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LA CULTURA

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Dmitrij Šostakovic

TRASCRIVERE LA VITA INTERA


Lettere 1923-1975

A cura di Elizabeth Wilson


Direzione scientifica di Enzo Restagno
Traduzione di Laura Dusio
La pubblicazione di questo volume è stata promossa dall’edizione
2006 di Torino Settembre Musica, un progetto della città di Torino
e della Regione Piemonte realizzato dal Teatro Regio di Torino

Revisione di Livio Aragona

www.saggiatore.it

© Gruppo editoriale il Saggiatore S.p.A., Milano 2006

La scheda bibliografica è riportata nell’ultima pagina del libro


TRASCRIVERE LA VITA INTERA
Sommario

Quest’arte stupenda in via di estinzione… 9


di Enzo Restagno
Neanche un giorno senza un rigo 29
di Elizabeth Wilson
Note di traduzione 37

1. 1923-1926: Diventare compositore. 39


Gli anni giovanili e l’ambiente familiare
2. 1926-1930: Un giovane professionista 93
3. 1931-1936: Successi e critiche. Satira e tragedia 155
4. 1937-1941: La riabilitazione 199
5. Giugno 1941-maggio 1945: Gli anni della guerra 224
6. 1946-1952: Gli ultimi anni dello stalinismo 261
7. 1953-1961: Inizia il disgelo 301
8. 1962-1968: Rinascita artistica e declino fisico 354
9. 1969-1975: Gli ultimi anni 411

Note 455
Fonti 481
Persone citate 483
Sigle e acronimi ˆ 489
Elenco delle opere di Dmitri Šostakovic citate nel volume 493
Indice dei nomi 497
Quest’arte stupenda in via di estinzione…

di Enzo Restagno

«Nel nostro tempo di telegrafi, telefoni, radio ecc. si va perdendo l’arte


epistolare. Lei è uno dei pochi che possiedano alla perfezione quest’ar-
te stupenda, ma in via di estinzione.» Nel 1960, scrivendo a un amico,
ˆ
Šostakovic si lasciava andare a questa constatazione malinconica; nella
sua vita aveva scritto un’infinità di lettere e a quel modo di comunicare,
che considerava «un’arte stupenda», non volle rinunciare neppure negli
ultimi giorni della sua vita, quando l’azione fisica dello scrivere gli era di-
ventata ormai penosissima, quasi impossibile. Un po’ paradossalmente si
potrebbe dire che il musicista russo considerava lo scrivere lettere un’ar-
te soprattutto quando si trattava degli altri. Quando a scriverle era lui i
principi estetici erano un po’ diversi e soprattutto molto vicini a quelli
che metteva in pratica nel comporre musica: la sintassi chiara e semplice,
le ripetizioni frequenti del soggetto, l’uso parsimonioso degli aggettivi e
degli avverbi e una punteggiatura minuziosa fino all’eccesso sono criteri
che paiono permutati dalla struttura della frase musicale. Per compren-
dere questa sottile e originalissima concezione dell’arte epistolare bisogna
quindi calarsi un po’ nell’esercizio quotidiano della scrittura, sia verbale,
sia musicale, così come lo intendeva il nostro musicista.
ˆ
Šostakovic aveva con lo scrivere musica un rapporto che sconfinava
con l’ossessione; componeva con velocità impressionante e comporre
gli era assolutamente necessario. I rari periodi di sterilità della sua car-
riera sono costellati da lamentazioni interminabili e da dichiarazioni di
infelicità. Allineare note sui pentagrammi o parole nelle numerose let-
tere che inviava a parenti, amici, colleghi e studenti erano per lui opera-
zioni analoghe e, in certo modo, complementari poiché nascevano en-
trambe dal desiderio di trasferire sulla pagina il ritmo e le vibrazioni del-
10 Quest’arte stupenda in via di estinzione…

la vita che, forse, passando attraverso quel filtro, sarebbe diventata più
libera e soprattutto affrancata dagli innumerevoli affanni.
Davanti a questo assillo della scrittura che cinge la vita d’assedio c’è
da chiedersi se la vita sia realmente trascrivibile in musica senza passare
ˆ
attraverso qualche processo di stilizzazione. Šostakovic sapeva che non
era possibile però quell’utopia, che rappresentava una specie di sogno
a occhi aperti sognato con lucidità e precisione, ma gli era così cara che
volle provarci lo stesso, tentando nel 1943 di mettere integralmente in
musica il racconto di Gogol’ I giocatori. Il 15 marzo di quell’anno scri-
veva all’amico Sollertinskij: «Sto facendo la riduzione per pianoforte
dell’opera I giocatori che è lungi dall’essere finita e probabilmente è de-
stinata a non essere finita mai». L’impossibilità di condurre a termine
quest’opera nasceva dal proposito di mettere in musica il testo di Go-
gol’ senza togliere neppure una virgola; è un’idea strana che nasce dal
desiderio di trasferire integralmente nella sfera musicale il vissuto, non
per sublimarlo ma per narrarlo in maniera più nitida e più fedele, poi-
ché la musica possiede una capacità di raffigurazione assolutamente
ˆ
unica. Su questo Šostakovic non aveva dubbi: essendo la musica un lin-
guaggio caratterizzato da una superiore oggettività, a questa avrebbe
voluto affidare integralmente la sua vita, non per redimerla dalle delu-
sioni e dalle sofferenze, ma per una ragione, in un certo senso, più rea-
listica. La superiore capacità definitoria della musica deriva infatti non
solo dal saper captare alla radice le più intime vibrazioni dell’essere, ma
ancor più dall’essere incapace di mentire giacché il suo linguaggio igno-
ra le formalizzazioni logiche con le quali si può manipolare la realtà.
Poiché nella sua immediatezza la musica si colloca oltre la possibilità
ˆ
della menzogna, non ci vuol molto a capire perché Šostakovic la consi-
derava una possibilità di salvezza e di redenzione al tempo stesso: «Solo
nella musica non ho mai mentito» soleva ripetere nei momenti più ama-
ri della sua vita. L’impossibilità di trasferire integralmente il vissuto in
musica, ovvero l’intatto racconto di Gogol’, stava nel fatto che applican-
dosi a un testo, a qualsiasi testo, la musica ne diviene inevitabilmente un
commentario e procede quindi con tempi e ritmi propri, inconciliabili
con quelli della realtà raffigurata nella parola. Il progetto de I giocatori
era dunque condannato a tradursi in utopia ma in quell’utopia possia-
ˆ
mo scorgere la fiducia profonda che Šostakovic nutriva nella realtà acu-
stica delle parole. I suoni non possono mentire e la parola stessa spri-
giona un alone sonoro nel quale, come avevano dimostrato Musorgskij
ˆ
e Janácek, vibra una sincerità incorruttibile.
Se lo scrivere musica costituisce il tentativo più fruttuoso di avvici-
narsi alla verità, anche lo scrivere una lettera deve ispirarsi alla medesi-
Trascrivere la vita intera 11

ma esigenza di immediatezza. Come deve essere una lettera? Come bi-


ˆ
sogna scriverla? Šostakovic lo dice chiaramente già nel 1925 in una let-
tera all’amico Javorskij: «Una lettera deve essere fresca. Scritta adesso,
impostata entro un’ora e ricevuta il giorno dopo».
Attraverso questo elogio della freschezza e dell’immediatezza pos-
siamo cogliere il tratto fondamentale di questa raccolta di lettere che
appartiene a pieno titolo alla grande categoria degli epistolari della cul-
tura occidentale. La bellezza e l’umanità del documento non devono
però distoglierci dal considerare l’importanza che esso viene ad assume-
re per il lettore italiano che ha da oggi a disposizione uno strumento es-
senziale per la conoscenza di un grande musicista sul quale la storia ha
fin qui accumulato fin troppe contraddizioni.
Dalla parte di Webern e dalla parte di Ždanov. Sono passati cento an-
ˆ
ni dalla nascita di Šostakovic e trentuno dalla sua morte; la sua musica
sempre di più fa parte del repertorio delle orchestre, dei solisti e dei
gruppi da camera; gli studi sulla sua vita e sulla sua opera si sono mol-
tiplicati, eppure il profilo interiore di questo musicista di innegabile
grandezza continua a sfuggirci poiché ancora non siamo riusciti a libe-
rarci dall’impasse di pregiudizi e di prospettive storiche distorte dalle
ideologie nel quale la sua vita e la sua opera si sono a lungo dibattute.
ˆ
La turbolenza politica e ideologica nella quale a Šostakovic è toccato vi-
vere si è ormai allontanata e il ricordo di quegli anni è sul punto di sbia-
dire, ma ecco che quella musica con le sue laceranti contraddizioni fa sì
che ci si continui a interrogare, mettendoci di fronte al caso di una mu-
sica che si oppone all’azione del tempo che distende la sua coltre di in-
differenza. Ma come può una musica lottare contro l’indifferenza che
preannuncia l’oblio senza la partecipazione degli ascoltatori? La musica
ˆ
di Šostakovic possiede elementi di bellezza e di perfezione formale in
quantità sufficiente a garantirne la sopravvivenza. Essa potrebbe dun-
que vivere e continuare a esercitare il suo fascino anche su ascoltatori
ignari delle ragioni e del contesto che la videro nascere; e tuttavia una
conoscenza più meditata e consapevole di quelle ragioni non può che
giovare a una migliore comprensione di quella musica. Per rievocare
quella vecchia storia di incomprensioni bisogna mettere a confronto
due differenti punti di vista, quello europeo-occidentale e quello sovie-
tico: li chiameremo «la parte di Webern» e «la parte di Ždanov».
La parte di Webern. Nel 1961 al termine della voce «Anton Webern»,
scritta per la Encyclopédie de la musique (Fasquelle) Pierre Boulez affer-
mava: «Tutti i compositori che non hanno profondamente sentito e com-
preso l’ineluttabile necessità di Webern sono del tutto inutili». Pierre
Boulez era ed è rimasto un autorevolissimo opinion leader ma allora si
12 Quest’arte stupenda in via di estinzione…

esprimeva con una perentorietà che rifletteva la sua fede incrollabile nel-
la necessità di un modo diverso di pensare la musica. Non facciamo dun-
que nessuna fatica a immaginare quale credito l’area culturale influenza-ˆ
ta dal pensiero di Boulez potesse riservare alla musica di Šostakovic. Si
proclamava la necessità di una musica concisa fino all’aforisma ma anche
dotata di un potere di concentrazione inaudito. Un’eloquenza esplicita,
provvista di mezzi sonori sontuosi, era diventata impensabile; apparte-
neva decisamente al passato e ogni tentativo di servirsene ancora poteva
nascere soltanto in una coscienza non sufficientemente consapevole del-
ˆ
la necessità storica. Con queste premesse le sinfonie di Šostakovic, i suoi
concerti, i suoi quartetti, le sue liriche avrebbero dovuto essere delegit-
timati storicamente, ma di arrivare a una conclusione del genere non se
la sentivano nemmeno i censori più severi; un successo internazionale
che durava da più di trent’anni creava forte imbarazzo. Qualche pregio
che andasse oltre l’elogio del puro artigianato a quella musica si doveva
pur riconoscerlo e così, nella «parte di Webern», si cominciò a ragionare
sulle disavventure politiche in cui era incappato un talento fra i più rari.
Ne venne la parabola malinconica di un musicista precoce e geniale, co-
stretto a chinare il capo di fronte all’incalzare minaccioso dell’autorità
politica. La maggior parte della carriera di questo musicista si era svolta
in un clima di asfissiante conformismo ma, per quanto soffocato, quel ta-
lento restava pur sempre capace di accendere qualche bagliore tra le pie-
ghe dei suoi retorici poemi sonori. ˆ
Il giudizio che «la parte di Webern» espresse su Šostakovic potrebbe
oggi essere liquidato con un’alzata di spalle: cose che capitano nella sto-
ria della ricezione delle opere d’arte, così piena di clamorosi fraintendi-
menti. E forse non si dovrebbe neppure dare troppa importanza a quegli
equivoci che il successo sempre più grande di questa musica sta spazzan-
do via. Il problema non è così semplice però: non si tratta solo di consta-
tare che gli equivoci si dissipano e alla fine la qualità si impone. Il dram-
ma delle incomprensioni in cui, pur tra grandi riconoscimenti, la musica
ˆ
di Šostakovic incappò, riguarda l’intima sostanza di questa musica, vor-
rei dire la sua più segreta grandezza, e per questa ragione bisogna cercare
di svelarlo. Per un’operazione di tal genere la lettura di questo epistola-
rio costituisce uno strumento fondamentale. Prima però di evocarne gli
accenti di umanità e sincerità, bisogna soffermarsi un momento su
La parte di Ždanov. È qui infatti che le contraddizioni da commedia
degli equivoci della parte di Webern si trasformano in una tragedia della
quale bisognerebbe conservare il ricordo poiché non si tratta soltanto
della tragedia di un grande musicista ma di quella di milioni di indivi-
dui, preda anch’essi dei medesimi terrori e della stessa infelicità.
Trascrivere la vita intera 13

Nel breve spazio di cui dispongo posso soltanto cercare di rievocare


ˆ
qualche episodio della vita di Šostakovic per dimostrare come quell’uo-
mo fragile e timido, nervoso e sensibilissimo, sia stato preso nella morsa
di contraddizioni implacabili.
Il tema delle lacrime. Quel ragazzo di vent’anni dalla capigliatura un
po’ ribelle e con un paio di occhiali dietro le cui lenti risplendono due
occhi così penetranti da parere spiritati, scrive all’amico Javorskij che la
tristezza lo opprime al punto di farlo scoppiare in lacrime mentre cam- ˆ
mina per la strada. Molti anni dopo, nel gennaio 1942, Šostakovic si tro-
va con la famiglia sfollato a Kujbyšev. Di lì scrive all’amico Glikman: «A
volte di notte, tormentato dall’angoscia piango. Le lacrime sono copio-
se, brucianti. Nina e i bambini dormono nell’altra stanza, questa circo-
stanza mi permette di abbandonarmi alle lacrime. Ma poi mi calmo.
Scherzi dei nervi». Passano altri diciotto anni, siamo nel luglio 1960, e
ˆ
Šostakovic ha finito di comporre uno dei suoi capolavori, quell’Ottavo
quartetto che diceva di aver concepito alla sua memoria. Il componi-
mento è talmente ben riuscito da soddisfare perfino l’implacabile senso
autocritico del suo autore che, nel silenzio della sua casa, si mette al pia-
noforte e se lo suona: «Un paio di volte ho cercato di suonarlo e di nuo-
vo ho pianto. Questa volta non solo per la pseudotragicità, ma anche
per la meraviglia della splendida compiutezza della forma…». Šostako-
ˆ
vic definisce «pseudotragica» l’opera che contiene in una concentrazio-
ne insostenibile la tristezza della vita, e le lacrime, divenute nel frattem-
po molto più amare di quelle del ragazzo di vent’anni, sono l’unico
commentario possibile alle memorie della propria esistenza.
ˆ
Sette anni dopo – siamo nel 1967 – Šostakovic scrive a Glikman una
delle più disperate confessioni che siano uscite dalla sua penna: «Penso
molto alla vita, alla morte e alla carriera…». Alcuni grandi personaggi –
Musorgskij e Puškin per esempio – sono morti, secondo lui, troppo pre-
ˆ
sto; altri invece troppo tardi e fra questi include Cajkovskij, Gogol’,
Rossini, Beethoven. Con questo il Nostro non vuol dire che questi ulti-
mi siano artisticamente dei sopravvissuti, ma che «hanno superato quel-
la frontiera della vita oltre la quale (la vita) non porta più felicità, ma sol-
tanto delusioni e avvenimenti terribili… Anch’io, senza dubbio, ho vis-
suto troppo a lungo. Ho avuto tante delusioni e mi aspetto avvenimenti
terribili. Sono stato deluso anche da me stesso. O piuttosto dal fatto di
essere un compositore grigio e mediocre… Il pensiero che ho appena
finito di esporre è spaventoso. Visto che mi restano da vivere dieci anni,
trascinare questo pensiero spaventoso per tutti questi anni… No! Non
vorrei essere al mio posto. Tuttavia comporre musica è una passione,
14 Quest’arte stupenda in via di estinzione…

una sorta di malattia che mi perseguita. Oggi ho terminato Sette Ro-


manze su versi di Blok…». ˆ
A sessant’anni Šostakovic riteneva di aver già vissuto troppo a lungo;
si considerava un uomo decrepito nel quale soltanto la malattia del com-
porre musica riusciva a infondere un po’ di vita. Questo assillo della vec-
chiaia aveva cominciato a perseguitarlo quando aveva solo quarantadue
anni. Si era nel 1948, l’anno della terribile Risoluzione di Ždanov che si
ˆ
era abbattuta su Šostakovic e su tanti altri musicisti condannandoli a un
disperato silenzio. I sintomi di quella disfatta sono scolpiti sul viso del
compositore che descrive se stesso a Glikman come uno di quei perso-
naggi davanti allo specchio di Francis Bacon: «Mentre mi rado ho la pos-
sibilità di osservare il mio viso. È gonfio, sotto gli occhi ci sono delle bor-
se enormi, le guance, gonfie, sono color lillà. Nell’ultima settimana, o po-
co più, sono molto invecchiato e questo processo di invecchiamento
continua ad avanzare a velocità inaudita. L’invecchiamento fisico, pur-
troppo, si riflette anche sulla perdita della gioventù dello spirito».
La Risoluzione del 1948, ispirata da Ždanov e redatta con acuminata
perfidia da Boris Asaf’ev, è un documento di rara infamia che non si li-
mita a elencare e stigmatizzare le opere eterodosse ma chiama in causa
anche la responsabilità dei critici, colpevoli di una riprovevole compli-
cità ideologica. In questo modo venivano annullate anche le testimo- ˆ
nianze a favore accumulatesi negli anni che, nel caso di Šostakovic, non
erano poche! ˆ
Negli anni Šostakovic aveva conosciuto alti e bassi ma, a partire da
un certo momento, l’unico elemento costante fu la paura; quella paura
che negli anni trenta sempre più si estendeva nella popolazione del-
l’Unione Sovietica.
In un giorno del 1937 ricevette una convocazione del NKVD di Le-
ningrado. Si presentò negli uffici di quella famigerata polizia e fu sotto-
posto a un interrogatorio. Il suo inquisitore – un ufficiale di nome
Zakrevskij – cercò di fargli confessare di aver partecipato a un complot-
to contro Stalin. Era sabato e al termine di un interrogatorio rivelatosi
infruttuoso, Zakrevskij formulò alcune minacce e gli ingiunse di ripresen-
tarsi il lunedì successivo per proseguire l’interrogatorio. Non ci vuol
ˆ
molto a immaginare come Šostakovic trascorse la domenica: i giornali
avevano appena pubblicato la notizia della condanna del maresciallo
ˆ
Tuchacevskij che era stato fin dagli esordi amico e protettore del musi-
cista; suo cognato era stato arrestato e sua sorella Marija esiliata in Sibe-
ria; lui poi era stato il bersaglio di quel terribile articolo, «Caos invece
di musica», uscito sulla Pravda un anno prima. In preda al terrore
ˆ
Šostakovic si ripresenta lunedì mattina negli uffici della polizia e chiede
Trascrivere la vita intera 15

del suo inquisitore. Gli viene risposto sbrigativamente che Zakrevskij è


stato fucilato per tradimento il giorno prima e che lui può anche andar-
sene. Da quel giorno, come tanti altri russi in quegli anni di terrore, il
Nostro cominciò a dormire vestito, con a portata di mano una valigetta
con qualche indumento. Gli arresti avvenivano di notte e i malcapitati
non avrebbero avuto il tempo di raccogliere neppure poche cose. Ep-
pure l’anno 1937 è anche quello del trionfo della Quinta sinfonia con la
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quale Šostakovic aveva disperatamente cercato di fare ammenda dei
peccati «formalistici»1 commessi nelle opere precedenti. Ci riuscì benis-
simo senza vendere per questo l’anima al diavolo, come più o meno sto-
lidamente andava di moda dire da noi non molti anni fa. Il giudizio sulla
Quinta sinfonia è un fatto musicale sul quale si è discusso a non finire;
non intendo riprendere ora questa discussione ma andare piuttosto in
cerca di qualche ulteriore indizio di quelle strategie di pensiero che fi-
nivano col provocare una situazione bloccata. Cominciamo col rilevare
una curiosa contraddizione: di un’opera giovanile, composta nel 1929
ˆ
da uno Šostakovic ventitreenne, la Terza sinfonia, si è detto e ripetuto
che manca di coesione. È verissimo ma è singolare che i critici non ab-
biano sospettato che quella mancanza di coesione non era un incidente
ma un fatto intenzionale; vorrei dire la manifestazione tangibile e pro-
vocatoria di quel desiderio di «farla finita coi capolavori» che negli stes-
si anni dettava a Antonin Artaud frasi come questa:

Una delle ragioni dell’asfissiante atmosfera in cui viviamo senza possibi-


lità di scampo o di difesa – e di cui tutti siamo corresponsabili – è il ri-
spetto per ciò che è stato scritto, formulato o dipinto, per ciò che ha as-
sunto una forma, quasi che ogni forma espressiva non fosse ormai esau-
rita, e non fosse arrivata a un punto in cui è indispensabile che le cose
saltino in aria per poter ricominciare da capo.
Bisogna farla finita con questa idea dei capolavori riservati a una pre-
sunta élite e incomprensibili alla folla; non esistono per lo spirito «zone
riservate» sul tipo di quelle adibite agli incontri sessuali clandestini (Il
teatro e il suo doppio, Einaudi, Torino 1968).

1 Quella di «formalismo» era la più tipica accusa in cui poteva incorrere un artista

nell’URSS. Con questo termine si intendeva il culto della forma fine a se stesso e quindi
privo di quell’impegno sociale, morale, educativo che doveva distinguere qualsiasi opera
d’arte nell’Unione Sovietica. L’enunciazione di questo principio è semplice in sé ma la va-
lutazione di coloro che avevano il compito di giudicare le opere era assai poco prevedibi-
le. Si giocava sulle sfumature; una materia difficilmente misurabile dunque, ma il gioco
poteva avere non di rado esiti tragici. Non è questa la sede per esaminare una materia così
complessa, ma basterà ricordare che un esercizio di prudenza e di astuzia così estenuato
finiva con l’alterare in profondità la coscienza di coloro che erano costretti a praticarlo.
16 Quest’arte stupenda in via di estinzione…

In questa mancata comprensione delle vere ragioni del nostro compo-


sitore c’è però qualcosa di paradossale che consiste nei ruoli assunti dal-
la critica. È tristemente noto che le critiche mosse non solo alla Terza
ˆ
sinfonia ma anche a tanti altri componimenti di Šostakovic avevano
nell’URSS origine ideologica. È una cosa odiosa, ma conoscendo quei pre-
supposti si può capirla. Più difficile da accettare è la critica rivolta in Oc-
cidente a quelle stesse musiche. L’argomento forte era, in questo caso, ˆ
la retorica. Uniformandosi all’indirizzo culturale imperante, Šostakovic
avrebbe composto dei lavori nei quali il suo innegabile talento veniva
soffocato dalla retorica.
Questa diatriba un po’ meschina ci consente però di scorgere un trat-
ˆ
to importante dell’uomo Šostakovic, quello dell’ingenuità. Il Nostro si il-
luse per alcuni anni che gli sarebbe bastato fare di tanto in tanto qualche
dichiarazione di ortodossia politico-culturale perché lo lasciassero lavo-
rare in pace. Poteva bastare un po’ di retorica per mettersi al riparo? Lui
ne era convinto ma i fatti lo avrebbero dolorosamente disilluso. Cosa
ˆ
c’era nella retorica di Šostakovic che non funzionava? La spiegazione è
complessa e chiama in causa più che mai l’ingenuità del compositore,
colpevole di aver sottovalutato l’astuzia dei colleghi che ricoprivano un
ruolo ufficiale negli apparati organizzativi della vita musicale.
ˆ
Šostakovic era di gran lunga il migliore fra i compositori della sua ge-
nerazione, ma sul piano della captatio benevolentiae era goffo e sprovve-
duto, senza contare che la sua rara bravura gli attirava il veleno dell’invi-
dia. In fondo si tratta di cose ben note: fenomeni come l’adulazione e il
servilismo esistono da quando esiste la cultura; quello che però l’ingenui-
ˆ
tà di Šostakovic ci aiuta a comprendere è come quella disciplina squalli-
da abbia anch’essa i suoi campioni. Degli opportunisti, degli adulatori e
dei voltagabbana si parla troppo poco; additati al disprezzo, loro si defi-
lano e rientrano agilmente nell’ombra. Nel non considerare con suffi-
ciente attenzione queste tristi carriere agisce forse in noi un timore in-
confessabile di virtuale complicità. In fondo, in un diverso contesto, po-
tremmo assomigliare a quegli esecrabili personaggi dei quali troppo
spesso accettiamo la vicinanza; meglio dunque distogliere lo sguardo,
giacché non sempre abbiamo il coraggio di pronunciare con voce ferma
la dichiarazione: «Hypocrite lecteur, – mon semblable, – mon frère!».
L’abilità nel costruire strategie basate unicamente sull’astuzia a
ˆ
Šostakovic era totalmente sconosciuta; ecco perché le sue concessioni al-
la retorica risultarono inefficaci. I suoi sforzi non riuscivano a convincere
il regime perché la sua è una musica sempre tramata di intelligenza nella
quale la retorica è come posta tra virgolette e le ombreggiature grotte-
sche che accompagnano situazioni del genere dimostrano che quel gesto,
Trascrivere la vita intera 17

così enfaticamente sottolineato, è per l’appunto retorico. La retorica che


piace ai regimi è quella in cui la mediocrità assume spontaneamente il ge-
ˆ
sto retorico, mentre con Šostakovic in fondo al gesto rimane sempre un
residuo di intelligenza che gli occhiuti funzionari del Partito magari non
comprendevano ma sicuramente percepivano. ˆ
Quella che ho definito ingenuità di Šostakovic è in fondo uno dei ri-
svolti della sua grandezza; era un musicista così geniale e talmente preso
dal suo lavoro che non sapeva guardarsi intorno con la dovuta attenzio-
ne. Doveva assolutamente comporre e lo faceva con una rapidità e
un’abilità diventate leggendarie. Sembrava che procedesse come incal-
zato da un demone ed era lui stesso il primo a preoccuparsene, come
mostra una lettera del 6 settembre 1944 al collega Šebalin: «Mi preoc-
cupa la rapidità fulminea con cui compongo. Senza dubbio ciò non è
bene. Non si deve comporre a una tale velocità, come faccio io… Com-
pongo a una velocità d’inferno e non posso fermarmi… È spossante,
non molto piacevole, e, alla fine, manca completamente la certezza di
aver impiegato bene il tempo…».
Distrazione, timidezza, un parlare pieno di sussulti nervosi e di ripeti-
zioni rivelavano la sua carenza di senso pratico e quel grande disagio, cui
erano troppo lieve difesa le innumerevoli sigarette e i non pochi sorsi di
vodka, si placava soltanto davanti ai fogli di carta pentagrammata. Fuori
potevano infuriare il gelo e le tempeste, le bombe che cadevano sulla città
assediata o le ondate del terrore sollevate da Stalin, ma lui quasi non se ne
accorgeva; disponeva sui pentagrammi una nota dopo l’altra con incredi-
bile rapidità e sicurezza. Era capace di stare a quel tavolo giorno e notte
per un numero incredibile di ore, perché quella era la sua vera vita; solo
nel cerchio di luce proiettato dalla lampada si sentiva al riparo da tutte le
tetre follie che ogni giorno di più assediavano la sua vita.
La dimensione etica del sapere. Bisognava continuare a vivere e la
musica era la risorsa più preziosa. Essa non si manifestava soltanto co-
me un dono del cielo, capace di accendere un’ispirazione incontenibile,
ma nasceva in lui sollecitata da una meditazione incessante sulle opere
dei grandi classici. Krzysztof Meyer riferisce che, durante un incontro
avvenuto nel suo appartamento di Mosca, il Maestro, che aveva iniziato
a parlare della Grande fuga di Beethoven, propose all’improvviso di
suonarla sui due pianoforti che si trovavano nello studio:

Mi tese la partitura e mi disse: «Se lei suona su un pianoforte le parti del pri-
mo violino e della viola, io suonerò sull’altro quelle del secondo violino e del
violoncello». «Ma come faremo con la partitura?» obiettai io, vedendo che
ce n’era una sola. «Nessun problema, mi rispose, io suono a memoria.»
18 Quest’arte stupenda in via di estinzione…

Dietro l’immagine travolgente del compositore che scrive dei capolavo-


ri in pochi giorni c’è quella meno spettacolare ma ugualmente mirabile
e più vicina ai comuni mortali dell’uomo sapiente che ha costruito gior-
no dopo giorno la sua dottrina con una pazienza e una dedizione che si
possono prendere a esempio. Questa dimensione etica del sapere viene
fuori in tutta la sua nobiltà dalle lettere inviate ai giovani compositori
che si rivolgevano al Maestro per averne qualche incoraggiamento. Al
giovane Edison Denisov, del quale aveva molto apprezzato i primi com-
ˆ
ponimenti, Šostakovic scrisse il 22 marzo 1950 una lettera che consiglie-
rei di leggere a tutti gli aspiranti compositori:

Certo, per diventare un compositore le occorre studiare molto. E non


soltanto il mestiere, ma tante altre cose. Compositore non è soltanto co-
lui che è capace di mettere insieme piacevolmente melodia e accompa-
gnamento, di orchestrare bene e così via. Questo, forse, lo saprebbe fare
qualsiasi persona con buone conoscenze musicali. Un compositore è de-
cisamente qualcosa di più. E, credo, che cosa sia un compositore lei lo
potrà intendere molto bene dopo aver studiato a fondo quella ricchissi-
ma eredità musicale che ci hanno lasciato i grandi maestri.

Fu il proponimento di coltivare la morale col suo lavoro di musicista


che lo indusse a scrivere, nel luglio 1962, a Evtušenko: «Quando avrò
finito la Tredicesima sinfonia, mi inchinerò ai suoi piedi perché lei mi
ha aiutato a “rappresentare” in musica il problema della coscienza». Su
questo principio non transigeva e arrivava al punto, lui che era la genti-
lezza in persona, di redarguire l’intemperanza di un allievo a lui molto
ˆ
caro come Boris Tišcenko, mostratosi insofferente verso i toni moraleg-
gianti assunti dalla poesia di Evtušenko: «Si sforzi di capirlo e non fac-
cia lo snob! Il bene, l’amore, la coscienza: ecco che cosa c’è di prezioso
nell’uomo. E l’assenza di queste cose nella musica, letteratura, pittura
non sarà mai compensata né dall’originalità delle associazioni sonore, né
dall’eleganza del verso, né dal brillante colorismo».
ˆ
«Il bene, l’amore, la coscienza»: Šostakovic uomo e musicista è tutto
in questo profondo radicarsi nei valori etici di fronte ai quali nulla sono
ˆ
le ricercatezze dello stile. La lettera a Tišcenko è del 1965; quasi trent’an-
ni dopo l’inizio di quell’interminabile susseguirsi di persecuzioni sul
quale vorremmo ora fermarci un momento a riflettere. ˆ
I verbali della coscienza. Il primo brutale risveglio Šostakovic lo ebbe
nel 1936, quando un articolo della Pravda scagliò l’anatema sulla sua
opera Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk. Sembrava impossibile:
quell’opera che da un paio di anni trionfava nei teatri di Mosca e di Le-
ningrado e che era andata in scena a Buenos Aires, a Zurigo, a Cleveland,
Trascrivere la vita intera 19

a New York, a Philadelphia, a Stoccolma, a Copenaghen, a Lubiana e a


Zagabria, facendo di lui un compositore di fama mondiale, era stata di-
strutta con ferocia da quell’articolo. Non era solo un duro colpo alla sua
carriera ma anche una minaccia; l’articolo concludeva dicendo che «un
gioco del genere poteva finire male». Seguendo quel segnale giornali e
riviste si avventarono su di lui implacabili. La cosa è ben nota, ma c’è
una reazione privata del musicista sulla quale bisogna riflettere. Tutti gli
articoli contenenti quegli attacchi furibondi li ritagliò e li raccolse dili-
gentemente in un volume di oltre novanta pagine. A che scopo?
ˆ
L’affinità profonda che Šostakovic sentiva con la musica di Mahler
suggerisce un’ipotesi. Da ragazzo alla domanda «Che cosa vorresti di-
ventare da grande?» il compositore boemo rispose: «Un martire». Il mar-
tirio di tutti quegli insulti e di quelle accuse che gli stroncavano la carrie-
ˆ
ra e gli avvelenavano la vita Šostakovic volle custodirlo bene in quella
raccolta.
Ci furono alti e bassi e anche qualche schiarita in quel clima plum-
beo, ma per sopravvivere umanamente e artisticamente dovette adattar-
si a pronunciare discorsi odiosi e giudizi infami, a firmare dichiarazioni
vergognose che non convincevano nessuno ma che lo straziavano infi-
nitamente. I suoi comportamenti pubblici divennero sempre più enig-
matici ed elusivi: silenzi, vaghi cenni del capo, parole incespicanti, voce
atona, sguardo assente, sonnolenza, tremore. Che altro poteva fare per
difendersi da tutte quelle umiliazioni che giorno dopo giorno gli avve-
lenavano la vita? Al di fuori della musica e del cerchio magico proiettato
dalla lampada non c’era nulla che si salvasse, neppure la dimensione del
privato. Anche qui c’è un dettaglio che vale la pena di conoscere e che
costituisce il polo opposto a quello dell’album dell’infamia.
Siamo nel 1955, Stalin è morto da un paio d’anni e all’orizzonte sem-
ˆ
bra profilarsi qualche tenue schiarita. Šostakovic ha reagito alla morte
del tiranno componendo la sua Decima sinfonia ma non si fida del suc-
cesso che pure arriva puntualmente e clamorosamente. Sa che il vento
potrebbe cambiare da un momento all’altro, come già spesso è capitato,
e allora accompagna la nuova sinfonia con un fumoso corredo di auto-
critiche. La tattica per la sopravvivenza aveva finito con l’imporre tali
meschine strategie! Quell’opera superba, nella quale molti hanno volu-
to vedere un ritratto della ferocia e dell’implacabilità di Stalin, gli valse
la più alta onorificenza dell’Unione Sovietica, ovvero il titolo di «Artista
del popolo», ma ormai il suo animo non era più in grado di gioire di nul-
la, nemmeno dell’enorme successo che il Concerto per violino e orche-
stra ottenne a New York con la direzione di Mitropoulos e l’interpreta-
zione dell’amico David Ojstrach. Quelli che seguirono la morte di Sta-
20 Quest’arte stupenda in via di estinzione…
ˆ
lin furono per Šostakovic anni amarissimi, segnati dalla morte della mo-
glie nel 1954 e da quella della madre nel 1955. Le lettere scritte alla ma-
dre rivelano nel giovanissimo musicista un attaccamento profondo che
durò tutta la vita. Sof’ja Vasil’evna aveva sostenuto con ogni mezzo pri-
ma gli studi e poi la carriera del figlio. Ne era molto orgogliosa e aveva
raccolto meticolosamente ogni genere di testimonianze sulla sua carrie-
ra, dalle locandine dei concerti agli articoli dei giornali alle lettere. Nel-
l’insieme quella documentazione costituiva un prezioso archivio non-
ché una commovente testimonianza di affetto. Rientrato in casa dopo i
ˆ
funerali di Sof’ja Vasil’evna, Šostakovic tira fuori quell’archivio e brucia
tutto. Poche lettere, alcune delle quali figurano nelle nostre raccolte, si
salvarono da quel disperato autodefè. Nell’oceano di tristezza in cui si
era tramutata la sua vita non aveva più senso custodire le memorie. Nul-
la poteva restare intatto: finzioni e stravolgimenti erano penetrati in
ogni anfratto dell’esistenza, al punto che non si poteva più distinguere
tra pubblico e privato. L’album di novanta pagine stracolme di accuse
infami lo custodiva gelosamente perché quella era la testimonianza delle
ingiustizie che gli erano state inflitte, il documento che faceva di lui una
vittima. C’era però un altro album che, pur senza esistere realmente, era
scolpito nella sua memoria, quello che raccoglieva tutte le dichiarazioni
pubbliche da lui sottoscritte e pronunciate, come quella volta a New
York al Congresso panamericano per la cultura e la pace, dove aveva
letto un discorso vergognoso che gli era stato consegnato all’ultimo mo-
mento, dopodiché, incalzato da Nabokov, era stato costretto ad ammet-
tere che, ebbene sì, condivideva il giudizio totalmente negativo della
Pravda su Stravinskij e su Schoenberg.
Tanti anni prima, nel 1927, aveva scritto a Javorskij: «Io non dimen-
tico il male, ma per lungo tempo non dimentico nemmeno il bene». Da
molto tempo non c’era più niente di buono da ricordare; quella memo-
ria così tenace era anzi assillata da tanti piccoli tradimenti che dolevano
come ferite. Nella condizione di perenne rimorso in cui gli toccava vi-
vere, quelle novanta pagine di angherie si trasformavano in indulgenze
e come tali meritavano di essere custodite, mentre le testimonianze di
affetto riteneva di non essere più in diritto di conservarle. Probabilmen-
te c’era qualche esagerazione in uno sguardo retrospettivo così spietato,
nonché la disperata ricerca di alibi e forse anche la propensione a met-
tere tragicamente in scena se stesso, propria di un talento teatrale fra i
più rari; ma il tono della lettera con la quale, nel luglio 1960, annuncia
a Glikman la composizione dell’Ottavo quartetto, è sincero: «Mi sono
detto che dopo la mia morte nessuno avrebbe composto un’opera alla
mia memoria; così ho deciso di comporne una io stesso».
Trascrivere la vita intera 21

L’ossessione della morte. L’anno dell’Ottavo quartetto e della con-


ˆ
fessione a Glikman è anche quello in cui la salute di Šostakovic comin-
cia a deteriorarsi vistosamente. Una paralisi progressiva lo colpisce alla
mano destra rendendogli impossibile suonare il pianoforte. Inizia un
lungo calvario fatto di cure per lo più inutili e di numerosi ricoveri in
ospedale ma, sia pure con grande sforzo, continua a comporre. Da que-
sta condizione così penosa emergeranno i capolavori dell’ultima stagio-
ne fra i quali spicca la bellissima Quattordicesima sinfonia, concepita
durante un lungo ricovero in ospedale nel 1969. In quelle condizioni di
isolamento gli è di conforto la lettura delle opere dei poeti García Lor-
ca, Apollinaire, Rilke, Kjuchel’beker, i cui versi, intesi come variazioni
sul tema della morte, verranno musicati nella nuova sinfonia.
Superstizioso e ossessionato dall’idea della morte, incline al grotte-
sco con cui cercava di sublimare la sua maldestrezza nei rapporti umani,
quest’uomo che consideriamo uno dei più autentici figli dei tempi mo-
derni, sia pure di quelli più tragici, aveva legami profondi con la tradi-
zione russa che vengono in luce attraverso alcune testimonianze lettera-
rie. Vorremmo ricordarne un paio e la prima è quella offerta da Mariet-
ta Šaginjan. Questa poetessa tanto sensibile alla musica era nata nel
1889 da una famiglia di origine armena appartenente all’alta borghesia.
I cultori della biografia di Rachmaninov conoscono bene il nome di
questa signora che nel 1912 iniziò un’affettuosa relazione epistolare col
pianista-compositore incline alla nevrosi e alle depressioni. Il romanzo
epistolare della Šaginjan con Rachmaninov, per la delicatezza dei toni e
le vibrazioni di una passione che tende alla sublimazione, si inscrive nel-
la tradizione russa dei colloqui tra personaggi lontani che desiderano re-
stare invisibili. E tuttavia il rapporto fra la scrittrice e il musicista, ini-
ˆ
ziato nella scia di quello tra Cajkovskij e Madame von Meck, ebbe un
diverso sviluppo: dopo un po’ i due si conobbero e si frequentarono fin-
ché Rachmaninov non emigrò negli Stati Uniti. Nella nuova Russia so-
cialista la Šaginjan, grazie anche al suo zelo politico, fece una notevole
carriera letteraria ma conservò la sua predilezione per la musica, che la
ˆ
portò a sviluppare una solida amicizia con Šostakovic del quale divenne
una preziosa confidente, come dimostra il suo diario, pubblicato nel
1982 dalla rivista Novj Mir. Una pagina del 1943 registra una lunga con-
versazione col musicista che, in preda alla depressione, confida di pro-
vare una profonda avversione per la sua musica, al punto di non avere
ˆ
più alcun desiderio di ascoltarla. Šostakovic si lamenta della mancanza
di contatti umani e soprattutto della sua incapacità di coltivarli: «Non
so prendere le persone per il verso giusto, non riesco ad aprirmi la stra-
da fino a loro. Non so da dove venga questo mio difetto.” Gli dissi allora
22 Quest’arte stupenda in via di estinzione…

che era un grande egoista. Cambiò subito argomento e si mise a parlare


della chiromanzia. Osservò attentamente le nostre mani e disse: “Mi so-
no occupato dell’argomento in maniera rigorosamente scientifica, ho
letto molti libri sull’argomento e non invento nulla. Lei dice che io sono
un uomo cattivo ma le assicuro che non è vero: io sono buono e non mi
considero assolutamente un egoista”».
Molti anni prima – nel 1916 – la Šaginjan ricordava così una visita di
Rachmaninov: «Era ossessionato dall’idea della morte. Ricordo che
chiese a mia madre di predirgli la sorte con le carte. Avrebbe ancora vis-
suto a lungo?».
Nel 1944, un anno dopo la conversazione registrata nel diario della
ˆ
Šaginjan, Šostakovic viene duramente colpito dalla morte di colui che
considerava il suo amico più caro, il musicologo Ivan Sollertinskij. In
quella circostanza scrisse alla vedova una lettera in cui rievocava le con-
versazioni interminabili con l’amico:

Abbiamo parlato, era inevitabile, della morte. Entrambi avevamo paura


della morte. Noi amavamo la vita ma sapevamo tuttavia che prima o poi
ˆ
avremmo dovuto lasciarla. Ivan Ivanovic ci ha lasciati troppo presto. La
morte ce lo ha strappato nel pieno della vita. Lui è morto e io sono ri-
masto. Quando parlavamo della morte pensavamo sempre a coloro che
ci sono cari…
ˆ
Šostakovic e Sollertinskij passavano ore e ore chiusi in una stanza a con-
versare, totalmente ignari di quello che accadeva intorno a loro e non di
rado le loro conversazioni assomigliavano a dialoghi funebri. Privato
ˆ
del suo interlocutore prediletto, Šostakovic reagisce secondo la più no- ˆ
bile tradizione musicale del suo paese, quella del «trio funebre». Cajko-
vskij aveva scritto il suo, meraviglioso e dolentissimo, alla memoria di
Nicolaj Rubinstejn; Rachmaninov aveva fatto la stessa cosa alla morte di
ˆ ˆ
Cajkovskij e ora Šostakovic proseguiva l’usanza col suo tragico trio alla
memoria di Sollertinskij. Il fatto che i tre trii funebri siano tra le opere
più ispirate dei loro autori indurrebbe a credere che la morte susciti, co-
me per altro già aveva osservato Glinka, una risonanza particolarmente
intensa nella musica russa.
ˆ
L’ombra di C echov. La seconda testimonianza letteraria è lo stesso
ˆ
Šostakovic a indicarcela in una lettera del 21 febbraio 1974 a Boris
ˆ ˆ
Tišcenko: «Quando rileggo Reparto n. 6 di Cechov, nei punti in cui si par-
ˆ
la di Andrej Efimovic Ragin, mi pare di leggere le mie memorie. Soprat-
tutto dove c’è la descrizione delle visite ai malati, o quando “controfirma
un corto evidentemente corretto” e in molti altri passaggi. Rilegga Repar-
to n. 6 e allora il “mio personaggio” sarà per lei più comprensibile».
Trascrivere la vita intera 23
ˆ
Bisognerebbe davvero seguire il consiglio di Šostakovic e andarsi a
ˆ
leggere la storia del dottor Andrej Efimovic Ragin perché nel ricono-
scersi in quel personaggio non c’è nessuna esagerazione ma semplice-
mente un’impressionante coincidenza.
Divenuto consapevole della sua disperata condizione, il dottore, che
un collega senza scrupoli è riuscito a far passare per pazzo, occupando-
ne così il posto alla guida dell’ospedale, dice: «Quando la gente tutt’a
un tratto rivolge la sua attenzione su di voi, sappiate allora che siete ca-
ˆ
duto in un cerchio fatale da cui non uscirete più». Šostakovic sapeva be-
nissimo che in un certo momento della sua vita era caduto anche lui in
un cerchio fatale, diventando preda di ossessioni e timori che finivano
col deteriorare implacabilmente la sua coscienza. Quella del cerchio fa-
tale è però anche un’esperienza iniziatica che ci fa scoprire responsabili
di tante colpevoli negligenze attraverso le quali viene in luce il nostro ˆ
egoismo. Nelle sue conversazioni col supposto pazzo Ivan Dmitric, il
dottor Ragin vede cadere in pezzi tutta l’impalcatura del suo pensiero,
costruito durante interminabili sere trascorse in compagnia dei libri e
ˆ
della vodka. L’intelligente Ivan Dmitric, che gli eccessi delle manie di
persecuzione hanno portato in manicomio, risponde ai filosofemi del
dottore: «leggiucchiando dei libri, vi siete dilettato con ragionamenti su
varie assurdità. In una parola voi non avete veduto la vita, non la cono-
scete affatto e della realtà non avete che una conoscenza teorica». Più
tardi, finito anche lui dietro le sbarre del manicomio, il dottore sarà co-
stretto ad ammettere: «Io ero indifferente, ragionavo in modo ardito e
sano, ma è bastato un rude contatto con la vita perché mi perdessi di
coraggio… cadessi in prostrazione… Noi siamo deboli, miserabili… E
voi pure, mio caro». In questo sentimento di desolata rassegnazione,
che nasce dal constatare la propria debolezza, si riconosce il legame
ˆ
profondo fra la musica di Šostakovic e una visione del mondo che, at-
ˆ
traverso i personaggi di Cechov, risale fino al cuore più profondo della
tradizione russa. Lungi dall’essere infruttuosa, quella triste esperienza
ha il merito di rivelare la sofferenza degli altri: «Gli balenò chiaro in
mente il terribile e intollerabile pensiero che un dolore proprio uguale
avevano dovuto provarlo per anni, un giorno dopo l’altro, quegli uomi-
ni che ora sotto il raggio della luna parevano nere ombre. Come era po-
tuto accadere che per lo spazio di più di vent’anni egli non l’avesse sa-
puto o non l’avesse voluto sapere?».
ˆ
La vita ufficiale di Šostakovic assomigliava terribilmente a quella del
dottor Ragin: «Quando la gente tutt’a un tratto rivolge la sua attenzione
su di voi, sappiate allora che siete caduto in un cerchio fatale da cui non
uscirete più». Dall’aprile 1960 non era più soltanto un compositore cele-
24 Quest’arte stupenda in via di estinzione…

bre ma anche il primo segretario dell’Unione dei compositori. Accettare


quella carica, che gli veniva imposta senza avere la possibilità di rifiutare,
era stato un dramma. Non aveva mai preso la tessera del Partito – che in-
vece occorreva per assumere quell’incarico – e ci teneva a conservare
quell’ideale forma di indipendenza, ma dovette piegarsi alle pressioni di
ˆ
Chrušcëv, mandando così in pezzi quel suo fragile alibi morale. Nella sua
nuova funzione ufficiale veniva continuamente sollecitato a prendere po-
sizione. Incalzato dai sinistri personaggi che volevano estorcergli dichia-
razioni e firme per lettere da pubblicare sulla Pravda, reagiva in maniera
un po’ puerile: scappava per le strade di Mosca, passava da un cinema
all’altro, rincasava di soppiatto a tarda ora, ma quelli arrivavano implaca-
bili, anche nel cuore della notte. Messo alle strette finiva col cedere e fir-
mava qualsiasi cosa. Gli anni del terrore di Stalin erano finiti ma Šostako-
ˆ
vic continuava a sentirsi prigioniero del cerchio fatale.
Gli anni del dissenso. Il «disgelo», fatto presagire dalla morte di Stalin
e preannunciato da un romanzo di Il’ja Erenburg, si era realizzato con
ˆ
molte cautele nei primi anni dell’era di Chrušc ëv. Il sistema politico com-
prendeva benissimo che qualsiasi cedimento nel campo della cultura ˆ
avrebbe finito con l’innescare processi irreversibili e tuttavia Chrušcëv
pensò che proprio in quel settore avrebbe potuto giocare le sue carte
migliori, accreditando così di se stesso l’immagine del leader desideroso
di edificare un socialismo dal volto umano. Alle aperture spiazzanti
dell’estroso segretario dovettero però seguire precipitose ritirate, e
quando la sua gestione politica si concluse nel fallimento, ai vertici del
partito sembrò opportuno definire gli anni appena trascorsi una crisi
passeggera, paragonabile a una malattia che, senza intaccarlo seriamen-
te, aveva aggredito un organismo complessivamente sano. Ora la crisi
era passata e l’Unione Sovietica tornava alla normalità. Per definire que-
sta fase si introdusse il termine Normalizzazione. Si considerò normale
che in una società che si veniva via via assestando si manifestasse qual-
che isolato sussulto; erano i postumi di una malattia in via di guarigione
e li si raccolse entro la categoria del Dissenso. Andrej Sacharov, Roy
Medvedev, Alexandr Solženicyn, Iosif Brodskij sono alcuni dei nomi
che sollevarono ondate polemiche clamorose in Occidente e nell’URSS
di quegli anni non più terribili ma infinitamente plumbei. Nei momenti
ˆ
più acuti del dissenso i rapporti fra Šostakovic e Solženicyn erano desti-
ˆ
nati a guastarsi. L’autore di Una giornata di Ivan Demisovic era l’alfiere
più carismatico del dissenso, nonché l’accusatore implacabile dell’op-
pressione, e questa sua missione la viveva col fervore di un mistico. La
ˆ
cautela, per non dire le paure di Šostakovic lo irritavano. Non riusciva
a capire come quel grande musicista che tanto ammirava non ardesse
Trascrivere la vita intera 25

anche lui di un uguale fervore; ma quello che maggiormente lo turbava


era quel sentimento della morte che proiettava gli ultimi componimenti
su un orizzonte di raggelata disperazione. Il sentimento religioso di
Solženicyn non riusciva ad accettare la totale mancanza di trascendenza
che, pur nella innegabile e commovente grandezza, sprigionava dalla
musica dell’altro. Un ateo e un mistico non sono fatti per intendersi e
nella sua natura di mistico Solženicyn non conosceva l’indulgenza, sic-
ˆ
ché il comportamento di Šostakovic non poteva non sembrargli colpe-
vole e tuttavia continuava a sperare in un atto di redenzione dell’amico.
Da lui si aspettava un gesto o una parola di pentimento che però non
vennero. Il musicista si rifiutava di firmare gli appelli in difesa delle vit-
time del dissenso e, nel caso di Sacharov, fece di peggio: accettò di fir-
mare la lettera ufficiale che ne chiedeva la condanna. Sappiamo che si
sentiva divorare dal rimorso: «Non me lo perdonerò mai» confidò al
suo medico, ma in ogni caso non fu capace di sottrarsi alla pressione che
da tanti anni il sistema esercitava su di lui. ˆ
La categoria del semitragico. Abbiamo sentito Šostakovic definire
talvolta «semitragici» i suoi componimenti; al di là dell’atteggiamento
schivo che lo rendeva riluttante a mettere in primo piano i drammi della
sua vita, «semitragico» è un aggettivo che esprime molto bene la reale
condizione di questa musica. L’opera nella quale più esemplarmente si
rispecchia il «semitragico» è il Quattordicesimo quartetto, la cui nascita
e prima esecuzione consentono di gettare uno sguardo sulla vita privata
del musicista quando, al riparo dai tormenti dell’ufficialità, poteva con-
cedersi alle gioie più schiette dell’amicizia e della creazione musicale.
Nel marzo 1973 si trovava nella casa di vacanze per compositori di
Repino dove ricevette la visita del direttore d’orchestra Evgenij Mravin-
skij col quale si lamentò delle cattive condizioni di salute e soprattutto
del fatto che da qualche tempo non gli riusciva di comporre nulla. I me-
dici gli avevano, fra l’altro, proibito di bere, ma in quell’occasione i due
decisero di fare un’eccezione bevendo un bicchiere di vodka. L’effetto
ˆ
fu magico: Šostakovic cominciò a comporre e nel giro di qualche setti-
mana scrisse il Quattordicesimo quartetto e lo dedicò a Sergej Širinskij,
violoncellista e fondatore del meraviglioso Quartetto Beethoven, che da
anni si era rivelato lo strumento più sensibile nell’interpretazione di
quei meravigliosi quartetti. L’opera era pronta e si doveva affrontare la
prima lettura; il secondo violino ebbe però un incidente che gli impedì
di prendere parte alle prove. Non volendo deludere il compositore, gli
ˆ
altri tre membri del quartetto si recarono a casa di Šostakovic, che pro-
pose di eseguire sul pianoforte la parte del secondo violino. Di quella
strana seduta abbiamo una rievocazione fedele e affettuosa del violista
26 Quest’arte stupenda in via di estinzione…

Fëdor Družinin2 nella quale, dopo aver dichiarato agli amici quartettisti
il proprio entusiasmo – «Questo è stato uno dei momenti più felici della
mia vita: prima di tutto perché sono persuaso che il quartetto sia venuto
bene e poi perché ho avuto la grande fortuna di suonare col Quartettoˆ
Beethoven, sia pure con un dito soltanto» – Šostakovic domanda: «E
poi che ve ne pare del mio frammento italiano?». Agli interpreti non
ˆ
sfuggì che Šostakovic si riferiva a un punto preciso del secondo movi-
mento, quello in cui il violoncello canta la sua appassionata melodia con
l’accompagnamento dei pizzicati del primo violino che assumono per
un momento la sonorità di una chitarra.
Dove sta il semitragico in tutto questo? Oserei dire nella forma di
passacaglia nella quale è concepito questo Adagio. Il tema sul quale si
basa quell’ampia sequela di variazioni è intenso ma soffuso di una pro-
fonda mestizia; si ripete all’infinito, sempre riconoscibile ma anche leg-
germente diverso, tutto o in parte, cavando nuovi accenti dai suoi fram-
menti, presi anche loro in un insistito gioco di ripetizioni. È come se di
una lunga frase ci fermassimo ad assaporare periodi più brevi, le inte-
riezioni, le singole parole, rimembrando altri contesti in cui le abbiamo
sentite risuonare con accenti diversi. Il gioco delle rimembranze, scatu-
rite dal tema della passacaglia, è imprevedibile come il flusso dei pen-
sieri, ma dietro l’apparente estemporaneità del gioco della fantasia,
ˆ
Šostakovic tiene ben saldi i fili della sua drammaturgia e il «frammento
italiano» cui tanto teneva nasce proprio dalla dimensione semitragica
alla quale s’affida il Quattordicesimo quartetto. Ancora una volta l’ori-
gine di questo dramma strumentale la troviamo in una fonte letteraria
ˆ
riconducibile al prediletto Cechov. Si tratta di una lunga ossessione, ini-
ziata nel lontano 1925 e mai venuta meno, per Il monaco nero. In una
ˆ
lettera a Boris Tišcenko del 22 settembre 1972, quasi un anno prima
ˆ
della composizione del quartetto dunque, Šostakovic scrive: «Il monaco
nero mi fa una profonda impressione, ogni volta che lo rileggo… Nella
narrazione si cita la Serenata di Braga. Soltanto ieri mi è capitato di ˆ
ascoltare questa somma composizione». Nel racconto di Cechov questa
ˆ
serenata dell’onesto Braga,3 che Šostakovic non esita a definire una

2 In Elisabeth Wilson, Shostakovich. A Life Remembered, Faber & Faber, London

1994, p. 440.
3 Gaetano Braga (1829-1907) fu attivo come compositore e violoncellista in Europa

e in America. Fu uno dei rari musicisti italiani della sua generazione a coltivare ampia-
mente anche la musica strumentale. A distanza di tanti anni la sua memoria s’affida prin-
ˆ
cipalmente alla Leggenda Valacca (la Serenata che attrasse l’attenzione di Cechov e di
ˆ
Šostakovic) per canto e pianoforte con violoncello o violino obbligato su versi di Marco
Marcello.
Trascrivere la vita intera 27

«somma composizione», viene menzionata due volte e sempre alla vigi-


lia dei momenti risolutivi, coincidenti con la prima e l’ultima apparizio-
ne del monaco nero. «Un’armonia divina, incomprensibile a noi morta-
ˆ
li» definisce Cechov questa musica, che risuona misteriosamente nella
notte e giacché precede e, in qualche modo, introduce l’apparizione
dell’inquietante personaggio, essa viene alla fine a costituirne il double
luminoso:

… Mais rendre la lumière


Suppose d’ombre une morne moitié.
ˆ
Il semitragico di Šostakovic sta in questa polarità: da una parte la lumi-
nosità della musica, dall’altra l’oscurità del misterioso personaggio; ma
ˆ
alla fine la polarità si rivela una complementarità. Šostakovic era per-
suaso che l’intreccio di questi due elementi nascondesse la drammatur-
gia più vera dell’esistenza; ne era convinto al punto da idoleggiare quel-
la Serenata fino a proporne una sua versione. L’intuizione che lo aveva
accompagnato così lungamente gli veniva ora confermata dalla lettura
del Monaco nero. Aveva letto e riletto per anni quel racconto, subendo-
ne il cupo fascino e costruendoci su chissà quali fantasticherie, e ora,
improvvisamente, alla fine della vita, diventava tutto chiaro, inesorabil-
mente chiaro. All’inizio del 1975, pochi mesi prima di morire dunque,
chiese allo scrittore Aleksandr Medvedev di trargli due libretti d’opera:
uno da Il ritratto di Gogol’ e l’altro da Il monaco nero. Non poté farne
ˆ
nulla ma è accertato che i racconti di Cechov accompagnarono le ultime
ore della sua vita. La mattina dell’ultimo giorno chiese alla moglie di
leggergli Gusev, uno dei suoi prediletti.

Dopo aver cercato in questa nota di ripercorrere alcuni fra i principali


nodi che ancora si oppongono a una più oggettiva conoscenza della vita
ˆ
e dell’opera di Šostakovic, nodi che questa raccolta di lettere – la prima
a proporre un ventaglio di interlocutori così vasto e così esteso nel tem-
po – aiuta notevolmente a sciogliere, desidero esprimere un pensiero di
profonda gratitudine a tutti coloro che hanno collaborato a un’impresa
così complessa. In primo luogo alla curatrice Elizabeth Wilson che, ar-
mata di una competenza e di una tenacia senza pari, ha selezionato le
lettere che compongono questa raccolta, provvedendo non solo a dotar-
le di un ricco apparato di note, ma a disporle secondo un flusso narra-
tivo che ricostruisce un anno dopo l’altro la vita del compositore. L’epi-
stolario si trova così ad assumere i tratti di una biografia narrata con la
tecnica del collage.
28 Quest’arte stupenda in via di estinzione…

Il lavoro di Elizabeth Wilson ha potuto giovarsi della generosa di-


ˆ
sponibilità della signora Irina Šostakovic che ha facilitato l’accesso agli
archivi. A lei e al personale degli archivi va il nostro più sentito ringra-
ziamento. Un pensiero grato rivolgo alla traduttrice Laura Dusio per
aver saputo conservare la nervosità scarna e tagliente dello stile epistola-
ˆ
re di Šostakovic e a Livio Aragona che ha messo al servizio dell’impresa
la sua competenza musicologica e redazionale. Un sincero ringrazia-
mento anche alle edizioni il Saggiatore, per aver accolto questo docu-
mento così sincero e vibrante tra le grandi testimonianze della musica
del nostro tempo e, last but not least, una calorosa stretta di mano all’as-
sessore per la cultura della città di Torino, Fiorenzo Alfieri, per aver ac-
colto con entusiasmo l’idea di pubblicare, col sostegno del Festival Set-
ˆ
tembre Musica, l’epistolario di Šostakovic in occasione del centenario
della sua nascita.
Neanche un giorno senza un rigo

di Elizabeth Wilson

ˆ
«Neanche un giorno senza un rigo» fu il motto che Šostakovic seguì per
tutta la vita. Fu sempre un compositore compulsivo e soffriva profon-
damente quando la musa lo abbandonava. Così, nei periodi di «impo-
tenza creativa», continuava in genere a comporre per esercizio, magari
scrivendo una fuga al giorno per qualche settimana per mantenere in ef-
ficienza, come diceva, «i requisiti professionali». ˆ
Questo particolare aspetto della natura di Šostakovic può essere il-
lustrato da un aneddoto raccontato da Edison Denisov. Una volta, a ˆ
metà degli anni cinquanta, Denisov andò a far visita a Šostakovic e lo
trovò al lavoro nel suo studio. «Edik, aspetti solo finché non finisco
questa pagina», fu il saluto. Non appena ebbe finito, prese il manoscrit-
to e si mise a strapparlo e buttarlo nel cestino. «Che cosa sta facendo,
ˆ
Dmitrij Dmitrievic?» chiese stupefatto Denisov. «Vede, in questo perio-
do sono completamente incapace di comporre. Così ho deciso di orche-
strare questo volume di romanze di Rimskij-Korsakov, solo per tenermi
in esercizio. Ne orchestro una al giorno, poi la strappo.»
Si può essere tentati di descrivere questa scrittura compulsiva come
una forma di grafomania. Fino agli ultimi anni di vita, quando la malat-
ˆ
tia aveva reso doloroso lo scrivere, Šostakovic stese personalmente non
soltanto le partiture, ma anche le parti orchestrali di tutte le proprie
opere. In altre occasioni, passava il tempo a produrre copie manoscritte
delle proprie musiche, per farne dono agli amici. Galina Ustvol’skaja,
compositrice e sua ex allieva del Conservatorio di Leningrado, ricevette
diversi omaggi simili, tra cui il manoscritto completo di Preludi e fughe
op. 87, più di centocinquanta pagine ricoperte di scrittura fittissima.
Anni dopo, già gravemente ammalato e con la mano destra che poteva
30 Neanche un giorno senza un rigo
ˆ
a stento reggere la penna, Šostakovic cominciò ad allenarsi a scrivere
con la sinistra, in caso di emergenza. Scrisse musica, e grande musica,
fino agli ultimi giorni di vita. ˆ
Tuttavia la «grafomania» non si limitava alla musica: Šostakovic scri-
veva compulsivamente anche la corrispondenza personale. Si dice che
abbia risposto a ogni lettera ricevuta (eccettuate le lettere di ingiurie che
ricevette alla fine degli anni quaranta e all’inizio dei cinquanta, in piena
«campagna contro il formalismo»). Sotto questo aspetto, la meticolosità
ˆ
di Šostakovic riflette l’educazione pietroburghese, il suo profondo sen-
so della disciplina e l’innata consapevolezza della responsabilità morale
e sociale. Le lettere degli anni della giovinezza sono lunghe, divertenti e
scritte senza timore dell’occhio del censore. Sono piene di fresco entu-
siasmo per il mondo in cui viveva e in particolare per la sua amata città,
Pietroburgo/Leningrado, che fu non soltanto il palcoscenico dei più
importanti avvenimenti storici del XX secolo, ma anche la sede di una
vita culturale ricca e multiforme.
Nonostante le distruzioni, il freddo e la fame, conseguenze della ri-
voluzione e della guerra civile, il Conservatorio, sotto la direzione di
Aleksandr Glazunov, non chiuse i battenti. All’età di tredici anni, il gio-
ˆ
vane Mitja Šostakovic varcò la soglia dell’istituzione in cui prima di lui
Stravinskij e Prokof’ev avevano studiato sotto Rimskij-Korsakov, fon-
datore e anima del Gruppo dei Cinque. Nel Conservatorio, ove impe-
ravano Glazunov e Štejnberg, le tradizioni korsakoviane furono tenute
vive ancora a lungo, in piena era sovietica.
E fu qui, nell’inebriante atmosfera della «musica innanzitutto» (e,
quasi letteralmente, «lo spirito al di sopra della materia»), che prese for-
ˆ
ma il destino di Šostakovic. La sua Prima sinfonia, scritta come compo-
sizione per il diploma a soli diciotto anni, fu eseguita per la prima volta
ˆ
il 12 maggio 1925. Šostakovic celebrò questa data per tutta la vita, con-
siderandola la propria «nascita artistica». L’immediato successo del-
l’opera catapultò il giovane compositore verso la fama mondiale.
Durante gli anni di studio si instaurarono molte amicizie di lunga
ˆ
durata. Šostakovic non si accontentava di vedere ogni giorno un caro
amico che viveva in città, ma continuava il dialogo con altri suoi inter-
locutori attraverso la corrispondenza. Le prime lettere alla famiglia fu-
rono scritte da convalescenziari e località di villeggiatura, dove trascor-
reva la convalescenza dalla tubercolosi. Altre furono scritte in occasione
di viaggi durante le vacanze estive e molte testimoniano delle sue espe-
rienze musicali a Mosca, città che attirava il giovane compositore of-
frendogli occasioni sia per esibirsi, sia per contrarre importanti amicizie
in campo musicale.
Trascrivere la vita intera 31
ˆ
Lo stile epistolare di Šostakovic, tuttavia, è radicato nelle tradizioni
di San Pietroburgo e riflette la sua profonda conoscenza da un lato della
ˆ
letteratura russa del XIX secolo (Gogol’ e Cechov erano senza dubbio i
suoi favoriti) e dall’altro della scena letteraria a lui contemporanea. Il
ˆ
modo di scrivere è influenzato non soltanto dalla satira di Zošcenko, di
cui adotta l’imperturbabile stile semiburocratico e il linguaggio «da ap-
partamento in coabitazione», ma anche dallo humour nero degli Oberiu-
ti e dall’eccentrico pseudorealismo dei dadaisti di Leningrado, quali Da-
niil Charms, Nikolaj Zabolotoskij e Nikolaj Olejnikov. Dissimulato da
brevi frasi apparentemente innocue, il suo linguaggio ha molti livelli di
significato. L’understatement, seguendo le regole dello humour all’ingle-
se, implica riservatezza nell’esprimere le emozioni, ma non indifferenza.
ˆ
Le osservazioni di Šostakovic sulla vita mostrano una matura com-
prensione della realtà anche politica e culturale che lo circondava; ma
rivelano anche sensibilità giovanile e frequenti cambi d’umore. Šostako-
ˆ
vic era introverso ma generoso verso il prossimo, era facilmente suscet-
tibile e tendeva a esser facile preda della depressione; ma altrettanto fa-
cilmente il suo umore poteva mutarsi in rapidi accessi di felicità. Il suo
carattere tendeva di tanto in tanto alla nevrosi.
ˆ
Šostakovic era immensamente curioso e amava essere al centro degli
eventi. Nel mondo del teatro e del balletto, così come in quello musica-
le, sembrava conoscesse tutti. Di conseguenza la varietà dei suoi corri-
spondenti era amplissima, che fossero amici, musicisti – sia interpreti
che compositori –, produttori teatrali e registi. Le sue lettere intime so-
no indirizzate ad alcuni amici prediletti: Bogdanov-Berezovskij, Lev
Oborin, Ivan Sollertinskij, Vissarion Šebalin e Isaak Glikman, ai quali
rivelava i propri segreti e i progetti di nuove composizioni. Negli ultimi
anni divenne sempre più raro che parlasse di una composizione prima
di averla finita, anche se nelle ultime lettere a Isaak Glikman, per esem-
pio, possiamo seguire la gestazione e la nascita della Tredicesima e della
Quattordicesima sinfonia e anche della nuova edizione di Una Lady
Macbeth del distretto di Mcensk nella nuova versione e con il nuovo ti-
tolo Katerina Izmajlova.
Negli anni trenta, mentre il terrore staliniano stritolava la società
con i suoi artigli, sotto l’occhiuta sorveglianza di un Grande Fratello, il
crescente potere della polizia segreta e dei servizi di sicurezza rendeva
la corrispondenza un’attività pericolosa. Mentre avvenivano arresti ar-
bitrari e processi-spettacolo, e milioni di persone qualsiasi sparivano
senza lasciare traccia, era meglio non attirare su di sé l’attenzione e non
contestare nulla, poiché ciò avrebbe potuto essere usato contro i propri
amici e parenti.
32 Neanche un giorno senza un rigo
ˆ
Šostakovic stesso cadde in disgrazia a causa di attacchi portati alla
Lady Macbeth e al balletto Il rivo chiaro nel 1936. Si guadagnò la riabi-
litazione con la Quinta sinfonia, diciotto mesi più tardi. Durante questo
periodo utilizzò nella propria corrispondenza vari codici e doppi sensi.
Ogni riferimento alla politica era escluso (o espresso con parole da in-
terpretarsi alla rovescia). Questa autocensura si rese necessaria anche
nel periodo postbellico, particolarmente negli ultimi, paranoidi anni
della dittatura di Stalin. ˆ
Fu così che Šostakovic divenne un maestro nell’adattare lo stile alle
necessità, usando nella corrispondenza l’ironia, il sarcasmo, la parodia.
Utilizzò un linguaggio sardonico, esopico, con un largo uso di sottintesi,
non soltanto nella corrispondenza, ma nella stessa concezione della mu-
sica. Tuttavia, perfino nei periodi più difficili poteva essere notevol-
mente diretto, mostrando sempre preoccupazione per il destino altrui,
offrendo conforto e sostegno e, ove possibile, aiuto materiale. In ciò fu
sempre appoggiato da Nina Vasil’evna Varzar, prima moglie e madre
dei suoi due figli, che rimase costantemente al fianco del marito nei pe-
riodi favorevoli e in quelli difficili, proteggendolo da adulatori, buro-
crati e delatori. ˆ
Alcune delle lettere più interessanti furono scritte da Šostakovic du-
rante il periodo della guerra, dopo che fu evacuato con la famiglia a
Kujbyšev. Esse riflettono un’acuta ansietà per la sorte degli amici di Le-
ningrado, sia che fossero «al sicuro», pur nelle durissime condizioni del-
l’evacuazione, sia che fossero rimasti ad affrontare gli orrori della città
assediata. ˆ
Il periodo postbellico della Ždanovšc ina fu particolarmente difficile
ˆ
per la comunità degli intellettuali. Nel febbraio 1948 Šostakovic fu at-
taccato direttamente, insieme con altri compositori come Prokof’ev,
ˆ
Mjaskovskij e Chacaturjan, in base al Decreto contro il formalismo in
musica. La sua situazione migliorò leggermente dopo che ebbe accetta-
to di far parte della delegazione sovietica alla Conferenza internazionale
per la pace di New York, nel 1949. Ciò nonostante, a parte le musiche
scritte per film sfacciatamente propagandistici, tutte le nuove opere di
ˆ
Šostakovic dovettero attendere la morte di Stalin, nel 1953, per essere
eseguite. Le lettere di questi anni hanno un tono preoccupato per le dif-
ficoltà materiali che egli ebbe a soffrire, con molti riferimenti alla salute
in declino.
Nella fase di distensione politica seguita alla morte di Stalin, Šosta-
ˆ
kovic soffrì di un’altra forma di onta: l’innalzamento al rango di figura
eminente dell’establishment culturale sovietico. Essere associato al-
l’ideologia ufficiale significava camminare sul filo del rasoio, dovendosi
Trascrivere la vita intera 33

costantemente adeguare all’immagine del «vero comunista». D’altra


parte egli tentava di mantenere intatta la propria fibra morale e soddi-
sfare i propri slanci creativi: in opere quali l’Undicesima sinfonia riuscì
nell’intento di soddisfare entrambi questi principi. Le lettere agli amici
più intimi contengono una nota di amarezza e di palese disgusto verso
il sistema. Allo stesso tempo, la corrispondenza registra un’evoluzione
ˆ
del modo in cui Šostakovic interpretò il suo «ruolo ufficiale». Come
membro del Consiglio comunale della città di Gor’kij, scrisse migliaia
di lettere per aiutare semplici cittadini a superare le difficoltà della vita
quotidiana. Inviò, inoltre, appelli alle autorità nei quali chiedeva che ve-
nissero riparate ingiustizie, invocando ora il rilascio di colleghi impri-
gionati a torto, ora la riabilitazione postuma delle vittime dello stalini-
smo. Questa sua personale mobilitazione includeva appartenenti a stra-
ti diversi della società, da figure di sommo rilievo culturale, come
Mejerchol’d, fino all’umile vedova di un compositore dimenticato o a
qualche domestica. Come membro di spicco dell’Unione dei composi-
tori (e per un certo periodo anche segretario generale della sezione rus-
sa di quella istituzione) era coinvolto nella routine della vita musicale e
doveva presenziare a conferenze e congressi che descrisse come «una
tortura fatta di noia».
Mentre il suo profilo pubblico assumeva un rilievo sempre maggio-
ˆ
re, Šostakovic, a partire dalla seconda metà degli anni cinquanta, soffrì
di un crescente isolamento personale. La morte della prima moglie Ni-
na Varzar nel 1954 e della madre l’anno successivo, furono seguite da
un secondo matrimonio frettoloso e infelice, che durò meno di tre anni.
Nel 1958 il compositore manifestò i primi segni di una devastante ma-
lattia del sistema nervoso che danneggiò la muscolatura e gli impedì di
suonare il pianoforte, e successivamente gli rese sempre più difficile
camminare. ˆ
La vita di Šostakovic raggiunse il suo punto più basso nel 1960, quan-
do gli fu estorta con un raggiro l’adesione al Partito in modo assoluta-
mente contrario ai suoi principi. La sua disperazione è rispecchiata
dall’Ottavo quartetto, una retrospettiva musicale della sua vita, che
ˆ
Šostakovic considerava il proprio requiem, come è spiegato in modo
commovente in una lettera a Isaak Glikman. La Dodicesima sinfonia,
dedicata a Lenin, fu il prezzo che dovette pagare per l’ammissione al Par-
tito; la reputazione del compositore tra gli intellettuali andò a picco.
Fortunatamente seguì un periodo di rigenerazione morale e creati-
va. Nel 1962 sposò la sua terza moglie, Irina Supinskaja, che gli diede
l’amore e le cure necessarie perché la sua ispirazione si rinvigorisse e le
sofferenze fisiche fossero attenuate. Ne conseguì la decisione di musi-
34 Neanche un giorno senza un rigo

care un controverso poema di Evtušenko, Babij Jar, che è alla base della
sua nuova creazione sinfonica. Lo stato di eccitazione provocato dalla
stesura della Tredicesima sinfonia erompe dalla corrispondenza con
espressioni di intensa gioia e di autocompiacimento. Ciò nonostante, le
lettere di quel periodo registrano il deterioramento dello stato di salute,
ˆ
che Šostakovic imparò comunque a considerare con distacco e con un
umorismo sardonico, atteggiamento che gli rese possibile una decorosa
sopravvivenza. Importanti indizi si ricavano riguardo a date di inizio e
di completamento delle composizioni, ai suoi interessi letterari, ai suoi
viaggi all’estero in concomitanza con esecuzioni delle proprie opere, o
per ricevere riconoscimenti.ˆ
Lo stile di Šostakovic diventa sempre più compresso e caustico e dai
rapidi squarci in cui si palesa il suo mondo interiore balena la tormen-
tosa angoscia provata da chi sa che la morte è dietro l’angolo.
Così in un certo senso le lettere degli ultimi anni ci mostrano uno
ˆ
Šostakovic che si ritira dal mondo esterno per rifugiarsi nel proprio
mondo interiore. Il coraggio indomabile nel combattere le miserie della
malattia gli permise di rimanere attivo fino alla fine. La sua ultima fatica,
la Sonata per viola, fu terminata poche settimane prima della morte.
L’ampolloso discorso funebre ufficiale, durante le esequie a Mosca,
ˆ
descrisse Šostakovic come un «figlio leale del Partito». Gli amici russi e
i contemporanei sapevano bene che le cose stavano altrimenti.
Nel giro di un decennio ogni aspetto di questa falsa immagine fu
spazzato via in Occidente dalla comparsa di Testimony di Solomon ˆ
Volkov, che si presenta come un libro di memorie di Šostakovic, ma che
lo studioso e scrittore americano Laurel Fay ha definitivamente smon-
tato. Il quadro di un uomo amareggiato e furente tradito dall’assurdità
delle tragedie compiutesi nell’arco della sua vita dava un resoconto ve-
ˆ
ridico, ma assolutamente parziale della sua vita. Šostakovic era ritratto
nel libro di Volkov, in modo unilaterale, come un compositore che vo-
leva manifestare a tutti i costi sentimenti «anticomunisti». Naturalmen-
te la polarizzazione di una sola prospettiva dava un’immagine incom-
pleta dell’uomo. ˆ
Certo la reputazione di Šostakovic come grande compositore è cre-
sciuta durante gli ultimi decenni, come è dimostrato dalla crescita espo-
nenziale di esecuzioni e registrazioni delle sue opere. (Sebbene non si
possa ignorare l’opinione di musicologi famosi e influenti che hanno
ˆ
considerato Šostakovic un compositore non di primaria importanza.)
Nel corso degli ultimi quindici anni la percezione pubblica della
complessa personalità del compositore ha acquisito una prospettiva più
bilanciata non soltanto attraverso ricerche biografiche più accurate, ma
Trascrivere la vita intera 35

anche dalla corrispondenza che è venuta alla luce in pubblicazioni rus-


se. Certamente, non c’è nulla di meglio, per eliminare eventuali precon-
ˆ
cetti sull’uomo Šostakovic, che leggerne le lettere con attenzione al con-
testo in cui furono scritte. È con questo intento che si offre qui ai lettori
italiani l’occasione di farsene un’opinione personale.

Nota di edizione e ringraziamenti


ˆ
Sebbene l’eredità epistolare di Šostakovic sia molto vasta, essa è quasi
totalmente unidirezionale: il compositore distrusse tutte le lettere rice-
vute (la riteneva una precauzione necessaria in quei tempi difficili). I
suoi corrispondenti ne erano informati ma, fortunatamente, molti di es-
ˆ
si fecero invece tesoro delle lettere di Šostakovic e si presero la pena di
conservarle. Una gran parte della corrispondenza ha comunque subito
perdite pesanti, in particolar modo durante gli anni delle grandi purghe
e della guerra, e soprattutto durante l’assedio di Leningrado.
ˆ
In Occidente le lettere di Šostakovic sono apparse in raccolte erudi-
te o sono state parzialmente citate in varie biografie, compreso il mio
Shostakovich. A Life Remembered (Faber & Faber, 1994, nuova edizio-
ne 2006) e come il volume di Isaak Glikman, Lettere a un amico, pub-
blicato in lingua inglese e francese. Le 288 lettere del compositore a
Glikman (con un dettagliato apparato di note stilato da quest’ultimo) ˆ
danno di per sé un equilibrato e variegato ritratto di Šostakovic, sia co-
me autore compulsivo, sia come uomo di grande umanità e brillante in-
telligenza. Risulta inoltre evidente che egli possedeva la dote di coltivare
amicizie e di tenere una piacevole corrispondenza.
Per questa prima edizione italiana ho selezionato poco più di trecen-
to lettere, scritte a destinatari diversi, in oltre mezzo secolo della vita
dell’autore (dal 1923 al 1975). In accordo con gli eredi ho selezionato
lettere già apparse in varie pubblicazioni in Unione Sovietica e nella Fe-
ˆ
derazione Russa, sin dalla morte di Šostakovic. Le copie di queste lette-
re sono conservate negli archivi di famiglia a Mosca. Sono escluse da
questa selezione le lettere a familiari, amici (e amanti) conservate in col-
lezioni private e non disponibili per la pubblicazione.
Cionondimeno, mi si è offerta una scelta molto ampia e variegata. In
alcuni casi le lettere non sono citate per intero, in quanto non furono mai
pubblicate in versione integrale. È impossibile conoscere le ragioni pre-
cise di questi tagli (forse la censura?), sebbene sia facile immaginare che
le parti tagliate contenessero riferimenti spiacevoli a persone ancora vi-
ve al momento della pubblicazione. Ho scelto comunque di includere
36 Neanche un giorno senza un rigo

questi «frammenti» di lettere poiché spesso sono di enorme interesse.


In questo modo ho potuto dare una testimonianza della corrisponden-
ˆ
za di Šostakovic con persone di grandissima importanza, come Ivan
Sollertinskij, Lev Oborin e Vissarion Šebalin, per nominare soltanto al-
cuni dei più intimi amici del compositore nel periodo prebellico.
Alla base di questa mia selezione è l’intenzione di rappresentare i mol-
ˆ
ti interessi di Šostakovic e di ricostruire la cronologia della composizione
delle sue opere. Se ne ricava, io spero, una compiuta biografia tracciata
con le parole dello stesso compositore, accompagnate da note esplicative
per fornire informazioni relative agli eventi storici e al vasto numero di
persone alle quali si fa riferimento. Il volume offre così anche un quadro
della vita musicale sovietica nel suo contesto ideologico e politico.
ˆ
Sono estremamente grata a Irina Antonovna Šostakovic per l’aiuto pre-
statomi e per aver dato il consenso alla pubblicazione in Italia delle let-
tere, presso la casa editrice il Saggiatore. Ho un grosso debito di grati-ˆ
tudine verso Manašir Jakubov, il curatore dell’archivio di Šostakovic a
Mosca, che mi ha fatto da consulente e mi ha aiutato in questa selezione.
Voglio anche ringraziare le archiviste Ol’ga Dombrovskaja e Ol’ga Di-
gonskaja per il loro aiuto nella consultazione degli archivi ed esprimere
la mia gratitudine al Museo statale di cultura musicale M.I. Glinka. A
San Pietroburgo i miei ringraziamenti vanno a Ljudmila Kovnatskaja
per l’aiuto e i consigli.
Questo volume è frutto della lungimiranza, dell’energia e della pas-
sione di Enzo Restagno, promotore di una vasta attività musicale in Ita-
lia. L’invito a scriverlo è giunto dal Festival Settembre Musica della città
di Torino, che da molti anni (sotto la guida e la direzione di Enzo Re-
stagno) per illuminata consuetudine pubblica libri per commemorare
gli eventi musicali della rassegna. Sarebbe auspicabile che altri festival
internazionali ne seguissero l’esempio!
Sono molto grata a Settembre Musica, alla casa editrice il Saggiatore
ed Enzo Restagno per aver reso possibile la realizzazione di questo libro.
Devo anche un ringraziamento a Laura Dusio per la traduzione del-
le lettere dal russo e del mio testo dall’inglese. È stato un piacere lavo-
rare con lei.
È mia sincera speranza che questo volume accresca nel lettore la co-
ˆ
noscenza di Šostakovic e stimoli il suo ulteriore interesse – e amore –
per la sua musica.

Questo lavoro è dedicato a Fanny e Francesco


Note di traduzione

Per la grafia di nomi e titoli dal russo è stata adottata la consueta traslit-
terazione scientifica; la corrispondenza tra simboli alfabetici latini e ci-
rillici è riportata nella tabella.
I cognomi russi sono stati traslitterati secondo la grafia originaria,
tranne nel caso di persone note all’estero esclusivamente con altre grafie
(es. Serge Koussevitzky). In caso di notorietà con varie trascrizioni, si è
ˆ
scelta la traslitterazione scientifica (es. Cajkovskij e non Tchaikowsky).
DDŠ scriveva i nomi stranieri in cirillico e secondo le regole della fo-
netica russa. Ogni sforzo è stato fatto per ricostruire l’esatta grafia dei
nomi nella lingua originale.
I nomi geografici riferiti a repubbliche dell’ex URSS diverse dalla
Russia sono stati trascritti secondo la grafia russa (come erano stati scrit-
ti da DDŠ) e non secondo la denominazione nella lingua locale.
I titoli di opere musicali e di testi letterari stranieri sono citati da DDŠ
in russo. Di conseguenza si è scelto di tradurli in italiano, anziché ripor-
tarne il titolo originale.
DDŠ utilizzava i termini musicali italiani normalmente adottati a li-
vello internazionale, scrivendoli in alfabeto latino. Essi sono riportati in
corsivo e senza rimarcarli in altro modo; la nota «in italiano nel testo» è
stata riservata a parole (anch’esse scritte in alfabeto latino) il cui utilizzo
all’estero non è così diffuso.
Per aiutare il lettore a orientarsi tra gli innumerevoli acronimi, dif-
fusissimi soprattutto negli anni venti e trenta, essi sono stati riportati in
una apposita tabella.
Il testo delle lettere riporta abbastanza spesso brevi frasi virgoletta-
te. Esse sono in genere citazioni di testi letterari. Capire da quali testi
38 Note di traduzione

queste frasi erano state tratte non è stato sempre facile: quando è stato
possibile, se ne è riportata la fonte nelle note.
Nel mandare ai destinatari delle lettere il proprio indirizzo in occa-
sione di viaggi o di traslochi, DDŠ usava scrivere Mne – a me. Questa
precisazione, tradotta con «Metti il mio nome», a noi può parere super-
flua. In effetti, è dovuta all’abitudine russa di non indicare sulla busta il
nominativo del destinatario, ma soltanto il numero dell’appartamento o
della stanza d’albergo.
ˆ
Šostakovic spesso faceva ricorso a giochi di parole e coniava cogno-
mi scherzosi. In questi casi si è scelto di darne nel testo un adattamento
italiano che cerca di riprodurne l’effetto comico, riportando in nota la
traduzione letterale. Molto spesso le persone cui DDŠ si riferiva in modo
criptico con cognomi di fantasia non sono riconoscibili.
Trattandosi di un epistolario che copre l’intero arco della vita, lo sti-
le della scrittura varia molto da periodo a periodo. Si è cercato di rispet-
tare queste variazioni anche quando, in momenti di particolare tensio-
ne, la scrittura si fa affannosa e «singhiozzante». Ne deriva una certa fa-
tica nella lettura, che però contribuisce a far comprendere lo stato
d’animo dell’autore.

Cirillico Trascrizione Pronuncia


Е Je Ie (dittongo, non iato)
Ë Ë Io (dittongo)
Й J I breve

Ы Y È un suono che non esiste in italiano,


si pronuncia come una “i” di gola.
Ю Ju Iu (dittongo)
Я Ja Ia (dittongo)
Г G G dura (anche davanti a vocali dolci)
Ж Ž J francese, come in jour
З Z S dolce, come in rosa
Х Ch H fortemente aspirata
Ц C
ˆ Z dura
Ч C C dolce (anche davanti a vocali dure)
Ш Š ˆ Sc dolce
Щ ŠC Suono quasi uguale al precedente
Ь; Ъ ’ (apostrofo) Palatalizza la consonante che lo precede
1. 1923-1926: Diventare compositore.
Gli anni giovanili e l’ambiente familiare

ˆ ˆ
Dmitrij Dmitrievic Šostakovic nacque in una famiglia di origini siberiane,
che poteva vantare un’impeccabile genealogia «rivoluzionaria». Gli ante-
nati di suo padre provenivano dalla Polonia, esiliati dopo le rivolte polac-
che all’inizio del decennio 1860. Il nonno Boleslav, membro del gruppo
Zemlja i volja, aveva collaborato a organizzare l’evasione di Jaroslav Da-
browski, imprigionato a causa della sua partecipazione all’insurrezione
polacca. Boleslav a sua volta fu arrestato ed esiliato a Narym, in Siberia,
dove suo figlio Dmitrij (padre del compositore) nacque nel 1875. Al ter-
mine del periodo d’esilio, la famiglia si stabilì a Irkutsk e acquisì una certa
ˆ
agiatezza. Dmitrij Boleslavovic si recò a San Pietroburgo a studiare mate-
matica e fisica e, dopo la laurea, iniziò a lavorare all’Istituto pesi e misure,
da poco fondato da Dmitrij Mendeleev, il cui nome è legato alla Tavola
ˆ
periodica degli elementi. Nel 1903 Dmitrij Boleslavovic sposò Sof’ja Va-
sil’evna Kokoulina, anch’essa siberiana. Sof’ja era nata a Bodaibo, dove
suo padre, di umili origini, aveva fatto carriera fino a diventare direttore
amministrativo delle locali miniere d’oro. Aveva frequentato l’Istituto per
fanciulle nobili di Irkutsk (dove una volta danzò per lo zar Nicola II) e
quindi, con le sorelle, si era trasferita a San Pietroburgo, dove aveva stu-
diato pianoforte al Conservatorio. Le sue sorelle ebbero rapporti con la si-
nistra rivoluzionaria: Nadežda, laureata in fisica, si iscrisse al Partito so-
cialdemocratico bolscevico, ma dopo la rivoluzione emigrò negli Stati Uni-
ti. La sorella minore, Ljubov’, sposò il socialista rivoluzionario Viaceslav
Janickij mentre era incarcerato nella prigione Kresty di Pietroburgo.
ˆ
La famiglia Šostakovic apparteneva alla nuova borghesia che in quel
periodo si affacciava alla vita sociale in Russia, mostrando un atteggia-
mento critico rispetto alla politica repressiva del regime zarista e di aperto
40 1923-1926: Diventare compositore

sostegno alle vedute dell’inteligencija liberale. Era una famiglia sufficien-


temente benestante da avere persone di servizio; viveva agiatamente, pur
senza pretese, e manteneva vive le ospitali tradizioni siberiane. La figlia
maggiore, Marija, nacque nel 1903 e il secondo figlio, Dmitrij, nacque il
25 settembre 1906 1 e fu battezzato il 10 ottobre. Una terza figlia, Zoja,
ˆ
nacque nel 1908. Dal 1910 al 1916 Dmitrij Boleslavovic fu direttore della
tenuta Rennenkampf a Irinovka, e durante la Prima guerra mondiale la-
vorò al Promet, come direttore della fabbrica di munizioni. Era benvoluto
da tutti, e sapeva mantenere la pace tra dirigenti e operai in tempi in cui
scioperi e conflitti sul lavoro erano frequenti.
Sof’ja Vasil’evna voleva che i suoi figli avessero un’infanzia sana e
spensierata; per questo attese fino al loro nono compleanno prima di av-
viarli allo studio del pianoforte.
Sotto la guida della madre Dmitrij (detto Mitja) fece rapidi progressi e
mostrò di avere un’eccellente memoria musicale. Presto cominciò anche a
improvvisare e a comporre; fin dall’inizio fu evidente che le doti del bam-
bino erano fuori dall’ordinario. Nel 1915 Sof’ja decise di affidare suo fi-
glio alle cure del più rinomato insegnante di pianoforte di Pietrogrado,
Ignatij Gljasen, che organizzava corsi per bambini. Contemporaneamente
Dmitrij cominciò a frequentare il Ginnasio della signora Šidlovskaja (pre-
cedentemente noto come Scuola commerciale), dove i suoi compagni pro-
venivano da vari strati dell’inteligencija. Tra loro figuravano la figlia del
pittore Boris Kustodiev, il figlio del filosofo Nikolaj Losskij, i figli di Ke-
renskij e anche quelli dei leader rivoluzionari Trockij e Kamenskij.
Nel 1918 Dmitrij cambiò insegnante e prese lezioni di pianoforte da
Aleksandra Rozanova, ex insegnante di sua madre al Conservatorio, e
l’anno seguente, a soli tredici anni, fu accettato ai corsi superiori del Con-
servatorio di San Pietroburgo. Poiché studiava in due corsi (composizione
con Maksimilian Štejnberg e pianoforte, il primo anno con la Rozanova,
successivamente con Leonid Nikolaev) rimaneva poco tempo per la sua
istruzione di base. Nel 1918 tutte le scuole furono nazionalizzate dai bol-
scevichi. Il Ginnasio Šidlovskaja fu ribattezzato «Scuola di lavoro n. 108»,
ma chiuse l’anno successivo. Dmitrij allora si trasferì alla scuola delle sue
sorelle, il Ginnasio Stojunina (anch’esso ribattezzato con un numero).
Tuttavia, nel 1921 egli abbandonò del tutto gli studi scolastici, per con-
centrarsi esclusivamente sulla musica.
ˆ
Šostakovic crebbe in tempi turbolenti: Pietrogrado era il palcoscenico
dell’insurrezione rivoluzionaria che doveva cambiare radicalmente il volto
della Russia. Dmitrij scrisse i suoi primi lavori, Marcia funebre per le vit-
time della Rivoluzione e Inno alla libertà dopo aver partecipato a un corteo
svoltosi nella primavera del 1917 per onorare le vittime della Rivoluzione.
Trascrivere la vita intera 41

La folla sterminata, mentre marciava lungo il Nevskij prospekt per seppel-


lire i caduti in una fossa comune al Campo di Marte, cantava l’inno rivolu-
zionario Siete caduti vittime nella lotta fatale, che molti anni dopo sarebbe
stato inserito nel terzo movimento della Undicesima sinfonia (scritta nel
1957). È tuttavia dubbia la leggenda che egli si trovasse tra la folla raduna-
tasi alla stazione di Finlandia ad accogliere Lenin di ritorno a Pietrogrado,
ˆ
e tuttavia Šostakovic fu ben felice di sostenere questa diceria, specialmente
mentre componeva la Dodicesima Sinfonia dedicata a Lenin.
Nonostante il freddo e la carestia che regnavano in città durante gli an-
ni della guerra e immediatamente dopo la Rivoluzione, il Conservatorio
restò sempre aperto, grazie alla perseveranza del suo direttore, il composi-
tore Aleksandr Glazunov. Glazunov credeva incondizionatamente nel ta-
ˆ
lento di Šostakovic e usava la sua influenza per procurare tessere annona-
rie e borse di studio al giovane compositore. (La sua prima richiesta di que-
ˆ
sto tipo indirizzata a Lunac arskij è datata 16 agosto 1921.)
Ma i tempi si facevano sempre più duri e nelle città russe, durante e
dopo la guerra civile tra Rossi e Bianchi, si viveva tra grandi stenti. Era
molto difficile procacciarsi cibo e combustibili e fu introdotto il raziona-
ˆ
mento (per esempio, ai bimbi Šostakovic erano assegnati quattro cucchiai
di zucchero al mese). A quell’epoca, il padre di Dmitrij, Dmitrij Bolesla-
ˆ ˆ
vovic Šostakovic , era impiegato al Consorzio centrale delle cooperative e
aveva anche una carica nella direzione delle Fabbriche di produzione di
massa di Pietrogrado. Ma il denaro aveva scarso potere di acquisto e Dmi-
ˆ
trij Boleslavovic doveva recarsi fuori città a cercare provviste per la sua fa-
miglia. Durante uno di questi viaggi in un carro bestiame non riscaldato
si ammalò di una polmonite. La sua morte improvvisa nel febbraio del
1922 fu un autentico disastro per la famiglia.
La madre del compositore, Sof’ja Vasil’evna, come molte donne della
sua generazione non aveva mai lavorato e ora, per la prima volta nella sua
vita, dovette cercare un impiego. Trovò dapprima un posto di cassiera in
un negozio, poi come semplice impiegata all’Istituto pesi e misure. Tutta-
via entrambi questi lavori terminarono con le dimissioni e lei e la sua fi-
glia maggiore Marija (detta Marusja) cominciarono a dare lezioni di pia-
noforte nella propria casa. Dmitrij, che occupava la stanza accanto, dovette
imparare a ignorare i rumori estranei mentre componeva e di conseguenza
divenne capace di comporre in qualsiasi condizione ambientale.
All’inizio del 1923 un’altra tragedia colpì la famiglia: a Dmitrij fu dia-
gnosticata la tubercolosi del sistema linfatico. La tubercolosi era già com-
parsa nella famiglia di sua madre, e Sof’ja Vasil’evna aveva perso due fra-
telli a causa di questa malattia.
42 1923-1926: Diventare compositore
ˆ
Nella primavera il giovane Šostakovic subì l’asportazione delle ghian-
dole linfatiche del collo. Coraggiosamente, tornò agli studi al Conservato-
rio non appena fu sufficientemente ristabilito. I suoi amici rammentavano
che alla fine di giugno, all’esame di diploma in pianoforte, egli fece la sua
apparizione con il collo avvolto in bende. (Il suo difficile programma dà
un’indicazione dell’alto livello di abilità pianistica che aveva raggiunto:
Preludio e Fuga in fa diesis minore di J.S. Bach, dal primo libro del Clavi-
cembalo ben temperato, la Sonata n. 21 (Waldstein) di Beethoven, Va-
riazioni in Do maggiore di Mozart, la Terza ballata di Chopin e Venezia
e Napoli di Liszt dalle Années de Pèlerinages.)
Grazie all’intercessione di amici e colleghi furono trovati i fondi per
consentire a Mitja e a sua sorella di passare l’estate al convalescenziario di
Koreiz, presso Gaspra in Crimea, per guarire e riacquistare le forze. (In real-
tà, la famiglia dovette vendere uno dei pianoforti per integrare la somma
necessaria.) I ragazzi furono mandati in Crimea, accompagnati dal noto
pittore Boris Kustodiev e dalla sua famiglia.
Kustodiev (per inciso, era l’illustratore del racconto di Leskov Una La-ˆ
dy Macbeth del distretto di Mcensk ) aveva aiutato il giovane Šostakovic .
Durante la prima lunga assenza da Pietrogrado, Dmitrij e sua sorella
scrivevano a casa regolarmente. Dopo la morte del padre, Dmitrij conside-
rava un dovere sacro preoccuparsi del benessere della famiglia e offrire un
sostegno morale a sua madre. Il suo rapporto con Sof’ja Vasil’evna era
molto stretto, quasi soffocante. Lei adorava, idolatrava suo figlio. Ferma-
mente convinta del suo grandissimo talento musicale, faceva ogni sforzo
perché lui potesse comporre indisturbato. Molti pensavano che lo viziasse,
guastandolo, e che relegasse le figlie nell’ombra. Dmitrij viveva questa si-
tuazione con sentimenti ambivalenti: gli piaceva viaggiare e assentarsi da
casa, ma non appena se ne allontanava questa gli mancava terribilmente.
Era veramente felice con la sua famiglia.
La prima lettera indirizzata alla madre2 fu la risposta alle sue ansiose
domande sulle compagnie da lui frequentate. Sua sorella Marija aveva ri-
ferito che Mitja si era innamorato, e lei stessa non approvava fino in fon-
do l’oggetto delle sue simpatie. La ragazza in questione, Tat’jana Gli-
venko, era la figlia di un noto filologo di Mosca. Al ritorno a Pietrogrado
ˆ
Šostakovic scrisse un Trio per pianoforte in un solo movimento, dedicato
a Tat’jana. La seconda lettera fu scritta durante il viaggio di ritorno.
Dmitrij, che ora si sentiva solo, cominciava a desiderare il ritorno a casa.
ˆ
La terza lettera lo trova a Mosca, dove Šostakovic continuava il tratta-
mento al convalescenziario della CEKUBU a Uzkoe. A Mosca egli era in
contatto con i cugini Kostrikin. Suo zio Maksim Kostrikin era stato un
fautore dei bolscevichi negli anni precedenti la rivoluzione, ma come
Trascrivere la vita intera 43

molti altri membri di vecchia data del partito, fu vittima delle purghe sta-
liniane del 1937. Durante la visita a Mosca Dmitrij strinse un altro im-
portante legame di amicizia con lo studente di composizione Michail
Kvadri.

