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MARIO TEDESCHI - MANUALE DI DIRITTO ECCLESIASTICO

CAPO PRIMO (PARAGRAFI 1 8) IL DIRITTO ECCLESIASTICO ITALIANO 1.) Definizione, contenuto e oggetto del diritto ecclesiastico Il diritto ecclesiastico quel settore dellordinamento giuridico dello Stato che riguarda il fattore religioso. Le norme di cui si compone sono norme unilaterali, in quanto prodotto della legislazione emanata dallo Stato e non costituiscono un corpo organico, ritrovandosi in tutti i settori del nostro ordinamento giuridico, e cio nella Costituzione, nel codice civile e penale, nel codice di procedura civile e penale, nelle leggi amministrative e finanziarie, nel diritto commerciale e del lavoro. Vi sono poi norme di diritto ecclesiastico che hanno la loro fonte in atti bilaterali, quali i concordati con la Chiesa cattolica o le intese con le confessioni diverse dalla cattolica. Tali norme sono esterne al nostro ordinamento e acquistano vigore al suo interno solo attraverso le leggi di esecuzione, per i concordati, o le leggi di approvazione, per le intese. Il diritto ecclesiastico va distinto da tutti gli ordinamenti confessionali, in particolare dal diritto canonico, che riguarda lordinamento giuridico della Chiesa cattolica. Le norme in esso contenute assumono rilievo solo se ed in quanto espressamente richiamate dal nostro ordinamento, attraverso le figure tipiche del diritto internazionale privato del rinvio materiale o recettizio e della presupposizione. importante definire quando una norma pu essere considerata di diritto ecclesiastico e in cosa consiste il fattore religioso.Ecclesiastico tutto ci che riguarda la vita e le attivit delle Chiese, soprattutto nei loro rapporti con le altre Chiese e con lo Stato; religioso tutto ci che riguarda gli interessi dei gruppi confessionali e degli individui. Dunque una norma giuridica pu qualificarsi come ecclesiastica o religiosa solo sulla base del suo contenuto materiale. Meno rilevante di quanto comunemente si crede il problema della natura pubblicistica o privatistica delle norme di diritto ecclesiastico. Tradizionalmente ad esse si riconosce una connotazione pubblicistica. In effetti, premesso che le distanze tra pubblico e privato sono negli ultimi anni molto diminuite, bisogna evidenziare per che il diritto ecclesiastico non pu essere considerato come un settore del diritto pubblico dello Stato, perch cos si finirebbe col limitarne loggetto e limportanza. 2.) Svolgimento legislativo e dottrinale. Dalla legislazione unilaterale Levoluzione legislativa e dottrinale del diritto ecclesiastico pu dividersi in tre periodi. Il primo periodo quello liberale, caratterizzato da una legislazione unilaterale dello Stato di tipo giurisdizionalista. A questo periodo risalgono le leggi eversive e la legge sulle guarentigie. Il secondo periodo caratterizzato dalla legislazione bilaterale, incentrata sulla stipula dei Patti lateranensi e dalla ripresa delle trattative bilaterali con la Chiesa cattolica, ma anche dalla continuazione della legislazione unilaterale dello Stato. Il terzo periodo, tuttora in corso, caratterizzato dallentrata in vigore della Costituzione, che allart. 7 conferma i Patti lateranensi, dalla contrattazione bilaterale, la cui massima espressione laccordo di modificazione del Concordato lateranense del 1984, e dalla stipulazione delle intese con le confessioni diverse dalla cattolica. 2 Con lunit dItalia fu estesa a tutto il regno la legislazione sarda e ci ebbe conseguenze negative sulla legislazione ecclesiastica italiana, poich furono abrogate le legislazioni degli ex Stati e cancellate le consuetudini locali e la tradizione giurisprudenziale di stampo

giurisdizionalista. La Legge che escludeva dagli Stati sardi la Compagnia di Ges e vietava le case della corporazione delle Dame del Sacro Cuore del 1848 segna linizio della legislazione eversiva dellasse ecclesiastico. Questa legislazione, dal carattere spiccatamente anticlericale, era in contrasto con il carattere confessionale dello Stato sancito dallart. 1 dello Statuto, di poco precedente. Tale contraddizione giustificata sia dal fatto che lo Statuto Albertino era una costituzione flessibile e non rigida, che dal fatto che con la proclamazione del Regno dItalia nel 1861 si pose al centro della scena politica la Questione romana, che comportava la soppressione del potere temporale della Chiesa e che determin una forte contrapposizione tra il Regno dItalia e lo Stato Pontificio. Da quel momento furono promulgate varie leggi eversive, tra cui la legge delle guarentigie del 1871, lunica importante legge eversiva, che rest in vigore fino ai Patti lateranensi del 1929 e suddivisa in due titoli. Il primo titolo Prerogative del Sommo Pontefice e della Santa Sede, sanciva la sacralit ed inviolabilit della persona del Sommo Pontefice, oltre che di quella del re; stabiliva che il Governo italiano rendeva al Sommo Pontefice gli onori sovrani; attribuiva al Pontefice una rendita annua; stabiliva che il Pontefice continuava a godere dei palazzi apostolici vaticano e lateranense, della villa di Castel Gandolfo, e che essi, come pure i musei, la biblioteca e le collezioni darte, erano esenti da tasse e assicurava il diritto di legazione. Il secondo titolo, invece, riguardava le Relazioni dello Stato con la Chiesa. Fu abolita ogni restrizione allesercizio del diritto di riunione dei membri del clero cattolico; furono aboliti il giuramento dei Vescovi al re e il diritto di nomina o di proposta regia. 3.) a quella pattizia Dopo il 1871 il non expedit di Pio IX aveva comportato luscita dalla scena politica di tutti i cattolici per protesta nei confronti dei governi liberali. Tuttavia la Chiesa cattolica intendeva risolvere la Questione romana insieme al governo italiano. Con il patto Gentiloni del 1913 i cattolici presentarono liste comuni con i liberali ritornando alla politica e sempre in quegli anni nacque il Partito Popolare, di ispirazione cattolica. Ma solo dopo lavvento del Fascismo che i rapporti tra Chiesa cattolica e Stato italiano mutano. Il Fascismo, infatti, dapprima non favorevole alla Chiesa, voleva risolvere la Questione romana per conquistare sia il consenso dei cattolici sia italiani che degli altri Stati. Dopo una lunga trattativa, l11 febbraio 1929 furono stipulati i Patti lateranensi, composti da un Trattato tra la Santa Sede e lItalia, con quattro allegati, una Convenzione finanziaria e un Concordato. I Patti, di cui restano in vigore il Trattato ed i relativi allegati, sono di fondamentale importanza perch segnano il passaggio dalla legislazione unilaterale alla contrattazione bilaterale. Quanto al Trattato, in esso si riafferma il principio confessionale; si riconosce lautonomia degli enti centrali della Chiesa cattolica, la sovranit internazionale della Santa Sede, il diritto di legazione attivo e passivo e le immunit diplomatiche agli inviati della Santa Sede; si crea la Citt del Vaticano e si stabilisce il regime giuridico di Piazza San Pietro: la sovranit e la giurisdizione spettano alla Santa Sede, mentre lItalia deve provvedere ai servizi pubblici (acqua, ferrovia, ecc.): si afferma la sacralit e linviolabilit della persona 3 del Sommo Pontefice equiparandola a quella del re; essendo lo Stato della Citt del Vaticano un enclave, lo Stato italiano assicura il diritto di transito sul proprio territorio sia ai diplomatici inviati dalla Santa Sede o presso di essa, che alle merci; si assicura anche in Italia lefficacia giuridica delle sentenze delle autorit ecclesiastiche riguardanti persone ecclesiastiche o religiose in materia spirituale o disciplinare; disposto che la Santa Sede sar proprietaria di una serie di basiliche, edifici, immobili ed istituti pontifici indicati

negli allegati II e III; si riconoscono alla Santa Sede il diritto di arbitrato internazionale, in virt del quale essa interviene nelle controversie tra Stati solo su richiesta delle parti in causa, nonch la neutralit e linviolabilit del suo territorio; infine lart. 26 dichiara risolta definitivamente la Questione romana e riconosce il Regno dItalia con Roma capitale dello Stato italiano. Nella Convenzione finanziaria venivano regolate le questioni finanziarie sorte dopo le espoliazioni degli enti ecclesiastici a seguito delle leggi eversive. Quanto al Concordato, esso era composto da 4 articoli e i suoi punti essenziali erano: il riconoscimento della religione cattolica quale religione dello Stato italiano; la previsione di una serie di esoneri e privilegi in favore delle persone fisiche ecclesiastiche; si stabilivano le festivit della Chiesa che lo Stato italiano riconosceva; la Santa Sede doveva comunicare preventivamente allo Stato italiano la nomina di Arcivescovi e Vescovi, che doveva essere approvata, mentre i Vescovi dovevano prestare giuramento di fedelt nelle mani del Capo dello Stato; erano previste agevolazioni finanziarie e fiscali per gli enti ecclesiastici, nonch interventi economici a sostegno del clero (le c.d. congrue); era previsto per tutti gli ecclesiastici il divieto di iscriversi e militare in qualunque partito politico ed era riconosciuta listruzione parificata e linsegnamento della religione in tutte le scuole pubbliche (tranne le universit). Ma lelemento pi innovativo del Concordato rappresentato dal riconoscimento degli effetti civili al matrimonio religioso, in quanto fino a quel momento la tradizione legislativa italiana aveva seguito il principio del doppio binario, per cui il matrimonio religioso era del tutto separato da quello civile. 4.) alla contrattazione bilaterale Lentrata in vigore della Costituzione del 1948 rappresenta un momento importante nellevoluzione del diritto ecclesiastico. In essa legittimata la contrattazione bilaterale, anche se si differenzia la posizione della Chiesa cattolica da quella delle confessioni acattoliche. La prima infatti basata sui Patti, che sono atti di diritto esterno che vanno resi esecutivi nel nostro ordinamento; la seconda si basa sulle intese, che sono atti di diritto interno che necessitano della successiva legge di approvazione. Inoltre nella Costituzione non pi accolto il principio confessionale, per cui la religione cattolica la religione di Stato, ma si pu dedurre il principio della laicit dello Stato. Lentrata in vigore della Costituzione pose il problema del rapporto tra le norme in essa contenute con la legislazione ecclesiastica. Fu cos che nel 1968 fu costituita la commissione Gonella, costituita di soli rappresentanti dello Stato, sostituita da una commissione mista, cio composta da membri nominati sia dallo Stato che dal Vaticano. Il problema di fondo era quello di decidere se procedere allabrogazione o alla revisione dei Patti. Si afferm lorientamento revisionista che ha dato vita agli accordi di Villa Madama del 1984. 4 Sempre in questa fase cominciano ad essere sottoscritte le intese con le confessioni diverse dalla cattolica. A tuttoggi sono state sottoscritte sei intese, approvate con legge: con la Tavola Valdese, con lUnione italiana delle Chiese cristiane avventiste del 7 giorno, con le Assemblee di Dio in Italia, con lUnione delle Comunit ebraiche italiane, con lUnione Cristiana Evangelica Battista dItalia e con la Chiesa Evangelica Luterana in Italia. CAPO SECONDO (PARAGRAFI 1 6)

