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(jRAMMTICA ITALIANA

CITT DI CASTELLO
Tipografia dolio Stabilimento S. Lapi

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L.

MOBNDI

e G.

CAPPUCCINI

GRAMMATICA ITALIANA
(REGOLE ED ESERCIZI)
PER USO DELLE SCUOLE
GINNASIALI TECNICHE E NORMALI

QUATTORDICESIMO MIGLIAIO

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1896

DITTA

PARAVIA E COMP.

G. B.

(riOLI DI

I.

violiardi-pabavia)

TipograA-Llbral-Bditori

ToKIMO-BoilA-MlLAIIO-FlRBam-NAPOLI

Ogni esemplare dev'essere firmato


da ano degli aatori.

f/jf^'

PROPRIET LETTERARIA DEQLl ADTORI.

GLI AUTORI AI LETTORI

Una

persona tutt'altro che incolta, e molto bene-

vola verso di noi, diceva poco fa di non saper capire

come mai da pi di due anni ci affaticassimo tanto, per


comporre una Grammatica italiana. certo che non
avrebbe detto cosi, se noi, puta caso, ci fossimo affaattorno a un trattato di

ticati

ogni momento

fisica.

D'altra parte,

sente ripetere che questo o quello


tanto ignorante, che non sa neppur la grammatica.
si

Dunque, secondo quel senso comune, che non sempre


buon senso, la Grammatica italiana una cosetta di
poco, che tutti possono imparar facilmente; anzi, quasi
quasi non c' bisogno di studiarla, come, fino al 1860,
non si studiava in tante delle nostre scuole, e come
non la studiarono, perch ancora non era nata. Dante,
il Petrarca e il Boccaccio, che pur furono quegli scrit-

il

che tutti sanno.


Questa opinione, come quasi tutte le opinioni erronee molto diffuse, ha una parte di vero, ed appunto
che, date certe condizioni, si pu diventare perfino il
Dante d'una lingua, senza averne mai studiato teoricamente le regole; giacch
tori

Opera naturale

Ma

stesso Dante, l dove

lo
'

Paradiso,
a.

eh'

XXVI,

uom

favella.

volle

180.

lioKAaoi e CArrovciii, Ontmwk, ^^h^

'

dire che, di sei

GLI AUTOItl AI LETTOKl

VI

persone che erano, rimasero in due, se


ci

fosso

scritto

stata la

Grammatica

La

compagnia

italiana,

a'

suoi

tempi

non avrebbe

sesta

duo

in

si

scema,

avrebbe senza dubbio guadagnato anche lui.


x'esto, la grammatica della propria lingua oggi

ci

Del
non si

studia, o

fine di

solo

almeno non

si

dovrebbe studiare,

col

parlare e scrivere correttamente codesta

ma anche come necessaria preparazione, per


imparare le lingue "morte e le straniere; come valido
strumento di ginnastica intellettuale; e (in tanto lume
di studi linguistici, gloria vera del nostro secolo) come
parte e fondamento d'una scienza, geniale e positiva
forse pi di molte altre, e della quale nessun uomo ci-

lingua;

pu ormai ignorar

vile

Tutti questi

fini,

gli elementi.

noi

li

abbiamo avuti

di

mira nel

presente lavoro, badando per bene di non uscire da

una ragionevole

brevit.

infatti, se dalle circa tro-

cencinquanta pagine di cui composto questo libro, si


sottraggono quelle occupate dagli Esercizi e dagl'indici, e le molte altre che contengono elenchi necessari
e utilissimi, ma pi da essere consultati al bisogno,
che non studiati metodicamente, le trecencinquanta pagine si ridurranno a meno di dugencinquanta. Le quali

non parranno troppe di certo, a chi consideri che una


grammatica per tutte le scuole che vengono dopo le
elementari, tenuto pur conto delle poche nozioni grammaticali che s'insegnano in queste, pu dirsi a. prima
grammatica generale e Vultima italiana, che i giovani
siano obbligati a studiar di proposito.

D'altronde, noi

osiamo anche sperare che le infinite cure, spese perch il libro non riuscisse arido e noioso, gioveranno a
farlo apparire pi breve.

S'intende poi che certe parti, senza le quali sarebbe


un mostro agli occhi de' competenti, in alcune

stato

Inferno, IV,

14a

GLI AUTORI AI LETTORI

possono saltare, o riserbarle alle classi supeil caso delle Leggi de' suoni^ quantun-

scuole

riori.

Tale

que,

VII

come

chi ignori

le

diamo

il

noi, siano facili a capirsi

latino.

anche da

ogni modo, sar sempre un

vantaggio, che i giovani abbiano per le mani il libro


compiuto; perch cosi, almeno i pi svegli e volonterosi, potranno profittarne; come di certo se ne profitter ne' Ginnasi, dove, se s'insegna la fonologia del latino

non si vede per quale arcana ragione non


debba insegnarsi quella, tanto pi facile, dell'italiano.
De' primi saggi di Grammatica italiana, quelli che
si pubblicarono ed ebbero diffusione fin daUa prima
met del Cinquecento, furono tutti opera di non to-

e del greco,

Gramnon
sull'uso
vivo,
matica
ma sugli scrittori, e in ispecie sul Boccaccio, sul Petrarca e su Dante: come appunto andava gi accadendo
anche per i primi saggi di Vocabolario. I grammatici
scani,

quali naturalmente, dietro l'esempio della


latina,

fondarono

le regole,

vocabolaristi toscani venuti dopo, trovarono le cose

incamminate per questa


mentre da un lato non

via, e ce le
si

mantennero.

Cosi,

diffondeva quel moltissimo

lingua e di regole toscane, che non poteva desumersi dagli scrittori, dall'altro si diffondeva spesso quel
di

che era, non legge dell'uso,

ma

loro particolar gusto

capriccio; e trovava imitatori, ed entrava nel Vocal)olario,

perfino quell'impossibile sesto dantesco.

Pi di vent'anni fa, uno di noi sosteneva come fosse


ormai tempo di rinnovare la Grammatica italiana sul
concetto fondamentale del Manzoni:' concetto che le indagini e gli studi filologici hanno sempre meglio illustrato e confermato.
Ma questo voto rimase quasi del
tutto inesaudito, come potr vedere chiunque confronti
accuratamente il nostro lavoro con le grammatiche che
'MoRANDI, Le Correzioni ni Promeati Sposi e VJJnit della
Lingua; terza ediz. Parma, Battoi, 1879; in tutto il libro, ma
espressamente a pag. 21, 67 nota 2, o 311, in due scritti pubblicati la prima volta noi 1873-74.
;

OLI AUTORI AI LETTORI

vili
si

pubblicarono da allora ad oggi.

Di queste

e dello

antecedenti, noi abbiamo riesaminato ogni regola; e pos-

siamo asserire con piena sicurezza, che quasi nessuna


di tali regole ha resistito nella sua antica forma; giac-

ch non solo
in maggiore

abbiamo trovate, nella parte pratica,


minor contradizione col vero uso mo-

le

derno, e insufficienti al bisogno

ma

spesso, nella parte

teorica, in contradizione co' postulati filologici, e qual-

che volta perfino col buon senso.


E cosa, per esempio, da far piet, la babele grammaticale e lessicale, che regna nella classificazione delle

specialmente tra nomi e aggettivi,

parti del discorso,

tra aggettivi e pronomi,

tra avverbi, preposizioni e

congiunzioni: babele che fa perder la bussola a maestri e a discepoli, e toglie (che peggio) ogni efficacia

educativa alla classificazione.

Perci, anche su qxiesto

punto, noi abbiamo procurato di rimettere le cose al


loro posto; e

non

quindi colpa nostra, se (citiamo

qualche caso tra moltissimi) mio non s'incontra pi tra


i

pronomi, n su tra

si

le

preposizioni, n gli aggettivi

numerali, e se delle paroline s e no


dimostra che non sono pi avverbi. Le classifica-

ordinativi tra

come le accademie del marchese Colombi, si fanno


oppure non si fanno; e siamo sicuri che ognuno preferir la lieve fatica di rimeditarle con noi, piuttosto che
continuare a insegnare o apprendere errori di manifezioni,

sta evidenza.

si

creda che

teria e nel metodo,

le
ci

molte novit introdotte nella maabbiano portato a creare una

nuova terminologia. Corto, abbiamo dovuto, per esempio, riserbare la denominazione di particelle a quelle
che, come dis e ri, sono veramente tali, non a parti
del discorso che la scienza ha ormai rigorosamente classificate e denominale.
E cosi abbiamo dovuto ripudiare
il nome di complemento di specificazione, che implica
un guazzabuglio di cose diverse, evidente oiFesa alla
logica
grosso inciampo a chi deve poi studiare altre

GLI AUTORI AI LETTORI

IX

lingue; ma, per ripudiarlo, l'abbiamo discusso breve-

chiaramente, e quindi ci si trova anche lui,


con quel riguardo che meritano gli spropositi molto
Insomma, la nostra terminologia e il nostro
diffusi.

mente

metodo sono, fin dove potevano essere, i medesimi delgrammatiche latine, greche, francesi, inglesi e tedesche; poich una Grammatica italiana deve
appunto poter servire, anche senza che paia, di prepa-

le migliori

razione allo studio di codeste lingue, soprattutto del


latino

Quindi, per esempio,

francese.

del

quasi tutte codeste grammatiche notano

dacch

verbi attivi

causali, e questi ci sono anche in italiano, noi pure

li

notiamo, tanto pi che presentano un caso molto cu-

Ma

rioso di verbo attivo.

Grammatica

formit

della

montica

le altre

taliano, e

il

chi sogna

una maggiore uni-

italiana

con la latina, di-

lingue; dimentica che l'italiano

latino

il

l'i-

dimentica che la Gramnostre scuole mezzane, dev'es-

latino

matica italiana per le


sere anche una grammatica generale, mentre la latina

una grammatica speciale. E basti di ci, quantunque ci sarebbero J;ante altre cose da dire.
Posto come norma fondamentale l'uso civile fiorentino, senza punto occultarne, ma anzi mettendone in

rilievo

rari e leggieri

dissensi con l'uso vivo gene-

rale italiano, noi facciamo poi largo luogo


letterario, distinguendo

l'antiquato,
ci

il

comune dal

pedantesco,

dal

ecc., e

anche all'uso

poetico, o dal-

notando spesso

che di quest'uso sopravvive tuttora nel volgare,

ossia plebeo,

di

Firenze, o ne' vari

dialetti.

Sicch,

quella parte storica della lingua, che anche quando sia


addirittura morta,

pu

alle

volte

essere riadoperata

nello stile poetico, ovvero per ironia, o per ischerzo, o

per altro, qui non solo non manca, ma ce n' di pi


che in molte altre grammatiche, con la differenza per
trova nettamente distinta. E a proposito di
dobbiamo pur diro che dell'usata e usabile abbiam procurato, negli esempi e nel resto, di darne con

che

ci

lingua,

si

OLI AUTORI AI LETTORI

la maj^fTore possibile variet o ricchezza, senza poro in-

vadere
i

il

campo proprio

del Vocabolario, so

non quando

vocabolari erano discordi tra loro, o addirittura in

errore.

Se spesso

poi,

specialmente rispetto all'uso vivo, noi

ricorriamo ai forse, ai pi, o meno, ai cPordinario, e

si-

anche di questo la colpa non nostra. Gli cho


noi non vogliamo dar per certo ci che dubbio, n so-

mili,

stituire

il

nostro gusto alla realt de'

in ogni lingua viva, son di tre specie


e di questi noi

diamo regole

fisse

fatti.

fatti,

ben determinati,
che si vanno de-

terminando, e qui noi diciamo la tendenza, il pi comune; ancora incerti, e noi notiamo l'incertezza. Chi
opera in maniera diversa, inganna

il

lettore, e

oppo-

nendosi all'uso prevalente, non fa altro, novantanove


volte su cento, che un buco nell'acqua.
Questo scrupoloso rispetto della realt, noi l' ab-

biamo osservato anche verso certi fatti ortografici (per


esempio, il bando a cui fu condannata dai pi la lettera j), che non crediamo in tutto ragionevoli, e sui
quali parrebbe potersi sperare che anche la volont di
pochi dovesse avere una qualche efficacia. Speranza
vana
I difensori della j hanno ormai scritto una biblioteca, facendo essi pure il suddetto buco e tutte
queste piccole questioni ortografiche non potranno essere risolute, se non dalla volont del maggior numero
!

degli scrittori,

comunque rappresentata ed

espressa,

saranno convinti del bisogno dell'unit


ortografica, come finalmente si sono andati convincendo
di quello dell'unit della lingua; il giorno che avranno
capito, che le questioni piccole, se non son risolute,
si vendicano di noi nel modo che a ohi pi sa, pi
spiace, cio col farci perder tempo.
Per ora dunque,
il meglio di non disturbare, soprattutto nelle scuole,

il

giorno che

si

quel tanto d'unit ortografica, che bene o male

s' ve-

nuta formando; giacche il fare altrimenti non servi


rcbbe se non ad accrescere la confusione.

GLI AUTORI AI LETTORI

il

Rigorosi invece siamo stati, contro le impropriet


i barbarismi, e contro ogni scor-

d'ogni specie, contro

rezione o superfluit ortografica, che

ci sia

venuto in

taglio di condannare: onde, con l'aiuto dell'indice analitico,

role e

giovani hanno qui anche un prontuario di pa-

modi

o per lo

errati, e di

meno

doppioni addirittura scorretti,

inutili.

Non ispregevole novit della nostra Grammatica, ci


pare altres quella d'avervi aggiunto, come oggi si fa
dai migliori per tutte le lingue, un largo saggio di
pu farne lui quanti alAlcuni di quelli che noi diamo,

esercizi, sui quali l'insegnante


tri

voglia di simili.

servono a compire le regole. Per esempio, pensatamente escludemmo di parlare de' diminutivi, de' peggiorativi, ecc., sotto

il

nome

e l'aggettivo,

come

si po-

teva fare quando la scienza non aveva ancora integrato


In quee distinto dal resto la Formazione delle parole.
sta poi, siccome

suffissi ino, accio, e simili,

non sono

soltanto diminutivi o peggiorativi, noi non ne abbiamo

una sezione a s, ma li abbiamo messi alfabeticamente con tutti gli altri che formano nomi e aggetTirarli fuori, e ordinarli secondo il senso diminutivi.
fatto

tivo, peggiorativo,

ecc., serbato a

un

esercizio utile

e piacevole.

Molti di

esercizi

tali

possono giovare anche a un

Se i giovanetti, specialmonte delle prime classi dopo le elementari, ordiscono


male i loro componimenti, anche peggio che non li scri-

altro fine

assai

importante.

vano, troppo spesso ci accade perch

si

protende ch'es-

un tratto. Ora,
si strappino la coda
benissimo
come piccoli, e
prestano
si
molti esercizi
al cavallo tutt'in

pure minuscoli, saggi di composizione, che potrebbe


ed estendersi anche ad altri soggettini
non grammaticali, al modo stesso che si fa nelle arti
del disegno: prima un dito, poi una mano, un occhio,

sia

dirsi parziale,

e via via, finch s'arriva all'intera figura.

Esposti cosi

criteri

principali

che

ci

hanno

gui-

OLI AUTORI AI LETTORI

XII

una cosa che risparmieremmo vouna dolorosa esperienza non ci ammonisse

dato, ci resta a dire


lentieri, se

ben chiaramente.
Questo libro, comunque voglia giudicarsi, certo il
frutto di lunghe fatiche.
Noi dunque, e per ricavarne
l'onesto guadagno che ci spetta, e per farla finita una
volta con gl'improvvisatori di libri di testo a spese
altrui, saremo vigili custodi del nostro diritto di propriet, e, con l'aiuto che ci d la legge, impediremo
rigorosamente ogni specie di contraffazione, sotto qualunque forma si presentasse. Improvvisatori avvisati,
mezzo salvati
di dirla, e

Homa,

10 agosto 1804.

GRAMMATICA ITALIANA

NOZIONI PRELIMINARI.
L'uomo ha

1.

sieri

la facolt di

manifestare

per mezzo di sitoni articolati

suoi pen-

ossia egli

pu par-

lare.

miagolare del gatto,

Il

della pecora,

ma

t*ont,

2. Il

il

sibilo

il

latrare del cane,

del vento,

simili,

il

belare

son anche

inarticolati.

complesso de' suoni articolati costituisce

il

linguaggio.

Ciascun popolo, per esprimere lo stesso pensiero,

3.

serve di suoni articolati, ordinariamente pi o


diversi; ossia ciascun popolo ha la sua lingua.

si

meno

4. Tali suoni non solo possono esser pronunziati, ma


anche rappresentati con certi segni ossia una lingua
non solamente pu essere parlata, ma anche scritta.
5. Per parlare e scrivere correttamente una lingua,
bisogna seguire le sue regole. Il complesso di queste
;

si chiama Grammatica.
Noi studieremo la Grammatica italiana dell' uso
moderilo, ossia quel complesso di regole necessarie per
[)arlare e scrivere correttamente la nostra lingua mo-

regole

derna.
6.

Come

la francese, la spagnola, la portoghese, ecc.,

la nostra lingua

una

di quelle

romanze, perch hanno

latine,

>rigine dal latino parlato, di cui


1.

MoBAXDi

e Cappdcciiii.

si chiamano neoprima e principale

che

la loro

sono continuazione.

Oramm.

Ital.

NOZIONI PRELIMINARI

trasformarsi dol

latino in questo lingue, o

meda cui sorsero poi queste lingue, segui leggi pi o meno costanti e ben determinato,
e la trasformazione fu assai lenta.
Ma possiamo esser certi che anche in Italia, verso il Mille, il latino,
sostituito oramai dai nuovi volgari, avesse cessato d'esistere come lingua parlata, bench continuasse a esIl

glio nei diversi volgari

sere la lingua

comune

scritta della Chiesa e de' dotti.

Tra i volgari poi, quello toscano, e pi particolarmente il fiorentino dello classi civili, per opera de'
suoi scrittori, soprattutto di Dante, del Petrarca e del

Boccaccio, e anche per altre cagioni, cominci a


dorsi cos, da diventare (prezioso

diflfon-

vincolo d'unit!) la

lingua della nazione, quantunque non sia mai riuscito


a prevalervi n tutto n solo.

Accanto a questa lingua, fiorentina


liana per adozione, vivono sempre

di nascita,

ita-

molti dialetti, cia-

scuno de' quali ha un fondo pi o meno comune con


con la lingua, bench tutti abbiano una
grammatica e un vocabolario proprio, come quasi tutti
hanno una propria letteratura.
Per intender quindi a dovere molti fatti della no-

gli altri e

stra lingua, giovano assai


letti e

con

le altre lingue

faremo, per quanto ce lo

raffronti col latino, co' dia-

romanze. E noi qu,a e l no


consento un libro elementare

come questo.

LETTERE.
Osservando attentamente una lingua, si vede cho
comprende un numero ristretto di suoni semplici,
aggruppati in pi modi per esempio, se dico io, non
Quindi
fo che aggruppare i due suoni semplici i e o.
si pens di rappresentare ogni suono semplice con un
sogno; e questi segni si chiamano lettere.
7.

ossa

8.

Il

complesso delle lettere con

una lingua,

si

lo quali si scrivo

chiama alfabeto; perch

lo>

due primo

LETTERE
quello greco

lettere di

nome
si

chiamano alfa e

si

beta.

Dai

poi delle primo tre lettere nostre, quello italiano

dico pure abbicc.

L'alfabeto

compone

italiano si

ventuna

di

lettera;

ogni lettera ha due forme, minuscola e maiuscola:


a.

b,

e,

d,

e,

f,

a,

bi,

ci,

di,

0,

effe,

n,

o,

p,

q,

r,

enne,

o,

pi,

A,

B,

N,
Be,

ce,

0,

P,

E,

S,

T,

i,

1,

i,

elle,

u,
u,

m,
emme,

z.
v,
vu, zeta.

H, I, L, M,
U, V, Z.

in luogo di

te,

solo

ti,

G,

F,

R,

Q,

de, g, pe,

antiquati e vivono

t,

s,

qu, erre, esso,

D,

C,

h,

g,

gi, acca,

bi,

ci,

alcuni dialetti.

in

ecc.,

sono

Zita, por

zeta, dell'uso letterario.


9.

Taluni

si

servono anche della ji o

lungo

(j, J),

scrivono Jacopo, far nnjo, ecc., studj, principj, ecc.;

ma questa lettera ora dai pi, non sappiamo con


quanta ragione, sbandita in tutti i casi.
10. S'incontrano pure altre quattro lettere: k, K;
X,

X;

y,

11. Il

Y; w, W.
k (cappa) era adoperato frequentemente nel-

l'italiano antico, col suono di e gutturale (eh): ke por

kambio per cambio, kapitale por capitale; ma anfu, non sappiamo con quanta ragiono sbandita in tutti i casi, sebbene qualche grammatico del Cinquecento tentasse di farla rivivere.
Adesso
s'incontra solo nelle parole straniere, come Kissingen,
Bismarck, Cork (Chssinghen, Bsmarch, Corchi).
12. La lettera x (ics, in Toscana pi comunemente
che,

che questa lettera

ccase) si trova nel latino ex (ecs),

role

ancor vivo in qualche

come ex-abrupto (all' improvviso) e nelle pacomposto, come ex-prefetto, ex-carabiniere, le quali

locuzione,

ultime da pochi moderni


escarabiniere.

si

scrivono pure

esprefetto,

stata introdotta anche in taluni dia-

come il veneto e il sardo, o in qualche nome specialmente di quello regioni, ma per rappresentare altri
letti,

LiiTTEUlfi

saoni: Axiri, Sa Oruxi Santa (Aggiri; Sa Qrusgi Santa,

La

Croce Santa), comune e frazione di comune nella

Nei nomi stranieri

provincia di Cagliari.

nunzia in pi modi

poi, si pro-

Auxerre, Oxford, Brixen (Ogsrr,


csfor, Bricsen); in Xeres, celebre vino, Xucar, fiume,
Ximenes, cognome, tutti della Spagna, si pronunzia
:

aspra e gutturale: Chhres, Chucr, Chhimhneg.


13. La lettera y (psilon e
che in Toscana per lo pi

men comunemente ipsilnne,

si pronunziano ssilon, issiha quasi sempre suono di i, o s'incontri in parole nostre o diventate nostre, come Veronica Cybo,
Paolo Lioy, o in parole straniere, come Yonne, York,
Kyrie, yacht (Inn, lrch, Chrie, it).
14. La lettera xo (doppio vu) ha il suono di v semplice

lnne)

nelle parole tedesche (Wesel, Weser

Vsel, Vser), e del

nostro u, come in quando, quale (non in cui, n duetto),


in quelle inglesi: Watt (Ut), Washington

quindi errore

lo scrivere in italiano

(Uscinton).

Wol-

Westfalia,

fango, invece di Vestfalia, Volfango, trascrivendo solo


a met i nomi tedeschi VetfaJ,en, Wolfgang (Vst-flen,
Vlfangh).
15. N pi corretto in italiano Philadelphia invece di

serviamo sempre del nostro / nelle


come Focide, Focione, ecc.

Filadelfia, poich ci

altre parole greche,


16.

casi:

La

lettera

come

anche d'un verso e della citazione di


come iniziale d'un nome proo d'altra parola che s'usi come tale: Giovanni,

secondo

pi,

un discorso
prio,

Turchi,

il

nome

signor lo;

libro, e simili:

manza

diretto;

Firenze, Po, Fido,


i

si adopera nei seguenti


prima parola d'un periodo, e,

maiuscola

iniziale della

Ho

intitolata:

di cane,

letto
te.

come

il

Re,

il

Papa,

Promessi Sposi.

V.

il

Senato,

iniziale del titolo d'un

una

ro-

93 (San), 115, 118, 184

e,

218, 221, 300, 308 e 411.


I

nomi dei mesi

(gennaio, febbraio, ecc.) si scrivono

oggi pi comunemente con

anche

lo iniziali

minuscole.

nomi dei giorni: luned, marted,

ecc.

Cosi

LETTERE

pu dire assolutamente morto

Si

l'uso di scrivere

con le iniziali maiuscole i nomi delle stagioni: aietunno,


primavera, ecc. Prevalgono invece le maiuscole nei

nomi delle solennit


lo Statuto);

Mutale, V Epifania, la Pasqua,


comune scrivere carnevale, che

(il

pi

'

Carnevale.

Cinque lettere rappresentano suoni che possono

17.

senza

ma

difficolt pronunziarsi,

come spesso

si

pronunzia-

a, e, i, o, u.
chiamate vocali :
Sedici lettere rappresentano suoni che, parlando, si
pronunziano solamente uniti a una vocale, e son chia-

no, di per s soli, e scn

mate consonanti:
p,

t,

V,

16.

sonanti

h,

e,

h,

d, f, g,

l,

Tacendo

n, p, q, r,

di altre e pi difficili partizioni, le con-

dietinguono in due classi

liquide, che

suono scorrevole, e son quattro sole:


mute, tutte le altre.

Avuto

poi riguardo

pronunziano,
Labiali

Dentali,

e,

ma

Palatali:

e,

Linguali:

m,

b,

p,

agli

l,

organi vocali

in,

n,

hanno
r;

co' quali

si

d, n, s,

z.

distinguono in

si

Gutturali:

Le

m,

z.

r,

f, v.

g.

q,

natura molto diversa:

di

t,

g.
l.

maioscole servono anche a rappresentare i


chiamano numeri romani, perch usati dagli antichi Romani, e poi sempre sino all'introduzione delle cifre
arabiche. Eccone i principali, con la loro equivalenza in detto
'

lettere

numeri, e

si

cifre:
I.

V,

X,

L,

C,

D,

1,

5,

10,

50,

100,

500,

M.

M.

1000, 1000000.

Le lettere
e
sono rolativamonte pi recenti, invece
dei segni composti IO, Clf). Assai meno usati sono i segni
100, 5000; CCIOO, 10000; e ancor mono, V per 5000; Z per aOOO;
2 per 2 000000. Con queste lettere indicavano anche i numeri
intermedi, avendo stabilito che un numero di minor valore,
mosso innanzi, s'intendeva sottratto; messo dopo, s'intendeva
aggiunto; e che due o pi numeri d'ugual valore s'intendevano sempre aggiunti: II, 2; IH, 8; IV, 4; VI, G; IX, 9;
XI, 11; MDCCCXCIV, 1894.

LKTTRUE

Quantunque ogni lettera dovrebbe esprimer un


suono semplice, di fatto non aompre cosi. Alcuno lettere rappresentano due suoni:
a) Le vocali e, o, hanno un suono largo, come in
bne e mrte; un suono stretto, come in tla e vezzsa: e l'accento che qualche volta si sogna sopra di
esse, per distinguere questi due suoni, si chiama fo1*.),

solo

nico.

L'

b)

lico,

e I'm, oltre al loro suono schiettamente voca-

come

in

s, su,

e chiunque, ne

hanno spesso uno

semivocalioo, o addirittura di consonante, quando pre-

cedono un'altra vocale

iena, fiume, abietto, quale, san-

gue, guerra.

Ma

in

talune parole

possono pronunziare stac-

si

tal caso riprendono


suono vocalico: esigu-o, tenu-e, grazi-a, pazi-enza.
Questo distacco si chiama dieresi, e si segna con due
puntini sulla vocale: esiguo, grazioso. I due puntini
per non son necessari, quando la dieresi sia obbligatoria anche nel parlar comune: assuefare, mansueto,
persuasivo, ecc., bench questi avessero Vu anche in

specialmente in poesia, e in

cati,

il

latino.

Le consonanti

e)

tale,

e e

innanzi alle vocali

uno gutturale, innanzi


h: caro, costo, cura,
ghiro,
d)

\ino pala-

Cina, gelo,

(cera,

giro)

alle vocali a, o, u, e alla lettera

anche,

chino, gala, gola, gusto,

Le consonanti

s e z hanno due suoni: uno aspro


zampa, zappa); uno dolce: paese, raso, ttso,

zolla, zavorra.

e,

pagheremo.

(cosa, sole,

20.

g hanno due suoni:

La

V.

24.

lettera q, oggi, si adopera solo innanzi a

che non sia interamente vocale,

del e gutturale: cuore, questo, aquila.

ha

lo stesso

Il

un

suono

suo uso

s'

venuto sempre restringendo, n pi si scrive le quoia,


per le cuoia, e simili. Volerlo dunque riprodurre in
questi casi, e scrivere quore per cuore, come taluno ha
tentato,

non farebbe che accrescere confusione.

Deve

LETTEIiE

per conservarsi in quelle parole, nelle quali ha suono

diverso da cu:

qui e

cui,

Quiriti e

I cu/

riti, ecc.

Si raddoppia solamente in soqquadro e soqqttadrare,

comune

nel termine musicale hiqquadro, pi

di heq-

quadro, che in Toscana son sempre usati invece di

In

Inquadro o bequadro.
cq

il

tutti gli altri casi s'adopera

acquisto, acquattarsi, ecc.

e se in qualche scrit-

come nel Muzzi, s'incontra aqqua, o altri doppi


q, non sono che capricci individuali.
21. La lettera h l'unica che non rappresenti alci
suono, e (salvo qualche nome proprio, come Rho, Santfii, ecc.) serve solo a indicare quando il e e il ^r prendono suono gutturale: china, ghiro. Per lungo tempo
tore,

s'

conservata anche in molte parole che l'avevano in

latino: hora, bavere, ecc.; e in alcune di queste oggi

un semplice segno

ortografico,

come

hanno da avere,

in

distinguerlo da anno, periodo di tempo (Cfr. 94).


Cosi pure nelle esclamazioni: oh! ah! ih! eh! ahi! ecc.,

l'Or

per distinguerle da o (hello a buono), a (a


(e

disse), i

te), i ( libri),

(ai fratelli).

L'innovazione di sostituire l'accento in hanno, scrivendo anno, e in altri casi simili, rimasta uso di pochi, e meglio seguire anche in questo l'uso dei pi.
Nell'italiano

22.

antico

anche in luogo del nostro v


innanzi a

a, ie, io,

iu,

scriveva la

si

lettera

(solleuare, hauendo), e

con valore di

i\

u
t

aspra: notit/a,

condit/one.

tine),

qualche

a, e, o,

per lo pi suono molle


il

posto,

Ma

sem-

(glaciale, gleba, globo, glu-

volta anche innanzi

negligente, anglicano.

duto

gruppo di consonanti g ha due suoni.

23. Il

pre duro innanzi ad

i:

glicerina,

con quest'ultima vocale forma

(gli scogli) ;

e allora

gel,

per-

proprio valore, non formano pi un suono com-

ma

bens un novo suono semplice, e fanno

l'ufficio

d'una sola lettera. In tal caso, si chiamano digramma.


E digrammi son sempre, oltre eh e gk, anche gn
(sogno, sogni)

se

innanzi a

e,

(sotna, pesoi)

ci, gi,

LETTERE

con tre

Rappresenguano/a, fagioli, g,.


a, o, u
un suono semplice, quantunque si scrivano
lettere, anche ci innanzi ad a, o, u (so/ame,

so/olto,

sciupo), e

innanzi ad
tano

figlio,

poi

ffli

innanzi a queste e a e; paglia,

tagliuzzare, voglie.

In

tutti questi

casi,

puro segno ortografico,

di regola, aver dieresi.

non pu mai,

suono composto sempre aspro (cassa,


rosso); quello ora dolce, come in rozzo; ora no, co24. Il

me

in pizzo.

SILLABE.
25.

Con una

sola emissione di voce, noi possiamo pro-

nunziare una vocale, o sola o accompagnata da consonanti (e, 0, me, non, ire, sfa); due vocali strettamente unite,
:

accompagnate da consonanti uomo, ie-ri, scuo-to,


a-stien-ti. In ciascuno di questi casi, si ha una sillaba.
2'). Un suono composto di due vocali
strettamente
unite, si chiama dittongo.
Oltre ai dittonghi, molti grammatici notano anche
o sole

trittonghi,

come fuma-iuo-lo,

questo uno de' casi in cui


e perci, di vere vocali, qui

tongo wo.

Cfr.

19

rena-iuo-lo, fi-gliuo-lo ;

ma

ha valore di consonante,
non resta altro che il dit-

l'i

6.

chiama dittongo disteso, quello in cui la voce


si posa sulla prima delle due vocali (u-ra, Eu-pili) ;
dittongo raccolto (ma secondo alcuni non veramente
27. Si

dittongo), quello in cui la voce si posa sulla seconda:


vie-ni, cuo-re.

28. L' t*o e

spesso fanno le

Cfr.

29.
chiamano dittonghi mobili, perch
veci delle vocali semplici o ed e, quando

l'

ie si

su queste cade la voce fortemente vibrata (l'accento

mentre poi

si

in alcuni casi, per ragioni di diversa natura,

il

tonico): muovo, muovi, tieni, siedi, piede;

dice movete, teniamo, sedevo, pedestre.

Ma

dittongo scomparisce anche sotto l'accento (mossi, mossero, scossi, scossero, ecc.); o, al contrario, si

mantiene

SILLABE

finche fuor dell'accento: lieta e l/etamente, piede e piedestallo, fieno e fienile (non fenile, come nei Prom. Spos.,

cap. Vili), miete e mieteva, scuoia e scuoiava, ecc.

L'w del dittongo

o, e molto

pi del gruppo iuo,

tende a scomparire in talune parole,

onde son pi comuni

novo, Spagnolo, accora, che nuovo, Spagnuolo, accuora ;


e muricciolo, fumaiolo, legnaiolo, molto pi comuni di
muricciuolo, fumaiuolo, legnaiuolo. Antiquate sono poi

oggi alcune parole, come truova, pruova, in luogo di


trova,

prova;

solamente poetiche,

^^^/e^'o,

nego, sie-

guo, eco.
29. Quando duo vocali si trovano vicine senza formar dittongo, cio appartengono a sillabe diverse, si dice

che formano iato: mi-o,

tuo-i,

trova-i, perde-/,

ecc.

Ma, specialmente in poesia, possono raccogliersi in una


sillaba sola.
Per esempio, nel verso di Dante: Mi ritrovai per una selva oscura, le due vocali ai formano
una sillaba sola; ne formano invece due, nell'altro verso:
Ma per trattar del ben eh' i' vi trovai. L'unione delle
due vocali in iato, nel primo caso, si chiama sineresi.
Per avere una regola pratica di questo caso, vedi
in fine la Metrica.
Qui basta osservare che il fatto
stesso s'incontra anche nel parlar familiare.
30. Quando una consonante sola precede una vocale,
sempre sillaba con essa: do-'/e-re, ca-na-fe.
Quando due o pi consonanti precedono una vocale,
fanno sillaba con essa, tutte le volte che formano tra

fa

loro

un

solo suono

composto, ossia tale che potrebbe

trovarsi anche in principio di parola.

Quindi, aspro,
perch sprone, sprazzo; estro, perch strozzo, strepito;
li-ro, perch brodo, briccone, ecc.
Altrimenti, la pri-

ma

consonante fa sillaba con la vocale antecedente; la


seconda o le altre, con la seguente: cal-za, cop-pa,
gam-ba, antro, ecc.; perch nessuna parola potrebbe
cominciare con

Iz, pp, mb, ntr, ecc.


Data questa regola generale, notiamo ora i casi
speciali in p^oi trova applicazione; e li notiamo, non per*

31.

silla.de:

10

ch sia strottamoato nocossario, ma perch, con l'aiuto


dolio specchietto del 18, possano vedersi tutti i vari

modi

aggruppano

ne' quali si

le

nostre consonanti.

innanzi a una vocale,

Due consonanti dunque, messe


fanno sillaba con essa:
a)

Se la prima sia una muta,

bre-ve,

cra-te-re,

e-bre-o,

seconda una liquida:

la

re-p/i-ca-re.

Questa

regola

per molte parole venute dal greco, nelle


quali s'incontrano gruppi di mute e di liquido, stranieri
alla lingua nostra: do-gma, e-ni-gma, te-cni-co, a-tfe-ta,
pneu-mo-ni-te. Per alcune di esse va ormai prevalendo
la forma pi italiana (domma, enivima), e in queste w
vale anche

cambia la divisione delle sillabe: dom-ma, e-nim-ma.


Tra i gruppi di consonanti non italiani, rammenteremo pure quelli d'altre parole greche o latine: mnevio-ni-ca, Mne-m-sine, a-mni-sti-a,

o-pfa-re,

o-pzio-ne,

ca-pzio-so, ecc.
b)

Se

la

prima

sia

un

8,

e la

seconda un'altra con-

sonante: basta, cresca, disfi-da.


pi. consonanti, la prima appartiene alla
Di due
sillaba antecedente, l'altra o le altro alla seguente, in

questi due casi


a)

Quando sono doppie: maz-za,

aC'Cre-sce-re, ap-

plau-di-re.

Quando la prima una liquida: col-mo, gam-ba,


morso.
32. Se, alla fine di una riga, non c' spazio per una
parola intera, questa deve spezzarsi in modo che alla
b)

can-cro,

fine della riga sia scritta

una

sillaba intera.

L'uso de' cosi detti rafforzisti, di trasportare tutt'e


due le consonanti doppio in principio di riga (ca-ppe-llo,
a-cqua),

non attecchisce.

Cosi pure non attecchisce l'uso di spezzare

le

parole

nei loro elementi, anzich nelle sillabe (es-porre, distrarre, as-trarre) perch di troppo difficile applicazione
,

(come potrebbero infatti, i pi, digiuni di linguistica,


accorgersi che dovrebbero spezzare as-truso, dis-tinguQ'

SILLABE

11

re, e poi aspetto, dispetto f), e

perch realmente, par-

lando, quelle consonanti si appoggiano sulla vocale se-

guente.

La

regola che non

si

possa apostrofare una parola in

va perdendo vigore, per comodit tipografica,


nella stampa; e gli articoli son lo sole parole in cui
rimane ben ferma.

fin di riga,

PAROLE.
Una o pi sillabe riunite in mod9 da esprimere
determinato, ossia da avere un significato,
concetto
un
si chiamano parola.
Le parole di una sola sillaba si dicono moMsillahi
33.

(re,

tu,

al); quelle di due, di tre, ecc., dissillahi, trisil-

labi, ecc., e

pi generalmente polisillabi: ma-no, pre-cj-

pi'ie-vo-lissi-me-vol'inen-te.

ACCENTL
34. Ogni parola ha una vocale, su cui la voce vibra
con maggior forza, e che d'ordinario si pronunzia con
suono pi acuto delle altre.
Questo particolar modo di pronunziare quella vocale,
si

chiama accento tonico, o accento senz'altro.


35. Nei monosillabi l'accento cade sulla vocale

dittongo
i

l'O,

o sul

Fanno eccezione alcuni monosillabi,

pu.

quali si pronunziano cosi strettamente legati alla pa-

rola che segue (e si ch.\Q.mz.no proclitici)


(0 si

chiamano

enclitici),

l'accento di queste

Nei

tonica); le altre

//

pane,

no

o che precedo

la scena, vedimi, dicesi.

una sola vocale

polisillabi,

da appoggiarsi unicamente sul accentata (vocale

(vocali atone).

36. Se l'accento cade sull'ultima vocale, la parola si


chiama tronca, o sia realmente troncata, come pifej,

pufie],

rt[ieJ,

amorfo], o intera, come fugg,

caff; se cade sulla penultima, si

fal,

chiama piana (cuore,

12
libro, dolore); se

ACCENTI

cade sulla terzultima, sdrucciola (scr-

vere, rapido); sulla quartultima, bisdrucciola

datemela,

prenditelo, eccoveli.

Abbiamo

37.

gi parlato ( 19 a) dell'accendo fonico,

che quello con cui s'indica se una vocale larga


(psca),
stretta (psca) : si dice grave nel primo caso,
acuto nel secondo.

comune, l'accento tonico

38. Nell'uso pi

sempre

col grave (capita,

vocali strette,

si

segna

Sebenco, belzeb), anche su

quando per siano

in fin di parola (per-

L'innovazione, ritentata oggi da al-

ch, pot, vicer).

cuni, di scrvere perch, pot, ecc., pare che

non voglia

attecchire.

Ma, quando l'accento tonico

combini col fonico

si

sopra un'e o un o nel corpo d'una parola, l'uso oramai pi

comune vuole che

si

e acuto se stretti

Governalo, sguito, Erzegovina,

metta grave, se

l'

Vo sono larghi,

clto.

Distinguere con l'accento danno (dal verbo dare) da

danno

(perdita, offesa), dlie (d a

da dalle

lei)

(dalle

madri), e simili, non regola accettata dai pi.

Quantunque ogni parola abbia il suo accento,


si segna in tutte, ma sol quando lo richiede

39.

pure non

una ragione
a)

pilo, pie.
b)
il

speciale.

Si deve perci

segnar sempre:

Sui monosillabi uscenti in dittongo raccolto: die,


Si eccettuano qui e

Su quei monosillabi

significato

esempi

si

, d, f (fede), d,
vede che l'accento sopra
:

del pun telino, e non

si

scrive d/,

Le note musicali, do, re,


munemente cosi in corsivo, e
ch non

si

qua

(Cfr. 20).

ne' quali serve a determinare


s.

l'i

Ne' due ultimi


anche l'ufficio

fa

si.

mi, fa, ecc., si stampano cosi scrivono sottolineate, per-

confondano con le altre parole do (da dare), re


mi (me o a me), fa (da fare), ecc.

(capo dello Stato),


e)

Sulla vocale finale delle parole tronche: verit,

virt.
d) Sulla vocale tonica di un polisillabo, quando facilmente questo possa scambiarsi con un suo omonimo, clie

ACCKNTI

13

(ma

sia accentato aopra altra sillaba: j9rc?/>i, vitupri

cotkanemente non prncipi e vituperi)

sguito, pre-

dico, ncciolo, e seguito, predico, noccilo.

quando in poesia
role in cui

si

cosi pure,

trasporti l'accento, nelle poche pa-

questa licenza permessa: umile, oceano,

tenbre.
40. L'accento circonflesso va oramai scomparendo
anche sulle parole amaro, amar, loddro, lodar (amarono, lodarono), e simili, per distinguerle da amaro (saAnche in questo caso, quando la distinpore), lodare.
zione sia necessaria, sostituito dal grave amar, lodar.
:

LEGGI DE' SUONI.


41.

La

trasformazione graduale, per cui le parole,

di latine che erano, diventarono italiane,


st nell'italiano antico,

ma da

non

si

arre-

questo fece derivare

il

pu dire che oggi abbia avuto termine,


perch ogni lingua un organismo che si modifica continuamente, con maggiore o minor lentezza (secondo le
circostanze), e con leggi pi o meno ferme e determiConoscendo queste leggi, non solo si scopre la
nate.

moderno; n

si

relazione che unisce tra loro le parole della nostra lin-

gua moderna,

ma

anche quella che

le

unisce con le

parole antiche, co' dialetti e col latino; e si trova la


ragione di molti fatti grammaticali. Por ciascuna parola, la

trasformazione consiste soprattutto nel togliere,

o nell'aggiungere, o nel

cambiare qualche

lettera, os-

sia, per dir meglio, qualche suono; di maniera che codeste leggi formano la Fonologia, che significa appunto

Trattato de' suoni.


42.

Al volgare

fiorentino, ora per necessit, ora per

affettazione, le persone colte aggiunsero

ricavate direttamente dal latino


si

di modificarle

de'

non poche voci

libri,

studiando-

quanto meno era possibile.

questo, si distinguono nella lingua,

le

per

parole di for-

LEGGI de' suoni

14

maziono popolare, da quello di formazione non popolare.


Lo prime hanno ordinariamente seguito, nella
bocca del popolo, leggi diverso dalle seconde, e assai
pi varie tra loro stesso. Cosi, por esempio, dal latino
aurcula venuto popolarmente, con non poche trasformazioni, orecchia; mentre i dotti, dal latino auricularem, che popolarmente avrebbe dato orecchiale, ricava-

rono di peso l'aggettivo auriculare, mutatosi poi in auricolare (Cavit auricolari, Testimonio auricolare, ecc.).

Ecco

43.

principali

fatti,

pe' quali si trasformano

le parole:

L'azione scambievole di duo suoni, pi o


che produce il mutamento d'uno di essi

a)

vicini,

meno
:

per-

erano identici, si fanno diversi; se eran diversi,


fanno identici. Il primo caso prende nome di dis-

ci, se
si

similazione;

il

il

secondo, di assimilazione.

La trasposizione

b)

di

due suoni,

quali

si

scambiano

posto (metatesi).

e) La caduta di uno o pi suoni, in principio, nel


mezzo, in fine d'una parola.

d)

Il sorgere, all'opposto, di

novi suoni; anch'esso

in principio, nel mezzo, in fine d'una parola.

cambiamento

Il

e)

di vocali in altre vocali, e di con-

sonanti in altre consonanti.


44. Di fronte per al prodursi di cosi varie trasformazioni della parola, un elemento di essa (essenziale
nella pronunzia latina, e il pi importante per la Fo-

nologia) l'est quasi sempre immutato: l'accento tonico.

Mentre

tutto d'intorno a lui si disfaceva e si rifaceva,

l'accento,

una

salvo

rarissimi

sillaba all'altra; anzi

ficacia nella

conservazione o nella trasformazione de'

vari suoni della parola.

perduta; spesso neppure


chi e ben determinati
e le consonanti

vicino

casi, non si spost mai da


ebbe sempre grandissima ef-

La
si

vocale tonica non va mai

cambia, o soggetta a po-

cambiamenti e le altre vocali


hanno per lo pi sorte diversa, so stanno
;

lontane, prima o dopo l'accento.

15

LEGGI de' suoni


45.

Ma

sulla sorte dello vocali ha potere, oltre l'ac-

anche la loro collocazione, l'esser cio poste innanzi ad altra vocale, o ad una o a pi consonanti,
perch i suoni, come s' detto, reagiscono gli uni su gli
Una vocale pertanto si chiama libera, quando
altri.
seguita da un'altra vocale in iato, o da una sola conconto,

ma

sonante;

ordinariamente

ecc.),

considera come libera,

da una muta e da r {br,


che son gruppi assai facili a pronunziare.

anche quando
tr,

si

chiama
uno degli

seguita

invece vocale di posizione,

Le

altri

quando

gruppi di consonanti.
agevolando

vocali di posizione,

seguita

la

cr,

Si

da

pronunzia

seguono, oppongono resistenza


alla forza tras formatrice, e perci hanno spesso sorte
diversa da quelle libere. Onde, nelle leggi che regodelle consonanti che

le

lano le due grandi classi di vocali, toniche e atone,


s'incontrano spesso apparenti eccezioni, inesplicabili
a chi

non tenesse conto

di questo fatto.

VOCALI TONICHE.
Se noi osserviamo che differenza corra tra Vo
(Tavola /*osa dai tarli) e Vo nella
parola rsa (Il profumo della rosa), non ne troviamo
46.

nella parola rsa

altra,

fuorch quella del suono, stretto o largo.

Ma

in latino ce n'era anche un'altra, e consisteva nel pro-

nunziar

l'o

di rsa lentamente, quello di rsa pi ra-

pidamente, sicch la durata dell'uno era doppia di


quella dell'altro. Nel primo caso, Vo era vocale lunga;

lunghezza o brevit delle voseg^a cosi: , S.


La quantit vendita morendo, e oggi si pu dire che
non si avverta pi; ma il suono delle vocali, stretto
o largo, generalmente s' conservato in italiano, o in
al(.ri modi vi si rispecchia; tanto che, conoscendo la
quantit d'una vocale latina, possiamo pi o meno dedurne qual debba essere la pronunzia italiana; come,

nel secondo, breve


cali si

e la

chiama quantit,

e si

LEGGI DE' SUONI

16

daHa pronunzia

all'opposto,

pu

italiana si

risalire alla

quantit latina.

premesso, veniamo allo studio delle singolo

47. Ci

vocali toniche.

generalmente deriva da a latino, lungo o


si vede dai seguenti esempi di
voci latine e italiano nello stesso tempo: ala, arma,
cantare, lana, male, quando, eoe.
I italiano, generalmente deriva da i lungo latino.
M/Ile, villa, vita, ecc., son parole di tutt'e due le lingue; ai latini fel/ce(m), f/liu(m), misi(t), r/pa(m), r8u(m), v/di(t), v/nu(m), ecc., corrispondono gl'italiani
italiano,

breve che fosse, come

felice, figlio, mise, riva, riso, vide, vino, ecc.

generalmente deriva da u lungo latino.


muta (imperativo), uva, ecc., son
tutt'e due le lingue; ai latini duce(m), lu-

italiano,

Conduco, cura, luna,


parole di

fumu(m),

ce(m), lume(n),

ecc.,

corrispondono duce,

luce,

lume, fumo, ecc.

E
a)

generalmente deriva:
lungo latino. Infatti, me, te, se, candela,
stella, vena, ecc., son di tutt'e due le lingue

stretto italiano,

Da

cera, feci,

e ai latini credi(t) debilc(m), ecc.,

corrispondono crede,

debile e debole, ecc.


6)

Da

breve latino.

gnu (m) minu (s)


,

corrispondono
pelo,

selva,

Ai

latini fide(m), liga(t),


,

ecc.

Ma

in

altre
l'i

vato, o perch era lungo, o perch


lig amento,

silvestre, vitreo,

legno, meno, neve,

nostri fede, lega,

vetro,

queste hanno evidente parentela,


fido,

li-

nive (m) , pilu (m) silva (m) , vitru (m) , ec e,

allignare,

minore,

parole, che con

latino s' conser-

non era tonico:

ira-

niveo, depilatorio,

quani tutte di formazione non popo-

lare.

O
a)

tutt'e

generalmente deriva:
Corona, forma, ecc., sono di
lingue. Ai latini donu(m), voce(m), ecc.,

stretto italiano,

Da
due

lungo
le

latino.

corrispondono dono, voce, ecc.


b) Da u breve latino. Ai latini cruce(m), multu(m),

LEGGI de' suoni

17

nuppa(m), sapr, ecc., corrispondono croce, molto, stopma, per altre ragioni, Tu latino soprav-

pa, sopra, ecc.

vive in cruciare, multiplo, supremo, ecc.

l, ed

largo, italiani,

e breve latino.

generalmente derivano da

A dece(in), dedi{t), pede(m),

tene(t), ecc.,

corrispondono dieci, diede, piede, tiene, ecc.; di fronte


a' quali stanno, sempre per altre ragioni, decenne, dedito,
pedone, tenente, ecc. Terra, testa, vespa, ecc., son di
tutt'e due le lingue; e a dente(m), gente(m), pecca(t),
pelle(m), tempu(s), ecc., corrispondono dente, gente, pec-

tempo, ecc.

ca, pelle,

largo, italiani, generalmente derivano da o


U, e
breve latino. A honu(m), focu(m), homo, novu(m), scho-

corrispondono buono, fuoco, uomo, nuovo,


di fronte a' quali stanno bont, focaia,
omaccio, novit, scolare, ecc. (Cfr. 28). A cornu,
corpu(s), hortu(m), porcu(m), porticu(m), ecc., corrispondono corno, corpo, orto, porco, portico, ecc.
la(m),

ecc.,

scuola,

48.

ecc.,

Abbiamo

gi studiato

vari accoppiamenti delle

vocali ( 26 e 29); ora aggiungiamo che, rispetto alla


loro origine:
a)
te,

alcuni pochi,

come au,

risalgono al latino
b)

altri,

come

te,

cu, in voci dotte o antiqua-

Scauro, fraude, lauda, Euro, ecc.

uo,

vocali semplici (V. 47)

nascono da dittongamenti di
;

son prodotti dalla caduta di consonanti intermedie, come amai da amavi, e simili
e)

altri

d) altri,

finalmente,

da

cause

diverse:

noi,, tuoi,

suoi, ecc.

VOCALI ATONE.
49, La sorte dello vocali atone men costante e
regolare di quella delle toniche; e si dan casi diversi,
secondo che la vocale si trovi in fine, o nel corpo, o in

principio della parola.


60. La nostra lingua rifugge dal far terminare una
parola in consonante, sicch le atone finali ordinaria2.

MoBAMDi

e Cappuooiii,

Qramm. Hai.

LEGGI de' suoni

18

mente si conservano. Possono per cadere, specialmente noi corpo del discorso, in molte parole che per
lo pi si adoperano intere.
Per questo fatto, ch' di
grande importanza, vedi 89 e seg.
61. La conservazione delle atone in fin di parola,
ha favorito in parte la caduta di quelle ch'erano in
principio. E perci, senza ricorrere al latino, accanto

a elemosina, evanglo, estate, inimico, olezzo (buon odore.),

oscuro, ospedale, ecc.,

state,

si

trovano limosina, vangelo,

nimico, lezzo (cattivo odore), scuro, spedale, ecc.

si chiama aferesi.
Nel corpo della parola poi, quando le consonanti
vicine non contribuiscono a conservarle, le vocali atone
cadono assai spesso, sia che seguano l'accento (com'

Questo fatto

52.

nelle parole sdrucciole),

sia che lo precedano.

Cosi,

accanto a carico, merito, solido, spirito, valico,


s'incontrano carco, merto, soldo, spirto, varco,

invece degli

antichi

bellit,

bonit,

ecc.,

ecc.,

cerevello, facilo-

mente, aver, veder, ecc., oggi s'usano belt, bont,


cervello, facilmente, avr, vedr, ecc.,

mentre ander e

andr, morir e morr, son tutti vivi (V. 514).


caduta d'una vocale atona nel corpo della parola,

La
si

chiama sincope.

Quando

le vocali atone non vanno perdute, spesso


cambiano; ma pi frequente il caso opposto.
I loro cambiamenti son molto diversi, e dipendono da differenti cagioni; ma quasi sempre sono effetto
dell'azione di altre vocali o delle consonanti.
Cosi da
cronica e manica s' fatto cronaca e monaca; da Qasparo e zuccaro, Gaspero e zucchero ; da scandalo, scandolo; da dbile, debole; d& fenestra, nepoie e securo,
finestra, nipote e sicuro ; o. focile e polire, fucile q pulire; da auscultare e aucdlo, ascoltare e uccello, ecc.
54. Per dissimilazione, di nimico e liticare s' fatto
nemico e leticare. Sono invece frutto di assimilazione
53.

neppure

si

danaro, maraviglia, tanaglia, per denaro, meraviglia,


tenaglia.

19

LEGGI de' suoni

buon suono, fu introdotta una nuova


Cosmo; biricchino (oggi comune-

55. Talora, per

vocale: Cosimo, per

mente

birichino), per bricchino (piccolo briccone); avol'

per voltolo; andoe, per and; e simili,


56. Non sempre la caduta o il cambiamento o la

toio,

introduzione d'una vocale atona, producono la morte


d'una parola; bens la parola di forma pi antica in
molti casi diviene poetica (debile, securo), o al contra-

forma moderna (merto, epirto,

rio poetica quella di

Altre volte poi, la pi antica rimasta dialettale (manica, polire, aver); o son comuni tutt'e due,
ma con significato diverso (solido e soldo, olezzo e lez-

state).

lo stesso significato, una meno


come evangelo, ospedale, nepote, denaro, meraviglia, che son meno comuni di vangelo,

pur avendo

zo); 0,

comune

dell'altra,

spedale, nipote, danaro, maraviglia.

CONSONANTI.
57. L'accento

consonanti;

ha

ma non

ellicacia

tura de' suoni co' quali

meno
mezzo,

diretta, e

la

anche sulla sorte delle

tanto, quanto per le vocali.


si

loro

La

na-

trovano in relazione pi o

collocazione in principio, in

in fine della parola, sono condizioni della pi

grande importanza per

la vita delle consonanti.

Inizial
58.

Le

iniziali,

mai, n cadono.

vano per

ordinariamente,

Ma,

in alcune

non

si

cambiano

parole che comincia-

s' mutato in g (da cada cubito, gomito); e si manifesta


cosi, anche per le iniziali, la tendenza che ha la nostra lingua, di scendere dai suoni sordi (o, p, t) ai sonori (g, b, d).
Castigare poi, e cubito, son vivi anch'essi, ma non sono popolari. V. 42.
59. Costante il passaggio di i consonante in g
e gutturale, questo

stigare, gastigare;

palatale; perci, di fronte al letterario e toscano Iacopo

LEGGI de' suoni

20

greco ieroglifico, e all'antiquato /e, e simili, stanno


Giacomo, geroglifico, Ges.
60. Il latino qa si conservato innanzi ad a (quale,
quando), ma l't* caduto innanzi ad e o t; che, chi.
al

Talora poi La preso suono palatalo, e si ha cinque, che


popolare: quinquennio di formazione letteraria.
61. Cr ha qualche volta dato gr, come in grasso,

mentre per quasi comune Ignoranza crassa.


62. CI, g, pi, bl, fl, hanno dato chi, ghi, pi,
chiamare, ghianda, piombo,

fiore,

bi, fi

bianco, e simili,

fronte ai letterari re-clamare, gianduia, plumbeo,

di
flo-

rido, e al francese blanc.


63.

Molti gruppi di consonanti, che

si

trovano in prin-

come sdegnarsi, sdrucciolare,

cipio di parola,

e simili,

non risalgono al latino, ma son di formazione pi recente.


Per ci che riguarda le consonanti iniziali, vedi anche

il

200.

Mediane.
64.

Nel corpo della parola,

prima dell'accento,

passaggio dalle sorde alle sonore laguna, pagare, piegare, segare, e simili, invece di lacuna,
2)acare (che hanno altro significato), plicare (che vive
pi numeroso

il

in replicare, ecc.), secare;

ciurmadore, (a)badessa,

mallevadore, podere, e simili, per ciurmatore, abatessa,


ecc.;

dugento (dove

il

g rimasto, in opposizione a tresonora iniziale d), moro-

cento, ecc., per effetto della


gelso, e simili,

65.

Ma

il

g:

per ducento, morocelso, e simili.


va spesso perduto: leale, reale, reina

(antiquato e poetico), per legale, regale, regina.


QQ. Nel corpo della parola, e dopo l'accento, il passaggio delle sorde in sonore non generale, ma neanche raro: ago, lago, luogo, e simili, per aco, laco, luoco,

ad acuto, lacuale, locale, ecc.;


spada, strada, vescovado, e simili, per spafa, strafa, ve-

e simili, di

fronte

scovato, e simili.

LEGGI de' suoni

21

alcune volte diviene v: prova, scrivo, ecc.,


ecc., che sopravvivono in probabile,
Ma v sta pure in luogo d'un origifcribacchiare.
67.

per proba, scriba,

nario p, in povero, riva, ecc., per popero, ripa (usato


ancora), ecc., che sopravvivono in pauperismo, straripare, ecc.
68.

talora va perduto: natio, restio, hee, dee, per

nativo, restivo, beve, deve.


69.

Dopo

l'accento,

cadono spesso intere sillabe:

bont, virt, e simili, per boutade, virtude, e simili

dito,

frale, dire, fare, per digito, fragile, dicere, facere.


70. I

gruppi di consonanti non risentono grand'ef-

ficacia dall'accento;

vanno soggetti

alle stesse tra-

sformazioni, stiano prima o dopo di esso.


71. et, pt, bt, gd, ps,

hanno dato luogo a quelle as>


prima consonante divenuta

similazioni, nelle quali la

simile alla seconda: faifo, scritto, sotto, freddo,

gesso,

per facto, scripfo, sobfo, freg(i)do, gepso.


72. X (cs) ha, pure per assimilazione, prodotto

doppio

s: sasso,

lusso, per saxo,

luxo.

Ma

in

un

taluni

ha invece prodotto un altro suono: uscire, -mada exire, maxilla.


73. Ns tende a diventar semplice s: pesare, mese,
per pensare (che sopravvive con altro significato), mense

casi,

scella,

Questo fatto
(che sopravvive in mensile e altre parole).
ha relazione con la caduta de' suoni dentali innanzi
a s, che gi s'ei-a compita in latino, poich si diceva
tnctt, non incidsi, e simili.
74. Tr, dopo a, si cambia in dr padre, madre, per
:

ancor vivi in molti dialetti e in patri-

pafre, maire,

gno, matrigna.

cambia dopo l'accento capra, sopra; ma


quando gli innanzi cavriolo, sospesso diventa
senso,
soprano, d'origine non popolare).
altro
vrano (con
76. Cr si muta in gr: sagrestano, segreto, per sa75.

Pr non

si

rr,

crestano, secreto.

Ma

nelle parole dove

gr

originario, tende a divenir

LEGGI de' suoni

22

semplico r; nero, per negro (poetico,


sostantivo:

La

(letterario,

come

Br

77.

tratta de' negri);

per integro

integrit).

conserva,

si

ma comune come

intero,

ma

con due b: febbre, labbro,

per febre, labro.


nr, danno luogo ad assimilazioni: porr,

Lr,

78.

terr, vorrei, per pon(e)r, ten(e)r,

vo/(e)rei.

Innanzi a I, le altre consonanti danno luogo


agli stessi cambiamenti gi notati per le iniziali ( 62);
ma la consonante iniziale del nuovo gruppo si raddop79.

pia,

dopo una vocale doppio, occhio, nebbia, ecc., da dusopravvive in oculare e altri), neb(u)la
:

plo, oc(u)/o (che

(ancor vivo in nebuloso).


80. DI,

ti,

g, ni,

dan luogo ad assimilazioni: strilda strid(u)lare, spai (u) la,

lare, spalla, frullare, culla,

frug(u)lare, cun(u)la.
81. Dopo l'accento, le consonanti d'ordinario si raddoppiano innanzi a a semivocale atona: tacqui, piacqui, e simili, da tacui, placui, e simili.

82. Innanzi a

semivocale, le

consonanti semplici,

generalmente si raddoppiano: abbia, scimmia,


soccio, reggia, per abia, scimia, socio, regia.
Ma d si
cambia in gg: raggio, poggio, da radio, podio. Leu
si cambiano ne' digrammi (g, gn) figlio, meglio, montagna, da filio, melio, m,ontania.
libraio da librario, e simili;
83. B va perduto
s passa in e: cacio, da casio (onde caseificio).
84. Ma, quando ciascuna di queste consonanti sia
preceduta anch'essa da altra consonante, si svolgono
fatti ben diversi
angoscia, uscio, da angustia, hosalvo

r,

stiu(m).
85.

tra

Le consonanti semplici spesso

due

vedrollo,
lo,

pu

si

raddoppiano

quando la prima accentata: dammi,


puossi, macchina, legittimo, da, da' mi, vedr

vocali,

si,

pi sillabe,

machina, legitimo. Ma in parole di tre o


si raddoppiano anche innanzi all'accento,

perch di queste parole anche la prima sillaba

si

pr-

LEGGI de' suoni

23

nunzia con una qualche vibrazione: Niccol,


da Nicol, sepellirc, e simili.

seppellire,

e similij

Finali.
8G.

Le consonanti

finali,

che

si

trovavano in latino,

son sempre cadute.


87. In alcuni monosillabi che uscivano in
1'*,

prodotto un

si

i: da/, sta/,

s,

caduto

e simili, per das, stas,

e simili.

esempi recati nell'esporre

le leggi

potremmo ripetere quanto gi

s' detto

88. Intorno agli

delle consonanti,

( 56) a proposito delle vocali atone.

Difatti, rintrac-

ciando le antiche forme delle nostre parole, non sempre,


anzi assai

di

rado,

rittura al latino;

fummo

ma

costretti a ricorrere addi-

spesso trovammo larghi raffronti

nella nostra lingua antica,


altre parole della

che non

moderna.

s' fatto,

in

quella poetica, o in

E pi

spesso ancora di quel

avremmo potuto

volgerci ai dialetti

son vivi anche oggi i diversi gradi delle


trasformazioni avvenute, o che potrebbero avvenire,
(ne' quali

nella lingua), se lo avesse consentito la brevit di questi

cenni fonetici, e non potesse ciascuno supplirvi,

almeno in

parte, giovandosi di quello o di quei dialetti

ch'egli conosce e che sente parlare.

noi basta che

intenda come, latino e italiano, italiano antico e moderno, non si succedettero, n lingua e dialetti coesis'

stono, per opera del caso,

ma

son legati tra loro dalla

forza di leggi trasformatrici, pi o

TRONCAMENTO ED
R9.

Nel

parlare, ossia nel

meno

costanti.

ELISIONE.

combinare insieme

verse parole, spesso accade che una di esse

si

le di-

scemi

d'una sillaba, per la caduta dell'ultima vocale (a-mo-re,

a-mor ;

tutt/ e due, tutt'e due), o per la

tera sillaba finale: caval-lo, ca-val.

caduta dell'in-

TRONCAMENTO, ED ELISIONE

24
90.

Qualche

per distinguere

questo fatto

volta,
il

indispensabile

senso; giacch, per esempio,

Amor

proprio (amore di s) cosa diversa da Amore proprio


(propriamente amore, vero amore), e Parlar d'accordo
(amichevolmente,

d' intesa)

non

Parlar

di accordo (di

accomodamento).
Il

pi delle volte per serve solo a dare sveltezza

naturalezza al discorso
pagliaio, Odor di rosa,

dar sangue, ecc.


Ma anche in questo

Cavai di

Una

Con da

battaglili,

sol volta, Scriver bene.

Su-

non permette
Quindi oggi, ben-

caso, l'uso talvolta

pi di servirsi delle parole intere.

ch adoperati dagli antichi e vivi tuttora in alcuni dianon potrebbero pi tollerarsi: Quel/o uom/). Uno
viaggio, invQQQ i Queiruomo, Un viaggio; n Andare
letti,

di

amore e di accordo, invece di Andar d'amore e d'ac; Cosa bene fatta, invece di Cosa ben fatta, ecc.
91. Alcune parole possono perdere in molti casi l'ul-

cordo

tima lettera: cosi potr dire buon, invece di buono, s'ag-

giunga poi amico o

libro:

Buon amico, Buan

libro. Altre,

Altre finalmente, solo

HanfnoJ fatto.
quando la parola seguente cominci per vocale, possono
perdere l'ultima lettera (Buon'anima, Altr'anno, non
Buon' donna, Altr' figlio); e allora, in luogo della vocale caduta, si segna Vapostrofo (').
In quest'ultimo caso, non si tratta veramente d'una
nuova forma accorciata, ma il suono della vocale finale
della prima parola, sopraffatto da quello seguente,
l'intera sillaba:

pi forte di

con

lui.

Perci la consonante, o

le

consonanti,

viene a terminare la prima parola, negli


due casi fan sillaba con la vocale precedente; nel-

le quali

altri

l'ultimo, con quella iniziale della parola seguente


libro.

Bii/)-no

Buon libro; Btio-na anima, Btio-n' anima; Al-iro

anno, Al-fr'anno.
Si

chiama troncamento,

il

fatto de' primi

due

casi;

elisione quello dell'altro.

92. Il

troncamento

si fa

soltanto in molti polisillabi

TRONCAMENTO ED ELISIONE

25

uscenti per vocale non accentata, e che sia preceduta da

una consonante liquida: voi, lodiam, villan, amor.


Se la liquida doppia, cade l'intera sillaba finale
(cappel, avel, bel, quel, saran, verran);

ma

questo tron-

camento non si pu fare che innanzi a parola che cominci per consonante, e, pe' nomi, solo nel singolare
maschile; e non sempre, giacch, per esempio, nessuno
direbbe: bai, fai, sud, per ballo, fallo, snello; come nessuno direbbe pan, sen, per panno, senno.
:

Non

mai il troncamento, se la parola seguente


comincia per impura (cio seguita da consonante),
per gn: Bello spasso, non Bel spasso ; Figliolo studioso, non FiglioI studioso; Quello gnaulio, non Quel
si fa

gnaulio.

Innanzi alla z invece, se il troncamento non mai


necessario, n usando la parola intera c' rischio di cader nell'affettato (come vi cadrebbe chi dicesse: Un buono
amico, Lo ardore giovanile), tuttavia quasi sempre

permesso, e comunemente

si

dice

Un

bel zro,

Un buon

zio, ecc.

Non
Buona

nemmeno

si fa

in parole che finiscano con a:

non Bu^n casa. Si eccettuano per la paora, quando non significhi lo spazio di sessanta

rola

casa,

minuti (salvo Un'or di notte, Dice or di notte,


tutt'

suoi derivati (ancor, allor, tuttor, finor)

Una

(e in altri casi

Quel) casa del diavolo.

sempre

Qtcel furono

riferiti,

ecc.), e

sola,

una, nella locuzione Un

nella locuzione

sol volta;

Ma

forse

Un

non a casa, ma all'intera

non sarebbero troncamenti di Una


ogni modo, sbagliano grossolanamente

locuzione, e quindi
e di Quella.

temendo

coloro che,

Una

oggi dicono
93. Altri
l'uso,

sono

di peccare contro la

grammatica,

e Quella.

troncamenti ammessi, o anche voluti dalsegiienti:

Anton, per Antonio, quando

s'unisca con altro nome:


Anton Francesco Doni, Anton Giulio Barrili.

TUONOAMENTO ED ELISIONE

2G

Fra, invece di frate e frati, innanzi a

un nome

di per-

sona, sia che questo cominci per vocale, sia )xr con-

Fra

sonante Fra Antonio,


:

Eusebio,

L'uso di apostrofare in tal caso

il

Ijra OcHiini.
fra, va scompa-

rendo.

Gran, invece di grande e grandi


ranni.

Gran

Gran

libro,

Gran

ti-

non Gran uomini. Gran armi.

cose;

V. 244.
guata ossia guarda.

Gua' che cosa

Gua', per

m,'

aveva a

capitare.

Ma', invece di mali, nel solo proverbio

Adagio

a'

ma'

passi ; e da non confondere con ma' troncamento di


mai, proprio dell'uso volgare.

Un

invece di poco:

Po*,

penne; Quel po' po'


Pro, invece i j>Tode,

pr

vi faccia ;

ma

po'

d'inchiostro e

di superbia.

un po'

col significato di utilit:

Buon pr a

tutti.

di

V. 318.

Nel qual

Buon

significato,

la parola intera (prode), frequentissima negli scrittori antichi, vive tuttora in

prosatori

antichi,

pro\ troncamento

ne'

qualche dialetto.

poeti,

Ne'

abbiamo poi anche

di prode, nel senso di valoroso:

Orlando e il pr' Rinaldo (Fortequerri). E finalmente, si badi di non confondere questi pr col
latinismo vivente nella locuzione Pro
e

contra, o Pro

contro.

innanzi a nomi di perBorgo San Sepolcro), che cominciano per


consonante, che non sia s impura: San Giovanni,
I due San Giovanni ; non San Andrea, n San Spir-

Sau, invece di santo e santi,

sona

{sa,yo

dione.

Molti scrivono San, Santo,

pre con l'iniziale maiuscola.

ecc., cosi,

sem-

Molti invece usano

la minuscola, non mai per quando devono indicare


una chiesa o altro luogo: La cupola di San Pietro;
Vado a Santa Maria Capua Vetere.
Suor, per suora e suore, quando significa monaca, non

poeticamente sorella, e solo innanzi a nome di persona, sia che questo cominci per vocale, sia per

TRONCAMENTO ED ELISIONE

27

consonante: Siior Anna, Suor Gertrude, Molte suor


Agnesi, Molte suor Caterine.
Ve',

invece di vedi.

Ve' che bella cosa

m'ha donato!

Frequenti troncamenti irregolari si trovano nei nomi


usati come propri: Tor Fiorenza, Ter di Quinto;
Hon Viso, oggi pi comunemente Monviso; Col di Tenda,
propri,

da

bench erroneamente

collo,

si

dica Colle di Tenda;

Valdarno,

al di Sieve, Val d'Aosta (in

il

nome

volle

talmente incorporato col resto, che ormai non si


dico la Valdarno, ma // Valdarno) ; Caien di Maggio,
s'

Or [Orto] San Michele,

Dante

ecc.

disse:

E vedrai

San-

faf/or com' sicura.


94. L'elisione
la,

gli,

gli

non

cia

con

le,

si
t

si,

vi,

ci,

ne)

(che, lo,

con questa avvertenza, che

tronca mai, se la parola seguente non comin-

(gridali,

mente non

accade in molti monosillabi

si

non gl'amici)

che e

le

pi comune-

troncano, se non innanzi a e: ch'erba, di

rado ch'uomo; l'erbe, di rado l'ostriche. Invece di


ch*ho, ch'hai, ecc., alcuni scrivono c'ho, c'hai, ecc., per
evitare l'incontro delle due h.

Ma meglio non

seguire

queste innovazioni di pochi, le quali accrescono, anzich


diminuire, la nostra babele ortografica.
L'elisione accade pure in molti polisillabi che fini-

scono in vocale atona,

tolti

quelli ne' quali

abbiamo

troncamento: Quell'uom/), Un'erba, Ogn'uomo,


Quest'animale, Poc'oltre, Null'altro, Sant'uomo, Cent'an-

veduto

il

Mezz'anno, Dic'egli, Foss'egli, Vorrebb' essere.


Quindi non si troncheranno mai parole come sof,
fugg; e si scriver: Fedel amica (perch si potrebbe
dire Fedel donna); Singoiar affezione (perch si potrebbe dire Singoiar donna); Tal avventura, Qual affezione (perch si potrebbe dire Tal e Qual donna);
Oliel accennai o Gliel' accennai, secondo che s'intenda
glielo ovvero gliela.
95. Per, in parecchi casi, l'apostrofo non serve a indicar l'elisione; ma semplicemente un segno ortograni,

TRONCAMENTO ED ELISIONE

28
fico,

che vale a distinguere una parola da un'altra, scritta

con

le

medesime

ma

lettere,

di significato diverso.

ofo' sono pertanto troncamenti di fece, f di fede:

comando, ossia imcomuni di da o d, va, fa, sta, perch si considerano come troncamenti de' familiari toscani dai, vai, fai, stai.
Di', imperativo, che comune,
6 indicativo (tu dici), che volgare e'poetico, sono meda', va', fa', sta', col significato di

perativi, sono pi

glio di d, per distinguerli dall'ormai poetico d (giorno).

Oltre poi a gua', ma', ecc. (V. 93),

si

hanno:

vo',

per

voglio; da', per dei (preposizione articolata o forma po-

polare

poetica di

devi),

Che

poetica di deve.

f'

quel libro a tuo fratello.


presto.

Fermati,

Corri, va'

sta' zitto.

vo' saperne nulla.

anche forma antiquata e


(modo poetico). Da'

colui f

Assai

lesto.

Sbrigati, fa'

Di' tutto quel che


si

de' doler

sai.

Non

vostra bellezza

(Sacchetti).

L'uso per di distinguere con l'apostrofo

mento
i

fior'),

nomi
non ha

de'

tronca(il

fior

attecchito.

servire opportunamente

96. Sapersi

il

plurali da quello de' singolari

delle

parole

buon orecchio e di buon giudizio.


Eccone un curioso esempio, dal secondo capitolo de' Promessi Sposi, l dove don Abbondio vuol menar Renzo
troncate, effetto di

per le lunghe, nell'affare del matrimonio:


"

Oggi non pu

"

Prima di tutto non mi sento bene, vedete.


Mi dispiace ma quello che ha da fare cosa

"

Cos' nato ?

poca fatica

E
" E
" E
"

. .

di

cosi

poi, e poi, e poi

poi che cosa ?


poi c' degli imbrogli.

"Degl'imbrogli? Che imbrogli


Si noti quel

"

ci

pu essere?

degli imbrogli, senza l'apostrofo in

bocca a don Abbondio, e con l'apostrofo in bocca a


Renzo; perch quello, per dar importanza alla cosa e colore di verit alla bugia,

pronunzia

la frase

lentamente,

TRONCAMENTO ED ELISIONE
strascicando le sillabe

mentre Renzo

la

29

pronunzia d'un

Cfr. 679, sec. capoverso.


con istizza e dolore.
In generale poi, diremo che i troncamenti sono pi
frequenti in poesia che in prosa; taluni anzi sono esclufiato,

digiun, prua, davver, ecc. Ma i promoderni ne usano pi assai degli antichi, per
uniformarsi alla pronunzia, e non hanno scrupolo di scrivere: Far dormir bene, Lasciar 2>o,rlar lui, Veder cot'
sivi della poesia

satori

rer presto, Sentir sonar la banda, o simili.

ABBREVIATURA DELLE PAROLE.


97. Il troncamento un fatto ordinario della lingua,
che ha luogo sia nello scrivere sia nel parlare. L'obreviatura invece, non altro che un modo particolare
di scrivere, ma solo in certi casi, alcune parole d'uso
molto frequente, omettendo una o pi lettere, senza che

ne resti alterata la pronunzia.


Noi qui daremo un elenco di quelle pi comuni,
additando, allorch di una stessa parola si abbiano pi
forme di abbreviatura, quale di queste sia da preferire.
A.

30
Cornili

ABBREVIATURA DELLE PAROLE

ABBREVIATURA DELLE PAROLE


N. B. o meglio NB. Xota bene.
N. D. D.

31

s.

8GMI ORTOGUAFICI

La

parentesi quadra

33

ECXJ.

serve principalmente a in-

dicare quello parole o lettere, che nelle citazioni non


fan parte del testo:

La

bocca sollev [Ugolino] dal fiero

(Dante). ormai un'affettazione lo scriver


com[m\edia, dram[m]a, ret[t\orica, ecc.
Tra le due virgolette ( ovvero ^^ ovvero ** )

pasU

usa racchiudere i discorsi che si riportano, o i passi


/ poveri, dice Agnese
si citano, testualmente
Promessi Sposi, ci vuol poco a farli comparir
Se poi il passo composto di pi capobirboni.
si

che

,''

versi ossia daccapo, le virgolette si ripetono in princiSolo quando si tratti di


pio di ciascuno di questi.

passi brevi e molto importanti, oggi s'usa ripeterle in

principio di ciascuna riga.


Jj

asterisco

(*),

ripetuto tre volte,

si

mette in luogo

d'un nome, che nel testo manca, perch lo scrittore o


non lo sa o non lo vuol dire Potrete fermarvi a * * *.
:

Era essa

ultima figlia del principe * * * (Manzoni).


Malamente alcuni in questo caso adoperano i puntini,
Alcuni
che hanno ufficio ben diverso (V. 100).
usano l'asterisco anche invece de' numeri, per richial'

mo

delle note, specialmente

quando

la nota sia

una

sola.

punteggiatura, che non devono confondersi con gli ortografici, servono a separar le parole, per render pi evidente il senso, indicando le
99. I segni di

pause, ora brevi ora lunghe, e anche le principali in-

tonazioni della voce.

una breve pausa; il punto e


(,) indica
i due punti (:), una
maggiore;
indica
una
ne
(;)
mche pi lunga; il punto fermo (.) o semplicemente
>intf), indica la pausa massima, specialmente se dopo
Il punto interrogativo (?)
capo.
!i esso si vada da
poi, e Vesclamativo (!), insieme con la pausa indicano

La

virgola

virgola

anche l'intonazione della voce, interrogativa o esclamativa; o l'una e l'altra nello stesso tempo, quando
sono uniti (?!, !I). La parentesi tonda { ) segna un' interruzione nel
3.

filo

principale del discorso.

MoRAHDi B Gappoociii, Oramm.

IttU.

34

SEGNI ORTOGRAFICI ECO.


Pel retto uso di ciascuno di questi segni, ne' sinV Uso della punteggiatura.
100. Due segni finalmente hanno ufficio promiscuo,

goli casi, vedi

cio ora ortografico, ora di punteggiatura; e

sonoi pt^n-

tini e la lineetta.

I puntini (....) indicano

una

parola, perch questa o

una
non

o pi lettere
si

sa o

non

si

omesse

in

vuol dire

e, in quest'ultimo caso, ragionevole metterne


quante lettere mancano: Dopo porta, 51 legge
nolo MON
Ne parlerai al signor G
[Giulio].
Ma s'adoperano anche per indicare che nn discorso

intera;
tanti,

che c' una reticenza, che


semplicemente che, per esitazione
altro, la parola seguente va pronunziata dopo
una certa pausa: Il mio rispetto .. .)>
Si spieghi
viene interrotto di fatto;

ognuno pu intendere

Quando

mondo s'accorge che uno, sempre, in ogni incontro, pronto a calar le...' Dunque ne sentirete delle belle.... o delle brutte. > (Manmeglio !t^

il

zoni.)

La

lineetta (), messa dopo un segno di punteggiaprolunga la pausa, e talvolta anche necessaria
Parlate, parlate! > griParla, parla!
pel senso:
darono a un tratto la madre e lo sposo (Manzoni).
Serve pure a distinguere le parole che uno dice tra
Siamo a buon
s, da quelle che pronunzia forte:
porto,
pens tra sh don Abbondio; e, con un fare pi
Almanieroso che mai, via, disse, ecc. (Manzoni).
tura,

<s.

cuni adoperano le lineette nel dialogo, invece delle virgolette

e altri infine le

rentesi tonda;

ma

adoperano in luogo della pa-

questi usi non sono da seguire.

PRONUNZIA E LETTURA.
101. Se necessario scrivere correttamente le parole,
non meno necsssaric pronunziarle e leggerle corret-

tamente.

PRONUNZIA E LETTURA

Una

35

buona pronunzia e un buon metodo di

let-

tura non s'imparano che dalla viva voce del maestro:


e le regole che si potrebbero dare, riuscirebbero inutili,

alcune perch troppo lunghe, minuziose e complicate,


altre perch troppo indeterminate e generali.

ogni modo, poi^ gli errori pi diflFusi, e le diverpronunzia, tra regione e regione

sit pi stridenti nella

d'Italia, s'incontrano negli e e negli o, stretti o larghi,

e nei

doppi

s o nelle

doppie

z,

ora dolci ora aspre, noi,

per ripararvi in parte, quando daremo l'elenco dei suffissi, indicheremo anche la pronunzia di queste lettere.
Si ricordi poi che la voce

umana ha

tre gradazioni

diverse, cio che possiamo parlare e leggere a voce bassa,

a mezza voce, a voce alta; e che l'arte sta nel servirsi


a tempo dell'una o dell'altra di queste gradazioni, commisurando la forza della voce alla forza de' pensieri che
esprimiamo. Le cose ordinarie e comuni si dicono a

mezza voce, che


e durevole.

il

tono pi naturale e pi resistente

Si parla a voce bassa, quando

si

vuole che

l'attenzione degli uditori sia pi viva; e allora le nostre parole acquistano un'eflBcacia particolare.
alta,

La voce

propria degli scatti improvvisi e delle esclama-

zioni, indica assai

bene

la

commozione del nostro animo,

e suscita quella degli altri.

Pronunziando tutto un discorso a voce bassa,

la

voce diverrebbe monotona e cupa; pronunziandolo tutto


a voce alta, si farebbe stridula, molesta, e ben presto
si

affiochirebbe.

Ma

anche nello stesso tono di voce, ogni parola su

cui sia necessario richiamare pi specialmente l'atten-

zione di chi ascolta, va pronunziata con

una vibrazione

particolare.

Bisogna poi sempre, nel discorso continuato, saper


ben regolare la respirazione, cio saper coglier bene
l'istante di soffermarsi e aspirare, e aspirare profonda-

mente, a pieni polmoni, perch quest'atto non


troppo frequente.

Emettendo poi

il

fiato,

si

renda

per pronun-

3G

PKONDNZIA E LETrUliA

ziar le parole, si badi di emetterlo naturalmente e gra-

datamente, senza farne sciupo inutile, e di serbarne pel

tempo opportuno la quantit necessaria.


Le vocali devono avere il loro suono pieno, chiaro,
distinto, mantenendo intera, per esempio, la diversit tra l' e l'o larghi e Va.

L^l consonanti siano ar-

ticolate strettamente con le vocali,

suoni schietti.

ma

serbino

loro

Dall'articolazione deriva alla nostra pa-

rola ogni forza, ogni energia, ogni vita.

Tra parola
e frase, si

e parola, finalmente,

facciano le pause

come pure tra

frase

necessarie al senso, ohe

sono la punteggiatura del discorso parlato.

LA PROPOSIZIONE.
Abbiamo gi detto che gli uomini manifestano
che pensano, per mezzo delle parole. Ma se io
scrivessi o dicessi a qualcuno: scimmia, owero pane, o
102.

ci

leggerebbe, o noi, minaccioso, onesto, presto, ecc., susci-

sua mente soltanto un'idea; gli farei solo


il pane,
alcun mio pensiero.
il leggere, ecc.; non esprimerei
Nessuno potrebbe dirmi che io penso male o bene, che
terei nella

venir presente all'immaginazione la scimmia,

ho ragione o torto.
Per esprimere interamente un mio pensiero, dovr
dire qualche cosa di qualche cosa. Cosi , se dico: Le
scimmie sono quadrumani; Noi leggevamo ; Dio giudica; i2 tempo par minaccioso; Un operaio onesto stimato. Allora, comunemente, ci che io penso si chiama
giudizio; le parole con le quali lo manifesto, proposizione.
103. Ci di cui parlo (scimmie. Noi, Dio, Il tempo.
onesto), si chiama .soggetto; quello che ne
quadrumani, leggevamo, giudica, par minaccioso, e stimato), si chiama predicato.
Come si vede, soggetto e predicato si esprimono

Un operaio

dico (sono

spesso con pi d'una parola; ed chiaro che

se,

per

LA PROPOSIZIONE
esempio, alla proposizione
togliessi le parole

37

Un operaio

onesto stimato, io

Un, onesto e stimato, non esprimerei

mio pensiero. Le parole che, in tal caso, compiono


determinano il significato di quella che racchiude
si cliiamano complementi
l' idea principale,
complementi soggettivi, quelli che fanno parte del soggetto
(Un, onesto) ; complementi predicativi, quelli che fanno

il

parte del predicato (stimato)

Alcuni grammatici poi, notano che i predicati di


una sola parola, come legge, dorme, pensa, si possono
sempre sciogliere in altre due leggente, e dormente,
La prima delle quali \ verbo, la seconda
pensante.
chiamano attributo. Onde dicono pure che ogni proposizione si compone sempre di tre parti essenziali:
soggetto, verbo, attributo; e chiamano attributivi tutti
:

verbi, salvo essere.


104.

Anche

complementi soggettivi

predicativi

spessissimo non sono composti d'una parola sola,

ma

Cosi, dicendo:

I consigli dello zio salvarono il nipote; I consigli paferni salvarono il figliolo ;


Carlino indossava un bel vestito da paggio; Carlino

di pi parole.

indossava un

bel

vestito

milifare

zio e

da paggio determinano

a cui

si riferiscono

che

lo

il

(consigli,

chiaro che

dello

significato delle parole

vestito),

nel

determinano jjaterno e militare,

modo

stesso

quali potreb-

bero sostituirsi benissimo con del padre e da militare,


mettendoli cosi, anche per la forma, alla pari con dello
E se all'opposto non possiamo dire
zio e da paggio.
z'iale e paggiale, ci non proviene da differenza di significato o di ufficio,

manca

ma

bensi da un capriccio della

due aggettivi. Sbagliano


dunque coloro, che chiamano complementi dello zio e
da paggio, e non chiamano poi con lo stesso nome paterno

lingua, che

di questi

e militare (V. 183^.

105.

soggetto

Abbiamo detto che


il

predicato,

tra le parole ohe formano

il

complementi determinano

quella ohe racchiude l'idea principale.

Ma

spesso

ci

LA PROPOSIZIONE

38
sono

altri

complementi secondari,

quali determinano

Una

Cosi, nella proposizione:

significato de' primi.

il

strada larga dieci metri

comoda,

soggetto contiene

il

duo complementi primari (Una, larga), e uno secondario


(dieci metri), perch questo complemento del complemento larga. E cosi, nelle due ultime proposizioni
predicato indossava

citate nel paragrafo precedente,

il

ha un complemento principale in

vestito, e tre

secondari

nelle altre parole.

Una

106.

proposizione pu avere pi soggetti


studiano.

littorio e Anionio

Il

Carta,

sono be-

vino e l'acqua

vande.

Pu avere anche pi complementi


dicativi:

buono

Il figlio

soggettivi o pre-

Gi'

amorevole ubbidisce.

cinto buono, amoroso, docile.

Pu avere anche pi complementi

La

concordia fra

d'altra specie:

d'uno stato

i cittadini

condizione

essenziale della sua prosperit e della sua grandezza.

Una

proposizione che abbia soltanto

predicato, si dice semplice

il

soggetto e

bia pi soggetti, o pi complementi, siano


gettivi

predicativi,

ma

il

una proposizione che ab-

tutti della

questi sog-

stessa specie,

si

chiama composta;
una proposizione che abbia pi
complementi di specie diversa, si chiama complessa.
Proposizioni semplici

Io leggo.

Roma

Ges

vinse.

risuscit.

Proposizioni composte: lo

zienza

comoda.
e

//

mare

Petrarca.

Tu

azzurro
ascolti

fu

studiamo.

Una via piana

l'umilt sono virt.

e infinito.

La pae

larga

Io leggo Dante

con attenzione

con

dili-

genza.
Proposizioni complesse: Il maestro loda sempre gli
Il padre da savi ammaestramenti a'
L'amico di Giorgio e partito da Roma.
Le proposizioni composte equivalgono a due o

scolari diligenti.

suoi

figlioli.

107.

pi proposizioni, nelle quali


cilmente.

Difatti,

si

possono sciogliere

fa-

servendoci degli esempi recati, p-

LA PROPOSIZIONE
tremino ugualmente dire:

39

lo studio e fu

La pa-

studi.

zienza virt e l'umilt virt. Una via piana comoda e una via larga comoda, ecc.
Fanno eccezione a questa regola, quelle proposizioni

due soggetti o i due complementi sono


da formare un tutto inseparabile. Come Due e due fa quattro. Il rame e il ferro compongono il bronzo. Quel libro vale tre lire e cinquanta
Difatti, qui non potrei dire Due fa quatcentesimi.
tro e due fa quattro, ecc.
108. Una o pi parti della proposizione possono essere sottintese, e allora si ha una proposizione ellittica.
Se dico Corro, sottintendo il soggetto io ; se uno mi donelle quali

talmente

uniti,

manda: Chi correi

e rispondo: Io, sottintendo

il

predi-

cato corro.
soggetto,

109. Il

il

predicato,

il

complemento, sono

elementi di cai composta una


Con gli stessi elementi fondamentali, io

la materia, cio gli

proposizione.

posso fare proposizioni diverse.

Se dico

Carlo lavora,

avr una proposizione affermativa, perch affermo che


il predicato conviene al soggetto.

Se dico:

Carlo non lavora, avr una proposizione

negativa, perch nego che

il

predicato convenga al sog-

getto.

Se dico: Carlo forse lavora, avr una proposizione


il predicato convenga al

dubitativa, perch dubito ohe

soggetto.

Se dico

Carlo lavora ? avr una proposizione inter-

rogativa, perch

domando

se

il

predicato convenga al

soggetto.

