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Compendio di

DIRITTO INTERNAZIONALE
PRIVATO
A cura del dott. Marco De Stasio
www.studiodestasio.it

Seconda edizione, gennaio 2006


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PRINCIPI GENERALI
Il Diritto Internazionale Privato (D.i.p) indica il complesso delle norme
giuridiche dello Stato che regolano quei rapporti privatistici che
presentano elementi di estraneità rispetto ad esso. Rapporti giuridici di
questo tipo sono ad esempio un matrimonio celebrato in Italia tra
cittadini francesi o la compravendita di un immobile stipulata in Italia
ma avente ad oggetto beni situati in Germania.
Non si tratta di una disciplina analoga al vero e proprio diritto
internazionale, ma, piuttosto, di norme che, pur essendo destinato a
disciplinare rapporti e fattispecie che hanno punti di contatto con altri
paesi, fanno parte dell’ordinamento giuridico di un determinato Stato ed
hanno valore esclusivamente in esso.
Il D.i.p., differentemente da quanto possa supporsi, è un settore del
diritto interno e si caratterizza rispetto agli altri rami del diritto per il suo
specifico oggetto (sarebbe preferibile infatti parlare di “diritto interno in
materia internazionale” per evidenziare che tali norme, interne dal
punto di vista della fonte di produzione e dell’ambito di applicazione,
sono però destinate a regolare rapporti e fattispecie che sono in qualche
modo collegati ad una pluralità di Stati).
Il diritto internazionale privato dalle origini al XX secolo
Dal punto di vista scientifico di D.i.p. si comincia a parlare soltanto nel
secolo scorso, grazie al contributo di giuristi come lo Story, il Savigny e
l’italiano Stanislao Mancini. Ciò non toglie che l’esigenza di predisporre
una disciplina giuridica speciale per quei rapporti economico – sociali
che coinvolgono soggetti e/o beni collocati nell’ambito di comunità
politiche diverse si fosse già manifestata anche in epoche molto remote.
Dopo la parentesi delle invasioni germaniche, caratterizzate
dall’applicazione contemporanea di più leggi in funzione della stirpe di
chi ne invocava l’applicazione, la funzione propria del D.i.p. viene svolta
dallo ius comune inteso come sistema giuridico tendenzialmente
universale risultante dalla rielaborazione, ad opera dei giuristi
medievali, del diritto romano giustinianeo e, in particolare, del Corpus
iuris civilis. È proprio grazie a tale rielaborazione che vengono risolti i
problemi di coordinamento tra gli statuti locali.
Con la locuzione statutum si designava, a partire dall’XI secolo, ogni
norma giuridica emanata dall’organo dotato del potere legislativo.
In altre parole i giuristi, soprattutto italiani, tra i quali si ricordano Carlo
Tocco, Accursio e Bartolo da Sassoferrato, individuarono le norme per
risolvere i conflitti tra i diversi statuti del sistema del Corpus iuris civilis,
fatto oggetto, per l’occasione, di interpretazioni assai libere e creative.
È soltanto in epoca moderna, per effetto anche del fenomeno della
codificazione giuridica, che il D.i.p. acquista, anche dal punto di vista
scientifico – dogmatico, specificità ed autonomia rispetto agli altri settori
del diritto. Tra i giuristi che hanno contribuito in maniera decisiva allo
sviluppo degli studi internazionalprivatistici, spiccano su tutti, i nomi di
Story, Savigny e Mancini.
Ad essi si riconducono tre diverse ricostruzioni del fenomeno del D.i.p.:
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• posizione di Story: il giurista americano individua il fondamento del di


quella applicazione di norme straniere, che caratterizza il
funzionamento del D.i.p., nella c.d. comity ovvero nel
rispettoreciproco, da parte degli stati, delle proprie leggi in
considerazione dei vantaggi che ciascuna nazione può trarne. Si
tratta, dunque, di una concezione estremamente pragmatica, tipica
della cultura anglosassone;
• contributo del Savigny: nella sua opera fondamentale “Sistema del
diritto romano odierno” c’è il tentativo di individuare un complesso di
regole di validità universale grazie al quale risolvere ogni problema di
coordinamento tra le diverse leggi nazionali. Invece di determinare la
sfera di applicazione di tutte le diverse norme di un ordinamento, il
Savigny ritiene più utile determinare, in riferimento alle diverse
tipologie di rapporti, a quale legge essi debbano ricollegarsi. Occorre,
cioè, stabilire il criterio in funzione del quale i vari tipi di rapporto
possono essere ricondotti ad un sistema giuridico piuttosto che ad un
altro;
• la scuola italiana (Mancini): anche per Mancini, padre della scuola
italiana del D.i.p., il problema fondamentale della disciplina consiste
nella ricerca di principi in base ai quali agevolmente si può decidere
quale legislazione debba applicarsi a ciascuna specie di rapporti di
diritto.
Mancini, in particolare, individua tre fondamentali criteri:
• il criterio della nazionalità, per la disciplina dei rapporti di famiglia,
della condizione delle persone e delle successioni;
• il criterio di libertà, per la disciplina di tutte le fattispecie rispetto
alle quali il legislatore riconosce di non avere interesse ad
introdurre, con proprie leggi, limitazioni all’esercizio della libertà
lecita ed inoffensiva dello straniero;
• il criterio di sovranità, che opera quando gli stranieri, al pari dei
cittadini, vengono assoggettati, ad esempio, alle leggi penali, di
ordine pubblico ed a tutto il diritto pubblico dello Stato.
Il sistema italiano di diritto internazionale privato è stato costituito per
lungo tempo, e fino alla approvazione della legge 31 maggio 1995, n.
218, da un numero piuttosto esiguo di disposizioni contenute in varie
fonti normative. La legge, che si compone di 74 articoli, si pone come un
vero e proprio codice, per la prima volta raccolto in un unico testo di
legge, del diritto internazionale privato e processuale italiano.
La struttura della legge fondamentale del nuovo diritto internazionale
privato italiano si articola in quattro gruppi funzionali di norme:
• il primo (Titolo I, artt. 1 – 2) stabilisce e delimita la sfera di operatività
della legge che, fermo restando il rispetto delle eventuali diverse
regole sancite da convenzioni internazionali alle quali l’Italia aderisce
o aderirà, disciplina in modo organico ed esaustivo sia il diritto
internazionale privato propriamente detto che il diritto processuale
civile internazionale. Complementare a tale finalità di coordinamento
e sintesi della materia è la disposizione dell’art. 73 che prevede
l’abrogazione di norme preesistenti sparse tra le preleggi, il codice
civile e di procedura civile;
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• il secondo gruppo di norme (Titolo II, artt. 3 – 12) costituisce il nuovo


sistema del diritto processuale civile internazionale. Tali disposizioni,
cioè, disciplinano lo svolgimento del processo civile allorquando lo
stesso coinvolge persone, fatti, atti, beni o provvedimenti che
presentano elementi di estraneità ovvero punti di contatto con
ordinamenti giuridici diversi da quello in cui si svolge il processo.

A tale gruppo devono funzionalmente ricondursi anche le disposizioni


transitorie dell’art. 72, 2° comma, sulla disciplina dei procedimenti già
pendenti. Proprio in riferimento al diritto transitorio, rispetto al quale
sono sorti i primi problemi applicativi ed interpretativi della nuova legge,
la Suprema Corte ha avuto modo di precisare che le norme del nuovo
sistema di diritto internazionale privato trovano applicazione in tutti i
giudizi iniziati successivamente all’entrata in vigore della legge n. 218
del 1995 se se riferiti a rapporti giuridici di fatto sorti prima di tale
epoca (purché non si tratti di situazioni giuridiche “esaurite” che si
identificano in quelle definitivamente accertate in sede giurisdizionale o
in quelle che abbiano già compiutamente realizzato tutti i loro effetti –
Cass. 12538 del 1999).
Al D.i.p. possono essere affiancate altre discipline giuridiche.
Vengono in considerazione, principalmente:
• il diritto penale internazionale;
• il diritto amministrativo internazionale;
• il diritto processuale civile internazionale.
Tutte queste discipline, insieme al D.i.p., costituiscono il c.d. diritto
statale esterno o, come anche si suole dire, il diritto interno in materia
internazionale.
Nell’ambito di tale insieme una particolare considerazione deve essere
riservata al diritto penale internazionale, ovvero a quelle norme del
diritto penale interno che regolano le fattispecie criminose connotate da
elementi di estraneità e la collaborazione processuale penale tra più
Stati.
In primo luogo, questa particolare attenzione può dirsi giustificata
dall’allarmante sviluppo della criminalità organizzata la cui attività
sempre più spesso si sviluppa su scala internazionale o, addirittura,
mondiale.
Inoltre, nel nostro paese, il sistema di diritto penale processuale
internazionale ha ricevuto un nuovo e più moderno assetto con l’entrata
in vigore del nuovo codice di procedura penale che, con le norme degli
artt. 696 e segg. del c.p.p. ha regolato le materie della estradizione,
delle rogatorie e dell’esecuzione in Italia e di sentenze di condanne
straniere. Il principio fondamentale cui si è ispirato il legislatore del
nuovo codice è rimasto quello della prevalenza sulle norme del codice,
delle norme di origine internazionale. L’art. 696 c.p.p. stabilisce, infatti
che le norme del codice trovano applicazione soltanto in via sussidiaria,
quando cioè la materia non è regolata da norme contenute in trattati
internazionali o di diritto internazionale generale. In effetti nell’ambito
del diritto penale internazionale è possibile individuare due aree
omogenee. Da un lato si pongono le norme che delimitano l’ambito di
applicazione della legge penale sostanziale, definendo i criteri in base ai
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quali individuare la normativa (nazionale o straniera) applicabile ad


attività criminose che presentano elementi di estraneità (es. omicidio di
un italiano commesso da un francese in america).
Dall’altro si possono raccogliere le disposizioni più strettamente
processuali penali, che regolano la cooperazione tra gli Stati nella
repressione dei reati.
A quest’ultimo gruppo debbono ricondursi le norme in materia di
estradizione, rogatorie internazionali, riconoscimento di efficacia di
sentenze pronunciate da giudici stranieri. Il principio fondamentale al
quale si ispirano le norme del diritto penale internazionale sostanziale
italiano è quello della territorialità, in forza del quale la legge penale
nazionale si applica a tutti coloro, cittadini o stranieri, che commettono
reati nel territorio dello Stato (art. 6 c.p.).
Tale principio, che appare espressione dell’idea di sovranità territoriale
dello Stato, viene però derogato, in alcuni casi, in ossequio ai principi
della difesa dello Stato e dei suoi cittadini nonché delle altre comunità.
Così, ad es., l’art. 10 c.p. consente la punizione secondo la legge
italiana, a condizione che l’autore del fatto si trovi nel territorio dello
Stato, del cittadino straniero che, al di fuori del territorio italiano, abbia
commesso un delitto in danno di un cittadino italiano punito con la pena
dell’ergastolo o della reclusione non inferiore nel minimo ad un anno.
Per evitare che le norme di D.i.p. predisposte da ogni ordinamento
statale contrastino tra di loro, accade che tra più stati vengano stipulati
veri e propri trattati internazionali aventi lo scopo di unificare, in un
determinato settore, le norme di D.i.p. degli stati parti di tale accordo
internazionale che hanno l’obbligo di emanare nel proprio ordinamento
le norme del D.i.p. concordate. È il caso, ad esempio, delle numerose
convenzioni dell’Aja in materia di adozione, testamento, divorzio,
protezione dei minori ed adozione internazionale, della Convenzione di
Roma sulle obbligazioni contrattuali.

NOZIONE, OGGETTO E FUNZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE


PRIVATO
Oggetto delle norme di D.i.p. è la regolamentazione dei fatti che
presntano, rispetto allo Stato, elementi di estraneità. In considerazione
di questo oggetto specifico, può apparire giustificato il qualificativo
internazionale che compare nella locuzione diritto internazionale
privato. Invero, i fatti regolati dalle norme in questione hanno carattere
di internazionalità nel senso che appaiono collegati, oltre che con lo
Stato in cui si pone il problema di regolarli con uno o più Stati stranieri.
Il qualificativo non si giustifica, invece, se con esso si intende riferirsi
alla natura delle norme di D.i.p. attribuendosi tali norme al diritto
internazionale in senso stretto ovvero alle norme che regolano i rapporti
tra gli Stati. Le norme di D.i.p. restano, infatti, sotto ogni punto di vista,
norme di diritto interno. Ciò non toglie, peraltro, che possono esistere
un diritto internazionale privato convenzionale, adottato, cioè, sulla
base di accordi internazionali, e quindi norme del diritto internazionale
vero e proprio, in materia di D.i.p..
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Anche in tal caso, comunque, il trattato impegna lo Stato ad emanare


tali norme piuttosto che porsi esso stesso, direttamente, come fonte di
D.i.p..

LE FONTI DEL DIRITTO INTERNAZIONALE PRIVATO


Ferma la natura di “diritto interno”, le fonti del diritto internazionale
privato si individuano nelle normali fonti di produzione del diritto proprie
di ciascun ordinamento giuridico. Le norme di d.i.p, al pari di qualunque
altra norma gerarchicamente subodinata, deve dunque conformarsi alla
Costituzione e non essere in contrasto con la legislazione comunitaria.
Nel nostro ordinamento la fonte principale del D.i.p., come gli altri rami
del diritto è rappresentata dalla legge.
La Legge 31 maggio 1995 n 218
La L. 218/1995 (intitolata “Riforma del sistema italiano di diritto
internazionale privato”), con i suoi 74 articoli, si pone come un vero e
proprio codice, per la prima volta raccolto in un unico testo di legge, del
diritto internazionale privato e processuale italiano. Contiene la
disciplina della giurisdizione italiana, dell’efficacia in Italia delle
sentenze e dei provvedimenti stranieri, una parte dedicata ai principi
generali del diritto internazionale privato e una parte con le norme di
conflitto previste per le singole categorie. Essa ha determinato
l’abrogazione delle norme delle preleggi, del codice civile, del codice di
rito (giurisdizione e procedimento di delibazione) incompatibili con essa
facendo salva l’applicazione delle convenzioni internazionali di d.i.p. e,
in particolare, della Convenzione di Roma in materia di obbligazioni
contrattuali.
Per quanto concerne il ruolo del diritto non scritto, ovvero della
consuetudine, va evidenziato come, nel nostro ordinamento, essa abbia,
nel D.i.p. come negli altri settori del diritto, una rilevanza piuttosto
modesta a causa della presenza di un sistema di norme scritte
notevolmente sviluppato.
Convenzioni internazionali d.i.p.
Sono le convenzioni stipulate tra Stati con la funzione di dettare norme
di conflitto coerenti per un insieme di Paesi al fine di evitare che vi siano
discipline difformi. Le norme di d.i.p. di origine convenzionale
prevalgono su quella di origine nazionale: attualmente, questa
prevalenza è sancita espressamente dall’ art. 2 della legge 218/1995. Si
parla, con riferimento a questo tipo di disposizioni, di D.i.p.
convenzionale o speciale.
Convenzione di Roma del 1981
Entrata già da tempo in vigore, la Convenzione di Roma del 1981 aveva
abrogato l’art. 25 delle preleggi ponendo una disciplina articolata ed
organica delle obbligazioni contrattuali. La legge di riforma del 1995 l’ha
richiamata espressamente quale testo normativo fondamentale cui è
demandata la disciplina della materia, salva l’applicabilità di altre
convenzioni.
La Convenzione di Roma è stata stipulata con il duplice fine di
completare ulteriormente il procedimento di integrazione giudiziaria ex
art. 220 Trattato CEE e di rendere meglio applicabile la precedente
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Convenzione di Bruxelles sulla giurisdizione e il riconoscimento delle


decisioni in materia civile e commerciale che lasciava spazi aperti alla
pratica c.d. del “forum shopping”.
Il diritto comunitario
È noto che gli organi della Comunità Europea hanno facoltà di adottare
atti normativi, alcuni dei quali, come i regolamenti, le decisioni e le
direttive hanno efficacia giuridica vincolante per gli Stati membri.
Nell’ambito degli stessi una forza cogente più diretta ed immediata
deve essere riconosciuta ai regolamenti che hanno portata generale,
sono obbligatori in tutti i loro elementi e sono direttamente applicabili
nel territorio di tutti gli Stati dell’Unione europea. I diritti da essi sanciti
sono, in altri termini, azionabili da ogni persona e tutelabili in sede
giurisdizionale al pari di quelli sanciti dalle leggi statali. Orbene, negli
ultimi anni, come già ricordato, i competenti organi comunitari
(Consiglio o Commissione) hanno adottato numerosi regolamenti in
materia di diritto internazionale privato e processuale. Tali disposizioni,
sa pure con esclusivo riferimento ai rapporti riconducibili agli
ordinamenti di Stati aderenti alla UE, proprio per il loro valore cogente
diretto, che le colloca a pieno titolo tra le fonti del diritto di ciascun
paese, entrano a far parte del nostro sistema di diritto internazionale
privato prevalendo, in virtù del principio di specialità, su quelle,
eventualmente incompatibili, della legge 218/1995.
La prassi
È sempre frequente, in dottrina, l’inserimento nel panorama delle fonti
del diritto internazionale private regole di diritto consuetudinario. Ci si
riferisce, in particolare alla lex mercatoria. Tale espressione definisce un
sistema di norme e regole nate spontaneamente per regolare, in alcuni
settori commerciali (es. crediti, trasporti, assicurazioni), i rapporti
economici con elementi di internazionalità.
La funzione delle norme di diritto internazionale privato
Secondo un primo orientamento, poiché le norme del D.i.p. hanno lo
scopo di determinare la legge applicabile ad una fattispecie concreta
poiché tale legge può tanto essere quella nazionale quanto quella di uno
Stato estero, la funzione delle norme di D.i.p. è duplice consistendo:
• nel delimitare l’ambito di applicazione del diritto interno;
• nel richiamare, se del caso, norme del diritto straniero.
In altri termini, l’efficacia delle norme di diritto internazionale privato
può spiegarsi tanto in direzione interna, determinando l’applicazione
della lex fori, cioè della legge nazionale, quanto in direzione esterna,
giustificando l’applicazione di norme di altri Stati.
Questa concezione, detta bilaterale, delle norme di D.i.p. è condivisa
da vasti settori della dottrina recente (Conforti, Vitta) ed appare inoltre
più coerente al tenore delle codificazioni moderne di D.i.p. che appaiono
largamente ispirate al principio dell’uguaglianza tra diritto statale e
diritto straniero.
Secondo un’altra concezione c.d. unilaterale, la funzione della norma
di D.i.p. è unica, nel senso che l’efficacia di tali norme si esplica
esclusivamente in una direzione.
A questo proposito occorre distinguere due ulteriori posizioni dottrinali:
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• in una prima prospettiva (Morelli) si sostiene che, poiché


l’applicazione del diritto interno non ha bisogno di una particolare
giustificazione avendo luogo di per sé stessa in virtù di un principio di
naturale effettività dell’ordinamento, l’unica funzione della norma di
D.i.p. consiste nel richiamo o rinvio agli ordinamenti stranieri per la
disciplina delle fattispecie con elementi di estraneità (concezione
unilaterale estroversa);
• una differente articolazione della concezione unilateralistica è offerta
dal Quadri secondo il quale le norme di D.i.p. avrebbero la funzione
non già di rinviare al diritto straniero ma, al contrario, di delimitare
l’ambito di applicazione dell’ordinamento interno (concezione
unilaterale introversa).
Secondo Quadri, quindi, l’applicazione del diritto straniero a determinati
rapporti non sarebbe il risultato del funzionamento delle norme di D.i.p.
ma di un principio generale di coordinamento con gli ordinamenti
stranieri ovvero di un principio fondamentale, fondato sulla buona fede,
la cui ratio consiste nella necessità di garantire la continuità ed
uniformità della vita giuridica. Sviluppando tale impostazione fino alle
sue estreme conseguenze Quadri giunge ad affermare che nella scelta
dell’ordinamento straniero l’interprete non deve sentirsi vincolato dal
criterio di collegamento contenuto nella norma di D.i.p.. Tale criterio
opera solo allorquando si tratta di decidere l’applicabilità o meno del
diritto interno, ma non in sede di scelta del diritto straniero nella quale
occorre fare riferimento essenzialmente alla volontà dello stesso
ordinamento straniero di essere applicato a quel determinato fatto (c.d.
autocollegamento).

Non è agevole stabilire quale ricostruzione sia preferibile, certo è, però,


che in termini di diritto positivo le tesi unilaterali sono contraddette
dalla formulazione tipicamente bilaterale delle nostre norme di D.i.p.. Né
si può trascurare come anche in Stati (es. Francia), in cui talune norme
di D.i.p. erano state legislativamente congegnate in modo unilaterale, la
giurisprudenza abbia finito, in sede applicativa, per bilaterizzarle tutte.
Da ultimo va sottolineato come il nostro legislatore pur eliminando il
divieto assoluto di tenere conto delle norme di diritto internazionale
privato dell’ordinamento straniero, già contenuto nell’art. 30 delle
preleggi (divieto del rinvio oltre o indietro), non sempre tiene conto del
criterio di collegamento prescelto dal cittadino straniero richiamato.
In definitiva, anche in considerazione del più comune atteggiamento
giurisprudenziale, appare preferibile la concezione bilaterale che porta a
identificare la funzione delle norme di D.i.p. nella scelta della disciplina
applicabile alla fattispecie con elementi di estraneità attuata attraverso
l’applicazione dello stesso diritto interno, o, in alternativa, grazie al
rinvio agli ordinamenti stranieri.

La struttura della norma di D.i.p.


