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La vita

Dall’Egitto all’esperienza parigina

Nasce l’8 febbraio 1888 ad Alessandria d’Egitto, nel 1912 si reca a Parigi per proseguire gli
studi e viene a conoscenza della poesia decadente e simbolista. Frequenta gli ambienti
dell’avanguardia scrivendo versi in francese e poi pubblicherà le sue prime poesie su
“Lacerba”. Nel 1914 Ungaretti partecipò alla guerra e scrive nel 1916 “il porto sepolto”.
Questi versi unitamente ad altri del periodo successivo, appaiono in Allegria di naufragi del
1919. Le due raccolte poi confluiranno nel volume “L’allegria”. Finito la guerra ritorna a Parigi
e si sposa con Jeanne Dupoix.

L’affermazione letteraria e le raccolte poetiche

Nel 1921 si trasferisce a Roma e aderirà poi al fascismo, convinto che la dittatura potesse
rafforzare quella solidarietà nazionale dalla quale si era sentito a lungo escluso. Comincia a
collaborare con riviste italiane ed europee e diventa uno dei più prestigiosi intellettuali
italiani. Nel 1936 ricopre la cattedra di Letteratura italiana presso l’Università di San Paolo in
Brasile, poi nel 1942 tornerà a insegnare in Italia nell’Università di Roma. Le vicende della
seconda guerra mondiale segnano comunque il maturare di una nuova e dolorosa
consapevolezza preceduta anche da lutti familiari. Da queste esperienze scriverà “Il dolore”,
“la terra promessa”, “Un grido e paesaggi”, “Il taccuino del vecchio”, “Il povero nella città”, “Il
deserto e dopo”. Nel 1969 pubblicherà “Vita d’un uomo” con la raccolta di tutte le sue
poesie.

L’allegria

La funzione della poesia

Quando Ungaretti cominciò a riordinare le sue poesie e diede loro il titolo di “Vita d’un uomo”
volle sottolineare il carattere autobiografico, proponendo una sorta di nuova e versificata
<ricerca del tempo perduto>. Egli stesso, del resto, aveva affermato: <<Io credo che non vi
possa essere nè sincerità nè verita in un’opera d’arte se in primo luogo tale opera d’arte non
sia una confessione>>. Per questi poeti infatti letteratura e vita sono strettamente connesse
tra loro e la letteratura ha un ruolo privilegiato. La poesia ha dunque il compito di illuminare e
illustrare l’essenza stessa della vita.

L’analogia

Nelle sue poesie c’è un’estrema riduzione della frase alle funzioni essenziali della sintassi e
della parola. Questa capacità di sintesi della poesia è inscindibile rispetto all’essenza
profonda e misteriosa dei contenuti che intende comunicare ed è conseguita da Ungaretti
stesso sottolinea in uno scritto di poetica, va oltre la simbologia e le metafore utilizzate dalla
letteratura precedente. Il poeta afferma infatti “Se il carattere dell’800 era quello di stabilire
legami a furia di rotaie e di ponti e di pali e di carbone e di fumo - il poeta d’oggi cercherà
dunque di mettere a contatto immagini lontane, senza fili. Dalla memoria all’innocenza,
quale lontananza da varcare; ma in un baleno”. Se nell’800 la poesia era una ricerca della
realtà che mette ponti e rotaie per avere un collegamento chiari e immediato, il poeta di oggi
cerca di mettere in contatto immagini lontane senza un senso immediato per raccogliere il
valore evocativo della parola.

La poesia come illuminazione

Per Ungaretti, il poeta è una sorta di “sacerdote” della parola, un essere privilegiato che sa
cogliere i nessi segreti delle cose, attribuisce alla poesia un significato magico ed esoterico
spingendola fino al limite estremo dell’inconoscibile e dell’inesprimibile. La parola assume il
valore di una improvvisa e folgorante “illuminazione” in cui la poesia riesce a raggiungere la
totalità e la pienezza dell’essere.

Gli aspetti formali

Innanzitutto dal punto di vista dei versi c’è una distruzione del verso tradizionale. Anche la
sintassi rifiuta le costruzioni complesse, adeguandosi, nella sua elementare e lineare
essenzialità, allo sforzo di cogliere l’attimo e di illuminare un momento dell’essere. La parola
viene fatta risuonare nella sua autonomia e nella sua purezza, talvolta addirittura isolata fino
a farla coincidere con la misura del verso. Sul piano lessicale c’è infine da rilevare che la
poesia di ungaretti appartiene a un sistema rigorosamente monolinguistico su un piano più
rarefatto di risonanze metafisiche e spirituali.

Le vicende editoriali e il titolo dell’opera

Ripercorrendo quest’opera è possibile distinguere in tre fasi. Un primo gruppo di poesie fu


pubblicato nel 1916 con il titolo “Il porto sepolto”, Il secondo con Allegria di naufragi e con il
terzo che diventa L’allegria.

