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Ossi di Seppia (opera principale di Montale)

È un opera che nasce da uno sforzo verso la semplicità e si distacca


consapevolmente dalla poesia tradizionale altisonante.
Già il titolo presenta una figura retorica cioè un'allegoria: gli ossi di seppia sono la
cartilagine dei molluschi che galleggiano sul mare o che vengono sbattuti in spiaggia.
L'allegoria sta nel fatto che come l'osso di seppia (metafora della vita) galleggia o
viene buttato fuori dal mare (la felicità), così il poeta viene esiliato dalla felicità.
Il poeta intende essere comprensibile a chi legge le sue poesie e quindi utilizza un
linguaggio fatto di parole comuni. 
Inoltre viene usato un tono familiare che presuppone che ci sia vicino un
interlocutore a cui si rivolge con il tu. 
L'ambiente delle sue poesie è essenzialmente marino: onde, alghe, ciottoli, sole,
cielo, uccelli. Il tutto è arricchito dalla flora montaliana fatta di limoni, eucalipti
agavi. Tuttavia queste presenze non danno un tono fiducioso alla poesia ma al
contrario raccontano la corrosione dell'esistenza, un senso della vita che in fondo
lascia intravedere una petraia (accumulo di pietre). A sottolineare la negatività di
Ossi di Seppia, aggiungiamo che la maggior parte delle poesie si svolgono nell'ora
del meriggio cioè il momento del sole a picco che dissecca ogni cosa, metafora della
vita che si sgretola. 
L'unico elemento positivo è il mare a cui il poeta confessa la propria finitudine (il suo
male di vivere) visto come impossibilità di amare e quindi di essere (ricordiamo che
le donne amate da Montale o sono andate via o sono morte come la moglie Drusilla
Tanzi).
Al mare il poeta si rivolge come un padre, lo invoca come simbolo di vita e fecondità.
In tutta la sua poesia ritroviamo la contrapposizione tra gli elementi negativi della
petraia (aridità) e quelli positivi del mare (vita).

Analisi del testo de "Meriggiare pallido e assorto"

È il più antico componimento di Ossi di Seppia, scritto nel 1916.


Il paesaggio Ligure (la petraia) diviene metafora dell'esistenza della vita, un simbolo
del desiderio di sporgersi oltre il muro che limita la visione e quindi l'impossibilità di
farlo a causa dei cocci aguzzi di bottiglia.
Il testo descrive un pomeriggio estivo in cui tutto appare arrido e secco ("rovente
muro d'orto”, “le crepe del suolo").
Non ci sono presenze umane tranne quella del poeta che osserva e ascolta la
presenza di piccoli animali (merli, formiche, serpi).
Nell'ultima strofa Montale fa riferimento alla propria convinzione della vita e prova
una "triste meraviglia" quando si rende conto che all'uomo è negata la possibilità di
scoprire il senso della vita (cioè andare oltre il muro con i gocci di bottiglia).
Il tema è il "male di vivere" e il paesaggio arido e duro diviene simbolo di questa
concezione di vita.

Metrica
Tre quartine più l'ultima strofa di 5 versi.
Parole endecasillabi e novenari ma ci sono anche versi di varia lunghezza.
Sono poi presenti alcune rime baciate nella prima e nella terza strofa.
Si possono notare alcuni termini caratterizzati da suoni aspri con la doppia
consonante ("Meriggiare, presso, schiocchi").
 
Tema principale
Il tema centrale cioè il male di vivere per Montale oltre che alla disarmonia della
realtà, si manifesta anche col venir meno del ricordo dei volti familiari e dei
momenti felici che la memoria è incapace di trattenere.
Così l'angoscia esistenziale viene portata nella dimensione temporale nel senso che
il tempo che scorre spazza via tutto senza rimedio.