1.
ALLA MADRE
Koreiz, 3 agosto 1923
Cara mammina,
<…> tu mi scrivi raccomandandomi di essere cauto e di non lanciarmi
in un vortice. A questo proposito voglio fare un po’ di filosofia. L’amore
puramente animale <…> è una tale schifezza, che non val neppure la
pena di parlarne. Non credo che tu abbia avuto a mio riguardo simili
pensieri. In esso l’essere umano non si distingue in nulla dalla bestia. Ma
poniamo che una moglie non ami più suo marito e si dia a un altro, uno
che ama, ed essi, senza tenere in conto i pregiudizi della società, comin-
cino a vivere la propria relazione alla luce del sole. In ciò non vi è nulla
di male. Al contrario, è persino meglio che l’Amore sia davvero libero.
Il patto stretto davanti all’altare: questo è l’aspetto più tremendo della
religione. L’amore non può durare a lungo. Naturalmente, la cosa mi-
gliore che si possa immaginare è la completa soppressione del matrimo-
nio, cioè di qualsiasi catena o obbligo derivanti dall’amore. Ma natural-
mente questa è un’utopia. Se non ci fosse il matrimonio, non ci sarebbe
la famiglia, e questo sarebbe veramente negativo. Ma che, in ogni caso,
l’amore debba essere libero, su questo non si discute. E, mammina ca-
rissima, ti avverto che, probabilmente, se un giorno o l’altro mi innamo-
rerò, la mia mèta non sarà il vincolo matrimoniale. Ma se mi sposerò e
mia moglie si innamorerà di un altro, io non dirò una parola; se lei vo-
lesse il divorzio, glielo concederei, assumendomene la colpa <…> Ma
allo stesso tempo esistono i sacri nomi di madre e padre. Così, pensando
a tutte queste cose, si finisce col sentirsi frastornati. Ma in ogni caso,
l’amore è libero!
Tu, mammina, scusami, se ti parlo in questo modo. In questo momen-
to non ti sto parlando come figlio, ma come un filosofo a un altro filosofo
<…> Mi piacerebbe molto che tu mi scrivessi qualche riga a questo pro-
posito. Immorale è che un uomo compri una donna con i soldi. Oltre a
ciò, esistono l’amore libero e l’immoralità dei vincoli coercitivi.
Ti mando tanti baci e resto il tuo affezionatissimo figlio
Mitja
44 1923-1926: Diventare compositore

2.
ALLA MADRE
Koreiz, 3 settembre 1923
Cara mammina,
lontano da Piter 3 mi sono tremendamente annoiato e non vedo l’ora di
tornarci. Non avevo mai pensato che la nostalgia dei luoghi natali fosse
così forte. Carissimi, quando ci rivedremo, vi abbraccerò tutti. <…> Qui
nel convalescenziario mi annoio tremendamente. A Pietrogrado è già au-
tunno, credo. Probabilmente scende una pioggerella fine, soffia un’ariet-
ta pungente. Oh, com’è dolce il tempo di Pietrogrado! Da qui tutte le
persone interessanti se ne sono andate e sono rimasti soltanto i pedanti.
Il tempo, grazie a Dio, continua a essere bello. Il sole, come se sentisse
che bisogna guarire del tutto il bitorzolo,4 arde con tutte le sue forze…
L’altro ieri qui si è esibita una cantante, la Epanešnikova. Un’ottima can-
tante. Una voce veramente cristallina. In generale non sono un appassio-
nato del canto e delle romanze, ma lei cantava così bene che ne ho pro-
vato davvero piacere. Ma che voglia di andare al teatro Mariinskij, ascol-
tare La leggenda di Kitež, La dama di picche, Coppelia, Lo schiaccianoci,ˆ
non so dirti quanto!… Non hai per caso visto Maksimilian Oseevic?5
Che ne è di lui? Perché non ha risposto alla mia lettera? Lo stesso ha fat-
to L.V. Nikolaev. E la cosa mi sembra proprio una villania. Avevo avver-
tito sia l’uno che l’altro che non posso e non amo scrivere lettere, ma en-
trambi hanno preteso al momento del commiato che scrivessi loro una
lettera e non hanno risposto. Va’ a sapere come stanno le cose… Arrivo
adesso dal mare: c’era gente con i salvagente di sughero. L’ho messo an-
ch’io, si capisce, ma anche se non andavo a fondo, non sono riuscito a
nuotare, non mi sono mosso di un palmo. Mi toccherà quindi rinunciare
al sogno di imparare a nuotare. Ma adesso non vedo l’ora di venire a Pie-
trogrado, rivedere voi e il nostro alloggetto, il cane <…> Ah, già! Nella
tua ultima lettera era scritto che avete dato via il gattino. Peccato, davve-
ro, era così carino <…> Ci vedremo tra poco. ˆ
D. Šostakovic

3.
ALLA MADRE
Mosca, 22 settembre 1923
Cara mammina,
<…> Ieri ho incontrato M.O. Štejnberg. Eravamo tutti e due terribil-
mente contenti. <…> Mi ha trovato molto ingrassato e in salute. Il bitor-
zolo, strano ma vero, dormiva della grossa. Evidentemente l’aria di Mo-
sca ha su di lui un’influenza positiva. M.O. per ora non sa dove si ferme-
Trascrivere la vita intera 45

rà. Sono molto contento che lui sia qui, penso perfino che riuscirà in
qualche modo a fare un salto da me a Uzkoe. A Uzkoe si può arrivare da
Mosca in tram, così che i Kostrikin mi faranno spesso visita. Per il viag-
gio di ritorno la CEKUBU mi troverà un biglietto. Marusja è arrivata be-
ne? Dalle un bacione da parte mia, è stata così gentile e cara in Crimea.
Un bacio anche a Zoja. La ricordo spesso e mi manca tanto. È una gran
brava persona. Insieme a Miša sono andato da un compagno, Oborin. È
un ragazzo eccezionale e un compositore di talento. In genere qui a Mo-
sca si sta molto bene. Ieri sono stato nella chiesa del Cristo Redentore6 e
ho pregato per voi. Aspetta, mammina, tornerò presto, darò concerti e
guadagnerò e allora ricominceremo a vivere. Purché ci sia la salute. Man-
dami tramite Miša i manoscritti della mia Suite, la partitura e la trascri-
zione per due pianoforti dello Scherzo (op. 1) e la partitura delle varia-
zioni. Voglio farli vedere qui a dei musicisti di Mosca <…>
Il vostro Mitja

Il compositore Valer’jan Bogdanov-Berezovskij (1903-71) fu intimo amico


ˆ
di Šostakovic durante i suoi anni di Conservatorio e come lui si era iscritto
alla classe di Štejnberg nel 1919. Dmitrij all’età di tredici anni era già una
«leggenda», mentre il più modesto talento di Valer’jan era spesso oggetto
ˆ
degli strali sarcastici del docente. Mitja Šostakovic si legò molto stretta-
mente a Valer’jan, il quale confessava nei suoi diari che erano «innamorati
l’uno dell’altro». Per i successivi tre anni Valer’jan rimase «l’amico del
cuore» di Mitja, che definiva «un amico al di là della musica, non sempli-
cemente un compagno nella musica». La loro relazione ebbe alti e bassi,
momenti di petulanti dissensi, perfino di solitudine e disperazione, quando
uno di loro «abbandonava» l’altro. Anche quando si vedevano ogni giorno,
si scambiavano lettere. La sorella minore di Dmitrij, Zoja, ricordava che
Bogdanov-Berezovskij le sembrava «un adulto ben piantato» a paragone di
suo fratello (in effetti tra loro c’erano soltanto tre anni di differenza). Va-
ˆ
ler’jan era un assiduo visitatore degli Šostakovic, frequentava i loro «balli»
organizzati in casa, durante i quali la compagnia danzava tutta la notte
(Mitja spesso provvedeva alla musica, suonando foxtrot e valzer al piano).
ˆ
Gli anni da studente del giovane Šostakovic coincisero con il suo enor-
ˆ
me entusiasmo per il balletto e il suo particolare amore per C ajkovskij.
Non appena aveva una sera libera, Mitja correva al teatro Mariinskij (al-
lora conosciuto come GOTOB e poi GATOB), spesso in compagnia di Bogda-
nov-Berezovskij. Il suo amico, più vecchio, era anche sensibile al fascino
delle belle ballerine. (Pare che discettasse con Mitja, che cercava di emu-
larlo, delle sue conquiste tra le quinte.)
46 1923-1926: Diventare compositore
ˆ
Questa lettera dimostra inoltre la vasta conoscenza che Šostakovic
ˆ
aveva della letteratura russa e la sua immensa ammirazione per C echov,
ˆ
il più «musicale» degli scrittori. Šostakovic si rivolgeva al suo amico in va-
ˆ
ri modi: con nome e patronimico, Valer’jan Michajlovic (un segno di ri-
spetto formale, e in questo caso affettuosamente ironico), con il diminuti-
ˆ
vo familiare Valja, e con assurdi nomignoli, come Valer’jan Brjusyc, Va-
flja (Wafer) e Brechlo (parola inventata, che suggerisce l’idea di sbruffone,
o di cagnolino petulante).

4.
a V.M. BOGDANOV-BEREZOVSKIJ
Leningrado, 23 aprile 1923
Caro Sbruffone,
voglio scambiar quattro parole con te per iscritto. Ora, come dire, sono
sorto da un sogno. Ho sognato M.A. Kožukova, che contemplerò con i
miei propri occhi, sulla scena del GOTOB. Sarà curioso paragonare co-
me è nella realtà a come l’ho vista in sogno. Sto già pregustando un
enorme piacere (estetico) per lo spettacolo di stasera. Spero proprio che
ci venga anche tu. Cerca allora nella 14a fila i posti 271 e 272. Quando
guardo il balletto, vivo qualcosa di insolitamente fantastico. Provo
quest’impressione quando guardo e ascolto qualcosa di irreale. Tra le
arti sceniche, le più stupende sono la Musica e il Balletto. Ricordi, nella
Fata delle bambole,7 Lopuchov II 8 balla la Danza russa. Balla in modo
veramente stupendo, ma io non provo «la magia»;9 ma quando guardo
ˆ
Balancivadze nel trepak dello Schiaccianoci, allora la provo. Nel primo
caso è realismo, nel secondo è una favola. Ieri ho parlato di balletto con
L.V. Nikolaev; non tutte le persone sentono «la magia»; egli ama il bal-
letto a piccole dosi, in gran quantità, dice, è noioso. Ma il fatto è un al-
tro. Il fatto è che mi ha detto una cosa assolutamente spiacevole, cioè
ˆ
che Balancivadze è malato di cuore (hai fatto caso come respira quando
danza, e come indica il cuore quando si inchina al pubblico?). Ciò, Va-
ˆ
ler’jan Michajlovic, è terribile. E per giunta ha pure studiato al Kunser-
vatorio [sic], nella classe della prof. Curmjulen.
Ricordi, le giovani Danilova, Ivanova II e Trojanovskaja?10 Non ho
parole per dire quanto erano belle. Quando ho visto come la Danilova
ballava in uno spettacolo, ero sicuro che non fosse Aleksandra Dioniso-
vna Danilova, ma un qualche essere extraterreno, una Silfide o una Fa-
ta. Scusa se ho fatto un po’ di banale elegia.
Io non mi sono presentato allora, sebbene ne avessi la possibilità,
per non disperdere l’impressione che mi aveva fatto: può darsi che lei
Trascrivere la vita intera 47

sia stupida, cattiva (come dici tu), dozzinale ecc., può darsi che non lo
sia. Caro amico, leggi Nevskij prospekt di Gogol’. Mi sento molto simile
al pittore Piskarëv in quella novella. Io, come lui, preferisco vederle e
parlarci in sogno, piuttosto che nella realtà.
ˆ ˆ
Valer’jan Michajlovic, ricordi quel passaggio delle Tre sorelle di Ce-
chov? quello in cui Tuzenbach si reca al duello, e prende commiato dal-
la donna amata, che non lo ama. Egli non le dice, uscendo, dove si re-
cherà, ma all’ultimo momento vorrebbe dirle che sta andando a un
duello. Mentre sta uscendo, grida: «Irina!»; Irina chiede: «Cosa?». E
lui: «Non ho bevuto il caffè, oggi. Dì che lo preparino». Ti rendi conto,
Waferino, di come sia atroce? E ricordi il monologo I danni del tabacco?
Quando un tempo leggevo Tre sorelle o I danni del tabacco, sbadigliavo
dalla noia sull’uno e ridevo fino alle lacrime sul secondo. Ora non più.
ˆ
Voglio dirlo con le parole di Ivan Ivanovic Njukin (il lettore).
Terribile, terribile! Che trivialità ovunque, che cattiveria. Orrore!
Sono pieno d’orrore.
ˆ
Povero Cechov! Come ha sofferto, quando ha scritto queste cose.
E ti ricordi nelle Tre sorelle: il maestro Kulygin vede sua moglie che
si accomiata da Veršinin, piange e lo bacia. Ricordi che dice?
«Kulygin (imbarazzato). – Non è nulla, che pianga, pianga pure…
La mia buona Maša, la mia cara Maša… Sei mia moglie, e io ne sono fe-
lice, qualsiasi cosa succeda… non mi lamento, non ti faccio alcun rim-
provero… anche Ol’ga, qui, m’è testimone… Ricominciamo a vivere
come prima, e io non ti dirò una parola, non un’allusione.»
Valja, lo comprendi, tutto questo? Lo senti?
Orrore, orrore, orrore.
Valja, scusami, per amor di Dio. Caro amico mio, come ti voglio be-
ne. È perfino incredibile, al di là della comprensione.
ˆ
Com’è terribile Cechov, che bassezze descrive.
<…>
Come vorrei vederti oggi all’Inutil precauzione.11
<…>
Nella lettera m’è sfuggito un errore: i numeri dei nostri posti non so-
no 271, 272, ma 371 e 372.
Il tuo amico ˆ
D. Šostakovic

ˆ
Nell’aprile 1924 Lenin morì. La città, cui Šostakovic si riferiva nelle let-
tere precedenti come Pietrogrado o Piter, fu ribattezzata Leningrado. (Ora
ˆ
Šostakovic qualche volta la citava per scherzo come Sankt-Leninsburg.)
48 1923-1926: Diventare compositore

Nel frattempo per il giovane compositore sorsero alcuni problemi al


Conservatorio di Pietrogrado/Leningrado. All’inizio del 1924 il Consiglio
ˆ
del Conservatorio rifiutò di ammettere Šostakovic a un corso di perfezio-
namento di pianoforte a causa della sua «giovinezza e immaturità» e lo so-
spese temporaneamente dai corsi di composizione. Il suo docente di piano-
forte Leonid Nikolaev (a cui era molto affezionato) continuò a dargli le-
zioni private gratuite. Per di più, qualche studente ostile e invidioso aveva
ˆ
presentato un reclamo contro Šostakovic, con il risultato che la sua borsa
di studio fu sospesa. La famiglia si trovava effettivamente a corto di dena-
ro, e sebbene Dmitrij avesse cominciato a tenere concerti come pianista, i
suoi onorari non potevano incrementare sostanzialmente le finanze dome-
stiche. Con riluttanza iniziò quindi a lavorare accompagnando al pianofor-
te i film muti. ˆ
Nei primi mesi del 1924 Šostakovic si dedicò alla composizione di al-
cuni brani per violoncello e pianoforte e anche allo Scherzo dell’ufficiale
(successivamente dal titolo scomparve l’apposizione, e l’opera divenne lo
Scherzo op. 7). Fu cominciato nell’autunno del 1923 (forse progettato co-
me terzo movimento di una Sinfonia) e completato il 15 ottobre 1924.
Dmitrij narra che Štejnberg reagì con disapprovazione: «Che cos’è questa
mania del grottesco? Il Trio per pianoforte era in parte grottesco, poi i bra-
ni per violoncello erano grotteschi, e adesso lo Scherzo è grottesco!».12
ˆ
Retrospettivamente Šostakovic scrisse che il Conservatorio [di Leningra-
do] era stato «un male inevitabile, cui mi ero sottomesso in modo a tratti
passivo <…>».13
Štejnberg poteva anche opporsi a ogni forma di esperimento, ma nono-
stante la sua rigidità bisogna riconoscere che sapeva instillare nei suoi al-
lievi una eccellente disciplina nella composizione. Ma Dmitrij era incline
alla ribellione e mantenne le proprie opinioni. Poiché si sentiva sempre
più frustrato dall’approccio tradizionalista adottato nei corsi di composi-
zione, non fa meraviglia che prendesse in considerazione di trasferirsi al
Conservatorio di Mosca. Fu incoraggiato a farlo dai suoi nuovi amici, Kva-
dri e Oborin; un’ulteriore attrazione per lui era la presenza a Mosca di
Tat’jana Glivenko.
Al contrario, sua madre nutriva dubbi sulla saggezza di una simile scel-
ta. La salute del figlio era ancora fragile ed egli doveva osservare una dieta
rigorosa. In cuor suo Dmitrij si rendeva conto anche di quanto la madre
vedova e le sorelle avrebbero trovato dura la vita senza di lui.
ˆ
Šostakovic fece conoscenza con il pianista Lev (Lëva) Oborin (1907-
1974) tramite il suo amico Michail (Miša) Kvadri (1897-1929). Oborin,
come Kvadri, studiava composizione sotto G. Katuar e Nikolaj Mjaskov-
skij. Essi facevano parte di un gruppo di giovani compositori moscoviti,
Trascrivere la vita intera 49

noto come Sestërka (Il Gruppo dei Sei, ovviamente a imitazione del loro
corrispondente parigino, Les Six, e anche in riferimento ai loro predeces-
sori, i compositori russi nazionalisti del Gruppo dei Cinque).14 Oborin
studiava anche pianoforte con Konstantin Igumnov.

5.
a L.N. OBORIN
Piter, 16 gennaio 1924
Lëva,
ho appena ricevuto la tua lettera e sono molto arrabbiato con me stesso.
Possibile che io non sia stato capace di spiegarmi chiaramente a propo-
sito dello Scherzo? Ma allo stesso tempo sono arrabbiato con te. Possi-
bile che tu pensi che io sia così stupido da risentirmi con qualcuno per
il fatto che a questi non piace la mia musica?! Io ritengo che tutti (me
compreso) siano in diritto di avere i propri gusti ed esprimere schietta-
mente la propria opinione. Il fatto che non ti piaccia il mio Scherzo ov-
viamente non mi fa piacere, ma in nessun caso io potrei offendermi con
te per questo motivo. Ma che tu e Miša ve la siate presa perché ho co-
minciato a orchestrare lo Scherzo, scusa, ma non mi piace. Io (esatta-
mente come le altre persone) posso apprezzare o non apprezzare questa
o quella tra le mie composizioni. Mi sono un po’ seccato per questa fra-
se della lettera di Miša (la riporto parola per parola): «A Lëva dispiace
molto che tu ti sia messo a orchestrare lo Scherzo dell’ufficiale,15 eviden-
temente Piter sta prendendo il sopravvento». E tu in una lettera avevi
scritto: «Miša Kvadri è desolato perché hai cominciato a orchestrare lo
Scherzo». Questo mi ha un po’ offeso. Possibile che si debba conclude-
re che io sono finito, che Piter mi ha divorato e che devo correre a Mo-
sca per avere buoni consigli? Ma, Lëva, ti prego di non arrabbiarti con
me, non preoccuparti per me, così come chiedo a Miša di non preoccu-
parsi per me. Può darsi che me la cavi. Poco tempo fa ho composto la
quarta «schifezzina»16 per violoncello e pianoforte e l’ho bruciata, non
piaceva. Voglio dire che non piaceva a me, non a qualcuno dei miei ami-
ci. Altrimenti non l’avrei bruciato, così come non smetterò di orchestra-
re lo Scherzo, finché non avrò finito, solo perché non piace a te o a Miša.
Lëva, ti voglio molto bene e ti apprezzo come compositore di grande ta-
lento e ti prego di non pensare che io mi offenda se qualcuna delle mie
cose non ti piace. Ma che cosa volevi esattamente, con Miša, quando te
la sei presa per l’orchestrazione dello Scherzo? Che io smettessi di or-
chestrarlo? Ho ricevuto l’andante di Miša. Mi è piaciuto molto. Gliel’ho
scritto. Non so se abbia ricevuto la lettera. Ora vado a un concerto sin-
50 1923-1926: Diventare compositore

fonico, nel quale sono in programma: la Quinta sinfonia di Mjaskovskij,


ˆ ˆ
Zac arovannoe carstvo (Il regno incantato) di Cerepnin e alcune cosette
<…> di Ljadov. A Mosca la Quinta sinfonia di Mjaskovskij è stata ese-
guita oppure no?
Allora, permettimi di augurarti ogni bene. Non arrabbiarti con me
e scrivimi.
Il tuo ˆ
D. Šostakovic

6.
a L.N. OBORIN
[Pietrogrado] 17 marzo 1924
Carissimo Lëva,
ho ricevuto la tua lettera. Grazie per la tua disponibilità e il tuo affetto.
Ti prego di scusarmi perché da tanto non ti scrivevo. Non l’ho assoluta-
mente fatto con cattiva intenzione. Non potevo per il fatto che negli ul-
timi tempi sono stato occupato con diverse faccende. <…> Inoltre, ades-
so sto studiando molto intensamente il pianoforte. Ho avuto un invito
ˆ ˆ
per suonare alla Filarmonica un concerto di Il’ic (Cajkovskij).17 Per di
più mi preparo per due Klavierabend. Non sto componendo niente.
<…> Non verrò a Mosca che tra un mese, al più presto. Verrò per circa
tre settimane, per parlare di tutto quanto. Poi vado a Leningrado, faccio
due Klavierabend, una dedicata a Schumann, l’altra a Liszt. Poi un con-
certo di composizioni mie e di musica da camera con violino e violoncel-
lo. D’estate, probabilmente, andrò in Crimea, per curare definitivamen-
te la tubercolosi, e dalla Crimea andrò a Mosca, a studiare. Domani nella
Sala piccola della Filarmonica dà un concerto Fejnberg.18 Suonerà una
Sonata di Aleksandrov, una di Prokof’ev (la quarta), una di Fejnberg (la
sesta), una di Mjaskovskij e una di Skrjabin (la quinta). È un programma
interessante. Inoltre, a mio parere, è un pianista splendido. Tutti i nostri
musicisti ne dicono peste e corna. Ha una grandissima qualità: fa suona-
re splendidamente il pianoforte. Rende sonoro perfino Beethoven, seb-
bene non ci sia peggiore e più stomachevole scrittura pianistica di quella
di Beethoven. Ieri ho sentito la Nona sinfonia di Beethoven con la dire-
zione di Fried.19 Devo riconoscere che il primo a farmi comprendere la
bellezza della Nona è stato Fried. L’esecuzione fu, per quanto sembri
strano, assolutamente splendida. Scrivo «per quanto sembri strano» per-
ché le altre Sinfonie le ha dirette in modo orrendo. L’ovazione finale è
stata grandiosa. E io applaudivo più forte di tutti, nonostante avessi pre-
so con me un fischietto, pensando che sarebbe stata orrida come tutto il
ciclo. Il fischietto non è servito. L’ho messo da parte per un’occasione
Trascrivere la vita intera 51

migliore. Tra l’altro, voglio polemizzare un po’ con te. Mi scrivi che a Mo-
sca studierò con dei veri musicisti e tra parentesi aggiungi: Mjaskovskij e
ˆ
Igumnov. Certo, Mjaskovskij è centomila volte meglio di Ovësyc,20 ma
per quanto riguarda Igumnov, non sono d’accordo. Nikolaev, come mu-
sicista, è molto meglio di Igumnov. Certo, Igumnov ha talento e musica-
lità, ma non è all’altezza di Nikolaev. Ma non dirglielo, perché io voglio
studiare proprio con lui. Tante grazie per l’invito a trascorrere l’estate a
Ruza. Ma purtroppo non posso approfittarne, perché voglio andare a
curarmi in Crimea. Approvo assolutamente la tua idea di comporre
un’opera sul soggetto di cui mi hai scritto. Io ti trasmetterò in qualche
modo il mio Notturno in prosa. Tu, probabilmente, ne trarrai ispirazione
e scriverai un poema sinfonico geniale. Inoltre, ho una preghiera da ri-
volgerti: mandami subito l’indirizzo di K.N. Igumnov. Voglio scrivergli
riguardo alla mia intenzione di studiare nella sua classe.
Infine permettimi di augurarti ogni bene, terreno e celeste, e di di-
chiararmi il tuo affezionato e devoto ˆ
D. Šostakovic
P.S. Buona notte. Ora vado a dormire. Gute Nacht. ˆ
D. Šostakovic
A presto. Salutami Miša e Šebalin.

ˆ
All’inizio di aprile Šostakovic si recò a Mosca, dove fu ospitato da Miša
Kvadri e sua moglie. Fece protocollare la sua richiesta di iscrizione al Con-
servatorio di Mosca il 3 aprile e nei giorni successivi suonò davanti a Kon-
stantin Igumnov (1873-1948), il più richiesto tra gli insegnanti di piano-
forte russi, il quale volentieri acconsentì ad accettarlo nella sua classe. Eb-
be anche un’audizione per l’iscrizione ai corsi di composizione.

7.
ALLA MADRE
Mosca, 8 aprile 1924
Carissima mammina,
ieri al Conservatorio mi hanno fatto una specie di esame. Tra i professori21
c’erano Mjaskovskij, Vasilenko, G. Konjus, il prorettore Brjusova ecc. Ho
suonato tre cose per violoncello e il Trio.22 Le cose per violoncello le ho
suonate da solo, nel Trio hanno suonato Vlasov al violino e Klevenskij al
violoncello. Hanno suonato disgustosamente… ma il risultato è stato asso-
lutamente inatteso. Non me lo sarei mai immaginato. Hanno considerato
il mio Trio come una forma di sonata e subito mi hanno accettato nella
52 1923-1926: Diventare compositore

classe di composizione libera. È andata proprio bene. Konjus, un vecchiet-


to con un’aria molto formale, si è accostato a Mjaskovskij e gli ha chiesto:
«Lei lo accetta in classe?». Mjaskovskij: «Non se ne parla neanche».
Konjus: «Lo vuole iscrivere nella classe delle forme?». (Ciò che in realtà
ˆ
ho studiato quest’anno con Ovësyc.) Mjaskovskij: «Perché nelle forme, se
ha una perfetta padronanza delle forme? Direttamente nella classe di com-
posizione libera. Quello che ci ha suonato adesso sia considerato prova
d’esame per la classe della forma di sonata». Konjus: «Ma sì, naturalmente.
Io stesso la pensavo così». Io, sentendo questo dialogo, sono arrossito di
piacere. Miška23 era in uno stato di entusiasmo indescrivibile. A Leningra-
do non mi avrebbero considerato il Trio come una forma di sonata. Stupi-
di formalisti. Visto che ho scritto il Trio, senza frequentare la classe delle
forme, non avrebbero potuto calcolarlo come prova d’esame. Ecco come
stanno le cose ora. Se per la primavera facessi in tempo a comporre una
sinfonia, potrei considerarmi diplomato dal Conservatorio di Mosca in
teoria della composizione. Difficilmente ultimerò la Sinfonia in primavera,
la finirò in autunno, visto che degli spunti mi si affollano in capo. Bene, ba-
sta ora con le cose piacevoli. Veniamo agli affari.
Al Conservatorio sono stato accettato. Sono rimaste le formalità. Mi
serve ricevere dal Conservatorio di Leningrado il curriculum con i voti
e tutte le carte. Per questo scriverò un’istanza al rettore. <…> Marusja
dovrebbe andare con questa istanza, in forma assolutamente ufficiale,
da Ossovskij affinché lui dia le disposizioni in merito.
Entro pochi giorni mi faranno sostenere lo stesso tipo di esame in
pianoforte. Ora faccio molto esercizio <…> Sta andando tutto proprio
bene <…> Oggi nella Sala piccola del Conservatorio si tiene un concer-
to di Alpers. Ho incontrato sua sorella e lei mi ha scritto un invito per
due. Miša non viene, Lëva nemmeno, Tanja24 non oso invitarla, perché
questo comunque è soltanto un ingresso e non un posto numerato <…>
Tra l’altro, dovrò dare l’esame di politica generale e di sociologia. Ci
prepareremo tutti insieme per questi esami, Miša, Lëva, Šebalin,
Nikol’skij, Starokadomskij e io. In qualche modo li passeremo. Ma,
mammina, non aver paura e sta’ tranquilla. <…>
Bacioni. ˆ
D. Šostakovic

<…> mammina, se andrai da Nikolaev, giustifica il tutto con le condi-


zioni di salute. Con un piede sono già nel Conservatorio di Mosca, e ci
metterò anche l’altro piede, che ho già a mezz’aria. Dal Conservatorio
di Leningrado ho già alzato i tacchi.
Trascrivere la vita intera 53

8.
a L.N. OBORIN
Detskoe selo, 27 settembre 1924
Caro Lëva,
molte grazie per la tua lettera. Il fatto che tu mi abbia scritto quella let-
tera mi rallegra e mi commuove molto. Per quanto riguarda il mio «dar-
mi delle arie», sei andato un po’ troppo oltre. Io non mi do mai delle
arie e non mi inorgoglisco. Potrei forse vantarmi che ora secondo le leg-
gi dell’URSS ho pieno diritto di sposarmi? Il buffo è che il 24 settembre
non ne avevo diritto e il 25 ne ho avuto diritto pieno. Il 25 settembre ho
compiuto diciotto anni. Invecchiamo, fratello. Guarda, tra una sessan-
tina di anni ne avrò 78 e sarò del tutto vecchio: viso rugoso, niente denti,
occhi lacrimosi <…> Ecco qua. Mi piace molto la vostra idea di vendere
il foxtrot. Se avessi un buon foxtrot, lo venderei di sicuro. Avrai già sen-
tito, certamente, che a Leningrado c’è stata una grave inondazione e che
ora minaccia di ripetersi con forza raddoppiata. Un vero cataclisma. La
città è molto malridotta, soprattutto il quartiere Petrogradskaja storona
e l’isola Vasil’evskij. Sulle banchine, enormi barconi giacciono su un
fianco. Per rimettere un po’ in sesto tutto ciò, occorrono mezzi colossa-
li. Al teatro Mariinskij moltissime costose scenografie sono state rovina-
te dall’acqua e portate via dalla corrente. Nel giardino zoologico sono
morti molti animali e l’orto botanico è completamente distrutto. In una
parola, una calamità spaventosa. <…> Tra l’altro, ci hanno portato via
il pianoforte. Il Muzpred non dà più pianoforti gratuitamente. Abbia-
mo tentato di tutto, non abbiamo ottenuto niente. L’hanno portato via.
C’è rimasto il nostro buon vecchio pianoforte il cui suono, per il lungo
uso, assomiglia a quello di una casseruola. Be’, magari diventerò ricco e
potrò permettermi due pianoforti nuovi. Per ora la speranza di arricchi-
re è tenue, assai tenue. Non ho un soldo. Bolletta totale. Ho sentito da
Miša e da Šebalin che hai scritto un bellissimo Scherzo per pianoforte.
Come posso fare per vederlo? Eh, se tu ti dessi una mossa e me ne man-
dassi un esemplare? Te lo rimanderei indietro dopo qualche tempo.
<…> Be’, per ora addio. In un modo o nell’altro ci vedremo a Natale. ˆ
D. Šostakovic

9.
a L.N. OBORIN
Leningrado, 7 novembre 1924
Caro Lëva,
grazie per la tua lettera. Sono molto contento che tu lavori e studi. È una
bella cosa. Anch’io lavoro: scrivo una Sinfonia <…>, poiché quest’anno
54 1923-1926: Diventare compositore

voglio rendermi indipendente dal Conservatorio. In questi ultimi tempi


mi sono raffreddato e me ne sto a casa e non partecipo alle celebrazioni
dell’Ottobre.25 Bronchite, tosse e altre schifezze. Miša mi ha scritto che
tu, lui e Šebalin verrete qui per Natale. Mi chiede se in quell’occasione
tu potrai fermarti da me. Che razza di domanda? Certo che sì. E quindi
tu tienine conto e vieni di sicuro. Il tuo Scherzo puoi anche non mandar-
lo, visto che con ogni probabilità verrai a Piter. Allora ce lo suonerai al
Circolo26 e a me personalmente. Ti aspetto impazientemente. Vieni di si-
curo. Poco tempo fa qui c’è stato un concerto sotto la direzione di Otto
Klemperer. Ecco un direttore coi fiocchi. Secondo me, meglio di lui non
dirige nessuno. Scrivimi se è stato a Mosca e che impressione ha fatto lag-
giù. Sono stati annunciati due concerti di Egon Petri. Nella seconda se-
rata suonerà tre Concerti per pianoforte e orchestra. Quali esattamente,
ˆ
non ricordo. Il direttore d’orchestra sarà Drocišnikov, no, scusa: Drja-
nišnikov, accidenti, non si riesce neanche a pronunciarlo: Dranišnikov.27
Un direttore qualunque. Nella nostra Filarmonica le cose vanno maluc-
cio: non si fa cassa. Come si spiega? Mancanza di soldi oppure mancanza
di interesse per la musica. Quando è arrivato Szigeti, avrebbe dovuto esi-
birsi in due concerti e due Violinabend. Ha partecipato ai due concerti,
ma ha dato soltanto una Violinabend. L’altra, la Filarmonica non era in
condizione di pagarla. La stessa cosa è successa con Klemperer. Avrebbe
dovuto dare due concerti. Ma ne ha dato uno solo. Di nuovo per man-
canza di denaro. Se le cose continueranno così, la Filarmonica andrà in
rovina. Sarebbe tremendo. Tuttavia Horowitz fa cassa. Non ti immagini
neanche quanto sia avvilente. Mi hanno fatto una buona impressione
due concerti che si sono svolti sotto la direzione di Mal’ko. È un diretto-
re molto preparato. Si dice che terrà un corso al nostro Conservatorio.
Sarebbe bello <…>. Può darsi che a metà delle vacanze di Natale io vada
a Kiev e da lì faccia un salto a Mosca. Adesso studio il pianoforte e mi
preparo al concerto con musiche di Liszt. Nel complesso, se lascio da
parte alcuni fatti che di tanto in tanto mi fanno sprofondare in un cupo
scoramento non me la passo male. Be’, arrivederci. Spero a presto.
Il tuo affezionato ˆ
D. Šostakovic

ˆ
Entro la fine del 1924 Šostakovic aveva completato due movimenti della
Sinfonia che avrebbe costituito il suo saggio di diploma. In dicembre com-
pose anche un Preludio per Ottetto d’archi (il primo dei due brani op. 11).
Completò la sua Prima sinfonia op. 10 il 26 aprile 1925 e in giugno diede
i ritocchi finali all’orchestrazione.
Trascrivere la vita intera 55

10.
a L.N. OBORIN
Leningrado, 16 febbraio 1925
Caro Lëva,
è tanto che non ti scrivo, scusami. Prima sono stato occupato, poi, poco
tempo fa, ho preso la bronchite e ho dovuto stare a letto, e come si può
scrivere, stando a letto? Eldoša28 mi ha detto di aver ricevuto una lettera
da Miša, nella quale lui (Miša) scrive che tu stai provando il mio Trio.
Se è così, ne sono molto grato a te e ai musicisti che hanno acconsentito
a studiarlo. Benché io non li conosca, trasmetti loro i miei saluti e la mia
riconoscenza. Oggi mi sono liberato da tutti i miei concerti e mi godo il
riposo. Una cosa sola mi fa rabbia, che non riesco in alcun modo a ini-
ziare la composizione del finale della Sinfonia. Non so perché, non sono
dell’umore giusto. Finisco di trascrivere la partitura dello Scherzo sin-
fonico e spero di poterlo provare a Mosca. Partirò per Mosca il 27 e ci
resterò tre settimane. È tanto che non ci vediamo e per questo io comin-
cio già a rallegrarmi dell’appuntamento che ci aspetta. Che cosa stai fa-
cendo? Stai componendo? Io, tranne l’andante, non ho scritto [nulla].
Volodja29 mi ha detto che tu gli hai scritto che Mjaskovskij è un genio.
Mi spiace di non aver potuto venire prima, per ascoltare le sue sinfonie,
che sono state eseguite, se non erro, l’8. Miša aveva tanto insistito per-
ché io venissi proprio per l’8. Ancora una domanda: i musicisti non si
arrabbiano per gli spartiti scritti con la matita copiativa? In quel mo-
mento, purtroppo, non avevo della buona carta da musica sulla quale
poter scrivere a inchiostro. L’inchiostro si assorbiva male, e poiché ave-
vo deciso di mandare le partiture il più presto possibile, senza stare ad
aspettare il denaro, su cui non potevo contare, ho scritto con la matita
copiativa sulla carta che avevo. Mi sono sforzato di scrivere in modo leg-
gibile. Spero di non aver fatto errori, ma, se ce ne fossero, potremo eli-
minarli al mio arrivo. In questi ultimi tempi mi sono occupato di una
causa. Ho denunciato Volynskij perché per due settimane non ci ha pa-
gato (a noi, musicisti del cinema Svetlaja lenta) i riposi. Tutto questo è
molto sgradevole. Non avrei mai pensato che mi sarebbe toccato far
causa, e per di più a Volynskij, che prima stimavo molto. Ora vedo che
è uno sfruttatore e un imbroglione. A volte mi viene la malinconia, per-
ché, a diciott’anni, non mi è dato godermi la vita. <…> Be’, per ora ar-
rivederci. Ti bacio su entrambe le guance.
Il tuo ˆ
D. Šostakovic
56 1923-1926: Diventare compositore
ˆ
Šostakovic tornò a Mosca in marzo per tenere un concerto organizzato dai
suoi amici moscoviti, che mirava a presentare la sua musica al pubblico della
capitale. Stava nuovamente pensando di trasferire i suoi studi di composizio-
ne a Mosca. La visita aveva anche lo scopo di proporre alle Edizioni Statali
(tramite l’agenzia commerciale musicale Muztorg) l’acquisto delle sue opere.
ˆ
Durante questo soggiorno Šostakovic incontrò due persone che avreb-
bero esercitato su di lui una notevole influenza: l’eroe della Guerra civile
ˆ
Tuchac evskij e il teorico della musica e compositore Boleslav Javorskij.

11.
ALLA MADRE
Mosca, 8 marzo 1925
Carissima mammina,
scusa se finora non ti ho scritto nulla di sensato. Ciò è dovuto al fatto
che finora non ero venuto a sapere nulla di sensato. Adesso qualcosa so.
Il 20 marzo si terrà un concerto di composizioni di Šebalin e mie. <…>
Inoltre <…> la Muztorg prende le mie Danze fantastiche e il Trio e io
ne riceverò circa 200 rubli. Come li prenderò, te li spedirò immediata-
mente. Qui vivo bene. I Kvadri mi rimpinzano. Non vogliono assoluta-
mente soldi e Nadežda Nikolaevna30 si è perfino offesa quando ho ac-
cennato ai soldi… Stasera sono stato invitato a banchetto da un musici-
sta di qui, Javorskij. Se riuscirò ad andare a Irkutsk, cioè se il concerto
colà programmato per gli ultimi giorni di marzo si terrà, partirò il 21 di-
rettamente da Mosca, per non sprecare denaro nel viaggio a Leningra-
do. Tu, mammina, non ti preoccupare, staremo bene <…> Studio il
pianoforte, ho imparato Fantsiestuce [sic] di Schumann. Ho orchestrato
la prima parte della Sinfonia, lo Scherzo lo proverò giovedì.
Frequento concerti e teatri. Tutto gratis e nelle prime file. Al teatro
di Mejerchol’d mi trova posto Arnštam, a quello dell’Arte – Fere, al-
l’opera – Krasin. Visto che ho tempo, voglio andare al circo… Il 20 ho
il concerto. Sono molto contento che stampino le mie cose e che a Mo-
sca mi faccio conoscere con i miei concerti.
Bacioni. ˆ
D. Šostakovic

12.
ALLA MADRE
Mosca, 21 marzo 1925
Mamma mia cara,
ora sono piuttosto emozionato… Ieri c’è stato il concerto. <…> È andato
molto bene. Un grosso successo. A tutti è piaciuto tutto, eccetto la Suite.
Trascrivere la vita intera 57

A qualcuno è piaciuta anche la Suite. Quando arriverò, ho bisogno di par-


lare con te di molte faccende, dettagliatamente e con calma. Mi dispiace di
non essere stato prima da Vera Ivanovna.31 Ha venduto molti biglietti per
il concerto e, grazie a ciò, ho ricevuto 109 rubli. 20 ve li ho già mandati, 30
li ho tenuti per me, per ogni evenienza. Inoltre, mi ha organizzato un con-
certo per oggi <…> E ci sarà un altro concerto lunedì o martedì, dal quale
ricaverò non meno di 150 rubli. Così, per ora le speranze si avverano. I sol-
di non li porterò, ma li invierò per posta. Dicono che sul treno rubano.
L’unica cosa che mi rattrista un po’ è che non sono state accettate per la
pubblicazione le Danze fantastiche. Non hanno voluto saperne: al diavolo!
Non bisogna piagnucolare. Qui dicono che questo editore non merita par-
ticolare fiducia da parte mia <…> Sono terribilmente contento di aver in-
contrato Vera Ivanovna. Mi ha preso veramente a cuore. Non fosse stato
per lei, la mia venuta sarebbe stata quasi inutile: mi è stata rifiutata la borsa
di studio, mi è stata rifiutata una pubblicazione. Fatti più forza che puoi,
mammina cara, e sii ben decisa a guardare tutto attraverso gli occhiali rosa.
Aspetta. Il nostro tempo non è ancora venuto. E noi sopravviveremo. La
cosa più importante nella vita è il coraggio, la felicità, l’energia, la creativi-
tà, l’arte e l’anima. Quanto ad anima siamo ricchi. Abbiamo una vita spi-
rituale come nessun altro. Da tanto non ricevo tue lettere. Che cosa è suc-
cesso? Ora non è necessario scrivere, giacché ci rivedremo presto. Tieniti
strette, mammina, tutte le cose che rendono felici. Di felicità ne abbiamo
così tanta, che a volte non ci facciamo caso. La felicità deve essere ovun-
que. Per esempio, ho dato un concerto e ho ricevuto solo 20 rubli: eppure
è felicità; sono riuscito a prendere il tram senza biglietto: ed è ancora feli-
cità; sempre e dappertutto: felicità. Non arrabbiarti con me per questi giu-
dizi stupidi. Sono semplicemente felice di poter portare a casa un po’ di
soldi. Con la lettera ti invio anche il programma del concerto. I manifesti
li porterò con me. Sarà interessante vedere le recensioni. Probabilmente
ingiuriose. Ma di nuovo, non bisogna addolorarsi in nessun caso. Scrivano
ˆ
pure che Šostakovic è mediocre, compone, scusa l’espressione, come un
cane. Facciano pure. Noi ci faremo conoscere…
Ti bacio forte forte, bacia anche Marusja e Zoja. ˆ
D. Šostakovic

13.
a L.N. OBORIN
Leningrado, 17 aprile 1925
Caro Lëvuška,
<…> Con la tua lettera mi è giunto un soffio di luce e di dolcezza. Gra-
ˆ
zie per il daffare che ti sei dato con Tuchacevskij. Anche se mi pare che
58 1923-1926: Diventare compositore

le cose con lui non andranno in porto. Tuttavia ti prego di chiedergli


notizie. In ogni caso, presto o tardi, mi trasferirò a Mosca. Adesso mi
sono deciso e lo farò. Ad attirarmi a Mosca, in definitiva, è Javorskij e
non il MGK con i suoi insigni compositori Gedike e Mjaskovskij. In ogni
caso, sono vecchi, e da loro non sentirò niente di nuovo. <…> Tutti i
musicisti di Piter mi biasimano un po’. E io sopporto e penso: potessi
andare a Mosca al più presto, da Javorskij, che mi sgrida, ma per cose
importanti. Davvero, dopo aver conosciuto Javorskij è radicalmente
cambiata la mia concezione del mondo musicale. In particolare, voglio
liberarmi definitivamente della routine, che è ancora presente in me.
<…> In questo momento sono di un malumore che peggio non si può.
A Mosca non si trova né una camera, né un lavoro, Volodja32 sta moren-
do, le tenebre ci circondano e per completare il tutto ha cominciato a
gonfiarsi il collo. Che schifo di città, Mosca, perché non vuole accoglier-
mi nel suo grembo? Il sovraffollamento che c’è là mi fa un’impressione
tremenda. Case piccole, un sacco di gente per strada, ma ciò nonostante
aspiro con tutta l’anima ad andarci. Qualche volta, se ci penso, comin-
cio a gridare. Da urlare di paura. Tutti i dubbi, tutti i problemi, tutto
l’incognito mi opprimono. Ecco. È così. Per il dispiacere ho cominciato
a comporre il finale della Sinfonia. Viene lugubre. Proprio come succe-
de a Mjaskovskij, che ai malumori frequenti ci ha fatto il callo. Mi pare
che il rapido Leningrado-Sebastopoli arrivi a Mosca alle 11. Non sono
sicuro. Per te, che sei già lì, sarà più facile informarti. Per ora addio.
Scrivimi senza fallo.
Il tuo affezionato ˆ
D. Šostakovic

È facile sottostimare l’importanza del compositore e musicologo Boleslav


ˆ
Leopol’dovic Javorskij (1877-1942), sia perché il suo lavoro di composito-
re fu superato da quello del teorico e dell’insegnante, sia perché le sue teo-
rie quasi non uscirono dalla Russia.
Dopo aver studiato pianoforte alla Scuola superiore di Kiev, Javorskij
si iscrisse al corso di teoria e composizione di Taneev al Conservatorio di
Mosca. Nel 1899 sviluppò la sua originalissima concezione di Ladovyj
ritm (Ritmo modale), più tardi da lui ribattezzata «Teoria del pensiero
musicale». (Il termine «lady» si traduce «modi», benché si riferisca ai par-
ticolari modi caratteristici della musica folclorica slava, piuttosto che a
ˆ
quelli adottati nella musica occidentale. Šostakovic utilizzò spesso il siste-
ma dei «lady» come base armonica delle sue composizioni.)
Trascrivere la vita intera 59

Fin dai primi anni del XX secolo questa teoria fu applicata dagli allievi
di Javorskij nella pratica pedagogica. Nel 1906 Javorskij fondò il Conser-
vatorio popolare russo (Russkaja Narodnaja Konservatorija) e dal 1917 fu
attivo nella riforma della formazione musicale, prima a Kiev, dove diven-
ne direttore del Conservatorio nel 1917, e poi, dal 1921, a Mosca (dove
ˆ
era stato chiamato nella capitale da Lunac arskij). Il sistema di formazione
musicale sovietico deve moltissimo alle indicazioni di Javorskij. Egli cre-
deva nell’esperienza pratica come strumento di formazione dei docenti, e
gli studenti del Conservatorio erano incoraggiati ad andare a insegnare
nelle scuole tecniche (Technikum) e nelle scuole di musica.
L’influenza di Javorskij come teorico della musica si fece sentire in mo-
do deciso durante la sua attività didattica al Conservatorio di Mosca e an-
che all’Istituto tecnico musicale che fondò nel 1921. Le sue idee originali
potevano, se necessario, essere adattate alla personalità di ciascun compo-
sitore, inoltre, grazie alla sua conoscenza teorica e pratica del pianoforte
(strumento che suonava brillantemente), la sua influenza era estesa anche
agli interpreti.
Il concetto di «attrazione» sta al centro della concezione di Javorskij
della funzione strutturale dell’armonia. Egli insegnava che «la forza di at-
trazione è una fondamentale espressione di vita e posporre la dissoluzione
di questa attrazione equivaleva a ritardare il momento della morte e a dare
continuità al senso della vita». Un altro concetto, quello di luce e ombra,
può essere visto come una traduzione in termini musicali della teoria del
chiaroscuro, elaborata dai pittori italiani. «Tutti i passaggi fugaci, i motivi
sussidiari, le sospensioni, possono essere collegati all’idea di luce attorno
a un oggetto, e non con l’oggetto stesso (che è luce e ombra).» Per Javor-
skij l’espressione musicale era legata all’instabilità creativa, a cominciare
dalla fondamentale ambiguità del motivo modale iniziale, fino allo svilup-
po di modi «instabili» più complessi. Ai più progressisti tra i giovani com-
positori russi, le teorie di Javorskij aprirono un nuovo linguaggio espres-
sivo, permettendo esperimenti radicali. I suoi seguaci presero posizione
contro i tradizionalisti.
Uomo brillante, dotato di energia focosa e di poteri quasi ipnotici, Javor-
ˆ
skij era una figura irresistibile per il giovane Šostakovi c. Dmitrij ebbe due
incontri con lui durante la sua visita a Mosca, all’inizio di aprile. Dopo il
suo ritorno a casa gli scrisse la prima lettera, spiegandogli che quando ave-
ˆ
va suonato per Tuchac evskij la prima volta, non era sicuro se accettare la
sua offerta di trovargli una sistemazione. Ma dopo il secondo incontro con
Javorskij, si era risolto a trasferire i suoi studi a Mosca, e a questo punto
ˆ
aveva scritto a Tuchac evskij, esponendo i suoi desideri e chiedendo assi-
stenza. Evidentemente Javorskij rispose suggerendo che Dmitrij poteva es-
60 1923-1926: Diventare compositore

sere ospitato presso suoi amici medici. Ottenne una risposta piena di gra-
titudine da Sof’ja Vasil’evna in una lettera datata 1° maggio, nella quale
la donna manifestava le proprie paure riguardo alla salute del figlio e non
nascondeva la precaria situazione economica della famiglia, che richiedeva
il «servizio» di Dmitrij al cinema. Era una donna orgogliosa e non le pia-
ceva accettare aiuti economici.

14.
a B.L. JAVORSKIJ
ˆ Leningrado, 9 maggio 1925
Caro Boleslav Leopol’dovic,
da molto non ricevo sue notizie, ma anch’io non le scrivo da tempo. Mer-
coledì, nell’ufficio di A.K. Glazunov al Conservatorio si sono tenuti gli
esami per gli allievi di M.O. Štejnberg. Sono state eseguite le seguenti co-
se. Andreev, Sonata per pianoforte; Georgij Rimskij-Korsakov, Quartet-
ˆ
to; Dubovskoj, Variazioni e Šostakovic, Sinfonia. All’esame hanno assi-
stito: il rettore A.K. Glazunov e i professori M.O. Štejnberg, A.M. Žito-
mirskij, V.P. Kalafati, molti studenti e, tra gli estranei, M.F. Gnesin e
Ljubov’ Štrejcher. La Sonata di Andreev era quanto mai ordinaria, il
Quartetto di R[imskij]-Korsakov non mi è piaciuto, le Variazioni di Du-
bovskoj sono musica dozzinale. La mia Sinfonia è stata presentata in
una versione per due pianoforti. Il mio compagno Fel’dt ha suonato ot-
timamente la parte del secondo pianoforte. Dopo l’esecuzione è venuto
da me Gnesin e ha detto che gli era molto piaciuto il primo movimento,
il secondo un po’ meno e nel terzo aveva trovato il primo tema artificio-
so, mentre del finale ha detto che era sovraccarico di asprezze. A Žito-
mirskij la Sinfonia è molto piaciuta, mentre Kalafati e Štrejcher non
hanno detto nulla. In un modo o nell’altro la Sinfonia è andata. Ora ar-
rivo dalla stazione. Ho accompagnato Štejnberg. Che fortunato! È riu-
scito ad andare all’estero!33 Dopo gli addii sono passato da [Georgij]
Rimskij-Korsakov e ho passato la sera da lui. S’è suonato Il galletto d’oro
che, chissà perché, non mi è piaciuto molto. Tre anni fa ero entusiasta
di quest’opera. Uscito da casa Rimskij-Korsakov ho incontrato sul tram
Mal’ko, che mi ha chiesto come va la salute e mi ha trovato dimagrito.
Mal’ko, secondo me, è il miglior direttore d’orchestra tra quelli di mia
conoscenza. Conosco Suk, Saradžev, Berdjaev, Dranišnikov, Pochito-
nov e Gauk. Golovanov, Pazovskij e Štejnberg non li conosco. Emil’
Kuper è meglio di Mal’ko, ma è fuggito all’estero e ora dirige in Spagna.
Mal’ko è tremendamente asciutto, ma la sua asciuttezza è meglio del
temperamento di Saradžev e altri. Non ho fatto in tempo a finire la Sin-
Trascrivere la vita intera 61

fonia che già ho iniziato a lavorare sulla Suite per ottetto, di cui Lei co-
nosce il preludio. Non scriverò la fuga. Non mi interessa occuparmi di
acrobazie. Ci lavorerò di tanto in tanto. Quando mi sentirò un po’ fuori
esercizio con la polifonia, siederò al tavolo e scriverò qualche battuta:
ecco fatto l’esercizio di polifonia. In questi ultimi giorni ho ripreso gli
studi di pianoforte e ho imparato tre Ballate di Chopin: la prima, la se-
conda e la terza. Sto studiando la quarta. Sono cose straordinariamente
belle. Ho accompagnato Štejnberg e martedì sarò a Mosca, a meno che,
per qualche motivo, non ritardi di un paio di giorni. Io, personalmente,
avrei voluto partire per Mosca domani, ma Kvadri ha scritto che vuole
venire a prendermi alla stazione e per questo mi ha chiesto di non arri-
vare di lunedì o di giovedì, visto che in quei giorni è occupato alla Scuo-
la tecnica. Ho un gran desiderio di farle vedere il finale, nei cui confronti
mi sento tuttora in luna di miele: per questo non riesco ancora a conside-
rarlo con imparzialità sufficiente da riconoscervi da solo quanto vi è di
brutto e di bello. Per ora mi pare tutto bello, dall’inizio alla fine. Lei mi
dirà qualcosa. Tra l’altro, il finale l’ho composto in meno di una settima-
na. È scritto di getto e tutto d’un fiato. È riuscito bene, secondo me, an-
che nella forma, benché alcuni non approvino che nell’esposizione il se-
condo tema cominci in La maggiore e poi passi al Mi maggiore. Trova-
no lo sviluppo troppo corto ed eccessivamente lunghi l’esposizione e la
coda. Non c’è una vera e propria ripresa (es. la Sonata di Liszt in Si mi-
nore, la Sonata in Si minore di Glazunov e molte altre). Lo sviluppo fi-
nisce con il tema principale ampiamente variato, dopo di che viene il se-
condo tema in Fa minore, composto in modo molto cupo, interrotto da
un breve motivo dei timpani, di tre note, e dalla ripetizione di questo
motivo con flauti e clarinetti. Tutto questo brano si trasforma diretta-
mente nella coda, molto maestoso e solenne.
La frase dei timpani è molto espressiva:

Deve risuonare secca ed espressiva. Al pianoforte risulta tutt’altra cosa


da ciò che dev’essere. Tra l’altro, tutti questi sproloqui sono del tutto
inutili, visto che Lei il finale non lo conosce per niente, e dalle parole è
difficile capire in che cosa consista. Se farò a tempo a concludere qual-
ˆ
cosa della Suite, gliela mostrerò di certo. Rabinovic mi è piaciuto molto
al primo incontro. La seconda volta l’ho visto al Conservatorio alla riu-
62 1923-1926: Diventare compositore

nione del Circolo del quarto di tono. Chissà perché, mi è piaciuto meno.
Una statura piccola, quasi caricaturale, e una voce sgradevole. Mi ha
chiesto, in presenza dei miei conoscenti al Conservatorio, se non avevo
ripensato alla decisione di trasferirmi a Mosca, cosa che ha prodotto in
loro una certa impressione. Cosa, come, ma perché a Mosca? Non ri-
cordo che cosa ho risposto. Tra l’altro, nei circoli di qua, molti sanno
che io voglio trasferirmi a Mosca e studiare da Lei. Come siano venuti
a saperlo è del tutto incomprensibile. Poco fa ero in tram, venivo
dall’isola Vasil’evskij. Attraversando la Neva e passando accanto alla
cattedrale di Sant’isacco, che di notte fa un’impressione stupefacente,
pensavo: a Mosca questo non c’è. Ci sono quella schifezzuola di Mosco-
va e il banale tempio del Cristo Redentore. Ah, io comunque amo folle-
mente Pietroburgo, come città. Mosca, con le sue vie tortuose e soffo-
canti, ha un influsso negativo su di me. Comunque la prima attrattiva di
una città non è né il Nevskij prospekt34 né il boulevard Tverskoj,35 ma
gli abitanti. Ed è per merito degli abitanti che vado a Mosca.
ˆ
A presto, caro Boleslav Leopol’dovic.
Le stringo la mano. ˆ
D. Šostakovic

ˆ
Tra questa lettera e quella successiva Šostakovic ne scrisse a Javorskij altre
due (il 7 e il 17 giugno), chiedendo la sua opinione sulla Sinfonia, che non
aveva ancora finito di orchestrare. Gli alti e bassi della sua amicizia con
Miša Kvadri lo opprimevano considerevolmente ed era ansioso perché te-
meva che Javorskij non approvasse i suoi amici del Gruppo dei Sei, un fat-
to che turbava il pensiero del suo trasferimento a Mosca.
Javorskij ovviamente era uno psicologo avveduto. Era importante per
lui conoscere il più possibile della vita dei suoi allievi, dalla loro storia fa-
miliare e dalle condizioni materiali, fino ai dettagli riguardo a come e
quando i loro talenti musicali si erano manifestati, e quale musica li attrae-
va di più.

15.
a B.L. JAVORSKIJ
ˆ Leningrado, 27 giugno 1925
Caro Boleslav Leopol’dovic,
la sua lettera mi ha fatto molto felice, visto che avevo già cominciato a pen-
sare che Lei (e non solo Lei) mi avesse completamente dimenticato. Non
posso credere ai Suoi perfidi attacchi contro le poste: la Sua lettera è datata
Trascrivere la vita intera 63

25 e io l’ho ricevuta oggi, 27, al mattino. E Lei sostiene che le lettere da


Mosca a Leningrado ci mettono tre, quattro giorni. Mia mamma si chiama ˆ
Sof’ja Vasil’evna, il papà buonanima si chiamava Dmitrij Boleslavovic, la
mia sorella maggiore si chiama Marusja, la minore Zoja. Di cosa mi occu-
po? Soffro molto, e scrivo il quarto movimento (la partitura). Tre movi-
menti li ho già scritti. Tra una settimana finirò anche il quarto. Allora mi
resterà soltanto il dolore. In Crimea è morto il mio migliore amico. Lei non
lo conosce, e quindi questa morte non La tocca particolarmente, ma io so-
no annichilito. Era un uomo che non aveva alcun difetto. Aveva un’anima
bellissima. La sua morte è stata un grande colpo per me.
Qualche giorno fa alla fermata del tram ho incontrato un «bruno in-
tellettuale leningradese»,36 che mi fece questa domanda: «Che cosa sta
componendo adesso?». Io risposi schiettamente, che non componevo
nulla. E lui: «Come mi dispiace di non essere riuscito a sentire la sua
Sinfonia». Io: «Non importa. Un’altra volta l’ascolterà». Lui: «L’ha fat-
ta vedere a Mosca. L’ha pure suonata?». Io: «A qualcuno l’ho mostrata
e pure suonata». Lui: «Ecco, ecco. A me l’ha detto Javorskij». A questo
punto arrivò il mio tram e purtroppo era quello che serviva anche a lui.
Ma, per fortuna, all’interno c’erano solo due posti; in uno sedette l’in-
tellettuale leningradese e nell’altro un prete. Io, avendolo notato, uscii
sulla piattaforma e non proseguii la conversazione con quel noiosone.
Lo stesso giorno al Conservatorio incontrai B.V. Asaf’ev, che mi chiese
come andava la Sinfonia e molto cortesemente espresse il desiderio di
sentirla. Mi diede il suo numero di telefono. Gli ho telefonato diverse
volte, ma tutto senza risultato: o non era in casa, o era «follemente oc-
cupato». Purtroppo non posso darle informazioni precise su Popov: è
ˆ
andato a Rostov, e Leonid Vladimirovic doveva partire oggi per Odes-
sa.37 In ogni caso, domani faccio un salto da lui (da L.V.) e chiedo noti-
zie, poi gliele farò sapere. Se Lei vede Kvadri, gli dica che mi scriva qual-
che parola affettuosa. È tanto che non mi scrive, ma dalla Sua lettera ho
appreso che è vivo e vegeto e di buon umore. Dopodomani andrò a Se-
stroreck, in una qualche scuola materna. Là dovrò suonare come solista
e anche come accompagnatore. Dal 15 luglio vado per due settimane in
una località di villeggiatura. Da lì, probabilmente, andrò nel pensionato
del KUBU, a Detskoe Selo, e di lì è assai probabile che vada in un villag-
gio della provincia di Olonec, dai genitori del mio amico buonanima.
Or ora è andata via da qui una persona che può essere chiamato il mio
ˆ
miglior amico. Il suo nome è Valer’jan Michajlovic Berezovskij. È un
compositore dotato di altissimo talento ed è un’ottima persona. La
prossima settimana andrà a Mosca. Vorrei proprio che Lei lo conosces-
se. Lui, da parte sua, desidererebbe presentarle le sue composizioni. Mi
64 1923-1926: Diventare compositore

scriva se Lei è d’accordo di conoscerlo. In ogni caso, mi farebbe molto


piacere che faceste conoscenza. Ora penso alla futura Sonata per pianofor- ˆ
te che vorrei comporre. La notizia della malattia di Sergej Vladimirovic38
mi ha molto addolorato. Davvero non bisognerebbe ammalarsi così
spesso. È ora di guarire. Lo saluti molto cordialmente da parte mia. La
Sonata penso di scriverla grande, alla maniera delle Sonate di Liszt. Ben-
ché ancora io non sappia se avrà un solo movimento, o due, o tre, o di
più. In ogni caso vorrei proprio scriverla così. Inoltre, avrei intenzione
di finire nell’estate la Suite per l’Ottetto che ho cominciato. Per la testa
mi girano frammenti per una Seconda sinfonia. Naturalmente non pos-
so dire in anticipo quale di questi progetti si realizzerà.
Di cuore Le auguro di riuscire in qualche modo a lasciare Mosca
per l’estate. Se ha tempo, mi scriva se è d’accordo a conoscere Valer’jan
ˆ
Michajlovic.
Le auguro ogni bene. ˆ
D. Šostakovic

ˆ
Dopo il diploma in composizione, Šostakovic era completamente spossato.
Fu mandato per due mesi di vacanza nella regione di Doneck, in Ucraina,
dove fu ospite di alcuni vecchi amici di famiglia, i Sass-Tissovskij. Qui si
divertiva con la gioventù del posto, giocando a carte, prendendo parte agli
allestimenti teatrali del circolo ricreativo aziendale locale, rilassandosi con
passeggiate negli ameni luoghi del circondario. Terminò anche il suo se-
condo brano (Scherzo) per l’Ottetto di strumenti ad arco (op. 11), ma la
progettata Sonata per pianoforte (ovvero, in alternativa, un Concerto per
pianoforte), che avrebbe dovuto nascere sul modello di una Sonata di
Liszt, non fu nemmeno iniziata.
Avendo abbandonato l’idea di trasferirsi a Mosca, fece ritorno al Con-
servatorio di Leningrado, in settembre, come studente di composizione li-
bera nel corso accademico (o post laurea). Adesso la sua preoccupazione
principale era che fosse eseguita la sua Sinfonia.

16.
a L.N. OBORIN
Leningrado, 26 settembre 1925
Caro Lëva,
prima di tutto, scusa per la forma di questo foglio. La sua fabbricazione
è per me un assoluto mistero. Anche se a te interessasse, non potrei dar-
tene nemmeno spiegazioni insignificanti. E per di più, voglio soltanto
Trascrivere la vita intera 65

chiacchierare un po’ con te. Non avendo la possibilità di farlo di perso-


na, mi tocca far ricorso all’intermediazione di penna, inchiostro e que-
sto foglio dallo strano formato. Fuori fa un tempo orrido e chissà per-
ché suonano le campane di una chiesa. Ritornato a Leningrado, mi sono
immerso nel lavoro. Lavoro che da un lato è puramente teoretico (mo-
ˆ
stro a Ovësyc la partitura della Sinfonia) e dall’altro pratico (vado a le-
zione da Mal’ko e mi indigno per i suoi vaniloqui). Mena la lingua pro-
prio a vuoto. A ogni domanda dà risposte così lunghe, da non credere.
Io preferisco la teoria alla pratica. Se no, le lezioni diventano un’unica
piacevole conversazione, del tipo: in una delle sue lettere, Nikisch mi ha
ˆ
scritto che… ecc., oppure: quando ho ospitato Mahler nella daca… e
così via. Tutto ciò sarebbe interessante soltanto per un futuro biografo
di Mal’ko. Io preferisco ammaestramenti sensati, e non vaniloqui. Tal- ˆ
volta è interessante e utile, ma in generale è un gran parolaio. Ovësyc ha
approvato senza riserve il primo e il secondo movimento, ma sul terzo
abbiamo avuto notevoli divergenze. La soluzione dei punti controversi
l’abbiamo rimandata fino a quando, in sostanza, si farà la prima prova.
Per quanto riguarda il finale, lunedì ci saranno probabilmente accese
discussioni. Sarò molto fermo e non cederò le mie conquiste nel campo
della sinfonia strumentale. Lo Scherzo in maggiore non gliel’ho ancora
mostrato. Me lo immagino, come sbraiterà! Le parti sono già state di-
stribuite ai musicisti e sono lì lì per godermi la sonorità reale del primo
e del secondo movimento della Suite per l’Ottetto <…> Come ti butta?
Che mi combinano Šebališki e Miški? Scusami per le due frasi prece-
denti. In questi ultimi tempi sto studiando la storia del raëk 39 e per que-
sto ogni tanto mi esprimo come un saltimbanco <…> ˆ
D. Šostakovic

ˆ
Šostakovic era appoggiato sia da Štejnberg sia da Javorskij nella sua ricerca
di una possibilità di esecuzione per la sua Sinfonia. In contrasto con Boris
Asaf’ev, Javorskij usò la sua influenza con Nikolaj Mal’ko e la Filarmoni-
ca di Leningrado. Dmitrij ora doveva dare retta alle correzioni suggerite
da Štejnberg per l’orchestrazione, ma in molti casi era abbastanza sicuro
di sé da rifiutarle. I commenti di Štejnberg riguardavano il terzo e quarto
movimento e in particolare la velocità del finale, che egli diceva essere di
un tempo così veloce da non poter essere suonato. Nikolaj Mal’ko (di cui
Dmitrij frequentava ora i corsi di direzione d’orchestra) era d’accordo, ma
era stato sufficientemente impressionato dalla versione per pianoforte di
Dmitrij, da accettare immediatamente di dirigere l’opera. Contrariamente
ˆ
a quanto scrive Šostakovic , Mal’ko dimostrò grande perseveranza nel con-
66 1923-1926: Diventare compositore

trastare l’ostilità dimostrata dalle autorità, che erano contrarie all’idea di


programmare il lavoro di un compositore tanto giovane. È per suo merito
che la Sinfonia fu eseguita in un programma dedicato ai talenti «locali».
Successivamente egli consigliò la Sinfonia ad altri direttori d’orchestra,
compreso Bruno Walter. ˆ
Nel frattempo, a casa, per Šostakovic e la sua famiglia continuavano le
difficoltà materiali. Come Dmitrij spiega a Lev Oborin, non avevano nean-
che i soldi per comprare cibo o carta da lettere. In una lettera a Javorskij
ˆ
datata 10 ottobre, Šostakovic si lamenta per il suo «servizio» al cinema
(egli lavorò prima per il cinematografo Svetlaja Lenta – Pellicola Lumino-
sa – e poi allo Splendid Palace e infine al Piccadilly). L’accompagnare per
settimane le proiezioni di un film dal titolo Il Grande, l’Eterno, che con-
tinuava a registrare il tutto esaurito, faceva sì che quella musica banale gli
risuonasse continuamente nelle orecchie, impedendogli di comporre. Tut-
tavia, il lavoro al cinema aveva due aspetti positivi: gli permetteva di suo-
nare con un’orchestra e di saldare alcuni debiti. Il sentirsi incapace di com-ˆ
porre gli procurò depressione e grande instabilità di umore. Šostakovic
cambiava continuamente opinione riguardo ad amici e colleghi, ora la-
mentandosene, ora lodandoli.

17.
a B.L. JAVORSKIJ
ˆ Leningrado, 25 ottobre 1925
Caro Boleslav Leopol’dovic,
la Sua lettera mi ha fatto terribilmente felice, perché mi ha dimostrato
che Lei non ha mutato <…> le Sue buone disposizioni verso di me, e
che è mio amico. In particolare quest’ultima circostanza mi rende felice.
Darò la Sua lettera a Mal’ko domani, se lo vedrò al Conservatorio. Più
probabilmente gliela darò dopodomani. Dopodomani ho una lezione di
elementi di tecnica di direzione d’orchestra e lo vedrò di sicuro. Sergej
ˆ
Vladimirovic mi mandi pure la sua Sonata. Io la darò ad Asaf’ev, ma a
ˆ
condizione che Sergej Vladimirovic mi permetta di guardare la Sonata
prima di consegnarla. Il mio Trio è piaciuto al professore del VUZ di
Berlino,40 cosa che non mi aspettavo assolutamente. Tramite l’interpre-
te mi ha detto tantissime cose belle e mi ha augurato salute e successi.
Abbiamo suonato il Trio molto bene. In particolare sono stati all’altezza
della situazione il violinista Šer e, lo dico senza falsa modestia, il pianista
ˆ
Šostakovic. Anche il violoncellista Vinogradov è stato bravo, tenendo
conto che lo ha suonato dopo tre prove. Ma è andato peggio di Pekker,
il primo esecutore della parte per violoncello. Presso il numeroso pub-
Trascrivere la vita intera 67

blico il Trio ha avuto un grandissimo successo. Hanno applaudito da


matti e hanno chiamato in scena l’autore. Per quanto concerne la Sinfo-
nia le cose stanno così. Non riuscivo a decidermi a chiedere a Štejnberg
notizie sulla sua esecuzione. Ma Štejnberg me ne ha parlato per primo
e mi ha detto quanto segue: «Che si può fare, Mitja, con la Sinfonia?».
Io: «Cioè?». Lui: «Mi preoccupa il finale. Non si riesce a suonare al
tempo che vuoi tu». Io: «Va bene, il finale può essere suonato più len-
tamente». Lui: «Sono contento che tu sia giunto a questa convinzione.
Ora ho la coscienza tranquilla e posso intraprendere i passi per la sua
esecuzione». Io: «Ma dove e quando?». Lui: «Per ora non voglio dirti
niente». Io: «Mi dica almeno chi la dirigerà». Lui: «Neanche questo ti
dico». Io: «Ma devo cominciare a trascrivere le parti?». Lui: «Aspetta
ancora un pochino». Io per ora aspetto. Ma tutta questa conversazione
mi ha dato qualche speranza. Štejnberg non getta parole al vento. Se lui
parla, non parla invano. E così, io spero. Riguardo al mio servizio al ci-
nema, le cose continuano, con un piccolo, piacevole cambiamento di
natura essenzialmente prosaica. Invece di 100 rubli e 50 copeche, rice-
verò 134 r. 00 c. Il direttore dell’orchestra del cinema, Vladimirov, ha
nel suo lavoro un atteggiamento estremamente pedante. Strapazza i mu-
sicisti senza motivo, dicendo che suonano «senz’anima». Questo cine-
matografo è gestito dal Sevzapkino,41 e quando qualcuno dei dirigenti
viene allo Splendid Palace, lui corre all’orchestra e avverte: «In teatro
sono arrivati Lipjanskij e Štejman. Su, suonate come si deve, con l’ani-
ma». Un uomo zelante. Inoltre fa la corte (così mi sembra) alla nostra
pianista, la Bancer. Io l’ho dedotto da quanto segue. Nell’improvvisa-
zione la Bancer, a esser sinceri, non è un gran che. E lei stessa non ama
improvvisare e preferisce suonare con l’orchestra. Vladimirov l’ha no-
tato e, per non darle dispiaceri, fa così. Prima della fine del film l’orche-
stra suona un valzer assolutamente tragico. Quando suono io questo
valzer, Vladimirov lo interrompe a metà e mi lascia improvvisare a lun-
go, prima dell’ultimo pezzo. Quando suona la Bancer, lui fa suonare il
valzer fino alla fine e la Bancer deve fare soltanto tre accordi prima che
cominci l’ultimo pezzo. Io, che qualche volta sono sfacciato, gliel’ho fat-
ˆ
to notare. «Perché, Michail Vladimirovic, con me Lei suona Stella del
deserto solo fino a metà, e con Stefanija Viktorovna la suona fino alla fi-
ne?». Lui ha risposto che ogni volta che suono io proiettano la pellicola
più in fretta e bisogna interrompere. Io a questo gli ho detto: «Strano,
che proiettino la pellicola più in fretta quando suono io, e non quando
suona Stef. Vikt». Lui: «Non lo so. Di questo parli con il meccanico».
Io: «E a cosa serve parlargli, probabilmente vi siete messi d’accordo».
Lui (con molta severità): «Che significa, giovanotto!!!». Un vecchietto
68 1923-1926: Diventare compositore

divertente, e mi commuove con la sua devozione verso il cinema e i di-


rigenti. Ecco tutto ciò che riguarda il cinema. Non capitano scenate. Io,
per non essermi saputo frenare, avevo fatto una scenata quando non mi
avevano pagato a tempo lo stipendio, ma il giorno dopo me l’hanno dato
e io mi sono calmato. Per ora Le auguro tante cose belle, caro Boleslav
ˆ
Leopol’dovic. Mi scriva. Le Sue lettere mi fanno un enorme piacere. Io,
da parte mia, Le scriverò i risultati della succitata conversazione con
ˆ
Štejnberg. Attendo la Prima sonata di Sergej Vladimirovic.
Con affetto ˆ
D. Šostakovic
ˆ ˆ
P.S. Mi saluti Sergej Vladimirovic e faccia a Rabinovic i miei auguri di
rapida guarigione.

18.
a L.N. OBORIN
Leningrado, 28 ottobre 1925
Carissimo Lëva,
ingiustamente mi accusi di non essermi fatto vivo. La stessa accusa po-
trei girarla a te, e con maggior fondamento. Le mie ragioni sono queste.
Già da qualche tempo ti ho inviato una lettera e non ho ricevuto rispo-
sta. Ma non mi offendo e non mi irrito con te per questo. Voglio infor-
marti, in segreto, che spero proprio che la mia Sinfonia sarà eseguita. A ˆ
questo ha accennato in modo molto trasparente il mio caro Ovësyc.
Aveva anche parlato di copiatura delle parti, ma io per ora non ho co-
minciato, in quanto non so se si possa realisticamente sperare oppure
no. Ho anche un’altra ragione, più realistica, per sperare, ma non ne di-
rò nulla per motivi che esporrò tra una decina d’anni, se sarò vivo. Per
ora mi sono dedicato al servizio al cinematografo. Ieri al cinema c’è sta-
to un avvenimento non privo d’interesse. Proiettavano il documentario
Uccelli acquatici e palustri della Svezia. Io lo accompagnavo al piano. Mi
sono infervorato e ho cominciato a imitare gli uccelli in modo tale da ar-
roventare la volta celeste. All’improvviso nella sala si sente un fortissimo
scoppio d’applausi con fischi penetranti. Di solito al cinema applaudo-
no, protestano, ma certo non si entusiasmano. Io ho pensato: «C’è da
supporre che il film sia una schifezza, perciò il pubblico protesta». Poi
tutto si è acquietato. Dopo un po’ di tempo, di nuovo uno scoppio di
battimani. Poi è finito il film. Da me è venuta una certa Šefer a riferirmi:
«’A ggente dice che da ’sta musica bisogna scappare». Poi l’amministra-
tore del teatro è andato da Vladimirov (il direttore d’orchestra) e ha co-
Trascrivere la vita intera 69

minciato a dire qualcosa. Io dopo sono andato da Vladimirov e ho chie-


sto che cosa gli diceva il capo. Vladimirov si è messo a ridere e ha detto:
«Durante il film è andato da lui qualcuno del pubblico e ha detto che il
pianista probabilmente era ubriaco». E Vladimirov al capo: «L’accom-
pagnamento del film era eccellente, e il suo pubblico non capisce nien-
te». Dopo sono venuti gli orchestrali a stringermi la mano. <…> E co-
munque nell’animo provo soddisfazione per essere riuscito a far uscire
dai gangheri il pubblico del cinema. Peccato che ieri nel cinemaccio
non ci fosse nessuno dei miei conoscenti. Non mi sto dedicando per
niente alla composizione. La speranza di ascoltare la mia Sinfonia mi as-
sorbe interamente e non riesco a pensare ad altro. <…> In onore di
Schreker il Conservatorio ha organizzato un concerto nel quale è stato
eseguito il mio Trio. A Schreker è piaciuto, cosa che mi ha ripetuto due
volte. Inoltre, ho sentito anche da altre fonti che il Trio gli è piaciuto. È
piaciuto anche a Asaf’ev e Mal’ko, che lo sentivano per la prima volta.
Glazunov oggi ha espresso il desiderio di visionare la partitura della Sin-
fonia. Oggi alla Filarmonica di Stato sarà eseguita la Settima sinfonia di
Mjaskovskij. Ci andrò. Mi sono liberato dal cinemaccio, ho comprato
un biglietto ridotto e ascolterò questa geniale creazione. A dimenare la
bacchetta sarà Mal’ko. L’autore è arrivato e ha presenziato alla prova.
Io non sono stato a nessuna prova. Lo ascolterò direttamente al concer-
to. Le opinioni dei giovani musicomani sono discordanti. A chi piace, a
chi piace poco, a chi non piace del tutto. La mia opinione te la farò sa-
pere tra un po’. Adesso viviamo abbastanza bene. Di debito ci sono ri-
masti solo 150 rubli. Io al cinemaccio prendo 134 rubli, in base alla 15a
classe di stipendio. Questo lavoro è temporaneo. Sostituisco il pianista
che è andato in ferie per due mesi. Lavorerò ancora a novembre, poi la-
scio. Dal primo del mese avrò il telefono. Senza telefono è scomodo, te-
nendo conto che tutti, proprio tutti, i miei conoscenti ce l’hanno. Ecco,
a dire il vero è tutto. Ti bacio su tutte e due le guance. Saluta da parte
ˆ
mia Nina Viktorovna, Nikolaj Nikolaevic e Tasja. Saluti anche a tutti gli
altri e auguri per la prossima festa dell’ottavo anniversario della Rivolu-
zione d’ottobre. Scrivi e non dimenticarmi. ˆ
D. Šostakovic

P.S. Con Javorskij vi siete visti? Abbiamo fatto il viaggio insieme e que-
sto mi ha fatto molto piacere. È una persona unica. Lo adoro.
D.Š.
P.P.S. 31 ottobre
Come vedi, non ti ho potuto mandare la lettera finora, a causa della
mancanza di mezzi da destinarsi all’acquisto del francobollo. Ora i fran-
70 1923-1926: Diventare compositore

cobolli li ho. Allo stesso tempo, ho deciso di aggiungere qualcosa a


quanto su esposto. La Settima sinfonia di Mjaskovskij nel complesso mi
è piaciuta. Non mi è piaciuto il tema del movimento centrale (lento).
Antiquato. Inoltre, la tecnica della forma è imitativa. Lo sviluppo (non
nel senso della musica) non mi è piaciuto perché è troppo formale. Un
pezzetto, poi questo pezzetto si ripete in un altro tono. C’è un assolo di
tuba. Io avrei detto che questo punto è quasi geniale, ma questo assolo
si ripete tre volte (se non mi tradisce la memoria). La Sinfonia ha avuto
successo. L’autore è stato chiamato due volte. Mal’ko se l’è cavata be-
nissimo. A Štejnberg la Sinfonia è piaciuta, a eccezione dell’inizio. A
ˆ ˆ
Šcerbacëv nell’insieme è piaciuta. Per quanto riguarda gli altri, non so.
Anche quali siano state le recensioni non lo so. In generale, tutto è an-
dato bene. Štejnberg parla dell’esecuzione della mia Sinfonia. Tutti me
ne domandano. Spero che un domani si farà. Sto facendo la correzione
generale della partitura. Incollo le correzioni. Che schifo di occupazio-
ne. Ecco tutto. Ti auguro ogni bene. Bacioni. ˆ
D. Šostakovic

L.V. Nikolaev, professore di pianoforte di Dmitrij fino dal 1920, fu un co-


ˆ
stante supporto per il giovane Šostakovic . Essendo egli stesso un valido
compositore, Nikolaev sapeva come suscitare l’interesse dei suoi studenti
per un vasto repertorio. La loro corrispondenza è limitata a qualche breve
lettera, perché in genere Dmitrij seguiva regolarmente le lezioni.