PROFILI INTERNAZIONALISTICI E PUBBLICISTICI 1.) Profili internazionalistici. Dinamica giuridica dei concordati A lungo il diritto ecclesiastico si ispirato al diritto internazionale per disciplinare alcune importanti questioni pratiche. Dal 1870, infatti, lo Stato Pontificio non esisteva pi, in quanto era stato privato del suo il territorio. Poich erano riconosciuti soggetti di diritto internazionale solo gli Stati, si poneva allora il problema del riconoscimento alla Santa Sede della personalit internazionale. Il riconoscimento alla Santa Sede della personalit internazionale si basava su concezioni moniste, dualiste e miste. Le concezioni moniste erano sintetizzate nella posizione dello Jemolo, secondo cui anche se gli enti erano due, e cio lo Stato della Citt del Vaticano e la Santa Sede, impersonata dal Pontefice, il soggetto di diritto internazionale era unico, la Santa Sede appunto. Secondo i sostenitori delle concezioni dualiste lo Stato della Citt del Vaticano costituiva un nuovo soggetto di diritto internazionale, diverso dalla Santa Sede. I sostenitori delle concezioni miste consideravano la Chiesa cattolica una societ perfetta, libera e sovrana (societas iuridice perfecta) che prescindeva dallesistenza di uno Stato territoriale. Ci premesso, possibile dire che la personalit internazionale va riconosciuta solo alla Santa Sede, che un ente distinto dallo Stato della Citt del Vaticano, avente anchesso rilevanza internazionale. A loro volta entrambi non vanno confusi con la Chiesa cattolica che non ha una personalit internazionale distinta da quella della Santa Sede. Inoltre, mentre gli internazionalisti usano indistintamente i tre termini di Chiesa cattolica, Santa Sede e Stato della Citt del Vaticano, gli ecclesiastici, invece, distinguono i tre termini in quanto: la Chiesa cattolica una confessione religiosa nata dal Cristianesimo, la Santa Sede, lorgano di governo della Chiesa cattolica e lo Stato della Citt del Vaticano solo unentit territoriale. Dunque la personalit internazionale spetta alla Santa Sede, che titolare di tutte le attivit in campo internazionale che la collocano in una posizione paritetica, non uguale, a quella degli altri Stati. La Santa Sede, infatti, ha solo osservatori permanenti presso lO.N.U. ma non pu esserne membro in quanto un microstato. Lo Stato della Citt del Vaticano nacque con i Patti lateranensi, e pi precisamente con il Trattato. uno Stato enclave, perch completamente circondato da un altro Stato, quello italiano, che si impegna a garantire la comunicazione ferroviaria e la circolazione dei mezzi terrestri ed aerei, nonch a garantire i collegamenti e i servizi telefonici, postali, ecc.. Si stabiliva che le persone residenti nella Citt del Vaticano ne avessero la cittadinanza. Il 5 nuovo Stato aveva cos tutti gli elementi essenziali: un territorio (la citt del Vaticano), un organo di governo (la Santa Sede) ed una popolazione. Si riconosceva alla Santa Sede la propriet di una serie di immobili con privilegio di extraterritorialit e con esenzione da espropriazione e tributi. Si affermava la neutralit ed inviolabilit dello Stato della Citt del Vaticano, sottoposto alla sovranit del Sommo Pontefice. Nel periodo tra la prima e la seconda guerra mondiale in auge la teoria della pluralit degli ordinamenti del Santi Romano. Ne consegue il ricorso agli strumenti del diritto internazionale privato (presupposizione, rinvio materiale e recettizio) per spiegare i rapporti tra diritto statale e canonico.

Storicamente il modello concordatario risale al Concordato di Worms del 1119-1122. Esso una convenzione internazionale tra la Chiesa cattolica e gli Stati, la cui caratteristica quella di essere chiusa, cio non aperta alladesione di Stati terzi. Quanto al contenuto, dapprima lo strumento concordatario servito per stabilire soprattutto privilegi a favore della Chiesa, mentre col tempo divenuto un mezzo con cui risolvere le questioni di interesse comune. In materia di concordati trovano piena applicazione i principi di diritto internazionale stare pacis e rebus sic stantibus. Sul piano pratico, lo Stato che stipula un concordato, che lo ratifica e che ne promulga la legge di esecuzione, assume lobbligo sia di rispettare gli impegni assunti sia di non legiferare in maniera contraria. I concordati, infine, possono essere denunziati senza che ne segua necessariamente uno nuovo, o modificati, in tutto o in parte, o dar vita a nuovi accordi di minore importanza senza produrre conseguenze per quello principale. 2.) Profili pubblicistici. Levoluzione costituzionale Dal punto di vista pubblicistico va evidenziato anzitutto il carattere rigido della Costituzione, che differisce dallo Statuto Albertino, dal carattere, invece, flessibile. In secondo luogo, vanno esaminati gli articoli della Costituzione che riguardano il fattore religioso. Lart. 2 Cost. garantisce i diritti inviolabili delluomo sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalit. Lart. 3 Cost. si riferisce a tutti i cittadini, per cui sancisce il principio fondamentale secondo cui la religione non pu essere motivo di discriminazione tra i cittadini. Lart. 4 stabilisce il dovere per ogni cittadino di svolgere unattivit che concorra allo sviluppo materiale o spirituale della societ e il fattore religioso concorre sicuramente al progresso spirituale. Lart. 52 definisce sacro il dovere del cittadino di difendere la Patria. Lart. 7, infine, presenta delle problematiche pi complesse. Esso stabilisce, al comma 1, lo Stato e la Chiesa sono indipendenti e sovrani ciascuno nel proprio ordine e, al comma 2, che i loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale. Ne consegue che le modifiche unilaterali richiedono il procedimento di revisione costituzionale e ci conferisce un carattere di specialit ai Patti stessi, nel senso che le disposizioni in essi contenute non solo assumevano un carattere costituzionale, ma in quanto speciali prevalevano sulle stesse norme costituzionali. Questa interpretazione molto forzata si basava sulla teoria dellordinamento giuridico di Kelsen, secondo cui il diritto internazionale prevale su quello interno. Ma riconoscere la prevalenza delle disposizioni 6 pattizie su quelle costituzionali non pensabile, e pertanto si afferm una tesi diversa, secondo cui lart. 7 ha costituzionalizzato il principio pattizio, e non le singole norme dei Patti lateranensi.. Lart. 8 Cost. fa riferimento alle confessioni acattoliche stabilendo che Tutte le confessioni diverse dalla cattolica sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno il diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con lordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze. Lart. 19 tutela la libert religiosa, un diritto soggettivo pubblico, che in quanto tale va

tutelato dallo Stato, sancendo che Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa, di farne propaganda e di esercitarne in pubblico o in privato il culto, purch non si tratti di riti contrari al buon costume. Quanto allart. 20 Cost., la norma mira ad impedire in materia di enti, associazioni o istituzioni, sia una legislazione anti-ecclesiastica che favoritiva, applicando allistituto del riconoscimento e al regime di tali enti la disciplina di diritto comune. 3.) Il regime giuridico delle confessioni religiose diverse dalla cattolica Lart. 8 Cost. pone attualmente varie problematiche, soprattutto per lindeterminatezza del concetto di confessione religiosa. In Italia, infatti, non esiste un registro delle entit religiosa. Ci premesso, lo Stato non riconosce come confessioni tutti i gruppi religiosi che presentano i requisiti indicati dallo stesso art. 8, che sono: gli statuti, unorganizzazione interna, unattivit normativa e rappresentanti esterni, n con tutti disposto a sottoscrivere intese. Sarebbe invece auspicabile approvare una legge generale sui culti che sostituisca definitivamente quella del 1929. Le intese sono atti di diritto interno che necessitano della successiva legge di approvazione. Attualmente sono sei le intese stipulate. La prima intesa quella sottoscritta dalla Tavola Valdese nel 1984 ed alla quale sembrano essersi ispirate anche le altre. I suoi punti essenziali sono: la denunzia della legge del 1929 sui culti ammessi; il riconoscimento dellautonomia e dellindipendenza dellordinamento valdese, nonch del principio di non ingerenza da parte dello Stato, nellambito dellordinamento valdese, in materia ecclesiastica. affermato che la Tavola Valdese si sosterr autonomamente e che la tutela penale in materia religiosa va realizzata attraverso la protezione dellesercizio dei diritti di libert riconosciuti e garantiti dalla Costituzione. Si tutelano poi i diritti dei valdesi che prestano il servizio militare e la relativa assistenza spirituale negli ospedali, negli istituti penitenziari, ecc., i cui oneri sono a carico degli organi ecclesiastici competenti. Singolare la rinuncia allinsegnamento della religione nelle scuole pubbliche; garantito per il diritto degli acattolici di non avvalersene su richiesta dei soggetti interessati, se maggiorenni, o dei loro genitori o tutori. Si riconoscono poi effetti civili al matrimonio celebrato secondo le norme dellordinamento valdese, purch siano rispettate le norme sulla pubblicazione e latto relativo sia trascritto nei registri dello stato civile; resta ferma la personalit giuridica degli enti ecclesiastici valdesi aventi fini di culto, istruzione e beneficenza e si riconoscono le lauree e i diplomi 7 rilasciati dalla Facolt valdese di teologia e la facolt degli studenti di usufruire del rinvio militare. Infine si stabilisce limpegno a rivedere il contenuto dellaccordo entro dieci anni dalla sua entrata in vigore, prevedendo per la possibilit di convocarsi prima nel caso in cui fosse opportuno. Poich il mantenimento del culto e il sostentamento dei ministri avviene grazie ad offerte volontarie, la legge introduce la possibilit di detrarle ai fini dellIrpef e stabilisce inoltre che anche la Tavola Valdese concorre alla ripartizione dell8/1000. Quanto allintesa con lUnione italiana delle Chiese Avventiste del 7 giorno del 1988, i suoi punti essenziali sono: la garanzia del diritto per gli avventisti, per ragioni di fede contrari alluso delle armi e soggetti allobbligo del servizio militare di essere assegnati, su loro richiesta e secondo le norme sullobiezione di coscienza, al servizio sostitutivo civile;

nonch la garanzia dellassistenza spirituale ai militari negli ospedali e negli istituti penitenziari, fermo restando che i relativi oneri economici sono a carico dellUnione delle Chiese Avventiste. Per quel che riguarda il diritto di non avvalersi degli insegnamenti religiosi ufficiali e di impartire i propri, di istituire scuole parificate e di concedere diplomi, le disposizioni si ispirano al modello dellintesa con la Tavola Valdese. Si riconosce il riposo sabbatico, che va dal tramonto del venerd a quello del sabato. Lunico limite costituito dalle imprescindili esigenze di servizi essenziali previsti dallordinamento. Esso comporta il diritto di assentarsi dalle scuole il sabato e di sostenere le prove di esame in un giorno diverso. Infine i fedeli possono dedurre sul reddito, ai fini Irpef, i contributi volontari e possono concorrere alla ripartizione dell8/1000. Quanto allintesa con le Assemblee di Dio in Italia, anchessa del 1988, essa simile allintesa con lUnione delle Chiese Avventiste. Lintesa con lUnione delle Comunit ebraiche italiane del 1989 ricalca il modello delle precedenti. I punti essenziali sono: la garanzia dei diritti costituzionali, la tutela penale del sentimento religioso e dei diritti di libert religiosa senza discriminazioni tra cittadini e tra culti; il riconoscimento del riposo sabbatico e delle festivit, nonch del diritto allassistenza spirituale ai militari negli ospedali e negli istituti penitenziari; in queste disposizioni per manca la clausola che lassistenza non grava finanziariamente sullo Stato. Per quanto riguarda linsegnamento della religione e il diritto di non avvalersene, il diritto di istituire scuole di ogni ordine e grado, il riconoscimento della laurea rabbinica e del diploma di cultura ebraica, le disposizioni sono analoghe a quelle delle altre intese. Lo Stato e le Comunit ebraiche si impegnano alla tutela del patrimonio culturale ebraico; le Comunit ebraiche vengono riconosciute come formazioni sociali che provvedono al soddisfacimento dei bisogni religiosi degli ebrei. Si sancisce lobbligo per tutte le Comunit ed enti ebraici, che svolgono le proprie attivit sena ingerenza da parte dello Stato, di iscriversi nel registro delle persone giuridiche entro due anni dallentrata in vigore della legge di approvazione; si stabilisce che i contributi volontari delle Comunit ebraiche sono deducibili ai fini Irpef, ed anche qui ci si impegna a rivedere lintesa entro dieci anni dalla sua entrata in vigore e si denunziano le leggi antecedenti. Nellintesa con lUnione evangelica battista dItalia del 1995, i battisti sottolineano i principi su cui si basa la loro fede e ne affermano altri, quali: il principio di non ingerenza reciproca tra Stato e Chiesa, nel rispetto della Costituzione; si afferma che la fede 8 evangelica non necessita di tutela penale diretta e che lo Stato esente dalle spese relative allesercizio del culto. Per il resto il contenuto dellintesa, come pure quella con la Chiesa evangelica luterana dello stesso anno, ricalca le altre. bene ricordare che per tutte le altre confessioni che non hanno sottoscritto intese resta in vigore la legge del 1929 sui culti ammessi. 4.) La laicit dello Stato La Costituzione del 1948 non sancisce il principio confessionista, per cui il nostro Stato pu considerarsi legittimamente laico. Il concetto di laicit nasce con lIlluminismo e con la caduta dellassolutismo regio, che attribuiva alla Chiesa una posizione politica di grande rilievo, per cui lo Stato doveva

