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Mauro Taddeo

LA CORTE COSTITUZIONALE

DELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA ITALIANA

Indice CAPITOLO I La
Commissione Forti

1Controllo sulla costituzionalit delle leggi


2Sindacato sulla costituzionalit delle leggi
3Cenni di diritto comparato

7
9

10

4Osservazioni riassuntive di diritto comparato

14

5Proposte e risoluzioni adottate 15


CAPITOLO II Lassemblea Costituente 19
1 Le relazioni della seconda sezione della II sottocommissione dell'Assemblea costituente
1.1 Relazione del deputato Piero Calamandrei sulla Suprema Corte Costituzionale

20
20

1.1.1 Avvertenze preliminari 20


1.1.2Compiti

20

1.1.3Effetti 21
1.1.4Composizione 21
1.1.5Rinvio 22
1.2Relazione del deputato Giovanni Leone sulla Corte di Garanzia Costituzionale 22
1.2.1 Corte di Garanzia Costituzionale 22
1.2.2Compiti 25
1.2.3Composizione 26
1.2.4Effetti 26
1.3 Relazione del deputato Gennaro Patricolo

sulla Suprema Corte Costituzionale 27

1.3.1 La Suprema Corte Costituzionale 27


1.3.2Composizione 28
1.3.3Compiti 29
1.3.4Effetti 29
2

Resoconti della seconda sezione della II sottocommissione dell'Assemblea costituente 30


2

2.1 Resoconto sommario della seduta del


2.2 Resoconto sommario della seduta del
2.3

Resoconto sommario della seduta del

2.4 Resoconto sommario della seduta del

13 gennaio 1947

30

14 gennaio 1947

34

15 gennaio 1947

21 gennaio 1947

41

52

2.5 Resoconto sommario della seduta del22 gennaio 1947

55

2.6 Resoconto sommario della seduta del

23 gennaio 1947

59

2.7 Resoconto sommario della seduta del

24 gennaio 1947

68

3 Discussione del progetto della Commissione per la Costituzione

77

3.1 Il progetto della Commissione per la Costituzione del 31 gennaio 1947

77

3.2 Luigi Einaudi e lemendamento del 1 febbraio 1947 in Commissione 79


3.3 La relazione del Presidente Meuccio Ruini al progetto del 6 febbraio 1947 83 3.3.1
Garanzie costituzionali

86

3.4 Discussione del progetto in Assemblea plenaria 87


3.4.1 Resoconto sommario della seduta del 10 marzo 1947 in assemblea plenaria . Vittorio Emanuele Orlando e
Pietro Nenni
87
3.4.2 Resoconto sommario della seduta dell 11 marzo 1947 in assemblea plenaria. Palmiro Togliatti e la bizzaria
della Corte Costituzionale
89
3.4.3 Resoconto sommario della seduta antimeridiana del 28 novembre 1947 in assemblea plenaria . 90
3.4.4 Resoconto sommario della seduta pomeridiana del 28 novembre 1947 in assemblea plenaria 110
3.4.5 Resoconto sommario della seduta antimeridiana del 29 novembre 1947 in assemblea plenaria 152
3.4.6 Resoconto sommario della seduta pomeridiana del 29 novembre 1947 in assemblea plenaria 152
3.4.7 Resoconto sommario della seduta del 2 dicembre 1947 in assemblea plenaria 169
3.4.8 Resoconto sommario della seduta antimeridiana del 3 dicembre 1947 in assemblea plenaria 207
3.4.9 Resoconto sommario della seduta pomeridiana del 3 dicembre 1947 in assemblea plenaria 223
4 Costituzione della Repubblica Italiana del 1948.

La Corte Costituzionale 225

4.1 Compiti 226


4.2Composizione 226
4.3Effetti

226
3

4.4 Rinvio a successive leggi 226


CAPITOLO III Le successive leggi e le norme integrative regolamentari 227
1 La legge costituzionale n.1 del 1948

227

1.1 Presentazione di Alcide De Gasperi 227


1.2Disegno di legge 229
1.3La legge per la proponibilit dei giudizi e per le garanzie di indipendenza dei giudici 229
2 La legge costituzionale n.1 del 1953
.
Norme integrative della Costituzione sulla Corte Costituzionale 231
2.1 La proposta di legge 231
2.2Gli articoli della proposta 232
2.3Legge costituzionale n.1 del 1953
3 La legge ordinaria n.87 del 1953

236

3.1Disegno di legge 237 3.1.1 Gli articoli


del disegno di legge 238
3.2La legge 246
3.3Costituzione della Corte

246

3.4Funzionamento della Corte. 249


3.4.1 Norme generali di procedura 249
3.4.2Questioni di legittimit costituzionale

250

3.5Conflitti di attribuzione 252


3.5.1 Conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato 252
3.5.2Conflitti di attribuzione fra Stato e Regioni 252

3.6Giudizi sulle accuse contro il Presidente della Repubblica, il Presidente del consiglio e i ministri 253
3.7Disposizioni transitorie

254

4. Le norme integrative per i giudizi davanti alla Corte del 1956 255
4

4.1 Questioni di legittimit costituzionale nel corso di un giudizio


255
4.2Questioni di legittimit costituzionale in via principale
4.3Conflitti di attribuzione

259

4.4Disposizioni finali e transitorie


CAPITOLO IV

258

261

La prima sentenza della Corte Costituzionale 261

1Larticolo 133 del T.U. delle leggi di P.S


2L'articolo 633 del codice penale

261

261

3Larticolo 21 della Costituzione della Repubblica Italiana

262

4La sentenza n.1 del 1956 263


4.1 In fatto
4.2In diritto

265
266

4.2.1 Intervento del Presidente del Consiglio 266


4.2.2Illegittimit costituzionale 267
4.2.3Leggi anteriori

267

4.2.4Norme precettive e norme programmatiche


4.2.5Manifestazione del pensiero
4.2.6Lautorizzazione di P.S.

267

268

268

4.2.7 La dichiarazione di illegittimit costituzionale 268

CAPITOLO I

La Commissione Forti.

Il decreto luogotenenziale n. 435 del 1944 istituisce il Ministero per la Costituente , al fine di preparare la
convocazione dell'Assemblea Costituente e di predisporre gli elementi per lo studio della nuova Costituzione per
determinare l'aspetto politico dello Stato e le linee direttive della sua azione economica e sociale. Per questo sono
nominate il 31 luglio 1945 dal Ministro per la Costituente Pietro Nenni tre commissioni di studio con oggetto le
questioni economiche, i problemi del lavoro e i problemi attinenti alla riorganizzazione dello Stato. L'ultima
Commissione presieduta dal prof. Ugo Forti composta da 90 membri e molti dei quali hanno preso parte alla
Commissione per la riforma dell'amministrazione nominata dal precedente governo Bonomi , e il 30 giugno 1946
presenta allAssemblea Costituente una relazione in tre volumi con i lavori svolti ed sciolta. Dalla Commissione
per studi attinenti alla riorganizzazione dello stato del Ministero per la costituente presieduta , e in particolare dalla
prima sottocommissione sui problemi costituzionali e controllo sulla costituzionalit della legge, abbiamo le
proposte e le risoluzioni sul contenuto e gli effetti del controllo di costituzionalit della Corte Costituzionale.

I Controllo sulla costituzionalit delle leggi.


La rigidit della Costituzione pone il problema del controllo sulla costituzionalit delle leggi, e dato che le norme
contenute nella Costituzione non possono essere modificate dalle leggi ordinarie, necessario un controllo sul
contenuto di queste ultime al fine di accertare se derogano o modificano norme costituzionali, e quindi in questo
caso alla legge ordinaria dovrebbe essere negata efficacia.
Notevoli divergenze ci possono essere sul modo di concepire questo controllo, che portano come conseguenza una
diversit di estensione e di effetti del controllo .
II controllo consiste essenzialmente nell' indagare se determinate norme contenute nella legge ordinaria
contrastano o meno con altre norme dettate nella Costituzione.
Si pu pensare a un controllo puramente giudiziario con gli effetti propri delle decisioni giudiziarie limitati al
caso deciso, oppure in senso opposto si pu pensare a un controllo che abbia pi o meno largamente
carattere politico e di conseguenza produca effetti pi ampi di quelli che sono connessi alle ordinarie pronunce
giudiziarie.
Se il sindacato sulla costituzionalit delle leggi si considera come tutela dei diritti dei cittadini garantiti dalla
Costituzione, il sindacato medesimo non pu che essere affidato all'autorit giudiziaria alla quale spetta la tutela
dei diritti dei cittadini e fa parte integrante di tale tutela.
In altri termini l'autorit giudiziaria chiamata a giudicare su di un diritto di cui si controverte, se ravvisa che la
legge ordinaria abbia modificato norme costituzionali, giudicher del caso sottoposto al suo esame applicando le
norme costituzionali e negando applicazione alla legge ordinaria che avendole modificate senza averne il potere
inefficace.
Ma se invece il sindacato sulla costituzionalit delle leggi si considera come un sistema di controllo diretto a
garantire che un potere legislativo ordinario non invada il campo del potere costituente, il sindacato medesimo
viene ad assumere un carattere nettamente politico, che lo fa uscire dal campo puramente giudiziario e prescinde
perfino dalla finalit di tutela di diritti individuali garantiti dalla Costituzione, e tale tutela diventerebbe soltanto
occasionale e indiretta.

La maggioranza della Sottocommissione mostra le sue preferenze per questo secondo tipo di sindacato staccandolo
dalla controversia sull'esistenza di diritti, di cui si richieda concretamente la tutela al giudice, e considerandolo
come mezzo autonomo d'impugnazione della legge ordinaria per incostituzionalit.
Secondo le proposte della maggioranza della Sottocommissione qualsiasi legge ordinaria dopo che sia stata
approvata dal Parlamento e regolarmente pubblicata, pu essere impugnata per incostituzionalit entro un
periodo di tempo che potrebbe essere fissato in sei mesi o in un anno.
Chiunque ammesso a proporre tale impugnazione, indipendentemente dal fatto che abbia subito una lesione
effettiva o potenziale di suoi diritti.
L'impugnazione non data nell'interesse individuale, ma in quello
generale e
astratto all'integrit della Costituzione e al funzionamento
del potere
legislativo nei
limiti assegnati alla sua
attivit.
Si tratta quindi di una vera e propria azione popolare diretta a porre nel nulla con effetti per tutti la legge
ritenuta incostituzionale.
Il sistema delineato ha il vantaggio indiscutibile che una volta accertata l'incostituzionalit di una legge,
questa verr eliminata definitivamente per tutti, in modo che non saranno pi possibili ulteriori applicazioni di
essa e controversie particolari in ordine alle medesime.
Ma di fronte a questo vantaggio vi sono alcuni inconvenienti di carattere politico e tecnico.
Un primo inconveniente dato dal fatto d'importanza per cos dire etica e politica per l'eventualit di conflitti, di
una solenne pronuncia di annullamento della legge approvata dal Parlamento.
Infatti l'
annullamento pronunciato con efficacia retroattiva che
pone nel
nulla le anteriori applicazioni della legge e pu sconvolgere
situazioni giuridiche sorte
in base alla legge medesima.
Il secondo inconveniente che ogni legge rimarr per un periodo di sei mesi o di un anno in uno stato di relativa
incertezza circa la sua validit e questo non giova alla sicurezza dei rapporti giuridici. Trascorso il termine senza
impugnazione, la legge diventer definitivamente efficace qualunque sia il contrasto in cui si trovi con le norme
della Costituzione .
In questo modo se l'applicazione della legge fatta dopo il decorso del termine porta a una concreta violazione di
diritti garantiti dalla Costituzione, il titolare di tali diritti non ha alcun rimedio dato che il giudice al quale egli
chiede la reintegrazione di quei diritti deve applicare non pi le norme della Costituzione, ma unicamente la legge
che le ha modificate o annullate.
Competente a conoscere dell'azione popolare di annullamento, con effetto per tutti della legge per
incostituzionalit, dovrebbe essere un organo apposito detto Corte costituzionale sulla cui composizione
si discute
da lungo tempo.
Molti propongono un organo misto composto di elementi tecnici e di elementi politici, ma qualcuno pensa che deve
essere il corpo elettorale a procedere alla elezione di tali componenti data la funzione politica e
superparlamentare affidata all'organo che chiede un adeguato prestigio politico.
A maggioranza prevale il concetto di un organo tecnico giuridico composto di membri eletti nel proprio seno dalla
Corte di Cassazione e in proporzione gradatamente minore dal Consiglio di Stato, dalla Corte dei Conti e dai
Consigli degli avvocati.
Per quanto riguarda il controllo giurisdizionale sulla costituzionalit delle leggi si accenna alla istituzione di un'Alta
Corte per le garanzie costituzionali chiamata non solo a esercitare i1 controllo suddetto, ma anche a intervenire in
maniera pi generale a tutela dei cittadini contro le violazioni comunque fatte alle norme costituzionali.
Ma questo pi ampio argomento abbandonato perch in concreto si constata che i casi configurabili per tale
intervento sono tutti previsti dalle leggi vigenti, le quali assicurano adeguata tutela.
Cos la sostituzione della
Corte costituzionale agli altri organi giurisdizionali dello Stato che ora
esercitano quelle attribuzioni, non di alcun vantaggio per i cittadini e costituisce una
complicazione.
Unica attribuzione diversa dal controllo sulla costituzionalit delle leggi che potrebbe essere conferita alla Corte
costituzionale, quella di giudicare sulla responsabilit dei ministri funzione che secondo lo Statuto Albertino
esercitata dal Senato.
Ma anche su questo punto la Sottocommissione ritiene che tale giudizio deve essere affidato a un organo diverso da
quello che viene istituito per il controllo sulla costituzionalit delle leggi, essendo evidente la profonda diversit
8

tra un'indagine sulla conformit o meno di una legge alla Costituzione e la valutazione complessa dei fatti che
possono implicare la responsabilit penale, e quindi ne viene la convenienza di una diversa Costituzione
dell'organo giudicante.

2 Sindacato di costituzionalit delle leggi.


Riguardo al sindacato di Costituzionalit della legge dopo la prima guerra mondiale in vari Paesi d'Europa stato
ripreso il principio, gi accolto nei paesi anglosassoni, di tutelare le nuove Costituzioni di fronte a eventuali
violazioni da parte del potere legislativo.
Questa esigenza ha trovato la sua enunciazione famosa nella decisione del chief justice Marshall della Corte
Suprema degli Stati Uniti , in
9

occasione della prima pronuncia di incostituzionalit di una legge nel giudizio Marbury contro Madison del
1803.
Si riportano le parole del giudice Marshall:
<<La Costituzione o una
legge suprema che non pu essere cambiata con i mezzi ordinari o
un atto, posto allo stesso livello degli atti legislativi ordinari
e che la legislazione potr modificare
quando vorr.
Se la prima parte della alternativa vera, un atto legislativo contrario alla Costituzione non una legge. Se la
seconda parte vera, allora le costituzioni scritte sono dei tentativi assurdi di un popolo per limitare un potere di
sua natura illimitabile >>.
Sotto l'influenza di questo movimento alcune Costituzioni come quella della Polonia del 1921 sanciscono
espressamente che nessuna legge pu essere contraria alla Costituzione e neanche attentare alle sue disposizioni.
Anche la Costituzione Cecoslovacca del 1920 dispone: << Le leggi che contraddicono la Carta costituzionale
o le sue parti
0 le leggi che la modificano o la completano sono nulle>>.
Queste e altre Costituzioni come nello Stato libero d'Irlanda del 1922, nella Romania del 1923, nella Grecia del
1927,e in Austria del 1920 che assumono i caratteri del tipo rigido che a differenza delle Costituzioni dette flessibili
non possono essere modificate con il normale procedimento previsto nella stessa Costituzione per la formazione
delle leggi ordinarie.
1
principi giuridici e le norme delle Costituzioni rigide
sono posti
su un piano di super legalit, sono cio dotati di un'efficacia pi
intensa e prevalente rispetto alle leggi ordinarie.
Si stabilisce quindi una gerarchia di fonti giuridiche, subordinando il potere legislativo al potere costituente
disponendo una serie di formalit maggiori e diverse da quelle necessarie per l'approvazione di una legge
ordinaria come ad esempio una pi elevata maggioranza di voti favorevoli.
Sotto questo ultimo aspetto il procedimento pu inquadrarsi in quello normalmente utilizzato dalla tecnica
giuridica quando si vogliono proteggere in modo particolare alcuni interessi. Il diritto in questi casi stabilisce
forme pi complesse e solenni, per richiamare l'attenzione dei soggetti sull'importanza dell'atto e renderne pi
difficile l'attuazione o la modificazione in confronto di atti valutati di minore rilievo.
Ma per garantire in concreto che la Costituzione non sia violata non sufficiente organizzare una speciale
procedura di revisione, ma necessario anche predisporre un sistema di controllo sulle leggi al fine di applicare le
sanzioni o misure che la stessa Costituzione stabilisce nell'ipotesi che il potere legislativo eccedendo dai limiti a esso
imposti emani una legge contraria ai principi e alle norme costituzionali.
In questo dopoguerra anche in Italia come pure in Francia dove per in passato non era previsto, e da noi non era
neppure possibile un sindacato intrinseco sulla costituzionalit delle leggi difatti lo Statuto Albertino una
Costituzione a tipo flessibile, e data la triste esperienza del Fascismo il problema si presentato all'attenzione dei
politici e degli studiosi.

10

3 Cenni di diritto comparato.


Prima di riferire le soluzioni adottate dalla Sottocommissione, si d uno sguardo alle altre Costituzioni, per passare
rapidamente in rassegna i sistemi realizzati.
Il modello pi suggestivo rimane sempre la Costituzione degli Stati Uniti d'America per i risultati ottenuti durante
una lunga esperienza.
Il controllo giurisdizionale di costituzionalit negli Stati Uniti d'America appartiene ai giudici ordinari ,sia negli Stati
dell'Unione sia nello Stato federale , e pu essere esercitato in occasione di ogni controversia nella quale si presenti
la questione della applicabilit di una legge impugnata di incostituzionalit.
Spesso la lite viene promossa proprio al fine di far decidere sulla incostituzionalit di una legge, e la questione
anche presentandosi con un carattere pregiudiziale o incidentale lo scopo principale concretamente perseguito
dall'interessato.
In ogni caso la questione di incostituzionalit di una legge non pu essere proposta in astratto e in modo
autonomo, ma pu innestarsi in occasione di un rapporto giuridico controverso, e quindi presuppone un
interesse attuale all'azione della parte che promuove la lite e per questo il giudicato fa stato solo nel caso deciso.
La questione non pu essere portata direttamente alla Corte Suprema di ciascuno Stato o alla Corte Suprema
Federale , ma solo quando attraverso le normali regole di competenza la lite principale giunge davanti la stessa
Corte, ma tuttavia prassi consuetudinaria che a seguito del giudicato la legge incostituzionale venga ritirata.
I principi della Costituzione americana sono stati ripresi da alcuni
Stati latino americani come ad esempio
in Argentina nel 1853, in Bolivia nel 1880, in Cile nel 1925, in
Brasile nel 1895,in Messico
nel 1917 e nel Venezuela nel 1931
.
Non inutile ricordare che si parlato negli Stati Uniti e fuori di un governo di giudici . Si voluto cos denunciare
che i giudici, sulla traccia dei principi astratti e generali della Costituzione, si spingono a delle ardite costruzioni, per
cui finiscono per arrestare il normale potere legislativo, al quale vengono a segnare degli indirizzi secondo le loro
vedute di competenza della politica. E' stato affermato infine che il diritto fatto dai giudici. L' Hauriou
scrive in proposito che per i giudici americani esistono
al di sopra
della Costituzione dei principi generali di diritto naturale che formano una legittimit
costituzionale alla quale la Costituzione
scritta deve conformarsi.
Nonostante questi rilievi la necessit di un controllo sulla costituzionalit delle leggi negli Stati Uniti non negata da
alcuno, e cos le decisioni dei giudici sono rispettate e osservate.
Opportunamente stato notato che soltanto un organo giurisdizionale pu decidere se due norme sono fra loro in
conflitto, perch dove la simile decisione si rimettesse al Parlamento o ad altro organo politico, la garanzia
giuridica del rispetto della Costituzione diverrebbe evanescente.
E' probabile che questo fosse il difetto principale della procedura proposta dalla Commissione della Costituzione
dell'Assemblea Costituente francese in tema di controllo di costituzionalit delle leggi, aspramente criticata in
Francia.
Perci se ne accenna qui, anche se la Costituzione emanata dall'Assemblea il 19 aprile 1946 respinta dal
referendum popolare del maggio non contenesse al riguardo alcuna disposizione.
La Commissione dell'Assemblea Francese aveva tracciato un procedimento che presupponeva la nomina di una
Commissione scelta dal Presidente della Repubblica fra i membri dell'Assemblea, la quale su azione del Presidente o
di almeno un terzo dei membri dell'Assemblea legislativa, dichiarava la incostituzionalit della legge. L'Assemblea
legislativa riesaminava la legge impugnata e nel caso che riconosceva fondati i motivi dedotti provvedeva a
ritirare la legge.
Poteva per anche insistere e mantenere la legge, e in questo caso decideva il corpo elettorale mediante
referendum.
Tuttavia l'opinione pubblica francese attraverso la stampa e la dottrina, pur criticandone la procedura si
manifestata favorevole all'ammissione del controllo di cui si tratta.
Questo particolarmente importante, perch le resistenze ad ammettere un sindacato sulla costituzionalit di una
legge per lungo tempo sono state molto vive in Francia.
11

Non il caso di ricordare l'assurdo divieto apparso nei primi anni della rivoluzione col quale si punirono i giudici che
avessero interpretate delle leggi dubbie riservandosi tale funzione allo stesso potere legislativo, ne di rifare tutta
l'evoluzione che ha avuto questa materia in Francia .
E' utile ricordare che la Costituzione del 1875 ha stabilito che le leggi costituzionali non possono essere modificate
che a mezzo di una procedura di revisione appositamente prevista, da seguirsi dalla Assemblea legislativa
ordinaria, separatamente o riunite in Assemblea nazionale di revisione secondo che si tratti di decidere se la
revisione deve aver luogo oppure attuare la revisione.
E nella legge del 1884 stata esclusa ogni possibilit di revisione
della
forma
istituzionale
dello
Stato,quindi
la Costituzione francese ha avuto un carattere rigido e non flessibile, ma non era
predisposto alcun sistema di controllo di costituzionalit delle leggi.
Non sono mancate proposte anche in Francia di autorevoli costituzionalisti di introdurre questo controllo e fra la
proposta di creare una giurisdizione speciale o di affidare la questione della Costituzione al giudice ordinario, in
occasione di una controversia posta, e uno dei pi autorevoli costituzionalisti francesi si dichiarato favorevole a
questa ultima soluzione.
Questo controllo giurisdizionale previsto nello stato libero d'Irlanda, e la Costituzione del 1922 dispone che l
'alta Corte
esamina in primo grado ogni legge che abbia rapporto con le disposizioni della Costituzione stessa, quindi gli
appelli avverso le decisioni dell'Alta Corte sono devoluti alla Corte Suprema.
Il Principato del Liechtenstein nella sua Costituzione dell'ottobre 1921, prevede un' Alta Corte fornita di giurisdizione
di diritto pubblico per la protezione dei diritti accordati dalla Costituzione il regolamento dei conflitti di
competenza fra i tribunali e le autorit amministrative, e il giudizio di responsabilit sui membri del governo.
La Costituzione del Portogallo del 21 agosto 1911 stabilisce che ogni qualvolta in occasione di un rapporto sottoposto
a giudizio,l'una o l'altra parte contesti la validit di un atto emanante dal potere esecutivo o da un autorit
pubblica, il potere giudiziario valuta la legittimit costituzionale o la conformit della legge o dell'atto alla
Costituzione che essa consacra.
Per la Romania nella Costituzione del 29 marzo 1923 solo la Corte di Cassazione
a
sezioni unite
ha
il
diritto
giudicare
la costituzionalit della legge e di dichiarare inapplicabili quelle contrarie alla
Costituzione, e il giudizio sull'incostituzionalit limitato al caso deciso.
Per la Costituzione cecoslovacca del 29 febbraio 1920 dopo aver premesso che le leggi contrarie alla Costituzione
sono nulle, si attribuisce la competenza di tale giudizio ad un tribunale costituzionale composto di sette membri,
quattro scelti rispettivamente dai due tribunali supremi e dalla Corte suprema di giustizia, altri due e il Presidente
nominati dal Presidente della repubblica.
Inoltre i giudici ordinari possono solamente decidere se una legge stata regolarmente promulgata, ed utile
riferire che secondo la stessa Costituzione cecoslovacca il ricorso per la dichiarazione di nullit della legge
incostituzionale deve essere proposto entro tre anni dalla promulgazione.
Il giudizio ha luogo in contraddittorio dei rappresentanti delle assemblee legislative e del governo ed fissato un
termine di dieci mesi per la durata massima del processo, poi la decisione trasmessa dal governo,ed pubblicata
nella raccolta delle leggi e regolamenti e nel Giornale Ufficiale.
Sono da sottolineare il termine prestabilito per la proposizione dell'azione e anche quello per la durata del giudizio,
il contraddittorio con i rappresentanti delle Camere, che porta a riflettere che allorquando l'incostituzionalit di
una legge si pone come causa di nullit della stessa, le Assemblee legislative sono parti del rapporto processuale e
interessate a difendere la legge da loro emanata nel dubbio che il contraddittorio qui utilizzato nella sua funzione
moderna di collaborazione col giudice nell'accertamento della verit e nell'attuazione del diritto.
Continuando da ricordare il procedimento predisposto dalla Costituzione austriaca del 1920 che istituisce la Corte
di giustizia costituzionale competente a giudicare sulle domande dei Lander contro le leggi dello Stato federale e
viceversa,e dove la Corte pu agire anche d' ufficio.
La Corte formata da un Presidente, un vice Presidente, sei membri e tre supplenti scelti dal Presidente della
Repubblica fra i giudici, professori di diritto e funzionari, e di altri sei membri e tre supplenti nominati dal
Presidente su liste di tre nomi proposte dal Consiglio Nazionale, dal Consiglio degli Stati e delle professioni.
La sentenza che accerta l'incostituzionalit importa la nullit della legge e non sono previsti termini per l'iniziativa.
La Costituzione spagnola del 1931 prevede un Tribunale delle garanzie costituzionali composto di un Presidente
designato dal Parlamento, del Presidente dell'Alto Corpo consultivo, del Presidente della Corte dei Conti, di due
deputati designati dalle Cortes, di un membro eletto da ognuna delle regioni spagnole, di due membri eletti dai
Collegi degli avvocati di tutta la Spagna e di quattro professori di diritto eletti dalle varie Universit.
E' contemplata un'azione pubblica del Pubblico Ministero del governo della repubblica, delle regioni, e anche
un'azione privata di una persona fisica o giuridica, a prescindere dalla lesione di un suo diritto e interesse
particolare questo che conferisce a essa il carattere di un'azione popolare.
12

Quindi gli effetti della pronuncia di incostituzionalit sono rinviate a una legge speciale.
Si ricorda la Costituzione di Weimar che limita le attribuzioni della Corte suprema della Repubblica alla soluzione
dei conflitti costituzionali sorgenti nell'interno dei Paesi.
Anche se in mancanza di una norma espressa, alcuni tribunali supremi esercitarono in alcuni casi un controllo di
costituzionalit delle leggi.
Nella Costituzione jugoslava del 1945 il Presidium della Skupcina popolare ha anche il compito di dare
interpretazione autentica sulla concordanza delle leggi con la Costituzione .
Da notare infine che in alcune Costituzioni del Sudamerica previsto un controllo di costituzionalit preventivo,
come in Colombia dove il Presidente della Repubblica esercitando il suo diritto di veto pu negare efficacia a
una legge incostituzionale, e se il Parlamento insiste la Corte Suprema decide insindacabilmente .
Anche nell'Equador se il Consiglio di Stato e il potere esecutivo ritengono che una legge sia incostituzionale, il
Presidente tenuto a esercitare il diritto di veto salvo ricorso al Congresso.

13

4 Osservazioni riassuntive di diritto comparato. A


questo punto si possono fissare alcuni principi :
a)
Il principio del sindacato di costituzionalit delle leggi andato sempre pi generalizzandosi e
affermato con particolare intensit nel momento in cui i popoli, usciti dal travaglio di guerre e di lotte politico
sociali, pongono in essere nuove Costituzioni, allora si intendono assimilare stabilit norme e i principi
fondamentali dell'ordinamento giuridico pi diretta espressione della coscienza popolare.
b)
Vengono inclusi con limiti negativi e positivi all'attivit
futura dei Parlamenti, allo scopo di impedire che le aspirazioni
sociali realizzate siano lasciate nel dominio di semplici fluttuanti
maggioranze parlamentari .
In questo modo il contenuto e gli effetti di questo controllo variano da Paese a Paese.
L'effetto della incostituzionalit di una legge va da quello, che si pu considerare strettamente giurisdizionale della
disapplicazione nel caso concreto, all'altro che investe interessi generali pi ampi e quindi di pi intensa risonanza
politica dell'annullamento della legge.
c)
La tendenza contraria in massima ad attribuire un contenuto
politico al controllo di costituzionalit della legge, mirando a mantenerlo
su un piano giuridico.
d)
Quando si attribuisce alla dichiarazione di incostituzionalit
l'efficacia costitutiva dell'annullamento della legge, l'organo investito
del controllo ha di regola una composizione speciale a base ampia
dotata di particolare autorit e prestigio politico.
Quando invece l'effetto della dichiarazione di incostituzionalit limitata al caso deciso, e si risolve nella
disapplicazione della legge al rapporto controverso, la competenza pu essere di tutti gli organi giurisdizionali
ordinari oppure riservata all'organo che al vertice dell'organizzazione giudiziaria .
L'impugnativa in via autonoma e con carattere generale e astratto di solito soggetta a un termine di decadenza,
intuitivamente allo scopo di non lasciare indefinitamente in sospeso il destino giuridico dei rapporti posti in essere
sulla base della legge ordinaria e quindi prolungare le conseguenze della pace sociale di uno stato di incertezza
giuridica in rapporto a regole fondamentali della vita associata . g)
L'azione di annullamento di una
legge pu essere di iniziativa pubblica e privata, e con legittimazione inclusa in questo ultimo caso a qualsiasi
cittadino ugualmente interessato come esponente della collettivit alla eliminazione della legge
incostituzionale.
h) Nel caso di efficacia limitata alla disapplicazione , l'azione condizionata alla lesione di un diritto soggettivo o
di un interesse legittimo, eliminando in tal modo l'interesse processuale dell'attore in funzione dell'interesse pubblico
alla conformit delle leggi alla Costituzione e all' allineamento ai principi e alle norme costituzionali.

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5 Proposte e risoluzioni adottate.


Sul contenuto ed effetti del controllo di costituzionalit le premesse fatte spiegano come la Sottocommissione
mentre si trovata all'unanimit d'accordo nell'ammettere il controllo di costituzionalit della legge e nel
riconoscere a esso un contenuto giuridico, si trovata invece divisa circa gli effetti del sindacato, la scelta e la
composizione dell' organo da investire della potest di controllo, e anche riguardo alla legittimazione ad agire.
Sul primo punto chiaro che supposta una Costituzione a tipo rigido, la tutela giurisdizionale dei principi e delle
norme costituzionali si presenta come un aspetto consequenziale .
E' da escludere infatti che possa
riuscire efficace il controllo
dello stesso potere legislativo,
che quando si discute della costituzionalit di una legge
parte in
causa interessato a
mantenere la legge che ha approvato.
Si ricorda che secondo la Costituzione cecoslovacca, il giudizio sulla costituzionalit della legge ha luogo in
contraddittorio dei rappresentanti delle Assemblee legislative e del governo.
Si tratta di un controllo sui limiti posti dalla Costituzione al potere legislativo, e secondo il fondamentale principio
della divisione dei poteri e della struttura di uno Stato di diritto non pu negarsi che la funzione di giudicare se una
norma di diritto debba o non debba essere applicata, e se sia o non sia efficace, appartenga al potere giudiziario.
Fra due norme che sono un piano diverso, essendo la legge ordinaria subordinala alle regole giuridiche della
Costituzione, nel potere del giudice decidere se le due norme siano compatibili oppure fra loro in conflitto, e in
questo caso negare efficacia alla legge ordinaria per l'impossibilit della coesistenza di comandi giuridici
contraddittori.
Se due comandi sono su uno stesso piano quello posteriore prevale su quello anteriore, se vale invece il rapporto di
gerarchia di fonti il comando subordinato contiene una disobbedienza al comando primario e quindi non pu
creare effetti.
Da notare che la dichiarazione di incostituzionalit di una legge si muove nella medesima orbita di una
dichiarazione di illegalit di un regolamento amministrativo.
In alcuni casi si tratta di interpretare e applicare delle norme giuridiche e negare efficacia alla norma giuridica
subordinata in contrasto con la normativa superiore.
Sul contenuto di questo controllo occorre fare qualche osservazione.
Per una quasi povert terminologica l 'espressione sindacato di costituzionalit usata in due significati diversi
estrinseco e intrinseco, e il primo concerne l'accertamento dei requisiti essenziali per l'esistenza ed efficacia di una
legge.
Salvo il limite di indagare la discussa possibilit di sindacare l'atto di promulgazione, non si mai posto in dubbio se
si possa o si debba accertare se una legge abbia i requisiti prescritti dalla Costituzione per la sua formazione ed
efficacia.
15

Il controllo di costituzionalit di cui si occupa questa relazione concerne il contenuto della legge definito intrinseco.
Il contenuto di una legge si ricava attraverso l'interpretazione con il metodo grammaticale, logico, storico, e
sistematico,e non pu mai estendersi alla sua convenienza e opportunit.
Il controllo di costituzionalit che riguarda l'interpretazione
contemporanea di due leggi, quella costituzionale e
quella ordinaria,
deve in ogni caso partire dalla legge quale ,
e non quale si
vorrebbe che fosse.
Non pu l'interprete senza abbandonare il suo ruolo e divenire un quasi legislatore e aggiungere alle regole scritte
nella Costituzione equit e giustizia.
Ecco perch la Sottocommissione ha precisato che il controllo di costituzionalit deve avere un contenuto giuridico.
L'organo di controllo che anzich interpretare la Costituzione, si lascia guidare da criteri di equit, di giustizia e in
genere politici, sopratutto se alla sua pronunzia riconosciuto un carattere generale e astratto, diviene una fonte
di produzione di diritto, e usurpa la funzione propria del potere legislativo con l'aggravante della sua
irresponsabilit politica.
Contro questo pericolo di conflitti e di sovrapposizioni di poteri pu in prima linea invocarsi l' educazione giuridica
del nostro Paese, dove a differenza di quanto stato notato negli Stati Uniti di America, il giudice non si mai
inteso al di sopra della legge ma ha sempre inteso la legge al di sopra di se.
Nella nostra dottrina e giurisprudenza non hanno mai avuto seguito quelle teorie di origine straniera secondo le
quali le norme di diritto sostanziale sarebbero delle direttive per il giudice.
E presso di noi stata da tempo abbandonata la teoria che i principi generali di diritto fossero emanazione del
diritto naturale.
Inoltre per evitare lo slittamento da un controllo giuridico a un controllo politico, la scelta dell'organo da investire
del sindacato di costituzionalit, nel caso si escluda la giurisdizione ordinaria , si deve fare attenzione alla
composizione del giudice speciale istituito .
Quanto riguardo agli effetti del controllo, le due soluzioni possibili sono l'annullamento della legge o la
disapplicazione della legge nel caso concreto.
Il secondo tipo di sindacato pu rientrare senza alcuna difficolt nella funzione istituzionale del giudice ordinario,
come si avuto occasione di notare.
Il primo invece consistendo in una pronuncia in astratto e con efficacia verso la generalit, pu apparire come
trascendente i limiti sostanziali della giurisdizione.
Esso assumerebbe i caratteri di un'interpretazione autentica della norma costituzionale che per lo Statuto
Albertino e secondo un principio di cui si propone la conservazione nella nuova Costituzione , spetta esclusivamente
al potere legislativo.
Ammettendosi questo sindacato in astratto con effetto per tutti obbligatorio, nelle disposizioni costituzionali che
distinguono l'interpretazione giudiziaria da quella autentica, occorre richiamare le norme relative al controllo di
costituzionalit.
Questa estensione del concetto storico di giurisdizione, pu tuttavia fondarsi sui seguenti rilievi.
La moderna concezione del processo non esige che per proponibilit di un'azione sia in ogni caso necessaria la
lesione in atto di un diritto, essendo sufficiente a sostanziare un interesse processuale ad agire, il pericolo di lesione
del proprio diritto per effetto di una situazione di incertezza giuridica.
Pu esserci azione senza un diritto sostanziale preesistente, ovvero azione di mero accertamento.
E si gi sottolineato che l'esistenza di una legge contraria alla Costituzione crea l' incertezza sulla regola di
condotta da seguire dai consociati e dai poteri pubblici e il certo pericolo di liti, per la loro stessa origine capaci di
turbare la pace sociale.
La pronuncia di incostituzionalit della legge avrebbe sotto questo aspetto un'efficacia preventiva di grande
importanza sociale.
Questo tipo di giurisdizione potrebbe inoltre avvicinarsi alle forme di processo, nelle quali vi esercizio di
giurisdizione di diritto
oggettivo, con effetti per tutti come ad esempio nel processo penale.
Senza ulteriormente soffermarsi in questi centri di inquadramento teorico opportuno elencare i vantaggi di
un'azione di annullamento della legge incostituzionale.
Essi sarebbero i seguenti:
Il rispetto della Costituzione sarebbe raggiunto con la misura pi energica ed efficace.
Sarebbe evitata la contraddizione logica della coesistenza di una norma costituzionale e di una norma
incostituzionale, in conflitto fra loro, cadendo nel nulla la norma incostituzionale, appena accertato il suo vizio.
c)
Sarebbe possibile l'esperimento da parte del privato della
impugnativa di incostituziona1it, indipendentemente dalla lesione
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di un diritto soggettivo o di un interesse legittimo, che potrebbe


anche mancare potendo la violazione della Costituzione cadere su
norma o principio da cui non sorgano diritti perfetti o non sostanzino
interessi legittimi dei privati, come per esempio nel caso di norme
direttive per il legislatore .
d)
Si eviterebbe la possibilit di decisioni contraddittorie su
questa delicata materia, anche in via di conflitti teorici di giudicati, in
quanto l'annullamento avrebbe efficacia costitutiva generale per tutti,
e perci la questione non potrebbe essere pi riproposta su quella
stessa legge .
e)
L'incertezza giuridica nascente dall'esistenza di una legge
incostituzionale sarebbe eliminata rapidamente in modo definitivo e
radicale. Tuttavia contro la tesi dell'annullamento stato
prospettato:
a) Che le norme e i principi della Costituzione sono dotati di un grado massimo di astrattezza e di generalit ,e
anche se auspicabile che siano evitate in una Costituzione a tipo rigido formulazioni generiche e vaghe di principi
o norme programmatiche, non sar mai possibile farne del tutto a meno.
L'interpretazione di una norma costituzionale pu implicare riflessi politici e valutazioni di particolare delicatezza e
di natura non solo giuridica ma inevitabilmente anche politica, per
cui, attribuendosi all'organo giurisdizionale del controllo un
potere di annullamento della legge, in modo astratto o generale, si
verrebbe a costituire di fatto un super Parlamento.
E da qui
la possibilit di gravi conflitti politici.
b) Che sia pi opportuno e conducente allo scopo che nella Costituzione sia stabilito che spetti al governo, al quale
dovrebbe essere comunicata la dichiarazione di incostituzionalit della legge prendere l'iniziativa dinanzi le
Assemblee legislative dell'annullamento o abrogazione della legge ove non ritenga di provocare su que1 punto la
revisione della Costituzione con il procedimento da questa fissato.
In pratica, si anche osservato, richiamandosi la consuetudine americana, che una legge dichiarata incostituzionale
come stato detto con termine espressivo sfibrata, specie se la pronuncia di incostituzionalit affidata all'
organo supremo giurisdiziona1e fornito di grande autorit, per cui la sua disapplicazione si verificherebbe in tutti gli
altri casi simili, ottenendosi in tal modo gli stessi effetti concreti dell'annullamento ,pur evitandosi gli inconvenienti di
ordine politico e tecnico giuridici di una dichiarazione di annullamento della legge da parte dell'organo
giurisdizionale.
A questa obiezione si poteva replicare che se la dichiarazione di incostituzionalit non resta mai circoscritta nella
relativit della cosa giudicata, ma colpisce praticamente la legge di inefficacia, la pronuncia che annulla la legge
costituisce uno stato giuridico conforme agli effetti tipici e caratteristici della dichiarazione di incostituzionalit, e
non fa che portare ad attuazione la stessa volont superiore contenuta nella Costituzione. Come si pu notare
entrambe le tesi, ognuna delle quali pu invocare a suo favore l'esempio di altre Costituzioni nelle quali si vedono
accolti entrambi i principi, hanno a loro sostegno argomenti di non dubbia seriet e rilevanza. L'ampia ed esauriente
discussione svolta non riuscita a conciliare gli opposti punti di vista per cui sono messe ai voti alcune proposte che
qui si riportano. Prima proposta:
- Che il controllo di costituzionalit sia da esercitare solo a istanza di quanti subiscano, per diretta conseguenza della
violazione di norme costituzionali, una lesione di diritti, o di interessi legittimi, sia che si tratti di persone
fisiche sia di enti o collettivit organizzate.
-Che oggetto del controllo stesso debbano essere solo gli atti di applicazione di leggi incostituzionali o anche queste
stesse nei casi in cui ledano in modo diretto e immediato diritti e interessi legittimi.
-Che l'efficacia soggettiva del giudizio di incostituzionalit, limitata al caso deciso, possa esplicarsi oltre tale ambito
in conformit dei principi generali di diritto, quando il provvedimento impugnato abbia carattere collettivo o
generale.
-Che la conoscenza della
questione di costituzionalit della legge
debba essere affidata a
un organo supremo, imponendosi perci la
sospensione del giudizio di merito, nel corso del quale essa sia
stata sollevata.
-Che l'organo del controllo giudiziario di costituzionalit sia formato con giudici della Cassazione e dei supremi
organi di giurisdizione amministrativa. Seconda proposta:
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-Le leggi possono essere impugnate per incostituzionalit.


-Il giudizio devoluto a un apposito organo giurisdizionale.
-La domanda pu essere proposta da qualsiasi cittadino.
-La domanda deve essere proposta entro un certo termine dalla pubblicazione della legge.
Messe ai voti, la prima proposta riporta cinque voti favorevoli e tredici contrari, mentre la seconda approvata
con dodici voti favorevoli e sei contrari.
In ordine alla proposta approvata, da notare che la dichiarazione di incostituzionalit importa l'annullamento
della legge ex tunc.
Quest'ultimo punto, anche discusso suggerendosi da qualcuno di escludere l'effetto dell'annullamento per il passato
approvato, essendosi considerato che una legge annullata deve ritenersi come mai esistita, come accade per ogni
atto annullabile dopo la pronuncia che ne accerta il vizio.
E' infine da aggiungere, come del resto risulta chiaro, che, sollevata una questione di incostituzionalit in un
giudizio di
merito, questo deve essere sospeso sino alla decisione da parte dell'apposito organo della questione pregiudiziale.
E' stato infine deciso che il termine per l'impugnativa dovrebbe essere non molto lungo n molto breve.
Risolto il punto circa gli effetti della pronuncia di incostituzionalit , la scelta dell'organo non pu presentare pi
dubbi.
E' chiaro che esso deve essere unico e avere un prestigio anche politico adeguato alle sue altissime funzioni.
La Sottocommissione ha proposto che questa suprema Corte sia composta da membri eletti nel proprio
seno dalla Corte di Cassazione e in proporzione gradualmente minore dal Consiglio di Stato, dalla Corte dei
Conti, dalle Facolt giuridiche, e anche dagli ordini degli avvocati.
Questa proposta riafferma il carattere essenzialmente giuridico del controllo.
Da altri commissari si prospettato, in considerazione dei riflessi politici che viene ad avere una dichiarazione di
incostituzionalit con efficacia erga omnes, di ammettere la partecipazione nella composizione dell'organo di
rappresentanti autorevoli sia del potere giudiziario sia di quello legislativo.
Questo suggerimento non stato accolto dalla maggioranza nel timore che l'intervento di esponenti politici possa
determinare il pericolo che il controllo di costituzionalit si trasporti sul piano politico.
Secondo la prima proposta di attribuire l'azione di incostituzionalit solo ai soggetti lesi in un loro diritto, o interesse
legittimo, dall'attuazione o dalla promulgazione della legge incostituzionale, secondo i vari casi, la competenza a
conoscere poteva essere riconosciuta a tutti i giudici ordinari, esclusi eventualmente quelli pi in basso nella
gerarchia come conciliatori e pretori, o riservata al supremo organo giudiziario della Corte di Cassazione.
La prima ipotesi detta della giurisdizione diffusa secondo i proponenti avrebbe i seguenti vantaggi:
a) L'operazione tecnico giuridica di interpretazione di una norma costituzionale non pu esimersi
dall'accertare per l'esatta determinazione del contenuto e
dello scopo della norma,
i
convincimenti collettivi riposti nella coscienza dei cittadini intorno ai principi fondamentali che formano la
Costituzione reale di un popolo.
E' perci opportuno che all'interpretazione concorra una molteplicit di organi, sparsi per tutto il territorio dello Stato
e aperti alle risonanze delle diverse cerchie in cui si snoda la societ nazionale e si elabora la pubblica opinione.
b)
La stessa pluralit degli organi assicura una maggiore plasticit alla
giurisprudenza, evitando la possibilit di irrigidimento, renderebbe
possibile il ritorno sugli indirizzi giurisprudenziali e la loro revisione,
scongiurando cos temibili frequenti aspri conflitti fra il potere legislativo e il
potere giudiziario.
c)
Prevedendosi un numero eccessivo di controversie per
incostituzionalit non sembra opportuno il loro accentramento in un
organo solo.
Circa la seconda ipotesi, si osservato che la convenienza di deferire al supremo organo giudiziario la competenza
esclusiva sull'azione di incostituzionalit data dal fine di evitare in questa delicata materia decisioni
contraddittorie e di assicurare un indirizzo uniforme e costante.
Attribuita al controllo di costituzionalit della legge una funzione giurisdizionale di diritto obbiettivo, pu
astrattamente configurarsi un'azione pubblica, esercitata dal Pubblico Ministero per dovere di ufficio, ovvero
un'azione popolare da parte di qualsiasi soggetto quale esponente della collettivit depositaria dell'interesse
pubblico al rispetto e all'attuazione dei principi e delle norme costituzionali. La sottocommissione si dichiarata
in maggioranza favorevole all'ammissione di un'azione popolare. E' stato osservato che il riconoscimento di
un'azione popolare porta il pericolo del moltiplicarsi dei ricorsi promossi in modo avventato e senza adeguata
ponderazione ,pu originare turbamenti nell'opinione pubblica.
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Si perci suggerito di limitare la legittimazione ad agire a organi ed enti pubblici qualificati, oppure a gruppi
organizzati.
Ma stato replicato che l'ammissione dell'azione riservata a enti qualificati, anche a prescindere dalla difficolt
della scelta non elimina la preoccupazione anzi l'aggrava.
Se infatti l'azione del singolo non avr la forza necessaria non sar appoggiata dall'opinione pubblica, ma pu
invece accadere che legittimando all'azione, a esempio, gli organi dei consigli regionali, provinciali , questi mossi dai
loro interessi e dalla loro forza potrebbero costantemente agitarsi per l'accertamento della costituzionalit di una
legge.
L'attore popolare invece sarebbe veramente l'esponente della pubblica opinione, per cui se nessun cittadino
promuove l'azione, pu verificarsi o che si tratti di una violazione puramente marginale della Costituzione, ovvero
che l'evoluzione storico politica della norma costituzionale sia cosi progredita nella coscienza sociale da non fare pi
avvertire l'incostituzionalit della legge, e si potrebbe poi anche esaminare l' opportunit di stabilire un adeguato
deposito a titolo di multa per il caso di soccombenza.
CAPITOLO II Lassemblea Costituente
I Le relazioni della II sottocommissione dellAssemblea Costituente.
II Decreto Legislativo Luogotenenziale n. 98 del 1946, assegna all'Assemblea il compito di redigere la nuova
Costituzione.
L'assemblea costituente il 15 luglio 1946 decide l'istituzione di una Commissione speciale incaricata di elaborare e
proporre il progetto di Costituzione da discutere in aula.
La Commissione composta di 75 membri, presieduta dall'onorevole Meuccio Ruini, nominata il 19 luglio 1946 e
procede nei suoi lavori articolandosi in tre Sottocommissioni:
a)
La prima sui diritti e doveri dei cittadini.
b)
La seconda sull'ordinamento costituzionale della Repubblica, che si
divide a sua volte in due Sezioni rispettivamente per il potere esecutivo e
per il potere giudiziario , e che affida inoltre la redazione di un progetto
articolato sull'ordinamento regionale ad un comitato di 10 deputati facenti
parte della stessa sottocommissione. c)La terza sui diritti e doveri
economico sociali.
Un pi ristretto comitato di redazione ,il comitato dei diciotto, si occupa di redigere la Costituzione coordinando ed
armonizzando i lavori delle tre commissioni.
Il comitato formato dall'ufficio di presidenza dei 75 oltre ai rappresentanti di tutti i gruppi politici. Dalla
seconda sezione della II sottocommissione della Commissione per la Costituzione abbiamo tre relazioni.

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1.1 La relazione del deputato Piero Calamandrei sulla Suprema Corte Costituzionale.
1.1.1

AVVERTENZE PRELIMINARI

Gli articoli che seguono non costituiscono proposte;


ma soltanto pongono una base di discussione, cio una enunciazione di problemi concreti, la cui portata pratica si
scorge pi chiaramente quando si cerchi, come qui si tentato, di racchiuderne la soluzione in formule di legge.
Per questo molte di queste disposizioni sono accompagnate in parentesi da un interrogativo, per far intendere che
la soluzione proposta ha carattere dubitativo e ipotetico, ed ha solamente lo scopo di far rilevare l'esistenza del
problema.
Il relatore si riserva di esporre oralmente alla Sottocommissione i dubbi che egli ha su alcune delle soluzioni qui
formulate.
Probabilmente molte delle disposizioni qui formulate troveranno la loro miglior collocazione in altre parti della
Costituzione
La formulazione di molte di queste disposizioni troppo minuziosa e diffusa per corrispondere allo stile conciso e
generico che meglio appropriato ad una carta costituzionale.
Nella formulazione definitiva gli articoli dovranno quindi essere semplificati e sveltiti, e molte disposizioni dovranno
essere trasferite nella Legge sulla Suprema Corte costituzionale, indispensabile complemento della Costituzione.
Nella formulazione schematica della competenza della Suprema Corte costituzionale sono richiamate per amor
dissimmetria materie che non rientrano tra i temi di studio affidati alla seconda Sottocommissione:
e che dovranno necessariamente dar luogo a discussioni di fronte alle altre Sottocommissioni (per esempio il tema
della tutela individuale dei diritti, di libert, quello del controllo costituzionale sui partiti o del controllo sulla
stampa, ecc.).
1.1.2 Compiti
Art. 27.
Controllo costituzionale sulle leggi.
Il
controllo sulla costituzionalit delle leggi in via incidentale e con efficacia limitata al caso deciso spetta ai
giudici ordinari e in ultima istanza alla prima sezione della Suprema Corte costituzionale;
in via principale e con efficacia generale ed astratta spetta soltanto alla Suprema Corte costituzionale a sezioni
unite.
Art. 28.
Controllo in via incidentale.
Qualora in un giudizio ordinario sia sollevato dalle parti o dal pubblico ministero (che pu appositamente
intervenire a tale scopo) o anche d'ufficio, la questione della incostituzionalit della legge da applicare al caso
controverso, il giudice di qualunque grado, se la ritiene rilevante per la causa da decidere, la risolve in via
incidentale con efficacia limitata al caso deciso.
20

Pu anche sospendere il giudizio, fissando alla parte che ha sollevato' la questione un termine per farla decidere
dalla prima sezione della Suprema Corte costituzionale.
Art. 29.
Decisione in via incidentale della Suprema Corte costituzionale.
Nel caso di sospensione previsto dal precedente articolo, o anche in via di impugnazione contro le sentenze di
primo o di secondo strado che abbiano deciso incidentalmente una questione di incostituzionalit, le parti o il
pubblico ministero possono ricorrere alla prima sezione della Suprema Corte costituzionale, che pronuncia con
efficacia limitata alla causa decisa, annullando se del caso la sentenza impugnata e rimandando al giudice
ordinario la prosecuzione del giudizio.
Art. 30.
Comunicazione della decisione.
La decisione della Suprema Corte costituzionale, se dichiara l'incostituzionalit, comunicata d'ufficio al Presidente
della Repubblica, al Presidente del Consiglio dei Ministri ed ai Presidenti delle due Camere, affinch sia considerata
l'opportunit di prender l'iniziativa per l'abrogazione o la modificazione legislativa della legge dichiarala
incostituzionale.
Art. 31.
Controllo in via principale; legittimazione.
La legge che non sia in vigore da pi di Ire anni pu essere impugnata in via principale per incostituzionalit
dinanzi alle sezioni unite della Suprema Corte costituzionale.
Sono legittimati a proporre tale impugnazione :
a) il procuratore generale Commissario della giustizia, su richiesta di almeno cinquanta componenti di una delle due
Camere legislative, o in seguito a decisione di incostituzionalit pronunciata in via incidentale dalla prima sezione
della stessa Corte;
b) ogni elettore, nei limiti e colle cautele che saranno stabilite dalla legge.
Nel procedimento, che dovr svolgersi entro i termini previsti dalla legge, saranno rappresentati il Governo e le
Camere legislative.
1.1.3 Effetti
Art. 32.
Decisioni della Suprema Corte costituzionale a Sezioni Unite.
La decisione della Suprema Corte costituzionale a Sezioni Unite che accoglie l'impugnazione ha efficacia
meramente dichiarativa della incostituzionalit della legge, ma non pu abrogarne n sospenderne l'efficacia. La
decisione comunicata d'ufficio al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio dei Ministri ed ai
Presidenti della Camera, ed pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica.
Art. 33.
Abrogazione legislativa della legge dichiarata incostituzionale.
l Governo, appena informato della dichiarazione di incostituzionalit, prende l'iniziativa di proporre alle
Assemblee legislative con procedura d'urgenza una legge abrogativa o modificativa della legge dichiarata
incostituzionale; la stessa iniziativa pu essere presa direttamente dalle Assemblee.
Qualora tale proposta non sia approvata, le stesse Assemblee legislative dichiarano sospesa la efficacia della legge
dichiarata incostituzionale, la quale da quel momento ha lo stesso valore di una proposta di modificazione della
Costituzione, da sottoporsi in via d'urgenza al procedimento stabilito per l'approvazione di tali proposte.
Qualora la proposta sia respinta, la legge incostituzionale si ha senz'altro per abrogata.
1.1.4 Composizione
Art. 34.
Composizione della Suprema Corte costituzionale.
La Suprema Corte Costituzionale ha sede in . . . , ed composta di ventiquattro giudici, di tre presidenti di sezione
e di un primo presidente; divisa in tre sezioni, a ciascuna delle quali sono assegnati otto giudici, ed un presidente
di sezione.
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Le sezioni siedono costituite in collegio di sette componenti, compreso il presidente della sezione, le sezioni unite
siedono costituite in collegio di diciannove componenti, compreso il primo presidente e i tre, presidenti di sezione.
L'ufficio di pubblico ministero presso la Suprema Corte costituzionale tenuto dal procuratore generale
commissario della giustizia, coadiuvato da un numero sufficiente di sostituti.
I giudici della Suprema Corte costituzionale sono scelti per met tra i magistrati di grado non inferiore a quello di
consigliere di cassazione, eletti dalla stessa magistratura; per met tra i professori ordinari di materie giuridiche
nelle universit e tra gli avvocati esercenti da pi di venti anni, eletti, su elenchi proposti dalle universit o dai
consigli dell'ordine, dalla Camera dei Deputati. Il primo presidente ed i presidenti di sezione sono scelti dal
Presidente della Repubblica in una delle suddette categorie.
La nomina dei giudici e dei presidenti fatta con decreto del Presidente della Repubblica : essi durano in carica
cinque anni e alla scadenza sono rieleggibili. {Stato giuridico dei componenti la Suprema Corte?).
Art. 35. Competenza delle sezioni.
La competenza delle sezioni della Suprema Corte costituzionale cos distribuita:
sezione prima : ricorsi per incostituzionalit delle leggi in via incidentale; tutela individuale dei diritti di libert;
sezione seconda: conflitti di competenza legislativa tra lo Stato e le regioni; conflitti di' attribuzioni tra i diversi
poteri;
sezione terza : controllo sui partiti e sulla stampa (?).
Alle Sezioni Unite riservata la competenza sulle impugnazioni in via principale per incostituzionalit delle leggi; e
sulla responsabilit penale del Presidente della Repubblica e dei Ministri.
1.1.5 Rinvio
Art. 36.
Legge sulla Suprema Corte costituzionale.
L'ordinamento della Suprema Corte costituzionale e il procedimento da seguire dinnanzi ad essa sono regolati da
un'apposita legge, modificabile soltanto nelle forme e colle garanzie stabilite per modificare la presente
Costituzione.

1.2 La relazione del deputato Giovanni Leone sulla Corte di Garanzia Costituzionale
1.2.1 CORTE DI GARANZIA COSTITUZIONALE
I. universalmente riconosciuto che la rigidit di una Costituzione costituisce un vano strumento di difesa dei
principi fondamentali d'organizzazione della vita di un popolo se non accompagnata dalla creazione di un
apposito organo che vigili alla osservanza della stessa e la garantisca contro ogni tentativo d'annullamento.
Controverso, pertanto, non il punto della necessit, pi che opportunit, della creazione di un simile organo; bens
quello della scelta dell'organo pi appropriato a simile funzione. In questo riguardo tre sono le soluzioni che pi
concretamente possono profilarsi: a) attribuzione al potere legislativo del compito di osservare e far osservare la
Costituzione; b) attribuzione del potere di garanzia della Costituzione al pi alto organo giudiziario (Corte di
cassazione); e) attribuzione ad uria Corte di garanzia costituzionale.
La prima ipotesi da scartare senz'altro, dovendo l'organo preposto alla vigilanza del rispetto del limite
costituzionale degli atti legislativi o esecutivi essere al disopra degli eventuali poteri interessati. E poich la
incostituzionalit pu inficiare un atto del potere legislativo, evidente che a questo pu chiedersi di autolimitarsi,
ma non anche di giudicare della legittimit della propria attivit.
22

Ci posto resta da scegliere tra le due altre ipotesi: Corte di cassazione o Corte di garanzia costituzionale. Nessun
motivo osterebbe, in sostanza, ad una soluzione che affidasse il controllo della costituzionalit degli atti del potere
legislativo e del potere esecutivo alla Corte di cassazione. Ma - a parte il non decisivo rilievo dell'immensa mole di
lavoro che si verrebbe in tal modo ad imporre al supremo organo giudiziario s da intralciarne il lavoro di ordinaria
giurisdizione - va considerato essere preferibile che una Corte predisposta per l'osservanza dei limiti di
costituzionalit sia al di fuori di ciascuno dei tre tradizionali poteri; e, naturalmente, al di sopra; mentre, dal punto
di vista della sua costituzione, sarebbe opportuno chiamare a farne parte, insieme con alti magistrati, uomini di
scienza ed anche personalit del mondo politico tratte o dai vari organismi politici del paese o dal novero di quelli
che, pur avendo appartenuto al mondo politico attivo, siano per la loro autorit o per il loro prestigio svincolati
da interessi di partiti o gruppi. Si ritiene, pertanto, opportuno proporre la creazione di una Corte di garanzia
costituzionale.
II. Affermata la necessit della creazione di una Corte costituzionale, occorre prendere in esame il delicatissimo
problema dei limiti delle attribuzioni di tale organo. questo un campo nel quale si proiettano tutti i riflessi della
nuova struttura statale. Per questa ragione, in questa fase di lavoro diviso per zone separate, il presente schema
non pu essere che vago e frammentario. Tuttavia, procedendo per supposizioni, in riferimento anche a quanto si
va svolgendo . in campi di studio diversi, pu prospettarsi il seguente quadro di situazioni riferibili alla funzione
della Corte costituzionale:
a)conflitto tra norme costituzionali e norme ordinarie generali o regionali (sul presupposto di un potere legislativo
delle regioni possiamo distinguere le norme, sia pure con terminologia provvisoria e pertanto impropria, in norme
generali e norme regionali);
b)conflitto tra norme ordinarie generali e norme ordinarie regionali (conflitto che pu incidere nella competenza per
materia o
per territorio, per cosi dire, dell'ente regionale in materia legislativa);
c) conflitto tra gli atti del potere esecutivo e norme costituzionali (da tenersi distinto da conflitto tra atti del potere
esecutivo e norme ordinarie, il quale rester di competenza della giurisdizione amministrativa o, nel caso di
assorbimento di questa, della giurisdizione ordinaria). In questo conflitto assumono un posto centrale tutti i casi di
violazione del fondamentale diritto di libert del cittadino,. che verranno consacrati nella Costituzione. Per la
corretta formulazione dell'articolo 1 - la quale, nell'annesso progetto, pertanto provvisoria - indispensabile
conoscere quale nuova organizzazione e disciplina sar predisposta del potere legislativo. evidente, infatti,, che la
istituzione di un Corte di garanzia costituzione presuppone una gerarchia delle fonti, alla quale pu farsi
riferimento per delimitare la sfera d'attribuzione della Corte medesima. Non si reputa opportuno proporre
l'istituzione di Corti costituzionali regionali, sia perch essa sarebbe incompatibile con la visione alta ed augusta di
una Corte unica centrale, sia perch potrebbe condurre ad una divergenza di decisione tra diverse Corti regionali
(per esempio in materia regolata in maniera identica o analoga da due o pi regioni), che varrebbe certamente (a
parte gli altri profili) a svalutare la funzione regolatrice della Corte costituzionale.
La incostituzionalit, pertanto, degli atti legislativi o amministrativi regionali, nei limiti d'attribuzione della Corte
costituzionale, sar portata a conoscenza di questa.
III. Terzo punto concernente la Corte costituzionale quello della legittimazione ad agire. La Costituzione
austriaca del 1930 (con le successive modifiche) - che rappresenta uno dei modelli pi rispettabili di organizzazione
della Corte costituzionale - riconosceva il potere di domandare l'incostituzionalit di una legge (art. 140) a
seconda dei casi: alla Corte Suprema di giustizia o alla Corte di giustizia amministrativa (caso dell'incostituzionalit
di una legge federale' o di un Paese); al Governo federale (caso dell'incostituzionalit delle leggi del Paese); al
Governo d'un Paese (caso dell'incostituzionalit di leggi federali); mentre per i regolamenti il potere di domanda
(art. 139) veniva riconosciuto ai tribunali (caso d'illegittimit dei regolamenti delle autorit federali o del Paese); al
Governo federale (illegittimit dei regolamenti delle autorit. dei Paesi); al Governo dei Paesi (illegittimit, dei
regolamenti delle autorit federali).
In sostanza, nella Costituzione austriaca il diritto di attivare l'intervento della Corte costituzionale (tranne i casi di
iniziativa d'ufficio) spettava unicamente ai Governi, o ad altre autorit. Nessun potere d'iniziativa veniva
riconosciuto al cittadino. Ora su questo punto, a criterio del relatore, bisogna allargare la sfera d'iniziativa,
attribuendo tale potere anche al cittadino. Ci sia per obbedire ad un'esigenza di attuazione larga del principio
democratico, sia per svincolare la tutela del diritto del cittadino dal giudizio di un organ, che pu in buona o in
mala fede sacrificarlo mediante il mancato esercizio del potere d'iniziativa. Con tale, allargamento si produce
-questo indubbio - un lavoro che pu essere perfino immenso al nuovo organo costituzionale; ma si afferma
23

certamente (e questo dovrebbe bastare a giustificare l'estensione) una pi reale ed autentica garanzia della
costituzionalit della vita nazionale.
Conviene, infine, prospettare un'ultima situazione: l'opportunit cio di istituire un organ promotore del processo
di costituzionalit, che dovrebbe avere una funzione analoga a quella del pubblico ministero nei procedimenti
giurisdizionali. All'obiezione secondo la quale in tale organo si verrebbe ad accentrare un enorme potere, che mal si
addirebbe ad uno Stato di libert, si risponde agevolmente, considerando che la facolt d'iniziativa - mentre
costituisce il massimo elemento di garanzia di costituzionalit -non pu in alcun modo essere intesa come un vero
e proprio potere, bens come una potest, nella quale non pu ravvisarsi alcun contrasto con un'organizzazione
liberale dello Stato.
Ci posto, pu delinearsi il seguente schema di quelle che vengono, con un termine non molto improprio, chiamate
le parti nel processo di costituzionalit delle leggi:
1 )organi supremi del potere esecutivo: Capo dello Stato, Capo del Governo, Ministro nella cui sfera
d'amministrazione rientra la materia controversa; organo del potre esecutivo regionale;
2) organo del potere legislativo (una delle due Camere); organi legislativi regionali;
3) pubblico ministero presso la Corte costituzionale;
4) organi giudiziari, i quali' potranno esercitare il potere di iniziativa quando venga in questione la
costituzionalit di una norma o di un atto del potere esecutivo in sede di procedimento di loro cognizione;
5) cittadini o enti aventi interesse alla dichiarazione di incostituzionalit di una norma o di un atto del potere
esecutivo, Occorre, naturalmente, riconoscere il dir ritto della Corte costituzionale di esaminare d'ufficio la
costituzionalit di ' una norma, quando tale esame si presenta come pregiudiziale per una decisione da emanare.
Non si reputa opportuno concedere a quisque de populo, a titolo di azione popolare, il diritto di adire alla Corte;
giacch - a parte il rilievo che dell'opinione pubblica devono farsi interpreti gli organi legittimati ad agire e lo stesso
pubblico ministero prsso la Corte medesima - chiaro che un tale principio potrebbe condurre ad un eccsso di
lavoro per la Corte tale da paralizzarne quasi il funzionamento.
IV. Il quarto punto da risolvere attiene all'efficacia della decisione (che ben pu chiamarsi sentenza) della Corte
costituzionale.
evidente che la sentenza che riconosce l'incostituzionalit della norma o dell'atto amministrativo ne pronuncia
l'annullamento; com' evidente che, trattandosi di nullit assoluta (carattere dichiarativo della sentenza), a rigore
l'efficacia della sentenza retroagisce (ex lune e non ex nunc). Da ci, con la riviviscenza della norma o della
situazione precedente, discende anche la caducit di tutti gli atti compiuti in forza delle norme o dell'atto annullato
medio tempore. Questa soluzione, se giuridicamente impeccabile, dal punto di vista dei riflessi pratici pericolosa
e pu apparire iniqua: da una parte, come esattamente si rileva, non sempre rispondente agli interessi della
collettivit il far rinascere in vita una norma abrogata; dall'altra pu l'annullamento ex tunc portare non
indifferenti squilibri nella vita nazionale.
Per risolvere la delicata situazione non neppure consigliabile l'opposto principio (accolto dalla Costituzione
austriaca) dell'annullamento ex nunc, valevole cio dal giorno della pubblicazione della sentenza; e neppure il
criterio, suggerito da qualche studioso italiano, e dedotto dalla disciplina di diritto amministrativo di situazioni
analoghe,, di attribuire all'organo legislativo che eman l'atto annullato il diritto di chiedere alla Corte
costituzionale (che prima della pubblicazione, gli avr notificato la decisione di annullamento) di sospendere
l'efficacia della decisione per un certo periodo (il cui limite massimo dovrebbe essere fissato nella Costituzione) tale
da permettere l'emanazione di un nuovo atto legislativo con norme retroattive atte ad adeguare la situazione
alla pronuncia di annullamento.-Questo criterio da scartare - a parte il rilievo della sua complicata
organizzazione,. che conduce a stabilire dei rapporti quasi sotterranei tra Corte costituzionale ed organo legislativo
- perch non da pensare che la pubblicazione di una sentenza della Corte costituzionale, possa venir sospesa
per un periodo che potrebbe essere, lunghissimo, dovendo questo adeguarsi al lento funziona-1 mento dei congegni
di creazione delle lggi; con un conseguente maggiore svantaggio per la stabilit delle situazioni sottoposte alla
norma in discussione. In questo groviglio di difficolt e di opposte, rispettabili esigenze, non resta altra
soluzione che attribuire alla Corte costituzionale il potere, nell'annullare ex tunc la norma o l'atto amministrativo, di
stabilire un regolamento delle situazioni disciplinate dalla legge o dall'atto dichiarato nullo per il tempo
intercorrente fra l'emanazione di questi e la pubblicazione della sentenza; con la riserva che nel caso di azione
promossa da cittadini o enti, la dichiarazione di nullit nei confronti dei medesimi opera con piena efficacia
retroattiva.
Occorre, infine, nel disciplinare la l'unzione della Corte costituzionale, tener conto di un'importantissima esigenza:
quella di evi-. tare che la possibilit illimitata nel tempo di impugnare norme o atti amministrativi importi
instabilit della legge o dell'atto, la quale, a parte le notevoli ripercussioni sulla . vita di relazione, minerebbe lo
24

stesso prestigio della legge o del potere esecutivo, conducendolo cosi ad uno stato di incertezza e di sfiducia
pericolosissima specie per uno Stato che rinasce. Da ci la necessit di delimitare entro un termine perentorio il
potere d'impugnativa.
V. Abbiamo fin qui discorso della Corte costituzionale come garanzia della costituzionalit della
legislazione e perfino di alcuni atti del potere esecutivo.. Dobbiamo ora occuparci delle funzioni che a tale Corte
potrebbero essere assegnate in tema di responsabilit politica (o, meglio, costituzionale) dei pi alti organi del
potere esecutivo. Sull'opportunit o meno di attribuire un controllo ad un organo estraneo alle Camere sulla
condotta di detti organi non agevole trovare una via di. scelta. La Costituzione austriaca - alla quale i siamo
gi riferiti riconosce (art. 142) alla Corte questo diritto. In senso opposto potrebbe apparire consigliabile
conservare il diritto di giudicare la condotta dei pi alti organi del potere esecutivo (e, quindi, di destituirli) alle
due Camere, trattandosi di un giudizio che - anche quando appare di stretto contenuto giuridico - non mai
scevro, per lo meno per quanto concerne le conseguenze, di riflessi. politici, talora decisivi per la vita del Paese. La
disciplina di tale potere di sindacato della condotta dei pi alti organi del potere esecutivo dovr essere studiata in
un momento pi maturo della elaborazione della Costituzione, specie per i notevoli riflessi che derivano da tutta
l'organizzazione della vita statale.
Va rimandata, del pari, ad un momento successivo la questione dell'opportunit di attribuire alla Corte
costituzionale il potere di giudicare della conformit alle norme costituzionali della attivit dei partiti.
VI. Conviene, infine, assegnare alla Corte costituzionale il potere di intervenire, su domanda, in via preventiva,
per risolvere conflitti tra potere legislativo e esecutivo regionale e potere legislativo e esecutivo centrale.
Naturalmente, com' stato esattamente proposto, la decisione della Corte costituzionale varr come
interpretazione obbligatoria della Costituzione.

1.2.2 Compiti
CORTE DI GARANZIA COSTITUZIONALE
Art.1.
La Corte di Giustizia costituzionale garantisce' la costituzionalit delle leggi, dei regolamenti e degli atti
amministrativi emanati dagli organi centrali o regionali.
Art. 2.
Le Corte di Giustizia costituzionale decide su domanda:
1) del Presidente della Repubblica:
2) del Presidente del Consiglio dei Ministri;
3) di un Ministro, quando si tratti di norma o di atto, concernente la sfera d' amministrazione cui preposto;
4) del Capo del potere esecutivo regionale;
5) di uno dei due rami del Parlamento o da un organo legislativo regionale;
6) del pubblico ministero presso la Corte, medesima;
7) di un organo del potere giudiziario, quando si tratti di questione pregiudiziale di un procedimento di cognizione
del medesimo;
8) di un cittadino, o di un ente, ancorch non riconosciuto, quando si tratti di norma o di atto del potere
esecutivo concernente un diritto, una potest o una facolt garantiti, da una norma costituzionale.
Nei casi previsti dai numeri 3, 4, 5 (seconda parte) e 8 per esercitare il diritto di domanda occorre avere
interesse alla dichiarazione di nullit.
Gli organi legislativi centrali e regionali agiscono per mezzo di particolari Commissioni.
25

1.2.3 Composizione
Art. 3.
La Corte di Giustizia costituzionale composta da
un presidente;
otto membri ordinari;
quattro supplenti.
La Corte giudica' con la composizione di nove membri.
Tre dei membri devono essere scelti tra i magistrati con funzioni npn inferiori a consiglieri di cassazione equiparati,
escluso il primo presidente della cassazione.
Due membri della Corte di Giustizia costituzionale devono essere scelti tra i professori ordinari di materia giuridica
delle. Universit che abbiamo non meno di dieci anni d'insegnamento di ordinario.
I
magistrati ed i professori universitari cessano dalle funzioni e
dall'impiego. Gli altri membri devono possedere i requisiti di eleggibilit a
deputato.
II
presidente ed i membri ordinari e supplenti sono eletti dai due rami del Parlamento e dai Capi delle
deputazioni regionali
riuniti in assemblea nazionale, col sistema della votazione segreta, e con la maggioranza dei due terzi.
In caso di tre votazioni, da tenersi ciascuna a distanza di due giorni, che non raggiungano la
predetta maggioranza, si procede ad una quarta votazione segreta con maggioranza semplice.
Per i giudici della Corte di Giustizia costituzionale non vigono limiti di et.
Il presidente ed i giudici durano in carica dieci anni e sono rieleggibili. Possono, tuttavia, venir dispensati dalle
funzioni ih caso di malattia che ne comprometta il libero esercizio, su richiesta del Capo dello Stato o del Governo o
di un quarto di deputati o dei senatori. La dispensa viene pronunciata dalla medesima Corte di Giustizia
costituzionale. Art. 4.
Il pubblico ministero presso la Corte, di Giustizia costituzionale viene eletto col medesimo sistema dei membri della
Corte di cui all'articolo precedente; e viene scelto dai magistrati con funzioni non inferiori a consigliere di
cassazione, sostituto procuratore generale di Cassazione o equiparate o trai professori ordinari di Universit di
materia giuridica che abbiano non meno di dieci anni d'insegnamento di ordinario. Valgano nel resto le
disposizioni contenute nell'articolo precedente. Art. 5.
Sono eleggibili alle funzioni di presidnte, giudici e pubblico ministero anche magistrati e professori gi collocati a
riposo.
Non sono eleggibili:
1) il Capo dello Stato, i. Ministri e i Sottosegretari; 2) i
deputati, i senatori, i deputati regionali; 3) i Capi del
potere esecutivo, regionali e provinciali;
4) coloro che siano stati deputati, senatori, deputati regionali, Capi del potere esecutivo regionale o provinciale da
non oltre quattro anni. Art. 6.
Al presidente, ai giudici ed al pubblico ministero viene assegnato, a vita, anche dopo la cessazione delle funzioni, il
trattamento economico pari al primo presidente della Corte Suprema di cassazione.
1.2.4 Effetti
Art. 7.
L'azione di nullit deve essere proposta nel termine perentorio di tre mesi dalla pubblicazione della norma o dalla
conoscenza dell'atto amministrativo.
Art. 8.
26

La sentenza che dichiara nulla la legge, il regolamento o l'atto amministrativo viene pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale, della Repubblica.
La dichiarazione di nullit ha vigore dal giorno in cui entrata in vigore la legge, il regolamento o l'atto annullato.
Con la medesima sentenza la Corte pu disporre Un regolamento particolare da valere dal. momento. di entrata
in vigore della legge, del regolamento o dell'atto annullato fino a sei mesi successivi alla pubblicazione della
sentenza nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica. Tale regolamento non ha efficacia nei confronti del cittadino o
dell'ente interessato alla dichiarazione di nullit.
La sentenza che rigetta la domanda viene pubblicata nella Gazzetta Ufficiale.
Una domanda rigettata non pu essere riproposta neppure da altro soggetto, tranne, in questo ultimo caso, per
un diverso motivo di nullit.
Art. 9.
La Corte di Giustizia costituzionale su domanda risolve conflitti in via preventiva, nel caso che i medesimi sarebbero
di competenza in sede giudiziaria della medesima.
La sentenza viene pubblicata nella Gazzette Ufficiale e vale come interpretazione vincolante della Costituzione. In
tal caso non potr essere esperita successivamente azione di nullit neppure da altro soggetto, tranne per un
diverso motivo di nullit.
Art. 10.
Con successiva lgge di carattere costituzionale saranno stabilite le norme per il funzionamento della Corte.
Innanzi alla Corte ammessa l'assistenza di un difensore, che sar un avvocato iscritto nell'albo dei patrocinanti
presso la Corte Suprema di cassazione, ovvero un deputato nazionale o regionale, ovvero un senatore.
Tutti gli atti innanzi alla Corte sono esenti da bollo o altro carico fiscale.
Art. 11.
Nel caso di domanda di nullit di un atto amministrativo proposta ai sensi del n. 8 dell'articolo 2 la
domanda non ammissibile se non stati esperiti i ricorsi amministrativi in via gerarchica.
Art. 12.
La Corte di Giustizia costituzionale decide in maniera inoppugnabile sulla propria competenza.

1.3 La relazione del deputato Gennaro Patricolo sulla Suprema Corte Costituzionale
1.3.1 LA SUPREMA CORTE COSTITUZIONALE
Uno Stato veramente democratico non deve solo realizzare la partecipazione del popolo ai poteri statali, ma
anche determinare la sfera delle libert dei cittadini e dei loro diritti, per mezzo di una legge fondamentale che fissi
in pari tempo i limiti delle funzioni dei poteri costituzionali dello Stato.
E questa legge, fin quando non sia modificata, costituisce impegno morale oltre che giuridico da parte del popolo,
dei suoi rappresentanti, dei suoi amministratori e dei suoi giudici, di osservarla lealmente e scrupolosamente. Ogni
infrazione alla Costituzione contiene offesa alla volont del popolo sovrano e va adeguatamente repressa, donde
la necessit di tutelare la Costituzione contro chiunque vi porti offesa in dispregio all'ordine giuridico e alla
sovranit popolare.,
Uniformandomi a tali concetti ho configurato un organo supremo di garanzia che ha il fine precipuo di tutelare
quell'ordine giuridico, politico, sociale ed economico dello Stato che sar fissato nella nuova Costituzione, e tale
organo di garanzia indico col nome di Suprema Corte Costituzionale.
Varie Costituzioni moderne hanno adottato prima di noi questo tipo di Corte di garanzia. Ma si tratta di Stati
federali o a largo decentramento regionale' (Stati Uniti d'America, Germania, Austria, Spagna) in cui appare
necessaria la tutela delle leggi costituzionali in vista di eventuali violazioni da parte dei poteri federati o
regionali.
Possiamo perci affermare che le Corti di garanzia esperimentate in altri Stati rispondono a necessit di carattere
giuridico, in certo senso strutturale, pi che ad esigenze politiche di ordine democratico.
Notiamo pure che dette Corti o sono strutturalmente dipendenti dai Poteri politici (Costituzione austriaca)
o formano parte integrante del Potere giudiziario (Costituzione statunitense).
Tocca a noi evitare gli istituti di ibrida configurazione e non rispondenti alle reali necessit sociali e politiche dello
Stato democratico e penso che la Corte Costituzionale italiana debba essere organo di suprema giurisdizione
assolutamente indipendente dai tre poteri.
27

Ritengo perci che nella nostra Costituzione il problema della Suprema Corte debba essere affrontato e risolto nel
quadro di un
ordinamento che sia rispondente a quei concetti di chiarezza e di precisione cui sempre si uniformarono nel
passato i nostri maestri del diritto.
Noi dobbiamo creare un organo di garanzia che risponda alle esigenze democratiche del Paese e che serva a
rendere efficace la tutela della Costituzione.
Lo schema che presento e che mi propongo di illustrare dettagliatamente in sede di discussione, pone i canoni
fondamentali della Corte, sia in riguardo alla sua struttura sia in rapporto alle sue funzioni.
Preciso qui d'essermi uniformato ai seguenti concetti basilari:
a) la Suprema Corte Costituzionale deve essere indipendente dai tre poteri dello Stato e deve ricevere la sua
autorit dalla volont del popolo sovrano;
b) le sue funzioni giurisdizionali non devono essere eccessivamente numerose, come avviene in altre Costituzioni,
onde conservare , l'alto prestigio di cui deve godere principalmente per l'importanza dei compiti ad essa devoluti.
c) la suprema Corte Costituzionale deve costituire il baluardo della Costituzione e dellordine democratico, e perci
ad essa deve essere affidato il compito ,di arginare ogni eventuale tentativo di sovvertimento istituzionale,
facendole anche assumete in particolari contingenze le funzioni devolute al potere esecutivo ed al Capo dello
Stato.
1.3.2 Composizione
Art. 1.
La Suprema Corte Costituzionale composta di :
a) un presidente;
b) due vice-presidenti;
c) dodici consiglieri. Art.
2.
I
membri della Suprema Corte Costituzionale sono eletti :
a)tre, fra i Presidenti di Sezione ed i Consiglieri della Corte di cassazione:
b)uno, fra i Presidenti di Sezione e i Consiglieri della Corte dei conti;
c) uno, fra i Presidenti di Sezione ed i Consiglieri del Consiglio di. Stato;
d)cinque, fra i docenti di materie giuridiche presso le Universit designate dalla legge, dopo venti anni di
insegnamento: e)cinque, fra gli avvocati patrocinanti da almeno venti anni presso la Corte di cassazione.
Art. 3.
II
pubblico ministero costituito da
a)un procuratore generale;
b)due vice-procuratori generali
Art. 4.
I membri del pubblico ministero sono eletti tra i procuratori generali della Magistratura Art.
5.
Le elezioni dei membri della Suprema Corte Costituzionale e del pubblico ministero presso la Suprema Corte
Costituzionale, sono eseguite secondo le disposizioni di apposita legge. Art. 6.
I
membri della Suprema Corte Costituzionale e del pubblico ministero presso la Suprema Corte
Costituzionale restano in carica fino ai limiti di et stabiliti per legge Art. 7.
II
presidente e. i vice-presidenti della Suprema Corte Costituzionale sono eletti ogni tre anni dai membri della
Suprema Corte Costituzionale.
La nomina del presidente deve essere convalidata dalla volont popolare mediante referendum.
Art. 8.
t membri della Suprema Corte Costituzionale e del pubblico ministero presso la Suprema Corte Costituzionale, sotto
pena di decadenza, non possono ricoprire altre cariche pubbliche n impieghi pubblici e privati, n possono
svolgere attivit politica, n esercitare professione, commercio, o industria, n partecipare in qualit di
amministratori o sindaci, in societ con fine di lucro, e devono astenersi da ogni occupazione o attivit che non sia
compatibile con la dignit del loro alto ufficio.
28

Art. 9.
Salvo nei casi in cui la legge prescrive l'arresto in flagranza di reato, i membri della Suprema Corte Costituzionale e
del pubblico ministero presso la Suprema Corte Costituzionale non possono essere privati della loro libert
personale senza la preventiva autorizzazione a procedere della Suprema Corte Costituzionale.
1.3.3 Compiti
Art. 10.
La Suprema Corte Costituzionale provvede alla tutela della Costituzione e dell'ordine interno dello Stato in caso di
carenza del potere
esecutivo.
Aut. 1l.
La Suprema Corte Costituzionale giudica:
a) sulla responsabilit politica e di lesa costituzione del Capo dello Stato e delle Alte cariche dello Stato;
b) sulla responsabilit, penale del Capo dello Stato e delle Alte Cariche dello Stato, compresi gli stessi membri della
Suprema Corte Costituzionale;
c) sulla costituzionalit delle leggi:
d) sulla validit delle leggi;
e) sui conflitti fra:
l) Capo dello Stato e uno dei Poteri dello Stato; 2)
i Poteri dello Stato tra di loro; 3) i Poteri dello
Stato e le Regioni. Art. 12.
L'azione di responsabilit di cui all'articolo 11, lettere a) e b), pu essere iniziata su richiesta di qualsiasi cittadino
italiano, previa deliberazione delle Camere.-L'azione di cui all'articolo 11, lettera c) e d) pu essere iniziata
d'ufficio o su richiesta di un membro del parlamento o del Governo, del Potere Giudiziario, di una Regione o di
almeno cinquecento cittadini italiani. L'azione di cui all'articolo 11, lettera e) pu essere iniziata su richiesta del
Capo dello Stato, di uno dei Poteri dello Stato o di una Regione. Art. 13.
La Suprema Scorte Costituzionale pu disporre la sospensione dalla carica nei riguardi della persona sottoposta a
procedimento di responsabilit, di cui all'articolo 11, lettere a) e b). Art. 14.
In caso di sospensione dalla carica del Capo dello Stato, i suoi poteri vengono temporaneamente assunti dal
Presidente della Suprema Corte Costituzionale.

Art. 15.
La Suprema Corte Costituzionale pu, con la sua decisione, disporre la decadenza dalla carica della persona
sottoposta a procedimento di responsabilit, di cui all'articolo 11, lettere a) e b).
1.3.4 Effetti
Art. 16.
Le sentenze della Suprema Corte Costituzionale riguardanti le materie di cui all'articolo il, lettere e), d), e) hanno
efficacia erga omnes e vincolano tutti i cittadini e tutte le pubbliche amministrazioni, compreso lo Stato.
Art. 17.
I giudizi della Suprema Corte Costituzionale sono definitivi ed inoppugnabili.
Art. 18.
Per la tutela della Costituzione e per la esecuzione delle proprie decisioni, la Suprema Corte Costituzionale pu
disporre delle Forze armate dello Stato e pu richiedere l'ausilio di ogni altro organo dello Stato.
Art. 19.
La Suprema Corte Costituzionale indipendente dal potere legislativo, esecutivo e giudiziario.
29

Art. 20.
Sono alle dipendenze del presidente della Suprema Corte Costituzionale i Corpi Consultivi e gli Organi di Controllo
dello Stato che conservano la loro autonomia gerarchica e funzionale,anche nei confronti della Suprema Corte
Costituzionale.

2 Resoconti sommari della seconda sezione della seconda sottocommissione dell'Assemblea costituente

2.1

Resoconto sommario della seduta del

13 gennaio 1947

ASSEMBLEA COSTITUENTE
COMMISSIONE PER LA COSTITUZIONE
SECONDA SOTTOCOMMISSIONE
(SECONDA SEZIONE)
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE CONTI
PRESIDENTE mette in discussione il tema della Suprema Corte costituzionale.
Fa rilevare in proposito che, secondo il progetto Calamandrei, a tale organo potrebbe essere deferito il giudizio sulla
incostituzionalit di leggi e di decreti, mentre secondo altre proposte gli sarebbe solamente riconosciuta la facolt di
esame di singoli atti e provvedimenti e non il sindacato su leggi e decreti. Altri, infine, vorrebbero attribuirgli anche
la risoluzione di conflitti tra Stato e Regioni.
necessario, quindi, a suo avviso, arrivare innanzi tutto a un'intesa sugli scopi e sulle funzioni di questo nuovo
organo.
BOZZI, senza esprimere per ora la sua personale opinione, indica i punti sui quali ritiene che dovrebbe svolgersi la
discussione sulla Corte costituzionale:
1) Decidere innanzi tutto se il nuovo organo debba o no essere costituito. Si sostiene, infatti, da taluno che le sue
particolari funzioni di controllo potrebbero essere affidate alla Magistratura; oppure, che le eventuali
incostituzionalit di provvedimenti legislativi potrebbero essere segnalate al Parlamento per la revoca.
2) Stabilire quali debbano esserne le funzioni e quale l'efficacia delle decisioni; se, cio, queste debbano limitarsi
alla disapplicazione della norma al caso concreto o si estendano all'annullamento della norma stessa erga omnes
; e se si debba delineare un procedimento in via incidentale unitamente a quello in via principale.
3) Fissarne i rapporti con le Camere. Il Parlamento l'autore della legge, e sarebbe, quindi, soggetto al controllo
della Corte; onde si pu domandare se veramente necessario stabilire la soggezione incondizionata del
Parlamento alla Corte o se, prima della pronuncia di annullamento di una legge, il Parlamento debba essere
sentito.
4) Decidere quali debbano essere gli attori nel procedimento davanti alla Corte: se possa essere qualsiasi cittadino
(una specie di azione popolare), ovvero se debba essere un organo od ente legittimato ad agire.
30

5) Stabilirne infine la composizione: se, cio, debba essere organo politico od organo esclusivamente tecnico,
oppure misto.
UBERTI ritiene che la competenza della Suprema Corte debba essere molto limitata, affinch non ne sia snaturata
l'essenza. Se il suo compito sar, infatti, quello di giudicare della costituzionalit (garanzia per il cittadino che tutti
gli organi dello Stato agiscano in armonia con la Carta costituzionale), necessario limitarne la sfera d'azione.
L'efficacia del suo intervento dovrebbe realizzarsi, quindi, pi che attraverso la molteplicit delle decisioni,
attraverso la remora che deriva dalla possibilit di ricorso al suo intervento, in quanto evidente che la
preoccupazione che una legge possa essere annullata per incostituzionalit, tratterr i competenti organi
dall'emanare disposizioni che non siano in armonia con la Costituzione.
Non ritiene ammissibile che spetti al Parlamento giudicare della incostituzionalit di una legge, in quanto con ci
esso verrebbe a controllare se stesso. Con una Costituzione rigida, come quella che si sta preparando, si dovr
necessariamente creare un organo superiore che decida sui casi di incostituzionalit; ma, tale organo dovr avere
carattere giurisdizionale, pi che politico. Non gli sembra tuttavia opportuno farne una sezione della Corte di
cassazione - cio un elemento del potere giudiziario ordinario - ma pensa che si debba creare un organo pi alto,
che abbia tale prestigio per cui tutti gli altri organi, i partiti politici ed i cittadini si sentano subordinati alle sue
deliberazioni. La Suprema Corte dovr, quindi, ispirare la massima fiducia ed essere composta di funzionari di
altissimo valore, posti in posizione di assoluta indipendenza e muniti di tutte le necessarie garanzie.
PRESIDENTE pensa che la composizione della Suprema Corte potrebbe essere la seguente: un Presidente e un Vice
Presidente nominati dall'Assemblea Nazionale, e due membri effettivi e due supplenti nominati rispettivamente
dalla Camera, dal Senato, dalla Corte di cassazione, dal Consiglio di Stato. La Corte dovrebbe durare in carica dieci
anni ed avere a sua deposizione le forze armate dello Stato, per l'eventualit, sia pure deprecabile, che i supremi
organi dello Stato venissero meno ai loro doveri.
BOZZI ritiene che la questione della istituzione della Suprema Corte costituzionale sia legata al principio se la
Costituzione debba essere rigida o no. evidente, infatti, che la necessit della sua esistenza si manifesta con un
sistema di Costituzione rigida, in quanto ivi l'ordinamento giuridico presenta una gerarchia di norme, al vertice
delle quali starebbero le leggi costituzionali. Esamina, quindi, il sindacato che dovrebbe esercitare la Suprema
Corte, mettendo in evidenza come il controllo costituzionale abbia due aspetti: uno estrinseco, che sempre esistito,
consistente nel considerare la formazione della legge solo da un punto di vista formale (approvazione da parte
delle Camere, sanzione e promulgazione), ed uno intrinseco, che pu investire un problema di merito, cio politico.
In altri termini, la Suprema Corte potrebbe esaminare se una legge sia o meno rispondente ai princip generali che
nella nuova Carta costituzionale figureranno in misura notevole nella parte generale o nel cosidetto preambolo.
Osserva inoltre che questo problema ha immediata ripercussione sulla composizione dell'organo, in quanto questo,
se fosse esclusivamente tecnico-giuridico, difficilmente potrebbe avere la necessaria sensibilit politica.
CAPPI ritiene necessaria l'istituzione della Corte Suprema costituzionale per le considerazioni svolte dall'onorevole
Bozzi, ossia per la necessit di una valutazione politica delle leggi che valga a temperare la rigidit della
Costituzione. La Suprema Corte, portando il suo esame sull'aderenza delle leggi alle norme generali della
Costituzione, assumer, in un certo senso, la funzione della giurisprudenza, la quale adegua, attraverso
l'interpretazione, la norma legislativa all'evoluzione della coscienza sociale del Paese in un determinato momento.
Dovr, quindi, trattarsi di un organo politico, oltre che tecnico.
Conclude, dichiarando che lo schema proposto dall'onorevole Calamandrei gli sembra degno di considerazione.
AMBROSINI rileva che, se si vuole che siano sindacate le leggi emanate dal Parlamento, necessario che il giudice
sia investito di tutti i poteri di controllo, onde, il suo giudizio si estenda alla corrispondenza della legge ai princip
generali fissati dalla Costituzione. L'essenza della Costituzione rigida sta appunto nel principio fondamentale che il
legislatore ordinario non possa dipartirsi dalle norme e dai principi in essa fissati . Ci corrisponde ad un'esigenza
logica, e d naturalmente all'organo che deve decidere in proposito un grande potere. Negli Stati Uniti, dove vige
questo sistema, il potere del supremo organo giudiziario, della Corte Suprema, tale che diversi scrittori qualificano
31

il regime politico ivi vigente, non tanto come regime presidenziale, quanto come regime del Governo dei Giudici.
Difatti, in caso di contestazione della costituzionalit delle leggi o degli atti del potere esecutivo, l'ultima parola
spetta sempre alla Suprema Corte. Ad essa devono sottomettersi tutti gli organi costituzionali dello Stato, tanto dei
singoli Stati quanto della Confederazione.
Riferendosi all'idea espressa dal Presidente che anche le forze armate vengano messe a disposizione della Suprema
Corte, riesamina la natura ed il modo di esercizio dei poteri di una simile Corte, ed osserva che in questo campo
non si sono purtroppo avuti confortanti risultati in Europa nel passato dopo-guerra. Ricorda gli esempi della
Spagna, della Cecoslovacchia e specie della Germania di Weimar. Tali istituti hanno bisogno, per funzionare, di
poggiare ed essere sostenuti dalla vigile e decisa aderenza della coscienza popolare; pi che sulle forze armate, il
deliberato della Suprema Corte deve basarsi sulla volont di tutto il popolo, altrimenti si entra nel giuoco delle
forze politiche instabili, e si rischia di instaurare un organo condannato a non funzionare o ad essere in bala dei
partiti, e quindi, a dissolversi. Il problema va riguardato non solo dal punto di vista teorico, ma soprattutto in
relazione alla situazione politica esistente ed alla psicologia del paese. L'esempio degli Stati Uniti il pi illustre: la
Corte Suprema della Costituzione del 1777 l'organo che ha funzionato ininterrottamente dalla sua fondazione e
che stato sempre circondato da un indiscusso prestigio. Richiamandone la storia, mette in rilievo come tale istituto
venne svolgendosi attraverso la prassi, e specialmente per l'impronta datagli dal suo grande Presidente, Marshall,
che fu a capo della Corte Suprema per 30 anni e che riusc ad affermare il principio del supremo sindacato della
Corte di fronte a tutta la vita degli Stati Uniti.
Mostra la difficolt di creare in Europa, ed anche in Italia, un organo consimile; ma rileva d'altra parte che
necessario ricorrere a tale sistema, se si adotta il principio della costituzione rigida. Presa questa decisione, bisogna
fare in modo che il congegno funzioni nel modo migliore con la creazione di una Corte dotata della massima
indipendenza.
Invita, quindi, i colleghi ad esaminare a fondo l'argomento nella sua interezza, prima di arrivare ad una decisione
che in realt molto grave, perch si tratta dell'instaurazione di un organo che chiamato, per assolvere la sua
funzione, a sindacare il potere legislativo ordinario.
DI GIOVANNI d'opinione che si debba costituire la Corte costituzionale, naturalmente circondandola di tutte le
garanzie e del pi assoluto prestigio, anche in considerazione del sorgere dell'ente Regione e della conseguente
necessit di risolvere i conflitti che potrebbero nascere tra Regione e Stato e fra le Regioni stesse.
AMBROSINI ricorda che, sugli eventuali conflitti tra Stato e Regione, in sede di seconda Sottocommissione sono stati
studiati mezzi per eliminarne o ridurrne al minimo le cause, e si pensato ad un sistema per il quale tali conflitti
dovrebbero essere decisi dal Parlamento. Ritiene quindi, che prima di affrontare l'argomento, si debba decidere se
sia il caso di mutare il sistema proposto.
UBERTI ricorda che, tuttavia, per il lato formale, ammesso il ricorso alla Corte Suprema.
AMBROSINI risponde che la innovazione vera e propria si riferisce alla sostanza della disposizione legislativa, dato
che il conflitto formale di pura competenza pu essere sempre rilevato dal Magistrato ordinario. Vige oggi, infatti, il
principio che qualsiasi Magistrato pu decidere della costituzionalit o meno della legge e, ove non si devolvesse
tale potere ad un organo speciale, esso potrebbe essere conservato alla Magistratura. La ragione di prevedere una
norma specifica sorge nel caso di conflitto sul merito o di contrasti di interesse tra Stato e Regione, e soprattutto nel
caso di leggi regionali che, pur rientrando nei limiti della competenza stabiliti dalla Costituzione, interferiscano nel
merito sull'interesse di altre Regioni o della Nazione. Su tale questione sarebbe necessario fare una valutazione di
merito, la quale, secondo la maggioranza dei componenti la seconda Sottocommissione, dovrebbe essere affidata al
Parlamento.
MANNIRONI convinto non solo della utilit, ma della necessit della istituzione di una Suprema Corte
costituzionale, anche in considerazione del fatto che, come non pu esservi legge senza sanzione o senza organo che
la faccia rispettare, cos la Costituzione non potrebbe essere validamente instaurata, se non vi fosse anche l'organo
che la difendesse e la tutelasse da possibili insidie e dalle violazioni in cui potrebbe incappare il legislatore ordinario.

