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In questo numero: Pierre Andrieux Natalino Balasso Alberto Burato Anna De Pascalis Milena Dolcetto Andrea Du Cristina Finotto

Antonio Lodo
Matteo Peretto Raffaele Peretto Giampietro Pizzo Leonardo Raito Paolo Rigoni Sergio Sottovia Elena Stoppa Danilo Trombin Emiliano Verza
Il risveglio culturale del Polesine
Anno I, n. 1 del 13 giugno 2010 - 5.00
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nel Parco del Delta del Po, Pugnochiuso nei pressi di Vieste sul promontorio del Gargano e
Le Tonnare di Stintino sulla costa nord-occidentale della Sardegna.
La mission di MARCEGAGLIA tourism stile di vita per tutta la vita = Creazione di ... valore.
MARCEGAGLIA tourism vuole proporsi come punto di riferimento europeo nel settore TURISTICO - CULTURALE - SPORTIVO,
attraverso il miglioramento continuo della qualit dei servizi e la valorizzazione dellambiente. Intende perseguire gli obiettivi tra-
mite unorganizzazione nella quale il gruppo dei collaboratori fa propri i valori di onest, professionalit, apertura verso gli altri,
di sensibilit verso il cliente e verso lambiente, creando armonia e gratificazione allinterno e allesterno.
MARCEGAGLIA tourism ... il ponte ideale verso il futuro.
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Anno I, n. 1 del 13 giugno 2010
Autorizzazione del Tribunale di Rovigo n. 3/2010 del 23/02/2010
Direttore Responsabile: Sandro Marchioro - direttore@remweb.it
Editore: Apogeo Editore - editore@remweb.it
Coordinamento Editoriale: Cristiana Cobianco, Monica Scarpari, Paolo Spinello
Graca e Impaginazione: Michele Beltramini
Stampa: Grache Nuova Tipograa - Corbola (Ro) - Tel. 0426.45900
Comunicazione: Fancy Graca - Rovigo
Ufcio stampa: Milena Dolcetto
Blog: Matteo Peretto
Hanno collaborato a questo numero: Pierre Andrieux, Natalino Balasso, Alberto Burato, Anna De Pascalis, Milena Dolcetto, Andrea Du, Cristina Finotto,
Antonio Lodo, Matteo Peretto, Raffaele Peretto, Giampietro Pizzo, Leonardo Raito, Paolo Rigoni, Sergio Sottovia, Elena Stoppa, Danilo Trombin, Emiliano Verza.
Il responsabile del trattamento dei dati raccolti in banche dati di uso redazionale il direttore responsabile a cui, presso Apogeo Editore di Paolo Spinello - Corso
Vittorio Emanuele II, 147 - 45011 ADRIA RO, Tel.0426 21500, Fax 0426 945487, ci si pu rivolgere per i diritti previsti dal D.Lgs.196/03.
Iscrizione al Registro degli operatori di comunicazione (ROC) n.19401 del 14/04/2010
Copyright - Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte della rivista pu essere riprodotta in qualsiasi forma o rielaborata con luso di sistemi elettronici, o riprodotta,
o diffusa, senza lautorizzazione scritta delleditore. Manoscritti e foto, anche se non pubblicati, non vengono restituiti. La redazione si curata di ottenere il
copyright delle immagini pubblicate, nel caso in cui ci non sia stato possibile leditore a disposizione degli aventi diritto per regolare eventuali spettanze.
Numero chiuso in redazione il 22 maggio 2010
www.remweb.it
Foto di Sandro Marchioro
5
SOMMARIO
PRESENTAZIONE
Di questi tempi .............................................................................................................. 7
RUBRICHE
Taccuino futile - Natalino Balasso ...................................................................................... 9
Visti da lontano - Giampietro Pizzo ................................................................................. 11
Flash & News - Sergio Sottovia ....................................................................................... 13
ATTUALITA
Il risveglio culturale del Polesine - Sandro Marchioro ................................................... 14
LUOGHI
Luogo o non-luogo? Questo il problema - Danilo Trombin ...................................... 23
Il Po di Maistra prezioso gioiello di biodiversit - Emiliano Verza ............................ 28
PAROLE
Verso la foce - Antonio Lodo ........................................................................................... 33
Viaggiare tra pagine ed emozioni intervista a Paolo di Paolo - Cristiana Cobianco .. 38
SUONI
La sorprendente via della musica intervista a Silvia Frigato - Milena Dolcetto ............ 42
PALCOSCENICO
Il ritorno di Tra Ville e Giardini - Milena Dolcetto ..................................................... 47
COLORI
Gianni Cagnoni: artista eclettico - Elena Stoppa ......................................................... 52
IMMAGINI
Hi, Im Pablo Chiereghin, I come from Adria - Pierre Andrieux ............................. 60
PERSONAGGI
Gigi Fossati - Poeta del Polesine e non solo - Anna De Pascalis ................................. 66
Luigi Masetti - Lanarchico delle due ruote - Cristina Finotto ....................................... 72
STORIA
I cavalieri dellaria - Leonardo Raito e Alberto Burato ....................................................... 77
PASSATO REMOTO
Il Polesine al tempo di Ulisse - Raffaele Peretto ............................................................. 88
Un patrimonio straordinario intervista a Giovanna Gambacurta - Monica Scarpari .. 96
SAPORI E SAPERI
Valliera la patria delle patate americane - Paolo Rigoni .......................................... 100
Mneghi di patate americane di Valliera - Matteo Peretto ....................................... 104
TESI DI LAUREA
Adolfo Rossi - Andrea Du ............................................................................................ 109
SISTEMA
MUSEALE
PROVINCIALE
Comunicazione istituzionale
Il Sistema Museale Provinciale Polesine (SMPP) stato avviato
dallAssessorato alla Cultura della Provincia di Rovigo, in collaborazione
con Enti Locali, la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto e
privati titolari di musei, allo scopo di difondere e valorizzare la
conoscenza del ricchissimo patrimonio culturale polesano.
I musei grandi e piccoli, attivi nel territorio provinciale, si presentano
insieme come parti di un sistema, che rappresenta una pratica
organizzativa efcace e funzionale per la realizzazione di iniziative e
progetti qualifcati, per lo scambio di informazioni, quale occasione di
confronto.
Oggi, il Sistema Museale Provinciale Polesine una struttura forte, un
biglietto da visita qualifcato per la cultura polesana. Ha tutte le carte in
regola per svolgere un ruolo fondamentale nel processo di sviluppo
delloferta turistica/culturale della provincia di Rovigo.
Il Sistema Museale cresciuto enormemente in questi anni: ha acquisito
consapevolezza, sicurezza, entusiasmo nel portare avanti progetti,
iniziative, attivit.
Il sito internet del sistema prezioso per realizzare tutto ci, uno
strumento il cui valore stato riconosciuto anche a livello nazionale;
www.smppolesine.it entrato infatti a far parte del Portale della Cultura
Italiana, punto di accesso validato dal Ministero per i Beni e le Attivit
Culturali per comunicare al vasto pubblico i vari aspetti della cultura
italiana.
Il nostro Sistema Museale ne fa parte, perch rappresenta un tassello
delloferta culturale del nostro Paese, magari meno conosciuto rispetto
ad altre realt di pi largo consumo turistico, ma ricco comunque di
storia e di cultura, un patrimonio che vale la pena di promuovere, far
conoscere e apprezzare.
Il SISTEMA MUSEALE PROVINCIALE un progetto di tutti i Musei che vi
aderiscono, degli Enti che lo sostengono, quali la Regione del Veneto e la
Fondazione Banca del Monte di Rovigo, dei soggetti che vi partecipano
attivamente a vario titolo. Dalla loro collaborazione nasce questa sfda
per lavorare in modo sinergico alla promozione culturale del nostro
Polesine.
Laura Negri
Assessore alla Cultura Provincia di Rovigo
Servizio Cultura
Ente coordinatore del
Sistema Museale
Provinciale Polesine
Via Ricchieri detto Celio, 10
45100, Rovigo
dr. Roberto Mazzoni
dr. Chiara Tosini
Tel. 0425 386370
Tel. 0425 460318
Cell. 329.8328640
Fax 0425 386350
sistema.museale@provincia.rovigo.it
chiara.tosini@provincia.rovigo.it
roberto.mazzoni@provincia.rovigo.it
Provincia
di Rovigo
7
PRESENTAZIONE
C
he ci voglia limpudenza di un biscazziere a mandare in edicola un
nuovo giornale ce lhanno gi fatto notare. Sono tempi in cui la carta
stampata, pi che nascere, muore per lasciare il passo a forme diverse
di comunicazione (di cui, comunque, anche noi siamo dotati). Ma lacronimo
che d vita al titolo del quadrimestrale che avete tra le mani contiene delle
motivazioni talmente forti da giusticare lazzardo. Ricerca, Esperienza e
Memoria sono infatti, per noi, una sorta di formula che non solo sintetizza
un progetto editoriale, ma contiene dei valori che reputiamo fondamentali
per costruire unidentit e, di conseguenza, un futuro. Non un caso che
questa rivista si rivolga ad un territorio ben denito, il Polesine, proponendo
di raccontarlo da un punto di vista particolare: quello della cultura. Siamo
infatti convinti che questa terra abbia delle potenzialit tuttora inespresse e
soprattutto crediamo che per realizzarle completamente sia indispensabile
prendere pienamente coscienza del fatto che la nostra provincia ha molto da
raccontare anche dal punto di vista culturale. Per questo vogliamo scavare nella
nostra storia, raccontare personaggi dimenticati, dare voce ad intelligenze
di persone che, troppo spesso, sono costrette a rivolgersi altrove per potersi
esprimere. Di questi tempi, quindi, riteniamo sempre pi necessario rilanciare,
anzich stare chini a lamentarci sui tempi che cambiano, sulle diverse crisi che
affollano le nostre giornate, sulla difcolt di cambiare le cose. Lesercizio della
cultura pu (e forse deve) essere anche una forma di lotta per il miglioramento
di ci che abbiamo intorno, altrimenti diventa solo conservazione di moduli
espressivi che tendono a riempirsi di polvere ed a perdere la loro forza, il loro
potere di indicare strade nuove.
Lidea di Rem nasce dalla volont e dalla tenacia di un piccolo gruppo di
collaboratori che n dallinizio hanno condiviso il progetto. Pure questo,
crediamo, deve essere letto come un segno di vitalit di questo territorio, che
anche grazie ad una esperienza come questa pu dimostrare di avere molto
altro da dire oltre al ricordo di catastro naturali che ne hanno segnato il
passato. Noi ci crediamo.
La Redazione
Di questi tempi
Anno I, n. 1 del 13 giugno 2010 - 5.00
In questonumero: PierreAndrieuxNatalinoBalassoAlbertoBuratoAnna DePascalis Milena DolcettoAndrea DuCristina Finotto
Antonio Lodo Matteo Peretto Raffaele Peretto Giampietro Piz-
zo Leonardo Raito Paolo Rigoni Sergio Sottovia Danilo Trombin Emiliano Verza...
Il risveglio culturale del Polesine
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Fax 0426 945380
BICICLETTE E ACCESSORI
di Giribuola Luigi
9
RUBRICA
T
rovo che sia lodevole il proget-
to di questa rivista. Lodevole
tanto pi che parlare di cultura
in Veneto un po come parlare di
vibratori in chiesa e il fatto che per-
sone provenienti dai pi svariati in-
teressi decidano di dedicare un po
del proprio tempo alla creazione di
una rivista che, una volta tanto, non
si occupi dellattivit sessuale dei no-
stri ottuagenari politici vuol dire che
anche in questo nostro Polesine c
spazio per il pensiero, oltre che per
le centrali nucleari.
Mi piacerebbe co-
minciare parlando di
calcio.
Ma come? Balasso!
Non se parla de cal-
cio in te na rivista che
la se ciama Rem!
Calma. Lasciatemi
raccontare un aned-
doto. Stavo osservan-
do in tv un incontro di
calcio internazionale
durante il quale, ad un
certo punto, un attac-
cante veniva atterrato
a centrocampo. La regia ha deciso
di rimandare il replay dellazione
da sei angolature diverse e, durante
questa accurata documentazione vi-
deo, la punizione era gi stata battu-
ta. Quando le immagini sono tornate
in diretta, un altro attaccante si trova-
va gi a tu per tu col portiere. Come
cera arrivato? Per il momento non
si poteva sapere, perch lattaccan-
te aveva segnato il gol. La regia ha
deciso di mandare nellordine: alcu-
ni minuti di festeggiamenti, le facce
deluse degli avversari, la reazione
delle due panchine al gol, il gol da
11 angolazioni diverse e, alla ne,
lintera azione. Dopo questa caterva
di rallenty, ho scoperto che la squa-
dra avversaria aveva gi segnato il
gol del pareggio.
Mi sono chiesto cosa signicasse tut-
to questo e sono giunto alla conclu-
sione che non siamo pi in grado di
vivere il presente, quello che viviamo
in realt un presente appena pas-
sato e accuratamente documentato.
Lo vediamo quotidianamente nelle
catatoniche domeniche pomeriggio,
quando le giovani famiglie girano
come lemuri, leccando svogliata-
mente gelati al gusto di tartaruga
ninja. Ecco il babbo che chiama a
s la glioletta: Sharon, sentate su
sto mureto ca te fasso na fotograa
col telefonin mentre ca te vardi el
tramonto!. Nel computer del bab-
bo ci sono ormai migliaia di foto di
Sharon, della moglie,
di loro tre, in tutte le
situazioni mondane
possibili, dal parto
alla comunione, dal
saggio di ne anno
alla visita alla zia; la
zia per viene sem-
pre mossa. Oggi
possibile realizzare
video familiari non
solo con le telecame-
re, ma anche con le
macchine fotogra-
che, coi telefoni, con
lipod, il festival del-
la documentazione. Sharon abitua-
ta a vedere se stessa ritratta e ripresa
praticamente ogni giorno e forse si
convincer che se non ripresa, fo-
tografata, documentata, non esiste-
r. Sono nella foto dunque sono. La
riproduzione della realt viene scam-
biata per la realt stessa, al punto
che si usano termini come reality
per programmi tv che di reale hanno
ben poco (ditemi, avete mai sentito
parlare di politica in un reality? Do-
vremmo dunque concludere che nel-
la realt non si parla di politica?).
Senza contare che una volta scattate
migliaia di foto e dopo aver girato
ore di lmati della nostra vita, dove
lo troveremo il tempo per vedere tut-
to? Chiamatemi fesso ma a me pia-
cerebbe che un bel giorno larbitro
schiasse il fuorigioco e gli spettatori
dicessero Cera o non cera? Non
so, non ho visto bene! Va be, ormai
non si potr pi sapere!.

