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EURUSSIA, IL NOSTRO FUTURO?

SAMTSKHE-JAVAKHETI:
LA GEORGIA INSTABILE di Roberto NOCELLA

La guerra d’agosto ha portato alla ribalta l’Ossezia del Sud,


ma nel Sud del paese un’altra regione, a maggioranza armena,
si regge su un equilibrio precario. Che il problema dei profughi,
gli interessi turco-armeni e le mire russe minacciano di far saltare.

1. L A GEOGRAFIA UMANA DELLA GEORGIA


è assai complessa: nel 2002 le minoranze ammontavano al 16% della popolazione
(30% nel 1989) 1. Nell’estate del 2008, l’attenzione della comunità internazionale è
stata catalizzata dal drammatico confronto russo-georgiano, che ha portato alla ri-
balta le rivendicazioni secessioniste di Ossezia del Sud (Samachablo per i georgia-
ni) e Abkhazia, infine riconosciute da Mosca. In un contesto regionale che ha subì-
to profonde modifiche nell’arco di pochi giorni e i cui contorni restano in movi-
mento, risulta interessante esaminare anche un altro versante della geopolitica
georgiana: quello della regione di Samtskhe-Javakheti, prevalentemente popolata
da armeni e considerata da tempo «ad alto rischio etnico» 2. Si tratta di un’area di
6.400 km2, difficilmente accessibile e storicamente al centro di profonde linee di
frattura: tra l’impero russo e quello ottomano; tra l’Unione Sovietica e la Nato 3; tra
la Nato e la Russia.
La regione di Samtskhe-Javakheti è stata creata a seguito della riforma territo-
riale del 1995, unendo zone a maggioranza armena con altre a prevalenza georgia-
na. Secondo un censimento del 2002, ben 124.831 armeni vivrebbero in questo
territorio e nella municipalità di Tsalka, nel vicino Kvemo-Kartli. In particolare, gli
armeni del Javakh (javakhkahayer) rappresenterebbero il 55% della popolazione
locale: è armeno il 98% dei residenti del distretto di Ninotsminda, il 94,3% di quelli
Akhalkalaki, il 37% di quelli di Akhaltsikhe e il 17,5% di quelli Aspindza. Gli altri

1. Rapporto prodotto dalla Georgia ex articolo 25, paragrafo 1 della Convenzione quadro per la prote-
zione delle minoranze nazionali, ACFC/SR (2007) 001, Strasburgo, 16/7/2007, p. 7.
2. E. HOESLI, À la conquête du Caucase: Épopée géopolitique et guerres d’influences, Paris 2006, Ed.
des Syrtes, p. 589.
3. N. LANDRU, «Landlocked Javakheti: symptoms of difficulties of the nation-state in Georgia?», Cau-
caz.com, 4/2/2006. 1
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due distretti della regione sono Borjomi (famoso per le acque minerali) e Adigeni.
Nel suo complesso l’area, che confina sia con l’Armenia che con la Turchia, è
estremamente arretrata.
Tra il 2005 e il 2006 si è assistito all’organizzazione di numerose manifestazioni
di protesta da parte degli armeni, che avanzavano diverse richieste: una maggiore
autonomia politica e culturale; la possibilità di utilizzare la lingua armena nella
pubblica amministrazione regionale 4; la fine del trasferimento di georgiani nell’a-
rea, che minaccia di alterare gli equilibri demografici; la modifica dei distretti elet-
torali; il mantenimento delle truppe russe nelle basi militari di Batumi (in Adjara) e
di Akhalkalaki (richiesta frustrata dall’adempimento di Mosca a un accordo stipula-
to con la Georgia nel 2005, che prevedeva lo sgombero delle basi entro il 2008) 5;
la salvaguardia del patrimonio religioso armeno dai presunti tentativi di «georgia-
nizzazione»; il riconoscimento da parte delle autorità georgiane del genocidio degli
armeni 6.