LE PARTI DEL DISCORSO.


110.

Ogni lingua

si

compone, quando sia bene

svi-

luppata, di migliaia di parole che possono raggrupparsi


in

numerose famiglie, secondo

la loro origine e

parea-

LE PARTI DEL DISCORSO

40
tela.

Ognun

'

vede, per esempio, che lode

ha stretta

parentela con lodare e lodevole.

Se uno per non badi

all'origine,

ma

al significato

delle parole, cio alVidea che esprime ciascuna di esse,

s'accorger che tutto

si

possono raccogliere in pochi

gruppi: in uno, per esempio, quelle che significano le


cose, in un altro quelle che significano le qualit, e cosi

raggruppare o classi/i-care ia tal modo le


appunto ufficio della Grammatica. La quale
perci non metto insieme lode con lodare e lodevole,
biasimo con biasimare e biasimevole ; ma lode con biasima) (perch tutt' e due significano una cosa), lodevole

via.

il

parole,

L'ultima edizione (1878) del Dizionario dell'Accademia


Francese, che raccoglie la lingua usata e usabile oggi, registra circa 27 000 vocaboli, de' quali intorno a 6000 son primitivi, e gli altri sono o composti o derivati da questi 6(300 per
opera di tutti i parlanti, o desunti direttamente dal greco e
dal latino per opera degli scrittori e delle classi civili. Ora,
poich ci che si dice a Parigi, si dico suppergi anche a Londra, a Berlino, a Firenze, ne viene di conseguenza che il numero de' vocaboli delle lingue attuali de' popoli civili non
pu esser molto diverso dall'una all'altra. Per la lingua nostra per, rispetto al francese, va notato che. essendo essa
moltomenounilicata, abbonda pur troppo di doppioni superflui,
che la fanno parere agli occhi degl' inesperti pi ricca. Del
resto, quando s' detto che il francese o l'italiano o l'inglese
moderno si compone di tante migliaia di vocaboli, s' dotta
una verit molto relativa; perch, accanto alle poche diecine
di migliaia di vocaboli spiccioli, di cui una lingua composta, esistono centinaia di migliaia di locuzioni e di frasi consacrate dall'uso, e anch'esse perci parte integrale della lingua;
e accanto a queste esistono milioni di altre frasi, belle o brutte,
create dagli scrittori e non mai entrate nell'uso comune. In
italiano, per esempio, sono appena una ventina i vocaboli spiccioli d'uso comune, con cui nello stile nobile, familiare o
scherzevole, si esprime l'idea del morire; ma accanto ad essi
abbiamo circa 250 frasi, con cui, nell'uno o nell'altro dei detti
stili, comunemente si esprime la stessa idea; e accanto a queste
frasi poi ne abbiamo migliaia e migliaia inventate dagli scrittori, non mai entrate nell'uso comune, e altre migliaia e migliaia (sempre per esprimere la sola idea del morire), che si
trovano, diremo cosi, in potenza nella lingua, e che ognuno
pu inventare a suo rischio e pericolo.
'

41

LE PARTI DEL DISCORSO

con biasimevole (perch tutt* e due significano una qualit), lodare con biasimare (perch tutt' e due signifi-

cano un'azione).
Ciascuno di questi gruppi

si

chiama una parte

del di-

scorso, e noi studieremo separatamente ciascuna di esse.

studio su ciascun gruppo avr due


prima (Morfologia^), esamineremo principalmente ci che hanno di comune le parole d'uno
stesso gruppo; nella seconda (Sintassi), quale ufiicio
hanno nella proposizione.
111. Il nostro

parti: nella

IL NOME.
112. Tutte

le

animali, le cose,

parole ohe indicano le persone, gli


si

chiamano nomi

sostantivi, o

sem-

plicemente nomi, o anche sostantivi.


113. I nomi che convengono a una intera classe di
persone (soldato), o di animali (cavallo), o di cose (porta), si chiamano nomi comuni.
114. I nomi che convengono a un individuo di queste classi (Napoleone, Ronzinante, Porta Portese, Porta

Romana),

si

chiamano nomi propri.

Anche un nome proprio pu

riferirsi a pi individui

d'una stessa classe (Napoleone, Ronzinante, Porta Romana); ma in modo assai diverso dal nome comune,
giacch, per esempio, mentre potrei dire: I ragazzi corrono pi de'

[pecchi,

non potrei

dire:

Gii Antoni cor-

rono pi de' Giovanni, o simile.

Che si^nilica Trattato delle forme. Nelle vecchie grammatiche, e anche in alcuno moderne, questa parto chiamata
Mimologia. Ma ognuno pu vedere quanto sia falsa tale denominazione, considerando che l'Etimologia studia l'origino o
la parentela delle parole, e quindi raggruppa lode con lodare
Se non che,
e lodevole, biasimo con biasimare e biasimevole.
qualche parte speciale della Grammatica (V. e Leggi de' tuoni
e la Formazione delle parole) invado anch'essa il campo della

vera Etimologia.

42

IL
115. C' de'

NOME

nomi comuni che diventano facilmente

propri, e viceversa; e in tali

casi meglio scrivere

primi con l'iniziale maiuscola,


scola:

secondi con la minu-

Sono stato in Palazzo (quello del Re, o del Papa,

Comune, ecc.). La Rocca di Spoleto. H Tesoro


di Monza.
Al Municpio han fatto la nuova tariffa pe'
ciceroni.
In quella casa una gran babilonia. Col far
sempre il gradasso, finir male.
116. Alcuni nomi che significano una riunione di pi
individui (reggimento, mandra), si chiamano collettivi.
117. Altri, formati da due o pi parole distinto, ma
che unite insieme acquistano un solo significato (aro del

cobaleno, cassaforte, Castellammare, Pontedra), si chia-

mano

composti.

118.

Alcuni di questi nomi possono per scriversi


motuproprio e motu proprio, mano-

uniti o separati:

morta

jiora, e

mano morta, Sangemini e San Gemini, SantaSanta Fiora, Castelcapuano e Castel Capuano.
separati: Pratola Peligna, Porto

Altri infine, solo

Ascoli Piceno, Torre del Greco, Porta Pia,

San Giorgio,

Piazza Colonna, Via dei Serpenti, Caffo Aragno.

Per,

negli ultimi quattro esempi, e negl'innumerevoli altri


simili, incerta l'ortografia,

poich molti scrivono porta

Colonna, via dei Serpenti, caff Aragno.


quest'uso a noi pare irragionevole, per essere tali

Pia, piazza

Ma

nomi formati non dall'una

ma

o dall'altra parola soltanto,

Trattandosi invece di

da tutte insieme.
glio scriverli con

titoli,

me-

minuscola (ingegnere
Agudio, deputato Bonghi, conte Attilio), appunto perch
Agudio , Bonghi, Attilio, significano gi da s quella
l'

iniziale

data persona.
119.

Va

composti,

poi notato che d'un gran

tratti

parti spesso

per

lo

non sono parole intere

perci senso da s:

numero

di

nomi

pi da nomi latini o greci, le


o vere, e

non hanno

artifizio, edifizio, equilibrio, carni-

ficina, benevolenza, astrologia, biblioteca, filosofia.

Simili

a questi

sono

altri

nomi, ordinariamente

NOME

IL

43

moderni, foggiati del tutto o solo in parte


sullo stampo del latino o del greco bonificazione, stra-

scientifici e

tificazione, vivisezione, locomotiva, genuflessione;

roscafo, telegrafo, cromotipografia, fotografia;

pi-

oleo-

grafia, ccdorimetro, bacologia.


120. I nomi che non significano n una persona, n
un animale, n altra cosa che realmente esista in se
stessa (ossia che non sono nomi concreti), si chiamano
nomi astratti.
Tali sono quindi i nomi di qualit (candore, sapienza,
larghezza, profondita); i nomi di stato o condizione
(vita, mo'te, rischio, vedovanza); i nomi delle facolt
e delle ^>as*iot delVanimo (memoria, immaginazione,
odio, amore); i nomi delle azioni o fatti (lettura, scrittura, scusa, punizione, rinunzia); i nomi delle arti e

delle scienze: storia, poesia, musica.^

GENERI DEL NOME.


121.

Per indicare

le

persone e

pi noti animali, d'or-

una pel sesso maschile, l'alI generi


tra pel femminile: nonno, nonna; gatto, gatta.
del nome quindi sono due, maschile e femminile.
Ma per le cose e per gli oggetti, i quali non han
sesso, i nomi che li significano non dovrebbero appartenere n al genere maschile n al femminile. L'uso
tuttavia li ha fatti ora maschili, ora femminili.
dinario vi son due parole

122. Nelle lingue antiche

(come

il

latino e

il

greco),

moderne (come il
un terzo genere, il neutro, al quale dovrebbero logicamente appartenere codesti nomi; ma non sempre cosi,
e molti di essi, anche in tali lingue, sono o maschili
In italiano poi il genere neutro si veo femminili.
nuto confondendo col maschile, ed morto come forma

e in alcune

tedesco e l'inglese), c'

Tali nomi) nel linguaggio comune, sono spesso adopeanche con signiiicato concreto ma allora si ha una meteuimia, e si parla con linguaggio figarato. V. 188,
'

rati

44

IL

grammaticale a

s,

NOME

lasciando per notevoli tracce nella

nostra sintassi.

Ed

quanta incertezza abbia rognato nel genere de' nomi delle cose, anche tra
Per esempio, callem
le lingue che vengono dal latino.

osservare

curioso a

maschile in latino, e calle maschile in italiano,

ma

femminile in spagnolo fiorem masoiiile in latino, ma


fior in spagnolo, e Jieiir in francese, son femminili;
cornu neutro in latino, eorno maschile in italiano,
ma carne femminile in francese dentem maschile in
latino, e dente in italiano, ma dent femminile in fran;

cese;

cuni

ma

nomi di albero, come ^co, frassino, pero, e alcome ago e portico, sono maschili in italiano,

altri,

loro corrispondenti son tutti femminili in latino.

123. Il genere dei

nomi

dal Vocabolario, che ne


il

testimonio

ma per un

si

conosce dall'uso, e quindi

almeno dovrebbe esserne,


numero si pu conoscere

certo

significato, o dal suffisso, o dalla desinenza.

anche dal

Dal
nomi

124. I

di

significato.

persona sono maschili o femminili,


le persone da essi

secondo che siano uomini o donne


significate.

ebanista,

Carlo,

Socrate, Mattia, maestro, servitore,

sono maschili; Saffo, Agnese, Maria, cuoca,

lavandaia, femminili.

Ma

guardia, guida, spia e sentinella, bench rifeper lo pi ad uomo, son sempre femminili, salvo
guardia de' Toscani, per guardaboschi.

riti
//

nomi degli animali sono maschili o femminili,


secondo che siano maschi o femmine gli animali da
125. I

essi significati.

Leone,

leonessa, lupa, cavalla,

parte per

Uipo,

cavallo,

sono maschili;

sono femminili.

mancano d'una forma

La massima

speciale per la distin-

zione del genere (V. 144 e?).


126. I nomi degli alberi son quasi tutti di genere
maschile, e solo ad

alcuni

pochi,

de'

pi

corrisponde una forjna femminile, per indicare

comuni,
il

frutto:

45

IL NuMt:

melo,

Ma

mela; pero, pera; p^co, phca;

Redi

col

buoni

o altri

noce, la noce.

il

scrittori,

deve dirsi La

Noce di Benevento, uon // Noce ; porche cos si dice comunemente tuttora anche in Toscana, dove, del resto,
il chiamar la noce anche l'albero, come si fa sempre nel
romanesco, nell'umbro, ecc., doveva essere anticamente
abbastanza comune, trovandosene esempi nel Boccaccio
e in altri.

comunissimo nell'uso vivo del resto


arancia anche in
Toscana. E cosi i nomi limone, cedro, pistacchio, ananasso, ecc., tutti maschili, denotano insieme la pianta e
Alcuni frutti invece hanno un nome affatto diil frutto.
verso da quello della pianta: il frutto della quercia (pi
Arancio

poi,

d'Italia, finir forse col prevalere su

comune

nell'uso toscano e nel letterario, querce)

ghianda; della

vite,

l'uva; della palma,

quando per indicare

Infine,

il

il

frutto,

dattero

manca

la

ecc.

la for-

ma

femminile corrispondente alla maschile dell'albero,


n pu usarsi la stessa forma, e non ne esiste una del
tutto diversa, si dice:

//

fruito

del cipresso, dell'elee,

dell'abete, ecc.

nomi dei

127. I

Dofrne,
viso, fi

ecc., e

Giura,

Ben

Glcchner,

ner (Vner),
123. I

Cipro

//

monti, salvo

le

Alpi,

le

Ande,

quelli dei laghi, sono maschili:


il

Gross

Nivis)

Glockner,
//

il

//

le

Mon-

Ben Nevis (Grs

Trasimeno,

il

Garda,

il

We-

Lindoga.

nomi delle

isole

son quasi tutti femminili:

Rodi, non pi greche; la Corsica, non pi nostra.

129. I

nomi dei mesi

sono maschili, eccetto

la

e dei giorni della settimana,

domenica.

quanto ai nomi delle lettere,


A, H, Zf 8on comunemente femminili. E comunemente femminile anche J (ji, la ji), quando non si
preferisca di chiamarla i lungo, che del resto si dice
pure t lunga.
B, D, K, P, Q, T, U, V, W, X, Y, sono comunemonte maschili.
130. In

4G

IL

ma

maschile,

NOME

noi

linguaggio letterario anche

femminile.

E, nel singolare, quasi sempre femminile;


si fa spesso anche maschile.

ma

nel

plurale

F,

I,

R, S, maschili e femminili.

G maschile, ma nell'uso letterario anche femminile.


L Q
son pi spesso maschili, che femminili.

M e N,

pi spesso femminili, cho maschili.

Dal

suffisso.

In quanto al suffisso, come criterio per conoscere


genere di un nome, vedi la Formazione delle parole.
131.

il

Dalla desinenza.
In quanto alla desinenza, cio alla vocale con
hanno le seguenti regole.
Siccome la maggior parte de' nomi d'uomo terminano in 0, e quelli di donna in a (e questo accade anche per molti altri nomi d'animali) cosi, per analogia,
tutti i nomi di cosa terminati in o sono pur ossi ma132.

cui finiscono, si

schili (V. per 156)

tutti

nomi

di cosa terminati in

a sono femminili, salvo' // nulla (antico plurale), e alcuni pochi in ta e ma, d'origine greca: il pianeta, il

poema,

il

tema,

il

dramma,

ecc.

Sono ora maschili ora femminili,


minati in

Onde

e.

mente degli

altri

nomi

di cosa ter-

per questi occorre giovarsi unica-

due

criteri.

Quelli invece terminati


disi,

in

i,

sono maschili (brin-

viavai, cavastivali, cavatappi, saliscendi, tranvai,

bisturi, d, giur, ecc.), salvo parecchi d'origine greca,

come diocesi, crisi, dieresi, estasi, metropoli, necropoli, ecc.,


i quali per ecclissi va prevalendo come maschile,
ed pi comune di ecclisse, e de' suoi doppioni letterari eclissi ed eclisse.
Genesi poi, fu usato in maschile (il Genesi), per indicare il primo libro dell'Antico Testamento ma ora, anche in questo senso, si usa

tra

in femminile

(la

Genesi),

NOME

IL

47

Terminano oggi in u alcuni nomi


camente terminavano in ute, poi ide;

di cosa,

che anti-

e questi

son tutti

femminili: virt, giovent, servit, ecc.

Sono invece

maschili fisci, caucci, e qualche altro.


I nomi di cosa terminati in consonante, che non
desinenza italiana, son quasi tutti maschili.
133. Si badi infine che, tra

nomi

di cosa, sono assai

numerosi, e forse pi di quelli di persona o d'animale,


i

maschili in

o,

a'

quali corrisponde

E, se

a: joglio, foglia.

si

un femminile

in

guardi alla differenza tra

il

due nomi in questi casi, si vedr che:


Alcuni, avendo la stessa origine, indicano due

significato de'
a)

determinazioni diverse della stessa idea, e d'ordinario

son sinonimi: buco, buca; fosso, fossa; legno, legna;


modo, moda ; picco, picca ; pozzo, pozza ; punto, punta ;
stecco, stecca.

In

b)

tale,

altri la

corrispondenza puramente acciden-

senz'alcuna relazione d'origine n di significato:

baleno, balena; botolo, botola; collo, colla; colpo, colpa;

costa; lotto, lotta; moto,

costo,

lettali

da

mota; tappo, tappa.

Talvolta una delle due forme dialettale

e)

e dia-

sono infatti rigo, tavolo, ombrella (da acqua e


puzza, fanga, invece di riga, tavola, ombrello,

sole),

puzzo, fango.
A molti nomi di cosa

poi,

maschili o femminili, cor-

risponde un'altra forma, femminile o maschile,


via di derivazione

bunale, tribuna.

ma

per

borgo, borgata; terra, terreno; tri-

Per

questi, vedi la

Formazione

delle

parole.

Dal
134.

nenza,
I

significato e dalla desinenza.

Giovandosi insieme del significato e della desihanno le seguenti regole:

si

nomi delle regioni

eccetto quelli

e delle province sono maschili,


che terminano in a atona o in de: il

Giappone, il Baden, il Friuli, il Polesine, il Molise, il


Brandeburgo, il Brabante, il Canada ;
la Germania,

48

IL

r India,
la

la

Lombardia,

NOME

la Castiglia, l'Eliade, la

Fcide,

Culchide.

I nomi delle citt e dei villaggi terminati in a, sono


sempre femminili: Verona bella, Ale-inandria fortificata,
Venezia marittima
Bevagna agricola.
Sono pure
femminili tutti i nomi in e, delle citt pi note: Fi-

renze, Lecce, Udine.

Quelli de' luoghi

meno

conosciuti

(Stroncone, Mese, Crcare), sono alcuni maschili, altri

femminili;

ma

questi ultimi,. per

tarsi ai dizionari geografici, pi

quali occorre ripor-

che parole della lingua

comune, sono vocaboli d'una scienza particolare.

nomi terminati in

o,

sono usarsi maschili


di

tutti

genere

i,

u (Milano, Napoli,

ma

gente civile piace

alla

Cefalo), posfarli

femminile: La ben costrutta Torino;

L'antica Todi ; La montuosa Carr.

De' nomi
soltanto

la Scrvia);

comunemente femminili,

fiumi sono

dei

quelli

terminati in a

gli

altri,

(la

Senna,

tutti maschili: //

Brmida,

la

Po,

il

Tevere,

l'Adour (Adr).

Pochi nomi comuni s' incontrano adoperati in


due i generi, maschile e femminile ma delle duo
forme ce n' sempre una sola usata generalmente, e
135.

tutt'e

l'altra o poetica, o antiquata, o dialettale.

Folgore (poetico), pi comune in femminile, special-

mente nel plurale;

trave, nell'uso toscano quasi

sem-

pre femminile; fune, rarissimamente maschile, e nella


sola poesia;

plurale sempre

carcere, nel

femminile,

salvo la locuzione storica: Carceri duri.


e, s'adoperano in tutt'e
con significato diverso; e anche questi

136. Altri nomi, terminati in

due
in

un

generi,

ma

solo genere s'incontrano usati

Cenere, femminile,

resti

dal fuoco; maschile poetico

ma

in plurale, le ceneri,

delle

(il

comunemente:

materie consumate

cenere),

resti

anche in questo senso.

nel maschile significa quello battesimale


sorgente, fontana, bench

mortali;

Fonte,

nel femminile,

poeti proseguano a usare in

questo secondo senso anche

il

maschile.

Nel metafo-

IL
rico poi, sarebbe

NOME

4'J

ormai pedantesco

il

dire:

storia, del diritto, ecc., anzich La fonti.

I fonti della
ma-

Fronte,

non solo per la parte supcriore della


per la parte anteriore di altre cose

schile, si trova usato

ma anche

faccia,

(Il fronte del

tempio, Il fronte dell' esercito)

tutti dicono

La

dell'esercito.

dd

facciata

tempio, e

pi

oggi per

La

Oste, maschile, chi tiene osteria

fronte

femmi-

nile oramai esclusivamente poetico, e negli antichi an-

che maschile, esercito: Oste schierata in campo (Man Prigione, femminile, carcere (Hanno fabbricato

zoni).

un* altra prigione); maschile, solamente letterario, prigioniero: Langu prigione dieci anni.

Pochi sono ugualmente

137.

generi

usati in tutt'e

due

Camerata, maschile, compagno, specialmente nelle


armi (Fu mio camerata nella guerra del 59) ; femminile, stanzone dove dormono i soldati, i collegiali, ecc.
:

L'istruzione oggi

si

fa

nella camerata.

scopo e raramente termine (Non

onestamente.

ha

Fine, maschile,

altro fine che vivere

Che di sua vita al fin saria venuto.

Ario-

sto); femminile, termine: Sospiro la fine de' miei guai.


Podest, maschile, un magistrato (Ne avviseremo il

U signor podest pranzava con don


femminile, autorit, ma in questo caso molto

podest di Trento;

Rodrigo)
pi

comunemente potest

I genitori esercitano la patria

potest sui figli minorenni.

Trombetta, femminile,

uno strumento da fiato (Suona la trombetta) ; maschile,


chi suona la trombetta: Che bell'uomo, il trombetta
dei corazzieri!

FORMAZIONE DE' NOMI FEMMINILI.


138. Abbiamo gi detto ( 121) che i nomi delle persone e degli animali hanno talora due forme diverse, una
pel maschile, l'altra pel femminile.
Rispetto a queste

due forme, se

si

parte dalla maschile,

si

hanno

le se-

guenti regole:
a)

A.

nomi propri di persona, che nel maschile escono


MoKADi

Cappoocixi,

Oramm.

Itai.

60

IL

NOME

e, t, 0, nel femminile escono in a: Giuseppe, Giuseppa ; Giovanni, Giovanna ; Francesco, Francesca ; Ga-

in

briello e Rajffaello (pi popolari di Gabriele e Raffaele),

Gabriella e Raffaella.
I nomi comuni di persona seguono la stessa re-

b)

maschile termina in

gola, se il

mente era

o,

iere

(il

quale antica-

terminava anch'esso in o); cugino,


cugina; maestro, 'maestra; guerriero, guerriera ; consiiero, e

gliere, consigliera.

Quelli che escono in tore, hanno

e)

il

femminile re-

golarmente in trice: imperatore, imperatrice; pittore,

Ma

pittrice.
si

accanto al

d'alcuni,

trova pure quello in tor,

il

femminile in

trice,

quale sempre di for-

mazione popolare: tradiiora, predicafora (donna che


parla in tono di predica), piegatora (di stampe o altro), doratora (per lo pi, la moglie del doratore), ecc.
Smacchiairice e imbiancatrice, invece di smacchiafora e imbiancatora (donna che lava la biancheria fine),

son letterari; lavoratora pi comune di lavoratrice

(La Maria una gran lavoratora), e rammendatora pi


rammendatrice. Stiratora e cucitora sono comunis-

di

simi in Toscana,

ma

fuori

son pi usati stiratrice e

Pastora e tintora finalmente, sono i soli


usati, come femminili di pastore e tintore ; pascitrice e
tingifrice, rari anche nel linguaggio letterario, hanno
cucitrice.

valore diverso.

Fattore ha dato fattoressa, la moglie del fattore,


donna incaricata delle faccende domestiche nelle
fattorie; fattera, la donna addetta ne' monasteri femmi-

la

per

nili

servizi esterni.

Nel suo primo senso

di fa-

citore, creatore, ha dato l'ormai poetico fattrice.

Dottore poi ha dato dottora, e pi comunemente dotma tutt'e due nel senso di donna saccente. Onde,

toressa,

come

titolo vero, si

nile

La

pu dir dottore anche pel femmi-

signorina Teresa super felicemente gli esami,

fu dichiarata
Molti di

tali

dottore.

nomi

in torc finivano anticamente in

IL

NOME

61

d&re (Cfr. 64), come imperadors ; e il loro femminile


era in drice, come imperadrice. Oggi per, di questa

forma sopravvivono solamente mallevadore, mallevadr/ce (prevalsi su malevafore, mailer air ice), e qualche
altro.

che escono in sore, hanno

d) Quelli

sora: censore,

il

L'uscita

va scomparendo dall'uso difendiVivissimo


assai meno di difenditore.

in ditrice, di alcuni,

ma

trice raro,

femminile in

censo ra ; assessore, assessora.


:

invece difensore, e familiarmente, e pi ancora in

Morti ucciditore e uccidipur troppo accade spesso di dover usare uccisore

tono di scherzo, difensora.


frce,

e uccisora.

139. Tutti

cida

nomi comuni

di

molti di quelli in

ista, e

per tutt'e due

persona che escono in


hanno una sola forma

e,

generi: Un sanguinoso omicida e Una

Un buon violinista e Una hvana


Un lontano parente, Un ricco erede e Una
lontana parente, Una ricca erede.
140. Altri in a, e, o, hanno il femminile in essai
sanguinosa omicida;
violinista;

profeta, profetessa

poeta, poetessa; papa, papessa (per

la nota leggenda); duca,

duchessa ;

conte, contessa;

barone, baronessa ; principe, principessa (marchese per

anticamente marchesana) ; abate, abadessa

fa marchesa,

(pi

comune oggi badessa);

cerdotessa

oste, ostessa; sacerdote, sa-

mercante, mercantessa

chessa (anche medica)

medico, medi-

canonico, canonichessa (specie

di monaca); filosofo, filosofessa (che talvolta ha, come


sempre lo h& filosofa, il significato spregiativo di donna
saccente) ; diavolo, diavolessa (ma diavola, nel metaforico); angelo poi, che comunemente fa angela, pu fare

angelessa, se
141. Il

si

parli di figure.

nome

sacro di Dio non

ha femminile

ma,

adoperato nel senso mitologico, si scrive dio, e ha il


femminile dea (dall'antiquato deo). Cfr. 164.
142. Il femminile di eroe eroina; di re, o meglio
dell'antiquato rege, regina, anticamente re/na.
Fante,

02

NOME

IL

vivo nell'uso letterario

comune

ria, e

Fante di

ecc.,

di picche,

fiori,

come

di servitore,

senso di soldato di fante-

nel

nelle locuzioni: Fante di spade, di coppe,


ecc.,

morto nel senso

femminile la fante.

il

Sopravvive

per, nel linguaggio letterario, fantesca.

Per alcuni finalmente, ci serviamo di parole del


nulla hanno di comune: maschio,
femmina; uomo, donna; padre, madre; marito, maghe;
143.

tutto distinte, che

genero, nuora

Quelli

a)

fratello, sorella.

quanto

144. In

(gatto, gatta),

ai

nomi degli animali pi

terminati in o hanno

il

noti,

femminile in a

tranne gallo che fa gallina, e gambero


fa gamberessa.

che nell'uso letterario


b)

Passera non

comune toscano
la
i
'

il

femminile

di passero, poich l'uso

preferisce passera, pel maschio e per

Passero invece, anch'esso con tutt'e due


comune nelle Marche, nell'Umbria,
e altrove, e qualche volta si sente anche in

femmina.

significati, pi

Roma

Toscana.
Quelli terminati in

e)

hanno

il

leone, leonessa; elefante, elefantessa.

femminile in essa:
Ma il femminile

di maiale, specialmente nell'uso toscano, maiala.

o in

una

i nomi in a,
come pure tutti

Tutti

d)
e

o,

i,

u, e moltissimi di quelli in

quelli in consonante,

hanno

sola forma maschile o femminile, per indicare

animali de' due sessi


libr
cilo),

molti

gli

gorilla, mosca, vipera, ibi, co-

(popolarmente colibr), cucc (meno usato di cuchi (che V assiolo, e da non confondere, come
fanno,

castoro, tordo

col
fil

cucc), scorpione, lince, scimpanz,


toscano tordella e l'umbro tordaccia

indicano un'altra specie di tordo, non di passo,


strano), cndor, orangtithn,

condore

orangutano.

Per

che per

si

tutti questi

ma

no-

dicono anche

non

c' altra

distinzione possibile, che aggiungere le parole maschio


o

La femmina del gorilla, Il maschio della


Uno scorpione femmina, Un'ape maschio, ecc.

femmina

lince.

tale categoria

appartengono pure

seguenti femmi-

IL

NOME

53

gru (il gru antiquato); la lepre (il lepre, quasi


come passero, letterario e vive in molti dialetti); la

nili: la

serpe

(il

serpe anch'esso letterario,

ma

vive in molti

luoghi di Toscana e d'altre parti d'Italia); la tigre

(il

tigre unicamente letterario).

Ranocchio e ranocchia sono usati tutt'e due, ma


ciascuno indica insieme il maschio e la femmina. Ranocchio per, in Toscana, forse pi comune di ranocchia; ranocchia, pi di ranocchio, nell'Umbria, a Ro-

ma, e in altri luoghi.


e) Pochi nomi hanno per i due generi due forme del
Il femminile di bue o bove, e di toro,
tutto diverse.
vacca; di montone pecora; di becco (mo, anche capro,
specialmente nella locuzione capro emissario) capra ;
di porco, nell'uso letterario e in alcuni dialetti, scrofa,

volgarmente (oltre

il

regolare porca) troia; di

cane, cagna.

FORMAZIONE

DE'

NOMI PLURALI.

nome ha un'altra propriet, quella di esprinumero


delle persone, degli animali, delle cose.
mer il
parola,
non solo si designano e se ne dice
sola
Con una
145. Il

il

genere;

di

uno o

ma

si

esprime ancora se

si

voglia parlare

di pi.

Se, per esempio, dico cavalle, con

una sola parola

io

significo tre cose: quel dato animale, e perci la parola

in

nome; di sesso femminile, e perci


numero di pi d'uno, e perci

nome femminile ;
nome femminile

plurale,
148. Le due seconde determinazioni si ottengono con
una leggiera variazione, o flessione, del nome cavallo
(cavalle) ; perci si dice pure che il nome parte variabile del discorso, con la qual frase, a qualunque parola si applichi, si vuol sempre dire che questa pu

indicare diverse determinazioni della stessa idea, con

E quando queste determidi lettere.


presente, inrlicnno il
caso
appunto
nel
nazioni, com'

lieve

mutamento

54

IL

genere e

il

numero,

NOME
chiama declinazione.

la flessione si

nome parte declinabile del discorso.


147. Quando un nome significa una sola persona, o
un solo animale, o una sola cosa, si dice di numero
singolare.
Quando significa pi persone, o pi animali,
pi cose, si dice di numero plurale.
148. I nomi italiani di numero singolare, come gi
Bunque,

il

abbiamo veduto, diventano

plurali,

rio l'ultima lettera (la desinenza)


ci

variando d'ordina-

ora aggiungiamo che

sono quattro modi diversi di variare la desinenza.

Dunque, in

italiano ci sono quattro declinazioni.

PRIMA DECLINAZIONE.
149. Alla prima declinazione appartengono tutti i
nomi femminili che nel singolare finiscono in a. Tale
desinenza, nel plurale, si muta in e rosa, rose ; pera,
:

pere; Maria, Marie.


Si badi per che:

nomi

ne' quali la desinenza a preceduta

da e
conservano queil nome termina in
ca o ga, ha il plurale in che o ghe (lumaca, lumache ;
paga, paghe) ; se termina in eia o gi, e l'accento non
cade sull'i, ha il plurale in ce o g : guancia, guance ;
a)

o g, palatale o gutturale (V. 19


Quindi, se
sto suono nel plurale.

e),

guarentigia, guarentige.
b)

Ma

se

l'i

nomi seguono

bale), e si dice
e)

del eia o gi tonico (Lticia, albagia),

la regola

comune

(osteria, osterie; bala,

Lucie, albagie, ecc.

Comunemente

si

scrivono con

l'i,

anche

plu-

audacie (da audacia), e simili,


per non confonderli con feroce (uomo feroce) e audace

rali ferocie (da ferocia),

(ragazzo audace), ecc.

Alcuni nomi femminili, oltre la desinenza a, nel


pure un'altra in e.
La forma in a segue la prima declinazione quella
Una delle due per quasi sempre pi
in e, la terza.
150.

singolare ne hanno

comune

la strofa,

plurale

le

strofe,

assai

pi co-

NOM

IL

mune
ste,
sii.

di la strofe, le strofi.

DO

La

vesta, plurale le ve-

forma dialettale e poetica, invece di la veste, le veLa fronda, plurale le fronde, da usare invece

di la fronde, morto, e le frondi, volgare e poetico.

La

comune

sorte pi

qualit,

specie, ecc.

di la sorta, nel significato di

(d

pi sorte di

vino.

una sorte di vino); ma,


comune di le sorti: Ci sono

solo

nel plurale, le sorte pi

Nel senso poi di fortuita,

destino,

combinazione, fa sempre in plurale sorti: Sono ben lacrimevoli

sorti di quella famiglia.

le

nel singolare; redine,


redini.

Brace

plurale,

Redina e redine,
molto meno comune di

e braci, soli rimasti

comuni, invece de'

morti e dialettali brada, bragia, brage,


rali brace, brage, bragi.

Arma

co' loro

plu-

arme, singolari,

vi-

vono con diverso significato ma nel plurale non si usa


altro che armi. La sementa, le semente; la semente,
le sementi, vivono tutt'e due, ma hanno senso diverso.
Per querce, guerci, invece di quercia, querce, vedi
;

126.
151. Alla

prima declinazione appartengono


due femminili.

due nomi

Acca nel
comunemente acche ( un ignorante che non
sa quattr' acche) quantunque assai raramente si dica
di lettere acca e zeta, tutt'e

plurale fa

pure acca. Zeta, indeclinabile nell'uso letterario, nell'uso vivo ha il plurale zete: Milazzo si scrive con due
zete.
152. Singolare,

Le

ala e morto ale

plurale, ale e

ali.

va scomparendo, ma vive annel metaforico: A/e de' mulini a vento,

ale nel senso proprio

che pi di

ali

Ale dell' esercito.

nome colende (il primo giorno del mese), che


comune vive solo nella locuzione scherzevole
Le calende greche (un tempo che non verr mai), e nel
153. Il

nell'uso

proverbio

Calende torbo, mese chiaro; negli antichi

si

trova anche nella forma colendi (Le prossime cafendi,

L'altro colendi), e in questa forma

montagna

si

pistoiese e nel proverbio

sente tuttora sulla

Secondo calendi, a

66

NOME

IL

quello attendi (perch

il

secondo del mese, nell'opinione

popolare, giorno d'oroscopo).

Le pagini, invece

154.

sai diffuso, e

di le pagine, un errore
che importa perci riprovare.

as-

SECONDA DECLINAZIOx^E.
i

155. Appartengono alla seconda declinazione tutti


nomi che nel singolare hanno la desinenza o, e di

quelli

in

plurale

a soltanto

Tali

maschili.

cambiano in

si

desinenze nel

i.

in o son tutti maschili, eccetto mano


mano); eco poi, sebbene comunemente sia
maschile, nel linguaggio letterario si usa, per la nota
favola mitologica, anche in femminile, ma soltanto nel
singolare: Nelle valli eco ir/sfa risonava (Boccaccio).
V. anche 171 d.
Immago, vorago, Cartago, e simili, tutti femminili,
invece di immagine, voragine, ecc., son latinismi poetici, e propriamente appartengono alla terza declinazione.
157. I nomi con la desinenza in a sono assai pochi,
Alcuni son nomi di
e derivano quasi tutti dal greco.
156. Quelli

(Una

bella

persona (papa, despota, poeta, monarca, ecc.); altri di


ultimi escono in ma: tema, problema,

cosa, e questi

dogma, enigma,

ecc.

Quelli in ca hanno

il

plurale in chi: monarca, mO'

narchi ; patriarca, patriarchi ; ecc.


Alcuni di questi nomi di persona anticamente

si

nomi della prima declinazione, a


cui appartenevano. Dante scrisse: gli eresiarche, gli
declinavano come

omicide,

pirate.

Sono indeclinabili boia


e i nomi propri: / Mattia,

158.
glia),

159. Orecchio, plurale

boia), vaglia (i va-

gli Elia, ecc.

orecchi, nel senso proprio

pi comune di orecchia, orecchie, che nel pi de' casi

son preferiti nel metaforico


secchia, ch'ella vi lascia
e patriotta

il

Tante volte al pozzo va la

manico o l'orecchia.

Pilota

fanno anche, popolarmente, piloto epatriotto.

IL

NOME

57

va ormai acomparenmorto
affatto.
flo; o galexiia, por galeotto,
preceduto
da un t atono,

in
cai
l'o
160. Quei nomi
secondo
i; sparagio,
un
aggiungono
non
noi plurale
Il

doTppione patriota, con

un

solo,

par agi, non sparagi! ; libraio e guaio, librai e g^iai,


non libraii e guaii. Se per potessero confondersi con

)i

altra parola scritta con le stesse lettere,

ma

diversa per
bene-

accento, deve segnarsi l'accento tonico: beneficio,


fici (pi

comunemente

rio, desidri.

per, benefizio, benefizi); deside-

Senza l'accento tonico, potrebbero con-

fondersi con benfici,

desideri.

Taluni, invece di benefci, desidri, ecc., usano scrivere benefica e desideri!, o beneficj e desiderj, o benefci'

e desideri, o benefici e desideri

ma, poich

il

caso

non punto diverso da quello di se(contrapposto


a sguito), e di per (contrappo'lito
ragione di usare due segni ortonon
c'
pero),
sto a

di questi plurali

per indicare lo stesso fatto.


In quanto a studi, plurale di studio, che si potrebbe
confondere con studi (tii studi), e in quanto ad altre

grafici diversi,

parole simili (secchi, plurale di secchio e di secco, e


secchi

il

Tu

prossimo), rientrano nel numero strabocche-

vole di quelle,

il

cui significato chiarito abbastanza

dal senso del discorso

Egli bolla

le lettere.

Quell'im-

Mi pare che la pentola


non bolla. Ho letto la bolla. Ha una bolla sulla guancia.
Quanti poveri bambini son morti di bolla! Una

broglione a

me non mi

bolla.

La bolla del termometro.


Quei nomi in cui l'o preceduto da i tonico
(addio, calpestio, stropicco, ecc.), seguono la regola

bolla di sapone.

IGl.

comune:

gli addii,

calpesti, gli stropicci!, ecc.

162. Il plurale dei

nomi

in co segue per taluni

l'etimologia dal basso latino

(ci),

ma

per altri

s'

nomi
uni-

suono gutturale del singolare (chi). I grammatici ne han voluto cavare una regola, dicendo che

formato

il

al

plurale esce in

chi, se

il

nome

una parola piana

(V. 30): cuoco, cuochi; foco, fochi, ecc.; ed esce in

ci,

58
se

NOME

IL
il

nome

una parola sdrucciola

medico, medio/; sin-

daco, sindaci; ecc.

Ma,

di

questa regola sbagliata nel criterio fonda-

mentale, fanno eccezione alla prima parte :/)orco, amico,

nemico, Greco, e forse qualche altro, coi plurali porci,


amici, nemici, Greci (V.

son dialettali;

chi, ecc.,

per 241). Forchi, amisporchi aggettivo,

ma sempre

in italiano.

Fanno

poi

eccezione

seconda

alla

carico, fondaco, lastrico, manico,


traffico,

valico, ecc.,

coi-

parte: abbaco,

rammarico, strascico,

plurali abbachi, carichi, fon-

anche
traffichi (ma

dachi (raramente anche /ondac/), lastrichi


lastrici), manichi,

anche

rammarichi, strascichi,

(^ma,

traffici), valichi, ecc.

nomi terminati in go conserva


suono gutturale: mago, maghi; dialogo, dialoghi. Si
eccettuano i nomi terminati in fago o hlogo, che prendono
comunemente il suono palatale antropofago, antropofa163. Il plurale dei

il

gi ; teologo, teologi.
Il plurale Alagi (I tre re Magi),

modernamente non

appartiene pi al singolare mago, avendo dato origine al


singolare Magio

; e quindi non fa eccezione alla regola.


Alcuni nomi hanno il plurale assolutamente irregolare: %iomo, ^lomini; dio {deo morto), dei (dii

164.

morto).
165. I

plurali cavai e cavagli,

capei e capegli,

fi-

gliuoi, ecc., invece di cavalli, capelli, figliuoli, ecc., sono

sono sempre

stati licenze

poetiche.

Rai (raggi), dal

singolare raio, vivo ancora in alcuni dialetti, plurale


poetico di raggio.

TERZA DECLINAZIONE.
16G. Appartengono alla terza declinazione tutti i
nomi che nel singolare hanno la desinenza e, non preceduta da i. Il loro plurale sempre in i: legge, leggi;
cane, cani. De' nomi di questa declinazione, alcuni

sono maschili, altri femminili.

Per quelli terminati

IL

NOME

59

te, vedi 171 e; e per gl'infiniti usati come nomi,


vedi 564 e 508.
167. Anticamente vi appartenevano anche molti al-

in

tri nomi, che oggi escono in o; per esempio,


juinQ (vivi ancora in qualche dialetto), per

pome
pomo

fum,o.

All'opposto, alcuni nomi, che oggi escono in iere,


anticamente avevano la desinenza o. Cosi, accanto alle
forme comuni corriere, mestiere, cavaliere, candeliere,

doppiere, ecc., abbiamo gli antiquati, oggi poetici e dialettali, corriere, mestiere, ecc.

Ma

riere, o

in o

che propriamente sono aggetforma in e, o morta, come guer-

di pochi invece,

tivi sostantivati, la

men

viva,

come messaggiere,

rispetto a quella

guerriero, messaggiero.

Altri poi son quasi ugualmente comuni in tutt'e duo


forme condottiero e condottiero, levriere e levriero,
sparviero e sparviere, forestiero q forestiere (come aggettivo per, sempre forestiero; e pi spesso can lele

vriere,

che can

levriero).

Cavalieri per cavaliere, barbieri per barbiere, e

si-

forme vivissime presso alcuni volghi di Toscana,


sono ormai rare anche in poesia. E persin nelle frasi
dell'uso letterario: Esser di mestieri (bisogno). Far di
mestieri, ecc., si va sostituendo mestiere. Cfr. 240.
mili,

QUARTA DECLINAZIONE.
Appartengono alla quarta declinazione, tutti
nomi che hanno il singolare in o e il plurale in a;
168.

sono maschili nel singolare, femminili nel plurale.


169. Molti di questi nomi in latino erano di genere

neutro, e pochi altri vennero

formati sull'analogia di

mano sono per andati scemando di


numero, essendo morto, come gi s' detto, il genere
questi: a

mano

Perci sono assai pi numerosi nelche nel moderno, e una gran quantit

neutro in italiano.
l'italiano antico

no sopravvive nei dialetti dell'Emilia, della Romagna,

co

IL

NOME

soprattutto dell'Italia centrale e moridionalo, e della


Sicilia: casamenta, cotogna (cotogne),

mela (melo), oliornamenta, pera, prima (poro, prugne), stecca-

veta,
ta,

ecc.

170.

denti in
in

per da notare che, a fianco do' pochi plu-

ancora vivi, sono gi sorti

rali in a,

i.

a e in

cato; o

si

vivono parallelo,

una delle due

Diamo

plurali corrispon-

hanno questi due casi: o

le due formo
con diverso signifi-

ma

meno viva

comune

dell'altra.

l'elenco di questi nomi, con le dichiarazioni

di essi, e per maggior chiasuddividiamo in pi gruppi.

necessarie per ciascuno

rezza

li

Nomi

a)

ha

nei quali

il

plurale in a

significato collettivo.

Cuoio (popolarm. caio)

Cuoia, tutta la pelle dell'uo-

mo: Tirar le cuoia (morire).


Cuoi, negli altri casi.
Membro
Membra, quelle del corpo in complesso:
L'uso delle membra; Riposar le stanche membra.

anche, motaforicainente, delle varie parti d'una na-

zione.

Membri, in tutti gli

altri casi

Le braccia

son membri del corpo umano.

membri.

Commissione di sette
Membruccio: memhruccia e memhrucci.

Merabrolino: viembrolina e membrolini.

Muro

Mura, delle citt o delle fortezze. E mura


quando s'intende tutto il loro giro, o,

della casa,

figuratamente, la casa stessa: Alcune case hanno

le

Le mura domestiche.
Fu rinchiusa fra quattro mura (in convento).

mura

rozze, altre imbiancate.

Muri, in

ogni altro caso:

vanno sporcando
Osso

Ossa, del

tutti

corpo

animali giganteschi:
fante.

Gli ossi

Ossi,
si

negli

danno

a'

/ ragazzi male educati

muri.

umano in complesso, e
Mi dolgono l'ossa. Ossa
altri

cani.

casi

degli
d'ele-

Ossi della faccia.

Ossicino

ossicino, di persona; 0!>sicini, di animali.

ossicino e

IL XO.MK

Nomi

b)

quali

liei

plurale in a ha lo stesso

il

ma Vuno e Valtro
perano solo in alcune frasi particolari.

siffuificato di quello

t'jilcagrno

Calcagna,

calcagna,

imo

in

Ai'^er

modi

ne'

nemico

il

Aver

(fuggirej.

dolgono

Cal-

calcagni.

Cervelli, in tutti gli altri

capretto.

cervelli,

Bruciare o spezzare

Cervella, solo in

cervelli di

Mi

la testa ne' calcagni, ecc.

vella, e simili.

Dito

Lavoro fatto con le


Aver sempre
mostrar le calcagna o,

due calcagni

cagni, in tutti gli altri casi

Cervello

ado-

alle calcagna.

Voltare o

alle calcagna,

men comunemente,

si

Vari sono gli umor,

chi piace la torta e a chi

Dita pare assai pi

sempre nelle
cervello.

frasi:

Due

Diti,

quando

tutti

gono

comune che

Leccarsi

Due

vari

diia di

Mordersi le dita, ecc.


specificano Diti medi e mignoli.
:

prigionieri tagliarono

diti grossi dei piedi.

Mi

diti indici.

e si dice

Due

dita di vino,
si

cer-

tortelli.

diti,

dita,

le

le

casi:

dol-

Ditone: ditona e di-

tone, ditoni. Ditino: ditina, ditini.

Filo

Fila dell'ordito,

congiura, ecc.

Tre

fili fanno

alcuni

d'una

uio spago, ecc.

Due lunghe

fila

})erch in questo caso si

d'un
M.sk

affare,

Due

fili

d'una
d' erba,

Erroneamente dicono

di soldati,

deve dir

file,

d' alberi,

ecc.,

plurale di^^a.

e frutti)
e Frutta (plurale
Toscani dicono molto pi volentieri: Ilo

(plurale frutta

Tiutto

fruite)

mangiato una
Il

tla,

U cacio fa le fila.

frutta,

che un frutto.

frutto proibito. Albero

torse pi

Siamo

comune

da

di frutte,

frutto.

Sempre per

Frutta plurale,

per quelle da tavola:

alle frutta, Frutta secche, Frutta

mature, ecc.

Frufii autunnali. Frutti della terra. Fruiti di mare,


ecc.

Fruito del

tre

Fruiti de' fruiti, ecc.

monio, ecc.

per

cento,

Riscotere

frutti,

Frutti dell' ingegno, del mairi'

62

IL

NOME

movimento della persona)


fa e ha
sempre, nel plurale, gesti. Dagli antichi per,
da' poeti, fu usato anche per impresa memorabile''

Gesto (atto
fatto

E' chiari gesti su(M (Ariosto). Nel qual senso tutsempre molto pi comune il plurale

tavia stato

gesta (Le gloriose gesta), che non appartiene al nome


gesto, plurale gesti, ma tutt'altra parola.
Gesta
poi singolare (la gesta) fu adoperato, e raramente si

adopera tuttora, anche in questo senso (ardua e gloriosa gesta); ma signific pure famiglia, schiatta,
schiera: e questo senso, non quello d'impresa, ha
in Dante, Inf., XXXI, 17.
Il plurale geste (imprese)
ormai sopraffatto da gesta.

Ginocchio

G//JOCcA/a, in certe frasi

Far

alle ginocchia d'uno.

chia, ecc.

Cadere o gittarsi

il

latte alle ginoc-

Ginocchi, ne' modi: Arrivare a' ginoc'

Sbucciarsi

chi,

venire

ginocchi, ecc.

Gomito
Gomita, in poche frasi, come: Qli occhi s'hanno a toccar con le gomita, Ragionar con le gomita, ecc.

Gomiti, in tutti gli altri casi:


Era

mostrava

cos lacero, che

Mi dolgono i gomiti.
I gomiti del

gomiti.

fiume, del cannone della stufa, ecc.


Dell'uomo, per lo pi le grida; degli animali,

Grido

quasi unicamente

gridi.

Grida (bando), plurale

gride, voce storica.

Lenzuolo (popolarmente lenzblo)


do, salvo in alcune frasi,

non fa
Urlo

bollir la pentola.

caldo de' lenzoli

Gazzette che paion lenzoli.

Urla, solo dell'uomo, e raramente.

Urli, de-

animali e comunemente anche dell'uomo.

gli

Nomi

e)

meno

pi

Lenzuola va prevalen-

come:

Anello

nei quali

plurale in a ha significato

da quello del plurale

diverso

Anella vive nell'uso

in senso figurato

Braooio

il

Del crin

in

i.

letterario, specialmente
le

bionde anella.

Braccia del corpo umano;

Due

braccia di

IL

NOME

GB

Bracci della stadera,


panno, di cordone, eoe.
Braccioner Bracd'un edifizio, della croce, ecc.

Braccno:

eiona e braccione, hr acetoni.

hraccina,

braccni.

Badello

Budella,

meno comunemente

nel senso figurato

delli,

delli.

budello.

Bu-

due bubudellrne, quasi mai

Quegli

Budellino: buddlina e

stivali son

budellini.

Carro

specialmente a Firenze, quando si


Due carra di gra-

Carra,

parla di quel che contengono

no.

due
Ciglio

Ho

Ciglia,

degli

plurale

Il

occhi.

non

larga, che

solchi,

de'

Cigli,

le

Vive per
lama lunga a

coltella morto.

si

serra.

Sempre

coltelli.

Corna, degli animali e della luna.

strumenti da

bambino

fiato.

Corni da calzar

le

giato tre corni di chifel.

Corni,

scarpe.

caduto, e ' fatto due corni.

de'

popolarmente anche degli occhi.

la coltella, nel senso di coltello con

Corno

acquistato

carri.

fossi, ecc., e

Coltello

Carri, in tutti gli altri casi:

Il

Ho man-

Cornino: cornino, cor-

nini.

Fusa vive solo in


qualche altra frase.

Paso

Labbro

proprio.
rita,

Far

le

fusa (del gatto), e in

Labbra, comunemente nel solo significato

Labbri, nel figurato

I labbri d'una

ft-

d^un vaso, ecc.

Legmo (plurale legna e legni) e Legna (plurale legno)


Cosi la legna, come le legna o le legno, indicano
solamente quelle da bruciare. E i due plurali, in

Toscana,

si

usano molto pi che

il

singolare.

Midollo (plurale midolla) e Midolla (plurale midolle)


Del pane, sempre la midolla e le midolle. Dell'ossa
e delle piante, nel

singolare pi spesso

il

midollo

che la midolla, nel plurale pi spesso le midolle che


le midolla.
Midolli, quasi mai, specialmente iu
Toscana,

04

IL

Miglio

NOME

Miglia, misura stradale di mille passi

Migli, le

romani

colonnino miliari, la pianta graminacea

frutto.

il

Miuugio, singolare, budello.

da

e corda

strumeiti.

ddle), minuge

Minugia, aingoiare, buddlo

Nel plurale, minugia (biiVivono solo minugia e mi-

(corde).

nuge, parlandosi di corde degli strumenti: Minuge

Corde di minugia.
Nel significato dell'atto ed effetto del ridere,
fa sempre risa.
Risi plurale di riso, pianta e
frutto / risi di Lombardia.
di chitarra, di violino, ecc.

Kiso

Suolo (popolarmente solo)

scarpe.

nei quali uno de' due plurali


va morendo, o gi morto.

Castello

Le

Le

castella va invecchiando.

fata scomparso dall'uso.

Fondamento

proprio, e

Suola o sia, quelle delle

Nomi

d)

Fato

Suoli o sdii, terreni o strati.

Le fondamenta

mai nel

usa poco nel senso

si

figurato.

Pi comune pertanto

ha cattivi fondamenti, che catSempre poi: / fondamenti d'una

dire: Quella casa

il

fondamenta.

tive

scienza, d'un' arte, della religione, ecc.

Guscio

Minuzzolo
terario

Le guscia morto.
Le minuzzola morto anche

sempre

nell'uso let-

minuzzoli.

Mulina, molto meno comune di mulini.


Muliuo
Oto (molto pi comune di uovo) Ova pi usato
Ovino: ovina,
di ovi, e pi ancora di uova e uovi.

Ovuccio

ovini.

Peccato

ovucce, ovucci.

Le peccata

poetico.

Pomo Le poma vivo appena in poesia.


Pugno Pugna, per pugni, esclusivamente

Quadrello

Per

le quadrefla,

Sacco

freccia,

letterario.

Il

poetico.

plurale poi,

ormai affatto poetico.

Sacca, specialmente se piene, pi comune di

sacchi.

IL

staio

XUME

G5

Gli sfa/, orasi usa solamente per indicare

recipiente da misurar

le siala,

e,

il

nel metaforico, per

cappelli a staio.
Strido

Sfridi molto

Tergo

Letterario anche in terghi, poetico in ferga.

Tino

Vestigio

Le

Vestimeuto

Ma

di sfrida.

fina vivo solo nell'uso volgare.

vesfige,

meno comune

Vestigi assai

meno comune

di

vestigia;

anche meno.

tutto

Vesfimenta pi comune che vestimenti.

nome

il

letterario.

NOMI INDECLINABILI.
171. Oltre
l'altra delle

di

nomi

nomi che appartengono

indeclinabili, nei quali la forma del singolare

ser^e anche per


a)

all'una o al-

quattro declinazioni, c' un. gran numero


plurale.

il

Tali sono:

Tutti quelli che escono in

questi, o son parole d'origine

vocale accentata.

straniera

(pasci,

sof,

canap, lacch, caff, giur, fal, bamb, ecc.), o


son forme tronche di nomi, che- anticamente appartenevataffett,

no

alla terza declinazione


b)

Tutti quelli

che

veritftej, virtftej, refgej, ecc.

escono in

i,

anche non accen-

tato: brindisi, tesi, estasi, ecc.


e) Tutti i nomi in ie: serie, specie, superfcie (che
nel plurale fa anche superfci), canizie, ecc. Moglie per,

love
d)

l'i

puro segno ortografico (V. 23), fa mogli.


i nomi di donna in o, quasi sempre d'ori-

Tutti

gine greca: Atropo, Cloto, Saffo.


e) Tutti quelli che escono in consonante: gas

(la

forma gaz va scomparendo, gasse alquanto volgare),


caos, gibus, lapis, alcool, chifel, revolver

ma

nella forma,
f) Tutti J
g)

Tutte

nomi delle

lettere, salvo

ma,

ecc.

viglia in maraviglia.
5.

MoRAKDi

Il

acca e zeta.

quando

le parti del discorso,

indicar materialmente la parola:


siderando,

(meno italiano

pi comune di rivoltella), ecc.

bene,

Manzoni cwresse

Cfr. 508 e 600.

CAPrucciHi,

si
i

Oramm. Hai.

voglia solo

con-

bravo,

tutti

mera-

66

IL

NOME

Ordinariamente i cognomi, anche se uscenti in


Oggi si dice pi volentieri: t due Tas^o, i Fortebraccio, i Bcntivoglio, che due Tassi, i Fortehracci,
i Bentivogli; ma non si direbbe mai
i Collctti, i Botti,
h)

0.

Villamarini,

per

Colletto,

Nel senso poi del 188


eti,

Botta,

Villamarina.

spesso

e e d, si dice

l'assi,

Ario-

ma

raramente Petrarchi, o altro simile.


Quelli in consonante, sempre indeclinabili: Ferrar,
ecc.

De

Garrir,

Oubernatis.

PLURALI IN ORA.
172. Il

nome tempo,

oltre

il

tempora, nel senso ecclesiastico


questo

il

in ora,

plurale tempi,

lia

anche

Le quattro tempora.

solo resto d'un' antica declinazione col plurale

morta da poco

in

Toscana

(lo

Spedale degl' Inno-

centi a Firenze stampa tuttora sui libretti

le

dnora, per

Se ne hanno larghissime tracce negli antichi (lugora, grhdora, frnora,


corredo delle ragazze).

significare

il

ecc.), e in

molti dialetti, non solo del mezzogiorno.

NOMI DIFETTIVI.
Alcuni nomi non si usano nell'uno o nell'altro
Copia (per abbondanza), dimane, tdue numeri.
ma, uopo, voci poetiche o letterarie, non hanno plurale.
Lo hanno bens pr (giovamento) progenie, prole, prosapia e stirpe, quantunque accada raramente di usarlo.
Mancano del singolare: annali, busse (ma &wa antica173.

de'

mente
bice,

si usava), esequie, forbici (l'antico singolare foroggi vive solo nel senso metaforico di forfecchia),

nozze, sartie o sarte, vanni (sempre poetico).


174. Calzoni,

mutande

(e

brache, anche quando

gnifica quelli o queste) possono avere

il

si-

non

singolare; e

vero che non lo abbia maccheroni: Bada che f cascato


un maccherone sul calzon destro, e il sugo V arriver,

alla mufanda.

Froge, normalmente, non ha singolare;

erodiamo, avrebbe ritegno di dire

ma

nessuno,

Al mio cavallo

ve-

NOME

IL

nuto un tumore nella frogia sinistra; perch sarebbe


poco naturale il dire altrimenti. Non pu invece aver

mai singolare

il

poetico nari (antiquato

le

nare), per-

ch esiste narice.
Di fattezze, moine (antiquato e dialettale muine),
posteri, seste (compasso), spinaci e stoviglie, accade radi dover usare il singolare: Il naso, i labbri,
ogni faftezza (Beri). Gli fece tm' altra moina,
Bel postero di Farinata, colui! L'arte
e se n'and.
Fior di spinace o spinacio.
della sesta (l'architettura).

ramente
i

cigli,

La

pentola una stoviglia.


Ambagi sopravvive in Senz^ambagi, Senza tante amLa ambage morto.
bagi, e simili.
Per il nome oalende, vedi il 153.
Cesoie

cisoie, il cui

significato, cosi nell'uso vivo

toscano come nel letterario, oscilla tra forbici pi piccole e forbici pi grandi, e quindi ha prodotto curiose
contradizioni tra

nostri vocabolari, si adopera qualche

volta anche in singolare (cesoia,

per indicare

cisoia),

specialmente

forbicioni da lamiera.

Manette ha manetta, ma in altro senso.


Occhiali non ha singolare; ma gli antichi usarono
occhiale per cannocchiale o telescopio, e come aggettivo
poi si dice anche oggi dente occhiate, denti occhiali.

Reni (volgarmente e poeticamente rene), femminile


plurale, indica nell'uomo la parte pi bassa del dorso,

presso le anche:

il

rene,

reni, le glandolo.

Rigaglie oggi non ha pi singolare.


Spezie, femminile plurale, aromi, ebbe anticamente
il
il

singolare spezie e spezia; n stonerebbe anche oggi


dire, per esempio: La noce m/scata una spezia.

Nel senso poi di qualith (Ci son pi spezie di nomi),


oggi sarebbe una ridicola pedanteria, invece del vivissimo specie; e perci hanno ormai significati ben dianche speziale e speciale.
Sponsali, sostantivo, non ha singolare; ma qualche

stinti

volta

si usft

sponsale, aggettivo, por maritaU^

G^

IL NoMli

Tenebre
si

comunemente; ma no'
mono spesso tenebra, tenebre.

solo usato

il

trova tenebra,

poeti

Viscere, femminile plurale, cosi nel senso proprio,


per indicar gl'intestini (Dolori alle viscere), come nel
metaforico: Noi ha viscere j^cr gli sventurati. Ma si

dir:

cuore

e g' intestini

//

viscere

pi necessario ;

Il cervello

son visceri, non viscere.

Il nome Iddio poi, difettivo solo perch non si


adopera se non come soggetto o complemento oggetto.
Quindi non mai d'Iddio, a Iddio, da Iddio; ma solo qual-

che volta, enfaticamente, Per Iddio!

Non

imitabile

l'esempio del Foscolo ne' Sepolcri: Del perdono d' iddio.

NOMI COMPOSTI.
175. Nella formazione del plurale,

seguono d'ordinario

la

nomi composti

regola degli altri nomi: carta-

pecora, cartapecore; cartapesta, cartapeste; falsariga,

falsarighe; madreperla, madreperle; melagrana, mela-

grane (anche melegrane) ; melarancia, melarance;

ecc.

biancospino, biancospini; ficcanaso, ficcanasi; giuri-

lavamano, lavamani ; manrovescio,


manrovesci; melarancio, melaranci; mezzogiorno, mezzogiorni; passatempo, passatempi; picchiapetto, picchiajjetti; ragnatele, ragnateli; valentuomo, valentuomini; ecc.
sperito, giurisperiti;

guardaportone, guardaportoni; madrevite, madre-

viti ; ecc.

17G. De'

nomi composti nella prima parte

dalla parola

capo:
a) Alcuni cambiano, nel plurale, tutt'e due le parti:
capocomico, capicomici ; capocuoco, capicuochi ; capoluogo, capiluoghi; capomaestro, capimaestri ; caposaldo,

capisaldi ; caposettario, capisettari ; capotaste, capitasti ; ecc.


6)

Alcuni cambiano solamente

la

prima parte: ca-

pofabbrica, capifabbrica ; capofila, capifila ; capopojolo,


capipopolo; caposcuola, capiscuola; caposezione, capise'
zione; caposquadra, capisquadra; ecc.

NOME

IL

Alcuni

c)

poi,

seguono

la regola generale: capo^rtro,

cajogir/; cnpolaroro, capolavori;

buri, e

69

capofamhurOy capotam-

meno comunemente cap/tamburf;

capoverso, ca-

poversi ; ecc. Caporione, nel suo senso storico, pronunziandolo di cinque sillabe, capir'ionc

pronunziaridolo di

rato,

orano

capir'fone
nte

quattro

ma

nel senso figu-

caporioni: I

sillabe,

capi d'un rione; 2\i

e tiio

fratello fo-

caporioni di quel chiasso.

177. Altri

biando

(mancia),

nomi composti formano

desinenza di tutt'e due

la

camhonamano

plurale,

honemani ; cartastraccia, cartestracce; mezza-

mezzelune

luna,

il

le parti:

mezzetinte

mezzanotte,

mezzenotti ; rnezzatinta,

palcoscenico, palchiscenici (pi

comunemen-

palco scenico e palchi scenici); pannolano e pannolino


(panno di lino), pannilani e pannilini (da non confondere con pannolini, piccoli panni); ecc.
te

178.

Sono poi indeclinabili:

Tutti quelli che

a)

posti da

nella seconda parte sono com-

un nome plurale: acchiappacani

{t^.

comune

accalappiacani e di accalappiatore), baciapile, cantastorie, guardaboschi, guardacoste, lustrascarpe, mangiabambini, mettiscandali, portafiaschi, portalettere, j)ordi

tamonete, portasigari, spaccamontagne, ecc.

come battistrada, buttafuori, capocaccomunemente, i capicaccia) gabbamondo, gxiardaroba (i o le guardaroba, quando si vogliano indicare le
persone; ma le guardarobe, quando si vogliano indicare
6)

Altri nomi,

cia (meno

luoghi), mettimale, portabandiera, portalapis, ecc.


e)

I cognomi.

V. 171

h.

NOMI ALTERATI.
179. Spesso

un nome non solamente indica una

cosa,

determinazioni del genere e del numero, ma


racchiudo anche altre determinazioni, come quelle di
grandezza, di piccolezza, di pregio, di spregio. Per
con

le

esempio,

il

Manzoni, in quel bellissimo tratto nel quale

descrivo una madre che, durante la poste di Milano,

70

NOMK

IL

consegna ai monatti la propria bambina morta, soggiunge


che uno di quelli " s'atlaccend a far un po' di posto
sul carro, per la morticina.
Ora, la parola morticina
non solo esprime l'idea i persona morta, con le determinazioni oi femminile e del singolare, ma no racchiude
anche altre, come piccola, vezzosa, diletta. Queste ultime derivano dall'usar m,orticina invece di morta; ma
tra lo due parole corre una stretta relazione, perch hanno
comuni l'origine e la parentela, come si vede facilmente.
I grammatici chiamano morticina un nome alterato,
riferendolo a morta, e nomi alterati chiamano pure librone

campicello,

giovanetto, riferendoli a

casacc/a,

campo, casa, giovane, sebbene racchiudano deter-

libro,

meno

minazioni pi

Lo

studio

de'

diverse.

nomi

alterati

riguarda unicamente

l'origine e la parentela delle parole;


farsi in

non deve quindi

questa parte della Grammatica,

ma

trattando

Formazione delle parole.


180. Qui noteremo invece alcune forme abbreviate
nomi
propri di persona, che si usano familiarmente;
di
avvertendo per che la maggior parte di esse hanno
della

molte variet dialettali.


Adelaide, Delaide: Lalla, a

Roma

Beatrice, Dice.

Caterina, Chtera (volgare).

e altrove.

Agostino, Gostino e Gesto.

Clotilde e Matilde, Tilde.

Alessandro-a, Sandro-a.

Domenico-a, Menico-a.
Elisa e anche Luisa, Lisa.

Alessandrina, Caterina e
tri,

al-

Rina.

Ambrogio, Brogio.
Andrea, Drea.
Antonio-&, Tonio-a,Tonino-a.

Bartolomeo-a (ma, popolarmente in Toscana, e spessissimo anche negli scrittori, con due m), Meo-a.
Battista e Giambattista, Bis^a
ia Toscana, Titta altrove.

Elisabetta, ora Lisa, ora Btta.

Ferdinando, Nando.
Filippo, Pippo.
Francesco-a,

Ccca,

Ccca,

Cecchino-a, in alcune parti


di

Toscana, compresa Fi-

renze; Cecco e Checca

(ma

Checca, e Checchino-a, pi
di

Cecca e Cecchino-), iu

IL
altiy

solamente

NOME

Checeo,

71

Lucrezia, Crezia.

Checca, Checchino-a, altro-

Luigi-ia,

ve.

Margherita, Ghita o Bita.


Niccola (preferito con un e
solo, fuor di Toscana), Cla

Giovanni, Gianni o Nanni.


Girolamo-a, Momo-a.
Giuseppe-a, Beppe-a in Toscaua, Peppe altrove.

Giyi-ia.

nell'Italia meridionale.

Pietro, Piero.

GugUelmo-a, Memmo-a.

Sebastiano, Bastiano.

Isidoro e anche Teodoro, Do-

Silvestro, Vestro.

Teresa,

ro.

Leonardo, Nardo.
Leopoldo-a, Pldo-a.
Lorenzo, Remo (che va
ventando nome a s).

Q'gia

iu

Toscana,

T^ta altrove.

Tommaso, Maso.
di-

Ubaldo, Baldo.
Vincenzo-a, Cencio-a.

Molte di queste forme sono poi usate cosi generalil nome da cui derivano,
e son diventate nomi a s.
Non tutti sentono difatti,
che sono gli stessi Berto e Alberto o Umberto, Dante
e Durante, Dino e Bernardino, Gino e Ambrogino,
Lina e Evelina o Emmelina o altri, Linda e Ermelinda
o altri, Nora e Eleonora o altri, Vico e Lodovico, ecc.
mente, da far quasi dimenticare

USO DEL NOME.


181. Il
di

nome pu avere

soggetto o di

nella proposizione l'ufficio

complemento

Carlo (sogg.) studia.

Mario capitano (compi, predicativo).


manzi (compi, oggetto).
182. In

Paolo legge ro-

italiano, alcuni di questi uffici

sono indi-

(La madre ama il


figlio, e il figlio ama la madre), o semplicemente dal
senso (La propria felicit desidera ognuno); altri invece, premettendo al nome di, a, da, con, p^r, e simili
cati dalla disposizione delle parole

(V. la Preposizione).

Ma

nelle lingue antiche (come

e in taluna delle

moderne (come

il

il

latino e

il

greco)

tedesco), questi di-

versi uffici sono indicati, con l'aiuto della preposizione

72

DKL NOME

tJ80

o senza,

da diverse terminazioni, nel singolare e noi


chiamano casi. Lat. mafer, la madre,

plurale, che si

singolare soggetto

Kind,

ecc.; ted.

mafrem, la madre, singolare oggetto,

il

fanciullo; Kindes, del fanciullo, ecc.

183. Ecco, in generale, la corrispondenza tra

nelle lingue che


uffici

nome

del

li

hanno, e

casi,

denominazioni de' vari

le

nelle nostre grammatiche:

ama

Nominativo

Soggetto (La madre

Genitivo

Complemento di specificazione (TAhro di storia).


Complemento di termine (Datelo a Giovanni).
Complemento oggetto (Il figlio ama la madre).
Complemento vocativo (0 babbo, e anche Babbo).
Complementi di agente e di allontanamento

Dativo
Accusativo
Vocativo
Ablativo

(Si dice da tutti.

il figlio).

Uscivo dalla stanza).

APPOSIZIONE.
184. Talora

che

un nome

seguito

riferisce alla stessa

per meglio determinarla.


apposizione del primo.

da un altro nome,

persona o alla stessa cosa,


Il secondo nome si chiama

Tale

appunto

il

oaso:

Di tutti i cognomi, molti de' quali in origino


erano nomi comuni: Pier Capponi, Beatrice Porf/nari,
a)

Lodovico Muratori,

Vincenzo Monfi, ecc.

Di tutte le nioni di un nome proprio e di no


che esprima la professione, il grado, la parentela, ecc.
h)

dottor Teff;

Teli,

ministro Sella;

Lo

zio Luigi ; e

anche:

doUore ; Sella, il ministro ; Luigi, lo zio.


Di tutte le altre unioni di un nome comune

il

e)

un nome proprio
Loescher,^

Porta,

Caff Aragno

lampada

e di

Via Coito, Albergo Bonciani, Libreria


;

pianoforte

Boisse/ot,^ scala

Edison,^ ecc.

Albergo, Libreria, ecc. vanno logicamente, in questo


caso, con l'iniziale maiuscola, perch Albergo Bonciani,

'-'-'

{ accentato e come
francese /cu).
Boisski-ot, francese, ])ronunzia:
Edison, anglo-americano, pronunzia: d-i-aon (S come

Lo ESCHER, tedesco, pronunzia Loscer


:

l'eu nel

Boaal.

nome

l'eu frane).

uso DEL NOME

73

Libreria Loescher, indicano una determinata individuith, e sono nomi propri; pianoforte, acala, ecc. invece,

minuscola, perch pianoforte Boisselot,

con l'iniziale

scaia Porta, son nomi comuni di

una

specie di cose.

unioni di nomi comuni: Il padre, par^


sona dottissima; L'asino, anima/e calunniato, ecc.
185. Un modo di apposizione, che oggi sarebbe ped)

Di tutte

le

Andare a casa il medica o a casa


un medico, e simili, invece di a casa del o di un medico.
Vivo per nel proverbio Di casa la gatta, il topo non
dantesco, quello di

esce a corpo pieno.

Talora un nome

18(3.

posizione:
j)erdonai.

apposizione di un'intera pro-

Non mi obbed affatto: mancanza


Non soccorse uh povero vecchio

che non gli


affo biasi-

mevole, ecc.

come

187. Tutte le apposizioni possono considerarsi

proposizioni ellittiche.

NOMI NEL LINGUAGGIO FIGLTIATO.


18S. Studiare l'uso de' nomi nel linguaggio figurato,
non ufficio proprio della Grammatica. Tuttavia noteremo alcuni fatti, pi comuni e importanti:
a) I nomi astratti hanno talvolta senso concreto:

Tutta la giovent

(i

giovani) italiana corse a combattere.

Nel giornale d'oggi non


portanti).

Tu

ci

sono novif (nuovi fatti im-

(il mio salvatore).


hanno sempre: Chi pub sapere

sarai la mia salvezza

Nel plurale
mie disgrazie (avvenimenti disgraziati)? Ndla
battaglia si videro dolorose morti (maniere di morte).
Bisogna per aggiungere che di questi astratti per
concreti si fa da alcuni un lacrimevole abuso, fino a
poi, lo

tutte le

dire:

Grande

ziato

>)

Il

nomo singolare s'adopera

del plurale:
il

individualit scientifica, per

Grande

scien-

Celebrit danzante, per Ballerina celebre.

Tecfesco

braccio robusto

(i

e l'occhio

assai spesso in luogo

Tedeschi)

serio e forte.

Ilo

sicuro (le braccia e gli oc-

uso DEL NOME

74

Quel fracasso m'introna l'orecchio

chi).
Il

gatto

nomi propri degli autori indicano sposso

e)

(gli orecchi).

ladro.

opere: Leggo l'Ariosto

sua pi famosa,

le loro

intendo ordinariamente l'opera


Furioso). Suona lo Schubert^ (la

Il

(a'

musica dello Schubert). Possiede un bel Guido Reni (un


quadro di G. Reni). E cosi anche nel plurale: Ila tre

Ho

Ariosti.

visto tre Guido Reni.

nomi propri delle persone celebri servono sposso


a indicare persone simili a loro: Non ci son pi Mo'
cenati (protettori delle arti come Mecenate). Non
ancora tornato un Bellini (un musicista melodioso come
I

d)

il
i

Son morti

Bellini).

Ricasoli,

come

onest,

pxcr troppo

D'Azoglio,

Manin,

Gualierio, gli Spaventa (uomini di cosi fiera

ecc.).

L'ARTICOLO.
Al nomo sostantivo d'ordinario
che una parte del discorso,

189.

Varticolo,

nome

nata, la cosa significata dal

quello che determina di che

si

Dammi

parla:

il

libro

che tu sai); indeterminativo, l'altro:


un libro (quello che credi, a tua scelta).
parte declinabile del discorso, ha

191. L'articolo,
i

due generi e per

192. Il determinativo

plurale

stesso.

quello

forme diverso per


golare

premette
quale ha

due specie: determinativo,

190. Perci l'articolo di

Dammi

la

ora di determinare, ora di lasciare indetermi-

l'ufficio

(proprio

si

il

lo,

plurale

si

e gli;

due numeri.

maschile sinfemminile singolare la,

declina cosi

Io.

Le forme

ol ed e, per il e i, si trovano negli antichi,


vivono tuttora in alcuni dialetti. per da notare
come non sia bene lo scrivere questo e con l'apostrofo

bench sia antico troncamento

(e*),

Tedesco, pronunzia

Sciibtrt,

di

ei,

da

elli,

de*

75

l'articolo
quali restano tracce iu qualche dialetto

non

bene,

perch forma equivoco con e*, troncamento di ei (egli), e


ancora pi con e*, in luogo di e i, frequentissimo negli
antichi, e vivo anche oggi nella pronunzia toscana: /
(e i) brutti, ecc.

belli e'

193. Quello indeterminativo

ha soltanto

le

due forme

del singolare: maschile uno, femminile una.


194. Il si adopera innanzi ai

nomi maschili che


s impura (cio

minciano per consonante, salvo z o


guita da un'altra consonante), o gn:
bio, il

padre,

Il

se-

prover-

grano, ecc.

adopera in

LO si

//

co-

tutti gli altri casi,

anche innanzi

semivocalico, ossia j: l'ardore, l'eremita, l'uomo,

zampillo,

lo stelo,

lo

gnocco,

/' iodio.

Usare

il

alla z, volgare e poetico: il zelo, il zappatore, ecc.

Lo

lo

innanzi

adopera anche ne' modi avverbiali Per lo pi e


Per lo meno, e nel proverbio, d'origine meridionale,
ma usato molto anche in Toscana: Avuta la grazia,
gabbato lo Santo. Ed preferibile a il, innanzi a ps
Q

Sk

si

x:

lo

pseudonimo,

lo

Xanto.

Quando nel singolare si adopera il, nel plurale si


adopera i; quando si adopera lo, nel plurale gli. Ma
si dice gli dei, non / dei.

Una terza forma di plurale, li, oramai, nella


una spiacevole aflfottazi one, quantunque sia vivissimo in molti dialetti. N vero che s'usi, s non
ila' pedanti, con nomi come sbagli, scogli, ecc.
195.

prosa,

il si scrive qualche volta 'l, se la


innanzi termina per vocale Per aver l'elmo che 7

196. L'articolo
pai-ola

fiume gli asconde (Ariosto).


Al contrario, dopo gli articoli
lora nella poesia

l'i

lo, la, li,

le,

cade ta-

iniziale d'un'altra parola: lo 'ngegno,

la 'nvidia, ecc.

TRONCAMENTO ED ELISIONE DELL'ARTICOLO.


197.

Uno

si

usa nella forma tronca

casi notati per l'articolo

il,

uri,

in tutti

e innanzi a vocale: un pa-

l'articolo

70
(Ire,

uomo

un provorhio, un grano, un ardorp, un eremita, un


; ma uno zampillo, uno sfoJo, uno gnocco.

Un, troncamento di uno, non s'apostrofa mai (V. 91).


Lo si elide innanzi a qualunque vocale: l'ar-

198.

dore,

r imperatore,

l'entro,

innanzi a

semivocalico:

anche

l'onore, l'uditore; e

l'iodio,

l'

iugero, bench alcu-

ni usino ancora lo iodio, lo iugero, e persino

il

iodio,

il

pu adoperare intoro innanzi a


i
(lo imperatore), e assai pi raramente innanzi ad a,
e, u ; ma in prosa affettato.
Per gli, vedi il 94.
199. Una e la si elidono sempre innanzi ad a; e
in prosa, comunemente, anche innanzi ad altre vocali,
salvo quando si vuol far cadere l'attenzione principalmente sul nome: l'anima, un'arme, l'eternit, un'inondazione, r onnijyotenza, un umiliazione.
Ma anche una
Nella poesia

iugero.

si

Un', elisione di una,


2(X).

Por le, vedi il 94.


va sempre apostrofato (V. 91).

eternit, la inondazione, ecc.

In alcune parole, corno l'arena, l'allodola, Va-

ringhiera, l'ospedale, l'orecchio popolare prose

l'

a q

l'o

per articoli, e l'errore fu tanto comune, che divent

norma sicch oggi


;

si

dice pure la rena, la lodola, e da

comunemente

lo spedale che
accadde dell'antico e vero
nome il lusignuol (lat. lusciniola), che divent l'usignolo ; mentre rimane errore di pochi il dire l'apis, per

tutti la ringhiera, e pi

l'ospedale.

il

lapis,

fi

Quasi

lo stesso

simili.

All'opposto, talvolta
la

zeruola,
si

si

giudic appartenere al

nome

dell'articolo, e quindi si disse la lazzcruola per Vaz-

come

in romanesco e in qualche altro dialetto

dice er lamo (l'amo), er laumento (l'aumento), e

come

in francese si dice le lendemain, le licrrc, le loriot, che

in antico erano l'endemain, Vierre, l'oriot.

NATURA DELL'ARTICOLO.
201. L'articolo, propriamente, anzich essere una
vera e distinta parte del discorso, non rappresenta che

un uso speciale

di altre parti.

Difatti, quello

determina-

L ARTICOLO

<7

tivo un aggettivo determinativo (325); quello indeterminativo, un aggettivo numerale ( 366): nei quali per
s' venuta attenuando la forza del primo significato.

PREPOSIZIONI ARTICOLATE.
202. L'articolo determinativo, unito alle preposizioni

da,

a,

ili,

ili,

con,

Di

del ; di e

il,

(V. COI e 646), per, si fonde il pi


le preposizioni articolate.

sxi

delle volte con esse,

formando
dello

lo,

di e gli, degli ; di e

al; a e

il,

le,

dal;

da

Da

il,

da
In e

di e la, della; di e

a e

e la, alla ;

e lo, dallo

da

nel; in e

lo,

i,

da e

ai; a e gli,

dalla;

la,

i,

dai ;

in e

t,

nei ;

nelle.

le,

Ne* prosatori antichi per, ne' poeti


s'incontra spesso de

da

dalle.

le,

nello; in e la, nella

in e gli, negli ; in e

letti,

dei ;

i,

delle.

a,'f.

e gli, dagli ;

il,

allo ;

lo,

agli; a e

le,

lo,

de

la,

de

e in alcuni dia-

gli, ecc., e cosi

da la, ne la, ne lo, ecc. forme che alcuni tentano invano di ricondurre nella prosa moderna.
In la, in lo, ecc., son rari anche in poesia.

la,

lo,

203. Collo, colla,


stantivi

il

cog^li,

collo, la colla,

colle,
il

vanno diventando meno comuni


cou

Il contrario

le.

molto

meno usati di col


Su e il, sul; su

Ma

sui, ecc.

i,

di con

accade di con

204.
e

per l'omonimia

colle, e col

Io,

oou

e cou

il

co* so-

verbo tu cogli,
la,
i,

con

gli,

che sono

e coi.
e lo, sullo;

sullo, sulla, ecc.,

su e la, sulla; su
sono qualche volta

su lo, su la, ecc., anche da' prosatori, e offendono meno di de lo, de la, ecc.
205. Per il e per i sono un po' pi comuni di pel e
pei
n mai deve usarsi pello, pegrli, pella, pelle, invoce
sciolti in

di per

lo,

206.

per

Per

le

gli,

ecc.

preposizioni composte con l'articolo

(dclH, dalli, alli, ecc.), vale quel

per

il

medesimo

articolo.

che abbiamo detto

Ma

colli

e pelli

li

( 195)

non sareb-

78

l'articolo

bero tollerabili neppure in poesia, dove invece sono frequenti de li, a li, con li, per li, ecc.
:

207. Molto spesso, in luogo delle forme dei, ai, dai,


nei, coi, sui, pei, si

208.

La

con gli articoli


scrive tra

'l,

tra

t7

Le

le apostrofate: de', a', da', ecc.


si

fonde qualche volta


ma pi spesso si

e le (trai, traile);

Per tra

le.

scrivere tra\ fra'


209.

usano

preposizione tra o fra

i,

o fra

i,

frequentissimo

fra' fratelli, fra' stioi cari.

preposizioni articolate seguono le regole de'


Quindi, def/a donna e deir anima ; del

rispettivi articoli.

calamaio e

dello zopjo

calamai

de'

e degli zoppi, ecc.

USO DELL'ARTICOLO.
come in quasi tutte quelle
hanno, l'articolo precede sempre il nome;' ma
se il nome preceduto da uno o da pi aggettivi, l'articolo d'ordinario si premette a questi: Il bel fiore; Una
210. Nella nostra lingua,

che

lo

lunga

tortuosa via; Le sue grandi ricchezze.

211. L'articolo

nome

a cui

si

va nello stesso genere e numero del

riferisce

un pane,

lo zio,

una

carta,

le

penne.

Quando

212.

si

seguono due nomi di genere diverso,

ciascuno di essi ha

Ma

il

suo ztcoo: Le citth

e i

villaggi

pu tralasciare il secondo, se i due


nomi significano cose simili, quantunque ai pi (e non
a torto) suoni male Col considerare gradi e [le] quad' Italia.

si

nto, delle cose

[dei]

cie e

l'articolo,

(Guicciardini).

Comuni

d' Italia.

Le

rendite delle Provin-

Cosi pure, quando, oltre

converrebbe ripetere qualche altra parola:

Le sue ammirevoli cure

e [i

suoi amorevoli] consigli

mi

hanno commosso.
L'articolo,

213.

spesso
*

tino
tro

si

pu tacere;

determinativo o
e si dice quasi

indeterminativo,*

ugualmente: L'in-

In rumeno per, bench sia una lngua derivata dal lacome la nostra, s'incorpora l'articolo determinativo, die-

il

nome, a guisa di

suffisso: mul, l'uomo,

uso dell'articolo

79

nominato era fa strumento di molti malvagi e L'innominato era strumento di molti malvagi. Tu sei ammesso

Tu

alla corte e

che

il

pane

e il

sei

ammesso a

vino e

Non avemmo

corte.

Non avemmo

altro

pane e vino.
una cosa da far

altro che

Tu sei un poeta e Tu sei poeta.


piangere e
cosa da far piangere.
parola e Non rispose parola.

Non

rispose una

non si usa aflfatto. cosi in molte


Andare a casa o a letto (ma non si direbbe:

214. Altre volte


frasi:

Vado a caff, a circolo, invece di al caff, al circolo,


bench questi due non siano luoghi pi determinati
della casa e del letto); Andare a spasso ; Andare a scuola
(diverso da a/la scuola); Far man bassa; Portar rispetto, ecc. D corsa, In fretta, In giro, A capo scoperto, ecc.
Non si adopera mai, neppure nei cartelli che stanno
sulle botteghe o simili: Forno, Osteria, Birreria {non
;

Birraria),

ecc.

Mode

Novit, Direzione, Portiere, Uscita,

in molti titoli

Universale, Geografia
liana, Libro

o intestazioni

per

le

di

libri:

Storia

Grammatica

Scuole,

Ita-

primo. Capitolo ottavo, Fine (negli anti-

chi per II fine), ecc.

Non

si usa mai nel vocativo, cio quando uno


direttamente il discorso a un altro (Amico,
vieni qui; Signori, ascoltatemi) ; ma nel discorso fami-

215.

rivolge

liare,

specialmente innanzi a

talvolta si dice:
zoni).

216.

do

si

Che rimedio

m,io, miei,
c', la

Tiostro,

ecc.,

mia donna? (Man-

Non disubbidire, caro il nostro Cecchino.


Non si adopera neppure dopo di, da, ecc., quan-

voglia indicare la materia di cui fatta una cosa,

contenuto; Berretto di seta. Vaso da fiori,


Ma anticamente si diceva: Le aquile
dell'oro (Dante), e anche oggi i poeti dicono: Col suo

o l'uso o

il

Bicchier d'acqua.

fascio dell'erba (Leopardi), e simili.

CO'

NOMI PROPRI.

217. I nomi propri di persona, quando vi sia aggiunta


qualche determinazione, vogliono d'ordinario l'articolo

uso dell' AltTIUOLO

80

Li povera Maria; Il famoso Cagliostro; GII Orlandi dei


poemi; Le Margherite di Savoia.
Quando non vi sia alcuna determinazione possono averlo nel plurale; H 3 giugno fanno festa le Clo,

il 24 i Giovanni.
Ma, Conosco
il 21 i Luigi,
due Scipioni; Caterine, non ne conosco, ecc.
218. Nel singolare lo hanno, quando son titolo di qualche opera d'arte Recitano il Giulio Cesare ; Canteranno
il Mosh, fa Lucia, la Linda ; e quando indicano che un
personaggio vien riprodotto Fa il don Rodrigo nel suo

tildi,

paesello

Fa

pulcinella)

Pulcinella al Metastasio (meglio che

il

Bada

che poi non

ti

il

facciano i pulcinelli,

meglio Ai facciano i Pulcinelli, perch qui si tratta di


frase vera, esprimente perci una sola idea, come se
fosse una sola parola (pidcinelleggino), e pulcinella po-

nome comune (burattino)


hanno anche negli altri casi,

trebbe essere sostituito da un


I femminili per

per vezzo familiare

lina.

Ma
Non

219.
scrittori,

per
fa

il

lo
:

la

Maria, della Rosina,

alla

Pao-

vocativo, vedi 215.

eccezione

//

Galileo, che s'incontra negli

perch qui Galileo

il

cognome

Galilei ri-

dotto alla desinenza del singolare, secondo l'uso dogli


antichi, quando un cognome non era preceduto dal nome: Giovanni Boccacci e // Boccaccio (che si dice an-

cora)

non

Francesco Guicciardini

e //

Guicciardino (che

si dice pi).

fa eccezione //

Poggio (Bracciolini), perch

un

errore di alcuni antichi e moderni, provenuto dal creder

cognome questo rarissimo nome.


220. I cognomi poi, riferiti a donna,
pre: la Maratti, la Brunamonti.
Riferiti a uomo, alcuni sempre si,
ora no.

lo

vogliono sem-

altri no;

alcuni

Tutti, per esempio, dicono l'Alighieri,

ora

s,

ma

dicono invece Colombo, Lutero, Garibaldi; e ora

//

Manzoni, il Leopardi, il Giusti, ora Manzoni, Leopardi,


Giusti, specialmente se si contrappongono: Manzoni e
Leopardi.

UStr

dell' AKTICOLO

81

Non

si motte mai l'articolo, quando si vuole indinome, piuttosto che la persona: Zeno, Metastasio, Romani: ecco tre nomi di poeti melodrammatici.
Sotto la sua statua scriveremo soltanto: Rossini.
221. I soprannomi lo vogliono quasi sempre, e vanno
sempre scritti con l'iniziale maiuscola Ai bravi, il Manzoni mise soprannomi curiosi, ma alcuni veri e altri

care

il

il

buso, lo Squinternotto,

Grignapoco.

r Uccellatore,

rico

articolo

Giovanna

di

Grosso, di Enrico

Senza

il

la

Zoppo.

lo

Carlo Magno,

il Griso, il Tana'
Parlatemi di EnPazza, di Carlo il

Tir adritto,

verisimili: lo Sfregiato,

Leone, Giovanni Scnzaterra, e

Riccardo Ctior di

altri.

Innumerevoli cognomi non furono in origine


soprannomi: Gambacorta, Sforza, Grassi,
Barbanera, Mangiagalli, Casanova, Cavaterra, Caccia222.

altro

che

lupi, Pelagatti, Pignatelli (Pignattelli), Pallavicini (Pelavicino), Pellacani (Pelacani),

nomi

223. Co'

Ciucci (Ciucci).

giorni, volendo

dei

indicare quello

pi vicino, e senz'altra determinazione, non

Lo vedr

l'articolo:

Negli

altri casi si

Pasqua,

e lo

pu mettere L'ho
:

rivedr

comunemente

il

L'ho

si

mette

gioved; l'ho gi visto domenica.


visto il gioved dopo

sabato prossimo ;

visto gioved

ma

anche, e pi

dopo Pasqia,

e lo ri-

vedr saJato prossimo.

Non

mai co' nomi dei villaggi e delle


aggiunga alcuna determinazione
Firenze, Napoli, Roma; ma La bella Firenze, La Na224.

citt,

s'usa

quando non

vi si

poli d'una volta, La

Roma

d'Augusto, ecc.

Fanno eccezione parecchi nomi propri composti,

nei

quali l'articolo parte del nome, e perci sbaglia chi

La Cassa, La Pergola, L'Aquila, Le Cal-

lo tralascia:

dine,

Il

Cairo, ecc.

