Sei sulla pagina 1di 16

ANALYSIS NO.

1 | MAGGIO 2017

TERRORISMO: UN FENOMENO COMPLESSO


ANALISI DE LLA LE TTERATURA

NICOL SCREMIN
INSI
InterNational Security Interest (INSI) una testata giornalistica
online indipendente che promuove la produzione e la diffusione
di contenuti di carattere accademico-scientifico e divulgativo
relativi al mondo della security e dei social affairs. Per la
particolare attenzione nei confronti del terrorismo e
dellantiterrorismo, INSI pu essere considerato il primo
giornale interamente student-run nel suo genere in Italia.

LAUTORE
Nicol Scremin Co-fondatore e Direttore Esecutivo di INSI.
Laureato in Scienze per lInvestigazione e la Sicurezza presso
lUniversit degli Studi di Perugia con la votazione di 110 e
lode,attualmente lavora come Research Assistant presso
lInternational Institute for Counter-Terrorism di Herzliya, Israele.

CONTATTI
InterNational Security Interest
Santa Croce 468/B
Venezia, 30135
Italia
E. info@internationalsecurityinterest.com

I pareri espressi in questo documento sono personali dellautore e non rappresentano


necessariamente le opinioni di InterNational Security Interest.

Quest'opera stata rilasciata sotto licenza Creative Commons


Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Lopera pu quindi essere riprodotta, distribuita con qualsiasi mezzo e formato, a patto di fornire la
fonte nella seguente forma:

N. Scremin, Terrorismo: un fenomeno complesso, InterNational Security Interest (INSI), Analysis N1,
Venezia, maggio 2017

Venezia | Maggio 2017


INDICE

DUE DIFFERENTI APPROCCI 4

IL PROBLEMA DELLA DEFINIZIONE 5

IL TERRORISMO E LE ALTRE FORME DI VIOLENZA POLITICA 6

LE CAUSE DEL TERRORISMO 8

LA MOTIVAZIONE POLITICA E LORIENTAMENTO IDEOLOGICO 9

LE STRATEGIE E GLI OBIETTIVI A LUNGO TERMINE 9

VECCHIO E NUOVO TERRORISMO 10

TERRORISMO E COMUNICAZIONE 11

LA STRUTTURA ORGANIZZATIVA 12

BIBLIOGRAFIA 13
ABSTRACT

Lobiettivo di questo articolo quello di fornire un


quadro concettuale del terrorismo attraverso unattenta
analisi della letteratura esistente. Dopo una breve
introduzione relativa ai principali approcci teorici utilizzati
nello studio del terrorismo, la seconda parte di questa
rassegna si focalizza sulla trattazione di alcune delle
principali questioni inerenti a tale fenomeno. Queste
includono: la difficolt di darne una definizione, le
differenze tra le vecchie e le nuove sue forme, le
principali strategie adottate dalle organizzazioni
terroristiche moderne, le maggiori differenze tra il
terrorismo e le altre forme di violenza politica e le varie
tipologie di struttura organizzativa.
Nonostante il terrorismo rappresenti una delle principali minacce per la pace
e lequilibrio globale, ancora oggi la comunit internazionale non stata in
grado di formulare una definizione universalmente accettata di tale
fenomeno.

In questa direzione Alex Schmid ha tentato, nel corso degli anni, di


raggiungere un consenso accademico riguardante la definizione di
terrorismo. Una prima definizione venne elaborata nel 1988, una seconda
nel 2004 ed infine una terza nel 2011. Mentre la prima e la seconda erano
composte rispettivamente da 22 e 16 elementi di definizione, la terza
stata elaborata sulla base di 12 elementi. In particolare per Schmid:

Il terrorismo si riferisce da un lato ad una dottrina riguardante la


presunta efficacia di una speciale forma o tattica generatrice di
paura e di violenza politica coercitiva, mentre dall'altro lato si
riferisce alla pratica cospiratoria di un'azione violenta
pianificata, dimostrativa e diretta senza vincoli legali o morali,
rivolta prevalentemente contro target civili e non-combattenti;
eseguita per i suoi effetti propagandistici e psicologici su un
vario pubblico e le parti coinvolte.1

Per Boaz Ganor invece, il terrorismo una forma di violenza politica nella
quale un attore non statale ricorre alluso deliberato della violenza contro
civili o bersagli civili nel tentativo di realizzare degli obiettivi politici;2 mentre
Bruce Hoffman lo definisce come la creazione e lutilizzo deliberato di
paura attraverso la violenza o la minaccia di violenza nel perseguimento di
un cambiamento politico.3

DUE DIFFERENTI APPROCCI


Dopo lattacco dell11 Settembre 2001, la minaccia posta dalle
organizzazione terroristiche, in particolare da Al-Qaeda, ha portato i governi
occidentali ad istituire vari centri di ricerca e think tanks specializzati in
homeland security e antiterrorismo; come risultato, un numero sempre pi
significativo di ricercatori, con background accademici diversi, ha iniziato ad
utilizzare il terrorismo come oggetto di studio per le proprie ricerche (Ganor,
2009: 11-12).

