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... Solo la fantasia fermenta... Vitaliano Brancati Bimestrale (eccetto Luglio - Agosto) di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno XIII- n 1 - Gennaio Febbraio 2011 Ed. Resp.: Catania Francesco Paolo, Bld de Dixmude , 40/ bte 5 (B) 1000 Bruxelles - Tl & Fax: +32 (0)2 2174831 - Gsm: +32 475 810756 LEDITORIALE

GI UN ANNO, IVAN
IL DOCUMENTO

REGIO DECRETO LEGISLATIVO 15 MAGGIO 1946, N 455: APPROVAZIONE DELLO STATUTO DELLA REGIONE SICILIANA (Stato regionale di

Sicilia) (12 & 13)


SICILIANI ALLESTERO

CONSULTA REGIONALE PER LEMIGRAZIONE: UNA FARSA TUTTA SICILIANA (4) La beffa e il danno (5) Sicilia madre ingrata, parola demigrato (7) Il vecchio Pietro (6) 56 puntini sotto le i (6) I Normanni in Sicilia (8 & 9)

IL RACCONTO

IL LIBRO

STORIA DI SICILIA

LA LETTERA

Nostalgia e gratitudine di una Agirina vivente nel Veneto (10)

LOPINIONE

Unit dItalia e Questione Meridionale (15)


LOPINIONE DEL MAGISTRATO

NON POSSIAMO PI VIVERE DI TRADIMENTI. DALLA FARSA DEL PLEBISCITO ALLA BEFFA DELL AUTONOMIA (16 & 17)

LA PROPOSTA

Il voto confermativo (18)


CONOSCERE LA SICILIA

Il Castello di Mussomeli (CL) (19) Cucina Siciliana (20)

Al servizio della Sicilia e dei Siciliani

LA BANDIERA DELL'ANTICO REGNO DI SICILIA


(DAL 1296 AL 1816) ssa sventol per almeno cinque secoli nel pennone del Palazzo Reale di Palermo, come conferma un eminente storico siciliano, il prof. Corrado Mirto, docente di storia medievale nell'Universit di Palermo. Rappresent, infatti, la Sicilia dopo il Vespro e fu istituita per volere dal Re Federico III di Sicilia, eletto nel Parlamento Siciliano. Fu abolita nel 1816, quando il re di Napoli, Ferdinando IV, fuse i due regni nel Regno delle due Sicilie. Nei moti rivoluzionari del 1816 e successivi, i siciliani adottarono una nuova bandiera con due drappi trasversali giallo-rossi e la Trinacria al centro. A detta dello storico Prof. Santi Correnti, il giallo e il rosso rappresentavano le prime due citt dell'isola che si ribellarono agli stranieri francesi durante il Vespro e cio i colori dei loro gonfaloni, il giallo per la citt di Palermo e il rosso per la citt di Corleone.

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EDITORIALE

E nasciu la Sicilia
Mentri criava lu munnu, era stancu lu Signuri, e lu suduri supra la so frunti comu perli ci scinnia. Comu fu, comu jiu.... na goccia di ddu divinu suduri, dintra lu nostru mari cariu. Tra I'acqui azzurri subitu un isula, bedda, senza pari, accumpariu. Di figghi boni e travagghiatura, prestu, prestu si pupulau, e jiardinu 'ncantatu addivintau. Maturaru li spichi, la racina, li ficu, I'aranci, li puma, li ficurinnia, li lumiuna e li muluna. Diu talio' la Sicilia cu stupuri e tuttu priatu dissi a lu suli: - Vasala, accarizzala, tenila in granni onuri, chidda e' na goccia di lu me' suduri.

Gi un anno, Ivan
Chiss dove sarai ora, amico mio, e chiss come sorriderai da lass volgendo, certo di tanto in tanto, lo sguardo verso quelli che si affannano e si arrabattano senza avere capito alcunch dello svolgersi delle cose, quaggi. Un anno di gi passato, ma solo per noi che siamo obbligati a tenere conto del trascorrere del tempo. Un anno di fatiche, di lotte, di arrabbiature, di qualche sporadico sorriso, di qualche orgoglioso appunto sulla via dell'affermazione delle idee che erano anche Ie tue e per Ie quaIi, lo sappiamo, ti ringraziano ancora oggi nella piccola isola di Ginostra, nonostante quel porticciolo ancora in divenire, ti ringraziano nel tuo eremo svanito di Filicudi quei pochi che I'isola la amano davvero, ti ringraziano nella tua Sicilia, tra Ie pietre di assolata Furnari o i fiori di madre di Castanea. Per te un anno di eterno, amico di una vita conclusa, come spesso accade, troppo presto. E cos mentre scelgo dalla mia memoria iI meglio dei ricordi, oggi si affollano awenimenti e situazioni che abbiamo vissuto insieme quando da ragazzi passavamo insieme sere forse inutili a fantasticare di viaggi e avventure ma certamente spensierate ed entusiaste in quelle corse nel cortiIe, nei giochi della piazza, tra Ie prime ragazze, e poi nelle fughe nei Nord lontani, nelle trasmissioni a radio Alpha Stereo, poi nella svolta esistenziale che ci imponesti, a molti, laggi in Lussemburgo. Un anno gi dalle luci di quel Natale, santo e triste nelle cupole innevate di San Babila; un anno gi dai corridoi del Gemelli, un anno ormai dal tuo sudario e dalla nostra stupida incoscienza. Si intrecciano poi Ie storie, qui continua iI flusso del tempo negli appuntamenti della vita, sempre tra Ie banalit del quotidiano, concetti spazio-temporali che non vogliono interessarti, insignificanti ormai di fronte al tuo essere eterno. Per continui a vivere e specchiarti qui nell'amore e nell'avvenire che hai saputo costruire per i tuoi figli, divenuti grandi nella dignit del dolore: Igor, ingegnere meccanico, come sognavi tu in Spagna e Valeria, architetto a Roma, che, ne sono certo, ti rendono orgoglioso, se da lass hai ancora un piccolo angolo per orgoglio e altre simili quisquille materiaIi. Ci manchi Ivan, manchi a Francesco Paolo cui elargivi dotti consigli sulle cose siciliane, come quando andasti a fare con lui campagna elettorale per iI rinnovo del consiglio comunale di Lipari e insieme ritrovaste parenti ed amici sconosciuti, pur dopo risvegli forzati e aliscafi mancati per un soffio. Manchi pure a me, tu che dimostravi tanto interesse alla mia educazione e tanto mi stimavi pensando dovessi avere un tutore capace di frenare Ie mie ire e Ie mie arrabbiature... e I'episodio della querela a Patti e della vittoria in quel processo, lo devo alla tua amicizia e ancora me lo ricordo. Certo difficile pensare che sei dietro I'angolo e che possiamo continuare a chiamarti col tuo nome abituale, come ebbe a scriverci Igor, ricordandoci una lettera di san Gregorio di Ippona. Resta che se chiamiamo iI tuo nome, anche se non puoi rispondere, ritornano i ricordi, iI passato che si fermato a quel 15 gennaio alle ore nove e che ha bloccato impietosamente e troppo presto iI racconto del tuo divenire, storie che forse avremmo potuto scrivere insieme ma che un destino indecifrabile ha interrotto, costringendoci alla solitaria decisione. Dietro lo specchio dell'inverno continua per a trascorrere iI tempo e forse i ricordi cominciano a sfocarsi nella nebbia, mentre rimane un sentore di vuoto, la sensazione di aver perduto parte di noi stessi, oggi che awertiamo, prepotente, la mancanza di un amico vero, sincero e disinteressato, troppo presto salpato, capitano dei nostri cuori, per un porto lontano, al di l del mare e al di l dell'isola stessa delle nostre coscienze. Eugenio Preta

Maria Bosco

terra di meraviglie la Sicilia, terra di vulcani e di storia, di cultura e di natura; di paesaggi unici e di colori magici. terra di sogni terra di odori e di vita, unica nella sua variet infinita. C' tutto in Sicilia: fiumi, laghi, coste rocciose e spiagge sabbiose, pianure e colline. una terra circondata dal mare ed altre isole, ciascuna unica e irripetibile. Basterebbe solo questo per vivere bene di turismo; turismo intelligente che non assale l'lsola solo due mesi I'anno ma la visita anche in inverno, per fare rinascere una economia concreta e rispettosa del territorio. Eppure non si capisce e si continua a distruggere e a volere distruggere la splendida Sicilia.

Anna Giordano

Caro Amico, dopo che mi hai letto, non mi buttare... Dimostra il tuo alto senso di civismo... Regalami a qualche amico o parente. Aiuterai cos la mia diffusione. Grazie.

Bimestrale (eccetto Luglio-Agosto) di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno XIII - n 1- ( Gennaio - Febbraio ) 2011

CONSULTA REGIONALE PER LEMIGRAZIONE: UNA FARSA TUTTA SICILIANA


on delega assessoriale del 10 settembre 2010 del dimesso assessore regionale della famiglia, delle politiche sociali e del lavoro, sig. Nicola Leanza, veniamo a conoscenza della nomina di alcuni nostri connazionali residenti allestero e di tanti personaggi nominati in Italia di cui, tra l'atro, non ci dato di conoscere n lorigine, n lindirizzo, cos come notiamo che anche in alcuni di quelli nominati allestero non ne appaia la residenza. Cercando di capire, non sappiamo quale associazione rappresentino, non sappiamo di quale struttura facciano parte, ma notiamo che molti appartengono a quelle famose sette sorelle che gesticono lemigrazione in Sicilia, vale a dire: USEF C.O.E.S. SICILIA MONDO ISTITUTO FERNANDO SANTI - Associazione SIRACUSANI NEL MONDO - ANFE A.I.T.A.E A.I.T.A.F) senza dimenticare le ACLI E.N.C.A.L I.N.P.A.L, i sindacati CISL UIL CGIL - e le relative rappresentanze del movimento cooperativistico UNCI AGCI. Non sapevamo peraltro della nomina anche di sette cosiddetti esperti, ai quali chiederemmo per esempio, a parte i loro tanti viaggi allestero a spese del contribuente, per quanto tempo continuato hanno lavorato in un qualsiasi paese del mondo. Contrariamente alla Regione Sardegna, la Regione Siciliana, non riconosce l'associazionismo che opera all'estero, ma soltanto quello presente in Sicilia. Un monopolio assolutamente ingiustificato perch obbliga le associazioni a subire progetti e programmi falsi, fatti in Sicilia da gente senza scrupoli che fin ora ha solo, nella migliore delle ipotesi, sprecato miliardi (prima in lire e adesso in milioni di euro) dei nostri soldi. Alla luce di tutto questo, noi de L'ALTRA SICILIA non saremmo fieri, al contrario di tanti, di far parte di questa lombardiana consulta regionale dell'emigrazione che non altro, ripetiamo, che una vera buffonata, soltanto una farsa che serve a Lombardo, come del resto servita ai precedenti occupanti Palazzo dOrleans, per dare il biscottino ai suoi lecca ciabatte ed elargire, more solito, a questo fiore di galantuomini la possibilit di viaggi e gite a scopi turistici e gastronomici. Noi de L'ALTRA SICILIA siamo convinti della necessit di un riscatto morale, civile e sociale dell'Isola per poter finalmente abbattere nefasti stereotipi (mafia, usura, corruzione, criminalit ecc;) e portare avanti quel discorso di rinnovamento che deve passare soprattutto dalla rifondazione etica della classe politica siciliana. Se oggi la nostra Sicilia si trova in condizioni disastrose lo si deve soprattutto a quella classe dirigente, passata e presente, che nulla ha fatto e nulla vuole continuare a fare per la Sicilia e per i Siciliani ed al contributo che offriranno organismi quali questa Consulta, fatalmente soltanto passivo perch fondato su di una categoria di consultori formata da amici e cumpari piuttosto che da persone che si occupano realmente di emigrazione e che difficilmente saranno in misura di chiedere conto agli stessi politicanti che li hanno nominati e men che mai rivendicare quel famoso cambiamento auspicato da tutti. Noi de L'ALTRA SICILIA riteniamo necessario ormai riunire tutte le energie presenti in emigrazione al fine di preparare una normativa per l'emigrazione stessa che possa emendare e sostituire le due precedenti, affinch giustizia e rispetto siano resi alla nostra comunit all'estero e per dare all'emigrazione quel nuovo corso, da tempo atteso, che lo affranchi dalla sua forma attuale, mercantilista e partitocratica. Mercantilismo e partitocrazia dimostrati, ancora una volta, dall'ex onorevole" assessore Leanza che nel rinnovare la consulta per

lemigrazione, non si preoccupato neanche di, semplicemente consultare, quell'associazionismo realmente presente ed operante nella realt dellemigrazione siciliana nel mondo. L'ALTRA SICILIA - Antudo al servizio della Sicilia e dei Siciliani P.S: LAssociazione Ragusani nel Mondo non presente nella delega assessoriale in quanto gestita direttamente dal Presidente del mandamento provinciale di Ragusa Ing. Giovanni Francesco Antoci (UDC), tramite il suo factotum Sebastiano DAngelo.

