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Università di Zagabria

Facoltà di lettere e filosofia


Dipartimento di italianistica
A. a. 2019./2020.

Ivana Mašić
Eugenio Montale: Casa sul mare
La relazione

Giuseppe Ungaretti e Eugenio Montale nella poesia italiana del Novecento

Zagabria, gennaio 2020.


Indice

Introduzione................................................................................................................................3
Analisi.........................................................................................................................................4
Conclusione...............................................................................................................................10
Bibliografia...............................................................................................................................11

2
Introduzione

Casa sul mare è una poesia scritta dal celebre poeta italiano del Novecento Eugenio
Montale. La poesia fa parte della penultima sezione di Ossi di seppia (1925) intitolata
“Meriggi e ombre”.
“Ossi di seppia è il nome della prima raccolta poetica di Montale. Quando scriveva
Ossi di seppia il poeta non aveva più di trent’anni. Nel tempo della pubblicazione, il libro era
considerato moderno e lo è ancora oggi. Per la sua scelta lingiustica, la poesia di Montale
sembra matura. Usa molti simboli e molte metafore.”1
La poesia Casa sul mare è fatta da 37 versi: 32 endecasillabi, 3 settenari e 2 novenari
(il primo e l’ultimo verso). È suddivisa in quattro strofe di diversa lunghezza: la prima strofa
contiene 7, la seconda 8, la terza 18 e la quarta 4 versi.
I due motivi prevalenti poesia sono il mare e il viaggio. Il tema principale della poesia
è la fine di un viaggio, cioè, la fine del viaggio di vita.

1
Ettore Bonora, La poesia di Montale – Ossi di seppia (Padova: Liviana editrice S.p.a., 1982.), 29-30.

3
Analisi

Già nel titolo della poesia appaia uno dei motivi spesso usati dal poeta: il mare. Questo
motivo è presente in tutta la poesia. Il titolo serve anche come un’immagine e rappresenta un
elemento reale e fisico della vita del poeta: la casa di Monterosso nelle Cinque Terre in cui ha
trascorso l’infanzia. Il motivo della casa d’infanzia appaia anche nelle altre poesie di questa
raccolta.2 Riferendosi alla propria casa d’infanzia, il poeta forse vuole presentarci uno dei
temi della poesia: il ritorno dell’adulto alla casa d’infanzia.

ll viaggio finisce qui:


nelle cure meschine che dividono
l'anima che non sa più dare un grido.
Ora i minuti sono eguali e fissi
come i giri di ruota della pompa.
Un giro: un salir d'acqua che rimbomba.
Un altro, altr'acqua, a tratti un cigolio.

Il poeta comincia con un motivo che poi si ripeterà all’inizio di ogni strofa seguente: la
fine di un viaggio. Il “qui” del primo verso indica la casa in cui il poeta è tornato dopo le sue
deludenti esperienze.3 Sin dall’inizio, la poesia è caratterizzata da un sentimento di malinconia
che ogni fine porta con sé. Montale prosegue descrivendo un’anima frammentata e stanca.
Nei versi seguenti, con la similitudine “Ora i minuti sono eguali e fissi/ come i giri di ruota
della pompa” vuole creare l’immagine di una vita noiosa e statica. Questa immagine, la
rafforza la descrizione del processo di pompaggio di acqua che appaia nei versi seguenti –
tutti i giri sono uguali. Identifica il tempo che scorre senza variazioni con la monotonia di una
macchina.4 Negli ultimi due versi c’è un esempio di anafora (ripetizione di “un”) che
contribuisce all’immagine di una vita noiosa e monotona i cui momenti si continuamente
ripetono.

2
Luigi Blasucci, “Livelli figurali di Casa sul Mare.” Italianistica: Rivista di letteratura italiana, Vol. 22, No. 1/3
(gennaio/dicembre 1993), 136.
3
Bonora, La poesia di Montale, 126.
4
Bonora, La poesia di Montale, 126.

4
Il motivo di viaggio si pone subito come il viaggio della vita e questa strofa serve come una
riflessione esistenziale, riflessione sulla vita.5

Il viaggio finisce a questa spiaggia


che tentano gli assidui e lenti flussi.
Nulla disvela se non pigri fumi
la marina che tramano di conche
i soffi leni: ed è raro che appaia
nella bonaccia muta
tra l'isole dell'aria migrabonde
la Corsica dorsuta o la Capraia.

Come ho già detto prima, il motivo della fine di un viaggio continua ad apparire nei
primi versi delle strofe. In questa strofa, “qui” dal primo verso è precisato con la sintagma
“questa spiaggia”.
In questa strofa il poeta descrive gli elementi di un paesaggio marino in bonaccia
nell’ora meridiana evocandolo con i suoi aspetti acustici (eco degli “assidui e lenti flussi” e
dei “soffi leni”) e visivi (“pigri fumi”, “l’isole dell’aria migrabonde”). 6 Con la metafora
“l’isole dell’aria migrabonde” che si riferisce alle nuvole, il poeta crea l’immagine di un
orizzonte marittimo annebbiato.
Nell’ultimo verso appaiono due toponimi: la Corsica e la Capraia. Questo conferma la
teoria che il titolo si riferisce alla casa d’infanzia del poeta perché dalle Cinque Terre si
possono vedere queste due isole.
Il poeta, usando gli epiteti lento, pigro, leno e muto, crea il sentimento di lentezza e
debolezza. Tutto è tranquillo.

