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Bureau de Dpt: Bruxelles X

Belgique - Belgi P.P. - P.B. 1099 BRU X 1/1605

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"Chiunque pu fare la storia. Solo un grande uomo pu scriverla." Oscar wilde


Bimestrale (sauf Juillet - Aot) di cultura, polica, informazione della diaspora siciliana - Anno XV - n 3 - Maggio/Giugno 2013 Ed. Resp.: Catania Francesco Paolo, Bld de Dixmude , 40/ bte 5 (B) 1000 Bruxelles - Tl & Fax: +32 2 2174831 - Gsm: +32 475 810756

Ciclismo, il siciliano Vincenzo Nibali vince il Giro dItalia


(pag. 9)

Cannes parla siciliano, doppio premio per Salvo (pagg. 3 & 10) Lastronauta siciliano Luca Parmitano , originario di Patern, nello spazio (pag 9)

La contraddizione dellEuropa SICILIA LALTRO IERI : DUCEZIO

(pagg. 1 & 2)

(pag. 4)

Radici storiche dellAutonomia siciliana : Dalla Gran Contea al Regno di Sicilia - (pagg. 5 & 6)

SULLA LINGUA SICILIANA - A SCUOLA DI DIALETTO - (pag. 7) Piazza Indipendenza o piazza della mistificazione - (pag. 8)

Lo schiavo che si fece re! - (pag. 15) Per non dimenticare mai... - (pagg. 16 & 17) LU PANI DI CASA ... profumo e sapore allo stato puro - (pag. 18)

La contraddizione dell'Europa
Eugenio Preta

rmai che l'Europa misura di tutto, ad ogni osservatore pi attento non pu sfuggire il livellamento verso il basso delle scelte operate e la mancanza di un progetto comune, non solo nell'attuazione di politiche unitarie, ma nell'identificazione di scelte opportune. L'Europa avvertita oggi con fastidio dal cittadino, lontana e impegnata in discussioni che rimangono nella inutile sfera di una "palestra" verbale, e per di pi limitata, se si pensa che ogni gruppo politico per assegnare il tempo di parola, deve limitare ai 2 minuti di tempo massimo ogni intervento, per soddisfare le richieste delle varie delegazioni e non accendere focolai di insoddisfazione gi nel suo interno. Paradossalmente sono i gruppi minori, proprio perch costretti ad esprimere un solo oratore, alla fine quelli che riescono ad esprimere una posizione unitaria e non contraddittoria nella serie infinita degli interventi in Aula, che non servono proprio a niente. Ogni mese, con una puntualit stabilita gi l'anno precedente con una discussione tra i gruppi che appare una discussione semplice, senza contrasti - ma che poi necessita dell'intervento del Presidente del Parlamento europeo (oggi lo statista (?) Schultz per definire se in tale mese si dovr iniziare il luned 4 o quello successivo questa Assemblea che ogni cinque anni gli europei sono chiamati a rinnovare per eleggere i rappresentanti del proprio Paese, si sposta armi e bagagli verso Strasburgo, capitale dell'Alsazia con un dispendio di fondi calcolato in centinaia di milioni di euro, e questo mentre il Consiglio riduce pensioni e modifica pesantemente gli organigrammi funzionali. A Bruxelles per tutto il mese, con la pausa delle missioni interne ai gruppi o alla definizione delle relazioni da presentare in Aula, ad ogni vigilia di Plenaria, si scatena, da parte delle "maestranze", una vera e propria lotta per essere inseriti nell'organigramma di Strasburgo, decisione che porta qualche soldino in pi, che non fa male (oltre 1000 euro per un'attivit lavorativa che inizia alle 17.30 del luned e si conclude alle ore 13 del gioved successivo con fuga precipitosa sulle auto di servizio, ove disponibili, o sul treno gentilmente e a prezzo stracciato messo a disposizione dalle ferrovie francesi e belga . Nel frammezzo ci sono cene e pranzi offerti, - pantagrueliche le abbuffate di asparagi offerte dal municipio di Strasburgo ai poveri

Parlamento europeo a Strasburgo

Torre di Babele
rappresentanti del PE - attivit umane nell'uranio dell'Europa inarrivabile . Per resta un quadro deleterio quello che ci offre l'Europa, dietro le quinte, ma ancora pi tragico quello che traspare dall'attualit cosiddetta politica. Per fortuna noi italiani siamo favoriti da una pattuglia di europarlamentari, sono 79, che difendono l'Italia in ogni occasione,

Eurodeputa che nessuno in Italia conosce, che non si sa cosa facciano, tranne che guadagnare un lauto spendio a cui si aggiungono indennit varie, facilitazioni di viaggio, spese di diaria giornaliere, fondi per segretarie e assisten, guarengie che "obbligano" pracamente chi assapora queste delizie di Europa a fare carte false pur di ritornarci.

suscitando anche l'ammirazione dei 4 d e put a ti lu s s em bu r gh e si pr e s ent i nell'Assemblea, o dei 5 ciprioti o maltesi! Eurodeputati che nessuno in Italia conosce, che non si sa cosa facciano, tranne che guadagnare un lauto stipendio a cui si aggiungono indennit varie, facilitazioni di viaggio, spese di diaria giornaliere, fondi per segretarie e assistenti , guarentigie che "obbligano" praticamente chi assapora queste delizie di Europa a fare carte false pur di ritornarci. Da considerare anche che l'impegno si esplica per 5 anni, al sicuro da crisi di governo (che non esiste) o da antipatie di partito, e che consente di accumulare un discreto saldo pensionistico. Ora non vogliamo sparare sul morto, ma vorremmo capire cosa ci fanno in europa De Mita o Mastella, Angelilli o Bonsignore, Salvini o Borghezio, ma pure Fidanza, La Via, Bonsignore, Sonia Alfano, Saracchiani, Sassoli, Comi o Renzulli, e in che modo abbiano mai salvaguardato gli interessi nazionali... Per, dicevamo, l'Europa nel suo insieme appare distante e solo serbatoio di lobbies e interessi particolari, sempre sulle spalle del cittadino. Quest'anno poi assisteremo ad un altro allargamento, e sono 28 proprio con la Croazia, a cui non abbiamo chiesto nemmeno riparazione ai danni di guerra e agli espropri subiti violentemente dalla comunit italiana, a proposito della vigilanza dei nostri rappresentanti, mentre si delineano le candidature di Albania, Serbia con la Turchia sempre in attesa, per riempire il calderone informale della babele europea, dello Stato federale che ha ucciso la sovranit degli Stati nazione. Una grande Europa politica? ma no! Solo una pi' vasta area di libero scambio dove gi circolano liberamente merci, capitali e persone, ma anche emigrati clandestini, droga, merci contraffatte, criminalit in genere, non ultima quella bancaria, sempre sotto la vigilanza dei nostri rappresentanti, e questo nel momento in cui si sogna l'Europa politica e Paesi recentemente ammessi, come la Bulgaria, dimostrano la loro passione per l'Unione europea votando solo al 37% degli aventi diritto, in occasione delle ultime europee. Povera Europa, oggi che pu vantare i nostri nominati istituzionali alle politiche estere e a quelle comunitarie nella persona di Emma Bonino - 02% di suffragi erosi dalle marce

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della fame di Giacinto Pannella detto Marco e dalle pratiche abortiste documentate da Youtube, il tutto sotto l'egida protettiva del Mahatma Gandhi, pacifista e diverso, ma non un'offesa.. - e Moavero Milanesi, suo degno capogabinetto ai tempi dello scandalo Echo, il settore cooperazione di cui era commissaria responsabile proprio la Emma nazionale, oggi riconfermato per chiss quali meriti (familiari? fondazione della Bocconi?) ministro per gli affari europei... Poveri Stati nazione se si fanno bacchettare dai funzionari della commissione, sempre in perenne deficit di democrazia, perch burocrati e non politici nominati dal voto dei cittadini, quindi mai eletti, inabilitati a prendere decisioni che possano obbligare gli Stati (e pi i cittadini) a subire determinate pratiche che tendono tutte alla cancellazione delle sovranit nazionali per creare, nelle logiche di Koudenove Kalergi, Spinelli o Schuman un super stato s , ma delle banche e delle lobbies multinazionali. Poveri Stati che adesso dovranno inviare ogni anno i propri ministri economici a Bruxelles con i bilanci nazionali per chiedere il benestare agli altri Stati e poter quindi permettere le attivit economiche programmate, non pi dai vari ministeri, nazionali, ma ormai dalla Commissione esecutiva. E in questa logica l'ultima decisione eclatante dell'Europa dei cittadini: cancellare l'embargo sulla vendita di armi ai terroristi siriani e confermare le sanzioni economiche contro il "pessimo" Bashar al Assad, reo di opporsi alle infiltrazioni pilotate dall'occidente - mercenari francesi, inglesi, belga e statunitensi aiutano le violazioni alla frontiera con il Libano delle forze taquardite_quaediste . Infati il Consiglio europeo ha deciso di vietare tutte le vendite di armi, ma in verit le ha cancellate per lasciarle alle decisioni di ogni singolo Paese, con somma gioia dei massimi fornitori di armi continentali come italiani, britannici e francesi, questi ultimi maggiori fornitori di gas nervini, ma capaci di denunziarne ipocritamente il preoccupante uso, oggi intensificato. Un Consiglio di guerra dell'Unione, alla fine, quello tenuto dai governi europei a Bruxelles, al solo scopo di punire Assad, ai loro occhi reo di opporsi - come in un recente articolo ha ben dimostrato il prof. Mario Di Mauro di Terra e Liberazione -, alle infiltrazioni quadeiste e taquardite che si stanno rivolgendo pesantemente oggi anche contro il Libano, perch protegge la sua propria frontiera e aiuta con gli hezbollah, il "pessimo" regime siriano. L'Inghilterra, sollecitata dall'alleato storico USA, vuole abbattere il regime siriano e consegnarlo alla fine, come avvenuto in Libia, in Tunisia, Algeria ed Egitto, all'integralismo islamico e l'Europa con la complicit anche dell'Itaglietta della Bonino, si schiera con gli statunitensi e minaccia ritorsioni, come auspicato dal ministro degli esteri inglese Hague, dimostrando di non capire niente della realt politica nordafricana... Povera Europa, Europa dei paradossi e delle contraddizioni ... E dire che qualche mese fa era stata insignita del Nobel per la Pace,...Ma in che epoca viviamo? L'Europa patria delle industrie militari, primo fabbricante mondiale di armi, la stessa Europa che bombarda Sarajevo con gli aerei Nato, poi Tripoli con quelli francesi e italiani, che vende armi e malaffare, viene insignita del premio Nobel per la Pace, una volta riconosciuto come suggello all'impegno forte e incondizionato in ogni ramo dell'attivit umana da personaggi di grande spessore morale. Ma quello di oggi un Nobel ormai inflazionato e senza alcun valore, se si stati capaci di assegnarlo persino ad un terrorista riconosciuto come Arafat, accomunato all'Unione Europea oggi anche da questo premio senza senso. Eugenio Preta
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Tornatore, Crialese, Quatriglio, Cipr e Maresco ...

