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MARTEDÌ

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1 DICEMBRE
2009

IL DIZIONARIO DELLA MAFIA

CORAGGIO/1
Falcone e Borsellino Due giudici contro

Amici d’infanzia, coetanei e colleghi


A MANI NUDE
Foto Ansa

CONTRO
LA VIOLENZA
IL COLPO PIÙ DURO
A COSA NOSTRA
Nicola Tranfaglia
STORICO

oraggio è una parola che non è faci-

C le usare quando si scrive di mafia. Il


mondo mafioso, infatti, per rag-
giungere i suoi obiettivi, piuttosto
che il coraggio utilizza l’astuzia e, contro chi
non si adegua, la violenza. Una violenza im-
provvisa e oscura.
Ma di coraggio bisogna parlare quando
raccontiamo la storia di Giovanni Falcone e
Paolo Borsellino che hanno perduto la vita
perché hanno combattuto fino all’ultimo la
mafia siciliana.
Erano coscienti di quello che li aspettava.
Sapevano per l’esperienza accumulata nella
loro breve vita che non c’era da farsi illusio-
ni. Cosa Nostra, questo è il nome che in Sici-
lia è stato assunto dalla mafia, aveva identifi-
cato in quei due giudici i nemici principali
dell’organizzazione. Questo perché negli an-
ni Ottanta il cosiddetto «maxi-processo» -
che da Falcone e Borsellino era stato istruito
- aveva sferrato a Cosa Nostra un colpo deci-
sivo: decine di capi e sottocapi erano stati
condannati come agenti di un potere che
comminava pene anche mortali, senza ap-
pello, a chi provava a opporsi. Anche a don-
ne e bambini se si ribellavano o, semplice-
mente, avevano avuto la sfortuna di vedere
qualcosa che non avrebbero dovuto vedere.
Falcone e Borsellino lottarono fino all’ulti-
mo, in un certo senso attesero la morte, con-
tro un’organizzazione che ormai era diventa-
ta parte dello Stato e delle istituzioni pubbli-
che.
E proprio questa fu la loro angoscia: era-
Da Capaci a via D’Amelio no perfettamente consapevoli che l’Italia sa-
LE DUE STRAGI Entrambi palermitani del quartire della Kalsa e quasi coetanei, Giovanni Falcone rebbe precipitata nel baratro se non fosse riu-
(18 maggio 1939-23 maggio 1992) e Paolo Borsellino (19 gennaio 1940-19 luglio 1992), furono uccisi da scita a interrompere per sempre quella coa-
dueattentati dinamitardi a 56 giorni l’uno dall’altro. Con Falcone morirono la moglie Francesca Morvil- bitazione nata in circostanze drammatiche
lo e gli uomini della scorta Vito Schifani, Antonio Montinaro Rocco Di Cillo. Con Borsellino, gli agenti negli anni tra il 1943 e il 1947 e andata avan-
Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina ed Emanuela Loi. ti per l’intero periodo repubblicano. ❖
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1 DICEMBRE
2009

I libri per capire la mafia

CORAGGIO/1 «COSE DI COSA NOSTRA»


scritto da Giovanni Falcone e
Marcelle Padovani, edito dalla
Rizzoli.
Il testo

Vite parallele
Il gioco delle parti
di due magistrati d’onore
in lotta contro la mafia
Si erano messi in testa che con Cosa nostra non doveva essere cercata
alcuna forma di convivenza. Così scardinarono il mondo segreto dei boss

fine - veri amici. Il che, in una terra conto le cronache.


dove il sospetto è un tarlo che prima Giovanni Falcone, Paolo Borselli-
La storia o poi corrode tutto, era un fatto che, no. Ci si lasci dire: furono coerente-
da solo, aveva quasi dello straordi- mente, e sino alla fine, «magistrati
SAVERIO LODATO
nario. d’onore». Un «onore» che, a chiac-
PALERMO
saverio.lodato@virgilio.it chiere, era stato sempre appannag-
Che due vite parallele come gio esclusivo di quell’ altro mondo,
i potrebbe dire che si cono- quelle di Giovanni Falcone e Paolo duro e con altri codici, che loro, si

S scevano da sempre. Duran-


te l’infanzia avevano divi-
so lo stesso quartiere, es-
sendo entrambi nati a Piazza Ma-
gione, in una Kalsa brulicante
Borsellino, si siano concluse come
tutti sappiamo, non fa parte, come
comunemente si crede, della storia
della mafia; fa parte, semmai, di
quel loro modo intransigente, e sin-
da piccoli avevano imparato a cono-
scere e detestare. E questo capovol-
gimento di ruoli, che poi, grazie a
loro, avrebbe fatto scuola e proseli-
ti, fu vissuto dai criminali come un
po? Che scoperchiarono un santua-
rio dietro l’altro? Che non rimasero
d’umanità e presto segnata irrime- tonico, di volere fare le cose per be- affronto inaccettabile. Entrambi pa- spettatori passivi della guerra di ma-
diabilmente, lo é ancora oggi, dai ne, con molto scrupolo, senza mez- garono con la vita, in moneta assai fia anni ‘80, mentre in passato gli in-
bombardamenti americani; l’azio- ze misure e sino in fondo. Poiché tut- sonante, per le stesse cose. Entram- vestigatori tiravano un sospiro di
ne cattolica, nella chiesa di San to questo lo facevano dichiarata- bi commisero lo stesso errore imper- sollievo perché «i mafiosi si ammaz-
Francesco d’Assisi, le prime amici- mente contro la mafia, la mafia, con donabile: l’essersi messi in testa che zavano fra loro»?
zie, le prime letture, i primi germi piglio gelidamente notarile, non fe- con la mafia non doveva essere cer-
di una coscienza civile. Venivano ce altro che tirare la riga del dare e cata alcuna forma di convivenza. En- Che dire, ancora? Che andarono
entrambi da famiglie di borghesia trambi non resistettero alla tentazio- alla ricerca delle ricchezze accumu-
operosa, ma, in strada, avevano ne di smuovere le acque in Sicilia, late illecitamente nelle banche di
istintivamente imparato a ricono- Niente mezze misure regione dove, quasi per definizione, Milano come in quelle svizzere?
scere, oltre al proprio, un altro Si fidavano ciecamente persino un intero armamentario di Che scardinarono, dando ascolto ai
mondo, diverso, più duro, con al- l’uno dell’altro. La mania proverbi aveva sempre sconsigliato pentiti, un mondo segreto e sotterra-
tri codici, altri linguaggi, altri mo- qualsiasi forma di larvato cambia- neo che, grazie al «valore» del-
di di concepire la vita e le relazioni di fare le cose per bene mento. Altro che il tutto cambi per- l’omertà, era rimasto da sempre im-
con gli altri. Sapevano, uno dell’ al- ché nulla cambi. La mafia, dal punto penetrabile e sconosciuto alla gente
tro, tutto quello che c’era da sape- dell’avere. di vista dei suoi biechi interessi, non civile? O va ricordato che, per rende-
re. Si fidavano ciecamente, senza Ecco allora che, più passano gli voleva che cambiasse proprio nulla, re ancora più incisivo il loro lavoro,
riserve mentali, senza tornaconti. anni e più, nell’immaginario colletti- ma davvero nulla. E che dire, ora? inventarono, sotto la guida di Anto-
Si capivano con un’occhiata, un ge- vo, Capaci e via D’Amelio, i luoghi Che Falcone e Borsellino per quin- nino Caponnetto, il «pool» dell’uffi-
sto della mano, il ricorso a un ricor- in cui persero la vita, sono destinati dici anni costrinsero la mafia a balla- cio istruzione? Che cascarono sem-
do di quell’infanzia comune. Era quasi a identificarsi in uno solo, co- re la samba a suon di arresti, inchie- pre in piedi, anche quando sembra-
naturale che fosse così, essendo me sono destinate a identificarsi, ste, perquisizioni? Che misero alle va che la manina di un certo Stato
cresciuti insieme. Poi, con gli anni, nel ricordo, e a dispetto di ogni anni- corde le «famiglie» americane degli riuscisse, da sola, a fare quel lavoro
avevano imparato a stimarsi da versario, persino le date. Come se Spatola, dei Gambino e degli Inzeril- sporco che tutti i mafiosi agognava-
professionisti, ma questo era venu- un’unica gigantesca vampata di fer- lo? Che istruirono una sfilza di maxi no ma che non era facilissimo porta-
to dopo; quando sarebbero diven- ro e di fuoco si fosse portata via due processi? Che spaccarono una magi- re a termine? O va evidenziato che
tati «i colleghi della porta accan- vite troppo parallele per essere sepa- stratura che, sino ad allora, aveva sapevano anche rivolgersi all’opinio-
to», nel bunker dell’ ufficio istruzio- rate, proprio in quella tragica dirit- sempre girato la testa dall’ altra par- ne pubblica per lanciare un messag-
ne di Palermo. E va da sé che furo- tura d’arrivo, da quei 56 giorni dei te, forte con i deboli e debolissima gio che la sensibilizzasse finalmente
no sempre – rimanendolo sino alla quali, invece, danno pedantemente con i forti, come si diceva un tem- contro la mafia? Vogliamo dirlo che
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Sito di informazione Il sito del Ministero 1 DICEMBRE
su Cosa Nostra dell’Interno 2009

Il tradimento e la tragedia Gli inediti


«FALCONE E BORSELLINO» di Giommaria Monti, «GIUSTIZIA E VERITÀ» Sono gli scritti
Editori Riuniti. La calunnia, il tradimento, la tragedia. inediti del giudice Paolo Borsellino a cura
La Corte di Cassazione nel novembre del 2004 di Giorgio Bongiovanni
si pronuncia sul fallito attentato all’Addaura. (ACFB Associazione culturale Falcone e Borsellino)

I processi
Sono ancora senza nome
i mandanti delle due stragi
Lungo e travagliato l'iter dei
processi per le stragi di Capa-
ci e Via D'Amelio che hanno definito
le responsabilità di molti esecutori
materiali, ma non dei cosiddetti
mandanti esterni.

Strage di via D’Amelio


Il 18 dicembre del 2000 si conclude
il primo dei tre tronconi nei quali è
suddiviso il processo. La Cassazio-
ne rende definitive alcune condan-
ne,tra cuiquella a18 anniper il penti-
to Vincenzo Scarantino.
Il cosiddetto Borsellino bis termi-
na invece, in via definitiva, il 3 luglio
Da sinistra in senso orario. Un del 2003 con 13 ergastoli nei con-
momento della manifestazione fronti di mandanti ed esecutori, tra
per non dimenticare la strage di cui Riina, Biondino, Graviano ed al-
via D'Amelio. La «nave della tri. Mentre il Borsellino ter, giunto in
legalità» 2007. Un gruppo di Cassazione nel gennaio dello stesso
bambini in via D' Amelio, in anno, subisce un parziale annulla-
memoria di Paolo Borsellino. La mento con rinvio alla Corte d’Appel-
foto della strage. Al centro lo di Catania. Dove verrà unificato al
Falcone e Borsellino. processo per la strage di Capaci il 9
luglio del 2003.

Strage di Capaci
furono accusati di protagonismo? ci preme dare una testimonianza so- Il processo, dopo varie vicissitudini,
Di essere star dell’antimafia? Di con- lo di dettaglio di quanto siano state
Il libro cepire il lavoro del giudice come parallele le loro vite. Noi cronisti, è
giunge in Cassazione il 19 aprile
2003, dove viene parzialmente rin-
Perché Falcone? Sintesi quello dello sceriffo? O dovremmo proverbiale, andiamo sempre in gi- viato e appunto unificato al Borselli-
ragionata del processo dimenticare che entrambi furono ro a far domande per poi scrivere no ter. 13 boss accusati di essere tra i
messi sotto accusa dal Csm, cucinati quello che si trova (più o meno). Co- mandanti della strage dovranno es-
a fuoco lento da certi media dell’epo- minciamo col dire che, se per caso, sere nuovamente giudicati.
ca, visti dai Palazzi romani, nella andavi nel loro ufficio un’ora prima
più benevola delle ipotesi, come fa- che fossero sul punto di scatenare Processo unificato
stidiosi guastatori che agivano alla una micidiale offensiva giudiziaria, Inizia il 15 maggio del 2003 e termi-
provincia dell’ impero? O, per fini- di questo clima di vigilia non trape- na in Cassazione il 19 settembre del
re, che il club degli «amici di Giovan- lava assolutamente nulla. Nel loro 2008 con 13 condanne all'ergasto-
ni e Paolo» registrò un boom di iscri- accampamento non percepivi alcun lo.
zioni - oggi si direbbe di «contatti» - , segnale di mobilitazione, di fibrilla-
ma purtroppo solo dopo il loro estre- zione. Il che, come si può ben capi- La novità Spatuzza
mo sacrificio? re, mandava in bestia gli avvocati pe- Negli ultimi mesi le dichiarazioni del
Ci accorgiamo che sin qui, ma è nalisti che speravano, annusando pentito Spatuzza hanno rimesso in
troppo tardi per rimediare, non ab- l’aria, di captare invece segnali che discussione la versione di Scaranti-
PERCHÈ FU UCCISO GIOVANNI FALCONE biamo fatto altro che scrivere: ma- potessero tornare utili ai loro clienti no facendo riaprire le indagini sulla
DI LUCA TESCAROLI fia e mafiosi; pur sapendo benissi- mafiosi. Se il cronista si faceva più strage di via d’Amelio. Hanno forni-
EDIZIONI RUBETTINO mo che quelle definizioni, se ai tem- audace, Falcone, che magari non toinoltrenuovielementi chepotreb-
pi di Falcone e Borsellino in qualche aveva intenzione di rispondere, elar- bero portare all'identificazione dei
«Perché fu ucciso Giovanni Fal- modo delimitavano il problema, og- giva un bel sorriso e un invito laconi- mandanti esterni.
cone?» di Luca Tescaroli, Ed. Rubetti- gi è diverso. Già a quei tempi, la ma- co: «chiedilo a Paolo». Se il cronista
no. È la sintesi ragionata del percorso fia era una mafia politica. Falcone e accettava il suggerimento, altro sor- Agenda Rossa
di indagine intrapreso dal giudice Lu- Borsellino lo intuirono, ma non po- riso, ma in questo caso sotto i baffi, Si èchiusa conuna sentenza definiti-
ca Tescaroli, che sioccupò del proces- terono andare oltre. Ci sarebbero vo- e altro consiglio laconico: «lo chieda va di non luogo a procedere, molto
so per la stragi di Capaci nei primi due luti anni e anni per svelare l’esisten- a Giovanni». Uno dava del tu, l’altro contestata, la vicenda della agenda
gradidi giudizio, alla ricerca della veri- za di altre facce nascoste, la faccia dava del lei. Magistrale gioco delle rossa di Paolo Borsellino, in cui an-
tà. Fondamentale anche per com- istituzionale, la faccia politica quel- parti, magistrale interpretazione, notava le sue considerazioni più de-
prendere il contesto storico in cui ma- la economica. E ancora non ci sia- fin nei minimi dettagli, di due vite licate, scomparsa negli attimi suc-
turò il delitto. mo. Avendoli conosciuti entrambi, parallele. ❖ cessivi allo scoppio della bomba
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IL DIZIONARIO DELLA MAFIA

ORRORE/2
Giovanni Brusca Più di centocinquanta omicidi

Assassino e «pentito»
I MODERNI
STRUMENTI
DI MORTE
LA FEROCIA
E COSA NOSTRA
Nicola Tranfaglia
STORICO

N
ella storia della mafia siciliana
(ma in questo non ci sono grandi
differenze con le altre mafie, italia-
ne e straniere) la ferocia sembra
crescere in modo proporzionale all’esten-
dersi dei traffici e alla sete di guadagno.
Questo è quanto ci suggerisce la conoscen-
za sempre più precisa di alcune delle azioni
recenti di Cosa Nostra. Vicende efferate co-
me l’uccisione del piccolo Giuseppe Di Mat-
teo, il cui cadavere fu sciolto nell’acido, o
come le stragi compiute con l’uso di esplosi-
vi.
Ma va detto che non possiamo essere cer-
ti che, in passato, non si praticasse, con stru-
menti magari diversi, la stessa sanguinaria
ferocia. Questo, d’altra parte, è un genere di
dubbio che condiziona sempre il lavoro del-
lo storico quando le fonti di cui dispone non
sono sufficienti.
Ma forse la differenza tra il passato e il
presente, la più profonda, sta proprio nel
tempo. Perché è quando alla disponibilità
di strumenti per uccidere più facilmente si
aggiunge la fretta, l’urgenza di agire (maga-
ri per arrestare l’effetto valanga di certi pen-
timenti) che la ferocia, e l’orrore, non han-
no più argine. E tra le vittime della mafia
cominciano a esserci le donne e i bambini.
Anche se, alla fine, non tutti sono in gra-
do di compiere certe azioni. Non è un caso
che a mettere in atto i crimini più feroci tra
quelle compiuti da Cosa Nostra siano stati
uomini come Salvatore Riina e Giovanni
L’omicidio di Giuseppe Di Matteo Brusca, cioè uomini di campagna, abituati a
IL KILLER DI UN BAMBINO È stato il killer più feroce di Cosa Nostra. Ha confessato più di 150 un certo rapporto con gli animali. Non han-
omicidi. Ha anche il primato dell’orrore. Perché Giovanni Brusca (San Giuseppe Jato, 1957) non solo fu no fatto altro che trattare alla stregua di ani-
l’uomo che azionò la bomba della strage di Capaci, ma ordinò il sequestro e l’omicidio di Giuseppe Di mali gli uomini (le donne, i bambini) che
Matteo, 13 anni, la cui unica colpa era quella d’essere il figlio di un pentito. Ruolo che nel 1996, dopo avevano individuato come nemici o anche
l’arresto, è stato assunto dallo stesso Brusca che oggi è uno dei principali «collaboratori di giustizia». solo come ostacoli al loro potere.❖
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Un magistrato d’onore

ORRORE/2 «STORIA DI GIOVANNI FALCONE»


di Francesco La Licata, Ed. Feltrinelli.
La vita di Falcone, magistrato che
voleva sconfiggere la mafia.

Assassinare un bambino
Quando Brusca mi disse
«Ho strangolato e sciolto
cadaveri nell’acido»
Il codice della tortura. Con eroina e pentiti la mafia cambiò le regole. Centinaia
di delitti: «Bisognava colpire tutti quelli che volevano spartire la torta»

A destra la foto del piccolo


Giuseppe Di Matteo, ucciso e sciolto
mafia riparava i torti, addrizzava le causale del delitto: la vittima aveva nell’acido. Aveva appena tredici
storture provocate dall' assentei- avuto una storia amorosa con una
La storia smo statale, non toccava le donne e donna «impegnata», peggio ancora
anni e l’unica colpa di essere figlio
di un pentito. Sopra una sua foto
i bambini, meno che mai torturava se «impegnata» con un mafioso; ma- inedita scattata durante il
SAVERIO LODATO
gli adulti, non indulgeva allo stragi- no o dita tagliate, a significare che sequestro. In basso la foto
PALERMO
saverio.lodato@virgilio.it smo. Che l'esaltazione di questa l'ucciso si era appropriato di ricchez- segnaletica del capomafia Mimmo
non violenza servisse a coprire l'al- ze non sue; eccetera. La mafia face- Raccuglia, arrestato il 15 novembre.

P
arliamo di macelleria ma- tra violenza, quella che si manife- va corrispondere ad ogni omicidio
fiosa, con una premessa. stava, ad esempio, a colpi di lupara un «segno» che serviva da monito
Uno degli stereotipi più nelle campagne, prima che venisse- per l'intera comunità di un paese o
diffusi e difficili da sradi- ro alla ribalta le calibro 38, spiega di un quartiere, e che, in ultima Giuseppe Di Matteo); sarà introdot-
care, consiste nella convinzione solo che la mafia non è un'istituzio- istanza, mandava persino a dire al- to l'uso dell'interrogatorio sotto tor-
che i mafiosi siano naturalmente ne con finalità benefiche e che, ordi- la locale caserma dei carabinieri tura (pensiamo alle camere della
violenti, predisposti cioè, per una nariamente, mette in conto di ricor- che quello tutto era tranne che un morte, valga per tutte il sinistro ca-
diversità innata, alle efferatezze rere al delitto. Se gli «atti parlamen- delitto «gratuito». Nel 1948 fu enor- solare di San'Erasmo lungo la stata-
nei confronti dei loro nemici, sia- tari» della mafia - è un'iperbole- fos- me lo sdegno per l'uccisione del pa- le Palermo - Messina) fatte trovare
no essi rappresentanti dello Stato, sero noti, si scoprirebbe quanti pro- storello Giuseppe Letizia, che a 13 dai collaboratori di giustizia; l'uso
siano mafiosi come loro i quali, cessi a porte chiuse si susseguirono anni assistette, fra i dirupi di Corleo- dei cimiteri di mafia; dell'incapret-
per una qualche ragione, si trova- negli anni '60 nel tentativo di scopri- ne, all'esecuzione del sindacalista tamento, con la morte che soprag-
no, in un momento della vita, dal- re chi c'era dietro le Giuliette Alfa Placido Rizzotto. Letizia fu ucciso giunge dopo lenta agonia; o, varian-
la parte sbagliata. Le cose stanno in quanto «testimone» che poteva te meno macchinosa, l' impiccagio-
diversamente. I mafiosi, come os- mettere a repentaglio gli interessi ne utile a simulare un suicidio. E an-
servò Falcone, praticano la violen- La violenza di Luciano Liggio e Michele Navar- cora: l'acido, in quantitativi quasi in-
za solo quando la vedono come Una catena di ra, allora astri nascenti della mafia dustriali, per sciogliere i cadaveri e
l'unico strumento per perseguire i montaggio nella quale si corleonese. impedire che singole tracce potesse-
loro interessi affaristici e di pote- ro favorire una pista investigativa; i
re. Ricorrono all'omicidio quando finiva per un nonnulla È con l'avvento dell' eroina, e rituali macabri, che sfociavano in
tutte le altre strade - discorsi, con- con la centralità che la mafia sicilia- autentico sadismo, di «ultime cene»
sigli, avvertimenti, minacce, atti Romeo imbottite di tritolo; prima na acquista nel traffico mondiale - dove tutti i commensali, tranne
intimidatori, tentativi di corruzio- forma di gangsterismo di derivazio- grazie alla sua capacità di raffinazio- uno, sapevano in che cosa si sareb-
ne se si tratta di un funzionario, e ne americana che la mafia più anti- ne - che la violenza, sotto ogni for- be risolto il «dopo cena». La violen-
altro ancora - non hanno ottenuto ca e tradizionale non gradiva per ma, si incrementa in maniera espo- za era diventata una catena di mon-
l'esito sperato, o perché l'interessa- niente. nenziale: dalla guerra degli an- taggio nel cui ingranaggio si finiva
to non capisce, o fa finta di non Altra cosa era l'accanimento sul ni'80, in cui i clan furono decimati per un nonnulla.
capire o, peggio ancora, crede di cadavere: il sasso in bocca - il cui dai corleonesi, alla sfida ai rappre-
potercela fare da solo. significato diventò di dominio pub- sentanti dello Stato che si stavano E se Totò Riina, proverbiale per
blico nel 1970 grazie al film di Giu- opponendo a quel gigantesco affa- la sua ferocia, fu il primo capo della
Nella sua storia secolare, Co- seppe Ferrara con consulenza dello re e a quella mattanza. Da allora, cupola che liberalizzò in forme tan-
sa Nostra, a quel che se ne sa, non scrittore Michele Pantaleone - a si- non ci sarà più posto per le favolet- to aberranti il ricorso alla violenza,
ha mai agito d'impeto. Prova ne gnificare la causale del delitto: la te: saranno uccise le donne (pensia- e dandone lui stesso prova in più di
sia che, per decenni, la moneta vittima aveva svelato a estranei i se- mo a madri, mogli, sorelle, cognate un'occasione, sarà Giovanni Bru-
corrente del senso comune risiede- greti dell' organizzazione; i genitali dei «pentiti»); saranno uccisi i bam- sca, molto più giovane di Riina, l'au-
va in favole ben congegnate: la in bocca, a significare una diversa bini (pensiamo a Claudio Domino o tentica espressione della saga nera
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Tutta l’informazione La trasmissione ha mostrato 2 DICEMBRE
su Cosa Nostra la foto inedita di Di Matteo 2009

I libri per capire la mafia Primi passi di un boss


«CACCIATORE DI MAFIOSI» di Alfonso Sabella, Monda- «ERA IL FIGLIO DI UN PENTITO» di Giuseppe Montic-
dori. Sabella, magistrato, ha catturato Bagarella e Brusca, ciolo e Vincenzo Vasile, edizioni Bompiani. Monticciolo, il
ha visitato le camere della morte dove avvenivano le braccio destro di Brusca, si racconta. I primi passi nel
torture e le uccisioni più cruente e raccolto i racconti. paese per diventare qualcuno, lui piccolo muratore.