19.
a L.V. NIKOLAEV
ˆ [Leningrado] 1° novembre 1925
Caro Leonid Vladimirovic,
ho tanto desiderio di vederla entro pochi giorni. Quando potrebbe rice-
vermi per colloqui su vari argomenti riguardanti i miei studi? Vorrei dir-
le moltissime cose riguardo alla mia poltroneria. Le assicuro che io non
me ne sto con le mani in mano, le cose stanno ancor peggio. Il cinema-
tografo mi ha giocato un brutto tiro. Per colpa di una certa qual impres-
sionabilità, quando arrivo a casa risento nelle orecchie la musica del film,
negli occhi mi rimane l’immagine degli odiati protagonisti. A causa di ciò
tardo molto a prender sonno. Mi addormento non prima delle quattro o
le cinque. Per questo al mattino mi alzo molto tardi, col mal di testa e di
pessimo umore. Mi passa per la testa ogni sorta di pensieri ignobili, tipo
che mi sono venduto per 134 rubli al Sevzapkino e che sono diventato
Trascrivere la vita intera 71

un pianista da cinema. E dopo bisogna correre al Conservatorio. E dopo


torno a casa, pranzo e, via!, allo Splendid Palace. Spero che mi passi pre-
sto e che potrò studiare regolarmente il pianoforte. Ho cominciato ora a
studiare il Concerto n. 1 di Prokof’ev. Approva questa scelta? Voglio ve-
nire da Lei nel giro di qualche giorno perché Lei mi dia qualche compito.
Mi mandi a dire tramite Marusja quando posso venire. Andrebbe molto
bene domani pomeriggio, nell’arco di tempo dall’una alle quattro. Dalle
cinque in poi non posso. In linea di massima, qualsiasi giorno, di pome-
riggio. La sera sono occupato al cinema.
Sono sempre il Suo affezionatissimo e devoto ˆ
D. Šostakovic

20.
a B.L. JAVORSKIJ
ˆ Leningrado, 3 novembre 1925
Caro Boleslav Leopol’dovic,
sono stato proprio ora al Conservatorio alla lezione di Mal’ko. Ma ora
farò un piccolo passo indietro per raccontarle che cosa è successo ieri se-
ra. A Leningrado c’è la Casa centrale delle arti. In questa Casa c’è la Se-
zione musicale. Ieri la Sezione musicale ha organizzato il suo primo con-
ˆ
certo, dedicato ai compositori Saint-Saëns, Savel’ev, Šostakovic e Shillin-
ger. Ieri alle nove sono andato a questo concerto. E vedo che arriva
Mal’ko. Io penso: sarebbe bello dirgli adesso dell’esistenza della mia Sin-
fonia. Poi mi è venuta paura e ho deciso di rimandare a tempo indeter-
minato questo colloquio. Così io e Mal’ko ci siamo allontanati l’uno
dall’altro senza incrociarci, io diplomaticamente, lui semplicemente per-
ché non mi aveva notato. Poi io mi sono dato mentalmente del «cretino»
e l’ho chiamato. Mi sono avvicinato e gli ho detto: «Ho una Sinfonia e
vorrei sottoporgliela». Lui: «Certo. Ma perché fino a ora Lei non me l’ha
domandato, e invece me ne ha scritto Javorskij?». Io: «Non so che cosa
Le abbia scritto Javorskij, ora io stesso La prego di vederla». Lui: «Porti
la Sinfonia domani a lezione». Oggi ho portato la partitura e alla fine del-
la lezione l’ho suonata per lui. Gli è piaciuta e ha detto che bisogna ese-
guirla e cominciare a trascrivere le parti. E così, le cose si sono messe in
movimento. Ora desidero ringraziarla per avergli scritto della Sinfonia.
Grazie a ciò si è svolto tutto molto più facilmente e semplicemente. Per
me nella vita la cosa più difficile è chiedere qualcosa per me stesso. Una
sola volta l’ho fatto. Desideravo sottoporre la Sinfonia a B.V. Asaf’ev.
Gliel’ho detto. Lui mi ha risposto: «Mi chiami uno di questi giorni». Io
l’avrò chiamato cinque volte e ogni volta lui era «follemente occupato».
Così non gli ho mostrato la Sinfonia. Se Lei avesse scritto allora dell’esi-
72 1923-1926: Diventare compositore

stenza della Sinfonia, lui, naturalmente, sarebbe stato più libero. Io ho


sempre timore delle persone occupate. E Mal’ko, naturalmente, appar-
ˆ
tiene a questa categoria. Ma se, oltre a Šostakovic, è Javorskij «in perso-
na» a chiedere, allora, naturalmente, si trovano sia il tempo, sia il deside-
rio di fare. Tutte queste riflessioni gliele rivelo in segreto.
E ora io sono tremendamente felice perché a cuor leggero posso tra-
scrivere le parti, sapendo che non sarà un lavoro inutile. Dopodomani
dirò a Štejnberg che Mal’ko è d’accordo a eseguire la Sinfonia. Mi ha
raccomandato un copista che prende 25 copeche al foglio. Mi farò dire
l’indirizzo, comprerò la carta e si inizierà la trascrizione della partitura.
Urrah! Tantissime grazie. Qualche giorno fa B.V. Asaf’ev mi disse di
ˆ
avere la Sonata di Sergej Vladimirovic per me. Ha promesso di portarla
al Conservatorio. Che uomo prudente! Ha paura che mi venga in mente
di sottoporgli la Sinfonia e per questo mi chiude la strada di casa sua. In
gamba! È capace di valorizzare il proprio tempo. Oggi al Conservatorio
non è ancora arrivata la Sonata. Probabilmente ci sarà giovedì. Trasmet-
ˆ
ta a Sergej Vladimirovic la mia somma gratitudine per la sua Sonata. Il
fatto che mi consenta di vederla mi tocca profondamente e mi fa capire
che mi tiene in considerazione.
Per quanto riguarda Petri,42 posso dire quanto segue: non sono stato
al concerto che ha dato con Szigeti. So soltanto che non ha suonato stu-
di sinfonici, ma ha eseguito la Sonata in Si minore di Chopin. Ho letto
sui giornali della sera la recensione di B. Valer’janov (Bogdanov-Bere-
zovskij) in cui era detto che la Sonata di Chopin era stato il pezzo mi-
gliore del concerto. Da una conversazione con il sunnominato critico mi
è riuscito di verificare… infine, non dirò che cosa mi fu dato verificare,
ˆ
altrimenti Valer’jan Michajlovic, mio ottimo amico e persona incante-
vole, si offenderebbe con me. In ogni caso, non so se Petri abbia esegui-
to la Sonata di Chopin bene oppure male. Non so altro. Se riuscirò a sa-
pere qualcosa di più, gliela riferirò immediatamente. Ho dimenticato al-
cuni dettagli che avrei dovuto mettere all’inizio di questa lettera. Ma
meglio tardi che mai. La Sua lettera, indirizzata a Mal’ko e della quale
lui mi ha parlato al concerto, io non l’ho letta ed è un vero peccato. Con
ogni probabilità Lei vi ha scritto qualcosa riguardo alla Sinfonia che io
ho dedotto dal colloquio con Mal’ko al quale ho accennato. Mi dispiace
di non sapere che cosa esattamente Lei ha scritto di me. Mi scusi, se così
schiettamente ammetto con Lei l’indelicato desiderio di leggere una let-
tera altrui, ma non lo farei se i miei rapporti con Lei fossero simili a
quelli che ho, per esempio, con Mjaskovskij. A proposito di Mjasko-
vskij. La sua Sinfonia fu eseguita molto bene da Mal’ko e ha ottenuto
un buon successo.43 Molti punti mi sono veramente piaciuti. Ho visto
Trascrivere la vita intera 73

l’autore, ed era completamente diverso da come è a Mosca. È stato mol-


to semplice e gentile. Ecco tutto. Nel terminare questa lettera, ringrazio
ˆ
ancora Lei per la Sua lettera a Mal’ko e Sergej Vladimirovic per la So-
nata. Lo saluti e lo ringrazi da parte mia.
Il Suo affezionato ˆ
D. Šostakovic

21.
a B.L. JAVORSKIJ
ˆ Leningrado, 16 novembre 1925
Caro Boleslav Leopol’dovic,
Lei, probabilmente, anche se non mi rimprovera, pensa male di me. Non
ˆ
appena ho ricevuto la Sonata di Serg[ej] Vl[adimirovic], gli ho scritto
immediatamente una lettera. Ma per la lettera non avevo il francobollo
da 7 copeche e ne ho rimandato la spedizione. Poi ho ricevuto un po’ di
soldi, ma ho dovuto restituire alcuni debiti e di nuovo sono rimasto sen-
za francobollo. Oggi ho scritto una nuova lettera, poiché non mi piace
inviare lettere giacenti da un po’. Una lettera deve essere fresca. Scritta
adesso, impostata entro un’ora e ricevuta il giorno dopo. La lettera per
ˆ
Sergej Vladimirovic l’ho messa in questa busta. Adesso Zoja (la mia so-
rella minore) è andata a comprare una buona scorta di francobolli. In
questi ultimi tempi ho un po’ di quattrini e mi sono concesso un lusso:
ho messo il telefono. Or ora Zoja è tornata dall’ufficio del telefono, dove
ha prenotato un apparecchio. Tra due settimane sarà installato. Il nume-
ro è difficile da ricordare: 4096-37. Da tanto tempo sognavo un telefono
e ora pare che questo sogno si realizzerà. Versati i soldi, presa la ricevuta
e ottenuto il numero. Zoja è stata in coda dalle 9 alle 12. Lei, probabil-
mente, è scandalizzato perché io ho mandato Zoja a comprare i franco-
bolli, ho mandato Zoja a fare la richiesta del telefono. Sarei andato molto
volentieri io stesso a fare tutte queste commissioni, ma ho una forte
bronchite e non vado da nessuna parte, eccetto che al cinematografo. Mi
sono dedicato al pianoforte. Ho deciso di imparare il Don Juan, mo-
struosamente difficile. Devo migliorare di molto la tecnica. Leonid Vla-
ˆ
dimirovic vuole che io dia un concerto con questo programma: il Carne-
vale di Schumann, dodici Studi di Chopin (op. 10 oppure op. 25, a scel-
ta) e il Don Juan di Liszt. Un programma difficilissimo. Per non so che
motivo, ciò che mi attira di meno sono questi Studi di Chopin. Li cono-
sco già molto bene, e studiarli sarà per me meno interessante che, per es.,
il Don Juan. Non c’è in questi Studi, per me, l’attrattiva della novità. Mi
attira più di tutto studiare ciò che io non conosco affatto, oppure non co-
nosco bene come il palmo della mano.
74 1923-1926: Diventare compositore

Mi rattrista la circostanza che ora non posso assolutamente compor-


re. Mi consolo con la speranza che questa impotenza creativa prima o
poi passerà. Una mia foto cercherò di mandargliela non appena l’avrò.
Per ora non ne ho. Qualche giorno fa, nella nostra Filarmonica c’è stata
una vergogna alla quale «ho avuto il piacere» di assistere. C’era stato un
concerto di composizioni di Beethoven: Coriolano, concerto in Fa mag-
giore e Quinta sinfonia. Dirigeva il direttore viennese Fritz Stiedry. Con
il Coriolano è andato tutto bene, ma il pezzo seguente fu un completo
orrore. Suonava il Concerto la pianista Lugovaja, o, come la chiamano,
Ljagavaja44 [la Cavallona]. Il marito di questa pianista è ingegnere alla
centrale idroelettrica del fiume Volchova. A giudicare da quanto accad-
de, un uomo ricco. Naturalmente, alla centrale non è l’unico ingegnere,
ce ne sono parecchi. E quasi tutti gli ingegneri hanno una moglie. Si è
creata, naturalmente, una cerchia e ogni ingegnere deve potersi vantare
di qualcosa. Il marito della Lugovaja ha deciso che poteva vantarsi di
sua moglie. Lei aveva studiato al Conservatorio e aveva addirittura pre-
so il diploma. Col che, non è diventata una pianista. Ma sì, pensò, van-
tiamoci. E si mise a blaterare: «Ma sapete, ingegneri! Mia moglie è di-
plomata al Conservatorio! È una pianista!». «Ma va’! Ma pensa!» rispo-
sero gli ingegneri. «Che razza di pianista è tua moglie se non dà concer-
ti.» E Lugovoj si batté sulla fronte, diventò più saggio e smise di vantar-
si. Ma la moglie gli fa: «Micione, pucci pucci, voglio dare un concerto».
Solo che, per fare un concerto, bisogna pagare. Ci furono trattative con
la Filarmonica. Inoltre, la Cavallona è la protegée di Aleksandr Konstan-
ˆ
tinovic.45 Per quanto si possa stimare la protezione, comunque tutti
comprendono che la pianista è uno strazio. Ma le hanno dato qualche
speranza. Paghi, dicono, 1800 rubli e noi La faremo suonare con il di-
rettore viennese Fritz Stiedry. La Cavallona andò dal marito: «Pucci
pucci, micione, tesoruccio, regalami duemila rubli». Il consorte si ran-
nuvolò e chiese a quale scopo. Quando venne a sapere che, grazie a quei
soldi, la moglie avrebbe suonato con un direttore straniero, glieli diede
senza ripensamenti. E poi andò a vantarsi: «Ascoltate, ingegneri! Ecco
qua mia moglie! Suonerà con il direttore Stibri (sbagliando il cognome).
Prendete questa!». E gli ingegneri risposero: «Non ci crediamo». Mon-
sieur Cavallone si limitò a sfregarsi le mani e disse: «Vedrete». Infine,
comparvero i manifesti. Concerto di Stiedry, con la partecipazione della
Lugovaja. Monsieur Cavallone, sfregandosi le mani, mostrò i manifesti
agli ingegneri. L’effetto fu strabiliante. A tutti gli ingegneri, nessuno
escluso, è venuta la bava alla bocca dall’invidia. Ma la cosa più interes-
sante è accaduta più tardi. Il concerto ebbe luogo. La Cavallona non ot-
tenne alcun successo. Ma ciò fu spiegato molto semplicemente. Il vasto
Trascrivere la vita intera 75

pubblico non capisce niente. Beethoven è stato rivalutato da poco, Bach


durante la sua vita patì addirittura la miseria. A riprova fu esibito Bio-
grafie di compositori di A.A. Il’inskij. E questa passò così. Ma poi ci fu
una storia bruttissima. Tutti i critici, nessuno escluso, biasimarono la
Lugovaja. Provarono di nuovo a citare Il’inskij, ma la cosa non funzio-
nò. Gli ingegneri smisero di portare invidia. A Monsieur Cavallone non
rimase nulla di cui vantarsi. In un consiglio di famiglia, marito e moglie
decisero che la prossima volta si sarebbero comportati così. Avrebbero
pagato la Filarmonica per un concerto e anche un paio di critici per una
recensione favorevole. Ora Monsieur Cavallone potrà di nuovo fregarsi
le mani e ridere sotto i baffi. Gli ingegneri della centrale sono preoccu-
pati dagli eventi e temono che il Cavallone li umili di nuovo. Una storia
affascinante. Un’autentica meraviglia. La nostra Filarmonica non prova
ribrezzo per ciò che può risollevare il suo bilancio. Sirota non l’ho sen-
tito. Si dice che non sia un buon pianista. Domani ci sarà il concerto di
O.N. Butomo-Nazvanova. Cercherò di andarci e di vederla. Vorrei co-
noscere la Sua opinione su Kvadri & Co. Di loro Le dirò questo. Kvadri,
quanto a lui, è una chioccia e uno stupido patriota. Ha qualche virtù co-
me compositore. Šebalin è una persona poco simpatica, dal mio punto
di vista, ma ha un grande talento. Purtroppo, è molto arido. Lëvuška
Oborin è quello che in tutta la compagnia mi piace di più. È una perso-
na dotata di raro talento, e buona. Starokadomskij lo conosco poco.
Nikol’skij è impastato di luoghi comuni, sia come musicista, che come
persona. Il suo lato positivo è che è un’ottima persona. Persone così si
ˆ
incontrano raramente. Miša Cerëmuchin è bravissimo, ma come com-
positore non lo conosco per nulla. Inoltre, io sono rancoroso e non di-
menticherò mai alcuni comportamenti di Kvadri nei miei riguardi. Mi
interessa sapere il Suo pensiero su questa compagnia. In segreto deside-
ro dirle che in questa compagnia non ho alcun amico. La parola «ami- ˆ
co» io la uso soltanto per due persone. Lei e Valer’jan Michajlovic. Vor-
rei esserle più vicino e perfino, se le circostanze porteranno a ciò, pas-
sare al «tu». Luoghi comuni, come la differenza d’età e di condizione
sociale, per me non significano nulla. Che cosa significano per Lei? Mi
scriva in merito a questo. Per ora tante cose belle. Spero di vederla a Le-
ningrado all’esecuzione della mia Sinfonia.
Le auguro ogni bene. ˆ
D. Šostakovic

P.S. Tutto ciò che Le ho scritto su Kvadri & Co, non lo dica a nessuno.
76 1923-1926: Diventare compositore

22.
a B.L. JAVORSKIJ
ˆ Leningrado, 22 novembre 1925
Caro Boleslav Leopol’dovic,
prima di tutto è assolutamente necessario che ci vediamo per stabilire fino
a qual punto i nostri rapporti siano buoni. A questo riguardo, conosco me
stesso. So che Lei ha un atteggiamento positivo nei miei confronti, ma, dato
che sono molto apprensivo, vorrei esserne sicuro. Ma a tal fine, occorre che
ci vediamo. Probabilmente prima che finisca l’anno potrò fare un salto a
Mosca. Ora sono di umore molto triste, dovuto alla mia impotenza creativa.
Non ho modo di consolarmi. Visto che da quest’estate non ho composto
nulla, significa che è successo qualcosa per cui ho disimparato a comporre,
forse temporaneamente, forse per sempre. In questo periodo mi sono ag-
grappato a molte cose e, senza contare che non è affar mio giudicare se
compongo bene oppure male (M.O. Štejnberg), ho pianto di dispetto e di
rabbia sul mio destino. Sento che il cinematografo, con la sua quotidiana
«improvvisazione», mi ammazza. Che cosa terribile! Sono sicuro che molti
dei miei amici musicisti mi volterebbero le spalle sapendo che ho smesso di
essere un compositore o, se non ho smesso, sono diventato uno dei peggio-
ri. Ma, oltre ai miei amici musicisti, ho altri amici, amici e basta (Lei e Va-
ˆ
lerjan Michajlovic), i quali, voglio pensare, non mi volterebbero le spalle in
nessun caso. Io non ho cominciato a volerle bene per il fatto che Lei è un
musicista assolutamente unico, ma per qualcos’altro. Mi piacerebbe pensa-
re che anche Lei ha per me gli stessi sentimenti che ho io per Lei. Le perso-
ne a cui voglio bene sono principalmente quelle che mi amano come io le
amo e che si comportano bene con me come io con loro. Se io voglio bene
a qualcuno, e quello si comporta male con me, anch’io poi smetto di amar-
lo. E il cinematografo mi ammazza, questo è un fatto. Ma per favore, niente
condoglianze: «Ah, poverino! Parevi uno di belle speranze, e te ne sei an-
dato a crepare in un cinema». Quando ho un dispiacere, preferisco di gran
lunga qualche parola di conforto piuttosto che di compianto. Ecco. Spero
che Mal’ko esegua la mia Sinfonia. La sta tirando per le lunghe. Scandalo-
samente per le lunghe. Martedì gli parlerò con fermezza. L’esecuzione della
Sinfonia sarà il mio canto del cigno, come compositore. Poi diventerò una
macchina musicale, capace di rappresentare in qualsiasi momento «la feli-
cità dell’incontro tra due cuori amanti», il dolore per la perdita dell’amato
e altre scemenze. Ma forse la Sinfonia mi darà un bello scrollone e io mi im-
mergerò di nuovo nel «magico mondo dell’arte»! Di novità musicali ne ho
soltanto due. Asaf’ev ha male a un dente e al Conservatorio si organizza una
Officina di produzione musicale.46 Compone su commissione marce, inni
e pezzi simili di repertorio rivoluzionario. Il promotore di questa officina è
Trascrivere la vita intera 77

Asaf’ev. Inoltre, il 1° dicembre si terrà un concerto di Otto Klemperer.47 Mi


sono così disabituato all’autentica buona musica, che quasi mi son messo a
ˆ
piangere quando ho suonato a otto mani la Quinta sinfonia di Cajkovskij.
Lei, naturalmente, riderà, ma io mi sono commosso in sommo grado. Come
vorrei ascoltare la Nona di Beethoven. È una sinfonia unica, insuperabile.
Ricorda, com’è il primo movimento? Un caos, un autentico caos. Una cosa
che freme, scuote e fa drizzare i capelli in testa. Il terzo movimento mi piace
meno e mi imbarazza, letteralmente mi imbarazza ascoltare questo:

Non capisco l’effetto dei patetici accordi dei primi violini con le fanfare
delle trombe e dei corni. Ma tutto questo si riscatta nel finale. Ho una vo-
glia pazza di ascoltarlo. Dicono che Klemperer diriga bene la Nona, ma
nei tre concerti che darà qui, della Nona non si parla. Sono stato tanto
senza rispondere alla Sua ultima lettera. C’era un motivo. La melancolia
più cupa. Le cause in parte le ho esposte sopra. Quando Lei riceverà que-
sta lettera, mi auguri ogni bene di tutto cuore. Forse allora andrà meglio.
Mi piacerebbe trascorrere più vicino a Lei un po’ di tempo. Fossero anche
solo tre mesi. Mi scriva dove trascorrerà l’estate e io cercherò di trovarmi
colà. Naturalmente, questo potrà avvenire soltanto se Lei si troverà entro
i confini dell’URSS. Non so perché, ma penso che la Sua vicinanza mi tra-
smetterebbe qualcosa di buono. Arrivederci. Non si dimentichi di me.
Il suo affezionato ˆ
D. Šostakovic
ˆ
P.S. Saluti a Sergej Vladimirovic. Se vede Oborin, gli faccia i miei saluti.
Gli dica che mi scuso per non aver risposto finora alla sua lettera. Gli
scriverò presto.

23.
a L.N. OBORIN
Leningrado, 16 dicembre 1925
Caro Lëva,
è tanto che non ti scrivo. Non ho scritto per il seguente motivo: in que-
sto periodo ho avuto troppe emozioni tempestose e non riuscivo in al-
78 1923-1926: Diventare compositore

cun modo a farmi animo. Ora la vita è tornata alla normalità, almeno un
po’. All’inizio mi pareva che Mal’ko non volesse eseguire la Sinfonia e
questo mi addolorava, mi addolorava molto. E poi Mal’ko mi chiese
quando, infine, gli avrei dato la partitura. Questo mi ha fatto molto fe-
lice. In definitiva, la mia vita, negli ultimi due mesi è stata in tutto simile
a un mazzo di fiori dai colori intensi. O molto cupi, o molto brillanti.
Tra quelli brillanti ce n’è uno in particolare. Ero andato a sottoporre ad
Asaf’ev la mia Sinfonia. Dal modo in cui mi accolse, era chiaro che non
si aspettava niente di buono. Chissà perché nel mondo ci sono persone
che, pur non conoscendo affatto me e la mia produzione, o conoscen-
dola pochissimo, per quanto riguarda la musica mi considerano, se non
una nullità, per lo meno uno di scarso valore. A questo novero apparte-
neva Asaf’ev. Mi accolse con modi tremendamente amabili. Mi offrì il
tè. Mi parlò della caduta di interesse per la musica. Poi mi fece sedere
al pianoforte e mi disse: «Io molto spesso non riesco a farmi subito
un’idea chiara delle composizioni musicali, quindi se non Le dico nien-
te non si offenda. In qualche modo, alla prima occasione, io farò sapere
la mia opinione a Lei o a qualcun altro». Ecco, penso, la va male! Mal’ko
ha in altissima considerazione Asaf’ev, e se Asaf’ev gli dicesse: «Non c’è
male, un lavoro scolastico, niente di brillante», Mal’ko naturalmente,
non dirigerebbe la Sinfonia. Ma dopo che ebbi finito Asaf’ev mi disse
una quantità di parole amabili; ha detto perfino che, dopo che sarà stata
eseguita, bisognerà assolutamente stamparla. E il giorno dopo la parti-
tura è stata data ai copisti. Oggi mi consegneranno tutto il quintetto per
archi, e tra una settimana tutto il resto. Pagherà il Conservatorio. Tutto
si sta sistemando per il meglio. La prima della Sinfonia sarà, a sentire
Mal’ko, non prima di marzo a Mosca, al teatro della Rivoluzione. Va
tutto liscio come l’olio. Peccato per una cosa. Al teatro della Rivoluzio-
ne c’è un’orchestra stomachevole. Il compositore deve andare a Mosca
a sue spese. Questi due guai mi tormentano. Ma chissà, forse andrà tut-
to bene. <…> Ti bacio forte forte.
Il tuo ˆ
D. Šostakovic

1926
ˆ
L’inizio del nuovo anno trova Šostakovic fiducioso nella fine del suo bloc-
co creativo e deciso a ritornare ai progetti che aveva abbandonato l’anno
precedente: una seconda Sinfonia e una Sonata per pianoforte. A un certo
punto dell’anno giunse a una tale disperazione da pensare seriamente di
Trascrivere la vita intera 79

dire addio alla sua carriera e, in un accesso di depressione, bruciò tutti i


suoi manoscritti, compresa l’opera giovanile Gli zingari basata su un poe-
ma di Puškin. ˆ
A questo punto però, i pensieri di Šostakovic furono assorbiti dalla im-
minente esecuzione della Prima sinfonia; tutto sembrava deciso, sebbene
data e luogo dovessero essere ancora stabiliti. Inoltre, stava consolidando
la propria carriera pianistica, studiando il repertorio (tra cui, non ultimo,
ˆ
il Concerto di C ajkovskij) per successivi concerti.
Il denaro (ovvero la sua mancanza) continuava a essere una grossa preoc-
ˆ
cupazione. In una lettera a Oborin, datata 10 gennaio, Šostakovic confes-
sa di essere estremamente stanco e cita le parole di Sonja dal dramma di
ˆ
C echov, Zio Vanja: «Oh, riposare, riposare, riposare…». ˆ
Nella prima lettera del nuovo anno, indirizzata a Javorskij, Šostakovic
riferisce un sogno che ha avuto un profondo effetto su di lui, rammentan-
ˆ
dogli il protagonista della novella di C echov Il monaco nero, la cui idea
basilare, l’incompatibilità di una «vita sana, normale» con «l’ispirazione
creativa», esercitava un enorme fascino sul giovane compositore. Più tar-
di, quando cominciò a insegnare composizione sul finire degli anni trenta,
ˆ
Šostakovic suggerì a vari studenti questo racconto come soggetto di
un’opera. Negli ultimi anni della sua vita ritornò sul tema del Monaco ne-
ro e iniziò a fare progetti per creare lui stesso l’opera, ma non ebbe il tem-
ˆ
po di portarli a compimento.48 Per Šostakovic , Javorskij non era più sem-
plicemente un mentore. La loro corrispondenza si intensificò considere-
volmente nel 1925, anno in cui Dmitrij scrisse all’amico non meno di ven-
ticinque lettere, che dimostrano quanto fertile e profondo fosse diventato
quel rapporto.

24.
a B.L. JAVORSKIJ
ˆ Leningrado, 1° gennaio 1926
Caro Boleslav Leopol’dovic,
auguri di buon anno! Le auguro tanta, tantissima felicità. Da molto
tempo non ricevo una Sua lettera e questa circostanza ha un po’ rattri-
stato questo 1925, che per me, in generale, è trascorso felicemente.
Nella notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio ho fatto un sogno che,
sebbene io non creda assolutamente ai sogni, mi ha un po’ turbato. Era
un sogno abbastanza malinconico, che vorrei comunque raccontarle.
Sto camminando nel deserto e all’improvviso mi viene incontro uno
starec 49 vestito di bianco, che mi dice: «Questo sarà per te un anno fe-
lice». Dopo queste parole mi sono svegliato con una sensazione di gran-
80 1923-1926: Diventare compositore

dissima felicità. Era una felicità così grande che non ho potuto riaddor-
mentarmi fino al mattino e mi sono rigirato nel letto, nonostante ieri io
fossi andato a dormire alle tre. Ah, com’era bello! Mi è tornato in mente
ˆ
il racconto di Cechov Il monaco nero e mi sono ricordato che Kovrin era
in uno stato di così grande felicità, che non sapeva come liberarsene.
Ah, com’era bello!
Per l’anno nuovo ho grandissime speranze. In primo luogo, comple-
tare la Seconda sinfonia, che ho cominciato due giorni fa. E so che que-
sta Sinfonia sarà scritta e terminata. Poiché non si tratta di uno di quei
miei sterili tentativi che mi sono capitati negli ultimi tempi. Pensavo che
forse, scrivendo un paio di battute, avrei sentito «qualcosa»: la consa-
pevolezza che la Sinfonia riuscirà bene, e di quante parti sarà composta,
e come saranno queste parti. Ciò è realmente accaduto qualche giorno
fa. La Sinfonia intera mi risuona già in testa. La sento tutta. Significa che
la Sinfonia c’è già. È solo questione di tempo.
Come ha trascorso il Capodanno? Noi eravamo tra pochi intimi, so-
lo i familiari e un’amica di Zoja. Poi sono cominciate le telefonate. Noi
avremo fatto sette chiamate e ne avremo ricevute una decina. Siamo
andati a dormire alle due; io, anzi, sono stato alzato fino alle tre, abban-
donandomi alla deliziosa sensazione di dar ascolto ai miei pensieri. Di
notte non ho quasi dormito a causa del sogno che ho fatto e ora mi sen-
to un po’ esausto, ma di felicità; va tutto molto bene. Ieri in giornata
sono andato dal copista che sta copiando le parti e ho dato un’occhiata.
Mi ha perfino commosso: con quanta cura erano copiate. È un copista
in gamba. Dopo dieci battute di pausa, mette sempre un richiamo.
Questo allevia di molto la fatica dei musicisti per imparare la parte. Il
copista si è offeso a morte quando ho espresso il desiderio di prendere
le parti già copiate per correggerle. «Ma cosa dice! Non penserà mica
che abbia fatto degli errori?!» Gli ho detto di essere certo che avesse
copiato tutto senza sbagliare, ma temevo di aver fatto io degli errori
nella partitura, e che proprio per questo avevo espresso «un desiderio
così indelicato». In definitiva, ci siamo lasciati da amici e mi ha pro-
messo di finire per il 15 gennaio. Sono uscito da lì tutto deliziato. Vo-
glio perfino scrivergli una lettera. I copisti amano molto essere tenuti
in considerazione.
Miša Starokadomskij avrebbe voluto venire a Leningrado per le fe-
ste, ma non è venuto. Almeno, penso che non sia venuto. Altrimenti mi
avrebbe dato notizia della sua presenza a Leningrado. Mi dispiace mol-
to che non sia venuto. Nutro per lui sentimenti molto positivi. Quasi co-
me per Kvadri e Oborin. Kvadri è muto come un pesce. La mia ultima
lettera è rimasta senza risposta. Non è bello da parte sua. Questo palesa
Trascrivere la vita intera 81

il suo atteggiamento verso di me. Io ho sempre molta considerazione


per lui, nonostante tutto. Il suo atteggiamento verso di me spesso mi
amareggia. Ma lasciamo che sia Dio a giudicarlo. Io non sono affatto la
persona cattiva che lui crede. Se avrà occasione, lo saluti da parte mia.
Da Oborin ho ricevuto una lettera molto gentile, che mi ha fatto felice.
Così, per ora va tutto bene. Sono felice e contento. Il travaglio della
creazione non mi dà pace, ma sarei felice di soffrirne per tutta la vita,
senza mai smettere. Qui sembra primavera. I gatti pensano che sia già
marzo, e corrono sul tetto, e ne ritornano con un’aria vagamente per-
plessa. Tutto spira una felicità inattesa. ˆ
Mi risponda presto, Boleslav Leopol’dovic. Le Sue lettere mi procu-
rano una tale felicità! Mi scriva se ha visto Mal’ko, e che cosa dice della
Sinfonia. Si è detto d’accordo a eseguirla. Tutto il resto dipende dal-
l’amministrazione dell’Associazione della musica contemporanea e da
simili organizzazioni a carattere economico. Porga i miei saluti e i miei
ˆ
auguri di buon anno a Sergej Vladimirovic.
Attendo una Sua lettera. ˆ
D. Šostakovic

Per iniziativa di Javorskij, all’inizio dell’anno fu organizzato uno scambio


tra i Conservatori di Mosca e di Leningrado, che coinvolgeva studenti del
corso di composizione; gli studenti sarebbero stati scelti dal vicedirettore
Ossovskij. L’idea era di analizzare la situazione della nuova musica in cia-
scuna città attraverso le nuove opere degli studenti e la lettura di relazioni.
ˆ
Con sua grande gioia, Šostakovic fu incluso tra i prescelti a rappresentare
i compositori di Leningrado, e già pregustava il viaggio a Mosca con le spe-
se pagate.
In generale, Mosca era avanti a Leningrado nel campo della musica
moderna. L’ASM era stata fondata nel 1924 e si batteva con molta energia
per la diffusione della nuova musica di compositori sia sovietici che occi-
dentali. Leningrado era rimasta indietro e l’associazione LASM (sezione di
Leningrado dell’ASM) venne costituita soltanto nel gennaio 1926. La sua
politica conservatrice, inoltre, rifletteva il fatto che i fondatori proveniva-
no dalla scuola tradizionalista di Rimskij-Korsakov.
ˆ
Šostakovic , in quanto membro ordinario della LASM, era sospettoso
nei confronti di un consiglio direttivo che non era stato eletto ma si era
«autonominato». Le sue opinioni erano probabilmente condivise dai com-
ˆ ˆ
positori più «progressisti» Boris Asaf’ev e Vladimir Šc erbac ëv che, pur ri-
manendo membri della LASM, decisero di fondare un piccolo Circolo per
la musica nuova (Kružok Novoj Muzyki) che fu costituito qualche settima-
82 1923-1926: Diventare compositore

na dopo la LASM. Qui le idee d’avanguardia venivano discusse in una at-


mosfera informale e si lasciava spazio all’esecuzione della musica nuova.
Al contrario della LASM, esso rimase un’associazione non registrata e per
questo motivo aveva meno accesso ai finanziamenti per l’allestimento di
ˆ
concerti. Dentro di sé, Šostakovic considerava con diffidenza anche il Cir-
colo per la musica nuova, anche a causa della sua congenita diffidenza nei
confronti di Asaf’ev, che ne era l’anima. Ma, in definitiva, era pronto a co-
gliere ogni decorosa opportunità che si presentasse per eseguire la propria
musica, che infatti fu patrocinata da entrambe le organizzazioni.

25.
a B.L. JAVORSKIJ
ˆ Pietroburgo [sic], 30 gennaio 1926
Caro Boleslav Leopol’dovic,
l’inizio della lettera sarà molto concreto. Ecco la questione. Non molto
tempo fa A.V. Ossovskij mi disse: «Per la fine di gennaio si prepari ad
andare a Mosca. Là c’è chi vuole esaminare le sue composizioni in pri-
vato». Fu buttato lì il nome di Javorskij, ma a quale proposito allora non
potei chiarire. Questa conversazione ebbe luogo al guardaroba dell’Ac-
cademia filarmonica mentre porgevano il cappotto a Ossovskij e lui era
intento a indossarlo. Tutto contento per il mio prossimo viaggio a Mo-
sca e per i futuri incontri con gli amici, non feci altre domande. La cosa
mi fu ripetuta anche una seconda volta. E poco tempo fa un mio com-
pagno mi chiese: «Sai di dover andare a Mosca a presentare le tue com-
posizioni? Il Maestro Javorskij in persona se ne è interessato». Gli dissi
che ne avevo sentito parlare da Ossovskij, e che la partenza era prevista
per il 30. Adesso è l’una di notte del trenta e io sono a casa. Ossovskij
oggi pomeriggio mi ha detto: «Io parto giovedì; venerdì ci sarà una se-
duta del Glavprofobr e sabato del GUS, e là, in caso sia necessario, La
manderò a chiamare con un telegramma». Questa, a dir la verità, è l’in-
troduzione, ecco invece la sostanza della questione. Vorrei tanto venire
a Mosca adesso e se Lei davvero ne sa qualcosa, mi scriva dove e come.
E Le faccio un’altra richiesta, nel caso le cose si ingarbugliassero in mo-
do tale da impedirmi di realizzare il mio desiderio, cioè venire a Mosca.
Se davvero Lei ha una qualche parte in tutto ciò, non potrebbe allora
esprimere l’opinione che, poniamo, sarebbe molto interessante vedere
ˆ
l’opera di Šostakovic, e la sua presenza sarebbe auspicabile? Mi piace-
rebbe tanto venire a Mosca e vedere Lei, Kvadri, Lëva e altri «coman-
danti» che mi sono cari (Lei, naturalmente, non è compreso nel novero
dei «comandanti»). Se Lei sa qualcosa, faccia un sortilegio per farmi ve-
Trascrivere la vita intera 83

nire; se non sa niente e questa per Lei è una novità, non intraprenda, na-
turalmente, alcun passo. Mi ero rallegrato all’idea di vederla, ma d’un
tratto pare che la mia gioia fosse fuori luogo. E per qual motivo mi se-
duca l’idea di venire sotto l’egida del Conservatorio di Leningrado, a
Lei è certamente chiaro: non mi costerebbe nulla il viaggio, cosa che,
considerate le ristrettezze del mio bilancio, mi sarebbe estremamente
gradita. E così, attenderò da Lei una risposta a breve su questo punto.
Ora voglio raccontarle dell’Associazione per la musica contemporanea.
ˆ ˆ
Asaf’ev e Šcerbacëv non sono usciti dall’Associazione e continuano a
«partecipare». Non so perché, ma questo mi addolora. Perché nell’as-
sociazione per la musica «contemporanea» i veri musicisti contempora-
nei sono accolti solo come soci ordinari? Ho l’impressione che presto
abbandonerò la musica. Mi pare che proprio là, dove vorrei trovare
amicizia, trovo fredda indifferenza o aperta ostilità. Vadano tutti a farsi
benedire. Diffido di tutti quanti, a causa della boria, delle preclusioni,
della superbia.
Ora le dirò di me. Sono di pessimo umore. Ciò spiega anche il mio
lungo silenzio seguito alla Sua lettera. Non volevo piagnucolare. Ho un
sacco di lavoro tedioso con la correzione delle partiture. Temo che que-
sto lavoro sia inutile. Non riuscirò mai a veder eseguita la Sinfonia. Ho
un po’ di tosse. A casa va male; tutti, tranne me, litigano l’un con l’altro.
Io non posso fare nulla per rallegrare un po’ la loro vita. Mia mamma e
le mie sorelle sono bravissime persone, ma hanno così poca felicità: preoc-
cupazioni per l’indomani e in sostanza nient’altro. Ma io non posso fare
nulla per la loro felicità. Io so che la mia felicità è la loro, ma io non sono
felice. Sono solo pieno di dolore e di dubbi. Ma non permetto a me stes-
so di affliggerle con le mie tristezze. Ne han già tante. Quindi io a casa
sono allegro, baldanzoso, le coccolo, se possibile le tengo allegre, ma so-
no consapevole di ogni nervo. Io le sostengo in una tensione continua,
ma un paio di volte non ho resistito. L’altro ieri, attraversando la galleria
del Gostinnyj Dvor 50 per andare al Conservatorio, sono scoppiato a
piangere. Ho pianto tutte le lacrime che avevo, ma non sono stato me-
glio. E ieri, dopo che il direttore d’orchestra del cinema mi aveva indi-
rizzato un’osservazione brusca perché non avevo eseguito bene l’ac-
compagnamento di una scena, di nuovo ho pianto. Il direttore, un
brav’uomo, ha pensato che mi fossi offeso con lui, e ha cominciato a
consolarmi amabilmente. E di notte faccio tali sogni, che mi sveglio e
dopo non posso riaddormentarmi. Per questo mi sono infervorato per
andare a Mosca, sperando di riposarmi e distrarmi e, soprattutto, per
qualche giorno non suonare al cinematografo. Sono sicuro che Lei non
si offenderà per quello che ho scritto sopra e non riderà di me, perché
84 1923-1926: Diventare compositore

ha verso di me un atteggiamento positivo. E inoltre, non sto piagnuco-


lando, ma do informazioni. Arrivederci, caro amico. Forse a presto, o a
quando non si sa. Le stringo forte la mano.
Sempre Suo ˆ
D. Šostakovic

Nonostante le sue paure, Dmitrij andò a Mosca. Il 6 febbraio fu tenuta


una conferenza-seminario per gli studenti e i docenti del Conservatorio di
Mosca, per presentare una panoramica della nuova musica di Leningrado.
ˆ
Quindi, la mattina di domenica 7 febbraio Šostakovic eseguì la propria
Sinfonia in una rassegna di opere di compositori di Leningrado. Il 9 feb-
braio ebbe un’audizione alla Casa editrice di Stato.

26.
ALLA MADRE
Mosca, 8 febbraio 1926
Cara mammina,
scusami per il lungo silenzio. Per tutti questi giorni ho avuto un gran
daffare. Mosca mi accoglie molto affettuosamente e calorosamente, co-
sa che mi commuove terribilmente. Qui si interessano molto a me. Mi
sento quasi altrettanto noto che a Leningrado. Ieri e l’altro ieri sono sta-
to al Conservatorio e ho sentito ogni sorta di bisbigli tipo: «Guardate,
ˆ
ecco lì Šostakovic». La giornata di ieri è stata per me un vero trionfo. Al
Conservatorio ho potuto sentire proprio le composizioni per cui ero ve-
nuto. Ho suonato la mia Sinfonia. Tutti mi hanno chiesto di eseguirla
una seconda volta, ma io ho rifiutato categoricamente, poiché mi tocca-
va suonare a quattro mani. <…> I maneggioni dell’Associazione per la
musica contemporanea, Mjaskovskij, Lamm, Žiljaev e Deržanovskij, mi
hanno assicurato che in marzo la Sinfonia sarà inclusa nel programma
dei concerti e mi hanno detto di dare subito la partitura a Mal’ko.
Mjaskovskij si dà da fare perché il Gosizdat stampi le mie Danze e il
Trio. Mosca mi commuove sempre con l’accoglienza che mi riserva.
Qui sono tutti tremendamente addolorati perché mi tocca lavorare al ci-
nema e tutti vogliono fare pressioni sui musicisti di Piter, perché mi dia-
no qualche lavoro di altro genere. A questo proposito Žiljaev, Javorskij
e Mjaskovskij scriveranno ad Asaf’ev. Devo riconoscere sinceramente
che mai una mia venuta a Mosca era stata tanto fruttuosa. <…> Dedi- ˆ
cherò alle visite la giornata di domani, ma oggi mi riposo. Tuchacevskij
Trascrivere la vita intera 85

mi ha trovato una camera e un posto. «Se vuole – mi dice – può trasfe-


rirsi.» Io però non gli ho risposto nulla di preciso. ˆ
D. Šostakovic

27.
ALLA MADRE
Mosca, 11 febbraio 1926

<…> Martedì ho suonato alla Sezione musicale del Gosizdat la mia Sin-
fonia, l’Ottetto e le Danze fantastiche. Hanno accettato tutto per la pub-
blicazione… l’Ottetto e le Danze adesso, la Sinfonia dopo la prima ese-
cuzione <…> Ecco che pian pianino, e veramente non tanto pianino,
ma tutt’a un tratto, sto cominciando a diventare qualcuno. La giuria che
mi ha ascoltato era composta da Mjaskovskij, Žiljaev e qualcun altro. È
stato tutto accettato all’unanimità, il che mi rende terribilmente felice.
E tanto più mi fa piacere che sia successo in Russia e non da qualche
parte all’estero. Stasera andrò da Mjaskovskij e lui mi dirà che cosa do-
vrò fare in futuro <…> In poche parole, la venuta a Mosca non è stata
inutile. Ho conosciuto molti musicisti interessanti. Ho suonato molto.
Ovunque sono stato accolto nel modo più cordiale e caloroso. Ora ho
una sola preoccupazione: tirare avanti fino al primo onorario. E poi ri-
ceverò ogni mese 100-150 rubli, cosa che, penso, ci darà un bel soste-
gno. Poco fa sono stato dai Kostrikin. Ho visto la zia Marusja, Katja e
Nataša. Adesso ci andrò di nuovo, pranzerò e vedrò anche gli altri. E da
casa loro andrò da Mjaskovskij. Mi tocca correre molto. Qui per tutto
questo tempo la temperatura è stata sotto lo zero. Oggi si è un po’ stie-
pidito. Sembra, definitivamente. Io sto proprio bene e tutto va bene.
Bacioni a tutti. ˆ
D. Šostakovic

ˆ
Seguendo il consiglio degli amici, Šostakovic infine decise di abbandonare
il suo monotono lavoro al cinema, che aveva cominciato a detestare di tut-
to cuore. Ora era di nuovo libero la sera e poteva assistere a molti degli
interessanti concerti nella bella sala della Filarmonica di Leningrado. Dal
1925 Leningrado era diventata una sorta di centro mondiale per la musica
e i migliori concertisti di tutta Europa erano attratti dalla sua meravigliosa
orchestra, dalle sale stupende e dal pubblico di intenditori. Tra i composi-
tori che visitarono l’Unione Sovietica tra il 1925 e il 1928 vi furono
Schreker, Hindemith, Alban Berg, Prokof’ev e Darius Milhaud. Milhaud
diresse due concerti con l’Orchestra filarmonica di Leningrado, il 21 e 26
86 1923-1926: Diventare compositore

marzo 1926, in cui presentò composizioni proprie e lavori di Satie, Pou-


lenc e Auric. Il pianista francese Jacques Wiéner prese parte a questi con-
certi, suonando proprie composizioni. Milhaud ricorda che durante questa
visita un giovane con pensosi occhi grigi nascosti dietro spesse lenti venne
da lui e gli mostrò la sua Sinfonia. Il compositore francese scrisse nelle sue
memorie Notes sans musique: «Nonostante la sua forma e la sua costru-
zione abbastanza convenzionali, il lavoro tradiva un talento naturale e
aveva anche una certa grandezza, se si tien conto che il compositore,
ˆ
Šostakovic , all’epoca aveva soltanto 18 anni».

28.
a B.L. JAVORSKIJ
ˆ Leningrado, 12 marzo 1926
Caro Boleslav Leopol’dovic,
è molto che non Le scrivo. È accaduto per molti motivi. Prima di tutto
non avevo nulla da scriverle. Dopo il tempo passato così bene a Mosca,
il ritorno al Piccadilly 51 è stato per me molto triste. Se vuole, mi sgridi
pure, ma dopo qualche giorno dal mio ritorno mi sono licenziato. E ora
sono libero come l’aria. In questo periodo di tempo ho provato tre for-
tissime emozioni. A prezzo di grandi sforzi sono riuscito a procurarmi
quattro violinisti, due violisti e due violoncellisti. Così ho potuto final-
mente provare l’Ottetto. Entrambi i pezzi, e il Preludio, e lo Scherzo
suonano veramente bene. Per qualche giorno sono andato in giro come
un pazzo, tanto ero estasiato. Ora mi sono un po’ calmato. La seconda
emozione, profondamente negativa, me l’ha data la Symphonia dome-
stica di Strauss.52 Che schifezza! Da non dirsi. Strauss racconta come
beve birra, si leva i mutandoni prima di andare a dormire, coccola la
sua grassa moglie, russa, al mattino si veste, picchia i figli, eccetera. Ho
fatto fatica ad ascoltare fino alla fine. Ho notato che tutto il pubblico
ascoltava questa sinfonia con molta attenzione e con piacere. Probabil-
mente ciascuno pensava: «Parla di me. Anch’io, andando a dormire, mi
tolgo i calzoni e mi copro con la trapunta. Anch’io mangio salame e
compro i sigari (o il trinciato)». Il successo è stato strepitoso. Il diret-
tore Fritz Stiedry è uscito a ringraziare una decina di volte. E il tutto
alla tedesca, untuoso, idillico. Probabilmente Stiedry ha mandato a
Strauss un telegramma di questa sorta: «Sinfonia ottenuto grande suc-
cesso calzini cambio ogni due giorni saluti consorte Fritz». Un’opera
incredibilmente disgustosa. La terza emozione, non meno forte delle
altre due, l’ho provata ieri al circo. Un domatore si trovava nella gabbia
con dodici (!) enormi tigri del Bengala. Le tigri ruggivano rabbiosa-
Trascrivere la vita intera 87

mente, si buttavano sul domatore, e lui le faceva mettere a piramide,


saltare attraverso il cerchio di fuoco, camminare spingendo i palloni. E
tutto ciò nell’incessante ruggito minaccioso delle tigri. Io tremavo, ge-
mevo, mi coprivo di sudore freddo che poi asciugava d’un colpo, avrei
voluto uscire, e così via. Oh, che paura. Dodici tigri enormi! Che cosa
sarebbe loro costato fare a pezzi il domatore, che era solo? E come que-
sti le sferzava con la frusta. Come ululavano le tigri. Ancora adesso mi
vengono i brividi al ricordo. Stanotte ho sognato tigri tutto il tempo.
Ieri avevo preso tre rubli e studiavo come spenderli. Le scelte che mi
ˆ ˆ
si presentavano erano le seguenti. O Evgenij Onegin, o Pugac ëvšc ina
ovvero La rivolta delle aquile,53 o una serata di romanze di Arenskij e
Kjui. Per caso mi è saltato agli occhi il manifesto del circo di Stato e io,
senza stare a pensarci su, ci sono andato. E non me ne pento. Sarebbe
bello se le tigri si fermassero ancora un po’ a Leningrado. Andrei a ve-
derle ancora due o tre volte. Se queste tigri verranno in tournée a Mo-
sca, vada assolutamente a vederle. Le racconterò ancora un caso che ha
avuto luogo oggi. Il mio migliore amico, che Lei conosce, è Valer’jan
ˆ
Michajlovic Bogdanov-Berezovskij. E a Leningrado c’è l’Associazione
degli Ammiratori della Musica Sinfonica (tutto con la maiuscola). Gli
Ammiratori hanno fondato un’orchestra sinfonica. C’è un’inusitata
quantità di violini. Solo i primi violini sono dodici. E Valer’jan Mi-
ˆ
chajlovic ha composto un Allegro de concert 54 per pianoforte e orche-
stra. E in modo assolutamente inatteso son venuto a sapere che oggi a
mezzogiorno ci sarebbe stata la prova generale del concerto di questa
ˆ
associazione, con la direzione di Klockov. Il programma è il seguente.
La Seconda sinfonia di Kalinnikov, la Suite dalle musiche per la Lisi-
strata di Strel’nikov, ancora qualcos’altro e il Concerto di Bogdanov-
Berezovskij. Sono andato alla prova e sono rimasto sconvolto. Non sol-
tanto l’orchestrazione del concerto è antiquata. Stonano scandalosa-
mente, steccano, il direttore non corregge e l’autore e io (lui è un pia-
nista, noti) ci contorcevamo per l’orrore. Stasera c’è il concerto. A dire
il vero è a inviti, ma è pur sempre un concerto. È tremendo da sentire,
un’unica scandalosa stonatura, e Valer’jan si mette le mani nei capelli
e non sa che fare. «E chi me l’ha fatto fare – dice – di ficcarmi in questa
impresa invereconda.» Inoltre, la musica del Concert è la più debole
delle sue composizioni. Stasera c’è il concerto, al quale, mi spiace, non
potrò essere presente. Chissà come finirà. Povero Valer’jan. In che mo-
do tremendo suonavano il suo Concert. È del tutto inconcepibile tolle-
rare un simile oltraggio alle proprie composizioni. Io, probabilmente,
sarei impazzito. E così, mi è rimasta un’impressione molto negativa.
Però il mio Ottetto sta venendo così bene, che non si può dire a parole.
88 1923-1926: Diventare compositore

Di questo sono incredibilmente soddisfatto. Attendo con impazienza


il momento in cui arriverà l’estate e io potrò, dopo aver ricevuto l’an-
ticipo del Muzsektor (se lo danno), andare da qualche parte in campa-
gna a riposarmi e comporre un po’. In questa stagione sono molto stan-
co. Mi riserverà qualcosa di buono la prossima stagione? Le auguro
ˆ
tante cose belle, caro Boleslav Leopol’dovic, mi scriva una lettera.
Sempre Suo ˆ
ˆ D. Šostakovic
P.S. Porga i miei saluti a Sergej Vladimirovic.

29.
a L.N. OBORIN
Leningrado, 18 marzo 1926
Caro Lëva,
prima di tutto scusami per il mio silenzio. Non ho scritto perché ero
molto occupato e tutto era molto avvilente. Il ritorno al Piccadilly per
me è stato un fatto spiacevole. Ma ora ho abbandonato il cinema e mi
godo la libertà. Ieri ho sentito il direttore Fritz Stiedry. L’ouverture del
ˆ
Flauto magico di Mozart, la Serenata per archi di Cajkovskij, e la Sagra
della Primavera di Stravinskij. Mi è piaciuto da non dirsi. Sono andato
in estasi alla Serenata; che pezzo stupendo! Incredibilmente bello. La
Sagra della Primavera è una cosa fantastica. Non ho mai sentito un simi-
le splendore orchestrale. Una sonorità pazzesca. La musica in sé è piut-
tosto rozza, ma a tratti ti afferra proprio. Soprattutto, naturalmente, ti
afferra la sua sonorità. Stiedry è uno splendido direttore. Ha una tecni-
ca notevole, un ottimo gusto, temperamento e altre risorse, necessarie
per incantare gli spettatori. La Sagra ha ottenuto un enorme successo.
Questo fatto è molto piacevole. Il pubblico comincia ad amare la musi-
ca contemporanea. <…> Ho già scritto a Miša che l’Ottetto viene be-
nissimo. Gli ho mandato lo spartito perché lo invii al Muzsektor. Lui
non so perché tace e non scrive. Può essere che non l’abbia ricevuto.
Magari si è perso per strada. Anche se io gliel’ho mandato per racco-
mandata. Mi è arrivata la ricevuta di ritorno. Ho fatto tutto come si de-
ve. Sarebbe un peccato se si perdesse. Chiedigli di scrivermi se l’ha ri-
cevuto oppure no. Soprattutto perché quel pacchetto non ha prezzo.
Come potrebbe la posta risarcirmi della perdita dello spartito? Mi da-
rebbe 25 rubli? Oppure calcolerebbe il valore a peso? Fa’ pressione su
Miša perché mi scriva. Tu scrivimi come stai e che cosa combina la vo-
stra compagnia. Vorrei tanto venire al vostro concerto, ma temo che
non avrò i soldi. In ogni caso cercherò ogni mezzo per venire. C’è la spe-
Trascrivere la vita intera 89

ranza che la mia Sinfonia sia data alla Filarmonica insieme con I Dodici
di Julija Vejsberg. Ma può darsi che non la diano. Chi li capisce. Se la
danno, cerca di venire. Mi farebbe tanto piacere. Salutami tutti e scrivi.
Bacioni. ˆ
D. Šostakovic
P.S. Fa’ pressione su Miša.
P.P.S. L’amore delle tre melarance è incredibilmente bello. Ti consiglio
di venire apposta per ascoltarlo.

30.
a B.L. JAVORSKIJ
ˆ Leningrado, 24 marzo 1926
Caro Boleslav Leopol’dovic,
prima di tutto, non sono d’accordo con Lei che durante il numero delle
tigri sotto ogni palma se ne stesse un uomo armato. Non sono d’accordo
perché nella gabbia, oltre alle tigri e al domatore non c’era nessuno. Lei
fa dell’ironia su questo punto perché non l’ha visto con i suoi occhi. Se
lo avesse visto, parlerebbe in modo diverso. Questo in primo luogo. E
in secondo, Le comunico una bella notizia (per me, naturalmente).
L’esecuzione della mia Sinfonia è fissata per il 12 maggio. Il programma
del concerto è il seguente: 1) Il passo dell’Est di Shillinger; 2) la Sinfonia
ˆ
di Šostakovic; 3) Intervallo e 4) I Dodici di Ju[lija] Vejsberg. Dirige
Mal’ko. Se non capita niente, il 12 maggio tutto questo accadrà davvero.
Può darsi, naturalmente, che lo spostino, spero non alla prossima sta-
gione, ma solo di una settimana o due. Mi ha molto divertito la sua con-
versazione con I.I. Glivenko.55 È un vecchietto meraviglioso. «Be’, co-
me Le pare?» In che modo ha indovinato che si stava parlando di me?
Forse non si parlava di me, ma di qualcun altro. Se si trattava di me, al-
lora è molto buffo. Io ora mi sto godendo la libertà. Mi fa tremenda-
mente piacere non lavorare più nel cinema. E sa, non ci lavorerò mai
più. Giuro, mai più. Quel lavoro nel cinema mi stava ammazzando, se
non mi ha già ammazzato del tutto. Ancora non so se sono già cadavere
oppure no, ma finché non lo avrò verificato del tutto, al cinema non ci
vado. E quando avrò verificato di essere un cadavere, mi cercherò un
posto al cinematografo; lo troverò, ogni sera suonerò improvvisazioni
per uno stipendio di 124 rubli e vivrò in pace, senza pensare al domani.
Quest’estate prenderò un mese di vacanza e andrò nel Sud. E respirerò
l’aria contaminata dal benessere piccolo-borghese. Ma per ora non lo
farò. Aspetterò. Forse riuscirò anche a comporre qualcosa. E ciò mi fa
sempre piacere. Forse l’esecuzione della Sinfonia mi farà felice. Ho tan-
90 1923-1926: Diventare compositore

te speranze. Ho dimenticato di scrivere che il concerto sinfonico (v. so-


pra) si terrà a Leningrado, nella Sala grande della Filarmonica, sotto
l’egida della LASM. La contiguità con Shillinger e Vejsberg mi fa molto
piacere. Non è una concorrenza temibile. Sarebbe bello se Lei venisse a
Piter per l’esecuzione. Forse mi riuscirebbe, per il Suo arrivo, di mettere
a punto l’Ottetto e farle sentire come è venuto bene. A Mosca mi sareb-
be molto più difficile da fare, giacché lì non ho conoscenze tra i violini-
sti. Mi scriva che cosa pensa di un eventuale viaggio per il 12 maggio.
Non sto neanche a scriverle quale grande felicità sarebbe per me. Qual-
che giorno fa ho sentito la dissertazione di Avraamov sul tema «UTS» al
GIII. Avraamov mi è piaciuto molto. A dir il vero, tutto quello che ha
detto, più che una dissertazione, era un proclama, ma il suo fervore, la
sua profonda convinzione di essere nel giusto mi hanno completamente
sedotto. È un ottimo dialettico. Quando si difendeva dagli attacchi dei
controrelatori, balzava agli occhi che li stava stracciando con grande
eleganza. In effetti aveva il vantaggio che i controrelatori intervengono
soltanto una volta per ciascuno, mentre lui aveva il privilegio dell’ultima
parola, ma semplicemente diceva al pubblico «io ho ragione e basta» e
lo diceva così elegantemente, che il pubblico lo applaudiva da matti.
Nella sua dissertazione c’erano molte assurdità, demagogia e autopro-
mozione, ma io gli ho perdonato tutto per il suo temperamento, la ca-
pacità di usar bene la dialettica, il brillante ingegno. Gli è anche riuscito
di combinare quanto segue. A Leningrado adesso ci sono i compositori
francesi Milhaud e Wiéner. Lui, Avraamov, li aveva invitati alla sua dis-
sertazione. Quelli, poveretti, sudavano, naturalmente non capivano
nulla. Durante l’intervallo li invitò sul palco e in breve spiegò loro i suoi
principi. E incidentalmente chiese loro di raccontare a Parigi che, ecco,
vedete, a Leningrado c’è Arsenij Avraamov, che ha ideato, vedete, la teo-
ria del temperamento a quarantotto intervalli. Promisero di raccontarlo
a Parigi. Durante il contraddittorio, non so più a che proposito, si parlò
della musica occidentale. Allora Avraamov si alzò e ad alta voce dichia-
rò: «Probabilmente molti di voi sono stati al concerto di Milhaud e
Wiéner. Possibile che non vediate che razza di porcheria sia? È la più
evidente porcheria, cinica, indecente, ciarlatanesca…». Il presidente:
ˆ
«La richiamo all’ordine, Arsenij Michajlovic».
ˆ
Che gliene pare, Boleslav Leopol’dovic, dopo che li aveva invitati al-
la dissertazione, poi li aveva invitati sul palcoscenico, aveva spiegato,
aveva chiesto di parlarne a Parigi e via dicendo?! È stato un numero no-
tevole. Perfino Avraamov si è confuso un pochino. Nonostante il fatto
che i controrelatori lo avevano stroncato, che lui si era difeso in modo
assurdo e via discorrendo, tutto è finito in un successo. Avraamov è sta-
Trascrivere la vita intera 91

to accettato come membro effettivo del GIII. Ecco qua. In conclusione


Le ricordo che, se non succede niente, il 12 maggio sarà eseguita la mia
Sinfonia. Attendo una Sua lettera.
Le auguro ogni bene. Spero che ci vedremo a maggio. ˆ
D. Šostakovic

La Prima sinfonia era programmata per l’8 maggio, poi l’esecuzione fu po-
sposta al 12 maggio. Le prove con l’orchestra iniziarono il 10, dando per
la prima volta a Dmitrij l’opportunità di sentire il reale suono orchestrale
del suo lavoro. Nikolaj Mal’ko era molto impressionato dalla professiona-
ˆ
lità del giovane compositore durante le prove: «Šostakovic mostrò imme-
diatamente ciò che noi chiamiamo “cura nell’ascolto”. Non rivelava il suo
nervosismo e non si agitava, ma ascoltava con piena concentrazione e ri-
spondeva sensatamente a tutte le domande che venivano poste <…> Il
fatto è che sapeva esattamente cosa stesse cercando mentre componeva. Il
primo suono emesso dall’orchestra confermò la correttezza della sua im-
maginazione…».56 Štejnberg, per contro, nell’ammettere che la Sinfonia
suonava molto bene alle prove, scrisse che «Mitja è in uno stato di indescri-
vibile eccitazione all’udire il suono della sua musica, tanto che ho fatto fa-
tica a trattenerlo dal gesticolare e dal mostrare la sua agitazione».57
La prima della Sinfonia, tanto a lungo attesa, fu un evento di grande im-
ˆ
portanza nella vita della famiglia Šostakovic . Da quel momento in poi Dmi-
trij celebrò quella data, considerandola la sua nascita come compositore.
L’enorme successo della Sinfonia, come riporta Mal’ko, fu un momento
di grande festosità in sala. La risposta del pubblico non era casuale, ma «il
genuino, spontaneo riconoscimento» di un’occasione molto speciale.
In una lettera a sua sorella Nadežda Galli-Shohat (che all’epoca viveva
a Chicago), la madre del compositore, Sof’ja Vasil’evna, non poté nascon-
dere l’orgoglio per il successo del figlio: «Spuntò infine il giorno del con-
certo. La nostra ansietà cominciò fin dal mattino. Mitja non aveva dormi-
to per tutta la notte e non poté né bere né mangiare alcunché. Alle sette e
mezzo arrivammo alla Filarmonica. Per le nove la sala era piena zeppa.
Non posso descrivere le mie emozioni nel vedere il direttore Nikolaj
Mal’ko che stava per prendere in mano la bacchetta. Posso solo dire che la
felicità più grande è molto difficile da reggere. Tutto è andato in modo
brillante, l’orchestra magnifica e l’esecuzione superba».58 Perfino l’inse-
gnante di Dmitrij, Maksimilian Štejnberg era profondamente commosso.
Come scrisse nel suo diario: «Un concerto veramente memorabile. Enor-
me successo della Sinfonia di Mitja. Lo scherzo è stato bissato. Dopo il
ˆ
concerto abbiamo cenato a casa Šostakovic fino alle due, la compagnia era
92 1923-1926: Diventare compositore

prevalentemente di giovani. Siamo tornati a casa con Mal’ko e sua moglie,


a piedi fino alla via Sadovaja. Una notte bianca, ma fredda (2°)».59
ˆ
Ecco come Šostakovic stesso descrive l’evento.

31.
a B.L. JAVORSKIJ
ˆ Leningrado, 13 maggio 1926
Caro, carissimo Boleslav Leopol’dovic,
la Sinfonia ieri ha avuto successo. L’esecuzione è stata eccellente, il suc-
cesso enorme. Sono uscito cinque volte a ringraziare. È riuscito tutto
benissimo. Ha stonato un po’ il primo violino durante l’assolo, ma è sta-
to fedele nel carattere. Il violoncellista, al contrario, non ha stonato, ma
non ha imbroccato, come si suol dire, l’impostazione giusta. Escluden-
do questo, tutto il resto è andato bene, alla grande. Sono contento da
non dirsi. Io stesso ho ricavato un gran piacere da quest’esecuzione, e
ciò la dice lunga. Sono un autore tremendamente esigente e incontenta-
bile. Se qualcosa non è eseguito bene, mi fa lo stesso effetto di una pun-
tura di spillo, tanto mi risulta sgradevole. Ma ieri è andata straordina-
riamente bene. L’entusiasmo, la bella esecuzione, il successo, la tremen-
da agitazione della vigilia mi hanno completamente stremato e mi han-
no fatto girare la testa. «Girare la testa» non lo intenda in senso cattivo.
La testa mi gira, ma gira in senso buono. Sono tremendamente felice. A
ˆ
Leningrado era venuto Sergej Vladimirovic, ma non poté fermarsi per
l’esecuzione della Sinfonia. Questo mi è dispiaciuto molto, ma che fare?
Inoltre, tutti pensavano che il concerto sarebbe stato l’8, ma lo hanno
spostato al 12. Il fatto è che l’8 al teatro Mariinskij c’era Salome 60 con la
direzione di Coates. Molti musicisti lavorano sia alla Filarmonica che al
Mariinskij, ma, visto che Coates è straniero, gli è stata data la preferen-
za, e per questo hanno rimandato. Alcuni, pensando che fosse l’8, sono
andati. Li attendeva una bella sorpresa. L’hanno rimandato al 12. Kva-
dri & Co non sono venuti. Sono venuti Belyj, Davidenko e altri. È stato
proprio un peccato. Asaf’ev non è venuto a sentire la Sinfonia per una
questione di principio, perché il concerto era stato organizzato dall’As-
sociazione per la musica contemporanea, con la quale mostra di avere
certe divergenze di fondo. Le cose, naturalmente, stanno in modo di-
verso. Semplicemente il presidente non è Asaf’ev. Ecco tutto. Col fatto
di non essere venuto ieri, ha bruciato i nostri rapporti per sempre. È
uno sporco intrigante e nient’altro. Non posso scrivere oltre. Mi gira la
testa. Mi scriva e torni presto in Russia. ˆ
D. Šostakovic
2. 1926-1930: Un giovane professionista

Con il successo della prima esecuzione della sua Prima sinfonia, Šostako-
ˆ
vic fu lanciato nella carriera di musicista professionista.
Il Conservatorio di Leningrado confermò la sua partecipazione al cor-
ˆ
so di perfezionamento nell’aprile del 1926 e Šostakovic cominciò una più
intensa attività concertistica.
In giugno fu anche accettato come studente di un corso di perfeziona-
mento in composizione, a condizione di superare gli esami (che compren-
devano materie politiche) per la conferma dell’iscrizione.
Nello stesso periodo Nikolaj Mal’ko lo invitò a Char’kov (all’epoca ca-
pitale dell’Ucraina) dove l’esecuzione della Prima sinfonia fu programma-
ta con l’orchestra locale. Nelle sue lettere alla madre e a Javorskij, il gio-
vane compositore fece un resoconto scoraggiato (ma anche umoristico) del
concerto, tenutosi all’aperto nel parco della città.
ˆ Mal’ko aveva organizzato un’esibizione di Dmitrij nel Concerto n.1 di
C ajkovskij sotto la sua direzione, il 12 luglio. A Char’kov questo debutto
pianistico incontrò un tale successo che fu organizzato in gran fretta un re-
cital per solo pianoforte il 15 luglio. ˆ
Grazie ai proventi di quel concerto, Šostakovic poté partire il giorno
successivo per il Caucaso, dove affittò una camera ad Anapa, località di vil-
leggiatura.
L’attrattiva principale di Anapa era in realtà Tat’jana Glivenko, che
vi trascorreva le vacanze con la famiglia. Il loro rapporto rifiorì e Šostako-
ˆ
vic poté riposare in un ambiente congeniale.
94 1926-1930: Un giovane professionista

32.
ALLA MADRE
Char’kov, 6 luglio 1926
Mia diletta, carissima mammina,
ti racconterò tutto nei particolari. Arrivato a Char’kov, sono andato
all’Opera di Stato e poi ho cercato Mal’ko <…> Abbiamo bevuto il tè
e siamo andati alle prove. Ho ascoltato e sono piombato nello sconfor-
to: invece di tre trombe, due; invece di tre timpani, due e invece del pia-
noforte a coda, un abominevole, stridulo piano verticale. Tutto ciò mi
ha amareggiato. Oltre a questo, c’è un pessimo violino di spalla. Alla se-
conda prova, nonostante gli sforzi di Mal’ko, a mio parere, si è fatto po-
co, o meglio, niente. Mal’ko però mi ha detto di essere molto contento.
Io ho lasciato perdere. Ieri mattina c’era la terza prova. È andata meglio
della seconda e i musicisti mi hanno tributato un’ovazione. Infine, è ar-
rivato il concerto. Esce Mal’ko (l’evento si teneva in un giardino, l’acu-
stica era come può essere in un giardino, gli archi si udivano molto de-
bolmente, il piano non lo si sentiva affatto, in compenso le percussioni
coprivano tutti gli altri strumenti), si piazza sul podio e da qualche parte
lì vicino cominciano ad abbaiare forte dei cani. Abbaiano forte e tre-
mendamente a lungo; più passa il tempo, più loro abbaiano. Il pubblico
ride a crepapelle. Mal’ko sta immobile sul palco. Infine, i cani la smet-
tono. Mal’ko comincia. Immediatamente una tromba (al concerto c’era-
no tutte e tre) stona la sua frase. Appresso a lei inizia a stonare il fagotto,
che era eccezionalmente incapace <…> Dopo una decina di battute, i
cani ricominciano ad abbaiare. E così più volte, durante il primo movi-
mento, i cani inserirono il loro assolo. A mala pena si arrivò alla fine del
primo movimento. Cominciò il secondo. Nel primo e nel secondo mo-
vimento, nonostante Mal’ko ci si fosse accanito alle prove, i violoncelli
e i contrabbassi hanno fatto una gran confusione. Il clarinetto ha inizia-
to a suonare più lentamente degli archi <…> A questo punto mi ha mol-
to meravigliato un fatto: Mal’ko, a prezzo di grandi sforzi, riuscì a uni-
formare il ritmo, ma per occuparsi del ritmo dimenticò la dinamica. In-
vece di un piano i violini suonarono un forte e Mal’ko, non si sa come,
non li corresse. Arrivò l’assolo del fagotto. Ma di questo non scriverò
nulla. Dirò solo che il fagottista mi ha fatto veramente soffrire. Ma ti ri-
cordi come aveva suonato il fagottista alla Filarmonica? In qualche mo-
do arrivarono alla fine del movimento centrale, poi cominciò una gran
confusione. Per poco non mi misi a piangere seduta stante. Invece di un
bell’attacco vigoroso, si levò un qualcosa di penoso, annacquato, spez-
zato, stonato; perfino il timbro non era da pianoforte, sembrava un po’
un cimbalom, un po’ un vecchio clavicembalo. Io stavo lì seduto e pen-
Trascrivere la vita intera 95

savo: «Bel guaio!». Fine. Applausi. Hanno battuto un po’ le mani, qual-
che voce ha gridato bis. Mal’ko si è inchinato e ha cominciato a suonare
il resto. Scrivo subito che hanno suonato il terzo e il quarto movimento
decisamente meglio del primo e del secondo <…> Il violoncellista ha
suonato molto bene l’assolo. Il finale l’hanno enfatizzato troppo. Le
percussioni rintronavano tanto, che non si riusciva più a distinguere
niente. Fine. Cominciarono a battere le mani e a chiamare sul palco l’au-
tore. Io non avrei voluto andare, ma Mal’ko, uscito a ringraziare, comin-
ciò ad applaudire nella mia direzione (io sedevo in prima fila). Era im-
barazzante, andai a ringraziare. Poi una seconda volta, poi, arrampica-
tomi sul palcoscenico, mi inchinai un’altra volta. Esteriormente è stato
un successo, ma, naturalmente, il pubblico non si rendeva conto della
questione e applaudiva per inerzia. Non ci furono fischi. Dopo sono an-
dato da Mal’ko. Splendeva di soddisfazione. I musicisti sono venuti in
camerino a stringerci la mano ecc. Il rituale è stato osservato. <…>
Al ritorno a casa Mal’ko mi disse che comunque è un bene che ab-
biano suonato la Sinfonia. Sarà anche stato un bene, ma non del tutto.
Va bene che mi paghino i diritti d’autore e, inoltre, il 12 suonerò
ˆ
Cajkovskij nel concerto sinfonico. E quindi riesco a guadagnare qual-
cosa. Ma il fatto che l’orchestra di qua abbia infangato la mia Sinfonia
non è bene <…> Ti mando anche due articoletti su di me. Uno è di
Moskovskie Izvestija, l’altro l’ha scritto Mal’ko ed è in lingua ucraina
<…> Temo che questa lettera ti rattristi. Non val la pena di rattristar-
si. Il successo di pubblico c’è stato e per quanto riguarda le mie preoc-
cupazioni e amarezze, passeranno. Probabilmente io sono un po’ pi-
gnolo. <…> Mal’ko non ha colpa per la cattiva esecuzione, è colpa del-
l’orchestra. <…> ˆ
D. Šostakovic

ˆ
Nella lettera a Javorskij recante la stessa data (6 luglio) Šostakovic ammi-
se quanto era stato scosso dall’esecuzione descritta alla madre. «L’orche-
stra del luogo ha distrutto la mia Sinfonia in un modo tale da mettersi le
mani nei capelli <…> Sono ancora sconvolto. Mi sento come se dieci tep-
pisti avessero violentato la mia ragazza sotto i miei occhi e io non fossi sta-
to in grado di impedirlo.» ˆ
Javorskij rispose chiedendo a Šostakovic di fare i suoi saluti ai cani di
Char’kov che avevano abbaiato durante tutto il concerto. Quindi Šostako-
ˆ
vic , il 18 luglio, lo informò solennemente che «i cani sono stati così colpiti
dall’aver ricevuto i saluti dal presidente della Sezione musicale del GUS che,
96 1926-1930: Un giovane professionista

per non far brutta figura, hanno abbaiato forte e ripetutamente anche quan-
ˆ
do ho suonato il Concerto di C ajkovskij e durante la mia Klavierabend».
ˆ
Šostakovic informò Javorskij che intendeva iniziare la composizione di
una sonata per pianoforte «grande» (liberamente ispirata alla Sonata di
Liszt) oppure di un concerto per pianoforte. In effetti, durante le vacanze
non poté mettere in atto né l’uno né l’altro dei suoi progetti.

33.
a B.L. JAVORSKIJ
ˆ Anapa, 7 agosto 1926
Caro Boleslav Leopol’dovic,
ho atteso così a lungo le Sue lettere che avevo perso qualsiasi speranza
di riceverne, quando, inaspettatamente, mentre tornavo a casa, i vicini
mi hanno chiesto qual è il mio cognome. Ho risposto e mi hanno con-
segnato cinque lettere, tra cui la Sua. Sono le prime lettere che ho rice-
vuto direttamente qui. Le altre arrivavano ai Glivenko e loro me le con-
segnavano. Adesso tutti loro sono andati via e io sono rimasto orfano.
Mi ci ero affezionato. Sono persone splendide. Gli stavo tra i piedi per
giorni interi, con loro mi sentivo come uno di casa. E ora ne ho nostal-
gia. A dir il vero, non soffro la solitudine, ma comunque mi annoio. Sta-
rò qui ad Anapa fino al 21. Il 21 inforcherò la strada diretta per Lenin-
grado, visto che «gli aspiranti sono confermati» e scriverò a ritmo ser-
rato il concerto che qui mi si è raffreddato fino al punto di congelamen-
to, visto che non ho dove lavorare. Non c’è un pianoforte da nessuna
parte e io ho perfino dimenticato come si suona. Inoltre, qui ho un im-
pegno molto urgente e importante, cioè: oziare, prendere il sole, man-
giare, bere, dormire e andare a spasso. Temo che a Leningrado non avrò
tempo per queste cose. Adesso non sto tanto bene. Sono stato troppo al
sole e mi sono scottato quel posto su cui gli uomini, cioè non solo gli
uomini, ma anche le bestie, stanno seduti. Ora io, se posso esprimermi
così, sto seduto a metà e cerco di trovare una posizione in cui non mi
faccia male. Fino al 21 ho ancora molti giorni e probabilmente mi ab-
bronzerò per benino. Qui ho provato l’emozione dell’azzardo. Ho gio-
cato alle boules.1 Ho giocato per tre sere di seguito e non giocherò più,
benché due volte sia stato fortunato. Ho vinto tre rubli, ma la terza volta
ne ho persi cinque. È una sensazione disgustosa. Che Iddio ce ne pre-
servi! Tenga presente che io vado via da Anapa il 21. Il 22 sarò a
Char’kov e il 23 a Mosca.
Disdica la riunione dell’OCA2 (come diceva mia mamma quando non
sapeva che cosa fosse lo SCA, ma sapeva che cosa è un’oca). La cosa era
Trascrivere la vita intera 97

andata così. Un conoscente aveva cominciato a raccontare di essere sta-


to allo SCA. E la mamma chiese cosa c’entrava l’oca. Probabilmente riu-
sciremo a vederci anche senza la presenza delle oche dello SCA (Brjusov,
Krasin!!!3).
I miei capitali sono drasticamente diminuiti. Altrimenti mi sarei uni-
to a Kvadri e Oborin.4 Fortunati. Hanno scelto una bella mèta. Se ne
avrà la possibilità, mi scriva. La Sua lettera di oggi mi ha fatto tanto pia-
ˆ
cere. Se scriverà a Sergej Vladimirovic gli faccia da parte mia i saluti più
cordiali che si può. Tante cose belle. Le mando da Anapa un bacio sulla
punta delle dita. ˆ
D. Šostakovic

34.
a B.L. JAVORSKIJ
Leningrado, 30 agosto 1926
Egregio compagno,
adesso sono di ottimo umore e non senza motivo. Proprio ora ho com-
posto una gran parte (pensi un po’ di cosa?) di una Sonata per pianofor-
te.5 Al diavolo il concerto! Sta venendo (è una più che comprensibile fal-
sa modestia) orrenda. Ma comunque, meglio qualcosina che niente. Co-
mincia (la sonata) con un Allegro molto e per ora prosegue nello stesso
modo. A giudicare dall’inizio, la Sonata sarà presto pronta. Maximum in
due settimane. Minimum in due giorni. Nelle due settimane è compresa
anche la copiatura in bella. Tutta questa velocità la prendo non dal tem-
po della musica (Allegro molto) ma dall’impritale (impeto spirirituale:
oppio!!!).6 Fino a oggi l’umore era a tal punto pessimo, che non Le ho
nemmeno scritto una lettera. La Sonata mi dà gioia, e io Le scrivo. Ho
fatto i suoi saluti a Nikolaev e Bogdanov-Berezovskij. Entrambi li hanno
molto apprezzati. Al Conservatorio di Leningrado ho sentito due esami
di compositori. Tutti fino all’ultimo avevano una sonorità rivoltante. È
la qualità di base di tutte le matricole di composizione. La lettura a prima
vista varia da cattiva a disgustosa. Le composizioni da non male a super-
disgustose. Non male era la Sonata per pianoforte di Brusilovskij, ma per
tutte le altre: vedi la votazione della lettura della partitura.
Erano state presentate trentanove domande di ammissione. I posti
liberi erano dodici. Non so come si siano comportati i nostri professori,
cioè se abbiano riempito tutti i dodici posti liberi con Brusilovskij e
compagnia bella o se abbiano deciso di accettare Brusilovskij e altri due
o tre, per lasciare dieci posti per altri, più dotati, ma che non avevano
presentato domanda o non erano stati ammessi all’esame. Di non am-
messi ce n’era, mi pare, una ventina. Che enorme quantità di composi-
98 1926-1930: Un giovane professionista

tori catalogati. E quale deve essere l’esercito dei non catalogati. A pen-
sarci ti si drizzano i capelli in testa. Qui sto già sondando il terreno per
la Sua prossima venuta. Sono andato in giro per parrucchieri per infor-
marmi quanto costa una barba a ventaglio castana e la rasatura di tutto
il capo. Inoltre, accenno al fatto che da Samara verrà a trovarmi lo zio
Miša, grande appassionato di musica. Tutti fanno «Mmh» e riprendono
la conversazione come prima. Nikolaev, durante una visita a casa sua,
ha trovato un’antologia fatta per i feriti di guerra della Società moscovi-
ta dei musicofili (Moljum) e ha cantato una serie di romanze con il mio
accompagnamento. Abbiamo riso un sacco. Ogni pezzo dell’antologia
del Moljum lo accoglievamo con una salva di risate. Ho ricevuto due
ˆ
giorni fa una cartolina da Sergej Vladimirovic, Kvadri e Oborin. Espri-
mono dispiacere perché non sono con loro. Le Sue caramelle hanno
mandato in estasi la mamma, Marusja, Zoja e me. Le Sue pesche mi han-
no mandato più che in estasi. Depongo ai Suoi piedi la nostra gratitudi-
ne. Per quanto riguarda gli esami al Conservatorio, devo dire quanto se-
gue. Più volte vi ho sostenuto svariati esami e dopo ogni esame, ogni
volta, mi sentivo deriso. Non c’è, a mio parere, una buona disposizione
riguardo all’esaminando. L’esaminando è sempre una vittima del sadi-
smo degli esaminatori. L’esaminando, al fine di essere esaminato, si ac-
colla un sacco di faccende moleste. Nella maggior parte dei casi, si tratta
di provinciali. Immaginiamoci le avventure di un certo A.
A. vive a Kazan’ e ha deciso di andare al Conservatorio di Leningra-
do per iscriversi al corso di composizione. Lo ha deciso perché le sue
composizioni erano piaciute ai suoi amici, oppure perché erano piaciute
a lui stesso. Prende il testo di Pusyrevskij e impara la teoria elementare e
altre «materie». Dopo averle in qualche modo imparate, prende gli studi
di Burgmüller 7 e comincia a sviluppare l’agilità. Sviluppatala, lavora a
giornata, in nero e, avendone ricavato i soldi del biglietto, si mette in co-
da alla stazione. Ci rimangono due, tre, quattro giorni. Riesce ad avere il
biglietto con cambio a Mosca. A Mosca gironzola un paio di giorni, dan-
dosi da fare per comprare un biglietto di terza classe senza posto a sede-
re. Infine, distrutto dal viaggio, giunge alla segreteria del Conservatorio
e gira come uno scoiattolo nella ruota con il modulo d’iscrizione. Salta
fuori che non basta consegnare l’iscrizione. Sono necessari anche: la co-
pia del certificato di residenza (ma quale residenza, se lui, favorito dal
bel tempo, dorme all’aperto), l’attestato della scuola media, il certificato
di vaccinazione e così via. A questo proposito, una parte delle carte le ha
dimenticate a Kazan’, una parte le ha perse per strada, di soldi gli sono
rimasti soltanto tre rubli, di cui spende buona parte per un telegramma
a Kazan’. E così si dà da fare, senza sosta, fino all’esame. Nel migliore dei
Trascrivere la vita intera 99

casi viene informato di essere stato ammesso all’esame. Infine, è arrivato


il suo turno. Entrando, vede i severi volti del corpo accademico e quelli
beffardi di alcuni studenti. Si comincia. Gli danno da suonare a prima
vista una sonata di Haydn. Lui la stiracchia come può, ma più va avanti
e peggio è. Ma non lo lasciano in pace. In un qualche modo lui ne suona
un cinque pagine. «Basta! Adesso controlliamo l’orecchio.» Si piazza al
pianoforte e comincia a dimostrare la sua mancanza d’orecchio. Ma ciò
nonostante, lo esaminano comunque per un sette minuti. Infine, comin-
cia a suonare le composizioni. Ascoltano. Ha finito. Tutti tacciono. Lui
si guarda intorno timidamente. I visi degli studenti sono rossi e tesi. Du-
rante la sua esibizione, loro a stento si sono trattenuti dal ridere. I visi dei
professori sono solennemente pensosi e seri. Circa un minuto e mezzo di
angosciante silenzio, durante il quale A., imbarazzato, si dimena sulla se-
dia. Infine, la voce di Štejnberg: «È tutto». A.: «Posso andare?». Štejn-
berg: «Nessuno La trattiene». A. goffamente raccoglie i suoi spartiti, gof-
famente strascica i piedi verso l’uscita, rosso come un gambero. Gli batte
il cuore, il viso è in fiamme, negli occhi lacrime involontarie, impotenti
lacrime d’umiliazione per il sadismo dell’esame. In cuore l’amarezza
dell’offesa. Con le ultime dieci copeche aveva comprato le sigarette
ˆ ˆ
Smycka (pretendete ovunque le sigarette Smycka, venti sig. 10 cop.). Va
alla finestra e si accende una sigaretta. La sigaretta è amara e sgradevole.
Compare l’impiegata. «Cittadino! Qui è proibito fumare! Vada nella ri-
tirata.» Va nella ritirata e insieme al tabacco cattivo aspira l’odore del ga-
binetto. Dopo quattro, cinque ore di torturante attesa, esce un funziona-
rio e grida: Puzzolentin Michail, ammesso,8 Silant’ev Terentij non è stato
ammesso. Terentij Silant’ev non è ammesso, Majalovskij Komintern è
ammesso, A. Pavel non è ammesso, eccetera. È tutto. Lei può tornare a
Kazan’, nessuno La trattiene. Alcuni, a testa bassa, se ne vanno. Altri, in-
dignati, si stringono nelle spalle, ma, allontanatisi di qualche passo dal
Conservatorio, abbassano a loro volta il capo. Uno l’ho visto io piangere
nel gabinetto. Avrei voluto ucciderlo per porre fine alle sue sofferenze.
In una parola, sono indignato dal metodo di fare gli esami nel nostro
Conservatorio. Sono capaci di ferire profondamente. Ecco, sostanzial-
mente è tutto ciò che avevo tanta voglia di scriverle, oltre alla composi-
zione della Sonata per pianoforte.
Le faccio tanti auguri. Attendo una Sua lettera. Non dimentichi di
ˆ
mettere i miei saluti nei telegrammi a Sergej Vladimirovic.
Il suo affezionato ˆ
D. Šostakovic

P.S. Sono estremamente contento del mio soggiorno da Lei.


100 1926-1930: Un giovane professionista

35.
a B.L. JAVORSKIJ
ˆ Leningrado, 23 settembre 1926
Caro Boleslav Leopol’dovic,
La prego di scusarmi se fino a ora non Le avevo scritto. Non ho voluto
scrivere fino a quando non avessi finito la Sonata. Ma gli avvenimenti si
susseguono senza tener conto della conclusione della Sonata. Ne descri-
vo alcuni. Non ho potuto inviare le parti al Persimfans, visto che conti-
nua a usarle, ripetutamente, Mal’ko. Se il Persimfans è d’accordo a farle
copiare a proprie spese, faccia pure e le suoni. In caso contrario non so
quando potrò mettere le parti a disposizione del Persimfans. Lei, forse,
potrebbe farne cenno a Cejtlin? Copiare le parti, non dalla partitura, ma
dalle parti, costerà 70/80 rubli. Glielo accenni. Stamattina mi ha telefo-
ˆ
nato un mio conoscente, un certo Nikolaj Andreevic Timofeev, che mi
ha raccontato di un diverbio. La ragione precisa del diverbio, devo am-
mettere, non l’ho capita, ma ho capito che Timofeev e i suoi compagni
hanno subito un torto. Un torto tale che Timofeev il primo del mese
andrà a Mosca a presentare reclamo. Intende presentare reclamo a Lei
e al Glavprofobr contro il comportamento del Leningradprofobr. Ti-
mofeev è una persona molto gradevole, ma è un intellettuale dalla sa-
lute malferma. È un musicista dotato e maturo. Non è tipo da andare
in giro a vuoto.
La Sonata finora procedeva molto velocemente, ma adesso, da un
paio di giorni, non ho fatto nulla. Devo uscire da questo vicolo cieco. Il
prof. M.O. Štejnberg si è interessato alla mia Sonata. Mi ha chiamato ie-
ri. Gliel’ho mostrata. Dopo avermi preventivamente chiesto di non
prendermela, mi ha detto che non gli piace. Io non me la sono presa.
Allora si è messo a eseguire lui stesso la Sonata ed era così contento e
perfino stupito, che io, seduto all’altro angolo della stanza, avessi notato
degli errori e glielo avessi detto. «Significa che senti ciò che hai scritto
e questo significa che questa musica l’hai composta e non semplicemen-
te pensata, ma… purtroppo questa musica non mi piace.» Poi mi ha
chiesto come ho passato il tempo in estate. Gli ho raccontato di
Char’kov e Anapa e ho detto che durante il viaggio di ritorno avevo tra-
scorso cinque giorni a Mosca. Lui: «Hai incontrato qualcuno dei musi-
cisti di Mosca?». Io: «Ho visto Javorskij e nessun altro». Lui: «Sei stato
da Javorskij?». Io: «Sì. Ero suo ospite». Lui: «Mmh. Ma come, lo cono-
scevi già da prima?». Io: «È più di un anno che lo conosco». Lui: «Più
di un anno? Mmh. E com’è che sei stato suo ospite?». Io: «Così, sono
stato da lui». Lui: «Per qual motivo sei stato da lui?». Io (avendo final-
mente capito che cosa intendeva): «Siamo simili per carattere, M.O.».
Trascrivere la vita intera 101

Lui: «Per carattere? Aaah, be’!». In questo modo, abbiamo parlato di


Lei. Io stimo Štejnberg. Non ha ucciso nessuno, non ha rubato niente.
È degno di stima. Mentre mi accomiatavo, mi ha dato le bozze del suo
mistero Nebo i zemlja (Cielo e terra)9 e mi ha pregato di correggerle. Le
ho prese. Mi ha avvisato che «questa musica è al di fuori della sfera della
tua concezione sonora». Per qualche giorno sono stato malato di bron-
chite. Non sono andato da nessuna parte. Applaudo all’idea di Sergej
ˆ
Vladimirovic, che, per riposare, a Lei occorra venire a Leningrado.
Venga al più presto. Ma la cosa migliore sarebbe che Lei venisse quan-
do avrò finito la Sonata. Le comunicherò successivamente il giorno in
cui sarà finita. Sabato 25 settembre mi avvicinerò alla morte di un altro
anno. In simili occasioni tutti fanno festa. Verranno da me sei fanciulle,
ˆ
Mal’ko e la moglie, Valer’jan Michajlovic, Malachovskij e mio cugino
Borja. Sarà una festa tra intimi. Sono commosso fino alle lacrime daiˆ
Suoi futuri auguri. Domenica 26, al Capella si esegue Po proc tenin’i
psalma (Alla lettura di un salmo) di Taneev. Sono già munito di bigliet-
to. Sono molto soddisfatto di questa circostanza. Saluti Sergej Vladimi-
ˆ
rovic da parte mia.
Tante belle cose. Sempre Suo ˆ
D. Šostakovic

P.S. Attendo una Sua lettera.


P.P.S. Mal’ko mi ha detto di averle scritto una lettera, ma che invece di
«Malaja Poljanka» ha scritto «Poljanka». Vorrebbe sapere se è arrivata.

36.
a L.N. OBORIN
Leningrado, 27 settembre 1926
Caro Lëva,
<…> Non ti ho scritto nulla per tanto tempo, poiché ho condotto una
vita assurda. Ora tutto è tornato nella norma. Adesso sto componendo
una sonata. Oggi penso di riuscire ad arrivare alla ripresa, visto che il
pensiero ha ripreso a correre. Ci sono stati dei giorni in cui ero impan-
tanato a metà di una misura e non riuscivo ad andare avanti. Ma adesso
mi è completamente chiaro come devono andare le cose da qui innanzi.
Penso di finire presto. Ti faccio i complimenti per i nuovi pezzi per pia-
noforte. Sono venuti eccezionalmente bene. Dei primi tre mi sono fatto
un’idea precisa da subito, ma per il quarto non è così facile. Ma mi piac-
ciono tutti dal primo all’ultimo. Un opus venuto molto bene. Miša mi ha
scritto che il Persimfans ha suonato il tuo Scherzo, che è riuscito bene
102 1926-1930: Un giovane professionista

e corrispondentemente ai desideri e alle intenzioni dell’autore. Ti faccio


le congratulazioni anche per questo avvenimento. E ancora ti faccio le
congratulazioni per il viaggio nel Caucaso e per il tuo compleanno ap-
pena trascorso. Quanti anni hai compiuto? Miša mi ha scritto che avete
fatto bisboccia quel giorno. Ieri ho festeggiato il mio compleanno
(vent’anni). Abbiamo bevuto, ma poco. La mamma non ama l’ubria-
chezza. Ho ricevuto in regalo molti fiori, un sacco di cose varie e lo spar-
tito del Concerto n. 1 di Prokof’ev. Ora non sto tanto bene. Circa una
settimana fa ho preso un raffreddore e ancora ho la tosse. Non è piace-
ˆ
vole. Ieri ho sentito Po proctenin’i psalma (Alla lettura di un salmo) di
Taneev. Molto bello. Mi è piaciuto tantissimo. La stagione della Filar-
monica che sta per aprirsi promette di essere molto interessante. Se la
stampa non mente, all’inizio di gennaio a Leningrado verrà Sergej Pro-
kof’ev. Mi piacerebbe molto sentire come suona e ho l’ardita speranza
di conoscerlo. Sia come si vuole, è uno dei miei compositori preferiti e
non soltanto tra i contemporanei, ma in generale. Non so se riuscirò a
fare la sua conoscenza. <…> Scrivimi come stai. Bacioni.
Il tuo ˆ
D. Šostakovic

Leningrado poteva permettersi una stagione di concerti al livello di qual-


siasi grande città dell’Europa occidentale. Molto più che a Mosca, la Filar-
monica e il Teatro lirico di Leningrado erano aperti alla nuova musica e
alle nuove idee. Abbandonato il poco gratificante lavoro al cinematografo,
ˆ
Šostakovic ridivenne un avido frequentatore di concerti.
Per quanto riguarda la sua composizione, Dmitrij era stato inizialmen-
te troppo ottimista pensando di riuscire a terminare la propria Sonata nel
giro di qualche settimana; ma ora poté informare Javorskij della sua sod-
disfacente ultimazione. Era stato occupato a preparare la partitura della
Prima sinfonia per il Persimfans che era stato fondato con una concezione
«collettivistica»: vi si faceva a meno del direttore d’orchestra, gli orche-
strali suonavano disponendosi a cerchio e le decisioni sull’interpretazione
venivano prese con una discussione democratica tra gli orchestrali.
ˆ
Šostakovic era anche occupato con l’insegnamento della lettura della
partitura alla Scuola professionale centrale, lavoro con il quale integrava
la borsa di studio e i compensi che riceveva come compositore ed esecuto-
re. (Sua madre, tra l’altro, non era sicura che il figlio fosse un buon inse-
gnante per studenti di livello amatoriale.)
Trascrivere la vita intera 103

37.
a B.L. JAVORSKIJ
ˆ Leningrado, 21 ottobre 1926
Caro Boleslav Leopol’dovic,
non Le ho scritto finora per due motivi. Ho lavorato per terminare la
Sonata e non ci sono stati concerti. Ora non mi son messo a dormire tra
due guanciali, ma sono corso alla posta a comprare le buste.
Ieri alle due e tredici ho scritto l’ultima battuta della Sonata. Inten-
do proprio «scritto». Io considero terminata una composizione soltanto
quando l’ho messa sulla carta. A me pare bella. Non l’ho ancora sotto-
posta a nessun musicista tra quelli veramente validi. Domani alle tre va-
do da Nikolaev, alle otto dal pianista Kamenskij. Gliela mostrerò. Mi
ˆ ˆ
sono accordato con Šcerbacëv di telefonargli oggi a mezzanotte. Ci met-
teremo d’accordo per quanto riguarda la visita ai futuri suoceri. Oggi al
Conservatorio ho incontrato alcuni compagni: Kaufman, Popov (pro-
prio lui),10 Arapov e Bernblit. Gliel’ho mostrata. Hanno approvato. Do-
po averla suonata, ho scoperto che sui tasti c’era del sangue. Ieri sera mi
ero tagliato le unghie cortissime e per questo motivo sanguinava il mi-
gnolo della mano sinistra. Molto sgradevole. Ieri ho fatto la prima lezio-
ne di lettura della partitura alla Scuola professionale centrale. Per ora è
una desolazione. Al pianoforte suonano tutti male, leggono così così e
io non riesco a trattenermi. Mah! chi vivrà vedrà. Esperienza! Fare
esperienza per me è la cosa più importante. Mi ha telefonato ieri Timo-
feev. Ha parlato di Lei in termini molto lusinghieri. Ieri mi è piaciuto
moltissimo il concerto della Filarmonica. Ho sentito un Concerto bran-
deburghese e un Concerto per violino di Bach, il Concerto per violino
ˆ
di Krenek e il Concerto per orchestra di Hindemith. Tutto ciò mi ha
mandato completamente in estasi. Hindemith è un autentico genio. Il
suo concerto è qualcosa di mirabile. Non ho ancora rimesso i piedi sulla
terra. Ha diretto Stiedry, primo violino Alma Moody. L’impressione
che mi ha fatto il concerto di ieri sera non si è ancora dissolta. Tutta la
stagione della Filarmonica è straordinariamente riuscita, un concerto
meglio dell’altro. E c’è anche un sacco di pubblico. È un grande succes-
so e ogni volta al concerto è come una grandiosa festa. Sono molto mol-
to contento. Stiedry è un tipo veramente in gamba. Dirige benissimo. Il
Persimfans non vale una cicca, paragonato a ciò che ho potuto ascoltare
finora. Ho appena finito la Sonata e già comincio a pensare a un Con-
certo per pianoforte. Ne verrà fuori qualcosa?
Quando conta di venire a Leningrado? Mi scriva che cosa con pre-
cisione vorrebbe vedere all’Ermitage e io mi informerò per Lei che cosa
e quando si potrà visitare. Se qualcosa non è esposto, non sarà poi un
104 1926-1930: Un giovane professionista

gran guaio, perché ho un amico, un pezzo grosso all’Ermitage, e lui or-


ganizzerà una visita in qualsiasi momento. Mi informerò su tutto e poi
Le scriverò.
Tante cose belle. ˆ
D. Šostakovic

P.S. Mentre si recava in Germania è passato da Leningrado un mio zio


di Irkutsk.11 Si era fermato a Mosca e lì aveva incontrato il suo amico
Mendel’son. Mendel’son fa il maestro accompagnatore. Ha raccontato
a mio zio che suo nipote (che sarei io) ha ricevuto un premio di 3000
(tremila) rubli. Da chi e perché non fu in grado di spiegare, ma asserì
ˆ
con grande vigore che io (D. Šostakovic) sono possessore di 3000 rubli.
Ecco che dicerie corrono sul mio conto. Non ho mai avuto per le mani
una somma del genere ed ecco… Tra l’altro, non c’è fumo senza arro-
sto. O che questi 3000 non siano altro che i 250 rubli che ho ricevuto
dal Muzsektor (150 in estate e 100 adesso), gonfiati fino a diventare
3000, o che davvero questi soldi mi spettino. Forse Lei potrebbe telefo-
nare a Mendel’son e chiedergli come stanno le cose e dove ha sentito di
questi 3000. Il suo telefono credo Lei lo possa trovare sulla guida. Lo
faccia. Tutto questo è probabilmente una sciocchezza, ma se per caso
non lo fosse?! Le sarei molto grato per questa informazione.
D.Š.

P.S. Mi raccomando, mi dia notizie del Suo arrivo a Leningrado.


ˆ
Un saluto affettuoso a Sergej Vladimirovic.

ˆ
Il 2 dicembre Šostakovic eseguì per la prima volta la Sonata per pianoforte
nella Sala piccola della Filarmonica di Leningrado, in occasione della pri-
ma rassegna di musica da camera della LASM. La seconda esecuzione della
Sonata ebbe luogo il 9 dicembre per il Circolo della musica da camera.12 Il
suo insegnante di pianoforte, Leonid Nikolaev, aveva in merito delle ri-
serve e rilevò acidamente: «E questa sarebbe una sonata per pianoforte?
No, è una sonata per metronomo con accompagnamento di pianoforte».13
ˆ
Nel frattempo Šostakovic doveva dare l’esame di materie politiche per
poter avere la conferma dell’iscrizione al corso di specializzazione in com-
posizione. Ciò rivestiva per lui una grande importanza, visto che essere ac-
cettato al corso gli avrebbe garantito una borsa di studio non disprezzabi-
ˆ
le. Ma dal punto di vista artistico Šostakovic si sentiva sempre più estra-
neo ai suoi insegnanti di Conservatorio. Durante l’autunno cominciò a
studiare per conto suo alcuni compositori occidentali come Schoenberg,
Trascrivere la vita intera 105
ˆ
Bartók, Hindemith e Kr enek i quali, sentiva, lo avrebbero liberato dallo
stile compositivo troppo «tecnico» e «accurato» favorito dai suoi professo-
ri del Conservatorio.
Allo stesso tempo cominciò a studiare più seriamente la tecnica piani-
stica e certamente Nikolaev fu l’unico dei suoi insegnanti al Conservatorio
da lui stimato come musicista. Il 12 dicembre fu uno dei quattro pianisti
solisti in una esecuzione delle Noces di Stravinskij alla Filarmonica. In di-
ˆ
cembre, su sollecitazione di Javorskij, Šostakovic fu invitato a partecipare
al Concorso Chopin a Varsavia. Dmitrij calcolò di avere soltanto trentatré
giorni per preparare il programma, per questo inizialmente nutriva dubbi
sulle sue possibilità di partecipazione. Ma, come lui stesso spiega in una
lettera del 19 dicembre, la curiosità di vedere il mondo ebbe la meglio sul-
la vanità e la paura di fallire ed egli accettò la sfida. «Varsavia: significa
andare all’estero. È terribilmente interessante per me (come per ogni mor-
tale) vedere un paese nuovo.» Javorskij dovette anche placare le paure di
Sof’ja Vasil’evna, la madre di Dmitrij, che gli aveva scritto il 20 dicembre,
ponendogli molte domande pratiche: che cosa doveva indossare suo figlio
durante il concorso? I dottori avevano proibito qualunque indumento che
potesse irritare le cicatrici chirurgiche sul collo. Ciò escludeva tutti gli abiti
formali (frac) con colletto duro. Inoltre, era preoccupata perché alcuni dei
compagni di Dmitrij lo inducevano a bere alcolici, che potevano minare la
sua salute.