La struttura di ogni norma di D.i.p. si articola in due elementi costanti:
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1. una categoria che consiste nell'insieme dei fatti e dei rapporti


oggetto della norma di conflitto1;
2. un criterio di collegamento, che determina la legge da applicare. Il
principale criterio di collegamento è rimasto, anche con la legge di
riforma, quello della legge dello Stato cui appartiene il soggetto
coinvolto nel rapporto (criterio della cittadinanza).
Il problema delle qualificazioni
L’analisi del primo dei due elementi della tipica struttura della norma di
D.i.p. ovvero, l’indicazione, per categorie, dei rapporti che si intendono
con quella norma disciplinare introduce in tema delle qualificazioni che
rappresenta una delle più tradizionali problematiche
internazionalprivatistiche.
Poiché le norme di D.i.p. nel descrivere le fattispecie che intendono
regolare utilizzando categorie tecnico – giuridiche (es. obbligazioni,
successioni), ci si domanda, visto che la norma di D.i.p. può richiamare
altri ordinamenti, se il significato e la comprensività di tali categorie
debbano essere individuati alla luce dell’ordinamento interno, cui
appartengono le norme di D.i.p., o alla stregua degli ordinamenti
straneri cui si fa rinvio.
Il problema delle qualificazioni viene risolto, in dottrina, in modo diverso:
• secondo un primo orientamento, che può essere considerato
sicuramente maggioritario a livello internazionale, il significato e
l’ambito di comprensione delle espressioni tecnico – giuridiche
utilizzate nella struttura delle norme di D.i.p. andrebbe chiarito alla
luce delle norme e degli istituti della lex fori ovvero dell’ordinamento
cui appartengono le stesse norme di D.i.p. (Morelli, Ballarino, Vitta);
• di diverso avviso sono coloro che sostengono che i criteri in base ai
quali stabilire in quale categoria (obbligazioni, successioni) debbano
ricomprendersi i diversi rapporti giuridici andrebbero desunti dalla
c.d. lex causae cioè dalle norme dell’ordinamento straniero che la
stessa norma di D.i.p. indica come competente a disciplinare la
fattispecie (Pacchioni);
• di parla, invece, di teoria comparatistica per designare coloro che,
sostenendo la completa autonomia del sistema di D.i.p.
dall’ordinamento statale cui appartengono, affermano che il senso
delle locuzioni adoperate da tali norme andrebbe ricostruito, a
conferma del carattere internazionale della disciplina, attraverso
un’analisi comparativa, sino a giungere ad una sorta di minimo
comune denominatore, del significato che tali categorie rivestono in
tutti gli ordinamenti dei paesi civili (Meriggi).
La teoria della lex fori è sostanzialmente condivisa anche dalla
giurisprudenza che in passato ha avuto modo di osservare, con
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In relazione ad essa si sviluppa il problema delle qualificazioni: ci si chiede, cioè, se
l’ampiezza delle categorie descritte dalle norme di d.i.p. debba essere interpretata alla
luce dell’ordinamento interno o alla stregua degli ordinamenti stranieri cui si fa rinvio.
Alla luce di quanto disposto dalll'art. 15 della L. 218/95 sembra preferibile risolvere il
problema facendo ricorso ad una doppia qualificazione: una volta individuata, sulla
base di una prima qualificazione operata alla stregua dell'ordinamento nazionale, una
norma i diritto cui fare riferimento e, quindi, il sistema giuridico estero di riferimento,
le successive interpretazioni e applicazioni (seconda qualificazione) andranno svolta la
luce dei principi del diritto straniero.
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riferimento all’art. 26 disp. prel. c.c. in tema di legge regolatrice della


forma degli atti, che la nozione di forma va desunta dalla legge italiana
(Cass. 690/1961; Cass. 3966/1965).
Nei confronti della teoria della lex fori vengono, tuttavia, sollevate due
obiezioni fondamentali:
1. in primo luogo, la qualificazione del rapporto con elementi di
estraneità alla stregua dei canoni della lex fori potrebbe condurre a
risultati pratici poco accettabili in considerazione della possibile
eterogeneità o addirittura incompatibilità tra la sistematica
dell’ordinamento nazionale e quella dell’ordinamento straniero;
2. in secondo luogo, il problema della qualificazione degli istituti
giuridici del tutto sconosciuti in alcuni ordinamenti (es. bigamia o il
ripudio del diritto ebraico).
Per superare tali inconvenienti sono stati suggeriti due correttivi:
• in primo luogo, è stato chiarito che, allorquando le norme di D.i.p.
utilizzano parole come obbligazioni, fatti illeciti etc., non intendono
fare riferimento agli istituti dell’ordinamento interno così come
disciplinati e regolati dalla lex fori, ma a concetti e categorie
giuridiche che sono patrimonio comune di moltissimi sistemi
normativi, sia pure con sfumature diverse, e che, quindi, vanno
interpretati con una certa larghezza ed elasticità;
• in secondo luogo è stato osservato (teoria della doppia
qualificazione) che l’ordinamento straniero, richiamato dalla norma di
D.i.p., non può che essere considerato globalmente senza limitare
l’indagine ad un determinato settore in nome di un velleitario
parallelismo con l’ordinamento statale. Ne consegue che una volta
individuato, sulla base di una qualificazione del rapporto svolta alla
stregua della sistematica dell’o.g. nazionale, la norma di D.i.p. cui
fare riferimento e quinsi, il sistema giuridico stereo al quale questa fa
rinvio, si individueranno nell’ambito dell’ordinamento straniero
(seconda qualificazione), le norme giuridiche nel cui ambito di
applicazione il rapporto in esame si colloca.
Alla luce della disposizione dell’art. 15 della nuova legge fondamentale
del diritto internazionale privato italiano può senz’altro affermarsi che la
c.d. teoria della doppia qualificazione ha finito per trovare
riconoscimento normativo. La norma in questione stabilisce, infatti, che
dopo il richiamo, il diritto straniero deve essere interpretato secondo i
criteri interpretativi e di successione nel tempo che sono a lui propri
esattamente come farebbe il giudice estero.
Il criterio di collegamento
Tutte le fattispecie di rapporti regolati dalle norme di D.i.p. si
caratterizzano per la presenza di un elemento di estraneità cioè una
qualche circostanza che pone in collegamento la vicenda, oltre che,
naturalmente con l’ordinamento nazionale, con uno o più stati esteri.
Tale circostanza si identifica con il criterio di collocamento.
Il criterio di collegamento indica quell’aspetto del rapporto che il
legislatore ritiene determinante ai fini dell’individuazione
dell’ordinamento straniero da richiamate. In questo senso il criterio di
collegamento è uno degli elementi caratteristici della struttura tipica
della norma di D.i.p..
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Il criterio della cittadinanza in particolare


Il criterio della cittadinanza rimane il criterio fondamentale del nostro
sistema di d.i.p.. La legge di riforma si è premurata di cercare di
risolvere le difficoltà relative alla presenza di soggetti con più
cittadinanze, di soggetti senza alcuna cittadinanza e di rapporti giuridici
coinvolgenti soggetti aventi diverse cittadinanze:
• Soggetto con doppia nazionalità: nei casi di doppia nazionalità
del soggetto la nuova legge ha disposto che nel caso in cui una delle
cittadinanze sia italiana si applica la legge nazionale, non dovendosi
considerare straniero un soggetto fornito della cittadinanza italiana;
nel caso invece in cui il soggetto abbia due cittadinanze delle quali
nemmeno una italiana si applica la legge del Paese con il quale la
persona presenta il collegamento più stretto.
• Apolidi o rifugiati: nel caso degli apolidi o dei rifugiati si applica la
legge dello Stato in cui essi hanno il domicilio o, in mancanza, la
residenza.
• Rapporti coinvolgenti soggetti con differente nazionalità: nel
caso in cui nel rapporto oggetto di regolamentazione
internazionalprivatistica siano coinvolti più soggetti aventi differente
nazionalità si apre, in linea di principio, il problema della legge da
applicare. Tale problema è solitamente risolto volta per volta e con
soluzioni man mano diverse dalla legge di riforma: per la promessa di
matrimonio è previsto che, in caso di soggetti con differente
nazionalità, si applichi il diritto italiano; per i rapporti personali tra
coniugi è invece prevista l’applicazione della legge dello Stato in cui
la vita matrimoniale è prevalentemente localizzata; infine, per i
requisiti per contrarre matrimonio è prevista l’applicazione di
entrambe le leggi richiamate rispetto al proprio cittadino.

In alcune materie al criterio della cittadinanza sono stati preferiti criteri


di collegamento diversi. Così, per la regolamentazione delle questioni
relative alle obbligazioni non contrattuali , l’art. 62 della legge 218 del
1995 individua come criterio di collegamento quello del luogo in cui è
avvenuto il fatto dal quale esse derivano. Analogamente, in materia di
possesso, di proprietà e di diritti reali in genere, si fa riferimento alla
legge del luogo in cui le cose si trovano.
Altri criteri di collegamento alternativi a quello della cittadinanza sono:
• quello del luogo in cui deve essere eseguita l’obbligazione. Tale
criterio era già stato adottato, in materia di titoli di credito, da talune
convenzioni internazionali recepita anche in Italia ed è stato poi
accolto dall’art. 59 della legge 218/95 come criterio generale di
diritto comune per la disciplina della cambiale, del vaglia cambiario e
dell’assegno. Per gli altri titoli di credito la medesima disposizione da
riferimento al luogo di emissione;
• quello della volontà manifesta delle parti. L’art. 57 della legge 218/95
stabilisce, infatti, che tutte le obbligazioni contrattuali sono
disciplinate esclusivamente dalle regole adottate dalla Convenzione
di Roma del 19 giugno 1980. ed è proprio tale Convenzione che fissa
nella volontà comune delle parti il criterio principale e dominante
della regolamentazione giuridica dei contratti.
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Le modalità di acquisto, perdita e riconoscimento della cittadinanza


italiana hanno formato oggetto di una nuova disciplina organica
attraverso la legge n. 91 del 1991 che ha sostituito l’ormai anacronistica
normativa della legge 555 del 1912 più volte modificata.
Concorso di criteri di collegamento
Non è infrequente che nell’ambito della stessa norma di D.i.p. siano
indicati più criteri di collegamento. Il significato di questo concorso di
più criteri di collegamento può essere diverso potendosi avere:
• concorso successivo, quando il rapporto tra i diversi criteri indicati
nella norma è di sussidiarietà di guisa che soltanto quando quello
indicato per primo non è, per qualsiasi motivo, in grado di funzionare,
ci si rivolge al secondo e così via. Questo tipo di concorso si realizza
nell’ambito dell’art., 26 della legge 218 del 1995 secondo cui la
promessa di matrimonio e le conseguenze della sua violazione sono
regolate dalla legge nazionale comune dei nubendi o in mancanza
dalla legge italiana;
• concorso alternativo, nell’ipotesi in cui non viene stabilito tra i diversi
criteri di collegamento indicati dalla norma di D.i.p. un rigoroso
ordine di preferenza, avvenendo la scelta tra di essi in funzione dei
risultati pratici cui essa conduce. Così, ad esempio, l’art. 48, in
relazione alla forma del testamento, individua tre criteri di
collegamento alternativi nell’ambito dei quali, in omaggio ad un più
generale principio di conservazione dell’efficacia dell’atto, la scelta
cadrà su quello che richiama la legge rispetto alla quale l’atto può
considerarsi formalmente valido;
• concorso cumulativo, allorquando pur essendo il criterio di
collegamento formalmente unico, esso finisce di fatto per funzionare
richiamando due o più ordinamenti diversi. È il caso ad esempio,
della disciplina relativa al riconoscimento del figlio naturale (art. 35)
allorquando avviene tra persone di nazionalità diversa.
Nei casi in cui il problema non sia espressione risolto dal legislatore con
l’indicazione dell’unica legge applicabile, la giurisprudenza tende a
ritenere la legittimità di una qualche forma di richiamo coordinato alle
diverse leggi cui il criterio fa rinvio.

FUNZIONAMENTO DELLA NORMA DI DIRITTO INTERNAZIONALE


PRIVATO
Il risultato pratico del loro funzionamento consista nel rinvio o richiamo,
per la regolamentazione di una fattispecie con elementi di estraneità, ad
un determinato ordinamento giuridico. Nei casi in cui il criterio di
collegamento non conduca all’applicazione della stessa legge italiana, il
richiamo o il rinvio ha per oggetto norme del diritto straniero. Il
fenomeno del rinvio ovvero il fenomeno per cui un ordinamento
attribuisce valore giuridico a norme appartenenti ad un ordinamento
diverso che, di per sé stesso, non avrebbero nel primo alcun valore, non
è esclusivo del D.i.p. e può essere inteso in modo diverso.
Si parla infatti di rinvio formale o non recettizio nell’ipotesi in cui
l’ordinamento richiamante riconosce direttamente all’ordinamento
straniero la competenza ad emanare norme giuridiche in un
14

determinato settore con la conseguenza che tali norme esplicano


direttamente la loro efficacia anche nel territorio dello Stato richiamante
man mano che vengono prodotte senza necessità di essere
precedentemente inglobate nell’ordinamento giuridico del quale
proviene il rinvio.
Il rinvio si definisce, invece materiale o recettizio, quando la norma
straniera si intende incorporata nella norma di richiamo, concepita quale
norma in bianco, e, quindi, recepita e riprodotta nell’ordinamento
nazionale.
Nella difficoltà di qualificare il rinvio operato dalle norme di D.i.p. come
formale o materiale, la dottrina più recente (Morelli, Peragassi), ha
elaborato una terza ricostruzione del meccanismo di richiamo realizzato
con le norme di D.i.p. che può essere sinteticamente definita del rinvio
di produzione (Ballarino). Il nucleo essenziale di questa teoria può
essere correttamente individuato nell’idea secondo cui le norme di D.i.p.
sono vere e proprie norme sulla produzione giuridica.
Le norme di D.i.p. funzionerebbero come norme sulla produzione
giuridica nel senso che attribuirebbero valore di fatti di produzione
giuridica cioè di fonti del diritto alle stesse fonti che hanno tale valore
nell’ordinamento straniero richiamato.
La tesi del rinvio di produzione sembra ulteriormente confermata dal
tenore della norma dell’art. 15 della legge 218 del 1995 che sottolinea
come il rinvio si estende all’ordinamento giuridico straniero
complessivamente e dinamicamente inteso. Pur permanendo, talvolta,
difficoltà di ordine pratico difficilmente superabili, il giudice italiano
dovrebbe applicare le norme straniere richiamate esattamente come
farebbe, in quel momento particolare, il giudice straniero e tenendo
conto, per di più, di tutte le altre norme o atti stranieri che in qualunque
modo potessero specificare o integrare il contenuto della singola norma
richiamata.
Interpretazione ed applicazione del diritto straniero richiamato
Una volta individuato, grazie al criterio di collegamento, il diritto
straniero richiamato sorgono i problemi connessi alla sua
interpretazione ed applicazione da parte del giudice nazionale.
La prevalente dottrina concorda nel ritenere che le norme straniere
richiamate da quelle di D.i.p. debbano essere considerate come norme
giuridiche a tutti gli effetti con la conseguenza che:
• l’errata applicazione del diritto straniero può costituire motivo di
ricorso per cassazione in quanto rappresenta violazione o falsa
applicazione di norme di legge (art. 360 c.p.c.);
• vale anche per le norme straniere il principio iura novit curia nel
senso che spetta al giudice, anche in mancanza di indicazione delle
parti, recepire la norma giuridica applicabile al caso concreto.
Tale impostazione ha ricevuto consacrazione nell’art. 14 della legge 218
del 1995 che stabilisce che fermo restando il lecito ausiliario e di stimolo
delle parti interessate, l’accertamento del contenuto della legge
straniera individuata come applicabile al caso concreto, spetta, come
dovere d’ufficio, al giudice. Nessun dubbio può sussistere, quindi, in
ordine all’esperibilità del ricorso per Cassazione per violazione o falsa
15

applicazione di norme di legge straniere richiamate dalle disposizioni di


conflitto italiane (Cass. 6646 del 2001; Cass. 2791 del 2002).
L’art. 15 precisa, inoltre, che il diritto straniero dovrà essere inteso in
maniera organica e dinamica e, dunque, alla luce dei criteri
interpretativi suoi propri.
Mancata individuazione del diritto straniero
Non si può escludere, peraltro, che, nonostante i suoi sforzi personali e
l’eventuale collaborazione delle parti, il giudice nazionale non riesca ad
individuare la norma straniera espressamente applicabile alla fattispecie
sottoposta alla sua cognizione. In tal caso in passato, secondo un primo
orientamento dottrinale (Morelli e Micheli), il giudice avrebbe dovuto
rigettare la domanda. Tale tesi veniva criticata per un duplica ordine di
motivi:
• in primo luogo perché conduceva all’iniquo effetto, con il passaggio
in giudicato della sentenza di rigetto, della perdita del diritto da parte
dell’istante;
• in secondo luogo, perché si collegava ad una concezione delle norme
straniere come elementi di fatto.
Vi è stato allora chi (Vitta) ha affermato l’applicabilità, in tali
circostanze, della lex fori sulla base del rilievo che, in mancanza del
diritto straniero richiamato, la legge nazionale, cui si deroga in relazione
alle fattispecie che presentano elementi di estraneità, si riespande,
acquistando la sua pienezza applicativa. Tale tesi era condivisa dalla
prevalente giurisprudenza.
Altri ancora (Ballarino) ipotizzavano che, allorché non risultasse
possibile accertare con precisione la norma straniera richiamata, il
giudice dovesse fare riferimento ai principi di D.i.p. italiano. Ciò in
quanto non può non riconoscersi l’efficacia, anche in tale settore, della
generale disposizione dell’art. 12 delle preleggi in base alla quale, in
caso di lacune dell’ordinamento, si ha riguardo alle disposizioni che
regolano casi simili o materie analoghe (analogia legis) ovvero, se ciò
non sia sufficiente, ai principi generali dell’ordinamento giuridico dello
Stato (analogia iuris).
Proprio tale ultima ricostruzione teorica sembra direttamente ispirata la
disposizione dell’art. 14, comma 2, della legge 218 /1995. Il legislatore
ha previsto, infatti, che qualora il giudice non riesca ad accertare la
legge straniera richiamata, potrà applicare quella indicata da altri criteri
di collegamento previsti, per le medesime ipotesi o per ipotesi simili,
dalle norme del diritto internazionale privato. Soltanto in caso di
fallimento di questo ulteriore sforzo di indagine di tipo internazional –
privatistico, si potrà fare ricorso alla lex fori ovvero alla legge italiana.
Ordinamento straniero plurilegislativo
Può anche accadere che l’ordinamento straniero richiamato non sia
unitario, ma, al contrario, risulti composto da più sistemi o sottosistemi
giuridici. In tal caso l’art. 18 della legge 218/1995 prevede che la legge
concretamente applicabile dovrà essere determinata secondo i criteri
propri dell’ordinamento straniero, ivi compresi quelli suggeriti dalla
dottrina o elaborati dalla giurisprudenza. (Teoria della competenza
straniera).
16

Adattamento
Per adattamento si intende, invece, la delicata operazione di
coordinamento cui viene chiamato l’interprete allorquando la norma di
D.i.p., per difetto tecnico di formulazione o per volontà esplicita del
legislatore, finisce per richiamare, in relazione alla medesima fattispecie
concreta, norme giuridiche appartenenti a sistemi normativi diversi. In
tutte queste ipotesi, siano essse il frutto di una scelta consapevole del
legislatore o di una sua svista nella strutturazione del criterio di
collegamento, l’interprete, posto di fronte ad un vero e proprio richiamo
cumulativo di norme straniere, è costretto ad un tipo di intervento che,
oltre ad incontrare enormi difficoltà, presenta un inevitabile tasso di
discrezionalità creativa. Non sorprende, dunque, che, secondo una parte
della dottrina, sarebbe più corretto ed opportuno risolvere le questioni
collegate all’applicazione cumulativa di norme straniere diverse con la
scelta di una sola tra esse ovvero con l’applicazione della legge
nazionale. Quest’ultima soluzione si impone nel caso in cui il contenuto
delle norme straniere richiamate contemporaneamente sia del tutto
reciprocamente incompatibile.

FUNZIONAMENTO DELLA NORMA DI


DIRITTO INTERNAZIONALE PRIVATO E I
LIMITI ALL’APPLICAZIONE DELLA NORMA
STRANIERA RICHIAMATA
Portata del rinvio: rinvio "oltre" e rinvio "indietro"
Come già evidenziato, allorquando la norma di D.i.p. rinvia ad un
ordinamento straniero, questo deve intendersi richiamato nel suo
complesso, senza poter artificiosamente limitare il richiamo ad una
singola norma interpretativa separatamente dal sistema cui si iscrive.
I principi fondamentali relativi all’applicazione delle norme di d.i.p. sono
contenuti nelle disposizioni da 13 a 19 del titolo III della legge di riforma,
raccolte nel capo I “Disposizioni generali”, posto immediatamente prima
delle singole norme di d.i.p.; tali disposizioni in parte disciplinano aspetti
già regolati in precedenza, cambiandone anche radicalmente la
disciplina (come nel caso del rinvio), altre volte risolvono problemi
precedentemente non disciplinati, come la necessità o meno della prova
in giudizio del diritto straniero.
Per quanto riguarda la portata del rinvio, occorre esaminare il problema
che può derivare dall' esistenza, nell'ordinamento richiamato, di una
norma di rinvio per lo stesso rapporto: si potrebbe ritenere che il rinvio
operi meccanicamente richiamando tutte le norme dell'ordinamento
straniero compresa una eventuale norma di d.i.p. che contenga un
ulteriore rinvio con la conseguenza che questo dovrebbe ritenersi
operante. In questi casi si potrebbe avere il c.d. rinvio indietro, quando
cioè viene richiamata la legge italiana, o il c.d. rinvio oltre, quando viene
richiamata la legge di un altro paese.
La legge 218/1995 ha completamente mutato la disciplina previgente
ammettendo, sia pure entro certi limiti, sia il rinvio indietro sia il rinvio
17

oltre. La regola di massima è quella per cui il rinvio indietro è


ordinariamente consentito, mentre invece quello oltre lo è solo se
l’ordinamento ulteriormente richiamato “accetta il rinvio” cioè non fa un
ancora ulteriore rinvio ad un altro ordinamento. Sono poi stati previsti
diversi limiti sia al rinvio indietro che al rinvio oltre sia in riferimento al
tipo di criterio di collegamento funzionante nel caso concreto, sia alla
materia che viene disciplinata, sia al risultato che si produrrebbe
ammettendo il rinvio. In particolare:
• Scelta delle parti. Innanzitutto il rinvio oltre o indietro è escluso
quando la legge è stata scelta dalle parti (come ad es. nel caso delle
obbligazioni contrattuali): qui il rispetto della volontà delle parti,
chiaramente orientata a che il loro rapporto fosse disciplinato dalla
legge di un determinato paese, prevale sulle eventualmente diverse
norme di d.i.p. dell’ ordinametno richiamato.
• Forma degli atti e obbligazioni contrattuali. In secondo luogo il
rinvio oltre e il rinvio indietro sono esclusi per determinate materie:
la forma degli atti e le obbligazioni non contrattuali (tra cui il fatto
illecito).
• Filiazione in ipotesi di esclusione del rapporto. Infine
l’operatività del rinvio oltre e del rinvio indietro rimane esclusa nella
regolamentazione dei rapporti di filiazioni tutte le volte che il rinvio
oltre o il rinvio indietro porterebbero ad escludere il rapporto di
filiazione: in questo caso è evidente che ha assunto rilievo
preponderante la tutela del minore.
In ogni caso la disciplina in materia di ammissibilità del rinvio indietro ed
oltre non vale quando in materia esiste una convenzione internazionale
che prevede diversamente (13, comma 4°, l. 218/95): in tali casi si
segue la soluzione prevista dalla convenzione; la regola posta dalla
legge è quindi valida solo nel caso non sia disposto diversamente (tale
impostazione è coerente con la subordinazione della legge alle
convenzioni internazionali di cui all’Art. 2 della stessa legge).

Interpretazione del diritto straniero


La legge 218/1995 non si è limitata a stabilire il principio dell’obbligo,
per il giudice italiano, di conoscere il diritto straniero ma ha anche
indicato i criteri che egli deve utilizzare nella sua interpretazione; più in
particolare, è stato disposto che il giudice interpreta e applica la legge
straniera “secondo i propri criteri di interpretazione ed applicazione nel
tempo”. Il giudice italiano, quindi, potrà, anzi dovrà, fare ricorso agli
strumenti ermeneutici previsti dagli ordinamenti da cui proviene il diritto
applicabile e dovrà considerare applicabile le norme richiamate secondo
i principi valevoli nell’ordinamento di provenienza. Si tratta di una
ulteriore apertura internazionalistica della legge di riforma.

LIMITI ALL’APPLICAZIONE DEL DIRITTO STRANIERO


Il funzionamento delle norme di d.i.p. è soggetto a diversi limiti: ordine
pubblico e norme di applicazione necessaria sono previsti sia dalla legge
fondamentale di riforma sia da altri testi fondamentali tra cui,
segnatamente, la Convenzione di Roma sulle obbligazioni contrattuali.
La dottrina poi ha enucleato altri limiti al funzionamento delle norme di
18

d.i.p. nella incostituzionalità delle norme di d.i.p. o del diritto richiamato


rispetto alla Costituzione vigente nell’ordinamento di origine.
Limite dell’ordine pubblico
Secondo l' art. 16 della legge 218/1995 la legge straniera richiamata
non è applicata quando i suoi effetti sono contrari all’ordine pubblico. La
Legge di riforma ha infatti mantenuto e ribadito il tradizionale limite
dell’ordine pubblico all’efficacia in Italia delle disposizioni straniere
richiamate. Analoga disposizione è poi rinvenibile nella Convenzione di
Roma in materia di obbligazioni contrattuali.
La prevalente dottrina concepisce l’ordine pubblico internazionale come
un limite, un’eccezione al normale funzionamento del D.i.p. giustificata
dalla necessità di impedire che, attraverso il varco del richiamo operato
dalle norme di conflitto,possano fare ingresso e trovare applicazione in
Italia norma ed istituti che si pongono in contrasto con quei
fondamentali principi del nostro ordinamento che costituiscono le basi
etiche della comunità nazionale. Si parla a proposito dell’ordine pubblico
di limite successivo e negativo: successivo perché presuppone il
normale funzionamento del sistema di D.i.p. e negativo perché
l’applicazione della legge viene esclusa quando gli effetti che ne
derivano sono in contrasto con i fondamentali principi interni.
Non è mancato tuttavia chi (Quadri), riprendendo una impostazione più
antica, risalente al sistema del Mancini, ha elaborato una concezione
positiva anche dell’ordine pubblico internazionale. In tale prospettiva
l’esclusione prodotta dla meccanismo dell’ordine pubblico altro non
sarebbe che l’effetto della sfera di vigore eccezionalmente ampio di
taluni principi dell’ordinamento internazionale.

Assai controversi sono i rapporti tra il concetto di ordine pubblico


internazionale, richiamato dagli artt. 16, 64 e 65 della legge 218/1995, e
quello di ordine pubblico interno, richiamato, come limite all’autonomia
negoziale privata, degli artt. 1343 e 1418 c.c.. Nonostante le varie
ricostruzioni operate dalla dottrina è oramai opinione comune che
l’ordine pubblico previsto e regolato dall’art. 16 della legge abbia
sempre e comunque carattere internazionale anche quando incide su
atti negoziali privati, poiché il riferimento a questi ultimi non si estende
a tutti gli atti di autonomia privata ma soltanto a quelli caratterizzati da
internazionalità per provenienza e disciplina giuridica. Si ritiene altresì
che l’ordine internazionale abbia un contenuto più ristretto dovendo
esso incidere su fattispecie rispetto alle quali, visto che presentano
elementi di collegamento con altri ordinamenti, è ragionevole
pretendere un rispetto meno rigoroso dei principi propri
dell’ordinamento nazionale. Pur senza adottare ufficialmente, almeno in
termini di norma positiva, l’espressione internazionale, non vi è dubbio
che il legislatore del 1995 abbia inteso privilegiare l’idea di una
specificità dell’ordine pubblico di cui all’art. 16 della legge di riforma.

Il concetto di ordine pubblico presenta i caratteri


• della relatività: l’ordine pubblico è suscettibile di profonde
trasformazioni nello spazio e nel tempo;
19

• della indeterminatezza: proprio per la sua variabilità nello spazio e


nel tempo il contenuto dell’ordine pubblico non può essere
predeterminato in modo analitico e rigido dal legislatore.
Pertanto richiede una attenta valutazione del Giudice correlata alla
fattispecie concreta posta al suo esame (a solo titolo di esempio è
considerata contraria all’ordine pubblico una norma che consenta il
ripudio unilaterale della moglie). Occorre precisare che l’art. 16 della
legge 218/1995, infatti, sottolinea espressamente che il giudizio di
eventuale contrasto con l’ordine pubblico non ha per oggetto la norma
straniera ma i suoi effetti.

