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PROPOSTA DI SOLUZIONE PER LA SIMULAZIONE PRIMA PROVA DI MATURITÀ 2019

TRACCIA: Italiano
ARGOMENTO: – ESEMPIO TIPOLOGIA A - ANALISI E INTERPRETAZIONE DI UN

TESTO LETTERARIO ITALIANO: Eugenio Montale, L’agave sullo scoglio, dalla raccolta

Ossi di seppia, 1925 (sezione “Meriggi e Ombre”).

L’agave sullo scoglio

Scirocco

O rabido ventare di scirocco

che l’arsiccio terreno gialloverde

bruci;

e su nel cielo pieno

di smorte luci

trapassa qualche biocco

di nuvola, e si perde.

Ore perplesse, brividi

d’una vita che fugge

come acqua tra le dita;

inafferrati eventi,

luci-ombre, commovimenti

delle cose malferme della terra;

oh alide ali dell’aria

ora son io

l’agave che s’abbarbica al crepaccio

dello scoglio

e sfugge al mare da le braccia d’alghe

Simona Pani
che spalanca ampie gole e abbranca rocce;

e nel fermento

d’ogni essenza, coi miei racchiusi bocci

che non sanno più esplodere oggi sento

la mia immobilità come un tormento.

Questa lirica di Eugenio Montale è inclusa nella quinta sezione, Meriggi e ombre, della raccolta
Ossi di seppia. La solarità marina del paesaggio e il mare tranquillo, al più un po’ mosso, della
raccolta si agita in Meriggi e ombre fino a diventare tempestoso ne L’agave su lo scoglio,
percorso dal soffiare rabbioso dello scirocco, il vento caldo di mezzogiorno.

Comprensione e analisi

1. Individua i temi fondamentali della poesia, tenendo ben presente il titolo.

Partendo dallo stesso titolo del componimento: “L’agave sullo scoglio” (scirocco) possiamo
notare come Montale voglia esprimere tramite un paesaggio e determinati elementi della
natura che lo contraddistinguono (la pianta dell’agave) il proprio stato d’animo. Il tema
principale del componimento è infatti la condizione della vita dell’uomo; la condizione
espressa nella lirica però non è una sola ma sono due e contrapposte tra loro: la prima
espressa tramite la metafora del vento, in particolare lo scirocco, vento caldo, che brucia e fa
diventare il terreno gialloverde (è infatti caratteristico perché l’unico che porta la sabbia del
deserto), e l’acqua che non può essere afferrata dalle dita del poeta, è la condizione della
fuggevolezza della vita. Il poeta esprime questa condizione dichiarando proprio che la vita
fugge ed è colma di eventi inafferrati e tutte le cose della terra sono malferme. Dal verso sedici
però tutto cambia, il tema del componimento viene rovesciato dall’autore, è proprio qui che
entra in scena l’agave, pianta diffusa nel mediterraneo, tipica delle zone costiere. Tramite la
descrizione di questa pianta Montale riesce a esprimere pienamente la seconda condizione
della vita dell’uomo; l’agave infatti è particolare poiché nonostante si trovi in condizioni
climatiche spesso avverse, date dai venti, dall’acqua che si scaglia contro gli scogli in cui la
pianta si insedia e la salsedine, persiste e resta sempre saldato allo scoglio. Proprio tramite
questa immagine nel componimento viene espressa l’immobilità della vita, la vita resta infatti
ferma non sfugge al mare (in questo caso il mare viene utilizzato per esprimere qualcosa di
ignoto) ma “s’abbarbica al crepaccio dello scoglio”. In questo caso il poeta si sente pervaso da
questa condizione, nonostante questo possa sembrare contradditorio. Ma è proprio con

Simona Pani
questo concetto contradditorio che possiamo scorgere il tormento e l’inquietudine profonda
che il poeta vuole trasmetterci.
2. Quale stato d’animo del poeta esprime l’invocazione che apre la poesia?

La poesia si apre con il termine “rabido” (rapido) riferito al soffiare dello scirocco che brucia.
Questa rapidità invoca da subito lo stato d’animo del poeta: uno stato d’animo negativo,
inquieto e tormentato caratterizzato dalla fuggevolezza dell’inafferrabilità delle cose che
appunto fuggono via rapide come quel vento e come l’acqua che non può essere bloccata.
Anche l’immagine delle nuvole viene utilizzata dal poeta per esprimere questo suo stato
d’animo. Lo stato d’animo dello scrittore è quindi espresso nei primi versi del componimento
tramite innumerevoli metafore, e le ore di questa vita che fugge vengono definite perplesse;
anche questo per accentuare ulteriormente lo stato d’animo inquieto dell’autore che si trova
perplesso davanti alla vita che è effimera.
3. Nella lirica si realizza una fusione originale tra descrizione del paesaggio marino e
meditazione esistenziale. Individua con quali soluzioni espressive il poeta ottiene questo
risultato.

