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GIOVANNA MARINI

Imparare a sentire Tenco


Allascolto delle canzoni di Tenco sento come prima reazione una grande partecipazione verso quella che da ogni nota come ogni parola mi appare come unanima sofferente. Come seconda reazione una domanda: come riesce Tenco a darmi questo effetto? Per quanto riguarda i testi dei suoi brani la cosa spiegabile, le parole parlano. Quello che mi interessa particolarmente, invece, spiegarvi come accade questo dal punto di vista musicale, e tecnico-musicale, non solo dicendo: << un feeling>>, o <<sono vibrazioni>>, perch credo con questi termini di scavalcare un po troppo agilmente questioni di ordine tecnico che invece trovo istruttivo per tutti affrontare. Dunque, vediamole un po da vicino queste canzoni. Premetto che spesso al <<vedere da vicino>> un insieme di brani musicali segue una gran delusione: da vicino ci si accorge solo che i brani in questione sono tutti uguali e poggiano su trucchi timbrici e ritmici che si ripetono sfacciatamente, e uno si ritrova con in mano un pugno di mosche, o meglio, un pugno di temi in <<battere>> con svolazzi dissennati di chitarra elettrica in apparenza difficilissimi, in sostanza tutti su di un solo accordo. Il tutto senza nemmeno la giustificazione della radice etnica per cui si sopporta la ripetitivit, la monotonia, tutto in cambio del fatto che si tratta di un canto rituale connesso alla sua funzione, cosa quindi di per s pregevole. No, con i brani di Tenco non successo cos, li ho ascoltati con sempre crescente interesse. Un ascolto analitico diverso da quello con cui solitamente ci si accosta alla <<canzone>>. Ho notato che Tenco coltiva due vene musicali. Una di tipo italico-mediterraneo, la sua migliore, con melodie larghe a intervalli larghi. Come in Un giorno dopo laltro, Vedrai vedrai, Un giorno di questi ti sposer, Io vorrei essere l, Mi sono innamorato di te. Laltra vena musicale coltivata da Tenco di tipo un po pi americano, come in E se ci diranno che fa venire in mente i cori degli operai americani gi essi stessi imitazioni dello spiritual degli anni Trenta, che suonano pi o meno <<rispondiamo no su accordi<<tonica-dominante>> senza tanto andare per il sottile. Direi che, sia nelluna che nellaltra vena, Tenco emerge per aver preceduto di gran lunga tutti gli altri che di canzoni di questo genere ne hanno fatte molte e seguendo le indicazioni che gi in Tenco vediamo prematuramente raccolte. Per esempio una regola fondamentale della canzone fine anni Cinquanta-Sessanta era quella del ritornello orecchiabile. <<Che il pubblico esca dal locale fischiettando il ritornello!>> era ed ancora uno dei leit motiv dei produttori musicali. Tenco si sforzato in questo senso solo in pochi brani, tra cui Ciao amore, ciao e si sente chiaramente che lo ha fatto perch presentava quel brano a Sanremo e almeno una regola, tra le tante da lui assolutamente ignorate, ha cercato di seguirla. Ma in tutte le altre canzoni non c un ritornello orecchiabile, nemmeno il << no no no no>> di E se ci diranno riesce a essere orecchiabile perch su una sola nota e non avviene sotto quella nota alcun apprezzabile spunto melodico e armonico da far s che quella nota resti in mente. Io tutto ci lo trovo impertinente, indipendente e quindi apprezzabilissimo: vorrei tanto sapere quanto Tenco fosse cosciente del suo star fuori dalle regole anche quando si sforzava di starci dentro, e quanto ne fosse cosciente Ruggero Cini, il suo ottimo arrangiatore nellultimo periodo. In realt, forse coinvolto e plagiato da un uomo