Attualmente ci sono due principali approcci teorici utilizzati per studiare tale
fenomeno: quello razionale o strumentale e quello socio-psicologico.
Secondo lapproccio strumentale, il terrorismo non altro che un metodo
operativo razionale orientato al perseguimento di un concreto obiettivo
politico (Ganor, 2009; Crenshaw, 2000; Hoffman, 1998). In questottica,
unorganizzazione, prima di commettere qualsiasi atto di terrorismo, compie
un calcolo razionale dei costi, dei benefici e delle probabilit di successo

1. A.P. SCHMID, The Routledge Handbook of Terrorism Research, Routledge, Londra e New
York 2011, pp.86-87.
2. B.GANOR, Global Alert, New York: Columbia University Press, 2015, p.8.
3. B.HOFFMAN, Inside Terrorism, New York: Columbia University Press, 2006: p.32.

TERRORISMO: UN FENOMENO COMPLESSO | Analisi della letteratura _______ 4


connesse alloperazione. Se i benefici sono enormi; o i costi sono bassi; o
le probabilit di successo alte, lorganizzazione porter a compimento
lazione (Crenshaw, 1988: 14).

Lapproccio socio-psicologico, invece, analizza con maggior enfasi la


componente psicologia e sociologica connessa al fenomeno terroristico,
concentrandosi principalmente sullo studio delle dinamiche sociali di
gruppo e sul profilo psicologico dei vari attori coinvolti. In questo scenario
per Jerrold Post, la dimensione ideologica gioca un ruolo fondamentale, in
quanto la condivisione di una stessa ideologia allinterno del gruppo
permette di orientare lagire dei membri verso il perseguimento di un
obiettivo comune sia a lungo che a breve termine. Di norma lobiettivo a
breve termine quello di infondere paura, angoscia e terrore, mentre quello
a lungo termine il perseguimento di finalit politiche (Horgan, 2005:14).

IL PROBLEMA DELLA DEFINIZIONE


Per Brian Jenkins il problema relativo alla definizione rappresenta il
triangolo delle Bermude del terrorismo. Sebbene infatti esistano centinaia
di definizioni di terrorismo solo in Political Violence Schmid e Youngman
(1988) ne citano 109 differenti tuttavia lelaborazione di una definizione
globalmente accettata di tale fenomeno rimane ancora qualcosa di elusivo.

In questa direzione molti studiosi sono propensi a credere che sia


impossibile arrivare ad una definizione oggettiva e internazionalmente
riconosciuta, in quanto, dopotutto chi per alcuni un terrorista per altri
un combattente per la libert (Laqueur, 1987: 302). Al contrario, Ganor
(2002: 304) afferma che una definizione oggettiva non solo possibile, ma
indispensabile per ogni serio tentativo di combattere il terrorismo. Dean e
Yonah Alexander (2003) considerano invece lassenza di una definizione
universale come uno dei fattori che incoraggiano il terrorismo, mentre per
Schmid (1988) il terrorismo un concetto essenzialmente controverso in
quanto un uso corretto del termine genera inevitabilmente delle discussioni
(Gallie, 1956: 169) che non possono essere risolte mediante il semplice
ricorso allevidenza empirica, alluso linguistico o ai canoni della logica
(Gray, 1977: 344).

Secondo Hoffman (2006) le difficolt nel definire il terrorismo derivano dal


fatto che esso 1. non sia dissimile da altre forme di violenza irregolare, 2.
abbia un significato che cambiato ripetutamente nel corso degli ultimi due
secoli, ma soprattutto 3. sia una parola con una connotazione
intrinsecamente negativa.4 Sulla stessa linea Jenkins (1980) afferma che:
luso del termine terrorismo implica un giudizio morale; se una delle parti
riesce ad appiccicare con successo letichetta terrorista al proprio
avversario pu influenzare indirettamente altri ad adottare questo punto di
vista morale.5 Per Ganor, infine, il terrorismo difficile da definire per
numerosi motivi, tra cui: 1. il fatto che sia un termine controverso,

4. B.HOFFMAN, Lecture, What is Terrorism: Defining Terrorism, in Terrorism and


Counterterrorism, Georgetown University through EDX, October 2015
5. B.JENKINS, The Study of Terrorism: Definitional Problems, RAND Corporation, Santa
Monica, California, Dicembre1980, p.10