non siamo pi
in grado
di vivere
il presente

Natalino Balasso
Taccuino futile
Sharon
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11
RUBRICA
ed esterni di ogni sorta. Polesine:
terra di emigrazione, oltreoceano
o semplicemente verso i poli
urbani dello sviluppo industriale
novecentesco. Polesine: terra di
sciagure e di tragedie naturali.
Polesine uguale alluvione,
nellimmaginario di tanti italiani
ed europei.
Solo i polesani sembrano
conoscere laltra faccia di questa
realt: le lotte bracciantili e il
vento dellemancipazione che
hanno animato gli albori del
secolo passato; la storia antica
che riafora nella tradizione orale
e nelle testimonianze materiali; la
dimensione e la qualit del vivere
insieme.
A volte sono i foresti, coloro che
incontrano la nostra terra per la
prima volta, che ci manifestano il
loro stupore per lassoluta diversit
del contesto; oppure siamo noi
stessi, quando torniamo con gli
occhi giusti, che ci rendiamo conto
di quanta bellezza vi sia in questo
paesaggio: basta deviare di poco,
abbandonando le principali arterie
viarie, per ritrovare altri ritmi e altri
valori. Perch allora tutto questo
cos poco visibile da fuori e cos
poco visto da chi vi abita?
E mentre cerchiamo di guardare
davvero questo nostro territorio,
non possiamo far nta di nulla e
non leggere, con tutto il doloroso
sale che le ricopre, le tante troppe
ferite.
Penso alla storia economica di
questa terra, ai ricatti che ha
subito in nome del lavoro; ai
disastri ambientali perpetrati
(dalla centrale ENEL in gi) e alle
occasioni perdute (la creazione
di un Parco Nazionale del Delta,
per esempio) e, allora, con la
giusta distanza - parafrasando
D
a dove vieni?.
Da Adria.
E dove sarebbe?.
Quante volte mi sono sentito
chiedere: Adria, ma dov? Non
solo allestero ma anche in Italia,
forse qualche volta nello stesso
Veneto.
Perch questa nostra terra cos
poco conosciuta altrove? Perch
questa terra tra due umi, lAdige e
il Po, cos invisibile nello scenario
geograco e culturale italiano ed
europeo?
Dovremmo riettere su questo
aspetto; una questione certo
dolorosa per chi ero delle
proprie origini e delle proprie
radici.
Polesine: terra oppressa e sfruttata
per secoli da colonizzatori interni
Giampietro Pizzo
Visti da lontano
il bellissimo lm di Mazzacurati
- sento che bisogner, prima o
poi, che la nostra gente torni a
interrogarsi davvero sulla propria
storia. Non per dire che il passato
avrebbe potuto essere diverso, ma
che diverso pu essere il futuro.
Ma che bisogna volerlo, un futuro
migliore.
A conferma di quanto sia delicata
la questione, la stessa meccanica
delle scelte e delle decisioni
sembra ripetersi; gli errori di un
tempo non sembrano costituire una
lezione sufciente per loggi.
A Roma e a Venezia si pensa al
Polesine come un luogo in cui si
pu, pi facilmente che altrove,
localizzare una centrale nucleare o
unindustria inquinante. Qui, dove
Natura e Spazio sono due grandi
e inalienabili ricchezze, qualcuno
continua a pensare che lassenza
delleffetto NIMBY (not in my
backyard), renda tutto pi facile.
Eppure, da inguaribile sognatore,
mi ostino a credere che sia davvero
possibile voltare pagina. Penso che
nellepoca della green economy e
del turismo ambientale, Natura e
Spazio costituiscano davvero la
ricchezza del futuro. Basta esserne
coscienti. E agire di conseguenza.
Sinora a quella impertinente e
un poco ignorante domanda su
Adria, ma dov? ho sempre
risposto: Ma come, non lo sai?
Adria la citt che ha dato il nome
al Mare Adriatico.
La prossima volta mi piacerebbe
invece rispondere: Ma come,
non sai dov Adria? Nel
Polesine, dove la terra e lacqua si
confondono, dove il ume diventa
mare e il mare diventa ume, dove
gli uomini sono di casa da tanto
tanto tempo e dove molti di noi
vorrebbero tornare a vivere.
Una terra
invisibile?
Galleria Braghin
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TURNO DI RIPOSO DOMENICA
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RUBRICA
C
uriosit, aneddoti, personag-
gi particolari. Fatti storici ed
eventi speciali. Sar questo il
nostro target, ben sapendo che di
sport se ne parla a iosa ogni giorno
su tutti i mass media. Ecco perch il
nostro format sar Flash & News,
un appuntamento quadrimestrale
dal taglio veloce e curioso. Perci,
pronti via e a tutto gas.
Come ha fatto Ugo Zagato da Ga-
vello. Aveva 15 anni quando emi-
gr in Germania. E da emigrante
operaio in una fabbrica di Colonia
ha imparato i segreti del mestiere di
carrozziere. Per questo il suo rien-
tro in Polesine stato una toccata
e fuga. Ma non abbiamo detto che
saremo veloci anche noi? E allora
diciamo che Ugo Zagato ripartito
per Torino dove ha lavorato nelle
Ofcine aeronautiche O.Pomillo
(del gruppo Ansaldo), l dove si
costruivano aerei da guerra. Poi
dal 1919 va a Milano e si mette
in proprio e fonder la carrozzeria
artigiana Ugo Zagato, l in Via
Francesco Ferrer a Greco Milanese
sulla strada per Monza.
Il resto... lo sapete tutti. Fiat, Bianchi,
Itala, Diatto, Chiribiri e poi (epoca
del boom economico) la Abarth,
Alfa Romeo, Aston Martin, Ferra-
ri, Isotta Fraschini, Jaguar, Lancia,
Maserati. Tutte marche di auto che
si sono afdate alla Carrozzeria
Zagato, anche dopo che lazienda
passer in mano ai suoi gli Elio e
Gianni no al Terzo Millennio. Ma
al di l dellamicizia di Ugo coi piloti
Ascari, Campari, Scarotti e Ferra-
ri, c una curiosit speciale che vo-
glio segnalarvi. E cio che il 9 ago-
sto 1918 la data in cui Gabriele
DAnnunzio vol su Vienna. Laereo
era un Savoia-Verduzo-Ansaldo A5.
E sapete chi esegu la progettazione
di quellaereo? Proprio il polesano
Sergio Sottovia
Ugo Zagato e
Maria Antonietta
Avanzo
due Top stories
polesane
Ugo Zagato, che progett quel ser-
batoio supplementare di 300 litri
che non pregiudic n la sicurezza
n la maneggevolezza.
Gi, Gabriele Dannunzio, il poeta
che vol anche su Fiume. Gabriele
Dannunzio quello del Vittoriale. E
allora parliamo della Maria Anto-
nietta Avanzo, nata Bellan a Con-
tarina e poi, sposatasi a Roma,
baronessa appassionatissima di
macchine.
Bella e intrigante, la baronessa in-
contr Gabriele dAnnunzio e il
Vate, affascinato, la volle con s
per qualche tempo, al Vittoriale (gli
antesignani del gossip raccontano
che la baronessa fece morire di in-
digestione la tanto amata tartaruga
del poeta).
Ma noi parliamo di sport e allo-
ra diciamo che la baronessa torn
alle corse nel 1926, con una Mer-
cedes 180 HP Tipo K, nella Cop-
pa della Perugina (terzo posto nella
classe oltre 2000 cm
3
). In seguito
disput anche quattro Mille Miglia
(incompiute). Nel 1928, in coppia
con il playboy Manuel de Teff, -
glio dellambasciatore del Brasile,
su Chrysler Series 72. Coi piloti
Minoia e Balestrero aveva fatto so-
ciet e creato anche una scuderia,
molto prima che Ferrari facesse la
sua. Quindi nel 1929 su Alfa Ro-
meo 6C 1750 SS e nel 1931 su
una Bugatti Type 43. Nel 1932
inne la Avanzo gareggi con
unAlfa Romeo 6C 1750 GS spi-
der Touring della Scuderia Ferrari.
Per bench gli amici le dicessero
che quelle erano corse per uomini
duri, beh lei Antonietta Bellan da
Contarina scapp a provare anche
ad Indianapolis. Certo torn subito
in Italia, ma per essere comunque
e ancora la indomita baronessa
pilota.
Flash & News
14
ATTUALITA
Grandi mostre e molte altre manifestazioni diffuse in tutto il territorio portano a
pensare che la nostra provincia sia pi vivace di quanto di solito si crede.
Ne parliamo con lassessore alla cultura della Provincia, Laura Negri.
Sandro Marchioro
Il risveglio culturale del Polesine
P
er quanto logoro ed abusato,
certo che lo stereotipo di
un Polesine depresso, inerte,
culturalmente marginale e del tutto
provinciale continua a resistere.
Certo, come tutti gli stereotipi,
qualcosa di vero c (o c stato). Ma
altrettanto indubitabile che, almeno
nellultimo lustro, la vita culturale di
questa provincia ha vissuto (e sta
vivendo) una stagione di una certa
vivacit, con diverse iniziative che
hanno richiamato lattenzione su
questo territorio e che hanno avuto
uneco nazionale. Pensiamo, ad
esempio, alla mostra Balkani che
si tenuta al Museo Archeologico di
Adria tra la ne del 2007 e linizio
del 2008; un evento di grande
successo, che ha permesso a migliaia
di visitatori di ammirare gli splendidi
tesori archeologici conservati al
Museo Nazionale di Belgrado.
Grande risonanza ed ottimi risultati
anche per la serie di mostre (tutte
organizzate grazie al forte impegno
della Fondazione Cariparo) allestite
negli spazi del rinnovato palazzo
Roverella, a Rovigo, a cominciare
da Le meraviglie della pittura tra
Venezia e Ferrara, da Gennaio
a Giugno del 2006; iniziative poi
proseguite con la grande mostra
che ha portato alla riscoperta di
Mario Cavaglieri (Febbraio Luglio
2007), con la rassegna su La belle
epoque (Febbraio - Luglio 2008),
con Deco. Arte in Italia 1919-
1939 (Gennaio - Giugno 2009) che
ha portato a Rovigo circa 40.000
visitatori; per nire con la mostra
in corso su Bortoloni, Piazzetta,
15
REM
Mattia Bortoloni Antonio accompagna allimbarco Cleopatra (particolare)
16
ATTUALITA
Tiepolo: il 700 veneto terminata
il 13 giugno. Insomma, una serie
di iniziative di rilevante spessore
culturale, che hanno ottenuto tutte un
grande successo e che forse hanno
contribuito in maniera sensibile a
dare unimmagine diversa di questa
provincia. Accanto a questi eventi,
comunque, c tutta una serie di
iniziative a carattere culturale sparse
nel territorio che fanno pensare che
qualcosa si sta muovendo e, per
questo, fanno ben sperare. Di questo
parliamo con lassessore provinciale
alla cultura, Laura Negri, che per la
seconda legislatura (quindi ormai da
sette anni) svolge questo incarico.
Sono convinta sia corretto parlare
di risveglio culturale della nostra
provincia dice Laura Negri il
successo degli eventi organizzati a
Palazzo Roverella lo possono ben
testimoniare. Certo, ci sono ancora
molte cose da fare, c da lavorare
molto soprattutto sullaspetto della
comunicazione, ma sono convinta che
abbiamo imboccato la strada giusta.
La collaborazione tra la Fondazione
Cariparo e diversi enti, tra laltro,
si sta dimostrando strategica. Per
il futuro credo sar necessario
continuare su questa strada. Del
resto ci sono gi altre due mostre in
programmazione, anche in questo
caso di grande richiamo: lOttocento
sar largomento della mostra del
2011, mentre per il 2012 la mostra
avr come oggetto il Futurismo. Non
posso per fare a meno di notare
che il territorio in questi ultimi anni
ha fatto un grosso sforzo che sta
portando ad ottimi risultati; uno
sforzo che hanno fatto le istituzioni,
ma soprattutto la Fondazione Cassa
di Risparmio di Padova e Rovigo,
che ha puntato molto su questo
tipo di iniziativa e che ha anche
sostenuto una rete di comunicazione
molto efcace, investendo molto per
raggiungere questo obiettivi. Lesito
di queste iniziative, tra laltro, si
fatto sentire anche in altri ambiti:
Mi pare evidente continua Negri
che i passi avanti fatti in ambito
culturale abbiano anche trascinato
risultati positivi nel settore turistico:
questo lo noto anche nellattesa da
parte degli operatori che se allinizio
potevano dimostrare una certa
difdenza, adesso riconoscono
Mattia Bortoloni Giunone chiede ad Eolo di liberare i venti (particolare)
17
REM
chiaramente queste mostre come
unimportante opportunit. Ci sono
molte attivit (ristoranti, bar, locali
eccetera) che sono in attesa della
programmazione delle mostre
future. Insomma, si intuisce anche
un territorio che comincia a capire
limportanza di questi eventi, mentre
prima non veniva raccolto in pieno il
signicato di queste attivit.
Leffetto secondario del successo di
queste iniziative, secondo lassessore,
altrettanto importante di quello
immediatamente economico: Questi
eventi dice - hanno fatto in modo
che si conoscesse il Polesine anche
come una realt inserita a pieno
titolo nel Veneto, con per alcune
peculiarit che forse sono anche
dei punti di forza di questa terra;
cio il fatto di non essere fortemente
cementicato e antropizzato, e poi
il nostro paesaggio unico: i umi,
la magia del Delta. Oltre a questo,
per, vorrei soffermarmi anche su un
altro aspetto dice Laura Negri e
cio che secondo me il territorio negli
ultimi anni ha cominciato a lavorare
con una maggior coscienza di rete.
Mi spiego: la nostra provincia
caratterizzata dalla presenza di
cinquanta comuni che sono per lo pi
al di sotto dei 3000 abitanti. Sono
poche le realt strutturate di una
certa dimensione: Rovigo, Adria,
Lendinara, Badia, Porto Viro e Porto
Tolle; per il resto sono tutti comuni
molto piccoli. In questultimo periodo
si maturata una mentalit pi tesa
allaggregazione. Si capito, cio,
che se non si mettono insieme le
risorse ed anche le attivit non
possibile andare lontano. Quindi nel
tempo si sono sviluppate veramente
tante reti culturali che stanno facendo
crescere questo territorio. Mi piace
ricordare, ad esempio, il sistema
bibliotecario provinciale che
arrivato a 56 biblioteche aderenti, e
che diventato un polo bibliotecario
inserito nel sistema bibliotecario
nazionale, con quasi tutti i Comuni
che accedono attraverso internet ad
un catalogo unico, che fanno attivit
di interprestito bibliotecario (credo
che questanno arriveremo a 10.000
volumi che sono stati oggetto di
interprestito tra le biblioteche); quindi
si maturata anche quella capacit
di relazione e di interrelazione che
forse un tempo non cera. Cos come
mi piace parlare del sistema museale
della Provincia: anche questo ha una
struttura che cerca di mettere insieme
le diverse realt (che sono molto
eterogenee tra di loro) cercando di
fare delle iniziative di promozione
comune, puntando molto sulla
qualit dellofferta culturale e
anche sulle capacit di proporre
dei progetti di carattere didattico,
sia per il pubblico dei ragazzi che
per il pubblico adulto. Su questo si
lavorato molto anche in termini
formativi, con azioni rivolte in
Mattia Bortoloni Il giovane matematico
18
ATTUALITA
Mario Cavaglieri La venere di Peyloubere,1926
19
REM
particolare agli insegnanti.
Complessivamente, quindi, il giudizio
che Laura Negri d di questa ultima
stagione della cultura polesana
positiva: Mi sembra stia nei fatti.
Tra laltro mi pare che anche lidea
dellidentit del territorio cominci a
radicarsi di pi; malgrado questa sia
una terra che difcilmente riesce a
percepirsi come unitaria (soprattutto
perch storicamente stata divisa tra
veneziani, ferraresi, stato ponticio)
mi pare che cominci a ltrare lidea
che unidentit forte praticabile,
e che comunque alcune differenze
possono costituire una ricchezza.
Certo, ci sono ancora delle difcolt:
come gi accennavo il nostro
grande difetto proprio forse nella
comunicazione: non riusciamo ad
avere ancora le risorse (economiche
ma non solo) per poterci promuovere
di pi, per poter far capire di
pi allesterno che questa una
provincia che produce molto, e che
ha anche molto da dare.
Tra le attivit che stanno
caratterizzando il territorio in
questultimo periodo ce ne sono
altre su cui Laura Negri vuol
portare lattenzione: Si muovono
molte iniziative legate al mondo
del libro ed alla sua diffusione
dice lassessore oltre a quanto
sta facendo lassociazione Cuore
di carta (lorganizzazione della
Fiera delle parole al Censer a
Rovigo e le svariate occasioni di
incontro con diversi autori durante
tutto lanno) di pertinenza della
Provincia lorganizzazione, insieme
con lassociazione Aida, di tutta
una serie di attivit di promozione
alla lettura, partendo dalla prima
infanzia; questanno abbiamo
fatto attivit di formazione con
gli insegnanti e con i nonni (per
insegnare loro a leggere le abe ai
nipoti), e poi, con liniziativa Libri
Inniti, abbiamo realizzato 54
incontri con autori di libri per ragazzi.
Praticamente abbiamo coinvolto
la totalit del territorio, non solo
con presentazioni ed incontri, ma
anche con vere e proprie attivit di
laboratorio gestite dagli autori stessi.
Unesperienza davvero di grande
successo. Lattivit rivolta agli adulti
si concretizza invece con incontri
con gli autori, spesso seguendo
un tema: quello di questanno era
legato al mondo della scienza: ci
sono stati incontri con personaggi
di grande rilievo, da Edoardo
Boncinelli a Giulio Giorello a Mario
Tozzi: hanno ottenuto un successo
enorme, riempiendo allinverosimile
la sala: un risultato che dimostra
che la richiesta c e che queste
iniziative vanno fatte. Non bisogna
inoltre dimenticare altre iniziative
realizzate in proprio dai comuni o
da altre realt associative, che sono
via via cresciute negli ultimi anni:
basti pensare alla Fiera del libro di
Porto Viro, o alla Mostra del libro
per ragazzi che da diversi anni si
tiene a Castelmassa; o ancora alla
festa dei lettori che si terr ad Adria
(e di cui parliamo in unaltra sezione
della nostra rivista): iniziative che
20
ATTUALITA
ormai hanno assunto un rilievo ben
pi ampio di quello provinciale e
che riscuotono sempre un grande
successo di pubblico.
In chiusura, Laura Negri ci d
qualche notizia sulle iniziative in
cantiere: La carenza di risorse ci
fa stare con i piedi per terra dice
lassessore - daltra parte in questo
momento ci sono altre priorit, come
ad esempio lemergenza sociale
indotta dalla crisi economica.
Comunque alcune cose le stiamo
gi preparando. Penso ad esempio
alla notte bianca delle biblioteche
che stiamo organizzando per questa
estate (ndr: le date sono ancora da
stabilire al momento in cui scriviamo
il pezzo). Sar la prima edizione di
un evento che vorremmo prendesse
piede in provincia e che comprender
maratone di lettura, animazioni per
i bambini, presentazioni di autori:
insomma, tutta una serie di iniziative
che coinvolgeranno tutto il territorio
provinciale. Per il prossimo anno
stiamo programmando invece le
iniziative per il 150 anniversario
dellunit dItalia. Stiamo lavorando
con altre realt istituzionali quali
la Prefettura, lArchivio di Stato
eccetera: posso anticipare la
preparazione di una mostra itinerante
sul periodo che va dal 1866 no alla
prima guerra mondiale: la mostra
presenter tutti quegli interventi
infrastrutturali che hanno coinvolto
in quel periodo il nostro territorio
(bonica, ferrovia eccetera) i quali
dimostrano che allepoca il Polesine
ha messo in campo una serie di
iniziative che hanno sviluppato
in maniera particolare questo
territorio: risulta evidente, dalle
ricerche che si stanno svolgendo,
che quello stato, per la nostra
provincia, un periodo veramente
molto vivace. La mostra avr una
forma semplice (anche se basata
su fonti storiche ed archivistiche) ed
un carattere fortemente didattico.
Unaltra iniziativa a cui tengo
molto (e che proprio agli inizi del
proprio percorso) quella sui teatri.
Abbiamo appena approvato una
bozza di protocollo di intesa per
la costituzione della rete dei teatri
in Polesine; cominceremo lattivit
di promozione ed il primo obiettivo
sar quello di coordinare lofferta
teatrale provinciale, in modo tale che
non ci siano dei doppioni che sono
controproducenti. Cominciamo cos,
con molta umilt, perch credo che
prima di tutto ci sia la necessit di
capire il valore dello stare insieme:
la prima cosa da superare un po
la difdenza nel mettersi a lavorare
insieme, la paura che individualmente
qualcosa si perda; il messaggio che
vogliamo dare invece che lavorare
insieme conviene a tutti, soprattutto
alla qualit di ci che potremo offrire
al pubblico polesano.
Molte altre iniziative sono in cantiere,
ma di ognuna di esse parleremo nei
prossimi numeri della nostra rivista.
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23
LUOGHI
Luogo o
non-luogo?
Questo
il problema
S
e mi trovassi a sfogliare, petalo dopo petalo,
lipotetica margherita dello spazio e del tempo di
questo nostro Polesine, rimarrei senza dubbio con
il petalo del non-luogo tra le dita. Mama o non
mama? Luogo o non luogo? Non-luogo ecco tutto. Il Po-
lesine certamente larchetipo dei non-luoghi; una buca,
isolata a nord e a sud dai due principali umi italiani,
perennemente ammantato di nebbie pestilenziali, soggia-
cente di metri al livello del mare. Un territorio dai conni
incerti, che la natura nei millenni non ha mai voluto rende-
re stabili, e che ha fatto scorrazzare ora a nord, ora a sud,
piuttosto che a ovest o a est, per assecondare i propri ca-
pricci. Il Polesine solo una strisciolina di terra che lungo
la Romea si supera in una manciata di minuti. Il Delta del
Po? in provincia di Ferrara, risponder chiunque.
Rovigo non esiste, o almeno questo afferma una pagina
su Facebook, della quale sono fan e Scano Boa, ovvero
lestremo territorio orientale della nostra provincia,
lisola che non c, come giustamente attest un mio ben
pi illustre predecessore e la saggezza popolare ricorda
questo luogo cos: Tra lAdige e il Po giace sepolta Rovigo
incolta. Incolta in tutti i sensi, aggiungo io Il Polesine
un posto dove da sempre difcile vivere, larea
depressa, la patria della malaria una volta, del cancro
oggi. Il Polesine famoso per le alluvioni, per essere
sempre stato terra di emigrazione, un posto dal quale
fuggire, perch nascerci una disgrazia. Il Polesine terra
di contrabbandieri, merce di scambio tra la Serenissima
e gli Estensi, nato dalla disgraziata morte di Fetonte.
Il Polesine la terra che sta nendo di dilapidare
malamente lunica ricchezza che ha avuto a disposizione,
che risiedeva nel patrimonio naturale, cosa che era stata
capita solo quando abitavamo sulle palatte Ma oggi,
il volano dello sviluppo rappresentato dal Delta del
Po e dal suo evanescente Parco, come amano da tempo
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LUOGHI
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27
REM
immemore affermare i nostri politici, il futuro saldamente
aggrappato al portafoglio dei milioni di turisti che prima
o poi si riverseranno qui, anche se non si capisce cosa
verranno ad ammirare, perch e come dovrebbero farlo.
E soprattutto non si capisce chi sar cos incosciente da
recarsi in villeggiatura presso un luogo dove si in procinto
di realizzare una centrale nucleare, o, nella migliore
ipotesi, una centrale a carbone come se la nostra gente
non avesse gi pagato abbastanza.
Vituperato, stuprato, malmenato, offeso: il Polesine solo
uno dei mille buchi del culo di unItalia con troppe bocche
da sfamare, uno dei tanti posti destinati a soffocare nella
merda di chi ha i soldi.
Ecco perch nessuno ama ricordare che racchiuso nel tratto
terminale dei due principali umi dItalia c una piccola
terra, anchessa in fase terminale, chiamata Polesine.
E allora, se passo in rassegna mentalmente uno dei mille
luoghi del Polesine capaci di lacerare lanima, mi viene in
mente la Golena di Santa Maria in Punta.
In primo luogo perch l vi un villaggio-fantasma, con ruderi
fatiscenti abbandonati a causa del pericolo rappresentato
dalle piene del Fiume, e questo ben si sposa con lanimo
con il quale ho affrontato questa missiva; in seconda battuta,
questo luogo rappresenta un ottimo contraltare allo Scano
Boa del grande Cibotto, in quanto terra prima conquistata
e poi dovuta abbandonare, mentre Scano Boa era lultima
frontiera, quella pi orientale, quella pi protesa dentro
il Mare Adriatico, il luogo dove forse tutto nisce; inne
proprio qui che si fende irrimediabilmente per la prima
volta lalveo principale del Po, il luogo dove tutto ci che
probabilmente ancora resta del Polesine, ha inizio.
necessario posteggiare lautomobile nello spazio
predisposto appena sotto largine maestro, e poi proseguire
a piedi lungo lo sterrato che conduce presso le acque del
Grande Fiume. Si incontreranno, da prima, i ruderi di cui
parlavo. Qui bene rimanere in silenzio e non osservare le
case, poich, nascosti dietro le nestre, stanno i fantasmi di
coloro che hanno abitato il luogo, mentre i poveri oggetti
rimasti sono sparsi ovunque. Qui laria sempre densa e
pesante dumidit, tanto da rendersi palpabile e irreale. Ci
sono alberi aggrappati con forza al sentiero sopraelevato,
pur di non farsi sradicare, da ume o uomo che sia E
qualcuno prova a coltivare i terreni circostanti, coi risultati
che giudicherete da soli. Ma andate avanti e vi circonder
un ambiente che non pi naturale, e non ancora
umanizzato. Una terra di mezzo che non potr fare a meno
di rapirvi il pensiero, che andr a perdersi inevitabilmente
tra quello che ci appartiene e quello che ci apparteneva.
Arriverete a farvi lambire dalle acque dove molte volte io
ho fatto il bagno, come una specie di battesimo primordiale
lontano da qualsiasi luogo comune.
Ora voglio dire a quanti si sentiranno inevitabilmente offesi
dalle mie parole, che queste scaturiscono solo da un atto
damore per la mia terra, e io non labbandoner mai,
perch la mia dimensione, come la vostra, quella del non-
luogo.
28
LUOGHI
Emiliano Verza
Il Po di Maistra
prezioso gioiello di biodiversit
L
a rigogliosa volta verde del bosco mi scherma dal sole gi caldo di
ne aprile. Poca luce ltra tra le fronde, frazionandosi in coriandoli
luminosi. Il suolo umido e composto da uno strato imponderabile
di rami e foglie, morbidi corpi di piante che per generazioni hanno dato
nutrimento alla selva che mi circonda.
Attorno a me geometrie vegetali, che in tridimensione creano una
giungla, quasi impenetrabile, e che ti lacera e punge ad ogni passo. Passi
incerti. Chinandosi sotto volte di rami e schivando liane di rovi si avanza
lentamente. Sopra di me architetture arboree che combattendo per la
luce svettano come cattedrali dalla boscaglia sottostante. Un paradiso
bruno-giallo-verde smeraldo, selvaggio e delicato, abitato da migliaia di
creature furtive o vocianti.
Nasce nel 600, diventando presto la principale arteria idrica del territorio deltizio.
Oggi unoasi felice che ospita centinaia di specie vegetali ed animali
29
LUOGHI
Resto fermo, ospite di questa grande comunit animale
che mi attornia, nella speranza di non essere sentito.
Assisto allintimit della vita di famigliole di piccoli
volatili, che svolazzando e saltando di ramino in ramo
si affrettano per riprodursi. Cinciarelle ed usignoli,
cuculi e picchi, capinere e rigogoli, ognuno ad un piano
diverso della volta arborea, ognuno ad inseguire le
sue prede o a scappare dai predatori. Sopra il bosco,
come velivoli, passano le sagome di altre creature, che
ignorano me ed il mio mondo ombroso: grandi aironi,
saettanti colombacci, un pellegrino trova un ramo
secco per sostare. Il bosco di salici un paesaggio
sonoro mutevole. Canti territoriali, gridi, richiami
tuttintorno, piccole rane che gracidano in alto su rami.
Lesplosione del canto di un Usignolo a pochi metri da
me mi fa capire che sono circondato, che molte pi
creature di quante non ne percepissi sono intorno ad
osservarmi.
La sensazione quella di trovarsi in qualche angolo di
una remota giungla tropicale.
il Po di Maistra, il ramo pi selvaggio ed intricato
del Delta. Vaste fasce di saliceti orlano i rami del
Po, che rigogliosi crescono su isole e golene. Quelli
del Po di Maistra hanno qualcosa in pi. Grazie al
buono stato di conservazione di cui gode, questo tratto
del Fiume una vera e propria arca di No, che ha
conservato habitat importanti, un paesaggio peculiare
e rarit faunistiche e botaniche. uno dei fulcri della
biodiversit non solo del nostro Delta, ma di tutta la
costa alto-adriatica.
Nasce nel 600, diventando presto la principale arteria
idrica del territorio deltizio. Lo spostamento verso sud
della massa dacqua portata dal Po, lo fa diventare
rapidamente un ramo di secondaria importanza,
unitamente ai tentativi prima veneziani e poi austriaci
di soffocarlo. Ben presto simpaluda, e le sue lente
acque iniziano a divagare formando ampie golene e
grandi banchi di sedimento alla foce. Anche il recente
sfruttamento a risaia e valle di alcuni suoi tratti stato
abbandonato, in particolare a seguito del fenomeno
della subsidenza.
Questoasi felice ospita attualmente centinaia di specie
vegetali ed animali.
Troviamo qui, difatti, alcuni esemplari degli ormai rari
Frassino ed Ontano nero, due essenze arboree che
un tempo formavano enormi boschi paludosi estesi su
gran parte della supercie della Pianura Padana. A
farla da padroni sono per i salici: dal comune Salice
bianco al meno frequente Salix fragilis, per arrivare a
tutta una serie di preziosi salici arbustivi, che vivono
a pel dacqua, assediati dallesotico Falso indaco.
Sono i salici caprea, triandra e cinerea, alcuni dei
quali decisamente rari, piante predilette dagli aironi
per la costruzione dei loro nidi. Proprio nel cuore di
questo ramo del Po, difatti, si trova la pi importante
garzaia del Delta, ovvero una colonia ove tutte le
specie di aironi ed afni si riuniscono
a partire da febbraio per nidicare.
Centinaia le coppie che soprattutto
in aprile e maggio affollano questa
grande citt di volatili: dal comune
Airone cenerino al rarissimo Airone
bianco maggiore, che solo qui
nidica in Veneto; dallubiquitaria
Garzetta, alla rafnata Sgarza
ciuffetto, e cos via Di grande
valore conservazionistico, poi,
la presenza in questa colonia di
tre specie che solo da pochissimi
anni si riproducono in Polesine: il
Marangone minore, la stravagante
Spatola, e proprio a partire da questanno il
Mignattaio, superbo ibis dai colori iridescenti.
Le le di salici ed anche di pioppi neri, in particolare
i pi vetusti, sono utilizzate in autunno da migliaia di
uccelli acquatici come posatoi per trascorrere la notte.
Allimbrunire innite le di cormorani atterranno sui
rami, attesi da nugoli chiassosi di candidi ardeidi. Gli
specchi dacqua delle golene sono imbruniti da folte
schiere danatre dogni sorta, tra cui le rare morette
tabaccate e pesciaiole. In inverno il Po di Maistra
offre rifugio ad oltre diecimila volatili. Ma questi
boschi e queste golene sono anche punto di sosta per
molti migratori o per animali di semplice passaggio.
Rapaci, quali lAquila di mare o limponente Falco
pescatore, si possono scorgere di tanto in tanto sulla
sommit degli alberi morti. Anche a pel dacqua
questo luogo sorprendente. Tra le ninfee bianche,
rarissime in tutto il Delta, nuotano le natrici tassellate,
serpi adattate alla vita acquatica. Lungo le sponde,
negli angoli pi umidi, stata recentemente scoperta
una delle pi importanti popolazioni costiere di rane
rosse, una categoria di anbi retaggio proprio di
quelle antiche selve rivierasche del
Po. Si tratta della Rana di Lataste e
dalla Rana agile, dello stesso colore
delle foglie secche del sottobosco.
Persino per gli insetti questo ramo
del Po particolare. Lungo le sue
rive troviamo la Licena delle paludi,
estinta da molte zone dEuropa;
nel folto dei saliceti si nascondono
lApatura minore, iridescente gioiello
alato, e la Vanessa antiopa, qui con
forse la sua unica popolazione di
tutto il territorio provinciale.
A riconferma dellimportanza
ambientale di questo sito, va ricordato
che proprio il Po il Maistra stato lultimo luogo
della provincia ad ospitare la rara Lontra, prima che
questa si estinguesse denitivamente da tutto il nord
Italia. Una specie, la Lontra, in grado di calamitare
lattenzione di molta gente, naturalisti e turisti in
primis, e che un apposito progetto di reintroduzione
potrebbe far tornare nel nostro Delta, assieme ad altre
specie perdute, quali la Cicogna nera o il Nibbio.
Per loro natura le zone umide hanno sempre attratto
luomo, e con lui lo sfruttamento del territorio.
Ambienti come questo, seppur dinamici e per loro
essenza mutevoli, necessitano di attentissime misure
di conservazione, atte a consentirne uno sfruttamento
umano sostenibile nel tempo. Attivit come la pesca,
in particolare al siluro e ai ciprinidi, o la visitazione
turistica, specie con barche, vanno sapientemente
LUOGHI
30

Il bosco di salici
un paesaggio
sonoro mutevole.

