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Appunti Diritto Costituzionale Completi

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DIRITTO COSTITUZIONALE

22-02
XVIII disposizione: la Costituzione è la legge fondamentale.
Cenni storici
Si ha un netto taglio con la storia precedente (i manuali parlano invece di continuità dello stato).
Kelsen: “quando cambia la norma fondamentale dello stato, lo stato cambia”.

L’Italia dal 1943 al 1946 si trova in una difficile fase costituente, durante la quale si nota chiaramente
che la collettività è in grado da sé a dare un organizzazione → l’Italia era abituata ad essere suddita al
re, era impensabile che fosse indipendente.

2 giugno del 1946: referendum per l’elezione dell’assemblea costituente; la collettività italiana
conferisce mandato per fondare un nuovo ordinamento statale (non per ricostruire o continuare).

Artt. 1, 2, 3 → CODICE GENETICO DELLA COSTITUZIONE ITALIANA


Art. 1
Esso deriva direttamente della scelta istituzionale che i cittadini italiani fanno nel 1946: quella di
essere una repubblica. → Novità: l’Italia esce da assetti monarchici e autoritari.

 Italia: riferimento al paese in cui ha validità l’ordinamento. L’Italia è formata da un insieme di


culture, usanze, lingue; si rimanda dunque ad elementi non giuridici.
 Repubblica (art. 139 → la forma repubblicana non può essere soggetta a revisione) : forma di stato in
cui la carica del capo di stato deve essere elettiva e temporanea.
 Democrazia: delinea non solo l’elettività del capo dello stato ma di tutti i meccanismi che
rendono lo stato democratico; le scelte fondamentali sono affidate alla collettività o ai loro
rappresentanti.
 Fondata sul lavoro → principio laburista (artt. 4, 36, 38): perché il lavoro è un contributo alla
dignità propria e al progresso della società.

La sovranità (massimo potere) APPARTIENE al popolo (quoad titulum, quoad exercitius: come titolo e
come esercizio). L’appartenenza indica la persistenza: la sovranità è sempre del popolo. La
Costituzione contiene anche forme e limiti nell’esercizio della sovranità.
Il popolo esercita la sovranità mediante i propri rappresentanti: si avrebbe difficoltà ad affidare la
sovranità direttamente a una massa disorganica di persone.

Riflessione sui mutamenti che il termine “sovranità” subisce se è accompagnato all’aggettivo


“popolare”. Per comprendere la sovranità popolare è necessario comprendere come il popolo si
interfaccia con gli altri elementi direttivi: i primi 54 articoli della costituzione regolamentano ciò
(rapporti civili, etico-sociali, economici e politici).

Popolo: una moltitudine di persone stabilmente insediata, in grado di ordinare i propri rapporti. La
sovranità appartenente al popolo determina che anche le libertà siano implicate → la sovranità
popolare è la funzionalizzazione dell’organizzazione statale agli interessi della comunità popolare.
Ciò sta ad indicare che la comunità ha cambiato posizione all’interno dell’ordinamento (non più
sudditi ma cittadini).

La Costituzione prima di essere legge fondamentale dello Stato è legge fondamentale del popolo
italiano.
Art. 2 (subito dopo aver parlato della sovranità)
La repubblica (l’insieme delle istituzioni → art. 114) riconosce e garantisce i diritti inviolabili
dell’uomo. Non si parla più di diritti come mezzi di protezione dall’ingerenza statale ma di diritti come
mezzo di partecipazione alle forme di organizzazioni statale.

L’appartenenza della sovranità al popolo si comprende solo leggendo l’art. 1 assieme all’art. 2: la
sovranità è esercitata dal popolo grazie al riconoscimento dei diritti.

Triade di doveri inderogabili di solidarietà (politica, economica e sociale)


La solidarietà politica è anteposta agli altri doveri: i doveri dell’uomo sono dunque materia
fortemente politica.

23-02
L’art. 2 prevede il riconoscimento e la garanzia dei diritti inviolabili e ciò determina l’attribuzione della
qualità di soggetto privato a tutti gli uomini (cittadini e stranieri, i secondi in modo minore rispetto ai
primi).
L’art. 2 è una norma immediatamente precettiva i cui effetti sono determinati dallo stesso articolo.

La collettività popolare si qualifica come ordinamento generale, all’interno del quale vengono
collocate le altre istituzioni; prima della repubblica vi sono i singoli soggetti. → Il soggetto privato è
alla base dell’ordinamento.
Il termine “inviolabile” va a richiamare la “sacralità” della persona del sovrano: la sovranità nel nostro
ordinamento non è riconosciuta però ad un unico soggetto ma a una pluralità.

Emerge una sfera di autonomia privata costituzionalmente rilevante: essa è data dall’insieme delle
situazioni soggettive basate sull’art. 2, il che dà all’uomo la possibilità di organizzare autonomamente
la propria vita.

Art. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale (nella diversità c’è parità nella dignità): non è possibile
designare degli assetti gerarchici in relazione alla posizione sociale.
Sono eguali dinanzi alla legge: precetto immediatamente rivolto al legislatore, il quale non può porre
distinzioni che facciano leva su delle diversità.

Eguaglianza formale (primo comma): determina il principio di ragionevolezza delle leggi (quando
occorre deve saper distinguere). La costituzione prevede che il legislatore non debba discriminare,
non prevede che anche i privati debbano sottostare a tale divieto.

Eguaglianza sostanziale (secondo comma): mandato alla repubblica. → Legame forte con la sovranità.
La repubblica deve provvedere alla rimozione di ostacoli di fatto (= concretezza) al fine di ottenere
una
PARTECIPAZIONE PIENA ED EFFETTIVA DI TUTTI I CITTADINI ALL’ORGANIZZAZIONE POLITICA (tale
partecipazione deve avvenire ovviamente in condizione di eguaglianza).
L’eguaglianza sostanziale è un compito inesauribile.

24-02
Art. 4
Il lavoro è un valore fondante, tanto che lavorare costituisce un DIRITTO.
→ Art. 35 “La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni”: non si può discriminare
lavoro da lavoro (art. 3).
Art.5, organizzazione della Repubblica
“Riconosce e promuove” → Vi è un riconoscimento di preesistenza: in Italia, le autonomie locali sono
state la forma più antica di organizzazione politica; l’autonomia locale preesisteva all’unione
nazionale.

Principio di decentramento amministrativo: avvicinare gli uffici amministrativi al cittadino.

Tale articolo riflette sul piano dell’organizzazione amministrativa ciò che riguarda il popolo, la
sovranità popolare, l’uguaglianza.

Art. 6, tutela delle minoranze linguistiche


Disposizione molto importante che guarda alla realtà del nostro paese, ricco di minoranze
linguistiche. Si tratta di una disposizione che attribuisce una certa importanza alla lingua come mezzo
di comunicazione, sia lingua minoritaria che maggioritaria → ciò significa che il legislatore non può
limitare l’utilizzo di una lingua piuttosto che un altre per esprimersi.
Esso tutela anche la lingua dissenziente, ossia la lingua meno gradita alle maggioranze.

Art. 7
Principio di libera Chiesa e libero Stato → sono entrambi indipendenti e sovrani.
La norma è molto importante perché la storia della libertà costituzionali inizia con la libertà di credo
religioso.

Art. 8
Proclama l’eguaglianza delle confessioni religiose → piena libertà di confessione.
L’organizzazione delle confessioni religiose non devono contrastare con l’ordinamento giuridico
italiano: si ha una differenza con la Chiesa cattolica, la quale è completamente indipendente.

Così come per i patti lateranensi, anche per le relazioni con le altre confessioni si ha una riserva di
legge rinforzata: vi dev’essere un’intesa.

Art. 9
Promuove lo sviluppo della cultura = non cultura statale.
Tutela il paesaggio = avendo una concezione integrale del paesaggio, esso include anche la salute. Il
paesaggio non è solo quello naturale ma include anche le costruzioni (contributo antropico).
Patrimonio storico = l’80% del patrimonio storico artistico si trova in Italia.

Art. 10
Il primo comma riguarda il diritto internazionale consuetudinario, non pattizio.
Il secondo comma disciplina la condizione dello straniero, la quale è regolamentata dai trattati
internazionali.

01-03
Le premesse e le nozioni generali sono importanti perché si parte da un assunto: la costituzione è una
norma giuridica, in particolare è la legge fondamentale.
→ Consigliato: “introduzione alle scienze giuridiche” di Falzea.

Per poter capire la struttura giuridica della forma politica è necessario commentare norma per norma,
mantenendo però un approccio sistematico.
Nel diritto costituzionale è molto importante l’aspetto della prassi. Spesso i giuristi finiscono per
utilizzare l’elemento storico nell’interpretazione delle norme giuridiche: le norme non possono essere
interpretate in una sorta di “astratta purezza” che non ha alcun legame con la realtà.
→ L’elemento storico è importante: le norme, in particolare quelle costituzionali, sono poste per
durare quanto più a lungo possibile.

Se ci sono norme che non accettano di essere smentite dai fatti, sono proprio quelle costituzionali.

L’elemento storico ci fa capire come la normatività si è prodotta: a quali istituti concreti ha dato luogo,
come si è concretizzata.

→ Consigliato: “l’ordinamento giuridico” di Santi Romano.


Santi Romano insegna quanto sia importante il fatto organizzativo: ogni ordinamento organizzato è
già diritto. Per continuare ad essere, l’ordinamento deve declinare deontologicamente questo suo
essere.

Presidente della repubblica → polifunzionalità della controfirma (accettata dalla Corte Costituzionale)
 atto formalmente e sostanzialmente presidenziali: la controfirma ha una funzione notarile;
 atto formalmente presidenziali ma sostanzialmente governativi: la controfirma è di proposta;
 atti duali (atto formalmente presidenziale e contenuto che proviene dalla collaborazione tra
presidente della repubblica e governo).

Importanza data dal fatto, la norma non esiste se non vi è un fatto da disciplinare.
Fatto subspecie iuris: fatto come elemento che condiziona la norma.

Considerazione storica
La Costituzione italiana segna un punto di rottura con l’ordinamento precedente (secondo il prof.
Esposito), questo perché vi è stato un lungo periodo costituente in cui l’organizzazione autonoma
delle forze politiche dà un organizzazione in un periodo di assenza di regole.

Decisività delle norme costituzionali che si occupano di rapporti internazionali.


Teorie monistiche e internazionalistiche: il diritto statale è dipendente da quello internazionale.

Art. 11
È stato ritenuto come un articolo con il quale lo Stato rinunzia alla sovranità. Ordinamento a sovranità
limitata e sotto condizione → obbligo ad acconsentire alle limitazioni di sovranità qualora vi siano
determinate condizioni, indipendentemente dal fatto che gli altri stati lo facciano o meno (l’art. 11
parla però di condizioni di parità).

Particolare rilievo assume un disegno federalista europeo; a seguito del secondo dopoguerra si parla
di unione tra gli stati europei. L’idea federalista europea consenta una delle più importanti
periodizzazioni nella storia del diritto costituzionale del nostro paese.
- Periodo di ordinamenti paralleli (dal ‘57 – ai primi anni ‘70 del secolo scorso): la politica
economica nazionale convive con quella comunitaria, la quale opera sul mercato comune;
l’ordinamento comunitario preme su quello nazionale.
- Periodo di progressiva trasformazione/deformazione dell’impianto originario (dai primi anni
‘70 – al trattato di Maastricht): si ha una perdita di attributi di sovranità, l’Italia si predispone
unilateralmente a un processo federativo, l’ordinamento italiano inizia a prepararsi per
diventare elemento di una federazione. → Fenomeno singolare perché le federazioni si fanno
con raccordo di tutti i componenti e in questo caso l’Italia lo fa da sola.
Se non si rispetta il principio di eguaglianza si parla di vassallaggio e non di federazione.
- Periodo dell’affioramento costituzionale di questi mutamenti: a sua volta di divide in due
submomenti.
o Riforma del titolo V art. 117 comma 1: compaiono i vincoli dell’ordinamento
comunitario.
o Riforma del 2012: modifica alcuni punti dell’art. 81 (vincolo di equilibrio del bilancio),
97 (fondamento di legalità della pubblica amministrazione), 117 e 119. → Con tale
riforma, per la sola Italia il centro di impulso decisionale è posto a livello
dell’ordinamento italiano, a Bruxelles.

02-03
Le garanzie individuali non sono un fattore indipendente dall’organizzazione dei poteri, ma vi sono
strettamente legate. → Si può dire che un contenuto indispensabile della sovranità è proprio
l’organizzazione dei poteri.

L’organizzazione dei pubblici poteri è strettamente collegata alla scelta popolare del referendum del 2
giugno del 1946.

 Referendum del 1989: posto da una legge costituzionale, il quesito era rivolto ad attribuire al
parlamento europeo un mandato, il parlamento diventa un organo costituzionale. → Questo
referendum segnala che vi è stata una profonda modifica dell’ordinamento: quella che si
consuma sul piano delle funzioni, del ruolo e dei soggetti apicali dell’ordinamento del periodo
che va dal 78 all’82.

Occorre un nesso di coerenza tra forme di organizzazione della sovranità popolare e il principio
medesimo: essa è legata ad una serie di regole minime (per quanto variabile possa essere il modello)
e una serie di presupposti.

Art. 11 della Costituzione (si trova nei principi fondamentali).


 L’Italia rifiuta la guerra di attacco, come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali;
non può, ovviamente, rifiutare la guerra come strumento di difesa.
 L’Italia consente alle limitazioni di sovranità che garantiscono la pace tra le nazioni → si pensa
all’ONU; in realtà si è pensato che fosse una norma generale relativa all’apertura
dell’ordinamento italiano.

In realtà tale articolo fa riferimento all’Unione Europea. A livello europeo vengono istituiti degli organi
che vengono investiti di funzioni, il cui esercizio riduce corrispondentemente le funzioni statali. Viene
istituita anche una Corte di Giustizia la quale deve interpretare il diritto comunitario.

Tale comunità nasce come surrogato di un'altra comunità: si era pensato di istituire la comunità
europea di difesa. → Si voleva mettere in comune le forze armate degli stati come primo e decisivo
passo per arrivare alla formazione di una federazione; l’idea parte dai francesi ma sono gli stessi
francesi a fallire (uno degli argomenti forti che inducono ad abbandonare tale idea è che tale trattato
andrebbe a compromettere l’indipendenza degli stati singoli).
Internazionale: riguarda i rapporti tra nazioni
Sovranazionale: si prescinde dalla nazionalità
03-03
Si ha una comunità indipendente quando è in grado di darsi autonomamente un ordinamento
giuridico formato da istituzioni e norme giuridiche.

In questo periodo, si discute in modo particolarmente frequente riguardo il piano vaccinale e le diverse
compagnie che si sono impegnate a creare un vaccino. Ma vi è una domanda che sorge spontanea: può lo Stato
stipulare autonomamente un contratto con una casa farmaceutica? Da qui emerge il problema della forma di
Stato e di governo, eppure è fondamentale affermare che tutti gli STATI siano tali perché dispongono di una
determinata autodeterminazione.
Le comunità europee, a cominciare dalla comunità del carbone e dell’acciaio, nascono con l’intento di
far sì che al posto di rapporti interstatuali fragili e provvisori ci siano rapporti di continuità per attutire
i dissidi.
Le unioni di Stati sono di diverse tipologie e gli stati dovrebbero perdere la loro indipendenza e
sovranità per diventare una vera unione di Stato: non si è ancora arrivati a questo nemmeno con
l’Unione Europea.  I singoli paesi europei hanno svolto un proprio e singolo cammino europeo.

Ogni alterazione dell’organizzazione costituzionale dei tre poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario)
rischia di compromettere il principio di sovranità popolare.  I poteri sono più complessi in realtà,
ma tendiamo ad enumerarli in queste tre grandi categorie che si utilizza a partire da Montesquieu.
Il giurista non si può accontentare: deve analizzare e comprendere come sia articolato il principio di
sovranità popolare.  La prima ed essenziale forma di strutturazione del principio di sovranità sta nel
fatto che la Costituzione si preoccupa di identificare gli stessi ordinamenti giuridici della collettività. Il
complesso costituzionale è unitario, quindi è necessario toccare molteplici punti della costituzione. La
prima parte mostra quanto sia fondamentale il consenso popolare.

L’articolo 11 della Costituzione fa da veicolo per consentire all’Italia di integrarsi all’interno


dell’ordinamento europeo.
 L’articolo si riferisce alla sovranità strumentale dello Stato o alla sovranità popolare?
Si riferisce alla sovranità dello Stato (studieremo che la scelta del costituente del ‘48 è stata
indirizzata verso la forma di governo parlamentare).
ESEMPI:
1. Se da domani si volesse fare un’elezione di premierato, si discuterebbe se una scelta di questo
tipo sia o no conforme con la Costituzione  sovranità strumentale statale.
2. La corte costituzionale per quanto organo essenziale, resta un organo rappresentativo della
sovranità, ma non può rappresentare la sovranità popolare  riforma sottrattiva.
 Fino a dove si può spingere l’articolo 11? Basta un parità formale o ci deve essere una
eguaglianza più pregnante?
Quei mutamenti citati nell’articolo 11 sono potenzialmente suscettibili di incidere sui congegni
organizzativi statali. L’articolo è stato l’unico strumento utilizzato dalla Corte Costituzionale per
giustificare che con la legge si fossero assegnati ad organi diversi da quelli statali compiti
organizzativi, di esecuzione o amministrazione.
Non si è fatto un trattato negozio (uno Stato si impegna a fare o non fare determinate cose),
ma un trattato regolamento  incide sulla forma di governo.
La Corte comincia a delineare un’interpretazione dell’articolo 11 che lo trasforma da una
mera direttiva di politica estera in una NORMA ARCHITRAVE come tutt’oggi è considerata.

L’articolo 11 apre ai rapporti internazionali: l’Italia ripudia la guerra (se io mi impegno a fare o non
fare determinate cose, sto limitando la mia sovranità).
La corte si acconciò, con qualche esitazione, ad usare l’articolo come se esso dicesse che quando ci
sono trattati che anche indirettamente sono volti a perseguire fini di pace e giustizia  è autorizzata
la ratifica di questi trattati.
Era stata fatta una modifica costituzionale con norma di rango ordinale: vi era un dubbio di
legittimità.

Il trattato incide sull’organizzazione nazionale perché sottrae ai giudici nazionali il compito di giudicare
i trattati  è legittimo??? La Corte Costituzionale afferma che:
 il trattato di Roma persegue la pace tra le nazioni;
 la limitazione della sovranità è da intendere come una modifica del quadro costituzionale
delle competenze delegate dall’Unione Europea, affidare competenze del legislatore
nazionale rientra nell’articolo 11;
 il trattato può essere eseguito e ratificato anche con legge ordinaria perché il consenso alle
modifiche costituzionali è stato dato quando l’Italia ha acconsentito alle limitazioni di
sovranità. Ci può solo essere il controllo della Corte che può essere tardivo.
Critiche: Il trattato di Roma non persegue scopi di pace e giustizia, ma scopi economici. Non è un trattato
internazionale perché riguarda solo ALCUNI Stati, non tutti.

