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Gli University Wits

La crescente popolarità e varietà degli spettacoli drammatici e la loro secolarizzazione favorì il formarsi di
una classe di autori teatrali di professione e laici. I componenti del gruppo di scrittori noto come The
University Wits (I begli ingegni universitari), tutti giovani formatisi a Oxford o a Cambridge, senza patroni
che proteggessero la loro attività letteraria e senza alcuna intenzione di prendere gli ordini ecclesiastici,
furono i primi esponenti di rilievo di questo nuovo corso. Essi cominciarono a scrivere per il teatro a scopo
di sostentamento; in tal modo resero più letterario, e da un certo punto di vista più teatrale, il dramma
elisabettiano popolare. Non tutti si dedicarono al teatro pubblico, alcuni si orientarono verso quello privato,
scrivendo testi per i fanciulli della cappella reale, destinati cioè alle rappresentazioni a corte o al Blackfriars.
Quanti operarono questa scelta sicuramente confidarono sul fatto che, così facendo, avrebbero potuto con
più facilità suscitare l’attenzione della corte e quindi conquistarsi la protezione di un nobile patrono.
L’influenza esercitata dagli university wits fu enorme, anche perché essi si mostrarono effettivamente in
grado di produrre sia drammi di grande successo popolare che lavori più ricercati, adatti a un pubblico colto
e raffinato.

Gli university wits, comunque, non costituirono un gruppo omogeneo né, tanto meno, una scuola di
drammaturghi accomunati da identici principi o scopi. A unirli era il loro far parte dell’industria letteraria di
Londra, di cui avevano deciso di accettare i rischi e le incertezze, la maldicenza e la dissipazione. Certo si
conoscevano e a volte, ma non sempre, nutrivano una reciproca ammirazione. Tra l’altro, le opere teatrali
non furono che una parte della loro frenetica produzione. Per guadagnarsi da vivere scrivevano pageants
per le corporazioni della City, componevano sonetti, liriche o poemi più lunghi, traducevano opere che
erano di moda in Europa, oppure realizzavano su commissione pamphlets satirici e virulenti su argomenti di
attualità. Scrivere per il teatro era uno degli sbocchi possibili del loro lavoro ed erano disposti ad adattarsi
alle sue esigenze. Questo fu, di per se stesso, importante, perché da un lato la loro preparazione
accademica venne variata e approfondita dall’esperienza di altre forme letterarie; dall’altro, essi
apportarono al teatro una capacità di controllo artistico che contribuì notevolmente a dare una struttura
più solida e coerente ai testi da portare in scena.

Nelle loro opere migliori essi seppero amalgamare e dare ordine agli elementi propri della tradizione
teatrale del tempo, che attingeva a tre nuclei principali: le moralities, i modelli classici, il filone romantico. A
questi, intorno alla fine degli anni Settanta e nel corso degli anni Ottanta del Cinquecento, si aggiunse la
forma della cronaca o storia, tesa a corroborare la fiducia in sé dei contemporanei tramite l'evocazione del
passato eroico dell'Inghilterra. Di fatto, gli university wits aprirono la via al dramma elisabettiano degli anni
successivi e a quello dei tempi di Giacomo I; in particolare, spianarono la strada a Shakespeare. Del gruppo
facevano parte John Lyly, George Peele e Thomas Lodge, che provenivano dall’Università di Oxford; Robert
Greene, Thomas Nashe e Christopher Marlowe, studenti di Cambridge. Generalmente viene citato, come
facente parte del gruppo, anche Thomas Kyd, pur non essendo egli un “universitario” a pieno titolo. Proprio
Kyd e Marlowe, naturalmente, meritano un discorso a parte, più ampio, che svilupperemo nelle successive
lezioni 35-38. Per la produzione teatrale di Lyly, Peele, Lodge, Nashe e Greene (dei quali si sono già
analizzate le opere in prosa nella precedente lezione 27), ci atterremo al profilo che ne delineano Praz,
Reese, Daiches e Bertinetti, ai quali si rinvia per eventuali ulteriori approfondimenti.

Gli University Wits. Greene

Robert Greene (1558 ca.-1592), autore fecondo e versatile dalla vita di bohémien, più che per le commedie
è noto per la sua vivace prosa autobiografica (in particolare il già citato A Groatsworth of Wit). Anch'egli,
però, si rivolse al teatro per ricavarne da vivere e il risultato fu un gruppo di commedie dall'intreccio
congegnato con grande abilità tecnica, in cui si combinano l’ambiente locale, reso realisticamente, e
l’atmosfera romanzesca. Interessante pure la presenza di un personaggio femminile convincente,
tratteggiato con perizia e fornito di una personalità ben definita e affascinante. Deliziosa è The Honorable
History of Friar Bacon and Friar Bungay (1589), dove pratiche di magia fanno singolarmente da preludio non
a una tragedia ma a un idillio dal tono fresco e vivace. Greene integrò, e fu tra i primi a farlo, l’intreccio
principale con scene farsesche ed elaborò la figura del clown come tipo comico.