32

Rileva che la seconda Sottocommissione partita, nel prendere le sue decisioni, dal presupposto che l'Alta Corte
costituzionale debba essere istituita, in quanto stata prevista, non solo la possibilit di conflitti tra Stato e
Regione, ma anche la possibilit che una legge regionale violi la Costituzione o che una legge nazionale la violi a
danno della Regione. Da ci si giunti a riconoscere la necessit di un organo superiore che possa ristabilire l'ordine
costituzionale violato.
Ritiene, quindi, che si debba innanzi tutto stabilire se tale organo debba essere tecnico, politico o misto. A suo
avviso, esso dovrebbe essere tecnico-politico con funzione altamente giurisdizionale, nel senso che dovrebbe avere il
potere di emanare guidizi e sentenze che gli altri organi dello Stato sarebbero obbligati a rispettare. Quando la
Costituzione si rivelasse, a un dato momento, inadeguata alle mutate esigenze di tempi nuovi, si potr ricorrere
alla revisione della Costituzione. Ma, finch questa sussiste e non modificata nei modi previsti, occorre assicurarne
e garantirne il rispetto, per le stesse ragioni per cui la Costituzione stata voluta ed attuata.
BULLONI contrario all'istituzione di una Suprema Corte costituzionale, e rileva che se l'orientamento della
Commissione tende ad una Costituzione di tipo rigido, non modificabile se non con una procedura straordinaria, il
procedimento per la formazione delle leggi per circondato da tali garanzie, che appare un'aberrazione il
pensare che il Parlamento possa violare i princip costituzionali.
Pensa, quindi, che la Corte costituzionale, se anche fosse istituita, non avrebbe mai ragione di esser chiamata a
decidere, e che, d'altronde, sarebbe assurdo che un organo a carattere tecnico o tecnico-politico, ma non emanante
dal popolo, controllasse leggi formulate dagli organi che sono espressione della volont popolare. La. Corte, a1
massimo, potrebbe essere creata per giudicare della costituzionalit delle leggi regionali e per dirimere gli eventuali
conflitti fra le Regioni e lo Stato.
RAVAGNAN ritiene che, prima di decidere se il progettato organo debba essere o no istituito e quali
eventualmente debbano esserne le funzioni e la competenza, sia necessario tener presente la realt politica del
Paese e considerare il contenuto da dare alla democrazia italiana. Se si pensa, infatti, che nella Costituzione
dovranno essere contemplate, ad esempio, varie forme di propriet (privata, statale, ecc.), da prevedere che la
maggioranza dei voti andr, alle elezioni, a quei partiti che comprenderanno nel loro programma profonde
riforme della struttura economica del Paese; e di conseguenza si avr un Parlamento configurato in modo che le
leggi da esso approvate incideranno sulla propriet privata e forse, in determinati settori, la modificheranno. In tali
condizioni, se un qualsiasi cittadino, appartenente alla opposizione, potesse mettere in moto il meccanismo della
Corte costituzionale, come viene proposto, tutta quest'attivit legislativa riformatrice sarebbe paralizzata, in
quanto un organo porrebbe sotto tutela tutti gli altri, pur senza trarre il suo potere dalla volont della
maggioranza. A suo avviso, , quindi, inaccettabile una Corte Costituzionale del tipo che si propone, ma
necessario piuttosto creare un organismo veramente pratico, in grado di seriamente funzionare, senza correre il
rischio di provocare conflitti irresolubili in forma legale nel Paese.
AMBROSINI chiarisce che, a suo avviso, la ragion d'essere di una Corte costituzionale consisterebbe soltanto nella
possibilit di dar vita ad un organismo simile a quello esistente negli Stati Uniti, il quale, ai tempi della presidenza
Roosewelt, invalid la politica del New Deal e i codici del lavoro adottati dal Congresso, senza con ci
determinare alcuna reazione popolare. Ove non si concedessero tali attribuzioni sovrane alla Corte, essa non
avrebbe ragione di esistere, in quanto il suo fine sta nel sindacare le leggi del legislatore ordinario per stabilire se
rispondano o meno ai princip costituzionali.
BOZZI ritiene che occorra anzitutto discutere sul principio se la Costituzione debba essere a carattere rigido o
flessibile. Fa notare tuttavia che, creando una Costituzione a carattere rigido, si porrebbero dei limiti alla futura
legislazione.
UBERTI, riferendosi alla situazione in cui attualmente ci si trova, osserva che, se si fosse trattato di legiferare in via
normale e puramente ordinaria, non sarebbe stato necessario creare un'Assemblea Costituente. Un normale
Parlamento, che avesse tutt'al pi sostituito il Senato di nomina regia con una seconda Camera, sarebbe stato
sufficiente. Si voleva invece una nuova Costituzione, e nel progetto che si sta elaborando si sono fissati dei princip
giuridici fondamentali valevoli nel settore economico-sociale. Taluno aveva proposto di inserirli nel preambolo; ma,
a ci altri si opposero, sostenendo che non si dovevano legare le mani al futuro legislatore, il quale avr invece la
possibilit di sviluppare e potenziare
33

quei princip secondo la volont popolare espressa dai costituenti. Se in un domani, anche lontano, la situazione
politica italiana sar cos mutata da rendersi necessario un cambiamento della Carta costituzionale, il popolo sar
nuovamente chiamato, attraverso una nuova Costituente, a modificarla.
All'osservazione dell'onorevole Bulloni sull'impossibilit di istituire un organo superiore alle due Camere, che
verrebbe ad essere, quindi, superiore alla volont popolare, risponde che il carattere della Costituzione quello di
un patto fondamentale che determina i limiti dei poteri del futuro legislatore; quindi, la volont popolare non
limitata dalla creazione dell'Alta Corte costituzionale, in quanto stata posta a fondamento della Costituzione e
potr pur sempre modificarla con le forme e nei modi previsti. La Suprema Corte costituzionale non dovr essere,
quindi, una espressione della volont popolare, ma semplicemente un organo di garanzia del rispetto di quella
volont.
FARINI ritiene che la Corte costituzionale debba essere l'espressione della volont e degli interessi delle classi
popolari e, pertanto, se i suoi componenti fossero nominati dall'alto, essi sarebbero avulsi dall'anima popolare. Non
pensa che ci si debba richiamare a costituzioni straniere, come quella americana, le quali, se hanno rappresentato un
passo avanti nello sviluppo della democrazia, sono ancora indietro rispetto al tipo di democrazia che si vuole oggi
realizzare, cio quella popolare. Pensa, quindi, che debba senz'altro essere respinta l'idea di realizzare un organo
superiore che controlli la legalit della legge: compito che, se mai, potrebbe essere riservato al Parlamento.
CAPPI chiede che cosa accadrebbe domani, se sorgesse un Parlamento fascista. FARINI ritiene impossibile l'ipotesi.
LACONI, dopo aver espresso il suo compiacimento per la discussione svoltasi in modo libero, senza che i singoli partiti
abbiano presa netta posizione sulla questione, dichiara di essere rimasto colpito dall'osservazione che nella
Costituzione che si sta elaborando figurano norme a carattere indicativo, cio di orientamento per il futuro
legislatore. Sorge di qui il problema di stabilire a chi spetti il compito di controllare l'esatta applicazione di questi
princip.
A suo avviso, sarebbe assurdo delegare il controllo della costituzionalit delle leggi, che saranno domani elaborate
dal legislatore ordinario, ad un consesso privo di investitura popolare, quale si vorrebbe fosse la Corte
costituzionale. Pensa, tuttavia, che occorra creare delle garanzie: e dovrebbe essere compito delle Camere di
emanare quest'organo di garanzia. Altra cosa un organismo come la Corte costituzionale esistente negli Stati
Uniti, investito di un prestigio che si fonda sul consenso popolare e sulla tradizione americana. Se domani la
democrazia italiana fosse rovesciata da moti di piazza, nessun intervento salvatore potrebbe esservi da parte di
una Corte costituzionale.

2.2

Resoconto sommario della seduta del

14 gennaio 1947

ASSEMBLEA COSTITUENTE
COMMISSIONE PER LA COSTITUZIONE
SECONDA SOTTOCOMMISSIONE
(SECONDA SEZIONE)
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE CONTI
34

PRESIDENTE invita la Commissione a pronunciarsi sulla pregiudiziale se sia opportuno o meno l'istituto della Corte
costituzionale. Personalmente, ritiene che, in via di massima, si possa essere favorevoli alla sua creazione, salvo a
disciplinarne adeguatamente il funzionamento.
LEONE GIOVANNI, Relatore, conviene col Presidente nell'impostazione della pregiudiziale, poich si tratta di un
istituto nuovo, sul quale i colleghi comunisti, nella seduta precedente, hanno prospettato le loro riserve.
Come ha gi spiegato nella sua relazione, ritiene indispensabile la creazione della Corte di garanzia costituzionale,
qualora si parta dal presupposto della formazione di una Costituzione rigida. Lo Statuto albertino, che non aveva la
necessaria rigidit, era stato oggetto di cos frequenti violazioni che, dal punto di vista formale costituzionale,
potevano considerarsi legittime perfino le leggi fasciste.
La rigidit della Costituzione offre gi una barriera, ma occorre predisporre un organo che abbia la possibilit di
farla valere. Questo compito pu essere assolto dalla Costituente, alla quale assegnata la funzione altissima ed
esclusiva di preparare la Costituzione e che non ha nei suoi compiti nemmeno l'attivit legislativa. Da essa si
attende non una legge ordinaria, bens una legge fondamentale, sia perch attinente alla base stessa della vita del
Paese, sia per il vincolo che porr nei confronti del futuro legislatore. Il tessuto della Costituzione deve costituire la
diga oltre la quale il futuro legislatore non dovr andare. Si pu chiedere se questo limite, questo vincolo deve solo
essere di carattere morale e politico, se cio, possa affidarsi al senso di responsabilit delle future Assemblee
legislative il rispetto della Costituzione, o debba prevedersi l'ipotesi che questo vincolo non sia sempre rispettato.
La principale obiezione degli oppositori che la creazione di questa Corte di garanzia costituirebbe una limitazione
della sovranit popolare. Non nega questa limitazione, ma fa considerare il pericolo che l'espressione della volont
popolare possa, in taluni singolari
momenti della vita del Paese, con la formazione artificiosa di una maggioranza, essere interpretata in maniera
difforme alla sua stessa essenza, o in opposizione a quanto la Costituzione ha codificato. Proprio l'esistenza
dell'Assemblea Costituente e le particolari funzioni ad essa affidate conducono decisamente al principio della
rigidit della Costituzione. chiaro che il popolo, eleggendo i suoi rappresentanti alla Costituente, ha loro conferito
il mandato di creare una Costituzione che ne rispecchi la volont e che sia la base della vita futura del Paese.
La sovranit popolare potr solo apportarvi dei mutamenti attraverso quella revisione della Costituzione che forma
uno dei temi allo studio.
L'aver posto una Costituzione rigida non impedisce alla sovranit popolare di evolversi attraverso la sua revisione; si
impedisce bens che con una legge ordinaria si possa violare il tessuto organico della Costituzione, e allora, pi che
parlare di limitazione, si deve parlare di interpretazione della volont popolare.
Costituzione rigida vuol dire mutabile con particolari procedimenti. Aggiunge che, anche per problemi di carattere
secondario, v' stata la preoccupazione in tutta la Costituzione di stabilire per l'approvazione di leggi speciali forme
di maggioranza qualificata; preoccupazione che stata sentita anche dalla Sottocommissione, per richiamare
l'attenzione del Paese su talune leggi, e fissarne l'importanza con una particolare manifestazione della sovranit
popolare. Afferma essere inesatto che la rigidit svaluti a priori il valore di difesa della democrazia che ha la
Costituzione. Il far si che alcune leggi siano soggette ad un controllo da parte di un organo superiore dar la
possibilit di ricorrere a questa estrema barriera, qualora vi fosse un tentativo di distruggere l'essenza della
democrazia.
Con la impostazione dell'onorevole Laconi si presenta una seconda domanda, cio a chi spetti il controllo della
costituzionalit delle leggi. Risponde che dall'esame del diritto costituzionale comparato si possono trarre varie
possibilit di questa natura. Una prima ipotesi che la costituzionalit della legge non sia soggetta ad alcun
sindacato; questo il sistema vigente in Italia.
BULLONI osserva che il sindacato esercitato dall'autorit giudiziaria.

35

LEONE GIOVANNI, Relatore, spiega che l'autorit giudiziaria pu solo esercitare un controllo formale, stabilire se la
legge stata votata dalle Camere, promulgata e pubblicata, un controllo cio sulla parte meno rilevante della
costituzionalit, ma non pu giudicare della costituzionalit intrinseca; non vi un organo che possa decidere se la
legge risponda ai princip fissati nella Costituzione.
Alcune Costituzioni affidano questo compito al potere giudiziario; si potrebbe anche pensare di affidarlo al potere
legislativo, ma allora si farebbero confluire nello stesso organo le qualit di giudice e parte. Pu questo organo
essere creato dal Parlamento, ma non costituito con i suoi membri.
Si presenta anche una terza possibilit, che sostenuta dalla Magistratura; quella di affidare il controllo alla Corte
di cassazione; ma, a suo avviso, nemmeno questa soluzione accettabile, perch significherebbe assegnare a questo
supremo organo giudiziario una funzione che ne snaturerebbe la vera essenza. Esso infatti un organo di controllo
sugli atti giurisdizionali non sulla potest legislativa.
Vi infine una quarta ipotesi, quella di creare la Corte costituzionale, che sia al di fuori dei tre poteri tradizionali
dello Stato - legislativo, esecutivo, giudiziario - ma rispecchi nella sua composizione una duplice esigenza: da una
parte che sia l'espressione, sia pure indiretta e di secondo grado, della volont popolare - e nel suo progetto si era
reso conto di questa esigenza che affiora anche nel pensiero dei colleghi comunisti -; dall'altra che abbia il massimo
della giurisdizionalit, non trattandosi solo di conflitti fra cittadino e Stato, ma di conflitto fra una legge ed
un'altra, fra un regolamento e una legge, fra il diritto del cittadino ed una legge. La Corte costituzionale deve
avere anche il massimo dell'indipendenza e dell'obiettivit. Se la sua scelta avvenisse nel seno dell'Assemblea
Nazionale, la Corte rispecchierebbe il fluttuare delle correnti politiche e non sarebbe pi in condizione di esercitare
quell'alto controllo costituzionale che le demandato.
Per dare a quest'organo dello Stato l'altissimo prestigio e l'autonomia che deve avere, bisogner attuare
un'accurata selezione nella scelta dei componenti, provvedere ad una adeguata retribuzione e allo sganciamento
da qualsiasi carriera statale. Secondo il suo parere, la Corte costituzionale potrebbe assumere il giudizio anche sulla
responsabilit politica e penale dello stesso Capo dello Stato e dei membri del Governo.
Concludendo, afferma che non si deve prendere una posizione netta contro la istituzione della Corte e ritiene che
anche i comunisti, pur attraverso apprezzabili riserve, non si opporranno in definitiva allo studio dell'istituto.
Propone, infine, che si passi all'esame del progetto da lui tracciato che, tra l'altro, prevede l'elezione della Corte
costituzionale da parte dell'Assemblea Nazionale.
CALAMANDREI, Relatore, ritiene che, prima di decidere sulla istituzione della Corte di garanzia costituzionale,
occorrerebbe conoscere il pensiero della Commissione plenaria circa la rigidit o meno della Costituzione.
PRESIDENTE propone di chiedere alla Commissione plenaria che nella prossima seduta sia data la precedenza alla
discussione su tale argomento.
(Cos rimane stabilito).
CALAMANDREI, Relatore, pensa che il problema della rigidit della Costituzione abbia carattere pregiudiziale.
Risolto affermativamente questo problema, occorrer stabilire l'organo che controlli la costituzionalit delle leggi.
Ricorda che nella precedente seduta riaffiorata, per parte dei deputati comunisti, quella che si potrebbe
chiamare, col Croce, la polemica contro la realt delle leggi. La questione questa: le leggi in tanto valgono in
quanto i cittadini siano disposti a riconoscerne la validit e ad osservarle; se non le vogliono osservare inutile farle,
cos come inutile emanar leggi nel caso contrario, perch l'osservanza dei cittadini dovuta non tanto
all'esistenza della norma scritta, quanto alla convinzione giuridica della validit della norma in se stessa. Ma, lo
stesso Croce, dopo aver fatto la polemica contro la realt delle leggi, concludeva che, dal punto di vista pratico,
meglio che le leggi ci siano, in quanto hanno una certa efficacia dogmatica. Quest'ultimo argomento vale anche
nei riguardi della rigidit della Costituzione. Comunque, si dichiara d'accordo con i colleghi comunisti
nell'ammettere che, se durante il periodo in cui il fascismo diede l'assalto allo Stato italiano fosse esistita una
Costituzione rigida, il fascismo avrebbe egualmente conquistato il potere dando l'assalto, anzich alle Camere
legislative, alla Corte di garanzia.
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La Costituzioni, per, non vanno esaminato e giudicate dalla loro capacit di resistenza ai periodi rivoluzionari, in
quanto le rivoluzioni mirano proprio a mettere a soqquadro e ad abolire un determinato ordinamento; si tratta
piuttosto di vedere se in periodo normale sia giovevole avere una Costituzione con determinale garanzie, nel senso
che le norme costituzionali, pur essendo modificabili, lo siano con una certa difficolt, attraverso procedimenti che
impongano una maggiore meditazione. In altre parole, si tratta di sapere se sia opportuno in tempi normali avere
leggi pi resistenti e leggi meno resistenti alla modificazione. Sembra che si intenda stabilire nella Costituzione che vi
saranno leggi pi resistenti delle altre; cos per la creazione di giurisdizioni speciali richiesta per l'approvazione delle
leggi relative una maggioranza qualificata. Sono stati predisposti anche articoli con i quali si vieta, sub specie
aeternitatis, il ristabilimento della Monarchia e la ricostituzione del partito fascista; in altri termini, si prevedono
delle norme, non soltanto pi resistenti, ma addirittura perenni. Tutto questo pu essere anche ingenuo, ma ha
una sua efficacia politica e didattica: bene sapere che, fino a quando il funzionamento dello Stato si svolge in
modo normale, vi sono leggi pi solenni delle altre.
Stabilito questo principio, sorge il problema della necessit del controllo del giudice sulla costituzionalit delle leggi,
problema che non si presenta in un ordinamento giuridico in cui vige il principio tradizionale che la legge successiva
modifica la precedente: in un ordinamento cos fatto il giudice non si trova mai di fronte ad un conflitto di leggi, in
quanto quella pi recente la sola valida; mentre in un ordinamento rigido, in cui esistono leggi pi resistenti,
modificabili soltanto attraverso una procedura pi complicata, evidente che il giudice, quando si trova di fronte
ad un conflitto tra due leggi, deve avere la possibilit di conoscere quale sia la prevalente per maggiore resistenza
e, quindi, di scegliere tra le due e considerare come non scritta la meno resistente, anche se successiva.
Questo quello che si chiama il controllo di costituzionalit. Questo controllo per deve essere regolato; e si tratta
di stabilire quali sono gli organi ai quali affidare il compito di decidere nei conflitti tra legge ordinaria e legge
costituzionale.
Se si adottasse il principio della Costituzione elastica, che pu anche presentare i suoi vantaggi, occorrerebbe
cancellare dalla Costituzione tutte le norme che presuppongono una speciale maggioranza qualificata e il divieto di
ristabilire la forma monarchica o il partito fascista.
UBERTI osserva che insita in tutto il lavoro di elaborazione finora compiuto la rigidit della Costituzione.
LACONI spiega che, con i colleghi del suo gruppo, non ha inteso opporsi al controllo della costituzionalit delle
leggi, ma solo di riservare la loro decisione a quando sar stabilito quale organo sia democraticamente investito di
tale controllo.
A suo avviso, il controllo sulla costituzionalit delle leggi dovrebbe spettare all'Assemblea Costituente, la quale,
tuttavia non potr esercitarlo in quanto il suo mandato scadr con la formazione della Costituzione, ma che
potrebbe delegarlo ad un organo della medesima origine e dignit, cio costituito con quelle cautele con le quali
saranno prevedute nella Costituzione le modifiche alla Costituzione stessa.
Alle varie ipotesi prospettate dall'onorevole Leone si dovrebbe aggiungere l'altra che la Corte sia direttamente
eletta dal popolo.
CALAMANDREI, Relatore, ricorda all'onorevole Laconi che questa diffidenza degli organi legislativi verso i giudici si
manifest gi nella prima Costituzione seguita alla Rivoluzione francese. Si volle vietare ai giudici di interpretare la
legge, non soltanto in via generale ed astratta, ma anche in relazione al caso concreto, e si prescrisse che ogni qual
volta un magistrato, nel giudicare su un caso concreto si trovasse di fronte ad un articolo di legge di senso non
abbastanza chiaro, dovesse sospendere la decisione e deferire immediatamente il suo dubbio all'Assemblea
legislativa, la quale doveva essere sola ad interpretare le proprie leggi. Ma bastarono pochi mesi per constatare
che in questo modo si arrestava il funzionamento della giustizia; ed allora si stabil il principio che al giudice, in
relazione al caso pratico, possibile interpretare il significato della legge.
Qualche cosa di simile si produrr anche in relazione alla costituzionalit delle leggi, se sar adottata la
Costituzione rigida; se il giudice si trover di fronte ad una legge in contrasto con la legge costituzionale, a quale
37

dovr dare la prevalenza? Sar lasciata questa scelta al giudice, o gli si ordiner di rimettere il suo dubbio
all'Assemblea legislativa? Questa avr tempo e voglia di risolvere caso per caso queste controversie?
Non si dissimula i dubbi e le incertezze di carattere politico avanzate dai commissari comunisti, perch questo
controllo di costituzionalit che il giudice potr esercitare sulle leggi sar spesso di carattere politico e non giuridico.
Quindi, si rende conto del fatto che, adottato il principio della rigidit della Costituzione, occorre sia regolato il
controllo sulla costituzionalit delle leggi da parte dei giudici; ma si rende conto altres di un altro fatto, cio che
questo controllo non sar soltanto giuridico, ma diventer anche politico, specialmente di fronte ad una
Costituzione come quella allo studio, in cui molti articoli sono, non vere e proprie norme giuridiche, ma direttive
politiche proiettate verso l'avvenire.
Di qui la necessit di vedere come togliere o attenuare il carattere politico del controllo, come smorzare questa
eccessiva ingerenza politica del giudice, che potrebbe trasformare anche la democrazia italiana in governo di
giudici, come quello degli Stati Uniti.
Aveva ritenuto di poter attenuare questo pericolo, affidando il controllo in via incidentale, in occasione dei singoli
giudizi, al magistrato, il quale non dovrebbe fare altro che sospendere o disapplicare la legge ritenuta
incostituzionale, senza che questo costituisse un giudizio di carattere generale e astratto sulla validit o
incostituzionalit della legge, ed affidando invece questo giudizio alla Corte di garanzia costituzionale. Si trattava di
stabilire se questa dovesse essere composta di magistrati o di politici. La sua proposta equilibrava i due elementi
scegliendoli per met fra i magistrati e per met fra uomini politici. Tuttavia dichiara di non insistervi, ed
aderirebbe volentieri ad una composizione omogenea di elementi tutti di espressione politica.
Fa poi considerare che, per mantenere riservato agli organi legislativi il potere di abrogare eventualmente le leggi
dichiarate incostituzionali, gli articoli 32 e 33 del suo progetto stabilirebbero questa procedura:
La decisione della Suprema Corte costituzionale a sezioni unite, che accoglie l'impugnazione ha efficacia
meramente dichiarativa della incostituzionalit della legge, ma non pu abrogarne n sospenderne l'efficacia.
Il Governo, appena informato della dichiarazione di incostituzionalit, prende l'iniziativa di proporre alle
Assemblee legislative con procedura di urgenza una legge abrogativa o modificativa della legge dichiarata
incostituzionale; la stessa iniziativa pu essere presa direttamente dalle Assemblee.
Qualora tale proposta non sia approvata, le stesse Assemblee legislative dichiarano
sospesa l'efficacia della legge dichiarata incostituzionale, la quale da quel momento ha lo slesso valore di una
proposta di modificazione della Costituzione, da sottoporsi in via di urgenza al procedimento stabilito per
l'approvazione di tali proposte .
In sostanza, in questi conflitti tra la Suprema Corte costituzionale e l'organo legislativo l'ultima parola rimane
sempre a quest'ultimo, cio al popolo sovrano.
TARGETTI ritiene ormai superata la pregiudiziale. Affrontando il problema della creazione di questo nuovo
istituto, verranno chiariti i vari punti di vista e rese meno lontane le varie concezioni.
MANNIRONI ritiene che sarebbe opportuno discutere separatamente della funzione assegnata all'Alta Corte, del
modo di costituzione e della sua legittimazione.
LACONI non del parere che la pregiudiziale sia superata, perch essa strettamente connessa con la fisionomia
che si vuol dare all'organo nel suo complesso.
TARGETTI non ritiene di avere errato nell'affermare che la pregiudiziale era superata, perch quando l'onorevole
Laconi dice che approver o meno quest'organo a seconda della sua costituzione, con ci ha gi rinunciato alla sua
pregiudiziale.
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PRESIDENTE ritiene che, per giungere ad una conclusione, occorra prima esaminare le linee concrete del progetto.
D, quindi, lettura dell'articolo 1 del progetto Leone:
La Corte di giustizia costituzionale garantisce la costituzionalit delle leggi, dei regolamenti e degli atti
amministrativi emanati dagli organi centrali o regionali ;
e dell'articolo 27 del progetto Calamandrei:
Il controllo sulla costituzionalit delle leggi in via incidentale e con efficacia limitata al caso deciso spetta ai giudici
ordinari e in ultima istanza alla prima sezione della Suprema Corte costituzionale; in via principale e con efficacia
generale ed astratta spetta soltanto alla Suprema Corte costituzionale a Sezioni unite .
LEONE GIOVANNI, Relatore, spiega, che a suo parere, il controllo di costituzionalit, anche se interviene in sede
incidentale in un giudizio che si svolge dinanzi ad un organo giudiziario, spetta sempre alla Corte di garanzia
costituzionale. E questo per evitare, ci che avverrebbe col progetto Calamandrei, che una legge sia dichiarata non
costituzionale dal giudice, soltanto per un caso concreto, e sia poi impugnata davanti alla Corte, dando luogo ad
un giudicato in conflitto con quello del giudico ordinario; conflitto la cui soluzione non si presenterebbe facile.
Quindi, pur ritenendo apprezzabile questo congegno, soprattutto per l'esigenza di sveltire il funzionamento
dell'organo che si vuol creare, non lo pu accettare, perch una legge deve essere dichiarata incostituzionale sotto
qualunque profilo sia riguardata.
AMBROSINI ritiene superabile l'inconveniente prospettato dall'onorevole Leone, ed osserva d'altra parte che i
conflitti di giudicati si hanno anche per casi diversi da quello in esame. Nota che il sistema di limitare la decisione al
caso concreto vige negli Stati Uniti d'America, dove la Corte Suprema non annulla la legge, ma la dichiara
semplicemente inefficace per il caso concreto. Questo sistema forse si avvicinerebbe all'esigenza della quale si
fatto propugnatore l'onorevole Laconi.
CALAMANDREI, Relatore, afferma che, adottato il sistema della rigidit della Costituzione, la legge ordinaria
contraria alla Costituzione una legge invalidata. Quando ci sia stabilito, l'eccezione di incostituzionalit di una
legge diverr un'arma che adopereranno tutti gli avvocati in tutti i processi, quando vorranno arrestare l'azione
della giustizia.
Di fronte a questa eccezione, due possono essere le vie da seguire: una quella adottata con la prima Costituzione
della Rivoluzione francese, secondo cui il giudice doveva interrogare l'Assemblea Nazionale, e con ci si paralizzava
la giustizia; l'altra quella di dare al giudice la competenza di esaminare la fondatezza della eccezione. Secondo il
suo progetto, si lascerebbe il giudice arbitro di decidere tutte le volte che ritenesse di poter risolvere la questione
nell'uno o nell'altro senso. Di fronte per alla difficolt eventuale di un caso, dovrebbe rimettere la decisione
all'organo competente a risolvere in ultima istanza la questione della incostituzionalit di una legge. Quindi,
necessit di distinguere tra un controllo incidentale, che si riferisce sempre al solo caso concreto, e un controllo di
carattere generale ed astratto affidato alla Corte costituzionale.
Chiede all'onorevole Leone perch voglia limitarsi solo a questo secondo controllo generale ed astratto, trascurando
le necessit concrete.
LEONE GIOVANNI, Relatore, risponde di essersi occupato incidentamente di questo caso al n. 7 dell'articolo 2, dove
detto:
La Corte di giustizia costituzionale decide su domanda: - di un organo del potere giudiziario, quando si tratti di
questione pregiudiziale di un procedimento di cognizione del medesimo .
In questo caso il rinvio alla Corte obbligatorio.
Le osservazioni dell'onorevole Calamandrei per giustificare il suo sistema sono acute, ma non decisive. Quando dice
che l'arma della incostituzionalit sar un'arma alla quale di frequente i litiganti faranno ricorso, si pu osservare
che, col suo sistema questa arma nnn viene infranta, perch, riconosciuto il diritto alle parli di ricorrere in ultima
istanza alla Corte, si verificher, per una forte percentuale almeno dei giudizi, l'interruzione del corso della giustizia.
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Fa rilevare inoltre che, nel suo progetto, egli si anche occupato del problema della res judicata. Infatti,
nell'ultimo capoverso dell'articolo 8, si dispone che una domanda rigettata non pu essere riproposta neppure da
altro soggetto, tranne che per un diverso motivo di nullit. Accadr cos che, quando un provvedimento legislativo
sia stato precedentemente convalidato attraverso il rigetto di un ricorso, le parti non avranno pi la possibilit di
riproporre l'azione alla Corte costituzionale.
Infine osserva che resta sempre ferma la sua obiezione, alla quale non ha risposto l'onorevole Calamandrei e solo
vagamente l'onorevole Ambrosini, del conflitto tra il giudicato del giudice ordinario e quello della Corte.
CALAMANDREI, Relatore, fa presente che il sistema del controllo sulla costituzionalit delle leggi - come funziona
da un tempo ultrasecolare negli Stati Uniti - basato puramente sulla via incidentale. Ogni giudice pu dichiarare
una legge incostituzionale e rifiutarsi di applicarla. Di appello in appello si arriva alla Corte Suprema, la quale si
pu pronunciare nei soli confronti del caso che stato deciso. Senonch, in seguito ai ripetuti annullamenti di una
legge in via incidentale, gli organi legislativi si rendono conto che la legge in contrasto con la Costituzione, e la
sensibilit politica suggerisce loro di emendarla.
Nel suo progetto egli ha aggiunto, a complemento, anche un'impugnazione ideale ed astratta, mentre nel
progetto dell'onorevole Leone vi solo questa impugnazione ideale ed astratta; ma, allora si dovrebbe aggiungere
una disposizione che vietasse ai giudici di esaminare la costituzionalit delle leggi, ci che non gioverebbe certo ad
elevare il prestigio della Magistratura.
PRESIDENTE ricorda come sia stato compiuto un lavoro utile sul problema del potere giudiziario, dopo che sono
stati invitati i Relatori a presentare, d'accordo, un certo numero di articoli che costituissero la base della discussione.
Ritiene, quindi, necessario pregare i Relatori di predisporre un progetto che sia la sintesi dei vari articoli da loro
proposti, per rendere pi snella e pi concreta la discussione.
MANNIRONI crede che questa discussione di carattere generale non sia stata inutile.
LEONE GIOVANNI, Relatore, si dichiara pronto per questo lavoro, ma ritiene opportuno ch'esso sia preceduto
dall'esame di tre o quattro punti centrali dell'argomento; dopo di che i Relatori, insieme con qualche
rappresentante degli altri gruppi, potrebbero portare alla discussione una formulazione pi facilmente accettabile.
PRESIDENTE, accedendo al desiderio dell'onorevole Leone, avverte che nella prossima riunione si continuer nella
discussione generale dei punti fondamentali. I criteri che ne risulteranno saranno poi fssati in pochi e brevi articoli, i
quali dovranno stabilire in primo luogo che cosa la Corte costituzionale, e poi quali siano la sua funzione, la sua
competenza e le questioni che deve risolvere.
LEONE GIOVANNI, Relatore, fa rilevare che un'altra questione fondamentale quella degli effetti della
dichiarazione di incostituzionalit.
PRESIDENTE risponde che la Commissione, nel suo studio, deve partire dal presupposto che si tratta di preparare
una Costituzione rigida.
I Relatori potrebbero preparare ciascuno una serie di quesiti, sui quali portare la discussione nella successiva seduta.
(Cos rimane stabilito).

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2.3 Resoconto sommario della seduta del

15 gennaio 1947

ASSEMBLEA COSTITUENTE
COMMISSIONE PER LA COSTITUZIONE
SECONDA SOTTOCOMMISSIONE
(SECONDA SEZIONE)
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE CONTI
PRESIDENTE prega il Relatore onorevole Calamandrei di riferire in merito alle questioni attinenti al controllo
costituzionale.
CALAMANDREI, Relatore, nella ipotesi che si adotti il sistema di una Costituzione rigida, ritiene che in materia di
controllo costituzionale possano presentarsi i seguenti problemi:
1. - Se il controllo sulla costituzionalit delle leggi si debba istituire:
a) soltanto in via incidentale (cio nel giudizio in cui si tratti di applicare la legge a un caso concreto);
b) soltanto in via principale (cio in un apposito giudizio, in cui si tratti di decidere come unico oggetto se una
legge o non in contrasto colla Costituzione);
c) oppure insieme in via incidentale e in via principale.
2.- Se si ammette il controllo in via incidentale, si deve stabilire:
a) se al giudice si debba dare il potere di decidere la questione di incostituzionalit;
b) se si debba dare invece al giudice soltanto il potere di sospendere la decisione del merito, in attesa che sia decisa
la questione di incostituzionalit;
c) quale debba essere, in tal caso, l'organo a cui si rinvia la decisione della questione di incostituzionalit;
d) a chi spetti il potere di sollevare la questione: se alle parti, o anche al giudice, di ufficio, o al Pubblico Ministero;
e) quale sia l'efficacia sulla decisione della questione di incostituzionalit sollevata in via incidentale;
f) quale sia l'organo a cui deve andare in ultima istanza la decisione su questa questione: se la Corte di cassazione o
la Corte Suprema costituzionale.
3.- Se si ammette il controllo di costituzionalit in via principale occorre stabilire:
a) chi possa chiedere questo controllo;
b) quale sia l'organo competente a decidere (Corte Suprema);
c) quale sia l'efficacia della decisione (cio se la legge dichiarata incostituzionale perda senz'altro la sua efficacia);
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d) come la Corte Suprema debba essere composta;


e) se alla Corte Suprema debbano essere affidate altre funzioni.
Illustra, quindi, la differenza che passa tra controllo in via incidentale e quello in via principale.
Il controllo in via incidentale si ha quando, venuta in questione davanti al giudice, civile o penale, l'applicazione di
una legge che sembri contraria a qualche principio contenuto nella Costituzione, la parte interessata o il giudice
stesso, o il Pubblico Ministero, sollevi l'eccezione di incostituzionalit della legge, cos che, prima di decidere se quella
legge debba essere o meno applicata, occorra decidere se conforme alla Costituzione. In questo caso due possono
essere le soluzioni: o stabilire che il giudice ha la facolt di applicare o non applicare la legge a seconda che la
ritenga, o no, costituzionale; ovvero stabilire che il giudice deve sospendere la definizione della questione, rinviando
la risoluzione del problema della costituzionalit della legge all'organo competente a decidere. Un sistema
intermedio, che quello da lui proposto, consiste nel lasciare al giudice di stabilire, caso per caso, se preferisca di
decidere la questione o ritenga invece opportuno di farla decidere dall'organo competente.
Il controllo in via principale invece si ha quando si stabilisca un apposito meccanismo, per cui un qualsiasi cittadino,
o un ente stabilito dalla legge possa, indipendentemente dal venire in questione l'applicabilit di una legge ad un
caso concreto, provocare direttamente e immediatamente il giudizio di un organo apposito sulla costituzionalit di
una legge. Questo controllo chiamasi in via principale, perch non viene come incidens in una questione di merito,
ma costituisce l'unico oggetto di un giudizio.
Nel sistema che egli ha proposto si fondono i due tipi di controllo. Il controllo in via incidentale appartiene a tutti i
giudici, con efficacia limitata al caso singolo incidenter tantum e con facolt di decidere o sospendere; in ultimo
grado spetta ad una sezione
della Corte Suprema e non, come altri ha sostenuto, alla Corte di cassazione. Il controllo principale spetta
esclusivamente alla Corte Suprema costituzionale, avanti alla quale un cittadino, o il Pubblico Ministero pu
portare la questione della incostituzionalit di una legge. La pronuncia della Corte in via principale non toglie
immediatamente vigore alla legge, ma pone gli organi legislativi di fronte alla necessit o di aderire al giudizio,
abrogando la legge in questione, oppure di mettere in moto la procedura occorrente per modificare la
Costituzione.
Precisa che lo stesso sistema seguito negli Stati Uniti d'America e in Argentina, dove il giudice dichiara che la legge
incostituzionale e si rifiuta di applicarla. Del resto, anche attualmente, i giudici possono non applicare le norme
contenute nei regolamenti, quando riconoscano che sono in contrasto con una legge.
LACONI, poich, secondo il progetto Calamandrei, il giudice ha la possibilit non di dichiarare incostituzionale la
legge, ma solo di applicarla o disapplicarla, prospetta l'eventualit di giudicati disformi nel caso di giudici che
abbiano, nei riguardi della legge in questione, un differente parere.
CALAMANDREI, Relatore, nota che la eventuale disformit di giudicati un fenomeno che si sempre verificato ed
derivante dalla facolt di interpretazione data al giudice.
CAPPI, concorda con l'onorevole Calamandrei circa l'opportunit di ammettere sia il ricorso in via principale, che
quello in via incidentale. Considera il ricorso in via principale necessario per la certezza del diritto, affinch si possa,
anche prima che sorgano dei casi concreti, far decidere dalla Corte Suprema se la legge , o meno, costituzionale;
ma non riterrebbe opportuno che anche un qualsiasi cittadino potesse avere la facolt di mettere in moto il
procedimento della Corte Suprema. Stabilirebbe perci, per l'impugnazione in via principale della legge per
incostituzionalit, almeno la richiesta di un certo numero di cittadini.
Per il ricorso in via incidentale, considera, invece, logico che il titolare di un diritto possa avere la facolt di far
decidere se la legge , o no, costituzionale. Sarebbe, per, del parere che il giudice, al quale fosse proposta la
questione della costituzionalit, fosse obbligato a decidere e che l'eventuale ricorso contro tale decisione non avesse
valore sospensivo, a meno che non fosse la stessa Corte Suprema ad ordinare la sospensione del giudicato
impugnato.
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MANNIRONI ha la sensazione che si voglia fare della Suprema Corte costituzionale pi che altro un organo di
interesse privatistico, il quale si dovrebbe preoccupare soltanto di decidere, o in via incidentale o in via principale,
sulla costituzionalit di leggi, in seguito a richiesta di privati cittadini.
Si rende conto dell'importanza di questa esigenza, ma ritiene che si dovrebbe dare alla Suprema Corte una
funzione e una competenza pi alta e solenne, come inizialmente si era preveduto, nel senso, cio, che potr
pronunziare sulla costituzionalit di una legge pi che altro nei riflessi del pubblico interesse, in relazione
specialmente a questioni che potessero essere sollevate dalle Regioni rispetto a leggi dello Stato, e viceversa. Anche
l'interesse ad agire, a suo avviso, dovrebbe essere ristretto soltanto a pochissimi organi, per impedire che la
Suprema Corte diventasse una specie di Corte di cassazione, obbligata ad occuparsi quotidianamente dei ricorsi
dei privati.
Fatta questa premessa, dichiara di non poter prescindere dagli argomenti sollevati dall'onorevole Calamandrei,
con il quale si dichiara d'accordo per quanto riguarda l'impugnativa in via principale e in via incidentale.
Preoccupandosi, per, del pericolo di creare per i litiganti una nuova possibilit di mandare per le lunghe la
definizione di una vertenza, regolerebbe in una forma piuttosto rigorosa la facolt per privati cittadini di sollevare
le questioni di inconstituzionalit. Per evitare ogni abuso limiterebbe il potere di ricorso ad una delle due Camere,
alle Camere regionali, al Governo, e, infine, a un gruppo di cittadini di una certa entit numerica. Nei giudizi
ordinari di natura privata, la proponibilit della eccezione di incostituzionalit di una legge dovrebbe essere
regolata un po' dal giudice, al quale si potrebbe concedere il potere di respingere almeno le eccezioni
manifestamente infondate e dilatorie.
PRESIDENTE ricorda che all'articolo 2 del progetto Leone si prevede che il privato cittadino, per esercitare il diritto
di ricorso alla Corte Suprema costituzionale, debba avere interesse alla dichiarazione di nullit.
MANNIRONI, completando il suo pensiero, aggiunge di non essere del parere che possa essere concesso o
riconosciuto al giudice il diritto di giudicare sulla costituzionalit di una legge, in quanto gli sembrerebbe eccessivo
affidargli il diritto di esprimere un giudizio che anche di natura politica. Tutto al pi - come ha gi detto - il
giudice, nel caso che si sollevi in sede di giudizio l'incidente sulla costituzionalit di una legge, dovrebbe essere in
grado di decidere se l'eccezione sia seria e meriti d'essere portata al giudizio dell'Alta Corte.
TARGETTI darebbe alla sola Corte costituzionale il diritto di decidere sulla incostituzionalit di una legge,
limitando, per, l'effetto della dichiarazione, secondo quanto proposto dall'onorevole Calamandrei, a mettere in
moto il meccanismo prestabilito per la revisione della Costituzione.
Concorda con l'onorevole Mannironi sulla inopportunit e impossibilit di affidare ad un giudice, che potrebbe
anche essere un qualsiasi vice pretore onorario, di poter esprimere un apprezzamento che non solo tecnico e
giuridico, ma che, in molti casi, squisitamente politico.
BOZZI favorevole al sistema delineato dall'onorevole Calamandrei. Come gi stato osservato, anche oggi il
giudice pu decidere se applicare, o no, un regolamento e, se ritiene che contrasti con la legge o ecceda i limiti
assegnati alla potest regolamentare, non lo applica.
Ritiene che il sistema Calamandrei, il quale ammette non solo il controllo in via incidentale, ma anche quello in via
principale, sia utile, perch con esso si crea una specie di giurisprudenza sulla validit o invalidit di una norma di
legge ordinaria, vincolandosi cos, giuridicamente e moralmente, il potere legislativo a valutare l'opportunit o la
necessit di abrogare o modificare una norma di legge che i giudici in pi circostanze non hanno ritenuto di
applicare.
Questo sistema, che conforme a. quello in uso in America e altri Stati, ha un valore non soltanto giuridico, ma
anche politico, nel senso che evita la sovrapposizione di un organo giurisdizionale alla volont del legislatore, in
quanto la modificazione o abrogazione della norma verr da parte dello stesso organo che le ha dato vita.
Naturalmente, quando il giudice si trover di fronte ad una questione complessa, che pu involgere un giudizio di
carattere politico, la rimetter al giudice supremo della costituzionalit. Ma per piccole questioni, la cui efficacia
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pu limitarsi al caso dedotto in giudizio, trova che il sistema Calamandrei sia pi cauto e non sconvolga
profondamente i princip fondamentali del rispetto della volont espressa dall'organo legislativo.
RAVAGNAN ritiene anzitutto che la facolt di stabilire se una norma sia costituzionale, o no, debba spettare in
primo luogo
agli organi del potere esecutivo e, in secondo luogo, anche agli organi regionali, per le questioni che possono
intercedere fra il potere centrale e le Regioni.
Si dichiara, poi, contrario ad attribuire al giudice la facolt di decidere in via principale, in quanto, da un lato, tale
facolt significherebbe il controllo a priori di un potere sopra il potere legislativo e, dall'altro, se tutte le leggi
dovessero essere sottoposte al controllo costituzionale, se ne tarderebbe tanto l'attuazione da farle divenire
intempestive. Ammetterebbe, pertanto, che solo in via incidentale il giudice potesse avere la facolt di mettere in
moto il potere di decisione della Suprema Corte.
LEONE GIOVANNI, Relatore, fa presente all'onorevole Bozzi che il controllo di legittimit che viene oggi esplicato dal
giudice nei riguardi del regolamento si spiega in quanto, essendo questo un atto del potere esecutivo, il controllo
non si riferisce al potere legislativo, nei riguardi del quale non esiste attualmente alcun sistema di controllo, ma al
potere esecutivo, per stabilire se si mantenuto nei limiti della facolt di emanazione di norme regolamentari.
Circa l'osservazione, prospettata ieri dall'onorevole Calamandrei, sul buon risultato che avrebbe dato questo
sistema in America, dove sulla costituzionalit delle leggi si forma via, via, una giurisprudenza, la quale, se si
consolida, incide sull'orientamento del potere legislativo, fa rilevare che, in relazione alla mentalit pratica che
propria di quel Paese, la consuetudine giudiziaria e la giurisprudenza hanno col un valore che non hanno nei
paesi latini, dove si assegna maggior valore alla legge. Si dichiara convinto che in Italia un'affermazione
giurisprudenziale ben difficilmente potrebbe indurre il potere legislativo a modificare una legge, con la
conseguenza di un irrigidimento dalle due parti, ed un evidente danno per il prestigio della legge e per il carattere
vincolante che essa deve avere di fronte alla coscienza dei cittadini.
Circa l'affermazione dello stesso onorevole Bozzi, che col sistema della pronuncia incidentale del magistrato sulla
costituzionalit della legge, il potere legislativo non sarebbe sopraffatto, perch la dichiarazione di incostituzionalit
si limiterebbe al caso concreto, fa notare che, per quanto limitata, si avrebbe sempre una sopraffazione o, per
meglio dire, una sovrapposizione del potere giudiziario sul potere legislativo: cosa che non pu assolutamente
ammettere. Per questo motivo, competente a giudicare della costituzionalit delle leggi dovrebbe essere un
organo che fosse al di fuori e al di sopra dei vari poteri.
Riconosce che nell'esame della costituzionalit della legge, per quanto trattisi di un'indagine prevalentemente
tecnica, rientra anche un profilo politico, relativo alla interpretazione della norma costituzionale. Sotto questo
aspetto, secondo quanto previsto nel progetto Calamandrei e come stato prospettato dall'onorevole Bozzi, il
giudice, quando si trovi di fronte ad una norma che implichi anche un giudizio politico, pu deferire la definizione
della questione alla Suprema Corte costituzionale. Ma, essendo questo un potere discrezionale del giudice, rimesso
cio all'arbitrio boni viri, ritiene che si possa deferire al magistrato di stabilire se questo esame politico lo possa fare
personalmente e lo debba rimettere alla Corte costituzionale.
Alla preoccupazione, che sta alla base del progetto Calamandrei, di impedire che vi sia un eccesso di ricorsi alla
Corte costituzionale, ovvierebbe anzitutto con un limite temporale, che previsto anche nel progetto Calamandrei,
e stabilendo in secondo luogo, come nel suo progetto, che il ricorso, se viene proposto da un cittadino, sia
condizionato all'interesse del cittadino stesso.
Resta, per, sempre nel sistema Calamandrei la possibilit di un eventuale conflitto tra il giudicato del magistrato e
quello successivo della Suprema Corte, a cui si pu arrivare attraverso il congegno dei gravami. A questo proposito,
profila anche la possibilit di una difformit di trattamento tra il controllo incidentale e quello principale, per
quanto attiene all'efficacia, nel caso che, per il mancato esercizio del gravame, la Corte costituzionale non sia
intervenuta nella questione incidentale con una sua sentenza. Nel suo progetto invece gli effetti sono disciplinati in
maniera rigorosa, in quanto l'annullamento incide sulla legge e la dichiara invalida persino con effetto retroattivo.
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Se si accettasse un sistema diverso dal suo, come quello prospettato dall'onorevole Calamandrei, la dichiarazione di
incostituzionalit, lungi dall'avere l'effetto di annullamento della norma, importerebbe solo una segnalazione al
potere legislativo o per rivedere la legge, o per mettere in moto il procedimento di revisione della Costituzione. Con
il suo sistema, invece, un cittadino che impugni in giudizio una legge per incostituzionalit, se la sua domanda sar
accolta, vedr risolta la propria questione come se la legge in discussione non fosse stata mai
emanata, appunto perch questa sarebbe dichiarata invalida. In questa situazione il privato troverebbe piena
tutela anche in un procedimento incidentale.
Come ha segnalato, la possibilit di un conflitto dal punto di vista sistematico conduce ad inconvenienti anche dal
punto di vista pratico. In pratica, infatti, la possibile difformit di giudicati avrebbe l'effetto di deviare
l'orientamento del cittadino, nel senso che ognuno cercher di proporre la questione di incostituzionalit in sede
incidentale e mai in sede principale. A tale scopo, tenter di istaurare sulla sua questione un giudizio, ricorrendo
all'azione dichiarativa, della quale la dottrina cerca di ampliare la sfera. Attraverso una simile azione farebbe
valere l'incostituzionalit della legge, e la sua richiesta, se fosse accolta, avrebbe effetti che non potrebbe avere se
proposta in via principale.
Per questi motivi, afferma la sua fede nella necessit di un sistema unitario, che, lungi dall'impedire l'insorgenza
della questione in sede incidentale, disciplini sullo stesso piano ambedue i casi, richiedendo per l'uno e per l'altro
l'intervento della Corte costituzionale, con eguale procedura e con eguali effetti.
AMBROSINI ritiene che, prima di ogni altra questione, debba risolversi una questione pregiudiziale, se cio si voglia
fare o meno una Costituzione rigida.
Se si vuole adottare una Costituzione rigida, bisogna naturalmente subirne tutte le conseguenze, nel senso che
bisogna necessariamente ammettere un sindacato sulle norme di legge emanate dal legislatore ordinario, perch
altrimenti la Costituzione non sarebbe pi rigida, ma flessibile, come quella inglese.
Naturalmente, quando la Costituente decidesse di adottare questo sistema, non potrebbe parlarsi di una violazione
della volont popolare o della diminuzione del prestigio dell'Assemblea, perch sarebbe stato il popolo italiano
stesso che, per mezzo della Costituzione, avrebbe adottato un tale sistema. Perci, una volta ammessa la
Costituzione rigida, non pu farsi a meno di accettare il sindacato sulle norme che emaner il potere legislativo.
Circa l'organo a cui dovrebbe spettare l'esercizio di questo sindacato, riterrebbe logico adottare la soluzione pi
semplice, che quella proposta dall'onorevole Calamandrei, vale a dire di investire il giudice della questione, come
avviene attualmente per i regolamenti. Si verrebbe cos ad aumentare i gradi di gerarchia delle norme giuridiche: in
primo piano ci sarebbero le norme contenute nella Costituzione, in secondo piano quelle delle leggi cosiddette
ordinarie, in terzo piano quelle contenute nei regolamenti emanati dal potere esecutivo. Essendo compito del
giudice di interpretare le leggi, quando venisse investito della questione di incostituzionalit di una legge, egli
dovrebbe decidere con lo stesso criterio con cui oggi procede quando investito della questione di incostituzionalit
di un regolamento, vedere, cio se le norme della legge contrastino o meno con le norme della Costituzione.
Per non ammettere nel giudice una simile facolt di controllo sulle leggi ordinarie, si detto che egli sarebbe
costretto a fare una indagine che potrebbe essere di carattere politico. Dissente da tale opinione, giacch il giudice
deve fare sempre e soltanto una valutazione di natura giuridica, mettendo in rapporto una norma di grado
inferiore con una di grado superiore, e vedendo se vi fra di esse una discordanza. Una simile valutazione non pu
considerarsi di carattere politico, ma puramente giuridico, bench in tutti i giudizi vi sia naturalmente un minimum
di valutazione subiettiva. Una indagine politica pu riscontrarsi a proposito della legislazione regionale, allorch si
tratti di vedere se una norma emanata dall'Assemblea regionale interferisca con l'interesse di una altra Regione o
con l'interesse nazionale, ma non nei casi di cui si parlato.
Stabilito che la valutazione del giudice strettamente di carattere giuridico, evidente che egli, per decidere la
questione di incostituzionalit della legge, dovr seguire gli ordinari criteri di interpretazione delle norme
giuridiche, in conformit alla natura della sua funzione. Concludendo, ribadisce le ragioni per cui, adottato il
sistema della Costituzione rigida, occorre stabilire il controllo sulle leggi ordinarie; controllo che pu bene affidarsi ai
giudici ordinari senza snaturare affatto la loro funzione.
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LACONI osserva che dalla discussione sono emersi tre problemi: chi sia legittimato a proporre l'impugnazione
davanti alla Suprema Corte; chi debba decidere; quale sia l'effetto da attribuire alla decisione.
A proposito del primo quesito, non crede che possa essere accettata la lunga elencazione dei possibili promotori del
procedimento, prevista dall'articolo 2 del progetto Leone, ma sarebbe favorevole a riservare ogni iniziativa a
ciascuna delle due Camere.
Sul secondo quesito, pensa che debba essere ammessa la possibilit del controllo
in via incidentale, senza, per, dare al giudice la facolt di decidere la incostituzionalit della legge. Il giudice, quindi,
se respinge l'eccezione proposta, applicher la legge, mentre, se la ritiene fondata, dovr limitarsi a rimettere le
questioni alla Corte costituzionale. In altri termini, qualunque decisione dovrebbe essere riservata unicamente alla
Suprema Corte.
Circa gli effetti da attribuire alla decisione, ritiene che i pronunciati della Corte, per non provocare eventuali
conflitti, dovrebbero avere solo un valore indicativo, con la possibilit, quindi, del rinvio della legge agli organi
legislativi per un riesame. Si eviterebbe cos che la Corte costituzionale, nella sua funzione di controllo, venisse a
sostituirsi agli organi legislativi, che devono rimanere i soli competenti.
CAPPI teme che si vogliano inserire nella Carta costituzionale norme riguardanti argomenti che dovrebbero
piuttosto formare oggetto di una legge processuale. Allo scopo di eliminare questo inconveniente, e per venire
incontro alle preoccupazioni dell'onorevole Leone, propone i seguenti articoli:
L'impugnativa contro la costituzionalit di una legge dello Stato o della Regione, ammissibile tanto in via
incidentale avanti al giudice ordinario, quanto in via principale avanti la Corte Suprema, con le modalit che
verranno stabilite dalla legge processuale. L'impugnativa non pi ammissibile dopo un anno dalla
promulgazione della legge .
In caso di dichiarazione di incostituzionalit emessa da un magistrato, la sentenza deve essere comunicata alla
Corte Suprema, la quale, anche in difetto di ricorso di parte, decider la questione con efficacia generale .
Osserva che si tratterebbe, in sostanza, dell'antico istituto del ricorso nell'interesse della legge, che non stato quasi
mai applicato, davanti la Corte di cassazione. Il giudice ordinario, quando riconoscesse la incostituzionalit della
legge, dovrebbe comunicare la decisione alla Corte Suprema, la quale di ufficio, anche senza il ricorso delle parti,
emetterebbe la propria decisione, da valere erga omnes.
LACONI osserva che, se il parere della Suprema Corte fosse contrario a quello del giudice, la sentenza del giudice
verrebbe implicitamente annullata.
CAPPI ritiene che la sentenza del giudice possa essere annullata solo nel caso che la parte abbia ricorso. Se invece la
parte si acquietata alla pronuncia del giudice, la sentenza continuer ad avere valore. Ad ogni modo, nel caso in
cui la dichiarazione di incostituzionalit fosse confermata dalla Suprema Corte, si applicherebbero gli articoli 30 e
35 del progetto Calamandrei, nel senso che la legge continuerebbe ad avere vigore, ma sarebbe messo in moto il
potere legislativo, affinch la abrogasse o modificasse.
Conclude, affermando che la materia potrebbe essere contenuta in 3 o 4 articoli, rimandando ad una legge
processuale tutte le modalit. Come gi esiste una legge processuale per la Corte di cassazione, analogamente
potrebbe prevedersene un'altra per la Suprema Corte costituzionale.
LEONE GIOVANNI, Relatore, ricorda che la Sezione aveva stabilito di approvare dei princip generali, prima di
passare all'esame di singoli articoli. Dovrebbero, poi, avere la precedenza gli articoli proposti dai due Relatori.
Il congegno proposto dall'onorevole Cappi, che intermedio fra quelli dei due Relatori, gli appare essenzialmente
artificioso, in quanto che, se la Suprema Corte conferma la sentenza del giudice, questa sentenza estende i suoi
effetti erga omnes, ma non risolve la difformit degli effetti. In altri termini, mentre la sentenza del giudice annulla
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la validit della legge nel caso concreto, la sentenza della Corte Suprema non l'annulla, ma serve solo a richiamare
l'intervento del Parlamento. In sede di primo grado, quindi, la sentenza avrebbe un effetto pi limitato quanto
alle parti e pi ampio quanto all'efficacia. Nel giudizio di impugnazione la sentenza avrebbe un effetto pi largo
quanto alle parti (erga omnes), pi ristretto quanto all'efficacia.
Quando invece la sentenza non fosse confermata dalla Corte Suprema, essendo la pronuncia una specie di ricorso
nell'interesse della legge - se il sistema proposto dall'onorevole Cappi fosse coerente - il giudicato non dovrebbe
annullare la sentenza di primo grado. E allora la sentenza di primo grado conserverebbe la sua efficacia, mentre
quella difforme della Corte Suprema avrebbe valore per gli altri, ma non per le parti: il che sarebbe gravissimo.
Per questi motivi si dichiara contrario al sistema proposto dall'onorevole Cappi.
LACONI , invece, favorevole alla proposta dell'onorevole Cappi, la cui articolazione ritiene possa facilitare
l'accordo su di una formula concreta.
Non comprende per per quale ragione l'onorevole Cappi non ammetta che il giudice, invece di emanare la
sentenza, possa semplicemente sospenderla, senza correre il rischio di vedersela annullata dalla decisione della
Suprema Corte. Proporrebbe, quindi, che il giudice applicasse la legge quando la ritenesse costituzionale;
sospendesse il giudizio e rinviasse la questione alla Corte costituzionale in caso contrario.
TARGETTI ritiene che la questione da risolvere sia quella di stabilire se il giudice sia investito del giudizio sulla
costituzionalit della legge.
CAPPI fa presente che, con la sua proposta intendeva di rimandare alla legge processuale tutte le modalit
relative all'impugnativa.
MANNIRONI osserva che anche quando il giudice d un parere positivo, riconoscendo che la legge costituzionale,
gi esprime un giudizio.
CALAMANDREI, Relatore, richiama l'attenzione sul suo progetto che, se fosse stato attentamente esaminato,
avrebbe potuto evitare molte discussioni. Nel suo articolo 36, previsto, appunto, che l'ordinamento della Suprema
Corte costituzionale e il procedimento da seguire dinanzi ad essa siano regolati da una apposita legge, modificabile
soltanto nelle forme e con le garanzie stabilite per le modificazioni della Costituzione. Sarebbe favorevole a
rimandare a questa legge tutte le norme procedurali che si ritenga superfluo inserire nella Costituzione.
Ricorda, che in materia di economia regionale, su proposta dell'onorevole Rossi, stato approvato un articolo, nel
quale sono regolati i conflitti di legislazione tra le Regioni e lo Stato, e sono previste le persone e gli organi
legittimati a proporre il ricorso alla Suprema Corte.
Richiama, quindi, l'attenzione dell'onorevole Laconi sull'articolo 31 del suo progetto, relativo alle persone che sono
legittimate a proporre l'impugnazione davanti alla Corte Suprema costituzionale, su cui dichiara di non insistere,
perch si rende conto che sarebbe bene demandare il ricorso in via principale soltanto ad un organo pubblico,
potendo essere pericoloso lasciare aperta la via dell'azione ad ogni singolo elettore. Al posto del Procuratore
generale Commissario della giustizia, metterebbe un organo emanante dal Consiglio Superiore della Magistratura,
oppure una delegazione delle Camere.
Vorrebbe ancora richiamare l'attenzione sulla diversit esistente fra gli articoli 30 e 33 del suo progetto, relativi alla
posizione degli organi legislativi, nel caso in cui la pronunzia di incostituzionalit da parte della Corte Suprema sia
avvenuta in via incidentale o in via principale. Per l'articolo 30, se la pronuncia avvenuta in via incidentale, la
decisione della Suprema Corte, una volta comunicata alle Camere, mette gli organi legislativi o il Governo nella
posizione di considerare l'opportunit, senza che vi siano obbligati, di prendere l'iniziativa per l'abrogazione o
modificazione della legge dichiarata incostituzionale. Viceversa, per l'articolo 33, quando si tratti di dichiarazione di
incostituzionalit fatta in via principale, il Governo appena informato, deve prendere l'iniziativa di proporre alle
Assemblee legislative, con procedura di urgenza, una legge abrogativa o modificativa della legge dichiarata
incostituzionale. Nel primo caso, insomma, vi soltanto la facolt di prendere l'iniziativa, nel secondo caso l'obbligo.
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Circa le preoccupazioni dell'onorevole Leone sulla possibilit di giudicati difformi e relativi effetti, fa rilevare che
anche nel sistema attuale avviene facilmente che in due giudizi differenti, ma aventi come oggetto la medesima
questione di diritto, a seconda che le parti ricorrano o meno, si abbia come conseguenza che la Corte di cassazione
decida in modo difforme da come ha deciso il giudice, la cui sentenza non impugnata rimane ferma, essendo
passata in giudicato. Pu anche accadere che, in caso di legge di dubbia interpretazione, successivamente venga
emanata una legge interpretativa la quale, per quanto abbia effetto retroattivo per i casi non ancora decisi, non
tocca per i giudicati che nel frattempo si siano avuti in senso contrario a quello della legge interpretativa.
Per concludere, si dichiara disposto ad aderire a due proposte emerse dalla discussione e che gli sembrano
opportune: una dell'onorevole Cappi, e cerca di semplificare l'articolazione nel senso di limitarsi ad ammettere il
controllo in via incidentale e principale, ed a fissare i princip fondamentali, rimettendo ad un'apposita legge tutte
le questioni procedurali; la seconda proposta quella dell'onorevole Laconi, secondo la quale, in materia di
controllo incidentale, il giudice avrebbe la facolt di decidere solo quando ritenesse che la legge sia costituzionale,
respingendo cio l'eccezione. Quando invece il giudice ritenesse fondata l'eccezione di incostituzionalit, non
potrebbe accoglierla, ma dovrebbe rimandarla alla Corte Suprema.
Per rendere, per, questa proposta pi accettabile, dato che non si pu lasciare al giudice la possibilit di decidere
negativamente e non quella di decidere positivamente, la modificherebbe nel senso che tutte le volte in cui davanti
al giudice ordinario venga sollevata una eccezione di incostituzionalit, il giudice dovr sospendere il processo e
rimandare la decisione alla Corte Suprema, a meno che non gli risulti prima facie evidente che l'eccezione
infondata.
LEONE GIOVANNI, Relatore, considera implicito che, quando il giudice consideri la questione non influente o
sfornita del fumus boni juris, non abbia l'obbligo di sospendere il processo. Tuttavia, dal punto di vista dell'esigenza
di impedire eventuali eccessi nei ricorsi - a parte la difficolt della formulazione - dichiara di aderire alla possibilit
di giudizio prima facie.
MANNIRONI, circa l'affermazione che la questione dei rapporti fra Stato e Regioni gi stata risolta mediante un
apposito articolo, desidera precisare che in sede di Sottocommissione si ammessa la possibilit del ricorso del
Governo contro le leggi delle Regioni, ma si rinviato a questa Sezione di decidere del diritto delle Regioni di
ricorrere contro le leggi dello Stato. Fa, poi, presente che, accedendo all'ultima proposta dell'onorevole
Calamandrei, bisognerebbe dare, nel caso, alla parte la possibilit di impugnare, sia pure in ultima sede, la
decisione discrezionale del giudice.
LEONE GIOVANNI, Relatore, d'accordo.
AMBROSINI si dichiara favorevole al sistema primitivo dell'articolo 27 del progetto Calamandrei, perch, a suo
avviso, il giudice, quando venga sollevata l'eccezione di incostituzionalit, deve avere la possibilit di decidere.
LACONI solleva una questione pregiudiziale, nel senso che da parte sua e del suo gruppo non si ritiene possibile
votare sull'argomento in discussione, se prima non si deliberato sulla composizione dell'organo.
PRESIDENTE non ha nulla in contrario ad esaminare subito la questione della composizione della Suprema Corte.
D lettura dell'articolo 34 del progetto Calamandrei:
Composizione della Suprema Corte costituzionale. - La Suprema Corte costituzionale ha sede in .... , ed
composta di 24 giudici, di 3 Presidenti di Sezione e di un Primo Presidente; divisa in 3 Sezioni, a ciascuna delle quali
sono assegnati 8 giudici, ed un Presidente di Sezione.
Le Sezioni siedono costituite in collegio di 7 componenti, compreso il Presidente della Sezione; le Sezioni unite
siedono costituite in collegio di 19 componenti, compreso il Primo Presidente e i tre Presidenti di Sezione.
L'ufficio di Pubblico Ministero presso la Suprema Corte costituzionale tenuto dal Procuratore generale
Commissario della giustizia, coadiuvato da un numero sufficiente di sostituti.

48

I giudici della Suprema Corte costituzionale sono scelti per met tra i magistrati di grado non inferiore a quello di
consigliere di Cassazione, eletti dalla stessa Magistratura; per met tra i professori ordinari di materie giuridiche
nelle Universit e tra gli avvocati esercenti da pi di 20 anni, eletti, su elenchi proposti dalle Universit o dai
Consigli dell'Ordine, dalla Camera dei Deputati. Il Primo Presidente e i Presidenti di Sezione sono scelti dal
Presidente della Repubblica in una delle suddette categorie.
La nomina dei giudici e dei presidenti fatta con decreto del Presidente della Repubblica; essi durano in carica 5
anni e alla scadenza sono rieleggibili ;
e dell'articolo 3 del progetto Leone:
La Corte di giustizia costituzionale composta di:
un presidente;
otto membri ordinari;
quattro supplenti.
La Corte giudica con la composizione di 9 membri.
Tre dei membri devono essere scelti tra i magistrati con funzioni non inferiori a consiglieri di Cassazione
equiparati, escluso il Primo Presidente della Cassazione.
Due membri della Corte di giustizia costituzionale devono essere scelti tra i professori ordinari di materia giuridica
delle Universit che abbiano non meno di 10 anni di insegnamento di ordinario.
I magistrati ed i professori universitari cessano dalle funzioni e dall'impiego.
Gli altri membri devono possedere i requisiti di eleggibilit a Deputato.
Il Presidente ed i membri ordinari e supplenti sono eletti dai due rami del Parlamento e dai Capi delle
Deputazioni regionali, riuniti in Assemblea Nazionale, col sistema della votazione segreta e con la maggioranza dei
due terzi. In caso di tre votazioni, da tenersi ciascuna a distanza di due giorni, che non raggiungano la predetta
maggioranza, si procede ad una quarta votazione segreta con maggioranza semplice.
Per i giudici della Corte di giustizia costituzionale non vigono limiti di et.
Il Presidente ed i giudici durano in carica 10 anni e sono rieleggibili. Possono, tuttavia, venir dispensati dalle
funzioni in caso di malattia che ne comprometta il libero esercizio, su richiesta del Capo dello Stato o del Governo o
di un quarto dei Deputati o dei Senatori. La dispensa viene pronunciata dalla medesima Corte di giustizia
costituzionale .
LEONE GIOVANNI, Relatore, data la vastit dei compiti della Corte costituzionale, aderisce alla divisione in sezioni
proposta dall'onorevole Calamandrei, aumentando il numero dei componenti.

PRESIDENTE precisa che bisogna risolvere tre fondamentali questioni di principio, cio:
1) chi devono essere gli elettori;
2) le categorie degli eleggibili;
3) la proporzione tra di esse. Pone in discussione la prima questione.
LEONE GIOVANNI, Relatore, poich la Suprema Corte dovr occuparsi, forse precipuamente, anche della
costituzionalit degli atti delle Regioni, tra gli elettori prevederebbe anche i capi delle Deputazioni regionali.
RAVAGNAN contrario a questa proposta.
49

LACONI fa presente che le Regioni sono gi rappresentate dal Senato.


LEONE GIOVANNI, Relatore, non insiste.
AMBROSINI dichiara di attenersi completamente al sistema dell'onorevole Calamandrei. La met almeno dei
giudici della Corte costituzionale dovrebbe essere formata da magistrati, eletti dalla stessa Magistratura, e non dal
Parlamento.
LEONE GIOVANNI, Relatore, come previsto nel suo sistema, ritiene che la Suprema Corte non dovrebbe essere
formata esclusivamente di magistrati e professori universitari. Trattandosi, infatti, di un organo avente carattere
tecnico e politico, bisogna che esso rispecchi anche nella sua composizione questa duplicit di carattere. Crede,
perci, che tutti possano essere d'accordo che i membri della Suprema Corte, salvo stabilire le proporzioni, siano
tecnici (ossia magistrati, professori universitari, avvocati) e non tecnici (ossia elementi tratti da un ambiente non
qualificato tecnicamente), il che, peraltro, non significa che tali elementi debbano essere scelti senza alcun criterio
direttivo, dovendo trattarsi di persone, le quali, bench sfornite di particolare qualificazione tecnica, siano tuttavia
fornite di larga esperienza e di capacit di giudicare le importanti questioni sottoposte alla Corte.
Per quanto riguarda la questione del corpo elettorale, si dichiara disposto ad accedere al principio che l'elezione
dei professori universitari ed avvocati venga riservata alle due Camere, con il limite della designazione dei corpi,
per evitare che si nomini il professore universitario meno preparato o l'avvocato meno qualificato per competenza.
Per quanto concerne invece i magistrati, esiste tra il suo progetto e quello dell'onorevole Calamandrei un parziale
dissenso, se, cio debbano essere eletti dall'Assemblea Nazionale o dalla stessa Magistratura. Ora, mentre si rifiuta
categoricamente di comporre la Corte Suprema di membri del Parlamento, ritiene che possa essere accettato il
principio che i suoi componenti, anche se magistrati, siano nominati dal Parlamento.
AMBROSINI non d'accordo sul sistema di deferire l'elezione di tutti i membri della Corte costituzionale alla
Camera dei Deputati o all'Assemblea Nazionale. Insiste perch venga accettato il progetto Calamandrei, che si
dichiara pronto a far suo. Poich la Corte costituzionale deve essere investita di una funzione di controllo sulle leggi
votate dal Parlamento, non gli sembra opportuno che tutti i suoi componenti vengano eletti dallo stesso organo
che deve essere controllato. Insiste nel mettere in rilievo che la met almeno dei componenti della Suprema Corte
costituzionale dovrebbe essere costituita da magistrati eletti da tutto il corpo giudiziario.
CALAMANDREI, Relatore, ritiene che il controllo sulla costituzionalit delle leggi, pur essendo prevalentemente
giuridico, abbia per degli aspetti politici che hanno maggiore importanza in una Costituzione in cui, come
l'attuale, sono contenute direttive politiche. Nel suo progetto crede, per, di avere ovviato anche a qualsiasi
preoccupazione di carattere politico, perch, contrariamente a quello che avviene per la Suprema Corte
costituzionale degli Stati Uniti - la quale, essendo composta di magistrati nominati a vita, costituisce un ostacolo di
carattere conservatore contro talune leggi cosiddette di carattere progressivo - ha previsto che i componenti della
Corte siano solo per la met di provenienza dalla Magistratura e durino in carica solo per cinque anni. Si tratta,
quindi, di un organo che si rinnuova continuamente ed i cui membri, aspirando ad essere rieletti, probabilmente
non avranno quella rigidezza conservatrice che si manifesta negli Stati Uniti, dove sono nominati a vita.
PRESIDENTE pone ai voti il principio che elettori dei magistrati che faranno parte dell'Alta Corte costituzionale
debbano essere i magistrati stessi.
(Non approvato).
Pone allora ai voti il principio che tutti i componenti della Corte costituzionale debbano essere eletti dall'Assemblea
Nazionale.
( approvato).
LEONE GIOVANNI, Relatore, per quanto concerne la proporzione degli eleggibili, desidererebbe che per un terzo i
membri della Corte fossero nominati tra i professori universitari, dando la possibilit di scegliere anche tra uomini di
pensiero.
50

TARGETTI proporrebbe: un terzo magistrati, un terzo avvocati ed un terzo non tecnici, che abbiano i requisiti per la
nomina a Deputato.
BULLONI propone che le nomine da parte dell'Assemblea avvengano in tre categorie; magistrati, designati dal
Consiglio Superiore della Magistratura; avvocati, indicati dal Consiglio Superiore forense; professori universitari,
indicati dai Consigli accademici; tutti designati, si intende, in numero maggiore degli eleggibili, in modo che vi sia la
possibilit di una scelta.
RAVAGNAN, a nome del suo partito, dichiara di essere contrario alle designazioni; pertanto, oltre i magistrati,
anche i non magistrati dovrebbero essere nominati dall'Assemblea Nazionale, senza che fossero fissate le categorie in
cui i membri dovranno essere scelti. Circa la proporzione, propone che la Suprema Corte sia formata per un terzo di
magistrati e per due terzi di non magistrati, senza determinazione di categorie.
UBERTI non includerebbe nella Suprema Corte elementi non tecnici, perch, trattandosi essenzialmente di
valutazioni giuridiche, necessario che tutti siano persone competenti.
AMBROSINI integrerebbe la proposta dell'onorevole Calamandrei, aggiungendo ai professori e agli avvocati, le
persone specialmente qualificate per i loro studi .
CALAMANDREI, Relatore, direbbe cultori insigni di materie giuridiche .
AMBROSINI preciserebbe di materie giuridiche e politiche .
BOZZI teme che, limitando troppo le categorie, si tolga valore alla elettivit. Prevederebbe le seguenti categorie:
magistrati, professori universitari, avvocati e cultori di scienze giuridiche; e aggiungerebbe la categoria dei politici.
BULLONI completa la sua proposta in questo senso: professori universitari e cultori di scienze giuridiche, indicati dal
Consiglio Superiore della pubblica istruzione. La designazione costituirebbe una garanzia di selezione.
FARINI si associa all'onorevole Bozzi, nel senso di dare la massima latitudine possibile all'Assemblea Nazionale nella
scelta degli elementi adatti per questa altissima funzione. indiscutibile che essa sceglier uomini competenti in
materie giuridiche.
Ritiene, quindi, che la formula proposta dall'onorevole Ravagnan sia la pi giusta: magistrati e non magistrati ,
lasciando al Parlamento la pi ampia libert di scelta. Demandare agli organi professionali la designazione gli
sembra che sia gi una limitazione della facolt di scelta del Parlamento.
LACONI crede anch'egli che predeterminare rigorosamente le categorie significhi immiserire un organo che si sta
concependo come il massimo del Paese. L'indicazione delle categorie dovrebbe essere perci ampia e solenne, in
modo da corrispondere alla dignit di questo organo, come per esempio magistrati e cultori di materie giuridiche
.
LEONE GIOVANNI, Relatore, escluderebbe la categoria degli insigni cultori di diritto, per evitare che, in momenti di
disfacimento della dignit dei corpi elettorali, avvenisse quello che avvenuto col fascismo nei riguardi dei
professori nominati per chiara fama e delle lauree ad honorem. Ribadisce, quindi, la necessit di tre categorie:
magistrati, professori universitari, entro certi limiti di anzianit, e avvocati; una terza categoria indiscriminata, della
quale potrebbero far parte uomini che, se non sono insigni dal punto di vista della preparazione giuridica,
possono per portare alla Corte costituzionale un profondo contributo, come per esempio, vecchi uomini politici, o
ex capi dello Stato.
Proporrebbe, pertanto, le seguenti categorie e proporzioni: met magistrati, un quarto professori universitari ed
avvocati, un quarto cittadini che abbiano l'eleggibilit a Deputati .
BOZZI invece della eleggibilit a Deputato, prevederebbe quella a Senatore, in
relazione alla quale previsto un limite di et di 35 anni.
51

CAPPI, per la terza categoria, parlerebbe soltanto di elettori politici.


MANNIRONI dichiara di aderire alla proposta dell'onorevole Leone; ma desidererebbe che nella dizione
magistrati fossero compresi anche gli ex-magistrati.
PRESIDENTE per la terza categoria prevederebbe un minimo di quaranta anni di et. Crede che la Suprema
Corte possa essere composta per la met di magistrati; per un quarto di avvocati e professori universitari e per un
quarto di elettori politici aventi almeno 40 anni.
BOZZI domanda se fra gli elettori politici debbano comprendersi anche le donne.
PRESIDENTE risponde affermativamente. Pone, ai voti l'espressione: met magistrati .
( approvata).
Pone ai voti: un quarto avvocati e professori universitari .
( approvata).
Pone ai voti: e un quarto elettori politici aventi almeno 40 anni .
( approvata).

2.4 Resoconto sommario della seduta del

21 gennaio 1947

ASSEMBLEA COSTITUENTE
COMMISSIONE PER LA COSTITUZIONE
52

SECONDA SOTTOCOMMISSIONE
(SECONDA SEZIONE)
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE CONTI
PRESIDENTE ricorda che nella precedente riunione, su richiesta dell'onorevole Laconi, la Sezione ha deliberato in
merito alla composizione della Suprema Corte costituzionale nel senso che tutti i componenti siano eletti
dall'Assemblea Nazionale, che siano per met magistrati, per un quarto avvocati e professori universitari e per un
quarto elettori politici, aventi almeno quarantanni.
Senza entrare nei dettagli, proporrebbe di prendere in esame gli articoli 3 del progetto Leone e 34 del progetto
Calamandrei per giudicare sulla opportunit di votare come principio qualche norma procedurale relativa alla
organizzazione della Suprema Corte.
LEONE GIOVANNI, Relatore, ritiene che si dovrebbe stabilire il modo di elezione del Presidente, vale a dire se
debba essere eletto nel seno della Corte, oppure in sede di elezione dei giudici.
ES1DENTE CONTI
CAPPI, per quanto riguarda il Presidente, proporrebbe che la Corte lo eleggesse nel suo seno.
BULLONI preferirebbe che il Presidente fosse scelto dal Capo dello Stato.
LEONE GIOVANNI, Relatore, crede che la nomina del Presidente da parte del Presidente della Repubblica non si
concilierebbe col sistema di elezione della Corte medesima. Come ha gi detto, le ipotesi possono essere solo due: o
eletto dall'Assemblea Nazionale, oppure dalla Corte nel suo seno.
Personalmente sarebbe per la seconda soluzione.
BOZZI anch'egli del parere che l'elezione avvenga nel seno della Corte, perch altrimenti, in caso di nomina da
parte dell'Assemblea Nazionale, si potrebbe verificare l'inconveniente che venisse designato un magistrato di grado
inferiore a quello di altri membri della Suprema Corte, per i quali, se non erra, sar richiesto che abbiano almeno il
grado di consigliere di cassazione. Per il prestigio ed il funzionamento dell'organo, sarebbe consigliabile che non si
verificasse un simile inconveniente.
FARINI domanda perch la nomina del Presidente non possa essere demandata al Parlamnto che certamente
designerebbe l'elemento pi rappresentativo. Se si demandata al Parlamento la nomina dei membri di questo .
altissimo consesso, non vede per quale ragiono non si debba affidare allo stesso organo anche l'elezione del
Presidente, quasi che non si
avesse fiducia nel Parlamento per questa nomina.
LEONE GIOVANNI, Relatore, per quanto ael suo articolo 3 avesse proposto che anche il Presidente della Suprema
Corte fosse nominato dal Parlamento, essendo la questione d1' carattere secondario, crede che possa venirsi
facilmente ad un accordo.
Considera, invece, pi importante la questione che i magistrati e professori universitari eletti membri della1 Corte
cessino definitivamente dalle funzioni e dall'impiego che avevano. Poich le nomine sono a tempo, a suo avviso,
necessario mettere i giudici in condizioni di assoluta indipendenza morale ed economica, anche per il tempo
successivo alla loro cessazione dall'incarico, in modo che non debbano preoccuparsi dei futuro quando
riprenderanno le loro precedenti mansioni. In caso contrario le preoccupazioni del magistrato per la carriera o del
professore universitario per l'assegnazione di una sede importante potrebbero incidere sulla indipendenza di questo
altissimo organo. Conserverebbe, pertanto, a vita, a tutti i membri della Suprema Corte lo stipendio e le indennit
di cui godono durante l'esercizio delle loro funzioni.
LAGONI condivide il punto di vista dell'onorevole Leone. In sostanza, trattandosi della Magistratura pi alta del
Paese, considera opportuno rivestirla di un prestigio e di una autorit indiscutibile.
LEONE GIOVANNI, Relatore, riterrebbe opportuno abbinare questo problema a quello della durata in carica dei
membri della Corte, che, a suo giudizio, dovrebbe essere di'dieci anni, e comunque non inferiore a sette.
Oltre il fatto che si tratta di un limitatissimo numero di persone, bisognerebbe tenere presente che, poich
normalmente i componenti della Corte, se magistrati o professori universitari, avranno all'incir.ca 50 anni, quando
cesseranno dalle loro funzioni avranno dai 57 ai 60 anni. Niente di eccezionale, quindi, se si assicura a vita
l'indipendenza economica di funzionari che, dopo una esistenza di lavoro, siano stati prescelti per cos elevate
funzioni.
Se i membri della Corte, durante l'esplicazione delle loro funzioni, dovessero preoccuparsi della situazione in cui si
troveranno quando cesseranno dalla carica, potrebbero essere soggetti a inframmettenze di carattere persona'e o
politico, tali da far temere 'della loro indipendenza. Secondo quanto invece previsto nei suo progetto, si
creerebbe
53

nel giudice della Corte costituzionale anche l'indifferenza ad essere rieletto, costituendosi cos un altro motivo di
indipendenza.
CAPPI si rende conto degli inconvenienti cui ha accennato l'onorevole Leone, ma non li ritiene di tale importanza
da giustificare un'eccezione che nuova nel diritto italiano ed anche in quello di altri paesi. Oltre la soddisfazione
morale di essere nominati a cos alta carica, gli sembra la pensione a vita dopo 7 "anni, costituisca una condizione
di privilegio eccezionale. Non vede quali particolari preoccupazioni per l'avvenire possano avere i magistrati e i
professori universitari, tenendo conto che conserveranno l'anzianit di servizio e godranno di una indennit
superiore per la carica ricoperta.
BULLONI crede che, nominandosi a vita il Presidente, si darebbe all'organo una maggiore indipendenza.
BOZZI non lo ritiene necessario, dato che il Presidente non avr funzioni proprie, ma sar sempre il. collegio a
decidere.
PRESIDENTE d'accordo con l'onorevole Bozzi.
BOZZI richiama poi l'attenzione sul fatto che la prima Sezione ha votato, sopra sua proposta, un principio per cui i
funzionari dello Stato, che abbiano mandato parlamentare, non possono essere promossi durante l'esercizio del
mandato, se non per sola anzianit. Questo principio potrebbe naturalmente estendersi anche ai magistrati della
Suprema Corte. Dichiara poi di non condividere le osservazioni dell'onorevole Leone, perch, trattandosi di altissimi
funzionari, ben difficilmente avranno preoccupazioni di carriera in quanto gi pervenuti al massimo delle loro
aspirazioni.
PRESIDENTE convinto anch'egli che, trattandosi di altissimi funzionari e di preclare persone, non si
preoccuperanno del loro avvenire.
AMBROSIN contrario alla proposta dell'onorevole Leone, perch ritiene che molti professori universitari non
accetterebbero questo altissimo ufficio se fossero obbligati a troncare il loro ministero. Considera la funzione del
professore universitario come una missione, a cui difficilmente si rinunzia, fino a quando si hanno le forze necessarie
per svolgerla. Pu citare l'esempio di tanti colleghi, suoi antichi maestri, i quali, pur avendo gli onori e le cariche pi
alte, nutrivano sempre l'aspirazione di tornare alla scuola. Insiste sul suo punto di vista .ed in-vita l'onorevole Leone
a tenerne conto addivenendo alla modifica dell'avanzata proposta.
LEONE GIOVANNI, Relatore, si dichiara convinto dalle osservazioni dell'onorevole Ambrosini per quanto concerne i
professori universitari, ma fa rilevare in quale situazione si troverebbe un magistrato che, dopo avere giudicato per
sette o dieci anni anche di atti del Capo dello Stato e di Ministri, al momento della cessazione dell'incarico dovesse
tornare ad esercitare le sue vecchie funzioni che sono, senza dubbio, inferiori.
PRESIDENTE fa notare all'onorevole Leone che, come previsto nel suo progetto, i membri della Suprema Corte
sono rieleggibili. Ora, se il giudice sar stato ottimo, sar rieletto; se sar stato scadente, nulla di male che torni alla
sue funzioni di consigliere di Corte di cassazione. Per quanto concerne i professori universitari si dichiara d'accordo
con l'onorevole Ambrosini. , LACONI proporrebbe la seguente formula:
Gli eletti alla Corte costituzionale, durante il periodo in cui esercitano questa loro funzione, non possono rivestire
alcun incarico n esercitare alcuna professione. La legge provvedere ad assicurare la loro completa indipendenza
economica .
AMBROSINI si dichiara non favorevole all'accoglimento integrale della proposta dell'onorevole Laconi, e si sofferma
sulla posizione dei professori universitari, ribadendo la considerazione che non esiste incompatibilit tra
l'insegnamento e le loro funzioni presso la Corte costituzionale.
FARINI sarebbe d'avviso di porre una eccezione per i professori, circa la cessazione delle funzioni. PRESIDENTE
crede che possa venirsi ad una conclusione, in quanto che per i magistrati si provvedere a collocarli fuori ruolo; per i
professori universitari pu accedersi all'opinione dell'onorevole Ambrosini e per gli avvocati fuori dubbio che non
possono esercitare la professione. Mette intanto ai voti il principio che La Corte elegge nel suo seno il Presidente
. ( approvato).
Ritiene poi che dovrebbe prendersi in esame la seguente formula, che ha desunto dall'articolo 3 dell'onorevole
Leone:
Per i giudici della Corte di giustizia costituzionale'non vigono i limiti di et.
AMBROSINI manifesta qualche dubbio sull'opportunit di una tale norma che infrangerebbe il principio del limite
di et, fondamentale nella pubblica Amministrazione.
LEONE GIOVANNI, Relatore, osserva che per espletare un'altissima funzione che sta all'apice della organizzazione
dello Stato, non bisogna tener conto del limite di et. Non crede, infatti, che per uomini di grande
capacit-amministrativa e giuridica e di larga esperienza,' dovrebbe aver peso la questione dell'et.
54

PRESIDENTE pone ai voti il principio , che: Per i giudici della Corte costituzionale non vigono limiti di et .
( approvato).
Pone quindi ai voti la seguente formula:
Il Presidente ed i giudici durano in ca-. rica sette anni e sono rieleggibili . [ approvata).
Circa l'ultima parte dell'articolo 3 dell'onorevole Leone, relativa alla dispensa in caso di malattia che comprometta
l'esercizio della funzione, crede che la Sezione possa considerare superflua la norma, in quanto vi provvedere la
legge.
(Cos rimane stabilito).
Osserva che occorre, infine, decidere se Lutti i nominati a far parte della Suprema Corte cessino dalle funzioni e
dall'impiego che avevano.
AMBROSINI crede che si potrebbe affermare il principio che i membri della Corte costituzionale non possono
esplicare alcuna altra professione, ad eccezione dell'insegnamento universitario.
LACONI non farebbe una esplicita riserva per i soli professori universitari. Piuttosto metterebbe il divieto per i
magistrati e gli avvocati.
PRESIDENTE concorda. Mette ai voti la seguente formula:
I giudici, magistrati e avvocati, non potranno esercitare le loro funzioni durante > l'esercizio del loro ufficio
presso la Corte di giustizia. Le altre incompatibilit saranno previste dalla legge .
( approvata).
2.5 Resoconto sommario della seduta del

22 gennaio 1947

ASSEMBLEA COSTITUENTE
COMMISSIONE PER LA COSTITUZIONE
SECONDA SOTTOCOMMISSIONE
(SECONDA SEZIONE)
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE CONTI
CALAMANDREI, Relatore, ritiene che, prima di esaminare il problema di chi sia legittimato ad agire davanti alla
Suprema Corte Costituzionale, sia necessario risolvere la questione dell'istituzione dei due sistemi dell'impugnazione
in via incidentale e in via principale.
Osserva in proposito che, ammettendo l'impugnativa in via incidentale, anche con la norma proposta
dall'onorevole Cappi che il giudice sospende il giudizio per trasmettere gli atti alla Corte Costituzionale, sar
soprattutto la parte interessata nella causa civile o penale ad essere legittimata a porre la richiesta di
incostituzionalit, ma anche il Pubblico Ministero, in quanto accusatore nella causa penale e nella civile, sar
interessato a sollevare la questione.
Per quanto riguarda l'impugnazione in via principale d'avviso che essa non possa mai essere promossa da un
organo del potere esecutivo, poich, se quest'organo partecipa al Governo, dovr necessariamente essere
favorevole a quelle leggi delle quali potrebbe essere impugnata la costituzionalit. A suo avviso quindi la
legittimazione potrebbe essere data invece alla minoranza del Parlamento rimasta soccombente nella votazione
su determinate leggi da essa ritenute incostituzionali. Questa minoranza, dietro richiesta di almeno cinquanta
componenti le due Camere e tramite un determinato organo - che potrebbe essere formato da una Commissione
nominata dalla minoranza del Parlamento, dato che non stata accettata la sua proposta di creare il Procuratore
generale commissario della giustizia - potr ricorrere alla Suprema Corte Costituzionale per la decisione sulla
costituzionalit delle leggi.
Ricorda inoltre che vi da risolvere l'altra questione se si debba o meno accettare l'azione popolare, ossia la
legittimazione di ogni elettore e di ogni cittadino come tale, a portare davanti alla Suprema Corte l'impugnazione
di incostituzionalit in via principale.
55

BOZZI fa osservare che quando la questione di incostituzionalit sorge come fenomeno incidentale nel corso di un
giudizio, si deve avere un impulso di ufficio, per cui il giudice sospenda la causa e rinvii alla Corte Costituzionale.
Per quanto riguarda invece la legittimazione nel giudizio diretto di impugnativa per incostituzionalit, del parere
che legittimato dovrebbe essere qualsiasi cittadino (azione popolare) : ogni cittadino, come tale, dovrebbe poter
richiedere la dichiarazione di incostituzionalit, anche ove la legge non leda direttamente un suo particolare diritto
subiettivo, divenendo parte in una questione di interesse generale. Rileva, tuttavia, che in tal caso vi
l'inconveniente che l'impugnativa potrebbe essere fatta, ad esempio, da uno squilibrato, ci che porrebbe in
condizione di discredito la Corte costituzionale, che deve invece essere un organo solenne. Un correttivo potrebbe
trovarsi nella proposta, formulata dall'onorevole Calamandrei, di affidare l'impugnativa alla minoranza
parlamentare; ma potrebbe anche riconoscersi questo diritto al popolo, affermando che un determinato numero di
persone possa iniziare l'azione davanti alla Corte Costituzionale, come stato fatto per il referendum a proposito
dell'iniziativa legislativa.
CAPPI ricorda che sull'argomento, in una precedente seduta, ha proposto due articoli molto schematici, i quali
ammettevano l'impugnativa tanto in via incidentale quanto in via principale, rinviando, per le modalit, ad una
legge processuale.
Fra le modalit egli contemplerebbe anche la legittimazione dell'impugnativa; nel caso che si volesse fissare nella
Costituzione questa legittimazione, lascerebbe a chiunque la facolt di impugnativa, adottando un criterio molto
largo e liberale. A questo proposito, non vede gli inconvenienti prospettati dall'onorevole Bozzi; tuttavia, volendosi
adottare un criterio quantitativo, limiterebbe il numero a non pi di un centinaio di persone.
Richiamandosi al primo dei due articoli da lui proposti, rileva che la formulazione prevedeva il caso che il giudice
nella impugnativa incidentale, qualora non la respingesse, perch manifestatamente infondata, sospendesse il
giudizio per rinviare gli atti alla Corte Costituzionale, la quale dovrebbe decidere con deliberazione valevole erga
omnes.
BULLONI chiede all'onorevole Calamandrei come si possa superare il pericolo di impugnative defatigatorie, specie
in materia penale, in relazione all'impugnativa incidentale di incostituzionalit della legge.
CALAMANDREI, Relatore, risponde che il pericolo pu essere superato con la formula proposta dall'onorevole
Cappi, alla quale aderisce, nel senso che il giudice abbia facolt, caso per caso, di valutare l'eccezione; se la riterr
un pretesto dilatorio, la respinger senz'altro come completamente infondata, mentre in caso contrario sospender il
giudizio rinviando la decisione alla Corte Costituzionale.
Ricorda che nel suo progetto distinta, nei riguardi della estensione della efficacia della decisione, l'impugnativa in
via incidentale da quella in via principale; la prima, anche quando perviene alla Corte Costituzionale, d luogo ad
una decisione con efficacia limitata al caso singolo ed adottata dalla competente sezione della Corte
Costituzionale; la seconda d luogo ad una decisione della Corte a sezioni unite, e questa decisione ha carattere
generale ed astratto. Non sarebbe contrario ad unificare, negli effetti e nella competenza, queste due impugnative,
conferendo alla Corte costituzionale il potere di decidere sui ricorsi con deliberazione avente efficacia erga omnes.
Ma si presenta il problema dell'efficacia della decisione nei confronti degli organi legislativi, cio se si debba
ammettere che la dichiarazione di annullamento di una legge sia operativa nei confronti degli organi legislativi; il
che conferirebbe alla Corte Costituzionale un vero e proprio potere legislativo. Ad evitarlo, aveva proposto che, in
seguito alla pronuncia della Corte Costituzionale, gli organi legislativi dovessero immediatamente promuovere la
procedura per la modificazione della legge. Il problema per sempre grave nei confronti dell'autorit giudiziaria;
quando la Corte Costituzionale ha emesso una decisione generale e astratta di incostituzionalit di una legge,
preannunziando quindi lo svolgimento della procedura di modificazione da parte degli organi legislativi (procedura
che pu anche tardare degli anni a causa di crisi parlamentari, mutamenti di Governi, ecc.), cosa dovranno fare i
giudici durante questo intervallo? La Magistratura si troverebbe di fronte ad una legge dichiarata incostituzionale
dalla Corte Suprema, ma che sarebbe tuttavia legge in quanto non ancora modificata dagli organi legislativi.
Pone questo problema di particolare
importanza, al quale dovr darsi una soluzione.
56

CAPPI ritiene che quando la Suprema Corte abbia sancita l'incostituzionalit della legge, gli effetti di questa
debbano essere sospesi. Pur riconoscendo che in tal modo - come ha rilevato l'onorevole Calamandrei - si
attribuirebbe ad un organo estraneo un potere legislativo, osserva che ci inevitabile, perch nella Costituzione
che si sta elaborando detto in modo inequivocabile che la dichiarazione di incostituzionalit della legge spetta ad
un determinato organo, e che il giudice non pu applicare la legge in attesa delle decisioni di questo.
LEONE GIOVANNI, Relatore, pensa che il problema posto dall'onorevole Calamandrei possa essere esaminato in un
secondo momento, e che prima si debba risolvere la questione della legittimazione ad agire.
Ricorda in proposito che il suo progetto riguardava tre casi di incostituzionalit, ossia di leggi emanate dal
Parlamento, di leggi regionali e di atti amministrativi. A suo avviso, per il primo caso si dovranno stabilire le norme
secondo le quali sar possibile richiedere la dichiarazione di incostituzionalit di una legge nazionale; per il secondo,
quello di una legge regionale che sia in conflitto con la Costituzione, l'incostituzionalit potr essere rilevata sia dal
Governo, sia dalle Assemblee legislative, sia dalle Assemblee Regionali che ravvisino in quella legge un danno per le
Regioni che rappresentano; per il terzo-caso, se l'atto amministrativo promaner dal Governo centrale,
l'incostituzionalit potr essere fatta rilevare dal singolo cittadino o da un ente amministrativo; se promaner da
un ente regionale l'impugnazione potr aversi da parte del Governo o di cittadini singoli.
Osserva che altro problema da risolvere quello se si debba riconoscere un'azione popolare indiscriminata o la
possibilit per un qualsiasi cittadino o gruppo di cittadini, pi o meno numerosi, di far valere l'incostituzionalit
della legge. Si potrebbe riconoscere tale diritto solamente al cittadino che faccia valere nella richiesta di
incostituzionalit un interesse privatistico al fine di impedire che l'azione possa essere promossa arbitrariamente. Ad
ogni modo, una remora all'impugnazione potrebbe essere posta con un limite di tempo entro cui si potesse
esercitare l'azione in via principale per incostituzionalit, e stabilendo che la sentenza della Suprema Corte
costituisca giudicato, vietando pertanto che contro la stessa legge e per lo stesso motivo sia fatta rilevare
l'incostituzionalit.
AMBROSINI sui punti esaminati dall'onorevole Leone, osserva che riguardo all'atto amministrativo non vi
nessuna innovazione da fare, in quanto esso gi impugnabile per incostituzionalit secondo il nostro diritto
positivo.
Circa le leggi regionali rileva che il diritto di impugnativa stato gi affidato nel progetto delle seconda
Sottocommissione al Governo, che, dopo aver ricevuto i disegni di legge approvati dall'Assemblea Regionale, ha la
facolt di rinviarli alla stessa con le osservazioni del caso e di impugnarli successivamente per motivi di legittimit o
di merito, rispettivamente avanti alla Corte Costituzionale e al Parlamento. Manifesta i suoi dubbi sull'ammissione
pura e semplice dell'azione popolare, che darebbe a qualsiasi ed anche ad un solo cittadino la possibilit di mettere
in moto un procedimento cos importante quale quello del giudizio sull'incostituzionalit delle leggi. Altri dubbi
espone sull'opportunit o meno di concedere il diritto di impugnativa alla minoranza di ciascuna delle Camere,
che non sia riuscita a far prevalere la propria opinione nell'avversare un disegno di legge approvato poi dalla
maggioranza.
In connessione con questo argomento richiama le disposizioni del progetto relative al referendum sulle leggi,
osservando come questo istituto integri quello della invalidazione delle leggi, e come possa dimostrarsi pi
adeguato alle esigenze dell'interesse politico generale, quando la controversia si appoggi su motivi per la cui
valutazione debba ricorrersi a criteri prevalentemente politici.
Passando ad occuparsi del congegno concreto di invalidazione delle leggi, richiama il sistema degli Stati Uniti, ed
osserva che potrebbe, almeno in parte, essere adottato per quanto si riferisce al diritto di chiunque vi abbia
interesse a ricorrere, adducendo l' incostituzionalit di una legge, avanti al magistrato ordinario, attribuendo a
questo il compito di pronunciarsi in merito. Dopo il giudizio di primo grado l'interessato potrebbe ricorrere in
appello. Avverso la sentenza pronunciata in secondo grado, sempre che si tratti della costituzionalit o meno di una
legge, sarebbe ammissibile il ricorso non, come d'ordinario, avanti alla Corte di Cassazione, ma avanti alla Corte
Costituzionale, cio avanti all'organo creato appositamente per tale scopo; ma che si avrebbe una differenziazione
rispetto al sistema americano, che non era che un unico organo supremo giurisdizionale.