225. Co'
e degli

nomi delle

stati,

parti del

mondo, delle nazioni

s'usa d'ordinario l'articolo: l'America,

Francia, il Pera; e si pu omettere solamente nelle


enumerazioni e nelle personificazioni
Le parti del

la

ti.

UoKAsui E Cappuccini, Oramm. Hai.

uso dell'articolo

82

mondo son cinque: Europa, Asia,

ecc.

S' Ajffrica piange,

non ne rise (Petrarca).


Molto pi frequente invoce, anche nel parlar comune, il non usare articolate le preposizioni di e in:
I fiximi d'Europa, d'Asia, d'Ajrica, d'America, o dell'Europa, ecc.; ma molto pi comune dell' Oceania, che
d'Oceania.
Gli Stati d' Europa e d' America, o dell' Europa dell' America; ma sempre Gli Stati Uniti d'America.
I prodotti di (o della) Francia, di (o della) Germania, della (mai di) Svizzera, del (mai di) Belgio, di
Italia

di) BraAndarono in (di rado nella) Francia, in (di rado nella) Germania, nella (o in) Svizzera, nel (errore in)

Portogallo, dell' (o d') Egitto, del (mai

(o del)

sile.

Belgio, in (o nel) Portogallo, in (raramente

nel (errore

Le

in)

nell')

Egitto,

Brasile.

sempre articolate: Viagmai per Italia; Viaggiai per Francia


Germania, meno comune di per la Francia e per la
altre preposizioni, quasi

giai per l'Italia,


e

Germania.
226. De' nomi delle isole hanno l'articolo la Sicilia,
Sardegna, l'Elba, la Capraia, la Gorgona, il Madagascar, e qualche altro. Ma Sicilia e Sardegna, e qualche altro, possono essere preceduti anche dalle preposizioni di e in, senz'articolo
Vini di Sicilia e di Sardegna; Vado in Sicilia e in Sardegna.
Quelli plurali vogliono sempre l'articolo, e son tutti femminili, perch si sottintende il nome isole: le Lila

pari,

le

Tremiti, le Baleari,

le

Cicladi, le Caroline, ecc.

nomi de' monti, de' laghi, de' fiumi, nel parlar comune e quindi nella prosa, vogliono l'articolo.
Solo con Arno si pu omettere, senza ricercatezza,
perch i Fiorentini l'omettono sempre: Il Manzoni diceva d'aver risciacquato in Arno i suoi cenci.
228. Nei nomi propri di luogo, formati nella seconda parte dal nome d'un fiume, questo non ha mai
Azzano Mella,
l'articolo, quand' apposizione del primo
Bobbio Pllice, Sani' Ambrogio Olona, San Benedetto Po,
227. I

uso dell'articolo

Quando

poi

non

83

apposizione, ora ci si trova l'ar-

Quindi, San Giorgio a Liri, San Piero

ticolo, e ora no.

ma anche San Colombano al Lambro, San Martino al Tagliamento, San Massimo all'Adige, Carbonara al Ticino.
E cosi: San
a Steve, Sant' Antonio a Trebbia;

Polo e Santa Lucia di Piave, San Stefano di Magra, Capriata d'Orba, Capriata d'Adda; ma San Benedetto del
Tronto, Bagnoli del Trigno, Belforte del Chienti.

ancora: Abbadia sopr' Adige,

ma San

Cesario sul Panaro,

Buffalora sopra Ticino;

Acquanegra

sul Chiese,

Borgofranco sul Po.

CON MIO, TUO, SUO, ECC.


229. Innanzi a

un nome preceduto da mio,

tuo, suo,

nostro e vostro, gli scrittori antichi, e oggi solo

poeti,

tralasciano l'articolo in molti casi, ne' quali comune-

mente va messo: Mia

sorte ignoro; Siete di nostra gente;

Disonorati da vostre colpe; Ubbidiscono a lor leggi; In


tuo cor fremevi; Con suo cenno lo chiam.

Ma

co' nomi padre e madre, dirai sempre, anche


Mio padre. Tua madre. Di suo padre, Con nostra
madre, ecc. E cosi pure: Sua Eccellenza, Per Sua MaeAl contrario, anche con
sta, Da Sua Santit, ecc.

oggi:

sempre:
Loro Maest, ecc.
Non si pu dire invece Mio babbo. Di mia mamma,
Ma col per, come si
A suo nonno. Con nostra nonna.
dice: Caro zio, ti avr sempre per mio babbo ; La considerava per sua mamma; ecc., cosi si dice: Ho com'
prato un bastone per il mio babbo, e un ventaglio per
la mia mamma, ecc.
questi nomi,

//

se son preceduti dal

loro, dirai

loro padre, Alla loro madre, Con le


:

infine:

Nostro

zio.

comuni che

Vostro figlio Pietro, Mia sorella Lina,


moglie, e simili, in Toscana son meno

Mia
//

vostro figlio Pietro, La

mia

sorella Li-

na, ecc.

S'intende per che l'articolo dovr mettersi sempre,


se

il

nome preceda

l'altra parola

//

padre mio, La ma-

uso dell'articolo

84

dre

La Santit Sua, ecc.; o anche se

loro,

alterato: La

mia

il

uoine sia

Un suo cuginaccio.

sorellina,

CASI SPECIALI.

nome Dio non ha

230. Il

suscita (Manzoni); //Dio (f/srae/e,

Ma

occ.

ordinariamente

figurato

gico

L'oro

era un dio crudele.

non

231. L'articolo

ha

lo

Apollo era

non quando gli


Dio che atterra e
// Dio degli affliiii,

articolo, se

aia unita qualche determinazione

//

//

dio, nel

senso mitolo-

//

dio degli avari.

tralascia quasi mai innanzi a

si

un'altra parte del discorso, quando usata

C'hunma. Mettici

i/ voi.

Moloch

dio della musica.

Non

so

i/ pere/t.

come neme:

Ci vuole un

o/i !

SIGNIFICATI SPECIALI.
determinativo ha anche significato

232. L'articolo

possessivo

Ho

venduto

Dobbiamo amare

[mia] casa.

/a

Bada, che perdi

i [nostri] genitori.

il

[tuo] fazzoletto.

233. Talora ha senso distributivo Ti dar mille lire


/'anno (meglio che all'anno). Costano dieci lire l'uno
:

(all'uno sarebbe

addirittura scorretto).

234. Altre volte


l'estate

che l'inverno.

determina il tempo: Si suda pi


Ne parleremo il prima del mese.

Cfr. 223.

235.

Le

composte

preposizioni articolate

con

di,

hanno anche significato partitivo: (7' dei birboni. Ho


della buona carta.
Ma non dirai: Quella bambina ha degli occhi bellisDirai bens: Ha occhi
simi, perch ne ha due soli.
bellissimi, o gli occhi bellissimi, o di
o, addirittura, dxce bellissimi occhi.

mentato da degli scrupoli;


poli,

e simili (Cfr.

ma da

bellissimi

occhi,

certi

neppure: Torscrupoli, da scru-

653),

L'AGGETTIVO.
236.

\j

specificare

si unisce col nome, per


determinare la cosa significata da esso*

aggettivo parola che


o

85

l'aggettivo

Una

237.

cosa

(Carta bianca);

si

si

specifica,

dicendone una qualit

determina, o indicandone la quan-

generale (Molii quattrini), o il numero preciso


il possessore (Casa nosfra), o altra

tit in

(Cinque cavalli), o

relazione:

Lo

Questo libro,

sfesso maestro,

Qualunque

fanciullo.

Abbiamo

perci due principali specie di aggettivi:

qualificativi e determinativi; e questi ultimi

suddi-

si

vidono in determinativi di quantit, numerali, possessivi, indicativi.

DECLINAZIONE DELL'AGGETTIVO.
238. L'aggettivo parte declinabile del discorso, e

nella declinazione segue le stesse regole date

me

pel no-

149, 155, 160, 161, 162, 166, 167).

hanno due
una madeclinazione): buona, buone; buono,

239. Rispetto al genere, alcuni aggettivi

forme, una femminile in a (1*


o (2*

schile

in

buoni;

questa,

queste

declinazione),

questo, questi;

tanta,

tante;

tanto, tanti.

Altri
in
tali;

hanno una sola forma in

(3*

declinazione),

(indeclinabile): fertile, fertili; tenue, tenui; tale,

pari, pari.

Si noti la differenza nel significato


sto (aggettivo di

due forme), e

triste (di

fra trista,

tri-

una sola forma).

Per alcuni aggettivi, come levriero e levriere, veCon la doppia forma in iero e t'eri, di vivo non
e' che leggieri, nella locuzione Di leggieri, per Di leggiero. Negli altri casi volgare: Ragazzi e bicchieri, mer240.

di 167.

canzia leggieri (Prov. tose). Ne' Promessi Sposi poi, sulla


fine del cap.

XXVII,

s'

incontra /o$r?te leggieri;

ma

forse

viene da un singolare in iere, di cui si ha qualche esempio.


241. Degli aggettivi in co, alcuni
in

ci,

gono
tico,

altri in chi (V.

162).

hanno

il

plurale

quelli in et apparten-

tutti gli sdruccioli in ieo: arabico,

arabici; pra-

pratici; ecc., salvo carico, carichi ; dimentico, di-

mentichi; salvatico,

che per

lo

pi fa salvatiohi (ma

L'AGGETTIVO

86

selvatico, per lo pi selvatici)

e alcuni altri,

come

austriaco, austriaci ; maniaco, maniaci ; amico, amici ;

nemico, nemici; greco, greci, quantunque talora


Vhiti grechi e Vini grechi.

si

dica

e bieco, per biechi

sono dell'antica lingua poetica: Con occhi bieci


poi il mosser le

e bieche,
e

Bieci

pi che brada rossi (Ariosto).

parole bieco (Dante).

come

242. Bello,

l'articolo lo, si tronca in beli' da-

vanti a vocale (Bell'uomo, Bell'egoista); e nel plurale,

davanti a vocale o
gli

umori, Begli

z o s

zeri,

impura, e a gn, fa

begli: Be-

Begli gnocchi.

Begli spiriti.

In

questi casi, belli in luogo di begli, volgare e letterario,

come

li

per gli

( 195).

Davanti

alle altre con-

Di be' quattrini.
Belli poi si usa comunemente, quando non preceda
immediatamente il nome, o come aggettivo sostantivato:
sonanti fa bei

Fiori

belli.

be':

Belli

'Tre bei libri.

versi di Dante.

243. Quello fa in tutto


244.

Grande

fumo va

Il

ai belli.

bello.

e grandi, innanzi a consonante, e spe-

cialmente innanzi al

Un gran

come

birbone,

d, si

troncano d'ordinario in gran:

Un gran

sciocco,

Ma

Una gran donna,

non

Gran gente.

Gran montagne.

Gran

La forma
non sa d'affettazione nel plurale (Grandi
qualche volta anclie innanzi a
impura:

si

direbbe mai

affare, invece di Grand' affare, e simili.

intera per
cappelli),

Un grande

*'

sviluppo.

AGGETTIVI QUALIFICATIVI E LORO GRADI.


245. Gli aggettivi qualificativi esprimono,

come

s'

gi detto, una qualit o propriet: jpoyero, ^ran?e, giovane, roseo, gentile, ecc.
246. Io posso osservare, dati, per

esempio,

gli

ag-

maggiormente ricco, e quale tra pi strade sia maggiormente


comoda; ossia paragonare pi cose rispetto a una quagettivi ricco e comodo, quale tra pi uomini sia

lit.

io

Cosi pure, dati gli aggettivi buono e perspicace,

posso osservare di un giovane, se aia maggiore io

l'

lui la

AGGETTIVO

bont o la perspicacia; ossia paragonare pi

una cosa.
C' anche un terzo caso,
paragonare due qualit rispetto a due
Pierina e pi vani; come se io dicessi

qualit rispetto a
e consiste nel
cose differenti
tosa, che

Tutte

non sdegnosa Linda.


le volte,

come

e perci si dice

paragone o
247.

di

si

vede, ha luogo un paragone

i termini
del paragone);
che l'aggettivo qualificativo ha i gradi

tra cose e qualit (che

di

87

sono

di comparazione.

grado comparativo, quando

si fa il

para-

gone tra due cose della stessa specie, rispetto a una


sola qualit (Carlo pi buono di Giovanni); o tra due
qualit rispetto a una cosa (Luigi pi ricco che dotto);
o tra due qualit rispetto a due cose: pi molesto
Andrea, che paziente Ugo.

Talune volte, ma solo in apparenza, le cose o le quache fanno da termini del paragone, sou pi di
due Carlo pi buono di Pietro e di Giovanni.
Luigi
e pi ricco che ragionevole e dotto.
Si badi infatti che
simili proposizioni composte equivalgono a due proposizioni semplici (V. 107), e che si tratta di due comparativi riuniti Carlo pi buono di Pietro e Carlo e
pi buono di Giovanni. Luigi pi ricco che ragionevole e Luigi pi ricco che dotto.
248. Si chiama poi di uguaglianza, di maggioranza,
di minarama, secondo che i termini riescano uguali nel
paragone, o il primo maggiore o minore del secondo.
249. Il comparativo di uguaglianza si esprime per
mezzo di cos.... come, o tanto
quanto, o non meno
di, non meno che: Carlo cos buono come Giovanni;
ma pi comunemente: Carlo e [cos] buono come Giovanni.
Carlo tanto buono, quanto studioso; ma pi comunemente: Carlo t [tanto] buono, quanto studioso. Carlo
lit,

}>

buono, non meno che


come Giovanni cattivo;
ma pi comunemente: Carlo [cos] buono, come Gio-

bw>HO, non

.studioso.

meno

Carlo

vanni cattivo.

di Giovanni,

cos

Carlo

buono,

tQnto buono,

quanto

Giovanni

L*AQGKTTIVO

88

ma

cattivo;

pi comunemente:

Carlo

[tanto] buono,

quanto Giovanni cattivo.

maggioranza

250. Il comparativo di

per mezzo di pi

di,

pi.... che non: L' acqua

gemme

"h

Le

pi necessaria del vino.

sono pi belle che (o che non)

pi

utili.

ama-

che (o che non) ammirevole l'ingegno.

bile la modestia,

comparativo di minoranza

251. Il

esprime ora

si

ora di pi.... che, letterario

esprime per

si

meno .... che, letterario meno


che non: Il viio meno necessario dell' acqxia. Le gemme
son meno utili che (o che non) belle. meno ammirevole
mezzo

di m,eno .... di,


i

l'ingegno, che (o che non) ambile la modestia.

maggioranza

252. I comparativi di
si

e di

minoranza

rafforzano, premettendovi qnalcho altra parola,

QueHo

assai, molto, ecc.:

libro

meglio di vie-

Nell'uso letterario, anche vie (vie pi,

pi o vieppi,

vie meno, ecc.)

com

assai pi bello del tuo.

Ma

vie pi lieta,

pi

ridente e bella, ecc. (Poliziano).

Nello stesso uso letterario, invece di meno


talora

manco

almen

t'affidi

sottintende:

me manco

Non

ha

254. Si

vidi

mai pi

fumare

Tu

alle

si

usa

penne

si

bel lavoro [di questo].

attento [di ieri, del solito, ecc.].


il

superlativo relativo,

gona una cosa con tutte le


spetto a una qualit: Egli

infelice,

(Grossi).

meno

sei

di

secondo termine del paragone talvolta

253. Il

Oggi

Pur

meno

la tua

quando

si

para-

altre della stessa specie, ri"^

il

pi bel giovane del paese.

lodevole abitudine.

Il superlativo relativo, ora di maggioranza, e si


esprime con il pi, la pi, ecc.: // pi grand' tiomo o
L'uomo pi grande; ora di minoranza, e si esprime con
L'uomo meno grande, non
il .... meno, la .... meno, ecc.
// meno grand' uomo.
:

255.

La

ripetizione

nanzi a pi

meno

dell'articolo determinativo, in-

e al

nome (Egli

il

giovane

il

pi

bello), d'ordinario superflua e poco conforme allo schiet-

to

uso toscano;

ma

qualche volta

si fa

per maggior chia-

l'aggettivo

89

Rannicchiata in terra, nel canto

rezza:

Non

dall'uscio (Manzoni).
25G.

la

donna

la

il pi lontano
jmi rispettata.

sempre necessario mettere

poi

terminativo innanzi a pi o meno, se


ticolo indeterminativo

Una linguaccia

l'articolo de-

nome ha

il

la pi

l'ar-

traditora

di Firenze (Lasca).

257. Quando si vuol significare che una cosa possiede una qualit noi pi alto grado, si ha il superlativo
assoluto, che si esprime togliendo all'aggettivo l'ultima

non

vocale, se

Questo

bellissimo.

Ma

che nero!

della patria.

Ma
un

accentata,

un paese

aggiungendovi issimo
e in noi l'amor

Vivissimo

hluissimo!

se la vocale finale dell'aggettivo preceduta da

atono,

due

si

fondono in un solo: savissimo,

proprissimo, non saviissimo, propriissimo, di

fronte a

piissimo, stantiissimo, ecc.

da un comple-

258. Il superlativo assoluto, seguito

mento, prende

talvolta

Vedrai

affettazione:

il

significato

relativo,

preziosissimo de'

ma

sa di

(o tra') codici

j)etrarcheschi.

259. Acre, celebre, integro, salubre, fanno acerrimo,


celeferrimo, integerrimo, saluberrimo

ma, salvo alcuno

locuzioni (Nemico acerrimo, Celeberrimo ladro, Magistrato

integerrimo, Clima saluberrimo),

stile nobile.

si

usano solo nello

Miserrimo, da misero, anche pi raro.

Beuefloo, magnillco,

munifico, fanno

beneficentissimo,

magnificentissimo, munificentissimo, e anche questi sono


dello stile nobile.

mamente
2G0.

Nel linguaggio comune,

si

dice som-

benefico, ecc.

Come i Francesi

parole tris e fort, per

si

servono ordinariamente delle

formare

superlativo assoluto

il

(j(V

beau, Fort bon), cosi anche noi, invece di bonis-

simx),

possiamo dire sommamente buono o infinitamente


simili, e pi spesso di turbatissimo diciamo

buono,

fortemente turbato, ecc.


201. Taluni aggettivi poi, per

il

loro significato, lo-

gicamente non comporterebbero gradi.

Ma

l'inclina-

90

l'aggettivo

zione a esagerare, porta spesso a dire pi sublime, pi


divino,

pi perfetto ; sxihlimissimo, divinissimo,

ecc.

Negli antichi qualche volta s'incontra: Ella era


molto ricchissima di suo patrimonio (Novellino), e simili.
262. Vivono ancora, col proprio significato, alcuni
comparativi e superlativi di forma latina:
Alto, superiore, supremo o sommo.

Basso,

inferiore,

Buono,

infimo.

migliore (famil. meglio), ottimo.

Cattivo, peggiore (famil. peggio), pessimo.

Esterno,

esteriore, estremo.

Grande, maggiore
Interno,

(antic. maggio), massimo.

interiore, intimo.

Ficcolo, minore (famil. meno, Cfr.

G18), minimo.

Ulteriore conserva il suo significato di luogo in qualche nome proprio (Abruzzo Ufferiore, province d'Aquila
e Teramo), e in locuzioni

non

sorgente va al serbatoio, e di
ulteriori;

ma non

L'acqua dalla
dirama ne' condotti

familiari:
l si

dirai Ulteriore avviso,

dagini, per Altro o nuovo

avviso,

ecc.

Citeriore

Ha

Ulteriori inil

superla-

(Abruzzo Citeriore, provincia di


Cliieti), non ha superlativo,
Primo originariamente
superlativo di priore, che ora si usa solo come nome: Il
Anteriore e prossimo, come pure inpriore de' frati.
tivo ultimo.

teriore, intimo, superiore, e altri,

vanno perdendo

il

loro

valore di comparativi o superlativi.


I due latini iunior e senior, resi in italiano da taluni
con iuuiore o giuuiore e seniore (da cui deriva signore), si usano talvolta per distinguere due persone dello
stosso nome, ma di et diversa: Plinio iuniore e Plinio

seniore; pi

comunemente: Plinio

il

giovane

Plinio

il

Usato come sostantivo, seniore vale vecchio


venerabile: Ventiquattro seniori, a due a fZwe (Dante).
2G3. Taluni aggettivi fanno il superlativo, premettendo arci o stra: arcieontento, stragrande, e nell'uso
letterario anche tragrande.
Per iperbole poi si dice puvecchio.

re: arcicontentissimo, stragrandissimo.

L'AGGETTIVO

91

Altri lo fenno raddoppiandosi: alto alto, lungo lungo.

Bada

non

di

scrivere, in questo caso: alto, alto; lungo,

lungo.

Alcuni

infine, rafforzandosi

con un altro aggettivo:

briaco fradicio, cotto spolpato, innamorato cotto, inna-

morato pazzo, morto

stecchito, pallido marto, pieno zeppo,

ricco sfondato, stracco morto,


264.

Nel linguaggio

zuppo fradicio, ecc.


e quasi sempre

familiare,

in

tono di scherzo, si fanno comparativi e superlativi alcuni nomi, specialmente di quelli che indicano una per-

sona per mezzo

dell'ufficio, del grado, della qualit.

padronissimo di far quel che vuole.


Voi dite che dottore, doitorissimo ; e io dico invece che asino, asinissimo.
265.

Quando

l'aggettivo non n

comparativo n
due gradi, si

superlativo, in contrapposizione a questi

suol chiamare positivo.


266.

Come,

oltre

nomi semplici,

sono

ci

composti

e gli alterati (V. 117, 179), cosi pure degli aggettivi (V. la

Formazione

delle parole).

DETERMINATIVI DI QUANTIT.
determinativi di quantit espri-

267. Gli aggettivi

mono

maggiore o minor quantit di ci che il nomo


significa, senza indicarne il numero.
Sono ogni, ciascuno, tutto, troppo, tanto, cotanto, m<lla

parecchio,

to,

alquanto,

qualche,

alcuuo, poco,

nessuno,

uiuno, nullo, veruno, quanto, altrettanto.


Ogrnuno,

come aggettivo (ognun uomo, ognuna creatu-

non s'usa

pi. V. 388.
268. Ciascuno, nessuno, niuno, nullo, veruno, qualche,

ra),

non

si

usano pi nel numero plurale (ma in francese quclsi riferisce a un plurale in Ognis-

ques vivissimo). Ogni


santi, e in

anni ?

"

molte frasi di senso distributivo


lire,

"

Ogni quanti

Ogni tanti giorni, ogni tante scitiSi pu troncare


ogni venti bagni.

Ogni cinque.

mane; Quindici

innanzi a qualunque vocale; Ogn''uomo, Ogn' anima, ecc.


269. Ogni, ciascuno, tutto,

alcuno,

non comportano

l'aggettivo

92

Tutto pu essorno seguito


Tutta Italia o
Tutta /'Italia; In tutte parti (poetico) e In tutte /e parti.

articolo.

Tanto

e altrettanto

Le tante disgrazie

comportano alcune volte

e gli altrettanti

premio e un'altrettanta sodisfazione.


Qualche ha di rado il determinativo

Troppo,

determinativo, mai l'altro:

studio, L' alquanto cibo preso. La

fanno eccezione:

come

Tutto,

//

nessuna voglia,

troppo

occ.

Un troppo ardito proposito. Un


perch troppo o poco non vi sono

j}0(.o

di buono, e simili,

usati

l'altro: Si

parecchio, alquanto, poco, nessuno,

Tnolto,
il

qualche

(La

stima che voi fate di me) ; pi comunemente


sente un gualche odore.

hanno talvolta

l'articolo

disinganni, Un tanto

aggottivi.

troppo,

molto, parecchio, poco, usati

tanto,

assolutamente e preceduti dall'articolo, hanno valore


Il
astratto // tutto uguale alla somma delle parti.
troppo strojypia. Col parecchio che possiedi, ecc.
Tutto, tanto e poco sono i soli che in questo senso pos:

Un
guadagna un

sano essere preceduti da un:


plesso;

tacere ci

un com-

tutto,

cio

tanto;

Dammene

un

poco.

S'intende che tutti possono esser preceduti dagli


quando si parli delle parole, non di ci che

articoli,

esse significano: Dici d'aver perduto ogni speranza^


L'agni poi non te lo credo.
270. Tanto e quanto sono spesso correlativi, cio

corrisponde

all'altro

desiderio provo

uno

Vorrei avere ionio danaro, quanto

d'aiutare

il

tanto pu sottintendersi

in altri

poveri.

i
:

Ne ho

pu sottintendersi

posizione a cui congiunto

il

Ma

in certi casi

[tanto] quanto basta.

quanto, e

l'

intera pro-

Ci vogliono tante chiac-

chiere [qtiante ne fai tujf


271. Anticamente, per qtianto o quanto mai, si usava
pure quantunque (V. 682) Quantunque volte a rimirarla
Jn
riede, Sempre diversa innanzi a se la vede (Tasso).
te s'aduna Quanfunjue in creatura e di bontate (Dantf),
:

l'aooeitivo

[)'

272. Cotanto, per tatito, o tanto grande, ecc., ormai,

nella prosa, un'afifettazione.

Tanto, se non correlativo a quanto, ha press'a poco


il

Grazie fante!

significato di molto:

Quando, 80 non correlativo a tanto, o interrogativo, o esclamativo, o dubitativo: Quanto vino bevi?

Non

Quanti spropositi!
273. Oltre
rario),

nessuno

so quante cose tu voglia.

(e

nissuno, oggi volgare e lette-

abbiamo ninno, che ormai

comune

solamente lettera-

Hfu/fa nova, bona


nova; A nullo luogo viene, chi ogni via che vede tiene;
o in poche locuzioni Uomo nullo, Testamento nullo, ecc.

rio, e nullo,

solo ne' proverbi

274. Vruno,

men

sta quasi

di nessuno,

familiare

sempre in proposizioni negative

Non ho

verun rimorso.

275. I qualificativi diverso e rario, e l'avverbio pi,

s'adoperano spesso invece di parecchio (V. anche 337).


Nell'uso familiare toscano, si d poi valore d'aggettivo
di quantit

anche

nome

al

punto, in que' casi ne' quali

serve a rafforzare la negazione.


cono:

Non

la conosco punto,

quindi non solo di-

che ormai comune nel-

ma anche: Non ha punta voNon ha punte raccomandazioni; Chi ha tm figliolo

l'uso civile di tutta Italia;

glia;
solo,

non ne ha punti: modi rimasti peculiari

al toscano.

non hanno gradi di


poco, che hanno il superlativo

276. Gli aggettivi di quantit

paragone, salvo molto e

moltissimo, pochissima; e tutto e nessuno che,


stile

familiare, sia

nello

enfatico sia scherzoso, fanno tut-

tissima, nessunissimo.

DETERMINATIVI NUMERALI.
Per questa specie

di aggettivi, vedi

338 e seg.

DETERMINATIVI DI POSSESSO.
277. Gli aggettivi determinativi di possesso, o sem-

plicemente possessivi, determinano la cosa significata


dal nome, dicendone

il

possessore.

278. Se tale chi parla, s'adopera mio, mia,

quando

l'aogkttivo

94

un

solo; nostro, nostra,

quando aon pi (V. per il 41 1-12).

Plurale irregolare di mio miei, derivato da mei,


plurale dell'antico e or dialettale meo.
279. Se invece tale la persona a cui si parla, s'adopera tuo (plur. irreg., tuoi), tua; e quando son pi, rostro, Tostra (V. per il 416).
280. Se, da ultimo, il possessore la persona di cui
si parla,

son

s'adopera suo (plur. irreg.,

suoi), sua; e

che indeclinabile.

pi, loro,

V. per

quando
il

415.

281. De' plurali regolari, mii dialettale, tui e sui

sono oggi dialettali e poetici: Chi fur li maggior fui?


Da quel del ch'ha minori i cerchi sui. (Dante.)
I troncamenti di mio, tuo, ecc.,

sono volgari

La

Le

mi' roba,

in

mV

tu',

ecc.,

su' ciarle.

282. Altrui, indeclinabile, si riferisce a cose che ap-

partengono ad

altri

Non

v'immischiate de' fatti


283.
e

Anche

possessivi

pi mio, che tuo.

Di tu^

desiderate la roba alfrui.

Cfr.

altrui.

hanno

il

423.
comparativo:

Non

EgH

merito meno suo, che loro.

Il

e suo si usa

anche

il

superlativo, nello stilo

familiare, sia enfatico sia scherzoso

Son

tuo, fuissimo

Sua, su issima.

DETERMINATIVI INDICATIVI.
284. Gli

indicativi determinano la cosa


nome, dicendone qualche relazione diver-

aggettivi

significata dal

sa da quelle di quantit, di
285. Questo

si

numero

e di possesso.

indica cosa relativa a chi parla, o che

considera vicina a lui;

e,

tra pi cose, l'ultima

nominata: Quesia febbre mi affligge da tre giorni. Ti


Una lettera di Pio f Che vorconsegno guasto danaro.

r da me questo seccatore f Ho un gatto, un cane, un


cavallo: quest' animale m' pi caro degli altri.
286. Codesto (oggi

dica cosa vicina o

meno comunemente,

relativa a chi

Con codesti
pazienza.
perder
la
mi fareste
codesto sigaro, monellaccio.

cotesto)

ascolta:

in-

Butta via

discorsi, voi

l'aggettivo

05

Qualche volta determina anche l'oggetto del discorTu ammiri,


giustamente, il quinto canto dell' Inferno ; ma non men

so, e fa le veci di questo, quello, tale, ecc.


e

bello di codesto canto,

trentesimoterzo.

il

come

287. Quello indica cosa lontana, o considerata

lontana, da chi parla e da chi ascolta; tra pi cose, in-

Non

dica la prima nominata: Ti piace quel quadro?

rammento

Ilo letto

quella frase.

Dante

rautore mi piace pi di questo.


Il plurale di quello ha tre forme

Per

o que\

il

e il T'osso

quel-

quegli, quelli, quei

loro uso, vedi 243.

288. Sta, riduzione dell'antiquato est, si usa solo nelle

parole composte: stasera, stanotte, stamattina, stamani

comune

(pi

di stamane)

stavolta dialettale,

contra in qualche scrittore.

ma

s'in-

Sto, sti, ste (da esto, esti,

vivono solo in qualche dialetto.


lo, la, li, le, vedi 325 e seg.

este)

Per

289. Stesso (dopo consonante anche istesso), e mede-

simo (poetico medesmo), indicano cosa identica ad altra

lo stesso

espressa o sottintesa:

pre la medesima storia!

Sem-

discorso di ieri.

Ma, posti dopo

il

nome,

talvolta servono solo a dar forza: Alfredo stesso

con-

fessa d'aver mancato.


290. Esso

si

un nome,
Convenne alla pecora

unisce qualche rara volta a

per chiarezza o per dar forza:

vender la sua lana, per pagare esso debito (Favole


d' Esopo).

tra

Desso, usato specialmente per evitar l'iato

due parole, oggi in prosa


291. Tale, molto

spesso correlativo di quale


desiderato.

un'aflfettazione.

pi usato di
:

Non sar jnh

Non

siffatto, cosiffatto,

sei tal figlio, quale avrei

tale [quale

fui finora].

Tal e qua!, per tali e quali, sono poetici.

Invece di

tale, si

usa qualche volta, specialmente in

senso spregiativo, cotale:

Da

cotal gente

meglio star

lontani.

In qualche scrittore
tale)

Non nace Un

si

trova anche altrettale (altro

altrettale

amor (Leopardi).

Erct

l'augkttvu

[)ii

marmaglia

?ta

f retta//

d'ortiche, di felci, di logli

292. Altro, ultra indicano cosa diversa


cui

altre

ma sempre

parla,

si

e d'al-

piante (Manzoni).

promesse da

dello stesso genere

non

te:

da quella di
Desideravo

queste.

293. Uno, vedi 335.


294. Certo e taluno

Mi deve rendere

non determinano individualmente:

certe carte.

Lo

dicono taluni poeti.

come semplice aggettivo (Certa ne

295. Cortuno,

ma

s'incontra negli antichi,

razze),

oggi vive solo in qualche

parte del contado toscano,


296.

Hanno

siroglia

ancho
sia,

il

valore indeterminato, anche qualunque,

Toscana pi popolare

qualsisia, in

(raramente,

qual

si

plurale qualsisiano.

di qualsiasi e di qual-

voglia).

Di qualsisia

c'

D'uso letterario sono: qual-

qualsiano; qualfosse, qualfussoro, e pi

comunemente

qual fosse, qual fossero.


297. Questo, codesto e quello

non comportano

arti-

colo; cosi pure quale (V. 394), esso e taluno.

Certo,

soltanto l'indeterminativo

altro, stesso e

(Un

ceri' affare);

medesimo, tutt'e due.

due

Tale, tutt'e

ma

Tal libro o Libro

tale,

ora ha

tal libro o // libro tale,

come siffatto, ora no; mentre //


non ha mai significato di qualit,

ed come dire

libro.

significato di qualit,

Bigatto

Quel

comportano solo l'indetermi-

cosiffatto

nativo.

DETERMINATIVI ORDINATIVI.
298.

Una

specie

di

indicativi

sono gli ordinativi,

che determinano la cosa significata dal nomo, non dicendone il numero, ma bens il posto occupato in una
serie:

Primo, secondo,

terzo,

quarto,

quinto, sesto, settimo,

ottavo, nono, decimo.

Undicesimo, undecima, decimoprimo.

9"?

l'aggettivo
Dodicesimo, duodecimo, decimosecondo.
Tredicesimo, decimoterzo.
Quattordicesimo, decimoquarto.
Quindicesimo, decimoquinto.
Sedicesimo, decimosesto.
Diciassettesimo, decimosettimo.
Diciottesimo, decimottavo.

Diciannovesimo, decimonono.
Ventesimo, viyesimo.
Ventunesimo, ventesimoprimo, viyesimopi-imo.
ecc.
Ecc.
Trentesimo, trigesimo.

ecc.

ecc.

ecc.

Ecc.

Centesimo.

>

Centunesimo, centesimoprim o.
Centoduesimo, centesimose condo.

-,

;.

Centot reesimo, centesimoterzo.

Ecc.

ecc.

Centodecimo.
Centundicesimo, centundedmo.
Centododicesimo, centoduodecimo.
Ecc.

ecc.

Millesimo.

Millesimoprimo

popolarmente, milluneiimo.

Millesimosecondo.
Ecc.

mai undicesimo, dodicesimo, e

299. De' sovrani,

si-

mili; n, per le cifre tonde, le forme letterarie vigesi-

mo, trigesima, e simili: anche pe'

muni

comunemente

l'iniziale
io,

son pi co-

un nome propospongono e si scrivono con


maiuscola: Carlo Ottavo, Luigi DecimoquarL'ottavo Carlo, H decimo quarto Luigi, ecc.,

300. Tutti gli


prio,

secoli,

le altre forme.

ordinativi, se uniti a
si

ecc.

ormai

un'afifettazione.

Ma

uniti a un nome comune, lo precedono quasi


sempre, e perci si dice meglio Leggo il terzo volume,
che il volume terzo, quantunque sul dorso del libro si
301.

stampi comunemente:
7.

Vi.

lloBANDi e Cappoccini,

IIL

Qramm.

meglio dire: Inse-

Itcd.

l'aggettivo

98

gno nella quarta

che nella classe quarta

classe,

sulla porta della classe sia scritto:

bench

Classe IV.

USO DELL'AGGETTIVO.
302. L'aggettivo, unito a essere, parere, diventare e

ha

simili,

gio

complemento predicativo:

l'ufficio di

be//o.

Tu sembri

iZ

corag-

mesto.

CONCORDANZA.
Deve sempre mettersi nel genere e nel numero
nome a cui si riferisce: Cane bianco. Brutta pa-

303.

del

gina, Questi libri. Figlie mie.

Ma

rispetto al

Quando

lei

e al voi, vedi 415-16.

nomi dello stesso gema in numero pluDante e il Petrarca son vivi nella memoria de' porale
steri.
Pu mettersi invece in singolare, quando due
o pi nomi non significano cose concrete e distinte, ma
304.

si riferisce

a pi

nere, va messo in questo genere,


:

concetti astratti, legati da stretta affinit: La forza e


potenza dei Romani ormai scomparsa. Ma, se dicessi
La grande forza e la grande potenza dei Romani, o La
sua franchezza e la sua prontezza, dovrei soggiungere
sono scomparse, molto pi comune di scomparsa.
:

305.

nomi

di

Quando

poi

un

solo aggettivo si riferisce a pi

genere diverso,

si

mette in maschile:

La

pietra

pi

vicino

Lo

zio e

ferro son duri.


Sebbene non comunemente, potrebbe per mettersi
in femminile, quando non si tratti di persone, e il nome
la zia son morti.

femminile

sia

il

e il

Trovarono sentieri

e vie

ingombre di neve. Ma questa maniera di concordanza


genera spesso ambiguit, come se io dicessi: Arsero
palazzi

e ville

magnifiche ; dove non ben chiaro se

ma-

gnifiche debba riferirsi, oltrech a ville, anche a palazzi.

AGGETTIVO SOSTANTIVATO.
306. Il

nome

a cui

spesso, qualunque

si riferisce

ufficio

un

aggettivo,

si

tace

abbia nella proposizione

uso dell'aggettivo
allora l'aggettivo si

il

chiama sostantivato: Dio premia

gioviii, dialettale e

questo [libro].

lo stesso [fucile].

mincio

il

Non

giorini, o le

onesto [uomo].

mio [babbo]. Chi


Egli ha
te piace quel libro, a
il

[roba] prende, la sua libert vende.

molti danari, io pochi [danari],

me

ma

pedantesco).

babbo tuo; io rispetto

il

dell' altrui

mx>-

pi bell'ornamento d'una [donna] giovane (an-

che giovine, e cosi nel maschile


Rispetta

La

G' infelici [uomini] soffrono.

buoni [xiomini].
destia

99

Tu
Ho

un fucile diverso?
letto il primo volume,

vuoi

Io voglio
e

ora co-

secondo [volume],

307. Tutti gli aggettivi possono essere sostantivati.

Non

quindi alcuna ragione di escludere dagli aggetmetter tra i pronomi, come fanno molti gram-

c'

tivi, e

matici,

quelli di quantit,

possessivi e gVindicativi,

soltanto perch possono usarsi in

modo

sostantivato

pro-

come s' visto, comune anche ai qualificativi.


308. Per regola generale, invece dell'aggettivo so-

priet,

stantivato, pu naturalmente usarsi il nome e l'aggettivo:


Dio punisce i caffitfi, o gli uomini cattivi.
Ma l'uso c'insegna quando sia meglio servirsi dell'un solo o di tutt'e due.
Cosi, uomo e donna, quando
si riferiscono agli aggettivi tratti

dai

nomi

di luogo,

son quasi sempre sottintesi: un Francese, g' Indiani,


i Bulgari, i Pugliesi, le Milanesi (obbligatoria l'iniziale
maiuscola).

pi volentieri s'adopera

soltanto l'aggettivo

come

so-

Parlare alla
libera [maniera] ; Procedere alla svelta [maniera] ; Venir
alle corte [armi f], ed esclamativo Alle corte!; Non avere
spiccioli [danari]; [modo] pi sbrigativo; un ori-

stantivato, in moltissime locuzioni,

ginale [v,omo]; ecc.


309. Il maschile singolare di alcuni

in questo

caso

ha forza

di neutro),

aggettivi (che

talora non serve

propriamente a specificare n a determinare un nome,


ma si usa in modo avverbiale:
poco contenta. Son
frappo ladri.
Camminavano diritto. Lo rimprover

uso dell'aggettivo

lUU

forie.

proprio maligna.

Primo, devi studiare; se-

condo, ubbidire.

in modo avverbiale si usano spesso anche le alforme dell'aggettivo


cominciommi a dir soave o
piana (Dante). Mi guardarono fissi. Parlavano suptre

Ma

plichevoli e fioche.

restano dialettali:

La padrona

poca contenta, I gatti son troppi ladri, e altri.


310. Talora invece si usa con valore di nome astratto; e anche in questo caso rispecchia abbastanza l'aggettivo neutro latino: Questo (questa cosa) non va bene.
Ali dici sempre lo stesso (la stessa cosa).
Voglio cono-

scere

Ho
in

il

vero (la verit).

tanfo (tanti beni)

da

Ammiro il bello (la bellezza).


Ho tanto (tante prove)

vivere.

mano, da mandarlo in prigione. Faccia quanto (quante

cose) deve.
311.

Un

aggettivo semplice pu riferirsi a un ag-

gettivo sostantivato: L'orjana mesta,

ma, Un grancTutile,

La

povera infer-

ecc.

312. L'aggettivo qualificativo,

quando esprime una

qualit propria e naturale della cosa significata dal

nome, d'ordinario
neve,

La

lo

precede

pallida morte.

La

buon Dio,

Il

bianca

Quando invece esprime una

qualit soltanto accessoria, d'ordinario lo segue: Il filo


rosso,

La musica

Ma

allegra.

questa regola non osservata, specialmente nello

stile nobile e nella poesia.

313.

sempre

Ogni non pu mai usarsi sostantivato,


nome.

precede

il

modo avverbiale (Cfr. 30L>),


spesso ad altro aggettivo, a cui d forza di

314. Tutto, usato in


si riferisce

superlativo
linconico.

Era

tutto (interamente, assolutamente)

Vergine, o Signora,

Tuttasanta,

bei

nomi ti serba ogni loquela! (Manzoni).


Nel linguaggio familiare, oltre il superlativo

mo

( 276), si dice tutto

quanto: Ben

(l'Eneide) tutta quanta (Dante).

ha sempre una proposizione

lo sai tu,

Ma

maChe

tuttissi-

che la sai

in questo caso si

ellittica (tutta,

quanta

).

uso dell'aggettivo

101

Talvolta, nello stosso linguaggio familiare, tutto

un nome, non

riferisce a

ma

minativo,

si

col suo schietto valore deter-

accrescergli evidenza: Povero

Bolo per

bambino! ha ruzzolato le scale con tuffo il fiasco. Con


E Dante, di quel
tuffo il mantello, tremo dal freddo.
dannato che teneva per i capelli la propria testa staccata dal busto, dice che Lev 'l braccio alto con tuffa
la testa.

315. Alquanto

usa di rado (Fece alquante chiacunicamente letterario:

si

chiere); e sostantivato quasi

Hai alquanto di avarizia, caro mio.


316. Qualche non pu mai usarsi sostantivato, e si
mette sempre prima, non dopo il nome. Unito a cosa,
forma

composta qualcosa, che pi familiare


da cui derivano qualcosina, qualcoqualcosuccia, ecc. In due parole (qual cosa), ha
la parola

di qualche cosa, e
setta,

altro senso.

317. Alcuno, singolare sostantivato, ormai quasi del

ad a/cuna gi l'esser s bella.


Petrarca); giacch comunemente si dice qualcuno, o
solo uso letterario (Nocque

qualcheduno, e nessuno: Qualcuno o qualcheduno

Non

lo

crede;

Nel plurale invece, quantunque spesso


sostituito da certi, tuttora comune: Alcuni lo credono;
Ce n'era alcuni.
Ed anche pi comiane, sempre nel plurale, come
aggettivo (Alcuni libri. Alcune donne), bench frequentemente qui pure si sostituisca il certi.
c'

nessuno.

Come
libro;

aggettivo singolare, finalmente (Mi diede alcun

Vidi

alcuna

donna), morto, salvo che con la

negativa: Non c' alcun dubbio; Senza alcuna ragione.

Ma

anche qui

si

dice pi

volentieri:

Non

c'

nessun

dubbio; Senza nessuna ragione.


318. Poco' riferito direttamente a

tronca mai

Ma

si

Ho poca memoria. Chi

elide ( 94).

per lo pi

un poco

si

un

tronca,
po'.

un nome, non

si

ne ha molti, chi pochi.

Sostantivato invece neutralmente,


e,

Un

se raddoppiato, sempre: Senta

po' di pane,

un po'

di carta, pi

uso dell'aggettivo

102

comuni che Un poco di, ecc. Del matto, dd medico e del


cuoco, ognuno n'ha un poco.
Con quel po' po' di debiti.

POSSESSIVI.
319. Gli aggettivi possessivi (La m/a pelle) non sempre indicano un proprio e vero possesso Un mio lavoro
(un lavoro ;fatto da me, non da altri); L'errore tuo
:

(commesso da

te) ;

I miei

simili a me, pari a

ie),

simili,

I iuoi pari

(gli

uomini

ecc.

Talora, anzi, esprimono relazione ad altro soggetto,

diverso da chi possiede la cosa significata dal nome:

La mia ricordanza si va perdendo in te (ossia, Tu vai


perdendo la ricordanza di me). Qui, chi ha la ricordanza (il soggetto che ricorda), sei tu ma pure dico la
mia, perch la ricordanza ha me per termine e con me
si trova in relazione, sebbene questa non sia relazione
Cosi Dante, di Brunetto Latini Il viso
di possesso.
;

abbruciato non difese


letto,

La

conoscenza sua al mio intel-

cio II viso abbruciato

non imped che

io (il

mio

conoscenza sua). Ma quest'uso si va facendo sempre pi raro, per l'ambiguit


che ne pu facilmente venire.
320. Non vero che suo, sua, ecc., si riferiscano
sempre al soggetto della proposizione; giacch, anche
intelletto) riconoscessi lui (la

negli altri casi, l'uso vivo


di loro, e pi ancora a

il

Lo ammon severamente ;

li

preferisce a di lui, di

di lui,
l'altro

il

di

lei,

il

lei,

di loro:

per non fece nessun

conto delle sue parole.

sv^ sarebbe ambiguo ne' sognanti esempi: Ho


e la zia; l'aspetto di lei non m'e parso
molto fiorente. L' avvocato fece capire ad Antonio che
Non
gli affari di lui andavano di male in peggio.
dirai per, come in molti nostri dialetti e in qualche

Ma

riveduto lo zio

sua di

lui,

In luogo di suo, si usa talora proprio:


per non ripetere suo: Tu fa' il tuo dovere;

egli

altra lingua romanza, suo di lui, suo di

sua di
321.
a)

lei,

lei,

ecc.

uso dell'aggettivo
faccia
vasse

il
i

suo ; ciascuno

siici

il

poderi, come

Se ogni ricco

proprio.
il

103
colti-

Conte di Cavour coltivava

propri, tutta la nazione ne avrebbe

grande vantaggio.

per maggiore

efficacia, essendo proprio pi


Chi non ama i propri figli ? Nel qual
caso si possono usare anche tutt'e due gli aggettivi insieme: Chi non ama i suoi propri figli? e men comunemente: i propri suoi figli f
b)

lungo di suo

per evitare ambiguit; giacche, se invece di

e)

Ama

propri

figli, si

dicesse

suoi figli, da altre parole

che precedessero potrebbe intendersi i figli di lui o di lei.


32"2. Sito, sua, ecc., per loro, oggi volgare, dialettale
Ogn'omo hanno d'ave
e poetico: Badino a' fatti suoi.
li

Del suo voler gli angeli tuoi


(Dante).

su' mestieri (Belli).

Fan

sacrificio

te

323. Degli aggettivi possessivi non si fa in italiano


molto uso che ne fanno altre lingue e si premettono
sempre al nome, salvo quando non si voglia dar loro
il

particolare efficacia: Salver l'onor mio.

Riprendi la

roba tua.

QUELLO E QUESTO, ECC.


324. Qtiello e questo,

il

terzo e

il

quarto, hanno va-

lore indeterminato in alcune locuzioni: Acceni a questo e a quello,

ma

non concluse nulla.

L'ho

sentito

dii'^e

da questo e da quello, e ci credo. Tu dici male del terzo


e del quarto, senza conoscerli bene.
V. anche 625.
IL, LO, LA,

ECC.

325. Abbiamo gi detto ( 201) che l'articolo determinativo non altro che un aggettivo determinativo,

come

quello e questo, monosillabico e atono.


Perci si
adopera anch'esso sostantivato, col suo proprio e schietto senso d'aggettivo Lo vedo. La comprer. Li studio. Le
:

sto leggendo.

Oli poi, per

li,

comune

in

Toscana come procli-

specialmente innanzi a una vocale, o a una consonante liquida, e dopo me, te, se, ce, ve ; Gli aspetteremo ;

tico,

uso dell'aggettivo

104

Quei

versi,

non gli legger; Se gli fece

restituire.

meno comune come enclitico, per complemento oggetto, dopo un infinito o un gerundio

invece assai

Amargli, Aiutandogli.

Pedantesco

da ultimo, con

lo

altre voci del verbo: Amergli, Aiuterebbegli,

Ma

Toscani, anche nel pi-imo caso, preferiscono

e dicono:

Li aspetteremo

Li legger

Se

li

li,

non

fece restituire.

non si userebbe forse pi,


neppure in poesia: Per queW amor eh' i mena (Dante).
327. Lo, la, li, le, sono enclitici soltanto quando il
verbo da cui dipendono imperativo (Leggilo), o infi326. Il poetico

nito

(Il

sento)

; i

(Leggerlo), o gerundio

(Leggendolo), o participio

(Lettolo).

Nelle

proposizioni negative poi,

si

badi

che,

se

ha forza di comando (V. 549), pi comune


farlo precedere da lo, la ecc.
Non la rendere, pi comune di Non renderla. Negli altri casi per, innanzi
all'infinito e spesso anche al gerundio, quest'uso toscano e letterario Con animo risoluto di non la render
pi (DoMENiOHi). Non lo vedendo arrivare, gli and
l'infinito

incontro.

In

tutti gli altri

gio familiare;

ma

sono proclitici nel linguag-

casi

possono

divenire enclitici nell'uso

letterario: Leggvali, Lessilo.

Per

dillo, dallo, fallo, e simili,

328.

Quando

lo,

la,

li,

volgarmente se ne forma

le,

vedi 376.

sono preceduti da non,

nollo, nolla, nolli, nolle.

Nel-

l'uso letterario poi, quest'assimilazione oggi si fa solo

tra non e

lo,

e nella sola

forma tronca

nolflo],

che

al-

cuni erroneamente, credendo di parer pi dotti, scri-

vono no 'l: forma che va usata solo quando sta per


non il (articolo) Temendo no 7 mio dir gli fusse grave
(Dante).
329. IjO quasi sempre inutile, e quasi sempre da
fuggire, in locuzioni come: Credevo che fosse Luigi, e
non lo era. Pare argento, e non lo . Si vende come
farina, ci che non lo . V. anche 333.
:

uso dell'aggettivo
Poggio che inutile
Lo

si vede,

e simili

105

poi, nelle locuzioni

Lo

si dice,

mentre invece sta benissimo in Lo

dice lui, Lo vede ognuno, ecc.


t7, lo, la, ecc., hanno sempre
complemento oggetto, e assai spesso s'adoperano come pleonasmo, voluto specialmente dall'uso
familiare, perch richiamano l'attenzione sopra un altro
complemento oggetto, che precede o segue Questi ver^i,
li ha scritti lui.
Le ho sentite io, quelle parole.

330. Nella proposizione,

ufl&cio

di

INDICATIVI.
331. Esso rarissimo nel

buon uso toscano, riferito


mentre se

a persona, e ben raro anche riferito a cosa

ne abusa nelle scritture, per il falso timore di peccar


contro la Grammatica, riferendo a cosa i pronomi egli,
lui, gli, lei, ecc.
V. 417.
332. Tale, sostantivato, per indicare una persona

ha

(IjO

detto

(afe [persona], pAe dovrebbe saperlo),

comune,
non familiare, in qualche frase: Siamo giunti a
[punto, segno], da non ne poter pi.
Dell'uso familiare sono alcune frasi, come
tali ;

Ehi, signor tale!

ecc.,

fa/e

Z taf de*

e altre in cui tale,

sempre

preceduto dall'articolo, acquista valore indefinito:


dirai:
sia

"

Ci vedremo

il fole

il fai altro,

Nella frase
sorte, fine,

il

fai giorno, e io verr.

Mi

Per me,

indifferente.

Tal sia di

ecc.,

ma

letterario; riferito a ptmto, segno, ecc.,

voi,

o pu darsi

o
tal

pu sottintendersi
valore avverbiale

(talmente, in tal maniera, cos).

In parecchi proverbi toscani, Tale.... che significa

Ce

chi.... e:

cocca.

333.

Tal,

Da

Tal

ti

ride in bocca, che dietro te l'ac-

che gli duole

il

capo, si medica

il

calcagno.

restringere a pochissimi casi l'uso di

lo,

Son superiore: indegnamente;


ma lo sono appunto per correggere, ecc. (Manzoni ). Il
pi delle volte inelegante e non conforme allo schietto
parlar toscano: Ti credevo buono, ma vedo che non lo

in luogo di tale o tali:

uso dell'aggettivo

lOG

(non soi buono, non sei tale). Era bianca, e lo' ancora (bianca o tale). Erano timidi, e non lo son pia
(timidi o tali).
In alcuni di questi esempi, e in molti

sei

altri simili,

ma

meglio

dire senz'altro: Ti credevo buono,

Era ed ancora bianca.


V. anche 329.
Nello stesso significato, ma solo nell'uso letterario,
vedo che non

sei.

talvolta s'adopera quello, quella, ecc.:

or non

quella

(Leopardi).

Non

Gi fu grande,
pi quella,

Non

pi quello, Son sempre quello, ecc., s'adoperano invece

comunemente.
334. Altro spesso usato
cosa) dire, altro fare.

affermazione energ ica

"

come neutro:

Alfro (altra

Assolutamente, ha valore di
buono ? " Alfro !

usa come correlativo di alcuni e di se


stesso: Alcuni ragazzi studiano, altri no.
Altri vennero,
Altri

si

altri no.

335. Une, che propriamente schietto aggettivo numerale (V. 339), si usa pure, ma sempre sostantivato,
come aggettivo indicativo, per designare una persona
indeterminata: Quand'uno in ballo, bisogna ballare.
V. anche 356.

in quest'ultimo caso, s'adopera anche

gli uni, le une,

messo come correlativo a

altre: Gli ani dicevano di

s,

siamo

uni,,,

plurale

gli altri di no.

Uni iinalmente, non correlativo,


uniti, raro

il

gli altri, le

ma

nel senso di

anche in poesia: Liberi non sarem, se non


scriveva fin dal 1815 Alessandro Manzoni.
'*

Uso neutro

di ttno, quello della frase

Esser

t'uno (una sola cosa), che per si dice anche,

comunemente, tutt' una.


336. Per denotare un'azione vicendevole,

tut-

ma men
si

dice

L'un l'altro, Oli uni gli altri, ma pi comunemente


L'un con l'altro, Gli uni con gli altri: Amatevi e aiU'
tatevi gli uni con gli altri!

337. Certo,

come aggettivo

indicativo,

pu essere pre-

ceduto da uno: Parlava d'un certo signore ch'h morto.

uso dell'aggettivo

107

In alcune frasi enfatiche, prende spesso valore qualifiBevemmo cerio (o un cerio)


Non parlo con cerio gente!
vino!... cio eccellente.

cativo di lode o di spregio

cio cos spregevole.


Il plurale certi

qualche volta significa alcuni (Certi


questo senso si usa anche

dicono che sia vero), e in

come correlativo

ma

di s stesso

ceri/ lo negano.

Ceri/ storici lo affermano,

Cfr. 275.

NUMERALI.

numerali determinano ci che


nome, indicandone il numero.

338. Gli aggettivi


significato dal

CARDINALI.
339. I numerali cardinali indicano semplicemente
numero. E son questi:

Uno,

il

108

NUMERALI

341. Diciassette, formo antiquate, o dialettali, o scorrette: diecisette, diecissette, diciasette, dicessette, ecc.
Diciotto,

non

dieciotto, ecc.

Diciannove, non diecinove, dicianove, ecc.


Ventitr, e simili,

non

ventitre, e simili.

da qualche
poco o punto accetti

Vensei, vensette, o venzei, venzette, usati

scrittore e vivissimi a Firenze,

ma

nel resto d'Italia.

Dugcnto, in Toscana pi comune di duecento (non


ducento); e cosi ne' composti.

Secento e semila, in Toscana pi comuni di seicento


e seimila; e cosi ne' composti.

Duemila, e familiarmente dumila.


L'uso recente d'alcuni, di scrivere: I moti del '31,
La guerra del '59, e simili, invece di 31 59, oltre che
non necessario, intoppa nel curioso inconveniente di
dover poi anche scrivere: La rivoluzione dell" 89.
,

342.

partire dal ventidue,

scrivono anche divisi (venti

numerali composti

si

due, venti tre, treni' uno,

trentotto); ma specialmente per tutti quelli composti


dsUVuno o dalVotto, prevale ormai l'uso di scriverli
uniti: trentuno, trentotto, novemilasettecentodue, ecc.

numeri composti de' quali fa parte il cento,


pu troncare in cen, tutte le volte che non
innanzi a sillaba accentata. Quindi non si dice

343. Ne'

questo
stia

si

cendieci, cenquindici, conventi, centrenta, dugentr, du-

gentreata, ecc.; bench si dica cendiciotto, cenventicinque, centrentuno, cenquaranta,

cenquarantuno, dugen-

trentuno, dugensessanta, trecendiciannove, trecensettanta


e simili, oltre che centodiciotto, cento venticinque, cento-

trentuno, ecc.

In centottanta e ne' suoi derivati, e in centunmila,

dugentunmila

e simili,

il

cento gi troncato per

eli-

sione: cent' ottanta, cent' un mila.


344. I numerali

uno,

il

cardinali

cui femminile una:

tun cavallo.

Trentuno

lira.

non si declinano, salvo


Un pane. Una penna, Ven-

NUMERALI

109

Ventuno cavalli, Trentuno o treniuna lire, non si


deve dir mai. Ma ne' vari casi in cui il nome precode,
si dice: Cavalli ventuno, Lire trentuna; e il Petrarca
scrisse:

Tennemi Amor mnni ventuno ardendo.

Cfr.

360.
345. Talvolta ancora si fa

nome

ugualmente plurale il
da un agget-

si riferisce, se seguito

a cui uno

Trentun voti favorevoli, Quarantun case


sebbene meno correttamente di Trentun voto

tivo, e si dice

distrutte,

Quarantuna casa distrutte.


Uno diventa per indeclinabile sempre, e il nome
si mette sempre nel plurale, ne' rari casi in cui l'agTrentun belle donne.
si dice perci
gettivo precede
Cinquantun vecchie canzoni, ecc., e non mai Trentun

favorevoli,

346.

bella donna, ecc.

MOLTIPLICATIVI.
numerali cardinali, abbiamo i moltiplitriplo, qudruplo, quntuplo, sestuplo, dcuplo, centuplo, i quali indicano un numero
347. Oltre

cativi, cio:

che due,

doppio,

tre,

quattro, cinque,

sei,

dieci, cento volte

Quel poveretto ha un lavoro quadruplo del


Prima il mio stipendio era di cento lire il mese ;
tuo.
poi divenne doppio (cio 200 lire) ora finalmente trip'o (cio 300 lire).

un

altro:

348. Duplice, triplice, quadrplice, quintuplice (poco


usato), sestplice (quasi morto) e settmplice,

non hanno,

afferma da taluno, lo stesso significato di doppio, triplo, ecc.; ma dicono soltanto che
una cosa composta di due, tre, parti, ecc., uguali o
no, le une alle altre: Quell'anno ebbi un duplice con-

come erroneamente

si

padre e il ritorno di mio


Ora mio fratello guadagna cencinquanta lire
perch ha un triplice (non triplo) stipendio:

forto: la guarigione di mio


fratello.
il

mese,

sua ufficio di cassiere; trenta, perch


corrispondenza francese; venti, perch
la
anche
tiene
insegna a fare i conti al figliolo del principale.

cento lire, pel

no

NUMERALI.

MEZZO.
340. Mezzo aggettivo frazionario

mezzi

Mezza

Tre

lira,

litri.

S'usa spesso sostantivato, anche in maniera neutra:


e mezzo, Due ore e mezzo, Quattro lire e mezzo

Due

(oggi son dialettali

mezza,

e simili);

Due

vestita (popolarmente

ore e mezza, Quattro lire

avverbiale: Mezzo morti, Mezzo

Mezzi morti. Mezza

vestita).

LOCUZIONI NUMERALI.
350. Alla

mancanza

di

talune specie

di

aggettivi

numerali, l'italiano supplisce con particolari locuzioni.


Cosi, essendo oramai esclusivamente poetici ambo,
ambi, amendue, e poco usati in prosa entrambi, ambe-

ambidue,

dice e

pre

351.

stributivi:
e

si

dice di preferenza tutt' e due, e sem-

tutt' e tre, tutt' e quattro, ecc.

anche

si esprimono anche
due a due, A tre a tre,

con una locuzione

uno a uno,

uno,

due,

A
A

di-

ecc.;

tre, ecc.

SOSTANTIVI NUMERALI.
pur essi
possono usarsi altro che ri-

352. Ci sono alcuni sostantivi che indicano

un numero
feriti

non

esatto,

ma non

a determinate cose: coppia (di sposi, di btwi, ecc.,

di libri, di cappelli, ecc.); paio, plurale paia (non

paro, para, che son dialettali, bench il primo si usi


bene tronco: Un par di scarpe, di capponi, ecc.); terzina, quartina, cinquina, duefto, ierzeffo, quarfetfo, no-

Ma, rispetto a quarantena, va avdice anche: Una quarantena di cinque

vena, quarantena, ecc.

vertito

che

giorni,

di sette giorni,

si

ecc.,

come si dice: Giornale


Penna d'acciaio, In-

settimanale, mensile, trimestrale,

ferriata di legno.

Quadro

ovale. Spagnolette nazionali,

Cavalcare una mula, ecc.; o va


avvertito altres che in questo senso, fuor di Toscana,
non si dice mai quarantina, forma riservata a indicare

Svaligiare

per

lo

pi

una

il

casa.

numero a un

dipresso,

come diecina

(pi

comune

NDMERALI

111

di decina, contro la regola del 28), ventina,

trentina, ecc., centinaio, migliaio, e

come spesso anche

dozzina (non dozzena, goffo francesismo che fa

paio

il

con magazzeno).
Alcuni di questa categoria son nomi composti triduo, bimestre, trimestre, quadrimestre, semestre; bieu'
:

nio, triennio,

quadriennio,

quinquennio, sessennio, ecc.

NUMERALI SOSTANTIVATI.
353. Gli aggettivi numerali s'adoperano sostantivati:
Quanti fratelli haif " Due [fratelli], ^Che numero
di voti ebbe il tuo Deputato ? " Triplo del suo avverAir estrazione di Roma son sortiti il [numero] 3
sario.
"

e il 27.

354. S'adoperano sostantivati anche in senso neutro

Ce

dei mercanti, che possiedono

cipe.

Tre

il

ir/pfo di quel

prin-

pili cinque, offe.

355. Gli aggettivi ordinativi, sostantivati con seneo

neutro, assumono valore numerale frazionario:


(la terza parte)

356.

di nove,

Il

ferzo

tre.

Uno, oltre che nel suo proprio significato nu-

merale, col quale pu usarsi sia come aggettivo sem-

non due), sia come sostantivato


(Non sapevo che fosse soltanto una), si adopera anche
come articolo indeterminativo, che naturalmente non
mai sostantivato (V. 193), e come aggettivo indicativo,
che sempre sostantivato ( 335).
357. ormai generale l'uso di adoperare sostantiplice (Ho una sorella,

vati gli

cardinali, per indicare

agi^ettivi

le

ore:

Ci

vedremo dalle otto alle nove. il tcco (un'ora dopo


mezzogiorno; non il mezzogiorno, come s'intendo in alcuni dialetti): arriver alle due, ossia alle quattordici.

INDETERMINATI.
358. Molti numerali cardinali, tra' quali due, quattro, sei, dicci, venti,

un

milione, s'usano

cinquanta, cento, mille, contornila,

comunemente anche con valore

in-

112

NUMERALI

determinato di poco o di molto : Va' a far due passi.


Faremo quattro chiacchiere. Non posso sbrigar dieci
cose insieme.
Te l'ho detto venti volte, testardo.

NUMERALI CON L'ARTICOLO.


d'ordinario non

359. I nuirierali

Faremo

doppia fatica,

colo

Ma

l'articolo si

e ci

comportano
daranno tre lire

artisle.

deve mettere, se il discorso si riferisce a cose gi note Quando farai il doppio lavoro [che
tu ben sai], allora ti dar f dieci lire [che t'ho pro:

messo]; e in alcuni casi

Suonano

nei

quali gli aggettivi sono

Sempre spropositi, ne'


tuoi scritti: in questo ci sono proprio i due dell'altro

sostantivati
"

giorno.

le dieci.

Quanto vivr, essendo temperato

" //

dop-

pio.

COLLOCAZIONE.
360. I numerali cardinali precedono

sempre il nome;
Scudi venti, Morti sessanta;
ma Tre lire. Venti scudi. Sessanta m,orti. In locuzioni
come Lenzola, otto ; Tovaglie, tre ; Nipoti, ne ho quatquindi non dirai

Lire

tre.

tro

figliuoli, duo,

tra

il

nome

e l'aggettivo c' sot-

verbo (sono, ne ho). In poesia per


Fior di color mille (Petrarca), e simili.
tinteso

il

IL
361. Il
le veci del

Grande
sostituisce

pronome

si

dice:

PRONOME.

quella parte del discorso,

che

fa

nome.
perci la
il

nome,

differenza tra

e l'aggettivo

il

pronome, che
che lo

sostantivato,

sottintende.

Vediamo ora
nome:

362.

del

in che

modo

il

pronome

fa le veci

Costui ride tra s, vedendo che credo anch' io alla

futura pace universale ; la quale stimata utopia solamente da chi non ha fede nel progresso umano, da

IL FKONOMli

quilcuno che ha V animo cattivo,

113

da co/oro che ridono

di tutto.

In questo periodo,

due pronomi s

e io

fanno le

veci d'un nome, perch, com' ufficio di questo, significano

una persona; ma

essendoci alcun
Cosfui

le

nome che

fanno necessariamente, non


possa sostituire ad essi.

si

potrebbe sostituire col nome della persona a

si

cui si riferisce, per esempio Pietro;

ma

se dicessi Pie-

tro ride tra sh, invece di Costui ride tra

sh, n si saprebbe ch'egli o si considera presente da chi parla,


n ci sarebbe nel nominarlo quel tono spregiativo del
costui, il quale colorisce cosi mirabilmente il discorso.
Gli altri pronomi, eh/, qualcuno, coloro, la quale, che, che,
anch'essi, ma dovremmo allora
si possono sostituire
dire: Costui ride tra , vedendo che credo anch' io alla
futura pace universale: la pace universale stimata
utopia solamente da alcuni uomini; questi uomini non
hanno fede nel progresso umano: stimata utopia da

alcuni uomini; questi hanno l'animo cattivo: stimata


utopia

da alcuni uomini; questi ridono

Non

solo quindi s'anderebbe

pesanti e insopportabili;

ma

il

di tutto.

incontro a ripetizioni
pensiero,

cosi

smozzi-

cato e frantumato, perderebbe quell'unit, quell'artico-

lazione vitale delle sue parti, che ha nella nostra mente;


e

non sarebbe pi

il

medesimo.

sorgerebbero frequenti ambiguit, non


sapendosi se gli alcuni uomini che non hanno fede nel
Oltre a

progresso

ci,

umano sono

gli alcuni

uomini di pi

sotto,

Per togliere tali ambiguit, occorrerebbe


introdurre nuovo parole e idee, non bastando il sostie cosi via.

tuire a qualcuno

il

suo corrispondente alcuni uomini.

pronome non dunque una parola di lusso, n fa


lo veci del nome per sola variet, cio per evitare ripetizioni di parole, come dicono molti
ma assai pi
spesso le fa necessariamente: o perch ha uffici che il
nome non ha (se, io), o perch esprime un concetto
con quella esattezza che il nome non potrebbe (cosfui),
Il

8.

MoBAioi

e Cappoccihi,

Qramm.

Ital.

114

IL

PRONOME

porche tutt'un pensiero dovrebbe sminuzzarsi in modo


illogico (la quale, che, che), o per fuggire dnTmr>ge

biguit

(chi,

am-

qualcuno, coloro).

pronome parte declinabile del (Un.ui-iu.


Secondo una partizione, non del tutto rigorosa,
generalmente invalsa, si hanno pronomi personali,

363. Il
364.

ma

dimostrativi, congiuntivi, interrogativi.

PERSONALI.
366. Personali

son quelli che fanno semplicemente,

aggiungere altra determinazione, le veci dei


comuni.
366. Quello di prina persona indica, coln che i>B,T\a,.
Ha due forme nel singolare (io soggetto, me complemento); una sola nel plurale (noi, e uui antiquato e dialettale), per tutt'e due i generi.
367. Quello di seconda persona indica la persona a
cui si parla.
Ha due forme nel singolare (tu soggetto,
te complemento); una sola nel plurale (voi, e tu antiquato e dialettale), per tutt'e due i generi.
368. Quello di terza persona indica la persona di

cio senza

nomi

di persona, propri o

cui si parla.

Ha

nel singolare due forme per ciascun

genere: egli maschile, ella femminile, soggetti;


schile, lei femminile,

lui

ma-

complementi. (V. per 404.) Nel

plurale ha due forme (egliuo maschile, elleno femminile),

come soggetto; una

sola (loro),

come complemento (V.

per 405).
De' pronomi personali, solo quelli di prima e di seconda persona son veramente necessari giacch quello
;

di terza

pu esser sostituito dal nome

di cui fa le veci,

da un aggettivo sostantivato, ecc. E appunto perci,


non hanno alcun pronome personale corrispondente in latino, e nell'italiano, che li ha creati, essi neppur oggi sono esclusivamente personali (V. 417).
369. Loro, non preceduto da preposizione, pu essere complemento oggetto e di termine: Chiamo loro.
o

egli, ella, ecc.,

Dissi loro.

IL

PRONOME

115

370. Ei, per egli, si usa innanzi a parole che comin-

cino per consonante semplice;

ma

letterario: E/ parla,

Ei tace; non Ei ama, Ei studia, ecc.


371. Eglino, raramente usato, e nel solo linguaggio

ancor vivo nell'uso volgare in frasi interrogative (Indve fon eglino f) ; elleno poi addirittura
morto. In loro vece si usano essi, esse.
372. Anticamente, invece di egli, si diceva anche

letterario,

e elio; invece di lui, elio; invece di eglino, ellino e

elli

invece di elleno, anche elle; di loro, elli e elle.


Egli poi, e molto pi spesso dia, erano anch'essi
usati per tutti i complementi: uso che oggi pu ammettersi solo per ella, elle, e nella sola poesia Io non

elli;

m'accorsi del salire in ella


alte e fioche e

suon di

man

(la stella di

Venere); Voci

con elle (Dante).

Forme

alone,

373. Del pronome personale si hanno pure talune


forme atone, ora proclitiche ora enclitiche, non mai con
ufficio di soggetto; e ci si ravvisano le tracce dei casi
latini (V. 182):

Mi, me, a me.


Ti,

te,

Ci, noi,

a noi.

Vi, voi, a voi.

te.

Gli,

Le, a

lui.
lei.

Me, te, ecc., per mi, ti, ecc., son dialettali ma s'usano anche in poesia, solo per come enclitiche, specialmente per bisogno di rima (lodarme, seguirfe).
;

Spesso poi,

si

riferiscono a persona anche le formo

atone dell'aggettivo determinativo:


ro, maschile), le ^oro,

spesso anche

il

femminile).
ne,

lo (lui), la (lei), li (lo-

V. 325.

forma atona avverbiale, per

lei, di loro, da lui, da lei, da loro.


Esempi: Guardami (me). Porgimi (a me), Chiamaci
(noi), Spiegaci (a noi), Ti (te) vedo, Ti (a te) parlo, i

significare di lui, di

IIG

l'UoNuMfc:

li'

(voi) chiamo, i (a voi) dico,

parlo, La

Me
da

Le (a

(lei) cerco,

ne (di

lui, di

(lui) vedo.

lei) dissi,

di loro) ricordo^

lei,

loro) stia lontano

Ne (da

lui,

da

loi,

pi che pu.

comunemente anche

374. Oli si usa

Gli (a lui)

Li o le (loro) aspetto,

riferito a pi

specialmente in alcune locu-

persone, invece di loro,

il
Manzoni (Prom. Spos., XI) corresse:
cura di costoro a Milano f Chi gli darebbe
retta? dove diceva assai man bene: Chi darebbe lor

Cosi

zioni.

Chi

si

retta?

non

Ma

lasci

il

offende, perch

loro in molti altri casi, ne' quali

comunissimo nell'uso

va assai guardingo nel sostituirlo col


Ci poi, invece di
dissi addio;

uno

Non Vho

gli,

le,

vista,

(Lo incontrai

loro

ma

letterario,

ce

lo

che

gli.

e ci

far sapere),

di quegli usi dialettali, che, portati nella lingua,

fanno ridere. Cfr. per 626.


375. Altre forme son meno comuni.
r, per io, letterario e idiotismo toscano:

I,

parte tragger guai (Dante).


dica?
per gli, antiquato e poetico

Che
:

/'

sentia d'ogni

vva' tu eh' i'

Cortese i

(gli,

ti

a lui)

Cfr. 326.
fu (Dante).
Un cerchio folto Da
Ne, per ci, dialettale e letterario
cos
tutti i lati ne circonda e stringe (Tasso).
Per gli altri usi
detto, a' piedi Ne si gitt (Caro).
:

del ne, vedi 390.


E' e gli, per egli, messi in principio d'una proposiziono,

l'uno innanzi a consonante semplice e


negli altri casi,
elle (

372) o esse,

come pure

la,

per

il

ella,

secondo
le, per

sono riempitivi assai comuni

ma

che qualche rara volta possono accogliersi e usarsi lodevolmente ' risica d'essere una giornata peggio di ieri; Gli perche il mio
nel toscano volgare,

evare era gt; Son anni e anni che la non (mai non
la) mi vuol far noci ; Le son tutte qui (Manzoni).
II,

per

lo (lui),

326.

poetico

Appena

iJ vidi,

ecc.

Cfr.

PRONOME

IL

117

per li (loro), usato in qualche caso ( 325), specialmonte da' Toscani: Gfi ho visti io: m'hanno voluto

Gli,

ammazzare (Manzoni).
376. Mi,
prosa,

ti, lo,

la, ci, vi, li, le, ne,

premettono

si

verbo

al

ma

comunemente, nella
lo seguono quando

esso sia imperativo, o infinito, o gerundio, o participio.

Se il verbo una parola tronca, si raddoppia la


consonante: dammi, facci (comuniasimi); udrawi, dirtti (letterari). Cfr. 85.

Anticamente
il

verbo; e

tro), si

Per

si

univano anche ad altre parole, oltre


(o Andgli con-

vece di G/i and contro

ir.

diceva:

And

cntrogli.

la loro collocazione nelle proposizioni negative,

vedi 327.

Pronome
^11. S

sempre

al

pronome

soggetto

riflessivo.

di terza persona, e

Luigi parla di s (non di

di Luigi,

si

riferisce

della proposizione: Antonio parla


lui,

che

si

riferi-

Le mamme son tutte contente, quancominciano a mangiar da se. Si chiama

rebbe ad Antonio).
do

figlioli

perch s'adopera ne' verbi

riflessivo,

di lui,

lei,

378 S
si (s)

riflessivi, in

luogo

eoa

Egli
anche

loro.

foravi atona, e s'usa

Si (a s)

lod/i.

per

fatto male.

se:

Cfr. per

537, 541-42.
379.

Per

rafforzare

il

pronome

riflessivo, gli si uni-

medesimo: Ama troppo s sfesso; Non crede che a s medesimo.


In questi casi, alcuni scrivono senza l'accento
i'.<e
stesso, se medesimo), ma non c' ragione di creare
.u ta doppia ortografia.

sce stesso

dv

Unione delle forme atone.


iO.

Le forme atone

dinanzi ; Ci si
imiti dinanzi;
mi,

ti, si, ci, vi,

si possono unire
unir
tra di loro
rimprovera codesto);
code
e in tal

sono sostituite da me,

te, se, ce,

ve,

118

IL l'IONOMK

quando

si uniscano con lo, gli, la, li, le, rie: Scrivermelo,


scrivermela, scrivermeli, scrivermele, ecrivermene, ecc.
Me gli ha dati; Te gli presentasti all'improvviso (dialet;

tali

M/ gli. Ti

gli,

e simili)

ecc.

Negli scrittori, compreso il Manzoni, s'incontra


qualche volta: Se gli volt, Facendosegli, e simili; ma i
Fiorentini d'oggi, e quasi tutti gli altri Italiani, preferi-

scono

Gli si volt, Facendoglisi.

Pi forme atone, come si vede qui sopra, si scrivono unite, se sono enclitiche divise, se proclitiche.
381. Gli (a lui) va soggetto alla stepsa regola; ma,
per rappresentarne il suono molle (V. 23), si scrive glie
(non gle, come gli antichi), e si congiunge con l'altre
forme atone, anche se proclitiche: ^Pierino ha preso
;

il

fucile

fateglielo posare.

Si usa anche per


diteglielo.

382. Mi,

" Glielo

femminile:

il

far posare.
la signora;

" JSJcco

" Glielo dir.

ti, ci,

vi, gli,

quando stanno innanzi a

se ne,

seguono d'ordinario la regola gi data: L'avvocato mi


vinse la causa; ma dei quattrini me se ne prese lui la

maggior parte.
Al contrario,

non si camuno
che
p^ura]
non
[della
gli se ne
fu
Ma poich nessuna di queste
attaccasse (Manzoni).
due forme prevale ancora universalmente, t l'una n
l'altra riesce accetta a tutti: caso pur troppo frequente

biano

nell'uso popolare toscano,

^071 ce ne

nella nostra lingua.

Invece poi di
chi dicevano,

scana,

gliene,

bro, e

Maria

glielo,

gliela,

come volgarmente

dice tuttora In To-

si

e talvolta gnene: Chiese a

Maria

il

li-

gliene (o gnene) diede.

383. In luogo di con me, con

come in luogo di con


ha seco.
Modi erronei sono:
tati:

gliele, gli anti-

glieli,

con esso lui, con

se,

te, si

hanno meco,

con lui, con

lei

con

^^co

^^ si

t).

seco lui, seco


esso

lei,

lei,

seco loro

con esso loro.

e volgari: con meco, con teco, con seco.

*'|;fy

^^^''

caso,

PRONOME

IL

119

DIMOSTRATIVI.
pronomi dimostrativi son quelli
cando una persona o una cosa, ne indicano
384;.

che, signifi-

altres qual-

che relazione.
385. Questi e quegli (cEe
que')

ha pure la forma quei o

servono per lo pi di soggetto, e indicano questo e

quell'uomo;

ma

sostenuto.

Cotesti quasi morto.

sono ormai dell'uso letterario, e alquanto

Comunemente,

si ri-

corre agli aggettivi sostantivati questo, codesto e quello.


386. Costui e costei, plurale costoro, significano que-

st'uoma e questa donna; colui e colei, plurale coloro,


significano quell'uomo e quella donna. Ma gli uni e
gli altri, nell'uso

comune, hanno dello spregiativo.

An-

tiquati: eotestui, ootestei, cotestoro.


387. Altri,

pronome

singolare, significa

ma non e dell'uso comune:


significato, ma non mai soggetto.

sona;

388. Qualcuno e qualcuna,

altrui

altra per-

ha

lo stesso

qualoheduno e qualohe-

duna, ognuno e ognuna, tutti senza plurale, significano

qualche persona, ogni persona.


389. Ci, indeclinabile,

ha

significato neutro,

ed equi-

vale a questo usato neutralmente (questa cosa).


390. Ne, forma avverbiale atona, sostituisce spesso
ci, e significa di ci,

so nulla.

Che ne (da

anche a persona

da

ci,

e simili:

ci) ricavi f

( 373);

ma non

ne pronome personale del 375.


Spesso ancora riempitivo, come

Amici, non ne aveva.

Del senno di

Nonne

Spesso

(di ci)

si riferisce

da confondere col
lo, la,

ecc. ( 330)

poi, ne son piene

le fosse.

C50NGIUNTIVI.
391. Il pronome congiuntivo, o r dativo, congiunge
due proposizioni, mettendo in relazione un'idea contenuta nella prima, con un'altra contenuta nella seconda:

Questo
ti

il

libro che cerchi.

parlai iersera.

Penso a

Non

lei

loro, i quali

l'amica, di cui

ama

tanto.

In

120

IL

PRONOME

si vede chiaramente corno che, di cui, i


mettano in relazione libro con cerchi, amico con
parlai, loro con amo.
392. Che serve per tutt'e due i generi e numeri, e
ha ufficio di soggetto e di complemento oggetto: L'uomo
pi inutile quello che non lavora mai. Mi piacciono

questi esempi

quali,

le

mi

poesie che

leggesti iersera.

serve anch'esso per tutt'e due

393. Cui

generi e

ma

ha soltanto ufficio di complemento: L'uomo


di cui ti parlo, a cui ho fatto del bene, da cui m' aspettavo
tutt' altro, mi ha tradito.
Meno comuni, e sempre rife-

numeri,

riti

a cosa: di che, a che, ecc.;

ma

gli antichi

li

rife-

rivano anche a persona (Cfr. 429).


Come complemento oggetto (L' amico cui amavo tanto),

come complemento

letterario;

di termine, senza

preposizione, avanzo del dativo latino, e oggi

comune

di

a cui:

394. Veri

La persona

meno

cui parlo.

pronomi congiuntivi sono che e cui.


per s'adopera anche l'aggettivo

10 stesso valore

Con
quale,

preceduto dall'articolo, specialmente per evitare ambiguit

Ma

Il figlio di

anche

il

mia

sorella, il quale

mi

scrive, ecc.

che s'adopera come aggettivo, con va-

comunemente e con pi efficacia di quale:


Guardate che sorte mi tocca. V. 401.
395. Oude, nell'uso letterario, pu perdere il significato di avverbio di luogo, e far le veci del pronome
congiuntivo; mentre dove e ove possono essere sostituiti
dal pronome, ma non perdono mai il loro significato di
avverbi di luogo: Le secche Lubriche spoglie degli
abeti, ond'era II suol gremito, mi fur letto (Manzoni).
11 dolore ond'egli e afflitto, non ha sollievo.
396. Chi, come pronome congiuntivo di persona, con-

lore e pi

giunge due proposizioni, perch equivale a colui che o


colei che: Credevo d'incontrar Pietro; ma chi {colui che)
Quel povero bambino fu malincontrai, era Filippo.
trattato dalla sorella; ma perdon subito a chi (colei
che) gli fece tanto male.

IL

PRONOME

121

397, Chiunque, maschile e femminile, senza plurale,

qualunque persona. Chiunque sempre indechi, qualche volta.


393. Chi si sia, raramente chissisia, d'uso comune;
chicchessia, che ha lo stesso significato (qualunque persona), e checchessia o che che sia (qualunque cosa), sono
ormai rari anche nell'uso letterario.
399. Checch, o che che, significa qualunque cosa,
significsi

terminato

qualtcnqtie cosa che, ed dell'uso letterario.

INTERROGATIVI.
Che (mai

400.

cui) e

cJii,

quando s'adoperano

in

una

interrogazione diretta (Che vuoif Chef), o in una indirotta

(Domando

chi sia e d che parlasse),

si

chiamano

pronomi interrogativi.
Che, in questo caso, prende

il

significato di qucd cosa;

qual persona.

chi, quello di

401. Il che poi, vivissimo nell'uso

nomi

comune davanti

di cosa (V.

394), nell'uso letterario viene per


spesso, con danno dell'efficacia, sostituito da quale:
Qual tomo vuoi

Davanti a nomi

persona, nell'uso letterario non

di

s'incontra quasi mai

(Una buona madre non pu dire

qual figlio ami di pi)

mand poi
"

zoni).

ma

s'incontra frequentemente

familiare,

nell'uso

il

tanto pi se scherzevole: Gli docardinale, che parenti avesse Lucia (Man-

Abita qui

Che Bianchini

il

dottor Bianchini ?

"

Che dottore fi

fi

USO DEL PRONOME.


402. Il
uffici

del

pronome ha nella proposizione

nome

medesimi

( 181).

Quindi un nome pu essere anche apposizione


un pronome: Sicuro, io Domenico ho fatto q-ucsto.
Tu duca, fu signore e tu maestro (Dante). Costei, nipote dd povero morto, ride.
403.

di

uso DEL PKONOME

122

Lui

401.

lei

s'adoperano comunemente anche come

soggetti, in luogo di egli ed ella:


a)

Quando

si

voglia richiamar l'attenzione pi par-

Lo crede lei. Me lo han


non
voglio f Non so se lei
detto lui e lei,
8e viene lui, vengo anch'io. Lui, pa(vibrato) voglia.
Vorrebbe scrivermi f Lui
ziente; lei, sempre bisbetica.
ticolarmente sul soggetto:
Io

iersera.

venga qua,

parleremo.

Dopo

anche, tanto, quanto, pi, nemmeno, e iimili


Verr anche lui. Tanto lui, quanto lei, sono sdegnati.
b)

Ne sa pi

che tutti

lui,

voi.

Non

c'era

nemmeno

lei.

Son d'obbligo dopo co/ne (nelle similitudini) e che-.


Mi par brutto come lui. Pochi son buoni come lei.
pi facile che pianga una pietra, che lui.
Erroneamente taluni aggiungono a questi casi quello
delle esclamazioni, nelle quali si deve dir sempre:
Beato lui! Beata lei! e non Beato egli! ecc., perch qui
il pronome non soggetto.
405. Loro si usa spesso come soggetto, invece di
essi, esse, nei casi del paragrafo precedente; sempre
poi nelle locuzioni Lor signori, Loro signore. Loro due.
Loro tre, ecc.
406. L'usar come soggetto lui, lei, loro, in tali casi,
:

comune
invece

come

alla conversazione civile di tutta l'Italia; l'usar

me

il

il

nelle altre

zione dire

parevi pi
407.

te q

rimasto dialettale, cosi in Toscana

parti.

Perci, mentre sarebbe affetta-

Non
Non parevi pi te.
forme complementari me e te, come lui,

Non pareva pi
fu,

Ma

le

egli,

invece di lui ; dire:

meglio assai che:

usano tutte invece delle soggettive, quando


servono da secondo termine di paragone in un comparativo di uguaglianza: Lodovico allegro come fa, ma

lei,

loro, si

lavora quanto me, ecc.

Nelle altre specie di comparativo,


gente che

comune

di

il

dire

Pi buono che me, e simili,


Pi diligente di te. Pi buono

f.

Pi

dili-

assai

men

di me.

408. Io, tu, egli, ella, ecc., in italiano si sottinten-

uso DEL PRONOME

123

dono molto spesso, tolti i casi no' quali il determinar


meglio il soggetto della proposizione, importi maggior
chiarezza o dia forza al discorso. Cfr. 323.
409. Egli, qualche rara volta, si usa come riempitivo innanzi a un'intera proposizione;

usano

ma

pi spesso

si

o gli (V. 376).

e'

410. Noi e voi

si

rafforzano con altri, olire (Noialtri

diciamo, Voialtre dite,

ed meglio scriverli tut-

ecc.);

t'una parola.
411. I sovrani,

ufficialmente, usano

magistrati,
il

noi

anche nell'aggettivo Nostro)

Emanuele

torio

ecc.,

Il

10 gennaio 1859, Vit-

disse ai senatori e ai

siama insensibili

al

quando parlano

sovrani con la maiuscola

(i

deputati:

"

No7i

grido di dolore, che da tante parti

d' Italia si leva verso di Noi.

Altrettanto

si fa,

tutti, per caricatura: Siete diventato ragionevole,

da

mi

chiedete scusa f Ebbene, noi vi perdoniamo.


412.
l'uso

Anche

lo scrittore dice noi nel

permette che, per una ragione

nello stesso periodo, si passi

ma

suo libro;

per un'altra,

XXVI:

Promessi Sposi, sul principio del cap.

fin

come nei

dal noi all'io,

anche

noi, dico, sentiamo, ecc.

413. Parlando a
del tu, del

lei,

una sola persona, noi possiamo darle

del voi.

414. Si d del tu a persona intima e della pi gran

confidenza.

Danno spesso

del tu al lettore anche gli

scrittori ne' loro libri, per fuggire le frequenti

Oggi per, salvo

guit del

lei.

Confronta

(Cfr.), e simili, in cui il

salvo altri

ca.si

il

tu obbligatorio, e

analoghi (Avverti per ecc.

Ma

bada ecc.

Prudenza?! Leggi vigliaccheria), il pi delle volte


il voi,

ambi-

caso di edi (V.),

rivolgendosi ai lettori, non al lettore.

si

Nello

usa

stile

d del tu anche ai sovrani,


per tradizione classica: Tu, o Re, sei veramente benefico.
415. Si d del lei a persona di rispetto, e se questa
un uomo, l'aggettivo riferito al pronome pu stare nel
femminile o nel maschile; ma i pi preferiscono il ma*
enfatico e nella poesia,

si

uso DEL PRONOME

124
sellile,

anche per evitare ambiguit

un cenno

Sia contenta darmi

di ricevuta della presente (Giordani).

/ terdegnata
Ella deve viver quieto. Ella

mini di eccessiva indulgenza di cui

onorarmi

(Manzoni).

Ella

si

intanto si sar occupato (Giusti).

Ma
la

si usa sempre
Caro signor Giuseppe, vorrei contentarla,

delle forme atone dell'aggettivo,

femminile:

da vicino, ecc.
Arrivedel/o per A riveder/a
(meno comunemente Arrivederla) volgare.
Si usa per sempre il maschile, riferito a uomo, nelle
esclamazioni Beato (non beata) lei ! Bravo lei !

conoscer/a

Agli uomini

si

d del

solo nel discorso diretto,

lei

dire, come taluni fanno:


ora le far saper tutto,
invece di gli far, quantunque, parlando direttamente a
Roberto, io gli dia sempre del lei.
Ella non comune nell'uso familiare toscano, ealvo

ed perci errore grossolano

il

ma

Roberto non ne sa nulla,

che nelle interrogazioni, messo dopo


rd>Vella

Che ha

Dio e

pre del tu

ai

il

verbo: Che vor-

oliai

Santi non

si

d mai del

lei;

ma sem-

del voi.

416. Si d del

persona con cui s'ha mezza

voi

vuol mostrare un certo riOrdinanon accordare intera familiarit.


riamente, s'usa anche unito a certi titoli: Voi, o Sire;

confidenza, e alla quale

si

spetto,

Voi, o

Beatissimo Padre

Voi,

graziosa Regina, ecc.

va per, in questi
sempre nel singolare: Voi siete buono, non buoni.
417. S^ l'unico pronome che abbia solamente valore riflessivo, e perci si riferisce a persona come a
Quando la
cosa: Quel maligno dovrebbe badare a s.
pera matura, casca da s.
Spesso per si riferiscono a cosa anche egli (e pi
raramente ella), lui, lei, loro, gli, le, che sono tanto
pi disinvolti di esso, essa, ecc. (V. 331): Se propino
non gli casca a brandelli, non ismette un abito, per loL'aggettivo che

si

riferisce al voi,

casi,

goro ch'egli

sia.