The Scottish History of James the Fourth (edizione a stampa, 1598), desunta dalla prima novella della terza
«deca» degli Ecatommiti (1565) di Giraldi Cinthio, non è, come parrebbe suggerire il titolo, un dramma
storico, ma una commedia a lieto fine, dai toni patetici. Greene compose pure un potente Orlando Furioso
(1588 ca.), che suona come parodia del capolavoro ariostesco e una versione, dal tono canzonatorio, del
Tamburlaine the Great di Marlowe, di cui fornì un’ulteriore imitazione, alquanto infelice, in Alphonsus, King
of Argon (1589 c.a., prima edizione a stampa 1599). Greene scrisse per il teatro pubblico e mirò al successo
popolare, piuttosto che al favore della corte. Le sue opere sono tra i primi esempi inglesi di quel genere
letterario che i critici hanno definito commedia romanzesca, al quale appartengono The Twelfth Night e As
you Like it di Shakespeare.

Gli University Wits. Lodge, Nashe

Thomas Lodge (1557-1625 ca.) diede alla storia del teatro un contributo di importanza molto inferiore. La
sua opera più interessante è il già citato romanzo eufuistico in prosa Rosalynde, fonte di As you Like it. A lui
si deve anche la composizione di un buon numero di opere miscellanee in prosa e di alcuni raffinati sonetti.
Con Greene collaborò alla stesura di A Looking Glass for London and England (1589-90), dramma a sfondo
morale sul pentimento di un vizioso tiranno. L'opera teatrale riconosciuta come interamente sua e originale
è The Wounds of Civil War, Lively Set Forth in the True Tragedy of Marius and Sulla. Si tratta di un dramma
sulle lotte civili tra Mario e Silla, interessante come primo tentativo di portare sulle scene la storia romana.
Nel complesso risulta, però, un’opera confusa, anche se in alcuni punti ricorda le tragedie di Marlowe. Di
Thomas Nashe (1567-1601) si è già parlato diffusamente. Basta qui ribadire che l'unica opera teatrale per
intero attribuibile a lui, fra quelle giunte sino a noi, è Summer's Last Will and Testament (1600), un dramma
allegorico che alterna spunti satirici all’omaggio cortigiano.

Gli University Wits. Peele, Lyly

All’interno degli University Wits, analizzeremo ora più nello specifico la produzione teatrale di Peele e Lyly.
George Peele (1556 ca.-1596 ca.) fu poeta di buona cultura e di costumi sregolati. Iniziò la carriera di
drammaturgo con una commedia di corte di argomento mitologico e pastorale, nella linea che sarà anche
di Lyly: The Arraignment of Paris (1581-84), rappresentata dai coristi della cappella reale davanti alla regina
all’inizio degli anni Ottanta del Cinquecento. In questa commedia, intrisa di umori encomiastici e adulatori
verso Elisabetta I, Peele racconta, con un certo garbo e assoluta leggerezza lirica, la storia del giudizio di
Paride, dell’amore di Paride ed Enone e della successiva infedeltà di Paride. L‘amore di Colin per la crudele
Thestylis occupa, invece, l’intreccio secondario, in cui agiscono personaggi rustici (con nomi tratti dallo
Shepherd's Calendar di Spenser), i quali introducono nella commedia un livello d'azione più realistico.
Convocato davanti al concilio degli dèi su richiesta di Pallade e di Giunone, che lo accusano di parzialità nel
giudizio, Paride si difende con un discorso in vigorosi versi sciolti (blank verses).