Fanno tenerezza i Siciliani che si sforzano di parlare in un improbabile italiano e che rimproverano i figli che parlano in dialetto, perch oggi in Sicilia parlare in Lingua Siciliana o anche solo parlare con laccento siciliano vergogna, ignoranza, devianza. Questo, in altri paesi, si chiamerebbe genocidio culturale.
Gran parte dei siciliani all'estero, e soprattutto i loro figli, ha studiato, conosce e parla diverse lingue anche se si ostina in una lingua, quella siciliana, che dovrebbe unire e che invece li isola, li fa sentire parte di un tutt'uno organico e che la classe dirigente siciliana (sic), invece, si ostina a separare. Non crede il Ministro Presidente dello Stato regionale di Sicilia (Regione Siciliana) Dr. Raffaele Lombardo giunto il momento di mettere al bando gli sciacalli dell'emigrazione, gente che ha fatto la propria fortuna cavalcando e stravolgendo i temi di questa emigrazione? Non pensa che se la Magistratura (o la Corte dei Conti) volesse finalmente curiosare in questo comparto, potrebbe trovare - a pi di uno - una sistemazione immediata, e forse definitiva? Non ce la sentiamo pi di sopportare, di venire continuamente additati come gente poco affidabile e pronta ad ogni compromesso e dover poi continuare a difendere anche i responsabili di quegli enti che voi finanziate in maniera troppo superficiale. LALTRA SICILIA si chiede: mai possibile che il legislatore non riesca a fare un bilancio del disastro compiuto da questi enti o da questi servizi provinciali, comunali di cui gli stessi emigrati disconoscono l'esistenza.

ARTICOLO 15 dello Statuto Siciliano


1. Le circoscrizioni provinciali e gli organi ed enti pubblici che ne derivano sono soppressi nell'ambito della Regione siciliana (Stato regionale di Sicilia). 2. L'ordinamento degli enti locali si basa nella Regione stessa sui Comuni e sui liberi Consorzi comunali, dotati della pi ampia autonomia amministrativa e finanziaria. 3. Nel quadro di tali principi generali spetta alla Regione la legislazione esclusiva e l'esecuzione diretta in materia di circoscrizione, ordinamento e controllo degli enti locali.

LALTRA SICILIA, ricorda che la storia dell'emigrazione fatta di pagine gloriose, di sacrifici, di uomini perbene, di fatica e di onore, e parla sempre dell'Isola, ma anche fatta da tanti approfittatori, da chi, speculando sulla condizione di "esule", inganna i siciliani all'estero e ne carpisce la fiducia e il voto, mentre rimane a Roma o a Palermo ad inventarsi nuove menzogne.

Provinciae delendae sunt

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La beffa e il danno
A
bbiamo sempre diffidato di Raffaele Lombardo, sia perch fa affiorare da ogni sua iniziativa, come un marchio di fabbrica indelebile, quel suo essere democristo (che c'e offesa? Per carit constatazione di fatto, descrizione fisiologica), sia per i dubbi di populismo che i suoi progetti ci hanno sempre suscitato. Ammaliato dalla manifestazione spontanea sullo Statuto di fine ottobre a Palermo, ha convocato L'ALTRA SICILIA il giorno dopo a Palazzo d'Orleans, in clandestinit, mentre fuori lo aspettavano, accampati sotto i platani gli autisti licenziati dall'AMIA, ha discusso di emigrazione siciliana e l'indomani ha preso per il culo il mondo della diaspora con la nomina di una consulta per l'emigrazione "fior di conio" (sic), ma forse la vittima sar lui stesso, vista la composizione della nuova consulta, vecchia negli uomini reperiti, ma soprattutto insignificante per le comunit cui dovrebbe rivolgersi, visto che alcuni nominati... non li conosce nessuno. Ma non caratteristica del solo Lombardo, quell'essere qu e l, in sospetto di buona fede o in affanno di credibilit. C che il Dr. Raffaele Lombardo oggi Ministro Presidente della Regione Siciliana (Stato regionale di Sicilia), quindi polo di riferimento e paradigma che riflette le peculiarit di noi sidliani, mutuate da arabi, normanni eccetera. Ora, siamo quello che diamo e Lombardo questo lo ha ben capito - per l'affermazione di cui sopra e si arrabatta tra maggioranze rivoltate, leggi strumentali, consulenze ed esperti e govemo che sembra super partes ma che in effetti soltanto sotto il suo controllo diretto, sottratto agli scellerati partiti che, in questo caso, sarebbero necessari per ristabilire una parvenza di democrazia e legalit. Condisce una salsa con le spezie dell'Autonomia, grida al lupo ma va avanti per la sua strada sotto l'egida di un Autonomia che va bene per tutto. Banalizza cos una convinzione, quella dell'Autonomia, con il risultato di confondere i siciliani e di togliere ogni valore a quella conquista di popolo che L'ALTRA SICILIA ricorda e rivendica da un decennio. Dopo lo schiaffo ai disoccupati siciliani, soprattutto ai giovani cui offre l'alternativa della Diaspora, sente odore di elezioni ed allora tenta di ricompattare le forze con il piagnisteo romano alla corte del berlusca per farsi allocare fondi straordinari, come se quelli europei non fossero mai esistiti, dopo aver dimenticato i 500 milioni del patto per il sud e decide, super partes, ma, diciamo noi super leges - la Costituzione non un optional - di stabilizzare, edulcorato eufemismo per dire sistemare, la folla dei 22.500 precari regionali, memore del potenziale elettorale che questi costituiscono. Provvedimento gi impugnato dal Commissario delle Stato (quale Stato?). Alimenta cos il voto di scambio che, a parole, diceva di voler debellare, aggiunge ingiustizia a disoccupazione perch nella iattura della ricerca del posto di lavoro, crea una fascia privilegiata di disoccupati, quelli che tenderanno sempre ad offrire figli e cognati per ottenere iI posto, danneggia quei disoccupati che non hanno, n vogliono avere padrini politici, com'e giusto che sarebbe, viola iI dettato costituzionale che all'art 97 subordina ad un concorso generale I'ottenimento di un impiego nella pubblica amministrazione. Ma nessuno fiata, nessuno parla, segno della collusione civile che regna ormai nella "terra dodicesimi provvisori per essere maestro, per impareggiabile" si che la violazione della legge organizzare questi concorsi bidone, prendere in diviene cosa dordinaria amministrazione giro soprattutto i giovani in buona fede, pronto a accettata e prassi corrente, con quello che ne pu gridare al razzismo nordista se la manovra venisse impugnata dal solito Commissario delle derivare per la legalit ed iI consesso civile. Stato. Ancora oggi Lombardo reitera e firma le sue manovre populiste ed evidentemente dirette L'Altra Sicilia per iniziare un percorso virtuoso e soltanto a fini elettorali. In epoca di crisi dire basta alle tentazioni clientelari chiede una finanziaria, occupazionale, delle famiglie, del legge urgente che vieti qualsiasi assunzione potere di acquisto, di mancanza di fondi pubblici, alle regioni che non hanno presentato iI di necessaria austerit, dopo il bando per bilancio preventivo, prescriva iI processo per l'assunzione di 2.507 addetti alla sanit, uscito il direttissima agli amministratori che hanno 31 dicembre, T.U., oggi l'idea di 5.600 milioni per sforato i bilanci per creare assunzioni l'assunzione di 8.400 stagisti per 1 anno (il tempo clientelari e la loro la loro perpetua esclusione della campagna elettorale e del susseguente voto dai pubbllcl uffici... di ringraziamento) a 500 euro mensili... e poi ci E allora ahi, ahi, nostri valenti dirigenti regionali! sar una nuova stabilizzazione, sempre per L'Altra Sicilia - Antudo soltanto per i soliti accattoni. ( 7 gennaio 2011) Ora, che Lombardo si arrabatti a trovare soluzioni di occupazione per i milioni di disoccupati siciliani ci sembrerebbe logico ed Il programma politico opportuno, oltre che suo precise dei partiti... dovere, che ad usufruire di questo furore lombardiano possano essere soltanto i soliti noti, ci fa arrabbiare e gridare al sopruso. In Sicilia ormai un giovane su due non lavora ed il problema non pu risolversi, caro Lombardo regalando un sussidio a chi frequenta le segreterie politiche danneggiando tutti gli altri giovani che con la malapolitica non vogliono averci nulla da fare. Eh no, caro Ministro Presidente, perch invece non cominciare ad attuare, come annunziato nelle promesse elettorali, quel bando di mobilit che preordina a nuove assunzioni il rientro, di quanti, specie figli della Diaspora, hanno trovato lavoro nel Nord lontano e nelle amministrazioni regionali ci lavorano di gi? Queste manovre pre-elettorali ... E i tanti ominicchi e quaquaraqu che avete confermano i nostri sospetti sulla contribuito ad eleggere dopo solamente mimcata presentazione e DUE ANNI SEI MESI E UN GIORNO discussione del Bilancio regionale. ricevono il triplo di quello che voi otterrete Il Ministro Presidente Lombardo dopo quarantanni di vita dedicata al lavoro.... vuole andare avanti con i

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ll'inganno universale dire la verit un atto rivoluzionario. [George Orwell]

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IL RACCONTO IL LIBRO
Innuccia Miceli

IL VECCHIO PIETRO
iovanni, Giovanni! Non ne posso pi! Si deve pur vedere cosa ha da farsi! E' da stamattina che giro per casa come una matta! - Sii buona Concetta, cerca di capire. Non poi cos difficile, sai? Sei tu che vuoi fartene un dramma per sbarazzartene; pensaci un p, non un soprammobile, sai? Che cosa devo fare? Dimmelo! Ricorda che alla fine si diventa tutti vecchi e allora? Da qualche tempo, oramai, la storia si trascina; spesso sono dovuti intervenire i vicini per sedare le liti tra i due. Giovanni, buon'uomo, tutto casa e lavoro; tornando a casa, dopo il duro lavoro nei campi, deve sempre vedersela con la moglie Concetta, una donna che, per le sue provenienze da famiglia agiata, abituata ad avere avuto in casa paterna la servit e beni d'ogni genere, le veniva difficile ora avere a che fare con il vecchio Pietro che per la sua veneranda et e gli acciacchi ereditati dalla dura vita campestre, lo costringevano a stare quasi sempre seduto e quindi a dover chiedere, ogni qualvolta ne avesse avuto bisogno, aiuto alla nuora. Una situazione che, a Concetta, era divenuta pesante, tant' che spesso rimproverava il marito per non averle dato ascolto quando gli suggeriva di portare suo padre all' "Ospizio" (allora, casa di cura per anziani". - Questa, dove abitiamo, casa che s' costruita mio padre con grandi sacrifici! Continuava a ripetere il marito - - Egli ha qua dentro tutti i suoi ricordi! Lo capisci o no? Come faccio a toglierlo da qui? Come posso portarlo in un posto dove sicuramente soffrirebbe di pi nel vedersi abbandonato, dopo ci che ha fatto per i figli? - La storia continuava a portarsi avanti per lungo tempo; erano gi venuti al mondo Pietro e Vincenzino. Pietro, non appena il nonno apriva bocca, subito gli era accanto. - Cosa vuoi, nonno? Come stai? - - Ho solo dato un colpo di tosse, caro il mio Pietro; su, giacch sei qua siediti, voglio raccontarti una storia. Devi sapere che tantissimi anni fa, quando la fame e la miseria abitavano quasi tutte le case del nostro paese - Ancora con le favole! E i compiti? - interveniva Concetta inviperita - Su, vieni a studiare se non vuoi diventar somaro! - Quasi che ella non digeriva nemmeno i racconti che il vecchio raccontava al piccolo Pietro. - Ma, mamma! - -Niente mamma! - Continuava, borbottando sottovoce frasi verso il vecchio che, a causa della sopraggiunta cecit, non riusciva a scorgere la nuora e capire quanto ella mugugnasse. Il tempo passava e i piccoli cominciavano a farsi adulti; e per il vecchio Pietro gli anni diventavano sempre pi pesanti. I diverbi tra marito e moglie, anzich finire, crescevano sempre pi, tanto che il marito per evitare che i figli continuassero a sentire, si convinse a portare il padre in quella casa per anziani: l' "Ospizio". E cos, di buon mattino, mentre che i figli e la moglie dormivano, si mise a spalle il povero padre e inizi la strada per Palermo. Non esistevano mezzi di trasporto in quei tempi. Lungo la strada o meglio il viottolo che sale per la scorciatoia che da Belmonte porta alla citt, vi era (ancora oggi) uno spiazzo e al centro una piccola sorgente; Giovanni, stanco e sudato, si ferm a riposare e bere un p d'acqua, adagi il padre su una grossa pietra accanto alla sorgente ed emise un rantoloso sospiro: - Ah! - Il vecchio Pietro d'un colpo cap quanto stava avvenendo, e disse al figlio: - Eh, figlio mio, anch'io ebbi a tirare un sospiro quando adagiai mio padre proprio in questo posto, dove tu ora hai adagiato me, mentre lo portavo all' "Ospizio". - Giovanni rimase impietrito a guardare suo padre, e cap quanto egli disse e il significato di quelle parole; si rimise il padre sulle spalle e, anzich Palermo, fece la via del ritorno. Pensava e ripensava, lungo la strada, a quelle parole dette da Pietro "anch'io sedetti mio padre e tirai un rantoloso sospiro, in questo posto, dove tu ora hai adagiato me." Quelle parole pesavano pi di quanto egli portasse sulle spalle. - E mio figlio? Mio figlio, quindi, avrebbe dovuto un giorno non tanto lontano per questa strada - Era orribile quanto pensasse; ma era pur vero che, per accontentare le isteriche voglie di sua moglie li avrebbe educati - Certo! La moglie! - Pens. - Aspetta che torno a casa e sentirai cosa ho da dirti! - - Parli con me, Giovanni? - Fece Pietro; mentre il sole cominciava a sciogliere la rugiada mattutina. Rocco Chinnici