governante: forme di microeconomia ecosostenibile,


in grado di giusticare il mantenimento di questi
luoghi, ma estremamente dannose alla fauna se
non ben indirizzate per quanto riguarda tempi e
luoghi. Un esempio calza a pennello: sia nel 2009
che questanno qualche fotografo senza scrupoli ha
purtroppo realizzato dei capanni per la raccolta d
immagini, senzaltro sensazionali, ma costruendoli
proprio nel cuore della colonia di aironi! Come
risultato evidente, si notata la diminuzione delle
coppie presenti, e lo spostamento di una parte di
queste, evidentemente spaventate da questa insolita
presenza umana.
Altre attivit tradizionali, come la raccolta di piante ed
erbe, possono essere consentite, purch non vadano
ad alterare la struttura della vegetazione. Si ricordi,
ad esempio, limportanza che per il suolo e per molte
specie ha il legname morto, supporto per miriadi di
batteri, insetti, muschi ed altra fauna minore (base
della catena alimentare), nonch fornitore di humus
per la crescita di tutta la ora.
Grande impatto, inne, possono avere le opere di
regimentazione idraulica, atte ad eliminare potenziali
problemi di tenuta strutturale del Po. Tali opere tendono
a favorire lo scorrimento veloce delle acque, mediante
taglio della vegetazione delle sponde, risagomatura
del corso dei umi ed escavo dei fondali. Se da un
lato tali misure si rendono necessarie per la sicurezza
delle comunit e delle infrastrutture del Bassopolesine,
dallaltro possono avere un effetto assolutamente
dirompente sul paesaggio e sugli habitat presenti.
Interi ambienti, con il loro corredo di piante ed animali,
possono cos scomparire dalla nostra provincia. Il Po
di Maistra, proprio grazie al suo impaludamento ha
mantenuto questa straordinaria dotazione naturale,
che lo fa essere un ambiente a priorit di conservazione
anche agli occhi della Comunit Europea, secondo le
direttive vigenti. Si rende pertanto necessario trovare,
almeno per questo sito, un equilibrio tra esigenze di
sicurezza idraulica e necessit di salvare uno degli
angoli pi selvaggi del nostro Delta. A servizio di tali
intendimenti pu venire la tecnologia, ad esempio con
la disciplina dellingegneria naturalistica, in grado di
progettare opere a bassissimo impatto ambientale.
Nellanno internazionale della Biodiversit,
proclamato dalle Nazioni Unite l11 gennaio 2010 a
Berlino, la conservazione di questi straordinari boschi
ripariali del Po rappresenta un punto essenziale per
mantenere in vita la natura e lessenza stessa del
nostro Delta.
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PAROLE
Un vecchio libro di Gianni Celati racconta aspetti importanti del nostro territorio.
E stimola stuzzicanti riessioni.
Antonio Lodo
Gian Paolo Berto, Errante in Polesine (1999) Acrilico
Verso la foce
C
i sono due libri che bisogna leggere, sul Delta: Una tenda in riva al Po,
di Luigi Salvini, del 1957, e Verso la foce di Gianni Celati, del 1989. Il
primo stato ripubblicato per iniziativa del Comune di Adria nel 2007,
dalla editrice Giunti di Firenze.
Sul secondo vorrei tornare ora, dopo averne citato qualche passaggio alla
ne di una mia lontana e veloce rassegna sul Delta nella letteratura pubbli-
cata sul mensile Veneto ieri oggi domani nel marzo 1990.
Verso la foce ha pi di ventanni dunque, ma a mio parere non ha ancora
nito -come Italo Calvino diceva pi o meno dei classici- di dirci tutto quello
che aveva da dire. E un libretto di 140 pagine, una sorta di racconto dosser-
vazione costruito sui quattro diari di appunti nati da altrettanti viaggi compiuti
dallautore fra 1983 e 1986 dal cuore della pianura padana no allestremo
Festa del libro e della lettura
Adria, delta del ume Po
24-25-26-27 giugno
Incontri con gli autori
Melania Mazzucco
Emanuele Trevi
Romolo Bugaro
Antonio Debenedetti
ed altri...
Mostra dei piccoli editori
Mostra mercato del libro
Bancarelle degli artigiani
Laboratori creativi
Spettacoli per bambini
Mostre, buskers e concerti
Rievocazione storica de La Pensa
Direzione artistica: Paolo di Paolo
Organizzazione: Presidio del Libro di Adria
www.adrialegge.it
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con il patrocinio di:
Federazione Italiana degli Editori Indipendenti
Citt di Adria
Assessorato al Turismo
Ascom Confcommercio
Confesercenti
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2010
del nostro Delta, sugli argini del Po e nei piccoli centri e
nei paesi, lungo le strade e attraverso campi e distese di
terra, su rive di canali e valli e lagune. Viaggi compiuti in
treno, in corriera, e spesso a piedi, con qualche oggetto
necessario nello zaino, cartine militari e bussola, e un
libro di Delni per compagnia.
Un viaggiare che ha una natura tutta sua come landatu-
ra e i ritmi che lautore si dato: sui luoghi, prima; e poi
sulla pagina, nel racconto. Giustamente Claudio Magris
(Linnito viaggiare) ha osservato che ognuno attraversa
un luogo con un suo ritmo spiegando che il paesaggio
anche unandatura, come uno stile della scrittura... una
citt -una pagina- si percorre in mille modi.
Celati si costruito un linguaggio particolare, specico
per questo libro. Lha spiegato anche successivamente,
ma la sua scelta chiara n dalla lettura delle prime
frasi. Niente descrizioni letterarie, n estetiche n socio-
logiche; non servono, non catturano la realt, la realt
cos com.
Facendo tesoro dellesperienza condotta in quegli anni
con un gruppo di fotogra capitanati dallo straordinario
Luigi Ghirri, di rappresentare il paesaggio post-industria-
le di ne secolo, Celati sceglie di usare il linguaggio per
rendere il suo incontro con le cose che sono l, fuori di
noi, cos come sono; di usare le parole per dare conto
delladesione dello sguardo a quelle cose, senza la pre-
tesa di offrire descrizioni, buone o accurate o penetranti:
perch se hai la sensazione di capire tutto, passa la
voglia di osservare, innanzi tutto; e poi perch, come
insegnavano le fotograe di Ghirri e degli altri, occorre
liberarsi dalle vedute e dalle rappresentazioni codicate,
predeterminate. Proprio cos si scopre che nei posti dove
non c niente da vedere, in realt c pi da vedere,
come capita nei posti apparentemente banali, o desolati.
Lasciando che sia lo sguardo a lasciarsi catturare dalle
cose (noi siamo guidati da ci che ci chiama), le pa-
role vengono trascinate al di fuori degli schemi consueti
o prescritti, vengono portate dalle cose, quasi andasse-
ro per conto loro, scoprendo assurda la presunzione di
descrivere. Insomma, dare conto del mondo cos com,
percepirlo e accettarlo, e viverlo, lasciarsene partecipa-
re, per cos dire. Non si mai estranei a niente di ci
che accade intorno, e quando si soli ancora meno.
Il corpo un organo per affondare nellesterno, come
pietra, lichene, foglia: cos Celati. Viene in mente unas-
sonanza con la chiusa delle Lezioni americane di Cal-
vino: magari fosse possibile unopera concepita al di
fuori del self, che ci permettesse duscire dalla prospettiva
limitata dun io individuale per far parlare ci che non
ha parole, luccello che si posa sulla grondaia, lalbero
in primaverala pietra, il cemento, la plastica. Non a
caso Alfredo Giuliani aveva denito Verso la foce come
un libro damore
Negli stessi anni, come singolari ma illuminanti coinci-
denze, Guido Ceronetti (Un viaggio in Italia, 1983) riser-
va pagine nere, di tono quasi apocalittico al Po, sventu-
rata fogna abitata, dedicando al nostro Delta riessioni
implacabili sul disorientamento delle coscienze, quello
che in fondo ancor oggi condanna a scelte laceranti,
stravolgenti, provocato dalla schizofrenia fra la consa-
crazione iconica del Delta come santuario naturale e
linesorabilit della installazione micidiale della centrale
dellEnel. Tutto il libro di Celati denso di pensieri, osser-
vazioni, riessioni sullo spazio, sui luoghi, sugli incontri
con persone, sul tempo. Valga per tutti questo passaggio:
le case aprono lo spazio e formano davvero un
luogo. Niente dastratto e di progettato, laggi si vede
che il tempo diventato forma dello spazio, un aspetto
cresciuto a poco a poco sullaltro, come le rughe della
nostra pelle.
Ma sono le pagine nali, dedicate al nostro Delta, quel-
le in cui vengono a conuire tanti pensieri, e signicati,
a sedimentare grandi temi e riessioni, sul mondo, sulla
morte stessa. Sembra che la tendenza di tutto, qui, sia di
aprirsi andando alla deriva verso il mare, raggiungere
una foce dove tutte le apparizioni si eclissano ridiventan-
do detriti. Qui si coglie il senso vero dellosservazio-
ne, a cui si disposti quando c la voglia di mostrare
ad altri quello che si vede, perch c sempre il vuoto
centrale dellanima da arginare, per quello si seguono
immagini viste o sognate, per raccontarle ad altri e respi-
rare un po meglio.
E cos che nella distesa senza limiti dove tutto si mescola,
compare il buco dove tutto scompare: qui dove sono,
scrive Celati, ingorgato dal sentimento di tutti quelli che
se ne sono andati prima di me.
Questo viaggio, nel suo limite estremo, rivela il suo si-
gnicato: le parole non possono gettare ponti, possono
35
REM
Celati sceglie di usare il linguaggio per rendere
il suo incontro con le cose che sono l, fuori di noi, cos come sono;
di usare le parole per dare conto delladesione dello sguardo a quelle cose.
36
PAROLE
essere richiami, chiamano qualcosa perch resti con noi.
Chiamino le cose, che vengano a noi coi loro racconti,
invece di estraniarsi da noi e disperdersi nel cosmo la-
sciandoci incapaci di riconoscere una traccia per orientar-
ci. La sorte che il Delta ci suggerisce nettamente, lucida-
mente, serenamente evocata da unattesa senza epifanie:
Noi aspettiamo ma niente ci aspetta, n unastronave n
un destino. Ci si mostra, e ci tocca, il mondo delle cose
come sono; con uno spunto da Dino Campana, Celati sul
limite estremo del Delta, nis terrae affacciato e confuso
nel mare disteso l davanti, osserva: Ogni fenomeno
in s sereno. Chiama le cose perch restino con te no
allultimo.
Lho sempre considerato non solo un messaggio essenzia-
le per ciascuno, come persone, ma anche un necessario,
vitale requisito per lintelligenza politica dei problemi, e
ovviamente di quelli del territorio in cui ci capitato, a noi
Polesani orientali, di vivere. Chiss.
37
REM
38
PAROLE
Cristiana Cobianco
Viaggiare tra pagine
ed emozioni
intervista a Paolo di Paolo
A
ne giugno Adria ospiter Al! Adria legge, una festa della lettura
che sar loccasione per incontrare gure importanti del panorama
culturale italiano. Il direttore artistico della festa Paolo di Paolo,
autore romano che ha al suo attivo non solo diverse collaborazioni con
importanti editori italiani, ma anche una serie di libri che hanno ottenuto
un vasto successo di pubblico e di critica. A Paolo di Paolo abbiamo rivolto
alcune domande sul suo rapporto con i libri e con la letteratura, oltre che
alcune notizie su Al! Adria legge.
Paolo, raccontaci la tua passione per i libri e quale signicato ha per te la
lettura.
La passione per i libri si accesa presto, ma non saprei dire come e perch.
Forse tutto cominciato dai fumetti, o forse dalle affascinanti illustrazioni
di una serie di classici del teatro. Potrei dire che non so vivere senza libri,
ma sarebbe prevedibile. Dir piuttosto che li considero vita aggiunta alla
39
REM
40
PAROLE
vita, ed tutto. Posso aggiungere che sono sicuro di
non stancarmi dei libri nch sar vivo. Non mi stan-
cher di farmi spiegare le cose che un po gi so, ma
mai no in fondo. Non mi stancher di pensare che
sarebbe stato meglio non sapere, pur volendo sapere.
La saggezza serena a cui aspiriamo, esiste davvero?
Forse solo dei libri, quando il tempo ce li allontana,
perch oltre agli anni hanno attraversato le epoche.
C il calore dellesperienza e la ragione disincantata
che la raffredda; c il segno del tempo minimo di una
singola esistenza e di quello vasto e cieco della storia.
Non una novit che rispetto al resto dellEuropa il
numero dei lettori in Italia molto basso. Tu ti stai occu-
pando negli ultimi anni di eventi di promozione della
lettura: quali sono, secondo te, i punti di forza e di
debolezza dei festival letterari?
Che centinaia o migliaia di persone si trovino in una
piazza o in un teatro ad ascoltare uno scrittore, gi
di per s un fatto positivo. Qualcuno fa dei distinguo,
ma servono davvero? C chi teme che molti dei pre-
senti a un festival non siano in realt veri lettori. C chi
teme che quella dei festival diventi una moda tutta lega-
ta allidea di evento. Pu darsi che sia vero. Ma ho
limpressione che tutto vada misurato sul singolo incon-
tro, sullempatia che si crea tra chi parla e chi ascolta,
sui temi, direi insomma sulla temperatura emotiva. Se
il partecipante al festival torna a casa con qualcosa in
pi (anche senza aver comprato niente), non tempo
sprecato.
Nei tuoi libri i luoghi hanno una grande rilevanza:
pu la letteratura promuovere, anche turisticamente, un
luogo, cos come a volte fa il cinema?
Molti luoghi, forse tutti, possono essere carichi di lette-
ratura, non fossaltro perch ospitano gente che scrive
(famosa o no che sia). Oppure perch hanno ispirato
e ospitato vicende romanzesche. Pensate al famoso
balcone di Verona o al colle di Recanati o che so, a
quel ramo del lago di Como. Si tratta perlopi di
segni, di tracce invisibili. Vanno portate alla luce, cu-
stodite. Ma la domanda forse riguarda esempi come
quelli di Torino e Mantova, dove grandi kermesse lette-
rarie calamitano visitatori da tutta Italia. Sono esempi
virtuosi cui Adria Legge vuole ispirarsi, con passione
ed entusiasmo.
Adria ti ha ospitato lestate scorsa durante uno degli
appuntamenti di Centominuti. A seguito di quella for-
tunata esperienza, il Presidio del Libro di Adria ti ha
voluto come direttore artistico della prima edizione di
41
REM
SCHEDA
Paolo Di Paolo nato a Roma nel 1983.
Ha pubblicato opere di narrativa, libri-intervista e
saggi critici.
Ha raccolto in Ogni viaggio un romanzo (2007,
Laterza) 19 conversazioni su letteratura e viaggio
con gli scrittori italiani.
Ha curato unantologia degli scritti di Indro Mon-
tanelli, La mia eredit sono io (2008, Rizzoli).
Ha lavorato anche per il teatro (Il respiro leggero
dellAbruzzo, con Franca Valeri, 2001) e per la te-
levisione (Gargantua, Raitre).
Collabora con le pagine culturali dellUnit, del Ri-
formista e con Nuovi Argomenti.
Con Perrone uscito nel 2008 il romanzo Raccon-
tami la notte in cui sono nato.
Al! Adria legge. Che impressione ti hanno fatto i
nostri luoghi?
Come per ogni luogo sconosciuto, il primo contatto
fatto di curiosit e sorpresa. Sono rimasto colpito
dallavventura di uno sguardo orizzontale (il lo
dellorizzonte sempre in vista), dalle storie lontane
che il ume trascina, dalleleganza della cittadina,
dalla sua geometria fatta anche di piccoli spazi acco-
glienti e ideali per leggere ad alta voce (come faremo
nel corso di Al!). C lintenzione di costruire una
mappa emotiva di Adria e dintorni, fatta delle testimo-
nianze scritte e non solo di chi ha vissuto e amato que-
sti luoghi.
Quale sar il lo rosso che legher gli autori ospiti
di Al! Adria legge e quale messaggio vorresti che
levento riuscisse a trasmettere?
I li saranno molti. Centrale sar laspetto della con-
versazione con gli scrittori (alternativa alla classica e
un po logora presentazione di libro). Una parola
attorno a cui ruoter unintera sezione Esperienza:
perch i libri offrono esperienze e sono fatti di espe-
rienza. Unaltra sezione di incontri Dal Delta, e in
questo caso naturalmente sar protagonista il territorio.
42
SUONI
Milena Dolcetto
La sorprendente
via della musica
O
cchi dolci e miti, sguardo sincero. Questa
Silvia Frigato, giovane cantante di gran-
de talento che sta attirando le attenzioni del
mondo culturale per le sue notevoli doti. Inizia con lo
studio del pianoforte e si diploma in canto al Conser-
vatorio di Adria. Approfondisce successivamente lo
studio del repertorio sei-settecentesco con Roberto Bal-
coni, Roberta Invernizzi e Sara Mingardo e ora si sta
perfezionando con il celebre soprano Raina Kabai-
intervista a Silvia Frigato
43
REM
vanska. Nel 2007 vince il IV Concorso Internazionale
di Canto Barocco Francesco Provenzale indetto dal
Centro di Musica Antica Piet de Turchini di Napoli.
Per letichetta Tactus ha recentemente inciso il CD Ma-
drigali per Laura Peperara.
E ora Silvia svolge intensa attivit concertistica in Ita-
lia e allestero (Svizzera, Austria, Germania, Polonia,
Lituania, Belgio, Olanda, Francia, Spagna, Portogal-
lo, Brasile, Stati Uniti) collaborando con importanti
musicisti (Philippe Herreweghe, Ottavio Dantone, Lo-
renzo Ghielmi, Claudio Cavina, Gianluca Capuano,
Michael Radulescu) e con prestigiosi gruppi dediti
allesecuzione di musica antica (Collegium Vocale
Gent, Accademia Bizantina, La Divina Armonia, La
Venexiana, Il Canto di Orfeo). La raggiungiamo tra
un impegno e laltro.
Silvia i tuoi studi iniziano presto: raccontaci linizio
con il pianoforte.
Ho cominciato a studiare musica a 8 anni, quando
decisi di prendere lezioni private di pianoforte da
Antonella Pavan, allora direttrice del coro Birib nel
quale cantavo. Successivamente decisi di iscrivermi
al conservatorio per continuare a studiare pianoforte
anche se gi avevo capito che la mia vera vocazione
era il canto, al quale mi dedicai completamente a 16
anni. Tuttavia gli anni passati alla tastiera mi hanno
consentito di fondare la mia attivit di cantante su
salde basi musicali; basi rivelatesi fondamentali per
lacquisizione di abilit preziose: rapidit nella lettu-
ra del testo musicale e autonomia nello studio.

Quando hai deciso che era il canto la forma espressi-
va che meglio ti rappresentava?
Mah, in verit ho sempre cantato, n da piccolissima.
Le suore mi facevano cantare allasilo, spesso par-
tecipavo a concorsi canori per bambini; cantare mi
divertiva e mi riusciva naturale. Poi, grazie anche alla

Una grande voce


che sta attirando
le attenzioni
del mondo culturale...

Adria
C.so V. Emanuele, 100
Tel. 0426.22233
44
SUONI
sensibilit dei miei genitori, compresi che una seria
formazione musicale sarebbe stata indispensabile per
far fruttare le mie potenzialit.

Stai affrontando un repertorio di fascino particolare.
Lo studio del repertorio sei - settecentesco apre la men-
te a nuovi orizzonti e la prassi esecutiva si arricchisce.
Quello nella musica antica un percorso davvero affa-
scinante, contraddistinto da una straordinaria ricchez-
za di stili e linguaggi, da pressoch innite possibilit
espressive. E la variet, la necessit della ricerca,
dellapprofondimento, il gusto dello sperimentare ali-
mentano la mia curiosit e mi fanno amare profonda-
mente questa musica bellissima e sempre nuova.

Il mondo dellArte offre grandi soddisfazioni ma per ar-
rivarci ci vogliono tanti sacrici. Enrico Dindo, violon-
cellista straordinario, ha detto ai ragazzi nellincontro
al Sociale di qualche mese fa ricordatevi che i succes-
si guadagnati con la fatica e con limpegno sono quelli
che libereranno in ognuno di noi forti emozioni. Cosa
ne pensi e che messaggio ti senti di dare ai giovani
colleghi?
S, credo che in generale non possa darsi vera sod-
disfazione senza sacricio. Certo che sacrici e
fatiche, per quanto intensi, vengono largamente com-
pensati dal godimento e dallaccrescimento spirituali
che lArte procura.

I tuoi impegni futuri?
Stabat Mater di Pergolesi con Sara Mingardo e lAc-
cademia degli Astrusi il 21 maggio a Bologna; Stabat
Mater di Brunetti diretto da Alessandro Ciccolini a Pe-
saro il 3 giugno; il 19 giugno Cantata BWV 1083 di
Bach con Kuijken al teatro Olimpico di Vicenza; poi
sar Eurillo nellArtemisia di Cavalli con La Venexiana
diretta da Claudio Cavina ad Hannover e a Montpel-
lier; a ne agosto canter a Bressanone con Sara Min-
gardo e sempre con lei registrer un disco con musiche
di Benedetto Marcello.

