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Compendio di Procedura Penale

G. Conso, V. Grevi, M. Bargis

Principi della costituzione aventi rilevanza nel processo penale


• art 2 → diritti inviolabili dell'uomo riconosciuti e garantiti dalla Repubblica
• art 3 → p. uguaglianza formale e sostanziale >> devono essere trattate egualmente situazioni uguali e
diversamente situazioni diverse
• art 13 → inviolabilità della libertà personale >> restrizioni della libertà personale ammesse solo per atto
motivato dell'autorità giudiziaria e nei casi previsti dalla legge, eccetto per i casi eccezionali di necessità ed
urgenza indicati dalla legge, in presenza dei quali l'autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti
provvisori (che devono essere convalidati dall'autorità giudiziaria entro 48h); il legislatore stabilisce i limiti
massimi della carcerazione preventiva
• art 14 → inviolabilità del domicilio >> non possono essere eseguite ispezioni, perquisizioni o sequestri se non
nei casi previsti dalla legge e secondo le garanzie prescritte all'art 13
• art 15 → inviolabilità della libertà e della segretezza della corrispondenza → limitazioni possono avvenire
solo per atto motivato dell'autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge
• art 24 → diritto di difesa (difesa personale e difesa tecnica) >> deve essere garantito in ogni stato e grado del
procedimento anche ai non abbienti; il legislatore deve determinare le condizioni e i modi per la riparazione
degli errori giudiziari
• art 25 co I→ nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge
• art 27 co II→ p. di presunzione di non colpevolezza sino a condanna definitiva
• art 68 co II e III → immunità parlamentare >> senza l'autorizzazione della Camera alla quale appartiene
nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né arrestato,
privato della libertà personale, mantenuto in detenzione (salvo sent irrevocabile di condanna o colto in
flagranza) o sottoposto ad intercettazione e sequestro di corrispondenza
• art 79 → amnistia e indulto >> concessi con legge deliberata dai 2/3 di ciascuna Camera
• art 90 → reati del PdR >> il PdR può essere chiamato a rispondere degli atti compiuti nell'esercizio delle sue
funzioni solo per alto tradimento o attentato alla Cost
• art 96 → reati del PdC e dei ministri >> il PdC e i ministri, per i reati commessi nell'esercizio delle loro
funzioni, sono sottoposti alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione della Camera o del Senato
• art 97 co I → imparzialità e buon andamento della PA
• art 101 → soggezione dei giudici alla legge e amministrazione della giustizia in nome del popolo italiano
• art 104 co I → indipendenza della magistratura
• art 108 co II → indipendenza dei giudici delle giurisdizioni speciali, del PM e degli estranei che partecipano
all'amministrazione della giustizia
• art 109 → polizia giudiziaria >> l'autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria
• art 111 → giusto processo (introdotto con l. cost 2/1999)
◦ il processo è regolato dalla legge; si svolge in contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti ad
un giudice terzo e imparziale (co I e II)
◦ nel processo penale, la persona accusata di un reato deve essere immediatamente informato della natura e
dei motivi dell'accusa a suo carico; deve disporre del tempo e delle condizioni necessarie per preparare la
sua difesa; deve avere la facoltà, davanti al giudice, di interrogare o far interrogare le persone che rendono
dichiarazioni a suo carico, di ottenere la convocazione e l'interrogatorio di persona a sua difesa nelle stesse
condizioni dell'accusa e l'acquisizione di ogni altro mezzo di prova a suo favore; deve essere assistito da
un interprete se non comprende o non parla la lingua del processo (co III)
◦ il processo penale è regolato dal p. del contraddittorio nella formazione della prova e la colpevolezza
dell'imputato non può essere provata sulla base di dichiarazioni rese da chi, per libera scelta, si è sempre
volontariamente sottratto all'interrogatorio da parte dell'imputato o del suo difensore (co IV)
◦ la legge regola i casi in cui la formazione della prova non ha luogo in contraddittorio per consenso
dell'imputato o per accertare l'impossibilità di natura oggettiva o per effetto di provata condotta illecita
• art 112 → obbligatorietà dell'azione penale >> davanti ad ogni notizia di reato il PM è tenuto a procedere,
richiedendo al giudice di pronunciarsi in proposito

Codice di Procedura Penale → entrato in vigore il 24/10/1989


• Statica
◦ Soggetti
◦ Atti
◦ Prove
• Dinamica
◦ Misure cautelari
◦ Indagini preliminari e udienza preliminare
◦ Procedimenti speciali
◦ Giudizio
◦ Procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica
◦ Impugnazioni
◦ Esecuzione
◦ Rapporti giurisdizionali con autorità straniere
→ con tale codice di procedura penale e le riforme successive:
• si passa da una modello inquisitorio (antitesi tra istruzione, segreta e orale, e giudizio, incentrato sul
dibattimento), ad un modello accusatorio incentrato sul dibattimento (cercando di attuare i principi Cost e delle
convenzioni internazionali)
• si instaura un dualismo tra rito ordinario e riti speciali (o alternativi), i quali trovano il loro comune
denominatore nello snellimento processuale, nell'economia dei giudizi, nella riduzione dei costi, nella
contrazione del processo
• si introduce il giudice unico di primo grado e il giudice di pace
• si inseriscono in Cost i principi del “giusto processo” (in particolare la ragionevole durata)

Il sistema delle fonti del diritto processuale penale


• fonti legislative sovraordinate
◦ Costituzione >> alcune modifiche (abolizione pena di morte; nuova disciplina dell'immunità
parlamentare; nuove norme per la concessione di amnistia e indulto; modifica art 96; introduzione del
giusto processo; inserimento nell'art 117 di un rinvio agli obblighi internazionali)
◦ fonti sovranazionali → fonti interposte (v. sent 348 e 349/2007 relative al ruolo della CEDU)
▪ Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo
▪ CEDU + protocolli
▪ Patto internazionale sui diritti civili e politici + protocolli
◦ trattati dell'UE
▪ Carta dei diritti fondamentali dell'UE
▪ TUE → art 6: riconoscimento dei diritti fondamentali garantiti della CEDU e risultati dalle tradizioni
costituzionali comuni agli Stati membri; cooperazione giudiziaria; ruolo della CG tramite le questioni
pregiudiziali
• fonti normative ordinarie primarie e secondarie
◦ codice di procedura penale + norme di attuazione, norme transitorie e norme di coordinamento
◦ leggi dell'ordinamento giudiziario (l. 12/1941 e altre)
◦ leggi istitutive del giudice di pace (l. 374/1991 e d.lgs 274/2000)
◦ d.lgs 231/2001 in attuazione alla convenzione OCSE contro la corruzione internazionale
◦ leggi sull'organizzazione della giustizia minorile (r.d.l. 1404/1934 e altre)
◦ leggi sul gratuito patrocinio per i non abbienti
◦ norme di attuazione del mandato d'arresto europeo (l. 69/2005)
◦ norme sull'ordinamento penitenziario + regolamento
◦ “leggi svuota carceri”
• fonti giurisprudenziali
◦ anche se le sentenze in teoria sono vincolanti solo per le parti in senso stretto, nella prassi del diritto
vivente ogni sentenza ed ogni provvedimento giurisdizionale costituisce un dictum che fa precedente
◦ ruolo nomofilattico della Cassazione quando decide a Sez. Unite
◦ declaratorie di incostituzionalità della Corte Cost
◦ decisioni della Corte EDU
• fonti letterarie → commentari, articoli, trattati, manuali, note a sent possono concorrere all'identificazione
della reale portata delle fonti normative

Capitolo 1 - I soggetti
1. PREMESSA
Titolo I cpp 1989 → i soggetti
• il giudice
• il PM
• la polizia giudiziaria
• l'imputato
• la parte civile
• il responsabile civile
• il civilmente obbligato per la pena pecuniaria
• la persona offesa dal reato
• il difensore
→ non sono tutti i soggetti che compaiono sulla scena processale
→ si distingue tra:
• soggetti
• parti = coloro che vantano il diritto ad una decisione giurisdizionale, in relazione ad una pretesa fatta valere
nel processo → sono parti solo il PM, l'imputato, la parte civile, il responsabile civile e il civilmente obbligato
per la pena pecuniaria

2. LA GIURISDIZIONE PENALE
art 102 co I Cost e art 1 cpp: l'esercizio della giurisdizione penale è affidata ai «giudici previsti dalle leggi di
ordinamento giudiziario» → soltanto il giudice può essere titolare di funzioni giurisdizionali penali >> la qualità di
giudice è il risultato di un atto di investitura di potere, regolato dalle leggi di ordinamento giudiziario
→ art 33: Le condizioni di capacità del giudice e il numero dei giudici necessario per costituire i collegi giudicanti sono
stabiliti dalle leggi di ordinamento giudiziario (l'art 178 ne stabilisce l'osservanza a pena di nullità assoluta)
• non sono considerate attinenti alla capacità del giudice le disposizioni sulla sua destinazione agli uffici, sulla
formazione dei collegi e sulla assegnazione dei processi a sezioni, collegi e giudici
• non è attinente alla capacità del giudice né al numero dei giudici necessario per costituire l'organo giudicante
l'attribuzione degli affari al giudice in composizione collegiale o monocratica

3. PROFILI ORDINAMENTALI
Distinzione tra:
• giudici straordinari = giudici istituiti successivamente al fatto da giudicare
• giudici speciali = figure estranee alla legge di ordinamento giudiziario
• giudici ordinari
→ La Cost vieta di istituire giudici straordinari o speciali, ma ammette l'istituzione di giudici specializzati (es. tribunali
per i minorenni) [sono esclusi dal divieto i tribunali militari e la Corte Cost con riferimento alle accuse promosse contro
il PdR per alto tradimento o attentato alla Cost]
La categoria dei giudici ordinari ricomprende i seguenti organi giudicanti:
• giudice di pace → giudice onorario e monocratico
• giudice per le indagini preliminari → monocratico
• giudice dell'udienza preliminare → monocratico >>deve essere diverso da quello che, nel medesimo
procedimento, ha svolto le funzioni di GIP; Le funzioni di GUP esigono un'elevata qualificazione
professionale e vengono assegnate temporaneamente, a rotazione, tra coloro che abbiano precedentemente
svolto, per almeno 2 anni, la funzione di giudice del dibattimento o quella di GIP
• tribunale ordinario → a seconda della gravità del reato o delle caratteristiche dello stesso tale organo giudica
◦ in composizione monocratica
◦ in composizione collegiale (3 componenti)
• corte d'assise → giudice collegiale composto da 8 magistrati, di cui 2 togati (magistrati professionali) e 6 laici
(magistrati popolari, che solo temporaneamente fanno parte dell'ordine giudiziario e sono scelti fra i cittadini in
possesso di determinati requisiti, v. attuazione art 106 co II Cost)
• corte d'appello → giudice collegiale composto da 3 magistrati
• corte d'assise d'appello → giudice collegiale composto da 8 magistrati, di cui 2 togati e 6 laici
• magistrato di sorveglianza → monocratico
• il tribunale di sorveglianza → giudice collegiale composto da 4 magistrati (2 togati e 2 laici)
• corte di cassazione (giudice di legittimità) → divisa in 7 sezioni (con 5 componenti o 9 in caso di Sez. Unite)
• giudici minorili

4. LE QUESTIONI PREGIUDIZIALI E SOSPENSIONE DEL PROCESSO


art 2 co I: il giudice penale ha il dovere di risolvere ogni questione che si ponga come antecedente logico-giuridico
della decisione di cui è investito → tale questione viene risolta con una semplice pronuncia incidentale che può avere
natura civile, amministrativa o penale, e che ha rilevanza solo all'interno del procedimento in cui è inserita (cognitio
incidenter tantum), senza alcuna efficacia vincolante in nessun altro processo (art 2 co 2)
→ deroghe:
• questione di legittimità costituzionale
• pregiudiziale comunitaria
• disposizioni che, in caso di controversia sulla proprietà delle cose sequestrate o confiscate, si limitano a
devolvere la relativa risoluzione al giudice civile
• disposizioni che, occupandosi della soluzione delle questioni da cui dipende poi la decisione definitiva,
disciplinano i presupposti e il modo dell'eventuale sospensione e l'efficacia della decisione intervenuta in sede
extrapenale → 2 ipotesi in cui è opportuno che intervenga una vera e propria decisione, idonea a stabilizzarsi
con la formazione del giudicato:
◦ questioni pregiudiziali relative allo «stato di famiglia o di cittadinanza» (art 3) → in presenza di una
controversia rientrante in una di tali categorie, il giudice penale può sospendere il processo qualora:
▪ sussista un rapporto di pregiudizialità tra la risoluzione della controversia sullo stato di famiglia o di
cittadinanza e la decisione penale
▪ la questione pregiudiziale sia seria (non manifestamente infondata o artificiosa)
▪ sia già stata proposta l'azione «a norma delle leggi civili»
→ nel caso di sospensione (e conseguente devoluzione della controversia al giudice «naturale») è prevista
la pronuncia di un'ordinanza, che può essere impugnata in Cass e, finché dura la sospensione, è ammesso
soltanto il compimento degli atti urgenti
→ alla sent intervenuta in sede extrapenale viene riconosciuta efficacia di giudicato
◦ qualsiasi altra questione pregiudiziale di competenza del giudice civile o amministrativo (art 479) → la
sospensione può essere disposta:
▪ solo nel corso del dibattimento
▪ se la risoluzione della controversia condiziona la decisione sull'esistenza del reato
▪ se la controversia risulta di particolare complessità
▪ se è già in corso un procedimento presso il giudice civile o amministrativo
▪ se la legge civile o amministrativa non pone limitazioni alla prova della situazione soggettiva
controversa
→ nel caso di sospensione è prevista la pronuncia di un'ordinanza, che può essere impugnata in Cass
→ il giudice può revocare, anche d'ufficio, l'ordinanza di sospensione, qualora il giudizio civile o
amministrativo non si sia concluso nel termine di 1 anno
→ è precluso il riconoscimento di un'efficacia vincolante della sentenza extrapenale

5. LA COMPETENZA: PER MATERIA, PER TERRITORIO E PER CONNESSIONE


Regole sulla competenza = regole giuridiche che consentono di attuare una distribuzione, in senso orizzontale e
verticale, delle regiudicande penali, in modo che risulti predeterminato il giudice legittimato a conoscere di ogni
procedimento (v. art 25 co I Cost)
• competenza per materia
◦ criterio qualitativo (si tiene conto del tipo di reato)
◦ criterio quantitativo (si tiene conto del livello della pena edittale: si prende il massimo della pena, ma si
esclude l'incidenza della continuazione, della recidiva e delle circostanze del reato, salvo che si tratti delle
aggravanti per le quali la legge stabilisce una pena di specie diversa o di quelle ad effetto speciale)
→ risultano affidati alla corte d'assise (art 5)
◦ i delitti puniti con l'ergastolo o con la reclusione non inferiore nel massimo a 24 anni (ad eccezione dei
delitti, comunque aggravati, di tentato omicidio, rapina e estorsione, associazione di tipo mafioso e in
materia di sostanze stupefacenti)
◦ i delitti consumati di omicidio del consenziente, istigazione o aiuto al suicidio, omicidio
preterintenzionale
◦ ogni delitto doloso, qualora dal fatto sia derivata la morte di una o più persone (escluse le ipotesi di morte
come conseguenza non voluta di altro reato, di morte avvenuta in seguito a rissa e di morte derivante da
omissione di soccorso)
◦ delitti di riorganizzazione del partito fascista, i delitti di genocidio e i delitti contro la personalità dello
Stato puniti con pena edittale non inferiore nel massimo a 10 anni
◦ delitti consumati o tentati di associazione a delinquere ex art 416 co VI cp, delitti di riduzione in schiavitù,
di tratta di persone e di acquisto ed alienazione di schiavi, di terrorismo
→ sono affidati al tribunale i reati che non sono di competenza della corte d'assise o del giudice di pace
• competenza per territorio (art 8)→ la regola fondamentale è quella del luogo in cui il reato è stato
consumato, a cui il legislatore fa seguire:
◦ altre regole di carattere generale che derogano al criterio del locus commissi delicti in ragione della
particolare configurazione della fattispecie delittuosa → ipotesi di:
▪ morte di una o più persone → luogo in cui è avvenuta l'azione o l'omissione
▪ reato permanente → luogo in cui ha avuto inizio la consumazione
▪ delitto tentato → luogo in cui è stato compiuto l'ultimo atto diretto a commettere il delitto
◦ regole «suppletive» (consentono l'individuazione del giudice competente quando non è possibile applicare
le regole generali) (art 9): luogo in cui è avvenuta una parte dell'azione o dell'omissione, luogo della
residenza, della dimora, del domicilio dell'imputato; luogo in cui ha sede l'ufficio del PM che ha
provveduto per primo a iscrivere la notizia di reato nel registro
→ tale normativa si applica anche quando il reato è stato commesso in parte all'estero (art. 10 co 3)
→ in caso di reato commesso interamente all'estero: luogo della residenza, della dimora, del domicilio,
dell'arresto o della consegna dell'imputato
→ numerose disposizioni di leggi o decreti disciplinano diversamente la competenza per territorio, anche
preesistenti al codice
→ regole ad hoc:
◦ procedimenti relativi ai delitti elencati nell'art 51 co 3-bis, 3-quater, 3-quinquies: le funzioni di GIP e GUP
sono esercitate da un magistrato appartenente al tribunale del capoluogo del distretto
◦ in caso di un procedimento penale in cui un magistrato assume la qualità di imputato o di persona offesa o
danneggiata dal reato e la competenza sarebbe quella di un ufficio giudiziario ricompreso nel distretto di
corte di appello in cui lo stesso magistrato esercita/esercitava le proprie funzioni → competenza del
giudice che ha sede nel capoluogo del distretto di corte di appello determinato dalla legge sulla scorta di
una tabella incentrata sul criterio della circolarità (art 11)
• competenza per connessione (art 12) → si ha connessione di procedimenti:
◦ lett a): in caso di concorso di persone nel reato, cooperazione nel reato oppure se più persone, con
condotte indipendenti, hanno determinato l'evento
◦ lett b): in caso di concorso formale o di reato continuato
◦ lett c): se dei reati per cui si procede taluni sono stati commessi per eseguire o per occultare gli altri
→ criteri per la determinazione del giudice competente:
◦ competenza per materia → criterio del giudice superiore
◦ competenza per territorio:
▪ criterio del reato più grave
▪ criterio della competenza per il 1° reato
▪ se le azioni ed omissioni sono state commesse in luoghi diversi e dal fatto è derivata la morte di una
persona → criterio del luogo in cui si è verificato l'evento
→ nell'ipotesi di competenza concorrente tra Corte costituzionale e giudice ordinario, prevale la prima, mentre
nel rapporto tra giudice militare e giudice ordinario vale la regola opposta
→ per i procedimenti relativi ad imputati che, al momento del fatto, erano minorenni, e procedimenti relativi
ad imputati maggiorenni, la connessione non opera

6. LA COMPETENZA FUNZIONALE
Competenza funzionale = diverse funzioni che i giudici svolgono nell’ambito di un medesimo procedimento
• suddivisione per gradi:
◦ giudice di pace, tribunale ordinario, corte d'assise → giudici di primo grado
◦ tribunale in composizione monocratica, corte d'appello e corte d'assise d'appello → giudici di secondo
grado
◦ corte di cassazione → controllo di legittimità
• suddivisione per fasi:
◦ fase anteriore al giudizio → attività del GIP e, successivamente, quella del GUP
◦ fase del giudizio → competenza del tribunale, della corte d'assise, della corte d'appello, della corte d'assise
d'appello e della corte di cassazione
◦ fase dell'esecuzione
▪ funzioni del giudice di esecuzione
▪ funzioni della magistratura di sorveglianza (magistrato di sorveglianza e tribunale di sorveglianza)
• attribuzioni del giudice: funzioni riservate al presidente del collegio giudicante, quelle espletate dal tribunale
quale giudice del riesame o dell'appello in ordine ai provvedimenti restrittivi della libertà personale, quelle
riservate alla corte d'appello in materia di estradizione, ecc.

7. LE «ATTRIBUZIONI» DEL TRIBUNALE


Attribuzioni del tribunale = criteri che permettono di stabilire se sia richiesta la composizione monocratica o quella
collegiale → la composizione monocratica è diventata la regola dal 1998 (quando è stato abolito il pretore)
• criterio quantitativo → al tribunale "collegiale" sono devoluti i delitti puniti con la reclusione superiore nel
massimo a 10 anni, anche nell'ipotesi del tentativo
• criterio qualitativo
◦ risultano sottratti al tribunale "collegiale" taluni delitti puniti con la reclusione superiore a dieci anni (in
particolare, i delitti previsti dall'art. 73 d.P.R. 309/1990 in materia di sostanze stupefacenti)
◦ vengono attribuiti al tribunale “collegiale” reati che, in base al criterio quantitativo, dovrebbero essere
giudicati dal tribunale in composizione monocratica
→ quando il vincolo riconducibile a taluna delle ipotesi previste dall'art. 12 intercorre tra procedimenti dei quali alcuni
appartengono alla cognizione del tribunale "collegiale" e altri a quella del tribunale "monocratico", si applicano le
disposizioni relative al procedimento davanti al giudice collegiale, cui sono attribuiti tutti i procedimenti connessi

8. LA DISCIPLINA DELLA RIUNIONE E DELLA SEPARAZIONE DEI PROCESSI


Riunione e separazione = istituti che operano a partire dal momento in cui, in seguito all'esercizio dell'azione penale, il
procedimento si è evoluto in «processo»
• riunione dei processi (art 17)→ produce come risultato la trattazione congiunta di processi in precedenza
pendenti davanti a diversi giudici o sezioni dello stesso ufficio giudiziario >> la riunione è possibile in caso di:
◦ pendenza davanti al medesimo ufficio giudiziario dei processi da riunire
◦ i processi devono trovarsi «nello stesso stato e grado»
◦ prognosi negativa circa un possibile ritardo nella definizione delle singole vicende processuali
◦ sussistenza di uno dei casi tassativamente indicati dalla legge
▪ procedimenti connessi ex art 12
▪ reati commessi in occasione di altri, per conseguire o assicurarne al colpevole ad altri il profitto, il
prezzo, l'impunità, ecc (art 371 co II lett b)
→ qualora venga esclusa la sussistenza di un pregiudizio la riunione costituisce un atto dovuto
→ se alcuni dei processi pendono davanti alle due diverse composizioni di un medesimo tribunale, viene
disposto l'accorpamento in capo al tribunale in composizione collegiale
• separazione (art 18) → ipotesi in cui il giudice deve scindere un processo cumulativo
◦ ipotesi accomunate dal fatto che per taluni imputati o talune imputazioni si versa in una situazione di
attesa, mentre per altri imputati o per altre imputazioni è possibile l'immediata trattazione
◦ ipotesi in cui il processo abbia come protagonisti uno o più imputati chiamati a rispondere di reati di
elevata gravità, quando tali imputati siano prossimi ad essere rimessi in libertà per scadenza dei termini
massimi di custodia cautelare
◦ sulla base di un accordo tra le parti, sempre che il giudice la reputi utile sotto il profilo della speditezza
→ la separazione è esclusa qualora il giudice ritenga che la riunione sia assolutamente necessaria per
l'accertamento dei fatti
→ Per i provvedimenti in tema di riunione e di separazione dei processi è prescritta la forma dell'ordinanza, che può
essere emessa anche d'ufficio, sentite le parti

9. I PROCEDIMENTI DI VERIFICA DELLA GIURISDIZIONE E DELLA COMPETENZA


Controllo del difetto di giurisdizione e di competenza
• difetto di giurisdizione (art 20) → può essere rilevato, anche d'ufficio, in ogni stato e grado del
«procedimento» (art. 20 comma 1°)
◦ se è rilevato nel corso delle indagini preliminari → il giudice provvede con ordinanza e dispone la
restituzione degli atti al PM
◦ se è rilevato durante il processo, il giudice pronuncia sentenza e ordina (salvo l'ipotesi di un difetto
assoluto di giurisdizione) che gli atti vengano trasmessi all'autorità competente
• incompetenza (art 21)
◦ incompetenza per materia (co I) → può essere rilevata anche d'ufficio in ogni stato e grado del «processo»
→ deroghe:
▪ quando il giudice conosce di un reato che appartiene alla cognizione di un giudice di competenza
inferiore (incompetenza per eccesso) → l'incompetenza deve essere rilevata o eccepita, a pena di
decadenza, entro il termine stabilito dall'art 491 co I (art 23 co II)
▪ ipotesi dell'incompetenza per materia derivante da connessione → deve essere rilevata o eccepita, a
pena di decadenza, entro gli stessi termini stabiliti per l'incompetenza per territorio (art 21 co III)
◦ incompetenza per territorio e per connessione (co II e III) → deve essere rilevata o eccepita, a pena di
decadenza, prima della conclusione dell'udienza preliminare o, se questa manchi oppure se l'eccezione
venga respinta in sede di udienza preliminare, entro il termine previsto dall'art 491 co I
→ forma ed effetti del provvedimento di incompetenza:
◦ nel corso delle indagini preliminari → il giudice pronuncia ordinanza e dispone la restituzione degli atti al
PM
◦ dopo la chiusura dalle indagini preliminari e in sede di dibattimento di I grado → il giudice pronuncia
sentenza e ordina la trasmissione degli atti al PM presso il giudice competente
◦ in appello:
▪ se il giudice rileva che ha giudicato un giudice inferiore a quello competente, pronuncia sentenza di
annullamento ed ordina la trasmissione degli atti al PM presso il giudice di I grado competente;
nell'ipotesi inversa, il giudice pronuncia anche nel merito
▪ in caso di incompetenza per territorio o per connessione, il giudice pronuncia sent di annullamento e
trasmissione degli atti al PM presso il giudice di I grado competente, se l'eccezione di incompetenza è
stata eccepita entro i termini ed è stata denunciata con i motivi di appello
◦ davanti alla Cass → la Cass dichiara anche d'ufficio l'incompetenza per materia derivante dal fatto che il
tribunale ha giudicato un reato di competenza della corte d'assise, mentre l'incompetenza per territorio o
per connessione può essere dichiarata solo se la relativa eccezione, tempestivamente proposta in I grado e
riproposta nei motivi di appello, sia stata riproposta nei motivi del ricorso per cassazione
→ la decisione della Cass sulla giurisdizione o sulla competenza è vincolante nel corso del processo
→ Il mancato rispetto delle norme sulla competenza non determina l'inefficacia delle prove acquisite (p. di
conservazione degli atti)→ eccezioni:
◦ le dichiarazioni rese al giudice incompetente per materia, se ripetibili, possono essere utilizzate soltanto in
sede di udienza preliminare e per le contestazioni regolate dagli artt. 500 e 503
◦ le misure cautelari, disposte da un giudice dichiaratosi incompetente, cessano di avere efficacia qualora
entro 20 giorni dall'ordinanza i trasmissione degli atti al giudice competente non siano confermate
Conflitto tra giudici = situazione che si determina quando, in qualsiasi stato e grado del processo, due o più giudici
contemporaneamente prendono (conflitto positivo) o rifiutano di prendere (conflitto negativo) cognizione del medesimo
fatto attribuito alla stessa persona
• è esclusa la possibilità di un conflitto tra GUP e giudice del dibattimento (quest'ultimo prevale sempre)
• l'art 28 co I disciplina alcuni casi e il co II prevede che tali norme si applichino anche a casi analoghi
• è escluso che nel corso delle indagini preliminari possa essere proposto conflitto positivo per ragione di
competenza territoriale determinata dalla connessione
→ ad originare il procedimento di conflitto è una «denuncia» di parte, privata o pubblica, o una «rilevazione» d'ufficio
del giudice (l'elevazione del conflitto non ha effetti sospensivi)
• il conflitto cessa per effetto dell'iniziativa di uno dei giudici che dichiari la propria competenza in caso di
conflitto negativo, o la propria incompetenza in caso di conflitto positivo (art 29)
• altrimenti la risoluzione del conflitto spetta alla Cass con sent in camera di consiglio

10. IL CONTROLLO SUL CORRETTO RIPARTO DI «ATTRIBUZIONI» FRA TRIBUNALE "MONOCRATICO" E TRIBUNALE
"COLLEGIALE"
Inosservanza delle disposizioni relative al riparto di attribuzioni: deve essere rilevata o eccepita, a pena di decadenza,
prima della conclusione dell'udienza preliminare, oppure, nei processi in cui si prescinde da tale udienza, entro il
termine previsto per la trattazione delle questioni preliminari dall'art 491 co I
• in sede di udienza preliminare → qualora il giudice ritenga che il reato rientri tra quelli per cui non è prevista
l'udienza preliminare, egli dispone con ordinanza che gli atti vengano trasmessi al PM, affinché il medesimo
provveda ad emettere il decreto di citazione a giudizio
• nel corso del dibattimento di I grado:
◦ se il dibattimento è stato instaurato in seguito ad udienza preliminare → è sufficiente trasmettere gli atti,
con ordinanza, al giudice competente a decidere sul reato contestato
◦ se il dibattimento è stato instaurato a seguito di decreto di citazione diretta a giudizio → deve essere
disposta con ordinanza la trasmissione degli atti al PM, affinché il medesimo provveda ad emettere il
decreto di citazione a giudizio
• in appello → qualora il giudice ritenga che dovesse giudicare il tribunale in composizione collegiale,
pronuncia sentenza di annullamento e ordina la trasmissione degli atti al PM presso il giudice di I grado
(sempreché l'erronea attribuzione sia stata tempestivamente eccepita e successivamente riproposta nei motivi
d'appello); altrimenti il giudice d'appello pronuncia nel merito
• in Cass:
◦ in caso di attribuzione viziata per difetto → la corte procede come il giudice di appello
◦ in caso di attribuzione viziata per eccesso → l'errore di attribuzione è irrilevante (a meno che il ricorso
riguardi una sent inappellabile o si tratti di un ricorso per saltum, nel qual cosa si applica la regola di cui
sopra)
→ le prove acquisite dal tribunale in diversa composizione sono pienamente utilizzabili

11. LE CAUSE PERSONALI DI ESTROMISSIONE DEL GIUDICE: INCOMPATIBILITÀ, ASTENSIONE E RICUSAZIONE


Cause di incompatibilità → risultano ricomprese nella stessa disciplina delle ipotesi di astensione e ricusazione
• stabilite dalle leggi dell'ord giud (art 18 e 19 ord giud) → attengono alla costituzione dell'organo giudicante e
prefigurano alcune condizioni dirette ad assicurare che il giudice sia ed appaia imparziale
• stabilile dal cpp (art 34 e 35):
◦ incompatibilità per ragioni di parentela, affinità o coniugio (art 35)
◦ incompatibilità determinata da atti compiuti nel procedimento (art 34)
▪ il giudice che ha pronunciato/ha concorso a pronunciare sent in un grado del procedimento non può
esercitare funzioni di giudice negli altri gradi, né partecipare al giudizio di rinvio dopo l'annullamento
da parte della cassazione o al giudizio di revisione (co I)
▪ non può partecipare al giudizio il giudice che ha pronunciato il provvedimento conclusivo
dell'udienza preliminare o ha disposto il giudizio immediato o ha emesso decreto penale di condanna,
né quello che ha deciso sull'impugnazione avverso la sentenza di non luogo a procedere (co II)
▪ chi in un determinato procedimento ha esercitato le funzioni di GIP non può in quello stesso
procedimento emettere il decreto penale di condanna, né partecipare al giudizio (co II-bis)
▪ la funzione di GIP è incompatibile alla funzione di GUP (co II-bis) → tranne che il GIP si sia limitato
ad adottare provvedimenti ritenuti inidonei a determinare una situazione di pregiudizio ed elencati
dalla legge (co II-ter)
▪ non può esercitare l'ufficio di giudice in un determinato procedimento chi, in quello stesso
procedimento, ha esercitato funzioni di PM o ha svolto atti di PG oppure un altro ruolo idoneo a
comprometterne l'imparzialità

Cause di astensione = ipotesi in cui il giudice ha l'obbligo di astenersi; Cause di ricusazioni = ipotesi in cui le parti
hanno diritto a chiedere l'estromissione del giudice (art 36 e 37)
• ipotesi in cui sussistono «gravi ragioni di convenienza» → motivo di sola astensione
• manifestazione indebita da parte del giudice del proprio convincimento sui fatti oggetto dell'imputazione →
motivo di sola ricusazione
• il giudice ha interesse nel procedimento
• il giudice è tutore, curatore, procuratore o datore di lavoro di una delle parti private oppure è prossimo
congiunto del difensore, procuratore o curatore di una delle parti
• il giudice ha dato consigli o manifestato il suo parere sull'oggetto del procedimento fuori dell'esercizio delle
funzioni giudiziarie
• il giudice è in rapporto di grave inimicizia con una delle parti private
• alcuno dei prossimi congiunti del giudice è offeso, danneggiato dal reato o parte privata
• un prossimo congiunto del giudice svolge/ha svolto nello stesso procedimento funzioni di PM
• il giudice si trova in taluna delle situazioni di incompatibilità stabilite dagli artt. 34 e 35 ord giud
Procedimento:
• astensione → la dichiarazione di astensione è presentata al presidente della corte/del tribunale che decide con
decreto senza formalità di procedura
• ricusazione
◦ presentazione della dichiarazione nella cancelleria del giudice competente (corte d'appello o Cass) e
deposito di una copia di questa nella cancelleria del giudice ricusato → da tale presentazione scatta il
divieto per il giudice ricusato di pronunciare sentenza fino a che non sia intervenuta l'ordinanza
d'inammissibilità o di rigetto della dichiarazione stessa (art. 37 comma 2°)
◦ il giudice competente può pronunciare ordinanza d'inammissibilità (per mancanza di legittimazione
soggettiva, per inosservanza di forme e termini e per manifesta infondatezza dei motivi addotti) → è
possibile un ricorso in Cass avverso tale decisione
◦ il giudice competente può disporre che il giudice ricusato sospenda temporaneamente ogni attività
processuale o si limiti al compimento degli atti urgenti; infine decide, in camera di consiglio ex art 127,
sul merito della ricusazione → ordinanza immediatamente eseguibile e ricorribile in Cass
→ con l'accoglimento della dichiarazione di astensione o di ricusazione scatta la sostituzione del giudice astenuto o
ricusato ed il divieto assoluto, per tale giudice, di compiere qualsiasi atto del procedimento

12. LA RIMESSIONE DEL PROCESSO


Rimessione del processo = spostamento del processo da una sede ad un'altra in presenza di turbative ambientali che
possono compromettere il suo regolare svolgimento (art 45) → è possibile quando gravi situazioni locali, tali da
turbare lo svolgimento del processo e non altrimenti eliminabili:
• pregiudicano la libera determinazione delle persone che partecipano al processo
• pregiudicano la sicurezza o l'incolumità pubblica
• determinino motivi di legittimo sospetto (perplessità circa la conformità di tale norme con il p. del giudice
naturale precostituito per legge)
→ La rimessione può essere richiesta in ogni stato e grado del processo di merito da:
• procuratore generale presso la corte d'appello
• PM presso il giudice procedente
• imputato (la richiesta va sottoscritta dall'imputato o da un suo procuratore speciale, notificata alle altre parti
entro 7 giorni dal deposito nella cancelleria del giudice e trasmessa alla Cass ad opera del giudice proponente)
→ sospensione del processo:
• disposta dal giudice proponente fino a che non sia intervenuta l'ordinanza di inammissibilità o di rigetto
• disposta dalla Cass
• quando la Cass comunica che è avvenuta l'assegnazione della richiesta ad una delle sez della corte → il giudice
procedente deve sospendere obbligatoriamente il processo prima dello svolgimento delle conclusioni o della
discussione
>> finché dura la sospensione, restano sospesi i termini della prescrizione del reato e i termini di durata massima della
custodia cautelare. È consentito il compimento degli atti urgenti.
→ Decisione: affidata alla Cass in camera di consiglio ex art. 127 → ordinanza di:
• inammissibilità
• rigetto
• accoglimento → la Cass indica il nuovo giudice, da individuare ex art 11
→ Conservazione degli atti: il giudice designato procede alla rinnovazione degli atti quando una delle parti ne faccia
richiesta → 2 eccezioni
→ Nuova richiesta di rimessione:
• per ottenere un ulteriore spostamento del processo → quando si presenta una situazione ex art 45 o quando si
creano le premesse per una revoca del provvedimento di rimessione
• nel caso in cui la precedente richiesta sia stata dichiarata inammissibile per manifesta infondatezza (la richiesta
deve essere fondata su elementi nuovi) o rigettata (può essere sempre riproposta)

13. LA POSIZIONE DI PARTE DEL PUBBLICO MINISTERO E LA SUA FUNZIONE TIPICA


PM (a cui è dedicato il titolo II, libro I cpp):
• parte nel processo
• organo dell'apparato statale incaricato di vegliare «all'osservanza delle leggi, alla pronta e regolare
amministrazione della giustizia» e di iniziare ed esercitare l'azione penale (art 73 e 74 ord. giud)
→ è affrancato dal potere esecutivo e gode di una posizione di indipendenza rispetto a tutti gli altri poteri costituzionali
>> v. norme Cost
• art 107 co IV → il PM gode delle garanzie stabilite nei suoi riguardi dalle norme di ordinamento giudiziario
• art 104 co I → magistratura (anche requirente) vista come un ordine autonomo da ogni altro potere
• art 108 co II → la legge deve assicurare l’indipendenza del PM
• art 109 → l'autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria
• art 112 → obbligatorietà dell'azione penale (collegata al p. di eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge
penale)
→ il pubblico ministero risponde del suo operato solo di fronte alla legge, godendo delle stesse garanzie attribuite al
giudice circa il reclutamento, l'inamovibilità dalla sede e la soggezione al potere di controllo del CSM
→ Il pubblico ministero ha l'esclusiva titolarità dell'azione penale (art 50 co I e 231 disp att): nel sistema codicistico non
esiste né l'azione penale privata né l'azione penale popolare
• l’esercizio dell'azione penale è obbligatorio ed ha quale suo unico limite la richiesta di archiviazione (art 50
co I)
• l'obbligatorietà dell'azione penale, da esercitarsi d'ufficio, può essere circoscritta dalle condizioni di
procedibilità poste dalla legge (querela, richiesta, istanza, autorizzazione a procedere, e altre) (art 50 co II)
• l'azione penale è pubblica
• p. della irretrattabilità dell'azione penale = una volta che l'azione penale è esercitata, esce dalla sfera del suo
autore e comporta l'insorgere di un dovere decisorio in capo al giudice (l'oggetto del processo penale è
indisponibile) → le cause di sospensione o di interruzione dell'azione penale sono soggette al p. di tassatività

14. L'ORGANIZZAZIONE E LA DISTRIBUZIONE DEL LAVORO TRA GLI UFFICI: LORO RAPPORTI
Le funzioni di PM sono esercitate:
• nelle indagini preliminari e nei procedimenti di I grado → dai magistrati della procura della Repubblica
presso il tribunale (art 51 co I lett. a) >> alle procure della Repubblica presso i tribunali ordinari possono
essere addetti magistrati onorari in qualità di vice procuratori
• nei giudizi di impugnazione → dai magistrati della procura generale presso la corte d'appello o presso la Cass
>> è possibile, comunque, la partecipazione al giudizio d'appello del rappresentante dell'ufficio presso il
giudice di primo grado, che abbia presentato le conclusioni e ne abbia fatta richiesta nell'atto di appello (la
sostituzione è disposta, sulla base di una valutazione di mera opportunità, dallo stesso procuratore generale
presso la corte d'appello)
→ durante la fase delle indagini preliminari si apre una serie di canali informativi tra procure della Repubblica e relative
procure generali presso la corte d'appello, e viceversa: il procuratore generale presso la corte d'appello esercita il potere
di sorveglianza su tutti gli uffici requirenti appartenenti al proprio distretto
Avocazione = strumento mediante il quale il procuratore generale presso la corte d'appello subentra, nella titolarità
delle indagini preliminari, al procuratore della Repubblica del suo distretto → è possibile in ipotesi tassative:
• avocazione automatica nel caso di impossibilità di provvedere, nell'ambito dell'ufficio della procura della
Repubblica, alla tempestiva sostituzione del magistrato designato, a seguito di astensione o di incompatibilità
• avocazione automatica nel caso di omessa tempestiva sostituzione del magistrato da parte del capo dell'ufficio,
ricorrendo alcune tra le fattispecie che avrebbero imposto al giudice di astenersi e consentito alle parti di
ricusarlo
• avocazione automatica nel caso di omessa presentazione, nei termini prefissati, della richiesta di archiviazione
o di omesso esercizio dell’azione penale
• avocazione facoltativa, nel procedimento per reati di competenza del tribunale o della corte d'assise, quando il
GIP fissa l'udienza in camera di consiglio, non avendo accolto in prima battuta la richiesta di archiviazione,
oppure quando ritiene ammissibile l'opposizione all'archiviazione proposta dalla persona offesa
• avocazione facoltativa nell'ipotesi in cui il giudice dell'udienza preliminare abbia indicato al PM le ulteriori
indagini da svolgersi ad integrazione di quelle già svolte, ritenute incomplete
• avocazione obbligatoria in caso di delitti di criminalità organizzata, allorquando, trattandosi di indagini
collegate, non risulti effettivo il coordinamento prescritto ex art 371 co I e non abbiano dato esito le riunioni
disposte o promosse dal procuratore generale, anche d'intesa con gli altri procuratori generali interessati
• avocazione esercitabile dal procuratore nazionale antimafia
→ l'avocazione è esercitata tramite decreto motivato, la cui copia deve essere trasmessa al CSM ed ai procuratori della
Repubblica interessati → è possibile per i procuratori della Repubblica proporre reclamo al procuratore generale presso
la Cass
→ gli effetti dell'avocazione disposta nel corso delle indagini preliminari perdurano al di là di tale fase
Legittimazione del PM: il PM trae la propria titolarità alle funzioni (c.d. legittimazione) in modo riflesso dalla
competenza del giudice del dibattimento presso il quale è istituito → la legittimazione spetta al procuratore della
Repubblica territorialmente «competente» secondo i criteri stabiliti dagli agli artt 8, 9, 10 e 16, ancorché nel relativo
circondario non abbia sede la corte d'assise
>> contrasti tra diversi uffici del PM:
• contrasto negativo → se il PM ritiene che la competenza a conoscere il reato spetti ad un giudice diverso da
quello presso cui esercita le sue funzioni, trasmette tempestivamente gli atti all'ufficio del PM presso il giudice
competente >> se l'ufficio che ha ricevuto gli atti dissente, demanda la risoluzione di tale contrasto al
procuratore generale presso la corte d'appello/Cass >> La statuizione del procuratore generale estrinseca la sua
portata solo all'interno della fase delle indagini preliminari e nei confronti degli appartenenti all'ufficio del PM
→ gli atti compiuti prima della trasmissione o della designazione conservano l'efficacia che è loro propria
• contrasto positivo → se il PM procedente riceva notizia che presso un altro ufficio sono in corso indagini
preliminari aventi ad oggetto il medesimo fatto storico a carico della stessa persona, egli ne informa il PM
presso quell'ufficio, richiedendogli la trasmissione degli atti >> se il PM che ha ricevuto la richiesta non ritene
di aderirvi, ne informa il procuratore generale presso la corte d'appello/Cass >> il procuratore generale
determina con decreto motivato quale ufficio debba procedere, dandone comunicazione agli uffici interessati
→ è possibile una risoluzione anticipata, quando, prima della designazione operata dal procuratore generale, uno degli
uffici procedenti desiste, trasmettendo gli atti all'altro
Controllo sulla legittimazione del PM a svolgere le indagini preliminari con riguardo ai parametri della competenza
per territorio e per connessione → controllo che può essere promosso da:
• persona sottoposta alle indagini
• la persona offesa
• i difensori della persona sottoposta alle indagini o della persona offesa
→ Il PM entro 10gg può:
• accogliere la richiesta → trasmette gli atti al PM istituito presso il giudice ritenuto competente
• rigettare la richiesta → i soggetti legittimati possono investire della questione il procuratore generale presso
la corte d'appello/Cass, il quale provvede con decreto motivato dandone comunicazione al richiedente e agli
uffici interessati
→ La richiesta non può essere riproposta salvo che si fondi su fatti nuovi e diversi

15. L'ASTENSIONE
Astensione (art 52) → non è obbligatoria e si fonda genericamente su «gravi ragioni di convenienza»
• presuppone una dichiarazione motivata, è decisa dal capo dell'ufficio/dal procuratore generale presso la corte
d'appello/Cass
• la sostituzione è effettuata con un magistrato appartenente al medesimo ufficio
→ il PM non può essere ricusato

16. I RAPPORTI ALL'INTERNO DELL'UFFICIO


Ufficio del PM: si compone di:
• titolare (procuratore generale presso la Cass o presso la corte d'appello; procuratore della Repubblica presso il
tribunale ordinario) → compiti:
◦ dirigono l'ufficio a cui sono preposti e ne organizzano l'attività (secondo i criteri di buon andamento ed
imparzialità)
◦ esercitano le funzioni di PM, se non designano uno o più altri magistrati dell'ufficio
◦ possono procedere ad una designazione congiunta in considerazione del numero di imputati o della
complessità delle indagini o del dibattimento (pool investigativo)
• uno o più magistrati addetti all'ufficio (sostituti procuratori)
→ piena autonomia del PM rispetto al titolare dell'ufficio nell'udienza → le cause di sostituzione sono
circoscritte e tassative:
◦ grave impedimento e rilevanti esigenze di servizio (valutazione discrezionale da parte del titolare
dell'ufficio)
◦ situazioni in presenza delle quali il giudice è obbligato ad astenersi (sostituzione obbligatoria) → se il
titolare dell'ufficio non provvede, il procuratore generale può operare una sorta di avocazione
◦ consenso del PM interessato
→ un certo grado di autonomia durante la fase delle indagini preliminari (il titolare dell'ufficio può fissare
regole generali o dettare direttive per la miglior efficienza dell'ufficio)
• eventuale procuratore aggiunto (negli uffici delle procure della Repubblica presso i tribunali ordinari)
→ Alle procure collocate presso le sezioni distaccate delle corti d'appello sono preposti avvocati generali alla
dipendenza del procuratore generale
>> l. 106/2006: impostazione maggiormente verticistica dell'organizzazione dell'ufficio
• titolarità esclusiva dell'azione penale affidata al procuratore della Repubblica → egli può esercitare l'azione
penale personalmente o mediante assegnazione a uno o più magistrati dell'ufficio
• prerogative affidate al procuratore della Repubblica: serve un suo assenso scritto per disporre il fermo di
indiziato di delitto o richiedere una misura cautelare personale o reale
• rapporti con la stampa intrattenuti direttamente dal procuratore della Repubblica o tramite un magistrato
appositamente delegato

17. UFFICI DEL PUBBLICO MINISTERO DISTRETTUALE


Deroghe all'ordinaria organizzazione degli uffici per accrescere l'efficienza degli apparati giudiziari in merito a reati di
criminalità organizzata di stampo mafioso → per tutti i reati tassativamente indicati agli art 51 co 3-bis, 3-quater e 3-
quinquies (associazione di tipo mafioso, sequestro di persona a scopo estorsivo, ecc) le funzioni di PM nelle indagini
preliminari e nei procedimenti di I grado sono attribuite all'ufficio che ha sede presso il tribunale del capoluogo del
distretto di corte d'appello >> Il procuratore della Repubblica (procuratore distrettuale) presso il tribunale del
capoluogo del distretto costituisce, nell'ambio del suo ufficio, una direzione distrettuale antimafia (Dda), designando i
magistrati che ne devono fare parte
→ in caso di contrasti (art 54-ter)
• se il contrasto si verifica tra diverse direzioni distrettuali → la risoluzione è affidata al procuratore generale
presso la Cass e al procuratore nazionale antimafia è demandata una funzione consultiva
• se il contrasto insorge all'interno del medesimo distretto → la risoluzione è affidata al procuratore generale
presso la corte d'appello
>> è istituita la direzione nazionale antimafia nell'ambito della procura generale presso la Cass → ad essa è preposto
un magistrato di cassazione (procuratore nazionale antimafia) e alla direzione sono addetti, quali sostituti, 20
magistrati → compiti della direzione nazionale antimafia:
• funzioni di impulso al coordinamento → compito di assicurare, d'intesa con i procuratori distrettuali
interessati, il collegamento investigativo; potere di impartire ai procuratori distrettuali specifiche direttive, alle
quali essi debbono attenersi al fine di prevenire e risolvere contrasti sulle modalità relative al coordinamento
delle attività di indagine; potere di ricorrere allo strumento dell'avocazione
• funzioni di impulso alle investigazioni → acquisizione ed elaborazione di notizie, di informazioni e di dati
attinenti alla criminalità organizzata; facoltà di procedere a colloqui personali con detenuti ed internati;
funzione di curare, mediante applicazioni temporanee dei magistrati della direzione nazionale e delle direzioni
distrettuali antimafia, la necessaria flessibilità e mobilità degli apparati del PM per soddisfare specifiche e
contingenti esigenze investigative e processuali

18. LE FUNZIONI ED I SOGGETTI DI POLIZIA GIUDIZIARIA


Polizia giudiziaria → titolo III, libro I >> svolge l'attività investigativa «alle dipendenze e sotto la direzione dell'AG»
(art 56)
Attività della polizia giudiziaria (art 55)
• anche di propria iniziativa:
◦ attività informativa = acquisire la notizia di reato e riferirla al PM
◦ attività investigativa = ricercare l'autore del reato mediante il compimento di atti atipici e di atti tipici
◦ attività assicurativa = compiere gli atti necessari per assicurare le fonti di prova
◦ obbligo di raccogliere quanto possa servire per l'applicazione della legge penale
◦ obbligo di impedire che i reati siano portati a conseguenze ulteriori
• su ordine o delega dell'autorità giudiziaria
Ufficiali e agenti di polizia giudiziaria → art 57:
• ufficiali di PG (dirigenti, commissari, ispettori, ecc della polizia di Stato; ufficiali e sottufficiali dei carabinieri,
guardia di finanza, corpo forestale, polizia penitenziaria; sindaco dei comuni dove non abbia sede un ufficio
della polizia di Stato o un comando dell'arma dei carabinieri o della guardia di finanza)
• agenti di PG (personale di polizia di Stato; carabinieri, guardia di finanza, agenti di custodia, guardie forestali;
guardie delle province e dei comuni)
→ personale della Direzione investigativa antimafia (Dia), attinto dai ruoli della polizia di Stato, dell'arma dei
carabinieri e della guardia di finanza >> compiti di investigazione preventiva attinente alla criminalità organizzata e di
effettuare indagini di polizia giudiziaria relative esclusivamente a delitti di associazione di tipo mafioso o comunque
ricollegabili all'associazione medesima

19. L'ORGANIZZAZIONE DELLA POLIZIA GIUDIZIARIA E LA SUA DIPENDENZA FUNZIONALE DALL'AUTORITÀ


GIUDIZIARIA
La Polizia giudiziaria ha una:
• dipendenza funzionale dall'autorità giudiziaria (v. art 109 Cost)
• dipendenza burocratica dalla PA
Art 56 → “le funzioni di PG sono svolte alla dipendenza e sotto la direzione dell'autorità giudiziaria”:
• dai servizi di PG previsti dalla legge → richiamo all'art. 17 l.121/1981, che prevede l'istituzione e
l'organizzazione di simili unità da parte del dipartimento di pubblica sicurezza (Sco; Ross, Ris, Gico) >> fanno
parte dei servizi di PG tutti gli uffici e le unità cui sono affidate in via prioritaria e continuativa le funzioni di
PG
• dalle sezioni di PG istituite presso ogni procura della Repubblica e composte con personale dei servizi di
polizia giudiziaria (ufficiali e agenti di PG appartenenti alla polizia di Stato, ai carabinieri, alla guardia di
finanza e al Corpo forestale) >> massima dipendenza dall'autorità giudiziaria
• dagli ufficiali e dagli agenti di PG appartenenti agli altri organi cui la legge fa obbligo di compiere indagini
a seguito di una notizia di reato (categoria eterogenea)
Profilo di dipendenza (art 58):
• ogni procura della Repubblica dispone della relativa sezione >> i singoli magistrati dispongono della PG
direttamente e immediatamente, in quanto titolari delle indagini preliminari o del processo → la dipendenza
non è sottoposta né al filtro dei capi dell'organizzazione della PG, né al filtro del dirigente dell'ufficio del PM
(ma il procuratore della Repubblica può sempre sostituirsi al magistrato designato per le indagini preliminari
nell'impartire ordini alla PG)
• la procura generale presso la corte d'appello dispone di tutte le sezione istituite nel distretto >> la disponibilità
non è immediata
→ è demandato al procuratore generale presso la corte d'appello l'esercizio della sorveglianza sul rispetto delle norme in
ordine alla diretta disponibilità della PG da parte dell'autorità giudiziaria

20. I RAPPORTI DI SUBORDINAZIONE


L'autorità giudiziaria è investita di una serie di poteri sulla PG di natura tipicamente gerarchica (benché gli ufficiali e gli
agenti di PG restino sempre subordinati, in via di principio, agli enti amministrativi di appartenenza) → dipendenza
funzionale:
• le sezioni si pongono in un rapporto di diretta subordinazione nei confronti del procuratore della Repubblica
che dirige l'ufficio presso cui esse sono istituite (art 59 co I) >> è posto in capo alle singole amministrazioni il
divieto di distogliere gli ufficiali e gli agenti di PG dalla loro attività se non per disposizione del magistrato dal
quale dipendono (art. 59 comma 3°) o in casi eccezionali o per necessità di istruzione o di addestramento
(previo consenso del PM)
• per i servizi, il rapporto di subordinazione nei confronti del procuratore della Repubblica è mediato dalle
gerarchie amministrative
◦ l'ufficiale sottoposto al servizio è personalmente responsabile nei confronti del procuratore della
Repubblica
◦ obbligo, in capo alle singole amministrazioni, di ottenere il consenso del procuratore della Repubblica
presso il tribunale o del procuratore generale presso la corte d'appello per allontanare dalla sede od
assegnare ad altri uffici i dirigenti dei servizi e di vincolare le promozioni dei dirigenti degli uffici al
parere favorevole dei magistrati predetti

21. L'IMPUTATO E LA PERSONA SOTTOPOSTA ALLE INDAGINI


Imputato:
Assunzione della qualità di imputato: il soggetto assume la qualità di imputato soltanto nella fase dell'esercizio
dell'azione penale (quindi durante il processo), quando viene superato il dubbio circa la non infondatezza della notizia
di reato >> atti tipici con cui si assume la qualità di imputato (art 60 co I e altri):
• richiesta di rinvio a giudizio
• richiesta di giudizio immediato
• richiesta di decreto penale di condanna
• richiesta la richiesta di applicazione della pena concordata tra le parti nel corso delle indagini preliminari
• decreto di citazione diretta a giudizio davanti al tribunale in composizione monocratica emesso dal pubblico
ministero
• giudizio direttissimo (contestazione orale dell'imputazione in dibattimento e decreto di citazione a giudizio se
l'imputato è libero)
• contestazione del reato connesso o del fatto nuovo nell'udienza preliminare
• formulazione coatta dell'imputazione qualora la richiesta di archiviazione non sia stata accolta
Perdita della qualità di imputato (art 60 co II) → può avvenire solo ad opera di una sent o da un provvedimento ad essa
assimilabile:
• sentenza di non luogo a procedere non più soggetta ad impugnazione
• sentenza di proscioglimento o di condanna irrevocabili
• decreto penale divenuto esecutivo
• sent che dichiarano il difetto di giurisdizione o di competenza
Riassunzione della qualità di imputato (art 60 co III):
• revoca della sentenza di non luogo a procedere
• emissione del decreto di citazione a dibattimento per il giudizio di revisione
• rescissione del giudicato ex art 625-ter (mezzo straordinario di impugnazione)
>> Il cpp estende i diritti e le garanzie dell’imputato alla «persona sottoposta alle indagini preliminari» (il c.d.
indagato) → un soggetto diviene persona sottoposta alle indagini a seguito della ricezione da parte della PG o del PM
di una notizia qualificata di reato (o di una notizia non qualificata ma poi ritenuta attendibile a seguito di valutazione)
→ La tutela assicurata alla «persona sottoposta alle indagini preliminari» si estende:
• per i diritti dell'imputato
• per le garanzie riconosciute all'imputato
• per ogni altra disposizione relativa all'imputato, salvo esplicite statuizioni in senso diverso

22. LE DICHIARAZIONI RESE DALL'IMPUTATO


Artt. 62-65 → riguardano le dichiarazioni rese dall'imputato e dalla persona sottoposta alle indagini e mirano ad
assicurare nei rapporti con l'autorità procedente un livello di lealtà e civiltà
- art 62: le dichiarazioni rese nel corso del procedimento dall'imputato o dalla persona sottoposta alle indagini non
possono formare oggetto di testimonianza >> porta molto ampia → la disposizione riguarda:
• le dichiarazioni sollecitate e le dichiarazioni che il soggetto rilascia di propria iniziativa
• l'imputato, l'indagato e coloro che a seguito di tali dichiarazioni possono assumere le qualità di imputato o
indagato
• le dichiarazioni rese dinanzi all'AG, alla PG e ad altre persone abilitate a riceverle
→ la testimonianza acquisita illegittimamente non è utilizzabile (art. 191 comma 1°)
- art 63 (espressione p. del nemo tenetur se detegere) → se davanti all'AG o alla PG una persona non imputata o non
indagata rende dichiarazioni dalle quali emergono indizi di reità a suo carico, l'autorità procedente deve:
• interrompere l'esame e l'eventuale assunzione di informazioni
• avvertire la persona che «potranno» essere svolte indagini nei suoi confronti per effetto della mutata veste
processuale → il soggetto a seguito delle dichiarazioni può assumere la qualità di imputato o indagato
• invitare la persona che ha rilasciato le dichiarazioni indizianti a nominare un difensore
→ Il cpp vieta inoltre di utilizzare le dichiarazioni autoindizianti contro il dichiarante, rese prima dell'avvertimento (c.d.
inutilizzabilità soggettivamente relativa)
→ se la persona doveva essere sentita sin dall'inizio in qualità di imputato o di persona sottoposta alle indagini (dunque,
l'autorità procedente ha disatteso le regole dell'interrogatorio), le sue dichiarazioni non possono essere utilizzate (c.d.
inutilizzabilità assoluta) >> tale previsione si spiega col proposito di disincentivare l'adozione di comportamenti contra
legem intesi ad acquisire dichiarazioni accusatorie a carico di terzi

23. L'INTERROGATORIO
Il cpp distingue tra:
• esame dell'imputato → mezzo di prova
• interrogatorio della persona sottoposta alle indagini e dell'imputato → artt 64-65: ha una valenza
investigativa se condotto dal PM ed una funzione di controllo e di garanzia se condotto dal giudice
Interrogatorio → l'interrogatorio si svolge nella fase delle indagini preliminari:
• il PM procede all'interrogatorio della persona sottoposta a misura cautelare personale, dell'arrestato o del
fermato e di chi si trova a piede libero mediante invito a presentarsi
• il PM è libero di scegliere il momento in cui assumere l'atto, salvo che si tratti di una persona sottoposta a
custodia cautelare (in tal caso l'interrogatorio del giudice deve precedere quello del PM)
• il PM è libero di effettuare o meno l'interrogatorio:
◦ la richiesta di archiviazione può essere formulata anche inaudita altera parte
◦ se il PM non intende formulare richiesta di archiviazione, è chiamato a notificare, prima della scadenza
del termine di durata delle indagini preliminari, un avviso di conclusione delle medesime indirizzandolo
alla persona sottoposta alle indagini ed al difensore → tale avviso contiene l'avvertimento che l'indagato
ha facoltà, entro 20 giorni, di presentarsi per rilasciare dichiarazioni oppure chiedere di essere sottoposto
ad interrogatorio → in caso di richiesta, se il PM non procede all'interrogatorio, si determina la nullità
della richiesta di rinvio a giudizio o del decreto di citazione a giudizio del PM
• il difensore ha diritto ad essere avvisato del compimento dell'interrogatorio, anche in termini brevi, così da
potervi sempre assistere
• la disciplina dell'interrogatorio (art 64) si applica anche all'assunzione di sommarie informazioni ex art 350 co
I, dichiarazioni degli imputati in un processo connesso o collegato e alle dichiarazioni rilasciate dalla
persona sottoposta alle indagini a seguito della presentazione spontanea al PM
• la persona assoggettata al regime di custodia cautelare o detenuta per altra causa, interviene libera
nell'interrogatorio, salve le cautele necessarie per prevenire il pericolo di fuga o di violenze (art 64 co I)
• nel corso dell'interrogatorio non possono essere impiegati, ancorché con il consenso della persona
interrogata, metodi o tecniche che possano influire sulla libertà di autodeterminazione o che siano idonee
ad alterare le capacità mnemoniche o valutative (art 64 co II)
• durante l'interrogatorio è garantito il diritto al silenzio (art 63 co III) della persona sottoposta ad
interrogatorio → prima che inizi l’interrogatorio, scatta per l’organo procedente l'obbligo di rivolgere alla
persona interrogata un triplice avvertimento:
1. il soggetto deve essere edotto che le dichiarazioni che renderà potranno sempre essere utilizzate nei suoi
confronti (c.d. Miranda warnings) → si vuole evitare che il soggetto renda dichiarazioni avventate, specie
con l'intento di discolparsi, ma che potrebbero poi essere usate contro di lui nel proseguo del processo (art
64 co III lett a))
2. il soggetto deve essere avvertito che, fermo restando l'obbligo di fornire le proprie generalità e di fornirle
in maniera veritiera, gli compete la facoltà di non rispondere ad alcuna domanda, ma che, in ogni caso, il
procedimento proseguirà il suo corso (art 64 co III lett b))
→ in caso di omissione di tali prescrizioni, le dichiarazioni eventualmente rese sono inutilizzabili (art 64 co
III-bis)
3. la persona interrogata deve essere avvertita che se renderà dichiarazioni su fatti che concernono la
responsabilità di altri, assumerà in ordine a tali fatti, l'ufficio di testimone (in realtà la disciplina della
testimonianza non si applica integralmente) → tale meccanismo è stato apprestato al fine di bilanciare il
diritto di difesa dell'indagato con il diritto della persona da lui accusata di poter procedere, in
dibattimento, al contro-esame del dichiarante (v. art 111 co IV Cost)
>> In assenza di tale ultimo avvertimento, la persona interrogata non potrà assumere, in ordine ai fatti
riferiti e concernenti la responsabilità di altri, l'ufficio di testimone; ma le dichiarazioni eventualmente
rese contra alios non saranno utilizzabili nei confronti dei terzi coinvolti, ferma restando la loro
utilizzabilità nei confronti del dichiarante (c.d. inutilizzabilità relativa)
→ dall'esercizio del diritto a non rispondere l'organo procedente non può ricavare conseguenza alcuna in
quanto il silenzio è insindacabile espressione del diritto di difesa personale
• una una volta che il soggetto abbia dichiarato di voler rispondere, entrano in gioco le prescrizioni dettate per
l'interrogatorio nel merito (art 65) → l'autorità giudiziaria:
◦ contesta alla persona sottoposta alle indagini in forma chiara e precisa il fatto attribuitole
◦ rende noti al soggetto gli elementi di prova esistenti a suo carico
◦ comunica le fonti delle prove a carico dell'indagato, se non ne deriva pregiudizio per le indagini
→ La portata di tali prescrizioni è destinata a subire adattamenti in rapporto allo sviluppo dell'iter
procedimentale (fase delle indagini preliminari o udienza preliminare)
◦ invita l'indagato ad esporre quanto ritenga utile per discolparsi
◦ fa menzione nel verbale se la persona rifiuta di rispondere

24. L'IDENTIFICAZIONE E L'ESISTENZA IN VITA DELL'IMPUTATO


Identificazione dell'imputato:
• identità personale o anagrafica (art 66) → nel primo atto del procedimento in cui è presente l'imputato, l'AG lo
invita a dichiarare le proprie generalità e quant'altro può valere ad identificarlo, ammonendolo sulle
conseguenze cui si espone chi rifiuta
→ L'impossibilità di attribuire all'imputato le sue esatte generalità, non pregiudica il compimento di alcun atto
da parte della PG o dell'AG, purché sia certa l'identità fisica della persona
→ L'attribuzione di generalità erronee è trattata come un mero errore materiale, così da far luogo alla
rettificazione mediante il relativo procedimento in camera di consiglio
→ art 66-bis: quando emerge, in ogni stato e grado del procedimento, che l'indagato o l'imputato è stato
segnalato, anche con nome diverso, quale autore di un reato commesso antecedentemente o successivamente a
quello per cui si procede, l'AG deve comunicarlo all'AG competente
• identità fisica → si sostanzia nella coincidenza tra la persona nei cui confronti è esercitata l'azione penale e
quella che in effetti è assoggettata a processo
◦ nelle indagini preliminari → tocca al PM disporre gli accertamenti del caso
◦ se il dubbio insorge nel processo → gli accertamenti sono eseguiti dal giudice dell'udienza preliminare o
del dibattimento
→ in caso di errore sull'identità fisica, il PM può richiedere il decreto di archiviazione (nelle indagini
preliminari), o il giudice, sentiti obbligatoriamente il PM e l'imputato, pronuncia sentenza ex art 129 (durante il
processo)
→ l'incertezza circa l'età minore dell'imputato è sciolta dal giudice minorile con le forme caratteristiche di quel
rito. Quando l'AG ritiene che l'imputato o la persona sottoposta alle indagini sia minorenne, trasmette gli atti al
procuratore della Repubblica presso il tribunale minorile
Esistenza in vita dell'imputato
• in caso di incertezza sull'esistenza in vita dell'imputato, se il dubbio è risolto nel senso della morte, il PM
chiede l'archiviazione per estinzione del reato (nel corso delle indagini preliminari) o il giudice proscioglie (nel
processo)
• la sentenza erroneamente dichiarativa dell'estinzione del reato per morte dell'imputato non impedisce un nuovo
esercizio dell'azione penale per il medesimo fatto a carico della medesima persona (deroga al p. del ne bis in
idem)