essere necessariamente confessionale per godere dellappoggio ecclesiastico. In effetti, lo Stato liberale rappresenta lunico esempio di Stato laico, in quanto caratterizzato da una legislazione anticlericale e di tipo unilaterale. Lo Stato deve assumere una posizione di neutralit ed proprio questultima che manca nel nostro ordinamento. riscontrabile, infatti, nella nostra societ una sorta di confessionismo strisciante, testimoniato dalle feste religiose e dal calendario, dallapposizione di simboli religiosi nei tribunali e nelle scuole, dal fatto che i vescovi sono considerati anche autorit civili. Al momento attuale dunque il nostro Stato non pu essere definito del tutto laico. CAPO TERZO (PARAGRAFI 1 4) LE FONTI DEL DIRITTO ECCLESIASTICO 1.) Principi generali Quanto alle fonti del diritto ecclesiastico, non ha pi ragione di essere la vecchia distinzione del DAvack tra fontes cognoscendi ed existendi, poich per fonte si intende il fatto o latto che produce le norme e non il documento che materialmente le rende riconoscibili. Del medesimo autore invece del tutto condivisibile la posizione per cui questi sostiene che le norme del nostro diritto ecclesiastico preconcordatario che non siano state abrogate o derogate da norme successive, sono da considerare pienamente vigenti nel nostro ordinamento giuridico. Gli ecclesiastici sono soliti distinguere tra: fonti unilaterali e fonti bilaterali. A loro volta, tali fonti vanno ulteriormente distinte e classificate secondo i criteri di gerarchia e competenza. Le gerarchie normative possono essere strutturali, quando un determinato potere normativo trae la sua esistenza dallaltro; formali, quando la relazione tra fonti istituita dalle fonti stesse; logiche, cio istituite dalla struttura del linguaggio delle fonti e non dal diritto; assiologiche, quando la relazione tra le norme istituita dalle valutazioni degli interpreti. Quanto alla classificazione delle fonti, esse sono ordinate gerarchicamente, secondo lelencazione dellart. 1 prel.; in questa materia bisogna fare riferimento allordinamento 9 giuridico dello Stato,che il solo a poter inserire nel proprio ambito fonti esterne, attraverso il rinvio formale o materiale e la presupposizione e a conferire agli atti o fatti normativi aventi forza di legge il relativo grado gerarchico. Le norme di diritto esterno acquistano rilevanza nellordinamento interno a condizione che lordinamento statuale non abbia in materia specifiche disposizioni; che le norme cui si rinvia non introducano principi contrari a quelli su cui si basa il nostro ordinamento e che abbiano un contenuto ben determinato o determinabile. 2.) Le fonti di diritto ecclesiastico interno Le fonti del diritto ecclesiastico interno sono: le norme della Costituzione riguardanti il fattore religioso, le leggi costituzionali, le leggi ordinarie, i regolamenti e gli usi in tale materia. 3.) Le fonti di diritto esterno Il rapporto tra le fonti di diritto interno ed esterno stato oggetto di intervento della Corte costituzionale, che nella sentenza 168/1991 ha affermato il principio secondo cui: lordinamento statale non aperto in modo incondizionato alle norme comunitarie poich comunque vigente il limite del rispetto dei principi fondamentali del nostro ordinamento costituzionale. Dunque quello delle fonti si configura come un sistema chiuso, in cui lo Stato lunica fonte possibile, garanzia di omogeneit ed unitariet. Si tratta di una concezione del sistema delle fonti garantista delle attribuzioni dello Stato

che non consente di aderire alle posizioni di chi auspica, nellambito del diritto ecclesiastico, un sistema di codeterminazione delle fonti. La codeterminazione delle fonti, in altre parole, determinerebbe un ampliamento del sistema delle fonti. Lunica strada per ampliare la categoria delle fonti , per, quella della legislazione costituzionale, in quanto ricorrere a strumenti esterni o agli orientamenti giurisprudenziali complicherebbe solo la materia. 4.) Sistematica delle fonti. Possibili prospettive La dottrina costituzionalistica ha evidenziato come ormai sia messo in discussione il principio di tassativit e tipicit delle fonti. Ci dovuto soprattutto allintroduzione della delegificazione, cio di un tipo di legge avente effetti peculiari e diversi da quelli delle altre leggi ordinarie, che da un lato ha determinato la rottura del numero chiuso e dallaltro ha comportato lammissibilit della creazione di nuove fonti collocate a livello primario. Ci premesso, si evince che non si pu procedere solo sulla base delle categorie del diritto interno, anche se bisogna comunque muovere da esse, e che non necessario ricorre a nuove figure giuridiche per costruire un sistema delle fonti adeguato alla realt giuridica. 10 PARTE SPECIALE I SOGGETTI CAPO PRIMO (PARAGRAFI 1 7) LE PERSONE FISICHE 1.) Soggettivit, personalit e capacit Lelaborazione dei concetti di soggettivit, capacit e personalit ha determinato il riconoscimento di una sempre maggiore rilevanza ai gruppi. Lelaborazione dei diritti individuali da parte degli ordinamenti il risultato della contrapposizione tra individuo ed autorit, in quanto il soggetto ne esige la tutela non solo dagli altri soggetti, ma anche dallordinamento. Questo aspetto assume caratteri particolari nellambito del diritto ecclesiastico. Tranne poche eccezioni riguardanti la c.d. cittadinanza vaticana, spettante al Pontefice, ai cardinali residenti in Roma e a pochi altri, che non esclude ipotesi di doppia cittadinanza, anche gli ecclesiastici residenti nel nostro Stato sono cittadini italiani e come tali sottoposti alle leggi dellordinamento, anche se con delle peculiarit. Senza dubbio, infatti, quello di ecclesiastico uno status particolare, che attribuito al soggetto dagli ordinamenti confessionali cui appartiene e che poi recepito dallordinamento statuale. Lecclesiastico e il fedele sono sottoposti sia allordinamento confessionale, volontario, che a quello statuale, coattivo, anche se lecclesiastico maggiormente vincolato dallordinamento confessionale in quanto con i voti assume dei particolari impegni verso la confessione. 2.) La condizione giuridica degli ecclesiastici I cittadini appartenenti ad una confessione religiosa si trovano in una particolare condizione: sono sottoposti coattivamente allordinamento statale e volontariamente allordinamento della propria confessione. Le norme di diritto ecclesiastico civile rilevanti nellordinamento statale e riguardanti la condizione giuridica degli ecclesiastici sono diverse. Vanno esaminate, anzitutto, quelle contenute nellAccordo di modificazione del Concordato lateranense del 1984. Lart. 4 dispone per gli ecclesiastici la facolt di chiedere lesonero per il servizio militare e di non dare ai magistrati informazioni su persone o materie di cui siano venuti a conoscenza in virt del proprio ministero: non si tratta di un divieto assoluto, in quanto

gli ecclesiastici sono liberi di comportarsi diversamente. Ancora lart. 4 concede agli studenti di teologia e ai novizi degli istituti di vita consacrata e delle societ di vita apostolica di usufruire degli stessi rinvii dal servizio militare riconosciuti agli studenti delle universit italiane. inoltre stabilito che in caso di mobilitazione gli ecclesiastici non assegnati alla cura di anime sono chiamati ad esercitare il ministero tra le truppe, o, subordinatamente, assegnati ai servizi sanitari. stabilito che gli ecclesiastici possono effettuare collette allingresso o allinterno degli edifici di culto o ecclesiastici, e che essi devono ritenersi ufficiali di stato civile per quanto riguarda il matrimonio religioso ad effetti civili. In caso di epidemie o calamit, anche i ministri di culto possono validamente ricevere un testamento in presenza di due testimoni di et superiore ai sedici anni. Lillecito commesso da un religioso nellesecuzione di unattivit svolta col consenso dei superiori, impegna questi ultimi e lente committente della prestazione e lobbedienza del religioso verso i suoi superiori considerata dal diritto statale come ogni altra obbedienza legalmente dovuta. 11 Quanto alle norme penali sulla condizione giuridica degli ecclesiastici, i ministri di culto possono essere sia soggetti attivi che passivi di un reato. Nel primo caso, laver commesso il fatto con abuso di potere o con violazione di doveri costituisce un aggravante, per cui la pena aumentata fino ad un terzo. Nel secondo caso, laver commesso un reato sia nei confronti dei ministri di culto cattolico che di un culto ammesso nello Stato costituisce un aggravante. Le norme del c.p. riguardanti il fattore religioso sono quelle sul reato di vilipendio sia nei confronti delle persone che delle cose. Nel caso di turbamento di funzioni religiose del culto cattolico, costituisce un aggravante il concorso di violenza o di minaccia alle persone. Il capo del c.p. intitolato Dei delitti contro la piet dei defunti, punisce: la violazione del sepolcro, il vilipendio delle tombe o delle cose destinate al culto dei defunti, il turbamento di un funerale o di un servizio funebre, il vilipendio, la distruzione, soppressione o sottrazione, loccultamento e luso illegittimo di cadavere. La bestemmia considerata una contravvenzione per cui prevista solo unammenda. Norme penali si ritrovano anche nel Trattato lateranense. Poich la persona del Sommo Pontefice considerata dallo Stato italiano sacra e inviolabile, lattentato contro di essa e la provocazione a commetterlo, come anche le offese e le ingiurie pubbliche, sono punibili con le sanzioni previste per i medesimi reati perpetrati nei confronti del Presidente della Repubblica. A richiesta della Santa Sede e per delegazione di questultima, lItalia si impegna a punire i delitti commessi nella Citt del Vaticano, salvo quando il reo si rifugi in territorio italiano, nel qual caso nei suoi confronti si procede secondo le leggi italiane. Dal canto suo, la Santa Sede consegner allo Stato le persone rifugiate nella Citt del Vaticano o negli immobili immuni, imputate di atti, commessi nello Stato italiano, che siano ritenuti delittuosi da entrambi gli Stati. Le persone aventi stabile residenza nella Citt del Vaticano sono sottoposte alla sovranit della Santa Sede, anche in concorrenza, in caso di doppia cittadinanza, con la giurisdizione di altri Stati. Molto importante lart. 23 del Trattato lateranense, che riconosce rilevanza nellordinamento italiano alle sentenze ed ai provvedimenti delle Autorit ecclesiastiche, riguardo persone ecclesiastiche o religiose in materia spirituale o disciplinare. Alla luce di questa disposizione, il giudice civile non pu negare efficacia giuridica ad un