È opinione diffusa in dottrina e giurisprudenza che l’intensità del


meccanismo dell’ordine pubblico internazionale muti in funzione del tipo
di atto straniero rispetto al quale si trova adoperare. In particolare si
ritiene che il limite dell’ordine pubblico debba essere fatto valere in
maniera meno rigorosa quando non si faccia questione dell’applicazione
diretta delle leggi straniere ma, piuttosto, del riconoscimento di effetti
già prodotti, sulla base di tali leggi, all’estero. Così, ad esempio, non vi
sono difficoltà nell’ammettere la legittimità dei figli nati da un
matrimonio poligamico celebrato all’estero, mentre in nessun caso il
giudice italiano consentirebbe, applicando le norme straniere sulla
poligamia, la celebrazione in Italia, derogando, quindi, all’art. 27, di un
matrimonio poligamico tra cittadini stranieri. Le ragioni teoriche di
questo funzionamento attenuato del limite dell’ordine pubblico in sede
di delibazione di sentenze straniere o, comunque, di riconoscimento di
effetti già prodotti di norme straniere che il giudice italiano si
rifiuterebbe di applicare direttamente, non sono state, in verità,
particolarmente approfondite. In genere si tende a ritenere che tale
fenomeno si giustifica in base all’evidente differenza che c’è tra il fare
direttamente qualcosa ed il limitarsi a riconoscere quanto è già stato
fatto da altri.
Non può trascurasi che, su questo tema, di recente, la Cassazione, con
sentenza n. 365 del 2003 in tema di accertamento giudiziale di filiazione
naturale, ha statuito in tema di delibazione di sentenze straniere, il
concetto di ordine pubblico processuale è riferibile ai principi inviolabili
posti a garanzia del diritto di agire e di resistere in giudizio, non anche
alle modalità con cui tali diritti sono regolamentati o si esplicano nelle
singole fattispecie. Per questa via risulterebbe ulteriormente ribadita la
natura peculiare dell’ordinamento pubblico internazionale processuale
rispetto a quello c.d. sostanziale che è destinato ad operare come limite
al richiamo del diritto straniero operato dalle norme di collegamento.

Prima della riforma del sistema italiano di diritto internazionale privato


ci si chiedeva quale disciplina, in caso di mancata applicazione del
diritto straniero richiamato dovuta al limite dell’ordine pubblico, dovesse
trovare la fattispecie concreta. In coerenza con quanto già previsto
dall’art. 14, comma 2, per altre ipotesi di mancata applicazione del
diritto straniero, l’art. 16, comma 2, della legge 218 del 1995 ha accolto
la tesi secondo la quale, a meno che non vi siano particolari e specifiche
ragioni che consiglino l’applicazione di una norma italiana,
20

l’impossibilità di far funzionare la norma di D.i.p. per motivi di ordine


pubblico determina una lacuna nel nostro ordinamento con successivo
ricorso agli strumenti, predisposti dall’art. 12 disp. prel. c.c.,
dell’analogia legis e, soprattutto, iuris ovvero ai principi generali del
nostro ordinamento.
Il legislatore ha quindi previsto che qualora la norma straniera
richiamata produca effetti contrari all’ordine pubblico, il giudice potrà
applicare quella indicata da altri criteri di collegamento internazionale
privato che regolano la stessa materia o materie affini. Soltanto anche
in caso di fallimento anche di questo ulteriore sforzo di ricerca di tipo
internazional – privatistico, si potrà fare ricorso alla lex fori ovvero alla
legge italiana.

Norme di applicazione necessaria


Sono dette “norme di applicazione necessarie” quelle norme che – in
determinati settori – sono dotate di una sfera di applicazione autonoma
che prescinde dai normali criteri del D.i.p..
È il caso ad esempio dell’art. 116 c.c. laddove stabilisce che, anche per
il matrimonio del cittadino straniero si applicano i divieti (precedente
matrimonio, rapporti di parentela) stabiliti dagli artt. 86, 87 e 88 c.c.
italiano. Possono raccogliersi in tale categoria anche le leggi che, per
motivi sociali, fissano vincoli in materia di locazione di immobili (blocco
degli sfratti, equo canone).
Va chiarito che il fenomeno delle norme di applicazione necessaria
riguarda pur sempre norme interne che regolano materie privatistiche ,
giacché, qualora si facesse riferimento a norme di matrice
esclusivamente pubblicistica si uscirebbe automaticamente al di fuori
dell’ambito di operatività dell’intero sistema di D.i.p..
L’art. 17 della legge 218 del 1995, sotto la rubrica, per l’appunto, di
norme di applicazioni necessaria, sancisce il primato delle norme
interne che, in considerazione del loro oggetto e del loro scopo,
debbono essere considerate sempre applicabili, anche in presenza del
richiamo, in virtù di norme di diritto internazionale privato, a leggi
straniere. Le norme di applicazione necessaria costituiscono un limite
preventivo e positivo, perché, a differenza dell’ordine pubblico,
prescindono dal funzionamento delle norme di conflitto.

L’identificazione delle norme c.d. di applicazione necessaria non è


sempre agevole atteso che in diverse ipotesi tale qualificazione non
viene formulata dal legislatore in maniera espressa. Autorevole dottrina
(Ballarino) ha ritenuto di poter distinguere, ai fini dell’individuazione
delle norme di questo tipo tre criteri:
• criterio formale: con tale criterio si possono individuare quelle norme
che contengono un’autonoma e circostanziata definizione del proprio
ambito applicativo spaziale e personale;
• criterio tecnico: si riferisce a norme che, pur non essendo
contrassegnate, come quelle precedenti, da una esplicita definizione
autonoma della propria sfera d’operatività, possono ritenersi
applicabili anche in deroga alle regole di D.i.p per il solo fatto di
21

appartenere ad un complesso normativo che, per sua stessa natura,


e dotato di efficacia territoriale assoluta;
• criterio finalistico: si riferisce a norme che producono, alla luce della
ratio che le ispira, una deroga al sistema di D.i.p..
Anche tale disputa è stata risorta dalla legge di riforma, la quale all’art.
17, nel fare richiamo all’oggetto ed allo scopo delle norme individuabili
come di applicazione necessaria, appare privilegiare il criterio finalistico.
Le norme di diritto internazionale privato materiale. Accanto alla
categoria delle norme di applicazione necessaria vi è stato chi
(Ballarino) ha elaborato la teoria delle norme di diritto internazionale
privato materiale. Tale espressione designerebbe quelle norme che, in
presenza di un rapporto o fattispecie con elementi di internazionalità,
provvedendo direttamente a disciplinare tali situazioni, nel caso in cui le
normali regole di richiamo non si ritengono idonee a valorizzare gli
aspetti di internazionalità della vicenda. In altri termini la differenza tra
le norme di diritto internazionale privato materiale e quelle di
applicazione necessaria e vere e proprie si individua, più che nel
funzionamento, nella direzione in cui le prime operano. Norme del
genere non sono state individuate nel nostro ordinamento, ma esistono
in altri ordinamenti giuridici: è il caso, ad esempio, del codice di
commercio internazionale cecoslovacco il cui art. 3 dispone: “Se,
conformemente al D.i.p., la legge cecoslovacca è applicabile,
specialmente se le persone interessate scelgono la legge cecoslovacca
o designano il diritto cecoslovacco come applicabile alla disciplina di un
rapporto giuridico, la presente legge sarà applicata in via esclusiva, a
condizione che si tratti di un rapporto nato nelle relazioni commerciali ai
sensi della presente legge”.
Incostituzionalità
La prevalente dottrina e la più recente giurisprudenza concordano nel
ritenere che il giudice italiano abbia il potere-dovere di non applicare le
norme straniere che, ancorché richiamate dal nostro sistema di d.i.p., si
pongono in contrasto con la carta costituzionale. In effetti il potere del
giudice italiano di non applicare norme straniere contrastanti con la
legge fondamentale del nostro Stato trova il suo fondamento normativo
nella disposizione dell’art. 16 della legge 218 del 1995 che esclude
l’applicazione di norme straniere, ancorché richiamate secondo i vigenti
criteri di collegamento, i cui effetti si rivelano contrari all’ordine pubblico
c.d. internazionale. Non vi è dubbio che, in qualsiasi accezione si
intenda l’ordine pubblico internazionale, in esso debbano senz’altro
ritenersi compresi i principi fondamentali sanciti dalla Carta
Costituzionale.

Quanto, invece, alla prospettiva di un controllo di costituzionalità della


norma straniera secondo i principi costituzionali dell’ordinamento di
provenienza non c’è in dottrina il medesimo accordo:
• secondo alcuni, infatti, occorre distinguere a seconda che
nell’ordinamento di provenienza il sindacato di legittimità
costituzionale sia del tipo c.d. diffuso o centralizzato. Soltanto se la
norma straniera richiamata proviene da un sistema in cui il controllo
è del tipo diffuso, il giudice italiano potrebbe esercitarlo anch’egli, in
22

caso contrario, infatti, finirebbe per esercitare un potere non previsto


nell’ordinamento di origine. Se il sindacato di costituzionalità è
accentrato il giudice italiano dovrà tenere conto delle decisioni già
adottate, ma oltre a non potersi sostituire all’organo competente non
sarà neppure in grado di attivarlo chiedendogli di pronunciarsi sulla
costituzionalità della disposizione;
• altri hanno ritenuto di dover distinguere a seconda che,
nell’ordinamento straniero d’origine, la legge incostituzionale venga
sanzionata dalla nullità o dalla sanzione più tenue della annullabilità;
• non è mancato infine chi in posizione estremistica, ha negato del
tutto il sindacato del giudice italiano sulla legittimità costituzionale
d’origine della norma straniera richiamata. La giurisprudenza, in una
delle poche occasioni favorevole sulla base del principio che il giudice
italiano deve applicare la legge straniera “come se stesse all’estero”
verificando, dunque, anche la legittimità costituzionale della norma
richiamata.
Il rinvio fatto all’ordinamento estero si rivelerebbe, in sostanza, soltanto
apparente, determinandosi di fatto una disciplina, difforme da quella
che il medesimo rapporto avrebbe ricevuto nell’ordinamento richiamato.
Di ulteriore conforto a tale ricostruzione appare il contenuto della
disposizione dell’art. 15 della legge 218 del 1995 laddove ribadisce che
la norma straniera richiamata non può essere interpretata ed applicata
in manovra avulsa dal più ampio ed organico sistema normativo in cui si
inserisce.
La reciprocità
Una particolare limitazione al normale funzionamento del sistema di
D.i.p. può essere, infine, individuata nell’istituto della reciprocità ovvero
nel meccanismo con il quale l’efficacia del richiamo al diritto straniero
operato dalla norma di D.i.p. viene subordinata alla verifica della
reciprocità cioè del fatto che, in analoghe circostanze, l’ordinamento
straniero richiamato avrebbe fatto rinvio allo Stato richiamante.
L’unico caso di reciprocità, nel sistema italiano di D.i.p. è previsto
dall’art. 5, comma 2, delle preleggi al cod. della navigazione. Tale
norma subordina, infatti, alla condizione di reciprocità l’operatività del
criterio di collegamento della legge nazionale della nave o
dell’aeromobile per la disciplina dei fatti e gli atti compiuti nel territorio
sottoposto alla sovranità italiana.
Secondo la dottrina assolutamente prevalente non attiene alla
reciprocità come limite al funzionamento della norma di richiamo la
disposizione dell’art. 16 delle preleggi al codice civile. Tale norma
attiene esclusivamente al godimento dei diritti civili, così come previsti
e regolati dalle leggi italiane, da parte dello straniero residente nel
nostro territorio e non può, dunque, funzionalmente e strutturalmente,
essere assimilata alle norme di diritto internazionale privato.
La lex mercatoria
Un ulteriore fenomeno di limitazione al normale funzionamento della
norma di diritto internazionale privato viene individuato da una sempre
più consistente dottrina dell'azione della cosiddetta lex mercatoria. Tale
espressione definisce un sistema di norme e regole nate
23

spontaneamente per regolare, in alcuni settori commerciali, i rapporti


con elementi di internazionalità. Ciò che caratterizza tale sistema
normativo, rispetto a quello di diritto internazionale privato, è l'origine
non statale: si tratta di norme derivanti o dalla volontà e ripetuta
osservanza di determinate regole da parte della generalità degli
operatori economici del settore, ovvero dalla codificazione espressa
formulata dalle associazioni di categoria o da organizzazioni
internazionali non statali. Tra le clausole di lex mercatoria più diffuse si
possono ricordare quelle relative al rischio di perimento delle merci
durante il trasporto (cd. FOB) o sull'assicurazione del trasporto a carico
del venditore (CIF). Pur senza sottovalutare l'ampiezza del fenomeno,
parte della dottrina ha evidenziato come la lex mercatoria abbia un
valore meramente contrattuale e come tale non possa sostituirsi
integralmente al diritto internazionale privato vero e proprio nella
disciplina dei rapporti commerciali internazionali.
24

LA NORMATIVA IN PARTICOLARE
SOGGETTI DI DIRITTO

Stato delle persone


Per stato di una persona si intende la posizione giuridica che questa
occupa in una società organizzata ad ordinamento giuridico con
conseguente titolarità di diritti ed obblighi (Vitta).
Nel nostro ordinamento, come nella maggior parte degli ordinamenti
giuridici continentali, la cittadinanza resta, anche con le limitazioni della
legge 218 del 1995, il criterio di collegamento per eccellenza, valido per
l’individuazione delle norme da applicare agli aspetti fondamentali della
vita della persona.
Nel nostro ordinamento la cittadinanza è ora disciplinata dalla legge n.
91 del 1992. Alla stregua di tale legge la cittadinanza italiana si può
acquistare:
• per ius sanguinis ovvero per nascita da madre o padre italiani anche
in caso di nascita avvenuta all’estero;
• ius soli: il figlio di genitori ignoti trovato in Italia, si presume, fino a
prova contraria, cittadino Italiano;
• per beneficio di legge: lo straniero diventa cittadino italiano se
sussiste almeno un requisito di fatto (nascita in Italia – origine
italiana) ed un requisito di diritto (aver prestato servizio militare
italiano – assumere un pubblico impiego, anche all’estero, alle
dipendenze dell’Italia – la residenza legale in Italia da almeno due
anni prima del compimento della maggiore età) tra quelli previsti
dalla legge;
• per ius communicatio: lo straniero o apolide che contrae matrimonio
con un cittadino o cittadina italiana acquista, a sua volta,cittadinanza
se risiede da almeno sei mesi in Italia prima del matrimonio ovvero
se il matrimonio continua per almeno tre anni;
• per naturalizzazione: la cittadinanza viene concessa, su domanda
dello straniero o apolide, con decreto da parte del Capo dello Stato.
L’art. 6 della legge prevede, come cause ostative all’acquisto della
cittadinanza, la commissione, da parte dello straniero di alcuni reati
ovvero la sussistenza di comprovati motivi inerenti la sicurezza della
Repubblica.
La legge disciplina anche le cause di perdita della cittadinanza italiana,
che sono:
• la rinuncia da parte del cittadino che, dopo aver acquisito la
cittadinanza straniera, stabilisca la propria residenza all’estero;
• la mancata osservazione dell’ingiunzione proveniente dall’autorità
italiana di abbandonare un impiego, una carica o un servizio prestato
a favore di uno Stato straniero;
• accettazione o mancato abbandono di posizioni analoghe nelle
ipotesi di stato di guerra tra lo stato straniero e l’Italia;
25

• rinuncia alla cittadinanza, con il compimento della maggiore età, da


parte dei figli minori di stranieri che sono, in uno dei modi previsti
dalla legge, divenuti cittadini italiani;
• revoca dell’adozione nell’ipotesi di cittadino straniero adottato da
cittadino italiano.
Nel sistema attuale il soggetto potrà tranquillamente conservare la
doppia cittadinanza, salvo avvalersi, se del caso, e della rinuncia di cui
al primo punto. opportunamente, con una disposizione transitoria, il
legislatore ha riconosciuto (art. 17) a coloro, che avevano in passato
perso per tale motivo la cittadinanza italiana, la possibilità di
riacquistarla presentando formale dichiarazione entro il 15 agosto 1995.
Capacità giuridica e capacità di agire
La capacità giuridica delle persone, consistente nell’idoneità ad essere
titolari di posizioni giuridiche soggettive, viene regolata dalla legge
nazionale della persona; la regolamentazione della capacità di agire
invece è più complessa: in linea di principio anche il possesso della
capacità di agire è regolato dalla legge nazionale della persona, sono
però introdotte alcune regole particolari che assegnano rilevanza alle
regole del Paese in cui l’atto è compiuto o da cui viene regolato il
rapporto cui l’atto si riferisce:
• Atti per cui si è capaci secondo il diritto del paese in cui si
compie: innanzitutto è previsto che, in ogni caso, quando un
soggetto compie un atto per il quale sarebbe incapace secondo la
sua legge nazionale ma capace secondo quella del paese in cui lo
compie, lo compie validamente, salvo il solo caso in cui la
controparte al momento della conclusione del contratto sapeva della
sua incapacità secondo il diritto nazionale o avrebbe potuto
conoscerla (23, comma 2°, l. 218). Questo principio impedisce
l’operare del richiamo effettuato dalla norma di d.i.p. con lo scopo di
tutelare l’affidamento nella validità dei negozi presente in chi ha
contratto con la persona di nazionalità estera; ovviamente questa
tutela viene meno se il contraente conosce l’ incapacità della
controparte o avrebbe potuto conoscerla agevolmente. Questa
disposizione non si applica agli atti di diritto familiare, a quelli in
materia di successioni e a quelli che hanno per oggetto beni che si
trovano all’estero.
• Atti per il cui compimento la legge straniera richiede
condizioni speciali: il criterio di collegamento della cittadinanza
non vale quando esiste per l’atto che è stato compiuto una specifica
norma di d.i.p. che indica la legge regolatrice dello stesso e, al tempo
stesso, la legge indicata prevede speciali condizioni di capacità per il
compimento dell’atto: in tal caso la legge che regola la capacità di
agire non è più quella nazionale del disponente ma quella indicata
come regolante il rapporto cui inerisce l’atto da compiere.
Posizione degli incapaci
Per quanto riguarda la posizione degli incapaci, occorre distinguere tra
la situazione del minore e quella dei maggiori di età che per effetto di
totale o parziale incapacità sono stati interdetti o inabilitati e di coloro
che sono stati emancipati:
26

• la posizione del minore è diversa a seconda che questo sia soggetto


alla potestà dei genitori o sia invece sottoposto a tutela: per il minore
sottoposto alla potestà dei genitori valgono i criteri di collegamento
previsti in materia di rapporti tra genitori e figli e cioè
fondamentalmente quello della legge nazionale del minore; per il
minore che, invece, è sottoposto a tutela la legge di riforma ha
richiamato la previgente Convenzione dell’Aja che prevede il criterio
di collegamento del luogo di residenza del minore. Tale convenzione
si applica anche quanto il minore non risiede in uno degli Stati
contraenti (carattere universale).
• gli istituti della tutela e curatela, previsti rispettivamente per
interdetti e inabilitati ed emancipati, sono disciplinati dalla legge
nazionale dell’ incapace (43 l. 218). La legge tuttavia dispone che, in
via cautelare, il giudice italiano, quando è necessario tutelare la
persona o i beni dell’incapace può applicare le norme italiane
adottando le relative misure; in questo modo le norme italiane si
pongono come di applicazione necessaria ma limitatamente ai casi in
cui è necessario provvedere d’urgenza: al di fuori di casi di urgenza
di provvedere si dà invece luogo all’applicazione del diritto dello
Stato cui appartiene l’ incapace.
Scomparsa, assenza, morte presunta
La scomparsa, l’assenza e la morte presunta sono regolati dall’ultima
legge nazionale della persona (22, comma 1°, l. 218).
Commorienza
L’istituto della commorienza è regolato dalla legge indicata dalla norma
di d.i.p valevole per il tipo di rapporto in relazione al quale è necessario
stabilire l’ ordine dei decessi: essendo tale rapporto ordinariamente
quello successorio si applicherà solitamente la norma in materia di
successioni; la legge dispone infatti che quando occorre stabilire la
sopravvivenza di una persona ad un’altra e non consta quale di esse sia
morta per prima, il momento della morte si accerta in base alla legge
regolatrice del rapporto rispetto al quale l’accertamento rileva (21 l.
218); questa norma di d.i.p. non richiama quindi un’altra legge
sostanziale ma un’altra norma di d.i.p. la quale indicherà la legge
applicabile: si tratta di una sorta di “rinvio interno” al sistema di d.i.p.
che il legislatore ha utilizzato per individuare volta per volta,
automaticamente, la disciplina più consona.

Persone giuridiche
Le persone giuridiche e le organizzazioni collettive che, pur senza
personalità giuridica, hanno natura di soggetti di diritto collettivi, sono
regolati dalla legge dello Stato nel cui territorio si è perfezionato il
procedimento di costituzione, salvo che la sede dell’ente o l’oggetto
principale della sua attività si trovi in Italia, nel qual caso si fa luogo
all’applicazione del diritto italiano (25, comma 1°, l. 218). La legge di
riforma, nel dettare questa disposizione, ha abrogato le vecchie
disposizioni in materia di società contenute nel codice civile,
prevedendo nel contempo una disciplina di più ampia applicazione della
precedente, estesa a qualsiasi tipo di ente.
27

Diritti della personalità


La legge nazionale del soggetto regola anche l’esistenza ed il contenuto
dei diritti della personalità. Possono definirsi diritti della personalità
quelli che hanno ad oggetto alcuni attributi essenziali della persona
umana: diritto alla vita, all’integrità fisica, alla riservatezza, all’onore, al
nome.

FORMA DEGLI ATTI


In materia di forma degli atti la legge di riforma non contiene una
disposizione di tipo generale, valevole per qualsiasi atto, come si aveva
in precedenza con l’ art. 26 delle preleggi: sono invece previste
specifiche disposizioni per ciascun tipo di atto come ad esempio in
materia di testamento o di donazione; per tutti quegli atti per cui non è
espressamente disposto, deve ritenersi valida la regola per cui la forma
dell’atto è regolata dalla stessa legge che regola il rapporto.
La pubblicità degli atti
L’art. 55 della legge 218 del 1995, riproducendo sostanzialmente
l’abrogato art. 26, comma 2, delle preleggi, disciplina espressamente le
forme di pubblicità degli atti costitutivi, modificativi od estintivi di diritti
reali stabilendo che esse devono essere regolate dalla legge del luogo in
cui le cose che formano oggetto di tali diritti si trovano al momento
dell’atto; è quindi, anche indicato il tempo dell’individuazione della lex
rei sitae.
Per quel che riguarda, invece, le forme di pubblicità relative ad atti
diversi da quelli che incidono su diritti reali sembra preferibile ritenere,
in mancanza di un’esplicita indicazione normativa, che esse debbano
essere regolate, in considerazione della loro funzione di tutela
dell’affidamento dei terzi dalla legge del luogo in cui può essere radicato
l’interesse ad avere conoscenza dell’atto stesso. Così, ad esempio, per
la pubblicità degli atti relativi alle vicende di una società commerciale
sarà opportuno fare riferimento alla legge del luogo in cui la società ha
sede o, comunque, svolge la sua attività.
Analogamente per gli atti costitutivi, modificativi o estintivi di diritti
relativi aventi ad oggetto beni si farà rinvio alla legge del luogo in cui si
trovano i beni.

