri le stesse devono rispondere al pubblico democratico:per essere sostenibili esse devono soddisfare le aspettative di legittimit incrementando i propri meccanismi di responsabilit. Gli studi che rientrano nel filone di ricerca del costruttivismo mettono in discussione molte delle conclusioni raggiunte dal realismo dalla teoria critica e dal liberalismo. I costruttivisti forniscono una diversa spiegazione sulla natura delle organizzazioni e sulla loro capacit di assicurare l'implementazione domestica degli accordi e delle regole internazionali. Il fulcro dell'interpretazione costruttivista ruota intorno a 2 tesi: che le organizzazioni internazionali hanno autonomia d'azione rispetto alle preferenze degli stati membri; e che esse inducono la conformit di comportamento degli stati membri rispetto agli accordi e alle regole internazionali ricorrendo a strumenti pi di tipo persuasivo che coercitivo. Secondo la prospettiva costruttivista gli interessi degli stati non possono essere automaticamente dedotti da una particolare distribuzione di risorse militari e fattori produttivi in quanto la struttura del sistema internazionale non automaticamente evidente,ma deve essere interpretata. La realt non puramente materiale ma sociale in quanto costruita dall'interpretazione degli attori che a loro volta la fanno oggetto di condivisione. Le idee e le credenze costituiscono le identit che spiegano gli interessi che gli autori perseguono. A differenza degli studi del realismo e della teoria critica il costruttivismo considera le organizzazioni internazionali non come strumenti degli stati che le hanno create ma quali attori politici a s stanti dotati di autonomia di azione. Nelle spiegazioni costruttiviste l'autonomia deriva dalla capacit dell'organizzazione di: -produrre definizioni-definire cio chi sono gli attori rilevanti in una data situazione; -fissare significati; -diffondere norme e regole di comportamento. Secondo la teoria costruttivista l'autonomia riconosciuta alle organizzazioni internazionali strettamente dipendente dalla loro capacit di suggerire una specifica interpretazione della realt. Nella misura in cui le organizzazioni internazionali riescono a rendere pubblica e promuovere la loro interpretazione di quello che il problema da affrontare,esse guadagnano autonomia di azione rispetto alle preferenze degli stati membri,in quanto spingono questi ultimi ad affrontare solo quei problemi presentati come rilevanti e con gli strumenti da esse ritenuti idonei. Le organizzazioni internazionali sviluppano la loro autonomia anche in virt della competenza tecnica della quale dispongono. Utilizzando le conoscenze e le informazioni che gli stati membri altrimenti non possiederebbero le organizzazioni internazionali sono in grado di assicurarsi autonomia d'azione. I compiti svolti da un'organizzazione e il loro cambiamento non dipendono solo dal risultato della negoziazione tra governi che agiscono sulla base del calcolo di vantaggi assoluti o relativi o del tentativo di minimizzare i costi di una necessaria cooperazione ma anche da scelte endogene.

Particolare attenzione stata dedicata a ricostruire il ciclo di vita delle idee all'interno dell'organizzazione. Particolare attenzione stata dedicata all'indagine empirica del modo in cui l'IMF e la banca mondiale hanno elaborato diffuso e modificato le norme del Washington consensus,cio le norme a favore della liberalizzazione finanziaria privatizzazione e deregolamentazione. I costruttivisti non attribuiscono una valenza positiva alle organizzazioni internazionali. Secondo loro le organizzazioni internazionali vengono considerate come degli attori disfunzionali. L'attenzione verso i comportamenti disfunzionali delle organizzazioni il riflesso dell'autonomia riconosciuta dai costruttivisti alle organizzazioni internazionali. La capacit di far implementare a livello domestico le regole e gli accordi internazionali strettamente legata alla capacit di persuasione e di facilitazione dei processi di apprendimento. L'implementazione domestica delle regole internazionali assicurata dal funzionamento di strumenti di carattere ideazionale:gli stati vengono persuasi che adeguarsi a particolari norme sia la cosa giusta da fare. La capacit di persuasione delle organizzazioni internazionali legata alla loro capacit di socializzare gli stati membri alterandone l'identit. Gli stati acquistano un senso di comunit e appartenenza che li induce a comportarsi non in base alla logica della conseguenza ma in base a quella dell'appropriatezza. Le organizzazioni internazionali si presentano ai costruttivisti come entit politiche autonome degli stati membri. Infine le organizzazioni internazionali favoriscono l'osservanza delle regole e degli accordi internazionali attraverso meccanismi di persuasione dove l'uso della forza passa in secondo piano. Cap. 3 Le Nazioni Unite e le operazioni di pace L'ONU rappresenta l'organizzazione internazionale per eccellenza per la membership universale e per il valore simbolico associato alla sua creazione. Il meccanismo al quale si ispir la Carta delle Nazioni Unite era quello wilsoniano della sicurezza collettiva. La sicurezza collettiva si basa sul concetto di indivisibilit della pace secondo il quale una qualsiasi guerra costituisce una minaccia alla pace. La sicurezza collettiva prevede una preponderanza che sarebbe disponibile a tutti per scopi difensivi e a nessuno per scopi offensivi e quindi una rottura del circolo vizioso per cui la sicurezza di uno stato comporta necessariamente l'insicurezza di un altro. Le Nazioni Unite sono un'organizzazione universale per vocazione la cui membership coincide con l'intera comunit internazionale. Due caratteristiche discendono dall'universalit della composizione dell'ONU. Da una parte la sua membership necessariamente eterogenea dal momento che tutte le sue componenti fanno parte dell'organizzazione al contrario di altri tipi di accordi che sono basati sugli interessi comuni e omogenei dei contraenti. Dall'altro lato le Nazioni Unite mirano a regolare le relazioni al proprio interno tra stati membri e non a influenzare decisioni ed eventi che avvengono all'esterno della membership dell'organizzazione. Dal punto di vista dei suoi limiti la simultanea presenza di tutte le grandi potenze tra gli stati rende estremamente probabile che vi siano conflitti politici nei meccanismi decisionali. Dal punto di vista dei punti di forza l'ONU pu aspirare a rappresentare l'intera comunit internazionale. Il funzionamento dell'ONU dipende dal consiglio di sicurezza al

quale gli stati membri conferiscono la responsabilit principale per il mantenimento della pace. Il consiglio rappresenta una forma di coordinamento pi strutturato di quello che si e tradizionalmente verificato nelle alleanze mutevoli e informali ma molto meno di un governo mondiale. Invece di una centralizzazione delle politiche militari delle nazioni vi stato un semplice coordinamento multilaterale. Due articoli sono rimasti inattuati:l'art. 43 che chiedeva agli stati membri di mettere forze militari a disposizione dell'ONU e l'art. 47 che stabiliva l'istituzione di un comando militare unificato. L'ONU ha adottato la pratica del peacekeeping,dell'uso della forza militare per il mantenimento della pace una volta che sia stato raggiunto un cessate il fuoco. La mancanza di un esplicito riferimento al peacekeeping nella Carta ONU ha portato a 3 importanti conseguenze: -le operazioni di pace si sono sviluppate come risposte ad hoc a particolari crisi; -i criteri operativi sono stati spesso oggetto di discussione e di differente interpretazione nel corso delle missioni di pace; -gli stati membri hanno interpretato le misure previste dalla carta in modo diverso a seconda delle circostanze. Inizialmente i compiti delle forze dell'ONU erano di semplice monitoraggio ma poi vennero perseguite missioni pi complesse. Questa pratica era basata su 3 capisaldi operativi:imparzialit della missione, previo consenso delle parte e l'uso della forza solo per motivi di autodifesa. L'altra grande trasformazione che ha visto l'ONU protagonista stata la decolonizzazione. L'organizzazione ha offerto legittimazione al desiderio di autodeterminazione delle nazioni fino a quel momento assoggettate ad un impero e ha sancito la loro indipendenza con l'ammissione alla membership delle Nazioni Unite. Nonostante la presenza delle principali potenze coloniali tra i propri fondatori, l'ONU riuscita a schierarsi a favore della globalizzazione della societ internazionale conquistando una propria neutralit nelle dispute tra nazioni sviluppate e in via di sviluppo. La fine della competizione bipolare ha consentito un rilancio dell'ONU a cavalli tra gli anni '80 e '90. Venne inoltre ampliato il mandato dell'ONU che non si limitava pi solo alla gestione delle guerre tra stati ma veniva esteso anche a conflitti all'interno di essi a cominciare dalla no fly zone concepita per difendere la minoranza curda dal governo iracheno. Per un certo periodo vennero ridotti gli interventi dell'ONU. In loro vece prese piede la pratica di autorizzare una coalizione di stati o un'organizzazione regionale a intraprendere una missione in modo che ci fosse un'egida delle Nazioni Unite sebbene questi interventi rispondessero ad altre catene di comando. Si sono cosi verificati interventi autorizzati che possono essere collocati in 3 categorie. Interventi a elevati requisiti operativi per i quali le risorse militari e di comando dell'ONU sono insufficienti che sono stati affidati alla Nato come nei casi della Bosnia-Erzegovina, del Kosovo e dell'Afghanistan. Ci sono poi stati casi in cui la comunit internazionale non trovava una motivazione sufficiente all'intervento e si affidava quindi a singole nazioni che per ragioni geografiche storiche o culturali avevano un interesse alla soluzione della crisi. In una categoria intermedia ricadono le missioni dell'Unione Europea come quella in Congo. L'ONU ha ridefinito le funzioni e i canoni dei proprio interventi alla luce della situazione internazionale e in particolare del profondo cambiamento nella natura della minaccia dopo la fine della guerra fredda che passata dalle tradizionali guerre tra stati a conflitti di tipo civile. Una serie di studi ha contribuito a modificare le regole classiche del peacekeeping

adattandole al nuovo contesto sono stati introdotti nuovi modelli operativi ed stato ridefinito il concetto di imparzialit che in un cotesto confuso significa l'applicazione imparziale dei principi dell'ONU e non una rigida neutralit tra le pari consentendo una maggiore flessibilit ai comandanti sul campo rispetto alle inibizioni nelle quali erano incorsi in Bosnia-Erzegovina e Ruanda. Questo ha consentito un rilancio delle operazioni condotte dalle Nazioni Unite a partire dal 1999. Ma sopratutto a livello normativo che l'ONU ha facilitato importanti innovazioni. L'ONU stata in grado di fornire legittimazione a significativi cambiamenti nelle regole internazionali. stato affrontato il problema della contraddizione tra la richiesta di intervento in casi di gravi violazioni dei diritti umani e la protezione della giurisdizione domestica garantita dalla Carta che aveva causato tensioni con potenze quali Russia e Cina. stato introdotto al World Summit del 2005 il concetto di responsabilit di proteggere secondo il quale un governo ha il dovere di difendere la propria nazione da violazioni gravi e diffuse dei diritti umani. Se il governo non in grado di svolgere questa funzione la comunit internazionale ha il diritto dovere di intervenire. L'ONU ha consentito lo sviluppo di 2 pratiche adatte alla gestione di conflitti civili. Sono stati istituiti tribunali internazionali per punire i crimini commessi durante le guerre civili. Le Nazioni Unite hanno preso in gestione direttamente l'amministrazione di uno stato o un territorio come nei casi della Namibia e hanno svolto un ruolo fondamentale nelle operazioni di peacebuilding. Dal punto di vista del potere l'ONU ha un impatto limitato come del resto prevedibile a causa del fatto che le questioni di sicurezza sono tra quelle pi gelosamente preservate dalla sovranit statale. Il meccanismo del veto e la mancanza di qualsiasi automatismo nel conferimento di risorse dagli stati all'organizzazione assicurano che la possibilit di intervento dell'ONU siano limitate e che il suo ruolo sia necessariamente selettivo e dipendente dalle mutevoli politiche estere e di difesa degli stati membri. Sembra che le Nazioni Unite non siano efficaci quando gli interessi delle grandi potenze sono cruciali. Dal punto di vista degli interessi la selettivit dell'ONU garantisce che, quando effettivamente un intervento viene organizzato,questo abbia il sostegno della comunit internazionale,con vantaggi in termini di risorse e di legittimazione. L'universalit della membership conferisce una base di legittimit all'ONU. Sarebbe sbagliato definire l'ONU come un attore autonomo sulla scena internazionale mentre dovrebbe essere considerato come un'arena nella quale sono possibili risultati altrimenti difficili da conseguire se non impossibili. L'ONU ha saputo organizzare la societ internazionale offrendo un luogo dove favorire cambiamenti di mentalit riguardo all'uso della forza nelle relazioni internazionali in un contesto multilaterale. Cap. 4 L'Unione Europea e la sicurezza olistica Tra le organizzazioni internazionali l'Unione Europea la pi complessa per quanto concerne il rapporto tra sovranazionalit e intergovernativit. L'UE un attore articolato al proprio interno,con un rapporto tra sovranazionalit e intergovernativit che varia a seconda dell'area della politica e del periodo storico. L'UE ha natura ibrida:si tratta nel contempo di un processo di un'arena di uno strumento nelle mani degli stati membri e di un attore. Durante il percorso non solo sono state aggiunte aree di competenza ma sono cambiatele regole decisionali oltre che il peso delle istituzioni coinvolte. L'ampliamento

delle aree di integrazione regionale stato la condizione fondamentale per l'ampliamento della politiche di competenza esterna. Ma l'UE anche un'arena nella quale gli stati membri partecipano direttamente al processo decisionale con un peso relativo rispetto alle istituzioni comunitarie che varia secondo l'area della politica. Questa arena diventa anche lo strumento che gli stati membri usano per fare politica estera verso altri stati membri verso paesi terzi o per esercitare influenza in contesti multilaterali. L'UE anche un attore di politica internazionale in virt del proprio peso economico:il pi grande mercato unico del pianeta,l'UE anche il blocco regionale pi ricco al mondo,pur coprendo una superficie geografica analoga a quella dell'ASEAN. L'UE in quanto attore ha presenza internazionale - rappresentata in organizzazioni internazionali quali il WTO, ha capacit di azione e talvolta di leadership. Il risultato un attore internazionale caratterizzato da una politica estera che alcuni hanno definito strutturale in quanto volta a trasformare la struttura dell'ambiente circostante pi che a reagire a situazioni contingenti. Si dovr attendere gli anni '90 perch l'UE si doti di una politica estera e di sicurezza comune. Quello che invece pian piano procede l'integrazione economica e con essa le relazioni economiche esterne delle istituzioni europee. Con i Trattati di Roma e la creazione della Comunit economica europea e della Comunit europea dell'energia atomica si gettano le basi per un ruolo pi attivo delle istituzioni comunitarie come attore economico globale ma se ne definiscono anche le competenze in una maniera che sar destinata a permanere:attenzione alle politiche ma poco spazio per la politica. Seppure con periodi di stagnazione, il processo di integrazione prosegue importanti traguardi in settori tecnici legati alla creazione del mercato unico o agli interessi specifici di alcuni stati membri: il caso della Francia per quanto concerne l'adozione della politica agricola comune. Gli interessi specifici degli stati membri e le trasformazioni della politica internazionale sono anche alla base dei primi accordi di politica estera economica dell'allora Cee. Particolarmente importante per il futuro ruolo internazionale dell'UE l'avvio nel 1970 della Cooperazione politica europea:meccanismo di coordinamento tra le politiche estere degli stati membri di tipo meramente intergovernativo che rappresenta l'antecedente della successiva politica di sicurezza e difesa. solo nel 1986 con l'Atto unico europeo che si ha una vera e propria revisione dei trattati che fonda la Comunit europea e istituzionalizza varie Cpe che ottiene una base istituzionale e un segretariato sotto l'autorit della presidenza di turno. Con il trattato di Maastricht del dicembre 1991 di decidono condizioni e tappe della futura unione monetaria e si crea una struttura istituzionale fatta di 3 pilastri il primo dei quali coincide con la CE cosi com' definita dai trattati, mentre il secondo e il terzo pilastro riguardano la politica estera e di sicurezza comune. Nel 1997 viene firmato il trattato di Amsterdam nel quale in risposta delle difficolt mostrate dalla politica estera europea nella gestione delle guerre balcaniche gli stati membri decidono di rafforzare la rappresentanza dell'Unione introducendo la figura dell'alto rappresentante per la PESC e una cellula di pianificazione e programmazione e i nuovi strumenti delle azioni congiunte e strategie comuni. I risultati del trattato di Nizza sono minimi ma il documento molto importante per ci che concerne il ruolo internazionale dell'UE in quanto istituzionalizza un accordo bilaterale franco-britannico sul rafforzamento del secondo pilastro e la creazione di una capacit di difesa,il cosiddetto trattato di Saint-Malo. Nel documento le due potenze