38.
a B.L. JAVORSKIJ
ˆ Leningrado, 24 dicembre 1926
Caro Boleslav Leopol’dovic,
sono appena ritornato a casa dall’esame di «metodologia marxista». A di-
re il vero, avrei dovuto sostenere questo esame ieri, ma ieri è accaduto il
seguente episodio. Hanno chiamato noi tutti: Kamenskij, Orlov, Šmidt,
Visnevskij e me. Hanno cominciato a interrogare Visnevskij. Lui ha ri-
sposto non tanto bene. Dopo di lui sono passati a interrogare Šmidt. Gli
hanno fatto la seguente domanda: «Che differenza c’è, dal punto di vi-
sta sociologico ed economico, tra l’arte di Chopin e quella di Liszt?».
Šmidt cominciò a rispondere: «Chopin era un lirico. La sua arte espri-
meva malinconia». Come ha detto questo, io e Kamenskij ci siamo sbel-
licati dalle risa. Abbiamo riso da farci venire un attacco isterico e a lun-
go non siamo riusciti a riprendere il controllo. La commissione ha preso
queste risate come mancanza di rispetto nei suoi riguardi. Ci hanno ri-
volto queste parole: «Voi, compagni, sabotate le prove. Così non va.
106 1926-1930: Un giovane professionista

Noi non vi interrogheremo». Dopo di che un tale, un marxista-chic, mi


ha chiesto: «Ha letto il libro di Plechanov sull’arte?». «No.» «Ha letto
ˆ ˆ
il libro di Lunacarskij sulla musica?» «No.» «Ha letto Cemodanov?»
«No.» «In questo caso non stiamo neanche a interrogarla.» Dopo di che
il marxista-chic ha detto, rivolgendosi alla commissione: «Certo, se gli
faccio una domanda sulle cause sociali del sistema del temperamento
equabile in Bach o sul groviglio timbrico di Skrjabin, non risponde di
sicuro». «Garantito, che non risponde» ha detto la commissione. Dopo
di che mi hanno detto: «Può andare, compagno». Io, da stupido, sono
uscito. Poi mi sono reso conto che non mi era stata fatta nessuna do-
manda. Ho atteso la fine degli esami e mi sono rivolto al segretario della
ˆ
commissione, il compagno Grincenko chiedendo con insistenza che mi
ˆ
esaminassero. Il compagno Grincenko lo ha promesso e oggi sono an-
dato e ho risposto a tutte le domande. Inoltre, ho chiesto che la com-
missione s’impegnasse a riesaminare Šmidt, poiché la ridarella mia e di
Kamenskij aveva influito negativamente sulle sue risposte. Hanno ac-
consentito. Hanno rifatto l’esame a Šmidt e ha risposto bene. Mi pare
di aver risposto bene anch’io.
Aspetto ancora una lettera da Lei. Alle tre di solito ci portano la po-
sta. Magari arriverà anche una Sua lettera. Ho tanto desiderio di passare
il corso di perfezionamento. Non vorrei che mi bocciassero.
Voglio assolutamente andare a Varsavia. Ho già imparato per tre
quarti due movimenti del Concerto in Mi minore, la Ballata n. 3, la
Mazurca in La minore e due Notturni. Mi è rimasto da studiare sol-
tanto il terzo movimento e (maledetti) due Preludi (in Fa diesis mi-
nore e Si bemolle minore) e un paio di Studi. Spero di farcela. Se non
ce la faccio, non vado. Ecco tutto. Ma sono convinto che verso il 14
del mese sarà tutto pronto, se non al 100 per cento, almeno al 90 o al
95 per cento. Il 23 tutto sarà pronto al 100 per cento (tenendo pre-
senti le mie capacità musicali). Sono molto stanco. Mi scriva, la pre-
go, come potrebbero essere le condizioni per sostenere il perfeziona-
mento a pagamento. Non vorrei che non mi passassero. Sarebbe ter-
ribile. Non telefoni a Kubackij, perché gli ho scritto e ho ricevuto ri-
sposta. La Sonata la suonerò due volte. Ci vedremo presto. Sarò a Mo-
sca, al più tardi, il 5 gennaio. Può darsi che venga anche prima; dipende
dalla velocità con cui il Quartetto Stradivari14 mi manderà i soldi per il
biglietto. Avrei voluto venire prima, perché devo andare per un giorno
a Ivanovo-Voznesensk, ma occhio! Questo è un segreto. Del viaggio a
Ivanovo-Voznesensk non deve sapere nulla neppure un’anima, com-
presi i miei parenti e anche tutti gli altri «amici» (Kvadri & Co). Può
Trascrivere la vita intera 107

darsi che io arrivi il 3. Dalla stazione verrò da Lei, lascerò le mie cose
e il giorno stesso vado a I.-Voznesensk.
Il 5 sarò ufficialmente a Mosca, ma per il 3 nessuno sa del mio arrivo.
Tante cose belle. ˆ
D. Šostakovic

Attendo da Lei una lettera su Varsavia e sul perfezionamento.

1927

L’anno iniziò in un turbine di attività connesse con la preparazione per il


ˆ
Concorso Chopin. In precedenza Šostakovic aveva suonato pochissimo Cho-
pin e aveva soltanto una Ballata nel suo repertorio. La sua capacità di resi-
stenza doveva essere messa alla prova nell’imparare molto rapidamente i
brani obbligatori per il concorso: la Polonaise in Fa diesis minore op. 44, i
Preludi in Fa diesis minore e Si bemolle minore (dall’op. 28), la Ballata in
ˆ
La bemolle maggiore op. 47. Inoltre, Šostakovic scelse come brani liberi gli
Studi in Do diesis minore op. 40 e in La bemolle maggiore op. 25 n. 1, come ˆ
pure vari Notturni e Mazurche e il Primo concerto. Il 9 gennaio Šostakovic
si esibì a Mosca in un concerto delle sue opere per l’Associazione per la mu-
sica contemporanea. Egli eseguì la sua Sonata e furono anche eseguiti due
brani dell’Ottetto. Il 14 i cinque candidati sovietici suonarono il proprio
programma per il concorso nella Sala grande del Conservatorio. Oltre a
ˆ
Šostakovic , gli altri pianisti scelti a rappresentare il paese a Varsavia erano
Lev Oborin, Gregorij Ginzburg, Jurij Brjuškov (di Mosca) e Isaak Švarc di
Leningrado. Lontano da casa per un tempo così lungo e con così tante diffi-
cili sfide da affrontare, Dmitrij doveva anche placare le ansietà della madre
che si preoccupava della sua salute, della mancanza di soldi e inoltre della
cattiva influenza degli amici moscoviti, in particolare di Miša Kvadri.

39.
ALLA MADRE
Mosca, 15 gennaio 1927
Ebbene, mammina: vittoria!!! Ma racconterò tutto dall’inizio. L’altro ie-
ri alle due di pomeriggio alla Rosfil15 era indetto il sorteggio. Alla Rosfil
ho incontrato Mal’ko, che è venuto qui per un paio di giorni per faccen-
de della Filarmonica. Sono stato molto contento di averlo visto. È stato
108 1926-1930: Un giovane professionista

piacevole incontrarlo in un momento difficile della vita. Abbiamo chiac-


chierato un po’. Dopo, quando tutti erano riuniti, eccetto Švarc, è inizia-
to il sorteggio… Brjuškov ha tirato il n. 3 <…> Ginzburg il n. 1 <…>
Oborin il 4, quarto ha tirato Mal’ko per Švarc il n. 5, per ultimo io, il 2.
Infine, è arrivato il giorno di ieri. Prima del concerto sono andato da
Rajskij <…> che vive nel Conservatorio e da lui ho suonato su un mera-
viglioso Bechstein. Così non mi è toccato arrivare al Conservatorio dopo
un viaggio al freddo. Da Rajskij mi sono scaldato, ho fatto esercizio e so-
no andato in camerino ad ascoltare Ginzburg. Di lui avevo sentito che
era un virtuoso di prima classe ecc. Ma era solo campanilismo moscovita.
Ginzburg ha suonato molto male. Non solo nei suoi pezzi non c’era nean-
che uno iota di Chopin, ma steccava come l’ultimo degli studenti <…>
Confesso che ho ripreso animo. In questo caso, pensavo, almeno a suo-
nare peggio di tutti non sarò io. Ha finito di suonare Ginzburg, c’è stato
un intervallo di dieci minuti… Esco io. All’inizio avevo un po’ fifa, poi
ho dimenticato tutto e ho iniziato a suonare. Subito dopo la Polonaise,
che ho suonato come primo pezzo, ci sono stati applausi. Hanno applau-
dito dopo entrambi i Notturni, gli Studi e le Mazurche. Nei Preludi ho
steccato. Ho finito con la Ballata. Il successo ha superato ogni mia aspet-
tativa. Uscivo a ringraziare, andavo a fumare in camerino, finivo di fuma-
re e di nuovo a ringraziare, e così via. In camerino è accorso Javorskij e
ha detto che era andata benissimo e che era contento (questo me l’ha sus-
surrato all’orecchio) che non gli avessi fatto fare brutta figura. Poi mi ˆ
hanno raccontato che se ne andava per la sala a dire a tutti «Šostakovic
ˆ
è un mio protégé» e «Tutti voi dovreste essermi grati per Šostakovic, vi-
sto che sono io ad averlo portato» ecc. Mi hanno fatto le congratulazioni
proprio tutti. Igumnov, Gol’denvejzer e gli altri mosmusicisti.16 Tutti
estasiati. È piaciuto perfino a Jurij Kostrikin. Oggi andrò a fargli visita.
Dopo di me ha suonato Brjuškov. Aveva cominciato benissimo. Ma poi
nel Preludio ha preso una tale cantonata, che poi non ha più suonato be-
ne. Oborin ha suonato splendidamente. Io stesso non mi aspettavo da lui
una tale agilità. Si sta rivelando in lui una grande maestria e un’ottima
tecnica <…> Il Preludio l’ha suonato mirabilmente, ricevendo un’ova-
zione di tutta la sala. Quando è stato il turno di Švarc sono andato via,
poiché ha cominciato a suonare a mezzanotte. Il maggiore successo è sta-
to accreditato a me e a Oborin, come c’era da aspettarsi. Ecco, per ora è
tutto. Ora vado all’Associazione pansovietica per gli scambi culturali
con i paesi esteri per parlare dei passaporti e del viaggio. Dopodomani
all’Accademia delle Belle Arti tutti noi suoniamo per l’Ambasciata po-
lacca. Il viaggio è definitivamente fissato per il 21. Bacioni a tutti. ˆ
D. Šostakovic
Trascrivere la vita intera 109

I concorrenti arrivarono a Varsavia il 22 gennaio e furono ospitati all’Ho-


tel Victoria. Dmitrij si ammalò per un attacco di appendicite, cosa che tac-
que nelle lettere a casa (ma ne diede completo rendiconto a Javorskij).
Nondimeno, riuscì a suonare; evidentemente diede buona prova di sé, ar-
ˆ
rivando alle finali. Šostakovic era ambizioso e avrebbe voluto essere tra i
vincitori, ma i suoi occhi erano ben aperti sugli intrighi del concorso. La
delusione per non aver ricevuto il premio era in qualche modo mitigata
dalla possibilità, a lungo accarezzata, di andare a Berlino.

40.
ALLA MADRE
Varsavia, 24 gennaio 1927
Mammina mia cara,
sono arrivato benissimo e qui vivo splendidamente. Devo suonare mer-
coledì o giovedì. Oborin ha già suonato oggi e ha suonato molto bene.
Domenica 23 c’è stata l’audizione di quattro persone. Tutti hanno suo-
nato così così. Ma del concorso scriverò dettagliatamente quando finirà.
Ho una gran paura, ma la prendo con filosofia. La giuria è esclusiva-
mente polacca. Prendono parte al concorso diciassette polacchi e circa
quattordici stranieri. Molti non sono venuti, si son persi d’animo.
Varsavia è una città magnifica. Quando finirò di suonare consacrerò
un giorno a visitare i luoghi interessanti. La vita qui non è cara e natu-
ralmente i soldi basteranno anche per Vienna e per Berlino, dove io e
Oborin intendiamo proprio andare.
L’accoglienza da parte dell’Ambasciata è ottima. Andiamo a eserci-
tarci dall’ambasciatore. Ha un ottimo Bechstein e lui stesso ci tratta be-
nissimo e ci ha offerto di suonare dalle dieci alle dieci. Anche il viaggio
è stato stupendo. Siamo andati fino a Stolbcy in un vagone internazio-
nale. Non puoi immaginarti quanto sia comodo. Abbiamo dormito be-
nissimo e, cosa più importante, ci si può lavare con acqua calda, fredda
e tiepida. È tutto pulito e con tutti i comfort. Alla stazione ci hanno ac-
colto i rappresentanti dell’Ambasciata, ci hanno accompagnato in al-
bergo in macchina. Noi quattro occupiamo due camere. In una stiamo
io e Oborin, nell’altra Brjuškov e Ginzburg. Le camere sono molto bel-
le. Pranzo, colazione, tè, caffè, bagno e altre comodità. C’è solo una co-
sa che non va: le sigarette qui sono decisamente più care che in Russia.
Tutto il resto va bene… All’Ambasciata mi sento come in Patria. Le
persone sono tutte squisite. Per il concerto mi hanno trovato a spese
dell’Ambasciata lo smoking e la camicia con il colletto floscio.
110 1926-1930: Un giovane professionista

Per ora sono sicuro di me stesso. Il successo riportato a Mosca mi ha


molto incoraggiato. Ma naturalmente tutto può accadere e ti consiglio
di non amareggiarti, dovesse anche essere un insuccesso.
Bacioni a tutti.
Il vostro affezionato
D. Šostakovic

41.
a B.L. JAVORSKIJ
ˆ Varsavia, 27 gennaio 1927
Caro Boleslav Leopol’dovic,
Le scrivo soltanto ora, a cose ormai più o meno finite. In primo luogo,
le annuncio che siamo arrivati bene. Sono venuti a prenderci alla stazio-
ˆ
ne i compagni Popov e Grigorovic della rappresentanza diplomatica e
ci hanno accompagnato all’Hotel Victoria. Avendo in qualche modo
fatto in tempo a cambiarci, siamo corsi alla scuola «Chopin» per il sor-
teggio. Ginzburg ha estratto il numero 1. Noi allora ci siamo impuntati e
abbiamo chiesto di cambiare, visto che il concorso doveva cominciare il
giorno dopo alle dodici. Ginzburg ha fatto cambio con qualcuno ed è
passato al ventiduesimo posto. Oborin ha estratto il numero 11, Brjuškov
il 19 e io il 30. Durante tutta questa procedura, a me ha cominciato a far
male la pancia. Dopo siamo andati all’Ambasciata e siamo tornati a ca-
sa. Al mattino mi sono svegliato con un gran mal di pancia. Ma, nono-
stante ciò, sono andato alla cerimonia di apertura del concorso. Duran-
te l’infuocato discorso di non-so-più-chi i dolori sono aumentati a tal
punto che sono corso a casa, mi sono svestito e coricato. E il dolore: un
crescendo. Incidentalmente mi sono tornati in mente i miei compagni
partecipanti al concorso e mi sono offeso perché nessuno di loro mi era
accanto. Ginzburg mi aveva visto andare via e aveva sentito come mi la-
mentavo del male.
Rimasi coricato un paio d’ore, poi cominciai a vestirmi, con la ferrea
determinazione di mandare qualcuno a prendermi dell’olio di ricino.
Mentre mi infilavo i pantaloni, si udì bussare alla porta ed entrò Popov.
Pensi un po’! A nessuno dei miei cari compagni è venuto in mente di in-
formarsi come stavo e invece Popov è corso da me. Non me ne dimenti-
cherò mai. Mi chiese che cosa avevo e, saputo che volevo prendere l’olio
di ricino, disse che non dovevo farlo e che bisognava andare da un dot-
tore. Mi portò alla sede diplomatica a casa del compagno Kenig, presi-
dente del Comitato cittadino. Stavo male da morire. Kenig e la moglie mi
misero immediatamente a letto e mandarono a chiamare il medico.
Trascrivere la vita intera 111

Arriva il dottore, mi tasta il ventre, guarda la lingua, controlla il polso,


misura la temperatura e dichiara: «Appendicite! Sissignore!». Se ne va (il
dottore) dopo aver prescritto qualche polverina. Ma la pancia continua a
far parecchio male. Dopo mezz’ora portano le polverine e, dopo averle
prese, vomito nel giro di tre minuti. Il compagno Kenig dice che è una
buona cosa e che presto mi sentirò meglio. Mi dà da bere dell’acqua e su-
bito vomito di nuovo. Ho vomitato sei o sette volte. Ma non mi sono sen-
tito meglio. Anzi, stavo sempre peggio. Alla fine, ritorna il medico. Si in-
digna perché io, per vomitare, salto giù dal letto e corro al gabinetto. Di
conseguenza, mi spoglio del tutto e mi corico. Prima mi ero tolto soltanto
la giacca e gli stivali. La moglie di Kenig mi porta una bacinella.
All’improvviso scoppio a piangere. Piango, piango senza fine. Tutti
cercano di calmarmi eccetera eccetera. Popov mi mette sulla pancia una
compressa e mi calmo un pochino. Ancora adesso non posso rammen-
tare questa vicenda senza commuovermi moltissimo. Si sono comporta-
ti con me in un modo così toccante! Dopo di che vennero a trovarmi i
miei amati compagni. Quando sono arrivati, stavo di nuovo vomitando.
Poi scese la notte. Dormii piuttosto bene e al mattino mi sentivo discre-
tamente. Venne il dottore e mi prescrisse di stare a letto tutto il giorno.
Rimasi a letto fino alle cinque e poi mi alzai. Ecco che arrivano tutti e
tre i cari compagni e raccontano che Oborin ha già suonato, e ha suo-
nato splendidamente.
Dopo, è filato tutto liscio. Il giorno successivo è comparsa una recen-
sione sul Kurier Poranny, in cui Oborin era proclamato eroe del giorno.
Lo stesso giorno ha suonato Brjuškov. Ha suonato «splendidamente». Il
terzo giorno ha suonato Ginzburg; sulla recensione «Brjuškov è l’eroe
del giorno». Oggi ho suonato io; sulla recensione «Ginzburg è l’eroe del
giorno». Chi ci sarà domani, non lo so.
Ora parliamo dei cari compagni. Oborin non l’ho sentito, ma secon-
do i racconti di conoscenti dell’Ambasciata ha suonato brillantemente
e ha «strappato applausi». Brjuškov l’ho sentito. Ha suonato esattamen-
te come a Mosca: ha eseguito con precisione e senza stonature soltanto
il Preludio in Si minore. Ginzburg ha suonato meglio che a Mosca. Sia
Brjuškov che Ginzburg hanno ottenuto molti applausi. A proposito: il
pubblico applaude a ogni pezzo ma richiama in palcoscenico non più di
una volta. Anch’io sono stato applaudito come si deve. In modo parti-
colarmente caloroso dopo lo Studio in Do diesis minore.
Dettagliatamente. Ho cominciato con la Polonaise che qui suonano
tutti in chiusura. Dopo di che mi hanno applaudito assai. Mi è toccato
inchinarmi. Hanno applaudito anche dopo ogni Notturno. Hanno ap-
plaudito lungamente, tanto che ho dovuto alzarmi e inchinarmi. Dopo
112 1926-1930: Un giovane professionista

il Preludio in Fa diesis minore hanno applaudito tantissimo; dopo quel-


lo in Si minore, anche. Un mio conoscente mi ha riferito che Szpinalski
(che aveva suonato subito prima di me) ha suonato questo preludio in
cinquantuno secondi. Io l’ho suonato in quarantasette. Nello Studio in
La bemolle maggiore hanno applaudito dopo gli arpeggi: e avevano ra-
gione. Mi pare di essere riuscito a dare la giusta impressione con questo
studio. Dopo quello in Do diesis minore mi sono alzato e inchinato due
volte. Dopo la Ballata hanno applaudito moltissimo. Mi hanno richia-
mato una sola volta, poi si sono quietati.
In camerino, tutti si complimentavano, ma me la sono squagliata su-
bito. Tutti i concorrenti erano stati invitati a «trascorrere la serata» dal
principe Czetvertyński. Ci siamo andati. Una noia da morire. Tra l’altro,
i miei cari compagni si sentivano a proprio agio e conversavano con gli
appassionati d’arte. Io sbuffavo, sbuffavo, non sopportavo l’ostentazio-
ne grossolana, i baciamano, lo scalpiccìo di piedi, i lacchè in frac, la cena
à la fourchette, cioè in piedi accanto al tavolo; non reggevo più e me ne
sono andato.
Adesso sono in albergo, nella mia stanza, filosofeggiando sulla pro-
babilità o meno di rientrare tra gli otto (o sei) prescelti per i concerti. Il
concorso finisce domani. Domani la giuria (solo polacchi, non è una giu-
ria internazionale) sceglierà tra tutti otto o sei persone e sabato e dome-
nica si suoneranno i Concerti per pianoforte e orchestra. Dopo di che tra
questi otto (o sei, non lo so con precisione) tre saranno i premiati.
Sono contento di me stesso. Ho suonato, dimenticando tutto il mon-
do, in modo ispirato, come si usa dire. Domani saprò se sono entrato
nel numero degli otto. Se non sarà così, domenica tornerò in URSS. I sol-
di non mi basterebbero per andare a Berlino e a Vienna e sarei anche di
cattivo umore. Dalla Scuola professionale sono in vacanza fino al 15
febbraio. Di conseguenza, potrò riposare e riprendere il lavoro con for-
ze raddoppiate eccetera eccetera.
Per amor del cielo, non dica a nessuno che ho l’appendicite. Se lo
viene a sapere la mamma, impazzirà per la preoccupazione. Le farò
omaggio di questa bella notizia al mio ritorno a casa.
Le stringo la mano. ˆ
D. Šostakovic

P.S. In ogni caso, La ringrazio di aver posto la mia candidatura al con-


corso. Ho conosciuto la stupenda città di Varsavia e delle persone me-
ravigliose, come Vojkov,17 i Kenig, i Popov (in particolare, mi sono mol-
to affezionato a lui. Sua moglie è molto gentile) e così via.
ˆ
Saluti a Sergej Vladimirovic.
Trascrivere la vita intera 113

42.
ALLA MADRE
Varsavia, 1° febbraio 1927
Mammina mia cara,
il concorso è ormai terminato. Risultati: 1° premio Oborin; 2° Szpinalski,
3° Etkina, 4° Ginzburg.
Io sono rimasto fuori. Non sono affatto amareggiato: quel che è stato,
è stato. Il programma l’ho eseguito egregiamente e con grande successo.
Sono stato inserito nel novero degli otto che suoneranno in concerto con
l’orchestra. Al concerto ho suonato in modo particolarmente soddisfa-
cente e tra gli otto prescelti ho avuto il successo maggiore, addirittura più
che a Mosca. Mi hanno accolto con un’ovazione entusiastica e congedato
con una ancora più entusiastica. Tutti mi hanno fatto le congratulazioni e
hanno detto che per il primo premio c’erano due candidati: Oborin e me.
Inoltre, dei pianisti sovietici hanno detto e scritto che sono andati meglio
di tutti gli altri. E che se qualcuno si meritava tutti e quattro i premi, era-
vamo noi. Ciò non di meno la giuria, «a malincuore», ha deciso di attribui-
re il primo premio a un russo, lo hanno assegnato a Lëva. L’attribuzione
degli altri premi ha suscitato completo sconcerto nel pubblico. Io ho ri-
cevuto un diploma d’onore. Maliszewski, che leggeva l’elenco dei premi,
ha dimenticato di leggere il mio cognome. Allora tra il pubblico si sono
ˆ ˆ
sentite delle voci: «Šostakovic, Šostakovic!» e sono scoppiati degli ap-
plausi. Allora Maliszewski ha letto il mio cognome e il pubblico è partito
con un’ovazione entusiastica per me, alquanto provocatoria. Non rattri-
starti. Ora è qui l’impresario con cui sto discutendo i concerti. Andrò a
Berlino la prossima settimana. Sabato 5 darò un concerto a Varsavia.
Bacioni. Il vostro
Mitja

Da’ un bacio da parte mia a Zoja e Marusja. Ho tanta nostalgia. Ma a


Berlino ci resterò poco e da lì verrò subito a casa.

43.
ALLA MADRE
Berlino, 8 febbraio 1927
Mia cara mammina,
anche a distanza sento come sei addolorata per il tuo sfortunato figliolo.
E, cosa più importante, sento che è tutto inutile. Ora ti descriverò tutto il
concorso e le mie impressioni. Naturalmente, soprattutto, scriverò di me.
Quando sono andato al concorso, non contavo nemmeno di entrare nel
114 1926-1930: Un giovane professionista

numero dei primi otto prescelti. Quando sono entrato tra i finalisti, ho co-
minciato a pensare al terzo premio. Vedi, come avevo fatto bene i conti.
Un membro della giuria, che provava per me molta simpatia, mi ha rac-
contato questo. I premi dovevano essere determinati in base al punteggio
ricevuto da ogni pianista. Oborin aveva ottenuto 166 punti, Ginzburg 165
e io 163. In verità ciò mi ha un po’ amareggiato, perché avevo suonato me-
glio di Ginzburg, ma va bene anche così, penso. Il risultato assolutamente
inatteso mi ha gettato dapprima nello sconforto, ma, come ho saputo,
hanno deciso che non era possibile dare tutti e tre i premi ai russi e hanno
dato il secondo premio al polacco Szpinalski (149 punti) e il terzo alla po-
lacca Etkina (141 punti) e per evitare che la cosa fosse troppo indecente
hanno istituito un quarto premio e l’hanno dato a Ginzburg. Sia il pubbli-
co che la stampa ci avevano, a noi russi, riservato troppa attenzione. Ma
questo non raccontarlo a nessuno, perché ho dato la mia parola.
Sabato io e Oborin abbiamo dato un concerto. Ho suonato l’Appas-
sionata, la mia Sonata, tre Studi e la Ballata n. 3 di Chopin. Il successo
è stato colossale. A proposito, hanno applaudito un sacco dopo la mia
Sonata. Il compenso era di 1000 zl oty ovvero 111 dollari. Dei soldi che
avevo mi erano rimasti ancora 40 dollari, quindi ho deciso di andare a
Berlino. Ho convinto Oborin a venire anche lui. Lui parla la lingua, an-
che se malissimo. Berlino è una città magica. Non avrei mai potuto im-
maginarmi una cosa simile <…> Mi sarebbe piaciuto anche andare fino
a Vienna <…> Da Varsavia ho portato: 1) un grande successo di pub-
blico, 2) un monte di recensioni di ogni tipo.
La cosa che chiedo a tutti voi è che non vi amareggiate. Io sono al-
legro e contento e non so di alcun insuccesso.
Il vostro affezionato
Mitja

ˆ
Mentre era a Berlino Šostakovi c ebbe una «visione ispiratrice» sulle sue
composizioni. «Ho concepito gli Aforismi mentre andavo a letto una notte
all’inizio di febbraio, a Berlino. In quel periodo pensavo spesso a una certa
legge di natura e ciò mi diede lo stimolo a comporre gli Aforismi, che sono
guidati da un’unica idea. Quale sia questa idea non voglio svelarlo adesso.
Ho iniziato a comporli al mio ritorno a Leningrado e ho scritto i dieci bra-
ni tutto d’un fiato. Lo stadio preparatorio del lavoro è durato un mese
<…> e ho vissuto in uno stato di intensa eccitazione emotiva per l’intero
mese.»18 Fu su suggerimento di Javorskij che intitolò questa suite di brevi
ˆ
brani per pianoforte Aforismi op. 13. Tornato a Leningrado Šostakovic si
lamentava della solitudine e nelle sue lettere accennava a varie infatuazio-
Trascrivere la vita intera 115

ni non ricambiate. Certamente non era intenzionato a vivere una vita da


eremita. Tra le impressioni più forti di questo periodo ci furono i concerti
dati da Prokof’ev nella sua prima visita in Unione Sovietica dopo l’espa-
trio (in effetti Prokof’ev si teneva aperta la via del ritorno, vivendo a Pa-
ˆ
rigi con la cittadinanza sovietica). Il 20 febbraio 1927 Šostakovic suonò la
Sonata per pianoforte davanti a Prokof’ev durante una serata organizzata
ˆ ˆ
nella casa di Šc erbac ëv per i giovani compositori di Leningrado. Fu esegui-
ta per prima una composizione di Joseph Shillinger, «un brano complicato
e non interessante» annota Prokof’ev. «La seconda persona a suonare»
continua «è un giovanotto, non solo compositore, ma anche pianista. Mi
dà lo spartito e suona risolutamente, a memoria <…> è tanto più vivido
e interessante [di Shillinger] che sono ben felice di cominciare a lodare
ˆ ˆ
Šostakovic . Asaf’ev ride di me, dicendo che Šostakovic mi piace tanto, per-
ché il primo movimento è chiaramente influenzato da me»19.

44.
a B.L. JAVORSKIJ
ˆ Leningrado, 25 febbraio 1927
Caro Boleslav Leopol’dovic, ˆ
stanotte alle tre è morto un mio zio materno, Jakov Vasil’evic Kokoulin.
Era già malato da circa un anno, soffriva spaventosamente ed è morto.
Forse è meglio così. A noi questo avvenimento ha lasciato dolore e la-
crime. La mamma è completamente stremata. Adesso c’è da noi nostra
cugina Olja, di quattro anni, e piange. Mi fa tanta pena.
Come può constatare, sono arrivato bene. La sera sono andato al con-
certo di Prokof’ev. Ho sentito l’Ouverture per 17 strumenti.20 Non mi è
piaciuta. Poi ha suonato il Concerto n. 2. Ha suonato splendidamente. Il
Concerto è bello come raramente capita. Poi c’era la Sinfonia classica, la
cui gavotta è stata bissata, infine la suite dall’Amore delle tre melarance.
Nell’intervallo Mal’ko (dirigeva lui) mi ha presentato a Prokof’ev. Mi
aspettavo di meglio, cioè lui non mi è piaciuto tanto quanto mi sarei aspet-
ˆ ˆ
tato. L’indomani sera, da Šcerbacëv si è riunita la confraternita dei com-
positori. C’era anche Prokof’ev con la moglie. Abbiamo esibito le incredi-
bili profondità delle composizioni di Leningrado. Anch’io mi son fatto
onore con la mia Sonata. Prokof’ev l’ha ascoltata fino alla fine e mi ha chie-
sto di suonare l’inizio più lentamente, perché – dice – non ha capito niente.
ˆ
Parlando con Nikolaev ho saputo che a S[ergej] S[ergeevic]21 la Sonata
era piaciuta. Soprattutto l’inizio. Il lento l’ha trovato stiracchiato e il finale
confuso. Ho assistito anche a una Klavierabend. Ha suonato la Sonata n. 2
e la Sonata n. 4, i Skazki staroj babuški (I racconti della vecchia nonna) e i
116 1926-1930: Un giovane professionista

valzer di Schubert per due pianoforti. Ha diretto Kamenskij. Ha suonato


splendidamente. Se incontra S.S. a Mosca, lo saluti da parte di uno dei tan-
ˆ
ti compositori di Leningrado: Šostakovic, che lui ha completamente affa-
scinato con la sua musica e il suo tocco. Ieri ho scritto un articolo per il
giornale Žizn’ iskusstva (La vita dell’arte) e oggi l’ho portato alla redazione.
La storia dell’articolo è questa. L’anno scorso, a novembre o dicembre,
dalla redazione mi è arrivato un questionario con domande tipo: come
considera la musica contemporanea dell’Occidente e dell’URSS ecc. Non
mi decidevo mai a farlo e soltanto ieri l’ho scritto. Ho scritto dei composi-
tori moscoviti, di quelli di Leningrado, di Krjukov, Knipper, Polovinkin,
Borchman22 e di Mjaskovskij, del settore musicale del GIZ e di altro. Quan-
do uscirà l’articolo, glielo manderò. Penso che Lei mi sgriderà ben bene.
Ma che fare? Ben mi sta. La prossima volta sarò più accorto, ma almeno
una volta nella vita mi sarò espresso schiettamente. E succeda quel che de-
ve succedere. È garantito che si rovineranno i rapporti con molte persone.
E anche, diciamo così, la carriera. Mal’ko e Chais progettano di organizza-
re in marzo una Klavierabend per me e Oborin insieme. A Leningrado è
arrivato Coates.23 Significa che ascolterò Kitež in una splendida esecuzio-
ne. Inoltre è accaduta ancora un’altra cosa, ma che resti tra noi. Una certa
fanciulla, con un cognome altisonante, desidera sposarmi, ma, consideran-
do alcune difficoltà che sorgerebbero da un tale passo (ricerca di una ca-
mera, acquisto di un fornello a petrolio ecc.), mi ha proposto di diventare
suo marito illegittimo. Come si suol dire, scaccia la natura dalla porta e
quella rientra dalla finestra. Rimugino sempre su come fare a liberarmene,
ma non riesco a escogitare nulla. Forse Lei ha qualcosa da suggerirmi?
Suvvia! Se il consiglio sarà praticabile, lo terrò in considerazione e lo porrò
in atto. Che mostruosità! Sono un uomo infelice: non soltanto non ho rice-
vuto il premio, ma devo anche trovare i mezzi per acquistare il fornello; non
soltanto il fornello non lo si comprerà, ma mi tocca fare il marito illegittimo,
per giunta ho anche scritto quell’articolo. Che orrore! L’11 la Filarmonica
organizza una serata di otto studenti di Nikolaev: Kamenskij, Savšinskij,
ˆ
Švarc, la Judina, Šmidt, Renzin, Sofronickij 24 e Šostakovic. Il 18 si presume
che si ripeterà questo concerto a Mosca. Di conseguenza verrò a Mosca e
spero di vederla. Forse mi permetterebbe, se non Le è troppo scomodo, di
fermarmi da Lei. Non posso ancora dimenticare come Lei mi ha accolto al
mio ritorno da Berlino. Mi è addirittura venuto un attacco di pianto, da
Lei, ma mi sono trattenuto. Ma poi mi è successo di nuovo il 23 febbraio
a casa. Non mi sono trattenuto. Be’, mi sia giudice Iddio.
Le mando un forte abbraccio e attendo una lettera. ˆ
ˆ D. Šostakovic
P.S. Saluti a Sergej Vladimirovic.
Trascrivere la vita intera 117

45.
a B.L. JAVORSKIJ
ˆ Leningrado, 6 marzo 1927
Caro Boleslav Leopol’dovic,
l’unico motivo per cui non mi offendo per il Suo silenzio è che penso
che Lei sia molto occupato e non abbia tempo. Benché, naturalmente,
per scrivere una lettera ci vogliono maximum venti minuti, ma penserò
che Lei non ha nemmeno quelli. Proprio ora ho composto il quarto mo-
vimento della mia Suite. Si chiama elegia. In tutto sono quattro. Signi-
fica che un terzo della Suite è scritto. 1° recitativo, 2° serenata, 3° not-
turno e 4° elegia. Da questi titoli si può pensare che io sia «sprofondato
nella malinconia». Tutti questi brani sono insolitamente brevi. Cioè,
l’elegia consiste di otto misure e il notturno di una. Tra l’altro il nottur-
no, nonostante la sua unica misura, è il più lungo di tutti. Il più corto è
il recitativo. Trentatré secondi. Non mi aspetto lodi per questi brani.
Ma mi dispiacerebbe non sentire una lode da Lei. Sarebbe il primo se-
gno del «divergere dei nostri caratteri». Sono ben lungi dal pretendere
ammirazione per le mie composizioni precedenti, ma se la Suite non Le
piacerà, sarà per me un dolore.
Ma qualche divergenza di carattere non è cosa così terribile. Non è
il caso di averne paura. E non ho paura.
Sono molto solo. La mamma lo spiega con la «villania» del mio ca-
rattere, cioè la villania consiste in un’eccessiva franchezza nell’esprime-
re giudizi su chi mi sta vicino. Per es., poco tempo fa è venuto da me un
mio compagno. Si cominciò a parlare di questo e di quello. Quando fu
pronunciata la parola «Asaf’ev», dissi che Asaf’ev è la persona più vol-
gare che io conosca. La mamma non so perché si offese terribilmente
per via di Asaf’ev e mi sgridò. Per altro, so perché mi ha sgridato. Alla
mamma avevano mostrato, in mia assenza, un qualche giornale tedesco,
nel quale c’era un articolo, a firma Igor’ Glebov 25 in cui era citato, con
espressioni lusinghiere, il mio cognome. Il cuore materno è tale che
qualsiasi «attenzione» riservata al figlio è apprezzata.
Per quanto riguarda i lacci con cui Imeneo ha cercato di legarmi
posso annunciarle quanto segue. Ho ricevuto poco tempo fa una lettera
in cui invece di amore si offre «amicizia eterna», se ho capito bene il
contenuto della lettera, che era scritta in modo assai nebuloso.
Ieri ho sentito Kitež diretta da Coates. In alcuni punti della parte di Fe-
vronija per poco non mi sono messo a piangere. E la scena in cui la città di
Kitež si avvolge di nebbia, ancora adesso mi fa venire i brividi. Il Combat-
timento presso Kerženec è la scena in cui l’esecuzione completa risalta me-
glio, rispetto all’esecuzione sinfonica. Le ho già scritto di aver scritto un
118 1926-1930: Un giovane professionista

articolo per Žizn’ iskusstva. All’inizio il mio articolo era scritto in modo
molto duro, ma… il redattore l’ha ammorbidito sempre di più. Ma co-
munque il senso dell’articolo è rimasto. Or ora è passato un momento di
qua un compagno e mi ha allontanato per un po’ dalla lettera. Gli ho suo-
nato i quattro movimenti della Suite e abbiamo parlato dell’influenza cor-
ruttrice della borghesia. Mi ha messo di malumore e pertanto concludo.
Con affetto ˆ
D. Šostakovic

P.S. Se Lei avesse la possibilità di organizzare a Mosca, non prima del 6


aprile, una Klavierabend, sono pronto. Il programma potrebbe essere:

Iparte
Beethoven Sonata op. 57 (Appassionata)
ˆ
Šostakovic Sonata
Prokof’ev Sonata n. 3

II parte
Liszt:
Sonata Da una lettura di Dante
Funeraill
Glockenreigen
Waldesrauschen
Canzone
Gondoliera
Tarantella

Mi scriva; se c’è la speranza di organizzare questa Klavierabend, la pre-


parerò molto seriamente.26 ˆ
I miei migliori saluti a Sergej Vladimirovic.

P.S.S. Continuo a ricordare come Lei mi ha accolto l’ultima volta.

In marzo la Sezione propaganda (Agitotdel) del Dipartimento della mu-


ˆ
sica dell’Editrice di Stato commissionò a Šostakovic una composizione ce-
lebrativa per il decennale della Rivoluzione. Fu suggerito che il lavoro in-
cludesse un coro, tratto da un testo del poeta «proletario» Aleksandr Bezy-
ˆ
menskij (1898-1973). Inizialmente Šostakovic si riferiva a quest’opera come
a un poema sinfonico intitolato Ottobre, ma poi scelse il titolo Sinfonia
ˆ
n. 2 Dedicata all’Ottobre. Šostakovic accettò volentieri la commissione,
Trascrivere la vita intera 119

anche perché comportava un anticipo dell’onorario, di cui aveva grande


necessità. Il lavoro fu interrotto quando, verso la fine di aprile, egli ebbe
un ulteriore grave attacco di appendicite. Fu portato in ospedale, dove fu
operato il 24 aprile.

46.
a B.L. JAVORSKIJ
Leningrado, 6 maggio 1927

Ora mi sono rimesso sufficientemente da poterle scrivere, Boleslav Leo-


ˆ
pol’dovic. Mi ha fatto molto piacere ricevere la Sua cartolina. È arrivata
il giorno dopo il massacro.27 Me l’ha portata la mamma in ospedale. Poi
sono rimasto in attesa che Lei mi scrivesse ancora, ma Lei taceva. Sono
stati qui per sei giorni Oborin e Kvadri. Che Dio li conservi in salute,
sono venuti a trovarmi tutti i giorni. Ma non sono riusciti a dissolvere la
mia malinconia. Lëva ha ottenuto un grande successo nei suoi concerti:
ˆ
uno all’Akademiceskaja Capella28 e oggi per gli studenti e i professori
del Conservatorio. Li ha entusiasmati e fatti andare in estasi tutti quanti.
Si è già incamminato per l’autentica gloriosa strada del grande pianista.
Lei, in passato, è stato per lui come della polvere pirica che, esploden-
do, lo ha spinto negli spazi interplanetari. Mi spiego: inviarlo al concor-
so a Varsavia è stato un parto del Suo ingegno.
Oborin mi ha riferito un vostro colloquio telefonico riguardante la
mia salute. Inoltre, mi ha riportato la Sua teoria riguardante l’estirpazio-
ne di un organo dal suo proprietario. Non sono d’accordo. Preferisco
perdere l’appendice piuttosto che gemere di dolore durante gli attacchi
e vomitare ventidue volte in una notte, cosa che mi è accaduta nella notte
tra il sabato e la domenica di Pasqua (se non erro). Anche se Skrjabin so-
steneva che nel dolore si può scoprire il piacere, questa teoria masochista
non trova riscontro nel mio animo. Ho provato a trarre «piacere» dal do-
lore in quella notte, ma ho ricavato soltanto tormento. Si può anche cer-
care il piacere nei tormenti, ma secondo me è come cercare un ago in un
pagliaio. Non amo impegnarmi in imprese senza speranza. Ma se ripenso
a un fatto accadutomi in Crimea nel 1923, anche questo non mi pare poi
così senza speranza. Ecco il fatto. Facevo il bagno. E a un tratto… mi
venne addosso un’onda e mi portò via gli occhiali dal viso. Ma non mi
persi d’animo. Allungai una mano nella vastità dell’acqua e… ripescai gli
occhiali. Proverò a catturare il piacere nei tormenti. Magari ci riuscirò.
La Suite l’ho terminata e l’ho chiamata (tenendo in considerazione
le Sue parole) Aforismi. Ne ho composti in tutto dodici. Due di questi
120 1926-1930: Un giovane professionista

li ho buttati nella spazzatura. Ne sono rimasti dieci: 1) Recitativo 2) Se-


renata 3) Notturno 4) Elegia 5) Marcia funebre 6) Studio 7) Danza ma-
cabra 8) Canone 9) Leggenda 10) Ninna nanna. Il 19, se mi sarò rimesso
in forze, suonerò gli Aforismi in un concerto dell’Associazione per la
musica contemporanea. Quando il destino provvederà a farci incontra-
re li suonerò per Lei. Ma ora sto malissimo e anelo a morire entro il 1°
agosto (data dell’esecuzione della mia composizione patriottica).29 E
non mi chieda come sta andando questa composizione.
Finché sono stato in salute, ogni giorno facevo esercizi al piano. Volevo
continuare così fino all’autunno e poi controllare: se mi fossi reso conto di
non aver migliorato, avrei abbandonato quest’impresa. Essere un pianista
peggiore di Szpinalski, della Etkina, di Ginzburg e Brjuškov (il parere uf-
ficiale è che io sia peggiore)30 non val la pena. Inoltre in me si annida un
odio persistente. L’ho sentito particolarmente forte quando ho cominciato
a svegliarmi dall’anestesia. Quasi scoppiavo di odio. A causa della narcosi
la volontà era indebolita e non potevo trattenere questo accesso. Ho gri-
dato per tutto l’ospedale, picchiato le infermiere, mi sono «espresso» con
le peggiori parole, fino a quando non mi sono addormentato per la morfi-
na che mi avevano iniettato. Allo stesso tempo compiangevo la mamma
(mammina! ora morirò; resterai senza di me; povera mammina), parlavo
ˆ
di Valer’jan Michajlovic31 e chiedevo di chiamare un poliziotto, che avesse
pietà di me e mi sparasse. Il poliziotto non l’hanno chiamato. Non sono
morto e adesso mi godo la vita. Una noia insopportabile. Sono appena pas-
sati Kvadri e Oborin per accomiatarsi. Hanno detto che li accompagnerà
ˆ
Valer’jan Michajlovic. Se lui non passerà da me, Lei rischia che io, dopo
aver riempito questo foglio, ne prenda un altro e continui a farle perdere
ˆ
il Suo prezioso tempo. Mi scriva se Sergej Vladimirovic ha esaudito la mia
sfrontata richiesta e se non è arrabbiato con me. Di Kvadri qui ridono tutti
e chiedono chi è quel tale «vicino a Oborin». A tanti non è piaciuto.
Domani Le manderò gli Aforismi da esaminare. Li può tenere. Sì,
certamente può tenerli, dato che ne ho un secondo esemplare. Desidero
ˆ
tanto mandare a Lei e a Sergej Vladimirovic una Sonata per ciascuno,
ma a Leningrado è esaurita e non posso in nessun modo trovarne due
esemplari. Quando suonerà gli Aforismi utilizzi il metronomo. A me
piacciono tutti, ma amo soprattutto la Leggenda e la Ninna nanna.
ˆ
Anche se non è venuto Valer’jan Michajlovic, termino qui. Non me
la sento di continuare. ˆ
Saluti a Sergej Vladimirovic.
«Servitor vostro» ˆ
D. Šostakovic
P.S. Se mi scrive, ne sarò tremendamente felice.
Trascrivere la vita intera 121

Il compositore Lev Šul’gin fu nominato redattore dell’edizione della Sin-


fonia Dedicata all’Ottobre. Šul’gin alternava il lavoro per il giornale
Muzyka i revoljucija (Musica e rivoluzione) con il lavoro alle Edizioni di
Stato e nel 1925 aveva fondato un circolo denominato Unione di compo-
sitori e operatori musicali rivoluzionari (Ob’edinenie revoljucionnych ˆ
kompozitorov i muzykal’nych dejatelej). Fu lui a suggerire a Šostakovic
l’idea di includere sirene da fabbrica e altri «rumori» connessi con il «la-
voro rivoluzionario».

47.
a L.V. ŠUL’GIN
ˆ Leningrado, 6 giugno 1927
Stimatissimo Lev Vladimirovic,
ricorda che, quando abbiamo parlato della mia composizione per il de-
cennale della Rivoluzione d’ottobre, Lei aveva espresso un’ottima pro-
posta sul fatto che sarebbe stato bene inserirvi delle sirene? Questa Sua
osservazione mi aveva affascinato moltissimo ed ecco che sono giunto
al passaggio in cui mi piacerebbe inserire una sirena. Sono andato ap-
posta, or non è molto, in una fabbrica e sono stato ad ascoltare com’è la
tessitura delle sirene. Le sirene hanno un suono piuttosto basso. Mi ser-
ve che la sirena sia in un tono di Fa diesis,

ma se è basso, si potrebbe usare un Fa diesis di un’ottava superiore.

Lei, invero, aveva detto che simili sirene potrebbero essere costruite.
Non sarebbe necessario costruirle, se dovessero suonare forte come
quelle autentiche. Ma allora coprirebbero tutti gli altri suoni. Ed è as-
solutamente necessario che la sirena possa suonare in crescendo e dimi-
nuendo. Da ppp a fff. E naturalmente che essa suoni (anche nel caso in
cui non si riesca a preparare una sirena capace di rafforzare e affievo-
lire il suono) non così forte come quelle delle fabbriche. E dunque, rin-
novo la richiesta per una sirena in Fa diesis, che si possa intonare con
122 1926-1930: Un giovane professionista

molta precisione. In ogni caso avverto che queste sirene saranno, come
si suol dire, ad libitum.
In mancanza, saranno sostituite dagli strumenti dell’orchestra.
La composizione va avanti liscia. Sto pensando a che titolo darle.
Meglio di tutto sembra adatto Poema sinfonico. Ne ho già composto
molto. Quantitativamente sono dodici minuti. In tutto saranno diciotto
e mezzo, venti. Ora sono giunto al punto più difficile. Inizia il coro. E
se Lei ricorda i versi di Bezymenskij, non sono proprio melodiosi. Le
auguro ogni bene. Se non Le è troppo difficile, mi scriva a proposito
delle sirene. Appena saprò quali altre sirene mi sono necessarie, gliene
scriverò. In tutto, di sirene me ne serviranno tre, al massimo quattro. Le
comunicherò le tonalità.
Cordiali saluti. ˆ
D. Šostakovic

48.
a B.L. JAVORSKIJ
ˆ Leningrado, 12 giugno 1927
Caro Boleslav Leopol’dovic,
è veramente molto che non Le scrivo, ma anche Lei, del resto. Non ho
scritto, perché dovevo recuperare quei dieci giorni che ho trascorso a
letto, senza far nulla, in ospedale. Allora ero d’umore nero per il fatto
che per il 1° agosto doveva essere pronta la musica commissionata dal
Muzsektor, mentre in quel momento ne avevo scritto due minuti e tre
quarti. Ed ecco che ero costretto a oziare. E oziai molto a lungo. Ne ho
scritto quindici minuti. Ma non sta qui il problema; ora penso di con-
cludere assai presto, avrei finito ancor prima, se non fosse stato per i
versi a cui, grazie alla bontà di Bezymenskij e del Muzsektor, dovevo
ispirarmi. La mia composizione comprende un coro. Approfittando
dell’occasione, Le invio tali versi.

Andavamo a chiedere lavoro e pane,


I cuori stretti nella morsa dello sconforto.
Le ciminiere s’innalzavano al cielo
Come mani impotenti a stringere i pugni.
Terribili i nomi dei nostri legami:
Silenzio
Dolor
Servitù.
Ma più dei cannoni tuonarono nel silenzio
Le parole della nostra offesa, del nostro martirio.
Oh, Lenin! hai forgiato la volontà dei miseri,
Trascrivere la vita intera 123

Hai forgiato la volontà di mani callose.


Sappiamo, Lenin, che il nostro destino
Porta
Un nome:
Lotta.
Lotta! Ci hai portato all’estrema battaglia.
Lotta! Ci hai dato la vittoria del lavoro.
La vittoria sull’oppressione e l’oscurità
Nessuno mai più sottrarci potrà.
Ognun nella lotta sia giovane e fiero.
Ottobre
È il nome
Di nostra vittoria.
Ottobre! è il nunzio di un sole sperato.
Ottobre! è il volere dei secoli insorti.
Ottobre! è lavoro, è gioia ed è canto.
Ottobre! è la gioia di campi e di fior.
Ecco il vessillo delle genti future:
Ottobre,
Comune
E Lenin

Voilà. Ora sono arrivato alle parole (escluse) «Oh, Lenin!». Faccio mol-
ta fatica a comporre questo coro. Che parole!!! Ma ciò nonostante, pri-
ma del coro ho composto una cosa che mi è venuta bene, il cui titolo
non ufficiale è La morte dell’infante.
Fin nel profondo dell’anima sono stato toccato dalla morte di P.L.
Vojkov. Mi ero molto legato a lui, durante il soggiorno a Varsavia, per
cui, oltre alla rabbia generica per l’assassinio, provo anche una profon-
dissima tristezza personale. Io non dimentico il male, ma per lungo
tempo non dimentico nemmeno il bene. Quando giunsi a Varsavia e mi
ammalai di appendicite, Vojkov ogni giorno mi faceva andare a pranzo
da lui, per non farmi mangiare cibo di cattiva qualità in giro per i risto-
ranti. Inoltre a casa sua facevo esercizi al piano e dopo il mio disonore
continuò ugualmente ad avere con me rapporti buoni e cordiali, cosa
che non dimenticherò mai. Quando, nel partire per Berlino, lo ringra-
ziai per l’accoglienza che mi aveva fatto, mi disse: «Lasci stare. Lo
avrebbe fatto chiunque». Il fatto si è che non lo fecero gli altri, ma lui
soltanto.
Non mi sento per niente bene. Sono molto stanco per il lavoro in-
tenso e sento che non riposerò tanto presto, perché mi assilla l’idea di
un’opera. Non appena avrò finito il Poema sinfonico, mi dedicherò
all’opera. Come soggetto userò la novella di Gogol’ Il naso. Il libretto lo
124 1926-1930: Un giovane professionista

scriverò io stesso. In caso di complicazioni mi farò consigliare da Radlov.


Ho già quasi composto l’ouverture. Vorrei tanto andare a Parigi, ma te-
mo che non se ne farà niente. Che cosa pensa di fare d’estate? Si dedi-
cherà alle riunioni? O andrà da qualche parte? Io starò tutto il tempo a
Leningrado. Forse, quando avrò finito il poema, andrò da qualche parte
fuori città.
Se ha tempo, mi scriva. E se avrà tempo e soldi, mi telefoni. Parle-
remo del tempo, ci faremo le congratulazioni reciproche per la nostra
buona salute, compiangeremo i problemi di salute di Sergej Vladimi-
ˆ
rovic, se avrà pensato bene di ammalarsi, ci scambieremo i saluti e, do-
po aver riappeso la cornetta, penseremo alle grandi conquiste del XX
secolo.
Le auguro ogni bene ˆ
D. Šostakovic

Il giovane compositore ritrovò presto il buon umore, dopo il «massacro»


dell’operazione. Perfino prima di apporre i tocchi finali alla sua Seconda
sinfonia, aveva iniziato la composizione della sua prima opera Il naso.
Sebbene non avesse potuto realizzare il sogno di una vacanza a Parigi,
ˆ
l’estate fu per Šostakovic ricca di eventi. Alla fine di maggio aveva incon-
trato Ivan Sollertinskij (1902-1944) ed essi divennero immediatamente
inseparabili. Questo nuovo rapporto, molto importante, ebbe come imme-
diato effetto l’allentamento del rapporto con Javorskij, che Sollertinskij
sostituì nel ruolo di guida e mentore. Per tutto il resto dell’anno Šostako-
ˆ
vic scrisse a Javorskij soltanto due lettere.
Più tardi, nell’estate, mentre trascorreva le vacanze fuori Leningrado,
a Detskoe Selo (il nuovo nome dato alla cittadina di Carskoe Selo) Dmitrij
incontrò la sua futura moglie, Nina Varzar, la maggiore di tre attraenti so-
relle. Egli vide Nina la prima volta mentre giocava a tennis e immediata-
mente sentì che doveva trovare il modo di esserle presentato. Secondo i re-
soconti di chi la conosceva a quel tempo, Nina, studentessa di fisica ai corsi
di Beztužev, era estremamente intelligente, vivace e affascinante, con ca-
pelli biondo cenere e una splendida carnagione. Dmitrij divenne un assi-
duo frequentatore di casa Varzar a Leningrado, e ben presto divenne l’ani-
matore di una compagnia di amici suonando valzer e foxtrot per chi voles-
se ballare. Il lungo fidanzamento andò incontro a molte difficoltà, anche
perché la madre di Nina era contraria a un matrimonio della figlia prima
della laurea.
Anche da parte di Dmitrij ci furono molte complicazioni, in larga parte
dovute alla sua indecisione. Il suo attaccamento alla Glivenko durò a lun-
Trascrivere la vita intera 125
ˆ
go, e benché lei si fosse sposata nel 1929, Šostakovic continuò a chiederle
di andare a vivere con lui. Molte persone (compreso Nikolaj Mal’ko) rite-
nevano che la madre di Dmitrij, viziandolo e soffocandolo di premure, in-
terferisse nelle relazioni sentimentali del figlio. A Leningrado si diffonde-
ˆ
vano periodicamente notizie di un matrimonio di Šostakovic (le voci si ri-
ferivano a donne che non erano chiaramente né la Varzar, né la Gli-
venko). Nel caso di Nina Varzar, le nozze furono annunciate e rinviate in
più di una occasione, prima di essere celebrate in modo riservato, a
Detskoe Selo, nel maggio del 1932. ˆ
Secondo Zoja, sorella del compositore, Šostakovic aveva «un’amicizia
morbosa»32 con Sollertinskij. Mal’ko si vantò di aver propiziato il loro in-
ˆ
contro. «Quando Šostakovic e Sollertinskij erano insieme, scherzavano
sempre. Gli scherzi erano sfrenati e ciascuno cercava di superare l’altro in
motti di spirito. <…> Entrambi erano brillanti e buoni osservatori… Le
loro lingue erano sempre pronte a dire qualcosa di divertente o di sarcasti-
co, non importa quale fosse l’argomento. <…> Mitja era appassionata-
mente interessato alla musica, non solo alle sue composizioni. <…> Inol-
tre non solo era interessato alla musica e alla letteratura, ma a tutto. Era
appassionato delle “montagne russe” (che in Russia chiamano “montagne
americane”) che erano state montate nella Casa del popolo. ˆ
«<…> Ma Sollertinskij sapeva molte più cose di Šostakovic . Era più duro
nelle critiche e meno riservato. Le sue vedute in campo musicale, per quanto
ˆ
possa suonare strano, erano molto più ampie di quelle di Šostakovic .»33
Ivan Sollertinskij, di professione filologo, esperto in spagnolo e lingue
romanze, possedeva una enorme varietà di talenti e interessi ed era un
esperto di filosofia, storia dell’arte e del teatro. Era anche un brillante lin-
guista. Ma fu nel campo della musica che fece carriera e venne ad avere
grande influenza. A Leningrado aveva fondato l’Associazione Bruckneria- ˆ
na e quella Mahleriana e fu lui a far conoscere questi autori a Šostakovi c.
Dalla fine degli anni venti lavorò come consulente alla Filarmonica di Le-
ningrado, nonché come docente di storia dell’arte drammatica all’Univer-
ˆ
sità. Divenne necessario a Šostakovic , stimolando in lui la nascita di nuo-
ve idee e divenendo un ardente propagandista dei suoi lavori, in partico-
lare di quelli per le scene.
ˆ
Šostakovic e Sollertinskij, considerandosi «il miglior amico» l’uno per
l’altro e usando il Tu (scritto con la lettera maiuscola), si chiamavano vi-
ˆ
cendevolmente per nome e patronimico, Ivan Ivanovic e Dmitrij Dmitrie-
ˆ ˆ
vic . Questa formula, che indicava insieme intimità e rispetto, Šostakovic
la usava soltanto con gli amici più cari.
126 1926-1930: Un giovane professionista

49.
a I.I. SOLLERTINSKIJ
ˆ Detskoe Selo, 27 agosto 1927
Caro Ivan Ivanovic,34
sono incredibilmente contento di aver ricevuto una Tua cartolina.
In una così piccola superficie hai fatto stare così tante notizie impor-
tanti e battute, da lasciarmi a bocca aperta. Non Ti ho scritto perché
ero di cattivo umore, dato che il Muzsektor soltanto ieri mi ha man-
dato 500 rubli per ricompensare i miei sentimenti di lealtà.35 A se-
guito di ciò, il mio umore è migliorato e ho deciso di scriverti. Do-
mani vado a Mosca. Il Muzsektor mi ha chiamato a dare dimostra-
zione della mia musica rivoluzionaria. Al ritorno ti descriverò detta-
gliatamente le disavventure estive. Il naso cresce. La lingua tedesca
anche.36 <…>

ˆ
Durante l’autunno del 1927, Šostakovi c continuò a lavorare sul primo
atto del Naso. Nel frattempo si tenevano le prove della Seconda sinfo-
nia con la Filarmonica di Leningrado sotto la direzione di Nikolaj
Mal’ko, per l’esecuzione in occasione delle celebrazioni per il decennale
della Rivoluzione d’ottobre, il 5 e 6 novembre. I concerti erano a invito.
ˆ
Mal’ko scrive nel suo diario che durante le prove «Šostakovi c era molto
esigente», ma anche molto sicuro degli effetti che voleva ottenere.
Quando acconsentì a cambiare un passaggio pizzicato, apparentemente
impossibile da suonare, con un arco spiccato, brontolò: «Ho capitolato
ignominiosamente». (Mal’ko era dell’opinione che suonasse meglio.)
La prima esecuzione pubblica della Seconda sinfonia, diretta da K. Sa-
radžev, ebbe luogo a Mosca il 4 dicembre nella Sala delle colonne delle
Unioni, in occasione del primo concerto sinfonico dell’ASM. Gli altri la-
vori in programma erano di Aleksandr Mosolov (la suite dal balletto
Acciaio), di Leonid Polovinkin (Prologo per orchestra) e di Nikolaj ˆ
Roslavec (la sua cantata Ottobre). L’opera fu bene accolta e Šostakovi c
fu segnalato per l’abilità nell’orchestrazione.
ˆ
Šostakovic continuava a essere molto occupato anche come concertista.
Il 21 e 22 novembre eseguì il Concerto per due pianoforti di Mozart con
Gavriil Popov come secondo pianista e la Filarmonica di Leningrado diret-
ˆ
ta da Fritz Stiedry. Tre giorni dopo suonò il Primo concerto di C ajkovskij
ˆ
alla Filarmonica, sotto la direzione di Mal’ko, che rimproverò Šostakovic
perché correva!37
Trascrivere la vita intera 127

50.
a L.V. ŠUL’GIN
ˆ Leningrado, 7 novembre 1927
Stimatissimo Lev Vladimirovic,
l’altro ieri (il 5) e ieri (il 6) alla Filarmonica è stato eseguito il mio poema
sinfonico Dedicato all’Ottobre. Le descriverò tutto in modo dettagliato.
In totale c’erano state sei prove. La prima era preliminare e io non ne
fui neppure informato. A tutte le altre prove sono stato presente e tutto
il tempo ho dato a Mal’ko delle indicazioni. Se suonava bene, forse, non
tocca a me dirlo. A tutti è piaciuta la sua sonorità. Soprattutto l’inizio e
la parte centrale. È venuta bene. Il coro suona coerentemente. Durante
il coro c’è un piccolo interludio dopo le parole «Porta un nome: lotta».
I violinisti si sono categoricamente rifiutati di suonare il pizzicato. Mi
faccio tagliare la testa che questo pizzicato lo si può suonare e che se un
compositore esordiente scrive qualcosa di difficile, gli orchestrali dico-
no che non è possibile suonarlo. Mi è toccato fare marcia indietro e ac-
cettare l’arco. È venuto bene. E tuttavia continuo a sperare che prima o
poi questo passaggio sarà suonato come si deve. Mozart a suo tempo
scrisse nel Requiem un assolo per trombone, che a quel tempo nessun
trombonista fu in grado di suonare. Lo sostituirono… con un fagotto.
Al giorno d’oggi il trombone se la cava benissimo con questo assolo.
Entrambi i concerti erano a inviti. Quello del 5 per l’Unione del-
l’istruzione,38 il 6 per il Glavnauka. Prima c’era un’assemblea, quindi il
concerto. Il 5 l’assemblea è cominciata alle nove e terminata alle undici.
Hanno iniziato a suonare la mia composizione alle undici e tre quarti.
L’attesa è stata tremendamente snervante per l’orchestra. Anche per il
pubblico. Nonostante questa circostanza, Dedicato all’Ottobre è andato
splendidamente. Sia il coro, sia l’orchestra, sia il direttore sono stati
all’altezza della situazione. Il successo presso il pubblico è stato tangi-
bile. Mi hanno richiamato sul palco quattro volte. Dopo di che hanno
ancora applaudito a lungo, ma non sono più uscito. Speravo che il 6 sa-
rebbe andata ancora meglio, ma avvenne il contrario. L’orchestra era
proprio stanca. Sei prove e due concerti voglion dire tanto. Il 6 l’assem-
blea cominciò alle sette e finì alle nove. Hanno iniziato a suonare la mia
composizione alle dieci e un quarto. È andata decisamente peggio. Si
sentiva che gli esecutori erano estenuati. C’era meno entusiasmo del 5.
Anche il pubblico era stanco per l’assemblea. Il successo è stato discre-
to, ma meno del 5. Sono uscito a ringraziare due volte.
Ho tanta paura per il 13 a Mosca. Non posso assolutamente andare
per l’esecuzione. Mi hanno detto che a Mosca ci saranno tre prove e
quattro nuovi brani. A Saradžev ho mandato istruzioni dettagliate per
128 1926-1930: Un giovane professionista

l’esecuzione. Spero che ne tenga conto. Ma io non potrò in alcun modo


andare a Mosca. Se dopo le parole «Oh, Lenin» non accelererà il movi-
mento ed eseguirà l’ultima declamazione corale con tempo e ritmo di-
versi da quelli indicati nella partitura, il brano sarà distrutto. Gli ho
scritto che dopo le parole «Porta un nome: lotta» i violini, se pianteran-
no grane e non riusciranno a conservare il ritmo, possono suonare ad
arco. C’è da sperare che vada tutto per il meglio.
Tante cose belle. Le mando i miei saluti. ˆ
D. Šostakovic

1928

Verso la fine del 1927 il noto regista teatrale Vsevolod Mejerchol’d incon-
ˆ
trò Šostakovic durante una visita a Leningrado. Mejerchol’d aveva sentito
e apprezzato la Prima sinfonia e aveva sentito parlare di lui da Leo
Arnštam e Mal’ko. Arnštam (che stava iniziando la carriera come registaˆ
cinematografico) aveva studiato pianoforte insieme con Šostakovic al Con-
servatorio di Leningrado e lavorava stabilmente come pianista e arrangia-
tore al teatro di Mejerchol’d a Mosca. Quando decise di lasciare il lavoro,
ˆ
Arnštam segnalò Šostakovic come suo sostituto.
Dmitrij accettò la proposta volentieri, felice dell’opportunità di un la-
voro regolare in un ambiente che gli era artisticamente congeniale. Con-
siderata la difficoltà nel trovare alloggio, Mejerchol’d invitò Dmitrij a vi-
vere nella sua casa di Mosca. Nella prima lettera da Mosca a Sollertinskij,
ˆ
Šostakovic si lascia andare a caustiche osservazioni su Mejerchol’d e la
moglie, l’attrice Zinaida Reich (che era stata moglie di S. Esenin).
L’episodio riguardante la recente esecuzione della sua Prima sinfonia
a Mosca, descritto nella stessa lettera, riflette dissapori con l’amico mosco-
ˆ
vita Miša Kvadri, che, evidentemente, Šostakovic aveva «superato». Kva-
dri poco tempo dopo subì un tragico destino, poiché nel 1929 fu arrestato
e fucilato, vittima dell’aggressività della rivoluzione culturale proletaria,
in cui ogni deviazione ideologica era punita senza pietà.
ˆ
Nel frattempo Šostakovic stava andando avanti con la composizione del
Naso e apprezzava la tranquillità dell’appartamento moscovita di Mejer-
chol’d che gli consentiva di lavorare. Qui egli completò il primo atto e scrisse
ˆ
il secondo. Dopo aver lavorato per due mesi al teatro, Šostakovic tornò a Le-
ningrado, dove portò a termine la composizione del Naso, scrivendo il terzo
atto dell’opera in tre settimane, nell’estate del 1928. Immediatamente prepa-
rò una Suite dall’opera, che doveva promuoverne la rappresentazione teatra-
ˆ
le. In luglio Šostakovic firmò un contratto con il Malegot per l’allestimento.
Trascrivere la vita intera 129

51.
a I.I. SOLLERTINSKIJ
ˆ [Mosca, 10 gennaio 1928]
Caro Ivan Ivanovic,
non Ti ho scritto subito perché sono tornato normale soltanto adesso.
La pungente nostalgia di Leningrado non mi è ancora passata. Mi con-
forta soltanto il fatto che qui lavoro bene. Il naso procede rapidamente.
A teatro comincio il lavoro domani. Ne caverò qualcosa?
<…>
Per quanto riguarda la mia Sinfonia, probabilmente Te ne ha parla-
to, o Te ne parlerà, Mal’ko.
Prima del concerto ci fu un divertente episodio, che caratterizza il
«mio amico» Kvadri. Questo episodio me l’ha raccontato ieri un cono-
scente.
Io sono arrivato mezz’ora prima del concerto e mi sono comprato il
biglietto. Dopo averlo comprato mi sono seduto al mio posto in sedice-
sima fila e ho nascosto il viso in un giornale per evitare un incontro con
Kvadri. Cosa che mi è riuscita. Mi sono incontrato con lui mentre stavo
andando a ringraziare il pubblico. Davanti al palco improvvisamente è
comparso Kvadri, mi ha abbracciato forte, baciandomi alla russa tre
volte e ha gridato forte: «Va’ sul palco! Va’ a ringraziare!». È molto ca-
ratteristico il modo in cui era arrivato al concerto. Era andato dall’am-
ministratore e, tra le risate dei presenti, aveva cominciato a pretendere
ˆ
due biglietti omaggio per il motivo che «la sinfonia di Šostakovic è de-
dicata a me!». E un suo amico orchestrale, per soprammercato, aggiun-
ˆ
se: «Questi è Kvadri! Il padre spirituale di Šostakovic». Gli han dato i
biglietti omaggio. Durante l’intervallo, tra le tante congratulazioni, mi
si avvicinò l’amministratore e si scusò con me di non aver dato subito a
Kvadri i biglietti omaggio. Ero assai stupito, ma «lo perdonai». Quando
ieri il mio conoscente mi ha raccontato questo episodio, ho capito tutto.
Visto, che storia?
<…>

ˆ
Šostakovic approfittava della sua «protezione» nei circoli teatrali per visi-
tare i teatri più famosi di Mosca. Ciò includeva il MChAT, il teatro Kamer-
nyj e gli Studi sperimentali di Vachtangov e di Mejerchol’d. Il revisore di
ˆ
Gogol’ (in cui Šostakovic faceva una breve apparizione, suonando una ro-
manza di Glinka al pianoforte) fu considerata una delle più brillanti pro-
duzioni del teatro sovietico di quegli anni.
130 1926-1930: Un giovane professionista

52.
a I.I. SOLLERTINSKIJ
ˆ [Mosca, 20 gennaio 1928]
Caro Ivan Ivanovic,
<…> è da tanto che intendevo scriverti, ma non ne avevo il tempo. Tutto
il tempo libero l’ho dedicato al Naso. Adesso ho riempito tutta la carta
da musica e quindi non ho nulla da fare. È una sensazione terribile dover
dipendere dalla carta da musica. In generale, non sto male. Ho un po’ di
lavoro, ma come esso si concluderà, non sono in grado di dirlo. Poco
tempo fa c’è stata una riunione del Mestkom e del RKK insieme con l’am-
ministrazione e in questa riunione mi ribadirono che «daremo avvio a
una sezione musicale». In qualità di caposezione, do disposizioni riguar-
danti la sezione, ho la responsabilità della sezione affidatami ecc.
Frequento assiduamente il teatro. Oltre a tutti gli allestimenti di Mejer-
chol’d, ho visto Bronepoezd (Il treno corazzato) e I giorni dei Turbin39 al
Teatro dell’arte, Razlom (Il contrasto) allo Studio di Vachtangov, Den’ i
ˆ
noc ’ (Giorno e notte) al Kamernyj e altro ancora. Al MChAT mi ha lasciato
di stucco lo stupefacente cast di attori. Gli attori sono uno meglio dell’al-
ˆ
tro. Den’ i noc ’ è un’operetta eccezionalmente allegra e allestita molto be-
ne. Ma in un punto mi ha un po’ nauseato per l’inverosimile ricercatezza.
Lampioncini verdolini, fari azzurrini, donne con gonne corte e braghette
colorate. Tutto tremendamente «bello». Bronepoezd, come spettacolo, ha
ˆ
un successo pazzesco, senza contare la presenza di Kacalov 40 («Sobbilla er
popolo e pella libbertà lascia mogli e figlie. La nostra libbertà de contadini
la vinceremo con la nostra carne. Ehi, Pjatrucha! Guarda un po’, che nun
ce sta un borghese nascosto nelle frasche»). E tutto questo con pronuncia
da contadini, per ottenere uno stile burin-rivoluzzzionario.41 Razlom è una
commedia talmente brutta che me ne sono vergognato per tutto il tempo
dello spettacolo. Nei Giorni dei Turbin ci sono passaggi di tale autentica
tragicità, che addirittura in teatro si sentiva singhiozzare forte. Ma è tutto
rovinato nell’ultimo atto con finale ufficiale. L’impressione più grande me
l’ha fatta Il revisore nel teatro di Mejerchol’d. Adesso l’ho visto tre volte.
In tutto l’ho visto sette volte. E più lo vedo, più mi piace. <…>

53.
a B.L. JAVORKSIJ
ˆ Leningrado, 10 ottobre 1928
Caro Boleslav Leopol’dovic,
circa due settimane fa Le ho scritto una lettera, ma per distrazione fino
a ora non l’ho spedita. Dato che quella lettera è ormai vecchia, non la
Trascrivere la vita intera 131

spedirò, ma ne scriverò una nuova. Le mie notizie in breve. Non me la


passo bene, il 1° maggio ho finito il secondo atto del Naso. Oggi ho rice-
vuto una cartolina scritta a macchina, che con molto garbo mi informava
che la mia richiesta di una tournée all’estero era respinta. La parola «re-
spinta» era sottolineata. A mano e con l’inchiostro. E la firma: M. Sibir-
cev o Sibirskij, non ricordo esattamente, visto che la cartolina l’ho fatta
a pezzi e buttata. Grazie per essersi dato da fare per questa faccenda, ma
La prego, non lo faccia più. Non mi piace elemosinare. Avevo tanto so-
gnato Parigi, l’Italia e mi ero perso nei sogni. Naturalmente, sono molto
dispiaciuto. Ma che fare? Non ci si può far nulla. Ne sono stato defrau-
dato. Invero, sono defraudato di molte cose, ma c’è gente che ha meno
ancora di me. Non mi lagnerò neanche. Rassegnato, lancerò il cappello
in aria, gridando «Evviva…!!!».

Stamattina sono andato al Conservatorio per consegnare i documenti


militari. Uscendo sul Nevskij prospekt ho scoperto che i tram non viag-
giavano, c’era una gran folla e la polizia a cavallo. Passavano delle auto-
mobili. In una di queste passò Sua Altezza lo scià dell’Afghanistan Ama-
nulla-khan.42 Che bella occasione! In vita mia non avevo mai visto né un
imperatore, né un re, o simili. E oggi l’ho visto. Uscendo dal Conserva-
torio sono andato alla cattedrale di Sant’Isacco e dalla balconata ho as-
sistito alla parata militare. Uno spettacolo grandioso, indimenticabile.
ˆ
Non Le avevo scritto, Boleslav Leopol’dovic, perché non contavo di
ricevere una Sua risposta. Neanche adesso ci conto. Voglio solo dirle
ˆ
che Lei e Sergej Vladimirovic siete tra quelli cui voglio molto bene e che
ricordo sempre. ˆ
Mando a Lei e a Sergej Vladimirovic i miei saluti e vi auguro ogni bene.
Con affetto ˆ
D. Šostakovic

Il violinista Gavriil Kolišer suonava nell’orchestra del teatro Bol’šoj. Fa-


ceva anche parte della commissione del teatro che selezionava i lavori dei
giovani compositori per un’eventuale rappresentazione. La lettera è una
risposta alle richieste di Kolišer per le note al programma per un concerto
che ebbe luogo il 25 novembre 1928. Il concerto vide la prima esecuzione
moscovita della Suite dal Naso. Solo pochi giorni prima c’era stata l’audi-
zione dell’intera opera al teatro Bol’šoj, perché si stava cercando di ravvi-
varne la programmazione con un nuovo lavoro sperimentale «di sinistra».
Il naso fu accettato e nel 1929 Mejerchol’d fu incaricato della regia; tutta-
via, considerati i suoi numerosi impegni, lo spettacolo fu inserito solo nel-
132 1926-1930: Un giovane professionista

la stagione 1930-31. A quel punto, però, il teatro Bol’šoj riconsiderò l’al-


lestimento del Naso, in parte a causa degli altri impegni di Mejerchol’d,
ma soprattutto perché all’inizio degli anni trenta i teatri erano subissati di
lavori sperimentali. I moscoviti dovettero attendere il 1974 per vedere
l’opera nell’allestimento di Boris Pokrovskij al teatro Kamernyj.
ˆ
La risposta di Šostakovic è l’unico documento in cui il compositore de-
scrive i propri lavori seriamente, senza cercarne una giustificazione ideo-
logica rispondente alle tendenze ideologiche del momento. Egli parla di sé
in terza persona.

54.
a G.B. KOLIŠER
ˆ Leningrado, 4 novembre 1928
Stimatissimo Gavriil Borisovic,
Le invio una breve descrizione delle mie cose.
ˆ
Šostakovic Suite dall’opera Il naso
1. Ouverture senza intervallo
2. Aria di Kovalëv
3. Intermezzo dal primo atto senza intervallo
4. Intermezzo dal secondo atto
5. Canzonetta di Ivan
6. Monologo di Kovalëv
7. Galop
ˆ
L’opera Il naso è stata composta da Šostakovic nel periodo 1927-28. Il
soggetto è stato preso dall’omonima novella di Gogol’. Il soggetto di
questa novella ha attirato il compositore per il suo contenuto fantastico,
grottesco, reso da Gogol’ con toni strettamente realistici. Il composito-
re non ha ritenuto necessario rafforzare il testo satirico di Gogol’ con
una musica con coloriture «ironiche» o «parodistiche», al contrario, lo
ha accompagnato con una musica assolutamente seria. Il contrasto tra
la comicità della trama e il carattere serio della musica sinfonica è desti-
nato a sortire un effetto teatrale particolare; questo criterio pare tanto
più giustificato, in quanto lo stesso Gogol’ narra peripezie comiche con
un tono volutamente serio. Lo stesso testo del Naso è di gran lunga il
più espressivo di tutti i Racconti pietroburghesi e il compositore è stato
particolarmente affascinato dal compito di rivestire di note la musicalità
Trascrivere la vita intera 133

del linguaggio gogoliano: alla base della struttura delle parti vocali si
trova proprio questo principio. Scrivendo l’opera, il compositore non si
è attenuto affatto al principio secondo il quale un’opera sarebbe princi-
palmente una produzione musicale. Nel Naso gli elementi dell’azione
scenica e della musica hanno lo stesso peso. Né gli uni né gli altri occu-
pano un posto privilegiato.
In questo modo il compositore si è sforzato di fare una sintesi di mu-
sica e azione teatrale. La musica è stata scritta non a scene separate, ma
come un fluire sinfonico ininterrotto, solo che non ha leitmotif. Ogni at-
to è come il movimento di un’unica sinfonia musical-teatrale. Hanno un
grande ruolo il coro e i complessi vocali. La composizione dell’orche-
stra è fortemente ridotta: un insolito organico di fiati costituito dalla se-
zione dei legni e, come ottoni, da tromba, corno e trombone. In com-
penso ci sono molti strumenti a percussione.
Nella Suite da concerto sono raccolti i momenti più caratteristici
dell’opera. La breve Ouverture fa da introduzione all’opera. Subito do-
po si suona l’Aria di Kovalëv, che lui canta nell’ufficio del giornale, dove
si era recato per mettere un’inserzione per la scomparsa del proprio na-
so. L’Aria è molto cantabile, con un accompagnamento semplice, per la
maggior parte con strumenti ad arco. Il brano seguente è l’Intermezzo
dal secondo atto, scritto in forma di fugato su un primo tema. A metà
compare il secondo tema, poi entrambi i temi si fondono insieme, dan-
do luogo a un denso tessuto sinfonico. L’Intermezzo finisce con un «ur-
lo» degli ottoni, che, morendo gradualmente, introduce la Canzonetta
di Ivan. Le parole della Canzonetta sono prese dal romanzo di Dostoev-
skij, I fratelli Karamazov. La Canzonetta è molto primitiva, da accompa-
gnarsi con balalajke che strimpellano. Verso la fine viene impiegato un
flexaton. La scena seguente è il Monologo di Kovalëv, che completa il
secondo atto dell’opera. Kovalëv pronuncia questo monologo, tornato
a casa, dopo le inutili ricerche del naso. E infine, l’ultima scena, il Galop
accompagna Kovalëv nella sua corsa in carrozza. La musica del Galop
con ritmo ben marcato, ha un carattere impetuoso.

Testo dell’Aria di Kovalëv (è auspicabile che sia inserito nel programma):


«Non posso dirvi in qual modo, ma la cosa importante è che lui se ne
va in giro per la città e si presenta come Consigliere di quinta classe. E per
questo vi prego di scrivere che chi lo cattura lo porti a me immediatamen-
te, nel più breve tempo possibile. Giudicate voi stessi: come posso stare
senza una parte così visibile del mio corpo. Non è mica un qualsiasi mi-
gnolino del piede, che posso ficcare in uno stivale e, se manca, chi se ne
ˆ
accorge. Ogni giovedì mi reco in visita dalla Cechtareva, moglie di un
134 1926-1930: Un giovane professionista
ˆ
Consigliere di quinta classe; e la Podtocina, Pelageja Grigor’evna, moglie
di un ufficiale di Stato maggiore, ha una figliola assai carina, giudichi lei
stesso, come potrei, ora… Non posso andare a visitarli, ora».

Testo della Canzonetta di Ivan:


Con forza invincibile
Sono devoto alla bella.
Signore, pietà
Di lei e di me.
Di lei e di me.
Di lei e di me.
Corona degli zar!
Fosse sempre sana la mia bella!
Signore, pietà
Di lei e di me.
Di lei e di me.
Di lei e di me.

Testo del monologo di Kovalëv:


«Signore! Signore! Perché una tal disgrazia! Fossi senza un braccio,
o senza una gamba, tutto sarebbe meglio di questo. Ma senza naso un
uomo non vale un piffero: un uccello che non vola, un cittadino che non
è un uomo; da buttarsi dalla finestra, così, semplicemente. E almeno me
l’avessero tagliato in guerra, o io stesso ne fossi stato causa, ma è sem-
plicemente scomparso, senza causa e senza scopo, è scomparso inutil-
mente, senza farmi guadagnare un soldo. Ma no, non può essere, non è
credibile che un naso scompaia, non è credibile in nessun modo. Una
cosa così si vede in sogno, dormendo o fantasticando. Forse mi sono
chissà come sbagliato, invece dell’acqua ho bevuto la vodka con cui mi
strofino le guance dopo la rasatura. Quello sciocco di Ivan non l’ha por-
tata via e io, certo, l’ho agguantata. Ah, che aspetto disonorevole!».

Tutti e tre i testi ritengo sia necessario inserirli nel programma, in que-
sto modo:
1. Ouverture
2. Aria di Kovalëv
(Testo)
3. Intermezzo dal primo atto
4. Intermezzo dal secondo atto
5. Canzonetta di Ivan
(Testo)
Trascrivere la vita intera 135

6. Monologo di Kovalëv
(Testo)
7. Galop

Scarlatti ˆ
Due pezzi, elaborati per orchestra a fiati da Šostakovic.
1. Pastoral [sic]
2. Capriccio43
L’arrangiamento dei due pezzi per orchestra a fiati (1 flauto piccolo,44 2
flauti grandi, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 trombe, 2 corni e 1 trom-
bone) non sono elaborazioni tipo Pulcinella di Stravinskij ecc. In essi
non c’è un simile opulento rivestimento orchestrale. Questi arrangia-
menti possono essere paragonati a quelli che Glinka, Varlamov e altri
hanno fatto per varie poesie nel passaggio dalla declamazione alla mu-
sica. Questi pezzi sono trasferiti all’orchestra dall’originale e non dalle
ˆ
ricercate trascrizioni di Tauzig. Šostakovic ha perseguito lo scopo di
conservare l’autentico stile di Scarlatti.
ˆ
Taiti-trot [sic]45 nell’arrangiamento di Šostakovic.
ˆ
In questo caso Šostakovic si è divertito a fare del Tahiti-trot (uno dei
migliori foxtrot, musicalmente parlando, che siano comparsi negli ulti-
mi tempi) un brano lirico per orchestra. Questo arrangiamento non è
per jazz-band, ma è semplicemente l’interpretazione realizzata con i
timbri che compongono l’orchestra. In qualche passaggio è cambiata
l’abituale armonizzazione. ˆ
D. Šostakovic

1929
Dopo aver ricevuto un rifiuto da Prokof’ev, Mejerchol’d chiese a Šostako-
ˆ
vic di scrivere le musiche per la nuova commedia di Majakovskij, La pul-
ce. Il compositore si recò a Mosca, dove incontrò Majakovskij, che gli disse
che il tipo di musica che voleva era «da banda dei pompieri». Né Majakov-
ˆ
skij né la sua commedia piacevano particolarmente a Šostakovic, ma egli
scrisse una brillante composizione di piccoli brani a effetto, alcuni dei qua-
li furono riciclati nel lavoro successivo, Novyj Vavilon. La prima della
Pulce andò in scena al teatro di Mejerchol’d in febbraio.
Il film Novyj Vavilon fu uno degli ultimi film muti girati nella Russia
sovietica. Nel dicembre 1928 i suoi registi, il «duo» Grigorij Kozincev e
Leonid Trauberg (che avevano formato il gruppo radicale FEKS o Fabbrica
136 1926-1930: Un giovane professionista
ˆ
dell’attore eccentrico) avevano invitato Šostakovic a creare una musica di
accompagnamento che utilizzasse un’orchestra completa. Egli scrisse la
musica nel gennaio e febbraio 1929. I problemi cominciarono durante le
prove, perché i testardi orchestrali del cinema non volevano imparare una
musica difficile. Anche il direttore d’orchestra, Vladimirov, non era felice
che qualcun altro invadesse il suo territorio, poiché i compensi per l’orche-
strazione di solito integravano l’onorario del direttore. Come Kozincev
rammenta nelle sue memorie, Vladimirov fece delle vibrate lamentele a
ˆ
proposito di Šostakovic : «Non soltanto questo giovanotto non capisce
niente di cinema, ma è arrogante e quando gli ho offerto aiuto nell’orche-
strazione, lo ha rifiutato».
Effettivamente, dopo un paio di proiezioni del film con la colonna so-
ˆ
nora di Šostakovic , Novyj Vavilon fu boicottato dai musicisti del cinema,
sebbene il compositore si dichiarasse d’accordo a rivedere la musica per
una formazione orchestrale più ridotta. ˆ
Questa fu la prima di molte colonne sonore che Šostakovic scrisse per
film girati da Kozincev o Trauberg, insieme o individualmente.

55.
a I.I. SOLLERTINSKIJ
ˆ [Leningrado, 22 marzo 1929]
Caro Ivan Ivanovic,
ho da chiederti un grande favore. Vieni al Piccadilly oggi alle otto. In-
vito personalmente Te, oltre alla direzione artistica della casa cinemato-
grafica. Ci assegneranno due palchi. Dopo la proiezione, verrà valutata
la mia musica.
La richiesta non ufficiale che Ti faccio, è che, se puoi, Tu cerchi di
riabilitarmi nel caso mi oltraggino. Se Vladimirov dirà che non si può
suonare la mia musica con un trio o un altro complesso, di’ che si può.
Devi dire che bisogna prendere la riduzione per pianoforte e le parti or-
chestrali, e con quelle mettere insieme il complesso di base. Se puoi,
chiamami prima di andare al Piccadilly.

ˆ
In primavera a Šostakovic fu commissionato un poema sinfonico per ce-
lebrare la festa del Primo maggio. Il poeta Il’ja Sel’vinskij (1899-1968)
ˆ
propose un poema come testo per il coro, ma Šostakovic aveva dei dubbi
sulla sua qualità. Fu poi scelto un testo del poeta Semën Kirsanov (1906-
1972).
Trascrivere la vita intera 137

56.
a L.V. ŠUL’GIN
ˆ Leningrado, 19 aprile 1929
Stimatissimo Lev Vladimirovic,
sono assolutamente d’accordo con la Sua valutazione dei versi di
Sel’vinskij. Mi aspettavo invero questa valutazione. Quando si presen-
terà l’occasione, Le illustrerò diffusamente la mia opinione su questo
testo. Lei chiede se sono d’accordo a commissionarlo a Bezymenskij.
Al limite, si può commissionarlo anche a lui, ma vorrei che Lei richie-
desse il testo a Dem’jan Bednyj 46 o ad Aseev. D. Bednyj talvolta im-
brocca delle cose piene di pathos e spirito eroico (La strada maestra
ecc.). Sarebbe molto bello se lui scrivesse qualcosa per la sinfonia Al
Primo maggio. Naturalmente, se non sarà d’accordo, sarà necessario ri-
piegare su Bezymenskij. ˆ
D. Šostakovic

Il 16 giugno Il naso fu eseguito in forma di concerto come «preparazione» ˆ


alla natura sperimentale dell’opera. Il regista del Malegot, Nikolaj Smolic
(1888-1968), e il direttore d’orchestra Samuil Samosud (1884-1964) ap-
ˆ
poggiavano Šostakovic ed erano determinati a sostenere con le proprie ri-
sorse e le proprie energie le concezioni fortemente innovative dell’autore.
Ciò comportò anche una campagna di stampa tendente a dimostrare la ri-
levanza dell’opera per i «lavoratori», in modo da prevenire critiche da par-
te delle fazioni proletarie militanti. Come scrisse Sollertinskij, l’opera sa-
rebbe stata più facile da comprendere per un lavoratore che per un appas-
ˆ
sionato d’opera, cresciuto con Verdi e Puccini. Qui Šostakovic esprime il
ˆ
suo punto di vista a Nikolaj Smolic .

57. ˆ
a N.V. SMOLIC
[7 giugno 1929]
<…>
Il 16 il teatro Michajlovskij47 ha organizzato, come detto nei manifesti,
la presentazione pubblica del Naso. Ritengo negativa questa presenta-
zione, per il fatto che Il naso sarà eseguito in forma di concerto. In
questo modo perderà il 90 per cento della sua sostanza. Il naso è infatti
una composizione destinata alle scene, all’interpretazione che gli atto-
ri daranno dei ruoli ecc. ecc. Poco tempo fa, a una prova, mi sono sfor-
zato di immedesimarmi in uno spettatore. Si stava provando uno dei
138 1926-1930: Un giovane professionista

passaggi più riusciti. Ma guarda un po’, non ci capivo niente: perché


si cantavano certe parole e non certe altre; perché cantava un interpre-
te e non un altro; di quale argomento stavano cantando. Era tutto as-
solutamente confuso. Non era chiara l’azione che si stava svolgendo,
non era chiaro il contesto di una o dell’altra circostanza. In questo mo-
do si perde tutto il senso del Naso. Rimskij-Korsakov, nell’introduzio-
ne alle sue opere, scrisse che «l’opera è, prima di tutto, una produzio-
ne musicale». Se ci si attenesse a questo punto di vista bisognerebbe
chiudere tutti i teatri d’opera ed eseguire le opere nelle filarmoniche,
in frac. Mi pare che mentre scrivevo Il naso non partivo assolutamente
dal punto di vista di Rimskij-Korsakov. Per questo Il naso per me per-
de qualsiasi significato, se lo si considera solo dal lato musicale. Per-
ché la parte musicale deriva solo dall’azione scenica. Altrimenti non è
chiaro perché in un punto ci sia una certa musica, perché un interpre-
te sia un tenore e un altro un basso. Per me è chiaro che l’esecuzione
del Naso in forma di concerto distruggerà l’opera, per quanto l’inter-
pretazione possa essere buona. Ciò è particolarmente pericoloso per-
ché del Naso si dice che è difficile da morire (una volta imparato, si
scopre che non è poi così difficile, perché è perfettamente possibile
eseguirne tutta la musica, dall’inizio alla fine). Quindi, se il Naso non
è presentato al 100 per cento, ma solo al 10 per cento, potrebbe essere
fischiato da matti.
Perché un anno fa mi sono rivolto al teatro Michajlovskij, a Lei e a
Samosud? Perché sapevo che il Suo atteggiamento verso lo spettacolo
(cioè verso il materiale da cui trarre lo spettacolo) era molto accurato.
Ripeto ancora una volta: la presentazione del Naso in forma di concerto
è la morte del Naso e, come un padre che ha affidato a Lei la sorte del
proprio figlio, La prego di fare tutto il possibile per cancellare la pre-
sentazione ufficiale, pubblica.
Di questo ho già parlato con Samosud, che condivide il mio punto
di vista. Non sono riuscito a parlarne con Lei, per questo Le ho scritto.
Le porgo i miei saluti. ˆ
D. Šostakovic

All’inizio del 1929 la Commissione per i teatri di Leningrado, volendo sti-


molare l’apparizione di nuovi e stimolanti balletti sovietici, bandì un con-
corso per un libretto per balletto. Il regista cinematografico Aleksandr Iva-
novskij lo vinse con la propria sceneggiatura Dinamiada (più tardi ribat-
tezzata L’età dell’oro), storia di una squadra di calcio sovietica che batte i
propri antagonisti borghesi-fascisti durante una esposizione internaziona-
Trascrivere la vita intera 139
ˆ
le in un non meglio specificato paese «capitalista». In maggio Šostakovic
fu invitato a scriverne la musica, che terminò nel febbraio 1930; nel frat-
tempo la sceneggiatura del balletto subì notevoli cambiamenti. L’età
dell’oro andò in scena al GATOB il 26 e 27 ottobre 1930.
Zachar Ljubimskij (1887-1983) fu tra il 1928 e il 1930 direttore gene-
rale e responsabile della programmazione dei teatri accademici di Lenin-
grado. Era noto per erudizione e apertura mentale e incoraggiava attiva-
mente la creazione di un nuovo repertorio.

58.
a Z.I. LJUBIMSKIJ
ˆ Mosca, 1° luglio 1929
Caro Zachar Isaakovic,
oggi mi sono incontrato con Golejzovskij, che mi ha comunicato che si
rifiuta di rappresentare Dinamiada così com’è ora. Le comunico ciò che
penso a questo proposito. Se Lei affiderà Dinamiada a qualcun altro, bi-
sogna che questi mi invii urgentemente il cronometraggio di tutti i qua-
dri, più il libretto che Golejzovskij48 Le ha rimandato. Non appena ri-
ceverò il cronometraggio, mi metterò subito al lavoro.
Inoltre, Golejzovskij mi ha mostrato il libretto del balletto antire-
ligioso La morale. Se Lei ritiene possibile cambiare Dinamiada con Io-
sif Prekrasnyj e La morale (La morale è in un atto), mi metterei con
grande piacere a scrivere la musica per la Morale. Il libretto è eccezio-
nalmente bello e in esso ci sono molte cose interessanti per l’allesti-
mento musicale.
Le mando i miei saluti e i migliori auguri. ˆ
D. Šostakovic

P.S. Indirizzi personalmente a me, casa Obolonkin, v. Gogol’, Gudauta,


Abchazija. Il posto si trova vicino a Suchumi. A Gudauta sarò il 7 o l’8.
È meglio che mi scriva una raccomandata.

