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Il blues e la contaminazione tra linguaggio musicale “colto” e “popolare”

Di Mauro Francesco
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Facciamo un salto nel passato, 1800. La schiavitù permaneva in America e gli


afroamericani continuavano ad sottoposti a lavori forzati. Migliaia di persone raccolte nelle
piantagioni, costrette a picconare sul terreno dalla mattina alla sera, innalzavano la loro
voce al cielo, esternavano il loro dolore attraverso canti dal carattere affranto, le
worksongs (canti di lavoro). Gli schiavi usavano il battito delle pale come
accompagnamento e cantavano seguendo la struttura del call and response (chiamata e
risposta).
Con la fine della guerra civile nel 1865 viene abolita la schiavitù in America. Tuttavia gli
stati del Sud non erano per niente favorevoli all'integrazione degli afroamericani, tant'è che
svilupparono un sentimento razzista più radicale nei loro confronti. Nonostante non
fossero più costretti al lavoro forzato (fatta eccezione per i criminali), gli afroamericani
doverono convivere con leggi razziali e segregazioniste che li costringevano a una vita di
miseria. Tuttavia, ottenuta una relativa libertà, numerosi ex schiavi-musicisti poterono
suonare e cantare liberamente per le vie della città. Si sviluppa così la forma musicale
della negro ballad in cui il musicista cantava in solitudine, sfogava i suoi tormenti e le sue
sofferenze con un canto individuale, molte volte improvvisando le melodie. La negro
ballad riprende molti caratteri stilistici dalle work songs, in particolare l'accompagnamento
ostinato, che nella negro ballad era costituito da uno strumento a corda. E' proprio con la
negro ballad che nasce la figura del bluesman che suona e canta individualmente, e
successivamente il cantautore negli anni '50. Con i primi bluesman (W.C. Handy) la
musica afroamericana si diffuse rapidamente negli Stati Uniti del Sud, per poi diffondersi
anche nel Nord con la Grande Emigrazione nei primi anni del '900.
Prima ancora di essere un genere musicale, il blues è soprattutto uno stato d'animo, che
trova la sua via di espressione grazie all'esecuzione musicale. Il termine blues di fatto si
riferisce alla celebre frase “to have the blues evils” che metaforicamente significa provare
un senso di dolore e sofferenza. Nell'immaginario comune il colore blu viene associato al
freddo, al gelo, a una sensazione di malinconia e depressione. Anche nella storia dell'arte
molti artisti utilizzarono il colore blu per esprimere tristezza e sofferenza. E' il caso per
esempio di Pablo Picasso, fondatore del movimento cubista- Egli nel “periodo blu” realizzò
quadri caratterizzati esclusivamente dall'uso monocromatico del colore blu in tutte le sue
sfumature per esprimere una visione drammatica e dolente della vita quotidiana. Nel 1903
Picasso dipinge “Il vecchio chitarrista cieco”, un quadro che incarna perfettamente lo
spirito malinconico con cui i musicisti blues si esponevano al mondo. Un chitarrista
affranto immerso nel freddo blu della vita che si aggrappa alla sua chitarra marrone, unica
ancora di salvezza per lui.
Essendo nato negli Stati Uniti del sud (precisamente nella zona del Delta), il blues viene
considerato come un genere americano a tutti gli effetti. Tuttavia, trattandosi di musica
afroamericana, molti elementi della cultura africana contribuirono alla formazione del
genere. Abbiamo accennato in precedenza come gli schiavi d'America seguivano la
struttura call and response nelle worksongs. Nella musica etnica africana era solito
seguire questa struttura poiché fungeva da elemento unificante per gli individui, formava
una comunità, una famiglia. La struttura responsoriale è un elemento ripreso nel blues da
molti musicisti, soprattutto quando il musicista propone al pubblico un motivo melodico, e il
pubblico lo esegue in massa (ad esempio Minnie the Moocher di Cab Calloway). Un altro
elemento che il blues assimilò dalla cultura africana (più precisamente quella islamica) è
l'esecuzione dei melismi, ovvero un'ornamentazione melodica su un'unica sillaba
(elemento presente anche nella musica occidentale fin dai tempi del canto gregoriano).