affermano che l'UE deve avere la capacit di intraprendere azioni autonome supportate da forze militari credibili gli strumenti per decidere di usarle e la relativa preparazione e ci allo scopo di far fronte alle crisi militari. Per rendere operativa la capacit di sicurezza dell'unione si rendono necessari una strategia di sicurezza e un accordo con la NATO. La strategia di sicurezza europea non identifica nemici specifici ma una serie di sfide globali e minacce strettamente legate tra di loro che necessitano di una strategia complessiva che includa strumenti di breve medio e lungo periodo. Prevenzione e multilateralismo sono pertanto le due parole chiave del documento. Quella identificata dalla strategia di sicurezza secondo la quale la sicurezza e la pace si costruiscono attraverso politiche di lungo periodo che riguardano aspetti della vita e dell'interazione sociale apparentemente distanti dalla sicurezza in senso stretto. Con il trattato di Lisbona si supera la struttura a pilastri si attribuisce personalit giuridica all'UE e si introducono importanti cambiamenti per quanto riguarda la politica di sicurezza e estera:l'istituzione di un Servizio europeo per l'azione esterna;l'istituzione di una AR dell'UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza, con un mandato di 5 anni e dotato anche degli incarichi di vicepresidente della commissione e commissario per le relazioni esterne; una capacit di gestione delle crisi pi estesa e flessibile,la possibilit che un gruppo di stati possa andare avanti nella cooperazione in materia di difesa in settori specifici;la mutua difesa in caso di aggressione esterna,una clausola di solidariet in caso di attacco terroristico o calamit naturale,la creazione dell'Agenzia europea degli armamenti. Il trattato di Lisbona attribuisce all'UE personalit giuridica e abolisce la ripartizione in pilastri. Il superamento dei pilastri non ha portato a una struttura omogenea per quanto riguarda il grado di sovranazionalit che rimane maggiore nel caso delle politiche legate alla CE. Secondo il trattato di Lisbona le competenze dell'UE possono essere: -esclusive -concorrenti -di sostegno. Per quanto riguarda le relazioni esterne,l'UE ha competenze esclusive nella politica commerciale comune,competenze concorrenti nella cooperazione allo sviluppo e competenze di sostegno per quanto riguarda la risposta a calamit naturali. Il Consiglio Europeo composto dai capi di stato o di governo degli stati membri dell'Unione Europea nonch dal presidente della commissione europea e dal presidente del consiglio europeo. Definisce gli orientamenti e le priorit politiche generali dell'unione ma non esercita funzioni legislative. Votando a maggioranza qualificata il consiglio europeo elegge un presidente per un mandato di 2 anni e mezzo rinnovabile una volta. Il presidente presiede i lavori del consiglio europeo e assicura la rappresentanza esterna dell'Unione per le materie relative alle relazioni esterne,in coordinamento con l'AR. Il Parlamento Europeo eletto dai cittadini europei secondo una specifica ripartizione dei seggi per stati membri, esercita la funzione legislativa;approva il bilancio dell'UE ed elegge il presidente della commissione europea. Il Consiglio dell'UE,rappresentanti di rango ministeriale degli stati si riunisce in varie formazioni la cui lista approvata dal Consiglio europeo. Il Consiglio affari esteri presieduto dall'AR elabora l'azione esterna dell'unione. Il consiglio ha potere legislativo. La presidenza del consiglio esercitata dagli stati membri a rotazione. La Commissione europea composta da un commissario per stato membro,che rappresenta gli interessi dell'Unione. Il presidente della Commissione eletto dal Parlamento europeo. Il presidente l'AR e gli altri membri della Commissione sono soggetti a un voto di approvazione del parlamento europeo al quale segue la nomina della

commissione da parte del Consiglio europeo. Il ruolo della commissione importante in tutte le politiche legate all'ex primo pilastro dell'UE mentre assai limitato per quanto concerne la politica comune di sicurezza e difesa. La corte di giustizia assicura il rispetto del diritto nell'interpretazione e nell'applicazione dei trattati. La corte composta da 1 giudice per ciascun stato membro. Otto avvocati generali elaborano conclusioni motivate sulle cause sottoposte al giudizio della corte. Giudici e avvocati generali sono designati di comune accordo dagli stati membri per un periodo di sei anni rinnovabile. L'AR guida la politica estera e di sicurezza comune dell'unione in qualit di mandatario del consiglio presiede il consiglio affari esteri ed uno dei vicepresidenti della Commissione. Coordina il lavoro dei rappresentanti speciali dell'UE. Il SEAE entrato in vigore il 1 dicembre 2010 ha il compito di assistere l'AR nella gestione della politica estera e ha funzioni diplomatiche. Si tratta di una sorta di ministero degli esteri dell'UE con la differenza che il compito di decisione politica attribuito non ad un governo ma al consiglio dei ministri degli esteri dell'unione presieduto dall'AR. La politica estera dell'unione fatta di un insieme di politiche di natura diversa rivolte verso l'ambiente esterno. Politica commerciale. L'UE la prima potenza commerciale al mondo per import export. Il trattato distintivo della politica commerciale comune che combina il sostegno alla definizione di un regime di governance globale del commercio e la firma di accordi commerciali preferenziali con gruppi regionali e di accordi con stati singoli. Bench in conflitto con il principio della non discriminazione vigente nel WTO un trattamento preferenziale permesso dalla normativa del WTO nel caso di accordi commerciali regionali come unioni doganali o aree di libero scambio. Una delle critiche pi frequenti alla politica commerciale dell'UE riguarda l'adozione di misure che violano lo spirito della liberalizzazione dei commerci. il caso della PAC. Sviluppo e assistenza umanitaria. L'UE l'attore internazionale che pi contribuisce alla cooperazione allo sviluppo a livello mondiale. L'UE pu utilizzare anche gli strumenti di altre politiche come il commercio o la politica estera e di sicurezza per finalit di cooperazione allo sviluppo. Un aspetto importante della politica di cooperazione allo sviluppo riguarda anche il rilevante aiuto che l'UE fornisce nell'ambito della lotto al cambiamento climatico e dell'adattamento alle sue conseguenze. Democrazia e diritti umani. L'attenzione alla costruzione della democrazia dal basso reputata uno dei punti di forza della politica di sostegno alla democrazia dell'UE che la differenziano da quella statunitense. Lo strumento che l'UE ha maggiormente usato per promuovere la democrazia dall'alto proprio la cooperazione allo sviluppo. Componenti importanti della promozione democratica dall'alto sono le missioni di osservazione elettorale e il sostegno ai parlamenti nel mondo oltre che il riconoscimento e la tutela degli attivisti dei diritti umani nel mondo. Ambiente e cambiamenti climatici. L'UE ha siglato pi di 60 accordi multilaterali sugli aspetti pi disparati della salvaguardia dell'ambiente e ha inserito il tema della tutela dell'ambiente nei negoziati con i paesi limitrofi;ha avuto un ruolo importante nel rafforzamento del Protocollo di Montreal ed impegnata nei negoziati per l'attuazione del Protocollo di Kyoto sui cambiamenti climatici. A livello internazionale le posizioni dell'UE si sono scontrate con quelle delle potenze emergenti e degli Stati Uniti. Politica estera e di sicurezza. La politica estera pi recente dell'UE la PCSD. L'UE pu usare una vasta gamma di strumenti:oltre alle dichiarazioni l'UE ha utilizzato spesso come strumenti diplomatici l'invio della troika, il dialogo politico,l'invio di rappresentanti

speciali e il monitoraggio elettorale. Per quanto concerne la mediazione e la risoluzione dei conflitti l'UE ha svolto un ruolo positivo nella firma dell'accordo di Ohrid per la risoluzione del conflitto in Macedonia e dell'accordo per la dissoluzione pacifica della Federazione serbo-montenegrina. Essendo l'UE nel contempo processo,arena e attore il suo impatto non pu essere valutato solo in relazione all'ottenimento di un obiettivo esterno ma anche in relazione allo stesso processo di integrazione e al rapporto tra gli stati membri. Efficacia. La valutazione dell'efficacia delle politiche sempre complessa in quanto presuppone che sia possibile identificare chiaramente rispetto a cosa e a chi. complesso isolare l'impatto relativo di un attore internazionale rispetto al ruolo esercitato da altri. Possiamo distinguere l'impatto esterno dell'UE in tre macro categorie:presenza actorness e leadership. L'UE ha certamente presenza internazionale: presente con sue delegazioni con una capillarit analoga a quella di un grande paese,siede come UE in consessi internazionali come il WTO,partecipa alle sedute dell'Assemblea generale dell'ONU con diritto di parola. L'UE ha anche capacit di azione attraverso strumenti economici ma anche diplomatici politici e militari. La complessit della macchina decisionale comunitaria crea problemi di coerenza e di efficacia. Un tipico problema la coerenza intersettoriale ovvero il coordinamento tra politiche e obiettivi diversi e l'esempio pi chiaro quello del rapporto tra la politica comune la politica commerciale e la cooperazione allo sviluppo:la protezione della propria agricoltura mal si concilia con al liberalizzazione dei mercati. La logica del minimo denominatore il risultato di un'interferenza negativa tra le varie nature dell'UE e diminuisce significativamente la sua capacit di actorness e di leadership sulla scena internazionale. Europeizzazione. Il processo attraverso il quale l'UE ha acquisito sempre pi competenze e gli stati membri hanno modificato le proprie prerogative e modalit di funzionamento come conseguenza dell'integrazione va sotto il nome di europeizzazione. Per quanto concerne la politica estera,ci sono 3 dimensioni di europeizzazione: -adattamento e convergenza tra stati membri; -influenza degli stati membri sulla politica europea e loro utilizzo dell'UE come arena politica nella quale esercitare influenza; -graduale convergenza di identit e interessi tra gli stati membri.

Cap. 5 La Nato e la sicurezza collettiva La Nato un'alleanza che si formata e progressivamente sviluppata in tempo di pace accrescendo e revisionando i suoi organi,le sue competenze e il suoi compiti. un'organizzazione militare permanente molto articolata e attiva in diverse aree regionali del sistema internazionale contemporaneo. Il suo punto di partenza risale al 1950 quando i paesi che pochi mesi prima avevano stipulato il Patto atlantico si adoperano per costruire le strutture necessarie per tradurre una garanzia politica in una macchina militare. La Nato l'emanazione organizzativa di un trattato internazionale di mutuo assistenza militare,il Trattato dell'Atlantico del Nord,da cui essa trae molti elementi che la contraddistinguono.

Il trattato dell'Atlantico del Nord proclama i valori politici della democrazia,della libert individuale e dello stato di diritto,e la volont degli alleati di tutelarli tramite la difesa collettiva e la promozione della pace e della stabilit internazionale. Il cuore politico del Patto atlantico consiste nell'affermazione solenne dell'indivisibilit della sicurezza alleata e nella sua traduzione operativa. Sul piano politico,il Trattato ha costituito un'alleanza di difesa collettiva segnata da un elemento di forte discontinuit con il passato. La sua natura antisovietica e la disparit delle forze in campo ne hanno fatto un'alleanza asimmetrica:la parit formale degli impegni che discendono agli alleati dalla sua stipulazione non ha impedito che la sostanza del Patto fosse di impegnare gli Stati Uniti nella difesa dell'Europa. Sul piano organizzativo il Patto atlantico non ha inizialmente prodotto novit significative poich ha riconosciuto per il suo funzionamento il solo Nac:un organismo plenario paritario per il periodico confronto politico e la pianificazione multilaterale della difesa,privo dei poteri e delle strutture necessarie per implementare le decisioni adottate all'unanimit dagli alleati. Nel maggio 1950 il Nac costituisce il consiglio dei supplenti con il compito di curare l'implementazione delle decisioni prese. Questo diviene entro il 1951 l'organo plenario della Nato,assumendo forma del Consiglio dei rappresentanti permanenti. Nel dicembre 1950 viene creato il quartier generale della forza militare integrata e nominato il suo comandante supremo il generale Eisenhower con il compito di comandare le forze alleate in guerra e di guidar il quartier generale e lo staff militare integrato in pace. Si procede alla formazione di un corpo burocratico che nel giugno 1952 diviene il Segretariato permanente che coadiuva il Nac nella gestione amministrativa della Nato sotto la guida de una nuova figura,il segretario generale a cui sono assegnate funzioni di assistenza ai processi decisionali del Nac. Con questi passaggi istituzionali la Nato divenuta un'organizzazione dotata di tutti gli organi necessari per curare l'interesse delle strutture militari congiunte accrescendo le capacit difensive degli alleati e permettendo il coinvolgimento militare degli stati uniti sul suolo europeo. Il Gruppo di pianificazione nucleare attivo dal 1967 ed la massima autorit della Nato in tema di minacce e risposte di natura nucleare essendo formato dai ministri della difesa di tutti gli alleati a eccezione della Francia che dal 1966 ha sviluppato un deterrente nucleare indipendente. A met degli anni '50 le funzioni del segretariato sono state rafforzate:gli sono state assegnate le competenze di presentare un rapporto annuale sulla vita della Nato;di sottoporre all'attenzione e alla discussione dei membri le questioni rilevanti per la solidariet atlantica;di presiedere alcuni organi cruciali fra cui lo stesso Nac. Nella seconda met degli anni '60 il segretariato ha assunto la prerogativa di coordinare gli sforzi alleati per la standardizzazione delle armi e la pianificazione della difesa. Nel complesso l'architettura istituzionale della Nato rimane quella di un'organizzazione internazionale di raccordo fra i suoi membri che vi esercitano un forte controllo e in cui la leadership organizzativa ha assunto un vero ruolo di iniziativa:oltre alle funzioni amministrative essa svolge un ruolo politico che essenzialmente quello di mediare fra le posizioni dei membri e di richiamarli agli impegni presi negli organi intergovernativi. La Nato pur essendo un'alleanza militare ha svolto delle attivit anche di natura politica e socioeconomica. Essa ha contribuito ha negoziare le politiche di controllo degli armamenti e di disarmo della guerra fredda. Rispetto al dialogo sulle armi convenzionali con il blocco sovietico,essa ha agito come negoziatore collettivo in nome dei paesi

occidentali. Rispetto ai negoziati fra i blocchi sulle questioni nucleari,essa ha aiutato il confronto e la mediazione fra gli alleati. Il compito cruciale della Nato stato di natura militare ed costituito nell'organizzazione della difesa collettiva degli alleati. La Nato ha offerto agli alleati una struttura di comando integrata per mettere in pratica i piani di difesa e alcune forze congiuntive per realizzarla. Nei primi anni della guerra fredda il rapporto fra le forze militari dei blocchi vedeva una schiacciante superiorit nucleare americana non intaccata dai primi progressi dell'Urss nel settore e una significativa inferiorit occidentale sul piano convenzionale. In questa situazione la risposta iniziale della Nato fu di aumentare le forze convenzionali cosi da poter contenere un eventuale attacco sovietico. Tuttavia i costi economici di un simile sforzo,insostenibile per i paesi europei,portarono ad abbandonare una postura difensiva che sembrava troppo passiva. Gli sviluppi dei primi anni '60 furono tradotti dalla nuova amministrazione Kennedy in una nuova postura strategica la dottrina della risposta flessibile. Questa assumeva la raggiunta capacit sovietica di portare una rappresaglia massiccia e teorizzava il confronto fra i blocchi secondo un'accorta modulazione che tenesse sotto controllo il pericolo di un'escalation conflittuale. Nel complesso la Nato ha riflesso gli attributi del sistema bipolare non solo nella genesi nella logica della sicurezza ma anche nello svolgimento concreto dei compiti di sicurezza. Se la fine della guerra fredda ha significato la scomparsa della minaccia sovietica essa ha anche significato la comparsa di una minaccia alla sopravvivenza della Nato in quanto organo per la difesa degli alleati. Nel continuo processo di aggiustamento strategico e di riforma che ne derivato la Nato diventata un'alleanza dedicata non ha contrastare un nemico specifico ma a tutelare e produrre la stabilit in Europa e nell'intero sistema internazionale. I nuovi compiti hanno portato la Nato ad allargare significativamente il novero dei suoi membri cosi da ridurre il rischio militare di ipotetici sviluppi aggressivi nei rapporti con la Russia rinsaldare i processi di transizione politica ai suoi confini orientali e avvicinarsi geopoliticamente alle aree pi instabili del sistema contemporaneo. La Nato ha spinto perch gli alleati ammodernassero le proprie forze armate per renderle adatte allo svolgimento di missioni non meramente difensive. La Nato ha ridisegnato le sue reti e strutture di comando dislocandole sui nuovi crinali strategici del sistema internazionale e ha istituito i combined joint task forces. Si considera l'impatto concreto che le attivit militari della Nato hanno avuto sulla sicurezza degli alleati e del sistema internazionale nel suo complesso. Per tutta la guerra fredda la Nato non ha impiegato la forza militare. Aiutando gli alleati ad assemblare e a mantenere in efficienza le risorse sufficienti a sventare un ipotetico attacco sovietico essa ha contribuito alla deterrenza reciproca fra i blocchi. In occasione della prima e della seconda guerra nel golfo la Nato ha svolto compiti essenzialmente preventivi. Nell'ambito della lotta al terrorismo essa ha svolto operazioni di sorveglianza del territorio americano e del Mediterraneo ma intervenuta con compiti sia civili sia militari in Afghanistan. Questo insieme variegato testimonia da solo della differenza fra le attivit che la Nato ha svolto prima e dopo il 1989 cosi come della pluralit di fini e di mezzi che la Nato ha perseguito e usato per tutelare i suoi alleati. Mostra anche che in diversi casi l'Alleanza intervenuta in situazioni in cui i suoi membri non erano direttamente in gioco segnalando

