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Patristica, Cosmologia, Origene

Sulla città di Alessandria, vibrante scenario della sua altissima scuola filosofica e
teologica, nell’anno 202 si abbatterono le persecuzioni volute da Settimio Severo
contro i Cristiani. Clemente fu costretto a fuggire, abbandonando la scuola di teologia
cristiana della quale era rettore. In quel clima di grande tensione religiosa iniziò a
maturare il pensiero di Origene (185-254 d.C.). Cosmologia, antropologia e
soteriologia formano in Origene un complesso di dottrine congiunte, che suscitarono
significative reazioni nei suoi contemporanei e nei secoli successivi, divenendo
oggetto di vivaci contrasti, nonché di varie condanne ufficiali da parte dell’autorità
ecclesiastica1. Nelle sue argomentazioni dimostrava di ricercare risposte che
potessero misurarsi con l’infuocata diatriba teologica del suo tempo: se da un canto
polemizzava contro il determinismo stoico opponendo ad esso una visione retta da un
ampio grado di libero arbitrio2, d’altra parte volle sistematizzare la distinzione
tradizionale di stampo aristotelico-tolemaico in sette cieli, riconnettendola a quella
dei tre cieli, come riportata da San Paolo3.

Nella sua vasta sintesi dottrinale Origene concepì l’universo come uno “smisurato
essere animato, retto dalla potenza e dalla parola di Dio, che ne costituisce, per così
dire, l'anima”4. Il cosmo é retto dal Logos divino, che pur trascendendo il mondo, lo
pervade in tutte le sue parti. Rispetto alla creazione, Origene valutò la questione
inquadrandone lo sviluppo nel corso del tempo, e s’interrogò sulla possibilità che
prima del mondo attuale sia potuto esistere un altro mondo. Il tema si articola nei suoi
scritti come fosse incalzato da continue obiezioni, giungendo infine alla conclusione
che Dio non abbia cominciato ad agire per la prima volta con la creazione del mondo
visibile: prima di questo mondo ve ne sono stati altri, così come dopo quello attuale
esisteranno altri mondi5. La pluralità e la successione di vari mondi non implica nel
suo sistema una ripetizione delle medesime vicende, come era invece previsto dal

1
Origene, I Principi, a cura di M. Simonetti, Sansoni, Firenze 1975, p. 195.
2
Senza che venga mai escluso il libero arbitrio di alcuno, Origine concepisce il graduale recupero di tutte le creature
peccatrici. Tutta la varietà che contraddistingue il mondo si presenta unificata da una superiore armonia, che assegna ad
ogni parte di esso la sua peculiare funzione in rapporto al recupero delle creature corrotte. Tale unità ed armonia sono
assicurate dalla universale presenza del Logos divino. Cfr. Origene I Principi, a cura di M. Simonetti, Sansoni, Firenze
1975, p. 229.

3
Origene, I Principi, II,6,39, a cura di M. Simonetti, Sansoni, Firenze 1975, p. 236.
4
Origene, I Principi, II,6,39, a cura di M. Simonetti, Sansoni, Firenze 1975, p. 243.
5
Su questa posizione Origene non manca di motivare il suo concetto, trovando supporto nelle parole della Bibbia. Cfr.
Isaia, 66, 22 “Ci sarà un cielo nuovo ed una terra nuova, che io farò rimanere al mio cospetto, dice il Signore”.
pensiero stoico6, quanto piuttosto la libertà per tutti gli esseri di scegliere se
progredire sino a ricongiungersi con Dio o regredire ad uno stadio inferiore,
considerando il piano terrestre come l’opera perfettamente grande e buona in cui si
gioca questa possibilità. In una vicenda cosmica d’immensa estensione, nel
susseguirsi di svariati mondi uno dopo l’altro, sono possibili le trasformazioni ed i
passaggi tra la qualità delle diverse esistenze intese da Origene. Ad ogni uomo è data
la possibilità di evolvere in un mondo successivo, divenendo angelo o diavolo, così
come ad un angelo di tramutarsi in uomo, e ancora in demone. In questa condizione
di continuo mutamento, agisce il Logos divino, che aspira alla redenzione di tutte le
creature decadute7. La creazione stessa del mondo materiale è così intesa in maniera
da corrispondere alla grande varietà di condizione delle creature. Pur non potendo in
questa sede addentrarci nelle diverse posizioni che Origine assunse in risposta al
pensiero gnostico, ci basti qui ricordare che tale sistematizzazione ne costituisce uno
dei perni fondamentali.