Giovanni Brusca
Il torturatore che divenne
il primo tra i pentiti
Il primo condividere il volto
più violento della mafia, il pri-
motrai pentiti.Brusca vieneidentifi-
cato soprattutto come l’assassino di
Falcone. Ma fu anche il mandante
del delitto del piccolo Di Matteo.

Il boss
Figlio d'arte, nato nel 1957, viene
«combinato» tra il '75 e il '76 da Sal-
vatore Riina ed entra a par parte del
mandamento di San Giuseppe Jato,
capeggiato da suo padre, Bernardo
Brusca al quale succederà nella gui-
da del mandamento.

Il soldato
Per conto di Cosa Nostra, durante la
sua carriera criminale commette e
ordina personalmente oltre cento-
cinquanta omicidi. Ai magistrati di-
rà: «Ancora oggi non riesco a ricor-
dare tutti, uno per uno, i nomi di
quelli che ucciso. Molti più di cento,
di sicuro meno di duecento».

Il mostro
dell' orrore criminale. Di «segni» e torta. Nell'immaginario collettivo èperò ri-
«segnali» da inviare all'opinione Brusca si presentò così: «Ho com-
Il libro pubblica non c'era più alcun biso- messo e ordinato più di cento delit-
cordato, soprattutto, come l'assassi-
no di Giovanni Falcone e il mandan-
Storia di un boss: gli studi gno. Perché questo cambio di regi- ti... meno di duecento. Ho strango- te dell'omicidio del piccolo Giusep-
interrotti, il primo omicidio stro? Perché Cosa Nostra, con que- lato... Ho sciolto i cadaveri nell' aci- pe Di Matteo, figlio del collaborato-
sta impennata sanguinaria, non fe- do muriatico... E molti li ho carbo- re di giustizia Santino Di Matteo, uc-
ce altro che - la similitudine va da nizzati su graticole costruite appo- ciso all'età di 13 anni.
sé- stringersi da sola la corda al col- sta». Rendeva l'idea.
lo? La seconda: l'effetto devastante La collaborazione
delle collaborazioni di ex boss e pic- Viene arrestato il 20 maggio del
Giovanni Brusca, quando ci in- ciotti che provocavano piccole slavi- 1996 e quasi subito si pente. All'ini-
contrammo nel carcere di Rebib- ne, quando non autentiche valan- zio la sua collaborazione con la giu-
bia, estate 2009 - per il libro intervi- ghe repressive. In entrambi i casi, il stizia non è parziale, ma una volta
sta «Ho ucciso Giovanni Falcone» problema era la lotta contro il tem- operata la scelta definitiva diventa
(Oscar Mondadori)- , mi offrì, a tale po. Per questo morirono migliaia di totale. Solo grazie a lui si scoprono
proposito, dal suo punto di vista, ri- persone, mafiosi, parenti, amici, co- mandanti ed esecutori della strage
sposte logiche. La prima: l'immen- noscenti o gente che passava per ca- incui morì Giovanni Falcone, vengo-
so fiume di danaro del traffico dell' so; per questa stessa causale moriro- no comminati decine e decine di er-
HO UCCISO GIOVANNI FALCONE eroina fece impallidire in un attimo no magistrati, poliziotti, carabinie- gastoli e per la prima volta viene
SAVERIO LODATO i proventi tradizionali della mafia ri, funzionari, imprenditori, giorna- svelata l'esistenza del "papello": la li-
MONDADORI in decenni di vita relativamente listi e uomini politici. Sempre per la sta di richieste rivolte da Riina allo
«tranquilla»: se pascoli abusivi, ma- lotta contro il tempo, Brusca diede Stato.
Con la sua collaborazione con la cellazione clandestina del bestia- ordine a una ventina di mafiosi di
giustizia Giovanni Brusca è il primo dei me, traffico di sigarette di contrab- tre province siciliane di sequestrare I processi
grandi pentiti di mafia a raccontare co- bando, speculazione edilizia, ta- prima, e uccidere poi, il figlio di San- Imputato in particolare nei processi
me e perché si arrivò all'eliminazione glieggiamento, producevano un fat- tino Di Matteo; con l'obbiettivo di- per le stragi di Capaci, via d'Amelio e
di Falcone. Saverio Lodato ha incontra- turato pari a 10, con l'eroina quel sperato che il padre ritrattasse la per le bombe del '93 subisce rispetti-
to in una cella blindata del carcere di 10 era diventato 1000. Va da sé che sua confessione. Infine, c'è lo stragi- vamente condanne definitive a 19
Rebibbia Giovanni Brusca e ne ha rac- non era più sufficiente la media di smo, ma richiederebbe un altro arti- anni e 11 mesi di carcere, a 13 anni e
colto la testimonianza. Il boss racconta un delitto al mese per tenere le cose colo a parte (non in contrasto, però, 10 mesi e a 20 anni. Condannato an-
la storia della sua vita, senza censurare in ordine: di delitti ce ne volevano a con quanto abbiamo scritto sino ad che per gli omicidi di Ignazio Salvo
alcun particolare: il padre mafioso, gli bizzeffe, tanti quanti erano quelli ora). Ché sempre di orrori si tratta, (22 anni), Rocco Chinnici (16) e per
studi interrotti, il primo omicidio. che pretendevano di suddividere la e su scala più vasta. ❖ quello del piccolo Di Matteo (30).
GIOVEDÌ
25
3 DICEMBRE
2009

IL DIZIONARIO DELLA MAFIA

PENTITI/3
Tommaso Buscetta Il boss dei due mondi

Dalla Sicilia all’America


DENTRO IL CUORE
DELLE LOGICHE
DI COSA NOSTRA
IL RUOLO DECISIVO
DEI COLLABORATORI
Nicola Tranfaglia
STORICO

on il termine «pentiti» furono desi-

C gnati, a partire dagli anni Ottanta


del XX secolo, coloro che, fuoriusci-
ti dalle organizzazioni mafiose, de-
cidevano di collaborare con l’autorità giudi-
ziaria. (legge 30 dicembre 1980 per il seque-
stro di persona a scopo di estorsione e dpr 9
ottobre 1990 n.309 per il traffico di stupefa-
centi o associazione a ciò finalizzata). Ma,
già alla fine degli anni Settanta, Leonardo
Vitale si era «pentito», pagando con la vita il
suo gesto.
Nel 1991, con la legge del 15 marzo, ven-
ne riconosciuto un regime di favore di cui
potevano beneficiare i collaboratori di giusti-
zia per protezione e assistenza ma anche dal
punto di vista penale e penitenziario, con
l’introduzione di una notevole attenuante.
Con quella legge, all’indomani delle grandi
stragi di mafia del 1992 nelle quali moriro-
no i giudici di Palermo Giovanni Falcone
(con la moglie Francesca Morvillo), Paolo
Borsellino e gli agenti delle loro scorte, ven-
nero introdotte modifiche premiali che con-
sentivano ai collaboratori di scontare la pe-
na al di fuori degli istituti carcerari. Questo
determinò una forte crescita del numero dei
«pentiti».
Il fenomeno si è ridimensionato alla fine
del primo decennio del nuovo secolo: oggi i
pentiti sono 785, nel 1996 erano 1214.
Tommaso Buscetta, che cominciò a colla-
borare nel 1984 con il giudice Falcone, è con-
siderato il pentito più importante. «Prima di
Un tentato suicidio, poi la decisione di parlare lui - ha detto Falcone a Marcelle Padovani -
IL RITORNO IN ITALIA È il 15 luglio del 1984. Tommaso Buscetta (Palermo, 13 luglio 1928 - New non avevo, non avevamo, che un’idea super-
York, 2 aprile 2000) torna in Italia. Era stato arrestato a San Paolo del Brasile il 24 ottobre del 1983 e ficiale del fenomeno mafioso. Con lui abbia-
aveva resistito in tutti i modi all’estradizione. Fino al punto di avvelenarsi con la stricnina dopo aver mo incominciato a guardarvi dentro. Ma so-
saputo che era stata concessa. Il pentimento gli valse un altro viaggio transoceanico. In cambio delle prattutto ci ha dato una visione globale, am-
sue rivelazioni su Cosa nostra americana ottenne dagli Usa una nuova identità e si stabilì a New York. pia a largo raggio». ❖
26 GIOVEDÌ
3 DICEMBRE
2009

Il maxiprocesso

PENTITI/3 MAFIA, L’ATTO D’ACCUSA DEI GIUDICI


DI PALERMO a cura di Corrado
Stajano, Editori Riuniti. Una summa
importante per conoscere le carte.

Quando il boss scosse la «cupola»


Le rivelazioni decisive
del Grande padrino
che sfidò la Mafia
I mafiosi sanno benissimo e comunque non se ne sono fatti una ragione che se
don Masino non fosse mai nato, loro sarebbero tranquillamente ai loro posti

stava in Brasile sebbene i corleonesi mafia, non aveva mai vinto nessu-
gli stessero sterminando l’intera fa- no. Contro la mafia erano andate a
La storia miglia - per chiuderlo in una trappo- infrangersi una mezza dozzina di
la mortale. Cosa Nostra non riuscì a commissioni d’inchiesta; si erano
SAVERIO LODATO
togliergli la parola quando iniziò a schiantati governi e parlamenti di
PALERMO
saverio.lodato@virgilio.it parlare con Giovanni Falcone, raro ogni colore; quei giudici, poliziotti,
magistrato, all’epoca, che aveva car- carabinieri, funzionari solitari, ai
osa Nostra ha perduto ta, penna e senso dello Stato; quan- quali lo Stato scopriva le spalle, favo-

C malamente la sua sfi-


da finale con Tomma-
so Buscetta. E questa,
ormai, è una banalità
storica. Ha perduto per sempre la
faccia agli occhi di boss, picciotti e
famiglie, eternamente convinti, in-
do continuò a parlare con la com-
missione parlamentare antimafia,
rispondendo acutamente a doman-
de molto intelligenti o molto scioc-
che; quando si presentò nell’aula
bunker di Palermo - correva l'anno
1986 - per il primo grande processo
rendo, molto spesso, un ignobile
«fuoco amico». Ma in cosa consiste-
va l'arma letale, se ci è concessa la
semplificazione, di “don” Masino
Buscetta, il boss dalle tre vite, il boss
dai tre matrimoni, il boss dei due
mondi, come, a ondate ricorrenti, si
riferimento; la pianta organica; la
sua araldica - si fa per dire - nobilia-
vece, della sua invincibilità. Una fe- dove espose puntigliosamente, du- sbizzarrivano giornali e tv del piane- re, rappresentata da boss, capi man-
rita, sarebbe meglio dire un trau- rante il violentissimo faccia a faccia ta nel tentativo disperato, accen- damento, capi decine; le sue relazio-
ma, che peserà sin quando esisterà con Pippo Calò, la sua verità. Un po- tuando le tinte, di tratteggiarne un ni con altri Stati, primi fra tutti gli
la mafia. È una sconfitta, sia detto deroso elettroshock per la corte, gli ritratto sfuggente per definizione? Stati Uniti d’America; il nome di Giu-
per inciso, che le ha fatto perdere imputati, gli avvocati, la stessa opi- Certo. Si potrebbe dire che tutto di- lio Andreotti. Tutto oro colato? Tut-
quasi tutto il suo prestigio crimina- pese dal caso. E che il caso, se non to inedito? Buscetta bocca della veri-
le agli occhi di altre mafie che da avesse preso le fattezze di Buscetta, tà? Figurarsi.
decenni, nel resto del mondo, ne Estate ’99 sarebbe comunque riuscito a farsi Certe cose, prima di lui, le aveva
subivano autorità, potenza e insin- Lo conobbi qualche strada con risultati se non identici, dette un altro mafioso Nick Gentile,
dacabilità. Il clan dei siciliani, che mese prima di morire almeno altrettanto apprezzabili. nella sua autobiografia, intitolata
nel traffico mondiale della droga Possibile. Ma Tommaso Buscetta è «Vita di capomafia», per gli Editori
aveva soppiantato, sul finire degli Girava armato esistito, eccome se è esistito. E la sua Riuniti, di fine anni ‘60. Di mappatu-
anni '60, il clan dei marsigliesi, ri- vita ha avuto effetti devastanti per ra delle «famiglie», si era occupato
ducendolo a prestatore d’opera nione pubblica. Buscetta squader- l’organizzazione criminale denomi- un carabiniere che aveva lavorato
nelle raffinerie dell’eroina, da tem- nò la mafia in diretta, irruppe nelle nata Cosa Nostra. Ed è di questo che sul campo, Renato Candia, che nel
po è entrato nei musei, negli archi- case degli italiani, raccontò un mon- dobbiamo parlare. Sono cose che, 1960 diede alle stampe, con Scia-
vi, nelle cineteche di film noir. Og- do sino a quel giorno solo sussurra- per fortuna, ormai si sanno (anche scia editore, l’affascinante inchiesta
gi è tempo delle triadi di Hong to. Segnò per sempre un prima e un se spesso si dimenticano). intitolata «Questa mafia». Solo per
Kong, yakuza giapponese, mafia poi. far qualche esempio. Ma Buscetta fu
russa, narcos colombiani o monte- Oggi i mafiosi sanno benissimo, Che fu il primo a svelare il nome il primo che, al colore e alla sociolo-
negrini serbi, non più dei nonnetti ma ormai non possono fare altro vero di quella feroce Mafia spa; i gia, aggiunse il poderoso carico del
di una Little Italy che, anche archi- che mordersi le mani, e comunque suoi rituali più nascosti, a partire «chi è» della mafia anni ‘80. Questo
tettonicamente, non esiste quasi non se ne sono fatti una ragione, dall’iniziazione; i suoi codici non fece la differenza. Come quasi tutti
più. Persino in tutto questo, c’è lo che se Buscetta non fosse mai nato, scritti; il suo rozzo decalogo compor- sanno, Buscetta non entrò mai a far
zampino di Buscetta. Vediamo. loro sarebbero tranquillamente ai tamentale; il suo radicamento terri- parte della «commissione», o «cupo-
Cosa Nostra non fu capace di far- loro posti; i posti che avevano occu- toriale; l'eccezione e la regola; ma la», che dir si voglia.
lo tornare in Sicilia, mentre infuria- pato per oltre un secolo di storia ita- anche la sua struttura militare; la A sentir lui, perché le riunioni
va la guerra di mafia - e lui se ne liana. Va anche detto che, contro la mappa geografica alla quale faceva- troppo lunghe non gli piacevano,
Per saperne di più Approfondimenti
www.antimafiaduemila.com www.antoninocaponnetto.it
GIOVEDÌ
27
Quello che succede oggi, È il sito della Fondazione 3 DICEMBRE
Politica e Cosa nostra in nome del magistrato 2009

I libri per capire la mafia La storia più completa


IL BOSS È SOLO di Enzo Biagi, Rizzoli. Il grande giornali- TRENT’ANNI DI MAFIA Saverio Lodato, Bur. Il sottoti-
sta parlò per ore con Tommaso Buscetta. Che disse: «Non tolo dice tutto: Storia di una guerra infinita. Un’opera
avevo altra scelta: o continuavo a tacere come avevo monumentale del giornalista che più di altri in questi
fatto oppure andavo fino in fondo. E così è stato». anni si è occupato a fondo di Cosa nostra.

Foto Ansa

La vita
Un percorso unico
nella storia del crimine
Lescarne note diuna cronolo-
gia non possono restituire la
vita, anzi le molte vite, di Tommaso
Buscetta. Danno però l’idea della
complessità di un percorso unico
nella storia criminale italiana.

La carriera criminale
Nasce a Palermo il 13 luglio del 1928
e soli vent’anni viene «combinato»
nella famiglia di Porta Nuova all’in-
terno della quale sale in fretta i gra-
dini dell'organizzazione. Nel 1961,
durante la prima guerra di mafia,
sceglie la latitanza e nel novembre
del 1972 viene arrestato a Rio de Ja-
neiro con l’accusa di traffico di dro-
ga erispedito in Italia. Nel1980 ottie-
A sinistra Tommaso Buscetta in ne la semilibertà e scappa in Brasile
compagnia di sua moglie. In alto per poi essere riarrestato ed estra-
a sinistra e a seguire in senso dato per la seconda volta nel 1983.
orario: Giulio Andreotti al suo
arrivo al Carcere di Capanne per Il pentimento
l'udienza del processo Pecorelli; Durante il viaggio per l’Italia tenta il
Buscetta in crocera; il boss suicidio, ma si salva e nel 1984 inizia
Badalamenti. In basso a sinistra la collaborazione con Giovanni Fal-
Buscetta che depone cone. Consegnando alla giustizia,
per la prima volta nella storia, le
chiavi di interpretazione di un feno-
meno fino ad allora impenetrabile.
non amava i bizantinismi, che esisto- sto, fiumi di letteratura giornalistica: Al Giudice, prima di parlare, lancia
no anche nel mondo criminale, per- si vendicò, avendo capito che militar-
Il libro ché teneva soprattutto alla sua indi- mente non aveva più scampo; raccon-
un avvertimento: «Dopo questo in-
terrogatorio lei diventerà una cele-
Il j’accuse pendenza. Sarà vero? E chi può dir- tò a Falcone tutto quello che avevano brità.Ma cercheranno di distrugger-
del principe dei pentiti lo? Certo è che tutti i capi o vice capi combinato gli altri, nascondendo la fisicamente e professionalmente.
della commissione, si chiamassero quello che aveva combinato lui; fu lo E con me faranno lo stesso».
Liggio o Badalamenti, Bontate o strumento consapevole dell’intelli-
Greco o Riina o Provenzano, ebbero gence americana che di una certa ma- Il maxiprocesso
tutti, con «don Masino» un rapporto fia, ora che lo sbarco in Sicilia appar- Grazie alle sue rivelazioni viene
paritario, quasi reverenziale. “Don” teneva al passato, si era stancata; mil- istruito il primo maxiprocesso a Co-
Masino era “don” Masino. E questo lantò credito, tanto è vero che della saNostra fondatosul cosiddetto«te-
è emerso in migliaia di pagine pro- commissione, o cupola che dir si vo- orema Buscetta». Finiscono alla
cessuali d’ogni natura. Si sposò tre glia, non fece mai parte. Chissà. Chi sbarra quasi 500 mafiosi, tra cui gli
volte, amava le donne in maniera può dirlo? Fatto sta che la Storia gli esattori Nino e Ignazio Salvo e Vito
un po’ esuberante, secondo il punto ha dato ragione. Che è morto nel suo Ciancimino. Nei confronti di Buscet-
di vista degli altri «uomini d'onore». letto. E il dettaglio, per una vita come ta si abbatte presto la scure della
Ma questa «dissolutezza», che la sua, non è insignificante. vendetta mafiosache stermina buo-
avrebbe finito con l’alimentare un Lo conobbi in America nell’estate na parte della sua famiglia, ma che
LA MAFIA HA VINTO estremo gossip di sopravvivenza 1999, qualche mese prima della sua non riesce a fermarlo.
SAVERIO LODATO per gli imputati colpiti dalle sua col- morte per tumore. Si nascondeva an-
MONDADORI laborazione con la giustizia, non gli cora. Girava armato. Scrivemmo un La morte
ostacolò la carriera criminale. Inten- libro intitolato «La mafia ha vinto»: il Il 2 aprile del 2000, all'età di 71 anni,
A quindici anni dall'inizio della diamoci: ne fece di tutti i colori. testamento del Padrino. Ricordo la muore negli Stati Uniti. Negli ultimi
sua collaborazione con la giustizia, il sua voce. Quella che in tante aule di giornidella sua vita al giornalista Sa-
primo grande pentito di mafia parla e Trafficò con le sigarette di contrab- giustizia, italiane e statunitensi, ave- verio Lodato consegna un’amara ri-
traccia un bilancio desolante della lot- bando, forse anche in droga (ma lo va spedito in galera, spesso all’erga- flessione: «La mafia ha assunto un
ta alla criminalità organizzata, dopo negava categoricamente), ammaz- stolo, un esercito di criminali. Parla- ruolo molto più grande di quello
la stagione delle bombe e gli assassi- zò, e servì quel mondo sin dall'età di va, parlava, parlava, Buscetta. Ma cheaveva in passato. È diventata un
nii di Falcone e Borsellino. Un duro sedici anni. Ma fu sempre «uno di lo- nessuno riuscì mai a coglierlo in fal- fatto politico. È riuscita a diventare
j'accuse nei confronti della politica. ro». Poi, qualcosa si ruppe. E su que- lo. invisibile senza scomparire».
MARTEDÌ
31
8 DICEMBRE
2009

