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Antigone

sofocle Antigone, figlia di Edipo, rende partecipe sua sorella Ismene dell'intenzione di affrontare l'interdizione emessa dal re Creonte, anche a costo di essere lapidata dal popolo tebano, per portare a compimento i riti funebri sul corpo del fratello Polinice (ucciso dall'altro suo fratello Eteocle). Pur riconoscendo la correttezza morale del gesto, Ismene rifiuta di seguirla in questa impresa. Quando Antigone sta per compiere quello che ritiene essere un suo dovere religioso, Creonte sviluppa, con una certa magniloquenza, davanti al coro di anziani tebani la sua filosofia politica e si propone spavaldamente alla prova del comandamento e delle leggi. Inserisce una minaccia velata indirizzata al corifeo, sospettandolo di corruzione. Antigone per, forte e tenace, e convinta di essere nel giusto dice Ma per me non fu Zeus a proclamare quell'editto, n la Giustizia che dimora tra gli di. [...] Io seguo le leggi sacre e incrollabili degli di, leggi non scritte, di quelle io un giorno dovr subire il giudizio. [...] E non credevo che i tuoi bandi fossero cos potenti da sovrastare e sovvertire le leggi morali degli di!. La guardia allora informa il re della violazione del suo decreto. Il corifeo suggerisce a questi che la sua interdizione potrebbe essere una pessima decisione. Creonte si adira e gli impone di fare silenzio. Accusa brutalmente la guardia di essere l'autore del misfatto, per del denaro. Il re lo minaccia di infliggergli i peggiori supplizi se non gli avesse portato rapidamente un colpevole per discolparsi. con il cuore carico di reticenze che egli ritorna, accompagnato da Antigone, sorpresa in flagrante delitto di recidiva. Lo scontro immediato e totale: la giovane donna afferma l'illegittimit dell'editto regale, appellandosi alle leggi divine (e morali), non scritte ed eterne. Di fronte a questa argomentazione, Creonte cede terreno. Dopo che la giovane donna ha giustificato la sua lotta dovuta all'amore fraterno, esponendo cos la sua motivazione fondamentale (io non sono fatta per vivere con il tuo odio, ma per stare con colui che amo), egli finisce per smentire sua nipote: non una donna che far la legge. Quando Ismene riappare, per sentirsi accusata da suo zio di aver partecipato alla cerimonia funebre e per esprimere il suo desiderio di condividere la sorte di sua sorella. Questa rifiuta, giudicandola interessata (terrorizzata all'idea di ritrovarsi la sola sopravvissuta della sua famiglia). Creonte, esasperato da questo comportamento, le tratta da pazze e le fa mettere in reclusione. Sopraggiunge il fidanzato della condannata, Emone, figlio di Creonte stesso. Il giovane principe osa dichiarare a suo padre che si trova in abuso di potere, reclamando gli onori che si devono agli di, commettendo cos un errore contro la giustizia. Ai propositi sfumati e pieni di buon senso del giovane uomo sul giusto modo di governare, il re risponde con delle ingiunzioni all'obbedienza incondizionata che i figli devono ai padri, il popolo al suo capo e con l' accusa di essere divenuto lo schiavo della sua fidanzata (Creatura disgustosa agli ordini di una donna). Emone abbandona bruscamente i luoghi proferendo una promessa vaga che Creonte prende, a torto, per una minaccia contro la sua vita. Dopo la dipartita di Emone Creonte decide di condurre la sola Antigone fuori da Tebe e di rinchiuderla in una caverna ad attendervi la morte. Tiresia sar l'ultimo protagonista di questo triplo confronto. L'indovino venuto

a dire al re che gli di non approvano la sua azione e che ci saranno patimenti per la citt se Antigone non verr liberata e Polinice sepolto. Creonte insulta Tiresia e lo accusa di essersi venduto ai congiurati che minacciano il suo potere, ma, scosso dalle oscure premonizioni dell'indovino, il quale non si finora mai sbagliato, si ravvede e decide di procedere ai funerali di suo nipote prima di andare a liberare Antigone. purtroppo, troppo tardi: questa si , nel frattempo, impiccata nella grotta dove era stata murata. Emone estrae la sua spada, gesto che suo padre interpreta come tentativo di ucciderlo, e ci si getta sopra. Ritornando al palazzo, Creonte apprende, per finire, che anche sua moglie Euridice, dopo aver saputo della morte del figlio, si appena uccisa. annientato da questa serie di catastrofi (disastri venuti dai miei stessi piani) e non aspira che a una morte rapida (Ripulite questo luogo da un buono a nulla).