57

Riconosce che tutto il procedimento sarebbe naturalmente semplificato, se il giudice investito della controversia
dovesse, conformemente ai progetto dell'onorevole Calamandrei, rimandare gli atti per la decisione alla Corte
Costituzionale. Ritiene che sarebbe preferibile il primo sistema; osserva comunque che, nell'un caso e nell'altro, la
sentenza della Corte Costituzionale dovrebbe essere comunicata al Governo e al Parlamento.
Dichiara infine di essere contrario ad inserire nella Costituzione limiti di tempo per l'esperimento dell'eccezione di
incostituzionalit di una legge.
CAPPI d lettura dei due articoli da lui proposti nella precedente seduta, parzialmente modificati :
1. - L'impugnativa di incostituzionalit di una legge statale o regionale ammessa in via principale da
qualunque elettore entro un anno dalla sua promulgazione. In caso di impugnativa incidentale, il giudice, qualora
non la respinga per una manifesta infondatezza o per irrilevanza, sospende il giudizio e trasmette gli atti alla Corte
Costituzionale, la quale decide con valore assoluto.
2. - Una legge dichiarata incostituzionale rimane sospesa. Il Governo dovr, con procedura d'urgenza, proporne
alle Camere l'abrogazione o la modifica. In caso di rigetto della proposta, il Governo dovr promuovere la
revisione della Costituzione .
AMBROSINI, pur trovando molto ingegnoso. il sistema proposto dall'onorevole Cappi, ritiene che con esso si
imporrebbero obblighi eccessivi sia al Governo che al Parlamento, mentre tali organi, in quanto costituzionali e
quindi indipendenti nella loro. attivit, non possono essere sottoposti ad obbligo alcuno.
LEONE GIOVANNI, Relatore, per mozione d'ordine, dichiara di ritenere che prima di porre in votazione i due
articoli proposti dall'onorevole Cappi, dovrebbero essere discussi e votati quelli proposti nel suo progetto e in quello
dell'onorevole Calamandrei; soprattutto in considerazione che le proposte dell'onorevole Cappi non rappresentano
degli emendamenti, bens articoli sostitutivi.
LACONI fa osservare che gli articoli dell'onorevole Cappi riguardano il problema dell'impugnativa in via principale
e in via incidentale, non previsto nelle due relazioni. Dato il dissenso esistente tra i commissari sulla questione,
d'avviso che esso debba essere risolto in precedenza.
PRESIDENTE, per l'ordine dei lavori, ritiene che si debba riprendere l'esame dei vari quesiti posti nella riunione
precedente dall'onorevole Calamandrei.
Ricordando che gi stato adottato il principio del sistema della Costituzione rigida, fa presente che il secondo punto
da stabilire se il controllo sulla costituzionalit delle leggi debba istituirsi in via incidentale, o in via principale, o
in ambedue i casi.
Pone quindi in votazione il principio che il controllo debba istituirsi in via incidentale.
UBERTI dichiara che voter per la terza ipotesi.
( approvato).
PRESIDENTE avverte che si passa all'esame del principio dell'istituzione del controllo in via principale.
AMBROSINI osserva che, se il magistrato non ha facolt di decisione, dovr rinviare gli atti alla Suprema Corte; ma
se la Corte non avr il potere di annullare la legge, di necessit bisogner limitare la procedura ad un solo caso.
LACONI contrario all'impugnazione in via principale, in quanto, in sostanza, rimarrebbe solamente la soluzione
proposta dall'onorevole Calamandrei della minoranza parlamentare; ma, a suo avviso, non ammissibile
frazionare un organo come il Parlamento e ammettere che una minoranza di esso, non meglio qualificata, possa
adire la Magistratura. Non ritiene neppure ammissibile l'azione popolare, la quale porterebbe ad un enorme
carico di lavoro, senza avere in effetti sostanza alcuna.

58

CALAMANDREI, Relatore, fa osservare che, ove fosse esclusa l'impugnazione in via principale, l'incostituzionalit di
una legge potrebbe essere sollevata solo quando sorgesse l'occasione del caso concreto a cui la legge dovrebbe
essere applicata.
Ma se si stabilisce che, trascorso un determinato periodo di tempo, la legge non pu pi essere impugnata, potr
accadere che si emani una legge macroscopicamente incostituzionale, ma che non vi sia occasione di applicarla in
un giudizio concreto, se non dopo trascorso quel limite di tempo; si verrebbe cos a determinare l'impossibilit di
impugnarla. Per tale considerazione ritiene che l'impugnazione in via principale dovrebbe essere ammessa.
UBERTI d'avviso che l'impugnazione in via principale costituisca la] prima ragione d'essere della Suprema Corte
Costituzionale
e che, non ammettendola, si verrebbe a togliere lo strumento principale per la garanzia della costituzionalit delle
leggi.
AMBROSINI ritiene che l'impugnativa potrebbe essere ridotta ad un solo caso, stabilendo che chiunque ritenga di
essere leso in un suo diritto dalla legge, presunta contraria alla Costituzione, potr sollevare la questione di
incostituzionalit davanti al magistrato, ordinario.
PRESIDENTE, al fine di giungere ad un accordo sulla questione in esame, propone che i relatori e altri membri della
Sezione si riuniscano per concordare un testo di articoli da sottoporre all'esame dei colleghi nella prossima seduta.
(Cos rimane stabilito).

2.6 Resoconto sommario della seduta del

23 gennaio 1947

ASSEMBLEA COSTITUENTE
COMMISSIONE PER LA COSTITUZIONE
SECONDA SOTTOCOMMISSIONE
(SECONDA SEZIONE)
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE CONTI INDI DEL DEPUTATO AMBROSINI
PRESIDENTE comunica che il Comitato incaricato della formulazione degli articoli ha presentato le sue proposte. D
lettura dell'articolo 1:
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La Corte costituzionale giudica della costituzionalit delle leggi, degli atti amministrativi e dei conflitti di
attribuzione tra i poteri dello Stato. Ha, inoltre, competenza a conoscere dell'azione di responsabilit penale e civile
contro il Presidente della Repubblica e i Ministri .
Avverte che la frase degli atti amministrativi , aggiunta su proposta dell'onorevole Leone, non ha trovato
consenziente l'onorevole Ambrosini, il quale ha espresso il timore che possa creare una certa confusione tra la
competenza della Corte costituzionale e quella del Consiglio di Stato.
LEONE GIOVANNI, Relatore, spiega che, d'accordo con l'onorevole Calamandrei, ha sostenuto che l'impugnazione
degli atti amministrativi per incostituzionalit sarebbe una impugnazione in ultima istanza, potendosi gli atti
amministrativi sempre impugnare per le vie ordinarie. Quando si presentasse un problema di conformit dell'atto ai
diritti consacrati nella Carta costituzionale, si ammetterebbe un ultimo grado di impugnazione dinanzi alla Corte
costituzionale.
LACONI chiede quale compito sarebbe riservato allora al Consiglio di Stato.
CALAMANDREI, Relatore, aggiunge che la proposta risponde anche ad un voto della Commissione di studio per il
sindacato sugli atti amministrativi e rientra in un ordine di idee che fu sostenuto dall'Australia durante la
discussione dei trattati di pace. L'Australia propose che si inserisse in tutti i trattati di pace una clausola - che pu
essere presa in
considerazione come preannuncio di future istituzioni - che prevedesse la creazione di una Corte Suprema
internazionale dei diritti umani; una Corte alla quale ogni cittadino degli Stati contraenti potrebbe ricorrere nel
caso che i diritti fondamentali costituzionali fossero stati disconosciuti da atti di autorit di questi Stati.
Quest'idea stata confutata dall'onorevole Ambrosini, il quale ha ritenuto che in questo modo si farebbe una
confusione con la tutela data, in generale, agli organi della giustizia amministrativa contro atti amministrativi
illegali.
Come esempio, fa l'ipotesi di un cittadino al quale venga negata, ingiustamente, l'autorizzazione a pubblicare un
giornale, e di cui non siano accolti i ricorsi al Prefetto e al Consiglio di Stato. In questo caso l'atto amministrativo ha
violato un diritto garantito dalla Costituzione, onde si pu ricorrere alla Corte costituzionale.
LACONI osserva che il fatto stesso che il Relatore debba ricorrere ad un esempio per chiarire la disposizione
dimostra che questa non chiara.
Sarebbe pi semplice dire che al Consiglio di Stato compete il giudizio di legittimit, ma che il giudizio riservato
alla Corte costituzionale quando si assume violata la Costituzione.
CAPPI, poich non si tratta di distinguere l'impugnazione di legittimit da quella di incostituzionalit, ma di creare
un'ultima istanza a cui ricorrere dopo sperimentate le altre, propone che l'articolo sia cos modificato:
La Corte costituzionale giudica della costituzionalit delle leggi e dei conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato.
Giudica pure della costituzionalit degli atti amministrativi, dopo sperimentato il ricorso alle autorit ordinarie.
Ha, inoltre, ecc. .
LEONE GIOVANNI, Relatore, fa considerare che, dovendosi questo primo articolo rendere il pi possibile solenne, la
proposta dell'onorevole Cappi troverebbe sede pi opportuna in articoli successivi.
LACONI rileva che ogni atto amministrativo trae origine da una determinata legge, legge che deve essere
emanata nel quadro della Costituzione. Quindi, mettere il singolo atto amministrativo in relazione diretta con la
Costituzione gli sembra un non senso.

60

Il sindacato sugli atti amministrativi sempre di competenza del Consiglio di Stato o degli organi della giustizia
amministrativa. Sar invece competente la Corte costituzionale a giudicare se la legge, in base alla quale stato
posto in essere l'atto amministrativo, nel quadro della Costituzione.
MANNIRONI ricorda che in precedenti disposizioni fu stabilito che, contro il giudicato di tutte le giurisdizioni,
ammesso il ricorso in Cassazione. Col ricorso alla Corte costituzionale si stabilirebbe un quanto grado di
giurisdizione.
PRESIDENTE, poich la discussione svoltasi pone in questione l'inciso degli atti amministrativi , lo mette ai voti.
AMBROSINI dichiara che voter contro, perch con questa aggiunta si verrebbe ad interferire su tutto il sistema
adottato, non solo riguardo alla giurisdizione ordinaria, ma anche riguardo agli organi speciali della giustizia
amministrativa: fa notare che la Sottocommissione ha proposto di estendere, avverso le decisioni di questi ultimi, la
facolt di ricorrere fino in Cassazione da parte degli interessati.
TARGETTI dichiara di associarsi a quanto ha detto l'onorevole Ambrosini, riservandosi di presentare in altra sede
una forma di speciale ricorso a tutela dei diritti fondamentali.
(Non approvato).
PRESIDENTE mette ai voti la prima parte dell'articolo, senza l'inciso che stato respinto.
( approvata).
Sulla seconda parte dell'articolo ricorda che fu discusso se fosse il caso di affermare la responsabilit penale del
Presidente della Repubblica e si concluse affermativamente.
LEONE GIOVANNI, Relatore, ritiene che sia opportuno porre in parentesi la responsabilit civile.
In regime monarchico la responsabilit penale del monarca era esclusa, ma in regime repubblicano, quindi
democratico, deve essere affermata la responsabilit del Capo dello Stato.
Preferirebbe per che l'organo chiamato a dichiararla fosse non il Tribunale ordinario, bens il pi alto organo
giurisdizionale.
LACONI chiede chi promuoverebbe l'azione.
LEONE GIOVANNI, Relatore, risponde che si dovr stabilire se debba esservi un Pubblico Ministero.
AMBROSINI osserva che per i Ministri occorre distinguere tra reati comuni e reati
che non possono essere commessi che nell'esercizio del loro ufficio.
LEONE GIOVANNI, Relatore, pensa che di queste responsabilit debba giudicare la Corte. Se poi la prima Seziono
adottasse il principio della irresponsabilit del Presidente, o stabilisse una responsabilit condizionata, la questione
potrebbe essere riesaminata in altra sede.
AMBROSINI osserva che bisogna indicare tassativamente i casi di responsabilit del Presidente della Repubblica.
LACONI propone che si voti per divisione.
PRESIDENTE consente e pone ai voti la frase: e dei conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato .
( approvata).
Mette ai voti l'ultima parte:
61

Giudica sulla responsabilit penale (e civile) del Presidente della Repubblica e dei Ministri .
Avverte che si vota con la riserva che in sede di coordinamento sar stabilito quale debba essere la procedura.
BULLONI dichiara di votare a favore, riferendosi solo alla responsabilit penale.
{ approvata).
AMBROSINI pensa che debba restare inteso che la competenza normale della Corte costituzionale quella che
riguarda il sindacato sulle leggi. Le altre funzioni alle quali si fatto cenno sono di indole cos eccezionale che
presumibilmente non impegneranno l'attivit della Corte che in casi rarissimi. Questo va tenuto presente quando si
tratter di determinare il numero dei componenti della Corte.
PRESIDENTE d lettura dell'articolo 2:
La Corte composta per met di magistrati, per un quarto di avvocati e professori universitari, per un quarto di
cittadini eleggibili politici aventi almeno 40 anni .
Propone di aggiungere dopo la parola avvocati la frase: che cessano l'esercizio professionale .
Spiega che con questa aggiunta vuole evitare che si possa trar profitto dall'alta funzione esercitata per accrescere la
propria clientela.
MANNIRONI ammette l'incompatibilit tra l'esercizio della professione di avvocato e la funzione di giudice nel
periodo in cui questa funzione esercitata, ma ritiene eccessivo stabilire che l'avvocato non possa riprendere
l'esercizio della professione alla cessazione della funzione di giudice.
PRESIDENTE ritiene necessario troncare alla radice ogni illecito profitto.
LACONI d'accordo col Presidente. Si tratta di funzione talmente alta che non ritiene conveniente far rientrare chi
l'ha ricoperta nella vita professionale comune.
LEONE GIOVANNI, Relatore, invece d'accordo con l'onorevole Mannironi. Stabilire che un professionista, assurto a
quell'alta carica, divenga incapace, non gli sembra logico. La stessa incapacit non considerata per il Capo dello
Stato, n per i Ministri; nemmeno per quello della giustizia.
D'altra parte va anche tenuto presente il problema economico. stata respinta la proposta di assegnare a vita ai
giudici della Corte costituzionale uno stipendio, e non si pu pretendere che, alla fine dei sette anni, un
professionista di rilievo torni a casa senza stipendio e con la. proibizione di esercitare la professione. '
AMBROSINI non crede che questa incapacit possa essere stabilita. Sarebbe d'altra parte una incongruenza
stabilire l'incapacit all'esercizio della professione per i membri della Corte e non estenderla a coloro che ricoprono
altre pi elevate cariche dello Stato. Osserva, inoltre, che si tratter di poche persone illustri non solo dal punto di
vista intellettuale, ma anche della correttezza personale, e che colpirle in partenza con questa incapacit sarebbe
veramente eccessivo.
FARINI non ritiene indispensabile porre questo inciso nell'articolo 2; ne rinvierebbe l'esame a quando sar discusso
l'articolo 4.
PRESIDENTE ritira la sua proposta, riservandosi di ripresentarla in sede opportuna.
BULLONI chiede che risulti dal verbale che con la parola magistrati si comprendono non solo i magistrati
ordinari, ma anche i componenti del Consiglio di Stato.
CALAMANDREI, Relatore, osserva che gi stato compiuto ogni sforzo per scegliere fra i pi autorevoli magistrati i
componenti del Consiglio Supremo della Magistratura. Per la Corte costituzionale, invece, che riveste un carattere
62

anche pi elevato, ha l'impressione che con i criteri adottati, anzich aumentati, siano stati diminuiti i requisiti per il
reclutamento dei componenti, e possa risultarne una scelta meno squisita.
AMBROSINI aderisce al concetto svolto dall'onorevole Calamandrei e lo invita a concretarlo in una proposta.
LEONE GIOVANNI, Relatore, ricorda la sua proposta, in cui si parla di consiglieri di Cassazione o equiparati. Essa fu
approvata soltanto per la parte concernente il criterio quantitativo delle percentuali.
Si tratta di un istituto nuovissimo, di grande importanza, del quale ogni caratteristica pu costituire un pericolo o
essere una conquista democratica. Ne faranno parte magistrati: ma questi saranno scelti in ogni grado o solo noi
gradi pi alti ? E i professori universitari saranno scelti fra quelli appena saliti sulla cattedra o fra i pi insigni ? Per gli
avvocati baster il titolo o si richieder una lunga esperienza ?
LACONI teme che il prevedere tanti dettagli diminuisca la solennit dell'istituto. Le Camere chiamate a dargli vita
sceglieranno uomini che, non soltanto per i titoli acquisiti, ma per il prestigio nazionale e per la competenza
universalmente riconosciuta, siano degni di ricoprire cos alta carica.
Ponendo tante clausole si restringerebbe talmente la cerchia, che la libert di scelta dell'Assemblea ne apparrebbe
eccessivamente limitata.
Per quanto poi riguarda la Magistratura, ricorda che fu stabilito che in essa si avranno differenze non gi di gradi,
bens di funzioni, mentre qui, tornando al criterio dei gradi, si farebbe un passo indietro.
AMBROSINI ritiene con l'onorevole Calamandrei che, se si sono richiesti tanti requisiti per i membri del Consiglio
Superiore della Magistratura, a fortiori debbano esser richiesti per i membri della Corte Costituzionale, che un
organo a quello superiore.
LEONE GIOVANNI, Relatore, alle parole per met di magistrati aggiungerebbe: con funzioni non inferiori a
Consigliere di Cassazione o equiparate .
LACONI afferma che questo criterio pu valere per la scelta dei magistrati in seno al Consiglio Superiore della
Magistratura, ma non pu essere determinante per i membri della Corte costituzionale. Nella scelta si deve solo tener
conto del prestigio personale e della cultura del giudice, non del grado che riveste.
CAPPI ritiene opportuno togliere qualunque specificazione di termine (anzianit dell'insegnamento, o dell'esercizio
della professione forense) limitando la scelta, per i professori universitari, a quelli di materie giuridiche ed
intendendo esteso il limite di et di 40 anni a tutte le categorie.
LEONE GIOVANNI, Relatore, insiste sulla sua proposta richiedendo un minimum di anzianit nella carica o nella
professione.
BULLONI, per gli avvocati, preferirebbe che l'anzianit richiesta fosse quella di iscrizione all'Albo della Cassazione.
PRESIDENTE pone ai voti la proposta dell'onorevole Cappi, di togliere dall'articolo ogni riferimento alla durata
dell'esercizio professionale.
( approvata).
Pone ai voti l'articolo 2 cos formulato:
La Corte composta per met di magistrati, per un quarto di professori universitari di materie giuridiche e di
avvocati e per un quarto di cittadini eleggibili politici, tutti aventi almeno 40 anni .
( approvato).

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LEONE GIOVANNI, Relatore, non ritiene questa formulazione adeguata allo scopo, e dichiara formalmente che si
riserva di ripresentare la questione in sede di Commissione plenaria.
(Poich l'onorevole Conti costretto ad assentarsi, la Sezione invita ad assumere la presidenza l'onorevole
Ambrosini).
PRESIDENTE pone in discussione l'articolo 3:
I giudici della Corte costituzionale sono eletti dall'Assemblea, col sistema di votazione previsto per l'elezione del
Presidente della Repubblica .
LEONE GIOVANNI, Relatore, rileva che l'articolo prevedo lo stesso sistema adottato per l'elezione del Presidente
della Repubblica. Non si sa per ancora se questa elezione sar fatta dall'Assemblea Nazionale o dal popolo col
suffragio universale diretto. Propone, quindi, di rinviare ogni decisione alla legge speciale che discipliner la
materia.
LACONI obietta che una cosa eleggere una sola persona e un'altra eleggerne molte, come nel caso dei giudici
della Corte costituzionale, per cui ritiene che, per questi ultimi, si dovrebbe adottare un criterio di proporzionalit.
PRESIDENTE propone che il metodo di elezione sia rinviato ad una successiva legge costituzionale.
(Cos rimane stabilito).
Aggiungerebbe, nella prima parte, dopo Assemblea l'aggettivo Nazionale e pone ai voti la prima parte
dell'articolo cos formulata: I giudici della Corte costituzionale sono eletti dall'Assemblea Nazionale .
( approvata).
Pone in discussione l'articolo 4:
La Corte elegge nel suo seno il Presidente. Il Presidente e i giudici durano in carica 7 anni e sono rieleggibili. I
giudici, avvocati e magistrati, non potranno esercitare le loro funzioni durante l'esercizio del loro ufficio presso la
Corte. Le altre incompatibilit saranno previste dalla legge. Per i giudici della Corte costituzionale non vigono limiti
di et .
TARGETTI fa rilevare che la Corte risulterebbe composta di un numero pari di membri, il che pu presentare degli
inconvenienti in caso d votazioni.
PRESIDENTE risponde che la difficolt sorgerebbe solo qualora i voti si dividessero perfettamente per met, il che
difficile.
MANNIRONI, per snellire l'articolo, propone di sopprimere l'ultimo comma che stabilisce che non vigano limiti di et.
LEONE GIOVANNI, Relatore, preferirebbe che si approvasse il testo proposto, demandando al Comitato di
redazione di trovare la migliore forma di espressione.
Per il primo comma propone la seguente modificazione:
La Corte elegge il Presidente fra i suoi componenti .
PRESIDENTE pone ai voti il primo comma cos emendato.
( approvato).
Pone ai voti il secondo comma:
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Il Presidente e i giudici durano in carica 7 anni e sono rieleggibili.


( approvato).
LEONE GIOVANNI, Relatore, richiamandosi alla questione della incompatibilit, fa considerare che esiste anche un
problema di ineleggibilit. Nella sua formulazione aveva elencato alcune categorie di ineleggibili: il Capo dello
Stato, i Ministri e i Sottosegretari di Stato, i Deputati, i Senatori, i Deputati regionali, i Capi del potere esecutivo
regionale e provinciale e, infine, coloro che abbiano ricoperta una o pi di queste cariche da non oltre 4 anni.
La sua proposta moveva dal concetto che la Corte deve essere espressa dal potere politico, cio dall'Assemblea
Nazionale; ma non deve essere in funzione dell'Assemblea Nazionale, n esserne una emanazione politica.
Occorre quindi, determinando non solo le categorie degli eleggibili, ma anche quelle degli ineleggibili, far s che la
Corte sia formata da elementi insensibili, al massimo, al fluttuare della vita politica. Vorrebbe, quindi, dichiarare
ineleggibili quanti rivestano cariche politiche ed anche porre dei limiti per coloro che nel passato le hanno rivestite.
Ricorda che le altre Costituzioni che disciplinano la Corte costituzionale si diffondono largamente su questo istituto.
Col rinviare alla legislazione futura tante decisioni, per timore di fare una Costituzione troppo particolareggiata, si
finir col rendere tardivi l'applicazione e il funzionamento di questo istituto.
LACONI si dichiara di parere contrario, e ritiene sufficiente dire che colui il quale chiamato a far parte della Corte
deve automaticamente decadere da qualunque altra funzione, perch non si possono considerare gli uomini
incasellati in due categorie, cos che da una parte siano coloro che militano nella politica e dall'altra coloro che non
vi militano.
PRESIDENTE osserva che l'esclusione di coloro i quali hanno prima ricoperto delle cariche politiche porterebbe
spesso alla esclusione degli elementi migliori.
TARGETTI, contrariamente a quanto ha sostenuto l'onorevole Leone, pensa esser necessario che nella Corte sia in
larga misura l'elemento politico, perch i casi che deferiti al suo giudizio saranno in esigua minoranza casi tecnici
ma dovranno in gran parte essere risolti con l'interpretazione di norme politiche della Costituzione. Il giudico della
Corte dovr rinunziare a fare della politica militante, ma non potr rinunziare alla sua esperienza politica e,
sovrattutto, alle sue convizioni politiche. Dichiarare ineleggibile chi stato Deputato, significherebbe come ha gi
detto il Presidente, precludere la via agli elementi pi idonei.
MANNIRONI s dichiara sostanzialmente d'accordo con l'onorevole Leone, ma, anzich stabilire la ineleggibilit,
vorrebbe sancire l'incompatibilit fra il mandato politico e l'appartenenza alla Corte per tutto il tempo della
legislatura, nel senso che un deputato non possa essere eletto a far parte dell'Alta Corte, quand'anche rinunzi al
mandato politico, per la durata della legislatura.
BOZZI ritiene che la questione sollevata dall'onorevole Targetti investa la fisionomia della Corte. Chi pensa che in
questo tribunale debba prevalentemente partecipare l'elemento tecnico della giurisdizione propende per una
prevalente partecipazione di tecnici, mentre chi pensa che le funzioni della Corte siano prevalentemente politiche
auspica una pi larga partecipazione di elementi politici. Ma gi stato deciso che la Corte debba essere mista,
cio composta di elementi tecnici e politici.
, a suo avviso, molto interessante il problema sollevato dall'onorevole Leone. I membri della Corte durano in
carica 7 anni e i Deputati, normalmente, 5 anni. Quindi, se alla Corte potessero essere eletti dei Deputati durante il
corso della legislatura, potrebbe avvenire che alcuni di coloro che hanno preso parte alla formazione di leggi
sottoposte a controllo costituzionale, venissero a far parte del tribunale che chiamato a giudicare della loro
costituzionalit, ci che non sarebbe ammissibile. Di qui la necessit che il potere giudicante sia tenuto distinto dal
legislativo. PRESIDENTE trova convincenti le considerazioni dell'onorevole Bozzi per quanto riguarda i Deputati in
carica, ma non per gli ex Deputati.
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LEONE GIOVANNI, Relatore, solo in considerazione dell'orientamento della Commissione, dichiara di ritirare la sua
proposta. PRESIDENTE crede opportuno rilevare che la Corte costituzionale deve essere riguardata come uh
organo giurisdizionale e non di natura politica. Che possa essere composto di uomini che hanno partecipato alla
vita politica criterio giustissimo; ma ci non pu snaturare il carattere di quest'organo supremo, la cui funzione di
esame giuridico sulla costituzionalit delle leggi; giudizio che deve basarsi sui criteri normali di interpretazione
della legge.
Nota che le osservazioni dell'onorevole Targetti potrebbero invece indurre nell'equivoco, e che per ci necessario
riaffermare il principio che la funzione della Corte ha carattere giurisdizionale e non politico.
TARGETTI spiega che non ha inteso dire che questo organo debba esercitare un'azione politica; ha detto invece che
una gran parte dei casi che potranno essere sottoposti al suo giudizio saranno casi di incostituzionalit in relazione
al significato politico della Carta costituzionale. Dovr quindi emettere spesso giudizi di contenuto squisitamente
politico.
Perci, se la Corte fosse costituita solo di elementi. tecnici, probabilmente potrebbe, noi suoi giudicati, incorrere in
errori che la presenza di uomini politici eviterebbe.
PRESIDENTE esprime il suo disaccordo. Ricorda sentenze della Suprema Corte di cassazione in cui sono stati
affrontati e risolti problemi di natura politica con criteri squisitamente giuridici.
Qualsiasi magistrato sarebbe in grado di esprimere un giudizio sui problemi, anche i pi ardui, che potessero
presentarsi. L'aver deciso la instaurazione di una Corte costituzionale non mira che a dare un prestigio maggiore
all'esercizio della funzione, ma non importa il cambiamento della sua natura; ragione per cui i componenti la
Corte dovranno giudicare seguendo lo stesso metodo dei magistrati..
Per abbreviare la discussione, sottopone alla Commissione il principio pregiudizionale che tutti i casi di
incompatibilit e di ineleggibilit devono essere previsti dalla Costituzione. Lo mette ai voti.
( approvato).
LEONE GIOVANNI, Relatore, fa rilevare che occorre considerare i casi di ineleggibilit del Presidente della
Repubblica, dei Ministri e Sottosegretari di Stato.
BOZZI ricorda che, per quanto riguarda il Presidente della Repubblica, gi un articolo dice che la qualit di
Presidente della Repubblica incompatibile con qualsiasi altra carica. Quindi pu essere scartata la relativa
formulazione.
LEONE GIOVANNI, Relatore, propone che si stabilisca che sono ineleggibili anche i Ministri e Sottosegretari di Stato
in carica al momento dell'elezione.
CALAMANDREI, Relatore, dichiara di essere stato favorevole all'inclusione nella Costituzione di una norma che
stabilisca le incompatibilit, senza tuttavia ritenere che sia il caso di formulare una elencazione casistica.
Basterebbe dire che qualunque ufficio di carattere poetico e amministrativo incompatibile con la carica di
componente la Corte costituzionale.
LACONI contrario a tutte queste incompatibilit, ritenendo che la decadenza dalle cariche, gi prevista in altro
articolo, sia sufficiente a garantire da ogni pericolo.
PRESIDENTE avverte che si tratta di stabilire se i Ministri e i Sottosegretari siano ineleggibili.
MANNIRONI chiede se non sarebbe sufficiente stabilire la ineleggibilit dei componenti dell'Assemblea Nazionale.
LEONE GIOVANNI, Relatore, non lo ritiene sufficiente, in quanto un Ministro o un Sottosegretario potrebbero
anche non far parte dell'Assemblea Nazionale.

66

BOZZI favorevole a che si dichiari questo caso di ineleggibilit, per quanto ritenga assurdo pensare che
l'Assemblea possa
eleggere a membri della Corte un Ministro o un Sottosegretario in carica.
CAPPI crede si debba dichiarare solo l'ineleggibilit dei membri del Governo e dell'Assemblea Nazionale in carica al
momento della elezione.
UBERTI chiede che siano aggiunti anche i Presidenti delle Assemblee regionali, perch potrebbero sorgere conflitti tra
leggi regionali e leggi statali.
LEONE GIOVANNI, Relatore, propone che la votazione avvenga per divisione sulle singole categorie. La sua
proposta si limita ai membri del Governo, ai membri dell'Assemblea Nazionale e ai membri delle Assemblee
regionali.
BULLONI non crede che la formula proposta eviti il pericolo che vi siano giudici della Corte costituzionale chiamati
a giudicare della costituzionalit o meno di leggi da essi stessi votate.
PRESIDENTE invita la Commissione a votare sulla formula proposta dall'onorevole Cappi:
Membri del Governo e dell'Assemblea in carica al momento dell'elezione .
BULLONI ripete che potranno essere eletti giudici della Corte degli ex membri di una Camera che abbiano preso
parte alla formazione della legge da giudicare.
PRESIDENTE ritiene che, se verranno in discussione leggi alla cui formazione hanno partecipato, essi si asterranno.
BULLONI si dichiara soddisfatto, purch risulti dal verbale la dichiarazione del Presidente, cio che varr per essi
obbligo di astensione.
PRESIDENTE mette ai voti per divisione la proposta Cappi:
Sono ineleggibili i membri del Governo in carica al momento dell'elezione .
( approvato).
I membri dell'Assemblea Nazionale in carica al momento dell'elezione . ( approvato).
FARINI chiede che sia consacrato a verbale che il gruppo cui egli appartiene ha votato contro.
CAPPI dichiara di essersi astenuto.
PRESIDENTE passando alle altre categorie, pone ai voti:
I Presidenti delle Assemblee regionali .
( approvalo).
I membri delle Assemblee regionali .
( approvato).
Avverte che per tutte le categorie, in armonia a quanto risulta implicitamente dalla discussione, vale l'aggiunta
in carica al momento delle elezioni . Pertanto la formula completa risulta la seguente:
67

Sono ineleggibili i membri del Governo e dell'Assemblea Nazionale, i Presidenti e i membri delle Assemblee
regionali in carica al momento delle elezioni .
LEONE GIOVANNI, Relatore, per quanto riguarda il problema dell'incompatibilit, ricorda che fu gi votata
l'incompatibilit per i magistrati di esercitare, durante la carica, le funzioni giudiziarie e l'incompatibilit per gli
avvocati di esercitare, durante la carica, la professione e che qui vi era la proposta dell'onorevole Conti della
cessazione definitiva dall'esercizio professionale. Per i professori universitari non fu stabilita l'incompatibilit con
l'insegnamento e fu deciso di trovare una formula adatta che evitasse di far apparire questo criterio come un
particolare privilegio.
La formulazione da lui proposta sarebbe: Il collocamento fuori ruolo dei magistrati eletti giudici dell'Alta Corte,
l'incompatibilit dell'esercizio delle professioni legali, le altre incompatibilit, nonch il trattamento economico,
sono determinati dalla legge .
"BULLONI aderisce alla proposta dell'onorevole Leone.
CAPPI trova pericoloso questo rinvio delle incompatibilit alla legge. Del resto, come stata stabilita
l'incompatibilit per i magistrati, gli avvocati, ecc., potrebbe essere stabilita anche per i membri delle Assemblee
Nazionali. Un giudice dell'Alta Corte potrebbe essere eletto deputato.
PRESIDENTE crede che la questione possa essere esaminata in altra sede.
LEONE GIOVANNI, Relatore, propone di perfezionare la sua formula dicendo: le altre incompatibilit relative ad
incarichi politici .
BULLONI ritiene che quanto forma oggetto della preoccupazione dell'onorevole Cappi potrebbe trovare
collocamento opportuno nella legge elettorale.
MANNIRONI esprime il parere che dall'insieme dell'espressione gi approvata derivi anche quella incompatibilit
di cui si preoccupa l'onorevole Cappi, perch quando si dice che non pu essere nominato membro dell'Alta Corte
un deputato, logico che non possa essere nominato Deputato un membro dell'Alta Corte.
BOZZI riconosce la necessit di precisare se si intenda stabilire una ragione di ineleggibilit o di incompatibilit.
stato votato il principio che non pu essere eletto giudice dell'Alta Corte chi Deputato. Con ci stata ammessa
una ragione di incompatibilit, perch, in altre parole, si dice che non si pu essere contemporaneamente giudici
dell'Alta Corte e Deputati. ovvio che se la qualit di giudice preesiste, si determina quella ragione di
incompatibilit per chi dovesse essere eletto deputato. Le leggi vanno interpretate anche nel loro spirito, nella loro
economia; non occorre che tutto sia espressamente detto.
PRESIDENTE aggiunge che, siccome in ogni caso sarebbe la legge elettorale che dovrebbe occuparsi di questa
questione, non occorra decidere in proposito.
Sulla proposta dell'onorevole Leone, che si riferisce all'incompatibilit dell'esercizio delle professioni legali e al
trattamento economico dei componenti la Corte, osserva che, forse, non necessario fare di questo secondo
argomento un'espressa menzione.
LEONE GIOVANNI, Relatore, afferma di averne fatta menzione, perch in Italia v' la triste prassi che quanto pi
alta la funzione, tanto pi essa deve essere onoraria.
CAPPI ripete che rinviare le altre incompatibilit alla legge gli sembra pericoloso. Una legge potrebbe stabilire che
gli appartenenti ai partiti politici si trovano in questa situazione di incompatibilit.
LEONE GIOVANNI, Relatore, ritira la parte della sua proposta che riguarda le altre incompatibilit.
PRESIDENTE crede che non dovrebbe precludersi la possibilit di stabilire altre incompatibilit; sono state
esaminate solo quelle emerse nella discussione; ma potrebbero in seguito presentarsene dello altre.
68

LACONI propone di rinviare la questione.


PRESIDENTE, concludendo la discussione, dichiara che circa l'articolo 4 restano approvate queste disposizioni:
La Corte elegge il Presidente tra i suoi componenti. II Presidente e i giudici durano in carica 7 anni e sono
rieleggibili.
Per i giudici della Corte non vigono limiti di et.
Sono ineleggibili i membri del Governo e dell'Assemblea Nazionale, i Presidenti e i membri delle Assemblee
regionali in carica al momento dell'elezione .

2.7 Resoconto sommario della seduta del

24 gennaio 1947

ASSEMBLEA COSTITUENTE
COMMISSIONE PER LA COSTITUZIONE
SECONDA SOTTOCOMMISSIONE
(SECONDA SEZIONE)
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE CONTI
PRESIDENTE d lettura degli articoli approvati nella precedente riunione e rivisti dal comitato di redazione.
Art. 1. - La Corte costituzionale giudica della costituzionalit delle leggi.
Risolve, inoltre, i conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato e giudica sulla responsabilit penale (e civile ?) del
Presidente della Repubblica e dei Ministri.
Ricorda che era rimasta in sospeso la questione se la Corte costituzionale debba giudicare anche sulla
responsabilit civile, oltre che penale, del Presidente della Repubblica e dei Ministri.
LEONE GIOVANNI, Relatore, ritiene che la questione debba essere lasciata in sospeso per la necessaria
coordinazione con le disposizioni che saranno prese circa il potere esecutivo.
PRESIDENTE d'accordo.
(Cos rimane stabilito).
Art. 2. - La Corte composta per met di magistrati, per un quarto di avvocati e professori universitari, per un
quarto di cittadini, aventi almeno 40 anni, eleggibili a uffici politici .
LEONE GIOVANNI, Relatore, crede che il limite di et di 40 anni debba estendersi a tutti i componenti della Corte.
Preciserebbe anche, per quanto riguarda i professori universitari, che debbono essere ordinari. Formulerebbe,
quindi, l'articolo nel seguente modo:

69

La Corte composta per met di magistrati, per un quarto di avvocati e professori ordinari universitari, per un
quarto di cittadini eleggibili a uffici politici: tutti aventi l'et di almeno 40 anni .
PRESIDENTE mette ai voti l'articolo 2 nel testo indicato dall'onorevole Leone.
( approvato).
Art. 3. - I giudici della Corte costituzionale sono eletti dall'Assemblea Nazionale .
( approvato).
Art. 4. - La Corte elegge tra i suoi componenti il Presidente.
Il Presidente e i giudici durano in carica sette anni e sono rieleggibili. Durante le funzioni di giudice i magistrati
sono collocati fuori ruolo e gli avvocati non possono esercitare la professione.
Sono ineleggibili i membri del Governo, delle Camere e dei Consigli regionali incarica al momento delle elezioni.
Per i membri della Corte costituzionale non vigono limiti di et .
Contrariamente a quanto ha detto nella precedente riunione, tiene a precisare che per quanto riguarda gli
avvocati, il divieto di continuare ad esercitare la professione, piuttosto che per i componenti della Corte
costituzionale, dovrebbe essere introdotto per i membri del Consiglio superiore della magistratura.
RAVAGNAN, invece delle parole: durante le funzioni di giudice , proporrebbe, per ragioni di chiarezza, di dire:
durante le funzioni della Corte .
CAPPI direbbe: durante la loro appartenenza alla Corte .
FARINI all'ultimo comma, per non ingenerare dubbi, alla parola giudici sostituirebbe membri .
PRESIDENTE ritiene che l'articolo 4 potrebbe esere cos formulato:
La Corte elegge fra i suoi componenti il Presidente.
Il Presidente e i giudici durano in carica sette anni e sono rieleggibili. Durante la loro appartenenza alla Corte, i
magistrati sono collocati fuori ruolo e gli avvocati non possono esercitare la professione.
Sono ineleggibili i membri del Governo, delle Camere e dei Consigli regionali incarica al momento delle elezioni.
Per i membri della Corte Costituzionale non vigono limiti di et .
Lo mette ai voti in questa forma.
( approvato).
CAPPI, prima di esaminare l'articolo 5, crede opportuno che nel verbale si faccia menzione che nel progetto
Calamandrei era prevista l'istituzione dell'ufficio del Pubblico Ministero, presso la Suprema Corte, sia quale tramite
attraverso cui il cittadino avrebbe potuto proporre il ricorso di incostituzionalit, sia per ragioni di euritmia, non
potendosi ammettere un giudice che si trovi davanti ad una sola parte. Il Comitato, invece, ha ritenuto che la
funzione del Pubblico Ministero presso la Corte sia superflua e che il giudice assuma sempre una posizione di centro
fra le parti, in quanto la parte che impugna sar assistita dai suo patrono e il Governo, che avr interesse a
difendere la costituzionalit della legge, sar rappresentato dall'Avvocatura dello Stato.

70

BULLONI non crede concepibile una impugnativa dinanzi alla Corte costituzionale, senza un organo, come il
Pubblico Ministero, che difenda le ragioni della legge che, fino a prova contraria, si presume conforme alla
Costituzione.
Quindi, non tanto per ragioni di euritmia, quanto per motivi attinenti alla funzionalit del Collegio giudicante,
ritiene che presso la Corte Suprema debba essere istituito il Pubblico Ministero.
LACONI trova fondata l'osservazione dell'onorevole Bulloni, sebbene a suo giudizio il Pubblico Ministero, pi che il
potere esecutivo, rappresenti le ragioni del potere legislativo.
CAPPI non persuaso delle ragioni addotte dall'onorevole Bulloni. Non pu immaginare infatti un Pubblico
Ministero che difenda una presunzione di legalit, anche quando potrebbe essere convinto che una legge
incostituzionale.
PRESIDENTE osserva che la Corte costituzionale non deve essere concepita come un organo giurisdizionale
ordinario, ma come un organo superiore che giudica, senza che le parti agiscano nel modo ordinario, senza, cio, la
procedura comunemente seguita davanti a tutte le giurisdizioni.
AMBROSINI fa presente che l'onorevole Calamandrei, nel proporre l'istituzione del Pubblico Ministero presso la
Corte costituzionale, si riferiva alla nozione storica dell'istituto e alla necessit che nello svolgimento della
controversia avanti alla Corte non vi sia una soia parte, quella cio del ricorrente, ma anche la parte resistente, il
Pubblico Ministero. Osserva che non occorre l'istituzione del Pubblico Ministero presso la Corte per l'esplicazione
della funzione suaccennata, giacch le ragioni della parte resistente, e cio dello Stato ed eventualmente
delle Regioni, possono bene essere sostenute dall'organo che normalmente ha questo compito. cio dall'Avvocatura
dello Stato, alla quale istituzionalmente attribuita la consulenza legale e la difesa in giudizio dello Stato e degli
altri enti previsti dalla legge.
Ritiene in conseguenza che non sia necessaria l'istituzione del Pubblico Ministero, e che si renda d'altra parte
opportuno fare un richiamo espresso all'Avvocatura dello Stato.
PRESIDENTE si associa alle considerazioni dell'onorevole Ambrosini, soprattutto per l'opportunit di non creare una
complicata organizzazione di funzionari, quale sarebbe necessaria per il funzionamento del Pubblico Ministero
presso l'Alta Corte.
LEONE GIOVANNI, Relatore, si rende conto dell'esigenza prospettata dall'onorevole Bulloni, nel senso che la
presenza di due parti serve senza dubbio a delineare meglio le questioni. Non occorrendo per un organo che
abbia una particolare investitura, che sia cio la voce del potere esecutivo, o di quello legislativo, ritiene che
potrebbe essere utilizzato l'istituto dell'Avvocatura dello Stato, stabilendo - in sede di Sottocommissione - che tale
istituzione partecipi al giudizio di costituzionalit davanti alla Corte costituzionale. In questo modo, crede che
possano essere soddisfatte tutte le esigenze.
BULLONI non vede come possa concepirsi un organo giurisdizionale senza un organo requirente. Gli sembra che
siano la natura e la stessa funzione dell'organo giurisdizionale che impongano la presenza dell'organo requirente, il
quale non pu essere sostituito dall'Avvocatura dello Stato.
LEONE GIOVANNI, Relatore, fa notare che attualmente al Consiglio di Stato funziona come Pubblico Ministero
l'Avvocatura dello Stato. Nei riguardi della Corte costituzionale pensa che potrebbe adottarsi la procedura in uso
presso il Consiglio di Stato, nel senso che l'Avvocatura dello Stato dovrebbe intervenire sia contro che a favore della
impugnativa.
TARGETTI concorda con gli onorevoli Ambrosini e Leone, anche perch, come ha detto il Presidente, la Corte
costituzionale non ha carattere di organo prettamente giudiziario. Dato per che quest'organo investito anche
della competenza a giudicare i Ministri e il Capo dello Stato, domanda se in questi casi sia concepibile un giudizio
senza il rappresentante dell'accusa.

71

AMBROSINI riconosce la fondatezza dell'osservazione, ma osserva che la Camera dei Deputati, nell'accusare,
designa anche la persona che deve sostenere l'accusa.
LEONE GIOVANNI, Relatore, osserva che nella legge processuale prevista dall'ultimo articolo si potr tener conto
della esigenza che nei giudizi concernenti il Presidente della Repubblica ed i Ministri vi sia un rappresentante della
Camera dei Deputati.
PRESIDENTE avverte che rimarr consacrato a verbale che la eventualit prospettata dall'onorevole Targetti dovr
essere considerata dal futuro legislatore. Circa il Pubblico Ministero, ritiene che la maggioranza sia favorevole al
principio che tale organo non debba essere istituito presso la Corte costituzionale.
Art. 5. - La incostituzionalit di una legge pu essere (entro due anni dall'entrata in vigore ? in ogni tempo ?)
dedotta in giudizio in via incidentale dalle parti o dal Pubblico Ministero, ovvero rilevata d'ufficio.
Il giudice, se non ritenga di respingere l'eccezione, perch manifestamente infondata o non pertinente alla causa,
sospende il giudizio e fissa alla parte interessata un termine per adire la Corte per la decisione. (Rimette gli atti alla
Corte per la decisione) .
Osserva che, circa il primo comma, bisogna decidere se l'eccezione debba essere dedotta in giudizio entro due anni
dall'entrata in vigore della legge, o possa esser dedotta in qualsiasi tempo.
LEONE GIOVANNI, Relatore, non stabilirebbe alcun termine per l'impugnazione in via incidentale. Premesso che per
quella in via principale sar stabilito un termine, decorso il quale, la legge, non potr pi essere impugnata,
potendo darsi che, quando sorga un conflitto tra l'interesse attuale del cittadino ed una legge non costituzionale, non
sia pi possibile l'impugnazione, riterrebbe opportuno lasciare al cittadino la possibilit di dedurre l'incostituzionalit
della legge solo per il giudizio che a lui interessa e con effetti limitati al caso concreto.
CAPPI ritiene che si tratti di bilanciare fra di loro da un lato l'esigenza del cittadino, che ha interesse ad impugnare
di incostituzionalit la legge anche dopo dieci o quindici anni, e dall'altro lato quella della certezza del diritto.
Inoltre una legge, quando stata in vigore per un certo numero di anni, ha creato una quantit di situazioni di
diritto, per cui il dichiararla incostituzionale porterebbe senza dubbio a gravi sconvolgimenti.
D'altra parte gli sembra eccessivo stabilire che una spada di Damocle debba peti-dere su una legge,
senza alcuna limitazione di tempo. , quindi, favorevole al termine di due anni.
AMBROSINI sopprimerebbe l'espressione in via incidentale , perch teme possa ingenerare qualche dubbio. Tale
soppressione. a suo avviso, nulla toglie alla sostanza dell'articolo in discussione.
LEONE GIOVANNI, Relatore, obietta che sopprimendo l'inciso in via incidentale potrebbe credersi che il
giudizio abbia come unico oggetto di dichiarare incostituzionale una legge.
PRESIDENTE crede che si potrebbe sopprimere l'espressione in via incidentale , sostituendo per alle parole
dedotta in giudizio le altre: dedotta nel giudizio .
LEONE GIOVANNI, Relatore, d'accordo.
BULLONI pensa che il ricorso di incostituzionalit in via incidentale debba essere esperibile in ogni tempo. A suo
avviso, l'interesse che un cittadino pu avere anche dopo 15 anni, di far dichiarare incostituzionale una legge, non
deve essere sacrificato per il rispetto della situazione che la legge stessa ha in precedenza croato nei confronti di altri
cittadini.
CAPPI rileva che, sotto tale profilo, dovrebbe considerarsi iniquo anche l'istituto della prescrizione, perch un diritto,
anche dopo cento anni, dovrebbe avere sempre valore. Come ha detto, si tratta di scegliere quale delle due
esigenze debba avere maggior peso.

72

PRESIDENTE mette ai voti il principio che l'incostituzionalit della legge possa essere dedotta in giudizio in ogni
tempo.
(Non approvato).
Ritiene allora che debba intendersi approvato che dovr essere fatta valere nel termine di due anni.
LEONE GIOVANNI, Relatore, si riserva di risollevare la questione nella Commissione.
RAVAGNAN, per rendere la dizione pi alla portata di tutti, invece delle parole: ovvero rilevata d'ufficio ,
direbbe: ovvero rilevata d'ufficio dal magistrato .
BOZZI direbbe: rilevata dal giudice .
CAPPI, sul secondo comma, osserva che, siccome l'eccezione di incostituzionalit sollevala in giudizio riveste anche il
carattere di un interesse pubblico, invece di lasciare all'arbitrio della parte di adire o meno la Corte sarebbe pi
logico rimettere gli atti alla Corte, per la decisione.
BOZZI invece della parola impugnazione metterebbe eccezione .
PRESIDENTE mette ai voti l'espressione: fissa alla parte interessata un termine per adire alla Corte .
(Non approvata).
Osserva che si intende allora approvata la dizione: rimette gli atti alla Corte per la decisione .
Mette ai voti l'articolo 5 cos formulato:
La incostituzionalit di una legge pu essere, entro duo anni dall'entrata in vigore, dedotta nel corso di ogni
giudizio dalle parti o dal Pubblico Ministero, ovvero rilevata dal giudice.
Se il giudice non ritenga di respingere l'eccezione, perch manifestamente infondata, o non pertinente alla causa,
sospende il giudizio e rimette gli atti alla Corte per la decisione .
( approvata).
Art. 6. - Entro lo stesso termine, chiunque (ovvero: chiunque abbia interesse; ovvero cento cittadini) pu
impugnare una legge avanti la Corte per incostituzionalit.
LEONE GIOVANNI, Relatore, richiama l'attenzione sull'ultimo comma dell'articolo 8 del suo progetto, cos
formulato:
Una domanda rigettata non pu essere riproposta neppure da un altro soggetto, tranne, in questo ultimo caso,
che per diverso motivo di nullit .
Con questa formula tendeva a costituire una remora, affinch, una volta promosso un giudizio di incostituzionalit,
non fosse pi possibile riproporlo. Aggiungerebbe, quindi, all'articolo in discussione, come secondo comma, il
seguente:
Una impugnazione di incostituzionalit rigettata non pu pi essere proposta da altro soggetto .
PRESIDENTE d'accordo.
BULLONI, mentre era per la massima ampiezza circa il termine dell'eccezione in via incidentale, per
l'impugnazione in via principale desidererebbe che il termine fosse il pi ristretto possibile, vale a dire di due o tre
mesi.
73

PRESIDENTE ritiene che anche in questo caso si debba stabilire lo stesso termine di due anni.
CAPPI, in via transattiva, propone di stabilire un anno, anche per dare modo a
cittadini di rendersi conto della legge attraverso la stampa.
TARGETTI, senza formulare una proposta precisa, ritiene che la Sezione si dovrebbe ispirare al concetto di impedire
in tutti i modi un eventuale ostruzionismo a cui si andrebbe incontro, ammettendo in chiunque la possibilit di
sollevare l'eccezione di incostituzionalit, nel senso che tutte le leggi potrebbero essere impugnate.
LEONE GIOVANNI, Relatore, ritiene giusta la preoccupazione di impedire azioni infondate, ma fa notare che,
ponendo un termine ristretto, quando l'interesse fosse attuale si potrebbe non avere pi il tempo per impugnare la
legge. D'altra parte, se si fissa un termine, dato che l'interesse potrebbe sorgere in avvenire, dovrebbe essere dato a
chiunque di impugnare una legge, anche non avendo un interesse attuale.
BULLONI stabilirebbe una sanzione civile per chi impugni infondatamente una legge.
LACONI crede che, se si vuole evitare che tutte le leggi possano essere impugnate, non debba essere ammessa
indiscriminatamente l'impugnativa.
BOZZI opina che l'inconveniente che chiunque possa impugnare la legge, anche senza fondamento, possa essere
ovviato anche con accorgimenti di carattere processuale, mediante cio un giudizio di delibazione preventiva,
come avviene attualmente per le sentenze impugnate davanti alla Corte di cassazione penale. Un simile giudizio di
delibazione pensa che a maggior ragione si possa instaurare nei riguardi della Corte costituzionale, vale a dire che,
senza aprire il giudizio, una commissione dovrebbe preventivamente esaminare le domande di impugnazione per
determinare se sia il caso o meno di sottoporle al giudizio della Corte.
PRESIDENTE d'accordo, salvo naturalmente il diritto di ricorrere alla stessa Corte, contro il giudizio di delibazione.
Avverte che sar consacrato a verbale che la Sezione ritiene che il legislatore dovr provvedere a che si abbia un
esame preliminare delle domande di dichiarazione di incostituzionalit fatto dalla stessa Corte.
CAPPI proporrebbe di dire:
Chiunque abbia un interesse, anche non attuale (ovvero 500, oppure 1000 cittadini) pu, entro lo stesso termine,
impugnare una legge davanti alla Corte per incostituzionalit .
BULLONI, come al cittadino stato ri-conosciuto il diritto di iniziativa legislativa, cos pensa dovrebbe essere
riconosciuto a chiunque il diritto di impugnare una leggo, entro un brevissimo tempo, davanti alla Corte
costituzionale.
TARGETTI chiede che vengano messe in votazione separatamente le diverse proposte.
PRESIDENTE pone in votazione il principio che chiunque possa impugnare una legge di incostituzionalit.
( approvato).
Pone quindi ai voti il principio che l'impugnativa debba essere proposta entro tre mesi.
(Non approvato).
Pone in votazione il termine di un anno.
( approvato).
Pone infine in votazione la formula: Una domanda di incostituzionalit respinta non pu essere pi riproposta .
74

( approvata).
Avverte che l'articolo 6 rimane cos formulato:
Chiunque, entro il termine di un anno, pu impugnare una legge avanti la Corte per incostituzionalit. Una
domanda di incostituzionalit respinta non pu essere pi riproposta .
Comunica che per l'articolo 7 sono state proposte le due seguenti dizioni:
1) Qualora la dichiarazione sia stata pronunciata in via incidentale ha efficacia vincolante per il caso singolo nella
prosecuzione del giudizio rimasto sospeso .
2) In ogni caso, quando si presenti in un nuovo giudizio la questione dell'applicazione di una legge che sia stata
dichiarata incostituzionale dalla Corte Suprema, il giudice pu rifiutarsi di applicarla senza bisogno di sospendere il
giudizio .
Personalmente preferisce la prima dizione.
LEONE GIOVANNI, Relatore, chiarisce che nel primo caso l'effetto della dichiarazione di incostituzionalit, in via
incidentale, si riferisce al caso concreto. Nel secondo caso, che conforme al progetto Calamandrei, gli effetti della
dichiarazione di incostituzionalit si estendono anche ai casi nei quali si ripresenti la medesima questione.
CAPPI pone in evidenza che ogni questione sarebbe superata, approvando l'articolo 7-bis, da lui proposto e cos
formulato:
Pronunziata l'incostituzionalit di una legge, questa cessa di aver vigore. Il Parlamento potr promuovere o l'abrogazione normale della legge o la revisione della Costituzione .
AMBROSINI sarebbe favorevole a limitare l'efficacia della dichiarazione al caso deciso, perch una diversa
soluzione, qual' quella proposta nell'articolo 7-bis dall'onorevole Cappi, verrebbe a violare uno dei principi
fondamentali di tutto l'ordinamento giuridico moderno, cio quello della divisione dei poteri.
BOZZI, in relazione all'articolo 7-bis, non comprende quale abrogazione o revisione debba fare il Parlamento se,
una volta pronunciata l'incostituzionalit di una legge, questa cessa di avere vigore. Dichiarata nulla una legge, gli
sembra che i poteri del Parlamento, in ordine ad essa, siano esauriti.
PRESIDENTE crede che, formalmente, sia sempre necessaria l'abrogazione da parte del potere legislativo.
BOZZI riterrebbe pi giusto stabilire che la Corte costituzionale farebbe una indicazione al Parlamento nel senso di
rendergli noto che una determinala legge incostituzionale. Il Parlamento allora avr il dovere giuridico e politico di
abrogare la legge o modificare la Costituzione. In tal modo, da un lato si salverebbe il principio della divisione dei
poteri, e nello stesso tempo si darebbe l'efficacia che merita alla pronuncia della Corte.
CAPPI ritiene di aver contemplato nella sua proposta ambedue lo possibilit. Di fronte ad una pronuncia di
incostituzionalit di una legge, il Parlamento ha davanti a s due vie: o conformarsi alla decisione, oppure far
rivivere, in un certo senso, la legge, mettendo in moto il meccanismo di revisione della Costituzione.
BOZZI rileva che in tal caso sar necessario modificare la forma dell'articolo.
LEONE GIOVANNI, Relatore, senza dilungarsi in discussioni, ricorda che le Costituzioni estere segnalano a tale
proposito varie possibilit. Innanzi tutto vi la possibilit che la Corte costituzionale emani una pronuncia
semplicemente indicativa di incostituzionalit al Parlamento, il quale, in base a questa decisione segnalativa, pu
abrogare la legge o modificarla. La decisione di incostituzionalit, in questa ipotesi, non opera fin dal momento
della pronuncia, e la legge continua ad avere vigore.
75

Vi poi la soluzione opposta, per cui la dichiarazione di incostituzionalit opera l'annullamento della legge, o dal
momento della pronuncia della sentenza della Corte (o della sua pubblicazione in qualche bollettino) ovvero, con
effetto retroattivo, dal momento in cui l'incostituzionalit stata messa in evidenza. Nell'articolo 8 del suo progetto
era appunto prevista questa ultima forma.
In sede di Comitato ha ritenuto di accettare una via intermedia, cio la formula dell'articolo 7-bis proposto
dall'onorevole Cappi, secondo la quale la dichiarazione in via principale della incostituzionalit comporta che la
legge da quel momento non abbia pi vigore, cio non sia pi vincolante per i cittadini, ma non possa importare
un'abrogazione vera e propria dal punto di vista formale. Il Parlamento, di fronte alla pronuncia della Corte, ha
due possibilit: abrogazione della legge, nel senso di toglierle anche il residuo crisma formale, ovvero adire le vie per
la revisione della Costituzione.
AMBROSINI d'accordo che, pi che alla forma si debba guardare alla sostanza. Gli sembra, infatti contradittorio
il sistema in base al quale una legge, pur avendo perso ogni valore in quanto non pi vincolante per i cittadini,
conserva per il suo crisma di legge. La situazione diverrebbe ancora pi contrastante coi principi generalmente
ricevuti nel diritto costituzionale, quando si mettesse il legislatore di fronte all'obbligo: o di abrogare la legge, o di
promuovere la revisione della Costituzione, giacch cos si imporrebbe un obbligo positivo troppo grave all'organo
ordinario che rappresenta il popolo ed esercita una delle funzioni sovrane, ed anzi la preeminente funzione
sovrana dello Stato. Ad ogni modo, anche a mettersi su questa via, sarebbe meglio adottare un sistema pi
semplice e coerente, superando qualsiasi pregiudiziale teorica relativa al principio della divisione dei poteri, e
dando alla pronuncia della Corte costituzionale la portata logica di dichiarare addirittura la nullit di quella legge
che ritenesse contraria alla Costituzione. Altrimenti sarebbe pi opportuno limitare l'efficacia della sentenza della
Corte al caso deciso.
CAPPI osserva che anche in questo caso potrebbe esservi la possibilit di una difformit di giudizi.
AMBROSINI risponde che questo inconveniente si verifica anche per i pronunciati della Corte di cassazione.
LEONE GIOVANNI, Relatore, si richiama all'articolo 140 della Costituzione austriaca del 1920, per cui la sentenza con
la quale la Corte annulla per incostituzionalit una legge, o una parte della legge, obbliga il Cancelliere federale
alla pubblicazione immediata dell'annullamento che entra in vigore dal giorno stesso della pubblicazione.
AMBROSINI, riguardo alla Costituzione austriaca che spesso stata richiamata anche in altre occasioni, osserva che
essa era improntata a principi e per qualche punto a preoccupazioni teoriche. Accenna a taluni istituti di essa, ed in
particolare rileva la portata di quella parte della Costituzione che considerava la funzione giudiziaria come avente
lo steso carattere sostanziale della funzione amministrativa.
LEONE GIOVANNI, Relatore, rileva che, se si limita la funzione della Core ad una segnalazione ai incostituzionalit,
possono anche passare degli anni prima che il Parlamento adotti una qualsiasi decisione nei riguardi della legge.
Durante il tempo intercorrente fra il deliberato della Corte costituzionale ed il riesame da parte del Parlamento, la
legge continuer ad avere la sua efficacia, con conseguenti nuove lesioni della Costituzione. Per questo motivo si
dovrebbe sentire la necessit che la sentenza della Corte costituzionale per lo meno sospenda l'efficacia della legge.
Una tale soluzione non potrebbe ferire la sovranit del Parlamento, che rimarrebbe cos libero di adottare la
decisione che riterr pi opportuna.
PRESIDENTE d lettura del seguente testo dell'articolo 7, presentato dall'onorevole Bozzi:
La pronuncia di incostituzionalit comunicata dalla Corte al Parlamento, il quale o abroga la legge o procede
alla revisione costituzionale di essa. Sino al momento della deliberazione del Parlamento l'efficacia della legge
sospesa.
CAPPI aderisce alla proposta dell'onorevole Bozzi, ritirando il suo articolo 7-bis.
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LEONE GIOVANNI, Relatore, concorda con la proposta dell'onorevole Bozzi.


PRESIDENTE pone ai voti il testo proposto dall'onorevole Bozzi.
( approvato).
Art. 8. - La decisione della Suprema Corte che dichiara l'incostituzionalit di una legge comunicata d'ufficio al
Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio dei Ministri ed al Presidente delle due Camere, affinch sia
considerata l'opportunit di procedere in via legislativa alla sua abrogazione o modificazione, ovvero alla
modificazione della norma costituzionale contro la quale la legge in conflitto .
Fa presente che questo articolo in relazione all'approvazione dell'articolo 7 nel testo proposto dall'onorevole Bozzi,
deve intendersi superato e pertanto ne propone la soppressione.
( approvata).
Art. 9, (che diventer art. 8). - Una legge di valore costituzionale discipliner la risoluzione dei conflitti di
attribuzione tra i poteri dello Stato.
La medesima legge fisser le norme sui funzionamento della Corte costituzionale e le altre leggi procedurali .
BULLONI domanda perch si debba rimandare ad un'altra legge costituzionale la risoluzione dei conflitti di
attribuzione tra i poteri dello Stato, quasi che gli attuali componenti della Costituente non siano in grado di
provvedervi. Trattandosi di questioni che si verificano rarissimamente, sopprimerebbe il primo comma.
PRESIDENTE osserva che, sopprimendo la prima parte, la seconda rimarrebbe cos formulata:
Una legge di valore costituzionale fisser le norme sul funzionamento della Corte costituzionale e le altre norme
procedurali .
CAPPI proporrebbe che fosse una legge ordinaria.
PRESIDENTE mette ai voti l'articolo nella seguente formula:
La legge fisser le norme sul funzionamento della Corte costituzionale e le altre norme procedurali .
( approvato).
TARGETTI dichiara che, se fosse stato presente alla riunione nella quale fu decisa la composizione della Corte
suprema, in relazione al concetto che ha della funzione di questo organo, avrebbe limitato al massimo ad un terzo
il numero dei magistrati. Chiede inoltre che questa sua proposta venga inoltrata al Comitato di redazione, per
esser compresa fra le osservazioni che saranno indicate nel testo del progetto.

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3 Discussione del progetto della Commissione per la Costituzione

3.1 Il progetto della Commissione per la Costituzione


TESTO APPROVATO DALLA COMMISSIONE
Presentato alla Presidenza dell Assemblea Costituente il 31 gennaio 1947
PROGETTO DI COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
TITOLO VI. GARANZIE COSTITUZIONALI
SEZIONE I. Corte costituzionale.
ART. 126.
La Corte costituzionale giudica della costi-tuzionalit di tutte le leggi.
Risolve i conflitti d'attribuzione fra i poteri dello Stato, fra lo Stato e le -Regioni, fra le Regioni.
Giudica il Presidente della Repubblica ed i Ministri accusati a norma della Costituzione.

ART. 127.
La Corte composta per met di magistrati, per un quarto di avvocati e docenti di diritto, per un quarto -di
cittadini eleggibili ad ufficio politico, tutti aventi l'et di almeno quaranta anni.
I giudici della Corte sono nominati dall'Assemblea Nazionale. Per le categorie dei magistrati, avvocati e docenti di
diritto, la nomina ha luogo su designazione, in numero triplo di nomi, rispettivamente da parte delle magistrature
ordinaria ed amministrative, del Consiglio superiore forense, e dei professori ordinari di discipline giuridiche nelle
Universit.
La Corte elegge il Presidente tra i suoi componenti. Il Presidente ed i giudici durano in carica nove anni. Sono
ineleggibili i membri del Governo, delle Camere e dei Consigli regionali.

ART. 128.
Quando, nel corso di un giudizio, la questione d'incostituzionalit di una norma legislativa rilevata d'ufficio o
quando eccepita dalle parti, ed il giudice non la ritiene
manifestamente infondata, la questione rimessa per la decisione alla Corte costituzionale.
La dichiarazione d'incostituzionalit pu essere promossa in via principale dal Governo, da cinquanta deputati, da
un Consiglio regionale, da non meno di diecimila elettori o da altro ente ed organo a ci autorizzato dalla legge
sulla Corte costituzionale.
Se la Corte, nell'uno o nell'altro caso, dichiara l'incostituzionalit della norma, questa cessa di avere efficacia. La
decisione della Corte comunicata al Parlamento, perch, ove lo ritenga necessario, provveda nelle forme
costituzionali.

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ART. 129.
La legge stabilisce le norme che regolano i conflitti di attribuzione e la composizione e il funzionamento della Corte
costituzionale.

3. Luigi Einaudi e lemendamento in Commissione del 1 febbraio 1947

ASSEMBLEA COSTITUENTE
COMMISSIONE PER LA COSTITUZIONE
ADUNANZA PLENARIA
RESOCONTO SOMMARIO DELLA SEDUTA POMERIDIANA DI SABATO 1 FEBBRAIO 1947
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE RUINI
Corte costituzionale.
PRESIDENTE avverte che restano da'esa-minare gli ultimi due argomenti: garanzie costituzionali e norme finali e
transitorie.
Per quanto riguarda le garanzie costituzionali, l'onorevole Einaudi ha proposto di
sostituire i primi quattro articoli proposti dal Comitato di redazione coi seguenti : Art.
1.
Il magistrato ordinario giudice della costituzionalit delle leggi. Art.
2.
La Corte di cassazione a sezione riunite risolve i conflitti di attribuzione fra i poteri dello Stato, fra lo Stato e le
Regioni e fra le Regioni.
L'Assemblea nazionale giudica il Presidente della Repubblica ed i Ministri accusati, a norma della Costituzione.
EINAUDI ha presentato questo emendamento, anche se non ha grande fiducia nell'accoglimento di esso, perch, a
suo parere, la istituzione di una Corte costituzionale non adempie agli scopi a cui dovrebbe servire. Per decidere
sulla costituzionalit delle leggi vi sono due sistemi : quello della Corte e quello del magistrato ordinario. Quello
della Corte non ha dietro di s nessuna esperienza : qualche cosa di cui si scritto molto nei libri, si scritto anche
in molte Carte costituzionali che, o sono andate' male, o non hanno avuto un'applicazione concreta. Il solo
metodo applicato per lungo tempo, e con grande efficacia, il metodo del magistrato ordinano. I due esempi
principali sono quelli del tribunale federale svizzero e della Corte suprema americana. Non si occupa del primo
esempio, in quanto la competenza di quei giudici in materia costituzionale riguarda le leggi cantonali e non quelle
federali (per l'Italia leggi statali), che dovrebbero essere, invece, la materia principale del giudizio di costituzionalit
della legge.
Il vero caso importante relativo a questa materia quello che si dice impropri-amente della Corte suprema
americana. Impropriamente, in quanto la Corte suprema americana non affatto stata creata con lo scopo di
dare un giudizio relativo alla costituzionalit delle leggi. Nella Costituzione americana, che egli sappia, esiste un
solo articolo che. indirettamente ha dato luogo al giudizio di costituzionalit e questo articolo articolo 6 dice
semplicemente : Questa Costituzione e le leggi degli Stati Uniti che saranno emanate in obbedienza alla
Costituzione costituiranno la legge suprema del Paese . Non c' altro che potesse dar diritto alla corte di giudicare
sulla costituzionalit delle leggi. Tutto quello che si e fatto stata l'opera dei magistrati : sono i magistrati ordinari
79

che si sono impadroniti di queste due o tre parole della Costituzione e, in base ad esse, hanno elaborato il sistema di
giudizio sulla costituzionalit delle leggi. stato soprattutto merito di un grande giurista, il primo giudice Marshall,
alla fine del secolo XVIII e nel primo trentennio del secolo scorso, il quale ha affermato che il magistrato ' ordinario
aveva il diritto di giudicare sulla costituzionalit delle leggi. Questo diritto non appartiene affatto alla Corte
suprema : un diritto che spetta .al magistrato ordinario. Qualunque giudice federale, anche appartenente alle
corti inferiori, pu dichiarare che una certa legge incostituzionale. Di qui, attraverso i gradi successivi di
giurisdizione, si arriva al giudizio' della Corte suprema, il quale ha il valore che hanno tutti i giudizi, cio ha valore
per il caso deciso e non si estende ad altri casi.
Quindi, astrattamente, la legge dichiarata incostituzionale dalla Corte suprema potrebbe essere ancora applicata;
ma ci non mai accaduto. La legge potr rimanere, astrattamente, nel codice delle leggi; ma di fatto non esiste
pi. Di fatto accade che persino gii editori della raccolta delle leggi vigenti trascurano di ristampare quelle
disposizioni che sono state dichiarate incostituzionali dalla Corte suprema.
Pu darsi qualche rarissimo caso si verificato che un tale pretenda di applicare una legge dichiarata
incostituzionale; ed allora ciascuna delle due parti ha il diritto di riprendere la causa fin dall'inizio e portarla fino
alla Corte suprema, per provocare un secondo giudizio, sia che confermi il primo, sia che lo annulli. Per questi casi,
nella storia giuridica americana, sono praticamente trascurabili: e, se anche un caso di questi si presenti, vuol dire
che la coscienza pubblica si modificata e che il magistrato ha ritenuto che una disposizione la quale era in
passato considerata come incostituzionale,. debba ora considerarsi conforme alla Costituzione. Il solo argomento
che, a questo riguardo, sussisterebbe a favore di una Corte costituzionale sarebbe puramente formale, e cio che
si saprebbe che una certa legge non pi tale perch stata dichiarata incostituzionale dalla Corte. un
argomento il cui valore , si-direbbe, di costruzione giuridica. Si pu tranquillamente ammetter che i giuristi
dicano, che quella tale legge ancora in vigore. Basta che essa di fatto sia da tutti considerata nulla. Quali sono le
ragioni per cui il sistema del magistrato ordinario sembra preferibile al sistema della Corte costituzionale?
La ragione fondamentale che, se il giudizio della incostituzionalit delle leggi lasciato al Tribunale ordinario, si ha
la massima probabilit che il giudizio stesso sia inspirato esclusivamente a criteri giuridici; mentre invece, se tale
giudizio affidato ad una Corte speciale, esso avr in 'parte un valore giuridico, ma in parte pi notevole un
valore politico. La Corte, per quanto si circondi di garanzie, pur sempre una Corte nominata dal Parlamento e,
quindi, ha un carattere indiscutibilmente politico. Attraverso la nomina politica quello che influisce di pi
l'ambiente politico e non quello giuridico: non sono considerazioni puramente giuridiche quelle che fanno s che il
giudizio di costituzionalit sia formato. Il giudizio di costituzionalit di una legge un giudizio che deve avere
puramente un carattere giuridico. Qualora il Parlamento voglia modificare la legge, la modifichi secondo le vie
normali, non attraverso questa maniera indiretta di far pronunziare la incostituzionalit o la costituzionalit di
una legge.
Inoltre, a favore della, competenza del magistrato ordinario a giudicare in questa materia, vi anche il fatto che in
tal modo il giudizio non affidato ad una Corte, che gli occhi del pubblico non si concentrano esclusivamente
su una Corte. Il giudizio di costituzionalit pu anche essere promosso dinanzi alle Corti inferiori. Sono i
magistrati singoli che diranno: in questa materia credo che la legge non debba essere applicata, perch non
costituzionale .
Verranno poi i magistrati superiori, che pronunceranno sentenze pi ponderate e rivedute, fino ad arrivare alla
sentenza superiore, da parte di quell'organo che nell'ordinamento italiano la Corte di cassazione. Cos si crea uri
ambiente nel quale il giudizio pronunziato esclusivamente per ragioni giuridiche e non per ragioni che abbiano
carattere politico.. Si evita inoltre, con questo sistema, l'inconveniente proprio- del sistema contrario della Corte
costituzionale che una volta ch'e di una' disposizione si sia affermata la incostituzionalit (ed il giudice ordinario si
limita semplicemente a riconoscere, come detto nel progetto, che la pretesa della parte non senz'altro da
respingersi), il giudizio su quella controversia rimane sospeso. Tutto rimesso alla Corte costituzionale la quale
dichiarer con grande apparato che la legge incostituzionale. Manca in questa maniera un fondamento per una
gradualit nel perfezionamento del giudizio nei riguardi di quel determinato caso; e si ostruisce. il giudizio del
magistrato sui casi ordinari. Pensa pertanto che il sistema del magistrato ordinario sia preferibile, dal punto di vista
giuridico, a quello della Corte costituzionale.
Il sistema della Corte costituzionale deve essere, a suo parere, respinto, in quanto non si ha notiziari alcuna
esperienza durata per qualche tempo in nessun paese e perch si darebbe il mezzo i potere legislativo di
modificare la Costituzione passando sopra alla procedura fissata nella Costituzione medesima. MASTROJANNI
nettamente contrario all'emendamento cos egregiamente illustrato dall'onorevole Einaudi. Le sue argomentazioni
dimostrano che il sottoporre questioni di cos grave importanza al giudice ordinario costituisce uria diminuita
garanzia per il popolo.
80

D'altra parte l'inconveniente che il giudizio dato dalla suprema Corte di cassazione non implica l'inapplicabilit
della legge dichiarata incostituzionale e che quindi si venga a creare una giurisprudenza fluida e contrastante,
basterebbe per ripudiare senz'altro la proposta dell'onorevole Einaudi. Cos come avviene adesso, sia in diritto
pubblico che in diritto privato, i giudicati della Corte di cassazione fanno stato fra le parti ed esclusivamente per
quel determinato oggetto, ma non
vincolano gli stessi organi della magistratura a tener fede all'insegnamento della Corte suprema. Se tutto questo
possibile in tema di diritto pubblico e privato, non per ammissibile in materia costituzionale, dove la certezza
del diritto deve essere costante : una volta deciso che quella determinata legge contraria alla Costituzione, nessun
organo deve poterla pi applicare.
L'onorevole Einaudi ha anche lamentato
l'inconveniente che per primi si sperimenti
l'istituto d'ella Corte costituzionale. Tale- preoccupazione , a suo parere,' infondata, perch la composizione stessa
della Corte costituzionale, formata .di magistrati, avvocati e
persone di indiscussa competenza, offre la
garanzia "Che l'alto Collegio sapr egregiamente assolvere l'altissimo compito, pur senza
far. riferimento alle .esperienze passate, le quali, d'altra parte, in una tale materia
dubbio che potrebbero dare lumi. Si tratta di risolvere problemi di diritto costituzionale,.
cos come li risolverebbe il giudice di Tribunale o il pretore, ma con maggiore competenza e pi alta serenit, come
si addice al l'alto consesso.
"Altre ragioni non vi hanno che possano indurre a seguire' la proposta dell'onorevole Einaudi, mentre gli
inconvenienti che derivano dall'emendamento sono evidenti, inconvenienti che possono anche essere esasperati da
problemi procedurali. A chi spetterebbe, infatti, la competenza di decidere sulla incostituzionalit della legge : al
pretore, al Tribunale, alla Corte d'appello, o addirittura alla Corte di cassazione?
EINAUDI osserva che potrebbe spettare anche al conciliatore.
MASTROJANNI. La pronuncia di incostituzionalit di una legge che richiede indubbiamente indagini molto difficili
e complicate, a suo avviso, esula dalla competenza del conciliatore. Ma i fatti che maggiormente preoccupano la
pubblica opinione, per quanto, riguarda le garanzie costituzionali, non son quelli limitati al diritto privato, bens
tutti i problemi che investono la vita nazionale, ed appunto a questi problemi che si fa riferimento e per cui si
chiede l'istituzione di un organo competente e sovrano, che abbia competenza e potest di decidere. Per tali
motivi voter contro l'emendamento dell'onorevole Einaudi.
TARGETTI contrario all'emendamento proposto dall'onorevole Einaudi per le ragioni esposte dall'onorevole
Mastrojanni, che sono le stesse che condussero la maggioranza della seconda Sezione della seconda
Sottocommissione a respingere analogo emendamento proposto dall'onorevole Calamandrei. Non si dilunga
pertanto a dimostrare come la maggioranza della Sezione abbia ritenuto che non sarebbe, n logico, n
opportuno, n pratico e neanche giustificato investire, per esempio, un vice pretore onorario di,questa gravissima
facolt di apprezzare la ' costituzionalit o meno della legge.
Nello stesso emendamento dell'onorevole. Einaudi si stabilisce la competenza della Corte di cassazione a sezioni
riunite in materia di incostituzionalit. A suo parere, questa proposta non tiene esatto conto della natura delle
disposizioni contenute nella Carta costituzionale. Se la incostituzionalit di una norma si dovesse e si potesse
verificare soltanto quando la legge ordinaria avesse violato dei principi strettamente giuridici stabiliti nella Carta
costituzionale, allora non dovrebbe essere difficile aderire alla tesi dell'onorevole Einaudi; ma quando si tenga
presente che accanto a norme di carattere strettamente giuridico la Carta costituzionale ricca ed alcuni critici
non troppo benevoli dicono che straricca di affermazioni/di carattere politico, filosofico e persino morale, pensa
che si debba escludere la competenza della Cassazione a giudicare della incostituzionalit delle varie leggi. La
costituzionalit di una legge ordinaria pu essere eccepita anche in quanto contenga norme che ledono principi
filosofici, morali o politici stabiliti dalla Carta costituzionale.
Basta, a suo parere, la constatazione di questa realt a giustificare la creazione della Corte costituzionale.
CAPPI si associa alle ragioni esposte dagli onorevoli Mastrojanni e Targetti. Ricorda che l'Italia esce da un periodo
nel quale si visto con grande cinismo lacerare la Carta costituzionale; si vuole pertanto presidiare la nuova
Costituzione in modo da rendere difficili quelle offese alla Costituzione che sono state cos numerose e gravi
durante il passato regime.
Circa il riferimento alla Corte costituzionale degli Stati Uniti fatto dall'onorevole Einaudi, osserva che ben
difficilmente in Italia la maggioranza dei cittadini si uniformerebbe, come invece avviene in America, alla decisione
di incostituzionalit eli una legge.
Dichiara, pertanto, di essere contrario all'emendamento proposto.
LACONI avverte che la questione gi sorta in sede di seconda Sezione della seconda Sottocommissione. In
sostanza, egli sostenne in quella sede che il potere di sindacare le leggi che saranno emanate dall'organo
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legislativo ordinario circa la loro rispondenza alla Costituzione, spetterebbe alla Costituente. E poich vi un limite
nel tempo assegnato all'Assemblea Costituente, si tratta di delegare un potere al futuro Parlamento. Ora
possibile rimettere questo potere a un organo che abbia un'investitura ? inferiore a quella della Costituente? A suo
parere, no. Occorre proiettare nel futuro un organo che abbia una investitura altrettanto degna di quella che ha
l'Assemblea Costituente nei confronti della sovranit popolare.
Pensa che tale organo debba essere costituito con le stesse cautele con cui le Assemblee legislative ordinarie
avranno il potere di modificare domani la Costituzione; e particolari cautele sono state appunto introdotte in
questa parte della Costituzione. Cos quando si stabilito che la Corte costituzionale debba essere eletta dal
Parlamento in seduta plenaria; che deve durare sette anni anzich cinque anni; che i magistrati debbano essere
circondati da particolari cautele e debbano essere scelti entro certe determinate categorie, si voluto appunto che
la scelta di questi giudici sia cautelata in modo che possa corrispondere agli stessi criteri con i quali potr domani
essere riformata la Costituzione.
A questa proposta si contrappone un'altra : quella secondo cui il potere di sindacare la legge e constatare se
corrisponda alla Costituzione sia rimesso alla magistratura.
Rileva che la magistratura in Italia non ha una investitura popolare e quindi non assimilabile al potere
costituente e non pu avere investitura di questo genere. Si parlato di un potere di carattere tecnico, ma, a suo
parere, la funzione attribuita alla Corte costituzionale ha un alto valore politico.
Ritiene che la magistratura ordinaria non abbia tali qualit da renderla arbitra di tutta la vita democratica della
Nazione.
. FABBRI non aderirebbe per intero al grave problema sollevato dall'onorevole Einaudi, ma vorrebbe che si
distinguesse fra la non applicazione della legge relativamente al caso singolo che si presenta davanti al magistrato
e l'abrogazione della legge. Sono due ipotesi sostanzialmente diverse nella loro portata e nella loro attuazione
pratica, e non nasconde la sua preoccupazione per il fatto che si predisposto un congegno il quale funzionante
soltanto per la eventuale procedura diretta alla abrogazione della legge e quindi con efficacia erga omnes :
mentre si trascurato completamente il caso del modesto cittadino che eccepisce davanti al magistrato ordinario la
incostituzionalit di una data norma,
con la possibilit che il giudice si pronunci anche favorevolmente al singolo cittadino in quel determinato caso e
senza nessuna efficacia abrogatrice della legge nel confronto con la generalit dei cittadini. Anche attualmente la
possibilit di una dichiarazione di incostituzionalit di una certa norma lasciata al magistrato, ' e se un pretore o
un giudice del Tribunale fa questa dichiarazione, v' la soddisfazione dell'interesse particolare per quel caso, ma
non v' nessuna ripercussione generale di abrogazione della legge. Ora, l'avere completamente trascurato questa
sostanziale differenza sottrae, a suo parere,. una garanzia?'elementare al- cittadino e lo abbandona
all'apprezzamento discrezionale del giudice, il quale finisce,, di fronte al caso particolare, per non investirsi della
portata politica delle eccezioni sollevate dal cittadino ed esamina la eccezione soltanto limitatamente al caso
particolare. Il pi delle volte penser che non vale'la pena arrivare alla Corte costituzionale- delle garanzie per una
modestissima questione e finir per soffocare un diritto individuale. Sono tutte ragioni di ordine pratico e
.contingente che lasciano molto perplessi sul testo proposto e dichiara perci che, sotto il profilo esposto, voter
in favore dell'emendamento Einaudi.
PRESIDENTE informa l'onorevole Fabbri che nel Comitato di redazione si lunghissi-mente discusso a tale
proposito; e vi era anche una proposta dell'onorevole Rossi Paolo, nel senso che per la prima volta si occupassero di
queste questioni le autorit giudiziarie e che soltanto contro le sentenze inappellabili su questioni di
incostituzionalit, fosse ammesso il ricorso alla Corte costituzionale.
La proposta stata respinta, perch si ritenuto che essa potesse dar luogo a complicazioni ed inconvenienti e che
sia pi pratico, nel caso che sia sollevata un'eccezione di incostituzionalit, che il giudice, quandi non la ritenga
infondata, la rimetta alla Corte co-stituzionale> FABBRI ringrazia, avvertendo che non aveva visto l'ultimo
testo.
EINAUDI desidera fare qualche rilievo, pur non avendo alcuna speranza circa l'esito della sua proposta. Come dato
di fatto, l'onorevole Laconi ha osservato che in altri paesi, dove esiste la competenza del magistrato ordinario, le
condizioni sono diverse, perch i magistrati sono elettivi. Ora, le cose non stanno cos: i magistrati federali americani
non sono elettivi; particolarmente poi quelli della Corte suprema sono nominati dal Presidente a vita, e non hanno
neppure l'obbligo se non quando la loro coscienza lo comanda di andare in pensione; e si videro cos giudici
che sorpassarono l'et di novant'anni e rimanevano fermi al loro posto. Condivide una preoccupazione
dell'onorevole Laconi. Dato il tipo della Costituzione, non vede quale questione concreta di diritto civile o di diritto
penale non possa essere portata dinanzi alla Corte. costituzionale. A suo parere, vi sar sempre qualche cosa che
permetter di dire ad una parte che c' una violazione della legge costituzionale. Le disposizioni relative ai diritti dei'
cittadini sono talmente ampie stato notato che esse hanno un valore morale e politico pi che giuridico che
crede non vi sar questione la quale non possa essere portata dinanzi alla
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Corte costituzionale. Con tutta probabilit, per un lungo tempo sino a che non sia consolidata una certa
giurisprudenza vi sar un ingorgo spaventoso di questioni. L'esperienza, a questo riguardo, abbastanza
probante.
La massima parte delle questioni che sono state portate finora dinanzi alla Corte suprema nel solo paese dove
questo sistema di giudizio di costituzionalit ha una lunga durata, sono dovute a due o tre parole inserite nella
Costituzione, ossia che ogni persona e la persona essendo stata interpretata come persona fisica e giuridica,
anche tutti gli enti morali e le societ per azioni hanno avuto la possibilit di valersi della norma ha diritto di
essere giudicata secondo un giusto procedimento.
Facendo ricorso a queste poche parole, moltissime questioni sono andate, dinanzi alla Corte suprema per giudizio
di incostituzionalit; e quella norma cos generica l'arma pi frequente di cui quella Corte si serve per dichiarare
l'incostituzionalit delle leggi. Si pu immaginare quello che accadr in Italia, dove non poche, ma infinite parole
possono fornire argomento a giudizi di incostituzionalit . Non si potr evitare l'inconveniente-che accanto ad una
procedura normale, la quale spesso sar interrotta, si avr una procedura di incostituzionalit per decidere
moltissimi casi particolari.
stato detto che questa Corte deve ispirarsi a concetti i quali vengono fuori dalla sovranit popolare. Ma, gi altre
volte ha avuto occasione di osservare come in materia di applicazione delle leggi tale criterio non abbia valore:
l'unico criterio che ha valore quello di vedere che cosa dice la legge costituzionale. Ora, sapere che cosa dice una
legge costituzionale compito specifico di qualunque magistrato, e qualunque magistrato anche il pi piccolo
conciliatore ha diritto di dire : Questa disposizione che mi viene presentata e di cui si chiede l'applicazione, in
contrasto con un'altra legge, che legge fondamentale . La sovranit popolare ha un altro mezzo congruo per
sua natura di farsi valere : far votare nelle forme previste dalla Costituzione una modificazione della legge
costituzionale.
PRESIDENTE pone ai voti l'emendamento proposto. dall'onorevole Einaudi.
{Non approvato).
NOBILE osserva che non si stabilisce nel progetto il numero dei componenti la Corte costituzionale.
PRESIDENTE informa che la questione e stata' discussa a. lungo e ad unanimit stato deciso di rimetterla ad una
legge che dovr regolare il funzionamento- della Corte costituzionale.
Si dice, infatti; all'articolo 4:
La legge stabilisce le norme per la composizione, il funzionamento e le procedure della Corte costituzionale .

