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Neoplatonismo

Grazie agli studi di André Grabar è stata osservata a fondo l’influenza che il pensiero
di Plotino ebbe sullo sviluppo dell’arte del suo tempo e su quella dei secoli a venire 1.
Il ruolo centrale del Nous, contemplato dalla sua filosofia, è cardine di una nuova
sensibilità spirituale, che si rispecchia nell’anelito alla contemplazione divina,
fortemente espressa dall’arte altomedievale. Nelle Enneadi sono presenti numerose
riflessioni sul mondo e sulla struttura dell’universo, considerato emanazione del
principio primo2.
L’orizzonte del reale viene proposto come un procedere stratificato, tra la regione
terrestre, quella del cielo e la dimensione puramente divina, secondo una concezione
cosmica che già il suo maestro, Ammonio Sacca 3, si ritiene insegnasse ad
Alessandria. Plotino ritorna in diversi passaggi sulla natura di questi mondi, mettendo
in luce la relazione di continuità che si genera tra le diverse sfere, in virtù della
sostanza della quale si compongono. Procedendo dall’Uno, si sviluppa l’anima del
cielo che è affine all’anima umana, per una parte della sua sostanza 4. Nella sfera
celeste, popolata dagli dei (in accordo con Platone)5, domina l’elemento del fuoco che
1
A. Grabar Plotin et les origines de l’esthétique médiévale in Cahiers Archéologiques, I, Parigi 1945, pp. 15-34.

2
[…] La Natura del Mondo, il quale ha una causa prima e un principio che si estende a tutti gli esseri . Plotino
Enneadi II,3,6 Rusconi, Milano 1992, p. 215.

3
Ammonio Sacca (175-242 d.C.) fu Fondatore della scuola di Alessandria. Pur non avendo compilato specifici trattati,
è a lui attribuita una distinzione del cosmo in tre piani. Ebbe fra i suoi discepoli Plotino. Enciclopedia Garzanti di
Filosofia, Garzanti, Milano 1981.

4
Cioè subito dopo il Demiurgo viene l’anima del cielo; come pure le nostre: un'immagine di quella, derivante da essa
e in certo modo emanante dagli esseri superiori, forma gli animali terrestri. E poiché questa immagine imita l'anima
del cielo, ma è impotente in quanto adopera, per creare, materiali inferiori […] Le cose poi che sono sotto il cielo, non
sono affatto parti del cielo: altrimenti il cielo non <si estenderebbe> fino alla luna. E noi siamo formati dall’anima,
che deriva dagli dei del cielo, e dal cielo stesso e perciò siamo uniti al corpo; ma un’altra anima c’é in noi che forma il
nostro io ed è la causa non del nostro essere, ma del bene del nostro essere; essa sopravviene quando il corpo e già
formato e con la sua ragione e contribuisce in piccolo all’essere nostro. Plotino Enneadi II,1,5, Rusconi, Milano 1992,
p. 189