Sogno nel cassetto?
Pi che un sogno coltivo una speranza: poter prosegui-
re con entusiasmo, vigore e dedizione sulla meraviglio-
sa e sorprendente via della musica!
45
REM
47
PALCOSCENICO
E in partenza la nuova stagione della rassegna che vivacizzer lestate polesana.
Anche questanno si esibiranno grandi nomi della musica e dello spettacolo.
Milena Dolcetto
Il ritorno di Tra Ville e Giardini
C
i sono luoghi che hanno il pro-
fumo dellarte, della storia e
della magia.Siti importanti e
molto conosciuti, altri meno noti e
forse delati, posti dove le sere po-
lesane si sono in questi ultimi anni
animate di emozioni forti. Il pubblico
segue e ama per questo Tra Ville
e Giardini itinerario di danza e
musica nelle ville e corti del Polesine
che, fresco dei suoi primi 10 anni
di vita, propone per lestate il nuovo
calendario.
Organizzata dallAssessorato alla
Cultura della Provincia di Rovigo, cu-
rata da Ente Rovigo Festival, sostenu-
ta dalla Regione del Veneto e dalla
Fondazione Cassa di Risparmio di
Padova e Rovigo, questa rassegna
annoverata tra le pi interessanti
proposte culturali italiane, per lide-
azione primigenia della compenetra-
zione tra teatro ospitante e artista,
per la contaminazione tra i generi,
per lapertura verso orizzonti artisti-
ci lungimiranti e per lottima qualit
delle partecipazioni.
A Claudio Ronda, direttore artistico
di Tra Ville e Giardini, chiediamo
alcune notizie sullevento. Avere pi
di 15.000 persone che seguono la
rassegna ogni estate, signica che
abbiamo creato un tessuto di relazio-
ni importante e di grande signicato.
La nostra idea di offrire al pubblico
la possibilit di diventare itinerante e
di poter ogni sera scegliere uno spet-
tacolo diverso, di uscire e ascoltare
48
PALCOSCENICO
49
REM
nel-
la cornice
di unantica dimora, una
piazza o una chiesa, attori, musicisti
o cantanti di grande prestigio, si
rivelata la scelta giusta per un con-
nubio artistico che non rimane ne
a s stesso ma che serve anche a
crescere, a vivere e scoprire il nostro
territorio.
Tutto amplicato dalle scelte degli
artisti ospitati.
Certo, abbiamo cercato per i nostri
cartelloni ospiti di rilievo per garan-
tire una qualit che anche questa
espressione di un valore estetico
che questa terra ci insegna. Musi-
ca classica, teatro, danza, speri-
mentazione, i grandi monologhi,
la proposta in anteprima di future
star della musica leggera e pop,
lospitalit di alcuni straordinari
nomi del jazz: Tra Ville e Giar-
dini si accreditata per il suo
stile di proporre Arte, per la sua
capacit di intuire le nuove ten-
denze ma raccogliendone sem-
pre le straticazioni passate.
Questa rassegna un lavoro di
squadra.
E una immensa soddisfazio-
ne. Lo staff dellassessorato
alla cultura della Provincia
di Rovigo, persone com-
petenti e di grande intelli-
genza, di sicuro uno dei
punti di forza di questa
macchina organizzativa
che ci fa lavorare per 5,
6 mesi allanno tra con-
certazioni, programma-
zione effettiva e attua-
zione della rassegna.
Poi i diciotto Comuni
con tutti i collabora-
tori che abbiamo im-
parato a conoscere
negli anni e con i
quali ormai si sono conso-
lidati dei rapporti che trascendono
la sola professionalit. La presenza
puntuale degli sponsor che
vivono in pri-
ma persona le scelte e le scalette
estive, sempre partecipi con grande
sensibilit e dobbiamo dire consen-
so. E lEnte Rovigo Festival con i miei
collaboratori che certamente di que-
sto itinerario sono gli indispensabili
e infaticabili tecnici.
Gli artisti ospiti amano Tra Ville e
Giardini.
E un altro piacevole risultato. Ab-
biamo avuto negli anni passati stra-
ordinari interpreti internazionali di
musica classica, di genere folclorico,
di jazz, di teatro e tutti hanno profon-
damente apprezzato la nostra idea
di rassegna; alcuni di loro, soprattut-
to gli emergenti, si stupivano della
bellezza di poter esibirsi allinterno
di una villa palladiana, ad
esempio.
Eugenio Finardi
Renato Borghetti
Gian Antonio Stella
50
PALCOSCENICO
Certo cantare con alle spalle Villa
Badoer emozione grandissima an-
che per chi si esibisce, recitare sotto
le fronde secolari nel fascino remoto
di Villa Nani Mocenigo non pu che
amplicare segni e signicati. Tutto
viene sostenuto allennesima poten-
za e il pubblico percepisce la gioia
degli artisti, la serenit con la quale
si mettono in relazione con lui.
Il prossimo e attesissimo cartello-
ne...
Lundicesima edizione di
Tra Ville e Giardini in que-
sto momento ancora in fase
di perfezionamento, manca-
no solo alcune conferme ma il
cartellone praticamente de-
nito. Anche questanno con i
suoi rinnovati 18 appuntamen-
ti, si cercato di proporre un
positivo connubio tra tradizione
e attualit, con ospiti di livello
internazionale e con prime assolute
di cui andiamo indubbiamente eri.
Partiremo il 17 giugno nello scena-
rio di Villa Morosini a Polesella con
un cantautore italiano dalla voce e
dallo stile particolare e personale,
Eugenio Finardi. Gli appuntamenti si
susseguiranno poi con il formidabile
quartetto jazz degli Yellowjackets,
non mancheranno gli appuntamenti
con la musica
classica e world, con lironia del
teatro musicale degli Oblivion, col
teatro dautore che questanno vedr
la presenza di Gian Antonio Stella e
Gualtiero Bertelli, per continuare col
virtuosismo del sarmonicista bra-
siliano Renato Borghetti e per nire
con la danza folk dei travolgenti arti-
sti del Balletto Nazionale della Geor-
gia, sino allatteso
appunt ament o
nale in Villa Ba-
doer il 17 agosto
con unemergen-
te della musica
pop italiana,
Nina Zilli.
Nina Zilli
52
COLORI
Elena Stoppa
Gianni Cagnoni:
artista eclettico
53
REM
54
COLORI
G
ianni Cagnoni vive e lavora
fra Rovigo e New York.
Comincia giovanissimo
a dipingere e no agli anni 80
realizza numerosi lavori a tema
gurativo. Dopo una pausa dovuta
ai crescenti impegni professionali
e universitari, riprende a dipingere
libero da pregiudizi e da inuenze
accademiche realizzando diverse
serie di opere sul paesaggio,
denominate Africa, Isole, Riuti e
Mutazioni, che mettono volutamente
in crisi i parametri estetici ordinari,
propongono pseudo paesaggi
che ondeggiano tra sogni astrali e
ghiacciai preistorici, tra suggestioni
lunari e nostalgie africane.
A queste opere pittoriche dedicate
al paesaggio, alterna lavori che
indagano il corpo umano. Si tratta
della serie Sopra la nuda terra: le
immagini proposte appaiono in una
staticit forse solo apparente. I corpi
mummicati, stesi in uno strato pi
culturale che geologico si collocano
in una dimensione particolare,
quasi una sospensione, che esalta
il rapporto osmotico corpo - terra
recuperando una reale condizione
umana al di fuori delle convenzioni
e delle convinzioni. La corporeit di
queste gure resta per solo evocata:
ci che realmente protagonista la
presente lacerazione di questi corpi;
ferite siche che rimandano a quelle
pi intime della memoria.
Dopo questa serie di opere dedicate
alluomo, Gianni Cagnoni realizza
la serie di opere denominate Conni,
opere che, insieme ad alcune del
ciclo Sopra la nuda terra, sono state
esposte in una personale presso
la pinacoteca dellAccademia dei
Concordi di Rovigo nellottobre del
2008. Si tratta di lavori che hanno
come centro tematico ancora il
paesaggio: ma pi che di paesaggio,
si tratta di luogo, o, pi precisamente,
di luoghi. un confronto fra se stesso
e laltro da s: in questi dipinti c
la rappresentazione del costante
rapporto dialettico tra lio ed il
diverso, al quale spesso si rifugge
per incapacit di esporsi ponendo
dei paletti, degli steccati, siano essi
mentali che reali. Unaltra serie di
opere che hanno come soggetto un
muro sono quelle appartenenti al
ciclo Oltre il muro, ma questa volta
non un muro che si creato per
difesa, ma un muro oltre il quale c la
prospettiva di un cambiamento, che
bisogna scavalcare per realizzarsi.
Nel 2009, Gianni Cagnoni espone
le sue opere presso la Sala Cordella
del Comune di Adria e le sale
di Palazzo Bellini di Comacchio
(Ferrara). in queste due mostre che
espone una nuova serie dedicata
ai volti: si tratta di Soli. I soli sono
volti con grandi occhi lucidi che
guardano un altrove eterno, a volte,
ciechi, guardano dentro s stessi
lessenza dellessere, come una
pianta, immobili, come rocce. Sono
uomini disseccati, smagriti dal dolore
antico del cuore del mondo. - scrive
Laura Ruffoni in una sua critica. - I
loro visi sono incrostati dalla polvere
africana, dalle terre colorate e dai
rivoli disseccati delle lacrime. Sono
antichi, sono terreni e sono persi nel
mondo urbano, nella modernit che
allontana dalle radici e trasforma in
esuli.
I centri tematici attorno a cui ruotano
le opere pittoriche di Cagnoni sono
principalmente due: il corpo ed il
paesaggio. La sua ricerca pittorica
intima e viscerale, legata ad una
sottile implicazione della pittura
informale. La capacit espressiva
dei suoi lavori resa dallintensit
del gesto pittorico, dalla matericit
del segno e dalluso di colori intensi
e stesi con forza.
Ma il lavoro artistico di Gianni
Cagnoni non esclusivamente
pittorico: di recente si avvicina,
infatti, alla fotograa. A New York
e Londra, nelle tre estati dal 2006
al 2008, realizza una serie di
scatti fotograci che ritraggono la
bellezza nascosta degli oggetti di
scarso valore e di uso comune colta
Africa
Gianni Cagnoni, acrilico su tela,
100x100 cm, 2006
Soli
Gianni Cagnoni, mista su tela,
100x100 cm, 2009
Conni
Gianni Cagnoni, mista su tela,
80x80 cm, 2008
55
REM
Sopra la nuda terra
Gianni Cagnoni, misto su tela, 150x50 cm, 2007
Profumi e Balocchi
Gianni Cagnoni, 2009
Small Details
Gianni Cagnoni, Times Square, Manhattan, N.Y.C., 2007
nel dettaglio della loro vulnerabilit. Sono le screpolature,
i graf, le lacerazioni, la sporcizia di bidoni e sacchi
delle immondizie, le colonne della metropolitana, piatti
sporchi, vetri, muri e porte, che diventano colori e forme
astratte ridando dignit alloggetto abbandonato. la
bellezza nascosta delle nostre citt che viene esaltata. Le
fotograe sono stampate su plexiglass e, con una tecnica
messa a punto dallo stesso artista, su pellicola trasparente
domopak, su sacchi di juta e su cartone di recupero.
Oltre a ci, Gianni Cagnoni attivo anche nella realizza-
zione di performances ed installazioni, che hanno il ne
di stupire e far riettere su temi che riguardano il sociale,
come, ad esempio, Nessuna risposta. Avanti il prossimo.,
installazione dedicata alle stragi di giovani del sabato
sera, o Profumi e Balocchi, dedicata al tema delleccessi-
va frenesia consumistica che colpisce ognuno di noi, spe-
cialmente durante le festivit. Il luogo prescelto dallartista
per la realizzazione di queste installazioni il giardino
antistante il suo studio in Via Celio, a Rovigo, a due passi
dalla galleria Il Melone Arte Contemporanea. La reazione
dei passanti sempre di meraviglia. Ed proprio questo
ci che anima lartista rodigino: Cagnoni vuole colpire,
sperando di suscitare la reazione di ognuno di noi, ma-
gari anche di quelli pi ostici o di chi vive nel limbo del
quieto vivere o dellapatia celebrale.
56
COLORI
La galleria darte contemporanea che fa cultura
Il Melone
57
REM
L
a galleria Il Melone Arte Contemporanea uno
spazio espositivo ideato da Gianni Cagnoni e
Donatella De Marchi. Situata nel centro storico della
citt di Rovigo, allincrocio fra via Oberdan e via Celio,
stata inaugurata il 27 maggio 2006 e, negli anni, si
ingrandita: attualmente si sviluppa in sei locali, due
dei quali indipendenti con una supercie complessiva di
circa quattrocento metri quadrati. uno spazio dotato
di ampie vetrine luminose ed alte pareti che permettono
di realizzare qualsiasi tipo di allestimento, offrendo agli
artisti le pi diverse possibilit espositive ed espressive.
Oltre a questi spazi, la galleria Il Melone allestisce mostre
presso Tempi Moderni (Area M. Tosi) e lo storico Hotel
Plaza di Padova (C.so Milano, 40).
Lidea di aprire una galleria darte contemporanea in
Polesine, ed in particolare a Rovigo, nata principalmente
da due esigenze dei curatori: la prima dettata dalla
voglia di aprire uno spazio dove, quando uno vi entra, si
senta a suo agio e possa godere dellenergia che viene
liberata dalle opere stesse, dai colori, dai segni e dalle
forme. Un posto dove si possa discutere e condividere
liberamente le proprie idee sul mondo dellarte con
chi lo accoglie. Il punto di forza della galleria ,
infatti, la cultura e la conoscenza artistica dei curatori,
sempre disposti ad un dialogo ed ad uno scambio di
visioni sullaspetto artistico, e non solo, della societ
contemporanea. Laltra esigenza nasce dal rendersi
conto che nel territorio vi era la mancanza di uno spazio
simile, in particolar modo dedicato ai giovani artisti
emergenti. I luoghi che accolgono arte sono infatti molto
costosi e a volte i giovani non riescono a farsi conoscere
ed ad avere la possibilit di esporre i propri lavori. La
galleria si propone, infatti, di diffondere principalmente
le opere di giovani artisti, non ancora noti nel panorama
internazionale, ma professionalmente impegnati e con
esperienze espositive interessanti, curando con dovizia
di particolari lallestimento delle opere stesse, sia che si
tratti di dipinti, fotograe, sculture, video arte ed altro.
Gli artisti che espongono, od hanno esposto presso Il
Melone, sono scelti accuratamente dai curatori. Non
importa quale linguaggio artistico usino: le opere devono
essere comunicative ed in grado di emozionare anche lo
spettatore pi freddo che si avvicina con pregiudizio al
mondo dellarte contemporanea. In mostra permanente in
galleria si possono trovare i dipinti degli artisti polesani
Nicola Cavallaro e Mario Lazzarini, del padovano
Simone Del Pizzol, della marchigiana Viviana Pascucci,
del romano Alessandro Vignali e del romagnolo Luca
Zarattini. Non sono esposte opere pittoriche solamente
di artisti italiani, ma anche di altri internazionali: il caso
dello spagnolo dadozione Stephan Guillais, dellolandese
Dienke Groenhout, del messicano Mauricio Morillas,
della sud-coreana Naomi Park e del newyorchese Ernest
COLORI
Rosenberg. Come gi accennato, in
galleria trovano il loro spazio anche
sculture, siano esse realizzate in ferro
o bronzo, come quelle degli scultori
Mario Converio, Angelo Maineri e
Douglas Holtquist (newyorchese), in
terracotta, dellartista Luciano Siviero,
ed in legno, scolpite da Antonio Villa.
Oltre a questa scuderia, la galleria
Il Melone organizza mostre anche di
artisti itineranti, che vengono scelti
sempre con la massima attenzione,
per proporre ai suoi visitatori opere
sempre innovative, dalla forte carica
espressiva, che riescono a dare
unampia rappresentazione del
panorama artistico nazionale ed
internazionale che ci circonda. Non
unimpresa facile questa, anche
perch mai come ai giorni nostri c
un melting pot di correnti artistiche,
linguaggi sempre diversi con cui gli
artisti vogliono interpretare il mondo
in cui viviamo.
Il Melone, Arte Contemporanea
58
C.C. IL PORTO - 45011 Adria - Ro
tel. 0426 90 21 01
Chiuso il luned
Convenzionato ticket.
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60
IMMAGINI
Pierre Andrieux
Hi, Im Pablo Chiereghin,
I come from Adria
61
REM
Questa barzelletta mi stata
raccontata da Pablo Chiereghin, un
tipo dal sorriso facile. Per parlare del
suo lavoro credo che sia necessario
parlare di lui, una persona molto
attenta ai piccoli dettagli della vita,
che ama essere con gli altri, passare
il tempo a raccontare storie, una
persona ricettiva a quello che fai e a
quello che sei.
P
otremmo dire senza problemi
che Pablo un intrattenitore,
ma peccheremmo di
trascuratezza a voler ridurre la
sua relazione con lesistenza solo
a questo. Attraverso gesti, piccoli
racconti, azioni performative
trasmesse attraverso il mezzo
fotograco Pablo crea una poesia
tenue, leggera e sensibile. Nella sua
serie fotograca Picture of a Lie
foto di una bugia, lartista lavora
sulla distanza necessaria a catturare
esperienze emozionali, guidando il
modello attraverso una procedura
psicoanalitica spicciola, senza mai
superare il limite del voyeurismo.
Io credo si possa chiamare questo
rispetto.
Allinverso nella sua serie Birthday
Suit la questione del voyeurismo
entra nelle mani del modello in
quanto Pablo stesso nelle vesti del
fotografo ad essere messo a nudo,
letteralmente. Il modello specchia
la sua reazione nella nudit del
fotografo decidendo solo dove
posare lo sguardo. Mettere in vendita
il titolo della sua mostra, esporre il
proprio legale testamento come atto
ultimo di autoaffermazione , questi
sono altri progetti creati per la sua
ultima mostra viennese Hi Im Pablo
Chiereghin I come from Adria.
Noi sappiamo che Pablo arriva
da Adria, lo racconta ogni volta
che qualcuno gli chiede da dove
venga. (All the time that I told the
story of my place) successo lo
stesso a me la prima volta che lho
visto. Durante la stessa serata gli
ho chiesto che cosa pensasse di
Berlusconi e dopo avermi raccontato
questa barzelletta mi ha mostrato
il suo lavoro concepito dopo le
ultime elezioni politiche Il Tema la
Politica. Metamorfosi sensibili dopo
il 14 Aprile 2008 una proiezione
emozionale della politica negli spazi
intimi della vita quotidiana. Unaltra
volta, subito dopo una festa ben
annafata nel mio appartamento
gli ho chiesto se, da buon italiano
poteva cucinare dei fusilli al pesto,
ed li che mi ha raccontato della
sua performance installazione in cui
ha generato una rituale digestione
collettiva nel pubblico servendo un
minestrone di fagioli, vino e pane
azzimo. Prendete e mangiatene
tutti ed quello che abbiamo fatto.
Ah, dimenticavo, Pablo Chiereghin
il giovane boy scout.
Barack Obama, Il Papa, Silvio Berlusconi e un giovane boy scout sono su un aereo che sta precipitando.
Tutti cercano i paracadute ma ne trovano solo tre. Obama ne prende uno e dice: Io sono luomo pi
potente della terra, il primo presidente nero e il futuro del mondo dipende da me e si lancia. Subito dopo
Berlusconi afferra un paracadute e dice io sono luomo pi intelligente dItalia, quello pi affascinante
e quello pi ricco e si lancia. Allora il Papa dice al giovane boy scout io sono vecchio ormai e voglio
che tu prenda lultimo paracadute, la mia piet cristiana me lo impone. Il giovane boy scout dice non si
preoccupi luomo pi intelligente dItalia ha preso il mio zaino.
Exhibition title (2010, testo su carta, 29.7 x 21 cm)
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IMMAGINI
All the times that I told the story of my name, (2010, testo su carta, riproduzione fotograca, 160x340cm)
All the times that I told the story of my place, (2010 testo su carta, riproduzione di cartolina, 160x340 cm)
63
REM
Picture of a Lie, (2008 lambda print su alluminio) 50 x 60 cm
dalla serie, Birthday Suit (2008 lambda print su alluminio, 50 x 60 cm)
Birthday suit e un azione fotograca che esplora i conni dellagire sociale. I partecipanti, sono stati pagati per essere
fotografati dallartista nudo da una vetrina di una galleria di Londra. In questo ribaltamento del rapporto con il modello
e della relazione voyeristica che con lui stabilisce, lartista agisce sulla fotograa stessa, provocando una reazione e un
riesso di s nellimmagine che ritrae.
Info Biografiche
Pablo Chiereghin lavora come creativo a Bologna Madrid e Trieste, studia fotograa al Central Saint Martins a
Londra, dal 2008 vive e lavora a Vienna.
Pierre Andrieux, artista francese, lavora con performance e installazioni, vive e lavora tra Bordeaux e Los Angeles.
64
IMMAGINI
Instruction
(2009, mixed media, 160x40x40cm)
La Mostra
Hi, Im Pablo Chiereghin, I come from Adria questo atto linguistico titolo e impostazione teorica
della mostra personale di Pablo Chiereghin a Vienna. Lartista apre i suoi cassetti e presenta
volontariamente le sue esperienze di vita. Un tentativo di negoziare confidenza e intimit, proiettando
sullo spettatore una condivisione usuale nel discorso faccia a faccia. Questa dialettica, solitamente
estranea allo spazio espositivo, rivela elementi autobiografici, speciali solo nel loro essere
normali, presentando prospettive e rievocando ricordi che possono essere trovati nella vita di tutti.
Lo spazio diventa cos, nel corso della mostra, partecipazione, una proiezione di s pi che un autoritratto.
I lavori vengono connessi processualmente a titoli che guidano il pubblico attraverso associazioni e
meccanismi aprendo finestre sul mondo dellautore svelandone esperienze e sensibilit. Questa interferita
intimit viene amplificata da oggetti raccolti, azioni del quotidiano, piccoli dettagli che sotto la loro
superficie rivelano le esperienze comuni e ideali dellartista.
La mostra Hi, Im Pablo Chiereghin, I come from Adria si e tenuta dal 2 febbraio al 13 marzo alla galleria
Das Weisse Haus a Vienna. Maggiori dettagli su www.pablochiereghin.com
65
REM
66
PERSONAGGI
Poeta del Polesine e non solo
Anna De Pascalis
Gigi Fossati
C.so del Popolo,173
Rovigo 0425-460376
LOUNGE BAR
A
llAccademia dei Concordi, magno ar-
chivio comunale di scienza e di arte,
un giovine cronista locale [...] scoprir
un giorno forse fra centanni i tomi di Gigi Fossa-
ti. Vorr, quel cronista, tirar gi un pezzo alla brava
una colonnina di corsivo che parli duna vecchia
gura caratteristica, poeta e buontempone, buongusta-
io e umorista. Cercher, scartabeller; e trover questa
mia prefazione, questa mia biograa che lo illuminer,
e lo esalter. Cos scriveva, nel 1931, Gastone Martini,
nella prefazione al volume secondo de Il tempo perso,
immaginando, senza difcolt, quello che sarebbe ac-
caduto a chi, negli anni a venire, si fosse avvicinato alla
produzione di Luigi Fossati, forse per caso, magari pro-
prio per dover scrivere qualcosa su di lui.
Luigi Gigi Fossati un autore di Rovigo e del Polesi-
ne, uno di quegli autori da rivalutare, che ha vissuto la
poesia pi che scrivere la grande poesia, un reporter
romantico di un tempo perduto, di una cittadina che non
esiste pi ma che i suoi scritti sanno fare amare.
Non era polesano di nascita ma le vicende della prima
guerra mondiale lo avevano condotto a Rovigo e qui
aveva piantato nuove radici, cos salde da divenirne uno
storico, un archivio vivente dei segreti delle vie, cose e
persone. Classe 1900, adott come sua questa citt sin
REM
dai tempi in cui loggi centrale Viale della Pace era il li-
mite che la separava dalla campagna, dove San Bortolo
sembrava in capo al mondo, dove attraversare lAdigetto
era come andare in un altro pianeta. La sentiva talmen-
te sua che per anni sparse, nelle occasioni dobbligo,
come Natale e Pasqua, un seme di auguri in rima che
estendeva a tutti gli amici, soprattutto quelli lontani, quasi
un abbraccio per riunire insieme quelli che Rovigheto
avevano dovuto lasciarla, un richiamo per ricordare loro
che Rovigheto cera, cera ancora.
Animatore di una compagnia che visse una stagione
culturale irripetibile, il Sosta (cos si rmava, con lana-
gramma del cognome) fu uno degli ultimi testimoni della
cosiddetta scapigliatura rodigina. Se del polesano, per
retaggio storico, viene da pensare ad un addormentato
nel suo torpore provinciale, risulta quasi incredibile im-
maginare che, negli anni venti-trenta del secolo passato,
ci potesse essere un Caff a anco della piazza centrale,
aperto giorno e notte come gi il Pedrocchi a Padova,
dove gli artisti si ritrovavano a tirar tardi, e dove, tra un
cognac e un sigaro toscano, ci si dilettava ad argomen-
tare di letteratura, arte, poesia. Al Lodi si ritrovavano,
tra gli altri, il gi citato Martini, Eugenio Ferdinando Pal-
mieri, Livio Rizzi, Pino Bellinetti. Fossati entr a far parte
del gruppo e si ritrov con loro a dar vita allAbbazia
degli Illusi, rivista letteraria il cui intento era quello di
trovare unidentit culturale che li staccasse dalle direttive
nazionali per riappropriarsi di unarte sana e limitata,
profumata di madia e di pane, di tinello e di cucina,
piccoli temi di provincia animati da uno spirito vitale e
propositivo. Lesperimento dur solo due anni: teatro di
roventi polemiche e senza soldi per sopravvivere, la rivi-
sta chiuse. Rappresent tuttavia un momento importante
che connot la cultura polesana che non trov, in seguito,
momenti di altrettanta unione tra persone per poter conti-
nuare ad esprimere quello che poteva essere un modo di
concepire la vita, vivere i rapporti umani e fare poesia.
Lesperienza apr la carriera giornalistica a Fossati e ad
altri illusi: di l a poco inizi la sua attivit come croni-
sta alla Voce del Mattino, per continuare in seguito per
altre testate per oltre cinquantanni. Di giorno impiegato
comunale; di notte a battere forte i tasti della macchina
da scrivere. La vita se la dovette guadagnare, e ci riu-
sc, usando armi aflate quando scriveva, mantenendo
per sempre il rispetto per s e per gli altri. I registri che
lo vedono impegnato sono quelli dellironia: ne, graf-
ante, spesso lapidaria, come nelle Minime con qualche
massima:
68
PERSONAGGI
Se vuoi star fra i pochi in testa
corri sulla strada onesta
ch in tal corsa raramente
ti sorpassa un concorrente.
Spesso il partito un falso paravento
di un losco ufcio di collocamento.
Che nessuno sappia mai
che sei furbo e che lo sai.
e-mail: bonaz72@libero.it
Nicola 347 7754282
B
O
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A
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N
I
C
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L
A
T
a
b
a
c
c
h
e
r
i
a
Dotato di una facilit compositiva eccezionale, le sue
poesie sono giochi di parole, sono fulminee, frizzanti. Il
messaggio sempre chiaro e immediato, non impegna il
lettore a grossi approfondimenti:
Lui stesso era il primo critico di quello che scriveva, cera
del compiacimento anche nel sottovalutarsi. Nella raccol-
ta El scanciorlin de tatarete in rima gi il titolo d dimen-
sione di quello che avrebbe scritto: uno scanciorlin, un
personaggio che andava a vendere, a mettere in liqui-
dassion i suoi scampoli, le sue piccole cose di merceria
con un carretto. Ci sono cose lievi di sapore per anche
terragno perch era un uomo attaccato alla terra e per-
ch, in fondo, Rovigo era pur sempre una citt di cam-
pagna. Polesine, meglio conosciuta come Tera e aqua,
musicata e interpretata dai pi grandi rappresentanti
della canzone popolare italiana, forse lesempio pi
efcace di come, con poche parole, si possa descrivere
una terra difcile e lattaccamento di un popolo che, nella
fatica di vivere, mantiene comunque la sua dignit:
PERSONAGGI
70
A sto mondo tanta gente
la se crede gran sapiente.
Che la leza o che la scriva
no la sa se la xe viva
ma la parla
la straparla
con unaria
de sapiensa straordinaria
e la crede quei che scolta
tuta gente de una volta
tuta gente che la sia
del paese che vien dopo
dove che lAvemaria
i la sona con el copo.
I dir: Ma ti chi sito?
Te te credi un padreterno?
Bravo, alora dame un terno
e po dopo tira drito
No signori, tiro storto
parch so che mi go torto
e go torto specialmente
de parlar de su e de zo
parch propio no so gnente.
Ma sto gnente mi lo so.
[...] Tera e aqua! Tera nuda,
gnente piante, gnente ombra.
Sta fadiga mai nia:
la comanda che se suda;
che se suda.
Tera e aqua! A mezogiorno
quel paneto che se magna
no gh aqua che lo bagna
e gh aqua tuto intorno.
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Cronista in versi il termine che meglio si addice per de-
nire la sua produzione. Anche nei due volumi di storie e
aneddoti polesani, Una regina a Rovigo e La moglie del
prefetto, lo stile quello di chi coglie lattimo fuggente, lo
modella e lo presenta al lettore in maniera accattivante e
immediata. In questi fatti, volti, gure, strade raccontati,
ingoiati dal tempo che non perdona, Fossati rappresenta
un mondo che stava cambiando, un modo di vivere che
non era angosciato dalla fretta, tutto scorreva in modo
pi blando, il sapore della vita in comune veniva sentito
in una maniera pi umana.
Se la losoa slow, della lentezza, oggi tanto ricercata
contro il logorio della vita moderna, signica fermarsi
per osservare quello che nella frenesia, spesso, si trascu-
ra, allora Gigi Fossati, nel suo essere uno slow man, era
decisamente allavanguardia. Lamico Carli Ranzato lo
disegn un giorno a cavallo della sua bicicletta con un
aquilone: indicava il poeta, luomo con la testa per aria,
che non riesce a vivere se non su un piano di idealit.
Divenne un segno che lo accompagn negli anni. La vec-
chia bicicletta, con la quale attraversava le piazze della
sua Rovigo, era un modo di vivere la citt dolcemente, di
poter soddisfare la propria curiosit intellettuale. Guar-
dandosi intorno poteva assaporare ancora quei valori
fatti non di grandi cose ma di rapporti, di uomini. E per
parlare agli uomini degli uomini non trov mezzo miglio-
re di quello che gli era pi congeniale e gli scaturiva dal
cuore: la poesia.