Non

rifiutate questa

medicina:

ella

uso DEL PRONOME

125

Tutta la caaa e addossata a quel muraglioUno de' due peri


ne: abbattetelo, e rovina lei pure.
Ond'hamio
gi secco, Valtro sta per seccare anche fui.
>S'l^//[al
i fiumi ci [l'acqua] che va con loro (Dante).
Ad alsole] la via da folti rami tronca (Ariosto).
salutare.

Prima

bero che cade, dagli dagli.

casa paterna,
tu, ecc.,

le

diede m/i ultima

possono riferirsi a cosa,

di

abbandonare la

addio.

ma

Anche

io,

solo nelle finzioni

del linguaggio figurato; giacch, realmente, n le cose

parlano, n ad esse

si

parla.

Loro pu sostituire il , quando questo si riferisca a un soggetto plurale: Lorenzo ha pensato a sa,
come Carlo e Luigi hanno pensato a loro.
Lo sostituisce necessariamente, quando si voglia
indicare un'azione reciproca: Come s'amano tra loro, que'
due fratelli !
419. In certe frasi, composte dai pronomi personali,
Per esempio Non possi sottintende l'aggettivo solo.
so farlo da me [solo] ; Abita da s [solo] ; Se ne accorse
di per [solo]; Chi fa da [solo], fa per tre.
418.

420. Stare, trovarsi, mettersi a fu per fu con alcuno,


significa competere, ribattendo

parola per parola punti-

gliosamente.

mio me,

suo

sh,

anche

mio signor me,

Il

suo signor , usati come nomi, significano La mia, la


sua persona, Il mio, il suo interno : Non voglio esporre

mio me a un insulto. Ilo detto di s, ma nel mio me


non ero convinto. Mette sempre avanti il suo signor s.
Nel suo se, sperava di gabbarmi. Il mio signor Mes fesso
il prossimo d'adesso (Giusti).
421. Le forme atone non possono sostituire il pronome in tutti i casi (Io penso a me ; Egli bada a s ;
Cercher f, non lui ; Queste ingiurie non arrivano sino
il

a
Io

lei),

mi

come
lavo

in altri lo
i

sostituiscono necessariamente:

denti; Ci caviamo

il

cappello.

Talvolta sono logicamente pleonastiche,


potrebbero omettere (Cfr. 330 e 390).

ma non

si

uso DEL PRONOME

12G

422. Costui e colui furono usati, e in poesia possono


ancora usarsi, tra l'articolo e il nome, per di coHui e di
colui: Nel costui regno (Pktkauoa).
Per lo cofui conHglio (BooOACOio).
Cfr. 42G h, e anche 282.

423. Altri, nell'uso letterario sostenuto, La anche


significato indeterminato di

uno

Non

o qualcuno:

il

vor-

che altri si offendesse di queste mie parole.


Noi medesimo stilo s'usa, ma sempre come complemento, anche altrui (Vive in guerra con e con altrui); e come complemento di termine, anche senza

rei

preposizione:

Quandi

la sera scaccia

il

chiaro giorno,

tenebre nostre altrui Jann'alba (Petrarca).

le

424. Che, soprattutto nell'uso familiare,

si

adopera

spesso assolutamente, con ufficio anche d'altro comple-

mento che non

sia quello oggetto;

ma da

molti, in que-

sto caso, giudicato congiunzione: S'erotta la pentola

che

ci si

fa

il

brodo.

Ma dimmi

il

primo giorno che

ti

vedo

non ti guardi Dello


scender quaggiuso in questo centro (Dante).
Preceduto da il, ha valore neutro, e significa la qual
cosa: Tu non rispondi il che non va fatto.
Preceduto
da lo, ormai pedantesco.
Ha ugualmente valore
neutro, ne' modi comunissimi
Un gran che (Una gran
cosa), Un non so che (Un non so che cosa), Un certo
che (Qualche cosa), ecc. e in Aver di che vivere, e siallegro.

la cagion, che

mili.

425.

quando s'interroga

Nell'uso familiare,

si

esprime un dubbio, invece di che neutro o di che cosa,


s'adopera spesso il semplice cosa: Cosa vuoi? Non so
cosa tu voglia. Ma non piace a' pedanti.
426. Nel suo schietto significato relativo, equivale

sempre a

il

quale, la quale,

quali, le quali,

ma

usato

comunemente di essi.
deve per sempre usare il quelle, la quale,
Innanzi a un nome: Pietro e Giuseppe, i

assai pi

Si
a)

ecc.:

quali

amici ho carissimi.
b)

Quando non

si riferisce al

nome che

lo

precede

uso DEL PRONOME

127

Ecco quel pover' uomo, la bottega del quale andata


In questo caso, non si potrebbe dir mai la
bottega di cui; ma assai pi comune, anche di la bottega
a fuoco.

del

quale, dire la cui (mai la

Quando occorre richiamar

e)

di cui) bottega, ecc.

l'attenzione pi forte-

mente che non farebbero i monosillabi che, cui DisobI falsi amibedisci a tua madre, la quale ti ama tanto!
ci, dai quali tu aspettavi soccorso, ti hanno mancato.
d) Quando necessario, per non cadere in equivoco:
La lettera diretta a tu^ padre, dalla quale (non da cui)
apprendesti tutto, era scritta da me.
:

427. Cui, negli antichi, e qualche volta nell'uso letterario moderno, adoperato assolutamente, tacendo

nome

Amate

il

o il pronome al quale
da cui male aveste (Dante). quell'avere [uno] a cui
confidare un segreto (Manzoni), dove, invece di uno a
cui, comune anche a chi, mentre chi il solo oggi
vivo in altri casi: Macchie apparivano a molti, a cui (chi)
grandi e rade, e a cui (chi) minute e spesse (BooOAOCio).
428. Chi ha molti e diversi usi.
In una proposizione affermativa, significa:
Per esempio Chi rompe, paa) Colui che, colei che.
si riferisce:

[coloro]

Facilmente invanisce chi

ga.

Uno

b)

che,

Non

aiuti.

Spesso

una

Per esempio: Trover chi mi


madri chi non ami i suoi figli.
per sottinteso
Con quel veloci-

che.

so tra le

usa col

si

bella.

pede, [per] chi lo vuol sapere, ci


testa

due ragazzi.

si

son gi rotta la

Qui, [per] chi ben guardi,

c'

un

grave errore.
Chi....

cuni

....

chi,..,

alcuni

ha significato partitivo, e vale

al-

Chi sta in alto, chi in basso.

In una proposizione interrogativa, dubitativa, esclamativa, significa qual persona: Chi

za fatica t

guarda
429.

Non

so

chi sia

pu imparar

entrata qui dentro.

farmi il maestro.
Anticamente, come tuttora in francese

sen-

Oh

chi vorrebbe

il

qui, fu

adoperato c^t anche in certi casi, dove noi oggi adope-

uso DEL PRONOMI-:

128

riamo sempre il quale o cui: Di que^ pagani a chi data


hai la morte (Pulci). La memoria di coloro, di chi

Un amico
V osservanza (Caro).
adoperato por coloro i quali: N per chi
lance], piegaro (Ariosto).

eglino avevano a ragionare (Machiavelli).


in chi io avevo locata tutta

Fu
le

altres

corsero

[le

IL YEEBO.
430. Il verbo quella parto del discorso che esprimo

Dio esfsfe. Il merlo canta. FiMio padre mi ama.


Anche per mezzo del nome si esprimono qualche
volta fatti e azioni, ma considerati come idee astratte

un

fatto o un'azione:

lippo leggeva.

esistenza, inondazione, sentimento, corsa, aratura, bacio.

431. Il fatto o Vazione che

non cade su qualche altra


Quindi, logicamente, due

il

verbo esprime, quando

cosa, resta nel soggetto stesso.

sole grandi categorie di verbi

transitivi e intransitivi.

In questi due esempi Il contadino lavora il campo;


L'ingrato dimenfca il benefizio, i verbi lavora e dimentica sono transitivi, porche l'aziono o il fatto che esprimono, cadono dai soggetti contadino e ingrato sopra i
:

complementi campo e benefizio.


Se invece diciamo: Le stelle splendono
seggia, qui
il

fatto

Carlo pas-

verbi sono intransitivi, perch l'azione o

che essi esprimono, non escono dal soggetto.

432. Osservando attentamente

il

significato de' verbi

vede che possono dividersi in due classi:


a) Alcuni significano il fatto che il soggetto ,
o che passa da uno stato
che in un certo stato,
Io
Io vivo. Io dormo;
all'altro: Io sono, Io esisfo ;
muoio. Io divento (ricco, dotto, ecc.), L'acqua svapora.
intransitivi, si

b)

rido,

Altri significano Vazione, fatta dal soggetto: Io


Io piango,

Io cammino.

433. Il verbo transitivo


siva.

ha due forme, attiva

pas-

IL

VERBO

129

semplicemente attivo,
Se dico: Il lupo mangia la pecora, il verbo mangia attivo, perch il soggetto lupo fa l'azione del mangiare.
Si chiama poi transitivo passivo, o semplicemente
passivo, quando il soggetto non fa, ma riceve l'azione
espressa dal verbo. Se dico: La pecora mangiafa
dal lupo, il verbo mangiata passivo, perch sul sogSi chiama transitivo attivo,
quando il soggetto fa l'azione.

getto pecora cade l'azione.

Da

codesti due esempi si vede chiaramente che la

forma passiva, sebbene in molti casi utilissima alla


chiarezza e alla variet, non sarebbe strettamente necessaria; perch, come sempre possibile ridurre la proposizione attiva in passiva, cosi

sempre possibile

il

contrario, facendo diventar soggetto il complemento di


agente, oggetto il soggetto, e sostituendo l'attiva alla

voce verbale passiva.


434. Siccome poi alcune azioni l'uomo pu farle non
solo sugli altri

tormentare,

(uccidere,

anche sopra so stesso


e, in questo secondo

affliggere),

ma

(accidorsi, tormentarsi, affiggersi),

caso, l'oggetto

sempre espresso

da un pronome personale (mi uccido, ii tormenti, s afigge), abbiamo perci una sottospecie del verbo attivo,
che chiamano verbo riflessivo.
435. Il verbo intransitivo, chi ben guardi, non ha
e non potrebbe avere pi di una forma, perch l'azione
resta sempre nel soggetto mentre il verbo transitivo
pu essere attivo o passivo, perch il soggetto pu fare
;

>

ricever l'azione.

MODI DEL VERBO.


436. L'uso pi semplice del verbo si ha quand'affermiamo qualche cosa del soggetto L'uomo pensa. Il
bue rumina. Ma il verbo pu anche esprimere un coraando o un desiderio (Taci! Si conservino), oppure indicare una cosa come possibile o concepibile: Verrei.
Ringiovanissi! E le diverse voci che esprimono que:

9.

3OBAHDI e Cappucchi, Q}'amm.

Ital.

130

IL

VERBO

e altre determinazioni, si chiamano modi.


I morii
sono: indicativo, imperativo, congiuntivo, condizionale,

ste

infinito,

437.

gerundio, participio.

Se noi facciamo una semplice affermazione,

verbo di modo indicativo :

non piace a

tutti.

Ma

il

Il sole splnde.

modo

comandiamo

il

verit

indicativo serve anche

alle interrogazioni dirette: Splendeva la

438. Se

La

luna
il verbo di

di far qualche cosa,

modo imperativo: Studia, bambino. Tacete, o sciocchi.


439. Con questi due modi, e si vede dagli esempi,
si pu esprimere l'azione o il fatto come indipendenti,
senza cio subordinarli ad altra azione o fatto, espressi o
sottintesi.
Con tutti gli altri modi, ci non possibile.
440. Se esprimiamo un concetto come dipendente da

un

altro, e

ne,

quindi anche un desiderio, una supposizio-

o simili,

il

verbo di modo congiuntivo:

Non

eo

[Dio volesse che, Quanto avrei piacere che] Guarisse presto!


E se non venisse? [che faremmo? che ne seguirebbe? ecc.].
441. Se per l'avverarsi d'un fatto dipende da una
condizione, e si vuol esprimere questa dipendenza, il

quel ch'egli faccia.

verbo di m,odo condizionale : Se fossi ricco, avrei una


biblioteca.
Se fossi stanco, sederei.
442. Il modo infinito non afferma, ma esprime un'idea
generale: studiare, leggere, dormire.
443. Il gerundio, che

perch in latino

bale,

modo
non

indeclinabile,

si riferisce

Sbagliando,

Sognando

il

da taluno

detto

nome

ver-

declinava, presso di noi

un

quale neppur esso d senso, se

a una proposizione, espressa o sottintesa:

s'impara.

(cio,

si

Ho

letto

Quel che ho

intitolata:

visto sognando, o simile).

444. Il participio si declina

perci viene anche detto

una poesia

come un aggettivo, e
Le trovai

aggettivo verbale:

addolorate.

TEMPI DEL VERBO.


445. Il verbo l'unica parte del discorso, la quale

esprima eoa diverse forme

il

tempo;

di

maniera che, con

VERBO

IL

131

una sola voce verbale possiamo significare un'azione


o un fatto, e insieme se gi furono, o sono, o saranno
compiuti.

Onde

presente, pasdue ultimi, nell' indicativo e nel


congiuntivo, si esprimono ciascuno con pi forme.
446. Ecco i tempi del verbo italiano, quali s'incontrano nell'indicativo, che li ha tutti, mentre agli' altri
modi ne mancano pi o meno, come vedremo:
i

tempi fondamentali son tre

Ma

sato, futuro.

Presente

Leggo.

Imperfetto: Leggevo.

Passato prossimo Ho letto. _,


Passato remoto Lessi.
j
Trapassato prossimo Avevo letto.
,Trapassato remoto: Ebbi letto.
:

Passato

Futuro semplice Legger.


Futuro anteriore: Avr letto.

Piuccheper-

fette.

Le forme

447.

Futuro composto,

o passato, o perfetto.

verbali d'una sola parola

(presente,

imperfetto, passato remoto, futuro semplice)

mano tempi

semplici

le altre, di

si

chia-

due o pi parole (pas-

sato prossimo, trapassato prossimo, trapassato remoto,


si chiamano tempi composti.
Spieghiamo ora l'uso regolare e pi comune di

futuro anteriore),
448.

ciascun tempo.
Il

che

si

presente indica che un fatto avviene nel


parla

momento

Guardalo, dorme.

L'imperfetto indica che un fatto, avvenuto nel tempo


j)as8ato,

tava.

ebbe maggiore

I Romani

minor durata: Egli

ti

ascol-

vestivano la toga.

Il passato prossimo indica che un fatto avvenuto


da poco tempo, ordinariamente non oltre le ventiquattr'ore: Stamani sono andato a scuola, poi ho desinato.
Il passato remoto indica puramente e semplicemente
che un fatto avvenuto, senza determinare se da molto
da poco tempo, n se ebbe maggiore o minor durata:
/tacque, pianse e mor. Oh compendio della pi lunga

132

IL

Cicerone nacque venfi secoli

(Muzzi).

vital

feri nacque

un

VERBO
fa.

Forse

eroe.

Il trapassato

nuto prima d'un

prossimo indica che un fatto avvealtro, passato anch'esso:

che aveva commesso

Fuggiva, per-

Oitcda baci

delitto.

il

il

Signore,

aveva iradiio.

e lo

11 trapassato

prima d'un

remoto indica che un fatto avvenuto

altro espresso col passato remoto: Si ripos,

ma

dopo che ebbe lavorato quarant' anni.


semplice indica con certezza (almeno secondo la mente di chi parla) che un fatto dovr avvenire: Moriremo contenti. Non ti dimenticher.
Il futuro anteriore indica che un fatto deve avveIl futuro

prima d'un altro espresso dal futuro semplice:


tutto, vi risponder.
Sar molto
stanco domani sera, perche avr lavorato tutto il giorno.

nire,

Quando avr esaminato

NUMERI E PERSONE DEL VERBO.


449. Il verbo ha due numeri,

lare e plurale, secondo che

plurale

450.

il

come

il

nome, singo-

soggetto sia singolare o

L'uomo lavora, Gli vimini lavorano.


Le voci del verbo per lo pi cambiano forma,

anche secondo che

il

soggetto sia di prima, di seconda,

o di terza persona; e son

sempre diverse dal singolare

al plurale.
il soggetto si chiama di terza perquando rappresentato da egli, ella,
anche da pronomi delle altre specie, o da un
da un aggettivo, o da qualunque altra parola

Si badi poi, che

sona,
ecc.,

non

ma

solo

nome, o
che indichi la persona o la cosa di cui si parla.
451. L'intera flessione del verbo (modi, tempi, numeri, persone) prende

nome

di coniugazione.

VERBI AUSILIARI.
452. Abbiamo veduto che i tempi composti son forpi parole. Una di queste il particimati di due
pio del verbo che si coniuga, l'altra, o le altre, son voci

IL

VEUBO

133

d'uno de' due verbi essere e avere;


perch aiutano a coniugar tutti gli
cono ausiliari.

Nel dare

quali,

appunto

verbi, si di-

altri

forme

la coniugazione di questi due, oltre le

schiettamente proprie della lingua moderna, ne notiamo

alcune tra quelle letterarie, o soltanto poetiche, che


s'incontrano pi spesso negli scrittori, avvertendo che

esame di tutte le forme antiquate, e di quelle


che s'incontrano ora nell'uno ora nell'altro scrittore,
per ampiezza e per difficolt sorpasserebbe di molto i
l'intero

limiti prefissi alla nostra

Grammatica.

CONIUGAZIONE DEL VERBO ESSERE.

453.

IndicatTO.
Presente.
Sing.

Piar.

Sono.

Siamo (Semo,

anti-

quato e dialettale).
Sei, Se'.

Siete (Sete, e.

Sono.

s.).

Imperfetto.
Sing.

Ero (Era va scomparendo.

Cfir.

Plur.

Eravamo

(ramo,

dialettale e poetico).

465).

Eri.

Eravate.

Era.

Erano.

Passato prossimo.
Sing.

Sono
Sei

Piar.

stato-a.

Siamo

stati t.

Siete

Sono

Passato remoto.
Sing.

Plur.

Fui.
Fosti (Fusti, antiqua-

Fummo

(Cfr.

467).

Foste.

te e poetico).

Pu

(Fue,

e. 8.)

Furono (Fro, Furo,

Fur

antiquati

poetici).

134

IL.

VKIfMO

Trapassato prossimo.
Sing.

IL

Fossi (Fussi,

e.

VEKUO

135
Foste (Fuste, e. s.).
Fossero
(Fassino,

s.).

Fosse CFusst, antiquato e dialettale).

e. s.).

Passato.
Sing.

Sia stato-a.
Ecc.

Plur.

Siamo

stati-e.

Ecc.

Trapassato.
Sing.

Fossi stato-a.
Ecc.

Plur.

Fossimo

stati-e.

Ecc.

Condizionale.
Presente.
Sing.

Sarei(Sara, antiquato, dialettale e

tico;

Plur.

Saremmo

(V. 467).

poe-

Fora, poetico).

Saresti.

Sareste.

Sarebbe (Sara e F-

Sarebbero (Sarano o

va,

come

Sareno, antiquato,

in Sarei).

dialettale e poetico;

Forano,

poetico).

Passato.
Sing.

Sarei stato-a.

Plur.

Ecc.

Saremmo

sta'i-e

Ecc.

Infinito.
Pres.

Pass.

Essere.

Essere stato-a-i-e.

Gerundio.
Pres.

Essendo.

Pass.

Essendo

stato-a-i-e.

Participio.
Pres.

Essente-i, rarissimo

anche negli antichi.

Ente-i,

derivazione letteraria dal latino: nel linguaggio

136

IL
filosofico

perato
Pass.

VERBO

ha valore

come

di sostantivo,

n fa mai ado-

participio.

Stato-a-i-e (che propriamente participio di Stare),

invoce degli antichi Essuto-a-i-e, Suto, ecc.

CONIUGAZIONE DEL VERBO AVERE.

454.

ludicatTO.
Presente.
Sing.

Abbiamo (Avemo, an-

Plur.

Ilo.

tiquato e dialettale).

Hai.

Avete.

Ha (Ilave, antiquato).

Hanno.

Imperfetto.
Sing.

Avevo (Aveva,

va. scora-

parendo; Avea,

Plur.

Avevamo (Aveamo,&ntiquato e

let-

terario).

dialetta-

le).

Avevate (Aveate,

Avevi.

Aveva (Avea,

e. s.).

Avevano (Aveano,

lettera-

let-

terario e dialettale).

rio e dialettale).

Passato prossimo.
Sing.

Plur.

Ilo avuto-a-i-e.

Abbiamo

avuio-a-i-e.

Ecc.

Ecc.

Passato remoto.
Sing.

Ebbi(^Avei.,Avetti,tai-

Plur.

(V.

(Avesti,

4ffl).

anti-

quato e dialettale).
Ebbero (Ebbono, e. b.).

Avesti.

Ebbe (Have,

Avemmo
Aveste

tiquati e dialettali).

Avette,

e. s.).

Trapassato prossimo.
Sing.

Avevo

avuto-a-i-e.

Ecc.

Plur.

Avevamo
Ecc.

avuto-a-ie.

IL

VERBO

137

Trapassato remoto.
Sing. Ebbi aviito-a-i-e.

Plur.

Avemmo

Ecc.

avuto-a-i-e.

Ecc.

Futuro.
Sing.

Avr (Aver, Ar, an-

Plur.

Avremo

(e.

8.).

tiquati e dialettali).

Avrai

Avr

(e.
(e.

Avrete

s.).

(e.

Avranno

8.).

s.).

(e.

s.).

Futuro anteriore.
Sing.

Avr

avuto-a-i-e.

Ecc.

Plur.

Avremo

avuto-a-i-e.

Eco.

^'S

VEUUO

IL

Avesse (Avessi, antiquato e dialettale).

Avessero
yl

Avessino

uessouo, antiquati

e dialettali).

Passato.
Sing.

Abbia qvuto-a-i-c.

Plur.

Abbiamo

Ecc.

avuto-a-i-e.

Ecc.

Trapassato.
Sing.

Avessi avuto-a-i-e.

Phiv.

Avessimo avuto-a-i-e.

Ecc.

Ecc.

Condizionale.
Presente.
Sing.

Avrei(Avra, antiqua.to, dialettale e

tico;

Arei,

Plur.

poe-

Avremmo (V.
Aremmo,
remmo,

Averei,

467.

Ave-

antiquati),

antiquati e dialet-

Avreste (Areste, Ave-

tali).

Av resti

(Aresti,

resti,

Ave-

antiquati

antiquati

reste,

dialettali),

Avrebbe (Avra, e. s.;


Arebbe, Aver ebbe,

Avrebbero (Avrano,
come Avra; Avrebbono, Arebbero, A-

autiquati e dialot-

ereero, antiqua-

tali),

ti

dialettali).

o dialettali).

Passato.
Sing.

Avrei avuto-a-i-e.

Plur.

Avremmo avuto-a-i-e.
Ecc.

Ecc.

Infinito.
Pres.

Avere.

Pass.

Aver amito-a-i-e.

Gerundio.
Pres.

Avendo.

Pass.

Avendo

avuto-a-i e

IL

VERBO

139

Participio.
Pres.

Avente-i, vivo soltanto in talune locuzioni,

causa.
to vive come

aventi

Abbiente-i,

Pass.

nome

come

Gli abbienti e

come

participio
i

non

Gli

mor-

abbienti.

Avuto-a-i-e.

455. Si troncano spesso gl'infiniti essere e avere, e


]e terze

persone plurali: han, son, avevan, eran, ecc.


le prime plurali (siam, ab-

Men comunemente, anche


biam,

ecc.),

fummo e avemmo, fossimo e avestroncano mai. Alcune voci per, qual-

tranne

simo, che non

si

che volta s' elidono ^e state fossim' anime di serpi


(Dante). Sareb'ella? Ebb'io.
Sono, anche come prima singolare, si tronca spesso
:

in fon.

LE QUATTRO CONIUGAZIONI.
456. Nella coniugazione

del verbo,

come nella denon

clinazione del nome, la prima parte della parola

tema); l'altra cambia secondo il modo, il


Quindi, per
la persona (la desinenza)
numero,
tempo, il
verbo,
si
tema
d'un
suol
togliere
la desiil
riconoscere

cambia

(il

nenza

all'

vest-re,

infinito

e cosi, in lod-are, tem-ere, crcd-ere,

temi sono

lod,

iem, cred, vesi.

coniugano in quattro diverse


hanno quattro coniugazioni. A quale
coniugazione appartenga un verbo, si suol pure ricono457. I verbi italiani

maniere, onde

si

si

scere dall'infinito.

In questa voce, l'accento tonico cade

prima sillaba della desinenza, ne' verbi della


prima coniugazione (lod-are), della seconda (tCTn-ere) e
della quarta (vest-ire); mentre cade invece sull'ultima

sulla

vocale del tema, in quelli della terza: credere.

CONIUGAZIONE DE' TRANSITIVI ATTIVI.


458. L'ausiliare di questi verbi avere, e perci alla
loro coniugazione si uniformano,

come vedremo, anche

quegV intransitivi che prendono

lo stesso ausiliare.

IL

140
459.

Le desinenze

VERBO

della stessa voce verbale, ossia

della stossa persona

del

verbo, per tutt'e quattro le

coniugazioni,
a)

sono molte volte una sola: lodo, temo, credo, ve-

sto; lodiamo, temiamo, crediamo, vestiamo;


b)

nel maggior

numero

de' casi,

hanno per una

versit, che consiste nella vocale con

desinenza

di-

cui comincia la

perch codesta vocale, in ciascuna coniuga-

zione, quella

stessa

con cui comincia

la

desinenza

dell'infinito: lodassero, temessero, credessero, vestissero;


e)

in pochi casi, finalmente, la diversit consiste an-

vocale con cui comincia la desinenza, ma


codesta vocale non pi quella dell'infinito: lod, non
loda, come in francese lotia; temi, imperativo, non tecora nella

non vestine. Alcuni dialetti mantengono per anche in questi casi la vocale dell'infinito
amaro, per amer ; vestine, per vestano, ecc.
460. Ora dovremmo dare il modello per ciascuna delle

me ;

vestono,

quattro coniugazioni

da e della terza sono

ma poich

le

desinenze della secon-

del tutto simili, e unica differenza

tra loro nell'accento dell' infinito (V. 457), tralascia-

mo, come superfluo, il modello della seconda (temere),


per la quale serve benissimo quello della terza (credere).

IL

VERBO

141

Credevamo.

Plux. Lodavamo.

Vestivamo.

Lodavate.

Credevate.

Vestivate.

Lodavano.

Credevano.

Vestivano.

Passato prossimo.
Sing. Ho lodato-a-i-e,

creduto-a-i-e,

vestito-a-e-i.

Ecc.

Ecc.

Ecc.

Plur. Abbiamo lodato-a-i-c,

creduto-a-i-e,

vestito-a-i-e.

Ecc.

Ecc.

Ecc.

Passato remoto.
Credei.

Vestii.

Lodasti.

Credesti.

Vestisti.

Lod.

Cred.

Vest.

Lodammo.

Credemmo.

Vestimmo.

Lodaste.

Credeste.

Vestiste.

Lodarono.

Crederono.

Vestirono.

Sing. Ijoda.

Plur.

Trapassato prossimo.
creduto-a-i-e,

Sing. Avevo lodato-a-i-e,

Ecc.

Ecc.
Plur. Avevamo lodato-a-i-e,

creduto-a-i-e,

Ecc.

Ecc.

vestito-a-i-e.

Ecc.
vestito-a-i-e.

Ecc.

Trapassato remoto.
creduto-a-i-e.

Sing, bbi lodato-a-i-e,

Ecc.

Ecc.
Plur. Avemmo lodato-a-i-e,

vestito-a-i-e.

Ecc.

creduto-a-i-e,

vestito-a-i-e.

Ecc.

Ecc.

Ecc.

Futuro.
Creder.

Vestir.

Loderai.

Crederai.

Vestirai.

Loder.

Creder.

Vestir.

Crederemo.

Vestiremo.

Sing. Loder.

Plux. Loderemo.

Loderete.

Crederete.

Vestirete.

Loderanno.

Crederanno.

Vestiranno.

142

IL

VERBO

Futuro anteriore.
Sing. Avr lodato-a-i-e,

creduto-a-i-e,

Ecc.

vestito-a-i-e.

Ecc.

Phir. Avremo lodato-a-i-e,

creduto-a-i-e,

Ecc.

Ecc.
vestito-a-i-e.

Ecc.

Ecc.

Imperativo.
Presente.
Sing.

Loda.

Credi.

Vesti.

Lodi.

Creda.

Vesta.

Plur. Lodiamo.

Crediamo.

Vestiamo.

Lodate.

Credete.

Vestite.

Lodino.

Credano,

Vestano.

CongiuutiYO.
Presente.
Sing. Lodi.

Creda.

Vesti.

Lodi.

Creda.

Vesta.

Lodi.

Creda.
Crediamo.

Vestiamo.

Plur. Lodiamo.
Lodiate.

Crediate.

Vestiate.

Lodino.

Credano.

Vestano.

Imperfetto.
Sing.

Vesta.

IL
piar. Abbiamo lodato-a-i-c,

VEUBO

143

creduto-a-i-e,

vestito-a-i-e.

Ecc.

Ecc.

Ecc.

Trapassato.
credtito-a-i-e,

Sing. Avessi lodato-a-i-e,


Plur. Avessimo lodato-a-i-e,

vestito-a-i-e.

Ecc.

Ecc.

creduto-a-i-e,

vestito-a-i-e.

Ecc.

Ecc.

Ecc.

Etc.

Condizionale.
Presente.
Crederei.

Sing. Loderei.

Vestirei.

Loderesti.

Crederesti.

Vestiresti.

Loderebbe.

Crederebbe.

Vestirebbe.

Plur. Loderemmo.

Crederemmo.

Vestiremmo.

Lodereste.

Credereste.

Vestireste.

Loderebbero.

Crederebbero.

Vestirebbero.

Passato.
creduto-a-i-e,

Sing. Avrei lodato-a-i-e,

Ecc.

Ecc.

Plur. Avremmo lodato-a-i-e,

creduto-a-i-e,

Ecc.

Ecc.

vestito-a-i-e.

Ecc.
vestito-a-i-e.

Ecc.

Infinito.

Presente.
Credere.

Lodcre.

Vestire.

Passato.
Aver lodato-a-i-e,
^

creduto-a

i-e,

vestito-a-i-e.

Gerundio.
Presente.
Lodando,

Credendo.

Vestendo,

VERBO

IL

Allo stesso modo, tutto


sato (abbi lodato,

congiuntivo
dato) sono

il

ecc.)

il

non

145

cosi detto imperativo pas-

altro che

il

passato del

e g' imperativi futuri foderai, atyrai lo-

futuro semplice e quello anteriore dell'in-

dicativo, usati a significare

il

comando. Non sono quindi

veri tempi propri dell'imperativo, n voci verbali a s.

La prima persona

463.

del singolare

manca

all'

im-

come pure a quello delle altre lingue,


perch l'uomo deve bens comandare a s stesso, ma o lo
fa con un semplice atto della volont, ovvero si d del
tu (Quel giorno mi dissi : Tu non metterai pi piede in
quella casa); e qualche volta, ma quasi sempre in tono
perativo italiano,

anche del noi e del voi. Esiste per ne'


perch allora il comando si rivolge ad altri: Io
avvisaio (che quanto dire, come infatti si dice co-

di scherzo,

passivi,
sia

munemente
arriva

il

Avvisatemi, Fatemi avvisare,

ecc.),

appena

generale.

La prima persona del plurale non s'adopera mai


noppur essa, quando voce composta (Avremo lodato.
Siamo lodati. Siamo stati lodati. Saremo lodati, Saremo
stati lodati), .^Qvchk

con

sarebbe troppo facile la confusione

voci dell' indicativo, attivo o passivo, corrispon-

le

In questi casi quindi necessario ricorrere ad


Dobbiamo, o Vogliamo, aver lodato;
Lodateci, o Fate che siamo lodati, ecc.

denti.
altre

locuzioni:

ma

Solo per capriccio individuale,


efficaci,

tivo passato, attivo e riflessivo:

Carlino
liitafo

punto

affettate e

s'incontrano qualche volta le voci dell' impera-

prima the

lo

Domani arriva

il

nostro

salutino gli altri, abbiamolo sa-

Andiamo

noi (dobbiamo salutarlo noi).

j)ure al

aure: tra mezz'ora per, s/amoci bagnafi {dohhia.mo esserci bagnati).

464. Il verbo
ticipio,
i^ato,

date comuaemente

tivo e di passivo,
te,

attivo

ha propriamente un solo par-

poich le denominazioni
a'

non sono

di

presente

participi, in

esatte.

pas-

luogo di at-

Infatti, imploran-

per esempio, non indica sempre che quest'azione


10.

MoBABoi Gappocciii, Qratnm.

Ita.

si

146

IL

VERBO

compia nel momento che si parla: Ti vidi implorante perdono (ossia che imploravi); Ti vedr implorante perdono
(ossia che implorerai), ecc.
Ma indica per sempre che
il soggetto a cui si riferisce, fa l'azione oW implorar e.
E cosi, illuminato non indica sempre che quest'azione sia passata: /edo la strada illuminata. Ma, nel
pi de' casi, vale a dire da s, o unito ai verbi essere,
venire, andare, indica sempre manifestamente che l'azione cade su quello a cui egli si riferisce. E non ci

nemmeno

sarebbe da escludere nessun caso,

cio

quando

coniuga con l'ausiliare avere (Ho illuminato quella strada), se si considerasse che il significato attivo di tali locuzioni non proviene gi dall'essersi perduto nel particisi

pio, rispetto a strada,

ser venuto

il

valore passivo,

morendo nel verbo avere

ficato di possedere,

primo

bens dall'es-

suo vero signi-

restando esso cosi un semplice in-

Tanto

dicatore del tempo.


tarlo al suo

ma

il

che,

significato,

quando

si

vuol ripor-

necessario ricorrere

all'espediente di allontanarlo dal participio Aveva la


camicia inamidata (molto diverso da Aveva inamidata la
camicia); Ha un fratello carcerato (molto diverso da
:

Ha carcerato un

fratello).

465. L'antica terminazione va della prima persona

singolare dell'imperfetto (Io lodava, temeva, credeva, vestiva)

cede ormai

tare la

il

posto a va (lodavo,

omonimia con

per evi-

ecc.),

la terza persona.

466. Nell'uso familiare toscano, s'adopera spesso la

seconda singolare dell'imperfetto, in luogo della seconda plurale, anche parlando a pi persone Voi loMa non piace agli altri Itadavi. Voi credevi, ecc.
liani, e il Manzoni non l'adoper mai.
467. Invece, dall'uso della prima persona plurale del
passato remoto del condizionale presente (desinenze
ammo, emmo, immo;eremmo, iremmo), si discostano volen:

tieri tutte le parlate d'Italia, e

modo toscano

familiarmente s'adopera,

(V. 522), la terza persona singolare


al
preceduta dal si (Noi si lod, Noi si tem^, Noi si ere'

VERBO

IL

147

mentre qua

derebbe, Noi si vestirebbe):

e l nei dialetti, e

perci da non usar nella lingua, sono ancor vive le forme


in assimo, essimo, issimo, eressimo, iressimo: Noi lodassimo, credessimo, vestissimo, creder essimo, vestiressimo.
468. Si possono usar tronche soltanto la prima e la
terza persona plurali (lodiam, temiam, credevam, vesti-

vam, loderem, temerem,

ecc.

lodan, temxn, credevan, ve-

stivan, lodaron, temesser, vestirebber, ecc.); e gl'infiniti

Ma

presenti (lodar, temer, creder, vestir).

si

noti che

troncamento della prima persona rarissimo in prosa,


e non s'incontra mai nel passato remoto, nell'imperfetto
del congiuntivo e nel presente condizionale; onde non
si direbbe: lodam(m^), temessim(o), crederem(mo).
il

Alcune voci qualche volta s'elidono


469. I passati remoti in eo,

io,

alle desinenze accentate (temeo

V.

tre pi

(Cfr.

455).

nati dall'aggiungere o

per tem, vestio per vest

sono oggi rarissimi anche in poesia, men-

55),

comuni sono lodano


:

e lodar, temer e temer, ve-

per lodarono, temerono, vestirono (V. 40).


Lodorno, lodonno, e simili, sono oramai dialettali.

stir e vestir,

Dialettali e poetici, loder/a, temer/a, crederla, vestiria,

per loderei e loderebbe, temerei e temerebbe, ecc.

e cosi

pure

loderiano, o loderieno

plurali

e lodereb-

bono, e simili, per loderebbero, ecc.


Dialettali, e morti nella lingua, sono: io lode, tu lode,
egli lode,

per

io lodi, ecc.; io

ecc.; lodassino, lodasseno,

vesti, ecc.,

per

io vesta,

lodassono, e simili,

per

lo-

dassero e simili.

Osservazioni sulla
470.

Quando

il

prima coniugazione.

tema del verbo termina con

palatali o gutturali, questi conservano

il

e o g,
loro suono in

tutta la coniugazione.

Data

l'ortografia italiana, occorre

un

palatali, inserire

cominciano per

lasc-er, lasc-crei

fra

per

(non

il

tema

t; Lasc-i-are,

lasc-i-i,

perci, nei temi

e le desinenze che
lasc-i-o,

non

lasc-i,

lasc-i-er, lasc-i-erei).

148

IL

VERUO

Si dovr invece inserire un' h, nei temi

prima delle desinenze che cominciano per


Divag-are, divag-o,

gutturali,

per

e o

t:

divag-fi-i, divag-h-er, divag-h-erei.

come bagnare, consegnare, sdegnare,


tema esce col gruppo molle gn, taluni scrivono,
nella prima persona plurale dell'indicativo presente,
bagnamo, consegnamo, ecc., invece di bagniamo, conse471. Ne' verbi

cui

il

forme che riserbano al solo congiuntivo


l'i, modo
che rispecchia solamente la pronunzia volgare, e svisa la desinenza, di

gniamo,

ma

ecc.,

questo tralasciare

cui

parte integrale,

l'i

come in parliamo

(dialettale

pariamo).
472. Degli altri verbi, quelli
i

il

cui

tema

finisce

con

semivocalico (non mai accentato in tutta la coniuga-

fondono questo i con quello delle desinenze che


hanno: vegli-o, vegli-are; ma vegl-i, vegl-iamo, vegl-iate (non vegli-i, vegli-iamo, vegli-iano)
473. Ma quelli il cui tema finisce con t vocalico (accentato in talune voci), lo conservano distinto anche
innanzi alle desinenze i, ino (non iamo, iate): obli-i,
zione),
lo

obli-ino

(non

obli, oblino),

ma

obl-iamo, obl-iate.

Si noti, per la retta pronunzia, che obliamo, obliate,


obliassi, ecc.,

da

distaccano sensibilmente

quello dell'a (V. 29),

mo,

come

suono dell'i

il

cio fosse scritto oblia-

non oblim/), obliate, obliassi.


Generalmente poi, de' verbi il cui tema esco

obliate, obliassi,

474.

in vocale (ideare, laureare, fluttuare,


colt si

iamo,

ecc.),

con

diffi-

usano quelle forme che hanno la desinenza

iate.

Cfr. 479.

475. Occorrono frequenti esempi d'una

forma

sinco-

pata di participio passato; e molte di queste forme sono


entrate nella lingua con valore d'aggettivo: lessfatjo,
scemfatjo, tronc[at]o, concifatjo, ecc.

Osservazioni sulla seconda e terza coniugazione.


476. Verbi della seconda coniugazione,

esca

in

il

suono palatale (giac-ere, piac-ere)

cui
,

tema

ce

n'

IL

VERBO

149

Quelli

pochissimi, e tutti irregolari.


rie desinenze,

n mantengono quindi

in tutta la flessione,

prima: Vinc-o,

come

della terza

poi

coniugazione, uniscono immediatamente

tema

il

mantengono

lo

alle va-

stesso suono

lo

quelli della

vinc-i, vinc-a, vinc-essi, ecc.

regolari della

seconda e della

terza coniugazione, nel singolare del

passato remoto,

477.

Tutti

verbi

hanno

(cred-eW,
seconde terminazioni son meno comuni delle prime, bench, per esem-

oltre le desinenze

cred-efte);

ma

pio, resistette sia

usano, quando

ei, ,

in

il

generale

pi

tema

le altre etti, ette

queste

comune

N mai

di resist.

due

finisca con

(quindi

si

riflet-

non riflettetti e battetti) e in taluni verbi


come competere, mescere, mietere, pascere, ecc.
tei e battei,

Nella terza persona poi del plurale, delle due terminazioni (rono, ttero) ora prevale l'una, ora l'altra,
e spesso sono del pari comuni.

Mieterono, ripeterono,

competerono, pascerono, mescerono,


mietettero, ripetettero, ecc.;
resistettero,

vendettero,

cederono, ecc.;

ma

sono prevalsi su

ecc.,

credettero, cedettero,

son pi comuni di crederono^

temettero e temerono sono

ugualmente

usati.

Osservazioni sulla quarta coniugazione.


478. Della quarta coniugazione ci sono tre classi di
verbi.

Alla prima appartiene vestire e pochi altri, che aggiungono direttamente la desinenza al tema, in tutt'i
tempi.

La pi numerosa
i

la

seconda, e vi appartengono

verbi (detti incoativi dagli antichi, frequentativi dai

moderni), che nel presente dell'indicativo, dell'imperativo e del congiuntivo,

mettono

isc tra il

tema

e la de-

sinenza, nelle tre persone del singolare e nella terza plurale; e su questo isc cade

sempre

l'skscento:

Un-isc-o.

Un-isc-a.

Unritc-,

Un-i8c-i.

Un-isc-a.

150

IL

Il

VERBO

Un-isc-e.

Un-isc-a.

Un-isc-a.

Un-iamo.

Un-iamo.

Un-iamo.

Un-ite.

Un-ite.

Un-iate.

Un-isc-ono.

Un-isc-ano.

Un-isc-ano.

numero

dei frequentativi

era per assai minore

nell'italiano antico.

La

terza classe poi

comprende parecchi

quali son vive tutt'e due le

verbi, de'

forme, la semplice e la

Aborro e Aborrisco, Assorbo e AssorbiNutro e Nutrisco, ecc. E per questi verbi, comunemente confusi tra gl'irregolari, vedi 511.
479. Anche pe' verbi della quarta coniugazione, da
notare che difficilmente si usano le voci con le desinenze iamo, tate, se il tema esce in vocale: continuiamo,

frequentativa:
sco,

influiamo, istruiate, arguiate, ecc.

CONIUGAZIONE DE' TRANSITIVI RIFLESSIVI.


480.

Abbiamo

gi detto

come

la

sottospecie

de'

verbi

attivi.

forma

un

verbi transitivi, non sia altro che

si

riflessiva de'

una
ha aggiungendo a
caso speciale,

per complemento oggetto, le forme atone del


pronome personale: mi lavo, ti lavi, si lava, ecc.
481. I verbi riflessivi prendono per ausiliare essere,
questi,

invece di avere.

IndicatTO.

Sing.

Sing.

Sing

IL

VEKBO

151

Passato remoto.
Sing.

Mi

Plur.

lavai.

Ecc.

Ci lavammo.
Ecc.

Trapassato prossimo.
Sing.

Mi

Plur.

ero lavato-a.

Ecc.

Ci eravamo lavati-e.
Ecc.

Trapassato remoto.
Sing.

Mi

Plur.

fui lavato-a.

Ci fumm,o lavati-e.

Ecc.

Ecc.

Futuro.
Sing.

Mi

Plur.

laver.

Eco.

Ci laveremo.
Ecc.

Futuro anteriore.
Sing.

Mi sar

lavato-a.

Plur.

Ecc.

Ci saremo lavati-e.
Ecc.

Imperativo.
Presente.

Sing.

Plur.

Laviamoci.

Lavati.

Lavatevi.

Si lavi.

Si lavino,

ConginntiTO.
Presente.
Sing.

Mi

lavi.

Plur.

Ci laviamo.

Ti lavi.

Vi laviate.

Si lavi.

Si lavino.

Imperfetto.
Sing.

Mi

lavassi.

Ecc.

Plur.

Ci lavassimo.
Ecc.

152

IL

VERBO

Passato.
Sing.

Mi

sia lavato-a.

Plur.

Ecc.

Ci siamo iavatt'e^
Ecc.

Trapassato.
Sing.

Mi

fossi lavato-a.

Plur.

cc.

Ci ffissimo lavati-e.
Ecc.

Condizionale.
Presente.
Sing.

Mi

Plur.

laverei.

Ecc.

Ci laveremmc
Ecc.

Passato.
Sing.

Mi

Plur.

sarei lavato-a.

Ecc.

Ci sartemmo lavati-e.
Ecc.

Infinito.

Presente.
Sing.

Lavarmi,

lavarti, la-

Plur.

Lavarci, hivairvi, lavarsi.

varsi,

Passato.
Sing.

Essermi,

esserti,

es-

Plur.

Esserci, esservi, essersi latmti-ei

sersi lavato-a.

Gerundio.
Presente.
Sing.

iM-vandomi, lavandoti,

Plur.

lavandosi.

Lavandoci, lavandovi,

lavandosi.

Passato.
Sing.

Essendomi, essendoti,
essendosi lavato-a.

Plur.

Essendoci, essendovi,
essendosi lavati-e.

VERBO

IL

158

Participio.
Presente.

lavantesi.
ti,

Lavantici, lavantivi,

Plur.

Lavantemi, lavanteti,

Sing.

Non usa-

specialmente

lavantisi.

il

Non

usa-

ti.

secondo.

Passato.
Sing.

Lavatomi, lavatami ;

Lavatici, lavateci; la-

Plur.

votivi, lavatevi; la-

(lavatoti, lavatati,
noia,

si,

usati); lavato-

valisi, lavatesi.

To-

co usati.

lavatasi.

Osservazioni generali sulla coniugazione riflessiva.


482.

Come

si

vede, le forme pronominali

si

antepon-

gono per lo pi alla voce verbale, semplice o composta.


La seguono solo in alcune voci dell'imperativo prespnte,
e nell'infinito, nel gerundio e nel participio presenti.
Nell'imperativo passato (V. 462), come pure nel passato
dell'infinito, del gerundio e del participio, seguono l'ausiliare.

Ma nel linguaggio poetico, il pronome pu seguire il


verbo in tutte le voci (lvomf, lavvasi, ecc.), congiungendosi per con l'ausiliare ne' tempi composti (erami
lavato, fossimi lavato), e dando luogo a frequenti troncamenti: lavimci, lvansi, siamci lavati, ecc.
483. L'infinito presente si unisce sempre nella forma
tronca: lavarmi, mai lavremi.

Verbi attivi con mi,

ti,

si,

ecc.

Da non

confondere co' verbi propriamente risono que' verbi attivi (chiamati pronominali da
alcuni) a' quali si uniscono mi, ti, si, ecc., come semplici riempitivi che danno maggior efficacia alla frase,
484.

flessivi,

e la

rendono pi familiare

scenetta, invece di

un

Ho

Mi sono godufo tutta quella


La Rosina s' bevuta

goduto, ecc.

bel bicchier di vino,

invece di

Ha

bevuto, ecc.

154

IL

Anche

in questo caso per,

Mi ho

l'ausiliare essert}.

sono oggi modi dialettali,

il

verbo attivo prende

goduto, 8*ha bevuto, e simili,

ma

di que' molti

da cui non

sanno guardarsi.

tutti gli scrittori

Per

VERBO

altri riflessivi apparenti, vedi

494.

CONIUGAZIONE DE TRANSITIVI PASSIVI.


485. Abbiamo detto che un verbo transitivo di
forma passiva, quando l'azione cade sul soggetto: Io

sono lodato.
486. Il

Il libro letto.

modo pi generale

(V. 488-90) di formare

la coniugazione passiva, quello facilissimo di far se-

guire

il

participio passato d'un verbo transitivo a tutte

verbo essere; e perci, in questo caso, tutti


tempi del passivo sono composti.
Per esempio, se voglio formare l'imperfetto passivo
del congiuntivo del verbo lodare, non ho che da pren-

le voci del
i

dere Vimperfetto del congiuntivo di


farlo seguire

da

fossi lodato.

487.

lodato, participio

esse'C (io fossi),

passato di lodare:

cosi, fossi creduto, fossi vestito, ecc.

ogni modo, non sar inutile chiarire questa

norma generale, con l'esempio

di tutta la coniugazione

che varr anche per

passiva di lodare,

le

tre

altre

coniugazioni.

IndicatiTO.
Presente.
Sing.

Sono lodato-a.

Plur.

Siamo

Ecc.

lodati-e.

Ecc.

Imperfetto.
Sing.

Ero

lodato-a.

Plur.

Eravamo

lodati-e.

Ecc.

Ecc.

Passato prossimo.
Sing.

Sono stato-a lodato-a.


Ecc.

Plur.

Siamo stati-elodati-e.
Ecc.

IL

VERBO

155

Passato remoto.
Sing.

Fui lodato-a.

Vhxx.

Fummo

lodati-e.

Ecc.

Ecc.

Trapassato prossimo.
Sing.

Ero

stato-a lodato-a.

Plur.

Eravamo

stati -e

lo-

dati-e.

Eco

Ecc.

Trapassato remoto.
Sing.

Fui stato-a

lodato-a.

Plur.

Fummo

stati-e

loda-

ti-e.

Ecc.

Ecc.

Futuro.
Sing.

Sar lodato-a.

Plur.

Saremo

lodati-e.

Ecc.

Ecc.

Futuro anteriore.
Sing.

Sar

stato-a

loda-

Plur.

to-a.

Saremo

stati-e loda-

ti-e.

Eco.

Ecc.

ImperatTO.
Presente.
Sing.

Sia lodato-a.

Plur.

(V. 463.)

Sii lodato-a.

Siate lodatile.

Sia lodato-a.

Siano

lodititi-e.

Congiunti YO.
Presente.
Sing.

Sia lodato-a.
Eco.

Plur.

Siamo

lodati-e

Ecc.

Imperfetto.
Sing.

Fossi lodato-a.

Ecc.

Plur.

Fossimo
Ecc.

lodati-e.

166

IL

VERBO

Passato.
Sing.

Sia stato-a lodato-a.

Plur.

Ecc.

Siamo

siali-e lodati-e.

Ecc.

Trapassato.
Sing.

Fossi

loda-

stato-a

Piar.

to-a.

Fossimo

stati-e loda-

ti-e.

Ecc.

Ecc.

Condizionale.
Presente.
Sing.

Sarei lodato-a.
Ecc.

Plur.

Saremmo

lollati-e.

Ecc.

Passato.
Sing.

Sarei stato-a loda-

Plur.

to-a.

Saremmo

stati-e

lo-

dati-e.

Ecc.

Ecc.

Infinito.

Presente.
Sing.

Esser lodato-a.

Sing.

Es&ere stato-a loda-

Plur.

Esser lodali-e.

Passato.
Plur.

Essere stati-elo dati-e.

Co- a.

Gerundio.
Presente.
Sing.

Essendo lodato-a.

Plur.

Essendo

lodati-e.'

Essendo

stati-e

Passato.
Sing.

Essendo stato-a
dato-a.

lo-

Plur.

dati-e.

lo-

IL

VERUO

157

Participio.
Presente.
Sing.

Plur.

Lodato u

Lodati'^.

Passato.
Sing.

Plur.

Stato-a lodato-a.

Stati-e lodati-e.

Osservazioni generali sulla coniugazione passiva.


488.

Abbiamo veduto come

essere

l'ausiliare

regolarmente per la forma passiva.

Per,

ne'

serva
suoi

tempi semplici (presente, imperfetto, passato remoto,


futuro), pu sostituirsi con quelli corrispondenti del
verbo venire: Vengo guardato, venivo giardato, venni
guardato, verr guardato, venga guardato, venissi guardato, verrei guardato, venir guardato.

Tale sostituzione, pi o meno frequente, diventa


quando l'unione del participio con esCos, dicendo: L'uscio
sere pu indurre ambiguit.
serrato, non s'intende chiaramente se l'azione del ser-

poi necessaria,

rare sia fatta nel tempo presente


glio dire: L'uscio vien

Anche

nel qual caso, me-

semaio.

verbi andare e stare qualche volta socome ausiliare del passivo and bruciato, era andata perduta, sia scritto, siava chiuso.
489.

stituiscono essere,

Ma
va

lo sostituiscono

anche quando non

ausiliare:

andava superbo, siava inquieto, siar allegro.


andare ha pure talvolta il significato di dover

lieto,

essere: Se aveva fatto

bene, andava

Non

incoraggito.

va detto cos.
490.

Prendono

significato passivo,

quando non possa

esserci ambiguit, anche le terze persone dol singolare


e del plurale,

come pure

l'infinito,

dato-a)

da

tutti.

lod (fu lodato-a)

gerundio e

il

participio passato, della forma riflessiva

Si loda

Si lodava (era lodato-a) da

da

tutti.

il

( lo-

tutti.

Si

Si /odano (sono lodati-e)

168

da

IL

tutti.

VERBO

SI lodavano (erano lodati-e) da

rono (furono lodati-e), ecc.

da

tutti.

SI loda-

Lodarsi (esser lodato-a-i-e)

tutti, ecc.

CONIUGAZIONE DE' VERBI INTRANSITIVI.


che vogliono pe^r ausiliare
coniugano nello stesso modo dei transitivi di

491. Quegl' intransitivi


avere,

si

forma attiva: Dormo, dormivo, ho dormito, ecc. Quelli


poi che vogliono per ausiliare essere, se ne discostano
solo nei tempi composti, appunto perch sostituiscono
le

voci di questo verbo,

a quelle corrispondenti

di

avere : Resto, restavo, sono restato, ero restato, ecc.

81

Alla prima o alla seconda di queste specie di verbi,


uniformano poi quegl' intransitivi che vogliono per

ausiliare ora avere, ora essere.


492.

Non

c'

una regola generale, per

stabilire quali

vogliano avere, quali essere, quali

tra gl'intransitivi

ora l'uno ora l'altro

riverbera nella lingua.

il

discorde uso dei dialetti

Ma

si

pu dire che
quelli che signifi-

certamente

si

coniugano con avere quasi tutti


cano un'azione (tremare, zoppicare, dimorare, passeggiare, viaggiare, guerreggiare, scricchiolare, scoppietsi

tare, crejntare,
ecc.);

che

mentre

si

significano

abbaiare, nitrire, mugghiare,


coniugano con essere quasi tutti quelli

bollire,

un

fatto:

essere,

diventare,

mancare

(nel senso di non esser sufficiente o non esser presente)


rimanere, restare, nascere, morire, accadere, capitare, ecc.

Pochi sono gl'intransitivi, come vivere, apparche prendono indifferentemente avere


ed essere, senza una sensibile variazione di significato:
vissuto trent'anni e Ha vissuto trenV anni. Erano appartenuti a me Q Avevano appartenuto a me.
493.

tenere,

Per

valere,

taluni,

un

ausiliare pi

comune

esistito,

consistito, sussistito, assai pi

esistito,

ecc.

Per alcuni ultimi

dell'altro

comuni di ha

poi, il servirsi dell'uno o dell'ai-

IL

non

tro ausiliare

159

VERBO

indifferente in tutti

casi,

perch

si dice: Oggi ho corso molto e Stamani son corso dal


medico, n si potrebbe dire Oggi son corso molto e Sla:

marli ho corso dal medico.

Non

494.

pochi intransitivi, nella coniugazione se-

guono invece
ecc.)

riflessivi

ma

forma

de'

do-

vergognarsi,

questo loro adattarsi ora all'una ora all'altra


transitivi, non ha alcun valore a modificar

la loro natura,
tivi o

(accorgersi, ammalarsi,

maravigliarsi, pentirsi,

lagnarsi,

lersi,

pu mai parlare

si

d' intransitivi ai-

Hntransitivi riflessivi.

cosa tanto puramente accidentale, che, per


esprimere la stessa azione intransitiva, a un verbo
coniugato come gli attivi, ne sta talora di fronte, in

Ed

un altro coniuammalare, ammalarsi ; invecchia'


passeggiare, se promedialettale invecchiarsi ;

italiano o in francese, o in tutt' e due,

gato come
re,

ner;

riflessivi:

appassire, appassirsi, se faner; svaporare, ra-

ramente svaporarsi,

s'

vaporer; tacere, poetico tacersi,

se fair e; ecc.

Le denominazioni di participio presente e pasche gi mostrammo non essere esatte pei verbi
transitivi ( 464), non sono punto pi esatte per gl'inIn questi, il participio presente non espritransitivi.
495.

sato,

me

altro

sente,

Lo

vidi

che

il

compiersi di un

come nel passato


il

e nel futuro

fatto,

Lo

cosi nel pre-

vedo dormente;

dormente; Lo vedr dormente.


participio passato non esprima altro che la

compiutezza d'un fatto, avvenga essa nel presente, o


sia gi avvenuta, o debba avvenire Ho dormito. Ebbi
dormito, Avr dormito.
496. Molti verbi transitivi, quando non sono seguiti
:

dal complemento oggetto,


l'azione,

no intransitivi:
i

il

quale indichi su che cade

prendono un significato assoluto e diventaQuell'oste

alberga

(transitivo)

ladri e Dove albergher (intransitivo),

lano?

/ Galli arsero

Roma

tutti

giunto a Mi-

e Quella candela arde

160

da

IL
tre ore.

Ascoltava

VERBO
e crollava il

capo e Una casa

crollava al Corso, ecc.

497.

Quando

tali

verbi hanno significato transitivo,

coniugano tutti con avere; quando hanno significato


intransitivo, ora con avere, ora con essere: Lo aveva
precipitato da una rupe e Era precipitato dalle scale.
Ho calato una corda e Sono calato dalla finestra.
si

Avevo girato la chiave e Avevo girato tutta il giorno, ecc.

VERBI IMPERSONALI.
498. Meritano speciale attenzione parecchi verbi intransitivi, quali accadere, avvenire, urgere, vigere, e

poetici calre e lcere;

come pure

altri pochi,

che in-

dicano fenomeni naturali: albeggiare, annottare, balenare, fiaccare

(che per a Firenze s'usa

sempre

col

soggetto espresso: fioccar la neve), grandinare, lam-

peggiare, nevicare, piovere, piovigginare, tonare, ecc.

Questi verbi sono comunemente chiamati impersonali,

perch

si

credette o che mancassero del soggetto,

non ne abbiano mai uno di prima o di seconda


persona. Per quest'ultima ragione poi, quelli come alo che

beggiare, ecc., sono anche detti unipersonali.

Ma

in

maggior parte hanno anch'essi il soggetto, o


espresso o, pi comunemente, sottinteso. // fatto accadde cos. Di rado avviene che un uomo sia interamente malvagio. Urge la risposta. Ancora vige qualTroppo indugiar non lice (poetico).
che barbara usanza.
Albeggia, annotta, balena, tuona [il cielo]. Fiocca la
neve.
Grandina, piove, nevica [il tempo o il cielo], ecc.
499. Alcuni si possono per costruire anche impersonalmente, ma solo quando si usino in senso morale.
Quindi: A tutti duole la, e anche della, sua morte; ma
sempre Allo zio duole il capo.
realt, la

500.
mili,

al contrario, balenare, piovere, tonare, e si-

che nel significato proprio non s'adoperano altro

che nella terza persona, e son sempre intransitivi, nel

IL

VERBO

IGl

metaforico s'adoperano ia tutte le

persone,

talora

anche transitivamente: Tu, onorevole amico, tuoni invano contro questo Ministero. Voi balenate come ubria-

Dopo tanta

chi.

luna pioveva

siccit,

piove oro quest'acqua.

La

i suoi candidi raggi.

501. Urgere, infine, solo in poesia pu usarsi tran-

sitivamente,

col

L'alto disio che


502.

Anche

primo significato di spingere:

suo

mo {'infiamma ed urge (Dante).


nell'uso di calre dev'esserci sempre,

espresso o sottinteso, ci che cale: se non che, mentre

spesso riveste la schietta forma di soggetto (L'odio de'

non cale a nesiuno), talora prende quella di complemento di causa, preceduto dal di: Dell'odio de' tristi non cale a nessuno.
503. Questa medesima doppia costruzione propria
anche di taluni altri verbi, certamente non impersonali, che per, seguiti dal complemento di causa, si
usano anche come impersonali: L'eterna salvezza importa a tutti; A tutti importa dell'eterna salvezza.
A ognuno preme il proprio decora; Del proprio decoro
La sua finzione mi cuoce; Mi cuoce
preme a ognuno.
tristi

sua

della

finzione, eoe.

VERBI IRREGOLARI.
504. Rispetto alla coniugazione,
classi di verbi.

La maggior

abbiamo due grandi

parte seguono la coniti-

fjazione debole (che quella gi studiata), cio in tutte


le

persone del passato remoto, e nel participio pashanno l'accento sulla desinenza: lodai, temei, cre-

sato,

dei, vestii; lodato, temuto, creduto, vestito.


tri

Alcuni

al-

invece seguono la coniugazione forte, cio conser-

vano l'accento sul tema:

non

leggi; ltto, non


non incidto; n
solo conservano l'accento, ma hanno pure desinenze
.speciali: si, non et; io oso, non uto; e davanti a que-

leggiuto; incsi,

ste

non

lssij

incidi; incso,

desinenze modificano l'uscita del tema, secondo


U.

MouAxoi o Cappoccisi, Oramm.

Ital,

le

IL

162
leggi foneticlie:

VERBO

non Icg

les,

(Cfr.

71-72);

incl,

non

inc/d ( 73).
505. Per distinguere l'una classe dall'altra, la de-

nominazione pi in uso presso di

noi,

ancora l'an-

verbi regolari e irregolari.

Non

per esatta,

tica, di

poich propriamente non

si

pi, regolari o irregolari

anzi

tratta di verbi,

ma

di tem-

soltanto di voci, giacch

la differenza essenziale e costante s'incontra solo nella

prima e nella terza persona del singolare, e nella terza

del plurale.
lare,

la

coniugazione forte per s irrego-

seguendo anch'essa regole sue proprie, assai ben

determinate.
506.

Non

sono poi da confonder punto con

regolari, alcune voci di tutt'e

bole e forte, nelle quali voci,

le ir-

due le coniugazioni, deaggiungendo al tema le

desinenze ordinarie e regolari, s' prodotta, per ragioni


fonetiche (V. le Leggi de' suoni), qualche alterazione:

non giada; far, non facevo, ecc. Il fondamento della coniugazione sta nella serie delle desinenze, che si aggiungono al tema verbale: non c' quindi
coniugazione irregolare, dove sono desinenze regolari.
507. Tuttavia, poich nelle nostre grammatiche
sovrano il mal uso di confondere questi ultimi verbi
con quelli che seguono la coniugazione forte, e chiamarli tutti in fascio irregolari, anche noi ne parliamo
ora sotto questa generale denominazione, non senza in-

giaccio,

trodurre per le distinzioni pi fondamentali, ed evi-

tando almeno

accozzamenti pi repugnanti e gros-

gli

solani.

Di ciascun verbo poi non daremo tutta intera


coniugazione,

ma

bens quelle sole voci che

si

la

disco-

stano dalle forme indicate nel modello del 460.


508. Alcuni de' verbi che come accorare, coprire,
giocare, infocare, notare (nel senso di reggersi in acqua),
risolare, rotare, sedere, sonare, tonare, votare (nel sen-

so di render

tongano in

hanno nel tema e ovvero o,


uo queste vocali, quando vi cade

vuoto),

te e

ditl'ac-

IL

VERBO

103

cento: accuoro, cuopre, giuocano, infuochi^ nuoti, risuola,


ruoto, siede, suoni,

tuona,

vuota;

ma

accorate, co-

privo, giocai, infocher, notasse, risolato, roterebbe, se-

devano, sonava, ton, votavano.


I dittonghi
bili (V.

ie,

uo, in questi casi

sono dittonghi mo-

28).

Va

per prevalendo l'uso, specialmente nel linguaggio familiare, di servirsi della vocale semplice in
tutta la coniugazione (Io gioco, Io copro, Io m'accoro,
609.

Io vto,

ecc.);

uo in tutte
detti),

le

n ormai

si

conserva pi

il

dittongo

voci di notare e votare (ne' sensi sud-

per distinguerli da notare (segnare, indicare o

Onde

simili), e votare (dare il voto).

meglio

ver mai: Io nuotavo, Noi vuotiamo, ecc.

non

Cfr.

scri-

160,

ultimo capoverso.
510. Cosi pure, la regola

del

dittongo mobile non

regge ne' passati remoti, o in altri tempi, della coniugazione forte ( 515), ne' quali Va seguito da una

consonante doppia (Cfr. 45) Muovere, muovo, movevo,


(non m(ioi, quantunque vi cada l'accento); Cuocere, cotto (non cuotto, quantunque vi cada l'accento).
:

mom

Nell'uso letterario

antico, e in certi

tro-

dialetti,

viamo esteso il dittongo mobile ad alcuni verbi, ne'


quali ora non pi comportabile.
Quindi non si direbbe: Io pruovo, Tu truovi, e simili; ed oggi raro,
anche in poesia, che si dica: priego, pr/eghi, niego,
n/ega, $/egua, e simili.

Di forma semplice

frequentativa.

511. Parlando della quarta coniugazione,

abbiamo

gi avvertito ( 478) che taluni verbi hanno tutt'e due


In quanto
le forme, la semplice e la frequentativa.

dell'una o dell'altra, vanno studiati

all'uso per

guenti verbi

se-

Aborrire. Pres. ind. Aborro e Aborrisco, ecc. Pres. imp.


Aborri e Aborrisci, ecc. Pres. cong. Aborra e Aborrisca,
La forma semplice pi usata.
ecc.

lOi

IL

VKnuo

Aggradire, volgare o letterario in tutto lo voci. Ha


soltanto lo forme frequentativo, con senso transitivo (gradire): Aggradisca un bicchier di vino.
Si usa per aggrada,
ma non comvme, e non deriva, come alcuni credono, da
questo verbo, bens dall'antiquato Aggradare, con senso intransitivo (riuscir gradito): Favorisca da ine, se cos le

aggrada.

Apparire, vedi 519.


Assalire e Salire, vedi 618.
Assorbire. Pres. iud. Assorbo e Assorbisco, ecc. Pres.
imp. Assorb e Assorbisci, ecc. Pres. cong. Assorba e Assorbisca, ecc. S'usano tutt'e due le forme.
Part. pass. Assorbito, e Assorto come aggettivo.
Di Sorbire son comuni
solamente le forme frequentative, perch Sorbo, sorbi, sorbe
e sorba, omonimi della pianta e del frutto, fanno ridere.
Avvertire. Le forme frequentative Avvertisco, avvertisci, ecc., son dialettali.

Capire.

vivo,

ma

senza

le

forme semplici, nel senso

figurato di udire, sentire (In quel frastono,

sua

voce), e

''

intendere (Non capisce

originario di contenere, fuor d'uso.

il

Ha

non

capii

la

greco): nel senso


poi sostituito Ca-

pere, nel senso intransitivo di stare, entrare (La roba

non

questa stanza), in tutte le voci, salvo cape e


capa, invece di capisce e capisca. Ma stare o entrare son
Capiamo e capiate, dialettali
sempre molto pi comuni.
nel senso di sentire e intendere, sono per abbastanza co-

pu

capire in

muni

in quello di stare, entrare.

Comparire, vedi 519.


Concepire. Concepe, concepono, conceputo o concetto,

so-

no voci poetiche.
Convertire. Convertisco, convertisci, e

le altre voci fre-

quentative, son dialettali.


e, antiquato e poetico in tutte le voci che ha, FediFerire ha solo le forme frequentative, e Fre, fera, per
Ferisce e ferisca, sono oggi rare anche in poesia. Fedire ha
solo le semplici: Fiedo, fiedi, fede, (ledono; Fieda, fiedano.
Mentire. Mentisco, ecc., Mentisca, ecc., sono comuni.

Ferire

re.

Mento,

ecc..

Nutrire.

Menta,

ecc.,

son

letterari.

Pres. ind. Nutro e NiUrisco, ecc.

Pres. imp.

Nutr e Nutrisci, ecc. Pres. cong. Nutra e Nutrisca,


Pi comuni le forme frequentative.

ecr.

VERBO

IL

105

Offrire e Offerire, vedi 518.


Partire. Le forme semplici: Parto, parti, ecc.,

hanno

generalmente significato intransitivo {andar via). Le frequentative Partisco, partisci, ecc., hanno sempre significato
transitivo (dividere, spezzare); ma son poco usate.
Patire. Le forme semplici Pato, pati, pat, patono, son
dialettali e ormai morte anche in poesia.
:

Plaudire, poetico in tutte le voci.

composto Applaudire, che ha

tutt'e

due

per comune

il

ma

la

le

forme;

frequentativa pi usata.

Sdracire.

Pres. ind. Sdrucio e Sdrucisco, ecc., sdrit-

cono, sdruciono, sdruciscono.

Pres. cong. Sdrucia e Sdru-

cisca, ecc.

Pres. cong. Tossa, ecc.

Pres. ind. Tosso, ecc.

Tossire.

Le forme frequentative: Tossisco,

ecc.,

Tossisca, ecc., son

dialettali.

Difettivi,
512. Si

chiamano

difettivi taluni

verbi, cosi della

coniugazione debole come della forte, de' quali si usano


solo alcune voci, perch le altre, o sono morte, o non
Ecco i principali verbi difettivi,
sono mai esistite.

ohe pi comunemente

con l'indicazione delle voci

si

usano:

Angere, latinismo, raro anche in poesia, e

di coi si

usa

quasi unicamente la voce Ange.

che

Ardire. Non si usano mai Ardiamo, ardiate, ardente,


si confonderebbero con le voci corrispondenti di Ar-

dere.

Arrogere.

Sopravvive solo in Arrogi (pi comunemente


Ma pedantesco.

Arroge), imperativo.

Asciolvere, vedi 518.


Atterrire.

Non

si

usano quelle

voci, nelle quali si con-

fonderebbe con Atterrare.


Calere, vedi 518.

Coincidere, vedi 518.


Clere, latinismo, raro anoho in poesia, e di cui
quasi unicamente la voce

comune
Terreni

di Culto,

oggi

clti e inclti,

si

Cole.

Il

part.

si

usa

pass. Clto, pi

usa solamente come aggettivo:

Persona

ctta.

Culto poi, sostantivo

1G6

IL

(Il culto divino),

che

disse anche clto,

si

mente dal sostantivo

VERno
deriva diretta-

cultus.

('onsumero, vedi Consamare, 518.


Convergere, Il pass. rem. Convergei, ecc., pochissimo
usato manca il part. pass. ClV. Convertere, 518.
;

Diligere, vedi 518.


Discornero, vedi 518.

Divedere, vedi Vedere, 517.


Divellere, vedi 518.
Divergere. Il pass. rem. Divergei,

Manca

il

tivo, appartiene al

a.ssai

ecc.,

part. pass., poich Diverso, oggi

raro.

solamente agget-

morto Divertere.

Esimere, vedi 518.


Estollere, latinismo ormai esclusivamente poetico, che

manca

del participio passato.

Il pass.

rem. Estolsi,

ecc., s'

formato su quello di Togliere.


Fervere. Manca il participio passato.
Gire, solamente poetico in alcune voci, ma pi spesso
anche dialettale. Pres. ind. Gite. Imperf. Giva (Givo, esclusivamente dialettale) e Gi, givi, giva e gi, givamo, givate,
givano e giano. Pass. rem. Gisti, g o gio o gissi (si gi),

gimmo,

giste, girono.

Cond. Girei, ecc.

ecc.

Fut. Gir, ecc.

Imperf. cong. Gissi,

Part. pass. Gifo.

Pres. ind. Ite, volgare.

Ire, familiare.

volgari.

Pass. rem.

miliare.

Ma

Isti,

irono, volgari.

Impjrf. Ivo,

tutte le voci sono anche poetiche.

Licere, poetico in tutte le voci che ha.


o lece.

Imperf. Liceva, licevano.

cessero.

ecc.,

Part. pass. Ito, fa-

Part. pass. Licito, che

Pres. ind. Lice

Imperf. cong. Licesse,

non

li-

s'usa in plurale, e /<e-

voce di questo verbo che appartenga anche alcomune, facendo perci comuni tutti i tempi composti

cito, sola

l'uso

con

essa.

Lucere, dialettale e poetico in tutte le voci, tranne LuPi vive delle altre, pel significacente, che comunissimo.
to del verbo, sono le terze persone: iMce, lucono; Luceva^
lucevano; ecc.

Molcere, poetico in tutte

le

Manca

voci.

il

participio

passato.
Olire.

Si usano, e solo in poesia,

Oliva, olivano, e

Prudore.

il

l'

infinito,

part. pres. Olente.

Mancano

due

participi.

l'

imperf. ind.

IL

VERBO

167

Kedire, poetico in tutto le voci che ha.

Imperf. ind.

Rediva, redivano. Pass. rem. Redirono. Nella forma di


Riedere, propria del linguaggio letterario, nessuna voce pu
dirsi interamente disusata.
Rilucere, vedi 618.
Sapere, vedi 617.
Scernere, vedi 518.

Serpere, letterario non comune, perch quasi sempre soda Serpeggiare, manca del participio passato.
Solere, poco comune, perch ormai lo va sostituendo, in

stituito

tutte le voci, la locuzione Esser solito.


suoli, suole, sogliamo, solete, sogliono.

Pres. ind. Soglio,

Imperf. Solevo, ecc_

Pass. rem. Solei, ecc. Pres. cong. Soglia, ecc. Imperf. SoIl part. pass. Solito comimissimo.
lessi, ecc. Ger. Solendo.
Sttggere, letterario, per Succhiare, Succiare.

Manca

del

participio passato.

Tangere, latinismo poetico e usato solo in poche voci


notissimo pel verso dantesco: Ohe la vostra
miseria non mi tange. H part. pres. Tangente s'usa per lo

ma Tange

pi sostantivato:

La

[linea] tangente al cerchio;

o parte] tangente di ciascun socio.

perduto ogni valore verbale,

Il part.

ma non

cosi

La

[quota

pass. Tatto
il

ha

suo contrario

Intatto.

Tralucere, vedi 518.


Urgere. Si usano, oltre l'infinito, le voci: Urge, urgono; Urgeva, urgevano; Urgesse, urgessero ; Urgerebbe, urgere.bbero; Urgendo, Urgente; Q xxa,.o Urgerh, urgeranno.
Vertere ha le terze persone singolari de' tempi semplici: Verte, vertono; Verteva, vertevano; ecc. Ger. Vertendo.
Part. pres. Vertente. Il part. pass. Verso usato come sostantivo.
Pel composto Contro vertero, vedi 520.

Vigere non s'usa, ma s'usano Vige, vigono ; Vigeva, vigevano; Vigesse, vigessero; Viyerebbe,vigerebbero ; Vigendo,
:

Vigente; e di rado Vigerb, vigeranno.

Di doppia

coniugazione.

513. Per taluni verbi si hanno due forme distinte


appartenenti a due diverse coniugazioni, come Ammangare e Ammansire, Incoraggiare e Incoraggire, ecc.

Una

per, ordinariamente la seconda,

sempre

la

pi

168
usata;
verso,

ma talvolta han preso significato pi


come Fallare e Fallire.

Compire

in tutte

le

salvo per qualche frase

VERBO

IL

Empire

pi

voci
Compie

comune

di

comune

pi.

l'xifficio,

Empiere;

meno

di-

(/empiere,

di

Fatti compiuti, ecc.

ma

questo lo sosti-

tuisce in tutte le voci frequentative (Empisco, ecc.), che son

comune
verbi,
pietti,

Adempire, salvo le voci frequentative, pi


Adempiere.
Nel pass. rem. poi, di tutti questi
non si adoperano mai le forme in etti: compietti, em-

dialettali.

di

adempietti.

part.

Per

Compiente, Empiente,

pres.

Adempiente, valgono per tutt'e due

le coniugazioni.

fatti particolari.

Presenta qualche particolarit, ciascuno de' seguenti verbi, e anche parecchi altri, che appartengono
alla coniugazione forte.
514.

Andare si coniuga con due temi: and e vad. Pres. ind.


Vado (pi familiarmente va), vai, va, andiamo, andate, vanPres. cong. Vada, ecc., andiamo, andiate, vadano. Imp.
Va' (famil. vai, ma sempre vattene e simili), vada, ecc. Fut.
/Inder, eco. Cond. Anderei, ecc. E pi comuni nell'uso letterario: Andr, Andrei, ecc.
Gli altri tempi sono regolari,

no.

ma col tema

and.
Riandare, nel senso di andar di nuovo,
segue il verbo andare; ma in quello di tornar con la memoria sopra una cosa, serba in tutte le voci il tema and (fo
riand, ecc.), per non comune.
Trasandare serba pur

esso in tutte le voci

tema and: Io trasando,

ecc.

Part. pass. Assistito.

Assistere.

Cernere.

il

Pass. rem. Cernei, ecc. (Cernetti, ecc., son del-

l'uso letterario e rarissimi).

Consistere, vedi Assistere.


Cucire.

Il

tema ha

l'uscita

palatale in tutta la coniu-

Pres. ind. Cucio, cuciono. Pres. cong. Cucia, ecc.


Dare. Pres. ind. Do, dai, d, diamo, date, danno. Im-

gazione.

perf.

Davo,

ecc.

diede (poetico

Pass. rem. Diedi, desti (volgarmente dasti),


di'),

dero (poetico diero)


tero.

demmo, destet (volgarmente daste),


un po' meno comuni, Detti, dette,

Fut. Dar, ecc.

dacci e simili), dia, eco.

ma

diedet-

sempre
Pres. cong. Dia, dia, dia, diamo.

Imp. Da' (famil. dai,

VERBO

IL

diano (letterario dieno).

diate,

1G9

Imperf. Dessi, desse, des-

II composimo, deste, dessero ; volgarmente Dassi, ecc.


sto Circondare diventato un verbo regolare a s.
Devolver, comune solo nel part. pass. Devoluto.

Oltre al part. pres. Dormente, ha anche Dor-

Dormire.

miente, usato in pochissimi casi,

come

nella locuzione I sette

dormienti.

Dovere. Pres. ind. Devo, e meno comunemente Debbo,


devi (di, in Toscana di, pop. e poet.), deve (debbe, antiq.

Toscana dee, volg. e lett.), dobbiamo (poet.


Toscana dissi, si deve), dovete, devono e letterario
debbono. Pass. rem. Dovei e Dovetti, ecc., dov' e pi comue

lett.

dee, in

dessi, in

nemente

doverono e pi comunemente dovetPres. cong. Debba, ecc., dobbiamo,


i)ella forma Deva, ecc., doviamo, do-

dovette, ecc.,

Fut. Dovr, ecc.

tero.

dobbiate, debbano.

devano, son familiari

viate,

le tre

voci del singolare e la

Cond. Dovrei,
sono poetici.

ecc.

terza plurale, dialettali le altre due.

Deggio, deggiono

Deggia,

ecc.,

Esistere, vedi Assistere.

Essere, coniugato con due temi, vedi 453.


Godere. Nel futuro ha le forme intere Goder, ecc., e
quelle sincopate Godr, ecc.

nel condizionale, oggi si dice

Gaudente, antico participio, ora aggetper lo pi sostantivato.

solo Godrei, ecc.


tivo,

ma

Insistere, vedi Assistere.

Pass. rem. Mescei, ecc. (Mescetti, ecc.,

Mescere.
sano).

Part. pass. Mesciuto

Non segue

Mietere.

e,

non

s'u-

nel senso di mescolare, Misto.

la regola dell'accento mobile, e con-

serva te in tutte le voci.


Morire. Pres. ind. Muoio, e familiarmente Moio (Moro
va scomparendo); muo?*i, familiarmente 7nort; muore, familiarmente more, e poeticamente

muor; moriamo (moiamo

va scomparendo), morite, muoiono, familiarmente moiono.


Fut. Morir e Morr, ecc. Pres. cong. Muoia, familiarmente Moia, dialettale e poetico Mora, ecc. Cond. Morirei
e Morrei, ecc.

Part. pres. Morente, poet. Moriente.

Part.

pass. Morto.

Fascere. Nel pass. rem. non


scenti),

ma

solo Pascei.

Pentire, vedi 404.


part. pres. Penitente

si

usa la forma

in etti (Pa-

Part. pass. Pasciuto.


Part, pass. Pentuto, antiquato.

ha oggi perso ogni valore verbale.

Il

170

VEUUO

IL

Persistere, vedi Assistere.

Pervertire, vedi Avvertire.


Possedere, vedi Sedere.
Potere.

Pres. ind. Pusso, puoi,

puole), possiamo, j)otete,

possono

(poet. puote, volg.

Fui.

ponno).

Pres. cong. Possa, ecc., possiamo, possiate, pos-

Potr, ecc.

Cond. Potrei, ecc.

sano.

pu

(dial, e poet.

comune Possente,

Part. pres. Potente, e assai

meno

diventati aggettivi.

Salire, vedi 518.

In talune voci ha doppia forma. Pres. ind. SiePres. cong. Sieda e segga,
e seggono.
siedano e seggano. In tutte le altre ha una sola forma,
Do'
e segue la regola del dittongo mobile (Vedi 28).
composti di Sedere, Soprassedre segue in tutto il semplice.
Presedre e Risedre, nell'uso civile toscano, son
preferiti a Presidere e Risidere (pi usati in altre parti
Sedere.

do e seggo, siedono

che conservano

d'Italia),

siedevo, e simili.

ie in

tutte le voci

presiedevo, ri-

Presidente molto usato come


quale per conserva ancora il

Il part.

nome, e cosi Residente; il


suo valore verbale, sebbene in Toscana, come participio,
dica anche Risedente.
Stare.

Pres. ind. Sto,

Imperf. Stavo, ecc.


stesti, sttte (in

Toscana,

Toscana,

stettero.

simili),

stiate,

stia,

sftte),

(in

stemmo,

Stiedi, stasti, stiede,

ecc.

stai,

Pres. cong. Stia,

stiano (letterario stieno).

steste, stessero (Stassi, ecc.,

stanno.

stiamo, state,

Sttti

Imp. Sta' (famil.

Fut. Star, ecc.


e

sta,

stai,

Pass. rem.

Toscana,

stltti)^

steste, stettero (in

ecc.,

ma

son dialettali).
sempre stacci

stia,

Imperf. Stssi,

non comuni

si

stia,

stiamo,

ecc., stessimo,

nell'uso civile).

Ristare e Soprastare (col suo senso proprio di star sopra),


coniugano come Stare (Risto, ristai, ecc.; Soprastb, soprastai, ecc.), salvo che vistasse e soprastasse son pi coSovrastare (esser immimuni di ristesse e soprastesse.
nente), Contrastare e Restare ormai son verbi regolari a
si

s, e

fanno sovrasto, contrasta,

restai, ecc.

Sussistere, vedi Assistere.

Tessere.

Pass. rem.

Tessei,

ecc. (Tessetti, ecc.,

non

si

usano).

Udire conserva Vu solamente dove questo atono. Presudiamo, udite, odono. Fut. Udir e Udr,
Pres. cong. Oda, ecc., udiamo, udiate,
ecc. Imp. Odi, udite.

ind. Odo, odi, ode,

IL

VEUBO

171

Cond. Udirei e Udrei, ecc. Part. pres. Udente, Udienantiquato Audiente.


Uscire, invece di w, ha conservato l' originaria, in tutte

odano.
te,

la voci nelle quali accentata.

xtsciamo, tiscite, escono.


ecc.,

Pres. ind. Esco, esci, esce,

Imp. Esci,

lisciamo, usciate, escano.

Pres. cong. Esca,

iiscite.

Escire, esciamo, escite, e

altre voci simili, pi conformi al lat. exire, sopravvivono in


qualche dialetto e nell'uso popolare toscano.

Vestire, vedi 500.

Part. pass. Vestuto, antiquato.

Irregolari di coniugazione forte.


515.

Abbiamo

gi detto ( 504) che cosa s'intenda

per coniugazione foVte, e come ad essa appartengano

solamente alcune voci del passato remoto, o


pio passato, o le

une e

l'altro

il

partici-

insieme.

I verbi di questa coniugazione si dividono in tre


classi

Verbi che nella prima persona del passato remoto


aggiungono al tema la desinenza i; e innanzi a questa
raddoppiano quasi tutti la consonante finale del tema,
e alcuni ne cambiano anche la vocale.
b) Verbi che nella prima persona del passato remoto
a)

escono in

si (e

pi numerosa),

costituiscono la classe

innanzi al quale, le consonanti finali de' temi vanno sog-

La

gette a vari cambiamenti fonetici.

vocale del tema

spesso non pi quella dell'infinito, e d'ordinario

trova conservata l'antica del latino.


alcuni escono in
forti,

so, altri

e ora pi ora

meno

in

to.

si

De' participi

Accanto

alle

usate di esse, spesso

forme
son

si

venute formando, o hanno persistito, quelle deboli.


e) Verbi che nella prima persona del passato remoto
escono in

ui,

trasformato talvolta in

vi, tal

altra in bbi.

516. Noi, di ciascuna di queste tre classi,

verbi dell'uso moderno,

sono pi

tralasciando quelli

daremo i
che non

vivi.

Quando

di

una stessa voce vivono due forme,

tende pi usata quella che diamo prima.

s'in-

172

IL

VERBO

De' verbi composti (vedi la Formazione delle pasi notano quelli soltanto, de' quali non pi vivo

role)
il

semplice, e quelli che nella composizione presentano

qualche

difficolt.

Oltre la flessione speciale del passato remoto e del


participio passato, certi verbi della coniugazione forte

hanno qualcuna delle particolarit notate nel 514,


Ma s'intende che, in tutte le voci di cui qui non si
parla, seguono anch'essi le quattro coniugazioni regolari.

Prima

617.

classe de' verbi forti.

Appartenere, vedi Tenere.


Bere, volgarmente Bavere. Pres. ind. Devo, ecc. e volgari Beo (non bla, da beare), bi (non 6, da beare o per
;

beono. Pass. rem. Bevvi e bevetti, bevve e bevette,


bevvero e bevettero; volgari Bevei, ecc. Fut. Bever e Berr,
Cond. Beverei e Berrei, ecc.; volecc.; volgari Ber, ecc.
Bevuto, volgare Beuto. In tutte
pass.
Part.
ecc.
gari Berei,
belli), bee,

segue unicamente Bevere.


Cadere. Pass. rem. Caddi, cadde, caddero. Fut. Cadr, ecc. Cond. Cadrei, ecc.
Fare, antiquato Facere. Pres. ind. Fo e faccio, fai, fa,
facciamo (dialettale famo), fate, fanno. Imperf. Facevo,
Pass. rem. Feci, facesti, fece, facemrno, faceste, feceecc.
le altre voci,

ro (poetici Fei,

Fut. Far, ecc.

festi, f o f',

Imp. Fa'

femmo,

(famil. fai,

feste, fero e fenno).

ma

sempre fanne

Pres. cong. Faccia, ecc. Imperf. Fasimili), faccia, ecc.


ecc. Ger. Facendo. Part. pres. FaFarei,
Cond.
ecc.
cessi,
cente; pass. Fatto.

Mantenere, vedi Tenere.


Piovere.

Rompere.

Pass. rem. Piovvi (V. 500), piovve, piovvero.


Pass. rem. Ruppi, ruppe, ruppero. Part.

pass. Rotto.

Sapere. Pres. ind. So, sai, sa, sappiamo, sapete, sanno.


Pass. rem. Seppi, seppe, seppero. Fut. Sapr, ecc. Imp. SapPres. cong. Sappia, ecc. (poetici e volgari
pi, sappia, ecc.

Cond. Saprei, ecc.


piente e Saccente sono aggettivi.
Sappi,

ecc.).

Sodisfare, e

Il part. pres.

meno comunemente

Soddisfare.

manca: SaPres. iud.

IL

VEUUO

173

Sodisfaccio e Sodisfa, sodisfi, sodisfa, sodisfacciamo, sodisodisfarlo (volgari Sodisfa, sodisfai, sodisfa, sodisfia-

sfate,

ino, sodisfanno).

Imp. Sodisfa, sodisfaccia,

ecc.

Pres. cong.

Sodisfaccia, sodisfi, sodisfaccia, sodisfacciamo, sodisfaccia-

Per le altre voci, vedi Fare.


Tenere. Pres. ind. Tengo, tieni, tiene, teniamo (tenghiamo, letterario e volgare), tenete, tengono. Pass. rem.
Tenni, tenne, tennero. Fut. Terr, ecc. Imp. Tieni, tenga,
Pres. cong. Tenga, ecc., tenghiamo, ecc. Cond. Terecc.
Tegno, tegna, e simili, son dialettali e poetici.
rei, ecc.
Vedere. Pres. ind. Vedo, popolare e letterario veggo,
vedi, vede, vediamo, vedete, vedono, popolare e letterario
veggono. Pass. rem. Vidi, vide, videro. Fut. Vedr, ecc.,
e antiquati e dialettali Veder, ecc. Imp. Vedi, e ve' (men
correttamente veJi) solo come esclamazione, veda, ecc. Pres.
cong. Veda, ecc., e popolari e letterari Vegga, ecc. Cond.
te,

sodisfacciano o sodisfino.

Vedrei, ecc., e antiquati e dialettali


pres. Vedente; Veggente sostantivo.

y^ggio, veggia, veggiamo, ecc., sono poetici.

Provvedere son

Part.

Vederti, ecc.

Pass. Visto e Veduto.

Prevedere

regolari nel futuro e nel condizionale,

avendo le sole forme intere: Preveder, Prevederti, ecc.,


Proweder, Provvederci, ecc. In Ravvedere e Travedere,
Divedere poi non si
le forme intere son molto pi comuni.
usa altro che nell'infinito, e nella sola frase Dare a divedere.
Venire. Pres. ind. Vengo, vieni, viene, veniamo (volg.

Pass. rem. Venni, ven-

e lett. venghiamo), venite, vengono.


ne,

Verr,

Fut,

vennero.

ecc.

Imp,

Vieni, venga,

eco,

Pres. cong. Venga, ecc., veniamo), e volg. e lett. venghiamo,


ecc.

Cond.