08-03
Cos’hanno in comune gli artt. 1 e 11? Vi sono coincidenze lessicali di grande rilievo (Italia, popolo,
limiti).
Baldo degli Ubaldi → “il concetto di popolo appartiene al diritto delle genti (si tratta di un concetto di
diritto internazionale), ma non può esistere un regime senza leggi o statuti; dunque per il fatto stesso
che il popolo esiste esso ha conseguentemente un regime nel suo stesso essere, così come ogni
animale è retto dal proprio spirito e dalla propria anima”.

Si può ritenere che l’art. 11 possa essere un consenso a tutti gli atti futuri che mirano al
raggiungimento della pace tra le nazioni? No, tale disposizione non sostituisce la prestazione del
consenso; vi è un problema di determinazione dell’oggetto (principio generale dei contratti che si
estende a tutte le norme pattizie).

“Consente alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia
fra le nazioni” → interpretazione sistematica con l’art. 1: “limitazione della sovranità” e “sovranità
esercitata secondo forme e limiti previsti della Costituzione”.

↓ RAGIONAMENTO CIRCA LA SOVRANITÁ ↓


Secondo l’art. 1 le forme e i limiti di esercizio della sovranità sono quelli previsti dalla Costituzione
DUNQUE se da qualche altra parte si parla di limitazioni di sovranità da contrarre in futuro (art. 11),
queste devono essere contratte con fonti di revisione costituzionale.
 Le limitazioni di sovranità dell’art. 11 (attuate con revisione costituzionale) devono sottostare
al limite dell’art. 139 (non è possibile alterare la forma repubblicana).

Forma repubblicana: non si riduce all’elettività del capo dello stato ma ricomprende: democrazia
(rappresentatività degli organi di vertice), eguaglianza (tra i consociati) e personalismo (riferimento a
tutte le libertà individuali che caratterizzano la forma di stato).

Sono dunque identificabili dei limiti alle limitazioni di sovranità:


- il raggiungimento della pace e giustizia tra popoli;
- la NON modifica della forma repubblicana.

L’art. 11 è pienamente inserito nel sistema costituzionale mentre spesso è stato trattato come norma
a sé: come se consentisse limitazioni di sovranità con semplice consenso da parte dei soggetti
favorevoli alla pace e giustizia tra le nazioni con legge ordinaria.

09-03
Concetto di limitazione di sovranità: se la riportiamo alle forme della Costituzione non è proprio in se
una limitazione, ma una revisione.
L’art. 11 ha un diretto collegamento con l’art. 1, il ciclo degli articoli principali si chiude con l’art. 12.
Lo sviluppo storico è andato ben oltre la costituzione, es. condizione di parità (riconfermazione
dell’assetto statuale, NON unilaterale cessione progressiva se non seguita anche dagli altri stati).

Referendum del 1989: episodio di storia repubblicana, fu sottoposto un referendum istituito con una
legge istituzionale singola, possibilità di conferire ai parlamentari di trasformare la comunità europea
→ riforma costituente. Non ebbe però effettiva attuazione: il problema era la mancanza di parità.

Limitazioni dell’art. 11 → Ci sono dei limiti alle limitazioni di sovranità, regola le eventuali
trasformazioni della repubblica.

Dopo l’art. 12 si apre la struttura dell’attività statuale → ossatura giuridica della collettività statuale.
Sono previste delle vere e proprie disposizioni giuridiche: si organizza la stessa collettività.

Nella Costituzione: DIRITTI E DOVERI DEI CITTADINI → rapporti civili


Perché si chiamano rapporti civili? Perché sono delle garanzie individuali essenziali di base che
presuppongono una tutela dell’individuo.
Es. libertà personale, libertà di domicilio, libertà di associazione, libertà del pensiero, libertà morale,
etc.

LIBERTÀ INDIVIDUALE → inviolabile (art. 13)


Comma 2: definisce le limitazioni della libertà personale, il bene tutelato è la disponibilità
biomeccanica della propria persona fisica (possibilità di muoversi liberamente).
Per garanzia si intende che si riconosce il bene da tutelare, e in quali casi e in quali luoghi si attuano
misure restrittive.
Es. in lockdown ci sono state tolte parzialmente o totalmente alcune libertà (libertà di aggregazione,
libertà di circolazione, etc.).

10-03
ART. 13  uno dei capisaldi sulle disposizioni sulle LIBERTA’ PERSONALI, perché rappresenta una specifica
disciplina di garanzia della libertà.

L’altra disposizione matrice sarebbe quella sulla libertà religiosa, che è stato il primo presidio della libertà
d’opinione che poi ha dato luogo alla libertà di manifestare il proprio pensiero.

La LIBERTA’ PERSONALE contiene un immediato riferimento, oltre all’inviolabilità della libertà, alla:

 RISERVA DI LEGGE
 RISERVA DI GIURISDIZIONE
Possono esserci casi di difficile soluzione circa il rapporto tra la LIBERTA’ PERSONALE e le altre
LIBERTA’ CONFINANTI (ESEMPIO: libertà di circolazione, di soggiorno). Abbiamo un caso di restrizione di
libertà personale quando ci sono misure restrittive di libertà di circolazione  il confine è molto labile.

ART. 13: fissa 2 capisaldi:


1. Riserva di legge  si intende il principio di DEMOCRAZIA, perché il procedimento di approvazione è
di tipo dialettico tra MAGGIORANZA e MINORANZA (minoranza che non è rappresentata nel governo).
[Da internet: la riserva di legge prevede che la disciplina di una determinata materia sia regolata soltanto dalla
legge primaria e non da fonti di tipo secondario ).
2. Riserva di giurisdizione  (Da internet: la riserva di giurisdizione è un principio giuridico che prevede che per
la disciplina di particolari materie, soprattutto per decisioni che attengono alla restrizione della libertà dell’uomo,
possa intervenire solo ed esclusivamente l’autorità giudiziaria e non, per esempio, l’autorità amministrativa.)

L’ART. 13 E IL 16 NON HANNO STESSE GARANZIE:


- ART. 13  c’è una riserva di legge e di giurisdizione; sembrerebbe applicabile a tutte le persone
che sono in rapporto con il nostro Stato. (“La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di
detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non
per atto motivato dell'autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge. In casi eccezionali di
necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge l'autorità di pubblica sicurezza può adottare
provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all'autorità giudiziaria e, se questa
non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto. È punita ogni
violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà. La legge stabilisce i limiti
massimi della carcerazione preventiva.”)

- ART. 16  c’è una riserva di legge rinforzata; non esiste una riserva di giurisdizione. Sembrerebbe
applicabile soltanto ai cittadini. (“Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte
del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di
sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche. Ogni cittadino è libero di uscire dal
territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge .”)

È importante stabilire se si applica l’art. 13 o il 16. Cosa distingue queste 2 libertà? QUALE DISPOSIZIONE
APPLICO? Con una misura che mi impedisce di muovermi, di circolare, di soggiornare altrove che non sia in
un certo comune, viene limitata LA LIBERTA’ PERSONALE: si è sottoposti ad una misura restrittiva, la quale
comporta:

 Una diminuzione della libertà di disposizione del proprio corpo perché si è confinati ad un certo territorio
 La sottoposizione al proprio controllo.

Quindi, quello che viene colpito non è soltanto il diritto di poter circolare e soggiornare nel territorio nazionale,
ma sono previsti dei presidi di CONTROLLO che consentano di SORVEGLIARE LA PERSONA  In questa
sorveglianza viene fuori il CONFINE e L’UNIONE nello stesso tempo tra:

- LIBERTA’ FISICA
- LIBERTA’ MORALE
Colpiscono anche la DIGNITA’ DELLA PERSONA (la sottopongo al controllo altrui).

L’art. 13 dice che “non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né
qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'autorità giudiziaria e nei soli
casi e modi previsti dalla legge”.

LA RISERVA DI LEGGE PUO’ ESSERE SODDISFATTA DALLA LEGGE O DA QUALSIASI ATTO AVENTE FORZA
O VALORE DI LEGGE?
Dal punto di vista degli usi affermati  è soddisfatta da qualunque atto avente forza di legge (non solo la
legge)  PERO’: se questa riserva trova fondamento nell’esigenza che misure di questo genere siano assunte
dalla rappresentanza di coloro i quali sono sottoposti alle misure (principio di sovranità popolare), non c’è
dubbio che il soddisfacimento c’è solo con la LEGGE: solo la legge, quindi, soddisfa queste esigenze.

NEL DECRETO LEGISLATIVO (atto avente forza di legge, non legge) c’è questa particolarità: c’è una LEGGE DI
DELEGA che indica al governo i principi e criteri direttivi ecc. Se non rispetta i principi che ci sono nella legge
di delega, allora è INCOSTITUZIONALE ai sensi dell’art. 70.

IN TUTTI I CODICI (soprattutto penale) SONO TUTTI DECRETI LEGISLATIVI (atti aventi forza di legge),
NON SONO LEGGI  il decreto legislativo si utilizza, infatti, anche quando si tratta di testi normativi
particolarmente complessi. Il Parlamento fissa i punti essenziali, ma delega la soluzione al governo. Viene
utilizzato più spesso il decreto legislativo, di fatto, però dovremmo utilizzare piuttosto la legge che l’atto
avente forza di legge. (decreto legislativo= ha forza e valore di legge; il decreto legge ha forza ma non valore
di legge).
RISERVA DI GIURISDIZIONE
Risponde ad un PRINCIPIO DI STRUTTURA del nostro ordinamento, cioè al PRINCIPIO DI SEPARAZIONE
DEI POTERI  se la misura fosse adottata solo da un legislatore sarebbe incostituzionale. È importante per 2
aspetti:

 Risponde concretamente al principio di separazione dei poteri : uno degli scopi è proprio evitare
quelle concentrazioni di tutti i poteri a capo di un unico plesso organico.

 C’è la garanzia della motivazione, cioè del PROVVEDIMENTO MOTIVATO: innanzitutto occorre
tenere presente che l’art. 111 Cost. richiede, al 6° comma, che “TUTTI I PROVVEDIMENTI
GIURISDIZIONALI DEVONO ESSERE MOTIVATI”  è una GARANZIA ESTREMAMENTE IMPORTANTE, anche
perché il giudice è un terzo IMPARZIALE rispetto alle parti, non è parte in causa.

La legge è GENERALE e ASTRATTA. Ma bisogna vedere quando in concreto ricorrono questi elementi: ecco
la MOTIVAZIONE  la motivazione è un elemento importantissimo, è anche un elemento CULTURALE
importantissimo: che un atto debba essere motivato significa che deve dare conto alla LOGICITA’ della sua
disposizione. Tutte le autorità diverse da quella legislativa devono motivare i propri atti: dev’essere a tutti
conoscibile.  è importante perché sono gli atti giurisdizionali - insieme agli atti amministrativi – i mezzi
attraverso i quali vengono concretizzati gli effetti di legge a carico della sfera individuale.

Quindi, è molto importante che ci sia una motivazione: è vero che la legge è un “gigante”, ma ha bisogno
della collaborazione, della MEDIAZIONE APPLICATIVA che può essere:

 Quella spontanea dei soggetti (vedi DIRITTO PRIVATO)


 O quella autoritativa degli organi dello Stato (AMMINISTRAZIONE e GIURISDIZIONE)  Quando si tratta di
CONCRETIZZAZIONE AUTORITATIVA UNILATERALE (con atto dell’amministrazione o del potere
giudiziario), ecco che è importante la MOTIVAZIONE: l’art. 101 dice che LA GIUSTIZIA è AMMINISTRATA IN
NOME DEL POPOLO.

La motivazione serve quindi per:


 darsi conto della logica di quel provvedimento
 e per poter, eventualmente, impugnare il provvedimento di fronte alle autorità competenti
 cioè è IMPORTANTISSIMA ANCHE AI FINI DELLA DIFESA.

3° COMMA DELL’ART. 13  “In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente


dalla legge l'autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono
essere comunicati entro 48 ore all'autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive
48 ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto”  è una disposizione estremamente
importante. Nasce da un’esigenza concreta: si sa che talvolta la tutela della sicurezza dell’ordine pubblico
richiede un intervento che non può subire i ritardi dovuti alla richiesta dell’intervento dell’autorità
giudiziaria, quindi l’autorità di pubblica sicurezza deve INTERVENIRE DIRETTAMENTE  Ma si deve trattare di
CASI LIMITE, ECCEZIONALI DI NECESSITA’ E DI URGENZA, indicati “TASSATIVAMENTE DALLA LEGGE”
(riserva di legge rinforzata).

“TASSATIVAMENTE” SIGNIFICA CHE SONO QUEI CASI, QUELLI E SOLO QUELLI: NON è AMMISSIBILE ALCUNA
INTERPRETAZIONE ESTENSIVA O ANALOGICA.

Se l’autorità giudiziaria non convalida entro le successive 48 ore (esempio arresto, misure ispettive, di
perquisizione, ecc.), queste misure DECADONO COME SE NON AVESSERO MAI AVUTO EFFETTO, vengono
“travolti retroattivamente”  per il FAVOR LIBERTATIS; con conseguenze, eventualmente, ANCHE
RISARCITORIE (ove si possa dimostrare che ci sia stato un abuso).

COMMA 4 DELL’ART. 13  “È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque
sottoposte a restrizioni di libertà. La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.”
 è importante perché emergono:

- IL VALORE DELLA DIGNITA’


- L’INTEGRITA’ FISICA

La dignità della persona dev’essere COMUNQUE rispettata. Questo si ricollega anche all’art. 27 comma 3
(“le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione
del condannato”): c’è sempre una FINALITA’ RIABILITATIVA, anche nelle misure di restrizione della libertà.

La Costituzione intende che venga punita OGNI VIOLENZA FISICA E MORALE.

La legge stabilisce i LIMITI MASSIMI DELLA CARCERAZIONE PREVENTIVA  si riferisce ad un uso


smodato della carcerazione preventiva (la carcerazione preventiva è la sottrazione della libertà personale
prima, in attesa del giudizio, non a giudizio già eseguito, o in attesa di un 2° grado di giudizio). La carcerazione
preventiva può diventare una VIOLENZA MORALE.  la Costituzione non stabilisce i limiti massimi, ma impone
l’obbligo di determinare i limiti nei casi concreti; non si può stabilire un limite massimo in astratto per tutti.

ART. 14: INVIOLABILITA’ DEL DOMICILIO DELLA PERSONA  “Il domicilio è inviolabile. Non
vi si possono eseguire ispezioni o perquisizioni o sequestri, se non nei casi e modi stabiliti dalla legge
secondo le garanzie prescritte per la tutela della libertà personale. Gli accertamenti e le ispezioni
per motivi di sanità e di incolumità pubblica o a fini economici e fiscali sono regolati da leggi
speciali.”
Si apre con un comma secchissimo: “IL DOMICILIO È INVIOLABILE”: per rispettare l’inviolabilità della persona
si predica l’inviolabilità di un domicilio. Le GARANZIE applicate sono quelle delle libertà personali.

COS’è IL DOMICILIO?  La nozione civilistica lo definisce come la sede principale dei propri affari. Il
domicilio è OGNI LUOGO, SPAZIO SUSCETTIBILE DI INTERCLUSIONE RISPETTO ALL’ESTERNO, NEL
QUALE LA PERSONA ABBIA UN TITOLO PER DISPORRE E DISPONGA IN EFFETTI . A prescindere dalla
natura dell’attività svolta, può essere la propria residenza o la dimora (stanza d’albergo o presa in affitto per
poche settimane).

15-03
Quali sono i caratteri dello stato liberale?
Forma di stato = risente del contesto culturale/sociale/religioso. Rapporti tra cittadini e vertice.
Forma di governo = modo con cui il potere di imperio è concentrato e distribuito tra gli organi di
vertice (parlamento, governo, etc..).

Elementi importanti:
 BORGHESIA (substrato portante)
 PRINCIPIO DI LEGITTIMAZIONE DEL POTERE STATALE.

Assicurare una garanzia alla classe portante del nuovo mondo = borghesia. Se questa è la necessità,
tutelarla attraverso la tutela della proprietà; tutto sarà commisurato a questa esigenza (es.
Costituzione francese art.6).
Cosa si chiede allo stato?
Una finalità di garanzia, uno strumento che tuteli i diritti dei cittadini. Lo stato serve a tutela le libertà
e i diritti, ma questa tutela non è fine a se stessa, è finalizzata allo sviluppo della classe borghese.

Qual è il ruolo dello stato?


Lo stato deve intervenire il meno possibile => Stato minimo. È lo stato del laisser- faire. Il suo ruolo è
quello di astenersi, e questo coincide con la teoria degli effetti riflessi (lo stato si autolimita, la
conseguenza di questa autolimitazione è la consistenza dei diritti riconosciuti ai cittadini. Questi diritti
non hanno una proprio garanzia, l'unica garanzia è il fatto che vengano riconosciuti dal sovrano).
I doveri riconosciuti allo stato sono la tutela, l'adempimento dei diritti dei cittadini, per il resto non
deve intervenire rispetto alle ingiustizie (es. povertà).

[Darwin - siamo nell'800: impostazione culturale di tipo positivistico/determinismo. Non c'è


imprevedibile come categoria mentale. Gli studi di Darwin hanno una duplice valenza, la prima di tipo
deterministico ("è inevitabile che sia così" => la natura che è così).
SE nella natura vi sono categorie che soccombono, alcune prevalgono e altre no, se questo accade:
NON C'È NIENTE DI MALE CHE ACCADA LO STESSO NELLA VITA SOCIALE ED ECONOMICA.]
Spencer sviluppa questo modello "darwinismo sociale" ➡ la giustificazione delle ingiustizie.

Lo stato liberale serve a garantire i diritti della classe borghese, divenendo uno stato astensionista,
intervenendo soltanto ad adempiere la finalità garantistica.
Per cui questo modello dell'800 è ancora in voga (es. Berlusconi che dice "meno tasse per tutti).
Questo genera che lo sviluppo economico sia autonomo e quindi genera disuguaglianze.

In realtà però lo stato è intervenuto (es. ferrovia, grandi opere…) il problema era far convivere gli
interessi della borghesia e alcune grandi opere che non potevano essere compiute da singoli
imprenditori.
→ Gli interventi servono a favorire la borghesia nello sviluppo industriale, motivo per cui lo
stato liberale si afferma dove esiste una borghesia industriale affermata (es. Inghilterra); in
altri stati dove la borghesia industriale è debole, l'intervento del potere pubblico è più deciso
(es. Spagna con il totalitarismo).
La borghesia chiede aiuto al potere pubblico nel suo sviluppo, lo stato può favorire questo sviluppo,
lasciando il più possibile con poche regole (es. nascita FIAT).
Successivamente la borghesia, in seguito alle disuguaglianze, ai moti rivoluzionari, gli scioperi, il loro
sviluppo era messo al repentaglio e quindi non chiede più l'astensione del potere pubblico, ma un
intervento deciso, militare (“quando c'era il duce i treni arrivano i treni puntuali").
IL FASCISMO, IL NAZISMO SONO LO SVILUPPO DI UN CERTO MODELLO DI IMPIANTO CHE SERVE ALLO
SVILUPPO DI UNA CERTA CLASSE.