Il cinema di Sicilia che piace ai festival

Due palermitani premiati a Cannes

registi siciliani continuano ad ottenere successi di critica e pubblico a livello internazionale. Lultimo in ordine di tempo Salvo, opera prima dei registi palermitani Fabio Grassadonia e Antonio Piazza. Il film ha stravinto la 52esima Settimana della Critica del 66esimo Festival di Cannes. Attribuito a Salvo il Grand Prix 2013. E non finisce qui, il film si anche aggiudicato il Prix Rvlation. Convince la pellicola interamente girata tra Palermo ed Enna. I due registi hanno anche avuto la possibilit di fare una dedica speciale: Dedichiamo i nostri premi a Falcone e Borsellino. La coincidenza con lanniversario della strage di Capaci stato il primo pensiero che abbiamo avuto quando ci hanno detto che avevamo vinto.

Nel ruolo di Salvo, lattore palestinese Saleh Bakri


I due registi palermitani si collocano allinterno di un prestigioso elenco di cui si fregia la Sicilia. Uno su tutti il regista bagherese Giuseppe Tornatore. Lincontro con il noto produttore Franco Cristaldi porta alla genesi di quello che considerato il suo capolavoro, Nuovo Cinema Paradiso. La pellicola riscuote un successo clamoroso in tutto il mondo. Il film si aggiudica il gran premio della giuria al Festival di Cannes e il premio Oscar come miglior film straniero. Poi torna alla ribalta con Baara neel 2009. Il film, tra le altre cose, ha inaugurato la 66 Mostra internazionale darte cinematografica di Venezia il 2 settembre ed stato distribuito nelle sale cinematografiche italiane a partire dal 25 settembre 2009. Il film stato scelto per rappresentare lItalia agli Oscar 2010. Al Golden Globe ottiene la nomination 2010 come miglior film straniero. Una regista che sicuramente far parlare di s la palermitana Costanza Quatriglio. Il suo film desordio, Lisola, stato presentato al festival di Cannes nel 2003. Ha ottenuto il Nastro DArgento per la colonna sonora originale del trombettista jazz Paolo Fresu. Anche Emanuele Crialese, nato a Roma da genitori siciliani, sicuramente da annoverare tra i registi di maggior successo. Dopo aver

(Segue a pagina 10)

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SICILIA LALTRO IERI

DUCEZIO

dominazione greca. La sua fu un'azione politica, religiosa e militare. La prima realizzata tramite la creazione di una vera e propria lega di citt sicule La seconda con la costruzione, nellattuale sito di Rocchicella, del santuario dei fratelli Palici, demoni sotterranei, il cui culto era gi proprio del popolo siculo. La terza tramite la conquista di alcune citt e la fondazione di altre, come Palik, accanto al santuario dei Palici, che diventer il centro non solo religioso, ma anche militare della synteleia sicula. Larea sulla quale agisce Ducezio, dunque, quella del Simeto, allinterno della quale Palik occupa appunto una posizione strategica. Lazione del condottiero non si ferma per allallargamento verso nord-est, n egli pu pensare di avanzare a sud in pieno territorio siracusano. Alla testa del suo esercito, Ducezio domin la scena militare per pi di dieci anni, per cercare di riaffermare la supremazia della popolazione indigena su quella dei conquistatori. La sua prima impresa da generale fu quella di conquistare Etna, probabilmente ancora governata da Dinomene e sotto l'influenza siracusana da molto tempo. Nel 461 a.C. la rinomin Katane, costrinse gli abitanti che erano stati condotti l da Gerone I a trasferirsi ad Inessa (da lui ribattezzata Etna) e riport a Katane gli abitanti originari rifugiatisi a Leontinoi. Nel 460 a.C. venne eletto re del suo popolo. Nel 459 a.C. distrusse la fiorente citt di Morgantina. Nel 453 a.C. presso lantico santuario dedicato agli dei Palici, figli di Adranos, e da lungo tempo venerati dai Siculi, Ducezio fond la citt di Palik, dominante la fertile piana di Mineo (presso Mineo e Palagonia) e ne fece la capitale del suo stato. Dopo questopera Ducezio, con il suo numeroso esercito, rivolse le sue mire verso lagrigentino e pose lassedio a Motyon

(Vassallaggi - San Cataldo). Contro di lui la citt di Agrigento chiese laiuto di Siracusa la quale invi il suo esercito. Ducezio lasci parte dei suoi soldati allassedio di Motyon e rivolse lattacco contro i Siracusani. Ducezio riusc a sconfiggerli e i due comandanti dei Siracusani furono giustiziati. La citt di Motyon fu espugnata nel 459 a. C. Non pass per molto tempo che un nuovo, forte, esercito di Siracusa, unito a quello di Agrigento, assalt quello di Ducezio. Nella cruenta battaglia che ne segu i Siculi furono sconfitti; molti morirono, altri fuggirono in alture ben difese, tanto che gli avversari rinunziarono a inseguirli. Ducezio venne fatto prigioniero e mandato in esilio a Corinto. Avendo perduto la guerra i Siculi perdettero la Piana di Catania con Morgantina, Menai e Inessa che passarono a Siracusa, mentre Motyon fu ripresa da Agrigento. I Siculi rimanevano indipendenti nella parte settentrionale della Sicilia ovvero sulla valle superiore del Simeto e sui Nebrodi. Ducezio, dopo tre anni di esilio a Corinto, fugg e nel 444 a.C. rientr in Sicilia. Qui si diede a costruire una nuova citt, nella parte settentrionale dellIsola, (Kal Akt= bella spiaggia), presso l'odierna Caronia, secondo lo storico Diodoro Siculo, su preesistenti insediamenti. Da l partir la seconda fase della sua azione: egli sceglier infatti di abbandonare lo scontro con Siracusa e di impedire una sua espansione verso nord, cercando invece di unificare quella zona che era rimasta indipendente. Ma anche questo tentativo port ad uno scontro tra agrigentini e siracusani nel 446 a.C., presso il fiume Imera (lattuale Salso). La battaglia si concluse nella sanguinosa sconfitta di Agrigento, costretta ad un trattato di pace con il quale rinunciava a tutti i territori perduti. Ducezio ammalatosi si spense di morte naturale a Kaleakte, nellanno 440 a. C., cio quattro anni dopo il suo ritorno dall'esilio, nello stesso anno della distruzione di Palik. Siciliae Regnum

Ducezio fu re dei siculi dal 460 a.C. al 440 a.C..

uando i Greci giunsero in Sicilia, verso la met dellVII sec. a.C., se da una parte fondarono nuovi e floridi centri, dallaltro, molto spesso, si stanziarono in citt gi esistenti occupate dalla popolazione sicula, nella parte orientale dellisola, e dalla popolazione Sicana ed Elima, nella parte occidentale della stessa. La convivenza tra greci e siculi si mantenne pacifica per circa tre secoli, ovvero dallVII al V sec circa, fin quando i Siculi, consci del pericolo di una totale ellenizzazione della Sicilia, non tentano di rientrare in possesso della loro indipendenza ed anche di quei territori loro sottratti dallespansione greca e soprattutto siracusana. questo il momento di Ducezio. Nato nella Sicilia sud orientale, probabilmente a Menai (l'odierna Mineo) o a Nea, (l'odierna Noto), tra il 490 e il 488 a.C. da una nobile famiglia della citt, era un uomo abile e attivissimo, molto carismatico, e seppe sfruttare potentemente queste sue qualit a favore della sua gente, i siculi, di cui era capo, che da alcuni secoli erano oppressi dalla

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...


l siciliano manca l'orgoglio di appartenere ad una comunit, ad un insieme: il siciliano non ha il senso dell'appartenenza, non ha il rispetto dell'appartenenza e di conseguenza non sente nemmeno la necessit di difendere la propria comunit. Tutti noi sappiamo che invidia, gelosia, meschinit, ipocrisia etc... sono motori che spesso muovono le comunit umane, regola dalla quale neanche la nostra comunit siciliana pu sottrarsi, ed questo che ci fa male. Invece di essere orgogliosi del fatto che qualcuno voglia fare qualcosa senza tentennamenti e senza prendere tempo, automaticamente mettono in moto quel meccanismo di autodistruzione che nessun'altra comunit pu eguagliare. (fpc)
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Radici storiche dellAutonomia siciliana

Dalla Gran Contea al Regno di Sicilia superpotenza internazionale


di

Massimo Costa
si proclam Duca di Calabria. Sta solo di fatto che a Mileto aveva sede lamministrazione comitale che in quegli anni governava la Calabria e che quel titolo da allora in poi sarebbe stato solo orpello onorifico per i principi ereditari del Regno di Napoli. La situazione istituzionale in Sicilia era ancora pi fluida. Dopo aver riconosciuto lautorit del fratello in appena qualche occasione, Ruggero ricus quellautorit considerando lo stato siciliano un paese del tutto indipendente. Questo venne organizzato per in maniera feudale, dividendo tra conti le terre conquistate ed attribuendo a s solo un ruolo di primus inter pares. La capitale di questo stato era un po incerta tra Palermo, che prevaleva per inerzia dallemirato da cui sostanzialmente derivava, e Messina, sede della prima conquista; incertezza che il Regno di Sicilia si sarebbe portata per troppi secoli a venire. Questo periodo rimasto famoso come Gran Contea dal nome del titolo che Ruggero, in quanto semplice conte, assunse per distinguersi dai suoi compagni. Ma pare che col tempo assumesse quello quasi repubblicano di Console di Sicilia, stante a significare la peculiare condizione collegiale di gestione del nuovo stato. E pure i successori di Ruggero I tennero sino al 1130 tale titolo curioso, con unevidente incertezza istituzionale che non sarebbe potuta durare allinfinito. E questa gestione collegiale comport il rafforzamento dellantica tradizione germanica, poi vichinga, poi normanna, di accompagnare con colloqui o assise (la prima a Mazara nel 1097) le decisioni politiche o amministrative pi importanti: non certo un vero Parlamento, perch solo assemblee di nobili e prelati, peraltro senza moderne funzioni costituzionali, ma certo una cosa, un embrione che col tempo, in Sicilia come nella sorella monarchia inglese, sarebbe diventata tale. Sar Ruggero II a segnare la svolta definitiva ed a chiamare definitivamente con il suo nome quello che gi esisteva: il Regno di Sicilia. Troviamo negli scritti dei suoi cortigiani ed apolegeti la giustificazione per la creazione del nuovo Regno. Non dimentichiamo che nel Medio Evo non era pensabile una rivoluzione: ogni novit veniva pensata sempre come ritorno alla vera tradizione, come era stata la renovatio imperii di Carlo Magno e poi di Ottone di Sassonia: creature nuove che si rivestivano di antichi allori. E cos pure Ruggero, per bocca dellideologo Nilos Doxopatris, giustifica la legittimit dellelevazione a Regno sullautonomia della Sicilia come paese e come monarchia precedente alla conquista romana, come in queste pagine si pi volte evidenziato. Gi antico regno pre-romano e poi provincia dellImpero, essendo cessata lautorit diretta dellImpero, essa era per natura regno e tale doveva essere riconosciuto. Con la stessa motivazione, qualche anno pi tardi, Ruggero avrebbe aggiunto ai suoi titoli quello di Re di Africa, per il fatto di essersi impossessato di unaltra antica provincia romana di questo nome (poi persa insieme al titolo dal figlio Guglielmo il Malo).