INTERNATIONAL SECURITY INTEREST | Analysis _______ 5


2. esistano vari terrorismi con differenti forme e manifestazioni, 3. la
struttura (semi-)clandestina e la segretezza che caratterizzano il terrorismo
rendano difficoltosa unanalisi obbiettiva, 4. il fatto che esso sia stato
spesso associato alla questione relativa allauto-determinazione dei popoli e
la resistenza armata contro loccupazione straniera o regimi razzisti ed infine
5. perch i confini tra terrorismo e altre forme di violenza politica sono poco
chiari.

IL TERRORISMO E LE ALTRE FORME DI VIOLENZA


POLITICA
Per arrivare ad elaborare una definizione quanto meno operativa di
terrorismo, alcuni studiosi (Hoffman, 2006; Mitchell, 1991) hanno ritenuto
opportuno partire dal distinguere il terrorismo da ci che non ,
differenziando esso da altre forme di violenza politica come la guerriglia,
linsorgenza e la liberazione nazionale.

TERRORISMO E GUERRIGLIA

Nel linguaggio comune i termini terrorismo, insorgenza e guerriglia


sono spesso utilizzati in maniera indifferente, dal momento che i guerriglieri
e gli insorti utilizzano spesso le stesse tattiche dei terroristi per le medesime
finalit (Hoffman, 2006). Tuttavia nel corsi degli anni numerosi accademici
hanno fornito il proprio contributo per distinguere in maniera univoca i
concetti di specie.

Per Hoffman (2006: 35) la guerriglia, nel suo utilizzo pi comunemente


accettato, si riferisce ad un gruppo numericamente ampio di individui armati
che opera come ununit militare, attacca le forze nemiche ed esercita una
qualche forma di sovranit e di controllo su unarea geografica definita e
sulla sua popolazione. Walter Laqueur (1987: 147) afferma che il terrorismo
urbano si differenzia dalla guerriglia in aspetti essenziali. Per lautore
lessenza della guerrilla warfare quella di stabilire o liberare territori in zone
rurali e di instituire piccole unit militari che possano gradualmente crescere
in numero, forza e attrezzature al fine di combattere contro le truppe
governative. Nelle zone liberate in seguito i guerriglieri stabiliscono le proprie
istituzioni, fanno propaganda e si impegnano in altri tipi di attivit politiche,
al contrario dei terroristi che mantengono la base operativa allinterno delle
citt e operano clandestinamente in piccole unit.

Per Ehud Sprinzak (in Ganor, 2000: 296) la differenza sostanziale tra
terrorismo e guerriglia risiede nel fatto che la guerriglia, al contrario del
terrorismo, una piccola guerra soggetta alle stesse regole che si
applicano alle guerre tradizionali. In aggiunta, David Rapoport identifica il
rifiuto esplicito ad accettare i limiti morali convenzionali che definiscono le
azioni militari e di guerriglia come il tratto distintivo del terrorismo (in
Schmid, 1984: 44). Paul Wilikinson distingue tra terrorismo e guerriglia sulla
base della natura degli obiettivi presi di mira (militari nel caso della guerriglia
e civili nel caso del terrorismo), mentre Huntington sostiene che la guerrillia
warfare e una forma di combattimento attraverso la quale la parte pi
debole adotta strategicamente loffensiva tattica nelle forme, i tempi e i
luoghi pi congeniali (in Laqueur, 1977: 392).

TERRORISMO: UN FENOMENO COMPLESSO | Analisi della letteratura _______ 6


TERRORISMO E INSORGENZA

Linsorgenza descritta come una lotta tra un gruppo non dominante e il


governo o un autorit dominante dove luso combinato di strumenti politici
e militari sono utilizzati per mettere in discussione la legittimit e il potere del
governo, mentre si cerca di ottenere o mantenere il controllo su una
particolare area geografica. In questo scenario, il terrorismo viene
solitamente indicato come una delle tattiche dellinsurrezione insieme alla
propaganda, alle manifestazioni, alla mobilitazione politica, alla sovversione,
alla guerrilla warfare e alla guerra convenzionale (Moghaddam, 2014).6