3.2 La relazione del Presidente Meuccio Ruini al progetto della Commissione del 6 febbraio 1947
ASSEMBLEA COSTITUENTE
COMMISSIONE PER LA COSTITUZIONE
PROGETTO DI COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
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RELAZIONE
DEL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE
Presentata alla Presidenza dell'Assemblea Costituente il 6 febbraio 1947
PROOETTO DI COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
ONOREVOLI COLLEGHI ! Liberata da un regime funesto di servit, ritemprata dalle forze vive della resistenza e
del nuovo ordine democratico, l'Italia ha ripreso il suo cam-mino di civilt e si costituita a Repubblica, sulle basi
inscindibili della democrazia e del lavoro.
La prima esigenza della Repubblica italiana di darsi una costituzione. La Commissione che la Costituente ha
incaricato di pre- un progetto ha lavorato intensamente. Ha tenuto trecentosessantadue sedute plenarie, o di
sottocommissioni, sezioni o comitati. Un osservatore straniero ha constatato che nessun'altra costituzione ebbe pi
largo materiale di preparazione: per gli studi predi-sposti dal Ministero della costituente, e per quelli che la nostra
Commissione ha condotti con raccolte e comparazioni sistematiche, tema per tema, delle norme costituzionali
vigenti negli altri paesi. Se la nostra deve essere una costituzione propriamente italiana, bisogna pur conoscere ci
che vi altrove.
Vi sono state nella Commissione molte relazioni e moltissime discussioni. Qualcuno trova che sono state troppe; ma
dopo una eclissi durata per tutta una generazione la coscienza democratica deve riaprirsi la strada e fare la
propria esperienza con l'appassionamento ai problemi politici e costituzionali. Il tempo impiegato dalla nostra
Commissione non stato comunque maggiore di quello richiesto per tante altre costituzioni. Si sono affrontati temi come l'istituzione della Regione - che in altri tempi avrebbero occupato intere legislature. La composizione
numerosa della Commissione ha dato modo di manifestarsi a tutte le correnti. Si dapprima lavorato in vastit ed
in estensione; e si sono poi avute la concentrazione e la sintesi. Non pochi elementi ed articoli preparati hanno
servito
come di fondamento invisibile all' edificio della costituzione, per l'esame di problemi che dovevano essere
considerati, anche senza dar luogo ad espressa formulazione; o po-tranno far parte di leggi-base, ad integrazione
della carta costituzionale.
Formulare oggi una Costituzione compito assai grave. Dopo le meteore di quelle improvvisate nella scia della
rivoluzione francese e delle altre del Risorgimento, concesse dai sovrani - tranne una sola luminosa eccezione, la
costituzione romana di Mazzini, alla quale noi ci vogliamo idealmente ricongiungere - la prima volta, nella sua
storia, che tutto il popolo italiano, riunito a Stato nazionale, si d direttamente e democraticamente la propria
costituzione.
Il compito pi difficile che cento anni fa, quando si fece lo statuto albertino e si adottarono senz'altro istituzioni
tipiche di altre costituzioni dell'ottocento, nella tentata conciliazione dell'istituto monarchico col regime
parlamentare attraverso il governo di gabinetto. Un mio predecessore al Consiglio di Stato, il Des Ambrois, pot in
pochi giorni fabbricare un progetto. Oggi noi non vogliamo copiare, e ad ogni modo le cose non sono cos semplici.
Come osserv un altissimo uomo politico, che anche il maggior maestro italiano di diritto pubblico, Vittorio
Emanuele Orlando, i sistemi carat-teristici dell'ottocento sono in crisi. Si affac-ciano nuove forme democratiche. Le
forze del lavoro ed i grandi partiti di massa muovono e foggiano in modo diverso parlamenti e governi. Non si sa
quanto rester del vecchio; e non sono ancora chiari i lineamenti del nuovo.
Vi in questo momento per la Repubblica italiana un'urgente esigenza: uscire dal prov-visorio. Bisogna che siano
costruite nell'or-dinamento repubblicano alcune mura solide, non sul vuoto o sull'incerto, ma tali che possano
servire, se occorre, alla continua-zione dell'edificio, senza sbarrare la strada alle conquiste dell'avvenire. La
costituzione deve ssere, prunelle g possibile, breve, semplice e chiara; tale che tutto il popolo la possa
comprendere. Sono le parole con le quali la Commissione si tracci la via. Vero che non si pu tornare al profilo
semplice e scarno dello Stato d'un secolo fa; lo sviluppo delle sue nuove lunzioni ha portato con s la dilatazione
dei testi costituzionali, che Bryce ha da tempo rilevata. La tendenza ha avuto particolare accentuazione, dopo
l'altra guerra mondiale, col tipo sociologizzante di Weimar. Si cerca oggi di evitare gli eccessi. Una costituzione, lo
ha detto anche Stalin, non pu essere un programma per il futuro . Non pu ridursi ad una tavola di
affermazioni e di valori astratti. Non pu diventare, con la diffusione particolareggiata che tipica di alcune
costituzioni sud-americane, un codice di norme che vanno invece in gran parte rinviate alla legislazione ordinaria.
Sarebbe desiderabile distinguere, come si fece a fine del settecento, fra le dichiarazioni dei diritti o dichiarazioni
di principi , quali le impost Mazzini e le disposizioni costituzionali vere e proprie. Ma non possibile una netta
distinzione. In momenti come l'attuale, dopo l'oscuramento e la compressione violenta delle pi elementari libert,
inevitabile che, nel grande soffio di liberazione che anima il popolo e trascende il mero
84

tecnicismo delle norme, si senta il bisogno di far risaltare nella costituzione le rivendicazioni della personalit
umana e della giustizia sociale. Ed nello stesso tempo inevitabile che.si cerchi di sottrarre le disposizioni pi
rilevanti per la vita del paese all'arbitrio di improvvise modificazioni, collocandole nella rocca della costituzione e
sottoponendo la loro revisione a pi caute procedure.
Il progetto- di costituzione italiana, che
per il numero dei suoi articoli inferiore a
quasi tutte le costituzioni in vigore, rappresenta, in certo senso, un tipo nuovo ed intermedio, che, mentre si informa
storicamente
alle realt concrete ed attuali, si vuol ricongiungere ai principi ideali in base ai quali
risorge e si avvia a forme nuove la democrazia
italiana.
Se pi d'una disposizione del presente progetto fu votata a maggioranza lieve, nel contrasto fra le parti politiche,
vi stata una larga e sostanziale convergenza nel riconoscere che esistono istanze ed. esigenze
supreme di libert e di giustizia, che neppure una costituzione pu violare; e - come in una gerarchia di norme altre ne esistono, nell' edificio della costituzione, che non debbono essere violate dalle leggi, ma possono essere
modificate soltanto da una espressione particolare di volont mediante un processo costituzionale di revisione.
Nello sforzo di conquistare stabilmente la libert e di ancorarla ad una sfera di valori pi alti, convergono correnti
profonde: dalle democratiche fedeli agli immortali principi e dalle liberali che invocano la religione della
libert , alla grande ispirazione cristiana che rivendica a s la fonte eterna di quei principi ed all'impulso di
rinnovamento che muove dal Manifesto dei comunisti e che, per combattere lo sfruttamento di una classe da parte
di un'altra, risale alla liberazione dell'uomo dal giogo dell'uomo; e cio ai suoi inalienabili diritti.
Uno spirito lucido, Stendhal, diceva che nell'avvicinarsi ad una costituzione si prova quasi un senso religioso.

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3.3.1

GARANZIE COSTITUZIONALI.

Carattere comune delle costituzioni mo-derne di essere rigide. La modificabilit continuata, e quasi inavvertita,
pot sembrare un giorno vantaggio e conquista della demo-crazia; ma ha dato disastrosi risultati nel tempo
fascista; ed oggi la coscienza politica, vigile e sospettosa, reclama la difesa delle libert sancite nella costituzione e
vuole che nella gerarchia delle norme, quelle costitu-zionali abbiano valore preminente, ed istituti e procedimenti
particolari siano di salvaguardia contro le violazioni da parto dello stesso Parlamento.
Istituto nuovo la Corte costituzionale; e scarsi ne sono i precedenti e lo prove: cos che non facile risolvere i suoi
problemi. Non stata accolta l'idea di affidare un con-trollo di costituzionalit, che giurisdizionale, ma su
materie anche politiche, alla magistratura ordinaria.
sembrato opportuno un organo speciale e pi alto, come custode supremo della costituzione.
Ed ecco il triplice problema dei compiti, della composizione, del funzionamento. Si ritenuto di riunire al sindacato
di costi-tuzionalit la risoluzione dei conflitti di at-tribuzione ed il giudizio sul Presidente della Repubblica e sui
Ministri accusati dal Parlamento.
Per la struttura della Corte si fronteggiano le tesi, da un lato, che soltanto gli eletti del popolo possano investire
questi giudici del loro altissimo compito, dall'altro che non spetti al controllato, ossia al Parlamento, costituire il
controllore, e si debbano evitare sovrapposizioni di partito. caduta la proposta di formare la Corte, per met, di
magi-strati ordinari ed amministrativi, d'avvocati e docenti di diritto, designati per la loro stessa carica o scelti dagli
appartenenti alle categorie, e per l'altra met di eletti dall'Assemblea Nazionale e dai Consigli regionali. La
soluzione prevalsa di affidare bens l'investitura di tutti i membri della Corte all'Assemblea Nazionale; ma col
tempera-mento che ossa, mentre potr eleggerne un quarto senza condizioni, sceglier gli altri nei designati, con
un triplo di nomi, dalle categorie sopra indicate.
Anche per la procedura della Corte - la materia cos nuova - si sono profilate varie soluzioni. Se la questione di
costituzionalit sorge in via incidentale, nel corso di qualsiasi giudizio, si escluso di lasciarla in una prima fase al
magistrato normale, e si ritenuto pi semplice e rapido che, appena so rta con sufficiente seriet, la questione
venga rimessa alla Corte costituzionale. Pu essere sollevata, invece, in via principale, con diretto ricorso, da un
corpo qualificato o da un certo numero di cittadini. Al giudizio di costituzionalit non si posto, in nessun caso,
limite di tempo, ad esempio un biennio dall'entrata in vigore della legge; dopo di che questa non potrebbe pi
essere impugnata; e si toglierebbe l'incertezza sulla sua validit; ma verrebbero anche meno il presidio del controllo
e la difesa dei diritti violati.
Si dubitato se eguale portata debba avere sempre la decisione della Corte; che, promossa in via incidentale,
potrebbe, si sostenuto, limitarsi a disapplicare la legge nel caso giudicato; mentre nell'altra via, pi diretta e pi
larga, dovrebbe dichiarare la legge invalida e priva di ogni effetto. Si
ritenuto che, una volta sollevata, in un modo o nell'altro, la questione sia da risolvere con portata generale. La
legge costituzionale re-sta priva di ogni efficacia, ed il Parlamento prender le misure di sua competenza: o
sostituire quella legge con un'altra costituzionalmente corretta;, o addivenire alla sua regolarizzazione con
procedimento di revi-sione costituzionale. Si cercato di sempli-ficare, e forse non si poteva dippi, questa materia
per sua natura aggrovigliata.

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3.4 Discussione del progetto in Assemblea plenaria


Discussione del progetto in Assemblea plenaria.
Il 4 marzo 1947 inizia il dibattito in aula del testo del progetto della Costituzione, e il Comitato di redazione
ha
anche l'incarico di rappresentare la Commissione dei 75 durante la
discussione presso l'Assemblea
plenaria.

3.4.1 Resoconto sommario della seduta del 10 marzo 1947 in assemblea plenaria.
Vittorio Emanuele Orlando e Pietro Nenni

ASSEMBLEA COSTITUENTE
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TERRACINI

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del progetto di Costituzione della Repubblica
italiana.
iscritto a parlare l'onorevole Orlando Vittorio Emanuele. Ne ha facolt. (Segni di viva attenzione).
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ORLANDO VITTORIO

EMANUELE.

Ad ogni modo,' non voglio, dilungarmi sul pericolo di una dittatura. E vengo, alla Corte costituzionale'. inutile
farsi delle illusioni. L'autorit ad un istituto non viene da una definizione, da un conferimento astratto di poteri:
deve avere radice nella istituzione' stessa,, o per la forza politica che rappresenta o per la tradizione che si venuta
formando. Or, tali condizioni mancano totalmente in questa futura Corte, che avr la formidabile competenza di
giudicare della validit delle leggi,' con questo po' po' di proclamazioni di principi generali che fate e che
rappresentano un pericolo anche maggiore per il fatto che la Costituzione rigida. Quindi, allorch verranno le
leggi, con tutto il loro sistema di disposizioni particolari, e si troveranno di fronte ad un principio generale
proclamato dalla-Costituzione, potr sempre esserci una parte, che andr dinanzi alla Corte costitu-zionale per
sostenere che stato violato que-sto o quel principio.
Or questa Corte sar per met formata da magistrati.. Io ho per i magistrati il pi grande rispetto, la pi grande
ammirazione; ho vissuto e vivo la 'loro vita. Or bene, la mia lunga esperienza giudiziaria me li fa apparire
circondati di un'aureola. Brave egregie persone, che si incontrano per le vie, tanto semplici, che sembrano
modeste se non umili; ma quando han rivestita la toga, si elevano ad una dignit augusta, quando si tratta del
loro ufficio: essere adeguato presidio per. la difesa di quello che l'onore, la famiglia, il patrimonio di noi tutti.
Mancherei per di sincerit, se non aggiungessi che le stesse garanzie io non riscontro, quando i magistrati sono di
fronte alla Sovranit dello Stato. E non gi per un sentimento, che li ' diminuisca. Io ho conosciuto magistrati di una
perfezione assoluta nell'esercizio delle loro funzioni; ma, quando era in gioco lo Stato, avevano un istintivo
movimento reverenziale che turbava il perfetto equilibrio del valutare la ragione ed il torto. E tutti i colleghi
avvocati sanno come non mancano casi in cui la Cassazione abbia mutato addirittura giu-risprudenza, tutte le
volte-che loro apparisse in gioco un grave interesse pubblico. Per ci stesso, io non sarei eccessivamente severe nel
giudicare casi di questo genere, come quando, ad esempio, un Ministro del tesoro venga a dire: Se non mutate la
vostra giurisprudenza della ripetibilit di ci che si d ob turpem causam, tutte le banche falliscono. Cos dopo
l'altra guerra, allorch ci fu tutta quella speculazione sul marco; onde se le Banche avessero dovuto restituire., le
differenze, secondo la precedente giurisprudenza dello stesso Supremo Collegio, sareb-bero fallite. Voi vedete che
non maldicenza o irriverenza il ritenere che si tratta di un ordine il quale, per la natura stessa dell'ufficio che
riveste, ha una sensibilit, che in generale per esso un pregio, in quanto lo tiene lontano dalla politica, ma non lo
rende atto per questo nuovo ufficio in cui il diritto non si disgiunge dalla politica. E che dire poi delle altre
categorie, che integrano l'altra . met ? Io, per esempio, sarei eleggibile, ma sento che sarei un pessimo giudice.

PRESIDENTE. iscritto a parlare l'onorevole Nenni. Ne ha facolt.


NENNI.
Evidente anche, onorevoli. colleghi, che ci si propone un vero e proprio abuso del diritto di referendum. Gi
l'onorevole Orlando e l'onorevole Nitti hanno sottolineato l'assurdit di poter mettere in mora una ilegge, in base
alla richiesta di referendum formulata da appena 50.000 elettori ed elettrici. N spender altre parole dopo
quelle che sono state dette, per mettere alla berlina la Corte 'costituzionale. Sulla costituzionalit delle leggi
non pu deliberare che l'Assemblea
nazionale, il Parlamento, non potendo accettarsi altro controllo che quello del popolo.
La progettata Corte potr essere formata, degli uomini i pi illustri, i pi ferrati in materia di diritto costituzionale,. ma per non essere essi gli eletti del popolo, non hanno.
diritto di giudicare gli atti del Parlamento.

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3.4 . 2
Resoconto sommario della seduta dell 11 marzo 1947 in assemblea plenaria.
Palmiro Togliatti e la bizzarria della Corte Costituzionale

ASSEMBLEA COSTITUENTE
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TERRACINI
PRESIDENTE. iscritto a parlare l'onorevole Togliatti. Ne ha facolt.

TOGLIATTI.
Mi pare che qui effettivamente, proprio nel momento in cui tutti criticano il sistema dei grandi partiti che
opprimerebbero, la libert delle assemblee parlamentari, si fa una concessione a questo sistema, e nel modo
peggiore.

Perch si sono introdotte queste norme ? E perch riscontriamo in questa stessa'direzione tutta una serie di altre
debolezze nell'ordinamento costituzionale che ci viene proposto ? L'onorevole Nenni ha dato una risposta che a
me sembra giusta.
Tutte queste norme sono state ispirate dal timore si teme che domani vi possa essere una maggioranza, che sia
espressione libera e diretta di quelle classi lavoratrici, le quali vogliono.. profondamente innovare la struttura
politica economica, sociale del Paese; e per questa eventualit si .vogliono prendere garanzie, si vogliono mettere
delle remore: di qui la pesantezza e lentezza nella elaborazione legislativa, e tutto il resto;
e di qui anche quella bizzarria della Corte costituzionale,organo che non si sa che. cosa sia e grazie alla istituzione
del quale degli illustri cittadini verrebbero ad essere collocati al di sopra di tutte le Assemblee e di tutto il sistema
del Parlamento e della democrazia, per esserne i giudici. Ma chi sono costoro?
Da che parte trarrebbero essi il loro potere se il popolo non chiamato a sceglierli ? Tutto questo, ripeto, dettato
da quel timore che ho detto. Ma badate, qui si commette un errore. Comprendo che vi siano gruppi sociali i quali
possono vedere con preoccupazione l'avanzata di una nuova classe dirigente, in quanto temono per le posizioni
che occupano oggi e da cui dovranno sloggiare, e sono ostili a qualsiasi profonda trasformazione sociale.
Comprendo che l'egoismo possa dettare a questi gruppi sociali la paura, e quindi spingerli a proporre norme
costituzionali , del genere di quelle che sto criticando; ma non comprendo che una condotta simile possa essere di
preveggenti uomini politici.
Preveggenti uomini politici; al punto in cui i problemi sono arrivati nello sviluppo della societ italiana, debbono
volere che tutte le trasformazioni sociali e tutte le questioni che saranno poste in relazione con queste trasformazioni
vengano dibattute e risolte nell'Assemblea e dall' Assemblea, e possano esserlo con quella rapidit ed energia che
sar richiesta dalle, masse lavoratrici e dal movimento stesso delle cose. Quando avrete posto una remora con
tutto questo .sistema di inciampi, di, impossibilit, di voti di fiducia,. di seconde camere, di referendum a
ripetizione, di Corti'costituzionali, ecc. , quale sar il risultato che avrete ottenuto? Avrete evocato "l'azione diretta;
cio avrete scardinato l'istituto parlamentare, ponendo nella Costituzione un germe di conflitti sociali, e politici'
profondi, il che noi crediamo che non si debba fare. Coloro i quali vogliono per il nostro Paese un avvenire di
progresso sociale, ma nella libert e nella tranquillit politica, non debbano porre ostacoli all'affermazione e al
trionfo della volont popolare. Bisogna lasciare che la volont popolare si possa esprimere attraverso gli istituti
parlamentari, attraverso le istituzioni- democratiche, sulla base costituzionale,.. Guai invece se la Costituzione, fosse
fatta, in modo da opporre artificiosamente barriere a questa espressione di questa parte del progetto di
Costituzione, trovo per anche una mancanza di audacia e di spirito di conseguenza.
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3.4.3 Resoconto sommario della seduta antimeridiana del 28 novembre 1947 in assemblea plenaria .

ASSEMBLEA COSTITUENTE
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE CONTI

Passiamo al Titolo VI del progetto di Costituzione: Garanzie costituzionali . La sezione prima di questo Titolo tratta
della Corte costituzionale ed ha inizio con l'articolo 126. Se ne dia lettura.
MATTEI TERESA, Segretaria, legge:
La Corte costituzionale giudica della costituzionalit di tutte le leggi.
Risolve i conflitti d'attribuzione fra i poteri dello Stato, fra lo Stato e le Regioni, fra le Regioni.
Giudica il Presidente della Repubblica ed i Ministri accusati a norma della Costituzione .
PRESIDENTE. Sono stati presentati molti emendamenti. Il primo quello dell'onorevole Bertone:
Sopprimere l'intera sezione .
L'onorevole Bertone ha facolt di svolgerlo.
BERTONE. Onorevoli colleghi, io mi ero illuso di non dover pi interloquire in proposito, perch eguale
emendamento, prima di me, era stato proposto dall'onorevole Nitti, e quindi pensavo che dove avrebbe parlato il
maestro, l'allievo non aveva pi ragione di parlare.
Leggo sul foglio distribuito stamane che l'onorevole Nitti ha convertito il suo emendamento in un altro, inteso ad
attribuire senza altro alla Corte di cassazione a sezioni unite tutte le questioni sulla costituzionalit che vengano
sollevate in un giudizio.
Io ritengo che con questo egli non abbia rinunciato alla sua opposizione alle altre disposizioni della sezione, perci io
mi limito ad alcune brevi considerazioni che spero dovranno essere accolte benevolmente dall'Assemblea.
Intendo dichiarare subito, a chiarimento immediato del mio pensiero, che io non sono contrario alla istituzione ed a
provvedimenti di garanzie costituzionali. Sono molto perplesso sulla forma delle garanzie costituzionali elaborate in
questi articoli sottoposti al nostro esame. Onde, se verranno proposti emendamenti che a me sembrino migliori di
quelli del testo proposto, io non avr difficolt ad accedere ad essi. Certo una cosa singolare che un argomento di
tanta importanza, che io non esiterei a dire fra i pi importanti del progetto, abbia avuto cos poca attenzione e
svolgimento in Assemblea. Fra tutti gli oratori uno solo ha affrontato l'argomento, ed stato l'onorevole Martino
Gaetano. Non so se la discussione in sede di Commissione sia stata molto intensa e minuta; debbo per rilevare che
nella stessa Commissione la perplessit rimasta grave, perch leggo nella relazione della Commissione che
Istituto nuovo la Corte costituzionale, e scarsi ne sono i precedenti e le prove, cosicch non facile risolvere i suoi
problemi ; ora, questa perplessit della Commissione quella che domina anche il mio pensiero. Io dir alcune
brevi cose circa i tre aspetti di questo problema: la costituzione della Corte, il suo funzionamento, le materie che
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sono affidate al suo giudizio. Costituzione della Corte. Credo che l'ideale di una Corte costituzionale sarebbe la sua
apoliticit, perch soltanto nell'assoluta serenit del magistrato che si fonda la persuasione nostra che le leggi
saranno ben difese.
Ora, se la Corte costituzionale direttamente o indirettamente emanazione del Parlamento, essa ne rifletter i vizi,
le virt, i contrasti e i difetti, onde non vorrei si creasse un doppione.
Secondo il progetto i giudici della Corte costituzionale sono designati in numero triplo dagli ordini giudiziari o
forensi o professionali e sono scelti direttamente dal Parlamento. Mi immagino quale sar la difficolt del
Parlamento di scegliere questi membri della Corte costituzionale; perch ciascun Gruppo politico vorr avere quelli
che sono aderenti alle proprie idee, e - indiscutibilmente - se la nomina elettiva, la Corte costituzionale finir col
riflettere in qualche modo l'ambiente parlamentare da cui nata. Questa la legge della ereditariet ed ben
difficile che la creatura non abbia i caratteri somatici e non rispecchi le caratteristiche dell'organismo che le ha dato
vita.
Ora, se cos , io pongo ai colleghi dell'Assemblea questa domanda: non andiamo noi, per avventura, a vulnerare la
sovranit parlamentare, di questo Parlamento della prima Repubblica che rappresenta il popolo? Questo il
principio che tutti abbiamo ripetutamente affermato.
Ora, suppongasi che una legge venga presentata al Parlamento e che vi sia qualcuno dei settori della Camera che
sostenga che la legge contraria alla Costituzione: discussione onesta, leale e possibile. Si discuter del pro e del
contro e la legge sar approvata. La minoranza, cinquanta deputati, ha il diritto di chiedere alla Corte
costituzionale che la legge venga annullata, perch si dice che contraria alla Costituzione. E supponiamo che la
Corte costituzionale accolga questo reclamo: avremo un organo che si sovrapposto immediatamente al
Parlamento, il quale ha espresso la sua volont specialmente sul terreno politico e vedr in tal modo vulnerato
questo suo diritto sovrano.
Questo uno solo degli inconvenienti che io mi permetto di accennare; ma ve ne sono altri. Si dice che quando una
questione di costituzionalit venga sollevata in un giudizio civile e comune, il magistrato, se la ritenga
manifestamente infondata, procede senz'altro al giudizio di merito. Se, viceversa, la ritiene fondata, la rimette alla
Corte costituzionale.
Ora, io mi pongo il dubbio: se il magistrato la ritiene cos manifestamente infondata da non dare alcuna
importanza a questa questione e procede senz'altro all'esame del merito, questo magistrato emetter la sua
sentenza, e questa sentenza evidentemente impugnabile con i mezzi ordinari di giurisdizione. E, quindi, chi
impugner questa sentenza avr il diritto di proporre al giudice di appello l'esame di quella incostituzionalit che il
giudice di primo grado non ha ritenuto ammissibile. E il giudice di appello dovr rispondere s, o no. di ieri la
nostra deliberazione, il nostro voto, che tutti i provvedimenti emessi in materia giurisdizionale hanno diritto al
gravame di appello. Potr allora accadere che una questione di incostituzionalit la quale sia stata ritenuta
infondata dal primo giudice, sia viceversa ritenuta seria dal secondo giudice o dalla Cassazione; e allora, in una
delle ipotesi, la Corte costituzionale avr delibato e avr dichiarato che c' incostituzionalit, mentre, nel secondo
caso, sar il giudice ordinario ad averlo dichiarato. Ma, quando si sar pervenuti al terzo grado, io mi domando
come si potr risolvere questo patente conflitto fra il parere espresso fra il pi alto organo giudiziario e quello della
Corte costituzionale.
Questo dunque un altro inconveniente. Ma poi c' la questione delle materie deferite alla Corte costituzionale. Si
dice che essa dovr risolvere i conflitti di attribuzione fra i poteri dello Stato, come, per esempio, i conflitti fra il
potere amministrativo e il potere giudiziario. Ma essi sono attualmente gi regolati dalla legge comune, dal
Consiglio di Stato e dalla Corte di cassazione a sezioni riunite. Bisogner dunque demolire questi edifici che gi
esistono per crearne uno nuovo?
Si dice ancora che la Corte costituzionale giudicher dei conflitti di attribuzione fra lo Stato e le Regioni. Ma anche
qui gli organi ordinari dello Stato sono gi investiti; perch dunque tutte queste questioni noi dobbiamo toglierle al
magistrato ordinario ed al Consiglio di Stato che hanno sempre funzionato cos egregiamente?

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Io credo, quindi, che gli articoli di cui stiamo discutendo, cos come sono stati congegnati, servano soltanto a creare
perplessit e confusione. Prego, quindi, la Commissione di voler considerare l'opportunit, la esigenza che non
venga del tutto dimenticato questo monumento di sapienza giuridica, che in ottanta anni di esperienza in Italia
valso a risolvere tutti i conflitti, a dissipare tutti gli attriti, tutte le frizioni.
E quando la Corte di cassazione a sezioni riunite, che per me rappresenta il pi alto grado nel senso pi lato della
parola, quando, dicevo, la Corte di cassazione a sezioni riunite avr pronunciato il suo alto parere, avr emesso il
suo giudizio, non si torner indietro, come ben difficilmente si tornati indietro per il passato. Tutte le volte, infatti,
che essa ha avuto occasione di pronunciarsi, la sua pronuncia ha costituito sempre l'inizio di un nuovo
orientamento della dottrina e della legislazione.
Io dichiaro, quindi, di accostarmi all'emendamento dell'onorevole Nitti, nel senso, cio, che tutte le questioni di
incostituzionalit vengano senz'altro deferite al giudizio della Corte Suprema a sezioni riunite. Per tutte queste
ragioni da me brevemente, sinteticamente esposte cos da non aver arrecato - voglio almeno sperarlo - noia
all'Assemblea, io ripeto che non sono affatto contrario a stabilire garanzie costituzionali; ma non credo che il
metodo di garanzie elaborate in questo progetto sia da approvarsi, e in coscienza, cos come proposte, non mi
sentirei di approvarle.
PRESIDENTE. L'onorevole Nitti ha presentato il seguente emendamento:
Sostituire i quattro articoli della Sezione col seguente:
Quando nel corso di un giudizio sollevata questione di incostituzionalit di una norma legislativa, la decisione
rimessa alla Corte di cassazione a Sezioni unite.
La legge determina le norme per il funzionamento della Corte .
Ha facolt di svolgerlo.
NITTI. Io mi trovo fondamentalmente d'accordo con l'onorevole Bertone. Vado pi in l: credo inutile e dannosa la
costituzione di una Corte costituzionale. Non far alcun bene e sar causa di confusione.
Debbo dire pregiudizialmente che, quando ho esaminato il progetto di nuova Costituzione due cose mi hanno
colpito come novit assurde, che non esistono in nessun paese del
mondo, e sono: l'Assemblea Nazionale e questa Corte costituzionale, che per la prima volta s'inventa in Italia, e che
anche emanazione del pensiero che fu, o dell'assenza di pensiero che , base dell'Assemblea Nazionale.
Qualche novit io per non mi aspettavo. Ho esaminato con ogni obiettivit la materia, e la miglior cosa che io
credo si possa fare la soppressione di tutto questo Titolo, che non ha ragione d'essere e che era in correlazione poi
con l'Assemblea Nazionale, che era venuto in mente a qualcuno di creare e che fortunatamente scomparsa.
PERASSI. Non esatto; ricomparsa di nuovo.
NITTI. Dove e come comparsa? Dovrebbe dunque il nuovo ordinamento della Corte costituzionale essere
emanazione dell'Assemblea Nazionale, che nomina una parte dei membri. E l'Assemblea scomparsa: sarebbe
dunque il defunto che crea un vivo.
Tutto questo Titolo basato su un equivoco, volontario o involontario. Non ammissibile che un Paese serio segua
i procedimenti che si pretenderebbe adottare.
La Corte costituzionale si crea anche sull'equivoco. Vi chi tenta di far credere che vi sia qualche cosa di analogo in
altri Stati. Non esiste invece in alcun altro paese nulla di simile. Non solo non esiste, ma in contraddizione con le
istituzioni di paesi che si crede imitare, come gli Stati Uniti di America, la Germania e la vicina Svizzera.
Nulla dunque di comune con ci che esiste altrove.
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Vere Corti costituzionali come quelle che si vorrebbero imporre e che non si possono, perch basate su concetti e
situazioni diversi, non esistono se non in paesi non unitari.
Paesi di struttura differente, Stati Uniti di America, Germania, Svizzera non sono paesi unitari, ma, sotto diversa
forma, erano Stati federali.
L'Italia per sua fortuna un paese unitario. Ma, soprattutto dopo il fascismo accentratore, ha bisogno di
decentramento, ma ha bisogno anche di rafforzare la sua unit. Voi, infatti, creando le Regioni, non avete pensato
un sol momento a creare un nuovo Stato, composto di differenti Stati, ma a creare una forma decentrata che
sviluppi tutte le libert locali, ma mantenga la compagine dello Stato unitario. In Stati unitari nulla di simile mai
esistito, n pu esistere ci che si vuol fare ora nel nostro Paese.
Cominciamo da quella che pare la cosa pi semplice: la Corte costituzionale, qualche cosa che vorrebbe arieggiare
la Suprema Corte degli Stati Uniti di America, a qualcuna delle cui sedute io ho avuto occasione di assistere. Niente
di comune, nemmeno nelle forme esteriori, con quello che si vuole fare qui. Qui, solo scorrendo gli articoli del
disegno di legge, si vede che si crea addirittura come una multiforme Assemblea, una inverosimile mischianza di
giudici e di politicanti, di alti personaggi e di curiali (non certo giuristi) che devono accettare o raccattare voti dai
partiti per essere eletti.
Il giudice della Corte Suprema in America un personaggio altissimo, che non esponente di partiti politici, che non
deve far politica.
Cos com' concepita la Corte costituzionale in Italia i giudici nella pi gran parte non saranno che un prodotto di
combinazioni, di transazioni, di intrighi. Saranno sopra tutto esponenti di partiti e quindi senza autorit.
E chi potr essere il capo di una simile Assemblea? Non certo un grande giurista, un grande personaggio, ma un
modesto individuo che dia affidamento al partito da cui deriva.
Negli Stati Uniti di America, quella Corte, che ha tanta celebrit nel mondo, nessuno pensa possa essere effetto di
brighe elettorali. L'elezione non entra per nulla. N pensa che il capo possa essere un politicante. Ogni giudice (e i
giudici sono pochissimi) ha il suo curriculum vitae molto onorevole.
Essere giudice della Corte Suprema un immenso onore, press'a poco come essere senatore, dove i senatori sono
appena 96, in un paese enorme, in cui il Senato ha immensi poteri, e dove gode del pi alto prestigio. Il giudice non
eletto, ma nominato in base alla pubblica designazione, dato il prestigio di cui gode. Chi nomina i giudici il
Presidente della Repubblica, senza nessun controllo, senza alcun intervento dei partiti. Egli deve sceglierli tra gli
uomini che hanno raggiunto tale una celebrit, che rappresentino tale un valore, da dare affidamento a tutti.
Io mi trovavo in America quando il Presidente si decise a nominare per la prima volta giudice un ebreo, Brandeis.
Che fosse nominato un ebreo non era mai accaduto (in America si giura sui sacri testi!): il Presidente non aveva mai
voluto farlo prima d'allora. Ma il Presidente Wilson os. Si trattava di un uomo di primissimo ordine, di dottrina
altissima e assai stimato. I giudici non pensano di far politica e Brandeis non interveniva mai in questioni politiche.
Ma aveva gran senso politico. Era forse il gran personaggio
americano che aveva meglio compreso il pericolo del fascismo italiano. Quando poteva, con tutta la discrezione
che egli aveva e che il suo ufizio gl'imponeva, mi furono comunicati i suoi giudizi, che a Washington avevano gran
peso.
I giudici della Suprema Corte in America sono dunque in generale uomini in onorevole situazione, non suscettibili di
intrighi.
La Corte costituzionale, come ora concepita in Italia, la mischianza pi strana di elettoralismo, di praticantismo
e quasi certamente, in parte almeno, di incompetenze, e dovrebbe giudicare su tutte le cose: sui conflitti di
giurisdizione, sugli interessi dello Stato e sugli interessi degli Enti locali: e tutto questo con una improvvisazione che
non ha riscontro.
93

Non parlo di ci che il tribunale di Lipsia, perch si cade in errore attribuendogli funzioni identiche o della stessa
natura della Corte di Washington. Esso non ha alcuna funzione politica. Si comprese che essendovi in Germania
tanti Stati diversi, prima ancora che vi fosse la corte attuale, ciascuno Stato, godendo di completa sovranit, come la
Baviera, la Sassonia, il Wrtemberg, bisognava che una Corte comune decidesse delle questioni che riguardavano
tutti i paesi federati e sopra tutto i maggiori.
La Corte si occupava delle grandi questioni, sopra tutto in materia penale.
Come capo del Governo italiano io mi trovai alla applicazione del trattato di Versailles.
Era un mal connesso trattato, che dovea anche essere male applicato: conteneva nel suo seno quella Societ delle
nazioni che era il grande equivoco di pace.
Nel trattato di Versailles vi erano, fra le altre assurdit economiche e morali, due disposizioni che erano inspirate a
odio piuttosto che a giustizia. Dopo aver stabilito che la Germania sola era responsabile della guerra, si stabiliva
che il danno prodotto dalla guerra dovea essere riparato. Ma nello stesso tempo si stabiliva la responsabilit
dell'imperatore Guglielmo, che dovea in conseguenza essere deportato a Parigi ed essere giudicato come un
pubblico malfattore.
Disposizione contraddittoria e assurda e sopra tutto inapplicabile.
Ma siccome era nel trattato tutti si ostinavano nell'assurdo.
Io fui il solo che mi opposi decisamente e che convinsi per primo Lloyd George a rinunziare a questa assurdit.
La Santa Sede, che allora non poteva intervenire direttamente, aiut come potette il movimento di reazione
all'errore che si produsse.
La mia opposizione aument la resistenza dell'Olanda a negare ogni domanda di estradizione, di cui non si potette
nemmeno parlare.
La probabile condanna di Guglielmo II, che non avrebbe avuto giudici, ma nemici, parve cos mostruosa, che
perfino il Re Giorgio V di Inghilterra volle esprimermi il suo compiacimento per avere io impedito un processo cos
iniquo e assurdo.
In quella occasione ci trovammo di fronte a un'assurdit ancor pi grande, determinata da un'altra disposizione del
Trattato.
I tedeschi erano accusati di crudelt in guerra. Certamente ne aveano commesse e anche non poche. La crudelt in
guerra non eccezione, ma non mai solo da una parte.
Ma siccome si volevano aumentare le responsabilit dei tedeschi, sopra tutto, e aumentare le riparazioni, le cause
di crudelt non si limitarono a casi isolati, ma assunsero grande estensione. Si parl per la Germania e l'Austria
Ungheria di un numero enorme di condannabili e si preparavano liste di tedeschi da giudicare per crudelt a
centinaia di migliaia.
Bisognava ottenerne la estradizione e poi portarli a Parigi e giudicarli.
Era l'assurdo.
Come si poteva pretendere che i paesi vinti consegnassero ai vincitori centinaia di migliaia di ufficiali e che si
mandassero a Parigi per farli giudicare? Come potevano essi piegarsi a questa assurda umiliazione? e come gli Stati
vinti potevano consentire?
Erano cose nello stesso tempo assurde e inumane.
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Io proposi una soluzione che da principio sollev obiezioni e anche proteste nella conferenza: ma poi si impose. Era
la logica stessa che la imponeva.
Se fossi stato uomo di Governo germanico, io non avrei mai accettato l'errore morale di consegnare al nemico
vincitore centinaia di migliaia di ufficiali per farli giudicare da chi non ne poteva avere il diritto n la possibilit di
giustizia.
Proposi allora che il giudizio di responsabilit degli ufficiali per atti di crudelt loro attribuiti fosse dato alla stessa
Germania e che la Corte di Lipsia ne fosse investita.
Era la soluzione pi logica e che salvava la dignit dei vinti e la seriet dei vincitori.
Posso dunque dire di essere stato il maggior fornitore della Corte di Lipsia.
Washington e Lipsia, bench siano anche cose diversissime e hanno potuto corrispondere a situazioni speciali, non
hanno dunque nulla di comune con la progettata Corte costituzionale italiana.
Accenno appena al Tribunale di Losanna, che per la Svizzera adempie funzione essenzialmente, se non
esclusivamente, giudiziaria.
Che cosa dovrebbe essere la Corte costituzionale italiana? N Washington, n Lipsia, n Losanna, ma un prodotto di
fantasia senza precedenti.
L'articolo 126, l'articolo base che fssa le attribuzioni fondamentali della Corte costituzionale, un magnifico Liebig di
stravaganze che io conosca in questa materia.
La Corte costituzionale giudica della costituzionalit di tutte le leggi .
Giudica dunque, come si vede in seguito, in permanenza di tutte le leggi.
Risolve tutti i conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato, fra lo Stato e le Regioni, fra le Regioni .
Corte di cassazione, Consiglio di Stato, Corte dei conti, che in realt compiono seriamente gran parte di queste
funzioni, sono di fatto abolite.
Infine vi era una disposizione unica al mondo, io credo, in tutti i paesi civili.
Giudica il Presidente della Repubblica ed i Ministri accusati a norma della Costituzione .
Chi sono i componenti della Corte costituzionale?
Solo nell'articolo 127 si apprende che la Corte composta per met di magistrati, per un quarto di avvocati e
docenti di diritto , per un quarto di cittadini eleggibili ad ufficio politico (sic).
I giudici della Corte sono nominati dall'Assemblea Nazionale .
L'Assemblea Nazionale era una mostruosa invenzione concepita come prodotto di elefantiasi di cose ignote in tutto
il mondo. Era composta dei membri del Senato e della Camera dei deputati riuniti (circa un migliaio di persone):
una superassemblea di natura nuova e imprevedibile.
L'Assemblea doveva fare la scelta dei giudici essendo quasi del tutto incompetente!
Il numero dei componenti la Corte costituzionale era illimitato: venti, cinquanta, duecento?
La disposizione pi inverosimile riguarda il Capo dello Stato.
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Io non so di nessuna Costituzione di paese rispettabile che stabilisca in precedenza (vorrei dire freddamente) quale
magistratura giudica il presidente della repubblica per i suoi delitti!
E in tutto questo la instabilit di tutto, incertezza delle leggi che tutti possono attaccare d'incostituzionalit: il
Governo, cinquanta deputati, un consiglio regionale, diecimila elettori, ecc. Data la rissosit ch' in non pochi partiti
e in tutti i gruppi in contesa, quale sicurezza nella solidit delle leggi!
Quali sono le attribuzioni dal lato politico e giuridico che si vogliono viceversa mettere in questa Corte
costituzionale? Vi un po' di tutto e vi sono cose che non credo possibile adottare senza pericolo. L'idea di una
Corte costituzionale che abbia enormi e indefiniti poteri avrebbe per solo effetto di turbare profondamente la vita
dello Stato.
La disposizione relativa al Presidente della Repubblica (giudicabile in permanenza) io non ho trovato prima d'ora in
nessuna altra Costituzione!
E chi nomina i giudici che hanno tanta autorit che possono giudicare anche il Presidente della Repubblica?
Quando si pensi che negli Stati Uniti l'Alta Corte risulta di poche persone che giudicano! Qui, quanti prima o dopo
saranno? E quale strana mischianza di uomini pi diversi, dai giudici ai professori o, come si dice docenti che
vengono delegati dalla Corte e restano in servizio permanente. Si parla di durata cos lunga per il loro ufficio! Gli
individui preposti a questo importante ufficio come sono scelti? Da chi e in quale numero? un criterio di parte?
Ho cercato invano il numero di essi, perch la prima cosa che d l'idea della seriet di un tribunale il numero e la
scelta dei giudici.
Se voi avete un tribunale molto numeroso dite a priori che non un tribunale serio. Qui un numero indeterminato,
perch, evidentemente, con l'idea di sodisfare onesti appetiti o le spiegabili richieste degli uomini che si sentono
degni di essere della Corte Suprema, si vuol avere margine sufficiente per la scelta. E questa mancanza di
determinazione a quale risultato pu portare? Potete fare una Corte Suprema, se volete, con attribuzioni precise,
non una Corte numerosa, con compiti indeterminati.
I giudici, dice qui l'articolo 127, sono nominati dall'Assemblea Nazionale. Ora fortunatamente l'Assemblea
Nazionale non esiste pi...
PERASSI. Ha cambiato nome.
NITTI. No, soppressa come organo permanente perch era troppo ridicola cosa. Si d il nome di Assemblea
Nazionale quando le
due Camere si riuniscono per funzioni determinate e brevi, com' naturalmente l'elezione del Presidente della
Repubblica, la dichiarazione di guerra, come poteva essere (e fortunatamente non sar pi) la concessione
dell'amnistia. Qui si tratta di funzioni di carattere permanente o che hanno una lunga durata e questo tribunale
dovrebbe essere composto appunto da persone che vi si dedicano durevolmente. I giudici della Corte costituzionale
sono nominati dunque dall'Assemblea Nazionale. Per la categoria dei magistrati, avvocati e docenti di diritto
la nomina ha luogo su designazione in numero triplo di nomi. Si vuole che sia eletto come in alcune Assemblee
popolari; si fa una terna e si sceglie. Vedete facilmente come questa mischianza di uomini diversi non ha n una
base comune, n idea vera di selezione.
Chi designer i nomi? Quando avremo tolto di mezzo l'Assemblea Costituente sar il Senato, la Camera dei
deputati o le Camere riunite? Non vi nessuna indicazione o determinazione.
I giudici durano in carica nove anni, e di che mai potranno occuparsi? Si specializzeranno in permanenza della
incostituzionalit delle leggi? e su proposta non solo di magistrati seri e ponderati ma su elementi e persone pi
diversi.
L'incostituzionalit delle leggi, dunque, non viene dal dubbio del magistrato che, nel l'emettere una sentenza, si
trova in imbarazzo e pu quindi rivolgersi alla Corte Suprema, ma viene da chiunque lo voglia. Perfino se qualche
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Regione o un certo numero di cittadini vogliono darsi il lusso di far risolvere una questione, possono benissimo far
perdere tempo. La Magistratura richiede semplicit, continuit, chiarezza. Basta invece che rappresentanti di
Regione si riuniscano e si trovino in dissenso fra loro, per ricorrere immediatamente con un pretesto qualsiasi alla
Corte Suprema.
La dichiarazione di incostituzionalit pu essere, come abbiamo detto, promossa in via principale dal Governo, da
50 deputati, dai Consigli regionali, da non meno di diecimila elettori, o da altri enti ed organi a ci autorizzati
dalla legge sulla Corte costituzionale.
Ora, come vedete, noi mettiamo ogni momento tutto in discussione. Basta un certo numero di cittadini che
vogliono avere la curiosit di risolvere un problema, ed ecco che la Corte costituzionale ne investita. Come
potrebbe rifiutarsi quando la legge cosi esplicita? Domani 50 deputati vogliono far risolvere un quesito che piace
a loro e vanno alla Corte costituzionale. Ci sono non pochi partiti che non hanno 50 deputati, ma tutti possono
trovare diecimila elettori. Anche nei partiti meno numerosi questo numero facilmente superato.
Alla Corte costituzionale non si deve andare per consultazione, ma per questioni precise e concrete e in casi concreti.
Prospettare questioni litigiose per avere il piacere di risolverle in un modo o in un altro, non cosa seria.
Di questa indeterminata Magistratura, che andiamo a costituire, non sono chiari n la funzione, n il potere, n il
funzionamento. Lasciate che questo problema si risolva da s.
Per questioni che dovrebbero essere proposte alla Corte costituzionale vi sono organi amministrativi come il
Consiglio di Stato.
Ora vi sono la Cassazione e il Consiglio di Stato. Perch dobbiamo cercare altre vie se quelle gi tracciate non
presentano inconvenienti? Dobbiamo al contrario trovare il modo di non creare nulla di fantastico. E per, per
rimanere nella realt e nella logica, io ho proposto di ridurre a un solo articolo di legge tutta la materia di questo
Titolo.
E al di fuori di questo articolo bastano le magistrature amministrative ordinarie, senza fantasticherie, ingombranti
e dispendiose aggiunzioni.
La forma da me proposta semplice:
Quando nel corso di un giudizio sollevata questione di incostituzionalit di una norma legislativa, la decisione
rimessa alla Corte di cassazione a sezioni unite.
La legge determina le norme per il funzionamento della Corte .
Questa funzione essenziale della Corte di cassazione nei paesi dove esiste.
Voi volete che la Corte di cassazione sia libera da ogni influenza e rimanga al di fuori delle controversie politiche.
Ci necessario ed cosa che deve esser voluta da tutti. Ma noi dobbiamo dare alla Corte di cassazione (che
fortunatamente sar unica: Dio ci scansi che fossero introdotte diverse Corti di cassazione!) un grande prestigio, che
sia garanzia suprema per i cittadini.
Lasciamo dunque da parte le fantasie giuridiche e politiche e le cose vane! Mi auguro che si rinunzi alla discussione
di questi articoli, dal 126 al 129.
Mi auguro ed auguro a voi di non impigliarvi in questa selva di contraddizioni, di errori e di visioni strampalate
com' la Corte costituzionale progettata.
Questa Corte costituzionale, inventata non so da chi, sarebbe destinata all'insuccesso; perch fatua fantasia di
cosa che non esiste in nessun paese e che realizzandosi non contribuerebbe al nostro prestigio.

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Qui non nessuna idea politica: si pu essere comunisti, democristiani, liberali; si pu appartenere a tutte le
gradazioni dei partiti, sempre cos numerosi e sempre disposti a suddividersi; si pu appartenere ad un partito
numeroso o piccolo; ma il problema rimane lo stesso. La progettata Corte costituzionale non deve esistere per la
nostra seriet.
E noi tutti egualmente dovremmo tenere alla nostra seriet. (Applausi).
PRESIDENTE. L'onorevole Mastino Gesumino ha presentato il seguente emendamento:
Al primo comma, dopo le parole: La Corte costituzionale giudica della, aggiungere la parola: giuridica .
Ha facolt di svolgerlo.
MASTINO GESUMINO. Naturalmente, onorevoli colleghi, l'approvazione o il rigetto del mio emendamento
debbono essere una conseguenza diretta della istituzione nella Costituzione della Corte costituzionale, perch, se
eventualmente fosse accolta la tesi prospettata, con la sua grande autorit, dall'onorevole Nitti, e dall'onorevole
Bertone, il mio emendamento non avrebbe pi ragione di sussistere.
Io infatti tendo, con l'emendamento da me proposto, a far includere nella dizione dell'articolo 126 la parola:
giuridica , in modo che in sostituzione dell'attuale formulazione: la Corte costituzionale giudica della
costituzionalit di tutte le leggi , di dica: la Corte costituzionale giudica della giuridica costituzionalit di tutte le
leggi . Illustrer molto brevemente le ragioni di questa mia proposta.
Innanzitutto, necessariamente deve essere respinta la tesi della superfluit, dell'assurdit e della dannosit
dell'istituzione della Corte costituzionale. Mi permetto di fare una semplice osservazione al riguardo.
Qui si detto che l'organo che istituiamo nella Carta costituzionale, assolutamente nuovo nel campo del diritto di
tutte le nazioni del mondo. Rispondo subito che se questo parzialmente vero, non un'obiezione dalla quale si
pu derivare la negazione della necessit dell'istituzione in Italia di questa nuova formazione organica a tutela del
diritto costituzionale Infatti noi in Italia abbiamo, attraverso faticosissimi studi e lunga elaborazione, formato
questo istituto a garanzia delle norme fondamentali della Costituzione, che noi stessi abbiamo approvato, perch,
amico Bertone, il dilemma non mi sembra affatto superato.
O noi continuiamo a credere nella necessit che la Costituzione da noi approvata debba rimanere rigida, vale a dire
inviolabile dal comune Parlamento, oppure adattiamoci ad aderire al concetto che la Costituzione debba rimanere
come era gi lo Statuto albertino , sottoposta alle variazioni della comune legislazione. Ed allora, in questo
secondo caso, sarebbe certamente pi opportuna l'istituzione di una Corte la quale garantisse il giudizio della
costituzionalit di tutte le leggi.
Ma poich siamo tutti d'accordo nel riconoscere che il principio informatore di tutta la Costituzione quello della
rigidit delle sue norme, vale a dire il principio che le norme costituzionali fissate debbano essere non violabili dal
futuro Parlamento, mi pare inderogabile necessit che a garanzia di questa inviolabilit sia creato un tribunale
eccezionale. Perch esattamente l'onorevole Nitti ha detto che si tratta della creazione di un tribunale eccezionale.
Ma eccezionale la funzione che noi attribuiamo a questo tribunale, perch la obiezione continuamente sollevata
che la Magistratura ordinaria abbia in s la facolt di controllare la costituzionalit delle leggi - secondo il mio
sommesso avviso - contiene un profondo errore. Infatti, finora non esatto dire che la Magistratura abbia avuto la
facolt giuridica di controllare la costituzionalit delle leggi. La Magistratura ha avuto, perch era nell'essenza
stessa della sua funzione averla, la facolt di controllare la formale costituzionalit delle leggi. Cio la Magistratura
ha avuto quest'unico potere: esaminare se si trovava di fronte ad una legge nel senso formale, cio una legge che
fosse stata approvata dagli organi competenti, promulgata e sanzionata nelle forme costituzionali, ma non aveva
nessuna autorit, e non l'ha mai avuta, e nessuna competenza di indagare nel merito della legge, se cio la legge
nel merito, cio nel senso materiale, come dicono i giuristi, fosse una legge costituzionalmente legittima. Ora,
questo enorme potere noi lo diamo o alla Magistratura ordinaria, se si segue la tesi dell'onorevole Bertone, o a
questo nuovo istituto, che vogliamo formare, se si segue la tesi del progetto di Costituzione. Ed un potere che
esorbita dir cos,
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ontologicamente, dai poteri normali della normale Magistratura, la quale ha il potere, per la sua stessa essenza
costituzionale, di applicare la legge, di interpretare la legge, ma non di indagare se la legge degna o no di essere
applicata o se in contrasto con la Costituzione che domina tutta la comune legislazione.
E mi spiego pi semplicemente. Il potere di controllare nel merito la legge parlamentare, consiste in questo potere
formidabile: il potere di controllare l'operato del Parlamento. Non mi pare che sia l'essenza della funzione della
Magistratura ordinaria questa suprema funzione di controllo. Ora, se noi dessimo alla Magistratura ordinaria, sia
pure organata come noi l'abbiamo organata, in autonomia e in sovranit, un potere di controllo su l'opera
legislativa del supremo organo dello Stato, mi parrebbe veramente dare alla Magistratura un potere che esorbita
dalle sue normali funzioni.
Quindi, in questo senso, da questa considerazione, esurge l'assoluta necessit o di creare nella Magistratura
ordinaria un organo diverso, fornito di poteri diversi da quelli naturali, oppure, e mi pare pi semplice, creare un
organo che abbia il compito esclusivo di giudicare della costituzionalit delle leggi. Soltanto, mi sembra che nella
formulazione legislativa dei poteri affidati a questo organo, si sia errato, perch certamente il giudizio sulla
costituzionalit di tutte le leggi non pu essere un giudizio indeterminato nei fini e nelle competenze, perch il
giudizio sulla costituzionalit ha un aspetto formale, di cui ho test parlato, ed era quel controllo che ha esercitato
la Magistratura ordinaria, controllo di pura forma, controllo sulla legalit formale della legge. C' un secondo
controllo, molto pi profondo e molto pi grave, controllo che tocca le radici stesse della legge, ed il controllo che
riguarda l'adesione della legge alla legge fondamentale da cui deriva e che non pu essere violata. In fondo, noi,
creando la legge costituzionale, abbiamo creato una legge base, una legge limite per il legislatore. Il compito del
controllo costituzionale del futuro organo, si deve limitare all'accertamento se questo limite costituzionale nel merito
stato osservato. Ma, compiuto questo esame, esaminato cio se la norma della legge futura in qualche cosa
contrasti o esca fuori dei limiti fssati dalla legge costituzionale, esaurito questo compito - e vi ripeto che compito
formidabile - quest'organo nuovo costituzionale non pu compiere una terza indagine nella quale pure si potrebbe
vedere un compito di giudizio costituzionale della legge.
Cio l'indagine che riguardi una essenza della legge in quanto merito della disposizione, in quanto motivazione,
scopo, finalit, che pu essere contrastante con l'essenza e la finalit della legge costituzionale.
Concludendo, non essendo possibile ammettere questa indagine ontologica sulla natura della disposizione,
l'indagine di questo nuovo ente si deve limitare alla indagine strettamente giuridica tra norma costituzionale e
norma legislativa. Quindi, l'indagine sulla costituzionalit delle leggi che noi attribuiamo a questa Corte deve
essere di natura giuridica, perch questo il suo vero scopo.
PRESIDENTE. Segue un emendamento dell'onorevole Colitto cos formulato:
Sostituire il primo comma col seguente:
La Corte costituzionale giudica della violazione di tutte le norme costituzionali .
L'onorevole Colitto assente.
MASTROJANNI. Faccio mio l'emendamento dell'onorevole Colitto.
PRESIDENTE. L'onorevole Mastrojanni ha facolt di svolgerlo.
MASTROJANNI. Riteniamo che la dizione secondo la quale la Corte costituzionale giudica delle violazioni di tutte le
norme costituzionali, meglio specifica il carattere, la natura e i compiti della Corte costituzionale stessa; nel testo si
dice semplicemente che giudica della costituzionalit della legge .
Poich il giudizio nel nostro caso la conseguenza di una presunta violazione alla Costituzione, sembra a noi che la
nostra formulazione risponda meglio allo scopo.
PRESIDENTE. Segue l'emendamento, gi svolto, dell'onorevole Colitto:
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Al primo comma, alle parole: di tutte le, sostituire la seguente: delle .


MASTROJANNI. Faccio mio anche questo emendamento.
PRESIDENTE. Segue l'emendamento dell'onorevole Perassi cos formulato:
Al primo comma, dopo le parole: le leggi, aggiungere le parole: e dei decreti aventi valore di legge .
L'onorevole Perassi ha facolt di svolgerlo.
PERASSI. II mio emendamento consiste nell'aggiungere al primo comma, dopo le parole: le leggi , le parole: e
dei decreti aventi valore di legge .
Osservo che questo emendamento non ha se non un carattere di forma; perch gi la Costituente ha adottato
all'articolo 74 una disposizione nella quale si dice: Per i decreti legislativi valgono le norme stabilite dalla legge in
ordine al referendum popolare ed alla Corte costituzionale . Sotto questo aspetto l'emendamento proposto ha
soltanto un carattere di redazione. In realt all'articolo 74 quell'accenno alla Corte costituzionale appare
prematuro. Quindi meglio che dei decreti legislativi si parli qui insieme con le leggi.
C' poi l'altra figura dei decreti-legge, che si contemplata in un articolo della Costituzione; da ci la necessit di
usare una espressione che preveda, accanto alle leggi, anche gli altri atti aventi valore di legge. Questa la portata
dell'emendamento.
PRESIDENTE. Le faccio, osservare, onorevole Perassi, che nell'emendamento presentato dagli onorevoli Condorelli,
Rossi Paolo e Cevolotto stato tenuto conto anche del suo emendamento.
PERASSI. Mi risulta che il Comitato far propria la formulazione proposta dagli onorevoli Rossi Paolo, Condorelli e
Cevolotto, nella quale incorporato il mio emendamento. Tuttavia, fino a questo momento, il Comitato non lo ha
ufficialmente dichiarato. Comunque io non ho altro da aggiungere per quanto concerne il mio emendamento.
Vorrei invece permettermi di utilizzare i pochi minuti che mi sarebbero consentiti come presentatore di un
emendamento, per affermare nella maniera pi netta che, a mio avviso, questo problema della Corte
costituzionale, e in particolare quello del sindacato sulla legittimit delle leggi, sia dello Stato che delle Regioni,
un problema essenziale per la nuova Costituzione. Stabilire la distinzioni tra leggi costituzionali e leggi ordinarie
implica, necessariamente, che si preveda il modo come questa distinzione sia praticamente garantita. Ora, questo
modo non pu essere se non quello di organizzare un controllo sulla legittimit costituzionale delle leggi. Su ci non
vi pu essere dubbio una volta che si accolto il principio di una Costituzione rigida e non flessibile, e lo si voglia
rendere praticamente operante.
Resta il problema dell'organo, al quale si debba attribuire questa funzione di sindacato sulla costituzionalit delle
leggi.
E su questo punto anche l'onorevole Nitti d'accordo, perch anche egli ammette un giudizio sulla costituzionalit
delle leggi, non soltanto formale, ma anche sostanziale. Proponendo di attribuire alle sezioni unite della Cassazione
questa funzione, l'onorevole Nitti si dimostra meno contrario ad innovazioni di quello che potrebbe apparire dalle
sue parole, perch dicendo che la Corte di cassazione giudica della costituzionalit delle leggi, fa un passo innanzi
rispetto all'ordinamento preesistente, perch ammette la distinzione tra legge costituzionale e legge ordinaria, ed
ammette che un organo giudiziario sindachi il contenuto - come giustamente ha osservato l'onorevole Mastino
-della norma legislativa.
Il problema, cos posto, in un certo senso, fino a questo punto, non trova, dunque, dissenzienti. La sola questione che
rimane aperta questa: a chi attribuire questa competenza di sindacare la legittimit costituzionale delle norme
emanate dallo Stato o da una Regione? Questo il problema, un problema di organizzazione.
Si vorrebbe, da parte di alcuni, che si attribuisse tale compito all'Autorit giudiziaria ordinaria o, in particolare,
secondo la proposta dell'onorevole Nitti, alla Corte di cassazione a sezioni unite. una tesi; ma una tesi contro la
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quale sta questa obiezione; che il giudizio sulla costituzionalit di norma giuridica, in particolare di norma giuridica
legislativa, un giudizio che bens giuridico (e in questo senso ha ragione l'onorevole Mastino, perch si tratta di
confrontare la norma ad un'altra norma) ma un giudizio che non si pu proprio mettere sullo vstesso piano di
quello sulla validit di un contratto o su un qualsiasi rapporto di diritto civile.
un giudizio profondamente diverso. Da ci la necessit di deferirlo ad un organo adatto al carattere particolare
della controversia, che ne costituisce l'oggetto.
E qui sorge la questione: giudice ordinario o no? A mio avviso, per le ragioni ora esposte, mi pare che sia
assolutamente necessario pensare ad un organo speciale, che per la sua conformazione presenti i requisiti necessari
per assolvere alla delicata funzione. E perci, credo e sono sicuro di interpretare a questo riguardo il pensiero del
Gruppo cui appartengo, che sia necessario pensare ad un organo distinto dall'autorit giudiziaria ordinaria, ossia ad
una Corte costituzionale.
L'onorevole Nitti, riferendosi alle disposizioni del progetto, ha parlato di assurdit e di equivoco.
Mi permetto di dire all'onorevole Nitti che, forse, qualche equivoco c' da parte sua, nell'interpretare sia le norme
che abbiamo proposte, e sia anche qualche esempio straniero. Aggiungo un'ultima osservazione a
sostegno della tesi fondamentale cui noi abbiamo aderito. L'onorevole Nitti propone che il giudizio di legittimit
delle leggi sia deferito alla Corte di cassazione a sezioni riunite; per, nel suo testo, non si va oltre a questa norma di
competenza e, in particolare, non si dice quale sarebbe l'effetto giuridico della decisione della Corte di cassazione
che dichiara l'incostituzionalit di una legge.
Orbene, non dicendosi nulla al riguardo, la conseguenza sarebbe evidentemente che una sentenza della Corte di
cassazione a sezioni riunite, secondo i princip generali, non avrebbe effetto se non per il caso concreto; essa
avrebbe, al pi, il valore di un qualunque precedente giurisprudenziale, ma non avrebbe alcun valore vincolante.
Viceversa, nel progetto nostro, la decisione della Corte costituzionale, in certi casi, avrebbe valore assoluto. Questa
la differenza fondamentale.
Ora, a me pare che, per le ragioni dette in principio, non soltanto occorra creare un organo speciale, ma che
occorra anche disporre che la dichiarazione di incostituzionalit di una norma, emanata con un atto legislativo dello
Stato o di una Regione, importi la cessazione di efficacia della norma stessa.
NITTI. Chiedo di parlare per fatto personale.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
NITTI. Onorevole Presidente, desidero chiarire che non ho parlato delle cose che mi sono state attribuite. Io non
voglio, non desidero la Corte costituzionale in alcuna forma; la mia proposta dice soltanto che, quando nel corso di
un giudizio viene sollevata la questione di incostituzionalit, la questione debba esser rimessa alla Corte di
cassazione a sezioni riunite.
Il punto principale dunque questo: non voglio che vi sia un organo, il quale decida genericamente della
costituzionalit o meno delle leggi. Io ho detto che, quando nel corso di un giudizio sorga eccezione di
incostituzionalit - solo quindi in questo caso - si possa immediatamente ricorrere alla decisione del magistrato; ma,
quando vi sia nel corso di un giudizio, non quindi genericamente: non che su ogni questione si possa interrogare
intorno alla presunta incostituzionalit.
Mi spieghi l'onorevole Relatore dove esiste questa disposizione per cui su ogni cosa, su qualunque pretesto, su
qualunque dissidio, si invoca tale giudizio di incostituzionalit.
BERTONE. Onorevole Nitti, basta estendere all'esame della incostituzionalit gli articoli 37 e 41 del Codice di
procedura civile.
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NITTI. D'accordo.
PRESIDENTE. Ricordo che sono stati gi svolti i seguenti emendamenti:
Sostituire il secondo comma col seguente:
Risolve i conflitti di, poteri dello Stato, tra lo Stato e le Regioni e fra le Regioni .
Monticelli.
Sostituire il secondo comma col seguente:
Risolve i conflitti di potere fra gli organi costituzionali dello Stato, fra lo Stato e le Regioni, fra le Regioni .
Caccuri.
L'onorevole Grassi ha presentato un emendamento al secondo comma inteso alla soppressione delle parole fra i
poteri dello Stato .
Non essendo presente, si intende che abbia rinunziato a svolgerlo.
L'onorevole Preti ha presentato un emendamento soppressivo dell'ultimo comma. Ha facolt di svolgerlo.
PRETI. Io ho presentato un emendamento soppressivo dell'ultimo comma, il quale dice:
Giudica il Presidente della Repubblica ed i Ministri accusati a norma della Costituzione .
Ora, a me sembra che noi gi abbiamo cominciato a preparare in Italia il Governo dei giudici, proclamando
l'indipendenza, l'autonomia, ecc., della Magistratura.
Una voce al centro. Non esageriamo!
PRETI. Speriamo che io mi sbagli! Comunque, per venire all'argomento, dir che mi sembra veramente eccessivo,
per non dire altro, attribuire ad un organo composto di magistrati il potere di giudicare il Presidente della
Repubblica o i Ministri: e di giudicarli - dico - non solamente in ordine alla responsabilit penale, ma, dato il tenore
di un articolo in precedenza approvato, anche in ordine alla responsabilit politica. Ora questa assurdit gi
stata fatta rilevare dall'onorevole Nitti, e credo che non occorre aggiungere una parola di pi. Del resto mi sembra
che anche l'onorevole Mortati, che fu uno dei compilatori di questo articolo, si sia convinto che questo comma, cos
com', non pu andare.
Aggiungo per un'altra cosa: che ascoltando quanto hanno esposto l'onorevole Bertone prima e poi l'onorevole
Nitti, mi sono
convinto che in effetto la soluzione da loro proposta la migliore; e voter, quindi, a favore dei loro emendamenti.
Convengo con essi nel ritenere che la Corte costituzionale rappresenta un pericoloso appesantimento della nostra
Costituzione.
L'onorevole Nitti ha proposto che il giudizio di costituzionalit sia deferito alla Corte di cassazione a sezioni unite.
Ora, io non ci trovo nulla di strano. (Interruzioni al centro). Naturalmente l'onorevole Perassi ha fatto una
giustissima osservazione, da quel grande giurista ch'egli . Ha, cio, osservato che la sentenza della Corte di
cassazione potr solamente avere valore per il caso concreto. Ed logico, perch, se l'efficacia della sentenza della
Corte di cassazione potesse estendersi al di l del caso concreto, noi addirittura metteremmo la Corte stessa al di
sopra del Parlamento. D'altronde non mi sembra che noi dobbiamo andar oltre, sino a richiedere un giudicato
avente efficacia erga omnes. Una volta che la Corte di cassazione abbia pronunciata la incostituzionalit di una
legge, spetter poi al Parlamento, nella sua responsabilit politica, trarne le conseguenze. Il Parlamento, che
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esprime la sovranit della Nazione, far come meglio creder. E se la Suprema Corte di cassazione avr bene
giudicato dell'incostituzionalit della legge, un Parlamento democratico prender le opportune decisioni.
PERASSI. E se non le prende?
PRETI. Se poi presupponiamo di essere di fronte ad un Parlamento non democratico, io credo che non valga pi n
la Corte costituzionale, n la Corte di cassazione, n niente, come dimostrano certi esempi recentissimi.
Per resterebbe da risolvere, naturalmente, un problema: chi giudica cio dei famosi conflitti fra le leggi dello Stato
e le leggi della Regione?
Orbene, sia perch non ho la pretesa di avere una preparazione giuridica tanto notevole da squadernare proposte
a tambur battente in tale delicata materia, sia perch mi propongo di essere brevissimo, non voglio stare ad
esporre una soluzione di questo problema. Comunque - e faccio un'osservazione che giuristi molto maggiori di me
potranno sviluppare - io osservo questo: se le leggi della Regione contrastano con quelle dello Stato - e questo
ammissibile - ebbene, sar la legge stessa dello Stato ad intervenire, proclamando la nullit delle norme emanate
dalle autorit regionali.
Perch non dobbiamo dimenticare che le leggi della Regione sono s norme legislative, ma norme subordinate nei
confronti della legge formale emanata dal Parlamento.
PRESIDENTE. Segue l'emendamento degli onorevoli Benvenuti, Bettiol, De Caro Gerardo, Rumor, Vicentini,
Cremaschi Carlo, Lazzati, Carbonari, Bianchini Laura, Roselli:
Aggiungere all'ultimo comma le parole:
nonch i ricorsi dei deputati e dei senatori proposti per violazione di legge contro le decisioni di ciascuna Camera in
materia di verifica dei poteri .
CODACCI PISANELLI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
CODACCI PISANELLI. L'onorevole Benvenuti mi ha incaricato di far mio questo suo emendamento. E desidererei
parlare prima contro la soppressione dell'intero titolo, e poi sull'emendamento Benvenuti.
PRESIDENTE. Onorevole Codacci Pisanelli, ha facolt di parlare, nei limiti di tempo consentiti dal Regolamento.
CODACCI PISANELLI. Onorevoli colleghi, come ho detto, mi occuper innnazi tutto della proposta di soppressione
dell'intero titolo.
Al termine della nostra attivit costituente affiora uno dei problemi pi profondamente sentiti nel nostro tempo.
Non condivido affatto l'opinione di qualche isolato collega che ha negato l'attualit della questione. Fin dall'inizio
dei miei studi giuridici ho notato la preoccupazione degli animi pi anelanti alla libert di giungere a impedire gli
abusi del potere legislativo.
I legislatori italiani hanno costantemente mirato a portare la nostra societ in condizioni migliori di quelle in cui era
nel Medio Evo. Il signore feudale era allora colui che usava ed abusava di ogni potere. Oggi il potere pubblico
spetta allo Stato, e, quindi, di fronte allo Stato necessario poter difendere tutti i cittadini.
Ma se stato provveduto a impedire gli abusi del potere giudiziario e di quello amministrativo, non sono state
ancora trovate garanzie sufficienti contro gli abusi del potere legislativo.
Pongo la mia argomentazione in questi termini: come nel secolo passato si mirato a realizzare la giustizia
amministrativa, cos adesso dev'essere nostro compito e nostra fondamentale aspirazione realizzare anche la
giustizia legislativa.. Dopo avere provveduto a garantire il singolo contro il potere amministrativo dello Stato,
dobbiamo preoc-103

cuparci di garantirlo contro gli abusi del potere legislativo.


Qui il problema, qui la sostanza di tutto questo titolo e la ragione per cui noi sosteniamo che l'istituzione di una
Corte costituzionale costituisce una garanzia per tutto il sistema, nonostante gli inconvenienti e i difetti che possa
presentare il progetto di Costituzione.
Anche quando si tratt di porre un controllo sopra gli atti amministrativi sorsero lo stesso problema e le stesse
difficolt. Difficolt che adesso esamineremo. Ma come allora si cominci dall'istituire una quarta sezione del
Consiglio di Stato, che ha portato poi allo svolgimento di quel sistema di giustizia amministrativa che oggi viene
attentamente studiato da tutti i Paesi del mondo, perch costituisce realmente qualcosa di organico e di completo,
cos ora propongo di trovare un sistema di giustizia legislativa che possa essere modello anche per i sistemi
legislativi delle altre nazioni.
stato detto che il progetto di Costituzione si ispirato a modelli stranieri; stato detto che la Corte costituzionale
sarebbe inutile. Respingo l'affermazione secondo cui avremmo imitato ordini costituzionali stranieri.
Noi ci siamo ispirati a quel patrimonio di giurisprudenza, a quel patrimonio di organizzazione giurisdizionale e di
legislazione, a cui alludeva il primo oratore che mi ha preceduto stamani. Non vogliamo imitare organizzazioni
straniere; vogliamo semplicemente completare il sistema che in Italia pu trarre vantaggio dai princip gi
elaborati in altri rami dell'ordinamento.
Propongo di seguire, per risolvere il problema della giustizia legislativa, un procedimento simile a quello adottato in
altri campi, simile a quello che i romani dicevano sistema della fictio, finzione intesa non come menzogna, ma come
metodo di plasmare, di fare come se , secondo il significato latino del verbo fingere .
Appunto per procedere quasi per analogia mi propongo di esaminare quello che avvenuto, allorch si trattato
di realizzare la giustizia nell'amministrazione, vedendo se quei princip non possano servirci di insegnamento nel
campo legislativo.
Vorrete scusare se qui sollevo in sostanza di nuovo il problema; nella Commissione dei Settantacinque, per,
siccome si era vicini al termine, entro cui occorreva completare il progetto, non fu possibile esaminare il problema
con tutta la profondit e la tranquillit che l'importanza dell'argomento avrebbe richiesto. Allorch sorse il
problema di ammettere un controllo giurisdizionale sopra gli atti amministrativi, sorse la difficolt: l'atto
amministrativo atto sovrano; se ammettiamo un controllo su di esso, trasferiamo la competenza a svolgere
attivit amministrativa in quegli organi che possono sindacare gli atti amministrativi. Si riusc, tuttavia, a risolvere
ugualmente il problema, e in maniera da rispettare il fondamentale principio della divisione dei poteri.
Infatti si utilizz un organo amministrativo che gi esisteva, come il Consiglio di Stato, e gli furono attribuite quelle
funzioni di controllo sull'amministrazione che dettero origine alle giurisdizioni ammnistrative.
Ritengo che, utilizzando gli stessi princip - dei quali si dimostrata la bont - noi potremo in maniera analoga fare
in modo che sorgano delle giurisdizioni legislative.
Ma la cosa a cui tengo in particolare che venga affermato il principio: esiste la possibilit di controllo anche
sull'esercizio della funzione legislativa.
Senza dubbio sorgono difficolt, allorch si tratta di stabilire quale sia l'organo che deve essere investito di queste
funzioni. A chi attribuire il controllo sulla legislazione?
Innanzi tutto bisogna stabilire di che natura deve esser l'organo. La Corte costituzionale, che noi stiamo per istituire,
dovr - in altri termini - essere organo giurisdizionale o legislativo?
Secondo la mia opinione, per salvare il principio della divisione dei poteri nello stesso modo in cui lo si salv allorch
si tratt di istituire le giurisdizioni amministrative, sarebbe opportuno fare in maniera che i nuovi organi abbiano
104

anch'essi, almeno in un certo senso, natura legislativa. Da qui la necessit che della Corte costituzionale facciano
parte anche membri eletti dalle Assemblee legislative.
Questa necessit si desume anche dal fatto che l'organo, a cui si affida la funzione legislativa, normalmente non
esercita semplicemente funzioni legislative, ma anche in un certo senso, un'attivit politica intesa come controllo
politico. E per controllare la costituzionalit delle leggi anche necessario l'esercizio di un controllo politico.
stato detto che non esistono princip di cui la Corte costituzionale debba garantire il rispetto. Ma proprio su
questo punto che sorge il nostro dissenso. Noi abbiamo fede nella esistenza di princip che il legislatore deve
semplicemente tradurre in legge.
In altri termini, ci rifiutiamo di aderire alla opinione secondo la quale legge tutto e soltanto ci che il legislatore ha
positivamente sancito. Abbiamo visto a quali conseguenze abbia portato l'abuso del potere legislativo; e come ogni
partito sinceramente democratico si propone di realizzare gli ideali della libert e della giustizia sociale, cos questa
giustizia sociale e questa libert noi vogliamo che vengano garantite anche con un adeguato sistema di giustizia
legislativa, che ci garantisca contro gli abusi del potere legislativo.
Senza dubbio gli articoli del progetto presentano alcuni difetti, i quali risentono della rapidit con cui sono stati
formulati. Ma i difetti non debbono impedirci di affermare il principio della Corte costituzionale, che ci garantisca
appunto contro quel pericolo di statolatria, contro quel pericolo del positivismo giuridico, che ha caratterizzato il
secolo scorso, secondo il quale, in base alla concezione hegeliana, il diritto non era altro che la volont dello Stato.
Quello che lo Stato voleva era diritto, anche se in contrasto con le pi fondamentali esigenze dell'animo umano.
Abbiamo visto nella legislazipne razzista le leggi che hanno calpestato i pi elementari diritti dell'uomo.
Ho sentito ricordare dall'onorevole Presidente, che ha parlato prima di me, come, alla fine della guerra 1915-1918, si
pensasse ai processi per delitti internazionali. Processi che hanno avuto effettivamente luogo dopo la recente
guerra mondiale.
Sono stato come osservatore del Governo italiano ai processi che si sono svolti a Norimberga e a Dachau. Ma la mia
opinione diversa dallo scetticismo dell'oratore suddetto, in quanto ritengo che siccome vi sono alcuni fondamentali
diritti dell'uomo, che non possono essere violati da abusi della legge, cos necessario che una giurisdizione per
difenderli esista. Simile giurisdizione, specialmente all'inizio, avr i suoi difetti, ma la possibilit di controllo servir ad
impedire abusi futuri e l'abuso delle nostre leggi, l'abuso riscontrabile in alcune leggi, derivato da questo fatto: che
il legislatore si sentiva tranquillo, sentiva che sopra di lui non vi era nessuno in grado di controllare quello che
stabiliva essere diritto. Per tale motivo insisto sopra l'affermazione di principio, anche se sar opportuno limitarsi a
pochissime disposizioni. Lasciamo che, come si evoluto il sistema giurisdizionale amministrativo, cos si evolva e
perfezioni il nostro sistema di giustizia legislativa.
Come proposta pratica per sanare l'esigenza, cio per sodisfare l'esigenza del controllo sulla legislazione e sodisfare
anche l'esigenza della divisione dei poteri, ritengo sarebbe opportuno fare in maniera che l'organo investito della
giurisdizione legislativa fosse emanazione del potere legislativo. Come ottenere simile intento? un problema che
ha le sue difficolt, ma che potremo risolvere. Mi limito ad esporre una opinione personale che potr essere
studiata, esaminata e sviluppata successivamente. Se per esempio ammettessimo, come nel Belgio, che la Corte dei
conti fosse emanazione del potere legislativo, cos noi, seguendo un sistema analogo a quello seguito per la giustizia
amministrativa, potremmo istituire una sezione speciale della Corte dei conti, alla quale attribuire appunto le
funzioni di Corte costituzionale.
semplicemente una idea, un'ipotesi che espongo, una proposta che faccio, appunto perch si tenga presente
l'opportunit che l'organo investito della giurisdizione legislativa, per rispettare il principio della divisione dei poteri,
venga desunto dallo stesso potere legislativo.
PRESIDENTE. Onorevole Codacci Pisanelli, la prego di concludere.
CODACCI PISANELLI. Va bene.

105

I poteri che devono essere attribuiti alla Corte costituzionale devono essere tali da assicurare effettivamente un
controllo. Bisogna distinguere, secondo me, i poteri da attribuire ai giudici ordinari da quelli da attribuire all'Alta
Corte. Dovrebbe essere consentito ad ogni giudice ordinario di rilevare l'incostituzionalit di una legge; e, d'altra
parte, bisognerebbe anche consentire alla Corte costituzionale di annullare completamente le leggi che risultino
incostituzionali. In questa maniera noi arriveremmo a sodisfare nel campo della legislazione quel problema che
abbiamo sodisfatto nel campo dell'amministrazione. D'altra parte, se si seguisse il sistema stabilito dal progetto, che
cio, una volta sollevato l'incidente di incostituzionalit, si debba necessariamente andare dinanzi all'Alta Corte,
sarebbe facile prevedere la impraticit e dispendiosit del sistema.
In una causa tra persone prive di mezzi finanziari sarebbe necessario rivolgersi all'Alta Corte con perdita di tempo e
denaro. Riterrei quindi opportuno consentire al giudice di rilevare l'incostituzionalit, salvo all'Alta Corte di
annullare completamente le disposizioni legislative.
Finalmente, fra i poteri da attribuire all'Alta Corte, converrebbe prevedere anche
la eventuale competenza a giudicare delle controversie sopra la verifica delle elezioni. Se noi ammettiamo che la
verifica delle elezioni sia un atto del Parlamento - quindi, in un certo senso, un atto di organi legislativi - e se,
secondo la mia opinione, si arrivasse a concludere che l'Alta Corte costituzionale deve essere un organo di
emanazione del Parlamento, sarebbe essa l'organo pi indicato a risolvere simili controversie.
Ma, dalla competenza a giudicare della costituzionalit delle leggi ordinarie si potrebbe poi passare a occuparsi
della competenza a esaminare le leggi costituzionali, la stessa costituzionalit delle leggi costituzionali: problema
assai pi grave, che dovrebbe essere previsto e bisognerebbe per lo meno consentire un sindacato formale sulle
stesse leggi costituzionali alla Corte costituzionale.
In altri termini, ritengo che, per rimediare a quegli abusi che abbiamo visto in un passato molto recente, noi
dobbiamo provvedere a garantire il nuovo sistema costituzionale, e, muovendo dalla giustizia
dell'amministrazione, dobbiamo giungere alla logica conseguenza delle giurisdizioni legislative. Riprendo, in altri
termini, un'aspirazione gi sentita in Italia, appunto perch nella legislazione, nell'uso del potere legislativo sono stati
frequenti gli abusi.
Molte volte abbiamo sentito uomini di Governo, i quali, a chi gli faceva osservare che il loro operato non era
legittimo, rispondevano: stasera, con un decreto-legge vi far vedere se quello che ho fatto non legittimo . E se
non era il decreto-legge, era spesso una vera e propria legge approvata da benevole maggioranze, a trasformare
il torto in diritto!
Appunto per impedire questi abusi del potere legislativo, appunto per introdurre nel sistema il controllo sul potere
discrezionale degli organi legislativi, i quali devono limitarsi a tradurre in iscritto un diritto che preesiste alla
formulazione positiva, appunto per questo ritengo che si possa fare oggi eco al grido che nel 1880 lev Silvio
Spaventa; e come egli auspic la giustizia nell'amministrazione cos noi oggi, istituendo la Corte costituzionale,
possiamo gridare in quest'Aula: giustizia nella legislazione! . (Applausi - Congratulazioni).
PRESIDENTE. L'onorevole Condorelli ha proposto di sostituire il secondo comma col seguente:
Giudica dei conflitti di attribuzione e sulle usurpazioni di potere degli organi costituzionali dello Stato .
Ha facolt di svolgere l'emendamento.
CONDORELLI. Nella discussione di oggi e nelle discussioni precedenti, che a quella di oggi si collegano, affiorato
chiaro che indubbiamente esistono delle funzioni nuove alle quali deve corrispondere un organo nuovo. Perch,
indubbiamente, se noi abbiamo predeterminato una Costituzione rigida, vi deve essere il custode di questa
Costituzione, cio chi possa dichiarare che una legge contraria alla Costituzione. Come anche esiste un istituto
nuovo nella nostra legislazione ed l'istituto della Regione. Sorgeranno quindi conflitti fra Stato e Regioni e conflitti
fra Regione e Regione. Dunque, qui il problema non mi sembra sia quello di conservare e sopprimere la Corte
costituzionale, ma, se mai, quello dell'organo a cui attribuire queste funzioni, per cui la questione diventa
essenzialmente nominale. Certamente la Cassazione, il Consiglio di Stato, come sono oggi previsti nella nostra
106

legge, non sono idonei a risolvere questi conflitti, ad esercitare queste funzioni. Si potr discutere, in fondo, se queste
funzioni bisogna darle ad una Corte costituita tutta da magistrati, come potrebbe essere la Corte di cassazione, ma
che ci debba essere un organo che debba esplicare queste nuove funzioni, non si pu certamente discutere.
Il nostro emendamento tendeva a due finalit: si voleva prima di tutto aggiungere al controllo della
costituzionalit delle leggi quello che ovvio: il controllo della costituzionalit delle norme giuridiche che hanno il
valore di legge. Io non illustro questa parte dell'emendamento, perch stata gi illustrata ampiamente
dall'onorevole Perassi. Il nostro emendamento per tende ancora a chiarire e a regolare un punto di una grande
importanza, perch per garantire l'osservanza e il retto funzionamento di una Costituzione non basta la
dichiarazione di illeggitimit sostanziale o formale delle leggi, ma necessario pure avere un organo che dichiari le
usurpazioni di poteri costituzionali. Nel progetto si prevedeva soltanto il conflitto di attribuzioni, ma
evidentemente questo non non era sufficiente, perch i conflitti di attribuzioni sono o positivi o negativi, a seconda
che due organi si ritengano tutti e due competenti a prendere un provvedimento o si ritengano entrambi
incompetenti. Questo il conflitto. Ma vi una figura pi preoccupante di conflitto tra i poteri dello Stato, che
appunto l'usurpazione di poteri, il pericolo maggiore per la stabilit e per la conservazione di una Costituzione.
dunque necessario che la Corte costituzionale, o chi
per essa, possa dichiarare l'evento dell'usurpazione, giacch i mezzi pratici attraverso i quali si attaccano le
Costituzioni possono essere le leggi, ma comunemente non sono le leggi comuni o costituzionali, ma sono proprio i
colpi di Stato, le usurpazioni di poteri, gli straripamenti di poteri.
Dunque l'articolo proposto dal progetto insufficiente, non provvedendo anche la repressione dell'usurpazione di
poteri.
Io vedo sorridere il Presidente, e penso che in lui vi sia l'obiezione che del resto in me. Questa Corte costituzionale
avr il potere reale di reprimere le usurpazioni di poteri?
Anch'io sono molto scettico su questa possibilit; e l'ho illustrata ampiamente nel discorso fatto in sede di discussione
generale sui titoli precedenti. Ma, ad ogni modo, bisogna pure che l'apparato formale sia completo. Io, al punto
debito, all'articolo 128, propongo questo: che la Corte costituzionale si possa pronunciare anche di ufficio, senza
attendere un ricorso, il quale importa un giudizio che si protrarrebbe nel tempo. Bisogna, appunto, predisporre che
la Corte costituzionale possa istantaneamente, con la stessa istantaneit della usurpazione di poteri o del colpo di
Stato, dichiarare la illegalit, la incostituzionalit dell'operato del potere straripante o usurpante. Che effetto avr?
Si pu essere scettici; ma, comunque, i cittadini avranno indicato precisamente, dall'organo competente, da quale
parte sia la illegalit.
Questa io credo sia la portata politica, morale e costituzionale dell'emendamento che noi proponiamo. (Applausi).
PRESIDENTE. Gii onorevoli Mortati e Tosato hanno presentato il seguente emendamento:
Sostituire l'articolo 126 col seguente:
La Corte costituzionale giudica dei ricorsi per violazione di legge costituzionale, escluso qualsiasi sindacato di
merito contro gli atti legislativi delle Camere, del Governo e delle Regioni.
Giudica dei conflitti d'attribuzione, nonch dei conflitti fra Stato e Regioni e fra Regioni .
Si propone di rinviare la discussione del terzo comma .
L'onorevole Mortati ha facolt di svolgerlo.
MORTATI. Dar brevemente ragione dell'emendamento da me presentato. Anzitutto, si voluto determinare con
esso in modo pi specifico di quanto non risulti dal testo del progetto l'ambito di competenza della Corte
costituzionale.
107

Osservo, fra parentesi, che in questo momento io prescindo completamente dai vari problemi che attengono
all'organizzazione e al funzionamento di tale organo, sia della sua composizione, sia del procedimento per l'azione
di incostituzionalit, sia degli effetti della pronunzia. Noto, fra parentesi, che su questi tre argomenti il progetto , a
mio avviso, gravemente deficiente. Di questo non possiamo fare addebito agli eminenti colleghi che lo hanno
elaborato, perch le deficienze in gran parte sono attribuibili sia alle difficolt della materia, sia alla brevit del
tempo concesso per la elaborazione di quest'ultima parte, che, appunto perch ultima, ha subito una elaborazione
meno perfetta, in quanto svoltasi in limiti di tempo pi ristretti. La ristrettezza del tempo dedicato, purtroppo,
anche a questa discussione in Assemblea - ed i limiti rigidi posti ad essa, limiti che non si sono fatti valere per alcun
altro argomento - non potranno certamente giovare al perfezionamento di questo istituto, che pure dovrebbe
essere considerato il pi importante, perch corona l'edificio ed offre quelle garanzie, in riferimento alle quali si
svolta la nostra ormai lunga attivit, rivolta alla elaborazione del testo costituzionale.
Pertanto, richiamata la importanza del problema, notate le deficienze del progetto e riservato ogni parere circa
questi punti della composizione, del procedimento e degli effetti, il mio emendamento ha lo scopo di delimitare
semplicemente la competenza di questo organo, speciale o ordinario (lo vedremo), al quale attribuita la
cognizione della costituzionalit delle leggi, che, come stato osservato da numerosi oratori, necessaria in un
ordinamento che pone una Costituzione rigida. La Costituzione rigida importa, infatti, un controllo della
costituzionalit, anche materiale, e questo potr essere effettuato in modo diffuso attribuendolo cio ai giudici di
tutti i gradi della giurisdizione, oppure potr essere concentrato in un solo organo, che a sua volta potr essere
ordinario o speciale. Ma, in corrispondenza alla sensibilit politica della maggioranza dell'Assemblea, la quale
nell'elaborare la Costituzione ha inteso attribuire ad essa un carattere di maggiore stabilit nei confronti della
legge ordinaria, occorre dar vita ad un congegno il quale assicuri l'osservanza delle norme sancite nella
Costituzione. Ora l'emendamento in esame, come dicevo, vuole delimitare in
modo pi preciso di quanto non faccia il progetto, l'ambito di competenza della Corte, ambito di competenza che,
a mio avviso, dev'essere ristretto all'accertamento della violazione di legge costituzionale. Usando quest'espressione
in luogo di quella adoperata nel testo del progetto, il quale parla di: costituzionalit delle leggi , si voluto
rifarsi alla classica distinzione fra violazione di legge ed altri viz degli atti statali, e cos precisare che la violazione
sindacabile della Corte solo quella che si riferisce a norme precise di legge, con esclusione di ogni sindacato di
quelle leggi che importino un apprezzamento discrezionale.
Per esprimere con maggiore precisione questo concetto abbiamo aggiunto alle parole: violazione di legge ,
l'inciso: escluso qualsiasi sindacato di merito , sodisfacendo cos un'esigenza la quale non era sodisfatta con la
generica espressione del giudizio di costituzionalit, adoperata dal progetto che si sarebbe potuto interpretare nel
senso di comprendere nel giudizio stesso il sindacato materiale anche delle molte norme elastiche sostenute nella
Costituzione, sindacato che importa valutazioni discrezionali, le quali avrebbero trasformato la Corte costituzionale
che, secondo il nostro intento, deve essere un organo giurisdizionale, composto quindi di giuristi, in un super
Parlamento, vale a dire in un organo politico.
Le stesse esigenze ora fatte valere furono manifestate dall'onorevole Martino in un suo eloquente discorso, e
consacrate in un emendamento da lui proposto, e sono state ribadite in altro emendamento dell'onorevole Mastino
Gesumino da lui test svolto. Ma io penso che fra le tre proposte, quella formulata da me e dall'Onorevole Tosato
la pi precisa tecnicamente, perch rende meglio il concetto che si vuole esprimere, cio di escludere dal sindacato
materiale della legge quelle norme, rispetto a cui il giudizio di costituzionalit non potrebbe compiersi se non
ponendo a criterio precetti e norme di convenienza politica, che non possibile ed sconveniente far formulare ad
organi giurisdizionali. Inoltre con l'emendamento proposto si vuole precisare che il sindacato ammesso, oltre che
per gli atti legislativi delle Camere, per quelli del Governo (ed in questo ci rifacciamo alla proposta dell'onorevole
Perassi, in quanto gli atti legislativi del Governo sono da equiparare alla legge formale) ed anche per le leggi delle
regioni. Questa ultima estensione di cui non traccia altrove, sia nel progetto, che negli emendamenti,
giustificata dal fatto che, secondo l'ordinamento da noi creato, le regioni hanno il potere di legislazione primaria,
nei limiti delle direttive generali poste dalle leggi statali. Si sono volute distinguere, secondo il concetto che si
affermato nella Carta costituzionale, le manifestazioni del potere di legislazione primaria delle regioni, dalle altre
di carattere regolamentare, e si infatti parlato dei regolamenti delle regioni, come di atti legislativi secondari in
confronto all'attivit primaria costituita dalle leggi regionali

108

Inoltre, a parte il sindacato di costituzionalit, nei limiti ora visti, la Corte costituzionale dovrebbe giudicare dei
conflitti di attribuzione. Ci siamo limitati a riproporre, con questo inciso, la frase classica che si legge nella legge del
1877, che si intitola precisamente ai conflitti di attribuzione. E nella nostra intenzione, la ripetizione di questa
dizione, vuole significare che l'esarne dei conflitti in parola noi lo vogliamo mantenere nei limiti in cui esso
contenuto dalla legge del 1877. Non credo pertanto di potere aderire alle proposte formulate or ora dall'onorevole
Condorelli, il quale vorrebbe estendere il sindacato della Corte a quelle che egli chiama le usurpazioni di potere di
tutti gli organi dello Stato. Questo un punto molto delicato, sul quale vorrei intrattenere brevissimamente
l'Assemblea. Lo stesso onorevole Condorelli, autore della proposta, si dimostrato scettico sulla possibilit pratica di
una effettiva efficienza dell'intervento che fosse in tale materia attribuito alla Corte. Si dichiarato scettico, e ben a
ragione, perch evidentemente, le usurpazioni di poteri, le quali non riescano a trovare, nel giuoco degli organi
predisposti per contenere le attivit degli organi supremi nell'ambito della loro competenza, i loro naturali freni non
potranno certamente trovarli nella pronuncia di un organo giurisdizionale. E neppure pu ritenersi che risponda
ad una qualsiasi utilit la dichiarazione che si verificata una frattura della Costituzione. L'onorevole Condorelli
ritiene che tale dichiarazione servirebbe ad informare l'opinione pubblica, ma evidentemente, l'opinione pubblica di
un paese democratico, non ha bisogno della pronuncia di un consesso di giuristi per apprendere che si operato, o
tentato un colpo di Stato. V' la opinione pubblica, vi sono i partiti, e tutto quel complesso di istituzioni che in una
democrazia devono suscitare le manifestazioni di volont collettive che determinano le
esatte valutazioni sull'attivit degli organi costituzionali, e provocano le reazioni necessarie a ristabilire l'ordine. I
casi sono due: o queste reazioni vi sono, ed allora non v' bisogno di una pronuncia da parte dell'organo
giurisdizionale, o non vi sono, ed allora la pronuncia rimane lettera morta. Con questa aggravante, che l'affidarsi
all'intervento dell'organo giurisdizionale pu recare con s un effetto pratico controoperante, nel senso che induce a
rendere meno efficiente quelle resistenze spontanee della pubblica opinione, quelle reazioni politiche che sono le
sole veramente idonee a contenere i tentativi di usurpazione di poteri degli organi costituzionali. La fiducia che vi
sia un organo il quale decida e tuteli la Costituzione, rende meno efficiente l'azione dei freni politici, perch pu
indurre nel cittadino che deve azionarli la rinunzia alla diretta osservazione di quelle iniziative ed alla messa in
opera di quelle resistenze, che sono le sole, valide a debellare le usurpazioni.
A me pare che, estendere la competenza di un organo costituzionale al caso di conflitti che hanno carattere
politico, e che sono espressione di un'alterazione del rapporto delle forze politiche, sia non solo non utile, ma
pericoloso, e, quindi, da escludere. L'insufficienza della Corte, al compito che le si vorrebbe attribuire, finirebbe con
l'ingenerare il discredito nella sua opera, discredito destinato a ripercuotersi anche sulla parte dell'attivit ad essa
pi propria.
Il mio emendamento, nella sua ultima parte, attribuisce alla Corte anche la conoscenza dei conflitti fra Stato e
Regione e fra Regioni, in concordanza, del resto, con il testo della Commissione. Anche questo punto a me pare che
abbia una rilevanza costituzionale in conseguenza del carattere di autonomia costituzionale che il progetto ha
voluto assicurare alle Regioni. Assumendo siffatta attribuzione di competenza un carattere costituzionale, giusto la
sua garanzia sia affidata all'organo di cui si parla. Mi pare che per questo punto non vi siano quelle ragioni di
carattere politico, cui mi sono innanzi riferito.
Circa l'ultimo comma dell'articolo 126, relativo alla questione della competenza pel giudizio sulla responsabilit
penale dei Ministri e del Presidente della Repubblica, io faccio osservare che il problema di una estrema
delicatezza. L'Assemblea, a suo tempo, ha rigettato un emendamento Bettiol che tendeva a limitare in un senso
strettamente giuridico la responsabilit penale del Presidente della Repubblica. Si invece approvata una formula,
che consente di affermare la responsabilit penale anche per fatti che non costituiscono reati, ai sensi del Codice
penale. In questo caso il giudizio cessa di essere strettamente giuridico per assumere carattere di valutazione
politica. Ed allora, si rende evidente l'impossibilit di affidare tali valutazioni allo stesso organo, cui si attribuisce la
competenza di interpretazione di norme rigide. Le soluzioni possibili sono due: o si integra, per i giudizi di
responsabilit, la Corte costituzionale con elementi politici, oppure i giudizi stessi si devono attribuire ad un organo
diverso, che garantisca del possesso di una competenza e sensibilit anche politica.
Si rende, pertanto, necessario per questo punto un ripensamento della questione e la presentazione di nuove
proposte. Per ora limitiamoci a determinare la competenza ordinaria dell'organo del controllo di costituzionalit,
tenendo fermo questo criterio, che quanto pi esso si contenga in limiti ristretti, adeguati alle sue possibilit
effettive, tanto pi si accresce la sua efficienza e si assicura il suo prestigio. (Applausi).
109

PRESIDENTE. Segue l'emendamento dell'onorevole Musolino, del seguente tenore:


Sopprimere il terzo comma e rinviarlo al Titolo primo, seconda parte del progetto, nel testo seguente:
Le due Camere, costituite in Alta corte di giustizia, giudicano il Presidente della Repubblica e i Ministri accusati di
reato di alto tradimento .
Ha facolt di svolgerlo.
MUSOLINO. A me sembra che la Corte costituzionale non debba essere competente a giudicare il Presidente della
Repubblica e i Ministri quando siano accusati di reato di altro tradimento, perch la Corte costituzionale, cos come
concepita nel progetto, pi un organo tecnico e giuridico anzich politico. Per questo modo la Corte
costituzionale non deve giudicare il Presidente della Repubblica che Primo magistrato della Repubblica; anche
perch esso deve essere giudicato, secondo me, dalle Camere che lo eleggono. Infatti il Presidente della Repubblica
essendo eletto dalle due Camere riceve il mandato da queste, per cui il reato di alto tradimento, il pi grave che
possa commettere il Presidente della Repubblica, di natura squisitamente politica. Ritengo che questa questione
sia precisamente di competenza
delle Camere riunite in Alta Corte di giustizia. Lo Statuto albertino, nell'articolo 48, prevedeva che i Ministri o i
senatori accusati di violazione della Costituzione e di alto tradimento fossero giudicati dal Senato riunito in Alta
Corte di giustizia. Noi, trovandoci in caso differente, essendo il Senato e la Camera su parit di costituzione, per
essere tutte e due elette dal popolo, tanto i Ministri quanto il Presidente della Repubblica devono essere giudicati
dalle due Camere riunite in Alta Corte di giustizia, perch esse, come espressione della sovranit popolare, come
organi che eleggono il Presidente e che danno la fiducia ai Ministri, devono avere la competenza di giudicare il
Presidente della Repubblica e i Ministri.
Penso che questo comma debba formare un articolo da rimandare al Titolo I, seconda parte del progetto di
Costituzione, perch in quella sede si tratta delle due Camere.
La Commissione di coordinamento sar incaricata di dare il posto dovuto a questo articolo, per cui io raccomando
tanto alla Commissione, quanto all'Assemblea di accogliere il mio emendamento.