decisamente dotato come Tenco, lo seguiva anche negli arrangiamenti in questo suo <<star fuori dalle regole>>, raggiungendo il curioso effetto, parallelo a quello della canzone composta da Tenco, di fargli degli arrangiamenti che per timbri, colori e suoni sarebbero assolutamente canonici (coretti leggeri, batteria a spazzole, accordi consonanti). Ma poi per qualche cosa di quasi inavvertibile l per l, ma per la sua persistenza progressivamente dominante, esce dagli schemi. Gli accordi, tanto per dirne una, non riescono mai a essere canonici fino in fondo. Vedrai vedrai, per esempio, pare una canzone davanguardia con quel pianoforte libero, accordi non legati in primo-quarto-quinto, ma con un giro armonico che non nemmeno un giro; e ancora di pi nella canzone Se sapessi come fai abbiamo questo strano giro armonico mai concluso, con una melodia che parte da un sol e sembra svilupparsi in sol minore, e invece un accompagnamento che in realt unaltra melodia che parte dal fa e se ne va assolutamente per i fatti suoi con una compiutezza melodica da melodia protagonista e non da accompagnamento. Tutto questo bello, apprezzabile, oggi, come credo lo fosse ieri. Ieri per non credo fosse molto vendibile, oggi si dovrebbe vendere come si vende ci che musicalmente articolato, abbastanza difficile, sofferto. Io credo che il Cini, che nei suoi arrangiamenti ha sempre dato prova di grande sensibilit e grande tecnica, non abbia potuto sottrarsi al fascino di queste melodie di Tenco cos diverse, e invece di addomesticarle, in sostanza ne abbia accentuato la diversit. La cosa divertente che forse anche lui desiderava in realt addolcirle, renderle pi commerciabili: questo emerge dalla scelta degli strumenti, che sono quelli pi dolci, pi usuali nelle canzoni di successo; abbiamo persino un canonicissimo alzare di tonalit, proprio nelle migliori regole della tradizione canzonettistica, e precisamente in Lontano lontano, ma la canzone rimane comunque strana, diversa, forse per le parole <<timidezza>> e <<prendevi un po in giro>> che non erano assolutamente nel gergo della canzone dellepoca, e tantomeno erano ritmabili nel ritmo del canto. Insomma in ogni brano c sempre qualcosa che va per storto (ai fini del conformismo musicale da vendita) e la melodia se ne parte con il suo arrangiamento in direzioni impreviste. Per questo il mio ascolto dei brani di Tenco stato sempre attento, non mi sono annoiata mai. Forse parte della responsabilit di questo <<andare in una direzione diversa>> della musica delle canzoni di Tenco, che poi per noi si traduce in una sensazione di <<non tutto tondo>>, quindi do sofferenza, di angosciato richiamo, sta nelle parole che Tenco usa. A parte la questione gergale che ho gi rilevato, cio non sono parole in uso a quellepoca nelle canzoni, che dovevano essere sempre composte da poche parole e semplici, a parte questo Tenco riesce sempre a usare parole troppo lunghe rispetto al verso musicale, oppure troppo corte, cos da piegare la melodia a ritmi inconsueti , ma ritmi sempre sillabici. Tenco non usa melismi: questo gli impedisce quindi di <<quadrare>> le sue melodie, che risultano ritmicamente elastiche, ondeggiando fra un verso corto e uno lungo, senza rima, senza accorgimenti di nessun tipo per essere simmetriche. Squadrato e asimmetrico, cos risulta Tenco, e questo mi sembra il suo aspetto pi interessante, perch ad ascoltare attentamente si sente che egli avrebbe avuto soluzioni di parole quadrate, prevedibili e simmetriche, ma le evita sempre con cura; quindi questo effetto assolutamente voluto, ed un effetto che d angoscia, quello stato danimo che giustamente Tenco, poeta degli anni in cui gli aspetti neri del boom economico incominciavano a essere evidenti (tanta emigrazione, troppa corruzione, il meridione gi