l'ambizione di porsi come un'agenzia di portata globale nel sistema contemporaneo. notevole come la Nato abbia sperimentato problemi prima e dopo il 1989 testimoniando altres che la sua natura e il modo in cui essa funziona in quanto organizzazione incidono significativamente sul suo operato a prescindere dalle attivit che svolge e dal contesto internazionale. La Nato pu essere raffigurata come uno strumento con cui gli stati hanno perseguito meglio lo scopo fondamentale della difesa. La cooperazione politico militare che la Nato ha realizzato ha servito interessi individuali che non avrebbero potuto essere tutelati in modo altrettanto soddisfacente tramite comportamenti unilaterali. In quanto strumento al servizio degli stati la Nato non ha potuto che riflettere i rapporti di forza fra di loro per cui l'asimmetria di potere fra gli alleati si tradotta in un'influenza asimmetrica sulla vita organizzativa. La Nato stata un'alleanza diseguale in cui gli stati Uniti esercitano un ruolo decisivo a seguito della loro superiore capacit di produrre sicurezza in termini sia individuali che collettivi. Adottando la prospettiva delle organizzazioni come strumenti si pu sostenere che la nato sia stata uno strumento dell'egemonia americana nel sistema internazionale. Se la si guarda come un'arena la Nato emerge come un insieme articolato di organi che permettono agli alleati di incontrarsi e confrontarsi con continuit secondo le procedure condivise e potendo contare si informazioni preparate e distribuite in modo neutro. Cap. 6 Il fondo monetario internazionale e l'assistenza finanziaria L'IMF fu creato nel 1945 in ottemperanza al risultato delle negoziazioni iniziate due anni prima a Bretton Woods. In quella sede si erano riuniti i rappresentanti di 45 paesi con l'obiettivo di preparare i piano per la riorganizzazione della cooperazione economica internazionale per quando si fosse conclusa la seconda guerra mondiale. Il Fondo fu creato al fine di impedire il caos monetario e finanziario che aveva preceduto lo scoppio delle ostilit in Europa. Il disordine economico cui si fa riferimento quello degli anni '30. il Fondo fu creato per impedire agli errori della politica economica che avevano distrutto il commercio internazionale,il benessere economico e la pace tra le nazioni. Alla nuova organizzazione fu affidato il compito di aiutare i paesi membri a eliminare le restrizioni valutarie al fine di assicurare la piena convertibilit per le transazioni relative agli scambi di beni e servizi. Cosi il Fondo avrebbe favorito l'espansione del commercio internazionale. Ricevette inoltre il mandato di assicurare la stabilit dei tassi di cambio attraverso l'esercizio del ruolo di guardiano del sistema di tassi fissi ma aggiustabili. Gli stati che diventavano membri del sistema accettavano di fissare il valore delle proprie valute rispetto al dollaro statunitense entro un margine di oscillazione pari a +/- 1% mentre gli Stati Uniti si impegnavano a mantenere la parit della loro valuta nei confronti dell'oro. All'IMF veniva attribuito il potere di vigilare sul mantenimento delle parit approvando eventuali modifiche dei tassi di scambio superiori al 10% della parit iniziale. Questi obiettivi sono fissati nell'art. 1 del trattato istitutivo del Fondo,noto come Articles of Agreement. Accanto alla funzione di sorveglianza al Fondo fu poi affidata una funzione finanziaria,la possibilit di erogare finanziamenti ai paesi membri in situazione di squilibrio nella bilancia dei pagamenti. L'intervento del fondo ha l'obiettivo di abbreviare la durata delle crisi e rendere meno oneroso l'aggiustamento necessario per riportare la situazione di

equilibrio. Il Fondo offre un finanziamento che permette al paese di risanare i suoi conti con l'estero evitando il ricorso a politiche economiche dannose per il singolo stato e per l'economia internazionale nel suo complesso. I suoi finanziamenti hanno una prospettiva di lungo periodo in quanto diretti al finanziamento di progetti che perseguono obiettivi di sviluppo economico e riduzione della povert. Il fondo offre anche assistenza tecnica aiutando le autorit responsabili della politica economica a migliorare l'elaborazione e l'implementazione delle politiche domestiche e a rafforzare il funzionamento di istituti come i ministeri delle Finanze e le banche centrali. Se al momento della sua creazione i membri aderenti furono 29,oggi il Fondo ha una membership di 188 paesi. Con l'ingresso di numerosi paesi in via di sviluppo l'assistenza del Fondo dovette essere rimodulata per poter efficacemente fronteggiare i problemi di aggiustamento strutturale dei nuovi membri. Veniva offerto supporto ai paesi in via di sviluppo affinch potessero adottare una serie di politiche strutturali volte a sostenere la stabilit e la crescita economica. I paesi membri dell'IMF sono rappresentati nel Board of Governors,dove siede un rappresentante per ciascun paese membro. Esso si riunisce 2 volte l'anno per discutere dell'attivit dell'organizzazione. Il Board of Governors il principale organo decisionale e decide su materie quali la sospensione o revoca della membership. Il Board assistito da un comitato ministeriale:l'International Monetary Financial Commitee(IMFC),un organismo ristretto che composto da 24 membri nominati o eletti tra quelli che compongono il Board of Governors. L'IMFC si occupa di tutti gli aspetti che attengono al buon funzionamento dell'economia globale. Il lavoro abituale dell'organizzazione svolto da un organo della membership pi ristretta,l'Executive Board. Composto da 24 membri il Board si occupa praticamente di tutte le questioni relative al funzionamento dell'organizzazione discutendo e approvando sia i rapporti di sorveglianza sia i programmi di assistenza finanziaria. Il Board prende decisioni attraverso la pratica del consensus. Questo tiene conto del sistema del voto ponderato e l'importanza dei singoli membri differisce a seconda della loro portata economica. L'IMF la principale istituzione internazionale incaricata di fornire assistenza finanziaria ai paesi colpiti dalla crisi economico-finanziaria attraverso l'erogazione di prestiti delle autorit nazionali. L'orizzonte temporale dell'assistenza finanziaria fornita dal fondo di breve-medio termine in quanto l'obiettivo principale quelli della stabilizzazione macroeconomica e del ripristino della fiducia dei mercati affinch vengano riattivati i normali meccanismi di finanziamento dei fabbisogni finanziari. Il finanziamento di natura condizionale. I programmi dell'IMF si basano su un accordo tra l'organizzazione e lo stato di difficolt circa i contenuti delle politiche che dovranno essere attuate per ristabilire l'equilibrio dei conti con l'estero. La condizionalit assolve due funzioni di salvaguardia. In primo luogo un meccanismo per assicurare che le risorse del fondo non vengano dissipate. In secondo luogo la condizionalit mira a minimizzare il fenomeno dell'azzardo morale,ossia la circostanza in cui i governi nazionali adottino politiche sconsiderate beneficiando della garanzia di assistenza internazionale. Le prime linee guida operative per i membri dello staff sull'utilizzo della condizionalit vennero elaborate solo nel 1952 quando venne creato il Stand by Arrangement che la linea di credito standard erogata dall'organizzazione.

La funzione finanziaria del Fondo sub un'evoluzione negli anni '60 e '70. La decolonizzazione e gli shock petroliferi ne furono la causa. Con un aumento crescente dei paesi in via di sviluppo tra i suoi membri, il Fondo elabor nuovi strumenti finanziari per soddisfare le specifiche esigenze . in questo contesto che nasce nel 1974 il Extended Fund Facility,un veicolo di finanziamento che allunga i tempi di utilizzo delle risorse del fondo in modo da permettere ai paesi in via di sviluppo di adottare misure di medio e lungo periodo per colmare carenze di natura strutturale. Gli shock petroliferi del 1973 e del 1979 crearono nuove tensioni nel sistema economico internazionale. In questo quadro la funzione finanziaria del Fondo so orient verso una vera e propria intermediazione finanziaria tra i due gruppi di paesi:con il Oil Facility il Fondo prendeva in prestito dai paesi che avevano surplus per erogare a quelli in deficit. Con la crisi degli anni '80 nell'America Latina il Fondo divent un vero e proprio crisis manager. La crisi iniziata nel 2007-08 ha rivitalizzato il ruolo del Fondo in quanto si trovato per la prima volta dagli anni '70 ad elargire aiuti ai paesi industrializzati. L'impatto del Fondo sulle politiche domestiche un tema che ha avuto larga risonanza negli anni '90 a seguito delle crisi dei paesi emergenti. In quell'occasione il Fondo elarg ingenti risorse finanziarie sia per sostenere i paesi maggiormente colpiti sia per contenere l'effetto contagio. I programmi di risanamento in questo periodo avevano condizioni particolarmente onerose e per questo il Fondo fu aspramente criticato. Gli studi hanno rivelato altri due effetti dell'influenza del Fondo sulla politica domestica. In primo luogo nei regimi parlamentari i programmi di assistenza finanziaria influiscono sull'equilibrio di potere tra le forze politiche di governo. In secondo luogo essi coincidono sulla durata incarica dei governi. Secondo alcuni studi durata e sopravvivenza dei governi non sono in pericolo se il programma di assistenza gi in vigore al momento in cui il governo entra in carica. Ci sono altre due fondi dell'influenza del Fondo. -si ritiene che uno dei canali attraverso il quale si espleta l'influenza del Fondo sia quello della persuasione. L'influenza del Fondo si eserciterebbe pi attraverso la diffusione di idee e credenze tra le autorit domestiche che attraverso minacce. -la seconda fonte di influenza del Fondo pu essere rintracciata nella politica domestica dello stato membro che interagisce con l'organizzazione. stato osservato che i governi possono utilizzare la condizionalit imposta dagli organismi internazionali a proprio vantaggio come scudo per adottare politiche che mai avrebbero ricevuto il necessario consenso. Il Fondo non pu essere considerato solo come un'arena per la negoziazione di interessi tra i suoi membri. Esso un attore largamente autonomo dalle preferenze dai suoi stati membri nell'esercizio delle sue funzioni sebbene in diverse circostanze tale autonomia sia stata indebolita dalla presa di posizione degli stati membri economicamente pi forti. Cap. 7 La Banca mondiale e la lotta alla povert Composta in origine da 38 stati,oggi 188, la Banca mondiale viene creata nel 1946. Il suo mandato fondamentale quello di fornire sostegno alla ricostruzione e allo sviluppo dei paesi membri. Lo strumento principale di cui la Banca si serve la concessione di prestiti a

tassi inferiori agli stati membri che ne facciano richiesta e che soddisfino adeguate condizioni. Il trattato istitutivo dell'organizzazione prevede che la Banca fornisca assistenza tecnica ai suoi membri. All'atto dell'adesione gli stati membri hanno obbligo di sottoscrivere quote di capitale in base alle proprie possibilit economiche. Tali quote fungono da garanzia per la concessione di prestiti futuri. La Banca si fonda su un sistema di governance fortemente asimmetrico e gerarchico. Esso garantisce al maggiore azionista,USA,il diritto di veto sulla revisione dello statuto e collega il potere di voto dei suoi membri al loro peso nel sistema economico mondiale. L'organo esecutivo della Banca mondiale,il Board of executive Directors,opera secondo il meccanismo dei collegi di voti. Gli stati membri sono organizzati in gruppi che vengono coordinati da un direttore esecutivo. Esso ha il potere di esprime con il il proprio voto le preferenze di tutto il collegio da lui presieduto. I voti sono assegnati a ciascuno stato all'atto dell'adesione in parte in base alle quote di capitale sottoscritte in parte in misura fissa. L'organo supremo della Banca,il consiglio dei governatori composto dai ministri delle materie di volta in volta competenti. Ai governatori riservato il compito di decidere sulle questioni di maggiore rilevanza dalla ricapitalizzazione dell'organizzazione all'approvazione dei bilanci. I membri del consiglio dei direttori esecutivi vengono nominati attraverso una procedura ibrida. I direttori vengono in parte designati in parte eletti a seconda dei paesi e delle constiuencies di riferimento. Il personale della banca suddiviso in vertici manageriali e staff. Il management coordinato e presieduto dal presidente che viene nominato consuetudinariamente ogni 5 anni da parte del maggiore azionista e presiede il Consiglio dei direttori esecutivi fungendo da raccordo tra i mandanti e i mandatari. Il presidente coadiuvato da due direttori generali che si occupano rispettivamente di strategia, finanza e di operazioni. L'originario core business della banca mondiale costituito dalla fornitura di prestiti e garanzie a esclusivo beneficio degli stati membri. Specializzandosi nel finanziamento di progetti infrastrutturali che avrebbero dovuto facilmente autoripagarsi nel medio temine la banca persegu durante tutti gli anni '50 una strategia prudenziale scegliendo tra i progetti da finanziare quelli a minor rischiosit. Il fine era guadagnarsi la fiducia degli investitori sui mercati internazionali agendo da intermediario e garante al trasferimento di fondi verso i paesi in via di sviluppo. Gli anni '60 e '70 segnarono la decisa assunzione di responsabilit della banca nella promozione dello sviluppo dei paesi pi poveri mediante la creazione dell'Ida e la progressiva differenziazione della mission attraverso l'inclusione di progetti ad ampio raggio aventi ricadute anche nell'ambito sociale dei paesi coinvolti. Negli anni '70 al crollo del sistema di tassi fissi creato tramite gli accordi di bretton woods seguirono le prime due grandi crisi petrolifere. La crisi del debito dei Pvs nella prima met degli anni '89 apri la strada a un ampliato ruolo della banca mondiale tramite i prestiti per l'aggiustamento strutturale. Un altro elemento che influisce sul rafforzamento della funzione di assistenza tecnica della banca mondiale la crescente rilevanza assunta dalle banche di sviluppo regionali e dai finanziatori privati. A essi si aggiunta l'azione di organismi misti a partecipazione pubblica e privata nella sfera dei fondi fiduciari per lo sviluppo tradizionalmente ricadenti nel dominio riservato del trust fund system della banca e ora sempre pi adottati anche dall'Unione europea.

Negli ultimi anni anche la funzione di prestito della banca ha subito trasformazioni. A partire dal 2005 i Sals sono stati sostituiti dai development policy loans strumenti di finanziamento dei programmi di riforma giudicati necessari per lo sviluppo nei paesi clienti. I finanziamenti erogati dalla banca nel corso del tempo testimoniano il suo sostegno costante alla causa dello sviluppo. In aggiunta ai prestiti, fattori quali l'esperienza tecnica e la credibilit sui mercati internazionali,guadagnate attraverso la sua strategia prudenziale, hanno conferito all'organizzazione una capacit di influenza notevole sulle pratiche e sulle politiche di sviluppo. La banca stata spesso accusata di aver esercitato un'influenza negativa sulle prospettive di sviluppo di alcuni tra i suoi stati debitori. I risultati della banca sul campo sono stati poi criticati per la scarsa attenzione dell'organizzazione alle ricadute ambientali dei progetti da essa finanziati. Il caso dell'inclusione degli standard ambientali nei progetti della banca suggerisce che anche in presenza di una prassi volta alla riproduzione di schemi di finanziamento inefficaci e discutibili da parte di management e staff comunque possibile modificare l'azione della banca. Negli oltre sessant'anni della sua attivit la banca ha prestato risorse per promuovere lo sviluppo e sostenere i paesi in difficolt nei rispettivi camini di crescita. Fattori sia interni che esterni alla banca influenzarono la definizione dei progetti di aggiustamento strutturale. Da un lato il management gioc un ruolo centrale nell'individuazione di liberalizzazione privatizzazione e restrizione della spesa pubblica come condizioni fondamentali per la concessione dei prestiti. Dall'altro canto la strada del rigore ricalcava sentieri gi battuti dalle lite governative e amministrative di alcuni stati tra cui spiccavano le amministrazioni Reagan negli stati uniti e Thatcher nel regno unito. Il management della banca ha saputo compiere rilevanti cambiamenti sia nella mission originaria dell'organizzazione sia nei suoi compiti ampliati fino ad includere il sostegno a riforme amministrative e giudiziarie oltre che sociali e sanitarie in molti dei paesi membri. Uno stimolo al cambiamento dei metodi operativi e dei programmi della banca stato poi giocato da attori esterni all'organizzazione:i gruppi ambientalisti e le lobby repubblicane statunitense da un late e l'eterogeneo gruppo degli antiglobalisti dall'altro.