La specificità della lirica è data dalla particolare descrizione che Montale fa del paesaggio. La
descrizione minuziosa di un paesaggio costiero caratterizzato dal vento, dagli scogli, da un cielo
terso con qualche nuvola sporadica e da questa pianta diffusa ma unica nel suo genere,
trasmette al lettore tutte le sensazioni che il poeta vuole comunicagli. Partendo dal principio,
come già detto, una delle principali sensazioni che il poeta vuole comunicare è la perplessità,
questo termine nel componimento viene utilizzato per indicare le ore ma risveglia nel lettore
proprio questo stato d’animo e mettendolo nella condizione di porsi delle domande sulla
propria esistenza. Sempre per esprimere la rapidità della vita e agli attimi fuggevoli che la
compongono il poeta sceglie di descrivere il vento che soffia rapido e soprattutto l’acqua che
non può essere afferrata; proprio in questo momento il lettore inizia a trovare alcune risposte
riguardo l’esistenza, si renderà conto di questa condizione effimera che contraddistingue
qualsiasi attimo vissuto; ma trovando alcune risposte si porrà sicuramente altre domande, il
lettore non potrà non chiedersi cosa ci sia allora di certo nella propria vita. Proseguendo con la
descrizione del paesaggio il poeta ci dirà che la vita è anche allo stesso tempo caratterizzata
dall’immobilità e per fare ciò descriverà minuziosamente la pianta dell’agave, che dà il nome al
componimento, spiegando come questa pianta attecchisca in condizione avversa ma
nonostante ciò resti piantata nelle rocce, il poeta vuole comunicare al lettore che la vita è
caratterizzata anche da l’immobilità, ma spesso questa immobilità è sinonimo di chiusura e di
tormento per l’uomo.
4. La poesia è ricca di sonorità. Attraverso quali accorgimenti metrici, ritmici e fonici il
poeta crea un effetto di disarmonia che esprime la sua condizione esistenziale?

Simona Pani
Il poeta esprime la condizione di inquietudine e tormento che caratterizza l’esistenza umana
anche tramite l’utilizzo di una metrica elaborata che accentua maggiormente questa
particolare condizione. La figura retorica che ricorre maggiormente nel componimento è
l’enjambement, lo troviamo in tutti i versi che non sono delineati da segni di interpunzione,
l’enjambement ci da il senso di movimento, quello stesso movimento tipico del vento e
dell’acqua e che ci indica che gli attimi della vita scorrono inesorabili e non possono essere
interrotti. L'immobilità invece è espressa tramite le numerose assonanze presenti nella
seconda parte del componimento in cui il poeta vuole accentuare questa condizione; qui
infatti troviamo l’agave che “abbraccia il crepaccio” poi le braccia e le rocce, tutto ciò ci da un
senso di radicamento e di immobilità proprio come risultano all’occhio umano quegli scogli
pietrosi che non cambiano mai nel tempo. Negli ultimi due versi troviamo una rima baciata tra
sento e tormento che indica la chiave dell’intero componimento cioè lo stato d’animo più
profondo dell’autore: il tormento che lo contraddistingue.
5. La lirica è percorsa da una serie di opposizioni spaziali: alto/basso; finito/infinito;
statico/dinamico. Come sono rappresentate e che cosa esprimono?

Come già espresso la chiave di lettura del componimento sta nell’interpretazione della
descrizione spaziale che l’autore fa del paesaggio. Importanti sono nella lirica le opposizioni,
l’opposizione tematica tra fuggevolezza e immobilità è espressa dalle opposizioni concrete
degli elementi che Montale inserisce nell’opera; il vento elle nubi sono infatti contrapposte al
terreno gialloverde, l’acqua del mare è contrapposta agli scogli, la pianta dell’agave che sta
immobile è contrapposta alle ali aride dell’aria e le ampie gole alle rocce. Tutte queste
contrapposizioni evidenziano quindi le condizioni della vita dimostrandoci come tutto ciò che
in dato momento può risultare immobile e statico il momento dopo può mutare e fuggire via
come l’acqua e il vento.
Interpretazione
Partendo dalla lirica proposta, elabora un commento argomentato sul rapporto tra la natura e il
poeta che entra in contatto con essa in un’atmosfera sospesa tra indolente immobilità e
minacciosa mobilità e sul disagio del vivere in Montale. Sostieni la tua interpretazione con
opportuni riferimenti a letture ed esperienze personali. Puoi anche approfondire l’argomento
tramite confronti con altri autori o con altre forme d’arte del Novecento.
Nella lirica “L’agave sullo scoglio” il poeta esprime il proprio rapporto con la natura e con i
paesaggi che la caratterizzano. Il poeta spesso nelle sue liriche utilizza la natura per esprimere
la condizione umana, quasi sempre con accezione negativa. Nella stessa raccolta di cui fa parte
tale componimento “Ossi di seppia” l’autore paragona l’esistenza umana agli ossi di seppia che
vengono abbandonati nella riva dalle mareggiate come relitti inutili, e a questa condizione che
il poeta assimila l’esistenza umana: l’uomo infatti una volta divenuto adulto e persa la gioia
della giovinezza si sentirà come abbandonato e inutile. In tutta la sua poetica Montale utilizza
la natura come un simbolo, quella stessa natura in cui non ha fiducia e che sente avversa a

Simona Pani
l’uomo. Il poeta cerca, inoltre, costantemente la verità e il significato della condizione umana
ma non riuscirà mai a trovare una risposta esaustiva.
Montale non è l’unico autore che nel corso dei secoli ha espresso tramite la poesia il disagio
che pervade l’esistenza umana; possiamo ricordare tra i più celebri Petrarca che nel
componimento “solo et pensoso” sempre tramite la descrizione di un paesaggio esprime la
solitudine che l’uomo trova; e leopardi che esprime anche esso la solitudine dell’uomo e la
propria inquietudine esistenziale in più componimenti ma importante sarà evidenziare del
poeta marchigiano il “dialogo di un islandese e la natura” in cui il poeta evidenzia come l’uomo
si trovi impotente davanti alla nature e si senta come una pedina nelle sue mani.
Per ultimo potremmo citare anche Orazio che con il suo celebre Carpe diem esprime sempre
tramite la descrizione di un paesaggio costiero la fuggevolezza degli attimi della vita.

Simona Pani
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