Per Hoffman (2006: 35) linsorgenza, sebbene condivida le stesse


caratteristiche della guerriglia, si differenzia da essa in quanto va oltre gli
attacchi di tipo hit-and-run. In particolare, linsorgenza coinvolge un insieme
coordinato di informazioni e di sforzi tipici della guerra psicologica destinati
a mobilitare le masse nella lotta contro il governo, un potere imperialista o
contro loccupazione straniera. Assaf Moghaddam (2014) afferma che
solitamente gli insorti fanno ricorso a metodi sia violenti che non violenti.
Essi mirano ad ottenere un elevato livello di sostegno popolare, sono in
grado di controllare il territorio e, avendo accesso a maggiori risorse,
godono di una fornitura pi ampia di personale. Contrariamente, i gruppi
terroristici tendono ad essere di dimensioni pi contenute e fanno ricorso
alla violenza in maniera inflessibile. Queste due caratteristiche, unite alla
natura segreta delle organizzazioni, impediscono generalmente ai terroristi
di detenere il controllo sul territorio e godere di un ampio sostegno
popolare.

Daniel Byman (2008; 170) sostiene invece che la maggior parte dei gruppi
che fanno ricorso alla tattica del terrorismo, ma che a causa dellinferiorit
numerica o della mancanza di risorse non controllano il territorio e non
godono di sostegno popolare, possono essere considerati proto-
insurrezionisti. Sulla stessa linea Steven Metz (2012: 38) afferma che i
movimenti terroristici "puri" sono quelli che risultano incapaci di sfruttare
completamente la strategia dellinsurrezione e ricorrono alla tattica del
terrorismo per attirare lattenzione e stimolare potenziali sostenitori.

TERRORISMO E LIBERAZIONE NAZIONALE

Il celebre slogan chi per alcuni un terrorista per altri un combattente per
la libert non diventato solo un clich, ma anche uno dei maggiori
ostacoli nel fronteggiare il terrorismo (Ganor, 2010).

La lettura soggettiva che stata data in chiave terminologica alla parola


terrorismo ha infatti indotto molti occidentali ad accettare il presupposto
secondo il quale terrorismo e liberazione nazionale sarebbero posizionati sui

6. In questa direzione un caso emblematico quello rappresentato dal sedicente Stato


islamico. In particolare Daesh nelle sue radici storiche va inteso come parte di un'ondata
jihadista sunnita salafista pi ampia collegata ai Fratelli Musulmani e ai Wahhabiti. In
particolare Daesh nasce dallunione tra militari Baathisti e ufficiali dell'intelligence
provenienti dall'Iraq e jihadisti takfiri salafisti. Le tattiche utilizzate dal sedicente Stato
Islamico sono in parte tattiche storiche e in parte tattiche tipiche dei servizi segreti. Alcune
di queste sono tattiche "terroristiche", altre sono di tipo repressivo, altre ancora sono
tipiche della guerriglia e altre sono di natura militare.

INTERNATIONAL SECURITY INTEREST | Analysis _______ 7


due poli opposti dello spectrum di legittimazione delluso della violenza. In
particolare, la liberazione nazionale corrisponderebbe al polo positivo e
giustificato dello spettro, mentre il terrorismo sarebbe il polo negativo e
ingiustificato (Ganor, 2009: 20-21). Pertanto, secondo questa linea di
pensiero, la medesima organizzazione non pu costituire allo stesso tempo
un gruppo terroristico e un movimento di liberazione nazionale.

Tuttavia, come viene evidenziato da Ganor (2009) necessario compiere


una distinzione tra fini e mezzi. Non la finalit per cui si combatte che
determina se un gruppo debba essere etichettato come organizzazione
terroristica o no, quanto piuttosto i metodi operativi che utilizza. Il terrorismo
infatti una tattica; uno strumento di cui ci si serve per realizzare un
obiettivo che pu essere di varia natura.

In questa direzione, unorganizzazione terroristica pu essere


contemporaneamente anche un movimento di liberazione nazionale, in
quanto terrorista e freedom fighter sono due concetti non contraddittori
(Ganor, 2002: 293.

LE CAUSE DEL TERRORISMO


Il terrorismo un insieme estremamente complesso di fenomeni che
coprono una grande variet di gruppi con differenti origini e cause (Bjrgo,
2005). Martha Cranshew (1981: 381) per prima cosa differenzia tra
precondition (precondizioni) e precipitans (acceleratori) del terrorismo.
Mentre i primi rappresentano i fattori che pongono le basi per il terrorismo
nel lungo periodo, i secondi sono quegli eventi specifici che precedono
immediatamente la comparsa del terrorismo. In secondo luogo, divide
allintero delle precondizioni i permissive factors (fattori chiave) che offrono
al terrorismo lopportunit di materializzarsi, dalle situazioni che
direttamente ispirano e motivano le campagne terroristiche. Alcuni fattori
chiave possono essere la posizione geografica, il sistema politico e la
modernizzazione del paese, mentre alcuni esempi di acceleratori sono il
supporto al gruppo, la disponibilit di armi, il fallimento delle agenzie di
antiterrorismo e le rimostranze (reali e percepite) (Schmid, 2011: 179).