25. INFERMITÀ MENTALE E PARTECIPAZIONE COSCIENTE


• Capacità di essere parte nel processo penale (= capacità di assumere la qualità di imputato) → è propria di
ogni persona fisica, eccetto gli infanti e gli immuni (da distinguersi in «assoluti» o «relativi»)
• Capacità processuale dell'imputato (= idoneità ad esercitare, all'interno del processo, i diritti e le facoltà
proprie dell'imputato) → solitamente coincide con la capacità di essere parte, salvo eccezioni: v. ipotesi
dell'infermità mentale dell'imputato, sia antecedente che sopravvenuta al fatto costituente il reato →
l'infermità mentale dell'imputato è commisurata e valutata sulla sua inidoneità a partecipare coscientemente al
processo e non in relazione al parametro penalistico della imputabilità
>> art 70:
◦ quando non deve essere pronunciata sent di proscioglimento o di non luogo a procedere e vi è ragione di
ritenere che, per infermità mentale sopravvenuta al fatto, l'imputato non è in grado di partecipare
coscientemente al processo, il giudice, se occorre, dispone anche di ufficio, una perizia
◦ qualora la perizia psichiatrica venga disposta, durante il tempo occorrente per il suo espletamento il
giudice può assumere:
▪ a richiesta del difensore, le prove che possono condurre al proscioglimento dell'imputato
▪ quando vi è pericolo nel ritardo, ogni altra prova richiesta dalle parti
◦ se la necessità di provvedere sorge durante la fase delle indagini preliminari, la perizia è disposta dal
giudice solo su richiesta delle parti con le forme dell'incidente probatorio
>> art 71: accertato che lo stato psichico dell'imputato ne impedisce la cosciente partecipazione al
procedimento, il giudice (sempreché non debba pronunciare sentenza di non luogo a procedere o di
proscioglimento) emette ordinanza di sospensione del procedimento → l'ordinanza, ricorribile per cassazione,
produce una pluralità di effetti:
◦ obbligo di nominare un curatore speciale a favore dell'imputato
◦ la sospensione non impedisce al giudice di assumere prove (possono essere assunte, a richiesta del
difensore, le prove che possono condurre al proscioglimento dell'imputato o, quando vi è pericolo nel
ritardo, ogni altra prova richiesta dalle parti)
◦ obbligatoria separazione del processo
◦ inoperatività della sospensione obbligatoria del processo civile ex art 75 co III
◦ il corso della prescrizione rimane sospeso
>> art 72: L'ordinanza di sospensione è immediatamente revocata:
◦ quando risultano integrati i presupposti di una sent di non luogo a procedere o di proscioglimento
◦ quando si acquisisce la certezza che l'imputato è in grado di partecipare coscientemente al procedimento
→ per evitare il c.d. «eterno giudicabile», al giudice deve verificare comunque lo stato psichico
dell'imputato ogni 6 mesi mediante appositi accertamenti peritali
>> art 73: quando è necessario un trattamento terapeutico, l'autorità competente per l'adozione delle misure
previste dalla normativa sul trattamento sanitario delle malattie mentali (il sindaco), provvede al ricovero
dell'imputato, sulla scorta di un'informativa del giudice

26. LA PARTE CIVILE: LEGITTIMAZIONE, COSTITUZIONE ED ESODO DAL PROCESSO PENALE


Parte civile → parte eventuale del processo penale >> il suo intervento è finalizzato ad ottenere le restituzioni o il
risarcimento del danno ricollegabili al reato oggetto di accertamento in sede penale (art 185 cp)
• art 74 (legitimatio ad causam) → l'azione civile può essere esercitata dal soggetto che mira alle restituzioni o
al risarcimento del danno (patrimoniale e non patrimoniale) cagionato dal reato, o dai suoi «successori
universali»
• art 76: il danneggiato può costituirsi parte civile anche per mezzo di un procuratore speciale. Una volta
costituitosi, il danneggiato partecipa al processo in tutti i suoi gradi, a meno di un'eventuale esclusione o di un
suo esodo volontario (p. di immanenza della costituzione di parte civile)
• art 77: qualora sia carente la capacità processuale del danneggiato, costui dev'essere rappresentato, assistito o
autorizzato nelle forme prescritte per l'esercizio delle azioni civili. Quando manchi la persona a cui spetterebbe
la rappresentanza o l'assistenza e ricorrano ragioni di urgenza è prevista la nomina di un curatore speciale. Nel
caso di assoluta urgenza è consentito che il PM eserciti l'azione civile nell'interesse del minore o dell'infermo
di mente, finché non subentri il legale rappresentante
• art 78: la parte civile può stare in giudizio solo con il ministero di un difensore, munito di procura speciale e ai
fini di una regolare costituzione devono essere rispettate le formalità stabilite dall'art 78 co I lett a-e
• art 79:
◦ termine iniziale per la costituzione di parte civile → a partire dal deposito della richiesta di rinvio a
giudizio («per l'udienza preliminare»)
◦ termine finale (a pena di decadenza) → effettuazione, da parte del giudice dibattimentale di I grado, degli
accertamenti relativi alla costituzione delle parti
• artt 80 e 81→ esclusione della parte civile:
◦ può essere la conseguenza di una richiesta motivata, proveniente dal PM, dall'imputato e dal responsabile
civile >> va effettuata:
▪ se la parte civile si è costituita «per l'udienza preliminare» → prima che, in udienza preliminare, siano
terminati gli accertamenti relativi alla costituzione delle parti
▪ se la parte civile si è costituita successivamente → in sede di trattazione delle questioni preliminari
→ il giudice decide con un'ordinanza inoppugnabile
◦ il giudice decide ex officio l'esclusione della parte civile (fino a che non sia stato aperto il dibattimento di I
grado), quando accerti l'inesistenza dei requisiti stabiliti per la costituzione di parte civile
• art 82 → revoca della costituzione di parte civile
◦ revoca espressa → può aver luogo in ogni stato e grado del procedimento e riguardare taluno soltanto
degli imputati >> avviene con un'apposita dichiarazione, resa personalmente o per mezzo di un
procuratore speciale
◦ revoca tacita (o presunta) → v. casi previsti all'art 82 co II

27. SEGUE: I RAPPORTI TRA AZIONE CIVILE DA REATO E AZIONE PENALE


Se l'azione di danno è esercitata in sede civile, questa:
• procede in assoluta autonomia rispetto al parallelo processo penale (art 75 co II):
◦ nell'ipotesi in cui il processo penale si concluda con una sentenza irrevocabile di condanna → il
danneggiato può sfruttare nel giudizio civile l'efficacia di giudicato di tale sentenza
◦ in caso di sent assolutoria → è esclusa l'efficacia di giudicato della sent penale
• può essere trasferita nel processo penale a 2 condizioni:
◦ in sede civile non deve essere stata pronunciata sentenza di merito anche non passata in giudicato (art 75
co I)
◦ il trasferimento deve avvenire «per l'udienza preliminare» ed entro l'accertamento della corretta
costituzione delle parti in I grado (art 79 co I)
Art 75 co III: il processo civile rimane sospeso in attesa del giudicato penale qualora l'azione sia stata proposta in sede
civile dopo la sentenza penale di primo grado o dopo la precedente costituzione di parte civile nel processo penale,
fatte salve le eccezioni previste dalla legge → il giudizio civile prosegue senza interruzioni quando ad es. il processo
penale è stato sospeso per incapacità dell'imputato, vi è stata esclusione della parte civile, in caso di patteggiamento, ecc

28. IL RESPONSABILE CIVILE


Responsabile civile = persona fisica o ente plurisoggettivo che, a norma delle leggi civili, è tenuto a rispondere per il
fatto dell'imputato → soggetto obbligato in solido con l'imputato
>> la presenza del responsabile civile è strettamente collegata all'inserimento e al mantenimento della pretesa
restitutoria o risarcitoria all'interno del processo penale, da parte del danneggiato
• l'intervento del responsabile civile non può avvenire antecedentemente alla costituzione di parte civile
• al recesso o esclusione della parte civile consegue l'estromissione del responsabile civile
Il responsabile civile può:
• essere citato su richiesta di parte (parte civile o PM, limitatamente all'ipotesi in cui abbia esercitato l'azione
civile a favore dell'infermo di mente o del minore) entro il dibattimento → verificato il fumus boni iuris della
richiesta, il giudice procedente ordina la citazione con un decreto >> il responsabile civile non è tenuto ad
intervenire; può costituirsi in ogni stato e grado del processo e sta in giudizio col ministero di un difensore
• intervenire volontariamente nel processo penale (sempre che vi sia stata costituzione di parte civile o il PM
abbia agito come supplente) entro gli accertamenti relativi alla costituzione delle parti
Esclusione del responsabile civile:
• la citazione e l'intervento del responsabile civile perdono efficacia in caso di revoca della costituzione di parte
civile o di esclusione di quest'ultima
• l'esclusione del responsabile civile può essere richiesta dalle parti (imputato, parte civile e PM) e deve essere
deve essere proposta, a pena di decadenza, non oltre il momento degli accertamenti relativi alla costituzione
delle parti nell'udienza preliminare o nel dibattimento → se l'esclusione è stata deliberata in seguito a richiesta
della parte civile, viene meno, per il soggetto danneggiato dal reato, la possibilità di esercitare l'azione
riparatoria ex delicto in sede propria
• l'esclusione del responsabile civile può essere disposta d'ufficio, con ordinanza inoppugnabile, qualora venga
accertata la mancanza dei requisiti per la citazione o per l'intervento del responsabile civile e qualora venga
accolta dal giudice la richiesta di giudizio abbreviato

29. IL CIVILMENTE OBBLIGATO PER LA PENA PECUNIARIA E L'ENTE RESPONSABILE PER L'ILLECITO
AMMINISTRATIVO DIPENDENTE DA REATO
Civilmente obbligato per pena pecuniaria → persona (fisica o giuridica) che è assoggettata, in via sussidiaria ed
eventuale, ad una obbligazione civile pecuniaria pari all'importo della multa o dell'ammenda inflitta al condannato →
soggetto che può intervenire nel processo in una delle ipotesi ex art 196 e 197 cp
• non è previsto l'intervento volontario
• può essere citato per l’udienza preliminare o per il giudizio su richiesta del PM o dell'imputato
→ si applica la disciplina prevista per il responsabile civile, per quanto concerne la citazione, la costituzione e
l'esclusione della persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria (esclusa l'applicabilità dell'art 87 co III, ossia
l'esclusione da parte del giudice che accoglie la richiesta di giudizio abbreviato)
Ente responsabile per l'illecito amministrativo dipendente da reato → previsto dal d.lgs 231/2001 >> enti forniti di
personalità giuridica, società e associazioni anche prive di personalità giuridica, qualora vengano accertati reati
commessi nel loro interesse o a loro vantaggio da parte di persone che rivestano funzioni di rappresentanza, di
amministrazione o di direzione dell'ente nonché di persone che ne esercitino, anche di fatto, la gestione e il controllo,
ed, infine, di persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza dei soggetti precedentemente menzionati → la
cognizione dell'illecito amministrativo (contestabile tramite irrogazione di sanzioni amministrative) appartiene al
giudice penale competente per il reato dal quale l'illecito amministrativo dipende
• l'ente, se intende partecipare al procedimento penale, deve costituirsi
• in caso di mancata costituzione, è prevista un'apposita dichiarazione di contumacia (oggi, non esistendo più la
contumacia, si applica la normativa relativa all'imputato assente)

30. LA PERSONA OFFESA DAL REATO


Persona offesa del reato = titolare dell'interesse protetto dalla norma penale che si assume violata → non è parte ma
semplice soggetto del processo
• ha un ruolo marginale (presentazione di memorie e indicazione di elementi di prova)
• è una figura distinta dalla parte civile
• ha maggiori poteri nella fase delle indagini preliminari e una funzione più affievolita durante il processo

32. GLI ENTI E LE ASSOCIAZIONI RAPPRESENTATIVI DI INTERESSI LESI DAL REATO


Gli enti e le associazioni aventi finalità di tutela degli interessi lesi dal reato possono esercitare, in ogni stato e grado
del procedimento, i diritti e le facoltà attribuiti alla persona offesa dal reato
• qualora l'ente collettivo risulti direttamente danneggiato dal reato, può inserire la sua pretesa civilistica
all'interno del processo penale mediante la costituzione di parte civile
• qualora l'ente collettivo non sia danneggiato dal reato ma presenti altri requisiti previsti dalla legge, può
partecipare al processo in veste di accusatore privato
Requisiti (art 91 e 92)
• l'ente non deve avere «scopo di lucro» e gli devono essere state riconosciute in forza di legge «finalità di tutela
degli interessi lesi dal reato» (tale riconoscimento deve essere avvenuto anteriormente alla commissione del
fatto per cui si procede)
• per l’ingresso dell’ente è necessario il consenso della persona offesa, da prestare con atto pubblico o con
scrittura privata autenticata → è ammessa la possibilità di una revoca in qualsiasi momento dell'iter
processuale
• il consenso può essere prestato ad un unico ente
→ Affinché l'ente collettivo possa svolgere all'interno del processo il ruolo ausiliario che gli compete, è indispensabile
che il suo difensore, munito di procura speciale, presenti all'autorità procedente un atto di intervento, da notificare alle
parti quando la presentazione non avviene in udienza
Termini di intervento:
• l'intervento può avvenire anche durante le indagini preliminari
• l'intervento non può avvenire dopo la verifica della regolare costituzione delle parti
Estromissione: può disposta dal giudice con ordinanza (inoppugnabile), in seguito ad un'opposizione di parte oppure ex
officio

34. IL DIFENSORE DI FIDUCIA DELL'IMPUTATO


Art 24 comma II Cost → diritto di difesa:
• difesa tecnica
• autodifesa
Difensore dell'imputato → in base all'art 99 co I al difensore competono le facoltà e i diritti che la legge riconosce
all'imputato, a meno che essi siano riservati personalmente a quest'ultimo >> il difensore:
• è tenuto a dimostrare la scarsa significatività degli elementi di prova a valenza accusatoria
• è tenuto ad individuare e ad acquisire elementi probatori che scagionino l'imputato o alleggeriscano la sua
posizione
→ Nel nostro ordinamento si è negato qualsiasi spazio all'ipotesi di un'esclusiva autodifesa dell'imputato
Difensore di fiducia
• l’imputato ha diritto di nominare non più di 2 difensori di fiducia (art. 96 comma 1°).
• 3 possibili modalità di nomina del difensore di fiducia:
◦ dichiarazione orale resa dall'interessato all'autorità procedente
◦ dichiarazione scritta consegnata alla autorità procedente dal difensore
◦ documento di nomina trasmesso all'autorità procedente con raccomandata
→ la nomina del difensore può essere fatta in via preventiva, per l'eventualità che si instauri un procedimento
penale
• il difensore dev'essere in possesso dei requisiti richiesti dalla legge professionale per assistere e rappresentare
l'imputato nel processo a suo carico → 3 figure che possono assumere la qualità di difensore:
◦ praticante avvocato → può patrocinare davanti al giudice di pace e al tribunale in composizione
monocratica, nei soli processi aventi ad oggetto i reati previsti dall'art. 550, per i quali si procede con
citazione diretta a giudizio
◦ avvocato → può svolgere il suo ruolo di difensore nei processi davanti ad ogni giudice penale, fatta
eccezione per la corte di cassazione
◦ avvocato iscritto nello speciale albo dei difensori davanti alle corti superiori → può difendere anche
davanti alla Cass
• la prestazione del difensore di fiducia costituisce l'oggetto di un contratto per la cui conclusione è
indispensabile l'accettazione sia pure implicita del nominato
• la nomina produce di regola i suoi effetti per tutto l'arco del processo di cognizione, salvo che intervengano
cause risolutive del rapporto contrattuale
• nel caso l’imputato sia sottoposto a misure restrittive, i prossimi congiunti della persona arrestata, fermata o
sottoposta a custodia cautelare in carcere sono legittimati nominare, con le stesse forme previste per la nomina
diretta, un difensore di fiducia in sua vece

35. IL DIFENSORE D'UFFICIO


Difensore d'ufficio → interviene qualora l'imputato non abbia nominato un difensore di fiducia o ne sia rimasto privo
(art. 97 comma 1°)
• la presenza del difensore d'ufficio è correlata all'imputato (anche se è previsto un difensore d'ufficio anche per
il testimone c.d. assistito e per l'ente responsabile per l'illecito civile dipendente da reato)
• il ruolo del difensore d'ufficio è sussidiario rispetto a quello del difensore di fiducia
• il difensore d'ufficio ha l'obbligo di prestare il patrocinio, salvo che in presenza di un giustificato motivo
L'elenco alfabetico dei difensori d'ufficio è predisposto dal consiglio dell'ordine forense, il quale è tenuto a provvedere
al suo aggiornamento almeno ogni 3 mesi. Per poter essere iscritti in questo elenco sono indicati 2 possibili itinerari:
• l'aver conseguito un'attestazione di idoneità, rilasciata dall'ordine forense di appartenenza
• l'essere in grado di dimostrare, mediante un'adeguata documentazione, di aver esercitato la professione nel
settore penale per almeno 2 anni
→ automatismo nella nomina del difensore d'ufficio:
• è istituito presso l'ordine forense del capoluogo di ogni distretto di corte d'appello un apposito ufficio, con
recapito centralizzato → tale ufficio forense sulla base di una selezione automatica provvede alla nomina del
difensore d'ufficio
• se il difensore, già ritualmente nominato, non è stato reperito, non è comparso o ha abbandonato la difesa:
◦ il PM o la PG può attivarsi per la designazione di un altro difensore (con la procedura prevista per la
nomina del difensore d'ufficio). Nei casi di urgenza è consentita la designazione di un difensore
immediatamente reperibile
◦ il giudice può nominare un altro difensore immediatamente reperibile; se la necessità di nominare un
sostituto si appalesa nel corso del giudizio può essere nominato sostituto solo un difensore che risulti
iscritto nell'elenco dei difensori di ufficio del competente consiglio dell'ordine
→ grazie all'avviso previsto per il primo atto a cui il difensore ha diritto di presenziare (art. 369-bis), la persona
sottoposta alle indagini viene tempestivamente informata del fatto che non le è consentito fare a meno del difensore e
del suo obbligo di retribuire il difensore di ufficio ove non sussistano le condizioni per essere ammessa al patrocinio a
spese dello Stato
→retribuzione del difensore d'ufficio:
• il difensore d'ufficio si deve far carico della procedura esecutiva per il recupero del credito professionale nei
confronti dell'assistito inadempiente
• qualora sia in grado di dimostrare che la procedura di cui sopra è risultata infruttuosa, il difensore viene
retribuito dallo Stato nella misura e secondo le modalità previste per la retribuzione del difensore patrocinante
a spese dello Stato
• a meno che l'assistito non chieda ed ottenga l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato, quest'ultimo surroga
il difensore nel suo credito verso il soggetto assistito

39. LE GARANZIE DI LIBERTÀ DEL DIFENSORE


Garanzie di liberà del difensore (art 103):
• Le ispezioni e le perquisizioni negli uffici dei difensori sono consentite solo:
◦ quando essi o altre persone che svolgono stabilmente attività nello stesso ufficio sono imputati,
limitatamente ai fini dell'accertamento del reato loro attribuito
◦ per rilevare tracce o altri effetti materiali del reato o per ricercare cose o persone specificamente
predeterminate
• presso i difensori e gli investigatori privati autorizzati e incaricati in relazione al procedimento, i consulenti
tecnici non si può procedere a sequestro di carte o documenti relativi all'oggetto della difesa, salvo che
costituiscano corpo del reato
• nell'accingersi a eseguire una ispezione, una perquisizione o un sequestro nell'ufficio di un difensore, l'autorità
giudiziaria a pena di nullità avvisa il consiglio dell'ordine forense del luogo perché il presidente o un
consigliere da questo delegato possa assistere alle operazioni
• alle ispezioni, alle perquisizioni e ai sequestri negli uffici dei difensori procede personalmente il giudice o, nel
corso delle indagini preliminari, il PM
• non è consentita l'intercettazione relativa a conversazioni o comunicazioni dei difensori, degli investigatori
privati autorizzati e incaricati in relazione al procedimento
• sono vietati il sequestro e ogni forma di controllo della corrispondenza tra l'imputato e il proprio difensore
salvo che l'autorità giudiziaria abbia fondato motivo di ritenere che si tratti di corpo del reato
• i risultati delle ispezioni, perquisizioni, sequestri, intercettazioni di conversazioni o comunicazioni, eseguiti in
violazione delle disposizioni precedenti, non possono essere utilizzati (salvo che costituiscano corpo del reato)

43. GLI AUSILIARI DEL GIUDICE


Ausiliari = soggetti che affiancano il giudice o il PM, svolgendo compiti di vario genere >> coadiutori istituzionali, la
cui presenza è contrassegnata dai connotati della continuità e della ordinarietà
• Cancelliere → svolge: funzioni di assistenza a tutti gli atti posti in essere dal giudice; attività di
documentazione (redazione del processo verbale); autenticazione di atti e dei provvedimenti emessi dal
giudice; custodia delle cose sequestrate, rilascio di copie, notificazione dell'atto di impugnazione
• Segretario presso l'ufficio del PM → opera come ausiliario del PM e svolge funzioni analoghe a quelle del
cancelliere
• Ufficiale giudiziario → cura l'esecuzione delle notificazioni e ha compiti funzionali al corretto svolgimento
dell'udienza
• Direttore dell'istituto penitenziario → è tenuto a ricevere e ad inoltrare, dopo aver proceduto alla loro
iscrizione in apposito registro, l'atto di impugnazione e gli altri atti contenenti dichiarazioni e richieste
destinate all'autorità giudiziaria, che gli vengano presentati dal soggetto detenuto o internato

Capitolo II – Atti
1. PREMESSA
Libro II → dedicato agli atti >> complesso di regole valide per l'intero procedimento (ma sono possibili eccezioni) >>
regole che si applicano agli atti che si formano nel contesto del procedimento (la normativa sui documenti che sono il
prodotto di un'attività svoltasi fuori del procedimento è collocata nel libro III dedicato alle prove)
Atto giuridico = fatto giuridico consistente in un comportamento umano rilevante per l'ordinamento giuridico in quanto
volontario
• comportamento commissivo o omissivo
• dichiarazione (di volontà o di scienza) od operazione
• attività o risultato di un'attività
Atto processuale penale = atto giuridico:
• posto in essere dai soggetti del procedimento
• idoneo a produrre effetti giuridici dotati di rilevanza processuale penale
• realizzatosi nel contesto del procedimento penale (sia nella fase del procedimento vero e proprio sia nella fase
del processo)
◦ atto iniziale: atto immediatamente successivo alla ricezione della notizia di reato da parte della PG o del
PM
◦ atto finale → occorre distinguere:
▪ se le indagini preliminari sfociano in un provvedimento di archiviazione → atto finale =
provvedimento di archiviazione
▪ se l'azione penale è stata esercitata → momento finale = esecutività (nel caso di sent di non luogo a
procedere) e irrevocabilità (nel caso di sent pronunciate in giudizio o di decreto penale di condanna)
→ debbono essere considerati atti processuali penali quelli relativi al procedimento di esecuzione ed
al procedimento di sorveglianza

4. IL DIVIETO DI PUBBLICAZIONE
art 114 → divieto di pubblicazione → 2 tipi di divieto di pubblicazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo:
• divieto di riproduzione totale o parziale dell'atto
• divieto di riproduzione dell'atto dal punto di vista concettuale
co I: divieto di pubblicazione degli atti coperti dal segreto → È vietata la pubblicazione, anche parziale o per
riassunto, con il mezzo della stampa o con altro mezzo di diffusione, degli atti coperti dal segreto o anche solo del loro
contenuto → divieto assoluto
• opera per tutta la durata delle indagini preliminari, finché restano ignoti i potenziali autori del reato
• quando è individuata la persona sottoposta alle indagini, il divieto si modella in funzione del regime di
conoscenza di ogni singolo atto
• l'area del divieto di pubblicazione può subire una concreta variazione per effetto dei decreti motivati del PM
relativi alla «desegretazione» o alla «segretazione» di singoli atti
co II e III: È vietata la pubblicazione, anche parziale, degli atti non più coperti dal segreto:
• fino a che non siano concluse le indagini preliminari, oppure...
• fino al termine dell'udienza preliminare
Se si procede al dibattimento:
• non è consentita la pubblicazione, anche parziale degli atti del fascicolo per il dibattimento, se non dopo la
pronuncia della sentenza di I grado → una declaratoria di illegittimità ha accorciato la durata del divieto: ora
gli atti inseriti nel fascicolo per il dibattimento sono pubblicabili sin dalla relativa formazione
• non è consentita la pubblicazione, anche parziale degli atti del fascicolo del PM, se non dopo la pronuncia
della sentenza in II grado
• è sempre consentita la pubblicazione degli atti utilizzati per le contestazioni
co IV e V: Per gli atti compiuti in sede di udienza dibattimentale la regola è la libera pubblicazione: eccezioni sono
introdotte solo per il dibattimento tenuto a porte chiuse
→ il giudice, sentite le parti, può disporre:
• il divieto di pubblicazione anche degli atti utilizzati per le contestazioni, qualora sia scattato il divieto di
pubblicazione degli atti del dibattimento, essendosi quest'ultimo svolto a porte chiuse
• il divieto di riproduzione pubblica, anche parziale, degli atti non segreti, ma la cui pubblicazione può
offendere il buon costume oppure causare pregiudizio alla riservatezza dei testimoni e delle parti private
co VI: È vietata la pubblicazione delle generalità o dell'immagine del minore che assuma la qualità di testimone,
persona offesa o danneggiato
co VI-bis: È vietata la pubblicazione dell'immagine di persona privata della libertà personale ripresa mentre la stessa si
trova sottoposta all'uso di manette ai polsi o ad altro mezzo di coercizione fisica, salvo che la persona vi consenta
→ sanzioni in caso di violazione del divieto:
• art 684 cp: contravvenzione in caso di pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale
• art 734-bis cp: contravvenzione per chi divulghi, senza il suo consenso, le generalità o l'immagine di persona
offesa da atti di violenza sessuale
• art 115 cpp: responsabilità disciplinare a carico degli impiegati dello Stato o di altri enti pubblici, o degli
esercenti una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato

8. LE FORME DEI PROVVEDIMENTI


Il codice contrappone:
• atti compiuti nel procedimento → è formalmente prevista la forma libera (anche se di fatto è quasi sempre
necessario osservare determinate prescrizioni)
• atti posti in essere nel contesto del processo → sono caratterizzati da forme vincolate (o tassative/tipiche)
Riguardo agli atti a forma vincolata, una disciplina unitaria è prevista solo per gli atti del giudice che si traducono in
provvedimenti →l'art 125 prevede 3 modelli:
• sentenze → atti idonei a chiudere uno stato o un grado del procedimento, in quanto contengono una decisione
sulla regiudicanda; sono pronunciate in nome del popolo italiano; devono sempre essere motivate →
classificazioni:
◦ sentenze di condanna → esiti tipici del dibattimento (ma sono pronunciabili anche al termine del giudizio
abbreviato) [vale come sent di condanna il decreto penale]
◦ sentenze di proscioglimento → comprendono:
▪ sentenze di assoluzione → pronunciate all'esito del dibattimento con le formule per cui:
• il fatto non sussiste
• l'imputato non l'ha commesso
• il fatto non costituisce reato
• il fatto non è previsto dalla legge come reato
• il reato è stato commesso da persona non imputabile o non punibile per un'altra ragione
→ le sent di assoluzione, quando diventano irrevocabili, acquistano l'autorità di cosa giudicata
▪ altre sentenze di proscioglimento (sent di non luogo a procedere o sent di non doversi procedere)
◦ sentenze dichiarative → verificano l'esistenza di determinate fattispecie; sono sent processuali, ma sono
sfornite della portata liberatoria propria delle sentenze di proscioglimento
◦ sentenze costitutive → sent creative di effetti giuridici

◦ sent di merito → risolvono la questione relativa al dovere di punire (sent di condanna, di assoluzione e di
estinzione del reato)
◦ sent processuali → sciolgono nodi processuali
• ordinanze → servono a governare l'andamento del processo (pur essendovene alcune in grado di concluderlo)
→ di regola sono revocabili; devono essere motivate; di regola sono emesse a seguito dell'instaurazione del
contraddittorio tra le parti
• decreti → esprimono un comando dell'autorità procedente (assumendo natura prevalentemente amministrava)
→ sono sempre revocabili; non necessitano una motivazione, se non è diversamente disposto
• provvedimenti adottati senza formalità (innominati) ed esternabili anche oralmente
Deliberazione dei provvedimenti → art 125: avviene in camera di consiglio >> caratteristiche:
• immediatezza rispetto alla chiusura della trattazione
• immutabilità dei giudici rispetto alla trattazione stessa
• continuità delle operazioni
→ dalla fase deliberativa sono escluse:
• le parti
• l'ausiliario, che di regola assiste il giudice
→ è previsto il segreto sulla deliberazione. Nel caso di provvedimenti collegiali, se lo richiede un componente del
collegio che non ha espresso voto conforme alla decisione, è compilato sommario verbale contenente l'indicazione del
dissenziente, della questione o delle questioni alle quali si riferisce il dissenso e dei motivi dello stesso,
succintamente esposti; il verbale è conservato a cura del presidente in plico sigillato presso la cancelleria dell'ufficio:
potrà servire a chi ha dissentito in caso di azione di responsabilità civile contro i giudici che hanno deciso

9. IL PROCEDIMENTO IN CAMERA DI CONSIGLIO


Procedimento in camera di consiglio → art 127: modello valido per tutti i procedimenti che si svolgono in camera di
consiglio (c.d. rito camerale) >> si può avere:
• un rinvio integrale all'art 127
• un rinvio all'art 127 con alcuni adattamenti:
◦ modello forte → garanzia più intensa del contraddittorio (è imposta la partecipazione necessaria del
difensore della persona sottoposta alle indagini, dell'imputato o dell'interessato, e del PM)
◦ modello debole → la garanzia del contraddittorio è ridotta
→ il procedimento in camera di consiglio prevede una forma di contraddittorio:
• obbligo, a pena di nullità, di dare avviso dell'udienza alle parti private e al PM, alle altre persone interessate
ed ai difensori almeno 10gg prima e di provvedere a nominare un difensore d'ufficio all'imputato che ne sia
privo
• possibilità delle parti di presentare memorie in cancelleria fino a 5gg prima
Procedimento:
• appena compiuti gli atti introduttivi (accertata la regolare costituzione delle parti), uno dei componenti del
collegio svolge la relazione orale
• il PM, gli altri destinatari dell'avviso e i difensori sono sentiti, a pena di nullità, se compaiono (non è prescritta
la loro necessaria partecipazione)
• l'interessato detenuto o internato in luogo situato fuori della circoscrizione del giudice procedente, se ne fa
richiesta, deve essere sentito prima del giorno dell'udienza dal magistrato di sorveglianza del luogo in cui è
ristretto
• il giudice provvede con ordinanza comunicata o notificata senza ritardo ai PM, alle parti private, alle persone
interessate, che possono proporre ricorso per cassazione (il ricorso non sospende l'esecuzione dell'ordinanza)
• l'inammissibilità dell'atto introduttivo del procedimento è dichiarata dal giudice con ordinanza
• i provvedimenti emessi a seguito di procedimento in camera di consiglio entrano a far parte dell'ordinamento
tramite il deposito, ad eccezione dei provvedimenti emessi nell'udienza preliminare e quelli emessi nel
dibattimento

10. L'IMMEDIATA DECLARATORIA DI CAUSE DI NON PUNIBILITÀ E LA CORREZIONE DEGLI ERRORI MATERIALI
Obbligo dell'immediata declaratoria di determinate cause di non punibilità (art 129) → esigenze di economia
processuale e di attuazione del favor rei impongono di arrestare lo svolgimento del processo e di far cadere la qualità di
imputato appena maturi la possibilità di pronunciare una sentenza di proscioglimento >> In ogni stato e grado del
processo, il giudice d'ufficio pronuncia sentenza di proscioglimento, qualora riconosca che:
• il fatto non sussiste
• l'imputato non ha commesso il fatto
• il fatto non costituisce reato
• il fatto non è previsto dalla legge come reato
• il reato è estinto
• manca una condizione di procedibilità (o una causa di proseguibilità)
→ ordine di priorità improntato alla tutela dell'innocenza dell'imputato
→ tale norma opera solo nel contesto del processo (nella fase delle indagini preliminari un compito equivalente è svolto
dall'archiviazione)
È previsto l'obbligo del proscioglimento nel merito, quando ne ricorrano gli estremi, anche in presenza di una causa
estintiva del reato (art 129 co II): quando ricorre una causa di estinzione del reato ma dagli atti risulta evidente che il
fatto non sussiste o che l'imputato non lo ha commesso o che il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge
come reato, il giudice pronuncia sentenza di assoluzione o di non luogo a procedere con la formula prescritta → tale
norma contiene:
• una regola di giudizio → prevalenza della formula di merito su quella estintiva
• una regola istruttoria → la prevalenza della formula di merito deve risultare evidente dagli atti
→ per le sentenze di assoluzione, la prevalenza del merito vale anche quando manca, è insufficiente o è contraddittoria
la prova che il fatto sussista o che l'imputato l'abbia commesso, che il fatto costituisca reato o che il reato sia stato
commesso da persona non imputabile (per le sentenze di non luogo a procedere dovrebbe ormai valere la stessa
conclusione)
Correzione degli errori materiali (art 130) → mette riparo a deviazioni non gravi dell'atto dal suo schema tipico >>
tre presupposti:
• ne sono oggetto: sentenze, ordinanze e decreti
• all'errore materiale (o all'omissione) non deve essere ricollegata una previsione di nullità (l'errore si deve
sostanziare in una difformità tra il pensiero del giudice e la sua formulazione, mentre l'omissione deve
riguardare un comando che discenda, in maniera pressoché automatica, dalla legge)
• l'eliminazione dell'errore o dell'omissione non deve comportare una modificazione essenziale dell'atto
→ Soggetto competente a procedere (anche d'ufficio) alla correzione:
• giudice autore dell'atto
• giudice dell'impugnazione (se è stata proposta l'impugnazione)
→ il procedimento di correzione degli errori materiali si svolge in camera di consiglio ex art 127

11. I POTERI COERCITIVI


Poteri coercitivi del giudice (art 131): Il giudice, nell'esercizio delle sue funzioni, può chiedere l'intervento della PG e,
se necessario, della forza pubblica, prescrivendo tutto ciò che occorre per il sicuro ordinato compimento degli atti ai
quali procede >> poteri di natura tipicamente amministrativa (c.d. polizia processuale) >> il giudice deve avvalersi
della PG e, solo se quest'ultima non sia in grado di provvedere, ricorrere alla forza pubblica
→ all'interno dei poteri coercitivi, assume importanza l'accompagnamento coattivo = restrizione della libertà
personale resa necessaria dall'indispensabile acquisizione di un contributo probatorio (art 132 e 133)
• può essere adottato anche per reati di minima entità per i quali non è consentita l'emissione di una misura
coercitiva personale
• può essere disposto anche dal PM (a seguito di un'autorizzazione del giudice)
Art 132: accompagnamento coattivo dell'imputato → L'accompagnamento coattivo è disposto, nei casi previsti dalla
legge, con decreto motivato, con il quale il giudice ordina di condurre l'imputato alla sua presenza, se occorre anche
con la forza → l'accompagnamento coattivo:
• dovrebbe essere preceduto da un avviso notificato o da un decreto di citazione rimasi senza effetto
• può essere disposto in sede di incidente probatorio o nel dibattimento (ma non in udienza preliminare)
• riguarda la persona sottoposta alle indagini, l'imputato e gli imputati in un procedimento connesso
• ha come scopo l'assunzione di prove diverse dall'esame
→ La persona sottoposta ad accompagnamento coattivo:
• non può essere tenuta a disposizione oltre il compimento dell'atto previsto e di quelli conseguenziali per i
quali perduri la necessità della sua presenza
• non può mai essere trattenuta oltre le 24h
Art 133: accompagnamento coattivo dei testimoni, periti, consulenti tecnici, interpreti e dei custodi di cose sequestrate
→ i soggetti indicati sono passibili di accompagnamento solo se, regolarmente citati o convocati, omettano di comparire
nel luogo e nel tempo stabiliti senza addurre un legittimo impedimento

12. I PRINCÌPI IN MATERIA DI DOCUMENTAZIONE DEGLI ATTI


Attività di documentazione = meccanismo attraverso cui un atto viene inserito e conservato nella sequenza
procedimentale, affinché giudice e parti possano controllarne la regolarità ed averne memoria ai fini delle decisioni che
si dovranno adottare in I grado e nei giudizi di impugnazione → attività che produce come risultato un documento
avente natura rappresentativa di un'entità distinta dalla propria materialità, consistente in un supporto cartaceo,
magnetico, ecc (tecniche documentative diverse) → l'attuale codice ha cercato di innalzare il livello qualitativo della
documentazione, ricorrendo a strumenti di pronto impiego e di resa fedele, resi disponibili dall'evoluzione tecnologica

13. LE MODALITÀ DELLA DOCUMENTAZIONE.


Modalità di documentazione (art 134):
• co I: la documentazione degli atti del giudice si effettua mediante verbale:
◦ si esclude che per tali atti si utilizzi la semplice annotazione (praticabile solo per gli atti del PM e della
PG)
◦ si prevede che gli atti del giudice siano comunque oggetto di verbalizzazione, escludendo che l'impiego di
strumenti di riproduzione fonografica o audiovisiva possa assurgere al rango di verbale
◦ la funzione del verbale è quella di rappresentare e conservare gli atti che si compiono nel procedimento
• co II: il verbale è redatto, in forma integrale o riassuntiva, con la stenotipia o altro strumento meccanico
oppure, in caso di impossibilità di ricorso a tali mezzi, con la scrittura manuale
◦ la scelta tra forma riassuntiva o integrale è, di regola, rimessa al giudice:
▪ la forma riassuntiva va privilegiata quando gli atti da verbalizzare hanno contenuto semplice o
limitata rilevanza o quando si verifica una contingente indisponibilità di strumenti di riproduzione o
di ausiliari tecnici
▪ nell'udienza preliminare, di regola, il verbale è redatto in forma riassuntiva, ma, su richiesta di parte,
il giudice dispone la riproduzione fonografica o audiovisiva o la redazione del verbale con la
stenotipia
▪ nel dibattimento davanti al tribunale in composizione monocratica, l'adozione del verbale riassuntivo
è rimessa alla concorde volontà delle parti, sempre che il giudice non ritenga necessaria la redazione
in forma integrale
◦ il codice pone sullo stesso piano la stenotipia o altro strumento meccanico e, in posizione subordinata, la
scrittura manuale
• co III: quando il verbale è redatto in forma riassuntiva è effettuata anche la riproduzione fonografica
• co IV: se le modalità di documentazione già considerate appaiono al giudice insufficienti, può essere aggiunta
la riproduzione audiovisiva se assolutamente indispensabile
Art 135: Redazione del verbale: il verbale è redatto dall'ausiliario che assiste il giudice → quando il verbale è redatto
con la stenotipia o altro strumento meccanico, il giudice autorizza l'ausiliario che non possiede le necessarie
competenze a farsi assistere da personale tecnico
Art 136: Contenuto del verbale:
• menzione dei normali referenti topografici e cronologici
• generalità delle persone intervenute
• indicazione delle cause, se conosciute, della mancata presenza di coloro che sarebbero dovuti intervenire
• descrizione di quanto l'ausiliario ha fatto, ha constatato o di quanto è avvenuto in sua presenza
• dichiarazioni ricevute dall'ausiliario o da altro p.u. che egli assiste (+ menzione di tutti gli elementi che
possano influire sulla credibilità delle dichiarazioni stesse, come la loro spontaneità, la dettatura da parte del
dichiarante, la consultazione di note scritte)
Art 137: Sottoscrizione del verbale → la firma deve essere apposta alla fine di ogni foglio da parte del p.u. che l'ha
redatto, dal giudice e dalle persone intervenute. Se taluno degli intervenuti non vuole o non è in grado di sottoscrivere,
ne è fatta menzione nel verbale indicandone i motivi

14. LE TRASCRIZIONI E LE RIPRODUZIONI


• I nastri impressi con i caratteri della stenotipia sono trascritti in caratteri comuni non oltre il giorno successivo
a quello in cui sono stati formati (art 138)
• le riproduzioni fonografiche e audiovisive sono in seguito trascritte (senza limiti di tempo) a cura del personale
tecnico giudiziario (art 139) e sono accluse al fascicolo del procedimento
• tutte le volte in cui è effettuata la riproduzione fonografica, nel verbale è indicato il momento di inizio o di
cessazione delle operazioni di riproduzione (art 139 co II)
• se una parte della riproduzione, per qualsiasi causa, non abbia avuto esito o non sia chiaramente intelligibile, fa
prova il verbale redatto in forma riassuntiva (art 139 co III)
• se è redatto solo il verbale in forma riassuntiva, al giudice spetta uno specifico obbligo di vigilare affinché sia
riprodotta nell'originaria genuina espressione la parte essenziale delle dichiarazioni e siano descritte le
circostanze nelle quali esse sono rese, sempre che ciò serva a valutarne la credibilità (art 140 co II)
→ Il verbale è nullo (salve particolari disposizioni di legge) se vi è l'incertezza assoluta sulle persone intervenute o se
manca la sottoscrizione da parte del pubblico ufficiale che lo ha redatto
15. LA DOCUMENTAZIONE DELL'INTERROGATORIO DEL DETENUTO
Modalità di documentazione dell'interrogatorio, svoltosi fuori dall'udienza, di persona in stato di detenzione (art
141-bis) → disciplina che si applica a 3 condizioni:
• interrogatorio della persona sottoposta alle indagini; dell'imputato; dell'imputato o della persona sottoposta alle
indagini in un procedimento per reato connesso o collegato a quello per cui si procede
• l'interrogato deve essere a qualsiasi titolo in stato di detenzione → la norma opera anche nei confronti di chi sia
sottoposto a custodia cautelare per un altro procedimento o stia espiando una pena detentiva per un altro reato
• la norma non vale per gli interrogatori assunti nel contesto spaziale e temporale dell'udienza
>> se sussistono tali indicatori, l'interrogatorio deve essere documentato:
• integralmente (per intero senza interruzioni), a pena di inutilizzabilità (inutilizzabilità a carattere oggettivo ed
assoluto)
• con mezzi di riproduzione fonografica o audiovisiva
→ quando si verifica una indisponibilità di strumenti di riproduzione o di personale tecnico, si provvede con le forme
della perizia o della consulenza tecnica
→ la trascrizione della riproduzione è disposta solo se richiesta dalle parti
→ l'art 141-bis è volto a rafforzare la determinazione della persona sottoposta ad interrogatorio ad avvalersi della
facoltà di non rispondere, in situazioni in cui il suo esercizio potrebbe essere esposto a sollecitazioni

28. L'INVALIDITÀ DEGLI ATTI


Nel processo penale gli atti, in maggioranza, sono a forma vincolata → in linea di principio, la mancanza anche di un
solo elemento della fattispecie non dovrebbe consentire la produzione dei relativi effetti >> tuttavia, l'ordinamento non
decreta l'invalidità, e quindi l'inefficacia, di ogni difformità → si può avere:
• mera irregolarità → l'assenza di un elemento della fattispecie è irrilevante e l'atto è pienamente efficace
• invalidità → l'assenza di un elemento della fattispecie determina l'inefficacia dell'atto → tuttavia vige il p. di
conservazione degli atti imperfetti >> l'atto diviene idoneo a produrre effetti (precari) in attesa di:
◦ sanatoria del vizio
◦ declaratoria di invalidità dell'atto
Tipologie di invalidità:
• inesistenza
• nullità → unica tipologia direttamente disciplinata
• inammissibilità >> le ipotesi di inammissibilità non sono tassative (scadenza del termine previsto per il
compimento dell’atto; vizio che riguarda la forma della domanda o l'omissione di taluni contenuti della stessa;
ecc)
◦ è oggetto di autonomo motivo di ricorso per cassazione
◦ è dichiarabile d'ufficio, in ogni stato e grado del procedimento, senza altra causa di sanatoria se non quella
del giudicato, a meno che non siano espressamente previsti limiti temporali alla sua rilevazione
• inutilizzabilità → le ipotesi di inutilizzabilità riguardano principalmente gli atti probatori e non sono tassative
◦ può essere assoluta (proveniente da un vero e proprio divieto di ammissione o acquisizione valido nei
confronti di chiunque) o relativa (riferita a determinate categorie di soggetti)
◦ è rilevabile in ogni stato e grado del procedimento, anche d'ufficio

29. IL PRINCIPIO DI TASSATIVITÀ DELLE NULLITÀ E LA TECNICA DI PREVISIONE


Art 177 → L'inosservanza delle disposizioni stabilite per gli atti del procedimento è causa di nullità soltanto nei casi
previsti dalla legge
• le disposizioni in tema di nullità sono dominate dal principio di tassatività → all'interprete non è consentito
ricorrere all'integrazione analogica
• la nullità è determinata dall'inosservanza delle disposizioni stabilite per gli atti del procedimento, comprese,
quindi, quelle relative alla fase delle indagini preliminari
→ I vizi della volontà non determinano nullità dell'atto (nel solo caso di coazione fisica si ha inesistenza giuridica
dell'atto)
→ Gli errores in iudicando non sono annoverabili tra le nullità
→ Salvo le ipotesi di inammissibilità e inutilizzabilità, ogni difformità dell'atto dallo schema tipico non riconducibile a
nullità deve considerarsi mera irregolarità (tuttavia l'art 124 prevede una sanzione disciplinare in caso di mancato
rispetto di norme del cpp anche quando l'inosservanza non importa nullità o altra sanzione processuale)→ sono fatti
salvi i casi di:
• inesistenza giuridica = forma di invalidità più grave, che comprende quei vizi tanto macroscopici da indurre il
legislatore a non ipotizzarne neppure l'eventualità (es. sent emessa a non iudice) → è rilevabile in ogni stato e
grado del procedimento ma anche oltre lo stesso, mediante un'azione di accertamento
• abnormità dei provvedimenti del giudice = l'atto è idoneo ad integrare lo schema normativo minimo, benché
il suo contenuto sia del tutto estemporaneo → l'abnormità è assoggettata agli ordinari termini di impugnazione
e perde rilevanza a seguito della formazione del giudicato
La nullità può essere classificata in due modi:
• in base alla differente tecnica di previsione adottata dal legislatore: nullità generali e nullità speciali
◦ nullità generali → art 178: È sempre prescritta a pena di nullità l'osservanza delle disposizioni
concernenti:
▪ a) le condizioni di capacità del giudice e il numero dei giudici necessario per costituire i collegi
stabilito dalle leggi di ordinamento giudiziario;
▪ b) l'iniziativa del PM nell'esercizio dell'azione penale e la sua partecipazione al procedimento;
▪ c) l'intervento, l'assistenza e la rappresentanza dell'imputato e delle altre parti private [nonché la
citazione in giudizio della persona offesa dal reato e del querelante → l'inserimento di queste ultime
ipotesi, in realtà nullità speciali, serve per porre le promesse, affinché tali ipotesi siano considerate
nullità a regime intermedio]
◦ nullità speciali → nullità stabilite da apposte previsioni legislative contenute nel cpp
• in base al regime di trattamento previsto dalla legge per le diverse specie di nullità: nullità assolute, nullità a
regime intermedio, nullità relative

30. LE NULLITÀ ASSOLUTE


Nullità assolute (art 179) → caratteristiche:
• sono insanabili
• sono rilevate di ufficio in ogni stato e grado del procedimento
Sono nullità assolute:
• alcune nullità generali
◦ le nullità previste dall'articolo 178 co I lett a >> tutte le nullità generali che riguardano il giudice
(inosservanza delle disposizioni relative alla capacità del giudice e al numero dei giudici necessario a
costituire i collegi)
◦ le nullità concernenti l'iniziativa del pubblico ministero nell'esercizio dell'azione penale (v. art 178 co I
lett b parte I) >> violazioni delle disposizioni concernenti l'atto di proposizione dell'azione penale
◦ le nullità derivanti dalla omessa citazione dell'imputato o dall'assenza del suo difensore nei casi in cui ne
è obbligatoria la presenza (v. parte dell'art 178 co I lett c) → violazioni di disposizioni concernenti tutti gli
atti che compongono la citazione (compresa la notificazione) e delle norme relative alla presenza
obbligatoria del difensore (compresa l'incapacità e l'incompatibilità del difensore)
• alcune nullità speciali → le nullità definite assolute da specifiche disposizioni di legge → v. art 525 co II:
violazione p. di immediatezza del giudizio (alla deliberazione della sentenza devono concorrere gli stessi
giudici che hanno partecipato al dibattimento)

31. LE NULLITÀ INTERMEDIE


Nullità generali diverse da quelle assolute (art 180) → sono tutte «nullità intermedie»
• sono rilevabili anche ex officio (come quelle assolute)
• sono sanabili in un momento anteriore all'irrevocabilità della sentenza (come quelle relative) → non possono
più essere rilevate né dedotte:
◦ se si sono verificate prima del giudizio → dopo la deliberazione della sentenza di I grado
◦ se si sono verificate nel giudizio → dopo la deliberazione della sentenza del grado successivo
• vale il principio per il quale una nullità (se tempestivamente dedotta, ma non dichiarata dal giudice) risulta in
via automatica devoluta al giudice dell'impugnazione, senza che debba formare oggetto dei relativi motivi
Sono nullità generali a regime intermedio: tutte le nullità generali che non sono assolute (l'area delle nullità intermedie
si ricava per sottrazione dell'area delle nullità assolute ex art 179 co I dalla più ampia area delle nullità generali ex art
178)
• inosservanza delle disposizioni circa la partecipazione del PM (attività di prosecuzione dell'azione e interventi
in cui si risolve il contributo dialettico del PM al procedimento)
• inosservanza delle disposizioni circa l'intervento, l'assistenza e la rappresentanza dell'imputato (che non si
risolvano in omessa citazione o assenza del difensore nei casi in cui è obbligatoria la sua presenza)
• inosservanza delle disposizioni circa l'intervento, l'assistenza e la rappresentanza delle altre parti private
• inosservanza delle disposizioni circa la citazione in giudizio della persona offesa dal reato e del querelante
(questa è in realtà una nullità intermedia speciale)

32. LE NULLITÀ RELATIVE


Nullità relative (art 181) → categoria residuale: sono nullità relative:
• le nullità non generali
• le nullità non definite come assolute da specifiche disposizioni di legge
→ le nullità relative sono, in ogni caso, speciali (la loro esistenza deriva da un'espressa previsione di legge) → MA: una
nullità a previsione speciale può seguire anche il regime delle nullità assolute o delle nullità intermedie >>
l'interprete, posto di fronte ad una nullità speciale, è chiamato ad individuarne il trattamento attraverso una serie di
operazioni successive → deve valutare se la nullità, sebbene speciale, sia comunque riconducibile nell'alveo delle
nullità generali (ossia riconducibile alle fattispecie ex art 178):
• se sì → deve valutare se la nullità rientri nell'ambito delle nullità assolute (in base all'art 179 co I); se
l'indagine da esito negativo, la nullità deve essere considerata a regime intermedio
• se no → la nullità deve essere considerata relativa
Regime delle nullità relative:
• devono essere dichiarate dal giudice solo su eccezione della parte interessata
• le nullità concernenti le indagini preliminari o l'incidente probatorio o gli atti dell'udienza preliminare devono
essere eccepite in termini sempre brevi
◦ se si tiene l'udienza preliminare → debbono essere eccepite anteriormente alla pronuncia del
provvedimento conclusivo dell'udienza
◦ se non si tiene l'udienza preliminare → devono essere eccepite subito dopo aver compiuto per la prima
volta l'accertamento della costituzione delle parti in giudizio ex art 491 co I
◦ se si procede al giudizio senza che il giudice si pronunci su di esse (pur essendo state queste regolarmente
eccepite) → devono essere eccepite subito dopo aver compiuto per la prima volta l'accertamento della
costituzione delle parti in giudizio ex art 491 co I
◦ in caso di sentenza di non luogo a procedere → devono essere riproposte con la relativa impugnazione
• le nullità concernenti il decreto che dispone il giudizio o gli atti preliminari al dibattimento → devono essere
eccepite subito dopo aver compiuto per la prima volta l'accertamento della costituzione delle parti in giudizio
ex art 491 co I
• le nullità verificatesi nel giudizio → devono essere eccepite con l'impugnazione della relativa sentenza
→ vale il principio per cui le cause di nullità relative, per sfuggire alla sanatoria del grado successivo, debbono
convertirsi in altrettanti motivi di impugnazione
>> nel '95 sono state introdotte 2 fattispecie di nullità che sono rilevabili d'ufficio, ma che sono diverse da quelle
previste dagli artt. 178 e 179 comma 2° (nullità relative atipiche)
• mancata indicazione delle esigenze cautelari quando vi sia pericolo per l'acquisizione delle prove
• nullità relativa al contenuto dell'ordinanza che dispone la misura cautelare

33. LA DEDUCIBILITÀ E LE SANATORIE


Deducibilità della nullità (art 182) → la deducibilità delle nullità relative e delle nullità a regime intermedio trova un
duplice limite
• la nullità non può essere dedotta o eccepita né da chi vi ha dato causa o ha concorso a darvi causa, né da chi
non ha interesse all'osservanza della disposizione violata
• quando la parte assiste al compimento dell'atto→ la nullità deve essere eccepita prima del compimento
dell'atto, oppure, se ciò non è possibile, immediatamente dopo
quando la parte non ha assistito al compimento dell'atto → il termine per dedurre la nullità coincide con quelli
di sanatoria stabiliti per le nullità relative ed intermedie
→ i termini per rilevare o eccepire le nullità sono stabiliti a pena di decadenza
Sanatorie delle nullità
• Sanatorie generali (art 183) → principio della conservazione degli effetti precari prodotti dall'atto imperfetto:
◦ acquiescenza (lett. a):
▪ rinuncia espressa della parte interessata a eccepire la nullità
▪ accettazione (espressa o tacita) degli effetti dell'atto
◦ sanatoria per il raggiungimento dello scopo rispetto a tutti gli interessati (lett. b) → casi in cui la parte si
sia «avvalsa della facoltà a cui l'atto omesso o nullo era preordinato»
→ le sanatorie generali non possono operare nei confronti delle nullità assolute
• Sanatoria speciale (art 184) → la nullità di una citazione, di un avviso o delle relative comunicazioni e
notificazioni nei confronti di PM, parti private e loro difensori è sanata se la parte interessata è comparsa o ha
rinunciato a comparire >> la comparizione deve essere personale e volontaria
→ La parte che compare con il solo intento di far rilevare l'irregolarità non impedisce il verificarsi della
sanatoria, ma ha diritto ad un termine a difesa non inferiore a 5 gg (se si tratta della citazione a comparire al
dibattimento → termine non inferiore a 20 gg)

34. GLI EFFETTI DELLA DICHIARAZIONE DI NULLITÀ


Effetti della dichiarazione di nullità (art 185)
• la nullità di un atto comporta l'invalidità degli atti consecutivi che dipendono da esso (co I) → nullità derivata
>> la propagazione della nullità avviene solo nei confronti di atti:
◦ cronologicamente successivi all'atto viziato
◦ legati da un nesso di casualità necessaria o sul piano logico o sul piano giuridico all'atto viziato
• il giudice che dichiara la nullità dispone la rinnovazione dell'atto soltanto qualora essa sia necessaria e
possibile → quando si procede alla rinnovazione, il giudice ne pone le spese a carico di chi ha dato causa alla
nullità per dolo o colpa grave
• se la nullità è dichiarata in uno stato o grado diverso da quello in cui la stessa si è verificata
◦ se non si tratta di atto di natura probatoria → la dichiarazione di nullità comporta, indipendentemente
dalla tipologia della nullità, la regressione del procedimento allo stato e grado in cui è stato compiuto l'atto
nullo
◦ se si tratta di nullità concernenti le prove → il giudice deve provvedere alla rinnovazione, sempreché ciò
sia necessario ai fini della decisione e la prova sia ripetibile

Capitolo III – Prove


1. PREMESSA. LE SCELTE SISTEMATICHE NELLA DISCIPLINA DELLE PROVE
Libro III → dedicato interamente alla disciplina delle prove:
• titolo I → disposizioni generali in materia di prove
• titolo II → mezzi di prova
• titolo III → mezzi di ricerca della prova
→ l'idea di racchiudere in un unico contesto normativo la disciplina delle prove corrisponde ad una duplice esigenza:
• esigenza di sottolineare la centralità del tema nell'ambito di un processo caratterizzato dall'adesione allo
schema accusatorio
• esigenza di ripudiare l'impostazione frammentaria cui erano ispirati i codici previgenti
>> in tal senso:
• si sottolinea l'importanza del diritto alla prova e i rapporti tra prova e decisione
• si recupera un maggior rigore sul piano della legalità della prova, allo scopo di sottolineare la funzionalità
delle relative regole rispetto alla formazione del convincimento del giudice

2. SEGUE: IL PROBLEMA DELLA SFERA DI INCIDENZA DELLA NORMATIVA CONTENUTA NEL LIBRO SULLE PROVE
Campo di applicazione della disciplina sulle prove:
• sicuramente nelle fasi tecnicamente destinate alla formazione della prova:
◦ fase del dibattimento
◦ fase dell'incidente probatorio (con alcuni accorgimenti di tipo interpretativo)
• si discute circa la sfera di incidenza della normativa sulle prove anche nelle fasi preliminari →
◦ si ritiene che la normativa contenuta nel libro sulle prove debba applicarsi anche nelle fasi anteriori al
dibattimento, con riferimento ai momenti in cui è previsto l'intervento del giudice, ora in funzione di
organo di garanzia, ora in funzione di organo di decisione (in sede di udienza preliminare; nelle ipotesi in
cui il giudice sia chiamato ad intervenire, nel corso delle indagini preliminari, nell'adempimento del suo
tipico compito di garanzia dei diritti e delle libertà fondamentali)
◦ il discorso è più delicato per quanto riguarda l'operatività delle disposizioni sulle prove alle indagini
preliminari svolte dal PM (e dagli organi di PG)
▪ anche se è vero che, normalmente, le indagini preliminari non sono idonee a conseguire risultati
utilizzabili come prova in dibattimento, le «disposizioni generali» del libro III devono applicarsi
anche nel corso delle indagini preliminari del PM (e della PG), entro i limiti consentiti dalla natura e
dalla finalità delle stesse
▪ le norme relative ai mezzi di prova non devono in linea di massima applicarsi nel corso delle indagini
preliminari del PM (quando il legislatore ha voluto sancirne l'operatività, lo ha fatto espressamente)

3. L’OGGETTO DELLA PROVA


L'art 187 (Oggetto della prova) cerca di circoscrivere l'oggetto della prova >> sono oggetto di prova:
• i fatti che si riferiscono all'imputazione, alla punibilità e alla determinazione della pena o della misura di
sicurezza → l'oggetto della prova è limitato facendo riferimento al tema della decisione = soltanto i fatti
pertinenti con quella che deve essere la decisione
• i fatti dai quali dipende l'applicazione di norme processuali (c.d. “fatti processuali”)
• se vi è costituzione di parte civile: i fatti inerenti alla responsabilità civile derivante dal reato
→ l'art 187 enuncia un criterio di pertinenza >> parametro di fondo per la verifica circa la rilevanza della prova in
vista della sua ammissione e per la soluzione dei diversi problemi che possono porsi in sede di assunzione di
determinate prove
Classificazione delle prove:
• prove dirette = prove aventi per oggetto il fatto da provare
• prove indirette = prove che non hanno direttamente ad oggetto il fatto da provare, bensì un altro fatto, dal
quale il giudice potrà risalire al primo solo attraverso una operazione mentale di tipo induttivo → «prove
indiziarie»
• prove storiche = il fatto da provare viene descritto o riprodotto immediatamente davanti al giudice
• prove critiche = è necessario l'intervento di inferenza del giudice per giungere al risalutato probatorio
4. PROVE ATIPICHE E GARANZIE PER LA LIBERTÀ MORALE DELLA PERSONA
Il cpp prevede la possibilità di ammettere prove atipiche (o innominate): il legislatore ha deciso di non dettare alcuna
preclusione nei confronti delle prove «non disciplinate dalla legge», ma di trasferire in capo al giudice, caso per caso, il
compito di un vaglio preliminare circa l'ammissibilità di tali prove → 2 valutazioni:
• la prova deve risultare idonea ad assicurare l'accertamento dei fatti
• la prova non deve pregiudicare la libertà morale della persona >> non possono essere utilizzati, neppure con il
consenso della persona interessata, tecniche o metodi probatori «idonei a influire sulla libertà di
autodeterminazione o ad alterare la capacità di ricordare e di valutare i fatti» (art. 188) (narcoanalisi, lie
detector, sieri della verità, ecc)
→ qualora venga riconosciuta l'ammissibilità della prova atipica, il giudice deve definire in concreto le modalità della
sua assunzione, dopo avere sentito le parti allo scopo di concordare le relative cadenze procedurali

5. DIRITTO ALLA PROVA E CRITERI DI AMMISSIONE


Il codice riconosce esplicitamente un diritto alla prova (tipica manifestazione del diritto di difesa) (art 190)
• diritto di richiedere l'ammissione di determinate prove → le prove sono ammesse a richiesta di parte, mentre i
casi in cui le prove sono ammesse d'ufficio costituiscono una eccezione
>> è inoltre previsto un diritto di controprova:
◦ all’imputato è attribuito il diritto ad ottenere l'ammissione delle prove a discarico “sui fatti costituenti
oggetto delle prove a carico”
◦ al PM è attribuito il diritto in ordine alle prove a carico «sui fatti costituenti oggetto delle prove a
discarico»
• diritto ad ottenere la prova richiesta, entro i limiti in cui la medesima possa essere ammessa, o, comunque, ad
ottenere una tempestiva pronuncia sulla richiesta formulata → una volta richiesta l'ammissione di una prova, il
giudice deve provvedere «senza ritardo con ordinanza» a pronunciarsi sulla ammissibilità →
◦ il giudice dove escludere le prove «vietate dalla legge»
◦ il giudice deve escludere le prove che risultino in concreto, e manifestamente, «superflue» o «irrilevanti»
▪ prova rilevante = prova pertinente al thema probandum
▪ prova non superflua = prova utile (contribuisce positivamente all'arricchimento del materiale su cui il
giudice deve formare il suo convincimento)
→ La legge stabilisce i casi in cui le prove sono ammesse di ufficio
→ I provvedimenti sull'ammissione della prova possono essere revocati sentite le parti in contraddittorio
>> i principi ex art 190 sono applicabili nell'arco dell'intero procedimento
Requisiti della prova in casi particolari (art 190-bis) → si applica:
• nei casi di delitti di criminalità organizzata (art. 51 comma 3-bis)
• nei casi di esame di un testimone minore di 16 anni nei processi per gravi delitti ex art 190-bis co I-bis
→ quando è richiesto l'esame di un testimone o di una delle persone indicate nell'art 210 e queste hanno già reso
dichiarazioni in sede di incidente probatorio o in dibattimento nel contraddittorio oppure in altri procedimenti abbiano
reso dichiarazioni, i cui verbali sono stati acquisiti a norma dell'art 238, l'esame è ammesso solo se:
• riguarda fatti o circostanze diversi da quelli oggetto delle precedenti dichiarazioni
• il giudice o taluna delle parti lo ritengono necessario sulla base di specifiche esigenze
>> deroga in rapporto ai criteri di ammissione della prova, che ubbidisce ad un'esigenza di tutela delle persone da
esaminare di fronte al pericolo di “usura” psicologica

6. PROVE ILLEGITTIMAMENTE ACQUISITE E SANZIONE DI INUTILIZZABILITÀ


Non utilizzabilità delle «prove illegittimamente acquisite» → divieto di utilizzare le prove ammesse o assunte «in
violazione dei divieti stabiliti dalla legge» (art. 191) → la categoria della inutilizzabilità è predisposta in via generale
nel caso di violazione dei divieti probatori risultanti ex lege
>> regime di rivelabilità dell'inutilizzabilità:
• non sono ammesse sanatorie
• è rilevabile «anche di ufficio in ogni stato e grado del procedimento»
→ L’inutilizzabilità si concretizza in tutti quei casi in cui non è stato osservato un divieto sancito dalla legge
processuale in materia di ammissione o di acquisizione probatoria, anche quando il divieto, per sua natura, emerge
soltanto ex post rispetto al momento acquisitivo (nel momento di valutazione della prova)

