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Origini del Jazz: dai canti di lavoro al Blues

Nei primi anni del Seicento, la colonizzazione del Nuovo Mondo richiede una grande quantità di
manodopera. Le popolazioni native americane sono ormai decimate e i conquistatori europei
danno il via alla tratta degli schiavi africani: decine di migliaia di uomini, donne e bambini vengono
rapiti dalla loro terra per lavorare nelle grandi piantagioni di cotone e tabacco del Sud degli Stati
Uniti. Gli schiavi non sono considerati uomini, non hanno alcun diritto e vivono in condizioni
disumane. Fin dall’inizio la musica afroamericana esprime la durezza, l’emarginazione e la
malinconia che segnano la vita degli afroamericani e tiene accesa la speranza di un ricatto sociale:
nascono i “worksongs”, canti di lavoro che raccontano la durezza della vita nelle piantagioni. Il
“worksong” si evolve in due generi di canto: lo spiritual, che esprime la speranza di una vita
migliore, e il Blues, massima espressione della malinconia dei neri liberi ma comunque emarginati
nelle grandi città.
I worksongs erano canti corali senza accompagnamento di strumenti musicali ed consistevano in
melodie ripetitive in cui un solista dialogava con il resto del coro.
Gli spiritual nascono nelle chiese verso la fine del Settecento, quando molti proprietari terrieri
costringevano i loro schiavi africani ad assistere alle funzioni religiose cristiane. Ascoltando le
parole della Bibbia, il racconto di schiavitù del popolo ebraico e le parole di speranza per una vita
dopo la morte, molti schiavi si convertono al cristianesimo e nascono così gli spiritual, canti
anch’essi senza accompagnamento strumentale basati sull’alternanza di solista e coro.
Il Blues nasce invece con l’abolizione della schiavitù, nella seconda metà del 1800. Molti ex
schiavi lasciano le piantagioni e si dirigono nelle grandi città in cerca di lavoro: diventano
emarginati, considerati inferiori dai bianchi. Il Blues è così l’espressione di una malinconia interiore.
La musica blues è accompagnata da strumenti musicali e si basa su un giro di accordi fisso.
Evoluzione del Jazz
Verso la fine dell’Ottocento si sviluppa il Ragtime, una composizione strumentale per pianoforte,
dal carattere allegro e spensierato, in cui si incontrano elementi della musica europea e di quella
africana miscelati fra loro. Dal Ragtime compositori afroamericani come Duke Ellington
contribuiscono all’evoluzione di un nuovo genere denominato Swing (anni ’30), musica ballabile
eseguita dalle big band (orchestre jazz composte prevalentemente da strumenti a fiato). Ulteriore
evoluzione di questo genere è il Bebop, dove le grandi big band erano affiancate da solisti
straordinari abili nell’improvvisazione. La Musica jazz, da musica creata “sul momento” diventa
un genere complesso, in cui i compositori iniziano a scrivere partiture elaborate.
Le ultime forme di Jazz sono:
il Free Jazz diffusosi negli anni ’60, caratterizzato da improvvisazioni libere senza vincoli, in cui
l’espressione creativa ricorda quella della musica d’avanguardia dello stesso periodo.
La Fusion, diffusasi negli anni ’70, dove il jazz si fonde al rock e alla musica etnica. Massimi
esponenti di questo genere sono Chick Corea, Herbie Hancock e Keith Jarrett.
Suonare il Jazz
Per suonare il Jazz i musicisti utilizzano uno standard, ovvero una traccia semplificata di una
canzone famosa. Se a suonare sono quattro strumenti (sax, pianoforte, batteria, contrabbasso)
l’esecuzione Jazz avviene in questo modo:
Fase 1: esecuzione della melodia tratta dalla canzone dello standard da parte degli strumenti
Fase 2: improvvisazione di assoli per ogni strumento sulla traccia della canzone
Fase 3: ripresa della melodia iniziale rieseguita nuovamente dai quattro strumenti insieme