2. Tbilisi non è certo rimasta insensibile a quanto accade in quest’area. Il 1º


aprile 2006 è entrata in vigore la Convenzione quadro del Consiglio d’Europa per
la protezione delle minoranze nazionali, firmata nel gennaio del 2000 e ratificata il
13 ottobre del 2005.
In un recente rapporto presentato a Strasburgo, il governo georgiano sottoli-
neava l’esistenza di una (sia pur ridotta) offerta formativa in armeno nelle scuole di
Samtskhe-Javakheti 7. Sono stati inoltre varati programmi di assistenza allo studio
(come quelli previsti dal d/g 140 del 19 luglio 2006). Sulla base del programma «Il
futuro inizia oggi», 40 professori sono stati assegnati a Samtskhe-Javakheti e Kve-
mo-Kartli per gli anni scolastici 2004-2005 e 2005-2006 8. Metodologie pedagogiche
innovative sono state promosse dal ministero dell’Educazione in collaborazione
con l’Alto commissario dell’Osce per le minoranze nazionali nel 2005, quando
venne varato il programma denominato «Georgian as Second Language in the Mi-
nority Schools of Samtskhe-Javakheti».
A tal fine, nonché per arginare la diffusione di pubblicazioni stampate in Rus-
sia, Armenia e Azerbaigian 9, è stato realizzato un nuovo libro di testo, il Tavtavi, la
cui prima e seconda parte sono state pubblicate tra il 2005 e il 2006 10. Nel gennaio

4. I problemi delle minoranze armene e azere sono aggravati dalla loro scarsa conoscenza della lin-
gua georgiana, che l’articolo 8 della costituzione del 1995 sancisce come idioma ufficiale del paese.
5. Secondo alcune stime, nella 62a base militare di Akhalkalaki erano direttamente impiegati 340 geor-
giani di etnia armena. I militari russi costituivano i principali acquirenti di quei (pochi) prodotti e ser-
vizi reperibili sul mercato locale (T. FREESE, «Diversity is our strength: Georgian President Mikheil
Saakashvili», Eurasianet, 22/4/2005).
6. L’11 dicembre 2005, nei pressi della postazione doganale vicina al villaggio di Zhdanovakan, si ve-
rificarono incidenti tra un gruppo di armeni residenti in Georgia e le guardie di frontiera («Samtskhe-
Javakheti residents raided custom houses at the Armenian-Georgian border», Regnum, 12/12/2005).
7. ACFC/SR (2007) 001, Strasburgo, 16/7/2007, cit., pp. 3, 33-34.
8. Ivi, p. 45.
9. Ivi, p. 44.
2 10. Ivi, p. 46.
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del 2006 è stata inoltre inaugurata l’università Zurab Zhvania a Kutaisi (seconda
città della Georgia dopo Tbilisi), che dovrebbe facilitare l’ingresso nell’amministra-
zione pubblica dei membri delle minoranze georgiane 11.
Un aiuto viene anche da Washington: prima ancora dello scoppio della guerra
russo-georgiana, gli Stati Uniti avevano previsto l’esborso di 295,3 milioni di dollari
a favore della Georgia, che rientra nel novero degli Stati beneficiari del Millennium
Challenge Account. Lo scorso 20 novembre, dopo la guerra, gli americani hanno
messo a disposizione altri 100 milioni di dollari, portando la cifra complessiva a
395,3 milioni. Di questi, 183,6 milioni sono destinati al rifacimento di 224 km di
strade nella regione di Samtskhe-Javakheti e in Kvemo-Kartli.
Quanto alla collaborazione interregionale, vanno segnalati i lavori di costru-
zione della ferrovia Kars (Turchia)-Akhalkalaki, a sua volta connessa con Tbilisi
(da cui parte la linea per Baku). Il 7 febbraio del 2007, nella capitale georgiana è
stato firmato un accordo per la realizzazione di questa importante infrastruttura, il
cui segmento dal confine con la Turchia alla capitale georgiana sarà lungo 220 km
(190 da riabilitare e 30 da costruire). Il progetto è avversato da Erevan, in quanto
competitivo rispetto al tragitto Kars-Gyumri-Tbilisi, già esistente ma al momento
inutilizzato a causa della chiusura della frontiera terrestre tra Turchia e Armenia.
L’Azerbaigian si è impegnato a finanziare i lavori della Kars-Akhalkalaki-Tbilisi, del
valore complessivo di 600 milioni di dollari, con un prestito alla Georgia pari a 200
milioni, da restituire in 25 anni 12.
Va detto che la Georgia ha esitato a lungo di fronte a un progetto che, unendo
il Mar Caspio all’Anatolia via terra, minacciava di causare ingenti perdite economi-
che ai porti di Batumi e Poti, sul Mar Nero. Decisiva per indurre Tbilisi ad accanto-
nare le proprie riserve sarebbe stata, secondo alcuni osservatori, la chiusura del
confine terrestre tra la Russia e la Georgia, nel luglio 2006.