IL DIZIONARIO DELLA MAFIA

COSA NOSTRA/4
Totò Riina Il generale sconfitto

La guerra allo Stato


LA PIRAMIDE
DEL CRIMINE
ORGANIZZATO
QUEL CHE DISTINGUE
LA MAFIA SICILIANA
Nicola Tranfaglia
STORICO

È
stato Tommaso Buscetta il primo
pentito a rivelare a Giovanni Fal-
cone che in Sicilia l’associazione
criminale da tutti conosciuta co-
me «mafia» corrispondeva a un’organiz-
zazione ben individuata e strutturata
che gli affiliati chiamavano «Cosa No-
stra». Ma già in precedenza erano stati
acquisiti elementi che individuavano dei
tratti distintivi propri della mafia sicilia-
na (ed era stata proprio questa consape-
volezza il presupposto, nel 1982, dell’ap-
provazione della legge Rognoni-La Tor-
re).
Cosa Nostra ha i suoi elementi costitu-
tivi nel «popolo» degli affiliati, nel territo-
rio in cui opera e, soprattutto, nella «si-
gnoria» che, contendendo allo Stato il
monopolio dell’uso della forza, su quel
territorio esercita. Non a caso le «fami-
glie» prendono il nome dei paesi e delle
città che sono sotto il loro controllo.
Altra caratteristica di Cosa Nostra è
una struttura gerarchica di tipo «vertica-
le-piramidale», diversa da quella «oriz-
zontale-federativa» di altre organizzazio-
ni mafiose come la camorra o la
‘ndrangheta.
Un rito formale presiede alla «combi-
nazione», cioè all’affiliazione, del mafio-
so e si conclude con un giuramento per la
vita che viene solennizzato attraverso la
«punciuta», cioè la puntura della spina di
un’arancia amara, e la bruciatura di una
«santina» (un’immagine sacra) che ha lo
U curtu, l’ideatore della strategia delle stragi scopo di sottolineare l’irrevocabilità del
DA 17 ANNI IN CELLA Totò Riina (Corleone, 16 novembre 1930), il capo dei corleonesi, fu arresta- vincolo contratto con il patto di sangue.
to il 15 gennaio del 1993 dalla squadra dei Ros guidata dal capitano Ultimo. Si avvia a diventare, dopo Il concetto di «onore» proprio dei ma-
la morte di Gaetano Badalamenti e Michele Greco, il capo della cupola che ha scontato la più lunga fiosi si lega alla violenza esercitata: sono
carcerazione. Soprannominato «u curtu» per la sua bassa statura (1,58 centimetri) è stato l’ideatore i delitti a segnare il cammino e l’ascesa
della strategia delle stragi. Ed è stata proprio questa la ragione della sua fine. degli affiliati nella struttura gerarchica.❖
32 MARTEDÌ
8 DICEMBRE
2009

I libri per capire le cosche

COSA NOSTRA/4 «RIINA, LA CADUTA DEI CORLEONESI»


L’autore è Angelo Vecchio, per
Antares Editrice. La vita e la latitanza
del boss dei boss.

Il boss che ha cambiato la mafia


Il veleno dei corleonesi:
infiltrati, spie, esecuzioni
Così riuscì il golpe di Riina
A decine i palermitani caddero perché traditi da un fratello, da un cognato.
La tattica dei boss: dieci anni in silenzio, fingendosi gregari. Poi la guerra

Totò Riina é stato un generale che ancora oggi resta un mistero


che ha mandato il suo esercito in- l’antefatto della sua cattura, la cattu-
La storia contro a sicura disfatta. Che ha sca- ra stessa, l’intero capitolo che riguar-
tenato, per sua insindacabile deci- da il residence di Via Bernini, in cui
SAVERIO LODATO
sione, una guerra di mafia con mi- si nascondeva con la famiglia, per-
PALERMO
saverio.lodato@virgilio.it gliaia di vittime. Che ha ingaggiato quisito dai carabinieri con una venti-
una sfida contro lo Stato che si è ri- na di giorni di ritardo. In altre paro-

T
otò Riina, ha compiuto solta in decine di esecuzioni di ma- le, è tutto assai nebuloso: il prima, il
da poco 79 anni. Ne ha gistrati, poliziotti, carabinieri, uo- durante, il dopo. Tutte le ricostruzio- al potere mafioso, iniziata sin dal-
già trascorsi diciassette in mini politici, imprenditori. E che ni ufficiali di allora, hanno perduto l’immediato dopoguerra. Sin dai
carcere, in massimo isola- poi, non contento di questa ininter- di credibilità, man mano che passa- tempi di Luciano Liggio, del medico
mento, avviandosi a diventare, rotta mattanza, ha ordinato ai suoi va il tempo. Prende quota l’ipotesi condotto Michele Navarra, dell’ uc-
una volta che se ne sono andati da fedelissimi di andare in giro per che, a tradirlo, fu l’altro corleonese cisione di Placido Rizzotto, capo le-
questo mondo Gaetano Badala- l’Italia per seminare altre bombe, al- doc, Bernardo Provenzano, con il ga dei braccianti; sin dai tempi,
menti e Michele Greco, il capo del- tre stragi, altre distruzioni. Solo nel quale aveva dato vita alla cosiddet- cioè, dell’eliminazione sistematica
la cupola di Cosa Nostra che ha silenzio, e nello scontare la pena ta «diarchia» che guidò per oltre un di capi lega e sindacalisti che aveva-
scontato il periodo più lungo di de- senza ricorrere a scorciatoie, sta la trentennio la «famiglia corleonese». no guidato – a cavallo fra il dopo-
tenzione. Non si è mai pentito. sinistra grandezza di questo genera- Tommaso Buscetta mi raccontò guerra e i primi anni ’50- il movi-
Non si è mai dissociato. Non ha le sanguinario ormai sconfitto, se- che Riina e Provenzano partecipava- mento per l’occupazione delle terre
mai rivolto una parola ai parenti gretamente disprezzato da quel po- no insieme alle riunioni di cupola, in Sicilia. Connotati dei corleonesi:
delle vittime. Non ha mai parlato mentre a tutte le altre «famiglie», la determinazione e la rapidità mili-
per più di una decina di minuti del palermitano e dell’intera Sicilia, tare; la scarsa propensione alla me-
con un magistrato; appena il tem- Il giallo dell’arresto era riconosciuto il diritto di presen- diazione con gli altri boss; un odio
po per ribadire la decisione di con- Resta ancora un mistero ziare con un unico rappresentante. atavico nei confronti di chiunque in-
tinuare a starsene rintanato nel l’antefatto della sua Da cosa dipendesse quest’eccezio- dossasse una divisa; il gusto innato
suo mutismo. E’ vero. Qualche vol- ne, Buscetta non riuscì mai a spie- per le «tragedie», il seminare zizza-
ta ha parlato, ma solo nelle aule cattura, la cattura stessa garselo, come non se lo spiegarono nia fra gli affiliati, diffondendo un
delle corti d’assise, chiedendo ri- mai gli altri componenti della cupo- clima generalizzato di sospetto che,
spettosamente al presidente di tur- co che resta del suo popolo e del la, sebbene il fatto li irritasse parec- alla fine, avrebbe provocato una sor-
no di poter accendere il microfo- suo esercito, archiviato dalla storia. chio. Se il «tradimento» ci fu, va da ta di impazzimento generale. Infi-
no della sua gabbia. E per dire co- sé che la messinscena della cattura, ne, un culto maniacale per la segre-
sa? Pochissimo, quasi niente. Ma, Chi più, chi meno, tutti i suoi gre- rifilata quel giorno al mondo dei me- tezza, che non consentiva alle altre
dal suo punto di vista, dovevano gari, fatta l’eccezione del cognato e dia, non sarà di molto aiuto agli sto- «famiglie» di decifrare quali fossero
essere puntualizzazioni alle quali compagno d’armi Leoluca Bagarel- rici quando cercheranno di capire. davvero i loro reconditi disegni affa-
non poteva rinunciare: che la rovi- la, si sono pentiti, dissociati, hanno Chi è stato, davvero, Totò Riina? ristici e militari. Quella lunga mar-
na dell’ umanità sono i pentiti, per- incontrato Dio, o sono convinti di È stato quello che ha inoculato nel cia di avvicinamento al potere ma-
ché non fanno altro che dire «bu- averlo incontrato. Lui, no. Quando tessuto di Cosa Nostra il micidiale fioso trovò, nella strage di Via Lazio
giarderie», e i comunisti, che li fu arrestato, il 15 gennaio del 1993, virus corleonese. Un virus rispetto del 10 dicembre 1969, il suo primo
prendono sul serio. Scuola di pen- aveva alle spalle una latitanza che si al quale il tessuto della mafia tradi- vero snodo.
siero, sia detto per inciso, che oggi protraeva da due decenni. Se si trat- zionale, quella dei palermitani, sa- Per eliminare un mafioso anarcoi-
trova parecchi proseliti all’intero tò di una latitanza dorata, di tutta rebbe presto risultata priva di valide de che non rispettava le regole, tal
dei vertici del Pdl; ma così va il comodità, o con parentesi di difficol- difese. Quella dei corleonesi è stata Michele Cavataio, entrarono in azio-
mondo. Tornando a Riina. tà, non lo sapremo mai. Sappiamo una lunga marcia di avvicinamento ne, fra gli altri, Totò Riina, Bernardo
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MARTEDÌ
33
Informazione su Cosa Nostra Il video del processo 8 DICEMBRE
e organizzazioni criminali al boss 2009

La storia Le interviste
«STORIA DELLA MAFIA» dalle origini ai nostri giorni. «RIINA MI FECE I NOMI DI...» Intervista a Salvatore
Autore; Salvatore Lupo, per Donzelli editore. La mafia fa Cancemi di Giorgio Bongiovanni. Massari Editore. Le
affari, traffica, tratta con i politici. È un'organizzazione prefazioni sono a cura di Luca Tescaroli e Antonino Di
criminale ma non è solo «criminalità organizzata». Matteo.

Cronologia
L’uomo che ha voluto
la guerra contro lo Stato
È stato l’uomo che ha cambia-
to il volto della mafia e aperto
una guerra che ha portato migliaia
di morti. Ha voluto l’attacco allo Sta-
to fino alla strage di Capaci. Non si è
mai pentito.

Gli esordi
Nato a Corleone nel 1930 viene ini-
Da sinistra in senso orario il boss ziato alla carriera criminale dal po-
Bernardo Provenzano. Corleone
e la strage di Capaci nella quale, tente boss Luciano Liggio, che di-
il 23 maggio del 1992, venne venta capo dei corleonesi dopo
ucciso il giudice Giovanni averassassinato, nel '58, MicheleNa-
Falcone e gli uomini della scorta. varra. E che riconosce in lui, e nel ge-
Sopra la fotocopia del «papello»
consegnata da Ciancimino Jr ai mello diverso Bernardo Provenza-
pm. no, due promettenti picciotti.
Totò Riina dietro le sbarre
della gabbia numero 5 dell'aula
bunker di Firenze al processo
La scalata al potere
per gli attentati mafiosi del 1993. Neglianni60, insieme a Liggioe Pro-
A sinistra: gli avvocati Giovanni venzano, inizia la scalata al potere
Gualberto Pepi e Luca Cianferoni di Palermo. E quando Liggio viene
discutono con un altro difensore.
arrestato, nel '74, lo sostituisce dive-
nendo il boss dei boss corleonesi,
alias i viddani.

Provenzano, Calogero Bagarella ni assai ravvicinata - da Pino Panno, La mattanza


(quest’ultimo fu ucciso, e gli altri boss di Casteldaccia a Stefano Bon-
Il libro del commando seppellirono segreta- tate, capo cupola in quegli anni, a
Nel 1981 fa uccidere i capi Bontade e
Inzerillo scatenando la seconda
Vita e carriera criminale mente il suo cadavere, affinché i «ne- Totuccio Inzerillo, suo fedelissimo guerra di mafia. La più sanguinosa
del capo dei capi mici» non traessero soddisfazione luogotenente-aprì le danze della nella storia di Cosa Nostra dalla qua-
dalla sua morte). I corleonesi erano guerra di mafia. Ma la definizione è le esce vincitore assumendo, insie-
entrati a Palermo. E ci erano entrati inesatta: ché non si fronteggiarono me a Provenzano, il comando della
a modo loro, con tutte e due le scar- mai, nonostante centinaia e centi- criminalità organizzata siciliana.
pe. A quel punto, si eclissarono. Per naia di omicidi, due eserciti con-
un’altra decina d’anni infatti covaro- trapposti. I corleonesi infatti, ado- I contatti politici
no segretamente il loro progetto gol- perando le armi del ricatto e del ter- Nel 1987, quando si accorge che la
pista in attesa che si presentasse l’oc- rore, riuscirono a infiltrare uomini Dc lo vuole «scaricare» si rivolge al
casione propizia. Apparentemente, di fiducia all’interno di ciascuna fa- Psi, dal quale rimarrà deluso. E in se-
si presentavano agli altri boss con miglia rivale. guito alla sentenza del maxiproces-
«spirito di servizio». Mettevano a di- A decine e decine i «palermitani» so che il 30 gennaio del '92 confer-
sposizione un’ indiscussa potenza caddero falciati da kalashnikov o ca- ma diverse condanne all'ergastolo
militare e propri uomini per i «lavo- libro 38, perché traditi da un fratel- in Cassazione, scatena una guerra
ri» più «difficili» e più «delicati». In- lo, da un cugino, da un cognato. contro lo Stato facendo uccidere
IL CAPO DEI CAPI tanto, tessevano una trama di alle- Spesso si svolgevano funerali in cui Falcone e Borsellino e pianificando
ATTILIO BOLZONI E GIUSEPPE D'AVANZO anze nei salotti della Palermo-bene i parenti stretti della vittima non sa- gli attentati del '93.
EDIZIONI MONDADORI dai quali erano stati sempre esclusi. pevano chi aveva armato la mano
omicida. Furono anni di orrori, ai La cattura
Nel libro di Bolzoni e D'Avanzo Fu solo alla fine degli anni ’70, quali è già stata dedicata una appo- Il 15 gennaio del '93 viene catturato
la storia dell'uomo più potente e più quando la città fu invasa da un fiu- sita puntata di quest’inchiesta. Di a Palermo.Il suo covo nonverrà per-
conosciuto di Cosa Nostra. La sua car- me di danaro frutto del traffico quell’orrore, Totò Riina fu il domi- quisito per 18 giorni, durante i quali
riera criminale, sanguinaria e spieta- mondiale dell’eroina, che Riina e nus spietato. Sino al giorno della sarà «ripulito» dagli uomini di Cosa
ta, chehaportato icontadini diCorleo- Provenzano intravidero l’occasione strage di Capaci. Quanto alla strage Nostra. Un mistero ancora irrisolto.
ne ai vertici del governo mafioso e che tanto pazientemente avevano di via D’Amelio – ed è cronaca di
che ha cambiato le regole del gioco. aspettato. Quella per porre la loro queste settimane - lui se ne chiama I processi
Non solo tra «famiglia e famiglia», ma candidatura alla leadership di Cosa fuori, alludendo, con i pochi mono- Detenuto al 41bis è stato condanna-
tra mafia eStato. Unastoria chegli au- Nostra. Ebbero l’intelligenza crimi- sillabi di cui è linguisticamente ca- to in via definitiva in innumerevoli
tori hanno ripercorso parlando con nale, giocando sull’ effetto sorpre- pace, ad altre entità, altre presenze processi. Per la strage di Capaci, di
chi lo ha conosciuto, combattuto, tra- sa, di fare immediatamente fuoco che, oltre Cosa Nostra, avrebbero via d'Amelio, per gli attentati del '93
ditoe giudicato.Illibroèedito da Mon- sul quartier generale della mafia pa- avuto un loro inconfessabile torna- e per l'assassinio del generale Carlo
dadori. lermitana. E una raffica di esecuzio- conto.❖ Alberto Dalla Chiesa.
MERCOLEDÌ
33
9 DICEMBRE
2009

IL DIZIONARIO DELLA MAFIA

SICILIA/5
Salvatore Giuliano Storia di un bandito

Il segreto di una strage


TERRA
DI VITA
E MORTE
IL MISTERO
E L’ATTRAZIONE
Nicola Tranfaglia
STORICO

’è una poesia nel terzo volume

C delle Opere di Leonardo Scia-


scia pubblicate nel 1991 da
Bompiani che lo scrittore di Ra-
calmuto dedica alla sua terra e di cui va-
le la pena riprodurre qualche brano per
un discorso sull’isola.
«Come Shagall - scrive Sciascia - vor-
rei cogliere questa terra dentro l’immobi-
le occhio del bue. Non un lento carosello
di immagini, una raggiera di nostalgie:
soltanto queste nuvole accagliate, i corvi
che discendono lenti; e le stoppie brucia-
te, i radi alberi che si incidono come fili-
grane».
E ancora. «Il silenzio è vorace sulle co-
se. S’incrina se il flauto di canna tenta
vena di suono:e una fonda paura di ra-
ma». Vita e morte, insomma, legate tra
loro nelle sensazioni di chi vive in Sicilia.
Potrei continuare la citazione ma credo
che il lettore possa coglierne il sapore.
La terra siciliana comunica a chi c’è nato,
o a chi c’è stato tante volte amandola e
insieme avendone emozione, il senso di
un mistero e di un’attrazione sottile.
La sua lunga storia, i popoli che ci so-
no arrivati e poi rimasti per tanto tempo
come gli arabi, lasciandovi tracce impor-
tanti, i contrasti della sua natura solare, i
misteri che la circondano, sono tutti ele-
menti che ne aumentano il fascino e la
seduzione.
Chi può dire perché, proprio in quel-
l’isola, la mafia sembra esser nata e cre-
Una morte misteriosa ancora oggi sciuta non si sa ancora quando e perché
STORIA E MISTERO Salvatore Giuliano (Montelepre, 16 novembre 1922 – Castelvetrano, 5 luglio tutti quelli che l’hanno combattuta fino
1950) bandito e indipendentista siciliano, fu a capo di un gruppo di separatisti le cui gesta ebbero alla morte (o che l’hanno studiata per
luogo a partire dalla fine della Seconda guerra mondiale. La sua leggenda ha percorso la storia della tanti anni o magari per tutta la vita) han-
Sicilia negli ultimi 50 anni. Fu accusato della strage di Portella di Ginestra, in seguito si è scoperto che no contratto un così forte rapporto con
non agì da solo. È morto in una misteriosa sparatoria con i carabinieri nel 1950. lei?
34 MERCOLEDÌ
9 DICEMBRE
2009

I libri per capire la mafia

SICILIA/5 «SALVATORE GULIANO» Una


biografia storica. Il libro è scritto da
Francesco Renda, per Sellerio
Editore Palermo

Salvatore Giuliano
La leggenda del bandito
che trucidò i braccianti
a Portella della Ginestra
Da semplice contrabbandiere a capobanda della mafia. La parabola
dell’uomo che custodì i segreti dei potenti nell’immediato dopoguerra

per tutta la Sicilia occidentale. giovane per informarvi della mia


Tra il 1945 e il 1947 si svolse in effettiva posizione, la quale al ritor-
La storia Sicilia uno scontro accanito tra no mi ha informato di qualche co-
un’anima democratica che era riu- sa ma nulla di concreto: non crede-
NICOLA TRANFAGLIA
scita persino a instaurare alcune re- te che io sia quel tale bandito che il
pubbliche popolari e un’anima ar- governo italiano naturalmente do-
a leggenda popolare del caica e reazionaria che era ostile a vrà chiamarmi e mi credetti tali di

L bandito Salvatore Giulia-


no ha percorso la storia
della Sicilia quasi per un
cinquantennio.
Per dissolversi almeno in par-
ogni riforma agraria e si alleava
con la mafia per difendere lo statu
quo.