7. VALUTAZIONE DELLA PROVA E REGOLE DI CONVINCIMENTO DEL GIUDICE


Regime di valutazione della prova (art 192) → p. del «libero convincimento» del giudice >> principio che viene in
rilievo esclusivamente nel momento della valutazione della prova
• Il giudice valuta la prova dando conto nella motivazione dei risultati acquisiti e dei criteri adottati → il
giudice deve in concreto ricostruire il percorso logico conoscitivo che lo abbia condotto ad apprezzare in un
certo modo le prove disponibili e a trarne determinate conclusioni
• nel processo penale non si osservano i limiti di prova stabiliti dalle leggi civili, eccettuati quelli che
riguardano lo stato di famiglia e di cittadinanza (art 193)
• limiti al p. del libero convincimento:
◦ si esclude che per la formazione del libero convincimento del giudice possano essere utilizzati elementi di
natura soltanto indiziaria, a meno che i medesimi possano qualificarsi come «gravi, precisi e concordanti»
◦ le dichiarazioni, di natura sostanzialmente testimoniale, provenienti da coimputati del medesimo reato,
oppure degli imputati in un procedimento connesso o collegato non possano essere valutate ex se, ma
devono sempre esserlo «unitamente agli altri elementi di prova che ne confermano l'attendibilità» (art.
192 comma 3°) → presunzione di inattendibilità di tali dichiarazioni
◦ la prova della «colpevolezza dell'imputato» non può essere ottenuta sulla base di «dichiarazioni rese da
chi, per libera scelta, si è sempre volontariamente sottratto all'esame da parte dell'imputato o del suo
difensore» (art 526 co 1-bis) → v. anche art 111 co IV Cost

8. LA TESTIMONIANZA
Si distingue tra:
• mezzi di prova (testimonianze, esami delle parti, confronti, ricognizioni, esperimenti giudiziali, perizie,
documenti) → si caratterizzano per la loro attitudine ad offrire al giudice dei risultati direttamente utilizzabili
ai fini della decisione >> funzionali ad assicurare la formazione della prova in sede processuale
• mezzi di ricerca della prova (ispezioni, perquisizioni, sequestri, intercettazioni telefoniche) → risultano
diretti a permettere l'acquisizione di cose, tracce, notizie o dichiarazioni idonee ad assumere rilevanza
probatoria >> diretti a propiziare l'acquisizione al processo di elementi probatori in vario modo precostituiti
rispetto al medesimo
Testimonianza (artt. 194-207)
• art 194 → oggetto e limiti della testimonianza:
◦ il testimone è esaminato sui fatti che costituiscono oggetto di prova
◦ il testimone è esaminato su fatti determinati → non può deporre sulle voci correnti nel pubblico né
esprimere apprezzamenti personali salvo che sia impossibile scinderli dalla deposizione sui fatti
• art 195 → testimonianza indiretta (quando il testimone si riferisce, per la conoscenza dei fatti, ad altre
persone)
◦ sono vietate le testimonianze di provenienza anonima >> inutilizzabilità della deposizione di chi non possa
o non voglia indicare la persona o la fonte da cui abbia appreso la notizia al centro dell'esame testimoniale
(art 195 co 7)
◦ quando il testimone riferisce fatti o circostanze, la cui conoscenza dichiari di aver appreso da persone
diverse, queste ultime:
▪ possono essere chiamate a deporre d'ufficio dal giudice
▪ devono essere chiamate a deporre se è fatta richiesta di parte, a pena di inutilizzabilità delle
dichiarazioni indirette (art 195 co 1 e 3) (salvo che l'esame di queste risulti impossibile per morte,
infermità o irreperibilità)
◦ gli ufficiali e gli agenti di PG non possono deporre sul contenuto delle dichiarazioni rese da persone che
successivamente possano assumere la veste di testimoni, acquisite con le modalità ex art 351 e 357, co 2,
lett a) e b). Negli altri casi si applicano le disposizioni generali in tema di dichiarazioni indirette
• art 196 → capacità di testimoniare >> ogni persona ha la capacità di testimoniare e il giudice ha la possibilità
di ordinare anche d’ufficio accertamenti per verificare l’idoneità fisica e mentale a rendere testimonianza
• art 197 (articolo che va letto in correlazione con l'art 64 co III e l'art 197-bis) → incompatibilità con l'ufficio
di testimone:
◦ incompatibilità assoluta → non possono essere assunti come testimoni i coimputati del medesimo reato o
le persone imputate in un procedimento connesso ex art 12, co I, lett a) >> salvo che nei loro confronti sia
stata pronunciata sent irrevocabile di proscioglimento, di condanna o di patteggiamento
◦ incompatibilità relativa → non possono essere assunti come testimoni le persone imputate in un
procedimento connesso ex art 12, co I, lett c), o di un reato collegato >> salvo che:
▪ nei loro confronti sia stata pronunciata sentenza irrevocabile di proscioglimento, di condanna o
patteggiamento
▪ in base all'art 64 co III lett. c), dopo l'opportuno avvertimento, la persona sottoposta alle indagini,
durante l'interrogatorio nelle indagini preliminare, rende dichiarazioni su fatti che concernono la
responsabilità di altri → in tale caso la persona sottoposta alle indagini assume il ruolo di testimone in
ordine a fatti concernenti “la responsabilità di altri”
◦ inoltre, non possono essere assunti come testimoni:
▪ il responsabile civile e la persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria
▪ il giudice, il PM, il loro ausiliario, il difensore che abbia svolto attività di investigazione difensiva e
coloro che hanno formato la documentazione delle dichiarazioni e delle informazioni assunte ai sensi
dell'art 391-ter
• art 197-bis → Persone imputate o giudicate in un procedimento connesso o per reato collegato che
assumono l'ufficio di testimone, ossia:
◦ co I → imputato in un procedimento connesso ex art 12 o di un reato collegato chiamato a testimoniare,
dopo che nei suoi confronti è stata pronunciata sent irrevocabile di proscioglimento, di condanna o
patteggiamento
◦ co II → imputato in un procedimento connesso ex art 12, co I, lett c), o di un reato collegato chiamato a
testimoniare ex art 64 co III lett. c)
→ sono previste una serie di garanzie (in ragione del rischio che dall'adempimento del dovere di deporre possa
derivargli qualche pregiudizio sul terreno dell'accertamento delle proprie eventuali responsabilità):
◦ il testimone viene assistito da un difensore («testimone assistito»)
◦ è prevista la nomina di un difensore d'ufficio nel caso di mancanza di un difensore di fiducia
◦ nel caso previsto dal co 1 il testimone non può essere obbligato a deporre sui fatti per i quali è stata
pronunciata in giudizio sent di condanna nei suoi confronti, se nel procedimento egli aveva negato la
propria responsabilità oppure non aveva reso alcuna dichiarazione
◦ nel caso previsto dal co 2 il testimone non può essere obbligato a deporre su fatti che concernono la
propria responsabilità in ordine al reato per cui si procede o si è proceduto nei suoi confronti
◦ le dichiarazioni non possono essere utilizzate «contro» la persona da cui provengano nel procedimento a
suo carico, ove ancora in corso, né nell'eventuale procedimento di revisione della sent di condanna
pronunciata nei suoi confronti, né in qualsiasi altro giudizio civile o amministrativo relativo al fatto
oggetto di tali procedimenti o di tale sent
◦ le dichiarazioni, per assumere pieno valore probatorio, debbano venire corroborate da altri elementi di
prova che ne confermano l'attendibilità
• art 198 → obblighi propri dell'ufficio testimoniale:
◦ obbligo di presentarsi al giudice
◦ obbligo di attenersi alle prescrizioni e di rispondere veridicamente
◦ il testimone non può essere obbligato a deporre su fatti dai quali potrebbe emergere una sua responsabilità
penale
• art 199 → facoltà di astensione dei prossimi congiunti (e diritto al relativo avviso a pena di nullità, salvo che
abbiano presentato denuncia, querela o istanza, oppure essi, od un loro prossimo congiunto, siano offesi dal
reato)
• art 200 → Segreto professionale → non possono essere obbligati a deporre su quanto hanno conosciuto per
ragione del proprio ministero, ufficio o professione, salvi i casi in cui hanno l'obbligo di riferirne all'autorità
giudiziaria:
◦ i ministri di confessioni religiose
◦ gli avvocati, gli investigatori privati autorizzati, i consulenti tecnici e i notai
◦ i medici e i chirurghi, i farmacisti, le ostetriche e ogni altro esercente una professione sanitaria
◦ gli esercenti altri uffici o professioni ai quali la legge riconosce la facoltà
→ il potere del giudice può comunque ordinare che il testimone deponga comunque, tutte le volte in cui si sia
convinto, dopo i necessari accertamenti, della infondatezza della dichiarazione di segretezza opposta dal
medesimo per esimersi dal deporre
→ un regime particolare è previsto nei confronti dei giornalisti professionisti iscritti all'albo → non possono
essere obbligati a deporre relativamente ai nomi delle persone che abbiano loro fornito notizie in via fiduciaria.
Al giudice è sempre riservato il potere di obbligarli a rivelare l'identità di tali persone, quando le suddette
notizie siano indispensabili per la prova del reato, e la loro veridicità possa venire accertata solo attraverso
l'identificazione della fonte fiduciaria
• art 201 → Segreto di ufficio → prevista per i p.u., i pubblici impiegati ed gli inc di p.s. in rapporto alla
tematica del segreto d'ufficio >> hanno l'obbligo di astenersi dal deporre sui fatti che devono rimanere segreti,
salvo i casi in cui tali soggetti hanno l'obbligo di riferirne all'autorità giudiziaria
• art 202 → Segreto di stato → i p.u., i pubblici impiegati ed gli inc di p.s. hanno l’obbligo di astenersi dal
deporre su fatti coperti dal segreto di Stato >> il giudice ha l’obbligo di rivolgersi al presidente del CdM al fine
di chiedere conferma all'esistenza del segreto di Stato
◦ se entro 30 giorni il presidente del CdM conferma il segreto, il giudice che reputi tale testimonianza
indispensabile per la definizione del processo può soltanto dichiarare con sent “non doversi procedere per
l'esistenza di un segreto di Stato” → l’opposizione del segreto di Stato, confermata con atto motivato dal
PdC, inibisce all’autorità giudiziaria l’acquisizione e l’utilizzazione, anche indiretta, delle notizie coperte
dal segreto
◦ se il termine di 30 gg scade senza che nessuna conferma venga fornita/il presidente nega la sussistenza del
segreto, il giudice può ordinare che il testimone deponga
• art 203 → prerogativa riconosciuta agli ufficiali ed agli agenti di PG di non rivelare i nomi dei propri
informatori confidenziali, senza alcuna possibilità per il giudice di obbligarli a fornire le relative indicazioni,
fermo in tal caso il divieto di acquisizione e di utilizzo processuale delle informazioni provenienti dai
medesimi
• art 204 → il segreto d'ufficio ed il segreto di Stato non possono essere opposti su fatti, notizie e documenti
«concernenti» reati diretti all'eversione dell'ordinamento costituzionale; di devastazione, saccheggio e strage;
di associazione di tipo mafioso; di scambio elettorale politico-mafioso e di strage
• art 205 → assunzione della testimonianza del PdR e di grandi ufficiali dello Stato
• art 206 → assunzione della testimonianza di agenti diplomatici
• art 207 → trattamento processuale della testimonianza falsa o reticente
◦ è esclusa la possibilità di arresto del testimone in udienza
◦ il giudice è tenuto a informare il PM della falsa testimonianza soltanto con la decisione conclusiva della
fase processuale in cui il testimone ha deposto (l'informativa della notitia criminis è immediata nel caso di
rifiuto della testimonianza), salva l'autonomia del PM di promuovere l'azione penale in qualsiasi momento

9. L'ESAME DELLE PARTI


Esame delle parti private (artt. 208-210) → si tratta (diversamente dall'interrogatorio) di un vero e proprio mezzo di
prova, di natura eventuale → le parti sono sottoposte all'esame soltanto qualora ne facciano richiesta o qualora
consentano alla richiesta formulata da altra parte >> una volta manifestata la propria volontà favorevole all'esame, la
parte che vi è stata sottoposta perde la possibilità di esercitare senza pregiudizio la strategia del silenzio
Regole per l'esame:
• se la parte rifiuta di rispondere a una domanda, ne è fatta menzione nel verbale → tale atteggiamento negativo
ha, dunque, un valore sul piano probatorio
• la parte ha la facoltà di non rispondere, tutte le volte in cui dalla risposta potrebbe emergere una sua
responsabilità penale
• in caso di esame delle parti diverse dall'imputato si applicano le regole di esclusione dettate in materia di
testimonianza indiretta
Esame di persona imputata in un procedimento connesso (art 210)
Nel dibattimento, le persone imputate in un procedimento connesso, nei confronti delle quali si procede o si è
proceduto separatamente, che non possono assumere l'ufficio di testimone, sono esaminate a richiesta di parte, oppure
(qualora ad essi sia fatto riferimento nell'ambito di una testimonianza di natura indiretta) d'ufficio
• si applica una disciplina analoga a quella dei testimoni, per quanto concerne la citazione, l'obbligo di
presentazione e l'eventuale accompagnamento coattivo
• si applica una disciplina analoga a quella prevista per l’imputato, per quanto concerne la necessaria assistenza
difensiva e la facoltà di non rispondere
→ tale disciplina è riservata a:
• persone imputate in un procedimento connesso ex art 12 co I lett a), le quali non possono assumere l'ufficio di
testimone (in virtù dell'incompatibilità ex art 197 lett a))
• persone imputate in un procedimento connesso ex art 12 co I lett c) o di un reato collegato, solo quando i
medesimi «non hanno reso in precedenza dichiarazioni concernenti la responsabilità dell'imputato» → a tali
soggetti, pur chiamati per essere esaminati ex art 210, è comunque dato l'avvertimento previsto dall'art. 64 co
III lett. c) (se essi non si avvalgano della facoltà di non rispondere riguardo all'altrui responsabilità, gli stessi
assumono l'ufficio di testimone)

10. CONFRONTI, RICOGNIZIONI ED ESPERIMENTI GIUDIZIALI


Confronti (artt 211-212) → sono ammessi esclusivamente fra persone già esaminate o interrogate, nel caso di
dichiarazioni in contrasto su fatti e circostanze importanti
• mezzo che trova largo impiego anche nel corso delle indagini preliminari
• al giudice è attribuito il compito di richiamare le precedenti dichiarazioni sulle quali i soggetti ammessi al
confronto siano risultati in disaccordo, e di invitare detti soggetti alle reciproche contestazioni
Ricognizioni (artt 213-217) → possono riguardare persone o cose
• è causa di nullità anche soltanto la mancata menzione, in sede di verbale, dell'osservanza delle forme
prescritte per scandire la relativa procedura
• il giudice ha il potere-dover di adottare le necessarie cautele volte ad impedire che la persona chiamata ad
effettuare la ricognizione possa subire intimidazioni da parte di quella sottoposta all'atto (ad es. disporre che
l'atto sia compiuto senza che quest'ultima possa vedere la prima)
→ sia nel caso dei confronti che delle ricognizioni, la persona chiamata a compiere l'atto viene a trovarsi nella
condizione di dover rilasciare dichiarazioni >> se si tratta dell’imputato o della persona sottoposta ad indagini, egli ha il
diritto di rifiutarsi al compimento dell’atto o la facoltà di non rispondere
Esperimenti giudiziali (artt 218-219) → mezzo di prova tipicamente finalizzato ad accertare se un fatto sia o possa
essere avvenuto in un determinato modo, attraverso la riproduzione della situazione e la ripetizione delle modalità
relative al suo presumibile svolgimento

11. LA PERIZIA
Perizia (art 220-233) → mezzo di prova che il giudice dispone quando occorre svolgere indagini o acquisire dati o
valutazioni, i quali richiedano «specifiche competenze tecniche, scientifiche o artistiche».
→ quando il giudice accerta la necessità di disporre la perizia, deve emettere anche d'ufficio apposita ordinanza, con la
quale:
• nomina il perito:
◦ il criterio principale per la nomina del perito è quello della sua iscrizione negli «appositi albi»
professionali (ma è possibile anche il ricorso ad altri esperti di «particolare competenza»)
◦ il giudice può disporre una perizia collegiale, quando le indagini e le valutazioni risultano di notevole
complessità o quando le medesime richiedono distinte conoscenze in differenti discipline
• dà un sommaria enunciazione dell'oggetto delle indagini (formulazione dei quesiti) → non sono ammesse (al di
fuori della fase esecutiva) perizie per stabilire l'abitualità o la professionalità nel reato, la tendenza a
delinquere, il carattere e la personalità dell'imputato e in genere le qualità psichiche indipendenti da cause
patologiche
→ il giudice può adottare ogni altro provvedimento necessario per l'esecuzione delle operazioni di perizia >> limite:
misure incidenti sulla libertà personale dell'imputato o di terze persone >> l’art 224-bis consente al giudice, quando si
procede per delitti di una certa gravità, di disporre il compimento di atti idonei ad incidere sulla libertà personale
(prelievo di peli, capelli o di mucosa del cavo orale, ai fini della determinazione del DNA, o di accertamenti medici)
anche quando manchi il consenso della persona offesa (sempreché la perizia risulti assolutamente indispensabile) → vi
è la garanzia della presenza del difensore e non deve essere violato il pudore e la dignità del soggetto
→ il perito:
• può essere autorizzato dal giudice ad assistere all'esame delle parti e all'assunzione di altre prove
• può prendere visione degli atti e delle cose prodotti dalle parti soltanto nei limiti in cui i medesimi siano
acquisibili al fascicolo dibattimentale
• raccogliere notizie dall'imputato, dall'offeso o da altre persone «solo ai fini dell'accertamento peritale»
→ relazione finale della perizia:
• il perito può rispondere immediatamente ai quesiti propostigli, in forma orale, mediante «parere raccolto nel
verbale», salvo che il giudice non autorizzi anche la presentazione di una relazione scritta
• qualora il perito non sia in grado di fornire una risposta immediata (sempreché il giudice non ritenga di
sostituirlo), è prevista la concessione di un termine di massimo 90gg (prorogabile fino a 6 mesi)
Partecipazione di consulenti tecnici → consulenti tecnici possono essere nominati (in numero non superiore a quello
dei periti) dal PM e dalle parti private:
• lungo l'intero arco di svolgimento della perizia, fin dal momento della formulazione dei quesiti
◦ sia periti, che i consulenti tecnici, in sede dibattimentale, possono essere sottoposti ad esame
◦ i consulenti tecnici sono autorizzati ad assistere al conferimento dell'incarico e a partecipare a tutte le
operazioni peritali (formulando osservazioni, riserve e proponendo al perito lo svolgimento di specifiche
indagini)
◦ i consulenti tecnici possono sempre prendere visione delle relazioni, ed essere autorizzati dal giudice ad
esaminare le persone, le cose o i luoghi oggetto della perizia, purché non ne derivi ritardo all'esecuzione
della perizia od al compimento di altre attività processuali
• anche nelle ipotesi in cui non sia stata disposta perizia:
◦ i consulenti tecnici possono esporre al giudice il proprio parere su singole questioni, eventualmente
attraverso la presentazione di memorie
◦ il consulente tecnico può di sua iniziativa svolgere le indagini e gli accertamenti consentitigli dalla
oggettiva disponibilità delle persone, delle cose o dei luoghi assunti come oggetto della consulenza

12. LA PROVA DOCUMENTALE


Prova documentale (artt 234-243) → riguarda i «documenti» in senso stretto (formati fuori dall'ambito processuale,
nel quale devono essere introdotti affinché possano acquistare rilevanza probatoria)
• tradizionali «scritti»
• ogni altra cosa idonea a rappresentare «fatti, persone o cose» attraverso «la fotografia, la cinematografia e
qualsiasi altro mezzo»
◦ è esclusa la possibilità di acquisire documenti concernenti le voci correnti nel pubblico intorno ai fatti o la
moralità generale delle parti e dei testimoni
◦ è ammessa la acquisizione dei documenti necessari al giudizio sulla personalità dell'imputato e della
persona offesa dal reato
◦ i certificati del casellario giudiziale e le sent divenute irrevocabili possono venire acquisiti anche al fine di
valutare la credibilità dei testimoni
◦ i documenti costituenti corpo del reato «devono essere acquisiti qualunque sia la persona che li abbia
formati o li detenga», anche d'ufficio
◦ i documenti provenienti dall'imputato possono sempre essere acquisiti «anche di ufficio»
Verifica della provenienza:
• il documento è sottoposto per il riconoscimento alle parti private ed ai testimoni
• i documenti contenenti «dichiarazioni anonime» non possono essere acquisiti, né utilizzati, a meno che
«costituiscano corpo del reato o provengano comunque dall'imputato»
• i documenti, i supporti e gli atti concernenti dati e contenuti di conversazioni o comunicazioni, relativi a
traffico telefonico e telematico, illegalmente formati e acquisiti, non possono essere utilizzati e devono essere
distrutti in tempi brevi
• se il giudice ritene falso uno dei documenti acquisiti deve informarne il PM in vista degli adempimenti di sua
competenza → il giudice penale ha potere di accertare incidenter tantum l'eventuale falsità dei documenti
Ingresso in ambito processuale dei verbali relativi alle prove di altri procedimenti
• l'acquisizione dei verbali di prove di altri procedimenti penali è ammessa senza ulteriori condizioni solo
quando si tratti di prove assunte nell'incidente probatorio o nel dibattimento
• è ammessa l'acquisizione di verbali di prove assunte in un giudizio “non penale” definito con sentenza passata
in giudicato
• nel caso si tratti di verbali recanti dichiarazioni, essi sono utilizzabili soltanto contro gli imputati i cui difensori
abbiano partecipato alla loro assunzione o nei cui confronti fa stato la sentenza civile
• è sempre ammessa l'acquisizione della documentazione di atti compiuti nel corso di altri procedimenti penali
che non sono ripetibili
>> al di fuori di tali ipotesi, l'acquisizione dei verbali di altri procedimenti è ammessa soltanto nei confronti
dell'imputato che vi consenta
>> in ogni caso, le parti hanno il diritto di ottenere l'esame delle persone che abbiano reso le dichiarazioni contenute nei
verbali
Acquisizione delle sent divenute irrevocabili:
• è sempre ammessa acquisizione delle sent divenute irrevocabili ai fini della prova dei fatti in esse accertati
• l'utilizzazione dei fatti accertati nelle sent possono valere come prova solo se confortate da altri elementi
probatori di riscontro
>> dopo che siano stati ammessi su richiesta di parte o anche ex officio, i documenti devono essere inseriti nel fascicolo
per il dibattimento

13. ISPEZIONI E PERQUISIZIONI


Ispezioni (artt 244-246) e perquisizioni (artt 247-252) → il codice attribuisce i poteri di ispezione e perquisizione
all'autorità giudiziaria (giudice e PM) >> tali istituti incidono sui diritti di libertà (art 13 e 14 Cost) >> sono previste
diverse garanzie (a partire dalla necessità del decreto motivato dell’autorità giudiziaria quale presupposto per procedere
a tali attività)
• Ispezione = attività diretta ad accertare sulle persone, nei luoghi o nelle cose «le tracce e gli altri effetti
materiali del reato» (art 244)
• Perquisizione = l'attività diretta a ricercare «il corpo del reato o cose pertinenti al reato» sulle persone od in
luoghi determinati, ovvero ad eseguire in questi ultimi «l'arresto dell'imputato o dell'evaso» (art 247)
Ispezioni:
• ispezione personale (art 245)
◦ l'interessato deve essere avvertito della facoltà che gli è riconosciuta di farsi assistere da persona di fiducia
◦ l'ispezione, da compiersi personalmente ad opera dell'autorità procedente o per mezzo di un medico, deve
essere eseguita nel rispetto della dignità e del pudore della persona che deve soggiacervi
• ispezione di luoghi o di cose
◦ il decreto di ispezione deve essere consegnato, prima dell'inizio delle operazioni, all'imputato ed alla
persona titolare della disponibilità dei luoghi
◦ l'autorità giudiziaria può impedire l'allontanamento di una o più persone dai luoghi dell'ispezione, prima
della loro conclusione
◦ l'autorità giudiziaria può disporre rilievi segnaletici, descrittivi e fotografici, insieme ad ogni altra
necessaria operazione tecnica
Perquisizioni
• perquisizioni personali
• perquisizione di domicilio
◦ sono previsti limiti temporali (dalle ore 7 alle 20, salvo deroga)
◦ il decreto di perquisizione deve essere consegnato all'interessato, insieme all'avviso circa la facoltà di
assistenza nel corso delle operazioni
◦ prima della perquisizione, allorquando si ricerchi una cosa determinata, l'autorità procedente deve
procedere alla «richiesta di consegna» della cosa
• perquisizioni presso gli uffici dei difensori (art 103) → presupposti:
◦ perquisizioni realizzate dal giudice in persona o dal PM sulla scorta di un decreto motivato del giudice
(nel corso delle indagini preliminari)
◦ necessità dell'avviso al consiglio dell'ordine forense (affinché il presidente o un consigliere delegato possa
assistere alle operazioni)
◦ sono vietati il sequestro ed ogni altra forma di corrispondenza tra l'imputato ed il proprio difensore,
sempreché l'autorità giudiziaria non abbia «fondato motivo di ritenere che si tratti di corpo del reato»
◦ sono vietate le intercettazioni di conversazioni e di comunicazioni dei difensori, dei consulenti tecnici e
dei loro ausiliari
◦ i risultati delle ispezioni, delle perquisizioni, dei sequestri e delle intercettazioni eseguiti in violazione
dell'art 103 non possono essere utilizzati (salvo che costituiscano corpo del reato)
Sono previste particolari figure di perquisizione consentite agli organi di PG da leggi speciali allorché si verifichino
situazioni di necessità ed urgenza tali da non permettere un tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria → delle
operazioni compiute deve essere data tempestiva notizia al procuratore della Repubblica in vista della eventuale
convalida delle stesse (entro 48h)

14. IL SEQUESTRO
Sequestro penale (artt. 253-265)
Oggetto:
• corpo del reato (cose sulle quali o mediante le quali il reato è stato commesso e cose che ne costituiscono il
prodotto, il profitto o il prezzo)
• cose pertinenti al reato, le quali risultino necessarie per l'accertamento dei fatti
Profili procedurali:
• necessità del decreto motivato (da consegnarsi in copia all'interessato, se presente) ad opera dell'autorità
giudiziaria procedente
• il sequestro può essere realizzato dall'autorità giudiziaria di persona o a mezzo di un ufficiale di polizia
delegato
Fattispecie peculiari di sequestro:
• sequestro di corrispondenza (art 254):
◦ è prevista la sequestrabilità negli uffici postali di lettere, pieghi, pacchi e di ogni altro oggetto
presumibilmente spedito dall'imputato, od a lui diretto, o che comunque possa avere relazione con il reato
◦ qualora proceda al sequestro un ufficiale di PG, questi è obbligato a consegnare gli oggetti sequestrati al
magistrato senza aprirli e senza prendere in altro modo conoscenza del loro contenuto
◦ è imposta la immediata restituzione all'avente diritto delle carte e dei documenti sequestrati, laddove si
accerti la loro estraneità all'ambito della corrispondenza suscettibile di sequestro
• sequestro presso istituti bancari:
◦ possibilità che l'esecuzione dell'atto venga delegata agli organi di PG
◦ presso le banche possono essere sequestrati documenti, titoli, valori, somme ed ogni altra cosa (anche
depositata o contenuta in cassette di sicurezza) quando si abbia fondato motivo di ritenere la loro
pertinenza al reato (non sussiste alcun «segreto bancario»)
• rapporti tra sequestro e segreti → sono state in concreto ricalcate le linee della normativa dettata a proposito
dei rapporti tra testimonianza e segreti: dovere di esibizione imposto alle persone indicate negli artt. 200 e 201,
allorché venga loro richiesta dall'autorità giudiziaria la consegna di atti, documenti e di ogni altra cosa di cui
abbiano la disponibilità «per ragioni del loro ufficio, incarico, ministero, professione o arte» → le stesse
persone possono opporsi, dichiarando per iscritto, il vincolo derivante da un segreto professionale, o d'ufficio,
oppure da un segreto di Stato
Estinzione del vincolo imposto attraverso il sequestro:
• quando non è necessario mantenere il sequestro a fini di prova, le cose sequestrate devono essere restituite a
chi ne abbia il diritto, anche prima della sentenza
• è tuttavia possibile la conversione del sequestro, da misura con finalità probatoria a misura con finalità
cautelare (è necessaria in questo caso la pronuncia di un apposito provvedimento)
• il provvedimento di restituzione delle cose sequestrate:
◦ può essere pronunciato de plano quando non vi siano dubbi sull'appartenenza delle cose
◦ deve essere rimesso al competente giudice civile quando sorga controversia sulla proprietà delle cose
• nel corso delle indagini preliminari, è il PM che provvede sulla restituzione delle cose sequestrate (le persone
interessate possono comunque proporre opposizione davanti al GIP)

15. LE INTERCETTAZIONI DI CONVERSAZIONI O DI COMUNICAZIONI


Intercettazioni di conversazioni e di comunicazioni (artt. 266-271) → v. anche art 15 Cost (inviolabilità della libertà
e della segretezza delle comunicazioni, che possono essere limitate solo per atto motivato dell'autorità giudiziaria, con
le garanzie stabilite dalla legge)
• art 266 → limiti oggettivi entro i quali deve ritenersi ammissibile l'intercettazione di conversazioni e
comunicazioni di qualunque specie, compresi i colloqui tra presenti
• art 266-bis → limiti oggettivi entro i quali deve ritenersi ammissibili l'intercettazione del flusso di
comunicazioni relativo a sistemi informatici o telematici → v. limiti ex art 266 + per reati commessi
mediante l'impiego di tecnologie informatiche o telematiche
• le Sezioni Unite hanno escluso la necessità di estendere all'acquisizione dei tabulati telefonici le garanzie
dettate in tema di intercettazioni telefoniche → i tabulati relativi al traffico telefonico devono essere
conservati dal fornitore del servizio per 24 mesi dalla data della comunicazione, per finalità di accertamento e
repressione dei reati; entro tali termini, l'acquisizione dei dati in questione può essere disposta con decreto
motivato del PM
• art 267 → presupposti e forme del provvedimento relativo alle operazioni di intercettazione:
◦ l'intercettazione può essere disposta dal PM solo a seguito di autorizzazione da parte del GIP →
l'autorizzazione del GIP è concessa con decreto motivato quando, in presenza di «gravi indizi» di reato,
l'intercettazione stessa risulti «assolutamente indispensabile» per la prosecuzione delle indagini
◦ nei casi di urgenza, l'iniziativa di disporre l'intercettazione può essere direttamente assunta dal PM con
decreto motivato, da convalidarsi entro 48h ad opera del GIP (pena l'inutilizzabilità)
◦ una volta ottenuta l'autorizzazione del giudice, il PM emette un decreto con il quale vengono stabilite «le
modalità» e «la durata» delle operazioni
▪ le operazioni non possano prolungarsi oltre i 15gg (prorogabili dal giudice)
▪ le operazioni devono essere eseguite dal PM personalmente o tramite un ufficiale di PG
→ disciplina in tema di indagini relative a delitti di «criminalità organizzata» o al delitto di «minaccia col
mezzo del telefono»:
◦ quando l'intercettazione risulti «necessaria» per lo svolgimento di tali indagini, essa può essere
autorizzata dal giudice anche soltanto in presenza di «sufficienti indizi» di reato
◦ la durata delle operazioni non può superare i 40 giorni (prorogabili)
◦ quando poi si tratti di una intercettazione di conversazioni tra persone presenti (c.d. intercettazione
ambientale), la relativa operazione può essere autorizzata e disposta anche nei luoghi di domicilio anche
quando «non vi è motivo di ritenere che nei luoghi predetti si stia svolgendo l'attività criminosa»
• art 268 → esecuzione delle operazioni:
◦ il PM deve annotare in un apposito registro riservato tutti i decreti che hanno disposto, autorizzato,
convalidato o prorogato le intercettazioni, e, in rapporto a ciascuna di esse, i tempi di inizio e di
conclusione delle operazioni
◦ le operazioni sono compiute per mezzo degli impianti installati nella procura della Repubblica presso il
tribunale (tuttavia il PM può autorizzare l'uso degli impianti di pubblico servizio o quelli in dotazione
alla PG)
◦ le comunicazioni intercettate sono registrate e delle operazioni è redatto verbale → nel verbale è
trascritto il contenuto delle comunicazioni intercettate
◦ i verbali e le registrazioni sono immediatamente trasmessi al PM, che li deposita in segreteria, entro 5gg
dalla conclusione definitiva delle operazioni
◦ dopo il deposito, i difensori delle parti vengono avvisati della facoltà di esaminare gli atti e di prendere
conoscenza delle registrazioni depositate → si realizza il contraddittorio tra il PM ed i difensori, che è
momento essenziale del procedimento diretto alla cernita ed alla selezione del materiale (procedimento
che dovrebbe svolgersi entro la chiusura delle indagini preliminari, nell'ambito di una apposita udienza
camerale)
◦ una volta scaduto il termine riservato ai difensori per poter prendere conoscenza degli atti e delle
registrazioni depositati, il GIP:
▪ dispone (dietro richiesta delle parti) l'acquisizione delle conversazioni e delle comunicazioni indicate
dalle parti, che non appaiano manifestamente irrilevanti
▪ procede, anche d'ufficio, allo stralcio delle registrazioni e dei verbali relativi alle intercettazioni di
cui sia vietata l'utilizzazione
▪ provvede per la trascrizione integrale delle registrazioni destinate ad essere acquisite, che saranno
inserite nel fascicolo per il dibattimento
• art 269 → conservazione della documentazione
◦ i verbali e le registrazioni delle intercettazioni devono essere conservati integralmente presso il PM, fino
al passaggio in giudicato della sentenza
◦ quando i verbali e le registrazioni non sono necessari per il procedimento, gli interessati possono
chiederne la distruzione al giudice
• art 270 → utilizzabilità delle intercettazioni in procedimenti diversi da quelli rispetto ai quali siano state
autorizzate → le intercettazioni possono essere utilizzate soltanto quando risultino «indispensabili per
l'accertamento di delitti per i quali è obbligatorio l'arresto in flagranza»
• art 270-bis → intercettazione delle comunicazioni di servizio di appartenenti al sistema dei servizi di
sicurezza
• art 271 → divieti di utilizzazione delle intercettazioni eseguite conta legem
◦ non possono essere utilizzati i risultati delle intercettazioni, quando le stesse siano state effettuate senza
osservare le disposizioni previste dagli artt. 267 e 268 o, comunque, «fuori dei casi consentiti dalla
legge»
◦ non possono essere utilizzate le intercettazioni riguardanti le comunicazioni delle persone indicate
nell'art 200 co I quando abbiano ad oggetto fatti conosciuti «per ragione del loro ministero, ufficio o
professione», salvo che tali persone «abbiano deposto sugli stessi fatti, o li abbiano in altro modo
divulgati»
◦ le registrazioni e i verbali relativi alle intercettazioni riconosciute come inutilizzabili devono essere
distrutti per ordine del giudice in ogni stato e grado del processo (salvo che costituiscano corpo del reato)
• intercettazione dei parlamentari (art 68 co III Cost)
◦ è necessaria l'autorizzazione della Camera di appartenenza per poter sottoporre i membri del Parlamento
ad intercettazioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni
◦ in caso di intercettazioni indirette di parlamentari (aventi natura casuale):
▪ se il GIP ritene irrilevanti tali registrazioni → le registrazioni devono essere distrutte
▪ se il GIP ritene necessario utilizzare le risultanze delle relative intercettazioni → è necessaria
l'autorizzazione della Camera di appartenenza del parlamentare (se questa viene negata, le
registrazioni devono essere distrutte immediatamente)
• intercettazioni del PdR → divieto assoluto di intercettazione delle conversazioni del PdR (e obbligo di
distruzione immediata delle registrazioni)
→ non sono mezzo di ricerca delle prove le c.d. intercettazioni preventive (art 226 disp. att.) >> sono possibili, su
iniziativa del Ministro dell'interno ed a seguito di autorizzazione del procuratore della Repubblica quando le medesime
risultino «necessarie per l'acquisizione di notizie concernenti la prevenzione» dei delitti di terrorismo ed eversione
dell'ordinamento costituzionale e di criminalità organizzata
>> gli elementi eventualmente acquisiti attraverso intercettazioni preventive «non possono essere utilizzati nel
procedimento penale, fatti salvi i fini investigativi»

Capitolo 4 – Misure cautelari


1. PREMESSA
Libro IV → Misure cautelari >> settore con autonomia sistematica
• Titolo I → misure cautelari personali
• Titolo II → misure cautelari reali

2. RISERVA DI LEGGE E RISERVA DI GIURISDIZIONE IN MATERIA DI MISURE CAUTELARI PERSONALI


Libro IV, Titolo I, Capo I → disposizioni generali (artt 272-279) → disposizioni di attuazione dell'art 13 co 2 Cost
• p. di legalità (art 272): «le libertà della persona possono essere limitate con misure cautelari soltanto a norma
delle disposizioni del presente titolo»
• riserva di giurisdizione (art 279): «sull'applicazione e sulla revoca delle misure nonché sulle modifiche delle
loro modalità esecutive, provvede il giudice che procede. Prima dell'esercizio dell'azione penale provvede il
GIP» → la competenza a provvedere spetta sempre al giudice (al PM spetta unicamente il potere di disporre il
fermo di indiziati)

3. I PRESUPPOSTI DEL FUMUS COMMISSI DELICTI E DEL PERICULUM LIBERTATIS


Presupposti per le misure cautelari:
• fumus commissi delicti (art 273 co 1) → condizione generale per l'applicabilità delle misure cautelari è la
sussistenza a carico del destinatario di «gravi indizi di colpevolezza» → inoltre:
◦ nessuna misura può essere applicata se risulta che il fatto è stato compiuto in presenza di una causa di
giustificazione, di non punibilità, di estinzione del reato o della pena che si ritiene possa essere irrogata
(co 2)
◦ criteri di valutazione dei gravi indizi di colpevolezza (co 3):
▪ art 195 co 7 → non possono essere utilizzate le testimonianze indirette anonime
▪ art 192 co 3 e 4 → il giudice potrà tener conto delle dichiarazioni provenienti da persone che siano
imputate dello stesso reato, o in un procedimento connesso, o di un reato collegato solo se le
medesime dichiarazioni risultino corredate da altri elementi probatori idonei a confermarne
l'attendibilità
▪ art 271 co 1 → non possono essere utilizzate le intercettazioni telefoniche acquisite contra legem
▪ art 203 → divieto di testimonianza indiretta da parte della polizia giudiziaria e dei servizi di sicurezza
→ si anticipa sul terreno cautelare l'operatività di alcune regole dettate in tema di inutilizzazione
probatoria e di valutazione della prova → conseguenze:
▪ l'apprezzamento dei gravi indizi di colpevolezza viene irrigidito (al punto da essere equiparato a
quello previsto per la prova della colpevolezza)
▪ il provvedimento applicativo di una misura cautelare assume un peso assai gravoso sulla sorte
processuale dell'imputato
• periculum libertatis → l'art 274 predetermina le «esigenze cautelari» che, concorrendo con il presupposto
rappresentato dai gravi indizi di colpevolezza, devono considerarsi di per sé idonee a giustificare l'adozione
delle misure cautelari personali
◦ per l'adozione delle misure cautelari è sufficiente la sussistenza di almeno una delle esigenze cautelari
previste dall'art 274
◦ le esigenze cautelari devono risultare da elementi concreti che devono essere specificamente indicati nel
provvedimento a pena di nullità e non devono essere desunte dalla sola gravità del reato o dalla
circostanza che la persona sottoposta alle indagini si sia avvalsa della facoltà di non rispondere

4. LE DIVERSE ESIGENZE CAUTELARI


Esigenze cautelari (art 274):
• pericolo di inquinamento delle prove (lett a) → «specifiche ed inderogabili esigenze attinenti alle indagini
relative ai fatti per i quali si procede, in relazione a situazioni di concreto ed attuale pericolo per
l'acquisizione o la genuinità della prova, fondate su circostanze di fatto espressamente indicate nel
provvedimento a pena di nullità rilevabile anche d'ufficio» → si esclude qualunque possibilità di impiego delle
misure cautelari allo scopo di assicurare il “compimento di atti determinati” (atti i quali deve necessariamente
partecipare l'imputato)
• pericolo di fuga (lett b) → «l'imputato si è dato alla fuga o sussiste concreto e attuale pericolo che egli si dia
alla fuga, sempre che il giudice ritenga che possa essere irrogata una pena superiore a 2 anni di reclusione»
• pericolo di commissione di delitti (lett c) → «per specifiche modalità e circostanze del fatto e per la
personalità della persona sottoposta alle indagini o dell'imputato (desunta da comportamenti o atti concreti o
dai suoi precedenti penali) sussiste il concreto e attuale pericolo che questi commetta gravi delitti con uso di
armi o di altri mezzi di violenza personale o diretti contro l'ordine costituzionale ovvero delitti di criminalità
organizzata o della stessa specie di quello per cui si procede»
◦ la custodia cautelare non carceraria può essere disposta solo quando il pericolo si riferisca alla
commissione di delitti per i quali sia comminata una pena detentiva non inferiore nel massimo a 4 anni
◦ la custodia in carcere può essere disposta solo quando il pericolo si riferisca alla commissione di delitti per
i quali sia comminata una pena detentiva non inferiore nel massimo a 5 anni (fatta eccezione per il delitto
di finanziamento illecito dei partiti)
→ esigenza cautelare di natura sostanziale, che rischia di porsi in contrasto con l'art 27 co 2 Cost (illegittimità
di qualunque finalismo delle misure cautelari, tale da presupporre la colpevolezza dell'imputato)
→ illegittimità di qualsiasi provvedimento di adozione/mantenimento delle misure cautelari che sia finalizzato a
conseguire la confessione dell'imputato
→ la lett. a) prevede (ma ciò vale per tutte le esigenze cautelari) che le situazioni pericolo non possono essere
individuate nel rifiuto della persona sottoposta alle indagini o dell'imputato di rendere dichiarazioni né nella mancata
ammissione degli addebiti >> in nessun caso l'esercizio del diritto al silenzio può essere posto a fondamento di una
misura cautelare

5. I PRINCÌPI DI ADEGUATEZZA E DI PROPORZIONALITÀ NELLA SCELTA DELLE MISURE


Esercizio della discrezionalità del giudice nella scelta della misura (art 275):
• p. di adeguatezza → il giudice, nell'individuare quale misura debba essere disposta, è obbligato a tener conto
della «specifica idoneità di ciascuna», rapportandola «alla natura e al grado delle esigenze cautelari da
soddisfare nel caso concreto» (co 1) → deve essere scelta la misura meno gravosa per l'imputato, tra quelle di
per sé idonee a fronteggiare le suddette esigenze
• p. di proporzionalità → ogni misura «deve essere proporzionata all'entità del fatto e alla sanzione che sia stata
o si ritiene possa essere irrogata» (co 2) → il giudice, nel determinare la misura più idonea ad essere adottata
nella singola fattispecie, deve tener conto non solo dell'attitudine della misura stessa a soddisfare le esigenze
cautelari verificate caso per caso, ma anche della sua congruità (tenendo conto della gravità del fatto addebitato
all'imputato e del quantum di pena che in concreto possa essergli irrogata)
• altre norme
◦ co 2-bis → divieto di disporre la custodia cautelare in carcere o gli arresti domiciliari quando il giudice
ritene che «con la sentenza di condanna possa essere concessa la sospensione condizionale della pena»;
divieto di disporre la custodia cautelare in carcere quando il giudice ritiene che la pena detentiva
irrogabile non sia superiore a 3 anni → eccezioni: la custodia in carcere può essere disposta:
▪ in sostituzione della misura non carceraria quando siano state violate le connesse prescrizioni (art 276
co 1-ter)
▪ se, rilevata l'inadeguatezza di ogni altra misura, gli arresti domiciliari non possano essere disposti per
mancanza di un luogo idoneo (art 284 co I)
▪ quando si procede per una serie di delitti (incendio boschivo, stalking, furto in abitazione, mafia, ecc)
◦ co 1-bis → contestualmente ad una sent di condanna, l'esame delle esigenze cautelari debba essere
«condotto tenendo conto anche dell'esito del procedimento, delle modalità del fatto e degli elementi
sopravvenuti, dai quali possa emergere che, a seguito della sentenza, risulta sussistente o il pericolo di
fuga o la commissione di gravi reati o di reati della stessa specie di quello per cui si procede»
◦ co 2-ter → contestualmente ad una sent di condanna in grado di appello, è previsto che le misure cautelari
personali debbano essere «sempre disposte quando, all'esito dell'esame condotto a norma del co 1-bis,
risultano sussistere esigenze cautelari previste dall'art 274 e la condanna riguarda uno dei delitti per i quali
è obbligatorio l'arresto in flagranza e questo risulta commesso da soggetto condannato nei 5 anni
precedenti per delitti della stessa indole» → in deroga alla regola generale secondo la quale il giudice
applica le misure cautelari su richiesta del PM, in questo caso il giudice deve sempre obbligatoriamente
valutare se applicare una misura cautelare
◦ co 3 (modificato nel 2015) → la custodia cautelare in carcere può essere disposta soltanto quando ogni
altra misura risulti inadeguata (regola decisoria che impone il ricorso alla carcerazione come extrema
ratio) → eccezioni:
▪ situazione pre 2015: quando sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine a certi reati (es.
terrorismo, reati di mafia, pedo-pornografia, turismo sessuale a danno di minori, violenze sessuali di
gruppo, ecc), il giudice deve sempre disporre la custodia carceraria, a meno che siano acquisiti
elementi dai quali risulti che non sussistono esigenze cautelari → ciò configura:
• una presunzione relativa del periculum libertatis
• una presunzione assoluta di adeguatezza della misura carceraria (si presume la custodia cautelare
come unica misura adeguata a neutralizzare la pericolosità dell'imputato)
→ la Corte Cost è intervenuta 5 o 6 volte riducendo la portata della presunzione assoluta relativamente a
certi tipi di reato
▪ situazione attuale:
• per i reati di mafia, associazione sovversiva e associazione finalizzata al terrorismo anche
internazionale è prevista una presunzione relativa di sussistenza delle esigenze cautelari e una
presunzione assoluta dell'adeguatezza della misura cautelare in carcere
• per gli altri reati (omicidio, sfruttamento sessuale di minore, reati di violenza sessuale, ecc) è
prevista una presunzione relativa di sussistenza delle esigenze cautelari e una presunzione
relativa dell'adeguatezza della misura cautelare in carcere

6. ALTRE APPLICAZIONI DEL PRINCIPIO DI ADEGUATEZZA


• art 275 co 4 → non può essere disposta o mantenuta la custodia cautelare in carcere nei confronti di una donna
incinta, di una madre con figli minori di 3 anni, di un padre qualora «la madre sia deceduta o assolutamente
impossibilitata a dare assistenza alla prole» o di una persona che abbia superato i 70 anni >> eccezione
nell'eventualità che sussistano esigenze cautelari di eccezionale rilevanza
• devono essere disposti gli arresti domiciliari (anche qualora ricorrano i presupposti per la custodia in carcere)
se si tratta di imputati tossicodipendenti o alcool-dipendenti sottoposti a programma terapeutico di recupero >>
eccezione nell'eventualità che sussistano esigenze cautelari di eccezionale rilevanza
• art 275 co 4-bis → non può essere disposta o mantenuta la custodia carceraria per gli imputati affetti da Aids
conclamata, da grave deficienza immunitaria o «da altra malattia particolarmente grave, a causa della quale le
loro condizioni di salute sono incompatibili con lo stato di detenzione o comunque tali da non consentire cure
adeguate in carcere» → eccezioni:
◦ qualora sussistano esigenze cautelari di eccezionale rilevanza e la custodia cautelare presso strutture
sanitarie penitenziarie non è possibile senza pregiudizio per la salute dell'imputato o degli altri detenuti, il
giudice dispone gli arresti domiciliari presso una casa di cura o di assistenza o di accoglienza (co 4-ter)
◦ se l'imputato sottoposto a misura cautelare non carceraria trasgredisce le prescrizioni, il giudice può
disporre la misura della custodia in carcere (purché in un istituto dotato di un reparto attrezzato per la
cura) (art 276 co 1-bis)
• art 275 co 4-quinquies → quando la malattia si trova in uno stato così avanzato da non rispondere più ai
trattamenti disponibili ed alle terapie curative, la custodia cautelare in carcere non può più essere disposta o
mantenuta
• art 276 co 1 → in caso di trasgressione alle prescrizioni inerenti a una misura cautelare, il giudice può disporre
la sostituzione o il cumulo con altra più grave, tenuto conto dell'entità, dei motivi e delle circostanze della
violazione → eccezione (co 1-ter): in caso di trasgressione alle prescrizioni degli arresti domiciliari
concernenti il divieto di allontanarsi dalla propria abitazione o da altro luogo di privata dimora, il giudice
dispone la revoca della misura e la sostituzione con la custodia cautelare in carcere, salvo che il fatto sia di
lieve entità

7. LA SALVAGUARDIA DEI DIRITTI DELLA PERSONA SOTTOPOSTA A MISURA CAUTELARE


Art 277: le modalità esecutive delle misure cautelari «devono salvaguardare i diritti della persona ad esse sottoposta», il
cui esercizio non sia incompatibile con le esigenze cautelari del caso concreto → norma di garanzia dei diritti della
persona sottoposa a misure cautelari

8. I CRITERI DI DETERMINAZIONE DELLA PENA AI FINI DELL'APPLICAZIONE DELLE MISURE


Criteri per la determinazione della pena agli effetti dell'applicazione delle misure (art 278) → deve aversi riguardo alla
pena stabilita dalla legge per ciascun reato consumato o tentato, senza tener conto né della continuazione, né della
recidiva, né, di regola, delle circostanze del reato (ad eccezione di quelle ad effetto speciale e quelle per le quali la
legge stabilisce una pena di specie diversa)

9. MISURE COERCITIVE E MISURE INTERDITTIVE


Le misure cautelari coercitive possono applicarsi soltanto «quando si procede per i delitti per i quali la legge stabilisce
la pena dell'ergastolo o della reclusione superiore nel massimo a 3 anni» (artt 280) → eccezioni:
• relative alle singole misure
• la custodia cautelare in carcere può essere applicata esclusivamente quando si proceda per delitti «consumati
o tentati, per i quali sia prevista, la pena della reclusione non inferiore nel massimo a 5 anni e per il delitto di
finanziamento illecito dei partiti» (art 280 co 2) → questo limite, tuttavia, non opera «nei confronti di chi
abbia trasgredito alle prescrizioni inerenti ad una misura cautelare» (art 280 co 3)
• la conversione dell'arresto in flagranza e del fermo in misura coercitiva può avere luogo anche al di fuori dei
limiti di pena previsti dall'art 280 co 1, quando l'arresto è stato eseguito per uno dei delitti ex art 381 co 2
oppure per uno dei delitti per i quali è consentito l'arresto anche fuori dei casi di flagranza (v. rinvio dell'art
280 co 1 all'art 391 co 5) [per un errore di coordinamento viene fatto riferimento ai delitti indicati nell'art 381
co 2, tutti punibili con la reclusione superiore nel massimo a 3 anni, mentre risulta preclusa l'applicazione
della custodia in carcere nei casi in cui l'arresto sia stato eseguito a norma dell'art 381 co 1 e si tratti di delitti
per i quali la legge stabilisce la pena della reclusione tra i 3 e i 5 anni]

10. LA TIPOLOGIA DELLE MISURE COERCITIVE ED IL PRINCIPIO DI GRADUALITÀ


Tra le varie misure coercitive previste dal codice si instaura una ideale gerarchia (p. di gradualità):
• divieto di espatrio (art 281)
• obbligo di presentazione periodica agli uffici di polizia giudiziaria (art 282)
• allontanamento dalla casa familiare (art 282-bis) [eventualmente con adozione del c.d. braccialetto
elettronico]
• divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa (282-ter)
• divieto e obbligo di dimora (art 283) → il giudice può anche imporre all'imputato la prescrizione di non
allontanarsi dall'abitazione in alcune ore del giorno
• arresti domiciliari (art 284) → l'obbligo dell'imputato «di non allontanarsi dalla propria abitazione» o dagli
altri luoghi consentiti può risultare attenuato dalla autorizzazione del giudice «ad assentarsi nel corso della
giornata dal luogo di arresto, per il tempo strettamente necessario» a provvedere ad «indispensabili esigenze
di vita» oppure per esercitare una attività lavorativa, nel caso di «assoluta indigenza»
◦ gli arresti domiciliari non possono essere concessi agli imputati già condannati per il reato di evasione nei
5 anni precedenti al fatto per cui si procede
◦ l'art 275-bis prevede la possibilità di subordinare la misura degli arresti domiciliari (anche in sostituzione
al carcere) all'assoggettamento dell'imputato a particolari «procedure di controllo» da attuarsi mediante
«mezzi elettronici o altri strumenti tecnici» (c.d. "braccialetto elettronico") → serve il consenso
dell'imputato, altrimenti il giudice deve applicare la custodia cautelare in carcere

11. LE FORME DELLA CUSTODIA CAUTELARE


Custodia cautelare in carcere (art 285):
• trova base nel provvedimento con cui il giudice dispone che l'imputato «sia catturato ed immediatamente
condotto in un istituto di custodia per rimanervi a disposizione dell'autorità giudiziaria»
• prima del trasferimento nell'istituto la persona sottoposta a custodia cautelare non può subire limitazioni della
libertà, se non per il tempo e con le modalità strettamente necessarie alla sua traduzione
Altre forme di custodia cautelare
• quando si tratti di imputato in stato di infermità di mente, il giudice può disporre la custodia cautelare non
carceraria mediante ricovero provvisorio in un luogo di cura (art 286)
• relativamente alla situazione ex art 275 co 4, il giudice può disporre la custodia cautelare presso un istituto a
custodia attenuata per detenute madri (art 285-bis)
• relativamente agli imputati che si trovino nelle gravi condizioni di salute descritte dall'art 275 co 4-bis, il
giudice può disporre il ricovero provvisorio in una adeguata struttura del SSN «per il tempo necessario»
→ la durata della custodia cautelare viene computata una sola volta al fine della determinazione della pena da eseguire
(art 657)

12. LA TIPOLOGIA DELLE MISURE INTERDITTIVE


Misure interdittive: possono essere applicate quando si procede per delitti per i quali la legge stabilisce la pena
dell'ergastolo o della reclusione superiore nel massimo a 3 anni, salvo deroghe previste da disposizioni particolari (art
287)
• sospensione dall'esercizio della potestà dei genitori (art 288)
• sospensione dall'esercizio di un pubblico ufficio o servizio (art 289)
• divieto temporaneo di esercitare determinate attività professionali o imprenditoriali (o determinati uffici
direttivi delle persone giuridiche o delle imprese) (art 290)
→ richiamano il modello delle pene accessorie
Criteri di scelta:
• pp. adeguatezza e di proporzionalità ex art 275
• possibile applicazione parziale della misura prescelta (l'incidenza della misura stessa può essere in concreto
limitata esclusivamente a una parte della potestà o a un settore o a una parte della attività)

13. I PROFILI FORMALI DEI PROVVEDIMENTI CAUTELARI


La competenza a disporre le misure cautelari appartiene al giudice, il quale provvede sempre su richiesta del PM (art
291) → netta ripartizione dei ruoli tra PM (organo richiedente) e giudice (organo decidente)
• il PM dovrà fornire al giudice:
◦ «gli elementi su cui la richiesta si fonda»
◦ tutti gli altri «elementi a favore dell'imputato»
◦ le eventuali «deduzioni e memorie difensive già depositate»
• nel caso in cui il giudice destinatario della richiesta riconosca la propria incompetenza, ma accerti comunque
l'urgenza di provvedere sotto il profilo cautelare, egli stesso dovrà disporre la misura richiesta con il medesimo
provvedimento declinatorio di competenza → la misura sarà caducata qualora, entro 20gg dalla trasmissione
degli atti al giudice competente, questi non la confermi con proprio autonomo provvedimento
• la richiesta formulata dal PM non è vincolante per quel che concerne la tipologia della misura oggetto della
richiesta:
◦ il giudice può disporre anche una misura cautelare meno grave di quella richiesta dall'organo dell'accusa
◦ il giudice non può disporre una misura più grave (sintomo del proposito legislativo di rafforzare la
posizione del giudice, quale organo decisorio in materia de libertate)
• il PM, in caso di «necessità o urgenza», può chiedere al giudice, nell'interesse della persona offesa,
l'applicazione di una delle «misure patrimoniali provvisorie» previste dall'art 282-bis co 3
Provvedimento del giudice → ordinanza (art 292) → contiene, a pena di nullità rilevabile anche d'ufficio (è possibile
la sanatoria ex artt 181-183):
• a) le generalità dell'imputato
• b) la descrizione sommaria del fatto con l'indicazione delle norme di legge che si assumono violate
• c) la motivazione → «l'esposizione e l'autonoma valutazione delle specifiche esigenze cautelari (periculum
libertatis) e degli indizi che giustificano in concreto la misura disposta (fumus commissi delicti), con
l'indicazione degli elementi di fatto da cui sono desunti e dei motivi per i quali essi assumono rilevanza, tenuto
conto anche del tempo trascorso dalla commissione del reato»
• c-bis) l'esposizione e l'autonoma valutazione dei motivi per i quali sono stati ritenuti non rilevanti gli elementi
forniti dalla difesa e, in caso di applicazione della misura della custodia cautelare in carcere, l'esposizione delle
concrete e specifiche ragioni per le quali le esigenze cautelari non possono essere soddisfatte con altre misure
→ il giudice deve dimostrare come ha applicato i canoni della adeguatezza e della proporzionalità
• d) la durata della misura quando la stessa sia stata disposta al fine di garantire l'acquisizione o la genuinità
della prova
• e) la data e la sottoscrizione del giudice
→ L'ordinanza è nulla se non contiene la valutazione degli elementi a carico e a favore dell'imputato

14. GLI ADEMPIMENTI ESECUTIVI E LE GARANZIE DIFENSIVE


Adempimenti diretti a dare esecuzione alle ordinanze (in modo da assicurare l'esercizio della difesa)
• l'ufficiale e l'agente incaricato di eseguire l'ordinanza ha l'obbligo di consegnare all'imputato copia del
provvedimento e una comunicazione scritta con cui lo informa dei suoi diritti difensivi (facoltà di nominare un
difensore, diritto di ottenere informazioni in merito all'accusa, ecc) → qualora la comunicazione scritta non sia
disponibile in una lingua comprensibile all'imputato, le informazioni sono fornite oralmente, salvo l'obbligo di
dare comunque comunicazione scritta all'imputato
• l'ufficiale e l'agente incaricato di eseguire l'ordinanza ha l'obbligo di informare immediatamente il difensore e
di redigere il verbale di tutte le operazioni compiute
• tutte le suddette ordinanze, una volta notificate od eseguite, devono essere depositate in cancelleria, e del
deposito deve essere dato avviso al difensore → insieme all'ordinanza cautelare deve essere depositata anche la
richiesta del PM con i relativi allegati prodotti da quest'ultimo
→ le ordinanze applicative della custodia cautelare vengono materialmente eseguite con la consegna all'imputato di
copia del provvedimento e con il suo trasferimento in un istituto di custodia a disposizione dell'autorità giudiziaria
→ le ordinanze applicative delle misure cautelari non custodiali sono semplicemente notificate all'imputato secondo i
modi ordinari
Disciplina della latitanza:
• gli effetti della dichiarazione della latitanza valgono solo per il procedimento penale nel quale essa è stata
dichiarata (art 296)
• il giudice o il PM possono utilizzare lo strumento della intercettazione di conversazioni o di comunicazioni
telefoniche (nei limiti degli artt 266 e 267), allo scopo di «agevolare le ricerche del latitante» (art 295 co 3)
• può farsi luogo alla intercettazione di comunicazioni tra persone presenti, quando si tratti di latitanti in
relazione ad uno dei delitti di criminalità mafiosa o ad uno dei gravi delitti di natura terroristica od eversiva
• si può procedere alla perquisizione locale di interi edifici o di blocchi di edifici, dove vi sia fondato che si
siano rifugiati dei latitanti in relazione ad uno dei delitti di criminalità mafiosa o ad uno dei gravi delitti di
natura terroristica od eversiva
Istituto dell'interrogatorio dell'indiziato (art 294) (c.d “interrogatorio di garanzia”) → istituto a tutela dei diritti della
persona colpita dal provvedimento
• fino alla dichiarazione di apertura del dibattimento è affidato al giudice che ha deciso sull'applicazione della
misura cautelare (GIP); successivamente spetta al GUP o, se la misura è stata disposta dal tribunale o dalla
corte d'assise, al presidente del collegio o uno dei componenti da lui delegato
• in caso di custodia cautelare in carcere, deve essere effettuato «immediatamente e comunque non oltre 5gg
dall'inizio dell'esecuzione della custodia in carcere», a meno che l'indiziato stesso sia assolutamente impedito
• in caso di altra misura cautelare, sia coercitiva che interdittiva, deve essere ascoltato «non oltre 10gg
dall'esecuzione del provvedimento o dalla sua notificazione»

15. L'INTERROGATORIO DELLA PERSONA IN STATO DI CUSTODIA


Interrogatorio dell'indiziato (art 294):
• deve svolgersi secondo le regole generali dettate in materia (artt 64 e 65) → deve essere documentato
integralmente mediante appositi strumenti di riproduzione fonografica o audiovisiva
• è possibile l'intervento del PM
• è obbligatoria la presenza del difensore dell'indiziato (a cui verrà dato tempestivo avviso)
• l'interrogatorio deve essere preceduto dalla verifica che all'imputato in stato di custodia in carcere o agli
arresti domiciliari sia stata data comunicazione sui suoi diritti difensivi
• durante l'interrogatorio, il giudice deve valutare se permangono le condizioni di applicabilità e le esigenze
cautelari richieste per l'assoggettamento a custodia → nuova valutazione, alla luce degli elementi che gli
vengono forniti dall'indiziato >> in base ai risultati di tale controllo, il giudice può provvedere alla revoca o
alla sostituzione della misura disposta
• la misura cautelare perde immediatamente efficacia ogniqualvolta il giudice non proceda all'interrogatorio
entro il termine previsto → una volta avvenuta la liberazione dell'indiziato, lo stesso potrà di nuovo essere
sottoposto a custodia cautelare, su richiesta del PM, sempreché ne ricorrano i presupposti, solo dopo che sia
stato interrogato in stato di libertà [invece non è necessario il previo interrogatorio in caso di una nuova
emissione di misura cautelare, a seguito di dichiarazione di inefficacia di quella precedente, per il mancato
rispetto dei termini del procedimento di riesame] (art 302)
• l'interrogatorio della persona in stato di custodia da parte del PM non può precedere l'interrogatorio del giudice
→ se il PM ha necessità di interrogare al più presto la persona in custodia, può presentare istanza e il giudice è
tenuto ad effettuare l'interrogatorio entro 48h dall'inizio della custodia

16. IL COMPUTO DEI TERMINI DI DURATA DELLE MISURE


Computo dei termini di durata delle misure (art 297):
• gli effetti della custodia cautelare decorrono dal momento della cattura, dell'arresto o del fermo, mentre gli
effetti delle altre misure decorrono dal momento della notifica della relativa ordinanza
• in caso di pluralità di provvedimenti applicativi della medesima misura a carico del medesimo imputato:
◦ quando tali provvedimenti riguardano lo stesso fatto, i termini decorrono dal giorno in cui è stato eseguito
o notificato il primo provvedimento e sono commisurati in rapporto all'imputazione più grave tra quelle
contestate con le diverse ordinanze
◦ quando tali provvedimenti riguardano fatti diversi e tra i fatti vi è un rapporto di connessione ex art 12 lett
b (concorso formale di reati e reato continuato) o lett c (reati commessi per eseguire gli altri) e sono stati
commessi anteriormente all'emissione della prima ordinanza, i termini decorrono dal giorno in cui è stato
eseguito o notificato il primo provvedimento e sono commisurati in rapporto all'imputazione più grave tra
quelle contestate con le diverse ordinanze
→ questa regola non si applica relativamente alle ordinanze per i fatti che si siano scoperti dopo il rinvio a
giudizio
→ con tale norma il legislatore ha cercato di contestare la prassi delle c.d. contestazioni a catena (prassi
volta a dilazionare nel tempo l'adozione di misure cautelari attraverso un artificioso differimento “a
cascata” dei provvedimenti, in modo da far decorrere da momenti diversi i corrispondenti termini di
durata) >> sorta di presunzione assoluta di “colpevole inerzia” o di “artificioso ritardo” del PM
→ secondo la Corte Cost, tale regola di retrodatazione del termine deve applicarsi anche nell'ipotesi di
misure cautelari relative a fatti diversi non connessi, purché gli elementi posti a base della successiva
ordinanza risultassero già desumibili dagli atti al momento dell'emissione della precedente ordinanza
• in caso di cumulo tra un provvedimento cautelare ed uno di custodia per altro reato, o di detenzione o di
internamento a titolo definitivo, gli effetti della misura cautelare decorrono dal giorno della notifica della
relativa ordinanza, ove si tratti di misura compatibile con lo stato di detenzione o di internamento, mentre nel
caso contrario decorrono dalla cessazione di tale stato [ma agli effetti del computo dei termini massimi, la
custodia cautelare si considera compatibile con lo stato di detenzione per esecuzione di pena o di internamento
per misura di sicurezza]