abbandonato nelle mani della mafia, gli incredibili tentativi di golpe), portava dentro di s e voleva a tutti i costi urlarci addosso. Tenco voleva urlarci addosso, s, ma dagli schermi televisivi, dalle sale dorate del Casin di Sanremo, dai dischi editi dalle grosse case discografiche; molte canzoni di Tenco avrebbero potuto immediatamente avere quella che poi si chiamata una <<distribuzione militante>>, ma Tenco non credeva in questo n conosceva questo mondo, che si organizzato quando lui morto, e si organizzato solo perch spinto dal proprio essere unito al mondo della canzone povera, proletaria, o canzone etnica, contadina, con radici profonde e nessuna necessit impellente di grande richiamo commerciale per esistere. Tenco voleva <<urlare addosso>> le sue canzoni diverse proprio a quel pubblico di borghesia conformista che con la sua inarrestabile crescita gli aveva procurato tanta rabbia, tante frustrazioni. Non so quanto fosse cosciente della diversit dei proprio modi musicali e quanto questi in realt non fossero altro che frutto di uninvenzione musicale pi avanzata rispetto ai canoni del momento. Certo che quando Tenco sceglie invece di parlare chiaro ed esprimere anche in parole esplicite la sua rabbia, come in Ognuno libero, la musica non lo sorregge come nelle altre canzoni, quelle in cui semplicemente se stesso, innamorato e deluso, come nella bellissima canzone Angela, musicalmente ben pi avanzata e <<diversa>>, per la scelta proprio degli intervalli musicali. In Ognuno libero Tenco parla chiaro. Si serve per, musicalmente, di un basso molto forte, una ritmica ripetitiva e banale, musica gi sentita, priva di ricerca, priva di originalit. Lo stesso accade nella canzone E se ci diranno, con un basso molto forte, un ritmo smaccato, una terza minore accentuata, in stile <<blues>>, ma senza alcuna altra particolarit del blues. Non c quellatmosfera rarefatta, lo swing, le <<blue note>> inevitabili perch proprio sentite, no, non c questa ispirazione, direi che invece musica voluta, sforzata. Come se Tenco ingenuamente cadesse nellerrore, abbastanza frequente del resto, per cui a testo esplicito, impegnato, deve corrispondere una musica lineare e poco elaborata, simboleggiante pi che esistente per se stessa. Ben altra cosa sono le canzoni damore di Tenco. Vediamo da vicino Uno di questi giorni ti sposer: in cui oltre alla musica sono da notare anche le espressioni di testo come <<darmi il tuo amore col contagocce>> assolutamente fuori del comune. Melodia in la minore, tempo quattro quarti, non ci sono alterazioni (diesis e bemolle): leffetto raggiunto di una melodia antica, su modo minore, un po <<gregoriana>> come si usa tagliar corto. Non direi che a quei tempi una melodia cos potesse piacere un granch, se pensiamo agli impianti fortemente tonali di un Cementano o di chiunque altro nel mondo della musica leggera. La melodia non ha alcun sostegno ritmico, in un periodo in cui ci si avvicinava ai tempi del ritmo a tutti i costi (basti pensare a Paul Anka o Little Tony, Cuore matto, ecc.).

Come vedete non mi sembra giusto indicare con battute la frase musicale di questo semplicissimo canto, semplice ma bello, funzionale. E veramente una frase a <<respiro>>, cio con cadenza oratoria e non censurale. Quanto di tutto ci voluto in Tenco? E il Cini?

Bravissimo a non <<quadrare>>, a non intervenire con pesante ritmica che senzaltro per avrebbe reso pi vendibile la canzone, anche se i suoni scelti sono tradizionali: organo, piano, ecc. Vediamo anche Se sapessi come fai con quella intelligente armonizzazione a cui accennavo pi sopra.

Accompagnamento in do maggiore, come si vede dalle prime quattro battute, canto in do settima minore, e a quel punto laccompagnamento in fa mentre il canto ci arriver ben due battute dopo. Lidea intelligente, musicale. E la trovata della canzone oltre le parole, la melodia portata per progressioni (si ripete lo stesso schema melodico pi in alto), laccompagnamento segue a distanza, sempre tanto da non risolvere la sfasatura nemmeno in finale. Questo andare girando per le tonalit con un accompagnamento in continuo inseguimento d angoscia. E efficace, ma certamente prematuro rispetto ai tempi. In Angela poi abbiamo un motivo semplice, un arrangiamento di buon gusto, unidea nei versi che fa pensare alla vena grottesco-aggressiva di Piero Ciampi, e qui sta lo <<star fuori>> di questa canzone che sembrerebbe invece tra le pi canoniche, da mercato, di Tenco. Lironia con cui Tenco canta questi versi evidente: laccompagnamento con violini e suoni dolcissimi va in contrasto con il testo che , s, damore, ma si esprime con immagini e stati danimo che il perbenismo corrente non avrebbe accettato: <<..mi piace vederti soffrire>> ecc. E anche la trovata del testo che fa s che lamata Angela pianti in asso il suo sadico amante che la canta con voce dolce, melodia dolce, violini dolcissimi, non di quelle che possono mandare in visibilio un pubblico abituato ad applaudire e a piangere testi come Non ho let. La melodia semplice ma non pacchiana, sofisticata: tonalit mi bemolle minore. Apre una elegante scala di violini. Tempo di valzer, ma non molto segnato; leggero, privo di ritmica. Il gioco cromatico della decima e undecima battuta tipico della <<scuola genovese>>; la voce, persino, usata a richiamo di quella di Gino Paoli; il leggero swing, diciamo allitaliana, <<rubato>> nel cantare tutto da <<chanson>> elegante: questa canzone fatta con molta perizia. Tenco non assolutamente quel naif, ingenuo e

volenteroso che alcuni ci hanno presentato, uno dei pochi che in Italia sanno fare canzoni, e questo, da unanalisi musicale, emerge.