5
Nel Timeo il Demiurgo fornisce il principio dell' anima e gli dei mobili <nel cielo> gli danno poi le passioni terribili
quanto necessarie, gli impulsi generosi, i desideri, i piaceri, i dolori e l’altra parte dell’anima, donde provengono
quelle passioni. Simili teorie ci legano agli astri, dai quali riceviamo l’anima nostra, e ci sottomettono così alla
necessità non appena arriviamo quaggiù. Da essi deriva il nostro carattere e dal carattere le azioni e da una
disposizione passiva le passioni. Ma così che resta di noi? Rimane ciò che noi siamo veramente, il nostro io, cui la
natura ha dato il dominio sulle passioni. In mezzo a tutti i mali che la natura del corpo ci infligge Iddio ci ha dato la
virtú che non ha padrone. E non quando siamo nella calma abbiamo bisogno della virtù, ma quando c’è pericolo di
cadere nei mali. […]Plotino Enneadi II,3,9, Rusconi, Milano 1992, p. 217.
si esprime attraverso il suo astro più fulgido e brillante, il sole, il cui spirito igneo è in
parte condiviso con la natura terrestre del fuoco, ma lo oltrepassa in purezza, durata e
sottigliezza. Leggiamo a proposito del sole: “o poiché tale fuoco che produce la luce
piú pura è posto nella regione celeste e vi è situato per la sua stessa natura, non si
deve pensare che la fiamma di quaggiú si mescoli ai corpi celesti, anzi essa, arrivata
sino ad un certo punto, si spegne perché trova troppa aria, o, se è salita insieme con
della terra ricade non potendo continuare la sua ascesa ma si arresta sotto la luna
cosicché rende piú leggera l' aria di questo luogo; e se persiste, diventa fiamma piú
debole e piú calma e non possiede piú lo splendore di quando era nel suo bollimento,
ma quello che essa trae dalla luce celeste. Questa poi degrada in varie proporzioni
negli astri, cosicché questi presentano delle differenze tanto nella grandezza quanto
nella colorazione; però anche il cielo rimanente è fatto di questa luce, che noi non
possiamo vedere per la sottilità della sua materia e per la sua trasparenza che al
pari dell'aria pura non può arrestare su di sé <lo sguardo>; a queste cause
s’aggiunge inoltre la lontananza6. L’universo è strutturato per omologia e per
partecipazione di sostanze affini che compongono i diversi piani cosmici: gli elementi
che compongono il reale sono intessuti con differente densità, e partecipano della
stessa natura delle realtà superiori.

Citando ancora Platone, Plotino riprende inoltre la visione delle Moire7 e Necessità,
loro madre, definendone la collocazione spaziale in una precisa regione del cielo
dove viene filato il destino di ogni essere umano col movimento delle loro mani e del
fuso roteante. L’anima umana é pertanto partecipe di un destino delineato già all’atto
della sua nascita oltre che coinvolta in una relazione diretta con gli dei, che dalla
sfera degli astri ne mediano il carattere ed ispirano le passioni. Oltrepassando queste
dinamiche, si domanda Plotino, cosa resta di noi? Rimane ciò che siamo veramente8.
Un’altra anima, cui appartiene il movimento verso l’Uno, che ci conduce verso l'alto,
verso il bello e il divino, cui nessuno comanda9.

Il contributo del pensiero di Plotino permette di accostare con strumenti significativi


e coerenti i temi dell’ascensione mistica e della rivelazione delle realtà celesti nella
produzione letteraria ed artistica tardoantica e altomedievale. In conclusione di questo

6
Plotino Enneadi II,3,6, Rusconi, Milano 1992, p. 189

7
Ed ora ricordiamoci del «fuso», che, secondo gli antichi, le Moire fanno girare filando e che per Platone rappresenta
il cielo dei pianeti e la sfera delle stelle fisse; le Moire e la Necessità, loro madre, lo fanno girare e filano <il destino>
di ciascun essere alla sua nascita; e per essa gli esseri generati giungono alla nascita. Plotino Enneadi II,3,9, Rusconi,
Milano 1992, p. 217.

8
Plotino Enneadi II,3,9, Rusconi, Milano 1992, p. 217.
9
Plotino Enneadi II,3,9, Rusconi, Milano 1992, pp. 217-218.
nostro accenno alla struttura dell’universo nella sua opera, è essenziale rivolgere una
nota conclusiva a quella circolazione degli enti attorno all’Uno che permette il
manifestarsi di ogni cosa. L’Uno non costituisce un vertice isolato verticalmente a
vertiginose distanze siderali, esso non è in un luogo determinato, ma è piuttosto il
centro attorno a cui ruota l’anelito dell’anima poiché è la vita dell’essere che circola
intorno all'Uno10.