provvedimento canonico in senso stretto, che incide sulla situazione giuridica soggettiva di un soggetto, come la rimozione dalla funzione di parroco. Lecclesiastico pu rivolgersi al giudice solo nel caso in cui vi sia stata una violazione procedimentale o se sia stata lesa una sua libert fondamentale di cittadino, e in tal caso ha diritto al risarcimento del danno patrimoniale. 3.) Lassistenza spirituale Gli ecclesiastici provvedono ad assicurare ai propri adepti lassistenza spirituale nelle Forze armate, nelle strutture sanitarie e negli istituti di prevenzione e pena. Quanto ai cattolici, la materia disciplinata dallart. 1 dellAccordo di modificazioni del Concordato lateranense del 1984. Al comma 1 tale norma collega la garanzia dellassistenza spirituale allesercizio della libert religiosa. Nel comma 2 aggiunge che lassistenza spirituale garantita da ecclesiastici nominati dalle autorit italiane competenti su designazione dellautorit ecclesiastica, secondo modalit stabilite dintesa fra lautorit ecclesiastica e quella statuale. 12 Vanno ora esaminati i singoli ambiti in cui assicurata lassistenza spirituale. Quanto alle istituzioni militari, il primo intervento legislativo risale ad un d.l.lgt. (decreto legislativo luogotenziale) del 1915, che istitu i cappellani militari di terra e di mare dipendenti da un vescovo di campo. In seguito, la legge 873/1973 poneva i cappellani militari alle dipendenze sia dellautorit civile che ecclesiastica. Ma il carattere confessionista stato definitivamente superato con la legge 382/1978, secondo cui la nomina a cappellani militari presuppone il godimento dei diritti civili e politici e dei relativi requisiti fisici, dopo di che essi entrano con lo Stato in un rapporto di pubblico impiego e sono assimilati ai gradi militari. Quanto agli istituti di prevenzione e pena, va detto che la religione era considerata uno strumento essenziale per la riabilitazione dei carcerati, tanto che era obbligatoria la partecipazione alle funzioni di culto. evidente la lesione della libert religiosa che cos si realizzava. Ai detenuti acattolici era concesso di restare nelle celle e ricevere lassistenza spirituale solo su richiesta. La legge 354/1975, invece, tutela pienamente la libert religiosa, riconoscendo ai detenuti acattolici e agli internati la libert di professare la propria fede religiosa e praticarne il culto. Si assicura la celebrazione dei riti di culto cattolico e a ciascun istituto assegnato almeno un cappellano. Gli appartenenti a religione diversa dalla cattolica hanno facolt di ricevere, su richiesta, lassistenza spirituale dei ministri del proprio culto e di celebrarne i riti. Anche se la libert religiosa del detenuto ha una piena tutela, in realt, solo per i cattolici istituito un servizio stabile, mentre per gli acattolici prevista solo una possibilit. Lassistenza religiosa al personale della Polizia di Stato prevista da unintesa tra il Ministero dellInterno ed il Presidente della C.E.I., resa esecutiva nel 1991, e che stabilisce che lassistenza spirituale svolta da cappellani incaricati con decreto del Ministro dellInterno, su designazione del vescovo del luogo, senza che si costituisca un rapporto di pubblico impiego. Quanto allassistenza spirituale negli enti ospedalieri, bisogna fare riferimento alla legge 132/1968, in cui lassistenza spirituale qualificata come servizio. Anche in questo caso, per, il servizio organizzato in modo stabile solo per i cattolici e non anche per gli acattolici. Inoltre, per i fedeli delle altre confessioni la direzione sanitaria, su richiesta dellinteressato, provvede al reperimento dei relativi ministri ed alla remunerazione per il servizio prestato a titolo di prestazione occasionale. Anche la legge istitutiva del Servizio sanitario nazionale garantisce listituzione di un vero e proprio servizio solo alla Chiesa cattolica, mentre alle altre confessioni offerta solo la possibilit di manifestare le proprie

esigenze. Dunque lo status giuridico dei cappellani diverso a seconda dellambito in cui operano: i cappellani militari sono considerati a tutti gli effetti membri delle Armi in cui sono inquadrati; i cappellani delle carceri possono essere considerati incaricati di pubblico servizio e soggetti alla disciplina del rapporto di pubblico impiego; non altrettanto pu dirsi per i cappellani della Polizia di Stato; i cappellani ospedalieri conservano unautonomia che non consente di inquadrarli nella categoria del pubblico impiego. evidente che la legislazione statale in materia non attua in pieno il principio di eguaglianza. Quanto alle confessioni acattoliche, lassistenza spirituale oggetto delle intese sinora sottoscritte. Nellintesa con la Tavola Valdese lassistenza spirituale assicurata ai militari, alle case di cura o di riposo, agli ospedali evangelici e agli istituti penitenziari. Essa si impegna a 13 sostenere autonomamente gli oneri finanziari inerenti le attivit religiose., senza caricare sulla spesa pubblica il costo di attivit non inerenti ai suoi fini istituzionali.. Nellintesa con lUnione italiana delle Chiese Avventiste del 7 giorno garantita lassistenza spirituale ai militari, nelle strutture sanitarie e penitenziarie e Gli oneri finanziari per lassistenza spirituale sono a carico dellUnione stessa. Analoghe disposizioni sono rinvenibili: nellintesa con le Assemblee di Dio in Italia, nellintesa con le Comunit ebraiche italiane, nellintesa con lUnione cristiana evangelica battista dItalia e in quella con la Chiesa evangelica luterana. 4.) Le obiezioni di coscienza Lobiezione di coscienza, in passato non ammessa, consiste nel rifiuto di rispettare determinate disposizioni di legge per motivi di coscienza. Lobiezione di coscienza considerata quella avente motivazioni religiose. tradizionalmente consistita nelle forme di obiezione di coscienza al servizio militare, al giuramento, allinterruzione della gravidanza e ad alcune prestazioni terapeutiche. Quanto allobiezione di coscienza al servizio militare, nulla di specifico si rinviene nella nostra Costituzione, al di l dellart. 11, che afferma il principio del ripudio della guerra, e dellart. 52, che afferma il sacro dovere del cittadino di difendere la Patria. Diversa la situazione legislativa ordinaria. La materia era disciplinata dalla legge 772/1972, che esonerava dallobbligo i soggetti: che si fossero dichiarati contrari alluso delle armi per motivi di coscienza, fondati su convinzioni religiose, filosofiche o morali. Proprio perch questa norma pone sullo stesso piano le convinzioni religiose, filosofiche o morali, essa desta perplessit e dimostra la necessit di una nuova regolamentazione di tutta la materia. Lattuale legge 230/1998 ricollega, cos, il diritto degli obiettori alla Dichiarazione universale dei diritti delluomo e alla Convenzione internazionale sui diritti civili e politici, oltre che al dovere costituzionale di difesa della Patria. Chi intende avvalersi del diritto di prestare il servizio civile deve presentare domanda al competente organo di leva entro 15 giorni, a partire dal 1 gennaio 1999, dalla data di arruolamento, indicandone i motivi. Il diritto non esercitabile da chi in possesso del porto darmi, o abbia presentato domanda per prestare il sevizio militare nelle Forze armate, nei carabinieri, nella guardia di finanza, nella Polizia di Stato, nella polizia penitenziaria o nel corpo forestale, da chi sia stato condannato per detenzione di armi, o per violenza contro persone o delitti derivanti dallappartenenza a gruppi eversivi o criminalit organizzata. Entro sei mesi dalla presentazione della domanda, il Ministro della difesa decreta laccoglimento della domanda o ne motiva il rigetto, contro cui pu presentarsi ricorso allautorit giudiziaria ordinaria. Coloro che prestano servizio civile godono degli stessi

diritti di chi presta servizio militare. istituito lUfficio nazionale per il servizio civile, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, con una sede centrale e sedi regionali. Presso questo organo tenuto lalbo degli enti e delle organizzazioni convenzionate, senza scopo di lucro e con fini di assistenza, la lista degli obiettori, ed istituita una Consulta nazionale in via permanente. LUfficio nazionale, tra laltro, provvede allorganizzazione del servizio e alla formazione e addestramento degli obiettori. Il servizio civile ha una durata pari a quella del servizio militare di leva e comprende un periodo di formazione ed uno di attivit operativa. Il rifiuto di prestare il servizio civile comporta la pena della reclusione da sei mesi a due anni. 14 La prestazione del servizio civile incompatibile con lassunzione di impieghi pubblici o privati, con lesercizio di attivit professionali, o la partecipazione a corsi o tirocini propedeutici a tali attivit. Il Presidente del Consiglio presenta una relazione annuale al Parlamento sullorganizzazione, la gestione e landamento del sevizio civile. disposta labrogazione della legge 772/1972, e successive modifiche. Lobiezione di coscienza rimane pertanto sottoposta ai due limiti generali di fedelt alla Repubblica e ai doveri di solidariet politica, economica e sociale. Quanto allobiezione di coscienza circa linterruzione volontaria della gravidanza bisogna fare riferimento alla legge 194/1978, che prevede lesercizio dellinterruzione volontaria della gravidanza negli ospedali autorizzati, consentendo per al personale sanitario ed ausiliario che non condividesse di richiedere lesonero da queste attivit, salvo i casi di imminente pericolo di vita. Circa lobiezione al giuramento, inteso sia come impegno che come riferimento alla divinit, pi volte intervenuta la Corte costituzionale. In una sentenza del 1979 ha ritenuto illegittimi gli artt. del c.p.c. e del vecchio c.p.p. che non contenevano linciso se credente. Il nuovo c.p.p. ha risolto il problema adoperando una formula che impegna solo la responsabilit e giuridica del testimone. Quanto al processo civile, la Corte costituzionale ha ribadito la propria posizione in una recente sentenza del 1996. Le c.d. obiezioni di coscienza rivendicate possono considerarsi solo nei rispettivi ambiti, di lavoro, fiscale o politico. Lunica eccezione costituita dallobiezione ai trattamenti sanitari obbligatori e dalle emotrasfusioni, rifiutate dai Testimoni di Geova per motivi religiosi. 5.) Il sostentamento del clero. Aspetti previdenziali In passato il sostentamento del clero era condizionato dal sistema beneficiale, nel senso che allufficio ecclesiastico di parroco, vescovo o cardinale, spesso si accompagnava un beneficio, cio un insieme di beni attraverso cui avveniva il sostentamento dellufficio stesso. Lammontare di questi beni era cos rilevante che spesso sorgevano dispute sullamministrazione di quelli vacanti, che ritornavano allautorit civile fino alla nomina di un nuovo titolare ecclesiastico. Questi erano i c.d. diritti di regalia, che furono mantenuti dalla legge delle guarentigie ed aboliti poi dal Concordato del 1929. Tuttavia il sistema beneficiale era insufficiente, sia perch non tutti gli uffici ecclesiastici godevano di un beneficio, sia perch vi erano molti ecclesiastici sprovvisti di uffici. Lo Stato decise allora di intervenire attraverso i supplementi di congrua, cio delle integrazioni della rendita di ciascuno fino a un minimo ritenuto dignitoso. Lammontare di tali integrazioni variava anche in base alla funzione svolta. Si realizz cos un sistema che impegnava sia la Chiesa che lo Stato e che consentiva a questultimo anche di esercitare un certo controllo sul clero. Il nuovo Codex iuris canonici del 1983 non ha abolito il sistema beneficiale, rendendo cos indispensabile un intervento normativo in materia.