3.4.4 Resoconto sommario della seduta pomeridiana del 28 novembre 1947 in assemblea plenaria

ASSEMBLEA COSTITUENTE
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE CONTI INDI DEL VICEPRESIDENTE BOSCO LUCARELLI
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: Seguito della discussione del progetto di Costituzione della Repubblica
italiana.
L'onorevole Persico ha proposto il seguente articolo aggiuntivo 126-bis:
Rimane ferma la competenza delle Sezioni unite della Corte di cassazione a giudicare dei conflitti di giurisdizione
a norma di legge .
110

L'onorevole Persico ha facolt di svolgerlo.


PERSICO. Onorevoli colleghi, nel leggere un momento fa l'emendamento presentato dai colleghi onorevoli Tosato e
Mortati, nel quale si attribuisce alla Corte costituzionale, oltre agli altri poteri gi fissati nel progetto di Costituzione,
anche quello di risolvere i conflitti di attribuzione , ho creduto necessario presentare un emendamento il quale
chiarisca, in modo preciso e definitivo questo punto: cio che rimane ferma la competenza delle Sezioni unite della
Corte di cassazione a giudicare dei conflitti, io dir, di giurisdizione e non di attribuzione , a norma di legge.
Prescindo qui dall'opinione che i colleghi possono avere sulla necessit o meno di una Corte costituzionale - perch
anch'io, dopo le parole pronunciate questa mattina dall'onorevole Nitti, sono rimasto un po' dubbioso - ma trovo le
ragioni di una risposta affermativa nel fatto che la nostra Costituzione rigida, nel fatto che la nostra Costituzione
ha ammesso le Regioni, e quindi ha creato i presupposti per i quali diventa necessario che ci sia un organo superiore
che dirima gli eventuali conflitti; e, quindi, la questione implicitamente risolta della natura della nostra
Costituzione e dagli organi che la Costituzione stessa ha creato.
Ma, prescindendo da questi elementi, che sono decisivi per risolvere il problema se ammettere o no la Corte
costituzionale, io mi preoccupo ora di un altro problema. La Corte costituzionale avr dei poteri per risolvere i
conflitti di attribuzione fra i poteri dello Stato, fra lo Stato e le Regioni, fra Regione e Regione; ma non potr
confiscare all'autorit giudiziaria quello che il suo diritto sovrano, maturato attraverso una evoluzione legislativa
veramente mirabile, che stata di modello a tutti gli altri popoli civili, cio la giustizia amministrativa, la cui
dottrina si venuta creando attraverso il lavoro elaborativo dei nostri grandi scrittori amministrativisti: Mantellini,
Mancini, Luchini, Codacci-Pisanelli, e altri, i quali hanno elaborato tutta la nuova e complessa dottrina giuridica
dei rapporti tra la potest amministrativa e quella giudiziaria. Non possiamo annullare - dicevo - quel che deriva
dalla legge intitolata sui conflitti di attribuzione, che per nel testo parla molto pi esattamente di conflitti di
giurisdizione. la legge 31 marzo 1877, n. 3761, che costitu una vera conquista nel campo del diritto.
D'altra parte mi rivolgo ai colleghi che non sono avvocati o, come diceva ieri l'amico onorevole Calamandrei, ai
profani, bench qui non ci siano profani, perch tutti i colleghi sono egualmente competenti.
Io dir che l'istituto dei conflitti di attribuzione della legge del 1877 sorto per la difesa del cittadino contro la
pubblica amministrazione, sorto perch ci sia un organo il quale dirima gli eventuali conflitti fra l'autorit dello
Stato e il cittadino che si difende contro gli eccessi e gli arbitr dell'autorit dello Stato, o fra la pubblica
amministrazione che richiede l'osservanza delle leggi e il cittadino, che alle leggi stesse non vuol prestare
osservanza.
E che cosa ha da vedere la Corte costituzionale, che ha una funzione puramente politica, di dirimere cio i conflitti di
carattere politico, con l'organo fissato dalla legge per risolvere i conflitti di giurisdizione?
Ecco perch non ho compreso bene l'emendamento del Presidente onorevole Nitti, che dice: Quando nel corso di
un giudizio sollevata questione di incostituzionalit di una norma legislativa, la decisione rimessa alla Corte di
cassazione a sezioni unite . Questo perfettamente esatto, Presidente Nitti; ma questo rimane fermo perch non
deve entrare nelle facolt attribuite alla Corte costituzionale. Istituire o meno una Corte costituzionale, non toglie
che le Sezioni unite della cassazione abbiano, per legge e per l'evoluzione dottrinale, la facolt di dirimere gli
eventuali conflitti fra l'autorit amministrativa e l'autorit giudiziaria, conflitti che possono sorgere fra tribunali
ordinari ed autorit amministrativa. E questa legge del '77 segna appunto il confine e il limite che divide l'autorit
amministrativa dall'autorit giudiziaria.
Quindi, qualunque sia la soluzione che l'Assemblea dar al problema della Corte costituzionale (ed io ritengo che
dovr darla in senso affermativo per le ragioni che ho esposto), a me sembra necessario stabilire con l'emendamento
da me proposto che, in ogni caso, il potere giudiziario continua per le sue speciali attribuzioni, a dirimere i conflitti a
mezzo della Corte di cassazione a sezioni unite, come fa dal 1877 ad oggi, pur attuandosi l'istituto altissimo della
Corte costituzionale per tutto quel che riguarda la decisione degli eventuali conflitti fra Stato e Regioni, fra i poteri
dello Stato e fra Regione e Regione.
LA PIRA. Chiedo di parlare.
111

PRESIDENTE. Ne ha facolt.
LA PIRA. Onorevoli colleghi, si tratta di esaminare i seguenti punti:
1) se la Corte costituzionale un elemento integrante del nostro edifcio costituzionale;
2) quale ne la finalit;
3) in relazione ai due primi punti, da chi questa Corte costituzionale deve essere scelta.
Onorevoli colleghi, io stamane ho ascoltato col massimo interesse quanto hanno detto gli oratori che mi hanno
preceduto, e sono venuto a questa conclusione: mi sono chiesto: che senso ha la Corte costituzionale? perch deve
esserci una Corte costituzionale?
A me pare che sia per questa ragione essenziale. Noi abbiamo creato una legge base, come si dice, una norma
base, che la Costituzione, la quale determina per il futuro legislatore delle condizioni, dei limiti, degli orientamenti.
Allora, se c' una legge base la quale suscettibile di violazione da parte del legislatore futuro, la conclusione
evidente; deve esistere un organo giurisdizionale il quale accerter, ove queste violazioni avvenissero, il verificarsi di
tali violazioni. Quindi, s esiste una norma base, quale la Costituzione, e se questa suscettiva di violazione,
deve esistere una funzione giurisdizionale e un organo appropriato che questa funzione eserciti. Per coronare
l'edifcio costituzionale, come si corona un edificio con un tetto o una vlta, ci vuole per forza una Corte
costituzionale. Se c' questa giurisdizione speciale, ci deve essere un organo particolare. N si pu dire: ricorriamo
alla giurisdizione ordinaria, perch si potrebbe eccepire che la giurisdizione ordinaria con i suoi organi ordinari di
giurisdizione si riferisce a legge ordinaria, a quella che si chiama legge successiva, derivata, ma non alla legge base,
alla norma base, la quale, appunto perch tale, ha caratteri speciali e, pertanto, caratteri speciali devono avere la
giurisdizione e l'organo correlativi.
Quindi per queste ragioni, data cio l'essenza e la finalit giuridica della Costituzione rigida, l'esistenza di una Corte
costituzionale indispensabile. Se vogliamo che il nostro edifcio sia completo, necessario mettere questa vlta.
Ora, stamattina stato anche osservato dal Presidente Nitti che vi un esempio di Corte costituzionale negli Stati
Uniti, ma secondo lui, questo esempio legittimato dal fatto che l siamo in presenza di uno Stato federale. Ora, mi
si permetta di dissentire da tutto questo, vale a dire non il fatto di essere in presenza di uno Stato federale che
determina la nascita della Corte costituzionale; il fatto che esiste una Costituzione, la quale garantisce
determinati diritti subiettivi dell'uomo o delle comunit che sia come limite all'attivit del legislatore. questo
fatto, l'esistenza di questa Costituzione, qualunque sia la struttura dello Stato cui si riferisce, che determina la
nascita della Corte costituzionale come elemento integrante di questo principio giuridico.
Quindi, ripeto, al quesito, se necessaria giuridicamente l'esistenza di una Corte costituzionale, dato il tipo di
Costituzione che abbiamo elaborato, la risposta questa: che necessario, per completare il fenomeno giuridico,
che esista una giurisdizione e un organo giurisdizionale appropriati alla legge, che nel nostro caso la legge base e
non la legge ordinaria. A me pare che la risposta possa essere ricavata anche dalla finalit politica della nostra
Costituzione, vale a dire noi con la Costituzione ci proiettiamo verso l'avvenire, cio miriamo a una conclusione
giuridica futura che risponda a un certo ordine sociale, quale che sar questo ordine sociale. Quindi deve esistere
questo organo particolare, sensibilizzato, il quale possa dire eventualmente che il futuro legislatore non orientato
secondo questa visione politica che la nostra Costituzione prevede. Quindi, non soltanto dal punto di vista
strettamente giuridico, ma anche allargando la visione sotto l'aspetto politico, a me pare che quest'organo
supremo costituisca veramente il coronamento del nostro edificio costituzionale.
Secondo: sorge la domanda: ma da chi deve essere - il problema cosidetto della causa efficiente - costruito
quest'organo? E qui le risposte sono due. Si pu dire, come nel progetto, che credo non risponda esattamente a
quello che noi dobbiamo costruire, che sia lo stesso potere legislativo a creare l'organo giurisdizionale. Ma in tal
modo dove va a finire la divisione dei poteri e la garanzia dei diritti della persona, che nella prima parte della
Costituzione abbiamo voluto tutelare? Come pu il potere legislativo, che deve essere controllato, essere giudice in
casa propria? Per un'esigenza costitutiva dell'ordinamento giuridico non possiamo ammettere che quest'organo
112

supremo di controllo dell'attivit legislativa futura sia creato dallo stesso Parlamento, la cui attivit deve essere
controllata. Quindi, necessit di uscire, almeno in parte, dal mondo legislativo, per andare in altro campo. Insomma
la causa efficiente di quest'organo non pu essere il potere legislativo. Va cercata altrove.
E finalmente - e finisco - il problema delle attribuzioni, di cui hanno parlato l'amico Mortati ed altri. Io non entro
nei punti specifici, per seguo sempre il mio ragionamento e dico: qual' la finalit di quest'organo? Evidentemente
una finalit giurisdizionale. La sentenza sar quella che sar. Quindi la finalit di quest'organo essenziale una
finalit giurisdizionale, tecnica, perch si fa questo confronto fra le leggi ed in base al confronto viene emessa una
sentenza in cui si dichiara la costituzionalit o l'incostituzionalit di una legge.
Quindi, concludendo: al problema che ci siamo posti se necessario che il nostro edifcio costituzionale sia coronato
da quest'organo, la risposta positiva: s, va coronato da questo organo. una esigenza intrinseca della
Costituzione, di natura e giuridica e politica. Senza quest'organo avremmo una casa senza tetto, un edificio senza
vlta.
Secondo: sempre in relazione a queste finalit, di difesa della persona e delle comunit, applicazione del principio
della divisione dei poteri, quest'organo essenziale alla Costituzione non pu essere generato dal potere legislativo,
che esso invece destinato a controllare. Quindi, da ricercarne altrove la causa efficiente. Si vedr quale e dove.
Terzo: quest'organo deve mantenersi, quanto pi possibile, entro questo ambito strettamente giurisdizionale. La
sua funzione di confrontare la norma futura con la norma base, e, in seguito a questo confronto, emettere la
sentenza. Quindi, necessit che l'organo sia creato al di fuori del potere esecutivo, anche con l'intervento del potere
legislativo perch sia sensibilizzato alle situazioni politiche che mutano; che non sia per snaturato il suo carattere di
organo giurisdizionale e finalmente che si contenga entro questo ambito che legittima la sua esistenza. Queste
erano le dichiarazioni che dovevo fare anche a nome del mio Gruppo. (Applausi).
PRESIDENTE. L'onorevole Tosato ha presentato insieme con l'onorevole Mortati una nuova formulazione
dell'articolo 126, in sostituzione di quella svolta stamani dall'onorevole Mortati:
La Corte costituzionale giudica della legittimit costituzionale degli atti aventi forza di legge dello Stato, delle
Regioni, dei conflitti di attribuzione nonch dei conflitti fra Stato e Regioni e fra Regioni .
L'onorevole Tosato ha facolt di svolgere questo emendamento.
TOSATO. Il nuovo testo che ho presentato porta la mia firma, ma in verit dovrebbe portare la firma di tutti gli
onorevoli colleghi dell'Assemblea, perch stato formulato tenendo presente precisamente quello che stato il
risultato della discussione svolta.
Io vorrei richiamare semplicemente a questo proposito l'attenzione degli onorevoli colleghi sul fatto che l'articolo
126, a nostro avviso, diretto soltanto a stabilire il principio e i limiti di una giurisdizione costituzionale, riservando
quindi agli articoli successivi la risoluzione delle questioni relative alla composizione, alla legittimazione ad agire e
alle norme di procedura.
Pertando, parlando della Corte costituzionale, non intendo escludere che in fatto la Corte costituzionale possa
eventualmente coincidere in tutto o in parte, per esempio, con le Sezioni unite della Cassazione. una questione
che adesso non si risolve. Se le Sezioni unite della Corte di Cassazione dovessero diventare competenti anche in
materia costituzionale, evidente che in questo caso la Corte di Cassazione assume le funzioni e la natura di Corte
costituzionale.
Ci si potrebbe chiedere se proprio necessario stabilire in un articolo della Costituzione una norma che preveda
esplicitamente la possibilit di una giurisdizione costituzionale di fronte alla legge e agli atti aventi forza di legge.
Qualcuno infatti potrebbe osservare che una norma di questo genere non essenziale, non richiesta: perch, dal
momento che noi stiamo per elaborare ed approvare una Costituzione rigida, evidente che anche i giudici
ordinari, nell'accertare il diritto esistente potranno e dovranno anzitutto accertare la legittimit della legge che si
tratta di applicare.

113

Tuttavia noto che anche in Stati retti da Costituzioni rigide, quando si trattato di decidere se i giudici ordinari
avessero o no la competenza a giudicare della costituzionalit della legge, la questione ha dato luogo a gravi
controversie. noto per esempio che durante la III Repubblica francese, nonostante la rigidit della Costituzione, i
giudici si sono dichiarati incompetenti a giudicare della costituzionalit sostanziale delle leggi e ci per ragioni
varie, di carattere storico e sopratutto di carattere politico, dedotte dal principio della sovranit popolare, che
escluderebbe qualsiasi possibilit di un sindacato di fronte agli organi che sono espressione della volont popolare,
volont che nella sua immanente sovranit non ammetterebbe limiti a se stessa.
10 credo che nessuno di noi metta in dubbio la necessit che ci sia un giudice competente anche a giudicare della
costituzionalit delle leggi, cio della conformit dell'attivit del legislatore alla Costituzione.
Se noi oggi siamo d'accordo su questo punto, mi pare che una norma costituzionale esplicita a questo proposito sia
assolutamente necessaria, almeno al fine di troncare dannose incertezze.
Si tratta, quindi, di stabilire qual' la competenza della Corte costituzionale. a questo proposito che sorge la
difficolt, perch si tratta di trovare formule molto chiare, semplici, precise.
Se teniamo presente quale era lo stato di diritto in Italia precedentemente e ricordiamo che i giudici italiani si
erano ritenuti competenti a giudicare della validit formale della legge, non per della validit sostanziale, a me
sembra sia necessario precisare e stabilire chiaramente che la Corte costituzionale ha come compito quello di
giudicare della legittimit delle leggi e quindi non soltanto della legittimit formale, ma anche di quella
sostanziale, e quindi del possibile contrasto di una legge, per quanto riguarda il suo contenuto, rispetto alla
Costituzione.
Ritengo quindi che la formula, da me proposta, con la quale si afferma la competenza della Corte costituzionale a
giudicare della legittimit costituzionale delle leggi o degli atti aventi forza di legge, sia formula abbastanza felice,
in quanto, quando si parla di competenza a conoscere della legittimit costituzionale, chiaro che si ammette un
sindacato di legittimit in tutte le forme, in cui la illegittimit pu manifestarsi. D'altra parte la competenza di
legittimit esclude per qualsiasi sindacato di merito. Anche su questo punto credo siamo d'accordo: sindacato di
costituzionalit delle leggi, s; per inibizione assoluta ai giudici di entrare nel sindacato circa l'uso dei poteri
discrezionali rilasciati agli organi costituzionali dalla Costituzione.
Ora, la precisazione che la competenza della Corte costituzionale di legittimit costituzionale, mentre afferma un
principio che necessario stabilire esplicitamente, serve d'altra parte a segnarne esattamente anche i limiti.
PRESIDENTE. L'onorevole Gullo Fausto ha presentato i seguenti emendamenti:
Sopprimere l'ultimo comma dell'articolo 126 ;
Sostituire il primo comma col seguente:
La Corte costituzionale giudica della violazione delle norme costituzionali nelle leggi e nei provvedimenti aventi
valore di legge .
11primo emendamento corrisponde a quelli presentati dall'onorevole Preti e dall'onorevole Musolino; il secondo a
quello presentato dall'onorevole Perassi. Comunque, l'onorevole Gullo ha facolt di svolgerli.
GULLO FAUSTO. In quanto all'emendamento soppressivo mi limito ad associarmi a quanto ha detto l'onorevole
Musolino, il quale appunto propone la soppressione dell'ultima parte dell'articolo 126.
Per il mio primo emendamento c' gi una proposta simile se non identica. Io vorrei, ed questo il contenuto del
mio emendamento, che nella prima parte in cui si fssa la competenza della Corte costituzionale, si usasse
l'espressione negativa e non quella positiva. Dicendo: La Corte costituzionale giudica della costituzionalit di
tutte le leggi , parrebbe che fosse affidato alla Corte costituzionale il potere autonomo, diciamo cos, di
esaminare, senza che ne fosse stimolata l'attivit da nessuno, la costituzionalit delle leggi. Questo porrebbe la
Corte in una posizione di preminenza tale, per cui verrebbe scosso l'equilibrio dell'edifcio costituzionale,
quell'equilibrio di cui parlava poco fa il collega La Pira. Poich, invece, si stabilisce che questa attivit della Corte
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costituzionale debba essere stimolata da qualcuno (e si dir in seguito, attraverso quali istanze si mette in moto
questa attivit) mi pare che la formula negativa sia pi opportuna e pi rispondente al testo proposto. Propongo
cio che si dica: La Corte costituzionale giudica della violazione delle norme costituzionali nelle leggi e nei
provvedimenti aventi valore di legge .
Giudica di queste violazioni sempre che le violazioni stesse siano denunziate o dal Governo o da cinquanta deputati
o da un Consiglio regionale ecc. Ritengo che questa formulazione sia senz'altro meglio rispondente al contenuto
stesso delle norme disciplinano l'attivit della Corte costituzionale. Poich vi e l'emendamento dell'onorevole Preti,
io ritiro il mio emendamento e mi associo ad esso.
Per quanto riguarda poi i miei emendamenti agli altri articoli del Titolo, mi riservo di illustrarli quando questi articoli
verranno in discussione.
PRESIDENTE. L'onorevole Codacci Pisanelli ha proposto ora la seguente deliberazione:
L'Assemblea Costituente, riconosciute la necessit e l'importanza di sancire nella Carta costituzionale l'istituto del
sindacato costituzionale sulla costituzionalit degli atti legislativi; e riconosciute d'altra parte l'insufficienza della
Sezione I del Titolo VI del progetto, dovuta alle innovazioni introdotte negli articoli dei precedenti titoli gi
approvati, rispetto al testo originariamente proposto, e la brevit del termine entro il quale il problema dovette
essere approvato e risolto dalla Commissione dei Settantacinque, d mandato a questa di riesaminare il progetto
della Sezione I del Titolo VI e di presentarlo rielaborato entro marted 9 dicembre . (Commenti a sinistra).
Onorevole Godacci Pisanelli, osservo anzitutto che la sua proposta deve essere corredata da 15 firme, a norma del
Regolamento. In secondo luogo essa si risolve in una proposta di sospensiva. Contro questa sua intenzione debbo
opporre il disposto dell'articolo 92 del Regolamento, che testualmente dice:
A fronte sia di uno, sia di pi emendamenti, non ammessa la questione pregiudiziale o sospensiva, n l'ordine del
giorno puro e semplice .
Non quindi possibile che la sua proposta sia presa in considerazione.
Invito l'onorevole Rossi Paolo a esprimere il parere della Commissione sugli emendamenti.
ROSSI PAOLO. ovvio che di fronte alle proposte di soppressione dell'intera prima Sezione, cos autorevolmente
introdotta dagli onorevoli Nitti e Bertone, la Commissione si debba preoccupare innanzi tutto del problema
pregiudiziale, ma non senza esprimere, con tolleranza dell'Assemblea, un sentimento di profonda melanconia.
Siamo al secondo anno di vita dell'Assemblea Costituente, che doveva durare otto mesi; abbiamo tenuto un
centinaio di sedute della Commissione dei settantacinque; siamo alla 312a delle nostre sedute pubbliche, e non
siamo ancora riusciti a metterci d'accordo, con sicurezza, sopra uno dei pilastri dell'intera struttura costituzionale,
anzi sopra la cerniera del sistema che siamo venuti fin qui faticosamente elaborando!
Le norme relative alle garanzie costituzionali sono bens, topograficamente, le ultime della Carta statutaria, ma
sono in realt la premessa e l'esigenza fondamentale su cui poggia l'intero edificio. L'onorevole La Pira ha parlato
prima del tetto, poi ha avuto un dubbio architettonico e ha soggiunto: Non tetto, ma volta . Mi permetta che,
restando il paragone, io parli di base e di fondamento della Costituzione. Sopprimete, onorevoli colleghi, come
vogliono gli onorevoli Nitti e Bertone, le norme relative alle garanzie costituzionali, e il documento che la
Costituente stata chiamata a dettare, dopo tragici e rivoluzionari avvenimenti, si ridurr ad una romantica
dichiarazione dei diritti dell'uomo, a un semplice cahier dei desideri scaturiti da una sinistra esperienza, e la storia
futura dir che abbiamo perduto il nostro tempo, e, peggio, sciupato la migliore occasione politica che si sia offerta
al popolo italiano per riscattarsi dalla sua immaturit costituzionale.
Per essere logici e conseguenti, infatti, gli emendamenti soppressivi della prima sezione dovrebbero estendersi alla
soppressione dell'intero Titolo. Senza una Corte costituzionale, la rigidit della Costituzione, universalmente o quasi
universalmente invocata, cadrebbe nel nulla e le norme degli articoli 130 e 131, che prevedono le garanzie dalle
quali deve essere circondata ogni modificazione delle regole che gli italiani, usciti dal successivo crollo di due regimi,
quello parlamentare e quello totalitario, si stanno dettando, per la sicurezza delle loro libert e della loro riposata
convivenza civile, sarebbero inutili, ridicole, per ripetere una parola pronunciata ieri dall'onorevole Calamandrei, o
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supremamente tristi, se lo preferite. Sarebbero norme senza giudice e senza sanzione, non diverse da uno sterile
auspicio, o da un vano sospiro.
Le critiche rivolte all'istituto della Corte costituzionale, me lo permettano gli illustri oratori che le hanno sostenute,
mi sembrano fragili, speciose, e perfino internamente contraddittorie. Ci hanno dimostrato in modo esauriente
colleghi di tutte le parti della Camera: l'onorevole La Pira, indirettamente ma efficacemente, gli onorevoli
Musolino e Gullo, gli onorevoli Perassi, Mastino, Condorelli e l'onorevole Codacci Pisanelli... il quale vorrebbe che ci
pensassimo ancora un momento, a quest'ora. Se la Camera me lo consente, farei una piccola parentesi. Quando ero
giovanissimo sono stato una volta ultimo collega di Vittorio Scialoja. Si domandava un termine pi lungo per
presentare certe memorie ad un collegio arbitrale, ed egli mi guard severamente dicendo: Non c' nella nostra
professione un termine o l'altro, termini brevi o termini lunghi, c' un termine solo, sempre lo stesso: tre giorni, gli
ultimi tre . Caro Codacci Pisanelli, siamo ora alla stretta del sacco e non siamo ancora sicuri delle nostre decisioni?
Marted mattina sarebbe come oggi: qualche incertezza ci potr essere, perch ci sono dei problemi che fanno
tremare le vene e i polsi, ma qui conviene ad un certo momento chiudere e decidere concretamente.
Nel merito l'onorevole Codacci Pisanelli afferm altamente che vi sono esigenze politiche e filosofiche di una
giustizia costituzionale che coroni l'ordinamento della giustizia penale, della giustizia privata, della giustizia
amministrativa. Ha detto benissimo e la Commissione concorda con lui. L'onorevole Nitti ha detto con grande
autorit morale e scientifica: voi avete costruito un mostro, giacch non vi sono nel mondo altre Corti similari, e
questo l'ho sentito anche sussurrare e ripetere, mentre altri hanno detto, all'opposto: voi avete pedissequamente
imitato le legislazioni straniere. Le due accuse evidentemente si eliminano, e tuttavia sono entrambe infondate.
Non c' nel testo elaborato con tanta fatica dalla Commissione dei Settantacinque, a grandissima maggioranza,
per non dire alla unanimit, n pedissequa n servile imitazione di altri testi statutari. La Corte Suprema degli
Stati Uniti, la Corte di Lipsia, la Corte federale di Losanna, quella austriaca, prevista nella Costituzione effimera del
1930, sono fonti ed esempi ai quali abbiamo attinto; le Corti americana e svizzera rappresentano anche felici
esperienze e la Commissione ha tenuto sotto occhio questi modelli, pur cercando di creare un organo che fosse
adatto alle particolari esigenze del nostro Paese.
Ha detto inoltre il nostro maestro onorevole Nitti: l'America e la Svizzera, come la Germania e l'Austria, sono o
erano Stati federali, mentre l'Italia , e deve rimanere, per voto comune, un paese unitario, e se possibile, uno
Stato decentrato ma fortemente unitario. Benissimo, onorevole Nitti, ma l'Italia, cos come risulta organizzata dalla
nuova Costituzione, qualche cosa di diverso e di particolare rispetto agii altri Stati unitari: uno Stato regionale,
con Assemblee regionali dotate di non modesti poteri legislativi. Il fatto che ella, onorevole Nitti, ed anch'io,
ultimissimo dell'Assemblea, abbiamo votato contro questo tipo di organizzazione, non toglie che esso abbia
prevalso e che delle conseguenze debbano necessariamente scaturirne. Uno Stato, cio, composto di Regioni, non
sovrane ma autonome, le cui libert e facolt debbono venire imprescindibilmente contemperate ed armonizzate
da un organo adeguato, il quale non pu essere, come pensano alcuni, il solo Parlamento nazionale, che
annullerebbe di fatto l'autonomia regionale, n la Magistratura ordinaria, che verrebbe ad assumere un compito
trascendente i suoi limiti naturali e tradizionali, cio i limiti in cui essa abituata ad inserirsi.
Dice ancora l'onorevole Nitti: abbiamo in Italia delle Regioni, non degli Stati federali; vogliamo o tolleriamo a
malincuore le Regioni; non vogliamo che si creino degli Stati .
Mi consenta l'illustre statista: appunto perch le Regioni non diventino Stati, non minaccino di diventare Stati, che
si presenta l'imperiosa necessit di istituire una Corte costituzionale che possa giudicarne l'attivit e frenarne
eventuali impulsi a porsi come enti sovrani.
Nel discorso dell'onorevole Nitti, che ho seguito parola per parola pendendo dalle sue labbra, ho rilevato una
contraddizione interna, che rivela - io temo - un preconcetto. Egli ha detto con la consueta arguzia: questa non
l'Alta Corte federale degli Stati Uniti, non quella Corte di giudici autorevoli, di sette o nove insigni saggi
dell'America; una piccola Corte - sono esatto, onorevole Nitti? - una piccola Corte, una corticella numerosa e non
autorevole . E poco dopo egli ha soggiunto che la Corte avr un eccessivo prestigio. Quindi, ha configurato da una
parte una Corte che manca di autorit e dall'altra una Corte che ne abbia soverchiamente.
Ricordo che in sede di Commissione dei Settantacinque, quando si discuteva sul nome da dare alla nuova
istituzione, qualcuno, echeggiando denominazioni straniere, parlava di una Suprema Corte, o di una Suprema
Corte costituzionale. Non si volle adottare la denominazione Suprema Corte costituzionale precisamente per non
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creare l'impressione di un organo che fosse veramente soverchiante, che stesse al disopra di tutti, che potesse in
qualche modo sminuire altri organi dello Stato. L'onorevole Nitti ha richiamato, con una interessante digressione,
l'esempio storico della Corte di Lipsia, verso la quale egli sarebbe stato un procacciatore di cause.
Ebbene, mi permetta, onorevole Nitti, questo augurio al quale ella indubbiamente si associer con tutto l'animo
suo di grande italiano: c' una competenza che nessuno di noi vuol dare alla Corte costituzionale, alla Corte
costituzionale grande o piccola, suprema o meno che si voglia chiamare; c' una competenza che nessuno di noi vuol
dare a quella Corte, ed precisamente quella che ebbe la Corte di Lipsia, quale conseguenza della responsabilit
politica e della disfatta di un popolo. Non questa la materia sulla quale la Corte costituzionale italiana dovr
decidere!
Le altre obiezioni mi paiono tutte facilmente superabili. Giusto, molto giusto che il numero debba essere fissato.
Abbiamo fatto male, nel configurare l'intero Titolo, a non prevedere il numero. esatto quello che l'onorevole Nitti
teme, che la Corte possa essere il rifugio degli ex Ministri o dei parlamentari anziani battuti alle elezioni,
diventando cos un organismo retorico e screditato. Ha ragione; ma il rimedio facile: si tratter di specificare
espressamente il numero di sette, otto, nove, quindici, un numero divisibile per tre e un numero tale che non
consenta l'introduzione di elementi superflui che possano far diventare la Corte oggetto di mercato da parte del
Governo.
Cos le obiezioni degli onorevoli Nitti e Bertone circa il modo di nomina sono tutte ancora riservate alla decisione
definitiva. Ci sono opinioni discordi nell'Assemblea, ci sono correnti che vorrebbero - l'onorevole Bertone ne
sostenitore - una scelta fatta nell'ordine della Magistratura; ci sono correnti che vorrebbero le nomine riservate
interamente all'Assemblea; ci sono correnti intermedie che vagheggiano una composizione mista cui partecipino e il
Presidente della Repubblica e l'Assemblea e il Consiglio Superiore della Magistratura.
Sono problemi che si esamineranno nella sede opportuna e che facilmente si risolveranno.
Si detto: chi pu provocare il giudizio della Corte Suprema? I 10 mila elettori paiono pochi all'onorevole Nitti,
perch egli immagina che un piccolo partito di minoranza possa tenere in perpetua agitazione il Paese,
raccogliendo con facilit le diecimila firme richieste. Ma alla Corte americana non basta forse un solo cittadino,
quisquis de populo?
Del resto, se non parr sufficiente la garanzia, vorr dire che l'Assemblea esaminer accuratamente il problema e
potr di certo superare anche questa difficolt.
L'onorevole Nitti, nel suo desiderio di ragionevole, di illuminata conservazione, ci ha detto qualche cosa da cui
dobbiamo profondamente dissentire. La Corte di Cassazione e il Consiglio di Stato - egli ha affermato - hanno
funzionato bene, abbastanza bene. Mi consenta l'illustre statista che io gli risponda che, in materia costituzionale, la
Corte di Cassazione e il Consiglio di Stato non hanno invece funzionato affatto, proprio nel momento in cui
avrebbero dovuto funzionare.
Noi tutti ricordiamo l'episodio Mortara: la prima sezione accolse, nel 1922, un piccolo ricorso di un privato,
affermando l'incostituzionalit di un decreto del Governo di Mussolini. La conseguenza fu che Mortara fu
allontanato dalla Cassazione e nessun altro magistrato della Cassazione os mai pi, dopo di lui, esprimere un
parere in tal senso: la Corte di Cassazione si conform.
E il Consiglio di Stato? Il Consiglio di Stato mi pare incominciasse proprio con l'estromettere i suoi migliori e non mi
consta che abbia una sola volta espresso il suo dissenso dai provvedimenti negativi della libert di cui si rendeva
responsabile il Governo di Mussolini. Ma si commettevano tutti i possibili soprusi, anche prima delle leggi del 1926; si
applicava la vecchia legge comunale e provinciale, per esempio, per sopprimere la libert di stampa, di parola,
d'associazione, di riunione.
C'era, mi pare, l'articolo 3 per il quale, in caso di urgenza, il prefetto pu prendere certi provvedimenti. evidente
che il legislatore che aveva redatto quell'articolo non aveva previsto se non l'intervento per il crollo di un tetto o
qualcosa di simile; tutti sanno invece ci che accaduto: l'abuso assurdo che si compiuto della legge comunale e
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provinciale. Mai le giurisdizioni amministrative sono utilmente intervenute, nemmeno davanti al grottesco. Mi pare
chiaro che quegli organi non hanno agito in alcun modo per la tutela costituzionale.
La Commissione si trova largamente d'accordo con l'onorevole Nitti su un punto, non direi su un punto soltanto,
ma su un punto principalissimo delle sue dichiarazioni: questa non una questione di ordine politico. Ha detto
l'onorevole Nitti: l'istituzione o meno della Corte Costituzionale un problema di ordine tecnico, legislativo, un
problema di ordine giuridico. Il fatto che la Camera sia cos variamente divisa nell'esprimere le sue convinzioni,
dimostra che l'onorevole Nitti ha detto la verit: non un problema politico; un problema giuridico, un problema
di ordine costituzionale che dobbiamo esaminare con freddezza e tranquillit.
Io ritengo che la Corte costituzionale, o i poteri della Corte costituzionale - perch poi una questione di nome: se
diventasse, come ha detto l'onorevole Tosato, Corte costituzionale una sezione specializzata, o le sezioni unite della
Corte di Cassazione, sarebbe cambiato soltanto il nome, sarebbe cambiata eventualmente la composizione, ma
non sarebbe cambiata la funzionalit e non sarebbe vulnerato il principio - ci debbono essere; occorre che una
Corte costituzionale, o una Corte che abbia questi poteri, sia istituita.
Ci occorre per le ragioni che tutti hanno detto: Codacci Pisanelli, Perassi, Mastino, Condorelli, ed altri colleghi;
occorre per la natura stessa della nostra Costituzione; occorre per qualche cosa di molto pi vivo, premente e
cogente e immediato, onorevoli colleghi, di quelle che siano le norme scritte, per ora, soltanto sulla carta; occorre
per l'esigenza immediata e attuale dei fatti. Esiste in questo momento un'Assemblea deliberativa con vasti poteri in
Sicilia; lo Stato fa delle leggi; l'Assemblea siciliana fa delle leggi. Mi consta che ci sono gi in atto in questo
momento conflitti che nessuno sa o potrebbe risolvere, tra lo Stato e la Sicilia, tra il Governo della Regione siciliana
e il Governo dello Stato; bisogna che questi conflitti siano risolti. Ecco che al di sopra, al di fuori, al di l delle teorie e
dei dubbi si affaccia premente la verit dei fatti, e ci obbliga a riconoscere l'immediata necessit della costituzione
della Corte Costituzionale.
Vorrei rispondere brevissimamente a un dubbio, del mio amico onorevole Preti, dubbio che ho sentito affiorare nel
discorso di taluni oratori, e che il dubbio di taluni amici, che mi sono molto vicini: badate, essi mi dicono, non
creiamo un organo che sia sopra l'autorit sovrana del Parlamento, che sia sopra l'autorit sovrana del popolo
espressa attraverso le sue Assemblee.
Ebbene, io non vedo che l'autolimite sia una rinunzia alla sovranit; non vedo che il Parlamento, ponendo a se
stesso l'obbligo di non violare taluni princip, abdichi alla sua autorit: la afferma pi che mai; la afferma questa
Assemblea; per oggi e per domani.
Che cosa accadrebbe, onorevoli colleghi che avete questo dubbio, che cosa accadrebbe se si lasciasse il sindacato di
costituzionalit all'autorit giudiziaria ordinaria?
Accadrebbe che un ricco, o un'associazione potente politicamente e finanziariamente, potrebbe ottenere, portando
la sua azione a fondo, una dichiarazione di incostituzionalit della Corte di Cassazione o del Consiglio di Stato.
Sentenza che agirebbe soltanto nei suoi confronti, mentre l'ultimo venuto, non dotato di eguale potenza
economica o politica, sarebbe colpito da quella legge, che invece di essere annullata erga omnes sarebbe soltanto
incapace di produrre effetti contro colui che l'avesse impugnata e continuerebbe a produrne contro l'infelice non in
grado di combatterla.
Mi pare che in questo caso l'autorit sovrana del Parlamento sarebbe pi appariscentemente offesa, sarebbe
molto pi gravemente e nell'intimo vulnerata, che non nel caso in cui una Corte costituzionale, rilevando un
contrasto fra la Costituzione e la legge, richiamasse il Parlamento alla necessit di rivedere, in forma costituzionale,
quel determinato provvedimento.
E infine, per tranquillizzare tutti, poich so che c' un certo numero di colleghi che ha questa preoccupazione, mi
pare evidente che il summum jus, la extrema ratio resti sempre al Parlamento, nel propostovi sistema.
Vediamo. La Corte costituzionale annulla una legge, annulla un decreto. E va bene: la legge ritorna al Parlamento.
Il Parlamento la riesamina, ed libero di modificare la legge, o di modificare la Costituzione, per modo che la legge
cessi d'essere incostituzionale. C' nel progetto l'articolo 130 che determina i modi attraverso i quali anche la
Costituzione pu essere mutata, talch in definitiva, con semplici garanzie dirette contro le
118

improvvisazioni e l'infatuamento, al vertice della sovranit e della responsabilit restano indefettibilmente il


Parlamento e il Popolo.
La Commissione ha accolto gli emendamenti degli onorevoli Gullo, Musolino, Preti e degli onorevoli Mortati e
Tosato (perch anch'essi mi pare proponessero la medesima cosa), accettando di rinviare l'esame dell'ultimo
capoverso - Giudica il Presidente della Repubblica ed i Ministri accusati a norma della Costituzione - ad un
secondo momento. Vedremo, secondo la composizione della Corte Suprema, se converr che giudichi di queste
accuse o se non sia pi conveniente che ne giudichi il Parlamento.
Quanto alla formulazione, fino all'ultimo istante abbiamo seguito tutti i suggerimenti e abbiamo condiviso tutti i
dubbi e le preoccupazioni. La Commissione non ha amor paterno, tanto pi che sarebbe una paternit plurima, e
non , quindi, attaccata al testo originale dell'articolo 126. Crede la Commissione di potere accettare la
formulazione ultima dell'onorevole Tosato, ma, rispondendo anche al punto di vista espresso dall'onorevole Gullo,
propone di votare la formula Tosato cos ritoccata: La Corte costituzionale giudica della legittimit costituzionale
degli atti aventi forza di legge dello Stato e delle Regioni e i conflitti di attribuzione fra i poteri dello Stato, nonch
fra lo Stato e le Regioni e fra le Regioni . (Applausi).
PRESIDENTE. Quale emendamento la Commissione accetta?
ROSSI PAOLO. Accettiamo l'emendamento Tosato, con l'aggiunta dopo le parole conflitti di attribuzione , delle
parole: fra i poteri dello Stato .
Un'ultima osservazione. Mi pare che sia chiarito che l'emendamento dell'onorevole Persico, di cui abbiamo tutti
riconosciuto la utilit, implicitamente accettato. Egli si preoccupava che rimanesse ferma la competenza delle
sezioni unite della Cassazione per i conflitti di giurisdizione, ed il principio qui affermato ed incluso.
GULLO FAUSTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facolt.
GULLO FAUSTO. Desidero chiarire che il significato del mio emendamento e dell'emendamento dell'onorevole
Preti, che simile al mio, che la Corte costituzionale non dovrebbe giudicare della legittimit , ma solo delle
illegittimit , cio delle violazioni della legge costituzionale.
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Targetti ha proposto di aggiungere al testo accettato dalla Commissione le
seguenti parole:
secondo le norme dell'articolo 128 .
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne. ha facolt.
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. Non possiamo votare un articolo 128 che non sappiamo
che cosa sia. Certamente l'articolo 128 che stabilisce chi pu promuovere il giudizio davanti alla Corte
costituzionale, ed allora, quando lo voteremo, risulteranno senz'altro, n vi bisogno di dirlo qui, le condizioni per
mettere in moto questo articolo 126. Non vi sar bisogno di richiami o di citazione. Quanto a dire se la Corte
giudica di costituzionalit od incostituzionalit, di legittima o illegittimit sostanzialmente la stessa cosa. Nel testo
dell'onorevole Tosato, se egli acconsente, si pu parlare di illegittimit anzich di legittimit .
PRESIDENTE. Onorevole Ruini, la questione con l'onorevole Gullo, non con l'onorevole Tosato.
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. Sta bene; ma avendo il Comitato accettato la
formulazione dell'onorevole Tosato, dovevo richiamarmi ad essa.
GULLO FAUSTO. Chiedo di parlare.
119

PRESIDENTE. Ne ha facolt.
GULLO FAUSTO. Io non ho bisogno di dire all'intuito giuridico dell'onorevole Ruini come non sia la stessa cosa.
La legge costituzionale. Questo il punto; la base questa. Diventa incostituzionale quando ci dichiara la Corte
costituzionale. La Corte non giudica della costituzionalit della legge; la Corte costituzionale afferma la
incostituzionalit. un punto totalmente diverso. Mi consenta l'onorevole Ruini, non la stessa cosa. Dicendo: la
Corte costituzionale giudica della costituzionalit delle leggi noi attribuiamo, almeno con queste parole, alla
Corte costituzionale un potere di sindacato costante. Invece, noi diciamo che la Corte costituzionale giudica della
incostituzionalit. Cosa molto diversa. Almeno, io la sento cos. E ritengo di non sbagliare.
PRESIDENTE. Infatti la formulazione dell'onorevole Gullo la seguente:
La Corte costituzionale giudica delle violazioni delle norme costituzionali delle leggi e dei provvedimenti aventi
valore di legge .
TARGETTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
TARGETTI. Il mio emendamento non posso dire che sia stato accolto con segni di molto favore n dai colleghi della
Commissione n da altri colleghi che anzi hanno dato segni di disapprovazione. Ho chiesto, quindi, la parola per
spiegare e possibilmente persuadere i colleghi che la mia proposta non era proprio una proposta stravagante.
Lo so che non si pu citare l'articolo 128 finch non siamo arrivati all'articolo 128. So benissimo che l'articolo 128 pu
diventare articolo 129. Ma quando dico: secondo le norme dell'articolo 128 non che dica questo per una
speciale simpatia verso l'articolo 128, ma perch un modo di mettere nella disposizione in esame quanto
l'onorevole Gullo sostiene e che corrisponde anche al mio convincimento.
Dire che la Corte costituzionale giudica della costituzionalit pu far nascere il dubbio che questo sia un giudizio da
farsi in genere sopra qualsiasi norma, indipendentemente da qualsiasi violazione avvenuta o presente nella norma
stessa.
Quando io propongo di aggiungere: secondo le norme dell'articolo 128 , e l'Assemblea sa che questo articolo
regola l'azione della Corte, dico che della costituzionalit della norma la Corte costituzionale decide soltanto
quando si di fronte ad una avvenuta o presunta violazione di norma denunciata nel modo stabilito dalla legge.
Quindi non che io tenga per la vita e per la morte al mio emendamento, ma non mi sembra un emendamento da
ritenersi ingiustificato.
PERASSI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
PERASSI. Io personalmente non condivido il dubbio dell'onorevole Gullo, perch non credo che questa formula
implichi il pericolo che l'onorevole Gullo vede, e cio che la Corte costituzionale di sua iniziativa eserciti il sindacato
su qualsiasi legge. Tuttavia, poich questo dubbio sollevato e per venire incontro a queste esigenze, credo che,
anzich adottare il suggerimento dell'onorevole Targetti che implica un rinvio ad articoli successivi, si potrebbe
adottare questa formula: La Corte costituzionale giudica delle controversie sulla legittimit costituzionale delle
leggi, ecc. .
RODI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
RODI. L'onorevole Colitto ha presentato un emendamento tendente ad aggiungere la parola violazione . Io
penso che la formula dovrebbe risultare del seguente tenore:
120

La Corte costituzionale giudica della costituzionalit di tutte le leggi e della violazione di esse . (Commenti).
PRESIDENTE. L'onorevole Gullo Fausto ha facolt di esprimere il proprio parere sulla proposta fatta dall'onorevole
Perassi.
GULLO FAUSTO. Questa dizione coglie un altro aspetto della questione, la sorprende, dir cos, lungo il cammino.
La dichiarazione della incostituzionalit della legge sar il coronamento della controversia, onde, riferendosi alla
controversia, non si coglie l'attivit della Corte nel momento in cui arriva alla meta. Ora la Corte arriva alla meta,
non nel momento in cui dichiara la costituzionalit, ma in quello in cui dichiara la incostituzionalit. Quindi,
volendo senz'altro cogliere questo lato della questione bisogna dire che la Corte giudica delle violazioni, che
appunto possono portare a questa dichiarazione di incostituzionalit. Quando la Corte costituzionale accerta che il
ricorso sia infondato, perch la legge abbia vigore non c' bisogno che la Corte la dichiari costituzionale. Il giudizio
della Corte ha un valore in quanto afferma la incostituzionalit della norma. Ripeto: la Corte in tanto esplica il suo
potere in quanto dichiara la incostituzionalit della legge.
DOMINED. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
DOMINED. A proposito di un tema cos fondamenlale come quello della competenza della futura Corte
costituzionale, noi ci troviamo in presenza di diverse formule, le quali vorrebbero tutte esprimere nel miglior modo
tecnico un concetto sostanziale, intorno al quale mi sembra tenda a formarsi nell'Assemblea una prevalenza di
consensi.
A me pare, per rispondere anche alla preoccupazione avanzata dall'onorevole Gullo, che la formula
dell'emendamento Tosato, a favore del quale voter, con l'aggiunta dell'onorevole Perassi, cio la formula per cui la
Corte chiamata a giudicare sulle controversie relative alla legittimit costituzionale della legge o degli altri atti
aventi valore di legge, porta perfettamente al risultato ultimo, da pi parti prospettato, di dar luogo alla
dichiarazione di incostituzionalit nel caso in cui la legittimit venga meno.
Infatti, l'esigenza segnalata dall'onorevole Gullo pienamente sodisfatta dalle successive norme del progetto di
Costituzione, le quali circoscrivono la legittimazione ad agire innanzi la Corte costituzionale e determinano pertanto
chi possa promuovere la controversia. Con ci viene neutralizzato il pericolo di una Corte costituzionale, quasi
concepita come istituto funzionante in permanenza di iniziativa propria. Nessuna controversia, infatti, senza
domanda. Nessun giudice senza attore.
Per converso, la formula della legittimit offre il vantaggio, che mi permetto sottolineare all'Assemblea, di
disciplinare con particolare precisione, quasi ictu oculi, la competenza della futura Corte, con l'eliminare ogni
sindacato di merito non rientrante nel concetto di sindacato di legittimit, formale o sostanziale. La
contrapposizione fra i termini di legittimit e di merito, gi profondamente elaborata nell'ambito della giustizia
amministrativa, sar cos fecondamente utilizzata nella sfera della futura giustizia legislativa.
Sotto questi profili, dato il vantaggio della formula difesa e data la possibilit di fronteggiare pienamente le
preoccupazioni avanzate da qualche parte della Camera, ritengo che in questa maniera il problema possa essere
tecnicamente e politicamente risolto in modo adeguato.
PERSICO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
PERSICO. A me sembra che il dubbio sollevato dall'onorevole Gullo non abbia ragione d'essere, perch egli si mette
su posizioni totalmente diverse da quelle della legge.

121

Egli presuppone che la Corte costituzionale prenda in esame tutte le leggi emanate dal Parlamento e verifichi se
sono costituzionali o meno.
GULLO FAUSTO. il contrario!
PERSICO. Mi lasci dire, onorevole Gullo. Viceversa, la Corte costituzionale sar stimolata ad agire tutte le volte che
ci sar un reclamo. Quindi, o accoglie il reclamo, e riconoscer l'illegittimit della legge, o lo respinge e la legge
rimane legittima.
Perci, la formula migliore quella dell'emendamento Tosato: La Corte costituzionale giudica della legittimit
costituzionale della legge . Non deve fare altro. La controversia sorge ai sensi e nei limiti dell'articolo 128. Se non c'
controversia, la Corte non si raduna perch manca la vocatio in ius. Quindi la formula esatta giuridicamente e
tecnicamente perfetta quella proposta: giudica della legittimit costituzionale .
BELLAVISTA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
BELLAVISTA. A me sembrava che la preoccupazione dell'onorevole Gullo fosse appunto questa: secondo la dizione
dell'articolo del progetto, si avrebbe una spada di Damocle sospesa su ogni legge. Tutte le leggi vanno ad un
sindacato, da nessuno richiesto, della Corte costituzionale: e ci l'onorevole Gullo voleva sensatamente evitare.
Se questa era la preoccupazione che spiegava la innovazione non formale ma sostanziale del suo emendamento,
questa ovviata dall'emendamento Perassi, seppure ve ne fosse stato bisogno. Perch c' un principio base della
giurisdizione: nemo iudex sine actore, che rende superflua ogni obiezione.
TOSATO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
TOSATO. Ritengo che l'osservazione fatta dall'onorevole Gullo derivi dal fatto di non tenere esattamente presente il
contenuto dall'articolo 126. Con questo articolo si tratta semplicemente di stabilire il principio della esistenza di un
giudice in materia costituzionale; e di stabilire i casi, nei quali questo giudice competente. Si tratta di un giudice,
quindi vale per il giudice costituzionale quello che vale per tutti gli altri giudici: non il giudice che va alla ricerca
della controversia, ma la controversia viene portata al giudice; perch i giudici non sono organi autonomi; la loro
attivit provocata da un atto e si tratta di definire se questo atto dovr essere un'azione, una eccezione o un
ricorso.
Va da s che la legge costituzionale, fino a che la Corte costituzionale non si sia pronunciata su di essa in senso
negativo, in seguito ad impugnativa, conserva una presunzione di costituzionalit e quindi svolge in pieno la sua
efficacia.
Ora, si tratter non di stabilire la competenza del giudice, materia dell'articolo 126, ma quale sar il contenuto
della pronunzia; e questa tutt'altra materia. Vogliamo dare al giudice la possibilit di emettere una sentenza di
annullamento o puramente dichiarativa, con quale efficacia, da quale momento? Queste sono tutte questioni che
si devono risolvere.
Mi pare che la formula da me proposta, secondo la quale il giudice costituzionale competente soltanto a
giudicare in tema di legittimit costituzionale, facendo quindi implicitamente una contrapposizione fra legittimit
e merito, per escludere qualsiasi sindacato circa l'uso dei poteri discrezionali, sia precisamente quello che
l'Assemblea ha ora in animo di deliberare.
COSTANTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
122

COSTANTINI. Mi sembra che, sentite le opinioni dei colleghi, la formula che possa raccogliere il consenso di tutti
possa essere la seguente: La Corte costituzionale giudica sulle eccezioni . differente la eccezione dalla
controversia.
PRESIDENTE. L'onorevole Ruini ha facolt di esprimere il parere della Commissione.
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. Quando poco fa dicevo di non vedere differenza
sostanziale fra dire legittimit o illegittimit, costituzionalit o incostituzionalit, violazione o no di legge
costituzionale dicevo una cosa esatta, che spero di chiarire.
Si ricorre alla Corte lamentando che una legge incostituzionale; la. Corte giudica se costituzionale o
incostituzionale; e suo compito in sostanza di garantire la costituzionalit delle leggi. Possiamo dunque usare l'una
e l'altra espressione; e non abbiamo difficolt sostanziali a mettere illegittimit anzich legittimit, per quanto
quest'ultima formulazione dell'onorevole Tosato sembrerebbe preferibile, perch si richiama pi direttamente al
concetto di garanzia: la Corte costituzionale giudica ed accerta la costituzionalit o legittimit costituzionale.
Questa formulazione legittimit costituzionale anzich costituzionalit , l'abbiamo indicata noi stessi,
Perassi ed io, al collega Tosato, per superare la proposta che era sorta di inserire escluso ogni giudizio di merito ;
giusto concetto; la Corte non giudice di merito; ma la Corte deve, ad esempio, poter valutare la finalit della legge
per riconoscere se costituzionale o no; e se vi stata (scusatemi la espressione, e l'accostamento non preciso, ma
desidero farmi intendere), qualcosa come un eccesso di potere nei riguardi della costituzionalit. La formula
legittimit costituzionale , mentre esclude il merito, consente una valutazione abbastanza elastica; e star alla
prassi ed alla giurisprudenza della Corte stabilire la giusta via.
Tornando alla proposta Gullo, il suo scopo non tanto di mettere il negativo illegittimit invece del positivo
legittimit . La proposta si ispira alla preoccupazione che la Corte costituzionale abbia una funzione continuativa
ed automatica, che non ha bisogno di essere eccitata, ma che deve essere esercitata d'ufficio; una funzione in
qualche modo analogo a quella di registrazione che ha la Corte dei conti.
Apprezziamo tale preoccupazione; ma osserviamo all'onorevole Gullo che la formula da lui proposta non toglie la
preoccupazione stessa. La Corte potrebbe avere ed esercitare la sua funzione di registrazione o d'ufficio, sia che le
fosse attribuito di accertare l'illegittimit sia la legittimit. Il punto non qui; di stabilire chiaramente se occorre
qualcosa di esterno alla Corte che ecciti e metta in movimento la sua macchina. Su tale punto non vi pu essere il
menomo dubbio. Basterebbe la stessa parola: giudica per indicare che, come in ogni altro giudizio, vi deve
essere una parte che promuove il giudizio. Ma vi ha di pi. Quando voteremo l'articolo 128, stabiliremo
chiaramente quali sono le condizioni che occorrono perch la Corte sia investita dal giudizio. N occorrer, come
propone l'onorevole Targetti, citare fin da ora, in anticipo, l'articolo 128; il collegamento risultava nel modo pi
indubbio dalla coesistenza dei due articoli. N converrebbe, come suggerisce l'onorevole Costantini richiedere che la
questione di illegittimit sia stata eccepita ; oltre l'eccezione vi pu essere il ricorso.
Vogliamo aggiungere qualcosa d'altro ad eliminare, per quanto non abbia ragione di sussistere, la preoccupazione
dell'onorevole Gullo? Stabiliamo, come suggerisce l'onorevole Perassi, che la Corte giudica sulle controversie in
tema di legittimit. Acconsentiamo per quanto, come ho abbondantemente dimostrato, non ve ne sia bisogno.
Anche senza l'aggiunta non vi sarebbe dubbio.
BUFFONI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
BUFFONI. Non sono convinto delle osservazioni dell'onorevole Ruini. La logica dice che la Corte costituzionale ha
ragione di intervenire, quando da qualcuno proposta eccezione di incostituzionalit. Stando cos le cose diciamo
chiaramente: la Corte cocostituzionale giudica sulle eccezioni... .
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. Ma oltre alla eccezione v' anche il ricorso!
MASTROJANNI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
123

MASTROJANNI. A me sembra che tutti i dubbi sollevati circa l'interpretazione della prima parte dell'articolo 126,
siano infondati, e che la dizione, cos come consacrata nel testo redatto dalla Commissione sia la pi perfetta e la
pi felice.
Qual' lo scopo cui mira la Corte costituzionale? Garantire la costituzionalit delle leggi. Se qui si fosse detto: la
Corte costituzionale dichiara la costituzionalit di tutte le leggi , fondato sarebbe stato il dubbio sollevato
dall'onorevole Gullo, in quanto si potrebbe intendere che la legge diventa costituzionale juris tantum o juris et de
jure, soltanto quando avviene la ratifica da parte dal sovrano organo cui demandata l'indagine sulla
costituzionalit delle leggi. Ma, dal momento che qui si inserita la parola giudica , si esplicitamente detto che
la Corte costituzionale interviene solamente in veste di giudice. Si interviene in veste di giudice quando sottoposta
al giudice una controversia. Deve esserci, quindi, l'attore e il convenuto, diversamente non vi giudizio. Ed allora, il
parlare di eccezione in ordine alla violazione della Costituzione, evidentemente un errore giuridico, perch,
prima della eccezione vi l'azione, e non possiamo mettere in evidenza l'eccezione tacendo dell'azione. L'azione
implicita nel significato di giudizio, e poich la Corte costituzionale deve giudicare sulla costituzionalit, e
implicitamente, quindi, della incostituzionalit, bene ha detto la Commissione per il progetto di Costituzione,
quando insieme alla terminologia sul significato, sul valore, sulla natura del termine giudice ha inserito l'altro
della costituzionalit delle leggi, che il significato preminente che deve prevalere alla incostituzionalit,
inquantoch si presume, juris tantum, che le leggi siano costituzionali.
Quindi, a me sembra che non vi sia formula pi felice, pi stringata,. pi aderente nella sua terminologia al
significato giuridico, di quella usata dalla Commissione.
CODACCI PISANELLI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
CODACCI PISANELLI. Ho chiesto la parola unicamente perch vengano esaminati tutti i lati del problema. stato
detto da parte di un collega che la formula: giudica della legittimit costituzionale delle leggi , ha per scopo di
escludere qualunque sindacato sul merito legislativo, cio sopra l'uso del potere discrezionale legislativo. Mi
permetto richiamare l'attenzione dell'Assemblea sul problema, in quanto ritengo che non sia opportuno escludere,
fin d'ora, ogni possibilit di un simile sindacato, e quindi forse la formula originaria del progetto: la Corte
costituzionale giudica della costituzionalit di tutte le leggi pi opportuna, in quanto non preclude per
l'avvenire la possibilit di ammettere in qualche caso un esame di merito. Esame di merito sull'esercizio di un potere
discrezionale che, mi si consenta il parallelo perch ritengo sia utile, noi abbiamo ammesso nel campo della pubblica
amministrazione.
Per quanto riguarda l'uso del potere discrezionale amministrativo, ho appena bisogno di richiamare l'attenzione
dei colleghi sopra la giurisdizione di merito della Giunta provinciale amministrativa e del Consiglio di Stato, che
consente anche di esaminare l'atto dal punto di vista della opportunit, della convenienza, e consente inoltre di
riformare l'atto stesso. Mi permetto soltanto questo richiamo allo scopo di far esaminare tutti i lati del problema.
necessario che anche questo lato sia preso in considerazione, in quanto penso che se limitiamo il sindacato alla sola
legittimit costituzionale, risolviamo solo in parte il problema, perch sar molto facile ad un potere esecutivo, che
abbia un certo appoggio in Parlamento, far passare come leggi costituzionali quelle leggi che temerebbe fossero
sottoposte al sindacato di costituzionalit. In altri termini, quando si sapesse che una determinata legge ordinaria
potesse essere impugnata per incostituzionalit, sarebbe molto facile, disponendo di una sufficiente maggioranza,
proporre la procedura prevista per la revisione costituzionale, e far passare come legge costituzionale una legge
ordinaria che violi i fondamentali diritti.
Mi fermo soltanto su questa necessit di pensare anche alla opportunit di non escludere un sindacato sul merito
legislativo, altrimenti il problema ehe ci proponiamo viene risolto solo per met. Propongo che si resti alla formula
originaria e che si dica: La Corte costituzionale giudica della costituzionalit di tutte le leggi . Con questa
formula basta la parola giudica a risolvere i poblemi che ha sollevato il collega comunista da cui sono stato
preceduto, poich il giudizio presuppone che vi sia una controversia. Comunque propongo che si rimanga alla
formula originaria del progetto.
124

CONDORELLI. Chiedo di parlare.


PRESIDENTE. Ne ha facolt.
CONDORELLI. lo volevo osservaire che la questione, sorta circa il termine costituzionalit , in fondo non mi pare
tocchi un punto veramente controvertibile. Il criterio in base al quale si d il giudizio quello della costituzionalit,
cos come avviene per la legittimit. Perci il giudizio di costituzionalit, cio si giudica de costitutionalitate, se
potessimo usare la parola latinizzata. Colgo l'occasione per chiedere all'onorevole Commissione che sorte ha
l'emendamento da me proposto questa mattina...
ROSSI PAOLO. La Commissione accetta l'emendamento Tosato.
CONDORELLI. Ma l'emendamento Tosato non include, non considera l'ipotesi della usurpazione di poteri, anzi, la
esclude totalmente. In tal caso io chiedo che si voti anche sul mio emendamento, perch mi pare che la Corte
costituzionale mancherebbe ad uno dei suoi scopi essenziali se non potesse intervenire contro le pi gravi
aggressioni alla Costituzione che sono appunto le usurpazioni di poteri.
PRESIDENTE. Chiedo ai presentatori dei vari emendamenti se intendono mantenerli.
Onorevole Bertone, intende mantenere il suo emendamento?
BERTONE. Non insisto sulla proposta soppressiva di tutta la Sezione.
PRESIDENTE. Onorevole Nitti, intende mantenere il suo emendamento?
NITTI. Mantengo la mia proposta sostitutiva dell'intera Sezione.
PRESIDENTE. Seguono gli emendamenti dell'onorevole Colitto, che non presente.
RODI. A nome dell'onorevole Colitto ritiro gli emendamenti e aderisco al testo della Commissione.
PRESIDENTE. Sta bene. Onorevole Mastino Gesumino, mantiene l'emendamento?
MASTINO GESUMINO. Ritiro il mio emendamento e aderisco al testo dell'onorevole Tosato.
PRESIDENTE. Onorevole Perassi?
PERASSI. Aderisco al testo della Commissione.
PRESIDENTE. Non essendo presente l'onorevole Monticelli, l'emendamento s'intende decaduto.
Onorevole Caccuri, mantiene l'emendamento?
CACCURI. Vi rinuncio.
PRESIDENTE. Onorevole Grassi; intende mantenerlo?
GRASSI. Lo ritiro e aderisco al testo della Commissione.
PRESIDENTE. Onorevole Preti, mantiene l'emendamento?
PRETI. Qui non si tratta del mio emendamento. Volevo piuttosto pregare gli onorevoli Ruini e Rossi di accogliere il
nuovo testo, cos come l'ha presentato l'onorevole Tosato, per la parte che riflette i conflitti di attribuzione. Perch
aggiungere le parole fra i poteri dello Stato? . Lo stesso onorevole Ruini pochi giorni fa diceva che nella
Costituzione non parliamo e non vogliamo parlare di poteri dello Stato .
125

RUINI, Presidente della Commissione per la. Costituzione. Ma no!


PRETI. S, l'ha detto lei. Ed logico! Dei singoli poteri dello Stato si poteva parlare nella legge del 1865. Tanto pi
che i famosi tre poteri dello Stato sono superati...
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. Non occorrerebbe a conflitti di attribuzioni aggiungere
fra i poteri dello Stato ; ma poich uno dei proponenti dell'omissione di queste ultime parole, l'onorevole Mortati,
aveva proposto anche di affidare alla Corte costituzionale i conflitti di giurisdizione, l'onorevole Persico chiede che
sia espressamente stabilito che la Corte costituzionale non sia competente per questi ultimi conflitti; ma inutile dirlo,
perch l'Assemblea si pronunziata in tal senso nell'articolo sul ricorso in Cassazione; ad ogni modo, a togliere la
minima ombra di dubbio, basta dir qui conflitti d'attribuzione fra i poteri dello Stato ; che del resto materia di
cui la Corte costituzionale deve occuparsi, per la sua stessa ragione d'essere.
PRESIDENTE. Non essendo presenti gli onorevoli Benvenuti e Targetti, i loro emendamenti si intendono decaduti.
Onorevole Bettiol, mantiene il suo emendamento?
BETTIOL. Vi rinunzio.
PRESIDENTE. E lei, onorevole Buffoni?
BUFFONI. Rinunzio al mio emendamento.
PRESIDENTE. Onorevole Persico, mantiene l'emendamento?
PERSICO. Lo mantengo.
PRESIDENTE. Onorevole Gullo Fausto, insiste nel suo emendamento?
GULLO FAUSTO. Ritiro il mio e mi associo all'emendamento Persico.
PRESIDENTE. E lei, onorevole Condorelli?
CONDORELLI. Insisto.
PRESIDENTE. Dobbiamo porre in votazione anzitutto l'emendamento Nitti, sostitutivo dell'intera Sezione.
NITTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
NITTI. Osservo che la votazione sui quattro articoli della sezione sarebbe inutile, se accettata la mia proposta di un
articolo riassuntivo, che si riferisce alla competenza della Cassazione a sezioni unite per queste questioni.
MARTINO GAETANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
MARTINO GAETANO. Prima di mettere ai voti l'emendamento Nitti occorrerebbe votare il mio emendamento sulla
denominazione del titolo, che mantengo, nonostante si tratti di una questione di forma.
PRESIDENTE. Desidero avvertire l'Assemblea che, conformemente a quanto stato gi fatto in precedenza,
rimandiamo la questione dell'intitolazione alla fine. MARTINO GAETANO. Sta bene.
MASTROJANNI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
126

MASTROJANNI. Dichiaro a nome del mio Gruppo che voteremo contro l'emendamento dell'onorevole Nitti. Avrei
desiderato di poter brevemente esporre stamattina le nostre argomentazioni contrarie a quelle cos
autorevolmente esposte dall'illustre parlamentare onorevole Nitti; ma mi stato risposto che solo in sede di
dichiarazione di voto avrei potuto manifestare il mio pensiero.
La ragione principale quella per la quale noi, secondo il nostro programma politico dello Stato amministrativo,
abbiamo sostenuto essere caratteristica essenziale della nostra concezione la Corte costituzionale.
Invero, contrastare e contrastare efficacemente le ponderose argomentazioni dell'onorevole Nitti e dell'onorevole
Bertone cosa non lieve n facile, ma mi conforta che le argomentazioni avversarie non tanto siano state dirette
verso la superfluit di questo massimo istituto costituzionale, quanto sulle impossibilit relative ad una
composizione che risponda alla fiducia del popolo italiano e alle esigenze squisitamente e altamente giuridiche di
questo organo supremo.
Ora, consentitemi, onorevoli colleghi, di rilevare brevemente le incongruenze e le incoerenze nelle quali sono fra ieri
e oggi caduti i pi illustri parlamentari che onorano questa Assemblea. Baster che io vi ricordi, a questo proposito,
quanto ieri si sostenne circa la pluralit della Corte Suprema di cassazione, allorquando si afferm che l'estendere
le sedi della Corte Suprema di cassazione significava anche rendere pi aderenti alle necessit giuridiche del popolo
gli organi giudiziari che ne esprimono le esigenze e significava anche dar vita al diritto, che non creato dai giuristi,
ma dal popolo.
Oggi invece si opina di dover restringere gli organismi giudicanti sul pi delicato settore della vita nazionale, in
considerazione di una presunta incompetenza dell'organismo che si vuol creare, attribuendone invece la potest e
la competenza alle sezioni unite della Corte Suprema di cassazione.
PRESIDENTE. Onorevole Mastrojanni, vorrei pregarla di contenersi nei limiti di una dichiarazione di voto.
MASTROJANNI. Esaurisco in breve le mie considerazioni. Che cosa gli avversatori della Corte costituzionale hanno
detto a sostegno del loro punto di vista? Nulla in concreto che dimostri la superfluit di questo organo supremo, nel
momento stesso in cui l'Assemblea ha redatto la Costituzione della Repubblica italiana. La Carta costituzionale
deve necessariamente essere tutelata e custodita. E non vi invero chi possa tutelarla e custodirla se non
quell'organo che da questa Assemblea e successivamente dal Parlamento possa essere designato a questo altissimo
ufficio.
La Corte Suprema di cassazione non la pi adatta ad interpretare la Costituzione della Repubblica italiana, in
quanto che essa Costituzione un corpus giuridico e politico insieme. Logico quindi che l'organo che deve tutelare e
custodire il contenuto, lo spirito e la lettera della Costituzione sia composto di giuristi e di politici.
Esempio recente quello dell'Alta Corte di giustizia, che dovendo pronunziarsi in tema di violazione e di
soppressione delle libert individuali e costituzionali ai termini dell'articolo 2 del famoso decreto legislativo
luogotenenziale del luglio 1944, giudicando gli ex Ministri, avrebbe dovuto rappresentare, nelle sue elaborate
sentenze, una pi squisita sensibilit politica, e dimostrare, nelle importanti sentenze, in che cosa fosse consistita la
violazione delle leggi costituzionali.
Invece, se con pazienza, onorevoli colleghi, esaminerete tali sentenze, vi accorgerete che esse non sodisfano le
supreme esigenze dimostrative sulle violazioni costituzionali. Ecco perch, onorevoli colleghi, necessario che la
Corte costituzionale venga formata secondo i criteri espressi negli articoli inseriti nel progetto di Costituzione e che
questo organismo rappresenti ed esprima, insieme colle esigenze della dottrina giuridica, anche le esigenze della
sensibilit politica, la quale non pu derivare che da uomini che si sono sperimentati nell'esercizio delle attivit
politiche.
Poich mi conforta l'impressione che la maggioranza di questa Camera orientata decisamente verso l'istituzione
della Corte costituzionale, non vi ha bisogno che pi oltre dimostri che le argomentazioni contrarie non incrinano in
modo alcuno le ragioni della creazione di questo massimo istituto e confido che la Corte costituzionale sar, ad
127

esaudimento del programma politico dell'Uomo Qualunque - che nello Stato amministrativo ha sostenuto e difeso
la necessit di quest'organo di suprema garanzia delle leggi costituzionali - approvata dall'Assemblea Costituente.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento dell'onorevole Nitti:
Sostituire i quattro articoli della Sezione col seguente:
Quando nel corso di un giudizio sollevata questione di incostituzionalit di una norma legislativa, la decisione
rimessa alla Corte di cassazione a Sezioni unite.
La legge determina le norme per il funzionamento della Corte .
(Non approvato).
PRESIDENTE. Pongo ora in votazione il testo dell'articolo 126 proposto dall'onorevole Tosato e accettato dalla
Commissione:
La Corte costituzionale giudica sulle controversie relative alla legittimit costituzionale degli atti aventi forza di
legge dello Stato o delle Regioni; dei conflitti di attribuzione fra i poteri dello Stato, fra Stato e Regione o fra
Regioni .
( approvato).
Ora pongo in votazione l'emendamento aggiuntivo dell'onorevole Condorelli:
giudica dei conflitti di attribuzione e sulle usurpazioni di potere degli organi costituzionali dello Stato .
(Non approvato).
Avverto che l'ultimo comma rinviato su richiesta dell'onorevole Preti e di altri, accettata dalla Commissione.
L'onorevole Martino Gaetano ha presentato una proposta di articolo 126-bis del seguente tenore:
La Corte non potr pronunciarsi sulla validit degli atti legislativi e dei decreti, se non in relazione a quelle norme
costituzionali, la cui interpretazione non giustifichi una pluralit di soluzioni, una delle quali sia stata adottata dal
Parlamento o dal Governo. Essa si asterr parimenti, nelle sue decisioni, dal pronunciarsi su questioni che implichino
una valutazione dell'opportunit dei suddetti atti .
MARTINO GAETANO. Rinunzio alla mia proposta di articolo 126-bis, perch ritengo che i concetti in esso esposti
trovino riscontro in quelli espressi dalla formulazione della Commissione.
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 127. Se ne dia lettura.
SCHIRATTI, Segretario, legge:
La Corte composta per met di magistrati, per un quarto di avvocati e docenti di diritto, per un quarto di
cittadini eleggibili ad ufficio politico, tutti aventi l'et di almeno quarant'anni.
I giudici della Corte sono nominati dall'Assemblea Nazionale. Per le categorie dei magistrati, avvocati e docenti di
diritto, la nomina ha luogo su designazione, in numero triplo di nomi, rispettivamente da parte delle magistrature
ordinarie ed amministrative, del Consiglio Superiore forense, e dei professori ordinari di discipline giuridiche nelle
Universit.
La Corte elegge il presidente tra i suoi componenti. Il presidente ed i giudici durano in carica nove anni. Sono
ineleggibili i membri del Governo, delle Camere e dei Consigli regionali .
128

PRESIDENTE. Ricordo che sono stati gi svolti i seguenti emendamenti all'articolo 127:
Sostituirlo col seguente:
La Corte composta per met di magistrati e per met di avvocati iscritti da almeno dieci anni nell'Albo dei
patrocinanti in Cassazione e di docenti ordinari di diritto delle Universit italiane, tutti aventi l'et almeno di
quaranta anni.
I giudici della Corte, scelti fra i magistrati, sono nominati con decreto del Capo dello Stato su designazione tripla
del Consiglio Superiore della Magistratura; gli altri sono nominati dal Parlamento e dai Consigli regionali.
Sono ineleggibili i membri in carica del Governo, delle Camere e dei Consigli regionali.
La Corte presieduta dal primo presidente della Cassazione.
I giudici durano in carica nove anni e sono rieleggibili.
Castiglia .
Sostituirlo col seguente:
La Corte costituzionale composta di membri nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo
dal Parlamento riunito in seduta comune e per un terzo dal Consiglio Superiore della Magistratura.
I membri della Corte costituzionale debbono appartenere alle seguenti categorie: magistrati dell'ordine
giudiziario e amministrativo anche a riposo; docenti universitari di diritto; avvocati dopo 15 anni di esercizio, che con
la loro nomina cessano di essere iscritti nell'albo professionale.
La Corte elegge il presidente fra i suoi componenti.
Il presidente e i giudici durano in carica nove anni.
L'ufficio di presidente o giudice della Corte costituzionale incompatibile con quello di membro del Parlamento e
dei Consigli regionali e con ogni altra carica od ufficio pubblico.
Conti, Monticelli, Leone Giovanni, Bettiol, Cassiani, Rossi Paolo, Avanzini .
Sostituirlo col seguente:
La Corte costituzionale composta di 15 membri, nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un
terzo dal Parlamento riunito in seduta comune e per un terzo dal Consiglio Superiore della Magistratura.
I membri della Corte costituzionale debbono appartenere alle seguenti categorie: magistrati dell'Ordine giudiziario
e amministrativo anche a riposo; docenti universitari di diritto; avvocati dopo 15 anni di esercizio, che con la loro
nomina cessano di essere inscritti nell'albo professionale.
La Corte elegge il presidente fra i suoi componenti.
Il presidente e i giudici durano in carica nove anni e non sono rieleggibili.
L'ufficio di presidente o giudice della Corte costituzionale incompatibile con quello di
membro del Parlamento o dei Consigli regionali e con ogni altra carica od ufficio pubblico.
Martino Gaetano .
129

Sostituire il primo comma col seguente:


La Corte, presieduta dal primo presidente della Cassazione, composta per met, in uguali proporzioni, di
magistrati ordinari ed amministrativi, per un quarto di avvocati e docenti di diritto, per un quarto di cittadini
eleggibili ad ufficio politico, tutti aventi l'et di almeno 40 anni.
Caccuri .
Non essendo presenti gli onorevoli presentatori, si intende che abbiano rinunziato allo svolgimento dei seguenti
emendamenti:
Sostituirlo col seguente:
La Corte composta di 21 membri, di cui:
11 magistrati, nominati dal Consiglio Superiore della Magistratura;
5 avvocati e docenti di diritto, nominati dal Capo del potere esecutivo;
5 cittadini eleggibili ad uffici politici e designati dall'Assemblea Nazionale.
Tutti debbono essere dell'et di almeno quaranta anni.
I cinque avvocati e docenti di diritto saranno nominati su designazione, in numero quintuplo di nomi, del
Consiglio Superiore forense e dei professori ordinari di discipline giuridiche nelle Universit.
Durano in carica 9 anni e non sono rieleggibili.
La Corte elegge il Presidente tra i suoi componenti.
Non possono far parte della Corte coloro che siano o siano stati membri del Governo, delle Camere e dei Consigli
regionali.
Adonnino .
Sostituire il primo comma col seguente:
La Corte composta per un terzo di magistrati, per un terzo di avvocati e docenti di diritto, per un terzo di
cittadini eleggibili ad ufficio politico, tutti aventi l'et di almeno 40 anni.
Preti .
Sostituire il secondo comma col seguente:
I giudici della Corte sono nominati dalle Camere riunite.
Preti .
L'onorevole Mastino Gesumino ha presentato il seguente emendamento:
Sostituire il primo commava col seguente:
La Corte composta per un terzo di magistrati, per un terzo di avvocati e docenti di diritto.
Correlativamente, al secondo comma, dopo il primo periodo, alle parole: Per le categorie dei magistrati, avvocati
e docenti di diritto la nomina ha luogo, sostituire le seguenti: La nomina dei magistrati, avvocati e docenti di diritto
ha luogo .
130