RAPPORTI DI FAMIGLIA E DIRITTI DELLA PERSONALITÀ

Promessa di matrimonio
La promessa di matrimonio e le conseguenze della sua violazione sono
regolate dalla legge nazionale comune dei nubendi, ove vi sia, e in
mancanza, cioè nel caso in cui i nubendi abbiano differente nazionalità,
da quella italiana (26 l. 218). In questo caso la legge di riforma ha risolto
il possibile conflitto derivante dall’esser coinvolti nel rapporto soggetti
con diverse cittadinanze prevedendo l’applicazione del diritto italiano.
28

Matrimonio
La regolamentazione internazionalprivatistica dell’atto di matrimonio è
articolata in disciplina dei requisiti per contrarre matrimonio e forma
della celebrazione:
• requisiti per contrarre matrimonio: i requisiti per contrarre
matrimonio sono disciplinati dalla legge nazionale di ciascuno dei
nubendi; in questo caso, a differenza che nel precedente, si può far
luogo all’applicazione di due leggi nazionali diverse. In caso di
nubendi con differente nazionalità occorrerà fare una valutazione
separata della sussistenza dei requisiti alla luce delle leggi nazionali
di appartenenza. L’operatività del richiamo della legge nazionale dei
coniugi è limitata da due specifiche norme di applicazione
necessaria: gli artt. 116 e 115 cod. civ: secondo il primo per la
validità del matrimonio contratto dallo straniero in Italia è comunque
necessario il rispetto di alcune condizioni previste dal diritto italiano
(libertà di stato, assenza di legami di parentela); l’articolo 115 cod.
civ. prevede invece l’ obbligo di eseguire le pubblicazioni: tanto il
cittadino italiano che intende contrarre matrimonio all’estero quanto
lo straniero che è residente o domiciliato in Italia e intende contrarre
matrimonio in Italia sono tenuti all’ obbligo delle pubblicazioni.
• forma di celebrazione: in materia di forma della celebrazione del
matrimonio la legge prevede 3 distinti criteri di collegamento: essi
verranno applicati nell’ordine in cui sono previsti scartando
successivamente quelli che eventualmente condurrebbero alla
invalidità del matrimonio; questi tre criteri infatti sono stati previsti
per la conservazione, il più possibile, dell’ efficacia del matrimonio.
Essi sono quello del luogo di celebrazione del matrimonio, quello
della legge nazionale di almeno uno dei coniugi al momento della
celebrazione e, infine, quello dello stato di comune residenza dei
coniugi al momento della celebrazione (art. 28 della legge 218 del
1995).
Il matrimonio concordatario
Ci si domanda, peraltro, se tra le forme matrimoniali previste dalla legge
italiana possa essere utilizzata, da parte di cittadini stranieri che
intendono contrarre matrimonio in Italia ovvero da cittadini italiani che
vogliono sposarsi all’estero, anche quella c.d. concordataria.
Quanto all’utilizzabilità del matrimonio concordatario da parte di
cittadini italiani all’estero, va preliminarmente chiarito che il problema
non riguarda le ipotesi di matrimoni religiosi riconosciuti dallo Stato
estero in cui vengono celebrati. In tal caso, infatti, i nubendi non fanno
altro che utilizzare la legge del luogo in cui viene celebrato il
matrimonio; facoltà che è loro senza dubbio concessa ai sensi dell’art.
28 della legge 218 del 1995.
In problema si pone, invece, nell’ipotesi in cui i cittadini italiani
intendono fare uso della disciplina sul matrimonio concordatario italiano
come propria legge nazionale.
La prevalente dottrina internazionalprivatistica è orientata in senso
negativo sulla base del rilievo che le norme concordatarie avrebbero
efficacia esclusivamente nell’ambito dello Stato italiano.
29

Altra parte della dottrina e, soprattutto, la giurisprudenza hanno, al


contrario, riconosciuto la possibilità di far uso, da parte dei cittadini
italiani che contraggono matrimonio all’estero, della forma canonico –
concordataria con conseguente dichiarazione di validità ed efficacia,
anche in Italia, di matrimoni concordatari celebrati tra cittadini italiani in
Stati in cui (Francia – Germania) i matrimoni religiosi non sono
riconosciuti agli effetti civili.
La giurisprudenza considerando il matrimonio concordatario come una
delle forma matrrimonialei previste dal diritto italiano accorda anche ai
cittadini stranieri la facoltà di farne uso come legge del luogo di
celebrazione del matrimonio (art. 28, legge 218/95).

Rapporto matrimoniale
La regolamentazione internazionalprivatistica del rapporto matrimoniale
è basata, come in passato, sulla distinzione tra rapporti personali e
patrimoniali. Il criterio fondamentale previsto è comunque quello della
legge nazionale comune dei coniugi e, in mancanza di legge comune,
quello della legge del luogo dove è prevalentemente localizzata la vita
matrimoniale.
Nel caso dei rapporti patrimoniali i coniugi possono tuttavia convenire,
per iscritto, che i loro rapporti patrimoniali siano regolati dalla legge di
un altro Stato, a condizione che scelgano un Paese di cui uno di essi è
cittadino o in cui almeno uno di essi vi risieda (convenzione
matrimoniale) (30 ,comma 1°, l. 218) sempre che l’accordo sia
ammesso e considerato valido dalla legge scelta o da quella del luogo in
cui esso è stipulato (30, comma 2°, l. 218). La scelta della legge
effettuata dai coniugi è opponibile ai terzi solo se si dimostra che questi
ne avevano avuto conoscenza ovvero se la hanno ignorato per loro
colpa.
Nel caso di convenzioni patrimoniali coniugali su beni immobili
l’opponibilità a terzi presuppone il rispetto delle forme di pubblicità
immobiliare previste dalla legge dello Stato in cui si trovano i beni. Le
obbligazioni alimentari sono espressamente regolate dall’art. 45.

Separazione personale e divorzio


La patologia della vita matrimoniale può originare due vicende
giuridicamente assai diverse: la separazione personale tra i coniugi ed il
divorzio. La separazione si distingue dal divorzio perché non determina
lo scioglimento del vincolo matrimoniale anche se determina
significative trasformazioni del contenuto dei rapporti coniugali, sia
personali che patrimoniali con carattere potenzialmente transitorio.
La separazione personale dei coniugi è regolata dalla legge nazionale
comune al momento della domanda di separazione e, in mancanza,
dalla legge del Paese nel quale la vita matrimoniale è prevalentemente
localizzata (31, comma 1°, l. 218). Si tratta come è evidente degli stessi
criteri di collegamento individuati, per tutti i rapporti coniugali personali,
dall’art. 29 della legge 218 del 1995. I mezzi e le forme attraverso le
quali giungere alla dichiarazione della separazione personale saranno
regolati, ex art. 12 legge 218 del 1995, dalla legge del luogo in cui la
domanda viene promossa.
30

La disposizione che prevede la regolamentazione


internazionalprivatistica di separazione e divorzio ha però valore
soprattutto perchè qualifica le norme italiane che prevedono tali istituti
come di applicazione necessaria in modo che tutte le volte che sono
richiamati ordinamenti che non prevedono separazione e divorzio si
applica il diritto italiano.
L’art. 31 della legge ha espressamente affrontato il problema
estendendo anche all’istituto del divorzio l’operatività dei criteri di
collegamento fissati per tutti i rapporti coniugali personali e per la
separazione. Il secondo comma della stessa disposizione prevede che
nel caso in cui la separazione o il divorzio non siano per nulla previsti e
regolati dalla legge straniera individuata come applicabile, troverà
applicazione la legge italiana. Il presupposto per l’applicazione della
legge italiana è l’assenza dell’uno o dell’altro istituto nell’ordinamento
straniero e non l’impossibilità per la parte di avvalersene nel caso
concreto.

Si discute se il divorzio possa essere pronunciato per motivi che,


ancorché previsti dalla legge nazionale dei coniugi, non lo siano dalla
legge italiana. Parte della dottrina si è pronunciata in senso negativo
argomentando che tale ulteriore limitazione si desume, nel sistema
italiano di D.i.p., dell’art. 2 della Convenzione dell’Aja del 1902. Altri
(Morelli), invece, propendono per la soluzione positiva, atteso che l’art.
3 della stessa Convenzione precisa che si deve osservarsi la sola legge
nazionale se ciò è previsto dalle norme di D.i.p. dello Stato in cui si
chiede la pronuncia del divorzio previsto, appunto dall’ordinamento
italiano.
Resta in ogni caso fermo il limite dell’ordine pubblico.

Quanto al riconoscimento delle sentenze straniere di divorzio deve


ritenersi, a seguito della legge 898 del 1970, consentita al giudice
italiano l’applicazione diretta delle norme straniere sul divorzio
richiamate dalle regole di D.i.p. essendo scomparso, nel nostro sistema,
il principio dell’indissolubilità del matrimonio. Ciò non toglie il
permanere dell’operatività del limite dell’ordine pubblico (es. di norme
straniere sul divorzio che ammettono, quale causa di scioglimento, il
ripudio unilaterale del marito o che escludono qualunque obbligo
alimentare tra i coniugi successivamente al divorzio).
Con il riconoscimento dell’istituto del divorzio anche in Italia è venuto
meno l’ostacolo del riconoscimento di sentenze straniere di divorzio
pronunciate nei confronti di cittadini italiani anche se hanno contratto
matrimonio in Italia. Questa possibilità, inoltre, sussiste anche nel caso
di matrimoni celebrati in forma concordataria atteso che l’art. 2 della
legge sul divorzio ha esplicitamente riconosciuto al giudice italiano la
facoltà di far cessare gli effetti civili dei matrimoni concordatari facendo
venir meno così la c.d. riserva di giurisdizione precedentemente
riconosciuta, rispetto a tali matrimoni, in favore dei tribunali
ecclesiastici.
31

Rapporti tra genitori e figli


La regolamentazione internazionalprivatistica attuale dei rapporti tra
genitori e figli distingue tra disciplina dei rapporti in senso stretto, cioè
dei diritti e doveri che legano genitori e figli, e disciplina degli status che
i figli possono avere in seno alla famiglia. Mentre per i primi la disciplina
è semplice e si riduce ad un solo criterio di collegamento, per i secondi è
più complessa e prevede una serie complessa di criteri con il fine di
favorire l’acquisto dello status di figlio legittimo, di consentire il
riconoscimento del figlio naturale e di tutelare il minore nelle ipotesi
dell’adozione.
Il criterio fondamentale di tutta la materia è comunque quello della
legge nazionale del figlio (art. 36 l. 218); la legge di riforma ha quindi
ribaltato completamente la disciplina previgente, del resto già colpita da
incostituzionalità, che prevedeva il criterio di collegamento della legge
nazionale del padre (art. 20 preleggi).
Gli “status” dei figli
In materia di status dei figli la legge pone innanzitutto un criterio di
collegamento fondamentale della materia stabilendo che lo stato di
figlio è determinato dalla sua legge nazionale al momento della nascita
(art. 33, comma 1°, l. 218); a tale criterio di collegamento se ne
aggiungono altri con lo scopo di favorire l’ acquisto dello stato di figlio
legittimo o riconosciuto. L’ istituto dell’ adozione è oggetto di specifica
disciplina. In dettaglio:
• acquisto dello status di figlio legittimo: la legge regola
distintamente l’ipotesi di acquisto dello status di figlio legittimo per
effetto della nascita o per effetto di successiva legittimazione:
o per quanto riguarda l’acquisto al momento della nascita, è
considerato legittimo il figlio che sia considerato tale dalla sua
legge nazionale o altrimenti dalla legge dello Stato di cui uno
dei genitori è cittadino al momento della nascita del figlio (art.
33, comma 2°, l. 218);
o per quanto riguarda invece l’acquisto per successiva
legittimazione e la legittimazione per susseguente matrimonio
è regolata dalla legge nazionale del figlio nel momento in cui
essa avviene o dalla legge nazione di uno dei genitori nel
medesimo momento (34, comma 1°, l. 218).
Di recente la Suprema Corte (Cass. 2791 del 2002) ha stabilito che
tra i presupposti dell’accertamento (o disconoscimento) biologico
della paternità, soggetti, ai sensi dell’art. 33 della legge 218 del
1995, alla legge nazionale del figlio al momento della nascita, debba
inserirsi anche la verifica dei requisiti di ammissibilità dell’azione
giudiziaria di riconoscimento (o disconoscimento). In precedenza tale
profilo, in quanto eminentemente di natura processuale, era stato
ritenuto soggetto alla lex fori. È stata ritenuta ad esempio
ammissibile, alla stregua della legge camerunese, l’azione esperita
da una cittadina del Camerun nell’interesse della figlia, della stessa
cittadinanza della madre, per ottenere il riconoscimento della
paternità naturale da un cittadino italiano ancorché promossa a
distanza di oltre due anni dalla nascita.
32

• riconoscimento del figlio naturale: le condizioni per il


riconoscimento del figlio naturale sono regolate dalla legge nazionale
del figlio al momento della nascita o, se più favorevole, dalla legge
nazionale del soggetto che fa il riconoscimento, nel momento in cui
questo avviene (35, comma 1°, l. 218).
• adozione: in materia di adozione il principio fondamentale è quello
per cui quando essa è diretta ad attribuire all’adottato lo stato di
figlio legittimo si applica il diritto italiano; il legislatore della riforma
ha voluto quindi espressamente far salve le disposizioni della legge
184 in materia di adozione qualificandole come di applicazione
necessaria; tale legge infatti contiene minuziose disposizioni in
materia di adozione di minori stranieri da parte di italiani e di minori
italiani all’estero. In tutti i casi in cui l’adozione non è diretta
all’attribuzione dello stato di figlio legittimo si applica la legge
nazionale degli adottanti, se comune, o in mancanza quella dello
Stato di residenza comune degli adottanti o quello dello Stato in cui
la vita matrimoniale è prevalentemente localizzata (38, comma 1°, l.
218). La disciplina internazionalprivatistica dell’adozione è quindi
opposta rispetto a quella dei rapporti tra genitori e figli: qui il criterio
è quello della legge del minore, nell’adozione quello della legge degli
adottandi.

L’intera materia dell’adozione è stata, nel nostro ordinamento


giuridico, profondamente riformata con la legge 4 maggio 1983 n.
184. Si può distinguere:
adozione di figli minori: essa si applica a tutti i minori, anche se
hanno superato gli otto anni, che si trovano in condizione di
abbandono morale o materiale, da parte dei genitori o dei parenti
tenuti a provvedervi, non dovute a situazioni di forza maggiore di
carattere transitorio. Il procedimento di adozione, che si svolge
davanti al Tribunale dei minorenni, si articola in tre fasi: 1.
dichiarazione di adattabilità; affidamento preadottivo, in cui viene
verificata l’idoneità dell’inserimento dell’adottando nella famiglia
degli adottanti; 3. dichiarazione di adozione ovvero il decreto con cui
il Tribunale per i minorenni, decorso un anno dalla data dell’inizio
dell’affidamento preadottivo, dichiara, se ne sussistono le condizioni,
l’adozione.
Adozione dei maggiori di età: tale forma di adozione resta
disciplinata dalle norme del codice civile che regolavano la vecchia
adozione ordinaria.
Adozione in casi particolari: si applica ai minori che non si trovano in
condizione di abbandono e rispetto ai quali, dunque, non ricorrono i
presupposti dell’adozione vera e propria.
Affidamento dei minori: trattasi di uno strumento attraverso il quale
ci si propone di risolvere situazioni di disagio familiare temporanee
senza fare ricorso all’ingresso, certamente meno idoneo
all’accoglienza in un ambito familiare, in istituti di assistenza.
Adozione internazionale: regola l’adozione di minori stranieri in Italia
che l’adozione all’estero di minori italiani. Prima della legge del 1995
la materia dell’adozione era disciplinata, dal punto di vista
33

internazionalprivatistico, dagli artt. 17 e 20, comma 2, delle preleggi


sulla falsariga della materia della filiazione. Tale stato di cose era già
profondamente mutato con la legge del 1983 che, nel regolare la c.d.
adozione internazionale, ha dettato una grande quantità di norme di
applicazione necessaria (natura riconosciuta anche dalla Corte di
Cassazione: S.U. n. 392 del 1988) che, dunque, limitano
notevolmente la reale operatività dei criteri di collegamento. Il
richiamo della legge nazionale delle parti avviene, quindi, soltanto in
vista della disciplina di quegli aspetti dell’adozione che non risultino
già regolati da norme italiane di applicazione necessaria. Quanto ai
principi che regolano, nel sistema della legge 1983, così come
modificata nel 1998, l’adozione internazional essi possono così
riassumersi:
a. le persone residenti in Italia che intendono adottare un minore
straniero residente all’estero devono presentare dichiarazione di
disponibilità al Tribunale per i minorenni del distretto in cui hanno la
residenza e chiedere che lo stesso dichiari la loro idoneità
all’adozione;
b. una volta dichiarati idonei gli aspiranti all’adozione devono
incaricare la procedura di adozione ad un ente autorizzato il quale
svolgerà le pratiche di adozione presso le competenti autorità del
paese estero;
c. l’adozione può essere disposta dalla competente autorità del
paese estero. In questo caso la Commissione per le adozioni
internazionali, valutate le conclusioni dell’ente incaricato, dichiara
che l’adozione risponde al superiore interesse del minore e ne
autorizza l’ingresso e la residenza permanente in Italia. Il minore
adottato acquista la cittadinanza italiana per effetto della trascrizione
del provvedimento di adozione nei registri dello Stato civile. Se
l’adozione deve perfezionarsi in Italia, il Tribunale per i minorenni
riconosce il provvedimento dell’autorità straniera come affidamento
preadottivo; decorso il periodo di affidamento, il Tribunale,
sussistendone i presupposti, pronuncia l’adozione e ne dispone la
trascrizione nei registri dello stato civile. Per effetto della legge 91
del 1992 il minore straniero adottato dal cittadino italiano acquista la
cittadinanza.

Diritti della personalità


In materia di diritti della personalità è stabilita l’applicazione della legge
nazionale del soggetto che ne è titolare; la legge di riforma specifica poi
che le conseguenze delle violazioni di un diritto della personalità sono
regolate dalla legge applicabile ai fatti illeciti (24, comma 2°, l. 218).

SUCCESSIONI E DONAZIONI
I profili internazionalprivatistici delle successioni mortis causa sono
disciplinati dall’art. 46 della legge 218 del 1995 che individua la legge
applicabile, indipendentemente dal luogo in cui si trovano i beni
dell’asse ereditario, nella legge nazionale del de cuius al tempo della
morte (46 l. 218/95); tale criterio è applicabile a tutte le questioni
concernenti l’apertura della successione, la capacità di succedere, la
34

designazione dei successibili, i criteri di ripartizione dell’asse ereditario.


Viene così ribadito il principio tradizionale della unità e universalità della
successione mortis causa che ne richiedono la sottoposizione ad
un’unica legge.
Il de cuius può tuttavia scegliere di regolamentare la propria
successione con un’altra legge, e cioè con quella dello Stato di
residenza, a condizione che esprima questa scelta in forma
testamentaria (cioè all’interno dello stesso testamento) e che dopo
averla manifestata non muti lo Stato di propria residenza, nel qual caso
infatti la validità della scelta viene meno. In ogni caso la scelta
effettuata da un cittadino italiano non può pregiudicare gli eredi
necessari o legittimari residenti in Italia al momento dell’apertura della
successione.

Forma del testamento


Il testamento è valido, quanto alla forma, se è considerato tale dalla
legge dello Stato nel quale il testatore ha disposto, ovvero dalla legge
dello Stato di cui il testatore, al momento del testamento o della morte,
era cittadino o dalla legge dello Stato in cui aveva il domicilio o la
residenza. Tale pluralità di criteri di collegamento ha il fine di
salvaguardare la validità del testamento riducendo al minimo le ipotesi
di nullità. In questo modo il testatore al momento di redigere le sue
ultime volontà può contare sull’applicazione delle diverse leggi a lui
familiari.

Mancanza di successibili
Nel caso in cui l’applicazione della legge richiamata per la disciplina
della successione non consenta di individuare successibili, i beni
ereditari del de cusuis esistenti in Italia sono devoluti allo Stato italiano,
con esclusione di quelli trovantesi al di fuori del territorio italiano (art.
49). Tale regolamentazione sembra aver accolto la tesi per cui l’acquisto
dei beni da parte dello Stato, in mancanza di successibili, è una
manifestazione della sovranità dello Stato: infatti lo Stato italiano in
base a questa normativa acquista i soli beni che si trovano sul suo
territorio.

Testamento internazionale
In materia successoria non si può prescindere dal ricordare la
Convenzione di Washington del 1973 sull’adozione di norme uniformi in
materia testamentaria.
In particolare è previsto che il rispetto di determinati requisiti formali
conferisce validità al testamento indipendentemente dal luogo in cui lo
stesso è stato redatto, dalla situazione dei beni, dalla nazionalità,
residenza o domicilio del testatore.
In sostanza, più che individuare un unico criterio di collegamento
riconosciuto da tutti gli Stati contraenti, la convenzione di Washington
ha predisposto direttamente una disciplina unitaria della forma del
testamento. Si potrebbe parlare, in questo senso, di una ipotesi di
introduzione convenzionale di norme di applicazione necessaria. Tali
requisiti sono i seguenti:
35

a) forma scritta, non necessariamente autografa;


b) dichiarazione resa dal testatore alla presenza di due testimoni che
l’atto in questione contiene le sue ultime volontà;
c) sottoscrizione dell’atto da parte del testatore;
d) ricezione della dichiarazione del testatore e della sua
sottoscrizione nonché di quella dei due testimoni da parte di una
personalità all’uopo adibita dall’ordinamento dei vari Stati
contraenti.
I patti successori
La legge di riforma del diritto internazionale privato non contiene alcuna
disposizione diretta espressamente alla disciplina dei c.d. patti
successori ovvero degli atti con i quali taluno si impegna a disporre della
propria successione (patti successori istitutivi) ovvero dispone dei diritti
che gli possono spettare su una successione non ancora aperta (patti
successori dispositivi) o, infine, rinuncia a diritti che gli possono spettare
su una successione non ancora aperta (patti successori rinunziativi).
Tale omissione è verosimilmente collegata al fatto che, nel nostro
sistema giuridico, tali patti sono espressamente vietati dalla legge e
colpiti, qualora stipulati da nullità (art. 458 c.c.). E’ stato però osservato
che la presenza di tale divieto nel diritto interno non elimina la
possibilità che il giudice italiano vengachiamato a ricercare la disciplina
applicabile a patti successori ritenuti validi da ordinamenti stranieri.
Esistono infatti stati (Germania, Regno Unito) che, a diverse
commissioni, ammettono tali patti e riconoscono loro validità ed
efficacia.
Va, tuttavia, segnalata la presenza di un orientamento che, attraverso il
riconoscimento alla norma dell’art. 458 c.c. del rango di norma ad
applicazione necessaria contesta in assoluto tale possibilità. Tanto
premesso, ci si domanda, in assenza di una norma espressa, quale sia il
criterio di collegamento applicabile ai patti successori. A ben vedere i
riferimenti logicamente possibili sono essenzialmente due:
• se si privilegia il contesto mortis causa dell’atto si farà
inevitabilmente riferimento alla regola fissata dall’art. 46 della legge
218 ovvero alla legge nazionale del de cuius al momento della morte;
• se, al contrario, si accorda maggiore attenzione al profilo negoziale si
farà ricorso agli articolati (ed alternativi o concorrenti) criteri di
collegamento fissati, per le obbligazioni contrattuali in genere,
dall’art. 57 della stessa legge.
Pare preferibile, attesa la natura di questione di diritto interno che la
scelta della norma di conflitto applicabile conserva, la prima soluzione
appare più coerente alla collocazione sistematica che i patti successori
ricevono nel nostro ordinamento.

Donazioni
Le donazioni, analogamente alle successioni, sono regolate dalla legge
nazionale del donante (art. 56 legge 218/95); sempre come per le
successioni, il donante al momento della formazione dell’atto può
optare per l’applicazione della legge dello Stato in cui pur non avendone
la cittadinanza risiede.
36

Il criterio della legge nazionale del donante si applica a tutti gli aspetti
della donazione (effetti, beni che ne possono formare oggetto, validità,
revocabilità) con la sola esclusione della capacità e della forma.
Per stabilire, in concreto, se ci si trovi in presenza di una donazione o di
un’altra fattispecie negoziale, dovrà come sempre in tema di
qualificazioni, aversi riguardo all’ordinamento nazionale. Ne consegue
che il criterio fissato dall’art. 56 della legge 218/95 si applica a tutti i
negozi di attribuzione patrimoniale caratterizzati dall’arricchimento di
una parte e l’impoverimento corrispondente dell’altra compiuti con
animus donandi. Restano quindi escluse dalla sfera di operatività della
norma di D.i.p. in esame le donazioni indirette (remissione del debito,
contratto a favore di terzo) e gli altri atti che, pur essendo a titolo
gratuito, non presentano il requisito della liberalità (prestito, comodato).
È discusso, invece, se le donazioni obnuziali debbano essere trattate
come donazioni ordinarie debbono essere disciplinate dalla legge
regolatrice dei rapporti tra i coniugi. Il criterio in questione si applica,
invece, a quelle fattispecie espressamente sottoposte dalla legge
italiana alla disciplina legislativa delle donazioni, quali la donazione
modale o quella fra i coniugi.
Quanto alla forma della donazione, essa è regolata dalla legge del luogo
in cui è stata compiuta. La riforma del 1995 ha quindi sottratto la
donazione, nonostante la sua natura contrattuale, all’applicazione delle
regole della Convenzione di Roma in materia di obbligazioni contrattuali,
per sottoporla ad una disciplina analoga a quella prevista per le
successioni, in considerazione del comune spirito di liberalità.