La struttura e i temi

L’opera è suddivisa in cinque sezioni:


1 Ultime
2 Il porto sepolto
3 Naufragi
4 Girovago
5 Prime

I temi rendono un componente autobiografica. Si tratta tuttavia di una autobiografia per così
dire “trasfigurata” in quanto i singoli eventi assumono il valore di un’esperienza
paradigmatica in cui l’uomo incontra la verità.
Un gruppo di temi e immagini si lega all’infanzia e all’adolescenza del poeta trascorse ad
Alessandria d’Egitto: il deserto, il miraggio, le cantilene arabe etc. Un altro momento di
transizione è l’esperienza al fronte che gli consente di stabilire un contatto con la propria
gente e di avvertire la consapevolezza di una ritrovata identità. Nella definizione definitiva
dell’Allegria, il poeta recuperò alcuni testi precedenti dove si delinea un’oscillazione tra
essere e nulla, realta e mistero, presenza e assenza, gesto e immobilità.

Veglia

Una poesia scritta al fronte e composta da due strofe di diversa lunghezza. La prima di
tredici versi è costituita da un unico e ininterrotto fluire del discorso poetico che raffigurano
una scena cruda e amara della guerra, con il cadavere deformato del suo compagno caduto.
Non c’è nessun eroismo e la guerra appare com’è. Solo negli ultimi versi l’autore rovescia
tutto con una riscoperta dell’amore e dell’attaccamento della vita che viene evidenziato
ancora di più da questo contrasto con la morte intorno.

Sono una creatura

L’esperienza del fronte segna anche questa lirica: nella desolazione dell’altopiano carsico, il
poeta soldato coglie l’analogia tra la sua condizione di uomo, impietrito dal dolore dinanzi
agli orrori della guerra in trincea e la fredda e arida roccia che domina il paesaggio.

San Martino del Carso

Come Veglia, anche questa poesia contiene immagini di desolazione e di morte legate alla
guerra, della città ormai non è rimasto più niente così come i compagni che combattevano
una volta insieme all’autore che rimangono solo nella commossa e pietosa memoria di chi è
sopravvissuto.

Il Sentimento del tempo

Il <<secondo tempo d’esperienza umana>>

Le poesie scritte a partire dal 1919 e inserite nel Sentimento del tempo, rappresentano un
sostanziale mutamento di prospettiva rispetto all’Allegria. Nell’Allegria il tempo è sentito
come un’entità discontinua mentre nel Sentimento del tempo come durata, come causa del
mutare di tutte le cose, in un processo continuo di distruzione e rinascita.

Roma, luogo della memoria

Lo scenario dove si collocano le liriche è la città di Roma, per l’autore la città è innanzitutto il
luogo della memoria, lo strumento che permette di cogliere il tempo come durata. Il ricordo
di antichi splendori è ancora presente nei resti degli edifici sparsi per la città, la memoria
quindi se consente di recuperare il passato, finisce per identificarlo nei tanti ruderi superstiti.
Su queste basi si sviluppa la poesia delle metamorfosi del tempo, nell’incessante scorrere
delle ore e delle stagioni, la vita come un incessante processo di creazione e distruzione,
genera nell’uomo una drammatica condizione di divisione tra vita e morte. Nella poetica
compaiono inoltre figure mitologiche greco-romane.

I modelli e i temi

Sul piano tecnico,c’è un recupero delle strutture sintattiche e soprattutto delle forme
metriche tradizionali. Alla tradizione il poeta si riallaccia attraverso una rilettura attenta e
appassionata di Petrarca e Leopardi, testimoniata da numerosi elementi di stile e temi
presenti nella raccolta.

Il dolore e le ultime raccolte

Il dolore

Nel 1947 Ungaretti pubblicò Il dolore, in cui comprese le poesie scritte dopo il 1933. La
raccolta si fa voce del tormento personale e collettivo. Comprende poesie che risalgono alle
sue memorie più tormentate durante la guerra e ciò diventa un immediata confessione
autobiografica.

La terra promessa e il taccuino del vecchio

La raccolta successiva, La terra promessa, pubblicata nel 1950, comprende i


<<frammenti>> di un più ampio progetto ma non riuscì a finirlo. La vicenda avrebbe dovuto
rappresentare lo sbarco di Enea, le sue imprese gloriose, con un disegno allegorico capace
di riflettere le tematiche di fondo della poesia ungarettiana.
ll taccuino del vecchio comprende le poesie del periodo 1952-1960 ed è maggior parte
composto dagli Ultimi cori per la terra promessa che stabiliscono un ideale rapporto di
continuità con l’opera precedente.