Ci stato realizzato con la legge 222/1985. In essa si stabilisce di istituire in ogni diocesi l Istituto per il sostentamento del clero o Istituti interdiocesani, oltre ad un Istituto centrale che integri le riserve degli altri Istituti, tutti aventi personalit giuridica, al fine di garantire il dignitoso sostentamento del clero che al servizio della diocesi. La retribuzione equiparata, solo ai fini fiscali, al reddito da lavoro dipendente e LIstituto centrale effettua le ritenute fiscali e versa i contributi previdenziali e lIrpef. 15 I beni beneficiari estinti confluiscono negli Istituti, che succedono in tutti i rapporti attivi e passivi. I singoli sacerdoti sono tenuti a comunicare allIstituto diocesano lammontare della remunerazione che ricevono dagli enti ecclesiastici presso cui esercitano il ministero, e gli stipendi che eventualmente percepiscono da altri soggetti. Se la somma dei proventi risulta inferiore alla misura determinata dalla C.E.I., lIstituto stabilisce lintegrazione spettante, dandone comunicazione allinteressato. Allintegrazione si provvede mediante i redditi patrimoniali di ciascun Istituto integrati, se insufficienti, dallIstituto centrale. Le entrate dellIstituto centrale per il sostentamento del clero sono costituite dalle oblazioni dei fedeli, le persone fisiche possono dedurle dal proprio reddito fino allammontare di due milioni, e dalle somme da versare alla C.E.I. risultanti dalla destinazione dell8/1000 dellIrpef. Quanto alle confessioni acattoliche, non destinata al sostentamento del clero ma solo ad interventi sociali, assistenziali, umanitari e culturali, la ripartizione della quota dell8/1000 dellIrpef che, dopo lintesa, hanno sottoscritto i valdesi. Anche le altre intese prevedono la destinazione dell8/1000 ad iniziative sociali ed umanitarie, per cui evidente che lo Stato non assume obblighi verso il clero acattolico. 6.) Il lavoro dei religiosi In materia di lavoro dei religiosi anche la Chiesa ormai d per scontata lesistenza di un rapporto diretto tra lavoro e retribuzione. Lo stesso Codex iuris canonici dispone che lorganizzazione ecclesiastica assicuri a tutte le persone che prestino la loro attivit una retribuzione giusta ed adeguata, che consideri lattivit svolta e chi lha posta in essere, che consenta agli ecclesiastici e ai diaconi coniugati che si dedicano a tempo pieno al ministero ecclesiastico il proprio mantenimento, e di usufruire della previdenza sociale in caso di malattia, invalidit o vecchiaia. Il Trattato lateranense tende ad attribuire la competenza su tali materie al diritto canonico. Inoltre vige il principio di prevenzione, per cui, una volta che lecclesiastico ha adito la giurisdizione canonica, non pu poi rivolgersi a quella statale per definire una controversia sulla retribuzione che gli spetta, ma anche vero che lecclesiastico ha diritto ad adire direttamente la giurisdizione ordinaria senza che questa possa negare la propria competenza. I voti di obbedienza e di povert o losservazione che in convento si entra per fini di perfezione spirituale e non per esercitare una professione, rilevano solo sul piano personale e nellambito confessionale, fermo restando come lo stesso diritto canonico stabilisce che lecclesiastico vada assistito in caso di malattia, invalidit o vecchiaia: ma ci possibile solo se si versano i contributi previdenziali e pensionistici, sulla base di una retribuzione conseguente a un rapporto di lavoro e non di una prestazione gratuita. La dottrina distingue tra una spiritualizzazione intrinseca ed oggettiva ed una spiritualizzazione estrinseca e soggettiva dellattivit lavorativa. La prima immanente

allufficio ecclesiastico in senso stretto e perci non suscettibile di valutazioni economiche. La seconda, invece, sottoposta alle regole di diritto del lavoro, in quanto ci che rileva lattivit lavorativa comunque svolta dallecclesiastico. Ci premesso, il lavoro degli ecclesiastici va configurato come rapporto di lavoro subordinato. E proprio questa soluzione costituisce per lecclesiastico una garanzia. 16 7.) Listruzione religiosa Listruzione religiosa va inquadrata nellambito del diritto allo studio. Le sue problematiche vanno affrontate sulla base delle norme costituzionali, concordatarie e di diritto comune. Quanto alle norme costituzionali, lart. 33 Cost. afferma il principio del pluralismo scolastico, riconoscendo ad Enti e privati il diritto sia di istituire scuole o istituti di educazione, senza oneri per lo Stato, sia di ottenere, per quelle che chiedono la parit, piena libert ed un trattamento per i loro alunni equivalente a quello degli alunni delle scuole statali. Lart. 34 Cost. sancisce il diritto allo studio, affermando che: La scuola aperta a tutti, stabilendo i limiti dellistruzione obbligatoria e garantendo ai capaci e meritevoli il diritto a raggiungere i pi alti gradi degli studi attraverso borse di studio, assegni, ecc.. Dato che listruzione costituisce una res mixta, stata oggetto anche di disposizioni concordatarie. LAccordo del 1984 stabilisce che: La Repubblica italiana garantisce alla Chiesa cattolica il diritto di istituire scuole di ogni ordine e grado e istituti di educazione. Si garantisce che: Gli istituti universitari, i seminari e gli altri istituti per ecclesiastici e religiosi o per la formazione nelle discipline ecclesiastiche, istituiti secondo il diritto canonico, continueranno a dipendere solo dallautorit ecclesiastica. I titoli accademici, in teologia e nelle altre discipline ecclesiastiche sono riconosciuti dallo Stato, al pari dei diplomi conseguiti presso la Scuola vaticana. Le nomine dei docenti dellUniversit Cattolica del Sacro Cuore e dei dipendenti istituti sono subordinate al gradimento della competente autorit ecclesiastica. Altrove si garantisce che: Agli studenti di teologia il diritto di usufruire degli stessi rinvii dal servizio militare previsti per gli studenti delle universit italiane. Dunque nelle scuole confessionali il diritto allo studio assicurato nel rispetto dei principi sul pluralismo scolastico e religioso e lautonomia delle confessioni, solo che ci accade in modo sicuramente maggiore per la confessione cattolica, mentre invece andrebbero garantiti a tutti. Al riguardo lAccordo del 1984 stabilisce che: La Repubblica italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, continuer ad assicurare, nel quadro delle finalit della scuola, linsegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado. Inoltre Nel rispetto della libert di coscienza, garantito a ciascuno il diritto di scegliere se avvalersi o meno di tale insegnamento. Allatto delliscrizione gli studenti o i loro genitori eserciteranno tale diritto, su richiesta dellautorit ecclesiastica, senza che dalla scelta ne derivi alcuna discriminazione. In realt, la dichiarazione di avvalersi o meno dellinsegnamento, comporta una vera e propria schedatura, e quindi implicitamente una discriminazione, tanto pi rilevante se si pensa che a coloro che non si avvalgono dellinsegnamento non garantita alcuna alternativa, n permesso sottrarvisi, dato che si tratta di un corso curriculare e non collocato allinizio o alla fine dellorario di lezione, come accade invece negli Stati Uniti col relised time.

Su questi problemi intervenuta pi volte la Corte costituzionale secondo cui, dapprima, gli alunni non erano tenuti a seguire alcun altro insegnamento obbligatorio, anche se non erano autorizzati ad allontanarsi dalla scuola e secondo cui, in seguito, linsegnamento 17 della religione non causa di discriminazione, poich permette allalunno di potersi allontanare dalla scuola. Va poi considerato il problema dellinsegnamento della religione e dello status giuridico degli insegnanti. Linsegnamento religioso fu reintrodotto dallart. 36 del Concordato del 1929, secondo cui la materia diventava di nuovo obbligatoria ma se ne poteva essere dispensati su domanda dei genitori o di chi ne fa le veci. Linsegnamento impartito da professori ritenuti idonei dallordinario diocesano. Lattestato di idoneit ha durata annuale e leventuale revoca impedisce di svolgere linsegnamento. Dunque gli insegnanti sono considerati quali incaricati annuali, pagati dalla Pubblica Amministrazione ma sottoposti allassoluta discrezionalit dellordinario diocesano. Nel 1989 unintesa tra lautorit scolastica e la C.E.I. ha riguardato tutta la materia, mentre nessuna innovazione vi stata circa lo status giuridico degli insegnanti, che oggetto di competenza normativa esclusiva dello Stato. Gli insegnanti hanno comunque gli stessi diritti e doveri degli altri loro colleghi e partecipano alle valutazioni periodiche e finali dei loro alunni. 18 CAPO SECONDO (PARAGRAFI 1 8) LE PERSONE GIURIDICHE 1.) Il concetto di ente ecclesiastico Il termine ente significa esistente, indica cio una realt che vive ed agisce non solo di fatto ma anche di diritto, consentendo di estendere il concetto di soggettivit anche alle persone giuridiche, oltre che a quelle fisiche: dunque entrambe sono soggetti di diritto. Possono anticiparsi alcune caratteristiche degli enti: hanno in genere natura giuridica privata, assumono personalit giuridica nel nostro ordinamento solo dopo il riconoscimento, avente perci natura costitutiva e non dichiarativa, che pu essere revocato quando viene meno un presupposto per la sua concessione. I requisiti per il riconoscimento agli effetti civili delle persone giuridiche ecclesiastiche, siano esse associazioni o fondazioni, sono: lerezione o approvazione da parte dellautorit ecclesiastica, la sede in Italia, il fine di religione o di culto. 2.) La natura giuridica degli enti ecclesiastici Il problema della natura pubblica, privata o mista degli enti ecclesiastici nasce dal fatto che lart. 2 del c.c. del 1865 sembrava riconoscere agli enti ecclesiastici una natura pubblica. In realt, il fatto che il riconoscimento non sia automatico ma discrezionalmente concesso, e soprattutto che le attivit non aventi fine di culto o religione sono assoggettate alle leggi statali, induce a ritenere che gli enti ecclesiastici abbiano un carattere privato. Legato al problema della natura giuridica il problema dellecclesiasticit dellente. Gi nellepoca liberale il giudizio ultimo sul carattere ecclesiastico degli enti dipendeva dalla volont legislativa dello Stato. In generale lecclesiasticit veniva riconosciuta solo agli enti cattolici. Attualmente la legge 222/1985 stabilisce che la qualifica di ente ecclesiastico civilmente riconosciuto si ottiene in seguito al riconoscimento da parte dello Stato, che avviene sulla base di alcuni requisiti necessari: lerezione o approvazione canonica dellente, la sede in Italia e il fine di religione o di culto. Anche liscrizione degli enti nel registro delle persone giuridiche, prevista dalla legge

222/1985, conferma la natura privata degli enti ecclesiastici. Senza liscrizione, pertanto, gli enti ecclesiastici non potranno porre in essere negozi giuridici. Dunque, il carattere di ecclesiasticit non intrinseco nella natura dellente, ma un requisito che proviene dallo Stato, il che vale anche per gli enti acattolici. 3.) Lente ecclesiastico civilmente riconosciuto Lart. 4 della legge 222/1985 stabilisce che: Gli enti ecclesiastici che hanno la personalit giuridica nellordinamento dello Stato assumono la qualifica di enti ecclesiastici civilmente riconosciuti. Lente, cio non nasce come ecclesiastico ma lo diventa solo dopo il riconoscimento dello Stato. La legge 222/1985, pertanto, riguarda solo gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti. Lart. 7 dellAccordo del 1984 e la legge 222/1985 individuano i requisiti per il riconoscimento, alcuni di carattere soggettivo: lerezione o approvazione da parte dellautorit ecclesiastica; altri di carattere oggettivo: la sede in Italia e il fine di religione o di culto. Tale fine presunto per gli enti che fanno parte della struttura gerarchica della Chiesa, per gli istituti religiosi e i seminari; va invece accertato di volta in volta per le fondazioni o per gli enti che non abbiano personalit giuridica nellordinamento della Chiesa, purch tale fine sia costitutivo dellente. 19 Il riconoscimento ha senza dubbio un carattere discrezionale, dal momento che la legge 222/1985 dispone che gli enti possono essere riconosciuti come persone giuridiche agli effetti civili. Sono dotate di personalit giuridica per antico possesso di stato la Santa Sede, gli enti centrali della Chiesa, i seminari, le parrocchie di antica istituzione e i capitoli. Dopo aver ottenuto il riconoscimento, gli enti ecclesiastici devono iscriversi nel registro delle persone giuridiche istituito presso il Tribunale di ogni capoluogo di provincia, indicando la data, il nome del richiedente, latto costitutivo e lo statuto, nonch presentando una copia del decreto di riconoscimento. Dalliscrizione nel registro delle persone giuridiche ne consegue che gli enti possono compiere atti giuridici validi nei confronti dei terzi. Liscrizione equipara gli enti ecclesiastici alle altre persone giuridiche private. Infatti la legge 222/1985 vieta agli enti non iscritti nel registro delle persone giuridiche, di concludere negozi giuridici. Quanto alle strutture e finalit dellente, bisogna distinguere tra mutamenti sostanziali dellente, revoca del riconoscimento e soppressione ed estinzione. I mutamenti sostanziali vanno riconosciuti con decreto del Presidente della Repubblica, udito il parere del Consiglio di Stato. Qualora il mutamento faccia perdere allente uno dei requisiti prescritti per il suo riconoscimento, pu essere revocato il riconoscimento stesso con decreto del Presidente della Repubblica, sentita lautorit ecclesiastica. Dalla revoca si distingue lannullamento del riconoscimento per motivi di legittimit. La prima avviene per cause sopravvenute, mentre il secondo rientra nel potere dello Stato di annullare il provvedimento in caso di mancanza di uno dei requisiti prescritti dalla legge, ed ha effetti retroattivi. Alla soppressione o estinzione dellente provvede lautorit ecclesiastica che trasmette il provvedimento al Ministro dellinterno, che, con proprio decreto, dispone liscrizione nel registro delle persone giuridiche, e provvede alla devoluzione dei beni dellente soppresso o estinto. La soppressione va distinta dallestinzione, in quanto la prima avviene per volont di un organo diverso dallente stesso, la seconda per il venir meno dello scopo dellente ecclesiastico. La legge 13/1991 ha parzialmente modificato il procedimento di riconoscimento della