Giuliano si rese conto del gran-


poter lottare anch’io quei vili rossi,
vi prego di venire qualcuno a pren-
dere qualche appunto in Sicilia
che io stesso le illustrerò».
E, in un’altra lettera di quel peri- prima che la commissione antima-
te, sono state necessarie le apertu- de gioco politico che si svolgeva odo, parla del ministro dell’Inter- fia presieduta dall’on. Carraro
re di alcuni archivi americani e nell’isola e, venendo da una forma- no Mario Scelba: «Scelba vuol far- stendesse, ma questo avviene sol-
italiani e la desecretazione - da zione maturata nel regime fasci- mi uccidere perché io lo tengo nel- tanto nel 1976, una relazione pre-
parte del Parlamento - delle carte sta, si legò ai separatisti di Finoc- l’incubo di fargli gravare grande re- cisa e circostanziata che denuncia-
che riguardavano la strage di Por- chiaro Aprile e al sogno di unire la sponsabilità che gli possono di- va la collusione che si era verifica-
tella della Ginestra del primo Sicilia agli Stati Uniti come 49mo struggere tutta la sua carriera poli- ta in quegli anni tra i banditi e gli
maggio 1947, in cui vennero ucci- stato di quella grande democra- tica e financo la vita. Ho aiutato la organi repressivi dello Stato.
si undici siciliani, tra braccianti e zia. democrazia perché la riconoscevo Alla base di quella collusione
bambini, che festeggiavano il la- come la democrazia delle altre na- c’era, per la prima volta, la guerra
voro e la vittoria della sinistra nel- zioni. I monarchici li ho aiutati per fredda e il reclutamento dei bandi-
le elezioni regionali del 15 aprile L’omicidio obblighi personali e non per idea ti di Giuliano dalla parte del bloc-
appena trascorso. Ucciso dal suo politica». co occidentale in funzione antico-
luogotenente Pisciotta Nei sette anni in cui scorazza in munista.
Cosìoggi sipuò finalmente di- tutta l’isola con la sua banda, Giu-
re che il bandito Giuliano, prima Ammazzato a sua volta liano ha rapporti amichevoli con i Di quella partita faceva parte an-
del 2 settembre 1943, data in cui capi del corpo speciale inviato dal che la mafia, prima di Calogero Viz-
uccise durante un controllo di leg- Venne accolto con tutti gli onori governo in Sicilia per debellare il zini e poi di Genco Russo, che ave-
ge il carabiniere Antonio Manci- in quella effimera forza politica banditismo: dal colonnello Luca al- va favorito lo sbarco angloamerica-
no, era stato soltanto uno dei pic- che aveva legami forti con l’asso- l’ispettore di PS Verdiani e al capi- no aveva messo i suoi picciotti al
coli contrabbandieri dell’isola ciazione mafiosa siciliana. tano Perenze. servizio della battaglia contro le
non in regola con la legge che, ne- E basta leggere le lettere che E dal processo di Viterbo emer- forze di sinistra che stavano vincen-
gli anni di guerra, si arrangiava Giuliano scriveva al presidente gerà con chiarezza che la banda, do a livello elettorale in Sicilia e mi-
con piccoli traffici per sopravvive- Truman e al giornalista Mike legata strettamente alla mafia, di- nacciavano i latifondi dei grandi
re. Stern che era venuto nell’isola per sponeva di permessi e di altri docu- proprietari terrieri tradizionalmen-
Ma da quel giorno incominciò intervistarlo per rendersi conto menti di libero passaggio che era- te vicini all’associazione criminale.
ad uccidere (il 24 dicembre 1943 delle sue ambizioni politiche. no stati dati a Giuliano e ai suoi luo- I separatisti, a loro volta, costitui-
avrebbe fatto fuoco con il mitra Al comando militare americano gotenenti Pisciotta e Ferreri pro- rono, durante gli ultimi anni della
un altro carabiniere che voleva ar- il bandito scriveva una lettera si- prio da quei militari e poliziotti in- guerra e nell’immediato dopoguer-
restarlo) e poi a formare una ban- gnificativa sulle sue intenzioni e caricati di catturarli e assicurarli al- ra la forza politica legata alla mafia
da che da Montelepre si muoveva sulla lotta che intendeva condur- la giustizia. che accreditò Giuliano e la sua ban-
per razziare e devastare in giro re. «Giorni or sono ho mandato un Passeranno ancora molti anni da in funzione anticomunista.
Per saperne di più Approfondimenti
www.salvatoregiuliano.org www.antimafiaduemila.com
MERCOLEDÌ
35
Il sito dedicato Informazione su Cosa Nostra 9 DICEMBRE
al bandito Giuliano e organizzazioni criminali 2009

La strage annunciata La biografia


«PORTELLA DELLA GINESTRA» Microstoria di una stra- «STORIA DI SALVARORE GIULIANO» Autore: Lucio Gal-
ge annunciata. Autore: Giuseppe Casarrubea, edizioni luzzo, per Flaccovio editore. La storia di Salvatore
Franco Angeli. Era il primo maggio 1947, nell'immediato Giuliano il bandito è un classico insuperato dell’intrigo
dopoguerra, si tornava a festeggiare la festa dei lavoratori. all’italiana. È il primo «affaire della Repubblica».

Cronologia
La storia oscura
del re di Montelepre
Salvatore Giuliano (Montele-
pre, 16 novembre 1922 – Ca-
stelvetrano, 5 luglio 1950) è stato un
bandito e indipendentista siciliano,
Venne accusato della strage di Por-
tella della Ginestra.

Tra storia e leggenda


La storia del bandito Giuliano inizia
nel settembre del 1943 quando, do-
poaver ucciso uncarabiniere, si rifu-
gia tra le montagne che incornicia-
no il suo paese d’origine: Montele-
pre.

Il separatismo
Foto d’archivio del bandito Sottostretto controllo della mafialo-
salvatore Giuliano. Da sinistra in cale Giuliano e i suoi si schierano a
senso orario un suo storico favoredel movimentoindipendenti-
ritratto, ancora Salvatore sta siciliano (Mis) che si va forman-
Giuliano insieme a Gaspare do immediatamente dopo lo sbar-
Pisciotta. La strage di Portella co degli alleati con l’obiettivo di fare
della Ginestra avvenuta il primo della Sicilia il 49˚ stato americano.
maggio del 1947.
La canea rossa
Quando Cosa Nostra siciliana deci-
de di abbandonare l’idea indipen-
dentista e si schiera con le forze av-
Il partito cattolico, che sarebbe ostacoli maggiori su questa via so- verse al crescente partito comuni-
divenuto in seguito il partito di go- no venuti dal ritardo e dall’incom-
Il libro verno, era ancora agli inizi ma pletezza che hanno caratterizzato
staancheGiuliano si mettea disposi-
zione della causa. In una lettera che
Morte di un capobanda avrebbe sostituito i separatisti do- la pubblicazione dei documenti re- spedisce all’allora presidente Usa
e dei suoi luogotenenti po l’approvazione della repubblica lativi alle vicende di quegli anni. Harry Truman scrive di voler dare il
nel referendum istituzionale del 2 Come si è accennato, la stessa suo contributo per sconfiggere la
giugno 1946. Commissione non ha trovato in canea rossa.
La parabola di Giuliano e della questo settore la necessaria colla-
sua banda si sarebbe conclusa alcu- borazione delle autorità governati- Portella della Ginestra
ni anni dopo il 5 luglio 1950 quan- ve e non è stata messa in grado di Il 1˚maggio 1947 a Portella della Gi-
do il bandito, ormai abbandonato approfondire fino in fondo il rap- nestra vengono assassinate 11 per-
dai suoi seguaci, sarebbe stato ucci- porto tra mafia e banditismo». sone e ferite 27. Dell’eccidio viene
so di notte in circostanze assai oscu- Sul piano del giudizio storico, immediatamente accusato Giulia-
re nel paese di Castelvetrano men- pur nella impossibilità di ricostrui- no ma anni di studio di documenti
tre era in corso il suo ultimo tentati- re tutti i particolari, è evidente che storici resi accessibili solo di recente
vo di raggiungere la salvezza e la alla uccisione notturna del bandi- hanno dimostrato che il bandito
libertà espatriando negli Stati Uni- to collaborarono la mafia e le forze non agì da solo. Altri gruppi di fuoco
ti. dell’ordine. composti anche da uomini ricondu-
SALVATORE GIULIANO Gaspare Pisciotta, il luogotenen- cibili alla Decima mas avrebbero
MORTE DI UN CAPOBANDA La relazione di maggioranza te di Giuliano, ebbe sicuramente sparato sulla folla inerme.
GIUSEPPE CASARRUBEA, Ed. FRANCO ANGELI della commissione parlamentare parte nella vicenda finale, anche
dell’on. Luigi Carraro esaminò nel se non si può sostenere che la sua Tragico epilogo
Questo libro racconta la tragica 1976 le tre diverse versioni che era- confessione, cioè di aver ucciso da Il mito reso celebre da un articolo
fine di Salvatore Giuliano, Gaspare Pi- no state avanzate per spiegare solo Giuliano rispecchiasse effetti- pubblicato sulla rivista “Life” a firma
sciotta e Salvatore Ferreri, personag- quella morte e concluse con alcu- vamente la realtà. del giornalista Mike Stern dal titolo
gi che erano stati in rapporti con alti ne frasi problematiche che vale la Ma Pisciotta conosceva il segre- “il re di Montelepre” finirà in una mi-
esponenti del mondo politico che ave- pena riprodurre: «La Commissio- to di quella morte e non a caso ven- steriosa sparatoria con i carabinieri
vano partecipato alle attività eversive ne non ha potuto reperire sul pun- ne ucciso in carcere qualche anno nel 1950. A tradirlo il cugino Pisciot-
(1947). Emergono responsabilità mai to nuovi elementi di prova che ser- dopo perché non potesse cambia- ta che non appena fu sul punto di
prima accertate. Giuliano, aderente al vissero a chiarire, in tutti i suoi par- re la versione data all’inizio che co- parlare con il procuratore Scaglione
Fronteantibolscevico, finanziatodiret- ticolari, le vicende che portarono priva con ogni probabilità la re- venne avvelenato con un caffè alla
tamente dagli Americani e dalla Cia. all’eliminazione di Giuliano. Gli sponsabilità di altri. ❖ stricnina.
GIOVEDÌ
35
10 DICEMBRE
2009

IL DIZIONARIO DELLA MAFIA

AFFARI/6
Giuseppe Fava Un uomo scomodo

I boss e le mani sul potere economico


GLI APPALTI
E I MAFIOSI
IMPRENDITORI
RAMIFICAZIONI
DEL POTERE
Nicola Tranfaglia
STORICO

oltanto negli anni Ottanta del

S Novecento gli studi storici, eco-


nomici e antropologici hanno co-
minciato a parlare della mafia co-
me impresa.
Certo, già nel 1876 Leopoldo Fran-
chetti nella sua celebre «Inchiesta in Si-
cilia» usò l’espressione significativa di
mafia come «industria del delitto», ma
si trattò di uno spunto non seguito da
una vera e propria teorizzazione.
Dovette passare più di un secolo pri-
ma che Alan Block, in un libro famoso
sul crimine organizzato a New York nel
ventennio 1930-1950, citasse nel 1983
la distinzione tra enterprise syndicate
che opera nel campo dei traffici illeciti
e power syndicate che esercita le estor-
sioni.
E lo stesso anno in Italia Pino Arlac-
chi pubblicava il suo libro su «La mafia
inprenditrice», che parla dei mafiosi co-
me imprenditori economici di succes-
so, secondo la definizione di J.Schum-
peter.
Ma quali sono gli affari di cui si occu-
pa l’impresa mafiosa?
Il catalogo è ormai assai ampio: si va
dagli appalti pubblici che vedono impe-
gnati mafiosi che hanno forti legami
con la classe politica, al traffico degli
stupefacenti, al commercio degli esseri
umani, che è diventato negli ultimi an-
ni un affare di particolare importanza.
La lezione di un intellettuale ucciso dalle cosche Nello stesso tempo è necessario ricor-
UN UOMO SCOMODO «I mafiosi stanno in Parlamento, sono a volte ministri, sono banchieri...». dare che negli affari i mafiosi usano l’in-
Così diceva Giuseppe Fava,scrittore, giornalista, fondatore de «I Siciliani», primo vero giornale antima- timidazione e le minacce, la manipola-
fia in Sicilia. Un giornalista di razza, di quelli di cui oggi si sente sempre più la mancanza. Venne ucciso zione e l’inganno per ottenere insieme
nel 1984 dal clan catanese dei Santapaola, dopo la pubblicazione di un’inchiesta sui Cavalieri dell’apo- il potere e il denaro di cui hanno biso-
calisse mafiosa, coraggioso atto d’accusa contro i maggiori imprenditori del Sud. gno. ❖
36 GIOVEDÌ
10 DICEMBRE
2009

AFFARI/6
L’allarme
«PRIMA CHE VI UCCIDANO» Di
Giuseppe Fava con prefazione di
Roberto Saviano. È la denuncia
della presenza mafiosa in Sicilia.

L’assalto agli appalti siciliani


Mio padre ammazzato
per aver denunciato
i cavalieri della mafia
Il rapporto tra boss e affari è un lungo censimento di opportunismi, silenzi
e sottovalutazioni. Giuseppe Fava pagò con la vita il coraggio di non tacere

no fino alla sua morte: chi erano nari di provincia. Viceversa, senza
davvero quei quattro imprenditori la compiacenza di certi uomini d’af-
Il ricordo catanesi, così gagliardi e impuniti fari, i mafiosi sarebbero rimasti «pe-
da poter confessare di essersi divisi ri incritati», scarpe sporche di fan-
CLAUDIO FAVA
a tavolino tutti gli appalti dell’iso- go, come diceva di sé e dei suoi Totò
la? Cos’era che li legava alle cosche Riina. Senza porte spalancate per
otremmo metterla così, di Cosa Nostra, un semplice patto far fruttare nelle banche e nei can-

P per semplificarci la vita:


«Non è che possiamo fare
l’analisi del sangue a tut-
te le imprese siciliane!». Parole, ef-
ficacissime, della buon’anima di
di sopravvivenza o un reciproco in-
teresse? E quanta parte dell’econo-
mia siciliana, quanti pubblici appal-
ti, quanti rivoli di pubblico denaro
erano serviti a consolidare le ric-
tieri i loro bottini di guerra. Decifra-
re il geroglifico di quell’alleanza, ne-
gli anni Ottanta voleva dire dare un
nome, un volto e una consistenza
definitiva a Cosa Nostra. Pochi vol-
Michelangelo Russo, uomo forte chezze e l’impunità dei mafiosi sici- lero farlo. Pochi ne sono sopravvis-
dei miglioristi siciliani attorno suti.
agli anni Ottanta. Oppure possia- Colpa di quelli come Santapao-
mo dirla con Carlo Alberto Dalla L’atto d’accusa la? Della bassa macelleria mafiosa?
Chiesa, agosto 1982: «Senza una La denuncia nel primo Troppo comodo. In quegli anni ma-
nuova mappa del potere mafioso, numero del giornale da fia e affari non erano un incesto ma
i cavalieri di Catania non sarebbe- un titolo di merito in società. Al ma- Quando esce il primo numero de
ro mai andati all’assalto degli ap- lui fondato I Siciliani trimonio di un suo nipote, il cavalie- I Siciliani con quel lungo articolo di
palti di Palermo». Parliamo delle re Carmelo Costanzo esibiva tra i Giuseppe Fava in apertura, «I cava-
stesse imprese, e dello stesso cono liani? propri invitati – politici, finanzieri, lieri dell’apocalisse mafiosa», acca-
d’ombra che da trent’anni a que- Bastò farsi queste domande. Ba- amministratori – il boss Nitto Santa- dono due cose: quell’espressione
sta parte inghiotte, mescola e con- stò farsele ad alta voce, scegliendo paola. Non era una forzatura: era entra di diritto nel gergo delle cose
fonde mafiosi e finanzieri, appalti con misura e perizia le parole, deci- un fatto. Quell’amicizia era il segno di mafia, un’ingiuria che s’incollerà
e ammazzatine, affari leciti e affa- dendo di calar giù quei nomi irriferi- di una forza che non temeva giudi- sul destino di quei quattro impren-
ri illeciti. bili, bastò questo per segnare la sor- zi. Era l’impunità. Per tutti: per il po- ditori per tutta la loro vita. La secon-
te di Giuseppe Fava, ammazzato litico, per il cavaliere, per il capoma- da cosa è che Giuseppe Fava comin-
Giuseppe Fava ebbe il merito di dai sicari di Santapaola esattamen- fia. Facevano a pugni per farsi ritrar- cia a morire. Per quel titolo, per
farsela, qualche domanda. Corre- te un anno dopo, anche per rendere quello che ci sta sotto, per l’ostina-
va l’anno 1982, il mese era dicem- un buon servizio agli amici cavalie- zione di un giornalismo che non vo-
bre e in edicola era arrivato il pri- ri. La domanda leva più limitarsi a censire i cadave-
mo numero del nostro giornale, I Mafia e affari sono parole sdruc- Quanto pubblico denaro ri e a raccontare le macerie. Scrive-
Siciliani, un mensile bello da ve- ciolevoli, infide, taglienti. Vanno ac- era servito a consolidare va Fava: «A questo punto della sto-
dersi e difficile da leggersi. Diffici- costate e poi spiegate. Senza la ma- ria avanzano sul palcoscenico i
le per certi palati fini che preferiva- fia, parecchi affari non si sarebbero le ricchezze dei mafiosi? quattro cavalieri di Catania: loro
no non sentir nominare mai inva- mai fatti, taluni grandi appalti sa- avanti di un passo e dietro una pic-
no i nomi di certi galantuomini. rebbero andati in altre mani, taluni re, nelle foto del matrimonio, accan- cola folla di aspiranti cavalieri di
Quei nomi, fin dal primo numero, imperi finanziari sarebbero crollati to al capomafia della città. Crimina- ogni provincia del Sud, affabulato-
c’erano tutti. Non agitando manet- al primo stormir di fronde come gi- le, certo, e assassino, corruttore, ri, consiglieri, soci in affari, subap-
te ma producendo ragionamenti, ganti dai piedi d’argilla. E molti trafficante: ma non è anche questa paltatori… Chi sono dunque i quat-
riacciuffando il filo che il prefetto rampanti imprenditori sarebbero ri- una declinazione della parola «pote- tro cavalieri? Qual è il loro ruolo in
Dalla Chiesa aveva tenuto in ma- masti capimastri, geometri, palazzi- re»? questo tempo di autentica apocalis-
Per saperne di più Approfondimenti
http://www.claudiofava.it/ www.fondazionefava.it
GIOVEDÌ
37
Il sito ufficiale Portale dedicato 10 DICEMBRE
di Claudio Fava a Giuseppe Fava 2009

Le parole di un figlio La «presa» di Catania


«NEL NOME DEL PADRE» Di Claudio Fava. Il libro, edito «LA MAFIA COMANDA A CATANIA» Di Claudio Fava,
da Baldini e Castoldi, è la storia della rabbia, della prefazione di Nando dalla Chiesa ed. Laterza. Un
solitudine e del tentativo di recuperare i fili di un dialogo racconto teso e appassionante, che ricostruisce la «presa
spezzato da cinque pallottole, una sera di pioggia del 1984. del potere» da parte della mafia a Catania.

Storia di una vita


Una voce solitaria
contro il potere mafioso
Giuseppe Fava, detto Pippo, è
stato scrittore, giornalista e
drammaturgoitaliano,oltre che sag-
gista e sceneggiatore. Nell’84 fu uc-
ciso dalla mafia dopoaver denuncia-
to i legami tra boss e imprenditori.

Gli esordi
Nasce a Palazzolo Acreide (Sr) nel
1925 e nel ’43 si trasferisce a Catania
dovesilaurea ingiurisprudenzae side-
dica al giornalismo. Scrive su diverse
testate locali e nazionali e la sua perso-
nalitàecletticaglipermettedioccupar-
si di cinema, sport, teatro e mafia. So-
no sue le leggendarie interviste ai capi
storiciCalogeroVizzini e GencoRusso.

La carriera artistica
Da sinistra in senso orario: la Collabora con la Domenica del Corrie-
prima pagina de I Siciliani; una re e il Tempo illustrato, per anni è ca-
foto d’archivio del boss Nitto pocronista del quotidiano catanese
Santapaola; l’agguato a Espresso Sera. Nel ’70, è candidato al-
Giuseppe Fava la sera del 5 la direzione del giornale, ma il suo edi-
gennaio 1984; l’imprenditore tore Mario Ciancio non lo nomina. Si
siciliano Carmelo Costanzo: al trasferisce così a Roma dove conduce
matrimonio di un suo nipote a Radio Rai, Voi e io. Scrive per il Tem-
esibiva tra i propri invitati il po e il Corriere della Sera, mentre se-
capomafia Nitto Santapaola; gue la sceneggiatura di alcune sue
giovani con il pugno chiuso ai opere teatrali.
funerali di Giuseppe Fava
L’impegno civile
Nell’‘80 rientra a Catania a dirigere il
Giornale del Sud, scritto da giovani
giornalisticomesuofiglioClaudio,Ric-
se?». se accadendo nelle vene aperte del- cardo Orioles e altri. Descrive la guer-
La risposta la forniranno, negli la società siciliana, c’era il raffinato
Il libro anni a venire, mezza dozzina di in- pragmatismo di quelli come Miche-
radi mafia, lalottaintestina tra i Santa-
paola e i Ferlito. Denuncia il traffico di
La criminalità organizzata chieste giudiziarie. Carmelo Co- langelo Russo, profeta con vent’an- droga e i rapporti tra mafia e politica.
nei circuiti dell’economia stanzo, ottava impresa italiana nel ni d’anticipo dell’infelice battuta Si schiera anche contro l’installazione
settore delle costruzioni, quello del del ministro Lunardi (“I Siciliani dei missili Cruise a Comiso. Il suo gior-
banchetto di matrimonio con Nitto nalismo fatto di verità, etica della pro-
Santapaola ospite d’onore, era or- fessione, senso di giustizia si scontre-
ganicamente affiliato a Cosa No- Foto simboliche rà con il “potere” e per questo verrà
stra. Gaetano Graci, il più risoluto, Farsi ritrarre accanto a licenziato.
potente e rispettato banchiere del un capomafia era un
sud, ospitava i summit delle cosche L’omicidio
catanesi nei suoi uffici di Catania. simbolo di potere Nell’82 fonda I Siciliani. L’inchiesta
Mario Rendo appuntava sulla sua principale del giornale è quella sui Ca-
agenda il nuovo organigramma del- con la mafia debbono imparare a valieri delLavoro di Catania,uncorag-
MAFIA PULITA la Repubblica: questore: spostare! conviverci…”). Oggi a capo della gioso atto d’accusa contro i maggiori
ELIO VELTRI E ANTONIO LAUDATI Prefetto: trasferire! Procuratore: confindustria siciliana c’è un signo- imprenditoridel Sud,che accende l’at-
EDIZIONE LONGANESI promuovere! re, Ivan Lo Bello, che ha deciso di tenzionesullacittà.Il5 gennaio‘84vie-
buttar fuori dall’associazione gli im- neucciso a Catania.Nel2003 laCassa-
Nel libro di Elio Veltri e Antonio Ecco: la storia del rapporto tra prenditori che non denunziano gli zione conferma la condanna all’erga-
Laudati i meccanismi di infiltrazione mafia e affari è un lungo censimen- estorsori. Un altro mondo, un altro stoloperNitto Santapaola eAldo Erco-
delle mafie nel tessuto economico e to di sottovalutazioni, ritardi, op- tempo: eppure è la stessa terra. lano, come mandante ed esecutore
sociale del villaggio globale. Raccon- portunismi, silenzi. Anche da sini- Che ogni tanto, bontà nostra, ritro- del delitto. A Maurizio Avola vengono
tati attraversocinque storie avvincen- stra. Mentre qualcuno provava a va la forza per raddrizzare la schie- inflitti 7 anni con lo sconto di pena per
ti come le sceneggiature di un film. comprendere e a spiegare cosa stes- na.❖ la sua collaborazione.
MARTEDÌ
31
15 DICEMBRE
2009