3. Il fatto che la regione di Samtskhe-Javakheti confini con la Turchia introdu-


ce ulteriori elementi di complessità. Il 12 ottobre del 2005, ad esempio, vennero di-
stribuiti ad Akhalkhalaki numerosi volantini antiarmeni in lingua russa, firmati da
una sconosciuta organizzazione di nome «Brigata dei liberatori di Akhaltsikhe», con
in evidenza i colori della bandiera turca 13. Va tuttavia sgomberato il campo dalle
ipotesi di complotto: Ankara è contraria alla balcanizzazione della Georgia ed epi-
sodi del genere, sia pure oscuri, vanno circoscritti a una dimensione locale, in cui
le strumentalizzazioni sono frequenti.
Negli ultimi anni, in realtà, le paure della popolazione armena sono state ri-
volte soprattutto alla questione del ritorno in Georgia dei turchi meshketi, gli

11. Nell’estate del 2007, l’allora ministro dell’Educazione Alexander Lomaia negava l’intenzione del
governo di aprire un’università in lingua armena ad Akhalkalaki («No plans for university in Akhalka-
laki – Minister says», Civil Georgia, 22/8/2007).
12. R. ISMAVILOV, «Azerbaijan, Georgia and Turkey: Building a Transportation Triumvirate?», Eurasianet,
7/2/2007.
13. A. GIAN, «Javakheti: an overview of Armeno-Georgian tensions», Caucaz.com, 20/2/2006. 3
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ahiska turkleri (turchi di Akhaltsikhe), anche conosciuti come meshketi musul-


mani 14.
Quello dei turchi meshketi è un capitolo tuttora aperto: nel 1944, essi subiro-
no una deportazione assieme ai curdi, agli armeni musulmani (noti come khem-
shils/hemshin), ai ceceni e agli ingusceti. Ad oggi, in Azerbaigian risiederebbero
45 mila meshketi 15; altri vivono, oltre che nella regione russa di Krasnodar, in Ka-
zakistan, Kirghizistan e Uzbekistan, nella valle di Fergana (dove furono oggetto di
una dura repressione nel 1989). Secondo un’indagine condotta a metà del 2007 dal
Georgian Times, i pochi turchi meshketi residenti nel paese erano sparsi tra
Akhaltsikhe, Tbilisi, l’Adjara, l’Imereti e la regione di Guria 16.
Al momento della sua adesione al Consiglio d’Europa, nel 1999, Tbilisi si è im-
pegnata a risolvere definitivamente questa questione. Ciononostante, erano già in
molti, prima dell’agosto del 2008, a ritenere azzardato un rimpatrio di persone sin
quando i conflitti territoriali relativi all’Abkhazia e all’Ossezia del Sud non fossero
stati risolti. Veniva inoltre sottolineata la difficoltà georgiana ad accogliere altre co-
munità, alla luce del considerevole numero di sfollati già presenti 17: nel 2002, l’uf-
ficio Osce a Tbilisi segnalava che il numero di meshketi disposti a fare ritorno in
Georgia si aggirava intorno a 70 mila 18, a fronte di una popolazione mondiale di
meshketi che, secondo lo European Centre for Minority Issues, si aggirerebbe tra
le 270 e le 335 mila unità 19.
Nel luglio del 2007, dopo un dibattito piuttosto acceso 20, è stata infine predi-
sposta una legge per il ritorno dei georgiani musulmani e, più in generale, delle
persone deportate durante gli anni Quaranta. Nel corso del 2008, coloro che vole-
vano riacquistare la cittadinanza georgiana dovevano presentare al più vicino
consolato georgiano o al ministero dei Rifugiati un’apposita domanda, corredata
da documenti attestanti l’avvenuta deportazione nel corso della seconda guerra
mondiale. I ministeri della Giustizia e dell’Interno potevano tuttavia opporre il lo-
ro veto, caso per caso. La bozza di legge non prevedeva l’erogazione di alcuna
assistenza finanziaria al rimpatrio, né specificava il luogo in cui i meshketi avreb-
bero fatto esattamente ritorno. Inoltre, si riferiva a una comunità di meshketi pari
soltanto a 20 mila unità 21. L’allora presidente del parlamento, Nino Burjanadze,
specificò che i turchi meshketi si sarebbero insediati in varie regioni georgiane,
ma non in Samtskhe-Javakheti.