ˆ
In luglio Šostakovic , guadagnando finalmente abbastanza per il manteni-
mento della famiglia e di se stesso, si poté permettere il lusso di un viaggio
di sei settimane. In realtà, non si trattò solo di vacanze, in quanto lavorò
alle partiture della Terza sinfonia e di Dinamiada. Nelle seguenti lettere
ˆ
a Sollertinskij, Šostakovic descrive le sue avventure esotiche e i viaggi in-
teressanti e un po’ spericolati sul Mar Nero e in Caucaso.
140 1926-1930: Un giovane professionista

59.
a I.I. SOLLERTINSKIJ
ˆ Gudauta, 8 luglio 1929
Caro Ivan Ivanovic,
oggi sono arrivato a Gudauta, Te lo notifico come informazione, se
per caso Ti venisse voglia di scrivermi una lettera, che almeno Tu sap-
pia dove scrivere. A Sebastopoli sono stato due giorni. La mattina del
terzo giorno sono andato a Suchumi. Il biglietto da Sebastopoli a Su-
chumi costa 26 rubli. Proprio poco. Questo è il prezzo per la prima
classe. La cabina era molto confortevole: scacchi, radio e altre distra-
zioni intellettuali. Un gran merito del Lenin (così si chiama il pirosca-
fo) è la completa assenza di rollio e le fermate eccezionalmente lun-
ghe. Durante le fermate che sono avvenute mentre ero sveglio, sono
sceso a esplorare. In questo modo sono stato a Jalta. Ho fatto a tempo
ˆ ˆ ˆ
a vedere la daca di Cechov e anche sua sorella, M.P. Cechova. È un
posto meraviglioso, Jalta. Successivamente ho esplorato Novorossijsk,
madre dei cementifici. Una cittadina senza nulla di notevole, eccettua-
ta qualche nuova costruzione, che si distingue fortemente su uno sfon-
do di casettine. Un caldo incredibile. A Novorossijsk il piroscafo si è
ˆ
fermato 10 ore. Sono andato al cinema e ho visto C elovek i livreja
(L’uomo e la livrea). Al dibattito Il teatro e la modernità non sono riu-
ˆ
scito ad andare… Dopo sono stato a Tuapse e a Soci. Non vi ho visto
nulla di particolare. A Suchumi ho visitato un allevamento di scimmie.
A Gudauta le uniche attrattive turistiche sono il mare, il sole e le mon-
tagne. Un posto da favola. Gente non ce n’è affatto. Una meravigliosa
spiaggia completamente deserta. Ora mi sto godendo la calma. Non
devo andare da nessuna parte. Se stai pensando dove andare, vieni a
Gudauta, telegrafa e Ti cercherò una camera. Ne sarei tremendamen-
te contento. Potremmo tornare insieme. Tra l’altro, nell’ultima lettera
avevo dimenticato di farti i saluti da parte di Mejerchol’d. Il mio ap-
puntamento con lui è stato estremamente interessante. La prossima
volta Te lo descrivo.
Ti auguro ogni bene. Scrivi. Non dimenticarmi. ˆ
D. Šostakovic

P.S. Abchazija, Gudauta, fermo posta. (Non è necessario scrivere casa


Obolonkin ecc., perché la posta non viene distribuita casa per casa. Per
avere le lettere bisogna andare alla posta.)
D.Š.
Trascrivere la vita intera 141

60.
a I.I. SOLLERTINSKIJ
ˆ Gudauta, 18 luglio 1929
Caro Ivan Ivanovic,
ho ricevuto oggi la tua lettera. L’ho letta con molto piacere.
A proposito di Mejerchol’d:
Il giorno della partenza da Leningrado ho ricevuto da lui una lettera
con la risposta alle mie domande. Inoltre, mi chiedeva, se fossi andato
ˆ ˆ
a Mosca, di passare da lui alla daca. Sta a Saltykovko, nella daca di K. e
T. Esenin.49 Evidentemente in qualità di parente. Il giorno successivo al
mio arrivo a Mosca sono andato da lui. È a una quarantina di minuti da
ˆ
Mosca. È una daca molto bella. La prima cosa che mi ha chiesto è stata:
ˆ
Be’, come sta Ivan Ivanovic?
Io: Non male. Vivacchia.
V.E.:50 Probabilmente è arrabbiato con me.
Io: Non credo. Non mi ha detto niente.
V.E.: Che cosa non ha detto?
Io: Che è arrabbiato.
V.E.: Probabilmente ha pensato che io sia assolutamente diverso da
quel che sono.
Io: Mmh…
V.E.: Probabilmente ha pensato che io sia un qualche…, sa com’è
(un cenno).
Io: Ecco, sì. ˆ
V.E.: Zina. Zina! Ecco che Dima racconta che Ivan Ivanovic dappri-
ma non pensava affatto così di me fino a quando non mi ha conosciuto.
Z.N.:51 E cosa pensava?
Io: Pensava che V.E., sa, fosse così (un cenno) ed è risultato che lui
è tutt’altro.
V.E.: Vedi, Zina! Se mi avesse conosciuto prima, avrebbe pensato
quel che si doveva, no?
V.E. e Z.N. (animatamente, insieme): E cosa pensava?
Io: Lui pensa, cioè, mi dice: prima pensavo che V.E. fosse così, poi
conoscendolo è risultato che non è affatto così.
V.E. e Z.N. (animatamente): E come?
Io: Assolutamente diverso da come se lo immaginava prima. ˆ
V.E.: Non l’avevo forse detto? È una persona stupenda, Ivan Ivanovic.
(A me, addolorato): C’è solo questo di strano. È un uomo così colto, sen-
sibile, eppure non gli piace Esenin.
Io: Non può essere!
V.E. e Z.N. (tristi): Già, già.
142 1926-1930: Un giovane professionista

Silenzio. Lo spirito di Esenin passa svolazzando, invisibile.


V.E. (riscuotendosi da tristi pensieri): E quindi, prima pensava di me
tutt’altro… ecc.
Segue una conversazione con lo stesso contenuto di quella esposta
sopra, solo sensibilmente più lunga.
Dopo questa conversazione chiesero come mai Tu hai rifiutato di la-
vorar con lui in teatro. Ho detto che non lo sapevo.
V.E.: Probabilmente è arrabbiato con me.
Io: No, perché dovrebbe essere arrabbiato con lei?
V.E.: Eh, anch’io penso che essere arrabbiato con me, per lui non
valga la pena. No?
Io: Non val la pena.
V.E.: Per favore, gli faccia i nostri saluti.
Io: Va bene…
<…>
Sto bene. Lavoro molto. E, ciò nonostante, mi riposo. Mi sono ab-
bronzato moltissimo (in confronto al solito. Non divento mai bello ne-
ro). Faccio i bagni. Ho imparato a nuotare. Mi sono rapato a zero, per
cui ho l’aspetto di un forzato. Ho avuto un’interessante avventura nel
campo dell’erotismo, ma in generale è tutto tranquillo. Mi gusto la tran-
quillità. A giorni alterni prendo il chinino contro la malaria.
Questa profilassi me l’hanno consigliata persone competenti. Il 28 vado
via di qui. Prima mi recherò a Batumi in nave. A Batumi resterò due o tre
giorni. Poi andrò a Tbilisi in treno. <…> Gran bella vita! Da Tbilisi andrò
a Vladikavkaz lungo la strada militare georgiana.52 Da lì a Pjatigorsk e da
Pjatigorsk in aereo a Mosca. A riguardo dell’aeroplano, Ti prego di non dir
nulla. Se lo viene a sapere la mamma, impazzirà dalla paura. Da Mosca a
Leningrado probabilmente andrò a piedi, cioè, temo che i soldi non mi ba-
stino. Veramente dovrebbero bastare, ma non sono capace di razionalizza-
re le spese. La Tua lettera è datata 13 luglio. Oggi è il 18. Se Ti vien voglia
di farmi felice con una Tua lettera, scrivimi a Tbilisi, fermo posta. <…>
Per ora Ti auguro ogni bene. Attendo Tue notizie a Tbilisi.
Il Tuo ˆ
D. Šostakovic

61.
a I.I. SOLLERTINSKIJ
ˆ Tichoreck, 7 agosto 1929
Caro Ivan Ivanovic,
la sorte, come si suol dire, gioca con le persone. Avrei mai pensato di
ritrovarmi nella città di Tichoreck?53 No, mai. Ed eccomi qua… E in
Trascrivere la vita intera 143

che situazione! Ma Ti racconto tutto dall’inizio. Il 3 agosto a Pjatigor-


sk ho comprato un biglietto per un aereo della Ukrpovitrušljach, che
partiva il 6 agosto. Ho pagato per il biglietto 54 rubli ed ero tutto fiero
che, guarda un po’, avrei volato. L’aereo doveva decollare da Mine-
ral’nye Vody alle tre di notte. Sono andato a Mineral’nye Vody con
l’ultimo treno. Alle due mi sono avviato dalla stazione per andare
all’aerodromo. Era buio. Dei cagnacci rabbiosi si lanciavano verso i
miei polpacci. Mi sono spaventato e sono tornato alla stazione. Lì ho
avuto un’amabile conversazione con un soldato dell’Armata rossa, che
sorvegliava la stazione. Gli chiedo come andare all’aerodromo. Quel-
lo, saputo che ero un passeggero, mi raccomandò di andarci verso le
quattro o le cinque, quando è già chiaro. «Di notte non fanno entrare,
se qualcuno si avvicina a meno di cento passi, gli sparano!» Mi sono
spaventato e ho telefonato. Il telefono ha risposto che l’aeroplano sa-
rebbe decollato verso le sei o le sette. Invece che alle tre. Senza dormir
neppure un minuto, ho atteso l’alba e mi sono incamminato verso l’ae-
rodromo, temendo in fondo al cuore che la mia preziosa vita sarebbe
stata troncata. Arrivo all’aerodromo. Nessuno. Né una sentinella, né
un guardiano. Soltanto due aerei. Dopo due, tre ore arriva un ragaz-
zotto. Chiedo informazioni. «Decollerà verso le otto, le nove.» Invece
che alle tre. Aspetto. Arriva poi il bellissimo comandante dello scalo.
Mi chiede, dopo avermi augurato buon mattino: «È lei quel passegge-
ˆ
ro che deve andare a Soci?». Ho risposto di no, visto che devo andare
a Mosca. «A Mosca!» esclamò lui, sinceramente sconvolto. «A Mosca.
Accidentaccio.» E qui con la stilografica si grattò la nuca, per il che
quest’ultima si è un po’ macchiata. Vedendo che non capivo, chiarì: ˆ
«Vede» mi fa «ho dato il permesso di vendere un biglietto per Soci e
a Lei l’hanno venduto per Mosca». Io: «E che si fa?». «Ecco che fare.
Lei va a Tichoreck, là il compagno Gusev l’aiuterà.» «E chi è il com-
pagno Gusev?» «È il comandante dello scalo di Tichoreck. Le darò un
biglietto per lui.» Mi ha scritto il biglietto e alle undici in punto (inve-
ce che alle tre) sono partito. Non mi è venuta la nausea né il mal di
mare. È andato tutto bene, avevo solo tanto sonno. Sono arrivato a Ti-
choreck. Quando siamo atterrati il compagno Gusev non c’era.
Dall’aerodromo sono andato in città. Cinque chilometri a piedi, nella
steppa, sotto un sole cocente. Poi sono tornato a piedi all’aerodromo
e ho dato il biglietto al compagno Gusev. Egli lo lesse, sorrise gentil-
mente e disse: «Le toccherà pernottare a Tichoreck, partirà domani
alle cinque». Io: «È certo che partirò?». Lui: «Visto che glielo dico io,
è certo. Se non fosse certo, non gliel’avrei detto». Mi scusai e mi feci
animo. Nel frattempo era atterrato un aereo da Mosca e aveva portato
144 1926-1930: Un giovane professionista
ˆ
tre passeggeri che andavano a Soci. Essendo ormai tardi, l’aereo non
proseguì il viaggio e anche quei passeggeri dovettero pernottare a Ti-
choreck. Il compagno Gusev ci accompagnò e ci sistemò per la notte.
Io e un altro fummo alloggiati presso un vetturino, il cui cognome era
Osval’d <…> Dormimmo. Il giorno dopo andammo tutti all’aerodro-
mo. Sarò breve. Sull’aeroplano non c’era posto e il compagno Gusev
mi offrì di andare in treno a spese della Ukrpovitrušljach, dato che
non c’era speranza di avere un posto in aeroplano. Acconsentii. In
ogni caso mi sarebbe toccato crepare qui. Arrivammo alla stazione. Il
compagno Gusev mi diede, contro ricevuta, ventinove rubli e dieci co-
peche e mi presentò al capostazione. Questi promise di fare tutto ciò
che dipendeva da lui. «Se ci sarà posto, Lei partirà.» Ineccepibile. Ora
sono le undici. Il treno parte alle diciassette. Significa che devo aspet-
tare sei ore. Siedo e medito… Di speranza di andarmene da Tichoreck
ne ho poca. Sono sconvolto e piango, letteralmente. Caro Ivan Ivano-
ˆ
vic, non dire alla mamma che sono a Tichoreck. Glielo scriverò io stes-
so. Scriverò che, colpito dalla bellezza di questa città, sono sceso
dall’aeroplano e ho deciso di passare qui un paio di giorni, per bearmi
delle sue mirabili attrattive. Se credi in Dio, prega perché un giorno
io possa andarmene da Tichoreck. Sono sconvolto. Cosa farò se non
c’è posto? Dovrò di nuovo farmi ospitare dal vetturino. Un vero incu-
bo… Ho sonno. In tre giorni ho dormito quattro ore. Ho fame, ma mi
desta orrore la vista degli scarafaggi ben pasciuti che galleggiano nel
ˆ
boršc 54 che servono a Tichoreck. Siedo e medito. Qui la stazione è af-
follata di passeggeri che vorrebbero partire. Non possono. Non ci so-
no biglietti. Non ce n’è! Dormono in stazione e non perdono la spe-
ranza. Anch’io spererò. Che orrore! Non riesco a trattenermi e pian-
go. Una bambina dagli occhi dementi (di sette, otto anni) mi tocca con
un rametto e ride a crepapelle. È qui con la madre soltanto da cinque
giorni. Spera di partire tra altri cinque. Così stanno le cose. Quando
riceverai questa lettera, va’ da qualche persona influente e chiedi che
facciano qualcosa per farmi andar via da Tichoreck. Mi si può trovare
all’indirizzo: Tichoreck, fermo posta. Non so la provincia né la regio-
ne. Fallo. In nome della nostra amicizia, Ti prego. Insomma, sto pro-
prio male. Bacioni.
Il Tuo ˆ
D. Šostakovic

ˆ
Šostakovic non si era mai allineato con i gruppi indipendenti che prolife-
ravano negli anni venti. In un certo senso, rimase deliberatamente un out-
Trascrivere la vita intera 145

sider. Ma quando la rivoluzione culturale del 1928-30 accelerò, il potere


finì nelle mani delle organizzazioni proletarie.55
ˆ
Nel 1929 Šostakovic accettò una carica nel TRAM , il collettivo teatrale
fondato dal valente regista Michail Sokolovskij nel 1925. Nella sua conce-
zione originaria, TRAM coinvolgeva direttamente i lavoratori in spettacoli
spontanei di propaganda in fabbriche e circoli operai. Dal 1929 TRAM co-
minciò a utilizzare attori professionisti, pur continuando a trattare temi di
ˆ
immediata rilevanza sociale. Per Šostakovic , la sua posizione come diret-
tore musicale di TRAM serviva come scudo contro gli attacchi della RAPM,
poiché non poteva ignorare l’ostilità militante delle organizzazioni prole-
tarie, che erano al momento al massimo del loro potere.

1930

La prima esecuzione della Terza sinfonia Al Primo maggio ebbe luogo a


Leningrado il 21 gennaio, sotto la direzione di Aleksandr Gauk. Tuttavia
fu messa in secondo piano dall’importante evento della prima rappresen-
tazione teatrale del Naso, tenutasi il 18 gennaio. Due giorni dopo, due cri-
tiche negative dell’opera, firmate da Muzalevskij e Gvozdev, furono pub-
blicate da Krasnaja gazeta (Il giornale rosso). In aggiunta a queste critiche
sfavorevoli, il rappresentante della RAPM, Lebedinskij, liquidò Il naso co-
me uno «scherzo senza senso», mentre Žitomirskij lo etichettò come «una
brutta smorfia». L’opera non fu compresa anche da molti musicisti. L’in-
ˆ
segnante di Šostakovic , Štejnberg, ne ascoltò un’esecuzione alla radio e
annotò con qualche irritazione nel suo diario, il 29 gennaio 1930: «<…>
il giorno successivo abbiamo sentito Il naso… un sacco di spazzatura, ma
ciò nondimeno, come sempre, in qualche passaggio è incredibilmente pie-
na di talento. Non sono andato alla prima, neanche a quella della sinfonia
Al Primo maggio; il mio cortese, riconoscente allievo Mitja non ha pen-
sato di invitarmi. Be’, vada a farsi benedire, ma nonostante tutto è tre-
ˆ
mendamente spiacevole».56 Šostakovic si dimostrò ipersensibile a ogni
opinione negativa, nonostante il sostegno che aveva dal gruppo del Male-
got e da Sollertinskij.
ˆ
Nikolaj Smolic , nel frattempo, era stato chiamato a collaborare anche
con il teatro Bol’šoj di Mosca (fu il principale produttore delle opere nel
periodo 1930-38) pur continuando a occupare anche la sua posizione al
Malegot.
146 1926-1930: Un giovane professionista

62. ˆ
a N.V. SMOLIC
ˆ Leningrado, 2 gennaio 1930 57
Caro Nikolaj Vasil’evic,
inaspettatamente ho avuto un attacco di cuore e non ho potuto accom-
pagnarla. Mi scusi. E così ci siamo separati senza salutarci. Che cosa
posso scriverle come commiato? Ringraziarla per l’ennesima volta per
Il naso? Lo considererei fuori luogo. Le ho già detto più di una volta che
il Suo lavoro per me è un avvenimento di quelli che influenzano una vita
intera. Da parte Sua, Lei ha dato prova di enorme talento, energia, eroi-
smo. Mi è molto duro sopportare gli articoli di Muzalevskij e Gvozdev.
Fino al momento della prima, sapevo che Il naso avrebbe avuto dieci re-
pliche. Dopo la prima ho saputo che sarebbero state venti, dopo questi
articoli, chiederò di nuovo: voglia Iddio che ce ne siano almeno tre. Gli
articoli faranno effetto e chi li legge non andrà certo a vedere Il naso.
Per una settimana «sopporterò» questo, per due mesi subirò la gioia
maligna di «amici e conoscenti» perché Il naso è stato un fiasco, poi mi
rassegnerò e ricomincerò a lavorare, solo non so a che cosa. Più di tutto
avrei voglia di lavorare al Karas’58 <…>

63. ˆ
a N.V. SMOLIC
[Leningrado, 3 febbraio 1930]
<…>
Le sono arrivate ingiuste voci che avrei rinnegato Il naso. Non l’ho mai
rinnegato e non lo rinnegherò mai. Questa voce, probabilmente, è deri-
vata dal ripudio che avevo ipotizzato del balletto L’età dell’oro nell’allesti-
mento di Kaplan.59 Non più di due giorni fa, nell’ufficio del direttore dei
teatri di Leningrado e la sera, in una seduta del Comitato artistico, mi so-
no espresso contro l’allestimento di Kaplan e l’ho fatto con durezza…
Non appena ho pronunciato le parole «ripudio scritto», probabil-
mente è rimbalzata fino a Mosca la voce di un ripudio del Naso. Ancora
una volta Le ripeto che sono tutte sciocchezze e ieri nel dibattito sul Na-
so al VCHUTEMAS60 (ex Accademia delle arti) ho difeso (suona piuttosto
buffo) Il naso da…Vajnkop (!!!)61 Il Karas’ mi alletta enormemente e ci
lavorerò. Aspetto soltanto che Olejnikov finisca il libretto.
<…>
Torni a Leningrado. Senza di Lei qui ci si annoia moltissimo. Lo di-
cono tutti, soprattutto in relazione all’allestimento dell’Età dell’oro.
<…>
Trascrivere la vita intera 147

64.
a Z.I. LJUBIMSKIJ
ˆ Rostov sul Don, 6 febbraio 1930
Caro Zachar Isaakovic,
ho deciso di scriverle appena arrivato a Rostov. Il fatto è che il 4 febbraio
lo spettacolo Il naso è stato sostituito dalla Tosca. Sostituito per la malattia
ˆ
dell’artista Necaev. Tutto questo non sarebbe niente di terribile, se non
fosse per una questione di forma. Da nessuna parte era indicata la causa
della sostituzione; mi pare che in alcuni casi sia indispensabile una comu-
nicazione, altrimenti chissà cosa pensa la gente. Le scrivo a questo propo-
sito, per il fatto che un certo numero di miei conoscenti di Mosca mi han-
no chiesto se è vero che Il naso è stato un fiasco e non ha fatto cassa. «Ec-
co che ieri sera all’ultimo momento si è dovuto sostituire Il naso con Tosca
perché non era stato venduto nemmeno un biglietto.»
Vede che razza di voci arrivano fino a Mosca. Ho ancora una pre-
ghiera da rivolgerle. Tenga d’occhio Kaplan nella messa in scena del-
l’Età dell’oro. Apprezzo molto Kaplan e lo ritengo un regista di grande
talento, ma ha una pecca. È troppo precipitoso negli allestimenti. In
ˆ ˆ
C erevic ki 62 c’era tanto di buono, ma anche tante manchevolezze dovute
a precipitazione e troppa familiarità con i materiali.
Voglio anche condividere con Lei alcuni pensieri. In primo luogo,
se Il naso ha visto le luci della ribalta, lo ritengo esclusivamente merito
Suo e, in parte, di Samosud, in quanto Samosud è veramente entusiasta
di questa mia opera e la porge in modo splendido. Ma il principale ar-
tefice della comparsa del Naso in teatro è Lei. Per questo il mio cuore
arde dei migliori sentimenti per Lei. Me ne ricorderò per tutta la vita. E
La prego di ricordare che con la mia persona Lei ha acquistato un vero
amico. In ogni caso, se potessi mai fare qualcosa di utile per Lei, sono
ai Suoi ordini. Probabilmente dovrò patire a lungo l’atteggiamento bu-
rocratico che hanno i nostri critici verso Il naso. La cosa più strana è che
prima dello spettacolo tutti i giornali e le riviste hanno incredibilmente
blandito Il naso. E qui e là, e su e giù, lo lodarono in modo tale da far
girare la testa a chiunque altro. Ma io conoscevo già il valore di queste
moine. E così è andata. La critica si è rivelata ridicolmente assurda. In
fin dei conti, è veramente impossibile persino per un Jankovskij scrivere
su Smena nel ’27 o nel ’28 che dopo lo spettacolo Colombo il teatro Mi-
chajlovskij può risolutamente iniziare a lavorare alla prima meraviglio-
sa, eccellente ecc., opera sovietica Il naso e nel ’30, su quello stesso gior-
nale Smena scrivere tutto il contrario. Un indirizzo estetico assoluta-
mente ambiguo e una debole memoria, se dopo un anno si cambia opi-
nione. Le opinioni, naturalmente, possono mutare, ma allora quel criti-
148 1926-1930: Un giovane professionista

co che un anno fa ha scritto una cosa e ora ne dice un’altra, deve dire ai
lettori che un anno fa la pensava diversamente e perché oggi ha cambia-
to idea. Se no «il lettore non è un maiale, che mangia di tutto» <…>
Le auguro ogni bene, tanti saluti. ˆ
D. Šostakovic
Rostov sul Don, hotel Bol’šaja Moskovskaja, n. 28.

ˆ
Šostakovic continuerà periodicamente a lamentarsi che Il naso fosse stato
tolto dal repertorio. In tutto, in un periodo di sei mesi, ebbe sedici repli-
che, con due compagnie che si alternavano: un numero considerevole da
ˆ
tutti i punti di vista. Nel frattempo Šostakovic aveva accettato dal GATOB
l’incarico per un secondo balletto, Il bullone, ancor prima che il primo bal-
letto venisse rappresentato. ˆ
Le seguenti due lettere a Sollertinskij vedono Šostakovic in una tour-
née concertistica a Rostov sul Don e Odessa.

65.
a I.I. SOLLERTINSKIJ
ˆ Rostov sul Don, 10 febbraio 1930
Caro Ivan Ivanovic,
sono seduto nella camera d’albergo e mi annoio. Ho deciso di scriverti.
Come va, cosa combini? Io mi annoio. Non faccio niente. Qui il tempo
cambia con velocità sorprendente. Ancor ieri era primavera e oggi fa un
freddo terribile. È una sensazione estremamente sgradevole: 15 gradi
sotto zero, non c’è neve, un vento tremendo e un sacco di polvere.
D’estate, durante il caldo, è ancora possibile sopportare la polvere. Ma
tremare di freddo e inghiottire polvere è tremendo. Mi sento profonda-
mente offeso. Visto che mi annoio, Ti esporrò le impressioni di viaggio.
<…>
[A Mosca] il compagno Smirnov mi ha mostrato il libretto del bal-
letto Presso il nuovo macchinario.63 La trama è molto attuale. C’era una
macchina. Poi si è guastata (il problema dei materiali soggetti a usura).
Poi l’hanno riparata (il problema dell’ammortizzo) e, allo stesso tempo,
ne hanno comprata una nuova. Poi tutti danzano presso il nuovo mac-
chinario. Apoteosi. Tutto ciò occupa tre atti. <…>
Nello scompartimento del vagone letto ha viaggiato con me fino a
Rostov un giovanotto del genere «figli di buona donna» <…> Mi disse
di essere appena diventato ingegnere, di andare a Rostov per lavoro e di
soffrire di nevrastenia. Si informò su di me. Gli dissi chi sono. Il cuore
Trascrivere la vita intera 149
ˆ
mi si fermò per la gioia quando esclamò: «Šostakovic? Compositore?».
(Naturalmente, prima era stato chiesto: «Scusi, come si chiama?».) «Be’,
penso avrà sentito parlare di me.» Assumo un atteggiamento modesto…
«Non so, non l’ho mai sentito nominare. Vasil’kovskij l’ho sentito,
ˆ
ma Šostakovic… non so, mai sentito.» Silenzio imbarazzato. Bofonchiai
che sono conosciuto soprattutto dai musicisti, più che dagli ingegneri,
al che il figlio di buona donna dichiarò: «No! Io mi interesso molto di
musica. Vado all’opera, ai concerti, ma il suo cognome non l’ho mai
sentito. Anche se mi ammazzano, non mi torna in mente». Insomma, so-
no felicemente arrivato a Rostov.
A Rostov mi ha accolto Jakobson. Non lo Jakobson dei balletti, un al-
tro. Mi ha accompagnato in albergo. Sono arrivato in camera. Nella ca-
mera c’erano due letti. Mi cambio. All’improvviso, un colpo alla porta. Le
undici di sera. «Be’» penso «è arrivato l’intervistatore.» Preparo delle fra-
si: al giorno d’oggi la musica… ecc. Apro la porta, guardo: il figlio di buo-
na donna! «Sa, non ci sono camere, non mi permetterebbe di stabilirmi
qui, tanto più che lei (sguardo sul secondo letto) ha due letti». «Prego, ma
veramente, non so come la prenderà Jakobson: la stanza infatti non la pa-
go io, ma l’orchestra sinfonica statale. Sarà eticamente corretto?»
Dopo aver parlato un po’ di etica, il figlio di buona donna portò den-
tro le valigie. Poi arrivò Jakobson e non obiettò nulla al fatto che offrissi
la possibilità di pernottare al «mio amico». Dopo di che mi chiese chi
fosse quel tale, se lo conoscevo da molto. Risposi di conoscerlo da molto.
«Faccia attenzione. Ci sono molti lestofanti.» Dissi che era un amico, ma
mi sentivo a disagio. «E se» penso «mi porta via anche le braghe?» Per
fortuna il figlio di buona donna si fermò una notte sola e il giorno dopo
ˆ
se ne andò a Novocerkassk, dove gli avevano assegnato un incarico. Tut-
to era rimasto al suo posto <…> Il giorno dopo ci furono le prove. Alle
prove Jakobson disse all’orchestra: «Compagni, permettetemi di presen-
ˆ
tarvi il nostro D.D. Šostakovic». (Applausi scroscianti, quasi un’ovazio-
ne.) L’orchestra non è male, ma il direttore (Jakobson) è un buono a nul-
la. Ciò nonostante, il concerto (la mia esibizione) ha avuto molto succes-
so. Hanno applaudito molto e ho fatto tre bis. Con il frac ho un elegante
aspetto da lacchè. Diverse volte ho detto per sbaglio «Il signore deside-
ra?» invece di «Salve» o «Arrivederci». ˆ
Proprio come il consigliere aggiunto Lakeic (vedi Romanzo con il
ˆ
contrabbasso di Cechov). Il 16 suono il Concerto n. 1 di Prokof’ev.
Nello stesso concerto sarà suonata anche la mia Sinfonia in Fa mi-
nore. Il 15, su invito dei musicisti di Rostov, terrò una relazione su La
situazione attuale dell’arte musicale. Ma in generale mi annoio e mi di-
letto a poltrire.
150 1926-1930: Un giovane professionista

ˆ Sono stato al teatro locale. Ho visto la commedia di Afinogenov,


C udak (Lo stravagante), tragedia di un entusiasta64 non iscritto al Partito,
che non trova sostegno a causa dell’immobilismo dell’apparato. Devo di-
re che la commedia e soprattutto gli attori erano di alto livello. Nello Stra-
vagante non c’è neanche un attore scadente. Mi è piaciuto moltissimo.
Domani vado a un concerto da camera di opere di Brahms. Rostov
è in generale una città con grandi possibilità. Un’ottima orchestra e un
teatro di prosa di alto livello che non hanno bisogno di commenti. Il
Don ha un aspetto spettacolare. Neve non ce n’è per niente. Il ghiaccio
è liscio come uno specchio. Molto bello. Ho fatto conoscenza con molti
musicisti. Si trovano persone splendide. Non devo spender nulla per il
pranzo, perché ogni giorno sono ospite da qualcuno. Insomma, è bello,
ma un po’ noioso. È un vero peccato che passeggiare rabbrividendo per
il freddo e inghiottendo polvere non sia affatto piacevole.
Ho ricevuto un telegramma dalla mamma, che l’8 Il naso ha registra-
to il «tutto esaurito».
Sono contento, ma ho paura che a parlare non sia la verità, ma il cuo-
re materno, per farmi felice. Mi informerò al mio ritorno. Mi spiace so-
prattutto di perdere le rappresentazioni del Naso, ma forse al mio ritor-
no ci saranno ancora un paio di repliche. Ti auguro ogni bene.
Il Tuo ˆ
D. Šostakovic
P.S. Se trovi un minutino, scrivimi. Ne sarò molto contento.

ˆ
Šostakovic giunse a Odessa per lavorare alla musica per il film di Kozincev
e Trauberg Sola. In un’altra lettera a Sollertinskij, egli si riferisce sia al film
sia alla propria musica, come a una «merda». Durante il soggiorno a Odes-
sa incontrò anche i produttori dell’allestimento dell’Età dell’oro a Kiev.

66.
a I.I. SOLLERTINSKIJ
ˆ Odessa, 19 luglio 1930
Caro Ivan Ivanovic,
me ne sto seduto da solo nella camera d’albergo e bevo alla Tua salute
del [vino] «Cinandali», cosa che mi onoro di comunicarti. Mi sento da
schifo, <…> A Odessa in questo momento si trovano <…> L.O. Utësov
e I. Sel’vinskij, poeta dotato e «compagno di strada». Con Utësov pran-
zo ogni giorno <…> egli desta in me un’enorme simpatia. Per fascino e
Trascrivere la vita intera 151

inclinazioni somiglia a Mejerchol’d, ma senza la grettezza mejercholdo-


viana. Oggi ho ascoltato la sua band Teajazz. Tutta la combriccola è al
momento in tournée a Odessa. Non vado matto per Teajazz. A dire il
vero, suonano bene: Skomorovskij è capace di fare qualsiasi genere di
trillo, il percussionista si lancia nelle figure più complicate, ma… (balu-
gina addirittura dinnanzi agli occhi, il maledetto: shtm! shtm! No, non
capite niente, voi. Siete delle cariatidi. Shtm! shtm!). Ma lasciando da
parte Teajazz, Utësov è certamente il più grande artista dell’URSS che mi
sia capitato di vedere… Sono eccezionalmente contento della nuova co-
noscenza… Scrivimi quanto tempo hai intenzione di stare a Gudauta.
Se mi riuscisse di concludere presto le mie faccende a Odessa, farei un
salto a Gudauta. Potremmo incontrarci, cianciare, ricordare i bei tempi
– un battito di ciglia e il tempo è volato. Per ora Ti saluto. Dio ci con-
ceda di incontrarci ancora.
Bacioni. ˆ
D. Šostakovic

A Leningrado la prima dell’Età dell’oro ebbe luogo il 26 ottobre. Com-


plessivamente, il balletto ebbe diciannove repliche nella stagione 1930-
31, un numero che batté ogni record nel balletto sovietico. I successivi al-
lestimenti dell’Età dell’oro a Kiev (1930) e Odessa (1931) dimostrano
ˆ
l’autentico successo popolare del balletto. I dubbi di Šostakovic riguarda-
vano la validità dell’allestimento e non la sua musica.

67.
a Z.I. LJUBIMSKIJ
ˆ Leningrado, 28 ottobre 1930
Caro Zachar Isaakovic,
ieri e l’altro ieri ci sono state le prime dell’Età dell’oro. Approfittando di
questa occasione, ho deciso di scriverle una lettera e mandarle i miei sa-
luti. In breve, lo spettacolo è andato bene. Tutti noi, suoi autori, abbia-
mo avuto un grande successo. Le recensioni non sono ancora uscite, ma
questo non è poi così importante. È importante che, sia ieri, sia l’altro
ieri, il pubblico abbia apprezzato le nostre fatiche. Mi dispiace molto
che non ci fossero gli ideatori e «le levatrici» di questo spettacolo. Lo
spettacolo ha avuto un tale successo che il 6 novembre sarà eseguito (la
seconda scena del secondo atto e il finale del terzo) alla seduta solenne65
del Soviet di Leningrado. Il maggiore successo lo hanno avuto il secon-
do e il terzo atto. Il primo, chissà perché, non ha «colto nel segno». Io
152 1926-1930: Un giovane professionista

lo spiego con qualche ricercatezza di troppo nei numeri di danza. In-


somma, venga qui e veda Lei stesso. Al prossimo incontro Le racconte-
rò i particolari. Adesso non posso scrivere tanto perché non sto bene.
L’altro ieri mi sono raffreddato seriamente e ieri alla prima avevo la feb-
bre a 38,3 °C. Ora sono a letto e ci starò almeno tre giorni. Le auguro
di guarire bene e di riposarsi.
Tanti saluti. ˆ
D. Šostakovic

68. ˆ
a N.V. SMOLIC
[30 ottobre 1930]
<…>
Il 26 e il 27 ottobre ci sono state le prime del mio balletto L’età dell’oro.
Il lavoro su questo allestimento mi ha insegnato molto. Per l’ennesima
volta mi sono convinto che, in qualsiasi spettacolo musicale, il ruolo della
musica è fondamentale, non secondario e se non se ne tiene conto nella
messa in scena, lo spettacolo non ha successo. Quando andavo alle prove
o alle repliche dell’Età dell’oro, ricordavo con grande felicità e soddisfa-
zione il Suo allestimento del Naso, dove la mia musica era porta all’ascol-
tatore in modo tale che doveva per forza prevalere sull’azione scenica. In
modo particolarmente chiaro mi è tornato in mente un fatto, che potreb-
be parere addirittura insignificante. Alla prima prova orchestrale della
scena della diligenza, subito dopo l’uscita della venditrice, ci sono due
glissando del trombone. Lei ha immediatamente colto questo fatto e ha
utilizzato i due poliziotti per accompagnare l’effetto di questo glissando.
Quando mi ricordo tutto lo spettacolo nell’insieme, mi vengono in mente
tanti di quei particolari, con i quali si è ottenuta la necessaria intesa tra
musica e azione scenica, indispensabile per la resa di uno spettacolo mu-
sicale. Questo non è accaduto con L’età dell’oro. L’azione scenica per
conto suo, la musica per conto suo. Se lo spettacolo è stato un fiasco op-
pure no, lo dirà il futuro. I primi due spettacoli hanno avuto un successo
appena discreto. Ai miei occhi lo spettacolo è un fiasco. Di ciò incolpo,
per quanto possa parer strano, in primo luogo Lei. Non dimentichi che
parlo di fiasco dal mio punto di vista e non di un fiasco in assoluto. Forse
Lei ricorda la storia della genesi di questo balletto. Le ricordo: in tutti i
modi cercavo di esimermi dal musicare il libretto che mi avevano offerto.
Lei dapprima in questo mi sosteneva. Poi ha cambiato tattica e ha deciso
che bisognava scrivere il balletto. Le ho dato retta, visto che credevo ve-
ˆ
ramente in Lei. Pensavo: visto che Smolic dice che da questo può venir
fuori qualcosa di buono, mi son messo a lavorarci. Poi Lei è andato via da
Trascrivere la vita intera 153

Leningrado. Sono cominciate assurdità di ogni genere. In un modo o


nell’altro il balletto l’ho scritto e ora sarà rappresentato in tre città: a Le-
ningrado è già in scena e presto ci sarà la prima a Kiev e Odessa…
In tutte le riunioni e i dibattiti non posso difendere a spada tratta il
mio balletto, poiché io stesso so che L’età dell’oro, quanto a contenuto
artistico, è un’opera antiartistica. E del fatto che io abbia scritto un’ope-
ra antiartistica siete responsabili Lei, Ljubimskij, Sollertinskij, Goro-
dinskij e altri ancora. Per la parte musicale dell’Età dell’oro ne rispondo
io: essa è, a mio parere, eccezionalmente ben riuscita (in confronto a
molte altre fatte da me), ma ora voglio comporre cose su soggetti che mi
emozionino davvero. Ma fiaschi (dal mio punto di vista) come L’età
dell’oro sono difficili da mandar giù.
Ora sto scrivendo un’opera, secondo me dovrebbe venire molto be-
ne. Quando ci incontreremo mi piacerebbe molto sottoporgliela. La
considero l’unico regista a cui potrei affidare una mia opera e qualsiasi
tipo di spettacolo musicale <…>
Mi scriva, e verrò da Lei per parlarle della mia opera, o meglio, di
un ciclo di tre opere che sono intenzionato a fare.
Tanti saluti. ˆ
D. Šostakovic

69.
a I.I. SOLLERTINSKIJ
ˆ Korosten’, 17 dicembre 1930
Caro Ivan Ivanovic,
il destino mi ha portato nella città di Korosten’. Nutro qualche speranza
di andarmene di qua. Il fatto è che ero in viaggio per Kiev e dovevo cam-
biare, ma il treno è arrivato in ritardo di quattro ore. Il treno su cui avrei
dovuto salire è partito in orario. Il treno successivo, con il quale dovrei
andare a Kiev, è in ritardo di sei ore. Adesso è l’una di notte. Il treno
sarà qui alle cinque. Non mi sento tanto bene. Alla stazione c’è tanta di
quella gente che Ti sto scrivendo questa lettera stando in piedi… E così,
me ne sto qui. Ho un sacco da fare. Il 25, 26 e 27 ci saranno le ultime
riprese di Sola. Il 1° gennaio devo consegnare Il bullone. E ora sono co-
stretto a starmene qui. A Kiev non penso mi aspettino cose piacevoli.
Anzi, il contrario, a giudicare dagli ultimi telegrammi. Ma in ogni caso
non mi perdo di coraggio, cosa che auguro anche a Te. Forse adesso tu
Te ne stai comodo al calduccio, mentre io Ti scrivo una cartolina stando
in piedi. Con questo finisco. Sta’ bene. Forse riuscirò a trovare un bi-
glietto per Kiev. C’è una coda smisurata. ˆ
D. Šostakovic
154 1926-1930: Un giovane professionista

La sospensione del Naso e dell’Età dell’oro a Leningrado durante la sta-


gione 1930-31 era dovuta tanto al deterioramento del clima politico quan-
to alle critiche avverse. A Mosca la situazione non era migliore: l’opera di
Mosolov La diga, di cui si stavano tenendo le prove per una nuova produ-
zione al teatro Bol’šoj, fu ritirata qualche giorno prima dell’andata in sce-
na, prevista per il dicembre 1930. Per quanto riguarda la prosa, le cose an-
davano ancora peggio: basti ricordare che dal 1929 furono bandite tutte le
ˆ
commedie di Bulgakov. Nel 1929 Lunac arskij, un intellettuale vecchia
maniera con un vasto bagaglio culturale e vedute relativamente liberali,
fu rimosso dalla carica di commissario alla cultura, ciò che permise alle as-
sociazioni proletarie di prendere, sia pur temporaneamente, il controllo
della vita culturale. In concomitanza con il richiamo di Stalin all’intensi-
ficazione della guerra di classe, la diversificazione culturale divenne, per il
paese, una cosa del passato.
3. 1931-1936: Successi e critiche. Satira e tragedia

Entro la fine degli anni venti, Stalin, dopo aver consolidato con ogni mez-
zo il proprio potere, cominciò a distruggere sistematicamente tutti i poten-
ziali oppositori. Fu dato inizio alle grandi campagne di industrializzazione
e collettivizzazione e il primo Piano quinquennale fu avviato nel 1928, e
fu pensato come esibizione del potenziale di crescita del paese. Quando fu
dimostrata l’impossibilità di raggiungere gli obiettivi di produzione stabi-
liti dal Partito, si cercarono dei capri espiatori; «elementi ostili» e sabota-
tori furono arrestati e processati sommariamente. Nel processo «Šachty»
(delle miniere) del 1928, cinquantatré ingegneri minerari («tecnici bor-
ghesi») furono accusati di aver distrutto macchinari industriali e fucilati.
Il Terrore staliniano fu imposto con una serie di processi molto pubbliciz-
zati: un’atmosfera di sospetto, paura e «vigilanza» nei confronti di possi-
bili nemici pervase la società sovietica. Più tardi, mentre cresceva il potere
della polizia segreta e dei servizi di sicurezza, la quantità di persone arre-
state divenne tale che non furono più celebrati processi pubblici; milioni
di innocenti furono condannati alla pena capitale o inviati ai lavori forzati
nel crescente impero dei gulag.
L’arte (in particolare il cinema) ebbe un ruolo importante nel celebra-
re i risultati sovietici, diffondendo le immagini di campioni del lavoro, co-
me Stachanov, o di Pavlik Morozov, un ragazzo la cui «lealtà» al Partito
giunse al punto di denunciare i propri genitori. La «lealtà» di Morozov di-
venne il soggetto del film di Ejsenštejn Le praterie di Beižin (1935). En-
tro il 1937 la «rivoluzione dall’alto» fu di fatto completata. Stalin aveva
distrutto i presunti oppositori, compresa la maggior parte dei primi diri-
genti del Partito bolscevico. Il popolo sovietico era talmente terrorizzato
da sottomettersi a questo regime repressivo senza protestare.
156 1931-1936: Successi e critiche. Satira e tragedia

Questo radicale mutamento si rifletteva in tutti gli strati della società


sovietica. Verso la fine degli anni venti le organizzazioni proletarie, che si
erano assunte il ruolo di portavoce del Partito, ostacolavano e umiliavano
gli intellettuali, colpendo duramente le istituzioni scolastiche e culturali.1
L’indipendenza divenne una colpa intollerabile. Nel 1932 il Partito sciolse
tutte le organizzazioni indipendenti e istituì le Unioni dei lavoratori della
cultura (scrittori, compositori, registi ecc.). La loro funzione fu di consoli-
dare dall’alto la politica del Partito e controllare la produzione intellettua-
le. Nacque l’estetica del realismo socialista (attribuita a Maksim Gor’kij),
che dettò stile e contenuto a qualsiasi espressione artistica. Paradossalmen-
te, dopo l’intolleranza dei gruppi proletari, le Unioni, inizialmente, conces-
sero maggiore libertà; musica leggera e jazz furono di nuovo permessi. Ma
entro il 1934 l’ortodossia ideologica era diventata regola quotidiana.

1931
ˆ
Šostakovic cercava di seguire un percorso prudente, placando le richieste dei
«proletari» e insieme difendendo il proprio credo professionale. Nel 1930 ave-
va manifestato l’intenzione di scrivere un’opera su un tema sovietico, il che si-
gnificava sceglierne il soggetto con gli stessi criteri già usati per balletti, com-
medie e film per i quali aveva scritto le musiche. Invece, scelse Una Lady
Macbeth del distretto di Mcensk , romanzo dello scrittore ottocentesco Niko-
ˆ
laj Leskov. Nei fatti, Šostakovic era determinato a creare un melodramma sle-
gato dalle restrizioni ideologiche di un libretto a tema politico. La sua seconda
opera affrontava la storia delle passioni amorose di Katerina Izmajlova, mo-
glie di un mercante di provincia, e degli eventi drammatici generati da quelle
ˆ
passioni. Šostakovic cominciò a lavorarci nell’ottobre del 1930 e, man mano
che il lavoro procedeva, si trovò a dover giustificare la scelta di questo tema,
sostenendo che esso mostrava quanto fosse corrotta la società russa del XIX se-
colo. E d’altra parte, a provare l’attenzione del compositore a temi di effettiva
rilevanza «sovietica» vi erano le musiche di scena e le colonne sonore che egli
aveva realizzato nello stesso periodo. Questi lavori, inoltre, consentivano di
fare utili esperimenti con le formazioni orchestrali disponibili nei cinema e nei
teatri. In particolare la musica per la rivista Uslovno ubityj (Destinato a fare
il morto), che andò in scena a Leningrado dal 2 ottobre 1930, servì come la-
boratorio per le sue idee sulla Lady Macbeth. La trama vivace, le avventure
di un civile (interpretato da Utësov) durante un’esercitazione antiaerea in pre-
visione di un attacco nemico, permetteva molte digressioni e un vasto reper-
torio di stili diversi, dall’agitprop alla parodia, nonché l’inclusione di brani di
Trascrivere la vita intera 157

film e l’apparizione di un pastore tedesco che abbaiava. Lo spettacolo è popo-


lato da caricature archetipiche: il signor Batti-il-borghese (espressione eredita-
ta dai tempi della NEP), preti maneggioni e ballerine depravate.
Il 21 aprile 1931 si tenne al Malegot di Leningrado la prima del bal-
letto Il bullone, che però fu aspramente attaccato dai critici «proletari» e
dovette essere ritirato dal repertorio dopo una sola rappresentazione. Il to-
ˆ
no minaccioso della rivista Rabocij i teatr (L’operaio e il teatro) era chia-
ro: «Il bullone è stato un fiasco e dovrebbe servire come ultimo avverti- ˆ
mento per il compositore». Evidentemente la musica di Šostakovic era
troppo frivola per affrontare seriamente il tema del sabotaggio industriale.
Tuttavia il compositore utilizzò parte della musica in una suite che otten-
ne grandissima popolarità in esecuzioni orchestrali. ˆ
Trascorrendo due mesi sabbatici nel Caucaso, Šostakovic compose il
primo atto della Lady Macbeth. Completò lo spartito per pianoforte alla
fine di ottobre e l’orchestrazione il 5 novembre 1931, mentre era a Tbilisi. ˆ
Come si evidenzia nella corrispondenza con Sollertinskij, Šostakovic se-
guiva attentamente la campagna di stampa contro i «compagni di strada».
Faceva particolare attenzione ai dibattiti dei musicisti proletari ed era pronto
a trarne le necessarie conclusioni. Ora era il turno dei compositori della
VAPM, capeggiati da Belyj e Davidenko, di lamentarsi di un’ingiusta persecu-
zione. Una polemica astiosa fu riportata dalla rivista Govorit Moskva (Parla
Mosca), in cui i compositori della VAPM accusavano il Comitato centrale del-
la radio di sabotare deliberatamente i loro lavori. La radio era tacciata di pre-
ferire l’arte decadente a quella operaia, mostrando nostalgia per Medtner,
ˆ
Skrjabin e «l’ostile emigrante Rachmaninov». Šostakovic seguiva da vicino
questa diatriba e decise di rispondere, ma la sua lettera a Govorit Moskva
non fu pubblicata. Al ritorno a Leningrado egli pubblicò un aspro intervento
sullo stato della musica per teatro, opera e balletto dal titolo Dichiarazione
sui doveri di un compositore, in cui deplorava la bassa considerazione in cui
era tenuta la musica di scena, le mediocri esecuzioni e le trite produzioni. Il
ruolo della musica era stato degradato a cliché illustrativo. Ma i tempi erano
ˆ
dalla parte di Šostakovic : i musicisti della VAPM, che ora lo accusavano di cer-
care giustificazioni per i propri fiaschi, sarebbero stati presto sbaragliati.

70.
a I.I. SOLLERTINSKIJ
ˆ Odessa, 27 settembre 1931
Caro Ivan Ivanovic,
soltanto adesso, visto che tra due ore salperà la nave Krym, con la quale
mi recherò a Suchumi e da lì a Gudauta, mi accingo a fare un bilancio
158 1931-1936: Successi e critiche. Satira e tragedia

della mia permanenza di tre giorni a Odessa. In generale è andata bene.


L’altro ieri c’è perfino stato bel tempo. Adesso il cielo è minaccioso e il
vento imperversa piuttosto forte. Oltre a migliaia di lavoratori cinemato-
grafici, ho incontrato qui il famoso drammaturgo-patriota Oleša. L’altro
ieri ho cenato con lui al London e dopo tre bicchierini di ottima vodka
si è avviata una conversazione confidenziale <…> Beve come una spu-
gna e si lamenta che gli fa male. La seconda impressione di Odessa, non
meno viva, è la conversazione con la rappresentante della filiale odessita
della UAPM. È una meridionalotta2 combattiva e tutt’altro che sciocca.
Non avevo riconosciuto il suo cognome e ciò è stato, probabilmente, la
causa dei miei guai. Ci aveva presentati un musicista di qua. Ieri mattina
mi ha chiamato al telefono e ha espresso il desiderio di fare due chiac-
chiere con me. Ho subito sentito che il mio viso prendeva un’espressio-
ne di autocompiacimento… Quale non fu la mia delusione, quando ho
saputo che era venuta per convincermi a passare al canto di massa. «Ci
pensi su» mi fa «noi della UAPM locale, abbiamo sentito il suo balletto,
un tal decadentismo… Il Tahiti-trot… musica leggera… modernismo»
e così lasciava cadere la sua, mmh, deliziosa boccuccia. L’ascoltavo esta-
ˆ
siato… Tra l’altro, pronunciò anche la parola «Sollertinšcina»3… L’età
dell’oro ha avuto, qui, lo stesso ruolo che ebbe Partbilet (La tessera del
partito) di Zavališin alla Casa del popolo. Fu rimosso, insieme con il di-
rettore del teatro, dopo la prova generale.
Ecco ciò che mi è accaduto a Odessa. Per ora è tutto. Da Gudauta
Ti scriverò ancora. Scrivimi anche Tu. Se vedi Uslovno ubityj, scrivime-
ne. La prima è il 2. Non dimenticarlo. ˆ
D. Šostakovic

71.
a I.I. SOLLERTINSKIJ
ˆ Gudauta, 14 ottobre 1931
Caro Ivan Ivanovic,
ammetto di aver letto la Tua lettera senza alcun piacere. È successo che
avevo mandato una raccomandata alla redazione di Govorit Moskva, in
cui c’era la seguente frase: «Il compagno Smirnov ha posto una questio-
ne con precisione e da buon bolscevico…» ecc. E ora ci sarà un com-
mento della redazione alla mia lettera, senza che sia stata pubblicata!
Già mi vedo l’articolo: «La rivista Govorit Moskva sotto la vecchia dire-
zione era un centro per la feccia di ogni sorta di nemici di classe: tutti
ˆ ˆ
gli Ivancikov, gli Šostakovic e altri consimili godevano a gettar fango
sulla geniale creazione di Belyj Proletari di tutto il mondo, unitevi». Ahi-
mè! Verchoturskij avrà già messo da canto il decreto per la stampa della
Trascrivere la vita intera 159

mia sinfonia Al Primo maggio. Un vero guaio, temo… di esser fritto. Ma


magari ne verrò fuori in qualche modo. Comunque, bisogna esser pronti a
tutto. Avevo appena impostato una cartolina per Te, quando è arrivata la
Tua lettera. Attenderò con impazienza la prossima. Non avrei mai pensato
che questo pasticcio con Govorit Moskva sarebbe finito in modo così av-
vilente per me. Mi pareva che mi stessero un po’ meno alle costole, ma
adesso ricominceranno. I presupposti ci sono, in ogni caso <…> Man-
dami il prossimo numero di Govorit Moskva. Qui non è ancora arrivato.
I quotidiani dell’11 ottobre ci sono, ma la rivista no. Magari neanche ar-
riverà. Così, quando lo ricevi, mandami i ritagli. <…>

72.
a I.I. SOLLERTINSKIJ
ˆ Gudauta, 19 ottobre 1931
Caro Ivan Ivanovic,
grazie per la Tua lettera. Le Tue lettere mi fanno sempre tremendamente
piacere. Sono felice che la vita a Leningrado sia così animata. Sono felice
che Šaporin sia diventato un compositore proletario. Era ora! Mi sono
perfino meravigliato che in una delle Tue lettere avessi chiamato Šaporin
«rappresentante del modernismo». L’autore della Pesnja jamšika (Canzo-
ne del vetturino) sarebbe un rappresentante del modernismo? No, mille
volte no… Penso di andar via da qui il 1° novembre, se entro quel termine
arriveranno i soldi. C’è da dire che nel viaggio ho largheggiato parecchio,
e ho mandato a Leningrado una richiesta di foraggio. Ho ricevuto un te-
legramma dal Vseroskomdram, che hanno mandato i soldi… Li aspette-
rò. E allora me ne andrò a Batumi (circa cinque giorni) e a Tbilisi (otto,
nove giorni) e da lì a Leningrado. Di conseguenza, se trovi il tempo, man-
dami due righe al fermo posta di Batumi. Sarò sommamente felice di ri-
cevere una Tua letterina colà. A proposito, se ricominciano a darmi la
caccia, non scrivermelo, avrò tempo per preoccuparmene a Leningrado.
Il mese di ottobre qui è splendido. Non sembra neanche ottobre. Fa
caldo. C’è il sole ecc. Ti faccio le congratulazioni <…> per la nomina a
rappresentante del Leniskusstvo al teatro Mariinskij. <…>

1932
ˆ
Šostakovic aveva dichiarato la sua intenzione di sposare Nina Varzar in più
di una occasione e alla fine del 1931 fu fissata la data delle nozze. Ma, come
160 1931-1936: Successi e critiche. Satira e tragedia

in un’amara farsa di Gogol’, lo sposo semplicemente non si presentò alla


cerimonia.4 Nell’angoscia di una grave crisi emotiva, sparì dalla circolazio-
ne per alcuni giorni. Il suo stato nevrotico è riflesso nelle tre romanze, scrit-
te all’epoca, che completano il ciclo delle Romanze su versi di poeti giap-
ˆ
ponesi.5 Šostakovic le dedicò a Nina. C’è da chiedersi se i titoli: Per la pri-
ma ed ultima volta, Amore senza speranza e Prima del suicidio siano ser-
viti a placare la fidanzata piantata in asso. Certamente «suicidio» è una pa-
rola che ricorre più di una volta nelle lettere a Sollertinskij, e riflette il suo
stato mentale, gravemente instabile. Fortunatamente la coppia si riconciliò
in poco tempo e, con l’incoraggiamento di Sollertinskij, registrò il matrimo-
nio in privato, con una cerimonia civile a Detskoe Selo il 13 maggio 1932.
Subito dopo gli sposi partirono per Mosca per assistere alla prima della pro-
duzione sperimentale dell’Amleto realizzata da Akimov al teatro-studio di
ˆ
Vachatangov, per cui Šostakovic aveva scritto le musiche. ˆ
Nina si trasferì nell’alloggio della famiglia Šostakovic e l’anno succes-
sivo il compositore fu in grado di acquistare un alloggio in cooperativa con
gli introiti della Lady Macbeth.ˆ
Nel frattempo Šostakovic si era recato a Mosca nella seconda metà di
marzo, ufficialmente per mostrare il primo e il secondo atto della Lady
ˆ
Macbeth a Smolic , al teatro Bol’šoj. Probabilmente stava anche lavorando
con Akimov, alle cui radicali ed eccentriche idee sull’Amleto corrisponde-
ˆ
vano le brillanti e satiriche musiche di scena di Šostakovic.

73.
a I.I. SOLLERTINSKIJ
ˆ Mosca, 25 marzo 1932
Caro Ivan Ivanovic,
sono tornato a casa or ora, pieno di differenti impressioni. È passata
l’una. <…> E così. Ho visto oggi la prima dell’Otello. Una sconcezza
fatta e finita. Fatta eccezione per Melik-Pašaev 6 (eccezionalmente bra-
vo, il migliore tra tutti i direttori d’orchestra dell’URSS) nello spettacolo
non c’era niente di bello. Mi tornano in mente alcuni momenti che di-
ˆ
mostrano che il regista (N.V. Smolic) è «creativo».
1) Nel secondo atto, prima della scena in cui Jago comincia a risve-
gliare i sospetti di Otello, un servo porta a Otello un manoscritto. Otel-
lo dà un tenero pizzico alla guancia del servo e si sdraia su un sofà, per
leggere il manoscritto. Quando Otello volta la schiena al servo, quest’ul-
timo (il servo) fa una faccia strana e con un elegantissimo fazzoletto di
autentica batista si strofina la guancia con un palese sospetto dipinto sul
viso e si stringe nelle spalle.
Trascrivere la vita intera 161

2) Jago di tanto in tanto gioca a bilboquet, acchiappando al volo la


palla a tempo con l’orchestra.
3) Otello soffoca Desdemona con troppa confricazione (dalla parola
fricare. Certamente sai che cosa significa).
4) Dopo il suicidio Otello giace su Desdemona.
5) E così via. Dimenticavo la cosa più importante. Nel secondo atto
Otello, non credendo a Jago, getta quest’ultimo in una piscina con del-
l’acqua. Gli spruzzi deliziano il pubblico che non guarda tanto per il sottile.
Il successo è stato appena discreto.
Dopo Otello sono andato… a vedere degli zingari. Mi è piaciuto un
mondo. Una zingara ballava, avvolta in uno scialle di drap de dame. Da
sotto la gonna si intravedevano calze di filo di Scozia e culottes di piquet.
Una delizia. Il repertorio era malinconico. Per poco non piangevo per la
dolcezza. Forse non ho mai provato un’impressione così profonda. Sono
di pessimo umore, con pensieri suicidi. Che poi non è così terribile, dato
che i pensieri di suicidio sono frequenti, per lo meno per me. <…>
Ai sostenitori dell’«appropriazione critica del passato» l’allestimento
dell’Otello non è piaciuto. Ai sostenitori dell’«arte pura» è piaciuto così
ˆ
così. Io ero disgustato, cosa che ho riferito a Smolic, al che quello mi ha
risposto: «Senti chi parla». Giusto. Domani voglio sottoporgli l’opera.
Vorrei che all’audizione si aggiungesse anche Melik-Pašaev. Se hai
qualcosa da scrivermi, scrivi. L’indirizzo è Hotel Metropol, stanza 215,
Mosca… <…>

74.
a I.I. SOLLERTINSKIJ
ˆ Gaspra, 16 agosto 1932
Caro Ivan Ivanovic,
oggi ho deciso di non andare a fare il bagno e dedicarmi alla stesura di
una lettera per Te. Per dare ordine alla trattazione, penso di suddividere
tutte le tematiche nelle seguenti unità:
1) viaggio in treno;
2) arrivo e giorno trascorso a Sebastopoli;
3) da Sebastopoli a Gaspra;
4) Gaspra, suddivisione della quarta unità:
a) abitanti;
b) cibo;
c) vita privata nel collettivo;
d) wc;
e) varie.
162 1931-1936: Successi e critiche. Satira e tragedia

E così, alle 0.40 di un certo giorno, sono partito per la Crimea. Il matti-
no successivo arrivammo a Mosca, venimmo a sapere che il treno si sa-
rebbe fermato a Mosca otto ore. Decidemmo di «giocarci bene» queste
otto ore. Per prima cosa andammo al Caffè Metropol, nel quale bevem-
mo un caffè (io) e una cioccolata N[ina] V[asil’evna])7 con brioche e
pasticcini. Poi, senza affrettarci, andammo al Vseroskomdram per in-
contrare Atovm’jan. Atovm’jan è vivo e vegeto <…> Ci siamo rimessi
in viaggio senza problemi. Con noi nello scompartimento c’erano due
divette del cinema. Dalle loro labbra uscivano senza fine cognomi di re-
gisti famosi. E a me fecero un complimento. «Che stupenda canzone ha
scritto.» «Quale?» chiedo. «Se possedessi montagne d’oro.8 Che bellez-
za, che melodia.» «Mh» faccio io <…>.
Tra caldo, polvere e afa giungemmo a Sebastopoli. Qui mi ricordai
di svariati trafiletti sulla Krasnaja gazeta (Il giornale rosso) a proposito
di cinquantamila villeggianti senzatetto. La piazza davanti alla stazione
era invasa da folle di villeggianti, bramosi di andarsene da Sebastopoli.
A dire il vero, alla stazione c’era un tale, un dirigente della KSU,9 ma dis-
se che non poteva garantirci che saremmo riusciti ad andarcene da Se-
bastopoli. Arrivò un treno da Mosca e anche da quello si riversò fuori
un migliaio di villeggianti. Tra loro c’era un tenore del Bol’šoj, il com-
pagno Alekseev, con la moglie. Il tenore si rivelò energico e giurò che
saremmo partiti da Sebastopoli nella notte. «E ora andiamo dalla mia
mamma. La mia mammina vive qui a Sebastopoli.» Andammo dalla
mammina. Per andare da lei bisognava attraversare la baia in vaporetto.
Mentre attendevamo il vaporetto, ci sollazzavamo nel modo seguente.
Buttavamo in mare degli spiccioli, che i ragazzini ripescavano e nascon-
devano in bocca. Un divertimento veramente brillante. Dalla mammina
pranzammo, dormimmo un po’ e andammo alla stazione. Partimmo.
Viaggiammo di notte. Piovigginava. Arrivammo di notte. Dormimmo
fino al mattino nel salotto del pensionato della KSU. Al mattino trovam-
mo una stanza in affitto (80 rubli al mese), senza pulci e con l’elettricità,
e prendemmo a far la bella vita. <…> Poco tempo fa è giunto qui D.
Cyganov10 con la consorte. Cyganov ci ha informato che il Conservato-
rio di Mosca ha chiamato S.S. Prokof’ev a insegnare composizione.
<…> Le zanzare ci mangiano vivi. Il cibo è buono. Per quanto riguarda
la vita privata, mi godo la compagnia della consorte e ne sono affascina-
to sempre più.
Il gabinetto è intasato. Quando ci vai, i bambini della padrona ac-
corrono e con seriosa curiosità guardano da una fessura. Non mi ci sono
ancora abituato e corro a ristorarmi l’anima al pensionato. Ieri ho finito
il terzo atto della Lady Macbeth. <…>
Trascrivere la vita intera 163

75.
a I.I. SOLLERTINSKIJ
ˆ Gaspra, 24 agosto 1932
Caro Ivan Ivanovic,
molte grazie per la Tua lettera. L’ho letta e riletta con grande piacere.
In realtà, in essa c’è un difetto, direi di mancanza di tatto. Scrivi che
ˆ
Štejn è stato rimosso da Raboc ij i teatr (L’operaio e il teatro), ma non
scrivi chi sia stato nominato al posto di Štejn. Sapendo quanto io sia cu-
rioso, non darmi questa importante informazione non è bello. <…> Se
la Tua vita scorre mestamente, la mia è monotona. Mi alzo alle otto do-
po una notte quasi insonne (afa e miriadi di mosche e zanzare). Alle no-
ve faccio una bella colazione, alle tredici pranzo, alle diciassette prendo
il tè, alle venti ceno, alle ventidue vado a letto (ancora afa, mosche e zan-
zare). E nonostante ciò mi sento benissimo. Giacché, oltre ad afa, mo-
sche e zanzare, c’è la mia consorte… e non ho bisogno d’altro. «Lei mi
è così cara.»11 Sono al settimo cielo, da tutti i punti di vista. Ogni sua
parola, gesto o borbottio gastrico mi riempie di una beatitudine ineffa-
bile. In questo sono veramente fortunato. Oltre a ciò, gioco a tennis e a
pallavolo. E anche questa è una bella cosa. Tutto questo mi risarcisce
dell’afa e degli insetti (mosche e zanzare). <…> A volte si organizzano
anche dei concerti. Il tenore Alekseev ha cantato, l’attore M.F. Lepin ha
recitato. In generale, va tutto bene. C’è qui il violinista Cyganov. Mi ha
pregato di salutarti da parte sua. Nina Ti manda i suoi saluti. Non fare
il pigro e scrivi, perché sono uno che si preoccupa. A lungo non ho ri-
cevuto Tue notizie ed ero già preoccupato. Mandami almeno qualche
cartolina… <…>

ˆ
Nell’autunno Šostakovic scrisse le musiche per il film di Freiderich Erm-
ˆ
ler e Sergej Jutkevic , Il contropiano, il cui soggetto era ancora dedicato al
tema «di rilievo» dell’attuazione dei piani produttivi. La Canzone del
contropiano su versi di Boris Kornilov era destinata a diventare la canzo-
ne più popolare della musica leggera sovietica, conosciuta in parecchi ar-
rangiamenti. ˆ
Il 17 dicembre Šostakovic completò il suo capolavoro, Una lady Mac-
beth del distretto di Mcensk, che dedicò alla giovane moglie Nina Varzar.
Proprio alla fine del mese, iniziò la composizione del ciclo di 24 Preludi
per pianoforte op. 34, che, nelle sue intenzioni, doveva essere il mezzo per
portarlo a un ritorno sul palcoscenico.
164 1931-1936: Successi e critiche. Satira e tragedia

1933

Immediatamente dopo aver finito i Preludi per pianoforte op. 34 Šostako-


ˆ
vic si accinse a scrivere un concerto per pianoforte, tromba e orchestra
d’archi (op. 35) che completò il 20 luglio e la cui prima ebbe luogo il 15
ottobre in occasione dell’apertura di stagione della Filarmonica di Lenin-
grado, sotto la direzione di Fritz Stiedry.
Nel ’32 o nel ’33 iniziò anche a lavorare a una nuova opera comica
dal titolo Il grande fulmine, su libretto di Nikolaj Aseev, che era cen-
trata sullo scontro di ideologie e culture. Come sempre i «nemici» ame-
ricani ne venivano fuori bene, in termini musicali, con scene legate al
jazz «decadente». L’opera (o forse sarebbe meglio chiamarla «operet-
ta») non fu mai terminata e il libretto è andato perduto.
ˆ
Šostakovic fu anche coinvolto nella creazione di una nuova forma ibri-
da, un «film-opera» sul Racconto del pope e del suo servo Balda di
Puškin, diretto dal regista di cinema d’animazione Michail Cechanovskij.
Contrariamente ai processi generalmente in uso nel cinema, la mu-
sica doveva stimolare la creazione di immagini. Fu un progetto che ri-
ˆ
mase incompiuto, sebbene nel 1933 Šostakovic avesse effettivamente
composto la maggior parte delle musiche. Nuovamente, dal lavoro fu
tratta una Suite per concerti. Il materiale già prodotto del film andò di-
strutto durante l’assedio di Leningrado.
Nel frattempo il compositore si dava da fare per far eseguire la sua
nuova opera Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk. Fu firmato un
contratto con il teatro Bol’šoj per rappresentare l’opera in luglio e poco
prima, in maggio, essa fu eseguita in forma di concerto al teatro Nemi-
ˆ ˆ
rovi c -Danc enko di Mosca. Nel frattempo fu il Malegot di Leningrado
che si accaparrò la prima, riunendo la stessa équipe che aveva lavorato
ˆ
al Naso (Smoli c come regista, Dmitreev scenografo e Samosud direttore
d’orchestra). ˆ
Šostakovi c si recò anche a Sverdlovsk, negli Urali, per far conoscere
l’opera al locale Teatro lirico. Vi giunse da Mosca in treno, il 9 aprile,
e fu portato in albergo con un carro a cavalli. Come racconta nella sua
lettera a Sollertinskij del 10 aprile, la sua stanza, sebbene piccola, era
linda; non c’erano né asciugamani, né pulci, le lenzuola erano pulite,
anche se un po’ corte. Una visita al Teatro lirico per assistere all’opera
di Rimskij-Korsakov La fiaba dello zar Saltan, superò di gran lunga le
sue aspettative.
Trascrivere la vita intera 165

76.
a I.I. SOLLERTINSKIJ
ˆ Sverdlovsk, 13 aprile 1933
Caro Ivan Ivanovic,
in tre giorni di permanenza a Sverdlovsk ho accumulato molte impres-
sioni di viaggio. La più forte è stata la prima della Fiaba dello zar Saltan.
Una magnificenza indescrivibile. La Kuter’ma sulla scena è inimmagina-
bile. Ma tutto questo è da ascriversi al direttore A.M. Pazovskij, vera-
mente eccellente. È un ottimo direttore ed è vergognoso che trascini i
suoi giorni a Sverdlovsk. Il suo posto sarebbe a Leningrado o a Mosca.
Da tanto non sentivo effetti così accurati, una così meravigliosa padro-
nanza dell’orchestra. È l’unica macchia di luce sul buio fondale di Sver-
dlovsk. Il 10 sera ho mostrato la Lady Macbeth. I dirigenti l’hanno accol-
ta molto bene. Successivamente ne ho suonato dei brani agli orchestrali.
Anche loro l’hanno accolta bene. Incidentalmente hanno espresso delle
preziose considerazioni, sotto forma di domande di questo genere:
1) Dica, maestro, se un uomo e una donna giacciono nello stesso let-
to, non le pare che ciò sia sconveniente?
2) Nel nostro tempo eroico, vale la pena di scrivere un’opera in cui
per tutto il tempo si pratica l’atto sessuale?
3) E consimili perle.
A tutte queste domande ha risposto Pazovskij in modo intelligente. Al-
la fine mi hanno assicurato che cercheranno di imparare bene quest’opera.
Nonostante il mio «intelletto satirico» mi sconvolgo sempre per
questa volgarità intellettuale (vedi sopra le domande degli orchestrali).
Ho un sacco da fare, ma mi annoio, vorrei tornare al più presto a Mosca
o Leningrado. Mi esalto al pensiero che domani notte salirò in treno e
dopo venti ore arriverò a Mosca. <…>
Forse oggi andrò al Comitato organizzatore dell’Unione dei compo-
sitori di Sverdlovsk. Mi hanno promesso di mostrarmi la produzione ar-
tistica di Sverdlovsk. <…>

Levon Atovm’jan, diplomato in violoncello e composizione, divenne ami-


ˆ
co e alleato di Šostakovic e rimase tale per tutta la vita. Si incontrarono
nel 1929, quando Atovm’jan, in qualità di membro dell’Associazione pan-
russa dei compositori e drammaturghi, difese vigorosamente le prerogati-
ve dei professionisti dagli attacchi ideologici della RAPM. Quando fu fon-
data l’Unione dei compositori, divenne il direttore dell’Orgkom, assu-
mendo la responsabilità di organizzare concerti e commissionare lavori ai
compositori.
166 1931-1936: Successi e critiche. Satira e tragedia
ˆ
Anche quell’anno gli Šostakovic trascorsero quasi due mesi a Gaspra,
sul Mar Nero, alternando il riposo al lavoro.

77.
a L.T. ATOVM’JAN
Leningrado, 6 agosto 1933
Caro Lëva,
con grande dispiacere ho letto lo scritto diffamatorio su Krokodil’.12
Che roba è? Perché? Per qual causa? Da chi è formata la «banda» di
Krokodil’? Se non ti incomoda, scrivimene. Sono profondissimamente
preoccupato da questo fatto e aspetto impazientemente notizie da te.
Non ti chiedo come va. Non penso proprio che in questo momento tu
sia di splendido umore. Il mio non è buono. Mia moglie è malata e non
abbiamo un soldo. Prendo a prestito di qua e di là, ho più debiti che ca-
pelli in testa. Devo chiederti un favore. Non potresti informarti al teatro
Bol’šoj perché non mi mandano i 2000 rubli che mi devono per la Lady
Macbeth? A causa di ciò me ne devo stare in città e non posso andare da
nessuna parte. Se vieni a sapere qualcosa, scrivimi. Il contratto è stato
concluso l’8 luglio. La copia l’ho mandata alla direzione un paio di set-
timane fa, chiedendo il denaro e già sapendo che avevano perso il con-
tratto. Ma non mi hanno restituito né i soldi, né la copia. Ti prego tanto.
Aiutami in questa faccenda.
Un bacione.
Il tuo ˆ
D. Šostakovic
Ho scritto un Concerto per pianoforte.

78.
a I.I. SOLLERTINSKIJ
ˆ Gaspra, 27 agosto 1933
Caro Ivan Ivanovic,
sono qui già da più di ventiquattr’ore. Qui ci sono molti sapienti. Tra
ˆ ˆ
loro il professor Ušcemichin e il libero docente Prišcemichin.13 Di
fronte alla mia finestra una gatta dà la caccia ai pulcini. Se n’è già man-
giati tre, cosa per cui la invidio molto, dato che la mensa del pensionato
non sovraccarica lo stomaco. Il cibo consiste in sformato di aringa, zuc-
chine ripiene di peperoni e peperoni ripieni di zucchine. Oltre a ciò,
abbondante antipasto di melanzane tritate. A pranzo c’era una gallina.
Quella stessa che avrebbe voluto vedere nel brodo uno dei più grandi
Trascrivere la vita intera 167

ingegni del passato.14 Veramente, non proprio una gallina, ma soltanto


un mezzo arto di gallina (mezz’ala, mezza coscia, mezz’anca ecc.). Qui
si beve tè.15
La mia faccia è completamente bordò. Per il nervoso. È un circolo
vizioso: sono nervoso perché ho la faccia completamente bordò e ho la
faccia completamente bordò perché sono nervoso. Una sorta di quadra-
tura del cerchio. Di notte ci sono le pulci. Non mordono me, ma mia
moglie sì. Io me ne frego, lei fa finta di fregarsene, perché l’iniziativa di
questo viaggio è sua, quindi le tocca fare buon viso a cattivo gioco. C’è
vento. Fa freddo. Bacioni.
Il Tuo ˆ
D. Šostakovic
P.S. Informati se al teatro Michajlovskij hanno ricevuto il primo atto
della Lady Macbeth.

79.
a I.I. SOLLERTINSKIJ
Gaspra, 16 settembre 1933

<…> Da ieri sta infuriando un uragano di spaventosa intensità che sra-


dica gli alberi, svelle i tetti dalle case (a dire il vero, i tetti più pericolanti
e gli alberi più sparuti: per dirla meglio, i giovani polloni). È tremenda-
mente interessante. Fuori si fa fatica a camminare, ma passeggio e mi di-
letto a contemplare la furia degli elementi scatenati… In cuor mio, sen-
to nostalgia. Vorrei tornare al più presto a Leningrado. Sono stato da
poco all’osservatorio di Simeiz. Ho guardato le stelle e ho capito tutta
la precarietà della mia esistenza, contemplando la grandezza di Saturno
con il suo anello, di Giove con le nove lune ecc.
Si schiuse l’abisso colmo di stelle
Senza numero le stelle, senza fondo l’abisso.16
Un’immagine capace di scuotere. Ti esorto, se Ti capita l’occasione,
di andare all’osservatorio di Pulkovo e di goderti la vista di quanto so-
pra descritto. <…>

ˆ
Šostakovic viaggiava tra Mosca e Leningrado per seguire le prove dei due
allestimenti dell’opera che venivano preparati contemporaneamente. Il
ˆ
regista del Malegot, Nikolaj Smolic , vedeva la Lady Macbeth del distret-
to di Mcensk come una satira delle condizioni sociali, che giustificavano
le azioni dell’eroina. Samosud dedicava grandissima cura nella preparazio-
168 1931-1936: Successi e critiche. Satira e tragedia
ˆ
ne musicale al Malegot, lasciando a Šostakovic voce in capitolo nella scelta
dei cantanti. Egli condivideva l’opinione di Sollertinskij, che si trattasse
ˆ
di un’opera «geniale». L’allestimento moscovita del teatro Nemirovic -Da-
ˆ
nc enko, più conservatore, ma meglio organizzato, aveva una maggiore
profondità, derivata dalle tradizioni realistiche della scuola di Stanisla-
vskij, ed enfatizzava l’aspetto più tragico dell’opera. Per accordo comune,
le differenze erano intenzionali e a Mosca l’opera aveva addirittura un ti-
tolo differente: Katerina Izmajlova.

80.
a I.I. SOLLERTINSKIJ
ˆ Mosca, 16 novembre 1933
Caro Ivan Ivanovic,
soltanto ora mi sono messo a scriverti. Sono stato occupato tutto il tem-
po, da mane a sera. Al mattino le prove della Lady Macbeth, pomeriggio
e sera la correzione della medesima. Il 14 Brik e Želobinskij si sono esi-
biti a Sovetskoe Iskusstvo. Brik ha tenuto il discorso introduttivo e ha
letto alcuni brani dall’opera Il mužik di Komarino. Želobinskij ne ha
suonato al pianoforte qualche frammento. Dopodiché tutti ne hanno
fatto lodi sperticate. Anch’io ho preso la parola e ho redarguito Brik, fa-
cendolo per altro con una «formulazione imprecisa». Brik si è servito di
questo alla fine della serata per «smascherarmi». Per altro in modo assai
demagogico <…> Ho visto Šebalin, Atovm’jan, Oborin. Ho sentito un
concerto di musica polacca. Non mi è piaciuta. Insomma, la mia vita è
agitata. Mi stanco, ma conservo ancora un po’ di baldanza. Bacioni.
Scrivi: Hotel Nacional’, n. 233.
Il Tuo ˆ
D. Šostakovic

1934
ˆ
La nuova opera di Šostakovic stimolava le più grandi aspettative ed era
caldeggiata sulla stampa come un evento estremamente significativo per
la nuova arte sovietica. Le prime della Lady Macbeth, al Malegot il 22
ˆ ˆ
gennaio e al teatro Nemirovic -Danc enko giustificavano queste aspettati-
ve. L’opera ebbe un successo senza precedenti nella storia musicale del XX
ˆ
secolo, assicurando a Šostakovic una solida reputazione, in patria e al-
l’estero, come compositore drammatico. Nel giro di un anno dalla sua pri-
Trascrivere la vita intera 169

ma, l’opera era stata rappresentata negli USA, in Argentina, Cecoslovac-


chia e Svezia. Al Malegot, nel corso di due stagioni, la Lady Macbeth fu
rappresentata ottantatré volte, ottenendo quasi sempre il tutto esaurito.
Non è che mancassero critiche a quest’opera, sia in patria che all’este-
ro. Stravinskij, dopo aver assistito a una rappresentazione a Cleveland,
espresse delusione e liquidò l’opera come «deplorevolmente provinciale».
ˆ
Sebbene Šostakovic fosse spesso accusato di «mancanza di ritegno», ciò
nondimeno le esplicite scene di sesso e violenza furono accettate dalla cri-
tica e dal pubblico, fino a che Stalin non andò personalmente a vedere
l’opera, nel gennaio 1936.
ˆ
Šostakovic , come sempre, era capace di passare da un genere all’altro,
con grande facilità. All’inizio di febbraio gli fu richiesto di organizzare su
commissione una competizione di jazz a Leningrado. Volendo dare egli
stesso un esempio di come un compositore classico possa varcare il confine
con la musica leggera, a marzo scrisse la prima Suite per orchestra jazz.
ˆ
Nella lettera che segue Šostakovic si rivolge ad Atovm’jan in qualità
di suo editore, responsabile per la pubblicazione e l’esecuzione dei suoi la-
vori. Atovm’jan, inoltre, spesso arrangiava e riduceva la sua musica per
piccole formazioni.

81.
a L.T. ATOVM’JAN
Leningrado, 24 febbraio 1934
Caro Lëva,
grazie per la tua lettera. L’ho letta con piacere. Il 1° marzo verrò a Mo-
ˆ
sca. Insieme con me verrà Ivan Ivanovic. Io e lui parteciperemo alla con-
ferenza sul melodramma.17 Resterò a Mosca circa cinque giorni. Potre-
mo parlare di varie faccende. Temo, avendo chiamato dilettanti Chubov
ˆ
e Celjapov, di essermi fatto due acerrimi nemici, sebbene il mio giudizio
su di loro sia, a parer mio, giusto, giacché sia l’uno che l’altro, e anche
Ginzburg, pontificano senza avere la minima idea di che cosa sia un’ope-
ra. Ma poi, tutto ciò è noioso. Spero ancora che, se la RAPM non è riuscita
a ridurmi in polpette, non ci riesca nemmeno la SSK.
La prima versione de Il carrettiere18 e Le montagne dorate19 è miglio-
re della seconda. Per quanto riguarda Lady Macbeth e la Suite per fagot-
to,20 ne discuteremo e decideremo durante il mio soggiorno a Mosca.
Saluti a Fel’dman.
Il tuo ˆ
D. Šostakovic
170 1931-1936: Successi e critiche. Satira e tragedia
ˆ
Sebbene Šostakovic fosse più che soddisfatto di entrambi gli allestimenti
(di Leningrado e di Mosca) della sua opera, aveva un brutto ricordo della
messa in scena dei suoi balletti. Aveva ricevuto una commissione (e un an-
ˆ ˆ
ticipo di 1000 rubli) dal teatro Nemirovic-Dancenko per un terzo balletto.
Lo scrittore Adrian Piotrovskij suggerì l’idea di un idillio sulla vita in una
fattoria collettiva nel Kuban’.21 Data la sua superficialità, non attirava
ˆ
Šostakovi c, come egli spiega a Grigorij Stoljarov, direttore musicale del tea-
ˆ ˆ
tro Nemirovic -Danc enko e direttore d’orchestra di Katerina Izmajlova.

82.
a G.A. STOLJAROV
Leningrado, 25 marzo 1934
Caro Griša,
durante il mio ultimo soggiorno a Mosca sono stato due volte al teatro
ed entrambe le volte non ti ho trovato. Le partiture dell’Età dell’oro e
del Bullone non le ho portate per il motivo che non sono riuscito ad
averle. Non preoccuparti; presto o tardi, naturalmente, me le procure-
rò. Adesso mi preoccupa più di tutto un’altra questione. È la sorte del
prossimo balletto. Infatti fino a ora non sono certo della realizzabilità
del mio progetto. Sono quasi certo che non ne caverò niente. Va da sé
che a causa di questi pensieri non ho alcun entusiasmo per il futuro la-
voro. L’idea di utilizzare L’età dell’oro e Il bullone mi era balenata, ma
ora si è offuscata. In fin dei conti sono giunto alla conclusione che non
ne verrà fuori niente di buono e per questo motivo tutto il mio «slancio
creativo» è andato a farsi benedire. Da questo fatto bisogna trarre le
«conclusioni operative».22 È necessario che io rifiuti il lavoro per il bal-
letto. I 1000 rubli che ho ricevuto devono essere scalati dai diritti d’au-
tore per Lady Macbeth. Tu capisci che mettersi al lavoro senza passione
ˆ ˆ
né slancio non è possibile. Per ora con il Teatro [Nemirovic-Dancenko]
ho rapporti eccellenti. A causa del balletto potrebbero guastarsi, giac-
ché, se il Teatro non terrà conto del mio stato d’animo riguardo al bal-
letto e mi costringerà in un modo o nell’altro a lavorarci, allora odierò il
Teatro con tutte le mie forze, come odio adesso il cinema sonoro e il tea-
tro Vachtangov, che in un modo o nell’altro mi hanno costretto ad ap-
plicarmi a lavori assolutamente privi di interesse per me. Al presente il
lavoro per il balletto non presenta per me il minimo interesse.
Ecco che cosa ti volevo chiarire, in amicizia. Il favore che ti chiedo è:
spiega al Teatro le circostanze su esposte e aiutami a rescindere il contrat-
to, conservando nel contempo buoni rapporti con il Teatro. Credo nel
Teatro, lo amo e non voglio perdere il rapporto artistico che ho con esso.
Trascrivere la vita intera 171

Per favore, rispondi subito a questa lettera.


Porgi i miei saluti ad Anna Grigor’evna.
Il tuo ˆ
D. Šostakovic
P.S. Ogni tanto scrivimi come va Katerina Izmajlova.

ˆ
La preoccupazione di Šostakovic per l’amico Atovm’jan è evidente nella
lettera che segue, indirizzata a Sollertinskij e scritta da Ivanovo, dove
l’Unione dei compositori aveva una casa-vacanze, detta «Casa della crea-
tività per compositori».
Atovm’jan, nella sua posizione, era soggetto alla «verifica» dei com-
pagni di lavoro. «L’epurazione» poteva avere serie conseguenze e com-
portare l’umiliazione di una ritrattazione pubblica, o perfino la perdita
del lavoro. Tra coloro che lo attaccavano c’erano i compositori Lev Knip-
ˆ
per e Dmitrij Kabalevskij, che Šostakovic considerava entrambi invidio-
si e opportunisti. Rivelazioni recenti hanno provato che Lev Knipper, ni-
ˆ ˆ
pote della vedova di C echov, Ol’ga Cechova-Knipper, era stato reclutato
dal NKVD (i servizi segreti, progenitori del KGB) come informatore e
agente segreto. ˆ
Quattro giorni dopo, Šostakovic scrisse una seconda lettera all’amico
(datata 10 aprile) in cui racconta che, per alleviare la noia, andava al circo
con la moglie Nina. Qui l’attrazione principale per loro erano gli incontri
di boxe alla fine delle serate.

83.
a I.I. SOLLERTINSKIJ
ˆ Ivanovo, 6 aprile 1934
Caro Ivan Ivanovic,
ecco che siamo a Ivanovo già da qualche giorno. Si sta bene. Passeggia-
mo molto. C’è un’aria favolosa e un tempo incantevole. Ivanovo è un
paesone con tutti i pregi della campagna. Ci sono boschi in cui andiamo
a passeggiare e dove è molto piacevole sedersi su un qualche ceppo e
ascoltare il mormorio del bosco e la natura che si risveglia dal letargo
invernale. Qui la neve non si è ancora sciolta del tutto. Di conseguenza
per le strade c’è un fango tremendo.
Ho incontrato il nostro comune amico Škol’nikov. Sua moglie sei
settimane fa ha partorito un maschietto vivacissimo: farà il direttore
d’orchestra, come il padre. Per domani lui (Škol’nikov) mi ha organiz-
zato un incontro con i musicisti di Ivanovo. Di banchetto non se ne par-
172 1931-1936: Successi e critiche. Satira e tragedia

la neanche. Ma un bicchierino e una tartina di aringa sono assicurati. A


Mosca ho visto Atovm’jan. Lo hanno distrutto. Continua a lavorare
nell’Unione [dei compositori] <…> Il suo temperamento solare è
scomparso e vuole andarsene. Mi cerco un posticino comodo e pare che
potrò fare il consulente per le mostre nel foyer dell’Ufficio assistenza
per gli spettatori operai del teatro p.r.z.a.r.n. Smirnova.23 L’epurazione
l’ha superata brillantemente. Tutte le accuse di opportunismo sul fronte
musicale sono cadute. Apposti i timbri, incollate le marche. E ciò nono-
stante, Knipper, Kabalevskij & Co lo hanno distrutto. È molto scosso
da questa situazione. <…>

Verso la fine di maggio, a Leningrado si tenne un festival di musica con- ˆ


temporanea durante il quale furono eseguiti molti lavori di Šostakovic .
Fu qui che il compositore incontrò Elena (Ljalja) Konstantinovskaja,
una giovane linguista che lavorava al festival come interprete, e se ne in-
ˆ
namorò. Poco dopo Šostakovi c andò in tournée a Baku, da cui si recò
successivamente a Batumi e, attraversando il Mar Nero con un vapore,
a Jalta.

84.
a L.T. ATOVM’JAN
[Baku-Batumi] 22 giugno 1934
Caro Lëva,
oggi proprio prima della partenza per Batumi ho ricevuto la tua lettera.
Per quanto concerne gli errori da te trovati nella partitura,24 hai ragione
in tutto. Quando verrò a Mosca li correggerò.
Questa volta il mio soggiorno a Baku è andato bene. Invece di due
spettacoli, ne ho fatti tre: il 17, 18 e 21.25 Ho avuto abbastanza successo,
benché all’aperto l’acustica non sia buona. Il 18, a causa della pioggia,
il concerto fu spostato in un luogo chiuso. È andato meglio.
Adesso sto andando a Batumi col treno «26 commissari».26 Viaggio
in prima classe. Ci sono tanti scossoni, per cui [scrivere] è difficile. Co-
me vedi, vien fuori una scrittura illeggibile. Dalla Crimea ti manderò di
sicuro un telegramma. Se per te non è un problema, vieni a prendermi,
per favore. A Baku mi è toccato comprare una valigia in più, visto che
non sono riuscito in nessun modo a far stare le cose nel contenitore che
avevo. E anche mia moglie ha un mucchio di roba. Se ci fosse la possi-
bilità di prendere un taxi, sarebbe un vero lusso.
Trascrivere la vita intera 173

Viaggio di mala voglia. Dicono che a Batumi non è possibile trova-


re camere in albergo e mi toccherà dormire due notti all’aperto. Sai
che piacere.
Be’, per ora è tutto.
Saluti. ˆ
D. Šostakovic

ˆ
Šostakovic incontrò la moglie a Jalta a fine giugno. Da lì partirono all’ini-
zio di luglio per Mosca e si recarono poi a Polenovo, vicino a Tarusa, sul
fiume Oka, dove il teatro Bol’šoj aveva una «casa-vacanze» sulle boscose
rive del fiume. I pensieri di Dmitrij erano ancora centrati su Elena Kon-
stantinovskaja (con cui ebbe una fitta corrispondenza) ed egli si sentiva in-
capace di lavorare, insoddisfatto e annoiato. Di conseguenza i rapporti con
Nina erano molto tesi.

85.
a L.T. ATOVM’JAN
Polenovo, 5 luglio 1934
Caro Lëva,
di tutto cuore ti ringrazio per averci aiutato alla stazione. Il viaggio è sta-
to talmente spaventoso che non mi sono ancora ripreso. Se verrai qui, ti
prego tanto, se non ti sarà troppo gravoso, di portare i seguenti oggetti:
500 gr. di zucchero, ammoniaca, acqua ossigenata, uno specchio qual-
siasi. Basta così. Faremo i conti immediatamente, in contanti. Ho por-
tato i tuoi saluti a S.T. e V.L. Kubackij.27 Qui va tutto bene, il cibo è ot-
timo. Ci sono qui i tuoi amici Bojarskij e Oranskij. Per concludere, ti
prego di gradire i sensi del mio sincero affetto e della profonda stima.
Nina ti saluta. Fa’ i nostri saluti a Vera Pavlovna. ˆ
D. Šostakovic

ˆ
Nelle frequenti lettere inviate a Sollertinskij da Polenovo, Šostakovic si
lamentava della depressione lasciando cadere vari accenni alla signora di
Leningrado di cui sentiva tanto la mancanza.
Due anni dopo la prima rappresentazione, l’Unione dei compositori
cominciò a imporre attivamente il conformismo ideologico. Coloro che de-
tenevano il potere nelle Unioni, essendo portavoce del Partito comunista,ˆ
non potevano essere messi in discussione. Gli accenni di Šostakovic alle
accuse di formalismo, diffuse attorno a lui, mostrano, nonostante il tono
174 1931-1936: Successi e critiche. Satira e tragedia

ironico, la sua crescente ansia. La stampa aveva riportato le critiche solle-


vate all’indirizzo della Lady Macbeth durante le discussioni sull’opera
all’Unione dei compositori in febbraio. Il suo principale sostenitore, Sol-
ˆ
lertinskij, era accusato di aver «orientato» Šostakovic a subire l’influenza
«metropolitana» e occidentale di Alban Berg, mentre avrebbe dovuto ben
sapere che ogni elemento positivo era da ricollegarsi alla tradizione classi-
ca della musica russa del XIX secolo. Ciò era di per sé sufficiente per attri-
buire a Sollertinskij l’etichetta di «formalista». Questo modo di scardina-
re il suo più leale sostenitore era certamente causa di preoccupazione per
ˆ
Šostakovic .