In Russia non c'era la borghesia, c'era una forte classe di agricoltori, c'era una grande crisi economica
e qui mancando la borghesia c'è la rivoluzione del comunismo, parallelamente al fascismo.

Parliamo di un modello (liberale) che i giuristi chiamano STATO MONOCLASSE (prevalenza delle
esigenze della classe borghese).

Il terzo carattere dello stato liberale sono le libertà. La sfera delle libertà dello stato liberale sono le
libertà negative, ossia individuali.
(Libertà negative perché l'esercizio di esse comportano che lo stato si deve negare. Il potere pubblico
non interviene.)

Sono pochissime queste libertà: libertà funzionali allo sviluppo della classe borghese (religione,
domicilio, stampa..) => LIBERTÀ NEGATIVE/INDIVIDUALI.
Sono libertà che riguardano la singola persona, mancano quelle libertà che invece sono previste
dall'articolo 2 della nostra costituzione.
"La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali
ove si svolge la sua personalità ".
Mancano le libertà relazionali e quelle che riguardano il pluralismo, l'uomo che si sviluppa.

Questo perché la mentalità del 700 è l'opposto.


Nell' Émile di Jean Jacques Rousseau, il compito dell'educatore è quello di preservare lo stato di
natura. L'educatore non deve intromettersi, perché se lo fa sporca il "Candide" (altra opera), macchia
la purezza dello stato di natura (es. attraverso chiesa, associazioni…).
Il bambino deve crescere isolato, lontano da tutto (Robinson Crusoe).
Tutto questo si traduce nelle carte costituzionali.
 Le libertà dell'800 sono libertà si esercitano nella negazione del potere pubblico, sono
pochissime e sono negative e individuali, sono funzionali a consentire lo sviluppo dell'impianto
proprietario.

Art. 26 statuto Albertino: " TUTTE LE LIBERTÀ INDIVIDUALI SONO GARANTITE "
Art. (non ha detto il numero) dichiarazione francese: " Gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali
nei diritti".

CHE COSA SONO LE LIBERTÀ E I LIMITI?


Ciascuno di noi ha una capacità innovativa limitata. Essa consiste nello sviluppare un patrimonio
culturale che già si ha. (La conoscenza funziona per fiducia).
Art. 4 dichiarazione francese: " La libertà consiste nel poter fare tutto ciò che non nuoce ad
altri: così, l’esercizio dei diritti naturali di ciascun uomo ha come limiti solo quelli che
assicurano agli altri membri della società il godimento di questi stessi diritti. Tali limiti possono
essere determinati solo dalla Legge."
Raramente il proprio pensiero è originale, esso replica un modello (es. domanda sulla libertà, gli
studenti rispondono con nozioni che fanno parte del modello post illuministico, perché è tale la loro
formazione: hanno imparato quello a scuola.)

→ Ci sono diverse forme di libertà, la nostra costituzione prende le vecchie e le sviluppa, ma ci sono
altre nuove.

16-03
Per domicilio si può intendere un luogo, separato dall’esterno, in cui si può esercitare il diritto di
includere o escludere altri, a proprio piacimento: questo è volto a garantire la separatezza del luogo di
cui si dispone dal resto del mondo. La libertà di domicilio è inviolabile, fondamentale.
La definizione costituzionale è diversa da quella civilistica. La definizione costituzionale si avvicina
maggiormente alla definizione penalistica. Il domicilio dell’articolo 14 parte dalla definizione di
“inviolabilità” (libertà di disposizione biomeccanica del proprio corpo → tutela della sùitas →tutela
dell’habeas corpus, ovvero un istituto derivante dal diritto anglosassone che garantisce all’individuo di
poter disporre del proprio corpo).
Inviolabile è la libertà della persona, inviolabile è il domicilio.
La tecnica normativa, in entrambi gli articoli, è esattamente identica. Art. 13 comma 1: “la libertà
personale è inviolabile”; art. 14 comma 1: “il domicilio è inviolabile”. Da ciò comprendiamo che la
singola disposizione è sempre collegata ad altre disposizioni: è parte, quindi, di un più ampio testo che
comprende altre disposizioni.
Nella Costituzione, ciascun articolo è collegato con gli altri 138: alcuni sono più legati fra loro, ma vi è
sempre un legame fra tutti.
Fra il 13 e il 14 la sistematicità si vede nella ripetizione del modulo lessicale utilizzato.
L’articolo 15 afferma che “la libertà e la segretezza della corrispondenza di ogni altra forma di
comunicazione sono inviolabili”.
Gli art. 13, 14, 15 garantiscono in senso ampio la tutela dell’habeas corpus, la tutela della suitas, della
property anglosassone, da intendere in senso morale: la garanzia, da non dare mai per scontata, che
la disposizione del proprio corpo, la signoria su un luogo separato dall’esterno e la segretezza della
corrispondenza con altri soggetti sono fortemente garantiti come triade essenziale.
L’inviolabilità è strettamente connessa all’irrivedibilità (art. 139 Costituzione).
Questa triade di articoli è alla base della forma Repubblicana del nostro Stato.
Sempre per definire il domicilio, dobbiamo necessariamente far riferimento anche al secondo comma
dell’articolo 14.
→ “Non vi si possono eseguire (nel domicilio) ispezioni o perquisizioni o sequestri, se non nei casi e
modi stabiliti dalla legge secondo le garanzie prescritte per la tutela della libertà personale”.
Il nesso è talmente forte che il secondo comma dell’articolo 14 rinvia all’articolo 13, adottando al suo
interno un riferimento alla libertà personale.
Il domicilio in senso costituzionale è ogni spazio, separato dall’esterno, di cui la persona possa
disporre, ammettendo oppure escludendo gli altri: ciò, tuttavia, non implica che sia un luogo di cui
possa disporre io soltanto (pensiamo, infatti, al caso del domicilio familiare, in cui tutti i componenti
del nucleo familiare godono della libertà di domicilio). Il problema si pone in caso di conflitto: ad
esempio, ipotizziamo che si presenti una persona che è gradita a me e sgradita a mia madre → come
si regolerà questo conflitto? (non ha dato una spiegazione)
Domicilio e persona sono due concetti intimamente legati tra loro: al domicilio è attribuita la stessa
tutela riservata alla persona. Il procedimento interpretativo e l’analisi attenta del testo ci portano a
dire che c’è un’indicazione univoca: il domicilio non può essere solo una “residenza”, escludendo il
suo significato civilistico.
Il titolare dei diritti espressi negli articoli 14 e 15 è il popolo, che è sovrano. Sovranità popolare e
libertà, non a caso, sono concetti molto vicini tra loro.
Andiamo ora ad analizzare il terzo comma dell’articolo 14.
→ “Gli accertamenti e le ispezioni per motivi di sanità e di incolumità pubblica o a fini economici o
fiscali sono regolati da leggi speciali.”
Questo comma ha fatto molto discutere, perché in sé per sé sembrerebbe una specie di corpo
estraneo rispetto al II comma, che recita che “qualsivoglia intrusione nel domicilio è coperta dalle
garanzie che tutelano la libertà personale”.
Ispezioni e accertamenti sono pur sempre intrusivi fisicamente, quindi possiamo dire che in un certo
senso “violerebbero” le libertà di domicilio. Quindi, che significato e che funzione ha questo comma
finale? → innanzitutto, il riferimento a leggi speciali costituisce una riserva di legge rafforzata. Quindi,
in primo luogo, devono esserci leggi speciali che prevedano specificamente questo tipo di misure (=
accertamenti e ispezioni esclusivamente per questi fini). Una grande differenza da puntualizzare è
che, per le leggi speciali, non è prevista la riserva di giurisdizione.
Il fatto che non sia richiesta la riserva di giurisdizione a quali conclusioni ci porta? L’assenza di riserva
di giurisdizione determina innanzitutto l’assenza di perquisizioni e sequestri.
Inoltre, il fatto che nel terzo comma siano previste minori garanzie rende il terzo comma più o meno
forte del secondo comma? Le garanzie, in realtà, sono sempre le stesse, nel senso che l’esecuzione di
misure invasive, sia della libertà domiciliare sia della libertà personale, non può essere portata ad
effetto contro la volontà, se non mediante un atto motivato dall’autorità giudiziaria.
Secondo comma prevede misure coercitive = misure che si possono eseguire anche senza la volontà
della persona
Terzo comma prevede misure obbligatorie = misure che non si possono portare ad effetto senza la
collaborazione della persona che vi è sottoposta e che, nel caso di rifiuto, implicano la necessità di
chiedere al magistrato un mandato perché c’è stata una violazione che di per sé coinciderà con la
ragione per chiedere una misura coercitiva.

17-03
OSSERVAZIONE → l’inviolabilità era una caratteristica tipica della persona del re.

Si ha, quindi, una corrispondenza tra inviolabilità degli art. 13-14-15 e dell’art.2 con l’inviolabilità del
sovrano: tale corrispondenza ha le sue radici nella riconfigurazione della sovranità → si costituisce un
altro grande soggetto, titolare di un potere sovrano rispetto a tutti gli altri soggetti.
La sovranità attribuita al popolo determina un mutamento della sovranità stessa.

La sovranità popolare della Costituzione italiana corrisponde a una verità storica.


Secondo il prof. Esposito, non abbiamo avuto un biennio costituente (‘46-‘48), ma un quinquennio
costituente (dallo scioglimento del fascismo nel ‘43, fino al ‘48) → si tratta di un periodo difficile in cui
la comunità italiana, stanca di un regime per cui non aveva più nessun consenso, grazie alla guida
dalle forze politiche riesce a darsi un ordinamento provvisorio: in questo un momento della storia
italiana NON C’È UNO STATO, eppure la collettività riesce a darsi un ordine.

In questo periodo l’Italia sperimenta cosa significhi “sovranità popolare” dal punto di vista
costituente. Il popolo ha sperimentato in concreto la propria capacità di darsi un ordine (la capacità di
autogoverno) e conferisce un mandato che preservi questa acquisizione → non vengono ceduti tutti i
poteri, con una delega permanente, il popolo conserva qualcosa.

Vi sono tre elementi cardine che vengono fuori da quel periodo:


1. il popolo esiste ed è capace di auto-organizzarsi → fuori dallo Stato non c’è solo una massa
disarticolata e disorganizzata;
2. la possibilità che il popolo mantenga una preminenza rispetto allo Stato, indirizzando lo
stesso e rendendolo strumento per il raggiungimento dei propri obiettivi;
3. l’indispensabilità di garantire la permanenza in capo al popolo di taluni poteri,
precedentemente assorbiti nella sovranità dello Stato.
Si comprende che una condizione essenziale per garantire la sovranità popolare è garantire al popolo
alcuni poteri: ciò si evince dalla Costituzione → essa va oltre la semplice garanzia di separazione tra
Stato e società civile.

Art. 3, comma 2. Si parla di un’organizzazione politica, economica e sociale → fa riferimento a
un’organizzazione di cui lo Stato fa parte, ma tale organizzazione non si estingue in esso.
 E tale organizzazione si forma e si mantiene proprio con l’esercizio dei diritti politici,
economici, etico-civili e sociali.

Si vuole che il popolo rimanga al plurale: in un organizzazione in cui sono mantenute le differenze,
innanzitutto mediante l’esercizio dei diritti. → SOVRANITÀ DI UNA PLURALITÀ.

Il costituente vuole che sia la persona concreta, attraverso l’esercizio dei diritti previsti dalla sovranità
popolare, a partecipare ai processi decisionali → PERSONALISMO COSTITUZIONALE.

22-03
FORMA DI GOVERNO apparato concettuale con cui organizziamo lo studio delle varie Costituzioni
ed organi costituzionali. Essa va studiata molto attentamente con riferimento alle varie forme di
governo: l’Italia ha una forma parlamentare.
Per studiare la forma di governo vigente in Italia è fondamentale fare riferimento a vicende storiche
con comparazione diacronica (temporale) per casi estremamente generali.
Il periodo costituente non si è esteso dal 2 giugno 1946 al 1 gennaio 1948 per soli due anni, ma fu
almeno un quinquennio. Ci fu un periodo di transizione da quello statutario a quello repubblicano, ci
fu un passaggio non immediato. (Si ritiene che ogni Venti anni si registrano in Italia, per la storia
costituzionale, degli eventi disponenti di caratteristiche comuni).
Il 3 luglio del 1943 ci fu il Gran Consiglio, l’organo attraverso cui viene la distinzione tra norme
ordinarie e straordinarie. Mussolini, duce del fascismo, si dimette il 25 luglio del 1943.  vi era stata
una sottoposizione del partito allo Stato.
Nel settembre del ’43, riemerge Vittorio Emanuele, Badoglio è nominato capo del governo: l’Italia si
distingue per la sua machiavellicità l’Italia contro tutti perché c’è un’incongruenza tra la stipula
dell’armistizio e la nomina di Badoglio. Questa mossa salva l’Italia perchè si evita così la debellatio
totale. (Il Regno Unito pensava volentieri di avere l’Italia come protettorato).
L’Italia viene divisa in due parti che si chiamerebbero PROTETTORATI in diritto internazionale:

 Il Regno del Sud esponenti della democrazia cristiana e esponenti del partito comunista;
 Repubblica sociale italianaRepubblica di Salò
Con l’entrata in vigore della Costituzione, l’ordinamento provvisorio viene ratificato con una
conversione in legge. L’ordinamento provvisorio è un elemento contestuale della costituzione.
Nel ’43, in una situazione di disordine e confusione, si chiede al re di esercitare i poteri che la
monarchia aveva avuto per poco tempo in quanto la forma di governo si era modificata.
Con l’alleanza con i tedeschi e con le leggi raziali, il fascismo si era alienato la lista dei candidati era
espressa da altri e non vi era una preferenza da esprimere (First Fast Post System).
Dopo l8 settembre, le forze politiche si animano e si stipula l’armistizio, nel frattempo si cominciano a
vedere le crepe dello stesso sistema statutario le forze politiche continuavano ad agire. Il governo
Badoglio subiva una serie di limitazioni tra cui l’esercizio di competenza degli alleati di esercizio di
controllo.
Ci saranno, poi, altri governi che erediteranno queste condizionalità esterne.
I partiti politici, nonostante le diverse ideologie, si organizzano in COMITATI DI LIBERAZIONE
NAZIONALE prima a Roma e poi se ne formano alcuni locali che agiscono al centro-nord.
Vengono riunite forze politiche tra loro lontanissime. Tutti, a pieno titolo, partecipano alla lotta di
liberazione e condividono l’unità tenuta dai partiti per ausiliare gli alleati nella riconquista dei
territori italiani rimasti in mano straniera.
Si è parlato di 3 Italia in quel periodo:
1. Italia di Mussolini
2. Italia di Badoglio
3. Italia antifascista
Non si arrivò all’abdicazione, ma il ritiro di Vittorio Emanuele ci fu un ordine del giorno di convocare
il popolo per decidere sulla forma di governo. Ci fu la cosiddetta svolta di Salerno nel 1944 che
coincide con la liberazione della Capitale.
Si parla di unità metodologica. Il popolo non si può ancora esprimere liberamente ed esercitare i
diritti della democraticità, ma ci sono dei governi come quelli De Gaspari fino ad arrivare alla
Costituente (dove erano rappresentati 15 partiti) le cui elezioni avvengono per mezzo di un sistema
proporzionale puro.
(Anche il governo odierno con Draghi trova il suo seme nella Costituente. Si parla di frammentazione
di un governo già frammentato.)
Questo ruolo è prestatuale ( non vi è il vecchio Stato né un nuovo Stato si era formato) e
preponderante dei partiti.
IL METODO DI COALIZIONE NEGOZIATA SI RITROVA NELLA FORMA DI GOVERNO CONCRETAMENTE.
Vi è un ipertesto al di là del testo che sta nel vedere quel che succede per i comitati di liberazione
svolgono attraverso un lavoro di mediazione che convertono le lacerazioni in interessi più o meno
durevoli.
Non c’è un Parlamento in cui si possa fare la conta dei voti, è difficile computare e capire chi abbia più
o meno voti. Bonomi diventa presidente del consiglio la cui nomina viene in seguito ad una
consultazione con gli alleati. Non c’è più il giuramento al re, ma adesso ci membri giurano di
esercitare la loro funzione dell’interesse della nazione, e il luogotenente si allea con gli alleati ed
emana gli atti normativi del governo. (ricordando il presidente della Repubblica in una funzione quasi
notarile).
Il ruolo cambia se il contesto politico di riferimento cambia.
ELEMENTO DI SOVRAPOSITIVITA’ CONVENZIONALE DELL’AZIONE DI FORZE DI GOVERNO si
sovrappone alle regole scritto (anche nella forma di governo vigente è così).
Il nostro sistema è governato più dalle convinzioni che dal diritto scritto LE CONVENZIONI SONO
IMPORTANTISSIME E QUESTO CE LO DIMOSTRA ANCHE LA STORIA REPUBBLICANA.
I partiti si identificano con lo Stato tanto che si sostituisce il partito unico con partiti plurimi che si
identificano comunque con lo Stato. Ci sono stato vari problemi con la partitocrazia.
Della costituzione italiana sarà più volte denunciata una discordanza: la prima parte è modernissima,
la seconda riprende, correggendolo, quello prefascista. La genesi della Costituzione ci permette di
capire meglio è difficile tuttavia capire cosa e come sia successo che via via abbiamo ceduto
sovranità o legge ordinaria, se non ci riferiamo a quei partiti che hanno una tale forza vigente in Italia
fino agli anni ’90.
Questa forza di legittimazione consentiva alla legge ordinaria di fare modifiche alla Costituzione senza
passare per la revisione.
Il nostro costituente si ispira, tra le altre straniere, a quella francese del ’46 che viene accantonata
poco dopo dai francesi i vizi che qui venivano denunciati e risolti, da noi invece non accade.