ei fatti il Duca di Puglia, Roberto, di Sicilia non si pot occupare troppo. Aiut il fratello Ruggero sulle prime alla conquista dellIsola, tenne per qualche tempo Palermo, poi solo mezza, e lalta sovranit sullIsola, ma non us mai il titolo di Duca di Sicilia. La sua strategia di consolidamento dei possedimenti nellItalia meridionale e i tentativi di espansione nei Balcani lo portavano lontano. Fu Ruggero I invece il vero edificatore del nuovo Stato di Sicilia sulle ceneri dellEmirato in frantumi. Dal 1060 (sbarco a Messina) al 1098 (presa di Malta) la sua vita fu unepopea di conquiste dalle quali sarebbe uscita quella Sicilia che poi sarebbe arrivata sino alla contemporaneit. Al termine di questa epopea lApostolica Legazia (1098) riconosciuta da Urbano II garantiva ai sovrani siciliani un controllo autonomo sulla Chiesa siciliana che li rendeva pi simili agli imperatori doriente che non a sovrani occidentali. Ruggero si appoggi quanto pot su ci che restava a Palermo dellamministrazione saracena, molto pi efficiente di quella feudale ancora prevalente in tutta Europa, Italia meridionale inclusa. Anzi potremmo dire che la miscela tra elementi arabi, greco-siciliani, monaci benedettini francesi e la spada dei normanni cre la base per una potenza politica ed economica senza precedenti. Anche lamministrazione interna la divisione in Valli ad esempio fu complessivamente lasciata, pur se i sovrani normanni su questa ritagliarono una mappa di diocesi vescovili che, con qualche innesto successivo, tutto sommato ancor oggi riconoscibile. Ruggero non ebbe il tempo di sistemare i propri domini (mor infatti nel 1101) che rimasero separati tra Sicilia e Calabria. Su questultima estese progressivamente la propria signoria, dapprima su quella meridionale con accordi con il fratello, del quale restava vassallo (non dimentichiamo che propriamente Roberto era Duca di Puglia e Calabria), dopo venne alle armi, strappandogli tutta quella che poi sarebbe diventata la Calabria Ultra e ricusando la Signoria feudale sulla Sicilia, infine, mentre il nipote Ruggero Borsa, successore del fratello Roberto alla corte di Salerno stava per far andare in pezzi tutti i domini normanni, trasform lo stesso Ducato di Puglia di fatto in un protettorato siciliano e si fece dare ci che restava della Calabria sino a raggiungere quelli che sono gli attuali confini settentrionali di quella regione (la Calabria Citra). Salvando limbelle nipote dagli attacchi esterni e dallinterna anarchia feudale, Ruggero dimostr che, non fosse stato per la Sicilia, del dominio normanno non sarebbe rimasto pi nulla nel Meridione nel giro di appena una generazione. Il nipote omonimo, forse ancora signore feudale di Ruggero per la Calabria, ad ogni buon conto da allora prese solo il titolo di Duca di Puglia, non avendo nemmeno il coraggio di aggiungere il nome di una terra su cui aveva cessato di avere ogni sovranit. Nemmeno Ruggero per

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Era il trionfo dellimpostazione ghibellina della Questione Siciliana. Ruggero II, tuttavia, proprio perch consapevole che altra impostazione, a lui meno favorevole, era possibile, aveva bisogno di dare legittimazione quanto pi ampia a questo stato di cose. Essendo in rotta di collisione con limpostazione guelfa cara al papato, si fa riconoscere dallantipapa Anacleto II (riconoscere, non investire) ma soprattutto convoca a Palermo non pi solo i nobili e i prelati ma altri uomini, dotti, rappresentanti delle citt (oggi si direbbe della societ civile) per discutere (o simulare una discussione) ed approvare (plebiscitariamente) lincoronazione. Per quanto possa essere stato tutto organizzato e preventivamente deciso, questo segna, forse involontariamente, una svolta rivoluzionaria nella storia istituzionale della Sicilia. A mio sommesso avviso quello di Palermo del 1130 pu definirsi un vero e proprio Parlamento, e cos anche quelli a seguire, perch per la prima volta le citt non sono pi rappresentate dal re ma inviano i loro rappresentanti. Poco rileva che si sia trattato di un parlamento ancora solo consultivo o che la rappresentanza non fosse democratica, poich identiche caratteristiche avevano i parlamenti inglesi a partire dal 1215 (Magna Charta libertatum): si tratta certamente del primo dei protoparlamenti di Antico Regime come quello inglese che sarebbe seguito, ma poi anche altri in Europa, come le Cortes spagnole o le Diete dellEuropa centrale. La Sicilia aveva inventato e donato al mondo il Parlamento. E sul Parlamento, sul consenso della Nazione, si fondava anche la legittimazione ultima della sovranit regia, altro fatto rivoluzionario non meno degno di menzione. Nella pratica quel parlamento accolse solo rappresentanti Siciliani e Calabresi ed effettivamente da allora in poi le due terre appaiono amministrativamente unificate. Diverso il discorso per il resto del Sud. Scomparso il cugino Ruggero Borsa, Ruggero II diventa anche Duca di Puglia e mette lo stesso Principato di Capua dei Drengot sotto la sua alta sovranit. Analoga assemblea a Salerno del 1129 aveva votato la perpetua unione degli stati continentali con la Sicilia che veniva gi riconosciuta come Regno. Ed effettivamente, per tutto il periodo normanno, Puglia e Capua non saranno parte integrante del Regno di Sicilia bens dipendenze, corone legate alla Sicilia da unione personale ed amministrate con i consueti costumi feudali. Non seguiremo nei dettagli la vita del Regno normanno di Sicilia se non per dire che in breve diventa la prima potenza del Mediterraneo e quindi, per i tempi, del mondo intero. Il papa vero e proprio fu preso prigioniero e costretto a riconoscere il fatto compiuto nel 1139. Nello stesso anno cadeva Napoli. Anche il Principato di Capua nel frattempo veniva definitivamente integrato nei domini siciliani. I figli di Ruggero, cui egli deleg lamministrazione delle Puglie, approfittarono poi della dissoluzione del Ducato di Spoleto per conquistare pure lAbruzzo, da allora in avanti per sempre meridionale. Tutto il Sud era ormai un possedimento siciliano. Poco cambia dal punto di vista istituzionale nel passaggio dalla dinastia Altavilla a quella Hohenstaufen nel secolo successivo. Ormai la superpotenza siciliana riconosciuta e raggiunge il culmine: lItalia (il regno del Centro-Nord), la Germania con la corona imperiale, la Borgogna, persino la Palestina del Regno di Gerusalemme sono in unione personale con la Sicilia, centro politico dellintero mondo allora conosciuto, la Tunisia resa tributaria, la Sardegna regno satellite. E tuttavia si devono registrare tre piccole ma significative novit. La prima che il Parlamento siciliano, nonostante il maggiore autoritarismo di Federico II, si stabilizza con unimportantissima funzione ormai non pi solo politica (Guglielmo II e Tancredi erano stati proclamati re su voto del Parlamento, come con il fondatore della monarchia) ma adesso anche legislativa: celeberrime le Costituzioni di Melfi che sarebbero resistite per secoli. E in pi la partecipazione dei comuni da eccezionale divenne ricorrente ancorch non ancora stabile. La seconda che, nonostante la formula teorica di Re di Sicilia, Duca di Puglia e Principe di Capua non venga intaccata, Federico in realt unifica realmente le due parti del suo dominio da un punto di vista legislativo. Non deve ingannare il dualismo di amministrazioni o corti, dettato da ragioni geografiche (ad esempio la presenza di due zecche, una a Messina e laltra a Brindisi), perch con lui si persegue davvero il disegno di ununica Grande Sicilia dal Tronto alle Pelagie (ultimo avanzo, sino ad oggi, dellavventura africana del nonno Ruggero II). Il Sud Italia viene sicilianizzato, considerato Sicilia tout court a differenza che sotto i Normanni, e, sebbene lIsola resti il centro politico del Regno, di fatto il baricentro dei domini fridericiani si sposta pi a nord costringendolo a residenze sempre pi frequenti nella parte continentale del Regno che, in ultima analisi, diluivano la reale sicilianit del Regno. La terza, la pi importante, che i rapporti con Roma segnano ora il punto pi basso. Durante la minore et di Federico, il tutore Innocenzo III aveva proclamato la subalternit feudale dellintero Regno, isola compresa. Poi Federico aveva contrato queste pretese ma, con la sua politica imperiale ed apertamente ghibellina, oltre alle scomuniche aveva visto crescere un fossato tra lui e il papato le cui pretese sulla Sicilia erano adesso totalmente deluse e sconfitte. La sua morte, infatti, se non segner leclissi della grande creazione politica, segner per unoccasione di rivalsa per i non pochi nemici che la Sicilia nel tempo si era fatta, soprattutto in Italia.