IL DIZIONARIO DELLA MAFIA

POLITICA/7
Pio La Torre, un eroe contadino

Contro le ricchezze dei boss


NON ERA
SOLO
UN NOME
L’ UOMO
IL SIMBOLO
Giuseppe Provenzano

olitica non è una parola, quando si par-

P la di mafia. Politica è la parola, che se-


gna ogni stagione di vita e di morte del-
la criminalità organizzata. Un potere
che si esercita su un territorio, nell’ambizione
(e nella realtà) demoniaca di Cosa Nostra: am-
bizione politica, che la portò a farsi «partito»,
appunto. Perciò la politica ha sempre fatto i
conti con la mafia. E Cosa Nostra è legata alla
politica, come può esserlo alla terra, o all’aria:
per sopravvivere e riprodursi, dettandone mu-
tamenti, deturpazioni, inquinamento.
Nel rapporto con la politica la mafia ha con-
sumato tutte le sue fasi: polvere e altare, emer-
sione e inabissamento. Seguendo l'inclinazio-
ne al profitto e/o al potere, estremi di una scala
entro cui ha modulato - soprattutto nella va-
riante del grigio - tutte le sue azioni “politiche”:
dalla mediazione e alla formazione diretta del-
la rappresentanza, dall’influenza al controllo
sull’attività amministrativa, dall’alleanza allo
scontro, fino all'assassinio e alla strage politi-
co-mafiosa. Politico-mafioso è aggettivo rivela-
tore, e fin dalle origini si accompagna - in Sici-
lia e spesso anche altrove - al delitto.
Ma di mafia-politica si muore in tanti modi.
Per tradimento di patti e cointeressenze - ancor-
ché impliciti. O per un’antimafia che colpisce
nel segno. La buona politica vive e muore così:
quando si fa azione che precede di molto la re-
pressione giudiziaria, e agisce sugli interessi
della mafia - la roba e il consenso - indebolendo
la forza del ricatto mafioso, spezzando il lega-
me coi cittadini. E la buona politica non dovreb-
be mai ridursi a un solo uomo, un nome cam-
Da Cosa Nostra alla battaglia sui missili Nato a Comiso biato in simbolo. Ma coi simboli si può fare poli-
NEL 1981 decise di tornare in Sicilia per assumere la carica di segretario regionale del partito. tica, e mafia. Lo sa, quel sindaco scellerato che
Svolse la sua maggiore battaglia contro la costruzione della base missilistica NATO a Comiso che, volle rimuovere l'intitolazione dell'aeroporto
secondo La Torre, rappresentava una minaccia per la pace nel Mar Mediterraneo e per la stessa Sicilia; di Comiso a Pio La Torre? Perché Pio La Torre
per questo raccolse un milione di firme in calce ad una petizione al Governo. Ma le sue iniziative erano non è solo un nome, e la Politica non è solo una
rivolte anche alla lotta contro la speculazione edilizia. Venne ucciso il 30 aprile 1982. parola. ❖
32 MARTEDÌ
15 DICEMBRE
2009

La storia

POLITICA/7 «COMUNISTI E MOVIMENTO CONTADI-


NO IN SICILIA» La storia del mo-
vimento contadino scritta da Pio La
Torre, Editori Riuniti

Un eroe contadino
Il reato di essere mafioso
Così la legge La Torre
ha cambiato le regole
L’infanzia poverissima, gli studi quasi di nascosto, il rapporto difficile con il Pci
È grazie a lui se giudici come Falcone hanno avuto strumenti per combattere

rica la politica di Pio La Torre, è parlare e negano con forza di paga-


espressione diretta della sua espe- re il pizzo. L'azione politica di Pio
La storia rienza di vita. Originario di una fa- non conosce ipocrisia. «Vivete nella
miglia di poverissimi contadini, mo- paura che se non pagate, qualcuno
GIORGIO BONGIOVANNI
stra fin da piccolo di essere fuori possa bruciarvi il negozio o ammaz-
ANNA PETROZZI
dal comune. È la mamma Angela zarvi. Dobbiamo ribellarci. (…) Tut-
ilippo ha solo 12 anni. È ad accorgersi della sua diversità e ti sappiamo chi comanda al Capo,

F felice perché tra poco


giocherà la sua prima
partita di calcio ed è riu-
scito a strappare al suo
papà, sempre tanto impegnato, la
promessa di essere presente.
Pio La Torre, dirigente del PCI,
per questo rompe la tradizionale
sottomissione e, opponendosi al
marito, sostiene il grande desiderio
di Pio: studiare. La vita di Pio è du-
rissima. Si alza all'alba per compie-
re le mansioni che il padre gli affi-
da, poi va a scuola, un pasto frugale
all'Acquasanta, all'Albergheria.
Queste persone ci stanno rovinan-
do. Non lo dobbiamo permettere!».

Nonostante la sua giovanissima


età La Torre sa già dove deve agire e
come. Non ha dimenticato le sue ori-
calmare gli animi, viene arrestato.
Le prove false e l'inerzia del partito
che non lo difende gli costeranno
è in ritardo. Entro meno di mezz' al ritorno e poi di nuovo nei campi. gini e nel suo preciso progetto 17 mesi di reclusione ingiusta.
ora verrà fischiato l'inizio e deve La sera dopo cena, al lume di cande- l'emancipazione dell'isola passa an- L'esperienza carceraria però non
arrivare prima. Corre, attraversa la, perché non c'è luce elettrica, stu- che attraverso la lotta per i diritti, a fa che accrescere la tempra del suo
il quartiere e una volta raggiunto dia. cominciare dalla terra. Con lo slo- spirito. Quando esce Pio La Torre è
il campo vi entra e, senza curarsi Gli anni trascorrono velocemen- gan «la terra a chi la lavora» organiz- ancora più determinato. Paolo Bufa-
né delle squadre già allineate né te, i suoi risultati sono eccellenti, è za il movimento contadino e con le lini, il nuovo dirigente locale che si
dei genitori assiepati lungo la re- sue doti di schiettezza e praticità su- è adoperato per la sua scarcerazio-
cinzione, prende per mano suo fi- scita una mobilitazione tale da irri- ne, lo candida al consiglio comuna-
glio e gli dice che non può parteci- Amico di Dalla Chiesa tare gli sgherri mafiosi che incendia- le di Palermo. Inizia la vera guerra.
pare a quella partita perché il cam- Vittime della stessa no la casa di suo padre. Pio non si fa Pio ha già capito che gli interessi dei
po appartiene ad un mafioso. mano. Lui il generale intimidire, lascia la casa paterna e mafiosi si sono spostati dalla campa-
Filippo lo segue obbediente ma concentra la sua opera nel cuore gna alla città. Da dentro le istituzio-
chiede spiegazioni. E il padre non uccisi dai corleonesi emergente di Cosa Nostra, a Corleo- ni si documenta sul piano regolato-
lo delude: «(…) La mafia va com- ne, dove stanno accrescendo il loro re, sul settore dell'edilizia, sulla ge-
battuta. Lottare contro la mafia è il migliore e riesce a conseguire due potere Luciano Liggio e i suoi fede- stione dell'acqua e della nettezza ur-
anche non giocare in un campo diplomi e ad iscriversi all'universi- lissimi Totò Riina e Bernardo Pro- bana. Intuisce il piano di saccheg-
che appartiene a un mafioso. Quel- tà. Non ha nemmeno diciotto anni venzano. Pio li ha già individuati e gio di Palermo e per primo accusa
lo che conta è il segnale che si dà. quando entra nella sezione del Par- loro hanno già individuato lui quan- Salvo Lima e Vito Ciancimino di es-
E oggi noi siamo riusciti a dare un tito Comunista «Francesco Lo Sar- do alla fine di un comizio è andato a sere collusi con la mafia. Pio non ri-
segnale forte in un quartiere dove do», ma ha già le idee chiare: per stringere la mano al giovane capita- corre a giri di parole e dimostra a
la mafia comanda. Se tutti si com- riscattare la Sicilia bisogna combat- no dei carabinieri che stava inda- tutti come si possono risolvere le an-
portassero come noi ci siamo com- tere la mafia. gando sulla morte di Placido Rizzot- nose questioni siciliane: andando a
portati oggi, la mafia non avrebbe Una mattina si reca nei quartieri to: Carlo Alberto dalla Chiesa. colpirne le cause.
il potere che esercita. La mafia si a più alta densità mafiosa e distribu- Ma non sono solo i mafiosi ad es- Tuttavia, come sempre accade ai
nutre della paura della gente. At- isce volantini ciclostilati con su sere infastiditi dalla sua intrapren- precursori, la lotta di Pio La Torre
tecchisce là dove c'è omertà, silen- scritto: «No alla mafia, al pizzo e al- denza. Mentre si trova a Bisaquino non viene capita appieno all'inter-
zio, complicità. (…) È un cancro e la violenza», e va a parlare con i dove i contadini stanno rivendican- no del partito. La perdita dei voti de-
bisogna estirparlo». commercianti che della parola ma- do le terre incolte nascono tafferu- gli edili che spaventati dai dibattiti
Non è fatta di chiacchiere e reto- fia non vogliono nemmeno sentir gli e lui, sebbene abbia cercato di sulla speculazione e sulla corruzio-
Approfondimenti Per saperne di più
www.antimafiaduemila.com www.piolatorre.it
MARTEDÌ
33
Informazioni su Cosa Nostra Centro di studi 15 DICEMBRE
e organizzazioni criminali ed iniziative culturali 2009

La vita Le origini
«PIO LA TORRE, UNA VITA PER LA POLITICA ATTRAVERSO I DO- «UN COMUNISTA ROMANTICO» Cesare Simoneper Edi-
CUMENTI» Il libro è di Domenico Rizzo, editore Rubet- tori Riuniti. Pio La Torre nasce il 24 dicembre 1927 da una
tino. Rizzo - che di La Torre fu amico personale - mette famiglia contadina di Altarello di Baida, una borgata di
insieme un ritratto finalmente completo della vita Palermo. Organizzando l’occupazione delle terre nel 1950

Cronologia
Tutta una vita
dedicata ai più deboli
Una vita dedicata ai più debo-
li quella di Pio La Torre. Nato
nel 1927 ad Altorello di Baida, una
borgata di Palermo, da una famiglia
di contadini poveri, nell’autunno del
1945 si iscrisse al Partito comunista.

Le lotte contadine
Nel 1945 si iscrive al Pci e partecipa
alle lotte contadine. Due annipiù tar-
di è nel Consiglio federale che inizia
l’occupazione delle terre e nel ’50
guidaun corteodibraccianti a Bisac-
quino. Quando vengono circondati
dalla polizia tenta inutilmente di fre-
nare la repressione e viene ingiusta-
Da sinistra in senso orario: Pio La mente arrestato.
Torre a una manifestazione del
Pci. Tra gli occupanti di terre Il carcere
incolte a Palermo. Quattro aprile In carcere rimane fino al 23 agosto
1982, manifestazione per la pace del ’51 ed esce dopo dopo 17 mesi di
contro installazione missili detenzione.Un periodo duro duran-
Cruise. Secondo secondo La te il quale la moglie partorisce il pri-
Torre rappresentavano una mo dei due figli, Filippo.
minaccia per la pace
Il Parlamento
La carriera politica prosegue: nel
’62 è segretario regionale del Pci e
ne avevano scelto la Dc è motivo suf- strati di Palermo: Giovanni Falcone nel ’72 è eletto al Parlamento, dove
ficiente per sostituirlo. e Paolo Borsellino. Il 31 marzo
Il libro Non è però la fine del giovane di- 1980 deposita alla Camera dei de-
resterà per tre legislature. Tra gli in-
carichi più importanti quello di
Le sfide al potere rigente che anzi, trasferito a Roma, putati la proposta di legge 1581 che membro della Commissione Anti-
nella terra dei boss dove diventa deputato nazionale e contiene l'articolo 416 bis. Associa- mafia.
membro della commissione antima- zione mafiosa. Intatto Palermo è ter-
fia, escogita il piano e gli strumenti rorizzata da continui omicidi so- La sfida alla mafia
per assestare un colpo micidiale al prattutto di uomini delle istituzio- Nel ’76, insieme al giudice Terrano-
potere politico, mafioso e imprendi- ni. va, scrive la relazione di minoranza
toriale che si sta ramificando nel che mette in luce i rapporti tra mafia
nord d'Italia e all'estero. Le mano- Pio sente il richiamo della sua epolitica, contanto dinomi e cogno-
vre di Sindona e le sue collusioni po- terra. Sa anche che se non sarà lui a mi. Al documento aggiunge una
litiche non sono sfuggite all'occhio tenere alta l'attenzione la sua legge proposta di legge per introdurre nel
attento di La Torre. All'inizio non è resterà chiusa in un cassetto. Torna codice penale il 416bis. Un affronto
che un'idea di cui mette a conoscen- a Palermo dopo aver incassato l'assi- che la mafia non gli perdonerà.
za solo il giornalista Alfonso Ma- curazione del prossimo trasferimen-
deo, uno dei suoi amici più fidati, to del generale dalla Chiesa. Insie- La morte
poi comincia a svilupparla. «Ai ma- me, aveva detto il generale, nel giro Nel 1981 torna in Sicilia come segre-
PIO LA TORRE, UNA STORIA ITALIANA fiosi bisogna togliergli i "piccioli". Bi- di due anni, avrebbero fatto le cose tario regionale del Pci. Si batte con-
GIUSEPPE BASCIETTO CLAUDIO CAMARCA sogna permettere le indagini banca- più importanti. La Cupola mafiosa tro l’installazione dei missili a Comi-
ALIBERTI EDITORE rie... ma manca ancora qualcosa. e la cupola politico-imprenditoriale so. Il 30 aprile del 1982 viene assassi-
Oggi il mafioso viene perseguito so- non intendono correre questo ri- nato da CosaNostra assiemea Rosa-
Pio La Torre, una storia italiana, lo se si accerta un reato… capovol- schio. E uno dopo l'altro Pio La Tor- rio Di Salvo. Dopo la sua morte vie-
Aliberti Editore. Il racconto appassio- giamo il fronte. Perché non provare re e il generale Carlo Alberto dalla ne approvata la legge Rognoni-La
nato della straordinaria vita di Pio La a considerare reato l'essere mafio- Chiesa vengono uccisi dal gruppo Torre, che introduce nel codice pe-
Torre. Un politico trasparente e un uo- so?». È una rivoluzione. Così si può di fuoco dei corleonesi. nale il reato di associazione mafiosa
mo coraggioso che non ebbe paura colpire anche chi la mafia la proteg- La legge Rognoni-La Torre verrà e la confisca dei beni. Solo nel 2007
di sfidare la mafia nelle sue collusioni ge e la fiancheggia. approvata dopo la morte di entram- la Corte d’Assise di Palermo emette
con il potere politico ed economico Pio comincia a lavorare sulla leg- bi, mentre per ottenere la confisca e l’ultima di una serie di sentenze con-
promuovendo la legge che colpisce ge che porterà il suo nome e per la le destinazione sociale dei beni ma- tro gli esecutori. È rimasta irrisolta
l'associazionemafiosaeisuoi beni ille- definizione tecnica si affida alla col- fiosi si dovrà attendere la raccolta la ricerca di mandanti esterni di ma-
citi. laborazione di due giovani magi- di firme di Libera nel 1996. ❖ trice diversa da quella mafiosa.
MERCOLEDÌ
25
16 DICEMBRE
2009

IL DIZIONARIO DELLA MAFIA

SOLITUDINE/8
Rita Atria Anni 90: un’adolescente contro la mafia

Quando la Sicilia iniziò a cambiare


L’ESTREMO LIMITE
DELLA
SOPPORTAZIONE
VINCERE LA PAURA
CON UN INCONTRO
Anna Petrozzi
CAPO RED. ANTIMAFIADUEMILA

N
ascere diversi, crescere contro,
sentirsi per istinto alieni in casa
propria. Non capire la logica di
tuo padre, la scelta di un fratello,
il silenzio di tua madre. Chiudersi quindi,
dare forse un segno di insofferenza con
qualche intemperanza adolescenziale, ma
nulla più. E se sei donna in terra di mafia, di
voler essere diversa non lo puoi nemmeno
pensare. Non una parola di troppo, neppu-
re uno sguardo sollevato accidentalmente,
nessuno con cui confidarti. Perché anche
se ci fosse quel qualcuno, e non sempre c’è,
sarebbe un rischio. Alla fine ti trovi con
un’unica compagna: la tua solitudine.
Esiste però nel profondo dell’anima un
senso del limite alla sopportazione. Nessu-
na cultura lo può davvero reprimere e, di
solito, è il dolore a marcarlo. Rifiuto del ma-
le, ribellione alla morte danno il coraggio
di rompere con il passato, con il proprio am-
biente e persino con la propria famiglia.
Ma non si può rompere con la solitudine.
Anzi, queste scelte l’accentuano.
Poi succede di trovare gli occhi giusti. Ac-
cade quando gli occhi che hanno visto la
paura incontrano quelli che hanno saputo
vincerla. E la mano tremante incontra la
mano ferma. È quanto è successo a Rita
Atria con Paolo Borsellino. È allora che si
avverte come possibile la vittoria sulla soli-
tudine.
La possiamo avvertire in tanti questa pos-
Tra le prime testimoni di giustizia sibilità leggendo la storia di quella ragazza
TESTIMONE DI GIUSTIZIA Non era una pentita di mafia, non aveva infatti mai commesso alcun e di quel giudice. Una storia da raccontare
reato di cui pentirsi, Rita Atria. Per questo la sua collaborazione assume un valore ancora più alto e nelle scuole, da diffondere con i libri, i gior-
correttamente ci si riferisce a lei come "testimone di giustizia", figura questa che è stata legislativa- nali, le tv. Perché sconfiggere la solitudine
mente riconosciuta con la legge 13/2/2001 n. 45. Nel 2007 Veronica D'Agostino ha impersonato Rita significa anche sconfiggere la sete di ven-
nel film «La siciliana ribelle» del regista Marco Amenta. detta.❖
26 MERCOLEDÌ
16 DICEMBRE
2009

Il libro più bello

SOLITUDINE/8 UNA RAGAZZA CONTRO LA MAFIA. RITA


ATRIA, MORTE PER SOLITUDINE
Il bellissimo libro di Sandra Rizza del
1993, edizioni «La Luna».

La ragazza che volle parlare


Quel volo
Senza Borsellino
senza speranza
Aveva raccontato la mafia della sua famiglia
Non aveva paura, sembrava felice. Poi il vuoto

strati quello che sapeva della mafia


di Partanna.
Il ricordo Chi c'era mi ha detto che a mano a
mano che andava avanti, ricordan-
ANNA FINOCCHIARO
do e rispondendo alle domande, le
si apriva lo sguardo, e una serenità

R
ita se n'è andata via una piana dilagava a distendere i tratti
domenica pomeriggio, del volto, che erano quelli di una ra-
volando giù dalla finestra gazzina, ma induriti, e stanchi. Mi
incontro alla sua morte. hanno detto - e ancora si stupivano
Che l' abbia scelto non toglie nulla a ricordarlo - che sembrava diventa-
al fatto che il suo nome vada scritto re a mano a mano felice. Eppure, ine-
nella stessa lista delle vittime di via vitabilmente, si consegnava ad un'
D'Amelio. Rita Atria è morta infatti
lì, su quel tritolo, insieme a Paolo e
esistenza segnata dalla necessità di
nascondersi.
La nostra memoria
Rita Atria
agli altri. Perché lì finiva la sua spe- Chi vive così deve scolorire se stes-
ranza. Che abbia ancora respirato, so. Nessuno deve ricordare di averti
pianto, mangiato, bevuto, parlato incontrato, né riconoscerti, né avere
per la settimana successiva all'at- la curiosità di sapere di te. Devi esse-

Che a 17 anni
tentato non significa e non aggiun- re insignificante, e anonimo, mesco-
ge nulla.
Viveva nascosta per sfuggire al-
la morte, e ci vuole un gran fegato, Le sue parole
e una gran voglia di vivere, per «Dopo avere sconfitto la

sfidò la mafia
campare così. Ma non la voglia di mafia dentro di te, puoi
una vita qualunque.
Amava la sua, fatta di coraggio, combattere la mafia...»
di ribellione, di onestà. Diciassette
anni e la forza di una montagna. lato a mille altri, da mille altri indi-
Contro tutti. Contro sua madre, stinguibile. Ma Rita entrava nella li-
contro sua sorella. Cioè anche con- bertà, perché era la libertà di dentro La sua tomba è rimasta senza nome, lo sfregio
tro se stessa, figlia di quella madre, a comandare, per lei. delle cosche. Il suicidio 7 giorni dopo via D’Amelio
e di quel padre mafioso ucciso dal- S'andava liberando l'anima,
la mafia, sorella di Nicola, mafioso s'apriva - nuova - una vita. Che ave-
pure lui, e pure lui ucciso. Perché, va una sola condizione, e cioè la spe-
come diceva, «prima di combatte- ranza. Che non fosse tutto inutile.