Tore Bjrgo (2005: 7) differenzia tra: cause strutturali che sono quelle
cause che influenzano la vita delle persone senza che esse possano
comprenderle, come per esempio la globalizzazione o gli squilibri
demografici; facilitatori o acceleratori, come per esempio levoluzione
dei mezzi di comunicazione che pur non essendo motori primi, rendono il
terrorismo possibile e attraente; cause motivazionali, che inducono le
persone ad agire; cause scatenanti, come per esempio una calamit
politica, ma anche la volont di interrompere colloqui di pace.

Post (2002), invece, identifica 32 variabili diverse, suddivise in 4 categorie


concettuali principali: 1. fattori esterni con caratteristiche storiche, culturali e
contestuali; 2. attori chiave che interagiscono con il gruppo come
componenti e sostenitori; 3. lorganizzazione che include le caratteristiche e
le strutture, nonch fattori come lo stile di leadership, lideologia e gli
obiettivi del gruppo; 4. caratteristiche della situazione immediata, tra cui
eventi scatenanti.

TERRORISMO: UN FENOMENO COMPLESSO | Analisi della letteratura _______ 8


Sirseloudi e Schmid (2005) infine compiono una suddivisione tra: cause
profonde del terrorismo, cause prossime, acceleratori , deceleratori e
precipitans.

LA MOTIVAZIONE POLITICA E LORIENTAMENTO


IDEOLOGICO
Unideologia un insieme di credenze, valori, principi e obiettivi attraverso la
quale un gruppo definisce la propria identit politica distintiva e le proprie
finalit (Rosenbaum, 1975: 120). Per Gunaratna (2005) lideologia fa da
cornice alla struttura organizzativa, alla leadership, alla motivazione dei
membri e al reclutamento e supporto di un gruppo terroristico,
modellandone le strategie e le tattiche da adottare. Analogamente, per
Drake (1998: 53) lideologia fornisce ai terroristi un motivo iniziale per agire e
diventa un prisma attraverso il quale poter leggere e interpretare le azioni
degli altri. In particolare, possibile distinguere tra lideologia professata in
un gruppo e le credenze reali dei singoli membri. In questa direzione,
mentre i leader politici del gruppo tenderanno a possedere unideologia
piuttosto specifica con obiettivi politici ben definiti, al contrario molti dei loro
sostenitori entreranno a far parte del gruppo per un semplice desiderio di
adesione o per un avversione viscerale nei confronti del nemico" (Drake,
1998: 55).

Sulla base della motivazione politica e lorientamento ideologico, Wilkinson


differenzia tra terrorismo di stato, nazionalista, separatista, razzista,
vigilante, di estrema sinistra, religioso fondamentalista, millenario, single-
issues e state-sponsored. Sulla stessa linea, Bruce Hoffman distingue tra
terrorismo etno-separatista, di destra, di sinistra e religioso (n Schmid,
2011: 180).

Aubrey (2004: 43) individua invece sei categorie principali di terrorismo:


nazionalista, religioso, state-sponsored, di sinistra, di destra e anarchico
(Aubrey, 2004: 43).

LE STRATEGIE E GLI OBIETTIVI A LUNGO


TERMINE
Il terrorismo ineluttabilmente politico e strettamente correlato allidea di
potere, in quanto concepito con lintento di generare potere dove non ve
ne uno o di consolidarne uno dove non ve ne uno molto forte (Hoffman,
2006). In questa direzione, sebbene gli obiettivi finali del terrorismo siano
variati nel corso del tempo, Andrew Kydd e Barbara Walter (2006: 52)
identificano i cinque pi ricorrenti: 1. cambiamento del regime; 2.
cambiamento territoriale; 3. cambiamento politico; 4. controllo sociale; 5.
mantenimento dello status quo.

Per raggiungere gli obiettivi a lungo termine, i terroristi perseguono una


variet di strategie diverse. Thomas Thornton (1964: 87) sostiene che gli
obiettivi prossimi del terrorismo sono: la costruzione della morale, la
pubblicit, il disorientamento, la distruzione delle forze avversarie e la
provocazione. Anche la Crenshaw (in Kydd e Walter, 2006: 56) identifica la

INTERNATIONAL SECURITY INTEREST | Analysis _______ 9


pubblicit e la provocazione come obiettivi prossimi del terrorismo, insieme
allindebolimento del governo, lubbidienza della popolazione e loutbidding.
Per Jenkins (2006: 127), invece, la strategia terroristica non mira al
raggiungimento di una superiorit militare quanto piuttosto a complicare la
vita del nemico attraverso lattuazione incessante di attacchi che oltre a
provocare numerose vittime, infliggono danni di natura economica
(soprattutto nel settore turistico e degli investimenti).