23-03
Data la forte diversità tra i partiti, il fattore compromissorio è l’unico elemento di congiunzione che
determina la sovrapposizione al sistema delle regole formali, di un sistema di norme convenzionali,
che regolano i rapporti reciproci. Possiamo dire che queste norme convenzionali si pongono al di
sopra della costituzione stessa. E’ un sistema ulteriore di norme che si sovrappone a quelle scritte, e
sono decisive perché i partiti tendono più a rispettare le convenzioni che le norme scritte. Le forze
politiche maggiori sono portatrici di idee tra loro non conciliabili, ecco perché è necessario un metodo
compromissorio. Vi è un patto condiviso nel metodo. Inoltre, le forze politiche agiscono su un
territorio fortemente frammentato. Si può mettere in dubbio che in Italia sia stata raggiunta la vera e
propria forma di stato. La formula partitica diventa poi decisiva per il nostro ordinamento.
Si può dire che il periodo transitorio inizia con un atto sovrano del popolo, rappresentato dai CLN
senza avere alle spalle qualche forma di elezione, ma quasi per auto-rappresentanza.
La seconda fase dell’ordinamento transitorio prende avvio con il referendum nazionale. La scelta
istituzionale viene affidata al popolo: la motivazione era dettata dal fatto che, da un punto di vista
strettamente politico, grazie al popolo il Re avrebbe avuto maggiore possibilità di essere accettato,
affidandosi invece all’assemblea si sarebbe scelta sicuramente la repubblica. Ancora una volta, questa
decisione ha diviso in due l’Italia, dato che i settentrionali erano favorevoli alla repubblica, mentre la
popolazione meridionale favorevole alla monarchia (ricordando che il re, spostandosi da Roma, si era
recato proprio nel sud).
Il risultato è favorevole alla Repubblica, con una serie di contestazioni circa le votazioni.
L’art. 1 e l’art. 139 sono disposizioni cognitive riferite alla sovranità popolare.
L’assemblea viene poi eletta con il sistema proporzionale puro che consente la totale traduzione dei
voti, in seggi (nessun voto va ‘’sprecato’’), il voto è uguale sia nell’input che nell’output (linguaggio
strettamente politico).
La composizione risulta essere estremamente variegata, con 15 partiti politici.
Il potere legislativo resta al governo, tranne la materia costituzionale, la materia elettorale e
l’autorizzazione dei trattati nazionali che vengono affidati all’Assemblea Costituente.
Il lavoro della Costituente, era stato anticipato intorno al 45 dai lavori di un Ministero della
costituente che fece un grande lavoro.
Il clima collaborativo e capacitivo ebbe un risultato felicissimo della Costituzione, che entra in vigore il
1 Gennaio 1948. Nella primavera dello stesso anno, si avranno poi le prime elezioni post-
costituzionali. (Fine
della parte storica)
Le disposizioni in materia di forma di governo sono quelle dedicate al Governo, specialmente nella
parte seconda ripartita tra: Parlamento, Presidente della Repubblica e Governo. Tale modello
riprende il vecchio modello pre-costituzionale.
La prima disposizione fondamentale è quella dell’art. 92 della Costituzione:
‘’Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei ministri, che costituiscono
insieme il Consiglio dei ministri. *Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei
ministri e, su proposta di questo, i ministri’’.
(La forma di governo si desume da un’attenta analisi di tutti gli organi istituzionali).
L’art. 92 manifesta una componente di collegialità; il vertice è dunque di tipo collegiale e non
monocratico, il che portava a rompere con la qualificazione di Mussolini, ma anche di Badoglio in un
primo tempo, come Capo del Governo. La collegialità ha grandi risvolti nei modi e nelle forme di
compimento delle varie attività. Si attribuisce grande importanza alla collegialità per l’importanza
della condivisione di idee e pareri. La collegialità inoltre permette la cooperazione tra elementi politici,
giungendo facilmente al compromesso. - La collegialità utilizza un metodo di discussione tra più
opinioni, aspetto tipico della democrazia, la quale viene identificata come metodo detto
‘’processuale’’. Le garanzie offerte dalla costituzione si realizzano soprattutto se vengono osservate,
appunto, le forme processuali.
- La collegialità serve a rispettare le diverse idee politiche, ascoltando le diverse voci, con pari dignità.
*Analisi secondo comma (Il presidente nomina… ecc): la scelta dei ministri è responsabilità e
competenza del Presidente del consiglio dei ministri. Vi sono stati episodi che hanno sottolineato
l’intervento e l’influenza del Presidente della repubblica? Uno dei casi è stato quello del Governo
Conte 1. Il Presidente della Repubblica non gradiva il professore Paolo Savona, non ovviamente per
ragioni personali, ma di pensiero. Il Presidente della repubblica è presente nella vita del governo in
più casi, accompagnando l’intera vita del governo stesso, a partire proprio dal momento genetico.

art. 93:
‘’Il Presidente del Consiglio dei ministri e i ministri, prima di assumere le funzioni, prestano giuramento
nelle mani del Presidente della Repubblica’’.
L’accento di tale disposizione verte principalmente su ‘’giuramento nelle mani’’: sottoposizione degli
interessi di parte agli interessi di unità nazionale.
Gli impegni giurati hanno avuto sempre grande importanza nel corso della storia, oggetto di
discussione del diritto romano e ripreso poi anche dal diritto medievale. (Si fa cenno ai giuramenti
anche nel secondo comma dell’articolo 54).
All’interno dell’articolo si ritrovano tutti quelli che possono essere gli organi principali.
Le funzioni vengono assunte dal Governo dopo il giuramento, senza avere alcun tipo di contatto con
le camere. Questo ci aiuta a capire com’è articolato il governo e il ruolo del presidente della
repubblica. Per poter funzionare il Governo basta che abbia giurato al Presidente, il che
cos’altro comporta?

art. 94
‘’Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere. Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia
mediante mozione motivata e votata per appello nominale. Entro dieci giorni dalla sua formazione il
Governo si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia’’.
La fattispecie di forma di governo si perfeziona con il giuramento. Non c’è bisogno della fiducia per
venire ad esistenza; dunque il Governo che si presenta alle Camere per chiedere la fiducia è già
formato, e ha già giurato nelle mani del presidente. Quindi, in qualche misura, la votazione di fiducia
cade su un governo sulla quale è stata già ‘’appuntata’’ la fiducia del presidente.

29-03
Art. 92  perché non c’è la revoca dei ministri? E’ un’esigenza della collegialità in quanto il presidente
è equivalente agli altri ministri. Si marca una discontinuità con l’art. 65.

FORMAZIONE DI GOVERNO
Perché bisogna formare un nuovo governo? Si dimette un presidente  crisi  (governo tecnico  il
presidente della repubblica ha la maggior parte delle responsabilità in tempo di crisi)  si riserva di
accettare e determina di proseguire il governo in carica con i suoi compiti, dopo questo atto ha due
possibilità parlamentare la crisi (presentarsi alle camere per verificare di avere davvero la
maggioranza).

apre le consultazioni con i partiti e con le forze politiche per verificare che ci sia
una maggioranza e un individuo in grado di formare un nuovo governo.
Se la seconda ipotesi non si verifica il presidente potrebbe pensare di sciogliere le camere. A volte la
crisi può essere un motivo di ricostruzione della maggioranza.
Quanto dura un governo? La duratura di un governo è indeterminata.
Il presidente della repubblica ha due possibilità da avvio alle proprie consultazioni con
organi convenzionali (accordo tra le forze
politiche) di solito sono i gruppi
parlamentari (norma consuetudinaria)
Conclusa questa fase, se positiva, si individua la figura in condizione di coagulare la maggioranza e
attribuisce una carica all’individuo. A questo punto l’individuo a sua volta si riserva di accettare
l’incarico all’esito positivo di SUE consultazioni.

30-03
IL VOTO
ARTICOLO 56  al 4° comma prevede che il numero dei seggi di ogni circoscrizione venga effettuato in
proporzione agli abitanti della Repubblica; significa che il RAPPORTO RAPPRESENTATIVO SI COSTITUISCE
ALL’INTERNO DI UNA CIRCOSCRIZIONE CHE HA TANTI SEGGI QUANTI NE RICHIEDE LA POPOLAZIONE.
[“Popolazione” è diverso da “popolo”: popolazione comprende non solo i cittadini, ma anche gli abitanti, tutti quelli
che risiedono su quel territorio.]. Abbiamo:
1. POPOLAZIONE  cittadini e abitanti. È molto significativo dire “GLI ABITANTI DELLA REPUBBLICA”,
non è solo “nella Repubblica”, ma della: è una collettività COSTITUTIVA.  Questa collettività è
affidata alla più ristretta collettività del popolo, dei cittadini.
2. POPOLO  cittadini.
3. CORPO ELETTORALE
4. E infine I RAPPRESENTANTI.
C’è, quindi, un rapporto di AFFIDAMENTO FIDUCIARIO (FIDES) della popolazione al popolo; del popolo al
corpo elettorale; del corpo elettorale al VOTO (si serve del voto per tradurre il complesso formarsi di opinioni,
volontà, esigenze)  il voto confluisce non solo come “indicazione di persone”, ma come ATTO COSTITUTIVO DI
UN PIU’ COMPLESSO RAPPORTO che richiede non soltanto la selezione delle persone, ma anche di
un’APPARTENENZA (perché sostengono certe forze politiche e hanno il compito di monitorare costantemente la
condotta dei rappresentanti eletti).

“Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.

Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.

La legge stabilisce requisiti e modalità per l'esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all'estero e ne
assicura l'effettività. A tale fine è istituita una circoscrizione Estero per l'elezione delle Camere, alla quale sono
assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge.

Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale
irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge.”
ARTICOLO 48  dice che L’ESERCIZIO DEL VOTO è non solo un diritto individuale, ma anche un
DOVERE CIVICO: perché? La doverosità del voto si basa sul fatto che il voto traduce il meccanismo selettivo:
INTERESSI, OPINIONI, IDEE che fanno capo non soltanto all’elettore, ma a TUTTE LE COLLETTIVITA’ DI CUI
L’ELETTORE è PARTE (è parte del popolo, del corpo elettorale, della popolazione)  Quindi, l’espressione del
suo voto è orientata da questa molteplice appartenenza. La formazione della mia opinione, in un ambiente in
cui si è titolari di diritti contribuisce a creare la VOLONTA’ POLITICA che si esprime attraverso il VOTO; questa
volontà poi è tradotta dalla presenza dei PARTITI POLITICI.

In DEMOCRAZIA è fisiologico che ci sia un RAPPORTO DI SCAMBIO: io voto un programma elettorale


perché quel partito dovrà avere l’accortezza di prestare ascolto al processo di formazione della volontà politica
 la volontà politica si forma per una continua interazione di stimoli (oggi c’è un eccesso).

Lasciare scheda elettorale bianca, cioè nessuna manifestazione di voto  significa che la mia volontà politica
non corrisponde con l’offerta dei programmi elettorali.

IL DOVERE CIVICO SI BASA SULLA SOLIDARIETA’ POLITICA (art. 2)  la solidarietà sta nel fatto che
chi può votare perché ne ha diritto, VOTI, perché vota non solo per sé, ma anche per gli interessi delle
comunità nelle quali è inserito. (ESEMPIO: padre che ha figli minorenni, indirettamente vota anche per i loro
interessi).

Abbiamo diversi RAPPORTI FIDUCIARI, uno legato all’altro  se non diamo la giusta rilevanza a questo, può
sembrare che la democrazia si risolva in qualcosa di banale, cioè che una certa parte della collettività degli
abitanti ogni 5 anni (o meno se c’è stata una fine anticipata della legislatura) si reca a votare: è una
considerazione banale.  Il modo di formazione della volontà politica, le dinamiche, sono ESTREMAMENTE
IMPORTANTI, e non sono un argomento extragiuridico: perché il PROCESSO FORMATIVO DELLA VOLONTA’ è
presieduto da TANTI DIRITTI  tutti i diritti sono anche al contempo STRUMENTI DEI DIRITTI POLITICI,
cioè: l’esercizio di questi diritti ha una funzione strumentale nei confronti dei diritti politici (essenzialmente il
diritto di voto, ma non solo). Questo perché tutti i diritti servono a COSTRUIRE QUELLA SFERA INDIVIDUALE DI
INTERESSI CHE, A CONTATTO CON ALTRE SFERE, RENDE COMPLESSA LA TRAMA DEGLI INTERESSI OFFERTI
ALL’ELABORAZIONE IN SEDE ELETTORALE.

CONSIGLIO DEI MINISTRI


ARTICOLO 95  “Il Presidente del Consiglio dei Ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile.
Mantiene l'unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l'attività dei Ministri.

I Ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei Ministri, e individualmente degli atti dei loro
dicasteri.

La legge provvede all'ordinamento della Presidenza del Consiglio e determina il numero, le attribuzioni e l'organizzazione
dei Ministeri.”

1° COMMA: ci fa capire bene perché il Presidente del consiglio sia tale e non un premier o simili  ha il
compito di dirigere la politica generale del Governo e ne è responsabile: la sua è un’attività di SINTESI, quel
che risulta dalla politica svolta nei singoli dicasteri dai singoli ministri, che lui deve condurre nell’UNITA’,
promuovendone e coordinandone l’attività.

2° COMMA: i ministri hanno RESPONSABILITA’ COLLEGIALE per gli atti del Consiglio dei ministri  tutte le
deliberazioni prese nel Consiglio ricadono su tutti i ministri. È importante perché ci fa capire che il singolo
ministro non esaurisce la sua attività nel suo singolo dicastero, ma si sottolinea la posizione del singolo
ministro all’interno dell’intero Consiglio: non si trova in una posizione subordinata rispetto al Presidente del
Consiglio.
I MINISTRI:

 Sono responsabili individualmente degli atti dei loro singoli dicasteri


 Sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei Ministri.

È un’ulteriore conferma della STRUTTURA COLLEGIALE PLURIMA DEL GOVERNO. Infatti è


Presidente DEL CONSIGLIO dei ministri, non premier, capo del governo, cancelliere, ma presidente DEL
CONSIGLIO.

ARTICOLO 96  Norma che disciplina la RESPONSABILITA’ MINISTERIALE.

Il Presidente del Consiglio dei Ministri ed i Ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi
nell'esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della
Camera dei deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale.

PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA


La forma di governo non si può comprendere se non si comprende la figura del P.d.R.  Figura cerniera tra
GOVERNO e le CAMERE (Parlamento): la collocazione sistematica delle disposizioni, specialmente in termini
così densi come la Costituzione, ha una grande importanza anche normativa, non è un caso che si trovi lì.
(ESEMPIO: quando si dice che il P.d.R. sarebbe un garante della Cost., a volte lo si classifica come se fosse un
organo di garanzia; in realtà l’organo di garanzia è la Corte costituzionale. Il P.d.R. non è un organo di garanzia).

ARTICOLI SUL P.d.R. DALL’83 AL 91  sono pochi ma molto importanti.

ARTICOLO 83  Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri.
All'elezione partecipano tre delegati per ogni Regione eletti dal Consiglio regionale in modo che sia assicurata la
rappresentanza delle minoranze. La Valle d'Aosta ha un solo delegato.

L'elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza di due terzi dell'assemblea.
Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta.

Il P.d.R. non è DIRETTAMENTE RAPPRESENTATIVO DELLA SOCIETA’, perché non viene eletto da corpo
elettorale  viene eletto dal PARLAMENTO IN SEDUTA COMUNE, quindi comunque dalle 2 camere
rappresentative: ha una rappresentatività “di 2° grado”.  In questo senso c’è anche una quota di
LEGITTIMAZIONE POLITICA DIVERSA DA QUELLA DI CUI PARLA L’ART. 87: inevitabilmente il collegio elettorale
è formato dalle camere rappresentative; quindi, questo non può non portare con sé un quoziente di
rappresentatività politica, che però è peculiare, perché?

- Perché questo collegio è integrato con 3 rappresentanti per ogni Regione (la Valle d’Aosta ne ha solo
1)  quest’integrazione perché (vedi art. 87) il P.d.R. è il capo dello Stato e rappresenta L’UNITA’
NAZIONALE: il suo collegio dev’essere formato non soltanto da rappresentanti della nazione nella sua
unità, ma anche dalle specifiche rappresentanze dei territori.

3° COMMA: Il QUORUM NECESSARIO PER L’ELEZIONE è importante  qui si presuppone un SISTEMA


ELETTORALE PROPORZIONALE, si dice:

- Prima i 2/3 (rappresentatività altissima)


- Dopo il 3° scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta (vuol dire che ha avuto dei numeri formidabili
in sede elettorale).
Quindi C’è L’ELEMENTO DI POLITICA IN SENSO TECNICO: perché il COLLEGIO ELETTORALE è un COLLEGIO
POLITICO. Il P.d.R. è un ORGANO POLITICO.

ARTICOLO 84  chi può essere P.d.R.?  Può essere eletto Presidente della Repubblica ogni cittadino che abbia
compiuto cinquanta anni d'età e goda dei diritti civili e politici.
L'ufficio di Presidente della Repubblica è incompatibile con qualsiasi altra carica.
L'assegno e la dotazione del Presidente sono determinati per legge.

Perché questa scelta dei 50 ANNI DI ETA’? Data l’importanza della carica si presuppone che sia necessaria
una persona che abbia quella SAGGEZZA MATURATA DALL’ESPERIENZA DI VITA (e di solito è più di 50 anni).

2° COMMA: è incompatibile con qualsiasi altra carica, è ovvio.

ARTICOLO 85 → Il Presidente della Repubblica è eletto per sette anni.


Trenta giorni prima che scada il termine, il Presidente della Camera dei deputati convoca in seduta comune il Parlamento e
i delegati regionali, per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica.

Se le Camere sono sciolte, o manca meno di tre mesi alla loro cessazione, la elezione ha luogo entro quindici giorni dalla
riunione delle Camere nuove. Nel frattempo sono prorogati i poteri del Presidente in carica.

Il P.d.R. è eletto per 7 ANNI: perché? La legislatura (Camere) dura 5 anni; il Governo ha una durata non
predeterminata. Il P.d.R. è eletto dalle camere in seduta comune, ma non è rappresentante delle Camere:
infatti ha una durata diversa, 7 anni (le camere 5)  al 3° COMMA: perché si prevede questo? Si preferisce
prorogare i poteri del Presidente uscente; le camere lo eleggono perché sono rappresentanti politici della
collettività, non possono fare del P.d.R. un loro “mandatario”, ma si aspetta che LE NUOVE CAMERE
ELEGGANO IL NUOVO PRESIDENTE  è molto importante perché dice la verità sul P.d.R. nella nostra
Repubblica, e non quello che si vuole e si dice che sia (un modellino): è importante la rappresentanza.

ARTICOLO 86  Le funzioni del Presidente della Repubblica, in ogni caso che egli non possa adempierle,
sono esercitate dal Presidente del Senato.

In caso di impedimento permanente o di morte o di dimissioni del Presidente della Repubblica, il Presidente
della Camera dei deputati indice la elezione del nuovo Presidente della Repubblica entro quindici giorni,
salvo il maggior termine previsto se le Camere sono sciolte o manca meno di tre mesi alla loro cessazione.

1° COMMA  Ogni volta che temporaneamente il P.d.R. non può svolgere le sue funzioni (ad esempio perché
è in viaggio), svolge le sue funzioni il PRESIDENTE DEL SENATO.
2° COMMA  Qui la questione è molto delicata, si è posta nel caso delle dimissioni di Leone.