Immagini
- A parte le copertine dei libri, la caricatura
di Fossati tratta dal volume 1
de Il tempo perso e, come indicato
nellindice, lautore il pittore Angelo
Brombo.
- Lo schizzo di Fossati in bicicletta con
laquilone tratto da El scanciorlin de
tatarete in rima e so come ho indicato
nellarticolo essere opera dellamico Carli
Ranzato.
Bibliograa
Il tempo perso Tomo primo Versi 1930
Il tempo perso Tomo secondo Versi 1931
Polesine Versi 1952
Minime con qualche massima Epigrammi 1973
El Scanciorlin de tatarete in rima Versi 1977
Una Regina a Rovigo Aneddoti rodigini 1978
La Moglie del Prefetto Aneddoti rodigini - 1980
REM
71
72
PERSONAGGI
Cristina Finotto
Luigi Masetti era nato a Trecenta nel 1864.
Intraprese viaggi memorabili in bicicletta,
spesso raccontati con gusto avventuroso
sulle pagine del Corriere della Sera.
Oggi completamente dimenticato.
Luigi Masetti
Lanarchico
delle due ruote
L
uigi Masetti nacque a Trecenta (Ro) il 28 dicembre nel 1864. Subito
dopo le rivolte contadine, completato un ciclo di studi a Lendinara, dove
si recava a piedi o sul dorso dun asino, emigr nel 1884 a Milano. Qui
vive in una softta con le sorelle, scopre il bicicletto nel 1891, anno in cui,
lavorando e studiando, si iscrive allUniversit di Pavia, facolt di giurispru-
denza, non riuscendo per mai a laurearsi. Acquista poi con molti sacrici
la sua prima bicicletta e inizia ad esplorare il mondo di ne Ottocento dalla
sella della bici. Partecipa alla prima Milano-Torino, a diversi criterium su pista
al Trotter milanese, divenendo un beniamino di Eugenio Torelli Violler, fonda-
tore e direttore del Corriere della Sera. Nel 1892 compie un giro cicloturistico
dEuropa: Milano-Parigi-Berlino-Vienna-Milano. Nel 1893 con il suo biciclet-
to chiamato Eolo intraprese la sua seconda grande impresa: Milano-Londra-
74
STORIE
New York-Chicago-Milano (il viaggissimo, come venne
allora denito). Luigi Masetti era un poeta del viaggio, un
eroe del fango e della polvere, un ciclista che riuniva le
folle ad ogni suo passaggio. Lanarchico delle due ruote,
cos il fondatore del Corriere della Sera den il primo
cicloviaggiatore del quale si abbia memoria. Il resoconto
del suo viaggio venne pubblicato a puntate sulle pagine
del Corriere della Sera e un suo lungo ritratto apparve sul-
la rivista del Touring Club Italiano. linizio della carriera
del biciclettista pi famoso e amato dItalia, dei resoconti
e dei ritratti che appaiono su diversi periodici e che ne
fanno il poeta del bicicletto in unepoca in cui strade e
cieli e mari cominciano a popolarsi di mostri meccanici.
Nel 1897, sulle orme di Napoleone, part per un viaggio
dalle Alpi alla piramide di Cheope in Egitto e rientr a
Milano dopo una visita in Medio Oriente. Non stanco,
accumul altri 5.000 chilometri sul sellino in un viaggio
attraverso lItalia, la Grecia, i Balcani e lAustria prima
di salire sul Monte Bianco e da l attraversare la Foresta
Nera in unaltra gita attraverso Francia e Germania.
Il primo maggio del 1900 part da Milano per un viaggio
di 18000 km. che lo port a Ceuta, in Marocco, dove
arriv il 18 maggio, attraverso tutta lEuropa, giunse poi
a Capo Nord, in Norvegia, il 14 agosto. Da l, attra-
versando tutta la Russia continentale, giunse in Turchia a
Costantinopoli.
Durante queste scorribande incontrer diversi personag-
gi e ne riferir con passione, la stessa che profonde per
centinaia daltre persone. Incontra e conosce il presiden-
te degli Stati Uniti, Grover Cleveland; conversa amabil-
mente con Tolstoj. I suoi percorsi sembrano studiati per
incontrare culture e tradizioni e stabilire un equilibrio tra
corpo/spirito e mezzo meccanico. Di lui scompaiono, im-
provvisamente, testimonianze e documentazioni nei primi
anni del Novecento. Al paese natale non esiste una sola
traccia della sua nascita, n una lapide. Non gli hanno
dedicato un vicolo, n resistita la memoria delle sue im-
prese che richiamavano centinaia di persone ad ogni sua
partenza, passaggio e arrivo. Masetti, oggi, risalta per il
desiderio dappartenere a un mondo che tende a scompa-
rire e per una tenacia che lascia intuire profondi valori. Vi
appare la sportivit, la testardaggine, la cultura, lamore
per la natura, il mondo e le persone che lo circondano,
persino un certo impegno politico che lo lega allopera del
recanatese Nicola Badaloni, allepoca medico condotto a
Trecenta. Non solo: Masetti un poeta, un anarchico del
bicicletto, un piacevole narratore. Una sorpresa per chi
ebbe la fortuna di incontrarlo e ascoltare i suoni e ritmi
prodotti dalla sua inseparabile ocarina. Egli incanta e tra-
smette sensazioni particolari ancora oggi, proponendo la
sua gura e le sue imprese ai giovani e a chi ama mirare
il mondo percorrendolo slowly, pedalata dopo pedalata.
A ben vedere, in questo suo ciclovagare si percepisce
lerrante di ne Ottocento e primo Novecento che tante
testimonianze ha lasciato nellambito letterario e artistico.
Milano e la Lombardia divennero per Luigi Masetti luogo
dadozione e di vita. Dal capoluogo milanese si irradi
tutta la sua attivit sportiva e la sua avventura umana.
Un emigrante polesano, antesignano delle migliaia di
conterranei che, dopo lalluvione del 1951, si rifugiarono
nella regione lombarda mettendoci profonde radici. Un
messaggero dellitalianit lungo le strade delle Nazioni
e Continenti che percorreva. Se fosse francese sarebbe
portato sugli scudi - se fosse americano si sarebbe fatto
una sostanza, ma italiano, non quindi da stupirsi, se
fuor che da pochi il suo viaggio ardito calcolato un
nonnulla, si leggeva, nel 1893, su Il Ciclo non appena
il Masetti ritorn dal viaggissimo Milano -Londra - Chi-
cago - Milano. Se fosse stato tedesco, come lHeinrich
Horstmann che il 2 maggio 1895 mont sulla bici per
compiere il giro del mondo (portato a termine il 16 ago-
sto 1897), avrebbe fatto soldi a palate.Di lui scompaiono
tracce e testimonianze nei primi anni del Novecento.
Esistono diverse ipotesi sulla scomparsa di Luigi Masetti
e sulloblio che ne ha sommerso imprese e gura. Non
vogliamo credere che il mitico ciclista trecentano, tanto
caro alle folle, sia deceduto a Milano nel 1940. Luigi
Masetti non pu aver chiuso gli occhi ultrasettantenne
su un comune letto, circondato dai propri cari: lui e gli
altri eroi del bicicletto esalarono lultimo respiro accan-
to al loro mezzo meccanico, lo sguardo spalancato sul
mondo che percorsero e amarono, superando le abitudini
e linerzia quotidiana. Di recente uscito un libro che
narra le avventure di Luigi Masetti dal titolo Lanarchico
delle due ruote di Luigi Rossi. Lautore nato a Rovigo
(1950) e vive a Bochum. Insegna italiano e arte presso
la Gesamtschule F. Steinhoff di Hagen. E stato lettore di
italiano presso lIstituto di lologia romanza dellUniversi-
t di Bochum. Questo libro inaugura una nuova collana
della Casa Editrice Ediciclo di Portogruaro, non a caso
intitolata Eroica. Libro davvero imperdibile, se non al-
tro perch insegna una cosa essenziale: che giacciono
sprofondate nelloblio, come favolosi reperti coperti dalla
sabbia, storie meravigliose di uomini coraggiosi di cui si
perduta la memoria; sta a noi con curiosit, pazienza
e tenacia dissotterrarle e renderle pubbliche. quanto ha
fatto con pietas ed intelligenza Rossi, riscoprendo, grazie
a documenti inediti e ricerche personali, la meravigliosa
quanto ignota storia di Luigi Masetti da Trecenta, classe
1864. Faccia da intellettuale, con occhialini da anarchico
russo, garretti potenti, spirito davventura, ecco il Masetti,
eroe e pioniere del velocipedismo dantan. Spirito libe-
ro ed originale, amato ed acclamato dalla folla, diviene
protagonista di grandi imprese, a cominciare dallincre-
dibile, siamo nellanno del Signore 1893, viaggissimo
Milano-Londra-Chicago-Londra-Milano, ovviamente in bi-
75
REM
cicletta, cavallo meccanico pesante
e spesso indomabile sui terreni scon-
nessi e ripidi. Una storia incredibile,
che sembra uscita dalla penna dun
Verne sportivo; eppure vera, descrit-
ta passo passo niente meno che nel
Corriere della Sera. Unimpresa
erta di difcolt, ostacoli, inciden-
ti, ma anche ricca di soddisfazioni,
incontri straordinari. Ma leroe del
fango e della polvere non si ferma
qui, e affronta altre imprese, ancora
di grande spessore, che vedono pro-
tagonista il Masetti, atleta, ma anche
esploratore curioso (conosce e par-
la pi lingue) ed attento osservatore
del mondo. Un libro scritto con tanta
passione, quindi da gustare come
un romanzo, che apre lo sguardo
su decenni e fenomeni poco noti su
cui varrebbe la pena di tornare, ma-
gari indagando e approfondendo
il mistero della morte del Masetti,
comunque nalmente uscito dallom-
bra. Grande il Masetti, personaggio
che sembra, dicevamo, inventato da
uno scrittore. Viene subito in mente,
per analogia, il nostro Salgari, alla
cui magica ed irrefrenabile penna
dobbiamo, come si sa, innumerevoli
romanzi, ambientati nei pi diversi
angoli del mondo.
Per chi avr la fortuna di incontra-
re Masetti, come successo a me,
leggendo il libro di Luigi Rossi, ne
rimarr affascinato, soprattutto dal
suo carico di umanit, dalla sua scrit-
tura appassionata nelle lettere che
spediva al Corriere della Sera. Un
esempio di umilt e semplicit che,
nonostante le sue imprese memora-
bili, ha sempre fatto intravedere. Un
uomo che mi auguro possa venire
ricordato come merita soprattutto
nel Polesine, dove, come lui, molti
altri sono stati dimenticati per trop-
po tempo. Uomini che hanno vissuto
anche faticosamente ma sempre con
quel grande desiderio di affrontare
e conoscere il mondo pedalando,
scrivendo, incontrando culture e per-
sone, vivendo spesso in simbiosi con
la natura.
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rinfreschi
77
STORIE
Gli aviatori polesani dimenticati della grande guerra
Leonardo Raito e Alberto Burato
I cavalieri dellaria
U
n lembo di terra serrato tra due umi e con estrema linea dorizzonte
il mare. E allora sembra azzardato pensare che il Polesine abbia
dato i natali a tanti aviatori che si sono distinti nella grande guerra
1915-18, ma forse occorrerebbe uno sguardo pi ampio: il pensiero che una
terra difcile come la nostra abbia prodotto quei caratteri forgiati in quellac-
ciaio che metaforicamente pu rappresentare la forgia dei nuovi destrieri
dellaria, con cui hanno segnato epiche imprese, che cercheremo in breve
di tracciare.
LIONELLO CAFFARATTI
Nato a Rovigo il 23 marzo 1892, uno dei primi Avia-
tori della Grande Guerra che subito si pone allattenzio-
ne della nostra neonata Arma Aeronautica. Si diploma
al Liceo Classico di Rovigo nel luglio 1910 ed entra il
20 novembre dello stesso anno nella Regia Accademia
Navale di Livorno uscendone con il grado di Guardia-
marina nel 1913. Promosso Sottotenente di Vascello nel
1915, deve per chiedere al padre il consenso per poter
entrare nellAviazione, permesso subito accordato. Gi,
dunque, pilota nel 1915, nel febbraio 1916 compie il
primo volo addestrativo nel cielo di Brindisi contornato
da peripezie e cimento: riesce a riportare il suo aereo
a terra integro e tanta fu la sua abilit che da quel mo-
mento fu soprannominato giovane diavolo. Il suo Re-
parto di appartenenza da sempre la 13^ Squadriglia
che, allo scoppio della Guerra, risulta equipaggiata con
i Blriot ed inquadrata nel I Gruppo seppur subito a
disposizione del III Gruppo presso Torresella (vicino a
Pordenone): Comandante ne era il Capitano Vincenzo
LOMBARD. Il battesimo del fuoco della 13^ Squadriglia
avviene il 26 maggio 1915 con lo sgancio di bombe su
Gorizia; diviene operativa il 29 maggio 1915 con il tra-
sferimento a Pozzuolo del Friuli in vista della 1^ Battaglia
dellIsonzo (23 giugno 7 luglio 1915). Lordine di scio-
glimento della Squadriglia datato 25 giugno 1915,
anche se il Reparto verr sciolto il 1 agosto successivo
dopo aver compiuto ben 38 missioni di guerra e due
bombardamenti. La 13^ Squadriglia viene ricostituita in
data 2 marzo 1916 a Taranto come 13^ Squadriglia da
Ricognizione e Combattimento per lAlbania: il nuovo
comandante il Capitano Pilota Leopoldo DE RADA. E
il 3 marzo 1916 quando la Squadriglia si imbarca per
Valona in Albania installandosi al Campo di Saline. Vie-
ne assegnata al XVI Corpo dArmata in tale Territorio
dOltre Mare, spostandosi poi su un nuovo campo pi
praticabile iniziando i voli di guerra il 17 marzo succes-
sivo. Il Sottotenente di Vascello Lionello Caffaratti viene
proprio assegnato a questa Squadriglia partecipando il
1 aprile 1916 allaerosbarco di Punta Samana effettua-
to con due Macchi Lohner uno dei quali pilotati proprio
dallEroe Polesano; lazione porta alla distruzione di in-
stallazioni nemiche e depositi di carbone. Alla missione
partecipano il Tenente di Vascello Giovanni ROBERTI di
Castelvetro, i Capitani DE RADA e PESCI nonch due
motoristi. A proposito di questazione, Caffaratti sar
citato da Lino Piazza nella sua Storia Aeronautica dIta-
lia del 1934; lazione denita arditissima, temeraria
quasi. Infatti, in questoccasione part da Brindisi e la-
sciati gli idrovolanti antistanti la darsena nemica scese a
terra; con altri tre Ufciali raggiunse la stazione locale
marittima Austro-Ungarica ed appicc il fuoco ai deposi-
ti dei magazzini di munizioni cagionandone lesplosione
e distruggendo i depositi di carbone che provocarono
lincendio del pontile. E in questa occasione che gli vie-
ne concessa la Medaglia dArgento al Valor Militare.
La motivazione della decorazione recita: Prese parte
con altri Ufciali ad una ardita incursione su territorio
nemico. Lasciati gli idrovolanti e scesi a terra, i quattro
Ufciali raggiungevano risolutamente la stazione locale,
la incendiavano, appiccando altres il fuoco ai casotti
magazzini di munizioni cagionandone lesplosione, ed i
depositi del carbone adiacenti e distruggevano il pontile
daccesso mentre la forza nemica di presidio erasi data
alla fuga. Compiuta laudace operazione, raggiungeva-
no incolumi coi velivoli la loro base. Basso Adriatico,
1 aprile 1916.
Il 15 aprile 1916 la 13^ Squadriglia diviene 34^ Squa-
driglia MF (Maurice Farman, dal nome dellaereo) con
sede a Krionero (Valona, Albania) dove schierata al
comando del capitano DE RADA.
Nel maggio 1916 fu attaccato da un caccia nemico
mentre ritornava da unazione di bombardamento su
Durazzo (Albania): in questoccasione fu ferito ad una
gamba.
A bordo degli idrovolanti MF Caffaratti compie anche
unincursione su Durazzo e questa impresa suffragata
dal Comunicato Stefani del 29/9/1916. Purtroppo, la
morte attendeva inesorabilmente Caffaratti; in un volo di
collaudo insieme al compagno di pari grado Mario PRI-
MICERIO precipitava in mare l8 ottobre 1916 a pochi
passi dagli hangar di Brindisi.
I due sfortunati piloti saranno raccolti dalla Regia Nave
Giovanni Bausan (una vecchia torpediniera varata il 12
luglio 1883 di 3330 tsl, dal 1 luglio 1916 nave appog-
gio sommergibili a Brindisi); a bordo spirava per la gravi
ferite riportate alla testa ed al torace.
In data 19 ottobre 1916, a Lionello Caffaratti sar con-
cessa una seconda Medaglia dArgento al Valor Militare
della quale nessuno fa menzione, proprio per lazione
del 29 settembre 1916 su Durazzo. Durante la Grande
Guerra ricevette anche due Croci al Valor Militare.ew
L11 ottobre 1916, come riporta un estratto del Corriere
del Polesine, il suo professore di greco al Liceo Classico
di Rovigo, Prof. Cav. Cesare CIMEGOTTO, gli dedicher
un commovente epitafo nel quale citer altri suoi allievi
del Liceo caduti da eroi. La salma di Caffaratti rientrer
a Rovigo con tutti gli onori nel 1923. Purtroppo la tomba
dellEroe dellAria versa oggi in pietose condizioni: a
stento il bianco sbiadito e corroso della lapide permette
di decifrare le parole sottostanti la foto.
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STORIE

