Verrei, ecc.

Part. pres.

Veniente, usato; Ve-

come aggetnon si usa


Fut, Venturo (V. la Forma-

nente, raro, salvo che nel composto Avvenente,

tivo in senso metaforico; Vegnente letterario, e


no' composti.

Pass.

zione delle parole).

Venuto.

Vegno, vegna, e simili, son dialettali

e poetici,

518,

Seconda classe

Accendere.

de^

verbi forti.

Pass. rem. Accesi, accese, accesero.

Part.

Accladere, e meno comunemente Acchiadere.

Pass,

pass. Acceso.

rem. Acclusi, accluse, acclusero.

Part. pass. Accluso.

174

IL

Accorgere
crsero.

(Cfr.

VERDO

494). Pass. rem. Accrsi, accrse, ac-

Part. pass. Accorto.

Addurre. Pass. rem. Addussi, addusse, addussero. Fut.


Addurr, ecc. Cond. Addurrei, ecc. Part. pass. Addotto.
Tutte le altre voci derivano dall'antico Adducere.
Pass. rem. Afflissi, afflisse, afflissero. Part.

Affliggere.
pass. Afflitto.

Pass. rem. Allusi, alluse, allusero

Alludere.

Alludei, alludi,, alluderono.

e di rado

Part. pass. Alluso.

Annettere. Pass. rem. Annessi, annesse, annessero; ma


comunemente le forme regolari, Annettei, annetti, annetterono. Part. pass. Annesso.
Appendere. Pass. rem. Appesi, appese, appesero ; e meno
comunemente Appendei, ecc. Part. pass. Appeso.
Aprire ha soltanto le forme semplici, non le frequentative. Pass. rem. Aprii, apr, aprirono; e meno comunepi

mente Apersi, aperse, apersero. Part.

pass. Aperto.

Ardere. Pass. rem. Arsi, arse, arsero. Part. pass. Arso.


Asciolvere, ormai pedantesco in tutte le voci. Pass. rem.
Del part. pass. Asciolto,
Asciolsi, Asciolvetti, Asciolvei, ecc.
che come Asciolsi coincide con le forme forti del morto
Asciogliere, i Vocabolari non recano esempi. Ma forse fu
usato anch'esso.

Ascondere
dere;

ma

il

tutto poetico, e

Aspergere, letterario in tutte


si,

coniuga come Nascon-

si

part. pass. Ascoso pi

comune

le voci.

di Ascosto.

Pass. rem. Asper-

asperse, aspersero. Part. pass. Asperso.


Pres. ind. Assalgo {assalisco lett. e dialettale),

Assalire.

assalisci e assali, ecc., assaliamo (assalghiamo volg. e poet.),


assalite, assaliscono e assalgono.
se, assalsero,

Pass. rem. Assalsi, assai-

invece di Assalii, assal, assalirono, sono poe-

Pres. cong. Assalisca e assalga, ecc., assaliamo (ast'-ci.


salghiamo volg. e poet.). Part. pass. Assalito.
Assidere (Cfr. 494), tutto poetico, salvo il modo scherzevole La s'assida. Pass. rem. Assisi, assise, assisero. Part.
pass. Assiso.

Assolvere. Pass. rem. Assolvetti,


Assolvei, ecc.

ecc.,

(Assolsi, assolse, assolsero,

pass. Assoluto.

Non conforme

all'uso

meno comunemente

sono

poetici).

Part.

toscano, Assolto.

Assumere. Pass. rem. Assumti, assunse, assunsero. Part,


pass. Assunto.

VERBO

IL

Benedire.
r, ecc.

175

Imperf. ind. Benedicevo,

ecc., e popol.

Benedi-

Pass. rem. Benedissi, benedisse, benedissero, e popol.

Iknedii, bened, benedivano.

Calre non ha che

Per

le terze

le altre voci, cfr. Dire.

persone, assai rare anche nel-

l'uso letterario, salvo quelle dell' ind. presente, imperfetto e

Pass. rem. Calse.

passato remoto.

Cedere.

Pres. cong. Caglia.

Pass. rem. Cessi, cesse, cessero, sono assai rari

anche in poesia, invece di Cedei o Cedetti, ecc.


Chiedere. Pres. ind. Chiedo, e meno familiarmente chieggo; cosi pure chiedono e chieggono. Pass. rem. Chiesi, chiese,
Pres. cong. Chieda, e meno familiarmente chiegga;
chiesero.
cosi pure chiedano e chieggono. Part. pass. Chiesto.
CJiicggio, chieggiono, e simili, sono poetici.
Chiudere. Pass. rem. Chiusi, chiuse, chiusero. Part. pass.

Chiuso.

Cingere, e antiquato Cignere. Pass. rem. Cinsi, cinse,


Part. pass. Cinto.
Cogliere, e volgare e poetico Crre. Pres. ind. Colgo,

cinsero.

cogli, coglie, cogliamo, cogliete, colgono.

e cogliono, son dialettali e poetici.


colsero.

Fut. Coglier, ecc.

Coglio, colghiamo

Pass. rem. Colsi, colse,

Cond. Coglierei, ecc. {Corr,


Imp. Cogli, colga, ecc.

Correi, ecc., son volgari e poetici).

Pres. cong. Colga, ecc., cogliamo, cogliate (colghiamo e col-

Part. pass. Clto.

gltiate, dialettali e poetici), colgano.

Coincidere, dal
incidere (dal

lat.

lat. incdo).

cisero, e Coincidevi, ecc.

pass. Coinciso.
il

incido,

non

composto del nostro

Pass. rem. Coincisi, coincise, coin-

Rarissimo, nell'uso comune,

il

part.

Derivato da incido, sopravvive come nome

part. pres. Incidente.

Comprimere.
sero.

Pass. rem. Compressi, compresse, compres-

Part. pass. Compresso.

Concedere.

Pass. rem.

concesse, conced, concedette


pass. Concesso, e

Concessi, concedei, concedetti;

concessero e concedettero.

meno comunemente

Part.

Conceduto.

Concludere, vedi Accludere.


Condurre, vedi Addurre.
Connettere, vedi Annettere.
Conquidere, comune in Toscana nel senso Umportw
nave o vessare, nel linguaggio letterario conserva quello di
abbattere, vincere. Pass. rem. Conquisi, conquise, conqui^
tero,

Part. pass. Conquiso,

IL

17'J

VKRDO

Consumaro s'adopera oggi


Consmere

dell'antiquato

(V.

vivono nell'uso letterario

in

tutte le voci, in luogo

513).

voci

le tre

Ma,

di questo, soprav-

forti

(Consunsi, consunse, consunsero), e nell'uso

del pass.

rem.

comune

part.

il

Consunto: tutti per, specialmente parlandosi della sapanni e simili: Cappello unto, bisunto e consunto.
Ooiitamlere. Pass, rem. Contusi, contuse, contusero. Il
part. pass. Contuso, e il participio presente, son le voci pi

pass.

lute, de'

visate.

Oonvrtere morto, sopraffatto da Convertire


613);

ma

vivono nella poesia

il

(Cfr.

pass. rem. Conversi, con-

verse, conversero, e il part. pass. Converso : n vero che


queste voci appartengano a Convergere ( 612).
Coprire. Pass. rem. Copersi, coperse, copersero, sono

mono comuni
perto.

di Coprii,

Covrir, e

copr, coprirono.
Part. pass. Cosuoi derivati, son formo antiquate,

dialettali e letterarie.

Pass. rem. Corsi, corse, corsero.

Correr.

Part. pass.

Corso.

Cospergere, poetico in tutte le voci: vedi Asperger.


Costruire. Pass. rem. Costruii, ecc., e molto meno co-

munemente

Costrussi,

Costruito, e quasi

simo come nome.


Cuocere. Pres.
cete,

cuocia,

pass.

Pres. cong.

cuocia, cociamo, cociate, cuociano.

nel senso di far dispiacere. Caduto.

Cotto,

coi'O,

Cocio, ecc., son familiari.

Decider.

Part.

quale invece 6 comunis-

Cuocio, cuoci, cuoce, cociamo, co-

pass.

e,

il

Pass. rem. Cossi, cosse, cossero.

cuociono.

Cuocia,

ind.

costrussero.

costrusse,

mai Costrutto,

Part.

('-

Pass. rem. Decisi, decise, decisero. Part. pass.

Deciso.

Deludere, vedi Alludere.


Deprimere, vedi Comprimere.

Desumere, vedi Assumere.


Difendere, Pass. rem. Difesi, difese, difesero. Part. pass.
Difeso. Le forme deboli Difendei, ecc., son meno comuni.
Diliger vive solamente nel pass. rem. Dilessi, dilesse,
dilessero, e nella sola poesia (V. per Prediligere).
pres. Diligente

Il part.

ha perso ogni valore verbale, ed comunis-

simo come aggettivo. Il part. pass. Diletto conserva bens


in qualche caso codesto valore, ma va anch'esso prevalendo

IL

come aggettivo,

VEUDO

177

non deve confondersi con

diletto

nome,

che ha parentela con dilettare.


Dipendere. Pass. rem. Dipesi, dipese, dipesero.

Part.

])ass.

Dipeso.

Diping'ere.

Pass. rem. Dipinsi, dipinse, dipinsero. Part.

pass. Dipinto.

Dire.

Pres. ind.

diciamo, dite, dicono.


dicesti,

Imp.

disse,

Dico, dici [o di', volg. e poet.), dice,

Imperf. Dicevo, ecc.

dicemmo,

dissero.

diceste,

Pass. rem. Dissi,

Fut. Dir, ecc.

Imperf. Dicessi,
Coud. Direi, ecc. Ger. Dicendo. Il part. pres. Dicente,
assai raro, per vivissimo in Maldicente e in altri devivati.
Part. pass. Detto.
I composti hanno nell' imperativo sinDi', dica, ecc.

Pres. cong. Dica, ecc.

ecc.

golare la forma intera dici, salvo Ridi' da Ridire.

Dirigere.

Pass. rem. Diressi, diresse,

diressero.

Part.

pass. Diretto.

Discutere. Pass. rem. Discussi, discusse, discussero, e meu


Part. pass. Discusso.
discute, discuterono.

comuni Discutei,

Dispergere, derivato di Spargere, letterario.

Pass. rem.

Part. pass. Disperso.

Dispersi, disperse, dispersero.

In tutto

queste voci coincide con Disperdere (V. Perdere), di cui,


iiuclie fuori di

queste, prende spesso

il

significato.

Dissolvere, letterario in tutte le voci.


solvetti o Dissolvei, ecc.,

dissolsero.

ne

ma

Il

part.

son

pass.,

pi.

come

Pass. rem. Dis-

usati di Dissolsi, dissolse,


il

presente, assai

s'adopera solamente nel metaforico:

Costumi dissoluti.
Dissuadere, vedi Persuadere.
Distinguere. Pass. rem. Distinsi,

Uomo

distinse,

comu-

dissoluto^

distinsero.

Part. pass. Distinto.

Distruggere, vedi Struggere.


Divellere, oggi solamente usato in questa voce, e in
Divelsi, divelse, divelsero, Divelto.

Dividere.

Dimso.
Dolere

e,

Pi comune Svellere.

Pass. rem. Divisi, divise, divisero. Part. pass.

specialmente nelle prime e nelle seconde per-

Pres. ind. Dolgo, duoli, duole, doliamo o dogliamo (volg. e poet. dolghiamo) dolete, dolgono. Pass. rem.
Fut. Dor[, ecc. (antiquati e volgari
Dolsi, dolse, dolsero.
Doter, ecc.). Imp. Duoli, dolga, ecc. Pres. cong. Dolga
tolga, dolga, doliamo, doliate (o dogliamo, dogliate, e volsone, Dolersi.

12.

MoRAaoi

e Cappuccihi,

Gramm.

Ital.

178

IL

VERBO
Cond. Dor-

gari e poetici dolghiamo, dolghiate), dolgano.

(antiquati e volgari Doterei, ecc.).

rei, ecc.

Elider, dell'uso letterario e scientifico in tutte le voci.


Pass. rem.

Elisi e elidei, elise

elid^, elisero

eliderono.

Part. pass. Eliso.

Eludere. Pass. rem. Elusi, Eludei, Eludetti,

ecc.

Part.

Pass. rem. Emersi, emerse, emersero.

Part.

pass. Eluso.

Emergere.
Emerso.

pass.

Ergere, letterario
ersero.

in tutte le voci.

Pass. rem. Ersi, erse,

Erto non ha pi valore verbale.


Pass. rem. Eressi, eresse, eressero. Part. pass.

Il part. pass.

Erigore.
Eretto.

Escludere, vedi Accludere.


Espellere. Pass. rem. Espulsi, espulse, espulsero.

Part.

pass. Espulso.

Esplodere.

Part.

Pass. rem. Esplosi, esplose, esplosero.

pass. Esploso.

Esprimere, vedi Comprimer.


Estinguere, vedi Distinguere.
Evadere. Pass. rem. Evasi, evase, evasero. Part. pass.
Enaao.
Fondere. Pass. rem. Fendei, ecc., e di rado Fendetti, ecc.
Part. pass. Fenduto, molto raro. Delle forme forti Fessi,
ecc., e Fesso, le prime son morte, la seconda vive come ag:

gettivo

Conca

Figger.

fessa.

Pass.

rem.

Fissi,

fisse,

fissero.

Part.

Fisso, nel cui significato s'adopera talora Fitto, che

pass.

ha origine

ma che entra anche in alcimi composti di questo


verbo: Con//ffo da Configgere, Trafitto da Trafiggere, ecc.
Fingere. Pass. rem. Finsi, finse, finsero. Part. pass.
ben diversa,

Finto.

Flettere, poetico in tutte le voci. Ne' composti, il pass,


rem. Flessi, ecc., comparisce, sebbene men comunemente,
accanto a Flettei, ecc. ma nel part. pass, non s'usa che
Flesso in tutti i casi, bench Riflettore (V.) dia anche Riflettuto, qiiando ha senso non materiale.
;

Fondere.

Pass.

rem. Fusi, fuse, fusero.

Part. pass.

Fuso.

Franger. Pass. rem. 'ransi, franse, fransero,


pass. Franto,

Part,

VERBO

IL

T&sa. rem. FtHssi,

Friggere.

179

fi-isse,

frissero.

Part. pass.

Fritto.

Fungere, brutto latinismo in tutte le voci. Pass. rem.


Part. pass. Funto, comune nel com-

Funsi, funse, funsero.


posto Defunto.

Giungere, e dialettale e letterario Giugnere.

Pass. rem.

Part. pass. Giunto.

Giunsi, giunse, giunsero.

Illudere, vedi Alludere.

Immergere, vedi Emergere.


Imprimere, vedi Comprimere.
Incidere. Pass. rem. Incisi, incise, incisero.
Inciso.

Cfr.

Part.

pass.

Coincidere.

Includere, vedi Accludere.


Pass. rem. Incutei e

Incutere.

inctissi, incut e inctis-

incuterono e incussero. Part. pass. Incusso.


Indulgere, raro anche in poesia. Pass. rem. Indulsi,

se,

Part. pass. Indulto.

indulse, indulsero.

Indurre, vedi Addurre.


Infliggere. Pass. rem. Inflissi,

inflisse, inflissero.

Part.

Pass. rem. Intrisi, intrise, intrisero.

Part.

Pass. rem. Intrusi, intrv.se, intrusero.

Part.

pass. Inflitto.

Intridere.
pass. Intriso.

Intrudere.
pass. Intruso.

Invadere, vedi Evadere.


Istruire, vedi C)struire.

Ma
gli
il

Ledere. Pass. rem. Lesi, lese, lesero. Part. pass. Leso,


tutto il verbo poco usato, salvo in alcune frasi Ledere
Comunissimo
altrui diritti, Processo di lesa maest, ecc.
:

derivato Illeso.

Leggere.

Pass.

rem. Lessi,

lesse,

lessero.

Part. pass.

Ijetto.

Maledire (Maladire meno comune


anche poetico), vedi Benedire.
Mettere.

e pi familiare, e

Pass. rem. Misi, mise, misero, e familiarmente

Messi, messe, messero.

Part. pres. Mettente, disusato, salvo

nel composto Inframettente


tico significato di

Mittente sostantivo, con l'an-

mandare, gi comune a tutto

il

verbo.

morsero.

Part,

Part. pass. Messo.

Mordere.
pass. Morto,

Pass.

rem. Morsi, morse,

180

VEIIUO

IL,

Mungere, e volgare e poetico Mugiioro. Piiss. rem.


Munsi, munse, munsero. Part. pass. Munto.
Muovere, familiarmente Movere. Pass. rem. Mossi, mosse,
Part. pass. Mosso.

mossero.

Nascondere.

Pass. rem. Nascosi,

Part. pass. Nascosto, e

nascosero.

nascose,

meno comunemente

Nascoso.

Negligere, poco vivo anche nell'uso letterario

rarissimi

presenti dell'indicativo, dell'imperativo e del congiunPass. rem. Neglessi, neglesse, neglessero. Part. pass.
tivo.
poi

Negletto.

Il part. pres.

Negligente

comune come

aggettivo.

Offendere, vedi Difendere.


Offrire ha soltanto le forme semplici (Offro, ecc.) Offeche molto meno comune in tutte le voci, ha soltanto
;

rire,
le

frequentative (Offerisco,

ecc.),

quantunque negli

scrittori

s'incontrino anche Offero, ecc. Il pass. rem. di Offrire,


debole (Offrii, ecc.); quello di Offerire anche forte: Offerii.,
Il part. pres. Offrente non s'usa mai, menofferse, offersero.
tre invece Offerente usato
Offerto, oggi

comune a

come

tutt'e

sostantivo.

due

le

Il part. pass.

forme, vivissimo.

Opi^rimere, vedi Coraprinioro.


Percuotere, e familiare e poetico Percotere.

Perdere.

Pass. rem.

Part. pass. Percosso.

Percossi, percosse, percossero.

Pass. rem. Persi, perdei, perdetti; perse, perPart. pass. Per-

de, perdette; persero, perderono, perdettero.

Perduto; ma
mente Disperso.

so e

Persuadere.

del

composto Disperdere,

esiste

sola-

Pass. rem. Persuasi, persuase, persuasero.

Part. pass. Persuaso.

Piangere, e volgare e poetico Piagnere.


Piansi, pianse, piansero.

Pass.

rem.

Part. pass. Pianto.

Piugere, antiquato e poetico. V. Dipingere.


Porgere. Pass. rem. Porsi, porse, porsero. Part. pass.
Prto, ma va scomparendo.
Porre, nel pi do' casi, oggi sostituito da Mettere o da
Pres. ind. Pongo, poni, pone, poniamo (ponaltri verbi.

ghiamo o pognamo, volgari e


Pass. rem. Posi, pose, posero.

ponga,
e

ecc.

me

Imp, Poni,

Pres. cong. Ponga, ecc., j^oniamo (ponghiamo

pognamo, volgari

Porrei, ecc,

letteraH), ponete, 2>ongono.

Fut, Porr, ecc.

e letterari)

Ger, Ponendo.

sostantivo.

poniate, pongano.

Cond,

Part. pres. Ponente, usato co-

Part. pass. Posto.

IL

Procedere.

Pass.

VERBO

rem.

ISl

Precessi, precesse, precessero,

part. pass. Precesso: voci rare

Comuni

anche in poesia.

le regolari.

Precludere, vedi Accludere.


Predilgere, composto di Diligere (V.), ma abbastanza
Pass. rem. Predilessi, predilesse,
in tutte le voci.

comune

predilessero.

Part. pass. Prediletto.

Preludere, vedi Alludere.

Premere.

Le

voci forti del pass.

rem. Pressi, presse,

presser, son latinismi oramai morti.

Part. pass.

Pass. rem. Presi, prese, presero.

Prendere.
l'reso.

Presumere. Pass. rem. Presunsi, presunse, presunsero,


meno comuni di Presumei, ecc. Part. pass. Presunto.
Produrre, vedi Addurre.
Profferire si coniuga come il suo semplice Offerire (Y.
Offrire), se non che il participio regolare Profferito pi
comune di Profferto. In quanto al significato poi, da notare che va oramai prevalendo come sinonimo di Offrire,

tutti

un

riservandosi Pi'oferire (con

solo

/",

e regolare in tutte

pronunziare.
Pass. rem. Protessi, protesse, protessero.

le voci), al significato di

Proteggere.

Part. pass. Protetto.

Pungere.

Pass. rem. Punsi, jniiwe, punsero.

Part. pass.

Punto.

Radere. Pass. rem. Rasi, rase, rosero. Part. pass. Raso.


Recidere, vedi Decidere.
Redimere. Pass. rem. Redensi, redense, redensero. Part.
pass. Redento.

Reggere.

Pass. rem. i?esst, resse, ressero.

Part. pass.

Retto.

Rendere. Pa.ss. rem. Resi,


nemente Rendei o Rendetti, ecc.

rese,

resero, e

Part. pass.

meno comu-

Re.<io,

letterario

e dialettale Renduto.

Reprimere, vedi Comprirasre.


Ridere. Pass. rem. Risi,
Ridurre, vedi Addurre.
Riflettore.

Pass.

mai quasi morti.


seoso

fisico (I

rem.

rise, risero.

Ri/le.'isi,

Part. pass. Rio.

ri/lesse,

Il part. pass. Riflesso

rifie.<tsero,

or-

oggi vive solo nel

raggi luminosi sono riflessi dallo speccJiio), e


e sostantivato.

come aggettivo sempWce

IL VEIMJO

182

Rifulgere, letterario in tutte le voci. Pass. reni. liiPart. pass. Rifulso. Del semplice

fulsi, rifalse, rifulsero.

Falcer sopi-avvive solo

il

part. Fulgente, nella poesia.

Pass. rem. Rilussi, rilusse,

Rilucere.

morti Rilucei,

ecc., Rilucetti, ecc.

Manca

il

rilussero

e son

part, pass.

Sal-

vo l'imperf. indie, e pi. ancora il part. pres., in tutte lo


altro voci questo verbo letterario e volgare.
Rimanere. Pres. ind. Rimango, rimani, rimane, rimaniamo (rimanghiamo, volgare), rimanete, rimangono. Pass,
rem. Rimasi, rimase, rimasero. Fut. Rimarr, ecc. Pres.
cong. Rimunga, ecc., rimaniamo, rimaniate (rimanghiamo
Cond. Rimarrei , ecc.
e rimanghiate, volgari), rimangano.
Part. pass. Rimasto, antiquato Rimaso.
Risolvere, vedi Assolvere ma Risolsi, ecc., si usano solo
;

por Stabilii, ecc.

Rispondere.

rem.

Pass.

Risposi,

rispose,

risposero.

Part. pass. Risposto.

Rodere.

Pass.

rem.

Rsi,

rsero.

rse,

Part.

pass.

Rso.
Pres. ind. Salgo, sali, sale, saliamo e salghia-

Salire.

mo,

salite,

rem. Salii, ecc.

Pass.

son dialettali e letterari).


salsero, sono poetici.
saliamo e salghiamo, salgano {Sali-

salgono (Salisco,
;

Pres. cong. Salga, ecc.,

ecc.,

Salsi,

salse,

sca, ecc., dialettali e letterari).

Part.

sa/enti (sporgenti, rilevate)

d'un

non comune,
modi come Parti

pres.,

Saliente ; che poi brutto francesismo, in


edifizio.

Punti

safienti (pi

importanti) d'un discorso.

Scegliere

letterario e volgare in tutte le voci che

e,

lia,

Pres. ind. Scelgo, scegli, sceglie, scegliamo, scegliete,


Fut. Sceglier
Pass. rem. Scelsi, scelse, scelsero.
scelgono.
Imp. Scegli, scelga, ecc. Pres. cong. Scelga,
e. Scerr, ecc.

Scorre.

ecc.,

scegliamo, scegliate, scelgano.

rei, ecc.

Cond. Sceglierci e Scer-

Part. pass. Scelto.

Scendere.

Pass, rem. Scesi, scese, scesero.

Part. pass.

Sceso.

Scernere.

Pass. rem. Scersi, scerse, scersero; e anche

verbo poco usato, e son morti afDiscernere


invece, comune in questa voce e nel presente e imperfetto
Scernei, ecc.

fatto

Tutto

participi

il

passati Scerto e Scernuto.

indicativo, raro nelle

Discernuto.

altre voci, e

morto nel

part.

pass.

IL

Scindere.

muni

VERBO

183

Pass. roin. Scissi, scisse, scissero,

di Scindei, ecc.,

che son poi

composto Prescindere. Part.

le sole

meno

co-

formo usate nel


Prescindere man-

pass. Scisso.

ca del part. pass.


Sciogliere,
gli,

sciogliete,

cong. Sciolga, ecc. (ma

Part. pass. Scioltp.

sciolgono.

rem.

Pass.

Pres.

Imp. Sciogli, sciolga, ecc.

Sciolsi, sciolse, sciolsero.

Scioglierei, ecc.,

Pres. ind. Sciolgo, scio-

e volg. Sciorre.

lett.

sciogliamo,

scioglie,

sciogliamo,

sciolgano.

sciogliate),

Sciorr, Sciorrei, ecc., per Scioglier,

son letterari e volgari.

Sculsi, ecc., e Sculto o Sclto, invece di Scol-

Scolpire.

e di Scolpito, sono poetici.


Sconnettere, vedi Annettere.

pii, ecc.,

Scorgere, vedi Accorgere.


Scrivere. Pass. rem. Scrissi, scrisse, scrissero, e volPart. pass. Scritto.

gari Scrivei, ecc.

Scuotere, familiarmente
scosse, scossero.

Scotere.

rem.

Pass.

Scossi,

Part. pass. Scosso.

Sedurre, vedi Addurre.


Soffrire, vedi Offrire.

Sommergere, vedi Emergere.


Sopprimere, vedi Comprimere.
Sorgere

antiquato e poetico in tutte

e,

Surgero.

le voci,

Pass. rem. Sorsi, sorse, sorsero.

Part. pass. Sorto.


Il part. pass. Spanduto, che antiquato, e

Spandere.

Spanto, volgare e poetico, vanno cedendo il posto a Sparso,


da Spargere. Di Espandere il part. pass, Espanso, ma non
s'usa

comunemente.
Pass. rem. Sparsi, sparse, sparsero.

Spargere.
pass. Sparso, e

Spendere.

meno usato

Part.

Sparto.

Pass. rem. Spesi, spese, spesero.

Part.

psiss.

Speso.

Spengere

e Spegnere.

Pi usata

la

prima forma in To-

scana, la seconda fuori, cosi in questa voce,

come

in tutte

desinenza sia e o i, ovvero cominci per una


queste due vocali spengi e spegni, spengevo e spegnevo,

le altre la cui

di

ecc.

Ma

in quelle voci, in cui spengere perde

latale (spengo, spengono,

spenga,

ecc.),

Aa usata comunemente anche fuor


spegnono,
spensero.

ecc.,

son

dialettali.

Part, pass. Spento,

il

suono pa-

questa forma la

di Toscana.

Spegno,

Pass. rem. Spensi, spense,

184

IL

Spingere

e,

VERBO

volgare e poetico in tutte

Pass. rem. Spinsi, spinse, spinsero.

le voci,

Spignere.

Part. pass. Spinto.

Sporgere, come Porgere, salvo che Sporto vivissimo.


Stringere e, volgare e poetico in tutte le voci, Strignero.
Pass. rem. Strinsi, strinse, strinsero. Part. pass. Stretto;
ma da Restringere si ha Ristretto, come da Ristringere.
Strinto, lestrinto e Ristrinto sono volgari.
Struggere. Pass. rem. Strussi, strusse, strussero. Part.
pass. Strutto.

S accedere, vedi Concedere.


Svellere, antiquato Svegliere, poetico

Sverr.
sveltele,

svelse,

Pres. ind. Svelto e svelgo,


svellono

svellemmo,

Sverr e Sverrei,

come

Sverre.

svelgono.

Pass.

svelleste, svelsero.

contadine.sco
sveltiamo,

rem. Svelsi,

svellesti,

Part. pass. Svelto.

per Sveller e Svellerei, ecc.,

ecc.,

Svelgi,

svelli, svelle,

son

svelge, svelgiamo, svelgete; svelgesti,

svelgemmo, svelgeste, svelgettero, son forme rare,


specialmente fuor di Toscana.
Tendere. Pass. rem. Tesi, tese, tesero. Part. pass. TeJiO.

svelgette,

Usato poi come intransitivo (Tendere

al bene o al male, ecc.),

Tendei e Tendetti, ecc., ma Tenduto morto.


I composti seguono comunemente il transitivo.
Tergere. Pass. rem. Tersi, terse, tersero. Part. pass.
regolare:

Terso.

Tingere

e,

volgare e poetico in tutte le voci. Tigner.

Pass. rem. Timi, tinse, tinsero.

Part. pass. Tinto.

Togliere (Trre, e le altre voci sincopate, vanno scomparendo dall'uso comune, salvo in qualche frase). Pres. ind.
Tolgo (ma
rem. Tolsi,

Imp. Togli,

togli, toglie,
tolse, tolsero.

tolga,

ecc.

tagliate (tolghiamo e

togliamo, togliete), tolgono.

Fut. Toglier,

ecc., e

Pass,

Torr, ecc.

Pres. cong. Tolga, ecc., togliamo,


volgari e letterari), tolgano.

tolghiate,

Cond. Toglierei, ecc. e Torrei, ecc. Part. pass. Tolto.


To'
troncamento di Togli imperativo, vive col solo significato di prendere, che in tutte le altre voci del verbo oggi
vm'affettazione letteraria, e che venuto morendo anche in
questa voce, quand' usata come esclamazione: To' (men
bone Toh) chi si vede!
Torcere. Pass. rem. Torsi, torse, torsero. Part. pass.
poi,

Torto.

Tradurre, vedi Addurre.

IL

Tralacero.
Rilucere.

Per

il

VEKBO

186

pass. rem. e per

Trarre, antiquato TrJiere.

il

pai-t.

Pres. iud. Trayyu, irai, trac

(traggi, tragge, poetici), traggiamo, traiamo,

traggono.

ri tutt'e tre), traete,

trasse,

traemmo,

Trai, tragga,

Pres. cong.

tragghiamo

ira-

Pass. rem. Trassi, traesti,

traeste, trassero.

ecc.

pass., vedi

Put. Trarr, ecc. Imp.


Tragga, ecc., tragghiamo,

Cond. Trarrei, ecc. Part.-pass. Tratto,

tragghiate, traggano.

Gli altri tempi (Traevo, ecc.. Traessi, ecc., e Traente) son

morto Traere ; ma tutto il verbo va diventando sempre meno comune, perch d'ordinario viene
sostituito da Cavare, Ricavare, Levare, Tirare, ecc.
regolari e vivi, dal

Uccidere.

V&ss.tqvo.. Uccisi, uccise, uccisero.

Part. pass.

Ucciso.

Ung'ere e, volgare e poetico in tutte le voci, Ugnere.


Pass. rem. Unsi, unse, unsero. Part. pass. Unto.
Valere.

Pres. ind. Valgo, vali, vale, valiamo e di rado

comune

vagliamo (valghiavio,

pi.

e di rado vagliano.

Pass. rem. Valsi, valse, valsero.

in Toscana), valete, valgono

Fut.
Farro, ecc. Pres. cong. Valga, ecc., valiamo, valiate {e leti,
valghiamo, valghiate), valgano e di rado vagliano. Cond.
Varrei, ecc. Part. pass. Valso; ma Valuto, nel senso di co-

Prevalere e Invalere fanno sempre Prevalso, Invalso.


Vilipendere, vedi Appendere.
Vincere. Pass. rem. Vinsi, vinse, vinsero. Part. pass.

stato.

Vinto.
Viv-ere. Pass. rem. Vissi, visse, vissero. Fut. Vivr, ecc.,

popol.

Viver, ecc.

Part. pass.
in

Cond. Vivrei,

ecc., popol.

Viverei, ecc.

Vissuto, lett. e volg. Vivuto ; Visso raro anche

poe^a.
Volgere.

Pass. rem. Volsi, volse, volsero.

Part. pass.

Volto.

519.

Apparire.

Terza classe dei verbi


Pres.

ind.

forti.

Apparisco e raramente appaio,

apparisci e appari, apparisce e appare, appariamo e quasi


mai appaiamo, apparite, appariscono e appaiono. Pass,

rem. Apparvi, apparii e apparsi; apparve, appar e apparse;


apparvero, apparirono e apparsero. Pres. cong. Apparisca
e Appaia, ecc. Part. pres. Apparente; Appariscente som-

ISG

VKRUO

IL

Pass. Apparso, o

mon

Avere, vedi 454.


Comparire, vedi Apparire: sempre per molto pi
muni le forme frequentativo.

co-

pr ag;ettivo, con significato diverso.

comune Apparito.

Conoscere.

Pass.

rem.

Conobbi

conobbe

conobbero.

Part. pass. Conosciuto.

Crescere.

Fass.Tem. Crebbi, crebbe, crebbero.

Part. pass.

Cresciuto.

Disparire, assai

meno comune

sparisco, disparisci, dispare, la

di Sparire.

prima

Pres. iud. IH-

pers. plur.

non

s'usa,

dispaiono (quasi mai disparisce, dispariscono).


Pass. rem. Disparvi, disparve, disparvero (quasi mai Dispa-

disparite,

iai,

dispar, disparirono).

Giacere.

Nelle altre voci, segue Apparire.

Pres. ind. Giaccio (non giacio), giaci, giace,

giaciamo (giacciamo va scomparendo), giacete, giacciono (giaciono va scomparendo). Pass. rem. Giacqui, giacque, giacquero.

Part. pass. Giaciuto.

Pres. cong. Giaccia, ecc.

Nascere. Pass. rem. Nacqui, nacque, nacquero. Part.


pass. Nato.
Nnocere, familiarraeuto Nocere. Pres. ind. Noccio (letterari nuoccio e nuoco), nuoci, nuoce, nociamo, nocete, nocciono (letterari nuocciono e nuocono). Pass. rem. Nocqui,
nacque, nocquero. Pres. cong. Noccia (letterari Nuoccia e
Nuoca), ecc. Part. pass. Nociuto.
Parere. Pres. ind. Paio, pari, pare (par, troncamento comunissimo anche in prosa), paiamo (pariamo va scomparendo), parere, paiono.' Pass. rem. Parvi, parve, parvero (volgari
e poetici Parsi, parse, parsero). Fut. Parr, ecc. Pres. cong.
Paia, ecc., paiamo (pariamo va scomparendo), ecc. Cond.
Parrei, ecc. Part. pres. Parvente, ma raro anche nell'uso
Pass. Parso; Paruto ormai pedantesco.
Pres. ind. Piaccio, piaci, piace, piacciamo,
Pass. rem. Piacqui, piacque, piacquero.
piacete, piacciono.
Pres. cong. Piaccia, ecc. Part. pass. Piaciuto.
letterario.

Piacere.

Scomparire, vedi Apparire.


Sparire, vedi Apparire, salvo che non ha le forme seme nel pass. rem. non si
plici, ma soltanto le frequentative
;

dice Sparsi, ecc., n Sparso nel participio passato.

Tacere. Pres. iud. Taccio (non tacio), taci, tace, taciamo,


Pass, rem, Tacqui, tacque,
taociono (non taciono\

tacete,

187

IL VEKIJi)
Pres. coug. Taccia (non tacia), ecc.

tacquero.

Part. pass.

Taciuto.

Trasparire, vedi Apparire, salvo che Trasparito pi


di Trasparso.

comune

520.

Verbi forti nel solo participio passato.

Questi altri verbi seguono la forma forte, solamente


nel participio passato.

Oltre a Contes-

Contessere, letterario in tutte le voci.


suto, si

ha

l'altro part. pass.

Contesto, che ormai poetico

nel senso proprio (Un'alta rete, D'oro e di perle e di rtibin


contesta.

Bembo)

ma comune

gettivo sostantivato:

ZZ

come ag-

nel metaforico, preso

vocabolo oscuro e chiarito dal contesto.

Controvertere, difettivo.

Controverto,

ecc..

Controverte-

vo, ecc., Controvertente, Controverso, che la voce pi usata.

Delinquoi'e, esclusivamente dell'uso legale, salvo


pass. Delitto, fattosi

nome.

Raro

il

part.

pass. rem. Delinquei, ecc.

il

Part. pass. Esatto.

Esigere.

Esimere. Part. pass. Esento; ma morto, e ne derivano


l'aggettivo Esente e il verbo Esentare.
Inserire. Part. pass, anche Inserto, che usato soprattutto

come

aggettivo.

Intessere,

comune

in tutte

le

voci,

ha per anche un

part. pass, poetico, Intesto.

Mescere, vedi 514.


Percepire. Part, pass. Percetto,

ma

anche, e pi comu-

ma

anche Seppellito.

ne, Percepito.

Part. pass. Scal/itto.

Scalfire.

Seppellire.

Part. pass. Sepolto,

USO DEL VERBO.


521. Il verbo ha nella proposizione l'ufficio di pre-

dicato: deve quindi necessariamente riferirsi

sempre a

un soggetto.

Concordanza.
522.
(sing.

Il

verbo

plur.)

concorda

col

soggetto,

nella persona (1*, 2*,

nel

3"^):

numero

Io parlo;

Itb

Tu

uso DEL VERBO

parli; Egli

Colui, o Carlo, ecc. Cfr. 450) par-

(o

la; Noi parliamo; ecc.

Possono considerarsi come eccezioni a questa regola,


modi cosi frequenti in Toscana: Noi si loda, Noi si

credeva, ecc., che l'uso generale italiano qualche volta


accoglie, specialmente nel passato remoto e nel con-

dizionale presento (V. 467).

Non fanno invece eccezione Io e Antonio passeggiavamo, Tu e tuo padre mi amate, e simili, perch
:

Io e Antonio,

pi n
523.

Tu

tuo

padre logicamente valgono n

meno di Noi e Voi.


Quando il soggetto singolare ha

significato col-

mette in plurale: La maggior parte (o II piti) degli uomini giudicano senza riTutta quella gente si alzarono in
flettere (comune).
lettivo, talvolta il

verbo

si

piedi (raro).
All'opposto, specialmente quando il verbo si usa in
maniera impersonale, si pu mettere in singolare,
quantunque riferito a un soggetto lurale: Osterie, non
ce n'era in quel paese,

invece di

Ve' birboni, se ne iro/a da per

Non

tutto,

c^erano osterie.

invece di Si tro-

vano birboni. C' due spropositi in una sola parola.


Ce ne mise quante ce ne poteva stare. Per digerir questa roba, ci vuol degli stomachi di ferro. Si pu
qualche volta mettere in singolare, anche quando sia
retto da pi soggetti, ohe per in complesso formino
come una sola idea, ovvero il verbo s'intenda ripetuto:

Grandine grossa e acqua tinta (nevischio) e neve Per


Vaer tenebroso si riversa (Dante). Cos pass l'inverno
e [pass] la primavera (Manzoni).
524. Ne' tempi composti della forma attiva, il participio pu accordarsi, anche nel genere, col nome a
cui si riferisce: Giovanni ha vinta la lite, men comune
per che ha vinto la lite ; Ha composti due libri, molto

meno comune che ha composto ; La

lite

che avevo vinta,

che avevo vinto, ugualmente comuni.

Ma

l'accordo necessario anche nel genere,

quando

uso DKL VERIJO


il

participio

vato

La

si

riferisce

l'ho vinta

lite,

189

all'aggettivo atono

io, inai

quand' taciuto l'ausiliare (V. 577-78)


divent ricco;

/'ho vnto.

quantunque negli

sostanticos

pure

Vinta la

antichi

lite,

s'incontri:

Venuto la sera (Novellino) ; Le inani dalla cassa svihip'


patogli (Boccaccio): sconcordanza viva tuttora in qual-

che parte del contado toscano.


Si badi per di dire: Ho dovuto (non dovute) sbrigar
molte faccende ; Ilo sentito (non sentiti) cantare % Puritani, e simili; perch faccende e Puritani son com-

plemento di sbrigare e di cantare, non di dovuto

Ma

sentito.

se

complemento

tivato, l'accordo necessario

l'aggettivo

e di

atono sostan-

anche in questo caso; Le

Dirai pure:
ho dovute sbrigare, Li ho sentiti cantare.
Ilo messo (non messa) pace ; Ilan prestato (non prestata)
attenzione; Avreste fatto (non fatta) fortuna; e cos tutte
lo volte

che nomo e verbo formano frase.

525. Necessario l'accordo col soggetto, in tutte le

voci delle forme riflessiva e passiva


vesfiii,

mai

vestito.

La

signorina

Qwe' signori

fu

lodaia,

mai

si

son

lodato.

Co' riflessivi apparenti (V. 4S4), pi comune l'accordo col soggetto (La mamma s' mangiata tutto il suo

patrimonio;

il

figliolo

s'

giocato la

villa),

che con

l'oggetto (s' mangiato, s' giocata).

TRANSITIVO E INTRANSITIVO.
attivi, quando
come abbiamo veduto

526. I verbi

possono,
sivi.

poich

il

il

senso lo comporti,

( 434),

significato transitivo

diventar

rifles-

riflessivo, indi-

cando un'azione che non va oltre il soggetto, affine


a quelli intransitivo, perci non pochi verbi riflessivi hanno acquistato valore schiettamente intransitivo
(V. 494).

Ma

per alcuni di questi verbi, la forma attiva ha


il suo valore transitivo: Lamentiamo tutti il

conservato

presente disastro (trans.); Ci lamentiamo tutti del presente disastro (iutrans.).


La sua fuga maravigli

uso DEL VERBO

190

sua
Mi ri-

gli amici (trans.); Oli amici s maravigliarono della

fuga

(intrans.).

Ricordo

miei doveri (trans.)

cordo de' miei doveri (intrans.).

Mi sdegno

vilt (trans.);

Sdegno qualsiasi

di qualsiasi vilt (intrans.,

con senso alquanto diverso).

Per

altri invece, l'avere il riflessivo

acquistato va-

ha fatto scomparir dall'uso la forma


attiva.
Difatti, non si dice pi Accorgere, o Astenere,
una persona; Avvedere una cosa, e simili; quantunque
lore intransitivo,

si

dica: Accorgersi, Astenersi, Avvedersi.

In

da ultimo,

altri,

ha

tivo,

finito

il

riflessivo diventato intransi-

per lo pi col comunicare

lo stesso

va-

anche alla forma attiva: Appena arrivato, ammal (ma pi comune s'ammal) gravemente.
527. Una curiosa prova del passaggio dal significato
transitivo all' intransitivo, cos nella forma attiva, come nella riflessiva, l'abbiamo ne* diversi usi del verbo
Annegare: Be' quattro gattini, ne vogliono annegar due
(trans, att.)
Stanco della vita, quel disgraziato si anneg (trans, rifless.) Chi entra in mare e non sa nolore intransitivo,

tare, corre
il

gran rischio d'annegare

bagno dopo desinato,

Uscendo

poi

dall'uso

s'anneg
parlato,

(intrans.); Volle

fare

(in trans.).

s'incontrano nella

anche pi numerosi
questi passaggi, come pu vedersi dal seguente esempio
Pietro avvis Paolo, comunissimo.
a) Transitivo
n generale avvis (immagin) i migliori mezzi per porre l'assedio, vivo nel solo uso letterario.
Avvisava
(Adocchiava) un'altra scheggia (Dajite), oggi solamente
lingua antica e

nella letteraria

poetico.

S'avvisarono (S'affrontarono) insieme

gran battaglia

(Istorifi Pistoiesi),

riflessivo

fecero

reciproco,

oggi mortissimo.
b)

Intransitivo:

morto.

Com'io avviso (credo.

Dante),

Avvisandosi (credendo), per mitar aria, di ri-

sanare (Bembo), morto.


628.

cho

si

Anche ad alcuni verbi intransitivi, di quelli


come transitivi attivi, s'uniscono in

oouiu^'ano

uso DEL VERBO

191

modo pleonastico

le forme atone pronominali (Cfr. 484):


non posso lavorare, se non mi dormo le mie sette ore
(ma pi comune dormo). Xoji so cosa vi sf/afe aspettando (ma pi comune sf/afe). Risponder di no, sia
chi SI s/a (meno comune sia).
Esempi pi frequenti se ne incontrano nella lingua
antica, che nella moderna; e oggi, pi nella poesia, che
nella prosa: Che paia il giorno pianger che si more
(Dante).

Io

529.

Qualche volta

il

pronomo atono

ne: In pochi giorni se ne mor.


ne,

simile

o altro

riempitivo,

in

si

rafforza con

alcuni casi,

il

par quasi necessario;


S/ and con Dio,
quantunque poi prea Se ne paH, o al sem-

quindi anche gli antichi dicevano:


oggi disusato, o Se ne and,

ecc.;

ferissero Si part, oggi poetico,

plice Part.

ATTIVO, RIFLESSIVO, PASSIVO.


530.

Ai verbi

transitivi (attivi e riflessivi) e agl'in-

d il significato frequentativo (che indica un'azione compita a grado a grado, o ripetuta),


mettendoli nel gerundio presente, e facendoli dipendere

transitivi

si

da andare o da venire: Io leggo, Io mi lavavo, GV infermi morivano a centinaia, costruzione semplice; Io


vado (o vengo) leggendo ; Io m'andavo (o mi venivo) lavando ; GV infermi andavano (o venivano) morendo a centinaia, costruzione frequentativa.

Bada

poi di

non confondere con questo uso, quello

d'un gerundio retto da stare (Sfo leggendo. Mi sfavo


lavando), che ha significato diverso.
i verbi attivi
hanno significato cauanche fattitivo; cio non indicano che il soggetto compie l'azione, ma bens fa ( causa) che altri
la compia: Il pastore pascola le pecore (ma son le pecore
che pascolano, cio si cibano). Quel principe nufrisce
e vesfe cento poveri (ma veramente sono t poveri che si

531. Talvolta

sale, detto

nutriscono e

ii vestono,

a spese del principe).

uso DEL VERBO

192

Quando

532.

dovere, potere, solere,

verbi

o sentire, udire, vedere, o

volere,

fare e lasciare, cominciare

reggono un infinito al quale vada congiunto il pronome atono, questo pu staccarsi dall'infinito e preporsi ai suddetti verbi: Io non devo a///c/narm e Io non mi davo avvicinate ; Vorrei provarmi il soprabito e Mi vorrei provare il soprabito. Anzi, con fare o
lasciare, molto pi comune; perch essi perdono quasi
il loro significato proprio, e diventano mezzo ausiliari.
In questo caso, dovere, potere, ecc., prendono sempre per ausiliare essere: Io mi son dovuto, ecc.; Io mi

finire, e simili,

Mi ho dovuto, Mi ho voluto, e simili


son dialettali e da fuggirsi (Cfr. 484).

san voluto ecc.

Con

533.

sentire^ udire, vedere, fare, lasciare, si

sopprimere del tutto


il

nemico, vivissimo

anche nell'uso

il
;

pu
pronome: Lasci avvicinar[si]

Non vedo

pentirfsij

il

reo, raro,

d'alcuni di que'

verbi in-

letterario.

534. I participi

passati

che si coniugano sul modello de' riflessivi


(V. 494), s'adoperano come aggettivi, senza pronome:

transitivi,

Uomo
futa,

adirato,

ravveduto,

scalmanato, ecc.,

ma non

do-

vergognato, ecc.

Qualche volta la forma riflessiva ha senso reindica cio, non un'azione che il soggetto fa
sopra s stesso, ma che due soggetti si fanno a vicenda,
l'uno con l'altro: Carlo e Antonio si guardavano in ca535.

ciproco

gnesco.
Il

pronome d poi significato reciproco anche


Ugo e Pio si scrivono.

a'

verbi non riflessivi:

53G. Talune volte la forma riflessiva ha senso veramonte passivo in tutte le voci Ho cercato di ripararmi, ma mi sono bagnato (che potrebbe mutarsi in sono
i^tato bagnato dalla pioggia)
significato, come ognun
vede, diverso da mi sono vestito (che non pu mutarsi
in sono stato vestito da me, e tanto meno da altri).
Allo stesso modo, hanno valore passivo parecchi altri verbi di forma riflessiva, che comunemente si con:

oso DEL VERBO

193

siderano come intransitivi: annoiarsi, ingannarsi, rallegrarsi, turbarsi, ecc., i quali possono mutarsi sempre
in essere annotato, essere ingannato, ecc.

abbiamo gi detto ( 490) che,


pu sostituire la
forma riflessiva. Ora aggiungiamo che questa quasi
necessaria, quando, pi che d'un'azione veramente passiva, si tratti d'una attiva con soggetto indeterminato
e universale: Non si fa pi lunga strada, Che quando
Cfr. anche 542.
non si sa dove si vada.
La stessa costruzione pure preferita, quando si
tratti d'un'azione solita, continuata, ordinaria: Qui si
Con le ossa si fanno molte cose utili.
para francese.
538. L'indicativo presente di questa forma, ha spesso
537. Negli altri casi,

alle terze persone de' verbi passivi, si

valore imperativo:

Non

si risponde cos, figlioli miei.

539. Co' verbi del 533, l'infinito riflessivo si

pu

qualche volta usar senza pronome, anche quando ha


valore passivo

anzi, in alcuni casi, obbligo tacere

il

forma del tutto attiva con


valore passivo: Videro dalle madri abbandonare (o abbandonarsi) i figlioli. Fece scriver (non scriversi, che
pronome.

quindi

si

ha

la

avrebbe altro senso) da me quella lettera.


Il pronome, non comunemente per, si tace anche
dopo Esser da. Parer da, e simili: proprio da ammirare ; [] Casa da vendere; Non mi paiono spettaE cosi pure, dopo alcuni aggettivi:
coli da vedere.

Duro a rompere; Frutto non buono a mangiare; Regole facili a capire.

540. Per la corrispondenza de' tempi, opportuno


rammentare che la forma riflessiva si serve de' tempi
semplici di essere, dove la passiva si serve de' rispettivi

tempi composti: In questo luogo si (cio

trovato

un

tesoro.

vedemmo

Ci

alle

sette,

stato)

come s'era

(cio era stato) detto.

541.

Dove

terminato,

mente
18.

il

noi adoperiamo

francese e

la parola

MoEAiDi

uomo

il si

il

t.edesco

(on,

man) :

e Cappoocixi,

Oramm.

come soggetto indeadoperano ordinariacostruzione ohe fa in

Itai,

UeO DEL VERBO

194

Dante

USO anche in italiano.


zarti

sca,

A
ti

dir la

affettazioni,

Tu

scrisse:

Vuom

devi avvez-

ti si meanche oggi, bench siano


nell'uso letterario s'incontrano Per quanto

versi

si

che

sete,

da

bere.

mesca, cio

ti

uom veda, Pi che uom pensi,

e simili.

642. Il si con valore di soggetto indeterminato si


premette anche a' verbi intransitivi: Cosa facciamo?
S passeggia. In campagna si desina a mezzogiorno.
543. Il participio, l'aggettivo,

il

nome, che

riscono, spesso si mettono in plurale

non

si

deve insuperbire.

Perche

lo stesso.

Se si

gli si rife-

Quando sih

lodati,

ricchi, bisogna lavorar

s'h medici, si

dovrebbe far miracoli!

544. Alcuni participi di verbi

intransitivi,

quando

s'adoperano come aggettivi, prendono significato passivo:


Ecco la via corsa da me in tre ore. Fu una notte dor-

Ma i verbi da cui derivano questi


prendono significato transitivo anche in tutte
le altre voci, quando o si usino metaforicamente (Correvamo un brutto pericolo), o abbi ano per oggetto un

mita assai male.


participi,

nome che racchiuda la stessa idea espressa dal verbo


(oggetto interno): Dorme i stioi placidi sonni.
In

Corse tutta
si

Dormo

fa strada,

hanno complementi

cinque ore sole, e simili^

di luogo o di tempo.

545. Alcuni participi passati,

quando s'usano come


non compon-

aggettivi, se si uniscono al verbo essere,

gono con

lui

una voce del verbo passivo: Certi

antichi sono stampati male

sono stampati,

si

libri

(diverso da Certi giornali

stampano, la

notte,

presente passivo).

MODI.
Indicativo.
546.

In quanto all'indicativo, vedi

il

437.

Imperativo.
547. L'imperativo usato

non solamente a espri-

mer comandi, ma anche preghiere


le volte

e consigli,

il

per cosi energici, da parer comandi.

pi del-

uso DEL VEBO

195

548. Le grammatiche dicono che, di regola, si tace


pronome, come soggetto dell'imperativo: Va^, corri.
Ma, chi ben guardi, questo tacere il soggetto comune anche agli altri modi; e anche con l'imperativo
si esprime, quando lo richieda la chiarezza o l'efficacia:
Tu resta, amico mio (sottinteso non andartene, o me ne
ander io, o simile opposizione principale tra i due
il

verbi)

Resti lei (sottinteso non

principale tra

io,

o altri

opposizione

due pronomi).

549. Nelle proposizioni negative,

invece della se-

conda persona singolare dell'imperativo, s'adopera l'infinito presente


Mon dir cos, Non essere sgarbato, ecc.
L'infinito s'usa talvolta anche nelle affermative ma,
in questo caso, tutti vedono che un modo ellittico:
:

Quando

si

senton certe proposizioni, girar la testa

dire

vengo; come se qulcheduno chiamasse da un' altra parte

(Manzoni)

La

sottinteso si deve, devi.


cortesia vuole

spesso che, invece dell' imesprima con una frase o circonlocuzione: Fa' d'arrivare in tempo; l^ogliaie ascoltarmi; e simili.
550.

perativo,

il

comando

si

Congiuntivo.
551. Il congiuntivo, come abbiamo veduto ( 440),
esprime sempre un'azione che dipende da un'altra. Questa dipendenza pu esser di varie specie, e viene indicata

ordinariamente per mezzo delle congiunzioni, o d'altre


parole, che reggono il verbo: Lo rimprovero, affinch

(dipendenza di fine) obbedisca. Lo premierei, se (dipendenza di condizione) studiasse. Mi restitiiirete quel


libro,

quando (dipendenza di tempo) l'abbiate

Ma

letto.

talvolta la proposizione, da cui dipende

giuntivo, sottintesa:

rebbe poco male,

se,

Mi

il

con-

obbedisse, almeno! (sott. Sa-

ecc.).

come gi s' visto ( 462), l'imperativo nelle voci che mancano a questo e spesso serve
ad attenuare pi o meno la forza del comando, e a dar552. Sostituisce,

19G

uso

un senso

gli

di<:l

vkiiho

di desiderio o di preghiera: Si ricordino

di salutarmi la

male, abbia

mamma.

Passer pi tardi

ma, bene

finito.

553. Altre volto ha piuttosto valore concessivo:


[Quantunque] Facciano ogni sforzo, non la spunteranno.
554. Preceduto da che, cos, se, indica un desiderio

vivissimo
i

Che Iddio

ti

Cos vivessero ancora

benedica !

Se tu mi volessi bene!....

miei genitori/

Gondizionale.
556. S' gi detto ( 441) che

un

il

condizionale esprime

fatto subordinato al verificarsi di

qualche condizio-

ne: Se non avessi l'ombrello, mi bagnerei.

Chi confon-

desse ombrello con ombrella, sbaglierebbe.

Ma

spesso la condizione pu esser sottintesa: Ci


farebbero mai nulla [se potessero].

son tanti che non


"

Non mi
556.

aspetti ?

"

Farei tardi

Dal sottintendere

fatto

come incerto

domani
tir

pensiero altrui:

il

(ossia

domani,

rebbe subito

m'ha

se....).

derivano altri

Cos dove indica un

usi secondari del condizionale.

[se ti aspettassi],

la condizione,

come probabile, riferendosi

Ho

detto

il

parlato con Luigi: partirebbe

detto che avrebbe intenzione di

Lo

vuoi vendere?

Te

lo

par-

paghe-

disposto a pagartelo subito).

557. Cosi pure, spesso attenua la recisa affermazione

dell'indicativo,
dirti

ed pi remissivo e cortese: dorrei

due parole.

Mangerei piuttosto di quel

pollo.

Infinito.
558. L'infinito

persone del
tempo, se

si

pu

riferirsi

a ciascuna delle tre

singolare e del plurale.

in quanto al

vuole esprimere soltanto l'azione o

s'adopera l'infinito presente; se l'azione o

il

il

fatto,

fatto

com-

piuto, l'infinito passato: Salutare cortesia, rendere

saluto

obbligo.

Aver sentito dire

Il futuro dell'infinito poi,

il

mezza bugia.

non sussiste come voce

uso DEL VERBO

ma

verbale,

197

viene espresso per mezzo d'una perifrasi,


il fatto
si compiranno quanto

e indica che l'azione o

prima: Essere (o Sfare) per ammalarsi.


559. Il verbo nell'infinito ha gli stessi complementi
che negli altri modi Voglio scrivere alla sorella. Credo
:

Bisogna lavarsi bene.


sempre in relazione con un verbo,
rispetto a cui pu fare l'ufficio di soggetto, come negli
esempi del 558; ovvero di oggetto, come negli esempi
seguenti Voglio partire ; Sentivo cantare ; Non devi far
fare q^iel che puoi fare da te.
561. In questi due casi, messo dopo il verbo a cui
si riferisce, pu esser preceduto dalla preposizione di:
d'averlo saputo da

lui.

560. L'infinito

tir,

Intendo di par-

necessario di riflettere, o riflettere.


o partir, subito.

Ma, come soggetto,

562.

si

noti che Importa osser-

vare pi comune di Importa di osservare; Piace vedere,


pi comune di Piace di vedere; Occorre far presto, pi
comune di Occorre di far presto ; A te spetta provvedere, pi comune di A te spetta di provvedere.
Parere, invece, che ormai nel pi de' casi sostituisce sembrare, e cosi accadere e capitare, vogliono d'ordinario

il

di: Gli pareva d'esser felice;

mi

cade, o

Raramente m'ac-

capita, di vederlo.

Conrenire,

giovare, e molto pi bisognare,

oramai

non comportano il di Ci convenne prendere altra strada ; Mi giova credere; Bisogna 2)r epararsi.
Tooeare a dai Toscani sempre preferito a Toccare
:

di:

Mi tocca a tacere.
Come oggetto poi,

563.

dopo

verbi redere,

l'

infinito

non comporta

sentire, e simili;

il

di

fare e lasciare;

fier/o piovere ; Lascia correre (di


correre avrebbe altro senso); Devo aiutar V amico. Ma

dovere, potere e teiere

dopo i tempi composti di solere: Soleva


passeggiare : Era solito di passeggiare, pi co-

lo preferisce,

(mai

di)

mune che
affettazione

passeggiare.
:

Non sape/a

Dopo

sapere, senza

d'averlo offeso.

il

di

uso DEL VERBO

198

devono considerare come casi speciali, quelli in


Incomincia a parlare ; Prese a correggerlo; Ti dar a leggere un bel libro; Ho a (Devo) mangiare (comune in Toscana, dove Aver da.... pi comune nel senso di Aver di che....); ecc.
564. Tutti gl'infiniti possono adoperarsi come nomi
maschili singolari // salutare, L'aver sentito, Uno scomSi

cui richiede l'a

pigliarsi.
L'infinito, quindi, in quanto esprime un'azione (indicando altres se questa si compie ora o si gi compita), e in quanto si costruisce con gli stessi comple-

menti delle altre voci del verbo, ha vero ufficio verbale;


mentre poi, in quanto ha un genere e un numero, e in
quanto pu esser soggetto o oggetto d'un altro verbo,
e, preceduto dalle preposizioni, forma ogn'altra specie
Sicch tiene,
di complementi, ha vero ufficio di nome.
a un tempo, della natura di tutt'e due queste parti del
discoreo.

Com' naturale, il soggetto dell'infinito pu


esser diverso da quello del verbo a cui l' infinito si
565.

riferisce: Io vedo venir Giovanni.

566. Se il soggetto dell'infinito espresso per mezzo


d'un pronome personale, di regola se no adoperano le
forme complementari Vide correr me a raccogliere il
:

bimbo caduto, ovvero Vide me correre, ecc.; e cosi anche Vide correr f (o lui), ovvero Vide te (o fui) correre
Se poi non c' contrapposizione, o altro motivo di
ecc.
dare al pronome un'efficacia speciale, s'adoperano le forme atone e si uniscono al verbo che regge l' infinito,
non all'infinito di cui son soggetto: Non avrai il gusto
;

vedermi piangere. Quel tenore, l'ho sentito cantare.


Ma con essere, parere, e simili, invece delle forme
complementari, s'usano sempre le soggettive, e quasi
sempre posposte al verbo Dicevano esser io l' ingrato
Eri cos tranquillo, da non parer fu V of(letterario).
Potrebbe parere egli (e pi comunemente parer
feso.
di

lui,

ma

per la regola del 404) l'autore del

delitto.

uso DEL. VERBO


In moltissimi

199

moderno aborre da

casi, l'uso

questi costrutti; e sa d'antiquato e d'affettato

il

tutti

dire:

Trovarono star lui nascosto in una grotta, invece di


Trovarono ch^egli stava nascosto, ovvero Lo trovarono
che stava nascosto, e simili. Del tutto antiquato
poi il far dipendere da un altro infinito efsere o parere, preceduti dal soggetto
(in

questo caso mai


56?.

Abbiamo

Solo allora potrai dire f

esser tcomo ragionevole.

iu)

gi veduto ( 549) che l'infinito s'ado-

pera assolutamente, cio senza relazione ad altro verbo


espresso, con valore d'imperativo. Ora aggiungiamo

che s'adopera assolutamente anche nelle esclamazioni


di maraviglia, o di maraviglia e dispiacere: Poveretto,

me!

ricordarsi anche di

Recargli offesa, ioli

Essersi

disonorato a quell'et!
568.

Alcuni

infiniti presenti

e propri, e quindi

son diventati nomi veri

hanno anche

il

plurale, e indicano

molto pi le cose, che le azioni: Il mio avere, I miei


averi; Sacro dovere, Sacri doveri ; Parere da amico, Pareri

da amico ; Rozzo parlare, I parlari

lia

Gita di piacere,

Infiniti

(letterario) d'Ita-

piaceri ; Grave dispiacere,

Gravi dispiaceri ; ecc.


Qualcuno difettivo, come sapere (Uomo di gran
sapere), che non ha plurale, e viveri (Penuria di viveri),
che non ha singolare.
Altri poi son
scrittori,

rimasti

come Gli cui

creazione individuale degli

soffriri e Gli alti sa///'/ danteschi.

Gerundio.
569. Il gerundio presente, riferito a

un

altro verbo,

ha spesso valore modale, cio significa il modo con


Mi parcui si compie l'azione espressa da quel verbo
:

lava piangendo; Si avvicinarono guardando.


570. Qualche volta ha significato condizionale, ed

equivale a una voce di

gendosi (cio, Se

si

modo

finito, retta

da se: Correg-

correggesse), io gli perdonerei.

Man

uso DEL VERBO

eoo
partendo

(cio,

Se non partiamo) subito, arriveremo a

cose fatte.

671. In tutti gli altri casi poi,

o passato, equivale a

una voce

di

il

gerundio, presente

modo

finito, retta

da;

Quando, mentre, dopo, e simili: Me ne ricordai


uscendo (quando uscivo) di casa. Avendo letto (Dopo
che ebbi letto) la tua lettera, mi feci coraggio.
b) Perch, poich, e simili: Non sapendo (Poich non
a)

sapevo) che fare, aprii a caso

un giornale.

Avendo stu-

diato (Perche aveva studiato) troppo, s'era logorato la


vista.
e)

Bench, quantunque, e simili

E tu,

dovendo (quan-

tunque debba) mantener la famiglia, sciupi cos

tuoi

si

pu

guadagni f
572. Il gerundio presente,

preceduto da

oggi usare solamente nella poesia:

in,

sopiti in aspet-

finito il vostro bando (Manzoni)


mentre in francese, En attendant, En parlant, e simili,
son comunissimi anche in prosa.
573. De' pronomi di prima e di seconda persona,
oggi s'usano, come soggetti del gerundio, le sole forme
soggettive: Volendo io. Avendo tu detto; ma Essendo
tando (nell' aspettare),

egli, o lui (e cosi lei, loro),

In

me

tali casi, l'uso di

per

del 404-5
che qualche gram-

la regola

e di

te,

matica ammette, oggi addirittura intollerabile.


Participio.

modo
un nome, con

574. Il participio, presente o passato, poich

declinabile del verbo,

valore d'aggettivo

si

pu

riferire a

Conto corrente, Pane guadagnato.

molti participi, di verbi morti o vivi nelle altre forme,

non s'adoperano pi se non come aggettivi: Opinione


diversa ( dal morto divertere) ; Animo prostrato (dal
morto prosternere) ; Prezzo discreto (da discernere).
V. la Formazione delle parole.
575. C' per distinzione tra un participio e l'altro.

uso DEL VERBO

201

participio passato, l'hanno quasi tutti

pie

il

Il

doppio

uflSoio di

verbi, e

com-

verbo e d'aggettivo.

presente invece, s'usa di pochi verbi, e assai

raramente nel suo schietto ufficio verbale: Quadro


rappresenfanfe una batfaglia, comune La nave porianie
;

il

Le fiamme lambenti

carco,

il ietto ,

letterari.

Molti, che sono oramai semplici aggettivi, qualche

volta riprendono

gliorando

il

loro ufficio verbale

V Italia va mi-

suoi vini spumanti, aggettivo

Lo sciampa-

gna va bevuto spumante, verbo.


576. Preceduti per lo pi
ticipi presenti

dall'articolo, taluni par-

s'usano come nomi, o meglio come agget-

// villeggiante quasi sempre incontenRecitavano i dilettanti, e gli studenti fischiarono.


bll. Poich i participi hanno anche valore d'aggettivo, accade spesso d'usarli, al pari di questo, in pro-

tivi sostantivati

tabile.

come

posizioni ellittiche; e

tunque [sia]

utile, costa

poco,

tunque [sia] sprezzata,

Ma

578.
ta,

spesso

dice

si
si

Quel

dice pure

sempre

tace, oltre

congiunzione che

lo

il

libro,

quan-

La virt,

quan-

nobile.

coi participi usati cosi, in

si

maniera assolu-

verbo, anche l'avverbio o la

reggono; e gli avverbi e le con-

giunzioni taciuti pi spesso, sono:


a) Quando, mentre, dopo, e simili: [Quando era] Regnante Romolo, avvenne il ratto delle Sabine. Raccontava
che, [mentre era] carcerato, lesse una volta tutto il

Tasso.
b)

[Dopo che ebbe] Detto


Perch, poich, e simili

ciato dalla
e)

lente,

d)

fosse]

ci,

sua patria, mor a Ravenna.

Bench, quantunque, e simili

pure

part.

Dante, [perch fu] scac-

[Bench fossi] Do-

acconsentii.

Se, purch, e simili:

un buon giovane;

pi educato, varrebbe un

ma, [se

tesoro.

TEMPI NELL'INDICATIVO.
579. Trattando della coniugazione del verbo,
sto

come

il

solo

modo

indicativo abbia tutti

s'

vi-

tempi.

uso DEL VERBO

202
perci

il

modo che

si

presta meglio a studiare

il

loro

uso.

Presente
580. Il presente,

e imperfetto.

come abbiamo

che avviene nel momento che


581.

quando

Ma
il

si

detto,

serve pure a indicare un'azione passata,

racconto prende viva efficacia descrittiva

in tal caso, si chiama presente storico

trova

il

esprime quel

parla: IH vuote lo zio.

Cesare accorre,

nemico, lo baite.

Nel linguaggio familiare, denota anche un'azione futura, considerata come certa e imminente: Ora
582.

Domani

ve lo spiego.
583.

gli scrivo.

usato altres nelle massime, ne' proverbi, e

simili, per significare un fatto ordinario che si ripete


sempre: Chi ama tutti, non ama nessuno. Chi altri friboia, se non posa.
584. S'adopera finalmente nel riferire e citar passi
di scrittori, perch questi ci parlano, ne' loro libri,
come persone presenti Dante dice : " Le leggi son, ma
Il Machiavelli, alla fine delle
chi pon mano ad esse f
sue Istorie, paria a lungo di Lorenzo il Magnifico.
E qualche volta, ne' titoli delle varie parti d'un
:

libro: I

Romani distruggono Cartagine.

ha talora valore descrittivo Due


le mie braccia.
Perci, spesso descrive le circostanze in cui avvenne
un fatto: Passeggiavo, e pensavo appunto a te, quando
sentii la tua voce.
Quantunque non sia contrario all'uso italiano, com'
contrario a quello d'altre lingue, pure da adoperar
con molta cautela, a cagione delle frequenti ambiguit
che ne possono venire, l'imperfetto in luogo del pre585. L'imperfetto

giorni dopo,

il

poveretto spirava tra

sonte, per indicare azioni o fatti incominciati in addietro,

ma

che durano ancora nel momento che

Arrivi in hux)n punto: volevo vederti.


salutato, era

mio padre.

si

parla:

Quello che ho

uso DEL VERBO

Passato prossimo
586. Il passato prossimo,

non

203

remoto,
solo indica azioni e

che paiono presenti


ma anche altri che, o si riferiscono al presente pe' loro
effetti,
si compirono in un periodo di tempo non anQuel
cora chiuso. Mio nonno non m'ha fase/aio nulla.
fatti

compiuti da cosi poco

te-rapo,

povero vecchio nato storpio. Questo secolo incominciato male, e finisce peggio.
il tempo proprio della narcome l'imperfetto della descrizione.
Nella poesia e nel linguaggio sostenuto, fa anche

587. Il passato remoto

razione,

passato prossimo; e ci per la sua brevit,


Vedesti?
Udii.
essendo tempo semplice: Udisti
Io vidi.
Oh rabbia! (Alfieri).
le veci del

Futuro.
588. Il futuro alcune volte servo ad attenuare un'af-

fermazione troppo recisa: Sbaglier,

Avr avuto buone intenzioni,

ma

ma

jece

In luogo di Forse sbaglio e Ebbe forse,

la penso cos.

un gran danno.
ecc.

TEMPI FUOR DELL'INDICATIVO.


Quanto s' detto del presente indicativo, che
esprime un'azione la quale avviene nel momento
che si parla, vale anche pel presente dell' imperativo
589.

cio

e del condizionale.

Degli

altri

tempi dell'imperativo,

il

futuro (Cfr.

462, secondo capoverso) significa che l'azione comandata non dev'esser fatta subito; il passato (Cfr. per
il

463, ultimo capoverso), che dev'esser fatta dentro


fisso: C^i poco da replicare: anderete egli

un termine

chiederete scusa; anzi, abbiatelo fatto

prima

eh* io torni.

590. Il passato del condizionale indica che

un

fatto

sarebbe gi avvenuto da poco o da molto tempo, se


fosse verificata
ricco, se

si

una data condiziono: Sarei forse diventato

non avessi

scelto questa professione.

uso DEL VERBO

204

691. Riferiti a un'altra proposizione espressa,

del

sente e l'imperfetto

congiuntivo hanno

usi di quelli dell'indicativo; e

il

passato e

il

il

pre-

gli stessi

trapassato

corrispondono, ciascuno, a tutt'e due insieme

il

pros-

simo e il remoto.
Adoperati per in modo assoluto,
a) Il presente talora esprime semplicemente
un
augurio: Oh! finisca presto questa seccatura!
h) L'imperfetto
significa una cosa desiderata nel
momento ohe si parla, senza distinguere se questa sia

come poteva distinguersi in greco e in


momento ! Avessi
meno!

possibile O'iio,
latino

Si ricordasse di me, in questo

veni' anni di
e) Il

passato (che usato cosi per letterario), in-

un fatto che si desidera avvenuto nel momento


che uno parla, senza che si sappia se sia realmente avvenuto: Oh, mi abbia perdonato mio padre!
d) Il trapassato, un fatto ohe si desidera compiute
dica

da qualche tempo, senza distinguere se fu possibile o


no Si fosse ricordato di me, in quel momento ! Avessi
:

avuto allora

veni'' anni

di

meno!

In quanto all'infinito, vedi il 558.


593. Il gerundio ha due forme, una per il presente,
692.

una per

il

passato; e l'uso n' perci de' pi semplici:

Tacendo, non sbagli.

Ma, nel passivo,

Avendo taciuto, non sbagliasti.

gerundio presente sta spesso invece del passato, forse per evitar l'incontro de' due
il

participi: Essendo [stato] conciato a quel

fu

modo, non

ci

possibile trasportarlo a casa sua.


594. Pel diverso significato del participio presente

e del passato, vedi

596.

Per

464 e 495.

gli usi particolari delle diverse

persone del

verbo, vedi 411-16.

L'AVVERBIO.
596. Ijavverbio, parte invariabile del discorso, serve

a modificare

il

significato d'un verbo, o d'un aggettivo

l'avverbio
(e

205

quindi anche del participio), o d'alcuni nomi (spe-

cialmente

del 264),

quelli

Carlo studia poco ;


gli svaghi,

o d'un

altro

avverbio:

troppo vanitoso, troppo amante de-

sempre trascurato in tutto ; e perci non proe rimarr molto asino.

assolutamente nulla,

fitta

AVVERBI QUALIFICATIVI.
597. Il

maggior numero degli avverbi

si

compone

de* qualificaiivi, che per lo pi si riferiscono al verbo,

qualificandone l'azione
lo stesso ufficio

hanno

perci, rispetto a lui,

che hanno, rispetto

al

nome,

gli

agget-

Mi rispose cortesemente (Mi diede una


risposta); Lo guard amorevolmente (Gli diede

tivi qualificativi:

cortese

ano sguardo amorevole).


598. Non quindi maraviglia che questi avverbi, o
derivino quasi tutti da aggettivi,
o siano addirittura

come avverbi,

aggettivi adoperati

originariamente sono avverbi,

si

o all'opposto,

se

adoperino anche come

aggettivi (Cfr. 618).

Nel secondo caso, come s* detto ( 309), si usa la


forma maschile, o meglio neutra, dell'aggettivo (piano,
alto, ecc.); nel primo, quella femminile, unita a
mente: lietamente, studiosamente, fortemente. E se l'aggettivo femminile termina in le o re, non preceduti da
consonante, si unisce d'ordinario nella forma tronca:

zitto,

facilmente, specialmente, militarmente, popolarmente, celermente (in Toscana pi comune di celeremente ; scorretto e eleramente) ; ma in poesia si usa anche umilemente,
e simili.

Sempre

poi,

perch precede

la

consonante,

follemente, mollemente, salubremente, acremente, medio-

cromente, pedestremente, indust remente (letterario), ecc.


599. Questi avverbi sono capaci degli stessi gradi
di comparazione, e delle stesse alterazioni degli aggettivi

da cui derivano ^S't rompe pi facilmente, si rompe


; Parla pi forte, parla fortissimo ; " Ci
:

facilissimamente

vai volentieri?

"

Volentierissimo

(antiquati e dia-

l'avverbio

206

lettali volontieri, volontierisgimo) ;

Cammina

fo,

Risponde spiritoset-

pianino.

GOO. Quindi,

anche alle forme irregolari di compa-

razione degli aggettivi, corrispondono forme irregolari


di avverbio

bene, meglio, ottimaniento

(ma anche

beais-

Bmo); male, peggio, pcssiiuaincute (ma anche malissimo).

Diminutivi sono benino, mulino o maluccio, e accrebenone e malaccio, il quale per si usa con la

scitivi

negativa, che gli d valore diminutivo

"

Come

stai f

Bene, male e malaccio,


non c' ma/accio.
s'usano anche come veri nomi, e allora son declinabili:
" Ogf/i

l beni e

mali, Malacci fastidiosi.

ALTRE SPECIE DI AVVERBI.


601. Gli
classi,

altri

secondo

le

avverbi, si suol dividerli in

molte

diverse relazioni che esprimono; e le

relazioni principali sono:

La maniera:

come, comunque, cosi (e con lo stesso


che per ormai appartiene al solo uso letterario, e non derivato, come alcuni affermano, da cos,
ma direttamente dal lat. sic); siccome (che, nel suo sia)

senso,

s,

gnificato avverbiale di come, poetico); qualmente, talecc.; e qualche volta, nell'uso letteraanche alcuni aggettivi, adoperati come avverbi:

mente, altrimenti,
rio,

quale, tale, ecc.

Un gruppo di questi avverbi, terminati in oni, ormai assai pi comunemente che in one, indicano d'ordinario atteggiamenti
doloni, ginoccbioni (pi

del corpo: bocconi, carponi, cion-

comune

in ginocchioni o inginoc-

chioui), penzoloni, ruzzoloni, saltelloni, sdraioni (non co-

mune

fuor di Toscana), tentoni, e pochi altri.

tempo: adesso (mo, men bene mo', vive in molti


dialetti, ma affatto morto in Toscana), allora (non bene
in allora), allorch, ancora, domani, dopo, gi, mai, menh) Il

tre, oggi

(non bene in oggi),

ora, poi, poscia (affettato in

prosa), presto, prima, quando, sempre, spesso, tardi, ecc.


e) Il

luogo: altrove (poco familiare), dor (letterario

L' AVVERBIO
ore),

l,

l; qui,

207

qua (Cfr. 39); quinci

rari), ivi e quiri (letterari), liri

e quindi (lette-

(morto); darnnti, dietro,

contro, sopra (contra e sovra, antiquati e poe-

su, gi,

salvo in alcuni composti), sotto (V. 646), ecc.


d) La quantit: affatto, assai, grandemente, meno

tici,

(volgare e letterario manco, salvo in Manco male), mica,

molto

(il

suo doppione guari ormai scomparso anche

dall'uso letterario), niente, nulla,


e)

pi, poco, ecc.

L'ordine: primieramente, secondariamente;

ma

poi,

in terzo luogo, in quarto luogo, ecc.


f) L'affermazione: certamente, sicuramente (in questo senso, non bene precisamente, malissimo perfetta-

mente), ecc.

La negazione:

g)

non.

h) Il dubbio: forse, probabilmente, ecc.

L'aggiunzione: anche (anco vive specialmente nel-

i)

popolare toscano),

l'uso

affettato),
tico,

altres,

eziandio

(letterario e

pure (col senso di solamente, comune in an-

sopravvive nel letterario

Non

pure, e in qualche

uso della congiunzione purch), ecc.

S e no.
602. Si,

come

s' visto

qui aopra, va scomparendo

nel suo primo significato di maniera; no, per non, usato

dagli antichi (No avere. No spero), oggi solamente dia-

a torto quindi si continua a metterli tra gli avDi fatti, non si riferiscono mai a una parola sola,
ma sempre a tutta intera una proposizione, e ne racchiudono un'altra: ^ AF aspettavi iersera? " 5/, ovvero
" No, che si riferiscono a tutta la proposizione interrogativa, e ne racchiudono un'altra, affermativa o negativa:
Ti aspettavo iersera, ovvero Non ti aspettavo iersera.
lettale

verbi.

Vanno dunque

considerati come parole olofrastiche,


sempre equivalenti a un'intera frase; e perci, a
rigor di termini, non son pi classificabili sotto nessuna (lolle parti del discorso.

cio

l'avverbio

208
603.

Un vestigio

liare: IH^verof,

del no per non, resta nel modo famimeno comunemente Nevverof L'uso

poi del non per no, quand' taciuta la parola a cui

non
ti,

si riferisce,

scorretto e bruttissimo

Tutti

saranno rimborsati,

vincitori o non [vincitori],

il

bigliet-

ecc.

Sissignore e Nossignore, quando per cortesia s'adoperano in luogo del semplice s e no, son da preferire

No

agli stentati S, signore e No, signore. S signore e

signore (volgarmente Nonsignore).


si

pu ad arte staccare

signore

vi obbedir.

il

Ma, negli

signore dal

No, signore :

io

s e

altri casi,

dal no: S,

non fo di queste

cose.

Ci e

vi.

Con valore avverbiale s'adoperano anche

604.

nosillabi atoni

ci, vi, ne,

mo-

che propriamente indicano una

relazione di luogo.

Tra ci e vi non corre, nell'uso moderno, vera differenza di significato; se non che, il ci assai pi familiare del vi, che perci pi conveniente alla poesia,
quantunque

sia pur comunissimo tra '1 volgo fiorentino.


Nella prosa quindi assai pi comune ci; C/ stetti; CI
torner; Non c' male; Ci credo; Ehi troppo ci corre;

Son cos disonesti, che nessuno ci si serve pi. N pu


mai esser sostituito nei seguenti casi: Ci ho piacere ; Se
ti ci acchiappo !
Tra i giovani mi ci trovo assai bene ;
Non son sordo: ci sento; Quel che ci va, ci vuole; e
simili.

605. Ma si danno pure de' casi, ne* quali il vi non


potrebbe sostituirsi col ci, se non cambiando tutta la
frase con altra pi familiare: Non v^ha (Non c') dubbio,

luogo, motivo ;

dono ;

V^ hanno (Ci sono) molti che lo cre-

ecc.

606. Finalmente, per ragione di

direbbe

// vado. Vi vuol altro

buon suono, non

si

Ci cimentarono la vita ;

Leggendo questo documento, dovr darsi per vinto, poichi ci cito le sue parole testuali; quantunque si dica

L'AVVEumo

209

benissimo: //(voi) vedo; //(a voi) voglio bene; Quel


furfante ci (noi) cimenta in

tutt'i

modi

Ci {noi) citarono

davanti al giudice; senza che in questi casi l'orecchio

avverta

il

(vi-ve-vo),

mal suono, come non lo avverte iu vivevo


perch necessario; mentre lo avverte, quando

Ondo, anche da questo umile fatto


veda come la libert porti con se
una responsabilit maggiore.
607. Ci e vi diventano ce e ve, innanzi a lo, la, li,
le, ^", ne : Non ce fa trovo; Non ve ne nono.
Gir. 380.
si

pu

evitarlo.

linguistico, par che si

Ne.

^e

forma atona di inne, nato per assimilainde (ital. Iettar, indi), e vale da questo,
o da codesto, o da quel luogo. Per esempio Son qui, ma
oggi ne parto; Ti sei tappato in casa, e non ne vvai
uscir pi t ; Ne siamx) lontani circa due chilometri.
608.

zione dal

lat.

Era spesso usato

in

modo

pleonastico dagli antichi,

uso che sopravvive in qualche proverbio

Dopo

il

dolce

ne vien l'amaro.

AVVERBI COMPOSTI E EADDOPPIATJ.


due avverbi di luogo si uniscono tra
formando cosi una parola composta: quass, quag-

609. Talora
loro,

gi, costass, costaggi, colass (ormai letterario), co-

lassuso e laggiuso (morti), ecc.


talora un avverbio ne
Di qui nascono alcuni raddoppia-

Abbiamo gi detto che

610.
luodifica

un

altro.

cui valore quello

menti,

il

verbio,

ma

rafforzato

stesso

del

semplice av-

ben bene, gi gi, su su, mai mai,

barcollon barcolloni (in Toscana,


anche barcullon barculloni), carpon carponi, grondon
grondoni (che vive solo in Toscana, e sempre cosi raddoppiato), piano piano, bel bello (ma il semplice bello,
)me avverbio, oggi non s'usa altro che ne' modi schor-

or ora, forse forse,

H.

MoB4>i>i e CArrocciMi,

Oramm.

Ital.

210

l'avvekhio

zoai

Cantar

Recitar

bello,

bello,

riferiti

ad artiste pi

belle che brave), ecc.

MODI AVVERBIALI.
611. Spesso, con significato d'avverbio, s'usano
cuzioni, dette perci

modi

lo-

avverbiali, e che son formato

d'un avverbio preceduto da una o pi preposizioni: Vennero di qua; Anderai per di l; Di dove (lettor, donde) vieni?; Camminavo a tenioni ; Stava infense.
b)
d'altre parole: All'improvviso, A cavallo, A
a)

piedi,
simili,

]}asso

In

bizzeffe, A iosa, A ufo (ma bizzeffe, iosa, ufo, e


non vivono fuor di questi modi). Di galoppo, Di
(non Al galoppo. Al passo), In fretta, Insomma,

somma

delle

somme

(mai, invece di queste duo, o di

Alla fin fine, Alla fin de' fatti, e altre simili, il francesismo Dopo tutto), Per ogni dove, Poco fa. Sopra
pensiero (men comunemente Soprappensiero), ecc.
612. Parecchi avverbi non son altro che modi avverbiali,

quali per oggi

sola parola:
(anch'ora),

affatto

appena

(a

si

scrivono comunemente in una

fatto),

allora (all'ora),

appunto

(a pena),

(a punto),

ancora
davanti

(d'avanti), fimanzi (d'in anzi), indietro (in dietro), ora-

(ora mai), e simili. Ed oggi pedantesco lo scrivere a pena, a punto, a dietro, a dirittura, ecc.

mai

NATURA D'ALCUNI AVVERBI.


613. Altri avverbi, anche
essi

propriamente aggettivi

non

qualificativi,

sono pur

molto, poco, presto, spesso,

tardi, ecc.

USO DELL'AVVERBIO.
614. L'avverbio, nella proposizione, ha ufficio di
complemento. Ma, quand' usato come nome, pu essere anche soggetto: // bene non fu mai tardi.
615. Senza togliere naturalezza al discorso, l'avverbio pu quasi semiiro esser sostituito da un altro com-

uso dell'avverdio
plemento

21

Pensino seriamente, o con seriet. Vieni qui,


Ora, o /n questo momento, sto scri-

in questo luogo.

vendo.

AVVERBI RELATIVI.
Per alcuni avverbi per, a cagione del loro ufsostituzione il pi delle volte non si potrebbe
fare, so non per mezzo d'un complemento in cui entri
un pronome congiuntivo o relativo; e quindi son chiamati relativi: Dove (in che luogo) sei? Torniamo al
616.

ficio,

tal-e

paese donde (da cui) siamo partiti. Quando (in che tempo,
giamo, ora) ci vedremo t Non so come (in che modo) fare.
617. Tutti gli avverbi possono formare proposizioni

domande quanto nelle risposte:


""T aspetto. [M'aspetti] Oggi f [T aspetto] Domani.
E non vero che per le risposte debbano eccettuarsi
quelli relativi; ma solo, d'usarli cosi, non accade spesso:
" Quando [mi
" Ti pagher. Che devo dirti di pi ?
ellittiche, tanto nelle

""

""

pagherai],

AVVERBI IN LUOGO DI AGGETTIVI.


618.

Nel linguaggio

so usati alcuni
2)i,

Non

familiare, si trovano molto spes-

avverbi, in luogo dell'aggettivo: cos,

assai (anticamente anche guari), prima, dopo, ecc.:


s^era

mai avuta un' invernata

brutta, fredda, ecc.).

La

cos (tale, cos bella,

pi (maggior) parte di loro

non sapevano che farsi. C'era assai gente.


Con questi non devono confondersi meglio e peggio,
e anche meno, i quali, bench vivano soprattutto corno
avverbi, pure sono aggettivi veri e propri (V. 262) Si
sono scelti la meglio (migliore) roba. Il peggio (peggiore)
:

partito

quello di non averne nessuno.

giori) case son quelle

poco ariose.

Le peggio (peguna stoffa di


per, il meno non

Vorrei

In molti casi
meno (minore) spesa.
si potrebbe usare come aggettivo: Il fratello minore.

USI SPECIALL
G19.

Non

raro

che un avverbio, oltre

gaifloato proprio, ne abbia acquistato

al

suo

anche un

si-

altro.

uso dell'avverbio

212

Come e appena, non solo hanno valore di modo


Fo come posso ; Appena respira), ma anche di tempo:
Come (o Appena) lo vide, gli corse incontro.
620. Come e cos, alcune volte, quantunque non per-

dano del tutto

loro valore di modo, inclinano verso

il

quello di quantit: Giiarda, com' (quanto)


lo

bello!

Non

credevo cos (tanto) ricco.


Cos

621.

ha significato

cos

di

cenda sta cos e

cos, ci

penser

rafforzato

cos

Dunque,

cio proprio cos, interamente cos:

se la fac-

io.

622. Cos cos, invece, prende senso qualificativo di

mediocremente, non proprio bene:

" Cos cos.

Come

623.

Come

Come

"

va?,,

"

Come

scrive?,,

Cos cos.

s'usano anche in maniera corre-

e cos

lupo rispose alV agnello, cos quel prepotente rispose a noi poveretti ; o anche Cos quel prepotente rispose a noi poveretti, come il lupo rispose all' agnello ;
anche: Quel prepotente rispose a noi povelativa:

il

retti,

come

cos

Ma

il

lupo rispose alV agnello.

il

linguaggio

familiare

preferisce

semplice

il

come, salvo quando le due parti messe in correlazione

non siano

Appunto

624.
dicci),

ma anche
Qui

625.

gnano

quando

brevi, o

il

cos

giovi a dar risalto

Come farai, cos avrai.


avverbio di modo (Sono appunto le

premesso

alla parte a cui

affermativo

e qua,

"

Era

e Ih, cost

lui ?

"

Appunio.

cost, si

accompa-

agli aggettivi indicativi questo e quello, per de-

terminare con pi efficacia

Dammi

quel libro

l,

il

loro

significato locale

tu piglia questo qua (Quello che

l,

Questo che qua, e simili, son volgari e dialettali).

Codesto cost del solo uso toscano.

Anche senza questo o quello, tali avverbi s'adoperano familiarmente assai bene, in modi come: H padre Cristoforo, amico qui del padre guardiano,... (Manzoni).
62G. Ci equivale

duto da

a,

in, con,

non

di

rado a

su: Io non ci (a

ci,

quello, prece-

ci) credo.

Ci metto

dell'avverbio

trso
(in ci) tanta

2i

Hai comprato tutta quella muf-

cura!

soina: che e/ farai? (con quella).

non ci salire (su quella).

La

scala

tarlata:

spesso equivale pure a

con lui, o con lei, o con loro: Lo conosco, ma non ci


parlo pitt. una cocciuta: non ci sprecare il fiato.

Son persone allegre, e ci viagger volentieri.


Raramente si usa invece il vi (V. 604-7).
In quanto al ne, vedi il 608.
627. Onde, oltre che nel suo significato di luogo, si
adopera anche come pronome; ma sempre letterario.
V. 395.

Quindi ormai letterario, cosi nel suo primo


Quindi (dalle tombe di Santa Croce)
trarrem gli auspicj (Foscolo), come in quello di tem628.

significato di luogo:

Mi

po:

629.

fece

una

visitina, e quindi (poi) se n'and.

Ancora indica

tempo (Ancora non

il

aggiunge: C'era ancora

lui,

si vede),

meglio per anche

lui.