ARTICOLO 87  Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l'unità nazionale.
Può inviare messaggi alle Camere. Indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la prima riunione. Autorizza
la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa del Governo. Promulga le leggi ed emana i decreti
aventi valore di legge e i regolamenti. Indice il  referendum  popolare nei casi previsti dalla Costituzione.
Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello Stato. Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici,
ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra, l'autorizzazione delle Camere. Ha il comando delle Forze
armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato
dalle Camere. Presiede il Consiglio superiore della magistratura. Può concedere grazia e commutare le pene.
Conferisce le onorificenze della Repubblica.
Questo articolo prevede una serie di FUNZIONI attribuite al P.d.R., e in primo luogo QUALIFICA LA POSIZIONE
DEL P.D.R.:

- è CAPO DELLO STATO. Ma è una delle sue FUNZIONI, non è il nome che individua la carica.
- È rappresentante dell’unità nazionale.

Che voleva dire il Costituente con queste 2 denominazioni (capo dello Stato e rappresentante dell’unità
nazionale)?

 CAPO DELLO STATO: è un’esigenza pratica di avere un soggetto che sia “capo dello Stato”; alcuni atti
sono attribuiti proprio al capo dello Stato e se non c’è si deve individuare chi svolga le funzioni da capo
dello Stato.  Ma non si voleva che fosse un organo politicamente connotato, ma che fosse una carica da
attribuire ad un soggetto più distaccato dalle contingenze, più capace di interpretare un ruolo così delicato
come quello di “vertice funzionale dell’apparato statale”.

 GUARDA, allo stesso tempo, alla COLLETTIVITA’, è RAPPRESENTANTE DELL’UNITA’ NAZIONALE  il suo
modo di interpretare l’unità nazionale dev’essere coerente con il moto di essere capo dello Stato.

Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o


anche una sola di esse.

Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che
essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura.

ARTICOLO 88  SCIOGLIMENTO DELLE CAMERE. Se è la scadenza naturale, allora c’è lo scioglimento


naturale delle Camere; lo scioglimento anticipato nell’ultimo semestre, il “SEMESTRE BIANCO”, non è
possibile. Perché, qual è la RATIO? Perché essendo nell’ultima parte del mandato, si suppone si sia affievolita la
capacità di interpretare il ruolo di Capo dello Stato, di rappresentante dell’unità nazionale.

12-04
Come la funzione del Presidente della Repubblica può influire sulla forma di governo?
La collocazione dell’organo del Presidente della Repubblica è a “cerniera” tra il Parlamento e il
Governo. Si tratta di una sorta di “mediatore”, ha funzione di attivazione del circuito e di controllo.
Paolo Barile definisce molto bene le competenze dell’organo del Presidente della Repubblica: stimolo,
controllo, freno e impulso della dinamica politica.
Art. 87 e 88: vengono elencate le funzioni e lo scioglimento del Presidente.
Delle sue qualificazioni, la prima è “il Presidente della Repubblica è capo dello Stato e rappresenta
l’unità nazionale”.
Capo dello stato è una qualificazione che colpisce molto, certamente la più evocativa. Si tratta di
un’evocazione sia positiva per certi versi, sia negativa e critica per altri versi. Quanto a “negativa e
critica”, basti pensare che il costituente si chiese ampiamente se fosse il caso o meno di indicare un
“capo” dello Stato. Questo trova giustificazione nel fatto che c’era il brutto ricordo dei capi del regime
autoritario (il Duce): durante il fascismo, infatti, il capo dello Stato era inteso proprio come un
“sovrano”, un governatore dai poteri assoluti, quasi tirannici. Durante il fascismo, questo capo di certo
non si era distinto per l’amor patrio nel terribile frangente del lungo interregno (’43-’48), con la sua
fuga da Roma, ecc.
Nella stesura della Costituzione, dunque, si discusse molto a riguardo: soprattutto da parte delle
sinistre ci fu una fiera opposizione all’introduzione di un capo dello Stato.
L’introduzione fu in seguito giustificata perché, soprattutto in determinati momenti storici più
particolari, era necessario avere come punto di riferimento una figura centrale e unica a governare.
Per determinate questioni, infatti, è necessaria la presenza di organi monocratici.
Per altri versi, invece, l’introduzione del capo dello Stato è stata vista come un’evocazione
assolutamente positiva. “Capo dello Stato” è un’evocazione simbolica, indica una persona che su di sé
porti tutto il peso della statualità. Si tratta di una persona giuridica, non tanto considerata
nell’accezione fisica. Questo non significa, però, che non si possa individuare nell’aspetto formale un
organo che lo incarni, che gli dia una corporeità.
Il Presidente della Repubblica ha una maggioranza di legittimazione più ampia rispetto a quella
necessaria per la stipulazione e l’esecuzione di un patto fiduciario politico.

Chi è il Presidente della Repubblica nell’ordinamento italiano?


Il Presidente della Repubblica viene eletto da un organo intermittente (il Parlamento in seduta
comune), integrato dai rappresentanti delle regioni (quindi gode di una rappresentanza territoriale
più ampia).
È un organo “speciale”, perché non è solo il Parlamento in seduta comune ad eleggerlo, ma è il
Parlamento integrato dai rappresentanti delle regioni, per conferirgli una base di legittimazione più
ampia. Ci sono delle maggioranze qualificate previste per l’elezione del Presidente della Repubblica.
Come viene eletto il Presidente della Repubblica?
È investito da un organo speciale con una base di maggioranze qualificate, le quali hanno la funzione
di conferirgli legittimazione più ampia.
Come viene investito dell’ufficio:
- C’è la maggioranza dei 2/3 (in percentuale circa il 66%). Si tratta di un collegio elettorale che
non ha una base soltanto puramente politica, ma anche una base territoriale (Parlamento +
rappresentanti delle regioni). Questa qualificazione del collegio elettorale, che ha base più
ampia (politico-territoriale) risponde proprio all’esigenza di individuare egregiamente un capo
dello Stato che sia simbolo dell’unità nazionale.
- Dopo il terzo scrutinio, c’è la maggioranza assoluta.

Noi sappiamo che la base di legittimazione è una base diversa e di gran lunga superiore a livello
numerico, rispetto a quella che occorre per la stipulazione e l’esecuzione del patto fiduciario di
maggioranza. Questa sua “iperlegittimazione” o “complessità della fattispecie legittimante” fa sì che
questo caratterizzi le funzioni del Presidente della Repubblica, ponendolo al centro tra Parlamento e
Governo, i quali sono legati da una relazione di fiducia.
Il Presidente, di fatto, è esterno a questa relazione. Tuttavia, se sappiamo bene che il governo si forma
con una sorta di fiducia presidenziale (perché è il presidente della Repubblica che nomina il
Presidente del Consiglio e, su proposta di quest’ultimo, i ministri), si potrebbe anche sostenere che
alla relazione fiduciaria che lega Parlamento e Governo partecipa in qualche misura e in piccola parte
anche il Presidente della Repubblica (nonostante la sua teorica terzietà).

13-04
Il capo dello Stato, spesso, viene equiparato ad una figura a fisarmonica che sulla carta ha una serie
cospicua di poteri e si tratta di capire dove si trovi il baricentro della legittimità tra queste potestà.
Egli, innanzitutto e fondamentalmente, ha il POTERE DI INVIARE MESSAGGI ALLE CAMERE  la
dinamica formativa che compone l’organo di sua adozione è curato da egli in persona. Il Presidente
fissa la prima elezione/riunione delle Camere e questo rappresenta un primo versante.
Un secondo potere potrebbe essere espresso dal comma 2 dell’articolo 74  “ Se le camere
approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata”. Autorizza la presentazione alle
Camere i disegni di legge del governo e ciò impegna fortemente la figura del Presidente della
Repubblica. ( Ha le facoltà di invitare il governo ad un’ulteriore riflessione su quel disegno di legge, ma
a volte il governo insiste sull’approvazione della legge presa in considerazione se vi è insistenza da
entrambe le parti, si instaura un conflitto che deve essere risolto, nella peggiore delle ipotesi, dalla
CORTE COSTITUZIONALE.)
Se l’iniziata non può arrivare alle Camere, ne rappresenta un conato, ma non può essere compiuta.
Il Presidente trova nell’organo rappresentativo un più sostanzioso limite dell’esercizio dei suoi
poteri.
Articolo 89: “Nessun atto del Presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri
proponenti, che ne assumono la responsabilità. Gli atti che hanno valore legislativo e gli altri indicati
dalla legge sono controfirmati anche dal Presidente del Consiglio dei Ministri”. la domanda sorge
spontanea: chi prevale? Da qui dovremmo ricavare che prevalga il Presidente della Repubblica, ma ci
sono varie interpretazioni.
Si crea una sorta di grave questione interpretativa perché l’art.89 a volte è depotenziato.
L’interpretazione data crea problemi perché dare questa interpretazione significherebbe rendere
l’autorizzazione dovrebbe avere una funzione di filtro di controllo e legittimità.
La controfirma ha la sola funzione di accertare che quell’atto derivi dal governo questo
sembrerebbe eliminare ogni tipologia di problema; ma su alcune competenze è più complicato
sostenere la tesi che afferma che alcuni poteri siano del governo.
L’abuso del termine “proponenti” certamente ci dice che l’iniziativa sia GOVERNATIVA.
Il contenuto degli atti del Presidente è determinato dai Ministri e non dallo stesso Presidente. Se la
promulgazione delle leggi fosse un atto governativo, se lo fosse lo scioglimento presidenziale, il
presidio della magistratura creerebbe squilibrio.
Si parla di interpretazione polifunzionale della controfirma la complessità della situazione fa
pensare che l’articolo 89 vada interpretato in armonia con l’articolo 87. Da qui deriva il metodo di
comprendere prima le funzioni.
Il presidente è sottoposto a responsabilità politica diffusa.
L’articolo 89 è cruciale ai fini della comprensione del vecchio istituto della controfirma: ripete la
dinamica secondo cui al Presidente non sono rimaste competenze formali, ma sostanziali. La mozione
è un atto disponente di una motivazione.
MA, il presidente non può rappresentare una figura solo formale: sarebbe inutile e potrebbe creare
squilibrio.

(Sandro Pertini diceva che nonostante il presidente della repubblica debba essere super
partes, infondo dev'essere di parte, perchè deve avere una propria idea per poter poi
considerare e bilanciare l'idea della maggioranza e minoranza

quindi il ruolo viene svolto anche in base alla personalità del singolo presidente. Ogni
presidente ha un proprio modo di mediare.)
Il Presidente deve fare in modo che la Costituzione sia rispettata e applicata: questo è il suo primo
mandato.

14-04
Il potere di scioglimento del parlamento è un potere di freno, per rendere le forze politiche “più
responsabili”.

Il presidente della repubblica è rappresentante dell’unità nazionale oltre che capo dello stato,
quindi ha una legittimazione del tutto diversa rispetto alla legittimazione che hanno le forze
politiche: tale legittimazione deriva in parte dal collegio elettorale che effettua la sua elezione (più
esteso rispetto alla maggioranza parlamentare che dà la fiducia al governo) e in parte per lo stesso
ruolo che gli è affidato → egli è capo dello stato ed ha una funzione di arbitrarietà.

Il presidente della repubblica compare negli artt. 92, 93 e 94.


Art. 92 → il presidente della repubblica nomina il presidente del consiglio dei ministri e, su proposta
di questo, i ministri.
Art. 93 → i ministri giurano nelle mani del presidente della repubblica.
Art. 94 → tale articolo si collega all’art. 88, ossia al potere di scioglimento.
Vi è anche un collegamento con l’art. 95, anche se non esplicito → il presidente del consiglio dei
ministri dirige la politica di cui il governo è responsabile e deve mantenere l’unità di indirizzo politico e
amministrativo; può accadere che in caso di dissenso insanabile, il presidente del consiglio possa
chiedere al presidente della repubblica di revocare la nomina di un ministro su sua proposta.

Il presidente della repubblica è un organo che fa parte del governo in senso ampio: non è un organo
in rapporto di correlazione strutturale con i ministri ma è in un rapporto di correlazione funzionale.

Questa presenza continua del presidente della repubblica negli snodi cruciali dell’attività governativa
è manifestazione del fatto che il presidente della repubblica partecipa alla formazione del governo e
apporta una certa fiducia nello stesso (→ il presidente non è super partes in riferimento al governo
perché prende parte nel momento in cui “investe” fiduciariamente in esso).

Il fatto stesso che il presidente abbia il potere di sciogliere le camere comporta che egli abbia una
certa influenza nell’attività politica.

Caso del governo Conte I


Al momento dell’indicazione dei ministri, Conte indica il prof. Savona come ministro dell’economia:
quell’incarico non era però gradito per le sue espressioni teoriche relative ai difetti dell’Unione
Europea e sull’avere un “piano B” per uscire dalla stessa.
Il presidente della repubblica avanza delle riserve e si rifiuta di nominare Savona: è un atto
particolarmente forte, è la prima volta che ciò accade con riferimento non alla mancanza di requisiti
formali o sostanziali, ma ad una valutazione di fedeltà di Savona alle istituzioni europee.

Le motivazioni che sono alla base di questa scelta di Mattarella hanno suscitato delle perplessità di
vario tipo. La sua posizione è, tuttavia, coerente con delle modifiche della forma di governo che si
possono desumere dalla revisione di alcuni disposti costituzionali avvenuta nel 2012.
Art. 97 → “in coerenza con l’ordinamento dell’Unione Europea”. Si tratta di un’espressione molto
importante, in particolare per il termine utilizzato (es. non viene utilizzato “nel rispetto”): la coerenza
è una relazione di parte a tutto, di aderenza, di costituzione di un’unica entità.
La scelta del termine vuole esprimere una modifica, particolarmente importante, della forma di
governo: ciò spiega il motivo per cui Mattarella abbia fatto quel tipo di controllo, una valutazione di
fedeltà all’Unione.
→ Il complesso organizzativo che si forma tra organi di vertice dell’UE e governo nazionale viene
quindi posto al vertice decisorio.
Quando il presidente forma un governo deve avere come obiettivo quello di fargli ottenere la fiducia
dal parlamento, ma prima di esso dovrebbe essere composto da soggetti accreditabili di fiducia anche
dagli organi dell’Unione.

Ciò trova conferma anche negli artt. 81 e 119.

19-04
La responsabilità.
Si tratta di un tema incontrato diverse volte nel campo del diritto, basti pensare alla responsabilità
genitoriale nel campo del diritto penale, oppure ancora la responsabilità civile o contrattuale.
Che cos’è la responsabilità?
 Etimologicamente è l’obbligo di rispondere per qualcosa, garantire certi atti. E’ un
termine della tarda latinità (re-spondeo, dal diritto romano). Vi sono due elementi in gioco
nel rapporto, in quanto designa una relazione tra due soggetti.
 Dal punto di vista semantico vi è stata una sorta di slittamento di senso, da ‘’rispondere
di’’ e poi ‘’essere responsabili’’.
Rispondere di è innanzitutto un atto religioso: risposta all’offerta nei confronti di Dio. All’origine
questo termine apparentemente laico, porta un'origine dei rituali religioso che si costruiscono con
una serie di reciproco rapporti tra l’uomo e la divinità. Inoltre, rispondere di è anche un atto di
potere. L’intera trama costituzionale è ispirata al principio di responsabilità.
Probabilmente i primi gruppi hanno posto fiducia nei confronti di soggetti che avevano particolari
conoscenze. La responsabilità politica ha mantenuto alcuni caratteri della responsabilità originaria .
Il popolo (nella forma originaria) non partecipa all’esercizio del potere, quindi la responsabilità si
concentra su determina soggetti, ma le forme originarie si riproducono ancora oggi nella
responsabilità politica.
‘’Essere responsabile’’ è una nozione moderna che implica in primo luogo un certo universalismo, per
cui tutti gli individui sono responsabili allo stesso modo. Motivo per cui, in democrazia si afferma che il
popolo ha una sua responsabilità politica, sanzionata dall’incapacità degli eletti rispetto ai bisogni e
alle esigenze. Dunque, la sanzione sta nella non corrispondenza, dalla quale emerge la responsabilità
politica.
Vi è una diffusione della responsabilità, e questo comporta un’evoluzione nella nostra società,
particolarmente complessa e particolare. Il concetto di responsabilità si va a sapere rispetto a quello
di colpa. Pensare a quanto accaduto nei regimi totalitari (Stalin), che ha attuato dei veri e propri
processi politici.
La responsabilità politica è figlia della responsabilità dalle finalità penali. Questo perché aveva forme
penalistiche. La responsabilità politica attraversa l’intera costituzione: tutte le disposizioni possono
fungere come parametro di valutazione della migliore o peggiore esecuzione di mandato da parte dei
vari organi

20-04
Esigenza collettiva di equilibrio, ordine della collettività, che sono affidati, in origine  ad un gruppo ristretto
di persone, alle quali si riconosce una capacità specifica di instaurare e gestire questo rapporto con forze
ultraterrene  questo “RESPONDERE”, essere responsabili, ha un riferimento al compimento di ATTI RITUALI.
La ritualità religiosa e la ritualità giuridica sono segno dell’originaria comunità, identità di nuclei di nascita.
ESEMPIO: il valore obbligatorio, e quindi generativo di responsabilità, di alcuni atti e fatti è legato, inizialmente,
al FORMALISMO: questo rigido formalismo non è senza senso, in realtà è legato proprio all’idea che
l’obbligazione (che inizialmente è un’obbligazione fisica), cioè il potere obbligante è legato a FORZE
ULTRATERRENE.

Inizialmente, non è un caso che il MONDO DEL DIRITTO viene gestito da COLLEGI RELIGIOSI, soprattutto dai
PONTEFICI (è comune anche ad altre città, come ad esempio nell’Israele di 2000 anni fa, e anche oggi c’è
un’importante gestione religiosa di eventi giuridici)  Quindi, il diritto ha un’antica parentela (mai
completamente risolta) con il fenomeno religioso; quindi, questo RESPONDERE:

 da una parte è legato a questo aspetto religioso


 dall’altra parte è legato al POTERE, al farsi carico della correlativa responsabilità nei confronti della
collettività, perché quest’ultima ritiene che lo “SPONDEO” sul versante del rapporto con la divinità
generi responsabilità nei confronti della collettività, e se le cose non vanno come devono andare c’è
proprio l’idea di una SANZIONE.

Nell’ambito della RESPONSABILITA’ POLITICA  si risponde non in base ad una “colpa”, come accade in
quella civile e penale (dov’è necessario che sussista un elemento oggettivo di imputazione); oggi si va ampliando
il tema di una “RESPONSABILITA’ SENZA COLPA”: nella responsabilità politica si risponde a prescindere
dall’imputabilità di una condotta a titolo di colpa, ma SI RISPONDE PER LA POSIZIONE CHE SI HA.