C
re la mafia devi farti un auto-esa- Che ci fosse un senso. Per questo è ’è un cimitero, in Italia,
me di coscienza e poi, dopo avere morta in via D'Amelio insieme a Pao- che ospita una tomba an-
sconfitto la mafia dentro di te, puoi lo Borsellino. Perché lì è morta la
La storia cora senza nome. Non per-
combattere la mafia che c'è nel gi- speranza di Rita, lì ha smarrito il sen- ché non si sappia chi è se-
LUIGI CIOTTI
ro dei tuoi amici...». so. Era troppo grande l'anima sua polto, ma perché non si vuole che
Non le tremava né il cuore, né la per una vita piccola. Per questo se un nome, quello di Rita Atria, abbia
voce quando raccontava ai magi- n'è volata via. la dignità della memoria, del lega-
Per saperne di più
www.antimafiaduemila.com
Per non dimenticare
www.unita.it
MERCOLEDÌ
27
Un sito ricco di notizie e di Il sito dedicato alla ragazza 16 DICEMBRE
partecipazione democratica www.ritaatria.it 2009

Associazione antimafia Le ultime parole


WWW.RITAATRIA.IT L’Associazione Rita Atria na- COSA HA DETTO «Ho paura che vincerà lo Stato ma-
sce a Milazzo – Messina - nell’inverno del 1994 fioso. La mafia siamo noi e il nostro modo sbagliato di
dall’iniziativa di due studentesse Nadia Furnari e comportarci. Borsellino, sei morto per ciò in cui credevi,
Santina Latella. ma io senza di te sono morta».

interviene sempre quando c’è da


sbrogliare qualche problema buro-
cratico o quando riemerge la paura
Il libro
di avere fatto un passo troppo gran- Quel particolare modo
de. di essere dell’«onore»
Nel giugno del 1992 Rita, che ha
continuato a studiare, prende la ma-
turità. Le viene assegnato proprio
un tema sulla mafia: a Capaci è ap-
pena avvenuta una strage. «L’unico
sistema per eliminare la mafia – scri-
ve Rita – è rendere coscienti i ragaz-
zi che ci vivono dentro che al di fuo-
ri c’è un altro mondo fatto di cose
semplici, ma belle, un mondo dove
sei trattato per ciò che sei, non per-
ché sei figlio di questa o di quella
persona».
Un destino crudele l’aspetta al LE VESTALI DEL SACRO E DELL’ONORE
varco. Il 19 luglio esplode un’auto TERESA PRINCIPATO ALESSANDRA DINO
in via d’Amelio. Insieme a Paolo Bor- FLACCOVIO EDITORE
sellino e ai ragazzi della scorta, Co-
sa Nostra uccide anche le speranze Teresa Principato in questo li-
Da sinistra verso destra: il giorno di una ragazza che altrove sta cer- bro ha messo la sua esperienza di
dei funerali di Rita Atria. La foto cando di costruirsi una vita. Come magistrato: ha studiato le donne di
della ragazza accanto a quella una farfalla appena uscita dal bozzo- Cosa nostra in tutti i loro risvolti so-
del padre ucciso dalla mafia. La lo, ancora troppo fragile per volare, ciali e affettivi. Nella sua carriera ha
villa comunale di Partanna, Rita si affaccia al balcone e si abban- messo a fuoco i comportamenti
intitolata a Rita Atria. dona al vuoto in cui l’ha lasciata la delle madri "di mafia": esempi di fe-
morte del magistrato. Muore il 26 deltà assoluta attraverso le quali
luglio 1992. La sua tomba, a Partan- Cosa nostra si autoriproduce edu-
cando i figli al perverso modello pa-
terno.
La vita
L’ha percepita per
me che unisce i morti ai vivi. stanti: da un lato la famiglia, i vinco- troppo poco tempo
Rita nasce a Partanna, in provin- li affettivi, il mondo nel quale è nata
cia di Trapani, il 4 settembre 1974. e cresciuta, dall’altro quel sentirsi Il nulla in un attimo Cronologia
La sua è una famiglia di mafia. Co- soffocata, estranea, quella diversità Il coraggio spezzato
me in tante altre vicende, la violen- che spinge per emergere e che chie- na, verrà distrutta: per il codice spie- di una giovane siciliana
za inferta si trasforma in ritorsione. de parole e gesti di riconoscimento. tato della mafia chi diventa testimo-
Il padre Vito, piccolo boss locale, vie- ne di giustizia non deve esistere Rita Atria nasce in una fami-
ne ucciso nel 1985. Rita, una bambi- A novembre decide di seguire nemmeno da morto. glia mafiosa ed a undici anni
na terrorizzata, riversa il suo affetto la strada di Piera, la cognata. Sul- È quella tomba senza nome a ren- perde, ucciso dalla mafia,il padre Vi-
su Nicola, il fratello maggiore, cerca la scelta incide anche un incontro, dere necessaria la memoria di Rita; to, mafioso della famiglia di Partan-
in lui il riferimento, la protezione di quello con Paolo Borsellino. Tra ancora più importante, però, è che na. Sono gli anni dell'ascesa dei cor-
cui la morte del padre l’ha privata. questo magistrato schivo, profonda- quella memoria diventi impegno. leonesi e della guerra di mafia.
Ma Nicola ricalca la strada paterna, mente umano, e quell’adolescente Come tutte le vittime di mafia, Rita Rita Atria, a soli 17 anni, nel no-
nonostante la moglie Piera – estra- inquieta scatta subito una forte sin- è morta anche di solitudine, la soli- vembre 1991, decide di seguire le or-
nea a quei mondi, a quella mentali- tonia. Rita si affida a Borsellino co- tudine della società dell’io: società me della cognata, cercando, nella
tà – cerchi di dissuaderlo. Si mette me al padre che le è mancato. Lui la dell’indifferenza, dell’ingiustizia, magistratura, giustizia per quegli
nel traffico di droga, comincia a fa- rassicura, le sta vicino, non le fa mai dell’illegalità, della corruzione, dei omicidi. Il primo a raccogliere le sue
re soldi, diventa una figura emer- mancare il suo affetto paterno nem- diritti solo affermati, delle leggi a rivelazioni fuPaolo Borsellino al qua-
gente della mafia locale. E come meno quando Rita viene trasferita a protezioni dei potenti. Una società le ella si legò come ad un padre. Le
spesso accade, pesta i piedi ad altri Roma, dove raggiunge Piera ed en- che spetta dunque al “noi”, a ciascu- deposizioni di Rita e di Piera, unita-
più potenti di lui. Viene ucciso il 24 tra nel programma di protezione. no di noi, cambiare, partendo dalle mente ad altre deposizioni hanno
giugno 1991, sotto gli occhi della Per Rita sono mesi difficili ma an- piccole cose, dalle singole compe- permesso di arrestare diversi mafio-
moglie. che belli: vive la vita non vissuta, as- tenze, dalla nostra condotta quoti- si e di avviare un'indagine sul politi-
Piera decide di diventare testimo- sapora il gusto della crescita, dell’in- diana. coVincenzino Culicchia per trent'an-
ne di giustizia, viene trasferita altro- terrogarsi senza paura, del guardar- «Prima di combattere la mafia – nisindaco diPartanna. Dopo una set-
ve sotto protezione. E Rita? Rita è si attorno con occhi finalmente libe- scriverà Rita prima di morire – devi timana dalla bomba di via d'Amelio,
una ragazza di diciassette anni, in- ri dai condizionamenti di chi vorreb- farti un esame di coscienza e poi, do- si uccise a Roma dove viveva in se-
telligente, profonda. Due grandi oc- be farti vedere solo la sua realtà. po aver sconfitto la mafia dentro di gretezza. Rita Atria per molti rappre-
chi che rivelano una sensibilità acu- Certo non mancano i momenti diffi- te, puoi combattere la mafia che c’è sentaun'eroina. Rinunciò atutto, an-
ta, un bisogno sempre più forte di cili, ma a sostenerla c’è la vicinanza nel giro dei tuoi amici. La mafia sia- che agli affetti della madre (che la ri-
capire, dare un senso a quel caos in- della cognata, e poi quella persona mo noi ed il nostro modo sbagliato pudiòe che distrusse la lapide a mar-
teriore, a quei sentimenti contra- straordinaria, Paolo Borsellino, che di comportarci».❖ tellate).
GIOVEDÌ
31
17 DICEMBRE
2009

IL DIZIONARIO DELLA MAFIA

RIBELLIONE/9
Peppino Impastato L’eroe dei «cento passi»

Una vita di battaglie contro Cosa Nostra


LA SPERANZA
CHE SCONFIGGE
LA SOGGEZIONE
SENTIRSI PARTE
DI UN’ALTRA STORIA
Saverio Lodato
GIORNALISTA E SCRITTORE

L
a ribellione è la «reazione a uno stato di
esasperata soggezione o costrizione,
capace di tradursi in aperta rivolta ar-
mata (la ribellione di un popolo; con-
tro le forze dell'ordine), in un deciso rifiuto all'
obbedienza ( ai genitori, alla disciplina)» - Voca-
bolario Devoto- Oli .
In Sicilia, una ribellione sociale, di massa,
persino di popolo, pur se non sfociata in rivolta
armata, c’era già stata: l’occupazione delle ter-
re nell’immediato dopoguerra. Ribellione paci-
fica, quanto alle intenzioni dei partecipanti; sof-
focata nel sangue, quanto al volere dei mafiosi
e degli agrari. Ma ribellione. La posta, per mi-
gliaia di braccianti, fu rappresentata dalla possi-
bilità di lavorare nonostante i latifondisti assen-
teisti. E tenere accesa questa speranza, di per
sè, determinava quel rifiuto di una “esasperata
soggezione”, anch’esso contemplato dai dizio-
nari. Esasperata soggezione e, si potrebbe ag-
giungere nel caso Sicilia, anche atavica, quasi
ancestrale.
Quanto al rifiuto all’obbedienza di genitori
mafiosi, prima che muovesse la tragica epopea
di Peppino Impastato, le cronache non ne parla-
no. E non ne parlano perché non avrebbero nul-
la da dire. Magari ci saranno stati episodi passa-
ti sotto silenzio, rari gesti di insubordinazione,
“sciarre” (liti) familiari, ma della durata di un
mattino; niente a che vedere con quella costan-
te ribellione individuale di Peppino Impastato
che si tradusse presto in qualcosa di assai più
alto. Se il padre era mafioso, alla madre, Feli-
cia, quel mondo faceva schifo; e si leggano le
pagine di Dacia Maraini (Sulla Mafia, Giulio
La simulazione di un attentato terroristico Perrone editore), per capire quanto sia centrale
LA LUNGA ATTESA Sono occorsi anni prima che emergesse la verità sull’omicidio di Peppino la figura femminile nel contesto mafioso. Il ‘68,
Impastato (Cinisi 5 gennaio 1948 - 9 maggio 1978). Fu assassinato il giorno in cui l’Italia inorridiva per il l’adesione a gruppi di estrema sinistra, la lettu-
ritrovamentodel cadavere di Aldo Moro.I killertentarono di farlo apparire come l’autore di un attenta- ra spasmodica di testi che a Cinisi non leggeva
to: il corpo dilaniato da una carica di tritolo fu gettato sui binari della ferrovia. Solo nel 1984, grazie a nessuno, il sentirsi parte di un’altra storia fece-
una indagine avviata dal giudice Rocco Chinnici, si capì che si era trattato di un delitto di mafia. ro il resto. ❖
32 GIOVEDÌ
17 DICEMBRE
2009

Il rock per Peppino

RIBELLIONE/9 VENTISEI CANZONI Edito da «Il


manifesto» nel 2008 è uscito un
doppio album per Peppino con le
migliori band del rock italiano.

Peppino Impastato, una vita contro


Il ragazzo di Cinisi
che rideva in faccia
alla violenza dei boss
Il distacco dal padre che voleva imporgli, come lui stesso scrisse, il “codice
comportamentale” mafioso, le battaglie politiche, la radio come un’arma

ma delle nozze, con il corredo espo- Peppino frequentò il liceo classi-


sto, aveva rotto il matrimonio, di- co di Partinico, assieme a un grup-
La storia cendo di non amare la facoltosa per- petto di compagni, tra i quali i due
sona sceltagli dal padre e intiman- figli del segretario della sezione del
SALVO VITALE
dogli di non ricorrere a gesti come Psiup, nato in quegli anni dai ribelli
Scrittore e giornalista
la “fuitina”, altrimenti li avrebbe de- del Psi, che non avevano condiviso
nunciati. Un altro esempio della l’adesione al centrosinistra. I ragaz-

R
ibelli si nasce o si diven- sua fermezza lo aveva dato quando zi cominciarono ad organizzarsi
ta? La rivoluzione salta Luigi era stato sorpreso da un mari- con un giornale, L'Idea socialista,
in aria con cinque chili di to geloso e costretto a scappare in una novità per un paese cultural-
tritolo, in una tiepida not- mutande: Felicia lo aveva lasciato, mente stagnante: ciclostile, matri-
te di primavera, lasciando in giro aveva portato con sé i bambini ed ce, inchiostro, carta, spillatrice e di- pravviveva con quel po’, abiti, libri,
minutissimi frammenti, oppure è era andata ad abitare a casa di suo stribuzione gratuita: inchieste sulla vestiti, che sua madre gli portava di
qualcosa che ti accompagna dove fratello: solo due mesi dopo, grazie difficoltà dei rapporti interpersona- nascosto. Maturavano altre cose: la
ci sono ingiustizie da sanare, vio- alla mediazione di Cesare Manzel- li, un dirompente servizio di Peppi- scellerata scelta di costruire un aero-
lenze, tirannie, miseria? E Peppi- la, si era decisa a tornare. Qualche no: «La mafia è una montagna di porto civile per Palermo su una stri-
no Impastato è nato “diverso” in anno prima aveva perso un figlio merda», denunce sull’assenza di scia di terra tra le montagne e il ma-
un paese mafioso come Cinisi o lo per una sospetta meningite e, te- strutture sportive, vignette, poesie re aveva reso necessaria la costruzio-
è diventato a causa di cattive amici- mendo che Peppino potesse essere ed altro, fino a quando il sindaco ne di una terza pista trasversale, per
zie, di cattivi maestri, di letture contagiato, lo aveva affidato a sua non denunciò la redazione priva di evitare pericolosi vuoti d’aria nelle
sbagliate? È diventato così perché un direttore responsabile. Il proces- giornate di scirocco. A Cinisi si era
aveva una madre come Felicia, ri- so si concluse con una multa e fu il costituito un consorzio di espro-
belle, o perché era costretto a subi- La madre ribelle primo contatto di Peppino con un tri- priandi che chiedevano il pagamen-
re le violenze del padre Luigi che, Felicia lasciò la casa bunale. Se il Pci aveva come punto to anticipato delle terre, per compra-
come scrive lui stesso, «voleva im- assieme ai figli dopo un di riferimento Mosca, il Psiup guar- re qualche altro luogo dove conti-
porgli il suo codice comportamen- dava con più attenzione a Pechino e nuare a lavorare. Fu quello il battesi-
tale». tradimento del marito all’esperienza della rivoluzione cul- mo di fuoco nell’attività sociale di
Luigi apparteneva a una fami- turale. A Cinisi circolava molto ma- Peppino. Assemblee con i contadi-
glia storicamente mafiosa, era sta- sorella Fara e a suo fratello Matteo, teriale filocinese, soprattutto gli ni, cortei, comizi, manifestazioni in
to al confino, aveva rafforzato il un socialista che lasciò una forte im- scritti di Mao. piazza o per strada lo portarono al
suo prestigio quando il capomafia pronta nell’educazione di Peppino. contatto con le mitiche “masse” e a
Cesare Manzella, che passava per Gli anni ‘60 furono brutti: nel Intanto si consumava una dramma- scontrarsi con la violenza del pote-
un benefattore, aveva sposato sua 1963 Cesare Manzella, in combutta tica lacerazione tra Peppino e suo re. Furono calpestate tutte le norme
sorella: non esercitava un ruolo di con il clan dei corleonesi di Luciano padre: non era questo il figlio che previste per gli espropri e si verificò
primo piano, ma era “ntisu”, ascol- Liggio, diverse volte ospite a casa Luigi voleva, meno che mai un co- una vera e propria occupazione mili-
tato. Portava per mano il piccolo sua, e con la cosca dei Greco di Cia- munista. Si arrivò alla rottura e Lui- tare con cariche di polizia, arresti,
Peppino a tutte le manifestazioni culli, era saltato in aria con la sua gi buttò fuori di casa il figlio ribelle, sventramento delle case dove abita-
in cui erano presenti i mafiosi e “Giulietta” e Luigi, per precauzione per dare una dimostrazione al pae- vano i contadini, processi , condan-
contava di farne il suo erede in tut- si era “cantiatu”, nascosto e aveva se e ai suoi amici. Peppino trovò un ne, valutazione irrisoria dei terreni
ti i sensi. accompagnato la famiglia a Contes- garage in affitto che divenne sede e pagamento dopo quattro o cinque
Felicia apparteneva a una fami- sa Entellina, dove viveva un fratel- del «Circolo Che Guevara»: vi cam- anni, in pratica la distruzione del-
glia benestante: aveva fatto parla- lo, soprannominato “Sputafuoco”, peggiavano quattro grandi manife- l’economia agricola di Cinisi.
re di sé quando, una settimana pri- gabellotto dell’onorevole Pecoraro. sti di Marx, Engels, Mao e Stalin. So- Dopo questi fatti maturò la defini-
Per saperne di più
www.antimafiaduemila.com
Approfondimenti
www.peppinoimpastato.com
GIOVEDÌ
33
Un sito ricco di notizie e di Gli articoli, le poesie e anche 17 DICEMBRE
documenti su Cosa Nostra la voce di Peppino Impastato 2009

Un’ampia bibliografia Il film sulla sua vita


LA VITA E I PROCESSI S. Vitale: «Nel cuore dei coralli» I CENTO PASSI È il titolo del film di Marco Tullio Gior-
(Rubbettino, 1995, 2002) e «Peppino Impastato, Una vita dana sulla vita di Peppino. I «cento passi» sono quelli che
contro la mafia» (Doveria Mannelli, 2008); U. Santino: «Chi occorre fare, nel paese di Cinisi, per colmare la distanza
ha ucciso Peppino Impastato» (Palermo 2008). tra la casa degli Impastato e quella del boss Badalamenti.

Cronologia
Ucciso lo stesso giorno
dell’assassinio di Moro
Giuseppe Impastato (Cinisi, 5
gennaio 1948 - 9 maggio
1978) è stato un giornalista, politico
e artista. Venne ammazzato dalla
mafia perché faceva nomi e cogno-
mi in una Cinisi sorda, cieca e muta.

Le denunce
Peppino Impastato nasce in una fa-
miglia di mafia. Il padre, Luigi Impa-
stato, era strettamente legato a Co-
sa Nostra attraverso suo cognato,
Cesare Manzella, un boss di prima-
riagrandezzache, neglianni Sessan-
ta, aveva giocato un ruolo chiave
nell’avvio del traffico di droga con
Da sinistra, in alto, in senso gli Stati Uniti. Peppino rifiutò fin da
orario: la madre di Peppino ragazzo quel mondo.
Impastato con un ritratto del
figlio; il giorno dei funerali di Radio Aut
Peppino; l’ex sede di Radio Out
durante una manifestazione per La rottura dei rapporti col padre è la
ricordarlo; una foto d’archivo di conseguenza quasi necessaria della
Peppino sua diversa concezione del mondo.
Viene cacciato di casa e, nel 1977,
fonda Radio Aut, un’emittente libe-
ra autofinanziata. Nella trasmissio-
ne «Onda Pazza» denuncia le conni-
venze e gli affari dei mafiosi di Cinisi
tiva rottura col Pci, che aveva abban- giovani che ne facevano parte si de- e Terrasini. Il bersaglio preferito è
donato la lotta già da tempo, perché dicavano a tutto, dai cineforum ai don Tano Badalamenti, sopranno-
Il libro l'aeroporto si “doveva” fare. Le scel- dibattiti sulla repressione sessuale, minato Tano seduto, l’erede di Cesa-
La battaglia di una madre te di Peppino si orientarono prima sull’uso delle droghe, sul nucleare, reManzella nonché amicodi suo pa-
e la «mafia domestica» verso la Lega dei Comunisti e poi alla ridicolizzazione degli atteggia- dre Luigi.
verso il Pcdi ml, uno strano partito menti e delle usanze della borghe-
filocinese che chiamava quelli del sia. L’ultimo passaggio della sua vi- L’omicidio
Pci “revisionisti” e professava una ta fu Radio Aut, costruita con poveri È un destino segnato quello di Pep-
convinta ortodossia marxista legata mezzi, ma efficace nel denunciare pino Impastato. Il 9 maggio 1978
al principio della rivoluzione come gli intrecci tra mafiosi e politici e le mentre l'Italia è sotto choc per il ri-
momento indispensabile per costru- loro speculazioni. Peppino era tor- trovamento del corpo senza vita
ire una società comunista. In quel nato alla ribellione iniziale, quella del presidente della Dc Aldo Moro,
partito rimase poco meno di un an- Peppino viene ucciso, dilaniato da
no e poi fu espulso per indisciplina. una bomba piazzata sulla ferrovia
Scoppiava il ‘68 e fu un’ubriacatura Omicidio e depistaggio Palermo-Trapani cinque giorni pri-
di idee, novità, letture, proposte, Lo uccisero e tentarono ma della sua elezione a consigliere
comunale.
scelte, azioni. “L'uomo a una dimen- di farlo passare per un
sione” di Marcuse o “Ribellarsi è giu-
LA MAFIA IN CASA MIA sto”, di Sartre e Gavi erano letture terrorista o un folle La vicenda giudiziaria
FELICIA BARTOLOTTA IMPASTATO pressoché obbligatorie, ma Peppino Inizialmente le indagini parlano di
LA LUNA comprava altri libri pagandoli a ra- contro suo padre, mafioso, che ades- attentato terroristico e in seguito di
te. so era sostituito da Tano Badala- suicidio. Dopo due archiviazioni
Intervistata da Anna Puglisi e menti, boss assoluto del territorio e (1984 e 1992), a vent’anni dall'omici-
Umberto Sannino, Felicia Bartolotta Nel 1972 La candidatura di Valpre- non solo. Fu questo che non gli ven- dio, il 15 dicembre 1998 si tiene la pri-
Impastato racconta di sé, dei figli, del da nelle liste del “Manifesto” rappre- ne perdonato, di avere rotto un codi- ma udienza del processo.
marito, dell’ambiente familiare e pae- sentò un forte momento d’impegno ce, di non essere organico al sistema Il 5 marzo 2001 la Corte di Assise
sano di diffusa e solida mafiosità, del- e, ancor più, qualche anno dopo, la dominante, di non avere avuto ri- condanna Vito Palazzolo a 30 anni
l’attività politica di Giuseppe. Ne risul- creazione del circolo “Musica e cul- spetto per i potenti e di averli ridico- direclusione e l’11 aprile2002 la Cor-
ta una figura di donna diversa da ogni tura”, che fu un esaltante momento lizzati pubblicamente. E la strategia te di Assise di Palermo infligge a Ga-
archetipo di madre mediterranea in legato, da una parte, alle idee del del suo delitto fu quella di farlo pas- etanoBadalamentilapena dell'erga-
lutto, di madre eroica. Un documento movimento del ‘77, dall’altra anco- sare per un terrorista, per un suici- stolo come mandante dell’assassi-
non comune. rata a Lotta Continua. I duecento da, comunque per un folle.❖ nio di Peppino Impastato.
MARTEDÌ
29
22 DICEMBRE
2009