Andando più nel dettaglio, quali sono le caratteristiche strutturali e musicali del blues?
I primi musicisti blues di rado ricevevano un'educazione formale o erano in grado di
leggere o scrivere, di conseguenza si affidavano per lo più all'improvvisazione. L'incontro
con la tradizione europea favorì la standardizzazione del genere blues nelle sue
caratteristiche formali e strutturali (es, accordi, scale, note).
La struttura classica del blues detto “arcaico” (nei primi anni della sua nascita) prevede
una serie di 12 battute suddivise in 3 frasi da 4 battute: prima frase di chiamata, seconda
frase di risposta e un'ultima frase di conclusione. Dal punto di vista accordale è previsto un
accordo di tonica sulle prime 4 battute (I grado), le successive 4 sono suddivise in 2
sull'accordo di sottodominante (IV grado) e due sull'accordo di tonica, e le ultime 4
prevedono un accordo di dominante (V grado) sulla prima battuta, un accordo di
sottodominante nella seconda battuta e un accordo di tonica nelle ultime 2 battute.
I - - -
I hate to see that evening sun go down
IV - I -
I hate to see that evening sun go down
V IV I -
’cause, my baby, he’s gone left this town

Come notiamo la struttura è relativamente semplice, si tratta di una forma basata su tre
accordi principali (I, IV, V). Non avendo molte competenze musicali, i primi musicisti
afroamericani si limitavano ad eseguire questi semplici tre accordi in un ritmo ostinato
(proprio come accadeva nelle worksongs con le pale da lavoro). Per quanto riguarda la
parte vocale, i musicisti blues adottarono diverse soluzioni innovative rispetto alla musica
lirica europea. La voce africana è per natura caratterizzata da un timbro particolare,
profondo, quasi selvaggio; ed è lo strumento espressivo più significativo per il bluesman,
poiché gli permette di esprimere un testo poetico attraverso l'intonazione musicale,
enfatizzando il suo significato profondo. A volte i musicisti eseguivano le blue notes (note
blu), ovvero note capaci di suscitare una sensazione di angoscia. Ragionando in termini
teorici le blue notes corrispondono al terzo e al settimo grado della scala minore melodica,
più il quarto grado alzato di un semitono. Dal punto di vista pratico queste note non hanno
una intonazione fissa, ma definiscono un'area d'altezza flessibile: nella scala di Do la terza
blue è una nota che oscilla fra il Mib e il Mi, il risultato è un suono ondeggiante simile a un
lamento. Quindi non possiamo parlare tanto di note scritte sul pentagramma e suonate,
quanto di suoni ideati e prodotti dal musicista per esprimere una condizione psicofisica,
Così le melodie, condite dalla sonorità suggestiva delle blue notes, si trasformano in veri e
propri lamenti musicali che suscitano un sentimento profondo di tristezza e malinconia
proprio del musicista blues.

Nonostante la schiavitù viene abolita nel 1865, gli afroamericani continuavano ad essere
considerati una razza inferiore, venivano privati di molti servizi e costretti a vivere in
condizioni precarie, specialmente negli stati del Sud degli Stati Uniti. Per questo motivo tra
il 1910 e il 1970 molti di loro emigrarono verso le città del Nord America (NewYork, Boston,
Chicago, …) nella speranza di trovare un lavoro e vivere una vita migliore. L'America di
inizio '900 era meta di tanti flussi migratori provenienti anche dall'Europa, specialmente
dall'Italia. La situazione in Italia tra la fine dell'800 e l'inizio del '900 era critica, con
l'avvento della modernizzazione molti contadini venivano declassati e costretti a emigrare
all'estero per cercare lavoro e mantenere le proprie famiglie. Il fenomeno migratorio degli
italiani in America è stato oggetto di riflessione per molti artisti e poeti, tra cui Giovanni
Pascoli. Nel poemetto Italy del 1904 Pascoli racconta una storia di migranti realmente
accaduts. Egli si allontana dalla poetica delle piccole cose di Myricae trattando un tema
legato alla realtà contemporanea, ossia quello dell'emigrazione italiana. Pascoli soffriva
sapendo che molti italiani erano costretti ad abbandonare il proprio “nido” per migrare
all'estero in cerca di lavoro. Milioni di Italiani umiliati e malvisti nelle nazioni estere poiché
considerati “stranieri” o “immigrati” o ancora “clandestini”.