Inizialmente  la SANZIONE DI RESPONSABILITA’ è una sanzione che è simile alla SANZIONE PER CRIMINI, è
dura, forte; colui il quale è responsabile risponde con la propria incolumità. (Questo si osserva anche in società
contemporanee considerate “primitive” come impostazione e struttura).  è interessante questo fare del
CAPO il CAPRO ESPIATORIO. Se il rapporto con le forze divine va male, la collettività ha il potere di
SANZIONARE il capo che ha responsabilità politica con vere e proprie pene.

“CAPRO ESPIATORIO” non in senso penoso, ma come termine tecnico  il capro che si utilizza per
l’ESPIAZIONE DI COLPE. Tutta la colpa si carica su un capo espiatorio.  FENOMENO DI CARATTERE RELIGIOSO.

Questo rapporto rimane, tanto che si può affermare che SOLTANTO MODERNAMENTE C’è UNA MODIFICA
DELLE SANZIONI DI RESPONSABILITA’ (anche se non completamente, esempio: impeachment).

La responsabilità politica è una RESPONSABILITA’ DI POSIZIONE : io sono responsabile per il fatto stesso
che occupo una certa posizione. Non è un problema di minore o maggiore diligenza (ovviamente conta anche
questo), ma io rispondo per il fatto stesso di ricoprire quella posizione  ESEMPIO: i sacerdoti erano
responsabili perché erano sacerdoti.

RESPONSABILITA’ CIVILE  Se io violo una norma che protegge un interesse che sia della collettività o di un
singolo, vengo punito con una PENA  Non è un caso che la responsabilità civile, una volta, si chiamava
“DELITTO CIVILE”. Una volta c’era il “reato civile”, ecco perché, sbagliando, si dice “reato penale”.

“FIDUCIA” = FIDES, fede. Di nuovo un carattere religioso.

LA COLPA è un criterio normativo di imputazione.  C’è stato un progressivo affinamento dell’imputazione,


avvicinandosi sempre più ad un criterio di UMANA IMPUTABILITA’; però allo stesso tempo, si è giunti
all’individuazione di una RESPONSABILITA’ DI POSIZIONE.
La catena di responsabilità politiche si complica di molto, perché:

- mentre prima il problema della responsabilità si concentrava soltanto sulla responsabilità dei
SOGGETTI POSTI AI VERTICI (sovrano ad esempio)
- la catena poi si rompe, perché la catena della responsabilità comincia proprio dalla COLLETTIVITA’ 
dall’insieme dei cittadini che sono capaci anche di farsi carico di POTERE e RESPONSABILITA’ 
Infatti, in DEMOCRAZIA tutti i cittadini esercitano un potere.

IL POPOLO NON è ESENTE DA RESPONSABILITA’  se il popolo è l’insieme di persone capaci di assumere uffici
e cariche elettive, vuol dire che anche l’insieme di persone è capace di assumere le correlative responsabilità;
ma innanzitutto è il CORPO ELETTORALE (cittadini votanti del popolo), il quale sconta una RESPONSABILITA’ 
In che termini? ESEMPIO: la responsabilità del voto (io voto ciò che ritengo sia migliore anche per mio figlio); il
popolo subisce la SANZIONE per mancata corrispondenza fra:

- il mio voto, l’auspicio del voto


- e l’attività politica di chi ho votato

Diritto e morale hanno molti punti di interferenza: spesso i giuristi fanno lunghi discorsi a contenuto morale;
c’è chi lo accetta come dato ineliminabile dell’esperienza, e c’è chi invece, sotto la veste di un discorso non
morale, fa un discorso morale  ESEMPIO: discorso che si fa in questi periodi sull’EUTANASIA, AIUTO O
ASSISTENZA ALL’OMICIDIO  non si fa solo un discorso giuridico, ma anche morale; qui non si parla soltanto
della “parte esterna” delle condotte, ma anche del loro interno: quando si parla della liceità o meno del suicidio
assistito è chiaro che si fa un discorso che interferisce chiaramente con discorsi etici o morali e non se ne può
fare a meno. ESEMPIO: caso Cappato-dj Fabo.

La CATENA DELLE RESPONSABILITA’ prende avvio dal RAPPORTO CORPO ELETTORALE-


RAPPRESENTANTI  Ma questa responsabilità non è a senso unico: non è che solo gli eletti rispondono
politicamente ai propri elettori, perché anche gli elettori rispondono politicamente, sono anche PASSIVI DI
RESPONSABILITA’ PASSIVA perché subiscono le conseguenze delle scelte che hanno compiuto in quanto,
appunto, elettori.

ESEMPIO: si perde la fiducia; quale meccanismo consente di sanzionare? Lo SCONTENTO POPOLARE, cioè il
CONSENSO POPOLARE, LA LEGITTIMAZIONE.  Come si esprime questo consenso popolare? Attraverso la
MANIFESTAZIONE DEL PENSIERO, le ESPRESSIONI di malcontento, innanzitutto; poi, magari, anche
manifestazioni, come ciò che sta accadendo in questi giorni con le proteste per le riaperture. Ci sono delle forti
proteste, occupazioni di strade, autostrade, perché si ritiene che il Governo non stia adempiendo bene le sue
funzioni  Quindi, si diffondono delle CRITICHE, le quali:

- o possono operare una modifica nelle misure adottate dal Governo (ESEMPIO: le riaperture sono state
anticipate al 26 aprile)
- o possono anche portare ad una rivoluzione (soluzione più drastica)
- o il Governo può essere sfiduciato
- o potrebbe accadere che il Governo scelga di dimettersi  si potrebbe instaurare una CRISI EXTRA
PARLAMENTARE, e poi il Presidente della Repubblica potrebbe:
o o rimettere il voto alle Camere
o o formare un nuovo Governo
o o sciogliere le Camere (ESEMPIO: se dovesse succedere al Governo Draghi, si dovrebbero
sciogliere le Camere: perché se neanche un Governo con l’80% dell’appoggio, del consenso,
riesce ad evitarlo, allora sicuramente il problema sta nell’equilibrio corpo elettorale-
rappresentanti).  Quindi, il corpo elettorale in qualche modo così sanziona se stesso (dato
che c’è l’80% dei consensi delle forze scelte dal corpo elettorale).
21-04
responsabilità politica istituzionale: chi la fa valere questa responsabilità è titolare di un diritto di
critica qualificato ed è titolare di rimuovere il soggetto passivo.
responsabilità politica diffusa: un soggetto titolare di un potere politico è assoggettato ad una
qualunque critica che sia esercizio di libertà.
Ricerca dei meccanismi delle responsabilità
 istituzionale: (diversa dalla responsabilità per colpa)
 diffusa: il popolo non ha altro sistema per far valere le proprie libertà se non tramite il
processo di sfiducia? Rapporto per accumulazione: si genera una diversa forza
Rapporto per critica: si generano sicuramente delle modifiche. (art. 94 cost.)  voto di sfiducia 
dimissioni, ma solo con il processo di formazione di un nuovo governo (quindi il governo esistente
potrebbe comunque rimanere in carica).

ART.2 COMMA 2
lo stato tiene in considerazione la capacità di influenza di questi mezzi, le opinioni politiche vanno
rappresentate nei mezzi d’informazione di massa. Rappresentanza dei partiti politici nei mezzi di
comunicazione, lo stato cerca legittimazione all’interno della società.  Rappresentare lo stato NELLA
società.

Art. 2. (Comunicazione politica radiotelevisiva)

1. Le emittenti radiotelevisive devono assicurare a tutti i soggetti politici con imparzialità ed equità
l'accesso all'informazione e alla comunicazione politica.

2. S'intende per comunicazione politica radiotelevisiva ai fini della presente legge la diffusione sui
mezzi radiotelevisivi di programmi contenenti opinioni e valutazioni politiche. Alla comunicazione
politica si applicano le disposizioni dei commi successivi. Esse non si applicano alla diffusione di notizie
nei programmi di informazione.

3. È assicurata parità di condizioni nell'esposizione di opinioni e posizioni politiche nelle tribune


politiche, nei dibattiti, nelle tavole rotonde, nelle presentazioni in contraddittorio di programmi
politici, nei confronti, nelle interviste e in ogni altra trasmissione nella quale assuma carattere
rilevante l'esposizione di opinioni e valutazioni politiche.

4. L'offerta di programmi di comunicazione politica radiotelevisiva è obbligatoria per le concessionarie


radiofoniche nazionali e per le concessionarie televisive nazionali con obbligo di informazione che
trasmettono in chiaro. La partecipazione ai programmi medesimi è in ogni caso gratuita.

5. La Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, di


seguito denominata "Commissione", e l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, di seguito
denominata "Autorità", previa consultazione tra loro e ciascuna nell'ambito della propria competenza,
stabiliscono le regole per l'applicazione della disciplina prevista dal presente articolo.

26-04
L'articolo 55 segue il 54 sul dovere di fedeltà dei cittadini.
Il parlamento è un organo composito, soltanto dove previsto dalla costituzione si unisce in comune
(es. Elezione presidente della Repubblica). Il parlamento è l'organo direttamente rappresentativo
della comunità, la sua posizione è quella di cerniera.
(Parlamento = due camere)
Articolo 56 : " La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto. Il numero dei deputati è
di seicentotrenta, dodici dei quali eletti nella circoscrizione Estero." Il voto cittadini è decisiva per i
rappresentanti . Il numero è 630 a tal proposito c'è stata una legge costituzionale sottoposta a
referendum per la riduzione del numero dei parlamentari.
PRO O CONTRO?
- CONTRO
● Poca rappresentanza
- PRO
● Non ci si sentiva rappresentati (non ho capito)
Nella rappresentazione mediatica il problema è stato le spese, si è parlato meno dell'efficienza e della
rappresentatività.

IN BASE A COSA SI È ABBASSATO IL NUMERO?


(I 630 deputati dovrebbero esprimere una fascia di età più giovanile, il Senato una rappresentanza più
passiva.)

Dovremmo chiederci cosa deve fare il Parlamento e successivamente capire se la quantità è adatta o
meno.
Oggi c'è una tendenza a svilire gli organi rappresentativi. Tutto però verte a capire la funzione di
questi organi.
Il numero è "indifferente" rispetto alla funzione dell'organo, ossia la rappresentanza. Ogni
componente è rappresentante.

RAPPRESENTARE È UNA FUNZIONE?


Rappresentare vuol dire rappresentare chi non può o non vuole essere presente. (Es. incapaci,
minori). C'è chi integra e svolge funzioni per il popolo che da solo non può autogovernarsi. Significa
dunque agire per conto di qualcuno :una persona vestita dei diritti di un'altra. (Nel diritto romano non
era concessa, era definita nefas.)

QUESTE PERSONE CHI DEVONO RAPPRESENTARE?


Il popolo, tutto, di ogni estrazione. Devono dare voce, preferenza, rappresentanza a 60 milioni di
persone; devono tradurre 60 milioni in 945.
Quando è stato scelto il numero si pensava ad una cosa proporzionale, il costituente però non aveva
fatto quella scelta , non lo aveva scritto così: "La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e
diretto, in ragione di un deputato per ottantamila abitanti o per frazione superiore a quarantamila."
(Testo originale)
Il numero, nella versione originale, dipendeva dal numero degli abitanti, dunque un numero variabile.
(Come succede in germania , il Bundestag ha numero variabile).

Ogni parlamentare deve costituire la rappresentanza della nazione. Questo è un meccanismo molto
complesso e vuole porre in atto la migliore rappresentanza, se la rappresentanza è sosituzione, devo
fare in modo che il rappresentato e il rappresentanza siano in una relazione diretta, deve esserci
somiglianza, deve esserci una corrispondenza perfetta, quanto più simile possibile, anche a livello di
numeri.
SU QUALE SCELTA È BASATO QUESTO SISTEMA ELETTORALE?
C'è una scelta a monte pregiudiziale, ossia da chi mi sento più rappresentato.

Art.54 quarto comma : "La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni, fatto salvo il numero dei seggi
assegnati alla circoscrizione Estero, si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica,
quale risulta dall'ultimo censimento generale della popolazione, per seicentodiciotto e distribuendo i
seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti
resti."
QUAL È IL RAPPORTO TRA ABITANTI E POPOLO?
Gli abitanti sono i cittadini e non, i residenti ; il popolo è l'insieme dei cittadini. Gli abitanti sono il
numero sul quale si fonda la ripartizione dei seggi.
La particolarità del quarto comma é il fatto che mette in relazione gli eletti e gli elettori, mette in
relazione anche elettori e popoli, quindi chi vota rappresenta anche chi non vota.
Il costituente considera ogni livello di sintesi in dovere di farsi carico di un insieme di interessi della
collettività.

Il senato della repubblica è un discorso simile, ma si aggiunge un elemento : nell'articolo 57 si


introduce la base regionale per quanto riguarda l'elezione. La base regionale è molto importante,
questo ci fa capire che il costituente ha una visione ampia; la regione intesa come circoscrizione
territoriale e non come ente.
Il sistema elettorale del senato deve porre alla base le circoscrizioni regionali, la popolazione regionale
ha una duplice funzione di comunicazione politica.

ART . 48 COST. => il diritto fondamentale di voto. "Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che
hanno raggiunto la maggiore età.
Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico". Il voto è personale in
quanto legato alla persona,e ciascuno vota per se, espressione politica del soggetto, non è delegabile;
eguale perché il mio voto è uguale a quello di qualcun altro (tutti i sistemi recepiscono il voto come
uno, deve però combinarsi con gli altri); libero perché non bisogna essere condizionati; segreto
perché io sono chiamata da sola ad esprimere la mia preferenza.
OGNI VOTO DAVVERO VALE UNO? NELLA SOMMATORIA UNO VALE UNO DIVENTA 1,2?
Dipende dal sistema elettorale se trasforma il voto in seggio.

27-04
IL SISTEMA MAGGIORITARIO
Il sistema maggioritario puro è quello che caratterizza il sistema elettorale presente nel Regno Unito,
ma esiste anche il sistema maggioritario con ballottaggio, tipico della Francia.
Dal punto di vista dell’organizzazione del rappresentato ai fini delle operazioni elettorali, l’unità di
base è data dal corpo elettorale. Il corpo elettorale viene organizzato in collegi, i quali possono essere
uninominali o plurinominali.
Il ricorso al collegio uninominale è tipico dei Paesi in cui si ricorre al sistema maggioritario. La presenza
di collegi uninominali fa sì che vi siano tanti collegi quanti siano il numero dei seggi.
Nel sistema elettorale del Regno Unito non vi è una qualificazione della maggioranza, ma vince il
candidato che ha ottenuto più collegi elettorali: si fa ricorso ad un sistema di maggioranza relativa, per
la quale si aggiudica vincitore colui che ha raggiunto il più gran numero di collegi, a prescindere di
quella che ne sia la consistenza.
Nel sistema elettorale vigente nel Regno unito vi è un forte collegamento tra l’eletto e il collegio
elettorale: si tratta di un sistema in cui assume rilevanza la personalità dei candidati, mentre i partiti
assolvono ad una funzione di mero comitato elettorale. In quest’ottica tende a prevalere il voto alla
persona che non il voto al programma, secondo il principio firt-past-post per il quale si ha un carattere
personalistico del sistema.
Il sistema maggioritario, basato su collegi uninominali, provoca inevitabilmente un falsamento della
volontà popolare a livello nazionale: diventa vincitore colui che ha ottenuto più collegi, nonostante
possa accadere che quello stesso partito vincitore abbia di fatto meno voti a livello nazionale. Si tratta
di un effetto dovuto dalla diversa composizione numerica dei collegi che fa sì che il vincitore sia
dichiarato tale per essersi aggiudicato collegi “minori” a livello numerico.
Per quello che riguarda la rappresentanza delle minoranze, si aggiudica il posto la minoranza che ha
ottenuto un maggior numero di collegi, la quale funge da contraltare rispetto alla maggioranza
centrale, formando il cosiddetto shadow cabinet, ossia un Governo ombra composto da ministri
ombra aventi il ruolo di controllare le azioni della maggioranza.
In Francia, invece, dove vige il sistema maggioritario con ballottaggio, affinchè un candidato possa
considerarsi vincitore al primo scrutinio, vi è la necessità che egli ottenga una maggioranza qualificata.
Inoltre, nel sistema francese viene introdotto anche un quorum costitutivo per cui il collegio elettorale
è valido se almeno ¼ degli aventi diritto si è presentato al voto.
Qualora la maggioranza qualificata non venga raggiunta al primo scrutinio, allora si ricorre al
ballottaggio tra i due candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti: vincerà colui che si
aggiudica la maggioranza relativa di voti.
Il sistema maggioritario fa in modo che il candidato eletto goda di una forte legittimazione, rendendo
più netta la distinzione tra i partiti maggioritari e i partiti di coalizione. Il sistema maggioritario, infatti,
è un sistema che spinge verso il partitismo ed è meno basato sulla coalizione tra forze politiche.
A tutela delle minoranze il sistema elettorale, inoltre, ha previsto la presenza di:
- Voto limitato che implica, in concreto, che le preferenze da indicarsi da parte dell'elettore
debbano essere in numero inferiore rispetto al totale dei candidati da eleggere affinché venga
assicurata la elezione di almeno un candidato espresso dai gruppi di minoranza.
- Voto cumulativo che implica la possibilità da parte dell'elettore di indicare un numero di
suffragi pari a quello dei seggi posti in palio.
IL SISTEMA PROPORZIONALE
Il fine verso cui i sistemi proporzionali sono volti è quello di assicurare che il Parlamento sia il riflesso
della composizione ideologica del Paese. Il sistema proporzionale è adottato nelle collettività in cui vi
è una minore omogeneità culturale a livello nazionale, favorendo la presenza di una forte
frammentazione politica che dà luogo ad un sistema variegato nel quale i partiti tendono a prevalere
sul candidato.
Sistemi proporzionale il cui scopo è che il Parlamento sia il riflesso della composizione ideologica del
Paese. Questo si ha quando nella collettività vi è una minore omogeneità nazionale. Forte
frammentazione politica che dà luogo ad un sistema variegato: il partito tende a prevalere sul
candidato. L’obiettivo del sistema proporzionale, infatti, è quello di rispecchiare la forza numerica
delle varie forze politiche.
L’elezione avviene per mezzo di votazioni su liste concorrenti, presentate dai diversi gruppi elettorali. I
Deputati verranno eletti in proporzione dei voti di ciascuna lista. È importante sottolineare che nel
sistema proporzionale i collegi elettorali non corrispondono ai seggi.