17. I PROVVEDIMENTI DI REVOCA E SOSTITUZIONE


Revoca → fattispecie estintiva delle misure cautelari personali che opera tutte le volte in cui risultano carenti:
• le condizioni di applicabilità delle misure ex art 273
• le esigenze cautelari ex art 274
Sostituzione → fattispecie che si applica, in armonia con i criteri di scelta ex art 275:
• nel caso in cui le esigenze cautelari si siano attenuate tanto da far ritenere eccessivamente vessatoria la misura
applicata o non più proporzionata all'entità del fatto o della sanzione irrogabile, il giudice deve sostituire la
misura originaria con un'altra meno grave, ovvero disporne l'applicazione con modalità meno gravose
• nel caso le esigenze cautelari si siano accresciute, il giudice, su richiesta del PM, deve sempre, ove sussistano i
presupposti, sostituire la misura originaria con un'altra più rigida, ovvero disporne l'applicazione con modalità
più gravose
→ durante le indagini preliminari, il giudice deve provvedere in ordine alla revoca e alla sostituzione delle misure entro
5gg solo dietro richiesta del PM o dell'imputato (un'iniziativa ex officio è riconosciuta al giudice in sede di udienza
preliminare e in giudizio) → eccezione: il GIP può assumere tale iniziativa d'ufficio quando assuma l'interrogatorio
dell'indiziato, quando sia richiesto nella proroga del termine per le indagini preliminari o quando proceda all'assunzione
di un incidente probatorio
→ prima di provvedere sulla revoca o sulla sostituzione, il giudice deve sempre sentire il PM, il quale dovrà esprimere
il proprio parere entro 2gg >> il giudice prima di provvedere può sempre procedere all'interrogatorio della persona
sottoposta alla misura (deve interrogarlo ove l'imputato lo abbia richiesto e l'istanza di revoca o di sostituzione è basata
su elementi nuovi o diversi rispetto a quelli già valutati)
→ il giudice, quando si trova nell'impossibilità di decidere allo stato degli atti sulla richiesta di una parte, può, in ogni
stato e grado del procedimento, disporre anche d'ufficio i necessari accertamenti sulle condizioni di salute o sulle qualità
personali dell'imputato
→ nel caso in cui la richiesta di revoca o di sostituzione della misura carceraria sia fondata sulle condizioni di salute
particolarmente gravi dell'imputato, e qualora il giudice non ritenga di accogliere la richiesta sulla base degli atti
disponibili, devono disporsi gli accertamenti medici del caso attraverso la nomina di un perito ad hoc

18. PARTICOLARI FATTISPECIE DI ESTINZIONE AUTOMATICA DELLE MISURE


Estinzione automatica delle misure:
• estinzione della custodia cautelare a causa dell'omesso interrogatorio dell'indiziato entro il termine previsto
(art 302)
• immediata perdita di efficacia delle misure applicate con riferimento ad un certo fatto quando, per lo stesso
fatto e nei confronti della stessa persona, viene disposta l'archiviazione, viene pronunciata una sent di non
luogo a procedere o di proscioglimento (art 300 co 1 e 2)
• estinzione delle misure cautelari in caso di sent di condanna, ma la pena irrogata viene dichiarata estinta o
condizionalmente sospesa; estinzione della custodia cautelare in caso di sent di condanna, ma la durata della
custodia presofferta è uguale o superiore all'entità della pena irrogata (art 300 co 3 e 4)
→ in tutte queste ipotesi l'estinzione opera di diritto (e il giudice non può fare altro che adottare con ordinanza i
provvedimenti necessari per far cessare l'esecuzione delle misure estinte)
→ qualora l'imputato prosciolto o nei confronti del quale sia stata emessa sent di non luogo a procedere sia
successivamente condannato per lo stesso fatto, possono essere disposte nei suoi confronti misure coercitive quando
ricorrono le esigenze cautelari previste dall'art 274 co 1 lett b) o c)
→ le misure applicate per esigenze cautelari di natura probatoria ex art 274 lett a) perdono efficacia quando alla
scadenza del termine fissato non ne viene ordinata la rinnovazione (la quale può essere disposta dal giudice con
ordinanza anche per più di una volta, purché entro i termini massimi di durata previsti per le corrispondenti misure →
ad es. la custodia carceraria non può avere una durata superiore a 30gg, prorogabile fino a 90gg; tuttavia nulla esclude
che, alla scadenza di questo termine, il PM possa chiedere, ed il giudice disporre, la rinnovazione della custodia
carceraria sempre per esigenze probatorie)

19. I TERMINI DI DURATA MASSIMA DELLA CUSTODIA CAUTELARE


Disciplina dei termini di durata massima delle misure cautelari → il decorso dei termini determina la caducazione della
misura
>> riguardo alla custodia cautelare, è stata prevista una serie di termini intermedi massimi di durata in relazione ai
diversi stati o gradi del procedimento e in funzione della gravità dell'imputazione o della pena applicata in concreto
• fase preliminare → la custodia perde efficacia allorché, dall'inizio della sua esecuzione siano decorsi:
◦ 3 mesi (delitto con pena di 6 anni max)
◦ 6 mesi (delitto con pena di oltre 6 anni)
◦ 1 anno (delitto con pena dell'ergastolo o della reclusione oltre 20 anni)
• giudizio di I grado → la custodia perde efficacia quando dal provvedimento che dispone il giudizio siano
decorsi:
◦ 6 mesi (delitto con pena di 6 anni max)
◦ 1 anno (delitto con pena di 20 anni max)
◦ 1 anno e 6 mesi (delitto con pena dell'ergastolo o della reclusione oltre 20 anni)
• giudizio abbreviato → la custodia perde efficacia allorché dall'ordinanza con cui è stato disposto tale giudizio
siano decorsi:
◦ 3 mesi (delitto con pena di 6 anni max)
◦ 6 mesi (delitto con pena di 20 anni max)
◦ 9 mesi (delitto con pena dell'ergastolo o della reclusione oltre 20 anni)
• giudizio di secondo grado → la custodia cautelare perde efficacia quando dalla pronuncia della sentenza di
condanna di I grado è decorso il termine di:
◦ 9 mesi (condanna alla pena a 3 anni max)
◦ 1 anno (condanna alla pena a 10 anni max)
◦ 1 anno e 6 mesi (condanna alla pena dell'ergastolo o alla reclusione oltre 10 anni)
→ La stessa disciplina si applica nelle fasi di giudizio successive alla pronuncia della sentenza di condanna in
appello, e finché la condanna non sia diventata irrevocabile >> tuttavia, quando vi sia già stata condanna anche
in primo grado (c.d. “doppia conforme”) o quando l'impugnazione sia stata proposta solo dal PM, non bisogna
più far riferimento ai termini intermedi di fase, ma bisogna applicare i termini di durata complessiva della
custodia
• regresso del procedimento ad una diversa fase, o di rinvio dinanzi ad un diverso giudice → a partire dalla
data del correlativo provvedimento riprendono a decorrere ex novo i termini stabiliti con riguardo a ciascun
stato e grado del procedimento
>> un termine massimo di durata complessiva della custodia è stato individuato a 3 livelli, a seconda della gravità
dell'imputazione:
• 2 anni (delitto con pena di 6 anni max)
• 4 anni (delitto con pena di 20 anni max)
• 6 anni (delitto con pena dell'ergastolo o oltre 20 anni)
→ tali limiti, di regola, non possono essere superati

20. PROROGA E SOSPENSIONE DEI TERMINI MASSIMI DI CUSTODIA


Deroghe all'ordinaria disciplina dei termini di durata massima della custodia cautelare:
• neutralizzazione dei giorni dell'udienza e dei giorni per la deliberazione della sentenza → tale deroga
opera solo per i termini intermedi (ma non per i termini complessivi) (art 297 co 4)
• proroga (art 305):
◦ compimento di una perizia psichiatrica (“in ogni stato e grado del procedimento”, con riguardo al periodo
di tempo “assegnato per l'espletamento della perizia”) (art 305 co 1)
◦ gravi esigenze cautelari rapportate ad accertamenti particolarmente complessi o a nuove indagini, che
rendono indispensabile la prosecuzione della custodia (opera solo durante le indagini preliminari) (art 305
co 2) → la competenza a provvedere sulla richiesta (con ordinanza appellabile) spetta al GIP, il quale,
dopo aver sentito il PM e il difensore della parte nell'ambito di un contraddittorio semplificato ma
effettivo, ove ne ricorrano i presupposti, può concedere una proroga, ed anche rinnovarla una sola volta,
fino al limite rappresentato dalla metà dei termini massimi di custodia previsti per la fase delle indagini
preliminari
→ tale deroga opera solo per i termini intermedi (ma non per i termini complessivi)
• sospensione (può comportare, in alcuni casi, anche il superamento dei termini complessivi) (art 304) → la
competenza a provvedere alla sospensione dei termini spetta al giudice (anche d'ufficio):
◦ in caso di rinvio del dibattimento per impedimento dell'imputato o del suo difensore oppure dietro
richiesta dei medesimi (lett a)
◦ in caso di rinvio del dibattimento per mancata presentazione, allontanamento o mancata partecipazione di
uno o più difensori, qualora ne rimangano privi di assistenza uno o più imputati (lett b)
◦ in caso redazione differita dei motivi della sentenza (lett c)
◦ durante l'udienza preliminare, tutte le volte in cui la stessa udienza viene sospesa o rinviata per
impedimento dell'imputato o del suo difensore, ovvero a causa della mancata presentazione o
dell'allontanamento di uno o più difensori (co 4)
◦ in caso di sospensione del processo a seguito di istanza di rimessione
→ le ipotesi di sospensione ex art 304 co 1 lett a) e b) e co 4 non si applicano, all'interno del processo
cumulativo, nei confronti dei coimputati cui le stesse non si riferiscono, qualora questi ultimi chiedano che nei
loro confronti si proceda previa separazione dei processi
→ nelle ipotesi di particolare complessità dei dibattimenti o dei giudizi abbreviati relativi ai delitti indicati
dall'art. 407 co 2 lett a) (criminalità organizzata), il regime della sospensione può essere esteso anche ai periodi
di tempo in cui sono tenute le udienze o si delibera la sentenza nella fase del giudizio >> in questo caso la
sospensione dei termini di custodia può essere disposta solo dietro richiesta del PM
→ limiti di durata in caso di sospensione dei termini (art 304 co 6):
◦ con riguardo alla durata della custodia nelle diverse fasi del procedimento → la sospensione non può in
ogni caso superare il doppio dei termini intermedi di fase ex art 303 co 1 e 2
→ nel computo di tali termini non si tiene conto dei periodi di sospensione ex art 304 co 1 lett b)
(sospensione a causa del rinvio dell'udienza per mancata presentazione del difensore) [attraverso tale
disposizione il legislatore ha voluto imporre un freno al rischio di un uso pretestuso dello strumento dello
“sciopero degli avvocati”]
◦ con riguardo alla durata complessiva della custodia → la durata non può superare i termini sanciti dall'art
303 co 4 aumentati della metà o, qualora risulti più favorevole, il limite dei 2/3 del massimo della pena
temporanea prevista per il reato contestato o ritenuto in sentenza

21. I PROVVEDIMENTI ADOTTABILI NEI CONFRONTI DELL'IMPUTATO SCARCERATO PER DECORRENZA DEI MOTIVI
Provvedimenti adottabili a carico dell'imputato scarcerato per decorrenza dei termini massimi di custodia cautelare (art
307):
• il giudice deve disporre le altre misure cautelari di cui ricorrano i presupposti (purché si accerti la permanenza
delle esigenze che avevano giustificato la sua sottoposizione alla custodia stessa)
• qualora si proceda per taluno dei reati indicati nell'art 407 co 2 lett a), il giudice dispone le misure cautelari
indicate dagli artt 281, 282 e 283 anche cumulativamente
• la custodia cautelare deve essere rinnovata quando si verificano 2 ipotesi:
◦ l'imputato scarcerato dolosamente trasgredisce le prescrizioni inerenti ad una delle misure cautelari
applicategli in luogo della custodia
◦ in caso di sopravvenienza a carico dell'imputato di una sentenza di condanna di I o II grado e sussista un
pericolo di fuga
→ in questi casi:
◦ i termini relativi alla fase in cui il procedimento si trova decorrono ex novo
◦ gli ufficiali e gli agenti di polizia possono procedere al fermo dell'imputato scarcerato

22. I TERMINI DI DURATA MASSIMA DELLE MISURE CAUTELARI NON CUSTODIALI


Durata massima delle misure diverse dalla custodia cautelare (art 308):
• le misure coercitive diverse dalla custodia cautelare perdono efficacia a seguito del decorso di un periodo di
tempo pari al doppio dei termini previsti in rapporto alla custodia cautelare
• le misure interdittive non possono avere durata superiore a dodici mesi e perdono efficacia quando è decorso il
termine fissato dal giudice nell'ordinanza → tuttavia, qualora siano state disposte per esigenze probatorie, il
giudice può disporne la rinnovazione nei limiti del doppio dei termini previsti in rapporto alla custodia
cautelare
→ la sopravvenuta estinzione delle misure interdittive non può pregiudicare l'esercizio dei poteri attribuiti al
giudice penale o ad altre autorità in materia di pene accessorie o di misure interdittive di diversa natura

23. IL PROCEDIMENTO DI RIESAME DEI PROVVEDIMENTI COERCITIVI DINANZI AL TRIBUNALE


Rimedi contro i provvedimenti applicativi delle misure cautelari → impugnazioni (anche nel merito):
• riesame
• appello
• ricorso per cassazione
Riesame nel merito (art 309) = mezzo di impugnazione utilizzabile esclusivamente contro le ordinanze che
hanno disposto una misura coercitiva, salvo si tratti di ordinanze emesse dietro appello proposto dal PM
• titolare del diritto al riesame → imputato o il difensore, entro 10gg dall'ordinanza che dispone la misura [dal
computo di tale termine devono escludersi i giorni per i quali sia stato disposto il differimento del colloquio tra
il difensore e l'imputato detenuto]
• giudice competente → tribunale in composizione collegiale del capoluogo del distretto di corte d'appello in cui
ha sede l'ufficio del giudice che ha emesso l'ordinanza impugnata (la richiesta deve venire direttamente
proposta alla cancelleria di tale tribunale)
• una volta presentata la richiesta di riesame, su avviso del tribunale, l'autorità procedente deve trasmettere al
medesimo tribunale gli atti correlativi entro il giorno successivo a quello dell'avviso, e comunque non oltre il
5° giorno (in caso di mancato rispetto dei termini, la misura coercitiva disposta con l'ordinanza assoggettata a
riesame è immediatamente caducata, senza possibilità di rinnovo, salve eccezionali esigenze)
• atti da trasmettere → atti già presentati dal PM al giudice in vista dell'adozione del provvedimento e tutti gli
elementi sopravvenuti a favore della persona sottoposta alle indagini
• con la richiesta di riesame possono essere enunciati anche i motivi e l'imputato può chiedere di comparire
personalmente; il proponente ha facoltà di enunciare nuovi motivi davanti al giudice del riesame facendone
dare atto a verbale prima dell'inizio della discussione
• procedimento:
◦ le parti sono informate dell'udienza almeno 3gg prima della stessa e fino al giorno dell'udienza gli atti
trasmessi al tribunale devono rimanere depositati in cancelleria (il difensore ha facoltà di esaminarli e di
estrarne copia)
◦ i destinatari dell'avviso hanno il diritto di essere sentiti, se compaiono in udienza
◦ su richiesta formulata personalmente dall'imputato entro 2gg dalla notificazione dell'avviso, il tribunale
differisce la data dell'udienza (da 5 a 10gg) se vi siano giustificati motivi
• decisione:
◦ il tribunale può:
▪ dichiarare inammissibile la richiesta
▪ annullare l'ordinanza (in senso favorevole all'imputato) → anche per motivi diversi da quelli enunciati
nella richiesta
▪ riformare l'ordinanza (in senso favorevole all'imputato) → anche per motivi diversi da quelli enunciati
nella richiesta
▪ confermare l'ordinanza → anche per motivi diversi da quelli enunciati nella richiesta
▪ revocare l'ordinanza
→ mezzo totalmente devolutivo
◦ il tribunale emette la sua decisione entro 10gg dalla ricezione degli atti (in caso di mancato rispetto dei
termini, la misura coercitiva disposta con l'ordinanza assoggettata a riesame è immediatamente caducata,
senza possibilità di rinnovo, salve eccezionali esigenze) e, in ogni caso, il procedimento di riesame deve
concludersi entro 15gg
◦ l'ordinanza deve essere depositata in cancelleria entro 30gg dalla decisione (salvi i casi in cui la stesura
della motivazione sia particolarmente complessa per il numero degli arrestati o la gravità delle imputazioni
in cui si può arrivare fino a 45gg) (in caso di mancato rispetto dei termini, la misura coercitiva disposta
con l'ordinanza assoggettata a riesame è immediatamente caducata, senza possibilità di rinnovo, salve
eccezionali esigenze)

24. LA DISCIPLINA DELL'APPELLO E DEL RICORSO PER CASSAZIONE IN MATERIA DI MISURE CAUTELARI PERSONALI
Appello (art 310) = è utilizzabile solo contro le ordinanze in materia di misure cautelari personali (coercitive e
interdittive) diverse da quelle assoggettabili a riesame
• può essere utilizzato dall'imputato, dal suo difensore e dal PM
• profili procedurali → viene richiamata la disciplina del riesame, salva la necessità della contestuale
enunciazione dei motivi
• competenza → spetta al tribunale del capoluogo del distretto in cui risiede il giudice che ha emesso l'ordinanza
appellata
• procedimento:
◦ ordinanza ed atti devono essere trasmessi al tribunale, da parte dell'autorità procedente, entro il giorno
successivo all'avviso concernente la proposizione dell'appello, e devono rimanere depositati in cancelleria
fino al giorno dell'udienza, con facoltà per il difensore di esaminarli e di estrarne copia
◦ il tribunale decide con rito camerale entro 20gg dalla ricezione dell'ordinanza
• per quanto non previsto viene seguita la disciplina generale dell'appello (v. effetto limitatamente devolutivo)
• quando il tribunale, accogliendo l'appello del PM, dispone una misura cautelare a carico dell'imputato,
l'esecuzione di tale decisione rimane sospesa, finché la medesima non diventa definitiva
Ricorso per cassazione (art 311) = può essere effettuato contro le ordinanze del tribunale a seguito di riesame o di
appello
• è proponibile dall'imputato, dal suo difensore e dal PM entro 10gg dalla notificazione o dalla comunicazione
dell'avviso di deposito del provvedimento
• l'imputato ed il suo difensore possono ricorrere in cassazione per violazione di legge “direttamente” contro le
ordinanze applicative di una misura coercitiva (a prescindere dalla previa richiesta di riesame) (ricorso per
saltum) → ciò comporta l'inammissibilità del riesame
• il ricorso deve essere presentato presso la cancelleria del giudice a quo, e l'autorità procedente deve trasmettere
alla corte, entro il giorno successivo all'immediato avviso, gli atti su cui è fondata l'ordinanza impugnata
• la corte decide in camera di consiglio entro 30gg dalla ricezione degli atti, osservando la procedura in camera
di consiglio ex art 127 (salvo per il resto la disciplina generale del ricorso per cassazione)
• i motivi devono essere enunciati contestualmente al ricorso e il ricorrente ha la possibilità di enunciare nuovi
motivi dinanzi alla corte prima dell'inizio della discussione
25. L'APPLICAZIONE PROVVISORIA DI MISURE DI SICUREZZA
Disciplina dell'applicazione provvisoria di misure di sicurezza → tali misure presentano natura, presupposti e contenuti
diversi rispetto alle misure cautelari personali intese in senso proprio
• tipologie (art 206 cp): ricovero in riformatorio, in un ospedale psichiatrico giudiziario o in una casa di cura o di
custodia
• condizioni di applicabilità provvisoria: possono essere disposte dal giudice procedente, in qualunque stato e
grado del procedimento, sempre su richiesta del PM, sulla base di:
◦ gravi indizi di commissione del fatto in capo all'imputato e in assenza di una delle cause di non punibilità
o di estinzione
◦ accertamento in concreto della pericolosità sociale del soggetto contro cui si sta procedendo (infermo di
mente, ubriaco abituale o persona dedita all'uso di sostanze stupefacenti o in stato di cronica
intossicazione da alcool o droghe)
• procedimento
◦ la pronuncia del provvedimento applicativo della misura deve essere, di regola, preceduta
dall'interrogatorio dell'imputato (quando non sia possibile l'indiziato sottoposto provvisoriamente alla
misura di sicurezza deve essere interrogato dal GIP non oltre 5gg dall'inizio dell'esecuzione della stessa)
◦ il giudice deve procedere anche d'ufficio ad un riesame periodico circa la pericolosità sociale
dell'imputato, prescrivendogli nuovi accertamenti allo scadere del 6° mese dalla pronuncia dell'ordinanza
(o anche prima) e ad ogni scadenza semestrale
◦ ai fini delle impugnazione e dei relativi provvedimenti, le misure di sicurezza provvisoriamente applicate
vengono equiparate alla custodia cautelare

26. LA RIPARAZIONE PER INGIUSTA DETENZIONE


Riparazione per ingiusta detenzione (v. anche art 5 co 5 CEDU) (art 314) → 2 diverse fasce di ipotesi di detenzione:
• situazione dell'imputato che, dopo aver subito un periodo di custodia cautelare, senza avervi dato causa per
dolo o colpa grave, sia stato prosciolto con sent irrevocabile per non aver commesso il fatto, perché il fatto non
sussiste, non costituisce reato, o non è previsto dalla legge come reato; lo stesso vale per la persona nei cui
confronti siano stati pronunciati una sent di non luogo a procedere o un provvedimento di archiviazione >>
ipotesi nelle quali il rapporto tra la natura della decisione liberatoria adottata e la restrizione sofferta
dall'imputato dimostra ex post la sostanziale ingiustizia di tale restrizione
• situazioni in cui si accerta che il provvedimento relativo alla misura cautelare era stato emesso o mantenuto
senza che sussistessero le condizioni di applicabilità previste ex artt 273 e 280 >> ipotesi in cui emerge
l'illegittimità della misura cautelare (ingiustizia formale della restrizione)
→ il diritto alla riparazione è escluso per quella parte della custodia cautelare che sia stata computata ai fini della
determinazione della misura di una pena o per il periodo in cui le limitazioni siano state sofferte in forza di un altro
titolo
→ la domanda di riparazione (max 516mila €) deve essere proposta entro 2 anni dal giorno in cui sono divenute
irrevocabili le sent o è divenuta inoppugnabile la sent di non luogo a procedere, ecc
→ legittimato a proporre la domanda è il soggetto interessato o, in casi particolari, anche i suoi eredi

27. LE MISURE CAUTELARI REALI A) IL SEQUESTRO CONSERVATIVO; B) IL SEQUESTRO PREVENTIVO; C) I RIMEDI


AVVERSO I PROVVEDIMENTI DI SEQUESTRO
Misure cautelari reali → trovano disciplina in un titolo appositamente dedicato, in modo da distinguere il loro scopo
(cautelare) da quello delle misure con finalità diversa (ad es. sequestro penale, che ha natura probatoria)
• sequestro conservativo → serve per assicurare, attraverso il vincolo posto sui beni mobili o immobili
dell'imputato e sulle somme a lui dovute, l'esecuzione della sent che potrebbe essere emessa, tutte le volte in
cui vi sia fondato motivo di ritenere che manchino o si disperdano le relative garanzie
◦ pagamento della pena pecuniaria, delle spese processuali e delle altre somme dovute all'erario statale → è
prevista l'iniziativa del PM
◦ adempimento delle obbligazioni civili da reato → è prevista l'iniziativa della parte civile
→ è prevista la possibilità di offrire una cauzione, in alternativa o in sostituzione al sequestro, e la conversione
del sequestro in pignoramento quale conseguenza del giudicato di condanna
• sequestro preventivo:
◦ è previsto quando vi è pericolo che la libera disponibilità di una cosa pertinente al reato possa aggravare o
protrarre le conseguenze di esso ovvero agevolare la commissione di altri reati >> in questi casi il giudice,
su richiesta del PM, deve disporre con decreto motivato il sequestro delle cose pertinenti al reato
◦ in base alla discrezionalità del giudice è possibile il sequestro delle cose di cui è consentita la confisca (ma
diventa obbligatorio nel caso di procedimenti per i delitti dei p.u. contro la PA)
→ durante le indagini preliminari (in casi di urgenza) il sequestro preventivo può essere disposto con proprio
decreto dal PM (e possono procedervi di loro iniziativa anche ufficiali di pg salva la necessaria trasmissione al
PM del relativo verbale entro 48h) >> in tali ipotesi il sequestro perde efficacia se entro 48h il PM non chiede
la convalida al giudice o se il giudice non emette il provvedimento di convalida entro 10gg dalla richiesta
→ la misura viene revocata dal giudice (su richiesta del PM o dell'interessato) o durante le indagini preliminari
(dallo stesso PM) quando viene accertata l'insussistenza delle esigenze di prevenzione che l'avevano
giustificata
→ è possibile la conversione del sequestro preventivo in sequestro probatorio o conservativo
→ è possibile la conversione del sequestro probatorio in sequestro cautelare
Sistema dei rimedi contro i provvedimenti di sequestro:
• riesame (di fronte al tribunale in composizione collegiale) = impugnazione contro l'ordinanza di sequestro
conservativo o preventivo → il procedimento è delineato sulla falsariga di quello ex art 309 in materia di
misure di coercizione personale
• appello (ad opera del PM, dell'imputato o delle altre persone interessate di fronte al tribunale in composizione
collegiale) = impugnazione contro le altre ordinanze in materia di sequestro preventivo o contro il decreto di
revoca emesso dal PM
• ricorso in cassazione = impugnazione contro le ordinanze emesse dal tribunale in sede di riesame o contro le
ordinanze emesse dal tribunale in sede di appello
→ è anche possibile il ricorso per saltum

Capitolo 5 – Indagini preliminari e udienza preliminare


1. LE INDAGINI PRELIMINARI: PROFILI FUNZIONALI E STRUTTURALI
Procedimento penale italiano → strutturato secondo uno schema bifasico:
• fase preparatoria (segreta) nel corso della quale un magistrato inquirente svolge indagini finalizzate ad un
primo sondaggio di fondatezza e plausibilità dell'ipotesi d'accusa
• fase pubblica (dibattimento) che si svolge nel contraddittorio delle parti al cospetto di un giudice terzo, nel
corso della quale si procede all'acquisizione delle prove e viene emessa la sent di condanna o di
proscioglimento dell'imputato
Evoluzione normativa:
• Codice Rocco: il PM sceglieva se esercitare l'azione penale dopo un primo sondaggio sommario in ordine alla
non manifesta infondatezza della notizia di reato → in caso di esercizio dell'azione penale, si avviava una fase
cognitiva preliminare destinata a verificare se l'accusa fosse sostenibile in dibattimento >> il PM poteva
scegliere tra:
◦ istruttoria sommaria (condurre in prima persona l'attività di ricerca dei materiali probatori)
◦ istruttoria formale (lasciare al giudice istruttore l'attività di ricerca dei materiali probatori)
→ conseguenze:
◦ l'istruttoria era di natura processuale e giurisdizionale
◦ il soggetto passivo dell'attività accertativa era un imputato
◦ nel corso dell'istruttoria formale o sommaria il giudice istruttore o il PM acquisivano autentiche prove
◦ la constata infondatezza dell'ipotesi d'accusa conduceva all'emanazione di una sent sfornita di efficacia
preclusiva (sent istruttoria di proscioglimento)
→ problema: la fase dibattimentale era fortemente condizionata dai contenuti dell'attività istruttoria:
◦ la legge consentiva il recupero dibattimentale delle prove acquisite nell'istruzione
◦ il dibattimento si limitativa a riprendere e confermare le prove assunte durante la fase istruttoria
• Codice del 1988 → novità:
◦ eliminazione del giudice inquirente, affidando la gestione della fase investigativa al solo PM
◦ spostamento al termine della fase preparatoria dell'alternativa tra azione e archiviazione → gli
accertamenti effettuati dalla pg e dal PM servono per decidere se esercitare o meno l'azione penale
◦ la richiesta di rinvio a giudizio costituisce essa stessa l'atto di esercizio dell'azione penale
◦ si cerca di separare il più possibile la fase preliminare dalla fase dibattimentale
→ conseguenze:
◦ la fase delle indagini preliminari non ha più natura processuale e giurisdizionale
◦ il destinatario dell'attività di accertamento preliminare non è “imputato” ma “persona sottoposta alle
indagini”
◦ nel corso delle indagini preliminari il PM non acquisisce prove ma si limita a raccogliere elementi di
prova
◦ l'accertata infondatezza dell'ipotesi d'accusa conduce all'emanazione di un provvedimento di archiviazione
della notizia di reato (e non ad un proscioglimento)

2. CRISI E TRASFORMAZIONE DI UN MODELLO


La rigida impalcatura delineata dal cpp del 1988 mostra oggi segni di instabilità → le indagini della pg e del PM
costituiscono la piattaforma cognitiva di numerose decisioni del GIP, del GUP e del giudice del dibattimento → es.
• decisioni con cui il GIP dispone la limitazione di diritti fondamentali dell'individuo (libertà personale in caso di
applicazione di misure cautelari personali; la segretezza delle comunicazioni nel caso di autorizzazione a
effettuare intercettazioni)
• provvedimenti che definiscono i riti alternativi al dibattimento → sono gli atti di indagine a fornire il materiale
probatorio per la decisione
• sentenze dibattimentali → gli atti investigativi possono trasformarsi in prove in alcuni casi ex art 111 co 5
→ è entrata in crisi la distinzione tra prove ed elementi di prova
→ la scelta di trasportare all'esito della fase inquirente l'atto di formulazione dell'imputazione è stata accusata di
eccessivo formalismo e nominalismo:
• nel corso delle indagini preliminari gli elementi soggettivi e oggettivi dell'imputazione sono già tutti a
disposizione del PM
• la Corte Cost (sent 27/1995) ha finito per riconoscere al provvedimento archiviatorio un'efficacia
sostanzialmente preclusiva rispetto all'esercizio dell'azione penale per il medesimo fatto e nei confronti del
medesimo soggetto → in questo modo è stata “svelata” la natura sostanzialmente processuale e giurisdizionale
delle indagini preliminari
→ si sono attenuate le differenze tra l'attuale archiviazione e la vecchia sent di proscioglimento istruttorio:
• la fase investigativa in origine poteva concludersi con l'esercizio dell'azione penale dopo essersi interamente
svolta all'insaputa dell'indagato → ma una simile eventualità ha finito per apparire in contrasto con il diritto di
difesa ed è stato introdotto l'avviso di conclusione delle indagini preliminari
• è stato reso più penetrante il potere decisionale attribuito al giudice dell'udienza preliminare, chiamato ormai
ad effettuare accertamenti di merito che presuppongono una piena conoscenza dei fatti di causa
• è stato sottratto al PM il potere di opporsi alla richiesta di giudizio abbreviato formulata dall'imputato
>> tutto ciò ha portato al definitivo abbandono del p. di incompletezza dell'indagine → oggi il PM non può più
permettersi lacune investigative, né impostare strategie d'indagine proiettate esclusivamente sul futuro giudizio
dibattimentale
>> c'è il rischio che il baricentro del processo penale torni progressivamente a spostarsi dal dibattimento alla fase che lo
precede

3. SOGGETTI: A) PUBBLICO MINISTERO E POLIZIA GIUDIZIARIA


Le indagini preliminari sono svolte da pg e PM (art 326) → il PM compie ogni attività necessaria a decidere se
esercitare o meno l'azione penale (art 326) e svolge accertamenti su fatti e circostanze a favore della persona sottoposta
alle indagini (art 358)
→ nelle indagini preliminari le funzioni di PM sono esercitate nel rispetto delle norme concernenti la distribuzione del
lavoro tra i diversi uffici di procura, l'organizzazione interna di tali uffici e i rapporti tra procure della Repubblica,
procure generali e dna:
• se il reato per cui si procede è di competenza del tribunale collegiale o monocratico o della corte d'assise, le
indagini preliminari sono svolte dalla procura della Repubblica presso il tribunale che risulta territorialmente
competente
• se il reato per cui si procede è uno dei gravi reati ex art 51 co 3-bis, 3-quater e 3-quinquies, le funzioni
investigative sono attribuite alle procure distrettuali
→ nel dirigere le indagini, il PM dispone direttamente della pg (art 327 e art 109 Cost) [dipendenza funzionale degli
organi di polizia dal magistrato inquirente]

4. SEGUE: B) GIUDICE PER LE INDAGINI PRELIMINARI


Nelle indagini preliminari le funzioni di giudice sono esercitate dal GIP (giudice monocratico), privo di poteri di
iniziativa nella conduzione dell'inchiesta e chiamato unicamente a provvedere, nei casi previsti dalla legge, sulle
richieste del PM, delle parti private e della persona offesa dal reato (art 328) [c.d. giurisdizione senza azione] →
funzioni:
• di garanzia di taluni diritti fondamentali dell'individuo (es. se si tratta di effettuare un'intercettazione telefonica
o di applicare all'indagato una misura cautelare, spetta al GIP valutare se sussistono le condizioni in presenza
delle quali la legge processuale consente alle esigenze investigative di prevalere sui diritti individuali)
• provvedere alla acquisizione anticipata della prova nei casi di incidente probatorio
• supplire all'assenza di poteri coercitivi del difensore nello svolgimento delle indagini difensive
• controllare che siano rispettati i tempi dell'indagine (nell'ambito della procedura di proroga dei termini)
• controllare che sia rispettato il principio di obbligatorietà dell'azione penale (nell'ambito della procedura di
archiviazione della notizia di reato)
→ le funzioni di GIP sono esercitate da un magistrato del tribunale nel cui distretto è stato commesso il reato (ma nei
casi dei delitti ex art 51 co 3-bis, 3-quater e 3-quinquies sono esercitate da un magistrato del tribunale del capoluogo del
distretto nel cui ambito ha sede il giudice competente)
→ gli stessi criteri permettono di individuare la competenza del GUP
>> GUP e GIP non possono, di regola, essere la stessa persona (il magistrato che ha svolto funzioni di GIP non può, nel
medesimo procedimento, tenere l'udienza preliminare, a meno che il suo coinvolgimento nelle indagini sia coinciso con
la sola adozione di uno (o più) dei provvedimenti o con il solo esercizio di una (o più) delle attività ex art 34 co 2-ter e
2-quater)
5. SEGUE: C) SOGGETTI PRIVATI
Soggetti privati:
• persona sottoposta alle indagini (fatta eccezione per le indagini che si svolgono contro ignoti) → è il soggetto
indicato nella notitia criminis come autore di una condotta criminosa e nei confronti del quale PM e pg
effettuano gli accertamenti necessari per le determinazioni inerenti all'esercizio dell'azione penale
>> la qualifica di persona sottoposta alle indagini si acquista formalmente con l'iscrizione della notizia di reato
nell'apposito registro e si perde nel momento in cui diviene definitivo il provvedimento di archiviazione o nel
momento in cui l'indagato assume la qualità di imputato
• persona offesa dal reato → titolare del bene giuridico protetto dalla norma incriminatrice che si assume
violata >> diritti e facoltà nel corso delle indagini: ottenere informazioni circa il contenuto del registro delle
notizie di reato; ricevere l'informazione di garanzia; nominare un difensore; presentare memorie e indicare
elementi di prova; chiedere al PM di promuovere incidente probatorio; partecipare agli accertamenti tecnici
irripetibili e agli incidenti probatori; presentare opposizione alla richiesta di archiviazione; chiedere al
procuratore generale di disporre l'avocazione delle indagini; interloquire in vario modo nella procedura di
sospensione del procedimento con messa alla prova dell'imputato; ricevere l'avviso di conclusione delle
indagini quando si procede per i reati ex artt 572 e 612-bis cp
• danneggiato dal reato → può costituirsi parte civile per l'udienza preliminare (nelle indagini non ha autonomi
diritti e facoltà)
• altre parti → entrano in scena solo successivamente all'esercizio dell'azione penale

6. NOTIZIE E “NON-NOTIZIE” DI REATO


Le indagini preliminari prendono formalmente avvio con l'iscrizione della notizia di reato da parte del PM in un
apposito registro (art 335)→ il PM è tenuto a provvedere all'iscrizione immediatamente dopo avere ricevuto o acquisito
la notitia criminis e annotare nel registro anche il nome della persona alla quale il reato è attribuito, la qualificazione
giuridica del fatto e le circostanze del reato
Notitia criminis = qualunque rappresentazione non manifestamente inverosimile di uno specifico accadimento storico,
attribuito o meno a soggetti determinati, dalla quale emerga la possibile violazione di una disposizione incriminatrice
penale
→ non sono notizie di reato le c.d. non-notizie (o pseudo-notizie di reato) = atti e informative del tutto privi di rilevanza
penale (fatti palesemente leciti o manifestamente inverosimili) >> tali notizie vanno annotate nel c.d. “modello 45”

7. L'ATTIVITÀ DI RICERCA DELLE NOTIZIE DI REATO


PM e pg possono svolgere un'attività di ricerca della notitia criminis (art 55 co 1 e art 330) → attività pre-investigative
di procacciamento della notizia di reato (sono ammesse dalla giurisprudenza a condizione che non comportino
l'esercizio di poteri coercitivi)

8. LE NOTIZIE DI REATO QUALIFICATE


Le notizie non “autoprodotte” dagli inquirenti possono essere presentate:
• direttamente al PM
• alla pg → quando la pg riceve o acquisisce di propria iniziativa una notizia di reato, deve riferirla “senza
ritardo” al PM affinché questo proceda alla necessaria iscrizione nel registro (art 347) >> deve indicare per
iscritto:
◦ gli elementi essenziali del fatto
◦ altri elementi raccolti
◦ le fonti di prova e le attività compiute (+ relativa documentazione)
◦ le generalità, il domicilio e quanto serva per l'identificazione della persona nei cui confronti vengono
svolte le indagini, della persona offesa e di coloro che siano in grado di riferire su circostanze rilevanti per
la ricostruzione dei fatti (se possibile)
→ tali notizie possono essere:
• qualificate (o nominate o tipiche) = disciplinate dalla legge
◦ denuncia
◦ referto
◦ dichiarazioni orali o scritte ex artt 336, 341 e 342 (quando la legge processuale richiede come condizione
di procedibilità la querela, l'istanza o la richiesta e la pg o il PM non abbiano già acquisito la notizia di
reato prima del verificarsi di tali condizioni di procedibilità)
• inqualificate (o innominate o atipiche) = non disciplinate dalla legge

9. SEGUE: A) LA DENUNCIA
Denuncia = segnalazione di un reato procedibile d'ufficio indirizzata al PM o dalla pg da qualsiasi persona fisica (sogg
pubblico o privato)
• i p.u. e gli inc. di p.s.→ hanno il dovere (penalmente sanzionato) di fare denuncia al PM o ad un ufficiale di ps,
per iscritto e senza ritardo, dei reati perseguibili d'ufficio di cui abbiano avuto notizia nell'esercizio o a causa
delle loro funzioni o del loro servizio → nella denuncia devono essere indicati gli elementi essenziali del fatto,
il giorno in cui la notizia è stata acquisita, le fonti di prove già note e (se possibile) le generalità, il domicilio e
quanto serva per l'identificazione della persona nei cui confronti vengono svolte le indagini, della persona
offesa e di coloro che siano in grado di riferire su circostanze rilevanti per la ricostruzione del fatto
• i privati hanno:
◦ l'obbligo in alcuni casi tassativamente elencati dalla legge (v. art 333 co 1): delitti contro la personalità
dello Stato puniti con l'ergastolo, fatti e circostanze relative ad un sequestro di persona a scopo di
estorsione, delitti da cui provengono denaro o cose di cui si sia venuti in possesso senza conoscerne la
provenienza delittuosa, furto di armi o di parti di esse o di esplosivi
◦ la facoltà della presentazione della denuncia negli altri casi
→ il difensore non ha l'obbligo di denunciare i reati dei quali abbia avuto notizia nel corso delle attività di
investigazione difensiva
→ la denuncia può essere presentata:
◦ personalmente o per mezzo di un procuratore speciale
◦ oralmente o per iscritto
◦ al PM o ad un ufficiale di pg
→ non sono possibili denunce anonime, le quali, se presentate, sono annotate in registro diverso (modello 46) → pg e
PM possono trarre spunto da tali informazioni per lo svolgimento di attività pre-investigative finalizzate alla ricerca
della notizia di reato >> eccezioni (art 240):
• quando la denuncia anonima costituisce corpo del reato
• quando la denuncia anonima provenga comunque dall'imputato

10. SEGUE: B) IL REFERTO


Referto = denuncia che va obbligatoriamente presentata da chi, esercitando una professione sanitaria, abbia prestato
assistenza od opera in un caso che possa presentare i caratteri di un delitto per il quale si debba procedere d'ufficio (art
365 co 1 cp) → obbligo penalmente sanzionato (salvo il caso in cui esso esporrebbe la persona assistita a procedimento
penale)
• va presentato entro 48h (o immediatamente in caso di pericolo nel ritardo) al PM o qualsiasi ufficiale di pg
• indica la persona che è stata assistita e le sue generalità, il luogo dove essa attualmente si trova e quant'altro
valga ad identificarla, nonché il tempo, il luogo e le altre circostanze dell'intervento del sanitario
• dà le notizie che servono a stabilire le circostanze del fatto, i mezzi con cui questo è stato commesso e gli
effetti che esso ha causato o può causare

11. LE NOTIZIE DI REATO NON QUALIFICATE


Notizie di reato non qualificate = notizie che pervengono al PM o alla pg attraverso strumenti di conoscenza diversi da
quelli tipizzati dal legislatore (percezione diretta dei fatti; voce pubblica; fonte confidenziale; fonte giornalistica;
informative di reato acquisite casualmente nel corso di un'indagine relativa a fatti diversi; ecc) → anche esse vanno
iscritte dal PM nel registro

12. LE CONDIZIONI DI PROCEDIBILITÀ


In alcuni casi, l'esercizio dell'azione penale è subordinato all'integrazione di una c.d. condizione di procedibilità =
• dichiarazione di volontà di un soggetto privato o pubblico
• verificarsi di un fatto
→ istituto che non contrasta con il p. di obbligatorietà dell'azione penale (l'art 112 Cost impone al PM di instaurare il
processo solo al ricorrere dei presupposti a cui la legge ordinaria subordina l'insorgere dell'obbligo di agire)
>> acquisita la notizia di reato ma non ancora realizzatasi la condizione di procedibilità:
• se la condizione non può più sopravvenire → art 411: il PM deve chiedere al GIP l'archiviazione della notizia
di reato
• se la condizione può sopravvenire → art 346: possono essere compiuti gli atti di indagine preliminare necessari
ad assicurare le fonti di prova e, quando vi è pericolo nel ritardo, possono essere assunte le prove ex art 392
→ se il PM decreta il rinvio a giudizio dell'imputato in assenza di una condizione di procedibilità (o quando l'azione
penale non doveva essere proseguita poiché la condizione di procedibilità viene a mancare o sopraggiunge una causa di
improcedibilità):
• il GUP emette di sent di non luogo a procedere (suscettibile di passare in giudicato)
• il giudice del dibattimento emette sent di non doversi procedere (suscettibile di passare in giudicato)
>> tuttavia, in questi casi, l'ex-indagato o ex-imputato può essere sottoposto a un nuovo procedimento penale per
medesimo fatto (deroga al p. del ne bis in idem) se in seguito è proposta la querela, l'istanza, la richiesta, è concessa
l'autorizzazione o se è intervenuta la condizione personale che rendeva necessaria l'autorizzazione
Esistono cause di improcedibilità “atipiche” o “speciali” (di fonte codicistica o extracodicistica): conferma del segreto
di Stato su fatti essenziali per la definizione del processo, espulsione amministrativa dello straniero sottoposto a
procedimento speciale, esistenza di un precedente giudicato sulla medesima imputazione, azione penale esercitata
successivamente ad un provvedimento di archiviazione concernente i medesimi fatti e la medesima persona
13. SEGUE: A) LA QUERELA
Querela = dichiarazione con cui la persona offesa dal reato o altro soggetto legittimato ad agire nell'interesse
dell'offeso manifestano, personalmente o a mezzo di procuratore speciale, la volontà che il PM proceda in ordine a un
fatto di reato che la legge penale sostanziale vieta di perseguire in difetto di querela (art 336)
• dichiarazione di scienza → idonea a fungere da notitia criminis
• manifestazione di intenti → produce l'effetto di rendere perseguibile il reato cui si riferisce
Modalità di presentazione → v. denuncia
Rinuncia (espressa), remissione della querela e accettazione della querela → vanno fatte personalmente o a mezzo di
procuratore speciale con dichiarazione sottoscritta rilasciata all'interessato o a un suo rappresentante, oppure oralmente
a un ufficiale di pg o a un notaio (i quali redigono verbale che deve essere sottoscritto dal dichiarante)

14. SEGUE: B) L'ISTANZA E LA RICHIESTA


Istanza di procedimento = dichiarazione irrevocabile con cui la persona offesa dal reato chiede al PM di procedere per
un reato commesso all'estero dal cittadino italiano o dallo straniero ex artt 9 co 2 e 10 co 1 cp → è proposta con le
forme della querela
Richiesta di procedimento = atto amministrativo irrevocabile di natura discrezionale con cui un'autorità pubblica
chiede al PM di procedere per determinati reati → il potere di richiesta è conferito al Ministro di giustizia quanto ai reati
politici commessi all'estero; reati commessi all'estero ex artt 9 co 2 e 3 e 10 co 1 e 2 cp; ecc

15. SEGUE: C) AUTORIZZAZIONE A PROCEDERE


Autorizzazione a procedere = condizione di procedibilità richiesta per agire penalmente nei confronti di:
• presidente del Consiglio o ministro (anche se cessati dalla carica) per i c.d. reati ministeriali →
l'autorizzazione è concessa dalla Camera o dal Senato
• giudice della Corte Cost → l'autorizzazione è concessa dalla Corte Cost
• autore di uno dei delitti contro la personalità dello Stato ex art 313 co 1-3 cp → l'autorizzazione è concessa dal
ministro della giustizia
• autore del delitto di vilipendio ai danni delle Assemblee legislative o di una di queste → l'autorizzazione è
concessa dall'Assemblea vilipesa
→ l'autorizzazione, una volta concessa, è irrevocabile
→ è rilasciata dall'autorità competente su richiesta del PM

16. LE AUTORIZZAZIONI AD ACTA E IL PROCEDIMENTO PER I REATI MINISTERIALI


Autorizzazioni ad acta ≠ autorizzazioni a procedere → non condizionano l'esercizio dell'azione penale ma l'adozione
di provvedimenti coercitivi di varia natura a carico della persona sottoposta a procedimento penale
• autorizzazione richiesta alla Camera di apparenza o al Parlamento Europeo:
◦ per sottoporre i membri del Parlamento o del PE a perquisizione personale o domiciliare o a ispezione
personale
◦ per arrestarli o privarli altrimenti della libertà personale, mantenerli in detenzione (salvo che si tratti di
dare esecuzione a una sent irrevocabile di condanna o il parlamentare sia colto nell'atto di commettere un
delitto per il quale è previsto l'arresto obbligatorio in flagranza)
◦ per sottoporli a intercettazione di conversazioni o comunicazioni, ad acquisizione di tabulati telefonici e a
sequestro di corrispondenza
• autorizzazione richiesta alla Corte Cost se un giudice della Corte deve essere arrestato, privato della libertà
personale, sottoposto a perquisizione (salvo che sia colto nell'atto di commettere un delitto per il quale è
obbligatorio il mandato o l'ordine di cattura)
• autorizzazione richiesta all'assemblea parlamentare nell'ambito dei procedimenti per reati ministeriali per
sottoporre il PdC o un ministro a misure limitative della libertà personale, intercettazioni telefoniche o
sequestro, violazioni di corrispondenza o a perquisizioni (salvo che siano colti nell'atto di compiere delitti ex
art 380 co 1 e 2)

17. IL REGISTRO DELLE NOTIZIE DI REATO E LA TEMPISTICA DELL'ISCRIZIONE


Dalla data di iscrizione della notizia di reato decorrono alcuni termini:
• il PM è tenuto a concludere le indagini preliminari, di regola, entro 6 mesi
• il PM può chiedere l'emanazione del decreto penale di condanna entro 6 mesi
• il PM può formulare la richiesta di autorizzazione a procedere entro 30gg
• il PM deve esercitare l'azione penale nelle forme del giudizio direttissimo nei confronti dell'indagato che abbia
reso confessione entro 30gg
• il PM deve esercitare l'azione penale nelle forme della richiesta di giudizio immediato entro 90gg
→ tra la data di effettiva ricezione/acquisizione della notizia di reato e la data di iscrizione nel registro può decorrere un
significativo lasso di tempo:
• distacco fisiologico quando la notizia sia stata ricevuta o acquisita dalla pg → deve provvedere “senza ritardo”
alla comunicazione al PM
• distacco patologico quando la pg non rispetta i termini per la comunicazione al PM o quando il PM abbia
colposamente o dolosamente ritardato l'iscrizione (secondo le Sez. Unite non ci sono conseguenze processuali
ma solo responsabilità disciplinare o penale del PM)

18. LE MISURE PRECAUTELARI


Misure pre-cautelari (Titolo VI, Libro V):
• Arresto in flagranza = particolare forma di acquisizione della notizia di reato → v. art 13 co 3 Cost che
consente all'autorità di PS di adottare misure limitative della libertà personale in casi eccezionali di necessità
ed urgenza previsti dalla legge (salvo successiva convalida da parte dell'autorità giudiziaria)
• Fermo
• Allontanamento d'urgenza dalla casa familiare
→ per l'individuazione delle fattispecie per le quali tali misure sono consentite, il legislatore utilizza talvolta un criterio
quantitativo, basato sui minimi e massimi edittali i pena
→ arresto e fermo non sono consentiti quando appare che il fatto è stato compiuto nell'adempimento di un dovere o
nell'esercizio di una facoltà legittima o in presenza di una causa di non punibilità (art 385)

19. SEGUE: L'ARRESTO IN FLAGRANZA


Arresto in flagranza:
• titolari del potere:
◦ ufficiali e agenti di pg (possono omettere o ritardare l'atto solo in casi eccezionali previsti dalla legge e
l'arresto può essere eseguito anche su richiesta del PM)
◦ qualsiasi persona (nei casi in cui l'arresto è obbligatorio ex art 380) → senza ritardo, deve consegnare
l'arrestato e le cose costituenti il corpo del reato alla pg
• presupposti:
◦ stato di flagranza (art 382)→ è in stato di flagranza:
▪ chi «viene colto nell'atto di commettere il reato» (c.d. flagranza propria)
▪ chi «subito dopo il reato è inseguito dalla polizia giudiziaria, dalla persona offesa o da altre persone»
o chi «è sorpreso con cose o tracce dalle quali appaia che egli abbia commesso il reato
immediatamente prima» (c.d. flagranza impropria o quasi flagranza)
→ alcune norme speciali (v. art 8 co 1-ter l. 401/1989) hanno previsto la c.d. flagranza differita (in materia
di violenza in occasione di manifestazioni sportive è considerato in stato di flagranza chi, sulla base di
documentazione video-fotografica dalla quale emerga inequivocabilmente il fatto, ne risulta autore)
→ in alcuni casi, l'arresto è consentito fuori dei casi di flagranza (responsabili del reato di evasione;
stranieri che trasgrediscano all'ordine di espulsione o di allontanamento; ecc)
◦ commissione dei reati per cui l'arresto è consentito (elencati negli artt 380 e 381)
▪ art 380 → arresto obbligatorio (per la pg)
• la pg procede all'arresto di chiunque è colto in flagranza di un delitto non colposo, consumato o
tentato, per il quale la legge stabilisce la pena dell'ergastolo o della reclusione non inferiore nel
minimo a 5 anni e nel massimo a 20 anni (co 1)
• la pg procede all'arresto di chi è colto in flagranza di uno dei delitti colposi, consumati o tentati
ex art 380 co 2 (contro l'ordine cost, sicurezza pubblica, sicurezza e incolumità individuale)
• nei casi previsti da leggi speciali
▪ art 381 → arresto facoltativo (per la pg)
• la pg ha facoltà di procedere all'arresto di chiunque sia colto in flagranza di un delitto non
colposo, consumato o tentato, per il quale la legge stabilisce la pena della reclusione non inferiore
nel massimo a 3 anni, o di un delitto colposo per il quale la legge stabilisce la pena della
reclusione non inferiore nel massimo a 5 anni
• la pg ha facoltà di procedere all'arresto di chi sia colto nella flagranza di uno dei delitti ex art 381
co 2
• nei casi previsti da leggi speciali
→ è espressione di un potere discrezionale: la pg deve valutare che la misura sia giustificata «dalla
gravità del fatto ovvero dalla pericolosità, del soggetto desunta dalla sua personalità o dalle
circostanze del fatto» (art 381 co 4) [la Corte Cost ha sottolineato la strumentalità dell'arresto rispetto
alla successiva emanazione di un provvedimento cautelare: l'arresto può essere eseguito solo nella
ragionevole prognosi di una sua trasformazione in una misura cautelare stabile]
→ Se si tratta di delitto perseguibile a querela, l'arresto può essere eseguito solo se la querela viene
proposta, anche con dichiarazione orale

20. SEGUE: B) IL FERMO DI INDIZIATO DI DELITTO


Fermo di indiziato di delitto:
• titolare del potere:
◦ PM (con decreto)
◦ ufficiali e agenti di pg (solo prima che il PM abbia assunto la direzione delle indagini o in particolari
situazioni di urgenza ex art 384 co 3)
• presupposti: fondato pericolo di fuga di una persona gravemente indiziata di un delitto per il quale la legge
stabilisce la pena dell'ergastolo o la reclusione non inferiore nel minimo a 2 anni e superiore nel massimo a 6
anni (o di altri gravi delitti) >> devono sussistere i gravi indizi di colpevolezza che legittimerebbero l'adozione
di una misura cautelare [secondo le Sez. Unite il pericolo di fuga deve essere concreto e non meramente
congetturale]
→ la pg può procedere al fermo anche dopo che il PM abbia assunto le indagini nei casi in cui (art 384 co 3):
◦ l'indiziato sia identificato successivamente
◦ sopravvengono specifici elementi (v. possesso di documenti falsi) che rendano fondato il pericolo che
l'indiziato stia per darsi alla fuga e non sia possibile attendere il provvedimento del PM

21. SEGUE: C) L'ALLONTANAMENTO D'URGENZA DALLA CASA FAMILIARE


Allontanamento d'urgenza dalla casa familiare (art 384-bis) = allontanamento urgente dalla casa familiare con il
divieto di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa→ misura pre-cautelare preordinata
all'applicazione della misura coercitiva ex art 282-bis:
• titolari del potere → ufficiali ed agenti di pg
• presupposti:
◦ previa autorizzazione del PM
◦ flagranza nei delitti ex art 282-bis co 6 (fattispecie delittuose afferenti alle relazioni interfamiliari)
◦ fondati motivi per ritenere che le condotte criminose possano essere reiterate ponendo in grave ed attuale
pericolo la vita o l'integrità fisica della persona offesa

22. SEGUE: C) LA PROCEDURA DI CONVALIDA


Procedura di convalida → attuazione dell'art 13 co 3 Cost >> il legislatore ha previsto che sia il GIP (o nel caso di
giudizio direttissimo anche il giudice del dibattimento) a provvedere alla convalida
→ gli ufficiali e gli agenti di pg che hanno attuato una misura pre-cautelare:
• danno immediata notizia della misura al PM del luogo dove la misura è stata eseguita
• avvertono l'arrestato o fermato che egli ha la facoltà di nominare un difensore; del diritto ad ottenere
informazioni in merito all'accusa; del diritto di avvalersi della facoltà di non rispondere; ecc → serve una
comunicazione scritta che deve essere consegnata all'arrestato o fermato
• informano immediatamente della misura il difensore (il soggetto arrestato o fermato ha il diritto di conferire
con il difensore subito dopo l'esecuzione della misura)
• danno senza ritardo notizia ai familiari (con il consenso dell'arrestato o del fermato)
• pongono l'arrestato o il fermato a disposizione del PM al più presto o comunque non oltre 24h (di regola nella
casa circondariale o mandamentale)
• trasmettono al PM il verbale di arresto o di fermo, che deve contenere «l'eventuale nomina del difensore di
fiducia, l'indicazione del giorno, dell'ora e del luogo in cui l'arresto o il fermo è stato eseguito e l'enunciazione
delle ragioni che lo hanno determinato»
→ il PM entro 48h dalla misura richiede la convalida al GIP competente → con la richiesta trasmette al giudice il
decreto di fermo, il verbale di arresto o fermo e la documentazione che l'arrestato o fermato è stato tempestivamente
condotto nel luogo di custodia
→ il GIP fissa l'udienza di convalida entro 48h dalla richiesta di convalida dandone avviso al PM e al difensore
→ l'udienza si svolge in camera di consiglio con la presenza necessaria del difensore (a pena di nullità assoluta) >> il
GIP (art 391):
• sente il pubblico ministero, se comparso
• interroga l'arrestato o fermato, se comparso, e sente il suo difensore
• decide sulla base degli atti che gli sono stati trasmessi e delle eventuali dichiarazioni dell'arrestato o del
fermato → 2 valutazioni:
◦ verificare se l'arresto o il fermo sono stati legittimamente eseguiti e se sono stati osservati i termini
previsti
▪ se tale verifica dà esito positivo → il giudice provvede alla convalida dell'ordinanza
▪ se tale verifica dà esito negativo → la richiesta di convalida va rigettata
→ contro l'ordinanza è possibile il ricorso per cassazione
◦ verifica se sussistono le condizioni di applicabilità delle misure cautelari ex art 273 e le esigenze cautelari
ex art 274
▪ se tale verifica dà esito positivo → il giudice dispone l'applicazione di una misura coercitiva
▪ se tale verifica dà esito negativo → il giudice dispone l'immediata liberazione dell'arrestato o del
fermato
→ non esistono nessi di dipendenza funzionale tra le decisioni
→ la liberazione dell'arrestato o fermato può essere disposta anche prima dell'udienza di convalida da parte del PM o
della pg:
• se risulta evidente che l'arresto o il fermo è stato eseguito per errore di persona o fuori dai casi previsti dalla
legge
• quando ritiene di non dovere richiedere al GIP l'applicazione di misure coercitive (in questo caso serve
comunque l'udienza di convalida)
→ il PM, prima della convalida, può procedere all'interrogatorio del soggetto (dandone avviso al difensore) [tale
istituto, pensato per verificare i presupposti per l'emanazione di un provvedimento liberatorio, è spesso utilizzato per
esigenze di carattere investigativo]
→ le scansioni temporali vanno rispettate a pena di inefficacia della misura cautelare
→ tali disposizioni si applicano, in quanto compatibili, anche alla misura dell'allontanamento d'urgenza dalla casa
familiare

23. LE INDAGINI DELLA POLIZIA GIUDIZIARIA


Indagini tipiche della pg:
• attività autonoma d'indagine → la pg, anche dopo la comunicazione della notizia di reato al PM (prima che il
PM assuma la direzione delle indagini), continua a svolgere attività di indagine di propria iniziativa
• attività delegata di indagine → dopo l'intervento del PM, la pg è tenuta a compiere gli atti investigativi ad essa
specificatamente delegati dal PM (osservando le stesse regole valide per l'attività di indagine del PM in materia
di garanzie difensive dell'indagato ed in materia di documentazione dell'attività svolta)
• attività guidata d'indagine → la pg esegue le direttive impartite dal PM
• attività parallela d'indagine → la pg svolge di propria iniziativa tutte le altre attività d'indagine per accertare i
reati o richieste da elementi successivamente emersi, assicurando le nuove fonti di prova (di tali attività il PM
deve essere prontamente informato)
→ la pg può omettere o ritardare gli atti di propria competenza quando ciò sia necessario per acquisire rilevanti
elementi probatori o per individuare o catturare i responsabili di taluni gravi delitti
Indagini atipiche della pg (v. art 348 co 2 lett c) → comprendono tutti quegli atti investigativi non regolati
espressamente dalla legge processuale, quali un pedinamento, un appostamento, un sopralluogo, una ripresa video, ecc
• devono rispettare le condizioni valide per l'acquisizione delle prove innominate ex art 189
• problema quando sono lesive di diritti inviolabili dell'uomo (libertà personale, intimità domiciliare o
segretezza delle comunicazioni), le cui limitazioni sono sottoposte a riserva di legge e di giurisdizione → 2
tesi:
◦ inutilizzabilità degli atti atipici di polizia che ledono i diritti inviolabili dell'individuo (v. opinione Sez.
Unite in materia di videoriprese domiciliari di comportamenti non comunicativi)
◦ tali atti sono processualmente utilizzabili
• l'indagine atipica non può trasformarsi in uno strumento per sottrarsi all'osservanza delle forme stabilite dalla
legge per l'attività tipica
→ solo nel rispetto dell'art 9 l. 146/2006 la pg può compiere le c.d. operazioni sotto copertura
◦ previste in ordine a gravi delitti, espressamente previsti dalla legge
◦ disposte dai vertici gerarchici del corpo di appartenenza
◦ l'organo che dispone le operazioni deve darne preventiva comunicazione all'AG competente per le
indagini e informare senza ritardo il PM delle modalità e dei soggetti che vi partecipano e dei risultati
della stessa
→ le operazioni controllate per il pagamento del riscatto sono consentite dall'art 9 co 6-bis l. 146/2006
nell'ambito delle indagini relative ai delitti di sequestro di persona a scopo di estorsione
• secondo la dottrina e la giurisprudenza, la pg può validamente compiere i c.d. atti di indagine soggettivamente
atipici (atti che la legge prevede come atti tipici del PM, ma non ne riserva esplicitamente la titolarità a
quest'ultimo)

24. SEGUE: A) ATTIVITÀ IDENTIFICATIVE E ACQUISIZIONE DI SOMMARIE INFORMAZIONI


Particolari attività tipiche della pg:
• identificazione della persona sottoposta alle indagini e delle persone che possono fornire informazioni sulle
circostanze rilevanti per la ricostruzione del fatto (art 349 co 1)
◦ la pg osserva le disposizioni dell'art 66 (invita l'indagato a dichiarare le proprie generalità e quant'altro
valga ad identificarlo, ammonendolo sulle conseguenze cui si espone chi si rifiuta di fornirle o le fornisce
false)
◦ la pg può compiere rilievi dattiloscopici, fotografici e antropometrici e altri accertamenti
◦ se l'indagato o l'informato dei fatti rifiuta di farsi identificare o fornisce generalità o documenti di
identificazione di cui vi sia ragione per ritenere la falsità, la pg lo accompagna nei propri uffici e la
trattiene per il tempo strettamente necessario all'identificazione (c.d. fermo identificativo) (ne è data
immediata comunicazione al PM) (massimo 12h o 24h in caso di identificazioni complesse)
• interrogatorio della persona sottoposta a indagine → 4 forme:
◦ interrogatorio per delega del PM → è possibile solo se l'indagato si trova in libertà ed è assistito dal
difensore (art 370 co 1) >> possono acquisire valore di prova in dibattimento sia ex art 503 co 5
(contestazione nel corso dell'esame dell'imputato) sia ex art 513 (lettura delle dichiarazioni
precedentemente rese dall'imputato assente o non intenzionato a sottoporsi all'esame)
◦ assunzione di sommarie informazioni (o quasi-interrogatorio) → gli ufficiali di pg possono decidere di
propria iniziativa di assumere le dichiarazioni dell'indagato (art 350 co 1-4) >> presupposti:
▪ la persona sottoposta alle indagini deve essere in libertà ed assistita dal suo difensore
▪ le sommarie informazioni vanno assunte con le modalità previste dall'art 64
>> possono essere utilizzate in dibattimento solo ex art 503 co 3
◦ assunzione di informazioni sul luogo e nell'immediatezza del fatto (art 350 co 5 e 6) → gli ufficiali di pg
possono assumere notizie e indicazioni ai fini dell'immediata prosecuzione delle indagini sul luogo e
nell'immediatezza del fatto (anche in assenza di difensore) >> di tali notizie, se assunte in assenza di
difensore, è vietata ogni documentazione o utilizzazione
◦ dichiarazioni spontanee dell'indagato (art 350 co 7)→ la pg può ricevere dalla persona sottoposta alle
indagini, anche in assenza del difensore, le sue dichiarazioni spontanee >> tali dichiarazioni possono però
essere utilizzate in dibattimento solo ex art 503 co 3 (sono, però, utilizzabili in tutti i riti alternativi che
non prevedono la fase dibattimentale, compreso il giudizio abbreviato)
• assunzione di sommarie informazioni dalle persone informate dei fatti (art 351 co 1)
◦ si applicano le norme stabilite in tema di incompatibilità a testimoniare, di obblighi del testimone e di
facoltà di costui di astenersi dal deporre (artt 197-203)
◦ alla pg è fatto divieto, ove esamini un potenziale testimone che sia già stato sentito nell'ambito delle
investigazioni di difesa, di chiedere informazioni sulle domande formulate o sulle risposte date
◦ la persona informata sui fatti ha l'obbligo di rispondere secondo verità (ma non è prevista sanzione penale,
salvo il favoreggiamento e la calunnia)
◦ è vietato l'arresto in flagranza della persona informata dei fatti che si rifiuti di fornire le informazioni o le
cui informazioni integrano un reato
◦ tali informazioni possono essere utilizzate ex artt 500 e 512
→ nel caso di assunzione di informazioni da persone minori nei reati di maltrattamento contro familiari e
conviventi, sfruttamento sessuale di minori, riduzione in schiavitù, ecc, la pg si avvale dell'ausilio di un esperto
in psicologia o in psichiatria infantile
• la pg può assumere informazioni anche dalle persone indagate o imputate in un procedimento connesso o
imputate in reato collegato ex art 371 co 2 lett b) >> si applica l'art 64 co 3 lett c) e l'art 197-bis