IL DIZIONARIO DELLA MAFIA

PADRINO/10
Stefano Bontate Il principe di Villagrazia

Rapporti coi politici e traffici di droga


UNA PAROLA
SENZA
FISSA DIMORA
DAI LIBRI DI PUZO
AI VOCABOLARI
Saverio Lodato
GIORNALISTA E SCRITTORE

er almeno un secolo, la mafia ha fatto

P a meno del "Padrino". Se le parole tro-


vano la loro dimora ideale nei diziona-
ri, è lecito dire che la parola
“padrino”, meglio se con la “P” maiuscola, a
significare capo dei capi, boss dei boss, rappre-
sentante della cupola, o mammasantissima
che sia, è parola senza fissa dimora. Non figura
nel vocabolario italiano del Tommaseo, né in
quelli siciliani del Mortillaro e del Traina. In
tempi moderni, nei “Gerghi della malavita dal
‘500 ad oggi”, curati da Ernesto Ferrero per
Mondadori (1972), si registra analoga assen-
za. D’altra parte, la stessa mafia non ha mai
avuto bisogno del termine padrino: i mafiosi
non si sono mai rivolti al loro capo con que-
st’appellativo onorifico. Tutti sanno che esiste
la saga del “Padrino”, The Godfather, trilogia
cinematografica di Francis Coppola (dal
1972), che liberamente s’ispirava al romanzo
di Mario Puzo (1969). Fu quando il film irrup-
pe nell’attualità che il termine si impose: ma
non fra mafiosi, semmai fra siciliani che discu-
tevano di mafia. E deve essere stata la podero-
sa accoppiata Puzo-Coppola ad avere spinto i
curatori del Vocabolario Treccani, ad annota-
re, fra altre spiegazioni: “Il capo di un’organiz-
zazione di tipo mafioso”; “personaggio autore-
vole e insospettabile che, specialmente in cam-
po politico, si serve del proprio potere per co-
prire azioni illecite e favorire i suoi protetti”. E
col Treccani, il Devoto-Oli, il D'Anna, lo Zinga-
relli - a citarne alcuni - registrano la parola a
far data dalle edizioni di fine anni ‘70.
Finalmente: il “Padrino” come capo crimina-
Ucciso dai killer di Riina il giorno del compleanno le; il “Padrino” come politico colluso. Tempe-
GLI INCONTRI CON ANDREOTTI Stefano Bontate (Palermo, 23 aprile 1939, 23 aprile 1981) è stato il stivo correre ai ripari, almeno linguisticamen-
boss dei rapporti con la politica. L’uomo che protesse Michele Sindona durante la fuga in Sicilia e che - te, visto che la mafia aveva avuto tutto il tem-
secondo i pentiti Francesco Marino Mannoia e Angelo Siino - incontrò Giulio Andreotti. È stato, tra i po di farsi i suoi “Padrini”, mentre lo Stato non
boss mafiosi, quello che più di tutti ha incarnato la figura letteraria del «Padrino». Si faceva chiamare aveva avuto tempo e voglia per sbarazzarsi del-
«Principe di Villagrazia». I killer inviati da Totò Riina lo assassinarono il giorno del suo compleanno. la mafia.❖
30 MARTEDÌ
22 DICEMBRE
2009

PADRINO/10
TRENT’ANNI DI MAFIA La storia
di Cosa Nostra raccontata per Rizzoli
da Saverio Lodato, un giornalista
che ha conosciuto i protagonisti: da
Falcone, a Dalla Chiesa a Buscetta.

Stefano Bontate, tra massoneria e mafia


Il boss aristocratico
che cadde sotto il fuoco
dei “viddani” di Riina
Alternava la frequentazione dei salotti della borghesia palermitana con i
traffici internazionali di droga. La sconfitta per mano del capo dei capi

in seguito quello di droga. Alterna agli affari locali e svolge attività di


al lavoro viaggi di piacere in Svizze- grossista anche nel traffico di stupe-
Il racconto ra, in Francia, ma anche a Roma e a facenti dalla Francia e dagli stati
Milano e in Toscana, oltre che a Na- Uniti. Non scende al commercio al
NICOLA TRANFAGLIA
poli dove intesse alleanze con la ca- dettaglio in cui sembrano eccellere i
STORICO
morra per il contrabbando e altre Greco e i corleonesi, ma è saldamen-
imprese più o meno losche. te legato alle raffinerie di morfina e

Q
uello che poi sarà noto Alla sua qualifica di capomanda- di eroina che, negli anni Settanta,
non soltanto negli am- mento e componente del vertice di fioriscono in Sicilia dopo che i mafio-
bienti mafiosi come «Il Cosa Nostra aggiunge a un certo si isolani hanno sostituito i marsi-
principe di Villagrazia» punto l’iniziazione massonica in gliesi nelle grandi correnti del traffi-
è il figlio maggiore di un capoma- una loggia segreta detta “Loggia dei co intercontinentale di stupefacen-
fia, Francesco Paolo Bontate, det- 300” che aveva al suo interno perso- ti.
to “don Paolino Bontà”, che si af- naggi di rilievo nella Palermo degli
ferma nell’immediato dopoguerra anni Sessanta e Settanta. Isuoi rapporti con il mondo finan-
e accumula ricchezze e reputazio- Grazie alla presenza nella masso- ziario non solo siciliano, ma nazio-
ne negli ambienti del partito catto- neria siciliana, Bontate avvicina nale e, soprattutto milanese con la
lico siciliano. con ancor maggior facilità perso- presenza di Sindona e dei suoi amici
Stefano Bontate (noto anche, in naggi politici di grande rilievo loca- (tra cui figura a un certo punto Sil- nio del giornalista Mauro de Mauro
alcuni documenti, come Bontade) le ma anche nazionale come Salvo vio Berlusconi con le sue imprese che, otto anni dopo l’attentato, ave-
eredita i beni del padre e quelli e in edili), crescono notevolmente negli va incominciato a indagare proprio
più quelli dello zio Mommino che, anni Settanta. Nello stesso tempo, sull'attentato Mattei.
morendo diabetico, grato delle cu- Poliglotta e viaggiatore Bontate consolida i suoi rapporti In un contesto di crescente in-
re che gli ha prestato, lascia al nipo- Parlava inglese con la corrente andreottiana della fluenza politica e mafiosa, Bontate
te tutto il suo patrimonio. e francese. Allevava Democrazia cristiana siciliana e con riesce a ricostituire nel 1975 un go-
Rampollo d’oro, sposa una don- i suoi referenti americani. verno unitario di Cosa Nostra che lo
na dell’alta borghesia siciliana, cavalli. Girava il mondo Sicchè, a un certo punto, si trova vede alleato con con Riina, leader
Margherita Teres, e si dedica agli indiziato per la tragica fine del presi- militare dei corleonesi, e con Tano
sport di moda, come il tennis e l'al- Lima e l'assessore, poi sindaco di Pa- dente dell’Eni Enrico Mattei (risa- Badalamenti prima che si scateni la
levamento di cani e di cavalli, fre- lermo, Vito Ciancimino. Crea, a po- lenti all’ottobre del 1962). Un so- seconda guerra di mafia. Alla «Com-
quenta gli ambienti sociali altolo- co a poco, un articolato sistema di spetto che non avrà seguito. e che fu missione» sarebbe spettato il coman-
cati e personaggi quali il conte Cas- potere che si avvale di un grande un originato dall’importante ruolo rive- do dell’intera costellazione mafio-
sina, il principe Vanni Calvello di numero di prestanome e di società stito nella vicenda dal capomafia sa, comando da esercitare attraver-
San Vincenzo e Marianello Gutier- di comodo che vincono con facilità Giuseppe Di Cristina, suo amico fra- so riunioni periodiche e una sparti-
rez Spatafora. Parla francese e in- tutti gli appalti pubblici nel campo terno e seguace, e anche dai suoi zione ragionevole dei profitti legati
glese e a Palermo frequenta con la dell’edilizia, e della relativa specula- rapporti stretti con i servizi segreti alla droga, alle armi e agli appalti.
moglie i salotti borghesi più ambi- zione, e delle attività commerciali, degli Usa, legati a loro volta alle Ma la tregua durò poco. Sia a cau-
ti, accolto dovunque come un uo- col conseguente riciclaggio del de- grandi compagnie petrolifere ameri- sa delle crescenti richieste dei corle-
mo ricco e di piacevole conversa- naro sporco. Denaro incassato dai cane che consideravano Mattei un onesi (che pretendevano un diritto
zione. Contemporaneamente Con- mafiosi e successivamente “lavato” nemico assai pericoloso. Così come di esclusiva sui grandi affari legati
duce una vita intensa di affari ille- per tornare, ripulito, almeno in par- un ruolo significativo «il principe di all’eroina), sia per la tendenza dello
citi come il contrabbando di siga- te nelle tasche degli stessi mafiosi. Villagrazia» avrebbe probabilmente stesso Bontate a non rispettare fino
rette e di armi a cui accompagnerà Ma Stefano Bontate non si ferma rivestito nel rapimento e nell’assassi- in fondo i patti che riguardavano le
Approfondimenti Per saperne di più
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MARTEDÌ
31
Tutta l’informazione utile per Archivio storico-giornalistico 22 DICEMBRE
conoscere Cosa Nostra sui misteri italiani 2009

«I padrini» di Giuseppe Carlo Marino «Nella terra degli infedeli» di A. Stille


LE ORIGINI Uno studio storico (edito da Newton & MAFIA E POLITICA Partendo dalle stragi che hanno
Compton) dove si incontrano tra le altre le figure di ucciso nel 1992 Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e le
Calogero Vizzini, Vito Cascio Ferro, Michele Navarra, loro scorte, Alexander Stille ricostruisce per l’editore
Lucky Luciano, Tommaso Buscetta e Stefano Bontate. Garzanti più di trent'anni della storia di Cosa Nostra.

Foto Ansa

Cronologia
Reggente a soli 25 anni
poi sconfitto dai corleonesi
Nato a Palermo nel '38, a soli
25 anni ereditò la reggenza
della«famiglia» diSanta Maria diGe-
sù. Suo padre, don Paolino, tra i ma-
fiosi più potenti dell'isola, gli affidò
da subito i rapporti con la politica.

La scalata
È amico dei Lima e dei Salvo, fre-
quenta i salotti buoni di Palermo e si
sposa con Margherita Teresi. Il suo
carisma e il fiuto per gli affari gli fan-
no conquistare il titolo di “Falco” e
“Principe di Villagrazia”, virtù che lo
portano negli anni '70 a reggere le
filadi una “mafia buona”, strategica-
mente “moderata”, insieme al suo
gruppo di fedelissimi: Badalamenti,
Buscetta, Teresi e Inzerillo.

I traffici
Sidedica ai maggiori business crimi-
nali del tempo: traffico di droga e di
sigarette; si impadronisce del siste-
Un’immagine d'archivio del ma di raffinazione della morfina ba-
cadavere del boss Stefano se e investe gli enormi proventi pro-
Bontade. Fu ucciso il 23 aprile del venti accumulati nell’edilizia.
1981, giorno del suo 42˚
compleanno, nella guerra La massoneria
scatenata dai corleonesi di Totò L’ulteriore salto di qualità arriva
Riina per la presa del potere con l’ingresso in massoneria che
all'interno di Cosa Nostra rinsalda il suo legame con la bor-
ghesia mafiosa, non solo siciliana.
Gli amici potenti
tangenti sugli appalti pubblici e su cambiate. Molti che avevano osser- All’apice del potere, si incontrerà
altri affari con i soci politici. vato una certa neutralità o non si con Andreotti e proteggerà nel ‘79
Il libro Esisteva peraltro una indubbia erano ancora pronunciati, come i Sindona durante la sua fuga in Sici-
L’assoluzione di Andreotti differenza di indirizzo da parte di Greco di Ciaculli, erano passati dal- lia. Ricostruzioni processuali dimo-
e il contesto storico Bontate che voleva assumere un ruo- la parte dei corleonesi. E alcuni suoi strano le sue relazioni con perso-
lo di mediatore e di padre nobile ri- fedelissimi, come Saro Riccobono naggi dell’establishment economi-
spetto alla strategia sempre più chia- ed Emanuele D’Agostino, avevano co finanziario nazionale. Nella sen-
ramente stragista dei corleonesi. E deciso di allontarsi da lui per salva- tenza del processo di primo grado
fu questo contrasto di fondo, oltre re la pelle. contro il senatore del Pdl Marcello
che la diffidenza che aveva percorso Così Bontate, che aveva perduto Dell’Utri si afferma che era in contat-
dall’inizio la gestione della «Com- persino l'appoggio del fratello Gio- to, oltre che con lo stesso Dell’Utri,
missione», a determinare la tragica vanni, si trovò sempre più isolato e, anche con Silvio Berlusconi.
fine di Stefano Bontate: Riina e i al termine di una festa di famiglia
suoi decisero di eliminarlo. Non av- per il suo compleanno, il 23 aprile La morte
vertì per tempo il pericolo: era con- 1981, volle recarsi da solo con la Dagli anni ‘60 regge il triumvirato
vinto di essere ancora il più forte gra- sua auto nella casa di campagna. I con Badalamenti e Liggio fino al ‘74,
LA SENTENZA ANDREOTTI zie ai legami massonici e politici di killer inviati da Riina lo attendeva- anno in cui nasce la “Commissione”
NICOLA TRANFAGLIA cui poteva disporre, all’alleanza con no là. Si accanirono sul suo cadave- di Cosa Nostra della quale entra a
GARZANTI le famiglie americane, al livello mili- re sfiguarondolo a colpi di P38 e far parte. La sua “saggezza” si scon-
tare dei gruppi Badalamenti e Inze- dando inizio a una carneficina che, tra con la ferocia dei corleonesi di
Le conclusioni della sentenza rillo. Insomma, era convinto di po- in qualche mese, fece salire a quasi Totò Riina che, con una guerra spie-
con la quale Giulio Andreotti fu assol- ter respingere gli attacchi dei mille morti il bilancio della nuova tata, conquistano la leadership. Vie-
to dalle accuse di complicità con la “viddani” di Corleone. guerra di mafia che consolidà il do- ne ammazzato il 23 aprile 1981, gior-
mafia. Il contesto storico e le radici di Ma, tra la fine degli anni Settanta minio di Riina, nuovo «capo dei ca- no del suo quarantaduesimo com-
un problema nato nel dopoguerra. e l’inizio degli Ottanta le cose erano pi» di Cosa Nostra. ❖ pleanno.
MERCOLEDÌ
35
23 DICEMBRE
2009

IL DIZIONARIO DELLA MAFIA

OMERTÀ/11
Leonardo Vitale Il «padre» dei pentiti di Cosa Nostra

Ruppe la legge del silenzio


L’EGEMONIA
E LA SOCIETÀ
DELL’UMILTÀ
UN’ORIGINE
ANTICA
Nicola Tranfaglia
STORICO

P
er le fonti più antiche, la pa-
rola omertà deriva da un vo-
cabolo napoletano (dal lati-
no humilitas=umiltà) usato
per indicare l’adesione alle regole
della camorra indicata in tempi an-
tichi come «Società dell’umiltà»
(Dizionario etimologico Cortellaz-
zo- Zolli).
Il concetto è entrato nella termi-
nologia giuridica. La legge Rogno-
ni-La Torre del 1982 ha introdotto
l’articolo 416 bis che fissa il delitto
di associazione mafiosa, per la cui
sussistenza è richiesto che «coloro
che ne fanno parte si avvalgano
della forza di intimidazione del
vincolo associativo e della condi-
zione di assoggettamento e omer-
tà che ne deriva per commettere
delitti per acquisire in modo diret-
to o indiretto la gestione o comun-
que il controllo di attività economi-
che, di concessioni e autorizzazio-
ni, appalti e servizi pubblici o per
realizzare profitti o vantaggi ingiu-
sti per sé o per altri ovvero al fine
di impedire o ostacolare il libero
esercizio del voto o di procurare
voti a sé o ad altri in occasione di
L’uomo d’onore che finì in manicomio consultazioni elettorali». Un mec-
canismo fondamentale nell’opera-
«Sono stato preso in giro -così Leonardo Vitale durante un interrogatorio– dalla vita sin
LA FRASE
da bambino. Poi è venuta la mafia, con le sue false leggi, con i suoi falsi ideali: combattere i ladri, aiutare i
zione egemonica della mafia che
deboli e, però, uccidere; pazzi!». Vitale fu il primo che, per motivi di coscienza, rivelò l’organizzazione ha bisogno di silenzio e di reticen-
mafiosa in Sicilia e i suoi legami con la politica. Pagò le rivelazioni con il carcere e 10 anni di manicomio, za di fronte alle indagini giudizia-
dove fu sottoposto a numerosi elettroshock. Fu ucciso dalla mafia 5 mesi dopo la sua scarcerazione. rie.❖
36 MERCOLEDÌ
23 DICEMBRE
2009

OMERTÀ/11
«L’uomo di vetro»/1
IL LIBRO Di Salvatore Parlagre-
co. Racconta la storia di Leonardo
Vitale, lo strano ragazzo che ebbe la
forza di svelare i segreti della mafia.

Leonardo Vitale la prigione della follia


Il «pazzo» che per primo
ebbe il coraggio di svelare
i segreti di Cosa Nostra
Violò la legge del silenzio facendo i nomi di Riina e Calò. Venne creduto folle
Internato e sottoposto all'elettroshock, fu riabilitato solo con il maxiprocesso

pensabile anche solo il concepire mano una pistola e gli ordina di


una qualche azione repressiva con- sparare ad un cavallo, l’animale
Il racconto tro un sistema che agli occhi dei più che tanto gli piaceva e lo affascina-
nemmeno esisteva. Nel 1972 però va. Leonardo non vuole uccidere,
GIORGIO BONGIOVANNI*
forse le cose sarebbero potute anda- ma più di tutto non vuole deludere
ANNA PETROZZI* re diversamente. C’era già stata la lo zio. Spara e compie la prima scel-
prima guerra di mafia degli anni ta contro se stesso cui ne seguiran-

L
e rivelazioni di Leonardo Sessanta, qualche omicidio eccel- no molte altre. Quando lo traggo-
Vitale sono state in buo- lente ed era stata perfino istituita la no in arresto, nell’agosto nel 1972, bole e screditato. Non basteranno i
na parte sottovalutate e Commissione parlamentare antima- per il sequestro dell’imprenditore puntuali riscontri alle sue dichiara-
passate nel dimentica- fia, eppure delle autentiche rivela- Cassina lui spiega con tranquillità zioni, nemmeno la fotografia di un
toio, benché sorrette da numero- zioni di Vitale «il pazzo» se ne fece di essere innocente; ha solo scam- cadavere con una sigaretta in boc-
si riscontri, e lo stesso Vitale è sta- poco o nulla. biato la sua macchina, quella usata ca così come lo aveva descritto Vita-
to etichettato come «pazzo» da Leonardo era schizofrenico nel per il crimine, con quella di un ami- le, reo confesso di quel delitto e di
non prendere troppo sul serio. A senso che si sentiva realmente divi- co e la sua fidanzata di allora, Pina, quella messa in scena.
differenza della giustizia statua- so a metà, «indeciso tra il bene e il conferma la versione. Nemmeno le perizie degli psi-
le, la mafia ha percepito l’impor- male», come lui stesso cercò di chiatri che sosterranno che la schi-
tanza delle propalazioni di Leo- spiegare. Rimasto orfano di padre Pochi giorni dopo vengono arre- zofrenia non inficia la validità del-
nardo Vitale e, nel momento rite- a soli 12 anni, la sua educazione è stati Pippo Calò e Franco Scrima, la sua testimonianza. Niente da fa-
nuto più opportuno, lo ha inesora- affidata allo zio Giovanbattista, Tit- due mafiosi destinati a far parlare re. Complici e mandanti saranno
bilmente punito per aver violato molto di sé, e per Leonardo comin- tutti assolti, l’unico a pagare sarà
la legge dell’omertà. È augurabile cia il calvario. A fine settembre lui: condannato a 14 anni di reclu-
che, almeno dopo morto, Vitale L’«addestramento» esce dal carcere ma è molto prova- sione. Ma la sua vera sentenza alla
trovi il credito che meritava e me- Per «iniziarlo» lo zio gli to, viene preso subito sotto l’ala prigionia non è la galera, quanto la
rita». consegnò un fucile e gli protettrice dello zio Titta e viene follia.
fatto visitare da uno psichiatra che
Un breve passaggio delle venti fece uccidere un cavallo gli diagnostica uno stato di grave La pazzia diventa per tutti la giu-
pagine che la sentenza di rinvio a depressione. Gli prescrive per que- sta soluzione per le pericolose con-
giudizio del maxi processo di Paler- ta Vitale, capo della famiglia di Al- sto motivo otto giorni di sismotera- fessioni di Leonardo e soprattutto la
mo del 1988 dedica a Leonardo Vi- tarello di Baida, mafioso spregiudi- pia: elettroshock. Ai quali segue il migliore garanzia a protezione del
tale oggi considerato il primo dei cato e astuto, capace di uccidere e trasferimento dapprima nel carce- sacro valore dell’omertà.
collaboratori di giustizia. In realtà far uccidere ma anche di intratte- re dell’Asinara e poi in una clinica Meglio per i mafiosi farlo interna-
già nel 1937 un medico trapanese, nere delicati rapporti di mediazio- psichiatrica di Sassari dove comin- re piuttosto che ucciderlo e rischia-
Melchiorre Allegra, affiliato alla fa- ne. cia a manifestare apertamente i se- re di dare valore alle sue parole e me-
miglia mafiosa palermitana di Pa- Leonardo è un ragazzino pensie- gni del suo dolore: grida, protesta, glio perfino per chi lo ama. La pove-
gliarelli, aveva raccontato, agli uf- roso e dall’animo sensibile ma si rifiuta di mangiare e come nell’at- ra mamma, muta e pia donna di ma-
ficiali di polizia che lo avevano ar- pronto a fare qualsiasi cosa per lo to finale di una tragedia si cospar- fia e chiesa, conosce le regole e do-
restato, la struttura di Cosa No- zio Titta. Il boss ha in mente per il ge il corpo di feci. Nessuno ha più po la misteriosa sparizione dello zio
stra, il rito della «punciuta», i nomi nipote una carriera criminale di dubbi: Leonardo è pazzo. Titta per lupara bianca, capisce che
delle famiglie più importanti e i le- tutto rispetto e lo inizia un passo Quindi quando il 29 marzo del l’unica via per avere salva la vita di
gami con la politica, la sanità e gli alla volta. Per spingere la sua co- 1973 corre in Questura, chiede di suo figlio è proprio la pazzia. Assie-
affari. scienza al di là del limite tracciato Bruno Contrada e riempie 50 pagi- me alla figlia, altra figura silente ma
Erano gli anni Trenta ed era im- tra la vita e la morte gli mette in ne di verbale è già un testimone de- attenta, assiste il figlio nelle sue ne-
Approfondimenti
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Per saperne di più
www.leonardovitale.it
MERCOLEDÌ
37
Tutta l’informazione utile Un portale sulla vita 23 DICEMBRE
per conoscere Cosa Nostra di Leonardo Vitale 2009

«L’uomo di vetro»/2 «Storia di Giovanni Falcone»


IL FILM La versione cinematografica dell’omonimo li- LA VITA Francesco La Licata ricostruisce le vicende
bro di Parlagreco. Uscito nel 2007, il regista è Stefano salienti della vita di Giovanni Falcone, il magistrato
Incerti, con protagonista Tony Sperandeo e David Coco. Il protagonista del pool antimafia e del maxiprocesso di
film narra la storia di Vitale, il primo pentito di Cosa Nostra. Palermo, fino alla strage di Capaci, il 23 maggio 1992.