Massimo Costa
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Nel prossimo numero

Il Vespro e la monarchia costituzionale insulare


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SULLA LINGUA SICILIANA

A scuola di dialetto
on piacere segnaliamo l'iniziava di una scuola di Trapani di portare la lingua siciliana tra i banchi di scuola. La diatriba tra lingua siciliana e dialeo siciliano in realt inesistente, poich per la comunit scienca internazionale il siciliano una lingua a tu gli ee (essendo riconosciuta come tale anche nella classicazione ISO con il codice SCN), che gode addiriura di buona salute. Ma allora il problema sorge solo per italica ignoranza? E no. Aggrapparsi all'ignoranza sarebbe voler essere magnanimi con i colpevoli, e noi non lo saremo. Per lUnione Europea la lingua siciliana si deve ritenere una Lingua Regionale o minoritaria ai sensi della "Carta Europea delle Lingue Regionali o minoritarie", che allArt. 1 aerma che per "lingue regionali o minoritarie si intendono le lingue ... che non sono diale della lingua uciale dello stato". La "Carta Europea delle Lingue Regionali o minoritarie" stata approvata il il 25 giugno 1992 ed entrata in vigore il 1 marzo 1998. LItalia ha rmato tale Carta il 27 giugno 2000 ed stata racata solamente nel marzo del 2012... E IL SICILIANO NON STATO INCLUSO.

a Lingua Siciliana ha sempre avuto un rapporto controverso con la polica e con il potere; se ci risulta pienamente comprensibile per quanto riguarda la storia passata dellisola, dominata sempre da invasori, ovviamente alloglo, risulta invece quanto meno strano oggi che la Sicilia dotata di una propria autonomia. Infa lo Statuto della Regione Siciliana, allarcolo 14, sancisce che lAssemblea Regionale ha la legislazione esclusiva tra laltro anche sullistruzione elementare e, allarcolo 17, che l Assemblea regionale pu, al ne di soddisfare alle condizioni parcolari ed agli interessi propri della Regione, emanare leggi tra laltro anche sullistruzione media e universitaria. Nonostante i mezzi che la classe polica siciliana ha a disposizione dal 1946, al Siciliano non stato ancora riconosciuto il dirio di entrare in tue le scuole come materia di insegnamento. Parlando di diri, in n dei con, colui che risulta penalizzato da questa situazione lo stesso ciadino siciliano a cui negato il dirio di istruzione sulla lingua della propria terra, che stata lingua madre dei propri genitori e dei suoi antena e che, in molssimi casi, anche la sua lingua madre; inoltre non gli viene riconosciuto il dirio di conoscere la storia della leeratura di tale lingua. E evidente che tale decienza del sistema scolasco lo impoverisce culturalmente; e qualsiasi impoverimento culturale, ancor pi se legato alla propria specica ident, non pu non avere riessi sociali. Non un caso che spesso quelle regioni e quei paesi in cui pi sviluppata la difesa della propria specica ident culturale, anche e soprauo araverso la promozione della propria specica lingua, siano regioni allavanguardia o comunque in forte crescita - dal punto di visto economico, culturale, sociale. Lorgoglio per la propria ident senza, per forza, trasformarsi in nazionalismo o separasmo alla base dellamor proprio di un popolo, amor proprio senza il quale non possibile costruire sviluppo, a tu i livelli e in tu i campi. La quesone della dignit da dare alla lingua siciliana abbraccia, pertanto, un ambito ben pi vasto del solo aspeo linguisco; probabilmente il grado di dignit che diamo alla nostra lingua lo stesso di quello che, forse pur inconsciamente, diamo a noi stessi, come popolo. Quindi non c da meravigliarsi se le enormi potenzialit della terra di Sicilia e delle sue gen rimangono aualmente inespresse. Leconomia, la cultura, la polica e tu gli altri aspe della societ siciliana non possono e non potranno vivere una fase di rinascenza se non passando araverso la rinascita dellorgoglio per la propria ident e, quindi, anche per la propria lingua. LALTRA SICILIA

pprendere il dialeo a scuola. E' la missione del primo circolo didaco "Leonardo Da Vinci" guidato dalla dirigente Anna Maria Campo che ha deciso di sfruare in questo modo quanto previsto dal ministero della Pubblica Istruzione per arricchire il piano didaco in base al territorio in cui la scuola si trova ad operare. Ogni istuto scolasco, infa, pu desnare il 15% delle ore curriculari ad una materia diversa da quelle tradizionali, inserite d'ucio nel piano dell'oerta formava. E la scelta del primo circolo "Leonardo Da Vinci" ricaduta sulla lingua locale, il dialeo, in modo da promuoverlo e valorizzarlo anche tra le nuove generazioni che devono imparare a considerarlo un elemento importante della loro ident. "Potevamo scegliere fra diverse materie, ma abbiamo deciso di portare in classe il dialeo, la nostra lingua siciliana - aerma Anna Maria Campo -. L'iniziava stata accolta posivamente anche dai ragazzi e dai loro genitori e ci siamo accor che mol di loro ormai non conoscevano pi il nostro dialeo, sia le parole che il loro signicato". Per spiegare il dialeo agli alunni, per, c'era bisogno di un esperto della lingua siciliana e la dirigente ha chiesto la collaborazione del poeta trapanese Nino Barone il quale ha subito acceato, avvalendosi anche della collaborazione delle insegnan Nin Bonura e Laura Quirino, sostenitrici del progeo. "Conoscere il passato fondamentale per costruire un futuro migliore aerma la dirigente Anna Maria Campo - e quale occasione migliore pu esserci, se non araverso la nostra lingua che stata bistraata nel corso degli anni", quasi come se bisognasse vergognarsi dell'uso del dialeo da considerare rozzo o inopportuno nelle conversazioni pubbliche. "Non ulizziamo libri di testo - conclude Anna Maria Campo -, ma, andiamo alla scoperta delle nostre tradizioni per far rivivere ci che stato". Anche Nino Barone ha voluto soolineare l'importanza dell'iniziava. "Questo progeo - aerma - ha l'obievo di far conoscere meglio la lingua e la leeratura siciliana per riscoprire un patrimonio linguisco e culturale che potrebbe da qui a poco scomparire lentamente". Antonio Trama (fonte: www.gds.it)

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FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Piazza Indipendenza o piazza della miscazione

orse pochi sanno perch a Palermo esiste una Piazza Indipendenza; piazza questa situata all'esterno delle mura della vecchia citt, fuori da Porta Nuova, all'inizio di quel "Corso Calatafimi" (gi e pi opportunamente "Stradone di Mezzomonreale") che un tempo congiungeva la capitale siciliana alla citt normanna e che oggi una grande arteria urbana. Chi conosce un p di storia siciliana di fronte a questo nome resta assai perplesso: Indipendenza di quale paese? e da chi? forse impazzito il Comune di Palermo dedicando una sua piazza ad un'Indipendenza Siciliana che non c' e che sarebbe considerata sovversiva? O dedicato all'indipendenza dell'Italia? E se cos da chi? Dagli austriaci che in Sicilia non hanno mai messo piede da dominatori ma solo da legittimi re di Sicilia (1720-1734)? O da chi altro se no? In realt la Piazza dell'equivoco per eccellenza e della mistificazione! In quello stesso luogo un manipolo di generosi repubblicani (giacobini) furono decapitati e impiccati per aver tentato di dar vita alla fine del '700 ad una Repubblica Siciliana del tutto indipendente da Napoli. Fra questi eroi dimenticati della Nostra Piccola Patria ricordiamo il Francesco Paolo di Blasi come "capo" di quella sfortunata congiura: sogno sfortunato e coraggioso di sollevare la Nostra Terra da secoli di servit, sogno che aveva precedenti illustri (il nuovo Vespro dei primi del '500 contro il Moncada, la congiura di Squarcialupo, etc...) e che s p e r a v a d i c o n g i u n ge r e Francesco Paolo Di Blasi - Giurista di idee illuministe, l'emancipazione politica della autore del Saggio sopra la legislazione di Sicilia, promosse Sicilia con un'emancipazione una cospirazione per l'instaurazione di un governo sociale ed economica... repubblicano. Fu giustiziato con tre compagni. Leonardo Sciascia costruisce sulla sua vicenda il romanzo Da quella stessa piazza nel 1866 prese le mosse l'esercito storico Il Consiglio d'Egitto (1963). "italiano" per sedare nel sangue 3 la c.d. rivolta del "sette e mezzo"; rivolta che ebbe tante anime (borbonica, clericale, mazziniana) ma il cui sale era quello dei separatisti delusi dal Garibaldismo... Quella piazza dovrebbe a buon diritto chiamarsi Piazza dell'Indipendenza Siciliana (non come rivendicazione che a noi appare indesiderabile ed impraticabile) ma come fatto storico, come aspirazione storica che incivile dimenticare. E invece, approfittando del fatto che mentre il Governo Italiano sparava a vista sui Siciliani che lottavano per il pane e l'autodeterminazione si stava svolgendo un'altra guerra (la III guerra d'indipendenza per la liberazione del Veneto dagli Austriaci), si dedicata la Piazza proprio a quella guerra lontanissima nello spirito dalle rivendicazioni 1 2 siciliane: un obelisco nel centro della Piazza ricorda i martiri della "indipendenza italiana" del 1866, proprio del 1866, per mettere cos una pietra tombale sulle aspirazioni dei Siciliani e far loro confondere le idee sulle date e sui veri nostri interessi... Non si ebbe per il coraggio di chiamarla Piazza dell'Indipendenza Italiana, la si lasci cos "Piazza Indipendenza", senza aggiungere altro. Ricordiamo che tecnicamente la Sicilia, a parte l'appartenenza all'Italia, non era politicamente parlando dipendente da nessuno stato straniero da tempi immemorabili (per lo meno da quando, nell'847, l'emiro di Sicilia cominci a considerarsi indipendente dai sovrani del Nordafrica). Quindi non ha senso dire che abbiamo lottato per "l'indipendenza dell'Italia"; semmai per l'Unit (e infatti abbiamo anche una piazza Unit d'Italia), anche se neanche questo vero perch il risorgimento siciliano fu tutt'al pi confederalista e mai annessionista al di fuori di piccolissime minoranze. Ma la memoria storica da noi sembra perduta e questa piazza a suo modo vergognosa - giace tra il Parlamento del Palazzo Reale e il Governo di Palazzo d'Orleans. Ufficio Stampa - LAltra Sicilia

(lato 1) AI GENEROSI LA PRIGIONE FU REGGIA IL PATIBOLO UN TRONO (lato 2) NON ABBIA ITALIA ALTRI MARTIRI SE NON CADUTI NELLE PATRIE BATTAGLIE (lato 3) AI TRONI INFRANTI ALLE SPEZZATE CATENE IL NOME SOPRAVVIVE DEI MARTIRI (lato 4) PALERMO NEL 4 APRILE 1860 AI MARTIRI DELL'INDIPENDENZA ITALIANA

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Giro d'Italia, Brescia incorona il messinese

Vita da Squalo: Nibali eroe rosa, fuga dalla Sicilia per diventare leggenda
incenzo Nibali ha vinto il Giro dItalia. Lufficializzazione del successo dello Squalo dello Stretto arrivata a 3 chilometri dal termine dellultima tappa, la Riese Pio XBrescia, dal momento che scattata la neutralizzazione dei distacchi in caso di cadute e problemi meccanici in vista di un pi che probabile arrivo in volata. Ho coronato il sogno di tutta una vita. Forse neanche io riesco ancora a realizzare quanto successo, ha detto Nibali appena tagliato il traguardo. In questa edizione della corsa rosa lo Squalo ha vinto due tappe (la cronoscalata di gioved e Le Tre Cime di ieri). E il primo siciliano a trionfare al Giro e chiude con 443 di vantaggio su Rigoberto Uran e 552 su Cadel Evans. Vincenzo Nibali adesso un mito. Accarezza la neve, mentre il sudore diventa ghiaccio. Sono schegge di gloria, perch il piccolo siciliano appena diventato leggenda. Ha distrutto tutto e tutti, senza limitarsi a vincere. Ha deciso di stravincere, infliggendo distacchi daltri tempi, come se dincanto il ciclismo fosse tornato, per tre settimane, quello di Coppi e Bartali. Ma lo ha fatto senza spocchia. Composto e silenzioso. Gentile e ambizioso. Guerriero senza violenza. Gi a 20 anni si diceva che era un corridore da grandi giri, ma Nibali non ha mai fatto il passo pi lungo della gamba (tipo Cunego per intenderci). La consacrazione arriva adesso, a 28 anni e mezzo, dopo tante stagioni da