Andrew Kydd e Barbara Walter (2006; 51-59) affermano che per realizzare i
loro obiettivi politici, i terroristi hanno bisogno di fornire informazioni credibili
allaudience il cui comportamento mirano ad influenzare. Laudience pu
essere di due tipi: i governi (le cui politiche i terroristi desiderano influenzare)
e gli individui ( da cui i terroristi cercano di ottenere sostegno o ubbidienza).
In questo scenario, gli autori identificano cinque principali logiche
strategiche alla base delle campagne terroristiche: 1. il logoramento; 2.
lintimidazione; 3. la provocazione; 4. lo spoiling; 5. loutbidding. Sulla
stessa linea, Byman (2015)7 identifica tra le varie strategie: 1. il
logoramento; 2. lalimentazione di una insorgenza; 3. la propaganda by the
deed; 4. lo spoiling; 5. la strategia del lupo solitario. In particolare, per
Byman i gruppi terroristici possono utilizzare diverse strategie
contemporaneamente, tuttavia spesso capita che ad un successo a livello
tattico non corrisponda un successo a livello strategico. Questo
rappresenta quello che Jankins (2006: 129) definisce il paradosso del
terrorismo. I terroristi infatti riescono spesso a conseguire un successo
tattico che permette al gruppo di ottenere pubblicit e attrarre nuove
reclute, tuttavia la loro lotta non apporta quasi mai un contributo
significativo nella realizzazione dei loro obiettivi dichiarati.

VECCHIO E NUOVO TERRORISMO


Da un punto di vista storico il terrorismo non un fenomeno nuovo, tuttavia
ha iniziato ad avere una portata internazionale solo a partire dalla fine del XX
secolo. Secondo Rapoport il terrorismo moderno si diffuso in quattro
ondate: quella anarchica diffusasi in Russia negli anni 80 dell800 e che fu
la prima esperienza globale di terrorismo internazionale nella storia;8
londata anti-coloniale che ebbe inizio dopo la fine della prima Guerra
Mondiale; londata della nuova sinistra sviluppatasi a partire dagli anni 60 e
infine lodierna ondata religiosa che ha avuto origine nel 1979. Ogni ondata
si caratterizza per essere un ciclo di attivit che vede la presenza di vari
gruppi guidati da una comune e predominate energia che perseguono
obiettivi simili in differenti paesi nel medesimo periodo.

Negli ultimi decenni si verificata una radicale trasformazione se non


addirittura una rivoluzione del carattere del terrorismo (Laqueur, 1999: 4)
che ha portato a differenziare tra terrorismo old e new. Secondo Laqueur,
mentre il vecchio terrorismo colpisce solo bersagli selezionati, il nuovo

7. D.BYMAN, Lecture, Strategies, Tactics, and Technology Use, in Terrorism and


Counterterrorism, Georgetown University through EDX, Ottobre 2015.
8. D.C. RAPOPORT, The Four Waves of Modern Terrorism, in Audrey Kurth Cronin and
James M Ludes (eds), Attacking Terrorism: Elements of a Grand Strategy, Georgetown
University Press, Washington DC 2004, p. 47.

TERRORISMO: UN FENOMENO COMPLESSO | Analisi della letteratura _______ 10


terrorismo un terrorismo totalmente e deliberatamente indiscriminato che
mira alla distruzione della societ e alleliminazione di ampie fasce della
popolazione.9

In questa nuova forma di terrorismo la dimensione religiosa, soprattutto di


matrice islamica, ha assunto un rilevanza sempre maggiore. A tal proposito,
basti pensare che, tra linizio degli anni 80 e la prima met degli anni 90, il
numero di organizzazioni terroristiche di stampo religioso presenti a livello
internazionale aument del 40%, passando dalle 2 su 64 (3%) del 1980 alle
25 su 58 (43%) del 1995 (Gurr e Cole, 2000).

Per Ganor la comparazione tra vecchio e nuovo terrorismo pu essere


articolata anche attraverso la differenziazione tra terrorismo classico,
moderno e postmoderno. Secondo il professore israeliano, il terrorismo
classico rivolto verso obiettivi specifici e strutture non significative; il
potenziale lesivo basso in quanto gli attacchi sono finalizzati al
perseguimento di un obiettivo politico ben definito. Nel terrorismo moderno
gli attacchi sono maggiormente indiscriminati e distruttitivi e il numero delle
vittime maggiore; tuttavia si utilizzano ancora armi convenzionali. Nel
terrorismo postmoderno infine, lobiettivo quello di demolire materialmente
il nemico ed eliminare la fonte stessa del conflitto attraverso lutilizzo di armi
CBRN (Chimiche, Biologiche, Radiologiche e Nucleari).