A proposito della struttura dell’universo, è necessario ricordare che Origene non


credeva nel regno platonico delle idee, ma concepiva l’esistenza di altre sfere aldilà
di quella terrestre, rette dalla stessa provvidenza del sommo Dio. Realtà celesti ed
ultracelesti, superiori al livello terreno ed ai regni infernali, sono interconnesse come
un solo e perfetto mondo, che collega e contiene tutte le sue parti 8: la terra, le regioni
infere, il cielo, i globi della luna, del sole e degli astri, le acque che stanno sopra il
firmamento9, i pianeti e la sfera delle stelle fisse, ed al di sopra di questa la sfera
ulteriore capace di contenere, nella sua smisurata grandezza e comprensione, gli spazi
di tutte le altre sfere in un mirabile abbraccio10. Oltre questo mondo visibile, esiste
tale dimensione splendida, difficile da descrivere e definire nella sua realtà, superiore
per qualità e per gloria eppur compresa nell’ambito del medesimo cosmo. E’

6
Origene proietta in un futuro molto lontano il completo recupero di tutte le creature razionali incorse nel peccato, fino
ad ammettere piu mondi successivi l’uno all'altro. In questa prospettiva, certamente egli ha risentito dell’influsso della
filosofia greca che comunemente ammetteva una successione di mondi in dipendenza del ricorrente movimento degli
astri (anno sidereo). Tale concezione era condivisa dagli stoici in una forma che per Origene era inaccettabile. In
dipendenza del periodico ritorno di tutto il complesso degli astri, sulle medesime posizioni nel succedersi di un ciclo
sidereo, si sarebbero ripetute anche le stesse azioni degli uomini: ci sarebbe stata un'altra Elena, un altro Achille,
un’altra guerra di Troia. Tutto ciò era ben in armonia con la concezione stoica che negava la libera possibilità di scelta
agli uomini in nome di un ferreo determinismo, ma era assolutamente incompatibile con i fondamenti stessi della
religione cristiana (irripetibilità del sacrificio di Cristo) e dello specifico pensiero origeniano, Cfr. M. Simonetti Il
Mondo, Introduzione in Origene, I Principi, a cura di M. Simonetti, Sansoni, Firenze 1975, p. 235.

7
Grandissima è la varietà di queste cadute, per cui uno decade dalla propria condizione, in rapporto ai movimenti
della mente e della volontà, in quanto uno più leggermente uno più gravemente scende in basso, il giusto giudizio della
provvidenza di Dio fa si che a ognuno tocchi ciò che merita per il suo peccato in rapporto alla diversità dei movimenti.
Origene, I Principi, a cura di M. Simonetti, Sansoni, Firenze 1975, p. 223.
8
Origene, I Principi, a cura di M. Simonetti, Sansoni, Firenze 1975, p. 275.
9
Cfr. su questo tema G.V. Coyne – M. Heller Un Universo Comprensibile, Springer, Milano 2009, p. 46.
10
Ibidem.
collocata sopra i cieli.

All’interno dell’ordine cosmico, che risulta ben stratificato nelle sue diverse
dimensioni, Origene sostiene che esistano esseri iperurani, collocati in dimore beate e
dotati di corpi più celesti e luminosi11. Tra questi esseri beati, tra quelli celesti 12 così
come tra gli essere terrestri, intercorrono sostanziali differenze13. Esiste pertanto una
naturale gerarchia del creato, estesa a tutti gli esseri e persino alla natura degli astri 14,
che muovono secondo il proprio ordine e corso somministrando al mondo la quantità
di luce che gli è stata concessa. A questo proposito si rivela che nessun corpo possa
muoversi senza anima, e viceversa che mai un essere animato potrà restare immobile.