Cap. 8 L'Organizzazione mondiale del commercio e la propriet intellettuale L'Organizzazione mondiale del commercio(WTO) pu essere definita come il sistema politico internazionale nell'ambito del quale i governi decidono di negoziare e far rispettare l'insieme di norme che regolano il commercio mondiale. La creazione del WTO segna il punto di arrivo di graduale percorso di ampliamento della sfera di competenze del regime commerciale internazionale che espande il proprio raggio di azione a una serie di politiche regolative tradizionalmente confinate entro la sfera domestica degli stati. Vengono rafforzati i meccanismi istituzionali volti alla risoluzione delle controversie tra gli stati membri. possibile descrivere i tratti fondamentali del regime commerciale internazionale nel corso del tempo considerandolo come un sistema politico che svolge tre principali funzioni: offrire un insieme di principi e regole comuni per la liberalizzazione del commercio internazionale, permettere agli stati membri di darsi nuove regole attraverso negoziati intergovernativi e codificare norme per la risoluzione delle controversie tra i

membri contraenti. Il sistema di regole e norme del regime commerciale internazionale si ispira alla convinzione che un sistema commerciale aperto in cui i beni possono essere scambiati liberamente sia migliore rispetto ai sistemi in cui non vengono posti vincoli alla libert degli stati di adottare politiche protezionistiche che impongono barriere al libero dispiegarsi del commercio internazionale. Questa convinzione si fonda sull'idea che un sistema commerciale aperto sia lo strumento migliore per garantire una maggiore crescita economica e migliori standard di vita a livello aggregato e a livello di singoli stati. Il principio del liberalismo di mercato trova fondamento nei principi della non discriminazione e reciprocit. -il principio di non discriminazione consiste nell'idea che ogni stato membro debba avere uguali opportunit nelle relazioni commerciali con altri stati membri. Viene attuato attraverso due norme fondamentali:la clausola della nazione pi favorita e la clausola del trattamento nazionale. La clausola della nazione pi favorita stabilisce che proibito adottare qualsiasi politica commerciale che favorisca alcuni paesi a discapito di altri. Garantisce che a tutti gli stati membri siano garantite uguali opportunit di accesso ai mercati dei partner. La clausola del trattamento nazionale si pone l'obiettivo di evitare che gli stati membri usino i vari strumenti a loro disposizione per avvantaggiare i produttori nazionali rispetto a quelli esteri e prevede che le norme nazionali non producano esplicitamente o implicitamente alcun vantaggio alle imprese che operano all'interno dei confini statali. -il secondo principio quello della reciprocit. Affinch per uno stato sia vantaggioso negoziare norme per la liberalizzazione del commercio con altri stati necessario che i guadagni attesi siano maggiori di quelli derivanti da un processo di liberalizzazione unilaterale. Ogni stato in grado di mantenere relativamente stabile la propria bilancia commerciale e controbilanciare eventuali aumenti di importazioni derivanti dalla diminuzione delle proprie tariffe commerciali con aumenti di esportazioni a seguito della riduzione di tariffe commerciali di paesi terzi. Con l'ampliarsi del raggio di azione dell'organizzazione non sono mutati n i principi ispiratori n le norme cardine su cui si fonda il regime commerciale multilaterale. I principi di non discriminazione e di reciprocit, con l'idea che un regime commerciale aperto sia il migliore strumento per garantire pace e prosperit continuano a costituire i pilastri normativi su cui si fonda il regime commerciale multilaterale incarnato dal Gatt prima e dal WTO poi. Il Gatt nasce come un regime, un insieme di principi,norme,regole e procedure di decision-making attorno alle quali le aspettative degli attori convergono. con la nascita del WTO che le istituzioni che regolano il commercio internazionale hanno formalmente acquisito lo status di organizzazione internazionale con personalit giuridica propria. Nel definire formalmente struttura organizzativa e processi decisionali l'accordo istitutivo del WTO stabilisce due organi incaricati di governare l'organizzazione: la Conferenza ministeriale e il Consiglio generale. La Conferenza ministeriale rappresenta l'autorit suprema dell'organizzazione,si compone dei rappresentanti di tutti gli stati membri e si riunisce almeno una volta ogni due anni. Il Consiglio generale costituisce l'organo decisionale e di indirizzo politico principale quando la Conferenza ministeriale non esercita i propri poteri. Sono rappresentati tutti gli stati membri ma si riunisce con maggiore frequenza e viene assistito nell'espletamento del lavoro quotidiano da diversi consigli e commissioni specializzati. L'organizzazione possiede un segretariato presieduto da un direttore generale nominato dalla Conferenza ministeriale.

Le decisioni pi rilevanti del WTO riguardano i negoziati intergovernativi finalizzati all'adozione di norme per la liberalizzazione del commercio. Sono organizzati in round negoziali. La decisione di iniziare questi round viene adottata dalla Conferenza ministeriale che ha il compito di definire l'agenda. Una volta definita l'agenda,i negoziati su ognuna delle aree di intervento identificate nell'agenda e sui dettagli tecnici vengono condotti all'interno delle rispettive commissioni specializzate. Quando si raggiunge un accordo tale bozza generale viene poi portata all'attenzione della Conferenza ministeriale per l'accordo definitivo. Si procede con la votazione solo nel caso in cui non sia possibile adottare un accordo per consenso. In questo caso la regola che si applica sia per la Conferenza ministeriale sia per il Consiglio generale quella della maggioranza dei voti espressi. Ne regime commerciale internazionale vige il principio uno stato,un voto. Negli ultimi decenni sono aumentati sia il numero di stati membri partecipanti a questi negoziati sia i settori oggetto di negoziazioni. L'aumento del numero di stati membri rende molto pi difficile l'adozione di nuove norme e impegni per la liberalizzazione commerciale attraverso negoziati intergovernativi. In primo luogo,all'aumentare del numero degli attori aumentato anche in grado di eterogeneit degli interessi e la difficolt di individuare un minimo comune denominatore tra le diverse posizioni negoziali. La seconda ragione che con l'aumentare del numero degli stati membri e l'emergere dei cosiddetti paesi in via di sviluppo sono anche cambiate le dinamiche di potere negoziale all'interno del regime commerciale. Infine esiste un ulteriore meccanismo attraverso il quale l'organizzazione sostiene il processo di liberalizzazione commerciale tra i propri membri. Grazie al principio di non discriminazione anche i processi decisionali di natura bilaterale vengono immediatamente multilateralizzati ovvero producono effetti sull'intera comunit degli stati membri. Il motore di questa dinamica di bilateralismo multilaterale proprio la clausola della nazione pi favorita. I meccanismi di risoluzione delle controversie sono funzionali al raggiungimento di tre tipi di obiettivi all'interno di un'organizzazione o regime internazionale. Tali meccanismi hanno la finalit di scoraggiare comportamenti opportunistici garantendo la possibilit di attivare meccanismi istituzionali da parte di stati che ritengono siano in corso violazioni di norme da parte di altri membri e in ultima istanza di autorizzare l'uso di strumenti sanzionatori. La delega di competenze per la soluzione di controversie ad un attore terzo in grado di fare ricorso a criteri di riconosciuti dalle parti come neutrali e legittimi disincentiva il ricorso a strumenti sanzionatori di carattere unilaterale che potrebbero creare una spirale di conflittualit tra le parti. Infine tale strumento svolge anche la funzione essenziale di completamento di contratti incompleti nei casi in cui vi sia incertezza riguardo all'interpretazione di alcune norme il Dms offre uno strumento cui le parti possono fare ricorso per determinare con precisione il contenuto. Il Dms veniva attivato in larga misura quando entrambe le parti avevano interesse a chiarire i termini di norme la cui interpretazione fosse controversa. Durante il Gatt il meccanismo funzionava interamente secondo i principi tipici della logica intergovernativa. Con la creazione del Wto il Dms si trasforma in uno strumento di soluzione delle controversie di tipo quasi giudiziario. La riforma del Dms ha eliminato il potere di veto dello stato membro imputato consentendo la creazione di un panel,l'adozione di un verdetto e l'autorizzazione all'adozione di misure sanzionatorie anche senza il suo consenso.

Le caratteristiche principali di questi meccanismi sono 2: -ha un carattere decentrato. Il Dms pu essere attivato solo su richiesta di uno stato membro. Il compito di applicare le misure di sanzionamento spetta allo stato che ha attivato il Dms attraverso l'imposizione di tariffe doganali aggiuntive sulle importazioni provenienti dallo stato imputato. -il meccanismo prevede una fase di consultazioni bilaterali durante la quale possibile trovare una soluzione soddisfacente della controversia senza che sia richiesta la creazione di un panel e che quindo venga emesso un verdetto. Questo meccanismo si rivelato efficace se vero che la maggior parte delle controversie viene infatti risolta durante la fase di consultazione. I diritti di propriet intellettuale svolgono un ruolo cruciale nel garantire gli investimenti di imprenditori privati nelle economie capitalistiche. I brevetti,le clausole sulla segretezza dei processi produttivi e i contratti di lungo termine sono strumenti necessari per garantire che vi siano incentivi sufficienti per investimenti di lungo periodo in condizioni di rapidi cambiamenti economici e tecnologici. I paesi industrializzati con vantaggi comparati nella produzione di beni e servizi ad alto contenuto tecnologico e di investimenti in ricerca e sviluppo come gli Stati Uniti ma anche come l'UE consideravano il WTO come il forum ideale per regolamentare i diritti di propriet intellettuale su scala internazionale per due ragioni:il problema dei diritti di propriet intellettuale sarebbe stato declinato in termini commerciali e l'incisivit delle nuove norme sarebbe stata garantita dalla prevista riforma del Dms.. L'Uruguay round si conclude con l'adozione di un accordo sui diritti di propriet intellettuale,l'unico accordo siglato durante questo round di negoziati a non rappresentare un'emanazione delle norme contenute inizialmente nel Gatt che costituisce in larga parte un'affermazione delle posizioni dei paesi industrializzati. L'accordo prevede i seguenti elementi: -una serie di standard minimi da incorporare nelle legislazioni degli stati membri in materia di protezione dei diritti di propriet intellettuale; -criteri minimi per garantire l'applicazione delle norme sulla propriet internazionale nei procedimenti civili,amministrative e penali; -l'uso del Dms del Wto per fornire strumenti anche a livello internazionale per garantire il rispetto delle norme sulla propriet intellettuale a livello nazionale; -i requisiti procedurali comuni per la gestione a livello amministrativo dei diritti di propriet intellettuale. Con l'Uruguay round, i paesi industrializzati hanno fatto s che ognuno dei diversi gruppi negoziali venisse considerato come parte di un unico accordo,il cosiddetto single undertaking. I paesi in via di sviluppo si sono quindi trovati di fronte a una scelta prendere o lasciare. Per poter continuare a beneficiare della liberalizzazione commerciale offerta dal Gatt gli stati membri avrebbero dovuto accettare anche tutti i nuovi accordi regolativi adottati durante l'Uruguay round. Di fronte alla scelta tra perdere accesso ai mercati remunerativi dei paesi industrializzati o mantenere i benefici derivanti dal Gatt e accettare anche nuovi accordi regolativi potenzialmente svantaggiosi i paesi in via di sviluppo non hanno potuto che scegliere quest'ultima opzione e aderire al Wto. Con la creazione del Wto una concomitanza di fattori ha reso possibile un cambiamento degli equilibri del potere tra i diversi attori all'interno dell'organizzazione favorendo maggiore assertivit e potere negoziale dei paesi in via di sviluppo e una diminuzione della capacit dei paesi industrializzati di imporre le proprie strategie e

preferenze. Tra i diversi fattori tre sono i pi rilevanti: -a partire dagli anni '90 cresciuto in modo esponenziale il potere commerciale relativo di alcuni paesi in via di sviluppo, Cina, India e Brasile tra tutti. Questo sviluppo,accompagnato da un'accorta strategia di coordinamento delle rispettive posizioni negoziali culminata nella creazione del cosiddetto Gruppo G20 ha permesso ai paesi cosiddetti emergenti di cambiare le dinamiche negoziali all'interno del Wto. -con l'adozione dell'Uruguay round i paesi industrializzati non hanno pi avuto la possibilit di fare ricorso alla minaccia di esclusione utilizzata durante l'Uruguay round. -proprio il rafforzamento del Dms sostenuto dai paesi industrializzati ha finito per creare ostacolo strutturali all'adozione di nuovi impegni in materia di politiche regolative nel Wto. Facciamo una breve analisi dell'evoluzione del processo negoziale sui diritti di propriet intellettuale nel Doha round. I paesi in via di sviluppo sono riusciti a opporre una strenua resistenza al rafforzamento delle discipline comuni in materia di diritti di propriet intellettuale e anche a imporre una marcia indietro su alcuni aspetti specifici di particolare rilevanza per gli interessi delle popolazioni e dei produttori che rappresentano. Emblematicamente a questo riguardo la questione relativa alle norme contenute nel Trips che riguardano l'accesso ai medicinali. Il primo risultato di questo processi politico stato l'adozione della Dichiarazione di Doha sull'accordo Trips e sulla salute pubblica,che propone di negoziare soluzioni flessibili per combattere in modo efficace malattie come l'Hiv la tubercolosi o la malaria e per garantire l'approvvigionamento dei principali farmaci dei paesi in via di sviluppo. Un ulteriore successo quando il Consiglio generale del Wto ha deciso di facilitare l'accesso ai medicinali protetti da brevetto ai paesi che non dispongono di capacit di produzione introducendo licenze obbligatorie per l'esportazione fino a quel momento riservate all'approvvigionamento del territorio nazionale. Il Gatt nasce con il principale obiettivo di liberalizzare il commercio internazionale attraverso la riduzione/eliminazione delle barriere al libero commercio situate ai confini tra gli stati membri ovvero barriere tariffarie e quote alle importazioni. Ha creato le condizioni per una crescita del commercio mondiale senza precedenti tanto per l'intensit quanto per durata. L'enorme crescita del commercio mondiale ha portato a una radicale trasformazione dei consumi e dei processi produttivi. L'aumentare del commercio mondiale ha portato a una crescente internazionalizzazione dei consumi e della produzione di beni e servizi. L'internazionalizzazione dei processi produttivi ha poi contribuito a mutare radicalmente l'organizzazione della produzione,favorendone la specializzazione e aumentando in modo esponenziale i flussi di investimento esteri diretti. Istituzioni quali il Gatt-Wto hanno svolto un ruolo cruciale sia nel fornire incentivi per un graduale smantellamento degli ostacoli al libero commercio gi esistenti tra gli stati sia nel creare vincoli e disincentivi alla creazione di nuove barriere commerciali come possibile risposta a periodi di stagnazione o crisi economica internazionale. L'ambito nel quale forse possibile apprezzare l'evoluzione del ruolo dei paesi in via di sviluppo all'interno del regime commerciale quello del Dms. La riforma nasce dalla volont dei paesi industrializzati di avere a disposizione strumenti pi cogenti per imporre ai paesi in via di sviluppo il rispetto delle nuove norme di tipo regolativo adottate nell'Uruguay round. Nato con l'idea di fornire uno strumento che riflettesse gli interessi dei paesi membri pi potenti,il braccio giudiziario del regime commerciale internazionale invece risultato essere uno strumento tanto efficace quanto relativamente equo per ridurre le barriere

commerciali. Da una parte il regime commerciale internazionale si configurato come strumento attraverso il quale i principali paesi industrializzati hanno garantito che il processo di liberalizzazione commerciale globale si potesse sviluppare in sintonia con i propri interessi e preferenze. Dall'altra per,il sistema politico che ha governato il commercio internazionale ha offerto anche un'arena per negoziare norme e impegni che si sono dimostrati efficaci nel ridurre barriere commerciali internazionali per tutta la comunit dei paesi membri.