5
Blasucci, “Livelli figurali”, 137.
6
Blasucci, “Livelli figurali”, 137

5
Tu chiedi se così tutto vanisce
in questa poca nebbia di memorie;
se nell'ora che torpe o nel sospiro
del frangente si compie ogni destino.
Vorrei dirti che no, che ti s'appressa
l'ora che passerai di là dal tempo;
forse solo chi vuole s'infinita,
e questo tu potrai, chissà, non io.
Penso che per i più non sia salvezza,
ma taluno sovverta ogni disegno,
passi il varco, qual volle si ritrovi.
Vorrei prima di cedere segnarti
codesta via di fuga
labile come nei sommossi campi
del mare spuma o ruga.
Ti dono anche l'avara mia speranza.
A' nuovi giorni, stanco, non so crescerla:
l'offro in pegno al tuo fato, che ti scampi.

“Questa è la strofa più lunga e più complessa della poesia. All’inizio, il poeta
introduce un tu e il discorso esistenziale avviato nella prima strofa qui continua e si trasforma
dal monologo in un’allocuzione. Questo tu, lo possiamo identificare con una donna perché
negli altri componimenti dell’ultima parte di “Meriggi e ombre” il poeta nomina un tu che
rappresenta un personaggio femminile che è visto come solidale con il destino negativo del
poeta.”7
Dunque, la strofa si svolge come un colloquio con la donna amata. 8
Il primo verso di nuovo contiene il motivo della fine. Nel verso seguente, la metafora
“poca nebbia di memorie” può riferirsi alla realizzazione della persona che si trova alla fine
del viaggio della vita che, infatti, non ha fatto molto nella vita.
La donna si chiede se la vita si può trascorrere solo in due modi: vivendo una vita
noiosa e monotona (il destino che si compie nell'ora che torpe) o vivendo una vita che porta
solo avversità e guai (il destino che si compie nel sospiro del frangente). Il sintagma “l’ora

7
Blasucci, “Livelli figurali”, 138.
8
Bonora, La poesia di Montale, 126.

6
che torpe” può corrispondere a “bonaccia muta” e il sintagma “sospiro del frangente” può
corrispondere a “assidui e lenti flussi” dalla seconda strofa. 9 Il poeta vuole confortare la donna
e al proprio destino di condanna contrappone l’idea di “salvezza” che, secondo lui, è possibile
solo per i pochi.10 Dice che forse lei potrà salvarsi, passare di là dal tempo, cioè superare la
lenta corrosione dell’esistenza, sovvertire il disegno della natura. Per lui, il cammino finisce
all’ultima tappa, non può salvarsi. Lui soffre non per se stesso, ma per la compagna. 11 Lui
mette i bisogni degli altri al primo posto e desidera di aiutarli. Il suo desiderio di aiutare, di
indicare una strada di salvezza si esprime negli ultimi sette versi di questa strofa. Sembra che
aiutare gli altri lo acquieti.12
In questa strofa appaia il pensiero religioso del poeta. Secondo lui, la salvezza è negata
a molti perché manca la volontà di sopravvivere e di trovarsi in quello stato di perfezione che
non è regolato da Dio, ma che si consiste nell’adempimento del proprio destino (“Qual volle
si ritrovi”).13

Il cammino finisce a queste prode


che rode la marea col moto alterno.
Il tuo cuore vicino che non m'ode
salpa già forse per l'eterno.

I primi due versi di questa strofa sono una variazione sinonimica dei primi due versi
della seconda strofa (“Il viaggio finisce a questa spiaggia/ che tentano gli assidui e lenti
flussi”). Anche nel secondo distico si ripete l’informazione già conosciuta: la salvezza della
donna.14 Il tema dell’incomunicabilità culmina in questa strofa (“il tuo cuore vicino che non
m’ode”) ed è motivato dallo stato psicologico del poeta.15
Il poeta finisce con un “forse” e così ci lascia con un sentimento di incertezza.

9
Blasucci, “Livelli figurali”, 138.
10
Blasucci, “Livelli figurali”, 138.
11
Rocco Montano, Comprendere Montale (Napoli: G.B. Vico Editrice, 1978.), 57.
12
Gaetano Mariani, Poesia e tecnica della lirica del Novecento (Padova: Liviana, 1958.), 158.
13
Bonora, La poesia di Montale, 128.
14
Blasucci, “Livelli figurali”, 138.,139.
15
Bonora, La poesia di Montale, 128.

7
Conclusione

Dopo l’analisi, si puo dire che questa poesia è un vero esempio della poetica
dell’ermetismo che prevaleva nella poesia italiana dell’inizio del Novecento. Il poeta è
angoscioso e solo. Nella poesia prevale il sentimento dell’incomunicabilità che culmina nel
penultimo verso – lui non può comunicare neanche con la persona più vicina. Il poeta riflette
sulla esistenza, sulla vita e sul destino. Lui è una figura disperata priva di tutte le speranze e
illusioni che nutriva prima. La poesia è piena di simboli e di metafore che la rendono difficile
da capire e interpretare.
Per me era molto difficile comprendere questa poesia, però leggendola più volte e
analizzandola verso per verso spero di esserci riuscita. La poesia mi è piaciuta molto perché
mi ha fatto riflettere. Mi ha fatto pensare del significato delle metafore, dei simboli, dei
sentimenti che ha provocato in me. All’inizio pensavo che la poesia non mi sarebbe piaciuta e
che scrivere questa relazione sarebbe stato molto più faticoso, però è successo il contrario.

8
Bibliografia

Blasucci, Luigi. “Livelli figurali di Casa sul Mare.” Italianistica: Rivista di letteratura
italiana Vol. 22, No. 1/3 (gennaio/dicembre 1993), 133-144
Bonora, Ettore. La poesia di Montale – Ossi di seppia. Padova: Liviana editrice S.p.a., 1982.
Mariani, Gaetano. Poesia e tecnica della lirica del Novecento. Padova: Liviana, 1958..
Montano, Rocco. Comprendere Montale. Napoli: G.B. Vico Editrice, 1978.

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