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VEGLIA Ungaretti , Porto sepolto ANALISI LA MADRE (SENTIMENTO DEL TEMPO)

Cima Quattro, il 23 dicembre 1915 La madre, verte sul tema del rapporto tra vita
(Dopo) Una notte intera steso a terra come uno straccio terrena e vita ultraterrena. Ungaretti riflette sulla
vicino al cadavere di un compagno, massacrato dai
propria morte. La morte darà modo al poeta di
colpi, con la bocca rabbiosamente contratta (con i denti
in mostra) rivolta verso la luna piena, con le sue mani ricongiungersi con la madre. Ungaretti immagina
congestionate (quindi fredde, gonfie e livide), che che quando si troverà davanti a Dio per essere
penetravano sino al mio silenzio interiore (nel profondo, giudicato, la madre intercederà per lui, attraverso
nell’intimo del poeta), ho scritto queste parole piene la preghiera, presso il Signore per ottenere, con
d’amore (alla morte il poeta oppone la vita “della gli atteggiamenti abituali di determinazione ed
scrittura”): “Non sono mai stato tanto attaccato alla umiltà che aveva in vita, la salvezza del figlio. In
vita.” lei vi è la stessa ansia di salvezza per il figlio
La poesia è composta di due strofe, la prima di 13 provata per se stessa in punto di morte e solo
versi e la seconda di 3 versi. Si tratta di versi liberi e
quando avrà ottenuto per lui il perdono divino
nel testo ci sono delle rime (es. nottata-digrignata-
penetrata vv. 1, 6 e 10); la scelta delle parole trasmette potrà voltarsi a guardare il figlio. La figura della
tutta la violenza e l’angoscia della situazione vissuta dal madre amorosa subentra, nella conclusione della
poeta. La pausa che divide la prima dalla seconda poesia, alla madre credente.
strofa serve a enfatizzare il sentimento potente di
attaccamento alla vita provato dal poeta. Il testo della poesia è composto da cinque strofe
di endecasillabi e settenari alternati liberamente
In questa poesia l’atmosfera è creata dalla presenza (due quartine, una terzina e due distici).
della luna, in un richiamo leopardiano, che è La struttura del componimento è simmetrica, nel
probabilmente l’ultima cosa contemplata dal soldato, senso che ogni strofa coincide con un periodo e
compagno di Ungaretti, che ormai ha perso la vita con un gesto compiuto dalla madre.
brutalmente. La sofferenza è data dai denti digrignati e Ungaretti non usa più il linguaggio scarnificato ed
dalle mani rosse e gonfie, gli occhi rivolti alla luna quasi
essenziale dal ritmo poetico frammentario della
a domandare: perché? Perché la morte, perché
la sofferenza? sua precedente produzione poetica (L’allegria)
ma recupera le forme poetiche tradizionali,
Intanto Ungaretti è lì, accanto al corpo, che veglia il attraverso la punteggiatura e il ricorso ad
compagno e vede da vicino la morte: violenta, endecasillabi e settenari, le inversioni (anastrofi),
mostruosa, brutale, permanente. Proprio in quel che danno maggiore rilievo a una parte del
momento emergono sentimenti positivi nel poeta, in discorso rispetto ad un’altra (quando d’un ultimo
contrasto con la morte che vede lì, palese; la bellezza
della vita spinge Ungaretti a cantarne le gioie
battito / avrà fatto cadere il muro d’ombra; Come
scrivendole.Il silenzio è la sola cosa che accomuna i una volta mi darai la mano) e nella sinestesia,
due opposti, vita e morte. Le parole hanno un ritmo che chiude la poesia, degli occhi della madre, che
spezzato, quasi a voler concretizzare lo strazio provato “sospirano” di amore e di sollievo.
dal soldato, la contrazione della sua bocca, le mani Il ritmo è regolare e la musicalità composta, effetti
rovinate e deformi. La morte del soldato viene ascoltata ottenuti attraverso l’uso prevalente di parole
e accolta dal poeta, che con le sue parole prova a dare piane, fatta qualche eccezione: alcune parole
voce a ciò che voce non ha, la fine di tutto. tronche, “battito”, “eccomi”.
Sul finale lo slancio positivo di Ungaretti che, proprio Il tono è elevato e a tratti solenne ed i versi sono
perché davanti ai suoi occhi vede chiaramente la morte
e lo strazio che ne deriva, ama la vita più che mai.
più ermetici, di difficile interpretazione e con
analogie più oscure.
Figure retoriche

 Sineddoche: “bocca / digrignata / volta al


plenilunio”
 Metafora: “la congestione / delle sue mani /
penetrata / nel mio silenzio”
 Allitterazioni e richiami sonori: particolare è
l’insistenza sui suoni duri, specialmente sulla
lettera t (e tt), che ritorna anche grazie
all’ampio utilizzo di participi passati usati con
valore aggettivale, es. “nottata”, “buttato”,
“lettere”, “attaccato”...
 Parallelismi: la struttura del componimento,
così frammentaria, presenta una certa
ricorrenza nell’aggettivazione: “compagno
massacrato”, “bocca digrignata”, “congestione
penetrata”.
 Per la sua natura così frammentaria, il testo è
ricco di enjambement.
ANALISI A MIA MADRE, BUFERA E ALTRO ANALISI HO SCESO DANDOTI IL BRACCIO,
(Montale) SATURA (Montale)

