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Patristica, Cosmologia, Ireneo di Lione

La cosmologia dei Padri della Chiesa coniuga il racconto della creazione narrata dal
libro della Genesi, con la cosmologia greca e romana in una speculazione sulla
struttura del cosmo che riconnette il terreno filosofico presocratico ai compendi più
incisivi dell’epoca di Tolomeo.
Ci focalizzeremo sulla prima patristica, per ampliare il parallelo tra le fonti storiche e
le corrispondenze iconografiche rintracciabili nel bassorilievo di S. Sabina, in
riferimento al simbolismo cosmico.
Ireneo di Lione (130-202 d.C.), considerato un fermo oppositore delle dottrine
gnostiche, fu aperto ad un sottile dialogo con alcuni principi neoplatonici. Tuttavia,
rifiutando l’esistenza di un Demiurgo o di qualsiasi altra mediazione nella formazione
dell’universo, egli definì l’ordine cosmico come una creazione diretta di Dio. Il
mondo da lui creato, si articola per sovrapposizione concentrica, attraverso sette cieli
che circondano il piano terrestre. Ireneo illustra come in questa regione celeste
risiedano innumerevoli angeli ed arcangeli, potenze intente alla lode instancabile del
Creatore. Lo Spirito di Dio è presenza pluriforme in questo schema cosmico. Citando
il profeta Isaia1, Ireneo lo definisce Spirito di Sapienza e di Intelligenza, Spirito di
Consiglio e di Fortezza, (Spirito di Scienza) e di Pietà; ed infine Spirito del Timore di
Dio. Queste designazioni ricoprono un preciso spazio nell’organizzazione della
geografia ultramondana: sostiene, infatti, Ireneo che il primo e più alto cielo, che
include tutti i seguenti, sia il cielo della Sapienza, seguito dal cielo dell’Intelligenza, e
poi dal cielo del Consiglio, mentre il quarto in linea discendente è il cielo della
Fortezza, al quale segue il cielo della Scienza e poi il cielo della Pietà e infine il cielo
del Timore dello Spirito. Quest’ultimo cielo descritto, che si colloca nella sfera più
bassa a prosecuzione del piano terrestre, corrisponderebbe al nostro firmamento2. La
struttura del cosmo, ben stratificata nelle sue sfere, è stata generata dal Dio, per
mezzo del Verbo, suo solo Figlio, che ha compiuto la volontà del Padre. Tra i misteri
di Dio Ireneo annovera la forma stessa dell’universo, descrive gli angeli desiderosi di
fissare lo sguardo nei misteri divini, pur non potendone scrutare il più alto cielo, la
Sapienza, grazie alla quale “l’opera da lui plasmata diviene conforme e concorporea
al Figlio di Dio, affinché la sua Progenie, il Verbo Primogenito, discenda verso la
sua creatura, cioé verso l’opera plasmata, e sia accolta da questa, e a sua volta la
creatura accolga il Verbo e salga a lui oltrepassando gli angeli e divenendo ad
immagine e somiglianza di Dio”3. E’ interessante notare il dinamismo che intesse la
natura delle cose create, e la possibilità della creatura di salire verso Dio.
1
Isaia, XI 2-3. Sacra Bibbia, Fratelli Treves Editori, Milano 1928, p. 161-162.
2
Ireneo di Lione, Contro le Eresie e gli altri scritti, Jaca Book, Milano 1997, p.491.
3
Ireneo di Lione, Contro le Eresie e gli altri scritti, Jaca Book, Milano 1997, p.483.
Il simbolismo cosmico cristiano, come esposto da Ireneo, può essere posto in
relazione con il sistema planetario tardo-orientale e greco, inoltre il numero sette, in
riferimento ai cieli, si potrebbe intendere come un riferimento ai sette doni dello
Spirito Santo4. D’altra parte la natura stessa dei cieli descritti sembra coniugarsi su un
piano spirituale unitamente a quello geografico, ed è la natura stessa di ciascun
elemento della creazione a mantenerne la presenza in una precipua zona dal cosmo,
secondo la legge per la quale ciascuno operi nella sua sfera5 all’interno del grande
apparato celeste.

4
Gerhart B. Ladner, Il Simbolismo Paleocristiano, Milano 2008, p. 94.
5
Ireneo di Lione, Contro le Eresie e gli altri scritti, Jaca Book, Milano 1997, p.492..