La vita in America era dura per tutti i migranti, sia europei che afroamericani. Tuttavia
è nelle grandi città industriali come Chicago, New York o Boston che il blues ha avuto
modo di diffondersi e di evolversi grazie alle nuove tecnologie e ai nuovi strumenti elettrici.
E' in questo periodo (1940-50) che si affermarono musicisti destinati a diventare fra i più
celebri nella storia del blues, tra cui B.B King e T-Bone Walker.

Uno dei generi musicali che si sviluppò sulla scia del blues è stato il jazz. A New Orleans,
nei primi anni del '900, gli afroamericani insieme ai “creoli” (individui nati da genitori
europei) presero sempre più dimestichezza con gli strumenti musicali e svilupparono un
nuovo modo di suonare e fare musica. L'incontro della cultura africana con la musica
europea portò alla nascita del jazz. Ecco che i primi jazzisti (King Oliver, Louis Armstrong)
e le prime orchestre diffusero in America una nuova musica dal carattere frizzante,
ballabile e divertente in cui i musicisti esibivano le loro doti d'improvvisazione.
Blues e jazz sono due generi musicali che si svilupparono simultaneamente ed entrambi
appresero molte cose l'uno dall'altro: il jazz acquisì dal blues diverse sonorità e lo spirito
afroamericano, e viceversa il blues si servì del jazz per evolversi nella tecnica e nella sua
forma compositiva.
Con il jazz la struttura accordale del blues si evolve, alcuni accordi vengono sostituiti da
altri più suggestivi, la forma si fa più complessa e di conseguenza più interessante. Per
esempio il V grado e il IV grado delle prime due battute della terza frase vengono sostituiti
rispettivamente da un II grado (sottodominante secondaria) e un V. La successione II-V-I è
una delle più diffuse nella musica jazz, tant'è che molti musicisti, in particolare Charlie
Parker, elaborarono numerosi artifici armonici e melodici su tale cadenza. Il blues è oggi
conosciuto in tutto il mondo, ed è uno dei generi che più ha influenzato la musica
moderna. Abbiamo citato il jazz come genere particolarmente influenzato dalla musica
blues, ma tanti altri generi nacquero sulla scia del blues quali per esempio il country, il
pop,l'hip hop e il rock. La musica afroamericana ha influenzato molte forme di musica
popolare, ma non solo, anche molti compositori europei di musica “colta” si ispirarono ai
generi blues e jazz. Uno fra tanti è stato Igor Stravinskij, un compositore russo che
approcciò con grande curiosità la musica afroamericana.
Fin dai primi anni della sua carriera sviluppò un interesse verso tutti i generi musicali
incorporando nel suo linguaggio musicale culture e tradizioni tra loro lontane nel tempo e
nello spazio. Per esempio nell'opera Histoire du Soldat del 1918, Stravinskij compose una
vera e propria suite in cui ogni pezzo è caratterizzato da un genere musicale differente.