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SEBASTIANO Nino BEDENDO
Sebastiano Nino Bedendo nasce a Rovigo il 18 luglio
1895 da Mariano Bedendo e da Beivey Pierina Schiap-
padini. Viene chiamato alle armi presso l8 Reggimento
da Artiglieria da Campagna il 1 giugno 1915 in Vero-
na, qui giungendo il 13 giugno. Prester giuramento di
fedelt alla Patria il 20 luglio 1915 a San Nicol di Lido.
Sottotenente di Milizia Territoriale nellArma dellArtiglie-
ria con nomina il 4 luglio, viene trasferito al 5 Reggi-
mento Artiglieria da Fortezza e Costa, Reparto nel quale
giunge il 19 luglio 1915. Da sempre affascinato dal volo
aereo, l8 settembre 1915 lo troviamo presso la 7^ Se-
zione Aerostatica da Fortezza in qualit di Osservatore
sul fronte a mare della Piazza Marittima di Venezia: ma
ci non gli basta ed il 6 aprile 1916 viene comandato
nellincarico presso il Battaglione Scuole Aviatori dove
qui il 20 aprile ebbe la sua prima lezione di volo. Con-
segue il brevetto di volo in data 1 luglio 1916 quale
pilota di Caudron con molta probabilit al Campo di
Miraori di Torino. Qui il 26 agosto si addestrer sul
bimotore da ricognizione Caudron G. 4. A Busto Arsizio
riceve il brevetto di 2 grado come pilota militare in data
1 settembre 1916 su aerei Farman, mentre il 7 ottobre
viene assegnato alla 48^ Squadriglia di stanza presso
San Pietro al Campo (Belluno), la sola assegnata alla
IV^ Armata.
Tale Squadriglia, equipaggiata con ricognitori monomo-
tori Caudron G. 3 e bimotori G. 4, era comandata dal
Capitano Felice PORRO che durante la Seconda Guerra
Mondiale fu Comandante delle Forze Aeree in Africa
Settentrionale. In questa Squadriglia milit anche Natale
PALLI, asso dellAviazione da Ricognizione e che fu pilo-
ta di Gabriele DAnnunzio durante il volo su Vienna il 9
agosto 1918, ed Aldo FINZIche nel 1923 divenne Vice
Commissario per lAviazione: la sua vita trover ne
gloriosa come martire alle Fosse Ardeatine nel 1944.
Il 30 novembre 1916 Bedendo viene nominato Tenente
e nel dicembre 1916 assegnato alla 42^ Squadriglia
impiegata nellosservazione per lArtiglieria e basata a
Gonars, zona del fronte meridionale dellIsonzo. Nel
1917 a febbraio compie due missioni in una delle quali
il suo aereo colpito dal fuoco nemico e gli shrapnel
ne danneggiano le ali e la fusoliera. Solo il 22 giugno
1917 svolge unaltra missione di volo, una ricognizione
fotograca su Gradiscutta, seguita da un lancio di ma-
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STORIE
nifestini il 10 luglio e da tre missioni di bombardamento
il 19, 21 e 23 agosto 1917, durante lUndicesima Bat-
taglia dellIsonzo, nota alla storia come Battaglia della
Bainsizza (per gli Storici Sloveni chiamata Bate Banisca
Planota). Nellautunno del 1917 consegue il brevetto di
pilota sul Nieuport alla Scuola di Volo della Malpensa,
mentre il 1 novembre 1917 viene assegnato alla 70^
Squadriglia Nieuport ed il 17 dello stesso mese trasferi-
to, invece, alla 72^ Squadriglia con sede a Castenedolo
per la protezione di Brescia. Ma la sua prima missione
di caccia effettuata avviene con un volo di scorta ad
un ricognitore SP il 27 novembre 1917, missione della
durata di 2 ore e 22 minuti: Caporetto era ormai alle
spalle ed il fronte ormai arretrato no al Grappa ed al
Piave. Le sue missioni di guerra sono scarse in questo
periodo, anche per il cattivo tempo sul fronte settentrio-
nale: due voli di scorta a dei SAML il 26 e 27 dicembre,
a bordo del suo Hanriot, chiudono il totale dei suoi voli
nel 1917. Il 1918 si apre con Bedendo che il 4 gen-
naio passa alla Sezione Hanriot dell82^ Squadriglia
assegnata a sua volta alla 71^ Squadriglia con sede
a Sovizzo presso Vicenza: Squadriglia duramente im-
pegnata sullAltipiano di Asiago, area in cui operava il
Comandante Supremo Austriaco, Feldmaresciallo Franz
Conrad von Hoentzerdof. Bedendo con la 71^ verr a
duello aereo con le FliegerKompanie della Luftfahrtruppe
basate in Trentino. Il 12 gennaio 1918 Bedendo svolge
la sua prima azione di guerra con una missione di scorta
ai Caproni che si concluse per lui con un atterraggio for-
zato presso Bassano del Grappa per il motore in panne.
Il primo combattimento aereo Bedendo lo sostiene il 29
gennaio 1918 sulla Val Gamarara e la Val di Brenta,
scontrandosi con 2 aerei nemici contro i quali spara di-
verse rafche. Vola in una seconda missione di scorta il
giorno dopo ed il 31 gennaio terminando questo volo
con un atterraggio forzato sul campo di Villaverla. Nella
quinta missione assegnatagli il 19 marzo, mentre di
scorta ad uno Spad dotato di macchina fotograca ed
uno SVA, ai comandi del suo Spad 7 Bedendo ha un bre-
ve duello alle ore 11,10 con un caccia nemico Albatros
D III che vede allontanarsi in picchiata verso le proprie
linee: aereo probabilmente abbattuto ma che lEroe Pole-
sano non rivendic mai. In verit Bedendo era andato a
disturbare unispezione che lImperatore dAustria Carlo
stava effettuando proprio sullAeroporto di Pergine Val
Sugana alla Flik 55/J e ad altri Reparti ed il velivolo
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REM
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STORIE
con cui si era imbattuto stava proteggendo il campo au-
striaco da intrusi. Dal marzo al giugno 1918 Bedendo
compie un totale di 38 missioni di guerra, quasi tutte di
scorta ai SAML ed ai Caproni; il 7 giugno durante un
volo su allarme accanto ad un Sopwith Camel inglese
incontra due aerei nemici costringendone uno alla fuga
verso Folgaria. Nella prima settimana di luglio Bedendo
effettuer sette voli di crociera tornando poi a volare il
24 luglio dopo una settimana di licenza. Luglio 1918
il mese in cui Sebastiano Bedendo vede nalmente coro-
nare il suo sogno: abbattere aerei nemici.
Qui di seguito il suo palmars:
tarda mattinata del 29 luglio 1918 fra Monte Spitz
e Tonezza del Cimone scorge due caccia nemici che
stanno attaccando un Pomicio PE della 136^ Squa-
driglia. Abbatte un Albatros D III nemico che cade in
amme in Val Terragnolo;
30 luglio, mentre in volo di crociera sullAltipiano
di Asiago e sulla Val Lagarina s imbatte in 4 caccia
nemici: da circa 100 metri spara una doppia rafca
che abbatte un aereo che precipita sul Monte Ca-
dria. Sfugge agli altri tre caccia gettandosi a vite;
31 luglio: vola di scorta su Rovereto ad un Pomicio
e scorge un caccia nemico sparandogli 70 colpi da
una distanza di 200 metri prima che larma si incep-
passe. Dopo una seconda rafca e con laiuto del
capo formazione Capitano Breglia ha la meglio ed
il caccia cade in verticale a nord di Calliano;
6 agosto: Bedendo, di pattuglia con il sergente
Giampietro Vecco, scorge due aerei nemici, un cac-
cia ed un biposto nel cielo di Tonezza. I due piloti in-
gaggiano combattimento con il biposto che si allon-
tanava in rapida picchiata verso Lastebasse mentre
il caccia cadeva verticalmente emettendo una lunga
scia di fumo giallastro.
10 agosto: affronta nuovamente il nemico.Vola di
scorta ad un Savoia Pomicio SP. 3 nella zona fra
Pasubio e Val Terragnolo incontrando 5 caccia ne-
mici. Affronta lavversario e ne abbatte uno e torna
alla base con fori nellala superiore e nei montanti.
Laereo abbattuto apparteneva alla Flik 3/J.
Anche il 22 agosto Bedendo sostiene un altro combatti-
mento, di nuovo nel corso di una scorta ad un ricognito-
re Pomilio. Incontra due caccia nemici ingaggiando un
duello con loro sparando 150 colpi e vedendone uno
cadere verso Noviglio mentre emette una lunga scia di
fumo; ma questa vittoria non gli verr accreditata. La sua
ultima missione di guerra avviene il 2 novembre 1918
ad armistizio imminente. Bedendo si guadagn una me-
daglia dargento e una di bronzo al valor militare. Nel
1930 promosso al grado di Maggiore dellAeronauti-
ca e nel 1934 viene assegnato allUfcio Sorveglianza
Tecnica presso lAeronautica dItalia della FIAT a Torino
Miraori. Fu primatista di diversi concorsi aerei di velo-
cit. La morte lo coglie il 24 agosto 1935 durante un
collaudo aereo del Nuvoli N-5 Cab, quadriposto con
cabina chiusa ed ali ripiegabili, che precipit a Spinosa
di Ottiglio (Alessandria) in Piemonte. Alla moglie Silvia
Maria Marani saranno corrisposte 7.250 . del tempo
quale indennizzo privilegiato aeronautico per la morte
dellEroe Sebastiano Bedendo la cui salma riposa nei
pressi dellOssario Militare di Rovigo in una sarcofago
che meriterebbe di essere restaurato per meglio onorar-
ne le spoglie.
ALESSANDRO BORGATO
Nasce a Verona il 24 maggio 1896 da Lorenzo Borga-
to e da Elena Cattarinetti ed a 18 anni, l11 dicembre
1914, a guerra gi scoppiata sul Fronte Occidentale,
volontario nel Battaglione Specialisti del Genio. Il 16
gennaio 1915 assegnato al Battaglione Dirigibilisti
dove il 29 luglio 1915 viene promosso Caporale nel
Battaglione Scuole Aviatori. Il 1 agosto 1915 riceve il
brevetto di pilota daereo su apparecchio Farman ed
assegnato alla 12^ Squadriglia inquadrata nella 1^ Ar-
mata che opera sullAltipiano di Asiago: su questo fronte
Alessandro Borgato concorre a neutralizzare i pi veloci
aerei nemici. Comandante di Squadriglia il Capita-
no Ferdinando DE MASELLIS. Il 20 settembre 1915 un
aereo di questa Unit effettua un volo su Trento ed il
pilota Ermanno BELTRAMO ha un passeggero speciale,
Gabriele DANNUNZIO che lancia messaggi sulla citt
irredenta: Borgato far proprio quel giorno conoscenza
con il Vate. Il 14 novembre 1915 si salva pur perdendo
laereo per un guasto al motore del suo Farman 548: in-
sieme a lui cera losservatore STEFANI; il giorno dopo,
15 novembre, consegue il brevetto di pilota militare. Il 1
gennaio 1916 la Squadriglia di base a Villaverla. Bru-
cia la tappe della carriera militare diventando Sergente
il 31 gennaio 1916, passando poi in assegnazione, per
breve tempo, alla 24^ Squadriglia presso il Campo di
Pordenone ed inne destinato al Campo per la scuola
dei Mitraglieri a Miraori il 31 agosto 1916. E poi as-
segnato alla 39^ Squadriglia che diventer operativa su
S.P. 2 al Campo di Arcade nel gennaio 1917 in Provincia
di Treviso: infatti, alla data dell11 aprile 1917 iniziano
i voli di guerra della 39^ Squadriglia che annovera i
migliori piloti fra i quali il Comandante Luigi RIZZO ed il
Tenente Vincenzo MAGLIOCCO che diventer Generale
e morir in Etiopia nel 1936. nel massacro di Lekempti.
Agli inizi di maggio 1917 la Squadriglia equipaggia-
ta anche con S.P. 3 con Comandante Luigi RIZZO e fra
i numerosi piloti scelti vi anche Borgato. Il 5 maggio
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STORIE
la 39^ passa dal I al V Gruppo, assegnata alla 3^
Armata per il servizio di artiglieria di Corpo dArmata
e prende parte allazione su Castagnevizza durante la
10^ Battaglia dellIsonzo che vede le Truppe Italiane ten-
tare di sfondare nel Settore compreso fra il San Gabriele
Santa Caterina no al Vodice e nel settore delle gob-
be del Fajti. Borgato parteciper anche a voli sullAlto-
piano della Bainsizza durante le fasi dell11^ Battaglia
dellIsonzo (18 agosto 12 settembre 1917): nelle fasi
di questa offensiva vengono abbattuti dallasso Brumow-
ski sopra Goriansko il Tenente Pilota Teodoro LACAVA
ed il Tenente Osservatore Cesare POCCIANTI. Nel frat-
tempo Alessandro Borgato riceve la Medaglia di Bronzo
al Valor Militare. Tale riconoscimento gli venne assegna-
to perch aveva inseguito un apparecchio nemico che,
seppur pi veloce, non gli aveva impedito di affrontarlo:
nello scontro con lavversario il suo aereo ebbe la peg-
gio, oscill pericolosamente con il motore spento ed i
comandi gravemente danneggiati, atterrando a stento a
Ros (Vicenza). Il 3 maggio 1917 trasferito al Campo
Scuola della Malpensa per istruzione sui Nieuport; il 3
luglio successivo passa alla 77^ Squadriglia che di
base ad Aiello e poi alla 78^ Squadriglia caccia il 21
settembre 1917: questa gloriosa Squadriglia era stata
impegnata sullAltipiano di Asiago durante lepopea del-
la Battaglia dellOrtigara (10 29 giugno 1917) ope-
rando su Monte Zebio, Val dAssa, Borgo Val Sugana,
Marcesina, Forte Luserna. Al 1 gennaio 1918 lUnit
ha al comando il Capitano ZOBOLI e fra i piloti anche
il sergente Alessandro Borgato ed il sergente Gino ALLE-
GRI. Questultimo, il cui vero nome Gerolamo Allegri,
lascer il reparto per poi partecipare con DAnnunzio al
volo su Vienna (9 agosto 1918). 13 aprile 1918: la Bat-
taglia dArresto sul Piave e sul Grappa cosa fatta; ma
anche tempo di rispolverare la vecchia punizione che si
abbatte come un macigno su Borgato che si vede esone-
rato dalla carica di pilota daeroplano ed assegnato alla
45^ Compagnia Zappatori impiegata al servizio del 1
Reggimento Genio. A ne guerra, per, Alessandro Bor-
gato risulta aver abbattuto un aereo nemico ed entra nel
novero dei piloti accreditati di una vittoria aerea ottenuta
fra il 10 luglio ed il 31 ottobre 1917 e dal 1 gennaio
al 30 aprile 1918: lo stato di servizio, purtroppo, non
cos preciso in tal senso. Quasi 10 anni dopo Borgato
viene richiamato in aeronautica e precisamente presso la
Scuola Aerea di Sesto San Giovanni il 28 marzo 1927,
mentre il 28 aprile 1927 sar assegnato al 15 Gruppo
Aerei da Ricognizione. Lo troviamo SottoTenente di Com-
plemento nel 27 Fanteria PAVIA il 19 aprile 1934 e poi
iscritto denitivamente nellArma Aeronautica in data 6
settembre 1934. Nominato Tenente il 7 ottobre 1937,
viene richiamato per mobilitazione il 24 agosto 1939
al Centro di Mobilitazione Graduale di Padova e desti-
nato a Bologna. Il 22 maggio 1940 denitivamente
richiamato alle armi e giunge al Deposito Aeronautica
di Verona. Far la Seconda Guerra Mondiale come Ca-
pitano terminando la propria carriera in data 25 ottobre
1942. Muore sotto bombardamento aereo alleato il 23
febbraio 1945 a Rovigo.
MARIO DORIA
Mario Doria nasce ad Ariano Polesine il 23 febbraio
1892, glio di Alessandro e di Ginevra Marangoni.
Ha 23 anni quando sopraggiunge la conagrazione
europea e lavora presso la Fabbrica dArmi Tampini di
Brescia. Doria pertanto, potrebbe usufruire dellesonero
concesso agli operai dalle regole della mobilitazione ge-
nerale, ma il suo spirito guerriero lo spinge a riutare
lesonero e ad arruolarsi volontario. Il 18 maggio 1915
viene richiamato alle armi per la mobilitazione generale.
Giunge a Monza, alla 1 compagnia automobilisti il 20
maggio e viene destinato alle armi per la mobilitazione
dichiarata con Regio Decreto del 22 maggio. Passa nel-
la 2 compagnia automobilisti di Monza giungendo in
territorio dichiarato stato di guerra il 1 giugno facente
parte del drappello auto-moticiclisti della Divisione Spe-
ciale Moncalieri comandata dal Generale Tassoni. Presta
servizio dal 20 gennaio 1916 nel 1 Reggimento Genio
in osservanza alla circolare 1109 dello Stato Supremo
e ivi resta no 2 giugno 1916 quando viene trasferito
al Battaglione Aviatori in qualit di allievo pilota. Verr
nominato pilota con determinazione n. 21653 (brevetto
superiore n. 113) il 14 dicembre 1916. In data 15 di-
cembre 1916, Doria passa in forze alla I sezione della
113 Squadriglia aggregato alla III Squadriglia di stan-
za a Campoformido. La 113 squadriglia comandata
dal capitano pilota Mario Van Axel Castelli composta
di due sezioni equipaggiate di SAml S. 1 di costruzione
Fratelli Frattini, denominati Condor. In questa sezione
Doria prese parte, insieme allosservatore tenente Ber-
tolotti di Bologna a tutte le azioni di guerra della Squa-
driglia no alloffensiva del Marzo Aprile 1917. Fu poi
trasferito con tutta la squadriglia al campo di Gavazzo
Carnico, prendendo parte a tutte le azioni dal Timavo
allalto Isonzo. Nellagosto dello stesso anno, dopo es-
sere stato promosso sergente, veniva di rinforzo inviato
alla 114 Squadriglia che doveva prendere parte allof-
fensiva dellHermada e, nel corso del 1 settembre 1917
rimaneva ferito in combattimento al pari dellosservato-
re tenente Gionni, effettivo alla 114. venne ricoverato
allospedaletto da campo n. 127 dal quale fuggiva il 4
settembre per raggiungere la Squadriglia scarsa di pilo-
ti. Lo stesso giorno ingaggiava battaglia a tre apparec-
chi nemici nel cielo di Ternova, riusciva ad abbatterne
uno ma poi veniva ferito alla testa da una pallottola che
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REM
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STORIE
gli aveva attraversato il casco, insieme allosservatore,
il tenente dei mitraglieri Mangano, che veniva dato per
morto (in realt morir in un incidente di volo a Miraori
nel 1920). Laereo di Doria e Mangano viene colpito al
motore e al radiatore ed costretto ad atterrare al campo
di Medeol.
Si guadagn diverse proposte a medaglia.
Il sergente Doria Mario di Alessandro della classe 1892,
pilota aviatore ha avuto una medaglia dargento con la
seguente bella motivazione: ardito pilota il I settembre
1917, scortando un altro apparecchio attaccava deci-
samente un velivolo nemico. Rimasto ferito losservatore
ed egli stesso leggermente colpito, desisteva dal combat-
timento solo dopo aver assolto il proprio mandato. Il 4
settembre successivo obbligava un altro veicolo ad atter-
rare, e bench ferito alla testa ed il sangue gli colasse su-
gli occhi, riportava il suo apparecchio nelle nostre linee.
Cielo di Voisca e di Ternova il 1 e 4 settembre 1917.
Pare che i compagni di Doria alla 39 Squadriglia del-
la 3 Armata comandata dal colonnello Pinna, ovveri
i tenenti Monzario e Lordi e i sergenti Ceredi e Cant
avessero ricevuto decorazioni spettanti per il numero
delle ricognizioni effettuate. Ma ancora nel 1929 Doria
non aveva avuto gli stessi riconoscimenti. lo stesso co-
lonnello Pinna, per, a certicare lardimento del pilota
polesano:
Proposi lallora sergente Doria Mario per una ricompen-
sa al valore militare, non per una singola azione, ma per
il complesso dei voli fatti in quel fortunoso periodo la
proposta come sempre fu inoltrata al Comando Superiore
che era allora il Comando Aeronautica 3 Armata, trami-
te il 5 Gruppo Aeroplani.
La medaglia effettivamente arriv. Dopo la convalescen-
za e la licenza premio, il sergente Doria rientr alla 113
squadriglia a Gavazzo Carnico, prese parte a tutte le
azioni sino alla ritirata italiana, durante la quale, pur se
gi accerchiato dal nemico, riusciva a fuggire portando
in salvo al campo di Aviano lapparecchio e il capo del
motorista sergente Varagnolo. Venne, per questa merito-
ria azione, proposto per una nuova medaglia al valore
militare dal comandante di squadriglia capitano Paroli,
che per, nel 1929 non aveva ancora ottenuto. Alcuni
giorni pi tardi, veniva trasferito con i resti della 113
squadriglia al campo di Bassano Veneto. Da qui, in unio-
ne con gli apparecchi della 115 comandata dal capitano
Sella, prendeva parte a tutte le azioni difensive insieme
ai piloti sergenti Cerutti, Marziale, Reali e Imolesi. Pass
poi alle dirette dipendenze del Comandante di Gruppo
Maggiore Zanuso, al campo di Casoni sotto il Monte
Grappa al comando del cap. Paroli. Venne proposto per
una nuova decorazione in virt dellabbattimento di un
velivolo avversario, avvenuto a Nord del Monte Grappa.
Il 27 marzo, per ordine del corpo dArmata, la squadri-
glia traslocava al campo di Cedole, per riorganizzarsi.
Nei primi di maggio, unito ad altri 4 apparecchi della
113 comandata dal tenente Monzardo, veniva inviato
di rinforzo alla 39 sq. Al campo di cascina Malcontento,
comandata dal capitano Pinna che lo proponeva per una
medaglia dargento al valore militare per azioni durante
loffensiva del maggio-giugno. Nel successivo luglio la
113 si trasferiva al Campo di Cividato Camuno in val
camonica per supportare loffensiva del Tonale, prenden-
do parte a tutte le azioni e a diversi combattimenti aerei.
Verso la met del settembre, su proposta del comandante
la squadriglia, Doria veniva avvicendato perch esaurito
dalla lunga attivit di volo e inviato alla direzione tecnica
di Milano.