25. SEGUE: B) ACCERTAMENTI URGENTI


Attività connotate dal requisito dell'urgenza:
• gli ufficiali di pg possono procedere a perquisizione personale o locale anche in assenza di decreto del PM:
◦ nella flagranza del reato o in caso di evasione, quando vi è fondato motivo di ritenere che sulla persona si
trovino occultate cose/tracce pertinenti al reato che possano essere cancellate, che tali cose/tracce si
trovino in un determinato luogo o ivi si trovi l'indagato o l'evaso (art 352 co 1)
◦ quando si deve procedere all'esecuzione di un'ordinanza che dispone la custodia cautelare o un ordine di
carcerazione nei confronti di una persona imputata o condannata per uno dei delitti ex art 380 o al fermo
di una persona indiziata di delitto → la perquisizione è consentita solo se sussistono i requisiti ex art 352
co 1 e motivi di urgenza che non consentono l'emissione di un tempestivo decreto di perquisizione da parte
del PM (art 352 co 2)
→ la perquisizione va comunicata al PM entro 48h e convalidata entro le 48h successive
• la pg deve curare che le tracce e le cose pertinenti al reato siano conservate e che lo stato dei luoghi e delle
cose non venga mutato prima dell'intervento del PM (attività di conservazione) → se vi è pericolo e il PM non
può intervenire tempestivamente, la pg compie i necessari rilievi ed accertamenti sullo stato dei luoghi, delle
cose e delle persone
• in occasione delle perquisizioni e degli accertamenti urgenti sui luoghi o sulle cose, la pg procede, se del caso,
al sequestro del corpo del reato e delle cose pertinenti al reato → la pg enuncia il motivo del sequestro nel
verbale, del quale consegna una copia alla persona cui le cose sono state sequestrate e ne trasmette un'altra,
non oltre 48h, al PM, il quale lo deve convalidare nelle 48h successive (contro il decreto di convalida è
possibile fare richiesta di riesame anche nel merito)
• quando ne sussistono i presupposti, gli ufficiali di pg procedono alla perquisizione di sistemi informatici o
telematici (anche protetti da misure di sicurezza), quando hanno fondato motivo di ritenere che in questi si
trovino occultati dati, informazioni, programmi o tracce pertinenti al reato che possono essere cancellati
• se la pg ha fondato motivo di ritenere che plichi e corrispondenza contengano elementi utili all'individuazione
di fonti che potrebbero andare disperse a causa del ritardo, informano con il mezzo più rapido il PM, il quale
può autorizzarli all'apertura immediata (art 353)

26. LE INDAGINI DEL PUBBLICO MINISTERO


Anche l'attività del PM comprende atti tipici ed atti atipici → vedi:
• Titolo III, Libro III (dedicato ai mezzi di ricerca della prova)
• Libro V → sono regolate le attività investigative del PM assimilabili, sul piano del contenuto, a taluni
strumenti probatori >> il legislatore per distinguerli dalle prove usa per gli atti omologhi di indagine una
diversa terminologia (perizia → accertamento tecnico; ricognizione → individuazione; testimonianza →
assunzione di informazioni; esame dell'imputato di un reato connesso → interrogatorio)

27. SEGUE: A) LE FONTI DI PROVA CONSISTENTI IN DICHIARAZIONI


Interrogatorio della persona sottoposta ad indagine:
• può essere frutto dell'iniziativa dell'indagato (art 374) → chi ha notizia che nei suoi confronti sono svolte
indagini, ha la facoltà di presentarsi al PM, per rilasciare dichiarazioni >> 2 possibilità per il PM:
◦ può limitarsi a recepire le dichiarazioni spontanee dell'indagato, senza contestargli il fatto per cui si
procede e senza fare domande
◦ può procedere ad un vero e proprio interrogatorio → solo in questo caso le dichiarazioni possono essere
utilizzate per le contestazioni nel dibattimento ex art 503 co 5
• può essere frutto dell'iniziativa del PM (artt 64, 65, 364, 375, 376) → il PM deve invitare la persona sottoposta
ad indagini a presentarsi → l'invito:
◦ contiene le generalità dell'indagato, il giorno, l'ora ed il luogo della presentazione, l'autorità davanti alla
quale l'indagato deve presentarsi, il tipo di atto per il quale l'invito è fatto, la sommaria indicazione del
fatto quale risulti dalle indagini fino ad allora compiute, l'indicazione degli elementi e delle fonti di prova
e l'avvertimento che potrà essere presentata richiesta di giudizio immediato
◦ è notificato almeno 3gg prima (salvo che il PM, per ragioni di urgenza, ritenga di abbreviare il termine)
→ se l'indagato non si presenta senza addurre un legittimo impedimento, il PM può disporre
l'accompagnamento coattivo
→ Dalla l. 479/1999 l'indagato ha il diritto di essere sentito prima della conclusione delle indagini >> è previsto l'avviso
della conclusione delle indagini (art 415-bis) → ricevuto l'avviso l'indagato può presentarsi al PM per rilasciare
dichiarazioni oppure per rendere interrogatorio
Assunzione di informazioni dalle persone informate dei fatti (c.d. persone che possono riferire circostanze utili):
• divieto, ove si esamini un potenziale testimone che sia già stato sentito nell'ambito delle investigazioni di
difesa, di chiedere informazioni sulle domande formulate o sulle risposte date
• si applicano le norme stabilite in tema di incompatibilità a testimoniare, di obblighi del testimone e di facoltà
di costui di astenersi dal deporre (artt 197-203)
• il potenziale testimone è obbligato a dire la verità (il mancato rispetto dell'obbligo è sanzionato penalmente ex
art 371-bis cp)
• non è consentito l'arresto in flagranza della persona che rifiuta di rispondere al PM
→ nel caso di assunzione di informazioni da persone minori nei reati di maltrattamento contro familiari e conviventi,
sfruttamento sessuale di minori, riduzione in schiavitù, ecc, il PM si avvale dell'ausilio di un esperto in psicologia o in
psichiatria infantile
Interrogatorio delle persone indagate o imputate in un procedimento connesso o imputate in reato collegato ex
art 371 co 2 lett b) >> si applicano gli artt 210 co 2, 3, 4, 6
Individuazione → quando è necessario per l'immediata prosecuzione delle indagini, il PM può promuovere
l'individuazione di una persona, di una cosa o di quant'altro sia suscettibile di percezione sensoriale, sottoponendo
l'oggetto “in immagine” a chi deve individuarlo
• può essere effettuata anche in assenza del difensore dell'indagato ed in maniera del tutto informale
• valenza meramente investigativa e propulsiva
• le dichiarazioni di chi effettua l'individuazione possono acquisire valore di prova sia ai fini dell'emanazione di
misure cautelari, sia nell'ambito dei riti alternativi, sia in fase dibattimentale nelle ipotesi ex artt 500 e 512
• il PM può disporre l'accompagnamento coattivo della persona offesa e delle persone informate sui fatti, le
quali, regolarmente citate, non compaiono senza addurre un legittimo impedimento

28. SEGUE: B) GLI ACCERTAMENTI TECNICI


Accertamenti, rilievi segnaletici, descrittivi o fotografici e ogni altra operazione tecnica per la quale siano necessarie
specifiche competenze → il PM può nominare ed avvalersi di uno o più consulenti tecnici, i quali non possono rifiutare
la loro opera e possono essere autorizzati dal PM ad assistere ad atti di indagine (art 359)
→ il PM è tenuto a coinvolgere l'indagato e la persona offesa solo in caso di accertamenti tecnici irripetibili (nel caso
in cui le persone, le cose o i luoghi siano soggetti a modificazione per cause naturali e nei casi in cui sia la stessa attività
accertativa a determinare modificazioni delle cose, dei luoghi e delle persone) (art 360) → in questi casi gli
accertamenti acquistano valore di prova:
• il PM deve avvisare senza ritardo la persona sottoposta alle indagini, la persona offesa ed i loro difensori, del
giorno, dell'ora e del luogo fissati per il conferimento dell'incarico al consulente, e della loro facoltà di
nominare, a loro volta, dei propri consulenti tecnici
• l'indagato può scegliere se nominare un proprio consulente oppure se formulare riserva di promuovere
incidente probatorio → se il PM, nonostante la riserva, abbia disposto ugualmente gli accertamenti, i risultati
di questi non possono essere utilizzati in dibattimento

29. SEGUE: C) LE INDAGINI GENETICHE


Spesso nelle indagini preliminari si ricorre alla determinazione del profilo genetico di un reperto di materiale biologico
rinvenuto sulla scena del delitto o su cose pertinenti al reato o sulla persona offesa dal reato e alla comparazione con il
profilo genetico di persone sospettate o di soggetti che abbiano già commesso reati della stessa indole >> è stata istituita
una banca dati nazionale del DNA presso il Dipartimento per la PS del Ministero dell'Interno ed è stato istituito il
laboratorio centrale per la banca dati del DNA presso il Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria del
Ministero della giustizia
• la banca dati nazionale raccoglie:
◦ i profili del DNA degli indagati o imputati che siano assoggettati ad una misura cautelare o precautelare e
di tutti coloro che stiano scontando, anche sotto forma di misura alternativa alla detenzione, una pena o
una misura di sicurezza detentiva, purché per tutti tali soggetti si sia proceduto per delitti non colposi per i
quali è consentito l'arresto in flagranza (v. art 9 co 1 e 2 l. 85/2009) → se il soggetto viene assolto con
formula piena, è disposta d'ufficio la cancellazione dei profili del DNA e la distruzione dei relativi
campioni. Negli altri casi, il profilo genetico non potrà essere conservato nella banca dati per più di 40
anni, mentre il campione non potrà essere conservato nel laboratorio per più di 20 anni
◦ il profilo del DNA dei reperti biologici acquisiti sulla scena del delitto e sulle cose pertinenti al reato
◦ i profili del DNA delle persone scomparse o loro consanguinei, di cadaveri e resti cadaverici non
identificati
→ pg e PM possono rivolgersi alla banca dati nazionale per chiedere il raffronto dei profili genetici tipizzati
nel corso delle indagini con quelli conservati nel database
• spesso la tipizzazione e il confronto dei diversi profili biologici avviene all'interno del processo, senza ricorrere
alla banca dati nazionale (con lo strumento dell'accertamento tecnico ripetibile) → per procedere al raffronto, il
PM deve acquisire materiale biologico appartenente alle persone sospette:
◦ possono essere sequestrati oggetti pertinenti al reato che si abbia motivo di ritenere conservino la traccia
biologica dell'interessato
◦ è possibile che l'indagato si trovi nelle condizioni soggettive e oggettive di cui all'art. 9 della legge
85/2009
◦ è possibile che l'interessato presti il proprio consenso
◦ si può procedere a prelievo coattivo del campione biologico a norma dell'art 359-bis (v. disciplina ex art
224-bis: se l'interessato non presta il proprio consenso, il PM ne fa richiesta al GIP, che autorizza le
operazioni di prelievo con ordinanza; nei casi di urgenza, il PM può dispone le operazioni con decreto
motivato ed, entro le 48h successive, richiede la convalida al GIP, il quale provvede entro 48h)
→ il provvedimento che dispone il prelievo deve contenere gli elementi previsti dall'art 224-bis co 2
→ i campioni raccolti devono essere distrutti alla chiusura del procedimento o del processo

30. IL COLLEGAMENTO INVESTIGATIVO


Competenti a giudicare i fatti di reato probatoriamente collegati sono i giudici individuati secondo le normali regole
della competenza e competenti a svolgere le indagini sono i corrispondenti uffici del PM >> è, tuttavia, possibile il
collegamento investigativo tra diversi uffici del PM:
• gli uffici diversi del PM che procedono a indagini collegate sono tenuti a coordinarsi fra di loro per la
speditezza, economia ed efficacia delle indagini, senza che ciò abbia influenza sulla competenza (art 371 co 1 e
3) → a tale fine provvedono a scambiarsi atti ed informazioni, a comunicarsi le direttive rispettivamente
impartite alla PG e possono procedere congiuntamente al compimento di specifici atti
• le indagini di uffici diversi del PM si considerano collegate (art 371 co 2):
◦ a) se i procedimenti sono connessi ex art 12
◦ b) se si tratta di reati dei quali gli uni sono stati commessi in occasione degli altri, o per conseguirne o
assicurare al colpevole o ad altri, il prodotto, il profitto, il prezzo o l'impunità, se si tratta di reati commessi
da più persone in danno reciproco, oppure se la prova di un reato o di una circostanza influisce sulla prova
o sulla circostanza di un altro reato
◦ c) se la prova di più reati deriva dalla stessa fonte
→ se il coordinamento non è stato promosso, il procuratore generale della corte d'appello può riunire i procuratori della
Repubblica che procedono a indagini collegate ed invitarli a rispettare l'obbligo di cooperazione (se tali riunioni non
hanno avuto esito positivo e si tratti di indagini preliminari relative a determinati delitti, il procuratore generale presso la
corte d'appello può disporre con decreto motivato l'avocazione delle indagini)
31. LA DOCUMENTAZIONE DELLE INDAGINI DELLA POLIZIA GIUDIZIARIA E DEL PUBBLICO MINISTERO
Tutti gli atti d'indagine preliminare compiuti dalla pg e dal PM devono essere documentati nel momento stesso in cui
l'attività viene compiuta o in un momento immediatamente successivo
• l'atto è nullo se vi è incertezza assoluta sulle persone intervenute o se manca la sottoscrizione del p.u. che lo ha
redatto
• gli atti investigativi di maggiore importanza sono documentati mediante verbale
◦ per le indagini di pg, la legge richiede il verbale per le denunce, le querele e le istanze presentate
oralmente, per le sommarie informazioni rese e per le dichiarazioni spontanee dell'indagato, ecc
◦ per le indagini del PM, la redazione del verbale in forma integrale è richiesta per le denunce, le querele e
le istanze di procedimento presentate oralmente, per gli interrogatori ed i confronti con l'indagato, ecc
• tutte le altre attività della pg sono annotate secondo le modalità ritenute idonee alle indagini
• tutti gli altri atti del PM possono essere documentati mediante verbale in forma riassuntiva o mediante
annotazioni
→ la pg trasmette la documentazione dei propri atti al PM
→ la notizia di reato, gli atti trasmessi dalla pg e la documentazione degli atti di indagine compiuti dal PM sono
conservati nel fascicolo delle indagini (art 373 co 5)

32. L'ESERCIZIO DEL DIRITTO DI DIFESA NEL CORSO DELLE INDAGINI PRELIMINARI. L'INFORMAZIONE DI
GARANZIA
Il diritto di difesa può essere esercitato dall'indagato solo se egli ha conoscenza delle indagini a suo carico → egli può
avere conoscenza di ciò in 2 modi:
• l'indagato può chiedere alla segreteria della Procura della Repubblica che gli vengano comunicate le eventuali
iscrizioni a suo carico contenute nel registro delle notizie di reato (art 335 co 3)→ la risposta sarà nel senso
che non risultano iscrizioni suscettibili di comunicazione:
◦ nel caso in cui non ce ne siano
◦ quando il PM sta procedendo per uno dei delitti di cui all'art 407 co 2 lett a)
◦ quando PM, nel decidere sulla richiesta dell'indagato, abbia disposto con decreto il segreto sulle iscrizioni
per un periodo non superiore a 3 mesi e non rinnovabile
• l'indagato viene a conoscenza delle indagini a suo carico con l'informazione di garanzia (art 369) → questa
reca:
◦ l'indicazione delle norme che si assumono violate
◦ l'indicazione della data e del luogo del fatto
◦ l'invito a nominare un difensore di fiducia
→ l'informazione è spedita in piego chiuso raccomandato con ricevuta di ritorno
→ per la giurisprudenza, l'informazione di garanzia può essere sostituita da un «equipollente», che contenga le
stesse informazioni e gli stessi avvisi (es. invito a presentarsi per rendere interrogatorio, ecc)
>> il PM ha il potere-dovere di inviare l'informazione di garanzia solo quando debba compiere un atto
investigativo a cui il difensore abbia diritto di assistere (c.d. atto garantito)
◦ si è inteso contenere nei limiti indispensabili il pregiudizio all'immagine pubblica dell'indagato
◦ ciò, però, finisce per ridurre al minimo la portata garantistica dell'istituto, alimentando dubbi di violazione
dell'art 111 co 3 Cost
Altre modalità → l'indagato può venire a conoscenza delle indagini a suo carico:
• anche a seguito di attività investigative di pg che coinvolgano lui ed il suo difensore (l'interrogatorio, le
perquisizioni, i sequestri, ecc)
• con l'applicazione di una misura cautelare o una misura precautelare
• con l'avviso di esaminare la documentazione concernente l'attività di intercettazione depositata nella segreteria
del PM
• con la notifica della di una richiesta di incidente probatorio
• con la notifica della richiesta di proroga dei termini investigativi
→ l'indagato può apprendere di essere stato oggetto di un'investigazione penale con l'avviso di conclusione delle
indagini preliminari (art 415-bis) → questa contiene la discovery degli atti investigativi:
• la sommaria enunciazione del fatto
• l'indicazione delle norme di legge violate
• la data ed il luogo del fatto
• l'avvertimento che la documentazione relativa alle indagini è depositata presso la segreteria del PM e che
l'indagato e il suo difensore hanno facoltà di prenderne visione ed estrarne copia
→ nel caso in cui l'indagine compiuta all'insaputa dell'indagato si concluda con la richiesta di archiviazione, è possibile
che la persona sottoposta alle indagini non sappia mai di essere stato oggetto di un'investigazione penale

33. SEGUE: LA NOMINA DEL DIFENSORE


L'indagato deve essere assistito nel corso della fase investigativa da un avvocato difensore → al compimento del primo
atto a cui il difensore ha diritto di assistere e, comunque, prima dell'invito a presentarsi per rendere interrogatorio, il PM
(a pena di nullità degli atti successivi) deve notificare all'indagato la comunicazione della nomina del difensore d'ufficio
→ tale comunicazione deve contenere una serie di informazioni ed avvisi, tra cui la facoltà di nominare un difensore di
fiducia, l'indicazione dell'obbligo di retribuire il difensore d'ufficio, a meno che non sussistono le condizioni per poter
accedere al patrocinio gratuito (art 369-bis)
→ questa comunicazione non è prevista per gli atti di iniziativa della pg e non è dovuta all'indagato già munito di un
difensore di fiducia
→ il mandato difensivo può essere conferito in via fiduciaria dall'interessato anche prima dell'inizio delle indagini
preliminari

34. SEGUE: L'ASSISTENZA DEL DIFENSORE AGLI ATTI INVESTIGATIVI


Il diritto alla difesa tecnica nel corso delle indagini preliminari si concretizza in 3 modi:
• assistenza del difensore agli atti investigativi della pg e del PM
• svolgimento di investigazioni difensive
• presentazione di memorie o richieste al PM o al GIP
L'assistenza del difensore agli atti investigativi → è posta a presidio:
• della regolarità formale dell'atto e della genuinità dei suoi esiti cognitivi
• dei diritti fondamentali dell'individuo
→ quando assiste al compimento degli atti, il difensore può presentare richieste, può formulare osservazioni e può
avanzare riserve (non può fare segni di approvazione o di disapprovazione)
→ la legge distingue tra:
• atti a cui il difensore ha diritto di assistere, essendo stato preavvisato del loro compimento:
◦ tra gli atti di iniziativa della pg: sommarie informazioni della persona sottoposta a indagine (art 350 co 1-
4) → la pg invita l'indagato a nominare un difensore di fiducia e, in difetto, nomina un difensore d'ufficio
ex art 97 co 3. Se il difensore non viene reperito o non compare, la pg richiede al PM di provvedere a
norma dell'art 97 co 4
◦ tra gli atti di indagine del PM: interrogatorio, ispezione e confronto a cui deve partecipare l'indagato,
accertamenti tecnici non ripetibili→ al difensore è dato avviso con almeno 24h di anticipo (nei casi di
assoluta urgenza il PM può procedere agli atti prima del termine fissato, dandone avviso al difensore
senza ritardo e tempestivamente; l'avviso può essere omesso quando il PM procede a ispezione e vi è
fondato motivo che le tracce o gli altri effetti materiali del reato possono essere alterati) >> se il difensore
non si presenta, gli atti possono essere validamente compiuti
→ la legge prescrive esplicitamente quando la presenza del difensore è obbligatoria (sommarie informazioni
dall'indagato, interrogatorio delegato, interrogatorio di garanzia e prelievo coattivo di campioni biologici)
• atti a cui il difensore ha diritto di assistere senza essere stato preavvisato del loro compimento:
◦ tra gli atti di iniziativa della pg: perquisizioni, sequestro, accertamenti urgenti sui luoghi, sulle cose e
sulle persone, apertura immediata del plico autorizzata dal PM → la pg è tenuta ad avvertire la persona
sottoposta a indagine, se presente, che ha facoltà di farsi assistere del difensore di fiducia
◦ tra gli atti di indagine del PM: perquisizione e sequestro → il PM deve chiedere all'indagato, se presente,
se è già assistito da un difensore di fiducia; in mancanza, deve essere designato un difensore d'ufficio ex
art 97 co 3
• atti a cui il difensore non ha diritto di assistere → altri atti di indagine (assunzione di informazioni dalle
persone informate sui fatti, interrogatorio di persona imputata in un procedimento connesso, individuazione di
persone o cose)
→ I verbali degli atti ai quali il difensore ha diritto di assistere sono depositati entro 3gg dal compimento nella
segreteria del PM, dove restano per 5gg a disposizione del difensore, che può esaminarli ed estrarne copia (il PM, con
decreto, può disporre, per gravi motivi, che il deposito dei verbali e l'esercizio delle conseguenti facoltà difensive siano
ritardati per non oltre 30gg)

35. SEGUE: LE INDAGINI DEL DIFENSORE: A) L'EVOLUZIONE NORMATIVA


Ricerca delle prove da parte del difensore dell'indagato:
• nel codice previgente → il difensore doveva evitare ogni contatto con le fonti di prove
• con il nuovo codice → l'art 38 disp. att. (oggi abrogato) consentiva ai difensori di svolgere investigazioni e di
conferire con le persone in grado di fornire informazioni, sia personalmente che a mezzo di sostituti, di
consulenti tecnici e anche di investigatori privati
• con la l. 397/2000 e la modifica dell'art 111 Cost (l. cost 2/1999):
◦ la parte privata e quella pubblica sono posti su posizioni di tendenziale parità e la persona accusata deve
disporre delle condizioni necessarie per preparare la sua difesa e deve avere la facoltà di ottenere la
convocazione e l'interrogatorio di persone a sua difesa nelle stesse condizioni dell'accusa e l'acquisizione
di ogni altro mezzo di prova a suo favore
◦ il difensore, dal momento in cui riceve l'incarico professionale, con atto scritto, ha facoltà di svolgere
investigazioni, al fine di ricercare elementi di prova a favore del suo assistito → tale mandato può essere
affidato (art 327-bis):
▪ nel corso del procedimento penale
▪ prima dell'inizio delle indagini preliminari
▪ dopo la conclusione del procedimento
◦ l'indagine difensiva può essere svolta, su incarico del difensore, da un sostituto, da investigatori privati
autorizzati e da consulenti tecnici

36. SEGUE: B) L'ACQUISIZIONE DI NOTIZIE DA FONTI DICHIARATIVE


L'acquisizione di notizie da fonti dichiarative può avvenire con 3 modalità:
• il difensore può acquisire notizie utili limitandosi a conferire con le persone in grado di riferire su tali notizie
nell'ambito di un colloquio non documentato (art 391-bis co 1)
• il difensore può chiedere alle persone informate sui fatti di rilasciare una dichiarazione scritta (art 391-bis co 2)
• il difensore può chiedere alle persone informate sui fatti di rendere informazioni documentate dallo stesso
difensore o dal suo sostituto, che possono avvalersi, per la redazione del verbale, di persona di loro fiducia (art
391-ter co 3)
→ il difensore o il suo collaboratore che procede devono avvertire le persone informate sui fatti:
• della propria qualità e dello scopo del colloquio
• se intendono semplicemente conferire o ricevere dichiarazioni o assumere informazioni
• dell'obbligo di dichiarare se è sottoposta ad indagini o imputata nello stesso procedimento o in un
procedimento connesso o per un reato collegato
• della facoltà di non rispondere o di non rendere la dichiarazione
• del divieto di rivelare le domande eventualmente già formulate dalla pg o dal PM e le risposte date
• delle responsabilità penali conseguenti alla falsa dichiarazione
→ la persona, se accetta di rendere dichiarazioni, è obbligata a dire la verità (risponde penalmente dell'eventuale
falsità); in alternativa, la persona informata sui fatti può avvalersi della facoltà di non rendere dichiarazioni al difensore
e addirittura di rifiutare qualsiasi contatto con lui ed i suoi collaboratori → a questo punto, il difensore ha 2 possibilità:
• chiedere al PM di disporre l'audizione della persona informata sui fatti
◦ il PM fissa l'audizione entro 7gg dalla richiesta
◦ all'audizione (in presenza del difensore e del PM), il primo a rivolgere le domande è l'avvocato
richiedente, seguono le eventuali domande del PM
◦ l'atto viene inserito nel fascicolo del PM
• chiedere che l'esame si svolga nelle forme dell'incidente probatorio (al cospetto del GIP)
→ il difensore non può acquisire notizie dal responsabile civile e dalla persona civilmente obbligata per la pena
pecuniaria, né da coloro che nel medesimo procedimento svolgono o hanno svolto la funzione di giudice, di PM o di
loro ausiliario (art 391-bis co 1 che richiama le incompatibilità ex art 197 co 1 lett c e d)
→ il difensore può acquisire dichiarazioni da persone coindagate o coimputate nello stesso procedimento o in un
procedimento connesso o per un reato collegato (deve avvertire almeno 24h prima il loro difensore)
→ nell'ipotesi che la persona interpellata dal difensore, non ancora imputata né sottoposta ad indagine, renda
dichiarazioni dalle quali emergono indizi di reità a suo carico, il difensore è tenuto ad interrompere l'assunzione e le
dichiarazioni già rese non possono essere utilizzate contro la persona da cui provengono
→ alle persone che sono già state sentite dalla pg o dal PM, il difensore non può chiedere notizie sulle domande a loro
formulate da tali organi e sulle risposte che essi hanno dato alle stesse (inoltre il PM, dopo aver sentito le persone
informate sui fatti, può vietare alle stesse di comunicare i fatti e le circostanze oggetto dell'indagine di cui hanno
conoscenza)
→ le dichiarazioni ricevute e le informazioni assunte dai difensori in violazione delle disposizioni ex art 391-bis co 1-5
non possono essere utilizzate

37. SEGUE: C) LA RICERCA DELLE PROVE REALI


• il difensore può chiedere di prendere visione dei documenti in possesso della PA e di estrarne copia a sue spese
(art 391-quater co 1) → se la PA non accoglie la richiesta, il difensore può chiedere al PM di disporre il
sequestro del documento; se il PM non ritiene di accogliere la richiesta, è tenuto a trasmettere la richiesta, con
il proprio parere, al GIP, affinché decida (art 367, 368)
• il difensore può accedere ai luoghi pubblici o privati, per prenderne visione o effettuare accertamenti e rilievi
di vario tipo → può essere redatto anche un verbale relativamente ai rilevi eseguiti
• in occasione dell'accesso ai luoghi, il difensore ed i suoi collaboratori possono compiere anche atti non
ripetibili (art 391-decies co 2 e 3)
◦ se si tratta di atti irripetibili costituenti accertamento tecnico, il compimento degli stessi deve essere
preceduto da un avviso inviato al PM senza ritardo → il PM, oltre a nominare un proprio consulente
tecnico e partecipare insieme a questi agli accertamenti tecnici del difensore, potrà avanzare riserva di
promuovere incidente probatorio
◦ se si tratta di atti non ripetibili che si risolvono in semplici rilievi o in accertamenti di natura non tecnico-
scientifica, il difensore non ha l'obbligo di preavvisare il PM, il quale, comunque, può assistervi
personalmente o mediante delega alla pg
• se il difensore intende accedere a luoghi privati o non aperti al pubblico e non c'è il consenso di chi ne ha la
disponibilità, l'accesso a tali luoghi deve essere autorizzato dal giudice
→ non è consentito l'accesso ai luoghi di abitazione e alle loro pertinenze, salvo che sia necessario accertare le
tracce e gli altri effetti materiali del reato

38. SEGUE: D) IL VALORE PROBATORIO DELLE INVESTIGAZIONI DIFENSIVE


La l. 397/2000:
• ha introdotto (art 197 co 1 lett d) una specifica ipotesi di incompatibilità a testimoniare per il difensore che
abbia svolto attività di investigazione difensiva e per tutti coloro che abbiano formato la documentazione delle
dichiarazioni e delle informazioni assunte ex art 391-ter
• ha introdotto la possibilità per il difensore di presentare direttamente al giudice l'esito delle proprie indagini
→ l'investigazione difensive è diventata attività stricto sensu processuale
• nelle indagini preliminari:
◦ se il giudice deve prendere una decisione con l'intervento di parte privata (art 391-octies co 1), il
difensore può presentare direttamente al giudice gli elementi di prova favorevoli al suo assistito
◦ se il giudice deve prendere una decisione per la quale non è previsto l'intervento della parte privata (art
391-octies co 2), il difensore che abbia conoscenza di un procedimento penale a carico del proprio
assistito e abbia acquisito elementi di prova favorevoli a quest'ultimo può presentare direttamente tali
elementi al giudice, perché ne tenga conto
• lo strumento per garantire la conoscenza degli atti di investigazione difensiva da parte del giudice è il c.d.
fascicolo del difensore, che va formato e conservato presso l'ufficio del GIP >> il PM può prendere visione ed
estrarre copia dei documenti contenuti in tale fascicolo solo prima che venga adotta una decisione su richiesta
delle altre parti o con il loro intervento
• nelle indagini preliminari, il difensore può decidere di presentare al PM gli elementi di prova a favore del
proprio assistito → in particolare, il difensore può depositare documentazione relativa alle proprie indagini
presso la segreteria del PM entro 20gg dalla notificazione dell'avviso di conclusione delle indagini (art 415-bis
co 3)
• il difensore può presentare gli atti di investigazione difensiva direttamente al giudice anche in udienza
preliminare (se viene chiesto il giudizio abbreviato, le indagini difensive diventano utilizzabili ai fini della
decisione)
• il giudice del dibattimento può avvalersi delle indagini difensive nei casi previsti dalla legge (gli atti
investigativi del difensore diventano prove):
◦ vanno inserirti nel fascicolo per il dibattimento gli atti non ripetibili compiuti dal difensore
◦ le parti possono concordare l'acquisizione al fascicolo per il dibattimento di documentazione relativa
all'attività di investigazione difensiva
◦ i restanti atti delle investigazioni difensive confluiscono nel fascicolo del PM e possono essere utilizzati
dalle parti in dibattimento ex artt 500, 512 e 513
◦ gli atti di indagine integrativa compiuti dal difensore ex art 430 possono essere utilizzati solo per
formulare richieste al giudice del dibattimento
• il difensore non ha alcun obbligo di presentare al PM o al giudice l'esito delle sue investigazioni → tuttavia il
difensore non può documentare in maniera infedele o incompleta l'atto di indagine di cui intenda avvalersi (nel
momento in cui compie atti di investigazione difensiva, assume la qualità di p.u. e quindi può commettere il
reato di falso ideologico in atto pubblico)
• la giurisprudenza ritiene che gli elementi di prova raccolti dal difensore siano ormai interamente equiparabili a
quelli raccolti dal PM → le indagini del difensore e quelle di pg e del PM conservano comunque connotati
funzionali e strutturali diversi, dei quali il giudice può tenere conto in sede di valutazione della prova
→ gli atti di investigazione difensiva possono acquisire valore di prova quando vi sia una delle deroghe
previste dall'art 111 co 5 Cost, tra cui “il consenso dell'imputato”? Appare assurdo che il consenso
dell'imputato possa assegnare valore probatorio agli atti compiuti dal suo difensore >> 2 tesi:
◦ la locuzione “consenso dell'imputato” va intesa come consenso all'utilizzo dei soli atti raccolti dal PM,
richiedendo il consenso di quest'ultimo per l'utilizzo degli atti di investigazione difensiva
◦ è sufficiente il solo consenso dell'imputato perché gli atti di investigazione difensiva assumano valenza
probatoria (v. sent 184/2009 Corte Cost)

39. SEGUE: E) INDAGINI DIFENSIVE E LEGGE SULLA PRIVACY


Il Codice della privacy (d.lgs 196/2003) annovera le investigazioni difensive tra le ipotesi in cui il trattamento dei dati
personali può essere effettuato senza il consenso dell'interessato
• occorre che i dati (anche sensibili) siano trattati esclusivamente per le finalità connesse all'investigazione
difensiva e per il tempo necessario al perseguimento di tali finalità
• se i dati sensibili sono idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale del soggetto cui si riferiscono, essi
possono essere trattati senza il consenso solo se in sede giudiziaria si intende far valere o difendere un diritto di
pari rango
• il soggetto dal quale sono raccolti i dati ha diritto all'informativa (a meno che i dati provengano da soggetti
terzi)
→ in via generale, i dati personali trattati in violazione della disciplina in materia di trattamento dei dati personali non
possono essere utilizzati (si ritiene che questa norma non incida sulla validità processuale dei dati raccolti nel corso di
un'indagine difensiva)

40. SEGUE: F) LA PRESENTAZIONE DI MEMORIE O RICHIESTE AL PUBBLICO MINISTERO E AL GIUDICE PER LE


INDAGINI PRELIMINARI
Altre modalità di esercizio del diritto di difesa nel corso delle indagini preliminari → presentazione di memorie e
richieste scritte al PM o al GIP (art 367)
• il PM, di regola, non ha alcun obbligo di pronunciarsi o attivarsi sulla richiesta difensiva → eccezioni: richiesta
del difensore al PM di procedere all'audizione congiunta della persona informata sui fatti che si sia rifiutata di
rispondere al difensore; richiesta con oggetto l'effettuazione di un sequestro (art 368); richiesta susseguente al
rifiuto opposto dalla PA al difensore per la visione e l'estrazione di copia di documenti; richiesta di revoca del
sequestro preventivo
• quando riceve l'avviso di conclusione delle indagini preliminari, l'indagato, entro 20gg, ha facoltà di presentare
memorie e di chiedere al PM il compimento di atti di indagine → il PM non è tenuto ad assecondare tali
richieste
• il difensore può formulare richieste direttamente GIP (richiesta di incidente probatorio; richiesta di
sostituzione/revoca di misure cautelari; ecc)

41. L'INCIDENTE PROBATORIO: A) I CASI


Incidente probatorio → istituto previsto nell'eventualità che nel corso delle indagini preliminari si prospetti la
necessità o l'opportunità di anticipare l'attività di acquisizione probatoria >> consente di assumere, davanti al GIP o
anche davanti al GUP, nel rispetto del contraddittorio, prove destinate ad avere piena efficacia nella fase del giudizio
Casi in cui è possibile procedere a incidente probatorio:
• casi in cui la prova viene assunta con incidente probatorio perché rischierebbe di risultare non acquisibile in
dibattimento o non acquisibile genuinamente:
◦ la testimonianza può essere assunta con incidente probatorio quando vi sia fondato motivo di ritenere che
il testimone non potrà essere esaminato in dibattimento per infermità o altro grave impedimento o perché
non più in vita (art 392 co 1 lett a) → il testimone potrà essere esaminato anche in dibattimento nel caso in
cui la previsione che ha determinato l'anticipazione dovesse rivelarsi infondata
◦ la testimonianza può essere assunta mediante incidente probatorio quanto vi sia fondato motivo di ritenere,
sulla base di elementi concreti e specifici, che il testimone sarà esposto a violenza, minaccia o promessa di
denaro o altra utilità al fine di non deporre o di deporre il falso (art 392 co 1 lett b) → l'acquisizione
anticipata della prova serve a garantire la sua genuinità
◦ il confronto tra persone che abbiano reso dichiarazioni contrastanti al PM o in un altro incidente
probatorio può essere effettuato mediante incidente probatorio quando ricorra una delle circostanza ex art
392 co 1 lett a) e b) (art 392 co 1 lett e)
◦ l'esame della persona sottoposta alle indagini su fatti concernenti la responsabilità di altri e l'esame delle
persone indicate nell'art 210 possono essere sempre effettuati mediante incidente probatorio (art 392 co 1
lett c e d) → rischio che la prova possa risultare non acquisibile a dibattimento perché tali persone
potrebbero avvalersi, in giudizio, della facoltà di non rispondere
◦ la perizia o l'esperimento giudiziale possono essere effettuati mediante incidente probatorio quando la
prova riguarda una persona, una cosa o un luogo soggetti a modificazione non evitabile (art 392 co 1 lett f)
◦ La ricognizione può essere effettuata mediante incidente probatorio quando particolari ragioni d'urgenza
non consentano di rinviare l'atto al dibattimento (art 392 co 1 lett g)
• altri casi → la prova viene acquisita in anticipo perché l'attività cognitiva:
◦ non è reiterabile a dibattimento → in caso di accertamento tecnico irripetibile la persona sottoposta a
indagine può chiedere che si proceda per mezzo di incidente probatorio (art 117 disp att)
◦ richiede tempi lunghi che non si conciliano con la tempistica del dibattimento → il PM e l'indagato
possono chiedere che vengano effettuate nelle forme dell'incidente probatorio le perizie che, disposte in
dibattimento, ne potrebbero determinare una sospensione superiore a 60gg (art 392 co 2 prima parte)
◦ coinvolge soggetti deboli che devono essere espulsi rapidamente dal circuito processuale → nei
procedimenti per certi delitti prevalentemente a sfondo sessuale, il PM o l'indagato possono chiedere che
si proceda con indicente probatorio all'assunzione della testimonianza di persona minorenne o della
persona offesa maggiorenne (art 392 co 1-bis) >> tutela della dignità, riservatezza ed equilibrio emotivo
dei testimoni minorenni e delle vittime di particolari reati
◦ comporta l'esercizio di poteri coercitivi sulla persona → è possibile richiedere l'incidente probatorio:
▪ nel caso in cui la persona informata sui fatti o l'indagato per reato connesso o collegato che, invitati a
rendere dichiarazioni nell'ambito di un'indagine difensiva, o non si siano presentati al difensore o si
siano avvalsi della facoltà di non rispondere (art 391-bis co 11)
▪ nel caso di una perizia che comporti accertamenti o prelievi su persona vivente ex art 224-bis (art 392
co 2 ult. parte)
◦ si inscrive in procedure incidentali alla fase investigativa → il GIP, nel corso delle indagini preliminari, su
richiesta di parte, dispone perizia quando vi sia la necessità di accertare la capacità dell'indagato, ai fini di
valutare se debba essere decretata la sospensione del procedimento ex art 71 co 5 (art 70 co 3)

42. SEGUE: B) LA PROCEDURA


Periodo di assunzione dell'incidente probatorio:
• nella fase delle indagini preliminari
• nell'udienza preliminare (in seguito all'intervento della Corte Cost con la sent 77/1994)
Persone legittimate a chiedere l'incidente probatorio:
• PM
• persona sottoposta alle indagini
• persona offesa (solo nel caso ex art 391-bis co 11) → altrimenti può soltanto chiedere al PM di promuovere
l'incidente probatorio
Richiesta di incidente probatorio:
• deve indicare:
◦ la prova da assumere, i fatti che ne costituiscono l'oggetto e le ragioni della sua rilevanza per la decisione
dibattimentale
◦ le persone nei confronti delle quali si procede per i fatti oggetto della prova
◦ le circostanze che rendono la prova non rinviabile al dibattimento
• nel corso delle indagini preliminari va presentata entro la scadenza dei termini investigativi (e comunque in
tempo sufficiente perché la prova possa venire assunta prima di tale scadenza)
• è depositata nella cancelleria del GIP o del GUP con le cose e i documenti ritenuti pertinenti ed è notificata
entro 2gg a cura di chi l'ha proposta al PM e alle persone nei confronti delle quali si procede
• è possibile un contraddittorio di tipo cartolare tra le parti circa l'ammissibilità, la fondatezza e l'oggetto della
prova; il PM può chiedere il differimento dell'incidente probatorio quando la sua esecuzione pregiudicherebbe
uno o più atti di indagine
Decisione sulla richiesta: il giudice decide entro 2gg con ordinanza (art 398):
• di inammissibilità o di rigetto → immediatamente comunicata al PM e notificata alle persone interessate
• di accoglimento → stabilisce:
◦ l'oggetto della prova
◦ le persone interessate all'assunzione della prova
◦ la data dell'udienza (entro 10gg)
→ tale decisione è notificata all'indagato, alla persona offesa e ai difensori e comunicata al PM almeno 2gg
prima dell'udienza
Udienza per l'incidente probatorio:
• si svolge in camera di consiglio con la partecipazione necessaria del PM e del difensore della persona
sottoposta alle indagini
◦ se il difensore non compare, il giudice nomina un sostituto ex art 97 co 4
◦ il difensore della persona offesa ha diritto di assistere all'udienza e di chiedere al giudice di rivolgere
domande alle persone esaminate
◦ l'indagato e l'offeso hanno diritto di assistere se si deve escutere una persona; negli altri casi possono
assistere se autorizzati dal giudice
• le prove sono assunte con le forme stabilite per il dibattimento (esame incrociato e contestazione) → il PM ha
l'obbligo di depositare, prima dell'incidente probatorio, i verbali della dichiarazioni già rese dalla persona da
esaminare, con la facoltà per l'indagato e per la persona offesa di perderne cognizione ed estrarne copia
• l'assunzione della prova non può essere estesa a fatti riguardanti persone i cui difensori non presenziano
all'incidente né si possono verbalizzare dichiarazioni che le coinvolgano (art 401 co 6) → se il PM o il
difensore della persona sottoposta alle indagini chiedono che la prova si estenda a fatti o dichiarazioni
concernenti tali persone, il giudice dispone le necessarie notifiche e rinvia l'udienza
• le prove assunte in incidente probatorio sono utilizzabili solo nei confronti dell'imputato il cui difensore abbia
partecipato alla loro assunzione → le prove non sono utilizzabili nei confronti dell'imputato raggiunto solo
successivamente all'incidente probatorio da indizi di colpevolezza se il difensore non ha partecipato alla loro
assunzione, salvo che i suddetti indizi siano emersi dopo che la ripetizione dell'atto sia divenuta impossibile
(art 403 co 1-bis)
• la sentenza basata su una prova assunta in un incidente probatorio, al quale il danneggiato dal reato non sia
stato posto in condizione di partecipare, non fa stato nel giudizio civile di risarcimento, salvo che il
danneggiato l'abbia accettata anche tacitamente (art 404)

43. IL SEGRETO INVESTIGATIVO


Gli atti di indagine preliminare compiuti dalla pg o dal PM sono coperti da segreto sino a quando la persona sottoposta
alle indagini non ne possa avere conoscenza e, comunque, non oltre la chiusura delle indagini preliminari (art 329 co 1):
• gli atti d'indagine portati a conoscenza dell'indagato perdono immediatamente la loro connotazione di
segretezza
• per gli altri atti la segretezza viene meno solo alla chiusura delle indagini preliminari
→ Gli atti di indagine non coperti da segreto divengono immediatamente pubblicabili nel loro contenuto, ma il PM può
apportare variazioni a questo regime:
• quando è necessario per la prosecuzione delle indagini, il PM può consentire, con decreto motivato, la
pubblicazione di atti che sarebbero ancora segreti
• quando gli atti non sono più coperti dal segreto, il PM, in caso di necessità per la prosecuzione delle indagini,
può disporre, con decreto motivato:
◦ l'obbligo del segreto di singoli atti (quando l'imputato lo consente o la conoscenza dell'atto può ostacolare
le indagini riguardanti altre persone)
◦ il divieto di pubblicare il contenuto di singoli atti o notizie specifiche relative a determinate operazioni

44. I TERMINI DI DURATA DELLE INDAGINI PRELIMINARI


Quando non si svolgono contro soggetti ignoti, il PM deve chiudere le indagini preliminari (art 405 co 2):
• entro 6 mesi dalla data in cui il nome della persona a cui è attribuito il reato è iscritto nel registro delle notizie
di reato
• entro 1 anno (se si procede per un uno dei reati ex art 407 co 2 lett a) dal giorno in cui il nome dell'indagato è
stato iscritto nel registro delle notizie di reato
→ il mancato rispetto dei termini rende inutilizzabili gli atti di indagine compiuti dopo la scadenza del termine
Esigenze dei termini:
• ridurre i tempi dell'indagine preliminare, nel rispetto del p. della durata ragionevole del processo
• garantire l'osservanza del p. di obbligatorietà dell'azione penale, fissando in anticipo il momento nel quale
dovranno essere attivati i controlli di tipo gerarchico e giurisdizionale sul rispetto dell'art 112 Cost
→ Se si procede per un reato perseguibile a querela, istanza o richiesta, il termine decorre dal giorno in cui tali atti
pervengono al PM
→ Se è necessaria l'autorizzazione a procedere, il termine resta sospeso dal momento della richiesta a quello in cui
l'autorizzazione perviene al PM
>> Entro il termine finale il PM è tenuto a richiedere (in alternativa):
• l'archiviazione della notizia di reato
• il rinvio a giudizio dell'imputato (dopo la notificazione dell'avviso di conclusione delle indagini)
→ i termini possono essere prolungati quando il PM, prima della scadenza, ne richieda al giudice la proroga per giusta
causa (indicando la notizia di reato e i motivi che giustificano la proroga) → la richiesta di proroga è notificata
all'indagato e alla persona offesa che abbia dichiarato di volere essere informata, i quali possono presentare memorie
entro 5gg >> il giudice decide entro 10gg dalla scadenza del termine per la presentazione delle memorie:
• se autorizza la proroga → provvede con ordinanza emessa in camera di consiglio senza l'intervento del PM e
dei difensore
• se ritiene che allo stato degli atti non si debba concedere la proroga → fissa udienza in camera di consiglio,
facendo notificare l'avviso alle parti >> all'esito dell'udienza, il giudice (in alternativa):
◦ autorizza il PM a proseguire le indagini
◦ respinge la proroga e fissa un termine non superiore a 10gg entro il quale il PM deve chiedere
l'archiviazione o esercitare l'azione penale
→ a queste regole si fa eccezione quando si procede per i delitti ex art 51 co 3-bis e art 407 co 2 lett a) nn 4 e 7-bis: in
questi casi il giudice decide sulla richiesta del PM inaudita altera parte, provvedendo entro 10gg dalla richiesta
>> le proroghe possono essere autorizzate dal giudice per massimo 6 mesi (art 406 co 2-bis) → ottenuta una prima
proroga, possono essere richieste dal PM ulteriori proroghe nei casi di particolare complessità delle indagini o di
oggettiva impossibilità di concluderle entro il termine prorogato (art 406 co 2)
>> la proroga può essere concessa anche per più di 1 volta (a meno che si proceda per certi reati), ma la durata delle
indagini non può comunque superare 18 mesi. La durata massima è, tuttavia, 2 anni se le indagini preliminari (art 407
co 2):
• a) riguardano i delitti particolarmente gravi per i quali il termine investigativo ordinario è di 1 anno
• b) riguardano notizie di reato che rendono particolarmente complesse le investigazioni per la molteplicità di
fatti tra loro collegati o per l'elevato numero di persone sottoposte alle indagini o di persone offese
• c) riguardano indagini che richiedono il compimento di atti all'estero
• d) riguardano procedimenti in cui è indispensabile mantenere il collegamento tra più uffici del PM ex art 371
→ i termini possono essere valicati anche nell'ipotesi in cui l'indagato chieda al PM di svolgere nuove investigazioni
nell'ambito della procedura di conclusione delle indagini, avviata dalla notifica dell'avviso ex art 415-bis → il PM
dispone del termine di 30gg, prorogabile per non più di 60gg

45. LE SCELTE DEL PUBBLICO MINISTERO RELATIVE ALL'ESERCIZIO DELL'AZIONE PENALE


Il PM, al termine delle indagini, deve scegliere tra:
• esercizio dell'azione penale → attraverso la formulazione dell'imputazione il PM instaura il processo (art 405
co 1)
◦ richiesta di rinvio a giudizio (nei procedimenti con udienza preliminare)
◦ citazione diretta a giudizio (nei procedimenti senza udienza preliminare)
◦ applicazione di pena su richiesta delle parti, giudizio direttissimo, giudizio immediato, procedimento per
decreto penale e sospensione del procedimento con messa alla prova (modalità di avvio del processo nei
riti alternativi)
• richiesta di archiviazione → il PM manifesta la propria volontà a non esercitare l'azione penale con riferimento
a una determinata notizia di reato
→ il p. di obbligatorietà dell'azione penale (art 112 Cost) non impone di esercitare sempre l'azione penale, ma di farlo
dopo una preliminare valutazione di fondatezza della notitia criminis

46. L'ARCHIVIAZIONE: A) I PRESUPPOSTI


Presupposti per l'archiviazione → il PM presenta al giudice richiesta di archiviazione:
• se la notizia di reato è infondata (art 408) → l'art 125 disp att precisa che il PM presenta al giudice richiesta
di archiviazione quando ritiene l'infondatezza della notizia di reato perché gli elementi acquisiti nelle indagini
preliminari non sono idonei a sostenere l'accusa in giudizio >> il PM deve valutare la superfluità del
dibattimento → 2 orientamenti:
◦ è superfluo il dibattimento che non si chiude con l'affermazione di responsabilità dell'imputato → il PM
deve formulare richiesta di archiviazione non solo nelle ipotesi di evidente innocenza o di carenza assoluta
di prova, ma anche nei casi di prova insufficiente e contraddittoria
◦ la funzione del dibattimento è offrire una risposta giurisdizionale ad ogni situazione dubbia → il PM
formula richiesta di archiviazione solo nelle ipotesi di evidente innocenza o di carenza assoluta di prova
→ sent Corte Cost 88/1991: nei casi dubbi l'azione penale va esercitata
→ dal '99 l'imputato può chiedere di essere giudicato allo stato delle risultanze investigative, formulando
richiesta di giudizio abbreviato, il quale può essere instaurato anche senza il consenso del PM >> oggi il PM
deve presentarsi in udienza preliminare con materiali probatori sufficienti per la pronuncia di una sent di
condanna → il PM deve chiedere l'archiviazione in tutte le situazioni di insufficienza o contraddittorietà della
prova
→ tuttavia il PM deve richiedere il rinvio a giudizio quando ritenga che vi sarebbero le condizioni per
applicare all'imputato prosciolto una misura di sicurezza personale o patrimoniale
• quando risulta che manca una condizione di procedibilità, che il reato è estinto o che il fatto non è previsto
dalla legge come reato (art 411 co 1 prima parte)
• quando risulta che la persona sottoposta alle indagini non è punibile ai sensi dell'art 131-bis cp per la
particolare tenuità del fatto (art 411 co 1 seconda parte)
• quando è ignoto l'autore del reato (art 415)

47. SEGUE: B) LA PROCEDURA


Per garantire l'effettività del p. di obbligatorietà dell'azione penale (art 112 Cost), è previsto un controllo di tipo
giurisdizionale sull'archiviazione (il PM non può decidere autonomamente ma è tenuto a richiedere al GIP l'emanazione
del provvedimento archiviativo)
Procedura ordinaria: il PM presenta al GIP richiesta di archiviazione, trasmettendo il fascicolo contenente la notizia di
reato, la documentazione relativa alle indagini e i verbali degli atti compiuti davanti al giudice (art 408) >> il giudice ha
2 possibilità:
• se ritiene la richiesta accoglibile → il giudice pronuncia decreto motivato di archiviazione e restituisce gli atti
al PM (art 409 co 1) >> il provvedimento è notificato all'indagato cui sia stata applicata la misura di custodia
cautelare; al di fuori di questa ipotesi, l'indagine preliminare può concludersi a totale insaputa dell'indagato
• se non accoglie de plano la richiesta → il giudice fissa la data di un'udienza in camera di consiglio (art 409 co
2) e ne dà avviso alle parti e alla persona offesa
→ il giudice fissa l'udienza anche nel caso di opposizione alla richiesta di archiviazione da parte della persona
offesa (art 410) (la quale, avendo dichiarato di volere essere informata circa l'eventuale archiviazione, ha
presentato opposizione entro 10gg) [nei delitti commessi con violenza alla persona, l'avviso della richiesta di
archiviazione è notificato in ogni caso all'offeso, il quale può proporre opposizione entro 20gg] →
l'opposizione deve contenere la richiesta motivata di prosecuzione delle indagini (con l'indicazione
dell'oggetto delle investigazioni suppletive e dei relativi elementi di prova)
>> all'esito dell'udienza camerale il giudice può adottare 3 decisioni (con ordinanza):
◦ se ritiene che manchino le condizioni per esercitare l'azione penale, ma che ciò derivi dall'incompletezza
delle investigazioni svolte dal PM, il giudice indica a quest'ultimo le ulteriori indagini che considera
necessarie, fissando il termine per il loro compimento (art 409 co 4)
◦ se non ritiene sussistenti i presupposti per l'archiviazione, il giudice dispone con ordinanza che, entro
10gg, il PM formuli l'imputazione (art 409 co 5) → c'è il rischio che questa previsione sia irrispettosa del
p. ne procedat iudex ex officio
→ obbligato a formulare l'imputazione, il PM non deve richiedere il rinvio a giudizio dell'imputato e
l'emanazione dell'atto imputativo non deve essere preceduta dall'avviso ex art 415-bis
→ entro 2gg dalla formulazione dell'accusa, il giudice fissa con decreto l'udienza preliminare
◦ se ritiene di accogliere la richiesta del PM, il giudice pronuncia ordinanza di archiviazione (art 409 co 6)
→ ordinanza ricorribile per cassazione nei casi di nullità ex art 127 co 5
Procedura in caso di archiviazione per particolare tenuità del fatto (Art 411 co 1-bis) → se l'archiviazione è richiesta per
particolare tenuità del fatto:
• il PM deve darne avviso all'indagato e alla persona offesa, i quali possono entro 10gg prendere visione degli
atti e presentare opposizione
• in caso di opposizione il giudice convoca un'udienza in camera di consiglio → se accoglie la richiesta,
provvede con ordinanza
• in mancanza di opposizione (o quando questa è inammissibile) il giudice procede senza formalità e, se accoglie
la richiesta di archiviazione, pronuncia decreto motivato
Dopo il provvedimento di archiviazione, il PM che intenda svolgere nuove investigazioni nei confronti del medesimo
soggetto per il medesimo fatto è tenuto a chiedere al GIP l'emanazione di un decreto motivato di riapertura delle
indagini (art 414 co 1) ed effettuare una nuova iscrizione nel registro delle notizie di reato ex art 335 → a seguito
dell'emanazione del decreto si apre una nuova fase investigativa (ma gli atti compiuti in precedenza confluiscono nel
nuovo fascicolo)
>> secondo le Sez unite la mancanza del provvedimento di riapertura delle indagini determina:
• l'inutilizzabilità degli atti di indagine eventualmente compiuti dopo l'archiviazione
• la preclusione all'esercizio dell'azione penale per quello stesso fatto-reato nei confronti della medesima persona
→ il provvedimento di archiviazione sembra avere un'efficacia preclusiva assimilabile a quella della sent di non luogo a
procedere (la riapertura delle indagini non potrebbe venire concessa se non in presenza di elementi cognitivi nuovi)

48. L'AVOCAZIONE DELLE INDAGINI PRELIMINARI ALLA SCADENZA DEI TERMINI INVESTIGATIVI
Oltre al controllo giurisdizionale sull'archiviazione, è previsto un controllo gerarchico, che opera automaticamente alla
scadenza dei termini di indagine preliminare → il procuratore generale presso la corte d'appello ha l'obbligo di
disporre con decreto motivato l'avocazione delle indagini preliminari se il PM non esercita l'azione penale o non
richiede l'archiviazione nel termine stabilito dalla legge o prorogato dal giudice (art 412 co 1) → a tal fine:
• la segreteria del PM deve trasmettere ogni settimana al procuratore generale un elenco delle notizie di reato
per le quali non è stata tempestivamente esercitata l'azione penale o richiesta l'archiviazione
• avocata a sé l'investigazione, il procuratore generale svolge indagini preliminari e formula le sue richieste
entro 30gg
→ l'esercizio del potere di avocazione può essere sollecitata anche dalla persona offesa o dall'indagato (art 413)
Oltre a tali ipotesi:
• il procuratore generale può disporre l'avocazione:
◦ quando il GIP abbia fissato l'udienza camerale ex art 409 co 2
◦ quando il GUP indica al PM ulteriori indagini da svolgere
◦ quando il PM ometta di iscrivere un atto contenente una notitia criminis nel registro ex art 335
• il procuratore generale deve disporre l'avocazione:
◦ quando il PM non svolge le indagini ritenute necessarie dal giudice ex art 409 co 4
◦ quando il PM si astiene dal formulare l'imputazione ex art 409 co 5
◦ quando il PM non rispetta i vincoli contenutistici impostigli dal giudice nella redazione dell'atto
imputativo

49. LE INDAGINI A CARICO DI SOGGETTI IGNOTI


In caso di indagini a carico di soggetti ignoti, il PM è tenuto a rivolgersi al GIP per diversi motivi e in diversi momenti:
• in qualunque momento, il PM può chiedere al giudice l'archiviazione per essere ignoto l'autore del reato (art
415 co 1) → il PM chiede l'archiviazione quando ritiene:
◦ di non aver reperito alcun elemento di prova idoneo a condurre all'identificazione di un possibile
colpevole
◦ di aver svolto tutte le necessarie indagini al fine di pervenire all'identificazione di un possibile colpevole
→ se il GIP non condivide tali opzioni:
◦ può invitare il PM a svolgere ulteriori indagini
◦ può ordinare al PM di iscrivere nel registro delle notizie di reato il nome della persona da sottoporre a
indagine
→ art 107-bis disp att: le denunce a carico di ignoti, unitamente agli eventuali atti di indagine svolti per la
identificazione degli autori del reato, sono trasmesse con elenchi mensili dagli organi di polizia all'ufficio di
procura competente >> in questa ipotesi, la richiesta di archiviazione e il decreto del giudice che accoglie la
richiesta sono pronunciati cumulativamente, con l'eventuale indicazione delle denunce che il PM o il giudice
intendono escludere
• decorsi 6 mesi dalla data della registrazione della notizia di reato senza che sia stato possibile imprimere
all'indagine alcuna specifica direzione soggettiva, il PM deve rivolgersi al GIP per ottenere l'autorizzazione a
proseguire le indagini (art 415 co 1)
◦ se il GIP autorizza la prosecuzione della indagini → pronuncia decreto motivato e restituisce gli atti al PM
◦ se il GIP ritiene che il reato sia da attribuire a persona già individuata → ordina l'iscrizione nel registro
delle notizie di reato del nome della persona da sottoporre a indagine (art 415 co 2)
→ ottenuta l'autorizzazione a continuare l'indagine, il PM deve rivolgersi al giudice ogni 6 mesi
• decorsi 6 mesi dalla data della registrazione della notizia di reato, il PM deve rivolgersi al GIP per chiedere
l'ordinaria proroga dei termini di indagine ex art 406

50. L'AVVISO DI CONCLUSIONE DELLE INDAGINI PRELIMINARI


Quando il PM ritiene che non sussistano i presupposti per l'archiviazione deve notificare all'indagato e al difensore
l'avviso di conclusione delle indagini preliminari (art 415-bis) >> contiene:
• sommaria enunciazione del fatto per il quale si procede
• norme che si assumono violate
• data e luogo del fatto
• avvertimento che la documentazione relativa alle indagini è depositata presso la segreteria del PM e che
l'indagato e il suo difensore possono prenderne visione ed estrarne copia
→ scopo dell'istituto: consentire all'indagato di esercitare una serie di attività argomentative e/o di integrazione del
materiale cognitivo per convincere il PM a desistere dall'intenzione di esercitare l'azione penale
→ quando si procede per maltrattamenti contro familiari e conviventi e atti persecutori (art 572 e 612-bis), l'avviso di
conclusione delle indagini deve essere notificato anche al difensore della persona offesa

51. L'UDIENZA PRELIMINARE: A) LA FASE DI INSTAURAZIONE DELL'UDIENZA E GLI ATTI INVESTIGATIVI


Udienza preliminare: prevista nei reati di competenza della corte d'assise, del tribunale collegiale e del tribunale
monocratico diversi da quelli ex art 550
L'udienza preliminare, davanti al GUP, è instaurata con la richiesta di rinvio a giudizio (art 416), con cui il PM chiede
che l'imputato sia chiamato a rispondere in sede dibattimentale del reato
• se all'esito dell'udienza, il GUP ritiene che sussistano i presupposti per l'accoglimento della richiesta del PM,
emana il decreto che dispone il giudizio (art 429)
• se all'esito dell'udienza, il GUP ritiene che la richiesta del PM non vada accolta, emana la sentenza di non
luogo a procedere (art 425)
→ scopo dell'udienza preliminare:
• impedire l'instaurazione di dibattimenti superflui
• momento per accedere a forme di definizione del processo alternative al dibattimento
Procedimento → la richiesta di rinvio a giudizio:
• è preceduta (a pena di nullità) dall'avviso di conclusione delle indagini e all'invito a presentarsi per rendere
l'interrogatorio qualora la persona sottoposta alle indagini ne abbia fatto richiesta
• è depositata dal PM nella cancelleria del giudice (art 416 co 1) insieme al fascicolo contenente la notizia di
reato, la documentazione delle indagini e i verbali degli atti compiuti davanti al GIP (art 416 co 2)
• contiene: la generalità dell'imputato e della persona offesa; l'imputazione (enunciazione in forma chiara e
precisa del fatto e delle aggravanti) con l'indicazione dei relativi artt; l'indicazione delle fonti di prova
acquisite; la domanda al giudice di emissione del decreto che dispone il giudizio; la data e la sottoscrizione (art
417 co 1)
→ entro 5gg il giudice fissa con decreto il giorno (entro 30gg), l'ora e il luogo dell'udienza in camera di consiglio,
provvedendo alla nomina di un difensore d'ufficio all'imputato che sia privo del difensore di fiducia (art 418 co 1) >>
tale avviso (almeno 10gg prima dell'udienza):
• è notificato (a pena di nullità) all'imputato e alla persona offesa (con la richiesta di rinvio a giudizio,
l'avvertimento all'imputato che, qualora non compaia, si applicheranno le disposizioni in materia di assenza e
l'avvertimento della facoltà di prendere visione degli atti e delle cose trasmesse dal PM, di presentare memorie
e produrre documenti) (art 419)
• è comunicato al PM
→ l'imputato può rinunciare all'udienza chiedendo il giudizio immediato (con dichiarazione presentata in cancelleria,
personalmente o con procuratore speciale, almeno 3gg prima dell'udienza)

52. SEGUE: B) LA COSTITUZIONE DELLE PARTI: L'ASSENZA DELL'IMPUTATO


L'udienza si svolge in camera di consiglio e vi partecipano necessariamente il PM e il difensore dell'imputato (art 420
co 1) → Il GUP controlla la corretta costituzione delle parti:
• verifica se l'imputato ha avuto conoscenza legale dell'udienza (se non ricorrono ipotesi di nullità dell'avviso e/o
della sua notificazione)
• verifica se l'imputato abbia avuto effettiva conoscenza dell'atto di vocatio in iudicium o dell'esistenza del
procedimento penale a suo carico → dal 2014 è stata eliminata la disciplina della “contumacia” ed è stata
introdotta la disciplina dell'absentia (artt 420-bis, 420-quater, 420-quinquies): il processo deve essere sospeso
quando, assente l'imputato, non vi sia la ragionevole certezza che egli abbia avuto effettivamente conoscenza
dell'esistenza del procedimento
◦ il giudice dispone con ordinanza che si proceda in assenza dell'imputato, quando sussistono circostanze
idonee a dimostrare la certezza che l'imputato abbia avuto effettiva conoscenza del procedimento:
▪ l'imputato ha dichiarato/eletto domicilio nel corso del procedimento
▪ l'imputato è stato arrestato/fermato/sottoposto a misura cautelare
▪ l'imputato ha nominato un difensore di fiducia
▪ la conoscenza del procedimento da parte dell'imputato risulta comunque con certezza
▪ l'imputato ha espressamente rinunciato ad assistere all'udienza
▪ l'imputato ha ricevuto personalmente la notificazione dell'avviso dell'udienza
▪ l'imputato si è volontariamente sottratto alla conoscenza del procedimento o di atti del medesimo
→ l'ordinanza può essere revocata se l'imputato compare prima della decisione → se l'imputato, nel
comparire, dimostra che l'assenza è stata dovuta ad una incolpevole mancata conoscenza della
celebrazione del processo, il giudice è tenuto a rinviare l'udienza e l'imputato può chiedere l'acquisizione
di atti e documenti e la rinnovazione di prove già assunte
◦ se il giudice non ha certezza che l'imputato abbia effettiva conoscenza del procedimento, rinvia l'udienza e
dispone che l'avviso dell'udienza sia notificato all'imputato personalmente ad opera della pg; se il tentativo
fallisce, il giudice dispone la sospensione del processo fino a che non sopravvenga la certezza della
conoscenza effettiva del procedimento da parte dell'imputato (se danno esito positivo le nuove ricerche, se
l'imputato nomina un difensore, se vi è comunque la prova certa che l'imputato è a conoscenza del
procedimento)
→ l'ordinanza di sospensione non va emanata ove sussistono le condizioni di un immediato
proscioglimento dell'imputato ex art 129
→ l'imputato giudicato in absentia che sia stato condannato o sottoposto a misura di sicurezza con sent
divenuta irrevocabile può chiedere alla Cassazione la rescissione del giudicato (l'imputato ha l'onere di fornire
la prova della sua mancata incolpevole conoscenza del processo)
• verifica se l'imputato non sia assente a causa di un legittimo impedimento a comparire (caso fortuito, forza
maggiore o altro legittimo impedimento) → in caso di legittimo impedimento (o di probabile legittimo
impedimento), il giudice rinvia ad una nuova udienza e dispone che sia rinnovato l'avviso (a meno che
l'imputato abbia espressamente rinunciato ad assistere all'udienza)
→ viene considerato presente l'imputato che, dopo essere comparso, si allontana o che, presente a un'udienza, non
compare alle udienza successive (senza addurre un legittimo impedimento)
→ se il difensore dell'imputato non è presente, il giudice deve provvedere alla nomina di un difensore d'ufficio ex art 97
co 4; se il difensore non è presente a causa di un legittimo impedimento, il giudice rinvia l'udienza, a condizione:
• che l'impedimento sia stato prontamente comunicato
• che l'imputato non sia assistito da un altro difensore
• che il difensore non abbia designato un sostituto
• che l'imputato non consenta di procedere in assenza del difensore