personalit giuridica previsto dalla legge 222/1985. 4.) Tipologie di enti ecclesiastici: associazioni Oltre allente ecclesiastico civilmente riconosciuto possono esistere enti di fatto ed enti che cio non hanno ottenuto il riconoscimento. Tradizionalmente le persone giuridiche sono distinte in: associazioni, in cui prevale lelemento personale e la volont interna; fondazioni, in cui prevale lelemento patrimoniale e la volont esterna e istituzioni. Lorigine delle associazioni antichissima. Il Codex iuris canonici distingue tra associazioni private e pubbliche. Esse sono dotate di personalit giuridica ed i loro statuti vanno approvati dallautorit ecclesiastica. Sebbene abbia dei caratteri peculiari, lassociazione ecclesiastica non si sottrae alla disciplina legislativa in materia di associazioni: dunque le associazioni private sono in tutto regolate dalle leggi civili. 20 Anche se il riconoscimento da parte dellautorit ecclesiastica e dello Stato costituisce una legittima aspettativa, le associazioni potrebbero preferire non ottenerlo per conservare una maggiore autonomia, e lo Stato non obbligato a concederlo. Le confraternite, infine, sono associazioni laicali tendenti a perfezionare la vita dei loro adepti e a promuovere il culto pubblico e la dottrina cristiana. 5.) e fondazioni. Lasciti per enti da fondare Le fondazioni sono persone giuridiche costituite da un complesso di beni destinati ad uno scopo di culto o beneficio, di pubblica o privata utilit. Nelle fondazioni la volont esterna, in quanto proviene dal fondatore. Anche le fondazioni devono presentare i requisiti relativi al riconoscimento, che ha comunque natura discrezionale. Sono fondazioni le chiese, i santuari, le fabbricerie, le fondazioni di culto e gli istituti per il sostentamento del clero. Quanto alle chiese, la legge 222/1985, superando la distinzione tra chiese private e pubbliche, stabilisce che: il riconoscimento delle chiese ammesso solo se aperte al pubblico e non annesse ad altro ente ecclesiastico, e sempre che siano fornite di mezzi sufficienti per la manutenzione ed ufficiatura. Dunque anche le chiese private aperte al pubblico possono essere riconosciute. In proposito il codice civile stabilisce che gli edifici destinati allesercizio del culto pubblico non possono essere sottratti a tale destinazione anche se appartengono a privati. Solo il vescovo pu sottrarre la chiesa al culto divino. La requisizione, loccupazione, lespropriazione per pubblica utilit o la demolizione delle chiese non possono aversi se non per gravi ragioni e previo accordo con la competente autorit ecclesiastica. I santuari sono chiese molto importanti, in quanto per le immagini o le reliquie conservate sono mete di pellegrinaggio e di culto. Si differenziano dalle altre chiese solo perch nei Consigli di amministrazione vi un maggior numero di componenti laici. Le fabbricerie sono enti particolari, costituiti da una massa patrimoniale destinata alla manutenzione e conservazione di un edificio di culto di particolare importanza. Tale massa patrimoniale gestita da un Consiglio di amministrazione composto di membri ecclesiastici e laici. Proprio la composizione mista del consiglio costituisce la caratteristica dellistituto: i laici, infatti, volevano controllare il modo in cui gli ecclesiastici gestivano i soldi da loro raccolti per la costruzione di un edificio di culto. Le fondazioni di culto sono persone giuridiche che hanno come base patrimoniale una massa di beni i cui redditi sono destinati in perpetuo a scopo di culto. I relativi beni e la loro destinazione, di solito, hanno origine in negozi di diritto privato, testamenti o

donazioni. La legge 222/1985 dispone che le fondazioni di culto possono essere riconosciute quando risultino la sufficienza dei mezzi per il raggiungimento dei fini e la rispondenza alle esigenze religiose della popolazione. Sono pubbliche le fondazioni di culto costituite dallautorit ecclesiastica, private le altre anche se vanno comunque approvate dalla stessa autorit. Sono diverse le fondazioni pie, che non sono autonome perch consistono in una massa di beni affidata da un disponente ad un ente ecclesiastico con lonere di destinarne i redditi alla celebrazione di messe o ad altre funzioni sacre. Secondo il Concordato del 1929, i seminari dipendevano solo dalla Santa Sede, mentre oggi dipendono dalla C.E.I. Il tipo di seminario prevalente quello diocesano o interdiocesano, che prepara nuovi sacerdoti. 21 Quanto agli istituti per il sostentamento del clero, va ricordato che il fondo patrimoniale degli istituti diocesani costituito dai beni gi appartenenti agli enti beneficiali esistenti nella diocesi. Come listituto centrale, essi sono enti autonomi dotati di una propria personalit giuridica. Le fondazioni possono nascere anche da un atto di autonomia privata, per lo pi lasciti testamentari. 6.) Gli enti acattolici Gli enti acattolici vanno senza dubbio ricompresi tra gli enti ecclesiastici. In materia ancora vigente, per le confessioni che non hanno sottoscritto intese con lo Stato, la legge 1159/1929. Il riconoscimento, analogo a quello degli enti cattolici, richiesto al Ministro degli interni da parte di chiunque ne sia interessato. La relativa domanda deve essere accompagnata dallo statuto dellente, in cui vanno indicati: lo scopo, gli organi di amministrazione, le norme di funzionamento ed il patrimonio dellente. Valutati questi elementi, il Presidente della Repubblica emana il decreto di erezione in ente morale, su proposta del Ministro degli interni, sentiti il Consiglio di Stato ed il Consiglio dei Ministri. Gli enti sono soggetti alla vigilanza ed alla tutela governativa, e il Ministro dellinterno pu, se necessario, nominare un commissario governativo. Una volta riconosciuti civilmente, gli enti confessionali sono considerati persone giuridiche private, dotate di autonomia giuridica. Quanto alle intese finora stipulate, va notato che in quella valdese, si parla esplicitamente di enti ecclesiastici valdesi; per il loro riconoscimento, essi debbono avere fini di culto, istruzione e beneficenza ed richiesta la delibera sinodale con cui lente stato eretto in istituto autonomo nellambito dellordinamento valdese. Anche se lintesa non ne parla, lente riconosciuto deve iscriversi nel registro delle persone giuridiche. Nellintesa con lUnione delle Comunit ebraiche italiane, fermo restando che lUnione conserva la personalit giuridica di cui dotata, si stabilisce che presso il Ministero dellinterno sono tenuti lo statuto dellUnione e quello degli altri enti ebraici. Tali enti devono avere fini di culto o di religione, ed essere approvati dalla Comunit competente per territorio e dallUnione. Il loro riconoscimento avviene con decreto del Presidente della Repubblica, sentito il parere del Consiglio di Stato. Si stabilisce liscrizione nel registro delle persone giuridiche. Le comunit ebraiche erano considerate enti pubblici e ad esse appartenevano di diritto tutti gli israeliti residenti nel territorio. Lintesa con lUnione italiana delle Chiese cristiane avventiste del 7 giorno stabilisce: il riconoscimento della personalit giuridica dellUnione italiana delle Chiese cristiane avventiste del 7 giorno e dellIstituto avventista di cultura biblica. Per ottenere il riconoscimento gli enti devono avere la sede in Italia e perseguire fini di culto o religione, da accertare di volta in volta tenendo conto delle attivit svolte. La domanda di

riconoscimento va presentata da chi rappresenta lente. Il riconoscimento concesso con decreto del Presidente della Repubblica, sentito il Consiglio di Stato. previsto lobbligo di iscrizione nel registro delle persone giuridiche. La gestione ordinaria e straordinaria avviene con il controllo delle autorit ecclesiastiche competenti, senza alcuna ingerenza da parte dello Stato. Il mutamento del fine che fa perdere allente uno dei requisiti richiesti per il riconoscimento, pu provocare la sua revoca. Le Assemblee di Dio in Italia sono gi riconosciute come enti morali con decreto del Presidente della Repubblica del 1959. Nellintesa da loro stipulata si stabilisce che le loro attivit sono soggette alle leggi civili riguardanti le stesse attivit svolte da enti non 22 ecclesiastici. Si escludono ingerenze dello Stato, prevista liscrizione nel registro delle persone giuridiche e la revoca del riconoscimento in caso di mutamento dei fini. Lintesa con lUnione Cristiana Evangelica Battista dItalia e l'intesa con la Chiesa Evangelica Luterana in Italia ricalcano le disposizioni delle altre intese. Ci premesso, pu dirsi che, la dizione ente ecclesiastico civilmente riconosciuto usata dal legislatore per indicare sia gli enti cattolici che quelli acattolici che hanno raggiunto accordi con lo Stato. 7.) Il Fondo edifici di culto Il Fondo edifici di culto, sorto dopo gli Accordi del 1984, disciplinato dalla legge 222/1985. Esso dotato di personalit giuridica, non un ente ecclesiastico ma un ente pubblico strumentale, un organismo cio che non fa parte dellamministrazione dello Stato ma che ha una gestione patrimoniale autonoma. I proventi del patrimonio del Fondo sono impiegati per la conservazione, il restauro, la tutela e la valorizzazione degli edifici di culto appartenenti ad esso, e per gli altri oneri posti a carico del Fondo stesso. Limpiego di tali proventi disposto dal Fondo di concerto col Ministero per i beni culturali e ambientali e il Ministero dei lavori pubblici. Il Ministro dellinterno nomina il Consiglio di amministrazione, di cui fanno parte anche membri ecclesiastici designati dalla CEI, che appronta il bilancio preventivo e consuntivo, che il Parlamento deve poi approvare. 8.) Aspetti fiscali. Lente ecclesiastico imprenditore e gli enti senza scopo di lucro. Nuove prospettive Uno degli scopi principali del riconoscimento e della qualifica di ecclesiastici degli enti quello di assicurare ad essi agevolazioni tributarie, differenziandoli cos dalle altre persone giuridiche. Il punto ora di individuare in cosa tali agevolazioni concretamente consistano. Il finanziamento delle confessioni religiose avviene in due modi: quello della destinazione di una quota pari all8/1000 del gettito Irpef; o quello delle offerte libere, incentivate con la previsione della deducibilit dallimponibile Irpef. LAccordo del 1984 stabilisce il principio secondo cui: agli effetti tributari gli enti aventi fine di religione o di culto e le attivit dirette a tali scopi, sono equiparati a quelli aventi fine di beneficenza o istruzione. Le attivit diverse da quelle di religione o di culto, svolte dagli enti ecclesiastici, sono soggette alle leggi dello Stato riguardanti tali attivit e al regime tributario previsto per le medesime. Pi in particolare, il Testo Unico delle imposte dirette prevede delle deduzioni fiscali per le elargizioni a favore dello Stato di persone fisiche o giuridiche che svolgono, senza scopo di lucro, attivit di ricerca in campo artistico o culturale, per la manutenzione o il restauro