Storie di unemigrante
outes les nuits, j'entends le dbut d'un conte qui commence par : Il tait une fois Giovanni Il parle d'un pays magnifique, de grandes valeurs et de personnes simples. Giovanni et Maria irradiaient par leur seule prsence; ils m'ont laisse un nom unique, un sens d'appartenance, et chaque fois que je regarde le ciel, je les entends rire. Mon esprit s'ouvre a toutes les penses, mme les plus dsespres. Je passe de la joie a la profonde angoisse, de la rage a la prire et je voudrais que Dieu m'offre une flamme pour illuminer dans la nuit le visage de ma mre, le sourire de mon pre, juste pour un instant fugace.
Ogni notte sento il principio di una favola che comincia con: Cera una volta Giovanni Parla di un paese magnifico, di grandi valori e di persone semplici. Giovanni e Maria irradiavano con la sola presenza; mi hanno lasciato un nome unico, un senso di appartenenza, e ogni volta che guardo il cielo li sento ridere. La mia mente si apre a tutti i pensieri, anche i pi disperati; passo dalla gioia alla profonda angoscia e dalla rabbia alla preghiera e vorrei che Dio mi regalasse una fiamma per illuminare nella notte il viso di mia madre, il sorriso di moi padre, solo per un istante fugace. Puoi acquistare la tua copia nelle migliori edicole e librerie di Licata o prenotarlo sul sito: www.blackevents.it info@blackevents.it Tel: +39 0922 554661

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Lo sapevate che... La Cucinotta


non riconosce lo stato italiano
Dichiarazione damore di Maria Grazia Cucinotta al presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, durante la trasmissione di Radio2 Un giorno da pecora. Scherzando in collegamento telefonico da Barcellona con i conduttori Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro che le chiedono se ha votato e voterebbe per il Governatore presente in studio -, lattrice messinese risponde: il mio unico presidente, sono siciliana Ma Maria Grazia Cucinotta bacerebbe mai un politico ? Solo se mi puntassero una pistola alla testa, risponde seria. (blogsicilia.it)

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Sicilia madre ingrata, parola demigrato


Articolo di Michele Guccione pubblicato sull'edizione di marted 19 ottobre 2010 de La Sicilia.
a crisi economica mondiale che costrinse tanti siciliani ad emigrare allestero spinge oggi molti nostri conterranei a tentare di tornare nellIsola. Il costo della vita assai elevato per chi riceve solo un sussidio statale. Un dramma che sta interessando soprattutto anziani siciliani del Nord Europa, ex lavoratori delle miniere o addetti alla ristorazione ormai pensionati. Abbiamo modo di incontrare a Bruxelles i loro rappresentanti, in occasione dellinaugurazione, presso lIstituto italiano di cultura, della mostra "Scrittori siciliani del Novecento. Un secolo di letteratura italiana", organizzata dalla Biblioteca dellArs. La responsabile belga dellUnione italiani nel mondo, Santina Murru, lancia lallarme: "Qui la pensione di soli

ma sono mancati i fondi. Chieder agli assessori alle Autonomie locali e allEmigrazione di mettere a loro disposizione le tante case inutilizzate dei centri storici svuotati dallemigrazione. Spesso sono anche ristrutturate o passate al demanio dei Comuni. Occorre censire questi alloggi e integrare la legge con procedure snelle".
La Regione ha chiuso frettolosamente i canali con gli emigrati quando sono finite le risorse. I nostri connazionali si sentono abbandonati, non hanno a chi comunicare i loro disagi. In Belgio si stanno chiudendo alcuni consolati. LUfficio di rappresentanza della Regione Siciliana a Bruxelles, retto da poco da Maria Cristina Stimolo, si occupa, fra laltro, del raccordo fra istituzioni siciliane ed europee, ma non di emigrati. Le associazioni di siciliani allestero, come LAltra Sicilia-Antudo presieduta da Francesco Paolo Catania, chiedono aiuto attraverso periodici, siti web, cercando lincontro con i nostri politici, anche in maniera un po irruenta, per avere sostegno in un Paese straniero. Catania da anni si batte invano, ad esempio, per la ratifica da parte dellItalia dellaccordo europeo che riconosce il siciliano come lingua ufficiale: "La lingua sarda stata riconosciuta, la nostra calpestata". Fino ad un decennio fa in Belgio cerano persino locali che impedivano laccesso ai siciliani. Eppure il loro senso di appartenenza allIsola pi saldo del nostro, attraverso la cultura, unico canale aperto grazie al personale dellIstituto italiano di cultura. In circa duecento hanno affollato linaugurazione della mostra, hanno ammirato e si sono riconosciuti nelle 260 prime edizioni degli scrittori siciliani esposte, nelle 20 locandine di film della collezione di Masino Di Salvo. Alfonso Castronovo, importatore e ristoratore originario di Racalmuto, ricorda quando Sciascia gli passava davanti al Circolo Unione: per molti stato il maestro di scuola e di vita, un caro amico. Tutti commossi alla proiezione delle interviste Rai in cui Sciascia parla di mafia e definisce lallora Coordinamento antimafia "unassociazione di metronotte". Alto il loro senso culturale: hanno seguito fino allultima parola le analisi letterarie di Antonino Buttitta, Salvo Ferlita e Mario Fusco, gli aneddoti di Silvano Nigro, soprattutto quello sullincontro mai avvenuto tra Sciascia e Bufalino. Ma sono il romanzo "La miniera occupata" di Angelo Petix che narra di minatori che perdono il lavoro e il romanzo di Nino Di Maria "Cuori negli abissi", da cui stato tratto il film "Il cammino della speranza" di Pietro Germi, che descrive il viaggio dei minatori siciliani verso Grenoble, a riaccendere i ricordi di tante tragedie personali che ora rischiano di riproporsi nel difficile cammino di ritorno verso una Sicilia cara quanto crudele. Michele Guccione

700 euro al mese. Una coppia con 1.400 euro al mese non pu sopravvivere, se ci sono esigenze di salute. Questi anziani desiderano solo tornare nei loro piccoli paesi in Sicilia, dove i costi sono pi bassi. Ma - sottolinea - il rientro proibitivo: i soldi sono pochi e nellIsola non c possibilit di farsi una casa".
Sarina Dio Puiarello, componente del Comitato italiani allestero, aggiunge: "Con la crisi le pubbliche

amministrazioni licenziano dirigenti e funzionari, le fabbriche mandano via tecnici e quadri, le universit fanno a meno di docenti e ricercatori. Molti di questi sono siciliani di seconda generazione. Una coppia spesso deve sfamarsi con unindennit di disoccupazione di mille euro. Anche loro vorrebbero tornare". Futuro in salita per i giovani, come
confermano Annalisa Cerimele della Uim a Tubize e Laurie Lobaerts, responsabile dei Giovani siciliani di Tubize: "Hanno bisogno di scambi culturali e scientifici con

lItalia per approfondire le conoscenze e avere pi opportunit di lavoro. Purtroppo le porte sono chiuse. Ad esempio, chi si specializza in ostetricia non pu fare stage in Italia perch il loro titolo non riconosciuto".
La Sicilia pu riagganciare i suoi emigrati? Ci prover il deputato Pino Apprendi, promotore della mostra a Bruxelles quale componente della commissione di vigilanza della Biblioteca dellArs. Incontrando le rappresentanti dei siciliani allestero indossa le vesti di vicepresidente della commissione Attivit produttive: "La legge regionale sullemigrazione

prevedeva la costruzione di alloggi per gli emigrati di ritorno,

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Per liquidare i popoli si comincia con il privarli della memoria. Si distruggono i loro libri, la loro cultura, la loro storia. E qualcun altro scrive loro altri libri, li fornisce di unaltra cultura, inventa per loro unaltra storia. Dopo di che il popolo incomincia lentamente a dimenticare quello che stato. E il mondo attorno a lui lo dimentica ancora pi in fretta.

MILAN KUNDERA , Il libro del riso e delloblio

Bimestrale (eccetto Luglio-Agosto) di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno XIII - n 1- ( Gennaio - Febbraio ) 2011

I NORMANNI IN SICILIA
gli Arabi, sfiniti in lotte civili, successero nel possesso della Sicilia, i Normanni. Essi venuti nell'Italia meridionale vi avevano dapprima formato delle compagnie armate che combattevano da mercenarie, e avevano poi quasi ritrovato la loro unit di popolo nel Ducato di Puglia in cui definitivamente si stabilirono. Motivi strategici, religiosi ed economici li attrassero in Sicilia: passarono lo Stretto al comando di Roberto il Guiscardo e di Ruggero d'Altavilla. La conquista fu laboriosa e, bench avesse avuto uno splendido inizio, non fu compiuta se non dopo una trentina d'anni. Lo stretto di Messina fu varcato nel 1060 sotto il Comando di Roberto il Guiscardo e Ruggero d'Altavilla. Caduta Messina, i Musulmani furono sconfitti a Cerami e ad Enna, importantissimo obiettivo strategico che essi perdettero. Dopo 12 anni, e precisamente nel 1072, capitol Palermo, investita contemporaneamente da una potente flotta, capitanata dal Guiscardo, e da truppe di terra comandate da Ruggero. Con la caduta di Butera (1088) e di Noto (1091), ultime piazze del nemico, tutta l'isola passava sotto i Normanni: nel 1092 erano conquistate Malta e Gozo, sentinelle avanzate a presidio del nuovo dominio e guardanti alla sponda che presto sarebbe stata siciliana.

accorto nelle decisioni, previdente nel preparare le imprese, affabile e lieto con tutti, gagliardo e valoroso in guerra .

RUGGERO II
A Ruggero I successe Ruggero II il quale intraprese diverse spedizioni e cre un impero coloniale con la conquista di Tripoli, Mehedia, Sfax e Susa. Approfittando dello scisma si fece concedere dal papa Anacleto II la corona di Re di Sicilia, alla quale egli annesse il Ducato di Puglia e la Contea di Capua. L'incoronazione avvenne a Palermo nel 1130 con sontuoso sfarzo alla presenza di una immensa folla di popolo e di vassalli. Da allora Ruggero si intitol Re di Sicilia: il 1130 una data importante nella nostra storia poich segna il tempo in cui l'isola si immette nell'Europa come centro di propulsione di un Regno. Ruggero ebbe le pi brillanti qualit politiche e militari: intraprese guerre lunghe e dispendiose per la difesa delle sue prerogative e per la conquista e la difesa di un impero coloniale in Africa; diede sagge leggi ai popoli soggetti. Il regno di Ruggero rimase vivo nel ricordo dei Siciliani e pi vi si impresse quando la mala signoria impose il confronto tra le due dominazioni. Il nome del Re, quando col passare dei secoli la storia and cedendo il suo dominio alla fantasia, cominci ad essere per il popolo sinonimo di generosit, di cavalleria, di saggezza; di poi il Re varc la soglia del mito dove ancor oggi vive di vita meravigliosa. I successori di Ruggero: Guglielmo I e Guglielmo II, non si elevarono alla sua altezza, per quanto Guglielmo II restaurasse la potenza normanna in Italia ed in Africa e facesse della sua flotta la signora del Mediterraneo. Con la dominazione normanna sorge in Sicilia un non ancora bene individuato sentimento nazionale. In questo periodo forse dobbiamo ricercare l'origine della presente situazione sociale ed economica dell'isola; in questa dominazione dobbiamo cercare la fonte di otto secoli di storia sino all'epoca che prende il nome da Garibaldi o meglio dall'Italia. In quanto in essa si stabiliscono dei privilegi e prendono forma giuridica interessi che determineranno in gran parte la storia dell'isola. La Sicilia pass in buone condizioni dal dominio dei Normanni a quello degli Svevi, di quale ne fu come un seguito, bench da principio la nuova signoria avesse trovato resistenza.

RUGGERO
Ruggero si denomin Gran Conte di Sicilia e di Calabria, e, poich la spedizione normanna era stata incoraggiata dal Papato, egli ottenne da Urbano II le prerogative di Legato Apostolico con potere di nominare i vescovi nel suo stato, libero ormai dalla sottomissione feudale al Ducato di Puglia. La grande politica di Ruggero mirava cos, sin dagli inizi, a dare al Regno una forza morale ed una coesione che, fondata sulla indipendenza dal Papato e dall'autorit feudale, in quel momento rappresentata da Roberto il Guiscardo, di poi il Gran Conte sempre si sforz di perfezionare. Egli infatti mentre da una parte riorganizz il culto cristiano, fece una nuova distribuzione delle diocesi e favor, per la rilatinizzazione dell'isola, l'immigrazione di colonie lombarde, dall'altra fu di tollerante umanit nei confronti degli arabi, dei greci e dei latini che coesistevano nel suo regno. Cos Ruggero diede inizio alla organizzazione del paese che fu proseguita dal figlio Ruggero II. Mori nel 1101 a Mileto. Il cronista Goffredo Malaterra ci ha lasciato il suo ritratto: Era - egli dice veramente un giovane bellissimo, di alta statura, di corpo elegante, di parola facile,

LA SICILIA NORMANNA
Vita sociale ed attivit economiche I Normanni dettero alla Sicilia l'assetto che avevano dato ai paesi da loro conquistati in terraferma.