53. SEGUE: C) LO SVOLGIMENTO DELL'UDIENZA E LE ATTIVITÀ DI INTEGRAZIONE DEL MATERIALE PROBATORIO


Dopo aver effettuato gli accertamenti relativi alla costituzione delle parti, il giudice dichiara aperta la discussione (art
421 co 1):
• il PM espone sinteticamente i risultati delle indagini e gli elementi di prova che giustificano la richiesta di
rinvio a giudizio
• prendono la parola i difensori della parte civile, del responsabile civile, della persona civilmente obbligata per
la pena pecuniaria e dell'imputato
• il PM e i difensori possono replicare una sola volta
• le parti formulano e illustrano le proprie conclusioni utilizzando:
◦ gli atti contenuti nel fascicolo trasmesso ex art 416 co 2
◦ prove documentali prodotte dalle parti ex art 419 co 2
◦ documentazione relativa ad attività investigative del difensore ex art 391-octies co 1
◦ indagini espletate dal PM o dal difensore dopo la richiesta di rinvio a giudizio e trasmesse al giudice (c.d.
indagini suppletive) (art 419 co 3)
• le parti possono formulare questioni di varia natura (eccezioni concernenti l'incompetenza per territorio e per
connessione, inosservanza delle disposizioni sulla composizione collegiale o monocratica del tribunale, ecc) e
il giudice è tenuto a decidere
→ a questo punto:
• se il giudice ritiene di poter decidere allo stato degli atti, dichiara chiusa la discussione e procede alla
deliberazione, pronunciando sentenza di non luogo a procedere o decreto che dispone il giudizio (dando
immediata lettura del provvedimento)
→ il provvedimento è immediatamente depositato in cancelleria e le parti possono ottenerne copia (la
redazione dei motivi della sent di non luogo a procedere è immediata; se ciò non è possibile il GUP provvede
entro 30gg)
→ il verbale è redatto in forma riassuntiva, a meno che le parti non richiedano la riproduzione fonografica,
audiovisiva o la redazione del verbale con la stenotipia
• il giudice può ritenere necessario integrare il materiale cognitivo, perché:
◦ l'imputato rende dichiarazioni spontanee o chiede di essere sottoposto all'interrogatorio (nelle forme ex artt
64 e 65, salvo che, su richiesta di parte venga effettuato nelle forme dell'esame incrociato)
◦ il giudice, su richiesta di parte, decide di acquisire prove nelle forme dell'incidente probatorio
◦ il giudice non sia in grado di decidere allo stato degli atti:
▪ perché ritiene le indagini incomplete (art 421-bis) → il giudice indica le ulteriori indagini che ritiene
debbano essere compite, stabilisce il termine per il compimento e fissa la data della nuova udienza (di
tale provvedimento è data comunicazione al procuratore generale presso la corte d'appello)
▪ perché ritiene necessaria l'assunzione di prove quando appaia la loro decisività ai fini della sentenza di
non luogo a procedere (art 422)
• disposta l'assunzione delle prove, il giudice, se non è possibile provvedere immediatamente, fissa
la data della nuova udienza e dispone la citazione dei testimoni, dei periti, dei consulenti tecnici,
ecc → l'audizione e l'interrogatorio di tali persone sono condotti dal giudice
• integrato il materiale probatorio, il PM e i difensori formulano e illustrano nuovamente le
rispettive conclusioni

54. SEGUE: D) LA MODIFICA DELL'IMPUTAZIONE


Nel corso dell'udienza preliminare l'imputazione può subire modificazioni e integrazioni:
• se il fatto risulta diverso da come è descritto nell'imputazione (art 423 co 1) → il PM deve modificare
l'imputazione e la contesta all'imputato presente (se l'imputato non è presente, la modifica è comunicata al
difensore)
→ se il PM omette di effettuare la modifica, il GUP deve trasmettere gli atti al PM affinché eserciti ex novo
l'azione penale per il fatto diverso (v. sent Corte Cost 103/2010)
• se risulta a carico dell'imputato un fatto nuovo (un ulteriore fatto) per il quale si deve procedere d'ufficio (art
423 co 2) → la contestazione è possibile:
◦ se il giudice l'autorizza
◦ se vi è il consenso dell'imputato
• se il reato per il quale è stato richiesto il rinvio a giudizio e il fatto nuovo sono legati da un vincolo ex art 12
lett b o emergono circostanze aggravanti a carico dell'imputato (art 423 co 1) → il PM deve modificare
l'imputazione e la contesta all'imputato presente (se l'imputato non è presente, la modifica è comunicata al
difensore)
→ qualora il fatto sia stato erroneamente qualificato giuridicamente, il GUP può dare al fatto una definizione giuridica
diversa, senza che sia necessario contestare previamente all'imputato la modifica in iure dell'addebito

55. SEGUE: E) LA SENTENZA DI NON LUOGO A PROCEDERE


La sentenza di non luogo a procedere (art 425) → il giudice deve pronunciare sentenza di non luogo a procedere,
indicandone la causa nel dispositivo (art 425 co 1):
• se sussiste una causa che estingue il reato
• se sussiste una causa per la quale l'azione penale non doveva essere iniziata o non deve essere proseguita
• se il fatto non è previsto dalla legge come reato
• se risulta che il fatto non sussiste
• se risulta che l'imputato non ha commesso il fatto
• se risulta che il fatto non costituisce reato
• se risulta che l'imputato è persona non punibile per qualsiasi causa
• [se risulta che il reato è commesso da persona non imputabile a cui non deve essere applicata una misura di
sicurezza]
→ il giudice può tenere conto delle circostanze attenuanti ed effettuare il giudizio di bilanciamento delle circostanze
→ a partire dalla l. 479/1999 il giudice pronuncia sentenza di non luogo a procedere anche quando (art 425 co 3):
• gli elementi acquisiti risultano insufficienti e contraddittori
• gli elementi acquisiti risultano non idonei a sostenere l'accusa in giudizio (sostenibilità dell'accusa nel
giudizio dibattimentale)
Contenuti della sent di non luogo a procedere
→ a pena di nullità:
• intestazione “in nome del popolo italiano” e indicazione dell'autorità che l'ha pronunciata
• generalità dell'imputato e delle altre parti private
• imputazione
• esposizione sommaria dei motivi di fatto e di diritto su cui la decisione è fondata
• dispositivo (con gli articoli di legge applicati)
• data e sottoscrizione del giudice
→ elementi eventuali:
• pronuncia di falsità di atti e documenti
• pronuncia sulle spese del procedimento → se l'imputato è stato prosciolto per insussistenza del fatto o per non
aver commesso il fatto, il querelante è condannato al pagamento delle spese del procedimento anticipate dallo
Stato; se ne è fatta domanda, alla rifusione delle spese sostenute dall'imputato; se vi è colpa grave, al
risarcimento dei danni all'imputato e al responsabile civile
Impugnazione → la sent di non luogo a procedere è impugnabile solo mediante ricorso per Cassazione da:
• procuratore della Repubblica e procuratore generale
• imputato (salvo che con la sent sia stato dichiarato che il fatto non sussiste o che l'imputato non lo ha
commesso)
• persona offesa (solo nei casi di nullità della notificazione dell'avviso di fissazione dell'udienza)
→ la sent non più soggetta a impugnazione è dotata di un'efficacia preclusiva allo stato degli atti:
• può essere revocata (art 434) quando sopravvengono o sono scoperte nuove fonti di prova che, da sole o
unitamente a quelle già acquisite, possono determinare il rinvio a giudizio dell'imputato → la revoca è disposta
dal GIP su richiesta del PM:
◦ se le nuove fonti probatorie sono già state acquisite → il PM chiede al GIP di disporre il rinvio a giudizio
dell'imputato >> il GIP provvede con ordinanza all'esito di un'udienza in camera di consiglio → in caso
positivo fissa l'udienza preliminare, dandone avviso ai presenti e disponendo per gli altri la notificazione
◦ se le nuove fonti probatorie devono ancora essere acquisite → il PM chiede al GIP di disporre la
riapertura delle indagini >> il GIP provvede con ordinanza all'esito di un'udienza in camera di consiglio →
in caso positivo ordina la riapertura delle indagini, fissando il loro compimento in un termine
improrogabile non superiore a 6 mesi
• in assenza di revoca, il PM:
◦ non può esercitare una nuova azione penale nei confronti della medesima persona e per il medesimo fatto
◦ non può svolgere indagini nei confronti della medesima persona e per il medesimo fatto

56. SEGUE: F) IL DECRETO CHE DISPONE IL GIUDIZIO E LA FORMAZIONE DEI FASCICOLI


In assenza dei presupposti per l'emanazione della sent di non luogo a procedere, il GIP emana il decreto che dispone il
giudizio (art 429):
• contiene:
◦ a) generalità dell'imputato e delle altre parti private (+ difensori)
◦ b) indicazione della persona offesa
◦ c) enunciazione, in forma chiara e precisa, del fatto, delle circostanze aggravanti e di quelle che possono
comportare l'applicazione di misure di sicurezza, con l'indicazione dei relativi articoli di legge
◦ d) indicazione sommaria delle fonti di prova e dei fatti cui esse si riferiscono
◦ e) dispositivo, con l'indicazione del giudice competente per il giudizio
◦ f) l'indicazione del luogo, del giorno e dell'ora della comparizione, con l'avvertimento all'imputato che non
comparendo si applicheranno le disposizioni in materia di assenza
◦ g) la data e la sottoscrizione del giudice e dell'ausiliario che l'assiste
• il decreto è nullo se l'imputato non è identificato in modo certo o se manca o è insufficiente l'indicazione di
uno dei requisiti previsti dalle lett c) e f).
• tra la data del decreto e la data fissata per il giudizio deve intercorrere un termine non inferiore a 20gg (qualora
si proceda per il reato ex art 589 co 2 cp il termine non può essere superiore a 60gg)
• il decreto è notificato all'imputato assente, all'imputato e alla persona offesa comunque non presenti alla lettura
del provvedimento almeno 20gg prima della data fissata per il giudizio
→ all'emissione del decreto che dispone il giudizio segue la formazione del fascicolo per il dibattimento (art 431):
• il giudice provvede immediatamente alla formazione del fascicolo per il dibattimento (o in un'apposita udienza
successiva non oltre 15gg, se una parte ne fa richiesta)
• formazione del fascicolo per il dibattimento = distribuzione degli atti del procedimenti in 2 diversi fascicoli:
◦ fascicolo per il dibattimento (art 431)→ andrà trasmesso alla cancelleria del giudice del dibattimento,
insieme al decreto che dispone il giudizio e l'eventuale provvedimento applicativo di misure cautelari
◦ fascicolo del PM (art 433)→ sarà conservato nella segreteria del PM, con facoltà per i difensori di
prenderne visione ed estrarne copia
→ sistema del “doppio fascicolo” → si vuole impedire che il giudice del dibattimento sia influenzato dal
contenuto degli atti di indagine preliminare (che non hanno valore di prova)
• nel fascicolo per il dibattimento confluiscono i soli materiali destinati a diventare prova nel corso del giudizio
(attraverso la lettura o l'indicazione specifica da parte del giudice):
◦ a) atti relativi alla procedibilità dell'azione penale e all'esercizio dell'azione civile
◦ b) verbali degli atti non ripetibili compiuti dalla pg
◦ c) verbali degli atti non ripetibili compiuti dal PM e dal difensore
◦ d) documenti acquisiti all'estero mediante rogatoria internazionale e verbali degli atti non ripetibili assunti
con le stesse modalità
◦ e) verbali degli atti assunti nell'incidente probatorio
◦ f) verbali degli atti assunti all'estero a seguito di rogatoria internazionale ai quali i difensori sono stati posti
in grado di assistere e di esercitare le facoltà loro consentite dalla legge italiana
◦ g) certificato generale del casellario giudiziario e gli altri documenti ex art 236
◦ h) corpo del reato e le cose pertinenti al reato, qualora non debbano essere custoditi altrove
→ le parti possono concordare l'acquisizione al fascicolo per il dibattimento di atti contenuti nel fascicolo del
PM e nella documentazione relativa all'attività di investigazione difensiva (art 431 co 2)

57. L'ATTIVITÀ INTEGRATIVA DI INDAGINE


Dopo il decreto che dispone il giudizio, PM e difensore possono svolgere indagini integrative (art 430)
• limiti (a pena di inutilizzabilità):
◦ non sono consentite quando dovrebbero tradursi in atti per i quali è prevista la partecipazione dell'imputato
o del difensore (c.d. atti garantiti)
◦ PM, pg e difensore non possono assumere informazioni dalle persone che siano state indicate dalle altre
parti processuali nelle liste presentate ex art 468, dalle persone la cui audizione sia stata disposta d'ufficio
dal giudice ex art 507 e dalle persone indicate nella richiesta di incidente probatorio o ai sensi dell'art 422
co 2
• la documentazione relativa all'attività integrativa è immediatamente depositata nella segreteria del PM (le parti
possono prenderne visione) e, successivamente, può essere trasferita nel fascicolo del PM (quando le parti se
ne sono servite per la formulazione di richieste al giudice del dibattimento e questo le ha accolte)

Capitolo 6 – Procedimenti speciali


1. CONSIDERAZIONI INTRODUTTIVE SULLA NOZIONE DI “SPECIALITÀ” DEL PROCEDIMENTO PENALE
Mentre il procedimento ordinario di I grado è composto da 3 segmenti principali (indagini preliminari, udienza
preliminare e giudizio), il procedimento speciale si caratterizza per l'assenza di almeno uno di quei segmenti (esigenza
economica) → dal momento che tale semplificazione incide su diritti costituzionali, la compressione di tali garanzie
deve essere espressamente autorizzata dalla legge e apparire ragionevole
6 tipi di procedimento speciale previsti nel Libro VI:
• giudizio abbreviato
• applicazione di pena su richiesta delle parti (patteggiamento)
• giudizio direttissimo
• giudizio immediato
• procedimento per decreto
• sospensione del procedimento con messa alla prova
Altri procedimenti “speciali”:
• procedimento di oblazione (artt 162, 162-bis cp e 141 disp att) → consente una chiusura anticipata del
processo evitando la fase dibattimentale
• giudizio immediato richiesto dall'imputato (art 419 co 5) → consente di anticipare il dibattimento saltando
l'udienza preliminare
• procedimenti che nascono da una contestazione suppletiva nell'udienza preliminare (art 423) o nel dibattimento
(art 517-518) → privi, rispettivamente, dell'indagine preliminare e dell'intera fase preliminare al giudizio
• procedimento davanti al giudice monocratico → privo dell'udienza preliminare
• procedimento penale davanti al giudice di pace

2. RAGIONI DELLA “SPECIALITÀ”


3 gruppi di procedimenti speciali:
• procedimenti fondati su un requisito soggettivo, quale la scelta volontaria di una o entrambe le parti:
◦ giudizio abbreviato
◦ applicazione di pena su richiesta di parte (patteggiamento)
◦ procedimento di oblazione
◦ sospensione del procedimento con messa alla prova
◦ giudizio immediato richiesto dall'imputato
→ le parti hanno la facoltà di disporre di taluni stati o situazioni processuali in modo tale da influire sulla
determinazione della pena
→ problemi di compatibilità con i pp. di legalità della pena, obbligatorietà dell'azione penale e presunzione di
innocenza
• procedimenti fondati su requisiti oggettivi, autoritativamente affermati dal magistrato penale
◦ giudizio direttissimo
◦ giudizio immediato
◦ contestazione suppletiva del reato concorrente o del reato continuato
• gruppo misto → procedimenti in cui la semplificazione è il risultato di una iniziale scelta imperativa del
magistrato penale, combinata col consenso dell'imputato o con l'accordo delle due parti
◦ procedimento per decreto
◦ giudizio direttissimo esperibile col consenso delle parti
◦ contestazione suppletiva del fatto nuovo

3. RAPPORTI TRA I PROCEDIMENTI SPECIALI


I procedimenti speciali non sono necessariamente incompatibili tra loro:
• non è possibile la trasformazione di un procedimento appartenente ad un gruppo in un procedimento
appartenente al medesimo gruppo
• l'instaurazione di una procedura consensuale è incompatibile con qualsiasi semplificazione imperativa del
procedimento
• è sempre consentito il passaggio da un rito scelto ex auctoritate ad uno dei riti consensuali → 2 ragioni:
◦ il rito premiale realizza quasi sempre un risparmio di risorse ed è perciò “favorito” dal sistema
◦ l'accesso ai riti premiali (coi suoi sconti di pena) non può essere ostacolato dall'instaurazione
“autoritativa” di un procedimento speciale

4. GIUSTIZIA “CONSENSUALE” E CORRISPONDENTI FORME DI “SPECIALITÀ”


Il cpp assegna ampio spazio alle c.d. giustizia consensuale
• svantaggio per l'imputato → rinuncia dei possibili vantaggi abbinati a determinate situazioni processuali
tipiche del processo ordinario (ad es. quando rinuncia al dibattimento, l'imputato si priva della facoltà di
contrastare l'accusa con tutti quegli strumenti che la fase del giudizio offrirebbe)
• vantaggi per l'imputato:
◦ sensibili sconti di pena e altri considerevoli vantaggi
◦ possibilità di tutelare meglio la propria posizione in vista di un possibile proscioglimento (per il giudizio
immediato richiesto dall'imputato o il giudizio direttissimo consensuale)

5. PROCEDIMENTO DI OBLAZIONE
Oblazione = chiusura anticipata del processo, causata da una richiesta dell'imputato di regolare in denaro la propria
“pendenza” penale → è esperibile solo per le contravvenzioni punibili con l'ammenda
• oblazione obbligatoria (art 162 cp) (se la pena pecuniaria è la sanzione esclusiva per il reato)
◦ il giudice è tenuto ad accogliere la richiesta se l'imputato l'ha presentata ritualmente entro il termine
prescritto (eccezione: i casi di reato permanente sono insuscettibili di oblazione)
◦ la somma da pagare al fine di estinguere la contravvenzione è fissata in 1/3 del massimo dell'ammenda
prevista in via edittale
• oblazione facoltativa (art 162-bis cp) (se la pena pecuniaria è prevista in alternativa all'arresto)
◦ il giudice ha un certo margine di discrezionalità → egli deve rigettare la richiesta:
▪ quando ritiene di dover applicare la pena detentiva (considerando grave il fatto commesso e incongrua
l'offerta dell'imputato)
▪ nei casi di recidiva, abitualità e professionalità nel reato
◦ è previsto il pagamento della metà della massima ammenda prevista
→ durante le indagini preliminari, l'oblazione può essere chiesta/presentata al PM, il quale la inoltra al giudice col
fascicolo dell'indagine (art 141 disp att)
→ durante il processo, la richiesta è presentata al giudice prima del dibattimento o prima che sia emesso decreto penale
di condanna
>> il PM, all'atto di chiedere il decreto penale, deve informare l'imputato della possibilità di essere ammesso
all'oblazione e dei vantaggiosi effetti conseguibili tramite la stessa (altrimenti l'avviso deve essere fatto dal giudice)
Decisione del giudice:
• in caso di accoglimento → il giudice dichiara di non doversi procedere per estinzione del reato
• in caso di rigetto → il rito è destinato a proseguire nella forma ordinaria o secondo le regole del procedimento
per decreto, ma l'imputato può rinnovare la richiesta d'oblazione anche nel corso del dibattimento di I grado,
fino all'inizio della discussione finale

6. APPLICAZIONE DELLA PENA SU RICHIESTA DELLE PARTI


Applicazione della pena su richiesta delle parti (patteggiamento)
• è esperibile per una serie di reati identificati ex art 444 co 1 attraverso il riferimento alla sanzione in concreto
applicabile → delitti e contravvenzioni punibili con:
◦ una pena pecuniaria
◦ una delle sanzioni sostitutive ex l. 689/1981
◦ pena detentiva non superiore a 5 anni (anche congiunta ad una pena pecuniaria) → va determinata
computando le eventuali circostanze previste dalla legge penale e tenendo conto della diminuzione di
pena fino ad 1/3 per la scelta del rito speciale
• è escluso (art 444 co 1-bis):
◦ per i delitti di criminalità organizzata, terrorismo, per determinati delitti contro la personalità individuale
o contro la libertà sessuale
◦ con riguardi a imputati dichiarati delinquenti abituali, professionali o per tendenza o che risultino
plurirecidivi qualora la pena superi i 2 anni di detenzione soli o congiunti a pena pecuniaria
• nei procedimenti a carico di persone giuridiche il patteggiamento è ammesso per tutti gli illeciti sanzionati con
pena pecuniaria (per quelli sanzionati con altra pena il rito speciale è esperibile a condizione che non debba
essere applicata una sanzione interdittiva)
• è fondato sull'accordo fra le parti principali del processo (imputato e PM) avente per contenuto il quantum
di pena da applicare ed è subordinato al controllo del giudice
• effetti per l'imputato:
◦ rinunce a diversi diritti (rinuncia ad esercitare il diritto alla prova; rinuncia a controvertere sul fatto e
sulla relativa qualifica giuridica; rinuncia a controvertere sulla specie e sulla misura della pena da
applicare)
◦ vantaggi diversi a secondo che si tratti di patteggiamento minus (pena concordata fino a 2 anni) o maius
(pena concordata da 2 a 5 anni)
▪ vantaggi comuni
• sconto di pena: la sanzione va diminuita “fino a 1/3”
• assenza di effetti pregiudizievoli della sent che applica la pena concordata → la sent non è
idonea a irradiare effetti vincolanti nei giudizi civili e amministrativi nei quali sia parte
l'imputato che ha chiesto di patteggiare
• assenza di pubblicità
▪ vantaggi solo per il patteggiamento minus:
• affrancamento dell'imputato dall'obbligo di pagare le spese processuali
• esenzione da pene accessorie e misure di sicurezza (eccettuata la confisca)
• non menzione della sentenza nel certificato generale del casellario giudiziale richiesto dal privato
• sospensione condizionale della pena e successiva estinzione del reato se nei 5 anni (in caso di
delitto) o 2 anni (in caso di contravvenzione) successivi, l'imputato non commette un reato della
stessa indole
• effetti per l'accusa → il patteggiamento comporta la rinuncia a controvertere sulle questioni di fatto e di diritto
connesse col tema dell'imputazione, realizzando un risparmio di risorse
→ il PM può esprimere il proprio consenso solo dopo aver valutato la sussistenza di quegli stessi criteri che la
legge impone al giudice per stabilire se la richiesta di patteggiamento vada ammessa o meno
→ il dissenso opposto alla richiesta dell'imputato dal PM deve sempre essere motivato >> ciò non preclude
una tardiva applicazione della pena richiesta dall'imputato, ogniqualvolta il giudice del dibattimento o
dell'appello ritengano ingiustificato il dissenso stesso (in tal modo si vuole assicurare l'indipendenza del
giudice di fronte al rifiuto del PM ex art 101 co 2 Cost)

7. SEGUE: INTRODUZIONE E SVOLGIMENTO PROCESSUALE


Atto introduttivo → richiesta presentata al giudice da una delle parti:
• va presentata oralmente (se presentata in udienza) o in forma scritta (negli altri casi)
• è necessaria la volontarietà dell'atto → l'imputato deve agire personalmente o tramite procuratore speciale
• può essere avanzata durante l'indagine preliminare e/o nell'udienza preliminare, fino a che le parti non abbiano
concluso la discussione → è prevista una sorta di rimessione in termini a fronte di un imputato erroneamente
processato in assenza o di una contestazione del fatto diverso, del reato concorrente o di una circostanza
aggravante
• deve indicare almeno il fatto da giudicare, la relativa qualificazione giuridica e la pena ritenuta congrua
• è revocabile o modificabile dal proponente fino a quando non interviene il consenso della controparte
Svolgimento processuale:
• l'intesa raggiunta obbliga il giudice a decidere sull'ammissibilità del rito speciale → il giudice deve verificare:
◦ l'esistenza dell'accordo fra le parti e l'effettiva volontà delle stesse di chiudere anticipatamente il processo
◦ l'insussistenza delle esclusioni oggettive e soggettive ex art 444 co 1 e 1-bis
◦ la corretta qualificazione giuridica data al fatto dalle parti e la congruità della pena proposta
◦ l'insussistenza di cause di non punibilità → in caso contrario il giudice pronuncia sent di proscioglimento
→ il patteggiamento si fonda su un accertamento “negativo”
• se il giudice accoglie la richiesta → deve applicare la pena esattamente nella specie e nella misura quantificata
nell'accordo
• se il giudice rigetta la richiesta → il processo riprende il normale iter >> tuttavia: la dichiarazione di
inammissibilità:
◦ non preclude nuove richieste di fronte allo stesso giudice finché è aperto il termine per la loro
presentazione
◦ può essere esposta al successivo sindacato di altro giudice, se l'imputato ne fa richiesta

8. SEGUE: LA SENTENZA
Sentenza → contiene un semplice accertamento negativo della non punibilità (la pena viene applicata anche in caso di
insufficienza o contraddittorietà della prova)
>> natura della sentenza di proscioglimento: la legge la equipara “a una pronuncia di condanna” (art 445 co 1 seconda
parte)
• ciò impone di ravvisare nella sent di patteggiamento una condanna penale, tutte le volte in cui la legge collega
certi effetti all'esistenza di una sent di condanna
• talvolta è la stessa legge ad escludere che la sent di patteggiamento vada considerata come decisione di
condanna:
◦ la sent di patteggiamento minus non può applicare pene accessorie
◦ la sent di patteggiamento non è idonea a sortire effetti vincolanti in sede civile risarcitoria, in sede
amministrativa o in sede civile extra‐risarcitoria → eccezione: la sent di patteggiamento ha effetti
vincolanti nel procedimento disciplinare
• la sent di patteggiamento (così come ogni sent di condanna) è idonea a determinare la revoca della sospensione
condizionale della pena (art 629)
→ la sent di patteggiamento ha gli effetti ordinari della condanna, salvo che la legge vi deroghi espressamente
>> impugnazioni:
• la sent di patteggiamento è inappellabile → eccezione: il PM può appellare la sent con la quale il giudice del
dibattimento ha applicato la pena richiesta dall'imputato, ritenendo ingiustificato il suo dissenso
• la sent di patteggiamento è ricorribile per cassazione nei casi di errores in procedendo ed errores in iudicando

9. SEGUE: AZIONE CIVILE E PATTEGGIAMENTO


Il danneggiato dal reato non può intervenire nel patteggiamento, né per esercitarvi l'azione risarcitoria, né per opporsi
alla definizione anticipata del giudizio → se il danneggiato si è costituito parte civile, l'accordo tra le parti lo costringere
ad abbandonare la sede penale, per far valere la propria pretesa innanzi al giudice civile (può al massimo esigere
dall'imputato il pagamento delle spese processuali fino a quel momento sostenute) → il processo civile instaurato dal
danneggiato uscito forzosamente dal processo penale:
• non viene sospeso ex art 75 co 3
• non è pregiudicato dell'esito della procedura di patteggiamento

10. GIUDIZIO ABBREVIATO. GENERALITÀ


Giudizio abbreviato (artt 438 ss)→ previsto per snellire il corso del processo, permettendo una chiusura anticipata
prima del dibattimento
• versione originaria → attenuazione della pena (1/3 della sanzione) all'imputato che accettava di essere
giudicato già all'udienza preliminare sulla base degli atti contenuti nel fascicolo dell'indagine → l'ammissione
al rito richiedeva:
◦ il necessario consenso del PM (non motivato)
◦ un vaglio preliminare del giudice (che poteva accogliere la richiesta dell'imputato solo se il giudizio gli
fosse parso definibile “allo stato degli atti”)
>> la Corte Costituzionale, chiamata a correggere talune asserite illegittimità, ne sconvolse l'impianto
• versione attuale (in seguito alla l. 479/1999):
◦ diventa superfluo il consenso del PM
◦ viene meno la definibilità allo «stato degli atti» quale criterio di ammissibilità del rito in questione
◦ viene a sparire qualsiasi limite oggettivo di applicabilità del rito speciale (il giudizio abbreviato è
ammesso anche per l'ergastolo)
◦ è prevista la possibilità di assumere prove pure nel corso del giudizio abbreviato
11. SEGUE: AMBITO DI APPLICAZIONE E PRESUPPOSTI
Ambito di applicazione → in generale non sono previsti limiti oggettivi di applicabilità >> anche i reati punibili con
l'ergastolo possono essere giudicati in forma abbreviata
• in caso di ergastolo semplice, in sostituzione della pena perpetua, il giudice che ammette il rito abbreviato deve
applicare una pena detentiva di 30 anni
• in caso di ergastolo con isolamento diurno, il giudice che ammette il rito abbreviato deve applicare l'ergastolo
semplice
→ il giudizio abbreviato non è ammesso:
• nel processo a carico delle persone giuridiche, quando il giudice ritiene di dover irrogare la sanzione
interdittiva perpetua
• nella giurisdizione conciliativa del giudice di pace
Presupposti → 2 moduli procedurali
• richiesta semplice → l'imputato si limita a chiedere che il processo sia definito all'udienza preliminare “allo
stato degli atti” (la difesa può comunque presentare documentazione d'indagine privata)
• richiesta complessa (o condizionata) → nel chiedere il giudizio anticipato, l'imputato pone come condizione
che siano assunti taluni mezzi di prova, al fine di colmare un supposto deficit conoscitivo intorno alla
questione di merito >> è previsto un controllo di ammissibilità da parte del giudice
→ la richiesta è un atto personalissimo dell'imputato

12. SEGUE: TERMINI PER LA RICHIESTA E DECISIONI SULLA SUA AMMISSIBILITÀ


Termini per la richiesta:
• il giudizio abbreviato deve essere richiesto durante l'udienza preliminare fino a che non siano presentate le
conclusioni
• termini particolari sono previsti nei procedimenti privi di udienza preliminare
→ è possibile la rimessione in termini per l'imputato dichiarato assente e in caso di nuove contestazioni nel dibattimento
ex artt 516 e 517
Controllo di ammissibilità:
• in caso di richiesta semplice → il giudice si limita ad un controllo meramente formale dell'atto (verifica il
rispetto dei termini, che il ricorso al giudizio abbreviato sia riconducibile a una scelta volontaria e che la
volontà di essere giudicato allo stato degli atti risulti espressa in forma inequivoca)
◦ quando il controllo dà esito positivo → il giudice ammette con ordinanza il rito speciale
◦ quando il controllo dà esito negativo → la richiesta va rigettata e non può più essere riproposta
• in caso di richiesta complessa → oltre al controllo formale, il giudice deve verificare:
◦ se le prove indicate dall'imputato siano davvero necessarie per decidere il merito della causa (prove
pertinenti e non superflue)
◦ se l'assunzione delle prove sia compatibile con le finalità di economia processuale proprie del
procedimento → è sindacabile dal giudice del dibattimento il rigetto che il GIP/GUP dovesse opporre alla
richiesta complessa
→ risultati del controllo:
◦ in caso di rigetto della domanda:
▪ l'imputato può proporre una nuova richiesta fino a che sia in corso l'udienza preliminare oppure può
proporre una richiesta semplice (è anche possibile presentare simultaneamente più richieste, fra loro
alternative)
▪ il procedimento prosegue lungo l'iter ordinario
◦ in caso di accettazione della domanda → il giudice dispone l'udienza di giudizio abbreviato con ordinanza

13. SEGUE: SVOLGIMENTO PROCESSUALE


• il rito si svolge in camera di consiglio senza la partecipazione del pubblico, salvo che tutti gli imputati ne
facciano richiesta (nel solo procedimento di I grado)
• all'udienza partecipano l'imputato, il difensore ed il PM → può partecipare anche la parte civile:
◦ tuttavia, se già costituita in precedenza, può uscire dal processo e proseguire in sede civile (e la sent
conclusiva del giudizio abbreviato non avrà effetto nel separato giudizio civile)
◦ il danneggiato può costituirsi parte civile anche dopo che sia stata accolta la richiesta di rito abbreviato
• dal punto di vista procedurale, si applicano le norme riguardanti l'udienza preliminare (con qualche
adattamento)
• il giudizio abbreviato ha svolgimenti in parte diversi, a seconda che sia scaturito da una richiesta semplice o
complessa:
◦ in caso di richiesta semplice:
▪ il giudice verifica se gli atti presenti nel fascicolo a sua disposizione sono sufficienti a risolvere la
questione di fatto → il caso negativo può assumere anche d'ufficio gli elementi necessari ai fini della
decisione (può agire anche su sollecitazione dell'imputato)
• il giudice deve esperire ogni tentativo possibile per colmare le proprie lacune conoscitive, in
modo non dissimile da quel che dovrebbe fare il giudice dibattimentale
• l'assunzione della prova segue le regole previste per l'udienza preliminare (testimoni, coimputati,
periti o consulenti tecnici sono interrogati direttamente dal giudice)
▪ il privato non ha alcun diritto alla prova; il PM perde il potere di svolgere ulteriori indagini ex art 430
◦ in caso di richiesta complessa:
▪ una volta ammesso il giudizio abbreviato, il giudice è vincolato ad ammettere le prove richieste
dall'imputato (deve escludere le prove vietate e può assumere d'ufficio le prove indispensabili per
emettere la sentenza)
▪ il PM ha la facoltà di proseguire la propria indagine suppletiva e il diritto di chiedere ed ottenere
l'ammissione di prove contrarie a quelle indicate dall'imputato
▪ è possibile un mutamento dell'imputazione → si applica l'art 423
• con riguardo alla contestazione di fatti diversi, circostanze aggravanti o reati concorrenti → il
giudice concede alla difesa un termine non superiore a 10gg >> alla scadenza del termine:
◦ l'imputato può decidere di proseguire con il rito abbreviato → ha diritto a chiedere
l'assunzione di altri mezzi di prova (valutate dal giudice ex art 190)
◦ l'imputato può chiedere la trasformazione del rito abbreviato in ordinario (atto
personalissimo) → tale richiesta provoca una revoca dell'ordinanza ammissiva del rito
speciale e una regressione del processo alla fase e allo stato in cui fu presentata la richiesta
del giudizio abbreviato >> il giudice deve fissare l'udienza preliminare oppure disporne la
prosecuzione (altre regole valgono nei procedimenti sforniti di udienza preliminare)
• con riguardo alla contestazione di un fatto nuovo
◦ è necessario il consenso dell'imputato, che va formulato come richiesta (semplice o
complessa) di giudizio abbreviato
◦ è necessaria l'autorizzazione del giudice, che avrà per oggetto la valutazione dell'opportunità
di cumulare la trattazione del fatto nuovo con quello già contestato e l'ammissibilità della
richiesta di giudizio abbreviato
• l'udienza o le udienze di giudizio abbreviato si chiudono con le conclusioni delle parti

14. SEGUE: LA SENTENZA


Sentenza:
• si applica il p. di immediatezza = il giudice che decide la causa deve essere lo stesso che ha disposto su
richiesta di giudizio abbreviato subordinato ad un'integrazione probatoria
• struttura e contenuto della sent → v. sent dibattimentale (artt 529 ss) >> il giudice deve emettere sent di
proscioglimento, se al termine della discussione non è certo della colpevolezza dell'imputato (e nei casi di
dubbio sull'esistenza di una condizione di procedibilità o di una causa di estinzione del reato)
• sentenza di condanna:
◦ presuppone che la responsabilità penale dell'imputato sia dimostrata al di là di ogni ragionevole dubbio >>
fonti di convincimento giudiziale: atti d'indagine preliminare; eventuali esiti dell'indagine suppletiva;
verbali dell'attività d'integrazione probatoria promossa dal giudice o richiesta dall'imputato; atti di
indagine difensiva presentati contestualmente alla richiesta di giudizio abbreviato o contenuti nel fascicolo
del difensore
◦ il giudice deve diminuire di 1/3 la pena considerata, salvo il caso dell'ergastolo semplice (da convertire a
30 anni di reclusione) e nell'ergastolo con isolamento diurno (da convertire in ergastolo semplice)
• la sent può contenere dei capi civili riguardanti il risarcimento del danno da reato (se la parte civile ha accettato
il rito abbreviato)
• la sentenza penale definitiva produce effetti vincolanti nel separato giudizio civile di risarcimento del danno
(solo se la parte civile ha accettato il giudizio abbreviato)
Impugnazioni:
• le sent di proscioglimento sono appellabili dal PM ma non dall'imputato (salvo la sent di proscioglimento per
vizio totale di mente)
• le sentenze di condanna alla pena dell'ammenda sono sottratte al giudizio di II grado
• le sent di condanna sono appellabili dall'imputato; il PM non può proporre appello, salvo che le sent riguardino
un titolo di reato diverso da quello a suo tempo specificato dal PM
• si ritiene (in base ad un'interpretazione costituzionalmente orientata) che la parte civile possa appellare le
sentenze sia di condanna che di proscioglimento
Giudizio di II grado:
• si svolge in camera di consiglio (non è ammesso il pubblico)
• possono essere assunte nuove prove
◦ nel caso di richiesta complessa:
▪ l'imputato mantiene anche in appello il diritto alla riassunzione del mezzo di prova già acquisito in I
grado, purché ciò sia necessario ai fini della decisione
▪ l'imputato può pretendere l'ammissione in appello di una prova che, pur indicata nella richiesta di
giudizio abbreviato, non è stata assunta dal giudice di I grado
▪ il PM, nei casi in cui risulta appellante, ha il diritto di chiedere l'assunzione/riassunzione delle prove
contrarie a quelle che l'imputato aveva dedotto nella richiesta di giudizio abbreviato
◦ nel caso di richiesta semplice → l'integrazione probatoria è affidata esclusivamente al giudice, il quale può
assumere tutti i mezzi di prova che ritiene assolutamente necessari ai fini della decisione

15. SOSPENSIONE DEL PROCEDIMENTO CON MESSA ALLA PROVA


Sospensione del procedimento con messa alla prova (titolo V-bis, inserito con l. 67/2014) → l'imputato chiede nel
corso del procedimento penale l'affidamento in prova ai servizi sociali come modalità per conseguire l'estinzione del
reato >> rito consensuale
• piano oggettivo → può essere instaurato a fronte di reati punibili (in astratto) con la sola sanzione pecuniaria o
con la pena detentiva non superiore nel massimo a 4 anni + reati ex art 550 co 2 (art 168-bis co 1 cp)
• piano soggettivo → l'accesso al rito è precluso per gli imputati che sono stati dichiarati delinquenti abituali,
professionali o per tendenza; può essere chiesto 1 sola volta (art 168-bis co 4-5 cp)
Scopi:
• alleviare il problema del sovraffollamento carcerario (ma effetto quasi nullo)
• esigenze di economia processuale
→ è ricavato dalla sospensione del processo con messa alla prova previsto nel processo minorile
Effetti:
• l'imputato blocca il processo (e i relativi costi) e guadagna l'estinzione del reato
• il processo si chiude, senza passare per il dibattimento
→ rischi di incostituzionalità con l'art 27 co 2 (presunzione di innocenza), dovuti al fatto che l'imputato si sottopone
volontariamente all'esecuzione della pena, prima di essere dichiarato colpevole di un reato:
• mentre la sospensione del processo con messa alla prova previsto nel processo minorile si giustifica per
tutelare la personalità del giovane in formazione (art 31 Cost), tale esigenza non è rinvenibile nella probation
processuale per gli adulti
• tale istituto si distingue anche dal patteggiamento, nel quale è il giudice che impone a pena (non l'imputato che
se l'attribuisce)

16. SEGUE: FASE INTRODUTTIVA


Fase introduttiva (ricalca in parte la disciplina del patteggiamento)
• è necessaria la manifestazione della volontà dell'imputato condivisa con l'autorità pubblica (atto
personalissimo) → 2 modalità:
◦ richiesta presentata durante le indagini preliminari → è necessario il consenso del PM
◦ richiesta presentata dopo che l'azione penale è stata esercitata
▪ non serve il consenso del PM, ma un'intesa con l'ufficio locale per l'esecuzione penale esterna
(UEPE), che deve elaborare un programma di trattamento (modalità di reinserimento sociale
dell'imputato; decalogo da seguire nel periodo di prova; prescrizioni attinenti al lavoro di pubblica
utilità, all'attività di volontariato e le condotte riparatorie)
▪ va richiesta prima che il difensore formuli le proprie conclusioni nell'udienza preliminare
• sulla richiesta di sospensione il giudice decide in camera di consiglio, sentite le parti → la richiesta va
rigettata:
◦ se la volontà dell'imputato risulta coartata
◦ se la presentazione avviene fuori termine o da persona non legittimata o non ammessa alla probation
processuale
◦ se c'è dissenso del PM (quando il consenso è previsto) → l'imputato può rinnovare la richiesta in
dibattimento
◦ se il giudice ritiene che il programma di trattamento sia inidoneo al reinserimento sociale in base ai
parametri ex art 133 cp (il giudice ritiene che l'imputato possa commettere ulteriori reati)
◦ se il fatto ipotizzato nell'imputazione esce fuori dall'ambito di applicabilità dell'art 168-bis cp
◦ se negli atti ci sono prove sufficienti per prosciogliere l'imputato → il giudice in questo caso deve chiudere
il processo con una delle formule ex art 129
→ si ha un accertamento negativo (in caso di incerta colpevolezza, il giudice deve accogliere la richiesta)
• in caso di rigetto della richiesta:
◦ l'imputato può reiterare la richiesta davanti al giudice del dibattimento, prima della dichiarazione di
apertura
◦ è possibile il ricorso per cassazione
• la sospensione del procedimento con messa alla prova è preclusa per chi abbia già optato per altro rito
alternativo al dibattimento
17. DURATA E VICENDE DELLA SOSPENSIONE DEL PROCESSO CON MESSA ALLA PROVA
Periodo di probation processuale:
• minimo → 10gg (quando il programma di trattamento prevede il lavoro di pubblica utilità)
• massimo → 2 anni (quando si procede per reati punibili con la detenzione) o 1 anno (quando la pena è solo
pecuniaria)
→ durante il periodo di probation l'imputato deve adempiere le prescrizioni e gli obblighi fissati dal giudice, sulla cui
osservanza vigila l'ufficio locale per l'esecuzione penale esterna
Effetti della sospensione:
• la sospensione blocca il corso del processo ordinario e provoca la sospensione della prescrizione del reato
• sono precluse attività di tipo istruttorio, salvo l'assunzione di prove dalle quali potrebbe scaturire un
proscioglimento dell'imputato o prove che potrebbero andare disperse
• la parte civile è costretta ad uscire dal processo

18. SEGUE: DECISIONI CONCLUSIVE


Trascorso il periodo di sospensione, il giudice deve valutare se l'affidamento in prova ha avuto esito positivo o negativo:
• in caso di esito positivo → il processo si chiude con una sent che dichiara estinto il reato (dopo un'udienza in
camera di consiglio) >> sent appellabile e ricorribile per cassazione
• in caso di esito negativo → il giudice ordina che il processo riprenda il suo corso ordinario (dopo un'udienza in
camera di consiglio)
◦ l'istanza di messa alla prova non può più essere reiterata (l'imputato può optare per uno dei restanti riti
alternativi)
◦ il giudizio può chiudersi con una definitiva sent di condanna → la pena va calcolata tenendo conto del
periodo di affidamento in prova già trascorso (3gg di probation = 1g di detenzione o 250€ di pena
pecuniaria)
→ il giudice può espressamente revocare la sospensione in presenza di condotte riprovevoli del sottoposto

19. GIUDIZIO IMMEDIATO RICHIESTO DALL'IMPUTATO


Giudizio immediato richiesto dall'imputato (art 419 co 5) → la semplificazione procedurale consiste nell'assenza
dell'udienza preliminare; non vi è ricollegata alcuna diminuzione di pena né altri vantaggi
Scopo: se l'imputato dispone di prove decisive della sua innocenza, con il giudizio immediato può accelerare i tempi del
suo proscioglimento dibattimentale (preferibile al proscioglimento provvisorio col quale potrebbe concludersi l'udienza
preliminare)
Presupposti:
• dichiarazione (atto personalissimo) con la quale l'imputato rinuncia all'udienza preliminare
• il rispetto del termine per la presentazione della dichiarazione → 3gg prima della data dell'udienza preliminare
→ presentata la dichiarazione, il giudice non deve effettuare alcun vaglio di ammissibilità (salvo quello riguardante la
legittimazione del richiedente e l'osservanza del termine previsto)
→ scegliendo il giudizio immediato, l'imputato non può più chiedere il giudizio abbreviato, il patteggiamento e la
sospensione del procedimento con messa alla prova

20. PROCEDIMENTI SPECIALI ESPRESSIONE DI GIUSTIZIA “AUTORITATIVA”


Procedimenti speciali che si fondano su un atto imperativo del magistrato penale → si caratterizzano per l'amputazione
autoritativa di uno o più segmenti della fase preliminare del procedimento di I grado
Ratio: evidente fondatezza dell'accusa; esigenza di pervenire ad una decisione con esemplare celerità in ordine a reati
percepiti come allarmanti; scarsa gravità dei reati da perseguire e opportunità di accorciare i tempi di definizione del
rito penale
→ i tutti i casi la legge processuale introduce deroghe al p. di eguaglianza di tutti gli imputati davanti alla legge
processuale

21. GIUDIZIO IMMEDIATO RICHIESTO DAL PUBBLICO MINISTERO


Giudizio immediato richiesto dal PM → assenza di udienza preliminare in caso di evidenza della prova circa la
possibile colpevolezza dell'imputato (art 453 co 1)
• in caso di evidenza della prova il PM è obbligato ad attivarsi, salvo che ciò pregiudichi gravemente le indagini
• la prova deve risultare evidente anche al giudice, al quale il PM deve rivolgersi per ottenere la citazione a
giudizio immediato → la legge pone condizioni ostative all'accoglimento della richiesta del PM:
◦ il giudizio immediato può essere disposto solo dopo che l'indagato sia stato messo in condizioni di
interloquire col PM sui fatti dai quali emerge l'evidenza della prova (è sufficiente un semplice invito a
comparire)
◦ nel caso in cui si proceda cumulativamente per più reati, il giudizio immediato segue il suo iter
scindendosi dalle vicende connesse, salvo che si ritenga indispensabile mantenere il cumulo processuale
◦ la richiesta del PM deve avvenire entro 90gg dalla registrazione della notizia di reato
• con la richiesta di giudizio immediato il PM formula l'imputazione ed esercita l'azione penale → il GIP deve
pronunciarsi sull'ammissibilità del rito entro 5gg
◦ se la prova non appare evidente o se manca una delle condizioni di ammissibilità del rito, il giudice rigetta
la richiesta con decreto non motivato → gli atti ritornano al PM, il quale eserciterà diversamente l'azione
penale
◦ se il giudice ritiene di accogliere la richiesta, emette un decreto non motivato
→ entrambi i provvedimenti sono insindacabili
• col decreto che accoglie la richiesta, si apre il giudizio immediato → l'imputato può chiedere il giudizio
abbreviato, il patteggiamento o la sospensione del procedimento con messa alla prova
◦ la richiesta deve essere presentata entro 15gg dalla notificazione del decreto di giudizio immediato
◦ il GIP si esprime sulla trasformazione del rito e, se accoglie la richiesta, fissa l'udienza per il rito
abbreviato o per il patteggiamento

22. SEGUE: GIUDIZIO IMMEDIATO “CUSTODIALE” (ART 453 COMMA 1-BIS)


Giudizio immediato custodiale (inserito con d.l. 92/2008) → va instaurato quando l'indagato si trova in stato di
custodia cautelare e a condizione che la scelta del rito speciale non pregiudichi gravemente le indagini
• la richiesta va presentata quando il tribunale del riesame ha confermato la misura custodiale o è decorso il
termine per impugnare il provvedimento che la dispone
• se i gravi indizi vengono meno prima che il GIP decida sulla richiesta di giudizio immediato, il provvedimento
cautelare deve essere revocato o annullato e la richiesta di rito speciale rigettata
• il termine per la richiesta è di 180gg dalla data di esecuzione della misura custodiale
→ dubbi di opportunità e di legittimità cost: comporta un sensibile sacrificio del diritto di difesa (soprattutto se si tiene
conto che la scelta del giudizio immediato non può essere revocata, quando la misura cautelare è venuta meno, ma
l'insussistenza delle esigenze cautelari è emersa solo dopo l'accoglimento della richiesta del rito speciale)

23. SEGUE: GIUDIZIO IMMEDIATO “OBBLIGATORIO” (ART 464 COMMA 1)


Giudizio immediato imposto ex lege → previsto quando vi sia stata opposizione al decreto penale di condanna >>
l'udienza preliminare è ritenuta superflua perché l'accusa appare ancorata a fatti incontestabili e perché ha per oggetto
reati di scarsa gravità
Caratteristiche procedurali → identiche a quelle del giudizio immediato ordinario (salvo per atto introduttivo del rito:
non una richiesta del PM, ma un decreto di citazione emesso d'ufficio dal GIP dopo aver constatato che ogni via ad una
soluzione anticipata del processo è ormai preclusa)

24. GIUDIZIO DIRETTISSIMO


Giudizio direttissimo → soppressione dell'intera fase preliminare e semplificazione della fase predibattimentale,
quando il fondamento dell'accusa è assolutamente evidente (evidenza qualificata della prova) >> 2 casi:
• flagranza che legittima l'arresto o l'allontanamento d'urgenza dalla casa familiare
• confessione resa a brevissima distanza dall'inizio dell'indagine
→ in tali casi (in cui l'accusa nasce fondata) il rito speciale va sempre scelto (entro 30gg dall'arresto o dall'inizio
dell'indagine), salvo che ciò pregiudichi gravemente le indagini
2 modalità di svolgimento:
• l'imputato è arrestato o in stato di custodia cautelare:
◦ l'imputato è presentato direttamente dal PM al giudice dibattimentale (in caso di arresto in flagranza
innanzitutto si svolge l'udienza di convalida dell'arresto davanti al giudice del dibattimento → in caso di
mancata convalida, il giudizio direttissimo non può essere instaurato)
◦ l'imputazione è contestata oralmente in udienza, prima dell'apertura del dibattimento → con la
contestazione del fatto, il PM forma il fascicolo del dibattimento e lo consegna al giudice
◦ il predibattimento non esiste e i testimoni possono essere presentati direttamente nell'udienza, senza
bisogno di previa citazione
◦ l'imputato può chiedere un termine (non superiore a 10gg) per organizzare la propria strategia difensiva
(durante tale termine, il dibattimento è sospeso e il difensore può prendere visione sia degli eventuali atti
d'indagine sia degli atti inseriti nel fascicolo del dibattimento)
• l'imputato è libero:
◦ l'imputato è citato a comparire all'udienza, convocata dal PM, in un termine non inferiore a 3gg
◦ l'imputazione è contestata per iscritto nel decreto di citazione a giudizio
◦ vi è tempo per una breve indagine preliminare e spazio per qualche adempimento predibattimentale (il
fascicolo del dibattimento è formato dal PM subito dopo l'emissione del decreto; il difensore ha diritto di
essere avvertito della data fissata per il giudizio e può vedere gli atti d'indagine e quelli confluiti nel
fascicolo dibattimentale)
→ l'imputato ha diritto ad essere avvertito della possibilità di chiedere il giudizio abbreviato, il patteggiamento o la
sospensione del processo con messa alla prova, prima che sia dichiarato aperto il dibattimento
Vaglio di ammissibilità sulla richiesta di giudizio direttissimo → se il giudice ritiene insussistente alcuna delle
situazioni assunte dalla legge a presupposto del procedimento speciale, quest'ultimo non può aver luogo, e il giudice
deve restituire gli atti al PM (il quale deve esercitare in altro modo l'azione penale)
→ nel caso in cui si proceda cumulativamente per più reati, il giudizio direttissimo segue il suo iter scindendosi dalle
vicende connesse, salvo che si ritenga necessario mantenere il cumulo processuale per ragioni di convenienza legate al
buon esito delle indagini o ad esigenze di economia processuale

25. SEGUE: GIUDIZIO DIRETTISSIMO DAVANTI AL GIUDICE MONOCRATICO


Giudizio direttissimo davanti al giudice monocratico → può essere promosso per gli stessi casi per i quali risulta
ammissibile davanti a quello collegiale >> differenze:
• l'eventuale udienza di convalida dell'arresto si svolge davanti al giudice del dibattimento, se il PM è in grado di
presentare l'arrestato all'udienza entro 48h. Negli altri casi, l'udienza si svolge davanti al GIP; ad essa segue la
presentazione dell'imputato al giudice del dibattimento
• l'imputato ha facoltà di chiedere un termine a difesa di massimo 5gg

26. SEGUE: GIUDIZI DIRETTISSIMI C.D. ATIPICI


Giudizi direttissimi atipici → giudizi direttissimi previsti da leggi speciali al ricorrere di certi reati percepiti come
gravi e allarmanti, per cui si pone l'esigenza di giudicare con celerità:
• reati concernenti armi ed esplosivi
• reati di discriminazione etnica, razziale e religiosa
• taluni reati commessi in occasione di manifestazioni sportive
• reati collegati all'illegale reingresso e permanenza degli stranieri nel territorio dello Stato
→ in questi casi, il giudizio direttissimo costituisce il modo ordinario di procedere, salvo il caso in cui siano necessarie
speciali indagini (tale deroga non vale per i reati relativi al reingresso dello straniero espulso) → è previsto un sindacato
del giudice del dibattimento circa la necessità o meno di speciali indagini:
• in caso siano necessarie speciali indagini, gli atti sono trasmessi al PM (il quale eserciterà in altro modo
l'azione penale)
• la necessità di speciali indagini sussiste soltanto quando le investigazioni da compiere sono incompatibili, per
complessità e durata, con la speditezza di questo rito speciale
→ il giudizio direttissimo atipico può comportare anche una preliminare fase investigativa che può durare anche alcuni
mesi prima di approdare al dibattimento (ma una giurisprudenza di legittimità è incline a far valere per i giudizi
direttissimi atipici gli stessi termini prescritti per l'instaurazione dei direttissimi tipici)
Modalità di svolgimento procedurale: valgono le stesse regole previste per i giudizi direttissimi tipici

27. CONTESTAZIONE SUPPLETIVA DEL REATO CONCORRENTE E DEL REATO CONTINUATO


Contestazione suppletiva del reato concorrente e del reato continuato
• ratio → opportunità di giudicare cumulativamente le regiudicande connesse: in particolare si cerca di rendere
più agevole l'applicazione dell'art 81 cp
• l'atto con il quale il PM contesta un reato concorrente o continuato comporta:
◦ soppressione dell'indagine preliminare (se la nuova contestazione avviene dell'udienza preliminare ex art
423 co 1 seconda parte)
◦ soppressione dell'intera fase preliminare del processo e del predibattimento (se la nuova contestazione
avviene nel dibattimento ex art 517):
▪ le parti hanno il diritto di ottenere una sospensione del dibattimento per preparare la difesa in ordine
al nuovo addebito e di assumere nuove prove in ragione della mutata regiudicanda
▪ l'imputato può chiedere di essere ammesso all'oblazione, di accedere al patteggiamento o al giudizio
abbreviato secondo quanto stabilito dalla Corte Cost

28. PROCEDURE SPECIALI DI CARATTERE MISTO


Procedure miste → la semplificazione procedurale deriva da un atto imperativo del magistrato penale, combinato con
il consenso dell'imputato o con l'accordo delle parti

29. PROCEDIMENTO PER DECRETO


Procedimento per decreto → quando l'accertamento riguarda reati di lievissima entità, la legge ammette che il
provvedimento di condanna possa essere emesso al termine dell'indagine preliminare, senza dar luogo al dibattimento e
senza previo contraddittorio
• eliminazione della fase dibattimentale, attuata in via autoritativa dal giudice (su richiesta del PM)
• presupposto: applicabilità (in concreto) di una pena pecuniaria
◦ reati puniti solo con la pena pecuniaria e reati puniti con la pena pecuniaria in sostituzione di una breve
pena detentiva
◦ reati anche perseguibili a querela
◦ illeciti imputabili alle persone giuridiche sanzionabili con pena pecuniaria
→ il condannato può opporsi al decreto penale, provocando una prosecuzione dell'attività processuale → il
contraddittorio si realizza in maniera differita ed eventuale

30. SEGUE: FASE INTRODUTTIVA E SVOLGIMENTO PROCESSUALE


Atto introduttivo → richiesta che il PM presenta al GIP entro 6 mesi dalla registrazione della notizia di reato,
allegandovi il fascicolo con gli esiti delle sue investigazioni >> deve indicare la pena da applicare → va diminuita fino
alla metà del minimo della pena edittale
Vaglio di ammissibilità → la richiesta va rigettata:
• se, dagli atti del fascicolo d'indagine, risulta che l'imputato deve essere prosciolto ex art 129 → il giudice
emette una sentenza che chiude il processo
• se la richiesta è stata presentata fuori termine
• se, nei reati perseguibili a querela, la persona offesa si sia opposta al procedimento per decreto (ma la sent
23/2015 ha dichiarato questa parte incostituzionale)
• se giudice ritiene che vada applicata una misura di sicurezza personale
• se il giudice reputa incongrua la pena proposta nella richiesta
→ in generale, il rigetto della richiesta comporta la restituzione degli atti al PM
>> se la richiesta viene accolta il giudice emette decreto di condanna → è idoneo a divenire irrevocabile e a costituire
titolo per eseguire la pena inflitta, a meno che la parte non vi si opponga entro 15gg
• il giudice (a pena di nullità) deve inserire nel decreto un avviso agli interessati per ricordargli il diritto di
opporsi al provvedimento di condanna
• l'imputato va avvertito della facoltà di nominare un difensore
→ per garantire l'effettività del diritto di opposizione:
• la legge vieta la notificazione del decreto penale secondo la procedura seguita normalmente per l'imputato
irreperibile >> se l'imputato è irreperibile o la notificazione risulta impossibile, il giudice deve revocare il
decreto di condanna e restituire gli atti al PM
• è prevista una restituzione in termini per proporre opposizione, tutte le volte che l'interessato dimostri di non
aver avuto conoscenza del decreto per ragioni non imputabili a sua colpa
→ la mancata opposizione equivale ad accettazione della condanna inflitta col decreto

31. IL DECRETO PENALE


Scaduto il termine per l'opposizione, il decreto diventa definitivo >> natura ed effetti del decreto: il decreto è equiparato
ad una sent di condanna sotto il profilo del ne bis in idem e al fine del giudizio di revisione, ma, sotto altri profili, è
simile ad una sent di patteggiamento
• l'accertamento contenuto nel decreto è inidoneo a sortire effetti vincolanti nei giudizi civili ed amministrativi
• l'accertamento contenuto nel decreto non può culminare nell'applicazione di una misura di sicurezza personale
Attributi premiali:
• il condannato per decreto non ha l'obbligo di pagare le spese processuali né gli possono essere applicate le
sanzioni accessorie previste dalla legge penale
• il reato oggetto del decreto è destinato ad estinguersi, se nei 5 anni successivi (o 2 nel caso di illeciti
contravvenzionali) l'imputato non ne commette un altro della stessa indole
• il decreto non ostacola una successiva sospensione condizionale della pena
• la condanna inflitta con decreto non deve essere menzionata nei certificati richiesti dai privati

32. OPPOSIZIONE A DECRETO PENALE


Opposizione a decreto penale:
• Soggetti legittimati: imputato, civilmente obbligato per la pena pecuniaria e persona giuridica
• Effetti:
◦ sospensione dell'esecuzione della condanna
◦ accertamento del fatto in forme diverse rispetto a quelle del procedimento per decreto → l'imputato può
presentare richiesta di giudizio immediato, giudizio abbreviato, patteggiamento, sospensione con messa
alla prova e oblazione; altrimenti l'opposizione prosegue con le forme del giudizio immediato
• Natura:
◦ atto che ripudia il rito speciale
◦ atto d'impugnazione >> peculiarità: è privo del c.d. effetto devolutivo (il processo prosegue innanzi al
giudice di I grado); l'opponente non deve indicare i motivi della doglianza; il giudice non è assoggettato al
divieto di reformatio in peius
• l'opposizione può avere ha un effetto estensivo nei casi in cui il decreto sia stato pronunciato contro una
pluralità di imputati per il medesimo fatto: se presentata da qualcuno fra costoro, essa vale anche per gli altri,
sicché l'esecuzione del decreto resta sospesa per tutti; nel caso in cui il giudizio di opposizione si concluda con
un proscioglimento nel merito, il decreto di condanna è revocato per tutti
• vaglio di ammissibilità da parte del giudice: legittimazione dell'opponente; osservanza del termine; estremi e
data del decreto di condanna; identificazione del giudice che lo adottò → il difetto di uno di tali requisiti rende
esecutivo il decreto penale
• nel giudizio conseguente all'opposizione, il decreto penale deve essere revocato e il dibattimento si svolge
secondo le regole ordinarie

33. GIUDIZIO DIRETTISSIMO SU ACCORDO DELLE PARTI


Giudizio direttissimo su accordo delle parti (art 449 co 2) → la mancata convalida dell'arresto, di regola, è d'ostacolo
all'instaurazione del giudizio direttissimo; tuttavia, esso può ancora essere ammesso se l'imputato e il PM vi consentono
• ratio: il diniego di convalida non necessariamente esclude l'evidenza dell'accusa; tuttavia, in questo caso
diventa necessario il consenso delle due parti
• non sono previste forme particolari per la prestazione del consenso:
◦ il PM può manifestarlo citando l'imputato a comparire ogni qualvolta ritenga di non dover chiedere
l'archiviazione o di non dover avviare l'indagine preliminare
◦ il consenso dell'imputato può essere presentato in qualsiasi forma (anche dal difensore) o dedotto per fatti
concludenti

34. CONTESTAZIONE SUPPLETIVA DEL “FATTO NUOVO”


Contestazione suppletiva del fatto nuovo:
• se il fatto nuovo è contestato nell'udienza preliminare (art 423) → la sequenza processuale risulta priva della
fase delle indagini preliminari >> col proprio consenso, l'imputato rinuncia a quelle facoltà d'intervento che la
legge gli assicura in quella fase
• se il fatto nuovo è contestato nel dibattimento (art 518) → la sequenza processuale risulta priva dell'intera fase
preliminare e della fase predibattimentale >> col proprio consenso, l'imputato rinuncia ad ampie facoltà
connesse con il suo diritto di difesa → garanzie:
◦ sospensione del processo (da 20 a 40gg)
◦ ammissione di prove in ordine al nuovo addebito
→ non è possibile accedere ai riti speciali consensuali (giudizio abbreviato, patteggiamento, ecc)
→ il consenso deve provenire direttamente dall'imputato
→ è necessario un atto autorizzativo del giudice → deve verificare il genuino consenso dell'imputato e che la
contestazione non nuoccia alla speditezza del procedimento

Capitolo 7 – Giudizio
1. LA FASE DEL GIUDIZIO
Giudizio (momento centrale del processo) → viene instaurato con:
• decreto di rinvio a giudizio
• decreto di giudizio immediato
• citazione diretta a giudizio da parte del PM (davanti al giudice monocratico o nel giudizio direttissimo se
l'imputato si trova in libertà)
• presentazione direttamente all'udienza dibattimentale (nel giudizio direttissimo in caso di arresto o di custodia
cautelare)
→ Le disposizioni sul giudizio (Libro VII) sono dettate per il tribunale in composizione collegiale e per la corte
d'assise, ma, salvo quanto diversamente disposto, si applicano anche nel procedimento innanzi al tribunale in
composizione monocratica

2. CARATTERISTICHE DEL GIUDIZIO NEL SISTEMA ACCUSATORIO


• Giudizio inquisitorio = le prove vengono formate unilateralmente (fuori dall'udienza pubblica) dallo stesso
organo investito della funzione di svolgere le indagini e di formulare l'accusa, con la partecipazione solo
eventuale e comunque subordinata, della difesa
• Giudizio accusatorio = la formazione della prova avviene pubblicamente nel contraddittorio delle parti, sul
tema posto dall'accusatore, davanti al giudice che ha il compito di decidere il merito → corollari:
◦ parità delle parti = partecipazione dell'accusa e della difesa su basi di parità in ogni stato e grado del
procedimento (v. art 111 co 2)
◦ oralità-immediatezza
▪ uso della voce nell'assunzione delle dichiarazioni dei testimoni e delle parti
▪ rapporto diretto tra il giudice e le prove (immediatezza) (art 111 co 4)
◦ concentrazione = tendenziale unità di tempo nella quale va celebrato il giudizio, destinato a svolgersi in
una sola udienza o in udienze contigue, in modo che la decisione sia il più possibile vicina alla
rappresentazione dei fatti da ricostruire
◦ distinzione delle funzioni del giudice da quelle dell'organo dell'accusa e dell'investigazione (v. art 111
co 2, dove parla di giudice “terzo”)
→ non si richiede un vero e proprio processo di parti (come il processo adversary nei paesi anglosassoni):
◦ vige il p. di obbligatorietà dell'azione penale
◦ i casi di intervento diretto del giudice sono numerosi (ma si configurano sempre come eccezioni rispetto al
diritto alla prova)