TERRORISMO E COMUNICAZIONE
Schmid e De Graff (1982: 9) vedono il terrorismo come un atto violento
specificatamente concepito per attirare lattenzione e, attraverso la
pubblicit che genera, comunicare un messaggio. In questa direzione il
terrorismo pu essere visto come una combinazione tra violenza e
propaganda., dove la prima mira a modificare il comportamento attraverso
la coercizione, mentre la seconda lo fa attraverso la persuasione (Schmid,
2010: 206).

Per Hoffman (2002: 313) il terrorismo una forma di psychological warfare,


un teatro dove il destinatario dellattacco non pi la vittima diretta ma
piuttosto il pubblico che guarda (Jenkins: 1974). Laqueur (1977: 135)
afferma che il successo di un operazione terroristica dipende quasi del tutto
dallammontare della pubblicit che essa riceve, mentre per Jenkins (1994:
5) se laudience lo scopo e i terroristi gli attori principali, lo spazio pubblico
diventa il palcoscenico dal quale essi meravigliano e traumatizzano il
pubblico

In questo scenario i media ricoprono un ruolo fondamentale. In particola per


Schmid (2010: 207) la realizzazione di eventi drammatici consente ai
terroristi di accedere liberamente al sistema delle notizia e gli editori
diventano accessori che contribuiscono a pubblicizzare lesistenza, le
pretese e gli obiettivi dei terroristi stessi.

9. W.LAQUEUR, The New Terrorism: Fanaticism and the Arms of Mass Destruction.
Oxford University Press, Londra 1999, p. 81

INTERNATIONAL SECURITY INTEREST | Analysis _______ 11


A testimonianza della relazione che intercorre tra terrorismo e media, il
teorico della guerriglia urbana, Carlos Marighella formula cinque principi
secondo i quali: 1. gli atti terroristici devono essere mirati allaudience; 2. le
vittime devono essere scelte per il loro significato simbolico; 3. i media sono
impazienti di coprire la violenza terroristica; 4. i media possono essere
attivati, diretti e manipolati per effetti propagandistici; infine 5. i governi sono
in svantaggio in quanto la loro unica possibilit per arginare luso dei media
da parte dei terroristi imporre la censura.

LA STRUTTURA ORGANIZZATIVA
La disponibilit ad accedere a tecnologie sempre pi sofisticate ha
permesso ai gruppi terroristici di abbandonare una struttura gerarchica per
adottare una nuova forma organizzativa a network molto pi flessibile e
dinamica.

Arquilla e Ronfeldt (2001) sostengono che la struttura network ha permesso


ai piccoli gruppi di comunicare e coordinare le attivit senza passare per un
comando centrale. Le tre principali forme di network sono: la chain o line
network, dove le informazioni passano lungo una catena; la hub and star
network, dove i vari gruppi o individui sono collegati ad un nodo centrale; la
all-channel network, dove tutti i nodi sono collegati gli uni con gli altri.
Gunaratna (2002) afferma che ladozione di una struttura a network ha
permesso ai gruppi terroristici di operare indipendentemente, rendendoli
maggiormente autonomi, nonostante siano ancora uniti da forme di
comunicazione avanzate e obiettivi comuni.

Mishal e Rosenthal (2005), basandosi sul presupposto che la catena di


comando e di controllo, le linee di comunicazione e il livello di divisione del
lavoro allinterno di una organizzazione dipendessero da un processo di
vacillazione tra la presenza territoriale e le modalit di scomparsa, hanno
sviluppato il concetto di organizzazione a duna (in Schmid, 2011: 187).

Ganor (2012; 14) ha sviluppato invece il concetto di organizzazione ibrida


per indicare una particolare forma organizzativa configura in tre ali distinte.
La prima ala quella militare o paramilitare, che impegnata in azioni
terroristiche. La seconda quella politica, che rappresenta lideologia
dellorganizzazione, prende parte a campagne democratiche e partecipa
alle elezioni. Infine la terza quella del social welfare, che provvede ad
erogare servizi alla popolazione con lintento di accrescere la legittimit
dellorganizzazione e trovare potenziali sostenitori.