La propriet terriera fu divisa in diverse parti, delle quali una tocc ai Re in dominio diretto, un'altra fu data in feudo ai principali esponenti del loro seguito, un'altra ancora fu concessa in possesso pi o meno libero a municipi, abbazie e vescovadi. La Sicilia ebbe ordini e leggi ammirevoli per quei tempi. L'autorit del principe era pienissima: nelle pi grandi citt sedeva in suo nome un ufficiale (baiulo); i cittadini si reggevano con ordinamenti municipali, salva sempre la soggezione al Sovrano. II governo dei Normanni fu forte ma umano. L'ordine interno fu mantenuto, la giustizia fu rispettata, l'attivit economica dei cittadini fu protetta. Sorse una rigogliosa marineria, la cui bandiera correva temuta il Mediterraneo, il mare Jonio e l'Egeo: e tutta la Sicilia ne era orgogliosa. I Normanni favorirono il commercio marittimo siciliano col concedere privilegi ed esenzioni di dogane a coloro che fossero in relazione coi porti dell'isola, agevolando ogni attivit che continuasse le tradizioni marinare. Le pi gloriose repubbliche marinare italiane trafficavano con l'isola, tanto che gli storici del tempo esaltavano l'immenso commercio siciliano. I Genovesi, gli Amalfitani, i Veneziani traevano dalla Sicilia il sale, il frumento, il cotone, che trasportavano nei pi lontani porti orientali ed occidentali. Le alleanze compiute dalla Sicilia non avevano come mira conquiste di territorio, ma solo l'egemonia commerciale da cui traeva tutta la sua vita e tutta la sua potenza. Se imponente fu l'attivit commerciale, non meno grande fu quella industriale. In Sicilia convergevano le vene di ricchezza di tutto il mondo. Non solo si sfruttavano i prodotti del suolo, ma venivano anche importate materie prime che, abilmente lavorate, costituivano una immensa ricchezza. Si afferm l'orificeria di Trapani e la lavorazione di gemme preziose e del corallo. In tutta l'isola fiorirono gli opifici per la tessitura della lana, della seta, e per la lavorazione di preziosi ricami. A testimonianza di questa florida industria restano nel Museo di Vienna moltissimi pregevoli drappi. Il nostro storico M. Amari precisa che il sontuoso pallio semicircolare, trapunto nell'area ad oro e perle con figura d'un lione che abbatte un cammello, e in giro con bellissime lettere cufiche, portanti il nome e la qualit di Ruggero, e la data della capitale di Sicilia e dell'anno cinquecentoventotto (1133 dell'era cristiana), per dono di alcuni re di Sicilia, o

STORIA DI SICILIA

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rapina di Arrigo VI, and in Germania, ed serbato ora a Vienna tra le reliquie del defunto Re Carlomagno . Anche Ugo Falcando, storico del tempo normanno, ci parla della grande variet di drappi di lavorazione siciliana esistenti nel Museo di Vienna. L'eredit nostra fu raccolta da Lucca e poco a poco con Lucca rivaleggiarono Firenze, Venezia, Genova. Artefici siciliani portarono il segreto di cos nobile industria a Lione, a Tours ed in altri centri della Francia. Fiorente fu anche l'industria delle pelli lavorate. G. Pipitone Federico scopr sei documenti riguardanti la fabbrica dei panni che Alafranchino Gallo, cittadino genovese, apriva a Palermo nella prima met del trecento al fine di tesser panni di lana e tingere panni e lane.1

Attivit culturale

Per incarico di Ruggero, Edrisi, celebre geografo arabo, scrisse delle opere pregevoli sulle condizioni e l'aspetto del mondo. L'ammiraglio Eugenio tradusse l'ottica di Tolomeo. Dei poeti arabi viventi in Sicilia, molti emigrarono all'arrivo dei nuovi signori (e di essi conosciamo i versi soffusi di nostalgia per l'isola lontana), altri rimasero e cantarono lo splendore dei Castelli del re o gli avvenimenti della corte. Improvvisatori, giullari ricevevano la pi lieta accoglienza alla corte di Palermo: astrologi e scienziati vi erano tenuti in onore. I Re normanni furono grandi costruttori. Ruggero II fece costruire il Duomo di Cefal (fig. 1), la Cappella Palatina (fig. 2), San Giovanni degli Eremiti (fig. 3) e fece completare il Duomo di Messina (fig. 4), cominciato da Ruggero I. Furono ancora costruiti, sotto il dominio normanno, il Duomo di Palermo e le chiese della Martorana e di S. Spirito. Altri monumenti normanni sono sparsi un p per tutta la Sicilia: a Messina, a Bronte, a Caltanissetta, a Piazza Armerina, a Castelvetrano. Su un'altura venne eretto a Palermo un castello: i Re vi profusero meravigliosi tesori d'arte: due torri si elevavano alte e massicce: esso l'odierno Palazzo Reale (fig 5-6). Un'iscrizione dinanzi all'ingresso 2 diceva: T'appressa e bacia il canto di quest'edificio e dopo averlo abbracciato contempla le cose che racchiude. II poeta arabo Abd-er-Rahman canta i leoni della fontana che gettano dalla gola le acque del paradiso . Altre descrizioni di questo palazzo ci hanno lasciate Edrisi, Falcando, Jbn-Jobair. 3 Nella meravigliosa Conca d'oro altri edifici attestavano il gusto raffinato dei re normanni. I palazzi del re sono tre: la Cuba, la Zisa ed il Castello della Favara, che sono come una collana che orna la bella gorgiera d'una ragazza. Chiese e palazzi sono arricchiti di mosaici di inestimabile pregio. Tra le opere di scultura di questo periodo spiccano le porte di bronzo della Chiesa di Monreale, il candelabro pasquale della Cappella Palatina, il 4 portale del Santo Carcere di Catania e le tombe del Duomo di Palermo. Antichi e moderni, italiani e stranieri hanno avuto espressioni magnifiche per tanta bellezza d'arte.
TRATTO DA LINEAMENTI DI STORIA DELLA SICILIA DI PIETRO LEONE E LUIGI CASCINO (1) Arch. Stor. Sic. A. XXXVII fase. 34.

STORIA DI SICILIA

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10 Nostalgia e gratitudine di una Agirina vivente nel Veneto


i sono dei momenti in cui, nella vita, all'improvviso riscopri tra i cassetti della memoria immagini, sapori, sensazioni che ti sembrava di aver dimenticato. E invece capisci quanto importanti sono stati per la tua crescita interiore, per la formazione della tua personalit culturale. E cos ripensi con piacere a una vecchia signora, col ciuffo bianco, anzi azzurrino, il naso sempre rosso, che apparecchia una grande tavola rettangolare. Quattro, dieci, quindici persone davanti a lei, che aspettano di mangiare un boccone in compagnia. Panico? Agitazione? Mai! Lei prende la sua bella tovaglia pulita e profumata, la stende allegramente, piatti, posate, bicchieri uno diverso dall'altro... e poi carciofi, olive "cunzate", pomodori secchi, "lattuca", formaggio, pane di casa, acqua, vino, chinotto e gassosa. Un paio di uova alla "cocca" cucinate per caso il giomo prima e "galbanino" a volont. Si mangia stretti, ma se c'e anche il "coralluzzo" quasi crudo, non vorresti mai alzarti da tavola. Non ci sono i piatti del servizio buono, E il pane fatto in casa ? non ci sono posate d'argento, niente stato preparato con meticolosa cura, ma che importa? riesci a trovare degli aggettivi Ogni boccone di cibo ti lascia in bocca il gusto di per definire il suo odore una genuina spontaneit, di una ospitalit caratteristico, e il suo sapore ? disinteressata; ogni sorso di gassosa rende No, assolutamente no. frizzante l'atmosfera. Hai sonno e vai a riposare? Puoi solo ricordarlo, Niente paura. E pronto per te un grande letto chiudere gli occhi e abbandonarti matrimoniale con un grosso materasso di lana al ricordo: sa di campagna, morbido e caldo. Lenzuola bianche, coperte spesse di fatica, di fumo, sa di umilt e pesanti, una "conca" al centro per riscaldarlo. Ti ma nello stesso tempo infili sotto, e il caldo buono e naturale ti di voglia di vivere, sa di Sicila. accompagna verso un tranquillo e sereno riposo notturno. Il freddo rimane fuori... Un piccolo "catoio" con un forno l'indispensabile per preparare dolci semplici e speciali farina e uova di campagna portate a casa su un vecchio mulo, sugna, mandorle, fichi, zucchero, risate, "curtigghi" e allegria sono i pochi ingredienti per "cassatelle" o "imbasciatelle". Prova poi a mangiare un amaretto o una pasta di mandorle cotti in quel forno... hanno il gusto amaro del duro lavoro del contadino, ma nella stesso tempo sono dolci come la soddisfazione di raccogliere i frutti delle proprie fatiche. E il pane fatto in casa? riesci a trovare degli aggettivi per definire il suo odore caratteristico, e il suo sapore? No, assolutamente no. Puoi solo ricordarlo, chiudere gli occhi e abbandonarti al ricordo: sa di campagna, di fatica, di fumo, sa di umilt ma nello stesso tempo di voglia di vivere, sa di Sicilia. Cosa c'e di pi bello che trascorrere qualche ora davanti a una conca ad aspettare il suono festoso delle campane che annunciano la messa? Sotto la cenere continua ad ardere qualcosa, anche se non la vedi, senti un tepore che ti entra dentro e ti riscalda davvero. Mi capiter certamente di passeggiare per Venezia... di sentire il profumo della sua storia attraverso l'odore dell'acqua salmastra. Ma non cambierei mai quell'odore con quello della mia terra, della mia Isola, lodore di un piccolo paese arroccato sulla cima di un monte. Grazie, cara zia Filippina, per avermi regalato adori, sapori e immagini di una terra che sembra cos arida, grazie per averli scolpiti nella mia mente e accesi in modo permanente nel mio cuore. Grazie per aver contribuito con la tua semplicit di popolana a formare la mia identit culturale, grazie per aver dato voce a "quel volgo disperso che nome non ha" creando da poche e semplici cose una grande richezza... Grazie per esserci stata. Daniela Mineo - Alla zia Filippa Brex -

Agira (ENNA)
ILNOME - l'antica Agirion dei Greci, e Agirium dei Romani, che fino al 1861 si chiamata San Filippo di Argir; e da allora ha ripreso il classico nome di Agira. GLI ABITANTI - Agirini; in siciliano, Sanfilippoti, dal santo patrono. LA PATRIA DEL PRIMO STORICO SCIENTIFICO - L'agirino Diodoro Siculo, del I secolo a.C., stato il primo storico al mondo che ancorasse il racconto degli avvenimenti al computo cronologico delle Olimpiadi. LA CREAZIONE DELLA MEDICINA LEGALE L'agirino Fortunato Fedeli (1550-1630) condivide col suo maestro Gianfilippo Ingrassia da Regalbuto il merito di avere fondato la scienza moderna della medicina legale. LA FILANTROPA AGIRINA - Una generosa signora di Agira, Maria Scriffignano Siscaro, rimasta priva dell'affetto di tutti i suoi cari, nel 1903 destin tutte le sue sostanze alla fondazione di un istituto educativo per gli orfani agirini, che insegnasse ai giovani l'amore per l'agricoltura. LA LEGGENDA DEL DIAVOLO - Una leggenda locale afferma che san Filippo Neri, patrono di Agira, ha rinchiuso un diavolo in una grotta vicina al paese; e talora, nelle notti di tempesta, in paese si sentono le urla disperate del diavolo prigioniero. MODI DI DIRE - Per il notevole numero di fornaci che esistono nella zona, nei paesi vicini nato il soprannome di Sanfilippoti, carcarara, cio "Agirini, fornaciai".
Tratto da Guida Insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosit della Sicilia di Santi Correnti - (Newton Compton Editori)

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REGIO DECRETO LEGISLATIVO 15 MAGGIO 1946 n 455:
APPROVAZIONE DELLO STATUTO DELLA REGIONE SICILIANA (STATO REGIONALE DI SICILIA)

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Legge Costituzionale 26 febbraio 1948, n 2


CONVERSIONE IN LEGGE COSTITUZIONALE DELLO STATUTO DELLA REGIONE SICILIANA, APPROVATO CON DECRETO LEGISLATIVO 15 MAGGIO 1946, N 455.

La legge successiva alla Costituzione e di poco precedente l'elezione della Ia legislatura della Repubblica Italiana. Si deve al fervente ostruzionismo dei quattro deputati separatisti alla Costituente, e, invero, di qualche sincero autonomista deputato del PSI e della DC, se questa non pot fare marcia indietro rispetto alla Confederazione concessa da Umberto II. Molti deputati costituenti sbraitavano contro la Sicilia ed ingiuriavano Finocchiaro Aprile quando prendeva il microfono chiamandalo "traditore della patria", di una patria che non era la sua. Einaudi tuonava contro la "quasi indipendenza" della Sicilia. Ma mai i voti dei Siciliani furono ben spesi come quelli del 1946, pur con i condizionamenti, le violenze, i ricatti della politica italiana che impedirono ai nazionalisti siciliani di avere in quelle elezioni il consenso che avrebbero avuto sino a poco tempo prima o in condizioni politiche pi tranquille. A un certo punto l'Italia doveva decidere se rinviare la propria costituzione per la questione siciliana o capitolare provvisoriamente e rinviare la resa dei conti al futuro. Si scelse questa seconda via e frettolosamente lo Statuto fu..."inghiottito sano", senza neanche una briciola d'emendamento con il suo potenziale rivoluzionario tutt'ora operante, purtroppo solo in teoria. Al momento della legge cost. n. 2/48 gi la Regione esisteva, gi l'ARS esisteva, regolata dallo Statuto del 1946 e con regolari elezioni tenute nel 1947. La Ia legislatura siciliana quindi precedente di un anno rispetto alla Ia legislatura italiana. La Repubblica quindi appena riconosceva e non istituiva la sovranit dell'Ente Regione come avrebbe fatto con le altre 19 regioni, e riconoscendola come "Regione Siciliana" e non come "Regione Sicilia" ne confermava l'originaria sovranit derogando allo stesso nome generico contenuto nel principale testo costituzionale. I complotti nazionali e la mancanza di una stabile rappresentanza politica a difesa degli interessi della Sicilia avrebbero in gran parte disperso nel tempo questo inestimabile patrimonio di libert conquistato con il sangue dei Siciliani.