degli enti, stabilisce la deducibilit delle elargizioni a favore di persone giuridiche che perseguono finalit anche di culto e include tra gli oneri deducibili le spese per la manutenzione ed il restauro dei beni di interesse storico e artistico, e gli oneri relativi al lavoro prestato dai loro membri nelle attivit commerciali svolte dallente. Quanto allIVA, sono previste esenzioni dallobbligo dellimposta per varie attivit riguardanti gli enti ospedalieri e le attivit didattiche. 23 Inoltre prevista lesenzione per gli edifici di culto e annessi dallINVIM decennale, imposta ridotta del 50% per gli immobili appartenenti agli enti religiosi. Sono esentati dallINVIM anche gli enti religiosi che abbiano acquistato un immobile. La legge 222/1985 stabilisce che gli edifici di culto non possono essere sottratti alla loro destinazione, neanche per effetto di alienazione, se non sono decorsi venti anni dallerogazione del contributo. Il vincolo trascritto nei registri immobiliari. Esso pu essere estinto prima del compimento del termine dintesa tra lautorit ecclesiastica e lautorit civile erogante, previa restituzione delle somme ricevute a titolo di contributo. Recentemente il legislatore ha mostrato una particolare attenzione verso le agevolazioni fiscali per gli enti non profit, tra cui vanno inclusi gli enti di volontariato. Se nei loro confronti le agevolazioni tributarie sono giustificate dal fatto che svolgono unattivit gratuita, diverso il problema dellente ecclesiastico imprenditore. La Cassazione ha stabilito che: un istituto distruzione gestito da una congregazione religiosa pu essere considerato imprenditore quando operi secondo un criterio economico, perseguendo cio il tendenziale pareggio tra costi e ricavi. Lente ecclesiastico, nello svolgere attivit imprenditoriali, infatti, non perde la propria identit giuridica, solo non pu usufruire di agevolazioni fiscali. In quanto imprenditore, lente sar sottoposto al regime di diritto comune riguardante la rappresentanza, il fallimento e il lavoro. Nel caso in cui gli enti rientrino tra quelli non profit, saranno sottoposti alla relativa disciplina. La normativa sulle ONLUS stabilisce che gli enti appartenenti a questa categoria devono avere un esclusivo fine solidaristico. Lesempio pi importante costituito dalle Ipab. Il carattere comune agli enti ecclesiastici e a quelli non profit lesclusione del lucro soggettivo. 24 PARTE SPECIALE I RAPPORTI CAPO PRIMO (PASRAGRAFI 1 4) I RAPPORTI PATRIMONIALI 1.) La propriet ecclesiastica Il problema della gestione dei beni ecclesiastici (la c.d. manomorta ecclesiastica) rappresenta una delle pi rilevanti res mixtae, dato che una parte consistente dei beni culturali in Italia di provenienza o di propriet ecclesiastica. Laspetto fondamentale stabilire a chi spetti la propriet dei beni, e chi e in che misura debba occuparsene. Ancora nel secolo scorso la Chiesa presentava un assetto di tipo feudale ed aveva una propriet immobiliare molto rilevante. La perdita progressiva di tale propriet inizi con gli interventi bellici e prosegu con quelli legislativi. Si intaccava cos la manomorta, ma non il beneficio ecclesiastico che resister fino al Codex iuris canonici del 1983. Dopo la legislazione eversiva, i problemi pi importanti riguardavano lindividuazione degli enti soppressi e di quelli conservati, dei beni che andavano assegnati al Fondo per il culto, devoluti o acquistati dallo Stato, concessi ad enti pubblici, o a privati, o convertiti.

Attualmente la materia disciplinata dalla legge 222/1985 che ha istituito il Fondo edifici di culto, stabilendone le competenze. In generale si pu dire che accanto ad un patrimonio ecclesiastico in senso stretto, che assicura lesistenza della Chiesa cattolica e da questa gestito, vi quello che tutela i fini di culto e gli interessi religiosi dei cittadini credenti, che di diretta spettanza dello Stato, anche se la Chiesa impegnata a collaborare. Secondo la definizione comune, il patrimonio ecclesiastico quel complesso di diritti su beni materiali che lordinamento statale riconosce allautorit ecclesiastica per il raggiungimento dei suoi fini. 2.) La tutela del patrimonio storico ed artistico La materia della tutela del patrimonio storico ed artistico stata compiutamente disciplinata dalla legge 1089/1939, che, dopo aver individuato le cose di interesse artistico, storico, archeologico o etnologico da dover tutelare, imponeva ai rappresentanti delle province, dei comuni e degli enti ed istituti legalmente riconosciuti, di presentare un elenco di tali cose, prevedendo, per le cose di propriet degli enti ecclesiastici, di procedere daccordo con lautorit ecclesiastica, e distinguendo tra cose appartenenti allo Stato e a privati. In atto, il codice civile stabilisce che: Sono beni le cose che possono formare oggetto di diritto, che: I beni degli enti ecclesiastici sono soggetti alle norme del codice stesso, in quanto non diversamente disposto dalle leggi speciali che li riguardano, e che gli edifici di culto non possono essere sottratti alla loro destinazione neppure per effetto di alienazione, finch la destinazione stessa non sia cessata in conformit delle leggi che li riguardano. La legge 512/1982 riguarda il regime fiscale dei beni di rilevante interesse culturale. Essa prevede esenzioni da imposte dirette per gli immobili con destinazione ad uso culturale, poich si presume che tali beni non costituiscano fonte di reddito. Si sono anche esclusi dai redditi imponibili i redditi catastali di terreni che siano aperti al pubblico o la cui conservazione sia riconosciuta, dal Ministero per i beni culturali e ambientali, di pubblico interesse. 25 Quanto alle imposte dirette, quelle di successione e di donazione, i beni vincolati non concorrono alla formazione dellattivo ereditario. Anche per quanto riguarda limposta di registro, la legge 512/1982 stabilisce che laliquota ridotta del 50 % se il trasferimento ha per oggetto immobili di interesse storico, artistico o archeologico, purch lacquirente non venga meno agli obblighi della loro conservazione e protezione. Agevolazioni sono previste anche per quel che riguarda lIVA, lINVIM e le imposte ipotecarie catastali. Ci premesso, lart. 12 dellAccordo del 1984, dopo aver introdotto il principio generico secondo cui Stato e Chiesa cattolica si impegnano a collaborare per la tutela del patrimonio storico ed artistico, prevede che: Al fine di armonizzare lapplicazione della legge italiana con le esigenze religiose, gli organi competenti delle due parti concorderanno opportune disposizioni per la salvaguardia, la valorizzazione ed il godimento dei beni culturali di interesse religioso appartenenti ad enti e istituzioni ecclesiastiche, e stipuleranno intese per la conservazione e la consultazione degli archivi di interesse storico e delle biblioteche dei medesimi enti ed istituzioni. Il principio di collaborazione tra Stato e Chiesa presente anche nelle intese con le confessioni diverse dalla cattolica. La legge 1089/1939, inoltre, limita la circolazione dei beni di interesse storico e artistico

appartenenti allo Stato o ad altri enti morali, vietandone lesportazione e disciplinandone lespropriazione. Il privato tenuto a notificare la detenzione di tali beni e a denunziare ogni atto di trasmissione dei beni per consentire al Ministero dei beni culturali di esercitare il diritto di prelazione a parit di prezzo. 3.) Il regime giuridico degli edifici di culto Gli edifici di culto, detti anche templi, oratori, cappelle, sinagoghe, moschee o chiese, sono quei luoghi in cui i fedeli di una determinata confessione esercitano, sia singolarmente che collettivamente, le loro funzioni di culto. Lo Stato qualifica gli edifici di volta in volta, sulla base di una valutazione che tiene conto delluso, della destinazione e degli interessi che soddisfa. Ledificio di culto comprende anche i locali accessori. In passato la dottrina e la giurisprudenza hanno cercato di salvaguardare il pi possibile la destinazione del bene-chiesa al normale culto. Espressione di questa tendenza una legislazione che va dal secolo scorso fino ai nostri giorni. Gli artt. 9 e 10 del Concordato del 1929 escludevano gli edifici aperti al culto da requisizioni o occupazioni e da demolizioni, tranne che per gravi necessit pubbliche e previo accordo con lordinario diocesano; inoltre, salvo i casi di urgente necessit, la forza pubblica non pu entrare per lesercizio delle proprie funzioni negli edifici aperti al culto, senza averne dato previo avviso allautorit ecclesiastica. La legge 121/1985 ribadisce le disposizioni del precedente Concordato, e le intese con le confessioni acattoliche contengono in materia principi analoghi. 4.) Lautorizzazione agli acquisti degli enti ecclesiastici Lautorizzazione un atto amministrativo mediante cui la Pubblica Amministrazione rimuove un limite posto dalla legge allesercizio di un diritto, per rendere legittimo il comportamento di un determinato soggetto che, altrimenti, non potrebbe essere posto in essere. 26 Sebbene questo settore della disciplina abbia natura amministrativa, il principio vigente in materia quello dellapplicabilit agli enti ecclesiastici delle norme del codice civile. La legge 222/1985 stabilisce, infatti, che Agli acquisti degli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti si applicano le disposizioni delle leggi civili relative alle persone giuridiche. La disciplina in materia risale alla seconda legge Siccardi del 1850, che stabiliva che: Gli enti ecclesiastici e laici non potevano acquistare beni immobili n beni mobili senza autorizzazione, da concedere con decreto regio, previo parere del Consiglio di Stato. Tuttora lart. 7 del codice civile del 1942 non si discosta dalla legge Siccardi, stabilendo che: La persona giuridica non pu acquistare beni immobili, n accettare donazioni o eredit, n conseguire legati senza lautorizzazione governativa. Senza questa autorizzazione lacquisto e laccettazione non hanno effetto. Tuttavia la legge 127/1997 stabilisce che: Lart. 17 c.c. e la legge 218/1896, sono abrogati; sono altres abrogate le altre disposizioni che prescrivono autorizzazioni per lacquisto di immobili o per accettazione di donazioni, eredit e legati da parte di persone giuridiche, associazioni e fondazioni. I sostenitori di questa legge affermano che lautorizzazione finiva con lattribuire ad unautorit amministrativa il potere di limitare la possibilit per gli enti di disporre dei beni necessari per conseguire i propri fini. questa unopinione non condivisibile, in quanto non in discussione lautonomia degli enti ecclesiastici, ma la possibilit di acquistare beni senza alcun controllo: la funzione dellautorizzazione , da un lato, quella di evitare limmobilizzazione di beni che sono cos sottratti al commercio giuridico, dallaltro, di tutelare i diritti degli eredi legittimi.