La ballata della moda e le altre balla te uscite postume sono canzoni che risentono dellinfluenza di movimenti culturali come quello del Cantacronache di Torino, con testi satirici: <<scusate, mi viene da ridere comunque certo luomo si preoccupa molto>> (da Giornali femminili), testi anticonformisti cui corrisponde una vena musicale minore, come ho detto gi prima. Abbiamo un basso elettrico, una chitarra elettrica, dei coretti stile americano, il testo non in rima, la musica non articolata, il testo spesso pi cantato che suonato. Tenco previene di molto tempora canzone di satira sociale promossa a livello industriale e non da lite. In queste canzoni la sua vena musicale sostenuta da ritmi pi jazzistici, suoni di sax, ma non mi sembra la sua vena pi vera. Interessante comunque vedere in quante <<vene musicali>> diverse Tenco si espresso. Una canzone assolutamente normale Se stasera sono qui. Si richiama allo stile della canzone americana, con un intervallo tipico da Far West nella terza battuta, e un inizio dello stesso genere arpeggiando laccordo perfetto maggiore. In questo canto non c nulla del Tenco che conosciamo: amarezza, ironia, carica suggestiva, invenzione, originalit, eppure una canzone che si fa ascoltare per il garbo delle parole, per essere comunque costruita sempre meglio di quanto ci passava allora il mercato.

Prendiamo, tanto per capire cosa intendo con <<note poco usate>>, la canzone Senza parole, anche se non scritta da Tenco (la musica di Gianfranco Riverberi) ma da lui adottata. Anche questa canzone, come la precedente, tra le pi vicine ai modi correnti di canto commerciale, eppure guardiamo gli intervalli usati:

Salti di ottava, di sesta, di quinta, come se lautore andasse in giro per gli accordi a pescare la nota pi lontana dalla precedente per costruire una melodia. Ci non frequente, non immediatamente orecchiabile, e siamo su uno dei brani pi banali, reso tale da quellinsopportabile <<ti amo ti amo ti amo>> ironicamente ripetuto dal coretto su un giro di accordi (primo, quarto, quinto grado, il pi banale possibile). Vediamo ora Io s. E un momento di eleganza. La canzone tutta citazione: di musiche folkloristiche russe, con il refrain puramente strumentale in scala minore discendente, con aumento progressivo di strumenti fino allultimo ingresso delloboe e del piano; di musica americana, verso la fine delle strofe, con unaccentuazione di swing. Tonalit do minore, ritmo in due quarti: interessante notare come i ritmi di Tenco siano sempre pi un fatto interiore che di sottolineatura reale attraverso strumenti ritmici. Raramente abbiamo lintroduzione degli strumenti ritmici e non ho mai sentito un cantautore usare cos poco la batteria. Tenco oscilla, ruba; il tempo non mai quadrato, restando Tenco per fedelissimo a un suo ritmo interno, e quando laccompagnamento lo costringe alla quadratura ritmica riesce a star talmente fuori dai tempi forti, pur rimanendo nella quadratura generale della battuta, da sembrare un provetto jazzista. Si pensi per esempio come canta il famoso pezzo Mi sono innamorato di te, pezzo che trascrivo qui avanti perch a mio avvisto uno dei suoi pi belli. Ma, tornando a Io s, una delle poche canzoni di Tenco in metrica, non proprio in rima, ma con un andamento metrico regolare: verso corto <<io s>> seguito da uno di otto piedi, poi da uno di sette, poi di nuovo da uno di otto. Questo inizio breve dellinciso <<io s>> favorisce la scala discendente, poi una nuova ripresa dallalto al basso, seguita da una terza ripresa dallalto al basso con rialzata finale appunto per ricominciare, rialzata sospesa, ed l il fascino della canzone, sia nella musica che nel testo (<< ma ormai>>). Segue il refrain alla russa, terze minori, ritmo marcato.