Il 1 comma trasforma il "vecchio" Statuto del 1946 in Legge costituzionale a tutti gli effetti. Il fatto che sia successivo alla costituzione stessa (dicembre 1947) e per materia speciale lo fa prevalere ad ogni effetto rispetto alla medesima costituzione che anteriore e generale. Il fatto che sia recepito senza alcuna modifica significa che stato accolto secondo il suo tenore letterale: tutte le interpretazioni abrogative della Corte Costituzionale, a partire da quella dell'Alta Corte del 1957, sono pertanto ... incostituzionali!

Articolo 1 Lo Statuto della Regione Siciliana, approvato col decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455, fa parte delle leggi costituzionali della Repubblica ai sensi e per gli effetti dell'art.116 della Costituzione. Ferma restando la procedura di revisione preveduta dalla Costituzione, le modifiche, ritenute necessarie dallo Stato o dalla Regione saranno, non oltre due anni dalla entrata in vigore della presente legge, approvate dal Parlamento nazionale con legge ordinaria, udita l'Assemblea Regionale della Sicilia.

Il 2 comma stato dichiarato caducato da sentenza dell'Alta Corte. Esso era il cavallo di troia con cui pensavano di castrare lo Statuto a Roma con una banalissima legge ordinaria. L'Alta Corte ne ha dichiarato l'incostituzionalit in quanto lo Statuto avrebbe natura pattizia e sarebbe quindi immodificabile senza il consenso di entrambe le assemblee legislative. Tale sentenza rende caduco anche il primo dispositivo del comma "ferma restando la procedura..." intendendo implicitamente che la procedura di revisione della Costituzione che non avesse il consenso della nostra Assemblea sarebbe nulla anche se rispettasse la normale procedura prevista dal testo costituzionale. Ma la sentenza in parola importante anche per un altro aspetto: l'incostituzionalit del secondo comma avvalora la costituzionalit del primo. E quindi lo Statuto E' COSTITUZIONE COSI' COM'E', senza bisogno di alcuna modifica o integrazione. Il secondo comma, poi, implicitamente, definendo "nazionale" il Parlamento della Repubblica riconosce dignit pari all'Assemblea Regionale. Sulla sua scorta l'Assemblea Regionale potrebbe oggi adottare tranquillamente il nome di "Parlamento di Sicilia", ad avvalorare la natura statuale e confederale. Il vero senso salvabile di questo secondo comma che i due "Parlamenti", di comune accordo, avrebbero potuto adottare alcune modifiche con legge ordinaria negli anni 1948-50 per rispondere alle esigenze di un migliore coordinamento. Essendo in ogni caso passato quel biennio, le modifiche vanno apportate con tutte le garanzie e risulta storicamente avvalorata la tesi della volont reciproca di Italia e Sicilia di lasciare regolati i loro rapporti secondo quanto riportato nella dizione testuale dello Statuto del 1946.

Articolo 2 La presente legge costituzionale entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica. Cio si tratta di legge costituzionale immediatamente efficace, senza bisogno di leggi ordinarie applicative.

Massimo Costa
(Tratto da LISOLA n 9 - maggio 2009)

LAutonomia non fu una concessione, ma un patto tra la Sicilia e la nuova Italia che riconobbe una tradizione quasi millenaria
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LOPINIONE

UNITA DITALIA E QUESTIONE MERIDIONALE


Il sud nellItalia sabauda. Come nasce la questione meridionale
di Carlo Ruta a prospettiva unitaria non era solo nelle aspettative del ceto dirigente sabaudo e dellindustria del nord, penalizzata questultima dalle barriere doganali che, lungo la penisola, deprimevano la circolazione delle merci. Veniva reclamata dal mondo intellettuale, che si riconosceva in una lingua comune e in un secolare patrimonio di tradizioni, scientifiche, letterarie e non solo. Correlata a istanze di tipo federalistico, veniva presa in considerazione da sicilianisti come Domenico Scin, Pietro Lanza di Scordia, Isidoro La Lumia, Michele Amari. Fu tenuta in debito conto da Ruggero Settimo e dagli altri capi rivoluzionari del 48 palermitano, prima della inevitabile sconfitta. Su tale prospettiva, rivendicata pure dai locali padroni del vapore, dai Florio agli inglesi Woodhouse e Ingham, convergeva altres, negli anni cinquanta, il radicalismo democratico che, lungo i tracciati mazziniani e garibaldini, andava diffondendosi fra i ceti medi e popolari dellisola, sotto legida di personalit come Francesco Crispi e Rosolino Pilo. Tutto questo, associato ad alcuni iter in corso nel continente europeo, dovrebbe confortare la tesi di una storia tutto sommato coerente e liberale dellunit dItalia. Esistono nondimeno fatti, controversi, che tanto pi oggi sollecitano a nuovi impegni interpretativi. Agli esordi dellimpresa siciliana, Garibaldi e i suoi referenti dellisola presero in seria considerazione largomento della terra. Nel vivo dei combattimenti, il 2 giugno 1860, un decreto firmato da Francesco Crispi ne prometteva infatti lassegnazione ai contadini, a partire da coloro che si sarebbero battuti per la patria. In realt, i fatti di Bronte, Alcara, e altri centri, che per la loro gravit hanno gettato ombre sul garibaldismo di quei frangenti, testimoniano come andarono le cose. Lanno clou, che apr realmente la questione meridionale fu comunque il 1862, quando, in un contesto del tutto diverso, sullo sfondo del nuovo regno sabaudo, il radicalismo democratico, che avrebbe potuto sorreggere le istanze civili nel sud, con lattuazione di una riforma agraria e non solo, venne sbaragliato. La resa dei conti venne quando Garibaldi mosse dalla Sicilia per risolvere militarmente la questione romana, giacch il capo del governo Rattazzi, apparso di primo acchito interlocutorio, non esit a proclamare nellisola lo stato dassedio, conferendo il comando delle truppe a Raffaele Cadorna. Ne seguirono rastrellamenti e repressioni, a Girgenti, Racalmuto, Alcamo, Bagheria, Siculiana, Grotte, Casteltermini, culminanti in autunno con leccidio di Fantina. In tutto il Mezzogiorno, attraversato dalla guerriglia legittimista, lanno si chiudeva daltronde, come

veniva espresso in un rapporto della Camera, con oltre 15 mila fucilazioni e circa mille uccisi in combattimento. Entrava cos nel vivo loffensiva di Cadorna, che avrebbe avuto un momento decisivo nel 1866, quando la rivoluzione detta del Sette e Mezzo sarebbe stata repressa con il cannoneggiamento di Palermo. Lo statuto, mutuato da quello albertino del 1848, al sud venne violato da allora regolarmente, con un uso metodico della forza. In tutto il Mezzogiorno, proposta dal deputato della Destra Giuseppe Pica, dal 15 agosto 1863 veniva resa operativa, e sarebbe durata oltre due anni, la legge marziale, che prevedeva la sospensione dei diritti costituzionali, la punizione collettiva per i reati dei singoli e la rappresaglia contro i centri abitati. Precisi atteggiamenti culturali, con o senza cautele, intervenivano a legittimare intanto, pure in sedi ufficiali, ogni eccesso repressivo. Il generale Giuseppe Govone, i cui metodi, quando ebbe conferiti in Sicilia i pieni poteri, furono denunciati gi allora come criminosi, non esit a sostenere che i meridionali andavano considerati inferiori per natura. E lo scandalo che ne deriv, pure in Parlamento, non imped al medesimo di passare di promozione in promozione, fino a ottenere, seppure per poco, sotto il governo Lanza, il prestigioso dicastero della Guerra. Si trattava, evidentemente, di un humus, cui aderivano del resto gran parte dei prefetti del tempo, a partire da quel Guido Fortuzzi, emiliano, che riteneva i siciliani non propriamente umani. Ma quali furono le cause di tale deriva, negli orizzonti di uno Stato che si ispirava al liberalismo? Come in altre aree del sud, in Sicilia il nocciolo della questione continuava ad essere la terra. Le strutture del latifondo, che avevano retto alle leggi del 1812, con cui il parlamento dellisola aveva abolito formalmente il feudalesimo, erano rimaste pressoch intatte, mentre le terre confiscate agli ordini religiosi finivano nelle mani del ceto agrario pi spregiudicato. In sostanza, con il rifiuto di una riforma della propriet rurale, che avrebbe potuto rimescolare le carte nelle politiche del Regno, equilibrando le opportunit e le risorse dei diversi territori, abortiva in quei decenni il disegno di una coesistenza equa di nord e sud. Sulla traccia di Cavour, contrario alle autonomie regionali, i governi sabaudi della Destra, da Ricasoli a Minghetti, convennero altres su una linea centralistica, autoritaria, che, destinata a perpetuarsi pure dopo del 1876, quando il governo pass alla Sinistra, avrebbe annichilito ogni autentica aspirazione democratica. Lo scollamento nellisola fu avvertito dalle popolazioni a tutti i livelli: anche dal ceto aristocratico-terriero, che pure da

decenni aveva perduto il privilegio di un parlamento a propria misura. Ambienti in bilico fra luce e ombra, sullo sfondo dellemergenza militare, poterono trarre tuttavia guadagno dalla situazione, coinvolgendosi nelle cospirazioni della corte sabauda, che crebbero ancora dal 1862, quando, con laccoltellamento di tredici persone in diversi punti di Palermo, in simultanea, esordiva nellisola una sorta di strategia della tensione. La vicenda, oscura ancora oggi, rimane sintomatica. Identificato uno dei sicari, i sospetti, sin da subito, ricaddero sul principe Raimondo Trigona di SantElia, senatore del regno, e sul reggente della questura palermitana Giovanni Bolis, mentre venivano adombrati contatti ancora pi in alto, tali da coinvolgere lo stesso governo sabaudo. Il sostituto procuratore del re Guido Giocosa in un rapporto annotava altres il possibile movente: quello di sconvolgere lordine della citt e del circondario per giustificare misure repressive. Si corse allora ai ripari. Linchiesta venne prima ostacolata, poi fermata dautorit. I conti con le fazioni garibaldine e repubblicane dellisola venivano saldati comunque, nel medesimo orizzonte strategico, con lassassinio del generale Giovanni Corrao, avvenuto, ancora a Palermo, il 3 agosto dellanno successivo. E anche in questo caso le indagini, che minacciavano di lambire il governo e la corte sabauda, vennero chiuse anzitempo. Su quegli sfondi, che nelle grandi citt siciliane ricalcavano, per certi versi, lo Stato di polizia borbonico, esponenti pubblici di varia estrazione ideale si ponevano altres a disposizione di consorterie vecchie e nuove, le quali, profittando anchesse del fossato civile che separava le popolazioni dallautorit pubblica e dalle leggi, tanto pi si ergevano nei circondari come potere parallelo. Gi adombrato nel 1876 da Raimondo Franchetti, viene ritenuto emblematico il caso del barone Nicol Turrisi-Colonna, indipendentista nel 1848, capo della guardia nazionale e deputato filo-garibaldino nel 1861, infine, negli anni successivi, senatore del Regno. Il nobiluomo siciliano pare che riuscisse a coniugare senza problemi la difesa teorica dei principi di legalit, con la difesa, sul terreno, di associazioni propriamente criminali, come quella, gi allora famigerata, che faceva capo a Antonino Giammona. Lungo gli anni sessanta e settanta, negli orizzonti di una questione meridionale che insisteva tragicamente, magistrati, inquirenti parlamentari, sociologi e cronisti, non soltanto italiani, scoprivano la mafia.