86.
a I.I. SOLLERTINSKIJ
ˆ Polenovo, 9 luglio 1934
Caro Ivan Ivanovic,
il tempo è piovoso, per strada c’è fango. Mi tocca starmene in casa o
sul balcone. Con un tempo simile il precedente proprietario di Poleno-
vo certamente si sbronzava. La natura è eccezionalmente bella, ma in
testa ho il vuoto e a bussare sulla fronte si sentirebbe un suono vacuo,
legnoso. Qui giornali non ce n’è. Che cosa capita nel mondo non lo so.
Per caso, nella ritirata, ho letto un articolo del compagno S. Dinamov,
«L’avvocato del formalismo», in cui si dà un’adeguata risposta28 all’au-
tore del Mužik di Komarino a proposito del suo formalismo. Nel nume-
ro 5 di Sovetskaja muzyka c’è un minaccioso articolo di Gorodinskij e
Iochel’son sulla «discussione storica» nell’Unione dei compositori so-
vietici di Leningrado su Lady Macbeth.29 Si dà una degna risposta alle
tue enunciazioni formalistiche. Insomma, molte risposte adeguate. Eh,
che bello. Mi piace. Mi farà perdere i chili di troppo. Con vero orrore
penso che dovrò restare qui fino al 3 agosto, e oggi è soltanto il 9 luglio.
Scrivimi che cosa si combina a Leningrado, a Toksovo e in altri grandi
centri, <…>. A Polenovo c’è V.L. Kubackij. Tre delle sue mogli sono
qui, la quarta è via. Tutti mangiano alla stessa tavola più la figlia avuta
dalla seconda moglie e il figlio dalla terza. Una comunità idilliaca. Mi fa
invidia. Le mogli hanno ottimi rapporti tra loro. Solo raramente si lan-
ciano qualche frecciatina. Qui non ci sono valenti lavoratori del reparto
balletto.30 <…>
Nina è molto afflitta. La tinta dei capelli stinge in continuazione e
vien fuori una testa di mille colori. Lei geme e grida «Nonenné, nonen-
né» nel senso letterale di questa espressione, cioè la tinta per capelli non
ˆ
è hennè.31 Ivan Ivanovic, e se Tu venissi qui con la Tua consorte? Pen-
Trascrivere la vita intera 175

saci e telegrafami. Qui costa 300 rubli al mese a testa. Ne parlerò con la
Malinovskaja, Ti sistemerebbero in una camera per conto Tuo, eh?
Pensaci, se no morirò dalla noia e dall’impossibilità di conversare con
delle persone colte. La gente qui è noiosa, sciocca.
E così vieni o in ogni caso scrivi all’indirizzo: città di Tarusa, circon-
dario di Serpuchovo, Polenovo, casa-vacanze del teatro Bol’šoj. Metti il
mio nome. ˆ
D. Šostakovic

ˆ
Le lettere di Šostakovic riflettono il deteriorarsi del clima politico. Sempre
più spesso si fa riferimento a persone che vengono criticate per il proprio
lavoro. Non è minacciato soltanto il loro impiego, ma la loro stessa vita.

87.
a I.I. SOLLERTINSKIJ
ˆ Polenovo, 26 luglio 1934
Caro Ivan Ivanovic,
la Tua lettera è scesa nell’anima esacerbata come un balsamo. L’ho letta,
come tutte le altre Tue lettere, con grande piacere. In primo luogo, ve-
niamo agli affari. ˆ
1) Se nell’immediato futuro si terrà il processo a Rafalovic & Co,32
Ti supplico di darti da fare per trovarmi colà un posticino. Ciò, natural-
mente, nel caso in cui io non faccia in tempo ad arrivare a Leningrado
per l’inizio. ˆ
2) Non è possibile cercare una piccola daca a Toksovo per agosto? Si
prevede un’ondata di afa e temo che per Nina sarà dura restare in città.
Oggi è arrivato a Polenovo il consorte di Marina Semënova, il com-
pagno Karachan, accolto solennemente da Darskij e Bindler. Il tempo
qui è bello, secondo i parametri correnti, cioè fa un caldo insopportabi-
le. La gente è noiosa, sebbene capitino tra gli altri persone meravigliose,
come per es. lo stachanovista della compagnia di mimi, il compagno Da-
merin-Strillinov.33 Dopo le cinque gioco a pallavolo e questo esercizio
mi dà grande piacere. Il 4 agosto penso di andarmene da qui. Quindi
sarò a Leningrado il 6 o il 7. Non parlare a nessuno di questo mio rien-
tro, perché ho scritto a casa che rientrerò tra il 15 e il 20 <…> È qui
giunto il foruncoloso autore del Mužik di Komarino e di Imeniny (Il
compleanno). È in stato di confusione a causa della fama che gli si è ri-
versata addosso. Fuma la pipa e si scompiglia i capelli. Ha proprio un
aspetto imbarazzato. Ho visto il suo Compleanno. È orchestrato benis-
176 1931-1936: Successi e critiche. Satira e tragedia

simo e credo proprio che l’opera avrà un gran successo. Ci sono molti
effetti «perfettamente realistici». La Grande Madre Volga è rappresen-
tata da un coro fuori scena: una meraviglia.
Ho scritto due fughe. Una a quattro voci, l’altra a tre. Oggi le ho suo-
nate al pianoforte. Sono brutte e senza pathos. Nonostante ciò ne scrive-
rò una terza, una quarta ecc. Non posso vivere senza comporre. Dal pun-
to di vista tecnico le fughe sono di livello medio, anche un po’ meno. Ma
possono benissimo esser prese per mero formalismo. Scrivo per tenermi
in allenamento, al posto di fare esercizi al pianoforte o al trombone.
Ho letto il numero 6 di Sovetskaja muzyka. Il numero è dedicato a
Leningrado. In esso si trova un lungo articolo di S. Ginzburg. Come
motto per tutto il numero si potrebbe scrivere: «Più ci si addentra nel bo-
sco e meno legna si trova».34 C’è, tra l’altro, un discreto articolo di A. S.
ˆ
Rabinovic. In esso è presente qualche scintilla di pensieri fatti in casa.
È tutto. Bacioni.
<…>

ˆ
Questo è uno dei primi esempi del bisogno di Šostakovic di scrivere musi-
ca a ogni costo durante i periodi in cui, come compositore, si sentiva steri-
le. È molto probabile che dopo aver scritto le fughe che menziona, le abbia
stracciate.

88.
a I.I. SOLLERTINSKIJ
ˆ Polenovo, 1° agosto 1934
Caro Ivan Ivanovic,
Nina ama molto la natura e l’aria pura. Per questo ci tratterremo ancora
fino al 10 agosto. Di conseguenza saremo a casa il 12 o il 13. Questo mi
spiace molto, cioè, più dell’aria pura io amo la buona compagnia (la Tua
e, in second’ordine, quella di pochi altri). Appena ricevi questa mia,
scrivimi, perché ho molta nostalgia di Te e delle Tue lettere. Ho tanto
bisogno di parlare con Te. Il soggiorno all’aria pura e la lettura mi han-
no dato un sacco di nutrimento per il cuore e la mente. Ho tanta voglia
di condividere con Te le questioni che mi preoccupano.
Oggi è partito Želobinskij, scortato da molti lavoratori del reparto
balletto. Questo fatto mi ha portato a pensare che il miglior rimedio
contro le pustole e la pelle impura non sia la Filadermina Lamercier, né
la lanolina, né la crema Teže, ma la ricchezza e la gloria, dacché, nono-
Trascrivere la vita intera 177

stante le pustole, l’autore del Compleanno ha avuto qui un grande suc-


cesso e ha infranto più di un cuore ballerino <…>

ˆ
A metà agosto, i coniugi Šostakovic decisero una separazione temporanea.
ˆ
Šostakovic, tuttavia, continuava a essere di umore tetro e interruppe la
composizione della Sonata per violoncello op. 40, che terminò il 19 set-
tembre. Secondo l’intenzione che aveva dichiarato, la compose in stile
classico.35 ˆ
Le due lettere che seguono mostrano il coinvolgimento di Šostakovic
nelle faccende dell’Unione dei compositori, in particolare nella sezione di
Leningrado. Queste istituzioni erano ancora in una fase di formulazione
di regole e direttive, non soltanto per quanto riguarda i propri mezzi finan-
ziari, ma nella definizione degli obiettivi politici. L’instabile clima politico
si riflette nelle scaramucce per il potere all’interno delle Unioni professio-
nali con il loro strascico di maldicenze e meschini intrighi.

89.
a L.T. ATOVM’JAN
Leningrado, 13 settembre 1934
Caro Lëva,
da tanto avrei dovuto rispondere alla tua lettera, ma non l’ho fatto per
diversi buoni motivi. Devo dire, in primo luogo, che mi ha reso molto
felice e che a lungo ho riflettuto su come esprimere la mia felicità. Man-
darti un telegramma, mandarti un mazzo di fiori per corriere, tutto mi
sembrava inadeguato. Così non mi sono deciso a fare niente. Insomma,
presto verrò a Mosca e festeggeremo insieme la partenza dei cari vicini.
Morale: non fare, come felicemente si espresse il coniuge di Ju.D., lo
scemo. E non prenderti altri coinquilini.36 Sono molto preoccupato e te-
mo, tornando a Mosca, di trovare da te, che già hai famiglia, Chubov o
[…]37 Ostrecov. A dirla tutta, non ci credo neanche che i coinquilini se
ne siano andati. Non ci credo finché non vedo.
La mia vita è inquieta. Ho sempre mal di testa per i tristi pensieri. Il
fatto è che ho molti contratti e commissioni, ma non riesco a lavorarci.
Per ora ho scritto il terzo movimento della Sonata per violoncello.
Adesso è il turno del quarto, e poi sarà finita. I lavori commissionati re-
stano da fare. Passa il tempo, i soldi spariscono; ci penso tutto il tempo
e per questo ho la testa nel pallone. Non è affatto piacevole.
Nella SSK per ora, mi pare, va tutto bene. Domani stileremo un do-
cumento a nome della Direzione a proposito di faccende organizzative
178 1931-1936: Successi e critiche. Satira e tragedia

ed economiche.38 Il documento andrà alla Commissione per il controllo


sovietico. Se quest’ultima la approverà, sarà tutto a posto e Aškenazi e
Iochel’son andranno in vacanza, a ristabilirsi, Curmilen39 farà una brut-
ta figura. Questo figlio di buona donna lo voglio cacciare dall’Unione
in quattro e quattr’otto.
Questo è tutto.
Saluti a Vera Pavlovna e Svetlana. Sono molto lusingato che ella
(Svetlana) mi consideri un buon compositore. Da parte mia, la conside-
ro una splendida bambina. ˆ
D. Šostakovic

P.S. Scrivimi come va il lavoro: a che punto stanno le nobili intenzioni


di Gorodinskij40 e se Dinamov non ha cambiato le sue convinzioni ri-
spetto a te.
D.Š.

ˆ
In questa lettera Šostakovic parla dei tentativi fatti per aiutare Sollertin-
skij, che viveva con moglie, madre e fratello in due stanze in un alloggio
in coabitazione in via Puškin. In tali condizioni gli era impossibile lavora-
re. Sollertinskij stava seriamente riflettendo se trasferirsi a Mosca, con la
speranza che lì gli sarebbe stato assegnato un appartamento tutto per lui.

90.
a I.I. SOLLERTINSKIJ
ˆ Leningrado, 17 novembre 1934
Caro Ivan Ivanovic,
mi affretto a informarti di alcune novità da Leningrado. O.V. Legran è
stata sollevata dall’incarico di direttore della Filarmonica di Leningrado
e trasferita ad altro incarico. Direttore provvisorio è stato nominato
A.V. Ossovskij. Egli è già abituato a ricoprire provvisoriamente dei ruo-
li. La Commissione per il controllo sovietico ha confermato la delibera
del Consiglio direttivo della LSSK a proposito del controllo dei requisiti
di quest’ultimo. Di conseguenza in questa faccenda tutto va a gonfie ve-
le. Vorrei tanto che Aškenazi e Iochel’son andassero in vacanza. L’uno
e l’altro hanno un aspetto tremendo, più gialli di un morto. È indispen-
sabile che si riprendano.
Ieri ho avuto una conversazione con […]41 e ne sono stato molto
contento. Si è parlato molto di Te, e veramente molto bene. Non vuole
permettere che Tu abbandoni Leningrado e a questo fine offre adegua-
Trascrivere la vita intera 179

te condizioni operative (un alloggio, lavoro ecc.). Insomma, per ora tut-
to fila liscio. Ieri al Comitato radiofonico c’è stato un concerto di mie
ˆ
composizioni. N.S. Rabinovic ha eseguito la Prima sinfonia, il Concerto
per pianoforte e tre brani da L’età dell’oro. Se l’è cavata molto bene. È
bravo. Il discorso introduttivo di V.M. Bogdanov-Berezovskij era stato
rifiutato e per questo il concerto è stato trasmesso senza conferenza.
Anche questo è stato un bene, perché in URSS, eccetto Te, nessuno è ca-
pace di parlare sensatamente di musica. Oggi spero di sentire il Tuo di-
scorso a Mosca. C’era uno specialista in radiofonia e ha promesso che
simili schifezze non succederanno più. Oggi vedremo.
ˆ
La faccenda di V.E. Rafalovic va maluccio. Tra l’altro, penso che egli
si preoccupi troppo presto. Di riflesso mi preoccupo anch’io. Devo dire
che in questi ultimi tempi ho iniziato a simpatizzare con lui, e se gli ca-
piterà qualcosa di male, la prenderò come una disgrazia mia personale.
Mah, chi vivrà vedrà. Spero che questa lettera Ti arrivi. Se avrai tempo
e voglia, rispondimi. Mi manchi molto. Non trattenerti tanto a Mosca.
Torna al più presto.
Bacioni, il Tuo ˆ
D. Šostakovic
P.S. Ho una crisi di malinconia. Un vero guaio.

1935

L’assassinio di Sergej Kirov, avvenuto a Leningrado nel dicembre 1935,


ebbe come conseguenza nuove ondate di terrore e repressione. Si creò
un’atmosfera di ostilità e sospetto. Il Partito sottolineava come la lotta di
classe non fosse affatto terminata e richiedeva ai cittadini una attiva vigi-
lanza per smascherare i «nemici del popolo».
ˆ
Šostakovic si propose di creare un vasto lavoro, che incarnasse il suo
credo di compositore e fosse degno successore di Una Lady Macbeth del
distretto di Mcensk. Nella primavera del 1935 cominciò il primo movi-
mento di una sinfonia, del quale un significativo frammento è stato recen-
ˆ
temente ritrovato. Ben presto Šostakovic mise da parte questo primo espe-
rimento sinfonico e si dedicò a un altro lavoro per orchestra, i Cinque
frammenti, completato nel giugno 1935. Essi servirono come studi astratti
su colore e texture orchestrali ed erano tanto brevi e aforistici, quanto la
Quarta sinfonia si rivelò lunga e dilatata. Nell’autunno del 1935 Šostako-
180 1931-1936: Successi e critiche. Satira e tragedia
ˆ
vic iniziò a lavorare a un affresco epico di proporzioni mahleriane, che sa-
rebbe diventato la Quarta sinfonia.
ˆ
Nel frattempo Šostakovic stava considerando l’idea di trasferirsi a Mo-
sca: in parte per trovarsi al centro della vita culturale, ma un’altra ragione
del trasferimento era connessa con le pratiche per il divorzio, avviate al-
l’inizio dell’anno. Lasciare a Nina l’appartamento di Leningrado e trasfe-
rirsi a Mosca con la madre era una soluzione pratica e sensata per i proble-
mi di abitazione originati dalla separazione.
Mentre si trovava a Mosca, condusse trattative con il teatro Bol’šoj per
la messa in scena del suo terzo balletto, Il rivo chiaro, con la coreografia
di Fëdor Lopuchov. La prima del balletto ebbe luogo a Leningrado il 4
giugno 1935 in una produzione della compagnia di balletto del Malegot,
di nuova formazione. Cinque mesi più tardi fu rappresentato a Mosca, al
teatro Bol’šoj, in un nuovo allestimento.
ˆ
Šostakovic fu invitato a far parte di una delegazione di musicisti che si
recava in Turchia per una visita di un mese. Tra gli altri partecipanti c’era-
no il suo amico Lev Oborin e il violinista David Ojstrach, con il quale ini-
ziò un’importante amicizia. La partenza doveva avvenire il 9 aprile, in na-
ˆ
ve, da Odessa. In vista di questa tournée Šostakovic rinnovò il proprio
guardaroba, ordinando in sartoria due abiti da concerto.

91.
a I.I. SOLLERTINSKIJ
ˆ Mosca, marzo 1935
Caro Ivan Ivanovic,
pare che non me ne andrò da qui tanto presto. Può darsi che non torni
più a Leningrado, visto che la questione del trasloco si sta risolvendo
in modo inaspettatamente spedito. Il 16 parlerò con Vorošilov. La
questione del viaggio all’estero è già risolta positivamente. Il viaggio
durerà circa un mese. Per quel periodo sarà pronto l’alloggio che già
ho visto. Mi fa tanta tristezza dare l’addio a Leningrado, ma non c’è
nulla da fare. Questo è il volere del Governo. Se a Leningrado avessi
avuto dei rapporti veramente buoni, allora sarei rimasto, ma la vicen-
da della stanza per N[ina] V[arzar] mi ha chiaramente dimostrato che
l’atteggiamento nei miei confronti è indifferente, freddo e noncuran-
te. Ora tutto è avviato. L’alloggio lo lascio a N.V., io e la mamma ci
trasferiamo a Mosca. Ti prego tanto di scrivermi di Te. Come stai, co-
me vanno le cose e l’umore? <…> Scrivimi di sicuro, visto che non
tornerò tanto presto a Leningrado, indipendentemente dalle circo-
Trascrivere la vita intera 181

stanze. <…> Se mi trasferirò a Mosca, Ti trascinerò con me, perché


separarmi da Te mi sarebbe così penoso…
<…>

92.
a I.I. SOLLERTINSKIJ
ˆ Ankara, 14 aprile 1935
Caro Ivan Ivanovic,
cercherò di descriverti in breve il mio soggiorno in Turchia. Meglio: il
soggiorno di tutta la nostra brigata. Ieri, 13 aprile, mi sono alzato alle cin-
que del mattino e sono andato sul ponte della nave Franz Mering. La nave
era in rada nel Bosforo. Alle sei è sorto il sole. Devo dire che la vista di
Istanbul dalla nave mi ha letteralmente sconvolto per la sua bellezza. È as-
solutamente inimmaginabile. Bisogna vederlo di persona. Da Istanbul ti
ho scritto una lettera. Spero tu l’abbia ricevuta. La giornata si è svolta co-
sì: dall’approdo siamo andati alla nostra Ambasciata, dove ci hanno ac-
colto in modo straordinario. Poi siamo andati a un pranzo dato in nostro
onore dagli artisti di Istanbul. Dopodiché abbiamo passeggiato un po’ e
siamo andati alla stazione. Siamo arrivati ad Ankara in un bellissimo va-
gone internazionale. Qui siamo alloggiati all’Hotel Ankara Palace. La mia
camera è assai bella. Ho fatto un bagno per lavar via tutta la sporcizia del
viaggio. Poi siamo andati alla sede diplomatica, dal compagno Karachan.
Il compagno Karachan ci ha offerto la colazione. Era tutto molto buono
e piacevole. Karachan stesso mi ha fatto un’ottima impressione. Ho di-
menticato di scrivere che, insieme al gruppo di compagni della rappre-
sentanza diplomatica, lui era venuto ad accoglierci alla stazione. Dopo co-
lazione ho passeggiato per la città con Lëva. Siamo ritornati in albergo, ed
ecco che ti scrivo. Le impressioni di questo viaggio sono tante, per ora as-
sai caotiche. Ankara è una città molto bella, con tante costruzioni nuove.
I difetti sono: un caldo tremendo di giorno, vento e polvere la sera. Dalla
polvere non puoi letteralmente salvarti. Per ora è tutto. Domani sera ci sa-
rà all’Ambasciata un ricevimento in nostro onore. E da dopodomani,
spettacoli quotidiani. Sento tanta nostalgia di Te. Il mio umore non è
buono, a causa della difficile situazione familiare. Ma bisogna sperare che
prima o poi tutto si aggiusti. Il 10 spero di essere a casa.
Bacioni. ˆ
D. Šostakovic

P.S. Qui mi hanno detto che ad Ankara si trova Paul Hindemith. Do-
mani sarà al ricevimento alla sede diplomatica.
182 1931-1936: Successi e critiche. Satira e tragedia

93.
a L.T. ATOVM’JAN
Izmir, 3 maggio 1935
Caro Lëva,
ieri siamo giunti a Izmir. Resteremo qui fino al 6. È una città molto bella
e interessante. La giornata odierna è trascorsa così: alle dodici colazione
data in nostro onore dal governatore. Alle quattordici abbiamo assistito
a una festa sportiva delle scuole, alle sedici siamo andati alle corse. E alle
ventuno ci sarà concerto. Un po’ stressante, ma molto interessante. Do-
mani andremo a visitare gli scavi di una città antica. È a sessanta chilo-
metri da Izmir, in macchina. Adesso sono in camera, all’albergo Ege Pa-
lace e mi riposo un po’. Devo dire che non mi pento di essere venuto.
Ho visto molte cose interessanti. Quanto tornerò ti racconterò tutto.
Baci. ˆ
D. Šostakovic
Saluti a Vera Pavlovna e a Svetlana.

94.
a I.I. SOLLERTINSKIJ
ˆ Izmir, 5 maggio 1935
Caro Ivan Ivanovic,
domani andiamo a Istanbul. È l’ultima tappa della nostra tournée in Tur-
chia. Si possono tirare le somme del nostro soggiorno a Izmir. Ci sono sta-
ti tre concerti, io ho partecipato a due di questi. Ieri c’è stata una bellissi-
ma gita agli scavi dell’antica città di Pergamo, che risale a ventuno secoli
fa. Abbiamo passeggiato a lungo per la città, molto bella e interessante. Il
governatore ci ha accolti molto bene, ieri ci ha offerto la colazione, oggi il
tè. È una persona molto gentile e affabile, un buontempone. Siamo tutti
assolutamente stanchi e aneliamo a un po’ di riposo. Quando riceverai
questa mia, scrivimi all’indirizzo fermo posta Odessa. Spero di poter ri-
cevere al mio arrivo una Tua lettera. Da Istanbul partiamo il 16.
Baci. ˆ
D. Šostakovic

95.
a I.I. SOLLERTINSKIJ
ˆ Istanbul, 8 maggio 1935
Caro Ivan Ivanovic,
oggi siamo felicemente giunti a Istanbul. Quando siamo passati per i Dar-
danelli, io e Lëva Ti abbiamo scritto una cartolina. L’abbiamo imbucata
Trascrivere la vita intera 183

nella città di Canakkale. La cosa non è di per sé niente di speciale, se non


fosse che a 40 km da Canakkale si trova la non ignota città di Troia. Là so-
no in corso degli scavi. Noi ci siamo andati e abbiamo visto molte cose in-
teressanti. Il 16 partiamo in nave per Odessa. Se mi mandi colà qualche
notizia, ne sarò tremendamente contento. <…> Sono proprio stanco di
questa tournée. Ho nostalgia della patria. Ho voglia di riposare…

Sollertinskij aveva da poco ottenuto un appartamento tutto per sé a Lenin-


ˆ
grado. Šostakovic voleva aiutare l’amico in modo pratico. Acquistò una
vasca da bagno e ne pagò l’installazione.
In estate il compositore si recò nuovamente per le vacanze alla casa del
teatro Bol’šoj a Polenovo. Le incertezze della vita privata avevano nuociu-
to alla sua salute e aveva bisogno di recuperare le forze.

96.
a I.I. SOLLERTINSKIJ
ˆ Polenovo, 7 luglio 1935
Caro Ivan Ivanovic,
sono arrivato molto bene. Oggi sono partito in macchina e dopo circa cin-
que ore ero già a Polenovo. Qui sto nell’edificio n. 4. La camera ha un bal-
cone. Una vista stupenda sul fiume Oka. In una parola, un sacco di sod-
disfazione. Il tempo me la rovina. Fa freddo, piove e tira vento senza so-
sta… Dal punto di vista delle comodità, va molto meglio. Acquedotto, fo-
gnature, elettricità fanno il loro dovere, cosa che non si può dire del mio
stomaco. <…> Qui c’è anche S.S. Prokof’ev e molti altri. Oggi il cibo era
buono e abbondante. C’è da sperare che continui così anche in futuro.
Il sole tramonta. Si vede dalla finestra. Da basso giungono le note
del Preludio in Do minore di Chopin.
Un trionfo di poesia, ma la cosa più importante è l’incomparabile
senso di solitudine. Grazie a esso dimentico il freddo, la pioggia, l’umi-
dità, mi riconcilio con l’idea di aver lasciato Leningrado, accetto il fatto
che la mia valigia è depositata al guardaroba e che l’addetto ha il giorno
libero e si è portato via le chiavi <…> La meravigliosa vista dalla fine-
stra placa l’anima dolente. Due parole sulle varie faccende. Primo: scri-
vimi, Ti prego. Secondo: nella lettera si tocca il tema del bagno. L’idrau-
lico l’ho pagato per il suo lavoro. L’ho fatto perché non ritenevo ammis-
sibile che pagassi Tu. Ho pagato una sciocchezza e Ti prego di accettare
questo regalo. Mi interessa sapere se ha finito il lavoro, oppure è scom-
parso dopo aver ricevuto i soldi. <…>
184 1931-1936: Successi e critiche. Satira e tragedia

Nell’autunno 1935 Nina e Dmitrij si riconciliarono e decisero di risposarsi.


ˆ
Quando Nina rimase incinta, Šostakovic comprese che formare una vera
famiglia era per lui cosa della massima importanza. Nina adottò da allora
ˆ
il cognome Šostakovic. ˆ
In novembre Šostakovic soggiornò a Mosca per la preparazione dell’al-
lestimento moscovita del Rivo chiaro. Non era affezionato a questo lavo-
ro: mentre nel Bullone c’erano stati ampi spazi per la satira e il grottesco
(che tanto gli piacevano), Il rivo chiaro era in effetti un idillio rurale, am-
bientato nel Paradiso socialista, regno delle illusioni stilizzate, in cui la
semplificazione sostituiva lo sforzo di comprendere la realtà.
Nonostante il fascino popolare della musica, c’è del vero nelle critiche
di Sollertinskij, secondo cui in essa mancava «l’unità interna… perché il
compositore ha messo insieme il balletto riutilizzando largamente vecchi
brani della sua musica». Questo leggero rimprovero non impedì a Soller-
ˆ
tinskij di restare il principale difensore della musica di Šostakovic .

97.
a I.I. SOLLERTINSKIJ
Mosca, novembre 1935

<…> Sono di umore acido, perché temo che comunque Il rivo chiaro sarà
soppresso in breve tempo. Non Te ne ho parlato a Leningrado, perché
non volevo addolorare i miei cari, che mi amano molto e si rattristano per
il mio «fiasco». Per ora le cose stanno così: oggi c’è stata la prima prova con
scene e orchestra. È andata molto bene. Tutti erano estasiati. Ma il tarlo
del dubbio mi rode e sono pronto ad «accettare» che il balletto sia sop-
presso, cosa che, ne sono convinto, avverrà entro pochi giorni. Ti prego
tanto di non accelerare il corso degli eventi e di non parlare di questo con
nessuno e in nessuna sede. In ogni caso questa sarà per me un’ottima lezio-
ne. Penso che Tu comprenda benissimo il mio umore. Certo capisci bene
che Il rivo chiaro è uno scandaloso insuccesso per me. E che fin dall’inizio
lo considero tale. Desidero soltanto che Tu creda a questo mio stato d’ani-
mo e, credendo capisca, e comprendendo perdoni. Ciò che ho potuto fare
ai tempi del Bullone, non lo si può fare ora. E lo capisco assai bene e me ne
rimprovero duramente. Sarei veramente felice se Tu mi rispondessi subito
e tranquillizzassi il mio animo angosciato. Solo, non farmi la predica. Sa-
rebbe molto spiacevole per me. Ma penso che, conoscendomi da tanto
tempo, comprenderai il mio stato d’animo riguardo a quanto detto sopra.
<…> conto veramente sul fatto che non mi lasci solo in questo mo-
mento particolarmente difficile della vita, in quanto sei la sola persona
Trascrivere la vita intera 185

la cui amicizia conta per me come la pupilla degli occhi. E così scrivimi,
per amor di Dio. Ti bacio.
Il Tuo ˆ
D. Šostakovic

P.S. <…> Di allontanarmi da Nina non se ne parla neanche. Soltanto


ora ho compreso nel mio intimo che donna straordinaria ella sia e quan-
to mi sia cara.
D.Š.

ˆ
Šostakovic presenziava alle prove del Rivo chiaro al Bol’šoj, ma era sem-
pre più ansioso riguardo alla possibilità che il balletto ottenesse il benepla-
cito della Direzione del teatro e delle autorità del Partito (in effetti ogni
spettacolo doveva passare al vaglio della censura ideologica). Inoltre, era
terribilmente preoccupato dall’allontanamento del suo amico V. Kubackij
dal Bol’šoj, un ulteriore esempio di come le «espulsioni degli elementi in-
desiderabili» toccassero ogni aspetto della vita. ˆ
La lettera è uno dei primi esempi di come Šostakovic prendesse a pre-
stito, in modo satirico, gli esaltati toni encomiastici utilizzati dai vertici
politici sulla stampa. Il fatto che fosse praticamente obbligato a partecipa-
re al congresso degli stachanovisti invece di seguire le prove del suo ballet-
to non ha bisogno di commenti. Qui, simulando espressioni di ortodossia
politica, il compositore impiega esagerate espressioni di «lealtà» verso Sta-
lin, che celano una ironia caustica, certo compresa al volo da Sollertinskij.

98.
a I.I. SOLLERTINSKIJ
ˆ Mosca, 17 novembre 1935
Caro amico mio, Ivan Ivanovic,
spero che Tu abbia ricevuto il telegramma sul fatto che la conferenza
shakespeariana si terrà il 25 novembre. Spero di incontrarti qui per
chiacchierare di tutto un po’.
Per ora Ti informo brevemente delle mie faccende. Oggi c’è stata una
prova quasi completa del Rivo chiaro. Ho presenziato per metà del primo
atto, poi me ne sono andato. Il perché è spiegato qui sotto. Stasera ho te-
lefonato a Fajer e ho chiesto: «Come va?». Dalle sue parole e dal suo tono
ho capito che va male. L’unica cosa che risveglia l’entusiasmo di tutti è la
mia musica. Insomma, verrà da me a mezzanotte e mi racconterà nei det-
tagli. Ho telefonato anche a Lopuchov. Quest’ultimo, con voce spavalda
186 1931-1936: Successi e critiche. Satira e tragedia

mi dice: «Ci sono stati trentasei operai delle fabbriche di Mosca. Erano
estasiati. <…>». Insomma, stasera alle dieci andrò da lui e mi racconterà
nei dettagli. La mia opinione di tutto ciò la conosci già. <…> Il 21 verrà
a vedere Il rivo chiaro I.A. Akulov e tocca a lui decidere se Il rivo chiaro
dovrà essere o non essere. E così il 21 si chiarirà tutto. Io la prendo con
serenità. Ritengo che non si solleverà alcuna campagna sulla Izvestija o su
un altro organo di stampa. L’unico pensiero che mi tormenta è Lopu-
chov. Mi dispiacerebbe tremendamente per lui se questa iniziativa an-
dasse a monte. È una brava persona e gli voglio sinceramente bene.
Ti prego di non parlare di tutto ciò con nessuno.
Al teatro Bol’šoj è successa anche un’altra cosa: è stato sollevato dal-
l’incarico l’artista benemerito della Repubblica V.L. Kubackij. Destitui-
to sia come direttore dello Studio [del Bol’šoj] che come direttore d’or-
chestra. Ieri sono andato a trovarlo e ho cercato di confortarlo.
La parte triste della lettera è finita.
Oggi ho avuto la fortuna di assistere alla riunione finale del congres-
so degli stachanovisti. Ho visto nel presidium il compagno Stalin, i com-
ˆ
pagni Molotov, Kaganovic, Vorošilov, Ordžonikidze, Kalinin, Kassior,
ˆ
Mikojan, Postyšev, Cubar’, Andreev e Ždanov. Ho ascoltato i discorsi
dei compagni Stalin, Vorošilov e Švernik. Sono stato catturato dal di-
scorso di Vorošilov, ma dopo aver ascoltato Stalin ho perso qualsiasi
senso della misura e ho gridato con tutta la sala «Urrà!» e ho applaudito
a non finire. Il suo storico discorso lo leggerai sui giornali, così non mi
metterò a riassumertelo. Naturalmente oggi è il più felice giorno della
mia vita: ho visto e ascoltato Stalin. Il congresso è cominciato alle 13.
Ecco il motivo per cui ho abbandonato le prove <…>

1936

Il 6 dicembre 1935 una nuova produzione della Lady Macbeth del distretto
di Mcensk aprì la stagione della «filiale» del teatro Bol’šoj a Mosca, con la di-
rezione di Melik-Pašaev e riutilizzando la produzione originale realizzata a
ˆ
Leningrado da Smolic . Tra il 5 e il 17 gennaio il Malegot di Leningrado portò
in tournée a Mosca i suoi due allestimenti più rinomati: la Lady Macbeth e il
Placido Don di Ivan Dzeržinskij. Dato che la versione Katerina Izmajlova del
ˆ ˆ
teatro Nemirovic -Danc enko era ancora in cartellone, si determinò una situa-
zione senza uguali: tre diverse versioni di un’unica opera erano rappresentate
simultaneamente nella stessa città, registrando il tutto esaurito. Oltre a ciò, il
Trascrivere la vita intera 187

balletto Il rivo chiaro riempiva le sale sia a Mosca che a Leningrado. Una no-
torietà certamente inaspettata per un compositore non ancora trentenne!
ˆ
Šostakovic , comunque, era perfettamente consapevole di non poter ri-
ˆ
posare sugli allori. Il caso di Ivan Ivanovic Dzeržinskij lo irritava notevol-
mente. Compositore di talento genuino, ma limitato e senza autentiche
abilità professionali, Dzeržinskij utilizzava altri musicisti per completare
ˆ
le partiture pubblicate sotto il suo nome. Šostakovic stesso aveva larga-
mente aiutato Dzeržinskij nell’orchestrazione dell’ultima opera. In gene-
rale, le opere di Dzeržinskij, sebbene melodiche e semplicistiche, erano
considerate come modelli di arte del realismo socialista. Sollertinskij, tut-
tavia, rifiutò di allinearsi a queste mode e pubblicamente ridicolizzò l’inet-
titudine professionale di Dzeržinskij.
ˆ
L’ansia di Šostakovic rispetto allo stato della musica nel paese e in par-
ticolare a Leningrado era pienamente giustificata. L’Unione dei composi-
tori di Leningrado aveva da poco attaccato Sollertinskij per la sua recensio-
ne dell’opera di Dzeržinskij su Sovetskaja muzyka. Sollertinskij si rendeva
conto della situazione e, scoraggiato dalle circostanze, parlava di abbando-
nare la carriera di musicologo e tornare alla professione di linguista.

99.
a I.I. SOLLERTINSKIJ
ˆ Mosca, 9 gennaio 1936
Caro Ivan Ivanovic,
ho ricevuto oggi la Tua lettera, piena di insano pessimismo. A Leningrado
verrò il 14 gennaio… La Tua intenzione di cambiar lavoro non mi rallegra
affatto. Non lo devi fare. Sono molto stanco, ma non a causa dei banchetti
in onore mio e del Malegot. Per ora non ce ne sono ancora stati, soltanto
uno (in mio onore). Sono stanco per le preoccupazioni e il successo del
Placido Don <…> Bene hai fatto a maltrattare il n[umero] di Sovetskaja
muzyka dedicato ai leningradesi. Evidentemente ero rimasto indietro ri-
spetto alla vita reale e guardavo tutto con gli occhiali rosa. A giudicare dai
Tuoi commenti alle affermazioni di Kremlëv e Chubov, tutto continua
come prima. In ogni caso Ti consiglio caldamente di non cambiare pro-
fessione. Non solo Te lo consiglio, ma Te ne supplico. Di linguisti ce n’è
tanti in Russia e invece di musicisti ce n’è pochi. E perdere uno come Te
sarebbe una catastrofe. Tu fai il Tuo lavoro grande ed estremamente utile.
<…> In ogni caso Ti supplico di non cambiare professione prima del mio
ritorno. Tornerò e insieme ci adopreremo per la perestrojka del fronte
musicale a Leningrado, almeno sulla base delle mie conversazioni con
Gorodinskij, Dinamov e alcuni altri compagni <…>
188 1931-1936: Successi e critiche. Satira e tragedia
ˆ
La tournée procede bene. Sul giornale Vec ernjaja Moskva è comparsa ˆ
una recensione del Placido Don. E. Kann riscontra l’influenza di Cajkov-
ˆ
skij, Blaramberg, Serov e Šostakovic. Per inciso afferma che la parte più
ˆ
debole dello spettacolo è la musica. C’è della verità in Vec ernjaja Mo-
skva.42 Oggi la stessa Kann scrive che la Lady Macbeth del Malegot è me-
glio di quella della filiale [del teatro Bol’šoj]. Tieni presente che E. Kann
esprime l’opinione di quasi tutti i moscoviti <…> E Gorodinskij afferma
esplicitamente: «Pare incredibile che al giorno d’oggi si possa scrivere
ˆ
con lo stile di Cajkovskij, N. Feopemptov, Solov’ëv ecc.». Le Tue parole.
E dunque, ancora una volta Ti prego… non lasciare la musica.
Bacioni. ˆ
D. Šostakovic

Il 17 gennaio Stalin e altri leader del partito presenziarono a una rappre- ˆ


sentazione del Placido Don del Malegot. Il compositore Ivan Ivanovic
Dzeržinskij fu invitato nel palco presidenziale prima dell’ultimo atto. Sta-
lin fece notare qualche errore di secondaria importanza nella messa in sce-
na, ma pose l’accento sul «considerevole valore ideologico dell’opera Il
placido Don». Le sue parole furono ampiamente citate dalla stampa.
ˆ
Šostakovic ritornò a Mosca il 26 gennaio, prima della partenza per Ar-
changelsk, dove doveva eseguire il Concerto per pianoforte, sotto la direzio-
ne di Kubackij. La stessa sera gli fu bruscamente ordinato di assistere allo
spettacolo della Lady Macbeth del Bol’šoj. Stalin e il suo entourage erano
nuovamente presenti, ma questa volta se ne andarono prima dell’inizio del
ˆ
quarto atto, un fatto che causò forti preoccupazioni a Šostakovic .

100.
a I.I. SOLLERTINSKIJ
ˆ Archangelsk, 28 gennaio 1936
Caro Ivan Ivanovic,
il 26 sono arrivato a Mosca. La sera sono andato da Gisin. Non ero ve-
nuto a conoscenza di nessuna novità, ma mentre ero da lui ha telefonato
il vicedirettore del GABT, Leont’ev, e mi ha ordinato di andare imme-
diatamente alla filiale. Stavano eseguendo la Lady Macbeth. Allo spetta-
colo erano presenti il compagno Stalin e i compagni Molotov, Mikojan
e Ždanov. Lo spettacolo è andato bene. Dopo la fine hanno chiamato
l’autore in scena (è stato il pubblico a chiamare), sono uscito a ringra-
ziare e ho rimpianto di non averlo fatto dopo il terzo atto.
Trascrivere la vita intera 189

Avvilito, sono tornato da Gisin, ho preso la borsa e sono andato alla


stazione. Il treno è partito a mezzanotte e venti. Abbiamo viaggiato in
poltrona, in condizioni antigieniche. Siamo arrivati alle otto del matti-
no. Sono di cattivo umore. Come puoi immaginare, penso a ciò che è
accaduto al Tuo omonimo43 e non è accaduto a me…

ˆ
Mentre scriveva queste righe, Šostakovic era ancora ignaro della bomba
che era esplosa. Lo stesso giorno, un editoriale dal titolo «Caos invece di
musica» fu pubblicato sulla Pravda, organo ufficiale del Partito. L’articolo
era un grossolano attacco al linguaggio modernista della Lady Macbeth e al
ˆ
suo «rozzo naturalismo», in cui Šostakovic era accusato di decadentismo fi-
loccidentale, di «formalismo piccolo-borghese» e, tra l’altro, di aver subito
la negativa influenza di Mejerchol’d.
Sebbene la paternità di Caos invece di musica sia generalmente attri-
buita al giornalista David Zaslavskij (che aveva accesso alle stanze dei bot-
toni del Cremlino) in esso erano riportate quasi certamente le opinioni
personali di Stalin, se non le sue testuali parole, in materia.
Aggiungendo ingiuria a ingiuria, il 6 febbraio un secondo editoriale
anonimo sulla Pravda, intitolato «Una falsificazione del balletto» (un du- ˆ
ro attacco al Rivo chiaro) confermò la caduta in disgrazia di Šostakovic .
La vita del compositore fu completamente devastata da questi attacchi
e soltanto pochissimi amici e colleghi superarono il test della lealtà. I suoi
sinceri sostenitori, come Levon Atovm’jan, furono ciò che gli rimase di più
caro in quei tempi difficili.
Atovm’jan era andato ad accogliere il compositore al suo ritorno da
Archangelsk e immediatamente gli aveva offerto di organizzare un con-
ˆ
certo dei suoi lavori. Aveva trovato Šostakovic calmo e padrone di sé, ma
senza un soldo: aveva perso tutto il denaro giocando a carte durante il
viaggio di ritorno in treno. Tuttavia non voleva rischiare ulteriori guai
facendo il «don Chisciotte» e permettendo che i propri lavori fossero ese-
guiti per una dimostrazione di solidarietà.
Mentre rifiutava di partecipare alle «discussioni artistiche» sul formali-
ˆ
smo presso le Unioni dei compositori di Mosca e Leningrado, Šostakovic col-
lezionava avidamente gli articoli di giornale, che raccolse in un album. La
paura serviva realmente come test di lealtà. Molti musicisti superarono se
ˆ
stessi negli attacchi a Šostakovic , ringraziando Stalin per aver loro «aperto gli
occhi» sugli errori del formalismo. Il pianista Heinrich Neuhaus, a quel tem-
po direttore del Conservatorio di Mosca, che di fatto non era stato un ammi-
ratore della Lady Macbeth, sostenne, durante la discussione tenutasi a Mo-
sca, che l’articolo della Pravda era un evento lieto, che doveva essere consi-
190 1931-1936: Successi e critiche. Satira e tragedia

derato «un colpo all’arroganza <…> che non deve cadere solo sulla testa di
ˆ
Šostakovic , ma su quelle di tutta la comunità dei musicisti, compresa la mia».
Si faceva pressione sulle persone in vista perché esprimessero i loro sen-
ˆ
timenti di lealtà. Šostakovic non perdonò mai l’apostasia di Boris Asaf’ev,
che si affrettò a girare le spalle all’opera che aveva precedentemente lodato.
Altri compositori venivano accusati di formalismo all’epoca, compreso
il dotato modernista Aleksandr Mosolov, che il 4 febbraio fu espulso
dall’Unione dei compositori per ubriachezza e «cattivi costumi».
A Mosca, l’unico compositore che con determinazione rifiutò di pro-
ˆ
nunciare una sola parola contro Šostakovic fu Vissarion Šebalin. Nelle di-
ˆ
scussioni a Leningrado, il sostegno a Šostakovic giunse da pochi individui
ˆ
isolati, come Sollertinskij, Michail Druskin e A. Rabinovic. Sollertinskij
fu immediatamente soprannominato «il trovatore del formalismo», seb-
bene fosse stato costretto ad ammettere che la Lady Macbeth aveva qual-
che pecca. In marzo, tra la sorpresa generale, Mejerchol’d proclamò con
ˆ
forza la propria fede in Šostakovic .

101.
a L.T. ATOVM’JAN
Leningrado, 15 febbraio 1936
Caro Lëva,
grazie per la lettera. Scrivi anche in avvenire. Non dimenticarmi. Io sto
bene. Leggo attentamente i ritagli di giornale, che ricevo in grande quan-
tità. Domani mi portano un pianoforte. Questa circostanza mi rallegra.
Suonerò e mi dedicherò alla composizione del terzo movimento della sin-
fonia. Di tutto ciò che ho letto, mi hanno addolorato particolarmente le
affermazioni di Heinrich Neuhaus. Ma in fondo, che vada al diavolo an-
che lui. Me ne sto, per lo più, in casa. Mi abituo al nuovo alloggio. Non
vedo quasi nessuno, in quanto ho voglia di star solo e riposare un po’.
Fa’ i miei saluti a Vera Pavlovna e Svetlana.
Scrivi più spesso e più a lungo.
Il tuo ˆ
D. Šostakovic

102.
a L.T. ATOVM’JAN
Leningrado, 18 febbraio 1936
Caro Lëva,
vieni a Leningrado, in qualsiasi momento, e sarai accolto con gioia e di-
sponibilità. Sia qui da noi che a casa della mamma. In ogni caso atten-
derò con impazienza la tua venuta. Ho tanta nostalgia di te.
Trascrivere la vita intera 191

Comunque, sto bene. I compositori di Leningrado sono in ritardo su


quelli moscoviti. La discussione ufficiale sugli eventi storici si terrà soltan-
to il 2.
Mi dispiace per Mosolov, ma se l’è cercata. Si è comportato vergo-
gnosamente. ˆ
Fa’ i miei complimenti a Vasja [Necaev] e auguragli grandi successi.
ˆ
Ivan Ivanovic se la cava bene. Sebbene di tanto in tanto cada nella
disperazione.
Saluti a Vera Pavlovna e Svetlana.
Il tuo ˆ
D. Šostakovic

Nelle prime settimane che seguirono i due articoli sulla Pravda, Šostako-
ˆ
vic perse la voglia di scrivere musica. Ma, appena emerso dalla crisi, decise
di tornare a comporre. Come ricordò più tardi: «Fui aiutato dalla gioventù
e dalla forza fisica. Invece di cospargermi il capo di cenere, scrissi la Quar-
ta sinfonia».44
Il giovane compositore, dimostrando le sue capacità di recupero, ter-
minò la partitura di questo grandioso lavoro il 26 aprile. Certamente la
sua determinazione a comporre non era mai stata così grande e, come rac-
contò al suo amico Isaak Glikman, in quel periodo «anche se mi avessero
tagliato le mani, avrei continuato a scrivere musica tenendo la penna in
ˆ
bocca».45 Nel frattempo Šostakovic aveva deciso di chiedere a Stalin un
incontro per cercare di convincerlo a revocare le critiche che avevano
macchiato la sua reputazione, sperando di recuperare la propria posizio-
ne. Per questa ragione andò a Mosca, ma attese invano una convocazione.
ˆ
Fece invece visita al maresciallo Tuchac evskij, che promise di intervenire
ˆ
in suo favore. Ma nel giro di un anno, Tucha cevskij stesso sarebbe stato
arrestato e fucilato.

103.
a I.I. SOLLERTINSKIJ
ˆ Mosca, 29 febbraio 1936
Caro Ivan Ivanovic,
a Mosca conduco vita ritirata. Me ne sto chiuso in casa. Sono in attesa
di una telefonata. Ho poca speranza di essere ricevuto. Ma comunque
spero. Non vedo quasi nessuno. Ogni tanto fa un salto Šebalin. Su So-
vetskoe iskusstvo (L’arte sovietica) nella relazione sulla discussione alla
Casa del cinema si legge: «La discussione continuerà il 3 marzo. Si sono
192 1931-1936: Successi e critiche. Satira e tragedia
ˆ
iscritti a parlare i compagni Ejsenštejn, Aleksandrov, Šostakovic». Que-
sto annuncio per me è oscuro. Sicuramente alla Casa del cinema non ho
mai messo piede in vita mia, di conseguenza non ho avuto modo di
«iscrivermi» <…>

ˆ
Il compositore Vissarion Šebalin (detto Ronja) fu amico di Šostakovic per
tutta la vita. Uomo di grande integrità e fibra morale, fu sempre dalla par-
ˆ
te di Šostakovic , ammirandolo e dandogli pieno appoggio. Šebalin era un
eccellente compositore e un insegnante appassionato. Dal 1943 al 1948 fu
direttore del Conservatorio di Mosca. Tra i suoi molti allievi citiamo Ti-
chon Chrennikov, Nikolaj Kretnikov e Edison Denisov.

104.
a V.JA. ŠEBALIN
Leningrado, 17 aprile 1936
Caro Ronja,
l’altro ieri abbiamo sentito la tua Seconda sinfonia con la direzione di
Désiré Defauw.46
Già nel 1931 avevo ammirato questa composizione e ora questa am-
mirazione si è consolidata. Ne sgorgano freschezza e talento. Ma… che
disastro il direttore! Il suo posto potrebbe essere al massimo il palcosce-
nico dell’Hotel Novo-Moskovskaja. Ha eseguito la sinfonia veramente
male. Così si spiega la mancanza di quel grande successo che giustamen-
te merita. Il direttore non ha avuto alcun successo. E alla fine del con-
certo (tre brani dall’Uccello di fuoco)47 lo hanno a mala pena chiamato
ˆ
sul palco due volte. A Ivan Ivanovic [Sollertinskij], a Stiedry e a me la
sinfonia è piaciuta. Con gli altri musicisti non sono riuscito a parlare.
I difetti più importanti dell’esecuzione sono stati i seguenti: fiac-
chezza, mancanza di fuoco e imperfezioni tecniche. Spesso non suona-
vano insieme. Soprattutto gli ottoni. La sinfonia era orchestrata molto
bene. Tenevo in mano la partitura e la ammiravo. È meraviglioso so-
prattutto il pezzo del primo movimento dal numero 25 al numero 29.
Quindi ti faccio i complimenti per la bellissima composizione e at-
tendo ulteriori conquiste in campo sinfonico.
Per quanto riguarda me, ho quasi finito la sinfonia. Ora sto orche-
strando il finale (terzo movimento). Quando la finisco, se ne avrò la pos-
sibilità, verrò a Mosca a mostrarla a te e a qualcun altro. Sono di umore
acido. Non so cosa fare dopo. Per questo tiro per le lunghe la sinfonia.
Trascrivere la vita intera 193

Se lavorassi sodo la potrei finire in cinque giorni. Ma visto che lavoro


poco, la finirò tra dieci-quindici giorni.
In generale, tutto come per l’innanzi.
Bacioni. ˆ
D. Šostakovic
P.S. Saluta i tuoi.

ˆ
Šostakovic voleva destare l’interesse dei direttori d’orchestra per il nuovo
lavoro e alla fine di maggio suonò al pianoforte la Quarta sinfonia per il
tedesco Otto Klemperer, in visita in URSS. Fritz Stiedry si assunse l’impe-
ˆ
gno della prima esecuzione a Leningrado. Šostakovic inoltre non aveva al-
cuna intenzione di disconoscere i suoi precedenti lavori.

105.
a A.M. BALANCHIVADZE
aprile 1936
Caro Andrjuša,
probabilmente mi consideri uno zotico screanzato perché a lungo non
ho risposto alla tua lettera. Il fatto è che parecchie volte mi son seduto
per scriverti, ma non ne veniva fuori niente. La tua lettera mi ha molto
emozionato. In due parole posso solo dirti: grazie. In questi ultimi tem-
pi ho sofferto molto e ripensato molte cose. Per ora sono giunto a que-
ste conclusioni: la Lady Macbeth, con tutte le sue imperfezioni, rimane
per me una tale composizione, che non potrò mai annientarla. È certa-
mente possibile che mi sbagli, che non mi basti, invero, il coraggio di
farlo. Ma mi pare che occorra avere il coraggio non soltanto di assassi-
nare le proprie cose, ma anche di difenderle. Visto che ciò adesso non
è possibile, non farò nulla in questo senso. In ogni caso, torno a riflet-
tere approfonditamente su tutto l’accaduto. La cosa più importante è
l’onestà. Mi basterà per sopportare tutto? E quanto a lungo? Se un gior-
no sentirai dire che mi sono «dissociato» dalla Lady Macbeth, sappi che
l’ho fatto con la coscienza pulita al cento per cento. Ma non penso che
ciò accadrà molto presto. Non certo prima di cinque o sei anni, io sono
lento a pensare, e riguardoso della mia arte.
Ho ascoltato due volte il tuo concerto. È una composizione piena di
talento e di originalità. Mi congratulo con tutto il cuore. Attendo impa-
zientemente la possibilità di sentirlo eseguito con l’orchestra. Sto finen-
do la Quarta sinfonia. Di comporre ho già finito. Ora sto facendo l’or-
chestrazione. Penso di finire entro una settimana, perché di solito l’or-
194 1931-1936: Successi e critiche. Satira e tragedia

chestrazione della mia musica non sopravanza di molto l’ideazione. Ho


tanta voglia di vederti e di chiacchierare con te di tutto.
Bacioni.
Il tuo ˆ
D. Šostakovic

Il 30 maggio nacque la figlia Galina. Nina chiese alla propria balia Prasko-
vija Demidova (detta Paša) di venire ad aiutarla a badare alla bimba e af-
fidò le cure della casa a Fedosija Kožunova (Fenja). Le due persone di ser-
ˆ
vizio rimasero con gli Šostakovi c fino al loro pensionamento e condivisero
le sorti della famiglia. Quando i tempi erano difficili, la famiglia chiedeva
in prestito i risparmi di Fenja per comprare del cibo. La caduta in disgrazia
del compositore ebbe serie ripercussioni finanziarie, perché i suoi lavori
non venivano più eseguiti.
La precaria situazione politica non poteva certo aumentare l’ottimi-
ˆ
smo di Šostakovic , che aveva sotto gli occhi i guai degli amici. In luglio Le-
von Atovm’jan fu licenziato dal posto di vicedirettore del teatro Zavadskij
a Mosca e fu mandato in Turkmenistan. Questo fu il primo segno della
sua caduta in disgrazia; dopo solo un anno fu condannato a due anni di
campo di lavoro. Ma l’energia di Atovm’jan era incomprimibile ed egli or-
ganizzò un’orchestra con gli altri prigionieri.

106.
a L.T. ATOVM’JAN ˆ ˆ
Mel’nicnyj rucej, 14 luglio 1936
Caro Lëva, ˆ
in questo periodo sono alla daca. Il tempo è bello, ma purtroppo la rete
della distribuzione non fornisce qui carta da lettere di qualità. Di con-
seguenza sono costretto a scrivere su una carta tanto strana, visto che
qui non ce n’è altra.48
Pare che io e te resteremo separati a lungo. In ogni caso, se andrai a
Mosca, telegrafami per tempo, in modo che possa venire a Mosca per
incontrarti. Quando arriverai ad Ašhabad, scrivi subito. Ancor meglio
sarebbe telegrafarmi il tuo indirizzo, dove io possa scriverti. Ti scrivo
ˆ
l’indirizzo di Ivan Ivanovic: Leningrado 47-corso Kostantinovskij 30-
Edificio 10, appart. n. 67-tel. Petrogradskaja ATS 1-14-86/1-39. Ieri è
venuto da me e abbiamo condiviso la tristezza per la tua partenza. Le
cose, in generale, vanno bene. La bimba cresce e fa i capricci. Nina sta
bene. Tutto tace. Kabalevskij scrive recensioni. Sono in ambasce per il
Trascrivere la vita intera 195

conferimento a Dunaevskij del titolo di artista benemerito. Come per-


sona lo amo molto. È un uomo ottimo e assolutamente per bene. Nel
suo genere non è privo di talento. Ma è il genere che non va!
Per ora mi sento ancora molto abbattuto. Di comporre non ne ho
voglia. Per ridere ho composto un’opera letteraria. Un piccolo raccon-
to. L’ho già buttato nel gabinetto. Ma questa occupazione mi è piaciuta
e quindi non la abbandonerò. Ma sì, sono tutte sciocchezze.
Ti auguro buon viaggio e un lavoro interessante. Non tornare senza
una decorazione.
Ti bacio forte. ˆ
D. Šostakovic

Se avrai tempo prima di partire scrivi all’indirizzo di mia mamma (Le-


ningrado 25, vic. Dmitrovskij 3, appart. n. 5).
Saluti a Vera Pavlovna e Svetlana.

ˆ
Le finanze di Šostakovic erano al collasso, così dovette tornare a lavorare
per il cinema e il teatro per guadagnare. Il 31 agosto firmò un contratto
con Lenfil’m per la colonna sonora del secondo film della trilogia di Ko-
zincev e Trauberg Maksim. Per questo lavoro si rendeva necessario un
ˆ
soggiorno di un mese a Odessa, cosa che fornì a Šostakovic la gradita oc-
casione per un viaggio a sud. Ma la sfortuna alle carte e qualche esotica
baldoria al bar dell’Hotel London ostacolarono il risollevarsi della situa-
zione economica.

107.
a I.I. SOLLERTINSKIJ
ˆ Odessa, 10 settembre 1936
Caro Ivan Ivanovic,
come va? Che c’è di nuovo? Io sto così così. Vivo di prestiti, giacché
possiedo soltanto la comunicazione che l’8 settembre (sic! e oggi è il 10)
mi saranno inviati con vaglia telegrafico (!!) 1000 rubli. Ho preso soldi
a prestito già da Trauberg, Kozincev e molti altri. Al ristorante mi fanno
credito, ma le orecchie già s’innervosiscono nell’attesa di sentir dire:
«… il direttore del buffet ha detto che questa è l’ultima volta». Ma va
bene così. In un modo o nell’altro. Penso che quando riceverò i soldi,
ˆ
scriverò una nota di protesta a Za socialistic eskuju svjaz’.49 Fino ad allo-
ra cerco di trattenermi. A Odessa ci sono dei tipi incredibili… Così, per
esempio, ieri ero sul tram. All’improvviso il tram si ferma, non a una fer-
196 1931-1936: Successi e critiche. Satira e tragedia

mata, ma tra una e l’altra. «Vagman, vagman» (solo a Odessa chiamano


così il manovratore) grida la conduttrice (anche)50 «perché ti sei ferma-
to?» Il vagman risponde: «Ma se in quella casa c’è un incendio». «Allora
porta un po’ avanti il tram, ché anche i passeggeri possano vedere» gri-
da la conduttrice.
Ieri ho visto Babel’. Il suo aspetto è in sorprendente contrasto con la
sua produzione artistica. Possiede una voce piacevolmente forte, ride di
gusto e fragorosamente, insomma, un tipo esuberante, ma molto grade-
vole. Qui ci sono molti comuni conoscenti. In primo luogo gli ottimi rap-
presentati della cinematografia locale. Oggi da qui parte l’artista Georgij
ˆ
Alekseevic Bondi. Se lo incontri, chiedigli di leggerti le sue composizio-
ni. È eccezionalmente pieno di talento.
E così scorrono i miei giorni. Vorrei ricevere notizie da te. Saluti a
Irina Francevna.51
Il Tuo ˆ
D. Šostakovic

108.
a I.I. SOLLERTINSKIJ
ˆ Odessa, 20 settembre 1936
Caro Ivan Ivanovic,
questa lettera probabilmente Ti giungerà poco prima del mio arrivo.
Partirò il 22 e verrò direttamente a Leningrado. Di conseguenza, ci ve-
dremo presto. Non sono soddisfatto del soggiorno a Odessa: non ho
completato quanto avevo pianificato. Avrei voluto andare fino a Batumi
e ritorno via mare, ma la gag non mi è riuscita per la causa più triviale.
Le carte. Due volte mi sono seduto al tavolo da gioco e ho perso mille
rubli. Una scalogna così fenomenale non mi era mai capitata in tutta la
mia esperienza. Adesso sono rimasto di nuovo senza soldi e di conse-
guenza ho deciso di tornare a casa. Per quanto riguarda le altre cose, il
Piano è stato completato.52
Nel teatro d’opera locale ho visto Aida, Zaporožec za Dunaem (Il co-
sacco oltre il Danubio),53 Natalka-Poltavka54 e Il lago dei cigni. Mi ha
messo tristezza. Inoltre sono stato dal prof. Stoljarskij. Un vecchietto
delizioso. Per inerzia, due mammine sono riuscite a farmi sentire i loro
due figliolini prodigio. Di nuovo mi convinco che Kozincev e Trauberg,
non tenendo conto di alcuni difetti, sono ottime persone.
E infine un altro divertimento: insieme all’operatore Moskvin mi de-
dico ai peccati di gola. Andiamo all’albergo London e ordiniamo piatti
diversi, sbalorditivi. Li ordiniamo un giorno per l’altro. Già che ci sia-
mo, beviamo gin, whisky, sherry, brandy e simili bevande di lusso, di cui
Trascrivere la vita intera 197

al London c’è gran copia. Mi rimpinzo sconsideratamente. Ma mi alzo


da tavola pieno come un uovo e allo stesso tempo lieve come un sogno.
Non avverto la cosiddetta insanazietà (insana sazietà: ricordi i tortelli
della rosticceria?), ma avverto la sanazietà.
Stanotte non ho quasi dormito. La causa: il tremendo […]55 della
partita di ieri. Rimuginavo sul tema: sfortunato a carte, sfortunato in
ˆ
amore, sfortunato sul lavoro. Ecco qua, Ivan Ivanovic. Presto ci rivedre-
mo. Spero che Irina Francevna guarisca presto, dacché vorrei avere la
possibilità di accoglierla nel piccolo collettivo di ospiti il giorno del mio
trentesimo compleanno.
Una stretta di mano. ˆ
D. Šostakovic

109.
a L.T. ATOVM’JAN
Leningrado, 23 settembre 1936
Caro Lëva,
come va? Mi sei mancato. Quando farai un salto da noi? Qualche giorno
fa mi ha chiamato da Mosca il compagno Ferdinandov. Il possessore di
un così altisonante cognome mi ha chiesto di scrivere della musica per il
Vostro teatro. Ho rifiutato, perché di lavoro sono pieno fino al collo. Ec-
co i miei impegni: 1) solo due giorni fa ho finito di scrivere la musica per
Salve, Spagna.56 Oggi lavoro su Il ritorno di Maksim. Inoltre, ho un con-
tratto per Amici (Arnštam), [Intervento in] Estremo Oriente (frat. Va-
sil’ev), ed è in sospeso per ora Bolscevichi (Ermler). Ho troppo lavoro.
La sceneggiatura di Ermler ha prodotto su di me una forte impressione.
Ieri ho sentito la Sinfonia n. 16 di Mjaskovskij con la direzione di
Senkar. La musica è ottima, ma noiosetta. L’11 dicembre è fissata l’ese-
cuzione della mia Quarta sinfonia. Come avrai già capito, tremo di pau-
ra. Oggi è stato da me il compositore Marian Koval’.57 Mi ha mostrato
la sua opera La tenuta (da Il conte Nulin di Puškin). C’è qualcosa che
non è male, ma in alcuni punti è tecnicamente molto debole. Mi è acca-
duto ciò che mi aspettavo fin dagli storici giorni del 9 gennaio 1936, e
precisamente un po’ di ristrettezze economiche. Se prima guadagnavo
10-12 000 rubli al mese, ora appena appena ne metto insieme 2-3000. E
il 19 novembre sul mio conto alla Direzione per la tutela dei diritti d’au-
tore sono entrati 250 rubli. Non mi perdo d’animo, benché mi tocchi fa-
re economia su tutto. A molte cose già occorre rinunciare. Questo non
mi spaventa. Mi spaventa il dover cercare commesse. In qualsiasi modo.
In generale va tutto come prima. Nel pieno del lavoro per Salve, Spa-
gna ho ricevuto da Keržencev un telegramma con la preghiera di recar-
198 1931-1936: Successi e critiche. Satira e tragedia

mi a Mosca, ma non ho potuto andarci. Ci andrò tra una decina giorni.


Tra l’altro, il 26 novembre comincia il processo all’ex contabile della
Direzione per la tutela dei diritti d’autore Kolotilinskij (ti ricordi di
lui?). In tandem col cassiere ha arraffato 300 000 rubli appartenenti allo
Stato. Ecco tutto. Scrivi, non dimenticarti di me. ˆ
D. Šostakovic

110.
a L.T. ATOVM’JAN
Leningrado, 14 ottobre 1936
Caro Lëva, ˆ
Otto Jul’evic Šmidt ha detto: «Ci si può abituare a tutto, eccetto che al
freddo». Mi sono ricordato di questo aforisma leggendo la tua lettera,
nella quale racconti che, al fine di restituire alla natura ciò che ci ha dato,
ti rechi in un albergo che ha una toilette «europea», e a questo proposito
dichiari che «è difficile abituarsi». Ritengo che ti abituerai presto. Vivad-
ˆ ˆ
dio, non è poi così gran male. Quando stavo a Mel’nicij [sic] rucej, ho sof-
ferto per tre giorni, e poi mi sono perfettamente abituato. È un bene che
tu legga e studi molto. Finché si vive, non si deve smettere di imparare.
Oggi è arrivato da Mosca il compagno Šliftštejn, che ora lavora alla
Libreria internazionale Mežkniga. Mi ha portato una partitura della mia
sinfonia, copiata in maniera eccellente, destinata alla diffusione in varie
città europee e americane. Ora ne sto facendo la correzione. Che lavoro
noioso!
Noi facciamo vita ritirata, ma siamo felici. Mia figlia sta bene. Cresce,
aumenta di peso ed è vivace. È molto brava e allegra, ma un po’ litigiosa.
La cosa più importante è che il suo stomaco funziona veramente bene.
Lëlja Arnštam ha divorziato dalla consorte numero 5, la Kostrovi-
ckaja, e si è sposato con una lavoratrice del reparto balletto del teatro
Bol’šoj, Inna Gol’dman, ex consorte morganatica del poeta N.N. Aseev.
Il compositore Želobinskij sta allevando un figlio. Invece al composito-
re Dzeržinskij su questo fronte è andata male: un aborto. Il compositore
Bogoslovskij58 sta scrivendo l’opera Gli aristocratici. Insomma, è tutto
un fermento.
È molto che non vado a Mosca e non so che cosa capiti laggiù in
campo musicale. ˆ
Ivan Ivanovic è ingrassato e continua a tenere le sue conferenze.
Vieni presto a Mosca e non andartene più.
Scrivi. ˆ
D. Šostakovic
4. 1937-1941: La riabilitazione

La prima esecuzione della Quarta sinfonia era stata programmata alla Fi-
larmonica per l’11 dicembre 1936. Ma la mattina di quello stesso giorno
ˆ
Šostakovic chiese che il concerto fosse cancellato. La stampa scrisse che il
ritiro era motivato dal fatto che «l’opera non corrisponde più alle attuali
ˆ
convinzioni artistiche» di Šostakovic . In effetti si è molto discusso sulle
vere ragioni della cancellazione. Era opinione diffusa che Fritz Stiedry e
l’orchestra non fossero stati in grado di raggiungere un livello esecutivo
che rendesse giustizia alla complessa partitura. Probabilmente Stiedry,
avendo abbandonato improvvisamente l’Unione Sovietica nel 1937, era
diventato un comodo capro espiatorio.
Altri testimoni affermarono che, al contrario, Stiedry e l’orchestra ave-
vano provato diligentemente e padroneggiavano bene questa sinfonia-ma-
ratona. Isaak Glikman, che all’epoca faceva da segretario personale a
ˆ
Šostakovic , ricorda che fu il direttore della Filarmonica Renzin (insieme
a Iochel’son, il segretario dell’Unione dei compositori di Leningrado) a
consigliare, se non a pretendere, che l’opera fosse ritirata. Data la comples-
sità e la modernità di linguaggio della Quarta sinfonia, sorprende perfino
che sia stata anche semplicemente portata alle prove. Non c’era dubbio che
questo lavoro avrebbe provocato accuse di formalismo, non soltanto per il
suo linguaggio, ma per la natura fondamentalmente tragica della sua con-
ˆ
cezione. Šostakovic aveva un disperato desiderio di ascoltare l’opera dal
vivo, eppure fu costretto a proteggere non soltanto se stesso, ma i musicisti
coinvolti nell’esecuzione. ˆ
Nei primi mesi del 1937 ci fu un crescendo di pressioni su Šostakovic
per convincerlo a scrivere un’opera che mostrasse la sua capacità di reagire
positivamente alle critiche, rispecchiando i canoni del realismo socialista.
200 1937-1941: La riabilitazione

Prima di dedicarsi a questo atto di «riabilitazione», egli compose un ciclo


vocale per la celebrazione del centenario della morte di Puškin: il primo
lavoro serio dopo aver terminato la Quarta sinfonia. (Ci vollero quattro
anni perché fosse eseguito.) I testi delle Quattro romanze furono scelti tra
le poesie più intime e filosofiche, quasi un’eco delle preoccupazioni perso-
nali che all’epoca affliggevano il compositore. Il verso della poesia Presen-
timento – «Con indifferenza attendo l’uragano che sta per cominciare» –ˆ
era una descrizione molto precisa dell’atteggiamento che Šostakovic aveva
adottato in quei mesi.
Il compositore dovette terminare le sue commesse per il cinema prima
di poter iniziare a scrivere la Quinta sinfonia, il lavoro che doveva servire
ˆ
a rifondare la sua vita e la sua carriera. Šostakovic annotò che «la nascita
della Quinta sinfonia fu preceduta da un lungo periodo di preparazione
interiore. L’effettiva stesura della sinfonia fu forse relativamente breve (il
terzo movimento, per esempio, l’ho scritto in tre giorni)».1
ˆ
Šostakovic iniziò a fare schizzi preparatori nella seconda metà di aprile
e a metà ottobre aveva completato l’orchestrazione.2 Al giovane e ancora
sconosciuto direttore Evgenij Mravinskij fu affidata la responsabilità della
prima esecuzione con la Filarmonica di Leningrado.
È interessante sottolineare che il terrore staliniano era al suo apice du-
rante la composizione della Sinfonia e che molti colleghi, amici, familiari
ˆ
di Šostakovic furono coinvolti. Il marito di sua sorella Marija, il valente
fisico Vsevolod Frederiks, fu tra gli arrestati. Marija Dmitrievna ricorda-
va: «Tutto il nostro mondo crollò in una notte; arrivarono e portarono via
[mio marito] sotto scorta. Io fui mandata in esilio a Frunze 3 e la mamma
dovette prendersi cura di nostro figlio Mitja, ancora piccolo. La madre di
Nina Vasil’evna, l’astronoma Sofija Michajlovna Varzar, fu arrestata e de-
portata a Karaganda,4 dove lavorò come cassiera e riuscì a sopravvivere. Il
pericolo minacciava anche [mio fratello] Mitja; egli aveva paura di essere
arrestato ed era spaventatissimo all’idea che non sarebbe stato capace di
resistere alla tortura e avrebbe ammesso ogni sorta di cose».5 In effetti
ˆ
Šostakovic stesso fu convocato alla «Grande casa» (come era chiamato il
quartier generale dell’OGPU – l’Ufficio politico dei servizi segreti – di Le-
ˆ
ningrado) e interrogato in relazione all’arresto del maresciallo Tuchacev-
skij. Contrariamente a quanto avveniva di solito, fu immediatamente ri-
lasciato, ma gli fu ordinato di ritornare dopo tre giorni. Quando tornò, si
scoprì che lo stesso inquirente era stato arrestato e, nella confusione che
ˆ
seguì, Šostakovic fu dimenticato. Questa storia è stata raccontata dal com-
positore al suo allievo e intimo amico Efim Basner; dunque, pur non aven-
do ancora riscontri in documenti d’archivio, la si può considerare quasi
Trascrivere la vita intera 201

certamente vera. L’episodio lasciò ovviamente un segno nella natura im-


pressionabile dell’artista ed ebbe durevoli ripercussioni sulla sua psiche.
ˆ
Il cognato di Šostakovi c, Frederiks, fu rilasciato prima dell’inizio della
guerra, ma la sua salute era distrutta ed egli morì prima di raggiungere la ˆ
famiglia. La madre di Nina sopravvisse, così come le amiche di Šostakovic
che erano state arrestate, Elena Konstantinovskaja e la scrittrice marxista
Galina Serebrjakova (quest’ultima trascorse più di venti anni nei campi di
deportazione). Ma la maggior parte delle vittime del terrore morì di una
morte orribile, sotto tortura, in prigione o nei gulag. Tra loro ci furono lo
ˆ
zio di Šostakovic , Maksim Kostrikin, bolscevico della prima ora, il suo
ˆ
protettore, il maresciallo Tuchac evskij, ed eminenti figure di artisti con i
ˆ
quali Šostakovic aveva collaborato: Vsevolod Mejerchol’d, il poeta Boris
Kornilov e lo scrittore Adrian Piotrovskij.

1937

111.
a L.T. ATOVM’JAN
Leningrado, 24 marzo 1937
Caro Lëva,
questi giorni sono per me molto intensi, quindi ti scrivo in modo strin-
gato. Primo, grazie per la lettera. Secondo, va tutto bene. Mia figlia
qualche tempo fa si è ammalata di «non si sa che», ma ora è guarita.
Aveva dei disturbi allo stomaco e la febbre. Ho terminato la musica per
Il ritorno di Maksim. Presto mi metterò a lavorare alla musica per Estre-
mo Oriente. In una parola, vivo un’intensa vita artistica. Insegno stru-
mentazione al Conservatorio. La cosa mi riesce, più o meno.
Ho nostalgia di te. Te ne sei andato davvero lontano. ˆ
D. Šostakovic

112.
a I.I. SOLLERTINSKIJ
ˆ Gaspra, 7 maggio 1937
Caro Ivan Ivanovic,
ieri siamo felicemente arrivati a Gaspra. Qui fa molto caldo. È la prima
volta che vedo la Crimea coperta di fiori. Tra un mese infatti comincerà
ad ardere il sole e tutta questa ricchissima vegetazione seccherà e ingial-
lirà. Ma adesso è una bellezza.
202 1937-1941: La riabilitazione

Abbiamo visto Anna Karenina. È uno spettacolo eccellente, ma un


ˆ
po’ noioso. Il giorno dopo ho visto Chacaturjan e Šebalin e ho pranzato
da Chrennikov. Sia il primo che il secondo hanno espresso grandi lodi
alla mia sinfonia.6 Il terzo l’aveva ascoltata già a Leningrado e anche lui
l’ha lodata.
Sono di cattivo umore a causa della disgrazia capitata a Nina.7 Este-
riormente è tranquilla, ma sento quale dramma sta vivendo ora. Intorno
a noi ci sono tante persone allegre, anche lei cerca di essere allegra, ma
la sua sofferenza è indescrivibile. Tu, forse, capirai la sua condizione.
Sei un fine psicologo e a te è certo chiaro in che modo ella ora soffra. E
a causa sua soffro anch’io. Tutto ciò è molto duro da superare.
Bisogna sperare che tutto passi. Ti prego di scrivermi. Se puoi, fallo
spesso. Probabilmente, qui mi annoierò.
Bacioni. ˆ
D. Šostakovic
P.S. Saluta Irina Francevna.

Il trionfale debutto della Quinta sinfonia ebbe luogo il 21 novembre 1937


e fu visto come un risarcimento per le critiche umilianti e ingiuste che
ˆ
Šostakovic aveva sofferto. Ora l’opera era lodata come un modello di rea-
lismo socialista e dal gennaio 1938 il sottotitolo Risposta di un artista so-
vietico alle giuste critiche (coniato da un giornalista) fu aggiunto e utiliz-
zato in tutte le esecuzioni di quel periodo.8
Le esecuzioni della sinfonia portarono anche al successo personale del
direttore Evgenij Mravinskij, il cui nome fu da allora in poi indissolubil-
ˆ
mente legato alla musica di Šostakovic. Egli diresse la sinfonia ben otto
volte in quella stessa stagione, mentre Aleksandr Gauk nel gennaio 1938
ne diresse il debutto moscovita e quattro repliche nel corso delle seguenti
tre settimane. La Quinta fu in breve eseguita in tutta l’Unione Sovietica.
Il successo della nuova sinfonia aveva un significato altamente simbo-
lico per tutta la comunità degli artisti. Isaak Glikman ricorda che alla pri-
ma di Leningrado molta gente in sala era in lacrime durante il Largo del
terzo movimento. Il celebre linguista Vladimir Šišamarev disse a Glikman
di aver visto un simile trionfo solo in un’altra occasione: alla prima esecu-
ˆ
zione della Sesta sinfonia di C ajkovskij, nella stessa sala.
ˆ
Un’amica di Šostakovic , l’artista Ljubov’ Jakovleva, annotò nel pro-
prio diario che le ovazioni del pubblico alla prima rappresentavano «una
risposta indignata alla terribile persecuzione di cui Mitja è stato oggetto.
Ognuno ripeteva la stessa frase, tante e tante volte: “Ha dato loro una ri-
ˆ
sposta, una gran bella risposta”. Dmitrij Dmitrievic uscì a ringraziare, pal-
Trascrivere la vita intera 203

lido che più non si può, mordendosi le labbra. Pensai che stesse per scop-
piare a piangere».9
Il compositore Vissarion Šebalin, venuto da Mosca per assistere alla
prima, temeva perfino che l’ovazione potesse essere interpretata come una
«sovversiva» manifestazione di sostegno. Egli ricordava che «Ivan Ivano-
ˆ
vic [Sollertinskij] era molto preoccupato <…> Lui e mia moglie dovettero
ˆ
usare tutti i mezzi possibili per impedire a Dmitrij Dmitrievic di uscire a
ringraziare troppe volte e lo trascinarono via».
ˆ
Šostakovic sottolinea nella lettera al direttore d’orchestra Gavriil Judin
(1905-91) la sua soddisfazione per l’alto livello della prima esecuzione.

113.
a G.JA. JUDIN
[Leningrado] 19 dicembre 1937
Caro Ganja,
scusa se non ti ho risposto subito. Ero malato e non potevo scrivere.
Nel complesso sto bene. Il 21 novembre è stata eseguita la mia
Quinta sinfonia. Ha avuto molto successo. Mravinskij l’ha eseguita be-
nissimo. Aveva studiato tutto con molta attenzione e, per non parlare
dell’aspetto tecnico, anche dal punto di vista artistico era a un livello al-
tissimo, al di sopra di qualsiasi lode. La partitura te la potrò mandare
dopo l’11 gennaio, cioè dopo la prima esecuzione a Mosca. Sarebbe an-
cor meglio che tu la richiedessi a tuo nome all’Unione dei compositori
sov[ietici] di Leningr[ado] (Leningrado 11, v. Rossi 2, appart. 42). Loro
si stanno dando da fare per la diffusione di questa composizione.
Il 21 dicembre la sinfonia sarà replicata a Leningrado. Il 20 sarà og-
getto di un dibattito all’Unione dei compositori. I musicisti, in generale,
l’hanno accolta bene. Ci sono anche dei detrattori, ma per lo più è ap-
prezzata.
Scrivi, non dimenticarmi. ˆ
D. Šostakovic

114.
a V.L. KUBACKIJ
ˆ Leningrado, 28 dicembre 1937
Caro Viktor L’vovic,
il giorno che ho ricevuto la Sua lettera avevo pensato di venire a Mosca.
Ho avuto dei contrattempi. E, come può vedere, continuo ancora ad
averne. Poiché non posso precisare il giorno della partenza, ho deciso
di scriverle, per non rimandare a tempo indeterminato il nostro collo-
204 1937-1941: La riabilitazione

quio. Ovviamente sono d’accordo a venire con Lei a Stalingrado e a


Kiev.10 Il momento in cui farlo per me è assolutamente indifferente.
Posso sia a febbraio, sia a marzo. In una parola, andremo quando vuole
Lei. Purtroppo non posso farle avere subito la partitura della Quinta
sinfonia. È probabile che lo possa fare verso il 10 gennaio.
Mi ha molto amareggiato la sua lettera per il fatto che Lei è, a giudi-
care dallo scritto, in uno stato d’ansia. In ogni caso, spero che Le passi
presto e che torni a essere energico e allegro.
Io sono assai indaffarato. Ho finito due lavori per il cinema (I giorni
ˆ
di Voloc aevka e Il grande cittadino). Sto pensando a un qualche ulteriore
lavoro. Non so ancora quale.
Saluti a Marija Matveevna.
Suo ˆ
D. Šostakovic

1938

115.
a I.I. SOLLERTINSKIJ
ˆ Tbilisi, 6 febbraio 1938
Caro Ivan Ivanovic,
a Mosca entrambe le esecuzioni della Quinta sinfonia hanno avuto un
generale successo. Il concerto del 2 febbraio è andato meglio di quello
del 29 gennaio. Gauk ha diretto molto bene. L’orchestra ha suonato
splendidamente. I giornali hanno accolto molto bene questa composi-
ˆ
zione. Hanno fatto recensioni Izvestija, Raboc aja Moskva, Sovetskoe
ˆ
iskusstvo, Vec ernjaja Moskva. Su Izvestija ha scritto Gol’denvejzer, su
ˆ ˆ
Raboc aja Moskva Braudo, su Vec ernjaja Flier e Neuhaus (una colonna
ciascuno) e su Sov[etskoe] jskusstvo S. Ostrecov.11 La Pravda per ora
non ha scritto nulla. Il 3 Nina e io siamo felicemente partiti e il 6 siamo
felicemente arrivati a Tbilisi. Alla stazione ci hanno accolto B.A. Ara-
ˆ
pov, N.S. Rabinovic,12 il direttore del Gofileta, il presidente della GrSSK
e qualcun altro. Il presidente della GrSSK è risultato essere il compagno
Kiladze, compositore decorato. Siamo scesi all’Hotel Oreant, n. 15. Per
ora ci stiamo rimettendo da un viaggio in generale abbastanza logoran-
ˆ
te. Per la strada abbiamo incontrato Andrej Balancivadze. Verrà presto
a Leningrado per l’allestimento del suo balletto. In genere la gente qui
è molto simpatica e la città di Tbilisi è splendida. Non c’ero più stato
dal 1931. La città è assolutamente irriconoscibile. Le strade sono state
Trascrivere la vita intera 205

asfaltate, circolano autobus e filobus. Nonostante siano i primi di feb-


braio, qui la temperatura è mite. Non serve il cappotto. È difficile con-
cepire che da qualche parte ci siano neve e gelo. Qui il tepore è sorpren-
dente e si sta bene.
Per ora è tutto. Domani suono il mio Concerto per pianoforte. Il 13
ˆ
Rabinovic eseguirà la Sinfonia. Bacioni. Saluta Irina Francevna. ˆ
D. Šostakovic
P.S. A Leningrado tornerò il 19 febbraio.

ˆ
Il 10 maggio a Šostakovic nacque il secondo figlio, Maksim. Poco dopo egli
iniziò la composizione di un Quartetto per archi in Do maggiore, che ter-
minò il 17 luglio. Era scritto in uno stile semplice e accessibile, in contrasto
ˆ
con la retorica della Quinta sinfonia. Šostakovic lo descrisse all’epoca come
un lavoro che «vuole comunicare immagini di infanzia, qualcosa di inge-
nuo, chiaro e primaverile». Il Quartetto Glazunov ne eseguì la prima.
Altri progetti che non giunsero a compimento includevano le musiche
per Come fu temprato l’acciaio13 in un allestimento per il teatro di Mejer-
chol’d. Esisteva anche il progetto di scrivere un’opera tratta da Un eroe del
nostro tempo di Lermontov, con un libretto scritto da Mejerchol’d.
ˆ
Šostakovic gli fece visita proprio il giorno prima del suo arresto, avvenuto a
Leningrado nel giugno del 1939. ˆ
Nel marzo 1937 Šostakovic era stato chiamato a insegnare al Conser-
vatorio di Leningrado. Cominciò con due soli studenti, Orest Ovlachov e
Georgij Sviridov, ma presto la sua classe cominciò a riempirsi di giovani
compositori di talento. Nel 1939 fu immesso in ruolo. Forse per questa
nuova esperienza come insegnante di composizione, forse per un certo di-
sorientamento portato dagli alti e bassi degli ultimi due anni, oppure per
ˆ
l’inizio di un nuovo periodo di sterilità creativa, Šostakovic sentì il bisogno
di cercare egli stesso consigli professionali e di nuovo si rivolse a Javorskij.
Nel frattempo, alla fine di giugno, il suo amico Sollertinskij si era
gravemente ammalato e dovette passare quattro mesi in ospedale. Ini-
zialmente i medici avevano diagnosticato un’angina, ma la malattia si
rivelò una grave forma di difterite che successivamente produsse com-
plicazioni, compresa la paralisi temporanea di gambe, braccia e mandi-
ˆ
bola. Šostakovic cercò di rallegrare l’amico scrivendogli molto frequen-
temente.
Avendo però fatto visita a Sollertinskij in ospedale, come spiega a Ja-
vorskij nella prima delle due lettere datate 26 giugno, ed essendo venuto
a sapere che la malattia del suo amico era diagnosticata come difterite,
ˆ
Šostakovic fu preso da una crisi di panico: temeva di aver contratto l’infe-
206 1937-1941: La riabilitazione

zione e, peggio ancora, di aver trasmesso la contagiosissima malattia ai


suoi piccoli figli. La lettera che segue è la seconda inviata a Javorskij quello
stesso giorno.

116.
a B.L. JAVORSKIJ
ˆ Leningrado, 26 giugno 1938
Caro Boleslav Leopol’dovic,
desidero mandarle qualche parola a completamento della lettera prece-
dente. In primo luogo: le analisi del muco di naso e gola hanno dato ri-
sultato negativo. Di conseguenza, per ora non ho la difterite. Di conse-
guenza, non ho neanche contagiato i miei figli. In realtà devo ripetere le
analisi fra tre giorni e solo allora avrò una risposta definitiva. Visto
quanto è successo, dopo aver letto le mie lettere, si sciacqui la gola o con
una soluzione di sale e iodio (un cucchiaino di sale e due gocce di iodio
in un bicchier d’acqua) o con acqua ossigenata e iodio (2 cucchiaini e 2
gocce di iodio in un bicchier d’acqua). Inoltre, si strofini accuratamente
le mani con l’alcol o con dell’acqua di colonia. Il 28 giugno mi rifaranno
le analisi e il 29 ci sarà la risposta. Se non mi sarò ammalato (e mi sento
benissimo), il 30 verrò a Mosca per incontrarla. Confermerò ancora il
mio arrivo per telefono. In ogni caso, se per Lei non è troppo difficile,
si tenga libero la sera del 1° luglio. Verrò da Lei verso le venti.
Ancora una cosa. Volendo venire a lezione da Lei (non mi gingillo
con questa parola, ma la dico molto seriamente) ritengo necessario pre-
sentarmi a Lei in modo completo, cioè farle conoscere alcune composi-
zioni che Lei probabilmente non conosce. Sono Cinque frammenti per
orchestra (1935), la Quarta sinfonia (1935-36) e Quattro romanze su ver-
si di Puškin (1936). Inoltre, sto scrivendo un Quartetto. Ne ho scritto
due movimenti. Tutte queste composizioni non sono state stampate né
eseguite da nessuna parte. Per completare il quadro, ritengo necessario
che Lei le conosca. E ciò, ahimè, prenderà parecchio tempo. Per es. la
Quarta sinfonia dura più di un’ora e mezzo. Il resto è più breve. Può
darsi che all’esame di queste composizioni occorra dedicare il primo in-
contro. Il secondo incontro dovremmo fissarlo in modo tale che io pos-
sa essere a Leningrado il 4 luglio.
Ma poi, di tutto ciò parleremo a Mosca.
Ho tante altre cose da dirle, ma è meglio parlare di persona.
Con stima e affetto. ˆ
D. Šostakovic
Trascrivere la vita intera 207

P.S. Se per Lei non è troppo complicato, non si potrebbe organizzare il


nostro primo incontro senza la presenza di persone a me estranee? Esclu-
ˆ
do dal novero, naturalmente, Sergej Vladimirovic. Ma quest’ultima nota
non era certo necessaria.
D.Š.
Oh, sì, c’è ancora un opus. Sei romanze (o canti, non so ancora) su liri-
che di poeti orientali per voce e orchestra.

117.
a I.I. SOLLERTINSKIJ
ˆ Leningrado, 27 luglio 1938
Caro Ivan Ivanovic,
mi dispiace che negli ultimi giorni tu non abbia ricevuto lettere da me. Ora
ho pensato un altro sistema. Scriverò le lettere al tuo indirizzo e Irina Fran-
cevna te le darà. Sono molto felice che la tua malattia volga al termine, che
ˆ
tu stia meglio. Presto sarai nuovamente con noi. Io sto alla daca. Di tanto
in tanto vado in città. Sono spossato dal caldo e dalla noia. Mi manchi tan-
to. Glikman è andato a Gagra. In città non è rimasto praticamente nessu-
no. Soltanto Kruc continua a stare nell’Unione [dei compositori] a dettar
legge. Qualche giorno fa ho ricevuto le correzioni della Quinta sinfonia. È
stata stampata decisamente bene. Di errori ce n’è relativamente pochi. Ho
finito anche quel quartetto, il cui inizio ti avevo suonato. Nel corso della
composizione è stato ristrutturato. Il primo movimento è diventato l’ulti-
mo, l’ultimo è ora il primo. In tutto ci sono quattro movimenti. È venuto
maluccio. Ma è difficile comporre buona musica. Bisogna saperlo fare.
Insomma, la vita va avanti senza cambiamenti. Ho una terribile vo-
glia di pioggia. Certo anche tu sarai tormentato dal caldo. Per un am-
malato è ancora più opprimente.
Guarisci. Bacioni. Saluti da tutti. ˆ
D. Šostakovic

118.
a V.P. ŠIRINSKIJ
ˆ Leningrado, 5 agosto 1938
Egregio Vasilij Petrovic,
Le scrivo per il seguente motivo. Ho terminato il quartetto. Se Lei al
momento si trova a Mosca, vorrei mandarle la partitura e le parti. Se è
a Mosca, me lo faccia sapere e gliele manderò subito.
Saluti a tutto il quartetto. ˆ
D. Šostakovic
208 1937-1941: La riabilitazione

119.
a V.P. ŠIRINSKIJ
ˆ Leningrado, 8 agosto 1938
Egregio Vasilij Petrovic, ˆ
il mio amico Lev Zacharovic Arnštam ha gentilmente accettato di farle
avere la partitura e le parti del quartetto. Devo ammettere di aver cor-
retto in modo piuttosto superficiale sia l’una che le altre. Sono un pes-
simo correttore, ma comunque ho trovato qualche errore. Spero non ce
ne siano altri.
Ho cercato un metronomo, ma visto il periodo estivo tutti i musicisti
sono via, così gliele mando senza metronomo, con le diciture dei tempi
(Allegro e sim.). Per questo cercherò di spiegare i miei desideri a parole.
1° mov. Bisogna suonarlo con calma e in modo narrativo. Non trop-
po lentamente. Un po’ più lentamente di  = 120 (questo lo dico a me-
moria, basandomi sull’orologio).
2° mov. Tema con variazioni. Anche questo non troppo lentamente
e con calma ( = 80 circa). Il carattere è calmo, dal n. 22 al n. 23 è auspi-
cabile un grande, teso pathos tragico. Finire di nuovo con calma. In al-
cuni punti di questo movimento ho scritto sulla parte del violoncello e
a tratti su altre parti (ultima misura) pizzicato con le note intere. Questo
è stato fatto perché le note vibrino e non siano troppo secche.
3° mov. Più in fretta è, meglio è. Molto sommesso e fantasioso. Il
tempo non più lento di  = 100 (anche questo relativo). Il n. 35 deve es-
sere suonato allo stesso tempo, senza rallentare e senza forchette.
4° mov. Veloce e allegro. All’incirca  = 100. Dall’inizio alla fine in
un unico respiro.
Alla quinta misura del n. 75 vorrei proprio che la parte del violon-
cello fosse suonata in questo modo:

Così l’avevo composta inizialmente. Solo che Ronja Šebalin mi ha con-


sigliato di rifarla così, come è scritta ora.
Insomma, vedremo come suona meglio. Sarò molto felice se il Suo
quartetto non rifiuterà di suonare questa composizione.
Cordiali saluti. ˆ
D. Šostakovic
Tanti saluti e ringraziamenti a N.B. Širinskaja.
Trascrivere la vita intera 209
ˆ
Šostakovic era un appassionato di sport e all’occasione giocava volentieri
a biliardo e pallavolo. Negli anni trenta scoprì la passione per il calcio e
cominciò ad assistere a tutte le partite che poteva, sempre facendo il tifo
per la squadra della sua città, la Dinamo di Leningrado. Successivamente
ottenne anche la qualificazione ufficiale di arbitro. Il suo amico Vissarion
Šebalin e il pittore Vladimir Lebedev condividevano questa passione.

120.
a V.V. LEBEDEV
ˆ Leningrado, 8 agosto 1938
Caro Vladimir Vasil’evic, ˆ
ieri sono tornato dalla daca per assistere alla partita per la Coppa
dell’URSS, tra la Dinamo (L[eningrado]) e le Ali dei Soviet (M[osca]).
Devo dire che inaspettatamente si è rivelato un incontro molto interes-
sante. Il ritmo di gioco era assai veloce. La Dinamo ha tirato in porta
molte volte: le palle arrivavano come se piovesse. Soltanto il gioco vera-
mente fenomenale del portiere Nazaretov ha salvato le Ali dei Soviet dal
goal. Tra l’altro, una volta anche gli ospiti hanno fatto partire una «can-
nonata» da quattro-cinque metri, ma Lichvincev l’ha parata, strappan-
do un ruggito di giubilo allo stadio quasi al completo. E quindi il primo
tempo è finito sullo 0-0. Passano anche trenta minuti del secondo tem-
po. Continua a giocare egregiamente Nazaretov (bisogna assolutamente
comprarlo per la nostra Dinamo). Già pensavo che con i miei 5 rubli
avrei visto 90 minuti + 45 dei tempi supplementari. Ma ecco che si fa
largo Bykov. Il terzino respinge la palla. Corner. Batte Bykov e la mez-
zala Egorov respinge di testa. Dopo due minuti stessa scena, ma dall’al-
tra parte: manda in corner Sazonov, e Alov di testa manda a segno una
palla imprendibile.
Ancora un minuto e le Ali dei Soviet perdono palla in una mischia
sotto la porta. E così, ancora una «brillante vittoria», come oggi ha
scritto Smena. Tra l’altro, Sazonov è stato sgambettato per benino, e
ˆ
ha zoppicato per tutto il secondo tempo. Oggi vado alla daca, oggi stes-
so la Dinamo parte per Gor’kij, per incontrare la locale Torpedo per la
Coppa.
Ha ricevuto la mia lettera?
Le Sue lettere mi fanno molto piacere.
Mi scriva. Probabilmente presto verrò di nuovo in città.
Saluti a Sarra Dmitrievna. ˆ
D. Šostakovic
210 1937-1941: La riabilitazione

1939
ˆ
Šostakovic aveva annunciato fin dal settembre 1938 di voler iniziare la
stesura di una monumentale sinfonia corale utilizzando il poema di Mja-
ˆ
skovskij Vladimir Il’ic Lenin. Sebbene avesse immediatamente abbando-
nato l’idea di musicare i versi di Mjaskovskij, dichiarò che si sarebbe ser-
vito di testi derivati da racconti e canzoni sulla vita di Lenin. Ma il pro-
getto di una sinfonia dedicata a Lenin era soltanto una cortina di fumo.
La Sesta sinfonia, composta tra l’aprile e l’ottobre 1939, risultò esse-
re un interludio tra i possenti intrecci della Quinta e della Settima. La
sua lieve, classica orditura può essere paragonata a quella della Nona e,
come Isaak Glikman notò con entusiasmo, il finale avrebbe potuto esse-
re stato creato da una collaborazione tra Mozart e Rossini. (Altri, in mo-
do più frivolo, paragonarono questo movimento a una partita di calcio.)
La Sinfonia fu applaudita calorosamente sia alla prima di Leningrado
che a quella di Mosca (tenute rispettivamente il 5 novembre e il 3 dicem-
bre 1939), dirette da Mravinskij. I critici tuttavia furono cauti e stigma-
tizzarono l’inconsueto impianto in tre movimenti, con un lento largo in
apertura del ciclo.
ˆ
Šostakovic aveva conosciuto il violinista David Ojstrach durante la
tournée in Turchia. Come si può notare da questa breve lettera, tra loro vi
era un rapporto informale, che divenne, alla fine degli anni quaranta, una
profonda amicizia.