L’ampiezza territoriale e temporale dello sviluppo del pensiero neoplatonico non ci


consente una trattazione esaustiva delle sue voci, e rivolgeremo solo un breve cenno
alla figura di Porfirio – forse il più celebre tra gli allievi di Plotino, autore tra le altre
opere di una biografia dedicata al maestro – focalizzandoci sul suo Commento al
Timeo. Porfirio, che morì a Roma intorno al 305, fu un filosofo controverso la cui
opera e memoria sono state fortemente compromesse dall’esplicita polemica
anticristiana11. Naturalmente non è questa la sede per approfondire le sfaccettate
posizioni gnoseologiche della sua dottrina, ma è interessante riscontrare, tra le sue
pagine, una riflessione sulla struttura del cosmo e sull’anima cosmica, che
riprendendo un’idea di Platone12 viene espressa ed ampliata attraverso un preciso
impianto simbolico. L’aspetto spirituale del Cosmo è racchiuso in un simbolo
cruciforme, a croce greca, raccolto in un cerchio 13. A questo vocabolo visivo
ampiamente diffuso nell’iconografia antica e tardo antica, Porfirio ha dedicato un
ampio passo filosofico14, che fu partecipe della cospicua diffusione delle sue
rappresentazioni in epoca romana.

Il mutamento di prospettiva messo in atto dalla figura di Giamblico, fondatore della


scuola siriaca, merita senz’altro di essere menzionato in questa sede. In primo luogo
perché nel delineare un quadro delle dottrine circolanti a Roma in età tardoantica,
abbiamo scelto di concentrare lo sguardo su quei maestri che operano dei
cambiamenti significativi nel sistema filosofico entro la fine del V secolo,
coerentemente con l’indagine iconografica che farà seguito a queste pagine
introduttive. In aggiunta, poiché la personalità del divino Giamblico è ritenuta la

10
Poiché questa natura così bella ed eterna é presso l’Uno e viene da Lui e va a lui senza mai allontanarsene, ma
rimane sempre presso di Lui e in lui vive in modo conforme alla sua legge, per questo, io credo, è stato detto da
Platone con bellezza e profondità di pensiero che “l’Eternità resta nel1’Uno” sicché essa non solo si riconduce
all’Uno di per se stessa, ma piuttosto è la vita dell’Essere che circola intorno all'Uno. Plotino Enneadi II,3,9, Rusconi,
Milano 1992, p. 483.

11
Porfirio, Contro i Cristiani, a cura di Giuseppe Muscolino, Bompiani, Milano 2009.
12
Platone, Timeo 36 B
13
Làszlo Kàkosy Iside, Magia, Astrologia, Alchimia in ISIDE Il Mito Il Mistero La Magia, Catalogo della mostra a
Palazzo Reale, a cura di Ermanno A. Arslan, Electa, Milano 1997, pp. 146-147.
14
Porfirio Commento al Timeo in A. R. Sodano, Per un’edizione critica dei frammenti del Commento di Porfirio al
Timeo di Platone, III, 2. Giannini, Napoli 1963.
principale artefice del processo che determinò il formarsi di quell’ibrido filosofico
che è il neoplatonismo d’impronta neopitagorica. Giamblico, colui che vola in alto
(μετεωροπολεῖ)”15, restituisce alla matematica un ruolo privilegiato nella descrizione
del mondo, assumendo accanto alle naturali prerogative di scienza dei numeri, un
significato ed una portata di ordine filosofico, cosmico e metafisico16.

Secondo il filosofo di Calcide, esiste un rapporto che intreccia tutti gli enti
matematici tra di loro e li pone in relazione con l’anima. Essi sono assieme
intrecciati e l’anima è, per così dire, forma di ciò che ha natura numerica 17.
L’integrazione riconosciuta tra gli enti matematici e l’anima, conduce il filosofo a
definire un’assonanza tra la matematica e struttura stessa del cosmo, così da
recuperare il legame, presente nel Timeo, fra demiurgia ed ordinamento del cosmo
secondo forme e numeri18 . L’avvolgimento ordinato e gerarchico del cosmo,
corrisponde in tutti i suoi piani alle suddivisioni matematiche evidenti nella natura
del cosmo sensibile. Sotto il profilo della sua struttura totale, la sua analisi si addentra
sino a comporre i quattro oggetti della matematica, in un succedersi che il scala
cosmica struttura quattro piani della realtà: il quanto in se stesso (il numero); quello
in relazione ad altro, oggetto della musica; il quanto grande che permane, proprio
della geometria; il quanto grande in movimento, oggetto della sferica19.