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LOPINIONE DEL MAGISTRATO

NON POSSIAMO PI VIVERE DI TRADIMENTI. DALLA FARSA DEL PLEBISCITO ALLA BEFFA DELLAUTONOMIA
a storia del Popolo Siciliano dal 1860 ad oggi si pu definire sinteticameme come la storia degli "Illusi". Ritengo di non peccare di presunzione e di spavalderia, perch la verit. se aggiungo che anche Siciliani d'ingegno, di elevata cultura e d'intendimenti onesti, in perfetta buona fede, si sono fatti travolgere dalla delirante illusione che va sotto il nome di "Unit d'Italia". Per i nostri avi tale "Unit" doveva costituire la panacea di tutti i mali. L'uniti fa la forza, si disse, specie quando ci si realizza tra "fratelli". D'altra parte i "fratelli piemontesi" non si presentavano al canto di "Fratelli d'Italia"? E cos i conquistatori calati dal Nord, guidati dal fascinoso Garibaldi, capitano di ventura dell'era moderna, trovarono le porte spalancate e tra gli evviva e gli osanna iniziarono la loro gloriosa leggendaria conquista. L'esercito borbonico, che a detta di tutti gli storici, era il pi efficiente ed organizzato tra tutti quelli esistenti nella penisola italiana, si squagli come neve al sole dinanzi alle disorganizzate e male equipaggiate bande garibaldine a causa dei vergognosi tradimenti dei suoi fedifraghi comandanti (v. per tutti Alianello - La conquista del Sud). All'epopea "garibaldina" non poteva che seguire, come logica conclusione. la farsa del plebiscito e cos i Siciliani si ritrovarono definitivamente ed incondizionatamente tra le grinfie degli avidi "fratelli" liberalsavoiardi, indebitati sino ai capelli a causa delle loro continue avventure di guerra. Da allora ebbe inizio la spoliazione della Sicilia operata dagli acquisiti "fratelli del nord i quali in nome di questa pretesa fratellanza misero in comune con noi, che non ne avevamo, i loro debiti, noi mettemmo in comune le nostre ricchezze con loro, che non ne avevano, in cambio ci trasferirono fraternamente tutta la loro legislazione chiaramente estranea e contraria ai nostri interessi e al nostro modo di vedere e di sentire e cos i "fratelli" liberatori si arricchirono ed i fratelli liberati fecero la stessa fine di Esa che per un piatto di lenticchie perdette la primogenitura. In quell'epoca la spoliazione pi eclatante si ebbe con l'incameramento dei beni ecclesiastici di valore pari a milioni di euro di oggi. Non essendo possibile trasportare via i conventi e le terre il fratello Piemonte si comport da vero conquistatore quale era: vendette ai Siciliani le loro stesse terre ed i loro stessi beni, prosciug cos le

tasche dei nostri antenati di tutto il denaro liquido possibile, che and a finire nelle fondamenta di ci che oggi si chiama "il triangolo industriale del Nord". L'ulteriore e residuo prosciugamento venne operato con le esose, vessatorie ed odiate tasse sui consumi, sugli animali, sul macinato ed altro corrispondenti alle moderne IVA, ILOR, IRPEF, ricevute fiscali, registratori, bolle, tasse sugli scarichi fognari ed altre diavolerie studiate per far quattrini ai danni di chi opera e vuol produrre. I Siciliani, per, non si rassegnarono facilmente a tale dispotismo ed a tali spoliazioni ed opposero una continua resistenza culminata nell'eroica rivolta di Palermo e di altri centri del 1866, che avendo avuto carattere dichiaratamente separatista viene contrabbandata dagli storici del regime come una sommossa di scalmanati, di approfittatori e, come al solito, anche di banditi. Tale rivolta, scaturita come giusta reazione alla "mala signoria degli italiani" ovviamente venne soffocata nel sangue dai bombardamenti delle soverchianti truppe di occupazione del beneamato "Re Galantuomo e Padre della Patria". Naturalmente, come di consueto, si fatto di tutto per non fare conoscere ed in ogni caso per svilire tale gloriosa sommossa di cui i Siciliani, invece, devono ritenersi fieri ed orgogliosi (v. in proposito Attanasio: Gli occhiali di Cavour). I Siciliani sconfitti ed attanagliati dal regime liberal-savoiardo, che li ridusse alla fame, si illusero di poter risolvere i loro problemi di sopravvivenza organizzandosi nei gloriosi Fasci Siciliani dei Lavoratori. Ma, purtroppo, sotto qualsiasi regime italiano ai Siciliani non consentito alcun rinnovamento ed alcuna rinascita. Francesco Crispi, capostipite di quella genia di ascari e di rinnegati, tuttora in Sicilia molto rigogliosa e fiorente, represse nel sangue e con il carcere duro e spietato le giuste istanze di rinnovamento avanzate dai suoi conterranei. I degni seguaci di cotanto losco personaggio, che merita a pieno titolo di essere collocato tra i primi posti nella galleria dei figli indegni di questa terra di Sicilia, vi hanno innalzato monumenti e mezzi busti ed hanno intitolato Piazze e Vie al suo nefando nome. Ai difensori dei diritti dei Siciliani viene riservato, invece, l'oblio pi assoluto. Di fronte a tale negativa esperienza svanita come tutte le illusioni, ai Siciliani non rest altro scampo che la fuga. Per la prima volta nella loro storia millenaria gli isolani iniziarono la loro lunga peregrinazione per il

Salvatore Riggio Scaduto,


gi Magistrato a Caltanissetta, apprezzato per il suo autentico Sicilianismo, un impegnato studioso di storia e di etnologia.

Mondo, divenendo emigranti. All'estero i Governi stranieri consentirono ai Siciliani di estrinsecare tutte le loro capacit produttive. Il Governo dei "fratelli" conquistatori non permise ai Siciliani di lavorare e produrre nella loro stessa Terra. Come ogni porco ha il suo San Martino, anche il governo liberal-savoiardo ebbe il suo, indebolito dalle guerre inutili, da miserie e da violenze di ogni genere. Il colpo di grazia glielo diede la scure del fascio littorio. I Siciliani per la verit non si fidarono tanto di questi macellai vestiti tetramente di nero ed aventi come contrassegno le tibie e il teschio, simbolo della morte. La monarchia savoiarda divenuta una marionetta in mana al Duce si ridusse a collezionare corone che il fascismo riusciva a rapinare dalle teste dei regnanti dell'Albania e dell'Impero Etiopico. Ben presto il fascismo venne travolto dalle grandi potenze a causa della sua megalomania e della sua sfrontata e petulante arroganza. Il crollo del fascismo travolse anche la fatiscente Casa Savoiarda. Al tramonto del fascismo finalmente i Siciliani rompono l'incantesimo ibrido e nebuloso dell'"Unit" innaturale con popoli estranei alla nostra cultura ed alla nostra millenaria civilt mediterranea, prendono coscienza dei tradimenti patiti e delle illusioni in cui erano incappati e reclamano a gran voce L'INDIPENDENZA. Dal 1943 al 1946 la Sicilia visse forse gli anni pi speranzosi della sua lunga storia e fu ad un passo dalla sua definitiva libert dal

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servaggio coloniale in cui nel 1860 era caduta. Tutta la realt sociale Siciliana partecip attivamente a questa magnifica ed esaltante lotta per L'INDIPENDENZA. Liberi professionisti, imprenditori, commercianti, artigiani, contadini, operai, studenti ed anche baroni e latifondisti (in verit molto pochi) si organizzarono nel MOVIMENTO per L'INDIPENDENZA della SICILIA, fondato e capeggiato dall'indimenticabile Andrea Finocchiaro Aprile e per la prima volta nella storia unitaria riuscirono a lottare ed a vincere, costringendo l'Italia ad abbassare la testa ed a sottoscrivere un armistizio, che porta il nome di Statuto Autonomistico, equivalente nella forma e nella sostanza ad una mezza indipendenza. I buoni ed onesti Siciliani che non dimenticano e che vissero quelle gloriose giornate sono i testimoni pi veri e genuini di quanto sopra sommariamente esposto. Solo i traditori, i rinnegati ed i venduti alle ideologie estranee alla coscienza del vero popolo Siciliano possono lanciare accuse e discreditare, come e costume della prosperosa categoria degli ascari, quella lotta popolare per l'indipendenza. Alla luce delle superiori sommarie considerazioni e inspiegabile come mai un apprezzato, onesto ed acuto studioso di storia contemporanea, vanto dell'Ateneo Palermitano, quale il Marino, abbia potuto sostenere nella sua storia del separatismo Siciliano che la lotta indipendentista di quell'epoca consistita "in trame baronali,

Caro amico Francesco Paolo Catania,


Ho ricevuto la Carta Politica delle rivendicazioni del Popolo Siciliano che condivido pienamente. Ritengo, per, che la compilazione di una tale carta, anche se poi affiancata e supportata da una capillare diffusione, potr solo portare ad una generica e parolaia condivisione senza alcuna conseguenza pratica. La prova di questa mia affermazione e convinzione si ha nel fatto che pur sussistendo nella legislazione italiana la legge costituzionale dello Statuto Siciliano, tutto rimasto come prima con laggravante di avere svuotato di ogni serio contenuto tale legge fondamentale, travisandone la lettera e lo spirito e ci con il beneplacito e senza alcuna rimostranza degli ascari di destra, di sinistra e di centro, che da sempre hanno gestito lautonomia. Il Popolo Siciliano dal 1946 ad oggi non ruscito ad esprimere un raggruppamento politico sicilianista, che avesse rappresentanti nellassemblea regionale, nel parlamento nazionale romano e meno che mai nel parlamento europeo, per far sentire la voce di questo nostro popolo e reclamare lattenzione dei nostri diritti e delle nostre prerogative proclamati e sanciti solennemente nella legge costituzionale anzidetta. In compenso abbiamo avuto ed abbiamo una marea di sigle, di associazioni e di partitini capitanati da generali senza soldati, con la conseguenza che nessuno riesce a varcare nemmeno la soglia di un qualsiasi consiglio comunale siciliano e meno che mai dei parlamenti anzidetti dove si potrebbe e si dovrebbe far sentire la nostra voce. Il Nord Italia, invece, almeno in questi ultimi tempi, ha fatto quello che noi non abbiamo saputo fare. Bene o male la Padania fa sentire la sua voce pi o meno stonata, ma sempre grintosa e viva attraverso un partito ed un capo aventi voce in capitolo nel governo del Paese. A noi, purtroppo, manca un capo carismatico che sappia coagulare intorno a s e ad un partito le nostre istanze. La via da seguire a mio giudizio quella della ricerca del consenso politico dei Siciliani attraverso lorganizzazione unitaria di tutti i gruppuscoli sicilianisti in un soggetto politico credibile, attivo, dinamico e battagliero. Tutto il resto (carte, proclami, memorandum, appelli ecc.) si risolve in un parlare tra di noi, per come i fatti del passato ci confermano. Mi rendo conto che il problema non di facile soluzione, ma certamente non impossibile: basta volerlo. Do atto della meritoria azione della vostra rivista, che senzaltro contribuisce alla formazione delle coscienze e la ringrazio per la pubblicazione dei miei articoli che ha fatto e che vorr fare. Tanti cordiali saluti con laugurio che le nostri comuni aspirazioni possano avere presto successo.

in tresche con i briganti, in febbri di virt baronali, in battaglie reazionarie condotte da fascisti pentiti, da opportunisti spregiudicati, da mafiosi e da notabili del blocco agrario" sconfitti alla fine da un fantomatico e non meglio identificabile "risorgimento contadino (addirittura!) inquadrato nella strategia meridionalista delle lotte nazional-popolari". Tale tesi quanto meno fantasiosa ed amena
come le storie dei "pupi siciliani" emblematicamente stampati nella copertina del libro anzidetto. Sta di fatto che le fantasiose "lotte nazional-popolari" appunto perch inconsistenti, illusorie ed in ogni caso demagogiche non portarono alcun risorgimento n nel mondo contadino n nel mondo delle altre realt sociali isolane. La verit e, invece, che i Siciliani vennero ancora una volta abbagliati ed illusi dal conquistato Statuto Autonomistico, scambiando l'armistizio con l'Italia come un definitivo trattato di pace. Le conseguenze furono disastrose e sono sotto gli occhi di tutti. Lo Statuto rimase scritto solo sulla carta, presero piede gli intrighi, gli intrallazzi, le corruzioni, le speculazioni illecite, il clientelismo politico sfrontato; gli scandali; la mafia da organizzazione contadina si trasform rigogliosamente in organizzazione industriale, gestendo l'industria del crimine a tutti i livelli e su questa scia potremmo continuare all'infinito. Gli errori, purtroppo, si pagano caramente ed i Siciliani onesti li pagarono e continuano a pagarli subendo i malanni anzidetti e con la fuga dalla Sicilia. I soliti "fratelli" italiani appoggiati dagli ascari locali additarono ai contadini, agli operai agli artigiani Siciliani la solita via dell'emigrazione per potere sopravvivere e questa volta molto generosamente aprirono a noi isolani anche le porte del loro "triangolo industriale del Nord". notorio che l'emigrazione siciliana in questo dopoguerra raggiunse proporzioni bibliche mai verificatesi. Le rimesse degli emigranti di valuta pregiata pari a cifre astronomiche sono servite a stagnare il solito calderone nazionale perennemente sfondato anzicch rimanere in Sicilia per come prescrive l'art. 40 dello Statuto e ci per suprema volonta dei soliti "fratelli" appoggiati dai soliti ascari. E i Siciliani continuano a rimanere gente da Terzo Mondo. (...) Dobbiamo ancora vivere di speranza e di illusioni? Usciamo dall'incantesimo, spogliamoci delle illusioni di cui sin'oggi siamo rimasti prigionieri riappropriamoci del posto che ci hanno rubato e che ci spetta tra le libere nazioni del mondo. Altrimenti, chiss quali altre avventure ci attendono!