03-05
Disciplinare le fonti del diritto è una competenza essenziale del diritto costituzionale in quanto la
La NORMAZIONE è prerogativa dell’ordinamento giuridico. Le fonti del diritto sono una parte
indefettibile dello scopo di potere che la Costituzione persegue.  (Il potere politico esprime
normatività, quindi quando si disciplinano le fonti ci si occupa contemporaneamente di potere
politico)
Si parla di SISTEMA di FONTI del diritto, organizzato dalla disposizione 1 preliminare del c.c.
La costituzione è la fonte delle fonti, si trova all’apice dell’ordinamento perché:

 disciplina le altre fonti;


 i suoi contenuti orientano le altre fonti del diritto.
La Costituzione è posta al vertice dell’ordinamento e a questo proposito bisogna considerare l’articolo
117 comma 1, il ruolo della Corte Costituzionale e la norma nella quale la Costituzione afferma di se
stessa di essere la legge suprema. È ABBASTANZA? Manca un elemento La 18 disposizione
transitoria finale utilizza il termine “legge fondamentale”, termine meno nobile di “Costituzione”, ma
rende bene l’idea.
(Una norma puntualmente disattesa non è valida.)
Ordinare le fonti è la prima azione da compiere Mediante le norme sulla produzione si individua a
quali procedure, atti e fatti riconosciamo la capacità di ordinare. Un acutissimo studioso francese
costituzionalista diceva che “la legittimità non ha altro che un sistema di credenze.”
“Non c’è alcuna ragione per cui la volontà di A debba prevalere sulla volontà di B”.  L’uomo si trova
in una collettività ed è importante spiegare il fenomeno dell’aggregazione e come sia possibile che
una volontà prevalga su un’altra.
Vincenzo Miceli, giurista, scrisse un corposo libero delle fonti del diritto dal punto di vista
psicologico indaga i meccanismi per i quali si affermano delle fonti.
Le teorie generali del diritto imperativistiche identificano le norme come comando.
La Costituzione è atto normativo fondamentale anche dopo l’ingresso dell’Italia nell’Unione
Europea.  è vero, ma ancora oggi si richiamano fonti esterne all’ordinamento che a volte
prevalgono.
L’articolo 11, il 117 comma 1 il 97 comma 1 hanno in parte razionalizzato e reso diritto interno
quello che prima era reputato diritto esterno.
Nell’ordine delle fonti, è necessario chiarire i rapporti con l’ordinamento internazionale penetrano
nell’ordinamento italiano: rapporto estremamente complesso.
Ci sono norme interzionalistiche e le più importanti sono i principi numero 10 e 11 tra i principi
inviolabili. Esse si pongono a livello di diritto internazionale generale, secondo la tesi prevalente.
Ogni norma va interpretato nel sistema in cui è contenuta.

04-05
L’art.11 è stata pensato guardando alle Nazioni Unite.
Art.11.1 → L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come
mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Principio pacifista: si rifiuta la guerra per
risolvere le controversie internazionali e per offendere altri popoli. L’alternativa alla guerra sono gli
accordi (transazione) o le cause. C’è una netta preferenza della costituzione per il d.i. pattizio come
strumento di risoluzione per eventuali disaccordi.
Art. 11.2 → consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie
ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni. Torna il tema pacifista: il termine
‘consente’ è molto importante, il vero ordinamento internazionale raccoglie tutti gli Stati in una
situazione di parità. Per gli internazionalisti limitare la sovranità significa autolimitarsi.
Art.11.3 → promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo. Ulteriore
disposizione dove il diritto internazionale pattizio si fa carico di promuovere le organizzazioni
internazionali, dare vita a costituzioni di ordinamenti che assicurino la pace: la Dichiarazione francese
serve ad assicurare la pace in condizioni di reciprocità per limitare la sovranità.

Su tale articolo si è costruito il cammino di integrazione comunitaria e poi europea e soprattutto da


una certa interpretazione dei mezzi di attuazione dell’art.11.

FONTI DEL DIRITTO DELL’UNIONE EUROPEA


- Diritto originario → atti di istituzioni europee ossia tratto sul funzionamento, trattato sull’U.E.,
carta dei diritti, protocollo sul principio di sussidiarietà e proporzionalità.
- Diritto derivato → atti derivanti dalle istituzioni europee ossia regolamenti, direttive, decisioni,
raccomandazioni e pareri. Tra di loro non c’è gerarchia.
- Atti atipici → atti di softlaw ossia i codici di condotta, libri verdi, bianchi che vengono stilati e
servono a illustrare il lavoro dell’UE, sono documenti attraverso cui lavora l’U.E.

Regolamento – caratteristiche
 portata generale e astratta (sono tendenzialmente come le leggi);
 diretta applicabilità (elemento che li differenzia dalle direttive), quando si parla di diretta
applicabilità si fa riferimento all’atto e non alla disposizione → lo stato membro non deve fare
niente per poter attuare il regolamento: il regolamento “sfonda la sovranità”;
 obbligatorietà in tutti i suoi elementi: i destinatari sono i cittadini dell’UE e sono obbligatori nei
loro confronti.

Direttiva – caratteristiche
 i destinatari non sono i cittadini dell’UE ma lo Stato;
 non obbliga quindi i cittadini, essa ha un obbligo di risultato → impegna lo Stato a fare ciò che
è scritto nella direttiva entro un determinato termine;
 spesso sono utilizzate quando bisogna armonizzare un determinato settore.
Alcune direttive sono talmente tecniche e dettagliate che vengono ricopiate dallo Stato come decreti
legislativi → es. Codice dell’ambiente.

Disposizione - caratteristiche
 obbligatorietà per tutti i suoi elementi;
 ha portata individuale: si riferisce ad un ente o un soggetto determinato.
Effetto diretto (effetto desunto per via giurisprudenziale) → tale effetto riguarda le norme (al
contrario della diretta applicabilità che riguarda gli atti): la norma si desume dall’applicazione in
concreto della disposizione.

Una norma ha effetto diretto quando è chiara, precisa e non condizionata. → Con riferimento alle
direttive, un effetto diretto si ha nel momento in cui il termine di recezione è trascorso (non vi è più
una condizione): in questo caso l’effetto diretto è, in un certo senso, una “sanzione” per lo Stato
inadempiente.
Se non si ha l’effetto diretto, nel nostro sistema si è sviluppato, inoltre, un effetto innovativo: la tutela
risarcitoria a causa dell’omissione legislativa.

Spesso i trattati prevedono dei principi, possono avere un effetto diretto? Tendenzialmente no, però
nel momento in cui i principi vengono interpretati con riferimento a un caso concreto, a determinate
condizioni, potrebbe essergli riconosciuto un effetto diretto.

Come collocare il diritto comunitario all’interno delle fonti di produzione del diritto?
 Diritto costituzionale
 Atti e fatti aventi forza di legge → legge ordinaria
 Atti amministrativi
In realtà nella nostra Costituzione non era prevista una fonte di produzione dell’Unione Europea.
L’idea era che le fonti europee non entrassero a far parte della nostra gerarchia interna delle fonti,
in quanto prodotte da un organo esterno.
Però, se c’è un conflitto con una norma comunitaria quale prevale? Le risposte sono state diverse a
livello cronologico: tre sono i passaggi del processo di integrazione europea.
1. In una prima fase, si utilizzava il criterio cronologico: se il regolamento prevede X e la legge
nazionale del giorno successivo prevede Y, si applica Y → non andava bene perché in questo
modo le norme dell’UE venivano by-passate.
2. Successivamente si riconosce la superiorità dell’UE e si inizia ad utilizzare il criterio gerarchico:
la legge nazionale che contrasta con la norma europea contrasta con l’art. 11 della
costituzione. → il problema è che la corte costituzionale era “ingolfata”, non era un sistema
funzionale.
3. Con la sentenza 170/84, vengono definiti gli elementi essenziali del rapporto tra regolamenti:
disciplina la teoria dualistica (l’ordinamento nazionale e europeo sono due ordinamenti
separati, ognuno dotato di un sistema di fonti), viene detto che la norma europea non rientra
nella gerarchia delle fonti e che non esiste un vero e proprio conflitto tra fonti nazionali ed
europee perché sono entrambe valide nel proprio ordinamento. → Quindi qual è la soluzione?
Con la ratifica di esecuzione del trattato il legislatore, le norme europee prevalgono sulle
norme interne non perché hanno forza di legge ma perché hanno una forza propria che gli
viene riconosciuta dal trattato: deve essere utilizzato il criterio di competenza, criterio che
deve aiutare il giudice a decidere quale norma applicare.

05-05
CEE
Il problema era: come giustificare la novità della CEE? Era un’organizzazione che presentava delle
novità: consorziare gli stati senza avviare una federazione, ma creando un’organizzazione di Stati
ognuno dei quali si impegnava a:
- non emanare norme in contrasto;
- rispettare autorità giudiziarie;
- adibire e destinare parte delle amministrazioni all’esecuzione di norme europee.
La CEE è istituita nel 1957 con un Trattato di Roma: la costituzione entra in vigore nel 1948. Tale
comunità ha una struttura e finalità nuove, è un primo passo verso una federazione politica; le
costituzioni europee del secondo dopoguerra non conteneva norme che regolavano questo fenomeno
ossia forme, modalità e limiti per la delega di funzioni sovrane. Il primo problema era quello del mezzo
attraverso il quale aderire alla CEE -> il primo strumento fino al Trattato di Lisbona è una legge
ordinaria. Gli effetti della legge ordinaria sono:
 Autorizzazione alla ratifica -> completa la fattispecie di adesione dell’Italia ai t.i.
 Ordine di esecuzione -> adattamento dell’o. Al trattato internazionale

La CEE serviva a prevenire e scongiurare conflitti (dopo la II guerra mondiale), l’altra ragione era che
l’Italia era divisa in due blocchi:
I. cattolico demo-cristiano;
II. comunista che ruotava nell’orbita dell’URSS.

Le modifiche dell’ordinamento erano modifiche di trasferimento di competenze riguardo alla


sovranità. Ci fu un problema di legittimazione e collocazione delle fonti europee nelle fonti del diritto?
Difficile venirne a capo sulla base di disposizioni comunitarie che non sussistevano: si sceglie la legge
ordinaria e si pone il problema allorquando le norme erano in contrasto con la legge di ratifica del
Tratto di Roma e con la legge comunitaria.

La Corte Costituzionale si pronuncia sul livello di collocazione per la legge di ratifica dei trattati
internazionali : dove si colloca? Nel 1964 accetta di dare fondamento dell’Italia alla CEE sulla base
dell’art.11, dovendosi porre il problema del grado di autorizzazione di ratifica, costruisce l’art. 11
come una norma di autorizzazione. Il legislatore può derogare la norma di autorizzazione. La cc fa
derivare un effetto autorizzativo alla deroga della modifica delle fonti: l’art.11 favorisce al legislatore
ordinario di derogare alla costituzione (ratifica a trattati internazionale che persegue finalità di pace
tra le nazioni); ciò significa rendere disponibile la costituzione a maggioranza semplice.

Che succede se la cc dichiara incostituzionale una legge che autorizza la ratifica ad un trattato
internazionale? Si determina un effetto di recesso dal trattato.

Art. 139-> La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale.
L’art.11 è una norma che può determinare deroga alle stesse disposizioni costituzionali. Il problema
non è soltanto l’attribuzione del potere al legse ordinario, ma il problema è che il potere viene scelto
in base ad un apprezzamento della maggioranza politica. La Corte di Giustizia a dell’U.E. -> interpreta
il diritto comunitario attraverso la questione pre-giudiziale per chiarire gli effetti della normativa
comunitaria. La CdG sulla sentenza Costa-Enel dice una cosa diversa: l’ordinamento comunitario è un
ordinamento che si innesta sugli ordinamento statali. Fa un riferimento alle modificazioni degli
ordinamenti internazionali. La CC prenderà un’altra strada continuando a dire che siano due
ordinamenti distinti seppur coordinati. Ha una visione effettuale e dà degli avvertimenti; i problemi
sono i due sensi di costituzionalità:
1. Che ne è se una legge interna è in contrasto con i regolamenti?
2. Che ne e se un regolamento è in contrasto con la costituzione?

In caso di antinomia tra diritto interno e diritto comunitario dovrà rinviare gli atti alla cc. Il conflitto si
risolve nel 1984 con una sentenza Granital 170/84, il redattore è La Pergola: è il singolo giudice a
decidere cosa applicare , la cc parla di non applicazione-> scelta ma non di disapplicazione->
valutazione negativa. La questione relativa ai limiti nel meccanismo di prevalenza messo in mano ai
giudici si risolve basandoci sui principi supremi dell’ordinamento: Principi tanto suggestivi quanto
supremi. Controlimiti all’integrazione che non può esporre a rischio questi principi supremi. Se la CC
ha dei dubbi sull’ordinamento comunitario, dovrà andare innanzi alla CdG-> Deroga a principi supremi
(che sarebbero inderogabili). Il giudice nazionale determina quale ordinamento si applica ma non è lui
a giudicare quale ordinamento si applica. Nel caso di sospetto di violazione dei principi supremi, deve
presentare la questione di legittimità costituzionale. Spetta al giudice nazionale disapplicare la norma
nazionale per attuare un’altra disposizione (in materia penale).

Rispetto dei principi -> la CC si trovava in grande imbarazzo. Ha fatto un’ordinanza di remissione alla
corte di giustizia, quest’ultima ha ribadito la propria sentenza. Per la prima volta la CC ha minacciato il
ricorso ai controlimiti. Causa poco esplicata per richiamare agli ordini europei di particolare rilievo.
Questo è stato fenomeno costituzionale più importante. La Corte costituzionale ha usato il termine
‘’rinuncia a spazi di sovranità’’. Questa dinamica ha cambiato l’ordinamento interno.

10-05
In Francia, dal punto di vista giuridico, si stanno aprendo delle novità.
I 4 ambiti legislativi sono:

 Legge sul clima  legge che Macron vuole fare con meno entusiasmo rispetto ad altri
argomenti; la ministra dell’ambiente la difende, mentre è criticata dall’associazionismo più
radicale. Sono stati molto consultati gli enti locali perché come anche nel mondo
anglosassone e Germania, vi è una grande partecipazione dal basso.

 Legge sulla sicurezza globale Vi è molta attenzione, ad esempio verso le manifestazioni e


divieti di fotografare poliziotti. Questa legge limiterebbe però la libertà di espressione che è un
limite, un mandato di cui bisogna tener conto per capire fino a che punto spingere la legge.
In nome della sicurezza soprattutto nei confronti delle forze pubbliche, si eccede con la legge.
Inizia in questo contesto a svilupparsi la legge sul SEPARATISMO.
 Legge sul separatismo Vi è un ponte importante con la legge detta SUL SEPARATISMO: il
separatismo tra Stato e sfera religiosa. In Francia dal 1905 è un Paese ufficialmente LAICO,
frutto della Rivoluzione, dell’Illuminismo, Napoleone III e una serie di avvenimenti. Nelle scuole
non si insegna religione: è una divisione netta. La legge sul separatismo ha avuto resistenze da
parte del clero e di certi partiti, ma si è imposta. (si collega il diritto di satira Charlie Hebdo.)
Il progetto di legge è contro l’Islamismo radicale che nasce con il post Nizza, post Bataclan e
post 11 settembre 2001. Macron per vincere le elezioni che si terranno nel marzo 2023 deve
fare discorsi che altrimenti sarebbero lasciati nelle mani di Marine Le Pen.
La condanna dei genocidi armeni in Turchia non si può dire che ci sia stato genocidio; in
Francia stava per passare una legge per evitare che si dicesse che NON ci fosse stato.
È Stata emanata una legge che vieta simboli religiosi in luoghi pubblici. Sono dibattuti i
contenuti sui social come le vignette su Charlie Hebdo (chi le ha prodotte è stato decapitato) 
parte della sinistra ritiene che siano contro la libertà d’espressione.
L’art. 18 implica una modifica del codice penale rilevare, diffondere o trasmettere
informazioni private della vita di una persona che permette di localizzarlo o identificarlo, in
generale esporlo, è punito con 35000 euro e 3 anni di carcere; se compiuto da autorità
pubblica sono 5 anni.

 Legge sulle lingue regionali e minoritarie.

11-05
FONTI DEL DIRITTO  insieme di atti o fatti ai quali si ricollega la capacità di produrre norme giuridiche.
Tutte le decisioni sulle fonti del diritto sono riconducibili alla COSTITUZIONE, dato che essa decide sulle fonti; i
problemi sorgono quando alcune fonti si affermano non tanto e non solo oltre le previsioni costituzionali, ma
addirittura contro di esse.
Si ha l’impressione che c’è stata un’affermazione del DIRITTO EUROPEO prevalente rispetto alla Costituzione
 questo è vero soltanto in parte, perché i principi supremi della Costituzione sono salvaguardati anche di
fronte all’affermazione delle norme e dei principi del diritto europeo; poi, questa prevalenza passa comunque
attraverso un’interpretazione di disposizioni costituzionali.

L’esempio più rilevante di ciò è la RIFORMA DEL 2012 che ha modificato gli articoli 81, 97 e 119 della Cost. 
soprattutto per quanto riguarda il 97, il quale afferma che tutti i poteri dello Stato, la P.A. sono subordinati
alla legge. Il 97 è cambiato e oggi mette al primo posto l’ordine delle P.A. di assicurare l’equilibrio dei bilanci
IN COERENZA CON L’ORDINAMENTO DELL’UE: questo riferimento alla coerenza indica un “FAR SISTEMA” con
l’ordinamento dell’UE  questo dimostra che la funzione della partecipazione dell’Italia all’UE si manifesta
sottoforma di coerenza di tutte le P.A., tutti i pubblici uffici con l’ordinamento dell’UE.

Nel CASO TARICCO  si discuteva dell’applicazione del regime di prescrizione ai reati, e quindi garanzie
essenziali della persona che sono state riconosciute come facenti parte del complesso di quei principi supremi
la cui protezione è prioritaria rispetto all’efficacia dell’ordinamento dell’UE.

STUDIARE BENE LE FONTI DEL DIRITTO EUROPEO! Le fonti del diritto europeo sono quelle prevalenti nel
nostro diritto. Il che non significa che siano estinte le nostre fonti nazionali, ma significa che abbiamo fatto
spazio in modo molto ampio alle fonti del diritto europeo.  Ecco perché quando studiamo il LIVELLO
PRIMARIO, FONDAMENTALE DELLE NOSTRE FONTI (COSTITUZIONE), scendendo di poco, tra le prime fonti che
incontriamo ci sono le FONTI EUROPEE, con precedenza rispetto alla LEGGE.

 In sede applicativa, in caso di CONTRASTO TRA LEGGE E REGOLAMENTI O DIRETTIVE (non ancora attuata
ma sono self-executing, sufficientemente dettagliate per poter essere applicate direttamente) DELL’UE  il
giudice deve dare PREFERENZA ALLA FONTE EUROPEA.

