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Stato e guerra – confronto tra Kant ed Hegel

In ambito politico, e specificatamente riguardo la necessità d'intraprendere un conflitto, Kant ed


Hegel propongono due concezioni antitetiche, contrapponendo l'uno la repubblica come garante
della pace internazionale, l'altro la guerra come strumento per rafforzare i singoli Stati nazionali.

Kant, persuaso dell'insita ed inevitabile malvagità dell'uomo (dovuta alla libertà della ragione di
aderire alla legge morale) considera la pace non come un periodo privo di conflitti, bensì un
momento in cui tali conflitti vengono tenuti sotto controllo dalla società. Perché questo stato possa
mantenersi nel tempo “deve dunque venir istituito” attraverso una serie di leggi e garanzie
riconosciute ed accettate da tutti.
L'unica costituzione capace di garantire la presenza e l'osservanza di tali norme è quella
repubblicana, poiché si fonda su tre principi fondamentali: la libertà di tutti i cittadini, la loro
uguaglianza , e la sottomissione dell'intera società ad una legislazione comune. L'obiettivo di tale
costituzione, se correttamente applicata, è ottenere la pace perpetua sia a livello interno, nazionale,
sia a livello internazionale. Ciò può avvenire in base al principio stesso dell'istituzione
repubblicana, la rappresentanza di tutti i votanti nell'organo governativo: se i singoli cittadini
potessero esprimere la loro opinione, di fronte alla possibilità di soffrire tutti gli sgradevoli effetti,
collaterali e non, della guerra, sicuramente sarebbero molto restii a dare il loro consenso
permettendo così di evitare numerosi conflitti.
Al contrario, in uno stato a costituzione non repubblicana, chi decide se dichiarare le ostilità non
viene toccati dalla spiacevoli ripercussioni, e pertanto, non vi riflette in modo approfondito.

Hegel contrasta la proposta “pacifista” di Kant con una tesi basata sull'esistenza di una spirito dei
popoli il quale, proprio per la sua particolarità, esclude la possibilità di una fratellanza universale. In
base a tale spirito l'unica forma di governo attuabile è lo Stato nazionale che, basandosi sul
principio di sovranità popolare, è svincolato da qualsivoglia contratto internazionale.
Oltre alla presupposizione di un'“umanità degli Stati”; Hegel critica l'aspetto positivo della di pace:
in tale condizione l'uomo tende a diventare troppo rigido nelle sue singolarità, perdendo l'elasticità
mentale tipica del doversi adattare a periodi di incertezza.
I conflitti tra Stati, e la loro necessaria risoluzione attraverso la guerra, derivano da un periodo di
pace (e quindi di stasi) eccessivamente lungo, a cui deve contrapporsi un momento di lotta, interna
o esterna, per garantire il continuo divenire della storia. Attraverso un conflitto con l'esterno uno
Stato internamente instabile può ritrovare la propria unità, costringendo i sudditi a far fronte ad un
problema comune, anche se ciò significa mettere a rischio le singole proprietà. L'insicurezza viene
considerata in modo positivo , poiché anch'essa non è che un altro aspetto del necessario
movimento. Chi non comprende ciò spesso condanna la guerra non per motivi ideologici, bensì per
timore di perdere la prosperità lentamente acquistata; nulla però può il singolo uomo di fronte alla
Storia, incurante di simili giustificazioni.