Zelinsky e Shubik (2006), infine, hanno elaborato un modello di


organizzazione terroristica di impresa basato sul livello di centralizzazione
delle risorse e di centralizzazione delle operazioni. Essi identificano quattro
tipologie diverse di organizzazione: 1. gerarchica; 2. franchise; 3. capitale di
rischio; 4. brand. Nella struttura gerarchica vi una centralizzazione sia
delle risorse che delle operazioni ed caratterizzata da una stretta linea di
comando. Nella struttura franchise vi una centralizzazione delle operazioni
e una decentralizzazione delle risorse, mentre la struttura a capitale a rischio
si caratterizza per avere una decentralizzazione delle operazioni e una
centralizzazione delle risorse. Infine nella struttura a brand vi il pi basso

TERRORISMO: UN FENOMENO COMPLESSO | Analisi della letteratura _______ 12


tasso di centralizzazione, in quanto una decentralizzazione delle operazioni
si combina con una decentralizzazione delle risorse.

BIBLIOGRAFIA
T. BJRGO, Root Causes of Terrorism, Routledge, Londra e New York,
2005.
D.C.ALEXANDER, Y.ALEXANDER, Terrorism and Business: The Impact
of September 11, 2001, 2003
D. BYMAN, "The Changing Nature of State Sponsorship of Terrorism",
The Saban Center at the Brookings Institution, Analysis Paper, Numero
16, maggio 2008
M. CRENSHAW, "Theories of terrorism: Instrumental and organizational
approaches",Journal of Strategic Studies, Volume 10, Issue 4, 1987.
M. CRENSHAW, "The Causes of Terrorism",Comparative Politics, Vol.
13, No. 4, 1981.
B. GANOR, Global Alert, New York: Columbia University Press, 2015.
B. GANOR, "Defining Terrorism: Is one Mans Terrorist another Mans
Freedom Fighter?", Police Practice and Research, Vol. 3, No. 4, 2000.
B. GANOR, "Trends in Modern International Terrorism", International
Institute for Counter-Terrorism, Herzliya, Israel.
B. GANOR,Counter-Terrorism Policy: Efficacy Versus Liberal Democratic
Values, 1983-1999, PhD dissertation, Hebrew University,Gerusalemme,
2002.
B. GANOR, "The Hybrid Terrorist Organization and Incitement",
Jerusalem Center for Public Affairs.
R. GUNARATNA, "Ideology in Terrorism and Counter Terrorism: Lessons
from Combating Al Qaeda and Al Jemaah Al Islamiyah in Southeast
Asia",Defence Academy of the United Kingdom CSRC, 2005.
B. HOFFMAN, Inside Terrorism, New York: Columbia University Press,
2006.
J. HORGAN,The Psychology of Terrorism, Routledge, Londra e New
York, 2005.

B.M. JENKINS,"International Terrorism: A New Kind of Warfare", RAND


Corporation, Santa Monica, California, 1974.
B.M. JENKINS, "The Study of Terrorism: Definitional Problems," RAND
Corporation, Santa Monica, California, Dicembre 1980.
W. LAQUEUR, The New Terrorism: Fanaticism and the Arms of Mass
Destruction. Oxford University Press, Londra 1999.
W. LAQUEUR,The Age of Terrorism, Little, Brown and Company,
Boston, Toronto, 1987.
A. MOGHADAM, R. BERGER, P. BELIAKOVA, "Say Terrorist, Think
Insurgent: Labeling and Analyzing Contemporary Terrorist Actors",
Perspective on Terrorism, Volume 8, Issue 5, 2014.
D.C. RAPOPORT, The Four Waves of Modern Terrorism, in A.K
CRONIN, J.M LUDES, Attacking Terrorism: Elements of a Grand
Strategy, Georgetown University Press, Washington DC 2004,
A.P. SCHMID, The Routledge Handbook of Terrorism Research,
Routledge, Londra e New York, 2011.

INTERNATIONAL SECURITY INTEREST | Analysis _______ 13


A.P. SCHMID,Terrorism - the Definitional Problem, 36 Case W. Res. J.
Int'l L. 375, 2004.
A.P. SCHMID, A. JONGMAN, Political Terrorism,Amsterdam: North
Holland publ. Company, 1988.
A.P. SCHMID,Political Terrorism: A Research Guide to Concepts,
Theories, Data Bases and Literature, Amsterdam: North Holland publ.
Company, 1984.
A.P.SCHMID, J.DE GRAAF, Violence As Communication: Insurgent
Terrorism and the Western News Media, Sage, Londra e Beverly Hills,
1982.
A.ZELINSKY, M. SHUBIK, Research Note: Terrorist Groups as Business
Firms: A New Typological Framework, Terrorism and Political Violence,
Vol. 21, No.2 2009.

INTERNATIONAL SECURITY INTEREST | Analysis _______ 14