Ha facolt di svolgerlo.
MASTINO GESUMINO. Il mio emendamento era unicamente diretto ad ottenere che i giudici della nuova Corte
costituzionale avessero le qualit tecniche necessarie per espletare il loro compito, che ritengo (e credo che questo sia
nello spirito della formula accettata dalla Commissione) sia di natura esclusivamente giuridica. Il mio
emendamento era per a questo riguardo incompleto; molto pi completo quello del collega Martino Gaetano,
gi svolto, al quale do la mia piena adesione.
PRESIDENTE. L'onorevole Lami Starnuti, assieme agli onorevoli Carboni Angelo, Cartia, Gullo Rocco e Filippini, ha
presentato il seguente emendamento:
Sostituire il secondo comma col seguente:
I giudici della Corte sono nominati dal Parlamento .
L'onorevole Lami Starnuti ha facolt, di svolgerlo.
LAMI STARNUTI. Con l'emendamento proposto noi chiediamo di sopprimere quella parte del secondo comma
dell'articolo 127 secondo la quale l'elezione dei giudici della Corte da parte del Parlamento dovrebbe avvenire su
designazione in numero triplo di nomi da parte delle Magistrature ordinaria e amministrativa, del Consiglio
superiore forense e dei professori ordinari di discipline giuridiche nelle Universit.
Questa formula - od altre equivalenti - non ci sembra accettabile.
Se il Parlamento deve necessariamente scegliere i giudici della Corte costituzionale su una rosa di nomi offerta da
organi o da corpi estranei al Parlamento medesimo, evidente che sostanzialmente la nomina non fatta dal
Parlamento, ma dagli organi o dai corpi che propongono.
Ora, a noi pare invece che debba il Parlamento eleggere i giudici non solo formalmente, ma anche sostanzialmente, debba cio il Parlamento avere la piena libert di scegliere esso con criteri suoi le
persone che riterr pi adatte a ricoprire l'alta carica e non essere costretto puramente e semplicemente a
convalidare la designazione che venga da altri corpi.
Questo il significato del nostro emendamento sul quale insistiamo e che sottoponiamo all'attenzione e ai voti
dell'Assemblea. (Applausi).
PRESIDENTE. L'onorevole Costa ha presentato il seguente emendamento:
Al secondo comma, alle parole: dall'Assemblea Nazionale, sostituire: dalle Camere legislative .
Ha facolt di svolgerlo.
COSTA. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'onorevole Merlin Umberto ha presentato il seguente emendamento:
Sostituire l'ultimo comma col seguente:
Fa parte di diritto della Corte costituzionale, e ne il presidente, il primo presidente della Corte di cassazione. I
giudici durano in carica nove anni. Sono ineleggibili i membri del Governo, delle Camere e dei Consigli regionali .
Non essendo l'onorevole Merlin Umberto presente, s'intende che abbia rinunziato a svolgerlo.
Segue l'emendamento dell'onorevole Caccuri, gi svolto:
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All'ultimo comma, sopprimere le parole: la Corte elegge il presidente fra i suoi componenti .
L'onorevole Gullo Fausto ha presentato i seguenti emendamenti:
Nel primo comma, sostituire alla parola: met, la parola: quarto (di magistrati);
Sostituire alla parola: quarto, la parola: met (di cittadini) .
Nel secondo comma, dopo le parole: Assemblea Nazionale, aggiungere: all'inizio di ciascuna legislatura .
Sostituire la parola: giudici, con l'altra: componenti .
Sostituire le parole: Assemblea Nazionale, con: Parlamento .
Sopprimere la parte dell'articolo dalle parole: per le categorie, alla fine .
Al terzo comma, sostituire alla parola: giudici, quella: componenti .
Sostituire alle parole: nove anni, le altre: per il periodo di tempo stabilito per la legislatura .
Ha facolt di svolgerli.
GULLO FAUSTO. Gli emendamenti da me proposti sono i seguenti: dove detto: La Corte composta per met di
magistrati io proporrei che si dicesse: per un quarto di magistrati, per un quarto di avvocati e docenti di diritto
. La seconda modificazione riguarda l'ultima parte e suona cos: per una met di cittadini eleggibili ad ufficio
politico, tutti aventi l'et di almeno quaranta anni .
Indubbiamente la Corte costituzionale un organo politico. Su questo credo che siamo tutti d'accordo. E tale deve
restare anche nei riguardi della sua composizione. Evidentemente componendola per met di magistrati (qui non
si fa una questione di stima o disistima verso un organo dello Stato) noi creiamo le premesse perch questo organo
si intoni ad una mentalit che non quella che noi vogliamo nel momento in cui affermiamo che la Corte
costituzionale e vuole essere un organo eminentemente politico.
L'esame della costituzionalit della legge, cos come deve essere fatto dalla Corte costituzionale,
indipendentemente cio dai riflessi che la questione della costituzionalit possa avere in un rapporto privato, non
pu non essere un esame di natura prevalentemente politica e non solamente di natura giurisdizionale. L'ho gi
accennato nell'intervento che feci nella discussione generale su questa parte della Costituzione. La legge non
qualche cosa di statico e di fsso; la legge ha una vita, un dinamismo e, specialmente dal punto di vista politico, non
si pu n si deve prescindere da questo contenuto dinamico della legge. Ed appunto la sensibilit politica che pu
cogliere questo aspetto della legge.
Diceva giustamente, l'onorevole Bozzi, nel suo intervento nella discussione generale di questa parte della
Costituzione, che la Magistratura , diremo cos, congenitamente conservatrice. Questo si spiega; non c' da fare
ingiuria al corpo della Magistratura dicendo che congenitamente conservatrice. la natura propria della
funzione della Magistratura che determina ci.
Ora, che questa tendenza sia prevalente nella Corte costituzionale, che noi affermiamo essere un organismo
politico, mi pare pericoloso.
Ecco perch io proporrei che invece che per met, i magistrati concorressero alla formazione della Corte
costituzionale per un quarto, anche perch non escluso che qualche altro componente della Corte possa essere
scelto anch'esso fra i magistrati. Io penso, del resto, che quando si tratta di organi
cos alti dello Stato la fissazione delle categorie sia molto discutibile dal punto di vista dell'opportunit. Ognuno
vede come sarebbe strano, per esempio, che si dicesse che il Presidente della Repubblica debba essere scelto tra
determinate categorie; sia per l'altezza dell'eletto, sia per l'altezza dell'organo che elegge, bene non prefissare
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nessuna categoria. Anche, quindi, nei rapporti della Corte costituzionale, appunto perch eletta dal Parlamento,
ritengo che sarebbe forse pi opportuno non prefissare nessuna categoria. Ma poich la maggioranza di contrario
avviso, io penso che si debba lasciare il pi largo margine all'ultima categoria, a quella cio che riguarda i cittadini
eleggibili ad ufficio politico. Non raro il caso di persone giustamente alte nella pubblica estimazione,
perfettamente competenti e idonee, le quali tuttavia non rientrano in nessuna delle categorie predisposte. Ora io
penso che il Parlamento, nel suo senso di responsabilit, sapr ben scegliere tutti i componenti della Corte, ed
bene, quindi, che noi allarghiamo il campo di scelta.
Proporrei pertanto di cambiare la met in un quarto, dove si parla dei magistrati, e un quarto in met, dove si
parla di cittadini eleggibili.
Poi, preferirei che costantemente nella legge al posto della parola giudici si sostituisse sempre la parola
componenti , anche perch in altre parti del testo i membri della Corte costituzionale vengono chiamati cos.
Proporrei ancora la soppressione del periodo che va dalle parole: Per le categorie fino alla parola universit
; perch con esso non si fa se non aggravare i difetti di cui ho parlato pocanzi. Ed anche per un'altra ragione: non
proprio il miglior regalo che prepariamo ai due che saranno esclusi, dato che necessariamente uno solo sar il
nominato. Ma, ripeto, questo circoscrivere il campo di scelta all'organo che deve eleggere, significa un po' diminuire
l'organo stesso. Fidiamo nel senso di responsabilit, nella coscienza di questo organo nel momento in cui designa i
componenti della Corte costituzionale.
Con l'ultimo emendamento che riguarda l'ultima parte dell'articolo 127, propongo che la durata della Corte non sia
fissata in nove anni. Non riesco a vedere il fondamento razionale di questo termine. Non vedo perch si sia detto
nove e non undici o sette. Eppure necessario che una ragione ci sia. A me parrebbe che si farebbe meglio a
stabilire una durata della Corte costituzionale pari alla durata della legislatura. Vedo anche io che qui si va
incontro ad un ostacolo, ed quello che la legislatura della Camera non ha la stessa durata della legislatura del
Senato.
Poich penso ad ogni modo che fissare la durata della Corte costituzionale ad una legislatura sia necessario,
appunto perch bisogna avere come premessa la politicit di questo organo, penso pure che, se l'Assemblea non
crede di ritornare sulla decisione, che mi pare degna di riesame, per stabilire la parit di durata fra la legislatura
della Camera e quella del Senato, sia opportuno stabilire la durata della Corte costituzionale avendo presente
quella della legislatura della Camera dei deputati.
Fissando la durata della Corte costituzionale a 9 anni potrebbe accadere che la seconda Camera, eletta dopo
quella che ha nominato i componenti della Corte costituzionale, risulti politicamente intonata in modo diverso
dalla Camera precedente. Noi cos faciliteremmo la via all'insorgere di eventuali conflitti costituzionali che sono
sempre da evitare. Che una legge predisponga i mezzi per sanare il conflitto cosa che si spiega; ma che la legge
faciliti l'insorgere dei conflitti cosa che non si spiega pi.
bene che la Corte costituzionale ed il Parlamento che la elegge si muovano sullo stesso piano politico, appunto
per prevenire l'eventuale insorgere di conflitti fra il Parlamento e la Corte costituzionale. Io penserei senz'altro che il
Parlamento dovesse eleggere all'inizio di ciascuna legislatura la Corte costituzionale; e penserei che la Corte
costituzionale dovesse durare appunto quanto dura la legislatura. Questo il contenuto dei tre emendamenti che
ho presentato in merito all'articolo 127.
PRESIDENTE. L'onorevole Codacci Pisanelli ha presentato il seguente emendamento:
La Corte costituzionale costituita dalla Corte dei conti, a sezioni riunite e integrate da dodici membri eletti dal
Parlamento .
Ha facolt di svolgerlo.
CODACCI PISANELLI. Richiamo l'attenzione degli onorevoli colleghi sopra la natura dell'organo che stiamo per
costituire. In altri termini, ci si domanda se la Corte costituzionale debba essere un organo giurisdizionale oppure un
organo di natura diversa. Condivido il parere espresso dai due oratori che mi hanno preceduto, secondo il quale
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occorrerebbe che, nel formare questo organo, si tenesse conto della necessit di una particolare sensibilit politica. In
altri termini, siccome dobbiamo provvedere ad istituire un controllo sulla legislazione, ad istituire quasi una Corte la
quale perfezioni l'attivit che finora era svolta dal Parlamento, non male che tale organo si consideri quasi
emanazione del Parlamento.
Gi stata fatta da un oratore che mi ha preceduto l'obiezione, secondo cui in questa maniera si andrebbe contro
il principio della divisione dei poteri. Non penso si possa sostenere che in tal modo si deroga al principio della
divisione dei poteri; anzi, penso che, se noi facciamo in maniera che la Corte costituzionale possa ritenersi
emanazione degli organi legislativi, noi rispettiamo il principio della divisione dei poteri assai pi di quanto non
faremmo se invece attribuissimo ad un organo giurisdizionale il potere di intervenire sulle legislazioni, fino al punto di
dichiarare la inefficacia di una legge o di annullarla addirittura.
Per tale considerazione, cercando di andare incontro alle diverse esigenze secondo cui occorre da una parte che ci
sia personale specializzato e dall'altra personale che abbia una specifica sensibilit politica, propongo che ci si serva
da un lato della Corte dei conti e dall'altro di membri eletti dal Parlamento.
Quanto alla Corte dei conti, faccio presente, come ho gi accennato stamane, che in altri ordinamenti, per esempio
in quello belga, la Corte dei conti considerata come emanazione del potere legislativo, quasi un
completamento degli organi legislativi. Ed anche da noi, in fondo, questo concetto non pu ritenersi assolutamente
estraneo. Pensiamo all'attivit che la Corte dei conti ha svolto nel sindacare la legittimit dei var atti di governo,
compresi gli atti aventi forza di legge; alludo ai decreti legge e ai decreti legislativi. Molte volte la Corte dei conti
ha rifiutato di registrare questi decreti; ed in fondo tale rifiuto di registrazione o, altrimenti, la registrazione con
riserva, cos'altro era, se non un sindacato sopra la conformit dei decreti al nostro sistema legislativo?
Dobbiamo tener conto, d'altra parte, che sarebbe pi economico, oltre che pi conveniente, servirsi di un organo
che esiste e che ha personale specializzato. Non facile istituire un nuovo organo, soprattutto un organo che deve
avere la importanza della Corte costituzionale. Sarebbe meglio servirsi anche qui di qualche istituzione gi
funzionante e che ha dato buoni risultati, integrandola opportunamente.
Ma, quanto alla opportunit di fare in modo che il cqntrollo sulla costituzionalit delle leggi non venga esercitata
da un organo giurisdizionale, ma da un organo che abbia natura diversa e possibilmente possa considerarsi quasi
di natura legislativa, penso che molti dei colleghi possano essere d'accordo.
Il problema si presentato in altro campo, allorch si trattava di stabilire di quale natura fosse l'attivit esplicata
nel controllare la legittimit, degli atti amministrativi. In un primo tempo si neg che fosse attivit giurisdizionale; la
si chiam amministrazione contenziosa; successivamente si giunse a concludere che doveva essere considerata di
natura giurisdizionale.
Per quanto riguarda la giurisdizione legislativa, che abbiamo istituita, mi pare che dovremmo arrivare alla stessa
conclusione: l'attivit che viene svolta senza dubbio giurisdizionale. Resta da stabilire a quale organo attribuirla.
Quest'organo, secondo alcuni colleghi, dovrebbe avere natura giurisdizionale. Ma in questo caso finirebbe
necessariamente per inserirsi nel potere giudiziario; ed allora davvero che noi saremmo arrivati a porre la
Magistratura in posizione di assoluta supremazia su tutti i poteri dello Stato!
Per tali motivi, pur non sapendo quale favore possa trovare la mia proposta presso l'Assemblea, richiamo
l'attenzione dei colleghi sulla opportunit di stabilire bene che non intendiamo porre un potere al di sopra di tutti i
poteri, ma ci riferiamo, nel vero senso dell'espressione, alla divisione dei poteri, la quale implica anche bilancio fra i
poteri. Non e soltanto divisione dei poteri, quella che impedisce ad un potere di ingerirsi nell'esercizio dell'attivit
esercitata da un'organo diverso: divisione dei poteri che impedisce, per esempio, alla giurisdizione, normalmente, di
ingerirsi nella legislazione. Ma anche quella che, quando si tratta di sindacare la legislazione, non affidi ad un
organo di natura giurisdizionale tale funzione; altrimenti un organo giurisdizionale finirebbe per esercitare attivit
legislativa; e il principio della divisione dei poteri sarebbe violato.
Come dicevo, il principio della divisione dei poteri implica anche bilancio fra i poteri ed equilibrio fra di essi. Bisogna
cio che un potere possa quasi delimitare la competenza dell'altro, senza arrivare ad una preminenza dell'uno
sull'altro. Questo otterremo se noi non porremo un organo di natura giurisdizionale al disopra di tutti i poteri, ma
se invece semplicemente concepiremo questa attivit come una giurisdizione legislativa, attribuita ad
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un organo che dobbiamo considerare emanazione del potere legislativo, e siccome il potere legislativo attribuito
ad Assemblee elettive, le quali derivano dall'elezione popolare, esso ci potr dare anche maggior garanzia di
rispettare le tendenze politiche del Paese.
Quanto alla durata di quest'organo, ritengo che i nove anni stabiliti dal testo della Commissione dei
Settantacinque, per quanto riguarda la durata dei membri elettivi, siano un termine giusto. necessaria una certa
continuit, per garantire la stessa stabilit della Costituzione da noi approvata. Sopratutto intendiamo che in
questo modo si utilizzi un'istituzione gi esistente, con personale gi specializzato, che sarebbe in grado di fornire un
ottimo aiuto all'attivit del nuovo organo, che si trover di fronte al problema gravissimo di affrontare l'esercizio di
una giurisdizione priva di precedenti nel nostro sistema.
Mi permetto, pertanto, di sottoporre ai colleghi l'opportunit di concepire la Corte costituzionale come emanazione
del potere legislativo e di attribuire le sue funzioni alle sezioni unite della Corte dei conti, costituita da undici
membri pi dodici membri eletti, senza alcuna specializzazione di categoria, dal Parlamento.
PRESIDENTE. L'onorevole Mortati ha presentato il seguente emendamento:
La Corte costituzionale si compone di 18 membri ordinari e di altrettanti supplenti nominati dal Presidente della
Repubblica e scelti fra le seguenti categorie: magistrati dell'ordine giudiziario e amministrativo, anche a riposo,
professori ordinari di diritto, anche a riposo, avvocati con 15 anni di esercizio, aventi l'et almeno di 40 anni.
La scelta di un terzo di tali membri avverr su terne formate, per la categoria dei magistrati ordinari e speciali, dal
Consiglio Superiore della Magistratura e rispettivamente dai magistrati del Consiglio di Stato e della Corte dei conti;
per un altro terzo su terne predisposte dal Consiglio Superiore forense e dai professori ordinari di discipline
giuridiche delle universit.
Il Presidente e i giudici durano in carica 9 anni e sono rinnovabili. L'ufficio di componente della Corte
costituzionale incompatibile con quella di membro del Parlamento e dei Consigli regionali e con l'esercizio di
attivit professionali.
Per i giudizi relativi alle accuse contro il Capo dello Stato ed i Ministri, si aggiungono ai membri ordinari 16 altri
cittadini eleggibili ad ufficio politico, scelti dal popolo con elezioni indirette, secondo le modalit che saranno
stabilite dalla legge .
L'onorevole Mortati ha facolt di svolgerlo.
MORTATI. Per quanto concerne l'ultimo punto, che riguarda l'accusa dei Ministri, rinunzio a svolgerlo in questo
momento, perch credo opportuno mantenere la sospensiva che si era decisa a questo proposito.
Far una breve illustrazione della prima parte, che riguarda le funzioni ordinarie dalla Corte costituzionale. La mia
proposta in netta antitesi con quella test illustrata dall'onorevole Fausto Gullo, ed in antitesi, perch sono in
antitesi i presupposti dai quali partiamo io e l'onorevole Gullo. Egli parte dal presupposto che questo sia un organo
di natura politica e trae da ci conseguenze molto logiche: afferma che la scelta debba essere affidata
discrezionalmente al Parlamento, senza vincoli di designazione; afferma inoltre che la durata di questo organo,
debba coincidere con la durata della legislatura. Ma da chiedersi se queste conseguenze logiche delle sue
premesse, siano compatibili con l'articolo 126 che noi abbiamo votato poco fa. Nell'articolo 126, quale risulta
approvato dall'Assemblea, si posto un principio fondamentale che deve guidare le ulteriori nostre votazioni, si
stabilito, cio, che questo organo ha funzioni strettamente giurisdizionali, limitate al controllo della costituzionalit
delle leggi, costituzionalit anche, materiale, ma non estensibili ad apprezzamenti che implichino l'esercizio di
poteri discrezionali. La formula adoperata sufficientemente chiara e porta ad escludere ogni valutazione
discrezionale da parte dell'organo del controllo di costituzionalit, restringendone il compito all'accertamento della
corrispondenza della legge sottoposta a sindacato alle norme rigide, sicch adesso si deve richiedere il possesso di
una preparazione e di una forma mentale idonea a tale compito.
Ed allora, se questo il tenore dell'articolo formulato, il problema che si pone, quando si deve decidere della
composizione
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dell'organo, questo: quale il modo migliore per formare un organo idoneo all'esercizio di un'attivit di carattere
giurisdizionale.
In base a queste premesse che, ripeto, si deducono da quanto abbiamo gi approvato, sembra debba argomentarsi
che l'organo pi idoneo alla scelta dei membri della Corte sia il Presidente della Repubblica. Il Presidente della
Repubblica, quale lo abbiamo creato, un organo neutro, imparziale, sopra le parti, che ha la funzione di
equilibratore dei poteri, di moderatore, di tutore della Costituzione. Ed appunto questa sua posizione
costituzionale che lo rende, a quanto sembra, il meglio idoneo a valutare la convenienza della scelta di un organo
che deve essere appunto, per la natura delle sue funzioni, imparziale, e tale da fornire la garanzia di un'obiettiva
interpretazione della legge.
Ed allora, in base a questo presupposto, proposero di affidare la scelta di tutti i membri al Presidente della
Repubblica. Ci trova un precedente nella Costituzione nordamericana, come ricordava questa mattina,
l'onorevole Nitti. Invece estraneo ad ogni tradizione la proposta dell'onorevole Gullo. O meglio, un precedente se
ne pu trovare nella Costituzione cecoslovacca; la quale per imposta il problema del controllo della legge su una
base completamente diversa da quanto noi abbiamo fatto. d'altra parte da rilevare come l'influenza del
Parlamento si esercita indirettamente, attraverso la controfirma che al decreto presidenziale di nomina deve essere
opposta da parte del primo Ministro, che nel regime parlamentare, come quello che andiamo costruendo,
espressione delle forze politiche dominanti. Quindi, con il sistema proposto si mantiene il necessario contatto con la
realt politica, senza per attribuire direttamente la nomina al Parlamento, meno idonea a compierla, e senza
togliere l'intervento personale del Capo dello Stato, il quale pu esercitare nella scelta una benefica influenza
facendo valere quelle doti di prestigio, e esplicando quell'azione equilibratrice che a lui propria.
A chi poi opponesse, muovendo da un punto di vista opposto a quello inspirante l'obiezioni di cui ho finora parlato,
che l'attribuzione al Capo dello Stato della nomina di tutti i membri della Corte, rende eccessiva, in un regime
parlamentare, l'influenza del partito di maggioranza da cui formato il Governo, che assume la responsabilit
dell'atto di nomina, si potrebbe rispondere, oltre che con l'osservazione gi enunciata, che fa riferimento
all'influenza ed al prestigio personale del Capo dello Stato, con il rilievo che nella proposta da me formulata, la
scelta debba avvenire non solo fra appartenenti a certe categorie, ma anche entro terne di nomi predisposte dai
corpi dei magistrati ordinari o speciali, dai Consigli forensi, dai professori universitari. Ci evidentemente tempera la
possibilit di scelte che cadono in persone sfornite di attitudini tecniche e qualificate solo politicamente. Con queste
illustrazioni, confido che il mio emendamento possa esser preso in benevola considerazione.
Presidenza del Vicepresidente BOSCO LUCARELLI
PRESIDENTE. L'onorevole Perassi ha facolt di esprimere il parere della Commissione.
PERASSI. Il collega Mortati ha esattamente impostato il problema al quale dobbiamo dare una soluzione con
l'articolo che stiamo approvando. L'impostazione questa: si tratta di una funzione giurisdizionale, cio di
accertare la conformit alla Costituzione delle norme giuridiche emanate con leggi o atti aventi valore di legge. Su
questo punto, tutta l'Assemblea concorde. Il problema che si pone precisamente quello della ricerca dell'organo
meglio adatto a compiere questa specifica e particolare funzione giurisdizionale. Qui ci troviamo di fronte ad una
serie di proposte e di formule. Io debbo limitarmi rapidissimamente a fare qualche cenno di queste varie formule, e
credo che si possa cominciare (per dare un po' di ordine logico a questa rassegna) dalle proposte che divergono pi
profondamente dal testo inizialmente proposto dalla Commissione dei Settantacinque. Quale questa proposta
pi divergente? Allo stato attuale delle cose, mi pare che sia quella dell'onorevole Mortati, il quale propone che la
nomina dei componenti la Corte costituzionale sia fatta dal Capo dello Stato e sia fatta sulla base di designazioni
interne, le quali sarebbero formate da tre gruppi: magistrati, avvocati e professori. L'onorevole Mortati ha dato
spiegazione di questo suo modo di vedere; la Commissione per non ritiene che sia il caso di allontarsi cos
profondamente da quella che stata la soluzione adottata dalla Commissione dei Settantacinque. Mi sembra che
attribuire esclusivamente al Capo dello Stato questa competenza non sia conveniente; viceversa della proposta
dell'onorevole Mortati riteniamo questo: che, in parte, opportuno che anche il Capo dello Stato concorra nella
formazione di questo organo giurisdizionale.
In ordine di divergenza dal punto iniziale, mi pare che come seconda si possa indicare la proposta singolare,
interessante da certi punti di vista, ma un po' personale, dell'onorevole Codacci Pisanelli, il quale, partendo un po'
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dal concetto di voler utilizzare qualche organo esistente - sia pure integrandolo - ha creduto che, una volta
abbandonata l'idea di attribuire questa funzione alla Corte di cassazione a sezioni unite, fosse il caso di far ricorso
alle sezioni unite della Corte dei conti, integrate da altri membri eletti dal Parlamento.
una soluzione, la quale pu avere anche qualche lato interessante; ma la Commissione non ritiene di poterla
accettare. L'onorevole Codacci Pisanelli, per giustificare questa proposta, ha ricordato - ed esatto - che la Corte
dei conti gi attualmente compie un sindacato di legittimit su alcuni degli atti che dovrebbero andare sottoposti
al sindacato della Corte costituzionale, e cio, in particolare, i decreti legislativi.
verissimo, senonch mi pare che questa sia appunto una ragione per escludere la soluzione da lui proposta,
perch potrebbe avvenire questo caso singolare: che la Corte dei conti, in sede di riscontro preventivo su un decreto
legislativo, abbia ritenuto che esso non presenti nulla di incostituzionale. Viceversa, poi, pubblicato questo decreto,
sorga la contestazione e si debba ricorrere al giudizio di legittimit di questo organo che stiamo costruendo.
Anche per questa ragione, quindi, la Commissione non ritiene di poter aderire a questa proposta.
Terza soluzione, la quale si avvicina allo schema proposto dalla Commissione, ma ne diverge alquanto, la
proposta degli onorevoli Lami Starnuti e Preti, i quali vorrebbero che tutta la Corte costituzionale fosse eletta dal
Parlamento. La proposta di questi colleghi si distingue in due aspetti: da un lato che tutti i membri della Corte
siano eletti dal Parlamento e dall'altro, che non vi sia - come era nel progetto iniziale - la disposizione secondo la
quale il Parlamento, nel fare questa elezione, debba scegliere in certe categorie e sulla base di certe designazioni.
Ora, la Commissione in parte accoglie quella che l'idea ispiratrice delle proposte degli onorevoli Lami Starnuti e
Preti, nel senso che ritiene che non sia il caso di limitare eccessivamente la libert di scelta da parte del Parlamento.
La Commissione di avviso che convenga mantenere il criterio delle categorie; ma ritiene che non sia il caso di
conservare la proposta primitiva, che vi siano, cio, anche delle designazioni, che limiterebbero eccessivamente la
scelta.
Giunti a questo punto, vi la proposta dell'onorevole Fausto Gullo che, in parte, si, ricollega a quella dell'onorevole
Lami Starnuti, nel senso cio di togliere le restrizioni: e su ci ho gi risposto. L'onorevole Gullo propone poi che
siano anche modificate le proporzioni delle categorie e, precisamente, egli propone di modificare questo dosaggio
nel senso di stabilire che un quarto soltanto dei membri sia scelto fra i magistrati, un quarto fra gli avvocati e l'altra
met fra i cittadini eleggibili.
La Commissione, dopo avere esaminato le diverse proposte, venuta nella conclusione che convenga adottare il
sistema per cui la nomina d'un organo, investito di una funzione delicata nel meccanismo costituzionale come
quella della Corte costituzionale, non sia attribuito ad un solo ordine o ad una sola classe, ma vi partecipino ordini
diversi: il Capo dello Stato, il Parlamento e il Consiglio Superiore della Magistratura.
In questo senso formulato un emendamento che reca le firme degli onorevoli Conti, Monticelli, Leone Giovanni,
Bettiol, Rossi Paolo ed Avanzini. Esso reca: La Corte costituzionale composta di membri nominati per un terzo
dal Presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento riunito in seduta comune e per un terzo dal Consiglio
Superiore della Magistratura .
Tre dunque sarebbero, secondo questa proposta, gli organi che partecipano alla formazione della Corte
costituzionale. Nel testo originario dei colleghi di cui ho fatto il nome non si indicava il numero dei componenti la
Corte. Ma l'onorevole Nitti, questa mattina, nel suo intervento, ha messo in rilievo questa lacuna. La quale, a dir
vero, poteva anche giustificarsi nel senso che si intendesse con ci che tale numero sarebbe stato determinato dalla
legge. Ma siccome egli ha temuto, in certo senso, delle sorprese, la Commissione venuta nella determinazione di
ovviare all'inconveniente, fissando il numero di quindici membri della Corte.
La Commissione ritiene che si tratti di un numero ragionevole e, pertanto, propone di inserire nel testo
dell'emendamento Conti ed altri questa precisazione.
Il secondo comma di questo emendamento mantiene il principio delle categorie, ma

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abbandona quello delle designazioni, che condurrebbe ad una restrizione eccessiva. Secondo tale comma, dunque, i
membri della Corte costituzionale, da chiunque, s'intende, siano eletti, debbono essere scelti fra le seguenti
categorie: magistrati dell'ordine giudiziario ed amministrativo anche a riposo, professori ordinari di materie
giuridiche delle Universit, avvocati dopo venti anni di esercizio.
A questo punto si metterebbe una formula che abbiamo gi adottata per il Consiglio Superiore della Magistratura,
cio a dire che chi nominato membro della Corte, durante la carica cessa, se iscritto, di far parte degli albi
professionali forensi.
Dopo questa parte, che costituisce il punto centrale dell'articolo che stiamo esaminando, l'emendamento dice:
La Corte elegge il Presidente fra i suoi componenti . E su questo punto non ci sono divergenze. Il Presidente e i
giudici durano in carica... Quanto tempo? Nel progetto iniziale della Commissione si era proposto nove anni. Qui
abbiamo delle suggestioni di varia natura. Da un lato ve n' una radicale, pi divergente, ed quella
dell'onorevole Gullo Fausto, il quale propone che non si fssi un termine determinato, ma si adotti come
determinazione della durata della carica il criterio della legislatura. L'elezione, la nomina dei componenti la Corte,
dovrebbe essere fatta all'inizio di ogni legislatura, e quindi durare per quella legislatura.
La Commissione non crede di poter aderire a questo punto di vista, in quanto fare riferimento alla legislatura
marcherebbe in una forma che non mi sembra conveniente un eccessivo legame fra la Corte costituzionale e il
Parlamento.
Conviene, invece, che la Corte costituzionale assuma la figura di un organo giurisdizionale, che pur essendo in parte
eletto dal Parlamento, tuttavia per la sua funzione si pone come un organo indipendente. Quindi la Commissione
non aderisce a questa idea.
Si detto, d'altra parte, che nove anni sono forse un termine troppo lungo. E a questo riguardo la Commissione
aderisce alla proposta di portarli a sette.
Infine vi l'ultimo comma, che non ha grande interesse; esso dice:
L'ufficio di Presidente o di membro - o giudice - della Corte costituzionole incompatibile con quello di membro
del Parlamento o di un Consiglio regionale, e con ogni altra carica od ufficio indicati dalla legge .
Questo il testo che dopo matura riflessione la Commissione ha ritenuto di poter presentare al voto dell'Assemblea,
e su questo testo essa spera che l'Assemblea potr concordare.
Presidenza del Vicepresidente CONTI
MARTINO GAETANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
MARTINO GAETANO. Signor Presidente l'onorevole Perassi, pure cos accurato, ha dimenticato di menzionare un
mio emendamento, che io penso meritava di essere preso per lo meno in esame, se non in considerazione. Il mio
emendamento, al quale ha aderito quest'oggi l'onorevole Mastino Gesumino, analogo a quello accettato dalla
Commissione, con due differenze:
1) che fissato il numero dei giudici.
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. Lo abbiamo accettato.
MARTINO GAETANO. Il numero fissato nel mio emendamento ora introdotto nell'emendamento della
Commissione, ed lo stesso numero: 15;
2) che c' al quarto comma questa espressione:
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Il Presidente e i giudici durano in carica nove anni e non sono rieleggibili .


Ora, io non posso in questa sede ripetere quello che ho gi detto nel mio discorso sulla Corte costituzionale, e
immagino che l'onorevole Perassi sia informato delle ragioni per le quali io sostenni che la non rieleggibilit dei
giudici della Corte rappresenti una garanzia, alla quale noi non possiamo in nessun modo rinunziare.
Quindi sarei grato all'onorevole Perassi se volesse a questo proposito dire una parola. Penso che sia opportuno non
aderire al concetto della riduzione a sette anni, e che si sancisca il principio della non rieleggibilit per evitare il
conformismo di questo organo, che deve essere giurisdizionale, rispetto al Parlamento, cio all'organo politico di cui
esso , in pratica, l'emanazione.
PRESIDENTE. Prego l'onorevole Perassi di esprimere il parere della Commissione in merito.
PERASSI. Domando scusa all'onorevole Martino della mia dimenticanza involontaria. Io ho ascoltato il suo discorso
durante la discussione generale e l'ho poi letto interamente con molto interesse. Rinnovo perci, tanto pi, le scuse
per questa mia dimenticanza formale. Dico formale, perch sostanzialmente il testo elaborato nel seno della
Commissione, in fondo, ha ripreso varie proposte contenute nell'emendamento dell'onorevole Martino.
Il numero dei membri della Corte sul quale noi ci siamo fissati quello che lo stesso onorevole Martino ha suggerito.
La divergenza rimasta fra il suo testo e quello fatto proprio dalla Commissione si riduce a due punti Il primo
riguarda la frase e non sono rieleggibili . La Commissione l'accetta. Per quanto concerne poi la durata, i nove
anni, che l'onorevole Martino ha ripreso dal testo primitivo della Commissione, noi riteniamo invece che
rappresentano un termine eccessivamente lungo. Quindi la Commissione, come ho detto prima, riduce da nove a
sette anni la durata della nomina e accetta che si aggiunga che i giudici non sono rieleggibili.
AMBROSINI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
AMBROSINI. La mia dichiarazione di voto questa: fra quelli proposti voter l'emendamento che pi riafferma, in
modo tassativo, il carattere giurisdizionale della Corte costituzionale.
Se noi abbiamo accolto il sistema della Costituzione rigida, non possiamo ammettere nessun metodo che si allontani
da questo principio fondamentale. Infatti Costituzione rigida significa avere delle norme di carattere costituzionale
che non possono essere cambiate con norme della legge ordinaria. Ora, se ai membri della Corte costituzionale,
comunque eletti, si attribuisse un compito politico con la possibilit di adeguarsi a quanto il Parlamento ha fatto
con la votazione di norme di carattere ordinario, eventualmente contrarie a quelle di carattere costituzionale,
allora si snaturerebbe l'essenza stessa dell'istituto. Sarebbe assolutamente inutile istituire una Corte costituzionale.
La Corte costituzionale non deve essere politica, giacch deve giudicare, pronunziare il diritto, vedere cio se la
norma della legge ordinaria corrisponde alla norma di carattere costituzionale. Nel caso che non corrisponda,
deve, con criterio giuridico, tirarne le conseguenze.
Naturalmente ci non viola per nulla il diritto dell'organo legislativo supremo, il quale, quando ha da cambiare,
adeguandosi all'evoluzione della coscienza popolare e alle esigenze dei nuovi tempi, quando ha da cambiare le
norme costituzionali, deve seguire la procedura speciale stabilita dalla Costituzione.
Se questo sistema non si seguisse, si verrebbe a sabotare tutto l'ordinamento costituzionale gi approvato sulla base
di un sistema di Costituzione rigida.
Per questi motivi, se verr posto in votazione l'emendamento Mortati, io voter a favore.
PRESIDENTE. Chiedo ai presentatori degli emendamenti se li mantengono.
L'onorevole Castiglia non presente e pertanto il suo emendamento si intende decaduto.
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L'emendamento degli onorevoli Bettiol, Cassiani e Rossi Paolo quello accettato dalla Commissione.
L'onorevole Adonnino non presente e per tanto il suo emendamento si intende decaduto.
L'onorevole Martino Gaetano insiste nel suo emendamento?
MARTINO GAETANO. Insisto sulla parte che concerne la durata della carica. Per il resto il mio emendamento
identico a quello della Commissione.
PRESIDENTE. L'onorevole Caccuri non presente e pertanto i suoi emendamenti si intendono decaduti.
L'onorevole Preti non presente e i suoi due emendamenti si intendono decaduti.
Onorevole Mastino Gesumino, lei ha aderito all'emendamento dell'onorevole Martino Gaetano?
MASTINO GESUMINO. Aderisco con una riserva. Insisto sui nove anni.
PRESIDENTE. Onorevole Lami Starnuti, mantiene il suo emendamento?
LAMI STARNUTI. Lo mantengo.
PRESIDENTE. L'onorevole Merlin Umberto non presente, e pertanto il suo emendamento si intende decaduto.
Onorevole Gullo, mantiene i suoi emendamenti?
GULLO FAUSTO. Li mantengo tutti, perch costituiscono un tutto organico.
PRESIDENTE. Onorevole Mortati, mantiene il suo emendamento?
MORTATI. Lo mantengo per quanto riguarda il punto del principio della nomina da parte del Capo dello Stato.
PRESIDENTE. Onorevole Codacci Pisanelli, mantiene il suo emendamento?
CODACCI PISANELLI. Lo mantengo.
PRESIDENTE. Passiamo ora alla votazione dell'emendamento dell'onorevole Codacci Pisanelli, non accettato dalla
Commissione:
La Corte costituzionale costituita dalla, Corte dei conti a sezioni riunite e integrata da dodici membri eletti dal
Parlamento .
Comunico che stata chiesta la verifica del numero legale dall'onorevole Laconi ed altri colleghi.
Onorevole Laconi, insiste?
LACONI. Ritiro per il momento la richiesta.
MORTATI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
MORTATI. In ordine alla votazione, a me non pare che per una questione cos complessa, in cui si articolano tante
proposizioni, si possa far luogo alla votazione complessiva di tutto un emendamento. Noi abbiamo una serie di
emendamenti che concorrono a formare questa disposizione, che si riferiscono ad elementi diversi. Abbiamo il
numero dei membri, abbiamo la considerazione del modo di nomina, delle elezioni, della durata, della
incompatibilit. A me pare sia pi ragionevole mettere in votazione i singoli emendamenti, ma quando sono
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particolari; oppure si dovrebbe far precedere una votazione di carattere generale circa l'orientamento dei var
emendamenti e poi procedere alle votazioni conseguenti a questo orientamento.
PRESIDENTE. Sono in parte d'accordo con lei; ma le faccio osservare che l'emendamento Codacci Pisanelli si
allontana in modo assoluto da tutte le altre statuizioni che sono state proposte. Io credo quindi che possiamo
intanto votare questo emendamento.
CODACCI PISANELLI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
CODACCI PISANELLI. Secondo il parere della Commissione l'emendamento che pi si discostava dal testo era quello
dell'onorevole Mortati.
PRESIDENTE. Io mi permetto di pensare diversamente. Pongo quindi in votazione l'emendamento dell'onorevole
Codacci Pisanelli cos formulato:
La Corte costituzionale costituita dalla Corte dei conti a sezioni riunite ed integrata da dodici membri eletti dal
Parlamento .
(Non approvato).
Ora possiamo prendere in esame i concetti espressi dall'onorevole Mortati. Egli pensa che non possa esser posto in
votazione un emendamento in tutti i suoi commi, nello stesso momento. Evidentemente l'onorevole Mortati ha
pienamente ragione. Porremo in votazione il suo emendamento, comma per comma, in modo che vi sia la
possibilit per i colleghi di esprimere il loro pensiero sui princip che sono affermati in ogni comma.
Il primo comma :
La Corte costituzionale si compone di quindici membri ordinari e di altrettanti supplenti .
LAMI STARNUTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
LAMI STARNUTI. Chiedo che si voti prima il numero dei membri ordinari e poi quello dei supplenti.
PERASSI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
PERASSI. Per evitare equivoci faccio presente che questa prima parte dell'emendamento Mortati coincide con
quello che la Commissione raccomanda, relativamente al numero dei quindici membri. L'onorevole Mortati per
aggiunge: e altrettanti supplenti . Noi riteniamo che la nomina dei supplenti non sia necessaria. Per
conseguenza preghiamo di non accogliere l'emendamento Mortati su questo punto.
PRESIDENTE. Con la prima votazione non ci occuperemo della classificazione, ma fisseremo il concetto che i membri
della Corte costituzionale sono quindici. Su questo numero l'onorevole Mortati e la Commissione sono d'accordo.
GULLO FAUSTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
GULLO FAUSTO. A me pare che il numero non possa essere votato in questo momento, perch varie sono le
soluzioni circa la composizione della Corte. Qualcuno dice che la met deve essere formata da una particolare
categoria. Come si far a dividere quindici per due?
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Qualcuno dice che un quarto deve essere formato da una particolare categoria. Quindici non divisibile per
quattro; invece divisibile per tre, e coinciderebbe con la proposta della Commissione, che non detto che sia
approvata. Quindi mi pare che la fissazione del numero debba avvenire dopo e non prima.
PRESIDENTE. Onorevole Perassi, quale il suo parere?
PERASSI. L'osservazione dell'onorevole Gullo mi sembra ragionevolissima: quindi, accettiamo.
PRESIDENTE. Porr in votazione la prima parte dell'articolo senza indicazione di numero, e cio:
La Corte costituzionale si compone di membri nominati dal Presidente della Repubblica .
stata chiesta la votazione per appello nominale digli onorevoli Laconi, Silipo, Gorreri, Moscatelli, Musolino, Gullo
Fausto, Landi, Imperiale, Giolitti, D'Amico, Allegato, Buffoni, Pastore Raffaele, Mancini, Pieri.
Procedo alla chiama per constatare la presenza in Aula dei firmatari della richiesta.
(Sono presenti).
UBERTI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
UBERTI. Dichiaro che noi voteremo contro l'emendamento Mortati per la sua esclusivit.
PRESIDENTE. Onorevole Mortati, insiste nel suo emendamento?
MORTATI. Lo ritiro.
FABBRI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
FABBRI. Bisognerebbe che la prima votazione affermasse e contemporaneamente negasse un concetto. Se noi
introducessimo il concetto di nominare in parte i membri della Corte, sapremmo, dal s o dal no, se si ammette la
pluralit delle fonti di nomina, come sembra che la gran parte dell'Assemblea voglia; o se viceversa si vuole
un'eventuale unica fonte, quale suggerita dalla proposta dell'onorevole Mortati. Quindi, se si accetta che siano
nominati in parte, facciamo punto, perch si tratta di un concetto compiuto.
PRESIDENTE. Lei non ha forse avvertito che l'onorevole Mortati ha ritirato l'emendamento e che adesso, passando
al testo redatto dalla Commissione, siamo in grado di porre la votazione sulla base che lei desidera.
FABBRI. Sono d'accordo.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento dell'onorevole Lami Starnuti e altri: i giudici della
Corte sono nominati dal Parlamento. .
LAMI STARNUTI. Chiedo di parlare per un chiarimento sul mio emendamento.
PRESIDENTE. Ne ha afcolt.
LAMI STARNUTI. Il mio emendamento riguardava il secondo comma dell'articolo 127 del progetto, quindi
presupponeva la determinazione delle categorie, qualora la Assemblea voglia stabilire le categorie entro cui la
nomina deve avvenire. Non vorrei che la Assemblea ritenesse che, con l'approvazione del mio emendamento, la
scelta del Parlamento fosse assolutamente libera. Io consento con altri che il Parlamento deve scegliere i giudici
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della Corte costituzionale in determinate categorie: ad esempio, magistrati, avvocati, di guisa che, se l'Assemblea
approvasse il mio emendamento, non riterrei preclusa la discussione e la votazione su quella che ora la prima
parte dell'articolo 127.
LACONI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
LACONI. Mi duole di dissentire dall'onorevole Lami Starnuti, col quale consento nell'emendamento, ma mi pare
che questo modo di votazione sia. pi opportuno. Io potrei dichiarare, perch non si pensi che c' sotto questa
parola qualche intenzione segreta, (Commenti al centro) che non vi da parte mia, e forse del mio Gruppo,
nessuna intenzione di non votare le categorie. Ci si pu benissimo mettere d'accordo. Per, mi pare che saremmo in
grado di determinare con molta maggiore coerenza le categorie fra le quali i giudici devono essere scelti, quando
sapremo la fonte da cui questi giudici devono essere scelti. Se dovesse passare la proposta di diversa origine dei
giudici, mi pare che da questa diversa origine scaturisca necessariamente la diversit delle categorie entro le quali i
giudici dovranno essere scelti. Mi pare che possiamo seguire quest'ordine, tenendo conto del fatto che
nell'Assemblea non c' nessuna corrente importante che sia contraria all'ammissione delle categorie, e che quindi
non si pu prestare questa alterazione dell'ordine formale a nessuna sorpresa.
PERASSI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
PERASSI. Io ricordo che allo stato attuale delle cose il punto di partenza quello che abbiamo detto prima, cio
l'emendamento Martino e altri, nel quale vi un primo comma che si occupa della fonte, ossia chi nomina, nel
secondo comma poi vi l'indicazione delle categorie. Per conseguenza, ritengo che ora dovrebbe mettersi ai voti
l'emendamento Lami Starnuti, il quale si presenta come un emendamento sostitutivo del primo comma del nuovo
testo. Naturalmente, l'emendamento Lami Starnuti lascia impregiudicata tutta la questione delle categorie
previste nel secondo comma.
LAMI STARNUTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
LAMI STARNUTI. La mia dichiarazione stata interpretata dalla Presidenza in modo non del tutto esatto.
Intendevo dire, e l'ho detto espressamente, che l'accettazione del mio emendamento non era preclusiva della
votazione sulle categorie.
PRESIDENTE. Sta bene. Allora, passiamo alla votazione dell'emendamento Lami Starnuti. Avverto che la richiesta di
votazione per appello nominale fatta sull'emendamento Mortati ora mantenuta per l'emendamento Lami
Starnuti.
UBERTI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
UBERTI. Poich noi voteremo l'emendamento proposto dalla Commissione, voteremo contro l'emendamento Lami
Starnuti.
Votazione nominale.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale sull'emendamento Lami Starnuti, di cui do ancora lettura:
I giudici della Corte sono nominati dal Parlamento .
Estraggo a sorte il nome del deputato dal quale comincer la chiama.
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(Segue il sorteggio).
Comincer dall'onorevole Federici Maria.
Si faccia la chiama.
RICCIO, Segretario, fa la chiama.
Rispondono s:
Allegato - Amadei - Arata.
Barbareschi - Barontini Ilio - Bartalini - Bencivenga - Bibolotti - Bitossi - Bocconi - Buffoni Francesco.
Cianca - Cosattini - Costa - Costantini - Cremaschi Olindo.
D'Amico Michele - D'Aragona - De Michelis Paolo - Di Giovanni.
Faccio - Fantuzzi - Ferrari Giacomo - Fietta - Finocchiaro Aprile - Fiore - Fiorentino - Fornara.
Gallico Spano Nadia - Ghidetti - Giannini - Giolitti - Gorreri - Grazi Enrico - Gullo Fausto - Gullo Rocco. Imperiale
-Iotti Nilde.
Laconi - Lami Starnuti - Landi - La Rocca - Longhena - Longo - Lozza.
Magnani - Malagugini - Mancini - Mariani Enrico - Massini - Mastrojanni - Mattei Teresa - Merlin Angelina
-Miccolis - Minio - Molinelli - Momigliano - Montagnana Rita - Montemartini - Morandi - Morini - Moscatelli
-Musolino.
Nasi - Nobile Umberto - Nobili Tito Oro - Noce Teresa.
Paris - Pastore Raffaele - Pertini Sandro - Pesenti - Piemonte - Pistoia - Pressinotti - Priolo.
Ricci Giuseppe - Romita - Rossi Maria Maddalena - Roveda.
Salerno - Schiavetti - Scoccimarro - Secchia - Silipo - Stampacchia - Targetti - Tega - Togliatti - Tomba - Tonello.
Vischioni.
Zanardi.
Rispondono no:
Abozzi - Alberti - Aldisio - Ambrosini - Angelucci - Arcangeli - Avanzini - Azzi.
Badini Confalonieri - Balduzzi - Baracco - Basile - Bastianetto - Bazoli - Bellato - Bellavista - Bellusci - Belotti
-Benedettini - Benvenuti - Bernabei - Bernini Ferdinando - Bertola - Bertone - Bettiol - Bianchini Laura - Bosco
Lucarelli - Bozzi - Brusasca - Bubbio - Bulloni Pietro.
Caiati - Calamandrei - Camangi - Camposarcuno - Canevari - Caporali - Cappa Paolo - Cappelletti - Cappi
Giuseppe - Cappugi - Carbonari - Carboni Enrico - Carignani - Caristia - Carratelli - Caso - Cassiani - Castelli
Edgardo - Castelli Avolio - Cavalli - Cevolotto - Chatrian - Chieffi - Chiostergi - Ciampitti - Ciccolungo - Cimenti
-Clerici - Coccia - Codacci Pisanelli - Codignola - Colombo Emilio - Colonnetti - Conci Elisabetta - Condorelli
-Coppa Ezio - Coppi Alessandro - Corsi - Corsini - Cosattini - Cremaschi Carlo.

144

Del Curto - Della Seta - Delli Castelli Filomena - De Martino - De Mercurio - De Michele Luigi - De Palma - De
Unterrichter Maria - Di Fausto - Domined - Dossetti.
Ermini.
Fabbri - Fabriani - Facchinetti - Fanfani - Fantoni - Federici Maria - Ferrarese - Ferrario Celestino - Ferreri - Firrao
- Franceschini - Fresa - Fuschini - Fusco.
Galati - Garlato - Gasparotto - Geuna - Giacchero - Gonella - Gotelli Angela - Grassi - Gronchi - Guariento
-Guerrieri Filippo - Guidi Cingolani Angela.
Jervolino.
Labriola - Lagravinese Pasquale - La Pira - Lazzati - Lizier.
Inizio pagina: 2654
Magrassi - Malvestiti - Marina Mario - Marinaro - Martinelli - Martino Gaetano - Marzarotto - Mastino Gesumino
-Mastino Pietro - Mazza - Mazzei - Mazzoni - Meda Luigi - Merlin Umberto - Micheli - Monterisi - Montini - Morelli
Luigi - Murdaca.
Nicotra Maria - Notarianni - Numeroso.
Orlando Camillo.
Pacciardi - Pallastrelli - Paolucci - Pastore Giulio - Patrissi - Pecorari - Penna Ottavia - Pera - Perassi - Perlingieri
- Petrilli - Piccioni - Pignatari - Ponti - Puoti.
Quarello - Quintieri Adolfo.
Rapelli - Reale Vito - Recca - Riccio Stefano - Romano - Rossi Paolo - Ruini.
Saggin - Salizzoni - Salvatore - Sampietro - Sardiello - Scalfaro - Schiratti - Scoca - Spallicci - Spataro - Storchi
-Sullo Fiorentino.
Taviani - Terranova - Tessitori - Titomanlio Vittoria - Tosato - Tosi - Tozzi Condivi - Treves - Trimarchi - Tupini
-Turco.
Uberti.
Valenti - Vicentini - Vico - Villabruna.
Zerbi - Zotta - Zuccarini.
Si sono astenuti:
Conti.
Lussu.
Nitti.
Orlando Vittorio Emanuele.
Sono in congedo:
Bergamini.

145

Cairo - Carboni Angelo - Carmagnola - Cavallari.


De Vita - Dugoni.
Ghidini - Gui.
Jacini.
Lizzadri.
Preziosi.
Ravagnan - Rubilli.
Vanoni - Varvaro - Viale.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione nominale. Invito gli onorevoli Segretari a procedere al computo dei voti.
(Gli onorevoli Segretari fanno il computo dei voti).
Risultato della votazione nominale.
PRESIDENTE. Comunico il risultato della votazione nominale sull'emendamento Lami Starnuti:
Presenti .... .290
Votanti . ........286
Astenuti........ 4
Maggioranza ... 144
Hanno risposto s . . .92
Hanno risposto no . . 194
(L'Assemblea non approva).
Si riprende la discussione del progetto di Costituzione della Repubblica italiana.
PRESIDENTE. Passiamo allora al primo comma del testo accettato dalla Commissione:
La Corte costituzionale composta di membri nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo
dal Parlamento, riunito in seduta comune, e per un terzo dal Consiglio superiore della Magistratura .
Intende la Commissione che si aggiunga anche il numero dei componenti?
PERASSI. Lasciamo in sospeso, per ora, la questione del numero.
PRESIDENTE. Sta bene.
LACONI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.

146

LACONI. Allo scopo di evitare il ricorso ad altre procedure formali, propongo di rinviare a domani, in modo che
non possa essere votato questo emendamento, anche perch credo che l'approvazione di questo emendamento sia
un atto letale per la democrazia italiana, e spero che la notte porti consiglio. (Commenti al centro).
PRESIDENTE. Come l'Assemblea ha udito, v' una proposta di rinviare la votazione su questo emendamento.
La pongo ai voti.
(Non approvata).
MAFFI. Allora chiediamo l'appello nominale. (Proteste al centro - Commenti).
PRESIDENTE. Avverto l'Assemblea che se non si raggiunge il numero legale la seduta rinviata a domani
pomeriggio e verremmo a perdere un'utile seduta antimeridiana.
GULLO FAUSTO. Faccio proposta formale che il seguito della discussione sia rinviato a domani.
PRESIDENTE. Pongo in votazione la proposta dell'onorevole Gullo di rinviare a domani il seguito della discussione.
( approvata).

147

3.4.5 Resoconto sommario della seduta antimeridiana del 29 novembre 1947 in assemblea plenaria

ASSEMBLEA COSTITUENTE
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE CONTI INDI DEL PRESIDENTE TERRACINI
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: Seguito della discussione del progetto di Costituzione della Repubblica
italiana.
All'articolo 127 gli onorevoli Bozzi e Persico hanno proposto il seguente emendamento al primo comma dell'articolo
127 del testo Conti, Monticelli, Leone Giovanni ed altri:
Alle parole: dal Consiglio Superiore della Magistratura, sostituire le altre: dalle supreme Magistrature dell'ordine
giudiziario ed amministrativo .
L'onorevole Bozzi ha facolt di svolgere l'emendamento.
BOZZI. Rinuncio allo svolgimento.
PRESIDENTE. L'onorevole Ruini ha facolt di esprimere il parere della Commissione.
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. La Commissione accetta senza altro l'emendamento Bozzi
e Persico.
PRESIDENTE. Gli onorevoli Laconi, Togliatti, Barontini ed altri colleghi hanno presentato il seguente
emendamento:
Al primo comma dell'articolo 127 sostituire il seguente:
I giudici della Corte sono nominati per un terzo dalla Camera dei deputati, per un terzo dal Senato e per un terzo
dalle Assemblee regionali .
L'onorevole Laconi ha facolt di svolgerlo.
LACONI. Ieri ho pregato l'Assemblea di volersi concedere un po' di tempo, per poter riconsiderare attentamente le
proposte sulle quali era chiamata a votare. Mi pare, infatti, che, passando dal progetto originario alla proposta
ultimamente presentata dal Comitato di redazione, sia stato snaturato il carattere fondamentale della Corte
costituzionale. Si passati infatti da un organo, che era definito e configurato come tecnico-politico, ad un organo
che si vuol rendere prevalentemente od esclusivamente tecnico.
L'Assemblea ha gi stabilito, nel primo articolo di questo Titolo, le funzioni che sono deferite alla Corte
costituzionale: mi pare che non vi sia dubbio che queste funzioni non sono unicamente di carattere tecnico, ma
sono, fatalmente, anche di carattere politico. Invito i colleghi a considerare soprattutto che noi abbiamo introdotto
nella Carta costituzionale alcuni princip ed alcuni elementi programmatici entro cui dovranno muoversi le
Assemblee legislative ed i Governi di domani. Vero che vi era una parte considerevole di questa Assemblea
contraria alla introduzione di questi princip nella Carta costituzionale, ma il voto delle maggioranza ha stabilito
questo dato di fatto: che oggi nella nostra Costituzione figurano elementi di orientamento per le Assemblee ed i
Governi di domani. Io mi chiedo: quando domani le Assemblee legislative ed i Governi che succederanno alla
nostra Assemblea ed all'attuale Governo, dovranno muoversi entro la sfera di discrezionalit che loro consentita
148

nell'ambito di quei princip, possibile che un organo giurisdizionale, intervenendo per assicurare le costituzionalit
di questi atti, possa limitarsi unicamente ad un controllo di legittimit e non debba fatalmente sconfinare anche
nel merito? Questo mi chiedo. Quando si vada a stabilire se una determinata riforma di carattere sociale ed
economico rientri negli orientamenti generali tracciati nella Costituzione, si potr dare di questi atti legislativi un
giudizio puramente tecnico o non anche un giudizio che, sia pure involontariamente, debba essere riferito anche
all'orientamento politico e motivato politicamente? Di qui le necessit, riconosciuta dalla Commissione dei
Settantacinque e confermata attraverso dibattiti che durarono oltre un anno, di dare a questo organo supremo
giurisdizionale del nostro Paese una configurazione, che risponda nel contempo alle esigenze di carattere tecnico e
politico. Questo era il nostro intendimento quando configurammo la Corte costituzionale sotto un duplice aspetto:
le demmo s una fonte politica, vero, ma genuinamente democratica; ma le demmo anche una composizione
tecnica, in quanto stabilimmo che i giudici della Corte costituzionale dovessero essere scelti entro determinate
categorie, le quali davano un certo affidamento. evidente che da questa composizione scaturiva per l'Alta Corte
un duplice carattere, rispondente al duplice aspetto della sua funzione giurisdizionale. Ci contenevamo nei limiti
della legalit democratica pi schietta, ma contemporaneamente realizzavamo le garanzie di competenza che,
penso, siamo tutti d'accordo nel ritenere necessarie per una buona composizione dell'organo chiamato a dare
giudizi su una materia cos delicata. Ieri l'Assemblea ha respinto la soluzione che era prevista nel progetto di
Costituzione. Rimaneva, ieri, soltanto dinanzi a noi il progetto ulteriormente elaborato dalla Commissione.
Onorevoli colleghi, io penso che noi dobbiamo mettere le cose nei termini pi chiari. Noi possiamo, dinanzi al
progetto della Commissione, nascondere o mascherare il nostro pensiero e le nostre reali intenzioni parlando di
esigenze tecniche, di combinazioni di poteri, di necessit che gli organi supremi vi siano in qualche misura
rappresentati, ma sta di fatto che attraverso il progetto che stato presentato ultimamente dal Comitato di
coordinamento, i due terzi della Corte costituzionale non hanno se non una indiretta e lontanissima derivazione
popolare: un terzo, anzi, non ne ha affatto, avulso completamente dalla vita del Paese e rimesso alla scelta di un
organo, come il Consiglio Superiore della Magistratura, che non risente in alcun modo della volont popolare. Per
un altro terzo, i membri sono nominati dal Presidente della Repubblica, il quale ha una derivazione
indubbiamente indiretta, e soltanto per un terzo sono rimessi alla scelta delle Camere.
Ora, questa la Corte costituzionale che noi intendiamo preporre al controllo dei supremi poteri dello Stato? In
sostanza, a questa Corte noi abbiamo dato la funzione di interprete della nostra volont di costituenti. Come
possiamo pensare che legittimamente interpretino la nostra volont e giudichino in base alle norme da noi sancite,
uomini che sono eletti dal Consiglio della Magistratura il quale non ha nessuna derivazione popolare? Possiamo
pensare che essi possano interpretare domani quello spirito innovatore che noi abbiamo infuso nella Costituzione? Io
chiedo questo agli amici della Democrazia cristiana
e a tutti coloro che hanno con noi sancito questo principio. Possiamo noi pensare che questo spirito profondamente
innovatore, dal punto di vista sociale ed economico, che noi abbiamo infuso nella Costituzione, possa essere inteso
nel suo significato reale e nella sua reale portata da uomini che siano sottratti completamente a qualunque
elezione popolare, ed anche al pi lontano riflesso delle elezioni popolari? Non credo che questo possa accadere.
per questa ragione che proposi ieri all'Assemblea, a nome del mio Gruppo, che riprendesse in esame il suo
atteggiamento, ed per questa ragione che il mio Gruppo presenta un nuovo emendamento che tende a sciogliere
alcune riserve che hanno forse concorso al voto contrario che l'Assemblea ha dato ieri sulla formula originaria del
progetto. Io penso che, quando ieri l'Assemblea ha votato contro la formula originaria del progetto, vi sia stata
anche presente, in questa votazione, quella corrente regionalistica, che si fatta tanto sentire in una serie di
dibattiti, e che, legittimamente preoccupata di veder chiamato un organo esclusivamente unitario a decidere
anche le controversie fra le Regioni e lo Stato, ha ritenuto di dover respingere la proposta Lami Starnuti per questo
suo carattere. Ma io penso che questa medesima corrente di opinioni, che stata cos decisa in altre occasioni, oggi
si risveglier dinanzi al nostro emendamento il quale rimette, in unione alle Camere, l'elezione dei giudici della Corte
costituzionale alle Assemblee regionali. Attraverso il mio emendamento vengono assicurate, io penso, tre garanzie:
innanzitutto una garanzia di ordine politico generale sulla natura schiettamente democratica dell'organo, e, quindi,
anche una garanzia, direi, di struttura, in quanto vengono pure sodisfatte le esigenze delle diverse regioni. Infine
anche garantita l'esigenza tecnica, in quanto il mio emendamento non preclude in nessun modo la possibilit che i
giudici dell'Alta Corte vengano scelti entro determinate categorie.
Io posso assicurare la Camera che, qualora il nostro emendamento venga approvato, noi non abbiamo niente in
contrario a prendere in considerazione una formulazione sodisfacente, attraverso la quale venga stabilito che i
giudici della Corte costituzionale debbano essere scelti entro categorie qualificate dal punto di vista tecnico.
149

Invito, quindi, la Camera a rendersi conto del fatto che, se noi aderissimo al testo presentato dalla Commissione, noi
compiremmo invece un grave atto di lesa democrazia e creeremmo un organo che non darebbe alcun
affidamento alle forze democratiche di interpretare quell'indirizzo progressivo che noi abbiamo voluto imprimere
al nuovo Stato repubblicano. (Applausi all'estrema sinistra).
PRESIDENTE. L'onorevole Targetti ed altri hanno presentato il seguente emendamenti al testo accettato dalla
Commissione:
Al primo comma, sostituire il seguente:
Il Presidente della Repubblica nomina un terzo dei componenti della Corte, gli altri due terzi sono nominati per
met dalla Camera dei deputati e per met dal Senato della Repubblica .
Al secondo comma, dopo la parola: giudiziario, aggiungere le parole: di grado non inferiore a consigliere di Corte
d'appello .
L'onorevole Targetti ha facolt di svolgere il suo emendamento.
TARGETTI. L'emendamento di cui ha dato lettura il Presidente l'ho presentato a nome mio, e quindi non so se
interpreto anche il pensiero dei miei colleghi di Gruppo che non ho potuto interpellare. Il mio emendamento non ha
bisogno di una larga illustrazione. La votazione che ieri ebbe luogo sull'emendamento Lami Starnuti, dimostra che
la Camera tutt'altro che proclive a demandare la nomina di tutti i componenti la Corte ai due rami del
Parlamento; ma questa manifestazione di volont, contraria all'elezione totale della Corte da parte del
Parlamento, non credo che debba essere interpretata come una contrariet anche ad una larga partecipazione del
Parlamento stesso a tale nomina. per questo che io ho presentato la proposta di attribuire la facolt alla
Camera dei deputati e al Senato di nominare la met dei componenti la Corte costituzionale.
La nomina dell'altra met demandata al Capo dello Stato. Mi sembra inutile confutare quelle obiezioni che da
qualche parte si sentono muovere contro la nomina da parte delle Assemblee legislative di un corpo giudicante, o
di parte di esso.
Queste obiezioni, a parer mio, partono da una errata concezione di quella che deve essere e non pu non essere la
Corte costituzionale. Non si tratta di decidere le modalit della nomina di una magistratura che stia al di sopra
della Corte di cassazione; ma quella della nomina dei componenti un organo che giudica dal lato giuridico, ma
giudicher anche e, forse molto spesso, dal lato politico, la conformit delle leggi alla Costituzione.
Noi abbiamo una Carta costituzionale, che, oltre a stabilire delle direttive nel campo giuridico, stabilisce anche
delle direttive in un campo squisitamente e prettamente politico. Se questo non fosse, non sarebbe sorta a nessuno
l'idea di creare un organo, non dico al di sopra, ma diverso dalla Cassazione. Si fosse trattato soltanto di una Carta
costituzionale che avesse prescritto delle norme la cui violazione non potesse rappresentare altro che la violazione di
norme giuridiche, evidentemente sarebbe venuta a mancare ogni ragion d'essere della creazione di questo ente
diverso dalla Cassazione.
Perch, onorevoli colleghi, la grande maggioranza di noi, cio tutti quelli che hanno votato contro l'emendamento
soppressivo dell'onorevole Nitti, ha ritenuto necessaria la creazione di questa Corte Costituzionale? Senza dubbio
perch stata persuasa dalle ragioni addotte contro la competenza in questa materia della Corte di cassazione. E
non , onorevoli colleghi, che questo atteggiamento, questo modo di apprezzare la questione sia stato influenzato
da una maggiore o minore fiducia che si possa avere nella Corte Suprema. Non lo stato n doveva esserlo,
giacch sarebbe stato un grave errore se nello statuire su quest'argomento, come su tutto quello che si riferisce al
potere giudiziario, ci si fosse fatti guidare da considerazioni, da impressioni relative all'attuale funzionamento
dell'amministrazione della giustizia. La Magistratura, con tutti i suoi difetti - ma anche con tutti i suoi pregi - la
Magistratura perfettibile e dovr migliorarsi e l'opera della giustizia sar all'altezza del compito, quando lo Stato
ne avr riconosciuto sotto tutti i riguardi l'importanza e le esigenze.

150

Io dico, cos per incidenza, che se non ho messo la mia firma all'ordine del giorno presentato dall'onorevole Mastino e
da altri colleghi, stato perch quell'ordine del giorno limitava i voti dell'Assemblea alla questione del trattamento
economico dei magistrati. (Interruzione del deputato Mastino Pietro).
Veda, onorevole Mastino, forse qui sono ben pochi i colleghi che possano aver dato, anche nel passato, prove pi
chiare di quelle che posso aver dato io del convincimento che la Magistratura stata sempre trattata, non soltanto
nel periodo fascista, ma anche nel periodo antifascista, da tutti i Governi che si sono succeduti in Italia, ed anche dal
lato economico, in modo che c' da meravigliarsi che abbia dato, nel suo complesso, quello che ha dato, e non molto
di meno, ed abbia presentato soltanto le manchevolezze che le si possono rimproverare.
L'onest del magistrato stata messa a prove cos dure, da richiedere la virt non dell'uomo comune, ma
dell'asceta. E la grande maggioranza dei magistrati queste virt le ha avute.
Bisogna riconoscerlo, anche se si costretti a deplorare ogni giorno di pi l'atteggiamento, il comportamento di
molti magistrati, specialmente dei gradi superiori, nelle cause di carattere politico. Ma se deve essere approvato da
tutti il voto che la nuova Camera assicuri al magistrato il trattamento economico che gli dovuto, occorre anche
che tutto quanto concerne l'amministrazione della giustizia, dalla condizione dei cancellieri a quella degli ufficiali
giudiziari e degli uscieri; dai locali all'arredamento degli uffici, e via dicendo; tutto deve essere oggetto di solleciti
provvedimenti da parte dello Stato se veramente si vuole assicurare al Paese una giustizia degna della sua nuova
vita. (Applausi).
Chiudendo la parentesi di cui chiedo scusa all'Assemblea, dunque per la natura del compito che a questa Corte
Costituzionale commesso, che l'Assemblea ha ritenuto che i giudizi di sua competenza non possano essere
logicamente demandati alla Corte di cassazione e che legittimino, anzi impongano, la costituzione di questo nuovo
organo.
Se noi dunque riconosciamo che la ragion d'essere di questa Corte Costituzionale sta nella necessit che, dato il
carattere della nostra Costituzione, si eserciti un controllo sullo stesso potere legislativo affinch non vengano
emanate norme che vadano contro i princip giuridici, morali, politici, fondamentali della Carta costituzionale,
bisogna anche riconoscere la necessit che l'organo a cui questo controllo affidato sia, almeno in parte, in gran
parte, emanazione, sia pure indiretta, della volont popolare.
Per l'altro mio emendamento, mi limiter a dire che tende ad escludere la possibilit, sia pure lontana, che venga
nominato a far parte della Corte anche un magistrato all'inizio della sua camera.
PRESIDENTE. Invito l'onorevole Rossi Paolo a pronunciarsi, a nome della Commissione, sugli emendamenti
presentati dagli onorevoli Laconi, Togliatti, Barontini ed altri, e Targetti.
ROSSI PAOLO. Non intendo affermare che gli emendamenti or ora menzionati dall'onorevole Presidente siano poco
chiari, ch
anzi sono limpidissimi; ma, per la verit, si tratta di emendamenti presentati all'ultimo momento. Noi non
abbiamo pertanto avuto agio di esaminarli, perch la Commissione non si riunita.
Poich quindi non siamo preparati a pronunciarci in merito, dobbiamo insistere sul nostro testo, tranne che per
l'emendamento Bozzi e Persico, di natura formale, che viene accolto.

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3.4.6 Resoconto sommario della seduta pomeridiana del 29 novembre 1947 in assemblea plenaria

ASSEMBLEA COSTITUENTE
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TERRACINI
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: Seguito della discussione del progetto di Costituzione della Repubblica
italiana.
Poich sono stati svolti tutti gli emendamenti all'articolo 127, prego la Commissione di esprimere il suo parere.
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. L'onorevole Rossi Paolo ha gi espresso il pensiero della
Commissione questa mattina, dicendo che, per quanto riguarda gli emendamenti pi importanti, che sono quelli
dell'onorevole Targetti e dell'onorevole Laconi, la Commissione non ha potuto convocarsi, non in grado di dire
nulla e si rimette al suo testo, lasciando libera l'Assemblea.
Per quanto riguarda l'emendamento dell'onorevole Bozzi, trattandosi di una sola questione formale, ritengo che
siamo autorizzati ad accettarlo.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, si tratta di passare allora alla votazione. Il primo comma del testo della
Commissione, tenendo conto degli emendamenti accolti, stato modificato nel modo seguente: La Corte
costituzionale composta di membri
nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento riunito in seduta comune e per
un terzo dalle supreme Magistrature dell'ordine giudiziario e amministrativo .
In questo nuovo testo stato dalla Commissione inserito l'emendamento degli onorevoli Persico e Bozzi. Restano
pertanto validi, in confronto al testo dalla Commissione, lo emendamento dell'onorevole Laconi e quello
dell'onorevole Targetti. L'onorevole Laconi ha proposto che i giudici della Corte siano nominati per un terzo della
Camera dei deputati, per un terzo dal Senato e per un terzo dalle Assemblee regionali. L'onorevole Targetti ha
proposto che il Presidente della Repubblica nomini un terzo dei componenti della Corte; gli altri due terzi siano
nominati per met dalla Camera dei deputati e per met dal Senato della Repubblica.
L'emendamento proposto dall'onorevole Laconi ha la precedenza nella votazione, essendo quello che pi si
discosta dal testo della Commissione.
FABBRI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
FABBRI. Dichiaro che voter contro l'emendamento dell'onorevole Laconi, anche per una ragione che direi quasi di
carattere pratico, cio che questa nomina di un terzo da parte dei Consigli regionali mi appare un poco anomala,
nel senso che non mi rendo conto chiaramente come i Consigli regionali dovrebbero partecipare a questa nomina di
un numero di giudici il quale, nella sua totalit, molto probabilmente inferiore al numero dei Consigli regionali.
Quindi occorrerebbe concepire l'insieme dei Consigli regionali come costituente un corpo di per s ed allora la prima
obiezione che viene alla mente quella della presenza del Senato, dove appunto i Consigli regionali hanno una
particolare rifrazione unitaria, tanto che si era pensato di chiamare il Senato: Camera delle Regioni . Se
eventualmente questo terzo fosse rappresentato, per ipotesi, soltanto da dieci giudici o magari da cinque, non
vedo come oltre venti Regioni potrebbero fare questa nomina, se non prendendo degli accordi fra loro. Perch non
pensabile una nomina frazionaria; e allora tutto questo meccanismo di elezione mi pare contrasti appieno con la
natura del Consiglio regionale, che dalla Costituzione viene considerato come un organo che limita la sua
competenza nel campo della Regione, salvo a dare dei rappresentanti al Senato.
152

Ma allora ritorniamo a quella tale idoneit del Senato ed a quella tale obiezione che facevo prima. Mi pare che
questa ragione, d'ordine prevalentemente tecnico, debba far scartare l'emendamento Laconi.
Non sono nemmeno molto entusiasta dell'emendamento Targetti (e lo dico adesso per non ripetere ancora un'altra
volta sullo stesso argomento una dichiarazione di voto) in quanto mi pare che le proposte dell'onorevole Laconi e
dell'onorevole Targetti diano una soverchia importanza alla pretesa esigenza di carattere politico che sarebbe
inerente al funzionamento della Corte costituzionale.
Si detto con molta insistenza che il carattere di questo giudizio tecnico e politico e si preteso di vedere un
pericolo in un difetto, in una scarsit, dell'elemento politico. Io mi pongo da un punto di vista completamente
opposto e considero che, mentre certamente in ogni giudizio da parte di qualsiasi giudice vi sempre, da un punto
di vista generale, un lato tecnico e un lato politico, nel caso particolare di questo giudizio da parte della Corte
costituzionale, il lato preminente nettamente di carattere giurisdizionale.
Questo deve essere l'elemento caratteristico della Corte costituzionale, sia pure con il concorso di quei tali criteri
d'ordine tecnico e d'ordine politico che secondo me sono subordinati all'esigenza primordiale, preminente su tutte le
altre, di una pronuncia giurisdizionale. E non vi nessun implicito pericolo di concessione di strapotere politico alla
Corte costituzionale, nel senso di una menomazione del potere della Camera, in quanto, dal punto di vista politico,
al Parlamento rimane sempre l'ultima parola.
Perch noi non dobbiamo dimenticare quale il carattere peculiare della Corte costituzionale: non gi di
sostituirsi al Parlamento nel senso di negare al Parlamento la facolt di deliberare delle leggi, anche in modifica
della Costituzione. La garanzia che la Corte costituzionale tenuta a dare che quando il Parlamento non
pretende di fare una legge che innovi dei princip costituzionali, ma semplicemente di deliberare leggi ordinarie e
fare l'applicazione di princip non contrastanti con altri gi stabiliti nella Costituzione non incorra in violazioni di
diritto, in violazioni quindi specifiche, che si devono rilevare in un esame comparativo fra la norma costituzionale e
la legge nuova del Parlamento o la legge della Regione. Ora, se noi partiamo dal concetto che questo giudice
debba essere una rifrazione immediata del Parlamento, un portatore di ideologie di maggioranze occasionali,
evidentemente ci avvolgiamo in un giro vizioso, perch tendiamo a dare a questo organo (Corte costituzionale) un
carattere di riproduzione dell'Assemblea e del Parlamento, che esso non deve avere per definizione, altrimenti
cesserebbe di essere un giudice degli atti del Parlamento, mentre deve proprio essere eminentemente un giudice
degli atti del Parlamento e degli atti della Regione che contengano eventualmente una violazione delle leggi
costituzionali.
Se il Parlamento vorr esso modificare la Costituzione, e vorr esso introdurre dei princip in deroga di quelli fissati
nella Costituzione, ricorrendo ai modi previsti per la sua revisione, sar liberissimo di farlo, e nessuna Corte
costituzionale glielo potr impedire.
Compito della Corte costituzionale dunque di emettere una dichiarazione giurisdizionale, che solo
subordinatamente politica e tecnica; dal punto di vista principale deve essere di garanzia dei diritti che
provengono dal rispetto e dalla osservanza delle leggi costituzionali.
In questo senso, scarto completamente l'emendamento Laconi, per le ragioni dette, e non approvo interamente
quello dell'onorevole Targetti, rimettendomi invece al testo formulato ultimamente dalla Commissione, che in
definitiva sar lieto di votare.
MACRELLI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
MACRELLI. Non credo che dal punto di vista pratico sia applicabile l'emendamento dell'onorevole Laconi.
Abbiamo gi discusso su questo tema in altra occasione; comunque, io vorrei ricordare al collega Laconi che esiste
un emendamento presentato dall'onorevole Perassi, come articolo 127-bis, il quale dice: Quando il giudizio avanti
la Corte verte sulla costituzionalit di ima legge regionale o su un conflitto di attribuzioni fra lo Stato ed una
Regione, la Regione interessata ha la facolt di designare una persona, scelta fra le categorie indicate nell'articolo
153

precedente, per partecipare alla Corte come giudice . Penso che l'onorevole Laconi potrebbe accontentarsi di
questo emendamento, sovrattutto perch, ripeto, di difficile applicazione pratica il criterio, da cui egli parte;
vorrei quindi pregarlo di ritirare il suo emendamento.
UBERTI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
UBERTI. Poich siamo favorevoli al testo della Commissione, rinnovo la dichiarazione di voto gi fatta ieri.
Respingiamo tutti gli emendamenti per votare l'articolo, come proposto dalla Commissione nella sua ultima
formulazione, salvo particolari, riguardanti la durata della Corte e l'et dei componenti.
LACONI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
LACONI. Chiedo su questa votazione la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. stata presentata richiesta di verifica del numero legale. Di fronte a questa richiesta non c' che da
procedervi. Faccio peraltro rilevare che ci significa l'intenzione di non attenersi al calendario prestabilito, che tutto
autorizzava finora a credere che si potesse osservare, cio la conclusione dell'esame di questi due Titoli, sulla
Magistratura e sulla Corte costituzionale, entro il mese.
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE, Ne ha facolt.
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. Non so se sia corretto, come prassi parlamentare e come
Regolamento, ma penso che si potrebbe passare a discutere l'articolo successivo, poich tecnicamente esso non offre
la possibilit di grandi controversie.
BOZZI, Sono legati i due articoli.
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. Se vi sono opposizioni, non posso insistere nella mia
proposta.
PRESIDENTE. Credo si possa accedere alla proposta dell'onorevole Ruini, che conforme al Regolamento e che ci
permetter di utilizzare ancora la seduta di oggi per i nostri lavori.
(Cos rimane stabilito).
Passiamo pertanto all'esame dell'articolo 128. Se ne dia lettura.
RICCIO, Segretario, legge:
Quando, nel corso di un giudizio, la questione d'incostituzionalit di una norma legislativa rilevata d'ufficio o
quando eccepita dalle parti, ed il giudice non la ritiene manifestamente infondata; la questione rimessa per la
decisione alla Corte costituzionale.
La dichiarazione d'incostituzionalit pu essere promossa in via principale dal Governo, da cinquanta deputati, da
un Consiglio regionale, da non meno d diecimila elettori o da altro ente ed organo a ci autorizzato dalla legge
sulla Corte costituzionale.
Se la Corte, nell'uno o nell'altro caso, dichiara l'incostituzionalit della norma, questa cessa di avere efficacia. La
decisione della Corte comunicata al Parlamento, perch, ove lo ritenga necessario, provveda nelle forme
costituzionali .
154

PRESIDENTE. Resta inteso, onorevoli colleghi, che rimane sempre aperta la facolt ai membri dell'Assemblea di
presentare ancora emendamenti all'articolo 128, in relazione al risultato delle votazioni che si effettueranno
sull'articolo 127.
BOZZI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
BOZZI. Onorevole Presidente, io sono animato dalla intenzione di far presto, ma in pari tempo dall'intenzione di far
bene. Penso che noi non possiamo discutere dei poteri di decisione di questo organo supremo, se non sappiamo
come l'organo costituito, perch, evidentemente, la composizione della Corte riverbera la sua influenza su quelli
che saranno i poteri di decisione della Corte medesima. Se nella composizione avr la prevalenza, secondo
l'opinione espressa da qualche settore di questa Assemblea, l'elemento politico, i poteri di decisione potranno essere
orientati in un senso; se invece avr la prevalenza l'elemento tecnico-giurisdizionale, i poteri di decisione saranno
diversi. Ho l'impressione che noi discuteremo gli emendamenti senza avere presente questo punto fondamentale,
che costituisce un presupposto.
PRESIDENTE. Le faccio osservare che, se quanto lei ha detto giusto, altrettanto giusto sarebbe il criterio opposto,
e cio che prima bisogna fissare i compiti che si vuole affidare all'organo. certo che sono due posizioni reversibili; ma
poich per il momento non voteremo sull'articolo 128, penso che il semplice esame delle proposte presentate non
venga a pregiudicare le decisioni ulteriori che l'Assemblea dovr prendere.
MASTINO PIETRO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
MASTINO PIETRO. Onorevole Presidente, la sua proposta che si passi senz'altro all'esame dell'articolo 128 mi
sembra assolutamente giusta, ed alle ragioni da lei dette, io mi permetto di aggiungere queste altre, con
riferimento alla possibilit che si passi all'esame dell'articolo 128.
Ha osservato l'onorevole Bozzi che innanzitutto occorre stabilire la fisionomia dell'istituto, cio della Corte
costituzionale. Noi votammo gi l'istituzione della Corte costituzionale, e la votammo dopo averne fissato la
fisionomia, la quale, in sintesi, si pu definire costituita da elementi e criteri di indole giuridica, e da elementi e
criteri di indole politica. Noi sappiamo quindi di gi quale la fisionomia dell'istituto del quale abbiamo stabilita la
nascita. D'altra parte, l'articolo 128, quando lo si esamini nella sua sostanza, d la riprova del modo come si possa
passare se non alla votazione dello stesso articolo, per lo meno al suo esame. L'articolo 128, nella prima parte, dice
che: Quando, nel corso di un giudizio, la questione di incostituzionalit di una norma legislativa rilevata di
ufficio o quando eccepita dalle parti, ed il giudice non la ritiene manifestamente infondata, la questione
rimessa per la decisione alla Corte costituzionale . Ora, questa questione sulla quale noi possiamo discutere,
qualunque sia la fisionomia dell'istituto della Corte.
PRESIDENTE. All'articolo 128 sono stati presentati alcuni emendamenti.
Il primo quello dell'onorevole Mastino Gesumino, del seguente tenore:
Al primo comma, sostituire la prima parte con la seguente:
Quando nel corso di un giudizio, ed entro un anno dalla data d'entrata in vigore di una legge, la questione
d'incostituzionalit di una norma rilevata d'ufficio .
L'onorevole Mastino Gesumino ha facolt di svolgerlo.
MASTINO GESUMINO. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, il mio emendamento di una tale chiarezza che
mi impone l'obbligo di essere brevissimo. Io parto dalla constatazione che ogni controllo giurisdizionale sulla
legittimit costituzionale di una legge impone, come conseguenza necessaria, che qualunque legge nel futuro sar
sottoposta ad una condizione risolutiva: in tanto le leggi che il futuro Parlamento emaner avranno pieno valore, in
quanto la loro efficacia non sia distrutta da una eventuale pronuncia della Corte costituzionale. Quali gravi
155

conseguenze questo dato di fatto pu portare sulla sicurezza del diritto e sulla sicurezza dei rapporti giuridici, che in
conseguenza di una legge si creano e si formano, non vale la pena di ricordare. In base ad ogni disposizione di
legge, e si dovrebbe dire in base ad ogni norma, i cittadini creano, stabiliscono, fissano i loro rapporti contrattuali. Ed
pericolosissimo protrarre per un tempo indefnito la dichiarazione di inefficacia di questi rapporti.
quindi necessario fissare nella Costituzione un termine, entro il quale l'azione di incostituzionalit della legge
debba essere proposta. Altrimenti noi avremo delle leggi che virtualmente saranno sempre annullabili. E questo
inconcepibile in uno stato bene ordinato. Perci il mio emendamento letteralmente dice che l'azione di
disconoscimento della legalit della legge dev'essere proposta entro un anno dalla entrata in vigore della legge
stessa.
Credo che un anno sia un termine sufficiente ed equo, tenuto conto di tutti i fattori in giuoco, ma io non tengo al
tempo: mi rimetto alla Commissione, che potr indicare un termine maggiore o minore. Certo si (e su questo
punto sono d'accordo con me tutti gli autori che si sono occupati della istituzione di questa Suprema Corte
costituzionale) che occorre assolutamente che la facolt suprema che noi concediamo a questo supremo organo sia
limitata nel tempo.
PRESIDENTE. L'onorevole Costa, che oggi non presente, aveva proposto il seguente emendamento:
Al secondo comma, alle parole: da cinquanta deputati, sostituire: da cinquanta membri delle Camere legislative
.
PERASSI. Lo faccio mio; soltanto che, anzich dire da cinquanta membri delle Camere legislative - il che
potrebbe far pensare che siano presi dall'una e dall'altra Camera insieme - basterebbe dire: cinquanta membri di
una Camera .
PRESIDENTE. I seguenti emendamenti sono stati gi svolti:
Aggiungere, in fine, il seguente comma:
Nell'ipotesi di cui al 1 comma di questo articolo la legge dichiarata incostituzionale dalla Corte non si applica alla
controversia.
Martino Gaetano .
Aggiungere il seguente comma:
Il magistrato dovr rimettere gli atti alla Corte di cassazione quando ritenga che le leggi che dovrebbe applicare
siano contrarie alla Costituzione dello Stato.
Mastino Pietro .
L'onorevole Perassi ha presentato il seguente emendamento:
Sostituire all'ultimo comma, alle parole: al Parlamento, le altre: alle Camere .
Ha facolt di svolgerlo.
PERASSI. La ragione della sostituzione evidente: quando in questo testo si us la espressione Parlamento
s'intendeva dire: le due Camere , non le Camere in Assemblea nazionale. Questa era la terminologia corrente
alla data in cui il progetto stato redatto. Allo stato attuale, invece, il Parlamento nel nostro testo ha assunto un
carattere preciso, cio comprende quella che era stata configurata come Assemblea nazionale. Nel caso in esame
opportuno quindi che la decisione della Corte sia comunicata distintamente a ciascuna delle due Camere, perch
l'esame di questa decisione pu essere intrapresa da ciascuna di esse indipendentemente l'una dall'altra. Vorrei
soggiungere che sarebbe opportuno di aggiungere ancora: perch, ove ritenga necessario, provveda nelle forme
costituzionali ; e ci perch sarebbe importante questa comunicazione ufficiale della decisione alle singole
Camere.
156

PRESIDENTE. Segue un emendamento dell'onorevole Condorelli, del seguente tenore:


Dopo le parole: la dichiarazione d'incostituzionalit, aggiungere l'inciso: ove non sia stata pronunziata di ufficio .
L'onorevole Condorelli ha facolt di svolgerlo.
CONDORELLI. Questo emendamento era stato presentato nella ipotesi che fosse stato accolto l'altro da me
proposto all'articolo 126; poich io mi auguravo allora che questa Corte costituzionale potesse per lo meno
dichiarare la incostituzionalit degli atti incostituzionali per eccellenza, quelli inerenti all'usurpazione di potere. In
questo caso era chiaro che la sentenza che venisse dopo diversi mesi, o anche dopo qualche anno, dall'usurpazione
non avesse pi nessuna efficacia.
Ma giacch si ritenuto che la Corte costituzionale non debba intervenire, o per lo meno non sia competente a
dichiarare la eventuale usurpazione dei poteri, cade la ragione del mio emendamento, e perci lo ritiro e non mi
resta che rammaricarmene.
Ma giacch ho la parola, onorevoli colleghi, se vale ancora la pena di indicare qualche inconveniente della nostra
Costituzione, consentitemi che, per scrupolo, ve ne additi uno.
possibile che una legge, ove non venga accettato l'emendamento dell'onorevole Mastino, sia dichiarata
incostituzionale e cessi di avere efficacia dopo anche molti anni dalla sua emanazione? Ed allora, a seconda
dell'importanza di questa legge - e la dichiarazione di incostituzionalit pu riguardare qualsiasi legge - potremo
avere delle vere e proprie assurdit nel nostro ordinamento giuridico.
Normalmente il potere che pu abrogare una legge quello che fa la legge, che ne sostituisce una nuova a quella
abrogata. In questo caso, evidentemente, non cos. La Corte costituzionale pu togliere efficacia ad una legge,
ma non pu farne un'altra. Ed allora avverr che per un periodo di tempo, che non so quanto lungo, rapporti che
possono essere anche fondamentali non saranno regolati da nessuna legge.
Io non voglio presentare nessun emendamento a questo proposito: prego la Commissione ed i colleghi di
considerare quanto ho rilevato, o per lo meno, di chiarirci se se ne sia tenuto conto e come potranno essere ovviati i
pericoli segnalati.
PRESIDENTE. L'onorevole Gullo Fausto ha presentato un emendamento tendente a sopprimere la prima parte
dell'articolo. Non essendo presente si intende che abbia rinunziato a svolgerlo.
L'onorevole Nobile ha presentato il seguente emendamento:
Al secondo comma sopprimere le parole: da non meno di diecimila elettori .
L'onorevole Nobile ha facolt di svolgerlo.
NOBILE. Volevo osservare che per raccogliere diecimila firme bastano oggi anche dieci sezioni di un partito, ed
allora non si sarebbe mai sicuri della validit di una legge.
Pertanto, le stesse osservazioni che test hanno indotto l'onorevole Mastino a proporre che sia messo un termine di
tempo, spingono me a proporre questa soppressione, non potendosi ammettere che appena diecimila elettori
possano infirmare la costituzionalit di una legge.
PRESIDENTE. L'onorevole Bertone ha presentato il seguente emendamento:
Al primo comma, sopprimere le parole: e il giudice non la ritiene manifestamente infondata .
L'onorevole Bertone ha facolt di svolgerlo.

157

BERTONE. Ho gi avuto occasione ieri di accennare ai gravi inconvenienti cui pu condurre la formula del
progetto.
detto in essa che, quando l'eccezione di incostituzionalit sollevata dalle parti ed il giudice non la ritiene
manifestamente infondata, il giudice senz'altro rimette le carte alla Corte costituzionale.
Ora, io mi pongo il quesito: il giudice ritiene l'eccezione manifestamente infondata e prosegue oltre nel proprio
giudizio; ma la parte che ha proposto l'eccezione avr certamente il diritto di appello e, occorrendo, anche il diritto
di ricorrere in Cassazione contro la pronuncia del giudice che ha negato l'esame dell'eccezione di incostituzionalit. E
non escluso che il magistrato d'appello o la Cassazione possano ritenere fondata la eccezione di incostituzionalit
che il primo giudice ha ritenuto infondata, e che investano la Corte costituzionale dell'esame negato dal primo
giudice. Di modo che, per evitare che si protragga ingiustamente, con una eccezione pretestuosa, il giudizio, si va
incontro al pericolo di protrarlo ancora di pi con il giudizio di appello e di Cassazione cui la parte ha il diritto
certamente di adire.
E pertanto io ritengo che sia opportuno non includere nell'articolo la formula se il giudice la ritiene
manifestamente infondata ; ma che senz'altro, quando l'eccezione di incostituzionalit viene rilevata d'ufficio o
proposta dalle parti, immediatamente debba venir sospeso il giudizio e dato corso all'eccezione di
incostituzionalit.
Qualcosa di analogo avviene, onorevoli colleghi, quando viene sollevata dinanzi al magistrato la questione della
giurisdizione, della potest del magistrato. Gli articoli 37, 41 e 368 del Codice di procedura civile regolano
perfettamente questa materia e stabiliscono che, quando l'eccezione venga sollevata d'ufficio o proposta dalle
parti, senz'altro la Cassazione sia investita della questione. E viene anche stabilito un termine breve per la
proposizione della eccezione al Supremo Collegio: trenta giorni.
Se anche noi pertanto, ci regoleremo in tal modo, si giunger assai pi presto alla dichiarazione di Costituzionalit o
di incostituzionalit della norma. Invece con i gravami contro la pronuncia del giudice che ha ritenuto infondata la
eccezione, avremo perduto non dei mesi, ma forse degli anni prima che la questione venga risolta. Parmi pertanto
che sia opportuno uniformarsi a ci che costituisce l'jus receptum nei confronti di una questione analoga come
quella della potest di giurisdizione.
Resti dunque il principio che, una volta sollevata una questione di incostituzionalit, essa venga senz'altro rimessa
alla Corte costituzionale. Del resto, non da pensare che anche le parti possano sollevare con leggerezza una simile
eccezione: la seriet della toga, la seriet del patrocinio legale, ci vietano di pensare ci.
PRESIDENTE. L'onorevole Targetti ha presentato il seguente emendamento:
Al secondo comma, sostituire a cinquanta deputati: cento deputati, e aggiungere cinquanta senatori; sostituire a
un Consiglio regionale: cinque Consigli regionali; sostituire a non meno di diecimila elettori: non meno di
cinquantamila elettori .
Ha facolt di svolgerlo.
TARGETTI. La mia proposta mi sembra non abbia bisogno di essere illustrata. Pu incontrare favore o disfavore, a
seconda del pensiero degli egregi colleghi, ma le argomentazioni che si possono portare per illustrarla sono
facilmente intuibili.
Credo che si debba essere tutti d'accordo nel ritenere che per mettere in moto questo meccanismo tutt'altro che
semplice, si debbano richiedere nell'agente delle condizioni che non attribuiscono un'azione cos importante anche a
chi non abbia autorit per iniziarla. Cinquanta deputati mi sembra che siano troppo pochi. Il nostro Parlamento
risulter, se non erro, di 560 deputati o anche pi. Basterebbe, quindi, una piccolissima quota di deputati per
investire di incostituzionalit qualsiasi legge. Si finirebbe col rendere possibile una specie di sabotaggio dell'attivit
legislativa. Riterrei quindi opportuno che si aumentasse il numero dei deputati, portandolo a cento, e che si
aggiungesse anche il concorso di cinquanta senatori. Soltanto cos mi sembra che si eviterebbero i gravi
inconvenienti di un'eccessiva facilit di esercizio dell'azione.
158

In quanto ai Consigli regionali, nessuno mi accusi di anti-regionalismo se dico che un Consiglio regionale un po'
poco per promuovere un'azione di questa portata. Quindi proporrei che i Consigli, regionali fossero almeno cinque
per poterla iniziare.
Quanto al numero degli elettori, riporter quanto osserv - sia pure al fine di sostenere l'inopportunit di questa
istituzione - l'onorevole Nitti, quando disse che qualsiasi piccolo movimento potrebbe mettere insieme diecimila
firme per provocare questo giudizio di incostituzionalit. Io porterei, quindi, il numero minimo a centomila.
PRESIDENTE. Scusi, onorevole Targetti, centomila o cinquantamila?
TARGETTI. Cinquantamila. Ho detto centomila, perch il mio desiderio sarebbe di andare oltre ai cinquantamila;
ma ormai ho detto, anzi ho scritto cinquantamila.
MASTINO PIETRO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
MASTINO PIETRO. Volevo osservare al collega Targetti ed ho fatto male cercando di dirlo con una interruzione
-che non capisco come praticamente sia possibile ottenere che una Regione possa proporre l'azione di
incostituzionalit di una legge, quando questa incostituzionalit ferisca solamente i suoi interessi; se non trover
altre Regioni le quali accomunino la propria azione con la sua non potr agire avanti la Corte costituzionale. Potr
anche in pratica verificarsi che il diritto eventualmente violato ai danni di una Regione rappresenti un vantaggio
per le altre e quindi praticamente, la proposta dell'onorevole Targetti - ove venisse accolta - si risolverebbe in una
condizione di inferiorit fatta a certe Regioni. (Approvazioni al centro).
PRESIDENTE. L'onorevole Benvenuti ha proposto il seguente articolo 128-bis:
La dichiarazione di incostituzionalit pu essere altres promossa in via principale dal Presidente della Repubblica
ogni qualvolta egli ravvisi nei provvedimenti legislativi, che gli vengono proposti per la promulgazione, disposizioni
inconciliabili con gli ordinamenti costituzionali della Repubblica ovvero con le libert e coi diritti garantiti ai
cittadini dalla Costituzione.
Il Presidente della Repubblica non pu promuovere azione di incostituzionalit oltre i termini di promulgazione
della legge di cui all'articolo 71.
facolt del Presidente della Repubblica di sospendere la promulgazione degli atti per i quali abbia promosso
dichiarazione di incostituzionalit sino a quando non sia intervenuta la decisione della Corte costituzionale.
Gli atti del Presidente della Repubblica di cui al precedente articolo non richiedono la controfirma ministeriale.
Subordinatamente, fermi restando i primi due commi dell'emendamento, sostituire i successivi due commi come
segue:
Ove intervenga, entro i termini di cui all'articolo 71, dichiarazione di incostituzionalit, il Presidente della
Repubblica non d corso alla promulgazione.
Qualora il Presidente della Repubblica non possa promuovere azione di incostituzionalit per mancanza della
controfirma ministeriale di cui all'articolo 95, riconosciuta
al Presidente stesso la facolt di promuovere tale azione a titolo personale negli stessi modi e cogli stessi effetti
previsti dalla legge per gli altri cittadini, organi ed enti a ci autorizzati .
L'onorevole Benvenuti ha facolt di svolgerlo.
BENVENUTI. Onorevoli colleghi, il mio emendamento propone un problema di carattere generale che gi ebbi
l'onore di proporre precedentemente in altra formulazione e che gi ebbe l'onore di una breve delibazione da
parte del Presidente della Commissione dei Settantacinque, onorevole Ruini: il problema dell'atteggiamento del
Capo dello Stato di fronte alle leggi incostituzionali.
159