Cronologia
«Arruolato» a soli 17 anni
poi arriva il pentimento
Leonardo Vitale (Palermo, 27
giugno 1941 – 2 dicembre
1984) è considerato il primo pentito
di Cosa Nostra. Nel ‘73 fu dichiarato
pazzo e internato in manicomio.
Quando ne uscì, venne assassinato.

L’iniziazione
È considerato il primo vero pentito
di Cosa Nostra. Nato a Palermo il 27
giugno 1941 viene “iniziato” all'età di
17 anni da suo zio Titta Vitale e diven-
ta uomo d'onore nel '60 nella fami-
glia di Altarello di Baida.

La crisi mistica
Soldato al servizio dei capi, rimarrà
Dopo le rivelazioni sulla mafia e i nei ranghi più bassi fino a che il 30
legami con la politica, Vitale marzo ‘73, spinto da una profonda
passò da un manicomio criminale crisi di coscienza, si presenta sponta-
all’altro, dove venne sottoposto a neamente alla Squadra Mobile e ini-
numerosi elettroshock zia a collaborare.

Il pentimento
«Lamia colpaè diessere nato,diesse-
cessità, ma soprattutto nella conver- due mondi suonano nell’orecchio revissuto in una famigliadi tradizioni
sione religiosa. Entrambe le donne del giudice cui non sfuggiva niente
Il libro diranno solo in seguito di non aver come qualcosa di già sentito altro-
mafiose». Inizia così il suo racconto ai
poliziotti, ai quali parlerà di un mon-
Venti interviste mai creduto alla malattia mentale, ve. Soprattutto quelle su Pippo Calò do fatto di ritualità, violenza e conni-
per capire la mafia ma solo alla disperazione dell’ani- diventato ormai il capo del manda- venze a tutti i livelli. Sin da subito fa i
mo di quel ragazzo buono costretto mento di Porta Nuova. nomidi Riina, Provenzano, Calòe dell'
a fare ciò che non avrebbe mai volu- Falcone si è ricordato di quel po- ex sindaco Ciancimino. Si autoaccu-
to. Nel pentimento, nella preghiera, vero pazzo. Leonardo rientra da sa poi di numerosi delitti, ma discuti-
nella consolazione della Croce il gio- Reggio Emilia in anticipo rispetto al- bili certificati medici lo definiscono
vane comincia a riprendere padro- la scadenza della pena, si stabilisce pazzo e lo costringono a passare da
nanza di se. Nel carcere psichiatrico a casa della madre, prega, cura le un manicomio criminale all’altro do-
di Reggio Emilia, dove ha una fitta piante e non ha più paura. Sa che ve verrà sottoposto a terapie invasi-
corrispondenza con una suora, rie- verrà ucciso ma non gliene importa ve come l’elettroshock. Privato della
sce e ritrovare equilibrio e lucidità più nulla. Non è più un uomo diviso capacità di intendere e di volere non
sufficienti per ribadire le sue accuse a metà, ha scelto da che parte stare verrà creduto e sarà l’unico ad essere
e per rendersi conto di essere stato e ha deciso di espiare così la propria condannato per le colpe ammesse.
indotto alla follia «d’autorità». colpa di aver ucciso. Offrendo la vi- Rinchiuso nel carcere di Reggio Emi-
Leonardo Vitale avrà come unico ta ai suoi assassini vigliacchi che lia Vitale approfondisce la conversio-
COSE DI COSA NOSTRA risarcimento la drammatica confer- con 5 colpi di pistola lo freddano ne spirituale. Nella prima sentenza
Giovanni Falcone in collaborazione con ma delle sue dolenti profezie. Aveva mentre è ancora seduto in macchi- delmaxiprocessosiparlerà diun «esi-
Marcelle Padovani annunciato il piano per uccidere il na con la mamma e la sorella di ritor- to scontato», soprattutto «per il cli-
colonnello Russo, assassinato infat- no dalla messa di domenica 2 dicem- ma culturale dell'epoca, secondo cui
Lapenna è quella della giorna- ti nel 1977, e del giudice Terranova, bre 1984. soltanto un pazzo avrebbe potuto
lista francese Marcelle Padovani, crivellato dalla furia dei corleonesi violare la ferrea legge dell'omertà».
ma la voce narrante è quella di Gio- emergenti nel 1979, per il quale ave- Rileggendo quei paragrafi dedica-
vanni Falcone. Le venti interviste di- va indicato persino il movente politi- ti a Vitale nella sentenza del maxi Il sacrificio
ventano materiale per dettagliate co. Dovrà aspettare il 1983 per spe- processo Falcone sottolinea alcune Il 2 dicembre 1984, 5 mesi dopo la li-
narrazioni in prima persona che si rare di essere creduto davvero. parti con un pennarello e fissa nella berazione, viene ucciso davanti alla
articolano in sei capitoli, disposti co- Alla fine di quell’anno Palermo in- mente le regole feroci della guerra madre e alla sorella dopo la messa
me altrettanti cerchi concentrici at- fatti sta per essere scossa da un even- alla mafia e il loro prezzo: omertà, domenicale. Poco tempo prima ai
torno al cuore del problema-mafia: to senza precedenti. Parla un altro indolenza, tradimento, inefficien- giornali aveva dichiarato: «Ora mi
lo Stato. Una testimonianza resa da pentito, Tommaso Buscetta che sa- za, gioco sporco e sacrificio estremo ammazzeranno», ma non aveva ten-
Falcone dopo aver lasciato Paler- rebbe potuto finire pazzo pure lui se per la verità. tato di nascondersi. La validità della
mo nel 1991. Il libro è edito della ad ascoltarlo non ci fosse stato Gio- sua collaborazione viene riconosciu-
Bur. vanni Falcone. Le storie del boss dei *Di Antimafia Duemila ta nella sentenza del maxi processo.
GIOVEDÌ
35
24 DICEMBRE
2009

IL DIZIONARIO DELLA MAFIA

STATO/12
Carlo Alberto dalla Chiesa L’esempio di un uomo

Una vita in trincea


UN SISTEMA
COSÌ LONTANO
DAL SUD
IL SENSO PROFONDO
DI UNA PAROLA
Nicola Tranfaglia
STORICO

L
a definizione è chiara fin dal Me-
dioevo: «persona giuridica territo-
riale sovrana costituita dall’orga-
nizzazione politica di un gruppo
sociale stanziato stabilmente su un territo-
rio».
Ed emerge già da quel che scrivono in
Italia Dante Alighieri e più tardi Machia-
velli ma la storia italiana ci mette molti se-
coli per dare alla lingua e alla nazione la
consistenza che occorre a uno Stato. Anzi
è proprio il segretario fiorentino (lo stesso
Machiavelli) alla fine del Quattrocento a
precisare il significato del vocabolo che di-
venta popolare nel Cinquecento. La discus-
sione cresce nei secoli successivi e l’aggetti-
vazione è quella che chiarisce i problemi
legati alla nascita come alle trasformazio-
ni dello Stato.
La storia italiana è contrassegnata dalla
lentezza nella nascita di quello che è consi-
derato lo Stato moderno inteso come
espressione di un progresso che allontana
dal dominio di un uomo o di una famiglia
sola. E spesso gli storici mettono in connes-
sione le difficoltà di nascita dello stato mo-
derno nel Mezzogiorno e nelle isole con lo
sviluppo dei fenomeni mafiosi, che mo-
strano peraltro grande capacità di adatta-
mento all’evoluzione dello Stato e al suo
modo di funzionare.
Alcuni studiosi hanno parlato a lungo,
proprio in relazione a nascita e sviluppo di
associazioni mafiose, di “assenza” o
“lontananza dello Stato” come ragioni di
Uno «strenuo combattente» crescita da parte di queste associazioni. Si
LA FRASE «La mafia è cauta, lenta, ti misura, ti ascolta, ti verifica alla lontana. Un altro non se ne tratta in realtà di pessime modalità di fun-
accorgerebbe, ma io questo mondo lo conosco». Così raccontava Carlo Alberto dalla Chiesa a Giorgio zionamento da parte di uno Stato che è
Bocca nell’agosto 1982. Quell’intervista doveva servire a dare la sveglia allo Stato per le troppe conni- ancora lontano dal realizzare una demo-
venze e complicità. Accelerò, invece, il processo d’isolamento del generale. Fu massacrato con la crazia moderna piuttosto che dall’assenza
giovane moglie, Emanuela Setti Carraro in via Carini, a Palermo. Era il 3 settembre del 1982. di Stato.❖
36 GIOVEDÌ
24 DICEMBRE
2009

Mafia

STATO/12 IL LIBRO Di Giuseppe Fava. Il te-


sto pubblicato da Editori Riuniti
nell’84 racconta Cosa Nostra da
Giuliano a Dalla Chiesa.

Carlo Alberto dalla Chiesa


L’uomo che offrì la vita
alle istituzioni
lasciato solo dal Palazzo
Un’esistenza in trincea. Mandò a processo centinaia di boss per poi vederli
tutti assolti. Isolato e ucciso. I suoi funerali furono i più veloci della storia

promosso colonnello. Gli venne antimafia e per la prima volta, di


chiesto, mentre terminava il suo in- propria iniziativa, fece i nomi dei
La storia carico di comandante di Milano e principali politici collusi, a partire
provincia, dove volesse andare. Ri- da quello di Vito Ciancimino. Poi in-
NANDO DALLA CHIESA
spose o Bolzano o Palermo. Comun- viò al parlamento un rapporto uffi-
que in trincea: a Bolzano c’era il ter- ciale a sua firma, “Il comandante
rorismo altoatesino, a Palermo la della Legione Carabinieri di Paler-

L
o Stato sopra di noi. Co- mafia. Alla fine scelse Palermo, do- mo”, con fatti e nomi (Salvo Lima e
me il cielo. Allo Stato ap- ve aveva un’esperienza importante Giovanni Gioia) destinati ad andare
pena diventato repub- da offrire e dove aveva i suoceri; un al governo di lì a poco. La Commis- Palermo, 3 settembre 1982
blicano Carlo Alberto modo (forse l’unica volta in cui poté sione antimafia acquisì quel rappor-
dalla Chiesa rispose sì farlo) per conciliare lo Stato e la fa- to e lo depurò a futura memoria dei
alla fine degli anni ‘40, quando miglia, il dovere e gli affetti. Di nuo- nomi più scomodi. tutto allo Stato. Dopo il delitto Moro
non si trovavano ufficiali dei cara- vo servì le istituzioni come se le im- gli venne data la guida della lotta a
binieri disposti ad andare in Sici- maginava lui. Lavorò alle planime- Lo Stato come valore più alto. Do- un terrorismo ritenuto imbattibile e
lia, nell’isola impazzita: banditi- trie e alle genealogie delle famiglie po sette anni trascorsi in Sicilia il co- onnipotente. Continuò a vivere alla
smo, separatismo e la mafia che ab- mafiose, sostenne indagini difficili lonnello venne promosso generale. macchia, senza orari e dormendo
batteva i sindacalisti come una fu- in anni in cui i clan avevano una di- Era il ’73. Nel paese incubava il terro- nelle foresterie delle caserme di tut-
ria impunita. Il capitano che aveva mestichezza sfrontata con lo Stato. rismo delle Brigate Rosse. Lo affron- ta Italia. Puntò sulla natura politica
fatto la Resistenza rispose all’ap- Mandò a processo centinaia di boss tò in modo non convenzionale, con del terrorismo (che non considerò
pello del governo. E andò volonta- astuzia, studi certosini e forza milita- mai “criminalità comune” come si
rio a Corleone benché avesse fami- re. Ottenne rilevantissimi successi. voleva allora) per ottenere i primi
glia a Firenze: una moglie incinta Il terrorismo Ma il suo nucleo speciale venne in- pentimenti e le prime confessioni. Il
e una bambina. Giunse nell’isola Affrontò anche il cancro spiegabilmente sciolto. Di nuovo, co- terrorismo fu sgominato in pochi an-
dove il governo trescava con la ma- delle Brigate rosse con me già in Sicilia, fece i conti con l’in- ni. Completò la missione da coman-
fia e con il banditismo. E con i suoi capacità della politica e della società dante della Divisione Pastrengo di
carabinieri volle rappresentare lo arguzia e impegno di capire i pericoli che minacciano le Milano. Poi, nell’82, andò come vice-
Stato come se lo immaginava lui. istituzioni. Per troppi -così imparò- comandante dell’Arma a Roma. Feli-
Perciò, anche se gli omicidi dei diri- per vederseli quasi tutti assolti per Stato e democrazia non coincideva- ce di toccare il più alto grado allora
genti contadini restavano impuni- insufficienza di prove. Il reato di as- no. C’era chi amava lo Stato senza raggiungibile per chi veniva dalle fi-
ti quasi d’ufficio, indagò caparbia- sociazione mafiosa non esisteva e democrazia, chi la democrazia sen- le dell’Arma; e soprattutto orgoglio-
mente sull’assassinio di Placido anche quello di associazione a delin- za Stato. Messo ancora da parte, ven- so di eguagliare suo padre, viceco-
Rizzotto, sindacalista socialista. quere non se la passava bene con gli ne richiamato a garantire la sicurez- mandante trent’anni prima.
Mandò davanti ai giudici Luciano amanti del diritto. A Catanzaro, a za esterna della carceri contro gli as-
Liggio, il futuro capo dei corleone- Bari, a Lecce, giudici senza cultura salti o i tentativi di evasione dei ter- A Roma capì perché non aveva
si. Che venne assolto per insuffi- e senza coraggio diedero via libera roristi. Si adoperò con entusiasmo mai amato la capitale. Pagò l’invidia
cienza di prove mentre lui, trenten- a una storia feroce e sanguinaria. Al- rinnovato ottenendo risultati indi- per la popolarità raggiunta. Di nuo-
ne, venne rispedito a Firenze. la notizia della prima assoluzione scussi. Dovette però iniziare a vivere vo emarginato, chiese al governo di
Lo Stato come orizzonte di vita. di massa lui batté in silenzio un pu- come un latitante. Stato e famiglia, ridargli un incarico operativo, di far-
Il capitano ormai diventato ufficia- gno contro il bracciolo della poltro- a quel punto, non si conciliarono lo sentire “utile allo Stato”. Accettò
le superiore, e passato per tutte le na. Nulla di più. Non si perse d’ani- più. La moglie morì di cuore dopo l’incarico di prefetto di Palermo con
soddisfazioni e umiliazioni di chi mo. L’anno dopo si presentò davan- l’assassinio del giudice Palma, suo compiti di coordinamento della lot-
serve le istituzioni credendoci, fu ti alla Commissione parlamentare stretto collaboratore. Così si dedicò ta alla mafia. Sorsero questioni di
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GIOVEDÌ
37
Tutta l’informazione utile Il diario on line 24 DICEMBRE
per conoscere Cosa Nostra del sociologo dell’economia 2009

Cento giorni a Palermo In nome del popolo italiano


IL FILM è un film del 1984 di Giuseppe Ferrara, inter- IL LIBRO La ricostruzione della vita e della figura del
pretato da Lino Ventura e Giuliana De Sio. La pellicola generale operata dal figlio Nando (Rizzoli, 1997). Un
narra le vicende accadute nei 126 giorni passati nel doloroso senso di perdita mai colmato nel raccontare la
capoluogo siciliano dal Generale Carlo Alberto dalla vicenda umana e professionale di un padre speciale.
Chiesa.

Cronologia
Combattente nato
contro boss e terroristi
Figlio di un generale dei Cara-
binieri, nasce a Saluzzo nel
1920. Arriva in Sicilia come capita-
no nel 1949 e si trova ad indagare su
diversi omicidi tra i quali quello del
sindacalista Placido Rizzotto.

La carte di Moro
Dopo la tragica fine di Aldo Moro,
nell’agosto del 1978 ottiene l’incari-
co di coordinare la lotta al terrori-
smo. Risale a quegli anni la scoperta
del covo brigatista di via Monte Ne-
voso,a Milano,dovevengono trova-
ti diversi documenti tra i quali il me-
moriale dello statista democristia-
no.

100 giorni a Palermo


Poche ore dopo l'uccisione del se-
gretario siciliano del Pci, Pio La Tor-
re, Dalla Chiesa viene inviato a Pa-
lermo con una procedura d'urgen-
za per sconfiggere la nuova emer-
genza del paese: la mafia.
Dopo soli cento giorni, il 3 set-
tembre 1982 un commando di Co-
sa Nostra uccide in via Carini il pre-
fetto, la moglie Emanuela Setti Car-
poteri e competenze. Lui spiegò con messe e del senso dello Stato dei go- re la mafia. raro e l’agente di scorta Domenico
chiarezza che cosa intendesse fare. vernanti. Che non ci fu. O non ci fu Russo.
Fece anche capire all’onorevole An- abbastanza. Si trovò solo, privo de- Isolato, restò lo stesso. Perché
dreotti, suo diretto superiore nella gli uomini fidati che chiedeva. Non lo Stato non poteva gettare la spu- Il processo
lotta al terrorismo, che non avrebbe si perse d’animo. Andò a parlare gna davanti ai cittadini onesti. Rima- Per il delitto sono stati condannati
avuto riguardo “per i suoi grandi agli studenti,e fu il primo prefetto a se anche dopo che Cosa Nostra fece in via definitiva come mandanti i ca-
elettori siciliani”. Ricevette segnali farlo. Andò dalle famiglie dei tossi- trovare due cadaveri nel bagagliaio pi di Cosa Nostra fra cui Totò Riina,
codipendenti e chiese loro di essere di un’auto davanti alla caserma dei Bernardo Provenzano e Pippo Calò.
le sue “forze dell’ordine”, e fu il pri- carabinieri di Casteldaccia e annun- Ergastolo anche per i killer Antoni-
mo prefetto a farlo. Mobilitò i sinda- ciò ai giornali che “l’operazione Car- no Madonia, Vincenzo Galatolo, Giu-
L’ULTIMA PUNTATA ci, strinse una solida alleanza con la lo Alberto è quasi conclusa, ripetia- seppe Lucchese e Raffaele Ganci
Chiesa del cardinale Pappalardo e mo: quasi conclusa”. Dopo quattro mentre a Francesco Paolo Anzelmo
Con la vicenda di Carlo Alberto
dei preti di strada. In luglio si sposò mesi di dibattito pubblico, l’opera- e Calogero Ganci sono stati inflitti 14
Dalla Chiesa si conclude questa
in seconde nozze con una giovane zione fu conclusa davvero. Il prefet- anni con lo sconto di pena perché
serie dedicata alla mafia. Un’in-
crocerossina. E intanto cercò una to generale venne ucciso con la sua collaboratori di giustizia.
chiesta lunga dodici puntate
volta in più di essere lo Stato come giovane moglie. La notte la sua casa
per ricordare, fare luce, non ab-
bassare la guardia.
lui si immaginava. Indagini fiscali, fu perquisita; la cassaforte svuota- Protagonista
fascicoli sulle collusioni politiche e ta. Non dalla mafia. Il generale Carlo Alberto dalla Chie-
il verbo della democrazia da diffon- I suoi funerali furono i più veloci saèstato protagonista eroicoetesti-
dere. Sostenne che il primo modo della storia. Il cardinale Pappalardo mone d’eccellenza di eventi terribili
ostili dalla politica locale, e lo scris- per sconfiggere la mafia era quello denunciò la Palermo-Sagunto espu- della storia d’Italia e per questo non
se al capo del governo di allora, Gio- di assicurare ai cittadini i loro ele- gnata “mentre a Roma si discute sul solo Cosa Nostra poteva avere inte-
vanni Spadolini, attribuendoli alla mentari diritti. Per questo si scontrò da farsi”. Ma dopo neanche venti- ressealla sua eliminazione.Di recen-
“famiglia politica più inquinata del con il sindaco di Palermo, secondo il quattro ore dal delitto il prefetto-ge- te una intercettazione ambientale
luogo”, appunto quella andreottia- quale a Palermo c’era delinquenza nerale era già a Milano; rispedito ha registrato il boss di Brancaccio
na. Quando il 30 aprile dell’82 i clan come dappertutto. Tra i due, il go- lontano dalla Sicilia, dove aveva osa- Giuseppe Guttadauro confessare
uccisero il segretario del Pci sicilia- verno scelse il sindaco. Telefoni che to tornare per rappresentare lo Sta- ad un altro mafioso che l’uccisione
no Pio La Torre, venne catapultato non rispondevano, politici che si ne- to (il “suo” Stato) per la terza volta. del generale dalla Chiesa fu un favo-
in Sicilia in giornata. Quanto ai pote- gavano. Lui commentò: finché una Gli diedero una medaglia d’oro al va- re chiesto a Cosa Nostra. A tutt’oggi
ri e alla natura del mandato, ancora tessera di partito conta più dello Sta- lor civile. E a Roma continuarono a icosiddetti mandanti esterni non so-
tutti da definire, si fidò delle pro- to, non riusciremo mai a sconfigge- discutere.❖ no mai stati individuati.