3. INDAGINI PRELIMINARI E DIBATTIMENTO


Il nodo centrale del sistema accusatorio è rappresentato dai rapporti tra le indagini preliminari e il dibattimento: la
struttura del sistema accusatorio impone di riservare ad una parte (il PM) la raccolta degli elementi di prova, i quali,
almeno tendenzialmente, non hanno valore, come tali, davanti al giudice del dibattimento
• il vecchio codice prevedeva la completa utilizzabilità in dibattimento dei verbali delle prove raccolte senza
contraddittorio nell'istruttoria
• la legge delega per il nuovo codice aveva disciplinato in maniera analitica l'utilizzabilità in giudizio degli
elementi raccolti durante le indagini preliminari, creando una soluzione di compromesso → era (ed è) possibile
il recupero in giudizio di prove precostituite, suscettibili di non essere più utilmente acquisite in dibattimento, e
degli atti irripetibili
• la disciplina originaria del nuovo codice non prevedeva una separazione netta tra gli elementi dell'istruttoria
utilizzabili e non utilizzabili in dibattimento → diversi interventi della Corte Cost e del legislatore
• l'attuale disciplina ha il suo parametro di riferimento nell'art 111 Cost: nel processo penale la prova deve essere
formata in contraddittorio, salvo consenso dell'imputato, impossibilità oggettiva di realizzare il
contraddittorio, provata condotta illecita
→ per quanto attiene alle prove che possono essere utilizzate per la decisione finale, nel codice esistono 2
chiavi interpretative generali:
◦ art 187 → sono oggetto di prova i fatti che si riferiscono all'imputazione, alla punibilità e alla
determinazione della pena o della misura di sicurezza >> il thema decidendum è delineato dal PM nel
momento in cui esercita l'azione penale
◦ art 526 co 1 → il giudice non può utilizzare ai fini della deliberazione prove diverse da quelle
legittimamente acquisite nel dibattimento (p. di legalità della prova) → art 191: le prove acquisite in
violazione dei divieti stabiliti dalla legge non possono essere utilizzate

4. DAL “PRINCIPIO DI NON DISPERSIONE DELLA PROVA” ALLA MODIFICA DELL'ART 111 COST
• di fronte alle difficoltà incontrate in sede di prima applicazione della riforma del codice e del nuovo metodo
accusatorio, la Corte cost (sent 24, 254, 255/1992) si era resa interprete del malcontento di una parte della
magistratura, cancellando alcune fra le disposizioni chiave che miravano ad assicurare la prevalenza, ai fini
della decisione, dei risultati probatori acquisiti nel dibattimento → si afferma il p. di non dispersione dei
mezzi di prova = nessuna dichiarazione a contenuto probatorio di testimoni o imputati deve sfuggire alla
valutazione del giudice incaricato di pronunciare la sent, essendo irrilevante il momento in cui le dichiarazioni
sono raccolte >> il baricentro del procedimento si era allontanato dal dibattimento a vantaggio delle indagini
preliminari
• Con la l. 267/1997 si è cercato di recuperare l'effettiva centralità del dibattimento, ma la sent 361/1998 ha
vanificato la portata della legge
• il recupero della centralità del dibattimento si è concluso con la legge cost 2/1999, che ha inserito nell'art 111
Cost i principi del c.d. “giusto processo”:
◦ p. del contraddittorio nella formazione della prova → va considerata prova utilizzabile per la decisione
solo quella assunta davanti al giudice con l'intervento delle parti >> eccezioni giustificate solo per:
▪ consenso dell'imputato → si fa riferimento ai procedimenti consensuali e alla possibilità per le parti
di accordarsi sull'utilizzabilità della documentazione concernente singoli elementi di prova
▪ accertata impossibilità di natura oggettiva → legittima l'acquisizione come prova degli atti non
ripetibili nel contraddittorio dibattimentale
▪ effetto di provata condotta illecita → viene salvaguardato il valore probatorio delle dichiarazioni di
coloro che sono stati oggetto di pressioni illecite per ritrattarle
◦ p. della parità delle parti, terzietà, imparzialità del giudice e ragionevole durata
◦ diritto di conoscere l'accusa, di preparare la difesa, al contro-esame, alla prova, all'interprete

5. LA LEGGE DI ATTUAZIONE DEL “GIUSTO PROCESSO” E L'ATTUALE RUOLO DEL DIBATTIMENTO


La l. 63/2001 ha cercato di dare attuazione alla modifica dell'art 111, cercando di ripristinare la centralità del
dibattimento >> limiti:
• il ritorno all'inutilizzabilità delle precedenti dichiarazioni ha indotto il legislatore a limitare il diritto al silenzio
dell'imputato che abbia riferito fatti concernenti la responsabilità altrui
• nell'intento di ristabilire la parità delle parti, si è previsto che il PM e i difensori possono consensualmente
sottrarre al contraddittorio elementi raccolti, dall'una e dall'altra parte, fuori dall'udienza, unilateralmente e
senza la presenza del giudice (es. acquisizione concordata al fascicolo per il dibattimento degli atti del PM e di
investigazione difensiva; accordo sull'acquisizione, in sede di esame, delle precedenti dichiarazioni del
testimone contenute nel fascicolo del PM)
• è stato dato un peso sempre maggiore all'udienza preliminare (oggi sede di un vero e proprio accertamento sul
merito)

6. ATTI PRELIMINARI AL DIBATTIMENTO: ESTENSIONE E CONTENUTI DELLA FASE


Nel giudizio si distinguono:
• gli atti preliminari
• il dibattimento vero e proprio
• gli atti successivi al dibattimento
Atti preliminari al dibattimento
• si estende dalla conclusione dell'udienza preliminare agli atti introduttivi del dibattimento (si assume come
momento iniziale la ricezione del decreto che dispone il giudizio e come momento finale la costituzione delle
parti)
• fase a cui è preposto il presidente del collegio giudicante
• il luogo, il giorno e l'ora dell'udienza dibattimentale sono stabiliti dal giudice che dispone il giudizio (che lo
chiede al presidente del tribunale) → il presidente può anticipare o differire l'udienza per giustificati motivi,
con decreto da notificare tempestivamente alle parti (art 465)
• il presidente, a richiesta di parte, si occupa dell'assunzione di prove non rinviabili (negli stessi casi che nelle
indagini preliminari o in udienza preliminare consentirebbero un incidente probatorio) → si osservano le forme
previste per il dibattimento (art 467)
• il collegio può emettere eventuale sentenza anticipata di proscioglimento (sent di non doversi procedere), se
l'azione penale è improcedibile o il reato estinto (art 469 co 1) o quando l'imputato non è punibile ai sensi
dell'art 131-bis cp (particolare tenuità del fatto) (art 469 co 1-bis)>> limiti:
◦ è fatta salva la previsione dell'art 129 co 2 → quando risulta evidente che il fatto non sussiste o che
l'imputato non lo ha commesso o che il fatto non costituisce reato o che non è previsto dalla legge come
reato, il giudice deve pronunciare la sent corrispondente, che, però, deve essere pronunciata nel
dibattimento (nel predibattimento non è contemplato il proscioglimento nel merito)
◦ il proscioglimento anticipato non è in nessun caso possibile se il PM o l'imputato si oppongono
◦ il proscioglimento anticipato non è possibile se per accertare l'estinzione del reato o l'improcedibilità sia
necessario andare al dibattimento
>> la sent è pronunciata in camera di consiglio ed è inappellabile (ferma restando la ricorribilità per
cassazione)
• durante il termine per comparire:
◦ il fascicolo per il dibattimento è depositato nella cancelleria del giudice competente per il giudizio e le
parti hanno facoltà di prenderne visione ed estrarne copia (art 466)
◦ il fascicolo del PM è visibile nella segreteria del PM
• almeno 7gg liberi prima della data fissata per il dibattimento, le parti presentano le liste dei testimoni, periti e
consulenti tecnici e delle persone indicate nell'art 210, con l'indicazione delle circostanze su cui deve vertere
l'esame (art 468)
◦ la presentazioni di tali liste è prevista a pena di inammissibilità (salvo quanto previsto dall'art 493 co 2),
poiché non sono consentite prove a sorpresa (funzione di discovery)
◦ le parti possono chiedere che il presidente autorizzi con decreto la citazione delle persone indicate, in
modo da renderne obbligatoria la presentazione (la citazione può essere negata solo per le testimonianze
vietate dalla legge e per quelle manifestamente sovrabbondanti)
◦ l'esame delle parti è ammesso anche senza preavviso
◦ la parte che intende chiedere l'acquisizione di verbali di prove di altro procedimento penale deve farne
espressa richiesta unitamente al deposito delle liste. Se si tratta di verbali di dichiarazioni di persone delle
quali una parte chiede la citazione, questa è autorizzata dal presidente solo dopo che in dibattimento il
giudice ha ammesso l'esame ex art 495 (scopo della norma: rimandare l'eventuale citazione delle persone
delle cui dichiarazioni si tratta al momento dell'ammissione della prova ed evitare la c.d. usura dei
testimoni)
◦ in relazione alle circostanze indicate nelle liste, ciascuna parte può chiedere la citazione a prova contraria
di testimoni, periti e consulenti tecnici non compresi nella propria lista, oppure presentarli al dibattimento

7. PUBBLICITÀ E DISCIPLINA DELL'UDIENZA DIBATTIMENTALE. SOSPENSIONE E RINVIO


Disciplina dell'udienza e direzione del dibattimento:
• il presidente può avvalersi della forza pubblica
• il presidente può ammonire l'imputato che si comporti in modo da impedire il regolare svolgimento
dell'udienza e allontanarlo qualora persista
• non è consentito l'arresto del testimone in udienza per reati concernenti il contenuto della deposizione
Pubblicità dell'udienza:
• l'udienza è, di regola, pubblica
• l'accesso all'aula è negato ai minorenni, alle persone sottoposte a misure di prevenzione, alle persone in stato di
ubriachezza, intossicazione o squilibrio mentale e a quelle armate; è imposta l'espulsione di coloro che turbano
il regolare svolgimento dell'udienza
• il collegio può decidere (sentite le parti) di procedere a porte chiuse:
◦ quando la pubblicità può nuocere al buon costume o quando la pubblicità può comportare la diffusione di
notizie da mantenere segrete nell'interesse dello Stato
◦ a tutela della riservatezza dei testimoni o delle parti private, limitatamente all'assunzione di specifici mezzi
di prova
◦ quando la pubblicità può nuocere alla pubblica igiene, al regolare svolgimento dell'udienza o quando è
necessario salvaguardare la sicurezza di testimoni o di imputati → in questo caso è possibile la presenza
della stampa
◦ quando si deve procedere alla ricognizione delle persone che abbiano cambiato le generalità a scopo di
protezione
◦ quando si procede per i delitti di pedofilia, di violenza sessuale e per i delitti concernenti la tratta della
persone (se la persona offesa lo richiede oppure è minorenne)
• il giudice può autorizzare, in tutto o in parte, la ripresa fotografica, fonografica, audiovisiva o la trasmissione
radiofonica o televisiva
◦ è necessario il consenso delle parti (per la protezione dei loro diritti della personalità), salvo sussista un
interesse sociale particolarmente rilevante alla conoscenza del dibattimento
◦ tale accesso non deve pregiudicare il sereno e regolare svolgimento dell'udienza o la decisione
◦ il presidente può interdire la ripresa delle immagini di parti, testimoni, periti, consulenti tecnici, interpreti
e di ogni altro soggetto che deve essere presente, se i medesimi non vi consentono o la legge lo vieta
Concentrazione dell'udienza (art 477)
• quando non è possibile esaurire il dibattimento in una sola udienza, il presidente ne dispone la prosecuzione
nel giorno seguente
• è possibile sospendere il dibattimento, per ragioni di assoluta necessità, per un massimo di 10gg
→ norme praticamente non attuate
Sospensione del procedimento (art 479)→ sospensione prevista per la soluzione di una questione pregiudiziale da parte
del giudice civile o amministrativo (la sospensione può essere revocata se il giudizio civile o amministrativo non si è
concluso nel termine di 1 anno)

8. PARTECIPAZIONE AL DIBATTIMENTO ED ESAME A DISTANZA


Partecipazione al procedimento penale a distanza:
• dell'imputato detenuto (art 146-bis disp att)
◦ ratio: ridurre i rischi connessi ai frequenti spostamenti dei detenuti e i tempi del dibattimento (evitando il
c.d. “turismo giudiziario”)
◦ è disposta: quando si procede per un delitto di stampo mafioso o avente finalità di terrorismo e sussistono
gravi ragioni di sicurezza o di ordine pubblico o è necessario evitare ritardi nello svolgimento del
dibattimento; nel caso in cui il detenuto sia sottoposto alle misure ex art 41-bis ord pen
◦ la comparizione personale è sempre disposta quando è indispensabile la presenza dell'imputato per
procedere a confronto o a ricognizione o ad altro atto che implichi l'osservazione della sua persona
◦ nel luogo dove si trova l'imputato deve essere presente un ausiliario del giudice, che attesti la sua identità
e la regolarità della procedura; è sempre ammessa la presenza del difensore o di un suo sostituto; il
difensore che si trova nell'aula di udienza e l'imputato devono potersi consultare riservatamente
• del testimone che si trovi in stato di detenzione
Esame a distanza delle persone che collaborano con la giustizia (art 147-bis disp att):
• ratio: garantire la sicurezza del dichiarante che può rendere l'esame da un luogo protetto e segreto
• riguarda le persone ammesse a programmi di protezione (è doveroso per alcuni soggetti)
• si applicano in buona parte le regole previste per la partecipazione a distanza
→ in entrambi i casi la presenza al dibattimento è sostituita da un collegamento audiovisivo che assicura la contestuale
visibilità delle persone che si trovano nel luogo collegato con l'aula di udienza

9. VERBALE DI UDIENZA
Verbale del dibattimento → svolge la funzione di promemoria a conforto del giudice che deve decidere, insieme al
fascicolo per il dibattimento, ai fini della consultazione in camera di consiglio
• è indispensabile la riproduzione con la massima fedeltà e completezza
• nel verbale dei mezzi di prova le domande e le risposte devono essere riprodotte integralmente in forma diretta
• mezzo ordinario di documentazione: stenotipia (solo in subordine la scrittura manuale + riproduzione
fonografica)
• la verbalizzazione in forma riassuntiva è consentita solo quando gli atti hanno contenuto semplice o limitata
rilevanza oppure quando si verifica una contingente indisponibilità degli strumenti di riproduzione
• le parti hanno poteri di controllo sulla correttezza della documentazione

10. COSTITUZIONE DELLE PARTI E ASSENZA DELL'IMPUTATO


Prima di dare inizio al dibattimento, il presidente controlla la regolare costituzione delle parti (art 484)→ per
l'imputato, essere presente al dibattimento è fondamentale:
• perché si verifichi effettivamente il contraddittorio nella formazione della prova
• per l'assunzione di determinate prove (ad es. la ricognizione) → in questi casi può essere disposto il suo
accompagnamento coattivo
Dal 2014 non esiste più il processo in contumacia → il processo può celebrarsi solo ove l'imputato sia presente o, in
caso di assenza, sia rimasto volontariamente assente (perché comunque a conoscenza dell'esistenza del procedimento);
altrimenti il processo deve essere sospeso → l'art 484 co 2-bis richiama, in quanto compatibili, gli artt 420-bis – 420-
quinquies
• se l'imputato non compare e non risulta essere a conoscenza del procedimento → il giudice rinvia l'udienza e
dispone che l'avviso sia notificato personalmente a mezzo della pg; se l'imputato rimane irreperibile, il
processo va sospeso
• se sussistono i presupposti per procedere ugualmente ex art 420-bis, il dibattimento si celebra in assenza
dell'imputato (nel caso in cui l'imputato compaia è disposta la revoca dell'ordinanza che ha disposto di
procedere in assenza)
• se l'imputato prova che l'assenza è stata dovuta ad un'incolpevole mancata conoscenza del processo o dimostra
che versava nell'assoluta impossibilità di comparire per caso fortuito, forza maggiore o altro legittimo
impedimento, ha diritto di formulare richieste di prova e di chiedere la rinnovazione di prove già assunte
→ l'imputato contro il quale si è proceduto in assenza nell'udienza preliminare può rendere in dibattimento dichiarazioni
spontanee e può chiedere il giudizio abbreviato o l'applicazione della pena su richiesta delle parti (se prova che l'assenza
è stata dovuta ad un'incolpevole mancata conoscenza del processo o dimostra che versava nell'assoluta impossibilità di
comparire)

11. QUESTIONI PRELIMINARI, ESPOSIZIONE INTRODUTTIVA E RICHIESTE DI PROVA


Dopo l'accertamento della costituzione delle parti e prima della formale apertura del dibattimento, si colloca il momento
delle questioni preliminari (art 491) → 2 gruppi:
• competenza per territorio o per connessione; nullità relative degli atti delle fasi anteriori non ancora sanate;
costituzione e intervento delle parti private diverse dall'imputato e degli enti rappresentativi degli interessi lesi
dal reato + inosservanza delle disposizioni sulla composizione monocratica o collegiale del tribunale;
omissione dell'udienza preliminare → tali questioni devono essere proposte subito dopo il compimento “per la
prima volta” dell'accertamento della costituzione delle parti (altrimenti sono precluse)
• contenuto del fascicolo del dibattimento; riunione o separazione dei giudizi → tali questioni possono essere
proposte anche successivamente, se la possibilità di proporle sorge soltanto nel corso del dibattimento
→ il giudice decide immediatamente con ordinanza
Esposizione introduttiva → prima il PM, poi, nell'ordine, i difensori delle parti private e dell'imputato, indicano i fatti
che intendono provare e le prove di cui chiedono l'ammissione (l'esposizione può essere anche accompagnata da
memorie scritte, che hanno una funzione argomentativa o esplicativa)
Ammissione delle prove → ha luogo al termine dell'esposizione introduttiva, con ordinanza del giudice, in seguito alle
richieste formulate dalle parti (solo eccezionalmente d'ufficio)
• il giudice deve provvedere sulla richiesta immediatamente ed espressamente (e i provvedimenti
sull'ammissione della prova possono essere revocati solo in contraddittorio)
• giudizio di ammissibilità → si basa su criteri determinati:
◦ le prove possono essere escluse solo se vietate dalla legge o manifestamente superflue o irrilevanti
◦ l'esame dei testimoni o degli imputati ex art 210, i quali abbiano reso dichiarazioni nell'incidente
probatorio o in procedimenti diversi i cui verbali siano stati acquisiti, è ammesso solo se riguarda fatti o
circostanze diversi o se è ritenuto necessario sulla base di specifiche esigenze (art 190-bis)
• se la parte dimostra di non averle potute indicare tempestivamente, possono essere ammesse le prove non
incluse nelle liste depositate prima del dibattimento (art 493 co 2) → nuove prove possono essere assunte
anche al termine dell'istruzione dibattimentale (art 507) e dopo l'inizio della discussione (art 523 co 6), ma
l'ammissione è subordinata all'assoluta necessità
• le parti possono concordare l'acquisizione al fascicolo per il dibattimento di atti contenuti nel fascicolo del PM
(art 493 co 3) → l'accertamento sull'ammissibilità di tali atti va effettuato d'ufficio ad opera del giudice del
dibattimento
• devono essere ammesse le prove a discarico sui fatti costituenti oggetto delle prove a carico, e viceversa (c.d.
prova contraria) (art 495 co 2)
• l'ammissione coincide con l'acquisizione quando si tratta di prove reali (es. documenti) → le parti possono
esaminare i documenti prima del provvedimento del giudice sulla domanda di ammissione; dopo di ciò, se non
vengono esclusi, restano acquisiti al processo e vanno inseriti nel fascicolo per il dibattimento
• eccezioni in ordine all'ammissibilità della prova possono essere sollevate anche nel corso dell'istruzione
dibattimentale (e il giudice deve decidere immediatamente con ordinanza) (art 495 co 4)
• nel corso dell'istruzione dibattimentale ciascuna delle parti può rinunziare, con il consenso dell'altra parte,
all'assunzione delle prove ammesse a sua richiesta (art 495 co 4-bis)

12. IL FASCICOLO PER IL DIBATTIMENTO: LETTURA-ACQUISIZIONE DEI VERBALI


Fascicolo per il dibattimento (art 431)
• viene formato in contraddittorio dal GUP (salvo eccezioni)
• contiene: gli atti delle indagini preliminari relativi alla procedibilità e all'esercizio dell'azione civile; i verbali
degli atti non ripetibili compiuti dalla pg e dal PM; i verbali degli atti assunti nell'incidente probatorio; il
certificato penale e i documenti relativi al giudizio sulla personalità; le cose pertinenti al reato; i documenti
acquisiti e i verbali degli atti assunti all'estero mediante rogatoria internazionale (se irripetibili)
→ in generale contiene atti dotati di irripetibilità intrinseca (dipendente dalla natura stessa dell'atto)
→ tutti gli altri atti sono inseriti nel fascicolo del PM
• le parti possono concordare l'acquisizione al fascicolo per il dibattimento di altri atti delle indagini (art 431 co
2)
• nel fascicolo per il dibattimento sono inseriti anche i verbali delle prove urgenti assunte dal presidente del
tribunale/corte d'assise nella fase degli atti preliminari ex art 467
• gli atti contenuti nel fascicolo per il dibattimento possono essere utilizzati ai fini della decisione solo in seguito
a lettura (disposta d'ufficio o su richiesta di parte) (art 511 co 1) o indicazione da parte del giudice (art 511 co
5):
◦ i verbali di dichiarazioni devono in ogni caso essere letti, se c'è richiesta di parte
◦ per gli altri atti il giudice è vincolato alla richiesta di lettura solo quando c'è serio disaccordo sul loro
contenuto
→ la lettura degli atti contenenti dichiarazioni e della relazione peritale non può precedere l'esame della
persona che le ha rese (salvo che l'esame non abbia luogo) (art 511 co 2 e 3)
→ la lettura delle dichiarazioni di querela o di istanza vale solo ad accertare la condizione di procedibilità (art
511 co 4) (di tali non può essere utilizzato il contenuto narrativo)

13. IL FASCICOLO DEL PUBBLICO MINISTERO E LE CONTESTAZIONI


Fascicolo del PM:
• raccoglie gli atti delle indagini preliminari non inseriti nel fascicolo per il dibattimento (atti del PM, della pg e
del difensore nelle indagini difensive)
• è noto alle parti ma non al giudice del dibattimento
• gli atti nel fascicolo del PM non possono essere acquisiti in dibattimento, ma sono utilizzabili per le
contestazioni = se una parte o un testimone rendono una dichiarazione che si discosta da quella risultante dalla
documentazione redatta nelle fasi precedenti, il PM e i difensori possono, nel corso dell'esame, far rilevare il
contrasto e chiedere spiegazioni (anche dando lettura dell'atto) → limiti:
◦ con la contestazione non è consentito il riferimento ad altri atti o a dichiarazioni di persone diverse
◦ per la contestazione possono essere usate solo le dichiarazioni in precedenza rese dalla stessa persona che
depone
◦ la contestazione può aver luogo solo sui fatti e sulle circostanze in ordine alle quali il testimone o la parte
abbia già deposto

14. CONTESTAZIONI NELL'ESAME TESTIMONIALE


Contestazioni nell'esame testimoniale (art 500, modificato più volte fino alla l. 63/2001) = non corrisponde
all'acquisizione di prove, ma ha esclusivamente una funzione di verifica e di controllo ai fini della credibilità del teste
• le parti, per contestare in tutto o in parte il contenuto della deposizione del testimone, possono servirsi delle
dichiarazioni precedentemente rese dal testimone e contenute nel fascicolo del PM → tale facoltà può essere
esercitata solo se sui fatti o sulle circostanze da contestare il testimone abbia già deposto (co 1)
• le dichiarazioni lette per la contestazione possono essere valutate ai fini della credibilità del teste (co 2)
• se il teste rifiuta di sottoporsi all'esame/controesame di una delle parti, le dichiarazioni rese ad altra parte non
possono essere utilizzate nei confronti della prima → eccezioni: le dichiarazioni possono essere utilizzate:
◦ se la parte stessa vi acconsente (art 500 co 3 e art 111 co 5 Cost)
◦ in caso di intimidazione o subordinazione del testimone, in quanto condotta illecita (art 500 co 4 ult parte
e art 111 co 5 Cost)
Ipotesi in cui le dichiarazioni contenute nel fascicolo del PM sono acquisite al fascicolo per il dibattimento (art
500 co 4 ss)
• quando vi sono elementi concreti per ritenere che il testimone è stato sottoposto a violenza, minaccia, offerta o
promessa di denaro o di altra utilità, affinché non deponga o deponga il falso, le dichiarazioni contenute nel
fascicolo del PM precedentemente rese dal testimone sono acquisite al fascicolo del dibattimento (co 4)
• le precedenti dichiarazioni del testimone contenute nel fascicolo del PM possono essere acquisite a quello
dibattimentale anche su accordo delle parti (co 7)
• le dichiarazioni assunte dal GUP (e quindi davanti ad un giudice) possono essere acquisite al fascicolo del
dibattimento → limiti (co 6):
◦ assumono valore probatorio nei confronti delle parti che hanno partecipato alla loro assunzione (è
avvenuto il contraddittorio)
◦ possono essere acquisite solo se sono state utilizzate per le contestazioni

15. I LIMITI DI UTILIZZABILITÀ DELLE PRECEDENTI DICHIARAZIONI


L'art 500 non stabilisce esplicitamente quale sia il valore probatorio delle precedenti dichiarazioni → si ritiene che:
• le dichiarazioni acquisite al fascicolo dibattimentale valgono come prova
• le dichiarazioni usate per le contestazioni, ma non acquisite, possono essere valutate solo per stabilire la
credibilità del testimone
→ impostazione coerente con l'art 526 = sono utilizzabili ai fini della deliberazione della sent solo le prove che sono
state legittimamente acquisite nel dibattimento
→ tale ricostruzione è complicata dall'art 526 co 1-bis = la colpevolezza dell'imputato non può essere provata sulla base
di dichiarazioni rese da chi, per libera scelta, si è sempre volontariamente sottratto all'esame da parte dell'imputato o del
suo difensore → tale norma va letta semplicemente come norma di chiusura (non sono inutilizzabili per la prova della
colpevolezza le dichiarazioni di chi si è voluto sottrarre al contraddittorio, anche quando le stesse potrebbero essere
acquisite)

16. CONTESTAZIONI E LETTURE NELL'ESAME DELLE PARTI E DELL'IMPUTATO IN UN PROCEDIMENTO SEPARATO


Esame delle parti private (art 503):
• il presidente dispone l'esame delle parti che ne abbiano fatto richiesta o che vi abbiano consentito → ordine:
parte civile, responsabile civile, persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria e imputato (co 1)
• l'esame si svolge nei modi previsti dagli artt 498 e 499 → ha inizio con le domande del difensore o del PM che
l'ha chiesto e prosegue con le domande delle altre parti; quindi, chi ha iniziato l'esame può rivolgere nuove
domande (co 2)
• il PM e i difensori, per contestare in tutto o in parte il contenuto della deposizione, possono servirsi delle
dichiarazioni precedentemente rese dalla parte esaminata e contenute nel fascicolo del PM → tale facoltà può
essere esercitata solo se sui fatti e sulle circostanze da contestare la parte abbia già deposto (art 503 co 3)
• le dichiarazioni lette per la contestazione possono essere valutate ai fini della credibilità della parte (art 503 co
4, che richiama l'art 500 co 2)
• le dichiarazioni alle quali il difensore aveva diritto di assistere assunte dal PM (o dalla pg su delega del PM)
oppure rese al giudice nel corso del procedimento cautelare o in sede di integrazione probatoria nell'udienza
preliminare sono acquisite nel fascicolo per il dibattimento, se sono state utilizzate per le contestazioni (art 503
co 5 e 6) [rimangono escluse le informazioni raccolte dalla pg di propria iniziativa]
→ in particolare:
- esame dell'imputato (fuori dai casi in cui debba assumere la qualità di testimone su fatto altrui ex art 197):
• esame dell'imputato su fatto proprio
◦ è facoltativo (l'imputato può rifiutare di sottoporvi o restare assente)
◦ se l'imputato accetta l'esame si applica l'art 503
◦ se l'imputato è assente o rifiuta di sottoporsi all'esame, il giudice dispone, a richiesta di parte, che sia data
lettura dei verbali delle dichiarazioni rese dall'imputato al PM (o alla pg su delega del PM) oppure al
giudice nel corso delle indagini preliminari o nell'udienza preliminare (art 513 co 1 prima parte)
◦ se l'imputato rifiuta di rispondere a singole domande l'art 513 co 1 non si applica
• esame dell'imputato che abbia precedentemente reso, nel medesimo procedimento, dichiarazioni concernenti
la responsabilità di altrui
◦ è obbligatorio (e l'imputato può essere accompagnato coattivamente) se l'esame viene richiesto sul fatto
altrui
◦ è facoltativo se l'esame non viene richiesto sul fatto altrui → se l'imputato è assente o rifiuta di sottoporsi
all'esame, il giudice dispone, a richiesta di parte, che sia data lettura dei verbali delle dichiarazioni rese
dall'imputato al PM (o alla pg su delega del PM) oppure al giudice nel corso delle indagini preliminari o
nell'udienza preliminare >> tali dichiarazioni possono essere utilizzate solo nei confronti dell'imputato e
non nei confronti di altri senza il loro consenso (art 513 co 1 seconda parte), a meno che l'imputato sia
stato sottoposto a intimidazione o a subordinazione perché si sottragga all'esame (v. rinvio all'art 500 co 4
dell'art 513 co 1)
• esame dell'imputato in un procedimento separato ex art 210 co 2
◦ è sempre obbligatorio (art 210 co 2) → l'imputato può essere accompagnato coattivamente; il giudice può
prevedere l'esame a domicilio e rogatoria internazionale e qualunque altro modo previsto dalla legge con
le garanzie del contraddittorio (art 513 co 2)
◦ all'esame si applicano le norme ex artt 194, 195, 498, 499 e 500 (in materia di testimonianza) (art 210 co
5) → è prevista l'acquisizione al fascicolo per il dibattimento delle dichiarazioni di chi risulti essere stato
sottoposto a violenza, minaccia, offerta o promessa di denaro o altra utilità (v. rinvio all'art 500)
◦ se l'esame non può avere luogo, è permessa la lettura delle precedenti dichiarazioni solo in caso di
impossibilità sopravvenuta e imprevedibile ex art 512 (art 513 co 2)
◦ se l'esame ha luogo, ma la persona esercita la facoltà di non rispondere, può essere disposta la lettura delle
precedenti dichiarazioni solo con il consenso di tutte le parti (art 513 co 2)
- esame del coimputato o dell'imputato in un procedimento connesso o collegato che debba essere esaminato come
testimone sui fatti concernenti la responsabilità di altri (perché è venuta meno l'incompatibilità a testimoniare ex art
197) → si applica la disciplina prevista per le contestazioni nell'esame testimoniale ex art 500

17. LE ALTRE LETTURE CONSENTITE E LE LETTURE VIETATE


Altre ipotesi di lettura con successiva allegazione al fascicolo del dibattimento:
• il giudice, a richiesta di parte, dispone che sia data lettura degli atti (assunti dal PM, dal GUP, dalla pg e dai
difensori delle parti private) di cui sia sopravvenuta l'impossibilità di ripetizione in dibattimento, per fatti o
circostanze imprevedibili (art 512 e art 111 co 5) → si deve trattare di un'irripetibilità sopravvenuta, che
emerge tramite una valutazione a posteriori (prove che in normali condizioni sarebbero acquisite oralmente
secondo le regole generali, ma che accidentalmente sono venute meno) → l'irripetibilità sopravvenuta non
ricorre tutte le volte in cui si poteva utilmente richiedere l'incidente probatorio
• è sempre consentita la lettura dei verbali di distruzione dei documenti formati mediante intercettazioni illegali
o raccolta illegale di informazioni (art 512 co 1-bis)
• il giudice, anche di ufficio, dispone che sia data lettura dei verbali di prove di altri procedimenti (ferma
restando la precedenza dell'esame orale) (art 511-bis)
• il giudice, a richiesta di parte, può disporre, tenuto conto degli altri elementi di prova acquisiti, che sia data
lettura dei verbali di dichiarazioni rese da persona residente all'estero, che sia stata citata e non sia comparsa
(solo nel caso in cui l'esame dibattimentale sia assolutamente impossibile) (art 512-bis)
Letture vietate (art 514): fuori dei casi previsti dagli art 511, 512, 512-bis e 513, non può essere data lettura dei verbali
delle dichiarazioni rese dall'imputato, dalle persone ex art 210 e dai testimoni alla pg, al PM o al GIP/GUP, a meno che
nell'udienza preliminare le dichiarazioni siano state rese nelle forme previste del dibattimento, alla presenza
dell'imputato o del suo difensore → le letture possibili sono dunque tassative

18. L'ESCUSSIONE DELLA PROVA


Escussione delle prove → ruolo determinante delle parti
• ordine di assunzione delle prove (art 496) → se le parti non si accordano diversamente, sono assunte per prime
le prove indicate dal PM, poi quelle indicate dai difensori della parte civile, del responsabile civile, del
civilmente obbligato, dell'imputato. L'ordine interno tra le prove richieste da ciascuna parte è lasciato alla
discrezione della medesima
• atti preliminari all'esame del testimone (art 497)→ il testimone viene avvertito dell'obbligo di dire la verità;
viene invitato a rendere la solenne dichiarazione di assunzione di responsabilità; viene invitato a fornire le
proprie generalità
• esame diretto e contro-esame del testimone (art 498):
◦ le domande sono rivolte direttamente dal PM o dal difensore che ha chiesto l'esame del testimone (il
presidente ha solo poteri suppletivi) → esame diretto
◦ successivamente altre domande possono essere rivolte dalle parti che non hanno chiesto l'esame → contro-
esame
◦ chi ha chiesto l'esame può proporre nuove domande
• regole per l'esame testimoniale (art 499):
◦ l'esame deve svolgersi mediante domande su fatti specifici e deve avvenire sui fatti che costituiscono
oggetto di prova → spetta al presidente assicurare la pertinenza delle domande (ha il potere di escluderle);
dev'essere garantita la genuinità delle risposte, la lealtà dell'esame e la correttezza delle contestazioni; il
presidente può intervenire direttamente, anche d'ufficio; altrimenti, sulle opposizioni formulate dalle parti
decide immediatamente e senza formalità
◦ sono vietate:
▪ domande che possono nuocere alla sincerità delle risposte
▪ domande suggestive (= tendono a suggerire le risposte), ma solo nell'esame diretto (sono lecite nel
contro-esame)
◦ è possibile estendere l'interrogazione alle circostanze il cui accertamento è necessario per valutare la
credibilità del testimone (limite: rispetto della persona)
Testimonianze particolari:
• testimonianza del minorenne → l'esame viene condotto di regola dal presidente, che può avvalersi dell'ausilio
di un familiare del minorenne o di un esperto in psicologia infantile
• testimonianza del maggiorenne infermo di mente → l'esame viene condotto dal presidente, quando constati che
l'esame diretto e il contro-esame ad opera delle parti può nuocere alla tutela della personalità del testimone
• testimonianza nei delitti di pedofilia, violenza sessuale o concernenti la tratta delle persone, delitti di atti
persecutori o di maltrattamenti contro familiari o conviventi
◦ il minore vittima del reato (e l'infermo di mente) viene esaminato, su richiesta sua e del difensore,
mediante l'uso di un vetro a specchio con impianto citofonico
◦ sono espressamente vietate, se non necessarie alla ricostruzione del fatto, domande sulla vita privata o
sulla sessualità della persona offesa
Dopo l'esame dei testimoni, periti e consulenti tecnici, vengono esaminate le parti che ne abbiano fatto richiesta o che vi
abbiano consentito (art 503) → in particolare, l'imputato, in alternativa all'esame, può limitarsi a rendere dichiarazioni
spontanee in ogni stato del dibattimento (art 494) (non sono seguite dal contro-esame)
Poteri di iniziativa probatoria del giudice:
• il presidente può indicare temi di prova nuovi o più ampi, sui quali spetta comunque alle parti condurre l'esame
(potere esercitato solo al termine dell'istruzione dibattimentale, in base ai risultati delle prove assunte o a
seguito delle letture disposte) (art 506 co 1)
• il presidente può rivolgere domande alle persone già esaminate, salvo il diritto delle parti di concludere l'esame
(potere esercitato al termine dell'esame da parte delle parti) (art 506 co 2)
• terminata l'acquisizione delle prove, al collegio, in via eccezionale, è consentita l'acquisizione d'ufficio di
nuovi mezzi di prova, ma solo quando ciò risulti assolutamente necessario (art 507 co 1) → l'assunzione può
anche essere richiesta dalle parti (quando emergano mezzi di prova di cui non sia stato possibile ottenere
l'ammissione nei tempi stabiliti) → le Sez Unite hanno ritenuto che il giudice ha il potere di assumere ex
officio nuove prove anche nel caso in cui non vi sia stata in precedenza alcuna acquisizione di prove
• il collegio può disporre anche d'ufficio l'assunzione di mezzi di prova relativi agli atti acquisiti al fascicolo per
il dibattimento su accordo delle parti (art 507 co 1-bis)

19. DIVIETI DI UTILIZZAZIONE


Divieti di utilizzazione:
• le prove assunte dal giudice in violazione dei divieti stabiliti dalla legge non possono essere utilizzate (art 191)
→ regola di condotta per il giudice che, se non osservata, vizia la decisione >> le prove non utilizzabili non
possono essere considerate nella motivazione della sent pena il rischio di annullamento da parte della
Cassazione
• non possono essere utilizzate prove diverse da quelle legittimamente acquisite nel dibattimento (art 526) → per
la decisione il giudice potrà utilizzare, oltre alle prove escusse nell'istruzione dibattimentale, gli atti contenuti
nel fascicolo dibattimentale che siano stati effettivamente acquisiti mediante lettura o indicazione, i verbali
delle dichiarazioni impiegate per le contestazioni (nei casi di allegazione al fascicolo), le altre letture
consentite dalla legge, i documenti ammessi (verbali di prove di altre procedimenti acquisiti), le sent
irrevocabili acquisite e le prove reali (corpo del reato e cose pertinenti al reato)

20. MODIFICAZIONE DELL'ACCUSA


Principio fondamentale nella fase del giudizio → p. di correlazione tra accusa e sentenza =
• il giudice non può pronunciarsi su un fatto che non sia stato preventivamente portato a conoscenza
dell'imputato nei modi stabiliti dalla legge
• l'imputato ha diritto di essere giudicato solo per il fatto che gli è stato formalmente addebitato
→ se l'accertamento conclusivo non coincide con i termini dell'accusa il giudice deve esimersi dal decidere,
trasmettendo gli atti al PM affinché provveda a formulare una nuova imputazione (art 521 co 2)
>> ma, nel corso del dibattimento, il PM può modificare e integrare l'accusa (a condizione che il fatto storico rimanga
sostanzialmente lo stesso o che la contestazione sia inerente ai fatti oggetto di giudizio) → 3 situazioni:
• in caso emerga un fatto diverso (modifica dell'imputazione) (art 516)
◦ il PM modifica l'imputazione e la contesta personalmente all'imputato
◦ il giudice non esercita un controllo preventivo, ma si pronuncia solo al momento della decisione
◦ la nuova contestazione non può consentire al giudice di eccedere dai limiti della propria competenza
▪ se si configura un reato di competenza superiore, va pronunciata sentenza di incompetenza, con
trasmissione degli atti al PM presso il giudice competente
▪ se si procede davanti al giudice monocratico e il reato risulta attribuito al tribunale in composizione
collegiale (oppure se doveva tenersi l'udienza preliminare che non si è tenuta), va disposta, con
ordinanza, la restituzione degli atti al PM (art 521-bis co 1)
• in caso emerga un reato connesso ex art 12 co 1 lett b) o una circostanza aggravante (art 517)
◦ il PM modifica l'imputazione e la contesta personalmente all'imputato
◦ si applicano le norme dell'art 516, in quanto compatibili
• in caso emerga un fatto nuovo (contestazione suppletiva) (art 518)
◦ di regola il PM procede nelle forme ordinarie → si procede separatamente per il fatto nuovo
◦ tuttavia il presidente, qualora il PM ne faccia richiesta, può autorizzare la contestazione nella medesima
udienza, se vi è consenso dell'imputato presente e non ne deriva pregiudizio per la speditezza dei
procedimenti
→ la Corte Cost ha previsto l'illegittimità degli artt 516 e 517:
• nella parte in cui non prevedono la facoltà dell'imputato di richiedere al giudice il patteggiamento,
relativamente al fatto diverso, al reato concorrente o ad una circostanza aggravante contestato in dibattimento
quando la nuova contestazione riguarda un fatto che già risultava dagli atti di indagine al momento
dell'esercizio dell'azione penale o quando l'imputato ha tempestivamente proposto la richiesta di
patteggiamento in ordine alle originarie imputazioni (sentt 265/1994 e 184/2014)
• nella parte in cui non prevede la facoltà dell'imputato di richiedere al giudice del dibattimento il giudizio
abbreviato relativamente al fatto diverso, al reato concorrente o ad una circostanza aggravante emersi nel corso
dell'istruzione dibattimentale, che forma oggetto della nuova contestazione (sentt 333/2009, 237/2012,
273/2014, 139/2015)
• nella parte in cui non prevede la facoltà dell'imputato di proporre domanda di oblazione relativamente al fatto
diverso e al reato concorrente contestato in dibattimento (sent 530/1995)
→ quando avviene una contestazione dibattimentale:
• l'imputato ha diritto ad un termine per la difesa non inferiore a quello per comparire in giudizio (e non
superiore a 40gg) (art 519)
• è sempre possibile l'ammissione di nuove prove secondo le regole generali e il potere di formulare la relativa
richiesta spetta a tutte le parti (art 519 come modificato dalla Corte Cost)
• la violazione delle norme sulle nuove contestazioni è causa di nullità della sentenza; quando la condanna sia
pronunciata in relazione ad un fatto nuovo, ad un reato concorrente o ad una circostanza aggravante, la nullità
è parziale (art 522)
→ se il giudice ritiene il fatto diverso da come descritto nel decreto che dispone il giudizio, senza che il PM abbia
provveduto a modificare l'imputazione, l'abbia erroneamente modificata o l'abbia modificata fuori dai casi previsti dalla
legge, dispone con ordinanza la restituzione degli atti al PM (art 521 co 2 e 3)
→ il giudice può dare al fatto una qualificazione giuridica diversa da quella enunciata nell'imputazione (art 521 co 1)
• la Corte EDU (sent Drassich c. Italia) ha, però, constatato la violazione dell'art 6 CEDU in un caso in cui la
Cassazione aveva con propria sentenza modificato la qualificazione giudica del fatto attribuito all'imputato, in
quanto non era stato informato della natura e dei motivi dell'accusa e non aveva avuto sufficiente tempo e
facilitazioni per preparare la propria difesa
• se la nuova qualificazione giuridica comporta un difetto di competenza, richiede la composizione collegiale del
tribunale o l'udienza preliminare, le conseguenze sono uguali a quelle indicate per le nuove contestazioni del
fatto

21. DELIBERAZIONE E PUBBLICAZIONE DELLA SENTENZA


Discussione finale (art 523) → le parti intervengono nello stesso ordine stabilito per l'esposizione introduttiva e per
l'assunzione delle prove; il presidente dirige e modera la discussione
Deliberazione della sent:
• avviene subito dopo la chiusura del dibattimento, secondo i pp. dell'immediatezza della deliberazione e
dell'immutabilità del giudice (art 525)
• può fondarsi solamente sugli elementi raccolti in dibattimento (art 526)
Motivazione (art 544):
• di regola, una volta conclusa la deliberazione, si dovrebbe procedere subito dopo a redigere una concisa
esposizione dei motivi di fatto e di diritto su cui la sent è fondata, in modo che possano essere letti o esposti
riassuntivamente in udienza assieme al dispositivo (norma facoltativa e di fatto non attuata) (co 1)
• qualora non sia possibile la motivazione contestuale, il giudice può provvedere alla redazione dei motivi entro
15gg (fino a 90gg nei casi di particolare complessità) (termini non perentori) (co 2 e 3)
Requisiti della sent (art 546 co 1) → inter alia:
• indicazione delle conclusioni delle parti (lett d)
• indicazione delle prove poste alla base della decisione e l'enunciazione delle ragioni per le quali il giudice
ritiene non attendibili le prove contrarie (lett e)
→ La mancanza della motivazione, la mancanza o incompletezza del dispositivo e la mancanza della sottoscrizione
sono causa di nullità della sent

22. CONTENUTO DELLA DECISIONE


Contenuto della decisione:
• sent di assoluzione → proscioglimento nel merito (art 530 co 1)
1. il fatto non sussiste (viene negato il presupposto dell'accusa)
2. l'imputato non ha commesso il fatto (viene negato il presupposto dell'accusa)
3. il fatto non è previsto dalla legge come reato (l'accusa non corrisponde ad alcune fattispecie legale)
4. il fatto non costituisce reato (il fatto sussiste, è stato commesso dall'imputato ma manca uno degli elementi
della fattispecie)
5. il reato è stato commesso da persona non imputabile o non punibile per altra ragione
→ è prescritta l'assoluzione anche qualora la prova manchi, sia insufficiente o contraddittoria (art 530 co 2) →
v. presunzione di non colpevolezza ex art 27 co 2 Cost
→ è prescritta l'assoluzione anche in caso di dubbio circa l'esistenza di una causa di giustificazione o di una
causa personale di non punibilità (530 co 3)
• sent di non doversi procedere → dovuta a proscioglimento per improcedibilità o per estinzione del reato
→ è pronunciata sent di non doversi procedere anche in caso di dubbio circa l'esistenza di una condizione di
procedibilità o di una causa di estinzione del reato (artt 529 co 2, 531 co 2)
→ l'estinzione del reato non può essere dichiarata quando risulta evidente una causa di assoluzione nel merito
• sent di condanna (art 533) → l'imputato deve risultare colpevole del reato contestatogli al di là di ogni
ragionevole dubbio (= alto grado di probabilità che l'imputato abbia commesso il fatto)
→ con la sentenza di condanna il giudice decide anche sull'azione civile esercitata nel processo penale
◦ quando condanna l'imputato al risarcimento, è tenuto a provvedere contestualmente alla liquidazione (se le
prove acquisite non lo consentono può pronunciare condanna generica e rimettere le parti davanti al
giudice civile → la parte può ottenere la condanna al pagamento di una provvisionale)
◦ la condanna alle restituzioni e al risarcimento del danno può essere dichiarato provvisoriamente esecutiva,
a richiesta della parte civile, quando ricorrono giustificati motivi

Capitolo VIII – Procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica


1. PREMESSA. IL PROCEDIMENTO DAVANTI ALL'ORGANO GIURISDIZIONALE MONOCRATICO: DALLE DIRETTIVE
DELLA LEGGE DELEGA PER L'EMANAZIONE DEL NUOVO CODICE DI PROCEDURA PENALE ALLA RIFORMA DEL
GIUDICE UNICO
Libro VIII → rubricato “Procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica”
• fino al 2000 il Libro VIII era rubricato “Procedimento davanti al pretore”
◦ ancora nella vigenza del codice del 1930, si erano ricondotti alla cognizione del pretore i procedimenti
aventi ad oggetto tutti i reati contravvenzionali ed i delitti punibili con la pena della multa o con la
reclusione non superiore nel massimo a 4 anni, nonché altri specificamente indicati
◦ la legge delega imponeva una disciplina del rito pretorile basata sui “principi generali” stabiliti dalla stessa
legge delega (si poneva fine al pretore-inquisitore) e secondo criteri di massima semplificazione
(esclusione dell'udienza preliminare e incidenti probatori solo in casi eccezionali)
• la l. 254/1997 ha delegato il governo a ristrutturare gli uffici giudiziari di I grado secondo il modello del
giudice unico (abolizione del pretore) → la l. 479/1999 ha dato piena operatività delle nuove regole sul giudice
unico → la nuova articolazione del rito monocratico (artt 549‐559) prevede 2 modelli processuali:
◦ procedimento omogeneo a quello stabilito per il tribunale collegiale (con l'udienza preliminare)
◦ procedimento “speciale” senza udienza preliminare e con la possibilità per PM di mandare direttamente
l'imputato a giudizio senza alcuna verifica giurisdizionale

2. LE NORME APPLICABILI AL PROCEDIMENTI DAVANTI AL TRIBUNALE IL COMPOSIZIONE MONOCRATICA


Art 549: nel procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica, per tutto ciò che non è previsto nel libro
VIII o in altre disposizioni, si applicano le norme stabilite nei libri che precedono, in quanto applicabili → la disciplina
del procedimento ordinario può essere richiamata solo se ricorreranno 2 condizioni:
• la materia non deve essere regolata negli artt 550-559 o altrove
• si deve verificare la compatibilità della disciplina prescritta per il giudizio ordinario con la struttura del
procedimento innanzi al giudice monocratico

3. LA FASE DELLE INDAGINI PRELIMINARI


Nessun art del libro VIII si occupa direttamente della regolamentazione delle indagini preliminari → per tale fase non
sono riscontrabili differenze tra i procedimenti attribuiti al tribunale collegiale e quelli attribuiti al tribunale monocratico

4. LE FORME DI ESERCIZIO DELL'AZIONE PENALE


Una volta completata la fase delle indagini preliminari, il PM, qualora abbia escluso di dover chiedere l'archiviazione,
dovrà decidere in quali forme esercitare l'azione penale → si impone una distinzione tra:
• procedimenti per i quali è prevista la garanzia dell'udienza preliminare → si applica integralmente l'art 405 co
1: il PM esercita l'azione penale con la formulazione dell'imputazione nei casi dell'applicazione della pena su
richiesta, del giudizio direttissimo, del giudizio immediato e del procedimento per decreto, nonché con la
richiesta di rinvio a giudizio
• procedimenti per i quali il PM può esercitare l'azione penale con la citazione diretta a giudizio:
◦ occorre dare avviso all'indagato della conclusione delle indagini preliminari e della possibilità per tale
soggetto di prendere visione della documentazione relativa alle indagini espletate, di presentare memorie,
di produrre documenti, di chiedere il compimento di ulteriori atti o di essere interrogato (art 415-bis)
◦ il PM deve effettuare la richiesta al presidente del tribunale di determinazione della data dell'udienza
dibattimentale
→ non sono previsti termini acceleratori per l'emissione del decreto, salvo che si proceda per taluni dei reati
di lesione personale colposa aggravata commessi con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione
stradale o di quelle per la prevenzione degli infortuni sul lavoro ex art 590 co 3 cp → in questi ultimi casi, il
PM deve emettere il decreto di citazione a giudizio entro 30gg dalla chiusura delle indagini preliminari,
fissando anche la data di comparizione non oltre 90gg dall'emissione del decreto

5. I CASI DI CITAZIONE DIRETTA A GIUDIZIO


Art 550 → il PM esercita l'azione penale con citazione diretta a giudizio quando si tratta di:
• contravvenzioni
• delitti puniti con la reclusione non superiore a 4 anni
• delitti puniti con la multa, sola o congiunta alla predetta pena detentiva
• una serie di fattispecie (per le quali è invece prevista una pena edittale più severa):
◦ violenza o minaccia ad un p.u.
◦ resistenza ad un p.u.
◦ oltraggio ad un magistrato in udienza aggravato
◦ violazione di sigilli aggravata
◦ rissa aggravata (salvo il caso in cui nella rissa taluno sia rimasto ucciso o abbia riportato lesioni gravi o
gravissime)
◦ furto aggravato
◦ ricettazione
→ si tratta in larga misura delle ipotesi di reato che rientravano nella competenza pretorile
Inosservanza delle disposizioni:
• in caso di fissazione un'udienza preliminare per un reato per il quale si doveva procedere con citazione diretta a
giudizio → il GUP pronuncia, d'ufficio o su eccezione di parte, ordinanza di trasmissione degli atti al PM per
l'emissione del decreto di citazione a giudizio (art 33-sexies)
• in caso di fissazione del dibattimento a seguito dell'esercizio dell'azione penale con citazione diretta per un
reato per il quale è prevista l'udienza preliminare → il giudice del dibattimento dispone con ordinanza la
trasmissione degli atti al PM, affinché questi richieda il rinvio a giudizio, sempre che la relativa eccezione sia
stata proposta entro il termine previsto per l'accertamento della costituzione delle parti (art 550 co 3)

6. PROCEDIMENTI CONNESSI E CITAZIONE DIRETTA A GIUDIZIO


Art 551 → Nel caso di procedimenti connessi, se la citazione diretta a giudizio è ammessa soltanto per alcuni di essi,
il PM deve esercitare l'azione penale per tutti attraverso la presentazione della richiesta di rinvio a giudizio →
esigenza di trattazione unitaria
>> la violazione dell'art 551 può essere eccepita dalla parte entro il termine per l'accertamento di costituzione delle parti

Capitolo 9 – Impugnazioni
1. RILIEVI INTRODUTTIVI
Impugnazioni = rimedi giuridici a disposizione delle parti volti a rimuovere gli svantaggi derivanti da una decisione
del giudice, sul presupposto della sua erroneità → si dividono in:
• ordinarie: appello e ricorso per cassazione (+ opposizione dal decreto penale di condanna, opposizione al
decreto del PM che dispone la restituzione delle cose sequestrate o respinge la relativa richiesta, ricorso per
cassazione avverso la sent della corte d'appello in materia di estradizione o in materia di riconoscimento di una
sent penale straniera o in materia di esecuzione all'estero di una sent penale italiana)→ esperibili contro
decisioni non ancora irrevocabili
• straordinarie: revisione, ricorso straordinario per errore di fatto e rescissione del giudicato (+ richiesta di
revoca della sent di non luogo a procedere non più soggetta ad impugnazione) → esperibili contro decisioni già
divenute irrevocabili
Impugnazione delle sent del giudice di pace (art 36-39 d.lgs 274/2000) → per tutto ciò che non è previsto dal decreto si
applicano le norme del cpp in quanto applicabili
Impugnazioni delle misure cautelari personali e dei provvedimenti relativi al sequestro → appello, ricorso per
cassazione e richiesta di riesame
Inquadramento dogmatico:
• al modello dell'azione di annullamento (rescissione totale o parziale della sent impugnata, con vincolo del
giudice rispetto ai motivi dedotti) è riconducibile la revisione
• al modello del gravame (si devolve al giudice ad quem l'intera causa, affinché giudichi ex novo con la stessa
ampiezza di poteri del giudice a quo) è riconducibile l'opposizione al decreto penale con cui il condannato
chiede il giudizio immediato o non formula richiesta alcuna
• sono ibridi sia l'appello (si connette al modello del gravame ma è parzialmente devolutivo) sia il ricorso per
cassazione (si riconnette al modello dell'azione di annullamento, ma in alcune eventualità continua ad essere
praticato un giudizio di merito)

2. PRINCIPIO DI TASSATIVITÀ DELLE IMPUGNAZIONI


P. di tassatività delle impugnazioni (art 568) → la legge stabilisce i casi nei quali i provvedimenti del giudice sono
soggetti ad impugnazione e determina il mezzo con cui possono essere impugnati >> tuttavia sono sempre soggetti a
ricorso per cassazione, quando non altrimenti impugnabili:
• i provvedimenti con i quali il giudice decide sulla libertà personale → soggetti anche agli altri mezzi
d'impugnazione espressamente stabiliti dalla legge
• le sent (salvo quelle sulla competenza, risolta in modo definitivo ed inoppugnabile dalla stessa corte di
cassazione) → le sent sono appellabili solo se la legge lo prevede espressamente
→ Il cpp non contiene una previsione sull'impugnabilità del provvedimento abnorme (provvedimento che risulta
estraneo all'intero ordinamento processuale o che, pur essendo in astratto manifestazione di legittimo potere, si esplica
al di fuori dei casi consentiti e delle ipotesi previste, al di là di ogni ragionevole limite): la giurisprudenza li ritiene
ricorribili per cassazione (data la loro assoluta estraneità e incompatibilità rispetto al sistema processuale) → il termine
per proporre ricorso decorre dal momento in cui l'interessato ne ha avuto effettiva conoscenza

3. IMPUGNABILITÀ OGGETTIVA
Sentenze → l'impugnazione può essere:
• totale (ha ad oggetto l'intera sentenza)
• parziale (ha ad oggetto uno o più capi della sent)
→ es. la sent può essere impugnata solo per le disposizioni penali o solo per quelle civili >> l'impugnazione per i soli
interessi civili (art 573) non sospende l'esecuzione delle disposizioni penali del provvedimento impugnato
Impugnazione delle ordinanze emesse nel corso degli atti preliminari o nel dibattimento (art 586):
• tale impugnazione può essere proposta, a pena d'inammissibilità, soltanto con l'impugnazione contro la sent,
quando non è diversamente stabilito dalla legge; tuttavia, l'impugnazione è ammissibile anche se la sentenza è
impugnata soltanto per connessione con l'ordinanza
• tale impugnazione è giudicata congiuntamente a quella contro la sentenza, salvo che la legge disponga
altrimenti
>> a tale regola generale fanno eccezione le ipotesi espressamente stabilite dalla legge e le ordinanze in materia di
libertà personale (impugnabili immediatamente)

4. TITOLARI DEL DIRITTO D'IMPUGNAZIONE A) IMPUGNAZIONE DEL PUBBLICO MINISTERO


Titolari del diritto di impugnazione → p. tassatività: il diritto di impugnazione spetta soltanto a colui al quale la legge
espressamente lo conferisce. Se la legge non distingue tra le diverse parti, tale diritto spetta a ciascuna di esse (art 568
co 3)
Impugnazione del PM (art 570):
• il procuratore della Repubblica presso il tribunale ed il procuratore generale presso la corte d'appello possono
proporre impugnazione, nei casi stabiliti dalla legge, quali che siano state le conclusioni del rappresentante del
PM → è anche possibile un'eventuale concorrenza di impugnazioni (co 1)
• l'impugnazione può essere proposta anche dal rappresentante del PM che ha presentato le conclusioni (co 2)
→ il rappresentante che ne fa richiesta nell'atto d'appello può partecipare al successivo grado di giudizio quale
sostituto del procuratore generale presso la corte d'appello (se quest'ultimo lo ritenga opportuno) (co 3)
→ al PM può essere presentata richiesta motivata di proporre impugnazione dalla parte civile, dalla persona offesa
anche se non costituita parte civile, e dagli enti ed associazioni intervenute (art 572)

5. SEGUE: B) IMPUGNAZIONE DELL'IMPUTATO E DEL SUO DIFENSORE


Impugnazione dell'imputato (art 571)
• l'imputato può proporre impugnazione personalmente o per mezzo di un procuratore speciale
• in caso di imputato soggetto a tutela e di imputato incapace di intendere o di volere senza tutore, possono
proporre l'impugnazione spettante all'imputato il tutore ed il curatore speciale
• per l'imputato minorenne l'impugnazione può essere proposta anche dall'esercente la potestà genitoriale
• può proporre impugnazione anche il difensore dell'imputato al momento del deposito del provvedimento o il
difensore nominato dall'imputato proprio per la presentazione dell'impugnazione
• nei modi previsti per la rinuncia, l'imputato può togliere effetto all'impugnazione proposta dal suo difensore (in
caso di imputato soggetto a tutela o incapace di intendere o di volere senza tutore, occorre il consenso del
tutore o del curatore speciale)
→ l'impugnazione dell'imputato non riguarda soli i capi penali della sent, ma anche gli interessi civili (art 574)
• l'imputato può proporre impugnazione contro i capi della sent che riguardano la sua condanna alle restituzioni
e al risarcimento del danno e contro quelli relativi alla rifusione delle spese processuali (co 1)
• l'imputato può proporre impugnazione contro le disposizioni della sent di assoluzione relative alle domande da
lui proposte per il risarcimento del danno e per la rifusione delle spese processuali (co 2)
• l'impugnazione per gli interessi civili è proposta col mezzo previsto per le disposizioni penali della sent (co 3)
• l'impugnazione dell'imputato contro la pronuncia di condanna penale o di assoluzione estende i suoi effetti alla
pronuncia di condanna alle restituzioni, al risarcimento dei danni e alla rifusione delle spese processuali, se
questa pronuncia dipende dal capo o dal punto impugnato (co 4)
• quando nei confronti dell'imputato è stata pronunciata condanna alle restituzioni o al risarcimento dei danni
cagionati dal reato, a favore della parte civile, il giudice d'appello e la cassazione, nel dichiarare il reato estinto
per amnistia o per prescrizione, decidono sull'impugnazione ai soli effetti delle disposizioni e dei capi della
sentenza che concernono gli interessi civili (art 578)

9. L'INTERESSE AD IMPUGNARE
Interesse ad impugnare → Il soggetto legittimato ad impugnare deve avervi interesse (art 568 co 4): l'impugnazione
deve essere volta ad eliminare un provvedimento pregiudizievole e a sostituirlo con un altro da cui consegua un risultato
vantaggioso
• l'interesse ad impugnare deve essere concreto (alla posizione giuridica del soggetto deve derivare un risultato
pratico favorevole)
• l'interesse ad impugnare deve essere attuale (deve persistere fino alla fine della decisione)
Considerazioni:
• poiché tra le attribuzioni del PM c'è quella di vegliare all'osservanza delle leggi, l'interesse di tale organo, a
volte, può coincidere con quello dell'imputato
• per l'imputato l'impugnazione deve tendere ad una decisione in concreto più vantaggiosa rispetto a quella
impugnata → in particolare:
◦ l'imputato conserva interesse ad impugnare quando è stato assolto con una formula di proscioglimento
che non ha efficacia extra-penale, per ottenere una formula di proscioglimento che rivesta tale efficacia
(ad es. sent assolutoria fondata sulla regola di giudizio ex art 530 co 2)
◦ c'è interesse dell'imputato a ricorrere per cassazione nel caso in cui il giudice d'appello abbia omesso di
pronunciarsi sulla richiesta di applicazione della disciplina della continuazione, formulata con apposito
motivo

11. TERMINI PER IMPUGNARE E PER LA PRESENTAZIONE DI NUOVI MOTIVI


Termini per proporre impugnazione (stabiliti a pena di decadenza) (art 585) → variano a seconda delle modalità
cronologiche adottate per redigere la motivazione >> il termine è:
• di 15gg → per i provvedimenti emessi in seguito a procedimento in camera di consiglio e nel caso di
motivazione redatta subito dopo la stesura del dispositivo (+ nel caso di sent di non luogo a procedere)
• di 30 gg → in caso di motivazione redatta non oltre il 15° giorno da quello della pronuncia
• di 45 gg → in caso di motivazione redatta in un termine superiore ai 15gg
→ secondo le Sez unite, ove il giudice ritardi il deposito della motivazione della sentenza, senza aver preventivamente
indicato un termine nel dispositivo, il termine per proporre impugnazione è di 30gg
Decorrenza dei termini → i termini decorrono:
• dalla notificazione o comunicazione dell'avviso di deposito del provvedimento emesso in camera di consiglio
• dalla lettura del provvedimento in udienza, quando è redatta anche la motivazione, per tutte le parti che sono
state o devono considerarsi presenti in giudizio
• dalla scadenza del termine stabilito dalla legge o determinato dal giudice per il deposito della sentenza o, in
caso di sentenza non depositata entro il 30° giorno o entro il diverso termine indicato dal giudice, dal giorno in
cui è stata eseguita la notificazione o la comunicazione dell'avviso di deposito
• dal giorno in cui è stata eseguita la notificazione o la comunicazione dell'avviso di deposito con l'estratto del
provvedimento per il procuratore generale presso la corte d'appello rispetto ai provvedimenti emessi in udienza
da qualsiasi giudice della sua circoscrizione diverso dalla corte d'appello
→ l'imputato condannato con decreto penale, che non ha avuto tempestivamente conoscenza del provvedimento, è
restituito (a sua richiesta) nel termine per proporre opposizione
→ qualora la decorrenza del termine per impugnare sia diversa per l'imputato e per il suo difensore, opera per entrambi
il termine che scade per ultimo
→ anche se l'atto d'impugnazione enuncia sempre i motivi dello stesso, fino a 15gg prima dell'udienza possono essere
presentati nella cancelleria del giudice dell'impugnazione motivi nuovi (per la giurisprudenza devono avere ad oggetto i
capi o i punti della decisione impugnata enunciati nell'originario atto d'impugnazione) → se l'atto d'impugnazione è
inammissibile, tale inammissibilità si estende anche ai motivi nuovi

12. PLURALITÀ DI MEZZI DI IMPUGNAZIONE CONTRO LA MEDESIMA SENTENZA E CONVERSIONE DEL RICORSO IN
APPELLO
Art 580 → quando contro la stessa sentenza sono proposti mezzi di impugnazione diversi, nel caso in cui sussista la
connessione ex art 12, il ricorso per cassazione si converte nell'appello
• regola è limitata al caso in cui sussista connessione ex art 12 (v. processo cumulativo, concernente più imputati
o più imputazioni contestate ad un unico imputato: in questo caso, la sent potrebbe essere divisibile in vari
capi, ciascuno impugnabile con il mezzo consentito dalla legge)
• appare escluso dall'ambito di operatività dell'art 580 il caso in cui un unico imputato è stato giudicato per
un'unica imputazione e contro la sentenza soltanto una parte può appellare, mentre l'altra può solo ricorrere per
cassazione (v. giudizio abbreviato)
• la regola ex art 580 vale anche, in linea di principio, nel caso di concorso fra appello e ricorso per saltum →
l'art 580 non si applica se, entro 15gg dalla notificazione del ricorso, le parti che hanno proposto appello
dichiarano di rinunciarvi per proporre direttamente ricorso per cassazione (l'appello si converte in ricorso e le
parti devono presentare entro 15gg nuovi motivi, se l'atto di appello non aveva i requisiti per valere come
ricorso)