Cap. 9 Le organizzazioni regionali e l'integrazione economica Lo studio dell'integrazione regionale finalizzato a capire come e perch gli stati nazionali decidono volontariamente di mescolarsi fondersi e mischiarsi con i propri vicini cos da perdere gli attributi fattuali della sovranit mentre acquisiscono nuove tecniche per risolvere i conflitti tra di loro. Gli stati nazionali fanno ci creando istituzioni comuni e permanenti capaci di prendere decisioni vincolanti per tutti loro. All'inizio le organizzazioni regionali costituiscono delle arene dove si svolge l'interazione tra stati per risolvere problemi comuni. Successivamente le istituzioni create dagli stati stati per risolvere problemi comuni possono sviluppare una loro autonomia diventando attori in senso proprio. Tra i blocchi regionali di maggiori dimensioni solamente l'UE si sviluppata secondo questo percorso. Le organizzazioni regionali costituiscono strumenti per raggiungere scopi divergenti. Tre organizzazioni regionali-UE,il Mercato comune del sud(mercosur) e l'Associazione delle nazioni del sud-est asiatico(asean). La struttura di funzionamento delle tre organizzazioni regionali individuano le principali istituzioni che presiedono al loro processo decisionale. L'analisi della struttura consente anche di comprendere la missione dell'organizzazione regionale in questione,il mandato che le stato assegnato,i poteri di cui pu disporre rispetto sia all'ambiente esterno sia ai suoi membri interni. Mercosur fu creato nel 1991 attraverso il Trattato di Asuncin, firmato dall'Argentina,dal Brasile,dal Paraguay e dall'Uruguay. L'obiettivo originario dei presidenti Alfonsn(Argentina) e Sarney(Brasile) era quello di aiutare il consolidamento delle fragili democrazie dei loro paesi attraverso la costruzione di un ambiente favorevole alla riduzione delle spese militari e all'aumento della spesa sociale. Il Protocollo di Ouro Preto dette al Mercosur una personalit legale internazionale. L'organizzazione in questione non riuscita a creare un mercato comune. Essa ha definito il progetto per un'unione doganale che ancora oggi lungi dall'essere completa. Le sue decisioni vengono prese attraverso meccanismi puramente intergovernativi che si basano per di pi sul criterio dell'unanimit in tutti i campi trattati. La struttura decisionale consiste di tre organismi regionali costituiti di funzionari degli stati membri o di tecnici nominati dai governi nazionali. Tali organismi sono dotati di responsabilit di policy molto limitate e sono coordinati da una Segretariato di piccole dimensioni. Un sistema molto circoscritto per risolvere le dispute tra gli stati membri fornisce soluzioni di arbitraggio svincolate dal rispetto di precisi criteri. Un tribunale di revisione permanente e un Parlamento furono istituiti anche se non furono dotati,il primo di una capacit giurisdizionale esclusiva e il secondo di una capacit legislativa autonoma. Le decisioni prese a livello regionale non hanno carattere di supremazia rispetto a quelle prese a livello degli stati membri e non possono avere effetto diretto sui cittadini di questi ultimi. Ogni

decisione presa a livello regionale per diventare operativa deve essere internalizzata nella struttura domestica di ognuno dei paesi membri. I trattati che costituiscono il Mercosur si limitano ha definire le modalit dell'integrazione economica e la struttura organizzativa per promuoverla. L'Asean fu fondata nel 1967 dall'Indonesia, la Malesia,Singapore,le Filippine e la Thailandia come risposta alle minacce militari proprie della guerra fredda. L'obiettivo era di gestire i conflitti infraregionali con lo scopo di creare una regione di pace e stabilit. Tra le motivazioni tacite sei suoi fondatori vi anche l'ambizione dell'Indonesia di diventare la potenza egemone nell'area attraverso la cooperazione regionale nonch la speranza della Malesia e di Singapore di condizionare l'Indonesia portandola all'interno di un framework cooperativo. Uno dei principi costitutivi dell'Asean il rispetto della sovranit dei paesi membri. Esso comporta che il processo decisionale sia esclusivamente intergovernativo,che le decisioni dell'organizzazione non interferiscano nella politica interna dei paesi membri e che non vengano costruite istituzioni sovranazionali. Le normative priors sono l'insieme delle norme consolidate nella regione che ne orientano il funzionamento e consistono in una combinazione di anticolonialismo,neutralismo e nazionalismo. L'Asean stata appunto creata per rafforzare quest'ultimo. L'Asean way include pratiche d'interazione e principi diplomatici. significativo che tali principi diplomatici siano prevalenti anche in America Latina nel suo complesso e nel Mercosur in particolare. I normative priors hanno giustificato la resistenza nei confronti di qualsiasi progetto finalizzato a creare istituzioni dotate di un potere decisionale vincolante. La condivisione della sovranit non nell'agenda dei paesi membri. L'UE:prima del trattato di Lisbona. L'UE si basa su trattati interstatali finalizzati alla formazione di un comune mercato su scala continentale. A partire dal trattato di Parigi e a finire con quello di Lisbona l'organizzazione regionale ha progressivamente precisato e definito la propria struttura istituzionale. L'Europa integrata si data istituzioni dotate di una loro autonoma legittimit diretta in alcuni casi indiretta in altri o derivata da un bilanciamento tra le seconde e il primo. Nata come un'organizzazione internazionale l'UE ha acquisito gradualmente una natura sovranazionale nei decenni successivi. L'UE un sistema sovranazionale in quanto combina assetti e procedure sia interstatali sia sovrastali. In un sistema sovranazionale la negoziazione intergovernativa ha un ruolo importante e talora cruciale nel processo decisionale. Le istituzioni sovranazionali di quel sistema possiedono una capacit indipendente sia di strutturazione di quella negoziazione sia di condizionamento dei suoi esiti. Se vero che l'UE non si basa su una costituzione formale anche vero che essa comunque un regime costituzionalizzato. Con il progressivo approfondimento dell'integrazione europea la costituzionalizzazione dell'UE ha finito per assumere un carattere pi politico oltre che economico. Unione Europea:dopo il trattato di Lisbona. Il trattato di Lisbona costituisce uno sviluppo significativo del processo di integrazione. Esso riflette la larghissima parte del trattato costituzionale bocciato nei referendum popolari della Francia e dei Paesi Bassi. Ha istituzionalizzato un sistema sovranazionale per decidere materie collegate al mercato comune e contemporaneamente un sistema intergovernativo per decidere materie tradizionalmente al centro della sovranit nazionali. Nel primo caso si formalizzato un quadrilatero istituzionale basato su un legislativo bicamerale e un esecutivo duale. La codecisione legislativa del Consiglio e del Parlamento europeo viene celebrata come la

procedura ordinaria per l'approvazione delle leggi europee mentre la Commissione europea mantiene il monopolio dell'iniziativa del processo legislativo e il Consiglio europeo vede riconosciuto il suo ruolo di testa politica dell'esecutivo comunitario. L'elezione di un presidente permanente del Consiglio europeo ha istituzionalizzato il suo ruolo decisionale,dando continuit alla sua azione esecutiva. In questo sistema decisionale due istituzioni sono emerse come le pi rilevanti. Da un lato il Consiglio europeo e dall'altro il Parlamento europeo. Il Consiglio europeo si progressivamente distaccato dal Consiglio assumendo una funzione prettamente esecutiva e lasciando a quest'ultimo il ruolo e le funzioni proprie della camera degli stati di un legislativo federale. Il Parlamento europeo ha acquisito una pari dignit legislativa con il Consiglio,motivando le sue richieste di influenza istituzionale con il fatto di essere l'unica istituzione eletta direttamente dai cittadini dei singoli stati membri dell'UE. Con il Trattato di Lisbona l'integrazione attraverso la legge ha ricevuto una forma democratica. La Ceg ha visto riconosciuto il suo ruolo di referente costituzionale per la soluzione delle contese tra gli stati membri e le istituzioni comunitarie oltre che tra queste ultime. I governi hanno collocato quegli ambiti in contesti normativi assai diversi rispetto a quelli che regolano le innumerevoli politiche collegate al mercato comune. Il Mercosur stato creato come un'organizzazione intergovernativa e ha preservato tale natura. Obiettivo centrale dei suoi fondatori era quello di evitare di replicare i fallimenti dei precedenti tentativi di integrazione in America Latina. Hanno istituzionalizzato il principio secondo il quale tutte le decisioni debbano coinvolgere esclusivamente i funzionari governativi nazionali e debbano essere prese all'unanimit. Tutte le decisioni significative per avere affetto debbono essere a loro volta trasferite nelle legislazioni nazionali. Le policy possono essere implementate solamente dalle autorit nazionali attraverso organismi nazionali. La risoluzione delle dispute l'unica area che stata formalmente esclusa dai vincoli del contesto intergovernativo. Il Mercosur incarna un tipo estremo di organizzazione intergovernativa:l'interpresidenzialismo. Funziona sulla base di negoziazioni fatte direttamente tra i vari presidenti dai paesi membri,in particolare quando decisioni cruciali debbono essere prese oppure quando conflitti critici debbono essere risolti. L'approccio minimalista adottato nella costruzione dell'istituzione fu dovuto alle resistenze di attori interni ai paesi membri al rafforzamento dell'organizzazione regionale. Pi recentemente altri progetti sono stati avanzati con l'obiettivo di spingere il Mercosur lungo il percorso di una maggiore integrazione. Il lancio dell'Iirsa,la creazione di un Comitato di rappresentanti permanenti,la costruzione di una Corte d'appello permanente,la creazione di un fondo per favorire la convergenza strutturale tra i paesi membri e l'allargamento al Venezuela. stata avviata un'iniziativa di integrazione regionale ancora pi ambiziosa finalizzata a includere l'intero subcontinente: l'Union de Naciones Suramericanas. L'Asean ha sviluppato un approccio all'integrazione regionale che stato definito relazionale. Le sue strutture decisionali sono puramente intergovernative. La diplomazia dell'Asean utilizza principalmente o esclusivamente strumenti informali oppure ricerca relazioni e discussioni non ufficiali dietro le quinte per promuovere posizioni consensuali piuttosto che utilizzare lunghe conferenze intergovernative. Le norme procedurali dell'Asean si sostanziano in convenzioni,volontarismo e accordi informali. Il modello consensuale generalmente visto come il perno di un sistema di governance dell'organizzazione.

Nel 1999 i membri dell'organizzazione decisero di istituzionalizzare un raggruppamento supplementare, l'Asean pi tre(Cina,Giappone,Corea del Sud) con l'obiettivo di individuare nuovi meccanismi finanziari di sostegno ai paesi dell'area impegnati ad affrontare gli strascichi della crisi finanziaria asiatica. I normative priors prevalenti tra gli stati membri consistono nella sfiducia,nell'inimicizia e nella rivalit. L'Asean pi tre ha istituito una currency swap initiative intesa come un reticolo di accordi bilaterali per scambiare e riacquistare tra i loro membri riserve delle banche centrali. Il successo potrebbe mostrare che la cooperazione economica pu procedere senza la preesistenza di normative priors o la condivisione di preoccupazioni di sicurezza. Unione Europea. Con l'Aue si sono create le condizione per passare dal mercato comune al mercato singolo. Il funzionamento del mercato singolo ha richiesto la regolazione di politiche che certamente i fondatori dell'Unione non avevano previsto. L'Unione cosi diventata un vero e proprio stato regolare,la cui influenza si estesa sulla gran parte delle politiche pubbliche collegate al funzionamento del mercato. Il processo di integrazione ha riguardato anche ambiti di policy come la politica estera e di sicurezza,la politica dell'ordine interno e soprattutto la politica economica e monetaria. Un processo di integrazione regionale che aveva raggiunto una tale profondit che non poteva non sollecitare una maggiore definizione delle competenze e delle procedure decisionali dell'Unione. Nel caso delle politiche sensibili per la sovranit nazionale,gli stati membri hanno accettato che esse venissero coordinate a livello comunitario,mantenendo per il loro controllo all'interno delle istituzioni costituite dai loro leader o ministri. La politica economica e monetaria si basa interamente su misure di coordinamento volontario tra gli stati membri. Mercosur. All'inizio del progetto di integrazione,i paesi pi grandi del Mercosur avevano economie relativamente chiuse. L'avvio dell'integrazione regionale aveva favorito l'apertura delle economie dei paesi membri,soprattutto fra di loro. Con le crisi economiche del periodo 1998-2002 i livelli dell'apertura dell'economia e dell'interdipendenza sono caduti vertiginosamente. Successivamente un ambiente internazionale insolitamente favorevole aveva consentito alle economie del Mercosur di crescere di nuovo. La creazione del Mercosur ha contribuito significativamente all'apertura delle economie nazionali attraverso la crescita del commercio e l'attrazione di investimento estero. Il blocco ha perso la sua spinta dopo il primo decennio di esistenza e,oggi,la crescita economica,gli investimenti e il commercio dipendono sempre pi da paesi extraregionali come la Cina. In termini formali il Mercosur ha fallito nei suoi obiettivi, ma ha comunque raggiunto altri obiettivi rilevanti come il sostegno alla democrazia nell'area,le riforme economiche e la pacificazione dei rapporti internazionali tra i vari paesi membri. L'agenda esterna ha parzialmente fornito il collante che era venuto a mancare all'interno. Le negoziazioni con l'UE sono state fatte come blocco grazie alla richiesta europea. Se vero che il Brasile che partecipa ai vertici dei forum internazionali anche vero che la possibilit di firmare accordi tra blocchi con l'Ue tiene vivo il Mercosur. Tuttavia,la firma di una partnership strategica tra il Brasile e l'UE nel 2007 non ha certamente aiutato a facilitare la negoziazione tra i due blocchi. Il Mercosur stato un caso di integrazione supply-side,promossa cio dal versante dell'offerta. L'interpresidenzialismo il risultato della combinazione di una strategia di politica estera,la diplomazia presidenziale,con un'istituzione domestica,il presidenzialismo. La diplomazia presidenziale continua a costruire la tradizionale risorsa a cui si ricorre per risolvere i problemi. Il Mercosur fin dalla sua nascita power-oriented nel senso che i conflitti si

processano attraverso negoziati informali. Sebbene il suo bilancio sia limitatamente positivo,la divergenza tra le parole e i fatti ha danneggiato la sua reputazione e messo in discussione la sua utilit. I suoi obiettivi sono la cooperazione,in coerenza con la rinata volont degli stati pi grandi di esercitare autonomamente un ruolo globale. Volont che destinata a ridurre a uno status di dipendenza gli stati pi piccoli. Asean. Per quanto riguarda il regionalismo economico,l'Asean ha cercato di creare un mercato parzialmente integrato favorendo scambi di prodotti e fattori produttivi. Nel 2000,al vertice tenuto a Singapore dall'Asean pi tre,fu proposta l'idea de un Summit dell'Asia dell'Est. L'Eas si riun per la prima volta nel dicembre 2005 e discusse la formazione di un'area di libero commercio. I criteri adottati per la partecipazione al forum sono i seguenti:il paese deve gi essere partner del dialogo dell'Asean,deve sottoscrivere il Trattato di amicizia e cooperazione e deve intrattenere relazioni sostanziali con il raggruppamento. L'Eas ha anche facilitato la cooperazione economica. Se si considera le potenzialit dell'Asean come attore nelle relazioni internazionali si registra un divario tra capacit e aspettative. Unione Europea. Tutti gli stati membri sono stati caratterizzati da processi di europeizzazione che hanno modificato attitudini,politiche e istituzioni. Sull'ambiente circostante l'UE ha modificato in modo sostanziale la struttura economica e sociale del continente. I successi del mercato singolo,e quindi l'adozione di una moneta comune da parte di 17 membri dell'UE hanno contribuito a trasformare l'interdipendenza in unione economica. Fin dall'inizio del progetto di integrazione,il commercio tra gli originari sei membri cresciuto sensibilmente,aiutando prepotentemente la loro ripresa economica dopo la drammatica esperienza di devastazione bellica. Lo scambio commerciale all'interno del blocco cresciuto sistematicamente nei decenni successivi,accentuandosi con la creazione dell'Uem e quindi con l'adozione della moneta comune. Nonostante questi ragguardevoli risultati,la crisi finanziaria ha tuttavia messo in discussione la stabilit del mercato europeo e della stessa moneta comune. Quella crisi ha mostrato come il new mode of governance della Uem,ovvero l'approccio intergovernativo,non fosse in grado di governare le differenze di politiche di bilancio e fiscali degli stati dell'eurozona. A fronte delle difficolt del metodo intergovernativo la crisi ha spinto l'eurozona e pi in generale l'UE a ridisegnare l'assetto istituzionale della loro governance economica. stato introdotto il semestre europeo in virt del quale il Consiglio europeo e la Commissione hanno acquisito un potere di controllo preventivo sulla legge finanziaria degli stati membri e sono state prese decisioni legislative che hanno rafforzato il patto di stabilit e crescita attraverso l'introduzione di meccanismi automatici di penalizzazione nei confronti degli stati membri che non ne rispettano i parametri concordati. Sono stati firmati nuovi trattati per l'eurozona quali il meccanismo di stabilit europea e il cosiddetto Fiscal compact. Il Consiglio europeo ha deciso di avviare la riforma del Trattato di Lisbona definendo una road map per giungere a un'unione fiscale,di bilancio e politica.