121.
a D.F. OJSTRACH
Leningrado, 4 ottobre 1939
Caro Dodik,
ieri non ho fatto a tempo a portarle personalmente i Suoi pantaloni, per-
ché ieri stesso sono partito per Leningrado.
Spero che il compagno Burminstrov glieli abbia già portati.
Voglia accettare la mia profonda gratitudine per avermi tratto d’im-
piccio «in un momento difficile della vita».14
Saluti alla Sua famiglia. ˆ
D. Šostakovic

Atovm’jan poté finalmente tornare a Mosca dopo due anni di campo di la-
voro. Fortunatamente fu riabilitato e gli venne affidato un lavoro come di-
rettore del Muzfond, l’istituzione responsabile degli stanziamenti di fondi
Trascrivere la vita intera 211
ˆ
per i musicisti.15 Atovm’jan divenne indispensabile a Šostakovic nel ruolo
ufficioso di assistente, che forniva aiuto materiale, acquistando i biglietti
ferroviari, procurando denaro, scrivendo riduzioni per piccoli complessi o
facendo arrangiamenti popolari della sua musica.

122.
a L.T. ATOVM’JAN
Leningrado, 20 novembre 1939
Caro Lëva,
in questi ultimi tempi ho ricevuto due lettere da te. Una per posta e l’altra
tramite Ronja [Šebalin]. Molte grazie. Avrei voluto mandarti la risposta
tramite Ronja, ma non ce l’ho fatta: le prove, il Conservatorio e la ricer-
ca dei biglietti mi hanno portato via tutto il tempo.
Sarebbe un vero peccato se non ti riuscisse di restare a Mosca a la-
vorare al Comitato per le arti. Ma per contro mi rallegra la lieta prospet-
tiva e l’immancabile ascesa con Chessin. Naturalmente gli ultimi tempi
sono stati molto difficili per te, ma il peggio è ormai alle spalle. Innanzi
a te ci sono solo cose belle. Mi ha un po’ amareggiato una certa mestizia
della tua lettera. Io sono un pessimo consolatore. In ogni caso, fa’ tutto
il possibile per restare a Mosca. Domani sarà eseguita la mia Sesta sin-
fonia. Mravinskij fa tutto quello che può. In linea di massima sta venen-
do bene. E se non sarà un fiasco alla prima esecuzione, se sarà eseguita
una seconda volta o più, verrà veramente bene. Per ora ho ancora qual-
che incertezza nell’ultimo movimento.
Verso il 28 o il 29 verrò a Mosca. Il 3 dicembre Mravinskij la esegui-
rà a Mosca.
Saluti a Vera Pavlovna e a Svetlana.
Il tuo ˆ
D. Šostakovic

123.
a V.JA. ŠEBALIN
Leningrado, 7 dicembre 1939
Caro Ronja,
grazie per la lettera. Desidero proprio che ci incontriamo. Pare che il
12 dicembre verrò a Mosca. Ho una lunga lista di «faccende da sbri-
gare».
Atovm’jan mi ha scritto che tutti (sic!) i compositori sono scandaliz-
zati dalla mia sinfonia. Che ci posso fare: evidentemente non sono stato
capace di accontentarli. Per quanto mi sforzi di non prendermela per
212 1937-1941: La riabilitazione

queste cose, comunque un tarlo mi rode. L’età, i nervi, tutte cose che
lasciano il segno.
Bacioni. ˆ
D. Šostakovic
Saluta Alëša e i bambini.

1940

In occasione delle celebrazioni per il centenario della nascita di Musorg-


ˆ
skij (che era nato nel marzo 1839), Šostakovic iniziò il lavoro di riorche-
strazione del Boris Godunov, con l’intento di ripristinare il carattere cru-
do della strumentazione originale di Musorgskij, rimuovendo i cambia-
menti brillanti che Rimskij-Korsakov aveva apportato all’opera. Comin-
ciò il lavoro nel novembre 1939 e lo completò nell’aprile 1940. Era stato
Samosud, che ora lavorava al teatro Bol’šoj a Mosca, a commissionare la
nuova orchestrazione. Ma il Bol’šoj era riluttante ad abbandonare l’abi-
tuale allestimento del Boris Godunov nella versione di Rimskij-Korsakov
e continuava a rimandare la messa in scena dell’opera nell’orchestrazione
ˆ ˆ
di Šostakovic . Nel corso dell’anno, uno Šostakovic molto frustrato entrò
in trattative con il Malegot per l’allestimento della sua versione del Boris
Godunov. Ciò non si poté tuttavia realizzare, perché l’unica copia della
partitura era in possesso del Bol’šoj, che non rinunciò alla sua priorità e
rifiutò di restituirla. La prima dell’opera in questa versione ebbe luogo sol-
tanto nel 1959 al teatro Kirov di Leningrado. ˆ
Dopo aver ultimato la Sesta sinfonia, Šostakovic sembrava incapace di
trovare un progetto che stimolasse la sua creatività. Continuava a fare di-
chiarazioni su un futuro lavoro sinfonico o una cantata dedicata a Lenin.
Allo stesso tempo, esprimeva interesse per una serie di spettacoli, che in-
cludevano un’operetta basata sul romanzo satirico di Il’f e Petrov Le do-
dici sedie, un’opera basata su Resurrezione di L.N. Tolstoj e un’opera-
balletto su La regina delle nevi di Evgenij Švarc. Per una ragione o per
l’altra il compositore, pare, non diede avvio a nessuno di questi progetti.
ˆ
Nella vita di tutti i giorni, Šostakovic e la sua famiglia, come tutti i cit-
tadini sovietici, incontravano problemi nell’approvvigionamento di pro-
dotti di uso quotidiano: cibo, abiti e altri generi di prima necessità scarseg-
giavano e quando facevano una sporadica comparsa nei negozi venivano
subito agguantati. Ma l’acquisto di una macchina sembra indicare che la
situazione economica della famiglia fosse migliorata. Tuttavia, trovare i pez-
zi di ricambio costituiva un problema.
Trascrivere la vita intera 213

124.
a L.T. ATOVM’JAN
Leningrado, 1° febbraio 1940
Caro Lëva,
mi rivolgo a te con una preghiera. Il fatto è che ho una automobile con
sistema IL. Adesso a Leningrado c’è un gelo molto intenso. Questa cir-
costanza, oltre all’oscuramento completo della città, rende assai difficile
l’utilizzo di questo mezzo di trasporto. A causa del gelo si ghiacciano i
vetri e non si vede nulla, e se si aggiunge l’oscurità totale, capirai tu stes-
so quanto difficile sia guidare in queste condizioni. Ma c’è una via
d’uscita da questa difficile situazione. A Mosca, in via Bolotnaja n. 12
c’è un negozio in cui si vendono «riscaldatori elettrici per vetri d’auto-
mobile». Se avrai prima o poi del tempo libero, va’ in via Bolotnaja n.
12 (ma non fare i salti mortali per andarci) e comprami un paio di quei
riscaldatori. Costano, mi pare, 92 rubli l’uno. Con questa lettera ti invio
200 rubli. Se non bastano (potrebbero essere già rincarati) te ne man-
derò ancora. Se in via Bolotnaja non ce n’è, informati quando ci saranno
di nuovo.
Scusami per questa richiesta sfacciata. Saluti a Vera e Svetlana. ˆ
[D. Šostakovic ]

125.
a V.JA. ŠEBALIN
Gaspra, 1° maggio 1940
Caro Ronja,
con la presente ti informo che siamo arrivati felicemente a Gaspra. Qui
è brutto. Fa freddo. Fa così freddo che persino di notte, sotto tre coper-
te, non è possibile scaldarsi. Come terapia mi hanno prescritto dei bagni
ˆ ˆ
salati all’essenza di pino e i colletti galvanici di Šcerbak (pare che Šcer-
bak sia stato un grande scienziato, della levatura di un Graaf, di un Fal-
loppio e così via). La prima terapia mi va benissimo, in quanto starsene
nell’acqua calda (37 °C), col freddo che fa qui, costituisce un piacere
inenarrabile. Per il resto fa un freddo tremendo.
Ti scrivo per rivolgerti le seguenti domande.
Oggi ho cominciato la strumentazione dell’ultimo quadro del Boris
Godunov. Per ora non sono ancora arrivato al punto di cui voglio parlarti.
Voglio parlarti di questo punto:
214 1937-1941: La riabilitazione

Nello spartito di Lamm nell’edizione del 1933, questo punto si trova


a p. 390.
È un passaggio straordinariamente difficile per gli strumentisti. Og-
gi mi è venuto il desiderio di trasporlo di un semitono più in alto (Sol
minore). L’idea mi è stata suggerita dal fatto che, in questo caso, i primi
e i secondi violini possono suonare:

In Fa diesis minore, come si sa, non riescono a suonare questa frase. Che
cosa ne pensi? Vale la pena di fare in questo modo, oppure no? In generale
devo dire che questa è tutta insieme una gran bella scena, ma scritta in mo-
do molto scomodo per l’orchestra. Il tempo veloce e il suono forte nei regi-
stri bassi e medi mette in grave difficoltà lo strumentatore. Che in orchestra
i registri medi e bassi non possono essere suonati insieme forte e in anda-
mento vivace è un fatto risaputo. E tutto questo passaggio deve essere mol-
to impetuoso, deciso e soprattutto con molto suono. E se si danno note lun-
ghe agli ottoni, il moto non sarà assolutamente avvertibile.
Un vero guaio. Se avrai tempo, fammi conoscere le tue considerazio-
ni su questa questione, e scrivimi anche in generale, come sei arrivato a
Leningrado, che impressione ti ha fatto il compagno Gluch e così via.
Il tuo ˆ
D. Šostakovic
Indirizzo: Crimea, Koreiz, Pensionato Gaspra. Metti il mio nome.

Le due lettere che seguono riguardano la composizione del Quintetto per


pianoforte che fu completato il 14 settembre e suonato in prima esecuzio-
ne il 23 novembre a Mosca, nell’interpretazione del Quartetto Beethoven
e dell’autore.

126.
a V.P. ŠIRINSKIJ
ˆ Luga, 16 luglio 1940
Caro Vasilij Petrovic,
oggi mi hanno fatto avere la Sua lettera. Adesso soggiorno a Luga, per
essere più precisi, nel villaggio di Šalovo. Sono stato molto contento di
leggere la Sua lettera. In primo luogo sono contento perché si è ricorda-
Trascrivere la vita intera 215

to di me e poi perché si è interessato ai miei progetti riguardo la musica


da camera. È curioso il fatto che tre giorni fa io abbia cominciato a com-
porre un quintetto per pianoforte. Non mi pare necessario aggiungere
che sarei tremendamente felice di poterlo suonare con voi. Ma ciò di-
pende in primo luogo dalla riuscita di questa composizione (potrebbe
riuscire banale) e, in secondo luogo, anche se dal mio punto di vista fos-
se venuto bene, potrebbe non piacere a Lei. Insomma, chi vivrà vedrà.
In ogni caso, temo di non poterlo finire tanto presto, perché sarà
una composizione lunga, in cinque movimenti (preludio, grande fuga,
scherzo, adagio, finale). In ogni caso, tra circa tre mesi sarà più o meno
chiaro per quanto tempo dovrò lavorare a questo opus.
Faccia i miei saluti a tutti i membri del Quartetto.
Le stringo la mano. ˆ
D. Šostakovic

127.
a V.P. ŠIRINSKIJ
ˆ Leningrado, 6 agosto 1940
Egregio Vasilij Petrovic,
Le chiedo scusa per non aver risposto alla Sua lettera per tanto tempo.
Negli ultimi tempi me ne sto in città (sarò qui fino al 10 agosto) e la Sua
ˆ
lettera mi è stata fatta pervenire dalla daca soltanto oggi. Tutto ciò che
Lei scrive è molto allettante per me. Solo, temo che non sia molto rea-
lizzabile. Temo di non fare a tempo a terminare il Quintetto e che quin-
di non si riesca a eseguirlo per dicembre. Veramente due parti (il prelu-
dio e la fuga) le ho già pronte. Esse non presentano difficoltà tecniche
di esecuzione. Ma il terzo movimento è pronto solo per un terzo. E il
quarto e il quinto sono ancora di là da venire. Vorrei tanto scriverli pre-
sto, ma temo di non riuscirci. In ogni caso, se è possibile, aspettate a
stampare le locandine fino alla fine di agosto, per allora, spero, i miei
tempi saranno più precisi.
Ora parliamo della mia partecipazione all’esecuzione di questo
quintetto.
Naturalmente a me farebbe molto piacere suonarlo con voi. Benché
io non abbia mai partecipato a spettacoli pubblici con un simile ensemble,
penso di poter provare, tanto più che per ora la parte al pianoforte non
è difficile e posso cavarmela. E così esibirmi con il Suo Quartetto sareb-
be per me una gran gioia.
Se il quintetto Le piacerà, la prima esecuzione sarà naturalmente ri-
servata a voi.
216 1937-1941: La riabilitazione

Verso il 1° settembre Le invierò la partitura e le parti di tre movi-


menti, il terzo lo finirò tra pochi giorni, poi li darò al trascrittore, li cor-
reggerò e glieli manderò. Può darsi che nei primi giorni di settembre io
stesso venga a Mosca e in questo caso suonerò con voi. Le tonalità delle
prime tre parti sono le seguenti:
I Preludio – Sol minore
II Fuga – Sol minore
III Scherzo – Si maggiore.
Le tonalità del quarto e quinto movimento non gliele posso antici-
pare, perché non le so ancora.
Ecco tutto. Le stringo la mano. Saluti la Sua signora. ˆ
D. Šostakovic

P.S. Se desidera scrivermi, invii all’indirizzo di Leningrado. Capito


ˆ
spesso in città. Se ha molta fretta mi scriva sia alla daca (Šalovo, provin-
cia di Luga, casa Belogolov) sia in città (Leningrado 101, v. Bol’šaja
Puškarskaja 59, appart. n. 5).

ˆ
Nel frattempo, la sorella di Šostakovic , Marija (Marusja) era ritornata dal
confino a Frunze. Dopo aver abitato a Mosca per qualche mese, ritornò a
Leningrado. Ad Atovm’jan fu chiesto di aiutarla nei problemi pratici del
trasloco. In una delle lettere seguenti (129 a Lebedev) vi è un dettagliato
resoconto di una partita di calcio. Frequentare gli stadi continuava a essere
ˆ
per Šostakovic una meravigliosa occasione di relax; lì, tra la folla, poteva
lasciarsi andare, e gridare e applaudire assieme agli altri tifosi.

128.
a L.T. ATOVM’JAN
Leningrado, 8 agosto 1940
Caro Lëva,
scusami perché non ho risposto prima alla tua lettera. Sono stato tutto
ˆ
il tempo alla daca.
Non darò il consenso per la diffusione della Quarta sinfonia, sempre
per gli stessi motivi.
Ho da farti una preghiera: permetti a mia sorella Marusja di mettere
un po’ di roba sua temporaneamente a casa tua. Si è trasferita a Lenin-
grado e ora ha bisogno urgente di trovare vari luoghi di deposito per le
sue cose di Mosca, in attesa di portarle a Leningrado.
Trascrivere la vita intera 217
ˆ
Per settembre vieni a stare da noi alla daca di Luga. Da settembre là
sarà necessario un uomo, visto che da quel momento comincerò a lavo-
rare.
Può darsi che il 15 o il 20 io venga a Mosca.
Ciao. ˆ
D. Šostakovic

129.
a V.V. LEBEDEV
ˆ Mosca, 20 agosto 1940
Caro Vladimir Vasil’evic,
Le allego a questa mia il programma della partita Lokomotiv (Mosca)
contro Zenit (Leningrado).
Con mio grandissimo dispiacere ho perso i primi dieci minuti (sono
arrivato in ritardo). Ma cercherò di descriverle i rimanenti ottanta.
La formazione delle squadre la può vedere dal programma, cui ho
apportato le necessarie modifiche. Arrivo, e vengo a sapere che lo Zenit
ha già fatto due bei tiri. Ma ecco che Šelagin, a circa sedici metri dalla
porta, infila una palla a effetto nella porta di Razumovskij. La palla è
passata nell’angolo più in alto, sul dietro della porta. Dopo di che, ecco
un attacco massiccio del Lokomotiv e Grišenko para una palla di Kar-
cev. La passa a Bodrov, Bodrov a Šišaev, Šišaev a Šelagin e questi, da
venticinque metri, centra l’angolo morto inferiore. E siamo già 2-0 per
lo Zenit. Tutto il primo tempo ha visto la superiorità dello Zenit e a cin-
que minuti dal riposo Odincov infila il terzo goal. Dopo un minuto
Smagin, rimasto solo davanti al portiere, lascia partire una cannonata
sopra la traversa. Fine del primo tempo.
Nel secondo tempo lo Zenit continua ad attaccare e Smagin su pas-
saggio di Šelagin segna il quarto goal. Questo goal è stato uno spettaco-
lo. Smagin dava il fianco destro alla porta e, con una brusca virata, ha
segnato di sinistro. Il Lokomotiv sostituisce il portiere. Entra Granat-
kin. Ma questo giova solo in parte. Veramente, ha parato due palle mol-
to difficili, ma ha lasciato passare un efficace tiro di testa di Smagin.
Questo goal è stato messo a segno così: Šelagin alza la palla benissimo e
Smagin, accorso da una distanza di dieci passi, colpisce in movimento
ed è 5-0 per lo Zenit. Incredibile ma vero.
Gli ultimi quindici minuti il Lokomotiv attacca con furia e Kireev
piazza un goal. Ma… dopo cinque minuti l’arbitro concede un fallo per
gioco di mano e Bodrov realizza. E quindi 6-1 per lo Zenit. Il risultato
è inatteso, ma meritato. Questa volta lo Zenit non solo ha dimostrato su-
periorità, ma ha segnato. In mia presenza non sono andate a segno (sba-
218 1937-1941: La riabilitazione

gliate e parate dal portiere) quattro palle-goal. E in mia assenza pare che
lo Zenit ne abbia sbagliate due. In tutto sei.
Il Lokomotiv ha giocato molto male e dopo il quarto goal si è inner-
vosito e ha fatto degli errori madornali. Lo Zenit ha giocato bene. So-
prattutto Bodrov e il terzino Medvedev. Zjablikov era più o meno in
forma. Ma chi ha giocato veramente bene è stato Smagin. Aggressivo,
rapido nella corsa, ha creato molte situazioni pericolose. Non erano ma-
le Odincov e Šelagin. Peggio hanno giocato le giovani speranze, cioè
Stepanov e Šišaev.
Grišenko non ha colpa per il goal subito, ma ha raramente potuto
dimostrare la sua arte. Le combinazioni dei lokomotivisti sono state
smontate da Bodrov e Medvedev.
Ecco qua. Se lo Zenit continuerà a giocare così, ci sono speranze di
arrivare in A.
Come va la Sua salute?
Tornerò presto e spero che per allora tutti i Suoi problemi saranno
finiti e potremo festeggiare la Sua guarigione…
Le stringo la mano. ˆ
D. Šostakovic

1941
ˆ
Šostakovic aveva ancora bisogno di accettare commissioni dal teatro e dal
cinema per risollevare le sue finanze. Già all’inizio dell’anno era esausto
(ed esasperato) per la tensione di dover produrre musica per progetti che
non lo interessavano: tra questi vi era il film Le avventure di Korzinkina
(in cui volle includere la sua recente orchestrazione della Canzone della
pulce di Musorgskij).
Nella sua condizione di sovraffaticamento, lo scrivere le musiche per il
Re Lear messo in scena da Kozincev gli sembrò un compito molto arduo,
nonostante il suo grandissimo amore per il capolavoro di Shakespeare.
ˆ
Šostakovic confessava di essere affascinato dal personaggio del fool (il
matto), con il suo mordente sarcasmo e la sua maestria nell’uso di doppi
sensi enigmatici. Le Dieci canzoni per il fool, invero, erano al centro
dell’allestimento di Kozincev. La musica fu completata entro la fine di
gennaio e il Re Lear debuttò il 24 marzo al teatro di prosa M. Gor’kij di
Leningrado. ˆ
Šostakovic alternava sempre tragedia e commedia. Era un appassiona-
to delle musiche di Offenbach e Johann Strauss; così, quando il direttore
d’orchestra Boris Chaikin gli chiese di orchestrare una polka come numero
Trascrivere la vita intera 219

supplementare per Lo zingaro barone di Strauss, che si stava allestendo,


ˆ
Šostakovic accettò con piacere. Praticamente in pochi minuti abbozzò la
sua brillante orchestrazione della Vergnügszug-Polka.
Nel frattempo il Quintetto per pianoforte era diventato uno dei suoi
ˆ
lavori più popolari e Šostakovic lo aveva eseguito più volte nell’autunno
precedente, con il Quartetto Beethoven. A Leningrado esso fu eseguito la
prima volta dal Quartetto Glazunov, la cui interpretazione non piacque a
ˆ
Šostakovic. Il 16 marzo fu annunciato che al Quintetto per pianoforte era
stato assegnato il Premio Stalin (di prima categoria).

130.
a V.P. ŠIRINSKIJ
ˆ Leningrado, 14 gennaio 1941
Caro Vasilij Petrovic,
oggi mi hanno telefonato dalla Filarmonica e mi hanno detto che, se-
condo un comunicato da Mosca pervenuto dal compagno Pasternak,
non potrete esibirvi a Leningrado il 22 gennaio. Mi indispone veramen-
te che vada a finire così. Tanto più mi dispiace in quanto mi avevano
convinto a suonare il 5 gennaio, nel concerto conclusivo della decade.
Ho suonato con il Quartetto Glazunov, e devo dire che col mio Quin-
tetto non riescono a ingranare. E di conseguenza mi vedo costretto a di-
chiarare che la mia patria, cioè Leningrado, di fatto non conosce il
Quintetto, visto che è stato interpretato male. Spero che prima o poi
possiate venire qui e così potrò far sentire ai miei concittadini il Quin-
tetto nella vostra ottima interpretazione.
Per quanto riguarda la tournée per le città dell’URSS, l’ho rifiutata.
Le cause del rifiuto sono queste. Mi sento molto male. La mia nevraste-
nia si è seriamente aggravata. Di conseguenza ho deciso di posporre tut-
ti i miei impegni concertistici di tre o quattro mesi. Inoltre, mi sono ac-
corto che nella mia ultima esibizione a Mosca e nelle ultime esibizioni a
Leningrado (sebbene le esibizioni a Leningrado da questo punto di vi-
sta non siano molto significative) la mia esecuzione era banalmente au-
tomatica, in quanto non sentivo alcuna «ispirazione». Questo deriva
esclusivamente dalla mancanza di esperienza del palcoscenico. E, a es-
sere sincero, ciò mi ha fatto male.
Ricordo la trepidazione e l’estasi con cui avevo suonato i miei primi
concerti moscoviti. E poi queste sensazioni sono scomparse. Evidente-
mente, ho suonato il Quintetto troppe volte di seguito, e ciò ha portato
una qualche «abitudine». E l’abitudine è il nemico della creatività e del-
la qualità di esecuzione. L’unica cosa che mi farebbe «disabituare» sa-
220 1937-1941: La riabilitazione

rebbe la Sua venuta a Leningrado. Ma se questo per ora non è possibile,


aspetteremo. Può darsi che sia perfino meglio.
Ecco le cose fondamentali che volevo scriverle. Scusi se ho rovinato
il Suo viaggio in Ucraina. Ma questo momento è per me molto duro.
Faccia i miei saluti a Nina Borisovna, Nina Vasil’evna, Dmitrij Mi-
ˆ ˆ ˆ
chajlovic, Vadim Vasil’evic, Sergej Petrovic con tutta la loro prole, ami-
ci e famigli.
Le stringo forte la mano. ˆ
D. Šostakovic

P.S. Per tutto ciò che ha fatto per me, non ho nemmeno le parole per rin-
graziarla, ma provo venerazione ed entusiasmo per la Sua stupenda arte.

ˆ
Al ritorno di Prokof’ev in Unione Sovietica, Šostakovic incontrò più volte
il compositore in occasioni formali. Una vera amicizia era impossibile,
non solo a causa della differenza d’età, ma in conseguenza della loro di-
versa concezione del mondo. Ciò nonostante, essi provavano un profondo
rispetto reciproco e non avevano remore a esprimere la propria sincera opi-
ˆ
nione sui lavori dell’altro. Prokof’ev aveva scritto a Šostakovic dopo aver
ascoltato la sua Quinta sinfonia, informandolo del proprio giudizio, che
non era incondizionatamente favorevole. Ma nella sua lettera scriveva
che, in definitiva, era contento che una così fresca, autentica musica avesse
visto la luce. Prokof’ev concludeva: «È chiaro che quest’opera è apprezzata
per motivi diversi da quelli che dovrebbero farla apprezzare».16
ˆ
Nella lettera che segue, Šostakovic esprime la sua opinione sull’Alek-
sandr Nevskij.

131.
a S.S. PROKOF’EV
ˆ Leningrado, 14 gennaio 1941
Caro Sergej Sergeevic, ˆ
<…> Poco tempo fa ho sentito, nell’esecuzione di Stasevic, il Suo Alek-
sandr Nevskij. Nonostante contenga moltissimi momenti stupendi, la
composizione nel suo insieme non mi è piaciuta. Mi pare che in essa sia-
no state infrante delle norme artistiche. C’è troppa musica iconografica,
a un volume di suono troppo alto. In particolare mi è sembrato che mol-
te parti finiscano quando sono appena cominciate. Mi ha impressionato
molto l’inizio della battaglia e tutto il canto per contralto. Questi pas-
saggi sono veramente geniali. Purtroppo non posso dire la stessa cosa di
Trascrivere la vita intera 221

tutto il resto. In ogni caso sarò infinitamente felice se la composizione


riceverà il Premio Stalin. Infatti, nonostante i difetti, quest’opera vale
quanto molti altri candidati messi insieme.
La Sonata n. 6 è magnifica. Dall’inizio alla fine. Sono molto contento
di averla potuta ascoltare due volte, anzi, mi dispiace che siano state sol-
tanto due.
Le stringo forte la mano. ˆ
D. Šostakovic

132.
a V.JA. ŠEBALIN
Leningrado, 23 gennaio 1941
Caro Ronja,
auguri per le vacanze in arrivo: spero che tu le passi giudiziosamente e
allegramente.17 Ti ho scritto una lettera poco tempo fa. Non ho ricevuto
una tua risposta, ma non mi offendo. Evidentemente sei molto impe-
gnato, e poi, di domande nella lettera ce n’erano poche. La domanda
principale riguardava la salute di tuo figlio Nikolaj. Spero che da questo
punto di vista tutto stia andando bene ed egli sia guarito <…>
Durante l’ultima settimana ho sentito due volte il Requiem di Ber-
lioz sotto la direzione di Mravinskij. È una composizione eccezionale,
che mi ha colpito ed emozionato fino in fondo all’anima.
L’esecuzione era molto buona, ma mancava ancora qualcosa. Il 18
febbraio il Requiem sarà eseguito per la terza volta. Ti raccomando di
organizzare le commissioni che devi fare a Leningrado in modo da es-
sere qui quel giorno e ascoltarlo. Ti colpirà molto. Per quanto mi riguar-
da, la vita scorre in questo modo:
A) Felicità causata dall’arrivo delle vacanze.
B) Tristezza causata dalla necessità di scrivere la musica per Le av-
venture di Korzinkina (primo episodio) e Re Lear. Pensavo che avrei po-
tuto restituire l’anticipo di questi contratti, ma finora non mi è riuscito.
E quindi scrivo <…>
E così scorre la mia vita.
Saluti ad Aleša e ai bambini.
Nina vi manda i saluti.
Baci. ˆ
D. Šostakovic

P.S. Poco tempo fa ho sentito Aleksandr Nevskij di Prokof’ev. Non mi


è piaciuto.
222 1937-1941: La riabilitazione
ˆ
In primavera Šostakovic trascorse un mese in Crimea con la moglie per ri-
temprarsi. Nel frattempo, al teatro Bol’šoj continuavano le dispute sull’or-
ˆ
chestrazione di Šostakovic per il Boris Godunov. Samuil Samosud suggerì
una forma di compromesso, che consisteva nell’utilizzare alcune parti dei
«miglioramenti» di Rimskij-Korsakov all’opera di Musorgskij.
Comunque, Samosud mostrò la propria fiducia nell’orchestrazione di
ˆ
Šostakovic , organizzandone un’esecuzione in forma di concerto in aprile.

133.
a S.A. SAMOSUD
ˆ Leningrado, 13 aprile 1941
Caro Samuil Abramovic,
nei prossimi giorni non mi sarà possibile presenziare alle prove del Boris
Godunov. Il 21 aprile vado in Crimea. Mi hanno concesso un mese di
ferie perché non sto bene e quindi vado via.
Voglio condividere con Lei alcuni pensieri riguardo la nostra ultima
conversazione. Probabilmente non scriverò Ivan il Terribile, visto che
un’opera su tale soggetto e con un eccellente (così si dice) libretto di
ˆ
Šiškov la sta già scrivendo V.V. Šerbacëv. È un compositore di grande
talento e scriverà un’ottima opera. Le consiglio caldamente di prendere
conoscenza del suo lavoro.
Ho pensato molto alla scena presso la fontana. Sono quasi d’accor-
do con Lei, sul fatto che per questa scena sia meglio il finale di Rimskij-
Korsakov. Sebbene sia triviale in senso «operistico», il finale di Musorg-
skij ha tuttavia qualcosa di «sottilmente malizioso». Riguardo all’opera
nel suo complesso, rimango dell’opinione che sia migliore nella versio-
ne di Musorgskij che in quella di Rimskij-Korsakov. Evidentemente in
questo caso i nostri gusti divergono. La prego di non prendere per ora
alcuna decisione, in quanto nella scena della fontana non è bella la mu-
sica né l’orchestrazione (la mia). Solo quando Lei ne sarà definitivamen-
te convinto, senza ripensamenti, mi sentirò in obbligo di pensare a
un’altra soluzione per l’orchestra. Inoltre, devo sentirla io stesso, per es-
sere d’accordo con Lei. Mi sembra che sarà meglio così.
Nell’interesse mio e forse anche Suo è necessario non avere fretta ed
esaminare con calma tutte le questioni relative al Boris. L’abitudine è
una forza tremenda. Mi pare che Lei, avendo diretto a suo tempo la ver-
sione di Rimskij-Korsakov, abbia fatto l’abitudine alla scena della fon-
tana e sia un po’ scombussolato da un certo ascetismo di Musorgskij e
dalla mia orchestrazione.
Trascrivere la vita intera 223

Mi farebbe molto piacere ricevere una Sua risposta a questa lettera.


Resterò a Leningrado fino al 21, poi sarò in Crimea. Il mio indirizzo lag-
giù sarà il seguente: Crimea, Koreiz, pensionato Gaspra.
Saluti a Tat’jana Ivanovna. Una stretta di mano. ˆ
D. Šostakovic
5. Giugno 1941-maggio 1945: Gli anni della guerra

ˆ
A fine giugno Šostakovic era impegnato come esaminatore della Commis-
sione per gli esami di Stato al Conservatorio. La sua famiglia era fuori cit-
tà, sicché poteva trascorrere tutto il tempo libero assistendo alle partite di
calcio. Domenica 22 giugno, mentre si stava recando allo stadio con il suo
ˆ
amico Isaak Glikman, Šostakovic sentì dagli altoparlanti stradali il discor-
so di Molotov che annunciava la terribile notizia dell’invasione dell’URSS
da parte dei tedeschi. L’attacco di Hitler aveva colto il paese di sorpresa e
le truppe tedesche avanzavano rapidamente verso l’interno. Entro la fine
di agosto avevano raggiunto i dintorni di Leningrado e cominciato l’asse-
dio della città, destinato a durare novecento giorni.
ˆ
Šostakovic espresse il desiderio di essere arruolato nell’esercito, ma i
problemi alla vista non glielo consentirono. Si assunse allora dei compiti
volontari, lavorando con le squadre assegnate a scavare le trincee anticarro
per la difesa della città. Il suo successivo arruolamento nelle squadre di
pompieri del Conservatorio di Leningrado fu utilizzato più che altro a sco-
ˆ
po di propaganda e la fotografia, scattata il 29 luglio, in cui Šostakovic po-
sa sul tetto dell’edificio tenendo in mano una manichetta da pompiere, fe-
ce il giro del mondo. Fu un efficace simbolo della determinazione dei le-
ningradesi a resistere al nemico. ˆ
Le autorità spingevano Šostakovic a usare il proprio talento in altro
modo. Nelle prime settimane di guerra fece gli arrangiamenti di ventisette
arie operistiche, romanze e canzoni popolari, composte da autori che an-
davano da Glinka a Dunaevskij, perché fossero eseguite nei concerti che
si tenevano al fronte. ˆ
Nel frattempo, Šostakovic cominciò a lavorare a una composizione co-
rale basata su testi dei Salmi.1 Ma già prima del 19 luglio il progetto era
Trascrivere la vita intera 225

stato trasformato in un poema sinfonico in un solo movimento (o forse


una cantata) il cui materiale fu utilizzato per il primo movimento della
Settima sinfonia. Subito il progetto si espanse, sino alla creazione di una
sinfonia in quattro movimenti di proporzioni monumentali.2
ˆ
Lavorando con febbrile intensità, Šostakovic completò il primo movi-
mento della sua Settima sinfonia il 29 agosto. Il 4 settembre le truppe te-
desche cominciarono a bombardare la città di Leningrado, ma, impassibi-
ˆ
le, Šostakovic continuò a lavorare e completò i successivi due movimenti
(diede gli ultimi ritocchi al terzo movimento il 29 settembre).

134.
a V.JA. ŠEBALIN
Leningrado, 23 settembre 1941
Caro Ronja,
la tua cartolina del 19 agosto l’ho ricevuta soltanto oggi. Va tutto più o
meno bene. Un mese fa pareva che dovessi sfollare ad Alma-Ata insieme
con la Lenfil’m, solo che, fino a ora, noi (la Lenfil’m e io) non siamo an-
cora partiti. Può darsi che presto venga a Mosca con Nina e i bimbi. Al-
lora ci vedremo. In questo periodo ho lavorato molto. Ho composto
due parti della sinfonia. Adesso sto iniziando la terza. Poco tempo fa ho
mandato a Lëva Atovm’jan una lettera con la preghiera di inviare i soldi
per il Muzfond di Leningrado. Se ne avrai l’opportunità, ricordaglielo,
che li mandi, per favore. E intanto fagli i miei saluti. Se ti capita, parla
ˆ
con Chrapcenko3 della possibilità che io venga a Mosca con la famiglia.
Ti bacio. ˆ
D. Šostakovic
Il 25 settembre, dopodomani, compirò trentacinque anni.

In settembre le autorità iniziarono a organizzare un’evacuazione di Lenin-


grado su vasta scala. Molta gente lasciò la città via terra, passando per lo
stretto istmo tra terra e acqua a nordest, che i tedeschi non erano stati in
grado di occupare. Il Lago Ladoga gelò più presto del solito quell’anno, e
molte famiglie ne attraversarono la superficie ghiacciata. Alla famiglia
ˆ
Šostakovic fu ordinato di lasciare in aeroplano la città il 1° ottobre, pren-
dendo solo gli effetti personali più indispensabili. Tra queste cose, il com-
positore incluse il manoscritto dei tre movimenti della Settima sinfonia
già completati, lo spartito della Lady Macbeth e la sua trascrizione per
pianoforte a quattro mani della Sinfonia di salmi di Stravinskij.
226 Giugno 1941-maggio 1945: Gli anni della guerra

La figlia del compositore, Galina, ricordò la partenza della famiglia in


un piccolo aereo militare dall’aeroporto della città, allora già circondato
dalle truppe tedesche. «<…> Oltre ai miei genitori, me e mio fratello,
nell’aereo c’era posto soltanto per i piloti, che erano tre o quattro. Non
c’erano sedili, solo una tavola di compensato e qualche cassa di legno. Ci
era stato detto che non dovevamo sedervici sopra, quindi ci eravamo siste-
mati sulle nostre valigie. C’era una cupoletta trasparente sul tetto dell’ae-
reo e uno dei piloti, un tiratore, si mise in piedi sotto di essa a controllare
il cielo. Ci avvisò: “Se vi faccio cenno con la mano, dovete stendervi sul
pavimento”.»4 L’aeroplano atterrò a tarda notte in una radura tra i boschi
ˆ
alla periferia di Mosca e la famiglia Šostakovic passò il resto della notte in
una capanna nella foresta. Il mattino seguente vennero trasferiti all’Hotel
Moskva, nel centro della città.5 ˆ
Due settimane prima Šostakovic aveva suonato i primi due movimenti
della sinfonia agli amici di Leningrado, con l’accompagnamento di sirene
e bombe. Ora era ansioso di sapere che impressioni destava il suo lavoro
ˆ ˆ
negli amici di Mosca. Aram Chacaturjan ricorda che Šostakovic andò a
trovarlo il giorno stesso del suo arrivo e gli suonò i tre movimenti comple-
ti, scusandosi per il «tema dell’invasione» del primo movimento. «Scusa,
per favore, se ti richiama il Bolero di Ravel.»6 ˆ
Il 16 ottobre fu trovato posto per la famiglia Šostakovic su un treno di-
retto a Sverdlovsk, che trasportava un gran numero di compositori, artisti
e scrittori (compreso lo staff del teatro Bol’šoj) nelle zone sicure della Rus-
ˆ
sia orientale e della Siberia. La famiglia Šostakovic non sapeva quale città
sarebbe stata la loro destinazione. Dopo un viaggio estremamente disage-
vole, che si protrasse per sette giorni, il treno raggiunse Kujbyšev, sede del
ˆ
governo evacuato. Gli Šostakovic decisero di fermarvisi, per lo meno tem-
poraneamente, piuttosto che continuare un simile viaggio verso est.
ˆ
Isaak Davydovic Glikman (1911-98), critico letterario e storico del tea-
ˆ
tro, fu per tutta la vita amico di Šostakovic . Gli era stato presentato dal co-
mune amico Ivan Sollertinskij nel 1931. Per alcuni anni Glikman lavorò
ˆ
(ufficiosamente) come segretario di Šostakovic.
ˆ
Šostakovic amava la compagnia di Glikman, apprezzando il suo umo-
rismo e soprattutto la sua lealtà come amico. Inoltre, stimava il suo senso
critico in ambito letterario e negli anni cinquanta gli affidò il compito del-
la revisione del libretto della Lady Macbeth del distretto di Mcensk.
Nel 1993 Glikman pubblicò un volume intitolato Lettere ad un amico
(Pis’ma k drugu), in cui sono riprodotte più di trecento lettere che Šostako-
ˆ
vic gli aveva scritto. Esse rappresentano la loro corrispondenza completa
dagli anni della guerra fino alla morte del compositore. Sebbene tutte le let-
ˆ
tere scritte da Šostakovic a Glikman prima della guerra siano andate per-
Trascrivere la vita intera 227

dute durante l’assedio di Leningrado, i commenti alle lettere, basati sui dia-
ri che Glikman tenne per tre decadi e mezzo, fanno di questo volume una
ˆ
pregevole cronaca dei più importanti eventi nella vita di Šostakovic .
Questa lettera, tratta da Lettere ad un amico, è la prima in ordine di
tempo tra quelle conservate, ed è stata inviata a Taškent, dove Glikman
era sfollato con la sua prima moglie, Tat’jana Ivanovna Glikman.

135.
a I.D. GLIKMAN
ˆ Kujbyšev, 30 novembre 1941
Caro Isaak Davydovic,
ho ricevuto oggi la tua lettera del 18 novembre. C’è forse bisogno di dir-
ti che essa mi ha rallegrato infinitamente? Sono lieto per te che tu sia
vivo e vegeto e ti sia sistemato in un qualche modo.
A Leningrado sono stato fino al 1° ottobre. Il 3 settembre ho finito
il primo movimento della mia Settima sinfonia. Il 17 settembre il secon-
do e il 29 settembre il terzo. Ci sarebbe stata la possibilità di terminare
anche il quarto movimento, e invece fino a ora esso non è ancora com-
piuto; anzi, peggio ancora: non l’ho nemmeno cominciato. Le ragioni
sono, evidentemente, molteplici, e la principale è la stanchezza dovuta
alla composizione dei primi tre movimenti, che ha assorbito tutte le mie
energie. Come tu hai già osservato, le questioni riguardanti la creatività
mi preoccupano fortemente e con esse comincio la mia lettera. Il 30 set-
tembre alle undici di notte mi ha telefonato la compagna Kalinnikova
del Comitato cittadino del VKP(b) e mi ha comunicato che il 1° ottobre
sarei partito in aereo per Mosca. In questo modo il 1° ottobre con mia
moglie e i miei due figli ho lasciato la nostra amata città natale.
A Mosca in un primo tempo abbiamo vissuto all’albergo Moskva.
Il 14 di ottobre, di sera, ci siamo trasferiti in un appartamento che era
stato preparato per noi e la mattina del 15 siamo andati alla stazione,
da cui siamo partiti alle dieci di sera per Sverdlovsk. Il viaggio è stato
disagevole.
Durante il viaggio sono scomparse due nostre valigie con vestiti e
biancheria. Oltre a ciò, abbiamo consumato le ultime vettovaglie. Il 22
ottobre siamo scesi nella città di Kujbyšev. Ci siamo sistemati nel con-
vitto del teatro Bol’šoj e ai primi di novembre, grazie all’impegno di
ˆ
M.B. Chrapcenko, abbiamo ottenuto una camera. È una buona camera
(22 metri), calda e confortevole. E così tiriamo avanti. Di creazione ar-
tistica non si parla neanche. Ma poco tempo fa mi ha convocato la com-
ˆ
pagna R.S. Zemljacka7 e mi ha promesso di sistemarci in due stanze. I
228 Giugno 1941-maggio 1945: Gli anni della guerra

miei rapporti con la gente qui sono molto buoni e quando potrò trovare
qualcosa da indossare e da mettere ai piedi sarò del tutto soddisfatto. E
se avrò due stanze, potrò di tanto in tanto isolarmi dai miei figli e allora,
probabilmente, finirò la Settima sinfonia.
Da Kujbyšev per ora non mi permettono di allontanarmi. Mi chie-
dono di vivere qui. Dal punto di vista materiale (economico) qui sono
ben rifornito. Temo che difficilmente potrò avere una analoga dovizia
pecuniaria a Taškent, dove sono intenzionato a recarmi dopo aver fatto
alcune sedute con un ipnotizzatore, a cui chiederò di annullare la mia
paura per un viaggio così lungo. Oltre a ciò, mi trattengono qui con la
prospettiva di un viaggio negli USA. Personalmente rifiuto questo viag-
gio, in quanto non ho assolutamente voglia di andare. Ho piuttosto vo-
glia di finire la sinfonia e starmene in patria, piuttosto che in terra stra-
niera.
Ecco, forse è tutto ciò che posso raccontarti di me. Mia mamma e
mia sorella con suo figlio sono a Leningrado. Per ora la promessa di
portarle qui non è stata tradotta in realtà. Anche V.V. Lebedev e N.S.
ˆ
Rabinovic 8 sono a Leningrado. Ho nostalgia di te. Mi manchi tanto. Ma
spero comunque di recarmi a Taškent, e allora ci incontreremo. Non
hai per caso qualche notizia di I.I. Sollertinskij? Gli ho telegrafato e
scritto di qua, ma non ho ricevuto risposta. In ogni caso ti do il suo in-
dirizzo: Novosibirsk, v. Romanov 35, all. 50. Questo indirizzo me l’ha
dato a Mosca V.Ja. Šebalin, che ora si trova a Sverdlovsk. Di tutti i miei
amici qui vivono L.N. Oborin e molti altri, come S.A. Samosud, la Bar-
sova, Kozlovskij,9 Il’ja Erenburg.10
Ti prego tanto di scrivermi più spesso. Probabilmente ti interessa la
sorte di V.V. Fëdorov (mezzala sinistra della Dinamo di Leningrado).
ˆ
Lui, Alov, Sazonov e Sycev lavoravano al 27° distretto della milizia, te-
nevano la posizione, dandosi il cambio l’un l’altro presso la chiesa di
Nostra Signora di Kazan’.11 Per quanto riguarda Bobrov, Nabutov,
Peka Dement’ev e altri maestri del calcio, non ne so nulla.12 Per quanto
ˆ
riguarda A.M. Kljackin, era sano e arzillo come sempre.13
Caro amico mio, spero che ci vedremo e andremo insieme alla par-
tita. Saluta Tat’jana Ivanovna. Nina, Galina e Maksim mandano un sa-
luto a te e a Tat’jana Ivanovna.
Bacioni. ˆ
D. Šostakovic
ˆ
Informati all’Unione degli scrittori dov’è Abel’ Isaakovic Starcev14 e co-
municagli il nostro indirizzo.
Trascrivere la vita intera 229

136.
a I.I. SOLLERTINSKIJ
Kujbyšev, 10 dicembre 1941

<…> Conduco vita ritirata. Per la maggior parte del giorno sto a casa a
lavorare. La sera, e anche nel corso della giornata, vengono a trovarmi gli
ˆ
amici: Oborin, Rabinovic. Suoniamo a quattro mani, benché qui di spar-
titi ce ne siano pochi. Beviamo un po’ di tè e ricordiamo gli amici. Soprat-
tutto te e Šebalin. Si fa ritorno a casa piuttosto presto. Solo qualche volta
ci intratteniamo fino all’una o alle due. Fantastichiamo di tornare a casa,
nelle nostre città natie. Ci struggiamo fino a istupidirci e spesso fino alle
lacrime. Sono convinto che io e te presto saremo a casa e vivremo proprio
come prima della partenza. Ma per ora ho tanta nostalgia e ti prego: non
dimenticarti di me e scrivi spesso. E che le tue lettere non siano soltanto
di risposta alle mie, che esse siano scritte indipendentemente dall’arrivo
delle mie. Anch’io mi impegno a scriverti più spesso. <…>

1942
ˆ
I nervi di Šostakovic , come egli lamenta in lettere dirette sia a Sollertinskij
che a Glikman, erano distrutti. Il compositore era sopraffatto dall’ansia
per i familiari che erano rimasti a Leningrado.
L’anno fu dominato dalla preparazione per l’esecuzione della Settima
sinfonia in patria e all’estero. La prima fu eseguita a Kujbyšev il 5 marzo
del 1942, dall’orchestra del teatro Bol’šoj, diretta da Samosud. Il 29 marzo
il debutto a Mosca vide la partecipazione dell’orchestra della Radio pan- ˆ
sovietica, sempre diretta da Samosud. Oltre che gli amici, a Šostakovic
mancava anche il mondo del calcio.

137.
a I.D. GLIKMAN
ˆ Kujbyšev, 4 gennaio 1942
Caro Isaak Davydovic,
ti scrivo abbastanza spesso, o a ogni modo tanto quanto permettono le
mie possibilità in fatto di buste. Bisogna dire che questo tipo di prodot-
to dell’industria della carta capita a Kujbyšev in modo eccezionalmente
sporadico. Anche le cartoline.15 Mi ha fatto piacere ricevere la tua lette-
230 Giugno 1941-maggio 1945: Gli anni della guerra

ra datata 21 dicembre dello scorso anno. Ti faccio gli auguri per l’anno
nuovo e ti auguro salute e felicità. Anche a Tat’jana Ivanovna auguro le
stesse cose, e in più la possibilità di perfezionarsi nel campo della cucina
avendo a disposizione per gli esperimenti qualcos’altro, oltre al riso.
Levitin16 ha ragione. Ci siamo trasferiti in un nuovo appartamento e dal
punto di vista dello spazio stiamo molto bene. Per questa cosa devo rin-
ˆ
graziare la compagna R.S. Zemljacka, che una volta mi ha convocato e
mi è stata d’aiuto in molte cose. Resta solo da augurarsi che migliorino
le mie disponibilità finanziarie, che, benché non malvagie, sono tuttavia
piuttosto precarie. Ma in realtà ho sempre avuto una situazione finan-
ziaria incostante. L’alloggio è composto da due camere e il suo pregio
principale è di essere indipendente.17 In questo appartamento ho termi-
nato la Settima sinfonia. Oltre a questa attrattiva turistica, l’alloggio pos-
siede anche bagno, cucina e gabinetto. Qualche parola a proposito della
sinfonia: il primo movimento dura venticinque minuti. È stato terminato
il 3 settembre 1941. Il secondo dura otto minuti. Terminato il 17 settem-
bre 1941. Il terzo dura diciassette minuti. Terminato il 29 settembre
1941. Il quarto dura venti minuti. Terminato il 27 dicembre 1941.
Chi ha ascoltato questa composizione ne dà un’alta valutazione per
quanto riguarda i primi tre movimenti. Il quarto per ora l’ho mostrato
a pochissimi. Questi pochissimi l’hanno lodato, ma mischiati a queste
(lodi) ci sono punti controversi. Per esempio, il mio amico Soso Be-
giašvili18 ritiene che in esso (il quarto movimento) manchi molto l’otti-
mismo. S.A. Samosud ritiene che vada tutto bene, solo che a suo parere
questo movimento non è un finale: perché diventi un finale è necessario
introdurre dei solisti e un coro. C’è una sfilza di utili osservazioni sul
quarto movimento, io le prendo in considerazione, ma non le metto in
pratica, in quanto dal mio punto di vista coro e solisti non sono neces-
sari in questo movimento e di ottimismo ce n’è a iosa.
Il mio amico Soso Begiašvili è una persona meravigliosa, ma non è
dotato di intelletto in quantità sufficiente e pertanto le sue opinioni non
ˆ
vanno valutate acriticamente. L.N. Oborin, D.A. Rabinovic, S.I. Šlifštejn
hanno accolto bene la composizione nel suo insieme e la apprezzano
moltissimo da cima a fondo.
Domani qui si terrà un concerto con musiche mie. In programma:
Preludi, Romanze su liriche di Puškin (interpr. A. Baturin),19 Sonata
per violoncello (interpr. V. Ostrovskij) e Quintetto (interpr. il Quartet-
to del teatro Bol’šoj e io). Questo concerto si doveva tenere il 22 dicem-
ˆ
bre, ma in seguito alla malattia del comp[pagno] Gurvic (viola del
Quartetto) è stato rinviato a domani. Io, Nina e i bambini stiamo bene.
Soltanto, il mio sistema nervoso fa proprio i capricci.
Trascrivere la vita intera 231

Mi manchi tanto. E spero che ci rivedremo.


La VKVŠ mi ha nominato presidente della Commissione dell’esame di
Stato per la cattedra di pianoforte del Conservatorio di Leningrado. Se ne
avrò la forza e la possibilità, verrò. Allora ci vedremo per chiacchierare.
Non ti ho ancora detto che la mia Settima sinfonia è stata proposta per il
Premio Stalin. Qui (a Kujbyšev) si propongono di eseguirla con le forze
dell’orchestra del teatro Bol’šoj e con Samosud. Temo che l’orchestra di
qui non sia sufficiente, poiché l’organico richiesto per la sinfonia è molto
grande. Mi piacerebbe sentire questa composizione nell’esecuzione di
Mravinskij, ma ora è difficile. Non ho tantissima fiducia in Samosud co-
me direttore sinfonico. Insomma, tutto ciò mi preoccupa solo in parte,
ma a causa dei disordini del sistema nervoso, mi preoccupa più del dovu-
to. La nostra vita scorre normalmente, tranquilla, quieta. A volte di notte,
tormentato dall’insonnia, piango (sic!). Le lacrime scorrono copiose, bru-
cianti. Nina e i bambini dormono nell’altra stanza, questa circostanza mi
permette di abbandonarmi alle lacrime. Ma poi mi calmo. Scherzi dei
nervi. A giudicare dalla tua ultima lettera, a Taškent non ci sono partite
di calcio. Qui sono andato una volta a una partita di hockey. Non mi è
piaciuta. Non giocavano male, ma le squadre non avevano l’uniforme e,
conoscendosi di persona, se la cavavano nonostante questa mancanza. Io
invece spesso non riuscivo a distinguere il giocatore di una squadra dal
suo avversario. Anche l’arbitro non contribuiva alla chiarezza. Veramen-
te, aveva una giacca di pelliccia e gli stivali di feltro, senza pattini. Insom-
ma, ho guardato la partita e me ne sono tornato a casa, ricordando K. Sa-
zonov, i vari Fëdorov, Peka Dement’ev, Levin-Kogan e gli altri.20
Ti stringo la mano, caro amico. Saluta Tat’jana Ivanovna. Nina e i
bambini vi salutano. ˆ
D. Šostakovic

138.
a L.T. ATOVM’JAN
Kujbyšev, 5 febbraio 1942
Caro Lëva,
mi avvalgo della cortesia di F.F. Sabo, che viene a Mosca, per mandarti
una lettera. Grazie, caro amico, perché mi ricordi e per tutto quello che
hai fatto per me. Noi stiamo benino. Ci mancano gli amici, dispersi per
tutta l’URSS, e ci rallegriamo quando riceviamo qualche notizia da loro.
Spero che presto ci installeremo di nuovo nei nostri luoghi. Da Lenin-
grado abbiamo notizie tragiche. Il padre di Nina è ammalato, è amma-
lata la sua nipotina di tre anni. Per il cibo la situazione là è tragica e in
ˆ
queste circostanze non li si può aiutare in nulla. R.S. Zemljacka ha pro-
232 Giugno 1941-maggio 1945: Gli anni della guerra

messo di aiutarmi a far venire qui i miei da Leningrado, ma per ora le


cose sono a un punto morto e non si smuovono. Queste circostanze por-
tano una nota assolutamente tragica nelle nostre esistenze. Le cose van-
no male anche a mia mamma. A Leningrado non ci sono più né gatti né
cani e non c’è nulla da mangiare. È molto dura.
Ora ti racconto in breve di noi. Per ora ho ancora dei soldi. Il con-
tratto con il Muzfond per la sinfonia non lo posso stipulare, perché ne
ho già sottoscritto uno con il LKI, che mi ha pagato il lavoro. Mangiamo
piuttosto bene, ma a causa del fatto che molte organizzazioni stanno
tornando a Mosca, qui hanno cominciato a chiudere le mense comuni.
Ma per ora si mangia. I bambini stanno bene. Nina è stata poco bene,
ora è guarita. Soffre molto per i suoi.
L’orchestra del teatro Bol’šoj sotto la direzione di Samosud ha ini-
ziato le prove della mia sinfonia (la n. 7). Le prove vanno benissimo.
Oggi hanno suonato il primo e il secondo movimento con l’orchestra al
completo. Fino a ora avevano provato per gruppi. La prova di oggi ha
prodotto una forte impressione su di me e su molti ascoltatori. Tutto
suona bene. L’orchestra è stupenda. Samosud anche. Samosud deve di-
rigere di più. È un grande maestro. Sento che la sinfonia la eseguirà be-
nissimo. Sarebbe bello se per la prima venissero da Mosca dei compo-
sitori, visto che qui non è rimasto quasi nessuno. Tra l’altro, c’è da spe-
rare che presto la sinfonia sarà replicata a Mosca. Non verresti due o tre
giorni a Kujbyšev? Come sarebbe bello. Se ci sarà modo di spedire qual-
cosa da Mosca a Kujbyšev, mandami più carta, ma soprattutto buste e
cartoline. Qui di buste e cartoline non ce n’è. Come va a Mosca? Com’è
il tuo alloggio? Scrivimi di tutto. I soldi (2500) li ho ricevuti con molto
ritardo. Ti bacio forte. Nina ti manda i saluti. ˆ
D. Šostakovic
Kujbyšev capoluogo, v. Frunze 146, all. n. 9.

139.
a I.D. GLIKMAN
ˆ Kujbyšev, 6 febbraio 1942
Caro Isaak Davydovic,
approfitto della gentilezza dei miei amici di Taškent e ti invio questa
missiva.
Sto molto male. Notte e giorno ricordo i miei cari e gli amici più
stretti rimasti a Leningrado. Di là ricevo notizie molto raramente. Non
hanno nulla da mangiare. Gatti e cani non ce n’è più. Per di più mia
mamma è senza un soldo, perché quelli che le mando regolarmente le
Trascrivere la vita intera 233

arrivano in modo irregolare e intermittente. V.V. Varzar si è ammalato


per la denutrizione. Per la stessa causa sta male anche la nipote di Nina,
la piccola Alla. A tua mamma ho mandato una lettera nella quale le do
tue notizie, che sei vivo e stai bene. Ogni giorno mi do da fare per portar
via i miei da Leningrado. E finché non li avrò portati via da lì, non me
ne andrò da Kujbyšev. Da qui ogni tanto si riesce a mandargli un pacco,
via Mosca o direttamente. Taškent è molto distante e temo che i colle-
gamenti da lì siano praticamente impossibili. A dire il vero, non ho altro
da scriverti, visto che ciò che è riportato sopra è il tono fondamentale
della mia vita.
Il resto è cronaca. L’orchestra del teatro Bol’šoj sotto la direzione di
Samosud sta provando, splendidamente, la mia lunga Settima sinfonia.
Ieri per la prima volta sono stati provati il primo e il secondo movimen-
to con l’orchestra al completo. Mi ha fatto una profonda impressione e
per mezza giornata ho esultato, compiacendomi della mia creatura.
Molti sfollati a Kujbyšev stanno rientrando a Mosca, ma per ora il
teatro Bol’šoj è ancora qui. Probabilmente, me ne andrò da qui quando
se ne andrà il teatro. Se riuscirò a portare qui i miei da Leningrado, ver-
rò a Taškent. Dal punto di vista materiale viviamo molto bene. Soldi ne
ho. Il cibo non è male, benché sia peggio di un mese fa: in seguito al
rientro a Mosca, mense, punti di distribuzione ecc. hanno molto ridotto
la propria attività. È stato qui A.N. Tolstoj21 per la seduta del Comitato
per l’assegnazione dei Premi Stalin. Mi ha raccontato di Taškent e mi
ha raccomandato di andarci. A Kujbyšev il clima è decisamente conti-
nentale. Qualche tempo fa c’era una temperatura di –45 °C. Il nostro
alloggio è freddo e siamo intirizziti tutto il tempo. Scrivimi più spesso.
Non immagini che felicità provo a ricevere qualche notizia dai miei ami-
ci. Ancora una notizia. È arrivato a casa nostra un cane dal mantello ful-
vo: un vero aristocratico. Mandarlo via spiaceva. E così vive qui da noi.
I bambini lo hanno battezzato Peldicarota. A questo nome risponde di
buon grado.
Saluti a Tat’jana Ivanovna. Tutti i miei ti salutano. ˆ
D. Šostakovic

Valentin Kagan, ingegnere, che in gioventù aveva mostrato buone doti di


ˆ
calciatore, divenne amico di Šostakovic anche in virtù del comune interes-
se calcistico. La loro corrispondenza iniziò nel 1940, quando da Mosca Ka-
gan inviava dettagliati resoconti delle partite che vi si tenevano. Durante
ˆ
le due stagioni 1940 e 1941 Šostakovic gli rispose con 34 lettere e 16 car-
toline postali con le descrizioni delle partite da lui viste.
234 Giugno 1941-maggio 1945: Gli anni della guerra

140.
a V.N. KAGAN
ˆ Kujbyšev, 12 marzo 1942
Caro Valentin Naumovic,
sono stato indicibilmente felice di ricevere Sue notizie. Esaudirò tutte
le Sue richieste per quanto riguarda le corse dei cavalli. Mi sto dando da
fare per soddisfare la Sua curiosità. Per ora scrivo solo qualche parola.
Sono lieto che Lei sia vivo, vegeto e prospero. Attendo il resto della mia
famiglia (otto persone) che è venuta via da Leningrado. Allora la gioia
sarà completa. Sono molto preoccupato e mi tormento per loro. Spero
che arrivino bene. Sono molto triste senza di loro. Per quanto riguarda
l’abitazione, ci siamo sistemati molto bene. Abbiamo un alloggio di
quattro camere con tutto il necessario, ivi compresa l’acqua calda cor-
rente ventiquattr’ore su ventiquattro. Per cui ci sistemeremo in qualche
modo con tutti i nuovi arrivati. Mangiamo benissimo. Tra qualche gior-
no andrò per una decina di giorni a Mosca, dove si pensa di eseguire la
mia Settima sinfonia. Qualche parola sullo sport. Sono stato tre volte a
una partita di hockey. Giocavano male. Chi stava con chi non sono riu-
scito a capirlo, perché i giocatori non avevano divisa. Loro si conoscono
l’un l’altro di persona, quindi sanno dove devono passare la palla. Io so-
no anche miope e, oltre a ciò, non conosco i volti dei giocatori, per cui
mi confondevo. La ciliegina sulla torta era l’arbitro, che correva sul
ghiaccio con gli stivali di feltro e con le mani in tasca. No, non mi è pia-
ciuto e non sono più andato a vedere l’hockey.
ˆ
Mi scriva, Valentin Naumovic, e attenda la mia prossima lettera, in
cui Le scriverò tutto per quanto riguarda le corse. Il mio indirizzo è:
Kujbyšev capoluogo, v. Vilonovskaja 2a, appart. n. 2. ˆ
D. Šostakovic

141.
a V.JA. ŠEBALIN
Kujbyšev, 19 marzo 1942
Caro Ronja,
da molto tempo non ho tue notizie. Mi manchi molto. Scrivimi cosa fai
e come vivi. Sono molto felice e allo stesso tempo molto preoccupato
per il fatto che i miei cari sono partiti da Leningrado e sono in viaggio
per Kujbyšev. Sono molto inquieto pensando a come faranno ad arriva-
re fin qui. Attendo impaziente e preoccupato. Per il resto tutto come
prima. Mi mancano gli amici. Adesso non sto lavorando a nulla. Son le
finanze a cantar le romanze. Può darsi che oggi o domani io vada a Mo-
sca. Qui il 5 marzo è stata eseguita la mia Settima sinfonia. Mi dispiace
Trascrivere la vita intera 235

che tu, di nuovo, non l’abbia sentita. Ma forse non è tutto perduto. De-
sidererei molto sapere la tua opinione sulla sinfonia. Tu non ti immagini
neanche quanto mi sei necessario come interlocutore. Ho una tremenda
voglia di vederti. Vieni a trovarmi a Kujbyšev <…> ˆ
D. Šostakovic

142.
a I.I. SOLLERTINSKIJ
Mosca, 31 marzo 1942

<…> Passo il tempo bene, ma in modo molto confusionario. Mi affanno


a sbrigare faccende e mi stanco molto. Non mi basta il tempo. Ieri mi
hanno portato dal VOKS i dischi della mia Sesta Sinfonia nell’esecuzione
di Stokowski. Devo dire onestamente che la sua esecuzione mi è piaciuta
poco. L’ha studiata con cura ma l’interpretazione non mi soddisfa asso-
lutamente. Soprattutto l’ultimo movimento. Non ci sono la leggerezza e
l’allegria che spumeggiavano in Mravinskij. Salutamelo tanto. Da tutti i
punti di vista, è triste che non mi sia riuscito di ascoltare la Settima sin-
fonia nella sua esecuzione. Come l’avrebbe fatta bene. S.A. Samosud la
esegue bene, ma mi piacerebbe molto sentirla da Mravinskij. <…>

143.
a I.D. GLIKMAN
ˆ Mosca, 31 marzo 1942
Caro Isaak Davydovic,
sono a Mosca già da dieci giorni. Sono venuto qui in aereo per la mia
Settima sinfonia, che è stata eseguita ieri e l’altro ieri, e lo sarà ancora il
4 e il 6 marzo [sic]. Inoltre, il 5 marzo [sic] interverrò al secondo radio-
meeting panslavo. Caro amico, sapessi come mi manca la tua compa-
gnia in questi giorni per me così importanti, e difficili anche. Il giorno
prima della mia partenza per Mosca sono arrivati a Kujbyšev mia mam-
ma, mia sorella e mio nipote. La mamma è solo più pelle e ossa. Marusja
e Mitja22 hanno un ottimo aspetto. Qui a Mosca ho visto i miei suoceri,
ˆ
che ho fatto andare a Kujbyšev. Vasilij Vasil’evic ha un aspetto da far
paura e dà un po’ i numeri. Sof’ja Michajlovna va un po’ meglio. Di tua
mamma non sanno nulla. Ho chiesto sue notizie a mia mamma. La gran-
de distanza ha impedito loro di farsi visita. E così pure non si sa nulla
della sorte di Paša e Fenja.23 Ho ricevuto una lettera (me l’ha portata la
mamma) da V.M. Bogdanov-Berezovskij. Mi comunica la morte di
Gol’c, Kalafati, Fradkin, Budjakovskij e qualche altro compositore.24
236 Giugno 1941-maggio 1945: Gli anni della guerra

Di qua, forse, verrò a Taškent. Ma più probabilmente a Kujbyšev. Ti ho


già scritto che a Kujbyšev mi sono trasferito in un nuovo appartamento.
L’indirizzo è: v. Vilonovskaja 2a, appart. n. 2, tel. 22-73.
Ora innanzi a me c’è il grosso e serio problema di nutrire e curare
tutti i miei parenti che sono arrivati. Ti bacio forte. Saluti a Tat’jana Iva-
novna. Spero che prima o poi ci vedremo. ˆ
D. Šostakovic

P.S. Tramite il mio conoscente E.A. Boltin ti avevo mandato del caffè.
Lo hai ricevuto?
D.Š.

144.
a S.S. PROKOF’EV
ˆ Kujbyšev, 4 maggio 1942
Caro Sergej Sergeevic,
colgo l’occasione e Le invio i miei saluti e i migliori auguri.
Trovandomi a Mosca, ho avuto il piacere di esaminare Guerra e pace.
Purtroppo la mia analisi è stata piuttosto veloce e frettolosa. Ne ho ricavato
un’impressione enorme. Non mi metterò a fare analisi. Ma mi pare che le
prime quattro scene siano davvero magnifiche. Suonandole, rimanevo sen-
za fiato per la meraviglia e alcuni passi li ho suonati molte volte, per questo
ho rimandato l’analisi completa: non è bastato il tempo per suonare tutto.
Una forte impressione la produce tutto ciò che accade prima della battaglia
di Borodino. La scena «I francesi a Mosca» mi è piaciuta meno. Ma non mi
metterò ad asserirlo categoricamente, visto che l’analisi è stata frettolosa.
Le stringo forte la mano.
D. Šostakovic

P.S. Sarei felice se Lei buttasse giù due parole per me. Il mio indirizzo
è: Kujbyšev capoluogo, v. Vilonovskaja 2a, appart. n. 2, tel. Novaja ATS
2-22-73.
Mia moglie Le manda i suoi saluti.
D.Š.

ˆ
Orest Evlachov (1912-73) fu uno dei primi studenti di Šostakovic al Con-
servatorio di Leningrado, ma aveva dovuto interrompere gli studi a causa
della salute malferma. Dopo aver contratto la tubercolosi, nella primavera
del 1940 Evlachov era stato mandato in un sanatorio in Crimea per acce-
ˆ
lerare la guarigione. Evlachov ricorda che Šostakovic gli aveva dato il de-
Trascrivere la vita intera 237

naro per il soggiorno, dicendogli che proveniva dal Comitato professionale ˆ


del Conservatorio. Solo molti anni dopo scoprì che era stato Šostakovic
stesso a fornire il denaro.
Evlachov rimase a Leningrado durante gli anni dell’assedio; nonostan-
te il freddo e la fame, continuò in un qualche modo a comporre e a organiz-
zare eventi musicali in città. La seguente lettera è la risposta a una missiva
ˆ
affidata da Evlachov alla madre di Šostakovic , quando questa aveva lascia-
to Leningrado per Kujbyšev (viaggiando sul ghiaccio del Lago Ladoga).
ˆ
In essa Šostakovic ricorda i propri studenti, dispersi nel vasto territorio
del paese. In particolare, era preoccupato per Venjamin Flejšman, che era
stato arruolato all’inizio della guerra. Flejšman era morto quasi subito
(nell’autunno del ’41) nelle prime linee a difesa di Leningrado, ma ci volle
del tempo perché la notizia della sua morte fosse confermata. Egli aveva ini-
ˆ
ziato la composizione di un’opera basata sul racconto di C echov, Il violino
ˆ
di Rothschild, mentre studiava nella classe di Šostakovic e l’aveva quasi ter-
ˆ
minata prima di morire. Šostakovic la completò e orchestrò nel 1944.

145.
a O.A. EVLACHOV
ˆ Kujbyšev, 7 maggio 1942
Caro Orest Aleksandrovic,
sono stato molto contento di ricevere la Sua lettera. La leggo e la rileggo e
ammiro Lei, la Sua fermezza e il Suo coraggio. Ho dato da leggere la Sua
lettera anche a Suo zio, B.M. Evlachov. Ci vediamo spesso e parliamo di Lei.
Qualche tempo fa è stato qui Dobryj. Tra qualche giorno verrà
Lobkovskij, che mi ha telefonato da Ufa. Dobryj è stato qui per pochissi-
mo tempo e poi è andato a Saratov. È ancora in servizio nell’Armata ros-
sa. Qui già da un paio di settimane si trova il mio amico I.D. Glikman, che
è arrivato da Taškent. Mi ha portato una lettera di Levitin. Oltre a lui (Le-
ˆ
vitin) a Taškent si trovano la Ustvol’skaja, Tolmacev e Kacnel’son. Sono
inquieto e preoccupato per Flejšman. Mi dispiace molto di non aver por-
tato con me il suo Violino di Rothschild. Qui lo avrei finito e orchestrato.
Caro amico! Se Il violino di Rothschild si trova all’Unione dei com-
positori di Leningrado, per favore, lo tenga con cura o, ancor meglio, ne
faccia una copia e, se ci sarà l’occasione di inviare qualcosa a Kujbyšev,
me la mandi. Mi piace molto quella composizione e me ne preoccupo:
che non vada smarrita. A fine marzo sono andato a Mosca, dove ho sog-
giornato circa un mese. Mosca, così vicina a Leningrado, mi ha fatto fe-
lice e a tratti mi ha emozionato. A Mosca è stata replicata cinque volte la
mia Settima sinfonia. A Kujbyšev è stata suonata una volta, meglio che a
238 Giugno 1941-maggio 1945: Gli anni della guerra

Mosca. Samosud verrà da Mosca tra qualche giorno e, probabilmente,


suonerà qui la sinfonia, una volta o due. Mi dispiace di non averle fatto
conoscere finora questa composizione. Vorrei farle sentire il secondo,
terzo e quarto movimento. Il primo gliel’ho già suonato. Mi ricordo mol-
ˆ
to bene quel giorno. Mi pare, Orest Aleksandrovic, che Lei dovrebbe as-
solutamente venir via da Leningrado e andare a Taškent o a Saratov a ul-
timare la Sua formazione musicale. A Taškent, come è noto, si è trasferi-
to il Conservatorio di Leningrado, a Saratov quello di Mosca.
Ho da chiederle un grosso favore: mi scriva più spesso. I miei (mam-
ma, sorella ecc.) sono riusciti ad arrivare a Kujbyšev da Leningrado. La
mamma mi ha portato la Sua lettera, che mi ha fatto terribilmente felice.
Spero di ricevere Sue lettere più spesso, ma ancora di più spero, sogno
di incontrarla presto e insieme studiare e fare musica ecc.
Bacioni. ˆ
D. Šostakovic

ˆ
In questi mesi Šostakovic trovava sempre più difficile sopportare la man-
canza di comunicazioni con gli amici. In particolare gli mancavano le di-
scussioni musicali con Sollertinskij e Šebalin. Quest’ultimo aveva viaggia-
ˆ
to con lo stesso treno della famiglia Šostakovic nell’ottobre del 1941, ma
poi, con la moglie, aveva deciso di continuare il viaggio verso est, al di là
degli Urali, ed era sfollato a Sverdlovsk.

146.
a V.JA. ŠEBALIN
Kujbyšev, 10 giugno 1942
Caro Ronja,
mi mancano tremendamente le notizie da parte tua. Perché non scrivi?
Stai bene? Ti sta andando tutto bene? Noi viviamo più o meno bene,
anche se adesso non ho neanche un soldo. Per mettermi in quadro, ho
dovuto prenderne a prestito. In città fa un caldo mostruoso. Dappertut-
to polvere e sporco.
Può darsi che fra qualche giorno io vada a Novosibirsk, sebbene sia
molto difficoltoso, visto che non c’è un aereo diretto e ad andare in tre-
no c’è da aver paura. È un viaggio lungo e bisogna portarsi da mangiare.
Inoltre non avrei nulla da lasciare alla mia, al momento numerosa, fami-
glia. (Ora siamo in dieci. Presto saremo in tredici, perché Nina fa venire
qui sua sorella con marito e figlia da Essentuki.) Pensa un po’, fratello,
che allegria! <…>
Trascrivere la vita intera 239

Qualche giorno fa Lëva Oborin è partito per un giro di concerti nel


Caucaso. Andrà a Baku, Tbilisi e altre città. Io non faccio nulla, visto che
non si possono considerare lavoro i tentativi di comporre questo o quel-
lo. In compenso, sono molto occupato con le faccende dell’Unione dei
compositori sovietici (locale), di cui sono il presidente. Il mio vice è A.S.
Ogolevec, uomo di inesauribile energia. Qualche tempo fa è venuto il
mio amico I.D. Glikman. Sono stato molto contento di averlo visto <…>
Che ho da dirti di nuovo? Niente, credo. Spesso rammento i nostri
viaggi e le conversazioni nelle soste ferroviarie. Volentieri continuerei
quelle conversazioni, ma la distanza, ahimè, non lo permette.
Ti ho telefonato una volta, ma, ahimè, non si è stabilita la comuni-
cazione. Può darsi che tu in qualche modo possa essere, a questo riguar-
do, più fortunato di me e riesca a telefonarmi. A casa ho il telefono. Il
numero è ATS 2-22-73. Ecco, fratello, come stan le cose, come canta
Švandia nell’opera di V.R. Enke, Un amore a primavera.
Saluti da tutti. Un saluto particolare da P.V. e A.V. Vil’jams.25 Essi
(i Vil’jams) vivono in grandi difficoltà, nel senso delle finanze e del cibo.
Annusja è molto dimagrita e si è affaticata con lavori domestici ecc.
Scrivimi presto.
Probabilmente non andrò da nessuna parte, quindi scrivi.
Bacioni. ˆ
D. Šostakovic

P.S. Sto scrivendo un’opera, I giocatori. Le parole sono di Gogol’ (sic!)


integrali, senza cambiamenti. Per ora non dirlo a nessuno.

ˆ
Alla fine di giugno Šostakovic si recò a Novosibirsk, che era la sede prov-
visoria della Filarmonica di Leningrado durante il periodo di evacuazione.
ˆ
Qui Šostakovic ritrovò Ivan Sollertinskij e molti altri amici della sua città
natale. Lo scopo principale della visita era assistere all’esecuzione di Mra-
ˆ
vinskij della Settima sinfonia, ma Šostakovic rimase a Novosibirsk per
quasi un mese.

147.
a I.D. GLIKMAN
ˆ Novosibirsk, 29 giugno 1942
Caro Isaak Davydovic,
quando sono arrivato a Novosibirsk, ho immediatamente ricevuto la
lettera che allego. Essa, per quanto ho capito dal suo contenuto, riguar-
240 Giugno 1941-maggio 1945: Gli anni della guerra

da Ljalja Konstantinovskaja.26 Non rifiutare la cortesia di fargliela ave-


re. Non so il suo indirizzo e perciò ti disturbo con questa faccenda.
Sono a Novosibirsk già da tre giorni. Sono stato indicibilmente con-
ˆ
tento di aver visto Ivan Ivanovic e Ju.V. Sviridov.27 Sviridov mi ha fatto
l’impressione di essere diventato straordinariamente più maturo e intel-
ligente. Veramente, delle sue capacità intellettive ho sempre avuto un’al-
ta opinione. Sono molto occupato e non ho ancora fatto a tempo a testi-
moniare i sensi della mia stima28 a una vasta schiera di amici (Blanter,
Šerbacëv ecc.). Starò qui ancora un paio di settimane.
Oggi Mravinskij comincia le prove della mia Settima sinfonia. Dopo
il concerto, che avrà luogo l’8 luglio, tornerò a casa, a Kujbyšev.
Scrivi, non dimenticarmi.
Saluta Tat’jana Ivanovna.
Ti bacio forte. ˆ
D. Šostakovic

Fa’ i miei saluti a Ljalja Konstantinovskaja.


Ti mando il programma della partita di calcio che ha avuto luogo a Ka-
zan’. Tra i giocatori della Dinamo ci sono molte delle nostre vecchie cono-
scenze. La succitata partita si è conclusa con la vittoria della Dinamo 4 a 0.
Questo programma me l’ha portato da Kazan’ uno dei miei conoscenti.

ˆ
Šostakovic , sentendosi sempre più confinato a Kujbyšev, cominciò a pen-
sare seriamente di trasferirsi a Mosca. Allo stesso tempo era tentato dalla
proposta di Ivan Sollertinskij di trasferirsi, con altri musicisti, compositori
e musicologi di Leningrado, a Novosibirsk, che avrebbe dovuto diventare
una sorta di centro culturale. ˆ
All’inizio di settembre Šostakovic si recò a Mosca, dove diede concerti
e ricevette la commissione per scrivere per il complesso del NKVD musiche
patriottiche per i loro concerti al fronte. Questa curiosa idea di fondare un
«Complesso centrale di canti e danze» del NKVD (il Commissariato del po-
polo per gli affari interni: in altre parole, i servizi segreti) fu posta in essere
con il patrocinio di Lavrentij Beria e sotto la direzione di Isaak Dunae-
vskij. Il Complesso impiegava artisti arruolati, esentati dal servizio per in-
trattenere le truppe al fronte e per dare spettacoli ai ricevimenti ufficiali
al Cremlino. Diviso in piccole unità, viaggiava per tutto il paese. Effetti-
vamente costituiva un’élite artistica dei più noti attori, cantanti, musicisti
ˆ
e direttori d’orchestra. Šostakovic scrisse la musica di molte delle canzoni
patriottiche create per il complesso del NKVD (come Primavera vittoriosa
op. 72) tra il ’43 e il ’45. Divenne incredibilmente popolare la canzone Fa-
Trascrivere la vita intera 241

nariki (Torce) con le sue parole «Bruciate, bruciate, torce!», riferite


all’oscuramento, che imponeva l’uso di torce. La lettera 150 è un esempio
ˆ
di come Šostakovic scrivesse il contrario di ciò che pensava.

148.
a I.D. GLIKMAN
ˆ Mosca, 17 settembre 1942
Caro Isaak Davydovic,
da tanto non ricevo tue notizie. Sono preoccupato. Come stai? Come
stanno tutti i tuoi? Scrivimi tutto a Kujbyšev, dove mi troverò presto.
Sono a Mosca già da due settimane. Ho suonato tre volte il mio Quin-
tetto con il Quartetto Beethoven. Adesso devo fare un lavoro per il
Complesso del NKVD, appena lo consegno mi recherò a Kujbyšev. Noi
siamo tutti in salute e più o meno floridi. Avevo ricevuto poco tempo fa
un invito della Filarmonica di New York a dirigere otto concerti sinfo-
nici in ottobre. Avevo rifiutato, visto che di dirigere non sono capace.
Me ne sono pentito giusto tre giorni fa: ho sentito la mia Settima sinfo-
nia sotto la direzione di K. Ivanov e, avendolo ascoltato, mi sono con-
vinto che la direzione d’orchestra non è poi una scienza così difficile.
Ecco come stanno le cose. Ho ricevuto un telegramma da I.I. Soller-
tinskij, in cui mi invita a recarmi a Novosibirsk. Ci penserò su e può dar-
ˆ
si che vada. Mi hai chiesto come stanno Vasilij Vasil’evic e Sof’ja Mi-
chajlovna [Varzar]. Volentieri soddisfo il tuo interesse. Stanno bene e
rifioriscono.
Bacioni. ˆ
D. Šostakovic

149.
a I.D. GLIKMAN
ˆ Kujbyšev, 4 novembre 1942
Caro Isaak Davydovic,
per quanto riguarda il mio trasferimento a Novosibirsk, per ora non pos-
so dire niente di preciso. Probabilmente di questo trasferimento non se
ne farà nulla, perché sarebbe molto complicato. Ricorda che ho una fami-
glia numerosa ecc. Sono molto preoccupato per la sorte di mia sorella
Zoja, che vive a Samarcanda. Suo marito, G.K. Chrušov, è gravemente
ammalato di febbri tropicali già da due mesi. Lei (Zoja) sta vivendo un pe-
riodo molto difficile. Mi dispiace terribilmente per lei e la durezza della
sua vita mi porta a fare un mucchio di tristi riflessioni. Mi dispiace molto
242 Giugno 1941-maggio 1945: Gli anni della guerra

per L.V. Nikolaev.29 La buonanima era una persona veramente per bene.
Mi dispiace anche per P.B. Rjazanov. Era uno splendido musicista.
Il giornale Krasnyj sport del 27 ottobre riportava la notizia dei suc-
cessi dei calciatori di Leningrado ad Alma-Ata. Lo Zenit ha vinto contro
la Dinamo di Alma-Ata per 2 a 0. La Dinamo (di Leningrado) ha vinto
contro i suoi omonimi per 7 a 2. Nello Zenit si sono distinti in particolar
modo P. Dement’ev e Levin-Kogan, nella Dinamo Archangel’skij, A.
Fëdorov, Alov e altri. Sono molto contento per loro. Quelli della Dina-
mo li avevo visti a Mosca. Mi sono ricordato di quando andavamo allo
stadio Lenin. Mi sono ricordato dei giorni felici.
Bacioni. ˆ
D. Šostakovic
ˆ
Or ora ho ricevuto da Leningrado una lettera di A.M. Kljacnik.30 È vivo.
Sta bene. È ottimista.

150.
a I.D. GLIKMAN
ˆ Kujbyšev, 6 novembre 1942
Caro Isaak Davydovic,
ti faccio tanti carissimi auguri per la festa del venticinquennale della
Grande rivoluzione socialista dell’ottobre.
Ho sentito proprio ora per radio il discorso del comp[agno] Stalin.
Caro amico! Come mi rattrista che questo discorso lo abbiamo ascolta-
to tanto distanti l’uno dall’altro.
Bacioni. ˆ
D. Šostakovic

Cibo e combustibile scarseggiavano in tutto il paese e la popolazione era mal-


nutrita. Molti civili, a causa dell’abbassamento delle difese immunitarie, si
ammalavano; la generazione più anziana, in particolare, trovava difficile
adattarsi alle dure condizioni dell’evacuazione. Quando era possibile, Šosta-
ˆ
kovic si serviva della propria influenza per aiutare gli amici nel bisogno e così
fece anche per Boleslav Javorskij, quando seppe in che spaventose condizioni
ˆ
viveva il suo amico e mentore degli anni della giovinezza. Šostakovic era sta-
to sconvolto dalla notizia della morte a Taškent del suo insegnante di piano,
Nikolaev. Dopo soltanto un mese, Javorskij moriva a Saratov.
ˆ
I lavori che Šostakovic compose in questo periodo erano molto legati
all’idea e ai valori dell’amicizia. Le Sei romanze furono concepite come
messaggi personali per un ristretto gruppo di amici. La prima romanza fu
Trascrivere la vita intera 243

composta il 7 maggio 1942 a Kujbyšev, forse in onore dell’imminente quar-


ˆ
to compleanno di Maksim: Šostakovic vi aveva messo in musica il poema
From Sir Walter Raleigh To His Sonne nella traduzione di Boris Paster-
nak. Il poema di Raleigh, bello e complesso, è una riflessione sul tradimento
e fu dedicato ad Atovm’jan, che recentemente era caduto in disgrazia ed era
stato confinato in Turkmenistan. Altre tre romanze del ciclo furono compo- ˆ
ste a metà ottobre 1942 a Mosca (dove Maršak aveva dato a Šostakovic i
poemi di Burns nella propria traduzione, utilizzabile per essere messa in mu-
sica). Le ultime due furono scritte al ritorno a Kujbyšev, rispettivamente il
ˆ
24 e il 25 ottobre. Dopo attenta valutazione Šostakovic decise di dedicare la
sua trasposizione in musica del Sonetto 66 di Shakespeare a Sollertinskij.
Esso aveva ottenuto un’enorme popolarità nella traduzione di Boris Paster-
nak, con i suoi versi Art tongue-tied by authority (L’arte imbavagliata dal
potere) così significativi, nella situazione dell’Unione Sovietica di quel tem-
po. Le tre composizioni su poemi di Robert Burns furono dedicate alla mo-
glie Nina, a Jurij Sviridov e a Isaak Glikman, mentre l’ultima romanza del
ciclo, trasposizione di una canzone per bambini inglese, è dedicata a Šebalin.
La romanza Macpherson Before His Execution, con i suoi versi che, pur di-
nanzi al patibolo, sbeffeggiano la morte, aveva un particolare significato per
il compositore, che la citò in lavori di grande importanza, come la Tredicesi-
ma sinfonia e la sua ultima composizione, la Sonata per viola e pianoforte.

151.
a L.T. ATOVM’JAN
Kujbyšev, 18 novembre 1942
Caro Lëva,
ti mando ancora tre romanze. Veramente, di queste, due non sono scritte
su versi di Maršak, ma su versi di Raleigh e Shakespeare. Penso che non
sia poi una circostanza tragica. Bisogna disporle nel seguente modo:
1) Al figlio. Versi di Walter Raleigh. Traduzione di B. Pasternak.
2) Da Robert Burns.31 Versi di S. Maršak.
3) Macpherson prima dell’esecuzione. Da Robert Burns. Versi di S.
Maršak.
4) Jenny. Da Robert Burns. Versi di S. Maršak.
5) Sonetto n. 66. Versi di William Shakespeare. Traduzione di B. Pa-
sternak.
6) La campagna militare del re. Canzone per bambini del folklore in-
glese. Versi di S. Maršak.
Di queste la n. 2, la 3 e la 4 te le avevo già lasciate la scorsa volta che
ero venuto a Mosca. La n. 2 [sic], la 5 e la 6 le trasmetto adesso. Nella
244 Giugno 1941-maggio 1945: Gli anni della guerra

notte tra il 16 e il 17 novembre ho cercato di telefonarti, ma non ci sono


riuscito. La telefonista mi ha informato che il tuo numero non rispon-
deva. Qualche giorno fa ti ho scritto una lettera che, probabilmente, ti
arriverà dopo questa, visto che quella l’ho imbucata, mentre Ljudmila
Nikolaevna Švernik, che gentilmente ha acconsentito a recapitare a Mo-
sca gli spartiti e il biglietto di accompagnamento, viaggia in aereo.
Tutte le romanze vorrei dedicarle ai miei amici: a te, a Šebalin, a Glik-
man, a Sollertinskij, ma non so quale dedicare a chi. Ci penserò e te ne in-
formerò a parte.
Ti stringo forte la mano. Scrivi. ˆ
D. Šostakovic

Informati dal compagno Reznikov (è collaboratore di Pronin, il suo te-


lefono è K 3-69-90), come vanno le cose per il mio alloggio di Mosca e
dammene notizia con telegramma o per telefono (2-22-73).
D.Š.

La lettera al compagno Kiselev (segretario del Comitato cittadino del


RKP(b) di Saratov l’ho scritta e spedita.
A questa allego il relativo documento.

1943
ˆ
Alla fine del 1942 Šostakovic aveva progettato di scrivere un lavoro dedi-
cato alla memoria di Leonid Nikolaev e aveva cominciato ad abbozzare
una sonata per pianoforte. Ma nel gennaio 1943 il compositore cadde gra-
vemente ammalato per una febbre tifoidea. Nina Vasil’evna era seriamen-
te preoccupata per le condizioni del marito e il 18 gennaio inviò un tele-
gramma ad Atovm’jan, chiedendogli di mandare le vitamine e la frutta ne-
cessarie per favorire la guarigione di Dmitrij.

152.
a I.I. SOLLERTINSKIJ
Kujbyšev, 12 gennaio 1943

<…> Da ieri ho cominciato ad alzarmi. Ieri sono stato fuori dal letto
due ore, oggi tre. Domani di più e così via. Tra una decina di giorni usci-
Trascrivere la vita intera 245

rò e starò di nuovo perfettamente bene. Il mio fisico possente se l’è ca-


vata benissimo nella lotta con questa malattia, ma non vorrei ricadere.
È una malattia grave e giustifica pienamente il suo nome:32 l’addome fa
molto male, e anche la testa e molte altre parti del corpo. Sii prudente:
riguardati <…> Ecco i miei piani per il futuro: quando sarò del tutto
guarito, andrò a Mosca. Mi hanno promesso un posto in un convale-
scenziario. Che cosa succederà in futuro, non lo so. Quando gli spasimi
mi hanno abbandonato ho cominciato a pensare una sonata per piano-
forte. L’ho pensata e adesso pian pianino la metto sulla carta. Qualche
tempo fa ho mandato a te e a Sviridov le mie romanze nella lussuosa edi-
zione del Muzfond.33 Le hai ricevute? Oggi ho inviato a te e a Mravin-
skji la partitura della Settima sinfonia. Caro amico, patisco tremenda-
mente la tua mancanza e credo che presto saremo a casa, ci faremo spes-
so visita l’un l’altro e chiacchiereremo di questo e di quello davanti a
una bottiglia di buon Kacheti n. 8.34 Ricordati: hai dei figli di cui sei re-
sponsabile e degli amici, tra cui c’è anche ˆ
D. Šostakovic

153.
a L.T. ATOVM’JAN
Kujbyšev, 14 febbraio 1943
Mio caro amico Lëva,
mi sono molto preoccupato e innervosito a causa delle tue lettere. Fam-
mi sapere per favore presto che disgrazia ti è capitata e se si può già con-
siderarla passata. Tutto questo mi inquieta molto. Io sto guarendo. Già
da quattro giorni mi sto alzando un pochino. Tantissime grazie per i sol-
di e per il pacco inviatomi, con i mandarini, le vitamine e tutto il resto.
Sono cose che mi hanno aiutato molto a guarire. Temo che la compagna
Baranova si sia risentita perché non l’abbiamo accolta bene. Nina le era
andata incontro con la macchina, ma, non si sa perché, non si sono in-
ˆ
contrate. Ogolevec è ammalato di angina, Šcedrin, il segretario del-
l’Unione [dei compositori] era andato a Mosca, e probabilmente lei qui
si sarà trovata male. Non abbiamo potuto alloggiarla perché adesso qui
da noi è tutto pieno di ospiti che si fermano anche a dormire. Uno di
loro è una persona meravigliosa, K.V. Potapov, tramite il quale ti invio
(con tanto di dedica commovente) le mie romanze, che considero co-
munque un lavoro riuscito e sono lieto che siano state stampate sotto la
tua redazione nella lussuosa edizione del Muzfond. Insieme a esse, ti
mando la Settima sinfonia.
Mentre ero a letto con il tifo ho pensato una sonata per pianoforte
che ho già cominciato pian pianino a scrivere. Mi mancate tanto tu e
246 Giugno 1941-maggio 1945: Gli anni della guerra

Ronja e, per quanto ciò possa parere strano, mi manca anche il Comitato
organizzativo dell’Unione dei compositori sovietici. Una volta guarito
verrò a Mosca e farò un tentativo di prendere la residenza lì. A Lëva
Oborin è successa una grande disgrazia, peggio: una tragedia. A causa
dei nervi gli si sono paralizzate le dita della mano sinistra. Non riesco
nemmeno a commentare questo fatto terribile. Se la cosa sarà permanen-
te, mi pare che il Muzfond dovrebbe pensare a lui. Peccato che tu non
possa venire qui. Mi pare che tu potresti riorganizzare la vita della locale
SSK. Non mi piace (parlo della vita della SSK). Non mandarmi più niente.
Ma se per caso pensi di mandare qualcosa, mandamelo tramite una per-
sona tipo Levitin (passa indenne nel fuoco e nell’acqua). Altrimenti sa-
rebbe molto difficile qui accogliere uno che arriva, e, cosa più importan-
te, riuscire a farlo ripartire. A.S. Ogolevec adesso è malato, ma anche se
fosse sano, non potrebbe comunque far nulla, in quanto è totalmente ne-
gato per queste cose. Mio Dio! Che voglia ho di andare a vivere a Mosca!
Mi consumerò e morirò di noia per la vita che si fa qui. Be’, per adesso è
tutto. Ancora una volta ti prego di farmi sapere come vanno i tuoi affari.
Sono tremendamente preoccupato per te. Ti bacio forte. Anche Nina.
Mi ha curato: non fosse stato per lei, sarebbe andata male. ˆ
D. Šostakovic

P.S. Trova il modo di telefonare. Il mio numero è 2-22-73. Da qui rag-


giungere Mosca è terribilmente difficile, quasi impossibile.
D.Š.

Se ci sarà l’occasione, mandami buste e carta (da lettere, di carta da mu-


sica ne ho un sacco, può bastare per tutta la vita; solo non dirlo a nes-
suno: io sono avaro di carta da musica e non ne darò a nessuno).
D.Š.