DIRITTI REALI
La legge applicabile agli istituti della proprietà, degli altri diritti reali e
del possesso sui beni materiali è stata individuata, secondo tradizione,
in quella del luogo in cui è sita la cosa (lex rei sitae) (51 l. 218/1995). Il
legislatore ha poi specificato, con ulteriori disposizioni, come vada
applicato questo criterio in ipotesi relative a beni mobili, che possono
appunto essere spostati, e relative a beni immateriali, rispetto ai quali
non è possibile individuare un luogo di situazione, neppure temporaneo.
Rimangono esclusi dal funzionamento del criterio di collegamento
previsto in generale per i diritti reali tutti quegli istituti che pur avendo
natura di diritto reale afferiscono ad un altro genere di rapporti nella cui
importanza rimangono assorbiti come ad es. l’usufrutto legale dei
genitori sui figli minori per il quale vale il criterio di collegamento
previsto per i rapporti tra genitori e figli, cui evidentemente attiene l’
istituto, e non quello previsto per i diritti reali.
La legge del luogo in cui si trova la cosa regola il contenuto vale a dire
le facoltà che spettano al titolare ed i limiti d’esercizio dei diritti reali
nonché i modi di protezione dei diritti (rivendica, azioni possessorie). Vi
è, peraltro, chi, riconoscendo a tali istituti carattere eminentemente
processuale sostiene l’applicabilità relativamente ai mezzi di tutela,
dell’art. 12 della legge 218 del 1995, con conseguente applicazione
della lex fori.
La legge del luogo vale, altresì, per la disciplina dei modi d’acquisto,
negoziali e non, dei diritti reali e del possesso non anche, però, per quel
37

che concerne il titolo giustificativo del diritto ovvero il fatto giuridico in


base al quale un determinato soggetto acquista la titolarità del diritto
reale.
Il criterio della lex rei sitae vale anche, così come prevede
espressamente l’art. 51 della legge, per il possesso nonché per i diritti
reali di garanzia cioè il pegno e l’ipoteca.

Beni mobili in transito


Il legislatore si è premurato di specificare quale sia il criterio di
collegamento nell’ipotesi in cui i beni non si trovino in un luogo preciso
ma siano in transito: in tal caso si applica la legge del luogo di
destinazione (52 l 218/1995).

Usucapione di beni mobili


L’usucapione dei beni mobili rimane regolato dalla legge dello Stato nel
cui territorio il bene si trova al momento del compimento del termine
prescritto per l’acquisto (53 l. 218/1995).

Diritti sui beni immateriali


I diritti sui beni immateriali (proprietà intellettuale etc.) sono regolati
dalla legge dello Stato in cui vengono utilizzati (54 l. 218/1995).

Pubblicità degli atti


Le forme di pubblicità giuridica degli atti costitutivi, modificativi o
estintivi di diritti reali (ad es.: trascrizione) sono regolate dalla legge del
luogo nel quale i beni oggetto degli atti si trova al momento del
compimento dell’atto. Questa disposizione si estende sia ai beni mobili,
mobili registrati che immobili ma riguarda solo gli atti relativi alla
proprietà e gli altri diritti reali con esclusione di quelli che sono
solamente costitutivi o regolativi di diritti di obbligazione.
La forma richiesta ai fini della validità o prova dell’atto (forma vincolata
ad substantiam o ad probationem) cui si applica in mancanza di diverse
previsioni la legge che regola la sostanza dell’atto.

OBBLIGAZIONI
Obbligazioni contrattuali
Fonti
In materia di obbligazioni contrattuali la legge di riforma ha richiamato
espressamente ed integralmente la Convenzione di Roma del 1981,
precedentemente entrata in vigore, facendo salve le altre convenzioni
internazionali applicabili in materia (57 l. 218/95).
L’ art. 2 della Convenzione prevede che la legge da essa designata si
applica anche se è quella di uno Stato non contraente (c.d. carattere
universale): ciò significa che se, in base ai criteri di collegamento
indicati, deve darsi applicazione alle regole di uno Stato non firmatario
della Convenzione, tali regole si applicano ugualmente. Con l'entrata in
vigore della Convenzione di Roma si è verificata la più importante
innovazione nel sistema del D.i.p. dalla sua prima codificazione del 1865
38

(Ballarino). La disciplina internazionalprivatistica delle obbligazioni


contrattuali è integrata da due categorie di norme: innanzitutto norme
di carattere generale valevoli per qualsiasi tipo di contratto e, in
secondo luogo, norme specifiche valevoli per un solo tipo contrattuale o
addirittura solo per alcune fattispecie di un determinato tipo
contrattuale. La scelta fondamentale della Convenzione di Roma in
materia è stata quella di dettare principalmente regole generale
nonostante una generale tendenza diffusa a prevedere
regolamentazioni specifiche e differenziate per contratto.
Regole generali
La regole generali poste dalla Convenzione si applicano comunque a
tutte le obbligazioni contrattuali indipendentemente dal tipo di
contratto: è stata infatti respinta la proposta di dettare discipline
diversificate in relazione ai tipi di contratti. Rimane dunque da
esaminare la disciplina relativa ai criteri di collegamento e ai limiti posti
al loro funzionamento. Le sue disposizioni devono essere esaminate da
due punti di vista: i criteri di collegamento ed i limiti previsti al loro
funzionamento.
Criteri di collegamento
I criteri di collegamento previsti nella Convenzione sono due: la scelta
delle parti e quello del collegamento più stretto. Tali criteri non sono
rigidamente alternativi tra loro ma possono anche funzionare
contemporaneamente per il medesimo contratto (41 e 312a p. Conv.).
La volontà delle parti può essersi manifestata sia in modo espresso che
tacito: quest'ultimo caso si ha quando essa risulta "in modo
ragionevolmente certo dalle disposizioni del contratto o dalle
circostanze" (31 Conv.). Le ipotesi in cui la scelta delle parti può essere
effettuata in maniera implicita sono quindi, a ben guardare, due: la
prima si ha quando essa risulta da disposizioni del contratto mentre la
seconda nel caso in cui risulti dalle "circostanze". La scelta implicita è
desumibile dalle disposizione del contratto quando le parti hanno fatto
costantemente riferimento nel contratto alla legge di uno Stato per la
sua regolamentazione pur senza aver espressamente scelta; l' altra
ipotesi invece si ha quando pur non risultando la scelta dal tenore
letterale del contratto vi sono "elementi estrinseci al testo del contratto"
tali da farla ritenere sussistente (Mengozzi)
La Convenzione prevede che le parti possono designare la legge
applicabile a tutto il contratto ovvero a una parte soltanto di esso (31
Conv.); questo comporta più in particolare due possibilità: innanzitutto
che siano indicate più leggi in relazione a parti diverse del contratto
(c.d. splitting o depeçage) oppure che sia indicata una legge
relativamente ad una determinata parte del contratto lasciando la
rimanente soggetta al criterio del paese più collegato.
Mutamento della legge applicabile
Le parti possono convenire, in qualsiasi momento, di sottoporre il
contratto ad una legge diversa da quella che lo regolava in precedenza,
vuoi in funzione di una scelta anteriore, vuoi in funzione di altre
disposizioni della convenzione (32 Conv.). Di conseguenza le parti
possono, sia che avessero che non avessero già scelto una determinata
39

legge, indicarne una diversa come regolatrice del contratto; è stato però
precisato che qualsiasi modifica relativa alla legge applicabile non inficia
la validità formale del contratto e non pregiudica i diritti dei terzi: ciò
significa che la situazione giuridica favorevole di cui godevano i terzi in
forza dell'applicazione al contratto della legge di un determinato Stato
non viene meno anche se risulta applicabile la legge di un altro Stato
non più prevedente tale situazione favorevole. La disciplina delle
condizioni di validità del patto è quella dell' ordinamento cui si fa
riferimento per la regolamentazione del contratto e la cui disciplina
sarebbe applicabile se il pactum fosse valido (34 Conv.): dispone infatti
la convenzione che "l'esistenza e la validità del contratto o di una sua
disposizione si stabiliscono in base alla legge che sarebbe applicabile
(…) se il contratto o la disposizione fossero validi" (81 Conv.). La
soluzione adottata è quindi opposta a quella adottata dall'art. 25
almeno secondo alcune interpretazioni (Mengozzi).
Criterio del collegamento più prossimo
Qualora non sia stata scelta la legge applicabile, il contratto è regolato
dalla legge del paese col quale presenta il collegamento più stretto (41
Conv. ). La individuazione di tale paese avviene sulla base di
presunzioni iuris tantum e valevoli cioè sino a che non ne venga data
prova contraria: più in particolare, il sistema della convenzione in
materia è basato sulla previsione di una presunzione generale
temperata da alcune eccezioni. In via generale, si presume che il
contratto presenti il collegamento più stretto col paese nel quale la
parte che deve fornire la prestazione caratteristica ha, al momento della
conclusione, la propria residenza abituale o, se organizzazione
collettiva, la propria amministrazione centrale (42 Conv.). Per i contratti
che hanno per oggetto un bene immobile vale la presunzione del paese
di situazione dell'immobile (43 Conv.) mentre per quelli di trasporto
merci vale il paese in cui il vettore ha la sua sede principale al momento
della conclusione del contratto se esso coincide con quello in cui si trova
il luogo di carico o di scarico o la sede principale del mittente (44
Conv.); le presunzioni in materia vengono meno quando "dal complesso
delle circostanze risulta che il contratto presenta un collegamento più
stretto con un altro paese".
Limiti al funzionamento dei suddetti criteri
La Convenzione prevede sia limiti generali, valevoli per ambedue i
criteri, sia un limite specifico per la sola volontà delle parti:
• Limiti generali. In via generale la Convenzione dopo aver ribadito i
limiti dell’o.p. e delle norme di applicazione necessaria prevede un
limite che fa riferimento a norme di un ordinamento diverso sia da
quello del foro che da quello richiamato: è infatti disposto che
"nell'applicazione della convenzione potrà essere data efficacia alle
norme imperative di un altro paese con il quale la situazione presenti
uno stretto legame, se e nella misura in cui, secondo il diritto di
quest'ultimo, le norme stesse siano applicabili quale che sia la legge
regolatrice del contratto"; la convenzione poi specifica che "ai fini di
decidere se debba essere data efficacia a queste norme imperative,
si terrà conto della loro natura e del loro oggetto nonché delle
conseguenze che deriverebbero dalla loro applicazione o non
40

applicazione" (71 Conv.): ciò significa che il funzionamento dei criteri


di collegamento previsti dalla Convenzione può essere limitato
nell'ipotesi in cui il contratto presenti un collegamento "stretto" con
un determinato ordinamento nel quale sono previste in materia
disposizioni imperative; tale limite, peraltro, non opera rigidamente e
in ogni caso: l'interprete deve valutare natura e oggetto delle
disposizioni imperative e, soprattutto, le conseguenze che
deriverebbero dall'operare del limite.
• Limite specifico alla scelta della legge ad opera delle parti. È
previsto anche un limite generale al funzionamento della scelta della
legge per volontà delle parti: è l' ipotesi in cui il contratto presenta
un collegamento esclusivo con un determinato paese: in tal caso il
collegamento viene valorizzato dalla convenzione ritenendo che la
volontà delle parti non possa escludere l'applicazione delle
disposizioni che in quell'ordinamento sono state considerate
imperative; presupposto per il funzionamento di questo limite che è
al momento della scelta tutti i dati di fatto del contratto facciano
riferimento ad un unico paese.
Validità, forma e capacità
I requisiti di validità e forma del contratto con elementi di
internazionalità sono disciplinate dagli artt. 8 e 9 della Convenzione. In
particolare, per quel che riguarda la forma, la Convenzione adotta un
opportuno criterio di conservazione dell’efficacia del contratto
stabilendo che il contratto è valido, non soltanto si possiede i requisiti di
forma richiesti dalla legge che, in base ai criteri della Convenzione, è
destinata a regolarlo, ma anche se possiede i requisiti necessari
secondo la legge del luogo in cui è concluso, anche se la stessa non
viene in considerazione per la disciplina degli altri aspetti del contratto.
L’esistenza e la validità del contratto o di una sua disposizione si
stabiliscono in base alla legge che sarebbe applicabile in virtù della
Convenzione stessa. Così, ad esempio, nel in cui le parti rimandino, per
la disciplina del contratto, alla legge tedesca, è appunto alla stregua di
tali norme che dovranno essere esaminate le questioni, diverse dalla
forma, relative all’esistenza e validità del contratto. Fanno eccezione a
tale regola la questione attinenti la capacità. Come per le norme
generali del diritto internazionale privato, valgono anche per le norme
della Convenzione i limiti dell’ordine pubblico e delle norme di
applicazione necessaria.
La Convenzione di Roma non si occupa della capacità tuttavia all’art. 11
detta una norma in tema di incapacità il cui scopo è tutelare la buona
fede di chi ha contrattato con una persona che in base alla legge del
paese del negoziato aveva i requisiti di capacità richiesta ma che poi ha
fatto valere un’incapacità discendente dalla sua legge nazionale.

Regole specifiche
Esistono regole specifiche per i "contratti conclusi dal consumatore", per
il contratto di lavoro e per la compravendita internazionale di beni
mobili.
41

Contratti conclusi dai consumatori


È la Convenzione stessa a fornire la nozione di "contratti conclusi dai
consumatori": essi sono "i contratti aventi ad oggetto la fornitura di beni
mobili materiali o di servizi ad una persona, il consumatore, per un uso
che può considerarsi estraneo alla sua attività professionale, e ai
contratti destinati al finanziamento di tale fornitura" (51 Conv.); il
regime previsto per tali contratti è speciale sia nel caso le parti abbiano
effettuato la scelta della legge sia nel caso in cui tale scelta manchi:
• Scelta della legge. Per tali contratti è stato disposto che "la scelta
ad opera delle parti della legge applicabile non può aver per risultato
di privare il consumatore della protezione garantitagli dalle
disposizioni imperative della legge del paese nel quale risiede
abitualmente" (52 Conv.); lo scopo di tale regime internazionalistico
speciale è di permettere al consumatore di fare affidamento
sull'applicazione delle norme del suo paese dirette appunto alla sua
tutela.
• Mancanza di scelta. In mancanza di scelta della legge ad opera
delle parti i contratti suddetti "sono sottoposti alla legge del paese
nel quale il consumatore ha la sua residenza abituale" (53 Conv.).
Per l'applicazione del regime speciale, in ogni caso, non è però
sufficiente che il contratto sia del tipo suddetto ma è anche necessario
che soddisfi alcune condizioni: esso deve aver tratto origine da una
proposta specifica o da una pubblicità nel paese di residenza del
consumatore, il consumatore deve aver compiuto nello stesso paese gli
atti per la conclusione del contratto, il venditore deve in tale paese aver
ricevuto l'ordine oppure, se si tratta di vendita di merci, anche nel paese
del venditore purché il compratore vi sia stato portato con viaggio
organizzato dal venditore al fine di incoraggiare la vendita.
Contratto di lavoro
Il regime previsto per il contratto di lavoro è speciale, analogamente a
quello previsto per i contratti conclusi dai consumatori, sia nell' ipotesi
in cui le parti abbiano effettuato la scelta di una legge sia nell' ipotesi in
cui tale scelta manchi:
• Scelta della legge. Le parti del contratto di lavoro possono
scegliere la legge applicabile ma tale scelta "non vale a privare il
lavoratore della protezione assicuratagli dalle norme imperative della
legge" del paese con il quale il contratto presenta il collegamento più
prossimo (61 Conv.); tale disposizione ha ovviamente una funzione di
tutela dell'affidamento del lavoratore sull'applicazione delle norme di
protezione vigenti nel suo paese. Si tratta di un limite posto alla
scelta della legge ad opera delle parti più vasto di quello valevole in
via generale, il quale richieda la sussistenza di un collegamento
esclusivo in cui tutti i dati di fatto del contratto si riferiscano allo
stesso paese.
• Mancanza di scelta. In mancanza di scelta si applica il criterio del
collegamento più stretto. Per la individuazione di tale paese valgono
due presunzioni aventi natura iuris tantum; occorre distinguere a
seconda che sia possibile individuare un paese nel quale il lavoratore
svolge abitualmente il suo lavoro in esecuzione del contratto: in caso
sia individuabile tale paese sarà da considerare quello con cui vi è il
42

collegamento più prossimo mentre in caso contrario viene in rilievo


quello in cui "si trova la sede che ha proceduto ad assumere il
lavoratore"; entrambi questi criteri possono essere superati quando
risulta "dall' insieme delle circostanze che il contratto di lavoro
presenta un collegamento più stretto con un altro paese" (62 Conv.):
anche in questo caso la scelta della Convenzione è quindi stata a
favore di un criterio elastico.

Compravendita internazionale di beni mobili


La Convenzione dell'Aja si applica solo alle vendite che hanno per
oggetto beni mobili corporali, salvo diverse e minuziose limitazioni. I
criteri di collegamento sono due: uno principale, costituito dalla volontà
delle parti, e uno secondario, variabile. Il criterio di collegamento della
volontà delle parti è analogo a quello previsto dalla Convenzione.
L’analogia si estende anche al fatto che la sua validità deve essere
valutata lege causae e non lege fori; in caso di mancanza di un apposito
patto esplicito o implicito, vale la regola per cui si applica la legge del
paese di residenza abituale del venditore nel momento di ricevimento
dell'ordine (accettazione del compratore), salvo che il venditore non
abbia ricevuto l'ordine nel paese di residenza del compratore, nel qual
caso si applica la legge di quest'ultimo.

Rappresentanza
L’istituto della rappresentanza è regolato diversamente a seconda che si
tratti di esercizio professionale o meno della stessa. Nel caso di
esercizio professionale della rappresentanza, questa è regolata dalla
legge del luogo in cui il rappresentante ha la propria sede d’affari,
sempre che tale sede fosse conosciuta o conoscibile al terzo; negli altri
casi, invece, si applica la legge dello Stato in cui il rappresentante ha
esercitato in concreto i propri poteri rappresentativi.
La forma dell’atto di conferimento del potere di rappresentanza è
regolata dalla legge applicabile al rapporto ovvero da quella del luogo in
cui è stato posto in essere (61, comma 2°, l. 218/95).
L’E-Commerce
Il termine E- Commerci va ad indicare quell’ampio e particolare
fenomeno volto alla conclusione delle transazioni commerciali tramite
quel sistema informatico internazionale che, collegando milioni di
computer tra loro, ha dato luogo ad una rete denominata internet.
La particolarità di Internet è quella di aver dato vita ad un mondo
virtuale, il Ciberspazio, caratterizzato dal fatto che durante la c.d.
navigazione si esce fuori innumerevoli volte dalle frontiere del proprio
Stato senza neppure rendersene conto.
Le operazioni legate all’E-Commerce si svolgono in uno spazio non fisico
ma virtuale. Pertanto molte categorie elaborate dal diritto quali il luogo
di esecuzione dell’obbligazione, il luogo in cui si verifica l’evento
dannoso, la contraffazione di marchi, la responsabilità per danni da
prodotti difettosi non riescono ad adattarsi a tale realtà.
Alla luce della natura soltanto virtuale dello spazio nel quale si svolge la
contrattazione via internet, è stato variamente affrontato il tema della
43

determinazione del luogo in cui questo tipo di negozio giunge a


perfezionamento.
Di fatto sulla rete l’offerta contrattuale viene diffusa in due modi:
• presentandola in una pagine Web, in un sito;
• inviandola per e mail.
Nel primo caso la qualificazione giuridica più corretta appare quella
dell’offertà al pubblico, essendo la stessa rivolta ad incertam personam
e, pertanto, troverà la sua disciplina di riferimento nell’art. 1336 c.c..
Nel secondo caso, invece, si applicherà la fondamentale disposizione
dell’art. 1335 c.c. che considera pervenuta la proposta quando essa
giunge all’indirizzo del destinatario a meno che questi non provi di non
esserne venuto, senza colpa, a conoscenza.
La norma dell’art. 1326 c.c. stabilisce, poi, che il contratto è concluso
nel momento e nel luogo in cui il proponente viene a conoscenza
dall’accettazione della controparte.
Con riferimento allo specifico dell’e-commerce sembra diventare
sempre più diffusa la tesi che tale momento e tale luogo devono
individuarsi in quello in cui ha sede il server del provider presso cui
l’accettazione perviene. Tale luogo, rispetto a quello della persona fisica
che, con modalità diverse, può provvedere allo scarico della posta
elettronica appare più certo e fermo.
Anche per l’e-commerce valgono i criteri di collegamento fissati dall’art.
57 della legge 218/1995. Come noto tale disposizione fa espresso
richiamo alle regole approvate dalla Convenzione di Roma 1980, resa
esecutiva in Italia con la legge 975 del 1984. l’art. 3 della Convenzione
assume come criterio primario di collegamento quello dalla scelta delle
parti. Nella pratica commerciale di Internet tale intesa preventiva è
divenuta regola consueta. Soltanto qualora tale scelta manchi
troveranno applicazione gli altri criteri fissati dalla Convenzione di
Roma.
Sempre con specifico riferimento all’effettiva realtà operativa dell’e-
commerce va rilevato come nella maggior parte dei casi, il contratto
venga concluso tra un consumatore ed un soggetto che svolge l’attività
commerciale in forma imprenditoriale. In tali casi, ai sensi dell’art. 5
della Convenzione, a tutela della parte economicamente più debole,
dovrà, in deroga alle regole generali, trovare applicazione la legge del
paese in cui il consumatore abbia la sua abituale residenza.
Un cenno particolare meritano le donazioni via Internet.
Nella rete è infatti diffusa la cessione di software a titolo gratuito. Ai
sensi dell’art. 56 della legge 218 del 1995, che resta applicabile anche a
tali fenomeni, le donazioni sono regolate dalla legge nazionale del
donante. Questi, però, può disporre, con dichiarazione espressa, che
l’atto di liberalità sia sottoposto alla legge dello Stato in cui egli risiede.

Obbligazioni non contrattuali


Obbligazioni da fatto illecito
La regolamentazione internazionalprivatistica delle obbligazioni da fatto
illecito è stata completamente ridisegnata prevedendo diversi criteri di
collegamento. Il criterio fondamentale è attualmente quello della legge
del luogo in cui si è verificato l’evento (art. 62), salvo che il danneggiato
44

non chieda l’applicazione della legge del luogo in cui si è stata posta in
essere la condotta che ha condotto al danno. Infine, in ogni caso, si
applica la legge nazionale comune di danneggiante e danneggiato,
qualora ricorrano questi due estremi (comunione di cittadinanza e
residenza).
La legge di riforma ha anche specificato che questi criteri di
collegamento si applicano anche alle violazioni dei diritti della
personalità coerentemente con la loro natura di illeciti aquiliani;
all’interno della regola generale, la legge ha previsto una disciplina
specifica per una particolare forma di responsabilità aquiliana e,
precisamente, la responsabilità da prodotto difettoso: in tali casi si
applica, a scelta del danneggiato, la legge del luogo in cui il produttore
ha il domicilio o l’amministrazione ovvero quella dello Stato in cui il
prodotto è stato acquistato salvo che il produttore non dimostri che la
circolazione del prodotto in quello Stato è avvenuta senza la sua volontà
(63 l. 218/1995).
Obbligazioni da altri atti o fatti idonei a produrle
La promessa di pagamento è regolata dalla legge del luogo in cui la
promessa viene manifestata (58 l. 218/95).
L’arricchimento senza causa, la gestione di affari altrui e gli altri fatti
produttivi di obbligazioni sono regolati dalla legge dello Stato in cui si è
verificato il fatto da cui deriva l’obbligazione (61 l. 218/1995); la legge
ha fatto riferimento ad una categoria discussa in dottrina, quella delle
obbligazioni ex lege: in realtà, infatti, fonti delle obbligazioni sono solo
gli atti e fatti previsti come tali dalla legge la quale da un certo punto di
vista non è fonte delle obbligazioni mentre per altro verso lo è sempre
perchè è la legge ad attribuire ad atti e fatti il potere di generare
obbligazioni. La categoria delle obbligazioni ex lege non ha senso e di
fatto vi si ricorre quando non si sa bene identificare la fonte dell’
obbligazione ma in realtà questa risiede sempre.