14. N. EDILASHVILI, «Old topic of Meskhetian’s repatriation sparks new controversy», The Georgian Ti-
mes, 18/7/2007.
15. «Riot of Javakheti Armenians is “premises for collapse of Georgian state”», Regnum, 15/2/2006.
16. «Old topic of Meskhetian’s repatriation sparks new controversy», cit.
17. Prima della guerra russo-georgiana dell’agosto 2008, l’Alto Commissariato Onu per i rifugiati si oc-
cupava già di circa 220 mila persone tra sfollati, rifugiati, richiedenti asilo e apolidi in Georgia.
18. Osce newsletter, novembre 2008, vol. 5, n. 11, p. 11.
19. Comunicato stampa dell’Ecmi, 26/7/2004.
20. Il Partito conservatore propose lo svolgimento di un referendum sulla questione («Lawmakers de-
bate on repatriation of Turk-Meshketians», The Georgian Times, 22/7/2007.
21. S. TOURNON, «Georgia: a new bill on rehabilitation of the Meshketians is under consideration», Cau-
4 caz.com, 24/7/2007.
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A pochi giorni dal passaggio della prima bozza di legge, Saakashvili si recava
in Samtskhe-Javakheti: regione che, secondo il presidente georgiano, presentava
ottime potenzialità turistiche e agricole, in virtù della sua «stabilità politica, di rifor-
nimenti elettrici sicuri e di buone strade» 22.
L’adozione della nuova normativa è stata accolta con favore dall’Alto commis-
sario dell’Osce per le minoranze nazionali, Knut Vollebaek. Durante una visita in
Georgia, nell’aprile del 2008, egli ha però affermato che «la legge presenta nume-
rose lacune, che ne rendono difficile l’esecuzione». Tali lacune non saranno sem-
plici da colmare, quanto meno nel breve periodo, alla luce del vertiginoso aumen-
to degli sfollati e del riconoscimento russo di Abkhazia e Ossezia del Sud, conse-
guenti alla guerra d’agosto 23. Nel frattempo, a fine dicembre, è stata estesa di altri
6 mesi la scadenza entro la quale presentare domanda di rientro.