630. Mai, nelle interrogazioni e nelle dubitazioni,


d spesso maggior efficacia al discorso Che amico mai
:

sei

tut

Come mai pu

crederlo f

Non

so che capriccio

mai questo.
Nel suo significato di tempo, vale una o qualche
L'hai visto mai?
volta: Lo vedr, se mai ci vado.
Ma talora sta per nessuna volta o in nessun tempo:
Meglio tardi, che mai. E in tal caso, va preposto al
verbo Io mai gli ho dato dispiaceri. Pi comune per
usarlo dopo il verbo, col 7u>n: Io non gli ho dato mai
sia

dispiaceri.

Quando si usa qualche volta per che: Sia maVora e il giorno, quando Presi la penna e non
cantai d'Orlando (Versi attribuiti al Trissino).
631.

ledetta

632. Affatto significa interamente:

lo

cieco

affatfo.

pazzo affatfo, ma poco ci manca. C' per chi


adopera assai male, invece di niente affatto, punto, e

Non

simili, nelle risposte:

V ha pagato?

solutamente dialettale
fuor delle risposte:

poi,

^ Affatfo.

As-

in questo stesso senso,

una commedia

affatfo

(punto,

uso dell'avverbio

214

La contradizione

por nulla) piacevole.

tra quest'ultimo

significato dialettale e quello proprio della lingua, ren-

de spesso

il

vocabolo pericoloso alla chiarezza.


in luogo di Del tutto, Affatto

Tutt'' affatto ,

Affatto affattissimo,

G33.

Meno

si

il

affatto,

francese Tout fait.

usa pessimamente da alcuni, nel signi-

no : Dimmi se puoi pagarmi, o meno.


634. Non, in parecchi casi, perde la sua forza negativa, in maniera da riuscire logicamente un riempitivo.
ficato di

necessario, ogni volta che (fuor delle interroga-

nemmeno, neanche, nepil verbo: Non c' nessuno;


Non voglio nulla; Non se lo sogna nemmeno; ecc. Ma
si dice invece: Nessuno arriva, Nulla sa, Niente fa,
Nemmeno se lo sogna, ecc., e anche: Arriva nessuno?
Sa nulla f Se lo sogna nemmeno t ecc. mentre Arriva
zioni) nessuno, nulla,

niente,

pure, e simili, son messi dopo

nesstmo.

Sa

nulla, e simili, senza

lettali e scorretti,

negli scrittori.

quantunque

se

il

non, oggi son dia-

ne abbiano esempi

Quando per nemmeno,

neanche,

ecc.,

siano messi, per maggiore efficacia, al principio della


frase, e staccati dal verbo,
il

non: N anche

il

papa

popolarmente

(fa dire il

si

aggiunge

Manzoni ad Agnese)

non glielo pu levare. Ma le classi civili inclinano a


Crag^ Pml n h pnin-xiAl1jR P-ntvmftrof7.imii n^gatacerlo.

fm- son pe' poverini.


No' paragoni comune, quando sia messo innanzi
a un verbo: Ilo avuto pi che non sperassi; Ho aspettato mono che non credessi; Ho altre prove che non siano,
ti: N cavalli n giardini,

o son, queste.

Ma

letterario

(V. 250-51) negli altri

Ebbi da lui pi parole, che non fatti ; Ho ricevuto meno conforti da mio figlio, che non da altri ; Ho
altre prove, che non queste.
035. Oggi poi, le classi civili, per evitare l'ambiguit che ne veniva, lo sopprimono dopo alcuni verbi,
dove fu gi comune in passato. Rifuggono perci dal
dire: Dubito che non sia troppo tardi] Temo che non
casi:

lo

risappiano; Sospett che non fojse un! insidia; Imped

uso dell'avverbio

215

Pi ancora poi, per la


da modi come questo: Ufon
dubifo che V abolizione della pena di morte non giovi alla
che non pigliasse foco; e simili.
stessa ragione, rifuggono

societ.

Sono invece comunissimi Poco manc che non mi rom:

pessi

collo; e simili.

il

Tra i casi del non pleonastico non da comprencome molti fanno, quello delle interrogazioni esclamativo (Quanti rimproveri non mi tocc a sentire?! Che
guadagni non farebbe, se lavorasse di pi fi), perch qui
il non logicamente necessario, come in tutte le altro
interrogazioni simili (Due e due non fa quattro f); e por636.

dere,

ci sbaglia chi lo

sopprime, confondendo l'interi'oga-

zione esclamativa con la semplice esclamazione: Quanti

rimproveri mi tocc a sentire!


637. Niente e nulla, nelle proposizioni interrogative,

condizionali e dubitative, perdono spesso

il

loro valore

di avverbi negativi, e significano qualche cosa:

Avete

da dirmi ? Se niente ni'enie (o nulla nulla,


punto punto) mi stuzzica, mi sentir! Non so se

nulla (o n/enfe)

arncho

ci sia nulla (o n/enfe)

Mica

in contrario.

usa correttamente nelle proposizioni


negative, dopo un verbo che sia preceduto da 7ion:
638.

si

mica un bambino ; Non Vho mica detto io ; Citavo


mica favole! Son modi dialettali: Mica e un bambino ; L'ho mica detto io ; e simili.
639. Per l'uso d'alcuni avverbi come preposizioni,
vedi il 617; o come congiunzioni, vedi il obi.

Non

fatti veri, non [citavo]

LA PREPOSIZIONE.
640. La preposiziono, parte invariabile del discorso,
servo a indicare una relazione tra due parole: Indossava una veste di seta. Ascoltatemi con pazienza. Qurl-

Valto

fu

vivere.

assai biasimevole in lui.

La

Bisogna lavorare por

pigione decorre da oggi.

accMo con un

Oh! bravo

da

tutti.

Il

suo arrivo fu

LA PREPOSIZIONE

2lC

Nel primo esempio, dicendo

veste

di seta,

di

col

s'indica la relazione tra veste e seta; nel secondo, per

mozzo del
zienza

con, s'indica la relazione tra ascoltare e

Quindi la preposizione,

641.

prepone, determinano
le

pa-

e cosi via.

il

e la

parola a cui

si

significato dell'altra parola, e

servono di complemento: di seta complemento di

materia, rispetto a veste; con pazienza complemento


di

maniera, rispetto ad ascoltatemi.


642.

per,

Le

preposizioni italiane sono

a, di, da, in,

(antiquate intra e infra).

tra o fra

con,

Ad non

sempre necessaria innanzi a parola che cominci per a;


e quasi sempre brutto vezzo di molti, innanzi ad altre
vocali.

643. Bench propriamente siano aggettivi o verbi,


pure s'adoperano come proposizioni, anche: durante, eccetto, salvo, tranne (da tra', imperativo di trarre, e uc),

mediante, secondo, stante, nonostante (men

comunemente

qualche altro.
Secondo, salvo e lungo, sono vivissimi anche come
Durante, stante e non ostante, come partiaggettivi.
cipi sono ormai quasi morti, fuorch i due primi in
qualche frase Vita naturai durante, Seduta stante, ecc.
Eccetto (dal lat. exceptus) e mediante (dall'antiquato
mediare, donde anche mediatore, mediazione, immediato,
ecc.) si trovano declinati solo dagli antichi.
644. Appo (presso e dopo) ormai morto anche nel
non ostante), verso (poetico

Ter), lungro,

linguaggio letterario.
645. Fino, o sino,

un avverbio

o a

non s'adopera se non innanzi a

un'altra preposizione:

F/n qui, Sino

alla fine, ecc.

AVVERBI USATI COME PREPOSIZIONI.


646. Il

numero

delle schiette preposizioni era

mag-

giore in latino e nell'italiano antico, perch alcune di

esse son poi diventate avverbi, sebbene in certi

usino ancra come preposizioni.

ce.si si

LA PREPOSIZIONE

La

217

preposizione rimane tale e adempie

non

finch lei stossa

nflficio,

il

suo vero

mai, da s sola, un com-

plemento, e finch, per formarlo, ha bisogno di unirsi


a un'altra parola ch'essa regge.

Cosi non

mai, senz'aggiunger altro: Penso

a,

mentre, quando

si

pu dir
Parto da;

si

in,

tratta d'avverbi, si dice benissimo,

senz'altro: Aspetto fuor/,

Ora

Sto

Corre avanfi. Sale

sa, ecc.

accaduto che talune parole, come eontro, circa,

oltre, senza, sopra, ecc., le quali

erano preposizioni, a

poco a poco hanno acquistato valore proprio, ossia son


diventate avverbi, perch oggi si possono anche usare
senza unirvi altra parola, ma sottintendendola: Voter
contro; Non so chi avr contro; quantunque si possano tuttora usar benissimo anche come preposizioni:
Voter contro

Al

il

contrario,

rittura avverbio

a chi

Ministero.

non pu

mi domandasse

"

rispondere semplicemente

ha

dirsi che sia diventata addi-

preposizione secondo, quantunque

la

Come
"

regolerai

ti

Secondo.

un'ellissi speciale di tutt'e

due

relazione: [Mi regoler] secondo

le

f,

potrei

Qui, infatti si

parole messe in

fi casi, o

simile];

secondo pu mai riferirsi come avverbio alla prima delle

due parole, tacendo


o simile]; mentre,

l'

altra

Mi

regoler secondo

come abbiamo veduto,

si

[i casi,

dice benis-

simo: Voter contro.

con valore di preposizioni s'adoperano spesso


parecchi avverbi non qualificativi, come avanti, dietro,
647.

dentro, dopo, sotto,

ecc.:

Sbalza avanfi giorno; Stava

dietro Vuscio; ecc.


648.

Su viene adoperato

(Su me. Su Roma), e

anch'esso come preposizione

pu unire all'articolo determinativo (V. 204). Innanzi poi a quello indeterminativo, nel linguaggio familiare, si usaMr; Sur un leggo. Sur una tavola ; ma pi comune sopra (scorretto
su di, salvo il caso del 653), e molti dicono anche:
Su un leggo, Su una tavola, ecc.
649.

Grammatiche

si

e vocabolari

cadono in continue

LA PREPOSIZIONE

218

incertezze o contradizioni, nel classificare le preposizioni e gli avverbi; perch spesso la differenza tra que-

due parti del discorso

ste

molto

sottile, e

non

si sco-

pro se non col mezzo da noi indicato, di osservare se


la parola pu di per s sola usarsi come complemento.

PREPOSIZIONI COMPOSTE
E MODI PREPOSITIVI.
G50.

Quantunque

le

preposizioni indichino relazioni

diverse (tempo, luogo, causa, mezzo, maniera,

ecc.), pure
possono classificare in pi specie secondo il significato, come s' fatto per gli avverbi; perch cia-

non

si

scuna di esse non indica sempre una sola di queste relazioni, ma spesso molte o tutte (V. 656-68).

bensi vero che, riportandoci alle loro origini pi

come si scopre che tutte le preposizioni furono


prima avverbi, cosi se ne rintracciano anche i signifiantiche,

cati fondamentali;

ma

la classificazione poggiata

su covede poi distrutta dall'uso.


Si pu dire per, in generale, che i significati di luogo
e di tempo sono i pi antichi, e che gli altri, astratti
e figurati, derivano da essi.
651. Per indicare con maggiore esattezza la reladesti significati originari,

si

zione che devono esprimere, le preposizioni spesso

si

uniscono agli avverbi, formando cosi le preposizioni


composte: accanto a; accosto (ben diverso da a costo)
a; addosso a; appih di; avanti a, e men comunemente
avanti di; circa a; dentro

a,

dentro di; dietro

a,

men

comunemente dietro di; dopo a, dopo di; fuori di;


insieme con (men bene insieme a); intorno a, raramente
intorno di, e pi raramente intorno da; oltre a, oltre
; sopra a, sopra di; sotto a, sotto di; ecc.
uniscono anche ai modi avverbiali, o ad
altri complementi, formando cos i m.odi prepositivi:
A favore di; A fronte di e In fronte a; A prezzo di ;

di; senza di
652. Si

Di faccia a ; Di qua da e Di
qua di. Al di l di); In fatto

l da (francesismi
di; ecc.

Al di

cagione di;

LA PREPOSIZIONE

219

In odio a; Per mezzo di (non A mezzo di); Per opera


di; ecc.

Malgrado di, Malgrado a, A malgrado di, son quasi


sempre meno comuni del semplice malgrado ; e, al pari
di questo, non si dovrebbero usare invece di nonostante
o simile, quando non si riferiscano a qualcosa di vivo
e di volente.
Perci si dice benissimo Mio, tuo, suo
malgrado; Malgrado di Carlo; Malgrado di lei; A malgrado di suo padre, ecc. Ma non si deve dire: Mal:

grado

il

Ad

freddo, Malgrado della neve, ecc.

onta di e In onta a son bene usati, quando la

frase comporti l'idea di offesa o di vergogna:


de' tristi, de' nostri nemici,
sigli, alle l^ggi,

ecc.

Ma

ecc.; In

non

si

Ad onta

onfa a' mici con-

dir:

Ad onfa

della

stanchezza, della distanza, dell'antichit, ecc., invece di

Nonostante la stanchezza, o anche

dispetto della stan-

chezza, ecc.
653. Spesso
zarsi a vicenda

due preposizioni si uniscono per raffor(Tra di loro; In su la sera, ormai af-

fettato in prosa; inverso d'ella,


jtiazza, Dentr'in

dicare

un panno,

una relazione pi

ormai poetico; in d'xtna

dialettali),

ovvero per in-

meno diversa da quella cbe

ciascuna indica da s sola: Dritta salia la via per entro 'l sasso (Dante). Andavamo a caccia su di l. Fa

per sh
Meglio che: A de' gravi pericoli. Con
modi un p* bruschi. Per de' luoghi pericolosi, e simili, dire: A gravi. Con mx>di, ecc.
In delle strade,
tutto di

de'

e simili, son poi dialettali.

Tentato

(Manzoni), non bello; ma


sto caso, sarebbe ambiguo.

so/i

il

eseguito da de'

fil<>-

solo da Jilosoji, in que-

USO DELLA PREPOSIZIONE.


Abbiamo detto che la preposizione serve a forcomplementi; ed questo infatti, generalmente,
suo ufficio. Ma di e a si premettono anche al sog654.

mare
il

D30 DELLA PREPOSIZIONE

220
getto,

quando per

da un

rappresentato

infinito (V.

B61-62).

Di

665.

poi

si

promette

al

udirono delle grida.

casi: Si

del severo insieme

soggetto anche in altri


Nelle sue parole

dell'amorevole.

V. per

c'era

235.
In frasi come II cantar degli uccelli, H pianger de'
bambini, sebbene sian veramente gli uccelli e i bambini che cantano e piangono, pure degli uccelli e de'
bambini possono considerarsi come complementi, i quali
e

il

specificano l'azione espressa dall'infinito, che qui usato

come nome

(Il canto,

Il pianto).

DIVERSI UFFICI D'UNA STESSA PREPOSIZIONE.


65G. Di molte specie sono i complementi formati per
mezzo delle preposizioni; ma poich il numero di queste assai ristretto, ciascuna serve a indicar relazioni

come pu

diverse,

in parte vedersi dai seguenti esempi

di quelle preposizioni,

cui usi sono pi svariati.

A.
657. Indica

il

termine a cui diretta un'azione (Cfr.

Confidava a te molti segreti ; e in questo solo


caso, l'unico che corrisponde quasi sempre al dativo
183)

pronome personale pu esser sostituito dalla


Bada perci di non confondere questo complemento con qualcuno degli altri seguenti, come si suol fare comunemente.

latino,

il

forma atona (Ti confidava).

658. Indica altres


a) Il

Europa,
Italia,

luogo

e simili);

n a

dalla citt;

Europa,

La

Sto a casa, a

Roma

(non a

Vado a casa, a
e simili);

Svizzera

n a
(non a

Italia,

Roma

Sto a due miglia

a settentrione

Valtellina al settentrione dell' Italia.

dell' Italia ;

La

tempo: T^ aspetto alle nove; Arriv all'alba;


Da ieri a oggi, ha mutato parere.
Si vende a due lire il chilo (ma molto
e) Il prezzo
pi comune senza Va); La sconterai a lacrime di sangue.
b) Il

uso DELLA PREPOSIZIONE

Lo strumento

d)

Prese

il

cavallo a

221

mano; Lo mo-

strai a dito.
e) Lo stare e il moversi figurato, e quindi anche
tendenza: Si trova a mal partito; Stavo a dormire ;
Era agli estremi;
Mi m,uove a sdegno; Mi rivolgo

la

a voi

Torno a dire

Lo

Lo

scopo:

f)
maestro;

Pensavamo a

te.

presi a compagno ; L'ho avuto a

Lo dicevo a tua lode; Nato a soffrire.


La maniera: A mani giunte, A pezzi; A goc-

g)

A quattro a quattro (non Goccia a goccia,


A chiocciola, A scacchi;
n Quattro a quattro) ;
A
sangue freddo, A cuor leggiero, A mente serena.
659. Pi d'una poi delle suddette relazioni si sencia a goccia,

tono a un tempo ne' seguenti modi e in molti altri

Lo giudico

mili:

qxiattrini

aff

comune

Severo all'aspetto (pi

nell'aspetto);

meno comune

Lo

d'aspetto

guardie (oggi assai


Facesti male a tacere.

fece prendere

di dalle)

si-

parole (anche dalle); Sta bene a


alle

Di.
660. Serve a indicare:

movimento: Esco d scuola

a) Il

porta in porta. Di

(e

tempo: Di giorno. Di primavera;

Il

b)
ii

(Cfr.

214);

Di

citt in citt.

Di giorno

giorno. Di mese in mese.


e)

L'origine: Son di Milano;

d)

La

non

di povera famiglia.
materia: Scala di corda, Fazzoletto di seta

in seta;

ma

del velluto ormai prevale in seta, in

cotone, ecc.).
Il

e)

mezzo: Tutto sporco di fango;

Vive d'elemosina

'Tinto di

bianco

g)

Si contenta di chiacchiere.

La propriet: Casa di mio padre.


La causa Ti lodo di questo fatto; Piangeva

f)

stioi

de'

guai.

h)

La causa

e insieme l'oggetto

d'un fatto: Parlo

di te; Discorro di letteratura; Studente di medicina (non

mai

in),

Dottore di medicina (chi l'insegna;

ma

/Vi

we-

uso DELLA PREPOSIZIONE

222
dieina, chi ne

(molto pi

ha solo

comune

La maniera: Va

i)

la laurea)

Vi prego d credere

di a credere).

di corsa; Gli valse di conforto.

Pi d'una poi delle suddette relazioni si sentono a un tempo ne' seguenti modi e in molti altri simili D nome Attilio (anche par nome, ma non A nome) ;
661.

Biglietto di visita (pi spesso da visita)

F^eHa d ballo

(non da hallo); Vestiva d nero (non in nero).

Da.
662. Servo a indicare
a)

Il

luogo

Stanno

due parti

dalle

Dal canto mio,

ho nulla a ridire ; Parto da Roma ; Arriva


Verr da te domani.
dalla campagna;
b) Il tempo: Ci penso da ieri.
Giovanni da Procida ; Nacque da onesti
e) L'origine

non

ci

genitori;
d)

Spesso la superbia proviene dall'ignoranza,

L'agente: Si dice da

tutti.

Carta da lettere, Donna da marito,


Macchina da cucire (non mai a cucire), Sala da pranzo
(non mai a mangiare).
da pianf) La qualit: Parola da galantvx>mo, Cose
e)

Lo

scopo:

gere. Discorsi da pazzi.


g) Il movimento figurato Rifugge
Scampai da un brutto pericolo.
:

dalla

menzogna ;

In.
663. Serve a indicare:
a) Il luogo:

Lavora

in

casa; S'anneg nel Tevere;

Paeta in o nel brodo (solo forse in Toscana e nell'UrbiPorta


nate, anche sul brodo; francesismo, al brodo) ;
dito;
Sta
anello
ricco
in
il cappello in testa; Ha un

seduto in poltrona
vere

Quante

Corro

in casa

Si gett nel Te-

belle figure, nella storia d'Italia!;

Se

ne parl in famiglia; Non l'usano pi in arte.


b) Il tempo: In un anno, Nell'estate, In tre ore, Nella
giornata e Nella serata (men bene In giornata e In e-

uso DELLA rKEPOSIZIONE

223

mor nel 1520 (non del 1520, e simili,


il Manzoni sulla fine del
cap. XXXII de' Prom. Spos.) ;
Di giorno in giorno,
Di momento in momento.
e) La maniera: Ciglia piegate in arco. Braccia in
rata)

Raffaello

bench

l'usi

pi volte anche

croce, Satira in versi, Avviso scritto in caratteri grossi,

Dorme
d)

in pace, Schierati in

Lo

(non su) quattro

scopo: Discorso in sua lode,

file.

Monumento

in ri-

cordo del fatto, Libro inviato in dono. Fanciulla chiesta in moglie.

Ci andarono in molti;
) La quantit o il numero:
Erano in dodici ; Non lo alzavano in quattro persone.
f) La materia Statua scolpita in marmo, Lettere rilevate in oro (ma Statua di marmo, Lettere d'oro).
g) Lo stare e il moversi figurato Fermo nel rifiutare

Spero in lui ; Confido nella vostra bont;


Cadr in miseria ; Metterebbe in pericolo la tua sa-

ogni compenso

lute.

Pi d'una poi delle suddette relazioni si sentono


ne' seguenti modi e in molti altri simili
In ciabatte, In cravatta bianca. In camicia. In fasce;

Giunse in carrozza ; Traversa il fiume in barca ;


in viaggio; Sta male in gambe; cresciuto in au664.

un tempo

dacia.

Con.
665. Serve a indicare

mio figlio; Parlo con te;


Prende il caff^ col latte
panino col burro (non al latte, n al burro); Casa

a) L'unione:

Verr con
Combatteremo coi nemici ;

e il

con giardino.
b)

Lo strumento: Batte col martello; Cuce con Vago.


mezzo Lo spaventai con le minacce ; Unto con

e) Il

Arriver con la strada ferrata.


d) La maniera: Cammina con fatica; 3f accolse con

l'olio;

gioia.
e)

Il

movimento

figurato:

Ha

odio con tutti; Cari-

tatevole coi poveri; Severo con la colpa.

uso DELLA PUEl'OSIZIONE

224

G66. Pi d'una poi delle suddette relazioni si sen


tono a un tempo ne' seguenti modi e in molti altri

Ragazza coi capelli neri; Monello con le scarpe


Mi guardava con occhi stralunati ; Si va
male con la raccolta;
Incominci col promettermi
mari e monti (o dal promettermi, ma non per); Fin\ col

simili:
rotte

disgustarmi (non por).


Per.
667, Serve a indicare
a)

Vado per

Il luogo:

la strada pi, corta; Passeg-

giano pel bosco; Si diffonde per V Italia ;


Lo afferr
pel bavero; Lo prese per i capelli; Lo prese per il suo
verso.
b)

per

Il

tutto

tempo: Scrisse per due ore; L'ho sopportato


un mese; Passeggeremo pel fresco; L'ho ordi-

nato per domattina.


e)

Il

prezzo

una somma
d)

Un

La

Lo vendo

per. poco;

Fu

comprato per

favolosa.

distribuzione: Marciano quattro per quattro;

Due

esempi per ciascuna regola.


io per lui; Occhio
per occhio e dente per dente; Zio tenuto per padre.
f) La causa: Malato per i dispiaceri; Rovinato per
soldo per giorno;

e)

le

La

sostituzione:

Lo spiegher

sue sciocchezze; Per domanda, Per istigazione, Per

istanza della parte lesa (non A, n Su o Sopra, n D/efro

domanda,

istigazione, ecc.).

Lo scopo

Lavora per vivere; Vive per lavorare;


Lo far
Parlo per la verit; Disse cos per celia;
Ragazza chiesta
per te; Vado armato per i ladri;
per moglie; Pittore avuto per maestro.
h) L'agente: Si riseppe per (ma oggi quasi sempre
da) una donnicciola; Storia Romana per il (ma oggi
quasi sempro de/) professore G. M.
Glielo mandai pel portiere.
i) Il mezzo
668. Pi d'una poi delle suddette relazioni si sentono a un tempo ne' seguenti modi e in molti altri sig)

uso DELLA PREPOSIZIONE

225

Fatdo per l'amor di Dio; Lo giuro per quanto ho


Non h pane per i suoi denti; Mand
pi caro;
per il medico (oggi pi comune a eh/amare).
mili:

di

IDENTICO UFFICIO DI PREPOSIZIONI DIVERSE.


simili o identiche sono

669. All'opposto, relazioni

come

talora indicate da preposizioni diverse,


s'

gi potuto vedere, e

come

in parte

vede dai se-

in parte si

guenti esempi:

La maniera

a)

Camminava a gran passi ; Vado

di

un
corsa; L'amo d cuore; Studia con diligenza;
lavoro fatto con molta finezza.
b) Lo strumento: Il console cadde ferito di lancia;
Gli scriver d btion inchiostro; Vediamo con gli occhi,

udiajno con gli orecchi.


causa: Mor di febbre ; Risposi cos per genti-

La

e)

col) non far mai


sua generosit, volle perdonargli.
d) Lo scopo Dico ci in tuo onore; Sia fatto a gloria
sua; Lavoro per te.
aggiravo per
e) Il luogo: Siate buoni in scuola;
i campi; Usc di vita ; partito da Napoli ; Vado verso

lezza

Impigrisce dal (pi comune

nulla;

Il re, nella
:

casa; Navighiamo lungo la spiaggia.


Torno in due minuti ; Studio da tre
Il tempo
:

f)

Cammin per

anni;

S'addorment durante

tre ore;

lo

spettacolo.

mezzo: Bagnato di sudore; Difeso con buone


ragioni; Lo spedir per pacco postale ; Affare concluso
medianfe procura.
g) Il

La

h)

inai in);

materia

Un

Gli fecero

una statua

di bronzo (non

intaglio in legno.

670. Parecchie di queste denominazioni de' comple-

menti, diventate ormai generali, non sono del tutto


Non poi da accogliere in nessun modo il no-

esatte.

me

complemento di specificazione, col quale s'indi-

di

cano confusamente quelli formati dal di. E ci, prima


di tutto, perch non solo qoielli formati dal di, ma tutti
15.

MoBADi

e Cappuccini,

Qramm.

/tal.

uso DELLA rUEPOSIZIONE

226

complementi hanno il solo nfficio di specificare, ossia di determinare; poi, perch mediante il di se ne
formano molti, assai diversi tra loro. E bens vero chei
soprattutto dopo un nome, talvolta si mette un complemento formato ora dal di, ora da un'altra preposizione, col quale si esprime una qualit particolare, si
d un segno, un connotato, che distingue una data cosa

Voglio

il

vestito di gala.

Era un

le trecce nere.

Guarda

quella signora con

vecchio dai capelli bianchi (let-

terario).

CASI SPECIALI.
671. Alcuni complementi si possono formare anche
senza nessuna preposizione: vedi 233-34.
672. Per altri complementi, oltre quelli di cui s'

cenno ne* paragrafi precedenti, vedi 183.


Per le preposizioni adoperate a formar verbi
composti, vedi la Formazione delle parole.
fatto

673.

674.

Quando una

stessa preposizione regge pi pa-

pu mettersi una volta sola: Verrai con carta,


penna, calamaio. Ma occorre ripeterla, quando si vuole
che ciascuna parte dell'enumerazione abbia particolare
efficacia: Dovevi venire con carta, con penna, con carole,

lamaio.

LA CONGIUNZIONE.
675.

La

congiunzione, parte invariabile del discorso,

serve a indicare una relazione tra due proposizioni; e


quindi compie, rispetto a queste, lo stesso ufficio che
la preposizione

compie tra due parole: I padroni prema non pensano, e lo

tendono mille virt dai servitori ;


disse

un valentuomo, che ogni

servitore, se possedesse

met di tali virt, meriterebbe


servo almeno un marchese.
solo la

lui d'aver

per

periodo le congiunzioni, e legato


meglio altrimenti, facile accorgersi come esso
perda, non solo di naturalezza, ma in qualche punto
Tolte a codesto

alla

227

LA CONGIUNZIONE

anche di precisione e d'evidenza: I padroni pretendono mille virtt dai servitori: non pensano, lo disse un
valentuomo, ogni servitore, possedendo solo la met di
tali virt, meritar lui d^ aver per servo almeno un marchese.

676. Quando si tratti d'una proposizione composta,


congiunzione pu unire due parti di essa (Carlo e
Giovanni studiano); ma ciascuna di queste parti, come

la

detto ( 107), equivale quasi sempre a una proposizione intera, e perci anche in questo caso la cons'

giunzione compie ugualmente

il

suo ufl&cio: Carlo stu-

dia e Giovanni studia.


Cosi pure, alcune volte, la congiunzione unisce a
ellittica: Ti

una proposizione intera una proposizione

perch [sei] diligente. Giunse, ma [giunse] troppo


Vamicizia, se [] vera, un tesoro.
677. Le congiunzioni italiane sono: e, n, o, che,

lodo,

tardi.

per,

ma, anzi,

se,

dunque,

men comunemente

adunque.

spesso non sono necessarie,

Ed e od, invece di e, o,
neppure innanzi a parole che rispettivamente comincino
e o per o (Cfr. ad, 642). Ned e sed, invece di n e
sono poi oramai scomparse anche dall'uso letterario.
L'antiquato et, ancor vivo in alcuni dialetti, nella

per
se,

lingua vive solo come


pire,

Non

valere

un

nome

in alcune frasi:

Non

ca-

effe, ecc.

CONGIUNZIONI COMPOSTE
E MODI CONGIUNTIVI.
678.

Abbiamo per anche un gran numero

di con-

giunzioni composte.

Molte

di queste

derivano dall'unire una congiun-

zione a una o pi parole diverse: eppure, ebbene, op-

pure, ovvero, ossia, seppure, sebbene; affinch, perche,


giacche,

sicch,

dacch, perocch., perciocch, ecc.

ultime due sanno oramai d'aflfettazione.

Le

E solo in tono

di scherzo potrebbero oggi usarsi quest'altre, cosi fre-

quenti negli scrittori, e cosi oare

a'

pedanti

avvegna*

LA CONGIUNZIONE

228

chh, avvcgnadiocKh, cnncioiHachp^ conciossiacosach, Con-

cioseiafossecosachi, impercioccW^, imperocch', eoe.

Altre derivano dall'unire due o pi parole, nessuna


delle quali sia congiunzione: laddove (va invecchiando,
sostituita da mentre), laonde (letterario e
tato),

un

po' affet-

nondimeno, perci, pertanto, qualora, tuttavia,

ecc.

Pedantesche sono: nondimanco, nulladimanco, nullamanco, tuttavolta, e altre, che si scrissero anche separate: non di manco, nulla di manco, ecc., come si
scrisse: con ci sia che, ecc.

679.

separate

scrivono,

si

quale pi quale

meno

comunemente, anche alcune delle non pedantesche. Per


esempio, di maniera che, non pertanto, oltre che, per
altro, se non che, sono pi usate di dimanierach, nonpertanto, oltrech (scorretto oltr cechi) peraltro, sennon,

ch (meglio di senonchl); mentre, al contrario,

meno

pi usato di

nondi-

non di meno.

Ma si opporrebbe all'uso generale moderno, e spesso


cadrebbe in ambiguit, chi scrivesse: a fin che, gi che,
per che, per ci, e simili; quantunque anche queste
separazioni possano qualche rara volta esser necessaIl Manzoni, per esempio, scrivo
rie per ragioni di stile.
ebbene, come pu vedersi ne' capitoli VI, XXI,
XXII, XXVI, e in altri de' Promessi Sposi ; ma (prescindendo da un e bene del cap. VII) nel XX, quando

sempre

la

povera Lucia, atterrita dal pensiero di dovere an" senza nessuno, per una strada solitaria, al con-

dar

vento de' cappuccini, finalmente vi si rassegna, ella


domanda commossa e a mezza bocca a Gertrude: e bene;
cosa devo fare? (Nella prima edizione diceva: bene, che
cosa ho da fare?). E sentita poi l'imbasciata da portare
al

padre guardiano,

de: e bene

ander.

"

commossa pi che mai, risponMentre nella prima

Dio m'aiuti!

edizione rispondeva ebbene,

il

quale era troppo ener-

gico per quelle labbra, in quel momento. Cfr. 96,


680. Dalle congiunzioni composte diiFeriscono ben

poco

mx)di congiuntivi, che per

non

si

scrivono mai

229

LA CONGIUNZIONE

complementi
seguiti
da una
complementi
con valore congiuntivo, o
Per la
conseguenza,
parte,
Per
D'altra
congiunzione
caso
che,
In
Caso
mai
che,
Caso
guai cosa, ecc.
Fintantoch),
ecc.
anche
(ma
che
tanto
Fino
a
che,
in

sola parola, e che sono o semplici

una

AVVERBI USATI COME CONGIUNZIONI.


Con valore
come dove

681.

avverbi,

quando;

di

congiunzione s'usano pure molti

(letterario ove), onde, pure, quindi,

o altre parole,

come quantunque

(V. 271).

DIVERSE SPECIE DI CONGIUNZIONI.


682.
specie,

ma

le

Le congiunzioni
quante sono

le

si

possono dividere in tante

diverse relazioni che esprimono;

specie principali son queste:

Dichiarative: che, come.

Vedo che piangi, dove che

piangi dichiara ci ch'io vedo.


Copulative

e, n',

di cui la

prima unisce affermando

(Vide e tacque), l'altra negando: Promise, n (pi co-

mune e non) manc alla sua promessa. S'adoperano


anche come correlative: E vide e tacque. N mulo, n
mulino, n fiume, n forno, n signore per vicino.
Disgiuntive o, ovvero, oppure. Ander da lui, o gli
Nelle disgiunzioni di forma correlativa, si
scriver.
:

ophanno i seguenti casi: o .... o, o .... ovvero, o


bere o affogare.
pure; ma il primo il pi comune:

Causali

perche, poich, giacche, perocch,

perdoner, perch

ecc.

Ti

buono.

Avversative, che indicano opposizione o contrasto


tra due cose: ma, per, anzi, pure, eppure, laddove.
Lo dice, ma (meno comune per, rafforzato e pi fami-

ma per Cfr.
Da queste ben poco

liare

700) non lo far.


differiscono le cosi dette

con-

cessive; delle quali, tuttavia, pure, nondimeno, e qual-

che altra, hanno valore meno recisamente avversativo

( povero,
ito), e

iutiavia onesto,

meno

reciso di

ma

one-

encA, quantunque, sebbene, e qualche altra, espri-

LA CONGIUNZIONE

230

mono un

un impedimento: J^ onesto, bench


Onde spesso le prime son correlative delle
seconde, essendo ben naturale che, se una proposizione
esprime un ostacolo rispetto a un'altra, fra le due ci
ostacolo,

sia povero.

debba essere una certa contrariet: Bench sia povero,


iuiiafa onesto.

Condizionali

se,

seppure,

purchh

perci, per, sicch, quindi, ecc.

perci non

Aiutalo, se ptioi.

che indicano effetto o conseguenza:

Consecutive,

un

impertinente:

lo voglio attorno.

Illative,

che indicano la conclusione, e sono


dunque, quindi, ebbene, ecc. Hai

alle precedenti:

affini

rotto,

dunque paga.
Finali, che indicano lo scopo: affinch, perche, onde.

Sferzo

il

cavallo, affinch corra.

Dubitativa

se.

Non

so se piova.

Non

so se piova,

[o se] nevichi.

USO DELLA CONGIUNZIONE.


683.

Le congiunzioni, a differenza delle


non hanno, come s' detto (

del discorso,

sun

ufficio nella

proposizione; e quindi, per

altre parti
675),
il

nes-

loro uso

generale, vedi la Formazione del periodo.

Qui aggiungeremo che

la congiunzione solo pro-

pria delle lingue arrivate a


luppo.

un notevole grado

di svi-

Difatti, ciascuna delle altre parti del discorso

non esprime

altro che

un elemento

del giudizio.

La

congiunzione invece, che unisce e articola tra loro i


diversi giudizi, e di pi ne esprime esattamente le diverse relazioni, rende possibile la manifestazione di
tutta un'ordinata serie di giudizi, ossia di tutto intero
un ragionamento.

DIVERSI UFFICI D'UNA STESSA CONGIUNZIONE.


684. Come una stessa preposizione pu indicare', tra
due parole, relazioni diverse (V. 656-68), cosi anche

uso DELLA CONGIUNZIONE

una stessa congiunzione


due proposizioni.

231

talora diverse

le indica

tra

Cile.

685. Moltissimi sono gli uffici del che, vera congiun-

zione di significato generale; e si pu dire che non ci


sia relazione, la quale

non

si

possa esprimere, in qual-

che caso, per mezzo di esso.


Oltre

Cfr. 424.
suo valore dichiarativo (V. 682), ha prin-

il

cipalmente

seguenti:

Causale: Non dubitare, che ti raggiungo. Mi


rallegro che stai bene. Ringrazia Dio, che sci nato sano
In questi e simili esempi, ne' quali il signie libero.
a)

ficato causale del

che risalta poco, e non sarebbe na-

turale esprimerlo

col perche,

Ma

che senza accento.

comunemente

scrive

si

sbaglia chi tralascia l'accento,

in casi come: Corra subito, che altrimenti non


pi (comune). Dicendo : " Padre mio, che non
ti f (poetico.
Dante).

lo

vede

Tn* aiu-

Consecutivo:

b)

Fa un

caldo, che si muore.


Corre
In questi esempi, e negli altri

che pare

un fulmine.

simili, si

pu considerar sottinteso
quali

de'

ecc.,

s,

caldo tale,

che

il

che sarebbe correlativo:

muore.

si

tale, o tanto, o co-

Ma

il

Fa un

tacerli cosa tutta

spontanea, non effetto di riflessione.

Finale

e)

Sta' attento, che non

ti

ci

colgano.

Fa-

possa respirare. In questi e simili


esempi, comunemente non si mette l'accento sul che;
ma ci si mette in casi come: Bevete con discrezione,
che non abbiate a ubriacarvi. E si fa cosi, per le stesse
tevi indietro, ch'io

ragioni dette dianzi, intorno al che o che causale.


d)

Temporale

a chiamarmi,
detto di

non
loca

s,

lo vedo.
il

Arrivasti che era gi notte.

che non

li

aspettavo pi.

che gi s'era pentito.

Col significato

che tra

Giudicato che

il

di

Vennero

Non aveva

Son tre giorni che


appena odopo, si col-

participio e l'ausiliare: Visto che ebbe,

sia,

Arrivati che saranno, ecc.

uso DELLA CONGIUNZIONE

232

68G. Che, unito agli avverbi, alle preposizioni, o ad

come gi s' visto ( 678),


numerose congiunzioni composte. In questo caso, si
trova spesse volte taciuto, ma non nell'uso familiare:
Glielo dissi, acci [che] non si affliggcj?se di pi.

rovinato, salvo [che] non riuscisse a ricuperare quelaltro parole, serve a formare,

Vi regolerete secondo

l'eredit.

Pass

oltre,

Ma

spesso

fuor delle

si

tace,

congiunzioni composte:

fargli male.
687.

[che] vi far sapere.

mi vedesse.
sempre nell'uso letterario, anche

quasi [che] non

Non

Temo

Credo [che] possa

[che] non riesca a liberarsene.

che, dell'uso

letterario, serve a

una gra-

dazione di pensiero: Nulla speranza gli conforta mai,

Non che di posa, ma di minor pena (Dante). Non che


pagarmi, mi ci burla pure. quindi non solo pesante,
ma anche errato, l'adoperarlo in senso congiuntivo: Studia la storia, non che la geografia.
688. In quanto a che non, confronta il 634, secondo capoverso, e anche 250-1.
689. Ne' modi poi Non esser altro che, Non aver
altro che, Non far altro che, e simili, i grammatici non
ammettono che possa tacersi altro; ma il tacerlo in
molti casi ormai comunissimo.
690. Le congiunzioni composte col che, spesso si
separano nelle loro parti; e di queste, una si colloca
nella prima delle due proposizioni messo in relazione,
l'altra nella seconda: P/uffosfo morire, che disonorarsi.

ben che possan gir di preda carchi, Salvin pur

che fanno assai

guadagno (Ariosto).
Perch.

il suo valore causale (S*^ ammaperch lavorava troppo), prende anche quello di

691. Perche, oltre


lato,

affinch, di cui pi

Lo

comune

nell'uso familiare e nel

non mi disturbasse.
In taluni casi poi, il che contenuto in esso,
serba ancora schiettamente l'ufficio di pronome congiun-

poetico:
692.

feci allontanare, perch

uso DELLA CONGIUNZIONE


tivo

Questa

233

la ragione, perch (per cui)

ti

voglio bene.

Ma /?erc^ (in questo caso

anche j9er che) oggi non


s'userebbe pi, fuori della poesia, col significato di per
ci, per la guai cosa, o simile: Gli occhi lucenti lagrimando volse; Perch mi fece del venir pi presto (Dante).
694. E solamente poetico ormai anche col significato concessivo di quantunqxie, sebbene, ecc.: Chi 'l
creder, perch giurando il dica? (Petrarca).
Allontanato per il che dal per, abbastanza comune: Ignorer di certo infinite cose, per dotto ch'egli
sia ; invece di per quanto sia dotto.
Ma se tra il per
e il che debba mettersi un verbo, bisogna ricorrere a
una costruzione speciale, valendosi del verbo fare: Per
chiamarmi che facesse, non potei sentirlo ; invece di Per
quanto m,i chiamasse, ecc.
693.

'

E.
695. E, oltre
sa),

suo valore aggiuntivo (Tace e pentalvolta ne ha uno pi o meno avversativo: Dovevi


il

avvisarmi, e (ma) non l'hai fatto. ricco, e (eppure)


non fa un soldo d'elemosina.
696. Dal sottintendere tutta la proposizione che precede, o il solo verbo di quella che lo segue, l' acquista
in taluni casi

una speciale

quattrini. " [Rivuoi


vresti piangere,]

efficacia

ridi?

"

Rivoglio

mtet

avrai. [DoSono arrivato, e [sono arri-

tuoi quattrini,]

li

appena in tempo per salutarlo.


697. Nel significato di anche, cosi noto nel dantesco: E ci che fa la prima, e V altre fanno^ vive tuttora
in qualche caso: Se io dico di , e lui dice di s; se
Ma neppure in poesia,
io dico di no, e lui dice di no.
oggi si direbbe: Sentendo che il padre voleva partire,
esclam: Ed [Anche] io [voglio partire].
vato]

Se.

ha valore condizionale (V.

698. Se

dubitativo

Non

682),

so se faccia molto freddo.

dai se era contento.

ma anche

Oli doman-

uso DELLA OONGIDNZIONB

234

Da non

699.

confondere col se congiunzione,

augurativo, che ha origine diversa (da

sic,

cosi), e

non s'userebbe pi neanche in poesia Dimmi, se


Dio ti salvi,... (BoooAOOio).
:

il

oggi
(che)

Per.
Per, oltre

700.

suo significato avversativo (V.

il

682), ne ha uno consecutivo, oramai meno frequente


Mi pare un poco di buono: per (perci) non lo voglio
:

In questo caso sarebbe errore il per cui, che


non pu mai riferirsi a un'intera proposizione.
L'ambiguit a cui pu dar luogo ( dotto, per non
superbo), rende in tutti i casi il per meno comune
di ma e di perci.
E spesso lo fa congiungere anche
ma
al primo: dotto;
per non superbo.
attorno.

AVVERBI USATI COME CONGIUNZIONI.


701.

Abbiamo

gi detto ( 681) che taluni avverbi

modo di congiunzione. Ma in tal caso


prendono tutti un significato pi o meno diverso da
quello che hanno come avverbi.
702. Come prende, ma non comunemente, il valore
dichiarativo di cJie: Lo credevo ancor vivo; ma seppi
com'era morto gi da due anni. Comune invece, soprat-

possono usarsi a

tutto seguito dal mai, in quello

Non

so

come non

avvisasti
lo

causale di perche:

scaccio di casa.

Come mai non lo


Come (Se) non

Talvolta poi condizionale

da se non si lava.
703. Dove prende il significato

lavo

ma

ti

io,

di se, ogni volta che;

s'usa di rado: Glielo dir, dov'io lo veda.

Gli per-

donerei, dove si correggesse.

Onde assume

senso di affinch: Te lo dico,


onde ti serva di regola. E in questo caso, tutti lo direbbero. Ma nessuno direbbe: Ti correggo, onde [io]
ti educhi, bens onde educarti, e meglio ancora, sol per704.

il

ch molto pi comune, per educarti.


705. Ora^ qualche volta, s'usa invece

di

ma,

o in-

uso DELLA CONGIUNZIONE

235

vece di dunque : Dovevi scrivermi ; ora non Vliai fatto.


Non seppe che rispondere; ora (anche or dunque) mi
convinsi che aveva torto.

L'ESCLAMAZIONE.
706.

W esclamazione, o interiezione, serve a esprimere

un moto vivo dell'animo, oppure a eccitare l'attenzione


altrui.

poich di per s sola basta a esprimere la mara-

il dolore, o altri sentimenti, essa equivale a


un'intera proposizione, o anche a pi lungo discorso.

viglia,

dicendo: Ahi!, come se

io dicessi: Quanto m,i


Che dolore provo!, ecc.; e in bocca d'una
madre che rimpianga il figliuolo perduto, questo Ahi!
pu significar mille cose.
L'esclamazione deve quindi considerarsi piuttosto
come una parola olofrastica (Cfr. 602), che come una
vera parte del discorso; e non mai soggetta alle re-

Infatti,

diiipiace! o

lazioni di sintassi che legano tra loro

diversi clementi

d'una proposizione.
707.

determinare

contribuisce non poco

secondo

il

il

significato delle esclamazioni,

tono della voce,

le circostanze in cui si

que, per difetto

di

il

quale varia

pronunziano, quantun-

segni speciali,

si

scrivano quasi

modo. Tenendo quindi conto di


questa avvertenza, si pu dire che, generalmente.
Ah e Oh esprimono dolore, o piacere, o maraviglia,
sdegno

sempre

allo

stesso

Ahi, dolore;

Auf

AulT,

Bah (ormai
gnosa

impazienza e fastidio insieme;


solo dialettale), negazione,

spesso sde-

Deh

(letterario), desiderio o preghiera;

disapprovazione, o rammarico, o

Eh, maraviglia,

dubbio;

Ehm, derisione

minaccia;

l'esclamazione

286
Ih, stizza

tedio;

Ohi, dolore, o maraviglia, o sospetto

Oib (pi comune di Ohib), negazione sdegnosa;


Poh, disprezzo, o negazione, o ammirazione,

Puh, nausea;
Uh, dolore, o maraviglia, o raccapriccio

Uhm, incertezza

o indifferenza.

708. Servono poi a eccitar l'attenzione: Ehi, Ohe (e


anche Ohe), Ol (poco usato).
Ehi s'usa familiarmente por chiamare, spesso in
modo minaccioso, e per rispondere; Ohe, anche pi

familiarmente, s'usa solo per chiamare,

tono di rimprovero

ma

Ol, per avvisi pi o

spesso in

meno impe-

riosi e minacciosi.

709. Ecco equivale


0,

sia perch

assume

d'ordinario a una frase

significato pi o

meno

intera;

diverso se-

condo i casi, sia perch d sempre vivacit al discorso,


molto simile alle esclamazioni: Ecco (Questo qui ) il
mio migliore amico. Ecco (Ora vi dir) come Hanno le
Eravamo gi tutti pronti, qxiand'ecco (quando
cose.
all'improvviso) ci arriv un contrordine. Ecco (Erano)
le dieci, ecco (si fecero) le undici, e si discuteva ancora.
Ecco (In questo momento si vede) arrivare il medico.
Ecco (In questo momento vedo) che arriva il medico.
Giuseppe !
" Sbrigati ! " Ecco (Gi
''Ec) fatto.
comi (Vengo subito). " Come and il viaggio ? " Ecco
(Cos).

Dagli ultimi tre esempi


talvolta equivalere a

si

vede come Ecco possa


solo ovvero unito a un

un avverbio,

ma pure non

verbo;
ch, se

si

da collocar tra gli avverbi.


prende per criterio di classificazione

Giacl'equi-

casi, invece di altre propriet pi ferme


generali,
pi
non
ci sarebbe ragione per non colloe
care questa parola anche tra i verbi, o altre parti del

valenza di pochi

discorso, a cui anche,

Ecco

si

come

s' visto,

talora equivale.

uniscono come enclitiche tutte

le

forme

atone dell'aggettivo, del pronome e dell'avverbic: Ec-

L ESCLAMAZIONE

237

Eccomi, Eccoci, Eccone, Eccofe/o, Eccovene, ecc.

colo,

Eccoti poi sta qualche volta invece del semplice Ecco

Cari miei, volevo appunto venir da

mi capita una

Riecco il
Rieccoci alle

nell'uso familiare:

Riecco/o che s'addormenta.

cameriere.

quand'eccofi

seccatura.

Biecco comunissimo

Rieccoti

solite.

voi,

libro.

il

una stessa esclamazione si ripete,


pronunziandole pi o meno staccate l'una dall'altra, e
con maggiore o minor forza, secondo i casi: Oih!...,
710. Spessissimo

Oih oih!

Oih, oih!

Oih! oih!

oih!

Ahi! ahi!

ahi!, ecc.

Da non

con VOh!, esclamazione


complementi vocativi (Che potrei
signori ?) quella mezza esclamazione, propria
dirvi,
de' Toscani, che serve a richiamar pi vivamente l'at711.

Vo

vera, n con

confondere

de'

tenzione degli uditori, e a dare efficacia al discorso:


senta

Vostra Eccellenza....

il

caso avvenuto di fre-

mezza esclamazione rimane tuttora incerta, perch scrivendola oh


ovvero o, si viene a confondere con Voh! e con Vo vocativo; mentre un terzo modo di scrivere sarebbe forse
Pare per conveniente di non scriverla o, in
troppo.
ne' quali si potrebbe confondere, pel se-nso,
casi,
que'
che si scheranche con Vo congiunzione disgiuntiva:
sco, ecc. (Giusti).

za? [o che

L'ortografia di questa

fa sul

si

serio?].

uniscono con me: Ahimi, Ohim,


che oggi nel significato non differiscono dai semplici
Ahi e Ohi, perch nel me, in questi casi, non si avverte
712.

Ahi

quasi pi

il

Ohi

si

pronome

di

prima persona,

nissimo: Ahim, se tu conoscessi

dove

gli antichi

Ahi
Ohi

ecc.,

come dicevano

te.

713.

Ohi s, Ohi tu), ecc.


Eh!, con senso di rimprovero, o di maraviglia

e disapprovazione, si unisce con via:


714.

e si dice be-

tuo pericolo, pian-

avrebbero detto: Ahit (anche


Ohif, Ohis, Ohit (anche

geresti,
te),

il

Le esclamazioni vere

e proprie

Eh

via!

son gridi, piut-

238

l'esclamazione

tosto che parole,

quali sfuggono quasi involontari dalle

labbra; e perci son pi o

meno

le stesse

per tutti gli

uomini e per tutte le lingue.


Da esse si distinguono le altre: Da^li! (meno comunemente Dgrli!, antiquato e volgare Dalli! o Dalli!),
Eccome! (E come!), Ettt! o semplicemente Vira! (ma,
come nome, quasi sempre un evviva, gli evviva, ecc.),
Giusto!, Guai!, Miracolo!, ecc., che sono vere proposizioni ellittiche; nelle quali si vede che talvolta, per la

gran commozione, l'uomo non parla pi mediante proposizioni intere, ma dice quella sola parola che predomina nella sua mente.
715.

queste ultime appartengono anche Perdinci,

Perdina, Diamine, Diascolo, e cento altre simili esclamazioni, create per non pronunziare interi i nomi Dio
e Diavolo, o altri.

716. Che! esclamazione di maraviglia, spesso

interrogativa (Chelf):

Sai che

morto

il

mezzo

povero Anbanco X?

^ Sai che l fallito il


drea? ^ Che!
" Che! f anche questo!

Che! comune anche come negazione; ma i Toscani


lo pronunziano con l' larga, e spessissimo lo raddoppiano Dovrei dirglielo iof... Che, che ! fossi matto.
717. Ma! da taluni scritto anche Mah!; quest'uso
per non da seguire, come non da seguire quello
di Toh e Veh, per To' e Ve', de' quali s' parlato in
r,

Togliere ( 518) e Vedere ( 617).


718. Considerare altri casi,

come

quelli in cui s'at-

teggia a esclamazione una proposizione intera

un

intero periodo, ufficio della Rettorica.

VOCI IMITATIVE DE' SUONI.


719. Somigliano alle esclamazioni, molte voci imita-

tive di gridi d'animali e d'altri suoni (finora dimenticate quasi tutte dalle grammatiche e dai vocabolari),
come: Ah ah ah!, Aaah!, ecc., del ridere; Brr!..., del

brivido; Eoci eco!, Eocim!, dello starnuto; Gin gi gi,

l'esclamazione

239

del tracannare; Lalloralra lallerulh, ecc., del canto; Ps

chiamate;

ps ps, Psss, St, Tz, delle

Ssss, del

comandar

Hai! hui! hui!, del pianto;


Bau bau, Bao bao, Bo bo bo, del cane che latra, e Cai
cai cai! quando guaisce; Be, della pecora; Chicobiricbi,
silenzio; Uh! uh! uh!.

del gallo; Coeeod, della gallina; Cri

cri,

del tarlo e del

Gnau o Gnao, del gatto; Hihn, dell'asino;


Bum, del cannone o altra detonazione; Cicche ciacche,
delle sculacciate; Cric o Cricche, o, come in Dante,
Criceh, dello scricchiolare; Don don, don don, d'una campana (e Ton, ton, ton, quando rintocca); Din don, din
don, di due campane; Din don dau, di tre; Tin tin o
grillo;

campanello
rumorosamente; Pif paf!, di
schiaffi
schioppettate Piffete pffete, d'altri colpi Rataplan, del tamburo; Sci sci sci, di pioggia continua;
Tarata, Tararat, ecc., della tromba; Tic tac, dell'orologio; Tic toc, Tun tun, ecc., del martello dell'uscio;
Tza, d'un colpo secco; Znm!, della gran cassa; Zum,
zum, zumi, della gran cassa, o di tutta una banda musicale (ma di questa, in Toscana, anche Zmmene o
Tintin, Drin, drin, drin, o Delin dlin dlin, del

Patatrac, di cosa che cada

Znnene).
720. Considerar poi altre parole onomatopeiche (no-

mi, verbi, ecc.), e cosi pure l'armonia imitativa che lo


scrittore

pu produrre per mezzo di pi parole,

ufficio

della Rettorica.

FORMAZIONE DELLE PAROLE.


721.

Osservando

le

parole stanza e stanzetta,

si

vede

subito che la seconda deriva dalla prima, e che stata

formata col togliere


invece capocuoco,

si

a e metterci etta. Osservando


vede che stato formato compo-

nendo insieme capo e ctioco.


Ci son dunque due maniere

di

formar

le parole: la

derivazione e la composizione.

Noi studieremo l'una

e l'altra, rispetto a'

nomi, agli

FORMAZIONE DELLE PAROLE

240
aggettivi e

a'

verbi; giacch in queste sole parti del

discorso la formazione ha seguito regole

pi o

meno

Per le altre, dovremmo scendere


a un minuzioso esame doi singoli casi, non opportuno
in un libro elementare come questo.
E d'altra parte,
quanto gi s' detto degli avverbi, delle preposizioni,
ecc., sufficiente perch uno possa intravederne le
generali e costanti.

leggi di formazione.

LA DERIVAZIONE.
722.

La

derivazione

nostro esempio, etta

Ma

formato stanzetta.

per mezzo de' suffissi: nel


con cui da stanza s'

si fa
il

suffisso

non sempre

modificare in questa maniera

il

il

suffisso

serve a

significato della radi-

cale a cui s'aggiunge: spesso invece, da

un nome serve

a formare un aggettivo o un verbo; da un aggettivo, un


nome o un verbo da un verbo, un nome o un aggettivo
;

da Milano s' fatto milanese, e da mano, maallegro, allegria, e da nobile, nobilitare ; da


da
neggiare;
e da nutrito, nutritivo; ecc.
confusione,
confuso,
723. Ogni suffisso ha il proprio significato (cosi etta
ha valore diminutivo, ese indica l'origine), e si compone di almeno una sillaba. Sopra il suffisso cade quasi
ecc.

Cosi,

sempre l'accento tonico della parola.


724. Quando la radicale termina con un suono gutturale, non conserva sempre questo suono, avanti ai
Perci, da lungo
suffissi che cominciano per e o per i.
si ha lunghezza; ma da manco, mancino.
'

725.

Tra

la

radicale e

suffisso

il

vero e proprio,

come ic o
trova spesso incorporato un
bastone,
bacamp-ic-ello
cr:
cam,po,
;
[ijc, e spesso anche
altro suffisso,

si

stono-dlo ; acqua, acqu-er-dla.


726. Una parola pu avere pi

suffissi

stanz-eif-ina,

miss-ion-ario, sap-or-ii-issimo, bach-er-ozz-ol-ino.


Suffissi

de nomi

727. I suffissi

meno

gli stessi;

de'

nomi

degli aggettivi.

e degli

noi quindi

li

aggettivi son pi

mettiamo insieme,

FORMAZIONE DELLE PAROLE


ne diamo

241

principali, classificandoli per ordine alfabe-

tico.

Acchio, vedi ccio.


Accio, vedi ceo.
Ace forma nomi e aggettivi fornace, mordac*.
ceo, accio, azze (zete aspre), d origine a molti aggettivi e nomi concreti e, nelle ultime due forme, serve soprattutto a far nomi e aggettivi peggiorativi: cartaceo;
pagliaccio, terrazzo ;
libraccio, amorazzo; disutilaccio^
Accia, azza (zete aspre), oltre i femminili di accio
e azzo, anche nomi a s, non tutti peggiorativi beccac:

cia, cartaccia,

corazza.

Aco, acco, forma sempre aggettivi briaco,


:

vigliacco.

Aca,

femminili di aco e acco, anche nomi concreti a s: lumaca, baracca.


colo, acchio, aglio, nomi: cenacolo, pennacchio, sonaglio.
acca, oltre

cola, acchia, aglia, nomi a s: donnaccola, cornac-

chia, tanaglia.

Ado, vedi Ato.


Aggio, vedi tico.

gine

gine

e aggine, igne e iggine,

ggine, nomi, pa-

recchi de' quali sono astratti: immagine, cascaggine ; caligine,

lentiggine; lanugine, testuggine.

Aglia, glia, nomi d'ordinario collettivi, e di cui molti gi

furono

neutri

maraviglia.

plurali: boscaglia,

Aglia

forma anche

muraglia, fanghiglia,
de' collettivi spregia-

tivi: canaglia, gentaglia, plebaglia.

Aglio, iglio, aglio, nomi: bagaglio, naviglio, rimasuglio.

V. per anche colo.

Agno, vedi neo.


Aio, vedi Ario.

Aldo, nomi e aggettivi: araldo, spavaldo.


Ale, nomi e aggettivi: casale, naturale.

Ame, nomi d'ordinario collettivi bestiame, cordame, ossame.


Ando, ndo, aggettivi derivati dal participio in dus latino:
venerando, reverendo.
Anda, nda, oltre i femminili
di and, endo, anclie nomi a s: locanda, faccenda.
:

\neo, anio, ano, agno, aggettivi: estraneo, stranio (volgare

di

Agna, oltre i femminili


agno, anche nomi a s: campagna, cuccagna.

10.

e poetico), strano, taccagno.

MoRAxoi

e Cappucci!!!,

Oramm. Hai.

FORMAZIONE DELLE PAROLE

242

Ano, aggettivi

Spesso

vano.

Ana,

oltre

pana, fontana.

nomi italiano, mondano, cappellano, scricombina con iyi : artigiano, parmigiano.


i femminili di ano, anche nomi a s: cam V. per anche neo.
:

si

Ante, nomi e aggettivi, sull'analogia dei participi presenti

pedante, birbante.

Anza, nza, antiquati anzia, nzia, nomi astratti derivati


da neutri plurali e nomi formati sull'analogia di que;

sti:

ignoranza, clemenza, speranza, accoglienza.

Ardo, aggettivi e nomi: testardo, biliardo (ialottaXe bigliarArda, oltre i femminili di ardo, anche
do), Bei'nardo.
nomi a s: bombarda, mostarda.
Aro, aggettivi e nomi maschili: familiare, popolare; foco-

lare, alveare.

Ario, aro, aio, iro, ire (iro, ire, in Toscana), aggettivi


e nomi: contrario, primario, primaio (antiquato), primiero (letterario)

breviario, notaro, somaro, fornaio, le-

tamaio, argentiere. Per levriero e levriere, e simili, vedi

167.

Aria, ara, aia, ira (ira in Toscana), oltre

femminili di ario, ecc., anche nomi a s: orticaria, cagnara, colombaia, preghiera.

Aro, vedi Ario.


Arra, oltre i
Arro, nomi e aggettivi ramarro, bizzarro.
femminili di arro, anche nomi a se: zimarra.
Asco, specialmente aggettivi: bergamasco, fuggiasco.
Asca, oltre i femminili di asco, anche nomi a s: bur-

rasca.

Astro, aggettivi e nomi, d'ordinario peggiorativi: rossastro,


giovinastro.

tico, donde aggio, aggettivi e nomi: selvatico, companatico; selvaggio, coraggio. Affini
tico, stico: frenetico,

ad

btico,

sono

tico, tco,

adamtico, cervellotico, scolastico.

Ato, ado, nomi: ducato, Genovesato. Della seconda forma


vivono forse soli contado e vescovado (di cui per pi

comune
Ato,

vescovato,

ito, nto,

quando

significa la dignit).

aggettivi e nomi: sensato, saporito, barbuto;

pergolato, nitrito, saluto.


nili di ato, ecc.,

Ata,

anche nomi a

ita, uta, oltre

Atto, nomi, specialmente d'animali giovani

protto (molto

femminili di

femmi-

s: frittata, salita, caduta.


:

cerbiatto,

le-

meno comune di leprotto). A.tta, oltre


atto, anche nomi a s ciabatta, pignatta.
:

FORMAZIONE DELLE PAROLE


Avo,

243

aggettivi: ottavo.

(zete aspre; non da aceo, ma dal morto azio), antiV. per


quato agio, nomi: palazzo, palagio, sollazzo.
anche Aceo.
Bile, vele, atono, aggettivi che indicano la possibilit: ama-

Azzo

bile, credibile,

cello,

pieghevole, scambievole.

nomi

Cllo, icllo,

morto soltanto

oltre

aggettivi,

in pochi

femminili di

diminutivi: baston-

tutti

grandicello.

ponticello,

Il

nomi

vascello.

cello, icello,

diminutivo

significato

Clla, iolla,

anche nomi a

s:

de-

vozioncella, grotticella.

Chio, vedi Colo.


Colo, chio, atono,

nomi

e aggettivi, spesso diminutivi

nevischio; soverchio.

scolo, pulviscolo,

mu-

Chia, oltre

femminili di chio, anche nomi a s: cicerchia.

cchio, vedi icolo.


dine, idine, nomi quasi tutti astratti: pinguedine,

libidine.

Eia, nomi: candla.


ia, nomi: parentla.
lo, aggettivi: crudele, fedele (in Toscana fedle).
Elio,

nomi

e aggettivi

coltello, novello.

rosi diminutivi, e sposso si


tivello, focherello.

nomi a

Forma pure nume-

combina con er :

lla, oltre

asinelio, cat-

femminili di

anche

elio,

s: scodella, catenella, coserei la.

na, nomi: carena.


ndo, vedi Ando.
nse, se, aggettivi, specialmente derivati da nomi

di luo-

go: estense, bavarese, calabrese, borghese.

Enza, vedi Anza.


Eo, io, formano specialmente aggettivi: aureo, ferreo
vio,

proprio.

Ea,

ia,

oltre

femminili di eo,

sa-

io,

an-

che nomi a s: linea, quercia.


rno, aggettivi e nomi moderno, quinterno.
rna, oltre
i femminili di trno, anche nomi a s:
caverna, lucerna.
Esco, specialmenie aggettivi di maniera, di somiglianza, di
:

origine: guerresco, pittoresco, romanesco.


i

Esca, oltre

femminili di esco, anche nomi a s: fantesca (letterario),

ventresca.

so, vedi

use.

Esimo, vedi Ismo.


Essa, oltre

fommiuili do* nomi di persona e d'animali

FORMAZIONE DELLE PAROLE

244

(V. 138, 1 40 e 144), anche altri

nomi a

sonettessa,

brachessa.

sto, aggettivi: funesto, onesto.


stre, stro, aggettivi: campestre, cilestro (poetico).

nomi

to,

collettivi: canneto, diavoleto.

ta,

nomi a

s:

pineta.

tto,

nomi

e aggettivi, tutti quasi

maletto, agretto.

nomi a

Etta,

oltre

sempre diminutivi: anifemminili di

(men comune

s: salvietta

anche
paro-

etto,

di tovagliolo),

letta.

zza, vedi Izia.


Gine, vedi Zine.
locho, vedi ioolo.
Iccio, izio (zeta aspra),

un aggettivo

so da

nutivo
cio.

cio.

pasticci

Affine
Iccia,

e izio, anche
Ice, atono o

forma specialmente aggettivi, e spespreesistente ne fa un altro dimi-

massiccio, fittizio

bianchiccio , rossic-

a questo or-ccio: casereccio, venderecizia (zeta aspra), oltre

nomi a

femminili di tccio

s: salsiccia, malizia.

accentato, forma soprattutto

nomi

concreti:

radice, calice.
I

cllo, vedi Cllo.

nomi

Ico,

nomi

Ico, atono,

oltre

panho, pudico.
Ica, oltre
anche nomi a s formica, ortica.

e &ggettiy:

nili di ico,

femmi-

e aggettivi: cantico, pnico.

femminili di

ico,

Ica, atono,

anche nomi a s: fabbrica,

tu-

nica.

icolo, cchio, icchio, iglio,

nomi

e aggettivi: ammennicolo,

orecchio, cavicchio, coniglio; parecchio, vermiglio.


la,

Ico-

cchia, iglia, oltre alcuni femminili di coio, ecc., an-

che nomi a s: clavicola, [a]pecchia, maniglia.


idine, vedi dlne.
Ido, atono, aggettivi: cupido, limpido.
lre, iro, vedi Ario.
I^ia, vedi izia.

igine, iggino, vedi gine.


Igio, vedi Izio.
Iglia, vedi Aglia.

Iglio, vedi

Aglio

e colo.

Igne, nomi e aggettivi: macigno, benigno.


neo.

V. per

anche

FORMAZIONE DELLE PAROLE


nomi

Ile,

24.5

e aggettivi: cortile, civile.

Ile, atono, aggettivi: faci/e, utile.

Ime, nomi: concime, lattime, regime.


neo, igne, aggettivi e nomi: consanguneo, sanguigno; patrigno.
Igna, oltre i femminili di igne, anche qualche

nome

a so: matrigna.

In^o, Ungo, nomi e aggettivi: ramingo, camarlingo, casalingo.

aggettivi d'origine o di

Ino,

nutivi, e spesso
Piccolino,

si

nomi: canino; pe-

aggettivi e

combina con

cappellino,

Ina, oltre

qualit, e

Anche

rugino, mattino, mulino.

ic

nomi dimi-

o con altri suffissi

lumicino, magrolino, carrettino.

femminili di ino, anche nomi a s:

collina,

canzoncina.

Ino, atono, nomi: asino, frassino.

mi a

Ina, atono, anche no-

s: pagina.

Inqno, latinismi antiquati

longinquo, propinquo.

io, vedi Ivo.

quando non hanno parentela con eo, ea, formano


generalmonte nomi astratti: rifugio, assassinio;
falAffine a questo ia atono l' ia accentato,
lacia, invidia.
talvolta preceduto da er : allegria, villania, fanteria, pra-

Io, la, atoni,

teria.

Ine,

nomi maschili

e femminili (questi

sempre

astratti):

arcione, opinione, unione.

Ismo, esimo, nomi d'ordinario astratti: gallicismo, paganesimo.

nomi di persona: artista, evangelista.


nomi: eremita, Barnabita.
ItA, atono, nomi: bibita, vendita.
Ito, vedi Ato.
Ivo, io, aggettivi e nomi: corsivo, atantio, stnntivo

Ista,
Ita,

tale), nativo, natio (poetico), motivo, calpestio.

oltre

femminili di ivo e

io,

anche nomi a

(dialet-

Iva,

in,

s: saliva,

gengiva, volgari gengia, gingiva e gingia.

Izia (zeta aspra^

igia,

giustizia, alterigia,

zza

(zete

nomi

aspre),

astratti

durezza.

Izie (zeta aspra), affine al precedente: canizie.


Izio (zeta aspra), igio, specialmente nomi
servigio; notnzio.

ospizio, servizio,

V. per anche Iccio.

Lnto, aggettivi: sonnolento, turbolento.

FORMAZIONE DELLE PAROLE

24G

Lingo, vedi Ingo.


Monto, nomi d'ordinario astratti: cambiamento, sentimento.
Mnio, nomi astratti matrimonio, patrimonio. Mnia, no:

mi a

s: parsimonia.

cchio, forma semplici nomi: ranocchio. Cfr. colo.


ccio, zzo (zete aspre), nomi e aggettivi con valore accrescitivo

cartoccio, predicozzo; belloccio.

cco, pochi nomi e aggettivi: balocco, barocco.


ce, specialmente aggettivi: feroce, precoce.

gno, vedi neo.


lo, vedi Ulo.

Olo, atono, vedi Ulo.

Ondo, aggettivi giocondo, secondo.


ne, nomi maschili di persona, d'animali,
:

ne,

Anche molti

carbone.

di cose: beone, leo-

accrescitivi: vocione, grassone.

neo, gno, aggettivi erroneo, amarogno ; ma in questa


seconda forma, prevale combinato con olo, che ha senso
gna,
anche pi. diminutivo amarognolo, giallognolo.
oltre i femminili di ogno, anche nomi a s: carogna.
:

re, nomi maschili, d'ordinario astratti: chiarore, fragore,


pudore.
so, quasi esclusivamente aggettivi: amoroso, vergognoso.
tto, nomi e aggettivi, specialmente accrescitivi, o diminutivi,

o spregiativi insieme: cappotto, durotto , vecchiotto

aquilotto, principe tto.

tta, oltre

femminili di

otto,

anche nomi a s: pagnotta.


zzo, vedi ccio.
Sine, vedi Zine.
Srio, sio, vedi Trio,

Sura, vedi Tura.

(antiquati tate, tado),

nomi

d'ordinario astratti: bont,

libert.

Tore (raramente

dor), sre,

nomi maschili

latore, scultore, vincitore,

m.allevadore,

di persona

cursore,

Pel femminile in trice e in tor, vedi

sore.

il

par-

asses-

138.

Trio, srio, tio, sio, aggettivi e nomi: adulatorio, derisorio

purgatorio, aspersorio, serbatoio, rasoio.

femminili di torio,
mangiatoia, cesoia.

tia, soia, oltre

s: vittoria,

Tu

(antiquati tute, tade),

vent, virt.

nomi

ecc.,

Tria,

anche nomi a

d'ordinario astratti: gio-

FORMAZIONE DELLE PAROLE

247

Tdiue, nomi astratti: mansuetudine, gratitudine.


Tara, sar, nomi femminili che significano un'azione: bastonatura, arsura.
servi a formare il participio futuro, tempo clie sopravvive solamente nella stessa voce futuro e in venturo, dell'uso comune, e in perituro, morituro e qualche

Turo

altro, dell'uso letterario.

Ucchio, vedi ccio.


Uccio, uzzo, nomi e aggettivi, diminutivi o spregiativi insieme: discorsuccio, peluzzo ; gialluccio, cattivuzzo. Uccia, azza, oltre i femminili di uccio e uzzo, anche nomi
a

s,

diminutivi o spregiativi insieme: robuccia, vogliuzza.

Uca,
Uco, aggettivi e nomi concreti: caduco, sambuco.
oltre i femminili di uco, anche nomi a s: fanfaluca,
marruca.
ccio, acohio, specialmente nomi, diminutivi o spregiativi
ccia, olinsieme: abatucolo, baciucchio (non comune).
tre i femminili di ucolo, anche nomi a s: pagliucoia.
gia,
gic, nomi e aggettivi: indugio , pertugio ; matterugio.
anche nomi a s: grattugia.
Uglio, vedi Aglio.
Ulo, specialmente nomi: baule, grembiule.
Ulo, ci, atono, nomi e aggettivi modulo, popolo; credulo,
Comparisce spesso, combinato con altri sufmutolo.
fissi, a formare specialmente diminutivi e peggiorativi

vi-ott-olo, om-ici-att-olo, verd-ogn-olo.

oltre

femminili di ulo e

olo,

Ula, ola, atono,

anche nomi a

s:

libel-

lula, favola.

Urne, nomi, per lo pi di qualit, o di quantit non buona:


acume, agrume; frittume, lordume.

agcjettivi: importuno, opportuno.


Una,
femminili di uno, anche nomi a s: lacuna, la-

Uno, specialmente
oltre

guna.

Uc, sempre aggettivi: arduo, assiduo.

nomi e aggettivi: lenzuolo, montagnolo. Forma


anche diminutivi, e in tal caso spesso preceduto da

Ulc, ole,

ic: corpicciuolo, grandicciuolo (letterario).

Ula, ola, oltre

Cfr.

28.

femminili di uolo, anche nomi a so:

donnicciuola. Cfr. 28.


Ura, nomi: altura, bravura.
Urne, specialmente aggettivi: notturno, taciturno.

FORMAZIONE DELLE PAROLE

248

Usco, forse unicamente mollusco.


TJto, vedi Ato.

Uzzo, vedi Uccio.


Vole, vedi Bile.

Zine (zeta aspra), sino


nili,

(esse dolce), ffino,

nomi femmi-

d'ordinario astratti: coltivazione, ragione, confusio-

ne, prigione.

Con

728.

propriamente detta, che

la derivazione

fa coi suffissi,

si

non deve confondersi quella per cui da


ne forma un'altra, aggiungendo sempli-

una parola se
cemente alla radicale

la desinenza (da comandare, comando), la quale ultima bisogna distinguere dai suffissi

veri e propri.

729.

con l'una ne con

queste due specie

l'altra di

di derivazione, deve poi confondersi

aggettivi in sostantivi, che

passaggio degli

il

un mero

fatto sintattico

Qui per aggiungeremo che molti aggettivi sostantivati, avendo perduto del tutto il primo valore di aggettivi, oggi vivono
solo come nomi; onde non si direbbe pi, nemmeno in
poesia, col Petrarca: Il d festo, mentre si dice sem-

di cui

pre:

abbiamo gi parlato

La

festa, le feste.

( 306-8).

Altri invece,

come

aggettivi,

sono ancora usabili in qualche raro caso onde in poesia


ben si direbbe con Dante: La valle inferno. Altri,
finalmente, son diventati nomi solo in un determinato
;

caso, e restati aggettivi in tutti gli altri:


sca,

Le soldatesche; ma Con

La

soldate-

piglio soldhtesco, Prepo-

tcnze soldatesche, ecc.

Lo

stesso fatto sintattico, com' naturale, si ripete,

anche pi spesso, per i participi presenti e passati:


Mercante onesto ; Purgante disgustoso ; Tenente di fanteDeputato
ria ; Corrente impetuosa; Fresca sorgente ;
autorevole; Soldato coraggioso ; Discorso commovente;
e

Condotta riprovevole; Corsa sfrenata;


730. Assai rari, all'opposto, sono

sostantivo

teista corta.

casi ne' quali

un

diventato anche aggettivo: Il fondo del

Acqua fonda.
Numerosi sono

bicchiere;
731.

nomi,

maschili e femminili,

FORMAZIONE DELLE PAROLE


Quasi

derivati da verbi.

249

per son tratti da quelli

tutti

tema del singolare

della prima coniugazione, e dal

del

presente indicativo: biasimo, cambio, gastigo, conforto,

compra, giostra, pecca, purga, stima, ecc.


hanno all'opposto, schietti esempi di
aggettivi ricavati direttamente dai verbi. Ma si usano
per aggettivi molti participi presenti e passati distante,
accorto, adorno (Cfr.
ignorante, sapiente, seccante;
contrasto, eco.

Non

732.

si

475), fidato, finto, storto.


Suffissi dei verbi.

Anche

733.

mezzo

la derivazione dei verbi, si

di suflSssi propri, che sono

compie per

seguenti:

Aoohiare, ecchiare, iochiaro, uochiare, ugliare, formano


verbi frequentativi e diminutivi

rubacchiare

sonnec-

chiare, rosicchiare, baciucchiare, barbugliare.

Azzare, nzzare, verbi diminutivi

scorrazzare (errato sco-

razzare), svolazzare, tagliuzzare.

EUare, spesso preceduto da

er, verbi

con significato dimi-

nutivo: saltellare, canterellare.


Eiitaro, verbi significanti un'azione che si

a grado: addormentare, arroventare.


Ettaro, ottare, verbi quasi tutti diminutivi
bottare (pi

comune

Icare, [ijcare, igare,

quali

han

compie a grado
balbettare, bor-

di barbottare).

eggiare, forma verbi,

parecchi

dei

significato frequentativo o diminutivo: zoppi-

care, cavalcare, navigar, vaneggiare.

Izzare, ezzare (zete dolci), eggiare, verbi che generalmente


significano un'imitazione: polverizzare,

marezzare, fa-

voleggiare.

Olare, verbi frequentativi o diminutivi: &ron<o /are, formicolare, pigolare.

Tare, sare, verbi quasi tutti ancora frequentativi: agitare,


seguitare, avvisare, pentar.

"Zare (zeta aspraS ciare, giare, verbi transitivi e d'ordinario frequentativi

ammorzare, squarciare,

pigiare.

734. Dalla derivazione fatta co' suddetti suffissi, bisogna distinguer quella por cui un verbo formato

FORMAZIONE DELLE PAUOLE

250

da un uome o da un aggettivo,

anche da altre parti

del discorso, col solo togliere le desinenzo loro proprie,


e aggiungere invece quelle verbali.
I verbi derivati in tal maniera, appartengono esclusivamente alla prima o alla quarta coniugazione, e
assai pi numerosi son quelli della prima: fruii are,

penare, poggiare, oltraggiare, viaggiare, mulinare, feni'


pestare, carezzare, alimentare, favorire, svigorire, gra-

gravare, mancare, menomare, agevolare, unire, insolentire, allestire, inferocire,


nire, intormentire, incancrenire;

svilire;
i

ammalare, inoltrare, addentrare, annientare ;

danteschi insemprarsi, insusarsi, inluiarsi, inleiarsi,

intrearsi,

tra gli altri individuali,

e,

checcheare, in-

il

ventato felicemente da uno scrittore moderno, per signiChe, che! (Cfr. 716).

ficar l'abuso del toscano

Avvertenza generale.
In molti tra gli esempi recati, si vede come,
togliendo da una parola derivata il suffisso, chi non
conosce il latino e non abbia fatto studi speciali, non
735.

pu spesso trovare qual sia la parola primitiva. Ci


dipende soprattutto dal fatto che, o la radicale non si
presenta schietta, ma pi o meno modificata da alterazioni fonetiche (come p invece di ap in pecchia, dal
lat. apicula; e pri invece i prend iti prigione, dal lat.

meno

prehen[d]sionem, molto
riprensione)
liano,

come

latini

alterato in apprensione e

primitiva non esiste in ita-

o la parola

guttur e

sufficere,

da cui gutturale

e sufficienza.

circa la derivazione, di

Si badi poi,

ingannare da
gatto non ha

non

fallaci somiglianze; giacch,

il

suffisso atto,

rettamente dal

lat.

catus

come

cerbiatto,

lasciarai

per esempio,

ma

jiarapiglia non ha

viene
il

di-

suffisso

come fanghiglia, ma composto dagl' imperativi


para e piglia; prelato non ha il suffisso aio, come avigia,

vocato (ad-voc-atus),
cale (prae-latus)

ma

il

immondo

suo at appartiene alla radiq

profondo non hanno

il

suf-

FORMAZIONK DELLE PAROLE


ondo,

fisso

come giocondo

(iuc-undus),

ma

251
il

loro

appartiene alla radicale (im-mundus, pro-fundus)

non ba

detto

suffisso etto,

il

posto di bene e detto


saffisso entare,

ond
bene-

come grassetto, ma com; diventare non ha il

(dic-tus)

come addormentare (ad-dorm-entare), ma

Ven appartiene alla radicale (di-ven-tare) ; apprezzare


non ha il suffisso ezzare, come marezzare, ma Vezz appartiene alla radicale (ad-prezz-are).

LA COMPOSIZIONE.
736. Nella composizione,

il

senso d'una parola non

viene modificato e determinato da un semplice suffisso,


ma bens da un'altra parola. Questa d'ordinario pre-

cede quella che racchiude l'idea principale, ch'essa


modifica e determina: percorrere, manrovescio.
737. Dalla composizione vera e propria si distingue
il

caso,

in cui

118), che

si

l'uso

vuole, o almeno

preferisce (Cfr.

scrivano unite due parole legate tra loro

da qualche relazione di sintassi, ma che non si congiungono in maniera da esprimere un nuovo concetto,
cio da essere una nuova parola: ma/creato, sottomettere.

prima parola non entra tutta intera

738. Talvolta la

nella composizione, ma c'entra soltanto la radicale (cordoglio), spesso legata alla seconda parola per mezzo

d'un

t;

capitombolare,

in molti vocaboli, che erano

gi composti in latino, anche la seconda

volta

una semplice radicale:

parte tal-

benevolo.

composte anche di tre o pi pa/ signori Benclvenga, Diotisalvi e Diotallevi (ben


ci venga, Dio ti salvi, Dio t'allevi); La signora Tummistufi (tu mi stufi) U signor Lasc/fareamm (lasci fare
739. Ci sono parole

role

a me), che

il

Manzoni scrive mon bene: lascifareame

(Prom. Spos., XI).

Le parole composte si distinguono in pi spesecondo che la parola determinante sia un nome,

740.
cie,

un aggettivo,

ecc.

FORMAZIONE DELLE PAROLE

262

Per mezzo d^un nome,

nome forma parole composte, unendosi con


nome, o con un aggettivo, o con un verbo.
742. Dell'unione d'un nome con un altro si hanno

741. Il

un
i

altro

seguenti oasi

primo nome esprime una qualit del secondo:


capocuoco, capoluogo ;
b) Il primo complemento del secondo: manrovescio, noif etempo;
e) I due nomi restano pi o meno indipendenti:
cavolfiore, Giammaria ;
d) Il secondo complemento del primo; madreperla,
a) Il

Monteleone;
I

e)

due nomi sono uniti per mezzo d'una preposi-

zione: pomoe/oro, Castellammare.


743. Nell'unione

un nome con un aggettivo,

di

primo determina sempre


.

il

significato del secondo

il

an-

gu/crinito, pettirosso.

744. Neil' unione d'un nome con un verbo, il nome fa


sempre da complemento: luogotenente, sonnifero, manoscritto, capovolger*.

Per mezzo d'un

aggettivo.

745. L'aggettivo forma parole composte, unendosi


cou un nome, o con un altro aggettivo, o con un verbo.
746. Quando s'unisce con un nome, serve a qualificarlo, e concorda con lui nel genere e nel numero.

Pu precederlo

o seguirlo: biancospino, mezzanotte, Bo-

naventura, Piccolomini ;

cartapesta, panforte.

Terra-

nuova, Montalto.
1^1. Dell'unione

due

con un altro aggettivo

si

hanno

casi:

a)

Il

primo aggettivo determina

la qualit signifi-

cata dal secondo: chiaroveggente, curvilineo


h)

I due aggettivi restano pi o

agrodolce, grecolatino.

meno iadipendenti:

FORMAZIONK DELLE l'AROLK

253

748. Nell'unione dell'aggettivo col verbo, l'aggettivo

indica la qualit prodotta dall'azione espressa col verbo:


rarefare, equiparare.

Per mezzo d'un

verbo.

verbo forma parole composte, unendosi specialmente con un nome, o con un aggettivo, o con un
La voce del verbo che entra nella comaltro verbo.
749. Il

generalmente la terza singolare dell'indi-

posizione,

cativo presente (Cfr. per


750. Dell'unione con

739).

il

un nome

si

hanno soprattutto

due casi:
a)

nome

Il

complemento oggetto del verbo guar:

mangiapane, spazzacamino;
b) Il nome unito al verbo mediante una preposizione; saltimbanco (salta in banco); Crescimbeni (cre-

daboscfii,

sci in

bene).

un aggettivo, quemaniera avverbiale; ca-

751. Nell'unione d'un verbo con


sto

sempre

sostantivato in

scamorto, posapiano.
752.

Due verbi

si

uniscono tutt'e due nella voce


meno indipendenti:

dell'imperativo, e rimangono pi o
giravolta, saliscendi.

Per mezzo dei


753. Si

chiamano

col

prefissi.

nome generale

di prefissi, gli

avverbi e le preposizioni, quando servono a formare o


Son pure prefissi
nomi,
aggettivi, o verbi composti.
le particelle inseparabili,

come

dis e re, cosi dette per-

ch non vivono separate, cio da s sole.


754. Come prefissi, sopravvivono in italiano anche
parecchie preposizioni latine: abs, ante, circum, ecc.
755. Spesso l'unione del prefisso con la parola che
lo segue,

d luogo a qualche alteraeione fonetica:

porre, offendere, osservare,

o/j-

o.Hacolo, invece di obporre,

obfendere, observare, obstacolo.


75G.

Una

parola pu esser composta anche per mez-

FORMAZIONE DELLE PAROLE-^'

254
zo di due

di pi profissi: ri-promettere,

r/S'Commet-

tere.

Ibi.

Ecco

A[I)]s, al),

principali prefissi della nostra lingua.

indica allontanamento: astenersi, abbattere.

Ad, movimento verso uno

Forma

prestare.

scopo, intenzione: accorrere, ap-

verbi dai

nomi

aggettivi

e dagli

ad-

ditare, abbreviare.

Ante, anti, significa innanzi,

luogo e

di

di

rale, anticamera, antenato, antipasto.

tempo

Da

antemu-

ab e ante ebbe

origine avante, avanti, che s'usa pure come prefisso


avanticamera (antiquato), avambraccio.

Anti, derivato dal greco ant e non affino al pi'ocedente, significa invece, e pi comunemente contro : antipapa, anticristo.

Bono forma molti composti:

benedire, benevolenza, benvenuto.

Circnm, circon, significa intorno: circumnavigazione

circon-

vicino, circostanza.

Com, con, indica unione, comunanza: compiangere, comporre,


consenso.

Centra, contro, indica soprattutto opposizione: contrastare,


contradire (pi

comune

di contraddire), contrordine, con-

troscena.

De,

di,

soprattutto allontanamento:

deporre,

decadere,

di-

scendere, dimettere.
Dis,

d,

8,

separazione, cessazione,

negazione: disboscare

(antiquato^, diboscare e sboscare; disperdere e sperdere

disvolere, dimenare, disordine.

Ex,

es, s, sci,

e,

oltre

il

significato

fondamentale

di fuori,

indica spesso cessazione, negazione, o simile: ex-ministro,


esporre, scavare, scioperare, emettere.

Estra, atra, oltre

dica talora
In,

il

significato

un eccesso

fondamentale

di fuori, in-

estralegale, stravagante, straricco.

raramente en, indica soprattutto

il

luogo (sopra, dentro,

imporre, inchiudere, intendere, enfiare, empire.


Forma pure numerosi verbi dagli aggettivi e dai nomi
ingrossare, inumidire, insaponare, inviperire. Serve poi
verso):

anche come negazione incapace, infelice, infedelt,, incomodare.


Infra, fra, ha specialmente significato di luogo: infrascritto,
:

inframmettere, frammischiare, frattempo.

FORMAZIONE DELLE PAROLE


Inter ha

il

Intra, tra,

significato locale di fra

come

interporre, intermezzo.

inter: intraprendere, tralasciare.

ma/edire, mafvolere, malcontento.

Male Ibnua molti composti:

Ob

255

significa di fronte, o vive in parole che erano gi

com-

poste in latino: obiettare, obbligare, opposizione.


Por, generalmente rafforza la parola semplice: perturbare,
perseguitare.

Post, pos, p, significa

dopo :

postei^i, posticipare,

posporre,

pomeriggio.

Pre vale innanzi,

di

luogo e di tempo: premettere, preve-

dere.

Preter significa

vive in poche parole del linguag-

oltre, e

gio letterario: pretermettere, preternaturale.

Pro, generalmente significa o innanzi, di luogo e di tempo,


o in favore, o invece: promuovere, provenire, procurare,
prosindaco.

Re,

ri,

indica ripetizione: restaurare, ridire, rispingere; o

allontanamento: respingere, ributtare.

Retro significa indietro: retrocarica, retrostanza.


Sub, sob, significa sotto

subacqueo, sublunare, sobbollire,

soccorrere.

Sotto forma parecchi composti: sottostare, sottocuoco.


Super, sor, vale sopra: superficie, sorpassare.
Sopra, sovra, forma parecchi composti sopravvivere, sopra:

bito, sovrapposizione,

sovrumano.

Trans, tras, tra, significa di l da, e indica

il

passaggio da

luogo a luogo, da qualit a qualit transalpino, trascor:

rere, trapassare.

come avverbio in quest'ultima forma: ultramontano, men comune '' oltramontano; oltremare.

Ultra, oltra, oltre, vivo

questi

veri e propri, se ne aggiungono

prefissi

comunemente pochi

altri.

Arci, derivato dal greco, indica superiorit e forma altres


molti superlativi, o

li

rafforza:

arciprete,

arcibriccone,

arcibellissimo.
P.is,

da non confondere con quello notato qui appresso sotto

Uni, significa m/ile : bislungo, bistrattare.


Tiongi e lungi, mnlti e molti, orani e onni, son prefissi formati dalle radicali di lungo (longus), molto (multus),
ogni (omnis): longevo, lungisaettante, multiforme, mltipli-

FORMAZIONE DELLE PAROLE

25G

care, omnisciente (che ormai

tutti scrivono onnisciente),

onnipotente.

Mis, derivato da mintis (meno), significa male : misfatto, miscredente.

Neo, derivato dal greco, significa nuovo : neolatino, neonato.

Vice

nome

latino e significa nella vece: vicer, viceconsole.

bis e ambi (doppiamente) tri


cento e centi (dalla radicale di
cento), mille, semi (a meth), sono prefissi numerali: uni-

Uni

(dalla radicale di uno),

(dalla radicale di tre),

laterale, biscotto, ambidestro, tricolore, centogambe, centi-

mano,

millefoglie, semidio.