SOCIETÀ E PROCEDURE DI INSOLVENZA


Come già evidenziato, l’art. 25 della Legge di riforma detta una
disciplina nuova per quanto attiene le persone giuridiche. La legge 218
del 1999 ha, inoltre, abolito espressamente gli articoli 2505 e 2509 del
codice civile che prevedevano l’applicazione della legge italiana:
• alle società costituite all’estero ma aventi in Italia la sede oppure
l’oggetto principale dell’impresa;
• alle società costituite in Italia ma con l’oggetto della loro attività
all’estero.
Le persone giuridiche e le organizzazioni collettive che, pur senza
personalità giuridica, hanno natura di soggetti di diritto collettivi, sono
regolati dalla legge dello Stato nel cui territorio si è perfezionato il
procedimento di costituzione, salvo che la sede dell’ente o l’oggetto
principale della sua attività si trovi in Italia, nel qual caso si fa luogo
all’applicazione del diritto italiano (25, comma 1°, l. 218).
Sia il contenuto che i requisiti formali del contratto di società sono
disciplinati dalla legge regolatrice dell’ente. L’art. 25 al n. 2 contiene
45

una elencazione esemplificativa degli elementi disciplinati dalla lex


societatis. Essi sono:
• la natura giuridica;
• la denominazione o ragione sociale;
• la costituzione, la trasformazione e l’estinzione;
• la formazione, i poteri e le modalità di funzionamento degli organi;
• la rappresentanza dell’ente;
• la responsabilità per le obbligazioni dell’ente;
• le conseguenze delle violazioni della legge all’atto costitutivo.
Saranno assoggettati alla legge regolatrice dell’ente anche i
conferimenti ed, in genere, i poteri degli organi rappresentativi. Per quel
che riguarda le azioni occorre distinguere nel senso che saranno
assoggettati alla legge regolatrice del contratto (lex contractus) i
contratti aventi per oggetto azioni mentre la lex societatis regolerà tutto
ciò che riguarda la vera e propria vita delle stesse (emissione, natura e
modalità di trasferimento).
Le vicende societarie
Trasferimento della sede statutaria: i trasferimenti della sede
statutaria da uno Stato ad un altro, saranno efficaci solo se posti in
essere in conformità alle leggi vigenti nei detti Stati interessati (art. 3
della legge 218/95).
Fusione di enti con sedi in stati diversi: la procedura sarà regolata
dalla legge di ciascuna delle società interessate mentre, per quanto
concerne gli effetti della fusione sulla posizione dei soci e gli organi
sociali, si applicheranno le norme della società risultante dalla fusione.
Si applicherà quindi l’art. 25 della legge.
Procedure di insolvenza
Nell’ambito delle procedure di insolvenza si inseriscono tutti quei
procedimenti di esecuzione collettiva che, in presenza di una incapacità
dell’imprenditore di adempiere regolarmente alle obbligazioni assunte,
sono finalizzati all’uguale soddisfacimento dei creditori nel rispetto delle
cause legittime di prelazione.
A regolare le situazioni di insolvenza per i soggetti dell’Unione Europea
è intervenuto il regolamento CE n. 1346/2000 il quale, in completa
riforma dell’art. 9 della Legge Fallimentare, ha stabilito che la
competenza ad aprire la procedura di insolvenza spetta al Tribunale
dello Stato membro nel cui territorio si trova il centro degli interessi
principali del debitore che per le società coincide, generalmente, con la
sede statutaria. Alla procedura di insolvenza si applica la legge dello
Stato membro nel quale la stessa è stata aperta e la decisione di aprire
detta procedura trova automatico riconoscimento in tutti gli stati
membri quando produce effetto nello stato medesimo.
Le disposizioni di cui sopra sono direttamente applicabili in tutti gli Stati
dell’unione, eccezione fatta per la Danimarca, e, pertanto, ogni persona
può avvalersene direttamente innanzi ai giudici nazionali. Sono escluse
espressamente dal suo campo di applicazione le impresi di
assicurazione, gli enti creditizi e d’investimento.
Affinché possa trovare applicazione il Regolamento in questione la
procedura di insolvenza deve presentare i seguenti elementi:
46

• carattere concorsuale, nel senso che i diritti di tutti i creditori


vengono esaminati nello stesso momento e, conseguentemente,
vengono sospese le azioni individuali;
• insolvibilità del debitore, cioè la constatazione del fatto che allo
stesso è impossibile soddisfare le proprie obbligazioni;
• spossessamento del debitore e cioè la limitazione del suo potere di
gestione e disposizione dei propri beni;
• designazione di un curatore.

DIRITTO PROCESSUALE CIVILE INTERNAZIONALE


Per diritto processuale civile internazionale si intende il complesso delle
norme giuridiche che regolano lo svolgimento del processo civile
allorquando lo stesso coinvolge persone, fatti, atti o provvedimenti che
presentano elementi di estraneità ovvero punti di contatto con
ordinamenti giuridici diversi da quello in cui si svolge il processo.
Come evidenziato anche il diritto internazionale processuale è costituito
da norme di diritto interno emanate dal legislatore nazionale per
disciplinare autonomamente determinate situazioni processuali.
Una volta definita la natura e la funzione del diritto processuale civile
internazionale è possibile evidenziare quali affinità e differenze
sussistano tra la disciplina in esame ed il diritto internazionale privato.
Alla base di entrambe le discipline vi è,in fati, la stessa esigenza: il
regolamento di fattispecie, processuali e sostanziali, caratterizzate da
elementi di estraneità. A ciò si aggiunga che tra il diritto internazionale
privato e quello processuale si stabilisce un inevitabile collegamento
operativo. Si può, infatti, affermare che il diritto processuale
internazionale rappresenta la forma necessaria attraverso la quale il
diritto internazionale privato trova vita e concretezza.
Anche il diritto processuale civile internazionale italiano trova la sua
disciplina fondamentale nelle disposizioni della legge 218 del 1995, che,
soprattutto con le disposizioni del titolo II (artt. 3-12), affronta tutte le
principali problematiche poste dal coinvolgimento nel processo di un
elemento estraneo.
A tali norme si possono aggiungere fonti provenienti dall’adesione
dell’Italia ad accordi internazionali aventi ad oggetto meccanismi
processuali. Fondamentale in tal senso è la Convenzione di Bruxelles del
1968 che, nell’ambito dei paesi CEE, ha creato un vero e proprio
sistema uniforme di diritto processuale internazionale, al quale, del
resto, si ispira gran parte delle norme della legge di riforma. Alla
Convenzione di Bruxelles ha fatto seguito, nell’ambito del sempre più
frequente intervento del legislatore comunitario nel campo del diritto
internazionale privato e processuale, l’adozione, da parte del Consiglio
dell’Unione Europea del Regolamento CE 44/01. Tale provvedimento ha
disciplinato la competenza giurisdizionale internazionale, il
riconoscimento e l’attuazione delle decisioni in materia civile e
commerciale. La convenzione di Bruxelles, dunque, continuerà ad
essere applicata soltanto ai territori degli Statiche sono esclusi
dall’ambito dell’applicazione del Regolamento (Danimarca).
47

Criteri di collegamento
Ai sensi dell’art. 3 della L. 218/95, i criteri generali di giurisdizione
internazionale del giudice italiano si individuano:
• nel domicilio in Italia del convenuto;
• nella residenza in Italia del convenuto;
• nella presenza in Italia di un rappresentante autorizzato a stare in
giudizio ex art. 77 cpc (Art. 77 Rappresentanza del procuratore e
dell`institore: “Il procuratore generale e quello preposto a
determinati affari non possono stare in giudizio per il preponente,
quando questo potere non e stato loro conferito espressamente per
iscritto, tranne che per gli atti urgenti e per le misure cautelari. Tale
potere si presume conferito al procuratore generale di chi non ha
residenza o domicilio nella Repubblica e all`institore”).
Si tratta di criteri alternativi ed operano indipendentemente dalla
cittadinanza del convenuto.
Inoltre, il comma 2 dell’art. 3 L. 218/95 stabilisce che la giurisdizione
internazionale del giudice italiano sussiste in base ai criteri stabiliti dalle
sezioni 2, 3 e 4 del titolo II della Convenzione concernente la
competenza giurisdizionale e l'esecuzione delle decisioni in materia
civile e commerciale e protocollo, firmati a Bruxelles il 27 settembre
1968, anche allorché il convenuto non sia domiciliato nel territorio di
uno Stato contraente, quando si tratti di una delle materie comprese nel
campo di applicazione della Convenzione.
A seguito dell'entrata in vigore del Regolamento CE n. 44/2001, ogni
riferimento a tale convenzione si intende come fatto al Regolamento.
D'altra parte il Regolamento in buona parte riproduce il contenuto della
convenzione di Bruxelles del 1968. La disciplina delle convenzioni e del
Regolamento si applica alle sole materie civili e commerciali con
esclusione delle controversie concernenti lo stato e la capacità delle
persone, i rapporti familiari e le successioni nonché dei procedimenti
fallimentari ed arbitrali. Quanto ai criteri fissati dal regolamento in
parola, essi presuppongono sempre che il convenuto abbia domicilio nel
territorio di uno degli Stati membri ancorché non necessariamente
quello in cui l'azione viene esercitata. I criteri sono diversificati a
seconda che la controversia giudiziaria inerisca:
• materia contrattuale: luogo in cui l'obbligazione è stata o deve essere
eseguita;
• obbligazioni alimentari: luogo in cui il creditore ha il domicilio o la
residenza;
• illeciti civili dolosi o colposi: luogo in cui l'evento dannoso è avvenuto
o può avvenire;
• risarcimento di danni da reato: luogo in cui è stata esercitata l'azione
penale;
• esercizio di succursali, agenzie o qualunque sede di attività
imprenditoriale: luogo in cui essa ha sede;
• la fondazione, amministrazione e gestione di un trust: luogo in cui il
trust ha domicilio.
In tutti questi casi la disciplina è strutturata in modo da tutelare la parte
più debole (il consumatore) con norme in materia di giurisdizione più
favorevoli ai suoi interessi rispetto alle regole generali. La giurisdizione
48

italiana è sempre esclusa in riferimento alle azioni reali(es. rivendica)


relative ad immobili siti all'estero.
Qualora infine la giurisdizione italiana non sia già stata affermata alla
luce dei criteri generali indicati dall'art. 3, la legge di riforma prevede
all'art. 4, in via sussidiaria, la giurisdizione italiana nei seguenti casi:
• accettazione espressa delle parti che hanno in tal senso convenuto
per iscritto (forma scritta ad probationem);
• accettazione implicita da parte del convenuto che compare in
giudizio senza eccepire il difetto di giurisdizione del giudice italiano
nel primo atto difensivo che, nel nostro ordinamento si identifica
nella comparsa di costituzione e risposta.
La Suprema Corte, così limitando la sfera di autonomia delle parti, ha
precisato, in una recente decisione (S.U. n. 1200 del 2000) che la
clausola di accettazione espressa della giurisdizione italiana non può
essere limitata soltanto ad alcune delle controversie scaturenti dal
contratto.
Per completezza si ricorda che il criterio della cittadinanza del
convenuto (criterio di collegamento principe prima della Convenzione di
Bruxelles) sopravvive come criterio speciale in alcune particolari
materie quali, ad esempio, la filiazione (art. 37) o l’adozione (art. 40).
Provvedimenti cautelari
L’art. 10 L. 218/95 stabilisce che, in materia cautelare, la giurisdizione
italiana sussiste, oltre che nei casi previsti dai criteri generali indicati
dall’art. 3, quando il provvedimento deve essere eseguito in Italia o
quando il giudice italiano ha giurisdizione nel merito.
Volontaria giurisdizione
In materia di giurisdizione volontaria, la giurisdizione sussiste, oltre che
nei casi generali previsti dall’art. 3, anche quando il provvedimento
richiesto è destinato a produrre effetti nei confronti di persone con
cittadinanza italiana o residenti in Italia ovvero quando le procedure si
riferiscono a rapporti sottoposti alla legge sostanziale italiana (art. 9
legge 218/95).
Matrimonio e potestà dei genitori, successioni, adozione, minori
Nell’ambito dei Paesi dell’UE, la materia del matrimonio e della potestà
dei genitori è disciplinata dal Regolamento CE 1347/00 che afferma la
giurisdizione dei giudici sello Stato membro di cui i coniugi sono
entrambi cittadini ovvero nel cui territorio si trova: la residenza abituale
dei coniugi, del convenuto, di uno dei coniugi (in caso di domanda
congiunta) ovvero dello stesso attore. Al di fuori degli Stai membri
valgono i criteri generali fissati dagli artt. 3 e 32 della legge 218/95.
analogamente restano fuori dalla sfera di operatività del Regolamento le
questioni relative agli obblighi di mantenimento in favore del coniuge e
dei figli.
Le controversie in materia di successioni restano, invece, attribuite, ai
sensi dell’art. 50 della legge di riforma del diritto internazionale privato
italiano, al giudice italiano qualora:
• il de cuius era cittadino italiano;
• la successione si era aperta in Italia;
• la maggior parte dell’asse ereditario si trova in Italia;
49

• il convenuto è domiciliato o residente in Italia ovvero abbia accettato


la giurisdizione italiana;
• la domanda concerna beni situati in Italia.
Ai sensi dell’art. 42 della legge, infine, il contenuto della Convenzione
internazionale dell’Aja sulla protezione dei minori del 1961 è stato
trasformato in norma generale si diritto internazionale processuale,
valida erga omnes.
Derogabilità della giurisdizione italiana
Ai sensi dell’art. 4 comma 2 della L. 218/95, la giurisdizione italiana può
essere convenzionalmente derogata a favore di un giudice straniero o di
un arbitrato estero se la deroga è provata per iscritto (forma scritta ad
probationem) e la causa verte su diritti disponibili (in tal caso la
disponibilità di trasferisce sul piano processuale. La deroga, per essere
efficace, deve consentire l’individuazione di un giudice che potrà essere
effettivamente investito dalle controversie. L’art. 4, comma 3, stabilisce,
infatti, a tutela dell’interesse oggettivo a che ogni questione abbia un
giudice, che la deroga è inefficace se il giudice o gli arbitri
convenzionalmente prescelti non possano conoscere della causa.
In considerazione della frequenza, nei rapporti commerciali
internazionali, del ricorso alle clausole contrattuali di deroga alla
giurisdizione italiana, la disposizione dell’art. 4, comma 2, è stata
oggetto di numerose e contrastanti interpretazioni. Le S.U. della
Cassazione hanno, da ultimo, precisato che la clausola, anche se
stipulata prima dell’entrata in vigore della legge 218 del 1995, è valida
se azionata dopo tale data in quanto gli effetti del patto con cui è stata
scelta la giurisdizione si producono solo nel momento in cui viene
proposta la domanda (sent. n. 369 del 1999). È stata invece esclusa la
validità di tale clausola allorquando, in tema di contratti internazionali,
stipulati a distanza, essa sia stata inserita dal contraente estero nei
documenti da lui redatti, sottoscritti e trasmessi ma il documento di
accettazione della proposta sottoscritto dal contraente italiano non
contenga alcun riferimento a tale opzione (Cass., S. U., n. 58 del 2000).
Momento determinante per la giurisdizione
L’art. 5 cpc, direttamente richiamato dall’art. 8 della L. 218/95,
stabilisce che la giurisdizione e la competenza del giudice si
determinano con riferimento allo stato di fatto esistente al momento
della proposizione della domanda a nulla rilevando gli eventuali
mutamenti di tale stato di fatto intervenuti successivamente (principio
della perpetratio iurisdictionis).
Il momento della proposizione, cui fa riferimento, l’art. 5 c.p.c., è quello
in cui la domanda viene portata a conoscenza dell’altra parte con la
notificazione della citazione.
La seconda parte dell’art. 8 della legge 218/95 prevede che la
giurisdizione sussista anche se i fatti e le norme che la determinano
sono sopravvenuti dopo l’instaurazione del processo.
Con l’espressione stato di fatto si fa riferimento a tutti i presupposti,
anche se caratterizzati da un contenuto normativo come la residenza o
il domicilio o la cittadinanza, della giurisdizione italiana ai sensi dell’art.
3 della legge, con esclusione, dunque, della sola ipotesi del mutamento
50

delle norme sulla giurisdizione che resterebbe soggetta ai normali


principi sulla successione delle leggi. A tal proposito va ricordato che la
riforma del codice di procedura civile ha modificato l’originaria
formulazione dell’art. 5 c.p.c. e ha ulteriormente ampliato il principio
della perpetratio iurisdictionis stabilendo che la giurisdizione e la
competenza si determinano riguardo allo stato di fatto ed alla legge
vigente al momento della proposizione della domanda.
Litispendenza internazionale
Ai sensi dell’art. 7 della L. 218/95, la litispendenza internazionale può
escludere la giurisdizione italiana. Questa, tuttavia, non è rilevabile
d’ufficio e deve quindi essere eccepita da una delle parti. Occorre altresì
che fra i due giudizi sussista identità delle parti, dell’oggetto e del titolo
nonché che il Giudice italiano ritenga l’eventuale provvedimento
straniero produttivo di effetti nel territorio nazionale. Il giudice italiano
viene, per questa via ma con effetto solo incidentale, chiamato ad un
controllo anticipato sulla riconoscibilità della futura sentenza, alla luce
delle cause di non riconoscibilità previste dagli artt. 64 e 65 della legge
218 del 1995.
Se tale duplice valutazione è positiva il Giudice italiano non provvede
alla cancellazione della causa dal ruolo così come previsto per il caso
della litispendenza interna dall’art. 39 cpc; procede invero alla
sospensione del procedimento in attesa della definizione di quello
avviato all’estero. Qualora il procedimento straniero non si concluda con
una decisione o quest’ultima non sia riconosciuta in Italia, le parti
potranno riassumere il giudizio dinanzi al Giudice italiano.
Contro il provvedimento che abbia rigettato l’eccezione di litispendenza
non è esperibile lo strumento preventivo del regolamento di
giurisdizione non potendosi, in tal caso, alcun effettivo problema di
giurisdizione (orientamento delle Sezioni Unite della Cassazione). Un
problema in tal senso sorgerà invece allorché, a seguito del passaggio in
giudicato della sentenza straniera, il giudice italiano dichiarerà il proprio
difetto di giurisdizione. Contro l’ordinanza che dispone la sospensione è
invece esperibile il rimedio del regolamento necessario di competenza.
In ambito comunitario la Convenzione di Bruxelles del 1968, all’art. 21,
stabilisce che nel caso in cui davanti a Giudici di diversi paesi contraenti
siano state proposte fra le stesse parti domande aventi il medesimo
oggetto ed il medesimo titolo, sospende d’ufficio il procedimento finché
sia stata accertata la competenza del Giudice precedentemente adito.
Se la competenza del Giudice preventivamente adito è stata accertata,
il giudice successivamente adito deve, anche d’ufficio, dichiarare la
propria incompetenza a favore del giudice precedentemente adito. La
Corte di Giustizia ha dato alla nozione di litispendenza comunitaria un
contenuto affatto autonomo rispetto a quella prevista e regolata
dall’ordinamento dei singoli Stati ed ha considerato sufficiente, perché
vi sia identità di titolo, l’identità di rapporto giuridico fondamentale sul
quale si radica la domanda (ad es. lo stesso contratto) e, ai fini della
corrispondenza delle domande, il medesimo scopo perseguito
dall’attore. Va inoltre aggiunto che la sospensione del procedimento per
litispendenza internazionale, nel sistema della Convenzione di Bruxelles,
viene attivata d’ufficio e non su eccezione di parte.
51

Con il regolamento CE 44/2001 sulle decisioni in materia commerciale, è


stato per la prima volta sancito una sorta di principio di litispendenza
internazionale per connessione: all’art. 28 stabilisce infatti che su
istanza di parte ed a certe condizioni, il giudice possa dichiararsi
incompetente anche se il procedimento avviato all’estero è non identico
ma semplicemente connesso.
Immunità della giurisdizione italiana
A prescindere dall’esistenza o meno dei titoli di giurisdizione di cui
all’art. 3 della legge 218 del 1995, la giurisdizione dei giudici italiani
viene meno rispetto a determinate categorie di soggetti:
• Stati stranieri, la cui sovranità risulta incompatibile con la soggezione
all’autorità di un giudice appartenente ad una altro Stato;
• Organizzazioni internazionali (ONU, CEE, FAO, NATO);
• Agenti diplomatici, i cui atti compiuti nell’esercizio delle funzioni
rappresentative, sono imputabili direttamente allo Stato al quale
appartengono e, per questa via, rientrano nell’esclusione di cui al
primo capoverso.

LA DISCIPLINA PROCESSUALE
In linea generale lo svolgimento del processo, anche in presenza di
elementi di estraneità, resta disciplinato dalla lex fori cioè dalla legge
dello Stato in cui il processo si svolge. Così l’art. 12 della L. 218/95
stabilisce che “il processo civile che si svolge in Italia è regolato dalla
legge italiana”.
Sussistono tuttavia alcune norme particolari:
• Art. 142 cpc nella parte in cui detta disposizioni relative al
compimento di notifiche di atti giudiziari a persone non residenti o
domiciliate in Italia;
• Art. 204 cpc relativamente all’assunzione di prove all’estero per
rogatoria;
• Art. 163bis e 415 cpc sui diversi termini processuali per le
notificazioni estere;
• Art. 22 cpc ultimo comma relativamente all’individuazione del
giudice italiano competente per le successioni aperte all’estero.
I mezzi di prova
Una corrente minoritaria della dottrina ritiene che la disciplina dei mezzi
di prova dovrebbe essere quella del fatto che rappresentano. In realtà
appare preferibile la teoria di chi ritiene che i mezzi di prova, attenendo
al diritto processuale piuttosto che a quello sostanziale, debbano essere
anch’essi regolati dalla lex fori.

RICONOSCIMENTO ED EFFICACIA DELLE


DECISIONI GIUDIZIARIE E DEGLI ATTI
STRANIERI
Sempre attinente allo svolgimento dei processi civili con aspetti di
internazionalità è il problema del rilievo che il giudice italiano potrà e
52

dovrà accordare agli atti giuridici stranieri eventualmente rilevanti ai fini


della decisione della controversia sottoposta al suo esame.
Naturalmente la soluzione varia anche a seconda della natura dell’atto
straniero sottoposto al giudice. Dobbiamo anzitutto distinguere:
1. quanto agli atti legislativi, dovrà ricorrersi al diritto internazionale
privato;
2. quanto agli atti amministrativi, in via generale, non avranno alcun
valore nel sistema nazionale ad eccezione di quelli espressamente
riconosciuti da leggi speciali (ad. Esempio la patente di guida);
3. quanto alle sentenze straniere, la legge 218/95 ha definitivamente
accantonato il principio della improducibilità di effetti in difetto di
delibazione. Ora le sentenze straniere, ricorrendo determinati
presupposti, sono automaticamente riconosciute.
Il principio del riconoscimento automatico
Come detto, perché una sentenza straniere possa essere
automaticamente riconosciuta nel nostro ordinamento, debbono
ricorrere alcuni presupposti indicati dall’art. 64 della L. 218/95:
1. il provvedimento straniero deve essere qualificabile come
“sentenza”;
2. il giudice che l'ha pronunciata poteva conoscere della causa secondo
i principi sulla competenza giurisdizionale propri dell'ordinamento
italiano;
3. l'atto introduttivo del giudizio è stato portato a conoscenza del
convenuto in conformità a quanto previsto dalla legge del luogo dove
si è svolto il processo e non sono stati violati i diritti essenziali della
difesa;
4. le parti si sono costituite in giudizio secondo la legge del luogo dove
si è svolto il processo o la contumacia è stata dichiarata in
conformità a tale legge;
5. essa è passata in giudicato secondo la legge del luogo in cui è stata
pronunziata;
6. essa non è contraria ad altra sentenza pronunziata da un giudice
italiano passata in giudicato;
7. non pende un processo davanti a un giudice italiano per il medesimo
oggetto e fra le stesse parti, che abbia avuto inizio prima del
processo straniero;
8. le sue disposizioni non producono effetti contrari all'ordine pubblico.
A differenza del sistema preesistente dunque, la sentenza straniera è
automaticamente riconosciuta. L’intervento dell’autorità giudiziaria non
ha più un carattere preventivo ed obbligatorio ma soltanto successivo
ed eventuale.
Infatti, ai sensi dell’art. 67 della L. 218/95, l’intervento del giudice
italiano avrà luogo:
a) quando chiunque vi abbia interesse (generalmente il soccombente)
contesti il possesso dei requisiti suddetti;
b) quando occorra attribuire efficacia esecutiva alla sentenza in
mancanza di spontanea esecuzione da parte del soccombente.
Il giudizio di accertamento è di competenza della Corte d’Appello del
luogo in cui la sentenza dovrà essere eseguita. Si ritiene che detta
procedura debba poi essere intrapresa per tutte quelle sentenze che
53

richiedano annotazione, iscrizione e trascrizione nei pubblici registri


italiani.
Infine, occorre ricordare che i principi ora dettati per il riconoscimento
automatico delle sentenze straniere ricalcano in generale quanto già
stabilito:
• con la Convenzione di Bruxelles del 1968: aveva introdotto sempre
nel segno della più ampia circolazione degli atti giuridici e
dell’organizzazione della disciplina dei rapporti, un vero e proprio
principio di riconoscimento internazionale automatico delle decisioni
giudiziarie adottate dai giudici di uno degli Stati contraenti (art. 26).
Tali provvedimenti, dunque, producono effetti nel territorio di tutti gli
Stati contraenti senza necessità di alcuna delibazione o forme
analoghe di controllo giurisdizionale nazionale. Solo in caso di
contestazione la Convenzione prevede l’attivarsi di un meccanismo
giudiziario di verifica, peraltro organizzato in modi e forme
semplificate rispetto alla delibazione ordinaria;
• con il regolamento CE n. 44/2000: in detto regolamento è stato
ribadito il principio, introdotto dalla Convenzione di Bruxelles all’art.
26, del riconoscimento internazionale automatico delle decisione
giudiziarie adottate dai giudici di uno degli Stati contraenti. Ai sensi
dell’art. 32 del Regolamento per decisione giudiziaria deve
intendersi, prescindendo dalla denominazione usata, qualsiasi
decisione emessa da un giudice di uno Stato membro. Anche il
Regolamento prevede che in caso di contestazione la parte
interessata debba chiedere il riconoscimento per via giudiziaria della
sentenza straniera. Se il riconoscimento è richiesto in via incidentale
davanti ad un giudice di uno Stato membro, tale giudice, è, al
riguardo, competente. Le decisioni giudiziarie non possono essere
riconosciute se contrarie all’ordine pubblico, al rispetto dei principi
del contraddittorio e del diritto della difesa nonché alla litispendenza
internazionale e al passaggio in giudicato delle decisioni (requisiti
tutti indicati dall’art. 34 del Regolamento). Anche nel sistema
designato dal regolamento comunitario, per ottenere l’esecuzione
coattiva della decisione straniera in Italia la parte interessata dovrà
rivolgersi alla Corte d’Appello territorialmente competente.
Il riconoscimento delle sentenze canoniche di nullità del
matrimonio concordatario
Una particolarità da non dimenticare è che per quanto attiene al
riconoscimento delle sentenze canoniche di nullità del matrimonio
concordatario, l’art. 8 dell’Accordo di Villa Madama del 1984 fra il nostro
Paese e la Santa Sede prevede che “le sentenze di nullità del
matrimonio pronunciate dai tribunali ecclesiastici, che siano munite del
decreto di esecutività del superiore organo ecclesiastico di controllo
sono, su domanda delle parti o di una di esse, dichiarate efficaci nella
Repubblica italiana con sentenza della Corte d’Appello competente”.
Deve, pertanto, ritenersi che necessità, ancor oggi, il ricorso al
procedimento di delibazione per tali sentenze che restano, così,
sottratte al meccanismo del riconoscimento automatico previsto dagli
artt. 64 e 65 della 218 del 1995.
54

Il riconoscimento delle sentenze arbitrali straniere


Per quanto attiene alle sentenze arbitrali straniere (rese sempre più
numerose dall’intensificarsi dei rapporti commerciali tra operatori di
nazionalità differenti), in attuazione della Convenzione di New York del
1958 sulle sentenze arbitrali, la L. 25/1994 ha riformato alcuni articoli
del codice di procedura civile. E’ previsto che i lodi stranieri possano
essere dichiarati esecutivi con un procedimento emesso inaudita altera
parte e previa verifica, da parte del Tribunale, delle condizioni richieste
dall’art. 839 cpc.
La controparte che voglia far valere, in contraddittorio, l’esistenza di
una delle circostanze elencate espressamente dall’art. 840 cpc e che
impediscono il riconoscimento o l’esecuzione del lodo straniero, ha
l’onere di proporre opposizione nel termine di decadenza di trenta giorni
dalla notificazione del decreto di accoglimento, innanzi alla competente
Corte d’Appello. L’opposizione può essere proposta anche dalla parte
che si vede respinte la richiesta di concessione dell’efficacia del lodo
straniero.
A tal proposito la Suprema Corte ha ritenuto, con sentenza 8163 del
2000, inammissibile la proponibilità dell’azione di accertamento
negativo circa la sussistenza delle condizioni per il riconoscimento nel
nostro ordinamento del lodo straniero sulla base della considerazione
che il nostro ordinamento prevede uno specifico e tipico strumento di
tutela ancorato a condizioni e presupposti peculiari il cui utilizzo non può
escludere alla controparte l’utilizzo degli specifici strumenti previsti
dagli artt. 839 e 840 c.p.c..
55

LA LEGGE DI RIFORMA DEL DIRITTO Articolo 7: Pendenza di un processo straniero.