Wikipedia. Ai piedi di una montagna, il Montalbano. Nome dalla sicilianissima memoria. E l il piccolo Vincenzo diventato uomo. E Nibali ha capito di essere gi un grande nel 2010. Quando trionfa alla Vuelta, la Spagna inizia a temerlo, il mondo lo guarda ammirato. E la replica siciliana di Contador, titol El Mundo il giorno dopo lincoronazione di Madrid. Che in silenzio ce lo invidia. Lo Squalo dello Stretto ha lasciato la sua Sicilia ed diventato un mito. Costretto a scappare da Messina e dalle sue antiche macerie, per essere qualcuno. Lontano dalla sua terra, poco avvezza a pedali e manubri. Perch da quelle parti funziona cos: chi esce riesce. Nibali in realt poteva restare a Messina, nella sua videoteca di famiglia, invece di spellare sellini a ripetizione. Col termosifone in inverno, col ventilatore in estate. Ma non lo ha fermato nessuno. Neppure il caldo atroce, o gli avversari, o i tornanti, o il fiato corto sulla strada lunga. Neppure la neve, splendida compagna degli ultimi giorni della sua cavalcata rosa. Epico Nibali, nella sua semplicit. Mai una parola di troppo, mai una promessa arrogante, impresa tuttaltro che facile in un mondo di pescecani, come il ciclismo. Dove per, da oggi, il padrone uno Squalo. Che ha appena addentato presente e futuro. Alessandro Bisconti
(siciliainformazione.it)

eterno baby rampante, o gregario apprendista allombra di gente pi esperta. Sempre dosato dai saggi del pedale che lentamente hanno costruito il prototipo del ciclista moderno in grado di vincere, o provare a farlo, a crono e in montagna. Al Giro come a Liegi o a Sanremo. Dopo la Vuelta e la corsa rosa adesso gli manca solo il Tour per salire sullolimpo dei campionissimi. Vincenzo Nibali un grande. E non potrebbe non esserlo uno che da ragazzino scappa dalla Sicilia. Via da mamma, pap, amici, per inventarsi una vita in un minuscolo paesino della Toscana, con una nuova famiglia, a Lamporecchio. Senza mai voltarsi indietro, come ieri, sul traguardo delle Tre Cime di Lavaredo, per cercare rimpianti o avversari. La vita di Nibali spezzata in due. La prima si snoda a Messina. La seconda a Mastromarco, provincia di Pistoia. Il classico paese che non sai dov, e cos, se non lo cerchi su

La vioria di Nibali rappresenta, per quanto deo e per usare un termine leerario, una sorta di rinascimento del nostro ciclismo ed anche la consacrazione e lucializzazione, con le imprese degli altri corridori isolani Viscon, i fratelli Caruso, Puccio e Tiralongo della indiscussa e qualicata presenza nel panorama ciclisco di una bella realt come appunto quella del ciclismo siciliano. [ Ignazio Coppola ]

Lastronauta siciliano Luca Parmitano, originario di Patern, nello spazio

E, da catanese, mi sono detto: perch non dare un p di visibilit alla mia terra, cui sono legatissimo, la citt della mia famiglia e dei miei amici? E' anche un segno di riconoscenza verso le mie origini. Ho vissuto in molte parti del mondo, ma Catania il posto dove mi trovo sempre a casa. E ancora: Non siamo autorizzati a spettacolarizzare la cosa, fa parte del protocollo, vietato fare qualsiasi tipo di pubblicit. Per, lavorando, facendo dello sport, se la maglietta che indosso quella della mia citt pu essere una maniera per dire da dove provengo, chi sono. Quello che non potr fare girare un video della serie guardate la maglietta della mia squadra quant' bella. Ecco, questo no.

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(Segue dalla pagina 3)
Cannes parla siciliano, doppio premio per Salvo girato diversi corti, esordisce con un lungometraggio nel 1997, Once We Were Stranger. Seguono i lungometraggi Respiro e Nuovomondo, entrambi ambientati in Sicilia, film che riscuotono notevole successo di critica e di pubblico, specialmente in Francia. Nuovomondo presentato in concorso ufficiale alla Mostra del cinema di Venezia, un buon successo di pubblico che gli valse un Leone dArgento e la candidatura italiana per il miglior film straniero dellAcademy Award (Premio Oscar) oltre a tre David di Donatello. Il suo quarto lungometraggio, Terraferma, stato presentato al Festival di Venezia 2011 in cui stato accolto con una standing ovation. Nel 2012 ha vinto il Premio Mario Monicelli per la miglior regia al Bif&st di Bari. Ultimi, ma non meno importanti i registi palermitani Daniele Cipr e Franco Maresco. Iniziano a produrre una serie estrema e provocatoria, che sconvolger tutto lambiente televisivo italiano: Cinico TV. Un tipo di televisione quanto di pi cinematografico si possa vedere. Questa serie stata premiata col Premio Aristofane a Saint-Vincent. Dopo vari cortometraggi che valgono la collaborazione di diversi grandi del cinema (Martin Scorsese, Samuel Fuller, Amos Gitai), dopo altri premi e retrospettive dedicategli (a Taormina e a Prato), Cipr e Maresco dirigono il loro primo lungometraggio: Lo zio di Brooklyn del 1995. Nel 1998 girano Tot che visse due volte, aprendo un vero e proprio caso sulla censura in Italia. Nel 1999 hanno diretto un lungometraggio incentrato sulla figura del sassofonista jazz Steve Lacy che interpreta Duke Ellington. Il titolo del film appunto Steve plays Duke. Il 2003 vede la luce Il ritorno di Cagliostro, presentato alla 60 Mostra del Cinema di Venezia e successivamente, nel 2004 Come inguaiammo il cinema italiano, omaggio a Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, anchesso presentato a Venezia. Oltre ai numerosi corti e mediometraggi, hanno presentato a teatro lo spettacolo multimediale Palermo pu attendere (2002), prodotto per la Biennale di Venezia. Nel 2012 stato il figlio, primo film realizzato dal solo Daniele Cipr ha ottenuto dalla giuria il premio per il miglior contributo tecnico, alla 69 Mostra di Venezia. (fonte:siciliainformazioni.it)

Proverbi siciliani

Il

proverbio una massima che conene norme, giudizi, deami o consigli espressi in maniera sinteca e, molto spesso, in metafora, e che sono sta desun dall'esperienza comune. Essi generalmente riportano una verit (o quello che la gente riene sia vero): si dice infa che i proverbi sono fruo della saggezza popolare o della cosiddea "losoa popolare. In qualunque caso, rappresentano pur sempre un patrimonio culturale da difendere e da preservare, visto che ci lasciano una traccia di epoche passate, e ci indicano quale cammino hanno percorso i nostri antena. Lo studio dei proverbi si chiama paremiologia. Nun po' dari vastuna a lu patruni, e li duna a lu sceccu. Non pu dare bastonate al padrone, e li d allasino. Il senso del proverbio sembra non necessitare di ulteriori spiegazioni. Nuata e gghia mmina. Noata e glia femmina. Nella societ patriarcale la nascita di una neonata era vista come una calamit, in quanto cera la dote, spesa cospicua per una famiglia di allora. In questo senso, il deo noata e glia femmina vale: un grande sacricio tuo sommato inule, o, per disturbare Shakespeare, tanto rumore per nulla. Facci senza culuri, o s boia o s tradituri. Faccia senza colore, o sei boia o sei traditore. Non servono altri commen! Cu havi lingua passa lu mari. Chi ha lingua passa il mare. Il proverbio consola chi deve fare un lungo viaggio in un paese sconosciuto sulla buona riuscita dello stesso. Fa lu ssa pi nun pagari la duana. Fa lo gnorri per non pagare la dogana. Ladagio viene recitato quando si in presenza di un bugiardo molto poco aendibile! Inci cu li megghiu di a e appizzaci li spisi. Stai con i migliori di te, anche a costo di perderci le spese. Crediamo non occorrano altri commen. Lu sceccu ca savanta nun vali mancu nna lira. Lasino che si vanta non vale neanche una lira. Deo coniato molto prima dellentrata in scena del famigerato Euro, sferza i presuntuosi, gli arrogan e i vanitosi cos di moda nella nostra societ dellapparire e non dellessere, come tale non cessa mai di essere auale. Aranci aranci, cu lavi si li chianci. Aranci aranci, chi c li ha se li piange. Proverbio che indica il riuto di partecipare al dolore altrui, come tale non sembra parcolarmente simpaco. Di sali meccinni na bisazza, cnzala comu voi sempri cucuzza . O anche nella versione pi abbreviata conzala comu voi sempri cucuzza . Di sale ce ne puoi meere una bisaccia, condiscila come vuoi: sempre zucca! Deo che origina dalle abitudini alimentari piuosto parche dei nostri avi, che per arginare i morsi della fame si nutrivano spesso e voleneri di ortaggi. Naturalmente, i condimen nulla possono contro cer alimen parcolarmente insipidi a confronto di pietanze pi sostanziose. Ladagio si riferisce sia a cibi parcolarmente poveri, che metaforicamente a persone e cose che, con tu gli abellimen e i decori del mondo, risultano spesso di scarso pregio.

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Vieni in Sicilia ... te ne innamorerai !

RAGUSA IBLA (RG) - FOTO DI GILDO MATTIAZZI

ISOLA DI LEVANZO (TP) - FOTO DI ROSALBA BRUNO

BELMONTE MEZZAGNO (PA) - FOTO DI GIOVANNI PORGI

FARAGLIONI DI SCOPELLO (TP)

TROINA (EN) - LA CATTEDRALE MARIA SS ANNUNZIATA E LA CHIESA DI SAN GIORGIO

La Sicilia per apprezzarla ... bisogna amarla !

E se mi chiederanno perch amo La SICILIA, risponder... Guardala di notte, vivila di giorno, ascoltala d'estate e sognala d'inverno... Allora forse capirai !

ISOLA DI FAVIGNANA (TP)

Favignana (in siciliano Faugnana) un'isola dell'Italia appartenente all'arcipelago delle isole Egadi, in Sicilia. Principale isola delle Egadi, si trova a circa 7 km dalla costa occidentale della Sicilia, tra Trapani e Marsala, di fronte alle Isole dello Stagnone, che sono a loro volta di fronte all'aeroporto internazionale di Trapani Birgi. Favignana fa parte della riserva naturale delle isole Egadi istituita nel 1991. L'isola abbastanza brulla e ospita la tipica macchia mediterranea e la gariga. La vegetazione quindi costituita da Oleastro, Lentisco, Carrubo, Euforbia e Sommacco. Vi sono alcuni interessanti endemismi quali il cavolo marino (Brassica macrocarpa), il fiorrancio marittimo (Calendula maritima), la finocchiella di Boccone (Seseli bocconi). Uno studio degli anni sessanta sulla vegetazione delle Egadi riporta a Favignana circa 570 specie. Nell'area est dell'isola vi sono molti giardini detti ipogei, curati e coltivati all'interno delle cave di tufo ormai dismesse. una delle poche isole minori siciliane in cui sia presente una popolazione di rospo smeraldino siciliano (Bufo siculus).