 In caso dello stesso CONTRASTO ma si ha un DUBBIO circa il fatto che la fonte europea si sia contenuta nei
suoi limiti di competenza  il giudice dovrà rinviare la questione pregiudiziale alla CORTE DI GIUSTIZIA
DELL’UE.  Questo dimostra che da un punto di vista del sistema delle fonti, la capacità di affermazione
delle fonti europee è, NEL LORO AMBITO, più forte rispetto alla capacità di affermazione delle fonti
nazionali nel loro ambito.

Il PRINCIPIO DI SUSSIDARIETA’  comporta un’espansione delle competenze dell’UE.

Fino al 1984  si sosteneva che in questo caso, il contrasto tra LEGGE e REGOLAMENTO desse luogo ad una
VIOLAZIONE DIRETTA DELLA COSTITUZIONE : si diceva che quando la legge nazionale (sia essa anteriore o
posteriore al regolamento) contrasta con l’ordinamento dell’UE, in questo modo:

 si sta violando quella disposizione del trattato che stabilisce l’EFFICACIA DIRETTA DEL REGOLAMENTO
EUROPEO;
 e siccome questa disposizione del trattato consegue in base ad una legge che è l’art. 11 della
Costituzione, si è detto allora che il contrasto tra una norma di legge e una norma di regolamento
europeo, in realtà, è un CONTRASTO TRA LA LEGGE E LA COSTITUZIONE  perché:
- la legge contrasta col regolamento-;
- il regolamento ha efficacia in base al Trattato
- la legge di esecuzione del Trattato è una LEGGE ATTUATIVA DELL’ARTICOLO 11 DELLA COSTITUZIONE.

Quindi: si crea un PROBLEMA DI LEGITTIMITA’ COSTITUZIONALE, attraverso la cosiddetta “NORMA


INTERPOSTA”.

QUESTA TESI NON è PIU’ UTILIZZATA: OGGI NON C’è NESSUN DUBBIO CIRCA IL FATTO
CHE IL CONTRASTO TRA LEGGE E REGOLAMENTO DEV’ESSERE RISOLTO DAL GIUDICE
DELLA CAUSA CONCRETA.
La CORTE ha detto che l’art. 11 contiene un’AUTORIZZAZIONE PERMANENTE A CONTRARRE LIMITAZIONI
NAZIONALI  la stessa Costituzione consente questo tipo di deroghe in certi ambiti; quindi, la legge di
esecuzione ha una posizione differenziata rispetto alle altre leggi di esecuzione di trattati internazionali.

Nel 1964 la CORTE COSTITUZIONALE “inventò” questa soluzione interpretativa che poi svilupperà e
perfezionerà negli anni  quando c’è contrasto tra un REGOLAMENTO e una LEGGE NAZIONALE, questo
contrasto determina un’INCOSTITUZIONALITA’ DELLA LEGGE: perché la legge pretende di derogare all’art. 11
attraverso la deroga alla legge del Trattato che consente l’efficacia del regolamento.

Nel 1984  con la SENTENZA GRANITAL la CORTE COST. aderì alla soluzione escogitata dalla CORTE DI
GIUSTIZIA, cioè: QUESTO CONFLITTO VIENE RISOLTO DIRETTAMENTE DAL GIUDICE COMUNE. Perché:

o quando c’è competenza dell’ordinamento europeo  il giudice deve applicare la fonte di


quell’ordinamento
o quando c’è competenza della legge nazionale  si applica la legge nazionale.
o Se ci sono dubbi circa la competenza della fonte europea  ci si deve rivolgere alla Corte di giustizia.

Non è più sufficiente dire che le fonti europee sono “fonti di un altro ordinamento”.

Un giurista francese diceva: “dietro la gerarchia di atti normativi c’è una gerarchia di organi”: non
dimentichiamo che dietro gli atti ci sono gli organi che li pongono; noi pensiamo alle fonti in un modo
“depurato”, cioè pensiamo agli atti ma non agli organi. Non si tratta semplicemente di un RAPPORTO TRA
FREDDI ATTI, ma anche di un RAPPORTO TRA ORGANI E TRA PRINCIPI DI LEGITTIMAZIONE CHE PRESIEDONO
LA FORMAZIONE DEGLI ORGANI.

C’è una PREVALENZA DELLE FONTI DI PROVENIENZA EUROPEA, cioè prodotte dagli organi che risultano da
questo processo di INTEGRAZIONE.

PROCEDURE AGGRAVATE DI REVISIONE DELLA COSTITUZIONE


La Costituzione non può essere né MODIFICATA né INTEGRATA se non attraverso la procedura complessa
prevista dall’ART. 138  le LEGGI COSTITUZIONALI e le LEGGI DI REVISIONE COSTITUZIONALE vengono citate
distintamente: cos’è che le distingue? Il fatto che si distingue fra queste due leggi, fermo restando che
entrambe hanno la STESSA FORZA (forza di legge costituzionale), la differenza fatta dal Costituente è molto
opportuna  perché ogni volta che intervenga o voglia intervenire una fonte che espressamente, o per effetto
diretto modifichi disposti costituzionali (o nel modo più evidente, cioè il mutamento proprio di una parola, la
soppressione di una virgola, ecc.; o anche per effetto diretto, cioè quando l’effetto della legge sia tale da
modificare, restringere o ampliare un disposto costituzionale), la distinzione è importante per 2 ragioni:

1. TRASPARENZA DEMOCRATICA  quando il Parlamento si muove per “ritoccare” nei limiti in cui
lo possa fare la Costituzione, dovrà dichiarare questa sua volontà dalla stessa INTITOLAZIONE DELLA
LEGGE: la legge dev’essere LEGGE DI REVISIONE COSTITUZIONALE.  Questo perché dev’essere chiaro
alla collettività che si sta mettendo mano sul testo costituzionale.
2. LA LEGGE COSTITUZIONALE  si ha quando il Parlamento vuole dare dignità ad una materia che
è regolata per legge ordinaria, ma che esso vuole portare a livello costituzionale  Ciò significa
aggiungere, aumentare lo spazio del costituzionalmente disciplinato. Ovviamente ciò può avvenire nei
limiti del consentito.

ESEMPIO: art. 21 sulla libertà di manifestazione del pensiero  è stato scritto quando ancora non
c’erano tutti i mezzi di comunicazione che ci sono oggi; si è parlato di costituire una maggioranza tale da
rendere possibile una modifica per renderlo più attuale, perché il 21 si riferisce solo alla stampa, che è
importantissima, ma non esaurisce il campo dei mezzi di comunicazioni odierni.

Il REFERENDUM COSTITUZIONALE è valido QUALE CHE SIA IL NUMERO DI PARTECIPANTI  può


accadere che un disegno di legge approvato con un’ampia maggioranza venga bloccato da un numero
infinitesimo. ESEMPIO: mettiamo che vanno a votare 10 elettori e 6 votano no, basta questo per bloccare il
disegno di legge.  Questo referendum, quindi, ha una FUNZIONE CONSERVATIVA.

Le LEGGI COSTITUZIONALE e DI REVISIONE NON SONO SOTTRATTI AL SINDACATO DI LEGITTIMITA’: sono


subordinati alla verifica della CORTE COSTITUZIONALE sotto 2 aspetti principali, che sono:

1) Aspetto PROCEDURALE  la procedura ivi prevista


2) Il rispetto dei LIMITI POSTI A QUESTA FUNZIONE DI REVISIONE, INTEGRAZIONE,
LEGISLAZIONE COSTITUZIONALE.
È molto importante perché, essendo fonti costituite, sono soggette essere pure allo scrutinio della Corte Cost.
che verifica questi 2 aspetti.

12-05
Disciplina costituzionale del procedimento legislativo ➡ è una disciplina che ci fa comprendere
l'importanza del modo di produzione delle fonti, per capire le fonti del diritto bisogna prestare
attenzione ed è bene tenere presente il modo di formazione di esse.

● La costituzione non contiene una disposizione che disciplini la gerarchia delle fonti, c'è una norma
che fa l'elenco delle fonti (art. 1 disposizioni preleggi). Come ricostruiamo l'ordine delle fonti? Teniamo
conto dei principi fondanti e su questo schema interpretiamo le disposizioni costituzionali che
menzionano o disciplinano singole fonti del diritto.

Il primo principio è quello di sovranità popolare (legato per esempio agli articoli 67, 48 ,49) => da esso
traiamo il principio ordinatore secondo il quale per esempio gli atti statali tanto più sono prossimi a
manifestazioni della volontà della sovranità popolare, tanto maggiore è la loro forza giuridica, tanto
superiore è la loro collocazione nella gerarchia delle fonti (PRINCIPIO DI PROSSIMITÀ).

La costituzione stessa è un atto che ha due nuclei approssimativi alla volontà popolare: suffragio
universale e espressione della volontà popolare.

La legge è innanzitutto un atto che esprime la volontà dei corpi rappresentativi della volontà
collettività popolare. Questa qualità della legge esprime il perché il costituente si sia soffermato sul
procedimento di formazione di essa.
Il popolo (50.000 elettori) può fare una proposta di legge, il progetto deve essere redatto in articoli
(art.71), questo pensando che nel procedimento legislativo c'è una prima fase dove c'è una
commissione che riferisce all'assemblea e deve articolare la proposta in maniera ordinata e in modo
che la volontà dell'assemblea ossa pronunciarsi in modo ordinato e logico, quindi se il progetto è già
presentato in articoli quindi è come se il progetto potesse andare direttamente in aula, la volontà
deve essere già espressa per il rispetto della volontà stessa.

La petizione è il collegamento tra la collettività e organi politici. È un diritto estremamente


importante, perché da esso germinano l'iniziativa popolare e il diritto di agire in giudizio. È sempre un
esempio di prossimità della volontà popolare degli atti statali.

➡ ART. 72 COST.
PRIMO COMMA: compito della commissione è esaminare il disegno di legge, è un esame in sede
referente (procedimento generale e istruttorio, prepara il vero e proprio oggetto di deliberazione, può
maneggiare il testo...). La commissione può opere in 3 diverse sedi :
- sede referente
- sede redigente (approva articolo per articolo)
- sede deliberante (la commissione può approvare tutto il disegno)
=> Nella fase referente interpretando la volontà del popolo, i rappresentanti posso integrare,
modificare, il tutto si conclude con una relazione : una relazione di maggioranza e una di minoranza
che vengono presentate all'assemblea. L'assemblea è la sede dove si svolge l'esame articolo per
articolo e la votazione sull'approvazione del testo. Nella fase redigente si passa alla camera, se viene
approvato da entrambe le camere si passa alla divulgazione del presidente.

SECONDO COMMA: Possono essere richiamate procedimenti speciali per motivi di urgenza.

TERZO COMMA: Il regolamento può prevedere i casi in cui l'esame e/o l'approvazione può essere in
mano a commissioni permanenti e non per forza speciali (procedimento decentrato).
Il principio di prossimità , ci porta a dire che c'è una preferenza per il procedimento ordinario
(procedimento predominante) e quindi i soggetti che possono richiedere il "ritorno in aula" siano : il
Governo, un decimo dei componenti della camera, un quinto della stessa commissione.

QUARTO COMMA: La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è
sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale, elettorale… (vedi articolo)

17-05
FONTI PRIMARIE AVENTI FORZA DI LEGGE, NON DERIVANTI DAL PARLAMENTO
Che cos’è importante riguardo alle fonti di derivazione parlamentare?

 LA PROCESSUALITA’ = l’ARTICOLO 72 indica la strada sempre percorribile, ossia il


procedimento “a cognizione piena” (con ampia articolazione degli strumenti di ispezione e
verifica della decisione). Lo scopo è dare vita ad una normativa congrua al fenomeno da
regolare e l’articolo 72 consente alle controparti di apportare il loro contributo.

Quando si parla di fonti, che cosa bisogna considerare?


 Rappresentatività della fonte
 Legittimazione politica
 Volontà popolare
 Qualità della fonte = è orientata dal modo di formazione. Il processo viene in rilievo perché
spoega la collocazione delle fonti nella gerarchia. A tal proposito, è necessario ribadire che la
legge del parlamento (legge ordinaria) sta più in basso della Costituzione all’interno della
gerarchia delle fonti.

L’equiparazione tra legge ordinaria e atto avente valore di legge serve a collocare nello stesso grado
questi due elementi. L’equiparazione formale non coincide con quella sostanziale, in quanto una legge
è uguale ad un atto sostanzialmente e formalmente quando:
- Il procedimento di formazione è analogo
- Disfa gli stessi parametri di interesse

LEGGE = STRUMENTO DI NORMAZIONE DI UNA MATERIA NELLA COSTITUZIONE


Articolo 80 Cost: “Le Camere autorizzano con legge la ratifica dei trattati internazionali che sono di
natura politica, o prevedono arbitrati o regolamenti giudiziari, o importano variazioni del territorio od
oneri alle finanze o modificazioni di leggi.”
La conclusione è che solo la legge ha il potere di ratifica:
- Riferimento alle camere con riserva di assemblea
- Riferimento alla politica estera e ai trattati internazionali
- Decreto legge VS decreto legislativo: la legge non può essere approvata dai decreti, in
quanto il soggetto passivo (ossia il destinatario del comando) è il potere esecutivo (il
Governo) = “l’autorizzato autorizza se stesso”

Nel procedimento governativo (più semplice rispetto a quello parlamentare) manca la rappresentanza
della minoranza. Il procedimento parlamentare è un procedimento cognitivo e deliberativo: funziona
in forma di delibera approvata a maggioranza, ma ci si arriva anche mediante la partecipazione delle
minoranze e il governo è escluso.
È molto frequente il ricorso a fonti diverse dalla legge. La qualità della fonte è data dai soggetti che
partecipano al procedimento di formazione della stessa.
Le fonti molto spesso usate sono DECRETI LEGGE e DECRETI LEGISLATIVI: non possono essere
definiti propriamente “leggi” (in quanto non sono redatti dal Parlamento), ma si tratta di atti aventi
forza e valore di legge.
RISERVA DI LEGGE
La riserva di legge prevede che la disciplina di una determinata materia sia regolata soltanto dalla
legge primaria e non da fonti di tipo secondario. La riserva di legge ha una funzione di garanzia in
quanto vuole assicurare che in materie particolarmente delicate, come nel caso dei diritti
fondamentali del cittadino, le decisioni vengano prese dall'organo più rappresentativo del potere
sovrano, ovvero dal Parlamento.
La riserva di legge può essere:
1) riserva di legge ordinaria: la materia può essere disciplinata dalla legge e da atti aventi forza di
legge.
- assoluta: la materia deve essere regolata integralmente dalla legge. Ad esempio l'art. 13
Cost. ammette restrizioni della libertà personale nei soli casi e modi previsti dalla legge.
- relativa: i principi sono stabiliti dalla legge, ma il potere esecutivo può intervenire,
dettando la disciplina di dettaglio con propri regolamenti.
- rinforzata: riserve, assolute o relative, dove la Costituzione pone dei limiti alla
discrezionalità del legislatore, predeterminando alcuni dei contenuti che la legge deve
avere. (art. 16 Cost.)
2) riserva di legge formale: nella materia può intervenire la legge del parlamento mentre non
possono farlo atti aventi forza di legge, come decreti legge o decreti legislativi, del governo
(art. 76, art. 77 Cost.). Le materie disciplinate da riserva di legge formale sono quelle coperte
da riserva di assemblea.
La riserva di legge formale è tipica dei casi in cui si vuole riservare al solo parlamento la
possibilità di adottare un determinato atto. Infatti, si utilizza la riserva di legge formale per la
conversione di decreti legge, così come la delega della funzione legislativa nel caso di adozione
di decreti legislativi.

Secondo Fois, un noto giurista, la riserva di legge è la base del principio di legalità.
In tema di rappresentatività, dopo la legge viene il decreto legislativo, disciplinato dall’art. 86 e
dall’art. 77: viene ribadito che il Governo, senza delegazione delle Camere, NON può adottare atti
aventi forza e valore di legge.
Il decreto legislativo ha maggiori garanzie rispetto alle fonti secondarie del Governo, approvate con
procedimenti più snelli, e ha maggiori garanzie anche rispetto ai decreti legge.
Esso è un atto di esercizio della delega da parte del Parlamento: tramite questa delega, il Parlamento
attribuisce al Governo la funzione legislativa per disciplinare particolari materie specifiche.
Secondo l’articolo 76, dev’essere indicato l’oggetto, i principi ed i criteri direttivi: il legislatore ha
ampia discrezionalità e, se interessato, lascia scarso spazio al Governo su come dare attuazione.
I principi si differenziano dai criteri, perciò l’interpretazione del decreto legislativo non viene mai
effettuata a prescindere dalla legge di delegazione, la quale detta i principi che fungono in primo
luogo da linee per l’attività interpretativa.
- I principi costituiscono la cornice di matrici che generano norme (norme giuridiche senza una
specifica fattispecie).
- I criteri operativi, invece, sono indicazioni operative: spiegano come esercitare la delega
all’interno dei principi.

Ultimo elemento è il termine: la delega non può essere senza termine, altrimenti rappresenterebbe
uno spostamento della materia legislativa in capo al Governo.
Inoltre, esercitando la delega, il Governo è comunque soggetto al controllo parlamentare.
I limiti sono cogenti e sanzionabili dal capo dello Stato in sede di emanazione e dalla Corte
Costituzionale.
Sul piano dell’ordine delle fonti, come mai si parla di “vizio di legittimità costituzionale”, nonostante si
tratti di atti aventi forza e valore di legge?
Perché lo impone la Costituzione con l’articolo 76: è su questo che si basa la tecnica della norma
interposta.
La violazione dell’articolo 76 viene accertata tramite la violazione alla legge di delegazione che
funziona da norma interposta, in quanto concretizza il limite costituzionale.

19-05
Regolamenti come fonte secondaria
Fonte indispensabile per la concreta operatività delle leggi: regolamenti di attuazione-integrazione e
regolamenti di esecuzione.
→ I regolamenti di esecuzione possono intervenire anche in caso di riserva assoluta, ma non
quelli di attuazione-integrazione.

Vi sono anche altre tipologie di regolamenti:


- regolamenti indipendenti → previsti dalla legge, possono essere adottati per materie in cui
non vi è riserva di legge e prive di regolamentazione legislativa;
- regolamenti di delegificazione → [premessa: in passato moltissime materie sono state
regolamentate con legge; quando tali leggi e “leggine” hanno avuto necessità di modifiche e
aggiornamenti il processo è stato molto difficoltoso] tali regolamenti sono previsti soltanto per
materie prive di riserva assoluta di legge e mirano a sottrarre una tale materia alla
regolamentazione per legge ridisciplinandola per mezzo di un regolamento (procedimento più
veloce e semplice).

Come far rispettare la gerarchia delle fonti? Applicare il regolamento al posto della legge significa non
rispettare la gerarchia, si introduce quindi una clausola (nella legge stessa) che prevede che all’entrata
in vigore del regolamento si verifichi l’abrogazione delle precedenti leggi in materia: in questo modo
viene rispettata la gerarchia (è la stessa legge ad autorizzare l’abrogazione!).

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