Dello specifico orizzonte di una geografia mondana ed oltremondana, riportiamo


alcuni passaggi dall’esegesi al Timeo di Platone, che offre a Giamblico lo spunti per
ricostruire la gerarchia delle anime nella struttura universale, dall’anima ipercosmica
alle anime animali 20. L’anima si colloca in quel piano che intercorre tra il mondo
materiale ed il mondo intelligibile, ed alla luce di questa riflessione è possibile anche
inquadrare l’importanza che per il filosofo siriaco assunse la teurgia, quale strumento
15
La definizione è di Proclo:“ὁ μὲν γὰρ θεῖος Ἰάμβλιχος ἄνω που μετεωροπολεῖ καὶ τἀφανῆ μεριμνᾷ. Il divino Giamblico
vola in alto e si preoccupa con sollecitudine delle cose invisibili”. Come è noto Proclo aveva studiato con Siriano, che è
a sua volta un discepolo di Giamblico. E. Diehl, Procli Diadochi In Platonis Timaeum commentaria, Amsterdam 1965,
p. 240.
16
Cfr. Claudia Maggi Sinfonia Matematica. Aporie e Soluzioni in Platone, Aristotele, Plotino, Giamblico. Loffredo
Editore, Casoria 2010.

17
Giamblico De Communi Mathematica Scientia, in G. Bechtle, Die wissenschaftlichen Methoden und ihre
Grundlegung in Jamblichs De Communi Mathematica Scientia, in Bechtle, Friburgo, 2000, p.40. Sulla dottrina
dell’anima e del numero in Giamblico cfr. Claudia Maggi Sinfonia Matematica. Aporie e Soluzioni in Platone,
Aristotele, Plotino, Giamblico. Loffredo Editore, Casoria 2010.

18
Arithmogony, for Iamblichus, was the analogue of cosmogony, and both expressed the harmony of opposed
principles. G. Shaw, Theurgy and the Soul. The Neoplatonism of Iamblichus, University Park 1995 p. 30.

19
Cfr. Giamblico De Communi Mathematica Scientia, in G. Bechtle, Die wissenschaftlichen Methoden und ihre
Grundlegung in Jamblichs De Communi Mathematica Scientia, in Bechtle, Friburgo, 2000, p. 24-29.
20
Cfr. L.I. Martone La struttura del De Anima di Giamblico in Studia Graeco-Arabica Greek into ArabicPhilosophical
Concepts and Linguistic Bridges, Pacini Editore, Pisa 2012, p. 126.
per elevare l’uomo, verso le sfere superiori. Attenendosi all’esistenza delle anime,
alla loro generazione ed al loro movimento tra le sfere, Gamblico menziona come il
Demiurgo le dissemini fra tutte le classi superiori, attraverso tutto il cielo, in tutti gli
elementi dell’universo. Cosí la semina delle anime da parte del Demiurgo sarà
ripartita fra le creazioni divine e coesisterà con esse la prima processione delle
anime, che ha con sé i ricettacoli per le anime stesse: l’Anima universale [avrà per
ricettacolo] il mondo intero, le anime degli dèi visibili le sfere celesti, quelle degli
elementi gli elementi stessi, ai quali anche sono state assegnate delle anime con
un’estrazione a sorte per ognuna. Da questi luoghi dunque avvengono tutte le
discese delle anime, a partire da tutte le estrazioni a sorte, come intende dimostrare
saggiamente l’ordinamento del Timeo21.