ERICE (TP) - IL PICCOLO CASTELLO

CATANIA
CASSIBILE (SR) - CANYON GROTTE (AG) SCIACCA (AG) - CASTELLO LUNA

Grotte un paese agricolo con circa 7.000 abitanti posto su una zona collinare. Il paese fu fondato intorno al XIV secolo dalla famiglia Ventimiglia. L' origine del nome Grotte deriva dal greco Krupte che significa grotta e indica la forte presenza di caverne su tutto il territorio. Monumenti principali sono: la Chiesa Madre del 1700, la Chiesa del Carmine ricostruita nel 1968 e la Chiesa del Purgatorio del XIX secolo.

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Lo schiavo che si fece re!


lla pubblicazione di Grandi di Sicilia! (LISOLA n2 Marzo/Aprile 2013), sono stato benevolmente ripreso per aver trascurato un grande dellanchit! Per la verit, intenzione del post voleva essere il ricordare, ad alcuni, ovvero il far conoscere, ad altri, come la Sicilia abbia avuto, nella sua storia, gure che le hanno dato lustro e le hanno portato onore e rispeo, molto pi di quanto non ne abbiamo ricevuto! Nello stesso tempo, voleva evidenziare come una grande mediocrit sia il faore che accomuna, oggi, mol di coloro che si sentono grandi! Il tuo, giusto con brevi cenni su pochissimi personaggi ritenu esemplicavi. Ma per un (troppo ambizioso, forse!) blog sulla memoria siciliana che riterrebbe di aver conseguito un successo se aiutasse a diondere la memoria storica di even che hanno coinvolto Sicilia e siciliani; a tenere viva laenzione su fa di cui troppo spesso ci si dimenca o sui quali ci si intorpidisce, devo riconoscere che il richiamo era dovuto! Su Euno si sono cimentate persone molto meglio arezzate di me, che volessero o meno richiamare principi indipendens, o quantaltro. Non potr dire niente di nuovo, quindi! Anzi, certamente sar in grado di darne solo brevissimi cenni, giusto per il piacere di ricordare, ad alcuni, far conoscere, ad altri, anche questaltra, aascinante gura! Di mio, mi limiter solo a brevi considerazioni nali, invero assai banali e scontate! Uno dei granai di Roma, al tempo lisola era caraerizzata da grandi lafondi in cui veniva impiegata manodopera in condizioni di schiavit e non erano insolite rivolte da parte degli schiavi. La pi importante fu la cosiddea prima guerra servile, che ebbe inizio nel 136 a.C.. Messosi a capo, inizialmente, di poche cennaia di altri schiavi, Euno guid la rivolta e fu acclamato re col nome di Anoco, assai diuso nella sua terra dorigine, la Siria. A lui si un Cleone, che aveva guidato la rivolta di altre migliaia di schiavi, nellagrigenno. Insieme, diedero vita ad un esercito che arriv a contare duecentomila uomini e fu in grado di resistere e di sconggere a pi riprese lesercito romano, no alla discesa, nel 132 a.C., delle legioni del console Publio Rupilio! Venmila ciadini furono trucida nella sola Enna, in una delle pi grandi stragi che la Sicilia abbia conosciuto! Euno fu caurato e rinchiuso nelle carceri di Morganna, dove mor in prigionia! Nel castello di Lombardia, ad Enna, una lapide apposta nel 1960 riporta: duemila anni prima che Abramo Lincoln liberasse linfelice turba dei negri lumile schiavo Euno da questa sicana fortezza arditamente lanciava il grido di libert per i compagni suoi il dirio aermando di ogni uomo a nascere libero ed anche a liberamente morire! Mi piace pensare che, nonostante la tragica vioria, Publio Rupilio dovee riconoscere, almeno in parte, le ragioni per le quali un intero popolo si era ribellato! Egli diede il via, infa, ad una profonda riforma amministrava della Sicilia: non essendovi mai stato uno stato siciliano unitario ma, di fao, singole ci-stato, con la promulgazione della lex rupilia se ne ssava, per ciascuna, lo stato giuridico in base ai pregressi rappor con Roma. Messina,

Taormina e Noto, che avevano spulato traa bilaterali, furono dichiarate formalmente libere ed indipenden, con proprie istuzioni e proprie leggi, senza essere soggee a tribu e tasse. Segesta, Salemi, Tusa, Centuripe e Palermo furono invece dichiarate libere ed indipenden per unilaterale ao di Roma. La gran parte delle ci furono dichiarate soggee alla decima, essendosi soomesse a Roma solo dopo iniziale resistenza. Altre sei ci, che erano state conquistate con la forza, videro conscato il loro patrimonio ed i terreni agricoli ada alla colvazione o al pascolo diventarono territorio dello stato di Roma che, con asta pubblica, lo dava in ao. Per il nostro modo di vedere e di pensare, moderno, democraco e liberale, una impostazione del genere non ci sembrer magari niente di che, ma ritengo che, allora, dovee essere qualcosa di importante ed innovavo, se non proprio di straordinario. Alcune considerazioni! Innanzituo, la Sicilia ed i siciliani hanno avuto, nel passato, una grande determinazione nel ribellarsi ad ogni sorta di oppressione o di soomissione. E ci non vale solo per Euno, o Cleone, o Ducezio, o per coloro che capeggiarono la rivoluzione del Vespro, ma anche e soprauo per le migliaia e migliaia che combaerono e morirono! E non pu certamente dirsi che gli oppressori del passato fossero poco cruen ! Ancora, forse servito, talora, ribellarsi! Anche solo ad essere maggiormente rispea e considera! Ogni tanto, uscire le unghie serve ! Inne e purtroppo, ho limpressione che i Siciliani abbiamo perduto la capacit di uscire le unghie ! E non signica necessariamente combaere con le armi, guerreggiare o morire, si combae altreanto bene con la parola, se lo si vuole, e con la determinazione con la quale la parola viene proferita! E questa determinazione e questa parola dovremmo innanzituo averle verso noi stessi e verso quei falsi grandi che oggi credono di rappresentarci! Ma temo che, pi che felini, i siciliani samo diventando come tante pecore, capaci solo di belare !
Arturo Frasca

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Per non dimenticare mai...


dentro di me come un esempio e un modello di vita a cui tendere costantemente, tu, Giovanni, Don Pino, siete stelle polari che guidano i Siciliani e gli Italiani onesti, le uniche luci in un cielo oscuro. Temo per di non essere all'altezza della mia missione, e di avere voi come esempi. Se non potr diventare commissario, mi piacerebbe essere giudice. A volte per mi dico che non sarei degna della professione che era la vostra, mi domando se avrei il vostro coraggio... Perch, lo sapete, questa realt fa di tutto per sviarci, a volte ci si sente persino illusi ad inseguire i propri ideali, e soli in un mondo che si arreso alla mediocrit e alla rassegnazione, al male. Vorrei chiedervi se sono e sarei degna di avervi a modello. Poi, per, ricordo le Palermo: 19/01/1940 - 19/07/1992 vostre parole,il vostro modo di lavorare, i vostri sorrisi sinceri, e realizzo che, come voi sapevate, " la paura c', ma ci Caro Paolo, dev'essere anche il coraggio" , che avere le persone come voi ad esempio e l'onest e la correttezza per vele, dovere di ogni oggi fra le colline, il mare, le strade e gli assolati paesaggi di essere umano. Voi non vi siete mai sentiti eroi. quest'Isola, echeggia pi forte del solito il tuo sacrificio e Infatti, quel che avete fatto quel che tutti dovrebbero fare, quello degli angeli della tua scorta. quel che era ed giusto fare, quel che vi dettava la Ventuno anni fa la violenza, l'assurdo e la vilt, la mafia, ti coscienza, la giustizia e il dovere. Purtroppo, per, ben e tristemente sotto gli occhi di tutti quanto uomini come voi strapparono alla tua vita e alla tua terra che tanto ti deve. Ventuno anni dopo, in questo giorno, voglio cogliere siano rari, ed ecco che l'onest diventa dote straordinaria e il senso del dovere diviene coraggio. Perdonate dunque se vi l'occasione per scriverti, perch ne sento il bisogno. Voglio dirti che quel che hai fatto, e che ha fatto Giovanni chiamiamo eroi. Falcone, Don Pino Puglisi, tutte le persone come voi, Ma, voi, eroi, lo siete davvero. Perch avete proseguito a testa alta nella strada della giustizia quando tutti abbassavano gli grande. occhi, e chiss quanti al vostro posto avrebbero fatto Vorrei anche ringraziarti come meriteresti, ma purtroppo non riesco a trovare le parole adatte, perch nessuna basta a altrettanto. racchiudere tanta gratitudine e ammirazione. Ma non voglio Siete per me eroi, ma non intendo con questa parola degli idoli fare retorica, voglio che questa stia ben lungi da me. Perch lontanissimi da noi, a cui dobbiamo guardare con adorazione l'antimafia non pu e non deve essere parolaia, non deve consci di non poter neanche immaginare di emularne le gesta, essere la parola non seguita dai fatti, qualche discorso per ma al contrario. mettersi la coscienza a posto e poi non combattere nella Siete persone come noi - che spiccano nella massa come fiori in un campo d'erba, s - ma persone, non idoli, e quindi tutti propria vita i soprusi. Il tuo, il vostro esempio, stato ben diverso, e il modo migliore noi possiamo e dobbiamo prendervi ad esempio. Perch per rendervi onore continuare il cammino che voi avete anche questo che ci avete insegnato. Che ognuno, nella intrapreso, seguire le vostre orme. Io ho un sogno, forse mi propria vita, nel corso delle sue giornate, qualunque sia la sua puoi capire, perch hai finito per fare della tua vita una nobile professione, nel suo piccolo, insomma, pu essere utile agli missione e so quanto per te fosse importante trovare un senso altri ed aiutare. Grazie per questo insegnamento. alla propria esistenza e vivere nel segno di esso. Io un senso Caro Paolo oggi ti ricordiamo ma non solo oggi, perch il tuo alla mia vita l'ho trovato, mi sono sempre sentita come esempio vive costantemente nei giorni degli onesti, ed chiamata a una missione, aiutare gli altri e migliorare il guardando a quel che hai fatto che troviamo sempre pi mondo e la mia realt per quanto mi fosse possibile. Vivi florida la forza di mandare avanti i nostri ideali e
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di non arrenderci al grigiore di questo mondo. Non ti hanno ucciso, perch quel che hai fatto vive ancora, splender per sempre il tuo esempio e non potranno mai metterlo a tacere. Il tuo esempio splende nei nostri cuori come il sole di questa Sicilia. Mi sarebbe piaciuto conoscerti, ventuno anni fa avevo solo sei anni, troppo piccola per serbarne ricordi nella memoria. Cerco di conoscerti un poco leggendo quel che scrivevi e ascoltando le parole di chi ti ha conosciuto. E non posso non dirti che sei una persona straordinaria. E che si sente la mancanza di persone come te. Hai dato anche una grandissima testimonianza di fede e hai dimostrato in ogni minuto della tua vita di essere un vero cristiano. E la tua frase " Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla: perch il vero amore consiste nell'amare ci che non piace per poterlo cambiare"fa ben capire quant'era grande e puro l'amore che nutrivi per la nostra terra. E so che anche per me che hai combattuto per la giustizia e per la dignit umana, che ti sei caricato di tale fardello e che hai affrontato tanti e inimaginabili sacrifici e rinunce. Sono in debito con te, come Siciliana, come Italiana e come persona. Il tuo senso dello Stato e della giustizia, la tua integrit morale e il tuo senso del dovere ci fanno esser fieri di essere Siciliani. E il tuo ricordo ci aiuta a proseguire la tua battaglia. Grazie Paolo! Chiara