MODESTO MORATTO
Modesto Moratto nacque a Porto Tolle il 9 dicembre
1893, glio di Domenico e di Cherubina Rossi. Venne ar-
ruolato di leva nel compartimento marittimo di Chioggia
per la ferma di tre anni nel 1913, fu classicato prima
marinaio e poi allievo fuochista per divenire fuochista
nellaprile del 1915 e fuochista scelto nel 1916. diventa
poi allievo pilota con determinazione del comando ge-
nerale dellaeronautica il 6 luglio 1918. Le sue qualit
di pilota, che non fecero in tempo a essere testate nel
corso della Grande Guerra, verranno evidenziate nel
corso della seconda guerra mondiale quando partecip
alla guerra nel fronte dei Balcani dal 18.11.1942 no
all08.09.1943 e si guadagn una croce al merito di
Guerra.
ALESSANDRO CORONARO
Alessandro Coronaro, orentino di nascita ma rodigino
dadozione, nacque nel capoluogo toscano il 19 marzo
del 1895 glio di Riccardo e di Alessandra Gacomini.
Chiamato alle armi nel dicembre del 1915 nel 2 reggi-
mento zappatori di Bologna, fu poi trasferito nel marzo
del 1916 in un battaglione aerostieri, dove si distinse in
opera di osservazione e rilievo fotograco dallalto.
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provincia: comune, infatti, lidea che il Polesine sia una terra non molto vivace
dal punto di vista culturale. Noi non lo crediamo e vorremmo che le nostre pagine
potessero raccontare una realt diversa rispetto a questa idea diffusa. REM
vorrebbe mettere insieme tutte le energie culturali di questa terra e fare loro da
volano, contribuendo a diffondere unimmagine diversa dello spessore culturale
della provincia di Rovigo.
La rivista divisa in sezioni, ciascuna delle quali affronta uno dei vari aspetti della
vita culturale della nostra provincia. Abbiamo definito le sezioni con nomi
semplici, che rinviano con chiarezza ai contenuti che si vogliono trattare: Attualit,
Luoghi, Parole, Suoni, Palcoscenico, Colori, Immagini, Personaggi, Storie, Passato
Remoto, Sapori e Saperi, Istituzioni. La sezione finale dedicata alla descrizione
sintetica di tesi di laurea dedicate al territorio che la redazione riterr
particolarmente interessanti e potenzialmente utili.
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di cultura!
REM nasce perch siamo convinti ci sia uno spazio da occupare nella nostra
provincia: comune, infatti, lidea che il Polesine sia una terra non molto vivace
dal punto di vista culturale. Noi non lo crediamo e vorremmo che le nostre pagine
potessero raccontare una realt diversa rispetto a questa idea diffusa. REM
vorrebbe mettere insieme tutte le energie culturali di questa terra e fare loro da
volano, contribuendo a diffondere unimmagine diversa dello spessore culturale
della provincia di Rovigo.
La rivista divisa in sezioni, ciascuna delle quali affronta uno dei vari aspetti della
vita culturale della nostra provincia. Abbiamo definito le sezioni con nomi
semplici, che rinviano con chiarezza ai contenuti che si vogliono trattare: Attualit,
Luoghi, Parole, Suoni, Palcoscenico, Colori, Immagini, Personaggi, Storie, Passato
Remoto, Sapori e Saperi, Istituzioni. La sezione finale dedicata alla descrizione
sintetica di tesi di laurea dedicate al territorio che la redazione riterr
particolarmente interessanti e potenzialmente utili.
88
PASSATO REMOTO
Genti e ambienti nellet del Bronzo
Le indagini geomorfologiche e i riscontri offerti dalle foto aeree
hanno permesso di ricostruire fasi salienti della storia del Po
a partire dagli ultimi quattromila anni.
Raffaele Peretto
Il Polesine al tempo di Ulisse
I
mmaginiamo di andare a ritroso nel tempo, di portarci indietro di oltre
tremila anni, all incirca ai tempi della guerra di Troia e dei mitici eroi
Achille e Ulisse descritti da Omero.
Immaginiamo di poter sorvolare a bassa quota le ultime terre della pianura
del Po, percorrendo il tratto nale del grande ume. Il panorama che si pre-
senterebbe ai nostri occhi da un virtuale deltaplano sarebbe ben diverso da
quello attuale. Ci apparirebbe, infatti, un articolato paesaggio di boschi a
querce, olmi, frassini, sfumanti in ampie radure; di aree palustri a canneto e
stagni, ravvivati destate dal bianco delle ninfee e dal giallo dei limnantemi;
di fasce serpeggianti di salici e ontani lungo gli argini dei corsi d acqua.
Prati adibiti a pascolo, ridotti appezzamenti coltivati a cereali, sparsi villaggi
mostrerebbero la presenza dell uomo.
Questa verosimile immagine suffragata dai risultati di studi interdisciplinari
di carattere naturalistico, quali la geomorfologia, larcheobotanica, la palino-
logia (esame dei pollini), l archeozoologia, che ormai arricchiscono sempre
pi la ricerca archeologica.
Oggi il Polesine terra sostanzialmente stretta tra Adige e Po. Sono conni
imbrigliati da possenti argini articiali che portano lacqua a scorrere a quote
pi alte della campagna circostante, dove regolari reticoli di scoline mostrano
i disegni delle pi recenti boniche rivolte allo sfruttamento capillare del suolo
agricolo, mantenendolo asciutto anche in quelle aree che morfologicamente
sarebbero interessate da paludi. Lodierna immagine del territorio il risulta-
to di una lunga e complessa evoluzione idrograca, stabilizzatasi in epoca
medievale e in seguito controllata e irrigidita dalluomo, limitando alluvioni e
rotte che in antico determinarono talvolta anche variazioni del corso.
Le indagini geomorfologiche e i riscontri offerti dalle foto aeree hanno permes-
so di ricostruire fasi salienti della storia del Po a partire dagli ultimi quattromi-
la anni, quando il grande ume dall area mantovana distribuiva la copiose
acque attraverso diramazioni, aprendo un apparato deltizio ben pi comples-
so di quello attuale, esteso da Chioggia no a Ravenna. Le sue periodiche
89
REM
Ricostruzione di una capanna dellet del bronzo nellantica Frattesina - Rovigo, Museo dei Grandi Fiumi (foto Alberto Bonatti)
90
PASSATO REMOTO
variazioni idrograche, con alterni
periodi di attivit e senescenza dei
rami uviali, unitamente alle vicen-
de dell Adige e del Tartaro, hanno
concorso a modicare la sionomia
dei paesaggi, cancellando o copren-
do, con episodi di alluvionamento,
precedenti tracce lasciate da eventi
naturali e dall opera dell uomo. Per
questi motivi, in Polesine si dispone,
al momento, di testimonianze a par-
tire dall et del Bronzo; altre pi
antiche risultano difcilmente identi-
cabili, in quanto conservate in livelli
stratigraci profondi, non intaccati
da interventi agricoli e da sterri.
Nellesaminare le fasi dell et del
Bronzo, il territorio di Castelnovo
Bariano a conservare il primo villag-
gio accertato in area polesana. Si
tratta dell insediamento palattico-
lo di Canr, databile all antica et
del Bronzo (circa tra 1940 e 1850
a.C.). Gli scavi hanno portato alla
luce l impianto di centinaia di pali
a sostegno di piattaforme lignee su
cui poggiavano le capanne. L area,
sotto l aspetto paleoambientale, si
inquadra tra diramazioni scomparse
del Tartaro e dell Adige, che deli-
neavano la propaggine meridionale
delle Valli Grandi Veronesi, dove
al tempo si impost tutta una serie
di abitati collocati prevalentemente
lungo umi e aree palustri. A questo
ambito appartengono anche gli al-
tri siti archeologici delle localit di
Marola (Bronzo medio-recente) e di
Canova (Bronzo recente).
L et del Bronzo media e recente
negli ultimi anni aforata anche
pi ad oriente, come documentano il
sito di Precona presso Castelgugliel-
mo, per il quale si dispone solo di
materiale raccolto in supercie, ed
in particolare quelli indagati nelle
localit di Zanforlina di Pontecchio e
Larda di Gavello. Sono localit que-
ste ultime due che attestano le pi an-
tiche e orientali presenze insediative
nora indagate nella bassa pianura
veneto-emiliana che si inquadrano
nel pieno contesto paleoambientale
delle diramazioni deltizie padane.
Per Zanforlina, pur nei limiti delle
indagini condotte nel 2002, risulta
certa l importanza della scoperta
che porta ad inquadrare il sito alle
prime fasi del Bronzo medio, in un
arco di tempo compreso tra XVII e
XVI sec. a.C. Particolarmente signi-
cativa risulta essere anche l area
indagata nel territorio di Gavello tra
le localit Colombina e Larda, dove
gi le raccolte di supercie mostra-
vano aforamenti sparsi di testimo-
nianze legate all et del Bronzo
Veduta aerea di unarea insediativa di Frattesina (foto Raffaele Peretto)
BANCADRIA
Un portale ambientale
per il territorio del Delta del Po:
una nuova politica del credito
S
piegare con po-
che parole le ra-
gioni del nostro
impegno come banca
delle comunit di que-
sto fragile territorio,
unico e non riproduci-
bile qual il territorio
del Delta del Po, non
facile; per certi aspetti,
potrebbe essere anche
rischioso. Ma la voglia,
il desiderio di rende-
re partecipi di cosa
attiene alle scelte di
Bancadria-Credito Co-
operativo del Delta ed
alle azioni che ne con-
seguono tale da ac-
cettare senza esitazioni
linvito dellEditore.
Eviter volutamente
di trattare del ruolo e
dellimportanza che
le banche di Credito
Cooperativo hanno
assunto nel tempo e,
ugualmente, non andr
a recuperare elementi
nella storia ultra cente-
naria delle due banche
che, con la loro fusione
avvenuta a dicembre
2008, hanno dato origi-
ne a Bancadria. Nellan-
no 2006, in occasione
dei festeggiamenti per
il 110 anniversario
della fondazione della
allora BCC Santa Ma-
ria Assunta, ci siamo
chiesti, criticamente, se
fossero ancora valide le
ragioni ed i motivi che
hanno portato alla for-
mazione delle nostre
cooperative, se trova-
vano ancora credito
concetti quali mutuali-
t, sussidiariet, valore
della persona umana.
Ebbene, riscontrammo
allora, con piacere, che
i principi e le ragioni
che avevano ispirato
e motivato la nascita
di quelle che allora si
chiamavano Casse Ru-
rali, avevano mantenu-
to valenza ed attuali-
t. Non solo. Il mutato
contesto storico, eco-
nomico e sociale del
nostro territorio aveva
portato alla valorizza-
zione di ulteriori nuovi
valori dai quali, oggi,
non pi possibile pre-
scindere.
Bancadria si quindi
data una nuova mis-
sion ed ha introdotto
nei suoi processi ope-
rativi e di governo due
degli elementi pi si-
gnicativi che quali-
cano la responsabilit
sociale dimpresa: leti-
ca e lambiente e, nel
loro pieno rispetto, ha
sviluppato prodotti e
strumenti a supporto
delle piccole e medie
imprese, quelle che
normalmente si rivol-
gono alla nostra banca
e che costituiscono una
parte signicativa della
sua compagine sociale.
Ai valori delletica e
dellambiente abbiamo
aggiunto il criterio del
merito.
Bancadria ha comple-
tato nel 2009 un pro-
getto originale, del tut-
to innovativo e nel suo
genere unico: il por-
tale ambientale, un
contenitore di processi
e di prodotti nalizzato
a qualicare ed a pre-
miare gli investimenti
che potremmo denire
virtuosi. Questo pro-
getto ha comportato
la creazione dello stru-
mento nanziario de-
nominato Finetic.
Bancadria non intende
sostituirsi ai decisori
nelle scelte economi-
che, eppure propone
una nuova politica del
credito, non pi basata
solo sui numeri, bens
cercando di salvaguar-
dare i contenuti etici
ed ambientali di ogni
singolo investimento
e, quindi, attuando un
controllo sul feedback
da ognuno di essi de-
terminato.
Investire tanto impe-
gno e tante risorse in
tempi di crisi non fa-
cile, ma questo, pen-
siamo, quello che
deve fare chi crede nel
futuro. Qualcuno ebbe
a dire che il futuro non
dobbiamo interpretar-
lo, dobbiamo costruir-
celo.
Bancadria ha comincia-
to dallambiente, dal
territorio e dalla sua
difesa e valorizzazione.
Giovanni Vianello
Presidente Bancadria
C
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PASSATO REMOTO
Ricostruzione di unofcina per la lavorazione della pasta di vetro - Rovigo, Museo dei Grandi Fiumi (foto Alberto Bonatti)
93
REM
94
PASSATO REMOTO
recente (XIII sec.a.C.). Le indagini
stratigrache, avviate nel 1998, mo-
strano una distribuzione insediativa
piuttosto diffusa in relazione ad un
nucleo principale arginato.
Con l et del Bronzo nale (XII-IX
sec.a.C.) vengono generalmente
privilegiate le grandi arterie uvia-
li, in funzione di un nuovo assetto
sociale ed economico, interessato
anche agli scambi su lunga distan-
za. In questo ambito rilevanti sono
le testimonianze insediative scoperte
in Polesine, tra le quali emerge un
centro egemone, quello di Frattesi-
na. Lungo un attivo e marcato ramo
padano, oggi scomparso, noto come
Po di Adria, antichi villaggi sono sta-
ti accertati anche a Mariconda di
Melara, a Trecenta, a Gognano, a
Villamarzana, ad Arqu Polesine, a
Campestrin di Grignano, a Saline di
San Martino di Venezze.
Il notevole rilievo assunto dal com-
plesso di Frattesina, considerato
oggi uno dei maggiori crocevia
della protostoria europea, dovuto
alla quantit di signicative testimo-
nianze recuperate da ricognizioni di
supercie su buona parte dell esteso
villaggio, alle diverse e prolungate
campagne di scavo, agli studi e alla
divulgazione scientica di quanto
raccolto attraverso la rivista Padusa
del Centro Polesano di Studi Storici,
Archeologici ed Etnograci, a cui
va il merito della scoperta, avvenuta
nel 1967, e delle prime ricerche. Il
villaggio di Frattesina, presso Fratta
Polesine, era distribuito in prossi-
mit della sponda dellantico ramo
del Po, per una lunghezza di oltre
un chilometro entro una supercie di
circa venti ettari. La notevole esten-
sione dell abitato, la sua potenza
stratigraca, le sue due ricche necro-
poli a cremazione, scoperte a Fondo
Zanotto e Narde, oltre alle numerose
attivit artigianali e commerciali re-
gistrate, confermano un alta densit
di popolazione e un organizzazio-
ne sociale ed economica che richie-
deva mansioni distinte e ben denite.
Se a Frattesina la completa documen-
tazione di lavorazione del bronzo,
attestata da matrici, crogioli, lingotti,
trova riscontri in attivit di altri coevi
villaggi, singolari risultano le docu-
mentazioni relative alla produzione
di manufatti in avorio e in pasta vi-
trea (vetro opaco). La materia prima
per la fusione del metallo giungeva
dalle aree minerarie della Toscana,
mentre per disporre di avorio si do-
veva far ricorso a regioni ben pi
lontane, legate al territorio deltizio
padano da rotte mercantili. Le zanne
d elefante potevano giungere dall
Ricostruzione di un rito funerario - Rovigo, Museo dei Grandi Fiumi (foto Alberto Bonatti)
95
REM
Africa Settentrionale, ma forse anche dalla Siria. Dall
avorio segato e intagliato si ottenevano rafnati petti-
ni, pregiate impugnature di coltelli, pendagli. Un altro
aspetto rilevante dato dalla presenza di attive ofcine
che, al momento, attestano la prima industria del vetro
in Europa. Sono ben documentati crogioli, scarti di lavo-
razione, numerosissime perline, molte di rafnata tipolo-
gia, con variet di colori e qualit della pasta, presente
anche in abbondanza di pani informi.
Inoltre stata avanzata l ipotesi che nello stesso villag-
gio si intagliassero perle d ambra da resine fossili pro-
venienti dal Mar del Nord e dal Baltico in considerazio-
ne della presenza di una signicativa gamma tipologica
di perle, vaghi, pendagli. Se Frattesina non mostra, al
momento, la certezza di questa attivit, eccezionalmente
la lavorazione in loco dell ambra ci viene dall altro vi-
cino villaggio protostorico di Campestrin, presso Grigna-
no Polesine, scoperto qualche anno fa e interessato da
preliminari scavi archeologici negli anni 2008 e 2009.
La ricca documentazione raccolta e la specializzazione
della produzione confermano che buona parte dei ma-
teriali usciti dalle ofcine di Frattesina, fosse destinata
all esportazione nell ambito di una orente attivit com-
merciale lungo limportante arteria uviale che lambiva il
villaggio. L antico ramo del Po rappresentava, infatti, la
pi naturale e facile possibilit di collegamento sia con la
fascia costiera, per le rotte mercantili dell Adriatico, sia,
attraverso l Adige, lungo la nota via dell ambra, com-
provando trafci e relazioni con l area greca ed egea.
Gli scavi, condotti sia nell abitato che nelle necropoli,
hanno evidenziato due fasi insediative, intervallate da
fenomeni alluvionali alla ne del X sec. a.C. In questa
fase prende sviluppo il vicino abitato di Villamarzana,
quale potenziamento di una rinnovata gestione politica
territoriale.
Sconvolgimenti idrograci determinano in breve la scom-
parsa dei villaggi mediopolesani e l eredit di Frattesi-
na, qualche secolo dopo, sar fatta propria da Adria.
SCHEDA
Dove rivivere let del Bronzo in Polesine
Rovigo
Museo dei Grandi Fiumi - Sezione Et del Bronzo
Fratta Polesine
Museo Archeologico Nazionale di Frattesina
Castelnovo Bariano
loc. San Pietro Polesine
Museo Civico Archeologico - Sezione Canr
Melara
Sede municipale
Collezione archeologica di Mariconda
My Dream
viaggi
P.zza Garibaldi, 9 - ADRIA (RO)
Tel. 0426.901883
Fax 0426.902505
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organizzazione viaggi
individuali e di gruppo
organizzazione viaggi
distruzione
biglietteria aerea e navale
biglietteria voli
di linea e low cost
lista nozze
convenzione c.n.a.
(dipendenti e associati)
crociere
last minute
96
PASSATO REMOTO
Nuova direttrice del Museo Archeologico nazionale di Adria
Monica Scarpari
Un patrimonio straordinario
Non molto tempo che lei
ha assunto la direzione di
questo museo; come ha
trovato la situazione, quali
linee intende perseguire,
quali, se il caso, accan-
tonare. E riguardo a nuovi
progetti?
Ho avuto la fortuna di pren-
dere il posto della dottores-
sa Bonomi, poco dopo che
in questo museo erano stati
eseguiti interventi di am-
pliamento e riallestimento,
lavori che sono stati quasi
completati; restano alcune
cose da portare a termine:
lapparato didascalico illu-
strativo, lallestimento della
zona dingresso e dacco-
glienza e lapparato mul-
timediale. Siamo quindi
pronti ad iniziare attivit
di valorizzazione del mu-
seo, soprattutto in virt di
un allestimento particola-
re che lo renda un museo
allavanguardia.
Le lacune che ci sono (e
che forse continueranno
ad esserci) sono lacune in
parte dovute alla rigidit
dellAmministrazione da
cui dipendiamo; siamo
cio un ente glio dellor-
ganismo della Soprinten-
denza dei Beni Archeologi-
ci del Veneto che ha sede a
Padova ed ha competenza
regionale e che , a sua
volta, un organismo peri-
ferico del Ministero; cos il
Museo non ha una sua au-
tonomia nanziaria, cosa
che per lo sviluppo di certe
iniziative limitante.
Che genere di rapporti
intende coltivare e/o in-
staurare con le istituzioni
territoriali: la Provincia, il
Comune, le Scuole, il Par-
co, ecc. ?
Desidero instaurare e colti-
vare tutti i rapporti possibi-
li. Nel senso che i rapporti
di collaborazione tra que-
ste istituzioni dovrebbero
intessersi come una rete a
maglie tte.
Per mia fortuna, sono ar-
rivata in una dimensione
in cui la Provincia ha gi
una sua struttura portante
signicativa, che il Si-
stema Museale Provinciale
Polesine; il museo di Adria
inserito in questa realt.
Sottolineo che la provincia
di Rovigo si dimostrata
precoce e allavanguardia
nel Veneto nell impostare
la struttura di un sistema
museale, una struttura che
agisce con grande con-
cretezza ed improntata
ad un collegamento tra le
varie realt e attivit dei
musei territoriali.
Sono in buoni rapporti con
il Comune e, per quan-
to riguarda le Scuole, ho
cercato un legame con
gli insegnanti attraverso i
dirigenti scolastici, al ne
di incrementare e creare
nuovi progetti con i diver-
si istituti, anche a seconda
delle speciche esigenze.
Sto coltivando contatti
anche con lEnte Parco,
contatti che secondo me
potrebbero essere imple-
Tutte le realt possono convivere se si intesse nel territorio
una rete in cui le attivit museali sono concordi
intervista a Giovanna Gambacurta
97
REM
mentati, in quanto una
realt archeologica non
mai disgiunta dalla realt
dello sviluppo geomorfolo-
gico di un ambiente, sono
entit cos collegate per
cui il legame doveroso,
oltre che utile.
Ho un legame molto pro-
cuo con lAzienda sanita-
ria, cosa che forse risulta
inusuale, ma comunque
un legame territoriale.
Come museo, abbiamo
proposto il supporto sia
tecnico-scientico che lof-
ferta di materiali, attraver-
so il personale di unasso-
ciazione che si occupa di
didattica archeologica che
svolger attivit didattica
per la pediatria. Ci stiamo
anche accordando per-
ch lAzienda ospedaliera
scelga la sala del museo
come sala preferenziale
per i loro convegni, dato
che possiamo offrire un
accogliente spazio utile in
un contesto culturalmente
prestigioso.
Rimanendo nellambito dei
rapporti esterni, sono pre-
viste collaborazioni con
altri musei e collegamenti
con collezioni di privati?
E riguardo alla possibile
esposizione di reperti ar-
cheologici in luoghi esterni
al museo cosa ne pensa?
Il tipo di rapporto con gli
altri musei rientra un po
nella nostra partecipazio-
ne al Sistema Museale
Provinciale. Nella rete che
stiamo istituendo questo
quello che si cerca di
fare: capire quali sono i
rapporti (anche di caratte-
re gerarchico) tra i musei
archeologici di tutto il Po-
lesine. Questo museo do-
vrebbe diventare una gui-
da per gli altri musei, deve
cio dettare le linee guida
per le attivit di valorizza-
zione, oltre a garantire la
tutela e la conservazione
dei materiali. Tutte le realt
possono convivere se si in-
tesse nel territorio una rete
in cui le attivit museali
sono concordi; ma in que-
sta rete il capolinea devo-
no restare i musei naziona-
li, quello di Adria insieme
a quello di Fratta Polesine;
questi infatti sono i musei
specicamente preposti a
fornire gli indirizzi della
valorizzazione e della cor-
retta gestione scientica.
Per quanto concerne il rap-
porto con i privati, questa
per me una nota un po
dolente, dato che esiste
una mia personale difcol-
t, dovuta al poco tempo
che (per motivi dufcio) io
passo in questa sede; an-
che se sono gi stata con-
tattata da persone interes-
sate al deposito di mate-
riale presso questo museo,
sono costretta, per motivi
di tempo, a dare priorit a
cose che corrono un mag-
gior rischio di dispersione
o distruzione.
Riguardo alla possibilit
di collocare allesterno di
questa struttura alcuni re-
perti archeologici, idea
che in s assai positi-
va, questa va sostanziata
scienticamente e concre-
tamente. Bisogna vedere
come e cosa, capire quali
sono i sistemi di sicurez-
za, le garanzie di conser-
vazione; tutte operazioni
che si possono mettere in
atto, ma non sono affatto
di facile realizzazione e
soprattutto non sono a co-
sto zero. Inoltre, fattore da
non sottovalutare, hanno
anche bisogno sistematica-
mente di spese di manteni-
mento nel tempo.
Cosa ne pensa della pro-
mozione di eventi nel giar-
dino del museo, come ad
esempio concerti, spetta-
coli, reading? Non le pare
un buon modo per avvi-
cinare la gente a questa
struttura?
Certo, e si potrebbe fare
anche di pi; del resto noi
abbiamo gi qualche ini-
ziativa in programma. Il
problema del giardino
un problema primario:
quello della sua manuten-
zione, che noi facciamo
costantemente, ma ad un
livello abbastanza mini-
male, in base alle nostre
disponibilit nanziarie.
Abbiamo avuto un taglio
di fondi assolutamente
spaventoso negli ultimi tre
anni, il Ministero ha ridotto
tutti i nanziamenti destina-
ti alla manutenzione delle
strutture, per cui abbiamo
dovuto limitare le spese,
cercando di istituire delle
priorit. Offrire il giardino
una di quelle iniziative
che ci trova favorevoli e
disponibili, ma dovrebbe
essere chi lo richiede a
renderci atti allaccoglien-
za dandoci una mano, ad
esempio per gli sfalci der-
ba e cose simili.
Per Adria la mostra dei
Balkani stata un even-
to. Crede sia ripetibile
Statuetta di bronzo
che rafgura
Eracle cacciatore
(ne VI-inizi V sec. a.C.)
98
PASSATO REMOTO
unesperienza di questo
tipo o pensa che sia stata
una specie di colpo di for-
tuna, un occasione buo-
na al momento giusto,
dato che cera una sala
libera appena rinnovata?
Liniziativa di Balkani
stata un colpo di fortuna,
ma non si deve focalizzare
tutto su iniziative dello stes-
so genere. Io credo che se
non c un sostegno, un
tessuto di microiniziative
frequenti che formino il
supporto del rapporto tra il
museo e il territorio in cui
si vive (oltre che il tessuto
del rapporto tra il museo e
i visitatori che vengono da
fuori), la grande iniziativa
che nasce come un fungo
nel deserto sboccia e pro-
spera ma, quando nisce,
lascia il vuoto.
La mostra Balkani ha
coinciso con quel grande
lavoro che stata la ristrut-
turazione e lallestimento
del museo: si trattato di
una iniziativa nata in quel-
la prospettiva. Ora nito
lallestimento del museo, e
non ci sono pi stati eventi
a quel livello. Prima di far-
la arrivare, uniniziativa
del genere, bisogna crea-
re il tessuto, i presupposti,
costruirle un contesto.
E stato dimostrato da in-
dagini sullandamento dei
ussi museali che la grande
iniziativa che porta grandi
ussi spesso seguita da
un picco negativo. Bisogna
mettere in atto una serie di
piccole iniziative che co-
stituiscano il terreno, atte
a far capire che la gran-
de iniziativa un evento
importante, ma che non
lessenziale. La grande ini-
ziativa ha senso, perci, se
si inserisce in un contesto e
fa parte di un progetto cul-
turale chiaro.
Secondo lei, come pro-
muovere e far conoscere
il nostro territorio e il patri-
monio che contiene, dato
che un buon patrimonio,
creando consapevolezza
nella gente che lo vive e
curiosit nel visitatore?
La correggo: questo non
un buon patrimonio, un
patrimonio straordinario,
uno dei pi importanti pa-
trimoni italiani.
Lobiettivo di una corretta
conoscenza e valorizza-
zione di un patrimonio si
raggiunge solo con un la-
voro che si pone su piani
e livelli diversi; bisogna
agire con le scuole, cio
cominciare ad educare i
bambini, i ragazzi, per
continuare poi con il pub-
blico adulto, portandolo
al museo; inoltre bisogna
fare informazione fuori dal
museo. Insomma, bisogna
muoversi in tante direzioni
e soprattutto staccarsi da
unidea, ultimamente sot-
tesa a tante realt, che
quella di unazione con ri-
caduta immediata. In ambi-
to culturale gli esiti migliori
e pi radicati si ottengono
a lunga scadenza.
Come si pu interessare il
visitatore alla nostra citt,
detentrice di tale tesoro
storico, escludendo, o non
considerando la sola visita
al museo?
E una domanda alla qua-
le si pu rispondere in tan-
ti modi. Vuole sapere cosa
farei io? La prima cosa che
mi viene in mente che
porterei il visitatore in una
bella giornata di sole a
sedere sullargine del Ca-
nalbianco e poi proverei
a raccontargli la storia del
Po e dei suoi spostamenti
nel tempo, del fatto che
attraverso Adria passava
un ramo del Po, di questo
grande ume che nellan-
tichit rappresentava un
punto di incontro e di ap-
prodo. Proverei a fargli
immaginare un panorama
in cui non esisteva il delta
e a ricostruire un ambiente
che poi quello dei poemi
omerici. Si potrebbe pro-
vare a trasmettere lemo-
zione dei navigatori anti-
chi, che arrivavano dalla
Grecia, attraversando un
mare tempestoso e povero
di punti di approdo nella
parte meridionale, no a
questa grande insenatura,
ricca di lagune e acque
tranquille, dove trovavano
possibilit di fermarsi e ri-
salire lungo la corrente dei
umi per esercitare i loro
commerci.
Io ero venuta ad Adria
solo qualche volta di pas-
saggio, ma ora che ho co-
minciato a girare per que-
sti luoghi noto che forse chi
ha sempre vissuto qui sot-
tovaluta limpatto visivo e
soprattutto emotivo di que-
sto ambiente; quindi, per
me, il modo per spiegare
la forza archeologica di
questo luogo sta nellam-
biente stesso: portare una
persona dove non ci sono
tante case, dove si comin-
cia a vedere che cosa po-
teva signicare il ume,
cercando di ricostruire uno
scenario.
Se ci pensa, furono la con-
formazione del territorio, il
tipo di collegamenti a cui
poteva prestarsi, le sue ri-
sorse, tutto questo port la
gente a scegliere queste
terre per un centro abitato
che andasse verso il mare,
che formasse un collega-
mento dinamico con tutto
quello che cera di prezio-
so e sconosciuto, oltre quel
mare; per il convergere
di queste esigenze e di
queste idee che ora Adria
detiene un patrimonio ar-
cheologico di tale valore.
Vaso congurato a forma di colomba in vetro blu
(I sec. d.C.) (Foto C. Mella).
99
REM
libreria
cartoleria
editore
www.apogeoeditore.it
In corso di pubblicazione:
"Gli Annali Guarnieri"
Introduzione, trascrizione
e note di Giuseppe Pastega
(Le Radici, n.12)
Daniela Zampirollo
"Ti tengo d'occhio.
Io e il signor Parkinson
quattro anni dopo"
(I libri di Daniela)
Aldo Rondina
"La Croce Verde di Adria 1911-2011:
un secolo di fraternit laica"
(Le Radici, n.13)
Luca Grandi e Anna Gobbi
"Il Delta davvero.
Itinerari del gusto nel Delta del Po Veneto"
(Le guide)
Nicola Berti
"Per conoscere Marino Marin,
poeta di Adria e della terra polesana"
(Le Radici, n.14)
100
SAPORI E SAPERI
conte Antonio Don dalle Rose nelle
sue tenute polesane di S. Martino
di Venezze, bagnate dallAdige,
ebbe la brillante idea di iniziare
la coltivazione a pieno campo
della patata americana. Un modo
per affrontare le difcolt della
globalizzazione di quei tempi.
In pochi anni, afnata la tecnica
produttiva, il dolce frutto dimostr
tutte le sue peculiarit. Liniziativa
ebbe successo, tanto che in breve
la coltura dilag per il Medio
Polesine e per le terre a cavallo
Paolo Rigoni
Valliera
la patria delle patate americane
A
nche il detto
p o p o l a r e
prende atto
della bont delle
patate di Valliera,
specializzatasi nel
tempo in colture orticole
che prosperavano in
modo invidiabile sui
fazzoletti sabbiosi
complementari alle valli
endolagunari.
1
A dire il vero, le patate
avevano faticato a farsi
accettare sulla tavola.
Basti pensare che alla
ne dellOttocento
erano considerate, ma
si trattava delle comuni,
un alimento cos vile da
essere ritenuto adatto
solo agli animali,
accettato di malavoglia
persino da chi
chiedeva lelemosina.
Comunque, la patata si
afferm come cibo di sussistenza e
succedaneo della rapa, coltivata sui
paleo-alvei e nelle aree pi elevate,
perci di pi consolidata emersione.
Per venire alla specie dolce, la
notissima patata americana, la sua
importanza per la dieta quotidiana
fu intuita proprio in Polesine: Nel
1880, quando cominciavano ad
appalesarsi i primi sintomi della
crisi di mercato dei cereali, crisi
particolarmente sentita nelle zone
a vocazione cerealicola come le
nostre, un illuminato imprenditore, il
del Fiume a cominciare
da Anguillara Veneta e
paesi rivieraschi.
2