Mi permetto di ricordare (e mi si consenta questa battuta, direi quasi, di polemica personale coll'egregio Presidente
della Commissione dei Scttantacinque, onorevole Ruini) un passo del suo interessantissimo studio Verso la
Costituente, nel quale, definendo la posizione del Capo dello Stato, quale egli auspicava che fosse configurata nella
nostra Carta costituzionale, specificava: Il Capo dello Stato deve stare sopra il Governo; non pu avere soltanto
un compito simbolico e decorativo, riducendosi ad una finzione giuridica costituzionale. Alla posizione meramente
simbolica va sostituita quella del Capo dello Stato non responsabile dei singoli atti del Governo, ma responsabile
nell'esercizio dei compiti che gli spettano per promuovere gli interessi nazionali e per difendere contro ogni
minaccia la Costituzione e le libert .
Quando ebbi occasione di porre il quesito alla Commissione, in occasione del riconoscimento o meno al Capo dello
Stato del diritto di sanzione, il problema venne appena sfiorato e non fu risolto. Anzi, quando, attraverso un
emendamento, posi il quesito se si dovesse inserire nella Carta costituzionale una menzione espressa del Capo dello
Stato come tutore della Costituzione, l'allora Relatore onorevole Tosato mi rispose che la dichiarazione era
pletorica, inquanto dalla sostanza del nostro sistema costituzionale emerge che il Capo dello Stato effettivamente
tutore della Costituzione della nostra Repubblica.
Io ritengo, onorevoli colleghi, che, nonostante che non sia stato riconosciuto al Presidente della Repubblica il diritto
di sanzione, il Presidente della Repubblica non possa e non debba promulgare leggi anticostituzionali. Infatti qui si
ripropone il vecchio problema: il Capo dello Stato rappresentante del popolo o agente delle Assemblee? Anzi il
Presidente Ruini, con frase drastica, ha posto il problema: il Capo dello Stato commesso delle Assemblee
legislative?
Effettivamente, sotto un aspetto, il Capo dello Stato e deve essere agente del potere legislativo, in quanto d
esecuzione agli atti di tale potere. Ma quando il potere legislativo commette un eccesso di potere, quando il potere
legislativo esorbita dalle facolt riconosciutegli dalla Costituzione, certo che il Capo dello Stato cessa di essere
agente del potere legislativo e deve opporre la propria resistenza, consecutiva all'esame di merito che egli deve
compiere sotto il profilo costituzionale, degli atti esecutivi che gli sono sottoposti. Esame di merito, ripeto, sotto il
profilo costituzionale, non mai per quanto attiene al contenuto politico dell'atto. Tale esame sotto il profilo della
costituzionalit implicito nell'atto della promulgazione: in quanto il Capo dello Stato, in tanto promulga l'atto
legislativo, in quanto stato approvato con quella maggioranza e attraverso quella procedura che la Costituzione
prescrive. Una legge che modifichi la Costituzione richiede una maggioranza e una procedura particolare. A questi
fini, e solo a questi fini, il Presidente della Repubblica deve entrare nel merito della legge ed esaminare se il
contenuto della legge rientri o no fra le leggi che, integrando o modificando la Costituzione, implicano una
particolare maggioranza o un particolare procedimento. Una legge che modificasse la Costituzione e che non fosse
votata con quella particolare procedura e maggioranza, di cui all'articolo che successivamente esamineremo, non
sarebbe una legge, come non sarebbe una legge ordinaria, se non fosse approvata in Parlamento dalla
maggioranza della Camera e del Senato. Certamente il Presidente della Repubblica non dovrebbe promulgarla, e
cos non deve promulgare una legge che, modificando la Costituzione e richiedendo particolare maggioranza, non
possa avere la figura formale di atto legislativo regolarmente approvato. E qui si pone un successivo problema: di
fronte a una legge incostituzionale, non approvata colle maggioranze e colle procedure dovute e quindi non
promulgabile, in quale situazione costituzionale si verrebbe a trovare il Presidente della Repubblica? Io non ritengo
affatto che si debba dare al Presidente la facolt di erigersi a giudice della costituzionalit o incostituzionalit delle
leggi. Ritengo
logica, esatta soluzione conferire al Presidente della Repubblica la facolt di deferimento della legge al corpo
costituzionale. E qui si pone il problema, il vecchio problema della controfirma ministeriale, onorevoli colleghi:
perch contro una legge incostituzionale a nulla vale la facolt concessa al Presidente della Repubblica di rinviare la
legge alle Camere per un nuovo esame perch evidentemente quelle Camera legislativa, quel potere legislativo,
quel Parlamento che intende far promulgare una legge incostituzionale, esprime dal proprio seno un Governo che
certamente non controfirmer in nessun caso la domanda di promozione dell'azione di incostituzionalit. Nessun
Governo si prester a controfirmare la richiesta di decadimento di una legge che esso stesso, attraverso la sua
maggioranza, ha deliberato.
Badate, onorevoli colleghi, questa della mancanza della controfirma ministeriale non una questione sollevata
capricciosamente, a suo tempo, dall'onorevole Domined e da me. Questo problema si imposto ad altri organi
costituenti ogni qualvolta si voluto, entro certi determinati limiti, conferire al Capo dello Stato un potere
autonomo. Sempre in tal caso si dovuto superare il problema della controfirma. Questo problema non riguarda
160

affatto l'obbligo, la necessit democratica della controfirma ministeriale per tutto quanto riguarda gli atti legislativi
ordinari e gli atti di Governo. Quindi avevano torto quei Presidenti della Repubblica francese, cominciando da
Casimir Perier che lamentavano di nulla poter fare senza il permesso del Governo; perch erano semplicemente
autorizzati ad assistere a cerimonie patriottiche, e si vedevano ridotti, secondo la frase di Gladstone, a depositari di
un arsenale le cui armi erano adoperate da altri, o a semplici comparse, ultimi residui del vecchio cerimoniale
dell'Antico regime. Sotto tale profilo quei Presidenti avevano sostanzialmente torto, perch in nessun caso si
potrebbe ammettere che in regime democratico il Presidente della Repubblica possa sindacare il merito di atti
legislativi o di atti esecutivi. Ma qui siamo in un altro campo, siamo di fronte alla necessit di svincolare dalla
controfirma ministeriale quegli atti del Presidente, che tendono ad impedire a un organo dello Stato di esorbitare
dai propri poteri. Quindi si impone la sospensione della promulgazione e il deferimento alla Corte costituzionale.
Sorge qui, diciamolo francamente, un problema morale. Si tratta di evitare una mostruosit giuridica e morale.
Ossia, se il Presidente dovesse, obbligatoriamente, promulgare una legge incostituzionale, arriveremmo a questa
conseguenza: che il Presidente della Repubblica, dopo aver giurato fedelt alla Costituzione, dovrebbe
promulgare un atto incostituzionale sotto pena di esser imputato di violazione della Costituzione. Quindi, dopo
aver giurato fedelt alla Costituzione, il Presidente della Repubblica rischierebbe di essere deferito all'Alta Corte di
giustizia per essersi rifiutato di promulgare la legge violatrice della costituzione da lui giurata. Sarebbe ripeto, una
mostruosit giuridica e morale. Non vedo come si possa ammettere che il Capo dello Stato debba essere
necessariamente prescelto fra uomini capaci di piegare in tal modo la loro coscienza. A meno che si veda un
rimedio nelle dimissioni del Presidente della Repubblica: ma ci porterebbe che proprio nel momento della
maggiore crisi dello Stato, quando cio una maggioranza tende ad imporre leggi contrarie alla Costituzione e alla
libert, si arriverebbe alla decapitazione della Repubblica, in seguito alle dimissioni del suo capo.
Onorevoli colleghi, noi dobbiamo costruire un edificio repubblicano che sia saldamente difendibile, anche e
soprattutto sul piano morale. Il mio emendamento svincola il Presidente dalla controfirma ministeriale per questo
particolare atto: la promozione dell'azione di incostituzionalit. Io escludo che il sacro canone della controfirma
obbligatoria non possa essere superato. La Costituzione austriaca, alla cui elaborazione ha partecipato un uomo
come Kelsen, ha esentato dalla controfirma alcuni atti. La Costituzione finlandese esenta dalla controfirma lo
scioglimento della Camera. Simili disposizioni contenevano le Costituzioni lettone ed estone. Ma se non si dovesse
superare questo sacro canone, permettetemi di prospettare per lo meno, che al Presidente della Repubblica,
individualmente, sia data la facolt che abbiamo data a diecimila cittadini irresponsabili. Non si metta il
Presidente della Repubblica nel tragico dilemma di coscienza di dovere o promulgare l'atto incostituzionale o
mettere in crisi lo Stato colle sue dimissioni, senza che a lui sia dato rimedio alcuno. chiaro che la posizione dei
comuni cittadini ben diversa. Se essi, raccolti in un certo numero, sono contemplati come soggetti attivi dell'azione
di incostituzionalit, a maggior ragione tale facolt deve essere riconosciuta al Presidente della Repubblica che
con la sua promulgazione d vita ed efficacia ad
atti che possono ferire i princip fondamentali della democrazia e della libert. Mettiamo il Presidente in condizioni
di poter difendere costituzionalmente la sua reazione morale. in nome di questa reazione morale, che deve
accomunare il cittadino e il capo dello Stato, che mi permetto di raccomandare all'approvazione dell'Assemblea il
mio emendamento. (Applausi al centro).
PRESIDENTE. L'onorevole Arata ha presentato il seguente emendamento:
Sopprimere il primo e il secondo comma.
Sostituire al terzo comma la seguente formulazione:
Quando la Corte dichiara l'incostituzionalit di una norma questa cesser di avere efficacia. La decisione della
Corte comunicata al Parlamento perch, ove lo ritenga necessario, provveda nelle forme costituzionali .
Ha facolt di svolgerlo.
ARATA. Voglio dire due parole soltanto, che mi sono suggerite da questa osservazione: in sostanza, i primi due
commi dell'articolo 128 attengono essenzialmente alla procedura. Infatti, nel primo comma previsto un caso - uno
dei tanti - in cui pu sollevarsi una questione di incostituzionalit. Il secondo comma vuol regolare la legittimazione
attiva nella procedura da stabilirsi per le dichiarazioni di incostituzionalit. Siamo dunque nel campo centrale
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della procedura. Il terzo comma, invece, ha carattere sostanziale, in quanto riguarda e regola gli effetti della
dichiarazione di incostituzionalit.
mio sommesso avviso, pertanto, che le disposizioni contenute nei primi due commi ben possono essere dettate
dalla legge, mentre quella del terzo dev'essere contenuta nel testo costituzionale.
Il mio emendamento ha relazione inscindibile con quello, che ho contemporaneamente presentato, all'articolo 129,
in cui chiedo che la legge, oltre che regolare i conflitti di attribuzione, regoli anche le azioni di incostituzionalit; cio
anche la procedura, ed ho presentato entrambi, perch, ripeto, penso che sia conveniente non addentrarci ora in
problemi di carattere esclusivamente procedurale, ma. lasciare questa parte alla legge, la quale stabilir come
potranno sorgere e come dovranno essere avviate le questioni di incostituzionalit, stabilendo chi sar legittimato a
proporle ed in quali termini potranno essere svolte.
PRESIDENTE. L'onorevole Bertone ha presentato un secondo emendamento del seguente tenore:
Sopprimere nel secondo comma le parole: da un Cqnsiglio regionale, e far seguire il seguente alinea:
Per le leggi riguardanti le Regioni, la dichiarazione di incostituzionalit deve essere promossa da almeno tre
Consigli regionali, se la disposizione riguarda genericamente le Regioni, o dal Consiglio regionale della Regione a cui
limitata la disposizione .
Ha facolt di svolgerlo.
BERTONE. Penso che sia opportuno togliere dal secondo comma dell'articolo 128 la parte che riguarda il diritto di
reclamo della Regione, perch questo comma, in quanto regola le opposizioni che vengono fatte o da 50 deputati
o da 50 mila elettori o da altri enti ed organi autorizzati dallo Stato, vuole riferirsi evidentemente alla legge, che
riguarda la intera nazione.
Ora quando si introduce in questa disposizione la frase, che l'opposizione pu essere fatta anche da un Consiglio
regionale, si viene a creare il dubbio che un Consiglio regionale possa fare opposizione ad una legge, che riguarda
l'intera nazione.
Non per nulla poco fa c' stato un piccolo dibattito fra l'onorevole Targetti e l'onorevole Mastino Pietro. Questi
osserva giustamente che non occorre, quando si tratta di interessi, che riguardano una Regione, il consenso di pi
Regioni per promuovere la dichiarazione di incostituzionalit; perch quelle altre Regioni pptrebbero anche non
aderire all'iniziativa, che non le riguarda. Appunto per questo necessario separare la parte che riguarda la
Regione, dalla parte che riguarda la nazione in generale. E per questo il mio emendamento deve essere completato
in questo senso: togliere dal secondo comma le parole da un Consiglio regionale e facendo seguire il comma da
un alinea, quello letto, cio: Quando la disposizione di legge riguarda genericamente le Regioni ecc.... .
Pu esserci una disposizione di legge che riguarda le Regioni in generale. Ed allora non giusto che una sola
Regione possa impugnare di incostituzionalit la disposizione; se ne richiedano almeno tre. Se viceversa la
disposizione impugnata riguarda solo una Regione giusto che essa possa da sola proporre il reclamo.
Mi pare che questa distinzione sia perfettamente ragionevole e possa essere accolta dalla Commissione e dalla
Camera.
FABBRI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
FABBRI. Vorrei osservare all'amico onorevole Bertone: l'ordinamento regionale, che voi della Democrazia cristiana
avete voluto, o lo rispettate o non lo rispettate. Perch ci pu essere un'unica Regione, la quale, avendo fatto per
conto suo una legge che ha applicazione nell'ambito regionale in una determinata materia (mentre le altre
Regioni non hanno fatto una analoga legge), quella sola Regione abbia interesse a difendere la costituzionalit
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della sua propria legge regionale, che vede pregiudicata da una disposizione di ordine generale successiva. O
l'autonomia legislativa regionale la disconoscete, come io sarei propenso a fare (Rumori al centro), tanto che non
volevo dare il potere legislativo alla Regione, o, una volta che l'avete ammesso e sanzionato, bisogna che abbiate il
disagio di essere coerenti e di rispettare l'autonomia legislativa anche di una singola Regione.
BERTONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
BERTONE. Se la legge viene a ferire soltanto quella Regione, rientra perfettamente nel mio emendamento che
quella Regione abbia diritto di far reclamo contro la legge: ma se la legge riguarda gli interessi di tutte le Regioni,
non giusto che una sola Regione possa insorgere contro una legge di ordine generale.
PRESIDENTE. Tutti gli emendamenti all'articolo 128 sono stati svolti.
L'onorevole Rossi Paolo ha facolt di esprimere il parere della Commissione.
ROSSI PAOLO. Posso rispondere brevissimamente.
Gli emendamenti Costa e Perassi sono di semplice chiarificazione e la Commissione li accetta subito e volentieri. Si
intende che debbono essere cinquanta membri del Parlamento, deputati o senatori, e che la somma di venticinque
deputati e venticinque senatori non pu giungere allo stesso effetto. Ci vogliono cinquanta deputati, o cinquanta
senatori.
L'eccezione dell'onorevole Condorelli, relativa al problema della vacatio legis, in caso di annullamento da parte
della Corte costituzionale, ha preoccupato la Commissione, ma abbiamo superato le incertezze con questo
dilemma: o la legge annullata una legge completamente nuova, ed allo stesso modo in cui si potuto andare
avanti per lungo tempo senza la legge, si potr proseguire ancora per qualche tempo, in attesa che il Parlamento
rifaccia la legge in termini corrispondenti alla Costituzione; o la legge semplicemente novativa di disposizioni che
esistevano in precedenza e si rimarr all'antico...
CONDORELLI. Ma ci sar stato troppo intervallo!
ROSSI PAOLO. L'horror vacui che impressiona l'onorevole Condorelli, non pare che debba sgomentare: si potr
sempre tirare innanzi per qualche tempo come si andati avanti per tanti anni.
L'onorevole Nobile vuole sopprimere l'inciso riguardante i diecimila elettori. Questo emendamento verr
esaminato con la proposta dell'onorevole Targetti, che della stessa portata.
L'onorevole Bertone ritiene opportuno sopprimere la disposizione relativa ad un controllo preliminare del giudice:
egli teme di vedere una eventuale eccezione di incostituzionalit portata attraverso giudizi, che possono durare
due o tre anni, dal giudice di primo grado fino alla Corte di Cassazione. un'obiezione seria, tanto che abbiamo
pensato se non si potesse mutare la disposizione attuale: se il giudice non la ritiene manifestamente infondata ,
con quella, non ignota al nostro linguaggio giuridico e pi drastica ancora: se il giudice non la ritiene temeraria ,
per escludere vieppi che il giudice possa respingere eccezioni che poi risultino non infondate.
Comunque abbiamo pensato che stabilire nella legge di attuazione tutto un complesso regolamento di
competenza, sarebbe diffcile e gravoso. Meglio sopportare, rara ipotesi, che, talora, una eccezione ritenuta
manifestamente infondata da un primo e da un secondo giudice, sia, poi, in terzo grado, accolta. Gli inconvenienti
evidentemente ci sono; il minore sembra quello di conservare il testo della Commissione.
All'emendamento Targetti vorrei rispondere sullo stesso tono del suo intervento. discutibile se la cifra di cinquanta
sia sufficiente, ma anche la cifra di cento potrebbe essere insufficiente. Tanto vale l'una, sostanzialmente, come
l'altra. Un gruppo di cinquanta deputati d garanzia di seriet... o vogliamo sperarlo.
Quanto alla proposta d'attribuire il diritto d'impugnativa a cinque Consigli regionali, in luogo di un Consiglio
regionale soltanto, come previsto nel progetto, valga per l'onorevole Targetti la ragione che opporr fra un
163

momento ad altri colleghi e che stata svolta brillantemente dall'onorevole Mastino Pietro: pu darsi che una
legge turbi gli interessi
legittimi di una sola Regione e che una sola Regione abbia motivo d'impugnazione.
Mi si dice - e vengo con ci al secondo emendamento Bertone - che si potrebbe introdurre una norma la quale
distingua fra leggi che riguardino tutte le Regioni e leggi che riguardino una sola Regione. Io mi permetto di rilevare
che questa distinzione incerta e diffcile. Una legge pu colpire indirettamente una sola Regione, pur senza
riguardare nominativamente quella Regione; pu essere una legge che abbia l'apparenza d'una legge di carattere
nazionale, ma, di fatto, interessare o colpire una Regione soltanto. Supponiamo che si emetta una legge relativa alle
saline e che la sola Sardegna abbia delle saline; supponiamo che si faccia una legge relativa ai pascoli montani o ai
laghi sopra i duemila metri. In questi casi, la sola Sardegna, o la sola Val d'Aosta, avrebbero interesse
all'impugnazione. Secondo l'emendamento Bertone si risponder alla Regione interessata: non puoi impugnare il
provvedimento se non trovi altre quattro Regioni che ti fiancheggino, perch queste leggi non riguardano solo la
Sardegna, o la Val d'Aosta, ma tutte le possibili saline, tutti i possibili pascoli alpini, tutti i possibili laghi a duemila
metri, anche se non risulta in questo momento che vi siano pascoli o saline o laghi montani in altre regioni che non
siano la Sardegna o la Val d'Aosta.
Non mi pare, quindi, che possa introdursi questa limitazione, n secondo la formula Bertone, n, meno ancora,
secondo quella dell'onorevole Targetti, al quale faccio rilevare, come mi osserva in questo momento l'onorevole
Perassi, che la legge impugnabile pu anche essere una legge regionale.
All'onorevole Mastino Gesumino, che mi pare riproduca un emendamento gi svolto sostanzialmente
dall'onorevole Martino Gaetano, rispondo che il problema della certezza della legge stato preso in esame. Tutti ci
rendiamo conto che sarebbe bene che in un determinato momento si sapesse quale la legge e non ci fosse
possibilit di impugnazione. Ma ridurre la possibilit di impugnazione ad un anno pu creare dei pericoli.
MASTINO GESUMINO. Per quanto riguardava il termine io mi rimettevo alla Commissione.
ROSSI PAOLO. Onorevole Mastino, non questione di un anno, due anni o sei mesi: la questione rimane
qualunque sia il limite di tempo; n un termine breve assicura la certezza del diritto, n un termine lungo
garantisce da eventuali iniquit.
L'onorevole Benvenuti ha toccato un punto delicato, e molto elevatamente, quando ha sostenuto l'opportunit
che al Capo dello Stato sia consentito il diritto di denunciare alla Corte costituzionale la incostituzionalit di una
legge, decreto, o provvedimento, che sia presentato alla sua firma dal Capo del Governo. Ma qui cominciano a
nascere dubbi gravi: il Capo dello Stato verrebbe posto nelle condizioni di litigante, dal suo altissimo soglio
scenderebbe al grado di un ricorrente. Supponiamo che la Corte costituzionale gli dia torto; dove va il prestigio del
Capo dello Stato? A me sembra che garanzie ci siano gi nel sistema che abbiamo cercato di creare. La prima
garanzia questa: il Capo dello Stato non , nella nostra concezione, un amanuense, non ha una mano meccanica
che deve necessariamente firmare, senza un altissimo sindacato, tutti i provvedimenti che gli vengono portati nella
cartella di marocchino per la sua sottoscrizione. Il Capo dello Stato esaminer i provvedimenti che il Governo gli
sottopone, compir un'indagine di costituzionalit e ricuser la firma ai decreti ed alle leggi incostituzionali,
provocando la crisi ministeriale, se del caso.
Nel testo definitivo c' una disposizione che non era nel progetto di Costituzione e che stata introdotta con un
articolo aggiuntivo, l'articolo 72. Per quanto riguarda i decreti e le altre disposizioni, il Capo dello Stato pu anche
non firmare. Per le leggi invece un'altra questione; perch le leggi deve firmarle e promulgarle, ma, per l'articolo
72...
BENVENUTI. Questo non serve a niente.
ROSSI PAOLO. Ma come se il ricorso fosse gi stato prodotto e la Corte lo avesse gi accolto. Che cosa fa la Corte
costituzionale di fronte ad una impugnativa? Se dichiara che la legge incostituzionale, la rimette al Parlamento
per nuova deliberazione; quindi il Capo dello Stato fa gi da solo, per l'articolo 72, quello che nel caso pi
164

favorevole potrebbe fare la Corte costituzionale, e ci senza creare un conflitto e subire un'umiliazione nel caso che
la Corte costituzionale respingesse il reclamo.
CONDORELLI. Ci vuole la maggioranza parlamentare!
BENVENUTI. Ed necessaria la controfirma.
ROSSI PAOLO. Allora, non ci comprendiamo. Non vedo in che cosa consista l'argomento dell'onorevole Benvenuti.
Pu, o non pu il Presidente della Repubblica rinviare la legge alle Camere per un nuovo esame?
BENVENUTI. Non pu, senza il permesso del Governo, essendo il Governo, che ha una maggioranza parlamentare,
che deve dare la sua controfirma. Questa la verit: il Presidente della Repubblica deve firmare qualsiasi cosa.
CONDORELLI. Abbiamo fatto un regime di Assemblea! (Commenti).
BENVENUTI. Avremo lo stesso regime di Vittorio Emanuele III, contro il quale abbiamo combattuto per tanti anni!
Il Presidente della Repubblica commetter gli stessi sconci che ha connesso Vittorio Emanuele III: non pu farne a
meno!
CONDORELLI. Vittorio Emanuele III vi era obbligato! (Commenti).
ROSSI PAOLO. Abbrevio. La Commissione gravemente preoccupata che la Corte costituzionale possa sconfessare il
Capo dello Stato. Questo il motivo preminente per cui non crede di poter aderire all'emendamento Benvenuti.
L'emendamento dell'onorevole Arata ragionevole, senza dubbio. Ma bisogna che l'Assemblea assuma
interamente la sua responsabilit. Si vuole delegare al legislatore futuro, si vuole rimettere alla legge ordinaria tutta
questa delicata e complicata procedura, l'arbitrio di stabilire chi possa impugnare le leggi e i decreti, se una
Regione, o tre, o cinque Regioni; diecimila o cinquantamila cittadini; cinquanta o cento deputati? Si vuole
rimettere tutto ci alla futura Assemblea? Facciamolo, se credete. Dal punto di vista sistematico la vostra
Commissione non avrebbe nulla in contrario ad accogliere il criterio dell'onorevole Arata. una questione di
responsabilit dell'Assemblea. Se l'Assemblea decide di doversi spogliare di questa prerogativa, la Commissione si
pu anche rimettere.
Concludo: manteniamo il testo originario, respingendo tutti gli emendamenti.
TARGETTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
TARGETTI. Io non posso dolermi di non essere stato bene interpretato. Ma mi debbo dolere di non essermi saputo
esprimere: se si fosse trattato di un esame, meriterei la disapprovazione in iscritto e in orale, perch questo difetto
di chiarezza lo riscontro sia nel testo dell'emendamento, sia in quello che ho detto per illustrarlo.
Il mio concetto era questo: da una parte affermare un principio indiscutibile, cio il diritto di ciascuna Regione di
promuovere questa speciale azione in tutti i casi in cui una legge ledesse gli interessi specifici della Regione stessa. Al
tempo stesso intendevo dire che, come si d il diritto, secondo il progetto a cinquanta e secondo la mia proposta a
cento deputati uniti a cinquanta senatori, come si d il diritto a centomila elettori di agire in via principale contro
l'incostituzionalit di una legge, lo stesso diritto si debba dare non ad un Consiglio regionale, ma a cinque Consigli
regionali.
Sicch, secondo il mio convincimento, ogni Regione potrebbe dolersi di qualsiasi legge che ledesse i suoi interessi,
mentre soltanto cinque Consigli regionali uniti potrebbero sostituirsi ai cento deputati e cinquanta senatori, ai
centomila elettori, e potrebbero agire in nome di un interesse che non sia particolare di una singola Regione, ma
che sia genericamente ritenuto contrario alle norme costituzionali.
Questo era il mio concetto. Io credo quindi che su ci si possa essere d'accordo anche con l'onorevole Mastino Pietro.
165

MASTINO PIETRO. Chiedo di parlare.


PRESIDENTE. Ne ha facolt.
MASTINO PIETRO: Non c' dubbio che ella, onorevole Targetti, abbia voluto dare al suo emendamento il
significato al quale ora ha accennato, ma devo rilevare che con la sua insistenza nella tesi gi svolta e che gi
stata formulata, con precisione di termini, nell'emendamento dell'onorevole Bertone, non ha per ancora dato
risposta al Relatore onorevole Rossi. Egli ha invitato lei e l'onorevole Bertone a considerare l'ipotesi - che
normalissima - che una legge apparentemente estranea ad una data Regione, di fatto invece, per quella specie di
circolazione di sangue che si verifica fra le Regioni tutte nella vita nazionale, la riguardi e ne colpisca gli interessi. La
Regione colpita non potr, da sola, appellarsi alla Corte costituzionale.
Se c' quindi un dubbio da chiarire, onorevole Targetti, ella avrebbe potuto farlo dando risposta all'ipotesi
formulata dal collega onorevole Rossi: all'ipotesi cio di una legge che apparentemente riguardi solo una data
Regione, ma di fatto e sostanzialmente invece riguardi anche le altre.
PRESIDENTE. Onorevole, Mastino, non assuma il ruolo dell'onorevole Rossi: l'onorevole Rossi ha ben compreso ed ha
creduto di rispondere nel modo con cui ha risposto.
MASTINO PIETRO. Onorevole Presidente, io mi riferisco a quanto ha detto l'onorevole Rossi non perch egli abbia
bisogno d'un mio aiuto, ma perch, riferendomi a quanto ha detto, non ho bisogno di ripeterne gli argomenti.
BERTONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
BERTONE. Desidererei sapere se l'onorevole Targetti sarebbe disposto ad aderire all'emendamento da me
presentato in relazione al numero dei Consigli regionali che possono avanzare ricorso alla Corte costituzionale,
rinunziando conseguentemente alla sua formulazione.
TARGETTI. Non posso aderirvi, perch non corrisponde esattamente al mio concetto.
PRESIDENTE. Prego l'onorevole Mastino Gesumino di dichiarare se intende conservare il proprio emendamento.
MASTINO GESUMINO. Lo mantengo.
PRESIDENTE. Sta bene. Gli emendamenti degli onorevoli Costa e Perassi sono stati accolti dalla Commissione.
Gli onorevoli Martino Gaetano e Gullo Fausto non sono presenti e pertanto i loro emendamenti si intendono
decaduti.
Onorevole Mastino Pietro, mantiene il suo emendamento?
MASTINO PIETRO. Lo mantengo, sostituendo per, alle parole Corte di cassazione , le parole Corte
costituzionale .
PRESIDENTE. Sta bene.
Onorevole Bertone, lei ha due emendamenti; li mantiene tutti e due?
BERTONE. S, tutti e due.
PRESIDENTE. Onorevole Nobile?
NOBILE. Lo mantengo.
166

PRESIDENTE. Onorevole Arata?


ARATA. Lo mantengo.
PRESIDENTE. Onorevole Targetti?
TARGETTI. Lo mantengo.
PRESIDENTE. Allora resta inteso che questi sono gli emendamenti sui quali voteremo nella seduta prossima, salvo
altri emendamenti in conseguenza della votazione sull'articolo 127.
Per intanto, poich vi un emendamento proposto dall'onorevole Perassi come articolo 127-bis, sempre connesso
alla materia in esame, pregherei l'onorevole Perassi di svolgerlo senz'altro.
L'emendamento del seguente tenore:
Quando il giudizio avanti la Corte verte sulla costituzionalit di una legge regionale o su un conflitto di
attribuzioni fra lo Stato ed una Regione, la Regione interessata ha la facolt di designare una persona, scelta fra le
categorie indicate nell'articolo precedente, per partecipare alla Corte come giudice .
L'onorevole Perassi ha facolt di svolgerlo.
PERASSI. Le considerazioni che hanno suggerito questo emendamento sono due: una di ordine contingente, si
pu dire, ed data dal fatto che lo Statuto della Sicilia prevede la creazione di un'Alta Corte avente funzioni
analoghe a quelle della Corte costituzionale che stiamo costruendo; Alta Corte la quale sarebbe costituita, secondo
un criterio paritetico, di sei giudici nominati in parti uguali dallo Stato e dalla Regione.
Io non voglio anticipare il problema delicato circa l'atteggiamento che l'Assemblea Costituente potr assumere
quando sar chiamata ad esaminare il progetto di legge costituzionale concernente l'ordinamento della Sicilia, per
inquadrare quello che stato fatto nella Costituzione, cos come risulter. In quell'occasione l'Assemblea Costituente
esaminer tutto l'insieme del problema.
Ritengo personalmente che sar difficile che l'Assemblea Costituente arrivi ad ammettere che esista una Corte
italo-siciliana. Quella forma di Corte uscita nel progetto siciliano, che era l'unico in quel momento. Non ritengo
che si possa adottare la stessa soluzione per tutte le Regioni, una volta che si crea la Corte costituzionale per tutto lo
Stato. E infatti possiamo gi dire che da parte della Consulta sarda, la quale elabor uno schema di ordinamento
per la Sardegna, non si pensato di istituire qualche cosa di analogo anche per la Sardegna. Quindi, ho
l'impressione che l'Assemblea Costituente aderir al concetto che la Corte costituzionale debba essere unica.
E allora sorge un'altra questione, ed di vedere se non sia il caso che per taluni giudizi le Regioni siano chiamate in
un certo senso a partecipare alla formazione della Corte costituzionale. A questo riguardo vi l'emendamento
Laconi, il quale prevede che alle elezioni di una certa quota di giudici siano chiamate a concorrere, insieme con le
Camere legislative, anche le Assemblee regionali.
Gi la Commissione mi pare che si sia pronunciata in senso non favorevole a questa soluzione.
L'articolo aggiuntivo che io propongo parte da un'altra considerazione, che questa: che sia opportuno, quando in
un certo giudizio concreto sia in discussione una legge regionale di una certa Regione o un conflitto fra una certa
Regione e lo Stato, che la Regione possa designare una persona che partecipi alla Corte in qualit di giudice. Non
che sia un rappresentante della Regione. Tutti sono giudici sullo stesso piede; anche chi designato dalla Regione
non detto che necessariamente debba sposare la causa della Regione, perch giudice e sar quindi libero nel
suo giudizio. Per l presenza di questa persona cos designata ad hoc pu essere utile.
Riguardo a quella che pu essere stata l'origine di questa disposizione, io ricordo che una disposizione simile esiste
per la Corte di giustizia internazionale. Secondo lo statuto di quella Corte, quando in causa un certo Stato che non
abbia un suo giudice fra i giudici ordinari della Corte, detto Stato autorizzato - ha facolt, quindi, non
167

obbligo - di inviare una persona che ai fini del giudizio concreto parificata agli altri giudici e partecipa al
giudizio.
Mi sembra che questa soluzione possa essere accolta anche nel caso nostro, dando cos una certa sodisfazione a
quella idea che ha ispirato anche l'emendamento dell'onorevole Laconi.
PRESIDENTE. Non so se l'onorevole Rossi Paolo voglia esprimere il pensiero della Commissione sull'emendamento
dell'onorevole Perassi.
ROSSI PAOLO. La Commissione accetta la formulazione proposta dall'onorevole Perassi.
PRESIDENTE. E allora, onorevoli colleghi, abbiamo concluso l'esame degli emendamenti anche all'articolo 128. Resta
inteso che le votazioni sugli articoli 127 e 128 avverranno nella prossima seduta dedicata all'esame del progetto di
Costituzione.

168

3.4.7 Resoconto sommario della seduta del 2 dicembre 1947 in assemblea plenaria

ASSEMBLEA COSTITUENTE
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TERRACINI

PRESIDENTE. Ricordo che sono stati svolti tutti gli emendamenti agli articoli 127 e 128.
Mi perviene ora un emendamento, sostitutivo del quarto comma dell'articolo 127, presentato dagli onorevoli
Ambrosini, Cappi, Tosato, Moro, Uberti, Codacci Pisanelli.
Poich l'altra sera eravamo rimasti d'intesa che sarebbero stati accolti ancora emendamenti all'articolo 128, se fosse
stato reso necessario dalle conclusioni che si sarebbero prese relativamente all'articolo 127, accetto questo
emendamento, senza tuttavia dare ai presentatori la facolt di svolgerlo.
L'emendamento del seguente tenore:
I giudici durano in carica dodici (o nove) anni e sono rinnovabili per un terzo ogni quattro (o tre) anni.
La rinnovazione avverr per estrazione a sorte nell'ambito di ognuno dei tre gruppi di membri della Corte
rispettivamente nominati dal Presidente della Repubblica, dal Parlamenta riunito in seduta comune e dal
Consiglio superiore della Magistratura.
Alla sostituzione dei giudici cessati dall'ufficio si procede con lo stesso sistema di nomina di cui ai primo comma del
presente articolo .
Pregherei l'onorevole Ruini di esprimere il parere del Comitato su questo emendamento
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. Non ho potuto riunire il Comitato e promuovere il suo
parere, perch l'emendamento stato presentato proprio ora.
Come opinione personale mia, dopo qualche scambio di idee che ho avuto, osservo che lo scopo di dare una certa
continuit e durata alla Corte costituzionale era raggiunta nel senso che nel testo da noi accettato non si stabiliva
un periodo molto lungo per la carica (sette anni), ma non si vietava la rieleggibilit, cos che chi avesse fatto buona
prova poteva essere confermato senza limite di tempo.
Ora si vuole prendere la via di una maggior durata (si parla di dodici anni), ma con rinnovazione periodica per
estrazione a sorte. Non so se lo scopo sia raggiunto meglio in questo modo, pi complicato e meccanico dell'altro.
TARGETTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
TARGETTI. Desidererei dalla Commissione un chiarimento su questo punto. Nella formula proposta dalla
Commissione, a proposito delle categorie entro le quali devono essere scelti i componenti della Corte delle garanzie,
non specificato se quest'obbligo di stare entro i limiti delle categorie si estenda anche al Presidente della
Repubblica.
169

PRESIDENTE. Invito l'onorevole Ruini a dare il chiarimento richiesto dall'onorevole Targetti.


RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. Posso dichiarare all'onorevole Targetti che il senso
dell'emendamento accettato dal Comitato questo: che le categorie sono stabilite per tutti, da qualunque fonte
venga l'elezione. E ci per assicurare in tutti le condizioni di competenza.
TARGETTI, Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
TARGETTI. Devo confessare che io ed altri colleghi avevamo dato un'altra interpretazione; ma se questa
l'interpretazione - diciamo cos - autentica della Commissione, allora noi vorremmo avere la possibilit, nonostante
quello che ha dichiarato il nostro Presidente, di dare modo all'Assemblea di entrare in un ordine di idee diverso,
vorremmo cio presentare un emendamento che dica: eletti dal Parlamento . Alle parole: I membri della
Corte costituzionale aggiungere: eletti dal Parlamento , e poi debbono appartenere alle categorie, ecc. , in
modo che l'Assemblea possa decidere se il Presidente della Repubblica deve avere una cos limitata libert di
scelta. Dico subito che questa limitazione mi sembra inopportuna, perch (senza fare esempi, ma la possibilit di
farne manifesta) possono darsi casi in cui personalit della politica, od uomini eminenti in altri campi, siano
indicati, per molte e molte qualit, a ricoprire quest'alto ufficio e non sieno avvocati n professori di diritto.
tanto vero che ci pu accadere, che pu bastare guardarsi intorno per averne la conferma. Vedete, egregi
colleghi. In questo momento passa davanti al mio banco l'onorevole Micheli. Chi potrebbe negargli le qualit per
essere eletto alla Corte delle garanzie: eppure non sarebbe eleggibile! (Commenti).
PRESIDENTE. Sta bene. In analogia a quanto si fatto per l'emendamento presentato dall'onorevole Ambrosini,
ritengo che possiamo accogliere anche quello presentato in questo momento dall'onorevole Targetti. Allora,
passiamo alla votazione dell'articolo 127 sul testo base presentato dagli onorevoli Conti, Monticelli, Leone Giovanni,
Bettiol, Cassiani, Rossi Paolo, Avanzini, accettato dalla Commissione:
Sostituirlo col seguente:
La Corte costituzionale composta di 15 membri nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un
terzo dal Parlamento riunito in seduta comune e per un terzo dalle supreme Magistrature dell'ordine giuziario e
amministrativo.
I membri della Corte costituzionale debbono appartenere alle seguenti categorie: magistrati, anche a riposo, delle
giurisdizioni superiori dell'ordine giudiziario e amministrativo; professori universitari di ruolo in materie giuridiche;
avvocati dopo venti anni di esercizio, che con la loro nomina cessano di essere iscritti nell'albo professionale
La Corte elegge il presidente fra i suoi componenti.
Il Presidente e i giudici durano in carica sette anni.
L'ufficio di presidente o giudice della Corte costituzionale incompatibile con quello di membro del Parlamento e
dei Consigli regionali e con ogni carica od ufficio indicati dalla legge .
Al primo comma di questo articolo vi sono i seguenti emendamenti, gi svolti:
Sostituire il primo comma col seguente:
I giudici della Corte sono nominati per un terzo dalla Camera dei deputati, per un terzo dal Senato e per un terzo
dalle Assemblee regionali.
Laconi, Molinelli, Landi, Nobile, Mattei Teresa, Montalbano, Barontini Ilio, Platone, Musolino, Boldrini, Noce
Teresa, Rossi Maria Maddalena, Ricci Giuseppe, Togliatti, Bosi, Magnani .
170

Sostituire il primo comma col seguente:


Il Presidente della Repubblica nomina un terzo dei componenti della Corte. Gli altri due terzi sono nominati per
met dalla Camera dei deputati e per met dal Senato della Repubblica.
Targetti .
chiaro che ha precedenza nella votazione l'emendamento proposto dall'onorevole Laconi. Su questa votazione
stato chiesto l'appello nominale dall'onorevole Laconi e da altri.
Faccio presente ai presentatori che questa richiesta pu ritardare i nostri lavori.
LACONI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
LACONI. Vorrei precisare, non c' nessuna intenzione di ritardare i lavori dell'Assemblea; per la questione di un
interesse politico tale che non possibile rinunziare alla richiesta di appello nominale.
MASTINO PIETRO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
MASTINO PIETRO. Mentre in un primo momento ritenevo opportuno dare voto favorevole alla proposta, in base
alla quale le Assemblee regionali dovrebbero contribuire alla nomina dei componenti la Corte costituzionale, in un
secondo momento ho deciso di non votare questa proposta, in quanto mi sembra pi opportuna quella contenuta
nell'emendamento Perassi, che consente meglio alle Regioni di avere una propria voce nel seno della Corte
costituzionale.
DOMINED. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
DOMINED. Signor Presidente, in conformit di quanto stato osservato nella precedente discussione, dichiaro,
anche a nome dei miei colleghi di Gruppo, che noi voteremo per l'emendamento Conti, fatto proprio dalla
Commissione, come quello che ci sembra rappresentare pi equilibratamente ed armonicamente l'afflusso
proporzionale dei vari poteri dello Stato nella composizione della sovrastante Corte costituzionale, contemperando
cos l'esigenza politica con quella tecnica per la formazione del Supremo organo giurisdizionale.
Voteremo contro, di conseguenza, gli emendamenti Targetti e Laconi, oggi proposti.
MACRELLI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
MACRELLI. L'altra sera ebbi occasione di richiamare l'attenzione, soprattutto dell'onorevole Laconi,
sull'emendamento presentato dall'onorevole Perassi. Volevo chiedere all'onorevole Laconi se conosce
l'emendamento presentato dall'onorevole Perassi, che concilierebbe il nostro pensiero ed il suo per tutelare i diritti e
gli interessi delle Regioni, ed invito, pertanto, l'onorevole Laconi a ritirare il suo emendamento per ripiegare su
quello dell'onorevole Perassi.
LACONI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.

171

LACONI. Il mio emendamento tende a sodisfare due esigenze: una certamente quella di dare voce alle regioni;
l'altra esigenza che la composizione della Corte sia una composizione democratica. Ora, l'emendamento
dell'onorevole Perassi aggiunge soltanto certe appendici regionali, ma non muta la composizione della Corte.
Quindi, credo di non poter accedere alla proposta Perassi e mantengo pertanto il mio emendamento.
CANEVARI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
CANEVARI. A nome del mio Gruppo dichiaro che voteremo contro l'emendamento Laconi, perch voteremo a
favore dell'emendamento Targetti. E vorrei cogliere l'occasione per pregare l'onorevole Laconi di non insistere sulla
votazione per appello nominale, visto che dopo le dichiarazioni di voto espresse dai diversi gruppi, il suo
emendamento presumibilmente non destinato ad essere approvato.
LUSSU. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
LUSSU. Io vedo nell'emendamento Laconi la buona volont di creare un istituto democratico, ed in questo senso
esso merita tutta la nostra deferenza ed attenzione. D'altro canto, esaminando l'ultima parte del suo
emendamento, chiaro che i rappresentanti delle Regioni meno numerose, come gran parte del Mezzogiorno e del
centro d'Italia, si troverebbero menomati, perch verrebbero a perdere quella rappresentanza che invece in altri
emendamenti essi hanno. Pertanto, essendo la questione cos importante, chiaro che non possiamo vedere in
questo emendamento lo stesso spirito democratico degli altri emendamenti. Noi voteremo pertanto contro e,
quindi, l'onorevole Laconi e gli altri compagni farebbero opera serena se ritirassero la richiesta di appello nominale.
LACONI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
LACONI. Per fare piacere all'onorevole Lussu ritiro la richiesta di appello nominale.
MARTINO GAETANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
MARTINO GAETANO. Desidero dichiarare che anche i deputati liberali voteranno contro l'emendamento Laconi. Il
voler ravvisare nella Corte costituzionale un contenuto politico tale per cui essa, per la sua formazione; per la sua
composizione e per il suo funzionamento, debba essere un organo politico, a parere nostro estremamente
pericoloso.
Nella Corte costituzionale occorre piuttosto ravvisare un organo prevalentemente giurisdizionale. chiaro che avr
un contenuto politico l'attivit di questo organo giurisdizionale, poich esso dovr interpretare e le leggi e la
Costituzione, per questo contenuto politico dovr essere limitato quanto pi possibile. Tale limitazione
(limitazione indispensabile perch la Corte costituzionale sia una effettiva garanzia) possiamo raggiungerla solo
circondando e la formazione e la composizione e il funzionamento della Corte di determinate cautele. Per ci che
riguarda la formazione della Corte noi ravvisiamo queste cautele in quanto disposto nel primo comma
dell'emendamento Conti, Monticelli, Leone Giovanni ed altri, fatto proprio dalla Commissione, che per altro
esattamente coincide con un mio emendamento, al quale noi restiamo fedeli.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento Laconi:
Sostituire il primo comma col seguente:
I giudici della Corte sono nominati per un terzo dalla Camera dei deputati, per un terzo dal Senato e per un terzo
dalle Assemblee regionali .
172

(Non approvato).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Targetti, del seguente tenore:
Sostituire il primo comma col seguente:
Il Presidente della Repubblica nomina un terzo dei componenti della Corte. Gli altri due terzi sono nominati per
met dalla Camera dei deputati e per met dal Senato della Repubblica .
Su questo emendamento stata chiesta la votazione per appello nominale dall'onorevole Moro e altri. stata
anche chiesta la votazione a scrutinio segreto dagli onorevoli Targetti, Bettinelli, Nobili Tito Oro, Zappelli, Mancini,
Tega, Nobile, Laconi, Pastore Raffaele, Landi, Saccenti, Musolino, Tonello, Silipo e altri.
Procediamo, pertanto, alla votazione segreta.
Votazione segreta.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione. Invito gli onorevoli Segretari a procedere alla numerazione dei voti.
(Gli onorevoli Segretari numerano i voti).
Risultato della votazione segreta.
PRESIDENTE. Comunico il risultato della votazione a scrutinio segreto:
Presenti e votanti. . . . 305
Maggioranza ... 153
Voti favorevoli . . . 144
Voti contrari .... 161
(L'Assemblea non approva)
Hanno preso parte alla votazione:
Abozzi - Alberti - Aldisio - Allegato - Ambrosini - Amendola - Angelucci - Arata - Arcaini - Arcangeli - Azzi.
Balduzzi - Baracco - Barbareschi - Barontini Anelito - Bartalini - Bazoli - Bei Adele - Bellato - Bellavista - Bellusci
-Belotti - Benedettini - Benvenuti - Bernabei - Bernamonti - Bernini Ferdinando - Bianchi Bianca - Bianchi Bruno
-Bibo-Inizio pagina: 2718
lotti - Bitossi - Bocconi - Bonomelli - Bonomi Ivanoe - Bonomi Paolo - Bosco Lucarelli - Bosi - Bozzi - Braschi
-Bubbio - Bucci - Burato.
Caccuri - Caiati - Cairo - Camangi - Camposarcuno - Canepa - Canevari - Caporali - Cappi Giuseppe - Cappugi
-Capua - Carbonari - Carboni Angelo - Carpano Maglioli - Carratelli - Cartia - Castelli Edgardo - Castelli Avolio
-Cevolotto - Chatrian - Chiarini - Chieffi - Chiostergi - Cianca - Ciccolungo - Cimenti - Clerici - Codacci Pisanelli 173

Colombi Arturo - Colombo Emilio - Colonnetti - Condorelli - Conti - Coppi Alessandro - Corbino - Corsanego - Corsi
- Cortese Guido - Cortese Pasquale - Cosattini - Costa - Costantini - Cotellessa - Cremaschi Olindo.
Damiani - D'Amico - D'Aragona - De Falco - Del Curto - Della Seta - Delli Castelli Filomena - De Maria - De
Martino - De Mercurio - De Michele Luigi - De Michelis Paolo - De Palma - De Unterrichter Maria - Di Fausto - Di
Giovanni - Di Gloria - Di Vittorio - Domined - Dossetti.
Ermini.
Fabbri - Fabriani - Fantoni - Fantuzzi - Farina Giovanni - Farini Carlo - Fedeli Armando - Ferrarese - Ferrario
Celestino - Fiorentino - Foa - Fogagnolo - Foresi - Fornara - Franceschini - Froggio - Fuschini - Fusco.
Galati - Galioto - Gallico Spano Nadia - Garlato - Gasparotto - Germano - Gervasi - Ghidetti - Giacchero - Giolitti
- Giordani - Giua - Gotelli Angela - Grieco - Grilli - Gronchi - Guerrieri Emanuele - Guerrieri Filippo - Guidi
Cingolani Angela - Gullo Fausto - Gullo Rocco.
Jervolino.
Laconi - Lagravinese Pasquale - La Malfa - Lami Starnuti - Landi - La Rocca - Leone Francesco - Lettieri - Lizier
-Longo - Lozza - Lucifero - Lussu.
Macrelli - Magnani - Maltagliati - Mancini - Marchesi - Marinelli - Martino Gaetano - Massini - Massola - Mastino
Gesumino - Mastino Pietro - Mastrojanni - Mattarella - Mazza - Mazzoni - Meda Luigi - Mentasti - Merlin Angelina
- Merlin Umberto - Miccolis - Micheli - Minella Angiola - Minio - Molinelli - Momigliano - Montemartini - Monticelli Montini - Morandi - Morelli Renato - Morini - Moro - Mortati - Moscatelli - Mrdaca - Musolino - Musotto.
Nasi - Negro - Nenni - Nicotra Maria - Nobile Umberto - Nobili Tito Oro - Noce Teresa - Notarianni - Numeroso.
Orlando Camillo.
Pajetta Gian Carlo - Pajetta Giuliano - Pallastrelli - Paratore - Paris - Pastore Giulio - Pastore Raffaele - Pat
-Pecorari - Pella - Pellegrini - Penna Ottavia - Pera - Perassi - Perlingieri - Perrone Capano - Persico - Perugi
-Pesenti - Piccioni - Piemonte - Pignedoli - Pistoia - Pollastrini Elettra - Preti - Priolo - Proia - Pucci - Puoti.
Quintieri Adolfo.
Raimondi - Rapelli - Reale Eugenio - Reale Vito - Recca - Rescigno - Ricci Giuseppe - Riccio Stefano - Rivera - Rodi
- Rodin Mario - Rodin Ugo - Roselli - Rossi Giuseppe - Rossi Maria Maddalena - Roveda - Ruggeri Luigi Ruggiero Carlo - Ruini.
Saccenti -. Salerno - Sampietro - Sansone - Sardiello - Scalfaro - Schiratti - Scoccimarro - Scotti Alessandro
-Secchia - Sereni - Sicignano - Silipo - Silone - Simonini - Spallicci - Spataro - Stella.
Tambroni Armaroli - Targetti - Taviani - Tega - Titomanlio Vittoria - Togliatti - Togni - Tomba - Tonello - Tosato
-Tosi - Tozzi Condivi - Tremelloni - Treves - Tripepi - Trulli - Tumminelli - Turco.
Uberti.
Valenti - Veroni - Vicentini - Vigo - Villani - Vischioni - Volpe.
Zaccagnini - Zanardi - Zappelli - Zerbi - Zuccarini.
Sono in congedo:
Angelini.
Carmagnola - Cavallari.
174

De Vita - Dugoni.
Ghidini - Gui.
Jacini.
Preziosi.
Ravagnan - Rubilli.
Vanoni - Varvaro - Viale.
Si riprende la discussione del progetto di Costituzione della Repubblica italiana.
PRESIDENTE. Pongo in votazione il primo comma dell'articolo 127 nel testo della Commissione:
La Corte costituzionale composta di quindici membri nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica, per
un terzo dal Parlamento riunito in seduta comune e per un
terzo dalle supreme Magistrature dell'ordine giudiziario e amministrativo .
(Dopo prova e controprova, approvato).
Passiamo al secondo comma:
I membri della Corte costituzionale debbono appartenere alle seguenti categorie: magistrati, anche a riposo, delle
giurisdizioni superiori dell'ordine giudiziario e amministrativo; professori universitari di ruolo in materie giuridiche;
avvocati dopo venti anni di esercizio, che con la loro nomina cessano di essere iscritti nell'albo professionale .
L'onorevole Targetti ha proposto di aggiungere, dopo le parole: della Corte costicostituzionale le altre: eletti dal
Parlamento .
A tenore di questo emendamento la scelta in queste categorie obbligatoria soltanto per quella parte della Corte
costituzionale che deve essere eletta dal Parlamento, e non rappresenta, invece, un vincolo per quella parte che
deve essere nominata dal Presidente della Repubblica e, evidentemente, neppure per quella nominata dalla
Magistratura.
Pertanto il testo nella formulazione proposta dall'onorevole Targetti sarebbe il seguente:
I membri della Corte costituzionale eletti dal Parlamento debbono appartenere alle seguenti categorie: .
LACONI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
LACONI. Pongo un quesito: coloro che desiderano votare contro le categorie in senso assoluto, ma che voterebbero
subordinatamente la proposta dell'onorevole Targetti, come possono regolarsi?
PRESIDENTE. Mi pare intanto che ci sia un mezzo molto semplice, per quanto un po' noioso, perch impegna a
numerose votazioni: chiedere che si voti per divisione e votare contro in tutte le votazioni.
LACONI. La mia domanda, signor Presidente, conteneva implicitamente una richiesta: non potrebbe, cio, mettere
in votazione l'emendamento soppressivo prima di quello Targetti?
175

PRESIDENTE. Non possibile, onorevole Laconi, anzitutto perch sappiamo, dagli emendamenti presentati, che fra
coloro i quali votano per le categorie c' diversit, perch alcuni vogliono che le categorie valgano per tutti i tre terzi
dei membri della Corte costituzionale, altri che valgano soltanto per un terzo. E, questi ultimi colleghi, che hanno
presentato un emendamento apposito, hanno diritto di farlo valere.
Presenti un emendamento, onorevole Laconi, che dica esplicitamente:
I membri della Corte costituzionale non sono vincolati all'appartenenza ad alcuna categoria .
un emendamento positivo che si pu mettere in votazione; mentre non si pu mettere in votazione un
emendamento soppressivo del comma.
TARGETTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
TARGETTI. Ho chiesto di parlare per questa ragione: il mio emendamento tendeva a lasciare libert di scelta al solo
Presidente della Repubblica. Ma, dato il risultato della votazione test avvenuta, l'emendamento resterebbe
collocato in modo da dare libert di scelta anche al Consiglio Superiore della Magistratura; e di questo non vi
sarebbe proprio ragione.
Quindi, se c' modo di limitare questa libert di scelta al Presidente della Repubblica, insisto nel mio
emendamento: se, invece, l'articolo venisse ormai congegnato in modo da estendere questa facolt anche al
Consiglio Superiore della Magistratura, dovrei ritirarlo, giacch l'Assemblea deve convenire che questa libert di
scelta al Consiglio Superiore della Magistratura non avrebbe quelle giustificazioni che valgono per il Presidente
della Repubblica.
PRESIDENTE. Non difficile presentare una formula che esprima questa sua opinione: che questo vincolo non valga
per il Presidente della Repubblica. Rediga un emendamento in tal senso.
TARGETTI. Basta che mi dia facolt di presentare una nuova formula.
PRESIDENTE. Siamo sempre pronti ad accettare emendamenti.
LACONI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
LACONI. Vorrei ancora proporre, se possibile, che si proceda alla votazione di questo comma secondo un criterio
di divisione logica; cio si votino le categorie singolarmente per ciascuno dei tre gruppi, in modo che sia possibile
votare pro o contro le categorie, in riferimento ai diversi gruppi.
PRESIDENTE. Quale il parere della Commissione?
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. Mi pare che potremmo ottenere chiarezza di votazione
con questo sistema. La proposta del Presidente dell'Assemblea mi pare giusta. Si pu partire dalla formula pi
radicale e generale dell'onorevole Laconi, che per nessuno dei tre gruppi di eletti (dal Presidente della Repubblica,
dal Parlamento, dai magistrati) richiesto nessun requisito, nessun appartenenza a date categorie. Viene poi la
posizione dell'onorevole Targetti, per la quale soltanto il Presidente della Repubblica pu, nella sua nomina,
prescindere da ogni categoria; cio tranne per i membri eletti dal Presidente della Repubblica, gli altri membri
devono appartenere alle seguenti categorie . Tali sono le configurazioni logiche dei due concetti, salvo la loro pi
opportuna formulazione.
TARGETTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
176

TARGETTI. Proporrei di dire: i membri della Corte costituzionale nominati dal Parlamento e dal Consiglio
Superiore della Magistratura devono appartenere alle seguenti categorie .
PRESIDENTE. Onorevole Laconi, mi precisi meglio la sua ultima richiesta. Lei ha chiesto la votazione per divisione.
Questa richiesta si riferisce solo alle tre categorie qui indicate, oppure lei chiede che per ognuno dei terzi che
costituiscono la Corte costituzionale si debba votare sulle tre categorie dalle quali dovrebbero essere scelti?
LACONI. Penso che l'essenziale sia stabilito sul primo punto se si fa una condizione diversa per gli appartenenti a
ciascuno dei tre gruppi o se si fa la stessa condizione a tutti i giudici della Corte costituzionale. Risolto questo, si pu
passare alle tre categorie.
PRESIDENTE. Successivamente c' la proposta dell'onorevole Targetti, cos riassunta attraverso le parole
dell'onorevole Ruini: tranne che per i membri nominati dal Presidente della Repubblica, i membri della Corte
costituzionale devono appartenere alle seguenti categorie .
Date le tendenze manifestatesi nell'Assemblea penso che non sia necessario seguire la successione logica alla quale
l'onorevole Laconi si richiama. Pertanto, propongo di procedere soltanto a queste tre votazioni:
1) Esclusione generale di categorie per tutti i membri;
2) Esclusione dei membri nominati dal Presidente della Repubblica.
3) Categorie per tutti i membri che devono essere nominati.
Attraverso queste tre votazioni si possono manifestare le singole opinioni.
LACONI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
LACONI. Chiedo che si ponga in votazione distintamente l'appartenenza alle categorie anche per i membri
designati dalle Camere, non soltanto per i membri nominati dal Presidente della Repubblica.
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. Mi sembra che il Presidente abbia posto chiaramente la
questione.
Dobbiamo prima votare il principio che non c' categoria per nessuno dei tre gruppi. Nella logica si deve votare
prima, la proposta dell'onorevole Laconi.
TARGETTI. Propongo la seguente formulazione:
Tranne che per quelli eletti dal Presidente della Repubblica, i membri debbono appartenere, ecc. .
PRESIDENTE. Credo che si possa votare sui seguenti punti:
1) Scelta dei membri della Corte costituzionale non vincolata alla loro appartennenza ad alcune categorie;
2) (formula Targetti): Tranne che per quelli nominati dal Presidente della Repubblica, i membri della Corte
costituzionale devono appartenere a certe categorie;
3) Categorie cui debbono appartenere tutti i membri della Corte.

177

Porr in votazione il principio a tenore del quale nessuno dei membri della Corte costituzionale deve
obbligatoriamente appartenere ad una determinata categoria.
MORO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
MORO. Dichiaro a nome del mio Gruppo che voteremo contro le proposte che lasciano libera scelta per quanto
riguarda la qualit dei giudici della Corte costituzionale, perch pensiamo che la limitazione ad alcune categorie
serva per dare all'Alta Corte prestigio, seriet ed imparzialit.
PRESIDENTE. Pongo in votazione la seguente formulazione che, come ha gi detto l'onorevole Ruini, sar
destinata ad essere inserita nel testo dell'articolo o ad esserne esclusa a seconda della formulazione finale
dell'articolo, salvo il merito della votazione stessa:
La scelta dei membri della Corte costituzionale non vincolata all'appartenenza ad alcuna categoria .
(Dopo prova e controprova non approvata).
Passiamo alla seconda formula:
Tranne che per i membri nominati dal Presidente della Repubblica, i membri della Corte costituzionale devono
appartenere alle seguenti categorie .
Questa formulazione significa che per i membri della Corte costituzionale che devono essere eletti dal Parlamento o
nominati dalle supreme Magistrature v' l'obbligo dell'appartenenza a determinate categorie. Quindi, resterebbe un
terzo libero, quello nominato dal Presidente della Repubblica.
LACONI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
LACONI. Mi sembra che si potrebbero mettere in votazione separatamente le eccezioni al principio
dell'appartenenza a determinate categorie.
PRESIDENTE. Ritengo che col sistema di votazioni adottato non si pregiudichi alcuna tesi.
CEVOLOTTO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
CEVOLOTTO. Dichiaro che voter contro questo emendamento, in quanto ritengo che tutti i membri dell'Alta
Corte costituzionale devono essere scelti tra le categorie che hanno una sicura competenza tecnica oltrech politica.
Si tratta della pi alta Magistratura della Repubblica. Nemmeno la scelta del Presidente della Repubblica pu
essere del tutto libera in questa materia. essenziale, perch l'Alta Corte possa agire rispondendo alle ragioni per le
quali fu creata, che sia costituita da elementi tecnicamente competenti. Dalle categorie indicate dalla legge
costituzionale potranno essere tratti elementi che alla competenza tecnica uniscano la necessaria esperienza
politica.
PRESIDENTE. Pongo in votazione la seguente formulazione:
Tranne che per i membri nominati dal Presidente della Repubblica, i membri della Corte costituzionale devono
appartenere alle seguenti categorie .
(Non approvata).
178

Passiamo alla formulazione successiva:


I membri della Corte costituzionale eletti dal Parlamento devono appartenere alle seguenti categorie .
CEVOLOTTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
CEVOLOTTO. Abbiamo votato adesso negativamente sulla proposta che la scelta del Presidente della Repubblica
possa avvenire fuori delle categorie.
Per ci abbiamo votato che anche i membri eletti dal Presidente della Repubblica devono appartenere a
determinate categorie.
Votando adesso la formula proposta dal Presidente, cio che solo i membri eletti dal Parlamento appartengano a
determinate categorie, verremo ad escludere quello che abbiamo gi votato, cio che i membri eletti dal
Presidente devano anche essi appartenere a determinate categorie. Credo che la votazione non possa farsi in
questo modo.
PRESIDENTE. La sua osservazione giusta. Pongo in votazione la formulazione seguente:
Tranne che i membri eletti dal Parlamento, i componenti della Corte costituzionale devono appartenere alle
seguenti categorie .
(Non approvata).
Pongo ora in votazione la formula proposta dalla Commissione:
I membri della Corte costituzionale devono appartenere alle seguenti categorie .
Se nessuno chiede che sulle categorie si voti per divisione, potremo votare tutto il comma, indicando anche le
categorie.
PERSICO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
PERSICO. Se non si vota per divisione, propongo che alle parole professori di ruolo siano sostituite le parole
professori universitari ordinari perch professori di ruolo sono anche gli incaricati.
PRESIDENTE. L'onorevole Ruini ha facolt di esprimere il parere della Commissione.
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. Il Comitato aveva in un primo tempo, nell'accettare
l'emendamento Conti, posto che il professore doveva essere ordinario. Presentata una nuova proposta io ed alcuni
colleghi non saremmo personalmente contrari, ad ammettere tutti i professori che danno sufficiente garanzia di
competenza.
PERASSI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
PERASSI. Ricordo che su questo emendamento io ebbi gi a parlare come relatore di turno; nel testo allora letto si
era adottata la stessa formula usata anche per il Consiglio Superiore della Magistratura, cio professori ordinari di
materie giuridiche . Dicendosi professori di ruolo si introduce una
modifica, che, a mio avviso, non sembra conveniente.
179

La categoria dei professori di ruolo comprende, infatti, gli straordinari e gli ordinari. Ora, il professore straordinario,
secondo la legge attuale, nominato in prova; dopo tre anni sottoposto ad un giudizio, in seguito al quale, se
favorevole, egli diventa professore titolare definitivo.
A me pare non sia opportuno che in una Corte Suprema segga un membro, il quale si trovi nella situazione
giuridica di un professore in prova che deve sottostare ad un giudizio di conferma.
Aggiungo un'altra considerazione: nel testo definitivo dell'emendamento viene limitata la scelta dei magistrati a
quelli delle giurisdizioni superiori, il che significa dire, per lo meno, da Consigliere di Corte d'appello in su, e per gli
avvocati si esigono venti anni di esercizio. Ora mi pare che per ragioni di coerenza e di eguaglianza di trattamento
non sia il caso di concedere ai professori universitari un trattamento cos diverso dagli altri, includendovi anche i
professori straordinari, che possono essere valorosi, ma anche giovanissimi. Per questo meglio attenersi al testo che
la Commissione aveva originariamente proposto: professori ordinari .
PRESIDENTE. Pongo in votazione la prima parte del secondo comma:
I membri della Corte costituzionale debono appartenere alle seguenti categorie: magistrati, anche a riposo, delle
giurisdizioni superiori dell'ordine giudiziario o amministrativo .
( approvata).
Passiamo alla votazione della seconda categoria con l'emendamento dell'onorevole Persico:
Professori universitari ordinari di materie giuridiche .
NOBILE. Chiedo di parlare per una dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
NOBILE. Voter l'emendamento dell'onorevole Persico per questa considerazione: che mentre nel testo della
Commissione vi sono limitazioni per i magistrati e per gli avvocati, non ve ne nessuna per i professori di ruolo,
sicch anche un professore straordinario, appena nominato, potrebbe essere eletto membro dell'Alta Corte. Dato che
non vedo il perch di una tale eccezione, dichiaro che voter a favore dell'emendamento Persico, il quale, almeno
in parte, vale ad eliminarla.
PRESIDENTE. Pongo in votazione il testo con l'emendamento dell'onorevole Persico.
Professori universitari ordinari in materie giuridiche .
( approvato).
Pongo in votazione l'altra categoria:
Avvocati dopo venti anni di esercizio che con la loro nomina cessano di essere iscritti nell'albo professionale .
( approvata).
Pongo in votazione il terzo comma:
La Corte elegge il presidente fra i suoi componenti .
( approvato).
Il quarto comma nel testo formulato dalla Commissione dice:
Il Presidente e i giudici durano in carica sette anni
180

L'onorevole Gullo Fausto propone di sostituire alla parola: giudici , la parola: componenti
Quale il parere della Commissione?
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. Non ho difficolt che si voti ora su questa espressione, salvo
poi riesaminare e scegliere il termine migliore in sede di coordinamento.
AMBROSINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
AMBROSINI. Secondo l'emendamento accettato dalla Commissione i giudici durano in carica sette anni, mentre
faccio osservare che con il nostro emendamento tale durata portata a 12 anni.
PRESIDENTE. Per adesso, onorevole Ambrosini, voteremo sull'emendamento Gullo Fausto, inteso a sostituire al
termine giudici il termine componenti .
FABBRI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
FABBRI. Propongo di aggiungere dopo le parole i componenti , le parole della Corte .
LACONI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
LACONI. Si potrebbe votare prima il Presidente e poi i membri, perch nella formulazione attuale pare che il
Presidente duri in carica per nove anni in quanto tale, cio in quanto Presidente.
PRESIDENTE. Non so quale risultato si raggiunge, se non si propone un emendamento che indichi un rinnovamento
dei membri ad epoche diverse di quello del Presidente.
LACONI. Io desidero votare perch il Presidente duri in carica nove anni in quanto membro, non in quanto
Presidente.
PRESIDENTE. L'onorevole Ruini ha facolt di esprimere il parere della Commissione.
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. Si potrebbe votare sopprimendo Presidente e dicendo
i componenti della Corte oppure i membri della Corte .
UBERTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
UBERTI. Secondo me preferibile usare la parola giudici , che sottolinea il carattere giurisdizionale della Corte.
PRESIDENTE. Pongo in votazione la seguente formulazione:
I membri (salvo a decidere poi se si dovr dire, invece componenti o giudici ) della Corte durano in carica...
senza citazione specifica del Presidente, dato che l'onorevole Laconi ha posto in evidenza che il Presidente, da
questo punto di vista, non che un semplice membro dell'Alta Corte, e, quindi, non necessario fare distinzioni.
( approvata).
Pongo in votazione la proposta Gullo di sostituire alla parola: membri l'altra: componenti .
181

(Dopo prova e controprova, non approvata).


Pongo in votazione la proposta di sostituire alla parola: membri l'altra: giudici .
( approvata).
Ed ora passiamo al termine di durata che la Commissione propone di sette anni.
L'onorevole Martino Gaetano ha proposto nove anni, ma assente.
CANDELA. Faccio mia questa proposta.
PRESIDENTE. Vi anche l'emendamento dell'onorevole Ambrosini, del seguente tenore:
I giudici durano in carica dodici (o nove) anni e sono rinnovabili per un terzo ogni quattro (o tre) anni.
La rinnovazione avverr per estrazione a sorte nell'ambito di ognuno dei tre gruppi di membri della Corte,
rispettivamente nominati dal Presidente della Repubblica, dal Parlamento riunito in seduta comune e dal
Consiglio Superiore della Magistratura.
Alla sostituzione dei giudici cessati dall'ufficio si procede con lo stesso sistema di nomina di cui al primo comma del
presente articolo .
Chiedo all'onorevole Ambrosini se intenda di lasciare tuttora indeterminata la durata della carica o se creda invece
di determinarla.
AMBROSINI. Mi permetto di rilevare l'opportunit di scegliere il termine di dodici anni, specialmente ove si tenga
presente la prima parte del mio emendamento in relazione con la seconda. Noi crediamo, infatti, che si debba
assicurare una stabilit ed una continuit nel lavoro di questa Corte, la quale deve affrontare le questioni
fondamentali per la vita delle istituzioni.
D'altra parte, ci rendiamo conto che opportuno che la Corte sia periodicamente rinnovata, perch eventuali
nuove correnti della coscienza nazionale possano recare ad essa ed avere in essa il loro peso. per questa ragione
che noi proponiamo il rinnovamento parziale dopo tre o quattro anni, a seconda della prevalenza del termine di
nove o di dodici anni; termine di dodici anni che raccomando all'Assemblea.
Si otterranno in tal modo due scopi: in primo luogo la continuit del lavoro della Corte e conseguentemente, quindi,
la stabilit della giurisprudenza; in secondo luogo, si otterr quell'avvicinamento della Corte stessa alle correnti della
coscienza pubblica che nel frattempo siano mutate nel Paese, cui poco anzi accennavo.
PRESIDENTE. Invito l'onorevole Ruini a pronunciarsi al riguardo a nome della Commissione.
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. Sulla durata in carica dei membri della Corte
costituzionale furono affacciate, nei nostri lavori diverse idee. Si parl anche di una nomina vitalizia, secondo
l'esempio che vi in vari Stati, ad esempio negli Stati Uniti d'America. La Commissione si pronunci
originariamente per la durata di nove anni. Qui in Assemblea si propone sette anni.
Penso, comunque, che la proposta dell'onorevole Ambrosini sia subordinata alla deliberazione che noi prenderemo
circa il sistema del rinnovamento parziale. Sarebbe pur logico votare prima su tale punto.
PRESIDENTE. Onorevole Ambrosini, accede al criterio che si ponga in votazione il suo emendamento dopo che si
sar votato
intorno alla questione del rinnovamento parziale?
AMBROSINI. Vi accedo, onorevole Presidente.
182

PERSICO. Chiedo di parlare.


PRESIDENTE. Ne ha facolt.
PERSICO. Vorrei sapere se nel rinnovamento parziale compreso anche il Presidente.
PRESIDENTE. Onorevole Persico, evidente: anche egli compreso nel numero dei membri.
BUBBIO. Chiedo di parlare per un chiarimento.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
BUBBIO. Desidererei sapere se, dato che la scelta dei membri di questa Corte fatta da tre fonti, la rinnovazione
avverr nel coacervo, oppure in rapporto a ciascuna fonte distinta?
PRESIDENTE. Mi sembra che ci risulti ben chiaro dal testo dell'emendamento dell'onorevole Ambrosini.
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. Dovremo decidere prima il principio del rinnovamento
parziale e periodico, e del sorteggio, che avr luogo una prima volta, e poi per un certo tempo non occorrer pi,
finch non sia compiuto il ciclo di rinnovamento per quelli rimasti in carica. La forma dell'articolo dovr essere
modificata in tal senso.
CEVOLOTTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
CEVOLOTTO. Il Presidente ha messo in rilievo che anche il Presidente della Corte costituzionale fra i membri che
possono essere sorteggiati.
In questo caso dovremmo preoccuparci di un'altra questione: cio, se sono rieleggibili o no. Perch, se non fossero
rieleggibili, sarebbe molto curioso che il Presidente dovesse decadere dopo soli tre o quattro anni.
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. Non c' niente di male. Viene colpito come gli altri.
CEVOLOTTO. Mi pare che la questione della rieleggibilit dovrebbe essere posta prima.
PRESIDENTE. Onorevole Ruini, vuole esprimere il parere della Commissione?
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. La questione della rieleggibilit mi pare distinta da quella
posta dall'onorevole Cevolotto. Il divieto di rieleggibilit non vi nell'emendamento dell'onorevole Ambrosini, e
sembrerebbe opportuno che non vi sia. Il sistema del rinnovamento consente di non cristallizzare la composizione
della Corte; ed alle parziali scadenze si potranno far valere le nuove correnti, di cui parla l'onorevole Ambrosini; ma
meglio che nulla vieti di rieleggere chi si mostrato degno e capace, ed ha la fiducia anche delle nuove correnti.
D'ARAGONA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
D'ARAGONA. Se non erro, i membri dovrebbero essere quindici: cinque, per ogni categoria. Mi domando come sar
possibile procedere ad un rinnovamento parziale, dato che impossibile dividere la cifra in parti uguali.
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione: Chiedo di parlare.
183

PRESIDENTE. Ne ha facolt.
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. Ricordo all'Assemblea che il numero dei membri della Corte
costituzionale non l'abbiamo ancora stabilito. Ci siamo riservati di stabilirlo in seguito.
PRESIDENTE. No, permetta, onorevole Ruini, abbiamo gi votato il primo comma del testo della Commissione.
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. Chiedo scusa se non avevo avvertito che abbiamo gi
votato il numero di quindici. In una seduta, nella quale, per un'indisposizione, non ci presiedeva l'onorevole
Terracini e presiedeva invece l'onorevole Conti, quando venne la questione del numero, si decise di rinviarla a
quando si fosse esaminato tutto l'insieme dell'articolo. Quindi, supponevo che nel primo comma fosse stata sospesa
l'indicazione del numero. Invece si stabilito, senza che io l'avvertissi, il numero di quindici. Sarebbe stato meglio
tenere in sospeso la indicazione del numero perch, col sistema del rinnovamento periodico, d'un terzo o d'un
quarto ogni tanti anni, bisogna che il numero dei giudici di ogni gruppo (eletti dal Presidente della Repubblica, dal
Parlamento, dai magistrati) sia divisibile per tre o per quattro. Se il numero dei giudici in complesso quindici, e la
rinnovazione avviene per un terzo, avremo difficolt; occorrerebbe che il numero complessivo, fosse ad esempio,
diciotto.
NOBILE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
NOBILE. Credo che sia molto utile la proposta che sto per fare. Riferendomi a quanto diceva test il Presidente della
Commissione, a me pare che non si possa tornare
sopra alle deliberazione gi prese circa il numero dei membri; ma d'altra parte si pu ovviare all'inconveniente fatto
presente, rinnovando per un quinto e non gi per un terzo.
PRESIDENTE. Prego l'onorevole Ruini di dirmi a quale delle due dichiarazioni la Commissione si attiene. Quando ho
dato lettura - all'inizio della seduta - dell'emendamento Ambrosini, la Commissione ha dichiarato di non accettarlo.
Ora ho l'impressione, dalle ultime dichiarazioni dell'onorevole Ruini, che la Commissione abbia cambiato parere.
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. La Commissione, non essendosi potuta riunire perch la
proposta stata avanzata in principio di seduta, non pu che mantenere il suo testo. Le mie osservazioni sono
subordinate alla possibilit che l'emendamento dell'onorevole Ambrosini sia accolto, perch allora sorgerebbe la
difficolt che occorre far presente.
BUBBIO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
BUBBIO. Ritengo che la difficolt accennata dal Presidente della Commissione dei Settantacinque possa essere
superata in questo senso. Noi riteniamo che sia sufficiente il numero di quindici giudici e forse non conviene
eccedere nel numero per ragioni burocratiche che sono intuitive.
In rapporto all'estrazione a sorte, basterebbe rinnovare la prima volta due consiglieri su cinque; la seconda volta lo
stesso, la terza uno su cinque.
PRESIDENTE. Per fare accogliere nei limiti del possibile la richiesta dell'onorevole Cevolotto e di altri colleghi, penso
che l'onorevole Ambrosini non si opponga a che il primo comma del suo emendamento sia modificato. Il suo testo
dice:
I giudici durano in carica dodici (o nove) anni e sono rinnovabili per un terzo ogni quattro (o tre) anni .
Si potrebbe invece dire:
184

I giudici sono rinnovabili per un terzo ogni tre (o quattro) anni e durano in carica nove (o dodici) anni.
In questa maniera viene sodisfatta la richiesta di conoscere prima il termine del rinnovamento e se questo
rinnovamento, periodico, per stabilire successivamente in correlazione il termine di durata della carica.
AMBROSINI. Accetto senz'altro, perch il principio, che mi pare sia necessario ed opportuno affermare, quello
della rinnovabilit.
RUINI. Presidente della Commissione per la Costituzione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoll.
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. Mi pare che la difficolt del terzo sussista, perch se sono
quindici e cio cinque per ogni gruppo, come si fa a fare il terzo di cinque? Se non si vuol modificare la cifra di
giudici, si spiega la proposta Nobile di rinnovazione del quinto.
PRESIDENTE. Rinnovabili, allora, per un quinto.
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. Le improvvisazioni non sono facili, specialmente in un
Comitato di redazione, quale vorrebbe essere un'Assemblea di 500 membri. Se mettiamo rinnovazione d'un
quinto, occorrerebbe uno spazio di tempo non breve per completare il ciclo di rinnovamento.
Una voce. Dieci anni.
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. La rinnovazione ogni due anni pu sembrare eccessiva, e
non in armonia coi criteri di durevolezza.
CANEVARI. Rinunziamo a questo emendamento.
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. Non si pu improvvisare. La rinnovazione offrirebbe meno
inconvenienti se avvenisse ogni tre anni. Vediamo ad ogni modo di trovare una buona via.
AMBROSINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
AMBROSINI. Se c' questa titubanza riguardo la modalit concreta di applicazione del principio della rinnovabilit,
potremmo affermare il principio: rinnovabili secondo le norme stabilite dalla legge . Una legge sar necessaria
per il regolamento della Corte ed allora questa, che una particolarit di applicazione, potremo demandarla al
futuro legislatore.
RUINI. Presidente della Commissione per la Costituzione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. Richiamo l'onorevole Ambrosini all'avvertimento che gli
venuto dal suo collega Fuschini e che era prima condiviso dalla sua parte, che, in principio, proponeva la nomina a
vita.
Non potendo aver questo, sembra che, per prolungare il termine della durata in carica, ad esempio a dodici anni,
si sia pensato al rinnovamento parziale e periodico;
ma ci presenta inconvenienti; che non si possono nascondere. La garanzia di continuit e durevolezza potrebbe
meglio raggiungersi con la durata di nove anni senza rinnovamenti e sorteggi, ammettendo d'altra parte la
rieleggibilit.
185

AMBROSINI. Chiedo di parlare.


PRESIDENTE. Ne ha facolt.
AMBROSINI. Sono completamente di accordo. L'interessante affermare nella Costituzione il principio della
rinnovabilit. Data la ristrettezza del tempo che ci resta per compiere i nostri lavori (che debbono assolutamente
concludersi subito) possiamo rimandare alla legge il disciplinamento completo dell'applicazione del principio.
CEVOLOTTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
CEVOLOTTO. Io voter contro l'emendamento, perch il rinviare alla legge la risoluzione delle difficolt che
abbiamo constatato e riconosciuto non le attenua, anzi non fa che dissimulare queste difficolt, che ci sono e
rimarranno. Per superarle, il meglio non votare questa formula. Anche per dare alla Corte costituzionale, dopo la
prima nomina, un sufficiente periodo di tempo per organizzarsi e orientare la propria giurisprudenza.
PRESIDENTE. Pongo in votazione la seguente formula:
I giudici sono rinnovabili secondo le norme che saranno stabilite dalla legge .
( approvata).
Ora si tratta di stabilire il termine di durata in carica.
GULLO FAUSTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
GULLO FAUSTO. Dato che l'Assemblea ha ritenuto di rinviare alla legge la rinnovabilit o meglio la disciplina per la
rinnovabilit, sarebbe opportuno rinviare alla legge anche la fissazione della durata della carica, perch le due
questioni sono intimamente legate. Non si pu decidere su una e rinviare la decisione dell'altra. Io penso sia
opportuno e prudente rinviare alla legge entrambe le questioni.
AMBROSINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
AMBROSINI. Siamo contrari alla proposta dell'onorevole Gullo, perch riteniamo che sia indispensabile fissare gi
nella Costituzione il termine di durata dell'ufficio dei giudici della Corte costituzionale.
LACONI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
LACONI. A questo punto assolutamente indispensabile che non si fissi la durata. Altrimenti cade la proposta
dell'onorevole Ambrosini. evidente che introducendo un rinnovamento parziale ci sar un certo numero di giudici
che durano di meno. Quando stabiliamo disposizioni tassative per cui i giudici devono durare dodici o nove anni,
togliamo la possibilit alla legge di domani di stabilire che due terzi dei primi giudici dureranno per un periodo
minore. O noi prevediamo interamente il sistema nella Costituzione, o non possiamo prevedere la durata: perch
impediamo che la proposta Ambrosini venga domani attuata dalla legge.
PRESIDENTE. Pongo in votazione la proposta dell'onorevole Gullo, secondo la quale si rimette alla legge anche
l'indicazione della durata in carica dei giudici della Corte costituzionale.
(Non approvata).
186

Passiamo alla proposta dell'onorevole Ambrosini: I giudici durano in carica dodici anni .
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. Voglio far presente che, col sorteggio subito dopo tre anni,
minata la continuit proprio nel periodo iniziale di esperimento della Corte, in cui non occorrerebbe che
intervenisse il sorteggio.
LACONI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
LACONI. L'onorevole Ruini ha, sia pure tardivamente, apprezzato l'osservazione nostra di poco fa. A me pare che
nella sua dichiarazione sia contenuta la proposta di aggiungere: hanno una durata massima di dodici anni . Ma
se non si dice, si esclude che abbiano una durata inferiore; e quindi si esclude la proposta Ambrosini.
PRESIDENTE. Onorevole Laconi, mi pare che lei confonda la questione. Si potr al massimo dire che, se la legge
stabilir che la prima o la seconda rinnovazione avvengano per estrazione, allora certo che un dato numero di
giudici nella prima tornata non rester in carica dodici anni; ma, quando il meccanismo si sar messo in moto, tutti
i giudici resteranno in carica dodici anni.
Pongo in votazione la proposta Ambrosini: I giudici durano in carica dodici anni .
( approvata).

Decade cos tutta la seconda parte dell'emendamento Ambrosini, che si riferiva al modo col quale avrebbe dovuto
avvenire la rinnovazione.
Vi adesso l'emendamento dell'onorevole Martino Gaetano a tenore del quale i giudici non sono rieleggibili .
L'onorevole Mortati propone la formula:
I giudici non sono immediatamente rieleggibili .
L'onorevole Ruini ha facolt di esprimere il parere della Commissione.
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. Faccio osservare all'onorevole Martino che, se il suo
emendamento aveva tutta la ragion di essere quando non si era stabilito il rinnovamento parziale, ora che questo
rinnovamento stato stabilito ed stata introdotta la possibilit o di portare correnti nuove o di confermare quelle
antiche, che avevano mostrato capacit in questo ufficio, il suo emendamento perde la sua ragion d'essere.
Credo sia opportuno non ammetterlo e lasciare la rieleggibilit, tenendo presente che la rinnovabilit adempie al
compito di permettere che correnti nuove penetrino in questo istituto. Se no, vi sarebbe quasi un giudizio di
incapacit per coloro che, pure essendo degni di rimanere, sarebbero nella impossibilit di essere confermati.
PRESIDENTE. Onorevole Candela, lei aveva fatto suo l'emendamento Martino?
CANDELA. S. questione di consentire un avvicendamento nelle altissime funzioni.
Il Presidente della Repubblica non potr essere rieletto; non per questo avr il brevetto di indegnit.
In sostanza, posso accettare l'emendamento Mortati al nostro emendamento.
187

RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. Chiedo di parlare.


PRESIDENTE. Ne ha facolt.
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. Non ho parlato di indegnit. Ho detto che, stabilito il
concetto della rinnovabilit parziale, veniva meno la necessit del divieto. Mi pare che sia un concetto molto chiaro
e preciso.
CANDELA. La sostanza dell'emendamento un'altra: di impedire che in certi posti non avvenga
l'avvicendamento.
MORTATI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
MORTATI. A me pare che la ragione che aveva ispirato la proposta dell'onorevole Martino Gaetano non fosse
quella detta dall'onorevole Candela, di assicurare l'avvicendamento, bens l'altra di assicurare l'indipendenza del
giudice.
L'onorevole Martino si preoccupava cio che la rieleggibilit non importasse nel giudice conformismo a quella
autorit, da cui avrebbe dovuto desumere la nuova investitura. Questo problema non stato toccato
dall'onorevole Ruini. Siccome occorre da una parte sodisfare questa esigenza ed assicurare dall'altra che quelle
competenze utilizzabili per il diffcile compito di giudice della Corte, che in Italia non sono moltissime, non vengano
definitivamente escluse da una ulteriore utilizzazione, mi pare che sia opportuno scegliere una via di mezzo ed
ammettere la rieleggibilit ma non immediatamente, cio con intervalli costituiti dai turni che la legge stabilir
per il rinnovamento parziale. Per queste ragioni mantengo il mio emendamento.
PRESIDENTE. Pongo in votazione la formula:
I giudici non sono immediatamente rieleggibili .
( approvata).
Vi sono ora due emendamenti aggiuntivi proposti dall'onorevole Nobile. Pongo in votazione il primo che del
seguente tenore:
I membri della Corte costituzionale appartenenti ai ruoli della Magistratura non potranno esser promossi,
durante il tempo in cui apparterranno alla Corte stessa, se non per diritto di anzianit .
(Non approvato).
Il secondo emendamento dell'onorevole Nobile del seguente tenore:
I membri della Corte, che per un caso qualsiasi, tranne quello di rinnovo, cessassero di far parte di essa prima dello
spirare del termine, verranno sostituiti da altri, da nominarsi dagli stessi corpi che avevano nominati i membri
cessati .
NOBILE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
NOBILE. Vorrei dar conto brevemente di questa proposta. In fondo intendevo con essa semplicemente eliminare
una lacuna; infatti nulla si stabilito di ci che avverr nei casi in cui un membro sia dimissionario, o venga
malauguratamente a cessare di vivere. Si dovr in tali casi provvedere alla sostituzione? Se si dovr provvedervi
bisogner specificare in qual modo. A questo mira il mio emendamento. Mi sembra che il problema meriti di essere
esaminato e risolto.
188

PRESIDENTE. Pongo in votazione lo emendamento aggiuntivo dell'onorevole Nobile.


(Dopo prova e controprova non approvato).
Pongo in votazione l'ultimo comma del testo della Commissione nella seguente definitiva formulazione:
L'ufficio di giudice della Corte costituzionale incompatibile con quello di membro del Parlamento o dei Consigli
regionali e con ogni carica od ufficio indicati dalla legge .
( approvato).
Pongo in votazione l'articolo 127-bis proposto dall'onorevole Perassi:
Quando il giudizio avanti la Corte verte sulla costituzionalit di una legge regionale o su un conflitto di
attribuzioni fra lo Stato ed una Regione, la Regione interessata ha la facolt di designare una persona, scelta fra le
categorie indicate nell'articolo precedente, per partecipare alla Corte come giudice .
(Non approvato).
L'articolo 127 risulta, nel suo complesso, cos approvato, salvo coordinamento:
La Corte costituzionale composta di 15 membri nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un
terzo dal Parlamento riunito in seduta comune e per un terzo dalle supreme magistrature dell'ordine giudiziario e
amministrativo.
I membri della Corte costituzionale debbono appartenere alle seguenti categorie: magistrati, anche a riposo, delle
giurisdizioni superiori dell'ordine giudiziario e amministrativo; professori universitari ordinari di materie giuridiche;
avvocati dopo venti anni di esercizio, che con la loro nomina cessano di essere iscritti nell'albo professionale.
La Corte elegge il presidente fra i suoi componenti.
I giudici sono rinnovabili secondo le norme che saranno stabilite dalla legge; durano in carica dodici anni e non
sono immediatamente rieleggibili.
L'ufficio di giudice della Corte costituzionale incompatibile con quello di membro del Parlamento e dei Consigli
regionali e con ogni carica od ufficio indicati dalla legge .
Passiamo all'articolo 128. Se ne dia lettura.
SCHIRATTI, Segretario, legge:
Quando, nel corso di un giudizio, la questione d'incostituzionalit di una norma legislativa rilevata d'ufficio o
quando eccepita dalle parti, ed il giudice non la ritiene manifestamente infondata, la questione rimessa per la
decisione alla Corte costituzionale.
La dichiarazione d'incostituzionalit pu essere promossa in via principale dal Governo, da cinquanta deputati, da
un Consiglio regionale, da non meno di diecimila elettori o da altro ente od organo a ci autorizzato dalla legge
sulla Corte costituzionale.
Se la Corte, nell'uno o nell'altro caso, dichiara l'incostituzionalit della norma, questa cessa di avere efficacia. La
decisione della Corte comunicata al Parlamento, perch, ove lo ritenga necessario, provveda nelle forme
costituzionali .
PRESIDENTE. Ricordo che sono stati gi svolti e mantenuti i seguenti emendamenti:
Sopprimere i primi due commi.
189

Sostituire il terzo col seguente:


Quando la Corte dichiara l'incostituzionalit di una norma, questa cessa di avere efficacia. La decisione della
Corte comunicata al Parlamento perch, ove lo ritenga necessario, provveda nelle forme costituzionali.
Arata .
Al primo comma, sostituire la prima parte con la seguente:
Quando nel corso di un giudizio, ed entro un anno dalla data d'entrata in vigore di una legge, la questione
d'incostituzionalit di una norma rilevata d'ufficio...
Mastino Gesumino .
Al primo comma, sopprimere le parole: ed il giudice non la ritiene manifestamente infondata.
Bertone .
Al secondo comma, alle parole: cinquanta deputati, sostituire: cento deputati e cinquanta senatori; alle parole:
un Consiglio regionale, sostituire: cinque Consigli regionali; e alle parole: non meno di diecimila elettori, sostituire:
non meno di cinquantamila elettori.
Targetti .
Al secondo comma, sopprimere le parole: da un Consiglio regionale.
Bertone .

Al secondo comma, sopprimere le parole: da non meno di diecimila elettori.


Nobile .
Aggiungere, subito dopo il secondo comma, il comma seguente:
Per le leggi riguardanti le Regioni la dichiarazione di incostituzionalit deve essere promossa da almeno tre
Consigli regionali se la disposizione riguarda genericamente le Regioni, o dal Consiglio regionale della Regione a cui
limitata la disposizione.
Bertone, Bubbio .
Aggiungere, in fine, il seguente comma:
Il magistrato dovr rimettere gli atti alla Corte costituzionale quando ritenga che le leggi che dovrebbe applicare
siano contrarie alla Costituzione dello Stato.
Mastino Pietro .
Si era riservato il diritto ai colleghi di presentare nuovi emendamenti in relazione al testo che sarebbe stato
approvato dell'articolo 127.
L'onorevole Targetti ha presentato il seguente emendamento:
Dopo il secondo comma aggiungere il seguente:
190

Ciascun Consiglio regionale pu eccepire l'incostituzionalit di una legge che riguardi direttamente la regione che
rappresenta .
L'onorevole Codacci Pisanelli ha presentato, a sua volta, il seguente testo sostitutivo dell'articolo 128:
Ogni giudice potr rilevare l'incostituzionalit degli atti aventi efficacia di legge ordinaria non applicandoli al
caso deciso, senza sospenderne l'osservanza o annullarli.
Quando lo ritenga opportuno il giudice potr rimettere la questione di incostituzionalit alla Corte costituzionale
e dovr farlo in caso di giudicati contrastanti al riguardo.
L'annullamento di una legge ordinaria invalida da parte della Corte costituzionale avr efficacia oggettiva e
potr, inoltre, essere promosso in via principale dal Governo, da cinquanta deputati, da un Consiglio regionale, da
non meno di diecimila elettori, o da qualsiasi cittadino che dimostri di avervi interesse per la lesione di un suo
diritto o interesse costituzionalmente garantito .
C' da rammaricarsi che l'onorevole Codacci Pisanelli non abbia presentato prima questo emendamento.
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. Devo dichiarare, a nome del Comitato, che non ci
possiamo pronunciare formalmente su emendamenti presentati alla ultimissima ora. Avremmo bens, per
regolamento, il diritto di chiedere ventiquattr'ore di tempo per esaminare gli emendamenti proposti in Assemblea;
ma non possibile ricorrere a tale rinvio, ora che siamo cos stretti dal tempo. Rivolgo, quindi, un appello a voi,
perch rinunciate pi che possibile ai vostri emendamenti, rimettendovi caso mai alla Commissione per il
coordinamento e la revisione finale.
La Commissione noi si pu pronunciare.
(Approvazioni).
PRESIDENTE. Non posso che appoggiare le considerazioni fatte dall'onorevole Ruini.
A proposito dell'articolo 123 non avvenuto, come per altri articoli, che la Commissione o alcuni colleghi abbiano
presentato all'ultimo momento un nuovo testo. Il testo della Commissione dell'articolo 128 stato pubblicato otto
mesi fa, e pertanto tutti coloro che volevano proporre emendamenti hanno avuto a loro disposizione un'enorme
quantit di tempo.
Il presentarli adesso, nel minuto immediatamente precedente alla votazione, evidentemente non trova
giustificazioni; e tuttavia io li porr ugualmente in votazione, perch vincolato da quella dichiarazione dell'altro
giorno, che del resto non riguardava questi emendamenti; ma non potr concedere ai presentatori la parola per
svolgere le loro proposte.
L'onorevole Mortati presenta ora il seguente nuovo testo:
La questione di illegittimit costituzionale di una norma o atto avente forza di legge, che sia rilevata di ufficio nel
corso di un giudizio o sollevata dalle parti e non sia ritenuta dal giudice manifestamente infondata, rimessa per
decisione alla Corte costituzionale.
Il ricorso per illegittimit costituzionale pu essere prodotto direttamente innanzi alla Corte costituzionale nel
termine che sar fissato dalla legge, da chi pretenda direttamente leso dalla norma un suo diritto o interesse
legittimo, e, inoltre, anche senza questo interesse, dal Governo o da un decimo dei membri di ciascuna Camera.
La sentenza della Corte costituzionale che dichiara la incostituzionalit di una norma pubblicata nei modi
prescritti per le leggi entro 15 giorni dalla sua emissione ed ha per effetto la sospensione della efficacia della norma.
191

Il Parlamento provvede alla sua abrogazione, procedendo al regolamento dei rapporti che sia reso da essa
necessario .
Invito l'onorevole Ruini a esporre il parere della Commissione.
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. La proposta dell'onorevole Mortati coincide in alcuni punti
con quello che era il testo della Commissione dei Settantacinque; in altri punti invece se ne distacca.
Il primo comma coincide con la sostanza del testo della Commissione, e potrebbe da questa essere accolto.
Riguarda l'ipotesi che la questione di incostituzionalit, sorga nel corso di un giudizio; essa dovr esser rimessa alla
Corte. Nell'emendamento Mortati si tratta di mere modifiche formali, che meglio rinviare al coordinamento.
Vi sono poi nel testo Mortati punti nuovi. Uno di essi , che chiunque venga leso in un suo diritto o interesse
legittimo da una norma di cui ritenga l'incostituzionalit, pu direttamente adire la Corte costituzionale. Non pi
il caso del primo comma, cio delle eccezioni che possono venir presentate nel corso di un giudizio e che debbono
essere rimesse alla Corte costituzionale, perch decida. Vi una facolt del soggetto, di un diritto o interesse leso di
promuovere direttamente il giudizio della Corte costituzionale.
Sopra questo punto, io non avrei alcuna difficolt; ritenendo per che anche qui la forma dell'emendamento
debba essere riveduta.
Altro punto dell'emendamento dell'onorevole Mortati: - e qui ci incominciamo a distaccare - che verrebbe tolto
quanto la Commissione dei Settantacinque aveva proposto sulla possibilit di provocare il giudizio della Corte, non
solo in base ad eccezione o ricorso di un soggetto singolo di diritto o interesse legittimo concretamente ed
attualmente leso; ma anche per mezzo di una specie - diciamo cos - di azione popolare; svolto nell'interesse
generale, anche senza che sia gi avvenuta una lesione concreta, per il pericolo che ha in s, virtualmente, la
norma incostituzionale. L'azione poteva essere esercitata dal governo, da cinquanta deputati o senatori, da
diecimila elettori o da un organo o ente a cui autorizzato da legge. Il testo della Commissione dei Settantacinque
pubblicato da otto mesi. Ad un tratto l'onorevole Mortati ha proposto di sopprimere questa seconda forma di
ricorso, popolare e collettiva.
Ma ha poi, a poche ore di intervallo, mutate di nuovo le sue proposte.
MORTATI. Non esatto, le ho lasciato ieri il testo.
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. Ieri lei proponeva di sopprimere la seconda via. Oggi non
pi; la lascerebbe pel Governo e per un numero di deputati e senatori...
MORTATI. Un decimo dei membri della Camera.
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. Sarebbe tolta la possibilit di ricorrere nell'interesse
generale ai diecimila elettori o agli altri enti che sono determinati dalla legge.
Non posso pronunciarmi a nome della Commissione; ma esprimo il mio punto di vista personale, che non sia
opportuno eliminare tutto ci che si riferisce al ricorso in via generale, al ricorso complessivo, che pu basarsi non
sopra una violazione concreta, diretta, attuale di un diritto o interesse particolare, ma sopra una visione pi
complessa e larga di incostituzionalit della legge.
Aggiungo che facendo questo, lungi dall'andare incontro a quel pericolo che stato accennato nella discussione
generale, di tenere il Paese in continuo sovvertimento, si va incontro alla legalit, perch invece di autorizzare, o per
lo meno, di rendere possibili agitazioni anche violente, quando un dato numero di elettori, quando una collettivit
invochi una decisione della Corte costituzionale, ci si mette nella via della legalit.
Un ultimo punto di divergenza con l'onorevole Mortati che il testo stabiliva che, quando la Corte costituzionale
avesse riconosciuta l'incostituzionalit di una norma, questa cessava di avere efficacia, e poi gli atti si rimettevano al
Parlamento, perch prendesse i provvedimenti di sua competenza. Il Parlamento pu infatti confermare, nelle
192

forme della revisione costituzionale, una legge ordinaria, che come tale contrastava con la Costituzione prima che
questa fosse modificata. Pu invece, se crede, sostituire con norme diverse la legge dichiarata incostituzionale. Pu
altres provvedere al regolamento dei rapporti che si renda necessario per la dichiarazione d'incostituzionalit della
norma, in quanto, prima della dichiarazione, la norma stessa abbia avuto vigore e sia stata applicata anche in
sentenze; che portata ha l'annullamento? ex nunc o ex tunc? non si pu stabilire un criterio a
priori; sar il Parlamento a regolare i rapporti, a secondo delle esigenze.
Cos io vedo, e non pu essere diversamente, le cose. L'onorevole Mortati non ammette che la norma dichiarata
incostituzionale cessi senz'altro di aver efficacia. Stabilisce che la dichiarazione della Corte debba esser pubblicata; e
sta bene; ma questa disposizione, alla quale non occorre la Costituzione; baster la legge per il funzionamento
della Corte. Con la pubblicazione, dice l'onorevole Mortati, la norma o l'intera legge dichiarata incostituzionale non
perde senza altro ogni efficacia; ma viene sospesa; e poi spetta al Parlamento abrogarla. un sistema complicato e
non necessario; e presenta dubbi ed inconvenienti. Se il Parlamento non abroga la legge sospesa, avremo una
diuturna sospensione? E non pu il Parlamento, invece che abrogare, confermare la legge nelle forme
costituzionali? Come figura giuridica, non ritengo che sia necessaria la sottigliezza della distinzione fra sospensione e
cessazione d'efficacia; perfettamente logico e coerente al sistema della dichiarazione di incostituzionalit che la
legge dichiarata illegittima cessi d'aver efficacia; ed preferibile e pi riguardoso pel Parlamento non chiedergli,
quasi come atto obbligato, che esso abroghi la norma; molto meglio che, di fronte alla cessazione d'efficacia della
norma stessa, il Parlamento provveda nelle vie che gli sono aperte, e che ho indicato.
Riassumendo: 1) resta fermo che la Corte sia investita di ogni eccezione di incostituzionalit che sorga in un
giudizio; 2) si pu accettare che, come l'onorevole Mortati propone, l'azione possa essere direttamente promossa
alla Corte da un singolo leso in un suo diritto o interesse legittimo; 3) bisogna mantenere pi in pieno l'azione
popolare e collettiva nell'interesse generale; 4) da respingere la figura della sospensione, mantenendo quella
della cessazione d'efficacia. Tale il mio preciso pensiero. (Approvazioni).
PRESIDENTE. L'onorevole Perassi propone che all'ultimo comma del testo della Commissione, dopo la frase: se la
Corte dichiara l'incostituzionalit della norma, questa cessa di avere efficacia , si aggiunga: a decorrere dalla
pubblicazione della decisione, salvo che la Corte fissi ad altro effetto un termine che non pu essere superiore a sei
mesi .
PERASSI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Questo emendamento presentato all'ultimo momento non le darebbe il diritto alla parola. Ma dica
pure, onorevole Perassi, tenendo per presente che non abbiamo pi da sprecare altro tempo.
PERASSI. L'emendamento che ho proposto stato suggerito, in parte almeno, dall'emendamento Mortati, il quale
si allontanava dal testo della Commissione sostituendo, alla idea della cessazione di efficacia, il sistema della
sospensione della efficacia, lasciando al Parlamento il compito di abrogare l'atto.
A questo riguardo, cominciando anzitutto dalla formulazione dell'emendamento Mortati, rilevo che non mi
sembra proprio il caso di dire che il Parlamento provvede alla sua abrogazione procedendo al regolamento dei
rapporti, che si sia reso necessario. E ci anche perch l'atto che pu essere oggetto del giudizio davanti alla Corte
pu non essere una legge in senso formale dello Stato, ma pu essere atto avente valore di legge, decreto legislativo
o decreto legge, e pu essere una legge regionale. Quindi, non mi sembra che quest'ultima formulazione
dell'onorevole Mortati corrisponda a tutte le ipotesi. Ritengo invece che convenga restare sul terreno della proposta
della Commissione, secondo la quale, quando la Corte costituzionale accerta che una norma incostituzionale,
questa cessa di avere efficacia.
A questo punto vi un'idea giusta nell'emendamento Mortati, che deve essere accolta, ed di prescrivere che la
decisione della Corte debba essere pubblicata. Quanto alle modalit della pubblicazione ritengo che possano
essere oggetto della legge.
Vi poi un altro problema che si riconnette anche alle considerazioni che hanno suggerito all'onorevole Mortati il
suo emendamento, ed questo: che, cessando l'efficacia di una norma giuridica, si possono in certi casi presentare
delle situazioni delicate, in quanto pu darsi che la cessazione di questa norma dia luogo a qualche inconveniente,
193

se non si provvede. In questo ordine d'idee nell'emendamento che io ho proposto si dice: La decisione della Corte
che accerti la incostituzionalit importa la cessazione della efficacia dalla pubblicazione della decisione o dal
termine, non superiore a sei mesi, fissato dalla Corte nella decisione stessa .
In linea normale, la norma dichiarata incostituzionale cessa di avere efficacia dalla data di pubblicazione della
Corte, ma sembra opportuno che la Corte possa, nella sua stessa decisione, indicare un termine dal quale cominci
ad avere effetto la cessazione di efficacia, termine al quale io ho messo, nel mio emendamento, il limite massimo di
sei
mesi. Il significato concreto di questo espediente questo: che l'organo competente, cio l'organo che ha fatto l'atto
dichiarato illegittimo dalla Corte, avr il tempo necessario per provvedere in conseguenza, adottando,
eventualmente, le norme che, secondo i casi, occorrono. Una disposizione analoga si trova nella Costituzione
austriaca.
Questo il significato del mio emendamento.
Per esaurire il mio intervento rilevo che, nell'ultimo periodo del testo della Commissione, si dice: La decisione della
Corte comunicata al Parlamento . La parola Parlamento , quando venne elaborato quel testo, aveva un
significato, oggi ne ha un altro, e quindi occorre sostituire a questa espressione le parole: alle Camere .
Ritengo poi, personalmente, che sia inutile l'aggiunta finale: perch, ove lo ritenga necessario, provveda nelle
forme costituzionali . Questo va da s e mi pare sia inutile dirlo nella Costituzione.
PRESIDENTE. L'onorevole Martino Gaetano ed altri presentano ancora il seguente emendamento:
Aggiungere, in fine, il seguente comma: Nella ipotesi di cui al primo comma di questo articolo la legge dichiarata
incostituzionale dalla Corte non si applica alla controversia .
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. Mi duole che il collega Perassi, al quale debbo tanto
perch stato veramente il pi assiduo, il pi forte, il pi valoroso dei collaboratori in questa opera che abbiamo
compiuto per il progetto, non mi abbia completamente convinto. Se avessimo potuto parlare tranquillamente,
l'uno avrebbe convinto l'altro. In questo tumulto improvvisato di discussioni, dobbiamo scambiarci le idee con
discorsi pubblici!
Se si stabilisse un termine, fino a sei mesi, ed intanto la norma dichiarata incostituzionale dovesse rimanere in
vigore, ne verrebbe una situazione inammissibile ed assurda. I tribunali continuerebbero ad applicare una norma
incostituzionale; ed i privati che vi avessero interesse si precipiterebbero a chiederne l'applicazione. Come non ho
ammesso la tesi Mortati, che sia sospesa l'efficacia della norma, ed invitate le Camere ad abrogarla, non ammetto,
a maggior ragione, che la norma continui provvisoriamente, per un dato termine, ad aver efficacia. Prego
l'onorevole Perassi di considerare le mie osservazioni, e di ritirare la. sua proprosta.
PRESIDENTE. stato presentato un emendamento soppressivo del primo comma dall'onorevole Gullo, al quale
faccio rilevare che c' gi un emendamento del genere: quello dell'onorevole Arata.
GULLO FAUSTO. Mi associo a quello.
PRESIDENTE. Domando ai presentatori degli ultimi emendamenti se li mantengono.
PRESIDENTE. Onorevole Perassi, mantiene il suo emendamento?
PERASSI. Non insisto.