Quando i politicanti dicono che nel Sud lo Stato assente, sanno benissimo di mentire, in quanto esso presente appunto nei panni delle stesse cosche mafiose. Tale coincidenza spiegata dal fatto che lo Stato non fa nulla di decisivo per combattere la criminalit organizzata. Lo Stato - eccettuati naturalmente alcuni suoi singoli esponenti o organismi - non solo complice di questa criminalit, ma ha addirittura delegato ad essa molte sue funzioni. In un territorio ove la criminalit domina incontrastata, le funzioni dello Stato o non esistono (ovvero sono ridotte al minimo) oppure sono quelle stesse della mafia (fpc)

Trem la terra, quel giorno. E trem lItalia tua. Trem la Sicilia come registrarono i sismogra e dalle 17 e 58 di quel 23 maggio del92 trem lintero Paese. Cosa Nostra, con le mani di Giovanni Brusca, premee il telecomando facendo saltare in aria Giovanni Falcone, la moglie e tre agen della scorta! Il loro ricordo vivo nella mente della gente onesta!
LA MAFIA NON POTRA' MAI SPARIRE SE NON SPARISCONO I MAFIOSI IN GIACCA E CRAVATTA CHE SIEDONO TRA LE PIU' ALTE ISTITUZIONI ITALIANE E CHE NON HANNO ALCUNA INTENZIONE DI COMBATTERE LA MAFIA IN QUANTO E' LA LORO MANOVALANZA PER FARE I LAVORI SPORCHI. LA MAFIA NON POTRA' MAI SPARIRE FINCHE' CI SARANNO PECORE PRONTI A FARSI SODOMIZZARE RINUNCIANDO AI PROPRI DIRITTI PER UN PEZZO DI PANE DURO. LA MAFIA NON POTRA' MAI SPARIRE FINO A QUANDO LA PAURA E L'OMERTA' SARANNO PRESENTI NEI VOSTRI PENSIERI. LA PIOVRA MUORE SOLO SE VIENE ELIMINATA LA TESTA, IL FARE FINTA DI TOGLIERE QUALCHE TENTACOLO E' SOLO UNA PRESA PER I FONDELLI E NON SERVE A NULLA, SOLO UN PALLIATIVO MEDIATICO.
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CONOSCERE LA SICILIA
Il pane di SICILIA .... profumo e sapore allo stato puro
Foto di Roberto Patroniti

LU PANI DI CASA
di Angela Marino
erano, si, i fornai dove si poteva andare a comprare il pane gi pronto, ma molta gente preferiva farselo da s. Da qui la distinzione tra: pani di casa, pani di furnu e, a partire dal dopoguerra, pani di furnu elettricu. La preparazione del pane era lunga e laboriosa e spesso richiedeva la collaborazione di tutta la famiglia, per cui il pane di casa si faceva solo un paio di volte alla settimana e veniva conservato per vari giorni spesso avvolto in panni che ne mantenevano la fragranza e la morbidezza. Ogni volta che si faceva il pane, si conservava un panetto di impasto crudo preferibilmente avvolto in una pampina di vite e conservato dentro un recipiente di terracotta o vetro, e, la sera prima di quando si doveva panificare nuovamente, si impastava quel panetto ormai fermentato e quasi asciutto con farina ed acqua tiepida e lo si metteva in un luogo ben riparato: era il cruscenti (lievito naturale) e lindomani sarebbe stato pronto per lievitare tutto il pane. La mattina dopo le donne di casa preparavano uno scanaturi (asse) su cui sarebbe stato impastato il pane. Per prima cosa si pesava la farina che veniva cirnuta (setacciata con un crivu di sita (setaccio molto sottile) e poi veniva messa sullo scanaturi a formare una piccola montagna. A questo punto si procedeva allimpasto, veniva fatto un cratere al centro della montagnetta in cui veniva adagiato il cruscenti preparato la sera prima, poi si cominciava ad aggiungere aqua riscaldata (ma non troppo) e salata, cercando di sciogliere il cruscenti fino a ridurlo in poltiglia, pian piano, cercando di non far fuoriuscire il liquido contenuto nel cratere, si andava aggiungendo la farina, quando il liquido terminava si versava dellaltra acqua tiepida fino ad imbibire tutta la farina ed ottenere un impasto abbastanza solido, che, la pi forzuta della famiglia, cominciava a maciriari cio a lavorare limpasto girandolo e ripiegandolo sullo scanaturi fino ad ottenere un tutto omogeneo , liscio ed elastico. Con questo impasto venivano modellate una o due grandi pagnotte che venivano messe da una parte dello scanaturi e coperte con una salvietta: la pasta per il pane era pronta, ora bisognava prenderne un pezzettino per volta e farne pani di diverse forme e dimensioni, ma il primo pezzo veniva conservato come lievito per la prossima panificazione.

Le forme di pane pi comuni erano: la scanata o cuddrura (una corona di pane), il chichiri ( un semicerchio, mezza scanata), il pupuni o pistuluni (pane di forma allungata), la mafalda (una treccia di pane), le guasteddri (grosse pagnotte); certe volte si preparavano anche i muffuletta pagnotte rotonde preparate con un impasto pi morbido, caddriatu (ulteriormente ammorbidito con acqua tiepida e talvolta anche un p dolio) spesso si facevano anche dei muffulitteddra piccole pagnotte monodose da mangiare farcite con olio, sale, filetti di acciughe salate, formaggio, etc (pani cunzatu) o con altre farciture. Infine i vari pani, tranne i muffuletta, venivano abbelliti con disegni e incisioni e impreziositi con una spolverata di paparina (semi di papavero) o di giuggiulena (sesamo). Appena finita loperazione di panificazione, i pani venivano adagiati su una tovaglia stesa sul letto, coperti con un altro telo e con delle mante (coperte di lana) e lasciati a riposare per qualche ora e intanto, spesso con la collaborazione dei maschi di famiglia, cominciava l operazione forno. I tipici forni siciliani avevano generalmente forma di un emisfero, con unapertura a semicerchio, erano costruiti con mattoni compatti di terracotta e murati con gesso, anche la porticina (balata) era costruita in gesso o in pesante lamiera. Prima di famiari (riscaldare il forno per cuocervi il pane) i forni venivano ripuliti con vecchie scope perch il pane sarebbe stato poggiato direttamente sui mattoni. Gli addetti al forno preparavano la legna (fascine di rami ben secchi e anche pezzi di legna da ardere, un furcuni ( ungo bastone), una o pi vecchie scope di sagina, una pala di legno e dei recipienti pieni dacqua. Poi si cominciava ad accendere il fuoco: dentro il forno si preparava una vera e propria impalcatura di legna da ardere a partire dai rametti secchi pi sottili accompagnati da qualche manciata di ristucca (stoppia) che prendevano fuoco facilmente fino ad arrivare a dei piccoli ciocchi, il fuoco si propagava facilmente fino a consumare tutto il combustibile, allora il forno veniva liberato dalla cenere con delle scope bagnate e quando era ben pulito, veniva riempito nuovamente di

combustibile ed alimentato continuamente fino a quando le sue pareti non diventassero bianche. A questo punto il forno veniva pulito definitivamente ed era pronto per accogliere il pane, operazione da fare in tutta fretta per non disperdere troppo calore. Si controllava la lievitazione del pane, lo si percuoteva col palmo di una mano tenendolo appoggiato delicatamente sullaltro e, se faceva un rumore di vuoto ad indicare che le sue molecole si erano abbondantemente distanziate tra loro con la lievitazione, il pane era pronto. Con un coltello ben appuntito, venivano ripresi i disegni che vi erano stati fatti, soprattutto quello centrale (sgrignatura) per permettere al pane di aprirsi durante la cottura, poi veniva deposto sullo scanaturi o su una maiddra (asse con delle sponde) e portato in prossimit del forno. Qui, ad uno ad uno, i pani venivano deposti su una pala di legno ed adagiati sul pavimento del forno, i pi grandi in fondo, i panini, vicini allapertura, avendo cura di distanziarli tra loro e dalle pareti del forno per dar loro lo spazio di gonfiare senza ncugnarisi (attaccarsi gli uni agli altri). Finita questa operazione il forno veniva chiuso in gran fretta e la balata veniva sigillata con un impasto di cenere ed acqua perch non si disperdesse il calore. Dopo almeno una ventina di minuti, si socchiudeva la balata e si controllava la cottura: se non cerano problemi, si risigillava, e, controllando di tanto in tanto si attendeva la cottura completa; se i panini piccoli situati appositamente vicino alluscita erano gi cotti si tiravano fuori in tutta fretta e si lasciava cuocere il resto della fornata; se il pane rischiava di bruciarsi, il forno veniva lasciato un p socchiuso; se, invece, pareva che avesse difficolt a prendere colore, gli si faciva la facci cio si accendeva un p di rametti o di stoppia davanti alla porta affinch la temperatura salisse del necessario. Alla fine le fragranti pagnotte venivano sfornate (sempre con la pala) e adagiate in ceste o sullasse e messe sul tavolo a intiepidirsi PERCH LU PANI DI CASA NON VA MAI MANGIATO TROPPO CALDO. Angela Marino

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Roma, 18 maggio 2013 - Non interessa se la gente muore di fame, se non ha niente. Ci si preoccupa delle banche o della finanza.... Papa Francesco parla davanti ai 200 mila fedeli (un record) appartenenti ai movimenti ecclesiali arrivati in piazza San Pietro per la veglia di Pentecoste. Bergoglio - che nella mattina ha avuto un lungo colloquio con la cancelliera tedesca, Angela Merkel, che ha toccato anche il tema della crisi economica - ha pi volte sottolineato il suo messaggio alla politica: Nella vita pubblica se non c' l'etica tutto possibile. Lo leggiamo i giornali quanto la mancanza di etica fa tanto male all'umanit intera . E ancora, parlando sempre a braccio: Se cadono gli investimenti, le banche, tutti a dire che una tragedia. Se le famiglie stanno male, non hanno da mangiare allora non fa niente... Questa la nostra crisi .