In questo testo, scritto durante i difficili anni della Il poeta si rivolge alla moglie e ricorda che
seconda guerra mondiale, l'autore si intrattiene in insieme hanno sceso, nel viaggio della vita,
colloquio con la madre da poco defunta. milioni di scale e le confessa che ora che lei non
Intenzione dell'autore è esprimere l'amore c’è più la sensazione di vuoto e lo sgomento lo
profondo per colei che gli diede la vita, che pervade nel continuare la propria vita senza di lei.
sopravvive alla morte grazie al ricordo che ha Ora la vita del poeta continua e le incombenze
lasciato, dentro di lui, del suo corpo, dei suoi pratiche, le prenotazioni, le coincidenze, le insidie
gesti, delle sue parole. e gli smacchi, perdono importanza perché legate
ad una realtà che si esaurisce nel mondo visibile.
Struttura del testo Il testo di Eugenio Montale è Scendere le scale dandosi il braccio significa
formato da 3 strofe dì diversa lunghezza con la imparare per il poeta a cogliere la vera arte di
presenza di versi liberi, tutti endecasillabi vedere trasmessa dalla moglie che tra loro due
(compreso il 6° al quale va sommato il 7°); non vi era quella che, nonostante la vista miope, non si
è un sistema fisso di rime, ma queste sono arrestava alla superficie della realtà visibile ma
comunque presenti (clivi - vivi; rotta - lotta; ombra guardava in profondità sotto di essa. La poesia è
- sgombra; coturnici - croci;) composta da due strofe di versi liberi, con
prevalenza di versi lunghi (3 dei quali, vv.9-10—
Analisi dei testo Il poeta, rivolgendosi alla madre, 11, sono doppi ottonari).
ritorna, con affetto, sopra una questione che li Le rime (vv.6-7: crede-vede; vv.10 e 12: due-tue)
vide in disaccordo. In garbata polemica, egli sono poste negli ultimi due versi di ciascuna strofa
sostiene che solo la memoria del corpo sepolto, e sottolineano la struttura simmetrica delle due
dei gesti, del volto sopravvivono alla morte e non, strofe che compongono la poesia. Vi è inoltre
come sosteneva la madre, l'anima. una assonanza (vv.3 e 8: viaggio-braccio).
Il testo è caratterizzato da uno stile prosastico. Il
linguaggio è semplice e pacato.
MERIGGIARE PALLIDO E ASSORTO Montale ha abbandonato lo stile ricercato della
OSSI DI SEPPIA (Montale) poetica precedente per un nuovo stile “basso”,
Metrica: La poesia si compone di tre quartine e di una
diretto e prosastico, un lessico quotidiano, che
strofa di cinque versi di differente lunghezza, con la
prevalenza del novenario. Lo schema delle rime è a evita arcaismi e tecnicismo, che viene posto però
piacere; si trovano alcune rime baciate (della prima e all’interno di una sapiente costruzione metrica e
terza strofa), altre rime alternate (seconda strofa), una ritmica.
rima ipermetrica (v. 7).
Nelle prima tre strofe (parte descrittiva) sono fissate le
diverse sensazioni che il poeta prova in un caldo
"meriggiare" di luglio, sensazioni che dipendono non
solo dal paesaggio riarso e aspro della sua Liguria, ma
soprattutto dalla gran calura che snerva il corpo e
dall'ora particolare del mezzogiorno. Nel magico
silenzio di quell'ora meridiana, in cui ogni battito di vita
sembra fermarsi, il poeta avverte "schiocchi di
merli,  frusci di serpi" mentre con gli occhi segue "le file
rosse di formiche" e i palpiti lontano delle onde del
mare. Sono fremiti di vita nella immobile sonnolenza del
mezzodì.
Nella quarta strofa (parte riflessiva) sono espresse le
considerazioni del poeta sull'esistenza umana: vivere –
per Montale – è come camminare lungo una muraglia
invalicabile, irta di cocci aguzzi di bottiglia, che
assurgono a simbolo delle difficoltà insormontabili della
vita. L’ora che incombe e quella muraglia gli suscitano
pensieri d’angoscia riguardanti la triste condizione
dell’uomo irrimediabilmente chiuso nel cerchio della sua
solitudine e della sua incomunicabilità. È una
concezione pessimistica della vita. Questa la nota
emblematica del pessimismo montaliano e questo "il
tema centrale" della lirica.
ED è SUBITO SERA Quasimodo, Acque e terre
Nel primo verso il poeta introduce la frase “nel
cuor della terra” per esaltare lo stato d’animo
dell’uomo che si sente smarrito e incapace di
affrontare le difficoltà della vita. Ciò che più gli
pesa è l’incapacità di comunicare con i suoi simili,
che lo condanna all’ isolamento rendendo
l’esistenza ancora più triste e penosa.
Nel secondo verso è come se il poeta voglia
dare un segno di speranza introducendo
l’immagine di un individuo che viene “trafitto da un
raggio di sole”.
In realtà, con questa stupenda analogia,
Quasimodo vuole evocare l’esistenza umana che
oscilla continuamente tra l’attesa della felicità e il
dolore. Il raggio di sole trafigge l’uomo, in quanto
la speranza di essere felice cede subito il posto
alla cocente delusione. Il terzo verso “ed è subito
sera” è la metafora della morte, contro cui si
infrangono tutte le illusioni degli uomini.

Il tema principale affrontato da Quasimodo in


questa lirica brevissima ma densa di significato è
la brevità della vita: l’esistenza umana si rivela
troppo esigua rispetto a quello che un individuo
potrebbe realizzare. L’argomento è molto attuale,
soprattutto lo è nel periodo storico in cui l’autore
scrive questi versi, caratterizzato dal progressivo
avanzare delle macchine che si sostituiscono al
lavoro dell’uomo. “Ed è subito sera” è la poesia
di Quasimodo che apre la raccolta che porta lo
stesso titolo, ed è stata pubblicata nel 1943.