Tra i discepoli di Giamblico, Plutarco di Atene e Siriano, fondarono l’Accademia


neoplatonica di Atene, dove il suo insegnamento seguiterà ad esprimere tracce
significative nelle opere dei filosofi successivi.

Nell’anno 437, a successione del suo maestro Siriano, a dirigere la Scuola di Atene,
fu Proclo. La sua opera filosofica e letteraria è ampia e sistematica, intimamente
congiunta con la pratica delle arti teurgiche che egli considerava superiori ad ogni
umana sapienza22. Nel suo scritto sugli Elementi di Teologia23, Proclo espone i
principi primi e la struttura del reale attraverso più di duecento teoremi 24. Nella
Teologia platonica25, giunta a noi incompleta, redige un vasto commentario all’opera
di Platone includendo alcuni commenti sulle caratteristiche degli dei e sulla gerarchia
divina in tutti i suoi gradi. E’ inoltre di rilevanza incisiva per il presente studio il suo
Schizzo sulle teorie astronomiche26.

Un termine chiave per intendere la visione cosmica nella filosofia di Proclo è il


procedere27. Questa espressione, che ritorna nei suoi scritti, unisce alla struttura del
reale già descritta da Plotino, una processione graduale degli enti28. Pertanto,
l’intelaiatura dell’universo che muove dall’Uno e procede nella sfera del Nous, cui
21
E. Diehl, Procli Diadochi In Platonis Timaeum commentaria, Amsterdam 1965, 26, p. 52.15-25 F-D.
Cfr. L.I. Martone La struttura del De Anima di Giamblico in Studia Graeco-Arabica Greek into ArabicPhilosophical
Concepts and Linguistic Bridges, Pacini Editore, Pisa 2012, p. 120.

22
Proclo, Teologia platonica, I 25 , p. 113, 6-7 a cura di Saffrey-Westerink, Parigi 1968

23
Proclo, Elementi di Teologia, a cura di Michele Losacco, Carabba, Lanciano 1917.
24
G. Reale Introduzione a Proclo, La Terza, Bari 1989. p.14.
25
Proclo, Teologia platonica, a cura di Saffrey-Westerink, Parigi 1968

26
Proclo Schizzo sulle teorie astronomiche Manitius, Lipsia 1909
27
Necessità é che la processione degli enti sia senza interruzioni e che nulla possa uscire e divenire vuoto (e ciò sia nel
regno corporeo che nel regno degli incorporei). Proclo, Teologia platonica, III 2, p. 6. Saffrey-Westerink, Parigi 1968.
segue la sfera dell’Anima, dalla quale dipende il mondo corporeo viene ampliata da
Proclo, approfondendo tutte quelle sfumature (quelle frequenze, per concedersi un
termine preso in prestito ad altri sistemi gnoseologici), che esprimano la necessaria
esistenza di numerosi enti intermedi. Lo schema proposto da Proclo è una raffinata
architettura cosmica29, che individua nella moltiplicazione dei piani una rifrazione
dell’Uno nella molteplicità. Ogni Molteplicità è, in qualche maniera, partecipe
dell’Uno30, si legge nel primo rigo degli Elementi di Teologia, assunto dal quale trae
principio l’impianto dell’universo intero. Un universo stratificato, dove tutte le cose
che partecipano delle enadi divine incominciano dall’essere e finiscono nella natura
corporea. Infatti il primo dei partecipanti è l’essere, ma l'ultimo è il corpo. E invero
noi diciamo che i corpi sono divini 31.