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PRESIDENTE. Onorevole Targetti, l'emendamento che ha ora presentato subordinato all'accettazione dell'altro
suo emendamento?
TARGETTI. un completamento.
PRESIDENTE. Onorevole Martino Gaetano, conserva il suo emendamento?
MARTINO GAETANO. Lo conservo.
PRESIDENTE. Per l'emendamento Mortati, l'onorevole Ruini accetterebbe la formulazione dei due primi commi?
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. L'onorevole Mortati potrebbe acconsentire a rimanere al
testo della Commissione che, in sede di coordinamento, terrebbe conto delle sue proposte di forma; e sarebbe
disposta, con l'autorizzazione dell'Assemblea, ad ammettere il ricorso diretto dell'interessato, leso in concreto, alla
Corte. Si potrebbe, per quanto riguarda il ricorso popolare e collettivo, nell'interesse generale, togliere la richiesta
dei diecimila elettori e non accontentarsi della richiesta d'una sola Regione, ma di tre (considerando che una
Regione potr da sola ricorrere al pari d'un singolo quando si tratti di concreta lesione da essa sofferta). Ma dovr
rimanere, pel rimanente, quanto prevede il testo della Commissione. E cos pure dovr rimanere la cessazione
d'efficacia, e non la sospensione.
L'Assemblea potrebbe autorizzare il Comitato ad adottare un testo definitivo, da sottoporre poi all'Assemblea
stessa in sede di coordinamento.
LACONI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
LACONI. Come membro del Comitato di redazione dissento: non posso accettare alcuno degli emendamenti
Mortati. Desidererei che si rimanesse fermi al testo originario.
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. L'ho dichiarato.
PRESIDENTE. Lei ha dichiarato che si resta al testo, salvo il consenso dell'onorevole
Mortali ad accogliere alcune modificazioni formali. Ma quella che, a parer mio - non starebbe a me il sottolinearlo
- una modificazione molto importante, cio accettare la facolt di ricorso per incostituzionalit anche da parte
del singolo, non credo possa essere accolta dall'Assemblea implicitamente: occorre votarla formalmente. uno di
quei punti essenziali sui quali l'onorevole Laconi ha dichiarato di dissentire. Desidero sapere se questo secondo
comma dell'onorevole Mortati accettato dalla maggioranza della Commissione.
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. La Commissione non pu, allo stato delle cose, che
mantener fermo il suo testo. A titolo personale, ho espresso il mio avviso sull'emendamento Mortati.
PRESIDENTE. Onorevole Codacci Pisanelli, mantiene il suo emendamento?
CODACCI PISANELLI. Dato che non mi stato concesso illustrare il mio emendamento, vorrei dire le ragioni per cui
lo ritiro.
PRESIDENTE. Ritengo che lei debba attribuire a se stesso la mancata illustrazione del suo emendamento. Il testo
dell'articolo pubblicato da otto mesi. Mi pare strano che un collega, cos profondo conoscitore di dottrine
giuridiche, abbia bisogno di attendere l'ultimo minuto per presentare non un piccolo emendamento formale, ma un
emendamento sostitutivo di tutto l'articolo. evidente che non potevo permetterle di svolgerlo in questo
momento. Ad ogni modo ha facolt di esporre le ragioni per cui lo ritira.

195

CODACCI PISANELLI. Chiedo scusa all'onorevole Presidente se soltanto ora ho presentato questo emendamento; ma,
appunto perch mi occupo di discipline giuridiche, confesso che ancora oggi ho gravissimi dubbi per quanto riguarda
la istituzione della Corte costituzionale, che pure ho invocata.
Con l'emendamento proposto io desideravo far presente anzitutto l'opportunit di fare in modo che l'incidente di
incostituzionalit non desse luogo a quelle complicazioni ed a quelle gravose spese, che sarebbero necessarie, se
ogni volta si dovesse finire dinanzi alla Corte costituzionale, per far risolvere l'incidente d'incostituzionalit di una
legge. Per tale ragione, proponevo, secondo il sistema accolto anche in altri ordinamenti, che la questione di
incostituzionalit potesse essere risolta da qualunque giudice.
In secondo luogo, avevo ritenuto opportuno di riconoscere ai giudici la facolt di rinviare essi i casi di dubbio o le
questioni d'incostituzionalit alla Corte costituzionale, per una soluzione definitiva, specialmente nei casi
controversi.
Finalmente avevo esaminato la possibilit del ricorso principale alla Corte costituzionale, per ottenere la
dichiarazione di invalidit di una legge ordinaria, perch ci stiamo occupando della legge ordinaria, che abbiamo
distinto dalla legge costituzionale.
D'altra parte, sorge qui un grave problema, quello di attribuire un valore alla sentenza che sar pronunciata dalla
Corte costituzionale. Come principio generale, la sentenza ha efficacia limitata alle sole parti in causa. Quale sar il
valore della sentenza relativa alla legge ordinaria? Evidentemente dobbiamo derogare dal principio normalmente
accolto per la cosa giudicata, che ha efficacia fra le sole parti in causa, ed ammettere invece l'efficacia oggettiva,
cio per tutti, della dichiarazione di incostituzionalit della legge.
Altro problema, veramente grave, che dovrebbe essere risolto, quello della eventuale retroattivit di questa
dichiarazione: cio, la dichiarazione di incostituzionalit di una legge sar efficace soltanto per l'avvenire o sar
retroattiva? Ritengo che la questione debba risolversi nel secondo senso: Efficacia retroattiva.
Finalmente, ritenevo opportuno che si chiarisse questo concetto, scopo di praticit, per rendere pi facile e pi spediti
i giudizi. Si pensi quello che avverr qualora sia sollevata dinanzi a una Pretura la questione di incostituzionalit di
una legge; si dovr andare dinanzi alla Corte costituzionale; potr essere un comodo espediente processuale,
per rendere interminabili le liti.
Per queste ragioni io proponevo quell'emendamento. Dato che non abbiamo la possibilit di esaminare a fondo il
problema, sono costretto a ritirarlo.
PRESIDENTE. Il primo comma dell'articolo 128, nel testo della Commissione, il seguente:
Quando, nel corso di un giudizio, la questione d'incostituzionalit di una norma legislativa rilevata d'ufficio o
quando eccepita dalle parti, ed il giudice non la ritiene manifestamente infondata, la questione rimessa per la
decisione alla Corte costituzionale .
L'onorevole Mastino Gesumino propone che si inserisca, dopo la parola giudizio , l'inciso: ed entro un anno dalla
data d'entrata in vigore di una legge .
MASTINO GESUMINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
MASTINO GESUMINO. L'onorevole Mortati ha nel suo emendamento posto la stessa questione, sia pure limitandosi
all'azione di incostituzionalit promossa dal privato, in quanto deferisce alla legge la fissazione del termine. E
poich io mi proponevo l'unico scopo di richiamare l'Assemblea sulla gravit estrema del problema che un termine
sia posto, affinch l'ordinamento giuridico non resti scosso dal dubbio che le leggi non abbiano che limitato ed
incerto vigore, ove l'onorevole Mortati mantenga il suo emendamento, per quanto riguarda la parte attinente
all'azione del privato che chiede la dichiarazione di incostituzionalit della legge, aderisco all'emendamento
dell'onorevole Mortati.
196

RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. Chiedo di parlare.


PRESIDENTE. Ne ha facolt.
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. Mi pare che, anche se fosse discutibile che potesse stabilirsi
un termine per altri casi di azione diretta alla Corte, ci non potrebbe ammettersi per il caso di eccezione in un altro
giudizio. Se la legge incostituzionale, logico che chi ne colpito possa addurre la sua incostituzionalit, e non
possa rinunciare al suo diritto di difesa, solo perch la legge in vigore da qualche tempo.
MASTINO GESUMINO. Chiedo di rispondere alle osservazioni dell'onorevole Ruini.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
MASTINO GESUMINO. Dovrei osservare semplicemente questo: che mai, come in questo caso, vero l'assioma, che
anche un principio elementare di diritto, che chi eccepisce, nell'atto di eccepire, si fa attore. E questo tanto pi
profondamente vero nel caso in esame, in cui con l'eccezione si tende a provocare una sentenza di incostituzionalit
che riguarda la legge come tale. La legge che verrebbe dichiarata nulla attraverso questa eccezione non riguarda
solo il cittadino costituito in giudizio, ma tutti i cittadini. L'eccezione ha quindi una portata formidabile, che,
investendo l'essenza della legge, tocca tutto l'ordinamento giuridico. Ha quindi essenziale carattere di diritto pubblico
e non di diritto privato, e deve assolutamente essere regolata. Ecco perch osservo che, anche per quanto riguarda
l'eccezione, bene porre un termine perch ne sia legittimo l'esercizio.
GULLO FAUSTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
GULLO FAUSTO. Se deve restar ferma la prima parte dell'articolo 128, trovo che l'emendamento dell'onorevole
Mastino Gesumino saggio e giudizioso; ma in realt saggio e giudizioso, appunto perch in parte corregge il
sostanziale vizio della norma, che quello di concedere al privato, al singolo, la facolt di mettere in moto il
funzionamento della Corte delle garanzie costituzionali. Senonch io ho presentato un emendamento soppressivo
della prima parte dell'articolo 128, sul quale richiamo l'attenzione dell'Assemblea, che forse non ha esaminato a
fondo le aberranti conseguenze alle quali pu portare la norma proposta. Si d al singolo la facolt di adire la
Corte costituzionale per ottenere la dichiarazione di incostituzionalit della legge; badate, al singolo, che proprio il
meno indicato a farlo, cio a colui che esamina la incostituzionalit della legge attraverso l'angolo visuale di ci che
egli crede un suo diritto.
Evidentemente la giustizia ideale sarebbe questa: che la sistemazione giuridica del fatto venisse dopo il fatto; ma
poich questo non possibile, per mille ed una ragione che non star qui ad elencare, si fa ricorso alla legge, ossia
alla sistemazione giuridica che viene prima del fatto. Da questo punto di vista la legge non che una forma di
transazione tra questa giustizia ideale, che irraggiungibile, e quella giustizia che possibile raggiungere nel tempo
e nell'ambiente in cui viviamo. Ma evidente che, appunto perch transazione, la legge non si attaglia a tutti i
casi. La legge ha davanti a s la maggior parte dei casi; o meglio la forma che quella data ipotesi assume nel
maggior numero dei casi. Ma non c' legge ottima, la quale in un qualche caso particolare non si dimostri
addirittura iniqua, e ci appunto perch il legislatore non riesce a prevedere tutti i casi, ed anche prevedendoli, non
pu contenerli tutti in una stessa disposizione di legge. Senonch umano che il privato guardi la legge dal punto di
vista del suo caso singolo; e non infrequentemente anche il giudice cede a questa necessit. Noi tante volte
chiamiamo aberrariti delle massime giurisprudenziali, appunto perch le valutiamo al di fuori del caso concreto
che le ha determinate, e non consideriamo che il giudice portato ad affermare quella illogicit giuridica, appunto
perch egli vuole ad ogni costo fare aderire la legge, che resiste a ci, al fatto cos come a lui si presenta. Ora, dire
al privato, che si sente leso da una norma di legge: tu hai la facolt di adire la Corte costituzionale, perch essa
esamini la incostituzionalit della legge, vuol dire innanzi tutto dargli un mezzo defaticatorio al quale ricorrer, non
foss'altro per ritardare la conclusione del giudizio, senza considerare l'enormit di lavoro che noi daremmo alla
Corte, ove ogni privato avesse tale facolt. Ma anche a non tener conto di tutte queste difficolt pratiche, v' che
la Corte costituzionale deve giudicare della costituzionalit della legge prescindendo dal fatto singolo, cio in
astratto, senza che il suo giudizio sia fuorviato dall'esame del caso concreto. Quindi dare al singolo il diritto di adire
la Corte nel momento in cui pendente un giudizio a cui egli sia
197

direttamente interessato, stabilire una norma oltremodo pericolosa. N vedo alcuna ragione che la spieghi.
Allorch si demandava alla Magistratura ordinaria questa materia, si spiegava che la parte potesse proporre
l'eccezione di incostituzionalit; ma quando a richiedere che si proceda a tale esame noi abilitiamo un certo
numero di elettori o il Governo o un Consiglio regionale, non c' motivo di pensare che possa essere incostituzionale
una legge, contro la quale nessuno ha creduto di proporre la eccezione di incostituzionalit. Ci nonostante si
propone di dare al privato la facolt di adire la Corte costituzionale, di mettere in movimento questo meccanismo
cos complicato e complesso, per far dichiarare l'incostituzionalit di una legge, che pur stata accettata da tutti,
tanto che i mezzi ordinari di opposizione non sono stati messi in moto.
PRESIDENTE. Onorevole Gullo, la prego di concludere.
GULLO FAUSTO. Signor Presidente, sento in coscienza di dover esprimere queste mie idee perch vedo
chiaramente il pericolo enorme a cui si va incontro con questa norma.
PRESIDENTE. Non le voglio contrastare l'esercizio di un suo dovere di coscienza; ma le assicuro che queste cose sono
gi state dette.
GULLO FAUSTO. Vorrei aggiungere una altra cosa soltanto. La norma dispone che la proposta della parte passa
alla Corte costituzionale, ove il giudice non la ritenga manifestamente infondata. una maniera questa di andare
incontro alla possibilit di mille ingiustizie. Perch, cosa deve fare il giudice per dire se l'eccezione o non
manifestamente infondata? Deve evidentemente sottoporla al suo esame, il quale pu essere rigoroso o benevolo,
secondo il criterio e il temperamento del giudice. Non parlo di malafede. Ed gi questo un inconveniente grave.
Ancora: la questione va alla Corte costituzionale quando un altro giudice, sia pure in seguito ad un esame non
approfondito, ha gi manifestato la sua opinione sulla incostituzionalit. Anche questo mi pare aberrante, perch la
Corte costituzionale non detto che sia un giudice d'appello di fronte al giudice ordinario. E in questo caso
sarebbe appunto un giudice d'appello, dato, ripeto, che il giudice, dinanzi al quale si eccepisce l'incostituzionalit,
deve fare un esame per accertare se l'eccezione sia manifestamente infondata.
Per tutte queste ragioni, prego l'Assemblea di accogliere l'emendamento soppressivo di questa prima parte
dell'articolo 128.
ROSSI PAOLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
ROSSI PAOLO. Vorrei rispondere brevissimamente all'onorevole Gullo.
L'onorevole Laconi era preoccupato che fosse accettato l'emendamento Mortati e insisteva perch la Commissione
non si distaccasse dal testo originario. Ora l'onorevole Gullo combatte quel testo.
Non accettiamo n l'emendamento Mortati, n l'emendamento soppressivo dell'onorevole Gullo, al quale mi
permetto rivolgere una domanda: desidera egli, nel suo sistema, che le eccezioni di incostituzionalit siano per
sempre vietate al singolo, al privato? Noi abbiamo creato un giudice esclusivo in materia di legittimit
costituzionale. Attualmente, nel sistema finora vigente, un privato pu davanti a un giudice ordinario eccepire
l'incostituzionalit della legge...
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. Della legge no.
ROSSI PAOLO. Mi correggo, non della legge, evidentemente, ma di decreti e provvedimenti. Invece la
Commissione ha concepito un sistema per cui giudice esclusivo delle questioni di questa natura sia la Corte
costituzionale.
Onorevole Gullo, desidera ella togliere al privato il diritto di eccepire l'incostituzionalit di fronte a qualsiasi
giudice?
GULLO FAUSTO. S.
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ROSSI PAOLO. Badi, allora, che questo sistema estremamente pericoloso.


Mi consenta di richiamare la sua attenzione sugli articoli 20 e 21 della Carta costituzionale, a titolo d'esempio.
Dice l'articolo 20:
Nessuno pu essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge.
Inizio pagina: 2736
Nessuno pu essere punito se non in forza di una legge in vigore prima del fatto commesso.
Nessuno pu essere sottoposto a misure di sicurezza al di fuori dei casi previsti dalla legge .
E l'articolo 21:
La responsabilit penale personale.
L'imputato non considerato colpevole sino alla condanna definitiva.
Le pene devono tendere alla rieducazione del condannato e non possono consistere in trattamenti contrari al
senso di umanit.
Non ammessa la pena di morte, se non nei casi previsti dalle leggi militari di guerra .
Supponga, per avventura, che nessun Consiglio regionale si sia mosso, che i cinquanta deputati non si siano mossi e
che, per la prima volta, un imputato venga a trovarsi di fronte ad un magistrato, il quale potrebbe infliggergli
anche la pena di morte, in virt di un decreto incostituzionale. Che cosa deve fare il suo difensore?
Istituita la Corte costituzionale, non possiamo fare altro se non pregarvi di votare a favore del testo cos come esso
stato concepito, perch appare estremamente pericoloso sia togliere al privato il diritto di sollevare l'eccezione
d'incostituzionalit, sia lasciare che di siffatta eccezione possono decidere altri giudici.
MASTINO PIETRO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
MASTINO PIETRO. Dichiaro che voter a favore del comma dell'articolo 128. Ritengo che noi dobbiamo soprattutto
impedire che i princip sanciti nella Costituzione vengano violati. Francamente non intendo perch il magistrato,
quando si trovi dinanzi ad una legge che egli, nella propria intelligenza e nella propria coscienza, giudichi
anticostituzionale, non debba manifestare questo suo convincimento.
Si intende bene che non egli potr decidere, ma egli dovr pure avere la facolt di rimettere la decisione alla Corte
costituzionale. Non comprendo, d'altra parte, perch il privato, cui stata gi concessa la possibilit che gli sia resa
giustizia di fronte a minori disposizioni di legge, non debba invece averla di fronte a quella che sarebbe una
violazione dei suoi diritti fondamentali e, cio, alla violazione delle tavole statutarie, poste a fondamento dello
Stato. Ammettendo, invece, il diritto di ricorso del privato alla Corte costituzionale faremmo in modo che l'azione
del privato si fonderebbe coll'interesse di tutto il Paese.
Voter quindi in favore della prima parte dell'articolo.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, l'onorevole Arata che aveva presentato un emendamento soppressivo dei primi
due commi, mi ha fatto pervenire adesso un altro emendamento, che deve naturalmente intendersi sostitutivo dei
due precedenti. Esso del seguente tenore:
La legge stabilir i modi e i termini per i giudiz sull'incostituzionalit delie leggi .
199

DOMINED. Chiedo di parlare.


PRESIDENTE. Ne ha facolt.
DOMINED. Debbo dichiarare, anche a nome dei miei colleghi di Gruppo, che noi voteremo per il testo della
Commissione e quindi contro l'emendamento soppressivo, considerando che proprio nella fase dell'applicazione
del diritto che sorge l'esigenza di controllare se sia costituzionalmente valida la legge da applicare nel caso singolo.
Crediamo con ci di affermare una pi alta tutela della libert del cittadino, in conformit di quanto gi dispone in
via generale l'articolo 19 della Costituzione, consacrando secondo i princip il diritto del singolo di sollevare
l'incidente di incostituzionalit, che il giudice tenuto anche d'ufficio a deferire alla decisione della Corte
costituzionale. Un limite gi opera, ed notevole - se mi permette l'onorevole Gullo - attraverso la delicata facolt
del magistrato di non rimettere la questione alla Corte, qualora egli ritenga manifestamente infondata l'eccezione.
GULLO FAUSTO. Il ricco potr sempre adire l'Alta Corte, il povero mai.
DOMINED. Mi consenta, onorevole Gullo! Proprio se noi riconosciamo a qualunque cittadino il potere di sollevare
l'incidente di costituzionalit idoneo ad essere senz'altro trasferito innanzi alla Corte costituzionale, evidentemente
realizziamo una finalit che serve a neutralizzare la sua obiezione. perci che noi sosteniamo non solo la
proponibilit nel corso di giudizio della eccezione di incostituzionalit, ma altres il conseguente diritto di ogni
cittadino, titolare di un diritto o di un interesse legittimo, di adire direttamente la Corte. In tal modo, anche
nell'ambito del futuro sindacato di validit della legge, come gi in quello dell'atto amministrativo, la lesione del
singolo aprir la via per un accertamento efficace erga omnes nell'interesse della comunit.

Riteniamo pertanto di attenerci allo spirito della Costituzione votando per il testo proposto dalla Commissione e
contro l'emendamento soppressivo.
PRESIDENTE. Allora, possiamo passare alla votazione. Abbiamo, dunque, la proposta soppressiva dell'onorevole
Gullo, che si riferisce al primo comma; poi abbiamo l'emendamento sostitutivo dell'onorevole Arata, ancora per il
primo comma; e poi vi sono emendamenti modificativi del testo del primo comma proposto dalla Commissione.
Ora, non so se nel caso concreto la proposta soppressiva possa e debba essere messa in votazione. Vorrei conoscere a
questo proposito anche il parere dell'onorevole Ruini.
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. Non questione di mia competenza, perch riguarda
l'ordine dei lavori. Ad ogni modo personalmente non ho difficolt.
PRESIDENTE. Sta bene. Pongo in votazione per prima la proposta soppressiva del primo comma dell'articolo 128
presentata dall'onorevole Gullo.
Sulla proposta di soppressione del comma stato chiesto l'appello nominale dagli onorevoli Uberti, Moro, Ponti,
Domined, Fabriani, Belli Castelli Filomena, Coppi, Bubbio, Nicotra Maria, Ambrosini, Murdaca, Damiani, Alberti,
Bosco Lucarelli, Ermini.
LUSSU. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
LUSSU. Penso che la procedura che si vorrebbe adottare adesso, votando la proposta soppressiva, non risponde alla
prassi che costantemente in materia costituzionale da parecchio tempo abbiamo adottata.
L'altro giorno io proposi che si votasse un emendamento soppressivo. Mi fu giustamente risposto che questo non era
possibile, poich la consuetudine sempre seguita era per il contrario.
200

Credo quindi che non si possa ragionevolmente mettere ai voti per appello nominale questa proposta soppressiva.
PRESIDENTE. Onorevole Lussu, in precedenza qualche volta si proceduto alla votazione di un emendamento
soppressivo. Ad ogni modo, proprio per le considerazioni che lei ha espresso, mi sono rivolto al Presidente della
Commissione per chiederne il parere e, soltanto dopo che egli si dichiarato favorevole, ho dichiarato di porre in
votazione la proposta soppressiva.
Votazione nominale.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale sulla proposta soppressiva del primo comma dell'articolo 128.
Estraggo a sorte il nome del deputato dal quale comincer la chiama.
(Segue il sorteggio).
Comincer dall'onorevole Arcaini.
Si faccia la chiama.
MOLINELLI, Segretario, fa la chiama.
Rispondono s:
Allegato - Amadei.
Baldassari - Barbareschi - Barontini Anelito - Bartalini - Bernamonti - Bianchi Bruno - Bibolotti - Binni - Bonomelli
- Bordon - Bosi.
Cacciatore - Carpano Maglioli - Colombi Arturo - Costa - Costantini - Cremaschi Olindo.
D'Amico Michele - De Michelis Paolo - D'Onofrio.
Fantuzzi - Farina Giovanni - Farini Carlo - Fedeli Armando - Finocchiaro Aprile - Fiorentino - Fogagnolo
-Fornara.
Gallico Spano Nadia - Gavina - Gervasi - Ghidetti - Giolitti - Giua - Gullo Fausto.
Imperiale.
Laconi - Landi - La Rocca - Leone Francesco - Lombardi Carlo - Longo - Lozza.
Magnani - Maltagliati - Mancini - Massini - Massola - Merlin Angelina - Minella Angiola - Molinelli - Momigliano
-Morandi - Musolino - Musotto.
Nasi - Negarville - Negro - Noce Teresa - Novella.
Pajetta Gian Carlo - Pajetta Giuliano - Pastore Raffaele - Pellegrini - Pesenti - Pistoia - Priolo - Pucci.
Reale Eugenio - Ricci Giuseppe - Romita - Rossi Giuseppe - Rossi Maria Maddalena - Roveda - Ruggeri Luigi.
Saccenti - Sansone - Scarpa - Schiavetti - Sereni - Sicignano - Silipo - Simonini.
Targetti - Tega - Tomba - Tonello.
Vischioni.
Zanardi - Zappelli.
201

Rispondono no:
Aldisio - Ambrosini - Angelucci - Arcaini - Azzi.

Badini Confalonieri - Balduzzi - Baracco - Bastianetto - Bellato - Belotti - Benvenuti - Bernabei - Bertola
-Bertone - Bettiol - Biagioni - Bocconi - Bonino - Bosco Lucarelli - Braschi - Brusasca - Bubbio.
Caccuri - Cairo - Calosso - Camangi - Camposarcuno - Candela - Canevari - Caporali - Cappa Paolo - Cappi
Giuseppe - Cappugi - Carbonari - Carboni Angelo - Caronia - Carratelli - Cassiani - Castelli Edgardo - Castelli
Avolio - Cavalli - Cevolotto - Chatrian - Chieffi - Ciccolungo - Cimenti - Cingolani Mario - Clerici - Coccia - Codacci
Pisanelli - Colonnetti - Conti - Coppa Ezio - Coppi Alessandro - Corbino - Corsi - Cortese Pasquale - Cosattini
-Cotellessa.
Damiani - D'Aragona - Del Curto - Delli Castelli Filomena - De Maria - De Martino - De Mercurio - De Michele Luigi
- De Palma - De Unterrichter Maria - Di Fausto - Di Giovanni - Domined - Dossetti.
Ermini.
Fabbri - Fabriani - Fantoni - Ferrarese - Ferrario Celestino - Ferreri - Franceschini - Froggio - Fuschini - Fusco.
Gabrieli - Galati - Galioto - Germano - Giacchero - Giannini - Giordani - Grilli - Gronchi - Guerrieri Emanuele
-Guerrieri Filippo - Gui - Gullo Rocco.
Jervolino.
Lagravinese Pasquale - La Malfa - Lami Starnuti - Lettieri - Lizier - Lussu.
Macrelli - Magrini - Malvestiti - Marinaro - Marinelli - Martinelli - Martino Gaetano - Marzarotto - Mastino
Gesumino - Mastino Pietro - Mattarella - Mazza - Meda Luigi - Mentasti - Miccolis - Micheli - Monterisi - Monticelli Montini - Morini - Moro - Mortati - Mrdaca.
Nicotra Maria - Notarianni - Numeroso.
Pacciardi - Pallastrelli - Paris - Pastore Giulio - Pat - Pecorari - Penna Ottavia - Pera - Perassi - Perlingieri
-Perugi - Petrilli - Piccioni - Piemonte - Pignedoli - Ponti.
Quintieri Adolfo.
Rapelli - Recca - Rescigno - Rivera - Rodi - Rodin Ugo - Rossi Paolo - Ruini - Rumor.
Saggin - Salerno - Salizzoni - Sampietro - Sardiello - Sartor - Scalfaro - Schiratti - Scoca - Segni - Spallicci
-Spataro - Stella - Storchi - Sullo Fiorentino.
Terranova - Titomanlio Vittoria - Tosato - Tosi - Tozzi Condivi - Tremelloni - Treves - Trimarchi - Tumminelli -Turco.
Uberti.
Valenti - Valmarana - Veroni - Vicentini - Vigo - Villabruna - Volpe.
Zaccagnini - Zerbi - Zotta - Zuccarini.
Si astenuto:
202

Arata.
Sono in congedo:
Angelini.
Carmagnola - Cavallari.
De Vita - Dugoni.
Ghidini.
Jacini.
Preziosi.
Ravagnan - Rubilli.
Vanoni - Varvaro - Viale.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione nominale. Invito gli onorevoli Segretari a procedere al computo dei voti.
(Gli onorevoli Segretari fanno il computo dei voti).
Risultato della votazione nominale.
PRESIDENTE. Comunico il risultato della votazione nominale:
Presenti .... 287
Votanti ... .. 286
Astenuto . ... 1
Maggioranza ... 144
Hanno risposto s . 92 Hanno
risposto no .194 (L'Assemblea
non approva).
SI riprende la discussione del progetto di Costituzione della Repubblica italiana.
PRESIDENTE. Dato l'esito della votazione alla quale abbiamo proceduto prima dell'interruzione, in seguito alla
quale stata respinta la proposta soppressiva del primo comma dell'articolo 128, passiamo alla votazione della
formulazione dell'onorevole Arata, il quale propone che ai due primi commi dell'articolo 128 si sostituisca il
seguente:
La legge stabilir i modi e i termini per i giudizi di incostituzionalit delle leggi .
Con questa proposta si rimettono alla legge tutte le disposizioni particolareggiate che sono contenute nel testo della
Commissione.
La pongo ai voti.
203

(Dopo prova e controprova, approvata).


Dato il risultato di questa votazione, l'emendamento aggiuntivo dell'onorevole Bertone, che avrebbe dovuto
trovar posto dopo il secondo comma, s'intende decaduto.
La prima parte del terzo comma, nel testo della Commissione, la seguente:
Se la Corte, nell'uno o nell'altro caso, dichiara l'incostituzionalit della norma, questa cessa di avere efficacia .
evidente che, dato l'esito della votazione test avvenuta, deve cadere l'inciso: nell'uno o nell'altro caso ,
cosicch il testo deve essere il seguente: Se la Corte dichiara l'incostituzionalit della norma, questa cessa di avere
efficacia .
A questo punto ci arrestiamo perch vi sono numerosi emendamenti aggiuntivi e modificativi.
MORO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
MORO. Domando la verifica del numero legale, perch argomenti cos importanti non si possono decidere con una
casuale maggioranza alla presenza di poche decine di deputati. (Approvazioni al centro).
PRESIDENTE. Concordo pienamente con lei sulla motivazione; mi permetto di deplorare vivissimamente l'assenza
quasi totale dei membri di tutti i Gruppi dell'Assemblea.
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. Prego l'onorevole Moro di considerare la portata della sua
proposta che equivale a rimandare di ventiquattro
ore, cio fino a domani sera, le decisioni. (Commenti al centro).
Vorrei osservare al collega Moro che, quel che poteva essere deprecabile, avvenuto perch abbiamo demandato
alla legge ordinaria materie che potevano essere ritenute di natura costituzionale.
Ora si tratta di stabilire un punto che bene sia nella Costituzione e che da parte dell'onorevole Arata non
contestato. Pur rinviando le norme per le condizioni e per la procedura del giudizio di incostituzionalit, si deve
stabilire il punto della cessazione d'efficacia delle leggi dichiarate incostituzionali. Su ci non sembra vi possa essere
contrasto. Approviamo dunque l'ultimo comma dell'articolo.
PRESIDENTE. Chiedo all'onorevole Moro se intende insistere sulla richiesta di verifica del numero legale.
MORO. Mi sembra che sia indispensabile questo accertamento anche per la portata delle successive votazioni.
TARGETTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
TARGETTI. Ho chiesto di parlare per fare una proposta, accogliendo la quale si raggiungerebbe ugualmente lo
scopo cui mira l'onorevole Moro e si eviterebbero le conseguenze, non certo utili per il corso dei lavori, di una
constatazione della mancanza del numero legale.
Lo scopo che l'onorevole Moro si prefiggeva con la domanda di verifica del numero legale, dobbiamo riconoscerlo,
pi che legittimo, perch questioni dell'importanza di quelle che vengono ora decise con le nostre votazioni devono
essere decise da un numero di rappresentanti sufficente a conferire autorit alle decisioni stesse. E quindi,
204

non sar mai abbastanza lamentato e criticato l'assenteismo dei colleghi, di un Gruppo o dell'altro, che non
sentono il dovere di sopportare i piccoli sacrifici richiesti dall'adempimento del loro ufficio. Sacrifici che non
meritano neppure questo nome se si confrontano con l'importanza del compito che ci affidato.
Ma, detto questo, chiedo ai colleghi se questo stesso scopo di evitare votazioni alle quali non parteciperebbe un
numero sufficiente di costituenti non si pu raggiungere ugualmente togliendo la seduta. In tal modo, non si va
incontro all'inconveniente, che tutti i colleghi sanno, di una verifica negativa del numero legale.
ARATA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
ARATA. Aderisco alla proposta dell'onorevole Targetti e nel tempo stesso mi permetto di prospettare qui se non sia
il caso di conformarci al criterio che abbiamo seguito lo scorso sabato, al criterio cio di svolgere intanto gli
emendamenti, riservandoci di votare poi domani. In tal modo non si perderebbe la seduta.
PRESIDENTE. Onorevole Arata, io apprezzo il suo suggerimento; sono tuttavia riluttante a seguirlo, giacch ho
presente l'esperienza di oggi in cui abbiamo visto come tutti coloro i quali avevano presentato degli emendamenti,
anche coloro che li hanno presentati all'ultimo momento, hanno chiesto ed insistentemente di prendere
nuovamente la parola.
La proposta dell'onorevole Targetti sodisfa evidentemente all'esigenza di non far votare questi punti cos
importanti con una Assemblea semideserta senza imporci una sospensione di lavoro di 24 ore.
Mi permetto tuttavia di dire ci che l'onorevole Targetti, nella sua squisita delicatezza, ha voluto evitare, e
desidero che se ne prenda nota espressa nel processo verbale. Esprimo, cio, la pi viva ed amara deplorazione
contro tutti gli assenti in corpo e verso ciascuno di essi individualmente, per lo spettacolo veramente spiacevole ed
umiliante al quale questa sera, per fortuna, non assistono troppi spettatori.
una colpa che non trova sufficiente deplorazione, dato specialmente che siamo verso il termine dei nostri lavori.
10 voglio quanto meno augurarmi che da parte di coloro i quali, con tanta meticolosit, si astengono dal dare ai
nostri lavori il contributo della loro presenza e che in generale si costituiscono in una cerchia facilmente
identificabile, non debba sorgere poi un'idea peregrina la quale trovi a giustificazione dell'impossibilit di
concludere i lavori della nostra Assemblea, nei termini stabiliti dalla legge, proprio quel ritardo che causato dalla
loro negligenza.
E mi rivolgo ai presenti con un appello particolare perch diano il loro contributo affinch i nostri lavori siano
conclusi - come nostro assoluto dovere - nel tempo che ci stato fissato. (Vivissimi, generali applausi).
Detto questo, pongo in votazione la proposta dell'onorevole Targetti di rinviare la nostra seduta, interrotta non per
responsabilit nostra, ma per colpa degli assenti.
( approvata).
11seguito di questa discussione , pertanto rinviato a domani alle 11.
CORBINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
CORBINO. Vorrei giustificare l'assenza di alcuni deputati del mio Gruppo che sono tuttora impegnati per il lavori del
Congresso del Partito liberale.
PRESIDENTE. Onorevole Corbino, per i suoi colleghi del Gruppo liberale sappiamo bene che vi la giustificazione
valida dei lavori del Congresso.
205

CONDORELLI. Chiedo di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facolt.


CONDORELLI. Onorevole Presidente, siccome domani mattina si concludono i lavori del nostro Congresso, la
pregherei di evitare che domani vi siano delle votazioni.
PRESIDENTE. Onorevole Condorelli, non glielo posso assicurare; faremo il massimo possibile. Ero rimasto d'accordo
coi membri del Gruppo liberale, di ricominciare quest'oggi le votazioni, e anche in relazione a ci abbiamo stabilito
il calendario dei nostri lavori.
Io vorrei poter venire incontro a tutte le richieste; ma occorre stabilire che pi nessuna richiesta sia avanzata per
sospensioni, proroghe o rinvii dei nostri lavori. Ognuno scelga, e chi si sente di partecipare ai lavori della nostra
Assemblea, venga. So, onorevole Condorelli, che i lavori del Congresso tratterranno forse lei e gli altri suoi colleghi,
ma, evidentemente, non possiamo pi anteporre una pur giusta esigenza di partito alla pi giusta esigenza
dell'Assemblea.
CONDORELLI. Ella sa, signor Presidente, con quale scrupolo io abbia seguito i lavori dell'Assemblea...
PRESIDENTE. Non si tratta di questione personale.
CONDORELLI. Mi dia anche atto, onorevole Presidente, dello stato di enorme disagio in cui io ed i miei colleghi ci
troveremo domani mattina, chiamati da due doveri che contrastano in questo modo. Per altri partiti s' usato un
diverso trattamento.
Noi chiediamo soltanto questo: che domani mattina non si facciano votazioni.
PRESIDENTE. Con i rappresentanti ufficiali del suo Gruppo abbiamo stabilito che si cominciasse a votare e a
svolgere il nostro lavoro regolare oggi nel pomeriggio.
Adesso non mi muova dunque il rimprovero di fare un diverso trattamento al Gruppo liberale rispetto ad altri
Gruppi. Con ogni Gruppo ogni volta si concordato in precedenza; cos si fatto col Gruppo liberale.
Debbo dichiarare che non posso assolutamente impegnarmi a concedere ulteriori rinvii.

206

3.4.8 Resoconto sommario della seduta antimeridiana del 3 dicembre 1947 in assemblea plenaria

ASSEMBLEA COSTITUENTE
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TERRACINI
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: Seguito della discussione del progetto di Costituzione della Repubblica
italiana.
MORO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
MORO. Signor Presidente, vorrei proporre alla Presidenza un quesito relativo al valore della votazione fatta ieri sera
sull'emendamento di rinvio alla legge, proposto dall'onorevole Arata. Non considero adesso il valore morale della
frettolosa votazione fatta in presenza di pochissimi colleghi, cos come trascuro altre considerazioni di carattere
giuridico e politico, relative all'assurdo che si crea, omettendo di indicare, dopo aver delimitato nella Costituzione
la Corte di garanzia costituzionale, le forme e i modi attraverso i quali pu essere promossa azione dinanzi alla
Corte stessa per la dichiarazione della incostituzionalit della legge.
Vorrei soffermarmi invece un momento sulla contradizione, che a me appare evidente, fra la votazione che fu fatta
sull'emendamento dell'onorevole Arata e la votazione che era stata fatta precedentemente sull'emendamento
soppressivo dell'onorevole Gullo. A mio parere, e a parere dei miei amici, fra le due votazioni vi una radicale
incompatibilit, un'assoluta contradizione. La quale contradizione sarebbe risultata certamente pi evidente, se ieri
sera la votazione sull'emendamento soppressivo dell'onorevole Gullo fosse stata fatta nel modo ormai consueto
della nostra prassi parlamentare, cio se si fosse votato per la soppressione del comma proposto dall'onorevole
Gullo, votando negativamente sulla formulazione positiva del comma stesso. Se cos fosse avvenuto e se ieri sera
per ragioni di opportunit non fosse stata mutata questa procedura, noi ci saremmo trovati dinnanzi ad un comma
approvato dell'articolo 128, comma il quale avrebbe significato, non soltanto che a parere dell'Assemblea
Costituente anche il singolo, leso nel proprio diritto da una legge incostituzionale, ha il potere di promuovere una
dichiarazione di incostituzionalit, ma anche implicitamente, che all'Assemblea Costituente, come del resto logico,
spetta di decidere, intorno ai casi, le forme, i modi attraverso i quali si pu proporre la questione di incostituzionalit
della legge.
Se, quindi, avessimo seguito la via normale, trovandoci di fronte ad un comma significativo esplicitamente e
implicitamente e per quello che esso logicamente fa attendere come seguito dell'articolo, noi non avremmo avuto
alcun dubbio circa l'improponibilit dell'emendamento proposto dall'onorevole Arata. Mi pare che il senso di tale
votazione, alla quale siamo addivenuti ieri sera per appello nominale, non sia assolutamente dubbio. L'Assemblea
non soltanto ha respinto la proposta dell'onorevole Gullo, tendente a togliere al singolo la possibilit di proporre
azione per incostituzionalit della legge, ma ha inteso rivendicare a s la decisione su questo punto
importantissimo, che, qualora non fosse deciso, determinerebbe una lacuna nella Costituzione, tanto che la Corte
costituzionale sarebbe per lungo tempo incapace di assolvere la sua funzione di garanzia della Costituzione.
Questo rinvio alla legge, pertanto, , a nostro avviso, assurdo ed improponibile. Io domando alla Presidenza quale
sia la. sua opinione sul valore di questa votazione e subordinatamente chiedo che essa voglia rimettere al
207

Comitato di coordinamento lo studio dei rapporti fra le due votazioni e la ricerca di una formula che elimini
questa contradizione. Il Comitato di coordinamento certamente competente ad eliminare le contradizioni che
esplicitamente, visibilmente si riscontrano nel testo della Costituzione, ma qui, se pure una delle due votazioni non
si espressa positivamente nel testo costituzionale, vi certo egualmente una contradizione, sia pure implicita, che,
a mio parere, l'Assemblea deve eliminare attraverso l'attivit del Comitato di redazione.
TARGETTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
TARGETTI. Devo anzitutto osservare che, se vi fosse una contradizione fra una norma e l'altra, l'Assemblea non
avrebbe in questo momento veste per intervenire in merito. Sarebbe la Commissione che ha l'incarico del
coordinamento delle norme, a prospettare questa eventuale contradizione, in sede di discussione del
coordinamento stesso.
A me sembra, per, che l'onorevole Moro non abbia ragione di lamentare questa contradizione. Basta tener
presenti la portata della proposta soppressiva dell'onorevole Gullo e il tenore della portata dell'emendamento
dell'onorevole Arata.
L'onorevole Gullo aveva proposto la soppressione del primo comma, ritenendo che non si dovesse ammettere
l'eccezione d'incostituzionalit in via incidentale. L'Assemblea ricorda gli argomenti che egli addusse a sostegno di
questa sua tesi. Era un unico punto che egli aveva considerato, cio l'azione d'incostituzionalit promossa in via
incidentale. Fra le altre ragioni ricordo che egli addusse anche questa: che, ammesso che una parte in un giudizio
potesse eccepire l'incostituzionalit di una norma, si avrebbe avuto come conseguenza di appesantire l'opera della
giustizia ed in alcuni casi arrivare anche a sabotarla con queste eccezioni dilatorie. Quindi, chiara era la tesi
dell'onorevole Gullo, come pi chiare le conseguenze dell'approvazione del suo emendamento.
L'onorevole Gullo non sostenne, n avrebbe potuto nella sua proposta soppressiva sviluppare un concetto simile,
che si dovessero demandare alla legge le modalit e la regola dell'esercizio dell'azione di incostituzionalit; anzi
dimostr implicitamente di ritenere che la Costituzione avrebbe potuto regolare l'esercizio dell'azione
d'incostituzionalit in via generale, escludendo, lo ripeto, l'eccezione in via incidentale. Era una proposta ben
precisa e limitata ad escludere l'azione incidentale di incostituzionalit. L'Assemblea non ha condiviso il pensiero
dell'onorevole Gullo ed ha votato contro la soppressione. Quale invece la portata dell'emendamento Arata?
L'onorevole Arata non fa nessuna distinzione fra eccezione in via incidentale ed eccezione in via principale:
prescinde completamente da quelle che possono essere le ragioni addette dall'onorevole Gullo contro l'eccezione in
via incidentale, e propone, lasciando impregiudicata la questione, se l'eccezione debba proporsi sia in via
incidentale che in via principale, di demandare alla legge il Regolamento delle modalit e dell'azione. In questo
senso l'Assemblea si pronunziata. E dov' la contradizione? Forse che l'emendamento Arata negava il diritto ad
agire che avrebbe voluto negare l'onorevole Gullo: e l'Assemblea non neg? Una parola, se il Presidente me lo
concede, vorrei aggiungere; la determinazione delle funzioni di un organo e la sua composizione sono
evidentemente collegate. Non so se qualora la Corte delle garanzie avesse ricevuto dall'Assemblea una
composizione, secondo noi l'unica corrispondente alla sua funzione, una composizione che la ricollegasse molto pi alla sovranit popolare, alcuni di noi,
che hanno votato l'emendamento Arata non potessero essere dell'opinione che fosse utile stabilire fin d'ora le
modalit e i limiti di quell'azione, per impedire che la legge ponesse a questa troppe limitazioni. A volte non
bisogna dolersi delle conseguenze di deliberazioni che forse si sono prese eccedendo nelle nostre pretese.
ARATA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
ARATA. Desidero dare alcuni chiarimenti intorno a quello che vorrei chiamare il processo logico della discussione che
ha portato al voto di ieri.
208

Nella seduta di sabato io avevo proposto un emendamento all'articolo 128 ed uno contemporaneo all'articolo 129.
Col primo emendamento chiedevo la soppressione dei primi due commi dell'articolo 128. Se non che mi rendevo
anche conto che questo non era sufficiente, ma che bisognava dare all'Assemblea il mezzo di poter esprimere
anche un pensiero positivo. E pertanto proponevo che nell'articolo 129, l dove detto: la legge stabilisce le
norme che regolano i conflitti di attribuzione e la composizione, ecc. si modificasse cos: la legge stabilisce le
norme che regolano le azioni di incostituzionalit, i conflitti, ecc. .
Mi sembrava in tal modo di dare all'Assemblea la possibilit di esprimere un pensiero positivo, nel senso che,
mentre sopprimeva i primi due commi dell'articolo 128, in quanto vertenti in materia procedurale, anche se
riverberata da aspetti sostanziali, poteva nel contempo decidere che questa materia venisse rimandata alla legge.
Ed io penso che non ero, in fondo, nel torto, perch la faticosa e laboriosa casistica, in cui stavamo annegando ieri,
dimostrava e dimostra, secondo me, la opportunit di rimandare alla legge tutta questa materia.
Nella seduta di ieri l'onorevole Gullo ha confermato il mio pensiero. E ricordo incidentalmente che il Relatore
onorevole Rossi aveva dichiarato, sabato, che la Commissione, sul piano concettuale, non trovava niente in
contrario a che la mia proposta potesse essere accettata, ove l'Assemblea lo avesse creduto, pur mettendo in rilievo
che si trattava di materia molto delicata. Nella seduta di ieri l'onorevole Gullo ha proposto la soppressione pura e
semplice del primo comma; il che comportava soltanto la possibilit di un giudizio negativo sul contenuto e sulla
rilevanza costituzionale del comma stesso.
Ed allora, io, rinunziando implicitamente al mio emendamento all'articolo 129, ho proposto il mio emendamento,
di carattere positivo, diretto ad ottenere non solo che venissero soppressi i primi due commi dell'articolo 128, ma che
si dichiarasse anche, esplicitamente, che questa materia veniva rinviata alla legge.
L'onorevole Gullo ha insistito nella proposta di soppressione pura e semplice, e su questo punto avvenuta la
votazione col noto risultato; ma con ci stato escluso che l'Assemblea potesse successivamente sopprimere il
comma sotto un diverso profilo, cio nel senso che alla soppressione pura e semplice venisse sostituito il rinvio del
problema alla legge. Questo il significato del voto dato sul mio emendamento. Son lieto che anche l'onorevole
Targetti abbia espresso questa tesi, che mi sembra fondatissima. Io penso di aver cos esaurientemente illustrato
all'Assemblea il significato di quella mia proposta e della votazione che n' seguita, e penso che l'Assemblea non
abbia nessuna ragione per tornare sul suo voto e, tanto meno, per trovare contradizione tra questa decisione e
quella intervenuta sull'emendamento dell'onorevole Gullo.
PRESIDENTE. Al quesito posto dall'onorevole Moro debbo dare una risposta. Dir subito che non comprendo per
quali ragioni l'onorevole Moro lo abbia posto in questa sede. Abbiamo un Comitato di redazione ed
eventualmente - stato detto e ripetuto - quando tale Comitato constatasse che fra due deliberazioni
dell'Assemblea nel testo costituzionale vi fosse contradizione, dovrebbe segnalarle, studiando e suggerendo delle
modifiche. E dove si trattasse di problemi importanti, su cui sarebbe opportuno chiedere ancora il parere
dell'Assemblea, ci verrebbe fatto, quando il testo completo della Costituzione, gi riveduto dal Comitato, fosse
portato per la votazione definitiva dinanzi all'Assemblea,
Mi pare, che la questione debba risolversi non andando a ricercare le intenzioni di coloro i quali hanno presentato
certi emendamenti, o l'interpretazione che di questi testi od emendamenti occorre dare; ma richiamandosi
all'elementare sviluppo della procedura, cos come avvenuto. Io ricordo che ieri sera, prima della votazione
sull'emendamento soppressivo dell'onorevole Gullo Fausto, di fronte ad un'Assemblea numerosa, la questione della
procedibilit alla votazione dell'emendamento soppressivo stata espressamente posta, discussa e conclusa.
Ricordo
che da parte dell'onorevole Lussu stato ad un certo momento proposta la questione se si potesse procedere alla
votazione dell'emendamento soppressivo dell'onorevole Gullo.
Ed io gli ho risposto che in primo luogo, gi in precedenza alcune volte, tuttavia non molto frequentemente, si era
proceduto alla votazione di un emendamento soppressivo, a seconda del momento della discussione e delle
conseguenze che la soppressione avrebbe portato con s; in secondo luogo, che la mia decisione di procedere alla
votazione di quell'emendamento soppressivo era stata preceduta da un intervento esplicito del Presidente della
209

Commissione, che soltanto dopo il suo assenso avevo deciso in conseguenza. Lo stesso onorevole Lussu, dopo queste
spiegazioni, ha compreso la logica e la giustezza del procedimento e non ha pi sollevato obiezioni.
Debbo soltanto dire che eccezioni, a questo proposito, avrebbero dovuto essere avanzate ed accolte prima della
votazione; oggi evidente che il richiamo pu avere solo pi carattere di rammarico, ma non pu inficiare la
validit del voto di ieri. Per la votazione avvenuta successivamente, sull'emendamento dell'onorevole Arata, non
voglio pregiudicare le decisioni del Comitato di redazione e poi quelle della Assemblea, ma osservo che non mi
pare vi sia contradizione. L'Assemblea, quando le stato sottoposto il problema di non introdurre nella
Costituzione nessuna casistica di impugnabilit, nella sua maggioranza, ha deliberato favorevolmente.
Da una parte, onorevole Moro, non si pone a priori una questione di preclusione. Si possono sollevare queste
questioni, prima che 1a votazione avvenga e non dopo, perch se si permettesse di sollevare la eccezione di
preclusione a votazione avvenuta, non vi sarebbe nessuna votazione che potesse ritenersi definitivamente valida.
Vi potranno essere talvolta contradizioni, tra i risultati di due votazioni. Il deputato che lo ritenga, pu porre la
questione al Comitato di redazione, oppure all'Assemblea nel momento in cui avr di fronte tutto il testo della
Costituzione per l'approvazione definitiva. Allo stato della discussione, non ci resta, quindi, che proseguire l'esame
dell'articolo 128 e degli articoli successivi.
MORO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
MORO. Ho chiesto di parlare anzitutto per giustificare la sede che ho scelto per proporre questa questione. Io ho
l'impressione che la questione sia pi vasta che non quelle spettanti al Comitato di coordinamento. Pur avendola
posta per in questa sede ed in questi termini, come una riserva doverosa da parte mia, per non attardare i lavori
dell'Assemblea, accetto che sia rimessa al Comitato di coordinamento per le decisioni.
Circa il secondo rilievo del Presidente, vorrei poi dire che non ho gi inteso di affermare che il Presidente abbia
violato delle norme regolamentari ponendo in votazione l'emendamento soppressivo cos come esso era stato
proposto; ho soltanto rilevato che si era seguita una procedura non consueta nei nostri lavori. Ricordo benissimo che
la procedura era stata accettata dal Presidente della Commissione. Fu solo per deferenza verso la sua persona e
per non prolungare i lavori che io non credetti di sollevare eccezioni sulla procedura nella seduta di ieri sera.
Quindi, solo mi son permesso di ricordare che, se la questione fosse stata posta in modo positivo anzich negativo,
quella contradizione sarebbe apparsa pi chiara.
Per quanto poi riguarda la sostanza della contradizione, cedo, se l'onorevole Presidente me lo consente, la parola
all'onorevole Domined.
DOMINED. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
DOMINED. Desidero rilevare che, qualora si dimostri che sussista un'autentica contradizione, come a noi
fermamente sembra, fra la seconda votazione relativa all'emendamento Arata e la prima relativa
all'emendamento Gullo, a noi pare che sia proprio questa la sede per affrontare il problema (Commenti), poich
allora non si tratterebbe di nuova opera di coordinamento, bens del venir meno di una decisione contrastante, con
altra validamente presa in precedenza.
Io ho seguito, signor Presidente, con attenzione la sua risposta. Ma mi permetto di farle osservare che
l'emendamento dell'onorevole Gullo tendeva alla soppressione del comma approvato dall'Assemblea, proprio in
quanto esso contempla l'azione del singolo attraverso l'incidente di incostituzionalit nel corso del giudizio. Appare,
quindi, chiaro che la reiezione di un emendamento cos specificamente motivato porti, come diretta conseguenza,
alla volont di conservare questo istituto a garanzia del singolo. Ed allora, se cos , il successivo emendamento che
pretenderebbe di rinviare alla legge la garanzia voluta dall'Assemblea, si pone in evidente contradizione con la
precedente votazione.
210

Ma v' qualcosa di pi. Quando l'onorevole Gullo ci dice: io desidero, io reputo opportuno che l'istituto della Corte
costituzionale funzioni esclusivamente attraverso una specie di azione popolare, mediante cio quella messa in
moto prevista dal secondo comma dell'articolo 128, in forza del quale la dichiarazione di incostituzionalit pu
essere promossa solamente dal Governo e da determinate percentuali di deputati o elettori, quando ci si dice, si
viene necessariamente ad escludere ogni altra forma di azione o d'iniziativa. Viceversa l'Assemblea ha gi
riconosciuto il diritto del singolo di sollevare eccezione di incostituzionalit nel caso concreto, istituendo cos
nell'ambito della giustizia legislativa qualcosa di parallelo a quanto gi opera nel settore della giustizia
amministrativa, in cui appunto data facolt al singolo di sollevare eccezione nei confronti di un suo presunto
diritto leso. pertanto evidente che se ci ritenessimo vincolati ai risultati della seconda votazione, verremmo per ci
stesso a contradire quanto gi avevamo deliberato, riaprendo la questione se debba o non debba essere
riconosciuta nella Costituzione l'azione del singolo, anzi dando risposta negativa al quesito gi risolto
affermativamente col voto dell'Assemblea.
Poich dunque noi siamo dinanzi a una regolare e valida pronuncia dell'Assemblea Costituente, io faccio appello a
tale pronuncia, acciocch in questa sede, o in quella di coordinamento, si deliberi di eliminare quanto con essa
logicamente contrasti.
PRESIDENTE. Mi permetto di far osservare all'onorevole Domined che la votazione di cui si tratta ha espresso
semplicemente il concetto che il diritto del singolo circa l'eccezione di incostituzionalit non deve essere definito
costituzionalmente; ma nessuno afferma ora, che non debba esistere in generale.
Ho sott'occhio l'articolo 98, che stato votato dall'Assemblea e che si riferisce ad un altro organismo nuovo nella
struttura dello Stato, cos come nuova la Corte costituzionale, ed il Consiglio nazionale dell'economia e del
lavoro. E proprio nei confronti di questo nuovo istituto l'Assemblea ha ritenuto che fosse sufficiente affermarne la
creazione, rimettendo poi alla legge sia l'indicazione delle materie per le quali sar competente sia le sue funzioni.
evidente che, poich i materiali relativi alla discussione, all'elaborazione della Costituzione rappresenteranno non
soltanto termini di interpretazione, ma anche fonti di diritto per l'avvenire, la votazione avvenuta, in quanto
esprime la volont della maggioranza dell'Assemblea, che nella Corte costituzionale il singolo abbia diritto di
procedibilit, non potr restare ignorata ai futuri legislatori quando assolveranno il loro compito. Bisognerebbe
sapere gi fin d'ora che quei legislatori misconosceranno questa volont manifestata dall'Assemblea per poter
affermare che la votazione successiva stata in contradizione con l'intenzione prima manifestata dall'Assemblea.
Comunque, non entriamo nel merito, onorevoli colleghi; sufficiente, mi pare, stabilire questo a garanzia della
validit dei nostri lavori: che le varie votazioni sono avvenute in forma regolare; che l'Assemblea stessa ha fin
dall'inizio dei suoi lavori, attraverso il Comitato di redazione, precostituito un organismo, il quale indicato
all'identificazione di casi del genere di quelli prospettati dall'onorevole Moro, e che, se non della loro soluzione,
investito dell'incarico di segnalarli all'Assemblea, perch una soluzione venga ad essi data.
Ci dichiarato e constatato, penso che possiamo proseguire nei nostri lavori.
Abbiamo da esaminare l'ultimo comma dell'articolo 128 del seguente tenore:
Se la Corte dichiara l'incostituzionalit della norma, questa cessa di avere efficacia. La decisione della Corte
comunicata alle Camere, perch, ove lo ritengano necessario, provvedano nelle forme costituzionali .
Nel testo, come i colleghi hanno constatato dalla lettura che ne ho fatto, stato soppresso l'inciso nell'uno o
nell'altro caso , per adeguare questo comma ai precedenti, e al posto della parola Parlamento , secondo il
suggerimento dell'onorevole Perassi, stato sostituito il termine Camere .
ARATA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
ARATA. Desidero ricordare che io avevo chiesto di sostituire alla parola se la parola quando .
211

RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. La Commissione accetta la. sostituzione.
PRESIDENTE. Allora pongo in votazione il terzo comma con la modifica test accolta:
Quando la Corte dichiara l'incostituzionalit della norma, questa cessa di avere efficacia. La decisione della Corte
comunicata alle Camere, perch, ove lo ritengano
necessario, provvedano nelle forme costituzionali .
( approvato).
L'emendamento aggiuntivo dell'onorevole Mastino Pietro decade in conseguenza delle votazioni fatte nella seduta
pomeridiana di ieri.
L'emendamento aggiuntivo dell'onorevole Mastino Pietro del seguente tenore:
Aggiungere, in fine, il seguente comma:
Il magistrato dovr rimettere gli atti alla Corte costituzionale quando ritenga che le leggi che dovrebbe applicare
siano contrarie alla Costituzione dello Stato .
Vi poi l'emendamento aggiuntivo dell'onorevole Martino Gaetano del seguente tenore:
Nell'ipotesi di cui al primo comma di questo articolo, la legge dichiarata incostituzionale dalla Corte non si
applica alle controversie .
Anche quest'emendamento - come l'onorevole Martino Gaetano potr egli stesso confermare - presupponeva la
votazione dei primi due commi e quindi anch'esso decade. Vi poi un articolo 128-bis proposto dall'onorevole
Benvenuti, del seguente tenore, gi svolto. Se ne dia lettura.
SCHIRATTI, Segretario, legge:
La dichiarazione di incostituzionalit pu essere altres promossa in via principale dal Presidente della Repubblica
ogni qualvolta egli ravvisi nei provvedimenti legislativi, che gli vengono proposti per la promulgazione, disposizioni
inconciliabili con gli ordinamenti costituzionali della Repubblica ovvero con le libert e coi diritti garantiti ai
cittadini dalla Costituzione.
Il Presidente della Repubblica non pu promuovere azione di incostituzionalit oltre i termini di promulgazione
della legge di cui all'articolo 71.
facolt del Presidente della Repubblica di sospendere la promulgazione degli atti per i quali abbia promosso
dichiarazione di incostituzionalit sino a quando non sia intervenuta la decisione della Corte costituzionale.
Gli atti del Presidente della Repubblica di cui al precedente articolo non richiedono la controfirma ministeriale .
Subordinatamente, fermi restando i primi due commi dell'emendamento, sostituire i successivi due commi come
segue:
Ove intervenga, entro i termini di cui all'articolo 71, dichiarazione di incostituzionalit, il Presidente della
Repubblica non d corso alla promulgazione.
Qualora il Presidente della Repubblica non possa promuovere azione di incostituzionalit per mancanza della
controfirma ministeriale di cui all'articolo 95, riconosciuta al Presidente stesso la facolt di promuovere tale
azione a titolo personale negli stessi modi e cogli stessi effetti previsti dalla legge per gli altri cittadini, organi ed enti
a ci autorizzati .
212

BENVENUTI. Chiedo di parlare per dar ragione del ritiro dell'emendamento.


PRESIDENTE. Ne ha facolt.
BENVENUTI. Nello svolgimento del mio emendamento avevo posto il problema generale dell'atteggiamento del
Presidente della Repubblica di fronte a leggi incostituzionali. Avevo prospettato la necessit giuridica e morale che
il Presidente della Repubblica rifiutasse la promulgazione a leggi incostituzionali.
E, in considerazione del conflitto che si verrebbe a creare fra potere legislativo e Capo dello Stato, io avevo
proposto come rimedio il deferimento della questione al giudizio della Corte costituzionale, giudizio a cui il
Presidente della Repubblica avrebbe dovuto attenersi.
Il parere della Commissione su questo mio emendamento stato negativo. Dico francamente che vi sarebbe da
nutrire profonda preoccupazione e accorata tristezza per le sorti della libert nel nostro Paese se questa dovesse
essere l'ultima parola, specialmente data la motivazione della onorevole Commissione. La quale ha motivato la
sua reiezione anzitutto affermando che vi sarebbe a favore del Presidente il rimedio del rinvio alla nuova
deliberazione delle Camere: rimedio questo ripetutamente denunciato come inefficiente, in quanto in nessun caso il
Presidente della Repubblica potrebbe rinviare il provvedimento alle Camere senza la controfirma ministeriale, e
nessun Governo - espressione della maggioranza che abbia votato quella legge incostituzionale - sarebbe in
condizione di apporre la propria firma ad un atto con cui il Presidente della Repubblica denunciasse al Parlamento
incostituzionalit della legge.
In secondo luogo, onorevoli colleghi, la Commissione ha motivato cos: Dobbiamo evitare al Presidente della
Repubblica il disdoro, la perdita di prestigio che potrebbe derivargli dal fatto che il suo parere in materia
costituzionale risulti diverso da quello
della Corte costituzionale emesso nella sua sentenza.
Ora io sono commosso, profondamente commosso di questa delicatezza usata verso la figura del Presidente; per,
onorevoli colleghi, io mi preoccupo di usare ben altro riguardo al Presidente della Repubblica e di evitargli cio la
situazione intollerabile, non dico per il primo cittadino della Repubblica, ma per qualsiasi cittadino che abbia
coscienza delle libert costituzionali, la situazione intollerabile cio di dover con la sua firma, con la sua
promulgazione, apporre l'exequatur a norme incostituzionali, che potrebbero essere violatrici dei diritti elementari di
tutti i cittadini e delle libert garantite dalla Costituzione della Repubblica.
E di questo mi sono preoccupato: di usare questo riguardo al Presidente della Repubblica, di evitargli tale assurda
situazione. E su questo punto la Commissione rimasta completamente negativa. Permetta la Commissione che di
questo argomento mi occupi io.
E ritiro questo emendamento in questa sede per riaprire lo stesso problema in sede di discussione all'articolo 130.
PRESIDENTE. Prego la Commissione di esprimere il suo parere.
ROSSI PAOLO. L'onorevole Benvenuti riapre la grave questione del potere personale del Presidente, che abbiamo
larghissimamente discusso con l'intervento dei maggiori costituzionalisti che partecipano a questa Assemblea.
Vorrei concorrere a tranquillizzare i suoi scrupoli in qualche modo.
vero che il Presidente della Repubblica non pu giovarsi del disposto dell'articolo 72, se non con atto di Governo,
controfirmato dal Ministro responsabile. Ma vediamo che cosa avverr in pratica, onorevole Benvenuti.
I due poteri, le due persone, il Presidente del Consiglio dei Ministri e il Presidente della Repubblica, hanno pure dei
contatti, dei rapporti. Supponiamo che il Governo sottoponga una legge non costituzionale alla firma del
Presidente della Repubblica. Il Presidente della Repubblica far le sue personali rimostranze, le sue personali
insistenze perch si ricorra al procedimento dell'articolo 72 e la legge sia eventualmente riproposta, per nuovo
esame, al Parlamento. O si troveranno d'accordo i due uomini eminenti, entrambi sensibili ai problemi
213

costituzionali, entrambi sensibili ai problemi della libert e del decoro del Paese, ed allora l'articolo 72 funzioner; o
non si troveranno d'accordo e la extrema ratio del Presidente della Repubblica che ricusa di partecipare con la sua
autorit, sia pure formale, alla formazione di leggi anticostituzionali, si manifester con le dimissioni.
Il Presidente della Repubblica aprir la crisi costituzionale ed il Paese finir per decidere attraverso le elezioni.
Ella accenna al prestigio del Capo dello Stato, e dice che la Commissione tutelerebbe meno il prestigio sostanziale
del Capo dello Stato avendo riguardo a un prestigio meramente formale.
peggio (mi pare di interpretare l'opinione dell'onorevole Benvenuti), un Presidente della Repubblica che firma
una legge incostituzionale, violatrice della libert dei cittadini, che non un Presidente che si veda eventualmente
sconfessato dalla Corte costituzionale.
Nell'un caso si tratta di un prestigio di sostanza, storico, e nell'altro caso si tratta di un prestigio di forma che rimane
nella cronaca.
Aderisco al concetto dell'onorevole Benvenuti, ma ricordo che quella suprema via di salvare la propria coscienza, a
cui facevo accenno poc'anzi a proposito dell'articolo 72, rimane sempre aperta. Meglio, assai meglio un Presidente
della Repubblica che si dimetta prima, denunciando Governo e maggioranza per la incostituzionalit di una legge,
che non un Presidente costretto a dimettersi dopo, quando la Corte costituzionale abbia respinto il suo ricorso.
Mi pare con questo di esser riuscito a diminuire le preoccupazioni dell'onorevole Benvenuti, al quale faccio infine
osservare che dopo la votazione dell'emendamento Arata, anche la materia della sua proposta resta sottoposta al
legislatore dell'avvenire.
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 129. Se ne dia lettura.
SCHIRATTI, Segretario, legge:
La legge stabilisce le norme che regolano i conflitti di attribuzione e la composizione e il funzionamento della
Corte costituzionale .
PRESIDENTE. Il seguente emendamento dell'onorevole Martino Gaetano stato gi svolto:
Sopprimere le parole: e la composizione .
Ricordo a questo proposito, che l'Assemblea ha approvato il modo con cui la Corte deve essere composta, e
pertanto, queste parole andrebbero soppresse anche per una ragione di coordinamento.

L'onorevole Arata ha presentato il seguente emendamento:


Dopo le parole: che regolano, aggiungere le seguenti: le azioni d'incostituzionalit .
Ha facolt di svolgerlo.
ARATA. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'onorevole Perassi ha presentato il seguente emendamento:
Alle parole: della Corte costituzionale, aggiungere le parole: e le garanzie di indipendenza dei suoi componenti .
Ha facolt di svolgerlo.
PERASSI. Nel mio emendamento si propone un'aggiunta che non ha bisogno di essere illustrata. La legge che
regoler la Corte costituzionale dovr fra l'altro, evidentemente, determinare anche le condizioni che assicurino
214

l'indipendenza dei componenti la Corte, cos come esistono delle norme che assicurano l'indipendenza degli altri
giudici. Si tratta, dunque, di un'aggiunta che va da s. Il Comitato di redazione credo avr la cura di vedere in che
modo questo articolo 129 potr coordinarsi con il testo dell'articolo 128, quale risultato in conseguenza
dell'approvazione dell'emendamento Arata.
PRESIDENTE. Chiedo alla Commissione di esprimere il suo parere.
ROSSI PAOLO. Con l'espressa riserva di ritoccare l'articolo in sede di coordinamento, la Commissione accetta
l'emendamento Perassi.
LACONI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
LACONI. La parola composizione ha qui un particolare significato e cio che i modi, la procedura per l'elezione
dei membri della Corte devono essere determinati per legge. Credo quindi che in questo senso non ci sia nessuna
ragione di sopprimere quella parola, e chiedo al Presidente di metterla in votazione.
PRESIDENTE. L'onorevole Martino Gaetano non presente.
CONDORELLI. Faccio mio l'emendamento dell'onorevole Martino.
PRESIDENTE. Allora votiamo per divisione. Pongo in votazione la prima parte dell'articolo:
La legge stabilisce le norme che regolano i conflitti di attribuzione .
( approvata).
Pongo in votazione le parole: la composizione .
Ricordo che v' la proposta soppressiva fatta propria dall'onorevole Condorelli.
(Dopo prova e controprova, sono approvate).
Pongo in votazione l'ultima parte dell'articolo con l'emendamento aggiuntivo dell'onorevole Perassi, accettato dalla
Commissione:
e il funzionamento della Corte costituzionale e le garanzie di indipendenza dei suoi componenti .
( approvata).
L'articolo 129 risulta approvato nel suo complesso cos:
La legge stabilisce le norme che regolano i conflitti di attribuzione, la composizione e il funzionamento della Corte
costituzionale e le garanzie d'indipendenza dei suoi componenti .
Vi ora un articolo aggiuntivo 129-bis dell'onorevole Martino Gaetano, gi svolto:
Non sono sindacabili da parte della Corte costituzionale le leggi approvate mediante referendum popolare .
Esso non ha ragione di essere, perch la Costituente ha conservato nell'articolo 72 soltanto il referendum
abrogativo.
L'onorevole Codacci Pisanelli ha anche egli presentato un articolo 129-bis: se he dia lettura.
SCHIRATTI, Segretario, legge:
215

La Corte costituzionale competente a conoscere delle violazioni del diritto umano e dei diritti internazionali.
Essa potr, inoltre, sospendere l'efficacia delle leggi costituzionali impugnate dagli interessati perch ledano diritti
della personalit, rinviandole al Parlamento per il decisivo riesame .
PRESIDENTE. L'onorevole Codacci Pisanelli mi deve dare atto che, per ci che si riferisce alla competenza della
Corte costituzionale, l'Assemblea ha gi lungamente discusso e replicatamente votato in sede di articolo 126. da
supporre che in quell'ambito siano state incluse tutte le competenze che ad essa s'intendono dare. Per ci che si
riferisce al secondo comma, una riassunzione, sotto diversi aspetti, del contenuto dei primi due commi dell'articolo
128. Pertanto, mi pare che l'emendamento non possa essere posto in votazione.
CODACCI PISANELLI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
CODACCI PISANELLI. Ritenevo che si trattasse di una competenza diversa di quella di cui ci siamo occupati finora;
poich abbiamo esaminato soltanto la competenza in relazione alle leggi ordinarie. Pensavo invece ad una
particolare competenza relativa alle leggi costituzionali; ed avevo proposto questo emendamento per il caso in cui
si fosse voluto prevedere nel nostro sistema un organo competente a giudicare dei delitti internazionali.
PRESIDENTE. Chiedo all'onorevole Rossi Paolo di esprimere il parere della Commissione, se ritiene cio che
l'emendamento abbia possibilit di essere accolto.
ROSSI PAOLO. Prego l'onorevole Codacci Pisanelli di non insistere; la Commissione dovrebbe esprimere parere
contrario, per ragioni tecniche, che esporr, se l'onorevole Codacci insister.
CODACCI PISANELLI. Se si ritiene che vi sia una preclusione, non ho nessuna difficolt a ritirare l'emendamento. Se
invece, come penso, non vi preclusione al riguardo, perch si tratta di competenza completamente diversa da
quella esaminata finora, ritengo opportuno di svolgere il mio emendamento, perch l'Assemblea possa esaminare
tutti i problemi, che si riconnettono a questo argomento.
PRESIDENTE. Poich la Commissione ha espresso lo stesso mio avviso, mi riconfermo nella convinzione che vi sia
preclusione nella presentazione del suo emendamento, che pertanto non pu essere accolto.
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
RUINI, Presidente della Commissione per la Costituzione. Prima di passare all'esame della sezione II, riguardante la
revisione della Costituzione, propongo che l'Assemblea si occupi di un argomento, che stato rimandato, ma che si
riferisce direttamente alla competenza della Corte costituzionale, cio il giudizio sopra il Presidente della
Repubblica ed i Ministri accusati nelle forme di legge, previsto nel terzo comma dell'articolo 126.
Siccome dobbiamo ritornare sopra questa norma, e siccome sono stati presentati emendamenti, ritengo sia
opportuno esaurire questa materia.
PRESIDENTE. Sta. bene. Il terzo comma dell'articolo 126 dice:
Giudica il Presidente della Repubblica ed i Ministri accusati a norma della Costituzione .
L'onorevole Gullo Fausto ha gi svolto il seguente emendamento:
Sopprimerlo .
Cos pure l'onorevole Musolino ha svolto il suo:
216

Rinviarlo al Titolo I della II parte del progetto, nel testo seguente: Le due Camere, costituite in Alta Corte di
giustizia, giudicano il Presidente della Repubblica ed i Ministri accusati di reati di alto tradimento .
L'onorevole Mortati aveva proposto il seguente emendamento:
Aggiungere il seguente comma:
Per i giudizi relativi alle accuse contro il Capo dello Stato ed i Ministri, si aggiungono ai membri ordinari 16 altri
cittadini eleggibili ad ufficio politico, scelti dal popolo con elezioni indirette, secondo le modalit che saranno
stabilite dalla legge .
Ha facolt di svolgerlo.
MORTATI. L'articolo 126 affidava il giudizio sull'accusa del Presidente della Repubblica e dei Ministri alla Corte
costituzionale. Mentre la Corte costituzionale, nella sua attivit ordinaria di sindacato delle leggi, esplica un'attivit
strettamente giurisdizionale e, quindi, deve essere composta in armonia col contenuto di questa funzione, viceversa
nel giudizio sull'accusa, essa viene a rivestire un carattere pi spiccatamente politico; ci perch, a tenore della
disposizione a suo tempo approvata, l'accusa a questi organi supremi dello Stato non si inquadra necessariamente
nell'ambito della comune azione penale. Le formule adottate: violazione della Costituzione in generale, o
delitto di tradimento , sono espressioni lasciate volutamente in una sfera un po' generica, tale da consentire che
l'accusa sia sollevata anche per fatti che non rivestono la figura di veri e propri reati ai sensi del Codice penale.
Appare di conseguenza necessario, che il giudice sia formato in modo da potere formulare valutazioni di accuse tali,
da esigere una preparazione e sensibilit non esclusivamente giuridiche. Questa la ragione della mia proposta,
secondo la quale la composizione della Corte nei giudizi in parola viene integrata con l'aggiunta di un
numero, equivalente agli ordinari, di membri scelti dalle Camere riunite al principio di ogni legislatura.
Quest'ultima modalit ha lo scopo di impedire che i giudici siano nominati al momento dell'accusa e che, quindi,
l'accusatore orienti la sua scelta in modo da pregiudicare l'imparzialit dei giudici.
PRESIDENTE. Vi poi una proposta di emendamento sostitutivo degli onorevoli Ambrosini, Tosato, Moro, Uberti,
Codacci Pisanelli, Bellato, Cappi, Giacchero, Rescigno, Cimenti e Corbino:
Il Presidente della Repubblica ed i Ministri messi in stato di accusa dalla Camera dei deputati a norma della
Costituzione sono giudicati dal Senato costituito in Alta Corte di giustizia .
AMBROSINI. Ritiro l'emendamento.
PRESIDENTE. L'onorevole Rossi Paolo ha facolt di esprimere il parere della Commissione sugli emendamenti.
ROSSI PAOLO. La Commissione accetta l'emendamento dell'onorevole Mortati. Fra la competenza della Corte
costituzionale, la quale verrebbe ad acquistare con un piccolo numero di giudici una suprema autorit, e la
competenza del Parlamento, (mi pare che in ci si concreti la proposta dell'onorevole Musolino), a nostro avviso la
proposta dell'onorevole Mortati raggiunge un giusto mezzo assai sodisfacente. Infatti, secondo l'emendamento
Musolino, i giudici verrebbero ad essere praticamente 850 o 900, giudici di una imputazione di carattere non solo
politico, ma di carattere criminale o politico-criminale. Siffatto imponente numero di giudici renderebbe
difficilissima la procedura e molto ardua una decisione ragionata; basta pensare al mutarsi continuo di questi 900
magistrati, i quali dovrebbero sedere pro tribunali per giudicare il Presidente della Repubblica ed i Ministri
accusati.
Ho un ricordo storico, a questo proposito, quello del processo di Napoleone III, allora solo principe Luigi Bonaparte,
imputato per lo sbarco di Boulogne, dopo il suo primo tentativo. Di questo processo, celebratosi dinanzi alla Corte
dei Pari, ho letto i verbali: fu un processo caotico, difficile, slegato. I membri che erano presenti ad una seduta non
lo erano all'altra ed alla fine del giudizio non si capiva pi nulla. Stando alla proposta Musolino, il Collegio che alla
fine dovrebbe giudicare, non sarebbe pi lo stesso Collegio che avrebbe assistito alle sedute del processo.

217

La Commissione non crede, dunque, di accettare l'emendamento. L'importanza era quella di avere dei giudici
precostituiti, per impedire che la stessa maggioranza che ha posto in stato di accusa il Presidente e i Ministri,
stabilisca anche quali giudici debbano giudicarli. Con l'emendamento Mortati il giudice rimane appunto
precostituito, perch i giudici della Corte costituzionale sono tali di diritto, e perch gli altri quindici membri di
nomina parlamentare debbono essere nominati in principio di legislatura.
La nostra Commissione crede di poter aderire con tranquilla coscienza all'emendamento dell'onorevole Mortati.
PRETI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
PRETI. Subordinatamente all'approvazione dell'emendamento soppressivo, faccio mio l'emendamento presentato
dall'onorevole Ambrosini, test ritirato.
PRESIDENTE. L'onorevole Rossi Paolo ha facolt di esprimere il parere della Commissione.
ROSSI PAOLO. Vorrei rispondere all'onorevole Preti che, secondo il testo che gi abbiamo votato, non occorre che
l'accusa sia fatta dal Parlamento in entrambi i suoi rami, perch pu essere fatta anche da un solo ramo del
Parlamento. Potrebbe, infatti, avvenire che il solo Senato ponesse il Governo in istato di accusa e che il solo Senato
giudicasse quindi il Governo, che si avesse cio la riunione nel Senato delle due qualit di accusatore e giudice, il
che sarebbe nuovo e non conveniente.
MORTATI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
MORTATI. Io osservo che c' una preclusione: noi abbiamo gi votato un articolo secondo il quale l'accusa del
Presidente della Repubblica e dei Ministri fatta dal Parlamento a Camere riunite. Pertanto il Parlamento non pu
essere anche giudice.
PRESIDENTE. Noi abbiamo gi votato l'articolo 90 che dice: Il Presidente del Consiglio dei Ministri ed i Ministri
sono messi in istato di accusa dal Parlamento in seduta comune per reati commessi nell'esercizio delle loro funzioni
.
Comunque io porr prima in votazione il testo del terzo comma; gli emendamenti che sono stati proposti a questo
riguardo debbono essere considerati come emendamenti aggiuntivi.
Vi l'emendamento Ambrosini, fatto proprio dall'onorevole Preti, il quale propone una formula diversa di giudizio
a proposito della Corte costituzionale, e parimenti la proposta dell'onorevole Musolino. Porremo,
pertanto, in votazione dapprima la proposta dell'onorevole Musolino, quindi quella dell'onorevole Preti.
PRETI. Vi un emendamento soppressivo.
PRESIDENTE. Onorevole Preti, poich ciascuno di questi emendamenti propone una costruzione in s completa,
non si pu porre in votazione l'emendamento soppressivo, e tutti i membri dell'Assemblea, i quali ritengano che
non debba parlarsi dell'argomento nella Costituzione, potranno esprimere tale loro atteggiamento votando contro
tutti gli emendamenti proposti.
MORO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
MORO. Vorrei domandare alla Commissione quale giudizio essa d intorno alla questione della preclusione.
218

LACONI. Chiedo di parlare.


PRESIDENTE. Ne ha facolt.
LACONI. Mi pare vi sia una certa confusione in tutto questo. evidente che la Camera mette in istato d'accusa il
Presidente della Repubblica e i Ministri attraverso una sua maggioranza; si tratta, quindi, di una deliberazione che
avviene attraverso la solita procedura. Per il giudizio invece, pu essere richiesta una maggioranza qualificata;
tutto questo si potr decidere in sede di regolamento delle due Camere.
PRESIDENTE. Onorevole Rossi, ha qualche cosa da aggiungere al quesito formulato dall'onorevole Moro?
ROSSI PAOLO. Osserver semplicemente all'onorevole Moro che una preclusione vera e propria qui in sostanza non
c': io non la vedo. C' per qualche cosa di peggio che una preclusione: c' una incongruenza, perch in realt,
quando la maggioranza abbia messo in istato d'accusa il Presidente della Repubblica o i Ministri, essa avrebbe con
ci gi emesso la sentenza.
Non vediamo una preclusione in senso tecnico, ma vediamo un'assurdit cos stridente da indurci a pregare
l'onorevole presentatore di voler ritirare l'emendamento.
MUSOLINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
MUSOLINO. Vorrei rilevare che la Corte costituzionale, dopo che stato respinto l'emendamento Laconi e dopo
quanto l'Assemblea ha deliberato ieri, viene nominata, in ragione di un terzo dei suoi membri, dal Presidente della
Repubblica. Mi pare quindi che, in tal modo, si venga a creare una incompatibilit, perch, in sostanza, chi giudica
sarebbe colui stesso, che nominato da chi viene messo in istato d'accusa.
Reputo, quindi, che l'emendamento Mortati non possa per questa ragione essere accettato.
ROSSI PAOLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
ROSSI PAOLO. Vorrei osservare all'onorevole Musolino che, secondo l'emendamento dell'onorevole Mortati,
l'inconveniente che egli rileva non pu preoccupare. Infatti la maggioranza dei giudici, secondo il sistema che
abbiamo creato, sarebbe sempre nominata dal Parlamento: credo che l'onorevole Musolino avr presenti gli
articoli approvati cui alludo.
Alcuni membri della Corte costituzionale saranno, s, di origine presidenziale, ma una grande maggioranza, 21 su 30,
resta di origine parlamentare.
PRESIDENTE. Mi pare che le due argomentazioni dell'onorevole Moro e dell'onorevole Musolino reciprocamente si
elidano.
Vi sarebbe preclusione - salva la validit che riconosco di ci che ha detto l'onorevole Rossi - tanto nei confronti della
proposta dell'onorevole Musolino (preclusione sollevata dall'onorevole Moro), quanto della proposta dell'onorevole
Mortati (preclusione sollevata dall'onorevole Musolino).
Ritengo che in questa sede i due emendamenti non abbiano carattere preclusivo, appunto perch si deve vedere
poi in quale modo si dovranno organizzare nel loro interno gli organi destinati ad adempiere queste funzioni.
Faccio presente che ad esempio, a proposito della costituzione del Senato in Alta Corte di giustizia, l'ultimo
Regolamento del Senato disponeva la nomina di un'apposita Commissione per il giudizio all'inizio di ogni
legislatura; per cui, non si poneva pi la questione della incompatibilit fra le funzioni sommate di accusatori e di
giudici, dato che la Commissione per il giudizio non si identificava pi con tutto il Senato, ma rappresentava un
organo da questo distinto.
219

MUSOLINO. Chiedo di parlare.


PRESIDENTE. Ne ha facolt.
MUSOLINO. Alla fine del mio emendamento, propongo di fare la seguente aggiunta:
La legge regola il funzionamento dell'Alta Corte .
Cos sono eliminati i dubbi ora sollevati.
PRESIDENTE. Sta bene. Passiamo alle votazioni. Dovr porre dapprima in votazione l'emendamento
dell'onorevole Musolino
con l'aggiunta test proposta. Il testo definitivo pertanto del seguente tenore:
Le due Camere, costituite in Alta Corte di giustizia, giudicano il Presidente della Repubblica e i Ministri accusati di
reati di alto tradimento.
La legge regola il funzionamento dell'Alta Corte .
MORO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
MORO. Dichiaro che votiamo contro l'emendamento Musolino per le ragioni gi esposte, e chiediamo l'appello
nominale.
PRETI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
PRETI. Chiediamo la votazione a scrutinio segreto.
PRESIDENTE. Nel concorso fra le due domande, prevale quella dello scrutinio. La richiesta di votazione a scrutinio
segreto firmata dagli onorevoli Preti, Cairo, Nasi, Tonello, Laconi, Stampacchia, Nobile, Bordon, Gullo Fausto,
Binni, Momigliano, Villani, Lombardi Carlo, Tega, Costantini, Musolino, Fornara, Lami Starnuti, Filippini, Grassi.
Votazione segreta.
PRESIDENTE. Indico la votazione segreta sulla formulazione proposta dall'onorevole Musolino in sostituzione
dell'ultimo comma dell'articolo 126.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione. Invito gli onorevoli Segretari a procedere alla numerazione dei voti.
(Gli onorevoli Segretari numerano i voti).
Risultato della votazione segreta.
PRESIDENTE. Comunico il risultato della votazione segreta:
Presenti e votanti. . . . 279
Maggioranza ... 140
220

Voti favorevoli ... 114


Voti contrari .... 465
(L'Assemblea non approva).
Hanno preso parte alla votazione:
Adonnino - Alberti - Aldisio - Allegato - Amadei - Ambrosini - Arata - Arcangeli.
Bacciconi - Baldassari - Balduzzi - Baracco - Barontini Anelito - Bartalini - Bastianetto - Bazoli - Bei Adele -Bellato
- Bellusci - Belotti -Benedettini - Benvenuti - Bernabei - Bernamonti - Bernini Ferdinando - Bertola -Bertone Bettiol - Bianchi Bruno - Bianchini Laura - Bibolotti - Binni - Bitossi - Bocconi - Bonomelli - Bonomi Ivanoe - Bordon
- Bosco Lucarelli - Bosi - Braschi - Bubbio - Bucci.
Cacciatore - Caccuri - Cairo - Camangi - Camposarcuno - Candela - Canepa - Canevari - Caporali - Cappi
Giuseppe - Caronia - Carpano Maglioli - Carratelli - Cartia - Castelli Edgardo - Castelli Avolio - Cevolotto
-Chatrian - Chieffi - Chiostergi - Cimenti - Clerici - Codacci Pisanelli - Colombo Emilio - Conci Elisabetta - Condorelli
- Conti - Coppa Ezio - Corbino - Corsi - Cortese Guido - Cortese Pasquale - Costa - Costantini - Covelli - Cremaschi
Carlo - Crispo.
Damiani - D'Amico - D'Aragona - Del Curto - Delli Castelli Filomena - De Martino - De Mercurio - De Michelis Paolo
- De Palma - De Unterrichter Maria - De Vita - Di Fausto - Di Giovanni - Domined - D'Onofrio.
Fabbri - Fabriani - Fantoni - Fantuzzi - Farina Giovanni - Farini Carlo - Fedeli Aldo - Fedeli Armando - Ferrarese
- Ferrario Celestino - Ferreri - Filippini - Fiorentino - Fioritto - Firrao - Fogagnolo - Foresi - Fornara - Franceschini Fresa - Froggio - Fuschini.
Gabrieli - Galati - Gallico Spano Nadia - Gasparotto - Gavina - Gervasi - Ghidetti - Giacchero - Giolitti - Giordani
- Gotelli Angela - Grazi Enrico - Grieco - Grilli - Guerrieri Emanuele - Guerrieri Filippo - Gui - Guidi Cingolani
Angela - Gullo Fausto - Gullo Rocco.
Imperiale - Iotti Leonilde.
Laconi - Lagravinese Pasquale - Lami Starnuti - Landi - La Pira - La Rocca - Lazzati - Leone Francesco - Lettieri
-Lizier - Lizzadri - Lombardi Carlo - Longo - Lozza - Lussu.
Macrelli - Magnani - Malagugini - Maltagliati - Mancini - Marinaro - Marinelli - Martinelli - Massola - Mastino
Gesumino - Mastino Pietro - Mastrojanni - Mattarella - Mazza - Meda Luigi - Mentasti - Merlin Angelina - Merlin
Umberto - Miccolis - Micheli - Minella Angiola - Minio - Molinelli - Momigliano - Montagnana Rita - Monterisi
-Morandi - Mo-Inizio pagina: 2757
ranino - Moro - Mortati - Moscatelli - Mrdaca - Musolino - Musotto.
Nasi - Negarville - Negro - Nenni - Nicotra Maria - Nobile Umberto - Notarianni - Novella - Numeroso.
Orlando Camillo.
Pacciardi - Pajetta Gian Carlo - Pajetta Giuliano - Paolucci - Paratore - Paris - Parri - Pastore Raffaele - Pat
-Pecorari - Pellegrini - Penna Ottavia - Pera - Perassi - Perlingieri - Pesenti - Pistoia - Platone - Ponti - Preti
-Priolo - Proia - Pucci.
Quintieri Adolfo.
221

Reale Eugenio - Recca - Rescigno - Ricci Giuseppe - Rodi - Romita - Rossi Maria Maddalena - Rossi Paolo - Roveda
- Ruggeri Luigi - Ruini - Rumor - Russo Perez.
Saccenti - Saggin - Salerno - Salizzoni -