Sebbene i rapporti tra Stato e Chiesa siano cambiati rispetto al secolo scorso, le ragioni che avevano portato alla legge Siccardi sono ancora di attualit. Lautorizzazione agli acquisti sostanzialmente una forma di controllo sulla trasparenza gestionale, con finalit di vigilanza. 27 CAPO SECONDO (PARAGRAFI 1 7) I RAPPORTI PERSONALI 1.) Tipologie matrimoniali. Il matrimonio religioso con effetti civili Fino ai Patti lateranensi del 1929 il sistema matrimoniale italiano era caratterizzato dal principio del doppio binario, che considerava il matrimonio religioso e quello civile su due piani totalmente distinti, per cui il credente, se voleva attribuire rilevanza giuridica civile al proprio matrimonio religioso, li stipulava entrambi. I Patti hanno introdotto il matrimonio religioso ad effetti civili, che ha nel procedimento di trascrizione il mezzo attraverso cui si realizza il collegamento tra ordinamento statale e canonico. Quanto ai matrimoni acattolici, essi sono stati finora ricompresi in ununica categoria e regolati dal codice civile, dalla legge sui culti ammessi del 1929 e dalle intese sinora sottoscritte. I tipi di matrimonio sono: meramente religioso, religioso ad effetti civili, civile e acattolico. Importanti cambiamenti sono stati introdotti anche in riferimento al matrimonio civile, si pensi alla legge sul divorzio del 1970 e alla riforma del diritto di famiglia del 1975, il che dimostra che la materia matrimoniale in continua evoluzione. 2.) Il procedimento di trascrizione LAccordo del 1984, che concerne il procedimento di trascrizione, stabilisce che: Ai matrimoni contratti secondo le norme del diritto canonico sono riconosciuti gli effetti civili, a condizione che latto relativo sia trascritto nei registri dello stato civile, previe pubblicazioni in municipio. Le pubblicazioni, quindi, costituiscono il primo atto del complesso procedimento di trascrizione e garantiscono alle parti che, una volta celebrato, il matrimonio sar trascritto. Subito dopo la celebrazione, il parroco, fungendo cos da pubblico ufficiale, spiegher ai contraenti gli effetti civili del matrimonio, dando lettura degli artt. 143, 144 e 147 c.c., riguardanti i diritti e i doveri dei coniugi, e rediger latto di matrimonio, in doppio originale, in cui possono essere inserite le dichiarazione dei coniugi consentite dalle leggi civili, e relative al regime patrimoniale. Il parroco del luogo in cui stato celebrato il matrimonio invia inoltre latto di matrimonio, accompagnato dalla richiesta di trascrizione fatta per iscritto, non oltre 5 giorni dalla celebrazione (c.d. trascrizione tempestiva). La trascrizione pu essere effettuata anche posteriormente su richiesta dei due contraenti, o anche di uno di essi, con la conoscenza e senza lopposizione dellaltro, sempre che entrambi abbiano conservato ininterrottamente lo stato libero dal momento della celebrazione a quello della richiesta di trascrizione, e senza pregiudizio dei terzi (c.d. trascrizione tardiva). Lufficiale dello stato civile, qualora sussistano le condizioni per la trascrizione, la effettua entro 24 ora dal ricevimento dellatto e ne d notizia al parroco. Dunque la celebrazione un atto complesso: religioso, in quanto somministrato un sacramento, amministrativo, in quanto il parroco funge da pubblico ufficiale. Alla trascrizione non si pu procedere: quando gli sposi non rispondano ai requisiti della legge civile circa let richiesta per la celebrazione, quando sussiste tra gli sposi un impedimento che la legge civile considera inderogabile, anche se essa tuttavia ammessa quando lazione di nullit o di annullamento non potrebbe pi essere proposta. Lart. 4 del Protocollo addizionale chiarisce che si intendono come impedimenti

inderogabili della legge civile: linterdizione per infermit di mente di uno dei contraenti, la sussistenza tra gli sposi di altro matrimonio valido agli effetti civili e gli impedimenti 28 derivanti da delitto o affinit in linea retta. Secondo una sentenza della Corte costituzionale, linterdetto va equiparato allincapace naturale. Quanto alla trascrizione, lattuale sistema prevede sia la trascrizione tempestiva che quella tardiva. Questultima sottoposta alla volont delle parti, non pu cio essere richiesta da terzi, neanche per fondati motivi o interessi personali. la pubblicit, invece, che assicura alle parti che il matrimonio sar trascritto. Ci ha delle importanti conseguenze pratiche. In primo luogo nel caso in cui le parti, per valide ragioni personali, decidano di stipulare un matrimonio meramente religioso, il c.d. matrimonio di coscienza, questo sar iscritto in un apposito registro diocesano, ma il vescovo non potr trascriverlo contro la volont delle parti. Ed ancora, la trascrizione non pu essere richiesta dai figli, n dai creditori di una delle parti per potersi rivalere sul patrimonio dellaltra, poich in tale materia vige il principio della libert matrimoniale, secondo cui spetta solo alle parti scegliere tra uno dei diversi tipi di matrimonio (meramente religioso, religioso a effetti civili, solo civile o acattolico). Ci premesso, la trascrizione si sostanzia in un negozio autonomo e costituisce latto finale di un processo amministrativo che ha inizio con le pubblicazioni. La dottrina aveva poi individuato un terzo tipo di trascrizione, quella tempestiva ritardata. In questo caso, pur mancando le preventive pubblicazioni, latto di matrimonio era stato trasmesso nei termini stabiliti allufficiale di stato civile, che provvedeva alle pubblicazioni e se non vi erano opposizioni o casi di intrascrivibilit, procedeva alla trascrizione secondo quanto disposto dalla legge n 847/1929. Poich questultima legge stata abrogata non pi possibile delineare tale tipo di trascrizione. Laver riconosciuto rilevanza solo alla volont delle parti impedisce anche la trascrizione post mortem, che invece era prevista dalla legge 847/1929. 3.) Gli effetti civili delle sentenze canoniche di nullit matrimoniale LAccordo del 1984 stabilisce che: Le sentenze di nullit del matrimonio pronunciate dai tribunali ecclesiastici, che siano munite del decreto di esecutivit della Segnatura Apostolica, sono su domanda delle parti o di una sola di esse, dichiarate efficaci nella Repubblica italiana con sentenza della Corte dAppello competente, cio quella dove il matrimonio stato trascritto La Corte dAppello deve innanzitutto accertare : che il giudice ecclesiastico era il giudice competente a conoscere della causa; che nel procedimento davanti ai tribunali ecclesiastici stato assicurato alle parti il diritto di agire e di resistere in giudizio; che ricorrono le altre condizioni richieste dalla legislazione italiana per la dichiarazione di efficacia delle sentenze straniere. opportuno osservare che la Segnatura Apostolica, nel dichiarare esecutive le sentenze dei tribunali ecclesiastici, deve accertare che alle parti sia stato garantito il diritto di agire e di difendersi (regolarit del procedimento) in almeno due gradi di giudizio, con conseguente passaggio in giudicato della sentenza (definitivit del procedimento). Quanto al divieto di riesame nel merito: il giudizio di merito circa la nullit matrimoniale di competenza del diritto canonico, e non della giurisdizione civile. LAccordo del 1984 prevede, inoltre, che la Corte dAppello competente, nella sentenza che rende esecutiva una sentenza canonica, pu indicare provvedimenti economici a favore di uno dei coniugi il cui matrimonio sia stato dichiarato nullo. 29

4.) Il problema della riserva di giurisdizione Il Concordato del 1929 stabiliva il principio della riserva di giurisdizione dei tribunali e dicasteri ecclesiastici per le cause che riguardavano la nullit del matrimonio e la dispensa del matrimonio rato e non consumato. Dal principio della libert matrimoniale, secondo cui le parti hanno il diritto di scegliere tra i vari tipi di matrimonio: meramente religioso, canonico ad effetti civili, civile e acattolico, conseguirebbe per le parti la facolt di adire indifferentemente i Tribunali ecclesiastici o quelli dello Stato. Il problema in esame non di facile soluzione perch e la possibile soluzione sarebbe, pertanto, quella di separare le due giurisdizioni e rivalutare il principio di libert matrimoniale. 5.) Il matrimonio acattolico Il matrimonio acattolico disciplinato dalla legge 1159/1929, che anzitutto stabilisce che agli atti compiuti dai ministri dei culti ammessi sono riconosciuti effetti civili solo se la loro nomina stata approvata dal Ministro degli interni. Il matrimonio acattolico celebrato da uno dei ministri di culto produce dal giorno della celebrazione gli stessi effetti del matrimonio celebrato davanti allufficiale di stato civile, quando siano state adempiute le seguenti disposizioni. lufficiale di stato civile che sarebbe competente a celebrare il matrimonio, che, una volta adempiute tutte le formalit preliminari e accertato che non sussistono impedimenti alla celebrazione del matrimonio, rilascia lautorizzazione scritta contenente lindicazione del ministro di culto dinanzi al quale la celebrazione deve aver luogo e della data del provvedimento con cui la nomina di questi stata approvata. Il ministro di culto deve dare lettura degli artt. 143, 144 e 147 c.c., riceve alla presenza di due testimoni idonei la dichiarazione degli sposi di volersi prendere in marito e moglie e compila latto di matrimonio che trasmette in originale entro 5 giorni allufficiale di stato civile. Questi, entro 24 ore, provvede alla trascrizione nei registri dello stato civile, informandone il ministro di culto che ha celebrato il matrimonio. In caso di impedimento legittimo, il ministro di culto nominato pu delegare altro ministro che pu legalmente sostituirlo nellufficio, purch anchegli sia stato approvato. Ma i ministri di culto non possono rilasciare copie n certificati degli atti di matrimonio celebrati davanti a loro. Al matrimonio acattolico, dunque, una volta trascritto, si applicano, anche per quanto riguarda le domande di nullit, tutte le disposizioni relative al matrimonio celebrato davanti allufficiale di stato civile. 6.) Natura ed essenza giuridica del matrimonio La natura e lessenza giuridica del negozio matrimoniale cambiano a seconda del punto di vista, confessionale o statualistico. Per lordinamento civile irrilevante che il matrimonio possa essere considerato un sacramento, cos come per lordinamento canonico insufficiente una concezione meramente contrattualistica del matrimonio. Lart. 29 Cost. pone il matrimonio a base della famiglia, nucleo essenziale della societ, per cui listituzione ancora oggi conserva unimportanza fondamentale. Particolare considerazione merita la concezione del matrimonio di Doms, secondo cui il rapporto di coniugio nasce dalla volont di ciascun coniuge di donarsi allaltro, di completarsi, e cio da un atto di assoluta libert in cui si sostanzia lamore coniugale, che certo comporta limitazioni e di cui essi conoscono bene gli effetti. Dunque in questa 30 scelta spirituale che va ricercata lessenza del matrimonio.ma mentre lessenza del matrimonio comune, la natura giuridica diversa per ciascuno dei tipi matrimoniali. 7.) Matrimonio, separazione e divorzio. Diritto di famiglia e libert religiosa Sono vicende del rapporto matrimoniale la separazione, consensuale e giudiziale, il

divorzio e tutto ci che riguarda i contrasti tra i componenti la famiglia per motivi religiosi. Il regime della separazione personale e del divorzio di natura esclusivamente civilistica e pertanto esula dal diritto ecclesiastico. Qui si vuole solo ricordare che anche il Codex iuris canonici prevede la separazione con permanenza del vincolo e che proprio al diritto canonico si ispira uno dei casi di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, quello che pu essere richiesto da uno dei coniugi quando il matrimonio non stato consumato. I contrasti nellambito familiare sono quelli che nascono dal mutamento di confessione religiosa di uno dei coniugi o dal contrasto sulleducazione religiosa dei figli, e possono anche costituire causa di separazione o di divorzio o essere risolti con lintervento del giudice della famiglia. In relazione allora di religione, il contrasto va risolto tenendo conto dellinteresse del minore, rispettando la sua volont. Il caso di contrasto tra i coniugi dovuto al mutamento di confessione religiosa di uno dei coniugi che pretende che anche i figli seguano la propria decisione, costituisce un problema importante, oltre che attuale, per le conseguenze che pu avere in materia di separazione. La conversione di un coniuge ad altra confessione pu costituire impedimento alla prosecuzione della convivenza o causa di addebito della separazione. Qui il principio di favore nei confronti della confessione originaria, o il favor religionis catholicae contrastano con il principio stesso di libert religiosa. Lintervento del giudice previsto per tentare di risolvere le situazioni pi problematiche. Il principio cui dovrebbero ispirarsi gli interessati, compreso il giudice, quello del rispetto della libert religiosa individuale, anche nel caso in cui il singolo si dichiari ateo. Lappartenenza confessionale di uno dei coniugi garantita dallart. 19 Cost. e pertanto irrilevante ai fini della separazione. Su queste posizioni si attestata anche la Cassazione, che ha stabilito che la libert di un soggetto di mutare fede non pu affievolirsi solo perch sposato ed ha figli, e che il mutamento di fede religiosa di uno dei coniugi non costituisce motivo di addebito della separazione, mentre lo lintolleranza verso le nuove convinzioni dellaltro coniuge.