Proclo dispiega nella descrizione della realtà un vasto schieramento di divinità, che
colloca nelle regioni sublunari, e delle quali specifica con un approccio al contempo
lucidamente scientifico e sapienziale, la gerarchia che ne determina la peculiare
collocazione cosmica32. Prosegue, approfondendo ancora, nel definirne il rapporto di
partecipazione sul piano terrestre con la propria specifica qualità, che le pertiene per
ipostasi33. Analogamente a quanto espresso da Plotino in merito agli elementi, le
28
G. Reale Introduzione a Proclo, La Terza, Bari 1989. p. 48.
29
Questo schema di base […] viene scandito in vario modo con l'introduzione di complesse articolazioni triadiche
all'interno di ogni sfera e addirittura con l'introduzione di scansioni perfino ebdomadiche, e dodecadiche che
raggiungono i limiti estremi soprattutto nella Teologia Platonica. G. Reale Introduzione a Proclo, La Terza, Bari 1989.
p. 48.
30
Proclo, Elementi di Teologia, a cura di Michele Losacco, Carabba, Lanciano 1917, I p.3.
31
Proclo, Elementi di Teologia, a cura di Michele Losacco, Carabba, Lanciano 1917, CXXXIX p.46.

32
These are the physical entities, except for the celestial bodies. Generally they are characterized and classified by
their souls, the immanent active principle, rather than by their bodies. […] The inhabitants of the sublunary realm of
“generation” are arranged according to hierarchical value as follows: as an intermediary between the divinities in
heaven and the terrestrials he mentions the “ennead of gods” of Plato Tim. 40E-41A, whose status he adjusts by calling
them, daimons who have the form of gods. Next should be the so-called “uncontaminated” (achrantoi) and
“incorruptible” (ou kakunomenei) souls. They seem to belong to the “occasional attendants of gods”(pote opadoi
then), by contrast to the daimons which are “always attendants” (aei opadoi). These souls are said to be “descended”
(kation) into generation, meaning proper residence on earth. Lucas Siorvanes Proclus, on the Elements and the
Celestial Bodies. Physical thought in late Neoplatonism, University College London, 1986, pp.121-122.

33
La proprietà di ogni ordine divino pervade tutte le nature seconde e si dona a tutti i generi inferiori. Se infatti gli enti
procedono sino al punto, a cui si estendono anche gli ordini degli Dei, nei singoli generi vi è la proprietà delle divine
potenze, fulgurata dallo alto. Poiché ciascuno riceve dalla sua causa prossima la particolarità, secondo cui quella ha
ottenuta per ipostasi. E dico, per esempio, che se vi è qualche deità purificatrice, vi sarà una purificazione anche nelle
anime e negli animali e nelle piante e nelle pietre. E similmente, se ve n'è una custoditrice. E similmente, se ve n'è una
atta a rivolgere, o una perfezionatrice, o una vivificante. E la pietra partecipa della potenza purificatrice, solo in
maniera corporea; la pianta ancor più chiaramente, secondo la vita; l'animale possiede questa forma anche secondo
l'appetizione; l'anima razionale, razionalmente; l'intelletto, intellettualmente; gli Dei, sopra essenzialmente ed
unicamente. E tutta la serie ha la medesima potenza da una sola causa divina. .E nelle restanti cose vi è la stessa
proporzione. Poiché tutte le cose dipendono dagli Dei: e alcune son illuminate da alcuni, altre da altri. E le serie
giungono fino agli ultimi gradi. E alcune cose dipendono dagli Dei immediatamente, altre per un maggiore o minor
numero di termini medii. Ma tutte son piene di Dei; e quello che ciascuna possiede naturalmente, lo deriva da questa
fonte. Proclo, Elementi di Teologia, a cura di Michele Losacco, Carabba, Lanciano 1917, CXLV p.47.
qualità intrinseche delle divinità che abitano il cielo, sono partecipi per risonanza, nel
piano terrestre.

L’importanza del pensiero di Proclo per il rinnovamento delle idee sull’essere, sulle
deità e sulla struttura cosmologica del reale in età tardo antica meriterebbe senz’altro
una trattazione monografica a sé stante. Attenendoci strettamente al focus della nostra
indagine, notiamo come la sua teologia sistematizzi ed ampli la visione cosmologica
neoplatonica, preconizzando alcuni elementi che saranno assorbiti a pieno dalla
mistica cristiana34.

34
Cfr. Gerhart B. Ladner, Il Simbolismo Paleocristiano, Milano 2008, p. 107.