INTERNAZIONALE PRIVATO (L. 218/95) 1. Quando, nel corso del giudizio, sia eccepita la
previa pendenza tra le stesse parti di domanda
avente il medesimo oggetto e il medesimo titolo
TITOLO I – DISPOSIZIONI GENERALI dinanzi a un giudice straniero, il giudice italiano, se
ritiene che il provvedimento straniero possa
Articolo 1: Oggetto della legge. produrre effetto per l'ordinamento italiano,
1. La presente legge determina l'ambito della sospende il giudizio. Se il giudice straniero declina
giurisdizione italiana, pone i criteri per la propria giurisdizione o se il provvedimento
l'individuazione del diritto applicabile e disciplina straniero non è riconosciuto nell'ordinamento
l'efficacia delle sentenze e degli atti stranieri. italiano, il giudizio in Italia prosegue, previa
Articolo 2: Convenzioni internazionali. riassunzione ad istanza della parte interessata.
1. Le disposizioni della presente legge non 2. La pendenza della causa innanzi al giudice
pregiudicano l'applicazione delle convenzioni straniero si determina secondo la legge dello Stato
internazionali in vigore per l'Italia. in cui il processo si svolge.
2. Nell'interpretazione di tali convenzioni si terrà 3. Nel caso di pregiudizialità di una causa straniera,
conto del loro carattere internazionale e il giudice italiano può sospendere il processo se
dell'esigenza della loro applicazione uniforme. ritiene che il provvedimento straniero possa
produrre effetti per l'ordinamento italiano.
TITOLO II – GIURISDIZIONE ITALIANA Articolo 8: Momento determinante della
giurisdizione.
Articolo 3: Ambito della giurisdizione. 1. Per la determinazione della giurisdizione italiana
1. La giurisdizione italiana sussiste quando il si applica l' articolo 5 del codice di procedura civile.
convenuto è domiciliato o residente in Italia o vi ha Tuttavia la giurisdizione sussiste se i fatti e le
un rappresentante che sia autorizzato a stare in norme che la determinano sopravvengono nel corso
giudizio a norma dell'articolo 77 del codice di del processo.
procedura civile e negli altri casi in cui è prevista
dalla legge. Articolo 9: Giurisdizione volontaria
2. La giurisdizione sussiste inoltre in base ai criteri 1. In materia di giurisdizione volontaria, la
stabiliti dalle sezioni 2, 3 e 4 del titolo II della giurisdizione sussiste, oltre che nei casi
Convenzione concernente la competenza specificamente contemplati dalla presente legge e
giurisdizionale e l'esecuzione delle decisioni in in quelli in cui è prevista la competenza per
materia civile e commerciale e protocollo, firmati a territorio di un giudice italiano, quando il
Bruxelles il 27 settembre 1968, resi esecutivi con la provvedimento richiesto concerne un cittadino
legge 21 giugno 1971, n. 804, e successive italiano o una persona residente in Italia o quando
modificazioni in vigore per l'Italia, anche allorché il esso riguarda situazioni o rapporti ai quali è
convenuto non sia domiciliato nel territorio di uno applicabile la legge italiana.
Stato contraente, quando si tratti di una delle Articolo 10: Materia cautelare.
materie comprese nel campo di applicazione della 1. In materia cautelare, la giurisdizione italiana
Convenzione. Rispetto alle altre materie la sussiste quando il provvedimento deve essere
giurisdizione sussiste anche in base ai criteri stabiliti eseguito in Italia o quando il giudice italiano ha
per la competenza per territorio. giurisdizione nel merito.
Articolo 4: Accettazione e deroga della Articolo 11: Rilevabilità del difetto di
giurisdizione. giurisdizione.
1. Quando non vi sia giurisdizione in base all'articolo 1. Il difetto di giurisdizione può essere rilevato, in
3, essa nondimeno sussiste se le parti l'abbiano qualunque stato e grado del processo, soltanto dal
convenzionalmente accettata e tale accettazione convenuto costituito che non abbia espressamente
sia provata per iscritto, ovvero il convenuto o tacitamente accettato la giurisdizione italiana. E'
compaia nel processo senza eccepire il difetto di rilevato dal giudice d'ufficio, sempre in qualunque
giurisdizione nel primo atto difensivo. stato e grado del processo, se il convenuto è
2. La giurisdizione italiana può essere contumace, se ricorre l'ipotesi di cui all'articolo 5,
convenzionalmente derogata a favore di un giudice ovvero se la giurisdizione italiana è esclusa per
straniero o di un arbitrato estero se la deroga è effetto di una norma internazionale.
provata per iscritto e la causa verte su diritti
disponibili. Articolo 12: Legge regolatrice del processo.
3. La deroga è inefficace se il giudice o gli arbitri 1. Il processo civile che si svolge in Italia è regolato
incaricati declinano la giurisdizione o comunque non dalla legge italiana.
possono conoscere della causa.
Articolo 5: Azioni reali relative ad immobili siti TITOLO III – DIRITTO APPLICABILE

all'estero.
1. La giurisdizione italiana non sussiste rispetto ad Capo I – Disposizioni generali
azioni reali aventi ad oggetto beni immobili situati
all'estero. Articolo 13: Rinvio.
Articolo 6: Questioni preliminari. 1. Quando negli articoli successivi è richiamata la
1. Il giudice italiano conosce, incidentalmente, le legge straniera, si tiene conto del rinvio operato dal
questioni che non rientrano nella giurisdizione diritto internazionale privato straniero alla legge di
italiana e la cui soluzione è necessaria per decidere un altro Stato:
sulla domanda proposta. a) se il diritto di tale Stato accetta il rinvio;
56

b) se si tratta di rinvio alla legge italiana. Capo II – Capacità e diritti delle persone
fisiche
2. L'applicazione del comma 1 è tuttavia esclusa:
a) nei casi in cui le disposizioni della presente Articolo 20: Capacità giuridica delle persone
legge rendono applicabile la legge straniera fisiche.
sulla base della scelta effettuata in tal senso 1. La capacità giuridica delle persone fisiche è
dalle parti interessate; regolata dalla loro legge nazionale. Le condizioni
b) riguardo alle disposizioni concernenti la speciali di capacità, prescritte dalla legge
forma degli atti; regolatrice di un rapporto, sono disciplinate dalla
stessa legge.
c) in relazione alle disposizioni del Capo XI
del presente Titolo. Articolo 21: Commorienza.
3. Nei casi di cui agli articoli 33, 34 e 35 si tiene 1. Quando occorre stabilire la sopravvivenza di una
conto del rinvio soltanto se esso conduce persona ad un'altra e non consta quale di esse sia
all'applicazione di una legge che consente lo morta prima, il momento della morte si accerta in
stabilimento della filiazione. base alla legge regolatrice del rapporto rispetto al
4. Quando la presente legge dichiara in ogni caso quale l'accertamento rileva.
applicabile una convenzione internazionale si segue
sempre, in materia di rinvio, la soluzione adottata Articolo 22: Scomparsa, assenza e morte
dalla convenzione. presunta.
1. I presupposti e gli effetti della scomparsa,
Articolo 14: Conoscenza della legge straniera dell'assenza e della morte presunta di una persona
applicabile. sono regolati dalla sua ultima legge nazionale.
1. L'accertamento della legge straniera è compiuto 2. Sussiste la giurisdizione italiana per le materie di
d'ufficio dal giudice. A tal fine questi può avvalersi, cui al comma 1:
oltre che degli strumenti indicati dalle convenzioni a) se l'ultima legge nazionale della persona era
internazionali, di informazioni acquisite per il quella italiana;
tramite del Ministero di grazia e giustizia; può
altresì interpellare esperti o istituzioni specializzate.
b) se l'ultima residenza della persona era in Italia;
2. Qualora il giudice non riesca ad accertare la c) se l'accertamento della scomparsa,
legge straniera indicata, neanche con l'aiuto delle dell'assenza o della morte presunta può
parti, applica la legge richiamata mediante altri produrre effetti giuridici nell'ordinamento
criteri di collegamento eventualmente previsti per italiano.
la medesima ipotesi normativa. In mancanza si
applica la legge italiana. Articolo 23: Capacità di agire delle persone
fisiche.
Articolo 15: Interpretazione e applicazione 1. La capacità di agire delle persone fisiche è
della legge straniera. regolata dalla loro legge nazionale. Tuttavia,
1. La legge straniera è applicata secondo i propri quando la legge regolatrice di un atto prescrive
criteri di interpretazione e di applicazione nel condizioni speciali di capacità di agire, queste sono
tempo. regolate dalla stessa legge.
2. In relazione a contratti tra persone che si trovano
Articolo 16: Ordine pubblico.
nello stesso Stato, la persona considerata capace
1. La legge straniera non è applicata se i suoi effetti
dalla legge dello Stato in cui il contratto è concluso
sono contrari all'ordine pubblico.
può invocare l'incapacità derivante dalla propria
2. In tal caso si applica la legge richiamata
legge nazionale solo se l'altra parte contraente, al
mediante altri criteri di collegamento
momento della conclusione del contratto, era a
eventualmente previsti per la medesima ipotesi
conoscenza di tale incapacità o l'ha ignorata per sua
normativa. In mancanza si applica la legge italiana.
colpa.
Articolo 17: Norme di applicazione necessaria. 3. In relazione agli atti unilaterali, la persona
1. E' fatta salva la prevalenza sulle disposizioni che considerata capace dalla legge dello Stato in cui
seguono delle norme italiane che, in considerazione l'atto è compiuto può invocare l'incapacità
del loro oggetto e del loro scopo, debbono essere derivante dalla propria legge nazionale soltanto se
applicate nonostante il richiamo alla legge ciò non rechi pregiudizio a soggetti che senza loro
straniera. colpa hanno fatto affidamento sulla capacità
dell'autore dell'atto.
Articolo 18: Ordinamenti plurilegislativi. 4. Le limitazioni di cui ai commi 2 e 3 non si
1. Se nell'ordinamento dello Stato richiamato dalle applicano agli atti relativi a rapporti di famiglia e di
disposizioni della presente legge coesistono più successione per causa di morte, né agli atti relativi
sistemi normativi a base territoriale o personale, la a diritti reali su immobili situati in uno Stato diverso
legge applicabile si determina secondo i criteri da quello in cui l'atto è compiuto.
utilizzati da quell'ordinamento.
2. Se tali criteri non possono essere individuati, si Articolo 24: Diritti della personalità.
applica il sistema normativo con il quale il caso di 1. L'esistenza ed il contenuto dei diritti della
specie presenta il collegamento più stretto. personalità sono regolati dalla legge nazionale del
soggetto; tuttavia i diritti che derivano da un
Articolo 19: Apolidi, rifugiati e persone con rapporto di famiglia sono regolati dalla legge
più cittadinanze. applicabile a tale rapporto.
1. Nei casi in cui le disposizioni della presente legge 2. Le conseguenze della violazione dei diritti di cui
richiamano la legge nazionale di una persona, se al comma 1 sono regolate dalla legge applicabile
questa è apolide o rifugiata si applica la legge dello alla responsabilità per fatti illeciti.
Stato del domicilio o, in mancanza, la legge dello
Stato di residenza.
Capo III – Persone giuridiche
2. Se la persona ha più cittadinanze, si applica la
legge di quello tra gli Stati di appartenenza con il Articolo 25: Società ed altri enti.
quale essa ha il collegamento più stretto. Se tra le 1. Le società, le associazioni, le fondazioni ed ogni
cittadinanze vi è quella italiana, questa prevale. altro ente, pubblico o privato, anche se privo di
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natura associativa, sono disciplinati dalla legge pubblicità prescritte dalla legge dello Stato in cui i
dello Stato nel cui territorio è stato perfezionato il beni si trovano.
procedimento di costituzione. Si applica, tuttavia, la
legge italiana se la sede dell'amministrazione è Articolo 31: Separazione personale e
situata in Italia, ovvero se in Italia si trova l'oggetto scioglimento del matrimonio.
principale di tali enti. 1. La separazione personale e lo scioglimento del
2. In particolare sono disciplinati dalla legge matrimonio sono regolati dalla legge nazionale
regolatrice dell'ente: comune dei coniugi al momento della domanda di
separazione o di scioglimento del matrimonio; in
a) la natura giuridica; mancanza si applica la legge dello Stato nel quale la
b) la denominazione o ragione sociale; vita matrimoniale risulta prevalentemente
c) la costituzione, la trasformazione e l'estinzione; localizzata.
d) la capacità; 2. La separazione personale e lo scioglimento del
matrimonio, qualora non siano previsti dalla legge
e) la formazione, i poteri e le modalità di straniera applicabile, sono regolati dalla legge
funzionamento degli organi; italiana.
f) la rappresentanza dell'ente;
Articolo 32: Giurisdizione in materia di nullità,
g) le modalità di acquisto e di perdita della qualità annullamento, separazione
di associato o socio nonché i diritti e gli obblighi personale e scioglimento del
inerenti a tale qualità; matrimonio.
h) la responsabilità per le obbligazioni dell'ente; 1. In materia di nullità e di annullamento del
i) le conseguenze delle violazioni della legge o matrimonio, di separazione personale e di
dell'atto costitutivo. scioglimento del matrimonio, la giurisdizione
3. I trasferimenti della sede statutaria in altro Stato italiana sussiste, oltre che nei casi previsti
e le fusioni di enti con sede in Stati diversi hanno dall'articolo 3, anche quando uno dei coniugi è
efficacia soltanto se posti in essere conformemente cittadino italiano o il matrimonio è stato celebrato in
alle leggi di detti Stati interessati. Italia.
Articolo 33: Filiazione.
Capo IV – Rapporti di famiglia 1. Lo stato di figlio è determinato dalla legge
nazionale del figlio al momento della nascita.
Articolo 26: Promessa di matrimonio. 2. E' legittimo il figlio considerato tale dalla legge
1. La promessa di matrimonio e le conseguenze dello Stato di cui uno dei genitori è cittadino al
della sua violazione sono regolate dalla legge momento della nascita del figlio.
nazionale comune dei nubendi o, in mancanza, dalla 3. La legge nazionale del figlio al momento della
legge italiana. nascita regola i presupposti e gli effetti
dell'accertamento e della contestazione dello stato
Articolo 27: Condizioni per contrarre
di figlio. Lo stato di figlio legittimo, acquisito in base
matrimonio.
alla legge nazionale di uno dei genitori, non può
1. La capacità matrimoniale e le altre condizioni
essere contestato che alla stregua di tale legge.
per contrarre matrimonio sono regolate dalla legge
nazionale di ciascun nubendo al momento del Articolo 34: Legittimazione.
matrimonio. Resta salvo lo stato libero che uno dei 1. La legittimazione per susseguente matrimonio è
nubendi abbia acquistato per effetto di un giudicato regolata dalla legge nazionale del figlio nel
italiano o riconosciuto in Italia. momento in cui essa avviene o dalla legge
nazionale di uno dei genitori nel medesimo
Articolo 28: Forma del matrimonio.
momento.
1. Il matrimonio è valido, quanto alla forma, se è
2. Negli altri casi, la legittimazione è regolata dalla
considerato tale dalla legge del luogo di
legge dello Stato di cui è cittadino, al momento
celebrazione o dalla legge nazionale di almeno uno
della domanda, il genitore nei cui confronti il figlio
dei coniugi al momento della celebrazione o dalla
viene legittimato. Per la legittimazione destinata ad
legge dello Stato di comune residenza in tale
avere effetto dopo la morte del genitore
momento.
legittimante, si tiene conto della sua cittadinanza al
Articolo 29: Rapporti personali tra coniugi. momento della morte.
1. I rapporti personali tra coniugi sono regolati dalla
Articolo 35: Riconoscimento di figlio naturale.
legge nazionale comune.
1. Le condizioni per il riconoscimento del figlio
2. I rapporti personali tra coniugi aventi diverse
naturale sono regolate dalla legge nazionale del
cittadinanze o più cittadinanze comuni sono regolati
figlio al momento della nascita o, se più favorevole,
dalla legge dello Stato nel quale la vita
dalla legge nazionale del soggetto che fa il
matrimoniale è prevalentemente localizzata.
riconoscimento, nel momento in cui questo avviene.
Articolo 30: Rapporti patrimoniali tra coniugi. 2. La capacità del genitore di fare il riconoscimento
1. I rapporti patrimoniali tra coniugi sono regolati è regolata dalla sua legge nazionale.
dalla legge applicabile ai loro rapporti personali. I 3. La forma del riconoscimento è regolata dalla
coniugi possono tuttavia convenire per iscritto che i legge dello Stato in cui esso è fatto o da quella che
loro rapporti patrimoniali sono regolati dalla legge ne disciplina la sostanza.
dello Stato di cui almeno uno di essi è cittadino o
Articolo 36: Rapporti tra genitori e figli.
nel quale almeno uno di essi risiede.
1. I rapporti personali e patrimoniali tra genitori e
2. L'accordo dei coniugi sul diritto applicabile è
figli, compresa la potestà dei genitori, sono regolati
valido se è considerato tale dalla legge scelta o da
dalla legge nazionale del figlio.
quella del luogo in cui l'accordo è stato stipulato.
3. Il regime dei rapporti patrimoniali fra coniugi Articolo 37: Giurisdizione in materia di
regolato da una legge straniera è opponibile ai terzi filiazione.
solo se questi ne abbiano avuto conoscenza o lo 1. In materia di filiazione e di rapporti personali fra
abbiano ignorato per loro colpa. Relativamente ai genitori e figli la giurisdizione italiana sussiste, oltre
diritti reali su beni immobili, l'opponibilità è limitata che nei casi previsti rispettivamente dagli articoli 3
ai casi in cui siano state rispettate le forme di
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e 9, anche quando uno dei genitori o il figlio è rapporti fra l'incapace e chi ne ha la cura, sono
cittadino italiano o risiede in Italia. regolati dalla legge nazionale dell'incapace.
Tuttavia, per proteggere in via provvisoria e
Capo V - Adozione urgente la persona o i beni dell'incapace, il giudice
italiano può adottare le misure previste dalla legge
Articolo 38: Adozione. italiana.
1. I presupposti, la costituzione e la revoca Articolo 44: Giurisdizione in materia di
dell'adozione sono regolati dal diritto nazionale protezione dei maggiori d'età.
dell'adottante o degli adottanti se comune o, in 1. La giurisdizione italiana in materia di misure di
mancanza, dal diritto dello Stato nel quale gli protezione degli incapaci maggiori di età sussiste,
adottanti sono entrambi residenti, ovvero da quello oltre che nei casi previsti dagli articoli 3 e 9, anche
dello Stato nel quale la loro vita matrimoniale è quando esse si rendono necessarie per proteggere,
prevalentemente localizzata, al momento in via provvisoria e urgente, la persona o i beni
dell'adozione. Tuttavia si applica il diritto italiano dell'incapace che si trovino in Italia.
quando è richiesta al giudice italiano l'adozione di 2. Quando in base all'articolo 66 nell'ordinamento
un minore, idonea ad attribuirgli lo stato di figlio italiano si producono gli effetti di un provvedimento
legittimo. straniero in materia di capacità di uno straniero, la
2. E' in ogni caso salva l'applicazione della legge giurisdizione italiana sussiste per pronunciare i
nazionale dell'adottando maggiorenne per la provvedimenti modificativi o integrativi
disciplina dei consensi che essa eventualmente eventualmente necessari.
richieda.
Articolo 45: Obbligazioni alimentari nella
Articolo 39: Rapporto fra adottato e famiglia famiglia.
adottiva. 1. Le obbligazioni alimentari nella famiglia sono in
1. I rapporti personali e patrimoniali fra l'adottato e ogni caso regolate dalla Convenzione dell'Aja del 2
l'adottante o gli adottanti ed i parenti di questi sono ottobre 1973 sulla legge applicabile alle
regolati dal diritto nazionale dell'adottante o degli obbligazioni alimentari, resa esecutiva con la legge
adottanti se comune o, in mancanza, dal diritto 24 ottobre 1980, n. 745.
dello Stato nel quale gli adottanti sono entrambi
residenti ovvero da quello dello Stato nel quale la
loro vita matrimoniale è prevalentemente Capo VII - Successioni
localizzata.
Articolo 46: Successione per causa di morte.
Articolo 40: Giurisdizione in materia di 1. La successione per causa di morte è regolata
adozione. dalla legge nazionale del soggetto della cui eredità
1. I giudici italiani hanno giurisdizione in materia di si tratta, al momento della morte.
adozione allorché: 2. Il soggetto della cui eredità si tratta può
a) gli adottanti o uno di essi o l'adottando sono sottoporre, con dichiarazione espressa in forma
testamentaria, l'intera successione alla legge dello
cittadini italiani ovvero stranieri residenti in
Stato in cui risiede. La scelta non ha effetto se al
Italia;
momento della morte il dichiarante non risiedeva
b) l'adottando è un minore in stato di abbandono più in tale Stato. Nell'ipotesi di successione di un
in Italia. cittadino italiano, la scelta non pregiudica i diritti
2. In materia di rapporti personali o patrimoniali fra che la legge italiana attribuisce ai legittimari
l'adottato e l'adottante o gli adottanti ed i parenti di residenti in Italia al momento della morte della
questi i giudici italiani hanno giurisdizione, oltre che persona della cui successione si tratta.
nelle ipotesi previste dall'articolo 3, ogni qualvolta 3. La divisione ereditaria è regolata dalla legge
l'adozione si è costituita in base al diritto italiano. applicabile alla successione, salvo che i
condividenti, d'accordo fra loro, abbiano designato
Articolo 41: Riconoscimento dei la legge del luogo d'apertura della successione o del
provvedimenti stranieri in materia di luogo ove si trovano uno o più beni ereditari.
adozione.
Articolo 47: Capacità di testare.
Capo VI – Protezione degli incapaci e obblighi 1. La capacità di disporre per testamento, di
alimentari modificarlo o di revocarlo è regolata dalla legge
nazionale del disponente al momento del
1. I provvedimenti stranieri in materia di adozione testamento, della modifica o della revoca.
sono riconoscibili in Italia ai sensi degli articoli 64,
65 e 66. Articolo 48: Forma del testamento.
2. Restano ferme le disposizioni delle leggi speciali 1. Il testamento è valido, quanto alla forma, se è
in materia di adozione dei minori. considerato tale dalla legge dello Stato nel quale il
testatore ha disposto, ovvero dalla legge dello Stato
Articolo 42: Giurisdizione e legge applicabile di cui il testatore, al momento del testamento o
in materia di protezione dei minori. della morte, era cittadino o dalla legge dello Stato
1. La protezione dei minori è in ogni caso regolata in cui aveva il domicilio o la residenza.
dalla Convenzione dell'Aja del 5 ottobre 1961, sulla
competenza delle autorità e sulla legge applicabile Articolo 49: Successione dello Stato.
in materia di protezione dei minori, resa esecutiva 1. Quando la legge applicabile alla successione, in
con la legge 24 ottobre 1980, n. 742. mancanza di successibili, non attribuisce la
2. Le disposizioni della Convenzione si applicano successione allo Stato, i beni ereditari esistenti in
anche alle persone considerate minori soltanto dalla Italia sono devoluti allo Stato italiano.
loro legge nazionale, nonché alle persone la cui
residenza abituale non si trova in uno degli Stati Articolo 50: Giurisdizione in materia
contraenti. successoria.
1. In materia successoria la giurisdizione italiana
Articolo 43: Protezione dei maggiori d'età. sussiste:
1. I presupposti e gli effetti delle misure di a) se il defunto era cittadino italiano al momento
protezione degli incapaci maggiori di età, nonché i della morte;
59

b) se la successione si è aperta in Italia; 1932, n. 1130, convertito dalla legge 22 dicembre


c) se la parte dei beni ereditari di maggiore 1932, n. 1946, e del 19 marzo 1931, sui conflitti di
legge in materia di assegni bancari, di cui al regio
consistenza economica è situata in Italia;
decreto-legge 24 agosto 1933, n. 1077, convertito
d) se il convenuto è domiciliato o residente in dalla legge 4 gennaio 1934, n. 61.
Italia o ha accettato la giurisdizione italiana, 2. Tali disposizioni si applicano anche alle
salvo che la domanda sia relativa a beni obbligazioni assunte fuori dei territori degli Stati
immobili situati all'estero; contraenti o allorché esse designino la legge di uno
e) se la domanda concerne beni situati in Italia. Stato non contraente.
3. Gli altri titoli di credito sono regolati dalla legge
dello Stato in cui il titolo è stato emesso. Tuttavia le
Capo VIII – Diritti reali obbligazioni diverse da quella principale sono
regolate dalla legge dello Stato in cui ciascuna è
Articolo 51: Possesso e diritti reali. stata assunta.
1. Il possesso, la proprietà e gli altri diritti reali sui
beni mobili ed immobili sono regolati dalla legge Articolo 60: Rappresentanza volontaria.
dello Stato in cui i beni si trovano. 1. La rappresentanza volontaria è regolata dalla
2. La stessa legge ne regola l'acquisto e la perdita, legge dello Stato in cui il rappresentante ha la
salvo che in materia successoria e nei casi in cui propria sede d'affari sempre che egli agisca a titolo
l'attribuzione di un diritto reale dipenda da un professionale e che tale sede sia conosciuta o
rapporto di famiglia o da un contratto. conoscibile dal terzo. In assenza di tali condizioni si
applica la legge dello Stato in cui il rappresentante
Articolo 52: Diritti reali su beni in transito. esercita in via principale i suoi poteri nel caso
1. I diritti reali su beni in transito sono regolati dalla concreto.
legge del luogo di destinazione. 2. L'atto di conferimento dei poteri di
Articolo 53: Usucapione di beni mobili. rappresentanza è valido, quanto alla forma, se
1. L'usucapione di beni mobili è regolata dalla considerato tale dalla legge che ne regola la
legge dello Stato in cui il bene si trova al sostanza oppure dalla legge dello Stato in cui è
compimento del termine prescritto. posto in essere.