Diritti di primogenitura
a parte, il favore
incontrato fu tale
che, nel 1882, la sua
coltivazione era gi
diffusa ampiamente
nei distretti di Adria ed
Ariano, tale da indurne
il commercio, cos
come riferisce Giacomo
Bisinotto, estensore
della relazione per
lInchiesta Agraria:
Le principali piante
tuberose che si coltivano
sono: la patata dolce
detta Americana
(convolvolus batata),
e il pomo di terra
comune a tinta gialla
e a tinta violacea.
Della prima, della
patata dolce, se ne fa
abbastanza estesa coltura, ed alcuni
vi dedicano sino ad un ettaro e
pi, e ci specialmente nei terreni
della prima zona.
3
Il contadino
amatissimo di tal frutto, e lo mangia
allesso senza alcun condimento. Se
ne fa un bel consumo locale, ed una
quantit, non per rilevante, viene
esportata. Da un ettaro si possono
ritrar mediamente quintali 50 ed il
prezzo di vendita oscilla dalle lire 8
alle 16 per quintale.
4
Ottimo sostitutivo del pane, la patata
americana stata per molti anni
pranzo e cena, merenda e colazione
per i bambini che andavano a scuola:
Per colpa della patata che mi
portavo nella saca, confessa Ginetto
Ferro, rimasi ignorante! Agli esami
la maestra mi interrog sul libro di
lettura. Apri la tal pagina e leggi, mi
disse. Ma la pagina non cera: Mi
manca la pagina, signora maestra!
E cos nii bocciato. La patata che
mia mamma mi aveva preparato
era nita in mezzo al sillabario ed
io fui costretto a strappare le pagine
per potermela mangiare. Che
dovevo fare? Buttarla via? E cos
per colpa della patata americana
rimasi viln inculto. Gli fa eco
lormai novantenne Amerigo Bellini:
Un giorno arriv verso le tre del
pomeriggio il padrone in timonla
ed io stavo gustandomi una patata
calda che la mamma aveva arrostito
sul focolare, ne avevamo tante
che tenevamo in camera sotto il letto
o a cavallo della pertica, al sicuro.
Il padrone si imbestial. Voleva
licenziare mio pap che era bovaio
in corte perch stavo mangiando
fuori orario Ma la patata era mia,
non era mica la sua!
Si mangiava, quindi, lessa o arrostita;
integrava la farina di frumento nella
panicazione; si faceva fritta come
le attuali patatine. E ancora: non si
mai del tutto smesso di impiegarla,
proprio per essere dolce, nella
confezione degli gnocchi detti
mneghi, conditi con burro,
zucchero e cannella, consumati
nelle feste dautunno; si continua
a preparare una pinza, pinza di
patate americane, che nel corso del
tempo andata a colmare il vuoto
lasciato dai migliacci, diventando
un dolce autonomo. Assai meno noti
sono i adoni.
5

Racconta una anziana reggicitrice,
la rasdra Luisa Rossi: I adoni si
mangiavano la vigilia di Natale o
lultimo giorno di Carnevale. Semplici
da fare! Sono tortelli con il ripieno di
patate americane, mostarda, pane
grattugiato, latte, uvetta, una ala
di rhum, una bustina di lievito ed un
po di or di farina. Poi magari ci si
mette del miele Una volta che ho
lavorato limpasto, faccio la sfoglia
e avvolgo il ripieno conferendo al
adone la forma rettangolare o
triangolare. Poi li friggo.
Quando cade il tempo, ne faccio
sempre in abbondanza perch
ho tanti nipoti di bocca buona. A
casa mia li abbiamo sempre fatti e
chiamati sempre adoni.
Semplici ed elementari nella fattura,
ma di un sapore elegante e gentile,
assicurano coloro che li hanno gustati,
i adoni rivelano una storia lunga e
tortuosa di adattamento allambiente
che conferisce loro il crisma della
tipicit perch, per dirla con Piero
Camporesi, possono essere
tipici soltanto piatti poveri,
connaturati ed incarnati
nellambiente, perci
combinati e combinabili
in mille modi, e
consumati in precise
scadenze calendariali.
Come i adoni, appunto.
E vero che appartengono
alla storia europea perch li troviamo
un po ovunque, come torta, come
tortelli ripieni di formaggio fresco, di
pasta di mandorle, e di sapa e di
tutto ci che il territorio poteva offrire.
Sono presenti altres nella cucina
rinascimentale, col nome dotto di
ritortelli o ritortoli, notevolmente
diversi dai nostri. Cristoforo
Messisbugo, cuoco cinquecentesco
alla corte estense nel suo Libro
novo, li presenta in quattro modi:
adoncelli de morolla, adoncelli
daltra sorte, atoni grandi duova
e formaggio, adoni grandi di
frumento, farro, o riso.
6
E dove sta la tipicit polesana,
allora? La singolarit dei adoni
costituita dal nome, documento
evidente di unorigine lontana e
popolare, e dalla presenza della
patata americana, non documentata
altrove. Poi come di solito avviene,
quando subentrano nuove forme
del gusto, gli arcaici adoni si
sono sedimentati nella
cucina povera, di
resistenza, nendo
per preservarsi
soltanto nella memoria
orale. E l sono rimasti
pronti a riapparire
nelle date fondanti
dellanno.
101
REM
1 - Nei dintorni di Adria non ca-
suale la presenza di una localit
denominata Orticelli, proprio per
la presenza degli orti che, nella
disposizione urbanistica della cit-
t medievale, si trovavano nelle
immediate adiacenze del centro
abitato, funzionali alle Piazze del-
le Erbe.
2 - Corrispondenza di Orazio
Cappellari, Rovigo, 2007
3 - I terreni erano censiti secondo
tre categorie, in relazione alla
produttivit del suolo. La prima
zona assommava a 29.880
ettari, costituita dalle parti alte e
medie dei due distretti, formata
dai comuni di Corbola, Adria,
Bottrighe, Fasana, Pettorazza,
Papozze, Loreo, e piccola parte
dei comuni di Rosolina, Donada,
Contarina, e Taglio di Po, G.
Bisinotto, Monograa Agraria
dei Distretti di Adria ed Ariano
in Polesine, Estr. dagli Atti della
Giunta per lInchiesta Agraria,
Vol. V, fasc. II, Roma, Forzani e C.
Tipogra dl Senato, Roma, 1882,
p. 16.
4 - IVI, p. 28
5 - Il termine deriva dal tardo la-
tino ado, accusativo ado-
nem, favo di miele.
6 - Cfr. Christofaro di Messisbugo,
Libro novo nel qual sinsegna a far
dogni sorte di vivande secondo le
diversit de i tempi cos di carne
come di pesce, Forni, rist. anast,
delledizione di Venezia del
1557, Bologna, 1982, ff. 49-50.
102
Nel prossimo numero della nostra rivista
anticipazioni
Il 25 marzo 2010, a Ve-
nezia, si svolto il conve-
gno Infrastrutture cultura-
li, paesaggi e archeologie
del Polesine organizzato
dallUnit di Ricerca Ar-
chitettura e Archeologia
Industriale dellUniversit
IUAV di Venezia. Il conve-
gno ha presentato gli esiti
della ricerca Infrastrutture
culturali del Veneto. Per-
corsi di terra e dacqua
nei paesaggi dellarche-
ologia, nanziata dalla
Regione del Veneto con
fondi FSE e svolta presso
lIuav dal marzo 2009 al
marzo 2010 da Sandro
Grispan e Andrea Petrec-
ca (assegnisti), Francesca
Zannovello (tutor) in col-
laborazione con partner
esterni e sotto la respon-
sabilit scientica della
prof.ssa Margherita Va-
nore. Al convegno han-
no partecipato, con ap-
profondimenti tematici,
gli architetti Laura Mosca
di Adria e Leonardo Mur-
mora di Rovigo (compo-
nenti della stessa unit di
ricerca). La ricerca ha in-
dagato alcune potenzia-
lit di valorizzazione del
territorio veneto, mettendo
in evidenza come le in-
frastrutture possano dare
accesso e veicolare la co-
noscenza del patrimonio
culturale, se interpretate
quali parti di una struttura
che, componendo i pae-
saggi costruisce relazioni
tra i suoi luoghi pi signi-
cativi.
Itinerari sorretti da reti dei
percorsi antichi, intrecciati
a quelli esistenti e in pro-
getto, correlati alla neces-
sit di riqualicazione di
diverse archeologie, han-
no riportato lattenzione
sul Polesine, un territorio
innervato da vie naviga-
bili, che ne hanno forte-
mente connotato la co-
struzione cos come luso
industriale ed agricolo.
Qui le nuove infrastrutture
previste (Nogara Mare,
Valdastico Sud, Nuova
Romea), potrebbero inter-
cettare e riformulare il ruo-
lo di un ampio patrimonio
culturale per individuare
adeguate strategie na-
lizzate a dare identit e
qualit ai luoghi dellabi-
tare contemporaneo. Nel-
lo specico, tra le diverse
aree di approfondimento
rientra anche parte del
Comune di Adria e il trac-
ciato dismesso della linea
ferroviaria Adria-Ariano.
Questo territorio assume
infatti un ruolo strategico
nei nuovi scenari di trasfor-
mazione infrastrutturale,
sia rispetto ai programmi
riferiti ai corridoi di lungo
raggio Adige e Po, sia per
gli aspetti ambientali e cul-
turali correlati alle diverse
archeologie dei paesaggi
produttivi del Polesine.
Gli esiti della ricerca sono
in corso di pubblicazione,
e saranno oggetto di ap-
profondimento nel pros-
simo numero di questa
rivista.
I PAESAGGI E LE ARCHEOLOGIE DEL POLESINE
infrA
strutture
culturAli
Universit Iuav
di Venezia
UNIT DI RICERCA
ARCHITETTURA
E ARCHEOLOGIA
INDUSTRIALE
Paesaggi e archeologie
del Polesine
25 marzo 2010

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di Laura Mosca
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104
SAPORI E SAPERI
Ricetta eseguita dallo chef Maurizio Fantinato
presso la cucina didattica lacucina di gasparetto 1945 - Rovigo
Mneghi
di patate americane di Valliera
preparazione: 45 minuti
cottura: 5 minuti
difcolt: media
ingredienti per 6 persone:
600 g di patate americane
200 g di farina
100 g di zucchero
50 g di cannella
100 g di burro
100 g di grana padano
sale
Matteo Peretto
fotograe di
Ludovico Guglielmo
105
REM
Lessate le patate americane, passate-
le nello schiacciapatate e lasciatele
raffreddare per facilitare loperazio-
ne di amalgama.
Versatele in un recipiente e aggiun-
gete la farina, salate, mescolate con
energia e formate dei bastoncelli del
diametro di un dito che taglierete
alla lunghezza di 4-5 cm.
Portate a ebollizione lacqua salata
e immergete un po alla volta i mne-
ghi cos ottenuti.
Non appena salgono in supercie
toglieteli con una schiumarola.
Confezionate in un pentolino uno sci-
roppo con poche gocce dacqua e
zucchero mescolando vigorosamen-
te sulla amma.
Fatevi fondere il burro, aggiungete
la cannella e incorporate il tutto con
i mneghi.
Serviteli con una bella spolverata di
grana padano grattugiato, che gra-
zie al gusto leggermente piccante si
combina perfettamente con il dolce
dello zucchero e delle patate.
I mneghi possono tuttavia essere
conditi anche semplicemente con
burro e salvia.
Ricetta tratta dal libro:
CUCINA POLESANA
Ricette e racconti tra storia e memoria
a cura di:
MATTEO PERETTO e PAOLO RIGONI
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VENERDI 25 GIUGNO
SABATO 26 GIUGNO
DOMENICA 27 GIUGNO
LUNEDI 28 GIUGNO
MARTEDI 29 GIUGNO
MERCOLEDI 30 GIUGNO
OCEANDRIVE + MISTER NO
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DJ-SET(Ketty e Alteria)
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VIII^
109
TESI DI LAUREA
sivo in qualit di omnibus (aiuto
cameriere) presso lHotel Brunswik
di New York.
Nel settembre 1880 trova impie-
go presso un conoscente della si-
gnora Howard Crosby come con-
tabile, questultima sar colei che
lo introdurr nello studio profondo
della lingua inglese.
Il 6 dicembre 1880 assume la
direzione del primo giornale di
lingua italiana a New York Il pro-
gresso italo-americano; durante
questo periodo cerca di alleviare
le sofferenze di molti emigranti
italiani che arrivano in America
elargendo consigli, idee e denun-
ciando soprusi a danno dei propri
connazionali.
Nel luglio 1881, allettato da alte
promesse di guadagno, si fa in-
gaggiare come caposquadra e
parte per le montagne rocciose
del Colorado.
Dopo essersi reso conto di essere
Storia di un Polesano illustre
Nella sezione TESI DI LAUREA ospitiamo la sintesi di lavori di giovani studiosi
che si sono occupati di personaggi e di storie del nostro territorio.
Andrea Du
Adolfo Rossi
A
dolfo Rossi nacque a Lendi-
nara (Rovigo) il 30 settem-
bre 1857. Per la verit, nel
1857, Valdentro (la frazione nella
quale nacque), era di pertinenza
del comune di Fratta Polesine (RO)
e solo in seguito allunit dItalia,
la suddetta frazione fu annessa a
Lendinara. Il padre Giuseppe, di
estrazione piccolo-borghese, mor
mentre Rossi frequentava il liceo, e
questo corrispose alla sua interru-
zione degli studi e al suo impiego
presso il locale ufcio postale. Il
monotono trascorrere delle giorna-
te, associato alla sua indole irre-
quieta e curiosa, lo spinsero, il 4
agosto 1879, a tentare la fortuna
e a partire per il continente ame-
ricano (allinsaputa della madre).
Tocca il suolo americano il 28
agosto 1879, e per un periodo
costretto a vivere di espedienti.
Nel settembre 1879 inizia a lavo-
rare come rappresentante di vini,
poi come apprendista presso una
fabbrica di occhiali, per poi col-
laborare in una pensione per ita-
liani. Lavori umili, che solo la sua
determinazione gli permetteva di
effettuare.
Da gennaio a giugno1880 viene
assunto presso una pasticceria,
ma se ne va sbattendo la porta
dopo un rimprovero ritenuto ingiu-
sto.
Riesce quindi nel giugno 1880
a trovare impiego come gelatie-
re presso il Metropolitan Concert
Hall. Per passare il mese succes-
stato ingannato e che il posto di la-
voro sulle montagne rocciose non
esisteva, nellestate 1881 lavora
presso un ristorante di un piccolo
paese di montagna, in qualit di
tuttofare. Dopo questa esperienza
inizia per a collaborare per il
consolato italiano di Denver (Co-
lorado).
Riassunse la direzione del Pro-
gresso italo-americano alla ne
del 1881 tenendola no al 1884.
Nel 1884 decide di tornare in
Italia ed inizia a collaborare con
diversi giornali, pi precisamente
con Il Messaggero e La Tribu-
na di Roma. Dal 1888 al 1890
vive e lavora a Parigi come gior-
nalista corrispondente.
Nel 1889 compie una inchiesta
sulle condizioni sociali e sanitarie
sulla popolazione del Polesine.
Scrisse per conto della Sera di
Milano e dal 1894 divenne inviato
speciale del Corriere della Sera
nonch redattore-capo dello stes-
so giornale. Inviato di guerra nel
febbraio 1896 espulso dallEri-
trea dal governatore gen. Oreste
Barattieri, in quanto troppo critico
verso la direzione delle operazio-
ni militari nellarea.
Per le sue capacit giornalistiche
divenne vicedirettore dell Adria-
tico di Venezia, continuando la
sua collaborazione con il Mor-
ning Post di New York. Molti i
suoi articoli apparsi sul Secolo
XIX di Genova.
Memore della sua avventura di
110
emigrante, nel 1901 entra a far
parte del Commissariato dellEmi-
grazione, e nel gennaio allaprile
1902 compie, in parte in inco-
gnita, una missione in Brasile per
lo studio delle condizioni di vita
degli emigranti italiani in quel pa-
ese. Vista la situazione dei veneti
e degli italiani in Brasile (trattati
poco meglio delle bestie) i risul-
tati dei suoi rapporti saranno gli
ispiratori del Decreto 22 marzo
1902 (Decreto Prinetti) per bloc-
care lemigrazione degli italiani
verso le coste brasiliane.
Nel 1903 condusse uninchiesta
sulle condizioni degli immigrati
italiani nel Transwaal (Sud-Africa)
TESI DI LAUREA
111
REM
111
TESI DI LAUREA
seguita, lanno successivo, da una
missione per la conoscenza delle
condizioni degli emigranti italiani
a New York, San Francisco e in
vari stati americani.
Nel giugno1905 compie la me-
desima missione a Buenos Aires
poi a Rio de Janeiro e nello stesso
anno torna a New York per costitu-
ire il primo ufcio di collocamento
per gli italiani.
Per i suoi meriti e le sue competen-
ze maturate sul campo entr a far
parte dellapparato diplomatico.
Il Primo maggio 1906 inizia a
far funzionare lufcio di colloca-
mento al lavoro a New York e nel
1908 viene nominato console a
Denver. Ricoprir la stessa carica
a Montreal (Canada) e a Rosario
di Santa F (Argentina).
Nel 1914 divenne capo della
diplomazia italiana ad Asuncion
(Paraguay), e nel 1919 assume la
carica di Ministro Plenipotenziario
(ambasciatore) a Buenos Aires (Ar-
gentina). Se si osservano le attivit
di Rossi sembra quasi impossibile
che un uomo nel corso della sua
vita abbia fatto tutte queste attivi-
t. Stiamo parlando di un uomo
che partito dallufcio postale di
Lendinara trattava con re, principi,
ministri, editori, alti funzionari, ma
che continuava tranquillamente a
parlare e a discutere con operai,
contadini e braccianti. Un uomo
animato da una curiosit illimita-
ta, capace di entrare nei fronti di
guerra e di rischiare pi volte la
vita per tale motivo. Un uomo che
prese le difese di Meucci per di-
fenderlo dalla frode perpetrata da
Edison e Bell.
Ogni attimo della vita di Rossi
sembra essere scandito da una
irrequietezza interiore che non
lo vede mai sufcientemente ap-
pagato di quello che aveva fatto
o scritto no ad allora. Spesso i
suoi articoli, pur se gi pubblicati,
erano corretti o riformulati dal suo
stesso autore, come se ancora non
fossero pronti o completi.
Egli comunque, per la sua curio-
sit e la sua volont di conoscere
ed apprendere, paga sicuramente
un prezzo estremamente elevato:
la solitudine.
Rossi era fondamentalmente solo;
nei viaggi che compie non vi sono
tracce di amici, fratelli o compa-
gni davventura. Alcune foto lo ri-
traggono con la famiglia, ma mai
nessun riferimento ad una festa
di compleanno in famiglia, ad un
momento di serenit con la pro-
pria moglie o con i propri gli.
Muore a Buenos Aires il 28 luglio
1921.
112
REM
OPERE PUBBLICATE
Un Italiano in America
Milano, Treves 1892.
Da Napoli ad Amburgo
Roma, Stabilimento tipograco della
Tribuna 1893.
Nel paese dei dollari
Milano, Max Kantorowitcz 1893.
Nel regno di Tiburzi
Roma, Perino 1893.
Lagitazione in Sicilia
Milano, Max Kantorowicz 1894.
LEritrea com oggi
Roma, Voghera 1894.
Il garofano rosso
Milano, Aliprandi 1893.
Alla guerra greco-turca
Milano, Bemporad 1897.
Da Costantinopoli a Madrid:
Impressioni di un corrispondente
Milano, Aliprandi, 1898 (vi poi
una seconda edizione Catania, ed.
Giannotta 1899).
Unescursione nel Montenegro
Milano, Aliprandi, 1896.
Le nostre conquiste in Africa
Milano, Max Kantorowicz 1895.
Da Asuncion (Paraguay) a Buenos
Aires con un idrovolante italiano
Roma, Tipograa dellUnione,
1919.
Inglesi e boeri attraverso lAfrica
Australe e il Transwaal
Milano, Treves 1900.
Note e impressioni di un viaggio nel
distretto consolare di Rosario
Roma 1889.
OPERE INEDITE
Fra gli italo-argentini. Note di
viaggio nel distretto consolare di
Santa F
Opera del 1913.
In Eritrea durante la guerra
Raccolta di articoli giornalistici
(1894).
OPERE NON DISPONIBILI
XX Settembre
Milano, Treves.
I massacri degli Armeni
Milano, Carlo Aliprandi editore.
112
REM
Adolfo Rossi da giovane.
113
REM
Ufcio Cultura e Servizi Bibliotecari
Servizio Cultura - Provincia di Rovigo
Via Celio n. 10 - 45100 Rovigo
tel. 0425.386125
fax 0425.386380
SERVIZI OFFERTI
I Servizi comuni organizzati
dal Sistema Bibliotecario Provinciale sono:

PER GLI UTENTI
> Catalogo Collettivo on-line (OPAC)
> Cataloghi speciali e tematici
> Servizio di prestito interbibliotecario
> Servizio di prestito intersistema
> Attivit di animazione e promozione alla lettura
> Progetti culturali speciali
BIBLIOTECHE ADERENTI
Il Sistema Bibliotecario Provinciale attualmente costituito dalla cooperazione di 55 biblioteche: 42 biblio-
teche civiche (84% dei Comuni aderenti), 3 biblioteche per ragazzi, 6 biblioteche scolastiche, 4 di altri Enti
o Associazioni (tra le quali le biblioteche della Provincia di Rovigo, Ente Centro Sistema, e dell'Accademia
dei Concordi, partner tecnico-biblioteconomico nel progetto S.B.P.).

CIVICHE
Adria - Ariano Polesine - Arqu Polesine - Badia Polesine - Bagnolo di Po - Bergantino - Bosaro - Calto - Castelguglielmo
Castelmassa - Castelnovo Bariano - Ceneselli - Ceregnano - Corbola - Costa di Rovigo - Crespino - Ficarolo - Fiesso Umbertiano
Frassinelle Polesine - Fratta Polesine - Gavello - Giacciano con Baruchella - Guarda Veneta - Lendinara - Loreo - Lusia - Melara
Occhiobello - Pettorazza Grimani - Polesella - Pontecchio Polesine - Porto Tolle - Porto Viro - San Bellino - San Martino di Venezze
Salara - Stienta - Taglio di Po - Trecenta - Villadose - Villamarzana - Villanova Marchesana
BIBLIOTECHE SCOLASTICHE
Conservatorio di Musica Antonio Buzzolla - Adria | IPSSCT Marco Polo - Rovigo | ITC Edmondo De Amicis - Rovigo
Liceo Scientifco Eugenio Balzan - Badia Polesine | Liceo Scientifco Galileo Galilei - Adria | Liceo Scientifco Paleocapa - Rovigo
BIBLIOTECHE RAGAZZI
Accademia dei Concordi - Multispazio Ragazzi | Adria - Biblioteca dei Ragazzi | Porto Viro - La Bottega di Pinocchio

ALTRE BIBLIOTECHE
Accademia dei Concordi | Centro Francescano di Ascolto
Provincia di Rovigo | Seminario Vescovile S Pio X di Rovigo
IL SISTEMA BIBLIOTECARIO PROVINCIALE DI ROVIGO (SBP)
Nel 1997 la Provincia di Rovigo e lAccademia dei Concordi di Rovigo, in
considerazione del ruolo essenziale che le biblioteche hanno nello svilup-
po culturale e sociale di ciascuna comunit, hanno avviato il progetto di
costituzione del Sistema Bibliotecario Provinciale allo scopo di raforzare e
sviluppare le attivit delle biblioteche attraverso la cooperazione e
lorganizzazione comune di alcuni servizi.
Il Sistema Bibliotecario Provinciale la rete costituita dalle biblioteche
della provincia di Rovigo con lobiettivo di valorizzare le risorse biblioteco-
nomiche presenti sul territorio ed il potenziamento della qualit e quanti-
t dei servizi da ofrire ai cittadini utenti di biblioteca.
Gli enti aderiscono sottoscrivendo una convenzione con la Provincia di
Rovigo, nella quale sono stabiliti gli impegni a carico delle parti.
Il Sistema Bibliotecario Provinciale svolge la propria attivit sulla base di
programmi annuali di sviluppo, approvati dalla Regione Veneto.
Il progetto attualmente sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio
di Padova e Rovigo. Contributi allo sviluppo sono stati oferti, in fase
iniziale, anche dalla Fondazione Banca del Monte di Rovigo.
Provincia
di Rovigo Comunicazione istituzionale
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