La salita di tono a ogni strofa qui giustissima, legata allambiente musicale dellarrangiamento in chiave <<folklore slavo>>, non assolutamente un trucco per tenere desta lattenzione. Vediamo dunque Mi sono innamorato di te, un brano di Tenco che ha avuto giustamente grande successo.

In questo brano particolarmente riuscita la fusione fra musica e testo. Guardate come sta bene quel <<perch>>: come ogni nota corrisponda a una sillaba, senza forzature, il ritmo talmente oratorio, e non censurale (a battute), da sembrarmi una violenza trascriverlo con una ritmica ferrea: quando non si sente la divisione in battute, vuol dire che il musicista non sentiva quelle battute. Tenco infatti il cantante pi aritmicamente compiuto che io abbia mai incontrato, di sostegno ritmico (batteria, basso, ecc.) non ne usa quasi mai, appunto perch non potrebbe. Il fatto ritmico solamente interiore, profondamente legato alle sillabe. Tenco canta splendidamente le sue canzoni, non si riesce a cantarle meglio di lui, come invece accade per altri cantautori, e secondo me questo proprio per il fatto ritmico, in Tenco assolutamente particolare. Guardate le frasi <<non avevo niente da fare>>,<<volevo qualcosa da sognare>>, strettamente sillabiche nel canto, a ogni nota una sillaba, tanto che sull<<avevo>> Tenco fa una terzina, giustamente, perch a-ve-vo composta da tre sillabe. Lo stesso vale per il <<parlare damore>>, in nota finale: con un altro compositore sarebbe stato <<parlare damore>> perch la nota di chiusura devessere unica e sul tempo forte, ma Tenco no, va per i fatti suoi, segue le sillabe della parola, e diventa un <<parlare damo-re>>, con lultima sillaba allungata, tanto che la melodia deve proseguire per

sostenere quella ultima lunga nota, fuori tempo, e concludere in qualche modo, con il pianoforte solo, effetto necessario e perci in questo caso, bello. La linea melodica una semplice progressione, cio un disegno geometrico che vuole che una stessa frase sia ripetuta pi in alto o pi in basso quante volte si ritiene opportuno. Difficile infatti uscire dalla progressione, cio smettere il gioco simmetrico. Come interromperlo? E da come si interrompe il gioco della progressione che la progressione stessa acquista o perde fascino. Come se l cavata Tenco? Semplicissimo: non ne uscito affatto. Ha ripreso la progressione tale e quale per la seconda volta, e l ha risolta semplicemente con la <<chiusa>>: <<parlare damore>>, dominante tonica. Questo geniale, in quanto funzionale, e strettamente legato alla parola. Vedrai vedrai un altro esempio di bella melodia sillabica, nella quale compare il primo melisma di Tenco, e compare dopo un ascolto di molti brani. Il melisma poi brevissimo, solo sulla parola <<vedrai>> ripetuta alla quarta volta: melisma quindi funzionale, di insistenza. E sempre la questione ritmica ad affascinarmi, anche in questo brano. Il tempo un continuo alternarsi di duine e terzine, non si sa mai insomma se da considerarsi in suddivisione ternaria (sei ottavi, nove ottavi, ecc.) o binaria (due quarti, quattro quarti, ecc.), e questo perch il legame con le sillabe tale che quando la parola di tre sillabe, o sei, abbiamo senzaltro la suddivisione ternaria; viceversa quando di due sillabe, o quattro ecc.; quella binaria. Ci permette a Tenco dei bellissimi giochi ritmici, e cio ad esempio: <<ma un bel>>, terzina, <<gior-no>>, duina ; laddove chiunque altro avrebbe fatto, per amore della regolarit: <<maun bel>>, duina, <<giorno>>, duina. Questo un brano in cui si va da <<un-gior-no-per>>, quartina, a <<noi>> nota lunga con implicita suddivisione in terminato come fosse <<no-i-i>>. Sono giochi difficili, ed ecco emergere, insieme al poeta, il tecnico musicale. Ma tutto ci a quei tempi, e devo dire anche oggi, nel cantare non si fa. Sempre mi riferisco al cantare da grande diffusione discografica, naturalmente. In questa canzone c una mentale suddivisione ritmica grosso modo fra la prima e la seconda parte. La prima sarebbe in quattro parti, la seconda in sei o nove ottavi, ma proprio perch la prima sarebbe in quattro quarti Tenco si diverte a terminare il maggior numero possibile di note, per via sillabica, per esempio: <<non ho ne>> o <<tu non guar>> <<torna de-luso>> ecc. Invece nella seconda parte, a suddivisione ternaria, Tenco si diverte a fare il maggior numero possibile di quartine e duine: <<gior-no>>, oppure <<dir-ti>>, <<co-me>>. La melodia a intervalli larghi, scorre toccando tutte le note della scala di do minore. Laccompagnamento per solo pianoforte estremamente elegante.