4. Pur non essendo adeguatamente presenti negli organi politici rappresenta-


tivi della Georgia, gli armeni della regione di Samtskhe-Javakheti hanno dato vita
a una serie di organizzazioni non governative e di movimenti particolarmente atti-
vi 24, che non hanno eguali tra gli azeri di Kvemo-Kartli. Nel 1988 venne fondata
l’organizzazione Javakh, che attualmente fa parte del Consiglio di coordinamento
delle Ong di Samtskhe-Javakheti. Ben più influente è il partito Virk (dal nome con
cui gli armeni chiamavano anticamente la Georgia), creato nel 1995. Tale forma-
zione non è tuttavia riconosciuta dalle autorità centrali, non avendo presentato al
ministero della Giustizia – secondo la versione di Tbilisi – i documenti per la regi-
strazione previsti dalla Legge organica sugli enti politici in Georgia. Le autorità
georgiane, infatti, hanno ritenuto insufficienti le prove attestanti l’adesione al
gruppo di almeno mille attivisti 25.
Lo United Javakh si è invece segnalato per aver organizzato manifestazioni di
piazza sventolando i tricolori armeni. Tale movimento rivendica unicamente una
«autonomia culturale» rispetto al governo centrale, per quanto negli anni abbia
mantenuto una politica estremamente ondivaga (ventilando nel 1998 addirittura
un referendum secessionista). Il suo leader, Vahagn Chakhalyan, capo anche del-
l’Unione sportiva giovanile di Javakheti, è stato recentemente arrestato 26.
Un altro attore è il Forum civico di Samtskhe-Javakheti, la cui piattaforma poli-
tica è improntata a moderazione e al dialogo con Tbilisi. Il Forum ha ricevuto l’as-
sistenza dello European Centre for Minorities Issues (Ecmi) allo scopo di unificare
la galassia delle Ong dell’area e di esso farebbero parte anche articolazioni del par-
tito armeno Dashnaktsutyun (Arf e Federazione rivoluzionaria armena, facente

22. R. MITAISHVILI, «President Saakashvili visits mainly ethnic Armenian Javakheti region», Abkhazia.-
com, 24/6/2007.
23. L’Unhcr stima in 158 mila i profughi della guerra d’Ossezia.
24. «Georgia’s Armenian and Azeri Minorities», Europe Report, n. 178, International Crisis Group,
22/11/2006, pp. 15-17.
25. ACFC/SR (2007) 001, cit., p. 30.
26. «Yerkir Union’s Appeal to International Community With Respect to the Recent Events in Akhalka-
laki», HetqOnline, 4/8/2008. 5
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parte a Erevan della coalizione di governo). La circostanza, tuttavia, è smentita da


alcuni esponenti di punta del partito stesso 27.
Si stima che sul territorio della Repubblica d’Armenia risiedano tra i 100 e i 300
mila armeni provenienti dal Sud della Georgia, a fronte di circa 140 mila armeni
del Karabakh (secondo un censimento locale effettuato nel 2005) 28. L’Armenia ha
sempre mantenuto una posizione di estrema cautela riguardo alle rimostranze de-
gli armeni d’oltreconfine, allo scopo di non deteriorare le relazioni con un partner,
la Georgia, ritenuto essenziale per la crescita economica del paese e per lo svilup-
po dei commerci. Erevan è dunque contraria all’ipotesi di indipendenza della re-
gione di Samtskhe-Javakheti.
Ciò nonostante, il tema della condizione degli armeni nel Sud della Georgia ri-
corre nei vertici tra i presidenti, così come negli incontri tra i ministri degli Esteri
dei due Stati caucasici. Da ultimo, il capo della diplomazia georgiana Grigol Va-
shadze, in visita nella capitale armena, si è soffermato sull’inesistenza di problema-
tiche specifiche del Javakheti, essendo queste ricollegabili alla situazione socio-
economica generale del paese: «Se qualcuno in Armenia crede che si viva meglio a
Kutaisi, rimarrà profondamente deluso» 29.
L’Armenia rifornisce di elettricità la regione di Samtskhe-Javakheti e ha donato
libri di testo a 156 scuole del vicino settentrionale (136 delle quali sono situate nel
Javakheti e nella municipalità di Tsalka). In particolare, il partito Dashnaktsutyun
segue con attenzione le vicende degli armeni in Georgia, figurando nel suo pro-
gramma la riunificazione delle terre «storicamente armene». Proponimento, tutta-
via, notevolmente annacquato da quando ha iniziato a far parte del governo. Ne è
testimonianza la dichiarazione di uno dei leader dei dashnaki, Vahan Hovhannis-
syan, che ha recentemente commentato come vi siano persone che agiscono in
Samtskhe-Javakheti al soldo di «terze forze» e che potrebbero mettere a repentaglio
le relazioni armeno-georgiane 30.
L’agenzia di stampa Panarmenian non esclude che il conflitto sia in qualche
misura artefatto, stimolato dall’esterno al fine di contrapporre Armenia e Georgia 31.
Un certo scalpore ha destato di recente l’arresto, il 22 gennaio 2009, di due cittadini
georgiani di etnia armena, sospettati di essere spie (non è stato specificato per con-
to di chi) 32.