Egli sconfina in generi musicali ancora poco conosciuti in Europa a inizio '900, dal tango
argentino al ragtime americano. Quando si trasferì negli Stati Uniti nel 1939, Stravinskij
ebbe modo di approcciare direttamente con la musica afroamericana, specialmente con il
jazz. Egli rimase talmente affascinato dalla musica circostante che nel 1945 compose
l'Ebony concerto per clarinetto e jazzband, un concerto dove rielabora in chiave personale
il linguaggio particolare e complesso del jazz. Il suo approccio verso le culture
extraeuropee e la rielaborazione di queste fanno di Stravinskij un compositore
all'avanguardia, considerato da molti come un artista eclettico. Secondo Stravinskij non
esiste una gerarchia fra i generi, non esiste una musica più importante di altre. Egli crede i
che tutta l'arte del passato e del presente debba essere ripresa, smontata e rimontata a
modo proprio. Per questo motivo il Neoclassicismo di Stravinskij è enormemente diverso
dal neoclassicismo dei suoi contemporanei: costoro consideravano la musica del passato
come modello perfetto e insuperabile; per Stravinsky, invece, il passato è un modo per
rielaborare il presente attraverso la propria personalità e soggettività.
Ma ciò che contraddistingue la poetica musicale di Stravinskij è il suo modo di concepire il
“suono” e il “tempo” nella musica. Che cos'è la musica se non suoni regolati in uno spazio
e in un tempo? Il suono in sé è qualcosa già presente in natura, il vento, il fruscio delle
foglie, le onde del mare, sono tutti suoni che noi umani percepiamo come vibrazioni
naturali. Anche la musica è qualcosa di naturale, i suoni degli strumenti sono vibrazioni
naturali che l'uomo deve saper gestire nella loro purezza. Ecco che Stravinskij si distacca
radicalmente dalla tradizione wagneriana ove la musica è condita da riferimenti, esprime
dei sentimenti, traduce delle situazioni drammatiche (leitmotiv). “La musica è incapace di
esprimere nient'altro che se stessa” scrive nel suo saggio “Poetica della musica”
pubblicato nel 1940.
Un'altra questione da chiarire è il concetto di “tempo”. La musica di per sé è un divenire
nel tempo, una successione di suoni che seguono un metro e un ritmo. La differenza
sostanziale fra queste due entità è che il primo è un elemento puramente strutturale, e il
secondo è un elemento puramente formale: il metro determina la pulsazione di fondo, la
struttura metrica che ci consente di sapere in quante parti uguali è divisa la misura; il ritmo
ordina le note all'interno della misura e determina la struttura ritmica. Il metro fa scorrere la
musica a un tempo ontologico (la pulsazione di fondo oggettiva) mentre il ritmo e le
figurazioni ritmiche fanno si che la musica viaggi a un tempo diverso da quello ontologico,
un tempo psicologico. Quindi sostanzialmente esistono due tipi di musica: una legata al
tempo ontologico, che suscita nell'ascoltatore un sentimento di “calma dinamica”, e
un'altra che si pone in contrasto con il tempo ontologico, una musica che attraverso la
complessità ritmica traduce gli impulsi emotivi del compositore.
La musica appare così un'esperienza relativa nel tempo in cui i suoni viaggiano a velocità
diversa dal tempo oggettivo. Il compositore viaggia in un tempo ontologico e
contemporaneamente in un tempo relativo, la musica modifica lo spazio in cui si propaga
e il tempo in cui viaggia, così che lo spazio e il tempo vengono considerati come due entità
assolute. Lo stesso Einstein dice “non esiste un unico tempo assoluto, ogni singolo
individuo ha una propria personale misura del tempo, che dipende da dove si trova e da
come si sta muovendo.” Ecco perchè la musica di Stravinskij è caratterizzata da
complesse figurazioni ritmiche, egli tenta in qualche modo di aderire al tempo ontologico e
simultaneamente di dare l'impressione che il tempo si arresti e che la sua musica sia al di
fuori del tempo. Il blues e il jazz furono particolarmente apprezzati da Stravinskij proprio
per la sonorità unica e la complessità ritmica.
Oggi il blues è un genere diffuso in tutto il mondo, apprezzato da molti musicisti e, per la
semplicità strutturale e accordale, utilizzato molte volte come strumento didattico per
approcciare all'improvvisazione. Non bisogna mai dimenticare che il blues nasce come un
grido di dolore e di speranza degli afroamericani, e per questo motivo è una musica da
rispettare e meditare nel suo profondo significato.