Articolo 54: Diritti su beni immateriali. Articolo 61: Obbligazioni nascenti dalla legge.
1. I diritti su beni immateriali sono regolati dalla 1. La gestione di affari altrui, l'arricchimento senza
legge dello Stato di utilizzazione. causa, il pagamento dell'indebito e le altre
obbligazioni legali, non diversamente regolate dalla
Articolo 55: Pubblicità degli atti relativi ai presente legge, sono sottoposti alla legge dello
diritti reali. Stato in cui si è verificato il fatto da cui deriva
1. La pubblicità degli atti di costituzione, l'obbligazione.
trasferimento ed estinzione dei diritti reali è
regolata dalla legge dello Stato in cui il bene si Articolo 62: Responsabilità per fatto illecito.
trova al momento dall'atto. 1. La responsabilità per fatto illecito è regolata dalla
legge dello Stato in cui si è verificato l'evento.
Tuttavia il danneggiato può chiedere l'applicazione
Capo IX - Donazioni della legge dello Stato in cui si è verificato il fatto
che ha causato il danno.
Articolo 56: Donazioni. 2. Qualora il fatto illecito coinvolga soltanto cittadini
1. Le donazioni sono regolate dalla legge nazionale di un medesimo Stato in esso residenti, si applica la
del donante al momento della donazione. legge di tale Stato.
2. Il donante può, con dichiarazione espressa
contestualmente alla donazione, sottoporre la Articolo 63: Responsabilità extracontrattuale
donazione stessa alla legge dello Stato in cui egli per danno da prodotto.
risiede. 1. La responsabilità per danno da prodotto è
3. La donazione è valida, quanto alla forma, se è regolata, a scelta del danneggiato, dalla legge dello
considerata tale dalla legge che ne regola la Stato in cui si trova il domicilio o l'amministrazione
sostanza oppure dalla legge dello Stato nel quale del produttore, oppure da quella dello Stato in cui il
l'atto è compiuto. prodotto è stato acquistato, a meno che il
produttore provi che il prodotto vi è stato immesso
Capo X – Obbligazioni contrattuali in commercio senza il suo consenso.

Articolo 57: Obbligazioni contrattuali. TITOLO IV – EFFICACIA DI SENTENZE ED ATTI STRANIERI


1. Le obbligazioni contrattuali sono in ogni caso
regolate dalla Convenzione di Roma del 19 giugno Articolo 64: Riconoscimento di sentenze
1980 sulla legge applicabile alle obbligazioni straniere.
contrattuali, resa esecutiva con la legge 18 1. La sentenza straniera è riconosciuta in Italia
dicembre 1984, n. 975, senza pregiudizio delle altre senza che sia necessario il ricorso ad alcun
convenzioni internazionali, in quanto applicabili. procedimento quando:
a) il giudice che l'ha pronunciata poteva
Capo XI – Obbligazioni non contrattuali conoscere della causa secondo i principi sulla
competenza giurisdizionale propri
Articolo 58: Promessa unilaterale. dell'ordinamento italiano;
1. La promessa unilaterale è regolata dalla legge
dello Stato in cui viene manifestata. b) l'atto introduttivo del giudizio è stato portato a
conoscenza del convenuto in conformità a
Articolo 59: Titoli di credito. quanto previsto dalla legge del luogo dove si è
1. La cambiale, il vaglia cambiario e l'assegno sono svolto il processo e non sono stati violati i diritti
in ogni caso regolati dalle disposizioni contenute essenziali della difesa;
nelle Convenzioni di Ginevra del 7 giugno 1930, sui
conflitti di legge in materia di cambiale e di vaglia
c) le parti si sono costituite in giudizio secondo la
cambiario, di cui al regio decreto-legge 25 agosto legge del luogo dove si è svolto il processo o la
60

contumacia è stata dichiarata in conformità a decreto della corte d'appello del luogo in cui si deve
tale legge; procedere a tali atti.
d) essa è passata in giudicato secondo la legge 2. Se l'assunzione dei mezzi di prova è chiesta dalla
parte interessata, l'istanza è proposta alla corte
del luogo in cui è stata pronunziata;
mediante ricorso, al quale deve essere unita copia
e) essa non è contraria ad altra sentenza autentica della sentenza o del provvedimento che
pronunziata da un giudice italiano passata in ha ordinato gli atti chiesti. Se l'assunzione è
giudicato; domandata dallo stesso giudice, la richiesta deve
f) non pende un processo davanti a un giudice essere trasmessa in via diplomatica.
3. La corte delibera in camera di consiglio e, qualora
italiano per il medesimo oggetto e fra le stesse
autorizzi l'assunzione, rimette gli atti al giudice
parti, che abbia avuto inizio prima del processo
competente.
straniero;
4. Può disporsi l'assunzione di mezzi di prova o
g) le sue disposizioni non producono effetti l'espletamento di altri atti istruttori non previsti
contrari all'ordine pubblico. dall'ordinamento italiano sempreché essi non
contrastino con i princìpi dell'ordinamento stesso.
Articolo 65: Riconoscimento di provvedimenti 5. L'assunzione o l'espletamento richiesti sono
stranieri. disciplinati dalla legge italiana. Tuttavia si
1. Hanno effetto in Italia i provvedimenti stranieri osservano le forme espressamente richieste
relativi alla capacità delle persone nonché dall'autorità giudiziaria straniera in quanto
all'esistenza di rapporti di famiglia o di diritti della compatibili con i princìpi dell'ordinamento italiano.
personalità quando essi sono stati pronunciati dalle
autorità dello Stato la cui legge è richiamata dalle Articolo 70: Esecuzione richiesta in via
norme della presente legge o producono effetti diplomatica.
nell'ordinamento di quello Stato, anche se 1. Se la richiesta per l'assunzione di mezzi di prova
pronunciati da autorità di altro Stato, purché non di atti di istruzione è fatta in via diplomatica e la
siano contrari all'ordine pubblico e siano stati parte interessata non ha costituito un procuratore
rispettati i diritti essenziali della difesa. che ne promuova l'assunzione, i provvedimenti
necessari per questa sono pronunciati d'ufficio dal
Articolo 66: Riconoscimento di provvedimenti giudice procedente e le notificazioni sono fatte a
stranieri di giurisdizione volontaria. cura del cancelliere.
1. I provvedimenti stranieri di volontaria
giurisdizione sono riconosciuti senza che sia Articolo 71: Notificazione di atti di autorità
necessario il ricorso ad alcun procedimento, sempre straniere
che siano rispettate le condizioni di cui all'articolo 1. La notificazione di citazioni a comparire davanti
65, in quanto applicabili, quando sono pronunciati ad autorità straniere o di altri atti provenienti da
dalle autorità dello Stato la cui legge è richiamata uno Stato estero è autorizzata dal pubblico
dalle disposizioni della presente legge, o producono ministero presso il tribunale nella cui giurisdizione
effetti nell'ordinamento di quello Stato ancorché la notificazione si deve eseguire.
emanati da autorità di altro Stato, ovvero sono 2. La notificazione richiesta in via diplomatica è
pronunciati da un'autorità che sia competente in eseguita, a cura del pubblico ministero, da un
base a criteri corrispondenti a quelli propri ufficiale giudiziario da lui richiesto.
dell'ordinamento italiano. 3. La notificazione avviene secondo le modalità
previste dalla legge italiana. Tuttavia si osservano
Articolo 67: Attuazione di sentenze e le modalità richieste dall'autorità straniera in
provvedimenti stranieri di quanto compatibili con i princìpi dell'ordinamento
giurisdizione volontaria e italiano. In ogni caso l'atto può essere consegnato,
contestazione del riconoscimento. da chi procede alla notificazione, al destinatario che
1. In caso di mancata ottemperanza o di lo accetti volontariamente.
contestazione del riconoscimento della sentenza
straniera o del provvedimento straniero di
volontaria giurisdizione, ovvero quando sia TITOLO V – DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI

necessario procedere ad esecuzione forzata,


chiunque vi abbia interesse può chiedere alla corte Articolo 72: Disposizioni transitorie.
d'appello del luogo di attuazione l'accertamento dei 1. La presente legge si applica in tutti i giudizi
requisiti del riconoscimento. iniziati dopo la data della sua entrata in vigore, fatta
2. La sentenza straniera o il provvedimento salva l'applicabilità alle situazioni esaurite prima di
straniero di volontaria giurisdizione, unitamente al tale data delle previgenti norme di diritto
provvedimento che accoglie la domanda di cui al internazionale privato.
comma 1, costituiscono titolo per l'attuazione e per 2. I giudizi pendenti sono decisi dal giudice italiano
l'esecuzione forzata. se i fatti e le norme che determinano la
3. Se la contestazione ha luogo nel corso di un giurisdizione sopravvengono nel corso del processo.
processo, il giudice adito pronuncia con efficacia Articolo 73: Abrogazioni.
limitata al giudizio. 1. Sono abrogati gli articoli dal 17 al 31 delle
Articolo 68: Attuazione ed esecuzione di atti disposizioni sulla legge in generale premesse al
pubblici ricevuti all'estero. codice civile, nonche' gli articoli 2505 e 2509 del
1. Le norme di cui all'articolo 67 si applicano anche codice civile e gli articoli 2, 3, 4 e 37, secondo
rispetto all'attuazione e all'esecuzione forzata in comma, del codice di procedura civile; gli articoli
Italia di atti pubblici ricevuti in uno Stato estero e ivi dal 796 all'805 del codice di procedura civile sono
muniti di forza esecutiva. abrogati a far data dal 31 dicembre 1996.

Articolo 69: Assunzione di mezzi di prova Articolo 74: Entrata in vigore


disposti da giudici stranieri. 1. La presente legge entra in vigore il 1 settembre
1. Le sentenze e i provvedimenti di giudici stranieri 1995; gli articoli dal 64 al 71 entrano in vigore il 31
riguardanti esami di testimoni, accertamenti tecnici, dicembre 1996.
giuramenti, interrogatori o altri mezzi di prova da
assumersi nella Repubblica sono resi esecutivi con
61
62

SOMMARIO
PRINCIPI GENERALI.......................................................................................................3
Il diritto internazionale privato dalle origini al XX secolo........................................3
NOZIONE, OGGETTO E FUNZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE PRIVATO...........................................6
LE FONTI DEL DIRITTO INTERNAZIONALE PRIVATO.......................................................................7
La Legge 31 maggio 1995 n 218................................................................................7
Convenzioni internazionali d.i.p................................................................................7
Convenzione di Roma del 1981.................................................................................7
Il diritto comunitario..................................................................................................8
La prassi.....................................................................................................................8
La funzione delle norme di diritto internazionale privato..........................................8
La struttura della norma di D.i.p...................................................................................9
Il problema delle qualificazioni ...............................................................................10
Il criterio di collegamento........................................................................................11
Il criterio della cittadinanza in particolare................................................................12
Concorso di criteri di collegamento.........................................................................13
FUNZIONAMENTO DELLA NORMA DI DIRITTO INTERNAZIONALE PRIVATO...........................................13
Interpretazione ed applicazione del diritto straniero richiamato..............................14
Mancata individuazione del diritto straniero............................................................15
Ordinamento straniero plurilegislativo ....................................................................15
Adattamento ............................................................................................................16
FUNZIONAMENTO DELLA NORMA DI DIRITTO INTERNAZIONALE
PRIVATO E I LIMITI ALL’APPLICAZIONE DELLA NORMA STRANIERA
RICHIAMATA...................................................................................................................16
Portata del rinvio: rinvio "oltre" e rinvio "indietro"...................................................16
Interpretazione del diritto straniero............................................................................17
LIMITI ALL’APPLICAZIONE DEL DIRITTO STRANIERO.....................................................................17
Limite dell’ordine pubblico......................................................................................18
Norme di applicazione necessaria............................................................................20
Incostituzionalità......................................................................................................21
La reciprocità............................................................................................................22
La lex mercatoria......................................................................................................22
LA NORMATIVA IN PARTICOLARE..........................................................................24
SOGGETTI DI DIRITTO.............................................................................................................24
Stato delle persone....................................................................................................24
Capacità giuridica e capacità di agire.......................................................................25
Posizione degli incapaci...........................................................................................25
Scomparsa, assenza, morte presunta........................................................................26
Commorienza...........................................................................................................26
Persone giuridiche.......................................................................................................26
Diritti della personalità.............................................................................................27
FORMA DEGLI ATTI................................................................................................................27
La pubblicità degli atti..............................................................................................27
RAPPORTI DI FAMIGLIA E DIRITTI DELLA PERSONALITÀ.................................................................27
Promessa di matrimonio..............................................................................................27
Matrimonio..................................................................................................................28
Il matrimonio concordatario.....................................................................................28
Rapporto matrimoniale................................................................................................29
63

Separazione personale e divorzio................................................................................29


Rapporti tra genitori e figli..........................................................................................31
Gli “status” dei figli..................................................................................................31
Diritti della personalità...............................................................................................33
SUCCESSIONI E DONAZIONI......................................................................................................33
Forma del testamento..................................................................................................34
Mancanza di successibili.............................................................................................34
Testamento internazionale...........................................................................................34
I patti successori.......................................................................................................35
Donazioni.....................................................................................................................35
DIRITTI REALI.......................................................................................................................36
Beni mobili in transito.................................................................................................37
Usucapione di beni mobili...........................................................................................37
Diritti sui beni immateriali..........................................................................................37
Pubblicità degli atti......................................................................................................37
OBBLIGAZIONI......................................................................................................................37
Obbligazioni contrattuali.............................................................................................37
Fonti.........................................................................................................................37
Regole generali.........................................................................................................38
Criteri di collegamento.............................................................................................38
Mutamento della legge applicabile...........................................................................38
Criterio del collegamento più prossimo...................................................................39
Limiti al funzionamento dei suddetti criteri.............................................................39
Validità, forma e capacità.........................................................................................40
Regole specifiche.........................................................................................................40
Contratti conclusi dai consumatori...........................................................................41
Contratto di lavoro....................................................................................................41
Compravendita internazionale di beni mobili.............................................................42
Rappresentanza............................................................................................................42
L’E-Commerce.........................................................................................................42
Obbligazioni non contrattuali......................................................................................43
Obbligazioni da fatto illecito....................................................................................43
Obbligazioni da altri atti o fatti idonei a produrle....................................................44
SOCIETÀ E PROCEDURE DI INSOLVENZA.....................................................................................44
Le vicende societarie................................................................................................45
Procedure di insolvenza............................................................................................45
DIRITTO PROCESSUALE CIVILE INTERNAZIONALE.........................................................................46
Criteri di collegamento.............................................................................................47
Provvedimenti cautelari............................................................................................48
Volontaria giurisdizione...........................................................................................48
Matrimonio e potestà dei genitori, successioni, adozione, minori...........................48
Derogabilità della giurisdizione italiana...................................................................49
Momento determinante per la giurisdizione.............................................................49
Litispendenza internazionale....................................................................................50
Immunità della giurisdizione italiana.......................................................................51
LA DISCIPLINA PROCESSUALE.................................................................................51
I mezzi di prova........................................................................................................51
RICONOSCIMENTO ED EFFICACIA DELLE DECISIONI GIUDIZIARIE E
DEGLI ATTI STRANIERI...............................................................................................51
Il principio del riconoscimento automatico..............................................................52
64

Il riconoscimento delle sentenze canoniche di nullità del matrimonio concordatario


..................................................................................................................................53
Il riconoscimento delle sentenze arbitrali straniere..................................................54
LA LEGGE DI RIFORMA DEL DIRITTO INTERNAZIONALE PRIVATO (L.
218/95).................................................................................................................................55
TITOLO I – DISPOSIZIONI GENERALI........................................................................................55
Articolo 1: Oggetto della legge. ..............................................................................55
Articolo 2: Convenzioni internazionali. ..................................................................55
TITOLO II – GIURISDIZIONE ITALIANA.....................................................................................55
Articolo 3: Ambito della giurisdizione. ...................................................................55
Articolo 4: Accettazione e deroga della giurisdizione. ...........................................55
Articolo 5: Azioni reali relative ad immobili siti all'estero. ....................................55
Articolo 6: Questioni preliminari. ...........................................................................55
Articolo 7: Pendenza di un processo straniero. .......................................................55
Articolo 8: Momento determinante della giurisdizione. .........................................55
Articolo 9: Giurisdizione volontaria ........................................................................55
Articolo 10: Materia cautelare. ................................................................................55
Articolo 11: Rilevabilità del difetto di giurisdizione. ..............................................55
Articolo 12: Legge regolatrice del processo. ...........................................................55
TITOLO III – DIRITTO APPLICABILE.........................................................................................55
Capo I – Disposizioni generali....................................................................................55
Articolo 13: Rinvio. .................................................................................................55
Articolo 14: Conoscenza della legge straniera applicabile. ....................................56
Articolo 15: Interpretazione e applicazione della legge straniera. ..........................56
Articolo 16: Ordine pubblico. .................................................................................56
Articolo 17: Norme di applicazione necessaria. ......................................................56
Articolo 18: Ordinamenti plurilegislativi. ...............................................................56
Articolo 19: Apolidi, rifugiati e persone con più cittadinanze. ...............................56
Capo II – Capacità e diritti delle persone fisiche........................................................56
Articolo 20: Capacità giuridica delle persone fisiche. ............................................56
Articolo 21: Commorienza. .....................................................................................56
Articolo 22: Scomparsa, assenza e morte presunta. ................................................56
Articolo 23: Capacità di agire delle persone fisiche. ..............................................56
Articolo 24: Diritti della personalità. ......................................................................56
Capo III – Persone giuridiche.....................................................................................56
Articolo 25: Società ed altri enti. .............................................................................56
Capo IV – Rapporti di famiglia...................................................................................57
Articolo 26: Promessa di matrimonio. ....................................................................57
Articolo 27: Condizioni per contrarre matrimonio. ................................................57
Articolo 28: Forma del matrimonio. .......................................................................57
Articolo 29: Rapporti personali tra coniugi. ............................................................57
Articolo 30: Rapporti patrimoniali tra coniugi. .......................................................57
Articolo 31: Separazione personale e scioglimento del matrimonio. ......................57
Articolo 32: Giurisdizione in materia di nullità, annullamento, separazione
personale e scioglimento del matrimonio. ...............................................................57
Articolo 33: Filiazione. ............................................................................................57
Articolo 34: Legittimazione. ...................................................................................57
Articolo 35: Riconoscimento di figlio naturale. ......................................................57
Articolo 36: Rapporti tra genitori e figli. ................................................................57
Articolo 37: Giurisdizione in materia di filiazione. ................................................57
65

Capo V - Adozione.......................................................................................................58
Articolo 38: Adozione. ............................................................................................58
Articolo 39: Rapporto fra adottato e famiglia adottiva. ..........................................58
Articolo 40: Giurisdizione in materia di adozione. .................................................58
Articolo 41: Riconoscimento dei provvedimenti stranieri in materia di adozione...58
Capo VI – Protezione degli incapaci e obblighi alimentari .......................................58
Articolo 42: Giurisdizione e legge applicabile in materia di protezione dei minori.
..................................................................................................................................58
Articolo 43: Protezione dei maggiori d'età. .............................................................58
Articolo 44: Giurisdizione in materia di protezione dei maggiori d'età. .................58
Articolo 45: Obbligazioni alimentari nella famiglia. ..............................................58
Capo VII - Successioni.................................................................................................58
Articolo 46: Successione per causa di morte. ..........................................................58
Articolo 47: Capacità di testare. ..............................................................................58
Articolo 48: Forma del testamento. .........................................................................58
Articolo 49: Successione dello Stato. ......................................................................58
Articolo 50: Giurisdizione in materia successoria. .................................................58
Capo VIII – Diritti reali...............................................................................................59
Articolo 51: Possesso e diritti reali. .........................................................................59
Articolo 52: Diritti reali su beni in transito. ............................................................59
Articolo 53: Usucapione di beni mobili. .................................................................59
Articolo 54: Diritti su beni immateriali. ..................................................................59
Articolo 55: Pubblicità degli atti relativi ai diritti reali. ..........................................59
Capo IX - Donazioni....................................................................................................59
Articolo 56: Donazioni. ...........................................................................................59
Capo X – Obbligazioni contrattuali.............................................................................59
Articolo 57: Obbligazioni contrattuali. ...................................................................59
Capo XI – Obbligazioni non contrattuali....................................................................59
Articolo 58: Promessa unilaterale. ..........................................................................59
Articolo 59: Titoli di credito. ..................................................................................59
Articolo 60: Rappresentanza volontaria. .................................................................59
Articolo 61: Obbligazioni nascenti dalla legge. ......................................................59
Articolo 62: Responsabilità per fatto illecito. .........................................................59
Articolo 63: Responsabilità extracontrattuale per danno da prodotto. ....................59
TITOLO IV – EFFICACIA DI SENTENZE ED ATTI STRANIERI............................................................59
Articolo 64: Riconoscimento di sentenze straniere. ................................................59
Articolo 65: Riconoscimento di provvedimenti stranieri. .......................................60
Articolo 66: Riconoscimento di provvedimenti stranieri di giurisdizione volontaria.
..................................................................................................................................60
Articolo 67: Attuazione di sentenze e provvedimenti stranieri di giurisdizione
volontaria e contestazione del riconoscimento. .......................................................60
Articolo 68: Attuazione ed esecuzione di atti pubblici ricevuti all'estero. ..............60
Articolo 69: Assunzione di mezzi di prova disposti da giudici stranieri. ................60
Articolo 70: Esecuzione richiesta in via diplomatica. .............................................60
Articolo 71: Notificazione di atti di autorità straniere ............................................60
TITOLO V – DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI.......................................................................60
Articolo 72: Disposizioni transitorie. ......................................................................60
Articolo 73: Abrogazioni. ........................................................................................60
Articolo 74: Entrata in vigore...................................................................................60

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