Cap. 10 Le Nazioni Unite e l'ambiente nel giugno del 2012 i delegati di 188 stati,insieme a migliaia di rappresentanti del settore privato e delle Organizzazioni non-governative si sono incontrati a Rio de Janeiro nella conferenza dell'ONU sullo sviluppo sostenibile,Rio+20 , per evidenziare la volont di segnare un importante passo avanti nella direzione dello sviluppo sostenibile,ovvero verso l'integrazione degli obiettivi di protezione dell'ambiente con gli obiettivi di sviluppo economico e sociale. Il problema che i negoziatori di Rio+20 si trovarono ad affrontare era il numero elevato di istituzioni multilaterali con finalit legate alla protezione dell'ambiente,associato alla mancanza di un'organizzazione centrale in grado di coordinare questa fitta rete di istituzioni,che costituisce l'ostacolo principale all'efficacia delle politiche ambientali internazionali. L'istituzione che per struttura e funzioni si avvicina di pi a un'organizzazione internazionale il programma delle Nazioni Unite per l'ambiente. A Rio stata dunque avanzata l'ipotesi di trasformare questa istituzione in un'organizzazione ambientale globale con il compito di coordinare gli interventi internazionali di protezione dell'ambiente. Circa 250 enti internazionali si occupano di ambiente a livello globale e regionale. Si devono sommare centinaia di istituzioni minori. Secondo l'International Environmental Agreements Database project si possono contare pi di 1100 accordi multilaterali sull'ambiente. L'insieme di questi accordi ha dato forma al regime delle politiche ambientali internazionali. L'evoluzione di questo regime segnata da tre tappe principali con scadenze ventennali,ognuna delle quali coincide con una conferenza dell'ONU: -la prima rappresentata dalla Conferenza di Stoccolma sull'ambiente umano nel 1972,che ha dato vita all'Unep. -la seconda riguarda la Conferenza sull'ambiente e lo sviluppo,che ha avuto luogo a Rio de Janeiro nel 1992 e che ha avuto come principale risultato la creazione della Commissione sullo sviluppo sostenibile e delle Convenzioni sul cambiamento climatico e la desertificazione. -la terza tappa stata la Conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile,che si tenuta a Rio nel 2012. Rio+20 non ha dato vita a nuove istituzioni ,a si conclusa con un documento programmatico che mira a riformare la struttura dell'Unep. La proposta di creare un'organizzazione globale per l'ambiente discussa nella Conferenza di Rio+20 stata avanzata fin nelle fasi preparatorie della Conferenza di Stoccolma del 1972. l'unica ipotesi che trov l'accordo dei presenti fu la creazione di un programma dell'Onu. A Stoccolma furono i delegati di alcuni stati europei ad avanzare la proposta di istituire un'agenzia autonoma dal Consiglio economico e sociale con la capacit di prendere decisioni vincolanti. Questi stati si fecero portavoce della necessit di un organismo che desse impulso alla cooperazione internazionale in campo ambientale. Risult chiaro che la proposta di creare un'organizzazione autonoma e in grado di prendere decisioni vincolanti non trovava ampio consenso tra i delegati. Secondo U Thant,la conferenza avrebbe dovuto creare un'agenzia che funzionasse da centralino per le istituzioni esistenti nel sistema dell'ONU. La proposta del segretario generale non prevedeva strumenti legali per garantire l'applicazione delle decisioni di tale agenzia. La maggior parte degli stati che parteciparono alla conferenza sostenevano che non c'era bisogno di creare una nuova

agenzia,dato che diverse agenzie dell'ONU avevano gi competenze in materia ambientale. L'esito della conferenza fu l'istituzione di un programma sussidiario dell'Assemblea generale dell'ONU e dell'Ecosoc invece di un'agenzia autonoma. Come gli altri programmi delle Nazioni Unite,l'Unep non ha una membership universale. Il suo Consiglio di governo costituito da 58 membri eletti dall'Assemblea generale,scelti sulla base del principio dell'equa rappresentanza territoriale. Il Consiglio di governo ha un mandato di 4 anni e si riunisce ogni 2. L'ufficio centrale del Segretariato degli organi di governo dell'Unep collocato a Nairobi. La scelta della capitale del Kenya rende l'Unep l'unico organismo dell'ONU la cui sede principale situata in un paese in via di sviluppo. Un'altra caratteristica dell'Unep riguarda la natura volontaria dei finanziamenti. Se si esclude il sostegno finanziario che proviene dal budget regolare dell'ONU la principale fonte di finanziamento il fondo ambientale. Tutti gli stati membri delle Nazioni Unite e gli enti non governativi sono chiamati a contribuire su base volontaria al Fondo. A causa di questi vincoli finanziari l'Unep costretto ad appoggiarsi ad altre organizzazioni dotate di fondi e del personale necessari per l'implementazione di politiche di protezione dell'ambiente. Inoltre lo staff dell'Unep costretto a impiegare parte del proprio lavoro nel tentativo di promuovere donazioni da parte di enti pubblici o privati riguardo a temi ambientali specifici. L'insieme delle funzioni dell'Unep si pu riassumere con il concetto di ancora per la protezione dell'ambiente globale. L'Unep si propone come punto di riferimento e guida per le iniziative delle istituzioni internazionali e dai governi in materia di protezione dell'ambiente. I suoi compiti principali si raggruppano in 5 obiettivi: -monitoraggio -elaborazione di standard,norme e politiche internazionali -acquisizione e diffusione delle informazioni -coordinamento delle istituzioni internazionali che si occupano di ambiente -capacity building. L'Unep ha il compito di monitorare lo stato dell'ambiente mondiale,nonch l'implementazione e l'efficacia dei programmi ambientali dell'Onu e ha come mandato di favorire l'implementazione degli accordi ambientali multilaterali. L'Unep svolge un ruolo di guida nei negoziati internazionali sull'ambiente ed incaricato di promuovere e sviluppare il diritto ambientale internazionale alla luce del principio dello sviluppo sostenibile. L'Unep ha il compito di facilitare l'acquisizione la valutazione e lo scambio di informazioni in campo ambientale e svolge il ruolo di consulente delle organizzazioni internazionali. L'Unep agisce come catalizzatore delle iniziative di protezione dell'ambiente della comunit internazionale e facilita la cooperazione tra gli attori coinvolti nell'implementazione degli accordi ambientali internazionali. Per il coordinamento dei programmi ambientali dell'ONU stato chiesto all'Unep di sviluppare legami concreti tra le convenzioni internazionali sull'ambiente e di rafforzare le interazioni tra convenzioni ambientali e convenzioni che trattano solo indirettamente temi legati all'ambiente. L'Unep deve monitorare l'impatto delle politiche sui paesi in via di sviluppo e di assicurare la compatibilit tra i programmi promossi dall'Unep e le priorit di quei paesi. Inoltre ha il compito di fornire consulenza ai governi nella costruzione si istituzioni con competenze ambientali. Non avendo mandato operativo,l'Unep detiene esclusivamente strumenti di influenza

basati sulla persuasione. Pu emettere raccomandazioni e linee guida e ha il potere di avanzare proposte per l'elaborazione di progetti di convenzioni ambientali. Svolge il ruolo di segretariato di alcuni trattati ambientali. Per quanto riguarda la funzione di monitoraggio dello stato dell'ambiente,un risultato tangibile consiste nell'aver promosso la nascita e lo sviluppo di istituzioni. L'Unep ha ottenuto risultati positivi anche nella sua funzione di disseminazione di dati,svolgendo efficacemente il ruolo di catalizzatore per i negoziati di importanti accordi ambientali. Tuttavia l'Unep ha dovuto affrontare difficolt tecniche nell'attivit di monitoraggio. Spesso i metodi di raccolta ed elaborazione dei dati si sono rivelati incompatibili tra loro in quanto provenienti da fonti diverse. L'attivit di monitoraggio dell'implementazione delle norme ambientali internazionali ostacolata dalla resistenza di alcuni stati a rendere trasparenti il processo decisionale e i risultati delle politiche ambientali. L'Unep ha svolto un ruolo guida nei negoziati internazionali nel campo dell'ambiente. Il suo contributo stato determinante per la conclusione della Convenzione di Vienna per la protezione dello strato dell'ozono e del Protocollo di Montreal volto a limitare la produzione e l'uso delle sostanze che riducono lo strato di ozono. Un altro dei principali risultati ottenuti dall'Unep riguarda la promozione di norme nell'ambito dei negoziati internazionali sull'ambiente. Un esempio fornito dalla Convenzione di Rotterdam sul commercio internazionale delle sostanze chimiche pericolose. Lo scopo di tale procedura quello di obbligare le imprese e i paesi esportatori a informare gli importatori delle caratteristiche dei prodotti commercializzati,al fine di proteggere la salute umana e dell'ambiente e di consentire un uso ecologico sostenibile delle stesse. Il compito di coordinare le istituzioni ambientali internazionali non si rivelato privo di ostacoli. L'Unep non ha canali formali di collegamento con la convenzione sul cambiamento climatico,che amministrata da un segretariato indipendente. Per quanto riguarda la funzione di capacity building, l'Unep diventato un punto di riferimento tra i paesi in via di sviluppo per il sostegno che esso fornisce nella preparazione ed elaborazione delle loro posizioni nei negoziati ambientali e nella fase di applicazione delle norme stabilite dai trattati internazionali. Gli ostacoli alla capacit dell'Unep di svolgere le proprie funzioni sono da attribuire ai limiti nelle risorse finanziarie e organizzative dell'istituzione e alla struttura della rete di istituzioni ambientali internazionali nella quale il programma dell'ONU inserito. La volatilit dei finanziamenti limita considerevolmente la sostenibilit delle sue decisioni. Uno dei motivi principali della volatilit del budget rappresentato dai frequenti cambiamenti nell'atteggiamento degli Stati Uniti,il principale finanziatore. I finanziamenti destinati all'Unep da parte degli Stati Uniti variano considerevolmente a seconda degli esiti delle elezioni presidenziali e congressuali e in risposta a pressioni delle Ong su problemi specifici. Un secondo vincolo rappresentato dalla struttura organizzativa dell'Unep. L'Unep ha sviluppato un apparato burocratico molto articolato e caratterizzato da una molteplicit di unit e divisioni. Questi settori sono scarsamente comunicanti tra loro. La carenza di meccanismi di raccordo tra i dipartimenti dell'Unep rallenta il processo decisionale e indebolisce la coerenza delle politiche dell'istituzione nelle relazioni con altre istituzioni. La crescita esponenziale del numero delle istituzioni multilaterali che si occupano di ambiente,e la parziale sovrapposizione dei rispettivi campi di intervento,hanno costituito

una sfida alla funzione dell'Unep di coordinare delle istituzioni ambientali. Alla luce degli ostacoli all'efficacia dell'Unep le conferenze internazionali sull'ambiente si sono poste l'obiettivo di riformare la struttura dell'istituzione e gli strumenti a sua disposizione. Il dibattito sul futuro dell'Unep che si sviluppato nei primi anni di questo secolo ripropone la stessa divisione che era emersa nella Conferenza di Stoccolma. La proposta pi radicale consiste nella trasformazione dell'istituzione in un'organizzazione mondiale per l'ambiente. Dal 2007,il Consiglio dell'UE si fatto portavoce di questa proposta,promuovendo la costruzione di un'agenzia specializzata dell'ONU come emanazione dell'Unep. Nella proposta del Consiglio dell'UE l'agenzia avrebbe dovuto avere una membership universale,un mandato rafforzato rispetto a quello dell'Unep e un meccanismo che garantisce finanziamenti adeguati e stabili da parte degli stati membri. Parallelamente stata avanzata anche l'ipotesi di preservare la natura dell'Unep come programma dell'ONU e il suo mandato originario. Sia la proposta di trasformazione radicale sia quella moderata sono state inserite nella bozza zero del documento di Rio+20 e discusse durante la conferenza. A Rio prevalso lo scenario meno ambizioso,ovvero quello di un timido rafforzamento dell'Unep,preservandone il mandato e la posizione di subordinazione rispetto all'Assemblea generale dell'ONU. La conferenza si chiusa con una richiesta indirizzata all'Assemblea generale dell'ONU di deliberare sulla riforma dell'Unep alla luce di questa proposta. Questa conclusione ha sollevato le critiche del coordinamento delle ONG che erano state chiamate a partecipare ai lavori,e che hanno visto le proprie richieste di un rafforzamento effettivo dell'Unep frustrate dal documento finale.

Cap. 11 L'Alto commissariato per i rifugiati e la protezione internazionale Lo Statuto dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati fu adottato dall'Assemblea generale dell'ONU nel dicembre 1950;a esso segui la Convenzione relativa allo status dei rifugiati entrata in vigore nel 1954. la Convenzione,spesso definita come la Magna Charta dei rifugiati,costituisce il fondamento del diritto internazionale del rifugiato. Essa sancisce gli obblighi degli stati nei confronti dei rifugiati e identifica l'UNHCR come l'organizzazione responsabile per il monitoraggio dell'applicazione delle norme contenute nella Convenzione stessa. Elenca le responsabilit degli stati contraenti,cosi come i diritti e doveri dei rifugiati. Ai rifugiati vengono riconosciuti alcuni diritti civili fondamentali,quali la libert di espressione e di movimento,e diritti economici e sociali,quali l'accesso al lavoro e alle cure mediche. Da parte loro i rifugiati hanno l'obbligo di rispettare le leggi e i regolamenti del paese d'asilo. Secondo l'art. 1A della Convenzione un rifugiato qualsiasi persona che ha un fondato timore di persecuzione per motivi di razza,religione,nazionalit o opinione politica,che si trova al di fuori del paese di cui e cittadino e non pu o non vuole avvalersi della protezione del paese stesso;oppure che,non avendo una cittadinanza e trovandosi fuori dal paese in cui risiedeva abitualmente non pu o non vuole tornarvi a causa di tale timore. Questa definizione restrittiva in quanto,omette altre importanti considerazioni quali la povert,la carestia,l'oppressione governativa e la presenza di conflitti interni e internazionali.

Il compito dell'UNHCR nei confronti dei rifugiati venne definito come quello di fornire loro protezione internazionale. In pratica,il compito dell'UNHCR era quello di identificare i rifugiati,di dare loro documenti di viaggio e di ricercare e promuovere soluzioni permanenti ai loro problemi. Tre sono le soluzioni permanenti: -il rimpatrio nel paese d'origine in condizioni di sicurezza e dignit e sulla base di una decisione esplicita del rifugiato stesso. -l'integrazione nel paese nel quale il rifugiato ha inizialmente cercato asilo -il reinsediamento in un paese di secondo asilo. La convenzione rappresenta il fondamento del diritto internazionale del rifugiato,identifica una lista di diritti civili,economici e sociali a cui i rifugiati possono accedere. Tra tutti i diritti riconosciuti quello del non-refoulement,il diritto cio di non essere rimpatriato in uno stato dove un individuo a rischio di persecuzione certamente il pi rilevante. Il principio del non-refoulement si applica anche a quanti siano entrati illegalmente nello stato ospitante se questi si presentano senza indugio alle autorit competenti fornendo un'adeguata spiegazione riguardo alla loro presenza sul territorio del paese ospite. Il non-refoulement considerato vincolante nei confronti di tutti gli stati,anche di quelli che non hanno aderito alla Convenzione. Nonostante l'importanza del nonrefoulement i rifugiati non hanno un vero e proprio diritto d'asilo ma questo viene concesso a discrezione degli stati. Lo stesso termine asilo si ritiene che comprenda una protezione temporanea nei confronti dei rifugiati. Oltre a fornire protezione ai rifugiati,gli stati s'impegnano a cooperare con l'UNHCR nell'esercizio delle sue funzioni,a informare il segretario generale delle Nazioni Unite sui provvedimenti legislativi adottati per assicurare l'applicazione della Convenzione stessa e a esentare i rifugiati dal principio di reciprocit tra gli stati. La convenzione non specifica come i costi relativi all'accoglienza dei rifugiati debbano essere ripartiti tra i paesi membri dell'organizzazione. Al fine di evitare vistose sperequazioni stato sostenuto che esiste una responsabilit collettiva degli stati membri di farsi carico in maniera equa del rispetto del principio don non-refoulement tramite il cosiddetto burden-sharing,cio la condivisione dei costi e degli omeri relativi all'accoglienza. La concessione dell'asilo pu assumere un significato potenzialmente ostile verso il paese di origine del rifugiato,e potrebbe portare a una serie di ripercussioni sia politiche sia economiche per gli stati coinvolti. Per limitare la possibilit dell'uso dell'asilo come strumento di lotta politica,i redattori dello Statuto dell'UNHCR affermarono il carattere non politico e umanitario dell'organizzazione. L'UNHCR non ha mai monitorato sistematicamente la situazione dei diritti umani di un determinato paese proprio perch tale monitoraggio sarebbe stato impossibile senza sfidare in alcun modo l'autorit dello stato. Per quanto riguarda la struttura dell'organizzazione,l'UNHCR parte del gruppo delle agenzie specializzate dell'ONU. Lo statuto prevede che l'Alto commissariato agisca sotto l'autorit dell'Assemblea generale,la quale elegge l'Alto commissario su nomina del segretario generale. L'Assemblea generale ha il compito di confermare l'esistenza stessa dell'organizzazione a seguito dell'iniziale mandato di tre anni. In aggiunta all'autorizzazione a intraprendere attivit addizionali,l'Assemblea generale ha creato un organo conosciuto in ambito ONU semplicemente come ExCom. Quest'organo avrebbe dovuto svolgere un ruolo decisivo nella gestione dell'organizzazione

attraverso l'approvazione dei programmi di assistenza,la fornitura di pareri nell'esercizio delle funzioni previste dallo Statuto, e soprattutto l'approvazione del budget. L'influenza degli stati donatori particolarmente vistosa per via del fatto che essi possono specificare dove,come e secondo quali criteri l'UNHCR debba usare le proprie risorse. Se da un lato il meccanismo di finanziamenti favorisce la dipendenza dell'organizzazione degli stati,dall'altro l'organizzazione che pu influire,anche se in maniera meno vistosa,sul comportamento degli stati stessi. Sia lo Statuto dell'Alto commissariato sia la Convenzione autorizzano l'organizzazione a supervisionare l'applicazione delle norme sui rifugiati. Su questa base,l'UNHCR ha frequentemente sollecitato gli stati ad aderire agli strumenti internazionali in materia di rifugiati e a renderli esecutivi attraverso l'adozione di una normativa nazionale basata su standard internazionali. I richiedenti asilo devono infatti poter accedere a una procedura equa ed efficace per presentare la propria richiesta d'asilo e per ottenere una risposta motivata in tempi ragionevoli. L'organizzazione ha sfruttato le proprie competenze tecnico-legali e la propria autorit morale per esprimere giudizi e critiche sul comportamento degli stati parzialmente o totalmente inadempienti. Ha cercato di convincere gli stati stessi a rispettare i propri obblighi nei confronti dei rifugiati. L'organizzazione ha agito come una sorta di insegnante di diritto umanitario interna,persuadendo gli stati al rispetto dei diritti umani nelle procedure di ammissione e di asilo. Nonostante il mandato piuttosto modesto,inizialmente gli Stati Uniti,che non avevano sottoscritto la convenzione,decisero di non fornire particolare sostegno diplomatico o finanziario alla nuova organizzazione. Nel corso degli anni '50 e '60,tuttavia, grazie al mutamento di indirizzo degli Stati Uniti e alla considerevole autorit morale derivante dal suo ruolo di custode del diritto internazionale dei rifugiati,l'Alto commissariato riusc a legittimare la propria esistenza e ad affermare la propria credibilit. A partire dalla met degli anni '50 lo scoppio di virulenti conflitti forn all'UNHCR l'opportunit di affermarsi e consolidarsi. Questi conflitti erano formalmente al di fuori della giurisdizione dell'Alto commissariato. Tuttavia,in questi casi l'Alto commissario,convinto dell'obbligo morale di assistere tutti i rifugiati e non solo quelli formalmente affidati al suo mandato,chiedeva un'eccezione al Comitato esecutivo dell'UNHCR che,a sua volta,si rivolgeva all'Assemblea generale dell'ONU. In questo modo fu avviato un meccanismo che legittimava la progressiva espansione geografica e temporale dei programmi di assistenza dell'Alto commissariato. Questa espansione avvenne con il consenso degli stati membri e in particolare con quello degli Stati Uniti. La prima grande crisi fu quella dell'esodo precipitoso di persone a seguito dell'invasione dell'Ungheria da parte dell'armata rossa. L'Alto commissario Auguste Lindt riusc a convincere l'Assemblea generale a designare l'UNHCR come lead agency per l'operazione d'aiuto umanitario agli ungheresi in fuga. Ne segui un periodo di considerevole crescita dell'organizzazione. Negli anni '60 l'UNHCR ampli le proprie attivit della protezione dei rifugiati in fuga dai regimi comunisti dell'Est Europa alla protezione dei rifugiati prodotti dai processi di decolonizzazione,spesso violenti,in Africa. L'organizzazione offr i propri servizi per affrontare le sfide poste dalla presenza di nuovi e differenti gruppi di rifugiati attraverso la politica cosiddetta dei buoni uffici,un approccio che permetteva all'Alto commissario di impegnarsi in programmi d'assistenza oltre i propri limiti di mandato,raccogliendo direttamente fondi dai donatori.

