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La prima volta che ho letto Uno, nessuno e centomila ho subito pensato al dipinto Golconda,

realizzato da Magritte nel 1953. Quella pioggia di uomini tutti uguali mi ha fatto pensare
all’identità e all’illusione di crederci tutti diversi mentre forse, agli occhi degli altri, siamo
indistinguibili.

Nelle sue opere Pirandello affronta proprio il tema dell’io e del “Chi siamo?”, con sottile ironia
e drammatico umorismo, lasciandoci molte domande e poche risposte. La grandezza del
letterato siciliano è stata quella, comune a tutti i grandi artisti, di realizzare opere che
risultano sempre contemporanee, immuni allo scorrere degli anni.

La sua ricerca dell’io, del “come ci vedono gli altri” e di “come vogliamo essere visti” è
quanto mai attuale nell’epoca dei selfie e dei social, con cui cerchiamo strenuamente di
costruire i nostri personaggi per pilotare l’immagine che gli altri si formeranno di noi. Lo
facciamo, col rischio di illudere anche noi stessi, credendo di essere diversi da quello che
siamo, finendo per perdere la nostra “unicità” diventando “nessuno o centomila”, tutti uguali,
apparentemente perfetti, come nel dipinto di Magritte.

LA VITA E LE OPERE DI PIRANDELLO:


RIASSUNTO IN DUE MINUTI (DI ARTE)
1. Scrittore, drammaturgo e poeta, il siciliano Luigi Pirandello (Agrigento,1867 – Roma,
1936) è considerato uno dei più grandi letterati di sempre. È uno dei sei intellettuali italiani
che nel corso della storia ha avuto l’onore di essere stato insignito del premio Nobel per la
letteratura; gli altri sono Giosuè Carducci, Eugenio Montale, Grazia Deledda, Salvatore
Quasimodo e Dario Fo.

2. Figlio di Stefano Pirandello e Caterina Ricci-Gramitto, il giovane Pirandello poteva vantare


un nonno che era stato un esponente di spicco dei moti siciliani del 1848-1849 e un padre
che nel 1860 aveva indossato la divisa rossa dei garibaldini.

La sua famiglia apparteneva alla borghesia, arricchitasi grazie al commercio e all’estrazione


dello zolfo. I genitori auspicavano per il figlio una carriera da imprenditore nell’azienda di
famiglia e il giovane Luigi, a dire il vero, ci andò vicino quando si invaghì della bella cugina
Lina e iniziò a lavorare nell’azienda di casa per guadagnarsi il diritto di corteggiarla. Per
nostra fortuna quel matrimonio non ci fu mai e Pirandello si lanciò nella letteratura, passione
che nutriva fin dall’età di undici anni.

3. A diciannove anni Pirandello cominciò l’università a Palermo, per trasferirsi subito dopo a
Roma. Nella capitale non restò poi molto tempo. Già dopo pochi mesi riuscì a litigare con il
rettore, cosa che lo costrinse a lasciare l’ateneo per completare gli studi a Bonn, in
Germania.

Nel 1892 tornò in Italia, in tempo per incontrare ad Agrigento Maria Antonietta Portulano,
figlia di un socio del padre. I due si sposarono due anni dopo, non si sa se per autentica
passione o mero interesse economico, visto che grazie alla ricca dote di lei la coppia poté
permettersi di trasferirsi a Roma, cosa a cui lo scrittore ambiva da tempo. Quel che è certo è
che i due si vollero bene… almeno all’inizio della loro storia.
4. La situazione precipitò nel 1903. Un allagamento e una frana rasero al suolo la miniera di
zolfo della famiglia Pirandello, in cui la coppia aveva investito i risparmi. Luigi Pirandello e la
moglie Maria Antonietta persero tutto.

Ciò nonostante, Pirandello riuscì a pubblicare nel 1904 il Fu Mattia Pascal, romanzo grazie
al quale acquisì una certa notorietà presso il pubblico, anche se fu ignorato dalla critica.

5. Per fortuna dal 1987 Pirandello aveva unao stipendio sicuro come insegnante all’Istituto
superiore di magistero femminile. Se questo poteva costituire un toccasana per le magre
casse della famiglia, non lo era di certo per la tranquillità della coppia. La moglie di
Pirandello, Maria Antonietta era infatti maniacalmente gelosa del marito e soffriva molto
delle maldestre advances delle studentesse nei confronti di Luigi, in quegli anni un
affascinante scrittore in carriera.