Salvatore Riggio Scaduto

Salvatore Riggio

...perch quello che manca al siciliano, al meridionale in genere sono lorgoglio e la dignit, non lorgoglio sterile che porta fame e disperazione ma quello di appartenere ad una comunit, ad un insieme: il siciliano non ha il senso dellappartenenza, non ha il rispetto dellappartenenza e di conseguenza non sente nemmeno la necessit di difendere la propria comunit e quindi la propria dignit. Dignit ? E che ? (H. S.)
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LA PROPOSTA

IL VOTO CONFERMATIVO
Se il popolo veramente sovrano, come lo al momento di pagare i conti dello Stato, allora gli si dia anche la possibilit di promuovere o di bocciare i suoi governanti, in tempi ragionevoli e con giudizi netti e trasparenti.
nome della libert e della democrazia si sono consumati crimini al popolo sovrano. Mentre i consumatori possono oggi godere della orrendi e tante persone hanno perso anche la vita. E non sempre, in clausola soddisfatti o rimborsati, questa possibilit non prevista per i verit, tutto ci avvenuto per difendere questi nobili ideali: falsi profeti, in cittadini, se non dopo quattro o cinque anni. ogni epoca e a qualsiasi latitudine e longitudine, hanno issato alte le Poich da noi si vota con una certa frequenza, si potrebbe istituzionalizzare bandiere della libert per loschi fini di gruppo, quando non anche personali. un periodo elettorale biennale per soddisfare esigenze varie (referendum, facile riscontrare nella realt politica contemporanea, non solo italiana, elezioni nazionali, regionali, provinciali, comunali), risparmiando cos un che non affatto il popolo che governa ma una sacco di soldi dei contribuenti, le fatiche dei candidati e minoranza ben organizzata, cos come avvenuto sin dal Se, per esempio, il governo di l'imbarazzo degli elettori per la scelta. In questa sorgere delle comunit umane, in ogni tempo e luogo. Se occasione si potrebbe inserire una ulteriore una Regione non dovesse osserviamo i risultati di tante competizioni elettorali in soddisfare i governati, gli eletti consultazione, che potremmo definire voto Paesi anche abbastanza evoluti - gli Stati Uniti per confermativo per esprimere il nostro gradimento per il tornerebbero ad essere esempio - possiamo notare che spesso un partito va al governo, per il parlamento, per i nostri amministratori semplici cittadini, privati di governo con una maggioranza relativa che in effetti comunali, e cos via. potere, di pensione e di rappresenta non pi del 30/35% dell'elettorato. Se, per esempio, il governo di una Regione non dovesse possibilit di ripresentarsi In verit, non possiamo affermare, in casi simili, che il o di riciclarsi, come si usa soddisfare i governati, gli eletti tornerebbero ad essere popolo a governare. Tuttavia, questo sistema sempre semplici cittadini, privati di potere, di pensione e di dire in gergo politico. preferibile ad un regime dittatoriale che dura possibilit di ripresentarsi o di riciclarsi, come si usa generalmente una ventina d'anni e che difficilmente viene dire in gergo politico. rovesciato senza sconvolgimenti sociali, e spesso anche cruenti. In effetti, Ma il voto confermativo potrebbe essere visto anche in chiave positiva. la democrazia non un sistema politico statico ma un processo evolutivo Se, per esempio, il gradimento superasse una certa percentuale,il mandato verso una sempre pi profonda partecipazione del popolo alla vita collettiva. elettorale potrebbe essere prolungato per un altro biennio, e si Indubbiamente, il popolo sovrano e nessuno osa contestare questo assicurerebbe cos un'interessante continuit operativa. principio, almeno a parole. Ma il popolo anche l'unico destinatario del In questo modo il popolo manifesterebbe una vera sovranit e non sarebbe conto che i legislatori ed i governanti ci presentano periodicamente, in cui costretto a basarsi sulle promesse elettorali, ma anche, periodicamente, sui troviamo imposte, tasse, debito pubblico, inflazione ed altro. risultati concreti. Con i tempi che corrono, dobbiamo fare tutto il possibile Non si vuole contestare per questo il regime parlamentare, perch, per gestire le scarse risorse che abbiamo con la massima oculatezza e nonostante tutti i suoi difetti, rappresenta al momento quanto di meglio noi dobbiamo innovarci, senza pregiudiziali di sorta, per mirare ad una gestione abbiamo per tutelarci dai regimi totalitari. Per, non sarebbe male suggerire pubblica competente, corretta e responsabile. qualche accorgimento per evitare che una ipotetica minoranza politica al Un voto confermativo non antidemocratico e consiglierebbe potere possa coltivare progetti poco raccomandabili. efficacemente i politici a promettere meno e a fare di pi e bene. E questo I parlamentari e i governanti hanno attualmente un mandato in bianco e non sarebbe gia un grande risultato. rispondono di tasca propria per i conti da pagare che passano, come detto, Michele Panebianco

In

Il mondo quel disastro che vedete, non tanto per i guai combinati dai malfattori, ma per linerzia dei giusti che se ne accorgono e stanno l a guardare. [ Albert Einstein ]

DON STURZO E IL MEZZOGGIORNO NEL MEDITERRANEO


ome l'alta Italia ha una zona naturale di commercio e di comunicazioni che s'irradia nell'Europa centrale, specialmente nel Nord e nell'Est, ed ha il suo sbocco a Genova - ed bastata l'apertura delle Alpi prima e la Triplice Alleanza poi a creare fino allo scoppio della guerra una economia che avesse centro Milano - ed in seguito alla guerra abbiamo meglio conosciuto il valore economico di Trieste e Fiume in rapporto al bacino danubiano; cos il Mezzogiorno continentale e le Isole hanno la loro zona nel Mediterraneo, e sono non solo il ponte gettato dalla natura tra le varie parti del continente europeo in rapporto alle coste africane ed asiatiche, ma il centro economico e civile pi adatto allo sviluppo di forze produttive e commerciali e punto di interferenza degli

scambi. Il Mediterraneo fu sempre il bacino pi trafficato dell'Europa; e la civilt di vari millenni dimostra che sempre il Mediterraneo ha una sua economia che non pu venir meno perch basata su necessit naturali. Anche quando il commercio con le Americhe apr altri sbocchi all'attivit umana e spost le correnti europee; anche quando la formazione di grandi Stati al Centro-Europa vari il punto di riferimento e di convergenza degli interessi del mondo civile; anche quando la rapidit dei trasporti, a mezzo delle macchine a vapore per terra e per mare, modific enormemente il ritmo dei traffici: con le naturali oscillazioni dei nuovi fattori di vita economica e politica, il Mediterraneo rimase un baricentro di attivit produttiva, che congiungeva l'Europa all'Africa del Nord e all'Asia fino ai Carpazi. E il taglio dell'istmo di Suez fu il passo gigantesco che serv a riattivare i commerci di mare con le Indie fino all'Estremo Oriente, senza il lungo giro delle coste oceaniche dellAfrica.
(Da Luigi Sturzo, Il Mezzogiorno e la politica italiana... Discorso tenuto a Napoli il 18 gennaio 1923.)

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Viens en Sicile tu en tomberas amoureux !


CASTELLO DI MUSSOMELI
(Mussomeli - Caltanissetta)
na gigantesca rupe calcarea, alta circa 80 metri e completamente isolata dai rilievi circostanti costituisce il possente basamento naturale del castello di Mussomeli, una tranquilla e solare cittadina in provincia di Caltanissetta, fondata nella seconda met del XIV secolo da Manfredi III di Chiaramonte. Oggi il castello di Mussomeli di propriet pubblica, dopo essere stato dei Chiaramonte, del demanio, e quindi assegnato a Raimondo Moncada. In seguito f dei conti di Prades e da questi venduto a Giovanni Castellar. Ritornato di nuovo al demanio fu riacquistato dal Parapertusa quindi ceduto a Pietro Campo e nel 1549 acquistato da Cesare Lanza, signore di Trabia con il quale Mussomeli viene elevata al ruolo di contea. Il Maniero si erge in modo insolito a circa due chilometri dall'abitato, e sembra rappresentare un vero e proprio "nido d'aquila fuso nella rupe", secondo la perfetta descrizione fatta dal Solinas, presidio militare autonomo, piuttosto che a difesa dell'abitato sorto quasi contemporaneamente al castello. Ancora oggi occupa una posizione strategica dalla quale domina il territorio circostante e malgrado sorga sui resti di una fortezza araba, la sua architettura nuovissima anche per il periodo storico nel quale stato edificato. Le opere murarie ricalcano lo stile militare dell'epoca ma introducono una originalissima fusione della struttura con la roccia. La facciata esterna del Castello, ricca di decorazioni, presenta un portale e delle finestre di puro stile gotico con archi e merli, che svettano verso il cielo. All'interno delle sue mura ospita una Cappella caratterizzata da un elegante portale in pietra, ogivale, analogo a quello che immette nella "Sala dei Baroni". Le stanze interne sono arricchite da colonne e fregi vari con affreschi dai vivaci colori, che raffigurano soggetti sacri o scene cavalleresche. Particolare interesse rivestono la "Sala dei Baroni", con portali dal pregevole stile chiaramontano e la "Camara di li tri Donni". Queste stanze sono particolarmente interessanti dal punto di vista esoterico poich la leggenda vuole che qui nel corso dei secoli siano accaduti dei fatti alquanto misteriosi. Molti visitatori affermano di aver percepito strani rumori, fruscio di vesti di seta, clangore di armi e strani sospiri da far pensare di essere attorniati da strane presenze. I sotterranei, dove si narra siano stati custoditi meravigliosi tesori, sono

anche loro al centro di avvenimenti paranormali di grande entit. Il Castello di Mussomeli stato da sempre un punto di riferimento per tutti coloro che si sono interessati ai fenomeni dell'occulto, essendo stato, infatti, al centro di numerosi avvenimenti tragici, basti pensare alla strana vicenda accaduta nella Stanza di li tri donni, dove sembra che tre donne, vittime di un conflitto di gelosia, vennero murate vive proprio nelle pareti della stanza in questione, o la tragica vicenda che ha avuto come protagonista Laura Lanza, Baronessa di Carini, figlia di Cesare Lanza. Questi, Cesare Lanza, nel 1500, era l'unico proprietario del Maniero e lo abitava con la propria famiglia, la storia dice che Cesare Lanza, venuto a conoscenza che la propria figlia Laura, coniugata con il Barone Carini, aveva mantenuto dei rapporti extraconiugali con un giovane cavaliere, per difendere l'onore del Casato, si rec presso il Castello di Carini, dove dimorava Laura e cogliendola sul fatto, decise di assassinare la propria figlia, strangolandola. Avvenuto l'infame delitto, Cesare Lanza, divorato dai rimorsi, decise di rifugiarsi nel Castello di Mussomeli per espiare. Triste destino quello che fu riservato a Donna Laura di Carini, andata sposa a soli 14 anni, per volere del padre, al Barone Carini che, tutto preso dagli affari legati alla sua propriet, si disinteress bene presto della giovane moglie, lasciandola spesso sola e triste nell'antico maniero che la ospitava. Laura aveva un amico d'infanzia, Ludovico Vernagallo, con il quale soleva passare molto del suo tempo e ben presto molti cominciarono a pensare che ne fosse divenuta l'amante... da qui il tragico epilogo della sua vita. Ancora oggi, sembra, che lo Spirito di questa infelice donna vaghi per il Castello di Musomelli alla ricerca del padre che l'avrebbe uccisa ingiustamente. Alcuni testimoni affermano che la sua materializzazione quasi perfetta, tanto che potrebbe esere confusa per una donna realmente vivente. Laura indosserebbe degli abiti del 500,

un'ampia gonna di seta, un corpetto sul quale avvolge uno scialle finemente lavorato. Molti studiosi si sono interessati all'argomento ed hanno riportato alla luce dei documenti dell'epoca dai quali risulta che il Vicer di Sicilia informa la Corte di Spagna che il Conte Cesare Lanza ha ucciso la figlia Laura e Ludovico Varnagallo. Tale documento, redatto il 4 dicembre 1563, conservato nell'Archivio della Chiesa Madre di Carini. Non esiste, tuttavia, nessuna prova che tra Laura Lanza e Ludovico Varnagallo ci fosse un sentimento diverso da quello dell'amicizia. Esiste anche un Memoriale presentato, a sua discolpa, da Cesare Lanza al Re di Spagna che cos recita: Sacra Catholica Real Maest, Don Cesare Lanza, conte di Mussomeli, fa intendere a Vostra Maest come essendo andato al Castello di Carini a videre labaronessa di Carini, sua figlia, come era suo costume, trov il barone di Carini, suo genero, molto alterato perch avia trovato il mismo istante nella sua camera Ludovico Vernagallo suo innamorato con detta baronessa, onde detto esponente mosso da juxsto sdegno in compagnia di detto barone andorno e trovorno detti baronessa et suo amante nella ditta camera serrati insieme et cuss subito in quello stanti furono ambodoi ammazzati. Don Cesare Lanza conte di Mussomeli Il conte non pag mai per l'orrendo delitto mentre il Barone di Carini, il 4 maggio del 1565, convola a nuove nozze con Ninfa Ruiz. Nessuno ancora oggi riesce a spiegare il motivo di tanta crudelt verso una donna che, anche gli storici dell'epoca, hanno sempre definito "di fascino e di grandi virt"! Ludovico Vernagallo, inoltre, era da sempre amico di Laura e considerato anche dal conte Lanza come uno della famiglia! Visitando il Castello di Mussomeli non si pu evitare di pensare alla Baronessa di Carini ed alla sua tragica ed eterna ricerca per conoscere, finalmente, dal proprio genitore il motivo di tanta crudelt!