Questo processo di espansione geografica continu negli anni '70,quando l'Alto commissariato divenne un'organizzazione con attivit in quasi tutti i continenti. Nel complesso,in questi anni l'UNHCR si afferm come l'organizzazione umanitaria pi importante al mondo,un'agenzia operativa spesso chiamata dal segretario generale delle Nazioni Unite a rispondere alle emergenze e alle crisi e a coordinare l'assistenza umanitaria internazionale. In questo periodo l'UNHCR,nel rispetto del principio di sovranit e del suo corollario di non intervento,nella maggioranza dei casi lavor nei paesi d'asilo sollecitandoli ad assumersi la responsabilit di trovare una soluzione al problema. Il compito principale dell'organizzazione era quello di provvedere all'assistenza e alla protezione legale dei rifugiati e di contribuire a coordinare il lavoro degli stati e delle ONG. L'alto commissariato riceveva e proteggeva i rifugiati in fuga dalla persecuzione o dalla guerra aspettandoli appena oltre un confine internazionale,assistendoli nel riconoscimento del proprio status,dando loro documenti di viaggio,e in questo modo favorendo il passaggio dei rifugiati dallo stato d'origine verso l'assimilazione in un nuovo stato nazionale. A partire dagli anni '80 i paesi occidentali preferivano la politica di contenimento dei rifugiati nella regione d'origine. Questa crisi delle politiche d'asilo ha molte cause,tra le quali la recessione economica,l'affermazione di governi conservatori in molti paesi occidentali e la difficolt ad accogliere un crescente numero di persone. Negli anni '90 le cosiddette nuove guerre nei Balcani,nel Caucaso e nell'Africa subsahariana hanno dato vita a una serie di emergenze e crisi umanitarie. Hanno provocato consistenti movimenti di popolazione sia attraverso confini internazionali si all'interno dei paesi coinvolti. Milioni di persone sono scappate all'estero mentre ancor pi elevato il numero degli sfollati,individui che pur costretti a lasciare le proprie abitazioni non sono stati in grado di attraversare un confine internazionale e che in virt del principio di sovranit nazionale non entravano nella sfera di pertinenza dell'UNHCR. Nel 1998 i Principi guida sullo sfollamento,adottati dalle Nazioni Unite,hanno fornito un orientamento a tutte le istituzioni coinvolte e hanno permesso all'UNHCR di assumere progressivamente un ruolo guida nella protezione e nell'assistenza di questa categoria di persone. Dall'inizio degli anni '90 l'esistenza dei campi profughi stata accompagnata da altre due importanti iniziative volte a contenere i potenziali richiedenti asilo nelle aree di conflitto. -le maggiori organizzazioni internazionali,tra le quali l'UNHCR,sono intervenute direttamente nei cosiddetti stati fragili per fornire assistenza e protezione alle vittime della guerra al fine di scoraggiare la loro presenza verso i paesi occidentali. -le persone che sono comunque riuscite a partire e a ottenere varie forme di protezione temporanea,anzich lo status di rifugiato,non hanno potuto usufruire della possibilit di accedere all'integrazione locale o al reinsediamento,ma sono state rimpatriate nel proprio paese d'origine non appena le condizioni minime di coesistenza civile sono state ristabilite. Il rimpatrio nel paese d'origine divenuto cosi la soluzione permanete preferita sia dagli stati sia dall'UNHCR. Lo scoppio delle nuove guerre e l'aumento delle richieste d'asilo hanno contribuito a determinare un nuovo atteggiamento nei confronti degli stati fragili o falliti,stati cio che non hanno il controllo del proprio territorio e dei propri confini,che non riescono ad adempiere alle proprie funzioni di sicurezza e di sviluppo, e che producono masse di rifugiati. Le Nazioni Unite e le sue agenzie specializzate hanno interpretato l'esistenza stessa di questi stati e dei rifugiati come una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale. Il

mandato dell'Alto commissariato stato progressivamente esteso dalla tradizionale protezione dei rifugiati alla legittimazione dell'intervento volto a incidere sulle condizioni che favoriscono la produzione stessa dei richiedenti asilo. Nel 1993 l'Assemblea generale ha formalizzato questo coinvolgimento autorizzando formalmente l'organizzazione a intraprendere attivit di protezione nei confronti degli sfollati. Da allora l'UNHCR non aspetta pi i rifugiati dall'altro lato del confine internazionale,ma pu intervenire attivamente in ogni situazione di crisi che vede il coinvolgimento della popolazione civile,indipendentemente dal fatto che questa abbia attraversato o meno il confine internazionale. Fornisce la cosiddetta protezione preventiva alle persone intrappolate in un conflitto attraverso assistenza materiale,iniziative di monitoraggio e preallarme,sensibilizzazione al diritto umanitario e informazione sulla tutela dei diritti umani,riducendo o contenendo movimenti transfrontalieri. Nel complesso,i principali paesi occidentali hanno uno scarso interesse strategico nei confronti della maggioranza degli stati fragili e delle crisi umanitarie che essi provocano,soprattutto quando queste crisi si verificano sul continente africano. Uno secondo aspetto della politica del contenimento rappresentato dal principio che il rimpatrio sia la soluzione duratura pi umana e sostenibile per il problema dei rifugiati,molti dei quali vengono spesso ospitati in condizioni critiche in campi isolati e insicuri. In altre parole,il rimpatrio esso stesso diventati sinonimo di protezione internazionale. L'UNHCR considera con favore la politica del rimpatrio e la promuove attivamente. Poich il rimpatrio non pu violare il principio del non-refoulement,formalmente devono essere rispettate due condizioni:la situazione di pericolo nel paese d'origine deve essere cessata e il rifugiato deve volontariamente acconsentire al rimpatrio stesso. A partire dall'inizio degli anni '90 la politica di rimpatrio ha portato a un'espansione dei compiti dell'Alto commissariato che ha cominciato a promuovere attivamente tali cambiamenti occupandosi sempre di pi di diritti umani,di sviluppo e di costruzione delle istituzioni locali,intervenendo cio nei tradizionali affari interni degli stati. Per favorire il rimpatrio,l'organizzazione ha anche progressivamente modificato il significato della volontariet del ritorno al paese d'origine,sostenendo come non sia necessario il consenso attivo dei rifugiati,in virt del fatto che tale consenso impossibile da accertare nel caso di migliaia di persone. Secondo l'UNHCR anche la situazione che ha dato origine all'esodo dei rifugiati non dovrebbe essere significativamente cambiata ma sufficiente la presenza di un cambiamento generale. In pratica la politica del rimpatrio,cosi come concepita dall'UNHCR,ha aperto le porte alla possibilit che i funzionari dell'organizzazione possano violare i diritti dei rifugiati promuovendo il ritorno anche in condizioni tutt'altro che soddisfacenti,oltre che contro la volont degli stessi rifugiati. L'UNHCR stata accusata di piegarsi alle richieste dei paesi donatori,sostenendo il rimpatrio forzato e in tal modo violando il principio di non-refoulement. La politica del rimpatrio non solo attribuibile alla pressione degli stati pi influenti ma anche all'adozione di decisioni autonome da parte dell'organizzazione. Nel 2000 l'organizzazione ha lanciato una serie di Consultazioni globali sulla protezione internazionale coinvolgendo non solo stati del Nord e del Sud del mondo, ma anche organizzazioni non governative ed esperti di diritto internazionale e di diritto dei rifugiati. Queste consultazioni hanno portato a due risultati significativi: -nel dicembre 2001,a margine delle celebrazioni per il 50 anniversario della Convenzione, pi di 100 stati hanno sottoscritto a Ginevra una dichiarazione che conferma

la centralit della carta e il ruolo fondamentale dell'UNHCR nel fornire protezione internazionale ai rifugiati e nel promuovere soluzioni durature e sostenibili. -le consultazioni hanno portato nel dicembre 2002 all'adozione da parte dell'assemblea generale di un'Agenda per la protezione con la quale la comunit internazionale,di concerto con l'Alto commissariato,si impegna a rafforzare la protezione internazionale dei rifugiati e di quanti alla ricerca di asilo. L'Agenda non legalmente vincolante nei confronti di quanti l'hanno sottoscritta,e di conseguenza la sua applicazione spesso subordinata ad altri interessi e priorit da parte degli stati firmatari. I movimenti di rifugiati sono spesso descritti dagli stati,dai media e perfino dall'UNHCR come una minaccia alla sicurezza. La risoluzione n. 1373 del Consiglio di sicurezza dell'ONU,adottata pochi giorni dopo gli eventi del 11 settembre,rimarca ben due volte la possibilit che terroristi internazionali possano abusare del sistema d'asilo,sebbene nessuno dei protagonisti dell'attacco alla sicurezza degli stati uniti fosse un rifugiato o un richiedente asilo. Come previsto dall'approccio costruttivista questo tipo di visione ha portato gli stati a sviluppare regimi di controllo e di gestione delle migrazioni che limitano sempre di pi la capacit dei rifugiati di cercare asilo sia nel Nord sia nel Sud del mondo. Nuove istituzioni sono state create per impedire ai richiedenti asilo di raggiungere i paesi occidentali. L'Unione Europea ha istituito Frontex,un'agenzia regionale di sicurezza il cui compito quello di tenere i migranti lontani dai confini europei. In questo contesto generalmente sfavorevole alla protezione internazionale,la definizione stessa di rifugiato tornata a essere oggetto di discussione,e non solo per le implicazioni relative alla guerra al terrorismo transnazionale. Alcuni esperti sostengono inoltre la necessit di riconoscere lo status di rifugiati anche a quanti fuggono da condizioni di estrema povert,anche se gli stati occidentali hanno ripetutamente escluso questa possibilit. In generale,la prospettiva di allargamento della categoria di rifugiato rischia di portare effetti indesiderati per quanti cercano protezione,in quanto gli stati,di fronte alla presunta minaccia di un'invasione di popolazione,potrebbero chiudere ancora di pi le proprie frontiere.

Cap. 12 La corte penale internazionale e la repressione dei crimini internazionali La Corte penale internazionale un tribunale permanente,con sede all'Aia,creato al fine di processare i responsabili dei crimini contro l'umanit,di quelli di guerra,di genocidio e di aggressione. Il trattato istitutivo stato approvato nel 1998 nel corso di una Conferenza diplomatica svoltasi a Roma. Lo statuto adottato a Roma diventato un trattato vincolante l'aprile del 2002 a seguito della 60 ratifica,ed entrato in vigore il 1 luglio dello stesso anno. La Corte pu perseguire esclusivamente crimini compiuti dopo quella data. A 10 anni dalla fondazione della Corte,sono 121 gli stati che hanno ratificato lo Statuto. Vi sono praticamente tutti i paesi europei e sudamericani,oltre a circa la met dei paesi africani,ma uno solo tra gli stati arabi. L'obiettivo della Corte quello di porre termine all'impunit degli autori dei crimini menzionati contribuendo in tal modo alla prevenzione di nuovi crimini. Gli art. 5-9 dello Statuto definiscono in dettaglio i crimini sui quali la Corte ha giurisdizione. Essi vegono di

norma identificati come crimini internazionali,cio violazioni delle norme internazionali da cui discende la responsabilit penale dei loro autori individuali,in quanto opposta alla responsabilit dello stato in nome o per conto del quale questi ultimi possono avere agito. Lo Statuto di Roma prevede che le attivit della Corte si concentrino sugli attacchi sistematici e le azioni violente su larga scala anzich su atti isolati. I crimini contro l'umanit comprendono una serie di azioni o di attacchi sistematici compiuti contro la popolazione civile. Si affermata la norma secondo la quale alcuni comportamenti,tra i quali l'omicidio,la deportazione e la riduzione in schiavit,perpetrati contro la popolazione civile sono criminali anche se non riconosciuti come tali dal diritto interno al momento del loro compimento. Il crimine di genocidio attualmente una categoria autonoma. Secondo la definizione fornita dalla Convenzione per la repressione del crimine di genocidio, il genocidio caratterizzato dall'intento di distruggere in tutto o in parte un gruppo etnico,razziale o religioso. I crimini di guerra sono violazioni delle norme raccolte nel diritto internazionale umanitario che regolano la condotta bellica. Un'ulteriore significativa novit costituita dall'identificazione dei crimini sessuali quali lo stupro,la prostituzione forzata,la sterilizzazione forzata e altre forme di violenza sessuale di simile gravit come tipologie di crimini contro l'umanit e di crimini di guerra. Durante la negoziazione che ha portato all'adozione del Trattato di Roma,due questioni sono risultate essere troppo controverse per permettere un accordo. In primo luogo,le ONG avevano richiesto l'inclusione dell'uso delle armi nucleari e altri armi di distruzione di massa tra i crimini contro l'umanit. L'opposizione degli stati in possesso di queste armi ha portato alla decisione di accantonare il tema. In secondo luogo,i negoziatori dello Statuto non sono riusciti a giungere a una formulazione del crimine di aggressione che fosse accettabile da parte di tutti gli stati partecipanti al negoziato. La soluzione di compromesso prevede che la giurisdizione della Corte si attivi solo dopo che gli stati membri si siano accordati sulla definizione del crimine di aggressione. Nel corso della Conferenza di revisione dello Statuto di Roma tenutasi a Kampala,gli stati membri hanno approvato due emendamenti che rappresentano una risposta alle questioni accantonate durante le negoziazioni di Roma. -il primo emendamento criminalizza l'uso di alcune tipologie di armi particolarmente dannose quali il veleno e le armi velenose,i gas asfissianti o certi tipi di proiettili bandendole. -il secondo emendamento adottato a Kampala chiarisce il significato di crimine di aggressione che viene definito come la pianificazione,preparazione,scatenamento o esecuzione di atto di aggressione che per carattere,gravit e portata costituisce una manifesta violazione della Carta delle Nazioni Unite. L'emendamento adottato a Kampala prevede che la giurisdizione della Corte sul crimine di aggressione possa essere attivata a seguito di una segnalazione da parte di uno stato membro,da parte del Consiglio di sicurezza dell'ONU,o a seguito di un'iniziativa proprio motu del procuratore. Allo stesso tempo mentre l'emendamento evita di subordinare le attivit della Corte alle decisioni del Consiglio di sicurezza,esso pone anche in essere condizioni che ritardano e limitano la giurisdizione della Corte. La giurisdizione sul crimine di aggressione si attiver solo a seguit della ratifica dell'emendamento da parte di almeno 30 stati e dal parere favorevole di almeno due terzi dei componenti degli stati membri. Ancora pi restrittiva la decisione di proibire l'esercizio della giurisdizione sul crimine di aggressione da parte della Corte nel caso in cui tale crimine sia commesso da cittadini di stati che non hanno ratificato lo Statuto di Roma o sul territorio di questi stati. Questa esenzione crea per il crimine di aggressione una giurisdizione differente e parallela rispetto a quella prevista dallo Statuto di

