Sei sulla pagina 1di 2

Analisi del testo del passo “Adriano Meis” tratto dal cap.

8 de “Il fu Mattia Pascal”

Il brano in questione narra la “spoliazione” del personaggio principale Mattia Pascal


che diventa Adriano Meis.
In generale nel Mattia Pascal viene raccontata la vita di Mattia il quale, non essendo
felice della sua vita e della sua situazione familiare, si sente oppresso dalla maschera
che porta. Così un giorno decide di fuggire di casa (Miragno, paesino in Liguria
inventato dall'autore) e si reca al Casinò di Montecarlo dove vince una grossa
somma di denaro diventando ricchissimo. Qualche giorno dopo tuttavia decide di
tornare verso casa, ma scopre che è stato ritrovato un cadavere nel canale di un
mulino vicino alla sua abitazione e tutti compresa la moglie credono si tratti di
Mattia Pascal. A questo punto Mattia capisce che se vuole sparire e cambiare vita
(gettare via la maschera di Mattia) questo è il momento perfetto.
Qui possiamo ricollegarci al brano in questione ovvero la “spoliazione” di Mattia che
avviene attraverso tre tappe:
1. Cambiamento esteriore: Mattia per rendersi irriconoscibile decide di cambiare
tutto ciò che può del suo aspetto fisico. I capelli che aveva sempre portato corti
decide di farseli allungare, al contrario la barba che aveva sempre portato lunga
decide di tagliarla. Tuttavia alcuni aspetti come ad esempio l’occhio strabico sa di
non poterli cambiare e decide di camuffarli ad esempio portando occhiali scuri.
Inoltre cambia anche nel modo di vestire.
2. Abolizione dell'identità: cambia il suo nome in Adriano Meis e lo fa ascoltando
due persone che chiacchierano sul treno e ripetono insistentemente il nome
Adriano e successivamente scendendo dal treno sente ripetutamente il cognome De
Meis sentendosi come battezzato da loro e decide di chiamarsi Adriano Meis.
3. Distacco dal passato: decide di cancellare il suo passato e di tagliare tutti i legami
compreso quello matrimoniale, quindi si libera della fede nunziale e inventa un
nuovo passato. Tuttavia non riesce a tagliare il legame con la madre (cordone
ombelicale) perché gli sembra di tradire la sua memoria.

Ricorrente nelle opere Pirandelliane è l'oggetto “specchio” che rappresenta lo


sdoppiamento della personalità. Lo ritroviamo anche nel brano in questione quando
Mattia si trova nella bottega del barbiere e si sta facendo tagliare la barba. Quando
si guarda allo specchio si riflette come "altro" e spaventato dall'altro sè chiede al
barbiere di riporlo. (Possibile collegamento con “uno, nessuno, centomila”).

Possiamo notare in quest'opera le tematiche principali di Pirandello:


Il tema delle maschere: Pirandello vede la vita come una grande “pupazzata”, cioè
come se ognuno nella vita sociale interpreti un ruolo e dunque indossi una maschera
che lo rende un qualcuno/un personaggio nella società. Pirandello vede la maschera
come la prigione della libertà personale di ognuno, tale libertà può essere riacquisita
solo attraverso la follia, cioè nel compiere un'azione o delle azioni che portando
l’individuo alla libertà ma che lo fanno apparire folle agli occhi degli altri. Infatti i
protagonisti delle opere di Pirandello sono coloro che hanno capito il gioco della vita
e fuggono da essa venendo presi per pazzi dai cosiddetti normali.
Altra tematica presente in Pirandello è il contrasto tra vita e forma, in cui la “vita”
viene vista come il bisogno personale di esprimere il proprio io/la propria libertà. La
“forma” invece , cioè la maschera che si indossa, è intesa come la prigione della vita.
Mattia riesce a cambiare la propria forma diventando Adriano ma questo non
basterà a fargli trovare la felicità in quanto non potrà esprimere liberamente la vita.
(Ad esempio non potrà sposare la donna che ama perché non ha i documenti,
perché Adriano Meis non esiste).
Mattia non raggiungendo la felicità decide di suicidare Adriano per tornare alla vita
precedente ma tornado a Miragno si rende conto di non poter più vestire i panni di
Mattina Pascal, la moglie si è risposata, gli amici e tutto il paese lo credono morto.
Decide infine di ritirarsi a vita privata presso una zia e scrive le memorie della sua
vita.