Alla fine, Diana assegnerà la mela d'oro a una «gracious nymph / That Honours Dian for her chastity, / And
likes the labours well of Phoebe’s groves; / The place Elizium hight, and of the place / Her name that
governs there Eliza is» (una graziosa ninfa che Diana ha in onore per la sua castità e dei boschi di Febe ama
le fatiche; Elisio ha nome il luogo, e da quel luogo prende nome colei che vi governa, Elisa). Un modo,
questo, per rendere la commedia un omaggio galante alla regina Elisabetta. Le forme metriche che Peele
adopera sono numerose: dai versi rimati di quattordici sillabe al blank verse. Nel testo si segnalano, poi,
alcuni songs assai piacevoli, come la canzone-contrasto fra Paride ed Enone: Fair and fair, and twice so fair.
Un'altra commedia di Peele è The Old Wives' Tale (1591-94): storia di maligni incantesimi e di un sincero
amore, che inizia sotto forma di novella raccontata da Madge, moglie del fabbro Clunch, a tre allegri
compari che si sono perduti in un bosco e vengono ospitati nella sua casa.
Si tratta di una miscellanea di elementi plautini e di moderno folclore inglese, che combina classico e
vernacolare, con sotteso un intento satirico verso la moda pastorale “d’evasione”. La scena iniziale è
caratterizzata da una sanguigna prosa colloquiale; la sezione principale della commedia, invece, è parte in
versi sciolti e parte in una prosa assai più raffinata. Tra le altre opere di Peele, The Battle of Alcazar (1589) è
un dramma piuttosto ruvido, gonfio di retorica; Edward I (1593), invece, è una sorta di dramma storico, in
cui però gli eventi narrati restano slegati e giustapposti: una serie di episodi tenuti insieme da un filo
labilissimo. The Love of King David and Fair Bethsabe (1594) è un adattamento teatrale della storia biblica
dell'amore tra Davide e Betsabea e della ribellione di Assalonne. Stilisticamente raffinato, si dipana in un
verso sciolto dal ritmo lento ma suadente. Le doti principali di Peele risultano essere la facilità e la
versatilità di composizione e il delicato lirismo. Proprio queste qualità, a dispetto della scarsa attenzione
alle strutture drammatiche, serviranno a introdurre una nota diversa nel dramma elisabettiano.

Gli University Wits. Lyly

John Lyly (1554?-1606) si rivolse al teatro dopo il successo ottenuto con Euphues. Egli compose gran parte
dei suoi lavori per i fanciulli del coro di San Paolo, che li rappresentarono a corte alla presenza della regina.
Lyly ha il merito di essere stato tra i primi a impiegare la prosa nei testi drammatici − la sua tipica prosa
ricca e raffinata − e di aver preannunciato, inoltre, nei drammi mitologici e pastorali ispirati a modelli
italiani, la grazia delle commedie di Shakespeare. Per l'argomento delle commedie, Lyly attinse alla storia e
alla mitologia classica, greca per lo più, rielaborando quei motivi in maniera assolutamente originale. La
rivalità, per esempio, fra Alessandro Magno e il pittore Apelle per conquistarsi l'amore della prigioniera
tebana Campaspe è il tema di A Most Excellent Comedy of Alexander, Campaspe, and Diogenes (era questo
il titolo dell'edizione del 1584).

Gli University Wits. Peele, Lyly

La presenza dell’elemento mitologico è più accentuata in altre commedie, come Sapho and Phaon (1584),
Endimion (1591) e Midas (1592), che presentano intrecci secondari di tono realistico, parti in cui Lyly
dimostra di saper scrivere, all’occorrenza, anche in una prosa vivace e colloquiale. In esse probabilmente
non mancano, mascherate sotto l'allegoria, allusioni alle vicende della vita del tempo, che potevano essere
colte da chi conosceva i fatti; così come è presente una nota encomiastica verso la regina: particolarmente
evidente in Endimion, dove l’adorata Luna è un esplicito simbolo di Elisabetta, emblema di bellezza, purezza
e forza d’animo. Tra le commedie pastorali ricordiamo The Woman in the Moon (prima stampa nel 1597),
l'unica commedia di Lyly in versi sciolti e quella di tono più satirico; Love's Metamorphosis (edita nel 1601,
ma forse la prima commedia da lui scritta) e Gallathea (1592), probabili fonti, rispettivamente delle
shakespeariane A Midsummer Night’s Dream e di Love’s Labour’s Lost.

Assai interessante è infine Mother Bombie (1594), sulla cui paternità non tutti, però, concordano. Si tratta
di una commedia scritta nel solco della tradizione di Plauto e Terenzio, nella quale alcuni giovani
scapestrati, con l'aiuto dei loro astuti servitori, mettono nel sacco personaggi più prudenti e maturi e
riescono a dare una felice conclusione alle loro pene d'amore. Le commedie mitologiche e pastorali
contengono alcune liriche squisite, la cui attribuzione a Lyly è ancora discussa, anche perché esse sono
comparse per la prima volta nel 1632, in un'edizione postuma di quelle commedie curata da Blount e
intitolata Six Court Comedies, “commedie di corte”. Nella produzione teatrale di Lyly, a parte alcuni
evidenti difetti – tra cui l’eccessivo uso di una prosa eufuistica e lo scarso amalgama tra plot (la trama
principale) e subplot (la trama secondaria) –, vanno sottolineate positivamente la presenza di una fantasia
delicata, di un sicuro senso della forma e di una nuova concezione della commedia: tutti elementi ricchi di
potenzialità drammatiche, che troveranno conferma e sviluppo nella storia successiva del teatro
elisabettiano.