Roma per gli altri crimini concordati. Rispetto ai crimini contro l'umanit,a quelli di guerra e di genocidio esistono alcune significative limitazioni. Lo Statuto di Roma prevede l'esercizio della giurisdizione della Corta solo in tre casi: -su segnalazione di uno stato membro; -su segnalazione del Consiglio di sicurezza; -a seguito di una iniziativa del procuratore. Il rapporto tra il consiglio di sicurezza e la corte previsto dallo Statuto di Roma stato oggetto di frequenti dibattiti. I sostenitori di una Corte il pi possibile indipendente e capace di esercitare un'ampia giurisdizione criticano lo Statuto per i poteri che assegna al Consiglio di sicurezza. Per contro,i sostenitori del principio di sovranit nazionale,e in particolare gli Stati Uniti,ritengono che lo Statuto lasci troppa indipendenza alla corte e al procuratore,creando in questo modo la possibilit di procedimenti penali pretestuosi condizionati da motivazioni politiche. La Corte penale internazionale composta da quattro organi principali:la Presidenza,le Camere(i giudici),l'Ufficio della procura e la Cancelleria. La Presidenza responsabile per il controllo dell'operato della Corte e mantiene o rapporti con gli stati. composta dal presidente e da due vicepresidenti eletti dai giudici;il mandato di tre anni rinnovabile una sola volta. I 18 giudici della Corte,eletti con un mandato di 9 anni non rinnovabile,sono su suddivisi in tre sezioni o camere:la sezione preliminare che autorizza le indagini iniziali e,in una seconda fase,il processo;la sezione giudicante che si occupa del processo vero e proprio;la sezione d'appello che decide su eventuali ricorsi ed emette sentenze definite. L'Ufficio della procura composto dal procuratore capo,dai procuratori e dagli uffici investigativi. Il procuratore pu avviare un'indagine su segnalazione di uno stato parte o del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Il procuratore pu aprire un procedimento anche a seguito di segnalazioni ricevute da altre fonti ma necessaria un'esplicita autorizzazione della Camera preliminare. Il procuratore pu anche presentare alla Camera preliminare la richiesta di sospendere un procedimento se questo non riflette pi gli interessi di giustizia. La Cancelleria responsabile per gli aspetti non giuridici dell'amministrazione della Corte. La struttura della Corte ha lo scopo di garantire l'indipendenza del procuratore e delle sue indagini,cosi come la neutralit dei giudici chiamati a decidere su un determinato caso. In aggiunta lo Statuto prevede la costituzione dell'Assemblea degli stati parte. L'Assemblea composta da un rappresentante per ogni stato che ha ratificato lo Statuto di Roma. Si riunisce una volta all'anno per svolgere compiti principalmente legislativi. responsabile per l'elezione dei giudici e del procuratore. L'Assemblea ha il compito di approvare il budget e gli accordi di cooperazione con altre organizzazioni e di adottare le regole procedurali. L'Assemblea degli stati parte fornisce le norme cui la Corte deve attenersi,cercando al contempo di non interferire nell'indipendenza del procedimento penale. Gli stati che hanno ratificato lo Statuto contribuiscono alle spese della Corte secondo il metodo in uso per contribuire alle nazioni unite. Attualmente il finanziatore pi importante il Giappone. La ratifica dello Statuto di Roma impone agli stati l'obbligo di cooperare pienamente con la Corte nelle inchieste e azioni giudiziarie che la stessa svolge per reati di sua competenza. In concreto,gli stati membri hanno l'obbligo di agevolare tutti gli aspetti relativi alle indagini,processo,e all'eventuale incarcerazione dei condannati. Tra questi obblighi la funzione di polizia quella pi delicata e suscettibile di resistenze da parte del governo sul cui territorio risiede un particolare imputato. Nel caso della Corte penale internazionale,una percentuale significativa delle

richieste d'assistenza non riceve risposta o viene rifiutata. Come sottolineano i realisti e gli esponenti della teoria critica,gli interessi materiali degli stati contribuiscono in maniera decisiva a determinare l'atteggiamento nei confronti della Corte e delle sue richieste. Per quanto riguarda gli stati che non hanno ratificato lo Statuto il loro rapporto con la Corte di natura volontaria. Secondo il diritto internazionale un trattato non pu creare obblighi nei confronti di terzi senza il loro esplicito consenso. Il rapporto tra la Corte e le ONG stretto,costante e generalmente apprezzato e giudicato positivamente da entrambe le parti. Innanzitutto,il paziente lavoro di raccolta di informazioni,di pressione e di networking da parte delle ONG stato fondamentale per creare le condizioni favorevoli all'adozione dello Statuto di Roma e per la creazione della stessa Corte. Il successo pi importante raggiunto a Roma stato la decisione di concedere al procuratore l'autorit di scegliere i propri casi. Dopo la creazione della Corte,la Coalizione per la Corte penale internazionale ha intrecciato un rapporto stretto con la nuova istituzione. Membri della Coalizione partecipano infatti alle riunioni dell'Assemblea degli stati membri e in generale hanno accesso alla Corte e ai suoi giudici. Nel suo primo decennio di attivit,la Corte si concentrata esclusivamente su casi africani. Quest'attenzione nei confronti dell'Africa ha creato perplessit e dubbi circa le intenzioni della Corte. Il sospetto di selettivit nell'amministrazione della giustizia penale internazionale diffuso tra i leader africani. Agli occhi della leadership africana la presenza di un pregiudizio negativo nei loro confronti sarebbe confermata dal fatto che la Corte non ha iniziato alcun procedimento in contesti dove le violazioni dei diritti umani sono state ampie e diffuse quali l'Afghanistan e Gaza. Tutti i procedimenti aperti dalla Corte sono stati oggetto di critiche e,in alcuni casi,hanno provocato forti reazioni. Alla Corte sono state rimproverate l'esclusiva attenzione dedicata all'Africa. La possibilit che le decisioni della Corte possano avere effetti negativi sulle popolazioni coinvolte apre la porta a difficili domande di carattere non solo giuridico ma anche politico ed etico. Gli studiosi sono divisi su quali tra i due valori-giustizia o pace-debba essere prioritario e se la Corte debba attenersi ad applicare il diritto penale internazionale oppure se le sue attivit debbano inserirsi in un pi ampio meccanismo di risoluzione dei conflitti. I realisti sostengono che i processo penali rischiano di destabilizzare la democrazia e di portare a colpi di stato militare e di aumentare le violazioni dei diritti umani. Per i realisti il raggiungimento della pace deve essere considerato prioritario rispetto ad altri valori,anche se la pace necessita la negoziazione e il compromesso con quanti si sono macchiati di gravi crimini. Per i sostenitori della giustizia retributiva,tra i quali molti liberali e costruttivisti,il compromesso con quanti si sono macchiati di gravi reati sacrifica la giustizia e apre le porte all'impunit,che rischia non solo di legittimare i crimini di guerra,ma anche di approfondire l'ostilit tra le diverse fazioni,creando cosi le condizioni per conflitti futuri. L'impatto del lavoro della Corte penale internazionale pu essere giudicato sulla base del successo conseguito nel punire le atrocit commesse dal 2002 in avanti. Adottando questo criterio,nei suoi primi dieci anni di vita l'impatto del tribunale stato nel complesso modesto. Se si considera l'impatto della Corte nel favorire l'assunzione di responsabilit da parte degli stati membri,allora il giudizio e positivo. Gli stati hanno l'obbligo di allineare il proprio codice penale alle normative dello Statuto al fine di poter cooperare pienamente con

la corte. Pi complessa la questione relativa all'impatto della Corte nel prevenire i crimini internazionali. L'esperienza dei sistemi giuridici nazionali rivela un certo effetto deterrente connesso alla cattura e alla condanna dei criminali. Per quanto riguarda l'effetto deterrente della Corte penale internazionale,questo dipender soprattutto dalla capacit della corte di portare a termine i processi,in particolare quando le autorit nazionali hanno la capacit o la volont di assolvere alle proprie responsabilit nella repressione di questi reati. Gli esponenti della teoria critica mantengono forti riserve nei confronti della giustizia penale internazionale. La corte penale internazionale solo uno dei meccanismi a disposizione per assicurare la giustizia nei paesi in transizione.

Cap. 13 Le organizzazioni internazionali e la governance del sistema internazionale

Dalle prime organizzazioni internazionali alla formazione di organizzazioni internazionali sempre pi ricche di risorse, gli stati hanno percorso un processo sperimentale di allestimento e perfezionamento di una nuova forma di relazioni cooperative. Hanno appreso ad affrontare problemi comuni attribuendo a organizzazioni da essi create e anche a organizzazioni non governative funzioni di avvertimento,esame,meccanismi,programmi e politiche. Gli stati hanno cosi appreso a governare le loro relazioni e i problemi della loro societ facendo ricorso a un crescente numero di organizzazioni internazionali alle quali hanno assegnato funzioni e competenze importanti in ogni ambito di affari politici ed economici,umani e sociali,tecnici e gestionali. Il sistema politico mondiale poggia su istituzioni che soddisfano interessi di diversa natura degli stati,istituzioni primarie che hanno costituito il sistema e istituzioni che stabilizzano le relazioni internazionali. Le prime sono la diplomazia,il diritto e la guerra. La diplomazia stabilisce relazioni tra soggetti estranei l'uno all'altro e li mette in condizione di comunicare e negoziare con certezza sui propri interessi. Il diritto e la guerra si applicano ai conflitti di interesse. Il primo fissa accordi e regole per evitare il ricorso alla forza nei conflitti. La seconda consiste in comportamenti previsti e accettati per risolvere con la forza e la violenza i conflitti di interesse che non si ritiene possibile risolvere con la diplomazia e il diritto. Le istituzioni organizzative sono quelle che stabilizzano i modi di formazione e attuazione di regole e politiche relative ai problemi che l'insieme dei soggetti del sistema pone in comune e introduce nello spazio pubblico mondiale. Le istituzioni organizzative sono parte della struttura di governo del sistema politico mondiale che comprende anche i ruoli,le pratiche e i meccanismi mediante i quali si esercita autorit e si fanno le politiche che hanno per oggetto le relazioni tra stati e l'uso dei beni e delle risorse comuni. Le istituzioni organizzative danno un'organizzazione politica stabile al sistema perch servono a governare i problemi che gli stati e gli altro soggetti pongono nello spazio pubblico mondiale e selezionano come problemi a soluzione comune piuttosto che individuale. Lo spazio pubblico e le istituzioni organizzative sono fondati sull'uguaglianza formale ma la disuguaglianza di risorse degli stati influenza il loro funzionamento. Nel corso del XX secolo,gli stati hanno costituito una pluralit di istituzioni organizzative formali ossia dotate di statuti,di funzionari e personale organico,di uffici

amministrativi e operativi,di risorse materiali e finanziarie ecc. Nonostante la crescita del numero e delle competenze delle istituzioni organizzative e nonostante l'evidenza fornita dalla scuola neoliberista e istituzionalista e della scuola dei regimi internazionali,molti studiosi non riscontrano un processo di trasformazione organizzativa del sistema n riconoscono l'importanza delle organizzazioni internazionali nella struttura di governo del sistema mondiale con la quale si attua il disegno politico della coalizione di stati che ha la leadership della produzione delle politiche mondiali. Essi continuano a sostenere che le istituzioni contano poco o niente ma sbagliano perch non danno importanza al fatto che anche le grandi potenze sostengono le istituzioni per abbassare i costi di governo del sistema e accettano di essere vincolate dalle politiche che si formano nelle istituzioni. Le organizzazioni internazionali sono insiemi coerenti di regole,procedure,organi e strutture decisionali sui quali gli stati convergono per dare soluzione a importanti problemi comuni mediante la formulazione di regole, programmi e politiche. Esse esprimono l'interesse e il consenso dei governi di dare stabilit alle politiche che regolano settori cruciali stimolando la cooperazione e alzando il costo della devianza. La crescita di istituzioni organizzative del sistema mondiale legata a fattori propulsivi di natura internazionale e interna. I primi derivano dalla crescita delle relazioni sotto effetto dello sviluppo tecnologico delle comunicazioni,dai trasporti e dagli scambi. I secondi derivano dall'allargamento dello spazio pubblico interno e della sfera di regolazione degli stati. Le istituzioni rilevanti per l'organizzazione politica del sistema mondiale sono essenzialmente di 2 tipi:le organizzazioni internazionali intergovernative che hanno competenza prevalentemente politica sociale e di sicurezza, e i regimi che hanno competenza prevalentemente economica e tecnologica. Sia le une sia gli altri hanno promosso il multilateralismo,un insieme di pratiche scaturito dal lungo processo di evoluzione della politica mondiale orientata alla civilizzazione dei rapporti tra stati. Il multilateralismo un insieme di regole e pratiche fondate su principi condivisi,sulla partecipazione allargata degli stati alla formazione delle decisioni relative a quei principi e sulla non discriminazione nell'uso dei meccanismi di applicazione dei principi. Le attivit delle organizzazioni internazionali e quelle dei regimi sono diversamente orientate:le prime sono dirette soprattutto al dialogo e al confronto degli interessi dei membri;i secondi alla formulazione di regole condivise e meccanismi operativi. Le prima fanno seguire al dialogo la formulazione di regole e programmi;i secondi formulano regole e meccanismi dopo aver confrontato gli interessi di membri. Le organizzazioni intergovernative sono stabilite da accordi tra stati con lo scopo di coordinare gli interessi dei membri e giungere a perseguire interessi comuni. Sono dotate di amministrazioni permanenti e di risorse loro attribuite dagli stati membri con trattati di diritto internazionale. Grazie ai loro apparati amministrativi,informativi e negoziali permanenti,le organizzazioni internazionali possono acquisire autonomia o una certa autonomia dagli stati membri e comunque rendono possibili attivit collettive che non sarebbero altrimenti possibili. Il termine regime nello studio della politica internazionale indica le istituzioni con le quali si governano aree di problemi sulle quali gli stati concordano di sviluppare una cooperazione che paritaria oppure asimmetrica secondo la natura dell'interdipendenza. I regimi sono quelle istituzioni con le quali si governano le principali aree dell'interdipendenza economica ma comune fare riferimento anche ad altri tipi di interdipendenza. I regimi sono istituzioni che si costituiscono in quelle aree di problemi

nelle quali esistono situazioni di interdipendenza che producono vantaggi complessivamente maggiori quando sono gestite con la condivisione di obiettivi,uffici,procedure e meccanismi. Le istituzioni organizzative del sistema politico internazionale stanno assumendo un ruolo in parte autonomo nell'organizzazione sistemica grazie alla stabilit delle loro procedure,al consolidamento dei loro regolamenti e all'efficacia delle loro politiche. Grazie alla crescente autonomia,le procedure delle organizzazioni internazionali possono essere discontinue rispetto a quelle prevalenti nella struttura di governo del sistema. Di conseguenza i regolamenti e le politiche delle organizzazioni internazionali possono non coincidere con gli interessi degli stati che hanno i principali ruoli organizzativi nel sistema. importante tenere presenti le fatture della societ mondiale che dividono gli stati e causano le principali competizioni politiche del sistema globale contemporaneo. La frattura economica prodotta dalla divisione internazionale del lavoro dell'economia capitalista che condiziona lo sviluppo economico degli stati e produce la loro stratificazione in termini di ricchezza. La frattura centro/periferica riguarda temi politici ed economici,ma oggi prevalentemente il confronto tra grandi aree di cultura diverse. Si fa riferimento all'insieme dei conflitti innescati dall'estensione della dominazione politica,dalla diffusione dei modelli culturali e dal controllo degli interessi economici di un'area geografica che ha guidato il processo di costruzione del sistema e nella quale hanno sede i principali centri decisionali degli affari economici e politici. I grandi raggruppamenti di stati prodotti dalle fratture del sistema danno luogo a forme di cooperazione internazionale e di coordinamento delle politiche statali nelle organizzazioni internazionali e nei regimi mondiali. Il coordinamento delle politiche estere degli stati nelle organizzazioni internazionali e bei regimi discontinuo e non sempre efficace. Esso interferisce con le strategie delle coalizioni della struttura di governo del sistema mondiale che sono trasversali alle fratture sociali. Dall'inizio degli anno '70 la competizione politica mondiale stata caratterizzata dalla legittimazione della strategia di governo della coalizione dominante e dalle discussioni nello spazio pubblico mondiale su nuove agende di problemi mondiali. A livello mondiale in atto un processo di sviluppo secolare di istituzioni politiche di raggio internazionale che condizionano quelle dei sistemi locali. Le istituzioni formali del sistema mondiale hanno consolidato una struttura di governo del sistema politico mondiale che mette in atto regole e politiche di gestione dei problemi comuni che le stesse organizzazioni internazionali contribuiscono a iscrivere nello spazio politico del sistema promuovendo che le domande del mondo non statale rappresentato dalle organizzazioni non governative e da altri soggetti privati.