Avvertenza generale.
758.

esempi

Come

pu vedere anche da alcuni tra gli


molte parole composte per mezzo dei
in italiano non esiste il semplice: espellere,
si

recati, di

prefissi,

resisfere, rispondere.

Si badi poi di

non creder composte

co' prefissi,

molte

parole che invece son semplici, come intimare, m/stero,


pertica, rischiare, spirare, eoe.

FORMAZIONE DEL PERIODO.


759. Il periodo la manifestazione di tutto
siero,

un pen-

racchiude un sengo compiuto, e come pu consi-

stere in

una proposizione anche ridotta a una

sola pa-

pu comporsi di pi proposizioni.
la forma pi semplice di periodo,
Quindi
760.
quella d'una sola proposizione. E per la proposizione,

rola, cos

vedi

il

7G1.

102 e seg.
Nel periodo di pi proposizioni,

queste o

si

seguono senz'essere congiunte da nessuna parola (Corre,


o sono d'ordinario congiunte per mezzo d'un
s^ afiaina)
pronome relativo o d'una congiunzione: peggio che
Uuomo
inutile ogni poesia, che non venga dal cuore.
prudente si giudica da quel che dice, e da quello che
,

tace.

762. Il periodo di pi proposizioni che abbia la for-

FORMAZIONE DEL PERIODO

ma

257

pi semplice, quello in cui ciascuna proposizione,

esprimendo una parte determinata e indipendente del


pensiero, potrebbe anche formar periodo da s; ma generalmente legata all'altra dall'intenzione di metIn tal caso, le proposizioni
tere a raffronto pi fatti.
si

dicono coordinate.
763.

Le

pr'oposizioni coordinate:

non sono unite da nessuna parola:

a)

Fammi

in-

far ricco.
unite dalle congiunzioni e, ne, o: Molti
sono
b)
provocano gli altri, e poi si dicono provocati. Con la
fretta, ordinariamente non s' immagina n si compie
nulla di buono e di grande. Sappi vincere te stesso, o
dovino,

te

ti

ne pentirai.

Possono anche essere unite dal ma; nel solo caso


per, che questo serva solamente a mettere a raffronto

due

fatti

disgrazia,
al

ma

Quel bravo giovane non

ma

potrebbe sostituire

si

si avvil alla

prima

In questo esempio,
senza danno del senso;

seguit a lavorare.
e,

mentre tale sostituzione impossibile, quando il ma


ha vera forza avversativa Lo rimprovero, non perche
gli voglia male, ma perche gli voglio bene.
sono unito da un pronome congiuntivo; quando
e)
possa sostituirsi con e seguito da un altro
questo
per
pronome: Chiamo Giorgio che (ed egli) non m.i sente.
:

Gli regalai

Ma

cere.

il

libro che egli (ed egli

lo)

accett con pia-

non sono coordinate, per esempio, queste duo:

Non compatisco l'uomo, che si rovina co' vizi.


sono unite da un avverbio relativo, purch si
d)
possa sostituire con e, seguito da un altro avverbio:
La sera arrivammo a Milano, dove (e quivi) si pernott.

Ma

non sono coordinate, per esempio, queste due: Gli


hanno disputato sino ai giorni nostri, doire fosse

storici

nato

il

704.

Boccaccio.

Per

la

proposizione composta, che

si

pu

ri-

durre a un periodo di pi coordinate, le quali abbiano

comune
1".

il

soggetto o

MoBANiii

il

Cappuccini,

predicato, vedi

Gramm. Hai.

il

107.

FORMAZIONE DEL PERIODO

258

Molto simili

7G5.

alle coordinate sono le proposizio-

ni correlative, di cui l'una, per lo pi la seconda, spiega


te, come tu ti
Qual pane hai, tal zuppa avrai. Ilo
quanto hanno consentito le mie forze.

Cos gli altri si porteranno con

l'altra:

porterai con loro.


tanto lavorato,

La seconda delle correlative spesso ellittica: Quel


giorno faceva freddo come [fa freddo] in Siberia.
766. Molte volte per le proposizioni d'un periodo
non sono n coordinate n correlative, bens o l'una fa
parte dell'altra, o serve a determinare una parte dell'altra.

767.

Vediamo

il

primo

operaio lavora con tutte

Se

caso.

le forze,

io dico:

Il

buon

ho una proposizione

II buon operaio soggetto, e con tutte le


complemento predicativo. Ora, le veci del soggetdel complemento, possono esser fatte da proposi-

sola, di cui

forze
to

zioni intere

cosi,

uno

Chi buon opera/o, lavora quanto pi pu.

d'un periodo di una sola proposizione, se ne fa

di tre, delle quali la

prima e

la terza

son parte

della seconda.

Ma

le

veci

di soggetto e di complemento,
per necessit da proposizioni intere,

stesse,

talora son fatte

sempre modo di ridurre un periodo di pi proposizioni a un altro d'una sola: Conviene che fu parta

c'

subito.

necessario che ciascuno sappia ubbidire.

poveretto dice che /'avete offeso.


di averlo)

fatto

per

credevo che fossi tu


tuffi,

isbaglio.
(o

esser

te,

Ecco

ma

il

ragazzo che

vedi

sappiate, v'aspettiamo da tre ore.

bello!
piove.

Non

memoria.

il

versi son

Mi maraviglio

566).

(o

io

Moi

Guarda com'

so quanti fossero suoi meriti.

I tuoi

Quel

Confessa che l'ha

degni che tuffi

li

Ditemi se
sappiano a

che ancora non sia venuto.

Voi

credete a chi v'inganna con suo vantaggio.

Il

Se io dico:
768. Vediamo adesso il secondo caso.
giardino appartiene a Pietro, ho una proposizione

intera.

Una

o pi parti di essa

glio determinate,

potrebbero esser me-

aggiungendo un complemento: Questo

FORMAZIONE DEL PERIODO

259

giardino appartiene al nostro cugino Pietro.

Ma

pos-

sono anche esser determinate, aggiungendo un'intera


proposizione

giardino, dove noi siamo, appartiene a

Pietro, che nostro cugino.

Anche

qui, d'un periodo

d'una sola proposizione se n' fatto uno di tre.


769. Cosi nel primo come nel secondo caso, si vede

chiaramente che, quando un periodo non composto di


proposizioni coordinate o correlative, composto di proche una racchiude il concetto principale
chiama proposizione principale), di cui le
altre compiono il significato, determinandolo per mezzo
di qualche idea accessoria, e si chiamano complemen.
posizioni

(e

tali,

perci

si

tari, o secondarie, o dipendenti, o subordinate.

Ma

770.
tutt'e

che

il

intere

due

non

basta.

casi,

per

soggetto, o

il

la

Il

fatto

che

s'

prodotto, in

proposizione principale (cio

complemento, siano alla lor volta

proposizioni; o che

il

soggetto,

il

predicato,

il

complemento, siano meglio determinati da intere proposizioni, anzich da semplici complementi), si pu rinnovare per ciascuna delle complementari; e una proposizione pu esser complementare di un'altra complementare.

Esaminianio questo periodo: H giardino, dove si fece


quando arrivarono gli amici che aspettavamo
da tanto tempo, appartiene a Pietro, che nostro cmgino, perche suo padre fratello della nostra mamma.
Qui la proposizione principale sempre: Il giardino
appartiene a Pietro ; ma dove si fece la festa determina
la festa,

chiama complementare di primo grado. Poi, quando arrivarono


gli amici, determina una parola (festa) della complementare di primo grado, e perci si chiama complementare di secondo grado; e di terzo grado che
aspettavamo da tanto tempo, perch determina il signiCosi anche si vede come che nostro
ficato di amici.

una parola

di essa (giardino), e perci si

cugino sia di primo grado, e perche suo padre


secondo.

eco., di

FORMAZIONE DEL l'RRIODO

200

771. Ci 8on poi periodi misti di coordinate e di com-

plementari: e

le

coordinato possono essere tanto pro-

quanto complementari: Non devi


h il prezzo con cui si compra
ogni vero bene ; puoi schivar la noia, perch non prezzo
necessario dello stesso bene.
Ebbe ragione il Tommaseo,
quando afferm che " l'educazione non isf nel leggere
posizioni

principali,

fuggir la fatica, perch

e far di confo: sta nel pratico esercizio di tutti i doveri.

Da

772.

quanto

detto, si

s'

vede chiaramente che

l'uomo, nel mettere in relazione tra loro


dizi,

non pu

propri giu-

far altro che, o coordinarli, cio lasciarli

indipendenti, o subordinarli, cio far che l'uno serva


a determinar meglio

significato dell'altro.

il

Qualche

volta la natura di questi giudizi tale, ch'egli forzato a seguir l'una o l'altra delle
e

scrivo

tutto il giorno,

due

Cosi: Leggo

vie.

richiedono la coordinazione;

mentre: Se far

tardi, non m'aspettare, richiedono necessariamente la subordinazione.

Ma

il

pi delle volte

giudizi son

tali,

che possono

esser messi nell'una e nell'altra delle due relazioni suddette.

sceglier la

prima piuttosto che

la seconda,

viceversa, dipende non solamente dall'intenzione di


chi parla o scrive,

ma

anche, e soprattutto, dall'indole

della sua intelligenza,

Una mente

dal grado di educazione, ecc.


semplice e grossolana mal ravvisa le rela-

due fatti: portata a ricosempre come indipendenti, e coordina molto


spesso i due giudizi.
Un bell'esempio se ne ha, tra
gli altri, nel cap. IX dei Provi. Spos., quando il barocciaio risponde con un lungo periodo (Non che
sia, ecc.), quasi tutto di proposizioni coordinate, a Lucia e ad Agnese, che gli avevano domandato chi fosse
All'opposto, un ingegno ben avvezzo al
la signora.
ragionamento, indaga ed esprime la dipendenza di un
fatto dall'altro; e quando queste dipendenze aon pi
zioni che legano tra loro

noscerli

d'una, sceglie

abilmente quella che

gli

pare pi im-

FORMAZIONE DEL PERIODO

261

portante.

Allora, le proposizioni complementari son


pi delle coordinate, e son lasciati come indipendenti
solo que' fatti che

come

tali,

veramente son

tali, o

che, espressi

spiccano meglio o danno in altro

modo

effi-

cacia al discorso.
773. Tutte le proposizioni

dividere in tre classi; e

si

complementari si possono
chiamano nominaci, agget-

tivali, avverbiali, secondo che compiono, rispetto a qualche parola della proposizione da cui dipendono, l'ufficio
d'un nome, d'un aggettivo, d'un avverbio. Son quindi

nominali, quelle che fanno l'ufficio di soggetto, o di


oggetto, o di qualcun altro de' complementi che si for-

mano per mezzo dei nomi. Sono aggettivali, quelle che


qualificano un nome. Sono avverbiali, quelle che determinano, come fa l'avverbio, il significato d'un verbo,
d'un aggettivo, ecc.

Seguendo poi una classificazione pi minuta, si dividono in relative, temporali, causali, finali, consecutive, ecc., secondo che si uniscono, a quella da cui dipendono, per mezzo d'un pronome o d'un avverbio
relativo, ed esprimono relazioni di tempo, di causa, di
fine,

di conseguenza, ecc.

In quanto a talune proposizioni di forma spevedi l'uso dell'infinito ( 560-63), del gerundio
( 569-71), e del participio ( 575, 577-78).
774.

ciale,

FIGURE DI
775.

come

Abbiamo

gi avuto

SINTASSI.
occasione di far vedere

talvolta, per ellissi, si tralasci nel periodo

qualche
come, all'opposto,
qualche volta si aggiunga, per pleonasmo, qualche parola che logicamente non sarebbe necessaria.

parola facile a esser sottintesa; e

Ora aggiungiamo che i grammatici notano altre


figure di sintassi, e chiamano enallage lo scambio di
due parti del discorso (come in Va' piano, l'aggettivo
per l'avverbio), o di due forme della stessa parte (Lo
dir fui, la forma compie naentare per la soggettiva).

FORMAZIONE

2G2

Chiamano poi

rifiut.

PERIODO

concordanza col senso, piutparte rflufarono,


In quanto all' iperbato, cio traspo-

sillessi,

la

tosto che con la parola:

invece di

DE(.

La maggior

sizione di parole, vedi la costruzione inversa ( 782).


776. Particolare importanza ha Vanacoluto, tanto

usato nel linguaggio familiare, e che consiste nel co-

minciare
in

un

un modo, per poi terminarla


Lei sa che noi aline monache ci piace di

la costruzione in

altro:

sentir le storie

ha foccaio

il

per minuto.

cuore.

Non

Questo signore, Iddio

sapete che i soldati

il

gli

loro

mestiere di prender le fortezze? Quelli che muoiono,


bisogna pregare Iddio per loro. (Manzoni.)

MODI E TEMPI NEL PERIODO.


777. Quanto, parlando del verbo, s' gi

detto in-

torno all'uso de' modi e de' tempi, vale generalmente

per tutti

casi

sia cio che

il

proposizioni, sia che in questo

periodo abbia una o pi

secondo caso

si

tratti

di coordinate o subordinate.

778. Gli errori pi frequenti, in quanto ai modi,


son quelli sull'uso dell'indicativo e del congiuntivo.
L'indicativo necessario in molti casi: Chi rompe,

M'hanno detto che sfa male e che vuol vedermi.


So ch' un bravo giovane. Se non venivi tu, stavamo
La proposta mi parve utile, ma era disonesta,
freschi.
paga.

perci rifiutai.
Il

congiuntivo necessario anch'esso in molti casi:

Benchi sia tardi, siamo ancora in tempo (nella poesia,

qualche volta, s'usa il bench con l'indicativo: Bench


non sa n crede. Petrarca). Gli scrivo
ora, perch mi paghi puntualmente.
Camminava piano,
la gente ci

Hai ragione tu, purch


Cura i tuoi mali, prima

quasi volesse non esser sentito.


le cose

stiano proprio cos.

che diventino incurabili.

Ma in molti casi pu adoperarsi l'uno o l'altro, bench l'uso civile preferisca generalmente il congiuntivo,
e spesso l'indicativo

sia

addirittura volgare:

Non

so

FORMAZIONE DEL PERIODO

2G3

Ce
che faceva da giovane, e quel che facesse.
mancato poco che non m'hai cavafo un occhio, e che non
l'uomo pi superbo che ho conoTn'abba cavato.

gud

sc/uio in vita mia,

neva
lo

che

il

vigore

S suppo-

che abbia conosciuio.

dovevano avere (Manzoni), o

lo

dovessero.
779. Spesso poi c', tra l'uno e l'altro, differenza di

significato; perch,

cativo esprime

che

conforme alla loro natura, l'indimentre il


il fatto vero e reale,

congiuntivo esprime piuttosto un'opinione, un modo di


Credo che Dio esiste, e

vedere, una possibilit, ecc.

Credo che queir usanza esista ancora. Godo che tu sei


M'ero comprato una pelliccia,

de' nostri, e che tu sia.

che mi teneva ben caldo, e che mi tenesse.


vado, son bene accolto, e

Dovunque

Dovunque

sentir meglio, te lo far sapere, e Se non

io

Se non mi

io vada.

mi

sentissi

meglio.
780. Il

tempo del verbo nelle proposizioni comple-

mentari, non solo deve aver relazione con quello della


proposizione principale; ma, se questo tale che glie
so ne

possa riferire pi d'uno,

si

deve scegliere

il

pi opportuno alla schietta manifestazione del pensiero:

L'amo, perche biwno. Quando mi vedeva, arrossiva.


Feci quanto potei. Se sbaglier, cercher di corregger'
L'amo, perche da ragazzo era ( sfato, fu) sempre
mi.
ubbidiente.
scesse,
sciuto).

Credo che non

lo

conosca (conoscer, conoavrebbe cono-

abbia conosciuio, conoscerebbe,

Piangeva, perche ce ne andiamo (andavamo, an-

dammo, eravamo

andati).

Gli

si

mostr amico, quando

lo

Comand che tacesse.


Si mostrer pi tranquillo,

sapeva (seppe, ebbe saputo) ricco.

Sar degno che

quando sia
nocente,

lo /odino.

(sar, sar sfato, sia sfato) riconosciuto in-

Vorrei che confidasse (avesse confidato) in me.

COLLOCAZIONE DELLE PAROLE.


781. Nella trattazione
scorso,

delle

singole parti del di-

siamo vonati notando molti de' oasi particolari,

FORMAZIONE DEL PERIODO

2G4

ne' quali, o aon pi frequenti gli errori nella colloca-

zione delle parole, o, mettendo una parola prima o


dopo di quella o di quelle a cui si riferisce, si ha un
diverso significato. Un minuzioso esame di tutti gli
altri casi, riuscirebbe difficile, tedioso, e poco o punto
necessario ai giovanetti italiani, pe' quali fatta questa
Grammatica. Aggiungeremo solamente qualcosa della

costruzione diretta e inversa.


782.

Chiamano costruzione

ne, quella in cui


il

il

diretta della proposizio-

soggetto precede

verbo,

il

questo

oggetto, e di tutti gli altri complementi

complemento

ciascuno segue la parola a cui si riferisce. E similmente chiamano costruzione diretta del periodo, quella

complementare segue l'altra


da cui essa dipende. Quando quest'ordine in qualche modo turbato, nell'uno o nell'altro de' due casi, dicono che si ha la costruzione inversa.

in cui ogni proposizione

Si noti per che molte costruzioni inverse sono naCos, ciascuno sente che, di-

turalissime e necessarie.

Cosa comandan questi signori f, tutte le parole


son disposte in quell'ordine con cui sgorgano dalla mente,
Sarebbe ine nel pensiero non c' nulla d'inverso.
cendo

vece un'inversione vera del pensiero, se


Questi signori comandano cosa?

si

costruisse:

Bisogna poi rammentare che il linguaggio poealcune inversioni, che d'ordinario non si
usano in prosa. Perderebbero difatti ogni sapore poe783.

tico richiede

tico,
sti

mettendoli in costruzione diretta, per esempio, que-

due versi dell'Ariosto

Rifulse lo splendor molto pi chiaro

Ove d'Almonte giacca morto


784.

Tra

quella, in cui
ciso),

le

figlio.

il

inversioni va notata particolarmente

una

o pi parole

(che

si

anche un'intera proposizione (che

posizione incidente), son

collocate tra

il

chiamano
si

in-

chiama^ pro-

soggetto e

verbo d'un'altra proposizione, o tra il verbo e


plemento oggetto, tra qualsiasi altra parola e

il
il

il

comcom-

FORMAZIONE DEL PERIODO


plemento che

le si riferisce:

pericolo, volle entrar

Il

265

pompiere, con grave

nella stanza che ardeva.

ri-

mala parafa, scapparono. La grandine devast, per pi d" un'ora, le nostre povere vigne.
Molti trascurano, come se fosse inutile, lo studio della
propria lingua. Avanzo di barbarie, non mezzo di giubaldi, vedendo fa

stizia,

il

duello.

L'ANALISI.
785.

Far V analisi d'una proposizione

o d'un periodo,

separare gli elementi de' quali

significa

si

compon-

gono.
786. Perci,

guendone
o l'altro,

il

analizza una

si

proposizione,

soggetto dal predicato.

o tutt'e due,

occorre distinguerli; e

si

distin-

quando l'uno

contengono dei complementi,


potrebbero anche distinguere

quelli semplici (come gli aggettivi,

participi, ecc.) da-

gli altri.

Si analizza

invece un periodo, distinguendo

verse proposizioni.

notando se

esse,

sia

le di-

occorre qualificare ciascuna di


principale, o

coordinata, o com-

Ma s'intende
che questa specie d'analisi non possibile ne' periodi
composti d'una sola proposizione.
plementare, rispetto a una o pi altre.

787.

Prima

di far l'analisi delle proposizioni ellit-

bisogna compirle, aggiungendo tra parentesi quadra la parola o le parole sottintese.

tiche,

Per chiarezza,

bene scriver l'analisi in fornaturalmente le colonne di questa tavola saranno pi o meno, secondo che si vogliano distinguere con pi o meno precisione i vari elementi
affini, e secondo che sia maggiore o minore il numero
dogli elementi diversi.

788.

ma

di tavola; e

789.
ttel

Ecco un esempio d'analisi della proposizione,

quale sono distinti non solamente

il

soggetto e

il

'2(\a

L ANALISI

ma anche

predicato,
di

loro

la parola

complementi

Dal buon principio

SOGGETTO

il

principale di ciascano

di essa:

lieto fin

dipende (Mbtastasio).

l'analisi
791.

2G7

Ecco infine un esempio complessivo dell'analisi

del periodo e di ciascuna delle proposizioni di esso:

Complementi

predicativi

2G8

L'ANALISI

Da non confonder con

792.

che abbiamo

l'analisi

studiata sinora, e che chiamano analisi logica, quella

che chiamano grammaticale.

Essa riguarda

parole, e consiste semplicemente

condo

le varie

sioni.

parti

del

singole

discorso, e le

loro

suddivi-

Perci, l'analisi grammaticale della parola libri,

consiste nel dire che


rale, della
si

le

nel classificarle se-

nome

maschile, plu-

concreto,

In questo caso, come

seconda declinazione.

vede, non c' scomposizione della parola ne' suoi ele-

menti.
793. Vera e propria analisi della parola quella,
che consiste nello studiarne appunto gli elementi; cio

nel separare le parti delle parole composte, e di cia-

scuna parola semplice

il

prefisso, o

prefissi, dalla ra-

dicale; e questa dal suffisso, o dai suffissi.

vendo

far

l'analisi di sfavorevolmente,

si

Quindi, dodirebbe: s,

prefisso; fav, radicale; or, suffisso; evo/, altro suffisso

mente, seconda parte della parola composta.

USO DELLA PUNTEGGIATURA.


794.

Abbiamo gi detto

che i segni di punpauso pi o meno lun-

( 99)

teggiatura servono a indicare

le

ghe del discorso, e talvolta anche le intonazioni della


voce. Ora aggiungiamo che le pause, e quindi pure i
suddetti segni, servono a staccare un periodo dall'altro, e spesso anche una proposizione dall'altra, o l'una
dall'altra le parti d'una proposizione.
ci rendersi

Non

pienamente ragione dell'uso

potr per-

di tali segni,

chi non sappia riconoscere le parti d'una proposizione o

d'un periodo

che

quanto

dire, chi

non ne sappia

far

l'analisi.

punto fermo si usa solamente in fin di pesi usa tra due parti d'una propositra due proposizioni; il punto e virgola, e i
zione,
due punti, si usano unicamente tra due proposizioni.
795. Il

riodo; la virgola

uso DELLA PUNTEGGIATURA

2G9

PUNTEGGIATURA DELLA PROPOSIZIONE.


796.

Nessuna virgola va messa

proposizione
a)

tra le parti d'una

Quando questa non ha complementi:

Verr

Io scrivo.

Silvio.

b) Quando ne ha, ma ciascuno di essi collocato


immediatamente vicino alla parola a cui si riferisce:
Una buona parie de' suoi averi fu spesa a benefizio

de

poveri.

Quando la proposizione ha, o due soggetti o due


complementi della stessa specie, assai brevi e congiunti
da e; La pace e la giustizia son necessarie alla societ
umana. U colpevole era turbato dal rimorso e dalla
e)

paura.

In casi simili, ordinariamente non si motte neppure


quando la congiunzione sia ne ovvero o: N io n tu
vorremmo essere ne' suoi panni. Ci verr a piedi o a
cavallo.

due soggetti o i due complementi


siano lunghi, il secondo si considera quasi sempre come
un inciso, e si mette tra due virgole (Cfr. 797 b).
797. Nel corpo della proposizione, va messa la vir-

Quando per

gola:

Tra pi soggetti o pi complementi della stessa


non congiunti da e; La pittura, la scultura, la
poesia e la musica sono arti blle. Uo gi viaggiato
r Italia, la Spagna, la Germania. Era alto, biondo,
a)

specie,

simpatico.

Biasimevole
enumerazioni:

In qualche

l'uso di

Era

tralasciar

la

virgola nelle

alto biondo simpatico.

caso, per chiarezza, si

pu mettere

la

virgola anche tra l'ultimo termine dell'enumerazione


il verbo che
le
erano tutti per lui

si

riferisce:

Carezze,

lodi,

premi,

solo.

b) Prima e dopo un inciso (V. 784): Tu, caro mio,


noi die tutta la verit. Il pover'uomo, pallido e sbi-

uso DELLA PUNTEGGIATURA

270

implorava

gottito,

aiuto.

Trov, con

indicazioni avute,

le

la ca^a dell' amico.


e)

non

Per

si

innanzi a un complemento,

lo pi,

alla parola

riferisca

un

gli amici, con

bel

mazzo

che

quale
Vennero
Adesso abita a

precede

lo

di fiori.

il

casa sua, in Firenze.

anche dopo,

d) D'ordinario

o prima,

d'una o pi

parole, quando, perch abbiano particolare efficacia, son

collocate in principio o in fine della proposizione: Del


resto,

non avrei nulla in contrario.

vetti di finirla.

mani
e)

partito,

Non

m'ascolta,

Qul giorno,

qicel

risol-

ragazzaccio.

Sta-

non senza lacrime.

Spesso nelle proposizioni ellittiche, nel luogo do-

v' taciuto

il

Poca

verbo: Traduttori, traditori.

bri-

gata, vita beata,

PUNTEGGIATURA DEL PERIODO.


798.

Nessuna virgola generalmente va messa tra due

proposizioni:
a) Quando son molto brevi, e congiunte da e, n,
Prese e diede informazioni. Non vide n seppe nulla.

scrivimi.

vieni

Quando la seconda assai


un pronome o avverbio relativo,
b)

breve, e comincia con

mi

fece.

si

riferisca

la descrizione che

Gli daresti pi de' sessanVanni che ha.

questa la casa dove abiti


e)

quale

il

all'ultima parola della prima; Tale

Quando

la

Non

seconda proposizione

legata

da una

stretta relazione di sintassi, all'ultima parola della pri-

ma: Non vuole che lo compiangano. Guarirai pi prenon t^ immagini. Non mi rammento d'averlo

sto che

conosciuto.
799.

Ma

Sto sulle mosse per recarmi al teatro.


in tutti

casi

diversi da quelli del para-

grafo precedente, salvo quei pochi ne' quali occorrono

punto e virgola o i due punti, le due proposizioni


vanno separate per mezzo d'una virgola: Quante paZ'
Dov'l coraggio e
fie abbia fatto, non $i pu credere.

il

uso DELLA PUNTEGGIATURA


virt, quivi anche felicit.

C'

271

un bambino

della no-

quale ha molta inclinazione per la


" Gli
letto, e s' addorment subito.
mise
a
Si
musica.
" Tanottani' anni che avete, voi li portate assai bene.
stra lavandaia,

il

che non me ne casca uio !


Quando un periodo si compone

to bene,

800.

maniera che

parti, di

concetti

di esse siano sensibilmente

di

due o pi

in ciascuna

espressi

staccati tra loro,

le

parti

vanno divise dal punto e virgola: Al cessar di quella


pauraccia, s'era da principio sentito tutto scarico, ma
ben presto cominciarono a spuntargli in ciore cenf aitri dispiaceri; come, quand^ stato sbarbato un gran'
d'albero,

ma

poi
801.

quando

terreno rimane sgombro per qualche tempo,

il

si

copre tutto d'erbacce (Manzoni).

Uno
col

dei casi speciali della regola suddetta,

punto e virgola

si

separano

le circostanze

vede chiaramente in

come
Manzoni: Chiese quindi //cenza; e, abbracciato di nuovo il padron di casa, e tutti
quelli che, trovandosi pi vicini a lui, poterono impadronirsene un memento, si liber da essi a fafica; ebbe
a combatter nell'anticamere, per isbrigarsi da' serviprincipali d'un racconto,

si

quest'altro esempio del

tori, e

anche da' bravi, che gli baciavano il lembo delcappuccio; e si trov nella strada,

l'abito, il cordone, il

portato come in trionfo,


di popolo, fino a

cominciando

il

accompagnato da una folla

una porta

Sito

della

d'onde usc,

citt;

pedestre viaggio, verso

il

luogo del

suo noviziato.
802. I due punti s'adoperano:
a)

Quando due

parti del

periodo

si

mettono a

ri-

scontro, senza esprimere la relazione che le nnisce:


Il coraggio non gli venne meno: il pericolo d spesso
una forza straordinaria. Cos m^accadeva a quei tem-

pi: adesso sto sempre in guardia.


delle parti del periodo spiega e didetto nell'altra; e tra le due tavien
che
chiara ci
ciuta qualunque congiunzione: Vuomo si vide perduto:
b)

Quando una

uso DELLA rONTKGOlATUKA

272

il terror della morte V invase, e con un senso per avventura pi forte, il terrore di diventar preda de* monatti, d^ esser portato, buttato al lazzeretto (Manzoni).
Non c' che un mezzo: ravvedersi e correggersi. Tu,

mio fratello
e)

mente

di

scrisse:

'^^

m,aestro: ecco

e il

Quando

riporta

si

miei tre soli amici.

un discorso

o si ripete direttaIl

Tommaseo

nelle virgole c'entra l'arte.

Rispose:

seguito

Anco

un passo,

altrui:

un che piango (Dante).


803. Abbiamo gi detto che il punto interrogativo
serve alle domande dirette, e l'esclamativo alle escla"

Vedi che son

mazioni.
si tratta
il

Ora aggiungiamo che in certi casi, ne' quali


d'una mezza interrogazione, molti tralasciano

punto interrogativo In quel memento, che volete (menon capivo proprio pi nulla. Un
:

glio che volete?),

giorno, chi sa (meglio chi sa?), forse ci rivedremo.


804. In qualche caso, l'espressione comporta tanto il
punto interrogativo, quanto l'esclamativo; ma, usando
l'uno o l'altro, c' diversit di sentimento: Chi sa se
ci rivedremo pi? Chi sa se ci rivedremo pi! Altro
volte poi, il chi sa non comporta nessuno di questi due

segni:

N'avr

dette eh/ sa quante, contro di me.

805. Nelle enumerazioni, ora si mette

l'interroga-

dopo ciascun termine di esse, ora solamente in


fine: Cera pane? vino? arrosto? C^ era pane, vino g
arrosto, in abbondanza?
806. Quando Oh, Ah, ecc., s'adoperano staccate, vo" Guarda com'
gliono sempre il punto esclamativo
"
bello.
Oh ! Ma quando son seguite da una proposizione, che vada pronunziata anch'essa con tono esclamativo, ora si mette il punto tutt'e due le volte (Oh !
che bella giornata!), ora una volta sola: Oh!, che bella
giornata. Oh, che bella giornata! Quest'ultima maniera
tivo

forse la preferibile.

807. Il punto interrogativo e l'esclamativo,

non

so-

lamente si trovano vicini, quando a un'interrogazione


segue un'esclamazione (Oh! volete che ve la dica?),

uso DELLA PUNTEGGIATURA


viceversa;

ma

spesso

273

trovano addirittura uniti,

si

quando o l'interrogazione sia mezzo esclamativa (?!),


l'esclamazione mezzo interrogativa (!?). E meglio
avrebbe fatto il Manzoni a scrivere: Renzo!?... dis^^

se quello, esc/amando insieme e interrogando (Prom. Spos.,


XXXIII); e con quelV interrogare affermativo: "Bello

eh?! ^
io

(ivi,

Ed-

IX), che non scrivendo: Renzo! ecc. e

eh ?
808. Il punto interrogativo e l'esclamativo, in fin di

periodo, tengono le veci del punto fermo

ma

del periodo, si fanno qualche volta,


stante,

ma

l'uso

nel corpo

non

co-

seguir dalla virgola o dal punto e virgola, e

raramente da' due punti: C^ era quel signore, sai?, che


ti feci conoscere V altra sera.
809. La parentesi tonda servo principalmente a racchiudere gl'incisi, ovvero una o pi proposizioni incidenti, quando il concetto espresso si stacca nettamente
dal resto del discorso, e le virgole non basterebbero:
Sentendo da Agnese (Lucia stava zitta, con la testa e gli
cWera scappato dal suo paese, ne prov e

occhi bassi)

ne mostr maraviglia e dispiacere (Manzoni).


810. D'ordinario, prima di chiuder la parentesi, non
si

scrive nessun segno di punteggiatura in fine

parole che vi

dentro di essa

Ah/
(e

il

ma

ojffeso,

delle

scrivono sempre

si

punto interrogativo

se V* avessero provocato,

e l'esclamativo

tormentato, vi dirci

dovrei io dirvlo ?) d'amarli, appunto per questo.

La

trovava in chiesa (in chiesa!), fu addosso


vecchio. (Manzoni.)
811. Si mette pure dentro la parentesi il punto fer-

gente che
al

racchiudono;

si

si

mo, quando le parole racchiuse in essa non formano


parte d'un altro periodo, ma sono un periodo di per
so medesime.

di periodi

interi

messi cosi tra paSposi, come,

rentesi, ce n' molti anche nei Promessi

per esempio, pu vedersi

XXXIII.
rale,
IS

Un

caso

nei

cap.

XVIII, XXVIII,

particolare di questo fatto gene-

quando, riferito un brano altrui e chiuso col

. MoRAHui

e Cappuccini, Oramni. /(al.

uso DELLA PDNTKQGIATDRA

274
punto formo,

si

aggiunge tra parentesi qualche indi-

cazione.
812. Spesso a

una

frase si riferiscono insieme segni

ortografici o segni di punteggiatura.

Chi abbia compreso


qual l'ufficio dei primi e dei secondi, non li scambier,
u cadr nell'errore di tralasciare, in tal caso, gli uni o

Onde, a quanto fu detto nei 98


giungeremo solo due altre avvertenze.
gli altri.

Prevale l'uso di far precedere

e 100, ag-

segni di punteggia-

tura alla lineetta o alle virgolette, quando sia interrotto

terminato un soliloquio o un dialogo:

I pareri

di

Perpetua!
pensava stizzosamente don Abbondio, ecc.
" Gli perche le ho viste io quelle facce, scapp detto
a don Abbondio; "Zc ho sentite io quelle parole,, (Manzoni).

Ma i puntini vanno segnati ora prima ora dopo il


punto interrogativo o esclamativo, secondo che s'intenda taciuta qualche parola necessaria a compire l'interrogazione o l'esclamazione, ovvero i puntini significhino solo una pausa, dopo l'interrogazione o l'esclamazione: Cosa pretendete con codesta vostra parola?
Di farmi...?
se c' quest'altra vita...!
Cosa le ho
fatto io?...
Non son pi uomo, non son pi uomo!...
(Manzoni.)

LA METRICA.
813. Nella poesia le parole devono essere scelte e

da produrre una particolare archiama ritmo. Per sentirlo, si leggano


seguenti versi, facendo spiccar bene le

disposte in maniera,

monia, che

si

a voce alta

sillabe accentate:

Alme incuto che trbide ancra


Non provaste le umane vicnde,
Ben

lo veggo, vi spice, y'offnde

Il consiglio

d'un labbro fedl (Meta sta Sic).

814. L'accento che,

a produrre

,,^

'"

il

ritmo, si

come si vede, cosi necessario


chiama ritmico, e cado quasi

LA METRICA

275

sempre sopra alcune delle stesse sillabe, sulle quali


Ordinariamente non si

cade anche l'accento tonico.

suole tener conto degli accenti ritmici minori, che in

qualche specie di verso cadono sopra sillabe atone.


815. Il verso

si

scrive tutto in

una

riga; e dai pi,

con l'iniziale maiuscola nella prima parola, anche se


questa non stia a capo di un periodo.

ELEMENTI DEL VERSO.


816. Gli elementi del verso son due: accento ritmi-

L'accento ritmico, in ciaco e numero delle sillabe.


scuna specie di verso, deve cadere sopra sillabe determinate: per esempio, ne' versi come quelli citati,
deve cader sempre sulla terza, sulla sesta e sulla nona.
Il numero delle sillabe, per ciascuna specie di verso,

anch'esso determinato; e cosi,

ne hanno

tati,

avvertenze

La

versi

come

badi per, che per contar bene

817. Si

delle sillabe

a)

quelli ci-

dieci.
il

numero

d'un verso, bisogna rammentare queste

dieresi, in poesia,

non solamente

si fa

in tutti

que' casi ne' quali obbligatoria anche in prosa (Cfr.

19

b),

ma anche

in molti altri,

come:

Se non sarai di pazienza armato (Bermi).


h) Tra due o pi vocali in iato, anche se appartengono a parole distinte, nel corpo del verso ha generalmente luogo la sineresi (Cfr. 29)
:

Poi cominci: "Tu vuoi ch'io rinnovelli.


(Dante).
Presso a un secol di vita il buon vegliardo (Parini).
. . .

Ma

in quest'altro, per esempio,

O anima

E mai

si

cortese

fa in fine di verso

Turbati che di
e)

una

Dopo

sillaba,

non ha luogo:

mantovana (Dante).

mancato

sei (Ariosto).

sempre
anche quando non ne segue nessuna, o

l'ultimo accento ritmico, si calcola

LA METiaC

27 G

quando ne segue pi d'una.

Perci, in fine del verso,

fa far, fabbri, fbbrica, fabbricano, valgono


due sillabe.
818.
cioli,

versi si

tutti per

chiamano tronchi, piani, sdrucappunto con

bisdruccioli, secondo che terminano

una parola trnca, piana, sdrucciola, bisdrucciola.

VARIE SPECIE DI VERSI.


prendono il nome dal numero delle
chiamano: quadernario, quinario,

819. I versi

labe, e perci si

nario,

sil-

se-

ottonario, novenario, decasillao, en-

settenario,

decasillabo, secondo

che siano di quattro sillabe, di

cinque, di sei, ecc.

in

820. Il quadernario poco usato, e quasi sempre


unione con versi d'altra misura: ha l'accento prin-

cipale sulla terza, e uno secondario, che pu

non

coin-

cidere con quello tonico, sulla prima sillaba:

Dh! ritorna
Ttt'adrna (Chiabrera).
821. Il quinario ha
tro sulla

prima

o sulla

un accento sulla quarta,

e l'al-

seconda:

I figli, dicono,

Non

basta farli
V' la seccggine
;

Dell'educarli (Giusti).

822. Il senario

ma

il

pi

pu essere accentato in due modi


gli accenti sulla seconda e sulla
;

comune ha

quinta:
Cal nel suo rgno

Con mlto fracasso;


Le tste di lgno
Fan smpre del chiasso
Il

senario

(Fan sempre

di

pochissimo usato.

(Giusti).

questa specie un ternario doppio

Del chiasso).

Il

ternario semplice

L.A

METRICA

*i77

823. Il settenario pu essere accentato sulla seconda, quarta, sesta

Che far? Degg'io di lgrime


Bagnar per qusto il ciglio? (Parimi);
sulla terza e sesta:

per frza di gurra


la trra

Eran fuor de
In questi due

ma

soli

modi

lo

(Brunetto Latini).

accentavano

poi taluno di questi accenti, perch

quasi mai con quello tonico,

gli antichi

non coincideva

fu trascurato; taluno fu

hanno molte variet di settenari.


Ma si pu dire che hanno sempre un accento
sulla sesta sillaba, e generalmente un altro, o altri due,
pure spostato, onde oggi

sulle

si

prime quattro sillabe:


Clli beati e plcidi

Che

il

vago Eupili mio

Cingete con dolcissimo


Insensibil pendio,

Dal bi rapir mi sento,


Che natura vi die;

Ed

sule contnto

vi rivlgo

824. ^ottonario

ha

gli

il

pie (Parini).

un quadernario raddoppiato, onde

accenti sulla prima, terza, quinta, settima:

sme in trra acclto


palesa o firi o frnde;
pur tutta il sme ascnde

Pcciol

Non

E
E

la pinta, e

il

Spesso per il primo


dono col tonico:

frutto, e

il

il

fior

(Mbtastasio).

terzo accento

non coinci-

Rondinella pellegrina (Grossi).


Il novenario usato assai raramente, e ha per
pi gli accenti sulla seconda, quinta, ottava:

825.
lo

278

LA METRICA
Che il pino inflessibile agli ustri,
Che dcile il slcio alla mano,
Che il larice ai verni, e l'ontano
Durvole all'acque cre (Manzoni).
826. Il decasillabo

]a terza, sesta e

comunemente ha

gli accenti sul-

nona:

Libert mal costume non spsa,


Per sozzure non mtte mai pi (BERcnoT).
827. h^ endecasillabo

chie maniere diverse;

non siano

pu essere accentato in parec-

ma

ordinariamente, quantunque

esatte, s'indicano queste tre sole: sulla sesta

e decima; o sulla quarta, ottava e


te,

decima; o raramen-

sulla quarta, settima e decima:

A egregie cose il frte animo accndono


L'urne de' frti, o Piudemnte; e blla
E santa fanno al peregrin la trra
Che le rictta (Foscolo).
E
828.

misse tutto Parigi a remore (Pulci).

Abbiamo veduto come dall'unione

dernari nasca un verso nuovo, l'ottonario.

di due quaOra aggiun-

f:!;iamo che anche i quinari, i senari e i settenari si


usano doppi, e ne nascono versi nuovi, rispettivamente

di dieci, dodici, quattordici sillabe.

Quinari dojipi:

troppo ardente il vin di Spagna;


Quel di Sciampagna vogl'io versar:
Far ohe d'alto lento distilli,
Perch zampilli nello spumar (Rolli).
Senari doppi:

torme, di terra passarono in terra.


di guerra (Manzoni).

Cantando giulive canzoni


Settenari doppi, detti

comunemente

martelliani, dal

nome

di Pier Iacopo Martelli (1G65-1727), che

nov

l'uso nella poesia letteraria:

ne rin-

279

LA METRICA

Porche, san corno disse il marchese Alamanno?


"Le Accademie si tanno, oppure non si fanno! (Fbuhari).

LA STROFA E LA RIMA.
820. I versi s'adoperano generalmente collegati tra

per mezzo della rima; e da questo collegamento


nasce la stanza o strofa.
Comunemente gli endecasillabi, e assai di rado qual-

loro,

che altro verso, s'adoperano tutti di seguito, senza divisione di strofe e senza rime; e, cosi adoperati, si

chiamano
830.

sciolti.

Due

parole formano rima, quando hanno iden-

tiche le ultime lettere, dalla vocale accentata in poi:

mobile e ignobile, sano e piano, va e

sta, sol e voi.

ammette la rima, anche se qualcomune alle due parole, abbia suono diver-

831. In italiano si

che lettera
so:

muore

e dolre, bne e vne,

rozzo

e cozzo, ecc.

832. Talvolta, o per ischerzo o per altro, invece di

collegare

versi per

mezzo

di

parole differenti cho

facciano rima, si collegano ripetendo la stessa parola.

Da non

confondere poi con questo caso, in cui

d'una specie di ritornello, quello in cui


la stessa parola,

me

dicevano

ma con

si

tratta

si ripete

bensi

diverso significato, e

gli antichi,

si ha,

co-

una rima equvoca: vago (de-

sideroso) e vago (grazioso), copia (abbondanza) e copia


(trascrive); nel quale

d'una stessa parola,

ultimo esempio,

ma

di

si

tratta,

non

due omonimi.

833. In casi rarissimi si trovano accoppiati due o

come fossero una parola sola, e messi


come rima a una parola intera: Dante fa rimare pur
l\ (come fosse prli) con burli, non ci ha (come fosse
tre monosillabi,

n ncia) con sconcia.


834. Nella poesia letteraria, ormai
tra specie
finora;

ma

di rima,

non s'incontra

al-

che quella di cui abbiamo parlato

ne' poeti popolari e negli antichi, s'incon-

trano anche le rime incomplete: tale l'assonanza, che


fa

rimare parole che finiscono con suoni simili (can-

LA METRICA

280

vanto, lombardi e ribaldi); e la consonanza sem-

tondo

plice, detta

che
e

pure dissonanza, in

la vocale

ctii

non

c' di

diverso

accentata (lume e conio, fiore e sventure).

835. Le rime cadono generalmente in fine del verso,


raramente anche nel mezzo (rime interne), come s'

visto nell'esempio de' quinari doppi ( 828).

VARIE SPECIE DI STROFE.


836.

La

mati tra

strofa pi breve quella di

loro, e si

Lodi

Non

due versi

ri-

chiama distico:

gli antichi, e contro me tu scrivi:


de' morti amor, odio dei vivi (Dal francese).

Un epitaffio corto:
Pietro viveva, morto (Dal francese).
La

837.

compone

Ma
lora
col

terzina,

quasi sempre d'endecasillabi,

di tre versi, de' quali il

primo rima

si

col terzo.

d'ordinario alla prima ne segue una seconda; e alil

secondo della prima terzina rima

terzo

della

seconda.

col

primo e

cosi di seguito, finch

chiude con un verso, che sta da s

solo,

ma rima

si

col

secondo dell'ultima terzina:


Pallida no,

ma

pi che neve bianca,

Che senza vento in un bel colle fiocchi,


Parea posar come persona stanca.
Quasi un dolce dormir ne' suoi begli occhi,
Essendo '1 spirto gi da lei diviso.
Era quel che morir chiaman gli sciocchi.
Morte bella parea nel suo bel viso (Petrarca).
838. La quartiha si compone di quattro versi, ordinariamente endecasillabi, rimati o a rima alternata (il
primo col terzo, il secondo col quarto), o a rima chiusa
(il primo col quarto, il secondo col terzo):

Suona

la squilla.

Sulla via frequente,

Sparsa di fronde e di silvestri fiori,


In adorno vestir esce la gente,
Parchi coloni e semplici pastori (Zanella),

281

LA METRICA
Beato quel che in libert sicura,
Povero, ma contento, i giorni mena;
E che fuor di speranze e fuor di pena,
Pompe non cerca e dignit non cura! (Testi).

839. La sestina si compone di sei versi, ordinariamente endecasillabi, de' quali i primi quattro sono a
rima alternata, gli ultimi due a rima baciata:

Gran disgrazia, mia cara, avere i nervi


Troppo scoperti e sempre in convulsione;
E beati color, Dio li conservi,
Che gli hanno, si pu dire, in un coltrone,
In un coltrone di grasso coi fiocchi,

Che ripara

le

840. Jjottava si

quali

nebbie e

compone

gli scirocchi (Giusti).

di otto

endecasillabi, do'

primi sei sono a rima alternata,

gli ultimi

due

a rima baciata:

La verginella simile alla rosa,


Ch'in bel giardin, su la nativa spina.
Mentre sola e sicura si riposa,
N gregge n pastor se le avvicina;
L'aura soave e l'alba rugiadosa,
L'acqua, la terra al suo favor s'inchina:
Gioveni vaghi e donne innamorate
Amano averne e seni e tempie ornate (Ariosto).

L'ottava, che la strofa di endecasillabi pi com-

plessa e sviluppata, ebbe uso larghissimo nella nostra


letteratura, sicch fu detta stanza per antonomasia.

841. Nella formazione delle

infinite variet.

strofe di versi minori

sono venute svolgendo


Talvolta per son formate sul modello

(decasillabi, ottonari,

ecc.),

si

di quelle d'endecasillabi, e quindi si

hanno quartine

di

decasillabi, di ottonari, ecc., sestine di ottonari, di set'


tenari, ecc.

842. Ci sono anche strofe combinate di versi di mi-

sura differente, e gli accoppiamenti pi comuni sono


quelli degli endecasillabi, dei settenari, dei quinari, tra
loro.

LA MEl'RICA

282
843. Dall'unione

nacque

A' tempi di

trarca.

mento

dogli endecasillabi coi settenari,

la strofa o stanza di canzone, usata poi dal

finch si conserv

lui, e

il

Pe-

senti-

delicato del ritmo, la stanza di canzone fu sog-

getta a

norme

assai

ben determinate, nella struttura

delle sue parti e nella loro varia corrispondenza: nor-

me

derivanti dall'uso, che ancora in parte durava, di

musicar la canzone.

Ma

gole, la stanza fu ridotta a

abbandonate le rigide renon esser altro che un com-

poi,

plesso di circa venti versi tra endecasillabi e settenari,

rimati o tutti o in parte tra loro, ad arbitrio del poeta.

Con questo per

di fisso, che tutte le stanze del

com-

ponimento, devono esser modellate sulla prima, salvo


l'ultima.

844.

Ma

ogni vincolo fu abbandonato con la strofa


quale si compone

libera, tanto usata dal Leopardi, la

d'un numero indeterminato di endecasillabi e settenari,


disposti in quell'ordine che si vuole, rimati o no, con

rime talvolta anche interne;

senza corrispondenza tra

strofa e strofa.

Talvolta un solo endecasillabo fu unito a una strocome fece il Parini in qualcuna delle

fotta di settenari,

suo odi.
845.

L'unione dei quinari con

gli endecasillabi

particolarmente propria dell'antica poesia; ma l'unione


de' quinari co' settenari usata anche oggi, a formare
brevi strofe di canzonette.

chiama poi saffica la strofa di tre endecada un quinario, e pi raramente da un


settenario, con le rime disposte come nelle quartine.
847. D'altre strofe speciali, come la pindarica, che
84G. Si

sillabi seguiti

ormai non

si

usa pi, e Valcaica, che ebbe forme assai

diverse tra noi, non facciamo parola, perch usciremmo


dai contini del nostro lavoro.

ESERCIZI

Lettere,

Trovare altre parole,

in cui s'incontrino

k, x, y,

( 11-14).
2.

Mettere, nel seguente esercizio,

l'

iniziale

quelle parole che devono averla ( 16):


i promessi sposi sono un romanzo storico,

maiuscola a

un capolavoro

da un italiano, egli si chiama alessandro nianzoni,


suoi primi maestri fue nacque in milano il 7 marzo 1785.
rono i frati somaschi, quindi i barnabiti; ma studi molto
da s solo, e, ancor giovanissimo, compose un poemetto, il
trionfo della libert; poi altri versi, a cario imbonati; poi
un altro poemetto, Urania, scrisse anche g' inni sacri, cio
la risurrezione, il nome di maria, il natale, la passione, la
jyentecoste ; due tragedie il conte di carmagnola, e Vadelchi ;
o molte altre cose, ma la sua fama sta principalmente ne'
promessi sposi, dove narra le vicende di renzo e di lucia, e
egli mori in mici presenta alcuni esempi di grande virt,
lano, la sera del 22 maggio 1873, ed ebbe solenni onoranze.
san matteo, san paolo, san tommaso erano tre apostoli,
ho visto la nuova facciata
sei stato a borgo san donnine ?
su quella di san marco in venedi santa maria del fiore,
adesso, a milano,
zia, ci sono gli storici cavalli di bronzo,
rimettono nella sua bella forma antica, il castello, oggi
d'un uomo poco serio, si dice
c' riunione all'accademia,
scritto

che fa il pagliaccio, l'incontrai a torino, in via p. a genova, abitavo in piazza dell'annunziata, i padovani si radunano al caff pcdrocchi. salutami il professor cerqnetli, il

284

ESERCIZI
maestro guglielmi.

general bruti,

il

del quirinale,

iersera, si picchiarono all'osteria del galletto,

ercalo sulla guida monaci,


nelle

commedie

alloggia nell'albergo

suo nonno faceva l'arlecchino

del goldoni.

lo

per taluni, ci vorrebbe ancora

chiamavano

lo sciancato,

governo

sisto quinto,

il

di

e tu cadesti, o decimo cario,


gati, ecc.

mo

questo nostro decreto.


cinque vocali in tale ordine, che ciascuna

ai ministri l'esecuzione di
3.

si

come

innanzi a noi, giudici delere di spagna, noi ve l'ordiniamo, e affidia-

Disporre

le

trovi vicina a quella al cui

suono maggiormente simile

( 17 e 19 a).
4. Notare, in un dato brano di prosa o di poesia, servendosi degli accenti fonici, la pronunzia aperta o chiusa

degli e e degli o ( 19 a).


5.

Trovare un dato numero

di parole,

che differiscano

solo per la pronunzia aperta o chiusa dell'e o dell'o ( 19 a).


6. Notare, in un dato brano, gli i e gli m semivocalici
( 19 &)
7. Classificare, in

vendo prima tutte

un dato brano,

le

le

liquide, poi le

consonanti, trascri-

mute, poi

le sibilanti

^ palatali

e gutturali

( 18).
8.

( 19

Notare, in

un dato brano,

e e

e).

9. Notare, in un dato brano, quando la s ha suono aspro,


quando lo ha dolce ( 19 d).
10. Trovare dieci parole con la z aspra, dieci con la z

dolce ( 19 d).
11. Indicare qualche particolarit ortografica, oggi scom-

parsa dall'uso (
12.

brano
13.

9, 11, 20, 21, 22).

Notare tutti

digrammi che s'incontrano

in

un dato

( 23).

Trovare dieci parole in cui

il

gruppo zz abbia suono

dolce, dieci in cui lo abbia aspro ( 24).


14. Quali imperfezioni ha l'alfabeto italiano? ( 19-21,
23-24, e

anche

9, 11).

Sildbe.
15. Notare i dittonghi contenuti in un dato brano,
stinguendo i distesi dai raccolti ( 2G-28).
16. Trovare altri esempi de' cosi detti trittonghi (

di-

26).

285

ESERCIZI

Trovare altri osempi, in cui il dittongo ie o uo si


mantenj^a anche fuor dell'acconto ( 28).
18. Trovare alti-i esempi, in cui 'u di uo e iuo tenda a
scomparire ( 28).
19. Notare le vocali in iato, comprese in un dato brano
17.

f 29).
20.

Dividere con una lineetta le sillabe di queste parole

autoctoni,
( 31 a): abside, asclepiadeo, asfissia, asfodelo,
biblico, caciaiolo, ceruleo, coclearia, Comneno, disformit,
esplosivo, eptarchia, farmaceutico, fisiognomico, Icnusa, ico-

noclasta, ipnotismo, miei, troglodita, zeugma.


21.

Trovare altre parole, in cui siano compresi simili

gruppi di vocali o di consonanti.

Parole.
22.

Trovare

dieci monosillabi, dieci dissillabi, dieci

tri-

parole di pi di tre sillabe ( 33).

sillabi, dieci

Accenti.
23.

Trovare un dato numero

di monosillabi enclitici

di proclitici ( 35).
24. Scrivere dieci parole tronche, dieci piane, dieci

sdruc-

ciole, dieci bisdrucciole ( 36).

25.

Segnare

tratto del cap.

gli

accenti su tutte le vocali toniche del

XVII

de'

Prom.

Spos., che comincia: Il cielo

l>rometteva, sino a in pace ( 37-38): Il cielo prometteva ecc.


26. Segnare, dov' necessario, 1' accento sulle vocali del
..oguente esercizio ( 38-39, 341):
Ci che tu cerchi non e la. Disubbidiente,

ine

mai

non

Principi in questo modo, e desideri d'imparare?

cosi!

ne

parlo,

ne

l'avversario.

riconobbi.

ieri

ne oggi.

Era

Chi fa da

lui, si

se, fa

si

fa

Non

Tiro tre colpi, e non colpi


o

per

no?
tre.

Quando

si

volto, lo

Se stessi bene, ande-

a persuaderli che cosi rovinano se stessi e gli altri.


Tre pi trenta, trentatre.
27. Fare altri esempi in cui entrino parole dove sia nessario segnar l'accento tonico ( 38-39).
28. Trovare un dato numero di parole, che difiFeriscano

roi

Solo per l'accento tonico ( 38-39).

ESERCIZI

286

Leggi de suoni.
29. Dai latini auriin, balneum, fluctum, locum, medium,
ministerium, plicar, pluviam, solvere, verecundiam, son venuti popolarmente oro, bagno, fiotto, luogo, mezzo, mestiere,

Trovare altre parole,


formo latine siano meglio

piegare, pioggia, sciogliere, vergogna.


d'origine

non popolare,

conservate (

in cui lo

42).

Trovare altri esempi delle regole contenute nei 47


e 48. (Questo esercizio per le sole scuole nelle quali si
studia anche il latino.)
31. Trovare parole che formino eccezione alle regole del
47, perch la vocale tonica sta in posizione. (V. l'av30.

vertenza dell'esercizio precedente.)


32. Indicare, per mezzo dell'accento fonico, quale dev'esser la pronunzia dell'e tonica nelle parole seguenti, considerata la quantit della corrispondente vocale latina ( 47):
deve {dtbet), ieri (hri), peggio {pius), ricevere (recipere),
sera {seram), domenica (dominicam), viene (venit), velo (v-

lum), tepido e tiepido (tpidum), sete (sitim), rete


vece (vicem), segreto {secretum), merlo (m^rulam).
33.

in

Determinare

un dato numero

{r'ie),

la quantit dell'e o dell'

i tonico latino
ricavandola dalla pronunzia
nelle corrispondenti parole italiane

di parole,

stretta o larga dell'e

( 47). V. l'avvertenza dell'esercizio n. 30.


34. Determinare la quantit dell'o o dell'w tonico latino,

ricavandola dalla pronunzia stretta o larga dell'o nelle corrispondenti parole italiane ( 47) iocum (giuoco), cognosco
:

(conosco),

gulam

lier (moglie),

foliam

(gola),

corium

(cuoio),

oculum

(occhio),

mu-

ponet (pone), cor (cuore), populum (popolo),

(foglia).

35. Indicare,

per mezzo dell'accento fonico, quale dev'esun dato numero di pa-

sere la pronunzia dell'o tonico, in

conoscendo da quali parole latine son derivate ( 47).


V. l'avvertenza dell'esercizio n. 30.
36. Notare per quali leggi, da abadia, aguglia, arabesco,
avantaggio, comparare, contra, ebriaco, eremita, istoria,
istrumento, obbedire, occidere, son venuti badia, guglia, rabesco, vantaggio, comperare e comprare, contro, briaco, romito, storia, strumento e stromento, ubbidire, uccidere ("

role,

40-56;.

287

ESERCIZI
Notare per quali

37.

leggi,

da arborem, collocare, ero-

dominam, fabam, flumen, frigidum, legem, maciUam,


maritimam, Mutinain, peitis, piacere, postea, silicevi, spacitare,

tulam, son venuti albero, collocare {calcare, corcare, coricare), gracidare, donna, fava, fiume, freddo, legge, macchia,

maremrna, Modena, peggio, piacere, poscia,

selce,

spalla

( 47-S8).

Troncamento ed
38.

quali

elisione.

Troncare nell'esercizio seguente tutte le parole, nello


troncamento o l'elisione possibile e segnar l'apo-

il

strofo dov' necessario ( 89-92 e 94):


Fiori frondi erbe ombre antri onde aure soavi

Questa la migliore occasione di aiutare


Perch vede le cose da uno solo aspetto, spesso
ca).

(Petrar-

il

prossimo.

si

inganna.

Mi pare una antica verit. Non so capire, perch tale maOra lo conosco quale veramente. Se lo avessi
raviglia.
saputo, non vi avrei fatto aspettare una ora buona. Dio
mi aiuti. Dio ci aiuti tutti! Non ci da combinare nessuno affare. Sono gi quattro ore, che aspetto. Deve essere bene tardi. Al suono di una amabile voce, si incoraggi alquanto.

La

ho gi dato.

glielo

ho preparata; e il danaro,
maestro vuole farvi imparare questa

lettera, gliela
Il

benedetta ortografia.
39. Fare un dato numero d'esempi, ne' quali s'incontrino
il troncamento o l'elisione (ivi).
40.

Fare

altri

esempi per ciascuno dei casi notati nei

93 e 95.

Abbreviatura delle parole.


Fare un dato numero d'esempi, dove entrino ab(ij 97), come
Nel terzo secolo a. C. Ripeter la
regola, o scriver e. s. ? La nota non del corrispondente
c' sotto N. D. D.
41.

breviature

Segni ortografici
42.

e segni di

punteggiatura.

Fare un dato numero d'esempi, per ciascun sogno or-

tografico ( 98 e 100).

ESERCIZI

233

La
43.

proposizione.

Formare un dato numero

proposizioni semplici,

di

notando di ciascuna il soggetto e il predicato ( 102-lOG).


44. Trasformare le proposizioni dell'esercizio precedente
in altrettante composte.
45.

Trasformare queste ultime in altrettante complesse.

Distinguere il soggetto e il predicato di pi proposicontenute in vm dato brano ( 102- iOG).


47. Notare i complementi di ciascuna di esse, distinguendo
soggettivi dai predicativi, e i primari dai secondari (ivi).
48. Sciogliere un dato numero di proposizioni composte,
46.

zioni,

nelle semplici a cui rispettivamente equivalgono,

quando

possibile ( 107).
49.
(ij

Formare un dato numero

di proposizioni ellitticlio

108).
50.

Compire

le

seguenti proposizioni, aggiungendo tra

parentesi quadre le parole sottintese

(ivi):

"Lavoriamo.,, "Tutti?,, "Seggo qui. "E tu, dove?,,


" Io vicino a te. Volevo un libro, ma.
"Verrai? " For" M' ubbidisci ? " Su" Comprendi ? " Benissimo.
se.
.

bito.
51.

Formare un dato numero

tive, dubitative,

Trovare

di proposizioni interroga-

esclamative ( 109).
Il

52.

. .

dieci

nome.

nomi comuni,

dieci

propri, dieci col-

composti, dieci astratti ( 112-120).


53. Trovare cinque nomi astratti di qualit, cinque di

lettivi, dieci

stato o condizione, ecc. ( 120).


54. Trovare il nome o i nomi astratti, affini a ciascuno
di questi

nomi concreti

(ivi)

asino,

uomo, benefattore,

as-

sassino, console, eroe.

Asino, asinaggine, asineria, asinit, ecc.


55.

nomi
56.

Far

Trovare

di questi
cia,

lo stesso esercizio

con un dato numero

d'altri

(a).

nomi

il

nome

astratti (ivi)

nomi
:

concreti, affini a ciascuno

cura, dottrina, economia, cac-

regno, navigazione.

Cura, curato, curatore, curatrice, ecc.

289

ESERCIZI

Far

57.

nomi

lo stesso

simili

esercizio con

un dato numero

d'altri

(ivi).

Trovare nel proprio dialetto un dato numero di nomi


di cosa, i quali abbiano genere diverso dal nome corrispondente nella lingua ( 121-22. Cfr. anche 133 e).
59. Formare proposizioni, in cui i nomi guardia, guida,
spia e sentinella siano riferiti a uomo ( 124).
58.

60.
riti

Formare altrettante

a donna

proposizioni, in cui siano rife-

(ivi).

61. Trovare altri nomi maschili d'albero, a cui corrisponda


una forma femminile, per indicare il frutto ( 126, primo

capoverso).
62.

Formare

proposizioni, ciascuna delle quali abbia per

soggetto uno de' nomi di frutti, notati negli ultimi duo capoversi del 126.

Trovare altri nomi di monti, femminili ( 127).


Trovare altri nomi d'isole, femminili ( 128).
65. Trovare qualche nome d'isola, maschile (ivi).
66. Fare un dato numero d'esempi, sulla regola del 130.
67. Trovare altri nomi di cosa maschili, in ta e ma ( 132
secondo capoverso).
68. Trovare altri dieci nomi di cosa in ^ cinque de' quali
siano maschili, cinque femminili (ivi, quarto capoverso).
69. Trovare cinque nomi di cosa maschili, terminati in
consonante (ivi, ultimo capoverso).
70. Trovare un dato numero d'altri esempi, alle regole
del 133 a e &.
71. Trovare un dato numero d'altri esempi, a ciascuna
63.
64.

delle regole del

134.

Formare proposizioni, ciascuna delle quali abbia per


soggetto uno dei nomi do' 135 e 13G, usato in quel genero,
72.

comune.
Formare due proposizioni, in una delle quali entri
camerata maschile e nell'altra, camerata femminile. E cosi
pure, per ciascuno degli altri nomi del 137.
74. Trovare un dato numero d'altri nomi propri di persona in e, i, 0, che abbiano il femminile in a ( 138 a).
75. Trovare un dato numero d'altri nomi comuni di per-ua in o, iere, che abbiano il femminile in a ( 138 b).
76. Trovare un dato numero d'altri nomi comtmi di per-

in cui pi
73.

sona in tore, che abbiano


19.

MoRAKDi

il

e Gappoccixi,

femminile in trice ( 138


Oramm. Hai.

e).

290

ESERCIZI

77.

altri cinque nomi comuni di persona in sore,


femminile in sora ( 138 d).
Formare proposizioni che abbiano per soggetto i fem-

Trovare

die abbiano
78.

il

minili irregolari, indicati nelle lettere e o

del

138 sud-

dotto.
79.

del

80.

uno

Trovare un dato numero

d'altri esempi, alla regola

139.

Formare

proposizioni, in ciascuna delle quali entri

dei femminili irregolari de'

140-43.
Trovare un dato numero di nomi d'animali in o, che
abbiano il femminile in a ( 144 a).
82. Trovare un dato numero di nomi d'animali, che abbiano una sola forma pel maschile e pel femminile ( 144 d).
81.

83. Formare proposizioni, ciascuna delle quali abbia per


soggetto uno do' femminili irregolavi del 144 e.
84. Trovare un dato numero d'altri esempi, per ciascuna
delle regole del 149.
85. Formare proposizioni, ciascuna dulie quali abbia per
soggetto uno de' nomi del 150 usati per con qiiella desinenza, con cui sono pi comuni.
;

86.

Fare un dato numero

e ali ( 152).
87.

d'altri esempi, coi plurali ale

Trovare e mettere in plurale un dato numero

nomi maschili in ca ( 157).


88. Trovare un dato numero
di persona in a ( 158).

d'altri

Trovare e mettere in plurale


persona in io, ne' quali l'i
90. Trovare e mettere in plurale
nomi di persona in io, ne' quali Vi
91. Trovare e mettere in plurale
di

nomi

in co, fago, hlogo ( 162-63).

92.

Trovare un dato numero

nomi propri maschili

un dato numero

89.

nomi

d'altri

d'altri

atono ( 160).
un dato numero d'altri
sia accentato ( 161).
un dato numero d'altri

sia

d'altri esempi, alla regola

del 166.
93.

Formare proposizioni che abbiano per soggetto i nomi


forma pi

del 167, conservati in singolare, e usati nella

comune.
94. Sostituire, nel

lare de'

seguente esercizio,

nomi stampati

I fiordi

sono braccio di mare.

innanzi, legati

per

il

plurale al singo-

in corsivo ( 170):
braccio.

Si

condannati venivano

racconta che

^-^-i'^''

291

ESERCIZI

La
riempirono di paglia il cuoio
Russia esporta il cuoio. Ci sono spropositi a carro. Conducevano 7 carro con l'uva. una pietanzina da leccarsi
Due dito dei guanti son rotti nella cucitura. Che
il dito.
Le castagne on
dolci frutto si mangiano in campagna
imperatore Valeriane.

dell'

Riscotevamo

invernali.

/"Utfa

Non le

legno per l'inverno.

il

delle mille lire.

frutto

L'ulivo e

corro son legno

il

grtn durezza. Mangiando il pollo, bada di non mandar


gii Vcssicino. Quella povera bambina ha una malattia al-

di

Vos.Hcino.

Fare esempi

95.

declinazione

simili,

per gli altri nomi della quarta

(ivi).

Trovare un dato numero

9G.

d'altri

nomi

indeclinabili

per ciascuna delle specie indicate nel 171 a, b, e, d, e.


97. Fare esempi con altre parole indeclinabili C 171 g).

Trovare un dato numero

98.

o dialettali ( 172).

Formare

99.

di plurali in ora, antiquati

'

proposizioni, dov'entrino

nomi progenie,

prole, prosapia, stirpe, messi in plurale ( 173).


100. Fare un esempio per ognuno di quei nomi difettivi

non stato dato nella Grammatica.


Mettere in plurale questi nomi composti ( 175-78):
nettapenne, parafoco, paralume, parapiglia, portabandiera,
retroguardia, rompicapo, rompicollo, salvacondotto, salvada-

del

174, pei quali

101.

naio, segnacaso.
102. Trovare un dato numero d'altri esempi del 176
a eb, del 177, e del 178 a, b, e (Cfr. 222).
103. Trovare altre forme abbreviate di nomi propri, e
notare qualche variet dialettale delle forme date nella

Grammatica

( 180).

Uso del nome.


104. Notare i nomi contenuti in un dato brano, indicando quale ufficio abbia ciascuno, nella proposizione di cui

fa parte ( 181).
105.

Fare un dato numero

cie di apposizione (

106.

Fare

altri

d'altri

esempi sulla regola del 187.


seguente esercizio, l'uso speciale de'

107. Spiegare, nel

nomi

esempi delle varie spe-

184 o 186).

sortti in corsivo ( 188):

2U'2

ESli{CI/.I

Ilo fatto rilogan

deve aver la

il

Tasso.

Comprai un Aldo Manuzio

Sto rileg;;endo

per pochi soldi.

mano

ferma.

Non

il

Petrarca.

Il

chirurgo

correr dietro alle vanito..

Non mangia mai

pesce. Quanti orrori, nell'ultima guerra!


Fare un dato numero d'esempi simili (ivi).

108.

Uarticolo.
Premettere

109.

189-92, 194,

determinativo a questi nomi

l'articolo

198):

frantoio, dio, zampillo, globo,

mne-

monica, glutine, gnaulio, aglio, Iago di Shakespeare, gno-

mone,

iena, cliente, ioduro, sco.2;lio, iugcro, sprazzo,

Jacopo

Ortis, gnostico, sbaglio, zimbello.

Mettere in plurale, dove il senso lo comporti,


dell'esercizio precedente (ivi).
111. Premettere l'articolo indeterminativo ai nomi

110.
coli e

arti-

nomi

del-

l'esercizio n. 109 ( 189-90, 193, 197, 199).

112.

Premettere

l'articolo indeterminativo ai

nomi

(ivi)

arco, arca, animo, anima, abate, abbazia, acquaiolo, acquaiola, affezione, affetto,

economia, economo, editore, editrice,

elezione, elettore, idea, ideale, ignoranza, ignorante, occhio,

occhiaia, ulivo, uliva.


113. Promettere ai nomi degli esercizi 109 e 112, successivamente ciascuna delle preposizioni articolate ( 202-9).

Uso dell'articolo.
Formare proposizioni

tali, che, mettendo o non metabbiano due significati diversi (Cfr. 213).
115. Correggere le seguenti proposizioni, quando sono

111.

tendo

l'articolo, si

errate rispetto all'uso dell'articolo ( 210-21):


Machiavelli nacque a Firenze nel 1469. Non dimonti-

cher

le

cattivi,

Che

sue esortazioni ed esempi.

Non

caff.

non

era
li

uomo da andare

voglio.

fa la Paolina?

Qui,

Stasera

ci

vedremo a

a caff o a teatri.

libri

cattivi

Libri

non ce ne sono.

Quest'anno leggeremo

il

Parini e

il

Il padre del GaChe grande scrittore. Alighieri


ribaldi era un capitano di cabottaggio. Leggi il Dante ? Per
soprannome, lo chiamavano Nasone. Abbiamo festeggiato il
centenario del Colombo. In Aosta, c' una colonna che ricorda la fuga del Calvino. Il Grossi, il Manzoni e il Carcano son tre nomi di romanzieri italiani. L'Agnesi e la

Foscolo.

293

ESERCIZI

Tambroni ebbero

Dove nacque
monumento del Cavoui*

assai profonda dottrina.

Agnesi, e dove in3e,<;n

Tambroni?

Il

a Torino, forse la cosa men bella del Dupr.


116. Fare un dato numero d'esempi, sbagliati per l'uso
dell'articolo secondo le regole de' 223-27.
117. Fare un dato numero d'esempi, sbagliati per l'uso
dell'articolo, secondo le regole del 229.
118. Notare, nel seguente esercizio, quando l'articolo precede un'altra parte del discorso, usata come nome ( 231):
pi caro un no grazioso, che un si dispettoso. Il ben
rendere fa il ben prestare. Il libro del perch molto grande.
Col ma e col se, non si fa niente di bene. I pi ti-

meno.
Fare un dato numero d'esempi simili (ivi).
120. Fare un dato numero d'altri esempi, in cui l'articolo

rano

119.

determinativo abbia significato possessivo ( 232).


121. Altri, in cui abbia significato distributivo ( 233).
122. Altri, in cui determini il tempo ( 234).

Fare un dato numero d'esempi, in cui del, della,


abbiano significato partitivo ( 2o5).
121. Fare esempi di questa regola, sbagliati (ivi).
123.

ecc.,

^aggettivo.
125. Notare tutti gli aggettivi che s'incontrano in un
dato brano ( 236-37).
126. Unire un aggettivo a ciascuno dei seguenti nomi:
amicizia, stanchezza, incendio, morte, movimento, danaro,

patria, fontana, ingiuria, previdenza (ivi).


127.

128.

Faro esercizi simili (ivi).


Unire un nome ai seguenti aggettivi

(ivi):

povero,

simile, civile, trista, generale, bizzarro, allegra, cattivo, in-

degno, mortalo.
129.
130.

Fare esercizi simili (ivi).


Trovare il nome astratto,

qualificativi

affine

a questi aggettivi

dolce, divino, ghiotto, gaio, raro, benigno, al-

analogo, confuso, acre, pericoloso, eccellente, so-

legorico,

brio, enfatico, fallace, difensivo.

Fare esercizi simili.


Trovare il nome concreto da cui derivano questi
aggottivi salvatico, locale, vocale, alpestre, marmoreo, cor131.
132.

diale, casuale, causale, volonteroso, Fiorentino.

2U4

ESERCIZI

Faro esercizi simili.


Trasformare le seguenti locuzioni, facendo doll'aggottivo un nome, e viceversa:
Povera onest (che si trasforma in povert onesta), strumento musicale, severo affetto, premiata fatica, madre premurosa, valore soldatesco, zolfo odoroso, campagna arida,
133.
134.

uomo

debole, religione vera, bestia crudele, pioggia notturna,

amico costante, maniera dolce, luna limpida, popolo irrequieto, Dio onnipotente, piccola sciocchezza, ricchezza benefica.
135. Fare esercizi simili.
136. Sostituire

un aggettivo

alle parole scritte in corsivo,

nel seguente esercizio:

La vita dell'uomo, pianta che vive nell'acqua, regioni


piene di monti, autorit del sovrano, braccia dai grossi muinsegnamento della grammatica, discorso pieno di cache fa la carith, giudice di coscienza, acque che
contengono del ferro, statura da gigante, volto da angelo,

scoli,

lore,

dama

un sistema, prodotto che vien dalle cosentimenti propri del volgo, questioni sulla moneta,

lezioni fatte secondo


lonie,

aspetto

da

sepolcro.

137. Sostituire agli aggettivi qualificativi contenuti in

un

dato brano, una o pi parole equivalenti.


138. Trovare un dato numero d'altri aggettivi di duo
forme, e di aggettivi d'una sola forma ( 239).
139.

Formare

proposizioni, in cui entrino aggettivi in

e iere, usati nella


140.

forma pi comune

Trovare un dato numero

in ico, e d'aggettivi piani in co.

t'ero

( 240).

d'altri aggettivi sdruccioli

Poi, metterli tutti in plu-

rale ( 241).
141. Premettere l'aggettivo bello a questi nomi ( 242)
uomo, studio, motivo, anitra, et, intenzione, zeffiro, zam-

pone, stimolo, zucca.


142. Premettere l'aggettivo quello ai seguenti nomi( 243):
arpa, iena, gnaulio,

libro,

prezzo,

gnomo, grugno, globo,

animo, ordine.
143. Premettere l'aggettivo grande a ciascun

nome

de'

due

esercizi precedenti ( 241).


144. Dopo aver fatto i tre esercizi

gli

precedenti, volgerne

esempi in plurale ( 242-44).


145.

Formare

proposizioni, in

grado comparativo ( 245-53).

cui

entring aggettivi di

295

ElSERCIZI

14G, Notare, tra le proposizioni dell'esercizio procedente,

qaelle in cai si paragonano due cose rispetto a

una

qualit,

termini del paragone ( 2'17).


147. Notare quelle in cui si paragonano due qualit

e indicare

spetto a
148.

una

cosa, e indicare

termini del paragone

ri-

(ivi).

Notare quelle in cui si paragonano due qualit,


due cose, e indicare i termini del paragone (ivi).

rispetto a
149.

Formare

proposizioni, in cui entrino aggettivi di

grado superlativo

(i^

254 e 257).

150. Distinguere, tra le proposizioni dell'esercizio prece-

dente, quelle in cui l'aggettivo superlativo relativo, da

quelle in cui superlativo assoluto


del

(ivi).

Faro un dato numero

d'altri

esempi, per la regola

255.
152. Fare un dato numero

d'altri

esempi, per la regola

151.

del 256.
153.
i

Formare

proposizioni, a' cui soggetti si riferiscano

superlati^^ irregolari del


154.

Formare

259.

locuzioni, in cui

entrino

comparativi e

superlativi irregolari del 262.


155.

Formare un dato nvimero

di superlativi

con arci e

stra ( 263).
156.

Formare un dato numero

piando l'aggettivo
157.

Formare
Formare

superlativi,

altri superlativi, rafForzanio

con un altro aggettivo


158.

di

raddop-

(ivi).

un aggettivo

(ivi).

proposizioni, in cui entrino

nomi compara-

tivi e superlativi ( 264).

159.

Notare

gli

aggettivi determinativi di quantit, in

un dato brano
160.

Fare

( 267).
esempi, sbagliati circa l'uso dell'articolo coi

determinativi di quantit ( 268-69).


161. Fare altri esempi, in cui tanto e quanto siaCno correlativi ( 270).
162.
163.
i

Fare esempi, in cui non siano correlativi ( 272).


Formare proposizioni, a' cui soggetti si riferiscano

superlativi di molto, poco, tutto, nessuno ( 276).


161. Notare gli aggettivi possessivi contenuti in un dato

brano ( 277-83),
165.

nome

Formare un dato numero di locusdoni, in cui a un


un aggettivo possessivo (ivi).

singolare sia riferito

29G

ESERCIZI

KJG.

dente

Volger in plurale

gli

esempi dell'eserczio prece-

(ivi).

167. Notare i determinativi indicativi, contenuti in nn


dato brano ( 28-1-97).

1G8. Spiegare

diversi significati di qxiesto, codesto e quel-

un dato brano ( 28-1-87).


1G9. Formare proposizioni, in

lo, in

cui questo, codesto e quello


siano usati con ciascuno de' loro diversi significati (ivi).
170. Formare cinque proposizioni, in cui
simo indichi identit ( 289).

stesso o

mede-

Formare cinque proposizioni, in cui stesso o medesiserva a dar forza (ivi).

171.

mo

172.

Fare un dato numero

d'altri esemp'i, in cui tale sia

correlativo di quale ( 291).


173.

Fare cinque esempi, in cui

tale significhi siffatto

( 297).
174.

175.

Farne cinque, in cui significhi quello (ivi).


Fare esempi sbagliati, o non belli, con gli aggottivi

ordinativi ( 299-301).

Uso dell'aggettivo.
176. Fare un dato numero d'altri esempi sulla concordanza dell'aggettivo col nome ( 304-5).
177. Notare, in

un dato brano,

aggiungendo in parentesi quadra

gli
il

aggettivi sostantivati,

nome

sottinteso ( 306

308).
178.

Formare un dato numero

di proposizioni, in cui en-

trino aggettivi sostantivati, aggiungendo in parentesi qua-

dra

il

nome

179.

sottinteso

(ivi).

Formare un dato numero

di proposizioni, in cui en-

modo avverbiale ( 309).


180. Formare un dato numero di locuzioni, in cui, senza
danno della chiarezza, un aggettivo semplice si riferisca a
trino aggettivi usati in

uno sostantivato
181. Formare

( 311).
altre locuzioni, in cui tale riferimento sa-

rebbe impossibile, per l'ambiguit che ne verrebbe (ivi).


182. Fare un dato numero d'altri esempi, intomo alla
collocazione degli aggettivi qualificativi ( 312).
183. Studiare la collocazione degli aggettivi qualificativi,
lu

un dato brano

di poesia (ivi),

297

ESERCIZI

Formare un dato numero d'altre


a un altro aggettivo, e

1&4.

proposizioni, in cui
gli dia forza di su-

tutto si riferisca

perlativo ( 314).

Formare un dato numero d'altre proposizioni, in cui


un nome, e gli accresca evidenza (ivi).
Formare un dato numero di proposizioni, che abbia-

185.

tutto si riferisca a
186.

no per soggetto qualcosa;

e altrettante,

che abbiano per

soggetto qiial cosa ( 316).


187. Formare tante proposizioni che abbiano per soggetto
alcuno, sostantivato o no, quanti sono i casi studiati nel

Poi disporle in tale ordine, che prima sia quella in

317.

cui l'uso di alcuno vivissimo, e ultima quella in cui

addirittura morto.

Trasformare

188.

che

le proposizioni dell'esercizio

precedente

allontanano dall'uso comune, sostituendo ad alcuno

si

la parola pi

189.

usata

(ivi).

Fare un dato numero

d'altri esemp, in cui

poco

sia

troncato in po' ( 318).


190. Spiegare i vari significati degU aggettivi possessivi,
in un dato brano ( 319).
191.

Formare un dato numero di proposizioni, in cui gli


non indichino un vero e proprio pos-

aggettivi possessivi
sesso

(ivi).

192.

Formare un dato numero

sua, ecc., non

si

di proposizioni, in cui suo,

riferiscano al soggetto, eppure

non ne ven-

ga danno alla chiarezza ( 320).


193.

Formare

altre

194.

cui suo,

proposizioni sbagliate, in

sua, ecc., sarebbero ambigui

(ivi).

Formare un dato numero

di proposizioni, in cui s'a-

doperi suo in luogo di proprio ( 321).


195. Fare un dato numero d'esempi dialettali, in cui suo,

sua, ecc., stiano invece di loro ( 322).


196. Notare, in un dato brano, i casi in cui gli aggettivi

possessivi seguono

il

nome,

mostrarne

l'efficacia

323>
197.

Formare un dato numero

questo e quello,

minato

il

terzo e

il

d'altre proposizioni, in cui

quarto, abbiano valore indeter-

( 321).

198. Notare,

in

uu dato brano,

il,

s'incontrano sostantivati ( 325-28).


199. Notare, nel seguente esercizio,

lo, la, ecc.,

quando

genere e

Domer

il

il

ESKRCIZI

298

forme atono d'aggettivo, aggiungendo iu parentesi quanome a cui si riferiscono (ivi):


Acqua cheta non mena ciocchi; se gli mena, gli mena
Chi la dura, la vince. Come la va, la viene. Gente
grossi.
Chi offende l'amico, non la risparmia
allegra. Dio l'aiuta.
A so l'aiuto nega, chi ad altri il nega.
al fratello.
200. Fare un dato numero d'altri esempi, iu cui lo, la, li,

dello

dra

le,

il

siano enclitici nel linguaggio familiare

poi farne altret-

tanti, in cui siano enclitici solo nell'uso letterario ( 327).

201.

Fare

lui

siano proclitici
202.

no

lo, la, li, le,

Fare un dato numero

d'altri

esempi, sbagliati intor-

all'uso del lo (^ 320).


203.

il,

dato numero d'esempi, in cui


(ivi).

Formare un dato numero

d'altre proposizioni, in cui

siano pleonastici ( 330).


Formare un dato numero d'altre proposizioni, in cui

lo, la, ecc.,


20-i.

tale sia sostantivato ( 332).

205.

Fare un dato numero

d'altri esempi,

in cui lo stia

in luogo di tale o tali ( 333).


20G.

Fare un dato numero

d'altri esempi, in cui altro sia

usato come neutro ( 334).


207. Fare un dato numero d'altri esempi, in cui uno sia
usato come aggettivo indicativo ( 335).

/ numerali.
208. Fare un dato numero d'esempi sbagliati, sull'uso dei
numerali ( 341).
209., Scrivere altri dieci numeri composti con cento, in

cui questo sia troncato in cen ( 343).


210. Fare un dato numero d'esempi,

sbagliati

intomo

all'uso dell'uno declinabile ( 3-44-46).


211. Mostrare,

con un dato numero

d'altri esempi, la di-

versit tra doppio e duplice, triplo e triplice, ecc. ( 318).


212. Fare un dato numero d'altn esempi, in cui entri

mezzo usato in maniera neutra (


213.

Formare un dato numero

349).
di proposizioni, in cui en-

trino locuzioni numerali ( 350-51).


214. Formare un dato numero di proposizioni, che abbia-

no per soggetto un sostantivo numerale (^ 352).


215. Fare un dato nmero d'altri esempi d'aggettivi numerali sostantivati (^ 853-54).

ESERCIZI
216. Gli aggettivi ordinativi

299

sono numerali ?

Rispon-

dere alla domanda, e recare esempi ( 298 e 355).


217. Fare xin dato numero d'altri esempi, por ciascuno
dei vari usi di

uno

( 356).

Fare un dato numero d'altri esempi di numerali


usati con valore indeterminato ( 358).
218.

219.

Formare un dato numero

d'altre proposizioni, in cui

entrino numerali preceduti dall'articolo ( 359).


220. Formare un dato numero di proposizioni, in cui sia
sbagliata la collocazione dei numerali ( 360).

Il

pronome.

quand' possibile, al pronome il nome,


notando poi, in ciascuno di tali casi,
quale vantaggio derivi allo stile, daU'usaro il pronome in221. Sostituire,

nel seguente esercizio

nome ( 361-62, e Ci'r. 421):


Risposi a Carlo e Luigi, e dissi loro quel che di loro

vece del

pensavo.
facesse a

Non
te.

giorno per me.

non vorresti che altri


mio padre: egli lavora tutto il
Chi pi pazzo di coloro che non fanno nulla,

fare ad altri ci che tu

Io

amo

assai

poi vorrebbero tutto per se? Non soltanto qualcuno,


molti ingannano se stessi. Costei non vorrebbe che altri
sapesse nulla, meglio de' suoi figliuoli.

222.

Formare un dato numero

223.

Formare un dato numero

365-71).

di proposizioni,

no per complemento un pronome personale


221. Sostituire, in
possibile, ai

un dato brano, tutte

pronomi personali

le

che abbia-

di proposizioni,

no per soggetto un pronome personale (

che abbia-

(ivi).

le

volte che sia

corrispondenti forme atone


;

a queste quelli ( 373).


225. Formare un dato numero d'altre proposizioni, in cui

rispettivamente
226.

il

ne significhi di

Formare un dato numero

lui, di lei, ecc. (ivi).

d'altre proposizioni, in cui

invece di loro ( 374).


Formare un dato numero d'altre proposizioni, in
sia erroneamente riferito a persona; poi farne altret-

gli stia

227.

cui et

correttamente (ivi).
Fare un dato numero d'esempi, in cui mi,

inte, in cui le sia riferito

228.

ti,

una parola tronca ( 376).


229. Formare un dato numero di proposizioni, che
biano per complemento il pronome riflessivo ( 377).

ecc.,

siano uniti a

ab-

300

ESERCIZI

230. Formare un dato numero d'altre proposizioni, in cui


valga s; poi farne altrettante, in cui valga a s ( 378).
231. Fare un dato numero d'altri esempi d'unione dello
forme atone (i? 380-82).

si

232. Formare un dato numero di proposizioni, che ab


biano per soggetto un pronome dimostrativo ( 384-89).
233.

Formarne

plemento

altrettante, che ne abbinino

uno per com-

(ivi).

231. Formare un dato numero d'altre proposizioni, in cui


ne rispettivamente valga di ci, da ci, e simili ( 390).
235. Formarne un dato numero, in cui sia riempitivo (ivi).
236. Notare, in un dato brano, quali siano le parole
messe in relazione da ciascun pronome congiuntivo ( 391).
237. Formare un dato numero d'altre proposizioni, dove
che sia maschile soggetto singolare, altre dove sia maschile

complemento singolare, ecc. ( 392).


238. Fare un dato numero d'altri esempi,
sario sostituire

il

in cui sia neces-

quale, la quale, ecc., a che, per evitare

qualche ambiguit ( 394).


239. Fare un dato numero d'altri esempi, ne' quali onde
sia usato come pronome ( 395).
240. Fare un dato numero d'altri esempi, ne' quali chi
equivalga a colui che, colei che, ecc. ( 396).
241. Fare un dato numero d'esempi sulle

regole

de'

397-99.
242. Formare un dato numero di proposizioni, che abbiano per soggetto un pronome interrogativo ( 400).
243. Formarne altrettante, che ne abbiano uno per complemento (ivi).
244. Foimare un dato numero d'altre proposizioni, dove
che quale, preposti a un nome, abbiano valore interrogativo
(101).

Uso del pronome.


245.

d'altri esempi, in cui un nomo


pronome ( 402-3).
Formare un dato numero di proposizioni, che ab-

Fare un dato numero

sia apposizione d'un

246.

biano per soggetto lui,


247.

lei,

loro ( 401-5, 407).

Fare un dato numero d'esempi, in cui

siano usati

come

zione ( 409).

riempitivi,

egli, e', gli,

Innanzi a un'intera proposi-

KSEKCIZI
218.

Fare uu dato numero

ik)l

d'altri esempi,

dove noi

stia

por io ( 411-12).

Fare un dato numero d'altri esempi, in cui al lei si


uu aggettivo maschile ( 415).
250. Farne un dato numero, in cui al lei si riferisca la
forma atona dell'aggettivo (ivi).
251. Fare un dato numero d'altri esempi, in cui i pronomi di faraona siano riferiti a cosa ( 417).
252. Fare un dato numero d'altri esempi, in cui loro
249.

riferisca

possa sostituire
253.

il

se (

418i

Fame altri, in cui lo sostituisca necessaramente (ivi).

251. Fare un dato numero d'altri esempi, dove che sia


complemento, ma non oggetto ( 424).
255. Farne un dato numero, dove che sia sostituito da

cosa ( 425).
25G.
che, sia
257.
ficati

Fare un dato numero d'altri esempi, dove, invece del


da usare il qtuile, la quale, ecc. ( 426).
Fare un altro esempio, per ciascuno de' vari signi-

del chi ( 428).

Il verbo.

Trovare un dato numero di verbi transitivi ( 431).


Trovarne un dato numero d'intransitivi (ivi).
2G0. Classificare questi ultimi, secondo la partizione del
258.

259.

^ 432.

Formare un dato numero d'altre proposizioni, dove


soggetto si riferisca un verbo transitivo attivo ( 433).
262. Formare uu dato numero d'altre proposizioni, dove
soggetto si riferisca un verbo transitivo passivo (ivi).
261.

al

al

263.

Trasformare

le proposizioni de'

due

esercizi prece-

denti, sostituendo alle voci attive le passive, e alle passive


le attive (ivi).

264. Trovare un dato numero di transitivi, che possano


diventar riflessivi ( 43^1).

265.

Trovarne

altrettanti, che, pel loro

significato

non

possano diventar riflessivi (ivi).