27. A. KHACHATRYAN, «Kiro Manoyan: there are no ARF members in Javakh», HetqOnline, 24/2/2009.
28. La stima risale a una rilevazione demografica del 2005.
29. R. MELOYAN, «Georgian Foreign Minister visits Armenia», Armenialiberty, 20/2/2009.
30. «Situation in Javakh may be escalated by third State: ARFD member», ArmInfo, 9/8/2008. Lo stesso
Hovhannissyan è poi tornato sulla questione, proponendo la trasformazione dello Stato georgiano in
una confederazione, con un’ampia autonomia assicurata alla regione di Samtskhe-Javakheti (H. SHO-
GHIKIAN, R. MELOYAN, «Dashnaks detail planned Gul protests», Armenialiberty, 2/9/2008).
31. «Who is hiding behind offers to clear Javakh from Armenians?», Panarmenian.net, 19/9/2007. In
un documento di analisi prodotto in seno al Parlamento europeo si legge che «se la Russia vuole ulte-
riormente destabilizzare la Georgia, la già presente tensione in Samtskhe-Javakheti costituisce un’op-
portunità» (D. SOURANDER, «The Consequences of the South Ossetia War: First Tentative Conclusions»,
Directorate General External Policies, Policy Department, European Parliament, 13/8/2008, p. 7).
32. M. CORSO, G. ABRAHAMYAN, «Georgia: Espionage Arrests of Ethnic Armenians Stoke Suspicion of
6 Russia», Eurasianet, 12/2/2009.
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L’impressione maturata dagli esperti dell’International Crisis Group è che Tbi-


lisi tenda ad adottare una sorta di outsourcing policy: di fatto, le autorità georgiane
contano molto sul sostegno dell’Armenia per moderare i toni delle proteste. A farlo
è stato il presidente della Repubblica Robert Kocharian (sostituito da Serzh Sarg-
syan dall’aprile del 2008), che in un suo intervento all’università di Erevan, pur
rammentando il ruolo storico rivestito dagli armeni d’oltreconfine, ha precisato che
la Georgia costituisce uno Stato indipendente: per la popolazione di Samtskhe-Ja-
vakheti, il miglior modo di rapportarsi a esso è pertanto imparare il georgiano, così
come gli armeni dell’Esagono hanno imparato il francese.
In prospettiva, sembrerebbe che l’importanza strategica della regione di Samt-
skhe-Javakheti per Georgia, Turchia e Armenia sia destinata ad aumentare. In una
recente visita ufficiale a Tbilisi (ottobre 2008), Sargsyan e Saakashvili si sono accor-
dati «per la formazione di un consorzio dei rappresentanti governativi dei due pae-
si, al fine di sviluppare l’idea di una rotta alternativa per facilitare il flusso di beni e
persone» 33: si tratta dell’autostrada Erevan-Gyumri-Ninotsminda-Akhaltsikhe-Batu-
mi, per il cui finanziamento ha mostrato interesse l’Asian Development Bank.
È ancora presto per trarre delle conclusioni sull’esito di questo e altri progetti,
dal momento che il quadro regionale appare in movimento: non solo per effetto
delle operazioni militari, ma anche del disgelo tra Armenia e Turchia, avviato lo
scorso anno. Sin d’ora, tuttavia, appare verosimile che la regione di Samtskhe-Ja-
vakheti farà parlare di sé.

33. «President Serzh Sargsyan’s official visit to Georgia», www.president.am


* Le opinioni espresse in questo scritto sono personali e non impegnano il ministero degli Affari esteri. 7
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