13. INAMMISSIBILITÀ DELL'IMPUGNAZIONE


Competente a controllare l'ammissibilità dell'impugnazione è il giudice ad quem → l'impugnazione è inammissibile
(art 591):
• quando è proposta da soggetto non legittimato o che non vi ha interesse (lett a)
• quando il provvedimento non è impugnabile (lett b)
• quando non sono state osservate le disposizioni relative alla forma, alla presentazione, alla spedizione ed ai
termini (lett c)
• quando vi è rinuncia all'impugnazione (lett d)
→ in questi casi, il giudice dichiara con ordinanza l'inammissibilità e dispone l'esecuzione del provvedimento
impugnato
→ l'ordinanza che dichiara l'inammissibilità è ricorribile per cassazione (salvo che sia stata emessa dalla cassazione
stessa)
→ se l'inammissibilità non viene dichiara preliminarmente, può essere dichiarata in ogni stato e grado del
procedimento, anche d'ufficio
Ipotesi in cui, accanto alla causa d'inammissibilità dell'impugnazione, sussista una causa di non punibilità ex art 129 →
il giudice dell'impugnazione deve decidere a quale declaratoria dare la prevalenza → le Sez Unite hanno stabilito che:
• in caso di cause di inammissibilità originarie, l'atto d'impugnazione è inidoneo ad introdurre il nuovo grado di
giudizio → non si possono rilevare e dichiarare eventuali cause di non punibilità
• in caso di cause di inammissibilità sopravvenute, prevale l'art 129
→ le Sez Unite hanno allargato la categoria delle cause di inammissibilità originarie (ricomprendendovi l'enunciazione
di motivi non consentiti o non dedotti in appello, la manifesta infondatezza dei motivi, il ricorso per cassazione
proposto unicamente per far valere la prescrizione maturata nel periodo di tempo intercorrente fra la pronuncia della
sent di appello e la decorrenza del termine per proporre ricorso, ecc)

14. RINUNCIA ALL'IMPUGNAZIONE


Rinuncia all'impugnazione = atto negoziale con il quale la parte che ha proposto l'impugnazione dichiara di non
volersene più avvalere (si presuppone che l'impugnazione sia stata proposta e sia ammissibile) → qualora la rinuncia
intervenga quando non è ancora scaduto il termine per impugnare, se ne ammette la revoca perché, fino alla scadenza
del suddetto termine, si può esercitare nuovamente il diritto d'impugnazione
• rinuncia del PM (art 589 co 1) → Il PM presso il giudice che ha emesso il provvedimento impugnato può
rinunciare all'impugnazione da lui proposta fino all'apertura del dibattimento; successivamente la
dichiarazione di rinuncia può essere effettuata prima dell'inizio della discussione dal PM presso il giudice
dell'impugnazione, anche se a proporla è stato un altro PM
• rinuncia delle parti private (art 589 co 2)
◦ le parti private possono rinunciare all'impugnazione personalmente o a mezzo di un procuratore speciale
◦ la dichiarazione di rinuncia è presentata ad uno degli organi competenti a ricevere l'impugnazione, nelle
forme e nei modi previsti per la presentazione di quest'ultima, oppure, in dibattimento, prima dell'inizio
della discussione

15. ESTENSIONE DELL'IMPUGNAZIONE


Art 587 co 1 → nel caso di concorso di più persone in uno stesso reato, l'impugnazione proposta da uno degli imputati,
se non fondata su motivi esclusivamente personali (come la mancanza di imputabilità), giova anche agli altri
(estensione dell'impugnazione)
• se l'impugnazione non è fondata su motivi esclusivamente personali, il non impugnante può partecipare al
giudizio d'impugnazione e si giova della decisione favorevole (estensione della sentenza)
→ parte della dottrina ritiene che il non impugnante possa anche presentare motivi nuovi propri (estensione
della dichiarazione), fino a 15gg prima dell'udienza, ed impugnare la decisione finale (la giurisprudenza nega
tale possibilità, ma ammette che l'imputato non appellante possa ricorrere contro la sentenza di II grado se con
quest'ultima vengono accolti i motivi del coimputato che siano a lui estensibili senza che sia stata pronunciata
l'estensione della sent nei suoi confronti)
• se i motivi addotti dall'impugnante sono esclusivamente personali, il non impugnante non partecipa al giudizio
d'impugnazione (ma parte della dottrina ritiene che questi possa giovarsi di un eventuale proscioglimento su
presupposti comuni o di un'eventuale declaratoria di nullità assoluta che investa in toto la decisione)
Art 587 co 2 → nel caso di riunione di procedimenti per reati diversi, l'impugnazione proposta da un imputato giova
agli altri solo se i motivi riguardano violazioni della legge processuale e non sono esclusivamente personali
Art 587 co 3 → l'impugnazione proposta dall'imputato giova anche al responsabile civile e al civilmente obbligato
Art 587 co 4 → l'impugnazione proposta dal responsabile civile o dalla persona civilmente obbligata giova all'imputato
anche agli effetti penali, purché non sia fondata su motivi esclusivamente personali

16. SOSPENSIONE DELL'ESECUZIONE DEL PROVVEDIMENTO IMPUGNATO


L'esecuzione del provvedimento impugnato è sospesa, dal momento della pronuncia, durante i termini ad impugnare e
fino all'esito del giudizio d'impugnazione (art 588 co 1) → eccezioni: numerose ipotesi nelle quali i provvedimenti sono
immediatamente esecutivi (es. l'appello contro le ordinanze in materia di sequestro preventivo e contro il decreto di
revoca del sequestro emesso dal PM non sospende l'esecuzione del provvedimento; l'impugnazione per i soli interessi
civili non sospende l'esecuzione delle disposizioni penali del provvedimento impugnato; ecc)
→ le impugnazioni contro i provvedimenti in materia di libertà personale non hanno effetto sospensivo (art 588 co 2)
(es. l'impugnazione del PM avverso la sentenza di proscioglimento o di condanna a pena condizionale sospesa non ne
sospende l'esecuzione)
→ le Sez Unite hanno affermato che l'estensione dell'impugnazione non può fungere da condizione che sospende
l'irrevocabilità della sent nei confronti dell'imputato non impugnante

18. L'APPELLO: PREMESSA


Appello = mezzo d'impugnazione ordinario con il quale le parti che vi hanno interesse e ritengono viziata, per motivi di
fatto o di diritto, la decisione del giudice di I grado, chiedono una decisione del giudice d'appello con riferimento a uno
o più capi e punti del provvedimento → ha una struttura ibrida:
• funzione di gravame → il giudice d'appello, nei limiti segnati dai motivi proposti dalle parti, conferma o
riforma la decisione impugnata (effetto parzialmente devolutivo)
• funzione annullatoria → il giudice d'appello in alcuni casi annulla la sent invalida e gli atti vengono restituiti
al giudice a quo
→ viene considerato un strumento di controllo (piuttosto che come un nuovo giudizio):
• la rinnovazione del dibattimento è eccezionale
• la cognizione del giudice d'appello è limitata dalla domanda delle parti
• ampia operatività del divieto di reformatio in peius, se l'appellante è il solo imputato

19. APPELLABILITÀ OGGETTIVA


Casi di appello (art 593):
• prima del 2006:
◦ il PM e l'imputato potevano appellare sempre contro le sent di condanna
◦ il PM e l'imputato potevano appellare contro le sent di proscioglimento, salvo le eccezioni previste per le
sent emesse in sede di giudizio abbreviato e prima del dibattimento
◦ l'imputato non poteva appellare le sent che lo avessero prosciolto con le formule “perché il fatto non
sussiste” o “per non aver commesso il fatto”
• dopo la l. 46/2006:
◦ l'imputato ed il PM potevano appellare contro le sent di proscioglimento solo nel caso di prova decisiva
sopravvenuta o scoperta dopo il giudizio di I grado; le sent di proscioglimento pronunciate in esito al
giudizio abbreviato erano inappellabili per l'imputato e il PM, senza alcuna deroga
→ questa drastica riduzione dell'appellabilità delle sent di proscioglimento cercava di far fronte ai casi in
cui l'imputato, prosciolto in I grado, venisse condannato in II grado su appello del PM, senza diritto ad un
ulteriore grado di giudizio nel merito
>> tuttavia su questo tessuto normativo sono intervenute varie declaratorie di illegittimità costituzionale:
▪ sent 26/2007 → la Corte costituzionale ha eliminato i limiti dell'appello del PM contro le sent di
proscioglimento pronunciate in dibattimento (contrasto col p. di parità delle parti: secondo la Corte la
menomazione dei poteri del PM era connotata da una “dissimmetria radicale” e si presentava
“generalizzata e unilaterale”; inoltre la riforma determinava una incoerenza del sistema)
▪ sent 320/2007 → la Corte costituzionale ha eliminato, per il PM, l'inappellabilità delle sentenze di
proscioglimento pronunciate in sede di giudizio abbreviato (contrasto col p. di parità delle parti e a
causa dell'incoerenza della disciplina)
▪ sent 85/2008 → la Corte costituzionale ha restituito all'imputato il potere di appellare le sentenze
dibattimentali di proscioglimento che potessero configurare un interesse del prosciolto
all'impugnazione (sent di proscioglimento che, pur non applicando la pena, comportano un sostanziale
riconoscimento della responsabilità dell'imputato o l'attribuzione del fatto all'imputato medesimo)
▪ sent 274/2009 → la Corte costituzionale ha riconosciuto all'imputato la possibilità di appellare le sent
di assoluzione per difetto di imputabilità, derivante da un vizio totale o di mente, emesse in esito al
giudizio abbreviato
◦ il PM e l'imputato possono appellare contro le sentenze di condanna salvo quanto previsto da altre
disposizioni:
▪ art 443 co 3 → le sent di condanna emesse nel giudizio abbreviato non sono appellabili dal PM (a
meno che modificano il titolo del reato)
▪ art 448 co 2 → le sent di patteggiamento non sono appellabili (salvo l'appello del PM in caso di
dissenso)
▪ artt 579 e 680 → le sent, sia di condanna che di proscioglimento, relative a misure di sicurezza
possono essere appellate solo se l'appello riguarda anche un capo penale (altrimenti devono essere
appellate davanti tribunale di sorveglianza)
◦ sono inappellabili le sentenze di condanna per le quali è stata applicata la sola pena dell'ammenda
→ inoltre sono inappellabili le sentenze di non luogo a procedere emesse nell'udienza preliminare, che sono ricorribili
solo per cassazione

20. APPELLABILITÀ SOGGETTIVA E GIUDICE D'APPELLO


Soggetti legittimati ad appellare → PM e imputato
Giudici d'appello:
• corte d'appello → per gli appelli contro le sent decise dal tribunale (anche in sede di giudizio abbreviato)
• corte d'assise d'appello → per gli appelli contro sent della corte d'assise (anche in sede di giudizio abbreviato)

21. L'APPELLO INCIDENTALE


Appello incidentale (art 595)→ la parte che non ha proposto impugnazione può proporre appello incidentale entro
15gg da quando ha ricevuto la comunicazione o la notificazione dalla cancelleria del giudice a quo → l'appello
incidentale esso perde efficacia in caso d'inammissibilità dell'appello principale o di rinuncia ad esso
• appello incidentale proposto dal PM → produce gli stessi effetti dell'appello principale, neutralizzando il
divieto di reformatio in peius, operante per l'appello del solo imputato (tali effetti non si producono nei
confronti del coimputato non appellante che non abbia partecipato al giudizio d'appello) → ratio:
disincentivare la proliferazione degli appelli dell'imputato a fini dilatori
• appello incidentale dell'imputato → non produce alcun effetto nei riguardi del PM e ha poca utilità (poiché non
è esclusa, su appello principale del PM, l'immediata declaratoria ex officio di determinate cause di non
punibilità o quanto previsto ex art 597 co 5)
→ l'appello incidentale è proposto, presentato e notificato in base alla normativa generale sulle impugnazioni
Problematiche:
• le Sez Unite ritengono che la parte che non è legittimata a proporre appello principale non è neanche
legittimata a proporre appello incidentale (idea avvallata dalla Corte Cost con sent 98/1994)
• le Sez Unite hanno deciso che l'oggetto dell'appello incidentale consiste nei punti della decisione investiti
dall'appello principale nonché nei punti ad essi legati da connessione essenziale (p. tantum devolutum quantum
appellatum)

22. LA COGNIZIONE DEL GIUDICE D'APPELLO: A) IL PRINCIPIO DEL TANTUM DEVOLUTUM QUANTUM APPELLATUM E
LE SUE ECCEZIONI
Appello → impugnazione ad effetto parzialmente devolutivo: l'appello attribuisce al giudice di II grado la cognizione
del procedimento limitatamente ai punti della decisione ai quali si riferiscono i motivi proposti (principio del tantum
devolutum quantum appellatum)
• concetto di “punto” = ogni statuizione della sentenza che può essere considerata in modo autonomo
• si considera applicabile all'appello il criterio della connessione essenziale (art 624 co 1): il giudice d'appello
ha il potere-dovere di decidere anche in ordine a punti della sentenza che, pur non impugnati, siano legati a
quelli impugnati da un rapporto di pregiudizialità, di interdipendenza o, comunque, di connessione essenziale
→ eccezioni al p. del tantum devolutum quantum appellatum:
• questioni rilevabili ex officio in ogni stato e grado del processo → dichiarazione del difetto di giurisdizione,
dichiarazione d'incompetenza per materia, declaratoria immediata delle cause di non punibilità (per la
Cassazione la prescrizione può essere dichiarata anche quando i motivi d'appello non investono la statuizione
relativa all'accertamento della responsabilità, ma riguardino solo la pena), ecc
• con la sent possono essere applicate anche d'ufficio la sospensione condizionale della pena, la non menzione
della condanna nel certificato del casellario giudiziale e una o più circostanze attenuanti; inoltre, può anche
essere effettuato, quando occorre, il giudizio di comparazione (art 597 co 5)

23. SEGUE: B) RAPPORTI FRA COGNIZIONE DEL GIUDICE D'APPELLO E CONTENUTO DELLA DECISIONE; IL DIVIETO
DELLA REFORMATIO IN PEIUS
Poteri di decisione del giudice (art 597 co 2-4):
• quando ad appellare è il PM (in via principale o incidentale, anche in caso di appello dell'imputato) → il
contenuto della pronuncia del giudice di II grado non incontra limiti (art 597 co 2):
◦ in caso di riforma:
▪ se l'appello riguarda una sent di condanna il giudice d'appello può, nei limiti della competenza del
giudice di I grado, dare al fatto una definizione giuridica più grave, mutare la specie o aumentare la
quantità della pena, revocare benefici, applicare misure di sicurezza ed adottare ogni altro
provvedimento consentito dalla legge
▪ se l'appello riguarda una sent di proscioglimento, il giudice può pronunciare condanna ed emettere i
provvedimenti indicati, ovvero prosciogliere per una causa diversa da quella enunciata nella sentenza
appellata
◦ in caso di conferma, il giudice d'appello può applicare, modificare o escludere, nei casi determinati dalla
legge, le pene accessorie e le misure di sicurezza
→ si può avere sia un peggioramento sia un miglioramento della posizione dell'imputato
• quando ad appellare è il solo imputato → vige il divieto di reformatio in peius: il giudice d'appello non può
irrogare una pena più grave per specie o quantità, applicare una misura di sicurezza nuova o più grave,
prosciogliere l'imputato per una causa meno favorevole di quella enunciata nella sentenza appellata, né
revocare i benefici (è fatta salva la possibilità, entro i limiti dell'effetto devolutivo, di dare al fatto una
definizione giuridica più grave, purché non venga superata la competenza del giudice di I grado) (art 597 co 3)
→ il divieto di reformatio in peius:
◦ va riferito al solo dispositivo e non alla motivazione della sentenza
◦ non concerne le disposizioni civili
◦ non sembra operare riguardo alle pene accessorie predeterminate dalla legge in ogni loro elemento
→ in ogni caso (anche quando abbia appellato il PM), se è accolto l'appello dell'imputato relativo a circostanze o a reati
concorrenti, anche se unificati per la continuazione, la pena complessiva irrogata è corrispondentemente diminuita
(l'obbligatoria diminuzione della pena complessiva impedisce di compensare la riduzione dell'entità di uno degli
elementi costitutivi del trattamento sanzionatorio con l'aumento della misura di un altro elemento)

24. GIUDIZIO D'APPELLO IN CAMERA DI CONSIGLIO


Giudizio d'appello in camera di consiglio (accelerato) (art 599)
• in caso di appello contro le sent emesse in esito al giudizio abbreviato (art 443 co 4)
• quando l'appello ha esclusivamente per oggetto la specie o la misura della pena (anche con riferimento al
giudizio di comparazione fra circostanze) o l'applicabilità delle circostanze attenuanti generiche, di sanzioni
sostitutive, della sospensione condizionale della pena o della non menzione della condanna nel certificato del
casellario giudiziale
→ differenze rispetto al modello ex art 127:
• è prevista l'emissione del decreto di citazione (e non il semplice avviso della data dell'udienza) [si discute se il
termine per comparire sia di 20 o 10gg]
• l'udienza è rinviata in ogni caso se sussiste un legittimo impedimento dell'imputato che ha manifestato la
volontà di comparire (l'imputato detenuto, che abbia manifestato in qualsiasi modo e tempestivamente la
volontà di comparire, ha diritto di presenziare al giudizio camerale di appello anche qualora sia ristretto in un
luogo posto fuori dalla circoscrizione del giudice precedente)
• di regola PM e difensori sono sentiti solo se compaiono, ma in caso di rinnovazione dell'istruzione
dibattimentale il giudice assume le prove in camera di consiglio con la necessaria partecipazione di tali
soggetti
• il provvedimento conclusivo non è un ordinanza ma una sentenza → il dispositivo deve essere letto in udienza
dopo la deliberazione della sent (e deve essere notificata all'imputato non comparso)

27. DIBATTIMENTO D'APPELLO: A) LINEE GENERALI


Dibattimento d'appello:
• si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni relative al giudizio di I grado (art 598)
• inizia con la relazione della causa effettuata dal presidente o da un consigliere da lui delegato (art 602 co 1)
• può essere data lettura, anche d'ufficio, di atti del giudizio di I grado (atti compiuti direttamente nel
dibattimento di I grado) e di atti compiuti nelle fasi antecedenti, nei limiti degli artt 511 ss (atti compiuti nelle
fasi precedenti al dibattimento e già inseriti nel fascicolo dibattimentale del giudizio di I grado e poi acquisiti
mediante lettura, oppure gli atti inseriti nel fascicolo del PM che, una volta letti, confluiscono nel fascicolo
dibattimentale del giudizio di I grado) (art 602 co 3)

28. SEGUE: B) LA RINNOVAZIONE DELL'ISTRUZIONE DIBATTIMENTALE


Rinnovazione dell'istruzione dibattimentale in appello (art 603):
• quando una parte, nell'atto d'appello o nei motivi nuovi, ha chiesto la riassunzione di prove già acquisite nel
dibattimento di I grado o l'assunzione di nuove prove (prove preesistenti ma non acquisite nel dibattimento di I
grado), il giudice dispone la rinnovazione, se ritiene di non essere in grado di decidere allo stato degli atti (art
603 co 1) → la rinnovazione è eccezionale (la presunzione di completezza dell'indagine dibattimentale di I
grado cede solo di fronte alla contestazione dell'impossibilità di decidere allo stato degli atti) [tuttavia, in
seguito ad alcune pronunce della Corte EDU si deve ritenere che un imputato, già prosciolto in I grado, può
essere condannato per la prima volta in appello solo se sono state assunte nuove prove]
• qualora le prove sono sopravvenute o scoperte dopo il giudizio di I grado, il giudice dispone la rinnovazione
dell'istruzione dibattimentale nei limiti previsti per il giudizio di I grado → ipotesi di rinnovazione
obbligatoria, a tutela del diritto delle parti alla prove (art 603 co 2)
• la rinnovazione ex officio è prevista se il giudice la ritiene assolutamente necessaria (art 603 co 3) (si richiama
l'art 507 co 1)
Rinnovazione nei procedimenti camerali, quando si tratta di giudizio abbreviato di II grado: la giurisprudenza
riconosce:
• al giudice, un potere di rinnovazione ex officio (sollecitabile anche dalle parti interessate), da esercitare
solamente nei casi di assoluta necessità
• al solo imputato che ha effettuato in I grado richiesta di giudizio abbreviato complessa, il diritto alla
riassunzione anche in II grado entro i limiti della richiesta complessa
La decisione sulla rinnovazione è assunta dal giudice, nel contradditorio delle parti, con ordinanza: di regola si procede
immediatamente alla rinnovazione; in caso d'impossibilità, il dibattimento è sospeso per un periodo di massimo 10gg

29. SENTENZE CONCLUSIVE DEL GIUDIZIO D'APPELLO


Il giudizio d'appello può concludersi con:
• sentenza di inammissibilità → il giudice dichiara inammissibile l'appello con sentenza quando accerta una
causa d'inammissibilità non rilevata prima del dibattimento o insorta dopo la sua apertura
• sentenza di conferma → il giudice pronuncia sentenza di conferma quando, ritenendo non fondati i motivi
dell'appello, lo rigetta e mantiene ferma la decisione di I grado (art 605 co 1)
• sentenza di riforma → il giudice pronuncia sentenza di riforma quando, accogliendo tutti o alcuni dei motivi
proposti, modifica in tutto o in parte la decisione di I grado, salvo il divieto della reformatio in peius in caso di
appello del solo imputato (art 605 co 1)
• sentenza di annullamento con trasmissione degli atti al PM e sentenza con rinvio degli atti al giudice che
procedeva al momento del verificarsi di determinate nullità → casi disciplinati all'art 604 (“questioni di
nullità”) >> vengono configurate varie situazioni volte a coniugare il p. di conservazione degli atti (la nullità
che colpisce una parte della sent non travolge le altre parti che non dipendano da essa) ed il p. di economia
processuale (il giudice d'appello si sostituisce a quello di I grado, correggendone ed integrandone la decisione)
◦ art 604 co 1 → il giudice di appello dichiara la nullità in tutto o in parte della sent appellata e dispone la
trasmissione degli atti al giudice di I grado, quando:
▪ vi è stata condanna per un fatto diverso da quello contestato (art 516 e 522 co 1)
▪ vi sia stata, in difetto di contestazione, applicazione di una circostanza aggravante per la quale la
legge stabilisce una pena di specie diversa da quella ordinaria del reato o di una circostanza
aggravante ad effetto speciale (sempre che non vengano ritenute prevalenti o equivalenti circostanze
attenuanti)
◦ art 604 co 2 → quando sono state ritenute prevalenti o equivalenti circostanze attenuanti o sono state
applicate, senza previa contestazione, circostanze aggravanti diverse da quelle previste dal co 1, il giudice
di appello esclude le circostanze aggravanti, effettua, se occorre, un nuovo giudizio di comparazione e
ridetermina la pena
◦ art 604 co 3 → quando il difetto di contestazione riguarda un reato concorrente (art 517) o un fatto
nuovo (art 518), il giudice di appello dichiara nullo il relativo capo della sentenza ed elimina la pena
corrispondente, disponendo che del provvedimento sia data notizia al PM per le sue determinazioni
◦ art 604 co 4 → il giudice, se accerta una nullità assoluta (art 179) o di una nullità a tipo intermedio (art
180) non sanata, dalle quali sia derivata la nullità del provvedimento che dispone il giudizio o della
sentenza di I grado, dichiara con sentenza la nullità e rinvia gli atti al giudice che procedeva quando si è
verificata (davanti al giudice di rinvio non trova applicazione il divieto di reformatio in peius)
◦ art 604 co 5 → il giudice, se accerta altre nullità che non sono state sanate (in particolare, nullità relative
ad atti probatori), può ordinare la rinnovazione degli atti nulli, oppure, una volta dichiarata la nullità,
decidere nel merito, qualora riconosca che l'atto non fornisce elementi necessari per il giudizio (sentenza
di conferma o riforma)
◦ art 604 co 5-bis → qualora si sia proceduto in assenza dell'imputato e vi è la prova che si sarebbe dovuto
procedere ai sensi degli artt 420-ter (impedimento a comparire) o 420-quater (sospensione del processo
per assenza dell'imputato), il giudice dichiara la nullità della sent e dispone il rinvio degli atti al giudice di
I grado (e lo stesso avviene quando l'imputato provi che l'assenza è dovuta a mancata conoscenza della
celebrazione del processo di I grado)
◦ art 604 co 6 → nel caso in cui il giudice di I grado abbia dichiarato erroneamente che il reato è estinto o
che l'azione penale non poteva essere iniziata o proseguita, il giudice d'appello decide nel merito,
rinnovando, se occorre, il dibattimento (sentenza di riforma)
◦ art 604 co 7 → nel caso in cui il giudice d'appello riconosca erronea la decisione del giudice di I grado
che abbia respinto la domanda di oblazione, accoglie la domanda di oblazione, sospende il dibattimento
per il pagamento delle somme dovute e, avvenuto il pagamento, pronuncia sent di proscioglimento
(sentenza di riforma)
>> se non viene proposto ricorso per cassazione, copia della sentenza di conferma o di riforma in relazione alla pena,
alle misure di sicurezza o alle disposizioni civili, insieme agli atti del procedimento, è trasmessa senza ritardo al giudice
di I grado competente per l'esecuzione; altrimenti è competente per l'esecuzione il giudice d'appello
>> le pronunce del giudice d'appello sull'azione civile sono immediatamente esecutive

30. IL RICORSO PER CASSAZIONE: PREMESSA


Ricorso per cassazione = mezzo di impugnazione ordinario con il quale le parti chiedono l'annullamento per motivi di
diritto della decisione pronunciata, inappellabilmente o in grado d'appello, da un giudice di merito (ma, in determinati
casi, è possibile anche proporre immediatamente il ricorso per cassazione) → motivi di diritto (tassativi):
• errores in iudicando
• errores in procedendo
>> il codice del 1989 ha tentato di razionalizzare il ricorso per cassazione, riconducendo la corte al suo ruolo di giudice
di legittimità e alla sua funzione nomofilattica:
• nuova disciplina dei motivi di ricorso e dell'applicazione delle disposizioni più favorevoli
• meccanismi di selezione dei ricorsi inammissibili e istituzione di una sezione-filtro per l'esame della
inammissibilità
• previsione di meccanismi acceleratori (procedimento in camera di consiglio o il ricorso per saltum)
• disciplina dell'intervento delle Sez unite per risolvere contrasti giurisprudenziali e dell'enunciazione del
principio di diritto ad opera della corte

31. RICORRIBILITÀ OGGETTIVA E SOGGETTI LEGITTIMATI


Ricorribilità oggettiva: Il ricorso per cassazione può essere proposto:
• contro le sentenze pronunciate in grado d'appello o inappellabili (art 606 co 2)
• tramite ricorso per saltum (art 569 co 1) → la parte legittimata ad appellare la sent di I grado può proporre
direttamente ricorso per cassazione
• nei casi e con gli effetti determinati da particolari disposizioni (es. ricorso avverso le decisione emesse in sede
di riesame delle ordinanze che dispongono una misura coercitiva o in sede d'appello contro le altre ordinanze
in materia di misure cautelari personali)
Ricorribilità soggettiva:
• imputato (art 607)→ può ricorre per cassazione avverso:
◦ sent di condanna
◦ sent di proscioglimento (tranne avverso le sentenze inappellabili di proscioglimento, che dichiarino che il
fatto non sussiste o che l'imputato non l'ha commesso, pronunciate in sede di giudizio abbreviato e avverso
sentenze similari emesse nel giudizio di I grado o in appello)
◦ sent di non luogo a procedere (a meno che con la sentenza di non luogo a procedere sia stato dichiarato
che il fatto non sussiste o che l'imputato non l'ha commesso)
◦ le sole disposizioni della sent che riguardano le spese processuali
• PM (art 608)
◦ il procuratore generale presso la corte d'appello può ricorrere per cassazione contro ogni sentenza di
condanna o di proscioglimento pronunciata in grado d'appello o inappellabile (art 608 co 1)
◦ il procuratore della Repubblica presso il tribunale può ricorrere contro ogni sentenza inappellabile, di
condanna o di proscioglimento, pronunciata dalla corte d'assise, dal tribunale o dal GIP (art 608 co 2)
◦ entrambi possono ricorrere per cassazione per saltum (art 608 co 4) e nei confronti delle delle sent di non
luogo a procedere
◦ può proporre ricorso per cassazione anche il rappresentante del PM che ha presentato le conclusioni in II
grado o (in caso di sentenza inappellabile o di ricorso per saltum) in I grado
→ ad ogni modo, davanti alla Cassazione le funzioni di PM sono svolte unicamente dal procuratore generale
presso la Corte di Cassazione
• responsabile civile e civilmente obbligato impugnano con il mezzo che la legge attribuisce all'imputato
• parte civile e querelante condannato alle spese e ai danni impugnano senza essere vincolati al mezzo attribuito
al PM

32. MOTIVI DI RICORSO E COGNIZIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE


Il ricorso per cassazione può essere proposto solo per i motivi tassativamente indicati nell'art 606 co 1:
• a) esercizio da parte del giudice di una potestà riservata dalla legge ad organi legislativi o amministrativi,
oppure non consentita ai pubblici poteri (eccesso o straripamento di potere) → ciò si verifica quando il giudice,
ad es., crea per analogia una norma penale incriminatrice, condannando per un fatto non previsto dalla legge
come reato
• b) inosservanza od erronea applicazione della legge penale o di altre norme giuridiche, di cui si deve tener
conto nell'applicazione della legge penale (error in iudicando che si verificano in caso di mancata o inesatta
applicazione della legge penale sostanziale o di altre norme giuridiche extrapenali cui fa riferimento la norma
penale stessa)
• c) inosservanza delle norme penali processuali stabilite a pena di nullità, di inutilizzabilità, di inammissibilità o
di decadenza
• d) mancata assunzione di una prova decisiva, quando la parte ne ha fatto richiesta anche nel corso
dell'istruzione dibattimentale limitatamente ai casi previsti dall'art 495 co 2 (diritto alla controprova) → la
prova è decisiva quando avrebbe potuto determinare una decisione diversa (la valutazione di decisività deve
essere compiuta accertando se i fatti indicati dalla parte nella richiesta di prova siano tali da inficiare le
argomentazioni poste a base della decisione di merito)
• e) mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione, quando il vizio risulta dal testo del
provvedimento impugnato oppure da altri atti del processo specificamente indicati nei motivi di gravame
(modificato nel 2006)
◦ motivazione mancante = effettiva omissione della motivazione (totale mancanza della parte espositiva
della decisione o mancanza di singoli momenti esplicativi), motivazione illeggibile e motivazione
apparente
◦ motivazione manifestamente illogica:
▪ illogicità della giustificazione interna (incompatibilità fra premesse e conclusioni)
▪ illogicità della giustificazione esterna (impiego di massime di esperienza non plausibili)
>> il compito del giudice di legittimità è quello di stabilire se i giudici di merito abbiano esaminato tutti
gli elementi a loro disposizione, ne abbiano fornito una corretta interpretazione ed abbiano esattamente
applicato le regole della logica nello sviluppo delle argomentazioni che hanno giustificato la scelta di
determinate conclusioni
◦ contraddittorietà = contrasto tra il discorso giustificativo condotto dal giudice di merito nella motivazione
e le risultanze probatorie acquisite legittimamente al processo
>> i motivi di ricorso enunciati ex lett d) ed e) non valgono come motivi di ricorso per saltum (il ricorso eventualmente
proposto si converte in appello)
>> il ricorso attribuisce alla Cassazione la cognizione del procedimento limitatamente ai motivi proposti (art 609 co 1),
ed essa decide altresì le questioni rilevabili d'ufficio in ogni stato e grado del processo e quelle che non sarebbe stato
possibile dedurre in grado d'appello (art 609 co 2)
>> il ricorso è inammissibile se è proposto per motivi diversi da quelli indicati dalla legge o manifestamente infondati
oppure per violazioni di legge non dedotte con i motivi d'appello (fuori dai casi di ricorso per saltum e dei casi ex art
609 co 2) (art 606 co 3)

33. PROBLEMATICA RELATIVE ALL'ART 606 COMMA 1 LETT. E


L'originaria disciplina dei vizi di motivazione (“mancanza o manifesta illogicità della motivazione, quando il vizio
risulta dal testo del provvedimento impugnato”) aveva creato forti perplessità → subordinava il sindacato sulla
motivazione alla regola che il vizio risultasse dal testo del provvedimento impugnato → si era posto in luce che
sarebbero rimaste prive di rimedio alcune situazioni:
• situazione in cui il giudice nella sent di condanna tenga conto di una prova che non risulta dagli atti del
processo (travisamento degli atti per invenzione) → a tale situazione si sarebbe potuto rimediare proponendo il
ricorso ex art 606 co 1 lett c)
• situazione in cui il giudice nella sent di condanna abbia travisato una prova, sostenendo che vada intesa in un
senso, mentre dagli atti risulta che va intesa in senso opposto (travisamento delle risultanze probatorie) →
anche in questo caso si sarebbe potuto ricorrere ex art 606 co 1 lett c)
• situazione in cui il giudice nella sentenza di condanna ignori una prova orientata in senso decisivo a favore
della difesa (travisamento degli atti per omissione)
>> le conseguenze apparivano di particolare gravità nei casi di sentenza inappellabile o di sentenza di condanna emessa
per la prima volta in appello → soluzioni a queste problematiche venivano vagliate dalla giurisprudenza, che tuttavia
non risolvevano tutte le situazioni
>> in questo quadro si innesta la riforma del 2006 che:
• riduceva l'ambito di appellabilità delle sentenze di proscioglimento
• rivisitava l'art 606 lett e)
Dopo le sent cost 26 e 320/2007, il ribaltamento in II grado della pronuncia proscioglitiva emessa in I grado può di
nuovo verificarsi → l'imputato si trova in una posizione più tutelata di quella pre-2006, potendo ora usufruire
dell'allargamento dell'ambito operativo dell'art 606 co 1 lett e) → tuttavia la giurisprudenza ha individuato alcune
condizioni relative agli “altri atti del processo”:
• il ricorrente deve individuare in modo inequivoco e specifico gli atti
• il ricorrente deve indicare il dato di fatto che emerge dal relativo atto e che appare incompatibile con la
ricostruzione effettuata dalla sent
• il ricorrente deve chiarire le ragioni per cui l'atto compromette l'intero ragionamento svolto dal giudice

38. SENTENZE CONCLUSIVE DEL GIUDIZIO DI CASSAZIONE: A) DELIBERAZIONE E TIPOLOGIA


La sentenza è deliberata in camera di consiglio subito dopo il termine della pubblica udienza (salvo che, per la
molteplicità o l'importanza delle questioni da decidere, il presidente ritenga indispensabile differire la deliberazione ad
altra udienza):
• per la deliberazione della sent si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni previste per la deliberazione
della sentenza di I grado ex art 527
• subito dopo la deliberazione, la sent viene pubblicata mediante lettura del dispositivo
• la motivazione della sent viene redatta dal presidente o dal consigliere, osservando, in quanto applicabili, le
disposizioni sulla redazione della sent di I grado (salvo alcune regole specifiche)
• la sentenza, sottoscritta dal presidente e dall'estensore, è depositata in cancelleria non oltre il 30gg dalla
deliberazione
Tipologie delle sentenze:
• sent d'inammissibilità → la corte dichiara inammissibile il ricorso quando la causa d'inammissibilità non è
stata preliminarmente dichiarata con ordinanza in camera di consiglio → con tale sentenza, la parte privata che
l'ha proposto è condannata al pagamento delle spese del procedimento e al pagamento a favore della cassa per
le ammende di una somma da €258 a €2065 (pagamento escluso qualora la questione dedotta sia oggetto di
contrasto al momento della sua proposizione)
• sent di rigetto → la corte pronuncia sentenza di rigetto quando il ricorso è infondato, non essendo stato
accolto nessuno dei motivi proposti → il proponente privato è condannato al pagamento delle spese
processuali (e solo eventualmente anche al pagamento a favore della cassa delle ammende)
• sent di rettificazione → la corte pronuncia sentenza di rettificazione in 3 ipotesi (art 619):
◦ co 1 → in caso di errori di diritto nella motivazione ed erronee indicazioni di testi di legge, se gli errori
non hanno avuto influenza sul dispositivo (la corte non annulla la sentenza, ma specifica le censure e le
rettificazioni occorrenti)
◦ co 2 → in caso di errori nella denominazione o nel computo della pena (la corte rettifica la specie e la
quantità della pena)
◦ co 3 → nei casi di legge più favorevole all'imputato, anche se sopravvenuta dopo la proposizione del
ricorso, qualora non siano necessari nuovi accertamenti di fatto
• sent di annullamento → la corte pronuncia sentenza di annullamento quando accoglie uno o più motivi di
ricorso o ex officio deve dichiarare l'annullamento stesso → tali sentenze si distinguono in:
◦ sent d'annullamento senza rinvio
◦ sent d'annullamento con rinvio

39. SEGUE: B) ANNULLAMENTO SENZA RINVIO


L'annullamento senza rinvio (la Cassazione decide senza intervento del giudice di merito) è adottato nei seguenti casi
(art 620):
• a) se il fatto non è previsto dalla legge come reato, se il reato è estinto o se l'azione penale non doveva
essere iniziata o proseguita (qualora sussistano contestualmente una causa estintiva del reato e una nullità
assoluta, le Sez unite hanno affermato la prevalenza della prima, salvo che l'operatività della causa estintiva
presupponga specifici accertamenti e valutazioni riservati al giudice di merito, con riguardo ai quali assume
rilievo pregiudiziale la nullità, in quanto funzionale alla rinnovazione del giudizio)
• b) se il reato non appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario → gli atti vengono trasmessi
all'autorità competente
• c) se il provvedimento impugnato contiene disposizioni che eccedono i poteri della giurisdizione
(limitatamente alle medesime)
• d) se la decisione impugnata consiste in un provvedimento non consentito dalla legge (c.d. provvedimenti
abnormi)
• e) se la sentenza è nulla in relazione ad un reato concorrente (limitatamente alla parte della sentenza relativa
al reato concorrente) → la corte dispone che del provvedimento venga data notizia al PM per le sue
determinazioni
• f) se la sentenza è nulla in relazione ad un fatto nuovo (limitatamente alla parte relativa al fatto nuovo) → la
corte dà notizia al PM
• g) se la condanna è stata pronunciata per errore di persona
• h) se vi è contraddizione fra la sentenza o l'ordinanza impugnata ed un'altra decisione anteriore concernente la
stessa persona ed il medesimo oggetto, pronunciata dallo stesso o da altro giudice penale (la Cassazione ordina
l'esecuzione della I sentenza od ordinanza, o, in caso di una sent di condanna, ordina l'esecuzione della sent
che ha inflitto la condanna meno grave)
• i) se la sentenza impugnata ha deciso in secondo grado su materia per la quale non è ammesso appello
• l) in ogni caso in cui la corte ritiene superfluo il rinvio oppure può essa stessa procedere alla determinazione
della pena o dare i provvedimenti necessari (norma di “chiusura”)
>> in tutti i casi d'annullamento senza rinvio, la cancelleria della corte trasmette gli atti e la copia della sent al giudice
che ha emesso la decisione impugnata → se, in seguito alla pronuncia, deve cessare una misura cautelare, una pena
accessoria o una misura di sicurezza, la cancelleria comunica immediatamente il dispositivo al procuratore generale
presso la corte d'appello

40. SEGUE: C) ANNULLAMENTO CON RINVIO


Quando si rende necessario un giudizio di merito, la corte di cassazione deve annullare con rinvio ad un giudice di
merito il quale emetterà una nuova pronuncia che andrà a sostituire quella annullata → l'art 623 detta le regole per
l'individuazione del giudice di rinvio:
• a) se è annullata un'ordinanza, la corte dispone che gli atti siano trasmessi al giudice che l'ha pronunciata,
il quale provvede uniformandosi alla sentenza d'annullamento
• b) se è annullata una sentenza di condanna nei casi previsti dall'art 604 co 1 (nullità della sent di condanna
di I grado per difetto di contestazione di un fatto diverso o di una circostanza aggravante), 4 (sent di condanna
nulla per il verificarsi di una nullità assoluta o intermedia) e 5-bis (sent nulla per assenza dell'imputato), la
corte dispone che gli atti siano trasmessi al giudice di I grado
• c) se è annullata la sentenza di una corte d'assise d'appello o di una corte d'appello, o di una corte d'assise o di
un tribunale in composizione collegiale, il giudizio è rinviato rispettivamente ad un'altra sezione della stessa
corte o dello stesso tribunale o, in mancanza, alla corte o al tribunale più vicini
• d) se è annullata la sentenza pronunciata da un tribunale monocratico, oppure da un giudice nella fase
preliminare, la corte dispone che gli atti siano trasmessi al medesimo tribunale, ma il giudice deve essere
diverso da quello che ha pronunciato la sentenza annullata
>> nel caso di ricorso per saltum l'art 569 co 4 prevede che, fuori dei casi in cui nel giudizio d'appello si sarebbe
dovuta annullare la sentenza di I grado, la corte di cassazione, quando pronuncia l'annullamento con rinvio della
sentenza impugnata per saltum, dispone che gli atti siano trasmessi al giudice competente per l'appello
>> in tutti i casi d'annullamento con rinvio, la cancelleria della corte trasmette senza ritardo gli atti del processo con la
copia della sentenza al giudice che deve procedere al nuovo giudizio

42. IL RICORSO STRAORDINARIO PER ERRORE MATERIALE O DI FATTO


Art 625-bis → è ammessa, a favore del condannato, la richiesta per la correzione dell'errore materiale o di fatto
contenuto nei provvedimenti pronunciati dalla corte di cassazione
• la richiesta è proposta dal procuratore generale o dal condannato (anche al solo risarcimento dei danni) con
ricorso presentato alla corte di cassazione entro 180gg dal deposito del provvedimento (non ne sospende gli
effetti, ma, nei casi di eccezionale gravità, la corte provvede alla sospensione)
• l'errore materiale può essere rilevato anche dalla corte stessa, d'ufficio, in ogni momento
>> la Corte procede in camera di consiglio e, se accoglie la richiesta, adotta i provvedimenti necessari per correggere
l'errore
• errore materiale = errore che non determina nullità ed eliminabile senza una modifica essenziale del
provvedimento (corrisponde all'errore ex art 130)
• errore di fatto = errore di fatto (materiale e meramente percettivo) nella lettura di atti interni al giudizio di
cassazione (v. anche sent Corte Cost 395/2000) → le Sezioni unite hanno affermato che si tratta di un errore
percettivo causato da una svista o da un equivoco, nel quale la corte è incorsa nella lettura degli atti del
giudizio di legittimità, connotato dall'influenza esercitata sul processo formativo della volontà, viziato dalla
inesatta percezione delle risultanze processuali → l'errore di fatto deve essere:
◦ decisivo
◦ di oggettiva ed immediata rilevabilità
>> solo il ricorso straordinario per errore di fatto riveste la funzione tipica di impugnazione in senso tecnico, mentre il
ricorso relativo all'errore materiale è uno strumento di correzione speciale, senza alcuna incidenza sul contenuto della
decisione e con funzione di mera rettifica della forma espressiva della volontà del giudice

43. LA RESCISSIONE DEL GIUDICATO


Rescissione del giudicato (art 625-ter) = il condannato o il sottoposto a misura di sicurezza con sent passata in
giudicato, nei cui confronti si sia proceduto in assenza per l'intera durata del processo, può chiedere la rescissione del
giudicato (= revoca della sent), qualora provi che l'assenza è stata dovuta ad una incolpevole mancata conoscenza
della celebrazione del processo (rimedio restitutorio, inquadrabile tra le impugnazioni straordinarie)
• la richiesta è presentata personalmente dall'interessato o da un difensore con procura speciale entro 30gg
dall'avvenuta conoscenza del procedimento
• la competenza funzionale a decidere spetta alla Corte di Cassazione
• se la corte accoglie la richiesta, revoca la sent e dispone la trasmissione degli atti al giudice di I grado (si
applica l'art 489 co 2 e quindi l'imputato è rimesso nel termine per formulare la richiesta di giudizio abbreviato
o di patteggiamento)
44. IL GIUDIZIO DI RINVIO: A) POTERI DEL GIUDICE DI RINVIO E LORO LIMITI
Il giudice di rinvio decide con gli stessi poteri che aveva il giudice la cui sentenza è stata annullata, salve le limitazioni
stabilite dalla legge (art 627 co 2) → limiti:
• nel giudizio di rinvio non è ammessa discussione sulla competenza attribuita con la sent d'annullamento, salvo
quanto previsto dall'art 25 (art 627 co 1)
• nel giudizio di rinvio non possono rilevarsi nullità, anche assolute, o inammissibilità, verificatesi nei
precedenti giudizi o nel corso delle indagini preliminari, in quanto la sent della corte di cassazione copre il
dedotto e il deducibile (art 627 co 4)
• divieto di reformatio in peius → in particolare, possono verificarsi due situazioni:
◦ caso in cui la sent annullata fosse una sent emessa in grado d'appello da un giudice vincolato dal divieto di
reformatio in peius: in tal caso, il giudice d'appello di rinvio è vincolato dal medesimo divieto, avendo gli
stessi poteri del giudice che ha emanato la sent annullata
◦ caso in cui la sent annullata fosse una sentenza emessa in grado d'appello da un giudice non vincolato dal
divieto di reformatio in peius e ricorrente fosse il solo imputato: secondo la giurisprudenza, anche a queste
situazioni andrebbe applicato il divieto di reformatio in peius → tuttavia, secondo le Sezioni unite, il
divieto non opera nel giudizio di rinvio a seguito di annullamento pronunciato per nullità dell'atto
introduttivo o per altra nullità assoluta o di carattere intermedio non sanata, che si sia propagata
all'atto conclusivo del giudizio
• limiti ai poteri del giudice di rinvio che provengono dalla pronuncia d'annullamento:
◦ il giudice di rinvio deve uniformarsi alla sent della Cassazione per quanto concerne ogni questione di
diritto con essa decisa (art 627 co 3) → la Cassazione, nella sentenza, deve enunciare specificamente il
principio di diritto al quale il giudice di rinvio deve uniformarsi (art 173 co 2 disp att)
>> in caso di annullamento totale, occorre distinguere:
▪ eventualità nelle quali la sent è stata annullata per vizio di motivazione o per errores in procedendo →
il giudice di rinvio può procedere ad un completo riesame del materiale probatorio, ma non può
ripetere i vizi di motivazione o gli errori che hanno condotto all'annullamento
▪ eventualità nelle quali la sent è stata annullata per errores in iudicando → di regola il giudice di rinvio
è vincolato dalla valutazione dei fatti accertati nella sentenza annullata, ma conserva il potere di
risolvere in modo diverso la questione di diritto nel momento in cui muta l'accertamento del fatto che
la corte ha considerato come premessa per risolvere la questione di diritto medesima
>> in questi due casi si ritiene applicabile l'art 129 co 1 nel giudizio di rinvio (salvo che la Cassazione, pur
in grado di pronunciarsi sulla non punibilità, non abbia operato tale declaratoria)
>> il vincolo al dictum della Corte può venir meno nel caso in cui, dopo l'emanazione della decisione
d'annullamento, sopravvenga un provvedimento legislativo che dia alla legge un'interpretazione autentica
diversa rispetto a quella accolta dalla corte, un'abrogazione legislativa o una declaratoria d'illegittimità
costituzionale
◦ in caso di annullamento parziale, la sentenza ha autorità di cosa giudicata nelle parti che non hanno
connessione essenziale con la parte annullata (c.d. formazione progressiva del giudicato) (art 624 co 1) →
si discute se il legislatore, parlando di “parti” della sentenza abbia voluto riferirsi solo ai capi o anche ai
punti della decisione → le Sez Unite hanno aderito alla tesi che il giudicato si forma anche sui punti della
decisione → ne deriva che, nel caso di annullamento parziale avente ad oggetto statuizioni diverse
dall'accertamento del fatto di reato e della responsabilità dell'imputato, la pronuncia di condanna diventa
irrevocabile
>> per evitare confusioni, la Cassazione, quando occorre, dichiara nel dispositivo quali parti della
sentenza diventano irrevocabili (art 624 co 2) (se la corte non provvede in tal senso contestualmente
all'annullamento, può riparare pronunciando ordinanza d'ufficio, su domanda del giudice competente per il
rinvio, del PM presso tale giudice o della parte privata interessata)

47. LA REVISIONE: PREMESSA


La revisione è un mezzo straordinario d'impugnazione, esperibile in ogni tempo (anche se la pena è già stata eseguita
o è estinta), sempre a favore dei condannati, nei casi e nei limiti espressamente determinati dalla legge, contro (art
629):
• le sent di condanna
• le sent emesse in seguito a patteggiamento (previsione inserita nel 2003)
• i decreti penali di condanna divenuti irrevocabili
>> la giurisprudenza ha adottato soluzioni restrittive, improntate all'operare del p. di tassatività (in particolare, la
revisione delle sentenze di patteggiamento può essere fondata solo su prove sopravvenute ad essa o scoperte
successivamente ad essa, e non su prove non acquisite nel precedente giudizio o acquisite ma non valutate neanche
implicitamente)
>> sulla richiesta di revisione decide la corte d'appello individuata secondo i criteri dell'art 11
>> è un mezzo d'impugnazione non sospensivo
48. SOGGETTI LEGITTIMATI, CASI “CLASSICI” DI REVISIONE E RELATIVI LIMITI
Soggetti legittimati a chiedere la revisione sono (art 632):
• il condannato o un suo prossimo congiunto o la persona che ha sul condannato l'autorità tutoria e, se il
condannato è morto, l'erede o il prossimo congiunto
• il procuratore generale presso la corte d'appello nel cui distretto fu pronunciata la sentenza di condanna
>> questi soggetti possono anche unire le loro richieste proponendole unitamente, sempre personalmente o per mezzo di
un procuratore speciale
Casi “classici” di revisione → la revisione può essere richiesta (art 630):
• a) se i fatti stabiliti a fondamento della sent o del decreto di condanna non possono conciliarsi con quelli
stabiliti in un'altra sent penale irrevocabile del giudice ordinario o di un giudice speciale (conflitto teorico di
giudicati) → come termine di comparazione ai fini dell'inconciliabilità sono esclusi i decreti penali e (secondo
parte della dottrina) le sent di non luogo a procedere e le sent di patteggiamento
>> alla richiesta di revisione devono essere unite le copie autentiche delle sent o dei decreti penali di condanna
indicati
• b) se la sent o il decreto penale di condanna hanno ritenuto la sussistenza del reato a carico del condannato in
conseguenza di una sentenza del giudice civile o amministrativo, successivamente revocata, che abbia deciso
una questione pregiudiziale ex art 3 o ex art 479 → la situazione si realizza quando il giudice penale ha basato
la sent di condanna su una sent civile che ha definito una controversia sullo stato di famiglia o di cittadinanza
(art 3) o su una sent civile che ha deciso una controversia civile o amministrativa particolarmente complessa
(art 479)
>> alla richiesta di revisione devono essere unite le copie delle sentenze o dei decreti penali di condanna
indicati
• c) se dopo la condanna sono sopravvenute o si scoprono nuove prove che, sole o unite a quelle già valutate,
dimostrano che il condannato deve essere prosciolto → prove nuove = prove sopravvenute dopo la condanna e
prove preesistenti ma scoperte solo in un momento successivo
>> le Sezioni unite hanno affermato che possono assumere rilievo nel giudizio di revisione prove acquisite al
processo ma non valutate dal giudice
• d) se è dimostrato che la condanna venne pronunciata in conseguenza di falsità in atti o in giudizio o di un
altro fatto previsto dalla legge come reato
◦ falsità in atti o in giudizio = falsità di documenti, calunnia, falsa testimonianza, falsa perizia o
interpretazione
◦ altro fatto previsto come reato = subordinazione di testimoni, corruzione del giudice, abuso d'ufficio
>> alla richiesta di revisione deve essere unita copia autentica della sent irrevocabile di condanna per il reato
ex art 630 lett d)
Limiti della revisione → gli elementi in base ai quali viene richiesta devono essere tali da dimostrare che il condannato
deve essere prosciolto con sent di non doversi a procedere per mancanza di una condizione di procedibilità, con sent
d'assoluzione o sent di non doversi procedere per estinzione del reato (art 631, che richiama gli artt 529, 530, 531)

49. “REVISIONE EUROPEA” E REGOLE PECULIARI


La sent 113/2011 ha introdotto nell'art 630 un'ulteriore e diverso caso di revisione della sent e del decreto penale di
condanna → revisione per consentire la riapertura del processo quando ciò sia necessario per conformarsi ad una sent
definitiva della Corte EDU (art 46 co 1 CEDU)
>> in seguito ad una condanna da parte della Corte EDU, lo Stato è tenuto alla restitutio in integrum a favore
dell'interessato e il meccanismo più idoneo a realizzare ciò è costituito da un nuovo processo o dalla riapertura del
procedimento su domanda dell'interessato → data l'assenza di una disciplina per la riapertura del processo in questi casi,
la Corte Cost è dovuta intervenire con la sent 113/2011 (additiva di principio):
• la riapertura del processo per conformarsi ad una sent della Corte EDU va collegato alla revisione del processo
ex art 630 (pur configurandosi come ipotesi particolare rispetto ai casi classici)
• la riapertura del processo va intesa come concetto generale, funzionale anche alla rinnovazione di attività già
espletate, e, se del caso, di quella integrale del giudizio
• la necessità della riapertura deve essere valutata tenendo conto delle indicazioni contenute nella sent della
Corte EDU e nella sent interpretativa eventualmente chiesta a quest'ultima dal Comitato dei Ministri
• per quanto riguarda la disciplina della revisione, sono inapplicabili quelle disposizioni inconciliabili con
l'obiettivo della restitutio in integrum:
◦ non opera la condizione di ammissibilità basata sulla prognosi assolutoria (poiché rimediare all'iniquità di
un processo non implica necessariamente un esito assolutorio)
◦ non operano le previsioni in base alle quali l'accoglimento della richiesta di revisione comporta sempre il
proscioglimento dell'interessato
• spetta ai giudici comuni trarre dalla decisione i necessari corollari sul piano applicativo e al legislatore
provvedere a disciplinare gli aspetti che necessitano di apposita regolamentazione

50. COMPETENZA E VERIFICA PRELIMINARE DI AMMISSIBILITÀ DELLA RICHIESTA DI REVISIONE


La richiesta di revisione deve contenere l'indicazione specifica delle ragioni e delle prove che la giustificano e deve
essere presentata, unitamente ad eventuali atti e documenti, nella cancelleria della corte d'appello individuata secondo
i criteri ex art 11 (art 633 co 1)
• la richiesta deve essere documentata allegandovi anche le copie autentiche delle sent o dei decreti penali
indicati nelle lett a) e b) dell'art 630 e della sent irrevocabile di condanna per il reato indicato nella lett d) (a
meno che, in quest'ultimo caso, l'ipotetico reato sia estinto o per esso non possa essere iniziata o proseguita
l'azione penale)
• la richiesta di revisione ex art 630 lett. c) va suffragata da elementi di prova → a tal proposito il difensore ha
facoltà di svolgere investigazioni per ricercare ed individuare elementi di prova a favore del proprio assistito
Alla corte d'appello è demandata una preliminare valutazione di ammissibilità, la quale, anche d'ufficio, dichiarerà
con ordinanza l'inammissibilità della richiesta:
• quando essa sia proposta fuori dai casi previsti o senza l'osservanza delle disposizioni previste per la revisione
• quando risulti manifestamente infondata
>> la verifica si svolge in camera di consiglio, senza la presenza delle parti, e può, in caso di decisione
d'inammissibilità, concludersi con la condanna del privato che ha proposto la richiesta al pagamento a favore della cassa
delle ammende di una somma da € 258 a € 2065
L'ordinanza d'inammissibilità è notificata al condannato e a colui che ha proposto la richiesta, i quali possono ricorrere
per cassazione → se il ricorso è accolto, la corte di cassazione rinvia il giudizio di revisione ad altra corte d'appello
individuata secondo i criteri ex art 11

54. LA REVISIONE IN PEIUS


Revisione in peius → le disposizioni previste in materia di revisione si osservano, in quanto applicabili, anche nei
confronti di chi (per usufruire dei benefici a favore dei “pentiti”) abbia rilasciato dichiarazioni rivelatesi poi false o
reticenti, e mirano alla revoca dei vantaggi indebitamente conseguiti
>> normativa inserita nel periodo di emergenza a causa del terrorismo ed estesa successivamente in rapporto al
fenomeno mafioso (art 16-septies l. 45/2001) → il procuratore generale presso la corte d'appello nel cui distretto la
sentenza è stata pronunciata deve richiederne la revisione:
• quando le circostanze attenuanti, previste in materia di collaborazione relativa a vari delitti, sono state
applicate per effetto di dichiarazioni false o reticenti
• quando chi ha beneficiato di tali attenuanti commette, entro 10 anni dal passaggio in giudicato della sentenza,
un delitto per il quale l'arresto in flagranza è obbligatorio, indicativo della permanenza del soggetto nel
circuito criminale

Capitolo 10 - Esecuzione
1. PREMESSA
Libro X → esecuzione penale = attività successive alla formazione del giudicato
• attività volte a dare attuazione al comando contenuto nel dispositivo della decisione penale divenuta definitiva
• attività necessarie quando nasca l'esigenza di rideterminare o modificare la pena o di rimettere in discussione il
giudicato
• attività volte all'attuazione dei principi costituzionali relativi all'umanizzazione della pena ed alla sua
adeguatezza con riferimento al fine della rieducazione del condannato
>> Il legislatore ha predisposto una disciplina articolata, che:
• affida al PM il compito di promuovere e curare l'esecuzione della decisione
• assicura la presenza di un organo giurisdizionale (giudice dell'esecuzione) cui vengono affidate le decisioni da
adottare in questa fase
Il legislatore non si è spinto fino a creare una giurisdizione esclusiva che si occupasse dell'esecuzione, ma ha affidato le
funzioni allo stesso giudice che ha emesso il provvedimento da eseguire → c'è chi critica questa opzione (violazione dei
pp. terzietà ed imparzialità del giudice, perché le decisioni esecutive vengono affidate allo stesso organo che si è
occupato delle vicende pregresse del processo, e del p. della parità delle armi, perché il PM è abilitato a compiere atti
che incidono direttamente sulla libertà personale)

2. LA CHIUSURA DELLA FASE COGNITIVA E L'“IRREVOCABILITÀ” DEL PROVVEDIMENTO


Decisione del giudice = atto con cui viene data applicazione al caso concreto della previsione generale ed astratta
contenuta nella norma incriminatrice → l'individuazione del momento in cui la decisione del giudice acquista stabilità è
il frutto di una valutazione politico-legislativa, volta a contemperare due interessi contrapposti:
• ridurre al minimo il rischio dell'errore giudiziario
• assicurare il p. della certezza del diritto
>> con la conclusione della fase cognitiva il provvedimento del giudice diviene definitivo ed il comando contenuto nel
dispositivo della sentenza diventa titolo esecutivo:
• precedentemente l'esecuzione delle sent di condanna è sospesa (irrevocabilità ed esecutività coincidono) →
l'art 27 co 2 Cost (presunzione di non colpevolezza dell'imputato) impedisce al legislatore ordinario di
concepire una decisione penale provvisoriamente esecutiva
• le sentenze di proscioglimento non devono attendere la loro definitività per esplicare i loro effetti (ad es. le
misure eventualmente in esecuzione sono destinate a decadere immediatamente)
• le decisioni sull'azione civile esercitate nel processo penale e sulle misure di sicurezza possono essere dotate di
provvisoria esecutività
Si distingue tra:
• provvedimenti irrevocabili → sentenze pronunciate in giudizio >> diventano irrevocabili ed esecutivi quando
non sono previsti mezzi di impugnazione o sono spirati i termini per attivare i reclami ammessi (artt 648 e 650
co 1)
• provvedimenti revocabili → sentenze di non luogo a procedere >> assumono forza esecutiva quando non sono
più soggette a impugnazione (art 650 co 2)
>> la distinzione non è così rigida

3. EFFETTO PRECLUSIVO DEL GIUDICATO: IL DIVIETO DI UN SECONDO GIUDIZIO


Ne bis in idem (art 649): “l'imputato prosciolto o condannato con sentenza o decreto penale divenuti irrevocabili non
può essere di nuovo sottoposto a procedimento penale per il medesimo fatto, neppure se questo viene diversamente
considerato per il titolo, per il grado o per le circostanze, salvo quanto disposto dagli artt 69 co 2 e 345” = nei
confronti del soggetto giudicato non si può instaurare nuovamente un procedimento penale per lo stesso fatto (garanzia
ad personam)
• la norma vale per la decisione irrevocabile (sent di condanna o di proscioglimento, sent di patteggiamento, sent
pronunciata in esito al giudizio abbreviato e quella predibattimentale di proscioglimento ex art 469)
◦ non vale per il provvedimento di archiviazione (la necessaria autorizzazione del GIP per la riapertura delle
indagini non è un'applicazione del p. ne bis in idem ma è stata prevista per evitare manovre elusive del PM
in ordine alla durata delle indagini)
◦ la sent di non luogo a procedere, anche se si tratta di una decisione “revocabile”, è idonea a dispiegare un
effetto preclusivo fino a che non ne sia disposta la revoca → tuttavia la sent di non luogo a procedere è
considerata dal codice come una decisione “debole” (in sede di esecuzione, di fronte al contrasto con una
sentenza di condanna anche successiva, pronunciata contro la stessa persona e lo stesso fatto, viene
prescritta la revoca della prima)
• l'effetto preclusivo opera in relazione allo stesso fatto → il divieto non può essere aggirato attribuendo al fatto
una diversa qualificazione giudica o configurandolo diversamente quanto all'elemento soggettivo (non rileva il
mutamento del titolo, del grado o delle circostanze) → ciò che interessa per la operatività del divieto del ne bis
in idem è il nucleo storico del fatto
• l'art 649 ha 2 eccezioni:
◦ la sent di proscioglimento per morte dell'imputato non impedisce l'esercizio dell'azione penale per il
medesimo fatto e contro la medesima persona qualora successivamente si accerti che la morte
dell'imputato è stata erroneamente dichiarata (art 69 co 2)
◦ la sent di prosciglimento per mancanza di una condizione di procedibilità non impedisce l'esercizio
dell'azione penale per il medesimo fatto e contro la medesima persona qualora successivamente
sopravvenga la condizione richiesta (art 345)

4. SEGUE: I RIMEDI ALLA VIOLAZIONE DEL DIVIETO DI UN SECONDO GIUDIZIO


Se, nonostante il divieto di ne bis in idem, viene iniziato un nuovo procedimento penale nei confronti dello stesso
soggetto già giudicato, il giudice (in ogni stato e grado del processo) pronuncia anche d'ufficio sent di proscioglimento
(durante il dibattimento) o di non luogo a procedere (durante l'udienza preliminare), enunciandone la causa nel
dispositivo (art 649 co 2) → deroghe:
• nel giudizio in cassazione, ove, se si rileva un contrasto tra la sent o l'ordinanza impugnata ed un'altra
anteriore, concernente la stessa persona e lo stesso fatto, la corte, se si tratta di una sentenza di condanna,
ordina l'esecuzione della sent che ha inflitto la condanna meno grave (art 621)
• in fase esecutiva, in caso di conflitto pratico tra giudicati (pluralità di decisioni definitive in ordine allo stesso
fatto e nei confronti della stessa persona), il giudice dispone la revoca della res iudicata meno favorevole o di
quella eventualmente indicata dall'interessato (ma la sent di non luogo a procedere viene revocata di fronte
alla sent di condanna pronunciata in giudizio) (art 669)

5. EFFETTI EXTRAPENALI DEL GIUDICATO


A differenza di quanto avveniva nel vigore del vecchio codice, oggi l'autorità extrapenale del giudicato è riconosciuta
solo nell'ambito delle prescrizioni dettate dalla legge:
• la sentenza penale irrevocabile di condanna e di proscioglimento per la particolare tenuità del fatto
(dibattimentale o del rito abbreviato, salvo che la parte civile che non abbia accettato il rito speciale si
opponga) ha efficacia di giudicato (in ordine alla sussistenza del fatto, alla sua illiceità ed alla responsabilità
dell'imputato) nel giudizio civile o amministrativo, per le restituzioni e il risarcimento del danno, promosso
nei confronti del condannato/prosciolto per la particolare tenuità del fatto e del responsabile civile (sempre che
quest'ultimo sia stato citato o sia intervenuto nel processo penale) (artt 651 e 651-bis)
• la sentenza irrevocabile di assoluzione (dibattimentale o del rito abbreviato, se la parte civile lo ha accettato),
ha efficacia di giudicato (in ordine all'accertamento che il fatto non sussiste o che l'imputato non l'ha
commesso, o che il fatto è stato compiuto nell'adempimento di un dovere o nell'esercizio di una facoltà
legittima) nel giudizio civile o amministrativo, per le restituzioni ed il risarcimento del danno, promosso dal
danneggiato o nel suo interesse, a 2 condizioni (art 652):
◦ il danneggiato si deve essere costituito o deve essere stato posto in condizione di costituirsi parte civile
◦ il danneggiato non deve avere esercitato l'azione in sede civile ex art 75 co 2
• assoluzione e condanna irrevocabili pesano, a condizioni analoghe, anche nel giudizio per responsabilità
disciplinare davanti alle pubbliche autorità (art 653) → inoltre, anche le sent di patteggiamento (che
normalmente non hanno efficacia extrapenale) fanno stato nel giudizio disciplinare
• nei giudizi civili o amministrativi, dove non si controverte delle restituzioni o del risarcimento del danno da
reato, ma intorno ad un diritto o a un interesse legittimo (il cui riconoscimento dipende dall'accertamento degli
stessi fatti materiali che furono oggetto del giudizio penale), la decisione penale ha efficacia solo se (art 654):
◦ si tratta di sentenza irrevocabile di condanna o di assoluzione pronunciata a seguito di dibattimento
◦ i fatti accertati sono stati rilevanti ai fini della decisione penale
◦ la legge civile non pone limitazioni alla prova della posizione soggettiva controversa