266. Notare le voci verbali contenute in un dato brano,
classificandole poi secondo i modi del verbo, ai quali appartengono ( 436-41).
21)7. Classificare le stesse vooi, secondo i tempi ( 445-48).
268. Classificarle secondo i numeri e le persone ( 449-50).

ESERCIZI

302

Formare u dato numero di proposizioni, in


non sia ausiliare ( 453).
270. Formarne un dato numero, in c\ii avere non

269.

cui

essere

sia

ausiliare ( 454).
27i. llaccogliere, dalla tavola del

460, tutte lo desinenquattro coniugazioni ( 459-60).


272. Raccogliere tutto quelle che, da coniugazione a
coniugazione, son diverse solo per la vocale tonica, che

ze

comuni

allo

quella stessa de' rispettivi infiniti

(ivi).

273. llaccogliere tutte quelle che differiscono


la vocale tonica,

to

ma

bens por

questa non pi quella dell'infini-

(ivi).

274. Contrapporre a queste ultime desinenze, le desinenze


dialettali in cui s' conservata la vocale dell' infinito

275. Mostrare, per

pu venire dall'usare

mezzo
le

(ivi).

che
seconde persone singolari dell'imdi proposizioni, l'ambiguit

perativo (salvo che por la prima coniugazione), e quelle plurali di tutt'e

276.

quattro ( 462).

Fare un dato numero d'esempi, in cui l'uomo, par-

lando a s stesso,
277.

si

dia del tu, del noi, del voi ( 463).


di proposizioni, il cui ver-

Formare un dato numero

bo sia la prima persona plurale dell'imperativo, e d'uno


dei tempi in cui questa voce composta (ivi).
278. Trasformare le proposizioni dell'esercizio precedente,
sostituendo alla voce dell'imperativo una locuzione, che
tolga ogni ambiguit al discorso (ivi).
279. Formare un dato numero di proposizioni, il cui verbo
sia

una prima persona

plurale del passato remoto o del

condizionale presente ( 467).


280. Sostituire alle suddette voci verbali, altrettante
cuzioni col noi
281.

si...

Formare un dato numero

voce verbale cada


282.

Formarne

il

lo-

(ivi).

di proposizioni, nella cui

troncamento (

altrettante,

468).

nella cui voce verbale cada

l'ulisione (ivi).

283.

gazione,

Trovare un dato numero di verbi della prima coniuil

cui

tema osca

in e o

palatali, e altrettanti in

gr

gutturali ( 470).
284. Scrivere de' primi tutte le voci, le cui desinenze non
cominciano per e o per f; do' secondi, tutte quelle le cui
cui esca in e o

^r

de^inenjte cominoiano por o per

(ivi).

303

ESERCIZI

Trovare un dato ntimero di verbi della prima coniuil cui tema finisca con t seraivocalico ( 472).
286. Scriverne tutto le voci, la cui desinenza cominci por
285.

gazione,

(ivi).

287.
il

cui

Fare

tema

288.

lo stesso esercizio

finisca

con

Trovare un

con un dato numero

di verbi

vocalico ( 473).
dato numero d'esempi di forme sinco
i

pat del participio passato ( 475).


289. Scrivere l'intera coniugazione del

verbo piacere
giovandosi anche di quanto se ne dice nel 519 ( 476).
290. Scrivere l'intera coniugazione di cingere, giovandos

anche

quanto se no dice nel 518 (ivi).


il passato remoto di cinque verbi regolari
seconda o della terza coniugazione, valendosi delle
di

291. Scrivere
(lolla

desinenze

etti, ecc. ( 477).


292. Trovare dieci verbi che appartengano alla seconda

478), sapendo che vi


appartengono tutti quelli in ire, salvo aprire, bollire, coprire, cucire, divertire, dormire, fuggire, pentire, seguire,
classe della quarta coniugazione (V.

sentire, servire, soffrire, vestire, e quelli del

293. Scrivere

l'

intera coniugazione della

611.
forma riflessiva

d'uno dei suddetti dieci verbi ( 480-83).


294. Formare un dato numero di proposizioni,
sia

il cui verbo
pronominale ( 484).
295. Notare le voci attive che s'incontrano in un dato

brano, e trovare le corrispondenti voci passive ( 48G).


296. Notare le voci passive che s'incontrano in un dato
brano, e trovare le corrispondenti voci attive

(ivi).

Fare un dato numero d'esempi, ne' quali, per chiarezza, sia necessario coniugar la voce passiva con l'ausiliare
297.

venire ( 488).
298. Scrivere

l'intera coniugazione passiva del verbo


smarrire, servendosi dell'ausiliare andare ( 489).
299.

Formare un dato numero

di proposizioni, in cui

una

voce riflessiva abbia valore passivo ( 490).


300. Formare i tempi composti d'un verbo intransitivo,
che abbia per ausiliare avere ( 491-92).
301.

Formar

ausiliare essere
302.

quelli d'un altro intransitivo, che abbia per


(ivi).

Formare uu dato nmero

di

proposizioni,

dove

verbi salire e scendere abbiano per ausiliare avere ( 498),

304

ESRHCIZI

Formarno

303.

altrettante,

por ausiliare essere

dove

Trovare un dato numero

304.

gli stossi

verbi abbiano

(ivi).

nella coniugazione seguano

di verbi intransitivi,

che

riflessivi ( 494).

305. Trovare un dato numero di verbi transitivi, che si


possano usare anche in modo intransitivo ( 49G).
30G. Fare due esempi, per ciascuno di questi verbi (ivi).
307. Formare un dato numero d'altre proposizioni, che
contengano un verbo impersonale ( 498).
308. Formare un dato numero di proposizioni, dove un verbo non impersonale sia usato impersonalmente ( 499 e 503).
309. Formare un dato numero di proposizioni, in cui un
verbo impersonale sia usato fuor delle terze persone, con
significato metaforico ( 500).
310. Scrivere la coniugazione di tutti i tempi semplici
de' verbi giocare, sedere, coprire ( 508).

Formare un dato numero

311.

( 511).
312.
313.

verbo

del

presenti

de'

Formarne
Formarne

capire

di proposizioni,

significhi

dove uno

udire o sentire

altrettante, dove significhi intendere

(ivi).

altrettante, dove significhi stare o entrare

(ivi).

314.

Formare un dato numero di proposizioni, devo parandar via (ivi).


Formarne altrettante, dove significhi dividere o spez-

tire significhi

315.

zare

(ivi).

316. Quali

sono

le voci, in cui atterrire si

confondereb-

be con atterrare? ( 512).


317. Trovare un dato numero d'altri verbi che abbiano

due forme

distinte, appartenenti a

due diverse coniugazioni,

e dire quale la pi usata ( 513).


318.

forme

Trovare

altri verbi simili; di cui

per una delle due

sia dialettale (ivi).

319. Scrivere l'intera coniugazione di empire, sostituendo

per alle sue voci quelle


usate

di

empiere, quando queste son pi

(ivi).

320. Formare un dato numero di proposizioni, in cui


riandare si coniughi come andare; e altrettante, in cui si
coniughi regolarmente ( 514).
321. Scrivere tutt'interi

congiuntivo

di cucire (ivi).

il

presente dell'indicativo e dol

305

ESERCIZI

Formare duo proposizioni con mesciuto,

322.

misto

due con

(ivi).

Fare esempi intomo all'uso vivo di penitente, e monon s'adopera pi come verbo (ivi).
324. Usare potente e possente come aggettivi, in cinque
323.

strar cosi che oggi

proposizioni

(ivi).

325. Scrivere tutto

presente dell'indicativo di sopras-

il

sedere, presedre e presidere (ivi).


326. Scrivere tutto

vrastare

passato remoto di soprastare e so-

il

(ivi).

327. Quali sono

in cui bere segue

voci,

le

unicamente

beveref ( 617).

Mostrare con esempi, che sapiente e saccente sono

328.

aggettivi

(ivi).

Mostrare con esempi, che veggente sostantivo (ivi).


330. Usare costrutto come nome, in cinque proposizioni
329.

(518).

Formare cinque esempi,

331.

me

aggettivo

Usare

332.

ne' quali erto sia usato

co-^

(ivi).

offerente

come nome,

in

cinque proposiziom'

(ivi).

Fare un dato numero d'esempi, per mostrare

333.

ferenza tra profferire e proferire

334 Mostrare, con vm dato

la dif-

(ivi).

numero

d'esempi, la differenza

tra ri/lesso e riflettuto (ivi).


335. Mostrare,

con un dato numero

di proposizioni,

vari

significati di risolvei, ecc. (ivi).

Mostrare

336.

poi,

con altre proposizioni, quello

di risolsi,

ecc. (ivi).

337. Scrivere in tutt'e

gere che le hanno

due

le

forme, quelle voci di spen*

(ivi).

338. Ne' verbi irregolari si

vedono applicate molte della

leggi studiate sulle vocali atone ?


339. Ci si

vedono pure applicate molte delle leggi

stu>

diate sulle consonanti?


340.
deboli,

Di quali verbi forti esistono


solamente nei dialetti?

le corrispondenti vocj

Uso del verbo.


341.

Formare un dato numero

un soggetto singolare
80.

MoKAxoi

fl

si

riferisca

CAPPUOoiai,

di proposizioni,

un verbo plurale

Qramm.

Ital.

in cui a
( 523)^

ESERCIZI

806

3^42. Fare un dato ^numero d'esempi, sbagliati circa


concordanza del participio col nome ( 624).

la

343. Studiare, nei verbi contenuti in un dato brano, il


passaggio dal significato transitivo all'intransitivo ( 526-27).
344. Dare il significato frequentativo ai verbi transitivi
e intransitivi contenuti in
345.

un dato brano

Formare un dato numero

( 630).

di proposizioni,

un verbo con significato causalo ( 631).


346. Fare un dato numero d'altri esempi,

dove

sia

sulla regola del

532.

sia

347.

Fame

348.

Formare un dato numero

altrettanti, su quella del

533.

d'altre proposizioni,

dove

un verbo riflessivo con senso reciproco ( 635).


349. Formarne un dato numero, dove ne sia uno con senso

passivo ( 63G).
350.

Formarne

altrettante, in cui l'uso del riflessivo pel

passivo sia quasi necessario ( 537).


351. Formarne cinque, in cui l'indicativo presente

rifles-

sivo abbia significato imperativo ( 538).


352. Formare un dato numero di proposizioni, in cui la

forma attiva abbia valore passivo ( 539).


353. Trasformare le proposizioni dell'esercizio 349, sostituendo alla voce riflessiva la corrispondente passiva ( 640).
354.

Formare un dato numero

d'altre proposizioni, col si

premesso a un verbo intransitivo ( 542-43).


855. Fare un dato numero d'altri esempi, dove un participio passato intransitivo prenda significato passivo ( 544).
356. Fare un dato numero d'altre proposizioni, dove un
participio passato, bench unito a essere, non formi una voce
passiva ( 545).
357.

Fare un dato numero d'altri esempi, per ciascuno

degli usi dell'imperativo ( 543-50).


358.

Notare

congiuntivi contenuti in

e indicare qual l'azione

un dato brano,

da cui dipende ciascuno

di essi

( 651).
353.

Formare un dato numero

d'altre proposizioni,

dove

congiuntivo abbia valore concessivo ( 553).


360. Fare un dato numero d'altri esempi, in cui sia sottintesa la condizione a cui si riferisce un verbo di modo

il

condizionale: aggiungere per la coadizione,

quadra (

555),

in parentesi

307

ESERCIZI
361.

Fare un dato numero d'altri esempi, per ciascuna

regola de' 556-57.


362. Fare sei esempi, riferendo

un

infinito

successiva-

prima persona singolare, alla seconda, ecc. ( 558).


363. Fare un dato numero d'altri esempi sul presente, sul

mente

alla

passato e sul futuro dell'infinito (ivi).


364. Mostrare, con un dato numero d'altri esempi, che

ha gli stessi complementi degli altri modi ( 559).


Fare un dato numero d' altri esempi, in cui l' infinito sia riferito a un altro verbo come soggetto ( 560-62).
366. Farne altrettanti, in cui gli sia riferito come ogl'infinito

365.

getto ( 560-61, 563).


367. Fare un dato numero d' altri esempi, ne' quali il
soggetto dell'infinito sia diverso da quello del verbo a cui
l'infinito si riferisce ( 565-66).

368.

Fare un dato numero

d' altri

esempi, in cui

infi-

l'

nito sia adoperato nelle esclamazioni ( 567).


369. Formare un dato numero di proposizioni, che ab-

biano per soggetto


370.

Notare

un

infinito diventato

vari usi del

( 569-73).
371. Mostrar codesti usi

nome

gerundio, in

( 668).

un dato brano

con un dato numero

d'altri

esem-

pi (ivii.

Fare un dato numero

d'altri esempi, in cui il parusato come aggettivo ( 574-75, 577).


373. Farne altri, in cui sia usato come nome ( 576).
374. Farne un dato numero, per ciascuno de' casi del 578.

372.

ticipio sia

375. Notare, in

un dato brano

di poesia,

vari usi del pre-

sente dell'indicativo ( 580-8-4); dell'imperfetto ( 585); del


passato prossimo e remoto ( 686-87); del futuro ( 688).
376.

Fare un dato numero

d'altri esempi, per ciascuno de'

vari usi del presente dell'indicativo, dell'imperfetto, eco.


377. Notare, in

un dato brano,

(ivi).

vari usi de' tempi fuor

dell'indicativo ( 689-94).
378. Fare un dato numero d'altri esempi, per ciascuno dei
detti usi (ivi).

L'avverbio.
379.

Formare un dato numero

avverbio modifichi

il

di proposizioni, in cui

un

significato \\n verbo; altrettante, in

cui modifichi quello d'un aggettivo; ecc. ( 696).

308

ESEliCIZI

880.
tivi,

Trovare un dato numero

derivati da aggettivi in

381.

le

d'nltri

avverbi qualifica-

o re i 597-98).

Formare un dato numero

d'altre proposizioni,

dove

siano avverbi di grado comparativo o superlativo ( 599-600).


382. Fare un esempio per ciascuno degli avverbi di cui
si parla nel GOL
383.

Fare un dato numero d'esempi,

in cui si

Sissignore e Nossignore ; e altrettanti, in cui

si

invece S, signore e No, signore ( 603).


384. Fare un dato numero d'esempi, in cui

rettamente usare tanto


385.

Farne

ci,

quanto

altri, in cui sia

debba usare
debba usare

si

possa cor-

vi ( 604).

necessario usare l'uno o

l'al-

tro ( 604-6).
386. Formare cinque proposizioni, in cui ne valga
sto luogo

cinque, in cui valga

da queda codesto luogo ; cinque,

da quel luogo ( 608).


Fare un dato numero d'esempi, con

in cui valga
387.

gli

avverbi com-

posti ( G09).
388. Farne

un dato numero, coi raddoppiati ( 610).


Farne un dato numero, coi modi avverbiali ( 611-12)
390. Trovare un dato numero d'altre parole, che non vivano fuor dei modi avverbiali ( 611 6).
389.

Uso delVavverhio.
Formare cinque proposizioni, che abbiano per
un avverbio ( 614).
392. Sostituire, in un dato brano, gli avverbi con

391.

sog-

getto

complementi (
393

altri

615-16).

Formare un dato numero

composte da avverbi (

di proposisfioni ellittiche,

617).

394. Usare, in un dato numero


luogo d'aggettivi ( 618).
395. Notare, in un dato brano,

d'altri esempi,

avverbi in

gli usi speciali degli av-

verbi spiegati ne' 619-39.


396. Fare un dato numero d'esempi, sul corretto uso del
non pleonastico ( 634-35).
397. Farne un dato numero di sbagliati sullo stesso uso
(ivi).

398.

Fare

\\n

dato numero d'esempi, sui pi importanti

usi speciali dogli altri avverbi ( 619-33, 637-39).

309

ESERCIZI

La
399.

Notare

le

preposizione.

preposizioni in

nn dato

brano, e indicare

parole messe in relazione da ciascuna di esse ( 640-45).


400. Fare vin dato numero d'altri esempi, in ciascuno de'

le

quali sia
401.

un avverbio usato come preposizione

( 646-49).
altrettanti, in cui le stesse parole siano usate

Farne

come avverbi

(ivi).

un dato brano, le preposizioni composte


modi prepositivi ( 650-53).
403. Fare un dato numero d'altri esempi, dove si trovino
usate preposizioni composte e modi prepositivi (ivi).
404. Formare un dato numero di proposizioni, dove Mcdgrado di, Ad onta di, ecc., siano usati erroneamente ( 652).
405. Formarne altrettante, dove siano usati correttamen402. Notare, in

te (ivi).
406. Mostrare,

con un dato numero

d'eseinpi,

vari casi

dell'unione di due preposizioni ( 653).

Uso della preposizione.


407. Fare un dato numero d'esempi, ne' quali si abbia
un soggetto preceduto da una preposizione ( 654-55).
408. Notare che genere di complemento formi ciascuna
preposizione, in un dato brano ( 656-68).
409. Fare un dato numero d'esempi, ne' quali s'incontrino
gli usi erronei delle preposizioni, notati

nei suddetti para-

grafi.

La
410.

Notare

le

congiunzione.

congiunzioni in un dato brano, e indi-

care le proposizioni messe in relazione da ciascuna di osse


( 675-77).
411. Notare, in

un dato brano, le congiunzioni composte


modi congiuntivi ( 678-80).
412. Fare un dato numero d'esempi, dove si trovino osate
congiunzioni e modi congiuntivi (ivi).
413 Fare un dato numero d'esempi, in ciasco&o de' quali
sia un avverbio usato come congiunzione ( 681).
414. Farne altrettanti, in cai le stosse parole siano osate
come avverbi (ivi).
e

310

ESEliOIZI

Uso della congiunzione.


415. Indicare la relazione espressa per mezzo di ciascuna
congiunzione, in un dato brano ( 682, e anche 684-705).
416.

Fare un dato numero

d'altri

esempi, intomo

a'

vari

Ubi del che ( 085).


417. Fare lo stesso esercizio, per ciascuna delle altre congiunzioni pi comuni ( 691-700).

U esclamazione.
418. Sostituire in

un dato brano,

posizione o le proposizioni,

alle esclamazioni, la proa cui ciascuna di esse equivale

( 706).
419.

Fare un dato numero d'esempi, per ciascuna esclamazione ( 707-13).


420. Trovare un dato numero d'altre esclamazioni, che
siano vere proposizioni ellittiche ( 714).
421. Fare un dato numero d'esempi, con le voci imitative
dei suoni ( 719).

Formazione
422.

delle parole.

Trovare un dato numero

di ciascuna

il

di parole derivate,

notando

suffisso di derivazione ( 721-35).

Trovare cinque parole col suffisso acchio, cimiue col


cinque col suffisso aylia ( 727).
424. Fare esercizi simili, per gli altri suffissi pi comuni
423.

suffisso aceo,

(ivi).

425. Quali

diminutivi?

sono

426. Quali
427. Quali

l'ordine alfabetico,

429.

suffissi,

formano
formano

428. Disporre

fonetici

che formano nomi e aggettivi

(ivi).

gli accrescitivi? (ivi).


i

peggiorativi?

(ivi).

nel 727, non pi secondo


bens secondo l'affinit degli elementi

suffissi dati

ma

(come ame, ime, urne, ecc.).


Trovare un dato numero d'altri

participi,

che s'usino

comunemente come nomi ( 729).


430. Trovare un dato numero d'altri verbi, derivati da
nomi o da aggettivi ( 734).
431. Notare, in un dato brano, le parole semplici, che, per
fallaci somiglianze, si potrebbero giudicar deiivate ( 735).

BJl

K9EK0IZI
Trovare

432.

altri

esempi di parole composte per mezzo

d'uu nome, d'un aggettivo, d'un verbo ( 736-52).


433. Notare di quale, tra le regole dei 741-52, si potrebbe portar come esempio, ciascuno dei nomi composti, che

trovano nei 175-78.


43^4. Notare, in un dato brano, le parole composte per
mezzo dei prefissi, indicando quello, o quelli, di ciascuna

si

( 753-58).
435. Trovare

no dei

un dato numero

d'altri esempi,

per ciascu-

prefissi (ivi).

436. Trovare, di ciascun verbo irregolare ( 511-20"), se ci


siano verbi composti per mezzo dei prefissi, e indicarli tutti
(ivi).

437. Notare, in \in dato brano, le parole semplici, che, per


fallaci somiglianze, si potrebbero giudicar

composte (

758).

Formazione del periodo.


438.

Formare un dato numero

di periodi, tutti

composti

di proposizioni coordinate ( 763).

439.

Formarne

composti

altri,

di proposizioni correlativo,

( 765).
440. Formare un dato numero di proposizioni, che abbiano per soggetto un'altra proposizione (767).
411. Formare un dato numero di proposizioni complesse,
e poi trasformarle, sostituendo a ciascun complemento una

proposizione complementare ( 768-71).


442. Sostituire, noi periodi contenuti in

quando

un dato brano,

complementari altrettanti complementi,

proposizioni

alle

possibile

(ivi).

Notare le figure di sintassi che s'incontrano in un


dato brano ( 775-76).
144. Fare un dato numero d'altri esempi d'anacoluto
443.

'

'6).

445. Ricavare, dagli

esempi del 778, qiialche regola ge-

nerale, sui casi in cui necessario l'uso dell'indicativo o del


congiuntivo nelle proposizioni complementari e su quelli
;

in cui la sint;i88i
446.

comporta l'uno

Fare un dato numero

e l'altro

modo.

d'altri esempi, in cui l'uso del-

l'indicativo o del congiuntivo porti

con s un diverso signi-

ficato ( 779).

447.

Notare

il

tempo del verbo

nelle proposizioni coro-

312

ESERCIZI

plemcntari di uno o

ha

col

mono

pi. periodi,

tempo del verbo

e indicar la relazione che

della proposizione principale (se espri-

cio fatti contemporanei, o che

spetto al secondo, ecc., 780).


AiS. Notare, negli stessi periodi,

il

primo

quando

sia passato ri-

il

tempo dello
danno

proposizioni complementari potrebbe cambiarsi, senza


del senso

(ivi).

un dato brano di poesia, quando la costruzione inversa sarebbe naturale anche in prosa, e quando
419. Notare, in

propria solo del verso ( 782-83).


450. Fare un dato numero d'altri

esempi

d'incisi e di pro-

posizioni incidenti ( 784).


451.

Far

l'analisi di

un dato numero

di proposizioni, di

periodi, di parole ( 785-93).


452. Dopo aver fatta l'analisi d'un periodo,
altro, che,

pur significando altre

formarne un

cose, risulti

dello stesso

numei'o di proposizioni, della stessa specie e ugualmente disposte.


453.

Formare un periodo che abbia due proposizioni

cipali coordinate

prima

e dalla

di queste

prin-

ne dipenda una

complementare di tempo dalla seconda, una di causa.


454. Fare esercizi simili, con altre forme di periodo.
455. Trasformare in pi modi un dato periodo, cambiando
l'ordino e la relazione dello proposizioni. (La principale, por
esempio, diventer complementare una complementare, principale; di due coordinate, una si far dipendere dall'altra;
ecc.)
Notare poi quale di queste forme dello stesso periodo
;

sia la migliore, e dirne la ragione.

Uso della punteggiatura.


456. Notare, in

un dato brano

de'

Promessi Sposi, per

quale dello regole spiegate sia stata messa ciascuna virgola


tra lo parti d'una proposizione ( 794-97).
457. Mettere la virgola tra due parti d'una di queste pro-

quand' necessario (ivi)


la giornata non ho pensato altro che a quelle
parole. Il Foscolo il Leopardi il Giusti sono poeti lirici del
nostro secolo. Il Po fiume di lungo corso ampio e profondo. Tu di aspetto sei molto giovino. Con molto piaposizioni,

Per tutta

cere sou tornato dopo tre mesi a casa mia.


do' paesi tuoi.

Duo

e tre cinque.

Moglie e buoi

313

ESERCIZI
468.

Fare

esercizi simili.

un dato brano dei Promessi Sposi, per


quale delle regole spiegate sia stato messo ciascun segno di
punteggiatura tra due proposizioni ( 798-812).
460. Mettere, ne' seguenti periodi, i segni di punteggia459. Notare, in

tura, quand' necessario

Ho

gi detto che ne cercassi una.

Il sole

s'era gi le-

vato da un pezzo che Luigino dormiva ancora.

non mi dispiacer

di vederti

t'aspetto senz'altro stasera.

ma

lo desidero

Non

solo

da molto tempo

Tutti vorrebbero la giustizia

come IHntendon loro. Vedo ora quali sono i furfanti. Da


lontano mi parve di riconoscere Giorgio e m'avvicinai era
proprio luL Ormai sono stanco di parlare la vostra gentilezza mi perdoni se mi affretto alla conclusione. I miei libri son tutti in ordine ma non posso ritrovare un'edizione
rara di Dante e mi dispiace moltissimo per infinite ragioni.
Penso se devo uscire. Prese il bicchiere e lo vot in un
sorso.
4G1.

Fare

esercizi simili.

La
462.

Metrica.

Leggere ad alta voce una o pi poesie, e quindi no-

tarne gli accenti ritmici ( 813-14).


4G3. Invertire qualche parola negli stessi versi, rileggerli
poi ad alta voce, e notare se ci sia
464.
li

di

spostamento d'accenti.

Spezzare un dato numero di versi, nelle sillabe che

compongono ( 816-18),
465. Di un dato numero
ciascuno che verso

di versi differenti tra loro, dire

notando dove cadono

gli accenti

separando le sillabe ( 819-28).


466. Trovare un dato numero di parole, che facciano rima
con altre parole determinate, sdrucciole, piane e tronche

ritmici, e

( 830-31).

di

467. Di un dato numero di strofe differenti tra loro, dire


ciascuna di quanti e di quali versi si compone, indicando

altres l'ordine delle

rime ( 836-47).

INDICE ANALITICO

I nnmeri indicano i paragrafi. Ma bisogna avvertir elio in quest'indice non sono stati compresi tutti quei casi speciali (por esempio,
ciascun troncamento irregolare, lo singole abbreviaturo dello parole,
tutti i plurali in i e in a de' nomi in o, lo formo poetiche, o volgari,
eoo., de' verbi irregolari), che facilissimo ritrovare uol libro, perch compresi in elenchi quasi tutti alfabotci.

A.

A (e Ad,
662

e,

finito,

642), 654, 657-59, 661,

665, 667 f;

562-63

con l'in-

errato, 233.

Abadessa e Badessa,
Abbicc,

140.

Abbrevi atxir a delle parole, 97,


Accadere di e Accadere, 562.
Accalappiatore, Accalappiacani, ecc., 178 a.
Accento tonico, 21, 34, 38, 39,
41, 160, 341, 379, 685 a, 723.
Accento fonico (acuto e

gra-

ve e circonflesso, 40, ' 160.


Accento ritmico, 814, 816.
Acche e Acca, 151.
Acci per Acciocch, 686.
Accorgere e Accorgersi, 526.
Accosto e A costo, 651.
Addietro e A dietro, 612.
Addirittura e A dirittura,
612.

Adempiere e Adempire,

Ad

Affatto, 601 d, 612, 632,

Affinch, 682.

Aggettivo e sua partizione,


236-37

8.

grave), 18 a, 37, 38;

Aferesi, 51.

240-43.

onta di, In onta a, 652.

di una e di due
plurale, 238,

cativi,

Aggettivi qualifi-

comparativi
po alterati e com-

245

e superlativi, 246-64
sitivi,

265

Determinativi

266.

posti,

di quantit, 267-76;

pos

sessivi, 277-83 e 319-23

indicativi, 284-97 e 331-37

ordinativi, 298-301; co'

nomi

propri, 300

comuni, 301;

nomi

co'

numerali,

338; cardinali, 339-46 mol;

tiplicativi, 347-48

indeter-

minati, 358 frazionari, 349,


;

355.

Locuzioni numerali,

350-52.
b\.

forme, 239

Aggettivi sostan-

tivati, 306-18,
tri,

729

318, 349, 354-55;

neu av-

INDICE ANALITICO

316

309, 314, 332, 319,

verbiali,

astratti, 310 nu-

598;

Amjnalare

merali sostantivati, 353-57.

513.

Concordanza col nome, 3035; dialettale, 309; con si,

Amor

543

col

pron. pers., 415-

Aggettivo come complem. predicativo, 302. Ag16.

Ag-

gettivo verbale, 444.

gottivi diventati nomi, 729.

V. anche

TI,

Lo, La,

ecc.,

Collocazione.

Aggrada,

511, sotto

Aggra-

dire.

Ah, 707.
Ah ah ah!, Aaah!, 719.
Ahim, Ahit, e
Ahi, 707
Ahi me. Ahi te, ecc., 712.
;

Alctcno, 2G7, 269, 317.


di,

652.

Ala,

Alfabeto,

proprio e Amore pro-

prio, 90.

Anacoluto, 776.
^^jialisi,

785;

d'una pro-

posizione e d'un periodo (o


logica, 792), 786-91;

d'una

parola (o grammaticale),
792;

una

parola, 793.

degli elementi

ecc., 152.

Anche (e Anco, 601 i), 629.


Ancora, 601 b, 612, 629.
Andare, ausiliare, 489.
Andare a scuola e alla scuola,
214.

Andarsene con Dio e AndarAngela e Ang elessa, 140.


Annegare e Annegarsi, 527.
Anzi,

8.

Allora e In allora, 601


Alquanto, 267, 269, 315.

6.

an,

682.

Apis {V), 200.


Apostrofo, 32, 91, 93, 95, 341.
Appena (e A pena, 612), 619.

Altrettale, 291.

Appo,

Altrettanto, 267, 269.

Apposizione, 184-87, 403.

Altri, pron. pers., 387

Uno

per

o Qualcuno, 423.

Altro, 292, 297, 334;

L'un

tinteso, 689.

L'un con

Altrove, 601

sa

il

644.

l'altro

e.

Altrui, agg. poss., 282.

Apprezzare, 735.

Appunto e
Aqqua, 20.
Ariosto,

Amarogno e Amarognolo, 727,

840.

sotto anco.

Arma

170,

137,

417, 429,

Ambo, Ambedue, Amendue,

A punto, 612, 62

Arancio o Arancia,

Altrui, pron. pers., 387, 423.

A mezzo di, 652.


Amichi, 162.

Ca-

invece di Casa del, 185.

Apprensione, 735.
sot-

l'altro, 336.

ecc., 350.

di

sene, 529.

Al di qua di. Al di Ih
Ale

Ammalami, 520.
e Ammansire,

Ammansare

690,

Arme,

Arrivedello,

1.

126.

196,

783,

ecc.,

241,

817

b,

150.

Arrivederla,

rivederla, 415.
Articolo, 189;
tivo

determina-

indoterminativo, 190;

INDICE ANALITICO

sua deolinazioue, 197non vera parte

200;

del discorso, 201

s'uni-

sce con le preposizioni, 202-

concorda col nome,


211-12
non sempre va
messo, 213-29. Articolo con
9;

gU

aggettivi di quantit,

269

297;

con

un con

ticolo

g' indicativi,

coi numerali, 359;


certo, 337.

determinativo

avverbi

relativi

763 d, 798

come aggettivi, 598, 618


come preposizioni, 64649; come congiunzioni,
681
5;

loro casi speciali, 701-

aggettivi usati

a-

V. an-

che Ci, Vi, Ne, e Collocazione.

Avvisare e Avvisarsi, 527.

B.
Baciucchio, 727, sotto colo.

Bah, 707.

Assonanza, 834.

Barbottare e Borbottare, 733,

Astenere e Astenersi, 526.

sotto Ettare.

Barcollon barcolloni e Bar-

Asterisco, 98.
(en), francese, 572.

cullon barculloni, 610.

Bartolommeo

Attributo, 103.

Audiente, 514, sotto Udire.

e Bartolomeo,

180.

Bau, bau, Bao, bao,

o Avif, 707.

Ausiliari, vedi

Verbo.

719.

Ble, 719.

Avanticamera, 757, sotto An-

BeUi, Begli, Bei e Be', 242.


Belli (G. G.), 322.

te.

Avanti di e Avanti

a, 651.

Avere, ausiliare, 454, 458, 484,

Ballo, avverbiale

Bembo,

Avvenente, 517, sotto Venire.


Avverbio, 596;
avverbi

Bencivenga, 739.

qualificativi

di maniera, di

ecc.,

posti, 609;

e loro gradi,

601

com-

raddoppiati,

{Cantar bel-

lo, ecc.), 610.

491-93, 497, 532. Aver a e


Aver da, 563.
Anvedere e Avvedersi, 526.

tempo,

come

Avverbio

6ia

72, 80.

597-600;

616-17

V. anche

Assimilazione, 43 a, 64, 71,

Auf

Avverbi usati

b.

Collocazione.
Assai, 601 d,

Attendant

dell'avverbio

nella proposizione, 614-15

tono, 604-8, 709.

avverbiali, 611

con

Del, Della, ecc.,

partitivi, 235.

Modi
Ufficio

avverbi, 618.

rale, 234.

610.
-12.

Ar-

valore possessivo, 232;


distributivo, 233
tempo;

317

520, sotto Contessere,

e 527 b.

Bench, con

l'

indicativo, 778.

Bene, Benissimo, Benone, Benino, 600.


Benedetto, 735.
Beneficio e Benefizio, 160.

Berchet, 826.

INDICE ANALITICO

318
Berni, 174, 817 a.

Carpone e Carponi, COI

Dieci e Biechi, 241.

Casi (del nome), 182-83.

Bigliardo, 727, sotto Ardo.

Cavai

Biglietto di, o da, visita, 661.

Ce, pron. pers., 373, 380.

Biqquadro, Beqquadro,

Ce, avverbiale, 607.

ecc.,

Birichino,

Uiricchino

ecc.,

damante, 188

a.

Celeramente, Celeremente, Celermente, 598.

55.

Birraria, 214.

Cen, per Cento, noi composti,

Bisognare di e Bisognare,

343.

Centuplo, 347.

562.

Bizzeffe (a), Gli

Bo bo

Cerfo, 294, 297, 337;

b.

bo, 719.

Cer,

317.

Boccaccio, 156, 422, 427, 524,


690.

Certuno, 295.
C/i, 23.

Boccone e Bocconi, 601


Z^oia

Caohgli, 165.

Celebrit

20.

a.

(i),

C/ie, pron., 392-94, 400-1, 426,

a.

692-93;

158.

Bolla, ne' suoi vari sensi, 160.

Braccione (il), 170.


Brada, Bragia, Brage,

CAe, cong., 677, 682, 685-90,


ecc.,

424; sottinteso, 686. C/i,


V. anche Col685 a e e.

150.

Brr!..., 719.
i?am, 719.
JSussa

complem. non og neutro, 424.

getto, 424

locazione.

Che!, 7a4; Che! e CAc, che!,


716.

fZa), 173.

Checchi e CAe

c/ie,

Checchessia e CAe

c.

399;

c/ie fa,

398.

e, 19

Checcheare, 734.

e.

Caff, al latte,

665

a.

C/tt,

396, 400, 428-29.

Cai cai cai!, 719.

Chiabrera, 820.

Calende e Calendi, 153.

Chicchessia, 398.

CaZeVe, 498, 502.

Chicchirich, 719.

Capei e Capegli, 165.


Capere e Capire, 511.

C/it sa, 803-4.

Chissisia e CAi si sia, 398.

Capicaccia e Capocaccm,1786.
Capirioni e Caporioni, 176

e.

Capitamburi e Capotamburi,
176

Capitare di e Capitare, 562.

Capro emissario, 144

Chiunque, 397.
Ci,

digramma,

Ci, pron.

e.

Caro, 376, 429.

Chi, 144 d.

e.

23.

pers., 373-74,

380,382.

a, aw.,

604-7, 626.

Ciascuno, 267, 268, 269.

376,

ryDICE ANALITICO

319

Cicche doccile, 719.

aggettivo, 745-48;

Cilestro, 727, sotto :stre.

verbo, 749-52; dei prefissi,

d'un

753-58.

dio, 389.

e.

Con
ecc..

Coccod, 719.

Con esso lei,


Con meco. Con teco,

Codesto cost, 625.

383.

Ciondolone o Ciondoloni, 601.


Cisoia e Cesoia, ecc.,

Cognomi, 184

174

esso lui.

Congiuntivo (modo), 440, 551


-54

Calibri e Colibr, 14-1 d.

Collocazione delle parole in


genere, 781-84

d'ogrni,

degli ag-

qualificativi,

312

313 di qualche, 316;


323 di suo,
;

de' possessivi,

anche 321 6 ; degli ordinati300-1 de' numerali car-

vi,

dinali, 360;

del

che, con-

delle

giunzione, 685 d;

d'una congiunzione
delle forcomposta, 690
me atone dell'aggettivo e
parti

dell'avverbio, 327, 376; del

pronome, 482, 532, 666, 709.


Coltella (la), 170

Di

nel

periodo, 778-79.

Congiunzione, G75-7G, 683, 761;

congiunzioni

ital.,

677;

composte (pedantesche

non pedantesche), 678-79.


Modi congiuntivi,680. Pare

tizione delle congiunzioni,

682

usi

speciali d'alcu-

ne, 684-700.

V.

anche

Avverbio e Collocazione.
Coniugazione, 451.

Consonanza, 834.
Contesto, 520,

sotto

Contes'

sere.

Contraddire

Contradire

757, sotto Contra.

e.

Colui, Colei, Coloro, 386.


Colui, per

ecc.,

Condizionale, 441, 555-57.

a, 222.

Colass e Colassuso, 609.

gettivi

Con, 642, 665-66, 669

colui, 422.

Contro (e Contra, 160 e), 646.


Consonanti, 17-20, 23;
in

Come, 601

a, 616-17, 619, 620,

latino, nell' italiano antico

per congiunzione,

e nel moderno, 58-88.


Convenire di e Convenire,

623;

681-82,702.

Come mai, lQr2.

Comedia e Commedia,

98.

Compiere e Compire, 613.


Complementi soggettivi e pre-

principasecondari, 105 casi

dicativi, 103-4
li

562.

Coppia, 352.
Cosa, per Che o

Cos, 601 a, 618, 620, 623, 685

Cos

speciali, 654-56, 671, 767-68.

b.

Complem.

621-22.

di specificazione,

670.
V. anche Analisi.
Composizione delle parole
721, 736-40;

e cos,

Cos cos,

Cosiffatto, 291, 297.

Costh, Cost, 625.

per mezzo

CostrxUto

d'un

si ruirt,

d'un nomo, 741-44;

Che cosa,

425.

(il),

618, sotto Co-

INDICE AXALITICO

320

Costru/-ioue diretta, 782;


inversa, 782-8-4.

Costui, Costei, Costoro, 386;

per Di costui,

ecc., 422.

Defunto, 518, sotto Fungere.


Deh, 707.
Del, Dello, ecc., pai-titivi, 235;
erronei, 235, 653.

Cotale, 291.

Deln dlin dlin, 719.

Cotanto, 267, 272.

Delitto, 520, sotto Delinquere.

Cotesti, pron. pers., 385.

Denaro

Cotesto e Codesto, 286, 297.

Dentro

Cotestui, Cotestei, Cotestoro,

Z)eo, Dio, ecc., 164.

Danaro,

56.

Derivazione delle parole, 721,

386.

Crassa (ignoranza),
Crescimbeni, 750

CH

in, 653.

722-35.

61.

Desinenza della parola, 728


del nome, 132, 148

b.

cri, 719.

Cric, Cricche, Cricca, 719.

del verbo, 456, 459, 465, 467,

Cucete e Cuculo, 144 d.

469;

Cucitrice e Cucitora, 138

Cui, 393-94, 400, 427.


cui e // cui, 426

iZ di

Per

b.

cui,

errato, 700.

Culto e Co'o

iamo, iate, 474;


477 regolare,

etti, ecc.,

e.

ei,

ma

dialettale, 459 e, 467, 471.

Desso, 290.
Di, 642, 654-55, 659, 663 b e

(tZ;,

512, sotto

Clere.

667/1,

669,670; con

finito, 561-63.

f,

l'in-

V. anche

Del, Dello, ecc.

Da,

642, 659, 661-62, 667 A,

669
D^rZi

e,

670.

Dagli

! ,

Dalli

Dalli!, 714.

Diamine, Diascolo, 715.


Diavola e Diavolessa, 140.
Diecissette,

Diecisette,

Dieciotto,

Dante, 98, 157, 170, 216, 241,


262, 271, 281, 309, 314, 319,
322, 326, 328, 372, 375, 403,
417, 424, 427, 455, 512 sotto

ecc..

Dicianove,
6;

in

domanda,

e,

817

b, 833.

ecc.,

Dietro di e

667

Dietro
f.

Difenditore, Difensore, ecc.,

138 J.

Digrammi,

Decina e Diecina, 352.

Diletto

Decuplo, 347.

Dietro a, 651;

Decasillabo, 819, 826.

Declinazione, 146.

a e

160.

687, 693, 697, 719, 729,

734, 802

ecc., 341.

Benefici, e simili,

Dietro, 601 e

Debile e Debole, 56.

ecc.,

Diecinove

Dieresi, 19 b, 23, 473, 817

Tangere, 523, 527 a e b,


528, 541, 568, 584, 653, 685
a,

V. anche Nome, Aggettivo, ecc.

Dialetti, 6, 56, 88.

D.

(il),

23.
518, sotto

Dili-

gere.

Diligente, 518, sotto Diligere.

INDICE ANALITICO
Dimanierach e Di maniera
che, 679.

Duecento, Ducento, Dugento,


341. Per Dugento, anche 64.

Din don, din don, Din don

Due

dan, 719.
Dio e dio, 141.
Deo.

Dumila
Dunque

V. anche

321

punti, 99, 795, 802, 808.

Duemila,
Adunque,

341.
677, 682.

Duplice, 348.

Durarla, 643.

Diotallevi, 739.

Diotisalvi, 789.

Disboscare, Diboscare, Sbo-

E.

scare, Ihl, sotto Dis.

Discreto da Discernere, 674.


Dissillabi, 33.

Dissnilazioiie, 43 a, 64.

Dissoluto, 618, sotto Dissolvere.

Distico, 836.

Dittonghi, 26-28, 48 a e
Dittongo mobile, 508-10.

Divedere (Dare

6.
.

a), 617, sotto

Diverso, 275;

da Divertere,

574; 512, sotto Divergere.

Dizionario

dell'

Accademia

Dogma e Damma, 81
Domenichi, 327.
Donde, 611 a, 616-17.

6.

^co, 156,

riem riferito an417. V. an-

E-^K, 368, 372, 404;


;

che a cosa,
che Ei ed E'.

a.

Eglino, 368, 871.

Eh, 707;

don, don don, 719.


(le),

714.

Eclisse, Eclissi, ecc., 132.

pitivo, 409

Francese, 110 nota.

Dopo, 601

Ecc ecc!, Eccimt, 719.

Eccome!,

Diventare, 735.

Dnora

682.

Eccetto, 643.

Ecco, Riecco, 709.

Vedere.

Eh

Dopo tutto, 611 6.

Ehm,

707.

V. anche E', Egli.

Ei, 370.

Dottora e Dottoressa, 138 e.


Dottore di medicina e in me-

El ed E, per

7Z e I, 192.

Elisione, 89-91, 94, 268, 455,


468.

dicina, 660/1.
395, 601 e, 616-17

Ella, 368, 372, 404, 415

Elleno, 368, 371.

Drama

Elli,

i)nn,
a.

Dramma,

rf-fa,

98.

t/rjn, 719.

ferito

ri-

Elio, Ellino^ Elle, 372.

Ellissi, 775.

IfoRAsD o Cacpcocixi, Cravim.

anche a cosa, 417.

per congiunzione, 681, 703.


Dozzena, 352.
e

via, 713.

EJii, 708.

172.

Doppio, 347.

Z)oi>e,

Dissonanza, 834

Don

^, largo, 101.
E, cong. (^d, ^<, Ette, 677),
682, 695-97, 763 6, e, d, 798 n.
E, articolo, vedi El.
E', per Ei e per ^ t, 192
per Ei, 375 riempitivo, 409.
Ebbene {E bene. Bene, 679),

lini.

V.

anche 651,

INDICE ANALITICO

322
678, 617, 797

e,

e in parec-

Empiere

Empire,

613.

Enclitici (monosillabi), 35.

Ci,

II,

Lo, La,

Endecasillabo, 819, 827;

Enigma

ecc.,

Vi, Ne.

Endecasillabi

e Fantesca, 142.

sciolti, 829.

Enimma,

31

ausiliare,

632.

Fattrice, Fattora e Fattores'

Enallage, 776.
V. anche

Fante

Fare, 694

chi altri luoghi.

sa, 138 e.
Fedele e Fedle, 727, sotto

ie.

Fenile e Fienile, 28.


Ferrari (Paolo), 82a
Fesso, 518, sotto Fendere.

Festa da ballo, 661.

a.

Entrambi, 350.
Eppure, 678, 682.
Eresiarche (gli), 157.

Festo, aggettivo, 729.

FF.

di Sindaco, Vicesindaco,

ecc., 97.

Erto, 618, sotto Ergere.

Figliuoi, 16p.

Escire, 514, sotto Uscire.

Figure

esclaEsclamazione, 706;
mazioni italiane, 707-9
OheO,
raddoppiate, 710 ]

Fila

composte, 712-13;
improprie, 714-18. Voci
711;

imitative de' suoni, 719-20.


Esente e Esentare, 520, sotto
Esimere.

di sintassi, 776-76.

(di soldati, d'alberi,

ecc.), 170.

Filosofa e Filosofessa, 140.

Fine e

II fine, 214.

Finire per, 666.

Fino, 645.
Fintantoci e Fino a tanto
che, 680.

Essere, ausiliare, 452-53, 481,


485-86, 492-93,497,532, 545.

Fioccare e Fioccar la neve,

Esso, 290, 297, 371, 417;

i^Y^o, 518, sotto Figgere.

abusato, 331.
Esto, Est,

498.

Flessione, 146.

ecc., 288.

Etimologia, 111 nota in con;

tradizione con l'uso, 352.

Evangelo e Vangelo, 56.


Evviva! e Viva!, 714
Exceptus, latino, 643.
Eziandio, 601

Fondaci e Fondachi, 162.


Fondo, aggettivo, 730.
Fonologia, 41.
Forbice

(la), 173.

Forestiere e Forestiero, 167.

Formazione

delle parole, 721

per derivazione, 722-35


per composizione, 736-58.
;

Foscolo, 174, 628, 827.

F.

Fra,

642.

Fronde e Fronda,
110

ecc., 150.

Fallare o Fallire, 513.

Frutta

Faner

francese, 494.

Fulgere, 618, sotto Rifulgere.

Fame

(se),

Fanga, 133

(la),

Fumo,

b.

167,

INDICE ANALITICO
Futuro

dell'ind.,

448;

plice,

588

sem-

fetto, 446, 448.

Dell'impe-

rativo, 462-63, 589

Gle e Gite, 381;

anteriore o

composto, o passato, o per-

323
Glielo,

Gliela, ecc., 382.

GW, digramma,

23.

Gli, pron. pers., 373-74, 380-

del-

82

riferito anche a cosa,


per Egli riempitivo,

417

l'infinito, 558,

Futuro, 727, sotto Turo.

Aggettivo

409.

375,

so-

stantivato per Li, 325, 375;

pleonastico, 330,

G.

Gli

si

e Se gli, 380,

G, 19

e.

Gabriele e Gabriello, 138

a.

Galeota e Galeotto, 159.

GaliUo (il), 219.


Galoppo (di e al), 611
Gamberessa, hiA a.

GaUo,

Gi gi gi, 719.
Gn, 23.
Gnau e Gnao, 719.
Gnene, 382.

b.

Grammatica,

(il

T2^f sotto Ivo.

Gerundio presento e passato,

presente, 530,

(la),

Grida

CZa;,

727,

vini), 241.

1706.

Grondon grondoni,
Grossi, 252, 824

610.

Guai!, 714.
178

1706.

6.

Gli, 23.

Guardia

G, 23.

Guari, 601

Giacch, 678, 682.

Gru

Ginocchione e Ginocchioni,
In ginocchioni e Inginocchioni, 601 a.

Guicciardini, 212.

(tZ

(il

e Za), 124.
ti,

618.

e la), 144

ti.

Gutturale, 735.

H.

Giordani, 415.

Giornata (in), 663 .


Giovare di e Giovare,

sotto Ulo.

Guardarobe e Guardaroba,

569, 570, 572.

Gesta

Grandicciuolo

244.

Grechi (vinti e

e la), 132.

Gengia, Gengiva e Gingia,

443, 571;

111 nota,

Gran, per Grande e Grandi,

735.

Gaudente, 514, sotto Godere.


Gaz, Gasse, Gas, 171.
Genesi

5, 110,

179, 188.

f, 21, 470, 711, 717.

562.

Ilihn, 719.
Giudizio, 102.

Giuniore, 262.

Hui! hui! huH,

719.

Giusti, 415, 420, 711, 821, 822,


I.

839.

parte d'un digramma, 23.

Giusto!, 714.

/,

G, 23.

/ lungo,

9,

100.

INDICE ANALITICO

824
/, articolo, 192,

194

agget-

tivo sostantivato,

pronome per

32(3-27

Inferno, aggettivo e sostantivo, 729.

Gli, 376.

Infinito, 442, 558-68;

539

e Ges, 59.

Benefica, e simili, IGO

Inluiarsi e Inleiarsi, 734.

aggettivo sostantivato, 325;

26 pleonastico, 330
;

Insemprarsi, 734.
Inserto, 520, sotto Inserire.

per

Insieme a e Insieme con, 651.

375.

(lui),

Insusarsi, 734.

Illeso, 518, sotto

Ledere.

Intatto, 512, sotto

Imbiancatrice e Imbiancatora, 138

735.

Intrearsi, 734.

Invecchiare

585

dell'ind., 448, 465-

Inverso di, 653.

del cong., 591.

366;

Io,

Importare di e Importare,

Iosa

e h, 661,

In su

663-64, 669 h.

riferito

a cosa,

417.

562.

In, 642, 659, GGO

Invecchiarsi,

494

538, 542-50, 552.

66,

di. In-

torno a, 661.

Imperativo, 438-39, 462-63,


Imperfetto

Tangere.

Intorno da, Intorno

e.

Immondo,

maiuscole e minusco-

vedi Lettere.

le,

in Addii, e simili, 161.

articolo, 192, 194

Lo

valore d'impe-

5-19.

tere.

Iniziali

Ih, 707.

Il,

con

Infra e Intra, 642.


Infr amettente, 518, sotto Met-

leroglifico e Geroglifica^ 59.

Ji in

rativo,

Iddio, 174.

lem

atti-

vo, per riflessivo e passivo,

r, per Io, 375.


Iacopo e Giacomo, 59.
Iato, 29, 48 e e d, 817 6.

(a),

6116.

Iperbato, 776.

la, ecc..

Istorie Pistoiesi, 527 a.

In d'una. In della, ecc., 653.


Incidente (V), 518, sotto Coin-

Iunior e, 262.
Ivi, 601 e.

cidere.

Inciso, 784, 796 e, 797 h, 809.

J,

Incominciare per, 666.


Incoraggiare e Incoraggire,

J, 9

513.

K.

in Beneficj,

e simili,

160.

Inde, Jnne, Jncit, 608.

ir,

U.

Indicativo (modo), 437, 439,


461, 538, 546

nel perio*

L.

do, 778-79.

Individualit scienti f., 188

Industr emente, 598.

La, articolo,

a.
I

192, 199-200;

aggettivo sostantivato, 325,

825

INDICE ANALITICO
827, 373, 376, 380; pleonastico,

330

per Ella, 375.

Levriero e Levriere, 167.


Li, articolo, 195

aggetti-

vo sostantivato, 325, 327,

L, 625.
Laddove, 678, 682.

373, 376; pleonastico, 330.

Laggiuso, G09.

L, 625.

Lallerallra lalleralh, 719.

Lierre e Terre, francese, 200.

Lamentare e Lamentarsi, 626.

Lineetta, 100, 812.

Lamo

Lingua, 3, 4, 7 numero dei


voc aboli, 1 10 no ta. Lin gu a

200.

(er),

Laonde,

678.

Lasca, 255.

italiana, 6.

Lasciare, ausiliare, 532.

Linguaggio,

Lascifareame

Lingue neolatine,

amm,

Lascifare-

Livi, 601

739.

2.
6.

e.

Lo, articolo, 192, 194, 198


aggettivo sostantivato, 325,

Lastrici e Lastrichi, 162.

Latiai (Brunetto), 823.

Ijaumento (er), 200.


Lavoratrice e Lavoratora,

327,373,376,380; erroneo,
329, 333 pleonastico, 330.
Lodala e Allodola, 200.
;

138

e.

Lazzcruola e Azzeruola, 200.


Le, articolo, 192

aggetti-

vo sostantivato,
373, 376, 380

380

pleonastico,

pron. pers., 373, 380


anche a cosa, 417

riferito

325, 327,

per Elle, 375.

Mercanzia

'Leggieri (di),
gieri.

Ijegna

leg-

Foglie leggieri, 240.

170

(la),

Lei, 368;

soggetto,

per Tu, 413,


riferito anche a cosa,

404, 566, 573;

415,

417.

Lei

Loro, 280, 368-69, 374;


come soggetto, 405, 566,
riferito anche a
573
,

cosa, 417

cese, 200.

Leprotto e Leprotto, 727, sote la),


7:

nuscole
Lettura,

riferito an-

il

Lui

(di,

di), 320-21.

Lungo,

643.

M.
Ma, 677, 682, 763 6. Mah !
Ma!, 717.
Macchina a cucire, 662 e

Machiavelli, 429.

to Atto.

Lettere,

per S, 418.

(di, il di), 320-21.

Leopardi, 216, 291, 333.

(il

404, 666, 673

Lendenain e Endeniain,fTai-

Lepre

Loro (di, il di), 320-21.


Loua, francese, 459 e.
come soggetto,
Lui, 368;
che a cosa, 417.

e.

come

Loriot e Oriot, francese, 200.

144

d.

maiuscole e mi-

(jniziali),

101.

16.

Magazzeno, 352.

Magio e Mago, 163.


b. Mai e Non

Mai, 601
630.

mai,

INDICE ANALITICO

32G

Maiala, 144 e.
Maiuscole e minuacole, vedi
Lettere.

Merio e Merito,

56.

Mestieri e Mestiero, 167.

Metastasio, 789, 813, 824.

Maldicente, 518, sotto Dire.

Metatesi, 43

Male, Malissimo

Metonimia, 120 nota.


Mezzo, 349.

Maluccio,

Malaccio, Molino, 600.


Malgrado, Malgrado di, ecc.,
G52.

Mallevatore
ecc.,

Man,

138

Mallevadore

e.

tedesco, 541.

Manco, Manco male, 601 d.


Mandare per uno, 668.
Manzoni, 96, 98, 100, 136, 171

M,

6.

373, 376, 380, 382.

Mica, 601 ci, 638.


Midolla (la), 170 e.
Millunesimo e Millesimoprimo, 298.

Minugia
3fto,

170

(la),

Mia,

e.

ecc., 278, 281, 283.

Miracolo!, 714.

g, 179, 215, 221, 227, 230, 240,

Mittente, 518, sotto Me<<ere.

256, 291, 314, 333, 335, 374,

i/o

375, 380, 382, 395, 401, 412,

Modi

415, 427, 523, 549, 572, 625,

e Mo', 601

b.

del verbo nel periodo,

777.

Moglie, 171

634,653,663 6,679,739,772,
776, 778, 800, 801, 802 b, 807,

Molto, 267, 269, 276, 601 d, 613.

809, 810, 811, 812, 825, 828.

Monica

Maravigliare e Maravigliarsi,

Marchesa, 140.
Martelli (Pier Jacopo) e vere

come sogget-

to, 406, 566, 573.

Mi

56.

gli, 380.

Il

Morirsene, Morirsi e Morire,


528-29.

Morituro, 727, sotto Turo.

martelliani, 828.

Me, 366, 373


e

Monaca,

Monosillabi, 33.

Morfologia, 111.

526.

Marchesana
si

e.

Me

gli

mio me,

Morticina, 179.

Muine

e Moine, 174.

Mvizzi, 20, 448.

ecc., 420.

Meco, 383.

Medesmo

N.
e

Medesimo,

289,

iVare

297, 379.

Mediare, Mediante,

Medica

ecc., 643.

e Medichessa, 140.

Meglio, 600, 618.

Melegrane
Meno, 601

Melagrane,

d, 618;

175.

per No,

633.

Mo, Mei, Mii, 278, 281.


Meraviglia e Maraviglia, 56.

(fe),

174.

JVa^io e Nativo, 727, setto /uo.

Nazareno e Nazzareno,
A'e, pron. pers., 37a
iVe,

97.

avverb., 373, 37Q 380, 529,

608;

pleonastico,

390,

608.
2v^ (e A^ecZ, 677), 682, 763 b,

798

a.

INDICE ANALITICO
Negligente, 518, sotto Negligere.

125;

dei frutti, 126;

dei monti, 127

Negro e Nero,

delle

i-

(aggettivo), 309-10, 334-35

(pronome), 424.

128

sole,

Nessuno, 267-69, 273, 317.


Nessunissimo, 276.
V.
anche Nissuno.
Neutro (nome), 122, 169;

Nevverof e

dei mesi e dei


giorni, 129; delle lettere,
130 delle regioni e pro-

7G.

Neolatine (lingue), 122.


Nepote e Nipote, 56.

327

vince, delle citt, dei villaggi e dei fiumi, 134.

dei

di persona, 124.

Formazione del femminile dei nomi


di animale, 144

verof, 603.

Genere

nomi d'animale, 125

di

persona in

dei nomi

Nicola e Niccola, 180.

140 in e,
138 a, 139-40; ini, 138 a;

Niente, 601 d, 637.

in

Nissuno, 273.

138

Niuno, 267-68, 273.


^0, 602-3. No signore,

ecc.,

603.

(e A"ut, 366)

cosa, 417.

Noi

522.

411-12, 463;

Noi

{la), 126.

per Io,

in tore o dor,
138 e; in sore, 138 d; in
cida e ista, 139. Femmi-

6;

lare e plurale, 145

sinenza, 132.

de-

Plurale dei

maschili in a, 155, 157-58;


dei femminili in a, 149-54;

altri e Noialtri,

nomi in e, 166-67;
nomi in o, 155, 159-65,
168-70, 172 dei nomi comdei

dei

sostantivo, 112

mune,

113, 115;

co-

proprio,

li4-15; di persona, abbreviito,

180; collettivo,

116;

composto, 117-19; concreto e astratto, 120.

schie e femminile, 121


neutro, 122;

Ma;

incertezza

nel genere tra le lingue


neolatino, 122

nomi di
cor-

gpneri, 136-37

risponienza accidentale nel

genere 133 b;

femminili

uomo, 124.
Genentmi di cosa, 121-22,

posti,

175-78; plurali dia-

lettali

172.
171.

in a,

Nomi
Nomi

alberi,

nella

con-

Nomi

astratti peiconcreti, 188

a;

comparativi e superlativi, 264


numerali, 340,
;

352;

esprimenti fatti e

aggettivati,
derivati da verbi,
nome verbale, 443

azioni, 430

730;

infinito

degli

nome

cordanza con si, 543.

731

difettivi, 173-

proposizione, 181-87;

re dei

169;

169; in ora,
indeclinabili,

Ufficio del

74.

riferiti

183,

Singo;

riferito

A'oWo e No'l, Nolla, ecc., 328.

due

138 a, 140; in iere,

0,

si..., 467,

410.

Nome

nili irregolari, 143.

Noce di Benevento
Noi

a,

usato come

me, 504, 563.

no'<

INDICE ANALITICO

328

Nome

Oltrech, Oltrecch, Oltre che,

(a, per, di), 661.

per
Non, 601 g, 602-3;
pleonastico,
^0, 603;
634-36.
E non per N, 682.

Non che, 687.


Non di meno e Nondimeno,

679.

Ombrella, 133

Omicide

e.

157.

(gli),

(onnisciente

Onnisciente

767, sotto Longi, ecc.

mul, rumeno, 210 nota.

679, 682.

Nonostante

Non

ostante,

643.

On, francese, 641,

OntZe, 395, 627;

Nonpertanto e Non pertanto,

giunzione,

per con-

681-82, 704;

col congiuntivo e con

679.

Novellino, 261, 524.

l'infi-

nito, 704.

Ad

Novenario, 819, 825.

Onta, vedi

NiUla,G01d,GQl]

Oppure, 678, 682.


Ora, per congiunzione, 705.
Orecchia e Orecchio, 159.
Ospedale e Spedale, 56.
Ottava, 840.
Ottimamente, 600.

Il nulla,

132.

iVwWo, 267-68, 273.

Numeri romani, 16

nota.

Nutrire, 531.

0.
largo, 101.
0, cong. (e Od, 677), 682,
6,

0,

763

798 a.

onta

Ottonario, 819,

824

Oye, 395, 601 e

giunzione, 681.

di.

per con-

'

Ovvero, 678, 682.

mezza esclamazione

tosca-

na, 711.

P.

Occorrere di e Occorrere, 5G2.


Offerente, 618, sotto Offrire.

Oggi e In

oggi, 601

&.

Pagini, 154.
Palcoscenico e Pafco scen.co,
ecc., 177.

Ogni, 267-69, 313.

Ognissanti, 268.

Panino al burro, 665

Ognuno,

Pannilini e Pannolini, 177.

0/t,

267, 388.

Parapiglia, 735.

707.

Parecchio, 267, 269, 275.

Ohe e OA, 708.


0/it,

707.

a.

0/itm (e

Ohif (e O/li

O^i

<e), ecc.,

wic;,

712.

Parentesi tonda, 99,

ffl9-ll

quadra, 98.

Pa-

Olh, 708.

Parere di e Parere,
rere e Sembrare,

Olezzo e Lezzo, 66.

Parini, 817

Olofrastiche (parole), 602, 706.

Pariani

Oltramontano e Ultramonta-

Parlar d'accordo e Parlar

Ohib e Oi6, 707.

no, 757, sotto J7?/ra.

532.

f62.

6, 823.

(en), francese, 572.

di accordo, 90.

329

INDICE ANALITICO

Paro

e Paio, 852.
Parole, 33; tronche, piane,
sdrucciole, bisdrucciole, 36;

di formazione popolare

non popolare, 42

trasformazione, 43

abbreviatura,

97

loro
loro
nu-

mero delle parole e


d'una lingua, 110

Modo

Pensare e Pesare, 73.


Penzolone e Penzoloni, 601 a.
Per, 642, 681, 666-68.
Peraltro e Per altro, 679.
Perch, 678, 682, 685 a, 691-94.
Per... che, 694.

frasi

Perci, 678, 682.

nota.

Perciocch, 678.

spezzarle in

di

Penitente, 514, sotto Pentire.

sil-

labe, 30-32.

Parti del discorso, 110;

Perdina, Perdinci, 715.


Perfettamente, 601 f.
Perfetto, 446.

Periodo, 759, 800, 802

variabili, 146.

di

Particelle inseparabili, 753.

una

Participio, 444, 464, 495, 574-

di pi. proposizioni, 761-62;

78, 729,

732

za con

8i,

solo

come

concordan543; usato

coordinate, 763-64, 771


correlative, 765 d'al-

574-

tra specie, 766, 771, 773-4.

aggettivo,

Part. pres., 576

75, 577.

pass., 534, 544-45

sincopa-

to, 475.

Coordinazione e subordinaV. anche A-

zione, 772.

nalisi.

Partirsene, Partirsi e ParPtucitrice e Pastora, 138

e.

Pascolare, 531.

Passato prossimo, 448, 586;


remoto, 448, 467, 469,
477,687. Passato dell' im-

perativo, 462-63

558;

zionale,

Perituro, 727, sotto Turo.

Per, 677,682,700.

tire, 529.

finito,

proposizione, 760;

dell' indel condi-

del con591; del ge-

690;

giuntivo,

rundio, 693.

Passero e Passera, 144 b.


Passo (di e al), 6116.
Pasta al, sul, in e nel, brodo, 663 a.

Patatrac, 719.

Perocch, 678, 682.

Persone del verbo, 411-16.


Pessimamente, 600.
Petrarca, 225, 317, 344, 360,
422, 423, 694, 729, 778, 837.

Ph, 15.
Piacere di e Piacere, 562.
Piflpafl, Pffete pffete, 719.
Piloto e Pilota, 159.

Pirate

(i),

157.

Pi, 275, 601 d, 618.


Piuccheperfetto, 446.

Pleonasmo,

775.

Poco, 267, 269, 276, 818, 601


d, 613.

Pecchia, 735.

Podest e Potest, 137.


Poggio (il), 219.

Peggio, 600, C18.

Poh, 707.

Patriota, Patriotto, ecc., 169.

INDIOS ANALITICO

330

Presidente, 614, sotto Sede-

Polire e Pulire, 6G.


Polisillabi, 38.

re.

Presto, 601 &, 613.

Poliziano, 252.

Pome

Pomo,

Prigione, 735.

167.

Ponente, B18, sotto Porre.

Prima, 6016,

Porca, 144

Primaio, Primiero, 727, sotto

Parchi, 162.

e.

Poscia, 6016.

Ario.

Posizione (vocali

Proclitici (monosillabi), 35.

in), 45.

Possente, 514, sotto Potere.

Possessivi (aggettivi), 277.

Precisamente, 601

Proferire e Profferire, 618,


sotto Profferire.

Profondo, 735.

/".

Predicato, 103.

V. anche

Promener

Prefissi, 753;

prefissi ita-

754-57;

prefissi

Pregare a e

cio nella proposizione, 402.

660

di,

tinteso,

Preposizione, 640-41; sua ori-

548;

gine, 650;

preposizioni

italiane, 649-45; latine, 754;

composte, 650-51; rad-

sitivi, 651-52.

Modi prepoUfficio deUa

preposizione,

654-55.

doppiate, 653.

speciali,

656-68,

Usi

669-74.

408,

566, 657, 709

Dimostrativo, 384Congiuntivo, 391-9,


Interro761, 763 e, 798 6.
Aggettivi
400-1.
gativo
90.

Sottintese o ripetute, 674.

307.

zione.

Presedre e Presidere, 514,

dell' indicativo, 448,

dell'imperativo,
dell'imperativo
condizionale, 589;

V. anche

106;

plice,

ellittica,

zionale,

467,

469;

l'infinito, 558;

rundio, 593.

del condi-

del-

del ge-

semcomposta,

102;

complessa, 106;
108, 187; af-

106-7

462-63;

Colloca-

Pronunzia, 101.

580-84;

dia-

erroneamente

come pronomi,

Proposizione,

sotto Sedere.

loro unio riflessivo,

377-79.

considerati

V. anche Avverbio.

380-83;

ne,

articoli, 202-9, 225, 228-29.

469;

539,

373-76, 421, 480, 484, 528,

sostantivati,

lettale,

sot-

sue forme atone,

Preposizioni unite con gli

del congiuntivo, 591

533-34,

anche a cosa, 417

7.

Prelato, 735.

e del

sua par suo uffi-

3&4;

tizione,

Personale, 365-72; riferito

falsi, 758.

Presente

francese, 494.

(se),

Pronome, 361-63;

Analisi.

liani,

618.

fermativa, negativa, dubitativa, interrogativa, 109


;

incidente,

V.

784,

809.

anche Periodo e Ana*

lisi.

Proprio, 821.

INDICE ANALITICO
Prostrato da Prosternere,bl^.
Ps ps ps, Psss, 719.
Puh, 707.

si,

Punteggiatura, vedi Segni di


punteggiatura.
Puntini, 98, 100, 812.

Qualsivoglia, ecc., 296-

Qualunque, 296.
Quando, 6016, 616-17, 631;

Pulci, 429, 827.

3iJi

per congiunzione, 681.

Quantit delle vocali,

Punto, 275.

46.

Quanto, 267, 270, 272.


per conQuantunqu,e, 271

giunzione, 681.

Punto esclamativo,

99, 803-4,

806, 806, 810, 812

uni-

Quarantena e Quarantina,
352.

to con l'interrogativo, 99,

Quartina, 839.

807.

Quasi per Quasi che, 686.


Quelli, Quegli, Quei e Que',

Punto e virgola, 99, 795, 800-1,


808.

243, 287;

Punto fermo, 99, 795, 811.


Punto interrogativo, 99, 803,
805, 808, 810, 812

unito

con l'esclamativo, 99, 807.


Purch, GS2. Pur. che, BdO.
per congiunPure, 601 t;
. .

zione, 681-82.

pronomi per-

sonali, 385.

Quello, 287, 297, 333.


l,

Quello che

ecc..

QueUo
l,

ecc.,

625.

Quelques, francese, 268.

Querce e Quercia, 126, 150.


Questi, pron. pers., 385.

Puzza, nome, 183

e.

324 Questo

Questo, 285, 297,

qui, ecc., Questo

che qui,

ecc., 625.

Q.

Qui, francese, 429.


Q, 20.

Qua, 39

a,

601

&

Quadernario, 819-20.

Qui, 601 e, 625.


Quinario 819, 821
ri

Quadruplice, 348.

Quinci, 601

Quadruplo, 347.

Quindi,

Qualche, 267-69, 316.

Qualcosa

(e

Qual

cosa), Qual-

cosina, ecc., 316.

Qualcuno, Qualchcduno, ecc.,

quina-

doppi. 828.
e.

601

e, 628;
congiunzione, 681-82.

per

Quintuplice, 348.

Quintuplo, 347.
Quivi, 601

317, 388.

Quale, 291, 297, 394, 400-1,


Quale per Che,
601 a;

R.

Quai e Quali, 291.


426;
Qualfosse, Qualfossero, ecc.,
296.

Qualsia, Qualsisia, QuaUia-

Radicale

d'

una

parola, 722,

724-25, 728, 736.


liaffaele e Raffaello, 138 a.
EafiForziflti, 32.

INDICE ANALITXUU

332
Baio 6 Raggio,
Rammendatrice
datora, 138

Ranocchia
Rataplan,

ecc.,

Saltimbanco, 750

165.

Rammen-

Salvietta, 727, sotto i5;o.

e.

e Ranocchio, 144 d.
719.

fiefire

2?ene

e i?etna, 65, 142.

e Arena, 200.
('ie;,

fct, ci, 719.

174.

Sciolti (versi), 820.

Residente e Risedente,
sotto Sedere.

514,

Retorica e Rettorica, 98.


Revolver e Rivoltella, 171

Ricordare e Ricordarsi,

e.

526.

Riecco, 709.

Sdegnare e Sdegnarsi, 526.


Sdraione e Sdraioni, 601 a.
(Se da (Sic, 699.
pron., per

e.

equivoca,
incompleta, 834;
interna, 835, 844 alternata, 838-40 chiusa, 838

Rima, 830-835;
832;

Scorazzare, 733, sotto .izzare.


Scrofa, 144 e.

/Se,

nome, 133

i^i^ro,

Se,

e Gtt

Risedre e Risidere, 514, sot-

(S,

Rolli, 828.

Ruzzolone e Ruzzoloni, 601

a.

377

SI stesso e S me riferito a
417; sostituito da

/voro 418. iZ*uos,6cc.,420.

ecc.

lui,

Seco

lei,

seco, 383.
;

per

(Se-

Virgola, ecc.

Seicento e Secento, 341.

19 d.

(Saccente e Sapiente, 517, sot-

Seimila e Semita, 341.

Sembrare di

to Sapere.

Sacchetti (Franco), 95.

a mangiare, 662

a.

Saliente, 518, sotto Salire.

nome,

Seco

punteggiatura, 98-100, 794,


V. anche Stanghetta, ecc.,

Satiri,

Con

condo che, 686.


Securo e Sicuro, 56.
Segni ortografici e segni di
812.

S.

/Saia

(Se

desimo, 379;

Secondo, 643, 646

to Sedere.

Ritmo, 813.

380.

oong. (e (Sed, 677), 682,

Seco, 383

Riprensione, 735.

380

(Si,

5i,

698-99.

cosa,

baciata, 839-40.

Ringhiera e Aringhiera, 200.

<S,

Sai^vo cAe,

e i?e, 142.

na

per

Sapere di e Sapere, 563;


Capere ^t'O, 668.
(Se, digramma, 23.
(Sci, digramma, 23;
/Scf,

e Redine, ecc., 150.

Regina

Salvo, 643
686.

Redi, 126.

Redina

6.

Salvatico e Selvatico, ecc., 241.

568.

Saltellone e Saltelloni, 601 a.

Sembrare, 562.

V. anche Parere.
Sementa e Semente, ecc., 150.
Senario, 819, 822;
doppi, 828.

Seniore, 262.

senari

333

INDICE ANALITICO
Senonch', Sennonch, Se

non

che, 679.

Soprannomi, 221-22.
Soprappensiero e Sopra pensiero, 611 6.

Seppure, 678, 682.


(in), 663 6.
Serpe (U e la), 144

Soqquadrare, Soqquadro,
Sorta e Sorte, ecc., 150.

Serata

d.

20.

Sestina, 839.

Sotto, 601 e, 646.

Sestplice, 348.

Sovra e Sopra, 601

Sestuplo, 347.

Spedale degl'Innocenti, 172.


Spesso, 6016, 613.

Settemplice, 348.
Settenario, 819, 823

sette-

Si, pron. pers., 467, 522, 541-

riflessivo, 378, 380,

si-

Siccome, 601

Ssss, 719.

a.

Siffatto, 291, 297.

Modo

di spezzar

un verso,

816-17.

Sfanne, 643.

Stantivo, 727, sotto Jyo.

Stanza, 829, 840, 847.


Stare, ausiliare, 489, 530.

Sillessi, 775.

Sincope, 62.

e Stamani, 288.

Stanghetta, 98.

parole in sillabe, 30-32.

Sillabe di

Ss, 24.

S^ 719.
Sdamane

Sicch, 678, 682.

le

ciale, 174.

Spirto e Spirito, 56.

Sporchi, 162.

467, 490.

S da Sic, 601 a, 602. S


gnore, ecc., 6C^.

Sillabe, 25.

Spettare di e Spettare, 562.


Spezie e Specie, Speziale e Spe-

nari doppi, 830.

42;

e.

V. anche Par-

ticipio passato.

State e Estate, 56.


Smesso (e /smesso, 289), 297, 379.

Sineresi, 29, 817 6.

StiratHce e Stiratora, 138

Sino, &45.

Sfo, Sto, S, Ste, 288.

Sintassi, 111.

Stranio, 727, sotto 2neo.

Smacchiatrice e Smacchiatora, 138 e.

Strofa, 829;

Soddisfare e Sodisfare, 517,


sotto Sodisfare.
Soffriri,

nome,

V. anche Distico, Terzina, ecc.

Studente in medicina, 660

Soggetto, 103, 654-55, 767.

V. anche Analisi.
Solido e Soldo, 56.

Su, 601

e,

646, 648, 663 e;

Su di, 648, 653; Su


manda, ecc., 667 f.

Succhiare,

Solito di e Solito, 563.

/t.

do-

Succiare, Sugge-

re, 512, sotto Suggere.

Solo, sottinteso, 419.

^oprano e Sovrano,

varie specie

di essa, 826-847.

Strofe e Strofa, 150.

568.

Sopra domanda, 667


anche Sovra,

e.

f.

Y.

Sufficienza, 735.
Suffissi,

75.

722-26;

de'

nomi

e degli aggettivi, 727;

INDICE ANALITICO

334
de' verbi, 733

Suo, Sua,

falsi, 735.

al

riferiti

Ti, 873, ST6, 380, 882.

280-81;

non

Tic toc, 719.

soggetto,

320.

Tigre

320.

Tingitrice e Tintora, 138

ecc.,

Suo di lui, Suo di lei,


Suo per Loro, 322.

Tm

Suoni articolati o inarticolati,

1-4

sordi e sonori, 58.

Sapertici e Superficie, 171

e.

e.

Tintn, 719.

in,

Triplice, 348.

Triplo, 347.
Trissino,l631.

494.

Trw^o, 239.
Toccare di e Toccare
TtJcco

(i/:;,

Tacere e Tacersi, 494.


Taire (se), francese, 494.

Tout

Tale, 291, 297, 332-33, 601 a.

Tai e Tali, 291.

a, 562.

357.

Toh e To', 717.


Tommaseo, 771, 802
Ton ton ton, 719.

T.

&.

rf.

3'rt5<e e

Sur, 648.

Svaporare e Svaporarsi,

685

e la), 144

(il

e.

fait, francese, 6,32.

Tordaccia, Tordella, 144 (f.


Tovagliolo, 727, sotto tto.

Taluno, 294, 297.


Tanto, 267, 269-70, 272, 685 b.
Inarata, Tararath, 719.

Tra, 642.

Tardi, 6016, 613.


Tasso, 271, 375, 790, 79L

Tranne, 643.
Trapassato prossimo e remoTrapassato del
448.
to

Tatto

(il),

Tragrande e >Sf ra^rande,263.

512, sotto Tangere.

Tavolo, 133

come sogTe

getto, 406, 566, 573, 767.

Ti

del verbo, 456

pa-

latale e gutturale, 470, 476

in

i,

472-73;

780.

quattro), 172.

Tenbra e Tenebra,

ecc., 174.

di mio, ecc., 281

tu per tu, ecc., 420.

Tuo, Tua,

tun, 719.

281

ecc., 279,

Tuissimo, 283.
Tuttavia, 678, 682.

Testi (Fulvio), 838.

Tentone e Tentoni, 601

Tummistufi, 739.

Tun
quarto, 824.

Troppo, 267, 269.


rifeTu, 367, 413-15, 462
Stare a
rito a cosa, 417.

Terzina, 837.
(II) e il

de' verbi, 455, 468, 483.

Ternario, 822.

Terzo

e.

Troncamento, 89-92. Troncamenti irregolari, 92-93,


95

del verbo nel periodo,

Tempora (Le

Trisillabi, 33.

in gn,

471.

Tempi

Tratto d'vinione, 98.


Troia,^14A

gli, 380.

Teco, 383.

Tema

congiuntivo, 591.

e.

Te, 367, 373, 380

gli e

Traffici e Traffichi, 162.

a.

Tutto, 267, 269, 814

Tut-

INDICE ANALITICO

Tutto quan Tutt'affatto, 632.

tisslmo, 276
to,

314

Tz, Tza, 719,

335

Ventitre, e simili, 341.

Venturo, 727, sotto Turo.


Verbigrazia, 97.

Verbo, 430

U, 22.

(per ciascuno de' quali, ve-

e?.

Ufo (a), 611 b.


Uh, 707
Uh ! uh ! uh /,

Duodecimo,

Uno, articolo, 193, 197, 199;


aggettivo, 293, 335
declinabile, come numerale,

Tutt'u-

Tutt'uno,

336-36.

(per

suoi tempi,

ciascuno do'

quali, vedi poi Presente,

perfetto, ecc.); suoi

persone, 449-50.

ri e

L'un

na, 335.

L'un con

l'altro

passivo, 433

434.

Coniugazione degli at-

tivi,

458-79

480-84;

vi,

de'
de'

bi

Si, 641.

riflessi-

passivi,

Le quattro

485-90.

gazioni, 456-57, 504

l'altro, 336.

coniu-

verAttivo

incoativi, 478.

e Ovo, ecc., 170.

causale o fattitivo, 531

Urgere, 498, 601.


Usignuolo e iMsignuolo, 200.

attivo per passivo, 539

Uovo

reciproci, 535

sivi

Fa<7a

Vnldamo
Fano,

(il,

non

275.

che

V.

an-

Vi.

V. an-

Vi.

494

rifles-

Attivi e riflessivi

Verbo intransiti-

sua partizione,
432, 434 sua coniugazione, 491-97 impersonale
e unipersonale, 498-503
vo, 431

F, 717.

Veggente

Ve, avverbio, 107.

Veh e

con significato frequentativo, 530.

Fc, pron., 873, 380.

che

ia), 93.

per passivi, 490, 635,

537, 639.

rO. 158.

attivi pronominali, 484. Riflessivi apparenti, 484,

V.

Im-

numeVerbo

attivo e
riflessivo,

transitivo, 431

ecc., 299.

Uom, per

tivo, ecc.);

445-47

707.

Undecimo,

Impera-

di poi Indicativo,
719.

Umilemente, 598.
Undicesimo, Dodicesimo, ecc.,
e

suo ufficio nel sua

concordanza col soggetto,


522-25;
suoi modi, 436

Ucciditore, ecc., 138

Uhm,

la proposizione, 521

u.

(il),

517, sotto

Ve-

dere.

usato transitivamente, 600.


Passaggio dal valore transitivo all'intransitivo, 496-

644 Transitivi e

Velluto in seta, ecc., 660 d.

97, 626-29,

Venire, ausiliare, 488.

intransitivi irregolari, 504-

Ferwci,

20.

Vengeif oco., 341,

Ausiliari, 452 vodi aa


;

INDICE ANALITICO

330
cho
re,

Veni'

Avere,

Essere,

Andare, Stare, Fare e

Vocabolario, 123.
Vocali, 17, 19 a e 6, 101

- to-

Lasciare. Attributivi, 103.

niche, 35; toniche, in lati-

Derivati da altre parti del

no

discorso, 734.

V. anche

Tema, Desinenza.
Verso (il), 512, sotto Vertere.
Verso e Vir, 643.
Verso, 816

816-17.

suoi elementi,
Versi tronchi, pia-

ni, ecc.,

818;

V.

sciolti, 829.

anche Quadernario,

Quinario, ecc.
Veruno, 267-68, 274.
Vescovado e Vescovato, 727,
sotto Ato.

Vesta e Veste, 150.


Vestire, 531;

e in italiano, 47-48

moderno, 49-56

libero

lun-

loro caghe e brevi, 46


duta (V. Aferesi, Sincope,
Troncamento, Elisione).
Voci antiquate, 52, 138 b, e, d,
;

140, 142.

per Tu,
per Io, 463

Voi e Vui, 367;


413, 415-16

riferito

anche a cosa,

Voi altri e Voialtri,

410.

Volgari,

ro, 661.

Vi, pron., 373, 376< 380, 382.

in posizione, 45

417.

Vestire in ne-

atone, 35; atone in latino,


nell' italiano antico e nel

6.

Volontieri e Volentieri, 509.

Vi, avverbio, 604-7, 626.

Viepi,

Vieppi,

Vie

W,

pi,

252.

Vigesimo , Trigesimo, ecc.,


e Ventesimo, Trentesimo,

W,
X,

X, Y.

14.

12, 72.

Y, 13.

ecc., 299.

Virgola,

99, 795;

tra le

d'una proposizione,
796-97
tra due pro-

z.

parti
263,

posizioni, 798-99, 808.

Z, 19

d.

Zanella (Giacomo), 838.

Virgolette, 98, 812.

Zete e Zeta, 151.

Viva! e Evviva l, 714.

Zum

Viveri

(i),

568.

Vivevo, 606.

Zum zum, zum !,


l,
Zmmene, Znnene, 719.

Za, 24.

INDICE GENERALE

Gu

AnrORI AI LETTORI
NoilONI PKiiLUriKARI

IKDIOE GENERALE

338

Prima declinazione

Pag. 54

Seconda declinazione
Terza declinazione
Quarta doclinaziono

Nomi

nei quali

nei quali

il

plurale in a ha lo stesso

gnificato di quello in i;

ma l'uno

adoperano solo in alcune

Nomi

nei quali

pi o
in

meno

il

CO

61

62

j>

64

65

e l'altro si

frasi particolari.

plurale in a ha significato

diverso da quello del

uno
o gi morto

Nomi

59

si-

plurale

Nomi

58

plurale in a ha significato

il

collettivo

Nomi

56

nei quali

de'

due plurali va morendo,

indeclinabili

Plurali in ora

66

Nomi difettivi
Nomi composti
Nomi alterati
Uso DEL NOME

ivi

Apposizione
Nomi nel linguaggio figurato

r>

68

69

71

72

>

73

74

75

76

Preposizioni articolate

77

Uso dell'articolo

78

L'articolo
Troncamento ed elisione
Natura dell'articolo

Co'

nomi

Con mio,

dell'articolo

..'...

propri

79

tuo, suo, ecc

83
84

>

Casi speciali
Significati speciali

ivi

L'aggettivo

ivi

Declinazione dell'aggettivo
Aggettivi qualificativi e loro gradi

Determinativi
Determinativi
Determinativi
Determinativi
Determinativi

di quantit
numerali

85
86
91
93

di possesso

ivi

indicativi

ordinativi

94
96

Uso dell'aggettivo

>

98

Concordanza

>

ivi

INDICE GENERALE

3*9

Aggettivo sostantivato

Pag. 98

Possessivi

102

Quello e questo, ecc

103

II,

lo, la,

ecc

Indicativi
I

NUMERALI

ivi

105

107

Cardinali

ivi

Moltiplicativi

109

Mezzo

110

Locuzioni numerali

ivi

Sostantivi numerali

ivi

Numerali sostantivati

111

Indeterrtiinati

ivi

112

Collocazione

ivi

II pronome
Personali

ivi

114

Forme atone
Pronome riflessivo

115

117

Unione

ivi

119

Numerali con

l'articolo

delle

forme atone

Dimostrativi

Congiuntivi

ivi

Interrogativi

121

Uso DEL PRONOME

ivi

Il verbo

128

Modi del verbo


Tempi del verbo
Numeri e persone

129

130

132

del verbo

Verbi ausiliari
Coniugazione del verbo essere
Coniugazione del verbo avere
Le quattro coniugazioni

Coniugazione

de' transitivi attivi

Osservazioni generali sulla coniugazione attiva.


Osservazioni sulla prima coniugazione.

ivi

133

136

f>

139

ivi

144

...

Osservazioni sulla seconda e terza coniugazione


.Osservazioni sulla quarta coniugazione

Coniugazione de' transitivi

riflessivi

Osservazioni generali sulla coniugazione


siva

...

147
148
149

>

150

>

153

rifles-

INDICE GENERALE

340

Pag. 153
Verbi attivi con mi, ti, , ecc
164
Coniugazione de' transitivi passivi
Osservazioni generali sulla coniugazione passiva

Coniugazione de' verbi intransitivi


Verbi impersonali
Verbi irregolari
Di forma semplice e frequentativa

167

158

160

161

Difettivi

>

163
165

Di doppia coniugazione
Per fatti particolari

>

167

168

Irregolari di coniugazione forte

171

Prima

172

173

186

classe de' verbi forti

Seconda classe de' verbi forti


Terza classe dei verbi forti

...

Verbi forti nel solo participio passato.

Uso DEL VERBO

Concordanza

187

vl

ivi

Transitivo e intransitivo
Attivo, riflessivo, passivo

189

191

Modi

194

Indicativo

ivi

Imperativo
Congiuntivo
Condizionale

ivi

195

>

196

Infinito

ivi

Gerundio

199

Participio

Tempi

200
201
202
203

nell'indicativo

>

Presente e imperfetto
Passato prossimo e remoto

Futuro

Tempi fuor

dell'indicativo

L'avverbio
Avverbi qualificativi

Ci e vi

Ne
Modi

avverbiali

e raddoppiati

204
205
206
207
208

QUO

Avverbi composti

ivi

ivi

Altre specie di avverbi


S

209

>

ivi

>

210

INDICE generale:

841

(Natura d'alcuni avverbi


Uso dklI'avverbio
;
Avverbi relativi
Avverbi in luogo di aggettivi
Usi speciali
La preposizione
Avverbi usati corno preposizioni
Preposizioni composte e modi prepositivi
Uso DELLA PREPOSIZIONE
Diversi uffici d'una stessa preposizione

Pag. 210

ivi

211

>

ivi

ivi

215
216
>

218
219

>

220

ivi

Di

221
> 222

Da
In

ivi

Con
Per

223

224
225

Casi speciali

226

La CONGIUNZIONE

ivi

Identico ufficio di preposizioni diverse

Congiunzioni composte e modi congiuntivi.


Avverbi usati come congiunzioni
Diverse specie di congiunzioni

Uso DELLA CONGIUNZIONE


Diversi

uffici

d'una stessa congiunzione

Che

...

227
229
>

ivi

>

230

ivi

231

Perch

>

232

E.

233

...'..,

Se
Per.

ivi

234

Avverbi usati come congiunzioni

>

ivi

L'ESCLAMAZIONE

235

Voci imitative

de'

suoni

Formazione delle parole

La

derivazione
Suffissi de'

nomi

e dagli aggettivi

Suffissi dei verbi

Avvertenza generale

La

composizione
Per mezzo d'un

238
239
240

ivi

>

249

250
251
252

>

nome

Per mezzo d'un aggettivo


Per mezzo d'un verbo

ivi

>

253

INDICE GENERALE

842

Per mezzo dei prefissi


Avvertenza generale
Formazione del periodo
Figure di sintassi
Modi e tempi nel periodo

Pag. 253
266

ivi

261

262

Collocazione delle parole

2G3

L'analisi

Uso della punteggiatura

2G5
268

Punteggiatura della proposizione


Punteggiatura del periodo

269

La Metrica

270
274

Elementi del verso


Varie specie di versi
La strofa e la rima
Varie specie di strofe
Esercizi

275

276
279

280
283
284
285

Sillabe

Parole
Leggi de' suoni
Troncamento ed elisione
Abbreviatura delle parole

Segni ortografici e segui di punteggiatura


La proposizione

nome

286

287

ivi

ivi

288

ivi

291

L'articolo

292

Uso dell'articolo

ivi

293

296

298
299

TI

Uso del nome

L'aggettivo

Uso dell'aggettivo
I numerali

pronome
Uso del pronome

II

Il

Uso del verbo

L'avverbio

Uso dell'avverbio

La

preposizione

Uso della preposizione

300
301

305

*
>

307
308

309

ivi

verbo

congiunzione
Uso della congiunzione

ivi

310

L'esclamatione

ivi

La

INDICE QENERALE

Formazione delle parole


Formazione del periodo
Uso della punteggiatura

343
Pag. 810

La Metrica
li'iLHUK

ANALITICO

311

>

312

313

>

315

ERRATA-COEEIGE.
A

pag. 178, alla fine del 517, aggiungi:

Volere.
vo',

Pres. ind. Voglio (e, innanzi ad altra parola,


familiare e poetico), vuoi (familiare e poetico vuo\ vol-

gare o'), vuole (antiquato e volgare vote), vogliamo (antiquato e dialettale volmo), volete, vogliono (dialettale e poetico vhmio).
Pass. rem. Volli, volle, vollero (volgari e poetici

Volsi,

voglia,

volse,

ecc.,

volsero).

Fut.

Vorr, ecc.

usati solo in pochi casi,

Pres. cong. Voglia, ecc.

Imp.

Vagli,

Cond. Vorrei,

ecc.

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