Possiamo solamente accennare alle differenze di grado con cui Origene si rivolge al
concetto di terra arida, inferiore alla terra vera analogamente a come il firmamento
preceda il cielo secondo un ordine ascendente, gradazioni crescenti nell’assetto
stratificato tra le realtà materiali e quelle spirituali. Ma congediamo questo (certo non
esaustivo) excursus con un’immagine che riconsegna la sua dottrina alle possibilità
visionarie dell’arte, quando afferma “come il cielo è sede di Dio e la terra sgabello
dei suoi piedi […]Dio, padre di tutti, riempie ed abbraccia l’universo con la pienezza
della sua potenza15.

11
Origene, I Principi, a cura di M. Simonetti, Sansoni, Firenze 1975, p. 213.
12
Nell'ordinamento e nell'economia del mondo alcuni sono assegnati all'ordine degli angeli, altri delle potenze, altri
dei principati, altri delle potestà (certo per esercitare il potere su coloro che hanno bisogno di avere su di loro una
potestà [I Cor. 11,10]), altri dei troni, per giudicare e reggere coloro che di ciò hanno bisogno, ad altri viene
assegnata la dominazione su coloro che sono soggetti. Per aver ben meritato e per aver progredito nell'imitazione e
nella partecipazione di Dio, essi hanno ottenuto tutto ciò dal giusto giudizio della provvidenza divina. Origene, I
Principi, a cura di M. Simonetti, Sansoni, Firenze 1975, p. 223.
13
A questo proposito per prima cosa appare evidente che il mondo, in tutta la sua varietà e diversità, è formato dalle
nature razionali e di origine superiore e dai loro diversi corpi, e poi dagli animali non forniti di ragione, cioè bestie
feroci e domestiche, uccelli e tutti gli animali acquatici; infine dal cielo (o meglio dai cieli), dalla terra e dall'acqua,
dall'aria che si trova in mezzo e che chiamano etere, e da tutto ciò che deriva o nasce dalla terra. Pertanto poiché è
tanta la varietà del mondo e tanta la diversità fra gli stessi esseri razionali. Origene, I Principi, II,6,39, a cura di M.
Simonetti, Sansoni, Firenze 1975, p. 239. Solo la trinità può vivere priva di corpo. Pertanto, come abbiamo già detto,
la sostanza materiale che per natura è tale da potersi trasformare da tutto in tutto, quando è tratta alle creature
inferiori, prende forma in corpo spesso e solido, cosi da distinguere le varie specie visibili del mondo; ma quando
presta la sua opera a creature più perfette e beate, risplende nel fulgore dei corpi celesti e adorna con corpo spirituale
sia gli angeli di Dio sia i figli della resurrezione (I Cor. 15, 40.44; Mt. 22, 3O; Lc. 20, 36): da tutti costoro sarà
formato lo stato vario e diverso dell'unico mondo. Origene, I Principi, a cura di M. Simonetti, Sansoni, Firenze 1975, p.
255.

14
Particolare attenzione dedicò Origene a studiare la natura degli astri. Anche qui egli s’inserisce nel solco di una lunga
tradizione classica e orientale che considerava gli astri come esseri viventi, come vere e proprie divinità. Si distinse però
dalla religione del cielo cara ai filosofi greci, per via di quelle credenze astrologiche che facevano dipendere pienamente
le sorti umane dall’influsso degli astri. Sotto questo aspetto Origene elaborò una concezione revisionata. Anche per lui
gli astri sono esseri viventi, rientrano nel genere delle creature razionali e la loro condizione è al vertice della gerarchia
degli esseri mondani, congiuntamente al compito loro affidato di aiutare le creature razionali decadute nell’opera di
redenzione. Ma la redenzione, l’adesione al progetto divino, è affidata all’arbitrio del singolo essere.

15
Origene, I Principi, a cura di M. Simonetti, Sansoni, Firenze 1975, p. 243.