LETTERA APERTA AL NUOVO GOVERNO


In particolare al presidente del consiglio, e ai ministri del tesoro, finanze e dello sviluppo.
Egr. Presidente del Consiglio, egr. ministri; Lattuale crisi economica non congiunturale, strutturale. E affrontarla senza affrontare il meccanismo di creazione del denaro come voler dare una mano di intonaco ad una casa che sta crollando: vanno rifatte le fondamenta, non serve ritoccare la facciata (anzi, peggio: ritinteggiare la facciata impedisce a chi la abita di rendersi conto del reale stato delle cose). Il settore finanziario, da settore di servizi alleconomia e alla societ, diventato il vero padrone di questo mondo. E come ha fatto? impadronendosi del diritto di creare liquidit, creare moneta. Tutto il denaro esistente al mondo infatti creato da banche private (anche le banche centrali sono private) che lo creano a debito. Cosa significa a debito? Le banche non hanno la stampante per creare denaro (sarebbero falsari) n si auto-accreditano somme sui propri conti correnti (anche questo sarebbe molto simile allopera di falsari). Il meccanismo quello del prestito: creano denaro nel momento in cui qualcuno, pubblica amministrazione, impresa o privato, chiede un prestito alla banca stessa. Senza entrare per nel dettaglio della spiegazione di come ci avviene, conviene invece concentrare lattenzione sulle conseguenze di questo sistema. 1. Prima conseguenza: Il potere vero sta nelle mani di privati che condizionano leconomia (decidendo a chi prestare e a chi no, quali settori favorire e quali penalizzare ecc.) e agiscono in base a fini, logiche e linee guida tipiche che non tengono in considerazione il bene comune. Con buona pace della cosiddetta democrazia. (vedi video sotto) 2. Seconda conseguenza: Tutto il denaro esistente in circolazione emesso a debito. Se anche uno possiede 1000 e sono suoi, qualcunaltro si indebitato perch quei soldi esistessero. Questo implica che una percentuale crescente di tutte le attivit di cittadini, imprese, pubblica amministrazione viene assorbita dal tentativo di ripagare il debito anzich dallo sviluppo delleconomia, della societ, ecc.. 3. Terza conseguenza: Il debito impossibile da ripagare. Se ogni volta che viene creato 100 di nuovo denaro (perch viene erogato un prestito) viene contestualmente creato 150 di debito (perch il debito dovr essere restituito con gli interessi, magari

con un mutuo ventennale), i 50 in pi non esistono, e quindi dal punto di vista strettamente matematico il debito non pu essere ripagato. Una volta capito questo si evince che qualunque manovra di stimolo alleconomia, vuoi qualche rottamazione agevolata (auto? frigoriferi? divani?), vuoi qualche incentivazione fiscale (assunzioni esentasse? detrazioni per investimenti eco-compatibili?) cos come qualunque manovra di austerity non possono nulla rispetto alla voragine del debito che divora il tempo, le energie, le ricchezze, la creativit di una intera societ di lavoratori. SOLUZIONE Serve una nuova immissione di moneta nelleconomia, moneta a credito e non a debito, che toglier potere alle banche che lucrano da questa posizione privilegiata senza produrre alcunch di utile alleconomia reale, anzi dissanguandola senza piet. Un governo che comprende questo pu cominciare ad emettere in prorio titoli alternativi (le possibilit sono limitate solo dalla fantasia) che, una volta in circolazione, consentano un vero rilancio delleconomia senza la zavorra, la palla al piede della moneta emessa a debito. Basta avere il coraggio per iniziare e dare cos avvio alla prima vera, grande rivoluzione della storia dellumanit. Alberto Medici (fonte: ingannati.it)

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L angolo della poesia
Reus t - Tra n a r u a t

iteur

SICILIA
Matri di me matri e di me patri, di li ricchi e di li puureddi. Sicilia ranni. Sicilia maistusa china d'amuri, magnianima e fucusa; ccu li to valli assula e surriden, tu duni pani; a tanta brava gen. Omini for, sinceri e valurusi; animi nobili, du tragghiu rispiusi. Lu to ciauru si sen di luntanu, e di luntanu sapprizza lu to vinu. Lu mari ca tabbrazza, riccu e funnu, nvidiato viramen di lu munnu. Pari luntanu cumannatu di la sor, ma nto me cori lu disideriu for. Passari nzoccu arresta da me vita, ntra li to brazza Sicilia terra mia

C una terra bedda jata nta lu mari pari na grossa petra pusata pi passari. Cu arriva si ci appoja ma nun ci vo ristari ognunu napprua pgghia zoccu ci pari. Puriu chi ci nascivu un jornu la lassai sugnu tantu luntanu e spinnu pi turnari. Dintra a stu mari nostru c' unisula bedda nun na petra grossa ma 'na perla.

Boulevard Lambermont 330 1030 Schaerbeek

Gianni Farruggio
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CONCHIGLIE PROSCIUTTO E PISELLI


Ingredienti per 4 persone: - 300 gr di conchiglie, - 1 cucchiaio di pinoli, - 3 cucchiai di olio di oliva, - 1 porro, - 100 gr di prosciutto cotto a cubetti, - 150 gr di piselli, - parmigiano, - sale.

IL LIMONCELLO DI SICILIA
Ingredienti:
1 litro di alcool puro a 95gradi, 10 limoni non trattati, 700 gr di zucchero, 1 litro di acqua.

Preparazione:
Tagliare le bucce dei limoni utilizzando il pelapatate in modo da asportare solo la parte gialla della buccia. Mettere le bucce in infusione con lalcool in un barattolo con chiusura ermetica e lasciarlo per 12 giorni al buio. Ogni tanto andate a controllare e muovete leggermente il barattolo. Trascorsi i 12 giorni fate riscaldare lacqua in una pentola e aggiungete lo zucchero mescolando continuamente a fiamma dolce, fino a completo scioglimento. Spegnete e fate raffreddare. Unite quindi lo sciroppo di zucchero allalcool e alle scorzette di limone e mescolate per qualche minuto. Dopo filtrare il tutto e imbottigliate. Lasciare riposare per altre 24 ore e servire ben freddo.

Preparazione:
Mettete sul fuoco la pentola con lacqua per la pasta. Intanto mondate il porro e tritatelo, anche la parte verde tenera. Scaldate una padella e fate tostare i pinoli per qualche istante e poi metteteli in un piattino. Versate lolio nella padella usata per i pinoli, mettete il porro e quando si sar ammorbidito aggiungere il prosciutto, scaldate il tutto per qualche minuto. Aggiungere i piselli e acqua e cuocete a fuoco basso per 15 minuti circa. Un pizzico di sale. Cuocete le conchiglie al dente scolatele e condite con il sugo di prosciutto e piselli. Aggiungere i pinoli e il parmigiano.

TORTA DI PERE E CIOCCOLATO PESCE SPADA IN AGRODOLCE


Ingredienti: Pesce-spada: 4 filetti Aglio: 4 spicchi Rosmarino: 1 rametto Succo di limone: 1 Olio: 50 dl Sale e Pepe : q.b. Preparazione: Dopo averle ben lavate e asciugate spruzzate le fette di pesce spada con abbondante succo di limone. Poi conditele con un filo dolio, sale e pepe e tenetele al fresco per unora. Riprendete le fette e incidetele in pi punti, in questi tagli introducete delle fettine di aglio e degli aghi di rosmarino. Ungetele ancora di olio e cuocetele alla griglia oppure disponetele in una pirofila ben oliata che passerete in forno a 180 gradi per 20 minuti. Ingredienti: 2 uova - 200 ml di panna da cucina - 7 cucchiai di farina - 8 cucchiai di zucchero - 50 gr di cacao amaro - 1 bustina di lievito - latte q.b. - 1 o 2 pere a seconda della grandezza Preparazione: Montare il bianco a neve e lasciare da parte. In un'altra ciotola lavorare i tuorli con lo zucchero. Aggiungere la farina, il lievito, il cacao amaro e la panna. Mescolare prima con un cucchiaio e poi usare le fruste elettriche in modo che non rimangano grumi. Se la consistenza fosse ancora troppo densa aggiungere un po' di latte quanto basta. Unire il bianco montato a neve mescolando con un cucchiaio di legno dal basso verso l'alto, in modo che non si smonti. In composto risulter abbastanza spumoso. Oliare uno stampo di silicone 0 una teglia e versare il composto. Sbucciare la pera e tagliarla nel senso della lunghezza. Incastonate le fette di pere a vostro piacimento nella torta. Io le ho messe un po' a raggiera. Infornare a 180 per circa 25 minuti. Durante la cottura le pere entreranno bene dentro il composto e quando taglierete una fetta saranno pi o meno al centro.

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Una storiella graziosa

Una sera, mentre una mamma preparava la cena, il glio venquarenne si present in cucina con un foglio in mano. Con aria stranamente uciale il ragazzo porse il pezzo di carta alla mamma e lesse quanto vi era scrio: per aver strappato le erbacce del giardino: 5 euro; per aver ordinato la mia camerea: 10 euro; per essere andato a comprare il lae: 1 euro; per aver badato alla sorellina (tre pomeriggi): 15 euro; per aver preso omo a scuola: 10 euro; per aver portato fuori limmondizia tue le sere: 7 euro; totale: 48 euro.

La mamma ss il glio negli occhi, teneramente la sua mente si aoll di ricordi, prese una penna e scrisse sul retro del foglio: per aver portato in grembo per mesi: 0 euro; per tue le no passate a vegliar quando eri ammalato: 0 euro; per tue le volte che ho cullato quando eri triste: 0 euro; per tue le volte che ho asciugato le tue lacrime: 0 euro; per tuo quello che ho insegnato, giorno dopo giorno: 0 euro; per tue le colazioni, i pranzi, le merende, le cene che ho preparato: 0 euro; per la vita che regalo ogni giorno: 0 euro; totale : 0 euro. Quando ebbe terminato, sorridendo la mamma diede il foglieo al glio dopo che il glio ebbe nito di leggere ci che aveva scrio la sua mamma, gli vennero due lacrimoni agli occhi, gir il foglio e sul suo conto, scrisse PAGATO, salt al collo della madre e la sommerse di baci!

Questa aascinante foto mi ricorda l'odore del lae appena munto.... quando il babbo rientrava dalle stalle ed era "tuo" per me. Con quel lae si assaporava tuo l'amore che c'era tra noi, tua la complicit nelle piccole cose. Ho imparato che LA VERA FELICIT viene solo da semplici ges.

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