Vediamo da vicino un ultimo brano, questa volta del genere pi esplicitamente impegnato: E se ci diranno. Tonalit do maggiore, Tenco abbandona le sue tanto care tonalit minori, cariche di bemolli, che contribuiscono non a caso a una sonorit pi da <<notturno>>, melanconica, tesa; e passa al do maggiore ovvero la chiarezza, lottimismo (non a caso la sigla del telegiornale in do maggiore). Eccolo cadere ingenuamente nel primo luogo comune del <<canto impegnato>>. Poi questo grande maestro del canto sillabico, che d a ogni sillaba il suo valore oscillando continuamente tra tempi ternari e binari come nel precedente, bellissimo brano, non trascrivibile in metrica fissa, ora raggruppa violentemente le sillabe per farle cadere a <<ritmo>>: <<da man-da-rea-fondo>>. Tenco in un brano damore non avrebbe mai trascurato quel <<re-a fondo>>: <<re-a>> avrebbe cantato, con una lunga nota sul <<re>>, unaltra lunga nota sull<<a>>, per pi ritmare sul <<fon-do>>, mentre qui raggruppa trascurando la cacofonia ( a cui egli invece solitamente molto sensibile) nel dittongo <<rea>>, orribile a sentirsi. Solo un pessimo paroliere farebbe queste cose. Come mai qui Tenco le fa? Come mai appoggia la melodia su tre accordi? E il <<no no no no>> sta su primo, quarto minore, quinto, primo, con una banalit sconcertante? Io credo proprio perch Tenco in quel momento crede di dire cose pi urgenti e importanti di quando canta <<mi piace vederti soffrire>>, quando invece non assolutamente cos. C un fatto da sottolineare; questo errore, del resto comprensibile, Tenco lo fa prematuramente. Avrebbe immediatamente smesso non appena si fosse accorto dellinvasione di pessime canzoni sempre di grande diffusione commerciale: basti pensare a certe banali composizioni giustificate nella loro pochezza dallimpegno (si fa per dire) del testo. Che non mi si equivochi: non sto assolutamente parlando dei brani di Della Mea, Amodei, Pietrangeli, Bandelli, Bertelli, DAmico, cantautori di nessuna diffusione commerciale, ma che sono riusciti a superare limpasse canto impegnato = banalit musicale, attraverso una continua autentica ispirazione, che li ha portati a scrivere infatti in bel altro modo, trasportando sia il <<pubblico>> che il <<privato>> in una sfera propria, di grande seriet professionale e poesia. Quello sarebbe un discorso a parte, se non fosse che Tenco, in effetti, poco prima della sua morte, aveva preso contatti con il gruppo del Nuovo

Canzoniere Italiano, di cui appunto ho citato i componenti, forse perch avvertiva il pericolo della sua posizione solitaria. Io non so perch Luigi Tenco si sia ucciso. Ma so che la sua generazione di poeti, non tutti, anzi pochissimi, sono sopravvissuti. Basti pensare alla morte altrettanto tragica, anche se assolutamente dovuta al caso, di Piero Ciampi oppure la vita, certamente non priva di momenti tragici, di Gino Paoli. Si tratta di poeti veri, schiacciati in un momento in cui il mercato incominciava a fare le sue scelte pi ciniche. Sono scelte che non lasciano spazi, mentre prima spazi in qualche modo se ne trovavano, e se ne trovavano forse per la maggiore elasticit delle strutture discografiche, per il minore appiattimento del gusto del pubblico, pilotato poi in modo assassino verso la soppressione di ogni <<invenzione>>, cos da rendere pi rapidamente componibili e vendibili prodotti musicali che potrebbero essere elaborati tranquillamente da un computer eliminando la mano dopera e la testa allopera. Spero di essere riuscita a spiegare, almeno in parte, la grande capacit dinvenzione di Tenco, e con questo forse, chiarire anche la sua angoscia e la morte da lui voluta.

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