La situazione peggiorò sempre più e la gelosia della moglie divenne patologica, tanto che
Maria Antonietta iniziò a sospettare anche della loro figlia Lietta che per questo arriverà un
passo dal suicidio. La leggenda vuole che un giorno Pirandello fu svegliato nel cuore della
notte da un rumore: era sua moglie che si stava avvicinando a lui con un coltellaccio da
cucina. Probabilmente non aveva buone intenzioni!

Quando la situazione nel 1919 divenne insostenibile, Pirandello fu costretto a farla


ricoverare in un ospedale psichiatrico.

6. Il successo vero e proprio Pirandello lo ottenne con il teatro, anche se uno dei suoi
capolavori Sei personaggi in cerca di autore, quando esordì al Teatro Valle di Roma nel
1921 fu un fiasco, tanto che il pubblico attese l’uscita sulla scena dell’autore per urlargli
contro “Manicomio! Manicomio!”.

Per fortuna Pirandello non si diede per vinto e ci donò altri grandi spettacoli come Enrico IV
(1992), L’uomo dal fiore in bocca (1923) e Questa sera si recita a soggetto (1930). Tra i suoi
capolavori non possiamo non citare Così è (se vi pare), opera teatrale del 1917.

7. Uno dei punti più oscuri della vita di Pirandello fu la sua adesione al fascismo. L’artista
infatti si iscrisse al PNF nel 1924, anno del delitto Matteotti, quando cioè molti intellettuali
cominciavano a prendere le distanze dal partito che aveva mostrato il suo vero volto,
violento e repressivo.

C’è addirittura chi sostiene che lo scrittore lo abbia fatto proprio per andare in
controtendenza e per dimostrare la sua capacità di essere al di sopra della morale comune,
oppure, più prosaicamente, aderì al partito per ottenere i fondi per la compagnia teatrale che
stava fondando. La verità non la sapremo mai, ciò che sappiamo è che, pur essendo iscritto
al partito, fu spesso molto critico nei suoi confronti, tanto che Mussolini arrivò a farlo “spiare”
dalla polizia politica.

8. Nel 1934 giunse anche la consacrazione artistica, quando Pirandello venne insignito del
Premio Nobel “per il suo ardito e ingegnoso rinnovamento dell’arte drammatica e teatrale”.
Qualche anno prima, nel 1926 ci era andato vicino, ma in quell’occasione vinse la scrittrice
Grazia Deledda, unica scrittrice italiana ad aver ottenuto questa onorificenza.

9. Non si può non parlare di Pirandello senza citare ”l'umorismo pirandelliano”, presente in
molti dei suoi capolavori. L’umorismo, per Pirandello, è un particolare modo di vedere la
realtà, che va in profondità, lasciando infine un senso di amarezza.

Pirandello distingueva infatti l’umorismo dalla “comicità”, istintiva e superficiale. La risata


comica infatti nasce dal fatto che lo spettatore avverte un contrasto tra l’apparenza e la
realtà, tra ciò che vede e ciò che dovrebbe essere.

Es. una vecchia signora con i capelli tinti di blu fa ridere perché sono le ragazze giovani che
spesso si tingono i capelli, non gli anziani

L’umorismo però va in profondità e si chiede “perché quella signora ha i capelli blu?”.


Spesso la risposta non fa ridere, perché interroga le insicurezze, le debolezze o i drammi
dell’essere umano. Per restare in tema: magari la signora così si illude di essere ancora
giovane, perché ha paura di invecchiare e poi morire.

Fa ridere un po’ meno vista così, non è vero?

10. Altri temi fondamentali per comprendere Pirandello sono quelli delle “maschere” e della
“crisi dell’io”, argomenti trattati anche in psicologia, materia che lo scrittore studiò a lungo,
soprattutto per cercare di comprendere la patologia della moglie.

Entrambi i temi sono protagonisti del romanzo Uno nessuno e centomila (1926), dal quale
emerge una profonda angoscia dell’esistere temperata da un amara ironia.

Le maschere citate da Pirandello sono quelle che ogni giorno siamo costretti ad indossare
per nascondere chi siamo realmente e farci accettare dalla società e dalle persone che
conosciamo. In questo modo adattiamo il nostro essere in base ai nostri interlocutori, col
risultato di essere sempre diversi ma senza un’identità ben precisa. Chi siamo quindi?

Tre opere di Pirandello da ricordare


Così è (se vi pare): opera teatrale, rappresentata per la prima volta nel 1917
Sei personaggi in cerca d’autore: è il dramma più famoso di Pirandello, rappresentato per la
prima volta nel 1921
Uno, nessuno e centomila: romanzo scritto nel 1926

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