ˆ
Šostakovic aveva incontrato il direttore d’orchestra Boris Chaikin nel 1937,
quando era il direttore titolare del Malegot di Leningrado (dal 1936 al 1943).
Durante la guerra il Malegot fu evacuato a Orenburg (che allora aveva
ˆ
il nome di Ckalov), dove Chaikin fece conoscere la Settima sinfonia di
ˆ
Šostakovic , nell’esecuzione dell’orchestra del Malegot. Chaikin aveva anche
progettato di mettere in scena l’operetta Barbe-Bleue di Offenbach e aveva
ˆ
chiesto a Šostakovic di farne l’orchestrazione. Dapprima il compositore ave-
va accettato volentieri e all’inizio di maggio aveva concordato un anticipo di
25 000 rubli. Ma una volta iniziata la composizione dell’Ottava sinfonia,
ˆ
Šostakovic decise di rompere il contratto e del progetto non si fece più nulla.
Trascrivere la vita intera 247

154.
a B.E. CHAIKIN
ˆ Kujbyšev, 24 febbraio 1943
Caro Boris Emmanuilovic,
<…> sono quasi guarito e sto per andare a Mosca, questa settimana. Mi
fa molto piacere che Lei desideri dirigere la mia Quinta sinfonia. A Mo-
sca cercherò di trovare la partitura e di mandargliela. A Kujbyšev la
Quinta sinfonia non c’è, esattamente come molte altre partiture. Gli
spartiti a Kujbyšev sono una rarità bibliografica. Anche la vita musicale
qui non è molto stabile. Di tanto in tanto si fa un concerto, così, di sfug-
gita. Ma in generale il panorama è plumbeo e sconfortante. Invitandola
a Kujbyšev, seguivo soltanto i miei egoistici progetti: mi sarebbe piaciu-
to molto sentirla. Ma temo che Lei ricaverebbe un ben misero piacere
da un viaggio a Kujbyšev. Non è mica come dirigere l’orchestra di prima
classe del teatro Bol’šoj, la qual cosa è, per un direttore, una grande fe-
licità (almeno così credo). E forse ciò compenserebbe il dolore per il
mancato viaggio in un posto così poco attraente come Kujbyšev. Natu-
ralmente sarebbe per me tremendamente interessante sentire la mia Set-
tima sinfonia nella Sua esecuzione. Spero di riuscirci.
Sono terribilmente contento che Lei e il Malegot lavoriate attiva-
mente. Molto volentieri mi metterò a lavorare all’orchestrazione di Bar-
bablù. Il miei piani per l’immediato futuro sono i seguenti: presto andrò
a Mosca e vi trascorrerò due o tre settimane in un convalescenziario
fuori città. Difficilmente tornerò a Kujbyšev prima del 1° maggio.
Le stringo forte la mano. Saluti la Sua signora. Tutti i miei Le man-
dano i saluti. ˆ
D. Šostakovic

ˆ
Entro metà febbraio Šostakovic aveva recuperato le forze a sufficienza per
poter uscire. Il 2 marzo lasciò Kujbyšev per recarsi al convalescenziario Ar-
changelskoe, nei dintorni di Mosca. Oltre ai benefici dovuti alla possibili-
tà di ristorare le sue condizioni fisiche indebolite, questo viaggio permise
ˆ
a Šostakovic e a sua moglie di verificare se esisteva la possibilità di un tra-
sferimento a Mosca.
Nel frattempo, Vissarion Šebalin era ritornato a Mosca dopo aver accetta-
to l’incarico di direttore del Conservatorio di Mosca e fu la sua offerta di una
ˆ
cattedra a convincere Šostakovic a trasferirsi a Mosca in modo permanente.
In questo stesso periodo, il Muzfond aveva pubblicato le Sei romanze
ˆ
per voce e pianoforte op. 62 e Šostakovic riuscì a inviarne una copia a cia-
scuno dei dedicatari.
248 Giugno 1941-maggio 1945: Gli anni della guerra

155.
a I.D. GLIKMAN
ˆ Kujbyšev, 1° marzo 1943
Caro Isaak Davydovic,
grazie per il telegramma nel quale mi informi di aver ricevuto le mie ro-
manze e mi ringrazi per la dedica. Non c’è bisogno di ringraziamenti. Ti
voglio molto bene e per questo te le ho dedicate. Mi manchi tanto. Tu,
come il sole, hai delle macchie, ma molto meno di me e di molte altre per-
sone. Ma poi, questa è solo poesia e a me piacciono le lettere concrete.
Veniamo ai fatti. Sono guarito, solo che per ora mi stanco molto a cam-
minare. Il Comitato per le arti mi ha dimostrato benevolenza e mi ha or-
ganizzato un soggiorno in un convalescenziario vicino a Mosca, alla volta
del quale parto domani. Mi farebbe piacere trovare tue notizie quando
dal convalescenziario rientrerò a Mosca. Scrivimi all’indirizzo: Mosca, v.
Herzen 13. È il Conservatorio. Indirizzala a V.Ja. Šebalin per me. A Mo-
sca resterò abbastanza a lungo. Tutti i membri della mia famiglia stanno
bene e tutto il tempo, a voce alta, parlano di prodotti alimentari. Senten-
do questi discorsi, ho cominciato a dimenticare molte parole, ma ricordo
sempre bene le seguenti: pane, burro, mezzo chilo, vodka, un bicchiere,
lasciapassare, pasticcini e alcune altre. Credo che presto torneremo a ca-
sa, nei nostri appartamenti, ci faremo visita l’un l’altro. Lavoro molto. Ol-
tre alle romanze di cui sai, ho scritto il primo movimento di una sonata
per pianoforte. Sono andato molto avanti a scrivere l’opera I giocatori, ma
non la reclamizzo, perché l’ho già messa da parte. Salutami tutti i tuoi. La
ˆ
moglie e il figlio maggiore di Ivan Ivanovic [Sollertinskij] hanno la pol-
monite, il minore ha gli orecchioni. Se la sta passando male. Bacioni. ˆ
D. Šostakovic

ˆ
Šostakovic trovava che le condizioni di lavoro al convalescenziario di Ar-
changelskoe erano eccellenti e, mentre vi soggiornava, il 17 marzo com-
pletò la Sonata per pianoforte in tre movimenti. In questo periodo, inoltre,
orchestrò le Sei romanze (op. 62).

156.
a I.I. SOLLERTINSKIJ
Archangelskoe, 15 marzo 1943

<…> Qui va tutto bene, ma a me non piace la vita del convalescenziario


e mi annoio a morte. Nina è a Mosca. Non tornerò a Kujbyšev. O meglio:
Trascrivere la vita intera 249

non voglio tornarci. Oggi Nina è andata a vedere una casa e l’ha rifiutata
perché a suo parere essa (la casa) non è assolutamente adatta a viverci.
Questo mi addolora molto. Ma magari riusciremo ad averne una miglio-
re. Io soffro di grafomania. Ho scritto quasi tutta la sonata per pianofor-
te, ho orchestrato le mie romanze che tu, forse, conosci, visto che te le
ho già mandate parecchio tempo fa, con tanto di dedica commovente;
sto facendo la riduzione per pianoforte dell’opera I giocatori, che è lungi
dall’essere finita e probabilmente è destinata a non essere finita mai; con-
tinuo a lavorare sulla partitura della sunnominata opera, e così via. Al di
fuori del lavoro, fosse pur soltanto tecnico (p. es. il lavoro sullo spartito),
sono sempre in pena e letteralmente non trovo un posto in cui stare, seb-
bene non ne abbia serio motivo (i nervi, cioè il pessimo carattere). Vole-
vo scriverti una lettera allegra per tirarti su il morale, almeno un po’, ma
non ci sono riuscito. Non sono né Iraklij Andronikov, né Obrazcov, ar-
tista emerito della Repubblica. Non ti arrabbiare.
<…>

La giovane moglie di Glikman, Tat’jana Ivanovna, morì improvvisamen-


te di tifo petecchiale il 4 aprile a Taškent. Glikman era disperato, ma fu
ˆ
aiutato dalla commovente risposta del suo amico Šostakovic e dalle sue at-
tenzioni nella lettera seguente.

157.
a I.D. GLIKMAN
ˆ Mosca, 21 aprile 1943
Caro Isaak Davydovic,
oggi è venuto da me E. Gilels, che mi ha portato la tua triste lettera.
Amico mio, fatti forza e sopporta coraggiosamente questa dura per-
dita. Sono certo che il tempo, presto o tardi, sanerà il tuo dolore e tu
starai meglio. Ho in progetto di richiedere per te il permesso di venire
a Mosca. Forse ciò ti distrarrà un pochino. Circa cinque giorni fa ti ho
mandato un po’ di soldi. Spero di mandartene ancora tra qualche tem-
po. Ora sto per traslocare in un nuovo appartamento. Scriviti l’indiriz-
zo: Mosca, centro, v. Kirov 21, appart. 48. Per ora non c’è il telefono.
Non c’è neanche l’arredamento. Ci sono solo le pareti. Tuttavia sono
fermamente deciso a restare a Mosca e spero di poterti offrire al più pre-
sto la mia ospitalità. Ho fatto i tuoi saluti a Šebalin. Anche lui ti saluta.
Oggi mi ha chiamato E.A. Boltin. Sono felice che si sia trasferito. È un
tipo simpatico e amabile. Sarebbe bello se ti riuscisse di lasciare Taškent
250 Giugno 1941-maggio 1945: Gli anni della guerra

e venire a Mosca. Se vuoi, cominceremo a darci da fare. Io adesso sto


passando un brutto momento, ma certo sono soltanto sciocchezze in
confronto alla tua vita. Ho scritto di recente una Sonata per pianoforte.
ˆ
L’ho dedicata alla memoria di Leonid Vladimirovic Nikolaev.
Bacioni. Nina ti manda i saluti. Saluta tua mamma.
Il tuo ˆ
D. Šostakovic
Scrivimi presso il Conservatorio.
ˆ
La Settima sinfonia portò la reputazione di Šostakovic nei paesi alleati al
punto più alto. Nel 1943 Nicholas Nabokov scrisse un articolo per il nu-
mero di marzo di Harpers Bazaar, in cui affermava: «Il prestigio di cui go-
ˆ
de in questo momento Šostakovic negli Stati Uniti è testimoniato dal fatto
che la sua Settima sinfonia (Di Leningrado), nonostante la sua ingom-
brante lunghezza, ha avuto più repliche di qualsiasi altro brano di musica
ˆ
contemporanea». Nabokov concludeva che Šostakovic «non ha meritato
le sconsiderate acclamazioni che sta ricevendo, ma nemmeno meriterà
l’inevitabile ripudio che seguirà. Entrambi questi estremi sono una prova
indecorosa di come la musica contemporanea sia giudicata senza criterio e
i compositori contemporanei siano usati in modo irresponsabile».
Lasciando da parte il dibattito sui meriti artistici della Settima sinfonia,
la gara per ottenere il diritto alla sua prima esecuzione in America ne prova
l’importanza come simbolo politico. Alla fine fu Arturo Toscanini (invece
dei suoi colleghi Koussevitzky o Stokowski) ad averla vinta. In una lettera
a Stokowski datata 20 giugno 1942, Toscanini avanzò le sue pretese come
segue: «Nella mia lunga carriera non ho mai sollecitato l’onore di dirigere
la prima pagina di un compositore! Ammiro la musica di Shostakovich, ma
non sento per essa un amore così ardente e sviscerato come il Suo. Tempo
fa avevo promesso di guardare la nuova partitura non appena giunta dalla
Russia… In effetti due membri dell’Am-Russia Music Corporation mi por-
tarono i lucidi e qualche giorno dopo la prima copia della partitura … Fui
subito folgorato dalla sua bellezza – dal suo significato antifascista – e inol-
tre devo confessare a Lei l’ardente desiderio di eseguirla. Non pensa, caro
Stokowski, che sarebbe molto interessante per tutti, e anche per Lei, senti-
re il vecchio direttore italiano (uno dei primi artisti a combattere strenua-
mente il fascismo) eseguire questo lavoro di un giovane compositore russo
antinazista?».35
Così, il 19 luglio 1942 Toscanini diresse l’orchestra della NBC nella pri-
ma statunitense della Settima sinfonia. Decine di migliaia di ascoltatori
seguirono l’opera trasmessa in diretta alla radio. La registrazione della
ˆ
NBC fu inviata a Šostakovic , ma egli la ricevette soltanto nove mesi dopo.
Trascrivere la vita intera 251

158.
ad A. TOSCANINI
[Mosca, 23 aprile 1943]

Il 23 aprile in compagnia di amici ho ascoltato l’incisione della Sua ese-


cuzione della mia Settima sinfonia. Voglia gradire la più sincera gratitu-
dine per il piacere che mi ha dato questa audizione.
Le invio i miei migliori auguri. ˆ
D. Šostakovic

ˆ
Alla fine di aprile Šostakovic cominciò a insegnare al Conservatorio di
Mosca. Lui e Nina si trasferirono in un appartamento sulla via Kirov, che
era piccolo e scuro e si affacciava su un tetro cortile. Ma erano comunque
felici e in giugno il resto della famiglia li raggiunse da Kujbyšev. Il 6 giu-
ˆ
gno Šostakovic interpretò in prima assoluta la Sonata per pianoforte n. 2
nella Sala piccola del Conservatorio di Mosca, in un programma che com-
prendeva anche l’intero ciclo delle Sei romanze op. 62. La reazione della
critica alla Sonata per pianoforte fu freddina, a eccezione di Marija Judina
(che aveva studiato con Nikolaev) e l’opera non fu ripresa dai pianisti
dell’epoca. Sia nella struttura del brano che nella scelta del materiale,
ˆ
Šostakovic dimostrò la sua considerazione per il suo insegnante di piano-
forte, citando temi delle composizioni di Nikolaev.
ˆ
Nella primavera, Šostakovic continuò a lamentare disturbi e soffrire di
continue emicranie. Tornò a essere in forma soltanto quando cominciò la com-
posizione dell’Ottava sinfonia, all’inizio di luglio. Il colossale lavoro in cinque
movimenti fu scritto molto in fretta, sotto la spinta di una potente ispirazione
e fu completato il 9 settembre. La prima fu eseguita da Evgenij Mravinskij
(che ne era dedicatario) a Mosca, il 4 novembre. Il pubblico trovò la sinfonia
difficile, ma tutti i musicisti di professione non ebbero dubbi che si trattasse di
un capolavoro. L’Ottava sinfonia fu riconosciuta come un requiem per la guer-
ra e le sue vittime. La sua natura è innegabilmente tragica e nei dibattiti
all’Unione dei compositori l’opera fu criticata per il suo pessimismo.

159.
a I.I. SOLLERTINSKIJ
Mosca, 9 settembre 1943

<…> Ho ricevuto la tua cartolina e me ne sono rallegrato un po’ meno di


quanto avrei dovuto: per tutto il tempo avevo atteso la tua venuta36 <…>
252 Giugno 1941-maggio 1945: Gli anni della guerra

Negli ultimi tempi (qualche mese) non ho ricevuto nulla da te, nemmeno
i telegrammi di cui scrivi. <…> Di me non ho nulla di speciale da scriverti.
Sto bene. Proprio ora (letteralmente) ho finito l’Ottava sinfonia. Avverto
in me un senso di vuoto, come sempre accade al termine di un grosso la-
voro. La sinfonia è composta da cinque movimenti <…> La partitura vie-
ne copiata con urgenza. Mravinskij la porterà a Novosibirsk. Gliel’ho suo-
nata che non era ancora ultimata. Ha deciso di eseguirla. Caro amico mio.
Ogni tanto è tremendamente dura senza di te. Spero che ci vedremo pre-
sto. C’era il progetto di nominarti direttore della Filarmonica di Mosca,
ma per ora hanno nominato direttore facente funzione Vlasov (Fere e Vla-
sov). Ti bacio forte. Desidero proprio che la tua vita proceda bene <…>

160.
a I.D. GLIKMAN
ˆ Mosca, 8 ottobre 1943
Caro Isaak Davydovic,
per quanto riguarda il tuo permesso [di risiedere a Mosca], per ora la
faccenda non va in porto. Nonostante tutte le mie istanze e preghiere,
per ora non si conclude niente. Pochi giorni fa è andato via da Mosca
I.I. Sollertinskij, che sono stato tremendamente felice di vedere. Può
darsi che tu sappia che ho finito l’Ottava sinfonia, che è composta da
cinque movimenti. Il 3 novembre se ne prevede l’esecuzione sotto la di-
rezione di Mravinskij. Ne sono molto preoccupato, perché, insomma,
semplicemente sono preoccupato per vari motivi, che sono noti a qual-
siasi compositore. Ho trasmesso a Tat’jana Maksimovna37 i tuoi saluti e
la tua ammirazione per la sua veritiera espressione di un film veritiero.
In ogni caso, mi sono invaghito del cinematografo e alcuni film, sia a
soggetto che documentari, li ho visti parecchie volte.
Ti bacio forte. ˆ
D. Šostakovic

ˆ
Durante gli ultimi mesi del 1943 Šostakovic cominciò a lavorare al completa-
mento dell’opera di Venjamin Flejšman, Il violino di Rothschild. Contempo-
raneamente iniziò a comporre un Trio per pianoforte. Il giovane Mstislav Ro-
ˆ ˆ
stropovic , all’epoca studente di Šostakovic nella classe di orchestrazione, ri-
cordava che il suo professore una volta gli chiese di verificare se era possibile
suonare al violoncello alcune battute, buttate giù di fretta sulla carta. Rostro-
ˆ
povic riuscì a suonare a prima vista un passaggio in armonici. Diversi mesi do-
po riconobbe quelle battute come il tema di apertura del Trio per pianoforte.
Trascrivere la vita intera 253
ˆ
Nella lettera che segue, indirizzata a Glikman, Šostakovic menziona
quest’opera per la prima volta.

161.
a I.D. GLIKMAN
Mosca, 8 dicembre [1943]
Mio caro amico,
in questi ultimi tempi mi sono successe molte cose spiacevoli. Maksim
è stato a lungo ammalato, è diventato pallido, smunto. Mi spiace tre-
mendamente per lui. Poi mi sono ammalato io. Sono stato ammalato
una settimana. Mi sono alzato oggi. Ieri Nina si è buscata la febbre alta.
Le malattie non smettono di «girarmi per casa». Per quanto riguarda gli
altri miei parenti, stanno bene. Mi spiace che tu non abbia sentito la mia
Ottava sinfonia. Sono molto contento di come è andata. Mravinskij qui
l’ha suonata quattro volte. Il 10 dicembre la eseguirà per la quinta volta.
Avrebbe dovuto essere discussa all’Unione dei compositori sovietici,
ma il dibattito è stato rimandato a causa della mia malattia. Ora si terrà
la discussione e non dubito che durante il suo svolgimento saranno pro-
ferite preziose osservazioni critiche, che mi ispireranno per le creazioni
future, in cui riesaminerò le mie creazioni passate e invece di fare un
passo indietro, ne farò uno avanti.
Ora sto scrivendo un Trio per pianoforte, violino e violoncello. Scri-
vimi. Ho nostalgia delle tue lettere, ma soprattutto di te, in persona.
Scusami, se scrivo poco. La mia penna non è fatta per lo stile epistolare.
Ti auguro tutto il bene possibile. ˆ
D. Šostakovic

ˆ
In questa lettera di auguri per il nuovo anno, l’auspicio di Šostakovic che
le truppe di Hitler possano essere presto sconfitte è certamente sincero, ma
il riferimento a Stalin fu senza dubbio scritto avendo ben presente l’occhio
del censore.

162.
a I.D. GLIKMAN
Mosca, 31 dicembre [1943]
Mio caro amico,
ti faccio tanti auguri per l’anno nuovo. Ti auguro salute, felicità e suc-
cesso. P.A. Serebrjakov mi ha recato i tuoi saluti. Grazie che non ti di-
254 Giugno 1941-maggio 1945: Gli anni della guerra

mentichi di me. Ora è l’ultimo giorno del 1943, sono le sedici. Fuori dal-
le finestre infuria una bufera di neve. Arriva il 1944. Anno di felicità, an-
no di gioia, anno di vittoria. Quest’anno ci porterà molta gioia.
I popoli amanti della libertà alla fine scuoteranno il giogo hitleriano e
si diffonderà la pace in tutto il mondo, e torneremo a vivere una vita paci-
fica, sotto il sole della costituzione staliniana. Ne sono convinto e per que-
sto provo una grandissima gioia. Adesso io e te siamo temporaneamente
separati; quanto mi manchi, vorrei festeggiare con te le gloriose vittorie
dell’Armata rossa, guidata dal grande condottiero, il comp[agno] Stalin.
Per ora ti abbraccio forte. A presto rivederci. Scrivi. ˆ
D. Šostakovic

1944
ˆ
Il 15 febbraio Šostakovic completò il primo movimento del Trio per pia-
noforte. Solo quattro giorni prima Ivan Sollertinskij era morto per un at-
ˆ
tacco di cuore all’età di quarantuno anni. Šostakovic lo aveva visto nelle
due recenti visite a Mosca, in settembre e in novembre, quando gli aveva
suonato l’Ottava sinfonia. Sollertinskij aveva fatto conoscere la sinfonia
in una conferenza precedente la prima esecuzione a Novosibirsk, di pochi
giorni antecedente la sua morte.
ˆ
Šostakovic aveva progettato di far trasferire Sollertinskij a Mosca. Ora
era distrutto dal dolore per l’inattesa fine del suo amico. Sollertinskij era sta-
ˆ
to il più intimo amico di Šostakovic e la sua guida ispiratrice, pur non aste-
ˆ
nendosi dal criticarlo quando lo riteneva opportuno. Šostakovic confessò che
Sollertinskij era insostituibile per lui: «Quando lavoro a una nuova compo-
ˆ
sizione, penso sempre tra me e me “E cosa ne direbbe Ivan Ivanovic?”».38

163.
a I.D. GLIKMAN
ˆ Mosca, 13 febbraio 1944
Caro Isaak Davydovic,
ti porgo le più vive condoglianze per la scomparsa del nostro più caro e
ˆ ˆ
intimo amico Ivan Ivanovic Sollertinskij. Ivan Ivanovic è mancato l’11
febbraio 1944. Io e te non lo vedremo mai più. Non ho parole per espri-
mere tutto il dolore che strazia tutto il mio essere. A perpetuare la sua
memoria siano il nostro amore per lui e la fede nel suo talento geniale e
nel suo fenomenale amore per quell’arte a cui ha dedicato la sua meravi-
Trascrivere la vita intera 255
ˆ
gliosa vita: la musica. Ivan Ivanovic non c’è più. È terribile da sopporta-
re. Amico mio, non dimenticarti di me e scrivimi. Ti prego: trova da
qualche parte della vodka e l’11 marzo, esattamente alle 19, ora di Mo-
sca, berremo (tu a Taškent, io a Mosca) un bicchiere di acquavite, com-
ˆ
memorando così, a un mese di distanza, la morte di Ivan Ivanovic.39 ˆ
D. Šostakovic

164.
a O.P. SOLLERTINSKAJA
Mosca, 15 febbraio 1944
Cara Ol’ga Pantelejmonovna,
non è possibile esprimere con le parole tutto il dolore che si è impadro-
ˆ ˆ
nito di me alla notizia della morte di Ivan Ivanovic. Ivan Ivanovic era il
mio più intimo e caro amico. Quello che sono diventato lo devo a lui.
Vivere senza di lui mi sarà insopportabilmente difficile. I tempi ci han-
no separato. Negli ultimi anni io e lui ci siamo visti e frequentati poco.
Ma mi ha sempre reso felice la consapevolezza che al mondo viveva Ivan
ˆ
Ivanovic con la sua straordinaria intelligenza, i suoi vasti orizzonti e la
sua inesauribile energia. La sua scomparsa è per me un colpo crudele.
ˆ
Io e Ivan Ivanovic parlavamo molto, di tutto. Parlavamo anche di
ciò che inevitabilmente ci attende alla fine della vita, cioè la morte. En-
trambi la temevamo e la rifiutavamo. Amavamo la vita. Ma sapevamo
ˆ
che presto o tardi bisogna dirle addio. Ivan Ivanovic ci ha lasciato tre-
mendamente presto. La morte lo ha strappato alla vita. Lui è morto, io
sono rimasto. Parlando della morte, rammentavamo sempre i nostri ca-
ri. Ci preoccupavamo pensando ai nostri figli, mogli, genitori, e sempre
ci facevamo solenne promessa, in caso di morte di uno di noi, di aiutare
con ogni mezzo i nostri cari rimasti soli. Cara Ol’ga Pantelejmonovna,
se si troverà in difficoltà, nelle angustie, La prego, in nome della memo-
ˆ
ria di Ivan Ivanovic, per me sacra, me lo dica, e se potrò in qualche mo-
do aiutarla, mi impegnerò con tutte le mie forze.
Se per Lei non sarà troppo penoso, mi scriva di che cosa è morto
ˆ
Ivan Ivanovic. Il telegramma con la notizia della sua morte era estrema-
mente breve. E invece per me è così importante sapere che cosa gli è
successo. Le stringo forte la mano. Un bacio ai bimbi rimasti soli.
Il Suo ˆ
D. Šostakovic

ˆ
Nella primavera Šostakovic soffrì di depressione. Sentiva la morte di Sol-
lertinskij come una perdita personale acuta e tragica e inoltre era preoccu-
256 Giugno 1941-maggio 1945: Gli anni della guerra

pato che la sua capacità di scrivere musica si fosse «inaridita». Confessò a


Isaak Glikman in una lettera datata 19 aprile: «Non posso lavorare. Non
sto componendo niente. E per questa ragione soffro, perché mi pare che
non sarò mai più capace di scrivere una sola nota».

165.
a I.D. GLIKMAN
ˆ Mosca, 23 luglio [1944]
Caro Isaak Davydovic,
finalmente ho ricevuto una tua lettera. Ero molto preoccupato per la
mancanza di tue notizie. Spero che questa cartolina ti raggiunga ancora
a Taškent. Ma presto la necessità di scrivere queste cartoline cesserà, vi-
sto che io e te vivremo insieme nella nostra meravigliosa città di Lenin-
grado, simbolo della potenza dell’ordinamento sovietico e della geniale
strategia di Stalin. Domani finisco gli esami di Stato. Sono il presidente
della Commissione statale di pianoforte del Conservatorio di Mosca.
Domani i candidati daranno l’esame di elementi di scienze e di elementi
del marxismo-leninismo. E domani stesso, la sera, me ne andrò da Mo-
sca per cinque o sei giorni nella provincia di Ivanovo, dove al momento
si trova la mia famiglia. Poi tornerò a Mosca, mi sento tremendamente
male. Ho sempre mal di stomaco. Nell’anima invece mi sento eccellen-
temente. E come potrebbe essere altrimenti, quando rimbombano le
salve per la vittoria, quando percepiamo la vittoria con tutto il nostro
essere? ˆ
D. Šostakovic

Nel 1939 il Comitato esecutivo dell’Unione dei compositori aveva auto-


rizzato la creazione di «case vacanza» per i compositori, dove venivano lo-
ro assicurate le condizioni ideali per lavorare, riposare e avere l’opportu-
nità di ridefinire i propri propositi artistici in amichevoli discussioni con i
colleghi. La prima a essere fondata fu la Casa della creatività a Ivanovo, la
cui sede fu sistemata in un kolchoz per l’allevamento di polli, allestito a
sua volta in quella che un tempo era stata una tenuta nobiliare. Ai com-
positori e alle loro famiglie il luogo offriva alloggio nell’edificio padronale
e una mensa nella sala comune. Di giorno si organizzavano attività spor-
ˆ
tive (Šostakovic si divertiva sempre a fare l’arbitro di calcio o di pallavolo
e d’inverno si dedicava allo sci di fondo) e la sera concerti informali o gio-
chi di comunità. Piccoli rustici erano messi a disposizione dei compositori,
ˆ
in qualità di «studi»; Šostakovic lavorava in un ex pollaio!
Trascrivere la vita intera 257

Le condizioni disponibili erano assolutamente uniche per gli anni di


guerra, in quanto le cucine offrivano cibi freschi e pasti abbondanti per gli
ˆ ˆ
ospiti. Chac aturjan, Prokof’ev e Šostakovic sono tra coloro che scrissero
importanti composizioni «di guerra» a Ivanovo.
ˆ
Alla fine di luglio Šostakovic raggiunse la famiglia a Ivanovo e si mise a
completare il Trio per pianoforte. Aveva deciso di dedicare il lavoro alla me-
moria di Sollertinskij, perché la scelta di questa formazione corrispondeva a
ˆ
una particolare tradizione elegiaca della Russia: Cajkovskij, Arenskij e Ra-
chmaninov avevano composto trii per pianoforte in memoria di composi-
tori amici.40 ˆ
Šostakovic scriveva molto velocemente e il 13 agosto completò i rima-
nenti tre movimenti del Trio. Poco dopo cominciò a scrivere il Secondo
quartetto per archi, che completò il 20 settembre.

166.
a V.JA. ŠEBALIN
Ivanovo, 6 settembre 1944
Caro Ronja,
qualche giorno fa mi sono ricordato che sono passati esattamente vent’an-
ni da quando ci siamo conosciuti. A me non piacciono tanto simili ri-
correnze: ci ricordano come il tempo fugge velocemente. Cominci a
pensare: come ho passato questo periodo di tempo? E arrivi alla con-
clusione che bisognava trascorrerlo (il periodo) meglio, rendendosi an-
cora più utili alla Patria… Ricordo le parole del poeta: La vita che ho
vissuto non è poca / ma ho fatto, all’incontrario, poco assai. Piaccia o
non piaccia, il ventesimo anniversario è qui.
Buon anniversario! Ti auguro che i prossimi vent’anni della nostra
amicizia trascorrano ancora migliori, più belli, più ricchi di significato.
Qui sto bene. Mi godo la natura, benché il vento forte che soffia sen-
za soste mi metta addosso la malinconia.
Mi impegno nella composizione. Ho finito il trio (quarto movimen-
to). Oggi ho finito il secondo movimento di un quartetto, che avevo ini-
ziato a comporre già qui. Senza fare pausa ho iniziato il terzo movimen-
to (il penultimo). Il quartetto voglio dedicartelo, per celebrare il sunno-
minato anniversario. «A caval donato non si guarda in bocca», ma mi
piacerebbe che tu fossi contento di questo opus.
Il processo di composizione produce in me molti affanni e preoccu-
pazioni. Mi preoccupa la rapidità fulminea con cui compongo. Senza
dubbio ciò non è bene. Non si deve comporre a una tale velocità, come
faccio io. È un processo estremamente serio, non bisogna spronarlo al
258 Giugno 1941-maggio 1945: Gli anni della guerra

galoppo (come diceva una mia amica ballerina)… Compongo a una ve-
locità d’inferno e non posso fermarmi <…> È spossante, non molto pia-
cevole, e, alla fine, manca completamente la certezza di aver impiegato
bene il tempo. Ma questa brutta abitudine si è impadronita di me e con-
tinuo a comporre troppo in fretta. Non arrabbiarti con me per il mio
cattivo comportamento in Conservatorio, e anche perché ti faccio per-
dere tempo. Ti faccio ancora gli auguri. Saluta Alëša e i bambini.
Il tuo ˆ
D. Šostakovic

ˆ
Il 27 agosto Šostakovic aveva scritto a Šebalin (nella sua qualità di diret-
tore del Conservatorio di Mosca) chiedendogli di ridurre i suoi impegni di
docente al Conservatorio, allo scopo di lasciare la cattedra in un paio diˆ
anni. Evidentemente Šebalin riuscì a dissuaderlo, perché Šostakovic non
solo continuò a insegnare al Conservatorio di Mosca, ma dopo la morte di
Maksimilian Štejnberg nel dicembre del 1946 acconsentì a prendere in ca-
rico la classe del suo ex insegnante al Conservatorio di Leningrado.
ˆ
Nello stesso tempo, Šostakovic chiese al Quartetto Beethoven di pre-
parare l’esecuzione del Secondo quartetto e invitò il primo violino, Dmi-
trij Cyganov, e il violoncellista Sergej Širinskij a suonare con lui il Trio per
pianoforte. La prima di entrambe le opere ebbe luogo il 14 novembre nella
Sala piccola della Filarmonica di Leningrado. Il Trio, in particolare, otten-
ˆ
ne un immediato successo e tra i brani di Šostakovic fu uno di quelli più
spesso eseguiti, procurandogli oltretutto un Premio Stalin (di seconda ca-
tegoria) nel 1946. Fu un lavoro che ebbe un destino migliore della Ottava
sinfonia e della Nona. ˆ
In questo lavoro Šostakovic per la prima volta utilizzò temi ebraici, che
divennero poi un elemento frequente nella sua opera alla fine degli anni
quaranta. La sua esplicita condanna dell’antisemitismo sta alla base della
Tredicesima sinfonia. Il compositore aveva certamente letto i resoconti
delle atrocità commesse nei lager nazisti, scoperte dall’Armata rossa nella
sua avanzata verso ovest in territorio polacco, nell’estate del 1944. Il più
toccante fu la sconvolgente descrizione delle rovine del lager di Treblinka
fatta da Vasilij Grossman. La straziante narrazione di Grossman delle vit-
time ebree costrette a ballare sulle tombe che avevano appena scavato era
probabilmente presente all’autore, contribuendo alla caratterizzazione del
modo di trattare il materiale tematico, rivisitato e trasformato in una grot-
tesca danza macabra, che culmina nel finale.
Il terzo movimento, Passacaglia, è un’elegia per il suo amico Ivan Sol-
lertinskij. In verità, la sorella di Sollertinskij sosteneva che il secondo mo-
Trascrivere la vita intera 259

vimento, uno scherzo (il cui andamento è Allegro con brio), era un preciso
ritratto della personalità brillante e mutevole di suo fratello, in cui Šostako-
ˆ
vic aveva catturato, con le sue doti di brillante conversatore, la capacità di
esporre le proprie vedute con brio, passando da un soggetto all’altro, tor-
nando e riprendendo il tema originale, elaborandolo e variandolo.41

1945

All’alba del nuovo anno crebbero le speranze nella conclusione della guer-
ra e nella fine delle privazioni che i civili avevano sopportato per tutto il ˆ
tempo. La vittoria sovietica era ora una conclusione scontata. Šostakovic
era conscio delle intenzioni di Stalin (ratificate dalla Conferenza di Jalta)
di raggiungere Berlino prima degli Alleati per assumere il controllo
dell’Europa orientale. Al suo genuino desiderio che la Germania fosse scon-
fitta si mescolava il timore per le conseguenze del potere illimitato che Stalin
avrebbe raggiunto e per la possibilità di abusi causati dalla repressione in-
ˆ
terna. Il pessimismo di Šostakovic era forse influenzato anche dalle difficili
condizioni in cui versava la sua famiglia e dalla sua salute malferma.

167.
a I.D. GLIKMAN
ˆ Mosca, 2 gennaio 1945
Caro Isaak Davydovic,
ti faccio gli auguri per il nuovo anno. Ti auguro salute, successo e feli-
cità. Mi dispiace molto che tu adesso non sia con me. Il 30 dicembre
mio figlio Maksim si è ammalato di polmonite. Adesso sta guarendo.
Ma mi sono preoccupato enormemente e così mi è venuta la gastrite che
mi tormenta ancora adesso. Che allegria. Pare che andiamo verso la vec-
chiaia, verso le malattie. E nonostante tutto abbiamo festeggiato Capo-
danno. L’abbiamo festeggiato qui a casa. Sarebbe stato antipatico rifiu-
tare, avevamo messo in comune le provviste. È stata una festa allegra e
rumorosa. Le ore più opprimenti sono state quelle dopo le tre di notte.
Gli ospiti che vivevano più distanti (persone estranee e non interessanti)
rimasero ad attendere il primo tram. Se ne andarono alle sei (!).
Io sogno che nel 1945 isseremo il vessillo della vittoria a Berlino.
I miei piani per il 1945 non sono chiari. Non sto componendo nien-
te, a causa delle condizioni molto negative in cui mi trovo a vivere. Dalle
260 Giugno 1941-maggio 1945: Gli anni della guerra

sei alle diciotto sono privo di due servizi fondamentali: luce e acqua. È
particolarmente difficile sopportare questi inconvenienti dalle quindici
alle diciotto. È già buio. Le lampade al cherosene fanno poca luce. La
mia vista non è buona. Alla luce del cherosene non posso scrivere.
L’oscurità mi logora i nervi. E pareva che ci fossero poche speranze per
un miglioramento, visto che poco tempo fa avevo firmato una carta in-
dirizzata al locale Narkomat dell’industria per l’assegnazione a chi ha ri-
cevuto il Premio Stalin, agli Artisti del popolo, alle Personalità emerite,
in una parola, al gruppo eminente dei compositori, di cherosene, lam-
pade al cherosene, fornelli ecc. ecc., visto che a causa di vari casi di in-
terruzione della fornitura di elettricità la loro produttività artistica di-
minuisce in qualche misura. La lettera è andata a buon fine e il 31 di-
cembre ho ricevuto dei buoni per sei litri di cherosene. La mia macchi-
na non è ancora in funzione. Non ho benzina. Non ho un autista e, in-
vero, i mezzi per mantenerlo. Per ora se ne starà nell’orrido garage del
Muzfond.
Insomma, me la passo male. Ma alle sei del pomeriggio si accende la
luce. Ciò nondimeno, quando si avvicina quel momento di felicità, i
miei nervi si eccitano al punto che non riesco a calmarmi. Verso le do-
dici vado a dormire. Dormo male, nel buio più completo mi sveglio e
mi dedico alla toilette mattutina. Leggo Blok. Secondo me era un gran-
de, intelligente poeta. Alcuni versi mi hanno scosso. Quando avrai tem-
po e voglia, scrivimi. Poco tempo fa ho saputo che A.L. Ostrovskij ha
spontaneamente dato le dimissioni da vicedirettore e sulla sua poltrona
siede ora il potente vecchietto, A.V. Ossovskij. Che cosa fa adesso
Ostrovskij? Scrivimelo. Saluta tua mamma e tua nipote. Ti bacio forte. ˆ
D. Šostakovic

Ti scrivo al Conservatorio, perché ho dimenticato il numero del tuo ap-


partamento. Scrivimelo, per favore.
6. 1946-1952: Gli ultimi anni dello stalinismo

1946
ˆ
Šostakovic aveva annunciato la propria intenzione di scrivere un’opera di
vasto respiro come trionfante finale per la «trilogia» delle sinfonie del pe-
riodo bellico. Già dalla primavera del 1944, comparivano periodicamente
sulla stampa articoli che lo descrivevano all’opera su una nuova sinfonia
ˆ
con coro. Effettivamente, nel gennaio del 1945 Šostakovic illustrò ai suoi
allievi del Conservatorio il progetto di una nuova composizione per orche-
stra che prevedeva anche l’uso del coro. Rapidamente, però, questo proget-
ˆ
to fu abbandonato. Pare che Šostakovic non sia riuscito a vincere la rilut-
tanza a legare il proprio nome a un lavoro monumentale esaltante la vit-
toria sovietica, poiché si sarebbe inevitabilmente trattato di un omaggio al
«genio» di Stalin come statista e come stratega. Inoltre era superstizioso
con i numeri, e non voleva apparire come un imitatore di Beethoven.
Soltanto nel giugno 1945 si mise seriamente all’opera. Durante un
soggiorno nella residenza per musicisti di Ivanovo, scrisse una nuova ver-
sione della Nona sinfonia in cinque brevi movimenti, completandola en-
tro il 30 agosto.
ˆ
Šostakovic pensava che la sinfonia, con il suo tono leggero e parodisti-
co, non sarebbe stata ben accolta. Le sue previsioni si rivelarono esatte: la
composizione causò costernazione nei circoli ufficiali, perché non era di-
ventata un inno patriottico, celebrativo della potenza bellica dell’Unione
Sovietica. Come il compositore faceva notare sardonicamente ai colleghi:
«Il nostro compito è esultare».1
Evgenij Mravinskij, che della Nona sinfonia diresse la prima esecuzio-
ne a Leningrado, il 3 novembre, ritenne un buon espediente spiegare che
la musica esprimeva l’opposto di ciò che sembrava. Fece notare che il com-
positore si era impegnato a ritrarre il «conformismo borghese», cosicché
262 1946-1952: Gli ultimi anni dello stalinismo

«l’ingiustificata allegria» del finale in realtà parodiava sentimenti di fari-


saico autocompiacimento.2
Molti musicisti la pensavano altrimenti ed erano deliziati dall’effer-
vescente humor della sinfonia. Ecco per esempio le osservazioni del com-
positore Gavriil Popov, dopo aver ascoltato la sinfonia suonata in ante-
prima dall’autore, annotate nel diario, alla pagina del 21 settembre:
«[La musica] è trasparente, piena di luce e aria. Meravigliosi tutti, temi
chiari (il primo tema del primo movimento è puro Mozart). <…> È pie-
no di emozione. Un finale stupendo, con una tale gioia di vivere, bril-
lante e acuta. Bravo, Mitija!».3 All’estero la Nona sinfonia raggiunse in
breve tempo vasta popolarità e si conquistò un posto nel repertorio delle
orchestre più famose. La prima statunitense fu eseguita nel luglio 1946
a Tanglewood, dalla Boston Symphony Orchestra diretta da Serge Kous-
sevitzky.

168.
a I.D. GLIKMAN
ˆ Mosca, 12 gennaio 1946
Caro Isaak Davydovic,
ti ricambio, anche se in ritardo, gli auguri di buon anno. Che il 1946 sia
per noi ancor più felice del 1945. Mi rattrista il fatto che tu non stia be-
ne. Speriamo che non siano avvisaglie di una indisposizione più seria,
ma soltanto temporanee disfunzioni del tuo possente organismo. Io sto,
come puoi immaginare, benissimo. In piena salute sia fisica che spiri-
tuale. Ho avuto un paio di incontri con Ju.V. Sviridov, che era venuto a
Mosca. Mi piacciono molto sia lui stesso sia il suo nuovo Quartetto. La-
voro molto, ma non compongo nulla. Spero che siano soltanto tempo-
ranee disfunzioni del mio modesto e insignificante talento. La modestia
è il miglior ornamento. Con i più fervidi saluti ˆ
D. Šostakovic
ˆ ˆ
Saluta tua mamma, Lina e Gavriil Davydovic. A Gavriil Davydovic fa’ i
miei migliori auguri di una pronta guarigione.

Dopo la fine della guerra, i contatti con i cittadini dei paesi alleati furono
ammessi per un periodo di tempo molto breve. Ben presto la politica della
guerra fredda divise l’Europa in due e, con le repressioni staliniane, l’Unio-
ne Sovietica fu di fatto isolata nel suo sviluppo e i rapporti con l’Occidente
ˆ
furono impediti. Per esempio, Šostakovic non tentò neppure di riprendere
Trascrivere la vita intera 263

contatto con la sorella di sua madre, che era emigrata negli Stati Uniti do-
po la rivoluzione.
Il direttore d’orchestra austriaco Fritz Stiedry scrisse al VOKS per ave-
ˆ
re notizie di Šostakovic . Stiedry era vissuto in URSS quando lavorava co-
me direttore dell’Orchestra filarmonica di Leningrado, dal 1933 al
1937. Durante questo periodo aveva fatto amicizia con Sollertinskij e
ˆ
Šostakovi c , la cui musica aveva eseguito spesso. Tra gli altri lavori, Stie-
dry aveva diretto la prima del Concerto per pianoforte, con l’autore co-
me solista.
Dopo aver lasciato l’Unione Sovietica nel 1937, Stiedry viveva e lavo-
rava negli USA. Nella sua lettera, originariamente scritta in inglese con
l’aiuto di un traduttore (molto probabilmente Grigorij Šneerson, il consu-
ˆ
lente musicale del VOKS), Šostakovic aggiorna Stiedry sugli accadimenti
degli ultimi nove anni.

169.
a FRITZ STIEDRY
Mosca, 18 febbraio 1946
Mio caro amico,
mi scusi se per così tanto tempo non ho risposto alla Sua lettera. Sono
successe tante cose. Oltre tutto, parlo male l’inglese e mi è molto diffi-
cile scrivere una lettera. Ma noi siamo amici e spero che Lei non si ar-
rabbi con me, se la mia lettera non risulterà scritta in buona lingua let-
teraria. Ultimamente ho avuto molti dolori. Il più forte è stato la morte
del nostro caro amico Ivan Sollertinskij. Cercherò di descrivere gli ul-
timi anni della sua vita. È difficile, perché lo vedevo praticamente ogni
giorno. Le racconterò soltanto gli avvenimenti più importanti. Dopo la
Sua partenza dall’URSS (nell’estate del 1937) Sollertinskij fu nominato
direttore artistico della Filarmonica di Leningrado. Vi lavorò fino alla
morte. Nell’estate del 1938 si ammalò gravemente. Dopo la malattia di-
vorziò da Irina e sposò Ol’ga. La sua seconda moglie è una donna mol-
to brava e simpatica. Il figlio Dmitrij è venuto al mondo in seguito a
questo matrimonio. È nato il 1° settembre 1939. Ivan, come sempre,
lavorava molto. Nell’agosto 1941 lasciò Leningrado per Novosibirsk,
insieme con la nostra Filarmonica. Io lo accompagnai. Qualche tempo
dopo anch’io con la famiglia lasciai Leningrado per Kujbyšev, dove vis-
si fino alla primavera del 1943. Nell’estate del 1942 sono stato a Novo-
sibirsk, dove incontrai il mio caro amico dopo un lungo periodo di
tempo. Nella primavera del 1943 mi trasferii da Kujbyšev a Mosca, do-
ve vivo tuttora. Durante l’inverno 1943 Sollertinskij venne due volte a
264 1946-1952: Gli ultimi anni dello stalinismo

Mosca. A quel tempo si sentiva peggio e si lamentava del cuore. Il 10


febbraio 1944 andò a trovare dei suoi amici di Novosibirsk. Dopo cena
era molto stanco e andò a dormire. Chiese di essere svegliato alle nove
di mattina. Quando il suo amico entrò nella camera dove dormiva Ivan
e disse: «Ivan, è ora di alzarsi», lui non rispose. Il suo amico si avvicinò
e vide che era morto. Ai suoi funerali c’era moltissima gente. L’orche-
stra suonò le sue composizioni preferite. Ora egli giace a Novosibirsk,
lontano dalla sua amata Leningrado. Gli altri nostri amici stanno bene.
Mravinskij ha fatto una buona carriera. È il direttore principale della
Filarmonica di Leningrado. Ol’ga lavora al Comitato per le arti di Mo-
sca. La famiglia Sollertinskij vive a Leningrado. Va tutto bene, ma
Ol’ga non può dimenticare suo marito. Mia moglie Nina e i miei figli
Galina e Maksim stanno molto bene. Maksim è nato il 10 maggio 1938.
Mia madre vive a Leningrado. La mia famiglia ora vive a Mosca, ma ab-
biamo nostalgia di Leningrado e pensiamo di tornarci. L’orchestra del-
la Filarmonica di Leningrado suona molto bene. È la migliore orche-
stra dell’URSS.
Voglia gradire i miei migliori auguri.
Suo ˆ
D. Šostakovic

P.S. Faccia i miei migliori auguri a Sua moglie. Anche mia moglie e i
miei figli Le mandano i saluti.

ˆ
Dopo averne discusso a fondo, Šostakovic e la famiglia decisero di non tor-
nare a Leningrado. La madre e la sorella Marija, dal canto loro, tornarono
nella città natale per stare con i loro amici e i parenti. Fu una scelta che
indicava lo spirito di indipendenza e il desiderio di non essere di peso a
Dmitrij e Nina, che attendevano una soluzione abitativa più stabile a Mo-
sca. Il piccolo appartamento in via Kirov, che era stato il loro primo rifugio
nella Mosca del tempo di guerra, ora si rivelava inadeguato ai bisogni fa-
miliari. ˆ
Šostakovic scrisse a Lavrentij Berija 4 chiedendogli di intercedere per
l’assegnazione in affitto di un appartamento più grande. Essendo stato
ˆ
presente alla telefonata che Berija fece a Šostakovic , Levon Atovm’jan ri-
corda di aver sentito dire che Stalin stesso aveva dato istruzioni perché a
ˆ ˆ
Šostakovic fosse assegnato un appartamento più grande, una dac a con ri-
scaldamento, utilizzabile anche d’inverno, un’automobile e una grossa
ˆ
somma di denaro (100 000 rubli).5 Šostakovic replicò che aveva già una
macchina, fattagli avere a suo tempo da Molotov (macchina che, peraltro,
Trascrivere la vita intera 265

aveva regolarmente pagato), e continuò dicendo a Berija che un dono in


denaro non era necessario, essendo egli in grado di guadagnare abbastanza
per mantenere la famiglia. «Berija protestò: “Ma è un regalo! Se Stalin mi
regalasse una vecchia valigia, non la rifiuterei mai, anzi, lo ringrazierei
con tutto il cuore. E Lei avrà bisogno di soldi per il trasloco”.»6
ˆ
Questa è la prima delle lettere di Šostakovic a Stalin, datata 27 maggio
1946.

170.
a I.V. STALIN
ˆ Mosca, 27 maggio 1946
Caro Iosif Vissarionovic,
oggi ho parlato per telefono con il compagno L.P. Berija. Mi ha detto
di aver parlato con Lei delle questioni di cui gli avevo scritto.
ˆ
Lavrentij Pavlovic mi ha detto che Lei si è molto interessato della
mia situazione. Tutti i miei problemi hanno trovato una splendida solu-
zione. In giugno mi è stato assegnato un alloggio di cinque vani. In lu-
ˆ
glio mi sarà assegnata una daca a Kratovo e, inoltre, riceverò 60 000 ru-
bli per la sistemazione. Tutto ciò mi ha reso veramente felice.
La prego di accettare i sensi della mia gratitudine per la Sua atten-
zione e le Sue cure. Le auguro felicità, salute e molti anni di vita per il
bene della nostra amata Patria e del nostro grande popolo.7
Il compositore ˆ
D. Šostakovic

ˆ
L’appartamento di cinque stanze che fu concesso in affitto a Šostakovic era
al quarto piano di un nuovo edificio situato al numero 37/45 della
Možajskoe chaussée (strada ribattezzata Kutuzovskij prospekt nel dicem-
bre 1957). In effetti esso era composto da due alloggi, uniti abbattendo
una parete divisoria. Il mobilio fu portato da Leningrado, compresi i due
pianoforti a coda. La famiglia riuscì a trasferirsi nel gennaio 1947.
ˆ
Scegliere una dac a presso Mosca fu più complicato. La moglie di
ˆ
Šostakovi c , Nina, a un certo punto scelse una casa a un piano con due
grandi verande a Valentinovka, presso Bolševo, poiché essa era l’unica
ˆ
dac a con il riscaldamento che fosse stata loro offerta. Ma non aveva il
ˆ
bagno e l’acqua doveva essere attinta al pozzo. Rendere la dac a abitabile
comportava una grossa spesa che il compositore aveva difficoltà ad af-
frontare a quel tempo, cosicché il denaro di cui Berija aveva parlato
266 1946-1952: Gli ultimi anni dello stalinismo

avrebbe fatto comodo. Ma il dono in denaro di Stalin si rivelò molto in-


feriore alle promesse. ˆ
Dal 1946 in poi gli Šostakovic trascorsero la maggior parte delle pro-
ˆ
prie vacanze estive vicino a Leningrado, in una dac a nel villaggio di
Kellomäki 8 nell’istmo di Carelia.
Il figlio del compositore, Maksim, ricorda di aver osservato, con paura
e trepidazione, nell’immediato dopoguerra, un prigioniero tedesco, lacero
e miserabile, che si avvicinava alla loro casa per chiedere l’elemosina. Evi-
dentemente era uno delle squadre di prigionieri di guerra impiegate per
costruire la nuova strada costiera. Max ricorda: «Una volta mentre lo os-
servavo dalla panca [vicina a casa], mio padre venne da me e cominciò a
parlare dolcemente: “Non avere paura, non c’è niente da temere. È una
vittima della guerra. La guerra porta infelicità a milioni di persone. Non
è colpa loro, sai che fu costretto ad arruolarsi e mandato a combattere sul
fronte russo, che fu un terribile macello. È uno dei fortunati, perché è an-
cora vivo. Probabilmente ha una moglie che lo aspetta e hanno bambini, ˆ
come te e Galja”».9 L’atteggiamento compassionevole di Šostakovic verso
coloro che soffrono ingiustamente era alla base della sua concezione del
mondo. ˆ
A Šostakovic piaceva il clima temperato del golfo di Finlandia e trovò
ˆ
nella dac a di Kellomäki le condizioni ideali per il suo lavoro di composi-
tore. Qui, il 3 agosto, completò il suo Terzo quartetto per archi. Aveva ini-
ziato la composizione di quest’opera in cinque movimenti (generalmente
considerata il suo capolavoro di quel periodo) alla fine del gennaio 1946.
Il secondo movimento fu in realtà il primo a essere scritto e fu completato
il 26 gennaio; dopo di che egli riprese la composizione degli altri movi-
menti all’inizio dell’estate.

171.
a V.P. ŠIRINSKIJ
Leningrado, 2 agosto 1946
Caro Vasja,
è tanto che non vedo te e tutti i nostri amici. Come va? Come sta la tua
Nina? Io, dopo la fine della rassegna dei direttori d’orchestra,10 sono
ˆ
andato alla daca a Kellomäki. Adesso tutti noi viviamo là. Il posto è stu-
pendo. La cosa più apprezzabile è la totale assenza di mosche, zanzare
ˆ
e simili schifezze, che sempre accompagnano le vacanze alla daca. Là ho
terminato il mio nuovo quartetto. Mi pare di non essere mai stato così
soddisfatto di una mia composizione come di questo quartetto. Certa-
mente mi sbaglio, ma per ora ho proprio questa sensazione. Tra pochi
Trascrivere la vita intera 267

giorni lo darò da copiare. A Mosca verrò in settembre. E allora vorrei


presentarvi questo opus.
Prego te e gli altri membri del Quartetto Beethoven di accettare la
dedica di questo opus, dacché, lavorando su di esso, pensavo sempre a
voi e alle cose belle che avete fatto per me.
Spero che ora tu stia riposando. Riposati ancora di più e ancora me-
glio. Ti attende una stagione intensa.
Trasmetti i miei saluti a Nina Borisovna e Vasil’evna,11 a Mitja, Va-
dim, Serëža12 e anche alle mogli e ai figli.
Ti bacio forte.
Il tuo ˆ
D. Šostakovic
P.S. Per ogni evenienza, vi scrivo il mio indirizzo: Leningrado, 25; vic.
Dmitrovskij n. 3, all. n. 5. È l’alloggio di mia mamma.

172.
a V.P. ŠIRINSKIJ
Kellomäki, 21 agosto 1946
Caro Vasja,
molte grazie per la tua lettera. È stata per me una grande felicità. Pre-
gusto già l’enorme piacere delle prime prove, quale ho sempre speri-
mentato presenziando al vostro lavoro. Ho ricevuto il quartetto copia-
to. Hanno copiato la partitura e le singole parti. Le parti le hanno co-
piate bene. Il copista ha una grafia bella e chiara. Gli ho chiesto di farne
più copie. Lo ha fatto.
Controllando le parti del primo violino e della viola, mi son dato una
manata in fronte, definendomi «vitello» (v. Le anime morte di Gogol’).
Nel terzo movimento la viola non ha una sola battuta di pausa. Stessa
storia per il primo violino, nel quinto movimento. Il coscienzioso copi-
sta ha incollato le parti in modo tale che sul leggio si mettano quattro
pagine. Temo che sia molto scomodo, perché non ho mai visto leggii co-
sì larghi da poterci mettere agevolmente quattro pagine. Questo mi ha
terribilmente angustiato. Le altre parti vanno bene, sia per leggerle, sia
per sfogliarle.
Del mio quartetto sono soddisfatto. L’ho mostrato a Ju.V. Sviridov.
Dice che va bene. Mi sconcerta un po’ il fatto che nel primo movimento,
soprattutto nello sviluppo, ci sono molti passaggi difficili e scomodi per
tutti gli strumenti. Tutti gli altri movimenti (sono cinque: Allegro; Mo-
derato, con moto; Allegro, ma non troppo; Adagio e Moderato) sono ab-
bastanza agevoli, almeno così mi pare.
268 1946-1952: Gli ultimi anni dello stalinismo

A Kellomäki penso che resterò fino al 25 settembre. Si sta proprio


bene qui. Ma ai primi di settembre verrò di sicuro qualche giorno a Mo-
sca. Ho tanta voglia di vedervi e di provare il quartetto.
Fa’ tanti saluti a Nina grande e a Nina piccola.
Ti stringo forte la mano.
Il tuo ˆ
D. Šostakovic

ˆ
Šostakovic era molto esigente con gli interpreti della sua musica, ma una
volta che aveva stabilito un buon rapporto con i musicisti, era sempre leale
nei loro confronti. Il Terzo quartetto fu eseguito dal Quartetto Beethoven,
che ne era anche il dedicatario, il 26 dicembre a Mosca, nella Sala piccola
del Conservatorio. L’8 aprile 1947 la prima di Leningrado fu eseguita dal
Quartetto Glazunov.
ˆ
Šostakovic si indignava per qualsiasi forma di sciatteria musicale e una
esecuzione cattiva o trasandata di un suo lavoro lo irritava. Nella seguente
lettera il compositore chiede a Vladimir Kemenov, presidente del VOKS di
difendere il livello di esecuzione delle sue opere negli USA.

173.
a V.S. KEMENOV
[Mosca, 26 settembre 1946]

Al presidente dell’Associazione pansovietica


per i rapporti culturali con l’estero
compagno V.S. Kemenov13
ˆ
Stimatissimo Vladimir Semënovic,
ho ricevuto dagli USA tramite VOKS i dischi dell’incisione del mio Se-
condo quartetto e del Trio. Per quanto riguarda il Trio, esso è inciso
ed eseguito bene, del tutto correttamente. Anche se vi sono nell’ese-
cuzione alcune manchevolezze, esse sono così insignificanti che non si
può accusare gli esecutori di cattiva coscienza e di violazione dell’etica
professionale. L’incisione del Quartetto mi ha indotto a rivolgermi a
Lei. Gli interpreti del Quartetto hanno rivelato una totale mancanza
di coscienza. Ecco un breve elenco delle sconcezze che si trovano
nell’incisione. Nel primo movimento hanno tralasciato la ripetizione
dell’esposizione, che è molto importante. Nel secondo movimento
hanno fatto alcuni tagli antiartistici e senza senso. Inoltre, gli interpre-
Trascrivere la vita intera 269

ti hanno dato prova di scarsa correttezza professionale fino al punto,


per quasi tutto il secondo movimento, di suonare sfasati: il violoncello
quasi tutto il tempo suona con una battuta di ritardo sugli altri stru-
menti. Questo testimonia il fatto che gli interpreti non si sono sforzati
di studiare la musica che dovevano eseguire. L’hanno suonata senza
conoscerla. Infine, non si sono fatti scrupolo di registrare un’esecuzio-
ne così indecente e perfino di mandarcela. Anche nell’ultimo movimen-
to, che io non ho ascoltato fino alla fine, tanto forte era il mio sdegno, gli
interpreti si sono permessi di fare dei tagli riprovevoli. Il compagno G.M.
Šneerson14 mi ha detto che tali registrazioni sono la prima esecuzione
radiofonica di queste composizioni. Io prego il VOKS di difendere la mia
onorabilità professionale e di fare in modo che simili indecenze non si
ripetano. Ma evidentemente in America un simile atteggiamento verso
la mia (e forse non solo la mia) musica, trova spazio. Così, per esempio,
in uno dei bollettini musicali del VOKS ho letto che il sig. Stokowski ha
«contratto» la mia Ottava sinfonia in venti minuti, quando essa dura
un’ora e cinque minuti. Ancora una volta La prego di difendere i miei
interessi artistici ˆ
D. Šostakovic

Nei primi mesi del 1946 Stalin decise di «ripulire» il suo entourage e fece
un rimpasto di governo. Malenkov, favorevole a una liberalizzazione di fac-
ciata, fu spedito in Asia centrale. Andrej Ždanov15 fu chiamato a Mosca da
Leningrado, con la funzione di responsabile della nuova offensiva ideolo-
gica che avrebbe dovuto mettere ordine nel campo delle arti e delle scienze.
Le feroci purghe e le campagne che seguirono furono applicate sistematica-
mente in ogni campo. Ždanov cominciò con un attacco alla letteratura e su
ordine di Stalin accusò le riviste di Leningrado Zvezda (La stella) e Lenin-
grad di essere vuote di contenuti e inoltre di aver pubblicato i lavori degli
ˆ
scrittori Michail Zošc enko e Anna Achmatova. Critiche più specifiche era-
no contenute nel decreto del Comitato centrale pubblicato il 14 agosto. Da
allora in avanti, tutte le case editrici dovettero rafforzare i controlli e la cen-
ˆ
sura. Sebbene né Zošc enko né Achmatova fossero arrestati e imprigionati,
furono privati di qualsiasi mezzo di sussistenza e caddero in disgrazia.
ˆ
Šostakovic era estremamente preoccupato per la piega che prendevano gli
ˆ
eventi. Lui e sua madre fecero del loro meglio per aiutare Zošc enko e altri
vecchi amici di famiglia, con assistenza materiale e sostegno morale.
ˆ
Šostakovic sprofondò ancor più nello sconforto quando il rapporto di
Ždanov sullo stato delle arti fu pubblicato il 21 settembre, seguito poco do-
po da un articolo critico del musicista Israil Nestev, pubblicato dal giornale
270 1946-1952: Gli ultimi anni dello stalinismo
ˆ
Kul’tura i žizn’ (Cultura e vita) il 30 settembre. Nestev criticava Šostakovic
per la fatuità fuori luogo della sua Nona sinfonia e specificamente perché
non affrontava temi di «realtà quotidiana».

174.
a I.D. GLIKMAN
ˆ Mosca, 24 settembre 1946
Caro Isaak Davydovic,
batto a macchina questa cartolina postale perché è più pratico. Come
stai? Io sto bene. Domani compio quarant’anni, tra dieci saranno cin-
quanta. Attendo con interesse il Plenum allargato del Comitato organiz-
zativo dell’Unione dei compositori sovietici, che inizierà il 30 settem-
ˆ
bre. A.I. Chacaturjan è andato a Ivanovo, dove sta preparando la rela-
zione. Si prepara diligentemente al plenum anche A.S. Ogolevec.
Penso che tu abbia già letto il suo arguto articolo polemico su So-
vetskoe iskusstvo (L’arte sovietica). Tanti saluti a tutti i tuoi.
Scrivi, non dimenticarmi.
Il tuo ˆ
D. Šostakovic

Il Plenum del Comitato organizzativo dell’Unione dei compositori ebbe


luogo il 2 e l’8 ottobre e il suo clima non servì certo a incoraggiare nei com-
ˆ
positori la speranza di riottenere la libertà di pensiero. Aram Chac aturjan,
nelle sue funzioni di presidente del Comitato organizzativo, tenne un pro-
ˆ
lisso discorso in cui tentò di difendere Šostakovic , lodandolo come compo-
sitore patriottico, seppur con l’ammissione che aveva abbandonato la mis-
sione di completare la sua epica Trilogia della guerra (la Nona sinfonia,
ˆ
secondo Chac aturjan, era stata composta in un momento di comprensibile
deconcentrazione). I giovani compositori come Vajnberg e Levitin furono
ˆ
rimproverati per aver imitato Šostakovic e furono incoraggiati ad accostar-
si al suo lavoro con circospezione. Fu accentuata l’opinione corrente che
ˆ
Šostakovic fosse un artista di talento con una personalità musicale disso-
ciata: da un lato il compositore si rapportava alla realtà di quegli anni con
pensosa serietà, ma dall’altro si assoggettava alle tendenze decadenti
dell’Occidente. ˆ
Nonostante questi segnali d’allarme, il prestigio di Šostakovic era an-
cora saldo ed egli fu insignito dell’Ordine di Lenin per il suo contributo
professionale al Conservatorio di Mosca.
Trascrivere la vita intera 271

1947
ˆ
All’inizio di gennaio Šostakovic fu ricoverato per aver contratto la difteri-
te. Prima che fosse dimesso, la famiglia traslocò nella nuova casa di
Možajskoe chaussée. Questa è la lettera di «ringraziamento» a Stalin,
scritta con toni contenuti e dignitosi.

175.
a I.V. STALIN
Al presidente del Consiglio dei ministri
dell’URSS
comp. Stalin I.V.
ˆ Mosca, 31 gennaio 1947
Iosif Vissarionovic,
alcuni giorni fa con la mia famiglia ci siamo trasferiti nel nuovo appar-
tamento. L’appartamento si è rivelato ottimo ed è veramente piacevole
viverci. La ringrazio di tutto cuore per essersi preoccupato per me. La
cosa che maggiormente desidero è essere degno, sia pure in piccola par-
te, dell’attenzione che Lei mi ha mostrato. In ciò mi impegnerò con tut-
te le forze.
Le auguro molti anni di salute ed energia per il bene della nostra
Madrepatria, del nostro Grande Popolo.
Il Suo ˆ
D. Šostakovic

Mosca, Možajskoe chaussée, 37/45, appart. 87, tel G 1-22-56.

ˆ
Nel dicembre 1946 Šostakovic si era recato a Leningrado specialmente per
assistere all’opera di Prokof’ev La dueña (Matrimonio al convento) nella
produzione del teatro lirico Malyj, diretta da Chaikin. Nel clima deteriora-
to della vita artistica sovietica, la produzione non ottenne critiche favore-
voli e i musicisti locali liquidarono il lavoro definendolo ottuso. Šostako-
ˆ
vic , che adorava l’affascinante opera buffa di Prokof’ev, era incantato dallo
spettacolo e non perdeva occasione di assistervi quando era a Leningrado.
Decise di scrivere un articolo in difesa della produzione della Dueña e chie-
se a Glikman di aiutarlo in questo compito. Come risulta chiaro dalla let-
ˆ
tera che segue, per Šostakovic il lavoro di Prokof’ev superava tutte le altre
opere di compositori sovietici.
272 1946-1952: Gli ultimi anni dello stalinismo

176.
a B.E. CHAIKIN
ˆ Leningrado, 28 novembre 1947
Caro Boris Emmanuilovic,
mi dispiace molto che non abbiamo potuto vederci e parlare. Purtroppo
non sono riuscito a venire alla Dueña. È stato necessario per me andare
al concerto della Filarmonica a sentire le opere dei compositori di Lenin-
grado. Sono certo che La dueña mi avrebbe recato un piacere incom-
mensurabilmente maggiore delle sunnominate opere. Ho assistito al
Principe-lago. Purtroppo tale composizione non si è rivelata all’altezza
delle speranze che vi avevo riposto, poiché qualche tempo addietro cre-
devo alle doti di compositore di I.I. Dzeržinskij. Secondo i miei calcoli,
questa è già la settima o l’ottava opera dell’autore. Ma non ha fatto alcun
passo avanti. L’assenza di buoni risultati dal punto di vista artistico, in
presenza di una enorme esperienza, mi induce a dubitare dell’esistenza
di autentiche doti in compositori, quali Dzeržinskij o Koval’. Forse do-
vrebbero lavorare in futuro con l’aiuto di un coautore competente, non-
ché piuttosto raramente: ogni tanto si trova qualche perla nei mucchi di
letame della loro arte. Nel Principe-lago il libretto è brutto. Per quanto
riguarda la musica, è particolarmente brutto il primo atto. Un po’ meglio
sono il secondo e il terzo. Il quarto è di nuovo pessimo. Ecco le mie tristi
considerazioni sul Principe-lago. Le stringo forte la mano.
Il Suo ˆ
D. Šostakovic

ˆ
All’inizio di ottobre Šostakovic buttò giù frettolosamente la cantata pa-
triottica Poema sulla patria in onore del trentesimo anniversario della
Rivoluzione. Il lavoro comprendeva molti canti patriottici e rivoluzionari
scritti da altri compositori. Tuttavia, a quanto sembra, essa non fu esegui-
ta durante le celebrazioni ufficiali tenutesi il 6 e 7 novembre. In pochi me-
si il lavoro fu abbandonato, come un fiasco non degno della solenne circo-
stanza. ˆ
Verso la fine dell’anno Šostakovic lavorava già con impegno su un
concerto per violino ispirato da David Ojstrach. Egli aveva da poco ripreso
contatto con il grande violinista sovietico a Praga, dove a maggio e giugno
avevano eseguito insieme il Secondo trio per pianoforte, sia in concerti che
per una registrazione, con il violoncellista Miloš Sadlo. Sebbene Šostako-
ˆ
vic avesse ideato il Concerto per violino in luglio, egli realizzò il grosso
della composizione in novembre e dicembre; per Capodanno aveva com-
pletato due movimenti.
Trascrivere la vita intera 273

1948

Dopo l’attacco di Ždanov contro la letteratura nell’agosto 1946 ci furono


molti ripensamenti su «errori ideologici» nel cinema e nel teatro. La cam-
pagna che seguì, diretta contro le scienze,16 portò a purghe non meno fe-
roci di quelle del 1936-37. Questo fosco periodo della storia culturale è an-
ˆ
cora oggi noto con il dispregiativo nome di «Ždanovšc ina».
Il 5 gennaio 1948 Stalin e il suo seguito assistettero al teatro Bol’šoj
all’esecuzione dell’opera La grande amicizia di Vano Muradeli. Il giorno
successivo il Comitato centrale convocò al teatro Bol’šoj una riunione de-
gli Attivisti della musica sovietica, dove il tema del formalismo fu discusso
sotto la direzione di Ždanov.
Il compositore georgiano Muradeli si vantò del proprio stile di compo-
sizione, fedele al modello del realismo socialista. Gli era sembrato di aver
scelto per la sua opera un impeccabile tema nazionale, invece si era caccia-
to in un nido di vespe, attirandosi senza volerlo le ire di Stalin, poiché ave-
va dipinto i popoli del Caucaso settentrionale come nemici dell’Armata
rossa durante la guerra civile del 1918-20. Stalin, nato in Georgia, ma di
madre dell’Ossezia, aveva una diversa versione della storia: erano stati
proprio i popoli amici della Georgia e dell’Ossezia ad aiutare i bolscevichi
a vincere la guerra. Un altro «errore» di Muradeli era l’aver scritto una
danza «nello stile della lezginka» (la lezginka naturalmente era la danza ˆ
favorita di Stalin) piuttosto che citare un’autentica lezginka (Šostakovic
più tardi parodiò impietosamente queste assurdità nel suo libello Raëk).
Il giorno successivo Ždanov convocò al teatro Bol’šoj una riunione, in
cui Muradeli tentò di giustificarsi accusando altri, accampando in primo
ˆ
luogo come scusa la perniciosa influenza di Šostakovic . Alla conferenza
frettolosamente convocata da Ždanov tra il 10 e il 13 gennaio, oltre settan-
ta compositori e musicologi furono chiamati a fare autocritica delle tenden-
ze formaliste e decadenti presenti nei propri lavori. Per coincidenza il 13
ˆ
gennaio Šostakovic , già molto depresso per l’andamento della conferenza,
ricevette la notizia della morte del grande attore yiddish S. Michoels,17 che
era il suocero del suo amico e allievo Moisej Vajnberg. Tala Michoels, la fi-
ˆ
glia dell’attore, descrisse la reazione addolorata di Šostakovic , quando andò
a porgere le condoglianze alla famiglia. Riferendosi alla morte di Michoels,
disse piano a lei e a suo marito: «Lo invidio».18
La caduta in disgrazia di Muradeli era dovuta anche ad altre cause, che
coinvolgevano grossi nomi della musica sovietica. Come direttore del
Muzfond, il Dipartimento finanziario del Comitato organizzativo, Mura-
deli e il suo vice Atovm’jan furono accusati di appropriazione indebita di
fondi, di aver distribuito grandi somme di denaro tra i compositori loro
274 1946-1952: Gli ultimi anni dello stalinismo

amici sotto forma di commissioni, premi e assistenza. In particolare Mu-


radeli aveva scialacquato grandi somme nella monumentale produzione
della propria opera al Bol’šoj. Quando Ždanov lesse i resoconti delle spese
del Muzfond si infuriò. Ma mentre Muradeli riuscì a venirne fuori, Ato-
vm’jan fu rimosso dalla carica.
La conseguenza di questa débacle fu la pubblicazione il 10 febbraio del ˆ
decreto Sull’opera di V. Muradeli «La grande amicizia» in cui Šostakovic,
Prokof’ev, Mjaskovskij, Šebalin, tra gli altri, furono accusati di formalismo.
Per discutere i problemi sollevati dal decreto l’Unione dei compositori
convocò un congresso pansovietico nell’aprile 1948. Vi ebbero luogo scene
ˆ
di perfidia senza precedenti. Mentre nel 1936 Šostakovic non aveva ritrat-
tato pubblicamente le sue opinioni, ora fu costretto a tenere un discorso di
autocritica, promettendo di seguire le direttive del partito e di scrivere solo
musica «per il popolo». ˆ
Pur essendo caduto anch’egli in disgrazia, Šostakovic enfatizzò di pro-
posito la propria alta opinione su Prokof’ev, proprio quando i suoi lavori
erano ufficialmente proscritti: ogni parola di saluto e sostegno era doppia-
mente importante.

177.
a S.S. PROKOF’EV
ˆ [Mosca, 23 aprile 1948]
Caro Sergej Sergeevic,
di tutto cuore Le faccio gli auguri per il Suo compleanno. Le auguro sa-
lute, felicità e molti anni di lavoro con tutta la forza del Suo geniale ta-
lento, a gloria della nostra amata arte della musica. ˆ
Šostakovic

Il decreto sul formalismo in musica distrusse la vita musicale sovietica.


ˆ
Come ricorda Mstislav Rostropovic , le nuove direttive generavano spacca-
ture tra studenti e docenti al Conservatorio, facendo crescere l’opportuni-
smo e la svalutazione dei valori dell’amicizia a un livello senza precedenti.
ˆ ˆ
Come nota Rostropovic: «Šostakovic fu lasciato solo nel suo ambiente,
con intorno soltanto un piccolo gruppo di fedelissimi amici».19
ˆ
A questo punto Šostakovic divise consapevolmente la sua attività di
compositore in tre categorie: i suoi lavori seri «da tenere nel cassetto» sen-
za speranza di pubblica esecuzione; la musica «per le grandi occasioni»,
scritta come prova della sua disponibilità ad assoggettarsi; la musica per il
cinema, da cui attingeva le risorse necessarie a lui e alla famiglia. Soltanto
ˆ
nel 1948 scrisse colonne sonore per tre film: Micurin La giovane guardia,
Trascrivere la vita intera 275

Incontro sull’Elba. (Le musiche per il film Piragov erano state scritte nel
1947.) I soggetti patriottici di questi film certo non erano attraenti per lui
e in qualche caso lo disgustavano completamente. ˆ
Nonostante la pubblicazione del decreto, Šostakovic continuò a com-
porre come se nulla fosse accaduto. Completò il Concerto per violino il 28
marzo 1948 e nei mesi estivi cominciò a lavorare su un ciclo di romanze,
selezionando testi di canti popolari ebraici (tradotti dall’yiddish in russo)
che aveva trovato in un volume di recente pubblicazione, curato da I. Do-
brušin e A. Judickij.20
La prima romanza fu scritta il 1° agosto e nel giro di un mese era stato
completato il ciclo che prevedeva otto canti nello stile tipico della tradizio-
ne popolare ebraica. La romanza finale Zima (Inverno) ha una forza emo-
tiva degna di Musorgskij e i suoi versi finali: «Gelo e vento sono tornati.
Non ho la forza di sopportare in silenzio. Gridate, piangete, bambini, per-
ché l’inverno è di nuovo tornato» sono espressione dell’ansietà sgomenta
e della disperazione che regnava non solo nella miserabile izba di una po-
vera famiglia ebrea, ma in tutta l’Unione Sovietica di quel periodo.
Un paradosso sussisteva non soltanto tra i testi e la musica del ciclo, ma
anche nelle circostanze della sua creazione. Oggettivamente Dalla poesia
popolare ebraica corrispondeva ai criteri del realismo socialista: le ro-
manze erano melodiche e usavano del genuino folklore. Nell’autunno del
1948 l’Unione Sovietica annunciò l’intenzione di riconoscere, seconda in ˆ
ciò soltanto agli Stati Uniti, il nuovo Stato di Israele. Ma Šostakovic era
pienamente consapevole dell’ipocrisia di Stalin e della sua abilità nel-
l’adottare due pesi e due misure. L’ondata montante dell’antisemitismo
era diventata sempre più evidente dopo la fine della guerra. Nella seconda
metà del 1948 tutti coloro che avevano un ruolo attivo nella cultura yid-
dish furono arrestati, compresi Dobrušin e Judickij, i compilatori del vo-
lume da cui il compositore aveva scelto i testi.
ˆ
Šostakovic decise, come espediente, di aggiungere altri tre canti con testi
che esaltavano le splendide condizioni di vita degli ebrei nell’Unione Sovie-
tica moderna (la musica fa spesso da commento ironico al fiacco testo).
ˆ
Šostakovic pensava che il nuovo finale sarebbe stato accettato come una solu-
zione di compromesso, e avrebbe consentito a Dalla poesia popolare ebraica
di ottenere il visto censorio. Ma già nel gennaio 1949 aveva ormai perso com-
pletamente la speranza che il lavoro sarebbe stato accettato dall’Unione dei
compositori. La prima esecuzione pubblica ebbe luogo nel 1955.
Ciò nondimeno le composizioni da camera come Dalla poesia popolare
ebraica e il Terzo e Quarto quartetto per archi (scritti per «essere tenuti nel
cassetto») furono ben conosciuti da una ristretta cerchia di musicisti in ese-
cuzioni private. Nel 1948 soltanto Mravinskij osò mettere in programma
ˆ
musiche di Šostakovic : eseguì la Quinta sinfonia il 7 dicembre a Mosca.
276 1946-1952: Gli ultimi anni dello stalinismo

178.
a I.D. GLIKMAN
ˆ Mosca, 12 dicembre 1948
Caro Isaak Davydovic,
grazie per la lettera. Mi pare che contenga delle idee giuste, ma abbia
un po’ esagerato i meriti della composizione citata. Negli ultimi tempi
mi sono stancato molto. Con grande sforzo, tirando fuori le ultime ener-
gie, compongo la musica per il film Incontro sull’Elba. È un lavoro di
cui ancora non si intravede la fine. In questo mese non mi riuscirà di ve-
nire a Leningrado. Anche fisicamente non mi sento bene, cosa che certo
non favorisce lo slancio creativo. Ho spessissimo mal di testa, inoltre
soffro quasi ininterrottamente di nausee o, per usare il linguaggio popo-
lare, di voltastomaco. Devo dire che ciò è spiacevolissimo. Mentre mi
rado ho la possibilità di osservare il mio viso. È gonfio, sotto gli occhi ci
sono delle borse enormi, le guance, gonfie, sono color lillà. Nell’ultima
settimana, o poco più, sono molto invecchiato e questo processo di in-
vecchiamento continua ad avanzare a velocità inaudita. L’invecchia-
mento fisico, purtroppo, si riflette anche nella perdita della gioventù di
spirito. Ma forse tutto ciò è solo spossatezza. In quest’ultimo anno ne
ho scritta di musica da film! Ciò mi dà i mezzi per vivere, ma mi affatica
in modo estremo.
Sta’ bene, caro amico.
Ti stringo forte la mano. ˆ
D. Šostakovic
ˆ
Soltanto ora ho ricevuto una triste notizia: è morto Il’ja Zacharovic Trau-
berg.21 Io e te abbiamo sempre ammirato le sue numerose grandi quali-
tà, compreso un coraggio non comune. È morto di un attacco di cuore.
Fino a ora non ne aveva avuto alcun sintomo. Era sempre stato in salute.
Era nato, come me, nel 1906.
D.Š.

1949
ˆ
Tra gli studenti di Šostakovic c’era il compositore azero Kara Karaev,22
che divenne uno stimato docente al Conservatorio di Baku e può a buon
diritto essere considerato il fondatore della scuola nazionale dell’Azerbai-
ˆ
gian. Ecco un esempio di come Šostakovic spronava i propri studenti in
modo franco e sincero, senza demolirli.
Trascrivere la vita intera 277

179.
a K.A. KARAEV
Mosca, 22 gennaio 1949
Caro Karik,
grazie della lettera. Io non sto tanto bene. Si può dire che lavoro fino allo
sfinimento, fino a non poterne più… Le mie romanze ebraiche non le ho an-
cora mostrate. Penso di farlo tra una decina di giorni. Visto che Le interessa
il loro destino, Le descriverò dettagliatamente come va l’esecuzione. Le au-
guro di comporre di più, quest’anno e tutti gli anni a venire. La considero
uno di quei compositori che possono e debbono far progredire la nostra
musica. Per questo, componga di più e non soltanto per guadagnare <…>

Il Congresso culturale e scientifico per la pace nel mondo, previsto per il perio-
do dal 25 al 28 marzo 1949 a New York, era visto come un’eccellente oppor-
tunità per l’Unione Sovietica di dimostrare il proprio amore per la libertà.
ˆ
Contrariamente alla leggenda che Stalin avesse telefonato a Šostakovic per ob-
bligarlo a unirsi alla selezionatissima delegazione per il Congresso, il compo-
sitore era già stato nominato come uno dei sei delegati il 16 febbraio 1949.23
ˆ ˆ
Il 7 marzo Šostakovic scrisse a Leonid Il’ic ev, un leader dell’Agitprop, per in-
formarlo che le esibizioni pubbliche richieste a New York gli avrebbero cau-
sato grande tensione e che la sua salute non era buona. Chiedeva specifica-
mente che sua moglie Nina avesse il permesso di accompagnarlo: «Lei mi ha
sempre accompagnato e alleggerisce notevolmente tutti i problemi di sposta-
mento, preparazione dei concerti, vita quotidiana ecc.». Il compositore accen-
nava anche al fatto di aver bisogno di nuovi abiti da concerto, perché in quel
momento si trattava di una spesa che non era in grado di affrontare.24
ˆ
Il’ic ev non intendeva prendersi la responsabilità della decisione e pas-
ˆ
sò l’incartamento di Šostakovic ai livelli superiori, finché, passando per
Suslov e Molotov, esso arrivò sulla scrivania di Stalin il 16 marzo. Quello
ˆ
stesso giorno Stalin chiamò Šostakovic e la notizia della sollecita telefona-
ta fece in breve il giro di Mosca.

180.
a I.V. STALIN
Al compagno I.V. Stalin
ˆ Mosca, 17 marzo 1949
Caro Iosif Vissarionovic,
per prima cosa La prego di accettare la mia sentita gratitudine per il col-
loquio avvenuto ieri. Lei mi ha molto confortato, poiché il futuro viag-
278 1946-1952: Gli ultimi anni dello stalinismo

gio in America mi preoccupava moltissimo. Non posso che essere orgo-


glioso della fiducia in me riposta. Compirò il mio dovere. Parlare a no-
me del popolo sovietico in difesa della pace è per me un grande onore.
La mia indisposizione non sarà di intralcio all’adempimento di una
missione di così alta responsabilità.
Ancora una volta La ringrazio per la fiducia e l’attenzione.
Il Suo ˆ
D. Šostakovic

In molti furono testimoni della telefonata con Stalin. Preoccupato di come


se la sarebbe cavata con domande a proposito della recente risoluzione sul
ˆ
formalismo in musica, Šostakovic affrontò Stalin apertamente. In un’in-
tervista con Sofija Chentova nel 1973 il compositore ricordava: «Io mi mi-
si a dire che ero malato e non potevo andare, che le mie musiche e quelle
ˆ
di Prokof’ev, Mjaskovskij e Chac aturjan non sarebbero state eseguite. Il
giorno dopo arrivò una squadra di dottori e mi esaminò, decretando che
non stavo bene. Ma Poskrebyšev 25 disse che non avrebbe comunicato que-
sta notizia al compagno Stalin».26
Un’altra consegenza positiva di quella telefonata fu che Stalin ordinò
immediatamente ai censori del Glavrepertkom [Commissione centrale
per i repertori] di ritrattare l’ordinanza del 16 febbraio 1948 che aveva po-
sto al bando una lunga lista di lavori di compositori sovietici «formalisti»
(in pratica, tuttavia, non ci fu nessuna differenza e questi lavori furono
eseguiti soltanto dopo la morte di Stalin).
ˆ
Il 20 marzo Šostakovic volò a New York con gli altri membri della de-
legazione, via Berlino e Francoforte sul Meno. A Francoforte ebbe il primo
incontro con i giornalisti occidentali, che trovò insopportabilmente sfacciati
e insensibili. Più tardi ricordava: «Io non potevo proprio sopportare la fami-
liarità con la quale un perfetto estraneo arriva da te, ti dà una tremenda pac-
ca sulla spalla e strilla “Ehi, Shosty, preferisci le bionde o le brune?”».27
ˆ
All’aeroporto di New York Šostakovic fu accolto da alcune migliaia di
musicisti.28 Il gruppo dei delegati sovietici fu descritto dalla stampa come
ˆ
«Dmitrij Šostakovic e le altre persone che lo accompagnano».
Nell’estate, mentre era a Komarovo, si pose al lavoro sull’oratorio pa-
triottico Il canto delle foreste, su testi del poeta Evgenij Dolmatovskij,
gradito alle alte sfere. Il lavoro era una «offerta sacrificale», destinata a
mostrare che, avendo assimilato le critiche del partito, l’autore aveva di
nuovo abbracciato uno stile accessibile con melodie orecchiabili e semplici
armonie «ottimistiche». Il tema dell’oratorio riguarda l’attività di foresta-
zione delle steppe, che rifletteva i grandiosi piani di Stalin per imporre un
Trascrivere la vita intera 279

nuovo aspetto fisico al paese. (Tra essi c’era perfino il progetto di invertire
il corso dei fiumi che sfociano nel Mar Bianco, per farli confluire nel Mar
Nero e nel Mar Caspio.)

181.
a I.D. GLIKMAN
ˆ Komarovo, 29 luglio 1949
Caro Isaak Davydovic,
grazie per la tua lettera. Leggendola mi sono fatto una chiara idea del
tuo soggiorno nell’allevamento di pecore.29 Oggi ho visto Ju.V. Sviri-
dov, che mi ha fatto visita. Abbiamo pensato a te, rimpiangendo molto
che tu ora non sia con noi. Mi ha portato da Mosca una lettera di Lëva
Atovm’jan, che mi ha straordinariamente addolorato. È probabile che
in questi giorni io vada a Mosca. Forse soltanto cose fondamentali come
la presenza degli amici, e così via, lo possono aiutare in un momento co-
sì doloroso. Purtroppo la mia lettera è triste. Scusami. Mi manchi mol-
to. Spero di rivederti comunque. Sto scrivendo un oratorio sulle foreste
su parole del geniale poeta Dolmatovskij. Mi farò dire da Trauberg co-
me si è curato e te lo riferirò.
Il tuo ˆ
D. Šostakovic

ˆ
Nel 1949 Šostakovic lavorò diligentemente anche a un’altra commissione:
ˆ
le musiche per il film in due parti di Michail C iaureli La caduta di Berlino.
ˆ
Šostakovic sapeva che Atovm’jan incontrava molte difficoltà nella vita
pratica, perché dopo il decreto del 1948 era stato del tutto estromesso dal
Muzfond, poco dopo essere stato rimosso dalla carica di vicedirettore. Po-
teva ancora lavorare al Comitato per le arti, dove tentò di procurare a
ˆ
Šostakovic i diritti della commissione per Il canto delle foreste. Il 9 agosto
ˆ
Šostakovic gli scrisse raccomandandogli di non preoccuparsi, poiché gli era
stato fatto capire che il compenso sarebbe stato pagato a suo tempo.

182.
a L.T. ATOVM’JAN
Leningrado, 12 agosto 1949
Caro Lëva,
devo andare a Berlino. Per questo mi servono due presentazioni di
membri del VKP(b). Se tu ritieni che ti sia possibile, procurami per fa-
280 1946-1952: Gli ultimi anni dello stalinismo
ˆ
vore tali presentazioni. A Berlino mi ha invitato M.E. Ciaureli. Mi
piacerebbe molto andarci. Scrivimi come stai. Non darti da fare per
me nel Comitato. Non occorre. Essi stessi si sono messi in una posi-
zione imbarazzante nei miei riguardi. Adesso, che se la cavino da soli.
L’oratorio l’ho quasi finito. In generale è venuto piuttosto bene. Du-
ra quarantatré minuti, ma quelli a cui l’ho suonato non ci credevano.
Significa che non è noioso da ascoltare. Saluta Vera Pavlovna e Svetlana.
Il tuo ˆ
D. Šostakovic

La prima del Canto delle foreste si tenne il 15 dicembre nella Sala grande
della Filarmonica di Leningrado, sotto la direzione di Mravinskij. ˆ
Nel frattempo, per soddisfare i propri bisogni creativi, Šostakovi c la-
vorava al Quarto quartetto per archi. Cominciò a comporlo alla fine di
aprile e lo completò soltanto nel dicembre di quell’anno. Il Quartetto
attese la prima fino al dicembre 1953, dopo la morte di Stalin, ma nel
frattempo fu eseguito in privato, sia dal Quartetto Beethoven che dal
neoformato Quartetto Borodin, che lo avevano subito messo in reper-
torio.

183.
a I.D. GLIKMAN
ˆ Mosca, 21 dicembre 1949
Caro Isaak Davydovic,
grazie per la lettera. L’ho attesa a lungo e infine l’ho ricevuta. È un
vero peccato che uno dei più insigni compositori del XX secolo, Ju.V.
Sviridov, preferisca una bottiglia di champagne al Matrimonio di Fi-
garo.30 Mi preoccupa la sua situazione presente e quella futura. Mi
pare che se pensasse di più all’immortalità, custodirebbe meglio il
suo enorme talento e non lo sacrificherebbe a Bacco. Io sono ancora
ammalato. Mi sono preso l’angina e l’influenza. Sebbene queste ma-
lattie siano ormai terminate, hanno fatto un mucchio di danni. Sono
molto debole fisicamente. Scusa per la descrizione terra terra: sudo
tutto il tempo. Ogni giorno devo cambiare due o tre camicie, e anche
altri elementi della biancheria maschile che non è elegante menziona-
re né oralmente, né tanto meno per iscritto. Questa sudorazione è
conseguenza della debolezza e, con ogni probabilità, della vecchiaia
incipiente. Ho ben quarantatré anni. Le malattie mi girano per casa.
Nina non sta bene; non sta bene neanche Maksim. Evidentemente, la
Trascrivere la vita intera 281

salute è nelle mani di Dio. Ai miei figli non manca niente. Cibo, vita-
mine, assistenza medica. Ma sono sempre ammalati. Galja ha avuto
l’influenza poco tempo fa. Adesso si è ammalato Maksim. Tutto ciò
è molto triste. Il Signore Iddio, evidentemente, predilige V.V. e S.M.
Varzar, che rifulgono di salute e bellezza; ad ammalarsi, sono G.D. e
ˆ
M.D. Šostakovic.31
Durante la mia malattia, o meglio, le mie malattie, ho preso in mano
la partitura di una delle mie composizioni.32 L’ho riguardata dall’inizio
alla fine. Sono rimasto colpito dai pregi di questa composizione. Mi è
parso che, avendo composto una cosa simile, posso essere orgoglioso e
tranquillo. Ciò che mi ha colpito è che ero stato io a comporla.
E così, arrivederci a presto, mio caro amico.
Ti stringo forte la mano. Il tuo ˆ
D. Šostakovic

184.
a E. DENISOV
Mosca, 23 dicembre 1949
Caro compagno Denisov,
se la memoria non mi tradisce, Lei si chiama Edik. Ho ricevuto la Sua
lettera con le osservazioni critiche sulla mia musica. Molte grazie. Le
questioni che Lei ha toccato sono serie. Io non sono un maestro nello
scrivere lettere. Forse la sorte ci farà incontrare e allora parleremo.
Può darsi che troveremo un accordo, può darsi che litigheremo. En-
trambe le cose sono positive. Le auguro successi e fortuna. Auguri di
buon anno.
Una forte stretta di mano. ˆ
D. Šostakovic

1950
ˆ
Šostakovi c era stato uno dei settantacinque eletti in un comitato per i
festeggiamenti del settantesimo compleanno di Stalin, celebrato il 21
dicembre 1949. Non esistono prove che abbia partecipato alle celebra-
zioni, o che abbia avuto il colloquio con Stalin che richiedeva nella let-
tera che segue. In marzo ricevette un altro Premio Stalin per Il canto
delle foreste e la sua colonna sonora de La caduta di Berlino. Non sap-
ˆ
piamo neanche che cosa abbia indotto Šostakovi c a scrivere questa let-
tera.
282 1946-1952: Gli ultimi anni dello stalinismo

185.
A J.V. STALIN
ˆ
Caro Josif Vissarionovic,
alcune questioni scottanti della vita musicale, che mi toccano personal-
mente, mi costringono a disturbarla. La prego di ricevermi e ascoltarmi.
Ho estremo bisogno del Suo aiuto e consiglio.
Il Suo ˆ
D. Šostakovic

186.
a E.V. DENISOV
Mosca, 22 marzo 1950
Caro Edik,
le Sue composizioni mi hanno sbalordito. Se Lei non ha una formazione
musicale nemmeno a livello di base, è stupefacente come possa compor-
re in modo così valido, considerate le circostanze, dal punto di vista
professionale. In ogni caso La prego nuovamente di rispondere alle se-
guenti domande:
1) Qual è la Sua formazione musicale (conoscenza della teoria, sol-
feggio, armonia, strumentazione ecc.)?
2) Lei suona bene il pianoforte?
3) Quanti anni ha?
4) Quali sono il Suo nome e patronimico?
Molte cose nelle Sue composizioni mi sono veramente piaciute. Mi
pare che lei possegga grandi doti da compositore. E sarebbe un vero
peccato se Lei seppellisse i Suoi talenti sotto terra. Certo, per diventare
un compositore Le occorre studiare molto. E non soltanto il mestiere,
ma tante altre cose. Compositore non è soltanto colui che è capace di
mettere insieme piacevolmente melodia e accompagnamento, di orche-
strare bene e così via. Questo, forse, lo saprebbe fare qualsiasi persona
con buone conoscenze musicali. Un compositore è decisamente qualco-
sa di più. E, credo, che cosa sia un compositore Lei lo potrà intendere
molto bene dopo aver studiato a fondo quella ricchissima eredità musi-
cale che ci hanno lasciato i grandi maestri. Può darsi che riusciamo a in-
contrarci e parlarne, benché io debba avvisarla che sono un pessimo
conversatore. Nelle Sue composizioni c’