Bimestrale (eccetto Luglio-Agosto) di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno XIII - n 1- ( Gennaio - Febbraio ) 2011

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Pasta con pesce spada
a cucina siciliana varia, piena di fantasia, ricca di vicissitudini: poterne dare una definizione precisa veramente difficile. Tanti popoli influirono sulla sua storia perch la Sicilia, sin dai tempi dei Fenici, dei Greci e dei Romani, fu considerata un prezioso territorio di conquista, per la sua posizione strategica nel cuore del mare Mediterraneo. La storia della gastronomia siciliana e, quindi, la storia delle invasioni dell'isola. Ma anche la storia dei suoi prodotti rigogliosi e sani, e il susseguirsi di preparazioni insolite e accattivanti, nelle umili case dei pescatori in riva al mare; nelle "masserie" dei contadini, in campagna, piene di sole e di verde; nelle bellissime dimore dei ricchi, nei castelli dei nobili, disseminati qua e l nelle citt e nei borghi ridenti, fra mare e colline, sotto il manto dell'Etna o nelle piccole isole che circondano la Trinacria. In queste dimore, nell'Ottocento. si esercitavano i "Monsu", cuochi chiamati apposta dalla Francia per allestire le pietanze pi elaborate, che tanto bene seppero trasferire la doviziosit e la genuinit dei prodotti disponibili nelle ricette scaturite dalla loro presenza nell'isola. Ed anche la storia dei conventi, dei monasteri. dove la meditazione, il silenzio, ispiravano quasi per contrasto - sublimi leccornie degne dei palati pi raffinati. Qui, dalle mani pazienti e operose di suore e di monaci nacquero nei secoli - originali ricette che ancora oggi possibile gustare e apprezzare. Le basi sono sempre quelle della mitica cucina mediterranea: gli ortaggi, le verdure di ogni tipo - coltivate e selvatiche - le carni delle tipiche masserie, i legumi, la frutta, le paste di casa, i formaggi, i dolci dalle mille sfaccettature, il miele, i liquori e le conserve derivati da preziose ricette tramandate da madre in figlia. Per non parlare dei vini. generosi e forti come la terra che li ha generati e del purissimo olio d'oliva che prende gusti diversi secondo i luoghi in cui prodotto. Archestrato, Apicio, Plinio, parlarono di questa cucina, ma anche Maupassant, Dumas, Goethe, Colette..., l'elenco ricchissimo. Per non parlare dei grandi autori siciliani, da Verga a De Roberto, da Brancati a Ercole Patti, a Giuseppe Tomasi di Lampedusa che tante volte descrivono ed esaltano queste pietanze nei loro capolavori. (E.C.)

Ingredienti: 600 gr. di bucatini, 300 gr. di pesce spada a fette, 300 gr. di pomodori maturi, aglio, olio extra vergine d'oliva, sale, pepe. Preparazione: Soffriggete nell'olio i pomodori spellati e senza semi e I'aglio. Lavate Ie fette di pesce spada, togliete la pelle e tagliatele a dadini. Non appena il pomodoro sar appassito unite il pesce e lasciate insaporire per qualche minuto. Allungate con un bicchiere d'acqua, smorzate la fiamma e cucinare per 20 minuti circa, ottenendo una purea col cucchiaio di legno. Condite la pasta in una zuppiera con la salsa squisita.

Baccal alla siciliana


Ingredienti: 1 kg di filetti di baccala gi ammollati, 500 gr. di patate, 150 gr. di olive nere, 1cipolla, 100 gr. di capperi, prezzemolo, sedano, 50 gr. di salsina (concentrato di pomodoro), olio, sale, pepe. Preparazione: ponete in un grande tegame la cipolla affettata, Ie olive disossate, il prezzemolo e il sedano tritati, i capperi, la salsina, un bicchiere d'acqua, olio, sale e pepe. Lasciate cuocere a fiamma bassa, aggiungete Ie patate tagliate a pezzi e dopo circa 15 minuti unite il baccal. Proseguite la cottura per altri 15 minuti circa a fiamma bassissima prima di servire.

Qualit Siciliana

Casarecci al pistacchio
Ingredienti: 500 gr. di maccheroni "casarecci", 50 gr. di burro. cipollina fresca, 200 gr. di pistacchio macinato, 200 ml di panna da cucina. prezzemolo, olio extra vergine d'oliva, 150 gr. di pomodorini, 100 gr. di pancetta. Preparazione: Per i casarecci - 1 Kg di farina di semola rimacinata, 2 uova, acqua quanto basta. Impastate la farina con Ie uova aggiungendo acqua fino ad ottenere un impasto morbido. Tagliate I'impasto in pezzetti grossi come una noce. Prendete un ferro da maglia del diametro di 3 mm e strofinatelo su ciascun pezzetto di pasta fino a formare dei maccheroncini, sfilando ed infarinando continuamente il ferro per non farlo attaccare. Disponete e fate riposare i casarecci su di un piano con della farina. Per il condimento - soffriggete con burro e olio la pancetta e la cipolla, aggiungete i pomodorini e il prezzemolo. Dopo aver fatto appassire i pomodorini, unite i pistacchi macinati e fateli rosolare per un p. Legate infine il tutto con la panna. Cuocete i casarecci, scolateli bene e fateli saltare in padella assieme al condimento.
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21 Lo sapevate che...
Sicilia, senza troppi giri di parole, il Federalismo non stato surrettizio ma, dopo una vera e giusta lotta armata contro lo Stato centrale, stata la vittoria del Popolo Siciliano, una conquista che les lites hanno girato ad un popolo reso per "distratto". Il Federalismo tanto decantato al nord, oggi in Sicilia, - oh tempora! - sarebbe potuto avvenire in maniera automatica (semplicemente mettendo in atto i dettati dello Statuto, la legge Costituzionale della Sicilia, sempre volutamente ignorata e violata impunemente dallo Stato centrale) senza bisogno delle degenerazioni folcloristiche n delle ampolle di fiumi ormai ridotti in ricettacoli scarsi d'acqua e ricchi di veleni. Ripetiamo, Federalismo automatico: avremmo dovuto attuare almeno dal 1946 quello che il Nord chiede oggi come novit costituzionale. Ma i siciliani, sempre genuflessi e servi di qualcuno, a volte per ignoranza, troppo spesso per tornacontismo della classe politica locale, hanno perduto le opportunit di sviluppo insite nell'Autonomia e, anche se oggi inseguono falsi maestri che "si sciarrianu pi na manciata di ficu sicchi", non riescono a rendersene conto e celebrano come virtuoso qualcosa che hanno sempre finto di ignorare e che sono stati incapaci di valorizzare. Il Federalismo, cosa nova come nel 1921 la rappresentazione dei sei personaggi di Pirandello, come un grande "pacco" pieno di beni inutili, si dimostra un grande bluff italico. Per adesso riuscito soltanto a trasferire la propriet di laghi, fiumi, coste, caserme ed altri pezzi del demanio di uno Stato, che si ostinano a passare per unitario, alle regioni, alle province (che dovrebbero essere eliminate) e ai comuni (federalismo demaniale), oggi liberi perci di farne l'uso che ne vogliono. Siamo passati dai fasti originari dell'auspicata autonomia del nord-est al contentino dell'iniquo federalismo esclusivamente fiscale, a dimostrazione che ben presto, questo federalismo artificiale, si ridurr soltanto a "chiacchiari e tabaccheri i lignu". Sicuramente Bossi ( o chi per lui ) ha capito di essere rimasto nudo e oggi si adatta a gestire un potere che l'ignavia dei suoi alleati gli ha consegnato su un piatto d'argento. Questa la dimostrazione lampante della mistificazione federalista che dimostra oggi il fallimento del suo progetto originale e vive alla giornata invece di rendere finalmente e doverosamente conto delle promesse fatte alla gente. Per questo non crediamo assolutamente nella Lega che, secondo LALTRA SICILIA, altro non rappresenta che una spinta verso un localismo chiuso ed egoista, che si costruito posizioni di privilegio grazie all'opulenza delle regioni del nord-est, a danno delle regioni meno favorite, e specialmente della Sicilia, laddove il Federalismo, insito nello Statuto Siciliano di Autonomia, possiede i necessari postulati della sussidiariet e non deve reclamarsi a principi di solidariet di cui invece stato sempre privato e non pu che essere sinonimo di assoluta e meditata indipendenza. Un' Autonomia che non fittizia n artificialmente costruita, ma resa sacra da quanti hanno sacrificato la loro vita nella lotta di redenzione e giustificata da ragioni storiche e dagli aneliti del popolo a giustizia e libert. LALTRA SICILIA - Antudo
Al servizio della Sicilia e dei Siciliani

In

Senza fine lingratitudine


Se fai del bene a qualcuno non sognarti neppure di averne in cambio da lui. Senza fine lingratitudine. Il bene che fai silenzio, anzi fonte di amaro e di male pi acuto. Di un uomo che mi nemico tra i pi implacabili tra i pi accaniti, Io sono stato il solo vero amico.

Marco Valerio Catullo


Italiani per forza dal 1860, emarginati dal contesto sociale nazionale, depauperati dalla propria cultura e della propria indipendenza economica. Noi Siciliani siamo nei fatti colonizzati da uno stato che ha fatto di noi un popolo di sovvenzionati che produce solo, o quasi, voti in cambio di sussistenza.
LALTRA SICILIA - Antudo
Associazione al servizio della Sicilia e dei Siciliani

La mafia non la vergogna della Sicilia ma del Governo che la mantiene...


[ Giuseppe de Felice - 23 novembre 1899 ]

asta con questa commedia. La Sicilia si dichiari indipendente. Da sola ha pi possibilit di farcela che con i cosidetti continentali, riuscir a proteggere meglio i suoi uomini migliori. Meglio sola che male accompagnata da chi peggio dei mafiosi.
(Fonte: beppegrillo.it)

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Per farci conoscere il vostro parere indirizzate le vostre lettere a:

LISOLA - Bld. de Dixmude, 40/ bte 5 B- 1000 Bruxelles Egregio Direttore, non pensa che sarebbe opportuno insegnare ai ragazzi siciliani la Storia della Sicilia per creare una coscienza storica siciliana? Saluti dall'America, Rosa Maria Motta, @
Caro Direttore, inutile riempirsi la bocca di sviluppo della Sicilia, bisogna cambiare la cultura dominante, cosa assai difficile per noi siciliani. L'unica speranza sono i giovani che crescendo pi "omologati" al resto d'Europa, rispetto alle precedenti generazioni, possono avviare questo cambiamento. Sviluppo in Sicilia vuol dire: turismo, agricoltura di qualit, cultura. Servirebbero poche cose: 1) rifacimento dell'immagine stereotipata della Sicilia presso il resto del mondo; 2) sfatamento dei luoghi comuni sulla Sicilia. Spetta all'informazione, ai mezzi di comunicazione, agli intellettuali farlo. Finanziamenti, facilitazioni d'accesso ai mezzi di comunicazione, sarebbero determinanti. Turismo: veramente bella la terra la Sicilia, ma quanta deturpazione! Un programma regionale che finanziasse, non le costruzioni, ma l'abbattimento delle brutture sull'Isola, sarebbe il migliore investimento in termini turistici. Agricoltura: bloccare qualsiasi incentivo per insediamenti industriali sull'Isola e facilitare invece le imprese agricole con detassazioni finanziamenti produttivi. Alcuni esempi : un canale televisivo dello stato, che dia spazio gratuito agli operatori turistici, agricoli, per vendere o mostrare i loro prodotti e servizi nel resto d'Europa il migliore aiuto finanziario che si possa dare. Un centro unico regionale di smistamento informazioni, assistenza per i fruitori dei servizi turisti ecc. In sostanza: io turista per qualsiasi informazione, problema, assistenza devo avere un numero unico a cui rivolgermi. Sar cura del centro indirizzarmi verso quello che cerco. Ma fra il dire e il fare....... Saluti, Antonino Cottone, @

LINGUA SICILIANA
Per lUnione europea la Lingua Siciliana si deve ritenere una lingua regionale minoritaria ai sensi della Carta europea delle lingue regionali o minorotarie, che allArt. 1 afferma che per lingue regionali o minoritarie si intendono le lingue... che non sono dialetti della lingua ufficiale dello stato. La Carta europea delle lingue regionali o minoritarie stata approvata il 25 giugno 1992 ed entrata in vigore il 1 marzo 1998. LItalia ha firmato tale Carta il 27 giugno 2000 ma non lha ancora ratificata.

CONCORSO
Cerca di insirtri quante pi risposte puoi. Tutti quelli che invieranno il formulario esatto riceveranno una bandiera siciliana (25 cm x 32 cm). Appaisanrisi Incorrere in pericoli Sbagliare Ie dosi nell'atto di cucinare Cavare i vestimenti di dosso Trattenersi lungamente in un paese non proprio Spugghiari Mettere la minestra nella scodella Avere Ie allucinazioni Stramazzare Cavare i vestimenti di dosso Cuntrariari Liberare da una infezione Non and are al matrimonio del ex-marito Contraddire qualcuno Levare la superficie Arrnniri Correre dietro Non seguire la moda nell'abbigliamento Rendere Porsi per terra con Ie ginocchia Appinnicrisi Tagliuzzare il bordo del pane Giocare a rimpiattino Cominciare a dormire Dare ad altrui cognizione di qualcosa Squagghiri Far forza di smuovere qualcosa Arrivare in ritardo all'aeroporto Liquefare Apprendere con I'intelletto LALTRA SICILIA Bld. De DIXMUDE 40/ bte 5 - 1000 Bruxelles
Info: Fax: +32 (0) 2 217 48 31 Gsm: +32 475 81 07 56 ABBONARSI A LISOLA IL MEZZO MIGLIORE PER AIUTARCI
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